VADEMECUM AZIONE 3.1
“COOPERAZIONE CON I PAESI PARTNER LIMITROFI
SCAMBI DI GIOVANI”
Il vademecum intende aiutare i promotori di progetti di “Scambi di Giovani con un Paese partner
limitrofo”nella realizzazione di un buon progetto, attraverso un processo logico di accompagnamento del lettore nelle tre macrofasi che lo caratterizzano: dall’idea alla redazione del formulario di presentazione della domanda di sovvenzione, alla rendicontazione finale.
Il vademecum non sostituisce in alcun modo la guida al Programma Gioventù in Azione che
rimane il documento ufficiale della Commissione Europea cui dovete attenervi per la
presentazione e realizzazione del progetto.
Il presente opuscolo, da leggere solo dopo aver studiato con attenzione la guida ufficiale al
Programma GiA, è così articolato:
IDEAZIONE
pag. 2
VALUTAZIONE EX-ANTE
IDENTIFICAZIONE
pag.35
pag.16
IL BUDGET
VISIBILITÀ
pag.31
pag. 27
DIFFUSIONE E VALORIZZAZIONE
pag. 29
Azione 3.1
IDEAZIONE
Cosa bisogna sapere prima di iniziare
Azione 3.1
CONOSCIAMO L’AZIONE 3.1
Cooperazione con i paesi limitrofi dell’UE
Scambi di Giovani
L'Azione 3 "Gioventù nel mondo" promuove i progetti che favoriscono la cooperazione nel settore
della gioventù tra i Paesi dell’Unione Europea e i Paesi vicini (nei Balcani, a Est, nel Caucaso e nel
Mediterraneo) al fine di rafforzare la comprensione reciproca, la solidarietà e la tolleranza dei giovani e delle rispettive società civili.
L’Azione secondaria 3.1 “Cooperazione con i Paesi limitrofi dell’UE - Scambi di Giovani” permette
a uno o più gruppi di giovani di ospitare uno o più gruppi di altri Paesi per partecipare a un comune programma di attività. Questi progetti offrono ai giovani l'opportunità di pianificare insieme
il proprio scambio sulla base di un tema d’interesse comune, di scoprire analogie e differenze e
conoscere le reciproche culture. Questo tipo di esperienza, che vede i giovani protagonisti, può
servire a combattere pregiudizi e stereotipi negativi e rappresenta un'opportunità unica di incontro tra gruppi di giovani. Gli scambi devono avere sempre una finalità pedagogica di apprendimento
in un contesto non formale e si rivolgono a giovani di età compresa tra 13 e 25 anni residenti nei
Paesi aderenti al Programma e nei Paesi limitrofi.
Per i progetti da presentare all’Agenzia Nazionale Giovani – i promotori eleggibili sono:
• organizzazioni senza scopo di lucro/non governative;
• enti pubblici locali o regionali;
• gruppi informali di giovani.
Per “gruppo informale” si intende un gruppo di giovani che si forma spontaneamente e che agisce collettivamente senza fini di lucro per perseguire, ad esempio, obiettivi o interessi comuni. Il “gruppo informale”
non necessita, pertanto, di alcuna registrazione formale. In caso di partecipazione di un gruppo informale,
uno dei membri assume il ruolo di rappresentante legale e la responsabilità dell’intero gruppo.
N.B. I gruppi informali di giovani possono partecipare all’Azione, ma non possono presentare la
richiesta di sovvenzione.
Lo Scambio di giovani bilaterale prevede due promotori: uno che risieda in un Paese aderente al
Programma (27 UE, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Croazia, Turchia, Svizzera) e uno in un Paese
partner limitrofo (Europa dell’Est, Caucaso, Europa sud-orientale, Paesi partner mediterranei). Lo
Scambio di giovani trilaterale prevede tre promotori da tre Paesi diversi, di cui almeno uno che
risieda in un Paese aderente al Programma (27 UE, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Croazia, Turchia,
Svizzera) e almeno uno in un Paese partner limitrofo (Europa dell’Est, Caucaso, Europa sud-orientale, Paesi partner mediterranei). Lo Scambio di giovani multilaterale prevede almeno quattro
promotori da quattro Paesi diversi, di cui almeno uno che risieda in un Paese aderente al
Programma (27 UE, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Croazia, Turchia, Svizzera) e almeno due
in un Paese partner limitrofo (Europa dell’Est, Caucaso, Europa sud-orientale, Paesi partner
mediterranei). Vedere pagine 17 e 18 della guida.
Ciascuno scambio di giovani prevede un gruppo ospitante (“organizzazione ospitante”) e uno o più (a seconda che si tratti di scambio bilaterale, trilaterale o multilaterale) gruppi di partner ospitati (“organizzazione d’invio”).
Se decidete di partecipare allo scambio come “organizzazione ospitante” (in qualità di promotori residenti in Italia che ospitano l’attività in Italia), assumete il ruolo di coordinatore e presentate la richiesta di
sovvenzione presso l’Agenzia Nazionale Giovani per l’intero progetto e a nome di tutti i partner coinvolti.
Azione 3.1
3
Se decidete di partecipare allo scambio (trilaterale o multilaterale) come “organizzazione di invio”,
nell’ambito di un progetto le cui attività si svolgeranno in un Paese aderente al Programma, sarà
il promotore del Paese in cui si svolge l’attività a presentare la richiesta di sovvenzione presso la
propria Agenzia di riferimento per l’intero progetto e a nome di tutti i partner coinvolti.
Se decidete di partecipare allo scambio come “organizzazione di invio” nell’ambito di un progetto le
cui attività si svolgeranno in un Paese partner limitrofo dell’Europa dell’est, del Caucaso o dell’Europa
sudorientale, assumete il ruolo di coordinatore e presentate la richiesta di sovvenzione presso
l’Agenzia Nazionale Giovani per l’intero progetto e a nome di tutti i partner coinvolti. In caso di
scambi trilaterali o multilaterali realizzati in tali Paesi, il ruolo di coordinatore può essere assunto
anche da un altro promotore di un Paese aderente al Programma, che presenterà la richiesta di
sovvenzione presso la propria Agenzia di riferimento per l’intero progetto.
I progetti che coinvolgono Paesi partner mediterranei possono essere sovvenzionati a condizione che le
attività si svolgano in uno dei Paesi aderenti al Programma. Le attività non possono infatti in nessun caso
svolgersi in un Paese partner mediterraneo.
Sia che partecipiate allo scambio come organizzazione ospitante che come organizzazione d’invio,
dovrete condividere con tutti i gruppi coinvolti ciascuna fase di elaborazione del progetto, a cominciare dalla sua ideazione e dalle attività preparatorie.
Nella fase d’ideazione si intersecano e si sovrappongono due momenti che possono essere definiti di
studio del programma “Gioventù in Azione” e di studio preliminare del progetto:
• studio del programma GiA: è fondamentale familiarizzare con i principali documenti e linee guida
del programma, in modo da aver chiari quali sono gli obiettivi generali e specifici che si pone,
le priorità sulle quali i progetti devono concentrarsi, quali soggetti/beneficiari possono essere coinvolti;
• studio preliminare dell’idea: consiste nel definire a livello generale l’obiettivo del progetto, il
tema del progetto e le competenze/conoscenze da acquisire, l’idea di come pensate di realizzarlo, le priorità del Programma cui aderire, la composizione del gruppo dei partecipanti.
Per quanto concerne la composizione del vostro gruppo – che sarà valutato ai fini della concessione della
sovvenzione - ricordatevi di assicurare l’equa partecipazione di genere (maschi/femmine) e per Paese di origine (equilibrio geografico tra Paesi aderenti al Programma e Paesi partner limitrofi), di valorizzare la cooperazione regionale coinvolgendo promotori di Paesi partner limitrofi appartenenti alla stessa area e di
rispettare le disposizioni relative al numero dei partecipanti circa la natura del progetto (come da “Guida
al Programma”). Laddove motivato dalle finalità del vostro scambio, è possibile coinvolgere giovani con minori opportunità e/o con speciali necessità (mobilità, salute, culturali, economiche ecc.).
In generale, lo “Scambio di giovani” dovrebbe privilegiare una tematica che i gruppi partner desiderano
analizzare assieme a voi, quale ad esempio la comunicazione tra giovani, il dialogo interreligioso,
la lotta contro la discriminazione, l’uguaglianza di genere, la disabilità, il razzismo, il patrimonio
culturale locale, l'ambiente, l’educazione attraverso attività sportive, ecc. Il tema scelto dovrà poi
essere tradotto in concrete attività quotidiane da svolgersi nel quadro dello scambio.
Ricordate che l’Azione “Gioventù nel mondo” intende incoraggiare i giovani a una maggiore comprensione
reciproca incentivandone la mobilità tramite il sostegno agli scambi e rafforzare il sentimento di cittadinanza
europea finanziando iniziative, progetti e attività legate alla partecipazione dei giovani alla vita democratica.
Tenendo presente questa premessa e la rilevanza delle parole-chiave sopra evidenziate, vi invitiamo
a inquadrare il vostro progetto di “Scambio di giovani” nell’ambito dell’obiettivo generale di GiA che
mira a “favorire la comprensione reciproca dei giovani di Paesi diversi”.
Azione 3.1
4
CONOSCIAMO L’OBIETTIVO GENERALE
Favorire la comprensione reciproca dei giovani di Paesi diversi
L'obiettivo generale dell’Azione 3 "Favorire la comprensione reciproca dei giovani di Paesi diversi" comprende i seguenti tre obiettivi specifici:
• sviluppare gli scambi e il dialogo interculturale tra i giovani dell'UE e dei Paesi vicini;
• favorire la qualità delle strutture nazionali di sostegno ai giovani, oltre che il ruolo delle persone e
delle organizzazioni che lavorano nel settore della gioventù;
• sviluppare progetti transnazionali di cooperazione tematica che coinvolgono i giovani e le persone
che lavorano nel settore della gioventù.
L’Unione Europea considera i progetti che promuovono lo sviluppo della comprensione reciproca e l'impegno attivo dei giovani nel mondo come una priorità importante per le proprie azioni di cooperazione
con i Paesi confinanti e con i Paesi vicini in senso lato. Lo scambio di conoscenze, migliori pratiche ed
esperienze personali costituisce, infatti, il mezzo migliore per contribuire all’apertura dei processi di apprendimento interculturali. La collaborazione con i Paesi dei Balcani, dell’Est europeo, del Caucaso e del
Mediterraneo, può inoltre facilitare e sostenere le trasformazioni in senso democratico di questi Stati e
aiutarli nel costruire legami stabili e duraturi con i Paesi dell’Unione Europea, i cui valori e identità ne
risulterebbero più visibili e attraenti agli occhi del mondo.
Nell’ambito delle politiche giovanili viene poi data particolare importanza all’acquisizione delle competenze necessarie per l’esercizio della “cittadinanza attiva” tramite attività volontarie, con lo scopo non
soltanto di aumentare le proprie conoscenze, ma anche di rafforzare le proprie motivazioni, la capacità
e l’esperienza pratica dell’essere un cittadino attivo. Essere un cittadino attivo vuol dire anche possedere
l’autonomia necessaria per sviluppare ed esprimere le proprie idee e la propria identità.
Ecco perché le politiche a favore dei giovani dovrebbero sostenerli nel divenire autonomi, intraprendenti, creativi, responsabili e solidali. La vostra riflessione può iniziare cercando di definire il concetto di “essere europei”, come vedete il futuro del continente di cui fate parte, cosa significhi per voi essere un cittadino europeo attivo e ciò che l’Europa può fare per le vostre comunità locali e per le comunità dei Paesi
vicini. Non trascurate neppure le criticità legate al concetto di “cittadinanza europea”, quali ad esempio
le reali possibilità per un giovane di influenzare le decisioni a livello europeo, quali diritti è necessario
rivendicare e quali responsabilità assumersi, se siete consapevoli o meno delle numerose opportunità
legate alla mobilità se ritenete che i giovani siano esclusi dai grandi dibattiti legati alla cittadinanza e alla cooperazione europea. Altro modo di affrontare l’interazione individuo/comunità è quello di guardare
ad essa dalla prospettiva del senso di appartenenza. L’identità degli individui è precisamente ciò che li rende
diversi da qualunque altra persona. L’identità di ciascun individuo viene plasmata da “appartenenze” diverse.
Potrete quindi chiedervi quali sono i vostri valori e in che modo li esprimete, quali sono i vostri principali sensi di appartenenza e in che modo interagite con le strutture culturali, sociali, politiche ed economiche
e i sistemi delle vostre rispettive comunità.
SUGGERIMENTI
Il sito del Dipartimento della Gioventù: http://www.gioventu.gov.it/
Il sito dell’Agenzia Nazionale Giovani: http://europa.eu/youth/index.cfm?l_id=IT
Il Portale europeo dei giovani: http://europa.eu/youth/index.cfm?l_id=IT
Il sito sulle politiche giovanili del Consiglio d’Europa:
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/index.html
The European Youth Forum: http://www.youthforum.org/
Azione 3.1
5
Una volta presa confidenza con il programma “Gioventù in Azione” riflettete su come la vostra
idea sia collegata alle priorità permanenti del Programma: cittadinanza europea, partecipazione
dei giovani, diversità culturale, inserimento dei giovani con minori opportunità. Ricordate che non
è necessario che la vostra idea progettuale aderisca obbligatoriamente a tutte le priorità del programma GiA così come a tutti gli obiettivi: identificate, pertanto, le tematiche realmente pertinenti
alle finalità del vostro progetto!
Azione 3.1
6
IL MOTORE DEL PROGRAMMA GIOVENTÙ IN AZIONE
Le quattro priorità permanenti e l’educazione non formale
Le quattro priorità e l’apprendimento non formale rappresentano i pilastri su cui si basa la costruzione
del programma Gioventù in Azione; occorre dunque impadronirsi di questi concetti chiave per poter
realizzare un’iniziativa efficace. Come vedrete i temi affrontati sono fortemente legati tra loro.
SUGGERIMENTI
Privilegiate le tematiche che hanno una chiara attinenza con gli effettivi bisogni e
interessi dei vostri gruppi, non è necessario lavorare su tutte le priorità!
I centri risorse Salto-Youth (http://www.salto-youth.net/tools/training/find-a-training/) mettono
a disposizione un calendario con le attività formative organizzate nel campo della gioventù. Se sono attinenti alla vostra idea, correte ad iscrivervi!
Partecipazione dei giovani
La nozione di partecipazione dei giovani nella società è in continua evoluzione. Nella Carta europea riveduta della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale (vedasi box pag.9): “partecipare ed essere un cittadino attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità e, se del
caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed
iniziative che possano contribuire alla costruzione di una società migliore”. Questa definizione non
limita dunque la partecipazione alla vita democratica di una comunità, qualunque essa sia, unicamente al fatto di votare o di presentarsi a delle elezioni, per quanto importanti siano tali elementi; evidenzia, invece, come “partecipare” significhi esercitare influenza e responsabilità su decisioni
e azioni che hanno un impatto sulla vita dei giovani o sono semplicemente importanti per loro. In
questo approccio, che rispecchia anche le finalità del Programma “Gioventù in azione”, i giovani
sono visti come attori attivi nelle proprie organizzazioni o nella vita delle proprie comunità e pertanto dovrebbero ricevere l’opportunità di esprimere i propri bisogni e di trovare la strada per soddisfarli.
Non è però sufficiente considerare se i giovani partecipino o meno. Vi sono diversi livelli secondo i
quali i giovani possono essere coinvolti o prendersi responsabilità, a seconda del proprio contesto,
delle risorse, dei bisogni e delle proprie capacità.
Il Prof. Roger Hart, docente americano di Psicologia Ambientale, ad esempio ha proposto un
modello – la cosiddetta “scala della partecipazione giovanile” – per illustrare i diversi livelli di partecipazione dei bambini e dei giovani nei progetti, nelle organizzazioni e nelle comunità, divisi in
otto gradi di partecipazione, ciascuno corrispondente ad un gradino della scala. La “scala della
partecipazione giovanile” può costituire uno strumento utile per guardare e analizzare criticamente come i progetti partecipativi vengono attuati.
Azione 3.1
7
SCALA DELLA PARTECIPAZIONE GIOVANILE
Progetti pensati e gestiti dai giovani
nei quali vengono coinvolti gli adulti
8. Quando i destinatari dei progetti - i giovani
- definiscono inizialmente gli obiettivi e le decisioni operative vengono prese e messe in atto insieme agli adulti, anche con variazioni in
itinere.
8
7. Quando gli adulti esercitano un ruolo di sola facilitazione e forniscono gli strumenti per realizzare
obiettivi pensati dai ragazzi.
7
Iniziativa degli adulti,
decisioni condivise
6. Indica una vera forma di partecipazione perché, sebbene i
progetti siano ancora iniziati dagli adulti, le decisioni sono
prese con la condivisione dei giovani.
6
Consultati e informati
5. Descrive quelle situazioni nelle quali i giovani diventano i consulenti
degli adulti. Il progetto è elaborato e gestito dagli adulti ma i giovani
capiscono il processo e le loro opinioni vengono considerate molto seriamente.
GRADI DI PARTECIPAZIONE
Progettato e diretto dai giovani
5
Informati e investiti
di un ruolo
4. E’ la prima categoria di vera partecipazione, quando gli obiettivi dei progetti
vengono costruiti anche consultando i giovani.
4
Partecipazione simbolica
o di facciata
Decorazione
2. Il secondo gradino della scala si riferisce a quelle occasioni piuttosto frequenti in cui ai giovani viene
proposta la partecipazione a un evento ma hanno scarsissima conoscenza di ciò che avviene e nessun
diritto di parola nell’organizzazione dell’evento stesso.
2
Manipolazione
1. Manipolazione è quando gli adulti “utilizzano” i ragazzi per raggiungere obiettivi della propria organizzazione senza che vengano consultati o resi consapevoli del proprio ruolo.
1
Azione 3.1
8
NON PARTECIPAZIONE
3
3. Potrebbe essere il modo di definire le occasioni in cui i giovani partecipano a eventi politici. Gli
organizzatori scelgono con cura dei bei giovani, che si presentano bene, li fanno sedere al tavolo dei relatori senza che ci sia alcuna preventiva consultazione dei loro pari, che si suppone essi
rappresentino. Non si dà alcuna spiegazione ai presenti o ai giovani stessi dei criteri in base ai quali
è avvenuta la selezione e non è chiaro di quali giovani essi rappresentino il punto di vista.
La partecipazione negli Scambi di Giovani
La partecipazione è allo stesso tempo un processo di apprendimento e un risultato. Nella definizione
della vostra idea di progetto, nella stesura degli obiettivi e nella realizzazione delle attività di
uno scambio di giovani dovrete sempre tenere in considerazione l’approccio partecipativo e i
seguenti principi:
• la partecipazione dovrebbe fondarsi su una “sfida” (un tema legato alla realtà quotidiana dei
giovani e che loro stessi trovino interessante e stimolante);
• la partecipazione dovrebbe fondarsi sulla capacità (ovvero i progetti dovrebbero essere adeguati
alle capacità dei giovani che li hanno ideati);
• la partecipazione dovrebbe essere volontaria e aperta a tutti i giovani senza alcuna discriminazione;
• la partecipazione dovrebbe fondarsi su un legame (ovvero i giovani dovrebbero potersi identificare con un gruppo o un’istituzione sulla quale poter contare);
• la partecipazione dovrebbe rispondere ai reali bisogni dei giovani;
• la partecipazione dovrebbe essere considerata importante (ovvero ogni partecipante, per quanto
il suo ruolo sia limitato, deve comprenderne l’importanza);
• la partecipazione dovrebbe offrire diverse forme di coinvolgimento (i giovani devono poter
scegliere la forma di partecipazione che ritengono maggiormente interessante e rispondente ai
loro bisogni);
• la partecipazione dovrebbe essere supportata dalle risorse necessarie;
• la partecipazione dovrebbe fondarsi su una partnership reale giovani/adulti (partnership
significa possibilità di comunicare aspettative e attese, negoziare i propri ruoli e condividere
responsabilità e processi decisionali);
• partecipare dovrebbe risultare un’esperienza piacevole e positiva
PER APPROFONDIRE
• Hart, R. Children’s participation: the theory and practice of involving young
citizens in community development and environmental care
http://www.salto-youth.net/tools/toolbox/find-a-tool/951.html
• Consiglio d’Europa - Carta europea riveduta della partecipazione dei giovani
alla vita locale e regionale
http://www.coe.int/t/dg4/youth/Source/Coe_youth/Participation/COE_charter_participation_it.pdf
La cittadinanza europea
Nell’esplorazione del labirinto del concetto di “cittadinanza europea” è utile fare riferimento ai
programmi UE che la promuovono o utilizzano l’educazione alla cittadinanza europea come approccio al lavoro con i giovani. Programmi che non attribuiscono allo status giuridico una grande
importanza, ma sono concepiti per promuovere un’Unione Europea più vicina ai suoi cittadini, con
il compito di migliorare la vita di tutti coloro che vivono nel suo territorio, che siano cittadini
dell’Unione o meno.
La cittadinanza europea è sia un processo che uno status che idealmente permette agli individui di
essere pienamente se stessi e allo stesso tempo essere una parte attiva delle proprie comunità in
tutta Europa. Tutto questo senza rinunciare ad alcuna parte della loro identità o senso di appartenenza, quanto piuttosto approfondendoli.
Azione 3.1
9
Nel concreto, il concetto di cittadinanza europea, alla luce dei continui cambiamenti sociali, politici
e tecnologici, è un’idea dinamica e “under construction”. Tale complessità va sempre tenuta a mente
nella stesura dei progetti perché vi si chiede anche di indagare ed arricchire il senso di appartenenza
all’Europa. In fondo la domanda semplice che ci dobbiamo porre è: abbiamo fatto l’Europa, ora
come facciamo gli europei?
L’educazione alla cittadinanza europea negli scambi giovanili
La valenza educativa (educazione non formale) di uno scambio si realizza nell’esplorare insieme il concetto di cittadinanza europea, significa indagare insieme le relazioni che esistono tra l’individuo e la società.
Tali relazioni, nella letteratura scientifica, sono distinte in quattro dimensioni che vi possono aiutare a
definire meglio i contenuti che intendete sviluppare nella vostra azione. Ogni dimensione, infine, va
inserita nel contesto europeo.
La dimensione politica si riferisce ai diritti politici e alle responsabilità rispetto al sistema politico. Lo
sviluppo di questa dimensione dovrebbe avvenire ad esempio attraverso la condivisione della conoscenza
dei reciproci sistemi politici, la promozione degli atteggiamenti democratici e della capacità di partecipazione. Questa dimensione implica che il progetto copra le esigenze di conoscenze e competenze
necessarie agli individui per esercitare i propri diritti e adempiere ai propri doveri nel contesto dei sistemi
giuridici e politici che regolano la cittadinanza, a livello nazionale ed europeo.
La dimensione sociale si riferisce al comportamento tra individui in una società. Le competenze sociali e la conoscenza delle relazioni sociali nella società sono necessarie per lo sviluppo di questa
dimensione. La dimensione sociale della cittadinanza può essere promossa, ad esempio, lottando
contro l’isolamento e l’esclusione sociale.
La dimensione culturale si riferisce alla coscienza di un patrimonio culturale comune. Si riferisce ad
alti valori culturali quali la conoscenza della storia europea e mondiale, di diverse culture, popoli e
lingue. L’aspetto più importante è che fa riferimento anche al lato interiore della cittadinanza europea,
ai variegati ma complementari sensi di appartenenza nel quadro di un patrimonio comune e a valori
quali l’universalità dei diritti umani, la tutela ambientale, la lotta alla discriminazione e il rispetto degli
altri.
La dimensione economica. L’economia gioca un ruolo determinante nella partecipazione attiva dei
cittadini. Le fasce meno abbienti della società sono spesso destinatarie di programmi specializzati
per lo sviluppo delle capacità necessarie per una partecipazione attiva come cittadini. In ogni caso, in questa dimensione tutti i cittadini vengono guidati allo sviluppo di competenze economiche
necessarie a partecipare attivamente, compresa la conoscenza del funzionamento dell’economia,
in particolare la conoscenza della crescente dimensione globale della vita economica, il ruolo del
consumo e la conoscenza del mondo della produzione e dell’occupazione.
Uno scambio di giovani che intenda focalizzare la propria azione sull’educazione alla cittadinanza
europea, deve avere una dimensione europea, cioè deve fornire conoscenza su temi di interesse
europeo e/o su problematiche comuni e/o sui valori di riferimento dell’UE. In secondo luogo,
dovrebbe sviluppare nei partecipanti competenze sociali e civiche. Infine, dovrebbe lavorare sugli
atteggiamenti, quali l’atteggiamento verso la democrazia o la differenza e dovrebbe tentare di
aiutare i giovani a sviluppare questi atteggiamenti in linea con i loro valori.
Inclusione di giovani con minori opportunità
Il concetto di “Inclusione” definisce una situazione ideale nella quale tutte le persone che vivono
in una determinata società hanno pari diritti di accesso e di partecipazione. Situazione ideale che
non si realizza nella realtà, trasformando l’inclusione in un obiettivo da perseguire: favorire una
Azione 3.1
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migliore e piena integrazione della persona nel contesto sociale ed economico nel quale vive, incentivare il suo inserimento e la sua partecipazione.
Il Programma Gioventù in Azione si pone questo obiettivo in riferimento ai giovani con minori
opportunità, ovvero quei giovani che si trovano in una situazione di svantaggio rispetto ai loro
coetanei. Senza inclusione e accesso, i giovani non possono sperimentare la gioventù come periodo di
transizione tra l’infanzia e l’età adulta, come fase di crescita sociale e personale.
Non ci sono solo condizioni soggettive all’origine dell’esclusione (una disabilità, una dipendenza,
ecc.) ma anche culture e contesti che generano esclusione sociale. Per rischio di esclusione si deve
quindi intendere un concetto dinamico che consideri anche le condizioni che possono, in qualsiasi
momento della vita di ciascuno, accrescere il rischio di essere esclusi (disoccupazione, basso reddito,
basso livello d’istruzione, dover emigrare,ecc.).
L’inclusione giovanile negli scambi di giovani
Uno scambio di giovani che si prefigge l’obiettivo di favorire l’inclusione dei giovani, nell’ambito della
normale definizione del progetto e delle attività, deve porre l’attenzione su tre elementi essenziali:
• il Coinvolgimento: entrare in contatto con giovani con minori possibilità oltre a essere complicato non è sufficiente: occorre coinvolgerli, farli sentire protagonisti e beneficiari del progetto, dando valore al bagaglio di conoscenze che possono portare e offrendo loro qualcosa di attraente
e stimolante, nuove opportunità che sino ad ora sono state per loro irraggiungibili. È auspicabile che ci sia un collegamento con la comunità locale, con l’obiettivo di colmare il divario tra i
giovani e la società.
• la Socializzazione: è necessario innescare e favorire un processo di socializzazione, aiutando i giovani
a comunicare e a collaborare tra loro. Messi nella condizione di conoscere e incontrare altri giovani,
i loro pregiudizi, stereotipi e certezze verranno messi in discussione. Nonostante le differenze, scopriranno che altri giovani condividono le stesse speranze e aspirazioni per il futuro. I giovani capiscono più
a fondo la vita degli altri quando vi è una connessione di tipo emotivo.
• l’Autostima: accrescere l’autostima è obiettivo importante di tutti i progetti riguardanti i giovani, ancora di più quando sono volti all’inclusione. La bassa autostima è spesso messa in collegamento con una vasta gamma di problemi sociali. L’autostima viene da dentro noi stessi, ma
un elemento chiave per il suo sviluppo è la costruzione personale del senso di adeguatezza che
risulta dall’interazione con gli altri e con l’ambiente in cui si vive. I giovani svantaggiati, per
definizione, hanno minori opportunità di sperimentare queste interazioni che generano fiducia, un
feedback positivo, un senso di adeguatezza.
In tale contesto assume ancora più rilevanza il concetto di sviluppo e acquisizione di competenze
da parte dei giovani, vivendo solitamente i giovani con minori opportunità situazioni e difficoltà
che ne impediscono l’accesso ai tradizionali canali formativi.
PER APPROFONDIRE
• Programma di Partenariato sulla Formazione Giovanile Europea, T-Kit n.8
“Inclusione Sociale”
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/documents/Publications/T_kits/8/Italian/tkit8_italian.pdf
• Salto-Youth ID Booklet “Idee per l’inclusione e la diversità”
http://www.salto-youth.net/downloads/4-17-2069/IDBookletIT.pdf
Azione 3.1
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La diversità culturale negli scambi giovanili
Gli “Scambi”, promuovendo attività comuni tra giovani con bagagli culturali, etnici e religiosi
diversi, racchiudono in sé l’essenza stessa dello scambio interculturale e contribuiscono all'apprendimento di valori sociali e civici essenziali quali l'uguaglianza, la tolleranza e il rispetto, particolarmente importanti per i giovani che devono confrontarsi costantemente con società sempre più diversificate .
Lo scambio dovrebbe mirare, in generale, ad acquisire competenze personali, interpersonali e interculturali che consentano ai giovani di partecipare in modo efficace e positivo alla vita sociale e
lavorativa, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario.
Imparare a comunicare in modo costruttivo in ambienti diversi, mostrare tolleranza e apertura mentale, superare i pregiudizi, esprimere e comprendere diversi punti di vista, imparare a negoziare
con la capacità di creare fiducia negli altri, costituiscono elementi fondamentali per un’efficace
partecipazione sociale e interpersonale.
Lo scambio dovrebbe contribuire, inoltre, a sviluppare il senso di appartenenza al luogo in cui si
vive, al proprio Paese, all’UE e all’Europa in generale, al mondo. D’altra parte, lo scambio dovrebbe
incoraggiare la riflessione sui concetti di diritti umani e uguaglianza (anche di genere), nonché senso di responsabilità, comprensione e rispetto per i valori condivisi, principi necessari ad assicurare
la coesione della comunità così come il rispetto dei principi democratici.
L’apprendimento interculturale può rappresentare uno strumento per capire la complessità della
realtà moderna, per comprendere un po’ di più gli altri e noi stessi. In senso generale, l’apprendimento interculturale può essere visto come un processo che richiede la conoscenza di se stessi e
delle proprie origini, prima di riuscire a capire gli altri. La nostra cultura, in qualsiasi modo venga
concepita, rende normali e naturali le nostre interpretazioni e valutazioni della realtà sociale. Ogni
giorno interpretiamo una grande quantità di informazioni culturali facendo riferimento alle
nostre strutture interpretative. È attraverso queste certezze che le differenze e gli altri possono essere valutati in modo negativo ed essere visti persino come una minaccia. L’apprendimento interculturale cerca di mettere in dubbio la centralità dei nostri valori e le interpretazioni naturali, con la
possibilità di imparare altri valori in modo consapevole. L’apprendimento interculturale è una sfida
per la propria identità – ma può diventare un modo di vivere e allo stesso tempo un modo per
arricchire la propria identità.
PER APPROFONDIRE
• Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
http://www.europarl.europa.eu/charter/default_it.htm
• Consiglio d’Europa – Commissione Europea T-Kit “Apprendimento Interculturale”
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/publications/T-kits/4/Tkit_4_ITA
Arrivati a questo punto, chiedetevi in che modo il vostro progetto sia collegato alle priorità annuali (2012)
del Programma “Gioventù in Azione”. Le cinque priorità annuali del 2012 sono le seguenti:
Disoccupazione giovanile, Lotta contro la povertà e l'emarginazione, Creatività e imprenditorialità, Lo
sport per promuovere stili di vita salutari, inclusione sociale e partecipazione attiva, Sfide ambientali globali e cambiamento climatico. Ancora una volta non è necessario focalizzarsi su tutte le priorità,
ma scegliere soltanto quelle in linea con il vostro progetto. Ricordatevi che gli obiettivi generali, le priorità
permanenti e annuali, vi spiegano perché il vostro progetto è importante nel quadro del Programma
“Gioventù in Azione”.
Azione 3.1
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APPRENDIMENTO NON FORMALE
L'apprendimento non formale è quello che ha luogo al di fuori del curriculum previsto dall’istruzione formale. Le attività di apprendimento non formale si svolgono su base volontaria
e sono accuratamente progettate per favorire lo sviluppo personale, sociale e professionale
dei partecipanti. In Europa, la maggior parte dei cittadini ha ricevuto nella propria vita una
qualche forma di scolarizzazione. Questa istruzione scolastica formale si basa normalmente
su una relazione “verticale” tra studente e insegnante: colui che possiede la conoscenza e la
trasmette (insegnante) e colui che la riceve (discente). L’istruzione non-formale, al contrario,
può essere spiegata con la formula “learning by doing”, ovvero imparare direttamente sul
campo. La metodologia di apprendimento consiste nell’interazione tra i discenti e le concrete
situazioni di cui fanno esperienza. Non vi sono insegnanti che impartiscono lezioni ex-cathedra: i giovani, gli animatori giovanili, gli educatori (trainer) sviluppano insieme conoscenze
e competenze, in una relazione “orizzontale”.
I principi dell'apprendimento non formale:
• Utilizza metodi partecipativi, incentrati su chi apprende.
• Costruito in base agli interessi dei giovani.
• La valutazione di fallimento o successo non è mai individuale ma collettiva, diritto di sbagliare.
• Realizzato in ambienti e situazioni nelle quali la formazione e l'apprendimento non
sono l'unica attività.
• Il contesto di apprendimento deve mettere a suo agio i partecipanti.
• Le attività sono guidate da facilitatori dell’apprendimento, sia professionisti sia volontari.
• Le attività sono pianificate in base a obiettivi e si rivolgono a gruppi target specifici.
Le metodologie partecipative utilizzate nell’educazione non formale sono molte e sono strettamente legate agli obiettivi che si intendono raggiungere attraverso il proprio progetto un’iniziativa focalizzata sull’inclusione di giovani con minori opportunità, svilupperà strumenti di apprendimento diversi da attività che mirano a educare alla cittadinanza europea. Ogni
situazione è diversa. Leggete i metodi presentati nelle varie pubblicazioni che vi consigliamo
come approfondimento e, in questa prospettiva, sceglieteli, adattateli o create qualcosa di
nuovo a seconda delle particolari esigenze del gruppo. I metodi presentati non sono verità assolute, sono degli esempi, una raccolta di esperienze utili.
Nello sviluppo dell’attività educative e nella definizione dei contenuti è importante
definire chiaramente quali sono le competenze chiave (vedi focus sullo Youthpass) sviluppate nel nostro processo di apprendimento. Gli elementi qualitativi da considerare nella realizzazione di un’attività di apprendimento non formale sono: chiarezza degli obiettivi qualità dello staff (volontari e professionali) - varietà dei metodi partecipativi utilizzati
- equilibrio tra attività educative individuali e di gruppo - divisione appropriata del tempo tra studio, svago e tempo privato - equilibrio tra apprendimento cognitivo, emotivo e comportamentale nella definizione delle attività.
Azione 3.1
13
È utile sapere che i centri risorse Salto-Youth mettono a disposizione un database denominato
TOY di trainer esperti in educazione non formale che potete contattare direttamente o tramite
Salto. (http://www.salto-youth.net/tools/toy/)
Per maggiori approfondimenti e per esplorare e sviluppare nuovi metodi a seconda della vostra
situazione di apprendimento e formazione, vi suggeriamo:
• T-Kit “Fondamenti della Formazione” (per animatori):
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/documents/Publications/T_kits/6/Italian/tkit6_italian.pdf
• T-Kit “Inclusione sociale”:
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/documents/Publications/T_kits/8/Italian/tkit8_italian.pdf
• Going International-Opportunities for All - practical Inclusion Methods
http://www.salto-youth.net/downloads/17-108-309/GoingInternational.pdf
• T-Kit “Cittadinanza europea”:
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/documents/Publications/T_kits/7/Italian/tkit7_italian.pdf
• Il sito sull’educazione alla cittadinanza europea:
http://www.european-citizenship.org/2008/04/project-characteristics/
• T-Kit “Apprendimento interculturale”:
http://youth-partnership-eu.coe.int/youth-partnership/documents/Publications/T_kits/4/Italian/tkit4_italian.pdf
• La sezione di SALTO sulla diversità culturale:
http://www.salto-youth.net/rc/cultural-diversity/resources/
Azione 3.1
14
YOUTHPASS
Tutti i partecipanti ad un progetto di Gioventù in Azione nell’ambito dell’Azione 3.1 hanno
diritto a ricevere il Certificato Youthpass che convalida la partecipazione allo scambio,
descrive le attività e il coinvolgimento del partecipante e mostra le competenze acquisite.
È importante sapere che lo Youthpass è basato sulla raccomandazione dell’Ue in merito alle
competenze chiave per l’apprendimento permanente (lifelong learning). Per “competenza” si
intende una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini adeguate per affrontare una
situazione particolare. Le “competenze chiave” sono quelle che contribuiscono alla realizzazione personale, all’inclusione sociale, alla cittadinanza attiva e all’occupazione e sono:
1. Comunicazione nella madrelingua - 2. Comunicazione nelle lingue straniere - 3. Competenza
matematica e competenze di base in scienza e tecnologia - 4. Competenza digitale - 5.
Imparare ad imparare - 6. Competenze sociali e civiche - 7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità - 8. Consapevolezza ed espressione culturale.
I progetti in campo giovanile contribuiscono, attraverso l’educazione e l’apprendimento non
formale, in varia maniera all’acquisizione delle competenze chiave. Uno scambio giovani può
sviluppare, ad esempio, le competenze interculturale e sociali, e la comunicazione in una lingua straniera. Ma non solo, con lo Youthpass si vuole che le iniziative messe in campo mirino a dare ai giovani strumenti per “imparare ad imparare”, competenza considerata
cruciale per l’acquisizione delle altre.
Lo Youthpass è dunque uno strumento che promuove l’importanza dell’apprendimento non
formale negli “scambi giovani”. Rende visibili e convalida le competenze sviluppate dalla
partecipazione allo scambio. Valorizza le esperienze di cittadinanza attiva europea. Aspira a
migliorare l’occupabilità dei giovani attraverso un arricchimento curriculare.
Il vostro progetto di scambio giovanile può/deve essere integrato sin dall’inizio con lo Youthpass.
Come?
• Verificate le potenzialità di apprendimento individuale dei partecipanti.
• Identificate gli obiettivi di apprendimento e quali competenze chiave sviluppano.
• Pensate a come incoraggiare il processo di “imparare ad imparare”.
Approfondimenti
Raccomandazione UE sulle competenze chiave:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:394:0010:0018:IT:PDF
Youthpass: http://www.youthpass.eu/en/youthpass
Azione 3.1
15
IDENTIFICAZIONE
Azione 3.1
Identificazione del progetto
Arrivati a questo punto, è ora di identificare il progetto, ovvero di sviluppare l’idea che intendete
realizzare. Per far ciò è necessario procedere passo dopo passo, seguendo un percorso di analisi e
pianificazione che attraverso fasi successive vi porterà a definire cosa volete fare (gli obiettivi), con
chi e per chi volete farlo (i partner e i gruppi target) e come volete farlo (le attività) e vi accompagnerà nella redazione della domanda di sovvenzione.
Domanda di sovvenzione che deve essere presentata per via telematica utilizzando l’apposito “E-FORM”
(“Electronic Application Form”) disponibile sul sito dell’Agenzia, secondo le indicazioni in esso contenute.
Per sostenere la teoria con esempi pratici e semplificare il collegamento e la comprensione delle
diverse tappe del percorso, si è fatto riferimento alla situazione seguente:
In un piccolo centro si è insediata una comunità straniera con cultura, usanze e modi di vivere completamente differenti rispetto a quelli degli abitanti del posto. L’integrazione risulta di conseguenza difficile, comportando attriti tra le due comunità.
Un gruppo di giovani del posto decide di ideare uno scambio di giovani per migliorare la convivenza e favorire l’integrazione reciproca, sviluppando le proprie competenze civiche e sociali.
Azione 3.1
17
ANALISI DEI PROBLEMI E DEGLI OBIETTIVI
Come si procede?
I progetti sono ideati per affrontare i problemi con cui i gruppi beneficiari si confrontano quotidianamente. Un progetto ben strutturato, che intende realmente rispondere ai fabbisogni dei beneficiari, deve
necessariamente prendere le mosse dall’analisi del contesto in cui si opera.
SUGGERIMENTI
“Gruppi di giovani”: ricordatevi che i beneficiari del progetto che state ideando
siete voi, così come sono vostre le esigenze da soddisfare!
“Altri promotori”: ricordatevi che i beneficiari del progetto non siete voi che lo
state ideando, ma i giovani che vi partecipano, così come le esigenze da soddisfare
sono le loro!
Del resto se avete deciso di realizzare uno scambio di giovani su un tema specifico, vuol dire che
avete individuato, probabilmente senza nemmeno pensarci, un’esigenza, un fabbisogno che non
trova risposta: è il momento di analizzarlo.
Individuato e condiviso il tema comune dello scambio di giovani (Q), la prima domanda che dovete porvi è in apparenza semplice: perché vogliamo realizzarlo? Dalla
risposta prenderanno avvio i passi successivi e, a seconda di come verrà formulata,
essa potrà rappresentare l’obiettivo del progetto o il problema per risolvere il quale state
ideando il vostro progetto.
Q - CONTROLLO DI QUALITÀ
Il tema dello scambio non è imposto da
una parte, ma deve essere condiviso tra
promotori e beneficiari.
Sembrerà strano, ma se ci pensate bene un problema non è che l’altra faccia di un obiettivo e viceversa. Se
un problema/fabbisogno è la formalizzazione di un disagio, l'obiettivo relativo è l'eliminazione o
riduzione di quel disagio.
Non ne siete convinti? Ecco un esempio di due possibili risposte alla domanda precedente riferite
al caso proposto:
• Risposta in termini positivi – obiettivo: per favorire la convivenza tra le due comunità.
• Risposta in termini negativi – problema: perché c’è attrito tra le due comunità.
Per passare dall’uno all’altro è sufficiente rispondere a domande del tipo: perché sino ad ora l’obiettivo non è stato raggiunto? Cosa lo ha impedito?
Dato che state analizzando la situazione iniziale che avete intenzione di migliorare, dovete in questa
fase concentrarvi sull’aspetto negativo della realtà attuale, quindi sulle criticità che presenta. Partendo
Azione 3.1
18
dal problema/fabbisogno principale individuato, sempre in riferimento al contesto e alla vostra idea
di progetto, cercate di individuare i problemi sottostanti e le cause che li determinano.
Essi, infatti, non si presentano mai isolati, ma sono tra loro collegati e concatenati. Nel caso proposto i problemi sottostanti possono essere la difficoltà ad instaurare un dialogo, la difficoltà nel
capire la cultura della comunità straniera, la difficoltà di trovare luoghi e opportunità di socializzazione e incontro, le limitate competenze civiche e sociali individuali.
Una volta che li avete individuati non rimane che ordinarli gerarchicamente in base al nesso causa-effetto
che li lega, costruendo, livello dopo livello, quello che comunemente si definisce “Albero dei problemi”.
L'albero dei problemi permette di collocare i problemi in un diagramma di causa-effetto (ovvero
determinare cosa provoca cosa e cosa è provocato da qualcos'altro), presentando, in senso verticale dal basso verso l'alto, i legami causali esistenti tra i problemi identificati.
Per aiutarvi nella costruzione dell’albero, scrivete i problemi su dei post-it, in modo poi da poterli
spostare e ordinare secondo il nesso che li lega, e cercate di rispondere a queste domande, vedrete
che sarà tutto più semplice:
• da che cosa è generato il problema?
• in quali problemi più ampi si colloca?
• quali problemi genera?
Per tornare all’esempio iniziale:
1) cosa genera l’attrito con la comunità straniera? La difficoltà di instaurare un dialogo (causa);
2) tale difficoltà da cosa è generata? e/o quali problemi genera? Genera difficoltà nel capire la loro
cultura (effetto);
3) tale difficoltà da cosa è generata? e/o quali problemi genera? È generata dalla difficoltà nel
trovare luoghi d’incontro (causa) e dalla limitata attitudine e abitudine alla socializzazione.
L’albero corrispondente è così composto:
Attrito
con la comunità
straniera
EFFETTI
Difficoltà
nel capire
la loro cultura
CAUSA
Difficoltà
nell’instaurare
un dialogo
Azione 3.1
Scarsa
capacità di
socializzazione
19
Difficoltà
nel trovare
possibilità
d’incontro
Analisi degli obiettivi
Definita la faccia negativa della medaglia, rappresentata dall’albero dei problemi, è ora necessario
occuparsi di quella positiva, passando all’analisi degli obiettivi e alla costruzione dell’albero degli
obiettivi, che nei suoi rami presenterà gli aspetti positivi della situazione desiderata per il futuro,
una volta realizzato il vostro progetto.
Immaginate l’Albero degli obiettivi come lo specchio positivo dell’albero dei problemi. A questo punto il
passaggio dall’uno all’altro è tecnicamente molto semplice: basta trasformare ogni condizione attuale negativa
(problema) in una condizione positiva futura (obiettivo), partendo dalla base dell’albero.
Per aiutarvi, ponetevi questa domanda: la soluzione del problema a cosa porterebbe?
Partite dal livello inferiore, dal problema più piccolo: rispondete, sostituite ed avete costruito il
vostro Albero degli obiettivi.
Ridotto attrito
con la comunità
straniera
SCOPI
Migliore
conoscenza
delle rispettive
culture
MEZZI
Favorito
il dialogo tra
le due comunità
Sviluppo
competenze
civiche e sociali
Create
opportunità
d’incontro
Il prodotto di questa analisi genererà: il vostro obiettivo specifico, gli obiettivi intermedi, i problemi che vi
proponete di affrontare…..e sarete in grado di illustrarli nell’E-FORM nella sezione relativa agli
obiettivi e alle priorità.
Azione 3.1
20
DEFINIZIONE DELLA PARTNERSHIP
Mentalmente avrete fino ad ora fatto riferimento ad uno o più partner con i quali realizzare lo
scambio. È arrivato il momento di individuarli compiutamente, di selezionare il promotore o i promotori dei Paesi con i quali realizzerete lo scambio di giovani. Chiedetevi con quali soggetti desiderate
condividere il vostro progetto, inteso come obiettivi, valori, attività, decisioni.
La qualità della partnership è legata fondamentalmente a tre aspetti:
• la sua composizione: deve essere garantito un giusto equilibrio in riferimento al numero di partecipanti per partner, auspicando l’uguaglianza di genere all’interno di ciascun gruppo, la diversità linguistica e culturale e la rappreQ - CONTROLLO DI QUALITÀ
sentatività geografica in relazione al
Paese di origine UE e non UE;
• il coinvolgimento di tutti i gruppi partecipanti nella scelta delle attività, del
L’esigenza da cui nasce il progetto deve
essere avvertita anche dai partner nella
metodo, nella realizzazione delle atloro realtà (esigenza comparabile).
tività;
La partnership è adeguata?
• la condivisione degli obiettivi del progetto, che presuppone un confronto delle diverse realtà locali e la comparabilità delle
esigenze espresse da ciascuno. Se le esigenze non collimano o sono in contraddizione dovete semplicemente accettare il fatto che non siete davanti al partner giusto per realizzare il vostro progetto. Esigenze diverse hanno bisogno di strategie diverse (Q).
Insieme ai partner selezionati è necessario verificare, alla luce delle esigenze di tutti i partecipanti, alcuni dei passaggi precedenti (analisi dei problemi e degli obiettivi), provvedendo eventualmente
ad aggiustare il tiro nella definizione dell’obiettivo specifico del progetto.
SUGGERIMENTI
Considerate l’opportunità della visita preliminare prevista dal programma, che vi
consente di valutare sin dall’inizio tutti gli aspetti del progetto con i partner.
Per aiutarvi nella ricerca partner, vi suggeriamo il sistema di ricerca istituzionale
banca dati “Otlas”: www.salto-youth.net/otlas
Come raccomandato dalla Commissione europea, è auspicabile che sottoscriviate
con gli altri promotori del progetto un accordo interno di partenariato, con l’obiettivo di definire chiaramente le responsabilità, i compiti e il contributo economico di tutte le parti coinvolte nel progetto. L’Accordo interno di partenariato costituisce uno strumento chiave per assicurare una solida partnership tra i promotori di un
progetto GiA e per prevenire o contenere eventuali potenziali conflitti (vedere pag.
84 della Guida al Programma Gioventù in Azione per l’anno 2012).
Al termine di questo laborioso processo di ricerca, coinvolgimento e condivisione di obiettivi e
temi, sarete in grado di descriverlo nell’E-FORM nella sezione riguardante la Partnership e le tematiche
del progetto.
Azione 3.1
21
ATTIVITÀ
Strategia d’intervento: cosa fare?
Una volta costruito l’albero degli obiettivi, dovete decidere la strategia per raggiungerli, dovete definire
le attività e le azioni che metterete in atto per realizzare il progetto.
Se vi trovate di fronte ad un albero degli obiettivi complesso e “ramificato” vuol dire che avete svolto al
meglio le analisi precedenti, ma vuol dire anche
che dovete decidere il percorso da seguire per
Q - CONTROLLO DI QUALITÀ
raggiungere l’obiettivo posto in cima. Scegliete
Non pensate di poter fare tutto. Ci sono
valutando le diverse opzioni alla luce di quelle
più strade per raggiungere un obiettivo,
che considerate le priorità (vostre, dei partner,
voi dovete percorrerne una sola, la vostra.
del programma), delle possibilità di successo, delle
Ricordatevi che le attività devono essere:
competenze specifiche che possedete, delle
• chiaramente definite;
disponibilità finanziarie (Q).
• realistiche;
• in linea con gli obiettivi del progetto
Fatto? Allora non vi resta che collegare ad ogni obie del programma;
ettivo intermedio un’attività che vi porti a rag• equilibrate;
giungerlo, anche se vedrete che la stessa azione
• coerenti;
porterà a più obiettivi contemporaneamente (Q).
Dovete in sostanza rispondere ad una serie di domande di cui le principali possono essere così sintetizzate:
• Cosa facciamo per raggiungere l’obiettivo prefissato? Attività previste.
• Come lo facciamo? Dettaglio dell’organizzazione delle attività.
• Dove lo facciamo? Sedi, spazi comuni, spazi all’aperto, alloggi dei partecipanti. Ricordate che le
attività devono aver luogo nel paese dell’applicant (Italia).
• Quanto ci costa farlo? Budget delle attività.
• Quando lo facciamo? Programma e tempi di realizzazione delle attività.
• Come dividiamo i compiti tra i diversi partner? Suddivisione dei compiti in base alle competenze possedute.
• In che modo intendiamo valutare le attività? Moduli di autovalutazione, report.
• In che modo intendiamo favorire lo sviluppo e l’acquisizione di competenze da parte dei giovani?
Attività di apprendimento non formale.
Sicuramente nella vostra testa le attività che intendete porre in essere sono ben chiare, addirittura quasi ovvie, essendo stati voi ad ideare il progetto. Lo stesso non si può dire per chi lo legge per la prima volta e non ha partecipato alla sua costruzione, come ad esempio il valutatore: è quindi indispensabile che
illustriate in maniera approfondita le attività che intendete realizzare, scendendo nel dettaglio delle singole fasi sia in termini di modalità che di tempi di attuazione. Mettetevi nei panni di chi legge e valuta:
non si può valutare positivamente ciò che non risulta chiaro!
Si intravede il traguardo, ma qualche risposta ancora manca.
Dall’elenco è stata volutamente omessa una domanda che molti nel pianificare un progetto
sottovalutano o non si pongono affatto: come intendiamo garantire la sicurezza dei partecipanti? (EFORM - sezione Protezione e sicurezza). La risposta non deve far riferimento solo agli aspetti per
così dire “burocratici” della sicurezza (assicurazioni, autorizzazione per i minorenni), ma presuppone la valutazione degli eventuali rischi connessi al progetto, dei problemi legati alle differenti
legislazioni e usanze dei Paesi di provenie dei partecipanti, la previsione di un adeguato numero
di animatori di entrambi i sessi, ecc.
Azione 3.1
22
SUGGERIMENTI
Quando presenterete la domanda, ricordatevi di allegare all’E-Form, un programma giornaliero dell’attività pianificata.
Per ogni fase della giornata - mattina, pomeriggio, sera - descrivete le singole attività che
realizzerete, come le farete e quali saranno gli obiettivi dello scambio raggiunti in quella specifica attività.
Una pianificazione temporale vi consentirà, nelle fasi successive di sviluppo del progetto,
di verificare l'avanzamento delle varie fasi, di dettagliare il programma delle attività specifiche, di controllare le eventuali sfasature temporali, i ritardi e le possibilità/necessità di
riprogrammazioni.
Non dimenticate, inoltre, di assicurarvi che vi sia un giusto equilibrio tra attività educative
individuali e di gruppo e una divisione appropriata del tempo tra studio, svago e tempo
privato.
Vi proponiamo qui di seguito un modello di cronoprogramma che potrete adattare alle
vostre necessità:
Tema:
(Es: dialogo interculturale)
ATTIVITA’
(Che cosa
facciamo?)
METODO
(Come lo
facciamo?)
Data:
Mattina:
Pomeriggio:
Azione 3.1
23
APPRENDIMENTO
(Perché lo facciamo?
Come questa attività
contribuisce agli obiettivi
dello scambio?)
IL VOSTRO PROGETTO E I “COME”
Le modalità di realizzazione del progetto sono la fase cruciale per il corretto raggiungimento degli obiettivi che
vi siete dati. Di seguito si presentano, per ciascuno dei quattro pilastri del programma GiA, alcune domande
chiave che dovete porvi, completate da suggerimenti e spunti per aiutarvi nell’implementazione delle attività.
Partecipazione dei giovani
Come assicurare la partecipazione di tutti i membri dei vari gruppi?
La partecipazione è allo stesso tempo un processo di apprendimento e un risultato, necessita di libera interazione tra i partecipanti, di interventi per evitare l’ascolto passivo di alcuni, del
coinvolgimento del gruppo nelle decisioni, di un linguaggio che raggiunga tutti.
Come fare in modo che ciascuno si senta adeguato per partecipare al progetto?
Mostrando rispetto verso le conoscenze e competenze individuali, valorizzando il contributo di
ciascuno. Ogni contributo deve essere avvertito da tutti come un arricchimento del progetto.
Come gestire eventuali conflitti?
Il conflitto deriva spesso dalla non conoscenza e dai pregiudizi che genera. Si supera favorendo la socializzazione, il confronto, aiutando ad accettare le differenze: lavorare in gruppo non
significa dover essere d’accordo su tutto. Le discussioni sono positive, devono essere considerate
dei contributi alla crescita del gruppo.
Dimensione Interculturale
Come il progetto facilita il dialogo tra culture diverse, promuove la conoscenza e la consapevolezza
delle stesse?
È importante e auspicabile che i partecipanti si incontrino in un contesto non formale, che si
siano preparati adeguatamente prima dell’inizio delle attività, che venga scelto un linguaggio comune per facilitare la comunicazione tra i diversi gruppi.
Come promuove il dialogo e l’incontro interculturale tra giovani con background e culture differenti?
La base è la partecipazione e il coinvolgimento, realizzabile attraverso attività di “teambuilding”, gruppi di lavoro creativi, attività ludiche collettive, spazi per esprimere idee diverse, attività che aggregano e non insistono sulle differenze.
Come il progetto aiuta a combattere i pregiudizi, il razzismo e tutti quegli atteggiamenti che inducono all’esclusione? Come promuove tolleranza e comprensione nei confronti della diversità?
Attraverso l’equa partecipazione di tutte le minoranze, favorendo la discussione e il confronto tra i gruppi, stimolando la conoscenza reciproca, la conoscenza della cultura altrui, predisponendo i partecipanti ad avere un atteggiamento aperto verso gli altri.
Come sono composti i gruppi beneficiari?
È importante la composizione linguistica e culturale dei gruppi: una composizione omogenea dei due gruppi partecipanti allo scambio limiterà la dimensione interculturale ad un semplice
“dialogo” bilaterale. Anche all’interno di un gruppo mono-nazionale è possibile ravvisare una dimensione “micro-interculturale”, dipende dalla sua composizione. L’apprendimento interculturale è
particolarmente significativo laddove i legami e i punti di contatto si formano su approcci e valori comuni piuttosto che sui soli legami nazionali.
Dimensione Europea
Come abbiamo scelto i temi da affrontare?
La nozione di dimensione europea, nelle sue varie declinazioni (valori fondatori dell’UE, il ruolo delle
istituzioni europee, le problematiche comuni, la cittadinanza attiva) è piuttosto astratta e risulta spesso trop-
Azione 3.1
24
po istituzionale e poco attraente per i partecipanti. Bisogna stimolare e motivare i partecipanti ed i leader
coinvolgendoli sin dalla identificazione dei temi da trattare. È necessario legare i temi del progetto agli effettivi interessi del gruppo dei giovani. Infine, contenuti specifici e accuratamente selezionati!
Come pensiamo di coinvolgere i partecipanti?
La dimensione europea è un concetto molto legato all’identità, al senso di appartenenza e
ai valori di ogni persona. È importante nella pianificazione delle attività non trascurare un approccio informale che stimoli gli aspetti emozionali dei partecipanti.
Come pensiamo di gestire le differenti visioni dell’Europa dei partecipanti?
Il concetto di cittadinanza e la visione dell’Europa è influenzato dalla storia e dalle tradizioni
del paese di provenienza. È utile esplorare la dimensione europea avendo sempre un riferimento
alle identità locali dei partecipanti.
Inclusione giovanile
Come abbiamo scelto cosa fare?
La sequenza logica è la stessa per ogni progetto: esigenza comune – tema d’intervento – attività. Ricordate però che gli “esclusi” hanno maggiore necessità di essere “attratti”, bisogna offrirgli qualcosa che possa suscitare il loro interesse, sia anche semplicemente un’opportunità.
Come intendiamo coinvolgere i giovani con minori opportunità?
Tenete presente che la partecipazione è la chiave dell’inclusione, è necessario quindi che tutti si
sentano parte integrante del progetto, che tutti siano in condizione di dare il proprio contributo.
Come pensiamo di gestire le difficoltà legate alla convivenza tra giovani così diversi?
È fondamentale un approccio che tenga in considerazione le vostre esperienze di vita.
Conoscere le vostre storie personali, le aspettative e le possibilità, sono passi essenziali.
Come intendiamo aiutare la socializzazione all’interno del gruppo?
È necessario puntare sulla conoscenza reciproca: conoscere l’altro aiuta a comprenderlo, a
guardare le differenze da un altro punto di vista, a cogliere gli aspetti comuni.
A questo punto il vostro progetto è in dirittura d’arrivo, sarete in grado di compilare l’E-FORM nelle
sezioni riguardanti Attività, Contenuti del progetto e metodologia, Dimensione interculturale, Dimensione
europea, Inclusione giovani con minori opportunità.
SUGGERIMENTI
Molti progetti in campo giovanile sono stati già realizzati. Potrebbe essere molto
utile consultare i vari database europei esistenti per trarre insegnamento dalle
esperienze degli altri e cercare di evitare gli stessi errori. Utilizzare idee di prodotti
esistenti o di metodi sperimentati vi può aiutare nella realizzazione di un progetto
più efficace.
DG EAC EVE Platform: http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/eve/
DG EAC Valorisation Website:
http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/valorisation/best-practice_en.htm
Azione 3.1
25
IMPATTO, EFFETTO MOLTIPLICATORE E FOLLOW UP
Una volta definite le attività del vostro scambio di giovani, vi dovete chiedere quale impatto avrà
il vostro progetto sui partecipanti, sul contesto locale e come pensate di dare seguito al vostro
scambio (follow up).
Durante uno scambio di giovani i partecipanti acquisiscono nuove competenze ed abilità, che, come
oramai saprete, saranno attestate attraverso lo Youthpass. È necessario dunque definire con chiarezza le competenze che si vogliono sviluppare, ma bisogna anche pianificare quali strategie adoperare per
far sì che il nuovo bagaglio di esperienze e conoscenze che il giovane ha ottenuto durante la partecipazione allo scambio, possa essere usato anche a conclusione dello stesso, come possa essere motivato e incentivato ad utilizzarlo nella propria vita quotidiana e magari come partire da quello per
ampliarlo e migliorarlo.
Cercare di prevedere quale sarà l’impatto dello scambio sulla comunità e sul contesto locale è
un’operazione estremamente complessa. Riuscire però sin dalla stesura del progetto a prevedere
gli effetti delle proprie azioni aiuta a migliorare le attività stesse e si collega in modo logico ai
problemi/fabbisogni da cui nasce il progetto stesso .
La visibilità delle attività progettuali, la diffusione e valorizzazione dei risultati dello scambio di
giovani (trattate nella prossima sezione) e le relative attività che riuscirete a mettere in campo vi
aiuteranno, durante tutte le fasi del ciclo di vita del progetto, a ottenere un maggiore impatto del
vostro scambio ed a moltiplicarne gli effetti positivi.
Infine bisogna interrogarsi sulla sostenibilità e sulla possibilità di portare avanti gli obiettivi del
progetto nel futuro, affinché lo scambio non rimanga una bellissima ma isolata esperienza: Potrebbe
scaturire una nuova attività a partire dai risultati che sono stati raggiunti? Sarebbe possibile coinvolgere un nuovo promotore in un prossimo scambio? Come potrebbe essere portata avanti la
discussione sui temi scelti? Quali sono i prossimi passi da compiere? Sarà possibile realizzare nuovi
progetti per implementare i risultati raggiunti? E’ stato previsto come mantenere i contatti tra i
promotori? In che modo si potrebbero raggiungere altri partecipanti?
Azione 3.1
26
VISIBILITÀ
Azione 3.1
Ogni anno in Europa sono migliaia i progetti finanziati il cui impatto diretto ricade sulle nuove
generazioni di cittadini europei, sulla società nel suo complesso e sui decisori politici.
La Commissione Europea vuole massimizzare la visibilità di Gioventù in Azione tramite processi che
avvengono sia in fase di svolgimento delle attività (visibilità) che successivamente la chiusura dello scambio (disseminazione e valorizzazione).
L’azione di visibilità consiste nel promuovere le attività del vostro progetto, il programma Gioventù
in Azione e le opportunità che offre ai giovani, prima e durante la realizzazione dello scambio.
Se mostrerete all’esterno ciò che di buono state realizzando, riuscirete a coinvolgere un maggior
numero di partecipanti; farete conoscere la vostra organizzazione ottenendo un maggior credito
sociale; potrete ricevere ulteriori finanziamenti.
E’ inoltre possibile combinare la promozione del progetto e della vostra organizzazione!
Ricordate che per raggiungere un qualsiasi target di pubblico, dovrete prima analizzare da chi sia
composto, quale tipo di messaggio si mostri eventualmente disponibile ad ascoltare, quale sia il
momento migliore per far circolare tale messaggio e quale sia lo strumento migliore a tal fine.
Alcuni brevi consigli per migliorare la vostra comunicazione:
• definite la vostra immagine e quella del vostro progetto in modo da risultare interessanti: utilizzate un titolo significativo e semplice da ricordare, sarà il primo messaggio che raggiungerà
il mondo esterno!
• realizzate un vostro simbolo o logo e utilizzatelo sempre nel materiale informativo prodotto
(lettere, t-shirt, cappellini, volantini…): sarà più facile ricordarsi del vostro progetto!
• non dimenticate di utilizzare il logo del programma Gioventù in Azione secondo quanto
indicato al seguente link: http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/publ/graphics/identity_en.html.
È obbligatorio e certifica che un’importante istituzione ha creduto nel vostro progetto finanziandolo!
• utilizzate foto, elementi visivi e immagini evidentemente collegate allo spirito del progetto e al
target group: ai ragazzi piace identificarsi!
• interagite con le persone al di fuori del vostro gruppo (tramite incontri, conferenze, siti web,
facebook, blog, video on-line...): coinvolgere quante più persone è il miglior modo per aumentare
la visibilità del vostro scambio di giovani!
• sappiate lavorare in modo professionale con la stampa e i media in generale in modo da ottenere visibilità e pubblicità gratuita; sappiate contattare la tipologia di media più adatta alla
vostra tipologia di scambio. Accertatevi di pubblicizzare il progetto non solo nel vostro Paese
ma anche in quello dei vostri partner!
SUGGERIMENTI
I centri Salto-youth hanno realizzato una pubblicazione molto utile, Making Waves
(http://www.salto-youth.net/downloads/4-17-1408/MakingWaves.pdf), la quale offre molti esempi
su come migliorare la visibilità delle attività e la disseminazione e valorizzazione
dei risultati!
Azione 3.1
28
DIFFUSIONE E VALORIZZAZIONE
Azione 3.1
La Commissione Europea definisce come una priorità la diffusione e valorizzazione dei risultati
provenienti dai progetti: vuole, in tal modo, ottimizzare il valore, la sostenibilità, il trasferimento
e il consolidamento nei sistemi, a livello locale e globale dei risultati. Solo così le attività dello scambio di giovani potranno essere considerate non il punto di arrivo ultimo ma il punto di partenza per altre iniziative future. Per raggiungere tali obiettivi, dovrete, in fase di stesura del progetto, pianificare delle strategie da attuare a chiusura delle attività.
La diffusione (o più propriamente la disseminazione) non è da intendersi soltanto come diffusione del
progetto al più ampio numero di partecipanti possibili, ma piuttosto come un processo pianificato di disseminazione dei risultati raggiunti, in uno spirito di condivisione con i gruppi target a cui volete rivolgervi e che
pensiate possano essere interessati a conoscere i risultati del vostro scambio, come ad esempio decision-makers
locali, altri gruppi di giovani, organizzazioni non profit, aziende private ecc. Diffondere i risultati di uno scambio può non essere sempre semplice soprattutto perché le risultanze sono di solito nuove competenze ed esperienze e sono, pertanto, prodotti intangibili. Ad esempio i partecipanti possono avere sviluppato ottime capacità nel dialogo interculturale oppure allargato il loro concetto di cittadinanza europea. Questi
sono risultati eccellenti, ma il vero risultato è riuscire a metterli a disposizione per il più ampio numero di soggetti. E’ quindi importante trovare il modo per documentare i risultati intangibili e
renderli visibili. Qualche suggerimento:
• tramite lo Youthpass è possibile diffondere a soggetti terzi le nuove competenze acquisite dai ragazzi;
• se il punto di forza del vostro progetto pensiate sia il metodo utilizzato, prevedete di documentare
come lo avete realizzato e come potrebbe essere adattato ad altri contesti. Potreste anche fare
un video che racconta come avete implementato il vostro nuovo metodo;
• presentate la cooperazione con i vostri Paesi partner mostrando il networking che intendete creare:
il numero dei partecipanti stranieri, le organizzazioni, gli operatori giovanili coinvolti, ecc;
• potreste prevedere di raccogliere immagini, video e documenti che mostrano i momenti di incontro e di lavoro dei partecipanti.
Nella fase di disseminazione dei risultati è molto importante definire quali sono i target group a
cui volete rivolgervi e cioè quali sono le persone o le organizzazioni che potrebbero essere interessate al
vostro lavoro. Attenzione: a seconda degli attori a cui vi rivolgete, dovrete utilizzare strumenti di comunicazione appropriati: una conferenza può essere adatta per dei decisori politici, ma per rivolgersi a
dei ragazzi potrebbe essere meglio un incontro informale.
L’ultima parte del vostro lavoro consiste nella valorizzazione (exploitation) dei risultati raggiunti
dallo scambio di giovani, cioè pianificare un processo capace di consolidare i risultati garantendone la
possibilità di utilizzo da parte di nuovi gruppi target e in nuovi contesti.
La valorizzazione dei risultati può avere luogo tramite due diverse categorie di azioni:
• azioni necessarie a garantire che i risultati del progetto siano utilizzabili da altri, in una moltitudine di contesti diversi e che possano essere ulteriormente sviluppati in altri progetti;
• azioni atte a persuadere i decisori politici locali, regionali, nazionali o europei ad adottare le esperienze
e i risultati delle attività svolte, in modo da migliorare sistemi, pratiche e procedure poste in essere.
Qualche consiglio:
• definite i vostri target group e rendete i vostri risultati coerenti alle loro necessità: in questo modo aumentate le probabilità di utilizzo futuro del vostro lavoro!
• supportate gli altri a trarre vantaggio dalle vostre attività: potete prevedere delle sessioni informative o dei seminari per raccontare la vostra esperienza!
• rendete i vostri risultati sostenibili, cioè pensate a come farne prolungare gli effetti nel tempo;
• evidenziate le criticità del vostro progetto affinché possa essere migliorato da chi ne utilizzerà
in futuro i risultati: siate critici!
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IL BUDGET
Azione 3.1
La stesura del budget rappresenta una fase importante nel processo di sviluppo del vostro progetto.
Un budget mal definito, che non riflette la reale situazione, può portare al fallimento del progetto
stesso o a problematiche durante la fase di realizzazione. Prima di costruire il budget preparatevi studiando i moduli di presentazione della domanda, che potrebbero contenere voci di spesa che non
avevate preventivato. Eseguendo questa operazione la stesura del budget risulterà più semplice.
Per compilare il quadro del budget dovete individuare le spese, le loro caratteristiche quali-quantitative e definire le entrate.
INDIVIDUAZIONE DELLE SPESE
Spese di viaggio
Il ”Costo del Viaggio” è una stima del costo che dovete sostenere per raggiungere il luogo dove si
svolgerà il progetto. I parametri della stima sono:
• il tragitto dalla propria abitazione al luogo dove si svolgerà il progetto;
• il mezzo meno costoso;
• la tariffa più economica.
“Gioventù in Azione” rimborsa il 70% delle spese di viaggio e il restante 30% rimane a carico dei promotori.
Le spese di viaggio dovranno essere dimostrate, alla fine del progetto, con un documento giustificativo (fatture/biglietti).
Visita Preliminare di Programmazione (VPP)
La visita preliminare di Programmazione è una visita opzionale che si dovrebbe svolgere nel Paese
ospitante. Nel corso della visita avrete l’opportunità di incontrare i rappresentanti degli altri partner
per discutere e pianificare i dettagli dell’attività che ne seguirà. La necessità e gli obiettivi della visita preliminare devono essere chiaramente motivati nel modulo di candidatura.
In relazione alla VPP il “Programma” rimborsa il totale (100% dell’ammontare) delle spese di viaggio. Al
termine del progetto dovrà essere dimostrato il sostenimento di tali spese presentando i relativi
documenti giustificativi (fatture/biglietti).
Ricordatevi di allegare al modulo di domanda il Programma giornaliero della VPP.
Costi di Progetto
Tra i costi di progetto rientrano tutte le spese direttamente connesse alla realizzazione del progetto
stesso, quali ad esempio: costi di preparazione dei partecipanti e delle attività, vitto, alloggio, affitto locali, noleggio attrezzature (macchine fotografiche, computer, proiettore, ecc), materiali di
consumo (cancelleria, giochi di ruolo), trasporti locali, amministrazione, costo del personale (esperti, guide, formatori/trainer), comunicazione (pubblicità dello scambio su stampa locale e/o canali
riservati all’informazione per i giovani, pubblicazione di testimonianze dei partecipanti), costi di
valutazione, diffusione e valorizzazione dei risultati (creazione sito internet, realizzazione gadget,
organizzazione workshop, organizzazione di eventi/convegni, allestimento di mostre fotografiche,
costruzione di reportage fotografici, realizzazione di filmati/cortometraggi), costi assicurativi.
Relativamente a questi ultimi, il Programma non prevede una specifica tipologia di polizza da
stipulare, ma stabilisce che debbano essere assicurate tutte le eventualità riportate nella guida.
Per i costi di progetto il Programma rimborsa un importo fisso pari a 39 euro per partecipante, per
il numero di notti di durata della attività.
L’acquisto di attrezzature è una spesa non ammissibile.
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Costi eccezionali
Consistono in costi addizionali relativi alle seguenti tipologie di spese:
• spese connesse alla partecipazione al progetto di giovani con minori opportunità e/o con particolari esigenze (perché disabili o per altri motivi), quali ad esempio spese per assistenza
sanitaria, cure mediche, formazione/assistenza linguistica supplementare, preparazione supplementare, strutture logistiche o attrezzature speciali, persona di accompagnamento supplementare, spese personali supplementari nel caso di svantaggio economico, traduzione/interpretariato;
• spese per visti di ingresso e vaccinazioni;
• spese di vitto e alloggio per i partecipanti alla Visita Preliminare di Programmazione;
I costi eccezionali sono rimborsati integralmente (100% dell’ammontare), purché chiaramente
giustificati nel modulo di domanda. Al termine del progetto andranno presentati i relativi
giustificativi di spesa (fatture/ricevute).
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DEFINIZIONE DELLE ENTRATE
Il Programma “Gioventù in Azione” cofinanzia i progetti, ciò significa che una parte del costo deve
essere sostenuto dai promotori. Nello Scambio di giovani, il Programma non sostiene l’intero costo
delle spese di viaggio ma ne rimborsa soltanto il 70%: di conseguenza dovrete attivarvi per coprire
il restante 30%.
Le fonti di finanziamento possono essere rappresentate da:
• Risorse proprie: potete coprire parte delle uscite con fondi propri da reperire ad esempio con
le quote associative o le quote di partecipazione (quota d’iscrizione simbolica da chiedere a
coloro che intendono partecipare allo scambio);
• Finanziamenti privati che potete reperire tramite donazioni.
• Altri aiuti economici pubblici da integrare con la sovvenzione.
• Contributi in natura concessi da terzi ed esenti da qualsiasi tipo di pagamento.
(N.B. non sono ammissibili i beni e i servizi apportati dai promotori).
Fra i contributi in natura potete far rientrare ad esempio:
- l’apporto di attrezzature di terzi (computer, macchina fotografica, ecc);
- servizi forniti da professionisti/privati a titolo volontario e non oneroso.
Eccezion fatta per i gruppi informali di giovani e gli enti pubblici, se viene richiesta una sovvenzione di importo superiore a 25.000 euro, è necessario dimostrare la propria capacità finanziaria
allegando alla domanda:
• il conto dei profitti e delle perdite e lo stato patrimoniale relativo all'ultimo esercizio approvato, ovvero il bilancio;
• un documento contenente i dati bancari, compilato dal candidato e autenticato dalla banca.
Ciò consente, dopo verifica da parte dell’ANG, di proseguire il normale iter di valutazione della
domanda di sovvenzione.
Il superamento dell’importo di 25.000 euro s’intende calcolato per l’anno finanziario di riferimento e
cumulativo di tutte le sovvenzioni richieste per qualunque Azione del Programma GiA.
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VALUTAZIONE EX ANTE
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La valutazione ex-ante ha come finalità quella di valutare preliminarmente, prima della sua presentazione, il progetto così come formulato, consentendo ai partner di verificarne la qualità. In
questo modo è possibile già in questa fase apportare correttivi e perfezionare il lavoro di progettazione, eliminando eventuali aspetti critici che potrebbero compromettere il buon esito della domanda e la realizzazione pratica del progetto stesso.
La valutazione ex-ante analizza il progetto sotto due punti di vista qualitativi:
1. qualità in relazione al programma GiA;
2. qualità “interna” del vostro progetto.
Il modo migliore per effettuarla è attraverso una serie di domande di verifica che permetta di ripercorrere e analizzare il progetto attraverso i suoi punti chiave.
Qualità del progetto in relazione al programma GiA
Check-list di autovalutazione:
• Gli obiettivi del progetto sono in linea con gli obiettivi generali e le priorità del Programma
Gioventù in Azione?
• Avete identificato chiaramente i partner con cui cooperare e la motivazione/gli obiettivi della
vostra partnership? Avete garantito l’equilibrio geografico tra il numero dei promotori/partecipanti residenti in Paesi aderenti al Programma e Paesi limitrofi?
• Nella definizione del progetto e dell’obiettivo che si pone sono stati coinvolti tutti i partner? Ne
avete dato chiara evidenza?
• L’iniziativa è percepita come utile dai beneficiari? Il progetto mira effettivamente a soddisfare
le specifiche esigenze e gli interessi delle comunità locali dei partner?
• Sono previste attività volte a promuovere la visibilità del progetto e del Programma Gioventù
in Azione?
• Sono previste azioni volte a diffondere e valorizzare i risultati dello scambio?
• Il progetto segue i principi dell’apprendimento non formale?
Qualità “interna” del vostro progetto
Check-list di autovalutazione:
• Gli obiettivi del progetto sono stati chiaramente identificati?
• I beneficiari sono stati chiaramente individuati? E il fabbisogno da cui nasce il progetto?
• L’obiettivo del progetto è coerente con il fabbisogno individuato?
• Le attività previste sono coerenti con l’obiettivo da raggiungere?
• Avete tralasciato qualcosa? Che cos’altro è necessario per raggiungere questo obiettivo?
• Il programma è realistico e realizzabile?
• Possedete l'esperienza e le competenze necessarie?
• Sono stati considerati eventuali ostacoli alla realizzazione del progetto?
SUGGERIMENTI
Fate leggere il progetto a qualcuno che non lo conosce per nulla, a qualcuno che
non ha partecipato alla sua redazione, potrà fornirvi indicazioni importanti circa la
chiarezza dei contenuti e della scrittura, e indicarvi eventuali punti da rivedere.
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Vademecum Azione 3.1 - Agenzia Nazionale per i Giovani