a cura di Maria Grazia Fiore
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ebook
Questo ebook è una coedizione fra BBN editrice e Guaraldi editore.
versione digitale, catalogo BBN: ISBN 978-88-6404-045-5
versione stampata, catalogo Guaraldi: ISBN 978-88-8049-506-2
È distribuito gratuitamente in formato digitale con licenza
Creative Commons 2.5 ed è acquistabile, in versione stampa,
edito da Guaraldi nella collana “Il futuro del libro 2.0”.
www.guaraldi.it
e-mail: [email protected]
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INDICE
Parte prima: riflessioni e esperienze
Introduzione
9
Edoardo Roberto Barbieri
Continuità e discontinuità nella storia del libro: dal libro cartaceo
al libro elettronico
13
Federico Barbino
“Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...”
Questioni di reperibilità dei testi in formato digitale accessibile
da parte degli studenti disabili nelle università italiane.
18
Simone Bedetti
Editori nativi digitali: presente e futuro della nuova editoria
indipendente
21
Giulio Blasi
E-Book a scuola e in biblioteca: il progetto MediaLibraryOnLine
23
Enrico Bocciolesi
Le emozioni in digitale
24
Michele Botrugno e Maurizio Chatel
Testi digitali, crearli a scuola
29
Emanuela Bramati e Marinella Molinari
“La Shoah. Lo sterminio ebraico”: una narrazione multimediale
per il progetto Policultura
31
Nicola Cavalli
Print on demand: stampa e distribuzione
34
Francesco Cerchio e Guglielmo Gasparini
La Stampa: 150 anni in linea
37
Annalisa Cichella
Le Biblioteche e le piattaforme di pubblico accesso
38
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Gianpaolo D’Amico e Lea Landucci
Sistemi ad interazione naturale per l’infanzia
40
Marinella D’Esposito
“Recipes”
43
Erika Ena
La narrazione digitale in classe: un’esperienza didattica
44
Nicoletta Farmeschi
Utilizzo didattico delle ricostruzioni archeologiche in Second Life
47
Maria Grazia Fiore
Le mappe digitali nella didattica, tra testo e contesto
49
Maria Grazia Fiore
Lab: una mappa, tanti itinerari. Prove tecniche di collaborazione
tra editoria, scuola, università
54
Andreas Robert Formiconi
La folksonomy: certezza dell’incertezza
57
Cristina Galizia, Gianni Marconato e Mario Mattioli
Serve ancora il libro di testo? Se si, quale la funzione, la forma,
l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?
59
Mario Guaraldi
Content is king
67
Marco Guastavigna
Dispositivi digitali, lettura, lettori, scuola
74
Maria Guida
Un eBook da leggere sottacqua. Il testo digitale nella formazione
e nella didattica: potenzialità e nuovi scenari
76
Francesco Leonetti
eBook in formato ePub: l’esperienza del corso UniTuscia eBookLearn
79
4
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Ugo Locatelli
Ebook interattivo “Atlante Areale”:
segni e parole come metafore attive
82
Gian Marco Malagoli
L’ebook “multimodale”: imparare e apprendere con la LIM,
Lavagna Interattiva Multimediale
84
Davide Mana
La curiosità è un treno senza rotaie: narrative non lineari e strategie
di apprendimento.
85
Roberto Maragliano
Oggetti, soggetti e altro nell’apprendimento
88
Alberto Mari
Ebook e selezione naturale. Perché la rete sociale degli amici è
il migliore strumento per scegliere un’opera letteraria.
91
Walter Martinelli
Scritture Metropolitane: l’esperienza di editoria elettronica delle
Biblioteche del Comune di Modena
93
Maria Grazia Mattei
Cultura digitale e cambiamento
94
Livio Mondini
Editoria elettronica e accessibilità: perché si dice accessibile? Cos’è?
Come funziona?
95
Vincenzo e Luca Moretti
Piazza Enakapata
99
Gianni Panconesi
La costruzione di conoscenza nelle comunità di apprendimento
100
Valeria Pasquino
La Venaria Reale: un tesoro da scoprire.
Un “frutto” del progetto “Lab: una mappa, tanti itinerari”
103
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Rosa Pastore
Il “myself ebook” nella didattica
105
Giulio Peranzoni
E-drawings: un nuovo paradigma dell’illustrazione
107
Mario Rotta
La percezione delle caratteristiche, dei significati e dell’impatto
degli eBook: stato dell’arte e alcune riflessioni preliminari
109
Enrico Colombini e Fabrizio Venerandi
Ipotesi di narrativa digitale: interactive fiction, narrazione atomica,
narrativa d’ambiente.
116
Parte seconda: post scripta
119
Maria Cecilia Averame
Teologia della redazione a venire: i problemi della conversione
nella piccola editoria [introduzione alla omonima tavola rotonda]
121
Marina Boscaino
Per amore o per forza? Note a margine sull’obbligatorietà dei
libri di testo [intervento nella omonima tavola rotonda]
123
Maurizio Chatel
Adozione obbligatoria ovvero il ghiaccio bollente della Gelmini [intervento nella tavola rotonda “Per amore o per forza?...”]
126
Maria Teresa di Palma, Antonio Fini, Maria Grazia Fiore
e Giovanni Marconato
Sondaggio de La Scuola Che Funziona sui libri di testo
127
Maria Grazia Fiore
Per amore o per forza? Note a margine sull’obbligatorietà
dei libri di testo [introduzione alla omonima tavola rotonda]
140
Virginia Gentilini
Conversioni: eBookFest 2010
142
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Giorgio Jannis
Figura e sfondo: il libro e la società connessa
146
Davide Mana
In che posizione rispetto alla filiera?
150
Giuseppe Ruggiero
Riflessioni elementari sull’ebook. Libro elettronico e libro evoluto
154
Virginio Sala
Teologia della redazione a venire: i problemi della conversione
nella piccola editoria [intervento nella omonima tavola rotonda]
Alessandro Vigiani
Re-inventare la redazione: nuove competenze redazionali
per l’editoria scolastica digitale [introduzione alla omonima tavola
rotonda]
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Appendici
161
1) eBookShow
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Introduzione
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MICC dell’Università di Firenze
Corso UniTuscia eBookLearn
Cross-universe eBookFest
Università Cattolica di Milano e di Brescia
Sardiniaweb
T-Page
Hyphen-Italia
IdeAnimation
Erid Lab – Università degli Studi di Foggia
Associazione Esplica
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2) Sitografia
172
3) Brochure eBookFest
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Introduzione
Il blog che raccoglie i contributi e le testimonianze di chi ha partecipato all’eBookFest di Fosdinovo 2010 è stato progettato per offrire
al lettore molteplici e diversificate possibilità di esplorazione e fruizione dei suoi contenuti.
Liquidi di natura - si legge nel post di introduzione - gli echi digitali
delle chiacchiere nel cortile del castello o per i vicoli del paese,
dei confronti e riscontri professionali, degli interventi a braccio e di
quelli punteggiati da slides meticolose, sono stati conservati così,
cercando di rispettarne la forma originaria... Mi piace immaginare
che ognuno possa ritrovare nelle varie possibilità, quella più consona
al proprio stile e che possa recuperare, tutto ciò che la ricchezza
delle sessioni parallele non ha permesso di ascoltare.
Le nostre “trame” toccano molti luoghi sparsi per la Rete e utilizzano
strumenti diversi per lasciare indizi di sé: Delicious, aNobii, Youtube,
Slideshare, Mindomo, WordPress permettono di cercare il contributo
del singolo ma anche di apprezzare quello della community. Una cosa
è vedere la foresta, un’altra l’insieme dei singoli alberi…
Questa ulteriore versione dei liquefatti riprende invece un formato
più “tradizionale”, articolato in due filoni di lettura: quello delle
riflessioni ed esperienze e quello dei post-scripta.
Nella prima parte, sono stati riuniti sia i contributi delle relazioni invitate, sia quelli dei cosiddetti “tab”, seminari brevi finalizzati alle
presentazioni di progetti in corso, materiali didattici e strumenti innovativi. Questa scelta non nasce solo dal non aver voluto distinguere
i contributi dei seminari da quelli dei tab in formato e lunghezza ma
anche dalla volontà di riunificare ciò che la logistica organizzativa ha
fatto percepire come “separato”.
Punto di forza dell’eBookFest 2010 è stata l’eterogeneità dei partecipanti, interessati a comprendere ed approfondire lo stato dell’arte
dell’editoria digitale pur da punti di vista profondamente differenti:
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abbiamo voluto ricomporre questo caleidoscopio di voci così come
lo abbiamo pensato inizialmente, offrendo un ulteriore cambio di
prospettiva alla lettura dell’evento.
La seconda parte invece raccoglie i contributi postumi di alcuni dei
partecipanti che hanno animato le tavole rotonde ma non solo: la
dinamica dell’eBookFest ha fatto sì che i barcamp si fondessero alle
tavole rotonde, rendendo impossibile – a posteriori – una netta distinzione tra gli uni e le altre. E anche di questo abbiamo voluto lasciare
traccia includendo nei liquefAtti anche alcuni dei post pubblicati sui
blog personali di qualcuno dei partecipanti all’evento.
Negli apparati, potrete trovare la sezione dell’eBookShow (spazio
dedicato alle aziende, ai professionisti e alle Università che hanno
supportato l’eBookFest, contribuendo in modo decisivo non solo alla
quantità ma anche alla qualità dei contenuti), la corposa brochure
di presentazione (che permetterà a chi non vi ha partecipato di farsi
un’idea orientativa di ciò che è stato) nonché la sitografia necessaria
a consultare tutte le risorse disponibili in Rete, che qui non è stato
possibile riportare.
Il lavoro di raccolta postuma e riorganizzazione multiforme dei
contenuti è stato complesso e ancora in fieri (soprattutto per ciò
che concerne il materiale video) ma confidiamo che ne sia valsa la
pena... in attesa della prossima edizione.
Maria Grazia Fiore
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Parte prima: “riflessioni e esperienze”
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Continuità e discontinuità nella storia del libro:
dal libro cartaceo al libro elettronico
Edoardo Roberto Barbieri
Università Cattolica di Brescia e Milano
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Sono un esperto di libri antichi, forse uno studioso dell’editoria contemporanea,
ma solo un osservatore di quella elettronica.
Intendo proporre nuove idee per tentare di capire quali elementi di continuità
esistano tra mondo del libro cartaceo e mondo del libro elettronico.
1) Continuità
Un tempo si sottolineava la rottura tra il mondo del manoscritto e quello di Gutenberg.
Vero, si passa da una produzione strettamente manuale e di singoli manufatti a
una parzialmente meccanica (ma artigianale) di multipli tendenzialmente uguali
fra loro.
Si può però anche osservare che Gutenberg inventò una nuova tecnica per produrre in più copie oggetti in tutto simili ai manoscritti. Voleva cioè produrre manoscritti meccanici, se si può dire.
Ciò è facilmente dimostrabile dall’analisi di formato, selezione operata sui caratteri, scelta del testo e della sua presentazione, antichi acquirenti (monasteri).
Anche la videoscrittura, in particolare i programmi Word, non fanno che produrre
pagine di libri, con tanto di note a piè di pagina o titoli correnti.
Anche gli ebook vogliono essere dei libri, imitano i libri, sia nell’impaginazione
sia nel formato degli strumenti hardware. Al momento stiamo ancora parlando di
libri in formato elettronico anziché cartaceo, ma sempre di libri.
2) Globalizzazione
I fenomeni che colpiscono di più la nostra esperienza quotidiana sono senza dubbio:
A) Flussi migratori verso l’Europa;
B) Sviluppo tecnologico ed economico di Cina e India;
C) Pervasività della comunicazione digitale.
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Ma che rapporto c’è tra elettronica ed editoria?
In tutto oggi si usano meccanismi digitali: creazione e scrittura del testo, composizione a freddo, stampa digitale (anche print on demand), archiviazione dei file
digitali, gestione generale (posta, comunicazione).
Oggi, anche i libri cartacei sono, in realtà, al 90% libri elettronici. Non si tratta,
quindi di contrapporre due mondi, ma di capire le interconnessioni.
3) Materialità
Da anni collaboro con la Biblioteca del Seminario Patriarcale di Venezia: progetti
di valorizzazione del patrimonio librario antico. Nella notte tra il 29 e il 30 di
agosto un incendio ha attaccato i tetti del palazzo in ristrutturazione: le fiamme
hanno causato danni limitati, e l’acqua dei pompieri ha colpito soprattutto le tele
di Tiziano lì conservate. Per fortuna ai libri non è successo nulla: fuoco e acqua li
avrebbero distrutti o comunque danneggiati.
Ma così sarebbe stato anche se si fosse trattato di libri elettronici, per forza di
cose conservati o su memorie di massa esterne (dischi, chiavette) o su un computer o un server: fuoco e acqua li avrebbe distrutti o danneggiati.
I libri cartacei o elettronici sono distruttibili in quanto sono oggetti materiali.
Anche il libro elettronico è materiale, fatto di impalpabili bit e impulsi elettrici,
ma comunque materiali. Libri spirituali sono solo quelli che io posso pensare, sono
i libri nella mente dell’autore.
4) Testualità
Un libro è fatto innanzitutto di parole.
Il linguaggio verbale è il più articolato, duttile e preciso sistema di comunicazione
umano. La sua forma scritta ha molti limiti espressivi, ma anche evidenti vantaggi
di permanenza nel tempo e nello spazio.
La riteniamo importante perché permette la riflessione e lo sviluppo del pensiero
(vedi Luca Serianni sul “Corriere della Sera” del 9 settembre 2010).
Noi crediamo in una forma di cultura comunitaria che si sviluppa tramite la condivisione delle esperienze (nella fisica come nell’estetica).
Come insegna Gino Roncaglia, la storia dell’ebook inizia come storia di trasferimento digitale di testi ricavati dai libri.
Gli ebook-reader che conosciamo sono, in effetti, dei libri di plastica sui quali
scorrono magicamente pagine di libri.
L’esperienza di lettura (ma anche di contenuti assimilati) non è diversa se leggo
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Pinocchio dal tascabile Oscar Mondadori o da Kindle.
Ma sarà così anche in futuro?
Certo, un libro in formato elettronico è comunque dotato di “funzioni” testuali
diverse da un cartaceo: dalla possibilità di ricerca automatica di un lemma alla
possibilità di consultare con un click un vocabolario.
Quando però uso per leggere una tavoletta che è in tutto e per tutto un computer,
quel testo diventerà immediatamente un’altra cosa: box, filmati, musiche…
Possiamo parlare allora di iperlibri? È davvero uguale leggere Il dottor Živago di
Pasternak o vedere l’omonimo film con Omar Sharif?
5) Editore
Non è un caso che un incontro come questo sia organizzato soprattutto da editori.
Certo, proprio in quanto editori l’evento ha preso una certa forma (a esempio
anche dialogica: io non sono innanzitutto un sostenitore dell’ebook, eppure sono
stato invitato a parlare).
Eppure ci si dovrebbe stupire: ma se dell’ebook parlano gli editori, allora l’ebook
è un libro! Fintanto che gli ebook li fanno gli editori, sono libri.
In effetti l’editore non crea i testi, fa i libri.
Perciò dall’editore dipendono i fattori inerenti alla qualità grafica e materiale,
ma anche gli elementi di tipo contenutistico: scelta, verifica, traduzione, autorevolezza, coerenza… tutto il lavoro editoriale.
Ma allora, finché a fare i libri saranno li editori, i libri saranno oggetti dotati di
un significato.
Dunque, il lavoro dell’editore non è finito, anzi, forse è all’inizio. Come dice Mario Guaraldi, allora, al centro saranno finalmente messi i contenuti!
È la riscossa dell’editore? Per questo come Master in Professione Editoria dell’Università Cattolica mettiamo a disposizione per l’a.a. 2010-2011 una borsa di studio
per chi abbia partecipato a questo eBookFest.
6) Scrittura
Occorre non confondere i piani: la scrittura esiste a prescindere dai libri (si pensi
a una lettera o un sms) e i libri dalla scrittura (libri fotografici, campionari di
tessuti).
La scrittura nasce per fissare il pensiero: Platone (facendo parlare Socrate) la
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condanna perché esenta dal ricordare (sapere). Eppure ci saremmo dimenticati
del Fedro se non fosse stato scritto.
All’inizio la scrittura è puramente rammemorativa: disegni o sillabe che favoriscono il ricordo, non trascrizioni fonetiche di parole. Gli ideogrammi funzionano
ancora sostanzialmente così, con l’ambiguità che per ricordare devi imparare e
ricordare tutti i segni che descrivono la realtà.
Mirabile fu l’invenzione delle scritture alfabetiche, che sono le più funzionali a
una sapienza diffusa e democratica, non di caste di scribi addetti alla scrittura.
L’ebook è una tecnica di trasmissione, conservazione e accesso al testo scritto
che conserva le caratteristiche della scrittura così come sono note.
Certo si potrà parlare della ergonomia messa in atto dell’oggetto libro nella forma codex, che in effetti viene imitata appunto da quasi tutti i book-reader in
commercio.
Quanto invece al supporto oggi più usato, la carta. Essa è dotata di caratteristiche sue proprie che la rendono un ottimo supporto: in realtà il suo antagonista fu
per secoli la pergamena, che resta comunque ancor oggi il migliore oggetto per
conservare la scrittura.
La carta è dotata di minor peso, di una disponibilità quasi illimitata, di un minor
costo, ma anche di minore durata, specie la carta di polpa di cellulosa, quella che
usiamo noi. La scrittura può esistere e svilupparsi anche senza carta.
7) Libro/ebook
Si possono osservare molti elementi contraddittori.
Uno è per esempio quello della fruizione non solo lineare del testo permesso dal
libro cartaceo (nella forma codex), mentre l’ebook ha uno scorrimento che ricorda il succedersi delle pagine di un rotolo (volumen).
Però in un dizionario un formato elettronico esalta invece proprio l’acceso non
lineare.
Si pensi alla fissità del testo. In molti casi il ne varietur è un dato essenziale, e
questo è esaltato nel libro cartaceo, contro quello elettronico, al limite aggiornabile (ma anche il manoscritto lo era, quando la scrittura veniva erasa). Certo,
quando c’è da correggere il libro cartaceo resta sostanzialmente impotente (tranne soluzioni molto macchinose).
Per correggere un testo, occorre fare nuove edizioni: quanto ha venduto l’edizione corretta della traduzione del Signore degli anelli? La edizione con la traduzione corretta della Bibbia CEI, solo nel primo anno, ben 350.000 copie… C’è un
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mercato anche per i testi corretti!
Un elemento di strana continuità è invece costituito dai modi di presentazione dei
meta dati. Nei prodotti digitali di natura libraria i meta dati (o dati bibliografici)
sono spesso trascuratissimi (basti l’esempio di Google Books).
Eppure, nell’iPad, quando visualizzo la serie dei libri che ho a disposizione e che
devo scegliere per la lettura, gli ebook vengono presentati su una specie di espositore (come quello delle novità in certe librerie e biblioteche) dotati di tanto di
copertina!
Mi pare che resti aperta un’altra questione.
Gli ebook usano formati di impaginazione particolari, capaci di modellarsi sullo
schermo.
In un testo articolato che ne è di quella che potremo chiamare la macro segmentazione testuale, quella che supera la sintassi del periodo per divenire sintassi del
testo ovvero retorica della grafica?
Occorre ricordarsi che il silenzio (i bianchi della pagina) non sono vuoto di significato…
8) Librarietà
Detto ciò, gli aspetti problematici sono molti. Ci sono alcune domande ancora
aperte da diversi punti di vista.
1. sociologico: che fascia di popolazione è interessata al fenomeno?
2. culturale: potrò davvero leggere tutti i libri?
3. temporale: ma quanto durano i formati adottati?
4. economico: come si organizzerà il mercato e con che prezzi?
Con alcuni amici sono rimasto colpito da tre interventi disponibili sul web (e citati
in alcuni dei migliori saggi disponibili in italiano sul fenomeno ebook), e abbiamo
scelto di tradurli per il pubblico italiano.
Ne è nato appunto “Librarietà. Provocazioni sul futuro del libro”
Si tratta di un opuscolo di una ventina di pagine che intende offrire alcune riflessioni sul tema: lo si trova disponibile gratuitamente sul sito del Centro di Ricerca
Europeo Libro Editoria Biblioteca dell’Università Cattolica.
È indispensabile, in questo momento di trasformazione, continuare a riflettere su
cosa sia il libro e su come esso muti il suo aspetto, le sue funzioni, la sua utilità.
Nel citato libretto Edward Hutchins scrive, tra l’altro, che di un libro occorre valutare, più che di cosa è fatto o cosa sembra, come è usato e a che scopo serve.
Credo che questa sia un’attitudine critica che occorre sempre più coltivare.
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9) Engaging the reader
Il lunedì 8 novembre a Milano presso la Università Cattolica si svolgerà una giornata di studio dedicata all’ebook dal titolo “Engaging the reader”.
La giornata, organizzata dal Master in Professione Editoria, vedrà stand, seminari
e tavole rotonde dedicate al mondo della produzione editoriale e delle biblioteche.
Ma perché “Engaging the reader”?
Si vuole intenzionalmente spostare l’attenzione: tutti parlano degli strumenti
hardware, molti si preoccupano delle caratteristiche propriamente editoriali (dai
formati ai canali distributivi, ai prezzi), nessuno parla dei lettori.
Volutamente non consumatori o clienti, ma lettori.
Il l’ebook avrà successo se conquisterà i lettori. Se gli hardware favoriranno la
lettura. Se i software renderanno più facile la lettura.
Ancora una volta non abbiamo inventato praticamente nulla: le pratiche di lettura si trasformeranno, ma ciò che deve essere al centro è il testo in rapporto al
suo lettore.
Si tratta di un incontro decisivo.
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_Barbieri
“Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…”. Questioni di
reperibilità dei testi in formato digitale accessibile da
parte degli studenti disabili nelle università italiane.
Federico Barbino
Biblioteca di Scienze dell’Educazione – Alma Mater Studiorum
Università di Bologna
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Il titolo di un famoso brano di Battisti illustra bene quello che è l’atteggiamento
incerto a cui le università italiane sono spesso costrette rispetto alle azioni da
mettere in campo a garanzia del diritto allo studio a favore dei propri studenti
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disabili. È da registrare positivamente che da quasi un decennio i dati1 relativi
agli studenti disabili iscritti nelle università italiane presentano un andamento
crescente. Le università italiane hanno l’obbligo di garantire e rendere effettivo
l’esercizio del diritto allo studio da parte di tutti i propri studenti. Ciò deriva dalla Costituzione della Repubblica Italiana2, dalla legislazione vigente3 e da diverse
altre fonti normative4.
Ma il nostro discorso può partire più semplicemente dalla constatazione di un dato
di fatto che è anche ciò di cui spesso si lamentano gli studenti disabili. Un qualunque studente rispetto ad un volume di suo interesse ha la possibilità di scegliere
tra diverse modalitdi fruizione: può decidere di comprare il libro, oppure può
decidere di prenderlo prestito in una biblioteca. Uno studente disabile, invece,
molto spesso non può agire neppure una delle precedenti alternative. Questa è
una forma di “digital divide” con dei tratti paradossali. Infatti non sono i soggetti
disabili ad essere “carenti”, al contrario sono culturalmente preparati, dispongono delle tecnologie, sono economicamente capaci, il contesto sociale ristretto in
cui si muovono (amici, famiglia, associazioni, ecc.) è adeguato. In altri termini il
deficit (motorio, sensoriale, ecc.) che produce la condizione di “handicap” nella
persona disabile, grazie alla tecnologia, sarebbe forse già superato. È piuttosto il
contesto sociale ed economico (e il mercato editoriale italiano in particolare) ad
essere spesso inadeguato e in ritardo, non solo nel merito specifico dell’accessibilità dei prodotti editoriali su supporto digitale, ma proprio in relazione a tali
prodotti in generale.
Ciò è spiegabile con ragioni interne al mercato (scarse domanda e diffusione di
alcune tecnologie), ma anche per la paura degli editori che possa accadere al
libro digitale quello che è accaduto alla musica. Quindi, uno studente disabile
probabilmente potrebbe non farsene nulla del libro cartaceo. Quello di cui ha
bisogno per i suoi studi è una copia in formato digitale alternativo, accessibile e
navigabile del testo5. Cioè avere a disposizione una copia che possa essere “letta”
mediante un computer dotato di particolari ausili, come per esempio specifici
software per la lettura, la sintesi vocale o l’ingrandimento dei contenuti presenti
sullo schermo. Inevitabile dunque è il passaggio dal cartaceo al digitale, ma ad un
digitale che deve essere realmente fruibile6.
La quasi totale mancanza sul mercato della manualistica scientifica in lingua italiana con le caratteristiche ricordate costringe i soggetti disabili, le loro famiglie,
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le associazioni e le università a pratiche di digitalizzazione (e quindi di copia)
molto onerose e spesso al limite della legittimità in relazione al rispetto del diritto d’autore7. Benché la legislazione preveda delle eccezioni a favore dei disabili,
si registrano anche degli esiti a dir poco paradossali. Infatti, la copia è consentita
per uso personale, perché si tende ad escludere che possa essere fatta da soggetti
terzi, ma dovrebbe essere fatta direttamente dall’interessato (il che è aberrante
nel caso di una persona disabile).
Dopo anni di ritardo è stato emanato un decreto8 attuativo da parte del Ministero dei Beni Culturali con l’indicazione dei beneficiari delle eccezioni. Il decreto
però individua tra i beneficiari solo i soggetti con disabilità sensoriale certificata9
(quindi di fatto esclude i soggetti dislessici e i disabili motori). Il decreto prevede
altresì che la riproduzione e l’utilizzazione di materiali protetti possa anche essere effettuata tramite le associazioni rappresentative dei disabili, sulla base di
appositi accordi stipulati con i titolari dei diritti (gli editori).
In questo quadro si inseriscono diversi progetti realizzati dalle università italiane.
Si può ricordare un progetto dell’Università di Padova che si propone di creare un
portale10 specializzato di ricerca e fruizione di documenti in formato alternativo
delle istituzioni culturali italiane. Altro progetto è quello dell’Università di Bologna che nell’ambito della CNUDD-CRUI11 ha istituito un tavolo di confronto con
l’AIE12. Tra le finalità vi è quella di pervenire ad accordi che consentano alle università tra l’altro di richiedere agli editori copie digitali (meglio se già accessibili)
con la certezza di veder soddisfatta la propria richiesta; di svolgere (se la copia
digitale non è disponibile), con piena legittimità un’attività di digitalizzazione
e diffusione selettiva dei documenti prodotti, mentre in questo modo gli editori
avrebbero la garanzia della tutela dei propri diritti da parte di un soggetto istituzionale accreditato, come l’università.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/ebookfest-barbino
1
Sistema di Informazione Statistica sulla Disabilitpromosso dal Ministero della Solidarietà
Sociale e realizzato dall’ISTAT <http://www.handicapincifre.it> . Data di ultima consultazione:
10 settembre 2010.
2 Artt. 3, 33 e 34.
3 Es. Legge StancaL.4/2004; Legge n. 17, del 28 gennaio 1999; Legge 5 febbraio 1992, n. 104.
4 Ad es. dagli statuti delle stesse università dalle Direttive dell’Unione Europea variamente
recepite nella legislazione nazionale, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità. Per lo specifico delle biblioteche anche dai documenti di indirizzo di
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importanti agenzie internazionali, come lONU, LUNESCO e dalle associazioni nazionali ed
internazionali dei bibliotecari come lIFLA e in Italia lAIB.
5 Per altro come in teoria prescritto dalla Legge Stanca.
6 Per la corretta definizione di cosa si intende per accessibilità fruibilità come tali concetti si
sostanziano nelle caratteristiche che i testi debbono avere per le diverse tipologie di disabilità
si rimanda a Relazione della segreteria tecnico-scientifica sull’editoria accessibile in Quaderni
CNIPA, n.20/2006: Rapporto 2005 - Commissione interministeriale permanente per l’impiego
delle ICT a favore delle categorie deboli o svantaggiate < http://www.pubbliaccesso.gov.it/
biblioteca/documentazione/strumenti_didattici/libri_testo.htm>. Data di ultima consultazione:
10 settembre 2010.
7 L.633/1941 e successive modifiche. Per lo specifico delle eccezioni si veda in particolare
l’art. 71 bis.
8 Decreto attuativo del Ministero dei Beni culturali n. 239 del 14 novembre 2007.
9 La disabilità sensoriale deve essere accertata ai sensi della Legge 5 febbraio 1992, n. 104.
10 Il progetto, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prevede la creazione di un
portale, denominato Biblioteca Virtuale Italiana di Testi in Formato Alternativo, che garantirà
la possibilità di una maggiore fruizione del patrimonio didattico, scientifico e culturale alle
persone con disabilità nel rispetto della loro autonomia e delle pari opportunità http://formatoalternativo.cab.unipd.it/>. Data di ultima consultazione: 10 settembre 2010.
11 CNUDD: Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità http://www.studentidisabili.unibo.it/ServizioDisabili/Studenti+disabili/organizzazione/cnudd.htm>
12 Associazione Italiana Editori
Editori nativi digitali:
presente e futuro della nuova editoria indipendente
di Simone Bedetti
Area 51 Publishing
------------------------------------------Ma gli editori sognano pecore elettriche?
“Ci si chiederà se davvero in questo mondo tutto proceda così a rovescio da dover
essere continuamente capovolto.”
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)
Dall’editore digitale ci si attende sempre qualcosa di tecnologicamente innovativo. Deve sorprendere, trasformare, produrre soluzioni a getto continuo, esercitare ogni forma di sforzo psichico e pensiero laterale per sviare dai canoni,
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anticipare rivoluzioni, prevedere futuri anteriori. Non bastano competenza sui
formati, aggiornamento costante, attenzione ai dettagli – quel che una volta si
chiamava un buon artigianato. Per gli editori tradizionali è fin troppo, per lui è
solo questo.
Intanto questo Paese di facce tristi alza i soliti muri, ricicla arrugginiti meccanismi, trite gerarchie, relazioni più o meno occulte. Tutto corre, ma non scorre.
Grande o piccolo, alto o basso, giusto o sbagliato, vero o falso, 0 o 1. Non ci si
diverte più.
La reazione dev’essere un’ulteriore stretta tecnologica? Sviluppare una forma di
tossicodipendenza da tecnologia è il destino dell’editore indipendente in gara con
i fantasmi?
Un libro non sarà più un libro, ma un editore resta un editore. Questo pensiero mi
rallegra perché mi libera della domanda più noiosa: cosa sarà il libro?
Siamo editori, non informatici. Me lo ripeto tutte le mattine davanti allo specchio, mentre codici verdi colano sul vetro. Non è importante come-lo-pubblichiamo, ma ciò-che-pubblichiamo. Ripetiamolo cento volte.
Cos’è un editore? Cosa pubblichiamo? Due domande e un tempo verbale che mi
liberano della seconda parola più noiosa dopo “libro”: “futuro”.
Cosa pubblichiamo ora? E qui, signori, qui entriamo nel campo della metafisica,
qui oltrepassiamo le anguste porte del tempo per immergerci nella vibrante energia dell’immaginario. Immaginario che non voglio più trattenere, comprimere,
strizzare, intubare. Voglio che dilaghi. È la mia missione, la mia natura di editore.
Non so a voi, ma a me questo immaginario mi va stretto, mi agita, mi irrita, mi
fa venire l’orticaria. Diavolo, mi sembra di ascoltare un’unica voce che ripete
sempre le stesse cazzate. Io sento un profondo disagio verso la realtà, non lo
nascondo.
Non ce la faccio proprio, è più forte di me, odio i premi letterari, gli incontri con
l’autore, le smorfie malsane degli sconfitti generazionali, l’anoressia esistenziale
delle scrittrici maledette, le vite disperate ma redente, le prediche onanistiche,
le cerimonie di consacrazione dei nuovi geni, i custodi del Bene, i martiri, gli eruditi raffinati, gli eloquenti parrucconi, gli esordi sorprendenti, gli scrittori noir, i
bravi divulgatori.
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tracce 2010
Voglio pubblicare cose sbagliate, che non debbano corrispondere a niente a cui
dovrebbero corrispondere, somigliare a niente a cui vorrebbero somigliare. Voglio ascoltare il racconto della costante lotta con le programmazioni genetiche,
le pulsioni inconsce, gli istinti e la violenza della specie, le pressioni sociali, gli
abissi e le eternità cosmiche.
Sono a caccia di immagini.
Parlo di ciò che una volta si chiamava sperimentare e che apparteneva agli artisti,
agli scrittori. L’industria culturale li ha annientati. Il cosmo digitale rimette il gioco in mano all’editore. Noi siamo l’avanguardia perché noi siamo gli unici in grado
di fare rete. L’editore indipendente è snello, veloce, agile, leggero come l’aria.
Non so se Calvino intendesse questo quando parlava di leggerezza. Lo spero.
Ho una visione disincarnata della Rete, la libertà che trascende la tecnologia stessa nella comunione empatica tra le menti e le anime elettriche.
Sogno una nuova cosmogonia, una nuova specie umana.
Penso positivo.
Ps. Sia chiaro però: non voglio più ricevere un curriculum che alla voce “Conoscenze informatiche” rechi “Elaborazione testi-word.”
E-Book a scuola e in biblioteca: il progetto
MediaLibraryOnLine
di Giulio Blasi
Ceo Horizons Unlimited
-------------------------MediaLibraryOnLine è il primo network italiano di biblioteche digitali pubbliche.
Un portale di “digital lending” per accedere (gratis!) a musica, film, e-book, quotidiani, audiolibri, banche dati, oggetti di e-learning e molto altro.
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ebook
Per quanto concerne gli e-book la piattaforma ospita oggi circa 27.700 ebook di
cui oltre 2.000 sono e-book commerciali acquisiti da 46 editori (numero in crescita continua).
MediaLibraryOnLine risponde a un vuoto grave del panorama italiano: l’assenza
di servizi di “prestito digitale” nelle biblioteche italiane. Negli USA circa 8.000
biblioteche pubbliche (per non parlare di quelle accademiche e di ricerca) utilizzano servizi di questo tipo e sono in grado di dare in prestito, via Internet e
gratuitamente, contenuti digitali di ogni tipo ai cittadini che hanno una card della
biblioteca. Servizi simili si sono sviluppati negli ultimi 10 anni e hanno in qualche
modo anticipato la nascita dei servizi commerciali consumer e la diffusione degli
e-book reader. In Italia abbiamo saltato questo processo e rinunciato quindi a
costruire una comunità di “lettori digitali” consapevoli delle problematiche connesse.
MediaLibraryOnLine nasce nel marzo 2009 per rispondere a questo vuoto e per
sensibilizzare il mondo dell’editoria e della distribuzione editoriale italiana alle
problematiche specifiche della distribuzione digitale nelle biblioteche.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/mlol-numbers
• Video: http://www.youtube.com/user/ebookfest2010#p/u/4/tFJUsQmRqYo
Le emozioni in digitale
di Enrico Bocciolesi
Università di Perugia – Vega
------------------------------------------Nella società odierna sono numerose le evoluzioni ed i mutamenti in atto, determinati dall’avvento di nuove tecnologie che, in un contesto sociale frenetico, caotico e liquido (Bauman, 2008), coinvolgono la persona nella sua totalità.
Questo cambiamento e successivo passaggio a prodotti digitali ha addotto ad una
trasformazione del testo scritto e delle sue modalità di lettura, oltre al mutamento del rapporto che si ha con le proprie emozioni. L’avvenimento ha carattere
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tracce 2010
globale, perché riguarda non solamente la persona, l’educatore o il formatore,
ma interessa in primis la scuola nella sua complessità. Un’intelligenza emotiva
che si aggiorna nell’era dell’e-book, le possibilità per riflettere, ipotizzare ma
anche intervenire sul prodotto informatico con competenza tecnologica, tenendo
presente lo stato attuale dell’arte.
Introduzione
Oggigiorno la percezione e comprensione del proprio stato emozionale è da ritenersi una priorità per il bambino, in quanto secondo lo psicologo D. Goleman
(1996), serve a compensare un equilibrio necessario con le capacità intellettuali
e razionali. La rinuncia a un’eventuale “alfabetizzazione emozionale”, porta con
sé una possibile limitazione di tipo intellettuale, capace di “generare difficoltà
nell’apprendimento scolastico” e nei frequenti rapporti interpersonali che si propongono continuativamente (Goleman, 1996, pp.7-8). Un’emotività che si riqualifica in presenza di contesti innovativi, tecnologici e virtuali, divenendo digitale.
Emozioni che tutti noi percepiamo secondo il contesto in cui ci troviamo, delle
persone che abbiamo accanto o delle gesta che stiamo compiendo.
Queste percezioni di tipo emotivo, possono a loro volta essere “positive e nobili
come l’entusiasmo, la gioia e l’amore, o negative – distruttive come l’avversione,
l’angoscia e la noia” (Goleman e Tenzin, 2004; Rosati, 2006). Lo stato emotivo
delle persone adulte e in particolar modo dei bambini, è spesso subordinato a
degli oggetti che si possiedono e si utilizzano. Prodotti che nell’era del web 2.0,
dei social network e della recente “quarta rivoluzione” (Roncaglia, 2010) sono
riproposti sulla base di nuove realtà e specificità di utilizzo della tecnologia. Le
nuove scoperte scientifiche supportano questa riflessione, assicurando al tempo
stesso che: l’aumento dell’autoconsapevolezza emotiva (Goleman, 1996) trasposta nello strumento tecnologico consente di aumentare efficacemente il controllo
emotivo stesso e la propria capacità di essere empatici.
Emozioni nell’era dei social media
Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la
data 17 maggio 2157, scrisse: “Oggi Tommy ha trovato un vero libro!” Era un libro
antichissimo. Il nonno di Margie aveva detto una volta che, quand’era bambino
lui, suo nonno gli aveva detto che c’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i
racconti erano stampati su carta.
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ebook
Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero:
su uno schermo, è logico. E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra
c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta.
(Asimov, 1991)
Margie, nel brano estrapolato da Asimov, lo aveva scritto perfino nel suo diario, la
scoperta di Tommy era meravigliosa, avevano avuto modo di trovare un vero libro,
di carta, che – informaticamente parlando – potremmo definire analogico.
Lo stupore e la sorpresa pervasero i due bambini, la scoperta e la curiosità caratterizzarono questo evento che è oggi il riflesso di quanti di noi, nati in un’epoca
in cui non si veniva al mondo come nativi digitali (Prensky, 2001), leggere un
libro senza le fruscianti pagine sarebbe stato impensabile. Oggi, dopo circa dieci
anni dalla prima proposta di un e-book o libro elettronico denominato Softbook
(prodotto intorno alla fine del 1998 con i primi lettori di testi elettronici, ereader
chiamati Rocket ebook), ci troviamo ad un bivio decisionale, condizionante per
il futuro apprendimento del bambino: libro cartaceo o elettronico, analogico o
digitale? Quali conseguenze emotive?
Avvalorati da recenti studi in ambito neurologico e psicologico eseguiti sia presso
l’Università di Chicago (studio condotto dal neuro scienziato sociale J. Cacioppo),
sia nella California State University (con il contributo prodotto nel 2008 a Los
Angeles dalle psicologhe K. Subrahmanyam e G. Lin), avendo a riferimento le prime applicazioni sulle tecnologie, la rete e la loro plausibile utilizzazione, si può
ipotizzare la produzione di un condizionamento a livello emozionale da parte di
nuovi media presenti nella società attuale.
Una realtà sociale che non molto tempo fa, vedeva lo strumento informatico e
tecnologico come connesso ad una rete di comunicazioni che, paradossalmente
era vista come una sconfinata area inanimata, priva di vita per le relazioni sociali
ed emozionali. In questo periodo assistiamo all’avvento di una nuova serie di
modificazioni, influenzate dalla presenza dei social media, capaci di colmare gap
tecnologici creatisi in precedenza e ad attribuire un’accezione di positività allo
strumento informatico.
Il testo cartaceo ha in qualche modo accompagnato l’uomo in questa “mediamorfosi” (Fidler, 2000), sin dalla seconda rivoluzione, quella che si contraddistingue
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tracce 2010
per essere “della cultura manoscritta o chirografica” (Baldini, 2003, p.44). Un
libro, a partire dalle prime trascrizioni manoscritte, era per quei pochi che potevano permetterselo; motivo di vanto, entusiasmo e gioia, sia per la rarità che
esso rappresentava nel contenuto, sia per il valore che si attribuiva alla coperta,
spesso ornata di materiali preziosi (Stussi, 2007).
Con il ri-mediarsi delle tecnologie della scrittura (Bolter, 1993), la presenza e successiva evoluzione della stampa a caratteri mobili dell’orafo Gutenberg (McLuhan,
1976) fa sì che si diffonda l’alfabetismo e l’interesse appassionante nei riguardi
di quell’oggetto, a forma rettangolare, composto da dei fogli sottili, inclusi tra
due pagine perlopiù rigide a protezione di esso. Così la curiosità, l’interesse, e
l’amore per il sapere consentono ai testi analogici, di diffondersi e modificarsi
nella loro stessa struttura. Emozioni in grado di sollecitare delle modifiche in
corso d’opera a questo prodotto e, come delle folgorazioni intervengono su chi
legge, lasciando nel fruitore del testo una percezione positiva.
Con il passare dei secoli la scuola di tutti, pubblica, si appropria del testo scritto
come strumento, mezzo e veicolo d’informazioni ma anche ausilio per l’apprendimento. I bambini iniziano così a vivere appieno il mondo, costellato da testi
scolastici – detti sussidiari -, letture fantastiche, fiabe e favole che catturano il
giovane lettore in un contesto immaginifico che lo spinge a sognare. Pagine di
carta bianca, gialla, arancio, o azzurro come i libri illeggibili di Bruno Munari,
oppure pieni d’immagini che fanno volare con la fantasia e avvicinano il bambino
nello stabilire un rapporto di empatia (Rifkin, 2009, pp. 171-172) con il soggetto
del testo in lettura: tanti Cenerentola, Biancaneve, Re Artù, Principe Azzurro e
altri si sono appropriati della nostra fanciullezza. Letteratura per l’infanzia, per
gli adulti, collane di narrativa, pedagogia, scienze, arte, poesia, musica e quanto
altro pensiamo di aver letto e sfogliato, oggigiorno, nel XXI secolo, è affiancato
dal supporto digitale, e-book e e-book reader.
Si passa così dalla “carta allo schermo” (Roncaglia, 2010, p. 52), da un testo statico a uno dinamico, da lineare a reticolare, che per l’adulto può rappresentare
una fonte di imbarazzo, incomprensione, distacco, perché come la gran parte dei
media tecnologici e informatici richiede una nuova forma di alfabetizzazione,
digitale, mentre per il bambino non è così. Secondo M. McLuhan “quando nuove
tecnologie si impongono in società da tempo abituate a tecnologie più antiche,
nascono ansie di ogni genere” (McLuhan, 2008). Sicuro è che l’e-book reader
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.fest
ebook
mobilita alla coscienza collettiva – richiesta da un eventuale flusso elettronico di
informazioni – e attiva quei comportamenti esplorativi di cui parlò nel 1960, D. E.
Berlyne nel suo famoso libro Conflitto, attivazione e creatività (Berlyne, 1971),
strettamente legati alla curiosità, che lo spingono a sperimentare il nuovo oggetto d’uso. Rappresenta un aspetto interessante, capace di sviluppare ed esercitare
la mente, consentendo al bambino e alla persona adulta di adattarsi all’ambiente, sia esso reale o virtuale, purché interessante.
“I sensi sono la porta dell’anima” asseriva Maria Montessori mentre cercava di
stimolare, con materiali definiti pre-fabbricati, il tatto, la vista ed anche l’olfatto (Montessori, 1962; Rosati e De Santis, 2004, pp. 47-49). Quindi esplorazione,
creatività e percezione sensoriale vanno di pari passo con l’evoluzione tecnologica che, per i nuovi nativi digitali, è alla base di ogni media di comunicazione.
Il rapporto dei bambini di oggi con lo strumento tecnologico è usualmente positivo, in quanto risultano essere già alfabetizzati e tuttavia attratti da tale settore, questo approccio rende pertanto favorevole l’introduzione dell’e-book nella
scuola italiana.
Si insinua che entro il 2012 i testi cartacei saranno sostituiti da quelli virtuali ma,
questa metamorfosi mediatica deve essere preceduta da numerosi interventi a
favore di essa. Diviene perciò necessaria e auspicabile la realizzazione di seminari, incontri, convegni teorici e pratici, veri e propri laboratori di e-book, per
insegnanti di ogni ordine e grado, al fine di ottenere una maggiore consapevolezza del mezzo.
Oltre ad una buona base tecnologica e conoscitiva del testo elettronico, servirà
un pratico, leggero, affidabile e poco costoso lettore di testi digitali, e-book reader.
In seguito si dovranno rendere consapevoli e informate le stesse famiglie sulla
necessità di poter provvedere a far avvicinare il bambino al “libro in cornice”,
anche se la parte più impegnativa spetterà alla scuola.
Approfittando dell’interesse che questa nuova forma testuale coadiuva su di sé da
parte dei giovani utilizzatori, si può, rifacendosi come possibile linea al “costruzionismo” di Seymour Papert (Capponi, 2008, pp. 43-45), apprendere dai propri
errori, cioè sperimentare con la classe in maniera attiva. Un coinvolgimento partecipato di insegnante e alunno per la scoperta della novità, del funzionamento
e uso del libro elettronico in classe, strettamente connesso, se non direttamente
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tracce 2010
vincolato, alla esigenza di porre quesiti, cercare possibili soluzioni, perché no,
realizzare dei semplici schemi e brainstorming, ma soprattutto errando, ovvero, imparare sbagliando. Tuttavia tale approccio positivo, riesce a generare e
profondere gioia nel bambino che si sente facilitato da un insegnante che non è
guida ma, ausilio e sostegno. In questo caso possiamo parlare di emozioni digitali,
prodotte dai nativi tecnologici e che si diffondono sia nell’ambiente reale sia in
quello virtuale.
Conclusione
Pertanto è opportuno sollecitare a ulteriori riflessioni ed approfondimenti in merito, poiché le numerose e continue ricerche in campo tecnologico, emozionale e
psicologico esortano al ricorrente aggiornamento delle ipotesi precedentemente
proposte. Tali peculiarità consentiranno il rinnovamento necessario delle pratiche
e metodologie educative in sincronia con eventuali contributi e approfondimenti
degli stati emotivi e dell’emotività.
Il focalizzare l’attenzione su teorie, oggetti e aspetti caratterizzanti sia per una
società mediale, sia per la realtà scolastica consentirà di “rispondere alle formidabili sfide della globalità e della complessità nella vita quotidiana, sociale,
politica, nazionale e mondiale” (Morin, 2000, pp. 28-29).
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/bibliografia_Bocciolesi
Testi digitali, crearli a scuola
di Michele Botrugno e Maurizio Chatel
Istituto Athenaeum - Istituto Spinelli, BBN
------------------------------------------La seconda fase della storia editoriale dei testi scolastici digitali parte dal concetto di piattaforma. La rete rende disponibile una disseminazione del testo che
non va a discapito della comprensione ma che anzi ne aumenta l’accessibilità
cognitiva.
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ebook
Alla struttura lineare si sostituisce una metastruttura composta da livelli di competenza – per fasce d’età, per indirizzi di studio – e da livelli di approfondimento
– laboratori, archivi di dati; il manuale si trasforma in una costellazione di punti
di lettura, alcuni dei quali tipici di ogni disciplina – le competenze di base esposte
in forma testuale -, altri che travalicano il puro apprendimento per investire un
nuovo rapporto tra autore e lettore – blog, forum, ecc.
La sperimentazione messa in atto tra BBN e Athenaeum di Torino è un tentativo
di aprire il laboratorio editoriale alle competenze dirette degli insegnanti, non
più investiti del semplice ruolo di autori ma di ideatori di una di queste “piattaforme” in tutti i suoi livelli; parallelamente, la scuola si apre alle competenze
tecniche dell’editore digitale per innovare i propri metodi di insegnamento. Il
risultato, sperimentale, è un tipico testo “liquido”, ovvero “disseminato” nella
rete per livelli e per tipologie di linguaggio: dal testo alla pagina WEB, dal filmato
al database.
All’eBookFest di Fosdinovo è stata presentata la possibilità di creare un testo
digitale “liquido” per la materia “Fisica” impartita negli istituti di istruzione superiore secondaria, che supera il concetto di testo digitale così come è costruito
oggigiorno spesso nel formato pdf, per diventare testo in continua evoluzione,
a più livelli di approfondimento e arricchimento. Partendo dalla progettazione
modulare della disciplina, la singola unità didattica o lezione viene strutturata,
al primo livello di approfondimento, con una mappa concettuale che individua,
per il singolo argomento, i prerequisiti ai contenuti istituzionali della lezione e
le verifiche formative di comprensione delle conoscenze (eserciziario di primo
livello).
Un secondo livello di approfondimento sviluppato è l’applicazione della disciplina
nel quotidiano mediante l’integrazione all’enunciato o al fenomeno fisico con
applicazioni realizzate in “laboratori virtuali” e con schede di approfondimento
(eserciziario di secondo livello) attinte anche dalla rete; si è inoltre ritenuto interessante, a questo livello di approfondimento fornire dei cenni biografici e storici
dei fisici e scienziati, opportunamente inseriti nel loro tempo, citati nel testo.
Appartiene ancora a questo livello un compendio delle formule relative all’unità
didattica.
Il terzo livello di approfondimento stimola la ricerca nel discente ed è costituito
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tracce 2010
da tutta una serie di siti e/o bibliografie che gli autori mettono a disposizione.
Il quarto livello infine si perfeziona con forum di discussione on line.
La lezione/unità didattica supera i limiti fisici dell’aula e del rapporto frontale
col docente, l’uso della rete con forum e blog permette un continuo feed-back
sull’adattabilità e la flessibilità dei contenuti migliorando sicuramente la trasmissione dei saperi e la loro fruibilità.
“La Shoah. Lo sterminio ebraico”:
una narrazione multimediale per il progetto
Policultura
di Emanuela Bramati e Marinella Molinari
Scuola Primaria “Molino Vecchio” di Gorgonzola
Scuola Primaria “Eugenio Medea”, Varese
------------------------------------------PoliCultura è un’iniziativa del Politecnico di Milano che si pone l’obiettivo di dimostrare come il connubio tra cultura e tecnologia sia possibile e auspicabile.
PoliCultura è innanzitutto un’occasione didattica, in quanto propone la realizzazione di una narrazione multimediale e multicanale su un tema culturale. La narrazione viene realizzata mediante il motore “1001storia”, uno strumento autore
messo a disposizione gratuitamente dal Politecnico di Milano, in grado di generare
automaticamente una versione per CD-rom, una versione Web e una per iPod.
Nel nostro intervento abbiamo illustrato il processo editoriale che ha portato alla
costruzione della narrazione multimediale “La Shoah – Lo sterminio ebraico”,
nella classe V A della Scuola Primaria “Molino Vecchio” di Gorgonzola (MI). Raccontare una storia o una esperienza è un’attività molto amata dai bambini della
scuola primaria e implica una serie di importanti benefici didattici. Se poi si ha la
possibilità di raccontare utilizzando la multimedialità il livello di motivazione, di
coinvolgimento e di impegno dei bambini aumenta notevolmente.
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.fest
ebook
La fase di progettazione
In un primo momento abbiamo visionato alcune narrazioni multimediali realizzate
nella precedente edizione e la possibilità di vedere il prodotto finito ha accresciuto nei bambini la “voglia di fare” altrettanto.
Occorreva innanzitutto scegliere il tema da trattare e tutti concordavano sul
fatto che dovesse essere un argomento coinvolgente e di forte impatto emotivo.
Poco tempo prima, in occasione della Giornata della Memoria, avevamo trattato
il tema della Shoah, soprattutto in riferimento al campo di Terezin dove furono
rinchiusi moltissimi bambini ebrei, tra i quali Helga Weissova, di cui avevamo
visto i disegni. La scelta è perciò ricaduta su questo argomento; i bambini hanno
espresso il desiderio di approfondirlo nonostante la tragicità dell’evento.
Seguendo le istruzioni fornite dal Politecnico, abbiamo preparato il piano editoriale, caratterizzato da un’alternanza di fatti storici, testimonianze e riflessioni
dei bambini. Abbiamo individuato il titolo della narrazione, gli argomenti e i sottoargomenti. Per alcuni argomenti si è deciso di chiedere ai genitori e ai nonni
di raccontare esperienze e ricordi. Successivamente i bambini si sono divisi spontaneamente in coppie e ogni coppia ha scelto liberamente, ma in accordo con i
compagni, l’argomento da sviluppare.
Nel laboratorio di informatica
È quindi iniziata la fase che prevedeva l’utilizzo diretto del computer.
Prima di tutto abbiamo inserito nel motore il piano editoriale, per avere la visione
globale del lavoro che saremmo andati a svolgere.
In seguito i bambini hanno scritto i testi e cercato le immagini, visitando alcuni
siti che erano stati inseriti in precedenza nel sito di classe. Ogni coppia ha letto
il materiale fornito e ha selezionato le notizie che riteneva più importanti, riscrivendole e rielaborandole con Word. Per la ricerca delle immagini, abbiamo
utilizzato Google, inserendo opportune parole chiave. Le immagini trovate sono
state salvate nella cartella di coppia, precedentemente preparata, insieme al file
di testo.
Ogni tanto facevamo il punto della situazione, per eventuali modifiche o integrazioni. Ogni bambino ha tenuto un diario di bordo personale, per avere sempre
presente il cammino percorso insieme.
Il passo successivo è stato la registrazione delle voci con il programma MyMP3.
Ogni coppia, munita di cuffia e microfono, ha letto e registrato il testo che aveva
predisposto e il file è stato salvato nella rispettiva cartella.
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tracce 2010
Testi, immagini e file audio sono stati infine inseriti nel motore, che i bambini
hanno imparato a gestire senza difficoltà. Insieme alle immagini reperite in Internet, hanno inserito i disegni che ciascuno di loro aveva realizzato sull’argomento.
Uno di questi è stato scelto come copertina della narrazione, tramite votazione.
Conclusioni
La progettazione/realizzazione della narrazione ha visto la partecipazione corale
di tutta la classe ed è stato questo l’aspetto didattico più significativo: avanzare
proposte, confrontarle, valutarle per selezionare argomenti e sottoargomenti, ha
comportato per gli alunni un’attenta attività di riflessione, senza perdere di vista
l’obiettivo finale della narrazione.
I bambini si sono sentiti “protagonisti” del percorso, che è stato costruito grazie
al contributo personale e creativo di ciascuno. La preparazione dei testi, la ricerca delle immagini, la realizzazione dei disegni, la registrazione delle voci hanno
consentito lo sviluppo di abilità importanti, sia nell’ambito cognitivo sia in quello
socio-relazionale: la capacità di analisi e sintesi, di confronto e di valutazione
critica, la capacità di espressione scritta e grafica, il controllo dell’emotività
nella fase della registrazione, la capacità di collaborare e di impegnarsi per un
obiettivo comune, il rispetto del punto di vista altrui. L’utilizzo delle nuove tecnologie ha reso tutto più “leggero” e coinvolgente: visualizzare sul monitor e
condividere con gli altri il risultato del proprio lavoro è stato molto gratificante
per i bambini.
Update: riflessioni dopo il convegno…
Che cos’è un ebook? Quali caratteristiche deve avere?
Durante il convegno a Fosdinovo ci siamo ripetutamente poste queste domande.
Numerosi sono gli input emersi dalle relazioni e dai seminari.
A nostro parere un ebook non può essere la semplice trasposizione in digitale
di un pdf. La natura digitale del libro elettronico implica che vengano utilizzate tutte le opportunità offerte dalla Rete: la condivisione, la multimedialità, la
multicodicalità, l’interattività, la modificabilità e l’integrazione. Un ebook, o
meglio, come detto da Roberto Maragliano, un ibook (i=internet), deve aprire al
mondo della Rete e dare nuove opportunità di conoscenza, non può essere fine a
se stesso e chiuso in se stesso. L’utilizzo di linguaggi plurimi può soddisfare quelle
“abitudini mentali” cui ha fatto riferimento Maria Grazia Fiore nel suo intervento,
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.fest
ebook
affinché sempre più persone possano e siano in grado di fruirne sulla base delle
“proprie abitudini mentali”.
Quale format per gli ebook?
A nostro parere non ci deve essere un format definito: narrazioni, presentazioni,
filmati, file audio, animazioni, giochi, raccolte di immagini e/o contenuti testuali, tutti questi elementi individualmente o opportunamente mixati potrebbero
essere definiti ebook.
Come deve essere un ebook per bambini di scuola primaria?
Accattivante, interattivo, reticolare ma ben definito negli obiettivi, animato, con
contenuti testuali e iconici, deve lasciare dei punti in sospeso, suscitare degli interrogativi che aprano a nuove conoscenze, deve mettere “alla prova” i bambini,
stimolandoli all’intervento attivo e costruttivo. L’ebook non deve essere un punto
di arrivo, bensì un punto di partenza: i bambini diventeranno a loro volta autori e
l’ebook originario non sarà più lo stesso.
Perché non chiedere ai fruitori diretti, ovvero i bambini, come dovrebbe essere
un ebook? Cosa dovrebbe contenere? Perché non proporre loro la progettazione
di un libro elettronico?
E infine… Anche questa relazione potrebbe essere considerata un ebook?
• Slide:http://www.slideshare.net/eBookFest/contributo-bramati-molinari
Print on demand: stampa e distribuzione
di Nicola Cavalli
Ledizioni - LediPublishing
------------------------------------------Per print on demand si intende, letteralmente, stampa su richiesta. La richiesta,
tipicamente, proviene da un cliente interessato all’acquisto del libro che viene
stampato solo a seguito di uno specifico ordine. In realtà il significato del print on
demand è un poco più ampio: per print on demand si intende un servizio distribu34
tracce 2010
tivo diverso dal tradizionale, nel senso che alla stampa su richiesta vengono associati tutti i servizi di evasione dell’ordine che proviene da un cliente, non solo la
stampa, quindi, ma anche il processo di spedizione direttamente al cliente finale
o all’intermediario (libreria, distributore o grossista) che ha ricevuto l’ordine dal
suo cliente. Perché un servizio di print on demand funzioni correttamente, oltre
alle infrastrutture di stampa idonee, deve esserci anche una “digital warehouse”,
un magazzino elettronico, dal quale sia possibile trarre il file da stampare poi
attraverso la stampa digitale, appunto.
Diverso dal print on demand (POD) è quello che viene definito SRDP (Short Run
Digital Printing), già ampiamente utilizzato anche in Italia. Per SRDP si intende
l’utilizzo di tecnologie di stampa digitale (direttamente dal file, senza la preparazione degli impianti per la stampa offset) che si sono rivelate più economiche
per piccole tirature (inferiori alle 300/400 copie in genere) di volumi in bianco
e nero, tipicamente rilegati in brossura fresata, ma anche in brossura cucita o
rilegata.
La differenza principale fra le piccole tirature stampate in digitale e il print on
demand vero e proprio risiede esattamente nelle modalità distributive: tradizionali per l’SRDP ed innovative per il POD. Il POD, infatti, non necessita di magazzino, non necessita di immobilizzare capitale nella veste di copie stampate le cui
possibilità di vendita sono spesso incerte e, non necessita obbligatoriamente di
un distributore tradizionale, anche se Ledi è in grado di interfacciarsi con tutti i
distributori nazionali e locali. Il POD, o meglio il PTO, Print to Order, necessita,
come ogni libro, solamente di attività promozionale, che può essere compiuta direttamente dall’editore o da altre aziende specializzate, come avviene anche per
la distribuzione tradizionale. È poi sufficiente che la società che gestisce il print
on demand sia in grado di spedire il suo prodotto agli indirizzi specificati.
Illuminante il caso di Lightning Source. Attualmente la società, nata nel 1998,
tratta centinaia di migliaia di titoli, principalmente in lingua inglese e secondariamente in lingua spagnola, per quasi duemila editori anglosassoni. Ad oggi
ha stampato più di dieci milioni di copie. Ciò che contraddistingue il modello
di questa azienda è proprio il fatto di intendere il print on demand come una
innovazione di tutta la catena del valore del libro, in particolare accademico, in
quanto caratterizzato da basse tirature. Se tipicamente si stampa un libro e poi
35
.fest
ebook
lo si vende, secondo il POD di Lighting Source, che Ledi ripropone per il mercato
italiano, prima si vende un libro e poi lo si stampa.
La forza del modello di Lighting Source risiede chiaramente nel suo magazzino
elettronico, che va a sostituire il magazzino fisico dei distributori tradizionali. Se
nel modello tradizionale un editore, dopo aver fatto stampare le copie stabilite e
pagatone i costi, affidava i suoi titoli ad un distributore, che poi periodicamente
inviava dei report sulle vendite, a cui poi andavano, successivamente, detratte
le rese, nel modello proposto dal POD di Ledi il processo non cambia, se non a
vantaggio della casa editrice: l’editore affida il file digitale, senza quindi incorrere in costi di stampa, al distributore POD, che riceve gli ordini, stampa le copie
richieste, le spedisce ai clienti (che possono essere i clienti finali, le librerie o
anche altri grossisti o distributori) e periodicamente invia agli editori dei report
sulle vendite che non hanno il rischio di rese, aggiungendo i costi di stampa ed
eventualmente di spedizione (in caso di invio diretto al cliente finale) solo a libro
già venduto.
La scelta più facile e meno rischiosa è quella di affidare al sistema di Print to Order libri esauriti o in via di esaurimento, per i quali non si stima conveniente una
ristampa, e con i quali si può valutare se tramite il POD sia possibile ottenere nuove modalità di sfruttamento di titoli considerati alla fine del loro ciclo di vita.
Attraverso l’implementazione del print on demand non solo a livello di produzione, ma anche a livello strategico è quindi possibile compiere decisi passi verso un
cambiamento dell’intero ciclo di vita del libro.
Ledi è un partner affidabile nella gestione del servizio di Print to Order, cura tutti
gli aspetti del processo, compresa la scannerizzazione per quei titoli di cui non
si ha il file digitale, ma solamente la copia cartacea, curandone l’immissione nel
sistema di stampa su richiesta attraverso la predisposizione di file pdf, piuttosto
che la conversione in epub per la vendita in eBook. La particolarità del servizio
Ledi sta nella flessibilità delle opzioni proposte e nella capacità di integrarsi in
modo invisibile ed indolore con il sistema distributivo già in essere, nel caso non
si voglia alterare le preziose alchimie ottenute negli anni.
Con Ledi è quindi possibile inserire in modo semplice ed immediato il Print to
Order nella propria casa editrice, sfruttando immediatamente tutti i benefici.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/pto
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tracce 2010
La Stampa: 150 anni in linea
di Francesco Cerchio e Guglielmo Gasparini
La Stampa - CSI Piemonte
------------------------------------------L’obiettivo dell’iniziativa è quello di istituire la Biblioteca Digitale dell’Informazione Giornalistica (BDIG)
per valorizzare, conservare e mettere a disposizione del pubblico la copia digitale
del materiale archivistico del Centro di Documentazione della società editrice La
Stampa. Il progetto si innesta nella più ampia iniziativa della Biblioteca Digitale
Piemontese, curato dalla Regione Piemonte, che ha l’obiettivo di creare il repository dei patrimoni digitali prodotti dalle istituzioni culturali piemontesi, nel
rispetto delle linea guida dettate dal progetto la Biblioteca Digitale Italiana del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’iniziativa nasce da un connubio tra Pubblico e Privato. Da un lato l’Editrice La
Stampa, che ha messo a disposizione i suoi archivi storici per la digitalizzazione,
le Fondazioni Bancarie, che credendo nel progetto hanno contribuito con proprie
risorse finanziarie, dall’altro la Regione Piemonte con l’infrastruttura di pubblicazione e fruizione attraverso il CSI Piemonte.
Il progetto coordinato dal Comitato per la Biblioteca dell’informazione giornalistica, espressione degli Enti promotori e finanziatori dell’iniziativa coinvolti, è
costituito da un membro di ciascuno dei quattro Enti precedentemente indicati.
L’Archivio Storico La Stampa, che costituisce il primo nucleo della BDIG, è una
iniziativa senza fini di lucro che si rivolge al pubblico per la gratuita consultazione, fornendo al tempo stesso un utile strumento di lavoro per giornalisti, storici,
ricercatori, bibliotecari, ed esperti del settore.
Un patrimonio di informazioni che comprende un arco temporale che va dal 1867
al 2005, costituito da oltre 1.761.000 pagine e circa 12.000.000 di pezzi giornalistici di cui oltre 5.000.000 scaricabili singolarmente.
La Stampa, che nasce in origine con il nome Gazzetta Piemontese, comprende
due testate “La Stampa” (con 47.243 edizioni giornaliere dal 1867 al 2005) e
“Stampa Sera” (con 18.314 edizioni dal 1931 al 1992).
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.fest
ebook
L’Archivio Storico La Stampa permette di consultare tutte le pagine di tutte le
edizioni de La Stampa e di Stampa Sera compresi gli allegati e le edizioni locali,
tra i quali TorinoSette, TuttoLibri, TuttoScienze, TuttoSoldi, TuttoCome, TuttoDove, MondoScuola, ScuolaLavoro, Global, GIO, VivereRoma, VivereMilano ed altri
ancora.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/lastampa-varv0220100910-ebookfest-la-stampa-150-anni-in-linea
Le Biblioteche e le piattaforme di pubblico accesso
di Annalisa Cichella
Biblioteca Civica di Cologno Monzese
------------------------------------------Come fare entrare l’ebook in biblioteca dalla porta principale? Come diffondere la consapevolezza di una nuova pratica della lettura? Come armonizzare il
patrimonio su carta di una biblioteca civica con quello elettronico? Quali utenti
privilegiare? Come affrontare la partita dei diritti d’autore? Sono alcuni degli
interrogativi che ci siamo posti insieme ai colleghi G. Cattaneo, M. Cortesini, L.
Cumino, L. Ferrieri, C. Giavoni, nell’elaborare il progetto che abbiamo chiamato
Books eBooks.
Finanziato in parte dalla Regione Lombardia ed inserito in un pacchetto di interventi denominato La biblioteca ti legge il futuro, il progetto si pone in linea
di continuità con i primi interventi di alfabetizzazione digitale. Già nel 1997 la
Biblioteca di Cologno Monzese ha promosso infatti il progetto Nessuno escluso,
rivolto alla alfabetizzazione multimediale della popolazione senior (persone di
oltre 55 anni di età), con accesso gratuito a Internet e numerose iniziative di formazione per superare il divario tecnologico. Da marzo a giugno 2010 al progetto
si è accompagnato un ciclo di incontri di approfondimento Avviso ai naviganti.
L’ebook rappresenta nelle premesse del progetto un’importante frontiera dell’automazione in biblioteca, un esempio di informatica umanistica dal momento che
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tracce 2010
utilizza le tecnologie più avanzate, e-ink, e-paper, per riprodurre nel modo più
fedele possibile l’esperienza della lettura su carta, aggiungendovi i vantaggi
dell’accesso a una biblioteca sterminata e completamente dematerializzata.
Altro aspetto strategico è quello della gestione dei diritti d’autore visto che le
biblioteche spesso sono detentrici di patrimoni fuori diritto.
Tra gli obiettivi principali abbiamo individuato quello di caratterizzare la biblioteca come centro di informazione e documentazione aperto a nuove tecnologie, nuovi supporti, nuovi formati; offrire occasioni di confronto, discussione e
partecipazione alla popolazione; far circolare e mettere a disposizione di tutti
conoscenze, di tipo tecnico e di tipo umanistico, creando circuiti virtuosi per la
loro valorizzazione, favorire la diffusione e l’uso consapevole ed evoluto delle
tecnologie digitali, ecc.
Le linee di intervento o azioni principali sono state: sperimentazione del prestito
di ebook. La biblioteca ha acquistato oltre trenta ebook-reader [pdf] per iniziare,
diventati quaranta di recente (tredici iLiad Ebook Reader 1st e 2nd edition, otto
SONY Prs 600Touch, dieci Booken Cybook Opus, tre Kindle 2 e otto Kindle 3) che
ha dato in prestito gratuito in una prima fase per dieci giorni, poi per un mese.
È stato stilato un regolamento/accordo [pdf] tra la biblioteca e gli utenti che
usufruiscono del prestito. È stata fornita la possibilità di sottolineare e prendere
appunti ove possibile, appunti che vengono cancellati una volta restituito lo strumento, a tutela della privacy e per consentire nuovi utilizzi.
I lettori sono stati invitati a compilare un questionario. Dai primi risultati emerge
che quasi il 70% è costituito da persone di oltre quarant’anni (27% da 41 a 50 anni,
23% da 51 a 60, 16% da 61 a 70) e che il 44% appartiene alla fascia dei cosiddetti
lettori fortissimi (persone che leggono oltre venti libri l’anno). Nell’avvicinarsi al
device quanto è prevalso nelle motivazioni è stato l’aspetto di curiosità, novità,
assaggio. Uno su tre ha trovato difficile la lettura elettronica. E solo uno su tre ha
risposto che sulla base dell’esperienza fatta con la biblioteca acquisterebbe un
ebook reader [i dati si riferiscono al maggio del 2010].
Uno degli aspetti delicati del progetto ha riguardato la formazione del personale
e la costituzione delle collezioni. Per queste ultime abbiamo scelto di memorizzare una limitata biblioteca digitale, composta di classici e di libri fuori diritti.
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.fest
ebook
La limitatezza è dovuta anche alla scarsa offerta editoriale in lingua italiana nel
momento in cui il progetto è stato lanciato (marzo 2010). Le difficoltà principali
hanno riguardato la conversione in formato epub – il formato di elezione – per la
quale si è resa necessario l’utilizzo di programmi speciali quali Calibre o Sigil.
Sono stati utilizzati in parte anche i libri fuori diritto presenti nel Progetto Manuzio con il quale sono stati presi contatti in vista di una eventuale collaborazione.
Sui Kindle sono stati caricati libri in lingua inglese acquistati su Amazon. La nostra
iniziativa vuole essere uno stimolo all’editoria perché aumenti la disponibilità
di titoli digitali in circolazione. Abbiamo sollecitato la collaborazione dei lettori
nell’individuare opere da aggiungere alla biblioteca digitale ed eventualmente
nel procurarne copia
Altre azioni di verifica si sono concentrate su tre focus group tra i lettori coinvolti e tra lettori “resistenti” (che rifiutano l’utilizzo dell’ebook) per l’analisi dell’esperienza di lettura realizzata attraverso l’ebook: i risultati mostrano
entusiasmi e resistenze. I risultati dei focus saranno leggibili sul sito web della
biblioteca a giugno.
• Video: http://www.youtube.com/watch?v=sa61RFRVgBE
Sistemi ad interazione naturale per l’infanzia
di Gianpaolo D’Amico e Lea Landucci
MICC, Università di Firenze
------------------------------------------Introduzione
Da anni il MICC, Media Integration and Communication Center dell’Università degli studi di Firenze, svolge attività di ricerca e trasferimento tecnologico sulle
tematiche della natural interaction e dell’usabilità di sistemi interattivi multimediali. In questo intervento saranno descritte le ultime sperimentazioni del Centro
riguardanti il design e lo sviluppo di interfacce tangibili multiutente.
In particolare saranno presentati TANGerINE Tales e Cipì, due progetti dedicati al
mondo dello storymaking e della psicometria sperimentale per bambini.
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tracce 2010
Interazione naturale
L’interazione Naturale è una disciplina che coinvolge campi di ricerca eterogenei
come psicologia cognitiva, human-computer-interaction, ergonomia e interaction
design. L’idea nasce dal tentativo di rimediare a ciò che Donald Norman definisce “paradosso della tecnologia” ovvero il rischio di rendere la complessità di
un compito eseguito attraverso sistemi tecnologici avanzati superiore rispetto a
quella insita nella versione analogica del compito stesso. La nostra risposta sta
nella ricerca di nuovi linguaggi di interazione ispirati a quelli naturali ed ancestrali dell’essere umano e nella conseguente progettazione e realizzazione di
sistemi ad interazione naturale.
TANGerINE Tales
TANGerINE Tales è una soluzione di storytelling basata sulla piattaforma TANGerINE. L’obiettivo del progetto è la realizzazione di un sistema interattivo digitale
per bambini finalizzato a stimolare la collaboratività tra gli utenti. Questo risultato psicopedagogico si integra con l’educazione al rispetto dei ruoli, lo sviluppo
dell’alfabetizzazione e dell’abilità narrativa.
L’interazione tra il sistema e gli utenti avviene tramite l’interfaccia tangibile
TANGerINE costituita da due cubi intelligenti (uno per ogni bambino) ed un tavolo
interattivo.
Gli utenti interagiscono col sistema grazie alla manipolazione dei cubi che inviano
dati al calcolatore tramite una connessione bluetooth.
TANGerINE Tales permette di creare e narrare storie combinando paesaggi e personaggi scelti dagli utenti. Inizialmente infatti il bambino seleziona gli elementi
che faranno parte del gioco ed esplora l’ambiente all’interno del quale successivamente creerà la sua storia, grazie alla possibilità di registrare la propria voce
e la dinamica di gioco.
La premessa fondamentale è che l’interazione avvenga grazie alla collaborazione
tra i due utenti, che hanno ruoli differenti: uno dei bambini avrà il compito di
interagire attivamente per comandare le azioni del personaggio principale della
storia, mentre l’altro avrà il ruolo di attivare gli eventi dell’ambiente, in reazione
ai movimenti e alle azioni del personaggio.
Il target utente di TANGerINE Tales è costituito dai bambini di 7-8 anni, frequentanti il terzo anno di scuola elementare. Tale scelta è stata effettuata in seguito a
uno studio sugli aspetti psicopedagogici relativi all’apprendimento collaborativo,
alla Human Computer Interaction, all’apprendimento supportato da mezzi tecno41
.fest
ebook
logici (computer, cellulari, tablet pc, etc.), allo storytelling per bambini e infine
alle interfacce tangibili.
Cipì
Cipì è uno strumento di psicometria sperimentale per la valutazione delle abilità
cognitive infantili tramite sistemi ad interazione naturale.
Attualmente la psicometria infantile si basa su test in grado di valutare specifiche
abilità cognitive: attenzione, percezione, memoria, linguaggio e capacità attitudinali.
Se da una parte i test in forma “analogica” risultano spesso lunghi e poco attrattivi, i test automatizzati, somministrati mediante calcolatori standard, richiedono
un sostanziale carico cognitivo aggiuntivo per il bambino e risultano quindi in
qualche modo falsati.
L’idea è quindi quella di sfruttare la digitalizzazione dei test analogici integrandoli in sistemi ad interazione naturale intuitivi e facili da usare che sfruttino
grafica accattivante e componente ludica, avvalendosi comunque di procedure
psicometriche standardizzate: i test legati alle cinque abilità cognitive di riferimento, ispirati ai corrispondenti test analogici verificati e validati in campo
scientifico, vengono visualizzati su tavoli multitouch che facilitano l’interazione
intuitiva con il sistema da parte dei bambini.
Il sistema prevede la presenza di un personaggio digitale: Cipì, un uccellino che
viene personalizzato dal bambino nella prima fase del test e che lo accompagna
dispensando suggerimenti ad hoc nelle varie fasi della somministrazione. Il sistema realizzato fornisce inoltre metodi di calcolo e di interpretazione automatica
dei punteggi che i soggetti ottengono sottoponendosi al test.
Riconoscimenti
I progetti presentati sono stati ideati e realizzati in collaborazione con Guido Spugnoli, Stefano Venturi, Anna Stefanova, Riccardo Nencini, dott. Stefano Baraldi,
prof. Mariapia Viggiano, prof. Franco Montanari, prof. Alberto Del Bimbo, dott.ssa
Giulia Gelmini e il Micrel Lab dell’Università degli studi di Bologna.
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
• Sitografia:
http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_D%27Amico-Landucci
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tracce 2010
“Recipes”
di Marinella D’Esposito
LSS G. Salvemini - Sorrento
------------------------------------------Recipes, ovvero un’esplorazione del rapporto tra cibo ed identità culturale, mediata dalla Tecnologia. Il mezzo tecnologico, la Lim, si presta in modo eccellente
all’operazione di espansione reticolare della conoscenza, offrendo infinite pagine
da riempire e da sfogliare: il docente struttura il canovaccio di una performance
che lascia poi interpretare agli studenti, protagonisti di un esperimento di apprendimento collaborativo, fatto di lavoro di squadra, scrittura collaborativa,
role playing e learning by discovery.
Gli strumenti touch, sono gli stessi strumenti che appartengono alla vita quotidiana di un ragazzo di oggi, e ritrovarseli a scuola, significa creare continuità tra
il momento dell’apprendimento e quello del tempo libero; inoltre, la tecnologia
è multimediale, perché nello stesso ambiente si possono usare linguaggi diversi,
codici diversi, parlando a tutte e otto le intelligenze di cui la nostra intelligenza
è composta. Il video “pancakes”offre l’opportunità di commentare le immagini,
interiorizzare o consolidare il lessico relativo alla ricetta che stanno imparando,
ma anche la possibilità di confrontare e comparare, riferendosi ad una festività
comune come il carnevale, appunto il “Pancake day”.
Un pupazzo fatto di unità di misura (cups, pints, quarts and gallons) aiuta la memoria visiva mentre quella uditiva è rinforzata da un motivetto rap basato sulle
unità appena trattate: si crea un “artefatto sinestetico”, mentre la conoscenza
diventa meta conoscenza, cioè riflessione sul contenuto culturale, ricerca delle
affinità e scoperta di pratiche comuni.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/recipes-5269250
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.fest
ebook
La narrazione digitale in classe:
un’esperienza didattica
di Erika Ena
ERID Lab - UniFg
------------------------------------------L’utilizzo delle tecnologie in classe comporta una serie di cambiamenti in merito
alle metodologie didattiche, agli stili di apprendimento, ai contesti e alla creazione di un setting adeguato.
La realizzazione di questo processo richiede l’acquisizione di una competenza
non strettamente connessa all’utilizzo di tecnologie ma “una consapevolezza,
un’ attitudine ed un’abilità degli individui di utilizzare in modo appropriato gli
strumenti e le opportunità digitali per identificare, accedere, gestire, integrare,
valutare, analizzare e sintetizzare risorse digitali, costruire nuove conoscenze,
creare media e comunicare con gli altri, in contesti specifici delle vita reale, per
dar vita ad azioni costruttive e riflettere attorno al processo” (Martin, 2005).
Il quadro teorico di riferimento è il costruttivismo, inteso come costruzione e
condivisione di conoscenze attraverso le tecnologie “cognitive” finalizzate al
coinvolgimento di processi interni della mente.
Il compito della scuola in relazione a tale percorso, come afferma Antonio Calvani, consiste nell’assicurarsi che le stesse conoscenze e abilità tecnologiche di
base siano acquisite da tutti e far sì che esse stesse si integrino in una dimensione
cognitiva più articolata e interconnessa con altre rilevanti capacità e competenze
che riguardano la riflessione, la consapevolezza critica e metodologica connessa
all’azione tecnologica (Calvani – Fini – Ranieri, 2010).
L’esperienza didattica svolta nell’ambito del PON “SAPER COMUNICARE”, rivolto
a bambini di età compresa tra i 7 e gli 8 anni, in una scuola Statale Primaria di
Foggia (Giulia Catalano) e presentata nell’ambito dell’ebookfest, ha cercato di
coniugare le due aspettative delineate precedentemente.
Nell’ambito di tale percorso, delle durata di 25 ore, i bambini hanno realizzato un
audio libro attraverso un software specifico: IL MIO AUDIO LIBRO.
l programma è scaricabile dal sito www.lacartellabella.it e consente la creazio44
tracce 2010
ne di presentazioni personalizzate attraverso la scrittura di storie, ricerche con
immagini, testo e audio) in formato libro modificando semplicemente i file txt
presenti nella cartella del software consegnato a ciascun bambino.
La realizzazione dei libri audio ha previsto una lunga progettazione ed individuazione delle fasi, da parte del docente esperto e del tutor (docente interno
nell’ambito del contesto scolastico):
1° fase: dedicata all’accoglienza svolta attraverso una tecnica di gruppo: l’inversione. Essa consiste nel descrivere e presentare i componenti di un gruppo
(attraverso il gioco di ruolo). I bambini suddivisi in coppie si sono intervistati
reciprocamente. Successivamente, ognuno di loro si è presentato immedesimandosi nell’intervistato. Questa tecnica ha permesso a ciascun bambino di avere
un feedback sulla propria descrizione e ha creato un clima più tranquillo tra i
componenti;
2° fase: stesura della storia. La scrittura ha una valenza pedagogica di notevole
rilevanza per l’apprendimento: “è centrata sul senso e sulla capacità autonoma
del soggetto di elaborare narrazione; è una modalità che favorisce il decentramento cognitivo ed emotivo. Permette la condivisione allargata e a distanza, consente riflessione a posteriori; rende possibili correzioni e riflessioni anche di tipo
cognitivo e problematizzante; consente processi di differenziazione nella rappresentazione dell’esperienza, ossia di analisi” (Petrucco-De Rossi, 2009, p.97);
3° fase: revisione delle storie ed analisi degli elaborati. Questo processo ha coinvolto tutti (docenti ed alunni) ed ha comportato la suddivisione in periodi corrispondenti a ciascuna pagina dell’audio libro;
4° fase: trascrizione della storia sul file, avvenuta solo dopo aver mostrato ai
bambini tale procedura. Attraverso un video proiettore, è stata fatta una simulazione e successivamente, i bambini hanno cominciato a trascrivere la propria
storia. Il modello di apprendimento utilizzato (la simulazione) di tipo esperienziale si articola in sperimentazioni, analisi e concettualizzazioni (Ranieri, 2004) ed
è perfettamente coerente con le aspettative e gli obiettivi richiesti dall’utilizzo
delle tecnologie (maggiore autonomia nei processi di apprendimento, learning by
doing, conoscenza e consapevolezza delle tecnologie e del loro utilizzo);
5° fase: inserimento di immagini (scaricate da internet) scelte e selezionate da
ciascun bambino. Anche in questa fase, la tecnica utilizzata è stata la simulazione: si è mostrato ai bambini il processo che successivamente loro hanno imitato;
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.fest
ebook
6° fase: inserimento dell’audio attraverso la registrazione. Questo processo è
stato coordinato dai docenti utilizzando come strumento un mp3;
7° fase: consegna dei CD ai bambini, autori e protagonisti del processo.
L’utilizzo di tale software ha consentito:
1. un maggiore coinvolgimento da parte degli alunni coinvolti nel processo di
apprendimento;
2. acquisizione di competenze specifiche nell’utilizzo di alcuni programmi del
computer (word, internet);
3. autonomia nei processi di elaborazione;
4. realizzazione di un prodotto finale con risultati apprezzabili, funzionali ed
esteticamente validi;
5. elaborazione di tecniche di narrative utilizzate per la stesura delle storia.
Tali obiettivi sono perfettamente coerenti con la fascia d’età dei partecipanti
coinvolti in questa esperienza didattica (bambini di età compresa dai 3 ai 9 anni)
che prevede un approccio ludico-esplorativo. “Si impiegano occasionalmente le
nuove tecnologie, in un’ottica principale di learning with, finalizzata a valorizzare dimensioni generali della personalità: creatività, autostima, motivazione,
piacere espressivo” (Calvani – Fini – Ranieri, cit., p.59)
Il percorso realizzato in 25 ore ha interessato 15 bambini e due docenti (esperto
esterno e tutor interno) ha avuto come obiettivo principale l’inserimento delle
tecnologie in classe intese come supporto per stimolare e facilitare il processo di
apprendimento.
Il nuovo tipo di scrittura prodotta dai bambini ha comportato la realizzazione
di un testo sinestesico corredato da immagini dinamiche, audio, utilizzati come
mezzi espressivi.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/presentazione-ena
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
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Utilizzo didattico delle ricostruzioni
archeologiche in Second Life
di Nicoletta Farmeschi
Scuola primaria “L. Santucci” di Castel del Piano (GR)
------------------------------------------In una visione futuristica degli ebook, i testi digitali avranno potenzialità maggiori: si può immaginare facilmente una interattività molto più ampia di quella
finora vista. Sicuramente sarà possibile non solo collegarsi ad un link di internet
durante la lettura, ma anche visionare video, ascoltare brani musicali o una spiegazione supplementare del docente: perché no?
Alcuni ebook contengono già questi elementi. In fondo da un libro virtuale quale
l’e-book, soprattutto se scolastico, non ci si aspetta di certo, di avere solo la trasposizione del testo stampato, ma almeno la possibilità di interagire con la narrazione. Proporrà anche una lettura non lineare, sicuramente ipertestuale, legata
più ad un concetto di mappa e non di successione, che potrebbe disorientare gli
“immigrati digitali”, ma non certo di “nativi digitali”.
Per chi frequenta i mondi virtuali (SL, AW…) non è difficile immaginare che in
futuro prossimo, da un ebook sarà anche possibile “entrare” in un ambiente 3d
che consentirà di “vivere” in prima persona ciò che i nostri alunni devono capire
ed apprendere.
Non è forse inutile spendere due parole a favore della didattica dei mondi virtuali, non troppo conosciuta, ma che si sta facendo avanti poco alla volta come un
potente strumento: i docenti potranno utilizzarlo per consentire agli alunni di riappropriarsi di una concretezza che già a partire dalla prima, con l’apprendimento della lettura e della scrittura, viene a scemare gradatamente fino a sparire del
tutto. Il valore aggiunto è proprio nella possibilità di “costruire la conoscenza” in
modalità collaborative.
Nelle mie classi da diversi anni sperimentiamo l’uso didattico dei mondi virtuali
e questa dell’utilizzo didattico delle ricostruzioni archeologiche è una sola delle
esperienze realizzate, forse una delle più semplici ma di certo è piuttosto significativa per capire a cosa possono servire i mondi virtuali.
Anna Rita Vizzari l’anno scorso ha ricostruito una zona archeologica in un mondo
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.fest
ebook
3d promosso dall’Ansas di Firenze. Nella mia idea di avvio alla storia della classe
3°, una “visita” al suo ambiente era proprio l’ideale: infatti i bambini stavano
apprendendo cosa si intende per “fonti della storia”, cosa sono i reperti archeologici, come vengono trovati e trattati dagli archeologi.
In pratica stavano muovendo i primi passi confrontandosi con concetti non tanto
semplici a questa età.
Dopo una spiegazione sommaria tratta dal sussidiario siamo passati alla visita
in Second Learning World, una piattaforma simile a Second Life, che, grazie ad
Andrea Benassi è aperta alla sperimentazione di un gruppo di docenti, i quali vi
lavorano silenziosamente dal 2009. In questa realtà virtuale i bambini visitano la
zona dedicata ai giochi archeologici, partecipando attivamente al riconoscimento
dei vari reperti ricostruiti in 3d e visitando la zona subacquea, che mostra come
potrebbe essere davvero una ricerca sottomarina se fossero loro stessi degli archeologi.
Vi sono anche gli strumenti che si potrebbero utilizzare. La “gita” è resa più
interessante da una caccia al tesoro e da un museo carico di reperti con le note
informative da studiare.
Durante la lezione, l’entusiasmo dei bambini è alle stelle! Gli occhi sono concentrati sulle immagini della realtà virtuale sul videoproiettore, le orecchie “ben
aperte” all’ascolto e il silenzio è interrotto solo dalle domande pertinenti o esclamazioni sorprendenti per i bambini di quell’età che mai potrebbero dal vero realizzare un’esperienza simile, documentata per questo in un video.
È evidente che in questo caso la concretezza è alla base di una didattica efficace
ed ecco che la ricostruzione di Anna Rita Vizzari non è un esempio di bravura in
quella strana e nuova “disciplina” che si chiama “build”1, ma piuttosto un luogo
da utilizzare nell’ambito dell’apprendimento della storia.
Molti altri sono gli ambienti didattici che si potrebbero usare a questo scopo: a
Scuola3d , il mondo di derivazione Active World, aperto a tutti i docenti dall’Istituto Pedagogico di Bolzano, ci solo Il parco della Preistoria, il Neolitico e il Paleolitico, la città dei Fenici, i Templi greci; a SecondLife, Stonehenge, il Colosseo e
tante altre zone archeologiche che attendono solo i nostri alunni, e che sostituiranno ampiamente e senza rimpianti le scarne e talvolta insignificanti illustrazioni dei nostri sussidiari di storia.
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Conclusione
Immaginiamo di avere tutto questo in un e-book: secondo voi è troppo? Per quanto mi riguarda, penso che la realtà dei testi digitali del futuro, supererà la fantasia!
1 Per build si intende la capacità di costruire oggetti 3d in SecondLife.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/utilizzo-didattico-delle-ricostruzioni-archeologiche-in-second-life
• Video: http://www.youtube.com/watch?v=n9q5TRdEhaI
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_mondivirtuali_Farmeschi
Le mappe digitali nella didattica, tra testo e contesto
di Maria Grazia Fiore
Università di Foggia - BBN
------------------------------------------Questo contributo nasce sotto forma di mappa perché io… ragiono con le mappe,
come acutamente hanno osservato alcune mie alunne qualche anno fa. Per non
stravolgere la natura non-lineare del testo e rispettare le esigenze di sintesi della pubblicazione, ho conservato l’autonomia dei nuclei tematici attorno a cui si
è articolato il mio seminario, riportandone i contenuti essenziali. Rimando alla
versione nativa per una trattazione più approfondita.
“Ragionare con le mappe” è un’eccezione?
Secondo la teoria della Gestione Mentale di Antoine de La Garanderie lo stile di
apprendimento individuale deriva da “abitudini mentali”, cioè da metodi inconsapevoli di lavoro, dipendenti dalle “abitudini evocative” che ciascuno mette
in atto per codificare le informazioni, i messaggi, i contenuti di conoscenza da
acquisire. Tali abitudini rappresentano il modo di codificare l’informazione percepita ai fini della sua preservazione. Privilegiate spontaneamente fin dall’infanzia,
dipenderebbero da automatismi acquisiti secondo il modello del riflesso condi49
.fest
ebook
zionato e poggiano, in sintesi, su due tipi fondamentali di “supporto”: il primo è
uditivo ed è rappresentato dalle immagini di suoni e parole “udite” con la mente;
il secondo è visivo ed è costituito da immagini “viste” con la mente. È sempre
possibile acquisire nuove abitudini evocative, indipendentemente dall’età.
Gestione Mentale e processi di insegnamento/apprendimento
Assumendo questa prospettiva teorica, emerge dunque il problema della diversità di procedure di Gestione Mentale tra chi insegna e chi apprende, che viene
eventualmente preso in considerazione solo in caso di disabilità e inquadrato
come “divergenza dalla norma”. Da ciò deriva che il supporto percettivo di cui si
serve l’insegnante nella presentazione dell’informazione può agevolare o meno la
comprensione e l’apprendimento, a secondo della sua somiglianza con la forma di
evocazione dominante. Per contro, la forma di evocazione dominante influenza
la forma di “restituzione” dell’informazione. Dunque lo studente che predilige il
supporto visivo verrà facilitato nell’esporre le proprie conoscenze sotto forma di
immagine grafico-pittorica, di schema o mappa, invece che sotto forma di esposizione orale (come invece si verifica per chi predilige il supporto uditivo).
Pensiero visivo e apprendimento
Nell’ambito della cultura occidentale, il pensiero visivo e le sue peculiarità nel
processo d’apprendimento non godono di particolare considerazione, relegati
nell’alveo di una fase propedeutica allo sviluppo del pensiero astratto e spesso
ridotto a “ciambella di salvataggio” da lanciare a quest’ultimo quando è in difficoltà. Nel processo di rivalutazione (almeno a parole) di cui la comunicazione
a base visiva sta godendo in questi ultimi decenni, un ruolo importante (anche
se non sempre esplicito) lo hanno svolto teorie come quella delle intelligenze
multiple di Howard Gardner e la diffusione (inizialmente soprattutto nell’ambito
del knowledge management) della tecnica del mapping (e software annessi) per
rappresentare la conoscenza attraverso mappe concettuali (Novak) e/o mentali
(Buzan). Per chi si occupa di formazione in Rete, preziose indicazioni sono invece
derivate da ricerche come quelle di Richard Mayer - relative a come rendere efficace una comunicazione didattica in ambienti digitali, evitando il sovraccarico
cognitivo - o quelle di architetti dell’informazione come Peter Morville, sui prodotti visivi per la user experience. Personalmente, però, credo che tutte le teorie
e le pratiche pensate da una mente “neurotipico” abbiano bisogno di un confronto e di un’integrazione con i suggerimenti che derivano dalle descrizioni di chi
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ha un pensiero visivo “puro” come Temple Grandin. In “Pensare in immagini”,
l’autrice - autistica - ben descrive (soprattutto nel primo capitolo) una modalità
di pensiero che procede secondo una logica associativa in cui le parole devono essere “tradotte” in suoni e immagini per essere comprensibili. Per chi si occupa di
apprendimento, rendersi conto delle difficoltà insite nei processi di astrazione e
simbolizzazione su cui si basano i percorsi di insegnamento/apprendimento tradizionali è un ottimo esercizio per cominciare a porsi il problema della scelta delle
risorse visive per l’apprendimento e della loro pertinenza rispetto agli obiettivi
che ci si è preposti e agli stili cognitivi individuali.
Parole e immagini sullo schermo
Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi
affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di
formazione a distanza che si torna a parlare delle sinergie più adeguate tra
testo e immagini nei processi di apprendimento. Ruth Clark sottolinea come
nell’e-learning il punto di connessione principale con lo studente sia rappresentato dallo schermo. “Mentre le pagine sono vettori di testo di facile lettura,
gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e di più immagini. In
supporti quali computer e video, ad esempio, la visualizzazione del contenuto
è molto più importante rispetto ai supporti cartacei. Tuttavia, è importante
integrare il testo con immagini pertinenti e non con immagini che distolgono
dall’apprendimento.”
Risorse visive per l’apprendimento
Quando parliamo di significatività delle immagini rispetto ai processi di apprendimento, dobbiamo essere consapevoli dell’impossibilità di identificare in
maniera univoca dei principi universali in merito, in quanto la scelta dovrebbe
essere correlata agli specifici contenuti, agli obiettivi didattici che ci si propone e alle abitudini evocative degli studenti. L’analisi di Roland Barthes (2001)
e la classificazione delle illustrazioni di Levin (1989; 2002) possono essere utilizzati (Ranieri, 2005, pp.136-144) come utili tracce teorico-operative per un
utilizzo pertinente delle immagini nell’apprendimento, ivi inclusa una distribuzione non lineare del testo per evidenziare le relazioni tra i contenuti che
lo strutturano. Tale distribuzione - di cui è un caso esemplificativo la mappa
che state esplorando - rende esplicite le relazioni tra i contenuti dello stesso,
elemento di particolare importanza soprattutto nei casi di neuroatipicità, in
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cui è il problema è non tanto perdere quanto creare e mantenere “il filo del
discorso”. L’elemento costante in tutte le ricerche che si occupano dell’argomento sono le comuni conclusioni circa l’inutilità delle immagini con funzione
decorativa per potenziare/facilitare l’apprendimento.
Per Barthes, l’interazione testo/immagine è fondamentalmente di due tipi:
ancoraggio e ricambio. Nel primo caso, testo e immagine esprimono lo stesso messaggio rafforzandosi reciprocamente: l’immagine illustra il testo e
quest’ultimo pilota la lettura dell’immagine; nel secondo tra testo e immagine
esiste un rapporto di interdipendenza, tale per cui il significato è costituito dal
risultato della combinazione di entrambi i codici.
Levin classifica le immagini utilizzate nei testi per l’apprendimento secondo
cinque funzioni.
In quella decorativa, l’immagine ha un debole rapporto con il testo della pagina o non ne ha affatto (es.: un’illustrazione generica di un albero di pino
vicino alla descrizione di un percorso di escursione) mentre in funzione rappresentativa, le immagini rispecchiano in parte o totalmente il contenuto del
testo (es.: un’immagine che illustra esattamente illustra una scena descritta
in un libro).
Le immagini organizzative forniscono una struttura utile a cogliere i legami
interni al testo (es.: un programma illustrato con le varie tappe di un’escursione o un’illustrazione che mostra i diversi step per effettuare una rianimazione
cardiopolmonare) mentre le immagini interpretative contribuiscono a chiarire
un testo difficile (es.: rappresentazione del sistema di pompaggio della pressione sanguigna).
Le immagini “trasformazionali” comprendono sistematicamente una serie di
riferimenti mnemonici per richiamare e migliorare la memorizzazione delle
informazioni contenute nel testo. In tale maniera forniscono una struttura
mnemonica grazie alla quale acquisire e organizzare informazioni. Possono
essere utilizzate come supporto ad un testo scritto, in particolare per chi ha
problemi di memorizzazione verbale. Esperimenti recenti dimostrano che il sistema porta a risultati migliori rispetto alle normali tecniche di studio testuale, soprattutto per quei casi nei quali si devono associare fatti a nomi astratti
(classificazione delle piante, associazione nomi di persona-eventi).
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tracce 2010
Il primato del testo a stampa nell’insegnamento
L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza
e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico
di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente
a gruppi sempre più numerosi. Le conseguenze sono state ovviamente di ampia
portata...
Primato dell’apprendimento simbolico-ricostruttivo
Il modellamento delle istruzioni formative su quello della forma-libro ha determinato il primato sempre più esclusivo di un modello di apprendimento incentrato essenzialmente sul libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare,
capire e mandare a memoria per poi ripetere. Il che presuppone (ed impone)
un’unica “gestione mentale” dei singoli, rinunciando e/o sottoutilizzando molte di quelle strategie conoscitive che naturalmente la nostra specie ha messo
in atto nel corso della sua evoluzione. Ma le conoscenze sono rappresentate
nella mente del soggetto con un’organizzazione tutt’altro che lineare...
Inoltrarsi per vie mai battute...
Scoprire che “ogni volta che qualcosa ha significato non c’è tipo di segno
che possa essere escluso dal percorso interpretativo in cui tale qualcosa si
colloca”, ci porta a riflettere sul disorientamento che proviamo quando i codici che diamo per universalmente condivisi vengono meno, come succede nel
relazionarsi a persone con particolari deficit nella sfera comunicativa. Quasi
fossimo portatori inconsapevoli di un modello di segno di matrice saussuriana
- in cui significato e significante sono immutabili facce della stessa medaglia
- pieghiamo il comportamento osservato ad una logica interpretativa “senza
contraddittorio”, che attribuisce significati in base alla propria esperienza o
ignora i segni che non riconosce come tali. Risulta allora più proficuo (se si
vuole ampliare il nostro orizzonte interpretativo a “vie mai battute) porsi il
problema che “interpretare un segno non vuol dire semplicemente identificarlo come quel segno previsto in un determinato sistema” [Ponzio, p.298] e considerare il significato - come ci insegna la semiotica di Charles S. Peirce - non
come qualcosa sta nel segno ma nel rapporto tra i segni.
Questioni da porsi e qualche esperimento...
In questo ramo della mappa ho cui evidenzio qualche questione da tenere a
mente sui contenuti affrontati e propongo qualche esperimento in cui ho cercato
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soluzioni alternative ai testi a stampa per l’apprendimento. Rimando il lettore
alla versione online per una fruizione significativa di questo nucleo tematico.
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografiaSEMINARIO_Fiore
• Mappa su Mindomo:
http://www.mindomo.com/it/view.htm?m=c760c86a7bcc42be8e78fd5f9333a2e6
Lab: una mappa, tanti itinerari. Prove tecniche di
collaborazione tra editoria, scuola, università
di Maria Grazia Fiore
Università di Foggia - BBN
------------------------------------------Protagonisti, obiettivi, aree di azione
Il progetto “Lab: una mappa tanti itinerari” nasce dalla collaborazione strategica
tra ricerca accademica, scuola ed editoria digitale, al fine di sperimentare inedite modalità di ricerca-azione per la realizzazione di testi/contesti digitali di
apprendimento digitali aperti ad una pluralità di codici e di stili cognitivi.
In tale prospettiva si è provato – grazie ai mezzi ed alla connessioni umane e
professionali generosamente messi a disposizione della Rete – ad intervenire in
parallelo su tre grandi aree di azione:
1) quella della pratica di un processo di formazione tra pari dei docenti, secondo
un meccanismo bottom-up, basato sulla condivisione di background professionali
ed esperienze didattiche eterogenee (sia per ambito disciplinare, sia per grado
di istruzione), nella convinzione che le buone pratiche formative offrano – con
le loro caratteristiche intrinseche – una base di confronto e di discussione, di cui
possiamo avvantaggiarci tutti;
2) quella del potenziamento dei meccanismi di comunicazione tra sistema educativo e più ampio contesto sociale, per rendere visibile tutto ciò che il nostro
sistema formativo mette in atto, giorno dopo giorno, nelle aule scolastiche ed
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universitarie;
3) quella della sperimentazione di inedite modalità di collaborazione tra editori, autori e fruitori dell’editoria scolastica, che diano ragione di una “filiera”
produttiva in mutamento grazie ad una infrastruttura comunicativa che ci sta
costringendo a riformulare il senso di molte attività.
L’individuazione di queste aree nasce dalla consapevolezza che molti mali che
affliggono il nostro sistema educativo nascono proprio dalle barriere storiche tra
gradi di scuola diversi e tra la scuola e la realtà sociale in cui è immersa. Un
rapporto di incongruenza tra sistema educativo informale e quello formale/non
formale (Orefice, 1995) che ha un’origine plurifattoriale e si perpetua grazie alla
conservazione di approcci comunicativi e didattici inadeguati ad un mondo sempre più interconnesso e transdisciplinare.
L’organizzazione “fluida” della piattaforma
La base logistica del progetto è stata fornita da una piattaforma Moodle, ospitata sui server della BBN e integrata in maniera significativa attraverso l’embed
di Google Docs e di feeds, al fine di renderla più dinamica e veloce in termini di
aggiornamento dei contenuti.
Quelle che in Moodle vengono definite “categorie dei corsi” rappresentano al
tempo stesso degli “spazi” dedicati a specifiche attività ma anche degli “intervalli temporali”, delle fasi di sviluppo di una Comunità di Pratica, secondo quanto
teorizzato da Wenger (2007).
La preparazione della piattaforma e il coinvolgimento dei potenziali interessati
hanno avuto avvio nel giugno 2009 mentre i progetti nelle classi e nelle aule
universitarie si sono conclusi nel giugno di quest’anno. I prodotti frutto della sperimentazione saranno oggetto di pubblicazione una volta terminato il lavoro redazionale che riguarderà anche i contributi di chi ha supportato specificatamente
la formazione tra pari – come Annarita Vizzari e Davide Mana – nonché i corsi
universitari che hanno utilizzato le mappe come testo ma anche come contesto
di apprendimento.
Focus della sperimentazione portata avanti dai docenti
Come si può leggere nel documento di sintesi elaborato in base alle richieste iniziali degli interessati alla sperimentazione, ai docenti è stato chiesto – a partire
da un’esperienza significativa di apprendimento (esplorazioni del territorio, visite
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guidate, esperimenti, ecc.) – di documentare il percorso formativo in corso, progettando e riorganizzando insieme agli studenti il materiale prodotto, attraverso
mappe multimediali da modificare, integrare e/o collegare strada facendo.
Questa modalità organizzativa è stata utilizzata fin dall’inizio per delineare tanto
l’attività collettiva quanto quella dei singoli docenti, che sono stati affiancati
dalla responsabile del progetto nella loro realizzazione.
Si realizza così una formazione sul campo che permette all’insegnante di impadronirsi consapevolmente di tecniche nuove, applicandole direttamente nel suo
lavoro quotidiano (qui e qui qualche mappa di esempio, utilizzata per condividere
il processo organizzativo/progettuale di preparazione all’intervento didattico tra
docenti e coordinatrice ).
Perché usare le mappe nella didattica
Le mappe digitali possono essere lette a video o stampate, sotto forma di immagine o testo lineare. Offrono un’integrazione plurisensoriale alla comunicazione
verbale, tramite l’utilizzo di audio, video, immagini ed una disposizione dei contenuti che facilita la costruzione di uno sfondo integratore a livello cognitivo.
Va sottolineato comunque che:
– il potenziale didattico dell’utilizzo delle mappe in un’ottica di apprendimento significativo (e quindi non meccanico) si rivela nel processo di costruzione
della mappa e non nell’imparare a memoria uno schema fatto da altri
– i percorsi didattici che si concretizzano nella costruzione di mappe, risultano
essere uno strumento di integrazione scolastica perché offrono proprio quello
schema organizzatore delle informazioni indispensabile – in caso di disabilità
cognitive – a sostenerne la comprensione, la memorizzazione e la rielaborazione.
L’utilizzo di questo strumento nella didattica permette infine di sperimentare una
nuova forma di testo digitale, attraverso cui dare organicità ai percorsi didattici
oltrepassando la sequenzialità degli eventi e la gradualità dei contenuti, avvicinandoci così alla modalità con cui noi apprendiamo per esperienza nella realtà
quotidiana.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/descrizione-mappalab
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografiaTAB_Fiore
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La folksonomy: certezza dell’incertezza
di Andreas Robert Formiconi
Università di Firenze
------------------------------------------La mia biblioteca è piccola ma ho dovuto etichettare gli scaffali se voglio avere
qualche speranza di ritrovare i libri alla svelta.
Stavo leggendo “Il Metodo” di Edgar Morin ma devo interrompere perché mi è
arrivato un altro libro che voglio leggere subito.
Ho quindi in mano il primo volume, “La natura della Natura”. Dove lo metto? In
libreria l’avevo trovato fra i libri di sociologia ma appena mi ero messo a sfogliare
i sei volumi, m’era parso che fosse più che altro un libro di filosofia. Quando poi
ho attaccato a leggere i primi capitoli mi sono reso conto che stavo facendo il più
brillante ripasso delle idee fondamentali della fisica che avevo studiato all’università.
Dove mettere questo libro dunque? L’ho trovato nel reparto sociologia della libreria, mi è parso un libro di filosofia sfogliandolo, ci sto ripassando la fisica … Un
libro meraviglioso e proprio per questo sostanzialmente inclassificabile.
A pensarci bene, solo le banalità sono facilmente classificabili, e anche quelle
non sempre. Ma a che serve alfine, classificare? Io sono un povero ignorante, non
so. A me sembra in sostanza che serva solo per poter ritrovare i libri quando un
pensiero me li fa desiderare.
Ma non solo i libri, anche le cose in generale, le informazioni. Poi, quando ho
trovato la cosa che desidero, che me ne faccio della classificazione? A quel punto
la faccenda è un corpo a corpo fra me e la cosa, fra me e il libro.
Mi irrita la pur amata biblioteca qui davanti a me, il libro sempre tra le mani. Mi
siedo e mi abbandono ad una fantasia, un Gedankenexperiment.
Ecco, immagino che quelli scaffali, vorrei dire di massello ma invece sono quelli
del modello Billy Ikea, fossero di un legno di pasta impalpabile, plastica e compenetrabile.
Allora mi alzo e li manipolo, come faccio con le figure su questo iPad, ma nello
spazio. Sono ora un mago. Li prendo e li allungo quanto basta e li torco nello spazio in modo da raggiungerli agevolmente.
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Afferro quello della filosofia e gli impongo una esse, così che incroci quello della
sociologia. Ecco, su questa losanghina ci piazzo “La natura della Natura”. Poi mi
rammento dei capitoli che stavo giusto leggendo e allora curvo gli scaffali in modo
che ci passi anche quello della fisica. Fantastico. Ora inizio a respirare.
Bello, mi dedico a questo stasera: disordino la libreria godendomi i significati che
via via riscopro quando prendo in mano i libri.
Mi ritrovo poi nella stanza ormai tutta piena di scaffali ramificati, come un merlo
che occhieggia dentro un biancospino.
Ma a che serve lo spessore di questi scaffali? Son sì trasparenti ma son troppi, mi
confondo per i segni sovrapposti.
E allora, che gli scaffali siano fili, tenui ma resistenti come quelli del ragno, e i
libri vi stiano appesi come gli insetti catturati nella sua tela. Ecco là, “La natura
della Natura”, all’incrocio di tre fili colorati diversamente, quello della filosofia,
quello della sociologia e quello della fisica.
Respiro al pensiero che quando riprenderò a leggerlo, altri fili magicamente lo
intercetteranno, ogni filo un possibile nuovo accesso a quel libro. Ritrovare un
libro, un’idea, sarà uno scherzo, mi basterà toccare lievemente tutti i fili che mi
parrà giusto e questi convergeranno inevitabilmente su di lui, e magari anche su
pochi altri.
Potrò anche scoprire nuovi libri e nuove cose sfiorando i fili magici,uno qua, uno
là, per vedere in quell’intrico accendersi cose e idee insospettate, e talora scoprendo che da vicino ognuna di quelle cose non è altro che addensamento di tela
tessuta fra altre cose. Mi paiono quindi più piccole, cose-atomo, ma quando rimpicciolisco me stesso – non dimentichiamo che sono ora un mago – non capisco più
a che scala mi trovi, parendomi le cosine cose e la tela sempre la stessa tela.
Frattale dicono i matematici. La mia biblioteca è una tela frattale.
La noosfera è una tela frattale.
Appendice tecnologica
Un piccolo sottoinsieme, pur grande, di quella tela sono magari i miei bookmark
in Internet, indirizzi di siti web che mi interessano. I fili della mia tela magica,
che come sappiamo hanno ciascuno un nome, ereditato dalle etichette sugli scaffali primordiali, sono le “tag” che ho assegnato ai bookmark. Se sto adoprando
tali bookmark con un social network, come per esempio Delicious, allora quel
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sottoinsieme di tela è una Folksonomia.
Un altro meno piccolo sottoinsieme, pur sempre grande, dei nodi di quella tela
magica, sono tutti i siti web esplorati da Google. Le parole e le metaparole rovistate dai web spider di Google, chiamatele pure tag se vi va, sono sempre i fili
della mia tela magica, della noosfera.
Epilogo
Un tempo dovevo costruire scaffali per poter ritrovare gli artefatti che rappresentavano le idee più importanti. Si impolveravano ed era tutto un ricostruire perché
seguissero il mondo mutevole. Ora, posso lasciare che le rappresentazioni inverse
di quelli artefatti, chiamateli pure ebook o come volete, vadano a sospendersi
nella tela magica insieme a tutte le altre idee possibili immaginabili, il mio solo
pensiero sufficiente a collocarli nel nodo giusto affiché io li possa poi rinvenire.
• Video: http://www.youtube.com/watch?v=_yfSLFM45Jg&feature=related
Serve ancora il libro di testo?
Se sì, quale la funzione, la forma, l’utilizzo nell’era
del digitale e di internet?
di Cristina Galizia, Gianni Marconato e Mario Mattioli
Membri del network “La scuola che funziona”
------------------------------------------Riflessioni a libro aperto
Serve ancora il libro di testo? Se sì, quale la funzione, la forma, l’utilizzo nell’era
del digitale e di internet? E’ lo stesso oggetto di 50, 30, 20, 10, 5 anni fa? Assolve
sempre alla stessa funzione? Lo si usa sempre allo stesso modo? Vi è stata qualche
evoluzione nella sua forma, nel suo contenuto, nel suo uso? Possiamo parlare di
un uso attuale tipico? Se sì, quale è? Se no, come possiamo definire il LdT? Quale
la funzione del LdT, la forma, l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?
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Da questi interrogativi, il Network La Scuola che Funziona ha cominciato una profonda riflessione sull’uso del LdT nella scuola, sulla didattica e sulle prospettive
future che la diffusione delle tecnologie offre al mondo della scuola e dell’insegnamento-apprendimento.
Il gran baccano che sta avvenendo, infatti, negli ultimi tempi intorno ai libri di
testo per l’obbligo, con l’anno scolastico 2011 – 2012, di avere i libri di testo in
formato digitale anche se in forma mista, solleva molte questioni:
• quella del senso, oggi, del “libro di testo”;
• quella della conversione in formato digitale dei contenuti;
• quella di cosa voglia dire fornire una versione on line di un LdT;
• quella delle prospettive future dei LdT considerata la maggior diffusione e il
maggior accesso alle tecnologie.
Il libro di testo – La discussione de LSCF
Per libro di testo intendiamo quello che è oggetto di adozione formalmente deliberata dal consiglio di classe, quello la cui “adozione” è obbligatoria, quello che
le famiglie sono obbligate ad acquistare e… quello che in più di una occasione
rimane nuovo fino alla fine dell’anno scolastico.
Per sondare il terreno e analizzare il valore che molti docenti conferiscono a questo strumento, LSCF ha lanciato ad agosto un sondaggio on line che ha ricevuto
quasi 500 risposte. Le domande andavano dalla semplice registrazione dell’uso o
meno del LdT in classe, all’indicazione di quali sezioni maggiormente utilizzate,
al valore aggiunto o meno del LdT alla didattica, a giudizi di valore circa le alternative fornite dalle case editrici, all’individuazione di linee guida per un nuovo
strumento da affiancare in classe e a casa.
Il sondaggio ha avuto risposte molto variegate, ma su alcune questioni si sono
verificate delle convergenze:
• il LdT cartaceo viene ancora molto usato a scuola, anche se la maggior parte dei
rispondenti affianca materiali online o scaricati dalla rete;
• al LdT si rimprovera l’eccessivo costo rispetto al valore didattico (mentre
l’eventuale faziosità o imprecisione sono in secondo piano);
• il LdT cartaceo viene usato principalmente per i contenuti e gli esercizi, quindi
come guida nell’insegnamento e luogo di allenamento per l’apprendimento;
• il 40% dei rispondenti lamenta la rigidità del LdT nei percorsi didattici;
• significativa la percentuale dei docenti (40/46%) che se non fosse obbligatorio,
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non adotterebbe il LdT cartaceo e volentieri lavorerebbe per la stesura di un
proprio testo;
• timore che la diffusione degli e-book aumenti il digital divide tra scuole attrezzate e non;
• idea forte che “e-book” significhi riedizione in pdf dei contenuti cartacei.
L’analisi del sondaggio, qui sopra esposta per sommi capi, è oggetto di un contributo pubblicato in un paper diverso.
Parallelamente al sondaggio, nel Network (www.lascuolachefunziona.it) si sviluppava analoga discussione all’interno di un forum. La discussione “Serve ancora il
libro di testo? Se si, quale la funzione, la forma e l’utilizzo nell’era del digitale
e di internet?” si è svolta in pieno periodo feriale: dal 11 agosto al 9 settembre e
si è sviluppata in 163 interventi con la partecipazione di 23 membri del network.
In questo contesto di discussione il target e la tipologia dei membri partecipanti
ha sbilanciato verso alcune posizioni: nel network, frequentato evidentemente
da docenti che usano il web tanto per l’aggiornamento quanto nella propria didattica, le posizioni circa l’opportunità d’uso del libro cartaceo sono state più
polarizzate, con una maggiore percentuale di chi afferma che il LdT cartaceo,
seppur importante percorso lineare da cui partire, non può né costituire la guida
della didattica, né non essere integrato, né non essere castrante:
Basta libri di testo dai contenuti pre-cotti, belli e pronti, rigidi, che non
stimolano a pensare, a costruire, intuire, dedurre..[…] Il testo digitale
dovrebbe favorire il diverso approccio didattico
Il digitale e internet hanno già cambiato in qualche modo le nostre didattiche (o ne hanno supportato, facilitato il cambiamento) … questa è la
direzione in cui, secondo me, va pensato il nuovo LdT che a quel punto non
sarà né un “libro” né “di testo”
Bisognerebbe riuscire ad eliminare l’obbligo di comprare un libro di testo
cartaceo, giusto per lasciare spazio a chi non vuole usarlo.
E, commentando il sondaggio, Antonio Fini e Maria Grazia Fiore hanno scritto:
Risulta chiaro che il libro di testo ancora si usa, più come male minore che
come prima opzione [Ma vien da chiedersi]: quanto l’uso del LdT è dovuto
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all’inerzia, all’abitudine e quanto alla non esistenza di valide alternative?
L’e-book: cos’è?
Come già scritto, nel sondaggio è emersa diffidenza o se non altro confusione
circa l’e-book: la grande diffusione di contenuti in pdf ha distorto il dibattito, lo
ha privato di energie e di interesse da parte degli utenti, che vedevano concretizzarsi davanti agli occhi la solita innovazione “retrò”.
Per questo nel forum si è cercato molto di trovare strade da percorrere, di identificare le caratteristiche di un buon libro di testo digitale, di formulare delle proposte da presentare direttamente alle case editrici (alcune delle quali da
anni producono materiali didattici senza interrogare minimamente docenti). Gli
interventi si sono concentrati tanto sulla forma (intesa sia come caratteristica
tecnica del supporto che sulla modalità di presentazione dei materiali) quanto
sui contenuti.
• Sulla forma
caratteristiche tecniche:
- formato aperto, adattabile a schermi di dimensioni molto differenti e ampiamente personalizzabile in lettura; sto pensando, ovviamente,
all’ePub;
- assenza di DRM proprietari e di qualsiasi accorgimento che limiti la
fruizione e il passaggio da un dispositivo all’altro;
- adozione di licenze come questa Creative Commons, che incoraggia la
diffusione e la collaborazione;
- apertura alla Rete, abbinando al testo vero e proprio una serie di servizi (approfondimenti, community, condivisione di risorse autoprodotte…)
- pensati per promuovere un uso attivo e creativo del LdT.
Interessante però anche quest’altra posizione a riguardo, che, considerata la
provvisorietà di qualsiasi configurazione, destinata ad essere ben presto sorpassata da una versione diversa o migliore, pone l’accento maggiormente sulla partecipazione di tutti (docenti e alunni) alla costruzione del sapere, identificando
in questa “democrazia” del sapere la vera innovazione tecnologica:
“Il computer, quale congegno essenziale per la gestione e l’elaborazione
dei dati nella vita privata e nel lavoro, si sta estinguendo. Le sue funzionalità sono disperse nella rete che è il substrato fondamentale sul quale cre62
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sce la noosfera. Il computer sta invece mutando in una varietà di congegni
che rappresentano le porte per accedere alla noosfera… “
“evitiamo di cadere nella trappola della scarsità; […] quindi utilizzare le
più ubiquitarie tecnologie che sia possibile, intanto avvantaggiarsi iniziando a produrre contenuti capillarmente, ognuno i suoi, dinamicamente, potendo continuamente correggerli, glocalmente: tutti li vedono ma ogni
contenuto può avere la sua specificità… qui si ara con i buoi e da te con i
cavalli… […] navigare nel mare dei wiki prodotti dagli insegnanti, scoprire,
aggregare, distillare, indicizzare, taggare, linkare, riusare, migliorare.”
“Un incubo per i grandi editori ma forse una succosa prospettiva…”
costruzione e presentazione dei materiali
“Credo il contenuto principale, il testo vero e proprio, dovrebbe essere
un pacchetto scaricabile e fruibile offline (e per questo il formato epub
è perfetto). Si potrebbero rilasciare aggiornamenti periodici, come con i
software: finché sei abbonato aggiorni gratis, poi ti tieni l’ultima release
che hai scaricato, che resta comunque tua”
“non sarà semplice trovare l’equilibrio ottimale fra i diversi linguaggi e fra
lineare e reticolare”
“ciascuna scuola il suo wiki, tutti aperti, ogni insegnante mette i suoi contenuti, questo richiede competenze banali”
“liquido vuol dire questo, le diatribe pdf-epub-quello-che-vi-pare sono
inessenziali”
“ Immagino quindi un LdT agile, costantemente aggiornato, estremamente usabile (anche in mobilità), molto ben strutturato, non dispersivo e
sostanzialmente lineare. Attorno ad esso dovrebbe esistere una rete di
servizi in grado di stimolare e supportare percorsi di approfondimento,
riflessioni critiche, collaborazioni in rete, remix e creazione di materiali
originali.”
“Questo mi sembra uno spunto interessante. Un gruppo che si proponesse
di mantenere costantemente aggiornato un insieme di conoscenze per uso
didattico, quali caratteristiche dovrebbe avere? Quali spese dovrebbe affrontare e quali ricavi aspettarsi?”
“Una prima idea sulla organizzazione: una direzione in cui siano rappresentati gli editori, ma anche enti culturali ed un nucleo fisso, con specifiche competenze professionali, in grado di reclutare ‘a contratto’ docenti
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ebook
per svolgere lavori specifici e ben delimitati.”
“La composizione della direzione dovrebbe dare una certa garanzia che
il servizio non sia dettato unicamente dall’interesse economico di pochi,
mentre il mantenimento di una rete di partecipazioni dal campo educativo
permetterebbe una stretta aderenza alle esigenze concrete, un vivo contatto con le istanze di chi opera nella didattica.”
“Ottima la prospettiva del LdT come “servizio”, non più come “prodotto”.
Ottima l’idea dell’ interattività.”
“ In Internet non c’è bisogno di scaffali.”
• Sul contenuto:
“Non si tratta più di una evoluzione del libro, inteso come insieme coerente di conoscenze, progettato da un ‘terzo’ per essere attraversato, ma
della possibilità di organizzare il mare di informazioni in cui siamo immersi secondo un progetto educativo e formativo”
“ non ho molta fiducia nel modello “grassroots” e nelle aggregazioni spontanee; mi sembrano più efficaci modelli misti, con comunità vaste e aperte, ma coordinate da qualcuno che sia in grado di dare ordine al caos creativo, che sappia indirizzare le tante energie disponibili all’interno di un
progetto organico e condiviso”
“Ecco come immagino il libro di testo nella scuola che verrà.
Un libro cartaceo o virtuale (simile ad un ipertesto) suddiviso in 3-4-5
unità di lavoro, ciascuna delle quali affronta un grande tema con valenza
educativa ed introdotto da una mappa concettuale interdisciplinare; ogni
nodo rimanda ad approfondimenti nelle varie discipline che a loro volta
rimandano ad attività per esercitarsi; ogni unità si conclude con attività
miranti a valutare non tanto quante cose sa alla fine del percorso l’alunno,
ma a cosa sa fare ora con quello che ha appreso: una specie di banco di
prova in cui l’alunno dovrà mettere in pratica le sue conoscenze, catapultandolo in una situazione reale ben definita. Insomma, qualcosa simile ad
un video gioco in cui ci sono diverse stanze da visitare.”
Dunque posizioni diverse, ma tutte molto interessanti per le prospettive che
aprono al mondo della scuola e al mondo del sapere in generale. L’e-book viene
a configurarsi come un piccolo ambiente di apprendimento tascabile, come luogo
stesso dell’interazione sia tra l’alunno e i contenuti, sia tra alunni stessi, una sor64
tracce 2010
ta di piattaforma con contenuti multimediali da attraversare e fruire in base alle
esigenze individuali e alle modalità di apprendimento. È questo il valore aggiunto
che la tecnologia della rete potrebbe conferire:
questa è la direzione in cui, secondo me, va pensato il nuovo LdT che a quel
punto non sarà né un “libro” né “di testo”.
Libro di testo cartaceo VS e-book?
No, non è assolutamente pensabile una dicotomia, un aut aut: la storia insegna
che le innovazioni si sono da sempre affiancate alle vecchie attrezzature: impensabile un “badile” vs “aratro”! Piuttosto entrambe hanno dovuto ridefinire
i propri ambiti e le proprie specificità d’uso, hanno dovuto ripensarsi alla luce
dell’altra.
Mentre nel sondaggio alle domande che chiedevano se la tecnologia avrebbe
scalzato definitivamente il cartaceo la maggior parte dei rispondenti ha scelto
l’item mediano (di fatto non preconizzando nulla), nel forum la maggior parte
dei partecipanti non crede affatto che l’una debba esistere in competizione con
l’altra, pur notando i vantaggi e gli svantaggi tanto della carta. Schematizzando
gli interventi:
Vantaggi LdT cartaceo Linearità
Facilità di reperimento informazioni
Facilità d’uso
Non ha bisogno di supporti
Ebook
Modularità
Fruibilità individualizzata
Pluralità di percorsi
Bassi costi
Multimedialità
Svantaggi
Costi eccessivi
Rigidità
Contenuti che risentono delle
linee editoriali
Peso
Ingombro
Bisogno di ulteriori supporti
Connessione e digital divide:
rischio di incrementare la
difficoltà di accesso al sapere
Possibile “disorientamento”
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Interattività
Leggerezza
Problematiche vecchie e nuove
L’avvento/affiancamento dell’e-book, rideterminando oggetti (materiali e non) e
con essi ruoli e professionalità comporterà indubbiamente la nascita o l’acuirsi di
alcune problematiche:
• Il digital divide: la situazione italiana, si sa, non è florida. Un sapere prevalentemente digitale che viaggiasse ovunque paradossalmente creerebbe nuove
frontiere e disuguaglianze;
• I costi: dovranno essere valutati e considerati anche i costi indiretti, quali l’impatto ambientale. Se è pur vero che la carta diminuirebbe a vantaggio dei polmoni verdi della Terra, l’informatizzazione dei contenuti presuppone incremento di
supporti elettronici di lettura e con essi l’estrazione e lo smaltimento di minerali
e sostanze tossiche. Il prezzo dell’e-book dovrà contenere e soppesare anche
queste ricadute
“l’aspetto del risparmio dei costi, già di per sé non trasparente: si risparmia sulla carta (e sul peso!!!) ma bisogna investire in tecnologia e oculisti,
per non parlare dei consumi elettrici mai menzionati”
“Sarebbe bello avere i libri gratis o quasi (è giusto però? me lo sto chiedendo, e non dico nei confronti di chi li scrive/produce, intendo proprio
nei confronti di chi legge/studia). E non dimentichiamo che non sono solo
autori ed editori a vivere sulla lavorazione dei testi: redattori, correttori
di bozze, illustratori.. (escludendo prestampa, stampa, magazzino e distribuzione). [...] [Dobbiamo cercare ] strade che non impoveriscano il testo,
riducendolo a dispense magari stupende da un punto di vista di contenuti
e didattico, ma orribili per altri versi (grafica e iconografia solo per fare
l’esempio più banale)”
“La filosofia del peer-to-peer sta prendendo piede ovunque. Possibile che
prima o poi non prenda piede anche nella scuola?”
“Ci sono, poi, supporti che richiedono investimenti consistenti per essere sviluppati e che, per questa loro natura, difficilmente possono essere
auto-prodotti. Ecco lo spazio per gli “editori” per quelle che qui sono state
denominate “agenzie servizi didattici” (più o meno). In questo caso si può
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porre la questione del prezzo “giusto”.”
• Il problema del copyright: come tutelare i diritti d’autore dei contenuti immessi
in rete?
“Come si può pretendere che chi ha fatto un acquisto non lo riproduca, per
comodità propria e per altri usi non commerciali?”
“Bisognerebbe prendere atto che non ci sono più quelle condizioni di scarsità in cui la legge del copyright aveva trovato giustificazione, secoli fa, al
fine di far crescere la circolazione delle idee.”
Content is king.
di Mario Guaraldi
Guaraldi editore - Univ. Carlo Bo di Urbino
------------------------------------------Non amo powerpoint, lavorare per slogan concettuali visualizzati su template
omologanti non mi piace. Non ho una natura “sistematica”, sono banalmente un
visionario.
Per questo – e non per narcisismo – ritengo più utile, oggi, con voi, fare un po’ di
autobiografia: per verificare quante e come le miei “visioni” degli ultimi 12/15
anni si siano concretizzate. E da questa verifica prendere spunto per orientarci nell’attuale Far Web, che rappresenta la fase della trasformazione digitale
dell’editoria che stiamo attraversando con le nostre rispettive carovane.
Comincerò dunque ricordando quel giorno – maledetto e benedetto – del 1996
quando, conclusa in maniera bellicosa le catastrofiche esperienze distributive
con PDE e Mondadori, l’intero mio catalogo (ovviamente cartaceo) fu “espulso” dal sistema delle librerie italiane; ed ebbi la “fortuna” di tirare davvero le
somme, senza equivoci amministrativi e inganni procedurali, su quale era stato
realmente l’esito finale del lavoro editoriale della mia “seconda vita” ( la prima,
quella fiorentina, si era conclusa bruscamente nell’estate del 1979 con l’omicidio
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premeditato della prima Guaraldi Editore ad opera della P2, dietro la quale si
nascondevano alcuni editori tuttora vivi e vegeti; e dunque non è ancora tempo
di svelarne i retroscena…). Scoprii dunque, grazie a quella drammatica “resa
totale” di tutti i miei libri per opera di Mondadori che la vendita dei vari titoli
– il vero sellout – non aveva mai superato la soglia effettiva del 30% del distribuito nonostante la ben diversa “apparenza” dei tabulati di rendicontazione che
testimoniavano una resa media esattamente inversa, del 30/35%! Fu una vera
illuminazione: ciò significava che in tutti quegli anni io avevo beneficiato (sic) di
un “credito occulto” del mercato pari alla differenza fra la resa finale effettiva
del 70% e quella fittizia delle rendicontazioni: circa il 40% in più del vero sellout,
che a quel punto dovevo “restituire”! Per un microbo editoriale come me, questo
rappresentava “solo” qualche decina di milioni di vecchie lire (che pure rischiarono di farmi morire per la seconda volta…), ma pensate al credito occulto di cui
stanno ancora beneficiando i colossi editoriale: e vi renderete conto di quale sia
il vero problema del passaggio dal cartaceo al digitale! Se scomparisse di colpo il
mercato della carta, i colossi editoriali sarebbero letteralmente seppelliti dalle
rese del sell-in giacente ancora nelle librerie, con conseguente colossale crack
finanziario! Ecco la follia del perverso meccanismo delle rese, che i distributori
pretendevano di gestire, come camera di compensazione finanziaria, che anticipavo in una mia ormai lontana relazione a Berlino del febbraio 1998…
Sono anni che mi ritrovo a gridare, come il bambino della favola di Andersen, che il re è nudo.
Il sistema editoriale e distributivo italiano è in effetti caratterizzato dal
rifiuto di “vedere” quella serie di clamorose illogicità e di sprechi su cui
reggono in precario equilibrio gli interessi in gioco degli operatori del nostro settore.
(…) E comunque, al di là dell’evidenza che il re sia davvero nudo, e persino
al di là della diagnosi del perché lo sia (ciò che è controverso), gli effetti
di questo stato di cose sono limpidamente sotto gli occhi di tutti.
Si chiamano:
• riduzione della vita media del libro a non più di 3/4 mesi, invasività di
un mass-market di bassa lega ( che sfocia in una vera e propria bulimia di
prodotti di massa appiattiti sulle mode); rarefazione dei librai “indipendenti” e nascita di catene oligopolistiche di librerie;
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• analisi della velocità di rotazione come vangelo nella valutazione dei
titoli da “espellere dal mercato”;
• marginalità delle esigenze espresse dal mondo universitario e di ricerca;
• sbarramento degli spazi concessi agli autori esordienti di talento, ecc.
Le conseguenze, in termini culturali (ma persino etici e morali), di questa
serie di apparenti “questioni tecniche”, sono la morte annunciata dell’editoria di cultura e una omologazione culturale senza precedenti nella storia
recente del nostro Paese.
(…) Penso con un certo sgomento, mentre sfoglio certe mie “antiche” edizioni ancora composte a mano, e ne ammiro le sbavature dell’inchiostrazione o la pressione diseguale di certe lettere sulla carta ingiallita ai bordi, alla quantità di trasformazioni della tecnica editoriale cui ho assistito
nella mia pur non lunghissima vita.
Rivedo come fosse ieri i pacchi di piombo legati con lo spago, accatastati in
attesa di una (sperata) ristampa nel corridoio che portava al mio ufficio.
Quel cristallino rumore metallico, assordante ma non sgradevole, in Linotipia, dei caratteri che correvano dai serbatoi verso la camera di fusione
del piombo! Quelle righe controllate al volo ancora calde da scottarsi le
dita, imparando a leggere all’incontrario come Galileo! Non era una meraviglia? E i cliché di zinco? Le quadricromie di allora erano un miracolo di
bravura: la messa a registro delle lastre, di per sé un’opera d’arte.
Poi la fotocomposizione divorò le Linotype. Scomparse in pochi anni.. Una
specie estinta in un fiat, come i dinosauri.
Ma anche le grandi e complicate fotocompositrici avrebbero fatto la stessa
fine: divorate questa volta da un affarino su cui nessuno avrebbe scommesso due lire, il Personal Computer, un giocattolo o poco più. Ricordo quel
gennaio del 1984 (solo 14 anni fa? miodio…. [n.d.r. oggi 26 anni fa!] ) quando mi portarono in ufficio il primo Macintosh: che roba era quel topolino
che faceva disegnare sullo schermo?
(…) Oggi il destino mi riserva la sorpresa di essere uno dei primi editori
italiani a cavalcare la cosiddetta “rivoluzione digitale”!
Che diavoleria è mai questa che pretenderebbe, facendo libri virtuali,
pubblicando online, stampando on demand anche solo poche copie, di im69
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maginare un “modo diverso” di produrre e soprattutto di distribuire i vecchi, cari, irrinunciabili libri di carta?
Tutti voi che mi ascoltate sapete benissimo su quali fondamenti si basa
questa possibile rivoluzione. Sono essenzialmente tre:
•la possibilità di promuovere, prenotare, consultare e acquistare le novità
librarie via Internet;
•la inedita economicità – grazie alle nuove macchine da stampa digitali –
delle piccole tirature a misura del prenotato, soprattutto per le ristampe,
le pubblicazioni scientifiche, le ex-dispense universitarie;
•la verificata esistenza di ampie nicchie potenziali di edizioni on demand,
anche per l’editoria scolastica.
Che tutto questo possa essere vissuto come “minaccia” per gli interessi in
gioco (soprattutto di intere categorie messe a rischio di estinzione come ad
esempio i promotori di libreria o i propagandisti di scolastica) è facilmente
comprensibile.
(…) Ma le potenzialità di razionalizzazione produttiva e soprattutto distributiva del libro basate sulle nuove tecnologie digitali in abbinamento
con il web (permettetemi di sottolineare questo aspetto: non è tanto la
rivoluzione digitale in sé ad avere effetti dirompenti, quanto il suo potenziale abbinamento con le caratteristiche del nuovo medium Internet) non
rappresentano affatto una minaccia, sono caso mai una sfida che occorre
raccogliere e vincere nell’interesse di tutti. Anche se ciò comporta, da
parte dei grandi gruppi italiani, una non semplice fase di transizione
rispetto agli interessi – soprattutto finanziari – dello status-quo legati
soprattutto a quella mole ingente di “finto” fatturato che aleggia sui
punti vendita come una gigantesca riserva di credito occulto in attesa
della parziale restituzione in forma di resa. E d’altra parte, obiettano editori e librai, solo una presenza massiccia di copie in libreria rende
possibile quella “vendita d’impulso” che garantisce i grandi numeri del
venduto: giocoforza il libraio deve poter rendere l’invenduto!
Come si vede, l’analisi era già chiarissima ben 12 anni fa! Voi mi permetterete
di continuare questa autocitazione proprio per dimostrare come la “cecità” del
sistema editoriale italiano fosse “colpevole”: non era infatti difficile “prevedere” il cambiamento agli esordi, difficile era caso mai accettare di riconoscere il
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fatto che la logica della massimizzazione del profitto producesse dei danni irreversibili alla circolazione della cultura. Al punto che azzardavo una definizione
conclusiva:
proprio la politica di occupazione degli spazi disponibili sui banchi delle librerie da parte della produzione di massa scalza inevitabilmente la produzione di ricerca e di cultura a limitata diffusione e implica livelli di spreco
produttivo che superano abbondantemente il 50% della tiratura iniziale.
Cominciamo col dire, allora, che le potenzialità legate alla rivoluzione tecnologica digitale e a Internet invertono clamorosamente la tendenza omologante e favoriscono non solo una inedita capacità di documentazione, di
ricerca e di confronto fra culture diverse senza precedenti nella storia; ma
anche la visibilità e la legittimità di “nicchie” fino a ieri non comunicabili,
e comunque aggregate da interessi spontanei molto articolati .
(…) Certo, può sembrare una ubriacatura questa di Internet, ma tutti noi
sappiamo bene che non lo è . Nessuno può dire di sapere cosa ci riserverà
un futuro sempre più valutato in termini di mesi più che di anni: ma possiamo diagnosticare con certezza che l’assetto attuale sarà spazzato via,
e che dunque “vale la pena” sperimentare tutte le possibili alternative:
vinca la migliore.
Dicevamo, razionalizzazione produttiva: “produrre libri senza sprechi e
senza costi di magazzino”, come recitano gli slogan dei produttori di hardware!
È vero che, oggi, il libro di ricerca a bassa o minima tiratura ridiventa possibile in termini economici, una salvezza per i piccoli editori. E, nient’affatto teoricamente, ogni insegnante potrebbe – nel quadro della propria
“autonomia didattica” – realizzare e stampare il proprio libro di testo!
Ma io sono personalmente certo che anche i grandi complessi editoriali e
il sistema delle librerie avrebbero in realtà tutto da guadagnare da questa
potenziale “rivoluzione”.
“Promuovere, prenotare, consultare e acquistare” in rete non significa
mettere in discussione il sistema delle librerie o peggio ancora attentare
all’esistenza stessa di questo segmento di mercato. Significa caso mai reinventare un modo di essere proprio della libreria e della sua organizzazione interna, in rapporto alle logiche “altre” dei grandi magazzini, dei
chioschi di giornali, del sistema bibliotecario.
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Citerò a puro titolo di esempio – anche perché lo stiamo già sperimentando
in collaborazione con uno dei grandi gruppi editoriali italiani, la Rizzoli
– il recupero potenziale delle mancate vendite di molte migliaia di titoli
importanti, non più disponibili sul mercato perché esauriti o messi fuori
catalogo. Un semplice computer collegato a Internet, messo a disposizione
della clientela, nelle librerie, può consentire ai lettori di ordinare, on
demand, con stampa digitale (anche personalizzata col nome del cliente
e/o della libreria!) i titoli non più disponibili. Ciò significa letteralmente
“risuscitare” un fatturato potenziale valutabile in molti miliardi all’anno,
considerando le code di possibile vendita sia delle novità che del catalogo,
cui oggi l’industria editoriale rinuncia in relazione al velocissimo turnover
delle novità e alla pratica della macerazione a fine anno dell’invenduto,
sia per ragioni di spazio fisico che, in Italia, di ordine fiscale.
Lo stesso “mass-market” – nemico giurato, come abbiamo visto, della produzione “culturale” –, si troverebbe paradossalmente avvantaggiato dalla
“compressione” dell’intera produzione colta e di nicchia dentro i 50 centimetri di un computer messo a disposizione del pubblico, in tutte le librerie
e in tutte le biblioteche, per ordini digitali “on demand” evadibili nello
stesso lasso di tempo oggi richiesto per l’approvvigionamento fisico dal
magazzino periferico o centrale del distributore.
E sempre per stare sulle esigenze del mass-market, l’economicità della stampa digitale come “pre-print” di sondaggio e prenotazione, prima
dell’investimento in centinaia di migliaia di copie, significa ripensare in
modo molto concreto al martketing editoriale oggi arroccato su banali confronti statistici con le vendite pregresse di prodotti analoghi .
Così come estremamente avvantaggiato da una informazione permanente
e interattiva on line su Internet risulterebbe il rapporto, che considero
fondamentale, con il sistema bibliotecario e con il mondo universitario
nel suo complesso per l’approvvigionamento delle novità e l’adozione in
tempo reale.
Come si vede, già 12 anni fa mi azzardavo ad indicare la “centralità” del Sistema
Bibliotecario mondiale e la necessità di una re-invenzione dei sistemi distributivi
del libro, per la sopravvivenza del libro di cultura:
Oggi, in Italia, le Biblioteche si riforniscono, senza alcuna regola, indifferentemente dal libraio “sotto casa”, dai grossisti o direttamente dagli
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editori, secondo una logica di autonomia che nasconde solamente piccoli
traffici di sconti e di interessi corporativi.
Il bibliotecario stesso si configurerebbe come potenziale “editore” dei
reprint di testi rari o fuori diritti conservati presso la propria Biblioteca.
Più delicato, ovviamente, è il problema dei grandi gruppi distributivi: eppure, anche in questo caso non è difficile pensare che potrebbero
diventare protagonisti reali di un nuovo modo di concepire la diffusione
del libro trasformandosi in grandi agenzie interattive se non addirittura
in terminali di stampa digitale in collegamento permanente con le case
editrici. Di fatto costa certamente meno l’acquisto e la gestione di una sofisticata macchina digitale per la stampa da remoto degli ordini che non la
costruzione e la gestione di molte migliaia di metri quadri di magazzino!
E se tutto questo può apparire vagamente “futurista” – anche nel senso
“marinettiano”, non solo di futuribile –, non lo è affatto la serie dirompente di effetti che sta provocando la riduzione consistente dei costi per
le piccole tirature e la competitività legata alla nuova dimensione europea
del mercato librario, fra non molto basato anche fisicamente sull’euro, la
moneta unica europea.
La sempre crescente propensione agli acquisti online pone problemi
comuni a tutti i paesi membri: già oggi le legislazioni sul diritto d’autore
appaiono decisamente obsolete, e la necessità di una riforma a base europea, unificante i sistemi editoriali di tutti i paesi della Comunità, è ormai
reclamata dai fatti. La ricerca e la sperimentazione in questa prospettiva
sono davvero una necessità urgente.
Facciamo dunque tutti un grande sforzo di fantasia per ridisegnare il
volto dell’editoria europea di domani. Virtuosa e virtuale. La fantasia al
potere, questa volta online, non è davvero un’utopia.
Che non fosse un’utopia lo dimostrano gli avvenimenti di questo ultimo periodo,
in cui alla “cecità” di quegli anni non tanto lontani è subentrata la dissennata rincorsa delle conseguenze di una metamorfosi annunciata, che è sotto gli occhi di
tutti. Una sorta di nuovo Far Web, con carovane lanciate alla conquista dei grandi
e fertili territori dell’ebook: ma molti di questi nuovi coloni perderanno lo scalpo
prima di giungere alla meta.
Una meta che passa per una ridefinizione delle regole e dei concetti che regolano
il commercio della cultura, a partire proprio dal copyright. Per questo lancio in
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questa sede l’unico appello ragionevole per il futuro: convocare una grande Costituente per una nuova economia del Libro che metta insieme tutti i protagonisti della vecchia e della nuova filiera editoriale, a partire dalle professionalità
a rischio di estinzione. È questo il compito di studio, di analisi e di propositività
creativa che noi stiamo svolgendo in questo nostro eBookFest di Fosdinovo; è
questo il compito che le “vecchie” Associazioni di categoria come l’AIE non sono
state capaci di assolvere.
Dispositivi digitali, lettura, lettori, scuola
di Marco Guastavigna
IIS Beccari di Torino
------------------------------------------Dei “libri digitali” a scuola non si discute. Gli insegnanti hanno altre priorità, tra
cui quest’anno si colloca anche una pseudo riforma delle superiori. Le case editrici tradizionali hanno messo in campo diverse tipologie di versione “mista” dei
libri di testo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”,
direbbe il principe di Salina.
Poiché per gli strumenti digitali implementano ormai veri e propri modelli di
rapporto con le informazioni e con le conoscenze, è bene che noi insegnanti ne
confrontiamo le caratteristiche operative, cognitive e culturali con quelle della
tradizione, per essere parte attiva di un eventuale, futuribile, dibattito.
1. Atteggiamento tradizionale verso la conoscenza
Libri, scaffali, librerie, pubbliche biblioteche e così via: fruiamo da molto tempo
di oggetti materiali, distinti, separati, compresenti. La portabilità complessiva
dei loro contenuti è a carico della mente; il rimando tra i singoli oggetti (note,
citazioni, bibliografie) è a carico degli Autori, ma un loro richiamo attivo è invece
a carico dei Lettori; l’indicizzazione è molto parziale e superficiale; la strategia
più economica ed efficace per “conoscere” è tesaurizzare le informazioni e gli
apprendimenti.
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2. Ebook reader e atteggiamenti di conoscenza
Possedere ebook reader significa disporre di meta-oggetti materiali, contenenti oggetti immateriali, integrati, ma sovrapposti. I contenuti sono indicizzati in
misura molto rilevante; il rimando e il richiamo tra gli oggetti (Link, Url) è a
carico degli Autori. Si può ipotizzare una portabilità complessiva a carico del
meta-oggetto e che il “conoscere” possa quindi disporre anche di consapevoli
strategie per il reperimento contestuale dei contenuti. Un tipo particolare di
reader, Kindle, è inoltre portatore del Free Global Wireless, ovvero considera
Internet estensione ordinaria dell’Atto di Lettura, non solo come acquisizione di
nuovi ebook, ma anche come ricerca su Wikipedia e Google, e – da ultimo – anche
come navigazione.
3. Tablet e ibridazione culturale
Il settore è attualmente dominato da iPad, ma sono in cantiere numerosi nuovi
prodotti, anche con costi più ridotti, destinati a proporre un’integrazione ergonomica ed incrementabile tra fruizione di media, navigazione, comunicazione
digitale evoluta ed elaborazione intellettuale (in gergo, “produttività personale”)
costruendo un primo profilo di una presenza culturalmente attiva nell’universo
digitale.
4. Monitoraggio semantico
Da Google Books e Google Desktop a Spotlight, da Delicious ai tag, fino al concept cloud, siamo di fronte a un monitoraggio semantico in costante progress
quantitativo, qualitativo e strutturale, che sempre più si applica non solo al web,
ma anche a contenuti personali, prodotti o acquisiti, e a contenuti tradizionali.
Non sappiamo come andrà a finire la battaglia giuridica sulla questione della digitalizzazione dei libri sponsorizzata da Google. Certo, però, l’idea di applicare
alla cultura tradizionale “predigitale” le modalità di indicizzazione che ancora
adesso (nonostante la possibilità di compiere ricerche per parole-chiave anche
sui file presenti sul nostro PC) tendiamo a considerare caratteristica esclusiva dei
contenuti “Internet natives”, apre prospettive operative e di rappresentazione
mentale della conoscenza che meritano molta attenzione. Sarà possibile infatti
concepire passato e presente della cultura come un insieme unico, fatto di contenuti ad alta reperibilità semantica, innescabile con modalità diverse e integrabili
tra di loro.
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5. Atteggiamenti di “conoscenza digitalizzata” maturi
Cosa significa conoscere efficacemente nell’epoca della diffusione dei dispositivi
digitali e della dipendenza da essi? Significa puntare alla fruizione critica di media integrati; poter affidare la portabilità complessiva dei contenuti al supporto
e alla rete; contare in qualsiasi momento su efficaci attività di ricerca e di reperimento, sostenute da diverse chiavi di facilitazione semantica; attuare quasi
costantemente il passaggio da “Lettore” ad “Autore”, se non sempre di contenuti, certamente di percorsi. Significa però anche, per non rinunciare ad integrare
facilità di accesso e disponibilità a complessità e profondità delle conoscenze,
saper mobilitare all’occorrenza competenze di validazione della pertinenza dei
contenuti raggiunti o ricevuti.
6. Il lettore evoluto
Qual è quindi l’obiettivo della scuola? Sia gli insegnanti, in primo luogo, per ragioni intellettuali e professionali, sia gli studenti, devono divenire lettori evoluti,
in grado di accostarsi con intenzioni culturalmente significative e consapevoli
alle pubblicazioni sia tradizionali sia digitali, nonché alle implicazioni operative
e cognitive dell’uso delle une e delle altre, in funzione del variare degli obiettivi
e dei contesti di conoscenza.
• Slide: http://www.slideshare.net/marcoguastavigna/dispositivi-digitali-lettura-lettori-scuola
Un eBook da leggere sottacqua. Il testo digitale
nella formazione e nella didattica: potenzialità e
nuovi scenari
di Maria Guida
Liceo Scientifico “G.Salvemini” di Sorrento
------------------------------------------Lentamente anche nelle forme di istruzione più formali si fa strada la concezione
che l’idea di insegnamento inteso come semplice trasmissione di informazioni
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è inadeguata. Per contro si evidenzia l’efficacia di un apprendimento esperienziale, situato, cioè manipolativo e legato al contesto dove il docente, non più
erogatore d’informazioni a studenti passivi, diventa sceneggiatore di esperienze
didattiche attivamente vissute e la conoscenza che ne deriva è il prodotto di una
costruzione attiva del soggetto. I mondi virtuali tridimensionali consentono di
realizzare ambienti di apprendimento che hanno proprio queste caratteristiche
anche in quelle situazioni in cui, in un contesto reale, ciò non è possibile o è rischioso o irrealizzabile.
Costruire un ambiente siffatto è stato lo scopo delle sperimentazioni didattiche da me condotte in Second Life a partire dal 2007 e rivolte inizialmente ad
un’utenza adulta. Si è trattato di una serie di esperienze che mi hanno portato a
scoprire in progressione, oltre all’alto potere di coinvolgimento dei mondi virtuali
3D, tre loro caratteristiche peculiari per l’insegnamento (interazione, immersione e condivisione), attraverso le tre fasi dei miei corsi di fotografia. Il mio primo
corso, benché strutturato ancora in maniera tradizionale, mi ha fatto scoprire il
senso di presenza che può dare il mondo 3D, cioè sentirsi presenti nello spazio
circostante e interagire con esso ma anche sentire la presenza di altri “qui ed
ora”, premessa ideale affinché l’apprendimento avvenga in un contesto sociale
mediando significati attraverso l’interazione con altri. Nel secondo corso ho deciso di dare veramente pochissime nozioni tecniche, quasi solo come si scatta, per
partire immediatamente e viaggiare nello spazio e nel tempo.
Tra le tante possibilità ho scelto un salto indietro nella storia, conducendo gli
studenti a fotografare la reggia di Versailles, una bella ricostruzione del palazzo
e degli arredi, indossando un costume d’epoca mentre il salto nello spazio che
ho scelto è una meta da sogno: un’isola tropicale con tanto di palme e sabbia
rosata. Sentirsi realmente trasportati nello spazio e nel tempo, sentirsi immersi
in un’altra epoca e in un altro ambiente posso essere validi ausili per uno studio
della storia e della geografia che non sia basato soltanto sul ricevere informazioni
attraverso un canale verbale. Esistono anche splendide simulazioni scientifiche
che consentono di studiare dal di dentro situazioni e fenomeni non raggiungibili
nella vita reale a o che presentano problemi di sicurezza e di incolumità.
L’ultimo step di questo primo ciclo di lezioni è stata l’esperienza de “La Camera
Chiara” comunità di apprendimento di fotografi in Second Life che si è incontrata
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settimanalmente per sei mesi condividendo conoscenza e trucchi del mestiere e
dimostrando che il senso di presenza e di immersione, tipico dei mondi virtuali,
dona un valore aggiunto anche alle comunità di pratica. E veniamo al lavoro più
recente, la ricostruzione di un fondale marino interattivo…
Per imparare la biologia marina in maniera esperienziale e situata occorrerebbe
far immergere gli studenti in aree marine ricche di flora e fauna, probabilmente
in aree protette e ad una certa profondità. La ricostruzione dell’ambiente naturale in un mondo virtuale tridimensionale elimina ogni problema e, grazie al suo
aspetto così simile ad un videogioco, ingaggia gli studenti a sperimentare oggetti
interattivi e ad imparare dall’interazione con essi. L’attività consiste in una caccia al tesoro in fondo al mare in cui, tappa dopo tappa, medusa dopo poseidonia,
si apprende la biodiversità e si possono perseguire gli obiettivi di favorire negli
studenti lo sviluppo di una coscienza ecologica e di renderli consapevoli che la
tutela del patrimonio naturale è necessaria.
Concretamente lo studente si immergerà nell’ambiente 3D e interagirà con oggetti che sono la riproduzione di specie animali e vegetali reali. Cliccando su
ciascun oggetto si aprirà di volta in volta un piccolo file di testo, una pagina web,
una immagine da cui lo studente trarrà informazioni di biologia. Solo se le avrà
comprese potrà rispondere correttamente alla domanda che gli verrà posta e così
procedere alla tappa successiva.
Il percorso può essere strutturato a vari livelli di difficoltà e prevede una variante in stile CLIL, con uso veicolare della lingua inglese per apprendere contenuti
scientifici.
Naturalmente le domande non servono per valutare lo studente ma per stimolarne la curiosità e per spingerlo a cercare risposte nell’ambiente circostante.
C’è posto per il libro in un percorso del genere? Secondo me sì ma solo se esso è
capace di cambiare pelle, di re-mediarsi, diventando un oggetto virtuale consultabile all’interno dell’ambiente virtuale di apprendimento.
Allora sì che il libro, con la sua funzione di raccolta e riepilogo e precisazione
delle informazioni ottenute in situazione, può svolgere l’utile compito di fissare
e rinforzare l’apprendimento.
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eBook in formato ePub:
l’esperienza del corso
UniTuscia eBookLearn
di Francesco Leonetti
Università della Tuscia
------------------------------------------Vorrei parlarvi di ebook per come li spieghiamo nel nostro corso online UniTuscia
EbookLearn.
Intendiamoci. Un ebook non è il file che si scarica online, si carica sulla pennetta USB e ci si scambia via email. Quello non è un ebook, bensì il file di un libro.
Molto probabilmente un file del genere è in formato PDF o .DOC. Un file PDF è
un libro liofilizzato. Viene scambiato per via digitale, ma poi fruito e usato eminentemente per via analogiche, su stampanti a getto d’inchiostro o laser se gli va
bene. Proprio come la minestrina liofilizzata Knorr, a cui basta aggiungere un po’
d’acqua per farle assumere la rassicurante fisicità che è propria della minestra.
Provate a visualizzare un file PDF su un dispositivo per la lettura di ebook, ad
esempio su un Kindle, Neobook, eccetera. Vi accorgerete come la minestra non
venga bene, perché il PDF non riesce ad adattarsi alle caratteristiche del dispositivo chiedendo solo una morte: la stampa. La solita triste minestra.
L’e-book, per essere tale, non è sufficiente che sia rappresentato solo da contenuto digitale, ma prevede che la sua fruizione avvenga attraverso un dispositivo
di lettura che nel suo insieme rappresenti un sistema “contenuto-interfaccia” che
soddisfi i requisiti di mimicità e autosufficienza. Dove con mimicità si intende il
mutuare comportamenti e funzioni attese ad un libro e con autosufficienza che
non si debba sentire il bisogno di altro per una corretta e completa fruizione del
libro.
Un libro in formato PDF non è un ebook, perché non può essere fruito correttamente su un dispositivo dedicato, ma è più spesso visto sul computer con Acrobat
Reader, con un’interfaccia scomoda che nulla ha a che fare con l’esperienza tipica
di lettura di un libro (manca dunque la mimicità) e inoltre non è autosufficiente
perché spesso fa esclamare: “si può stampare?”.
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ebook
Un ebook è un sistema costituito da tre principali componenti:
contenuto-formato-dispositivo
Il contenuto deve essere digitale, ma non in un formato qualsiasi, bensì un formato che meglio sfrutti caratteristiche e peculiarità del dispositivo che, con la sua
interfaccia, rende possibile la fruizione vera e propria del libro. Quando leggiamo
un ebook, stiamo di fatto usando il risultato di questi tre componenti, tutti di
fondamentale importanza. Il formato PDF non è stato pensato per sfruttare le
caratteristiche di un dispositivo digitale, ma piuttosto quelle di una stampante.
Insomma, avete capito che PDF proprio non mi piace quando riferito ad un ebook.
Sto cercando di fornire argomenti obiettivi e tecnici, se non vi sembrano sufficienti provo con quelli emozionali. La sigla PDF non ricorda quello di un partito
politico fallimentare? :)
Quale formato dunque risponde meglio ai requisiti che definiscono propriamente
un ebook? Naturalmente ePub. Non sentite anche nel suono un significato più
positivo e convincente? Non sentite evocate atmosfere da serate con buoni amici?
“Dai, andiamo a leggerci un libro all’ePub!”. Ok, questa era la carta emozionale.
Potrebbe non bastare, dunque passo alla trattazione tecnica e scientifica del perché ePub, quando si parla di ebook, è meglio.
ePub, come è noto, è definito da IDPF (International Digital Publishing Forum),
e sfrutta vari standard (simile a SCORM per certi versi) nel definire un formato
aperto, non proprietario per la rappresentazione di un ebook. Il formato si preoccupa di definire almeno tre aspetti dell’ebook: il suo contenuto, il suo stile, la sua
struttura, composizione e metadatazione (l’indice, per semplificare). Il contenuto viene definito attraverso lo standard XHTML. Lo stile e l’aspetto attraverso lo
standard CSS. La struttura e metadatazione attraverso specifiche XML. Dunque
abbiamo: XHTML, CSS e XML. Ma… questo è il web!
È proprio questa la forza dirompente insita nel formato ePub. E’ un formato web.
Liquido, adattativo, capace di essere visto bene da un classico browser, così come
da dispositivi dedicati come ebook reader o tablet generalisti quali iPad. Anzi,
non è un caso che Apple abbia scelto proprio il formato ePub per rappresentare i
contenuti della libreria iBooks.
Il formato web dell’ePub consente anche di esplorare forme alternative con cui
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tracce 2010
parti del contenuto possano essere rappresentate. Ad esempio, si può pensare di
affiancare al testo non solo la semplice immagine, ma anche un video.
Attraverso un meccanismo definito dall’ePub denominato: “fallback”, sarà l’ebook stesso a decidere, in base alle potenzialità del dispositivo si cui in quel momento sta girando se mostrare il video oppure, se questo non è supportato (come nei
dispositivi a tecnologia e-ink attuali) un contenuto alternativo definito dall’autore, ad esempio un’immagine.
Se siete curiosi di aprire un file ePub, smontarlo e vedere come è fatto, non dovete fare altro che rinominarlo cambiando l’estensione da .epub a .zip. Scomprimete quindi lo zip e aprite la cartella che avrete ottenuto. Troverete, nella maggior
parte dei casi, una cartella chiamata “OEBPS” al cui interno sono collocati:
- i file con estensione .htm che rappresentano i contenuti veri e propri, le
pagine del libro;
- un file .css che definisce lo stile e l’aspetto delle pagine;
- un file con estensione .opf che definisce attraverso XML i metadati e la composizione del libro;
- un file con estensione .ncx che definisce attraverso XML l’indice del libro.
Potrebbe esserci una cartella “img” per eventuali immagini e in generale media
utilizzati e riferiti nelle pagine .htm.
Trovate inoltre una cartella “META-INF” in cui c’è un unico file: “container.xml”
il quale serve ad indicare dove si trova il file .opf che definisce la composizione
dell’ebook (contenuto nella cartella OEBPS). E infine il file “mimetype” che definisce il mime-type del formato epub. Tutto qui. Se sapete realizzare pagine web,
allora non avrete molti problemi nel realizzare ePub.
Se poi non volete impelagarvi con codici e tag, la via più rapida per produrre un
ePub è scriverlo in Word e poi convertirlo in formato ePub con Calibre. Non dovrete fare altro che attribuire nel documento Word i giusti stili “Heading1″, “Heading2″, etc. per indicare le voci dei capitoli. Ci penserà Calibre ad interpretarli
e tradurli nel rispettivo indice in formato ePub. Salute!
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ebook
Ebook interattivo “Atlante Areale”:
segni e parole come metafore attive
di Ugo Locatelli
Artista e formatore
------------------------------------------Se le porte della percezione fossero liberate,
ogni cosa apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinita.
William Blake
Qualsiasi cosiddetta realtà è molto più incerta di quanto appare: la nostra visione non è una semplice immagine di ciò che si trova fuori di noi, ma viene anche
determinata dal nostro ‘mondo interiore’, dai processi mentali ed emozionali
attraverso i quali osserviamo e costruiamo il reale.
“Areale” è un termine che generalmente indica, come aggettivo o sostantivo, la
natura o l’identità di una certa area. Per l’autore diventa, dal 1997, un laboratorio nel quale l’a-reale è un campo sensibile e sfumato tra reale e irreale, in cui
l’apparenza visibile è la superficie di una profondità. Nel sito www.areale.it si
trovano informazioni sul percorso fino ad oggi.
L’Atlante areale, realizzato tra il 2006 e il 2010, è una rete viva di legami fra i
testi visivi, verbali e sonori che lo costituiscono. Una cartografia aperta, in cui
ogni osservazione genera una nuova esperienza dello sguardo, un’estensione della
‘mappa del mondo interiore’.
Rovescia il concetto tradizionale secondo il quale le tavole rappresentano i segni
della terra, da quelli naturali a quelli costruiti dall’uomo: qui sono invece un
“pluriluogo” iniziale, un ipertesto che interagisce con il repertorio emotivo e cognitivo dell’osservatore, diverso da persona a persona come le impronte digitali.
In questa prospettiva le relazioni e le risonanze che si possono produrre sono infinite e ogni lettore, con il suo guardare e interpretare, diventa un coautore.
Le tavole dell’atlante non sono ‘finite’, ma sensibili: sono come isole mobili del
nostro arcipelago interiore. Integrate da contributi critici e da un ‘glossario’,
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sono in qualche modo analoghe alle antiche mappe: strumenti di lettura e interpretazione del mondo, utilizzati dagli esploratori per scoprire luoghi sconosciuti
o per individuare nuove caratteristiche di un luogo già noto.
L’atlante è suddiviso in 7 aree tematiche che generano 35 tavole a struttura modulare. I temi sono la luce, il suono, la forma, il cammino, l’albero, la pietra,
il ponte.
Nell’Atlante areale ogni immagine può entrare in risonanza con altre e migrare
in tutte le direzioni: allargando lo sguardo delle proprie possibilità, influenzando
e influenzandosi. Qualunque frame di una tavola è il possibile centro di un’altra.
Così l’atlante diventa una geografia fluida di forme-pensiero, e ogni frame una
sorta di germoglio mentale: un processo generativo che non può mai essere considerato finito o finale.
Gli elementi visivi dell’atlante hanno origini e caratteristiche diverse: fotografie
fatte dall’autore, recenti e non; fotografie delegate ad altri, o scelte nei loro
archivi; metafotografie, vale a dire immagini mentali in forma di disegni e schemi
che visualizzano un’idea (un pensare figurato), o qualcosa che non è – o non era
– fotografabile.
Il linguaggio fotografico non viene utilizzato per ottenere una testimonianza sul
mondo visibile, ma come strumento di riflessione e consapevolezza dello sguardo
che esplora, e come metodo operativo per decostruire il soggetto ed entrare in
contatto con l’inconscio ottico.
Le modalità di presentazione e di comunicazione dell’Atlante Areale possono variare in relazione al contesto, agli obiettivi e alle risorse: videoproiezione automatica o commentata, touch screen, pubblicazione elettronica interattiva, esposizione di tavole e/o di frame.
Dopo un’anteprima a Berlino nella galleria “91mq – Art Project Space”, è stato
presentato all’eBookFest di Fosdinovo con il supporto di una lavagna interattiva
multimediale.
È in libreria nella forma di libro-ebook, Mimesis edizioni.
• Slide:http://www.slideshare.net/eBookFest/ppt-areal-atlas-relazione-def-2010
• Bibliografia: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_Locatelli
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ebook
L’ebook “multimodale”: imparare e apprendere
con la LIM, Lavagna Interattiva Multimediale
di Gian Marco Malagoli
Docente, Referente per le tecnologie didattiche dell’Ufficio Scolastico
provinciale di Modena
-------------------------------------------
Questo testo si pone due obiettivi: il primo come riferimento per i docenti di ogni
ordine e grado all’utilizzo della LIM (lavagna interattiva multimediale), senza
cadere nel manuale tecnico, ma con l’intento di fornire un supporto all’utilizzo
didattico, immediato, di questo importante strumento che ha soprattutto il pregio di spostare l’azione didattica del docente non più o solo rivolta alla realizzazione di prodotti per l’apprendimento, ma all’analisi/osservazione dei processi
sottesi all’azione didattica stessa. In questo cambiamento la LIM gioca un ruolo
importante perché permette di utilizzare tutti i media a disposizione ed in particolare porta in classe Internet come strumento per la didattica. Un’occasione che
consente al docente di sfruttare linguaggi e strumenti tipici e condivisibili con i
ragazzi/alunni.
Il volume accompagna il docente all’utilizzo della LIM rendendola veramente uno
strumento a supporto dell’attività del docente e trasformandola in un mediatore
comunicativo, utilizzando indifferentemente programmi e internet. E in questo
“gioco” il ruolo più importante viene giocato dagli alunni, che sono i veri esperti
delle nuove forme di comunicazione, carichi di conoscenze e competenze, che
possono finalmente condividerle con il docente in un contesto di “comunità tutorante”, dove la tutorship si realizza con la capacità di orientare i vari soggetti
all’autonomia, sostenere e condividere le varie strategie di apprendimento, accompagnamento all’organizzazione dell’apprendimento (tempi e ritmi di studio),
capacità di ascolto e accoglienza.
Il secondo obiettivo, legato alla ricerca sull’utilizzo degli ebook, è stato quello
di cercare da un lato di dare indipendenza e nuova valenza a questi strumenti;
dall’altro di progettare una forma di ebook basati sul concetto di “multimodalità”, intendendo con questo termine l’utilizzo della multimedialità non più com84
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plementare al testo, ma strutturato in più forme comunicative che permettono al
lettore di comprendere il contenuto utilizzando indifferentemente uno dei media
a disposizione. Nello stesso tempo la presenza in parallelo di altre modalità permette di apprendere nuovi stili comunicativi e di condividerli.
In questa visione si prendono in considerazione le diverse modalità che permettono di ridurre i problemi di acceso al testo scritto, rendendo e realizzando un
“ebook inclusivo”.
Per realizzare quanto sopra e in considerazione della mancanza di un sistema condiviso di file digitali, si è utilizzato la struttura portfolio-pdf, che rappresenta una
delle novità più interessanti dell’ultima versione del programma di Adobe.
Questo vuole essere il primo di una serie di strumenti della collana storica “Frontiere dell’Educazione” dell’Editore Guaraldi (Rimini), che vedrà impegnati diversi
esperti nel settore dell’utilizzo delle tecnologie didattiche, con particolare riferimento alla disabilità e alle difficoltà di apprendimento (DSA).
La curiosità è un treno senza rotaie:
narrative non lineari e strategie di apprendimento.
di Davide Mana
Centro di geobiologia, Università degli Studi Carlo Bo, Urbino
------------------------------------------Il mio intervento a Fosdinovo voleva sollevare domande più che cercare delle
risposte.
L’idea di fondo è che, allo stato attuale, l’e-book è stato penalizzato nel suo sviluppo dall’eredità del libro cartaceo.
Si continua ad immaginare l’e-book come libro elettronico, necessariamente legato alla metafora del libro cartaceo per essere efficace.
Un libro quindi con pagine, capitoli, una copertina, una struttura lineare.
Non ci interessa, in questa sede, determinare per quale motivo l’e-book sia rima85
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ebook
sto così strettamente vincolato al suo corrispettivo cartaceo; la responsabilità è
probabilmente da ricercarsi in fattori economici e commerciali.
Ci interessa molto di più osservare come, nel tentativo di aggiornare al 21° secolo il prodotto libro, il marketing si sia orientato all’utilizzo di uno strumento
mutuato dal cinema (il book-trailer) anziché immaginare, ad esempio, un e-text
con una copertina animata (un’idea che risale, nell’ambito della fantascienza, ai
primi anni ’50).
La non modificabilità del testo e la linearità del testo sono le principali eredità
superflue che dal libro cartaceo sono passate nel libro elettronico.
Ciò è particolarmente curioso, considerando la non linearità è state usata con
successo, su supporto cartaceo tradizionale, tanto nell’editoria da diporto che
nella saggistica, fin dai primi anni ’80.
Su carta è possibile immaginare un romanzo nel quale la trama si sviluppi secondo un albero di scelte lasciate al lettore, o un saggio che permetta al lettore di
seguire lo sviluppo di una idea lungo percorsi diversi.
E la struttura non-lineare, con scelte multiple e la possibilità di “navigare” il testo
secondo percorsi differenti, è naturalmente la base della struttura della maggior
parte dei siti web, è la spina dorsale dell’architettura della rete internet.
E tuttavia, l’adozione di un simile modello pare poco probabile proprio dove sarebbe maggiormente efficace – nella didattica.
La narrativa non lineare, la disponibilità di scelte multiple, di percorsi che non
necessariamente conducono allo stesso risultato, può rivelarsi fondamentale perché nell’apprendimento, a tutti i livelli ed a tutte le età, la curiosità ed il capriccio contano tanto quanto il metodo.
E se il metodo permette di memorizzare con efficienza una serie di concetti,
curiosità e capriccio portano ad espandere, integrare e valutare criticamente
proprio quei concetti.
Possiamo immaginare un e-text per la didattica caratterizzato da potenzialità
insite nel supporto elettronico, e che permettano di
. riorganizzare il testo secondo le esigenze didattiche
. espandere ed annotare il testo con contenuti forniti dall’utente
. inserire non solo immagini statiche, ma contenuti multimediali
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. condividere il materiale con altri(studente-studente, studente-insegnante)
. integrare contenuti live dal web
Ciò di cui stiamo parlando chiaramente non è un libro tradizionale.
Ma non c’è alcun motivo per cui dovrebbe esserlo.
Un simile “testo” permetterebbe di integrare il lavoro dello studente sul testo nel
processo di valutazione.
Sarebbe possibile sviluppare a livello editoriale una base comune, aderente al
programma ministeriale (ad esempio), e permetterne la modifica da parte dei
docenti e degli studenti.
Esistono i mezzi tecnologici per liberare l’attività degli utenti.
Esistono i mezzi legali per tutelare gli autori.
Il problema, apparentemente, è un problema di immaginazione.
Significativamente, il cortometraggio Possible ou Probable, prodotto in Francia
nel 2007 su iniziativa del gruppo editoriale EDITIS, ci mostra un futuro prossimo
di testi condivisi, georeferenziati, disponibili in cartaceo on-demand, sotto lo
stretto controllo tanto dell’autore quanto dell’editore.
Ed utilizza, nel mostrarci questo futuro auspicabile, solo software ed hardware
già disponibili, ma per i quali non si è ancora pensato di sviluppare una integrazione.
Il film ci mostra, in altre parole, non un futuro prossimo, ma un presente che
nessuno ha avuto la lungimiranza di, letteralmente, mettere insieme.
La narrativa non lineare, la disponibilità di scelte multiple, di percorsi che non
necessariamente conducono allo stesso risultato, può rivelarsi fondamentale perché nell’apprendimento, a tutti i livelli ed a tutte le età, la curiosità ed il capriccio contano tanto quanto il metodo.
E se il metodo permette di memorizzare con efficienza una serie di concetti,
curiosità e capriccio portano ad espandere, integrare e valutare criticamente
proprio quei concetti.
Difficilmente si potrebbe immaginare uno strumento più utile, quindi, o più importante.
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In conclusione, vale la pena di notare come le potenzialità offerte dal supporto
elettronico siano il più desiderabile ed efficacie strumento per accrescere la competitività dell’e-text rispetto al cartaceo.
Campagne sui prezzi, coolness factor e user experience sono nulla se paragonati
alla libertà per l’utilizzatore di soddisfare la propria curiosità.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/presentazione-mana
Oggetti, soggetti e altro nell’apprendimento
di Roberto Maragliano
Università Roma Tre - Laboratorio di Tecnologie Audiovisive
------------------------------------------Soggetti, oggetti, ambienti dell’apprendimento. C’erano una volta, verrebbe da
dire. C’erano una volta, appunto, dei confini chiari tra i diversi enti e delle funzioni altrettanto chiare loro affidate. Chi apprende e chi insegna, i luoghi deputati alla riproduzione del sapere (scuola e università in primo luogo), gli oggetti
da e su cui acquisire conoscenza in modo formale (il libro in primo luogo). Poi, è
avvenuto che tutte queste distinzioni hanno cominciato ad attenuarsi. Colpa della
tecnologia, soprattutto di quella digitale, ben più insidiosa di quella audiovisiva,
che ha posto le condizioni perché si affermasse la situazione odierna, dove tutto
è confuso e mobile, dove tutto sembra sfuggire e fluire, prevalendo su tutto la
dimensione del melmoso e del liquido.
Questa è la narrazione consolatoria che abbiamo voluto darci e che i media ereditati dall’era precedente si e ci raccontano con assiduità, in ciò andando in
perfetta sintonia con quel che pensa l’uomo della strada (pure accademico, insegnante, saggista che sia: è pur sempre un uomo della strada se indulge allo
schema riduttivo del ‘profumo della carta’, e se si fa veicolo dell’argomento del
‘vuoi mettere?’).
Come uscire da questa situazione?
Intanto riconoscendo che non è veritiera, né per il presente né per il passato, lo
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è invece in base ad un approccio parziale al problema, approccio parziale che è
proprio delle istituzioni educative, o meglio dell’educazione istituzionalizzata
(con la storia che ha avuto e l’identità che si è via via costruita). Ma smette di esserlo se viene posta di fronte ai fatti e a una visione più larga del mondo (almeno
più larga di quella interna ai confini dell’approccio accademico).
Allora molte cose ‘scomode’ saltano agli occhi. Per esempio, il fatto che c’è una
matrice comune che sottosta alla figura dello scrivente e a quella del lettore:
se il soggetto scrive e legge dentro lo stesso ambente materiale allora questa
matrice risulta evidente. Così è nei carteggi, per esempio in quelli ottocenteschi e novecenteschi, dove la dimensione reticolare, di testi aperti al dialogo e
contemporaneamente e provvisoriamente chiusi, rende ciascun frammento non
autosufficiente. C’è bisogno dell’e-mail per capirlo? Forse sì…o forse no, visto che
i più si rifiutano di comprenderlo.
Oppure la constatazione del come l’informale erxtrascolastico abbia sempre
pesato sul formale scolastico, favorendo o sfavorendo la carriera scolastica dei
singoli in relazione alla mentalità alfabetica di cui erano dotati (non certo per
merito della scuola): con la differenza che essendo, col tempo, aumentato il
tasso di ‘cultura’ e ‘sapere’ inscritto nell’esperienza conoscitiva non scolastica,
questa incidenza potrebbe aumentare (e dovrebbe, se la si sapesse riconoscere
e utilizzare, e invece non la si combattesse strenuamente, salvo che nel caso dei
figli di papà).
Lo stesso argomento, volto a cogliere gli elementi di indeterminatezza, riguarda,
anche per il passato, l’oggetto libro. Non tutti i libri, dal punto di vista della forma testuale, sono la stessa cosa: se un saggio e un romanzo sono forme chiuse e
organizzate in base a ordinamenti lineari, non è così per una enciclopedia o un
dizionario, che sono oggetti organizzati secondo il criterio del tutto arbitrario
dell’ordinamento alfabetico. I primi sono testi, i secondi sono database (diremmo
oggi). Dal punto di vista concettuale sono dunque cose diverse. Perché chiamarle
allo stesso modo? Perché pensare che sollecitino gli stessi comportamenti?
Vengo al nostro tema. La lunga introduzione serve a far capire come io propongo
l’ottica della tecnologia digitale.
Non la vedo come causa ma come effetto e, se volete, come specchio (e dunque
occasione di riflessione) di fenomeni reali in atto da tempo, le cui radici sono
profonde e risiedono in quello stesso terreno che si pensa sia stato sconvolto dalle
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ebook
nuove strumentazioni (la dimensione reticolare del dialogo è presente nei testi
saggistici, come testimoniano gli apparati di note, e la narrazione ad albero è
tipica della grande stagione del romanzo ottocentesco).
Ecco allora la ‘provocazione’ che faccio qui. Continuiamo pure a chiamarli, se
vogliamo, ebook, ma a due condizioni, di non credere troppo né a quella ‘e’ di
elettronico né alla dimensione fisica del book. Alla prima andrebbe mentalmente sostituita la ‘i’ di internet e al secondo lo spazio concettuale e mentale del
testo (quello di cui parla il bellissimo saggio di Ivan Illich, Nella vigna del testo,
da tempo disponibile in traduzione italiana presso l’editore Raffaello Cortina) .
Itext starebbe dunque a significare un testo mentalmente e concettualmente incrementabile tramite rete. Non una versione digitale di un libro chiuso, dunque,
ma un testo proiettato sulla dimensione dell’autorialità collettiva e connettiva,
dunque integrato all’interno di una cornice reticolare.
Questo, oltre a tutto, garantirebbe un ruolo dell’editore, che vi potrebbe fungere
come tramite tra l’autore originario e la comunità dei coautori, non trovandosi più
ad essere venditore di carta ma diventando agente e promotore di idee (dunque
recuperando quella dimensione ‘salottiera’ e di veicolo del pensiero degli amici
che ha coinciso con la parta più nobile dell’operato dei grandi editori europei).
Questo potrebbe valere fin da subito per l’editoria scolastica (prima del crac ormai imminente). L’editore propone un testo (che al limite è Creative Commons,
dunque a disposizione di tutti) ma assieme ad esso, a pagamento, fornisce l’accesso allo spazio di commento e arricchimento del testo stesso. Il docente che lo
adotta fa da tramite tra il lavorio della sua classe, la comunità del docenti che
ugualmente l’hanno adottato e l’autore originario. In un certo senso nell’adottare il testo, il docente ne adotta anche l’autore mettendogli a disposizione,
opportunamente filtrato, il quadro di elementi che scaturiscono dal rapporto tra
quel testo e il comportamento reale di chi vi studia e lo studia, commentandolo
e integrandolo. Man mano che l’esperienza va avanti, il testo aumenta, e si fa,
come oggi usa dire, realtà aumentata.
Utopia? Certamente. Ma meglio sognare ad occhi aperti che cadere nell’incubo
dei luoghi comuni. Meglio pensare al web 3.0 che rifiutare di schiodarsi (quando
va bene) dal web 1.0.
• Video: http://www.youtube.com/user/ebookfest2010#p/u/8/new2ohDrrkE
• Video: http://www.youtube.com/user/ebookfest2010#p/u/7/0V3roX60MqY
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EbooK e selezione naturale.
Perché la rete sociale degli amici è il migliore
strumento per scegliere un’opera letteraria.
di Alberto Mari
FOX Networks - Millepagine
------------------------------------------Tra i molteplici ruoli che l’editore svolge nel processo produttivo del libro, fondamentale è quello della scelta. Se gli editori non esistessero e tutti gli autori pubblicassero autonomamente i propri lavori su Internet, il primo risultato sarebbe
molto semplice: esisterebbero centinaia, forse migliaia di titoli in più.
Con la conseguenza che sarebbe molto più difficile per il consumatore scegliere
quale libro acquistare.
Ogni mese, infatti, vengono pubblicati in Italia centinaia se non migliaia di libri
diversi.
Se dovessimo leggere anche solo 10 pagine di ciascuno per decidere se il libro è
meritevole di lettura, non basterebbe un mese intero di lettura giorno e notte, 24
ore su 24. Per fortuna c’è qualcuno che ha scelto per noi: ha scelto tra migliaia di
proposte editoriali, ne ha selezionate 500 meritevoli di pubblicazione e ha creato
strumenti di facile consultazione (come la quarta di copertina o le alette). Senza
questo lavoro non avremmo altra scelta che leggere tutte le migliaia di proposte.
O forse no?
Esiste un’alternativa ed è la rete sociale degli amici. Forse ancora più che dell’editore, ci fidiamo del giudizio di amici e conoscenti, per cui basterebbe ridurre la
scelta a quei titoli che qualcuno ha già avuto modo di leggere e valutare. Per questo gli strumenti come il pulsante “Mi piace” di Facebook hanno potenzialmente
una portata dirompente. Supponiamo che esista un sito in cui vengono pubblicate
tutte le proposte editoriali prima che gli editori effettuino la scelta. Ipotizziamo
che siano dell’ordine di 10.000 ogni mese e che ognuna di esse sia valutabile tramite il pulsante “Mi piace”. Se la rete sociale di Facebook (1° grado) è composta
in media di 100 amici, basterebbe che i contatti di primo e secondo grado leggessero e valutassero una proposta editoriale a testa per riuscire a valutare tutto il
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ebook
bacino delle proposte editoriali disponibili. Dirompente, no?
Chi ritiene che la rivoluzione dell’ebook possa rappresentare una minaccia per le
imprese editoriali in quanto viene a mancare tutta la filiera produttiva “fisica”
del libro (stampa e distribuzione) dimentica che il ruolo degli editori non si limita
a quello degli stampatori. Tuttavia la disintermediazione che metterà in campo
il libro elettronico è dirompente come abbiamo visto nell’esempio della scelta.
Elencando i diversi ruoli che riveste l’editore nella catena del valore, scopriamo
che davvero molti di essi sono messi in discussione dal passaggio al libro elettronico:
1. Scelta. Nella moltitudine di manoscritti, idee, proposte editoriali, l’editore
opera una prima selezione dei lavori che sono meritevoli di diventare opere editoriali. La scelta potrebbe essere discutibile, legata magari a logiche di mercato
più che di effettivo valore letterario, ma è pur sempre una scelta che restringe
notevolmente l’ambito in cui il consumatore andrà a operare poi la sua scelta.
Da solo, il lettore non avrebbe alcuna possibilità di abbracciare l’intero universo
delle proposte editoriali. Tuttavia meccanismi come il pulsante “Like” uniti a una
rete sociale sviluppata potrebbero essere in grado di sostituirsi a questa fase.
2. Qualità. Benché il libro sia opera di un autore, una parte del merito della
qualità finale spetta all’editore che consiglia, rivede, corregge e supporta l’autore nella realizzazione finale. Ma la qualità è opera di un editor prima che di
un editore, e nulla vieta a consulenti editoriali di mettersi in proprio e lavorare
direttamente con gli autori.
3. Produzione. La realizzazione finale del libro stampato che si compone di impaginazione, bozze e stampa, viene stravolta dall’ebook. Una parte di lavoro
produttivo deve comunque essere fatto, ma anche in questo caso l’autore stesso
o un buon consulente potrebbero occuparsene.
4. Promozione. Un ottimo lavoro, se non comunicato adeguatamente, potrebbe
non essere acquistato da nessuno. Come in qualsiasi altro settore merceologico,
il ruolo del marketing è fondamentale per il successo di un prodotto editoriale.
Oggi di questo lavoro se ne occupano insieme l’editore, il distributore e il libraio.
Domani, saranno i nuovi retailer digitali (amazon, apple, google e tutti i nuovi
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player del mercato).
Per riassumere, se gli editori non saranno in grado di reinventarsi il proprio ruolo,
diventare consulenti a 360 gradi per gli autori, cambiare il proprio ruolo di promotori editoriali, costruire una rete sociale forte in grado di coinvolgere il lettore
anche nella scelta editoriale, rischieranno di essere schiacciati dalla rivoluzione
ebook.
• Slide: http://www.slideshare.net/eBookFest/ebook-e-selezione-naturale
Scritture Metropolitane: l’esperienza di editoria
elettronica delle Biblioteche del Comune di Modena
di Walter Martinelli
Biblioteche decentrate del Comune di Modena
------------------------------------------Nata nel 2005, la collana di e-book Scritture Metropolitane propone titoli di narrativa, grafica (fumetti) e documentazione.
Il progetto si rivolge prevalentemente a giovani autori, non professionisti, interessati ad un percorso nuovo e “alternativo” di distribuzione e condivisione di
esperienze e contenuti creativi.
Tutti gli e-book sono rilasciati sotto licenza Creative Commons, e liberamente
scaricabili dal sito www.comune.modena.it/biblioteche/holden/ebook.htm
Scritture Metropolitane fa parte di Zona Holden, la sigla che raccoglie le iniziative
che le biblioteche del Comune di Modena rivolgono ai giovani.
Le proposte targate Zona Holden si caratterizzano per i contenuti legati ai diversi
linguaggi creativi e comunicativi (prosa, poesia, grafica, fumetto, musica, video,
etc.), e per l’attenzione ai nuovi media.
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Cultura digitale e cambiamento
di Maria Grazia Mattei
MGM Digital Communication
------------------------------------------Affrontare il tema del cambiamento nel nostro Paese, significa incominciare a
parlare di cultura in senso innovativo, guardando ai grandi cambiamenti sociali
ed economici in atto che sotto l’impatto delle nuove tecnologie digitali stanno
ridefinendo la società e il suo modo di afforntare il futuro.
È quindi fondamentale mettere a fuoco il legame tra cultura e innovazione per
orientare il pensiero prevalente che, in Italia, oggi sembra privilegiare la “tradizione” piuttosto che il nuovo.
Innovazione intesa, dunque, come cultura, metodo e consapevolezza prima ancora che come progresso tecnologico, sui quali poggiare le basi per lo sviluppo
delle generazioni future, partendo da alcune grandi questioni sottese. Come si
consolida la cultura di un Paese? Come si (ri)bilanciano innovazione e tradizione?
Quali sono i fattori che si estrinsecano in termini di tendenza alla conservazione
e di propensione al nuovo? L’Italia ha una sua coerenza nella cultura dell’innovazione?
La risposta a queste domande implica una comprensione profonda dei meccanismi
di creazione e trasmissione culturale e una riflessione sistematica e “a mente
aperta” su quali sono i principali attori del processo di creazione e diffusione
della cultura dell’innovazione e su quale ruolo essi hanno e dovrebbero avere.
Fra questi: educatori, politici, famiglia, giovani, luoghi di aggregazione culturale
e sociale, imprese.
“Padri analogici, figli digitali” è un progetto che la Camera di Commercio di
Roma ha lanciato online per comprendere e fare leva sulle differenze culturali,
per trasformarle in coesione e cambiamento.
Basato sull’ipotesi di fondo che il nostro Paese possa accelerare il suo processo
innovativo nel caso in cui siano individuati gli elementi comuni a tutte le culture
dei diversi segmenti della società, e che, agendo sui valori comuni, questi possono diventare acceleratori dell’innovazione, sono state svolte ricerche socioeconomiche, incontri di approfondimento e avviate discussioni online.
Tra i tanti fattori e aspetti determinanti per la conferma di uno status quo, appiattente ma tranquillizzante, risulta la mancanza di una cultura digitale intesa
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come conoscenza delle reali possibilità di sviluppo creativo e produttivo come
leva principale di una svolta sociale consapevole e critica..
La conoscenza della storia e dell’evoluzione degli strumenti digitali, delle ricerche e sperimentazioni condotte lungo gli assi della simulazione, dell’interazione
e infine della comunicazione telematica (WEB, mobile) etc .. sono alcuni dei punti che verranno sottolineati durante l’incontro e la cui conoscenza è la “conditio
sine qua non” per poter divenire cittadini digitali.
L’avvio del progetto online di una comunità su web animata da qualificati protagonisti della cultura italiana, vuole contribuire, attraverso una forte interattività,
a far mettere in gioco su questo tema il più ampio numero possibile di persone.
• Video: http://www.youtube.com/watch?v=0YN58tlnU1w
Editoria elettronica e accessibilità:
perché si dice accessibile? Cos’è? Come funziona?
di Livio Mondini
digital craftsman
------------------------------------------L’intento semantico e l’accessibilità
Le tecnologie assistive utilizzate da ipovedenti e non vedenti per funzionare si
basano su un layer del sistema operativo utilizzato sul computer dell’utente (in
assoluta prevalenza Windows, ma anche Mac OS X e Linux), rilevando in questo
layer precise istruzioni (nel caso in oggetto, gli elementi accName, accRole e
accValue) che permettono di ricostruire in modo elettronico le informazioni semantiche che il nostro occhio rileva immediatamente e che il nostro cervello
elabora in base a un modello visivo consolidato permettendoci di riconoscere “a
colpo d’occhio” gli elementi che costituiscono il corpo di un documento, ovvero il
testo normale, titoli, immagini, tabelle, elenchi puntati e numerati, e così via.
Tutto questo avviene indipendentemente dal contenuto di questi elementi, la
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semplice rappresentazione grafica codificata ci permette l’identificazione dell’intento semantico di quel particolare elemento informativo.
Lo scopo delle tecnologie assistive è riprodurre tramite computer questa struttura semantica, in modo che sia percepibile anche a chi abbia difficoltà o completo
impedimento a vedere il monitor.
Questo avviene soltanto se le istruzioni citate in precedenza sono presenti e correttamente utilizzate.
Si tratta di una questione tecnicamente molto semplice: se la tecnologia assistiva
individua il ruolo di un elemento tramite una corretta istruzione accRole, questa
sarà in grado di assegnare all’elemento il valore semantico corretto e quindi, per
esempio, potrà ricostituire l’indice del documento cercando nel contenuto gli
elementi che possiedono accRole=H1, H2, H3 e così via (alle condizioni esposte
nel post “Il problema della grammatica formale pubblicata”).
È evidente che l’assenza di queste informazioni nel documento ne provoca l’inaccessibilità: per esempio, un utente di Jaws (lettore di schermo) premendo la
combinazione di tasti Ins+F6 otterrà un laconico messaggio “Nessuna intestazione
presente nel documento” invece di un vero e proprio indice navigabile, come accadrebbe invece se il computer rilevasse i corretti ruoli semantici assegnati agli
elementi (lavoro che deve essere svolto da chi impagina il documento).
È facile riprodurre visualmente l’effetto della mancanza di queste informazioni
fondamentali: basta provare a visualizzare un documento in cui sono presenti
dei titoli. I titoli sono immediatamente riconoscibili perché di corpo più grande,
in grassetto, e di dimensioni che ne indicano l’importanza gerarchica (intento
semantico degli elementi al lavoro) e immaginare di osservare lo stesso testo ma
tutto nello stesso carattere e senza interruzioni di paragrafo: una marmellata di
caratteri incomprensibile, che per essere decodificata richiede un elevato stress
cognitivo all’utente (ed ammesso che questo sia possibile).
Il secondo caso, seppur leggibile da un lettore di schermo o visibile sul monitor da
parte di un ipovedente, non può essere ritenuto accettabile e/o accessibile.
Per definire un testo “accessibile” non è certo sufficiente la condizione “un lettore di schermo lo legge”.
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È vero, il lettore di schermo legge quanto appare sul monitor, è il suo lavoro,
ma a noi interessa che l’utente ne possa fruire proprio come se si trattasse dello
stesso documento su carta, non che una tecnologia effettui la lettura di caratteri
disposti alla rinfusa sullo schermo.
Il problema del formato
Quale formato utilizzare per i libri elettronici accessibili?
È evidente che il formato di trasformazione da utilizzare è quello che permette di rispettare le condizioni esposte in precedenza, che possiede le più estese
caratteristiche di universalità (ovvero, che non richieda l’utilizzo di tecnologie
proprietarie e/o particolari per la sua fruizione) e che possa essere liberamente
adattato a monitor nelle sue caratteristiche grafiche (tipo e colore del carattere,
colore di sfondo, allineamento) in modo da poter essere fruibile sia dagli utenti
non vedenti sia da quelli ipovedenti.
L’ipovisione è un problema molto complesso da risolvere, poiché ha sfumature
infinite (non esiste una soluzione unica, ogni utente ha le sue necessità di personalizzazione).
E quindi, quale formato di distribuzione utilizzare?
Per quanto riguarda gli utenti non vedenti, un formato dedicato e diffuso è quello
denominato Daisy (Digital Accessible Information System). C’è però un problema di base rispetto alle richieste degli ipovedenti: questo formato, benché si
auto‐definisca accessibile, è dedicato esclusivamente ai non vedenti, privilegia
la riproduzione vocale dei documenti ma non la loro personalizzazione grafica a
monitor, e quindi non è adatto a tutte le altre problematiche che invece desideriamo risolvere (il mondo dell’ipovisione non ne trae alcun vantaggio diretto). È
in qualche modo il contraltare elettronico del Braille. Di aiuto certamente per i
non vedenti che conoscono questo linguaggio (peraltro conosciuto da una percentuale minima di non vedenti), ma di nessuna utilità per chiunque non sia in questa
condizione.
Il formato PDF accessibile è personalizzabile anche per quello che riguarda colore
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del testo e dello sfondo, e quindi potrebbe rappresentare una soluzione più universale poiché fruibile sia con un lettore di schermo sia personalizzabile a video.
Però, ha una limitazione sul versante ipovisione: non è possibile cambiare tipo di
carattere, e quindi l’utente dovrà subire le scelte grafiche di chi realizza il documento. Per un utente ipovedente è molto importante poter scegliere fra caratteri
con grazie o bastoni, poter variare il peso del carattere in grassetto o togliere i
corsivi, è necessario poter personalizzare con la massima flessibilità la presentazione del documento. Ecco che anche PDF risolve parzialmente le richieste.
Un altro formato possibile è XML. In effetti, essendo un file XML costituito da solo
testo strutturato, è il più flessibile in assoluto, il formato che qualsiasi tecnologia passata, presente e futura potrà sempre utilizzare. In più, se correttamente
utilizzato, è anche strutturato ovvero permette di ricostruire le informazioni semantiche di cui abbiamo parlato in precedenza. Ma sarà fruibile da parte di una
tecnologia assistiva o dagli utenti ipovedenti? No, spieghiamo il perché.
Il problema della grammatica formale pubblicata
Per funzionare una tecnologia assistiva deve potersi riferire al layer che gestisce
nomi, ruoli e scopi degli elementi e mapparli a qualcosa di conosciuto.
È una relazione diretta: in Windows, per esempio, l’elemento MSAA (Microsoft Active Accessibility, ora Microsoft UI Automation) che rappresenta un elenco puntato
deve avere un ruolo mappabile a una grammatica formale pubblicata (ovvero, una
grammatica definita e pubblica in cui tutti gli elementi siano definiti e conosciuti
a priori) in modo che la mappatura fra elemento MSAA e elemento codificato dalla
grammatica possa essere diretto ed univoco.
In pratica, se la tecnologia assistiva leggendo un documento HTML rileva un elemento con accRole=h2 nel livello MSAA del sistema operativo, il lettore di schermo” capirà” immediatamente che si tratta di un titolo di secondo livello, perché
esiste una mappatura certa (h2 fa riferimento alla DTD XHTML pubblicata dal
W3C) e potrà rappresentarne correttamente l’intento semantico di questo elemento nell’indice navigabile generato automaticamente.
La stessa cosa avviene con testo normale, link, immagini, tabelle, elenchi puntati
e numerati, e così via. È determinante che accRole possa riferirsi a un elemento
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conosciuto, oppure la tecnologia assistiva non sarà in grado di rilevarne l’intento
semantico.
Lo stesso accade con un documento PDF accessibile, che possiede una grammatica formale pubblicata standard ISO.
Per sua natura, XML non possiede una grammatica formale pubblicata: la sua
potenza consiste proprio nel permettere l’utilizzo di nomi di elementi personalizzati. Però è evidente che se nel documento è presente un elemento che ha
accRole=titolone (definito da chi impagina), non essendo “titolone” riferibile a
una grammatica formale pubblicata la tecnologia assistiva non saprà come utilizzarlo, e certamente non lo interpreterà come titolo.
La risposta di un lettore di schermo sarà sempre “Spiacente, non sono presenti
intestazioni nel documento”.
Quindi XML non è adatto a risolvere le nostre necessità, a meno di non ricorrere a
una rimappatura degli elementi utilizzando tecnologie come XSLT o altre trasformazioni per ricondurre la DTD personale a una DTD standard riconosciuta dalle
tecnologie assistive. Per PDF invece occorrerà ricorrere al meccanismo chiamato
“mappa ruolo”.
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_Mondini
Piazza Enakapata
di Vincenzo e Luca Moretti
Università di Salerno
------------------------------------------A Piazza Enakapata si racconta di un viaggio diventato un libro. Il libro si intitola Enakapata, Storie di strada e di scienza da Secondigliano a Tokyo, è edito
da Ediesse nella collana Carta Bianca diretta da Angelo Ferracuti e racconta per
l’appunto del viaggio dei due autori, Vincenzo e Luca Moretti, padre e figlio, a
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Tokyo. Il padre in cerca di serendipity, decision making, talento e organizzazione, sensemaking, in uno dei centri di ricerca più importanti del mondo, il Riken,
presieduto dal Nobel Prize Ryoji Noyori. Il figlio in cerca di cultura, manga, tradizioni, musica e ciliegi in fiore. Padre e figlio in cerca di differenze, scoperte,
incontri, ricordi.
A Piazza Enakapata si racconta di un blog (24666 pagine visitate al 6 giugno 2010).
Di più, di una comunità di lettori. Ancora di più, di una comunità di autori. Sì,
perché anche al tempo dei social network quello che ci piace di più di internet, il
cambiamento più importante, continua ad essere la possibilità di produrre e non
solo consumare contenuti.
Piazza Enakapata è 222 post, 1245 commenti, 101 recensioni, centinaia di tautogrammi, acrostici e altri giochi linguistici ispirati dal libro. E poi ancora dipinti,
idee, scrittura creativa, invenzioni, relazioni.
A Piazza Enakapata si racconta di un eBook che forse diventa un Book che di certo
è figlio del blog che è figlio del libro. Per adesso vi diciamo soltanto che si tratta
di un eBook pensato e scritto a più mani. Presi da un improvviso attacco di bontà
possiamo aggiungere che un po’ di queste mani neanche si sono mai strette o
anche solo sfiorate.
La costruzione di conoscenza
nelle comunità di apprendimento
di Gianni Panconesi
Comunicatore
------------------------------------------Nella Società della Conoscenza, in cui l’apprendimento individuale viene considerato nell’arco intero della vita ed il suo continuo miglioramento è un bene
individuale e della collettività insieme, il concetto stesso di conoscenza si è diversificato in due diversi modelli: quello tradizionale, in cui essa è pre-esistente
e viene trasmessa da pochi ai più, passivi ricevitori del messaggio; l’altro in cui è
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un processo collettivo, basato sulla condivisione e sul progresso collaborativo.
Il primo modello ha avuto un forte impatto nella trasmissione della conoscenza
scientifica, basata su una catena di intermediari tra l’autore ed il lettore, ed
imperniata su regole socio-economiche ben delineate, come il diritto di autore
ed il pagamento per abbonamento; il secondo ha trovato un ambito di sviluppo
nell’applicazione delle ICT e del modello “open”, ed è seguito nelle comunità
che si riconoscono nell’ “open source” (libera condivisione dei “sorgenti” dei
programmi informatici), “open access” (modello alternativo di editoria e di comunicazione scientifica), “open content” (condivisione di materiale didattico in
ambiente e-learning).
Attualmente coesistono dunque due tendenze nella diffusione del sapere, verticalizzazione e orizzontalizzazione, in cui la prima si basa sulla codificazione, le
regole, le istituzioni, i processi di controllo, i repertori competenziali, e invece la
seconda sulle comunità e i network, la comunicazione P2P, la creatività e i significati personali. In entrambe le tendenze il ruolo delle tecnologie è cruciale, basti
pensare, per quanto riguarda l’orizzontalizzazione, all’espressione individuale
attraverso i blog, agli strumenti di collaborazione collettiva, ai social network.
Una comunità di apprendimento in definitiva può essere rappresentata come
l’ambiente in cui i soggetti si sentono reciprocamente coinvolti nel condividere e
sperimentare una cultura dell’apprendimento, nel quale il focus è centrato sulla
conoscenza distribuita e il sapere è il risultato di un processo sociale che aggiunge
valore ai singoli apprendimenti. Apprendimento di un comportamento e crescita
personale all’interno di una comunità sono dunque un unico processo ed il cambiamento dell’esperienza dei membri equivale al cambiamento delle competenze
in seno ad essa.
Le Tecnologie Educative hanno come oggetto la progettazione e l’allestimento
di ambienti e sistemi formativi e l’uso dei media per l’apprendimento, in una
modalità caratterizzata da un approccio “sistemico”, cioè dalla necessità di affrontare i problemi in rapporto a riferimenti più generali (modelli teorici, analisi
del contesto complessivo), esplicitando razionalmente le procedure e i criteri
seguiti, ponendo l’attenzione al software e ai suoi sviluppi, ma soprattutto alle
impalcature concettuali e metodologiche che sovrintendono all’attività formativa
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e che le permettono, o meno, di essere efficace, efficiente e attraente.
La Rete ormai da anni penetra pervasivamente la nostra vita influenzando sempre
più le abitudini quotidiane, le pratiche comunicative, le forme della partecipazione sociale, i modi della conoscenza, la nostra stessa identità, ed all’interno
di questo processo più generale, una particolare rilevanza ha acquisito l’ambito
che riguarda l’incontro di Internet con le problematiche della Formazione. In
questo quadro le TE ampliano i propri orizzonti e la propria filosofia d’intervento
allargando l’oggetto di interesse da quello più canonico relativo agli ambienti di
apprendimento, a quello più ampio di “comunità di conoscenza”, mettendo in
primo piano la trama interpersonale che lega i soggetti e che fa da necessario
substrato alle dinamiche conoscitive.
Uno dei nodi che interessano la progettazione dei nuovi ambienti riguarda i “dosaggi” da stabilire tra presenza e virtualità, e nella riflessione attuale c’è un’accettazione di massima dell’idea che essi saranno sempre più misti (“blended”),
basati cioè su specifici raccordi tra presenza e virtualità nell’acquisizione concreta degli atteggiamenti e delle pratiche di comportamento che caratterizzano la
professione (learning to be). Questo fa sì che formazione e gestione di conoscenza
siano aspetti sempre più interdipendenti, e da questo punto di vista le problematiche di e-learning si intrecciano con quelle del Knowledge Management.
Questi riferimenti concettuali sono alla base dell’esperienza fatta insieme ai
membri di un corso di coaching ai quali ho proposto, ed insieme a loro attuato,
un percorso di conoscenza delle potenzialità offerte dalla Rete alla Formazione.
Ciò allo scopo di fornire strumenti utili alla progettazione di percorsi che possano
usare al meglio anche le potenzialità offerte dai mondi virtuali, nel caso specifico Second Life, come il senso di presenza fisica (“emotional bandwidth”). Tutta
l’esperienza è stata raccontata in un ebook.
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La Venaria Reale: un tesoro da scoprire.
Un “frutto” del progetto “Lab:
una mappa, tanti itinerari”
di Valeria Pasquino
II C. D. Scuola Primaria “G.Rigola” Venaria Reale (TO)
------------------------------------------Il progetto Lab è stato l’occasione per proporre un percorso realmente significativo in grado di fornire a insegnanti ed alunni nuovi strumenti per migliorare
le pratiche didattiche e contribuire alla costruzione di un nuovo ambiente di
apprendimento.
Nove classi del plesso “G. Rigola” del II Circolo Didattico di Venaria (To), coordinate dalla sottoscritta, hanno “cucito” in una mappa multimediale un percorso
didattico costruito attorno ad un bene culturale, individuato nel complesso de
“La Venaria Reale” comprendente la Reggia, i Giardini e l’annesso Parco La Mandria.
Sfruttando appieno le numerose e diversificate opportunità offerte dal complesso
della Venaria si sono potuti strutturare percorsi di scoperta adeguati all’età e
alle competenze dei partecipanti comprendenti uscite sul territorio, incontri con
esperti, rielaborazioni di gruppo ed individuali ed attività di implementazione
multimediale.
Prima di iniziare il lavoro è stato necessario confrontarsi sull’utilizzo delle mappe
mentali a fini didattici, per mettere in evidenza le potenzialità che esse offrono
ed individuarne le possibili criticità.
Con le insegnanti si è, quindi, preparato un percorso personalizzato per ogni classe scegliendo un argomento da ampliare ed organizzato uscite e laboratori con
gli esperti.
I primi incontri con le classi sono stati dedicati a visionare alcune mappe concettuali per capirne la struttura e l’utilità e alla presentazione dei programmi con
cui si sarebbe lavorato .
Abbiamo testato Mindomo e XMind, decidendo, infine, di utilizzare XMind.
Questa scelta che ha avuto l’approvazione unanime di insegnanti e alunni si è
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rivelata vincente per una serie di motivi:
· il programma è free, facilmente scaricabile anche dalle famiglie (cosa peraltro avvenuta);
· l’interfaccia è molto intuitiva tanto che, anche i bambini di prima, non hanno
incontrato difficoltà nell’utilizzo;
· è molto versatile, permette di inserire immagini, video, testi e
collegamenti;
· permette il salvataggio delle mappe in formati diversi dall’HTML al jpeg.
Ogni classe, per qualche settimana, ha, quindi lavorato per conto proprio cercando di prendere confidenza con il programma e preparando del materiale da
implementare.
In seguito , in laboratorio, utilizzando il brainstorming e la discussione collettiva
abbiamo cercato il “tipo” di mappa più consona all’argomento e ne abbiamo costruito la struttura.
Si sono poi scelti e rielaborati i materiali di approfondimento più interessanti e
pertinenti che sono stati caricati in Google Documents in modo da poterli condividere ed effettuare le eventuali modifiche anche da casa e, in un secondo tempo,
inseriti nella mappa con un semplice copia ed incolla.
In ultimo, tutte le mappe sono state unite a formare un’unica grande mappa: il
traguardo del nostro lavoro.
Per poter avere una documentazione fisica e visiva del progetto ho preparato una
dispensa in cui ho inserito tutte le mappe con i relativi approfondimenti che verrà
conservata in biblioteca ed ho preparato grandi poster delle mappe che sono stati
attaccati lungo i corridoi.
• Slide:
http://www.slideshare.net/eBookFest/la-venaria-reale-un-tesoro-da-scoprire
• Mappa su Mindomo:
http://www.mindomo.com/view.htm?m=66defb7d15774a79900f40312fa490c3
• Sitografia: http://www.delicious.com/ebookfest/sitografia_Pasquino
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Il “myself ebook” nella didattica
di Rosa Pastore
Istituto Marco Polo, Bari
------------------------------------------Il percorso di evoluzione del formato ebook in Italia è stato molto lento e ha tardato a divenire uno standard come altri media culturali forse perché associato al
valore della “lettura” dei libri, ambito in cui l’Italia ha purtroppo i più bassi indici
in Europa. Da qualche anno la domanda di ebook è aumentata con l’aumentare
dei dispositivi di lettura ma soprattutto con la diminuzione del loro prezzo e il
potenziamento con altre funzioni non presenti sui vecchi dispositivi.
Nella scuola, finalmente, arrivano gli ebook ma non per i lettori tipici ma per l’uso
integrato nella didattica con il pc e la Lim. Mai nel passato si è parlato per 30
anni di un dispositivo come l’ebook reader senza che questo si integrasse in realtà
con gli altri media in circolazione, difatti è difficile trovare scuole o Università in
Italia che abbiano adottato questo dispositivo come strumento di apprendimento
mentre è stato più facile adottare pc sempre più piccoli e lavagne interattive. E
allora, come hanno reagito gli studenti a questo new entry nel panorama delle
tecnologie per la didattica?
I ragazzi non sembrano interessati ad usare un semplice lettore mentre sono
molto interessati ad usare cellulari sempre più potenti o dispositivi come l’ultimo
Ipad che è in grado di gestire la multimedialità. E a proposito di multimedialità,
i nostri ragazzi hanno da tempo adottato un formato come l’ebook in formato
flash. Hanno realizzato, con un software open source, interessanti libri interattivi
ricchi di testi, immagini, video, file musicali, integrabili anche su siti web.
Questa modalità di apprendimento ha reso possibile la commutazione del livello
di fruizione dei testi: l’alunno autore e non solo lettore. Partendo dall’analisi di
un problema di valorizzazione dei beni culturali del territorio, i ragazzi sono stati
coinvolti in un progetto a largo respiro che ha visto anche l’inclusione di partner
europei con i quali è stato realizzato anche un sito web, all’indirizzo:
www.bibliomeeting.it.
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L’obiettivo fondamentale era quello di sviluppare il dialogo interculturale, attraverso il confronto tra scuole e giovani di diversi Paesi, a partire dalle dirette
esperienze di tutela e valorizzazione di beni significativi del proprio patrimonio
culturale. I nostri ragazzi si sono occupati della Chiesa Rupestre di S. Candida, un
insediamento rupestre, databile X-XI secolo, in pessimo stato di conservazione.
La chiesa è ubicata nella lama Picone alla periferia di Bari. Gli studenti della classe hanno condotto ricerche utilizzando fonti bibliografiche e sitografiche e realizzato diversi sopralluoghi documentati da video. Hanno inoltre potuto disporre
del contributo di alcuni qualificati esperti.
Quando ci siamo interrogati sulla modalità di socializzazione di tutte le informazioni raccolte, i ragazzi non hanno avuto dubbi sulla scelta dell’ebook in formato
flash, sia per la potenzialità multimediale che per l’appeal comunicativo. Hanno
creato gruppi di lavoro suddividendosi i compiti di redazione e hanno messo su i
propri lavori nell’arco di un mese.
Come è avvenuto per gli strumenti del web 2.0, la potenzialità dello strumento
risiede nella capacità di coinvolgimento diretto nella produzione di contenuti
culturali che può diventare, se amministrato con intelligenza negli ambienti scolastici, un viatico per lo stimolo alla lettura della produzione letteraria che dovrà
avvicinarsi sempre di più a questo formato in cui la crossmedialità assume un’importanza primaria.
Allora il percorso di insegnamento e di apprendimento si articola in un nuovo
processo di produzione in cui “la sfida culturale e pedagogica a cui chiamano le
nuove tecnologie della comunicazione multimediale e telematica è quella dell’integrazione dei linguaggi, sottolineando che la spiegazione-comprensione di sé,
degli altri, delle cose, non si può tradurre soltanto in competence, cioè nell’acquisizione di conoscenze sintattiche e semantiche per leggere i testi del sapere,
ma anche in performance, cioè in impegni pragmatici di comunicazione espressiva cooperativa, per trasformare il sistema sociale a partire da relazioni interpersonali trasparenti, gratuite,solidali”. (da Linguaggi non verbali e multimediali di
Luciano Galliani)
• Slide:
http://www.slideshare.net/eBookFest/ebook-tab-myself-ebook-di-rosa-pastore
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E-drawings: un nuovo paradigma dell’illustrazione
di Giulio Peranzoni
Illustratore
------------------------------------------Nel partecipare al Festival dell’e-book di Fosdinovo che si è svolto nei primi giorni di settembre del 2010, ho avuto l’occasione di discutere e riflettere su un
aspetto che considero importante nel panorama dell’editoria elettronica: le illustrazioni.
L’immagine disegnata ha sempre accompagnato il testo scritto in tutte le epoche
e in maniera non secondaria, ma in questi ultimi tempi nel dibattito sull’e-book si
continua, giustamente, a parlare di iper testi, e-reader, tablet, e-editor, e solo
di sfuggita di immagini.
Probabilmente gli ‘addetti ai lavori’ che discutono di e-book, provengono nella
maggioranza dei casi dal mondo informatico, editoriale o universitario e non conoscono a fondo il lavoro di un creatore di immagini e di tutto l’universo corrispondente che ruota intorno a lui.
Nel libro che sto pubblicando on-line “E-DRAWING nuovo paradigma dell’illustrazione” edito da Area 51 publisher, ho cercato di descrivere e analizzare una nuova
tipologia di disegni che si sta affermando in questi ultimi tempi nel contesto degli
e-book, una tipologia radicalmente diversa da quelle tradizionali.
La produzione di immagini si è sempre adeguata ad ogni rivoluzione del processo
e del mezzo della comunicazione scritta. Codici miniati, litografia, punta secca,
bulino, fotografia, fotolito, l’illustrazione è sempre riuscita a riadattarsi alla
nuova rivoluzione tecnologica del periodo.
Però a differenza delle precedenti rivoluzioni in quest’ultima abbiamo una novità
assoluta per quanto concerne l’immagine che accompagna un testo, la sua dinamicità, e che deriva come normale conseguenza dal dinamismo del loro contenitore, l’e-book.
Nelle precedenti innovazioni tecnologiche l’immagine che accompagnava un testo era disegnata o stampata e cioè in un unico originale o ripetuta in numerose
copie ma aveva una caratteristica comune: la sua inamovibilità!
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In copia unica e dipinta a mano su un codice amanuense o incisa su lastra e ripetuta migliaia di volte in stampa su un libro, una volta impressa al suo supporto di
lettura, l’illustrazione era quella, definitiva, intoccabile, eterna come l’oggetto
che la conteneva.
Ora in questa quarta rivoluzione, l’immagine disegnata, che per millenni è stata
a fianco della forma scritta con un aspetto fisso e definitivo, cambia completamente la sua struttura, la sua funzionalità rispetto al testo, diventando appunto
un immagine dinamica con numerose nuove soluzioni comunicative.
In questi ultimi tempi si possono già distinguere come potranno essere le illustrazioni future che accompagneranno gli e-book. Immagini che gradualmente dal
bianco della pagina affiorano e prendono consistenza non improvvisamente come
quando sfogliando un libro ce le troviamo di fronte immediate e definitive, ma
focalizzandosi durante il tempo di lettura, oppure immagini che da una posizione
della pagina si spostano e si collocano in un altro spazio, dettagli del disegno che
escono dal loro contesto e ingrandendosi danno maggiori informazioni, o ancora
immagini che seguendo il tempo di lettura e dunque interagendo con il testo cambiano la loro forma e colore.
La tecnologia del touch screen porta poi ad una ulteriore rivoluzione all’interno
di questo nuovo paradigma dell’illustrazione. Oltre alla possibilità di muoversi e
trasformarsi all’interno di un testo, l’immagine disegnata ora può essere manovrata, mossa dal lettore all’interno della pagina. Le possibilità che la tecnologia
del touch-screen offre ad un illustratore e ad un lettore sono numerose e completamente nuove.
Partendo dunque dalla inamovibilità iniziale del classico disegno stampato si è aggiunto un suo intrinseco dinamismo e ora con l’utilizzo del touch-screen un’altra
caratteristica dell’immagine fissa viene superata: la sua passività.
La quarta rivoluzione annulla anche questa.
Non solo, ma se nelle prime versioni di questa funzione tattile si interveniva
come con un comune interruttore, e cioè facendo partire una animazione con
un percorso già programmato, ora invece con gli ultimi progressi di questa tecnologia, posso spostare l’immagine, ingrandirla, muovere un dettaglio, ruotarlo
a mio libero arbitrio, insomma posso entrare nell’interno del disegno e gestirlo a
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seconda delle mie esigenze e che la lettura mi suggerisce.
L’affermarsi del libro elettronico è una occasione unica per gli illustratori e più in
generale per i creatori di immagini. Nei prossimi anni con l’espandersi dell’utilizzo degli e-book, si andrà configurando una elevata richiesta di immagini. Questo
perché l’e-book non è la sostituzione del libro cartaceo ma una sua evoluzione,
un oggetto completamente nuovo che di conseguenza aprirà la strada ad un nuovo
mercato editoriale.
Di fronte a questa situazione inedita credo sia importante per noi illustratori
italiani riflettere sulle tipologie di disegno che il nuovo scenario richiede, quali
tecnologie usare, quali nuove soluzioni creative proporre ma soprattutto non trovarsi impreparati a offrire un nostro prodotto.
Quello che mi piacerebbe evitare è una ulteriore colonizzazione culturale da
parte del mercato anglosassone come sta capitando, per esempio, nel cinema di
animazione in 3D o come è già accaduto nel cinema di animazione tradizionale.
Penso che sia fondamentale portare questo dibattito ad ogni appuntamento futuro come l’eBookFest o nei classici appuntamenti editoriali coinvolgendo tutte
le associazioni di categoria ma anche organizzare seminari e incontri negli istituti d’arte e Accademie dove da quei luoghi usciranno le future generazioni di
‘digital-born’.
La percezione delle caratteristiche, dei significati
e dell’impatto degli eBook:
stato dell’arte e alcune riflessioni preliminari
di Mario Rotta
Università di Firenze
------------------------------------------Di cosa si parla esattamente quando si parla di eBook? Siamo sicuri che la percezione di questo “fenomeno inarrestabile” (per citare il linguaggio dell’informa109
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zione) sia condivisa da tutti coloro che ne parlano? Siamo certi che il problema sia
stato correttamente e coerentemente definito nelle sue componenti essenziali,
nei suoi aspetti caratterizzanti e nella sue reale complessità? Questo contributo
cercherà di dare alcune risposte a questi e altri interrogativi, partendo da alcune
serie di dati raccolti attraverso un sondaggio qualitativo condotto su alcuni gruppi
di interesse.
Il sondaggio qualitativo di cui si presentano i risultati è stato predisposto per aiutare gruppi specifici di utenti (studenti, docenti, bibliotecari o semplici lettori)
a capire e condividere alcune implicazioni della “rivoluzione digitale” in corso e
per attivare discussioni preliminari sulle caratteristiche e i possibili significati di
questa nuova tecnologia del libro, partendo da una lista di concetti più o meno
condivisibili ricavati dalla letteratura sull’argomento. Questo approccio è stato
più volte utilizzato come base per impostare studi, seminari e approfondimenti,
e soprattutto per identificare i nodi critici del dibattito sugli eBook ed è illustrato
in dettaglio in:
● Scheidlinger, Z. (2004). The E-book vs. the ordinary book. “Educational Technology & Society”, 7 (1), 1-5.
● Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook.
Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond.
Qui di seguito si propone una rielaborazione originale di questa strategia di attivazione, sotto forma di sondaggio Quality Sort. Si sottopongono a gruppi di interessati una serie di affermazioni (issues) attraverso le quali è possibile identificare
alcune caratteristiche essenziali o potenzialità specifiche degli eBook rispetto ai
libri cartacei e più in generale rispetto ai “formati” librari che precedono la rivoluzione digitale. Le affermazioni sono raggruppate in macro aree, per agevolare
una percezione più accurata del problema e allo stesso tempo evidenziare meglio
gli ambiti su cui con ogni probabilità gli eBook eserciteranno un impatto determinante. Rispetto a ciascuna affermazione si può esprimere accordo o disaccordo
secondo una scala che va da -2 a + 2. Tendenzialmente, su alcune affermazioni si
riscontrerà un sostanziale accordo, su altre un sostanziale disaccordo. Ma non è
questo l’aspetto più interessante del sondaggio: la tecnica Quality Sort aiuta infatti a evidenziare prima di tutto la dissonanza tra quanti si dichiarano d’accordo
su una certa affermazione e quanti, rispetto alla stessa affermazione, appaiono
in disaccordo. Questo “scarto” aiuta a evidenziare i nodi critici e gli argomenti
su cui evidentemente c’è ancora bisogno di fare chiarezza, o di chiarire meglio i
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presupposti e le conseguenze legate all’affermazione controversa. Calcolando lo
scarto su base percentuale (da +100 = tutti d’accordo, a -100 = tutti in disaccordo
rispetto all’affermazione), si considerano nodi critici i temi e gli argomenti evidenziati dalle affermazioni su cui si registra una percentuale di scarto compresa
tra +30 e -30, mentre coefficienti superiori a 75-80 sono considerati al contrario
indicatori di una forte convergenza di percezione.
Una ulteriore forma di validazione dei risultati ottenuti consiste nell’elaborare
separatamente i questionari sottoposti a un campione definito di utenti rispetto a
quelli somministrati a un insieme più ampio ed eterogeneo. Si potrà così verificare se emergono le stesse tendenze o se, al contrario, la differente composizione
dei gruppi campione influisce sul risultato, in che misura e rispetto a quali affermazioni. Nell’elaborazione che qui si riassume, in particolare, sono stati elaborati
i risultati ottenuti sottoponendo il questionario a un gruppo più omogeneo e a
gruppi allargati più eterogenei. In particolare si presentano e si commentano i
risultati ottenuti:
● elaborando le risposte di un campione definito di partecipanti a una giornata
dedicata agli eBook organizzata dal gruppo di ricerca sul Web Semantico e dalla
Biblioteca delle Oblate di Firenze (da 22 a 24 risposte in media, gruppo composto
prevalentemente da bibliotecari o addetti a servizi editoriali e informativi);
● elaborando le risposte di un campione allargato ottenuto sommando i risultati
dei questionari sottoposti ai partecipanti ad alcune esperienze formative e seminari sugli eBook (dal tutorial online in occasione del congresso SIe-L di Salerno ad
alcuni corsi su “insegnare e apprendere con gli eBooK” che si sono tenuti in parte
online e in parte ad Avellino e Matera, per un totale di circa 80 risposte, gruppi
composti da insegnanti, ricercatori, studenti).
Proviamo a osservare più in dettaglio quanto emerge, sezione per sezione. Il
primo gruppo di affermazioni riguarda i cambiamenti che gli eBook possono introdurre nella filiera della produzione e della distribuzione editoriale. Sia il campione definito che il campione allargato evidenziano un sostanziale accordo sulle
7 affermazioni di questa sezioni, con una significativa eccezione: nel campione
definito emerge un certo scetticismo rispetto all’affermazione 7 (sulla traducibilità degli eBook), su cui, al contrario, il campione allargato si esprime in modo
più aperto. Piuttosto interessante risulta invece l’allineamento dei due campioni
sulle affermazioni 3 (reperibilità) e 4 (aggiornamento), oltre che la tendenziale
convergenza sull’affermazione 1 (investimenti e quantità). In generale, si osserva
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che la percezione del fenomeno eBook in senso lato è piuttosto omogenea e chiara: dell’evoluzione in corso si colgono soprattutto gli elementi che rappresentano
un vantaggio netto per gli utenti, ovvero la possibilità di reperire libri più velocemente e più efficacemente e la possibilità di contare su aggiornamenti rapidi e
continui, mentre i fattori economici e tecnologici vengono colti in misura minore,
anche se non rappresentano nodi critici.
Il secondo gruppo di affermazioni (ricadute pratiche) produce risultati decisamente più controversi. Di fatto, soltanto 2 affermazioni su 7 evidenziano un atteggiamento neutro, le altre mostrano al contrario perplessità o divergenze significative tra il campione definito e quello allargato. Le reazioni rispetto alle
affermazioni 8 e 11 sulla leggibilità degli eBook ad esempio appaiono fortemente
contraddittorie. Nel campione definito emerge una convergenza rispetto alla leggibilità intrinseca (8) ma un disaccordo generale (coefficiente 0) sul fatto che la
maggiore leggibilità possa effettivamente agevolare la lettura e ridurre i fattori
di distrazione (affermazione 11): una percezione molto diversa da quella del campione allargato, più neutrale sugli effetti della leggibilità (11) e più indeciso, al
contrario, sull’affermazione specificamente dedicata ai fattori di distrazione (9),
su cui invece il campione definito si mostra più decisamente contrario e convergente sulla contrarietà. Significativa è invece l’ampia convergenza sul potenziamento multimediale degli eBook (affermazione 13), considerando anche che neppure l’affermazione apparentemente più scontata (la 10, sulla ricerca full text)
evidenzia un accordo così ampio. Infine, il campione definito appare fortemente
critico sulla maggiore facilità di conservazione degli eBook (affermazione 14).
Paradossalmente, si potrebbero interpretare questi dati come indizi evidenti di
un atteggiamento “conservatore” degli utenti, o quanto meno di una percezione
orientata a una relativa diffidenza: in pratica, non sembra che almeno per il momento gli eBook siano considerati più interessanti o più funzionali dei libri tradizionali relativamente ad alcuni elementi primari (e trasversali) quali la leggibilità
e la praticità, mentre si apprezza come un valore aggiunto un elemento intrinseco
(ma non caratterizzante) del mondo digitale come l’integrazione tra testualità e
“oralità”. Come vedremo più avanti, questi risultati possono essere letti anche
alla luce delle reazioni degli utenti rispetto ad altre affermazioni. Ma appare subito chiaro che, allo stato attuale, il confronto istintivo che gli utenti tendono a
fare tra le tecnologie del libro più tradizionali e quelle più innovative non si fonda
sulle similitudini e sulle sovrapposizioni ma sulle differenze più evidenti.
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Rispetto al terzo gruppo di affermazioni (sui rapporti tra autori, lettori ed editori)
emergono molte divergenze e criticità, e in misura più accentuata nel campione definito. Di fatto c’è disaccordo su quasi tutte le affermazioni proposte, se
si esclude una relativa accettazione condivisa dell’ipotesi che l’affermarsi degli
eBook porti a un progressivo superamento della mediazione dell’editore nella
relazione tra autore e lettori. Per il resto il campione allargato rafforza ed evidenzia tre perplessità che appaiono ancora più significative se si comprende che
si tratta di argomenti che vengono riproposti costantemente nella letteratura e
nel dibattito giornalistico sui libri digitali. Prima di tutto non si crede in misura uniforme all’ipotesi che le pubblicazioni digitali possano garantire agli autori
diritti più consistenti. Le divergenze su questo punto possono essere dovute un
certo scetticismo nei confronti della consistenza potenziale delle vendite di libri
digitali, ma il dato è significativo, e denota probabilmente una certa persistenza
dei modelli di distribuzione più consolidati. Analogamente, gli utenti non credono
in modo uniforme (o non credono affatto) che attraverso gli eBook si possa stabilire un contatto più diretto tra autore e lettore, nonostante che proprio questa
opzione sia oggetto di varie sperimentazioni (si veda ad esempio l’ipotesi dell’abbonamento all’autore come modalità distributiva per libri digitali aperti). Infine,
i due campioni considerati si mostrano decisamente divergenti rispetto all’ipotesi
che gli eBook possano agevolare la crescita del numero dei lettori, per quanto
sussistano indicatori positivi in tal senso. Probabilmente, si tratta anche in questo
caso di scetticismo nei confronti della nuova tecnologia del libro. Tutti elementi
su cui gli editori dovranno riflettere.
Più convergenti i pareri dei campioni considerati rispetto al quarto gruppo di
affermazioni (come cambiano le biblioteche nel mondo digitale). Nel campione definito (dove, occorre ricordarlo, c’è una percentuale maggiore di addetti
ai lavori) emergono due sole criticità (sulla possibilità del ritorno dal digitale
all’analogico come modalità di sicurezza nella conservazione dei testi e sulla
presunta facilità di catalogazione dei libri digitali), mentre il campione allargato
mostra una generale convergenza, con un’enfasi piuttosto accentuata (coefficienti superiori a 90) sulla flessibilità degli eBook rispetto alle problematiche di
conservazione, sulle potenzialità dell’ipertestualizzazione come modalità di relazione dinamica tra testo e fonti e sulla relativa facilità di assemblaggio di opere
derivate da fonti digitali. In sostanza, è come se i campioni considerati, gli stessi
che mostrano scetticismo sulle implicazioni socio-economiche dell’evoluzione del
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libro, riuscissero a cogliere in modo netto i vantaggi materiali degli eBook e una
parte consistente del loro impatto epistemologico e metodologico-organizzativo.
Probabilmente, questa percezione condivisa è legata ad alcune aspettative relativamente semplici: ci si aspetta che gli eBook aiutino a risolvere problemi quali le
tipiche difficoltà gestionali delle biblioteche tradizionali o che agevolino la raccolta e la consultazione di insiemi di fonti che altrimenti risulterebbe difficoltoso
reperire e utilizzare. Sono indicatori molto interessanti, che dovrebbero suggerire a chi intende sviluppare dei progetti che in questa fase bisogna investire soprattutto sul processo di digitalizzazione del patrimonio librario e documentario
e sulla “de-materializzazione” delle biblioteche, come del resto si sta facendo da
tempo in diversi paesi. Sono queste le priorità percepite. Non le sperimentazioni
d’avanguardia o le prospettive concettuali: ma la disponibilità (ampia, variegata
e sotto certi aspetti incondizionata) di contenuti digitali.
Una sostanziale convergenza si riscontra anche nel gruppo di affermazioni che
propongono alcune interpretazioni degli eBook come fenomeno socio-culturale.
La convergenza del campione definito sulla connotazione degli eBook come oggetti integrati e polivalenti appare rafforzata nel campione allargato. Lo stesso
campione allargato converge anche sulla presunta flessibilità degli eBook rispetto
ai contenuti e perfino sull’importanza dell’integrazione tra libri digitali e sviluppo tecnologico. Quest’ultimo dato è significativo: solitamente la velocità con cui
le tecnologie si evolvono è vissuta dagli utenti come un ostacolo o addirittura
come un fastidio; in questo caso, invece, è percepita uniformemente come una
potenzialità. Non se ne può automaticamente dedurre che negli utenti sta maturando un atteggiamento aperto e positivo nei confronti dell’accelerazione che si
è verificata nella diffusione dei dispositivi tecnologici dedicati (eReader), ma è
un segnale positivo in tal senso.
Infine, com’era prevedibile, si riscontrano più divergenze che convergenza sulle
affermazioni raggruppate sotto la voce “implicazioni educative e cognitive”. Nel
campione definito le criticità prevalgono largamente sull’identità di vedute. 4 di
esse, in particolare, risultano confermate e talora rafforzate nel campione allargato. Prima di tutto non si è del tutto convinti che l’uso degli eBook possa essere
utile per insegnare ai bambini a leggere o a scrivere in modo più efficace (gli studi
di Terence Cavanaugh in realtà dimostrerebbero il contrario), ma questa incertezza potrebbe essere dovuta all’assenza di sperimentazioni dirette in tal senso
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da parte degli utenti che hanno risposto al sondaggio. Più difficile è interpretare
la forte divergenza riscontrata rispetto all’affermazione 43 (gli eBook agevolano
l’approccio critico): gli stessi utenti che avevano percepito in modo netto il valore della flessibilità degli eBook e l’utilità delle biblioteche digitali, ora appaiono
scettici sull’ipotesi che utilizzare gli eBook (“insiemi” di eBook è specificato nella
formulazione dell’affermazione) in un contesto educativo possa supportare lo sviluppo del critical thinking. Il dato va probabilmente messo in relazione con altre
delle criticità che emergono: c’è ad esempio una forte divergenza di percezione
anche rispetto all’ipotesi che i libri digitali possano giocare un ruolo decisivo
nello sviluppo di una scuola costruttivista e centrata sull’approccio problemico
(affermazione 46). Probabilmente, una parte degli utenti intervistati non crede
in questo modello o non lo conosce, e di conseguenza non concorda sul ruolo che
i contenuti digitali potrebbero giocare in tal senso. Emerge inoltre molta incertezza (ben 24 utenti del campione allargato si attestano sul “non so”). L’ultima
criticità riscontrata è infine quasi inevitabile: provocatoriamente, l’affermazione
50 suggerisce che il vero ostacolo alla diffusione degli eBook nei contesti educativi sia rappresentata dall’inadeguatezza e dalla carenza di competenze degli
insegnanti, non certo dall’atteggiamento presumibilmente aperto dei cosiddetti
“nati digitali”. Ovviamente, il campione, composto in prevalenza da adulti e con
una discreta percentuale di insegnanti, non è d’accordo. Ma non necessariamente perché si ritiene adeguato al compito: vari commenti raccolti a margine del
sondaggio, infatti, suggeriscono che gli insegnanti in particolare, pur cogliendo il
bisogno di acquisire nuove competenze, restino convinti che i veri ostacoli siano
di natura organizzativa o economica.
In sostanza, cosa si può ricavare complessivamente dalla lettura e dall’interpretazione dei risultati di questo sondaggio qualitativo? Apparentemente, sembra
emergere un quadro relativamente contraddittorio, punteggiato di incertezze e
di incongruenze. In realtà prende forma uno scenario che corrisponde alle aspettative e che segue tendenzialmente una successione logica, una sorta di approccio su più livelli.
Ad un primo livello si colloca la sostanziale convergenza di tutti i campioni considerati sulla percezione degli eBook come fenomeno (di costume, sociale, o semplicemente come novità tecnologica accettabile in quanto tale). Questa valutazione positiva apre la strada alla percezione di altri aspetti e implicazioni: in
prima istanza legati all’impatto organizzativo che gli eBook potranno avere nei
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vari contesti (percepito, va detto, più positivamente nelle biblioteche che nelle
scuole), e in seconda istanza accettando almeno alcune ipotesi di lavoro sull’impatto epistemologico che i libri digitali potranno avere nel medio periodo, anche
se quest’ultima dimensione resta in parte da esplorare e chiarire. Più problematica appare invece la percezione degli effetti che gli eBook potranno produrre
sul sistema dei saperi e altrettanto incerta si rivela la percezione delle possibili
ricadute metodologiche dei libri digitali, specie in ambito educativo, dove evidentemente mancano ancora sperimentazioni e buone pratiche consolidate. Quasi del tutto incerta resta invece la percezioni di possibili ricadute positive degli
eBook sul piano cognitivo, con criticità evidenti per quanto riguarda soprattutto
gli effetti sull’atteggiamento verso la lettura, sul consolidamento dell’approccio
problemico e sullo sviluppo del pensiero critico.
Rappresentando questo percorso attraverso un diagramma di flusso si può osservare meglio come le prime tre dimensioni appaiano già sufficientemente esplorate, mentre le altre possono essere considerate su due diversi livelli di priorità
(evidenziati rispettivamente in rosso e in grigio).
La ricerca e conseguentemente la progettualità degli autori, degli editori e degli
altri operatori coinvolti nella filiera della produzione di contenuti digitali dovrebbe/potrebbe tenere adeguatamente conto di queste indicazioni.
Ipotesi di narrativa digitale: interactive fiction,
narrazione atomica, narrativa d’ambiente.
di Enrico Colombini e Fabrizio Venerandi
autore, Quintadicopertina - Editore, Quintadicopertina
------------------------------------------Ci si potrebbe chiedere, parlando di narrativa interattiva, se la lettura di un libro tradizionale sia effettivamente una attività passiva, ovvero se la cosiddetta
narrativa interattiva sia qualcosa di diverso e contrapposto ad una narrativa tradizionale, o se invece si tratti di due aspetti di un medesimo fenomeno. In realtà,
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quando uno scrittore si avvicina ad una fabula e crea un romanzo, effettua una
operazione di manipolazione sul materiale di partenza: nasconde episodi, riassume, amplifica, crea un intreccio che poi il lettore dovrà a sua volta manipolare
per arrivare a ricostruire una sua idea della fabula originaria.
La narrativa interattiva è quindi una esplicitazione di questa funzione attiva dello
scrittore, dove l’oggetto virtuale ‘libro’ non corrisponde più all’oggetto fisico del
libro. La storia narrata non ha necessariamente un inizio, uno svolgimento e una
fine, ma viene collocata in ambienti narrativi relazionati tra di loro, interrogabili
dal lettore in maniera dinamica e non esclusiva.
Si passa quindi da iperromanzi come “Il gioco del mondo” di Cortazar, dove il
romanzo cambia a seconda del percorso di lettura intrapreso dal lettore, alla circolarità dell’”Infinite Jest” di Wallace, dove l’incrocio dei piani temporali, il fitto
apparato di note scardina la struttura libro tradizionalmente intesa, passando per
il “Pallido fuoco” di Nabokov, dove fabule diverse si intrecciano tra versi e commenti ai versi stessi fino ad arrivare alla narrativa digitale degli anni ottanta.
Dalle avventure testuali ai Mud, il mondo informatico si impossessa delle parole
scritte, perché metodo digitalmente economico per ricreare mondi. Divora narrazioni tradizionali come “The hobbit” o “La guida intergalattica per autostoppisti”
frammentando la narrazione lineare e rimodulandola in un ambiente virtuale in
cui il lettore si muove interagendo con personaggi, oggetti, plot. L’ambiente narrativo ludico dei Mud, poi, vive anche se nessuno è connesso e, quando i lettorigiocatori sono connessi e interagiscono fra di loro, è l’utilizzo degli strumenti informatici dell’intreccio interattivo che danno vita a fabule sociali che non erano
state previste né programmate dallo scrittore-creatore dell’ambiente.
L’inversione qua è completa: non è la fabula a dover essere raccontata attraverso
un intreccio, ma è dall’intreccio dinamico di un ambiente narrativo-sociale che
si crea una fabula.
Attinenti a questo percorso sono i librigioco, che forzano l’oggetto libro a diventare interattivo con un meccanismo forse rudimentale ma efficace. La storia ha in
genere un inizio, uno svolgimento e una fine, ma il lettore sceglie in qualche misura la modalità con cui questo svolgimento arriva alla sua fine (o alle sue fini).
Arriviamo alla contemporaneità e allo sviluppo recentissimo degli ebook.
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Nel momento in cui si possono leggere romanzi con device digitali interattivi che
possono essere portati con sé come un libro tradizionale e che consentono letture
prolungate senza affaticare la vista, si possono prendere tutte queste esperienze
di narrativa interattiva di cui abbiamo parlato e ripensarle per costruire nuovi
modi di leggere digitale, unendo la narrazione ad ampio respiro di un romanzo
classico, con gli strumenti di ipertestualità che fanno ormai parte del linguaggio
di lettura quotidiano.
L’idea si è concretizzata con una collana di ebook chiamata Polistorie, pubblicata da quintadicopertina, che non vuole essere solo una collana, ma una vera e
propria messa in pratica di quell’iperromanzo di cui parlava Calvino al termine
delle sue Lezioni Americane. Cosa è una polistoria? Si tratta di un ‘libro digitale’
la cui fabula (o le cui fabule) sono pensate dallo scrittore come isole narrative
collegate fra di loro con dei ponti. La navigazione fra le diverse isole viene decisa
dal lettore e dà vita a una lettura unica e personale dell’ambiente fabula ideato
dallo scrittore.
Lo strumento polistoria non vincola lo scrittore nel tipo di narrazione da costruire, ma offre uno strumento diverso per manipolare le fabule e i loro intrecci. Ne
è riprova che i primi testi pubblicati nella collana sono radicalmente differenti
fra di loro. ‘Locusta Temporis’ di Enrico Colombini si presenta come un gioconarrazione in cui non si gira mai pagina. Ogni isola di testo ha almeno un elemento
ipertestuale con cui interagire che porta in una diversa isola, muovendosi in un
fittissimo arcipelago di oltre cinquemila isole e più di undicimila ponti di collegamento. Eppure questa continua interazione narrativa ha una unica linea narrativa: l’interazione non è nello scegliere cosa fare, ma come fare.
“Verrà HP e avrà i tuoi occhi” di Antonio Koch è l’opposto: un romanzo in cui ampi
capitoli portano a scelte che creano universi paralleli e contigui, dando l’idea di
un romanzo che si moltiplica in eterno, ma che alla lunga collassano in se stessi,
mostrando un mondo frammentato di possibili romanzi incompiuti.
Slide:
http://www.slideshare.net/eBookFest/venerandi-colombini-quintadicopertina
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Parte seconda: Post Scripta
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Teologia della redazione a venire:
i problemi della conversione nella piccola editoria
di Maria Cecilia Averame (moderatrice della omonima tavola rotonda)
editrice, Quintadicopertina
-------------------------------------------
Una tavola rotonda per cui è stato scelto un titolo un po’ escatologico: d’altronde
la terminologia ad uso della descrizione e della partecipazione digitale spesso
prende in prestito radici bibliche. Parliamo di salvataggio, di conversione, di second life contrapposta alla real life, esperti in materia si propongono come ‘eretici digitali’… Così per il web, ancor più per l’editoria digitale: possibile che ci si
ritrovi così spesso a parlarne come se si dovesse affrontare un ‘atto di fede’?
In psichiatria poi, il termine ‘conversione’ indica quel comportamento per cui si
ha una trasposizione del conflitto psichico in sintomi fisici e sensoriali. Un malessere psicologico che si manifesta sintomi fisici e corporali, che nascondono il vero
problema che c’è dietro, probabilmente nemmeno chiaramente identificato.
E quando si parla del cambiamento che sta avvenendo nel mondo editoriale, forse
molti dei timori più nominati (la mancanza dell’odore della carta, il timore della
scomparsa di figure editoriali, di valori) nascondono se non altre paure, una mancata definizione delle problematiche che il passaggio al digitale comporta.
Forse, per convertirci, abbiamo bisogno non tanto di un atto di ‘fede’, ma
dell’identificazione della causa primaria del malessere, perché per riconoscere
una paura c’è bisogno di chiamarla con il giusto nome.
Tre giorni di incontri e dibattiti sull’editoria digitale ci possono essere di aiuto per
riuscire ad affrontare le resistenze psicologiche, e passare da un livello emotivo
dove si ragiona su paure o su atti di fede, ad un momento razionale dove concentrarsi sulle difficoltà oggettive. Difficoltà che, al terzo giorno, abbiamo citato e
chiarito: non si tratta, in fin dei conti, di fare altro che tirare le somme, e ripensare i processi che ci sono stati.
Conversione. Possiamo indicare tre conversioni che sta attraversando l’editoria
in questa fase:
Una conversione della filiera editoriale di produzione di un testo all’interno
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delle case editrici. Come cambia (se deve cambiare) la professionalità di chi fa
editoria? Quali nuove figure servono, quali strumenti abbiamo?
La conversione dei files, la digitalizzazione dei cataloghi cartacei. Chi deve affrontarne la spesa? Quali formati vanno utilizzati? Oggi si parla di .ePub come
standard certo su cui lavorare. Ma questa certezza solo otto mesi fa non la avevamo. E i nuovi lettori? E il colore? E il multimediale? Come si può affrontare questa
sfida senza correre il rischio di rifare, di nuovo, il lavoro più volte?
Conversione della catena editoriale, della distribuzione, della promozione e
della vendita. Il mondo editoriale che si converte al digitale di che genere di
promozione necessita? Quali sono gli strumenti? Chi sono i nuovi intermediari e di
chi abbiamo realmente bisogno? Non più camion, ma cosa?
Per parlare di questi temi, abbiamo con noi un esperto di editoria digitale e tradizionale, il prof. Virginio Sala dell’Università di Firenze, che già nel 2000 parlava e
scriveva di digitale. Virginio Sala ci aiuta a capire quali sono gli elementi fondanti
di un libro. Al di là del formato, delle modalità di diffusione e degli strumenti utilizzati per consultarlo, per noi ha principale importanza il contenuto. Continuando a utilizzare un linguaggio che prende dal trascendentale, Virginio Sala parla
dell’ontologia del testo’, mostrando quali siano gli elementi fondamentali di un
libro, al fine di abbandonare le ‘paure vacue’ e concentrarsi sulla sfida editoriale.
[vai all’intervento di Virginio Sala]
Agostino Quadrino, Laureato in filosofia e in teologia, è direttore editoriale della
casa editrice Garamond, specializzata in editoria digitale e multimediale e di rete
per la scuola. Con la sua casa editrice già dal 1989 ha ‘creduto’ e lavorato per diffondere e promuovere l’uso didattico delle tecnologie digitali. Con lui possiamo
ragionare sul significato, per un editore, del termine ‘conversione’.
Giancarlo Fornei, formatore motivazionale, scrittore & mental coach, è autore di
Bruno Editore, casa editrice fondata nel 1987 e che sul digitale scommette molto.
Scommessa che pare vincente, visti i dati diffusi recentemente sull’andamento
delle vendite.
Giancarlo Fornei nel suo intervento spiega che non ha avuto bisogno di un particolare atto di fiducia nel digitale: anzi, in un certo senso, è stato l’editore ad
aver fiducia in lui.
Dopo l’intervento di Giancarlo Fornei prende la parola Mario Guaraldi, editore
della omonima casa editrice e professore di editoria presso l’Università di Urbino,
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per sottolineare due cose (fra le altre). Riguardo alla conversione del catalogo,
chiede chi e come se ne debba occupare. Riprendendo il discorso sulle ‘competenze’ chiede di chi sia competenza effettuare questo genere di conversioni? Siamo sicuri che l’editore si debba trovare solo di fronte ad un mercato che cambia?
Guaraldi stimola poi il dibattito riflettendo sui side-effect che l’editoria digitale
può proporre: ‘libri o libracci?’ Cosa indica la qualità di un libro, e come evitare
che il digitale diventi una scappatoia per facili pubblicazioni ‘veloci’?
Le risposte a questa seconda domanda vengono da parte del pubblico stesso: alla
fine, è la vendibilità di un testo e l’eventuale successo di pubblico a decretarne
il valore. Che sia su carta o in digitale, questo è sempre accaduto, al di là del
genere e del tipo di libro.
Giancarlo Fornei, come autore, accenna al fatto che per lui è importante quanto
un libro piaccia al suo lettore, il momento dell’acquisto in fin dei conti decreta il
successo del lavoro suo e dell’editore, e della reciproca collaborazione.
Questo accenno dà la possibilità di riflettere su un ulteriore spunto: autore ed
editore, nel digitale, hanno l’opportunità di un contatto più diretto, sia in fase di
progettazione di un testo, quanto nella promozione e nella diffusione. E questo
nuovo paradigma di dialogo potrebbe allargarsi fino ad includere i lettori stessi,
grazie alla possibilità di parlare senza intermediari, grazie alla rete. La community che si è in grado di creare attorno ad un editore o un libro, è un contributo
vincente.
Per amore o per forza?:
note a margine sull’obbligatorietà dei libri di testo
di Marina Boscaino (intervento nella omonima tavola rotonda)
docente e pubblicista
------------------------------------------Per il secondo anno ho partecipato alle non-conferenze di Fosdinovo e per la
seconda volta ho avuto l’impressione che possa ancora esistere una comunità di
persone che abbiano qualcosa da dire, indipendentemente dallo sloganismo di
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maniera che inquina in molte sedi il dibattito sulla scuola in questo momento.
Non è un risultato marginale. Quest’anno sono stata chiamata da Noa e Maria
Grazia come interlocutrice in una tavola rotonda. “Per amore o per forza: note a
margine dell’obbligatorietà dei libri di testo”.
Confesso il mio scetticismo iniziale: un mio pregiudizio relativo al fatto che il
problema dell’obbligatorietà dell’adozione possa oggi rappresentare un tema significativo, mentre la scuola viene vessata da ben altri provvedimenti, che ne
impoveriscono il carattere emancipante e di strumento di “rimozione degli ostacoli”, come recita l’art. 3 della Costituzione.
Il disinvestimento programmatico e sistematico sulla scuola ha prodotto effetti
tali – dal punto di vista culturale, sociale, della cittadinanza – talmente enormi
e negativi che nessun libro di testo, su qualsiasi dispositivo, anche i migliori,
potranno mai scongiurare la caduta libera del sistema scuola. Questi 2 anni di
mobilitazione e di impegno pressante sulle condizioni della scuola mi hanno fatto
entrare a contatto con una condizione di disagio diffusa e omogenea molto profonda, che parte da lontano, che porterà – considerati i provvedimenti dell’attuale governo – molto lontano dagli obiettivi della scuola democratica.
E invece la domanda di Maria Grazia sulle Indicazioni Nazionali ha aperto un nuovo fronte di riflessione, che – grazie anche agli interventi degli altri partecipanti
– si è subito rivelato interessante e potenzialmente ricco di sviluppi. Mi sono occupata per ProteoFareSapere di compiere un’analisi su queste bozze per quanto
riguarda il mio gruppo disciplinare (Italiano e Latino al triennio). Le Indicazioni
Nazionali – i programmi, come si chiamano più comunemente – mentre scrivo sono
ancora in bozza, nel senso che non hanno valore di legge, dal momento che non
hanno percorso l’iter giuridico che le renderebbe tali. Eppure zelanti case editrici si sono affrettate a licenziare libri di testo che accogliessero – già in maggio,
quando i collegi dei docenti sono stati chiamati ad adottare i testi per il corrente
anno scolastico – gli indirizzi di contenuto di quelle bozze.
Nel merito non posso che entrare marginalmente: si tratta di un affrettato copiaincolla, che il ministero ha prodotto variando in maniera totalmente irragionevole
sezioni delle tradizionali scansioni (la letteratura italiana delle origini – la più
ostica! – spostata al termine del secondo anno di liceo, durante il quale si leggono
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anche i Promessi Sposi, per esempio; la conseguente solita enfasi sul Novecento
(da più di 10 anni annuncio sostanzialmente ignorato e non praticato dalla nostra scuola); mancanza di una specifica definizione di competenze, a vantaggio
di una centralità assoluta delle conoscenze disciplinari; attaccamento ai vecchi
programmi invece che individuazione di “nuclei fondamentali e imprescindibile”; nessun interesse per la pluridisciplinarità; nessun cenno alla necessità di un
rinnovamento dei paradigmi epistemologici delle discipline per accompagnare il
cambiamento di un mondo sempre più complesso). Sapore di passato, nemmeno
immarcescibile.
Queste modalità rozze e dismesse sono uno dei tanti specchi del modo in cui chi
ci governa ha messo mano alla scuola: con disimpegno, con dismissione, con una
rinuncia definitiva ad affidare alla scuola stessa un progetto culturale differente
dal risparmio ai danni delle fasce più svantaggiate della popolazione e della rinuncia alla costruzione (che significa elaborazione, studio, riflessione, confronto
consapevole) di una società della conoscenza che abbia un effettivo peso rispetto
alla sviluppo e alla crescita del Paese.
È per questo che il criterio dell’obbligatorietà del libro di testo può anche rappresentare, in questo specifico momento, un elemento di garanzia nella dissipazione
dei fondamentali diritti esigibili: diritto allo studio e all’apprendimento, diritto
alla libertà di insegnamento, diritti alle pari opportunità per tutti i cittadini del
nostro Paese.
La giungla di proposte, l’incedere violento dei localismi, di una logica da diritto di
nascita; le dichiarazioni continue di distinzione tra Nord a Sud; il trattamento differente riservato agli studenti dei tecnici e dei professionali (i segmenti ad utenza
socialmente più debole) rispetto a quelli liceali impongono una vigilanza ferrea
e norme che non lascino margini di arbitrio. E che non avallino criteri di improvvisazione e di fai da te cui molte scuole sembrano propense. E che creerebbero –
anche nella strumentazione – ulteriore disomogeneità. Il criterio di autorevolezza
– a prescindere dalla specificità del dispositivo (cartaceo o digitale) – deve essere
necessariamente quello al quale noi insegnanti e le famiglie dobbiamo esigere di
informare le nostre scelte e i prodotti che destiniamo ai nostri alunni. La parola
“obbligatorietà” – come nel caso dell’obbligo scolastico – assurge in questa accezione a tutela dell’interesse generale e della scuola come luogo della concretizzazione delle pari opportunità e dell’inclusione.
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Adozione obbligatoria
ovvero il ghiaccio bollente della Gelmini
di Maurizio Chatel (intervento nella tavola rotonda “Per amore o per forza”...)
Insegnante, responsabile scientifico area umanistica BBN
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Ho già avuto modo di scrivere come la penso sulla circolare Gelmini per l’adozione obbligatoria dei testi digitali dall’anno scolastico 2012. Vorrei ora fare un
passo avanti e riflettere sulle reali difficoltà dell’applicazione di quell’insensato
ukase. Parlavo allora di una totale carenza di preparazione strutturale, finanziaria e culturale, da parte del ministero, capace di rendere operativa una riforma
che non sarebbe esagerato definire epocale. La digitalizzazione dei testi non è
infatti un fenomeno riducibile alla semplice trasformazione del testo cartaceo
in PDF, ma questo sembra essere il tipo di aspettativa che l’ufficio della Gelmini
sottintende nella sua decisione.
È fin troppo noto a tutti coloro che hanno una minima confidenza con la navigazione in Internet come l’utilizzo di un file PDF aumenti e non semplifichi le
difficoltà della lettura. Non parliamo poi se questo file dev’essere usato da una
collettività di studenti. È dunque in un’altra direzione che l’editoria scolastica
deve marciare per risolvere la questione della manualistica digitale. Ma quale?
E qui entrano in gioco le altre gravi carenze di cui sopra: l’assenza di sostegni
finanziari alle scuole per migliorare il loro apparato informatico e renderlo accessibile al maggior numero di utenti, e la mancanza di ogni qualsivoglia tipo di
formazione dei docenti nell’ambito dei nuovi mezzi di comunicazione “sociale”
(o social netwotks).
Le innovazione che alcuni editori, come la BBN, stanno perseguendo richiedono
infatti nuove competenze soprattutto da parte degli insegnanti, che sono, nella
catena di produzione dei libri di testo (autore-editore-docenti-utenti), l’anello
più debole. Altrove infatti notavo ancora come la resistenza dei professori verso
il mondo della rete sia l’ultimo grave ostacolo da superare per una trasformazione
del testo digitale in realtà efficace. I blog, i forum, le piattaforme multifunzionali appaiono alla maggior parte degli insegnanti italiani (è bene sottolinearlo)
126
tracce 2010
come una sorta di terreno minato, la riserva indiana degli adolescenti, un luogo
di evasione e cazzeggio di massa. Mentre le università del resto del mondo occidentale stanno “liquefando” (quasi) tutto il loro repertorio didattico nei punti di
accesso on-line più diversi, la scuola nostrana ritiene ancora che apparire in rete
con nome e cognome e con un proprio scritto sia estremamente “delicato” (quasi
pedofilia?).
In sostanza: a prescindere dalle urgenti e fondamentali questioni di principio sulla
libertà d’insegnamento e le speculazioni economiche editoriali che conosciamo
bene, il primo compito che il mondo della rete e i suoi operatori devono risolvere
è l’alfabetizzazione degli insegnanti verso i nuovi sistemi di utilizzo della medesima. L’anello debole va saldato alla realtà, che oggi è fatta di una varietà di
accessi alla lettura e allo studio, tra cui il PDF è solo una e non la più efficace.
Sondaggio de La Scuola Che Funziona
sui libri di testo
di Maria Teresa di Palma, Antonio Fini, Maria Grazia Fiore e Giovanni Marconato
La scuola che funziona, community online
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[Antonio Fini e Maria Grazia Fiore hanno realizzato le elaborazioni statistiche
dei dati che sono poi “letti”da Maria Teresa di Palma, mentre Gianni Marconato
ha provveduto alla premessa e all’inquadramento generale].
Introduzione
Il social network “La scuola che funziona” è stato invitato a tenere un seminario
sui libri di testo digitali all’eBookFest di Fosdinovo (MS) quale espressione di un
consistente numero di insegnanti (all’epoca poco più di 1300) ma, anche, perché
il network si era interessato alla questione attraverso l’attività di un gruppo animato da Noa Carpignano.
Per portare a quel seminario riflessioni argomentate e supportate da dati sono
state realizzate due iniziative preparatorie: una discussione tra i membri del network (di cui si dà conto in altro contributo) e un sondaggio.
127
.fest
ebook
Il sondaggio è stato sviluppato (senza testing iniziale considerati i tempi stretti)
da Maria Teresa di Palma, Cristina Galizia, Giovanni Marconato e Simona Martini,
tutti membri del network.
Il sondaggio, che è stato sviluppato e gestito attraverso la piattaforma per sondaggi on-line Kwik Survey; è stato aperto il giorno 5 agosto 2010 e chiuso il 5 settembre; la sua diffusione è avvenuta esclusivamente attraverso strumenti web,
principalmente il network “La scuola che funziona” e Facebook.
Gli insegnanti che hanno risposto sono stati complessivamente 483, un numero
ragguardevole se si pensa che si era in pieno periodo feriale.
Il contesto che ha generato l’idea del sondaggio e della correlata discussione è
rappresentato dall’imminente introduzione obbligatoria del libro di testo digitale
nella scuola italiana e dalle riflessioni che, nella parte più avveduta e consapevole degli insegnanti italiani, si stavano sviluppando circa la natura che il libro
di testo con l’avvento del digitale (e di internet, binomio inscindibile) avrebbe
potuto o dovuto assumere per cogliere al meglio le opportunità di cui queste tecnologie sono portatrici.
Sul piano concettuale, prima di avventurarsi nell’esplorazione degli scenari aperti
o apribili dal digitale, è stato ritenuto opportuno esplorare il significato del libro
di testo (LdT) oggi, il ruolo reale che questo ricopre nelle pratiche didattiche
degli insegnanti e l’uso che ne fanno gli studenti.
Solo una volta chiarito cosa sia, oggi, il LdT “normale”, chi lo usa (è per l’insegnante o per lo studente?), quale ne sia l’uso, quali le finalizzazioni, quali le
interazioni LdT-insegnante (è l’insegnante o il LdT che insegna?), si possono fare
delle ipotesi sensate su come debba essere il LdT digitale. Sempre “di testo” o
solo “libro”?
Da queste considerazioni scaturisce la struttura del sondaggio:
• Una sezione iniziale per delineare il profilo dei rispondenti
• Copertura delle attività didattiche attraverso il LdT
• Valutazione del LdT
• Motivazioni all’uso
• Atteggiamenti verso il LdT
• Tendenze quantitative all’uso del LdT
• Le alternative
128
tracce 2010
•
•
•
•
•
Gli usi degli studenti
Rapporti con gli editori
LdT analogico vs. digitale
Atteggiamenti verso il LdT digitale
Aspettative dal LdT digitale
Premessa sulla lettura dei dati
Il sondaggio è stato chiuso il giorno 5 settembre con 483 partecipanti a cui erano
state proposte 19 domande, alcune semplici, altre a risposta multipla, altre ancora con una valutazione (scala Likert) o con una graduatoria.
Questo report rappresenta una restituzione ancora piuttosto grezza della gran
mole dei dati raccolti rimandando ad altra pubblicazione lo studio analitico degli
stessi.
Va evidenziato che:
1) Molti hanno risposto solo parzialmente al sondaggio e la percentuale è calcolata sul numero dei rispondenti e non sul numero totale; a volte si deve però segnalare che la percentuale dei rispondenti sul numero totale (483) è davvero bassa.
2) I dati sono stati incrociati solo per due variabili alla volta (ad esempio: O per
scuola, O per disciplina): incroci più elaborati verranno fatti in seguito (per scuole
E per disciplina).
3) Alcuni dati sono generici: ad esempio “scuole superiori di 2° grado” comprende
sia gli Istituti Professionali sia i Licei Classici: tipi di scuole decisamente diversi in
cui diverso presumibilmente è l’impiego del libro di testo; la stessa cosa vale per
le discipline. Ad esempio, l’area letteraria comprende materie diverse a seconda
del tipo di scuola e tali materie a loro volta sono molto diverse come approcci
didattici (si pensi alla differenza dell’uso che si può fare dei materiali on-line su
geografia e quelli su latino!). Ovviamente su questo non si potranno fare approfondimenti nemmeno in seguito.
Identikit dei rispondenti
C’è una maggioranza di docenti delle superiori
129
.fest
ebook
DOMANDA 1: In quale scuola insegni? (risposte 473/483)
Scuola primaria 148 31%
Scuola secondaria di 1^ grado 121 26%
Scuola secondaria di 2^ grado 184 39%
Formazione professionale 13 3%
Altro 7
1%
.. e di docenti di area umanistica
DOMANDA 2 : Disciplina insegnata (risposte 466/483)
Area umanistica 156 33%
Area matematica 72 15%
Area storico – filosofica 12 3%
Area scientifica 44 9%
Lingue straniere 61 13%
Materie professionali 23 5%
Musica 14 3%
Scienze motorie 6
1%
Sostegno 26 6%
Tecnologie 24 5%
Religione 6
1%
Altro 22 5%
Chi ha risposto è molto interessato alle nuove tecnologie (dato, questo, determinato dal fatto di essere stato diffuso e compilato on-line) ed ha anche una buon
livello di conoscenza dei libri di testo in formato digitale
DOMANDA 15: I libri di testo in formato digitale (risposte 193/ 483)
Non ne ho mai sentito parlare 2
1%
Ne ho sentito parlare ma non li uso 117 61%
Li ho provati e ne sono rimasta soddisfatta 44 23%
Li ho provati e sono meglio di quelli tradizionali 30 16%
.. ed è abituato a usare materiali diversi a integrazione o in alternativa al libro
di testo tradizionale
130
tracce 2010
DOMANDA 10: Cosa usi in alternativa o in integrazione al libro di testo (risposte?)
20% materiali scaricati da Internet
19% dispense autoprodotte
18% materiali fruibili direttamente online
14% libri di testo diversi da quello adottato
11% testi specialistici
11% video reperibili in Internet
7% quotidiani
E questo a differenza di quanto fanno gli studenti che, secondo i rispondenti,
(domanda 11) dei libri di testo poco apprezzano i materiali on line, interessati
piuttosto dalla chiarezza espositiva e dalla grafica accattivante. Inoltre gli studenti usano il LdT soprattutto (secondo le risposte alla domanda 12) perché voluto dall’insegnante e perché facilita lo studio a casa grazie ai riassunti e perché
traccia un percorso da studiare
Infine, ultimo tratto caratteristico del profilo di coloro che hanno risposto sta nel
rapporto con l’editoria scolastica (domanda 13) che è molto disincantato:
l’87% dei 190 rispondenti non ritiene gli editori partner insostituibili, né credono
che essi operino in base alle esigenze didattiche degli insegnanti; i libri di testo
non sono valutati come particolarmente faziosi, né come particolarmente errati,
ma costano troppo rispetto al valore didattico che hanno e dovrebbero esere
scritti da persone che stanno più a contatto con la scuola.
L’uso dei libri di testo
Chi ha risposto al sondaggio, pur essendo tra le persone molto disponibili all’innovazione, usa nella grande maggioranza dei casi il LdT
DOMANDA 3:
36%
39%
17%
4%
3%
Nel tuo insegnamento usi il libro di testo? (risposte 203/483)
quotidianamente
spesso
solo in alcune occasioni o limitatamente ad alcune sezioni
molto di rado
mai
131
.fest
ebook
E questo è un dato abbastanza omogeneo per ordini di scuola diversi (tranne per
la Formazione Professionale, che è un discorso a parte sia per l’esiguità delle
risposte, sia per il tipo di scuola)
Frequenza di uso del LdT secondo l’ordine di scuola
Sempre, quotidianamente Spesso In alcune occasione, per alcune sezioni Molto di rado Mai Primaria 34% 41% 18% 5% 2% Media 43% 41% 13% 2% 2% Superiore
39%
41%
16%
3%
1%
Il dato è, forse, più significativo se lo si legge in relazione all’area disciplinare :
Umanistica (comprendente le aree umanistica, storico-filosofico, religione e musica), Matematico-Scientifica (aree matematica, scientifica, tecnologica, professionale), Lingue Straniere e Altro (le rimanenti aree, inclusa Educazione fisica)
Frequenza di uso del LdT secondo l’area disciplinare
Sempre, quotidianamente Spesso In alcune occasioni Molto di rado Mai Umanistica
44% 42% 14% 3% 3% Matem.-Scientifica Lingue
34% 43% 38% 48% 18% 9% 5% 0% 4% 0% Altro
10%
40%
30%
20%
0%
Ma per cosa viene utilizzato il libro di testo?
DOMANDA 6: Quali sono le sezioni del LdT che utilizzi maggiormente? (risposte
416/483)
Contenuti 144 33%
Approfondimenti 44 10%
Esercizi 151 35%
Glossario 20 5%
Immagini 52 12%
132
tracce 2010
CD allegati 25 6%
Anche in questo caso, l’analisi rispetto al tipo di scuola non offre una significativa varianza ma soltanto alcune piccole differenze che possono tuttavia essere
interessanti. Si può notare, ad esempio, come la necessità di approfondimenti sia
avvertita maggiormente per le scuole superiori
Sezioni del LdT maggiormente utilizzate per ordine scolastico
Contenuti Approfondimenti Esercizi Glossario Immagini CD allegato Primaria 31% 7% 40% 4% 13% 4% Media 34% 7% 32% 4% 15% 8% Superiore
34%
15%
35%
5%
9%
3%
La disciplina insegnata implica, anche se in piccola parte, qualche differenza
nell’uso del libro di testo. Per le lingue straniere sembra infatti avere notevole
importanza la presenza del CD allegato, mentre la presenza degli esercizi è il
fattore principale per l’area matematico-scientifica
Sezioni del LdT maggiormente utilizzate per area disciplinare
Contenuti Approfondimenti Esercizi Glossario Immagini CD allegato Umanistica Matematico-Scientifico 37% 33% 11% 12% 31% 40% 7% 3% 10% 12% 5% 1% Lingue 25% 3% 35% 2% 13% 22% Altro
35%
10%
25%
5%
25%
0%
Le carenze che sono maggiormente riscontrate nei libri di testo in uso (domanda
n. 4) riguardano soprattutto la rigidità del percorso didattico (per il 40% dei rispondenti, con differenze tra i tipi di scuola: 29% per la primaria e 42% per medie
e superiori). Il 22% ritiene anche che gli audiovisivi in dotazione siano irrilevanti.
La grafica e gli apparati iconografici sono invece molto meno criticati (soltanto
133
.fest
ebook
dal 2-4% dei rispondenti).
DOMANDA 4: Quali sono le carenze che ricorrono più frequentemente in un LdT?
(Risp. 196/483)
Sono soprattutto gli insegnanti dell’area umanistica ad avvertire il problema della
rigidità dei percorsi (45%), mentre i docenti di lingue (anche a causa del maggior
uso dichiarato di questo tipo di supporti) lamentano l’inadeguatezza degli audiovisivi (55%).
Molto interessanti le risposte alla domanda 7 (194/ 483), piuttosto complessa
con diversi item da scegliere dando anche una scala di gradimento (da 1=totale
disaccordo-5=totale accordo)
DOMANDA 7: Esprimi il tuo grado di accordo (5) o disaccordo (1) sulle seguenti
affermazioni
1
2
3
4 5
Il libro di testo sostiene il lavoro di
preparazione delle lezioni 11% 23% 34% 23% 9%
Il libro di testo è uno strumento superato 27% 17% 31% 16% 9%
Il libro di testo favorisce il lavoro
interdisciplinare 30% 34% 24% 10% 2%
Il libro di testo rende rigido il lavoro
dell’insegnante 19% 22% 23% 19% 17%
Il libro di testo è uno strumento
indispensabile per l’attività didattica 18% 21% 31% 14% 17%
Il libro di testo è richiesto e
apprezzato dagli studenti 5% Se l’adozione del libro di testo non fosse
obbligatoria, ricorrerei ad altre risorse
134
17% 36% 29% 13%
tracce 2010
per la mia didattica 10% 9% 21% 18% 42%
Il libro di testo mi obbliga ad una
didattica disciplinare 29% 19% 29% 14% 9%
Spesso i libri di testo sono ripetitivi 9% 19% 27% 24% 21%
Il libro di testo è un’ottima guida per la lezione 12% 31% 36% 15% 6%
Il libro di testo facilita lo studio dei contenuti
da parte degli studenti 5% Chi scrive i libri di testo non conosce molto
la realtà scolastica 13% 24% 28% 23% 13%
Ogni insegnante dovrebbe potersi costruire il
proprio libro di testo 6% On-line si trovano tanti materiali didattici che
il libro di testo è praticamente inutile 14% 19% 30% 22% 15%
Il libro di testo serve più all’insegnante
che allo studente 39% 25% 23% 7% 5%
14% 35% 27% 20%
8% 13% 26% 46%
Emerge una certa contraddizione relativamente alla interdisciplinarietà: il 64%
non è accordo su “il libro di testo favorisce il lavoro interdisciplinare” ma il 48%
non ritiene neppure che “il libro di testo obbliga ad una didattica disciplinare”.
Rispetto alla percezione che si ha dell’uso del LdT da parte dei colleghi c’è quasi
accordo (85%) sul fatto che sia molto usato come guida per l’attività didattica e
che questa sia una tendenza stabile e tutt’al più (ma solo per il 10%) in diminuzione.
E il libro di testo digitale?
Si è già detto che la maggior parte dei rispondenti ha buona conoscenza dei testi
135
.fest
ebook
digitali, e che sono abbastanza critici rispetto al testo cartaceo tradizionale, ma
non credono che sia destinato a scomparire
DOMANDA 14:
Con l’avvento del digitale e della rete il libro di testo mantiene (1) o esaurisce (5)
la sua funzione? (risposte 194/483)
1
22 11%
2
37 19%
3
85 44%
4
35 18%
5
15 8%
Se si associa questa risposta all’ordine scolastico si nota che i docenti delle superiori forniscono le risposte più polarizzate (36% verso il mantenimento, 26% per
l’esaurimento), all’opposto nella scuola primaria c’è più incertezza (50% sul livello 3) ma anche una maggiore tendenza verso i livelli 4 e 5 della scala (28%).
In base alle risposte date alla domanda 16 la questione su cui si manifesta maggiore accordo (43% di livello 5) è che con l’avvento degli e–book si risentirà ancora di
più delle carenze tecnologiche delle scuole e che gli e-book in circolazione siano
una riedizione in formato digitale del testo cartaceo. Viene poi anche espressa
preoccupazione sul fatto che la loro introduzione potrebbe aumentare il digital
divide.
DOMANDA 16: Esprimi accordo (5) o disaccordo(1) sulle seguenti affermazioni.
(risposte 193/483)
1
2
3
4 5
Gli e-book sono la vera innovazione digitale
per la scuola 19% 19% 33% 17% 12%
Gli e-book non soppianteranno i libri di testo
in formato tradizionale (a stampa) 136
8% 11% 23% 27% 31%
tracce 2010
Gli e-book in circolazione sono una riedizione
digitale del LdT cartaceo 3% 10% 31% 32% 25%
Con gli e-book si risentirà ancor di più delle
carenze tecnologiche delle scuole 6% 5% Il LdT in formato tradizionale è tutt’oggi valido 9% 19% 30% 16% 26%
Gli e-book introdurranno nuove disparità 12% 12% 27% 23% 27%
20% 26% 43%
Infine, le caratteristiche più rilevanti di un testo digitale dovrebbero essere
nell’ordine: la Multimedialità, la presenza di video, l’ipertestualità, l’interattività, la presenza di audio, la modificabilità, la facilità d’uso e la disponibilità di
esercizi. Anche la collaborazione tra le classi è considerata importante.
DOMANDA 17:
Quanto sono importanti ( scala da 1 a 5) queste caratteristiche/funzionalità di un
testo digitale? (risposte 194/483)
Caratteristica Video Multimedialità Ipertestualità Interattività Audio Modificabilità Facilità d’uso Esercizi Uso modulare Giochi didattici Animazioni Collaborazione con altre classi % (4+5) 85% 84% 79% 79% 78% 77% 75% 72% 69% 65% 64% 61% % (solo 5)
50%
58%
49%
49%
50%
49%
54%
40%
39%
44%
38%
35%
Qualche conclusione
Il sondaggio ha avuto risposte molto variegate, ma su alcune questioni si sono
137
.fest
ebook
verificate delle convergenze:
il LdT cartaceo viene ancora molto usato a scuola, anche se la maggior parte dei rispondenti affianca materiali on line o scaricati dalla rete;
al LdT si rimprovera l’eccessivo costo rispetto al valore didattico (mentre
l’eventuale faziosità o imprecisione sono in secondo piano);
il LdT cartaceo viene usato principalmente per i contenuti e gli esercizi,
quindi come guida nell’insegnamento e luogo di allenamento per l’apprendimento;
viene lamentata la rigidità del LdT nei percorsi didattici ed è significativa la
percentuale dei docenti – che se non fosse obbligatorio – non adotterebbe il
LdT cartaceo e volentieri lavorerebbe per la stesura di un proprio testo;
timore che la diffusione degli e-book aumenti il digital divide tra scuole
attrezzate e non;
l’dea forte è che “e-book” significhi riedizione in pdf dei contenuti cartacei.
Il sondaggio, mentre conferma la “tenuta” del LdT come “strumento” presente
ed utilizzato da insegnanti e studenti, segnala nel contempo una scena in movimento ben evidente nella dialettica tra discussione e sondaggio LSCF:
il rapporto tra l’insegnante ed il LdT è molto aperto e pare collocarsi lungo
un continuum che va da dalla “dipendenza” piena dal LdT (la programmazione didattica pare essere affidata/delegata al libro) ad una totale autonomia/indipendenza (il LdT non viene neppure preso in considerazione);
il LdT da strumento ad uso degli studenti si sposta ad essere usato in misura significativa anche dagli insegnanti (qualcuno afferma che il LdT fa il
lavoro dell’insegnante e l’insegnante quello dello studente; e lo studente
che fa?);
138
tracce 2010
la didattica si avvale di una molteplicità di risorse di cui il LdT ne rappresenta una;
le integrazioni comprendono sempre più spesso risorse reperite in rete,
costruite dall’insegnante, co-costruite da una comunità i cui confini sono
in espansione;
sempre più docenti costruiscono i propri supporti per la didattica senza
schemi precostituiti, con creatività , in modo provvisorio ed in relazione
alla realtà della classe;
pare essere presente, in forma di segnale ancora debole, la tendenza ad
affidarsi più ad un “libro” che ad un “libro di testo”: andare alle origini,
al pensiero diretto dell’autore bypassando la mediazione del redattore e
assumendo su di sé, docente, la mediazione didattica;
il “fascino” della rete comincia ad essere percepito: la possibilità di “pescare” in un immenso serbatoio di risorse didattiche, di condividere, di
co-costruire, di mettere in relazione interessi.
Tutti questi elementi segnalano una nuova epoca per i supporti didattici: il passaggio da un “libro di testo”, solido, strutturato, ordinato, protettivo, prescrittivo,
deresponsabilizzante, validato esternamente, cui si deve rispetto … ad ambienti
in rete, aperti, mobili, provvisori, modulari, da validare ad ogni uso, vissuti ed
usati con disincanto e con assunzione di responsabilità.
La tendenza pare essere questa: segnali deboli ma precisi, presenti nelle fasce
più consapevoli dei docenti, negli innovatori, in quelli che sanno assumere il rischio del non conosciuto. Una platea piccola ma in espansione, una platea che
assume visibilità e consistenza soprattutto in rete e che nella rete trova linfa
vitale per la propria crescita.
139
.fest
ebook
Per amore o per forza?”:
note a margine sull’obbligatorietà dei libri di testo
di Maria Grazia Fiore (moderatrice della omonima tavola rotonda)
Università di Foggia - BBN
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Il libro di testo non è un libro qualsiasi e la sua storia non è assimilabile a quella
del libro tout court.
Lo specifico contesto di utilizzo ha fatto sì che nel tempo potesse essere contraddittoriamente usato tanto come potente strumento di controllo culturale (l’opera di fascistizzazione e successiva defascistizzazione [pdf] dei testi scolastici è
l’esempio a noi più vicino) quanto come garanzia di libertà d’insegnamento, non
dismettendo mai il ruolo implicito di “metronomo” del progressivo e regolare
svolgersi del “programma”, qualunque esso fosse.
La sua storia si intreccia strettamente con quella di un modello trasmissivo fondato su una “gestione burocratica del sapere” (Ardoino 2001, 15) ed una sua “distribuzione ordinata”, regolata secondo l’articolazione disciplinare delle conoscenze
e una relazione comunicativa uno-a-molti, asimmetrica e unidirezionale.
È la storia del primato di un approccio cognitivo – caratterizzato da informazioni acquisite in modo lento e controllato da un numero limitato di fonti, tramite
processi singoli e ben definiti – ma anche di quello del codice verbale, del lavoro
individuale e della linearità dei contenuti, a scapito di logiche reticolari e di
un pensiero visivo ridotto a una fase “preparatoria” al pensiero astratto o ad una
specie di stampella a cui ricorrere quando quest’ultimo si trova in difficoltà.
È la storia del primato di un testo chiuso e concluso, pensato e scritto seguendo
un filo narrativo teorico non sempre rispondente al contesto materiale ed relazionale in cui lo si utilizzerà.
In estrema sintesi è la storia di un libro a stampa utilizzato in un preciso contesto
di cui ha influenzato la forma e il dispositivo (Massa, 1997).
140
tracce 2010
L’attenzione per il supporto che veicola il testo non è casuale, dato che l’importanza e la centralità dell’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito
sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie
al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare
contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.
E sono – in primis – le ragioni economiche che stanno imponendo la transizione al
digitale del libro di testo.
Ma – al di là dell’impossibilità dei docenti di sottrarsi a tale obbligo – qual è la loro
opinione su questo strumento di lavoro, oggi? Può l’adeguamento alla necessità
implicare in automatico la virtù di innovare quelle prassi didattiche stancamente
ed esclusivamente trascinate dal rito salvifico di “Aprite il libro a pagina…”? Le
ragioni di una petizione che già nel 1997 chiedeva l’abolizione dell’obbligatorietà
dei libri di testo continuano ad avere senso ancor oggi?
Ad aprire il dibattito è stato Mario Mattioli (docente e membro del network La
scuola che funziona), che ha illustrato i principali risultati del sondaggio promosso
dal network sul libro di testo e qualche dato tra più rilevanti circa la discussione che si è svolta in merito. A seguire, Maurizio Chatel (docente e responsabile
scientifico area umanistica BBN) ha dato voce alle perplessità derivanti da un obbligo di adozione dei testi digitali calato dall’alto “senza la minima preparazione
strutturale, finanziaria e culturale”, così come denunciato nel suo post “Effetto
boomerang” del 5 aprile 2009.
Marina Boscaino (docente e pubblicista) ha affrontato invece il problema delle
adozioni di libri di testo per la “nuova scuola” targata Gelmini che, nonostante
l’imminente partenza, deve fare i conti con una semplice la bozza delle Indicazioni nazionali mentre Valeria Pasquino (docente di scuola primaria) ci ha parlato
della sua scelta per forme alternative all’uso dei libri di testo sin dall’inizio della
sua carriera.
Ho reputato importante dare voce a chi abitualmente manipola, rielabora, trasforma e produce il materiale didattico necessario al proprio lavoro, mettendo da
parte il libro di testo per utilizzarlo come un database essenziale per prendere qui
e lì ciò che serve. E questo perché (al di là delle disquisizioni, talvolta un po’ ete141
.fest
ebook
ree, sulla linearità/non linearità del testo e la reticolarità delle relazioni e delle
conoscenze), il libro di testo di cui si parla sembra troppo spesso pervicacemente
agganciato al modello tradizionale in versione cartacea, così come si continuano
a confondere due piani di discussione che dovrebbero rimanere ben distinti (come
ho già scritto l’anno scorso): quello dell’avvento del passaggio cartaceo/digitale
e quello delle discussioni relative all’opportunità di liberare i percorsi di insegnamento/apprendimento dalla dittatura della modalità simbolico-ricostruttiva.
L’obbligatorietà del libro di testo è allora da ridiscutere nei termini in cui ognuno
deve poter scegliere tra materiali, forme e contenuti didattici che più si adeguano al proprio (e altrui) stile di insegnamento (e apprendimento). Al testo digitale
non dobbiamo chiedere di fare le stesse cose che facciamo con i libri “tradizionali”, concordavamo con Davide Mana: dove sarebbe il senso dell’innovazione?
Conversioni: eBookFest 2010
di Virginia Gentilini
------------------------------------------Avevo promesso di scrivere una sintesi sulla situazione dei grandi editori USA nel
campo dell’ebook ma… è difficile mantenere una promessa del genere dopo aver
passato il weekend nel castello di Fosdinovo, immersa in un overload di informazioni, sollecitazioni, dubbi, possibilità e (soprattutto!) persone che proprio
intorno a questo tema ragionano.
E dunque non proverò neppure a fare davvero ordine tra le tante cose sentite (non
tutte, sarebbe stato impossibile dato il programma fittissimo), ma di alcune voglio mantenere una traccia anche se non so sempre in quale prospettiva metterle,
o a che punto stiano esattamente nell’ordine del ragionamento.
Intanto, la conversione. Uno dei grandi temi del dibattito è la guerra dei formati (epub, pdf, mobi) e la loro associazione, più o meno coatta, con particolari
device. Ma più in generale, la conversione riguarda un tema più profondo e che
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ruota intorno a una domanda: parlare di ebook significa “semplicemente” trovare
una soluzione efficiente alla conversione in digitale dei cataloghi editoriali già
esistenti, oppure ripensare completamente quell’organizzazione dei contenuti
che per brevità chiamiamo “libro”? Forse l’ebook non avrà un successo di massa
fintanto che il pubblico non ci troverà Camilleri e i suoi amici, ma il suo successo
potrebbe risiedere anche in un’evoluzione in direzioni radicalmente diverse, che
possiamo immaginare in un miglioramento dell’integrazione fra contenuti testuali e grafici come indica nel suo intervento Gino Roncaglia (Cosa possiamo fare
per gli ebook), ma anche in qualcosa di un po’ più spiazzante come l’idea che il
prodotto di un editore possa essere non più un libro, ma, ad esempio, un’applicazione per iPhone come questa. Che ne sarà, insomma, della narrazione lineare
di fronte alla possibilità concreta di assistere a forme estreme di multimedialità
e ipertestualità?
Secondo: il fantasma (siamo in un castello!) della disintermediazione. Se pensavamo, noi bibliotecari, di essere i soli ad essere minacciati (in quanto professione)
dalla rete, mi sembra invece che siamo in buona compagnia! Anche se il fantasma
viene subito scacciato: il ruolo dell’editore come ideatore, organizzatore, e investitore su un autore che possa dar vita a dei contenuti resta, anche se subisce una
trasformazione. E anche i costi di produzione non sono affatto azzerati dal digitale: ce lo spiega in modo colorito l’editore di Area51 Publishing, Simone Bedetti,
in una ricca elencazione dei compiti e delle fatiche dell’editore nativo digitale,
impegnato in una continua rincorsa all’aggiornamento, all’autoaggiornamento,
alle collaborazioni con figure professionali molteplici (non il solo redattore, ma
il programmatore, ad esempio) in un mondo che richiede un’elasticità forse mai
vista prima.
Ciò che è invece più facile che in passato, anche per il piccolo editore, e che rappresenta una forma più autentica di disintermediazione positiva, è la possibilità
di entrare in contatto diretto col lettore grazie al web, di capirne desideri ed esigenze, di comunicare con lui anche al di fuori dei grandi budget della pubblicità
editoriale (quelli per cui, per intenderci, i bibliotecari che lavorano al pubblico si
sentono richiedere lo stesso titolo per diverse volte al giorno… cosa che a me fa
sempre pensare cupamente a che cosa significhi poi, in fondo, fare “promozione
della lettura”…)
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Terzo: la distribuzione. Più del fantasma della disintermediazione, ciò che mi
sembra crei un certo nervosismo (?!) fra gli editori indipendenti, ampiamente
rappresentati al festival, è l’idea che anche nel campo dell’ebook si stia riproponendo la stessa filiera della produzione e della distribuzione tipiche del mercato
a stampa. Può essere lo stesso il ruolo del distributore quando si parla di oggetti
non più fisici? A quale parte della filiera spettano il compito e l’onere economico
dello sviluppo informatico e della conversione dei formati? È giusto che si formino nuovamente grandi interlocutori semi-monopolistici che tentano di occupare
la fetta maggiore possibile del mercato? Troppi intermediari faranno lievitare
eccessivamente i prezzi per un pubblico che tende già oggi ad aspettarsi ogni
contenuto digitale come quasi gratuito? Il rischio, che oggi si sta spostando dalla
libreria all’editore, deve essere redistribuito in modo più equo? Fra i vari modelli
di distribuzione possibili prevarrà il freemium (leggi un capitolo gratis, paghi il
resto), il print on demand (paghi la stampa), o la fruizione su schermo (sia esso un
pc, un tablet, un cellulare, con relative varianti e-paper/altre tecnologie)?
Alla prossima edizione dell’eBookFest, vi consiglio comunque di venire non fosse
altro che per vedere con quanta forza il grande Mario Guaraldi sa mettere sul
piatto alcuni di questi temi…
E poi: le biblioteche. Alcuni gli interventi che toccano direttamente il tema.
Il primo è quello di Giulio Blasi ed illustra Medialibraryonline, il servizio per le biblioteche pubbliche su cui è ormai disponibile abbastanza materiale (ad esempio,
l’articolo su Biblioteche oggi di marzo con dati abbastanza aggiornati). Rimandandovi là per i dettagli, due sono invece gli elementi in MLOL che mi sembra rivestano una portata più vasta, perché illustrano alcune tendenze che sono proprie del
mercato dell’editoria o di quello dell’informazione in generale: la flattizzazione
dell’accesso ai contenuti (direi di aver creato un orrendo neologismo, se non
fosse che su Google questo termine ha già 87 occorrenze!) e l’eterogeneità delle
collezioni delle biblioteche.
La prima cosa che noi bibliotecari dobbiamo forse capire è che in un futuro prossimo le nostre collezioni non saranno più fatte di scelte puntuali sul singolo “pezzo”, ma di abbonamenti a collane, pacchetti il cui accesso verrà commercializzato come un intero (un abbonamento flat), cosa che riveste evidentemente un
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carattere di novità profonda sia rispetto alle attuali abitudini di lavoro, sia al
concetto stesso di controllo sulle collezioni. La libertà di scelta potrebbe spostarsi, almeno in parte, sull’editore (o su chi commercializza i pacchetti), ma anche
sull’utente finale che avrà a disposizione un numero probabilmente maggiore di
documenti fra cui scegliere.
Inoltre, ci troveremo a comporre delle collezioni eterogenee sotto il punto di
vista fisico (carta e digitale, in cui “digitale” va letto come una pluralità di formati), dei diritti (l’ultimo romanzo di Camilleri insieme ad un’edizione in pubblico
dominio dei Promessi sposi, con la relativa differenze che questo comporterà per
gli utenti finali), e della fruizione (lettura tradizionale, lettura a schermo, lettura
su device dedicato, in streaming, con possibilità di download, eccetera).
Il secondo intervento, un po’ meno articolato perché parte di una tavola rotonda
a più voci, è quello di Giuseppe Vitiello, che ricorda come la biblioteca tradizionale sia un prodotto della scarsità, una risposta nata per rispondere alle ristrettezze del print divide, e come questa prospettiva sia oggi completamente stravolta dall’economia dell’abbondanza informativa, dalla tendenza al costo zero
(Chris Anderson) e dal ruolo svolto da Google. Possibili riposizionamenti delle
biblioteche: la definizione di un nuovo ruolo all’interno della gestione dei flussi
informativi delle loro istituzioni di appartenenza, e open access per il mondo
della ricerca. Non poco, certamente, ma personalmente aggiungerei il potenziale
ruolo delle biblioteche pubbliche in un certo numero di cose che già presa una ad
una rappresentano una sfida! La formazione degli adulti, ad esempio, l’alfabetizzazione tradizionale e digitale, l’integrazione fra vecchie e nuove cittadinanze,
l’inclusione sociale.
Nella stessa tavola rotonda, di nuovo Blasi che sottolinea l’aspetto perdente e
via via residuale della catalogazione tradizionale delle biblioteche (gli opac),
questi sì potenzialmente spazzati via dalla potenza di attori come Google Books e
i sistemi di raccomandazione automatica basati sul collaborative, semantic filtering come quello di Amazon. Quello in cui le biblioteche possono invece dare un
contributo importante è lo sviluppo dell’idea del libro come servizio e non come
oggetto o prodotto.
Purtroppo, non posso riferire praticamente niente sulla parte relativa agli ebook
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nel contesto scolastico, che pure era presente a Fosdinovo: non sono riuscita a
sentire gli interventi e mi mancano troppi passaggi. Ho solo colto una certa polemica fra editori digitali che lavorano per la scuola e una scuola che frena l’adozione dell’ebook sulla base dell’idea che esso venga imposto in modo acritico dalla
riforma Gelmini…
Insieme a molti altri spezzoni di parole e ragionamenti, spero sia una parte che
ci potranno ridare il materiale che verrà pubblicato sul sito o sparso online. Verificheremo!
Figura e sfondo: il libro e la società connessa
di Giorgio Jannis (note a margine della tavola rotonda “il futuro del libro si chiama biblioteca...”)
semiologo e social designer
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Dei ragionamenti complessi si sono intrecciati a Fosdinovo, durante il convegno.
Bisognava parlare di molte cose che stanno dietro o prima del libro elettronico, la
progettazione e la produzione e l’autorialità, e di molte cose che stanno davanti
al libro e all’ebook in particolare, come la ricezione dei contenuti secondo le nuove possibilità tecnologiche, oppure i modelli economici che possiamo immaginare
si riveleranno maggiormente adeguati a cogliere le novità portate dall’attuale
Rinascimento digitale.
In particolare, andrebbero puliti i concetti stessi che utilizziamo per pensare la
tematica dell’editoria digitale – trattandosi in fondo di intendersi sui nuovi significati di certe parole, come “libro”, o su certe parole nuove come “web sociale”
– avendo provato a fermare alcuni punti fermi dei ragionamenti: c’è da colmare
un ancor ampio spazio di confronto e conoscenza riguardo le potenzialità del
dispositivo di lettura come oggetto tecnologico, riguardo le modificazioni che la
scrittura stessa subirà dalle nuove forme di contenuto praticabili, oppure l’analisi
della “user experience” (da re-introdurre nel circuito della progettazione del
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testo) in quanto dimensioni dell’esperienza del lettore, della sua immersione nel
mondo narrativamente organizzato in pagine e rimandi intertestuali.
Ma credo si stia ancora sottovalutando quanto il contesto sia cambiato negli ultimi
vent’anni. Ragionando sul singolo libro, sul singolo testo per quanto “aumentato”
dalle possibilità tecnologiche di fruizione, ci concentriamo troppo sul messaggio,
mentre sappiamo che il senso scaturisce sempre dal gioco figura-sfondo, dallo
stagliarsi del contenuto contro l’enciclopedia stessa, intesa come insieme dei
saperi socialmente condivisi e dalla collettività mantenuti vivi.
Il modello di pensiero grazie al quale leggiamo i fenomeni nuovi che stanno accadendo, in questo caso intorno all’ebook come simbolo della nuova editoria, è
ancora legato a una visione classica costruita da biblioteche e quotidiani, stamperie e diritto di copia.
Ma ora noi abitiamo in Rete, e tutto cambia.
Un secolo dopo le avanguardia artistiche del Novecento, viviamo ancora dentro
modelli di pensiero che non solo concepiscono l’opera come romanticamente formata in modo compiuto dentro la scatola cranica del suo autore, ma hanno in
sé una propensione a leggere comunque il fare espressivo come svincolato dal
contesto culturale in cui esso appare. Senza voler esasperare i termini, senza
voler estremizzare le affermazioni di cui sopra – in fin dei conti i percorsi storici
dei linguaggi espressivi più o meno “artistici” appartengono alla cultura generale
della nostra epoca – rimane comunque viva l’idea di un “oggetto culturale” in sé
conchiuso, capace di veicolare il proprio significato contando solo sulle proprie
forze, sulla propria capacità di mettere in scena le circostanze di enunciazione e
la relazione comunicativa con il fruitore, che sarebbe meglio da subito chiamare
interlocutore.
Nella storia del ’900 troviamo esplicite delle riflessioni teoriche e delle pratiche progettuali e realizzative che minano profondamente questa nostra fiducia
piuttosto ingenua nella solitudine dell’opera: l’ideologia romantica perde molto
del suo significato in un mondo dove molti possono accedere alla fruizione e alla
produzione di immaginario nelle forme codificate – abbiamo quindi una democratizzazione dell’autore. Inoltre, l’industria culturale nel suo frammentare e rimescolare i processi produttivi e espositivi delle storie giunge (o permette al nostro
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pensiero critico di giungere) alla considerazione merceologica del nostro abitare
riti e miti che però trovano format di divulgazione mediati dall’intelligenza di chi
ragiona in termini di marketing, dando luogo a una Società dello Spettacolo, del
simulacro.
Ancor di più, l’analisi testuale ha mostrato come il testo in realtà sia sempre
molti testi, e stiamo parlando proprio del punto di vista autoriale e della sua capacità di riorganizzare il contesto narrativo, piuttosto che concentrare la propria
attenzione sul semplice messaggio.
Lungi dall’essere isolato, il testo è nativamente permeabile, attraversato da altre
narrazioni, da libri che richiamano altri libri, e in fin dei conti in una biblioteca
tutto si tiene con tutto, e tutte le biblioteche del mondo concepite come luoghi
del sapere statico riecheggiano le une con le altre, nel tessere le forme stabili
della Conoscenza. Ma il modello biblioteca, tanto quanto quello di opera autonoma, oggi non sono più sufficienti.
Oggi possiamo letteralmente vedere il farsi della cultura, nei processi dinamici dell’emergere della Conoscenza in Rete, su web, o su quelle nuove pratiche
fisiche rese possibili dall’esistenza della Rete. Rete che va ribadito è sempre
esistita, come legame tra le persone, tra le collettività, tra i libri e i depositi di
conoscenza (memoria interne o esterna a noi) che tra loro tessono trame, e che le
tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno potenziato, facendone
emergere gli strati osservabili, il fare concreto umano di condivisione e scambio,
il fare cultura che è sempre intercultura.
Di un testo oggidì immateriale, slegato dal suo storico supporto e veicolo cartaceo,
anzi in grado di abitare indifferentemente la nuvola dei dispositivi di lettura oggi
disponibili o nelle reti di visibilità elettroniche, comprendiamo la sua capacità di
ri-giocare la relazione tra la figura e lo sfondo, relazione da cui orginariamente
sgorga il senso dell’opera, nonché il senso del nostro fruire l’opera, nell’interazione. Anche ragionare al di là della figura dell’Autore, della sua intenzionalità,
ci riesce facile nel provare a insistere con lo sguardo su paesaggi di pratiche culturali assolutamente innovative, quali quelle che vediamo a esempio per prove
e errori sperimentare dall’industria editoriale, alla ricerca di nuovi equilibri e
modelli economici di funzionamento, nell’epoca in cui non tanto l’informazione
quanto l’attenzione è un bene prezioso, da contendersi.
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Proprio questo è il posto dove ci troviamo: non più circoli di intellettuali dell’antica Grecia o cenacoli rinascimentali o avanguardie culturali tratteggiano il valore
e la forma degli oggetti della conoscenza, ma in maniera condivisa e collaborativa
tutti insieme nella Grande Conversazione stiamo patteggiando tra noi il modello
di pensiero con cui pensiamo lo sfondo, il contesto da cui sappiamo dipende il
senso enunciato dei messaggi, dei testi, delle opere d’ingegno.
E anche noi procediamo per prove e errori, congetture e confutazioni nel negoziare un concetto stabile (una credenza, sempre ipotetica e fallibile) di come sia da
rappresentare lo sfondo, utilizzando metafore della Rete tecnosociale che richiamano rizomi, città di testi, viabilità delle idee, ambienti artificiali connessi in cui
le collettività vivono, la mente che abita dentro e fuori di noi, l’ecosistema della
conoscenza, il bosco delle narrazioni; da questo calderone un giorno nasceranno
modelli maggiormente attagliati alla complessità attuale, nativi, e non banali
adeguamenti di modi di fare obsoleti.
Agli albori del cinema, i Lumiere cercavano di rendere una realtà teatrale, mentre Georges Melies già sperimentava narrazioni nuove, avendo compreso il montaggio come proprium del linguaggio cinematografico. Inizialmente abbiamo sempre adeguamenti di vecchi format dentro i nuovi linguaggi, ma dovremmo ormai
anche aver compreso che proprio in simili situazioni conviene osare qualcosa in
più, per avere fiducia poi nella “pubblicazione” del nostro fare, rendere pubblico
tramite la Rete, quale garanzia etica di controllo intersoggettivo, di trasparenza,
di dialogo e pluralità.
I libri quindi, ma in realtà ogni porzione di contenuto di qualsiasi lunghezza o argomento, su molti media differenti, insomma qualsiasi testo, abita da sempre in
Rete. Oggi in più si muove rapidamente su scala planetaria, innesca conversazioni
in tempo reale, connota di sé relazioni e situazioni.
E il supporto tecnologico che lo veicola, passando dalla lenta carta all’interattivo
ebook reader, diventa come una polla d’acqua nelle terre di risorgiva, dove affiorano in superficie brani di contenuti che circolano comunque in Rete. Il testo
che leggiamo su un dispositivo connesso diventa segno e metonimia dello Scibile
tutto, segno non solo letterario ma anche concreto in quanto permanentemente
connesso con l’insieme, metonimia da interpretare dinamicamente, come capacità dell’opera di restare sintonizzata con il contesto di riferimento (l’ambito del
discorso), e magari di cangiar forma e contenuti su pulsione di quello.
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Quello che potremmo vedere in poco tempo, e che mi piacerebbe osservare, sarebbe la possibilità per il dispositivo di lettura di “campionare” e di riportare quel
contesto unico e originale dato dal nostro personale interagire con il testo, la
vera situazione di fruizione, riuscendo a tracciare dentro il flusso delle conversazioni in Rete alcune caratteristiche di questa relazione, quali i suoni ambientali,
il ritmo e i tempi di lettura, l’insieme delle annotazioni e dei commenti e delle
sottolineature del testo…
Qualcosa di simile già accade con i nuovi ebook reader, dove un manuale o un
saggio di studio, vivi e cangianti, si modificano sotto i nostri occhi, per mostrarci
come altri hanno letto quel testo, come lo hanno sottolineato, in una piena concezione social della tecnologia e della condivisione culturale.
In ogni caso, io ho paura delle idee vecchie, non di quelle nuove.
In che posizione rispetto alla filiera?
di Davide Mana
Centro di geobiologia, Università degli Studi Carlo Bo, Urbino
------------------------------------------Primo di una serie di post ad argomento e-book, e-learning, e-publishing, e-ccetera, stimolati dalla tre-giorni di Fosdinovo, l’ebookfest del quale abbiamo già
parlato poco prima della partenza.
E tanto per andare controcorrente, comincerò subito con le note dolenti.
Non che sia stata una brutta esperienza, o inutile – tutt’altro.
È stato fantastico, ho assistito ad un paio di presentazioni assolutamente entusiasmanti e il livello di scambio e generazione di idee è stato elevatissimo.
Una fatica improba?
Potete scommetterci il vostro beneamato e-reader, che è stata una sfacchinata
– mi ci vorrà una settimana per digerire tutto (da cui la serie ipotetica di post a
tema) e posso immaginare quanto il peso dell’organizzazione abbia spremuto fino
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all’ultima goccia di energia dalle organizzatrici dell’evento, Noa Carpignano e
Maria Grazia Fiore.
Viste al volo poco prima di prendere la strada verso casa, parevano appena sbarcate dalle scialuppe di salvataggio della “Glen Carrig”.
Quindi, mettiamolo subito in chiaro – è stato grande.
Avrebbe potuto essere più grande?
Avrebbe potuto essere meglio?
Certamente sì.
Ogni cosa è perfettibile.
E allora, che note dolenti?
Beh, per una interessante coincidenza, quasi un espediente narrativo giocato dagli eventi, entrambi i motivi di una certa delusione sono sintetizzati da un breve
dialogo.
Che vado a riferire.
Si cenava.
Ora io sono della vecchia scuola – se è vero come diceva un mio insegnante che i
problemi di terreno si risolvono sul terreno, non nel lounge dell’albergo, è anche
vero che seminari, conferenze, tavole rotonde e dotti interventi non contano
nulla: le idee fermentano e germogliano a tavola, è a cena che ci si confronta, si
chiacchiera, si diventa una squadra.
Perciò, cena.
Chiacchiere.
Breve, informale e inevitabile post-mortem delle prime due giornate.
C’è stato molto di buono, si dice.
Ci sono state cose che non hanno funzionato.
Notoriamente incapace di tacere e di mantenere un profilo basso, dico la mia.
“Ciò che è davvero mancato, io credo, sono stati i lettori. Gli utenti ultimi dell’ebook, qui all’ebookfest, non si sono visti.”
Mi guardo attorno in cerca di reazioni, conferme, spunti.
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Un commensale due sedie più in là mi guarda e mi domanda…
“Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?”
Caspita!
Cerco di spiegare.
L’insegnamento, le nuove tecnologie, l’Atlante Online dei Foraminiferi, i lunghi
dibattiti qui, su questo blog, fra appassionati di lettura (in ogni forma, su ogni
supporto)…
Cerco.
Lui si volta, comincia a parlare con qualcun altro.
Fine della discussione, per lo meno su quel versante.
OK.
Ora ricapitoliamo.
L’assenza dei lettori è critica.
È legata io credo solo in parte alla diffusione della notizia, e discuteremo magari
fra un paio di giorni (o nei commenti!) sul perché i lettori se ne sono stati a casa
– a leggere, presumibilmente.
Di sicuro, tuttavia, la struttura aperta di molte discussioni – affascinantissime,
utili, stimolanti – ha sentito fortissima la mancanza del punto di vista dell’utilizzatore finale.
Hanno parlato gli autori.
Gli editori.
I distributori.
I fornitori di supporto logistico.
Gli accademici.
Persino uno stravolto come il sottoscritto (le slide del mio intervento vanno online in capo a 24 ore, e poi le linko qui, e ne parliamo).
Ma non i lettori.
Riguardo alla mia posizione rispetto alla filiera dell’ebook, si tratta certamente
della forma più convoluta che mai io abbia incontrato del semplice “E tu chi
cazzo saresti?”
Sottointende – e il successivo sganciarsi dalla discussione conferma il sospetto –
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che l’opinione sia nulla senza un curriculum approvato a supportarlo.
Resta da vedere chi debba essere a fornire l’approvazione del curriculum.
E da questo deriva forte, fortissima, l’idea che alcuni siano qui non per gli ebook,
l’elearning, l’epublishing o quant’altro, ma stiano semplicemente manovrando,
come da sempre si manovra nel mondo accademico, per occupare quel posto,
quella poltrona, quel ruolo – la posizione di quello che approva i curricula.
L’ipotesi della presenza di simili manovre politiche passatiste (si può dire passatiste?) dove invece si dovrebbe discutere della realtà e del futuro è sufficiente
ad avvilirmi.
Possibile che sia ancora una volta la solita corsa a diventare il padrone dell’argomento di ricerca per poi saturare le solite riviste dei soliti articoli che nessuno
(ma davvero nessuno) si fila?
Comunque sia, la mia risposta alla domanda è stata palesemente la risposta sbagliata.
Non so quale avrebbe potuto essere quella giusta.
Di certo, il mio tentativo di spiegare la presenza di un paleontologo fra tanti
cultori della letteratura, ha fallito, ed ha automaticamente delegittimato la mia
opinione agli occhi dell’interlocutore.
Oppure chissà – è stata la mia pettinatura, o un qualsiasi altro dettaglio idiota.
Mi resta, forte, irrisolto e chiaramente fondamentale, il problema della mia posizione nei confronti della filiera dell’ebook.
Non so.
Forse questa….? [immagine]
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Riflessioni elementari sull’ebook.
Libro elettronico e libro evoluto
di Giuseppe Ruggiero
Docente
------------------------------------------Su invito di Noa (che ringrazio pubblicamente) ho partecipato all’eBookFest tenutosi a Fosdinovo nei giorni 10-11-12 del Settembre 2010.
Molti gli aspetti affrontati e molti gli stimoli e le indicazioni ricevute, anche
grazie alla presenza di diversi operatori del settore editoriale (editori, autori,
redattori, insegnanti).
Cercherò in questa sede di focalizzare in maniera molto semplice alcuni degli
aspetti che ritengo interessanti, augurandomi che possano servire ad un dibattito
in rete, ideale prosecuzione dell’eBookFest.
Mi scuso sin d’ora se a taluni sembrerò didascalico o addirittura pedante in queste note; ritengo tuttavia che sia un prezzo da pagare se si cerca di riordinare e
dare un minimo di struttura a materiali sicuramente interessanti ma eterogenei
e frammentari.
Credo che si vuole parlare di un oggetto (in generale) e della sua evoluzione
possibile o in atto, convenga innanzitutto tentare di darne una definizione, per
quanto parziale e provvisoria possa essere (a tal proposito cito gli articoli tradotti
e pubblicati dalla CRELEB – Università Cattolica di Milano – edizioni CUSL, raccolti
in MINIMA BIBLIOGRAFICA, 5 e distribuiti gratuitamente durante la manifestazione
di Fosdinovo.
Personalmente rifuggo da tentazioni neo-platoniche e neo-scolastiche, per cui
non mi interessa definire la librarietà (traduzione del termine inglese bookness
utilizzato negli articoli originali sopracitati), mentre ritengo utile considerare alcune delle proprietà di ciò che siamo abituati a chiamare libro (copertina, pagine,
sequenza, narrazione, illustrazioni, sommario ed indici, forma, scopo, significato, possibilità di essere conservato e trasmesso, etc.).
L’ebook possiede molte di queste proprietà, alcune delle quali addirittura risultano potenziate (si pensi alla possibilità di trasmissione attraverso la rete ed a
quella di indicizzazione e ricerca all’interno del suo contenuto), per cui possiamo
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a ragione parlate di libro evoluto.
Va però anche sottolineato ciò che nell’ebook si perde, ad esempio il contatto
tattile con un oggetto tangibile che manca (si tratta a mio avviso di un’esperienza
sensoriale importante, soprattutto nei libri della categoria “intrattenimento”,
quale è la narrativa in genere).
Se ciò che permane nell’oggetto libro può dunque essere definito (sull’argomento
ricordo anche l’interessante intervento di Virginio Sala), rimane da riflettere su
quali siano le novità e le opportunità che il formato elettronico offre.
Sotto questo aspetto credo che i problemi importanti siano almeno due: la conoscenza degli strumenti di formazione e trasmissione dell’ebook e, al contempo, la
provvisorietà e mutevolezza della sua forma. Spesso durante gli incontri ho sentito parlare di ebook come “testo liquido”, alludendo alla sua intrinseca mobilità,
flessibilità, possibilità di collegamenti ed integrazioni; credo che proprio per tale
caratteristica di “fluidità”, nel caso dell’ebook rivestano particolare importanza
gli strumenti ed i supporti che si utilizzano, che occorre necessariamente conoscere pur senza esserne degli specialisti (ciò vale per tutti gli operatori: editori,
autori, redattori etc.). In altri termini, mi si passi la metafora, è il supporto o
contenitore che dà forma al contenuto, proprio perché quest’ultimo è “liquido”.
Si è discusso sulle possibilità dell’ebook come strumento formativo in ambito scolastico; in questo ambito le possibilità e le novità sembrano davvero molte e tali
da rendere possibile una vera trasformazione del modo di trasmettere conoscenza
e, soprattutto, di imparare facendo, utilizzando testi interattivi con contenuti
multimediali. È tuttavia necessario che ciò avvenga in un orizzonte legislativo
definito, sia pure in maniera provvisoria e migliorabile, e non su indicazioni contenute in bozze che non hanno valore cogente e non fissano riferimenti attendibili
(sinceramente, mi è parsa strana la polemica innescata su tale punto da un editore contro l’intervento chiaro e preciso di un insegnante-giornalista).
Infine, ma non meno importante, vanno considerati gli aspetti economici e di
mercato che l’ebook va a modificare. Realisticamente credo l’ebook possa abbattere in modo significativo i costi nel settore dell’istruzione e della formazione in
generale, ma non credo che possa accadere di avere libri completamente gratuiti
(editori, autori, redattori etc. dovranno pur vivere!).
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Tengo a sottolineare che già una riduzione (possibile) del 50% del costo dei libri in ambito scolastico rappresenterebbe un risultato molto apprezzabile e con
notevoli ricadute per una migliore allocazione delle risorse del settore (d’altra
parte, basta pensare all’importanza del risultato se si riuscisse ad estendere una
riduzione dei costi del 50% all’intera pubblica amministrazione).
Le logiche di mercato, dunque, sono esistite, esistono e probabilmente esisteranno, anche se si prospettano per esse notevoli trasformazioni. Piuttosto che
demonizzare genericamente i libri scolastici come sono stati sinora prodotti, sulla
base di visioni manichee che non condivido, credo che convenga esaminare e denunciare eventuali distorsioni di mercato, che l’ebook potrebbe forse eliminare
o almeno limitare.
Teologia della redazione a venire:
i problemi della conversione nella piccola editoria
di Virginio B. Sala (intervento nella omonima tavola rotonda)
Università di Firenze
------------------------------------------C’è molta preoccupazione per il tema della “conversione”, a quanto pare. Ma non
penso che sia davvero la cosa importante.
Intanto, bisogna ricordare sempre che la realtà in cui ci troviamo a operare è in
movimento: un anno fa non parlavamo neanche di iPad, oggi è già diventato una
specie di oggetto di culto, chissà cosa ci riserva il prossimo anno… Solo qualche
anno fa la parola d’ordine era “disintermediazione”, oggi vediamo riproporsi potentemente la figura del distributore, che ha solo cambiato pelle. Non bisogna
concentrarsi troppo su quello che c’è oggi, bisogna invece tenere un atteggiamento il più aperto possibile.
Ci sono alcune cose, invece, che mi sembrano molto importanti, e di cui invece
si parla poco o nulla.
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Uno degli aspetti più interessanti del mondo digitale è che ci ha costretti a riformulare il senso di molte attività, a ripensare la loro funzione liberandola dalle
contingenze di particolari condizioni fisiche. Per gli editori, significa dover ripensare il proprio ruolo, una volta che si è liberato dal rapporto esclusivo, o almeno
privilegiato, con la carta. Ci si rende conto allora che il “pubblicare” va riesplorato, in un contesto che ci mette a disposizione un repertorio di strumenti molto
più ampio.
Parliamo tanto ancora di “libro”, ma se pensiamo al nostro comportamento di
lettori o più genericamente di utenti o fruitori, la verità è che non siamo tanto interessati al libro in sé, bensì alla conoscenza, all’informazione, alla formazione,
perché no, anche all’intrattenimento. Per qualche secolo, la tecnologia del libro
è stata la risposta migliore a queste esigenze, e si è tanto perfezionata che oggi
sembra a molti l’unica risposta degna di questo nome.
Se mi concentro sulla domanda (conoscenza, informazione, formazione, intrattenimento), mi rendo conto però che oggi abbiamo a disposizione molti strumenti
diversi e che possiamo scegliere fra tecnologie diverse o fra mix di tecnologie
differenti, per svolgere al meglio il nostro compito, in funzione di quello che
deve essere comunicato, di chi comunica e a chi comunica, e genericamente del
contesto. Questo è il campo in cui hanno sempre lavorato realmente gli editori,
e possono continuare a farlo, usando la carta quando è il veicolo più adatto, ma
anche altre forme quando si presentano più adeguate.
Molte critiche rivolte agli editori si basano sull’idea che siano solo degli intermediari, lì seduti tranquilli ad aspettare che arrivi un autore con il suo manoscritto
che poi non faranno altro che “pubblicare”. Chiunque abbia fatto un po’ questo
lavoro sa bene, invece, che gran parte delle opere pubblicate sono il risultato
di idee nate dentro la casa editrice: si cercano di interpretare segnali deboli, si
cerca di capire quali “cose” interessanti ci siano nel mondo, quali bisogni potrebbero avere i potenziali fruitori; poi si costruisce un progetto, andando a cercare
l’autore o gli autori, discutendo del modo migliore di impostarlo e di realizzarlo.
Credo che questa funzione sia ancora importante, e che su questo chi vuol fare
l’editore debba concentrarsi – “convertendosi” però dalla carta a una visione più
ampia, popolata da un numero molto maggiore di possibili “supporti”.
157
.fest
ebook
C’è un altro aspetto che penso sia importante: i formati evolvono, qualche volta
scompaiono o sono sostituiti da altri. Preoccuparsi troppo della conversione a
un formato specifico (ePub, così come è oggi) è probabilmente poco redditizio
sul lungo periodo. Bisognerebbe concentrarsi di più sulla rappresentazione del
testo che si pone alla base del formato: qual è il modo migliore di rappresentare
strutturalmente il testo (nel senso più generale del termine)? DocBook, tanto per
fare un esempio? O ci serve qualcosa di più fine? Ogni forma di rappresentazione,
bene o male, incorpora un’idea di che cosa sia l’oggetto analizzato, di quali siano
le sue parti importanti o significative. Quanto migliore sarà la rappresentazione,
tanto più immune sarà ai colpi della sorte (leggi: cambiamenti di formato) e tanto
meglio saprà adattarsi ai cambiamenti.
D’altra parte, non bisogna essere troppo remissivi nei confronti di chi realizza il
software: che lo faccia pure chi è specializzato, ma se cerchiamo di capire meglio
i meccanismi di costruzione dei testi, le loro strutture possibili, e le modalità di
fruizione possibili, possiamo anche avanzare delle richieste, formulare i requisiti
per le applicazioni. I programmi di lettura sono ancora insoddisfacenti: cercano
un po’ troppo di utilizzare la metafora del libro, non fanno molto invece per modellare lo spazio di fruizione, che per molti è anche spazio di lavoro.
Re-inventare la redazione:
nuove competenze redazionali per l’editoria
scolastica digitale
di Alessandro Vigiani (presentazione della omonima tavola rotonda)
Docente master editoria Università Cattolica di Milano
e collaboratore Mondadori Education.
-------------------------------------------
È noto che il quadro normativo concernente i requisiti dei libri di testo e le modalità della loro adozione da parte delle scuole è mutato in maniera sostanziale per
effetto dell’art. 15 della legge 133/08 e dell’art. 5 della legge 169/08. Tuttavia
158
tracce 2010
la nuova disciplina sui libri di testo, che avrebbe potuto preludere a una radicale
svolta della produzione editoriale verso soluzioni digitali innovative, non sembra
al momento aver determinato discontinuità rilevanti nel panorama dell’editoria
scolastica italiana. Ciò, com’è ovvio, non significa che le case editrici non si siano
attrezzate per ottemperare agli obblighi del dettato legislativo, ma che lo hanno
fatto accelerando tendenze evolutive già in atto piuttosto che ripensando a fondo
la struttura, la funzione e i contenuti del prodotto editoriale per la scuola.
La cornice entro cui stanno prendendo forma le nuove proposte degli editori è
essenzialmente quella del “libro misto”: un volume cartaceo più snello rispetto
al passato corredato di “espansioni online” (dal più sofisticato LO multimediale e
interattivo al misero pdf statico) e a volte affiancato dalla sua versione digitale
“sfogliabile” con incorporati i link alle varie risorse web. Questi materiali sono
concepiti ora per la fruizione collettiva in classe (mediante l’uso della LIM), ora
per quella individuale da parte dell’allievo o del docente (tramite il pc domestico). Marginale, ma comunque non assente, è invece l’utilizzo delle potenzialità di
internet per la messa a disposizione di rudimentali piattaforme didattiche online
(“classi virtuali”) e di ambienti di condivisione collegati a specifiche sezioni dei
cataloghi o ai libri di testo adottati (forum, blog ecc.).
L’evoluzione dei prodotti, insomma, non è repentina né eclatante, eppure si avverte, specie nella fucina editoriale: la mole del materiale da vagliare e assemblare aumenta; la filiera si infittisce con l’ingresso di nuovi attori legati al mondo
del digitale e del multimedia; strumenti, processi e linguaggi che la redazione si
trova a “maneggiare” evolvono. Tutto ciò avviene spesso in presenza di politiche
di contenimento dei costi aziendali e all’interno di un mercato del lavoro sempre
più asfittico e precarizzato. Non solo: stante il particolare ciclo di vita del libro
di testo i tempi di produzione sono rimasti invariati a fronte di un’accresciuta
complessità del lavoro.
Nelle case editrici si potenziano i reparti di progettazione multimediale e si introducono figure di raccordo tra la redazione e i fornitori di oggetti digitali. Idealmente le competenze dei redattori dovrebbero estendersi ad ambiti tradizionalmente di pertinenza di altri settori (ad esempio la produzione audiovisiva),
ma di rado si realizzano le condizioni perché ciò accada: la formazione di base
fornita da università e corsi professionali è spesso inadeguata; quella azienda159
.fest
ebook
le, quand’anche sia continua ed efficace (e non sempre lo è), non coinvolge il
personale temporaneo e i collaboratori esterni, sempre più numerosi; gli stessi
redattori mostrano spesso disinteresse e scarsa propensione alla riqualificazione
e all’aggiornamento professionale.
Nonostante la congiuntura poco favorevole, tra i libri misti pubblicati non mancano prodotti di elevata qualità scientifica, didattica ed editoriale. Una qualità
che, al contrario, difficilmente si riscontra nei testi digitali “fai-da-te” che hanno
fatto capolino qua e là negli elenchi adozionali delle nostre scuole grazie allo
spirito di iniziativa e alla capacità di “fare rete” di alcuni docenti. Occorre infatti
ricordare che un libro di testo, quale che sia la sua riuscita, è comunque un’impresa collettiva a cui concorrono figure professionali in possesso di competenze
che non possono essere improvvisate. Allo stesso tempo, le aziende editoriali
sono ad oggi le uniche organizzazioni in grado di mobilitare risorse tecniche ed
economiche, ma anche progettuali e relazionali, insostituibili se lo scopo è quello
di realizzare un prodotto che sia contemporaneamente affidabile, ben strutturato
e funzionale.
Gli insegnanti che collaborano con le case editrici in veste di autori sono consci
di tutto ciò. Sarebbe auspicabile che tale consapevolezza diventasse patrimonio
comune di tutti i docenti e che gli editori, e soprattutto i redattori, i grafici, gli
iconografi e le altre figure professionali che operano nel sottobosco dell’editoria
scolastica, fossero considerati un prezioso alleato e non – come talora purtroppo
avviene, anche in maniera ingiustificata – un ostacolo al compimento della missione educativa della scuola italiana.
160
tracce 2010
Appendici
161
.fest
ebook
eBookShow
introduzione
Le aziende e i professionisti che hanno supportato l’eBookFest, esponendo i loro
prodotti o illustrandoci i loro servizi, hanno contribuito in modo decisivo non solo
alla quantità ma anche alla qualità dei contenuti.
Tutti hanno avuto modo di vedere i “tab” presentati sulle LIM che ci ha messo a
disposizione Roberto Venturi di MixPro (garantendoci anche continua assistenza),
e bisogna ammettere che – essendo quasi tutti contenuti didattici – non avrebbero
avuto la stessa resa se fossero stati semplicemente proiettati. Su una Lim abbiamo anche potuto vedere i prodotti di Ugo Mancusi per Ideanimation, la relazione
di Alessandro Conte per Il Mondo Digitale, la relazione di Francesco Cerchio e Guglielmo Gasparini del CSI Piemonte, e scoprire un’eccellenza sarda: SardiniaWeb
con i progetti Alpaca e Storie sociali.
Hanno inoltre supportato e partecipato all’evento: Vainer Broccoli e Giovanni
Cellucci dell’Istituto per Ciechi Francesco Cavazza, che hanno esposto tecnologie
assistive per non vedenti e tenuto un seminario; Claudio Tubertini di ArchetipoLibri che ha portato il software T-Page; Marco Barulli che ci ha presentato il prossimo appuntamento, Ebook Lab Italia; l’Associazione Esplica che ha realizzato un
evento cross-universe, per far conoscere al pubblico il libro “virtuale” e l’attività
editoriale che si è sviluppata in questi anni nel Metaverso.
Un ringraziamento agli sponsor (Simplicissimus, Hyphen Italia, Garamond, Enhanced Press, BBN editrice, ADVidea e Language Point) nonché alla prof.ssa Franca
Pinto Minerva dell’Università di Foggia (che ha presieduto il comitato scientifico),
al MICC dell’Università di Firenze, al prof. Edoardo Barbieri dell’Università Cattolica di Milano e Brescia e al corso online UniTuscia eBookLearn.
162
tracce 2010
eBookShow
i contributi
MICC dell’Università di Firenze
[vedi contributo D’Amico-Landucci]
Corso UniTuscia eBookLearn
[vedi contributo Leonetti]
Università Cattolica di Milano e di Brescia
[vedi contributo Barbieri]
Cross-universe eBookFest
1. Premessa
Esplica in collaborazione con Second Physics, SL Art, Immersiva.2life e Solaris
Experience (gruppi di Second Life) ha realizzato, in occasione della manifestazione Ebook.fest 2010 di Fosdinovo, un evento cross-universe per far conoscere al
pubblico il libro “virtuale” e l’attività editoriale che si è sviluppata in questi anni
nel Metaverso.
Un aspetto rilevante della cultura SL è rappresentato dalla presenza di
istituzioni universitarie, agenzie di formazione e società di produzione RL,
che usano il metaverso per la formazione e/ o l’aggiornamento di studenti
e dipendenti.1
Le molteplici attività di comunicazione, divulgazione e formazione che si svolgono nell’ambiente virtuale Second Life (SL) fanno uso di strumenti messi a disposizione dalla piattaforma stessa e di altri oggetti che sono stati realizzati dai
Residenti del Metaverso. Tra questi spicca il libro “virtuale” di cui ha ampiamente
parlato Juanita Deharo nel corso di una intervista in diretta dall’Australia, durante la quale l’ospite di Esplica ha spiegato le peculiarità del libro “virtuale” e le
differenze con gli ebook.
163
.fest
ebook
Virtual books are not the same as e-books. Emphasis is on books as object
as much as the content, and they are more likely to demand interaction
with an object as well as text.
In virtual books content is embedded in software that makes them
appear to be a book, their pages turn, and although they are on a screen
you appear to react with them like a real book. Many libraries are using
this page turning technology software to provide a more realistic on-line
reading experience for their clients.
Virtual books in virtual worlds are produced from 3D modeling and animation programs and appear even more like real life objects. They can be
used, manipulated, and read by avatars. Avatars can pick them up, carry
them around, keep them on their coffee table, or use them to make a house if they are so inclined. An added bonus is that they can be made large
or small, there’s no limit.
Avatars read these books by manipulating their view via a camera device
that allows them to pan and zoom, and turning the pages by clicking.2
Questo tipo di pubblicazioni si colloca perciò in SL tra gli strumenti divulgativi
maggiormente utilizzati e trasferisce la consueta immagine bidimensionale del
testo digitale in un contesto 3D ove è possibile arricchire i contenuti dei libri con
animazioni e realizzazioni specifiche degli ambienti virtuali che aumentano il
grado di apprendimento grazie all’immersività che li contraddistingue.
Learning in Second Life takes advantage from the “feeling present”
effect that “though balanced by the awareness of not being in a real environment, involves the participants […] and triggers the adult student in
a stronger way than in the usual environment”; and by the “ludic educational experience”, that “lowers the critical level with the rise of the immersive experience”. These are two features that represent an “amazing
way of learning” both for educational aims and for the popularization of
science in the metaverse3
164
tracce 2010
La diffusione del libro “virtuale” e le tecniche di realizzazione sono stati alcuni
degli argomenti che hanno condotto l’evento Cross-universe ebook.fest attraverso tre giorni di collegamenti in diretta, dimostrazioni pratiche e proiezioni di video su SL: un vero ponte tra la realtà dell’editoria digitale ed i progetti editoriali
legati ai mondi virtuali.
I primi passi, le esperienze, le difficoltà ed i risultati dei pionieri del Metaverso
che da diversi parti del mondo hanno tradotto la loro passione per la lettura in
una possibilità fruibile anche nella seconda vita. Editors, publishers ed altri professionisti che hanno creato il libro dove non esisteva e lo hanno modificato in
modo da poterci interagire e renderlo uno strumento unico ed efficace a scopo
didattico e divulgativo.
2. Evento cross-universe
L’evento Cross-universe ebook.fest è stato organizzato e realizzato in modo da
raggiungere il pubblico presente a Fosdinovo e gli spettatori presenti in SL. Il
termine cross-universe viene infatti utilizzato per descrivere la particolarità di
questo evento che, a differenza di quanto avviene abitualmente, non si è svolto
solo in SL o solo in un luogo fisico, ma ha legato la realtà con l’ambiente virtuale
attraverso un collegamento di 3 giorni.
A tale scopo sono state realizzate delle strutture di accoglienza in entrambi gli
ambienti, utilizzate per seguire un programma molto fitto di interviste, proiezioni e letture.
2.1 Leggiamo in Second Life
Per tutta la durata del fest è stato possibile leggere e conoscere i libri “virtuali”.
A Fosdinovo sono state predisposte due postazioni con PC, connessione e cuffie da
cui il pubblico poteva collegarsi in SL coadiuvato dal personale di Esplica che era
presente alla manifestazione.
In Second Life, presso la land4 di Second Physics5, è stata creata una zona lettura
attrezzata con poltrone e tavolini e circa 60 libri virtuali in diverse lingue.
165
.fest
ebook
Il pubblico di Fosdinovo veniva accompagnato dall’addetto di Esplica (dott.ssa
Michela Fragona, N.d.R.) nell’ambiente virtuale mediante l’utilizzo di avatar di
servizio creati per dare assistenza ed arrivava nella zona di lettura dove trovava
ad assisterlo un Mentor od un collaboratore di Esplica SL (gruppo dell’associazione
operante in SL). In questo modo c’era una doppia assistenza reale/virtuale. Una
volta ambientati nel Metaverso, i nuovi lettori virtuali hanno avuto a loro disposizione circa 60 libri virtuali tra i quali replica di testi reali (ad esempio il Faust di
Goethe, Romeo e Giulietta di Shakespeare, etc.), romanzi e novelle edite da case
editrici di SL (ad esempio La Stamperia il Faro -editore italiano-, Second Editors –
editori internazionali riuniti -, etc.), testi scientifici di divulgazione (ad esempio
il Libro delle Illusioni Ottiche di Talete Flanagan, Chemical History of a Candle di
Michael Faraday, etc), libri fotografici, libri per bambini e manuali.
2.2. Second Life Movie
Altra attività organizzata nel corso del fest è stata la proiezione di video realizzati in SL.
Nel corso delle sue attività, Esplica ha raccolto un’importante numero di clip
realizzate in SL da utenti, istituzioni e registi che tramite tecniche di video produzione, tra le quali il Machinima, hanno dato un serio contributo alla diffusione
dell’immagine educativa di SL.
I video proposti nel corso dell’evento sono stati scelti per mostrare al pubblico
quante e quali attività culturali e didattiche si svolgano continuamente in SL.
Tra gli altri citiamo i video delle Lezioni di fisica moderna tenutesi a Second
Physics [Oltre la terza dimensione: VIII lezione, Oltre la terza dimensione: V lezione ], quelli realizzati dall’University of West Australia [ WUA Virtual Campus, A
Wonderful World - UWA 3D Art Challenge: April 2010 Winners by Iono Allen]per la
divulgazione delle attività del loro campus in SL e quelli del regista Adam Falco
che collabora con i maggiori gruppi di SL realizzando filmati di alta qualità.
2.3 Cross Universe Events e Mini cross-universe events
L’editoria negli ambienti virtuali è stata oggetto di studi e ricerche dell’associazione Esplica che per l’organizzazione dell’evento in collaborazione con l’ebook.
fest di Fosdinovo ha proposto i risultati dei suoi studi attraverso la voce e le espe166
tracce 2010
rienze di vari professionisti dell’editoria digitale che lavorano in Second Life.
In collegamento diretto con varie parti del mondo sono stati realizzati gli eventi
Cross-universe (1 ora) e Mini cross-universe (30 min), durante i quali editori, creatori di script, librarians ed esponenti della cultura di SL hanno condiviso le loro
esperienze con il pubblico presente in SL e quello collegato dalla sede del fest.
Il personale di Esplica ha realizzato i collegamenti cross-universe e condotto le
interviste con la collaborazione in SL di speakers, traduttori e mentor che hanno
condotto le interviste dal Metaverso.
Tra le altre citiamo le interviste al produttore di Intellibook (USA) uno dei due
sistemi di realizzazione di libri virtuali attualmente fruibili in SL, l’intervista a
Juanita Deharo (Australia) del gruppo dei Second Editors che ha realizzato dei
libri virtuali di nuova generazione che contengono delle animazioni che rendono
unico e distinguibile il libro virtuale rispetto al libro digitale.
[...]Second Life Offers many opportunities to add to the reading experience. The British Archives Office has recreated the WW11 Western Front as
a virtual environment. Avatars are given a costume to be either a nurse
or a combat soldier. As they wander through the trenches, complete with
aircraft droning overhead, bombs exploding and roaming rats, there are
stations where one can hear and read poetry from the trenches and the
recollections of WW1 servicemen and women. The text is embedded in a
recreated environment which makes it come alive in a way just words on
a page may not be able to achieve.[...] Initially I was interested in replicating traditional book formats, but in time I began to see replicas of the
real life book object as a very limited use of the creative tools available
in virtual worlds, and I began experimenting with the idea of virtual artist
books – artworks that retained a connection with the notion of book, but
made full use of the potential of virtual worlds.The Second Life tools possible for the reasonably easy development of immersive story telling and
3D illustration. One of the earliest storytelling sites was Storybook Island.
Visitors are able to follow a trail to write a story, participate in a poetry
project, or various other writing projects. Results are published and can
be read on the project website….
167
.fest
ebook
[...]When we first started, all we wanted to do was to recreate the RL
university, and had no thought as to research, art or teaching. Well, I hoped that if we did a good job creating the campus, that we might some
years down the track, encourage the academic staff to use the space for
teaching. But as serendipity would have it, 2 weeks after we got into SL, I
saw a girl riding a bicycle on UWA land, and she told me she was a student
in RL at UWA. Through her, I found out that her lecturer Professor Wade
Halvorson for the Electronic Communications Strategy Unit, which is a 2nd
year Bachelor of Commerce Unit in the School of Business was trying to
use SL for he unit. He had no idea anyone else in the Uni was using SL. We
immediately started working together and we built the UWA sky theatre as
his primary venue for teaching, and through this we managed to bring in
many notable lecturers from overseas to teach UWA students through SL.
The first complete unit taught through SL happened in the 2nd half of
2009, and since then, this has become a staple for the Business Degree, and
we have expanded the teaching programme to Singapore and Denmark.6
Le interviste a Juanita Deharo e Asmita Duranyaja (Editore tedesco in SL) sono
state filmate e si possono visualizzare in web.
3. Conclusioni
L’esperienza di Cross-universe ebook.fest ha confermato i risultati delle ricerche
condotte da Esplica nel Metaverso editoriale. La presenza italiana è molto limitata e rappresentata perlopiù da individui autonomi che pubblicano testi personali
e pubblicazioni realizzate da istituti o piccoli editori allo scopo di divulgare un
progetto. Ammirevole il lavoro dei piccoli editori come La Stamperia Il Faro che
con la loro attività consolidano la presenza italiana nel mondo dell’editoria virtuale.
Una novità editoriale interessante è stata presentata durante uno dei collegamenti live con second life da Talete Flanagan fondatore di Second Physics e membro di Esplica. Questo nuovo progetto si basa su una collana di libri digitali in
second life dedicati a eventi o attività svolte in SL ma attinenti argomenti di
168
tracce 2010
validità globale. Un esempio sono eventi o progetti che in SL sono dedicati alla
cultura, all’arte, alla divulgazione scientifica e cosi via, nei quali SL costituisce
solo l’ambiente ove sono prodotti. Esempi più specifici possono essere corsi di
addestramento o apprendimento riferiti a pratiche della RL svolti in SL o anche
pratiche di e-learning in ambiente virtuale, o ancora esposizioni e riproduzioni
di opere d’arte, gallerie musei e attività di divulgazione in settori culturali o
scientifici. Questi SLebook saranno sempre bilingue ( italiano e inglese) per assicurarne la massima fruibilità. Un libro in second life che anticipa questi criteri è
lo SLebook “Illusioni” [“Illusions”] realizzato da Second Physics e Immersiva per
la Delphin Editions. Il nuovo progetto prevede che, anche se la collana prodotta
sarà unificata nel design grafico e nel formato, vi partecipino diverse stamperie
di varie comunità. La composizione del catalogo della collana sarà determinata
da un comitato editoriale di prestigio. Le tirature saranno rigidamente fissate,
gli SLebook (no copy) saranno distribuiti solo nominalmente. La lista dei residenti
che avranno ricevuto un libro costituirà poi il comitato di lettori per la attribuzione del premio al miglior libro pubblicato ogni anno. I libri della collana saranno
editati nella stessa forma anche in RL.
Insomma si cerca un partner tra gli editori presenti a Fosdinovo! Un progetto assolutamente “cross”. Cross-publisher, cross-editor, cross-reader, cross-universe.
Una bella, ma non facile avventura, Auguri ai proponenti. Ne hanno veramente
bisogno.
Sardiniaweb
Sardiniaweb, piccola impresa di Cagliari specializzata nella creazione di videogiochi educativi, nel 2007 ha realizzato un sistema per la comunicazione aumentativa e l’alfabetizzazione alternativa per l’autismo: ALPACA (Alternative Literacy
with PDA and Augmentative Communication for Autism).
Il kit ALPACA è costituito da un palmare touch screen, un set di immagini personalizzate e un software per la gestione integrata di immagini e audio. Le manifestazioni di interesse rispetto alle caratteristiche di questo strumento, semplicità, economicità e adattabilità, espresse da insegnanti, terapisti e genitori hanno
portato a studiare anche altre applicazioni per lo schermo del palmare, come le
Storie Sociali.
169
.fest
ebook
T-Page
T-Page è un’applicazione multiutente per la creazione, la gestione e la distribuzione di contenuti editoriali – per la stampa e per il web – creata in compartecipazione da Logo, Muneri, ArchetipoLibri.
Hyphen-Italia
Società che opera nel mondo dell’information technology dal 1998, Hyphen ha
sviluppato una profonda conoscenza in alcune aree specifiche del mercato: nel
mondo della comunicazione d’impresa e di prodotto, in quello editoriale e nella
gestione tecnica degli ambienti per l’industria, il commercio e i servizi.
Hyphen propone per il mondo dell’editoria una soluzione per il cross-media publishing: Hyphen Book System.
Il sistema offre funzionalità per la gestione della produzione, ottimizzando i flussi
editoriali, mantenendo le attività di editing dei contenuti il più possibile indipendenti dalla formattazione specifica per il media e fornendo tool per il porting su
ciascuno: stampa o formati digitali per piattaforme ebook, web, applicazioni.
IdeAnimation
IdeAnimation è un’azienda dedicata all’ideazione e alla realizzazione di progetti
innovativi che credono nelle nuove forme di relazione e di creatività ed in particolare all’utilizzo dell’animazione quale strumento importante nell’ambito del
marketing e della comunicazione.
IdeAnimation è specializzata in processi a supporto della formazione e dell’informazione: filmati educativi, percorsi interattivi, pillole informative, videocorsi,
progetti multimediali per LIM, oltre a servizi specifici per l’editoria quali ebook,
mediabook e booktrailer.
Infine da pochi mesi è nata Corebook la casa editrice multimediale che pubblica
170
tracce 2010
ebook e mediabook e li promuove in modo capillare all’interno della rete grazie
all’ausilio di booktrailer di qualità.
Erid Lab – Università degli Studi di Foggia
Il laboratorio ERID – coordinato dal prof. Pierpaolo Limone dell’Università di
Foggia – è composto da uno staff di giovani ricercatori, dottori, dottorandi e assegnisti di ricerca in possesso di competenze multidisciplinari.
Un comitato scientifico di studiosi provenienti da centri di ricerca europei e americani assicura al team ERID una guida scientifica, un supporto metodologico e
un confronto costante con esperienze internazionali. Gli studi e le indagini si
concentrano, in particolare, sulle tendenze e sui mutamenti in atto negli ambiti
della ricerca educativa e della pratica didattica.
Nel 2006, ERID Lab ha attivato il master universitario Nuovi Media e Formazione
che è oggi giunto alla IV edizione.
Associazione Esplica
Esplica è un’associazione no profit che nasce nel 2010 riunendo le esperienze di
divulgazione della scienza fatte da gruppi e singoli soggetti nel mondo virtuale di
Second Life.
La missione di Esplica scaturisce dalla profonda convinzione che la attuale separazione tra “cultura” e “cultura scientifica” sia un retaggio storico e che non
esistano le due culture. La nostra missione è quindi contribuire a superare e ricomporre questa frattura nella percezione pubblica della scienza, operando con
questa finalità in tutti i settori culturali, scientifici, tecnologici e politici con attività aperte a tutte le componenti delle società civile, con particolare interesse
ai giovani ed al mondo della scuola per la capacità proiettiva che un’azione in
questo ambiente può avere sulla società tutta.
Per l’eBookFest ha curato l’evento cross-universe.
171
.fest
ebook
Sitografia
1) Blog degli atti: http://ebookfest2010.bibienne.net/
2) Mappa dell’evento e dei suoi contenuti su Mindomo: http://tinyurl.com/6dvovgf
[versione html: http://tinyurl.com/66uodru ]
3) Canale video su Youtube: http://www.youtube.com/user/ebookfest2010
4) Sitografie degli autori su Delicious: http://www.delicious.com/ebookfest
5) Slides degli interventi su SlideShare: http://www.slideshare.net/eBookFest
6) Bibliografie su aNobii: http://www.anobii.com/ebookfest2010/books
172
tracce 2010
Brochure
Fosdinovo
10, 11, 12 settembre 2010
www.ebookfest.it
173
.fest
ebook
.fest
L’ ebook
nasce come logica e naturale evoluzione di due precedenti esperienze di
successo: il BookCamp di Rimini (2008) e lo SchoolBookCamp di Fosdinovo (2009).
Sullo sfondo, la necessità – sempre più sentita nel mondo dell’editoria come in quello della
formazione - di supportare culturalmente i processi di cambiamento scaturiti dal ritmo serrato
dell’innovazione tecnologica.
.fest
ebook
evento organizzato da:
BBN edizioni - Noa Carpignano
Guaraldi Editore - Mario Guaraldi
Associazione Tecknos - Laura Marchini
con il sostegno e la collaborazione del Comune di Fosdinovo.
in collaborazione con
Associazione Faucenova
Associazione Enrosadjra diventare di color rosa
con il patrocinio di
Comune di Fosdinovo, Regione Toscana, Provincia di Massa e Carrara, Comunità montana della
Lunigiana, Confindustria La Spezia gruppo giovani, Confindustria Massa Carrara gruppo giovani
e con la sponsorizzazione di:
174
LA
ST
T
RU
.fest
SchoolBookCamp eBookLife
II edizione
del BarCamp dedicato
all’editoria digitale.
II edizione
del BarCamp dedicato all’editoria
scolastica digitale.
Focus:
PRODUZIONE
DISTRIBUZIONE
LA GUERRA DEI FORMATI
DRM
PRINT ON DEMAND
NUOVE SCRITTURE
BIBLIO
Focus:
NORMATIVA
DIDATTICA
SOSTENIBILITA’
ACCESSIBILITA’
RA
BookCamp
TU
ebook
eBookShow
Convegno
Tavole rotonde e
seminari di formazione
in cui docenti, editori
e professionisti del
settore si confrontano
sulle tematiche trattate
nel BookCamp e nello
SchoolBookCamp.
Mostra interattiva
Supporti tecnologici,
video, installazioni,
dimostrazioni live
e buone pratiche in
esposizione.
Tutto quello che, se
non si può toccare, si
può vedere o sentire.
+ eBookTab: brevi
presentazioni di 15 min.
+ spazio per brevi
presentazioni
Partecipazione
Partecipazione
Partecipazione
L’iscrizione ai gruppi di lavoro di entrambi i barcamp seguirà la
modalità standard sulla pagina wiki dedicata:
http://barcamp.org/eBookFest
L’accesso ai seminari,
alle tavole rotonde e ai
Tab è libero e gratuito.
L’accesso alle zone
espositive è libero e
gratuito.
Metaverse eBookFest
Relatori
Espositori
Oltre ai relatori invitati
è possibile sottoporre
il proprio contributo
per brevi presentazioni
di max 15 min. sulle
tematiche trattate e/o
prodotti esposti.
La partecipazione
da parte di scuole,
aziende, professionisti
del settore alla
mostra interattiva
è subordinata a una
selezione preventiva,
per saperne di più
consulta la pagina
dedicata.
Verrà organizzato un evento cross-universe che si svolgerà
in Second Life. Qui a Fosdinovo un’antica e suggestiva sala
medievale sarà luogo di incontro tra i due mondi, si potrà
sperimentare l’immersività in SL
e accedere alla lettura di libri digitali in SL.
Su un grande schermo saranno visibili gli incontri e le interviste
con realtà operative presenti in Second Life nel mondo
dell’editoria digitale, publishers, editors, vendors, librarians,
graphyc composers, authors and readers di libri digitali realizzati
e diffusi in SL.
WEB TV: Alcuni appuntamenti saranno trasmessi in streaming, per altri apriremo un canale youtube.
...
on move
REDAZIONE RAGAZZI: Una speciale redazione di ragazzini della scuola di Fosdinovo realizzerà interviste filmate dei
partecipanti, e farà un upload in tempo reale su un blog.
Kinderheim: È previsto un servizio di intrattenimento dei bambini per agevolare la partecipazione dei genitori.
“CLICK”
Spettacolo all’aperto del sabato sera :)
175
UT
O
EN
NV
BE
I lavori inizieranno venerdì 10, alle ore 14, nel salone del castello Malaspina.
I barcamp, i seminari e le tavole rotonde inizieranno venerdì alle ore 15
e proseguiranno sabato dalle ore 9 alle ore 19 e domenica dalle 10 alle 17.
Il programma esatto, con i giorni e gli orari di tutti gli interventi, è pubblicato sul sito.
KIDS
È previsto un servizio “ludoteca” per intrattenere in modo attivo e formativo i bambini dei
partecipanti. Venerdì e sabato alcune educatrici li impegneranno in attività ludiche e formative.
Parteciperanno alla dimostrazione aperta al pubblico RoboCup Junior dove potranno sperimentare le
api robot Bee Bot, e impareranno a creare dei bellissimi libri animati con gli oggetti più disparati.
Si segnala inoltre che l’associazione che gestisce il castello ha un programma “scuole” utilizzabile e
parte integrante delle attività proposte.
176
M
P
Il Barcamp è un tipo di manifestazione nato di recente. Viene chiamato anche “non
conferenza” poiché lo svolgimento non è frontale ma si creano gruppi di lavoro su
argomenti proposti dagli organizzatori e dagli stessi partecipanti. I barcamp sono
(nella loro breve storia) eventi atipici, nati “dal basso” e organizzati a costi zero,
o quasi, con sponsorizzazioni minime possibilmente legate al possibile mercato
di riferimento (il concetto è quello della condivisione di saperi non influenzata o
influenzabile dalla logica imprenditoriale – open source).
CA
AR
IB
cos’è un BARCAMP
BookCamp, II edizione
PRODUZIONE - Il lavoro editoriale: da impacchettatori di contenuti a gestori di fondi culturali. Come cambia
la filiera produttiva in casa editrice.
DISTRIBUZIONE - Dall’andata e ritorno sulle carrettiere della carta verso le librerie-bazar, all’autostrada
elettronica a costo zero del web 2.0
DRM - La protezione dei testi nell’era digitale. Protezione da che? E per chi?
POD - Esiste ancora un futuro per il print-on-demand? O è troppo tardi?
NUOVE SCRITTURE - La nascita della Web Story e la rivoluzione del sapere.
BIBLIO - Il bibliotecario di domani: da custode di Museo a Direttore della Banca Valori Culturali.
LA GUERRA DEI FORMATI - lit, pdf, epub: schieramenti commerciali e ereader.
SchoolBookCamp, II edizione
Normativa: finanziaria 2009 e decreto Gelmini, fatti, misfatti
e apparenti contraddizioni tra le diverse norme. Adozioni,
aggiornamenti e rapporti con le scuole.
accessibilità, dal decreto Stanca alle disposizioni ministeriali in
fase di studio, i DRM e lo spauracchio della pirateria informatica.
DIDATTICA: Oltre il libro, per un uso l’uso riflessivo e critico delle
tecnologie nella didattica. Per un approccio non strumentale ma
epistemologico della tecnologia. Potenzialità del testo didattico
digitale: superamento della questione peso/costo, e focus sulla
collaborazione tra scuole ed editoria per la creazione di contenuti
didattici che vadano oltre il consueto concetto di testo.
SOSTENIBILITA’: Nuovi modelli di business: promozione e distribuzione.
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.fest
ebook
barcamp
Il cuore dell’eBookFest sono e rimarranno i BarCamp.
E saranno svolti nella forma più libera e collaborativa, niente post it e niente
speech, solo gruppi di lavoro che si auto-organizzano nelle sale e nei giardini del
castello di Fosdinovo. Questa formula dei cluster tematici garantisce la possibilità
a tutti di intervenire e di socializzare liberamente.
Abbiamo quindi scelto di estrapolare gli interventi più corposi e/o strutturati
e collocarli parallelamente per salvaguardare lo spazio della discussione, del
confronto collettivo, dell’inedito sui temi proposti nei Camp.
I due barcamp (BookCamp e SchoolBookCamp) sono così affiancati da un convegno di
stampo più divulgativo, l’eBookLife, che prevede alcune tavole rotonde e ventitre
seminari di 45 minuti: relazioni invitate dedicate all’editoria digitale, letteratura,
sistema bibliotecario, formazione e didattica, diritto allo studio e accessibilità,
strumenti (ereader), ricerca semantica.
Presentazioni/seminari più brevi (15 minuti) sono previste nello spazio eBookTab.
Nello spazio show invece sarà possibile autogestire delle presentazioni video: un
tabellone sarà a disposizione per prenotare lo spazio (15/20 minuti).
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23 seminari – venerdì pomeriggio, sabato e domenica mattina.
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Le relazioni invitate
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Evento formativo che prevede relazioni invitate di 45 minuti, dedicate all’editoria digitale,
letteratura, sistema bibliotecario, formazione/didattica, diritto allo studio/accessibilità, strumenti (ereader), ricerca semantica.
Saluti e presentazione dei seminari:
Franca Pinto Minerva (Preside della facoltà di Scienze della Formazione, Università di Foggia)
Mario Guaraldi (Editore, Università Carlo Bo di Urbino)
Maurizio Châtel (Direttore editoriale BBN)
Edoardo Barbieri:
(Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano-Brescia)
Continuità e discontinuita’ nella storia del libro:
dal libro cartaceo al libro elettronico
Federico Barbino: “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...” Questioni di
da parte degli studenti disabili nelle università italiane
Simone Bedetti
Editori nativi digitali: presente e futuro
della nuova editoria indipendente
Giulio Blasi
(CEO at Horizons, Università di Bologna)
E-Book a scuola e in biblioteca:
il progetto MediaLibraryOnLine
Vainer Broccoli e Giovanni Cellucci:
(Istituto dei ciechi Francesco Cavazza)
Strumenti e tecniche per la fruizione dell’informazione
da parte dei minorati della vista
Nicola Cavalli:
Print on demand: stampa e distribuzione
Fabio Ciotti:
(Università Roma Tor Vergata)
Dal document repository al knowledge repository:
per una convergenza tra Biblioteche Digitali Semantic Web
e Digital Humanities
Gianpaolo D’Amico e Lea Landucci: Sistemi ad interazione naturale per l’infanzia
Maria Grazia Fiore:
(Università di Foggia)
Le mappe digitali nella didattica, tra testo e contesto
Andreas Formiconi:
La folksonomy: certezza dell’incertezza
Mario Guaraldi:
Content is king
Marco Guastavigna:
Dispositivi digitali, lettura, lettori, scuola
Davide Mana:
(Università Carlo Bo di Urbino)
La curiosità è un treno senza rotaie:
narrative non lineari e strategie di apprendimento
Roberto Maragliano:
Oggetti, soggetti e altro nell’apprendimento
Gianni Marconato:
Serve ancora il libro di testo? Se si, quale la funzione,
la forma, l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?
(Biblio-Videoteca “Mario Gattullo” Università di Bologna) reperibilità dei testi in formato digitale accessibile
(Editore, Area51 publishing)
(International Bookseller Ledizioni - LediPublishing)
(MICC, Università di Firenze)
(Univerità di Firenze)
(Editore, Università Carlo Bo di Urbino)
(IIS Beccari di Torino)
(Università Roma Tre)
(Psicologo e formatore)
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ebook
Maria Grazia Mattei:
Cultura digitale e cambiamento
Livio Mondini:
Accessibilità: come funziona?
Vincenzo e Luca Moretti:
Piazza Enakapata
(MGM Digital Communication)
(Digital craftsman)
(Università di Salerno)
Ebook a scuola: un’occasione per ripensare
la forma libro nell’apprendimento.
Gino Roncaglia:
Libri elettronici: la seconda generazione
Agostino Quadrino:
(Editore, Garamond)
(Università della Tuscia)
Mario Rotta:
(Università di Firenze)
Libri digitali e conoscenza aumentata.
Potenzialità, criticità e prospettive sull’uso degli eBook
in ambito educativo
Letizia Sechi:
L’editore dalla carta al digitale
(BookRepublic)
Fabrizio Venerandi ed Enrico Colombini:
Narrazione non lineare su ebook:
(Editore, Quinta di Copertina - Autore)
ipertesto e lettura atomica
“Il futuro del libro si chiama biblioteca”: biblioteche, ricerca semantica e folksonomy - Giorgio Jannis
(semiologo e social designer), Andreas Formiconi (Università di Firenze), Giulio Blasi (CEO at Horizons, Università di Bologna),
Giuseppe Vitiello (NATO Defense College, Roma), modera Mario Guaraldi (Editore, Università Carlo Bo di Urbino).
“Re-inventare la redazione”: nuove competenze redazionali per l’editoria scolastica digitale - Filippo Cabiddu (Capoverso) , Elena Asteggiano (redattrice editoriale), Tullia Colombo (Giunti Scuola) modera Alessandro
Vigiani (docente master editoria Università Cattolica di Milano e collaboratore Mondadori Education).
“Opposte opportunità per il web-commercio”: due facce della nuova medaglia distributiva via web Marco Ghezzi (BookRepublic), Valerio Eletti (Università Sapienza di Roma), Simone Bedetti (Editore, Area 51 Publishing) ,
modera Mario Guaraldi (Editore, Università Carlo Bo di Urbino).
“Teologia della redazione a venire”: i problemi della conversione nella piccola editoria - Virginio Sala
Quadrino (Editore, Garamond), Alessandro Conte (Editore, Il Mondo Digitale), Giancarlo
Fornei (Bruno Editore) modera Maria Cecilia Averame (Editore, Quinta di copertina)
(Università di Firenze), Agostino
“Per amore o per forza?”: note a margine sull’obbligatorietà dei libri di testo - Marina Boscaino (Insegnante e pubblicista), Maurizio Chatel (Insegnante, direttore editoriale BBN), Mario Mattioli (Insegnante, menbro del network
“La scuola che funziona”), Pasqua Colafrancesco (Università di Bari), Valeria Pasquino (Insegnante), modera Maria
Grazia Fiore (Università di Foggia)
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tracce 2010
eBookTab
Seminari brevi, della durata di 15 minuti, durante i quali verranno segnalate iniziative, raccontate
esperienze, dimostrati prodotti, presentati progetti in corso.
Marco Barulli e Mafe De Baggis:
Presentazione di eBookLab Italia
Enrico Bocciolesi:
Le emozioni in digitale
Emanuela Bramati e Marinella Molinari:
(Scuola Primaria “Molino Vecchio” di Gorgonzola)
“La Shoah. Lo sterminio ebraico”:
una narrazione multimediale per il progetto Policultura
Maurizio Chatel e Michele Botrugno:
Testi digitali, crearli a scuola
Annalisa Cichella:
Le Biblioteche e le piattaforme di pubblico accesso
Alessandro Conte:
(il Mondo Digitale)
Il Mondo Digitale Editore:
Ebook per la didattica universitaria
Marinella D’Esposito:
“Recipes”
Erika Ena:
La narrazione digitale in classe: un’esperienza didattica
Nicoletta Farmeschi:
Utilizzo didattico delle ricostruzioni archeologiche
in Second Life
Giorgio Federici:
(Presidente del consorzio universitario E-Form)
Insegnare e apprendere con gli ebook
(EridLab, Università di Foggia)
Maria Grazia Fiore:
Lab: una mappa, tanti itinerari. Prove tecniche di
collaborazione tra editoria, scuola, università
Guglielmo Gasparini:
La Stampa: 150 anni in linea
Maria Guida:
Un eBook da leggere sottacqua. Il testo digitale nella
formazione e nella didattica: potenzialità e nuovi scenari
Francesco Leonetti:
eBook in formato ePub:
l’esperienza del corso UniTuscia eBookLearn
Ugo Locatelli:
ebook interattivo “Atlante Areale”:
segni e parole come metafore attive
Gian Marco Malagoli: L’ebook “multimodale”: Imparare e apprendere con la LIM;
Lavagna Interattiva Multimediale
Alberto Mari:
(FOX Networks)
Ebook e selezione naturale. Perché la rete sociale degli amici
è il migliore strumento per scegliere un’opera letteraria
Giovanni Marcianò, Simonetta Siega:
L’impiego didattico di piccoli robot nella scuola italiana
Walter Martinelli:
Scritture Metropolitane: l’esperienza di editoria
elettronica delle Biblioteche del Comune di Modena
Gianni Panconesi:
La costruzione di conoscenza nelle comunità
di apprendimento
(eBookLab Italia)
(Università di Perugia – Vega)
(BBN, Istituto Spinelli, Istituto Athenaeum)
(Biblioteca Civica di Cologno Monzese)
(LSS G. Salvemini - Sorrento)
(EridLab, Università di Foggia)
(Istituto Comprensivo O.Vannini, Castel del Piano – GR)
(Centro di Competenza Turismo e Cultura - CSI Piemonte)
(Liceo Scientifico “G.Salvemini” di Sorrento)
(Università della Tuscia)
(Artista)
(Docente, Referente per le tecnologie didattiche
dell’Ufficio Scolastico provinciale di Modena)
(Robocup Jr Italia)
(Biblioteche decentrate del Comune di Modena)
(Giornalista)
Valeria Pasquino:
(II C. D. Venaria Reale (TO)
La Venaria Reale: un tesoro da scoprire. Un “frutto” del
progetto “Lab: una mappa, tanti itinerari”
Rosa Pastore:
Il “myself ebook” nella didattica
(Istituto Marco Polo, Bari)
Giulio Peranzoni:
E-drawings: un nuovo paradigma dell’illustrazione
Roverto Venturi:
Dimostrazione d’uso delle lavagne interattive
(Illustratore)
(Mix Pro)
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Sono previsti spazi espositivi per ebook reader e hardware dedicato,
supporti tecnologici, video, dimostrazioni live e buone pratiche in esposizione.
Tutto quello che, se non si può toccare, si può vedere o sentire.
Questa sezione non è dedicata solo agli editori, e alle società di hardware e software
coinvolte, ma anche alle scuole e all’università impegnate nel campo
dell’innovazione didattica attraverso la realizzazione di prodotti digitali di qualità.
I progetti delle scuole e delle università sono selezionati da un comitato scientifico.
La call è scaricabile dal sito in formato A4 e in formato locandina A3.
Comitato tecnico-scientifico:
Franca Pinto Minerva (Preside della facoltà di Scienze della Formazione, Università di Foggia),
Valerio Eletti (Direttore del Master IELM presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma)
Loretta Del Tutto (Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Editoria Media e Giornalismo, Carlo del Bo, Urbino),
Giulio Blasi (DigitalMediaLibrary), Mario Guaraldi (editore, Università Carlo del Bo di Urbino),
Maurizio Chatel (BBN editrice), Marco Barulli (Ebook Lab Italia), Maria Grazia Fiore (Università di Foggia - BBN editrice).
VEDERE TOCCARE PROVARE
L’eBookFest non è un evento “commerciale”, non è – per intenderci – una “fiera del libro”, ma
unendo lo spirito di condivisione tipico dei Camp con momenti più divulgativi come seminari e tavole
rotonde, vuole essere un momento di riflessione e di proposte.
Anche per la zona espositiva quindi pensiamo a un’approccio più narrativo e descrittivo che fieristico,
immaginiamo una galleria interattiva, una rassegna di testimonianze.
Non è possibile per ora pubblicare un elenco di chi esporrà cosa, e forse non lo sarà fino all’ultimo
momento, ma vi posso anticipare che avrete modo di vedere i lavori elaborati dal corso di editoria
digitale dell’Università della Tuscia, potrete scoprire come funziona una Wii board, vedere all’opera
display braille e altri ausili per non vedenti sia su pc che su mac.
Potrete chiedere informazioni sul master di editoria dell’Università Cattolica, farvi un giro in piazza
Enakapata, e pure provare le penne digitali (spettacolo!). Ci saranno opere digitali e ebook di vari
editori, ma anche ereader da toccare con mano, lavagne interattive e presentazioni di progetti
editoriali nati nelle scuole e nelle Università, ad esempio il progetto Lab dell’Università di Foggia. In
mostra anche l’opera ebook dell’artista Ugo Locatelli: una cartografia aperta e ipertestuale costituita
da una rete viva di segni e parole.
Insomma, ci sarà da curiosare, da imparare, da divertirsi.
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Metaverse eBookFest: leggiamo in Second Life
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In occasione dell’eBookFest verrà organizzato un evento cross-universe che si svolgerà in Second Life. Lo
spazio dedicato sarà localizzato nella land di “Second Physics” e sarà in collegamento permanente con una
postazione all’interno della manifestazione tra le mura del paese.
Qui a Fosdinovo un’antica e suggestiva sala medievale sarà luogo di incontro tra i due mondi, con due PC
collegati tramite i quali i visitatori potranno sperimentare l’immersività in SL e accedere alla lettura di libri
digitali in SL.
Su un grande schermo a orari prefissati saranno visibili gli incontri e le interviste con realtà operative
presenti in Second Life nel mondo dell’editoria digitale, publishers, editors, vendors, librarians, graphyc
composers, authors and readers di libri digitali realizzati negli standard diffusi in SL.
Queste attività cross universe sono rese possibili grazie al gemellaggio con l’associazione Esplica, Laboratorio
di Divulgazione culturale e scientifica nell’era digitale.
...
“CLICK”
on move
Sabato sera, alle 21,30... spettacolo all’aperto.
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ESPERIENZE PRECEDENTI
L’esperienza del BookCamp di Rimini.
Il primo Bookcamp italiano (secondo al mondo a un mese da quello di Parigi) è stato organizzato l’11 luglio presso il
castello malatestiano di Rimini dall’editore Guaraldi e da Simplicissimus Book Farm, e ha avuto un notevole successo
sia di pubblico che di stampa.
Hanno partecipato presidi e docenti, rappresentanti di Università, di grandi case editrici, giornalisti di testate
nazionali.
Fra questi: Università di Bologna, Università di Roma, Università di Lecce, Università di Udine, Queen University (Canada),
Mondadori - Messaggerie, Apogeo, Garamond, Feltrinelli, Zanichelli, Tecnica della Scuola, La Stampa, L’Unità.
E un servizio con intervista a Mario Guaraldi e ad Antonio Tombolini
sulla versione italiana di IntrudersTv
connettersi qui: http://tiny.cc/7hdfc
L’esperienza dello SchoolBookCamp di Fosdinovo.
Il BookCamp, barcamp sull’editoria elettronica – già organizzato a Rimini – aveva un
gruppo di lavoro finalizzato alla scolastica, argomento che ha finito per contagiare anche
altri gruppi: è stata quindi subito evidente l’opportunità di replicare il convegno mirandolo esclusivamente alla scuola, soprattutto considerando l’articolo 15 della finanziaria
e la circolare sull’adozione dei libri di testo che prevedono l’adozione esclusiva di testi
scolastici digitali entro il 2011.
All’evento, organizzato da Noa Carpignano (BBN editrice) e da Mario Guaraldi editore,
hanno partecipato redattori e editori attivi nell’editoria scolastica (De Agostini, Mondadori, Garamond...), ma anche insegnanti di scuole di ogni grado, formatori e rappresentati delle associazioni genitori.
Resoconti e riflessioni
È possibile vedere una videointervista, registrata in occasione dello SchoolBookCamp agli editori Carpignano, Guaraldi, Quadrino, e ai formatori
Guastavigna e Marconato
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connettersi qui: http://tiny.cc/6txte
connettersi qui: http://vimeo.om/4944192
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Il Castello di Fosdinovo
Il Castello, feudo di uno dei rami dei Malaspina
del Ramo Fiorito dal XIV al XVIII secolo, riveste una
notevole importanza storica e architettonica.
La costruzione dell’imponente fortezza, che si fonde incredibilmente
con la roccia arenaria tanto da farla sembrare scolpita nella pietra
viva, ebbe inizio nella seconda metà del XII secolo. Innalzata a
dominio e difesa del primitivo Castro di Fosdinovo, nel 1340 venne
ufficialmente ceduta dai Nobili di Fosdinovo a Spinetta Malaspina.
La vista di cui si gode dal castello di Fosdinovo, a partire dalle Alpi
Apuane, è la perfetta dimostrazione di come quella che lo circonda
sia una splendida e complessa terra di contrasti. Dai camminamenti di
ronda, nel breve volgere di un’occhiata, si abbraccia il lungo corso della
costa tirrenica, il sinuoso corso del fiume Magra, il golfo di La Spezia,
Portovenere, l’isola Palmaria e, in particolari giornate, nella chiara
distesa del mare, la Capraia, la Gorgona e i monti della lontana Corsica.
La Torre Malaspiniana
Annessa al castello è stata recentemente restaurata e, gestita dal
comune, ospita il punto informazioni, i consigli comunali
e piccoli convegni.
Durante la stagione turistica è adibita a spazio espositivo.
Altri spazi
La biblioteca comunale, l’ex internet point, il centro polivalente, piazza
Matteotti (la piazza del Municipio), la Chiesa della Torretta e il parco
della Torretta ospiteranno il percorso espositivo, le attività dei bambini
e altre presentazioni gestite in tempo reale.
Castello Malaspina
Piazza del Municipio
Torre Malaspiniana
Chiesa della Torretta
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Fosdinovo
10, 11, 12 settembre 2010
www.ebookfest.it
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