F. SA V I C N I
Lettere sugli scioperi
di un ex contadino
al nipote Luigi
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__ · 1nt.
ROCCA S. CASCIANO
LICINIO CAPPELLI, EDITORE
Libraio di S. M. la Regina Madre
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ISTITI 'TO CòRA\ISCI
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Lettere sugli scioperi
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di un ex co11tadino
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al nipote Luigi ~ ~
ROCCA S. CASCIANO
LICINIO CAPPELLI,
EDITORE
Libraio dì S. M. la Regina Madre
I.
Bologna insegna - Al Prato della Ua valle ria - Il
com i zio dei muratori - AIla Federazione Edile.
Quando ieri ci salutammo alla stazione mi dicesti:
« Bologna insegna » .• \.I mowento non riflettei alla
tu<' parole, ma poi c1uando llli venne l'idra di chiederti
uno schiarimento il treno si metteva in mot0, ed io ti salutai con un cenno di mano. l\la crrclo cli aYere indovinato 11 tno pensiero.
Eravamo stati !ml mattino al prato della Cavalleria
per assistere al comizio dei muratori scioperanti dove
ave\'ano parlato diversi oratori tutti con inusitata violenza, col tare della personalità inYccndo contro i dirigenti della Federazione Edile. H.iconlo che tu col tuo
solito buon senso ti volgesti a me clicenclo:
Qui non
si parla di tariffe nè cli condizioni lli lavoro; qui si
sbraita; perchè? -- Io ti riSiJOs i che il per<.:hc era presto
detto. Quei prvpaganclisti o capeggiatori delle masse
operaie prima dell'interesse della collettiviHi pei lavoratori mirano al proprio. Infatti corne potrebbero CO·
storo in faccia alle masse giustificare la ragione del
loro ulllcio se non le agitassero e non Je infiammassero a q11ando a quando contro i padroni o gli a~rari,
spingendole allo sc10pero e prornoYendo agitazioni e facendo comizi t
Quegli oratori non potevano parlare cli tarine nè di
condizioni di lavoro perchC si trattava di uno sciopero
di solid~rietà coi facchini, i quali - strano a dirsi nella rnaggioranza larnravano, mentre i muratori, fan·
tasticamente suggestionati, a\·e,·J.no p1·0,·ocata la serrata
di tutti i cantieri.
~el pomeriggio ti condussi alla sede dei Capimastri
deve tu udisti il linguaggio che si tenne in quella riu·
PROPRIF.T ~\ LETTERAHIA
Hocca S. Casciano. Stabilimento Tipoi.crafico Cappelli. 1!•14.
I
-4
nione! udisti le parole del Pn'siilentP che al prato de:.a
Oa,·alleria ti avevano tl1pintu 1111 uomo senza s1·rnpol ,
senza cuore, cd anzi quale un :'.\erone della classe opP
raia!
li Pres1llentc an~va parlato alto <' lorte 111ctlr.n1ln
giusto il dito sulla pia~él, ed a\·eva parlato da uumo
di cuore, sostenendo prc>ss'apoc!J quanto io ti sono s1 rn
pre venuto llicendo in casa mi< a lJolog-na <' in ca8a
tua laggiù nella solatia l{omagna: - « rassocwzione
fra capitale e lavorn; il che in altri termini vnol dir<•:
Collaborazione di classe».
Uscimmo da quella riunione Pd osservai che ti eri l'atto
pensoso. Lungo la via t1 d11i>s1 della tua opinione :mi
Capimastri e tu fra!1camrnt1' r1::.po11Llesti: - «a tliflerenza del Comizio del prato tlc>lla Cavalleria, si è parlato un linguaggio nuovo, sano, bPnevolo per la tlassP
operaia; vorrei clie tu•ti i padroni E> i datori di la\·oru
parlassero cosi "·
Ebbene nè linguaggio cor1·etto, ne· contegno lodevole giovano per la mas,.;a illu~ 1, tri..,tarncntc illusa de
gli scioperanti i lUali µi:•rsis1uno n"lla follin. di trno sciopero senza costrutto, non badando al danno elle ari·e
can~ a loro stessi, alle loro famiglie, alla collettività.
degh organizzati e alle classi lavoratrici in genere;
perchè, caro mio, questi scioperi direttamen te e inclirettamente coinvolgono nel danno, oltre il caµ itale e la
produzione, tutte le categoria dci lavoratori. 1'u stesso
mi dicevi di avere laggiù in H.onngna as->istito a scene
dolorose di povere marl ri che invoca. vano <lai liotteaaio
pane e farina a creclito per isfamare i loro fio·Jiuo~lt1.
mentre il marito se ne stava in ozio forzato al comizio
o alla Camera del lavoro o all'osteria !
Ah! si, hai ragione; Bologna i11serrna ma insegna
quali amari .fruit.i si ricavano dagli s~ioperi e specialmente da .sc10per1 co.me questi voluti da pochi, imposti
d~ una mrnoranza v10lenta ed impulsiva ad una magg1~ranza cbe non. ba .gli ~rdiroenti della propria co·
scienza e non arr1sc?1a .d1 P.ensare colla propt'ia testa!
Ma. queste cose cbe 10 ti scnvo nella semplicità del tuo
animo e col buon senso che ti guida nelle cose tue devi
1
-5averle pensate ieri quando con me uscivi dal com1z10
clei rouratori scioperanti e dalla riunione dei capimastri.
g come procede lo sciopPl'O pazzesco di cui mi parlasti clei ccntadim del Uomune ,11 h ... I Sarei curioso
di conoscere l'intimo pensi<'ro di quella povera gente
spinta persino éiJl'eccesso d1 rifiutare il nutrimento al
bPstiame e di impedire al pl'Opri1~!ario o a chi per esso
di compiere ufficio pietoc:o nelle lol'O stalle! Anche questo
sciopNo io non lo comprendo perchi· non so rendermi
capace come un colono. o un bovaio sia spinto dal parossismo Llella propria imbecillità o dalla cattiveria di
pochi di lasciar morire cli fame il bestiame nella propria stai la. Wcordo a neon. il pingue e docile bue che
nella mia giodnezza 111i fu compagno nel duro e fatiroso lavoro dei campi, che offrh·a il sospirato guadagno della stalla a mio padre, un t,ifolco dei tempi buoni: ricordo la provvida mucca che d forniva il latte
caldo nelle mattine invernali e penso con un prolondo
senso di tristezza al racconto che ieri mi facevi e agli
episJili dolorosi dell'abbandono delle stalle da parte dei
contadini nel Comune di L. ...
Tn ieri mi dicevi che questi sono altri tempi: che
il lavoratore, fatto più cosciente. mira a nuove conquiste per una vita migliore e per un miglior benessere
sociale. Ciò potrà essere, ma nou pN una nuova e migliore educazione proletaria, non por uno spirito di
maggiore previdenza e non per una valutazione più
sicura di sè, del proprio laYoro; ed io penso invece cbe
questi tempi non sono più bPlli dei miei e di quelli di
tuo padre quando, ragazzi, andavamo insieme alla monda
del riso guadagnando da 60 a 70 centesimi al giorno.
Io ammiro ancora quei tempi di una vita più semplice, ma perciò meno fastidiosa, che compensavano la
,·ita di tante buone e dolci cose cbe sono tolte a voi
oggi da una politica spesso impastata di livore e informata al concetto falso della lotta di classe.
Noi allora venh·amo esortati al risparmio e alla pre·
videnza domestica e ci si insegnava che non c'era di·
ritto senza dove1·e, e si arrivava all'inverno senza paventare la disoccupazione stagionale e ci divertivamo,
-
{j -
e non eravamo spinti a f;_~r? .llimoslra~ioni in piazza
<lavanti alle case dei 111umc1p1 per ch1e1ler p~ne e lavoro, ed allora non c'erano le euL:111e econom iche per
i poveri del paese
Noi nella stagione i n\'ernale pensa varno a di verti r ei '
Ecco tutto.
I[.
I.o scambio d'opera - Boicottato nell'amore - I dcloni rossi - La vita è> una coutiuna uattaglia.
Dalla nostra conversazione di ieri m'accorsi che tu
uon eri ancora uen compreso d0lla tua posizione tli co~no mezzadro nè consideravi nel suo giusto valore
quella di tuo frat0llo liracciantP. Siete clue f'ratelli_ che v1
volete bene - cosi deve Psserc - ma non a\'ete cap1toyhe
vi è fra di voi nella vita di lavoro una latente competmone d'interessi; non a vetc capito chn l'ulti 1110 vost ro sciopero d'intesa e in solidarietil coi braccianti, avendo rag·
giunto rabolizione dello srnmhio 1lclla m~no <l'op<>t'a
fra coloni, non avete conseguito una conq uista. Crcd et~
di avP-re entramhJ avantaggiato, specialmente nei r!SJ?elt
della disoccupazione, ma v'ingannate; non tu, Lu1g1, ce
ne troverai un utile perchè clovrai pagare la tua parte
per le opere che ti occorreranno per la mi~titura e la
trebbiatura del grano; non tuo fratello perche col nuovo
aaara vio che per logica conseguenza a vdene ai con1 adirti all'epoca del raccolto, essi cer(;heran no di fare alla
meglio sbrigando la mietit~ra rnaga_ri con un gior~o o
due di più. e con un maggiore orar10 e una mag;g~ore
intensificazione di lavoro colle sole loro braccia. E mutile illudersi: non si cambia la p-;iche dell'uomo nè i
termini economici nè lo spirito dell'interesse personale con uno sciopero o coi soliti ordin i del giorno votali nei cortili delle Camere del lavoro. Io tutto questo l'ave,·o previsto e te l'avevo detto; avevo insistito
sul grave errore che stava com mettendo la tua lega,
-7ma tu mi rispondesti chP bisognava seguire la corrente
per non andare incontro a nofr e a f~stic~i e per non
essere odiati e boicottati. Il bo1cottagg10 t1 spaventa rn,
ti metteva i brividi nel sangue al solo pensare che un
giorno eri stato uoicottato ~ersino. nell'~mo~e ! (1). Qu~­
sti sono i frutti dei tuoi bei tempi, dci tuoi tempi migliori che fanno ricordare i famosi temp! ~~l medio evo
quando sopraggiungevano le paure_ t~~r1b1h. c~elle sco-.
muniche e gli effetti ancora p1u terr1lnlt degh mterdetti
coll'inchiodare le porte dei negozi e delle botteghe e
coll'escludere il condannato dalle maestranze, facendolo
ramingare per le terre del proprio l?aese lacero, men,dicante e maledetto. Eppu re quel Cl<'lone nero passo
come passarono i cicloni rossi l~) che si andarono sferrando nelle terre cli Romagna e che si accumulano ancora più. densi e minacciosi per opera di un impe~Yio
sindacalismo nelle terre ciel Ferrarese e del Polesme.
La vita, caro mio Luigi, e una continua ltattaglia
di ogni giorno, di. ogni ·ora e la ~!ttori~ è riserba.ta al
più paiiente, al più calmo e al pm ragionevole che con
ciò finisce col diventare il più. forte.
Col vostro gran sct0pero agricolo cantaste vittoria;
i vostri capi colla loro ~ol_ita ruentalità 18: fe?e.ro strombazzare ai quattro venti rn nome della g1!-Jstlz1a ~mana,
dell'equità e cli tante altre belle cose, e po1 ! E ~01 qu~le
utile ne avete avuto? Si potrebbe sapere se hai m1g llorato il bilancio della tua famiglia, se tuo fratello brac·
ciante ha guadagnato qualche giorn<l:ta di lavoro di
più· s~ tu ti sei maggiormente affez10nato al tuo paclro~e e se con. lui hai migliorati o peggiorati i rap·
porti, che, debbono intercedere sempre fra padrone e
colono per il mialior andamento dell'azienda agricola e
per il mialiora~ento della produzione del fondo nell'interesse dcl colono stesso; il che >uol dire nel tuo inte·
resse?
(1) Nel HJ05 in alcune v ille elci rnvonu3:te dei gio\·ani mezzadri
furono boicottati dalle ragazzo apparto11ent1 alle leghe.
(~) In Romagna furono pnr noi 1~:5 chi~mati cicloni rossi aie.uni
11:ruppi cli o.Perai. i quali. invadovan? 1 campi e, AOt~ za alcun ord1~e 1
faloitwauo i fieni maturi o no e poi pre~e ntava no il conto al pr<?pr~e­
tario per farsi liqnidare la lista, ap[.>licauclo umi tarilfaa loro capriccio.
-
8 -
Ti parleranno anche di risultati morali sognati o fan·
tasticati, ti diranno che ti sei fatto pii1 cosciente, ti faranno risuonare all'orecchio le solite frasi fatte che si
dicono nei comizi prn spesso dagli ,wvorati senza cause
e senza clienti; ma r1spond<•ra1 l'lw tutto questo nou ti
riguarda e che a te preme' specrnlmrntc il tuo campo
e la tua famiglia.
I I I.
Cno sciopno di contadini tli!'ast.roso. - La dottrina
economica del buon senso. - li i;arofauo rosso e
la foglia di carciofo.
Quando mercolecfi fui per ritcrnar1J1ene a BoloO'na
mi dicesti: - percht·, caro zio, non fate una corsat'"'nel
Comune di L ... :1 ; là veùrete gli c>ffetti dello sciopero dei
contadini; e non aggiungesti altrcJ. :\la le tue parole
avevano una specie tli intonazioni' iro.1irn che mi fecero
so~pet~re che_ lo sci<?però av0sse finito male assai per
gh sc10peranti. Infatti stam~rH: nella tua lettera mi parli
della ignominiosa capitolaiione dei contadini. !gnomi·
niosa perchè? Il g10rno in cui i culPni al>l.Jassarono le
armi cominciarono a mettere giudizio, comprendendo
fi n~lmente che a voler sottrarre :ti proprietario la direztone del fondo era un pretendere l'assurdo.
Ieri passai da quelle parti, rna q llél n ta tristezza vidi
nelle stalle e quanta desolazione nelle famialie coloniche col malessere del bracciantato che risen~e an.)b'esso
terribilr_nente ~elleyonse~uenze dello sciopero! E lo squallore dei campi coi sen11nat1 vuoti. e la aente che erra~:a per le_ vi~ a testa china silente e pensosa come
ali rndomam d1 una tempesta devastatrice come se nei
loro campi fosse passato un violento ciel on~ atmosferico!
E la sem~na del grano? La se~ina del grano si farà.
nel prossimo marzo, se pur la stagione sarà. propizia "
ma _intanto i buoni rapporti fra padrone e colono son~
rotti per sempre e per quest'anno nel bilancio del pro-
-0prietario nun si avra pii1 quel margine che egli sole,·a
dedica re alla sistemazione clei suoi campi in opere di
scassi, per nuove piantagioni, prr livellazione e pei
eosi <letti abbellimenti e adattamE'nti agrari che proeu rava no lavoro agli operai avventizi.
~on ci sarà il guadagno nelle strille, costituente pel
colono uno dei più importanti capisaldi della mezzadria;
il proprietario do,-rà in gran parte rimettere il bestiame
nelle ~talle, e rassegnarsi molto probabilmente alla perdita dcl raccolto del grano. Pensa un pò quale perdita
in Oigge al capitale uno scioper o agricolo! E non mi
diffondo nei particolari tecnic i per non fare maggiormente risaltare il danno del proprietario prodotto dallo
sciopero; e non aggiungo che il colono dovrit ritornare
s111 suoi passi per riconq uistaro la stima dcl padrone,
se pure ci ries<.:ira, perchè tu sai bene che generalmente il buon contadino fa il buon padrone come la
buona moglie fa il buon marito.
Tu forse, impressionato da questo strascico doloroso
di cuse, chiedi il mio parere sulla proposta ventilata in
un publ>lico comizio th contadini ( l l per indurre ali~
sei0perc la tua lega ~ol dare a1l intendere a te e a1
tuoi <'Ompagni che questo è l'unico mezzo per ottenere
l'esonero della parte c:ol0nica della tassa prediale. I
tuoi capi ti spingono ad odiare i padroni e a violare
i patti, ma tutto questo non ò morale perchè la vera
morale consiste principalmente nel tener fede ai patti
e alla parola data tanto per l'individuo come per la
colletti vita.
Pensa che è dovuto ell'opera dei padroni il podere
che tu coltivi e tutta l'ubertosa riviera che si distende
nella Yasta pianura ai clue lati della strada (2 che concluee alla tu a casa - La. terra che tu colti vi e dalla
quale ricevi abbondanti prodotti di grano, uva e bar:
babietole io la vidi da gioduetto che faceva parte d1
una immensa palude. Ai miei tempi io stesso con tuo
padre \-i ho faleiata la canna palustre valliva) e piu
(1) Il comizio tennto a Ce,.ena nella prinrnvora del
(2) L 11 via Dismano nel ravennate.
1913.
-
10 -
tardi presi parte alla monda del riso, lavorando col- ·
l'acqua sino ai ginocchi sotto la ,·ampa del sole, facendo la giornata di dieci ore ; ma allora. come ti
dissi, non si pensava a scioperare, l'iniziativa privata
prenlleva sempre maggior lena, spiccava voli arditi,
ed ho veduto il padre dei tnoi padroni vegliare lunghe
notti per ridare le sue terre all'agrieoltura e all'igiene.
In quei tempi, più che altro, s1 aveva lede nell'economia che dettava il buon senso e si credeva nel noto
aforisma: - la proprietà d'oggi rl (o,·mata dal lm·oro
di iet•i; il lavoro d'oggi /0·1 mel'it la pl'opi·ietù rli do·
mani. Ma tu mi previeni con questa osservazione : - Se
io pago la metil delle tasse percliè clevt' esserf> riservato al padrone l'esclusivo diritto della direzione del
fondo che colti \'O ? Questa teoria de,·i averla appresa
da qualche sfaccendato della Camera del lavoro. I ter
mini giuridici del diritto di proprietit non si capovolgono con un sillogismo qualunque snocciolato fra un
bicchiere e l'altro di vino all'osteria o al circolo della Yilla
o alla bettola della lega : la proprieià ha la sua radice
nel diritto civile, ed io vorrei chiedere a te quale stimolo ti indurrebbe ad essere attivo nel tuo la,·oro, intraprendente e previdente senza la certezza che ci6 che
ricavi dalla fatica sudata è tuo e i risparmi che fai di
tramandarli ai tuoi flgli ?
Se hai ua figlio infelice pensano forse i tuoi vicini
o i soci della lega ad aiutarlo nella sua disgrazia dopo
la tua morte? Se 1u divenissi - come potrebbe essere
probabile - proprietario del podPre chP coltivi o di
un altro podere q11alunr1ue acl'etterestì per buona la
teoria del tuo sfaccendato della Camna del lavoro! ::\la
tu non pensi che se dividi col padrone la meta del pro.
dotto, vivi e consumi colla tua famig-lia tutto l'hanno
nel fondo. Bada cbe rii:e1·e e co1tsurrza1·e nel fondo è
una frase di cui tutti i contadini conoscono il sii:rnifi.
~~in praticL
~
Io, ad esempio, quanù'ero giovinotto e contadino
amavo i fiori e li coltivavo in una pi<:cola aiuola, ma
alle domeniche non andavo a chiedere il permesso al
mio padrone per fregiarmi l'occhiello della giacca di
-
....
11 -
un bel garofano rosso. Pensa a 1_1u~sta nii_a innocent~
teoria del garofano e all:altr~ c!CI .s1~dacahst1 ~el. fer:
rarese sulla famosa foglia d1 carc1oto (1 ~· e poi d1rn m1
se il tuo sfaccendato non ti ha dato a~ rntendere cosa
che esce fuori dal !Juon sirnso, anzi dal senso comune.
.
E se tu scioperi e se il tuo padr~ne res~ste !3 con
lui resistono tutti gh altri proprietari organizza~1 come
ve la cavate colla vostra lega l Mollo probab1lrnente
come i contadini del Comune di L ... (2).
IV.
La fine di uno sciopero di muratori - I dati precisi - Bologna all'avanguardia - I danni - L'esodo dei bambini - Il bisogno di aumentare la
produzione granaria.
Mi domandi come è finito lo sciopero dei murato_ri.
È finito in un disastro, come elci resto -~oveva finire
e come finiscono tutti gli scioperi partor~tl dalla fan.
tasia e sostenuti dalla caparbietà ~el p_rrn:~o scavezzacollo che capita nelle vostre orgamzzaz10ni.
Del resto la colpa è vostra, e nella ~a~sa che no~
capisce o che non vuol capire e si lasci~ imporre dai
soliti audaci i quali agiscono senza cosCJenza e senza
cervello.
.
.
d
Muratori e facchini sono r1tornat1 al Jav?ro
o~o
due mesi di lotta inutile, di inutile spreco di ene_:g1e
e di for?.e, di lacrime e di vane sofferenze per_ ~mn·
gere al bel risultato della mise~·ia nelle fam1ghe e
dell'inasprimento della disoccupaz10ne !
E le mercedi perdute !
r
ind·tc·1 1isti dlll forrare~e nel 1901 proclamarou~ la teoria
per significare cho intentle,·:rno d1 sfaldare In.
proprietà a poco a poco.
\2) L:wezzol:t nel Jughese.
1
delh~ ~·og11a <Ù ~arciofo
-
-
12 -
Ho fatto indagini presso le leghe; la Carnera del
lavoro, la :)o<..:ieta dci Capimastri e l'Pllicio di edilità.
municipale, e i dati raccolti mi fanno sempre più convinto della follia degli ii:;t1gatori dc:.d1 scioperi..
Prendo a riscontro, due trimestri : il 11uarto del
1011 e il quarto del H>U in cui lo sciopero dei muratori è avvenuto. Ebbene con rgual numero di fab
bricati in costruzione e di opcrni occupati sino Rlla vigilia della serrata si hanno questi dati precisi :
Trimestre del 1911 mercedi pagate dai
Capi mastri in complesso .
Idem del 1912.
Differenza in meno .
L. 1,572,000
»
700,000
»
l:l72,000
di salari perduti ossia tolti .:i.I rnodrnento della vita di
lf1:VOro, i_I che signific_a ~tualch~ co.sa di più della perdita subita dalle famiglie degli scioperanti, perchè uno
sciopero di muratori paralizza il movimento di molte
classi lavoratrici a cominciare dallo strerratore andando sino allo stuccatore e al decoratore.
E chi può dire quanti di q 11csti scioperi se ne faccia~~ in Italia~ Bologn~ è alla avanguardia; Reggio
Emilia, Corregg10, H.egg10lo la seguono, altre città si danno a questi spassi, gli scioperi seguono la moda· banno
dei momenti di crisi beoefìc:a e di attività ter~ibile e
disastrosa pel capitale e il Ja,·oro, co111e è avvenuto
nel 1913 a Torino, a Milano, nel Ferrarese nel Veneto
e come pure è avvenuto fra 1<1 gente di mare.
Ho udito qui a un Congresso dei lavoratori della terra
un rappresentante della Confederazione Generale del Lavoro, il D'Aragona, lamentare la troppa facilità con cui si
prornovevano gli scioperi e narrare i sacrifici sostenuti
dalla Confederazione stessa per tenere alta la bandiera
del partito e della organizzazione e per alimentare scioperi non approvati dal massimo orO'ano
diriO'ente dei
0
b
lavoratori !
Io non credo all'esattezza mRtematica delle cifre raccolte dall'Ufficio del Lavoro, perchè un tale Ufficio se
anche condotto coi più rigidi criteri della imparzialità
J ,~
13 -
n<•n può, pel suo ingranaggio e per ie sue esigt>nze perfozionarsi in pochi anni, ma i risultati che esso ci dà
sualt sciope!"i del 1911 - per quanto in diminuzione
in °confronto a quelli degli anni precedenti. - non sono
perciò meno imJJressionanti erl istrutti,'i.
Vedi, dunque.
11 costo accertato degli scioperi sale alla cifra di !)
milioni e 400 mila lire, d1 ~ui 8 milioni e 4f:i7 mila
rappresentano i salari perduti j 37!) mila per?uti a.ad~­
soccupati rn conseguenza, :~55 mila per su~.;;Hh d1strt·
buiti e 32 mila per spc~e di con·ispon~len'.Ga. .
.
Ma qui alil1iamo solo un'1d.~a erubnrrnale d~1 danni
prodotti dagli scioperi per.:;hè vanno pro~pettau a.oche
per le altre classi soc1~di _ne~l'arresto rli prod~z1?ne,
nello scoramento delle 1r11z1at1vc pr1rnte. nella ù1minu~
zione immancabile della nostra energia nella \'Ita d1
lavoro nei danni caaionati all'rn1lustria ~olla chiusura
o tlefi~itiva o tempo~anea delle l'abbrkhe~ lo. svalut'.lmento tli capitali, il discredito ddla nostra 10dustr1a
per la concorrenza nei mercati esteri. l'aumento delremigrazione, le maggiori spese sostenute .<la! a;ove~no per
tutelare la libertb.. del lavoro, i clann1 dcli agncoltura
nella perdita dei prodotti e ciel capitale, nella improduttivith delle terre e via discorrendo.
Noi che in Italia· alJIJiamo bisogn<.1 di aumentare la
produzione granaria per non .ess~re gli. et~rn.i trib.utari
dell'estero è doloroso vedere il ripeti>rs1 d1 sc10µer1 pazzeschi co~ie quelli dell'ampia zona .agr~cola d.el ferrarese, di eui una parte è ancora In tormaz10ne colle
grandi bonifiche.
E l'esodo dei bambini non ti pare un fatto che con·
tribuisce a rallentare 1 vincoli della faruiglia? Con quale
animo ti sentiresti disposto ad allontanare i tuoi figli
dal focolare domestico, dal tuo amore e llalle tue cure
per avere maggior Jil.Jert~ coi compagni nel sostenere
una lotta di cui non puoi valutare le eonseguenze, p~o­
babilmente disastrose per te, come avvenne per lo sc10
pero d'Argenta nel 1907 e pel grande sciopero_ di Par~~
nel 1908 ! Perché se questo sciopero _llei s10dacahs.t1
fu il più vasto- e il più rumoroso movimento agrar10
-Md'Italia terminò nel modo che tutti ricordano collo sbaraglio cioè. dei l~vo~atori: lasciando un lung~ e doloroso. str.a$c1.co d~ od~ e dt rancori. E pCli dovrei ricorda rt1 glt sc10pen det gasisti dt Milano di UenoYa di
Alessandria e cli :\lodena (kl I DOO car~tterizzato tlalla
ferrea resistenza dt·i capitalisti <' terminato colla capitolazione operaia!
E ricordando. l'e~odo dei bambini quale tristezza e
9ualI .Pr~occ1~pa~10n~ n~n .Llrbbono sentire nel loro animo
1 genitori nei g10rm tristi dt una lotta per lo più infeconda~ Quante volte ho pensato anche dal lato n.orale al fenomeno dello sciopero !
Ieri r~attina bussò alla mia porta una donna, in apparenza in lJuon esser~, con tre figliuoletti, tre piccole
creature lacere e macilenti. Era lllOglie di un muratore che a>e,·a scioperato, mi chiese un modesto soc·
corso; qualche cosa che le a\TPblie fatto bene tanto
bene nella sua terril~ile mis~ria. <J11ei fìgli, mi' disse,
non hanno toccato cibo ~la l<"ri a mezzogiorno, non so
come f~re, dove battermi la testa; per ea usa dPl!o sciopero r.~n tro.vo appena conva escrnte corno <la una grave
malattia. nll commosse e le porsi il mio modesto · obolo. Ora pensa quante povere madri si troveranno nella
stessa condizione senza a vere il cora<rgio di stendere
la mano.
t>
T.i dir~,. ~~o caro Luigi, chr io non credo neppur
alla 1nfalhb11Jta .delle teorie degli econornisti di qual~tnque scuol~_; 10 ~ono come il principe Gaetani, pres1d.en~e ?ella Soc1eta Geogrnfìca, 11 quale per togliersi
dai _piech un seccatore che voleva "enJergli degli Atlanti rispose che non credeva alla geoo·i·afia. Io credo
anzitut~o all'eco_nomia d~l. buon sen~o. ~i fatti positiYi
della vita, alla 1rnmutab1l11i1 \h·ll~ leg~i fisiche e penso
che_ fino dal 1904, quando gli scioperi ancora non infierivano ne}la nostr~ regione yagavo i viveri a buon
mercato .e 1 affitto d~ casa L.2;i0, che ora mi è stato
elevato sino a o~O IIrr coll'aggiunta !li dover pagare
un_a .tassa mensile per l'acqua che consumo in famiglia.
·
Tu stesso non mi dicevi che avevi dovuto elevare
-
15 -
in proporzione del maggior costo della mano d'opera
il prezzo dell'insalata e do piselh del piccolo orto an·
nesso al podere che coltivi'? Le rn lire che po~siedi
oggi non ti procura no maggicir agio delle 5 lire che
possedevi allora. Gli è che le leggi naturali dell'economia non si cambiano colle diverse interpret<lzioni, nè
cogli ordini del giorno, e i salari aumenteranno fino a
clic vi saranno due padroni clie correranno dietro a un
operilio e diminuiranno fino a cbe 'i saranno due operai che correranno dietro a un parlrone. I sofismi economici di 13astiat e le teorie dc>i vecchi economisti ritornano cli moda perchè è la stessa psicologia sociale
che rivendica i suoi tliritti.
Dunque scioperi per elevare le tariffo - r1uando
sono scioperi econoi11ici - ma per riscontro maggior
costo della vita, arresto saltuario dt produzione, avvilimento nelle iniziative private, -;valutazione di capitali
nelle industrie manifatturiere, perdita di capitali nelle
industrie agricole, e via discorrendo; ecco le immancabili conseguenze degli scioperi.
V.
'
La solita conferenia - Fouquier - 'l'inville
- Dente
per rlente - La scatola dei cerini - Una conferenza che costa 20,000 lire al proletu,riato - Gli
idoli.
Domenica scorsa, caro Luigi passando dalla Camet"l
<lei lavoro m'immaginai dovesse esservi la solita conferenza e mi venne un'idea di ascoltare alla mia volta
qu<1lcbe buon proposito dei nostri moralist~ del . proletariato. L'ampia sala raccoglieva in quel g10rno il rnassiruo degli ascoltatori; la più piccola seggiola era pr~Y­
vista di un fedele org"nizzato, e di una ledele org~mz­
zata. ,\.Jcuni chiacchiernvano e conversavano~ altri fuma:vano ed altri manifestavano fìeri propositi contro
gli agrari.
\
\
16 Assisteva il deputato del C1)J!egio ehe chiamava scherzosamente l'oratore Fonquier Ti n'·ille (1) mentre questi
Rpiegava l'applicazione pratira d~lla teoria s indacalis ta
dell'azione diretta. ì\lassaflscaglia ed Ucch1ouello, secondo l'orato re, stavano sr:nvendo una pagina d'oro
nella storia del p1·oletariat.o italiano; e qui a snocciolare al suo pubblico eaimio la \'<'c<:hia formula applicata
alla lotta di classe del dmte per dente. Se per i proprietari, diceva, era un diritto In tut.e~a della libertà ciel
lavoro merce l'intervento della fantena e della caval le
ria spalleggiata dalla sbirraglia: parimente per noi
deve essere un diritto l'applicazione clel bastone sulle
spalle ùei liberi lavoratori, degli incendi alla proprietà
che ci opprime, e_ clel ~al>ofagg10 nel_ lavoro che paralizza la nostra az10ne in una lotta direHa R strozzare
la vita boro·hese. L'esposizione della teoria era un po'
maccaronic~, rna abbastanza s ignificante per essere intesa da quell'uditorio e trasportarlo all'entusiasmo. :'\on
ti parlo poi delle accuse dirette ~a quest_o l~o~q uier Tinville in miniatura contro ogm s mgolo rndiv1duo magaiormente in vista appartenente a ll 'organizzazione degli agrari. E il co~ fe_renziere _confortava la sua tesi co!
ricor so ad immag1r.1 peregrine raccontando aneddoti
elle erano unicame nte il parto clella sua accesa fantasia. Cose da far sbellicare dalle risa o da far piange
re l Il linguaggio che udi sti al_ Prato della Cav3:ll.eria
puoi consider?-flO un m~d ~llo <11. temperanz~ pol!t1c.a !
Tu sai, mio t:aro Lu1g 1, che io non possiedo un .Jugero di terra e chE> l'unica cosa che a me rimanga
neva vecchiaia è la nostalgia dei campi; per me la
vita fu e fu vita di lotta e di ardimento senza esagerazioni e senza inganni: quindi non so capire come
oggi possa esservi della gente istruita che legge e stu ·
dia sui libri, capace di ta nte esagerazioni e di sedurre
le masse per· trascinarle verso nuo\"'i orizzonti in fondo
ai quali non può essere che miseria e dolore!
(1) Fonqnier-Ti n ,·ilJe. puhbl ico accusatore nella rivoluzione francese, distintosi specialtuent-0 all'epoca del t1·rrore. .Morì snlla ghig-liottina il 7 maggio 1793 dopo a ver mietuto spietatamente migliaia
di vittime.
-
17 -
Non a torto, Luig i, !amen ta vi ieri con me che i
tuoi figli invece di frequentare la scuola serale del
villaO'afo si recassero al comizio e alla Carnera del lavoroeper inebriarsi di questi discot·si e ve_r _dars~ alla
lettura degli opuscoli di propaganda socialista rnv~c.e
di studiare la lezione. Oggi su Ila loro cartella trovi 11
regolamento della lega, un rcg·olan!ento fat~o per la
lotta di dasse e domani cosa potrai trovarvi ? Forse la
scatola dei cerini e ... non per accen(lere la pipa.
l\1a cli chi è la colpa di questo nuo.;o and~zzo de~­
l'educazione sociale? A l Prato della Cavalleria, se ri·
co rdi, da un oratore fu sostenuta la tesi sbalorditiva
che il proletariato doveva divenire classe ctomin~nle~
ma con riuale seria mentalità e con quale poss1b1le
preparazione fllosoOca e scientifica? Eppure_ questo ~
un concetto che se ben osservi, nel fonclo dei loro d1
scorsi t' sostenuto da tutti i caporioni e i propagandisti delle varie gradazioni del socialismo: riformi~ta, uffl<..:ial e sindacalista anarchico, catastrofico, marxista.
'
'd ucaz10ne
.
La' colpa di questo
nuovu andtn:~o dcli~
sociale è un po' nostra pe~che n~n c1 pr~n~1amo cura
s uffi<..:ientemeote dell'educazione clet nostn figli, pur avendo troppo in di spregio quella dei. teml?i passati. ~on
abbiamo ancora la visione esatta d1 sost1tu1rla con una
vera educazione maschia e seria fondata su ll'amore
della famialia, della patria, sul rispetto delle opinioni
degli altri~ della previdenza, s ul risparmio e sull'a~~re
al la voro. Si crede di creare una morale altrutsttea
mentre si a etfano le basi di una morale egoistica.
Questo
il fondo di tutta la propaganda spicciola
nelle officine::, , nei campi,
alla. Camera
c he si fa oaui
l:>O
•. ,
• ,
del lavoro, alla Ieaa, nei circoli pollt1c1 e nei com1z1.
I voti delle varie ~rganizzazioni per incoraggiare alla
lotta e per tene re alta la morale dello ~cio~ero, tu.tte
le sottoscrizioni per venire in a iuto degl.i sc10per~?tt e
la propaganda per indurre ad ':lna _resistenza p1~ accanita, se ben guardi e be n con~1deri, sono basati sull'egoismo.
Chi soffre maggiorme nte in uno sciopero bene o
è
2
18 male che esso vada? La famiglia dell'operaio scioperante.
Soffrono forse i capi delle leghe, i membri della commissione per l'agitazione, il propagandista o colui che
va per le terre a predicare il 'erbo della resistenza ?
No, questa è gente che vuole salvi i suoi diritti alla ....
buona Yita nei giorni tristi degli sten ti e della farne.
Per costoro c'è l'occupazione specialmente quando gli
operai sono disoccupati. Questa, mio caro, è la linea
principale della nuova morale che lasci dagli altri impartire ai tuoi figli.
Ma c'è di più; c'è che le folle hanno bisogno, nella
educazione che si sono formata nel loro spirito, di adorazioni proprie; sentono il bisogno di idoli e spesso quando questi idoli non si trovano se li i.;reano nella loro
fantasia. Il conferenziere ctella Camera del lavoro era
divenuto un idolo pel suo pnblilit:o cli ascoltatori; CJUalunque cosa egli dicesse, qualunque fatto a,·esse narrato,
per quanto insussistente od inverosimile, era ciecamente
creduto. ~on per nulla il deputato del collegio lo aveva
ironicamente chiamato Fouquier-Tinville !
Ricordi quando giovinetto ti abbandonavi a leggere
il giornale che veniva spedito a tuo zio? Il nonno ti
sgridava perchè, diceva, che colla lettura dei giornali t1
rovina vi la testa. E ricordi ancora un giorno del 1880
che leggevi la descrizione dell'arrivo a Parigi di Enrico Rochefort, reduce dalla ~uova Caledonia, dove era
stato deportato per i fatti della Comune! Ebbene avrai
presente l'apoteosi che venne fatta a questo rivoluzionario dal popolo sulle rive della Senna. Oggi chi parla
più di Rochefort ?
Questo ricordo te ne dovrebbe far sovvenire un altro più recente della tua Romagna; l'apoteosi cioè
fatta ad un idolo da quelle ma$Se che allora adoravano
e che oggi dispregiano: Enrico Ferri che noi chiamavamo il grande sociologo.
Egli era sceso dalla gran Roma per conquistare la
Romagna al socialismo integralista; e ricorderai pure
il suo celebre discorso che pronunziò il mattino di un
martedi del 1900 nella piazza di Alfonsine alla pre-
(o
J
l
19 -
senza di un 10.000 persone comenute la maggior parte
a piedi dalle ville, borgate e città limitrofe. I cocenti
raggi del sole primaverile di una magnifica giornata
dardeggia ''ano su quelle migliaia di teste, e la folla 1
la grande folla, era avida ed impaziente di udire il
verbo di questo apostolo del Sole dell'avvenire.
L'on. Ferri si presentò dall'alto di una tribuna improvvisata e cominciò il suo discorso con voce squillante e con gesto energico. L'oratore immaginoso, spontaneo e fiorito incatenò quella /olla alla sua parola
sotto la 'ampa del sole per oltre due ore; rifece a grandi tratti qm1si tutta la storia dell'umanità dalla creazione del mondo ad oggi per concludere fra una imponente ovazione che faceva ricorrere alla mente l'apoteosi d1 Rocbefort che il proletariato do,eva insorgere
per spezzare le catene della tirannide capitalistica.
In fondo quella massa di popolo ave'a capito poco,
ma quanto basta per il riscaldo della sua fantasia e
per tracciare un solco sinistro nel suo animo.
Ricordi che ti YOlgesti ad un operaio, forse l'unico
di buon senso fra tutta quella massa di popolo, che ti
stava vicino sbalordito e sudato a cui chiedesti il suo
parere'? Egli ti ris.JJOSe con una frase tipica che ti lasciò freddo e meditativo. Ti disse: - questa è una
confe1·enza che costa al proletai·iato 20.000 lire per-chè quasi tutta questa folla ascoltante venuta da lontano ha perduta una giornata di lavoro. Amara ma
giusta osservazione che usciva dal labbro di un operaio che non aveva studiato sui libri nè girato il
mondo!
:\fa pur troppo le parole grosse dell'oratore produs·
sero ben presto il loro effetto perchè in breve si sferrarono sulla pingue e verdeggiante campagna scioperi
violenti, folli, ostinati e boicottaggi a cui seguirono in
prosieguo di tempo i famosi cicloni (l di triste memoria. Da quella propaganda impetuosa, fatta a scatti
sul proletariato, sempre avido di frasi sonanti, risale il
(!)I cicloni ricorrlati cl\,] 190;) tll'lla c·a111pugna ra\·cnn;ite.
-
20 -
r is \·eo-lio
nelle tue te r re dei son no h'nf i repu IJIJlica n i ri0
fatti ana rcoidi per far concorl'enza a i sorialis ti nella
lotta economica. Da quel giorno tutti gli sbarazzini
della politica si misero a g irare le tene d i l{omagna,
si improHisarono oratori, propagandisti . organizzato ri,
econo misti da un soldo alla dozzina e si fo r mò il fondo
per la lotta . a~cora più asp~a. del lDlO fra_rt•ssi e gialli per la q u 1s t10ne del l'eserc1z10 <lei lr r11aech1ne che elibe
per epilogo i dolorosi fa tti di Vol lanu !
Pensa ancora nella nostra Horuagna ni trio nfi d' un
te mpo cli Amilcare Cipriani e ili :\icola Barbat o e all'idolatria delle folle per questi nuovi santi viventi del
calendario rosso . EblJene a cominciare da Enrico Ferri
tutti questi ed alt ri idoli della piazza sono passati come
meteore verso il tramonto senza lasciare nell'an ima del
popolo una striscia lu minosa.
Y I.
Un'e poca migliore - J}organizzazioue politira - Vor·
ganizzazione politica ed economica - lìn paese
deJPEuropa settentrional e - I contadini della
Danimarca - Le tende nze ultime dell 'evoluzione
sociale.
Tu s crivi, caro Luigi, che ie ri l'a ltro fui troppo
pess imista, e mi ripeti ancora una volt~ ~ h e, tu_tto be n
cons iderato, la tua epoca è molto mig liore cli quello
che fu la mia s pecialmente per i contadi ni, e mi fai in
p ropo,;ito una osservazio ne schiaccia nte.
L'istruzionP-, tu d ici, nel popolo non ba a ncora fatto
O"ra n che, ma qualche passo ha fa tto ; u n certo migliora ~ento sociale e un certo maggior benessere s i manifesta nella nostra vita, ed aggiung i : osservate le no·
stre donne in campagna che assumono alle domeniche
un'eleganza quasi cittadina. I giovani si dive rtono al
villaggio, prendono parte alle gare sportive, gli operai
possedono la bicicletta per recarsi al la voro, abbiamo
la fa nfara, il teatrino filodrammatico, il tiro al bersa-
-
:21 - ·
gl io, si fa del poddismo e tutti i contadini hanno il carnllo o l'asinello per recarsi alla citta.
E recarsi alla ritta nei giorni fes tid niol dire dare
un'impronta più civile a i nostri svaghi, e nei g iorni di
mercato significa dirozzarci nelle nostre piccole vedute
corn rnerciali ed apprende r e mano mano cognizioni di
u na vita piu prat ica .
Tutto questo ò vero, caro Luig-i, e devi aggiungere
ancora che alla mia opoca alla cittii ci si rec:a va di
rado e che durante no ,·e mesi dell'anno si mangiava
il pane giallo, !mono per la diffusione della peJJagra,
r11entre oggi il contadino mangia il pane l.Jianco du·
rante tutti i mesi 1lcll'anno. li consunio della carne e
ciel vino si sono fatti maggiori, ò migliorata l'alimentazione e la pulizia nelle case e quindi l'igiene; meglio
ordinate le condotte mediche; nei la,·ori s1 fa uso delle
111ac<:hine per rendere più spedito, meno pesante e faticoso il lavoro, ma tutto questo a chi lo devi7 Forse
ai mille propagandisti che han girato le terre o ai com izi, alle sbandierate, a i cortei politici alle conferenze
e ai discorsi dei tuoi maggiori oratori rossi o gialli,
ma in fondo tutti rossi t Che cosa hai imparato dai
tuoi apostoli e che ti hanno insegnato gli idoli maggio ri <:he ti possa giova re nella vita, nel tuo lavoro e
pei tuoi campi per ricavarvi un maggiore prodotto da
divide re col padro n e~ Ment re i tuoi capi t' in vita vano a
prender parte ai comi zi, alle sbandierate, a lle r iu nioni
del la Camera del lavoro per udire sbraitare contro la
borghesia, i preti, il governo, la reazione ecc., quella
borghesia cbe chiama \'ate senza ne r vi ed egoistica pen sa va invece a migliorarn la condizione delle terre per
ottenere una maggior produzione e a ll'intento di sti·
molare il ritorno dei capitali alle industrie, ciò che
rende agevole u n sa lario più eJe,·ato e il lavoro più
ricercato.
I vostri capi vi ha n no dato d ue periodi: 1• l' organi zzazione p uramente poli tica per avere i vostr i voti
coi qua li metter s u la medaglietta di deputato; 2!> l'organizzazione politica ed economica ins ie me per aver,
oltre il vost ro voto, le q uote in moneta sonante colle
-
22 -
tessere della Lega, della Camern del lavoro, del Circolo
politico, della Federazione Provinciale, ilella FederazionP
Nazionale dei lavoratori della terra e della Confederazione del lavoro, e poi per farvi scioperare, dando ad
intendere che avete consegmte vittorie che all'atto pratico si riducono in altrettante sconfitte.
Mi hai pure osservato che la predicazione, sia pure
disordinata, dei tuoi capi ha concorso a scuotere l'alto
sonno dalla testa della borghesia, a ren<lerla sensi hile
ad una vita più attiva, più intraprendente, a spingerla
in una parola verso un avvenire più radioso, spaventata
dallo spauracchio di essere soverchiata dalle classi proletarie; ma sta a vedersi se in un movimento più composto e più ordinato il beneficio non sarebbe stato maagiorc nei rapporti economici fra capitale e lavoro e ~e
non avesse rese più stabili e pili ellìcaci quelle che
voialtri chiamate le conquiste del proletariato.
Del resto, senza il bisogno delle Camere del lavoro
e di tante tessere a pagamento per l'organizzazione, si
possono salire ancora parecchi scalini per raggiungere
un maggior benessere specialmente nel mondo agricolo;
benessere che andrebbe a riverberarsi anche a beneficio delle altre classi sociali. A proposito hai tenuto calcolo del progresso fatto dalla nostra agricoltura in
questi ultimi venti anni coll'applicazione di nuovi sistemi
che voi altri chiamate di rotazione e di avvicendamento
o che so io; colle arature, l'allevamento del bestiame,
i su~cedane~, i concimi chimici e tante altre particolarità
che 10 non r1~ordo! Questo progresso non rappresenta for.
se una magg10re ricchezza del paese e un aumento di pro·
du~ione che va a .be~.efi~io anche ~ei lavoratori? Eppure si
puo fare molto d1 pm d1 quanto s1 è fatto; si può andare
ancora lontano, molto lontano ma .... non colle lotte sindac~liste r:he reci~ono i ne_rv~ della ~ita del lavoro; non
cogli sdolcrnament1 del socialismo riformista che mira
alla popo~arità ed ~nzitu~to ad afferrare il potere; non
col soc1ahsmo ufficiale d1 destra e di sinistra sinahioz~
zante sulla unita non raggiunta del proletariato ~ smaniante in un'ora di follia di mescolarsi col sinùacalismo
come ha fatto collo sciopero disastroso generale di Mi-
-
2~
-
la no per paura di perdere i favori della piazza e l'appoggio della teppa politica.
Il benessere sociale può non avere limiti, ma sta in
noi il non chiudergli i co11fini, sta in n0i il non agire come
quel quel calzolaio che per indurire la pece la metteva
vicino al fuoco! Quali 'antaggi o quali danni ne sono
derivati al proletariato collo sciopero generale di Milano
e quali vantaggi ne hanno ricavati i metallurgici di
Torino e il proletariato del ferrarese, dove a Massafìscaglia, ad esempio, si vole,·a imporre ai proprietari
l'ufficio del lavoro col pretesto di rendere meno acuto il
fenomeno della disoccupazione, ma col proposito recondito dei capi agitatori di fare almeno il loro interessacdo
politico'! Qui nel vero interesse dei laYoratori si è agito
come quel calzolaio colla pece vicino al fuoco!. Vi sono
ben altre forme ed altri modi per agire pel benessere
sociale e pel benessere in ispecie dei contadini e degli
operai, che non siano le agitazioni convulse nei campi,
nelle officine, tra i ferrovieri e la gente di mare.
In un congresso dei capi della Federazione dei lavoratori della terra ho udito sostenere questo assurdo;
e cioè che il frazionamento della proprietà della terra e
l'estendersi della mezzadria costituivano un graYe pericolo o un danno immancabile per l'avventiziato ossia
pel bracciantato.
Ebbene nel settentrione d'Europa c'è, caro Luigi,
un piccolo e fortunato paese, abitato per la massima
parte da agricoltori, il quale ha saputo più d'ogni altro
sostituire alla dignità del blasone e del danaro quella
Guglielmo Ferrero - nel
del lavoro. Uno scrittore
suo -libro l'Europa Giovane sembra circoscrivere questo
paradiso terrestre nella Finlandia e nella Svezia e Norvegia, e non lo nomina: è la Danimarca.
A me piace parlarti un pò a lungo dell'organizzazione perchè nessun paese conosco più progredito di
questo e penso cbe in esso possano sorprendersi le ten
denze u,ztime dell'evoluzione sociale. Opportuno sopratutto a me sembra far conoscere questo caro paese a
te, ai contadini di Romagna nostra, del ferrarese e dell'alto e basso emiliano dove quasi all'agricoltura sol·
-
~·1
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tanto si chiede il benesscr(' e la prosperitil.. I dati furono
esposti con succosa parsimonia in un l>rr' e opusi.;olo
edito a Copenbagen col titolo: L'araat gc11·rle de::; paysans tL'avangua rdia dei contndini).
La Danimarca, mio caro, t' il pac<;e llove è il minor
numero di analfal>eti e dove si delinque cli meno. La
delinquenza minirna si deve sp0cinl111cn te alle eccell enti
condizioni economiche e la diffusione dell 'istruzione popolare, sopratutto Ri deve all'opera degli studenti, i
c1uali non hanno l'abitudine cli satollarsi di birra e di
rigarsi colle scial>ole la faccia come in <rermania, nè
di dare soltanto la cnccia alle serve ccl alle sartine corr.e
in Italia. Essi si radunano intorno a due grandi ao;sociazioni; l'una conservatrice, l'altra li l>erale, allo scopo
di dare conferenze e feste per il popolo, di discutere
e d'istruirsi.
I lil>~rali hanno adottato il motto sanamente democratico: adesio1ie alle altre classi della società. Ogni
anno cento studenti d'ambo i sessi danno µ-ratuitamente
lezioni a 2000 operai su ,·arie e ntili materie: lingue
moderne, geografia, contal>ilirii, geqrnetria, storia, scienze naturali, economia ecc.: ed hanno compilato opuscoli didattici per il popolo al massimo buon mercato,
a 10 a 20 centesimi l'un0. Hanno istituito l'assistenza
gratuita per i poveri, cliniche mediche parimenti gratuite; hanno fondato un teatro libero per rappresentazioni drammatiche e concerti popolari; hanno formato
un comitato coll'incarico cti condurre la domenica gli operai a visitare i musei e dal'e loro spiegazioni; altri studenti la domenica si spargono nei villaggi a tenere conferenze e ad organizzare ti'ste in mezzo ai contadini.
Tutto questo ha raggiunto lo scopo di amalO'amare
le ~lassi della soc~eta .d~nese, di clar vita alla più sim·
pat1ca e calda sohdaneta umana. Alle feste degli stude.nti non mancano m.ai ~li opera!, come a quelle operaie non mancano mai gh studenti. Due terzi della pop.olazi one dello Stato sono. contadini; e sono questi sp11c1almente che hanno raggiunto uno stato di benessere
che sembrerebbe favoloso se costoro avessero vissuto
in epoche remote o abitassero paesi inaccessibili. Un se-
colo f'a tutto i I suolo dellu :Stri to el'a pos•ed lito da grandi
proprietari; i contadini erano miscrallili, pigri, oppressi,
squallido il parse. Circa l 0,000 contadini 1_tutta ia Danimarca colle dipendenze non conta più. cli 2,600,000
abitanti) og-gi possiedono la loro casa con un breve campo
dove possono nutrire il l>est1 lme. Trentacinquemila sol tanto possiedono la casa senza la terra annessa. L'ideale cli : dur> ettari erl ima racf'a, Psclama l'autore dell'op11scolo, è per divenire una realth in Danimarca.
Fin o dal 1843 il vescovo poeta Oru nclvig fondava
la prima Folkehojslwle alta scuoltt popolare) una specie di uni,ersita per i contadini; a tutt'oggi in Danimarca ve ne sono un centinaio senza contare altre scuole
d'indole alquanto differe11te. In queste università. sono
due corsi annui cli sei mesi ciascuno: l'invernale per i
giovani, l'estivo per le fanciulle: ecl oltre le materie
scirntifìche attinenti specialmente all'agricoltura, Yi si
fa una larga parte alla ginnastica ed a tutti gli esercizi sportivi . Da questi istituti escono ogni anno e si
spargono nelle ca111pagne, dieeimila giovani: in Italia,
proporzionalmente al numero degli abitan ti , dovrebbero
usdrne più di centomila ogni anno.
Quel che più sorprende, si è riuscito a far amare
agli agricoltori lo st udio senza punto disamorarli del
lavoro rude e salutare dei campi. Quas i ogni villaggio
ha la casa di riunione in cui è un'ampia sala dove
duran te l'inverno la gioventù si acldestra negli esercizi
ginnastici e nella da nza, si danno recite e concerti, ed il
popolo si aduna per discutere le più ardenti quistioni
del giorno. Alle sedute le donne prendono parte quasi
in egual numero cl1e gli uomini e sono rappresentate
nelle direzioni delle Yarie associazioni, segnatamente, in
quelle di temperanza. Il contadino non legge soltanto i
giornali, ma spesso ne è corrispondente e vi tratta questioni pc litiche ed agrarie, e gli agrari in Danimarca non
vengono additati al popolo con disprezzo come si fa in
Italia dagli impiegati delle organizzazioni operaie che
ne sono poi i dirigenti!
li contadino danese, caro Luigi, non è conservatore,
ma spiccatamente progressivo. Religioso come tutti i po-
-
-
26 -
poli settentrionali e come i più progred iti, esso contrar1go.rosamente I~ pretese. del clero allorché questo
invade 11 campo poht1co e tiene testa alle sopraffazioni
della burocrazia e dei grandi proprietari.
Sarebbe interessante che ti intrattenessi diffusamente
s1;1i pro~ressi dell'agricoltura; la quale mediante opere
d1 proscrngamento ha sottratto al mare una estensione
di. ci_r~a 2,_i00 ch!lornetri qu~tlrati, in cui oggi sorgono
m1gha1a d1 case rn mezzo a1 terlili campi; e pili interessante sarebbe ancora che ti parlassi dell'allevamento
raziona le dei bovini, donde ha origine l'industria fìorentissin8: del caseificio, i cui prodotti si riversano sul
~erca to 1.ngle~e d~l quale han no espulso parte di quel11 francesi, svizzeri ed anche italiani. E che ti dovrei
dire. poi. delle l_atterie sociali a vapore mirabili dal lato
tecmco rndus.tr1ale e come sistemi di cooperazione e non
certamente d1 quella cooperazione che abbiamo noi in
R~magn_a fra i prn~utto_ri; d~lle so?i~la di esportazione,
dei form, delle rosticcerie, dei mulrn1 ecc: tutte oraanizzazi.oni ~ partecip8:zione fra i contadini produttori'!
Qui abbiano una vita tutta ordinata un mondo sano
prati~o dove i ciarlatani della politica n~n sarebbero for'.
tunatl come da noi.
E pensa, mio caro nipote, che questo felice paese di
Danimarca è retto a forma monarchica costituzionale.
~ta
VII.
La crisi di coscienza - ;.e bonif.che - li patriottismo dei partiti estremi - J,a terra come l'arte
e la donna - J,a parabola sociale.
~u, Lui~i, ~i doma~di ~e. ~n Italia fosse possibile
trapiantare 11 sistema d1 att1v1ta e di educazione sociale ?ella Danimarca. Rispondo che un sistema sociale
non. s1 trasporta da un luogo all'altro e non si acclin;ia_t1~za c?rne un~ pianta, ~ bisogna pensare che una
civil ta è 1 espressione genuina di una razza ·è Ja messa
in valore di un popolo il quale ha la sua 'storia che
,/ \
2i -
sorge e si sviluppa, come noi abbiamo ~a nostra.' . m8:
pur troppo oggi noi ci troviamo ~ava~t1 una ,cr1s1. d1
coscienza nella quale restia mo cornvolt1 un po tutti.
Tuo fratello ba fatto la guerra Libica e s'è com·
portato da bravo ftgliuolo, am~i da. eroe nell~ triste
giornata di Sciara-Sci~t, me~it.ando~1 I~ medaglia al valor militare. Al suo ntorno rn patria rn un altro paese
ali sarebbero andati incontro alla stazione colla fanfa·
~a tn<L al suo non ha veduto neppure gli amici della
lega. C'eri tu e pochi. altri suoi a vversa~i poli~ici ! Il
suo Municipio repubblicano ha creduto. d1 compiere un
bel aesto astenendosi d'intervenire 11tfic1almente fra le
auto~ità nel giorno della consegna delle medaglie a q ue~ti nostri eroici figliuoli.
. . .
. . .
Mazzini non avrebbe fatto cosi ne 1 mazzrn1an1 del
mio tempo, ma .... quelli del tuo vann~ sradi~ando nel:
l'anima del popolo persino l'amore dt patna ! Se s1
fosse trattato di un sciopero per un pretesto qualunque, economico o politico avresti ve~11~0 !~ folla ali~
stazione, non per un reduce dalla L1b1a,_ d1 qu~ll~ Li;
bia che si teme assottiali il pane a tanti poveri d1avoh
capi-lega, propagandisti° od organizzatori ~ oib? !_ L.a patria oggi è nel pane rac~olto senza troppi fastidi, e magari più in alto : nelle ~1stecch~ 1
In Danimarca non vivono cli solo pane.
Ma ciò non vuol dire che non ci sia da far molto
nel nostro paese ; soltanto non bisogna uccidere la nascente industria : gli operai cogli scioperi e il Governo
colle tasse ; perchè, vedi, tutto sommato ~nor.a prevalentemente si sono avute due cose: la sodd1sfaz10ne delle
classi lavoratrici, nello sviluppo delle libertà politiche
di fare del chiasso e la borghesia l'altra .... di pagare
le tasse. E dire cbe se la Danimarca ba sotratto al
mare 2700 chilometri quadrati di terreno anche noi
abbiamo da redimere intere zone paludose.
Nella sola tua provincia - Rav~nna - c'~ d~ ~o­
nificare l'intera zona litoranea tra 11 Reno e 11 P1sc1atello della superficie di Ea. 34 mila, facendo .acquistare
il territorio bonificando una plusvalenza, ossia un guadagno di 51 milioni, detratta la spesa calcolata da quel Ge-
-
'?'3 -
nio Ci\·ile in 7 milioni ; ma bonificare vuol dire raggiuno·ere soltanto la prima tappa per<.: hè altre tappe
anco~a si dovran fare sulla via dei miglioramenti e<.:onomici, quali l<l sistemazione e il governo delle terr?
ai fini ùi una mag·ofot• rkchezza produttiva e al rmgliore impiego dellé~ mano <l'opera, e non agire stupidamente come si fa nel Ferrarese &ul territorio delta
crrande bonifica (che misura lungo la linea del Po circa
SO chilometri con una larghez7.a media di quasi 20) cogli scioperi pazzeschi, coll'abbandono delle s talle, c~gli
ince ndi dolosi, avrnlenando persino l'acqua, come s1 è
constatato in alcune- località.
Il Concetto della bonilka, applicato, razionalmente,
deve condurre alla soluzione stabile senza insiclìe cli
politicanti ad un altro problema di cui tante volte al>
biamo discorso insieme : deve condurre cioé alla soluzione del problema dell'a//ì Uo, del .~alw·iato della boaria, compartecipazione e mi'::: :::arll'ia. In questi capisaldi
risiede !a vera quistion<' sociale agraria. L'a,·ventiziato, ossia il bracciantato, puro, clcve essere condannato
nella massima parte a sparire, perchò la vera disoccupazione, se c'è, eRsa è clovnta principalmente a ciuell'avventizia to che i tuoi amici della Camera del lavoro
vorrebbe ro generalizzare.
Bisogna interessare il lavorato re all a terra per far
cessare lo scandalo di vede re nell'agricoltura a parila
di orario divenire meno produttiro il lavoro mano a
mano che i salari aumentano in omaggio alla balorda
teoria del massimo guadagno conseguito col minimo
lavoro.
Quella crisi di coscienza di c ui t'ho parlato è , come
vedi, crisi di cosdenza professionale. Si vuol guadagnar
molto e lavorar poco; ecci) la tendenza nuova, per c ui
siarno arrivati al punto che se g li operai fanno quistione di tariffe i datori cli lavoro g iustamente fanno
quistione di rendimento. E per ché, ad esempio dovresti pagar 10 nel tuo orticello ad uno che ti rende soltanto 5 ? Ciò è logico, ma in queRta condizione di cose
come potresti pretendere ristituzione dell'u/flcio del lavoro per togliere a me il diritto della scelta del lavo-
2D -
'·'
.
ratore che deve venire a lavorare nel mio campo, nella
mia oO:cina colla pretesa rnag<lri di farla da padrone
in casa rn ia? Ma i tuoi caporioni che, al benessere sociale in genere antepongono l'egoistico interesse perso·
nalc voo·liono a tutti i costi l'u1Iic10 del lavoro.
.\'on° :-;i concede? Ecco<.:i allo sciopero e maga~1 al~o
sciopero generale, C?n un s~cli Cll<'~to. nell'a~ima .eh odw
e di rancore che sprno·ono
I operaio 1rnpulsl\·o sino alla
0
pazzia del sabotagg~o e clell'in~e.ndio !. E con. questa pro
s pettiva mi domand1, _caro Lu_1g1, ~e. ~n Ha~1a fosse _pos·
sil1ile trapiantare il sistema d1. att1v1ta e d1 educazwne
sociale della Danimarca 1 i\Ia Il tuo linon sen~o .._..
.
Io non posso portar<> in ~lto, come \·orr~1, 11 m ~?
ragi onamento perchò non uu con.1prenderest1, '~'.i g~~
(\evi aver capito che per metterci sulla u_uona 'ila e e
molto <la rifare; prima cli tutto c'è cla r1fa_re la nostra
educazione, c'è da mettere da parte le ulib1e pet~ una
società nuova, perchè essa sarà.... quello che sara, ma
certamente no n clobuiamo porgere asc~lto. a ~utte le
fanfaluche delle q uali ogni giorno ci. r1em.p10no la
uocca certuni, per indurci pei .l~ro beglt occhi a C01:1·
mettere le pili strane cose, um1l1ando la nostra razza rn
faccia alle altre.
Se s i fosse dovuto fare l'Italia coi tuoi caporioni,
povera Italia I Non ~ai yisto che no_n si sono . vergog nati di andare a. srngh10zz~ re p~rstno sulle p1az~e. e
nei <.:omizi davanti alle moltitudrn1 pe r quella L1b1ca
impresa che ci ba ri~uililati ne~l'onor~ n~z~onale_ in. f:;ic~
eia al mondo o meglto a quegli stranieri, i quah, h v1d1
di rabbia pel valor saldo di mostrato dalla ~ostr~ gente
e per la potenzialità. finanziaria ed economica nyelat'.'1
nella grave continge nza, non banno potuto più ripetere a no~tro ~a~no lt:t den.i graz ion ~ che eravamo un
branco di stracc1001 e dt salt1mbanch1?
Non calcoli tu la forza morale di un popolo, la grandezza di una nazione 1 ~on sono valori ciuesti da mettere nella bilancia della vita pubblica? Ma credi ~u su~
serio al socialismo colle sue mutabili tatti.che e cm. suoi
diversi atteggiamenti? Non scherziamo,. nipote . m.10'. ~
rammenta il fatto dei tre fratelli capor1001 somal1st1, I
-
30 -
quali dopo aver spolpato nelle sostanze un loro zio si
leticarono aspramente per !'eredi la dell'unica casa ~he
gli era rimasta e che aveva lasciata ad uno solo
dei tre.
Quella fu l'unica grande vendetta dello zio morto
sui tre nipoti che gli ave\'ano avvelenata l'esistenza !
Cna cosa sono le belle utopie ed un'altra l'arte di
fare con successo il proprio ca!11rnino nel mondo, e tu
sai cbe quel fratello socialista fervente che ereditò dallo
zio la casa agli altri due fratelli, socialisti non meno
fenenti di lui, nel calore della disputa rispose: Lechiacchiel'e son chiacchie1·e ma LI~ CA~E soN CASE. - Que·
sta ~u per giù è la morale di tutte le favole, della favola Fer·
ri, dell'.1 fa v.ola Bis~olat.i, della ~'a"ola Turati; in una par.ola d1 tutti quanti i favoleggrn.tori che ti vole\'ano o
t1 .vorrebbero far roveseiare la baracca di questo vecch10 mondo borghese per improvvisartene un'altra nuova
da dirnrtirti, come ti divertivi, r1uando eri fanciullo
co~ u~ giocatt?l?. ;\la se v~oi procurarti, non dirò gli
agi dei. conta.drn1 ?eII.a Danimarca i quali hanno Ja
casa coi cortrnagg1 th merletto alle fin<.:slrc, il vasoio
sempre pronto per il the, con sedie a dondolo, pianoforte e telefo.no e tante. alt~·e desiderabili e piacevoli
cose; se vuoi procurarti, ripeto, al meno certe comodita,
un certo benessere anche per i tuoi figli devi lavorare
collo spirito di abnegazione e di previde~za di un buon
padre di famiglia, cercando cli ricavare dalla terra che
coltivi il maggior prodotto possibile, senza correr dietro
alle. fisirn~ c~e ~i trascinano allo sciopero, sottoponendoti a pnvaz10ni e a sofferenze che ti sfìl>brano e ti
svogliano al lavoro. oltre i gravi danni materiali e le
amare delusioni dello spirito. La terra anzi tutto deve
essere la tua vita perché la terra richiede di essere
amata come l'arte e come la donna e a chi piti l'ama
più rende.
Questo è ciò a cui devi pensare e devi fare. É la
vita pratica, cbe vuol dire la vita nuova che deve vi·
bra.re n~Jla tua ~ni~a e devi far vil>rar~ in quella dei
tuoi fìgh : tutto 11 rimanente lo puoi mettere nella rac-
-
~f
,,
I
t
31 -
colta delle favole che nelle sere invernali vai a raccontare nelle conversazioni dei tuoi vicini.
La società. per tua regola - ce lo insegna la storia - descrive la sua parabola ascendente e discendente come la rlescnvono tutte le cose di questo mondo
nella vita e nel moto; ora noi ci troviamo nel lato
ascendente dove abbiamo fatto prima le grandi tappe
colla ri' oluzione ed ora stiamo facendo le più lenti ma
più sicure tappe della evoluzione; il che significa il
cammino parifico, calmo, misurato del nostro lavoro
coll'impiego della nostra attività e lo sviluppo della nostra energia. Voler forzare queste tappe colla rivoluzione vorrebbe dire passare incautamente al di là nella
parte della parabola discendente, andar giti Yerso la
decadenza, il disordine, il moto precipitato ed incom·
posto.
Ebbene tutti questi scioperi pei loro fautori che
cosa sono se non gli spunti della rirnluzione l A ~li­
lano in un ultimo comizio per la chiusura dello sciopero generale, che già languiva e stava per agonizzare, che cosa hanno chiesto i capi dell'agitazione per
nascondere al popolo il loro insuccesso? Han chiesto se
l:i. classe proletaria era preparata per la rivolta decisa
magari colle barricate, che non si usano piti ai nostri
giorni, e se a·.-e,·a dalla sua l'esercito. E :-:e anche, puta
caso, la rivoluzione si fosse fotta quale costrutto se ne
sarebbe avuto 'f Quello di una precipitazione al lato opposto della parabola ossia nella parte discendente, un
salto nel buio. Potevi star certo.
VIII.
Poca ammirazione per gli scioperi - Gli esteti della
Bettola - Le folle suggestionate - L'individualismo puro - Un buon padre di famiglia.
A più riprese, caro Luigi, ti ho manifestata la poca
ammirazione che m'ispirano gli scioperi per le gravi
conseguenze economiche che da essi cleri vano, pel solco
-
:~2
profondo di odi eh<> lasciano nell'anima dei lavoratori
e pel turbamento eh<' arrecano nrllc famiglie e per gli
incitlenti d1so-raziati d1 cui sono ca1JS:i ; ma oggi tn mi
affacci un p~vblema arduo, pieno d1 dubbi e d1 incer.
tezze, dato il punto a cui sono spinte• le .cose.
Tu dici : - « 8Lantlo alle ,·osi re lcOl'll', caro zio, io
dovrei rinunziare alla lega e :llla organizzazione. »
Tu sai bene se io sia contrario alle organizzazioni,
ma alla mia volta clebbo farti ciuesta domanda : «Quando un ammalato ricorre al meclico lo fa perchè
gli ridoni la salute o perche piit prc•slo lo s pedisca all'altro mondo?» O meglio le organizzazioni debbono
esistere soltanto per lo sciopero e rnuanere in balia
del primo spazzaturario politico che capila loro f'ra i
piedi?
Se l'Vfficio del lavoro, a cui tu presti cieca fede,
pel 1911 ti ha fatto conoscere la perdita per la sola
classe operaia io 9 miliom e ,H;o niila lire, pel 1912 ti
dà la cifra di 9 milioni e 2:3·1 mila. ~la questa dei
danni arrecati alla dassr operaia non è che la parte
minima presupposta ossia calcolata ad occhio e croce.
Nessuna statistica ti ha 111ai parlato dei danni cagionati all'agricoltura coi boicotaggi, gli scioperi, il sabotaggio, gl'incendi i quali nel l 008 nella sola Provincia
di Bologna furono calcolati in un milione di lire e nè
ti parlerò di quelli clel ferrarese nel 1!)1:3 e tanto meno
te lo dirà l'Ufficio del lavol'O perche in materia di scioperi si occupa soltanto del movimento operaio.
Ad ogni modo questo Ufficio ti '1a ogni anno la ci ·
fra cli milioni di perdita di salari, il che ti offre l'immagine di una piccola IJatlaglia mentre quella che si
combatte da noi in Italia nel campo del lavoro è una
continua grande battaglia. ~el 1911 abbiamo avuti
148 scioperi agricoli e 170 nel l012 e di quelli del 1913,
specialmente nel ferrarese, portati ostinatamente sino
alle ultime conseguenze colla minaccia dello sciopero
generale, la caccia ai liberi lavoratori, gli atti di teppismo sulle cose, nei campi e alle persone sulle vie, dei
danni, ripeto, arrecati a tutti da questi scioperi sarà
impossibile fare un calcolo anche soltanto approssima-
- :n tivo. ~la gli esteti della bettola ti magnificheranno il
gesto<' ti sosterranno l'idea grottesca èhe essi appunto
godono della sconfitta, come han detto a Torino e a
~lii ano.
E non ti parlo <lello sciopero <lei fornaciai di Bolo{!Oa, il q ualc facenclo arrestare la pro<l uzi1rne dei mattoni incagl ia i lavori e lagha le ali di 1m magnifico
risveglio edilizio sino a provocare la chiusura dei cantieri; e non ti discorro della lotta n1~1l'imolese fra rossi
e gialli provocata tla quella Came1·a dcl lavoro per involger<' n<'l:a sua rete le leghe tl0i gialli allo scopo di
una migliore preparazione e 1li una forza maggiore
nelle future lotte agrarie per l'esercizio delle macchine.
per il raceolto dell'uva, p<~r il conguaglio e per altre
nuove quistioni che sorgeranno perché il fine é que
sto : - dare la supremazia al bracciantato su tutti : sui parlroni, i cPloni e i datori di lavoro in genere.
E la lotta si fa aspra e tenace sino a far sospendere la trelliJiatura clel grano, sino a indurre una folla
dove sono mescolati impulsivi, pregiudicati, la feccia insomma vagabonda <lelht citth., che nulla ba a che fare
nella compntizione dei lavori campestri, a formare sulla
via le banicate colle biroccic a invadere il campo del
povero colo no sulla cui aia si sta eseguendo la treb·
hiatura con una macchina dei gialli , distruggendo il
raccolto dell'uva, del granturco e della canapa.
Uon q nesti esempi tlelle folle suggestiona1e. non ci
rimane che anelare a rileggere la storia dei Vandali!
l\Ia è vita di lavoro questa ? Questa è tisi o nevrastenia sociale che deturpa tutta la bellezza e la gioconda
serenità della vita campestre.
E se quel campo fosse stato tuo, invaso da una folla
ossessionata, devastatrice nell'ebbrezza d1 una sopraffazione, rincorsa dalla cavalleria per tutelare la libertà
del lavoro quale dolore ne avresti provato? Ma intanto
chi rifonde quel povero contadino dai g ravi danni patiti in un attimo di pazzia collettiva da parte dei dimostranti ?
Bisognerebbe dire che è ora di insorgere contro
queste manifestazioni esagerate derivanti da tutte le
3
-
3,1 --
forme che variamente va assumendo il socia.lismo per
mezzo della collettività. or~anizzata per mest1e~'e ~ p~r
tendenze politiche per proclamare alto e forte rn laccia
alla vita del lavoro il trionfo dell'indiridualisn10 pu?'O
perchè esso rarJpresenta tnlti quei conc.~tti .e .quelle forze
che mettono in evidenza il valori' (lcll inthv1duo operoso, previdente ed anche 8:udace in ('ontr~ppo~to al yalore fi ttizio della massa cieca, anorumn, irresponsabile.
Ma dimmi; devi rinunziare la tua personaliti:t, il t~o
interesse tutto ciò che lusinga il tuo amor propno,
la tua ctÌanità di uomo libero per essere solidale colla
pazzia degli altri 1 Ti sa~·esti di. tua v~lontà reso solidale di quella folla che rnvase 1 campi d1 quel colono
distruggendone i. raccolti? - '\o Eppure se in ciuclla
triste ora ti fossi trovato fra quella gente, tuo malgrado, avresti seguita la corrente.
Del resto i socialisti pi i1 illuminati, quelli che domani dirnranno borghesi, insegnano che lo sciopero,
per quanto pre,·alente nella lotta, no~ può co!1seguire
vittorie durature : - « 1° dove specialmente e sovrabbondanza di mano d'opera;
20. clovp, possono venire frustrate o rese illusorie o
poco meno che vane dal!'aumento dei prezzi dei prodotti o dal t:osto dell~ vita. »
Invece ora noi vediamo che questi scioperi si dif·
fondono nella Penisola fra le di verse categorie d1 ope
rai più o meno affini, tentam' le <:lassi sociali salariate
si, ma più. alte, determinano nella vita economica una
sosta e una diminuzione di ricchezza che si ripercuote
nelle casse dello Stato e di conseguenza nelle tasche
dei cittadini.
Il nome della lega del lavoro è bello e seducente,
ma queste leghe mirano all'unione degli operai pel lavoro, soltanto per quel lavoro che è fecondo di Yita
per la pace e per l'amore di tutti?
Ecco un'altra domanda che ti devi fare.
E la tua famiglia ?
Devi pensare un po' ai tuoi figli, perchè non ti devi
illudere che il maestro te li tiri su completi nell'educazione e nell'amore al lavoro. Il maestro, poverello, spesso
-
35 -
ha troppi fastidi per sè ed ha troppo da fare un po'
pe~· la scu0la, un_ po' per le IJeghe della politica e un
po per sbarcare 11 lunario, e tante volte è anche preoccupalo p~r mantenere la diseiplina nella scuola e per
svolgere 11 programma scolastico.
Io ebbi I.a fortuna di avere una mndre modello. Elfa
quando o~m pome:iggio ~·inc~sa~~ dallél: scuola od ogni
s~ra, dal lavoro .dei camr!i, .m1 v1s1tava 1 quaderni, mi
r1pa:ssava la. lezione e m1 ::\JUtava con quel p6 che sapeva e. specialmente col molto suo buon senso. Anche
tu devi essere un padre modello e aiutare i tuoi fìO'li
co.n que~ po' c.b: s~i sp~cialmente di conti, di geon~e­
t~1a e di cogmz10n1 ag1·1cole e colla tua esperienza della
,·1ta. ~el buon costume. e della religione dei tuoi padri.
Devi 10somma saper~ rntegrare nei tuoi figli l'opera
del n~aest~o se vuoi godere la soddisfazione d'avercornp1uto Il tuo dovere di padre. E tu che hai buon
sen.so devi capire c~e .biso~na concedere ai nostri figli
an~he ~111 posto preterito a1 loro passatempi. Devi seg~1re. l ~rdme della_ tua casa, rinvigorire i buoni costumi
d1 cui t1 ha dato srngolare esempio t110 padre nell'amore al la.vor~ e nen:~ttaccarnento al suo campo.
_ Se .vuoi hai capacita e forza d'animo di dare al tuo
v1llagg10 non soltant~ una ~uona famiglia, rna un po·
<~ere .~odello i e puoi e devi fare della tua casa la giuliva _casa dell amore conservandole quelle naturali at~rat ~1 ve cbe la rendono si cara onde i figli non sentano
il lnsogno o la tentazione di fuo-o·irla ma la cerchino
sempre nella gioia e nel dolore~"
'
IX.
La sfida _ad. un contradittorio - Davanti a qualepubbhco? - Il Presidente de1la Federazione Edile - Un Comune apfrto - L'es1>eri111euto di du.,
nuove forme di contratto - J,a realtà.
. Vi sono. caro Luigi, argornfnl1 che si trattano con
chiarezza, pur non avendo per essi una speciale com-
petenza. Trattare un argornento piì1 o rrwno. bene. sta
nella nostra disposizione d'anin10 e nella s1mpat1a o
nella antipatia che abbiamo per l'argomento stes~o. Lo
desumo dalla lettera che mi scrivi in cui atfenn1 che
l'ultima mia fra i tnoi arnici dr.Ila Camera del Ja,·oro,
ha suscitato. a differenza ùi altro. ai quali pure hai
lette, un coro d'indignazione. E se il segretario mi sfida
ad un contraLlittorio \'UOI dire \'.he rn quC>lla lettera ho
toccato più sul vivo la questione.
rn contradittorio alla mia età? E po i tlav11nti a
quale pubblico? Al pul1blico <lei suoi amici, del.la sua
guarii ia .del .corpo che Ila ab.1tn~ta. al\ a ppl~utl1 rlo ac.l
orrni aprir cli bocca e che tl1stnhu1st:e sap10nt0mente
f;=:'t la massa operaia nelle assemblee per farle votare
a seconda delle sue intenzioni specialmente f)Uttndo si
tratta della resistenza negli sduperi !
E poi io non credo nella etTicaccia dei con t radi ttori
come non credo che le tariffe siano state elevate esclu·
sivamente in Yirtù delle agitazioni operaie.
Prima che incominciasse il periodo degli scioperi
nel tuo villaggio le tariffe entno gii.I. elavate e quando
si è scioperato per ottenere un aumento di mercede di
2 centesimi all'ora il rincaro dei Yiveri si è suhito
fatto sentire ed ba avuto principio l'aumento delle pig ioni. Ciò Yuol dire che prima si erano già. livellati i due
e lementi proclu::ione e la1Jo1·0 che determinano l'equa
mercede o il giusto prezzo della mano d'opera. Sicchè
bisogna concludere che la conquista operaia va ntata
dai tuoi capi e dovuta e,;cJusivamente alla loro opera
tenace non è che un'illusione Tu stesso mc ne hai data
la dimostrazione quando mi dicevi di a'·er dovuto ele·
vare il prezzo dell'insalata e dei piselli che ricaYi nell'orticello annesso al fondo che coltivi per il maggior
costo della ma uo d'opera. Da ciò puoi anche argomentare che sotto la vernice delle attuali agitazioni si na·
scondono pure mosse politiche in vista della prossi ma
applicazione del suffragio uni versale (1 J.
ll) La. lettera è del maggio 1913.
37 -
E ti dirò ancora che set1c anni or sono qui in Bologna il presidente clella Federazione Edile, considerata
la maggior generale ricthezza che si era forrnata nell'ambiente sociale e il maggior benessere, di sua iniziativa t:on,·ocò in una sala del J.funicipio i direttori dei
principali Istituti di Credito, degli l~nti locali, i principali
datori cli lavoro e personalita cittadine per far cono·
scere il dovere nella classe dirigente, di elevare le ta·
riffe nella rinnovazione dei contratti di lavoro a beneficio della classe operaia, o lo sue proposte furono di·
scusse, approvate ed effettuate a tempo opportuno. ~Ia
non o:-;tante ciò gli scioperi hanno continuato ad infuriare con tutti gli ammennicoli dei l1oicottacwi, del sabotaggio e degli incendi, e la disoccupazion~t:- d'anno i11
anno si estende e si fa più aspra e il caro viveri sale
la su1:1- parabola e tutto qui si paga il doppio di ciuello
che s1 pagava nel 19°'1 alla vigilia dello sciopero generale.
Si ripete sotto altra forma il fatto del tuo Capo-luorro
0
tli Provincia.
Il tuo Capoluogo di Provincia f'u ridotto dall'Amministrazione popolare in Comune aperto coll'abolizione
completa del dazio sulle materie alimentari, ciò che
avrebbe ~avuto recare_ un notevole rnntaggio specialment~ a1. co~su~aton o alle classi operaie. Ebbene i
prezzi dei viveri han no continuato a salire come nei
Comuni chiusi_dove si paga il dazio, come a Bologna ad esemp10, e voi altri contadini avete avuta la
novi tà di pagare la tassa cli famiglia coll'aumento di
quella sul bestiame, perchè il Comune, come accadP,
per tutte le Amministrazioni pubbliche, toglie con una
mano, e forse piu, ciò che ha dato colraltra. E non
?> a dire che questi aumenti si debbano considerare
in pr~p?rzione _fra Comune chiuso e Comune aperto
percbe i mercati seguono gli stessi prezzi nelle materie ?lim~ntari , e un paio di scarpe, un cappello od un
vestito si p~gano nel Comune A (aperto) come nel Comune B (chiuso) colle stesse tariffe cli lavoro.
Tutto nell;:i. vita segue il suo corso naturale come
-
:~s
-
le leggi fisiche; potrai cambiare il nome alle cose ma
la sostanza rimane sempre la stes,.a. .
.
Tu hai fatto nel tuo piccolo l'esperimento d1 due
nuove forme di t:ontratto: 1'a(/lttan:;a colleUiv~ e la
~ooperazione, ebbene dell'una e dell'altra sei rimasto
<lisili uso.
Il cottimo tu hai visto che è stato combattuto fino
a ritlurlo in agricoltura ai minimi termini, ove non si
sia riusciti ad abolirlo; ebbene <tuelle stesse Camere
dP-1 lavoro che ne iniziarono e ne eonclussero la crociata ora lo stanno istituendo nelle Cooperative da loro
fondate I
Un pezzo gross~, un ~o~ialjsta. b_elga, ?Ome sarehbero da noi 1 131ssolat1, i l<err1, 1 Turati ecc. - un
certo Vandarwelùe - ha eletto che nulla imµecliBce,
senza passare attraverso a quel!~ ~he c~iamia.mo la
formula capitalisticii che la yropneta terriera si trasformi in proprietà cooperativa. Ebbene anche questa
e una grande utopia, perehè in realtà è stato dimostrato che se tutto si producesse e si vendesse a mezzo
di coopera ti ve si otterrebbero gli s~e~si \'alori eh~ fornisce la libera concorrenza. Per cui il male che s1 vorrebbe distruggere, che sarebbe appunto la libera concorrenza. la quale trova la sua ragion d'essere nell'ordine naturale delle cose, rimarrebbe pur sempre allontanandosi da quel socialismo che vorrebbe uguagliarci nell'ignoranza e nella mis.eria.
.
.
La realtà è che se non lavori e non t1 procuri da
te stesso il benessere, questo non lo otterrai nè colla
tessera della lega nè colle chiacchiere dei comizi nè
colle riunioni alla Camera del lavoro e tanto meno cogli scioperi.
X.
Lo sciopero dei muratori di Reggio Emilia. e dei
fornaciai di Bologna - La logica a maniche rov.. sciate - Un periodo transitorio - Occorre la
preparazione.
Mi preparavo a scrivert~ an~ora .qualche t.ranq.uillo
commento sulla manìa degh sc10peri, anche rn risposta alla tua domanda se dcvi o no rinunziare alla organizzazione, quando a sconvolgere ogni mio piano mi
giunge la tua di ieri.
.
. .
.
..
Parlando dello sciopero dei muratori d1 Regg10 Emilia tu fai colpa ai Capi mastri di averlo prov?c.ato per
voler commettere un'ingiustizia; per volere c1oe revocare la rinnovazione del contratto del 1910; e per lo
sciopero dei fornaciai cl.i I3olo~na ripeti l.a ~tes~~ accusa a carico dei padrom perche non voghooo. pm saperne dell' u(/ìcio del la1.: oro ossia del!'. ufficio d1 collo:
camento. Si capisce che queste rose s1 ~os~engano e s1
ripetano alle Camere del Lavor? dove. ~è li ~ospetto e
il timore che la mossa di Regg10 Em1ha e d1 Bologna
sia diretta a stroncare le organizzazioni. Apparentemente il ragionamento sembra abbia una base di fondamento che realmente poi non ha.
.
.
Yi sono organi i quali, pure ammessi nella v1.ta ~1
lavoro, alla loro pratica applicaz.ione. fanno sentir~ il
bisogno di essere corretti o p~rfez~onati. come la prima
locomotiva, il primo automobile, 11 primo aereoplano
ecc. Se io faccio per una data cosa un.co~cordato ~o l
mio vicino e trovo che nella sua apphcaz10ne pratica
riesce dannoso a me, perchè alla scadenza d_o~re~ essere obbligato a rinnovarlo colle st~sse cond1z~om ~ O
in altri termini se veno·o derubato d1 sorpresa 10 casa
mia una prima volta: percbè non dovrei munirmi di
una buona rivoltella per non essere derubat? u?a s?conda? Do•e andrebbe a finire allora la mia hberta,
ossia quella libertà di cui ba diri~to di. godere ciascun
cittadino senza ledere quella degh altri i
-
·10 -
:\. Reggio Emilia i Capi rnastri colla rinnovazione
del contratto si rifiutano di rkonoscere la clausola
della trattenuta del cen lesi mo, che costi t uìsce il fondo
di (J'uerra degli operni ('Ontro i C<lpi rnastri stessi, e si
ouhlet.ta IMO che in trn anni non hanno rn<ii 111osso un
l<"trnento, ma che perciò? Vuol dire che i Capi mastri
banno tenuLo fecle ai patti, ma che ora non intendono
di ripetere l'errore colla rinnovazione del contratto.
Hanno forse torto~ - ~('. I~ppure si vrdono appiccicare manifesti alla cantonatP., si ripetono discorsi, si
scrivono articoli nei giornali per improssionarn l'opinione pubblica e per dare a<l intt•111lcre che gli Scioperanti hanno ragione e i Capi lllast1·1 torlo.
Altrettanto tlicesi per i fornaciai di Bologna.
L'ufficio del lavoro ha fatto cattiva prova col riu
scire virtualmente a danno degli stessi operai, di quelli
specialmente che hanno una vera cosc·ie11za professionale; per cui i datori di lavoro o i padroni non intendono di riconoscerlo più nella rinnovazione ilei contratto. Hanno torto? ~o. Eliliene per quanto la logica
anche qui stia a fìor d'acqua <'Ome l'olio, pure c'è chi
la presenta al pubblico coli<" maniche a rovescio!
Stando ai ragionamenti di certa gente bisognerebbe
accettare per vangelo queRla logica: tu ieri hai riconosciuto un Tizio per un galantuomo, ma che oggi non
lo è. pil'.1; hai l'ol.Jbligo di riconoscerlo per tale anche
ogg1.
Tu devi riconoscere, Luigi, qucsla mia franchezza
che è dettata dall'amore di cementare sempre piu i
buoni rapporti fra contadini e padroni, in una parola
fra datori di lavoro e lavoratori nell'inleresse del lavoro della p~·oduzione e del capitale i tre capi essenziali del nostro benessere e della nostra ricchezza.
Senza essere mosso da invidia o da interesse, ma
semplicemente dall'amore del bene debbo dirti che io
sono fermamente convinto che le nuove forme di orga·
nizzazione siano il prodotto cli un periodo transitorio,
sia lo stato transitorio che si avvia in Italia verso a
quell'ultimo stadio della evoluzione che accennai in
altre mie.
-
·11 -
Questo stadio sarù lento n<'I suo preciso determinarsi, ma si determinerà specialmente in quella parte
dell'Italia Settentrionale e Centrale dove l'agricoltura è
pitt avanzata e dove l'industrin manifatturiera ha preso
un certo sviluppo
ì.Yla tu intanto devi essere preparato e preparare
l'animo dei tuoi figli alle buone disposizioni verso una
più chiara e una più giusta meta, sr>n~a la lotta di
classe, ma colla cooperazione cli clasbc, in omaggio al
vecchio ma sempre ec~ellente eletto dell'uno per tutti e
del t1~tti pe;· uno.
Xl.
Lo sciopero di llilano
I <111esiti - Individualismo
indust1·iale - L'uomo isolato H l'uomo collettivo Rompiamo i veli.
Se tu pensi seriamente al tuo anenire e a quello
dci tuoi figli, mio caro nipote; se tu desideri che ti
dia quel po' di lumi che l'esperienza mi detta non ded
ri rn proverarmi di fare iI processo agli scioperi. L'ultimo sciopero generale di l\lilano dovrel>be avere ins~.­
gnato ai lavoratori qualche cosa. Il suo fallimento e Ie
doplore,,oli chiassate aHP quali ha dato luogo in al·
cune città d'Italia clovrebl.Jero Sl' n i re cli ammaestramen to a te e alla lega cui appartieni. La tua città. o
l'intera provincia non si fecero prenrkre al triste inganno inutile e demagogico, ma pur troppo il folle
tentativo determinò sventure in vari luoghi e persino
a Spezia costò la vita ad un cittadino!
Si scioperò a Milano sull'industria <lei materiale
mobile, e fu erroneo lo sciopero fin dalla sua forma
iniziale perchè questa industria è sorta da poco in Italia e si regge a stento di fronte alla concorrenza straniera. E poi era a Yedersi fino a qual punto le condizioni di questa industria avrebbero consentito un aumento di mano d'opera. Bisognava vedere che il prezzo
del materiale italiano non eccedesse il prezzo del ma-
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42 -
teriale straniero, perchè diversamen~e si sare~be provocata la chiusura delle nostre otlicme colla d1soccupa
zione totale e forzata delle nostre maestranze.
A Milano, adunque, la prima contesa econ?mica
conteneva· queste gravi possibili lacune, ed avveniva in
un momento di crisi della industria suddetta.
Ma quellu sciopero, nipote mio, co1ne tanti altri, fu
tatticamente sbagliato anche se era economicamente
giusto. Ed invero uno scioper.o eeon.om ico di_ categoria
non dovrebbe mai essere cag10ne d1 uno sc10pero generale. Inveee lo sciopero generale piccolo o grande ci
fu · la Direzione clel partito socialista e la Oontederazio'ne generale del laYoro lo sconsig liarono, ma non
seppero impe~irlo; non poterono impe_dire c~e il prole.
tariato e varie Camere dcl lavoro s1 infischiassero dei
supremi gerarchi della vostra organizzazione ufficiale,
politica ed economica.
E lo sciopero generale del ferrarese coi relativi incendi dolosi non ti è sembrato pazzesco?
E non calcoli tu che per essere esatti le sole perdite delle mercedi in questo l!)l:~. clovute agli scioperi,
scenderanno a non meno di ;JO milioni ~
E allora io ti do, questo consiglio : fa conto di trovarti in Corte d'Assise al banco dei g iurati coi seguenti
quesiti che ti ba posto il Presidente.
1° Le leghe dei lavoratori debbono esistereesclusivamente per gli scioperi~
2° Gli scioperi sono causa ed e ffetto di perturbamento, economico e impedimento alla formazione di una
sana coscienza del proletariato?
3° Le organizzazione dei lavoratori rendono necessarie e giustificano quelle padronali, non per combat·
tere la organizzazioni proletarie, ma per contenerle nei
giusti limiti, per impedire perdite di prodotti, gravi
danni nelle industrie, diffidenze nel credito specialmente
per l'agricoltura nell'interesse di tutti: del capitale come
del lavoro?
Alla prima domanda risponderai : no
Alla seconda si.
Alla terza si.
E allora debbo rammentarti un problema pratico,
un problema d'azione che dol>liiarno affacciare intorno
alla difesa politica dell'inrlfoùlualismo mdustriale perchc, come t'ho gih. detto, contro tutte le forme che variamente va assu mendo i 1 socialismo per mezzo delle
collettivita organi zzate per mestiere o per mezzo di
tentlenze politiche si insorga e si reagisca per mezzo
d elle classi bor()"hesi in difesa clelPindividualismo puro
elle esse rappr~c:;entano; cioc ù1 tutti quei concetti e di
tutte quelle forze che mettono in evide~za il valore
dell'individuo operoso, previdente, audace, in contrapposto al valore fittizio della massa cicca. anonima, irre
sponsabile. Queste considerazioni elevi pensare che hanno
la loro orio'ine da lla proprietà che e voluta dalla natura. dall'i~teresse sociale stesso e che è la molla em
cace del lavoro e clella produzione.
La propriefa privata sotto il sistema feudale era in
poche mani; ora, se vogliamo, la proprieta della terra,
quella del titoli e dei valori equivalenti alla terra, nelle
forme più svariate, è ripartita in tante mani quanto
forse no n lo fu mai nei secol i passati. Essa al presente
è accessibile a tutti, e noi vediamo spesso uomini straricchi diventar po,·eri, e poveri opera~ indus~riosi,. con·
tadini, piccoli negozianti nel volgere d1 pochi a nni .ar~
ricchire e farsi agiati; vediamo gli ampi possessi d1
case patrizie di vis i tl'a uomini laboriosi sorti_ in mezzo
al volgo ; tu stesso possied i la 1uetà del bestiame della
tua stalla e lo sciopero dei contadi11i che starebbero
ventilando i tuoi capi imporrebbe a te di non alimen-:tare le bestie e lo imporrebbe a tuo danno, a danno d1
quel piccolo capitale che hai accumulato col sudore
della tua fronte?
Questo è il problema che io affaccio di fronte al
tuo: - «Devo rinunziare alla lega e all'organizzazione
quando mi hanno insegnato che l'uomo isolato vale
nulla e l'uomo collettivo vale tutto ? »
L'uomo isolato 'aie nulla nel chiasso e nel disordine che non è vita, ma vale tutto nel la•oro che è
vita,' e vale certamente più dell'uomo collettivo che si
confonde e si vizia nella massa anonima e cieca.
-- 45 -
Hompiamo i veli, uccidiamo queste tue forme divenute vecchie, prepariamo, caro Luigi, una nuova l'.lateria sodale e ritorniamo a rilomlerc nel fuoco vivo
della realtà le nostre idee contro tutti gli abusi e le
prepotenze, vengano esse dalla piazza o tlal palazzo.
XII.
La settimana rossa - Un confronto fra il 1700 e il
1900 - Due epoche diren1e un unico ambiente Il frutto di una nuova coRcionza - L'epilogo.
Tu mi richiedi del mio pensiero sullo sciopero generale dello scorso giugno, o meglio sugli episodi di
quella che i' stata chiamata la settimana rossa. Se tu
rileggi le mie letli:>re, se ti fai IJene a considerare i I
loro contenuto e mediti sui miei ragionamenti nei ri·
guardi dell'eclucazìone che viene impartita alle masse nei
comizi, nei cortili delle Camere dcl lavoro e sui marciapiedi delle strade, troverai che gli episodi della tua
Romagna e delle Marche sono la logica consegmmza di
quella stessa educazione. Del resto il tuo buon senso
deve venire alla stessa conclusione: la tua ultima lettera me lo lascia credere quando chiedi a me se l'incendio di una Pretura, ùi un .Municipio e cli una chiesa
o il sa.echeggio di un magazzino o la distruzione di un
ponte possano entrare nel programma di un partito che
vuole metter su un governo nuovo. Mi chiedi ancora
se io ho scritto nulla in proposito delle tre giornate rivoluzionarie. Tuo zio, data la sua età, poco poteva scrivere, ma pur tuttavia qualche cosa ha scritto (1) poco
dopo le tre giornate della settimana rossa sotto l'impressione degli inaspettati anenimenti e delle chiacchiere che si facevano. Ed eccoti :
«Avremo una seconda edizione dello sciopero gene·
raie, corretta e riveduta a breve scadenza? Qui a Bologna in questo centro ferroviario di primo ordine - per
11) Oorier~ del Polesine che si pubvlica a Rovigo.
importanza - lo hanno affermato; iu. l{om.ag~a in,·ece
centro pur di primo ordine di rivoluz10nari d1 profes~
sione lo hanno negato. Anzi le Camere del lavoro . d1
Havenna, Forli e Cesena si sono affrettate a smentire
la YOCe diffusa di un s<'con<lo sciopero generale, che dovrebbe coincidere colla <lata (l(J luglio creclo) della festa
nazionale della l\epu!Jblica francese! La d'.1t<: no.n offre
un rnorlello di repubblica simpaticam011te irn1tab1le, ma
q nando si tratta di i initazione noi .italiani non ci gll:ardiamo dentro per il sottile: tanto (~ vero che nel.la giornata dell'll giugno della setlimana rossa, ?-Ila Grndecca
in quel di Lugo, una piccola asscrnlil.ea <1.1 donne nell'orgasmo del Governo nuovo, elesse 11 llo~a <che n~~
<·ntrò in funzione), e un fervente repubbl1cano bruci~
il ponte in legno della Pwnta al gr~cl~) «al fuoco 1 ponti
d0lla monarchia»! Ora c'è per ltu Ii ponte del carcere
che non arrivò a bruciare per l'effiniera v1t;i. del Governo novo. Anche il boia, po,·erel to, e rimasto senza
impic-ao e senza la prospettiva dP.lla pensione I
.
Qt7esti sono particolari elle io Ilo _raccol~i d~lla .vtva
YOce dci popolani in una gita f~tta g~1 scorsi g1orm nel
Havennate e nel Lugbese, part1colar1 che ~on hanno a
che fare sulla voce diffusa di un n110\'0 sc10pero.
Ma un altro sciopero generai~ s! far~: si o no ~
bre\'e scadenza? Ecco, lo stato ù animo mnane un po
incerto. Si vorrebbe dai capi fare lo sciopero per inc~1tere timore al Governo onde farlo desistere sulla via
degli arresti per i fatti della Rettim'.'ln;i. rossa, _per le den u neie e per le condan n ne ai ferrov1er1; non s1 vorr?b.be
farlo per timore di perdere il fa ,·ore della folla, d1. indisporre maggiormente .il . puhblic~ v~~so le orgamzzazioni e di fare nuove ntt1me. Chi pm teme un nuovo
sciopero generale a breYe ~c~den~a sono quei so_ffion!
dei deputati socialisti e i dmgent1 delle cooperative, 1
quali temono di vedersi dimi.nuita la braciola nel paese,
dall'irritazione governativa: 1\ resto della fiumana democratica ultra: gli anarchici, i sindacalisti e gli anarcoidi colla misera pattuglia repubb~i~ana s_i p:eparano,
anzi sono pronti ad una seconda ed1z1~ne.d1 sc10p~r? generale ancora più intensificato con atti d1 anarco1d1smo
-
46 -
e di teppismo! Che cosa volete, questa lmona gente non
sa far altro! è nella loro men tali tù. abbattere pali telegrafici, tagliare fili telefonici, bruciare stazioni e saccheggiare magazzini. Ciò almeno per l'alta Marca e per
la H.omagna bassa !
Ma per un nuovo movimento o per una nuova ....
pacifica (attenti borghesi) insurrezione, la più grossa
posta si vorrebbe giuocare non soltanto nelle Marche, nel·
la H.omagna e nella Lunigiana, ma pure nel Ferrarese e nel
Pc'lrmigiano, dove fiorisce l'inculiazione sindacalista, nel
resto dell'Emilia dove nei campi maturano i rosolacci rossi
del socialismo ufficiale e riformista, nel Polesine e nel Veronese do,-e pur vorrebbero doniinare gli alti papaveri
microcefali della democrazia di piccolo e tli grosso taglio.
Oh I come sarebbe bella la realizzazione di quEsto
sogno che pure, secondo la piav;a, i migliori cavalli di
corsa della rutu.-a rivoluzione hanno ìn cima di ogni
loro pensiero 1 E tutto questo, si intenùe, si desidera
per il trionfo della f,ibe1·tà e per il trionfo del diritto
nella Libertà - per lo sviluppo di tutti i valori della
nuova personalita umana ... Lu ::)tato, la :\lonarchia, la
Legislazione Sociale, la Borghesia Agraria .... tutte queste
fo~ze congiurano unite a soffocare la Libertà., ad op·
pr1mere l'indidduo. Ora se l'individualismo classico è
quasi morto, un nuovo individualismo è sorto; l'individ.ualismo o liberismo di gruppo, di classe, di curporaz10ne; ecco ciò cbe predica la gente nova: - Si vorrebbe un brandello di Medio Evo ri,·eduto, ma non corretto, ecco tutto !
Infatti dopo le giornate flella settimana rossa usciva
a Ravenna il Co1Tiere di Romagna colla cronaca semplice e .viva dei t.atti ~Ile avevano calunniate le giornate
stesse, in appenchce riportava un brano ùi cronaca del
Fiandriui .che va dal 1797: al 1800: ebbene fra quella
cronaca d1 oltre un secolo e quella cli ieri nessuna differenza! Vi trovate davanti a due epoche diverse e a
due .generazioni differenti coll'impressione di un unico
ambiente, di una sola mentalità beduina, di una folla
bestiale. inferocita t.:ontro i costituzionali i boro-besi le
statue dei santi ecc., confondendo il tutt~ in u~a dosa
-
47 -
sola ed irritandosi co11Je il toro quando gli agitano davanti agli occhi uno straccio rosso. ~la a che é valso,
adunque, oltre un mezzo secolo ùi rnita? Quella della se.tti
mana rossa in Romagna sembra\•a gente es!lsperata uscita
allora di sotto il bastone ted~sco ! Seru brava mo ancora
nel 1848.
E badate che le tre oo-iornate del giugno
(9, 10 e 11)
.
hanno lasciato le popolazioni rom~gnole in . un~ stato
d'animo eccezionale colla persuasione che 11 . Governo
valga poco più ~o.co f!leno r:l~l~e suole delle ru1e scarpe
vecchie. Il princ1p10 d1 autorita? Una buffonata carnevalesca. Provatevi un po' a girare la campagna del Ravennate e del Lughese come ho fatto . io negli .scorsi
giorni; formatevi a ~agionar~ con. q ue1 la~0rator1,
rnatevi ad a::>coltare i loro d1scors1, e sentirete le bnscole! A me hanno detto: « ti tuo go\·erno ha i giorni
contati · i tuoi ao-rari li acconceremo per le feste; sì,
verrà. µ'resto il gi~rno ... » Qu.esto e il f~utt? di una nu~­
va coscienza formata colla libera pred1caz10ne s0Hers1·
va, protetta anzi accarezzata dai .raf.!'gi del s~l~ di Giovannt Giolitti, di questo nuovo Dio c~ella poht1?a .della
terza Italia. Ma lasciamo andare la hbera pred1caz10ne;
ciò che ba rovinato queste popolazioni, ossia quelle della
Valle Padana è stato il tono della politica governativa,
la sua voluttà neo-li
accarezzamenti al sovversivismo
0
per non a,·er noie al la Came_ra, per av.er la P?ssibil~tà di
gow•rnare oggi c~on Camero111 e dom?-m c?n B~ssolat1, per
1rriùersi - novello MeOstof'ele - d1 tutti e d1 tutto; per
sfugo-ire davanti alla burrasca e lasciare che gli tengano
calci~ la poltrona Fortis e Sonnino ieri l'altro, Luzzatti
ieri e Salandra oggi » ...
Tu queste cose non le capisci, ed ~ meglio, perchè
il pensare a qual punto sono state oggi condot~~ le cose
in Italia sul canovaccio del tornaconto ddla poht1ca parlamentare ti sentiresti amareggiato l'animo. Que~to è
l'epilogo !
fo:-
DELLO 8Tl~:3SO Al'TORK
Studi per i tem11i presenti.
Continuazione delle lettere di un ex contadino al nipote Luigi)
Di prossima pttbhlic;1zione:
Associazione fra Capitale e Lavoro.
La vera e falsa Cooperazione.
Prezzo Cent. 50
Scarica

Lettere sugli scioperi di un ex contadino al nipote Luigi ~ ~