4. La diffusione e la valutazione del fenomeno
secondo i rappresentanti del mondo imprenditoriale,
scolastico-formativo e dei genitori (Focus group)*
1. Introduzione e metodologia dei focus group
Nel presente rapporto vengono illustrati i principali risultati dell’indagine
condotta sui pareri, le valutazioni, gli atteggiamenti di alcuni testimoni
privilegiati rispetto al fenomeno dell’abbandono scolastico. A differenza delle
interviste descritte nel rapporto precedente (cap. 3), che sono state condotte
individualmente, con gli interlocutori scelti per questa parte di indagine si è
deciso di organizzare dei focus group (o interviste di gruppo).
Le interviste individuali e le interviste di gruppo risultano in stretta
relazione le une con le altre, in quanto l’impostazione delle seconde è stata
principalmente definita in base ai risultati delle prime. Attraverso i focus
group, quindi, si sono voluti analizzare e approfondire i punti salienti emersi
dalle interviste individuali. Come proprio di ogni intervista di gruppo, inoltre,
si è lasciato ampio spazio al dialogo e alla discussione tra gli intervistati, in
modo che l’interazione tra gli stessi potesse ulteriormente arricchire i risultati
ottenuti.
Gli incontri, svoltisi tra il settembre e il novembre 2007, sono stati
organizzati nella sede dell’Università Cattolica di Brescia e hanno coinvolto:
- i genitori di ragazzi che hanno abbandonato (o sono stati in
procinto di abbandonare) il proprio percorso di studi,
- soggetti appartenenti al mondo dell’istruzione e della
formazione,
- soggetti appartenenti al mondo imprenditoriale.
Il piano dettagliato dell’indagine condotta in questa fase della ricerca viene
riportato nelle tavole seguenti:
*
Di Ilaria Beretta.
153
Tavola 4.1 Il piano di indagine dei focus group – genitori
Titolo
Data, ora e sede
Conduttore
Assistente e organizzatore
Partecipanti
Focus group con i genitori
30/10/2007, ore 18:30 – Aula Rinaldini
Prof. Enrico Maria Tacchi
Dott. Ilaria Beretta
Int. 1 (Bovezzo, insegnante di matematica alle Scuole
Medie), Int. 2 (Prevalle, infermiera Ospedale Civile di
Brescia), Int. 4 (Villaggio Prealpino, tecnico centro di
dialisi Ospedale Civile di Brescia)
Tavola 4.2 Il piano di indagine dei focus group – mondo imprenditoriale
Titolo
Data, ora e sede
Conduttore
Assistente e organizzatore
Partecipanti
Focus group con il mondo degli imprentiori
19/9/2007, ore 19:00 – Aula Chizzolini
Prof. Maddalena Colombo
Dott. Ilaria Beretta
Int. 1 (AIB – Presidente Giovani Imprenditori), Int. 2 (AIB
– Presidente ISFOR), Int. 3 (AIB), Int. 4 (Associazione
Artigiani – membro giunta), Int. 5 (Assopadana), Int. 6
(Coldiretti – Vice Direttore), Int. 7 (Colleggio Costruttori
Edili – Vice Presidente Giovani), Int. 8 (Confartigianato –
Segretario), Int. 9 (Compagnia Opere), Int. 10
(Federazione Autotrasportatori Italiani – addetta stampe
e pubbliche relazioni)
Tavola 4.3 Il piano di indagine dei focus group – mondo dell’istruzione e della
formazione
Titolo
Data, ora e sede
Conduttore
Assistente e organizzatore
Partecipanti
Focus group con il mondo dell’istruzione e della
formazione
18/10/2007, ore 17:00 – Aula Chizzolini
Prof. Maddalena Colombo
Dott. Ilaria Beretta
Int. 1 (Preside Scuola Media Tridentina, Kennedy,
Romanino e Silone di Colle Beato), Int. 2 (Docente
I.T.G. tartaglia), Int. 3 (OperatrIce Informagiovani di
Coccaglio ), Int. 4 (Docente, tutor e coordinatore
orientamento), Int. 5 (Coordinatore di settore), Int. 6
(Docente Liceo Scientifico Copernico), Int. 7 (Docente al
Liceo Gambara), Int. 8 (Responsabile formazione
professionale LASER)
Per quanto concerne la scelta dei, e il contatto con, gli interlocutori si sono
seguite vie diverse. I genitori hanno rappresentano senz’altro il target più
154
difficile, sia da raggiungere, sia da coinvolgere. Gli istituti scolastici non
sempre si sono dimostrati collaborativi nell’individuazione dei soggetti da
intervistare, apportando principalmente come motivazione il rispetto della
privacy. Alcuni insegnanti, tuttavia, hanno poi deciso di collaborare alla
nostra ricerca e ci hanno fornito un aiuto sostanziale nel reperimento di
qualche nominativo. Ma, tra i già poco numerosi genitori contattabili, ancora
meno numerosi sono stati coloro che si sono rivelati disponibili a partecipare
all’intervista di gruppo, mostrando, di fatto, come l’argomento sia ancora
vissuto con grande difficoltà e, spesso, sofferenza.
Ben più semplice è stato il reperimento dei rappresentanti degli altri due
focus group.Per gli imprenditori, in particolare, un supporto fondamentale ci è
stato fornito dalla Camera di Commercio di Brescia che si è occupata di
invitare al nostro incontro gli enti rappresentati nel suo consiglio.
Relativamente al mondo dell’istruzione e della formazione, infine, la
composizione del focus group è stata decisa in base ai seguenti criteri: si è
voluta assicurare la più ampia rappresentatività possibile alla realtà bresciana;
si è cercato di fare in modo che nell’intervista collettiva venissero coinvolti
quegli enti e quelle istituzioni che non erano già stati ascoltati nelle interviste
individuali.
Le tre discussioni di gruppo sono state realizzate attraverso la tecnica
dell’intervista semistrutturata: sotto la guida del conduttore, i partecipanti
sono stati invitati a esprimere i propri pareri e le proprie opinioni sugli
argomenti mano a mano proposti. Le tracce di discussione, adattate ai tre
diversi gruppi di interlocutori, tuttavia indagavano le seguenti aree tematiche:
la cause e i sintomi dell’abbandono; le valutazioni dell’abbandono; le
esperienze di istruzione/formazione e di orientamento/tutoraggio; il mondo
del lavoro locale e l’offerta di impiego; l’Azione Bandiera; la campagna
informativa.
Più precisamente, gli obiettivi dei focus group sono stati i seguenti:
1) rilevare le opinioni dei partecipanti sulle cause della dispersione
scolastica;
2) rilevare la valutazione positiva/negativa del fenomeno;
3) rilevare le opinioni dei partecipanti sull’istruzione, la scuola, la
formazione professionale, le attività di orientamento/tutoraggio in provincia
di Brescia;
4) rilevare le opinioni sui caratteri locali dell’offerta di lavoro;
5) rilevare le opinioni dei partecipanti sull’azione bandiera;
6) raccogliere suggerimenti sulla campagna informativa 1 .
1
Per un maggiore dettaglio si vedano le tracce in All. 1.
155
Quali ulteriori stimoli alla discussione, i conduttori avevano a disposizione
tavole di dati sullo stato dell’istruzione in provincia di Brescia e stimoli
visivi/verbali.
Come si accennava più sopra, si è lasciato ampio spazio alla libera
discussione tra i partecipanti; di conseguenza il compito principale del
conduttore è stato quello di facilitare lo scambio delle opinioni. Questi si è
astenuto il più possibile dall’intervenire nell’interazione, limitandosi a fare
rispettare gli argomenti proposti e i tempi previsti (complessivamente circa
un’ora e mezza / due). Il ruolo dell’assistente, invece, è stato, in primo luogo
quello di supportare il conduttore nell’organizzazione pratica dell’evento;
inoltre, da osservatore silenzioso, si è occupato di rilevare tutti gli elementi
del “non verbale” che in qualche modo potessero contribuire a interpretare
meglio i risultati dell’indagine.
Quanto espresso dai partecipanti nel corso dei tre focus group è stato
registrato, in modo da non perdere informazioni importanti per la
rielaborazione dei materiali raccolti e la redazione del report di ricerca.
Tuttavia, nelle citazioni riportate nel documento finale, viene sempre garantito
l’anonimato degli interlocutori, cui ci si riferisce esclusivamente attraverso
l’utilizzo dei seguenti codici2 :
- per i genitori: Int. 1 – genitori, Int. 2 – genitori; Int. … genitori;
- per i rappresentanti del mondo dell’istruzione e della
formazione: Int. 1 – istruz. & formaz.; Int. 2 – istruz. & formaz.; Int.
… - istruz. & formaz.;
- per i rappresentanti del mondo imprenditoriale: Int. 1 –
imprenditori; Int. 2 – imprenditori; Int. … - imprenditori.
Dal punto di vista della metodologia di rilevazione adottata, ci pare infine
corretto sottolineare due ulteriori aspetti: la varietà dei punti di vista analizzati
e le diverse modalità con cui sono stati proposti e affrontati gli argomenti in
ragione degli specifici interessi di cui sono portatori. Potremmo definire
quello dei genitori un punto di vista “interno”, di persone, cioè, che hanno
vissuto personalmente l’esperienza dell’abbandono degli studi da parte dei
propri figli. Le loro opinioni sono state per noi di grande valore; le resistenze
che da parte di questa categoria di interlocutori abbiamo incontrato a
partecipare ai nostri incontri dimostrano come la problematica affrontata sia
attuale, scottante e vissuta in maniera drammatica.
Il punto di vista degli insegnanti e degli imprenditori può invece essere
definito come “esterno”, in quanto tali intervistati, pur rappresentando
anch’essi attori sociali toccati dal fenomeno, tuttavia lo osservano secondo la
prospettiva di chi non vive sulla propria persona l’esperienza dell’abbandono
2
Il numero indicato nel codice non corrisponde in alcun modo all’ordine degli interlocutori
presente nelle tavole 4.1, 4.2, e 4,3.
156
(come, invece, può accadere per i genitori che vivono con profonda
partecipazione, quasi si trattasse di se stessi, le scelte dei figli). Gli
imprenditori e gli insegnanti si distinguono, tuttavia, a loro volta, in seguito al
diverso ruolo rivestito e ai diversi interessi rappresentati.
Gli imprenditori sono coloro che –per così dire – “subiscono le
conseguenze” della scelta che i giovani compiono relativamente al proprio
percorso di studi. Qualora questi lascino in giovane età la scuola,
rappresenteranno una mano d’opera disponibile, a basso costo,
tendenzialmente inesperta e quindi da formare. Qualora, invece, i ragazzi
decidano di ottenere un diploma o addirittura una laurea, chiaramente il loro
“costo” sul mercato aumenterà, così come la loro preparazione teorica e
culturale. E’ evidente, tuttavia, che il mondo imprenditoriale non rappresenta
solamente un “soggetto passivo” del sistema, limitandosi a ricevere la forza
lavoro, ma, costituisce, di fatto, anche un importante “soggetto attivo”,
alimentando la domanda di impiego e, quindi, incidendo sulla relativa offerta
(cfr § 4.1)
Dall’altra parte, è evidente come il principale obiettivo del mondo della
scuola sia quello di educare ed istruire i giovani, e come di conseguenza sia
interesse degli insegnanti che i ragazzi continuino il più a lungo possibile la
propria carriera di studi. Ma, neanche in questo caso gli insegnanti
rappresentano dei meri “soggetti passivi”, che si limitano a subire le decisioni
degli studenti sul proprio futuro. Al contrario: come vedremo meglio in
seguito, la qualità degli insegnamento risulta un elemento determinante nelle
scelte del ragazzo (cfr. § 4.1 e 4.3).
Per quanto concerne gli argomenti trattati nei diversi focus group, come si
accennava più sopra, la traccia di discussione è stata costruita a partire da uno
schema comune ed è stata adattata ai diversi tipi di target. Talvolta sono stati
gli stessi interlocutori che, in base alla propria sensibilità, esperienza,
posizione, hanno di fatto “selezionato” gli argomenti che reputavano di
maggiore interesse e su questi hanno finito per soffermarsi maggiormente..
Col mondo della scuola, ad es., si sono analizzate soprattutto le cause
dell’abbandono e le relative azioni correttive, mentre si è parlato poco della
valutazione del fenomeno dell’abbandono e della condivisione delle finalità
dell’Azione Bandiera 1 (che risultavano in qualche modo scontate).
Diversamente, questi stessi argomenti hanno rappresentato l’oggetto più
controverso nell’ambito del focus group col mondo imprenditoriale, durante il
quale, riguardo alle possibili cause dell’abbandono, si è anche preferito
indirizzare la riflessione su una specifica causa, cioè la domanda di lavoro. Ai
genitori, inf ine, si è ritenuto importante proporre, nella loro completezza e
complessità, tutti gli argomenti trattati, e, in effetti, gli stessi hanno risposto
soffermandosi ampiamente su ciascun soggetto.
157
2. Cause e indicatori associati alla scelta di lasciare gli studi
2.1 Il punto di vista dei genitori
Secondo i genitori, tra le possibili cause di abbandono degli studi da parte
dei ragazzi, la principale è senza dubbio rappresentata dall’ampia offerta di
lavoro. La consapevolezza, infatti, della facilità con cui è possibile trovare
impiego nel territorio bresciano toglie ai giovani ogni motivazione a
continuare il percorso formativo, specie se risulta
faticoso. Ciò è
particolarmente evidente dal confronto con quanto accade nel Sud dell’Italia,
dove la scarsa domanda di lavoro, anziché stimolare all’abbandono, trattiene i
giovani a scuola con funzione di “ripiego” o “parcheggio”:
Si studia di più per il motivo inverso, perché non si trova lavoro […]. Io ho insegnato
alle Medie per diversi anni, e già tra le Medie e le Superiori c’era già una selezione,
cioè i ragazzi dopo la Terza Media andavano a lavorare, perché non c’era la
fabbrichetta del papà dell’amico, etc. Qui trovano lavoro facilmente, una voglia così
sterminata per lo studio non ce l’hanno, e quindi si lasciano andare più facilmente per
il lavoro…credo che sia per il lavoro. (Int.1 – genitori).
E’ chiaro poi che, se all’ampia disponibilità di impiego si aggiunge anche
l’esempio di amici che già lavorano, allora bisogna che il ragazzo sia davvero
molto motivato perché continui gli studi. Su questo punto i genitori sono
assolutamente d’accordo: anche il gruppo dei pari rappresenta un elemento
determinante nelle scelte effettuate da un ragazzo.
Però i ragazzi che frequentano ragazzi - diciamo – di pari livello si possono lasciare
andare perché vedono quelli che hanno più libertà, più disponibilità, magari anche di
soldi… questo può influire poi sul futuro di questi ragazzi; (Int. 1 – genitori)
Poi ha avuto anche tutti amici che lavoravano…e tutti amici con una certa
disponibilità economica “io vado, io faccio, io sto fuori fino alle tre del mattino tanto,
vabbeh, non devo preparare l’esame”, perché se devi preparare l’esame devi studiare
tutto il sabato e la domenica […]. (Int. 2- genitori)
Se da una parte è vero che l’ampia offerta di lavoro della provincia di
Brescia rappresenta una delle principali cause della fuoriuscita del sistema di
istruzione locale, dall’altra parte è anche vero che la qualità della domanda di
lavoro non è altissima, e di conseguenza il ragazzo risulta ulteriormente
demotivato a studiare. Ad esempio, qualcuno si chiede che senso possa avere
per un giovane continuare a istruirsi se poi vi è il rischio di andare a svolgere
158
professioni diverse o, peggio ancora, inferiori rispetto a quello per cui si era
investito:
Se uno si prende una laurea in Giurisprudenza, e poi va a fare l’usciere…io questo
non lo vivrei bene! […] i ragazzi oggi se lo pongono questo problema. […]Anche i
medici, anche i dottori […]. E quindi la scelta dipende sempre da cosa vuoi fare,
perché non sempre uno è disposto a studiare per fare l’ingegnere e poi andare a fare il
contabile. Cioè – ha capito – se io fossi sicuro di studiare per una professione che poi
non posso esercitare…la cultura sì, ho capito…. (Int. 1 – genitori)
Infine, tra le cause dell’abbandono, non mancano genitori che riconoscono
l’importanza della cultura famigliare nell’orientare la scelta dei figli verso il
lavoro anziché verso lo studio. In particolare, in una provincia come quella di
Brescia, a fortissima industrializzazione, non può essere data per scontata la
preferenza dei genitori per un alto livello di istruzione dei figli. La mentalità
pratica e volta al lavoro, tipicamente bresciana, infatti, porta molte persone a
incitare i ragazzi a intraprendere degli studi solo se questi assicurano loro, più
che una profonda cultura, ampie entrate economiche:
Allora, le faccio due esempi. Io seguivo dei malati a Lumezzane: chi ha la
fabbrichetta, grossa, piccola, il padre: “Va’, fa’ l’ITIS, che dopo…”. Io ho un amico
che fa il geometra, segue i cantieri sul lago: ha fatto fare il geometra a tutti e due i
figli. Secondo me, per come conosco i figli, lo hanno fatto perché lui ha detto: “dai
che dopo vieni a lavorare”. (Int. 4 – genitori)
Qualora i genitori attribuiscano grande importanza all’istruzione, tuttavia
non è detto che essi riescano – o debbano riuscire - a convincere il giovane a
continuare il proprio percorso formativo. Secondo alcuni, infatti, è
fondamentale che il genitore inciti, esorti, se non addirittura costringa il
ragazzo a studiare; mentre altri ritengono questo un errore di impostazione
nelle scelte di vita.
Credo che sia stato fondamentale il fatto che mancasse la figura di riferimento (es.
padre o madre), quindi, così, una figura che magari, se vedeva che si attardava, stava
a letto, non si svegliava, non andava a lezione, l’avrebbe pungolato “alzati, svegliati,
vai”, lo avrebbe sollecitato sicuramente a mantenere l’impegno; (Int. 2 – genitori)
Io, per esempio, il primo figlio mio non ha voluto studiare. Ha fatto il liceo […], ha
spulciato qua e là e poi ha detto “papà e mamma, a me non piace studiare. Cioè, se lo
devo fare per forza, poi vi prendete la responsabilità perché perdo gli anni, etc., però
io non voglio studiare”. Per cui ce l’ha detto proprio papale papale […] Cioè, lui mi
ha detto: “non voglio studiare, e basta” e noi non abbiamo insistito perché ce lo ha
detto esplicitamente. (Int. 1 – genitori)
159
2.2 Il punto di vista degli imprenditori
Durante l’incontro con gli imprenditori, si è preferito non parlare, in
termini generali, delle motivazioni che portano i ragazzi a lasciare gli studi,
ma concentrarsi sul fatto che, come anche dimostrato dai dati e dalle
statistiche raccolte, una delle principali cause dell’abbandono è l’ampia
offerta di posti di lavoro da parte delle aziende bresciane.
La maggior parte degli intervistati sostiene che i ragazzi abbandonino gli
studi per scelta, e che tale scelta è guidata da due fattori: il desiderio di
autonomia finanziaria dei ragazzi, e l’obsolescenza della scuola.
Posso dire che i giovani bresciani cerchino lavoro per due fattori importanti. Uno: per
l’autonomia finanziaria, per essere autonomi, indipendenti dai genitori: il chiedere
torna pesante per loro. L’altro perché probabilmente c’è una maturità di questi ragazzi
che, a mio avviso, si rendono conto che la scuola, non rispondendo più alle loro
esigenze,… l’abbandonano, cercando nel lavoro qualcosa che… leggono, si
informano, sanno, secondo me, che la scuola italiana non ha più quello schema
rispondente a determinate esigenze e aspettative. (Int. 4 – imprenditori)
Io credo […] che soprattutto in un contesto come quello bresciano, che è
particolarmente ricco e in cui è vero che non si hanno difficoltà a trovare possibilità di
lavoro […], l’invito a entrare nel mondo del lavoro sia elevato anche perché diventano
sempre maggiori le esigenze economiche dei giovani. Un po’ per dinamiche… per
identificarsi nel gruppo, in alcuni status, alcuni simboli, che diventano difficili per le
famig lie da mantenere. Mi riferisco […] anche a un’indipendenza economica
nell’immediato, che può essere semplicemente l’acquisto dell’auto, delle vacanze. (Int.
10 – imprenditori)
Altri intervistati, invece, individuano nella scuola la principale causa di
abbandono da parte dei ragazzi. In particolare qualcuno sottolinea la sfiducia
che i giovani nutrono nei suoi confronti in relazione a vissuti negativi, distanti
dai sogni di autorealizzazione e comunque più “vincolanti” alla scelta
autonoma di lavorare.
Secondo me c’è una componente un po’ di sfiducia nei confronti della scuola, cioè
che la scuola possa rispondere a specifiche aspettative di un certo target, di chi ha
interesse a entrare in modo più veloce nel mondo del lavoro, di chi non ha interesse o
intenzione a prefigurarsi un percorso quinquennale, quindi magari si rivolge in parte
alla formazione professionale, ma magari sente troppo vincolante anche un percorso
limitato. D’altro canto, […] io mi occupo professionalmente di attività formative e ci
capita di intercettare i ragazzi nel segmento della formazione per l’apprendistato:
alcune volte inorridiscono all’idea di dovere tornare in un’aula. (Int. 9 – imprenditori)
160
Altri ancora mettono in evidenza l’incapacità della scuola di orientare in
modo adeguato il giovane, il quale finisce per abbandonare il proprio percorso
formativo a causa di scelte sbagliate, ovvero di aspirazioni non realistiche che
non trovano riscontro nella scuola o università che si frequenta .
Perché penso che l’abbandono scolastico, non sempre ma in molti casi, è anche
dato da un’errata scelta che si fa, sia a 15 anni, sia a 19 quando ci si iscrive
all’università, perché si hanno delle aspettative quando ci si iscrive, e poi quelle
aspettative non trovano riscontro né nella scuola prima, né nel lavoro poi…[…]. (Int. 7
– imprenditori)
Non tutti gli interlocutori, tuttavia, pensano che i ragazzi abbandonino il
percorso di studi per scelta; qualcuno sottolinea, ad es., come nel mondo
artigiano sia ancora fortemente radicata la struttura dell’impresa famigliare
nella quale continua a manifestarsi, forte, la necessità che i giovani imparino il
mestiere direttamente sul campo, e non “perdano tempo” nello studio. La
necessità che emerge è quella del “ricambio” in seno alla famiglia.
Secondo me, […] una verità viene dal fatto che…non è un atto di sfiducia, ma c’è
comunque una richiesta che il papà, la mamma che nell’impresa ha bisogno che vada
nell’azienda il più presto possibile. Anche i due anni delle superiori della riforma
scolastica sono vissuti con grosse difficoltà…[…]. I dati ci danno che le imprese
artigiane stanno aumentando sul discorso dei collaboratori famigliari, questo è un dato
di fatto. Quindi è vera secondo me la situazione per cui “è meglio la pratica della
grammatica”, da questo punto di vista. (Int. 8 – imprenditori)
Tra le cause vi è infine la difficoltà dei ragazzi a entrare nel sistema
universitario a seguito del numero chiuso; una motivazione che si pone a
cavallo tra il “bisogno” e la “scelta”.
Io vorrei sottolineare anche un altro aspetto, che non è secondario: è l’accesso, anche,
alle facoltà. Se si vogliono guardare le difficoltà che hanno i giovani per seguire
magari anche un indirizzo che potrebbe essere più confacente alle loro
capacità…magari…aspirazioni future. Il numero chiuso, ad es., delle università…ci
sono alcuni esempi. […] Stavo sottolineando proprio questo aspetto che alcune volte
viene sottovalutato, ma quello dell’accesso è proprio uno degli impedimenti…o
comunque uno per ripiego sceglie una facoltà che non è la propria scelta e poi
successivamente abbandona per queste ragioni. (Int. 5 – imprenditori)
2.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione
161
Per quanto concerne l’individuazione delle cause dell’abbandono degli
studi da parte dei ragazzi, i rappresentanti della formazione e della scuola
secondaria di primo grado, da una parte, e i rappresentanti dell’istruzione
secondaria, dall’altra, esprimono pareri decisamente diversi. Negli istituti
secondari superiori, specialmente nei licei, viene quasi negata l’esistenza del
fenomeno dell’abbandono, o, quantomeno è giudicato pressoché irrilevante e
comunque in netta riduzione rispetto al passato. Questo perché vi sono
maggiori possibilità, in caso di insuccesso, di passare da un tipo di istruzione
all’altro, e dall’istruzione alla formazione professionale.
Probabilmente al liceo il problema non esiste: al liceo la dispersione scolastica non
c’è. Cioè è una minima dispersione che dal liceo passa a un altro liceo, più facile. E in
università anche: i ragazzi diplomati da noi […] sono pochissimi quelli che poi non
vanno all’università […] e magari peraltro sono fondamentalmente ragazze che fanno
un’altra scelta – di tipo esistenziale, appunto – è evidente che conta molto la questione
della condizione di partenza della famiglia, e il valore che la famiglia dà
all’istruzione. Però mi pare di potere dire che anche le famiglie che prima dicevano
“no, adesso vai a lavorare perché così porti lo stipendio in casa” adesso sono molto
meno, anche nel nostro territorio; (Int. 4 - istruz. & formaz)
Però sono problematiche diversissime, la formazione professionale e l’istruzione
secondaria […] tra gli istituti tecnici e i geometri…noi abbiamo un tasso di
dispersione anche piuttosto basso […], cioè noi abbiamo un tasso di dispersione che
secondo me con gli anni si è abbassato […]; e poi spesso accade che i ragazzi che
lasciano dopo 5-6 anni tornano al serale […]. Nella scuola superiore la dispersione non
l’abbiamo più perché vanno nei cfp […] la dispersione adesso se ne parla molto ma è
sicuramente calata nelle scuole, figuratevi al liceo; (Int. 8 – istruz. & formaz.)
Anche nel nostro istituto che adesso ha 2600 alunni – è il primo istituto di Brescia – i
livelli di dispersione sono abbastanza bassi; forse i maggiori problemi sono quelli
legati al ri-orientamento […]. Però, tutto sommato, il tipo di dispersione che io ho
notato nella mia esperienza oramai quasi trentennale, è di due tipi, sostanzialmente
[…] una dispersione legata a cause familiari ed economiche, per cui ragazzi e ragazze
- noi abbiamo una popolazione al 90% femminile – si ritiravano perché la famiglia
aveva dei problemi economici e quindi doveva badare a portare a casa dei soldi. E poi
una seconda causa, che adesso non mi sembra così minoritaria, quella di tipo
psicologico. Abbiamo ragazzi che per problemi depressivi si ritirano da scuola […].
(Int. 5 – istruz. & formaz.)
A Brescia il fenomeno dell’abbandono scolastico, quindi, non pare
riguardare particolarmente l’istruzio ne liceale, in quanto lo status socioeconomico dei giovani è piuttosto elevato e le loro famiglie tengono molto
allo studio. Chi vie una difficoltà viene comunque “accudito” e non trascurato
162
dai docenti, e, soprattutto, chi abbandona si ri-orienta verso altre scuole. Le
forme di dispersione conosciute sono legate a scelte di vita, a qualche
problema economico, e a qualche problema psicologico; ma tali casi sono
davvero rari. Si tende, insomma, a min imizzare il problema, e a ricondurlo,
più che altro, a un discorso di immaturità dei ragazzi che non hanno ancora
compreso quali sono i reali valori della vita:
C’è anche, io lavoro in una scuola maschile, una mancanza di valori… calciatori,
calciatori…sempre tutti zoppi [perché giocano a calcio e si fanno male]…cioè il mito,
il dio denaro, e quindi calciatori. (Int. 8 – istruz. & formaz.)
Il fenomeno dell’abbandono degli studi si configura, invece, come un
problema proprio del mondo della formazione professionale. Qui, le cause
individuate sono numerose e diverse, legate al fatto di concernere un’utenza
debole che i ragazzi vivono spesso in condizioni socio-economiche difficili e
disagiate; di conseguenza, come afferma effic acemente qualcuno, la scuola è
l’ultimo dei loro problemi:
Il disagio sociale sicuramente – […] dall’osservatorio che ho anche da quest’anno – è
sempre in aumento. Disagio che ha le più diverse cause, etc, ma che sicuramente
comporta – come potrei dire – distrazione dalla scuola. Insomma: sicuramente per
questi ragazzi la scuola non è il primo dei loro problemi, ne hanno di pesanti, e io li
vivo tutti i giorni oramai…; (Int. 7 – istruz & formaz.)
Nella formazione professionale […]. Noi abbiamo un’utenza che è un’utenza debole,
è un’utenza fragile, anche – direi – per una situazione di provenienza familiare. […]
le problematiche delle famiglie che questi ragazzi hanno alle spalle stanno
aumentando a dismisura. Noi abbiamo il 50% dei nostri ragazzi che fanno parte di
famiglie disgregate, o di famiglie nelle quali si stanno prendendo provvedimenti;
disorientamenti enormi fuori che poi, chiaramente, si ripercuotono sulla permanenza a
scuola. Questi ragazzi dicevo, quindi, che arrivano ben decisi ad affrontare un
percorso, ma che poi, chiaramente, trovano delle difficoltà, molto spesso non trovano
nella famiglia i supporti sufficienti per essere motivati, quindi i ragazzi, che hanno
bisogno di forti gratificazioni, abbandonano con grande facilità. (Int. 2 – istruz. &
formaz.)
Coloro che frequentano i corsi di formazione professionale sono spesso
individui demotivati, che non trovano stimolo o ragione per andare avanti; si
disorientano facilmente e si arrestano davanti alle prime avversità incontrate
sul proprio percorso formativo. La ragione dell’abbandono risiede, secondo
gli intervistati, nella incapacità di dare “un senso” alle proprie scelte. In
questo l’ambiente scolastico non appare molto supportivo.
163
Ora […] se la scuola riesce ad offrire motivazioni profonde rispetto allo studio e
quindi, da questo punto di vista, all’innalzamento del livello di istruzione e quindi al
ricercare una propria strada tra i vari percorsi possibili, a non avere paura ad
affrontare le difficoltà, a non avere paura a sbagliare delle scelte, e quindi essere
pronti ad approfittare delle passerelle, ecc. pur di raggiungere i propri obiettivi; se
questo riesce a farlo, allora … può esser stimolante l’essere a scuola, studiare, ecc.
Ora: in una situazione come questa, contrassegnata da incertezza, che non è solo
incertezza del futuro, ma è incertezza nell’agganciarsi a qualche valore, a qualche
obiettivo, ecc. – Moretti, se non sbaglio, diceva “noi navighiamo in un oceano di
incertezze tra arcipelaghi di certezze”. (Int. 7 – mondo istruz. & formaz.)
Questo interlocutore, quindi, vede i ragazzi d’oggi come persone incerte e
insicure, incapaci di affrontare la vita e le sfide che questa comporta: di
conseguenza, solo il comprendere a fondo il valore di ciò che si sta facendo
può permettere loro di proseguire gli studi nonostante le difficoltà. Dello
stesso parere è anche un’altra insegnante, rappresentante del mondo della
formazione professionale, che sottolinea la fragilità dei giovani di fronte agli
insuccessi.
Devono forse essere rinforzati; devono trovare il contesto che faccia capire loro che
ce la possono fare; hanno bisogno fondamentalmente di questo. Forse uno dei motivi
dell’abbandono è il disinnamorarsi e il disilludersi di quello che la scuola mi può
dare: “Se ricevo l’ennesima bastonata in mezzo ai denti, me ne vado, perché
comunque non ce la faccio più”. (Int. 3 – istruz. & formaz.)
La stessa interlocutrice insiste poi sull’incapacità dei ragazzi di
immaginarsi proiettati nel futuro, cosa che li fa arenare di fronte alle prime
difficoltà.
La non capacità di capire che quello che stanno vivendo nella scuola, nella formazione
professionale, liceale, ecc., è un qualche cosa che farà loro da base nel futuro. Non
hanno la capacità di proiettarsi in là, quindi vedono la fatica dello studiare,
dell’applicarsi, vedono l’insuccesso di un voto negativo di un qualche cosa di
negativo, e gettano troppo presto la spugna, proprio perché manca forse in loro la
proiezione in qualche cosa che loro devono costruire.(Int. 3 – istruz. & formaz.)
Qualcun altro sottolinea l’errata modalità, il significato strumentale e
l’impegno di “basso profilo”, con cui i ragazzi affrontano gli studi superiori,
dimostrando in questo modo di non comprendere appieno il valore dello
studio.
Una ragazzina è venuta settimana scorsa all’Informagiovani a chiedere
un’informazione – la ragazza fa la terza media - su una scuola superiore, e la sua
164
preoccupazione fondamentale era: “quante materie devo avere giù per essere bocciata,
perché io vado male in inglese e allora quante ore di inglese devo fare. Lo devo
portare fino in quinta?” La sua preoccupazione fondamentale era questa: quante
materie devo avere giù per non essere promossa. Non ha senso! […]. (Int. 6 – istruz.
& formaz.)
La stessa interlocutrice accenna poi ad altre componenti che
contribuiscono alle scelte sbagliate e quindi al successivo abbandono da parte
dei ragazzi, come l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, le loro pretese
irrealistiche, ecc. E, come lei, anche altri intervistati sottolineano tale aspetto.
E poi da noi è importante anche la componente genitoriale, perché quando vengono a
fare orientamento con i genitori c’è da mettersi le mani nei capelli. […] perché il
genitore non li incita mai: “perché deve prendere il treno, no, non voglio che faccia
questo”; e magari le idee del genitore e del ragazzo sono completamente diverse […].
(Int. 6 – istruz. e formaz.)
Io trovo, lo scontro grosso che ho coi genitori è il fatto che ci sia proprio questa
tendenza a mettere le scuole su piani in verticale, per cui il ragazzino manifesta un
interesse a inserirsi in un percorso professionale perché, caspita, la ragazzina, la
parrucchiera la vuole fare, “assolutamente no l’idea che mia figlia non faccia un liceo”
e quella povera creatura le risorse non le ha […]. Quindi c’è la preoccupazione del
genitore che se va a fare un certo tipo di percorso viene tra virgolette etichettata come
quella che tanto non è capace, tanto non ce la fa e quindi la mandiamo a fare qualcosa
di diverso. (Int. 3 – istruz. & formaz.)
I genitori, quindi, possono finire per rappresentare un ostacolo alla
continuazione degli studi dei ragazzi, non solo perché li inducono a compiere
scelte sbagliate, ma anche perché non li sostengono nel loro percorso di studi.
Lo stesso si può dire del mondo del lavoro, che non “investe” sulla
formazione dei giovani (es. nei percorsi di apprendistato), preferendo
trattenerli in azienda piuttosto che offrire loro un’opportunità formativa.
Per il discorso dell’apprendistato mi veniva in mente: noi, quando facciamo i corsi
dell’apprendistato …[…], tante volte sono gli adulti e i datori di lavoro che non te li
vogliono mandare perché è una perdita di tempo investire sulla formazione del
ragazzo, perché staccarlo dal lavoro è un guaio. […] Il messaggio che viene dal
mondo adulto è questo. E anche in una logica di formazione continua, mi pare che il
mondo degli adulti, a parte chi è coinvolto nel mondo scolastico, non è che ci creda
più di tanto. Gli adulti in realtà mandano un messaggio molto ambiguo, cioè “stai qui,
perché se stai qui, l’azienda va avanti”; (Int. 1 – istruz. & formaz.)
165
Sostanzialmente da noi dopo due anni andavano a lavorare; adesso il percorso
triennale o quadriennale […] i datori di lavoro si trovano a dovere aspettare i 3 anni, i
4 anni per…e infatti ci sono episodi di ragazzi che abbandono il terzo anno iniziato per
andare a lavorare, laddove ci sono dei datori di lavoro che, purtroppo, minimizzano il
percorso che loro stanno facendo, e li spingono a lavorare, promettendo una carriera
abbastanza facile attraverso dei corsi di aggiornamento che chiaramente non danno
titolo: questo è abbastanza deprecabile; (Int. 2 – istruz. & formaz.)
Io mi immetto sempre sul discorso dell’apprendistato: una ragazzina che fa la
commessa, la datrice di lavoro che ti telefona perché tu le porti via per 8 ore al giorno
una forza lavoro e ti dice “ma io che cosa la faccio venire a fare?” […] Io dico che
magari questa ragazzina non farà la commessa a vita, per cui se c’è la possibilità di
farle vedere qualcosa di diverso, perché no. “Ma a me non interessa avere qui in
negozio una persona che sappia di italiano, di matematica, etc., a me non interessa, a
me basta che lavori” […] e la ragazzina questo lo sente, a volte anche in maniera
3
molto forte. (Int. 3 – istruz. & formaz.)
Emerge in definitiva l’ambiguità di fondo del messaggio degli adulti nei
confronti dei ragazzi: da un lato, li si vuole già diplomati o laureati (magari
per il beneficio simbolico e indiretto che i genitori ne ricavano), dall’altro li si
pensa solo come lavoratori, funzionali a un mercato occupazionale che si
vuole “proteggere” e controllare.
3. Valutazioni sugli effetti dell’abbandono degli studi
3.1 Il punto di vista dei genitori
Quando si affronta il tema della valutazione sugli effetti dell’abbandono, le
posizioni assunte dai partecipanti al focus group risultano piuttosto difformi,
nonostante tutti, in un primo momento, dichiarino di dispiacersi del
fenomeno. Una madre, in particolare, spiega di provare rammarico di fronte a
ogni forma di abbandono, in quanto è consapevole del bagaglio culturale di
cui un ragazzo si pr iva compiendo quella scelta. Tale bagaglio è personale,
indipendentemente dal suo apprezzamento nel mondo del lavoro.
3
E’ tuttavia corretto precisare che non tutti gli interlocutori si sono dichiarati d’accordo con le
opinioni negative espresse da questi intervistati. Ben due insegnanti hanno infatti risposto, uno
segnalando la collaborazione esistente con API industria – Associazione Piccole e Medie
Imprese, che ogni anno si rende disponibile a parlare nelle scuole medie e a sottolineare
l’importanza e il valore dello studio ai fini lavorativi; l’altro ricorda i validi corsi di formazione
per insegnanti che oramai da diversi anni vengono organizzati da AIB – Associazione
Industriali Bresciani.
166
Io personalmente provo rammarico quando c’è l’abbandono della scuola, perché
ritengo che inserirsi nel mondo del lavoro si fa sempre a tempo. Anche se un laureato
andrà poi a fare, per assurdo, l’operaio o anche una professione inferiore rispetto alla
sua laurea, però la sua laurea sarà sempre sua, la sua cultura sarà sempre una sua
opportunità di crescita, un suo bagaglio personale. Quindi io la vedo proprio come
una sconfitta […]. (Int. 2 – genitori)
Anche un’altra madre mostra, in diversi momenti del confronto, di non
approvare l’abbandono degli studi e di vederne soprattutto gli effetti negativi
legati, secondo lei, non tanto al minore bagaglio culturale, quanto alle minori
opportunità lavorative:
Sto vivendo adesso questa situazione con mio nipote […] anche lui adesso ha
cominciato da una settimana, preso come perito chimico, a fare le pulizie, proprio
brutalmente a fare le pulizie delle vasche di dove ci sono questi… adesso, per carità,
mi dice mio nipote: “io posso anche scopare quando non ho niente…però non sono
stato assunto da un’agenzia di pulizie!”. […] Sì, sì, è vero che c’è molto lavoro da
noi, ma la qualità del lavoro non è poi…ecco perché ritengo che valga sempre la pena
di studiare. (Int. 3- genitori)
Non in tutti emerge una visione totalmente negativa dell’abbandono, e la
cosa risulta particolarmente chiara dal lungo, e più volte ripreso, dibattito
sull’opportunità o meno di “costringere” i ragazzi a studiare. In effetti, tutti i
partecipanti al focus group sono concordi nel sostenere che ciò che realmente
conta è che, se studia, il ragazzo sia felice assecondando le proprie attitudini e
propensioni:
Comunque, da genitore…come si diceva…non si può pretendere che tutti facciano gli
ingegneri, le case si costruiscono con i muratori. Di ingegnere ne basta uno, poi due
geometri…per cui, certo, è un discorso di orgoglio di genitori però gli ho detto: “Non
ti piace andare a scuola? Se non vai bene, andrai a lavorare, impari un lavoro, lo fai
onestamente, vivi onestamente” […]; (Int. 4 – genitori)
Quindi, secondo i genitori intervistati, in linea teorica la preferenza va per
la continuazione degli studi; nella pratica, però, è poi necessario vedere, però,
se l’obiettivo è perseguibile, dato che molti fattori entrano in gioco, dalle
umiliazioni del giovane ai bisogni contingenti della famiglia. Questi fattori
possono concorrere a creare altre priorità per cui lo studio non risulta più così
importante.
Bisogna vedere, appunto, tante cose, tanti fattori. Perché uno che vive in una famiglia
dove non ci sono tanti problemi […] è un conto, cioè, voglio dire, può anche farlo. Se
invece vive in una famiglia dove magari i genitori sono operai, pagano l’affitto, 2-3
167
figli, dice: “vado a lavorare”. Purtroppo questo è un discorso soggettivo, dipende da
famiglia a famiglia. Ognuno vorrebbe vedere il proprio figlio all’apice di una carriera,
però bisogna stare coi piedi per terra. (Int. 4- genitori)
3.2 Il punto di vista degli imprenditori
In termini generali, possiamo affermare che gli imprenditori non hanno
espresso un giudizio del tutto negativo sul fenomeno dell’abbandono del
percorso di studi da parte dei ragazzi in provincia di Brescia; le posizioni
assunte sono però piuttosto articolate. Innanzi tutto, qualcuno sostiene che
non ci sia nulla di sbagliato a mandare a lavorare un giovane che non si mostri
particolarmente portato per lo studio; anzi, in questo modo probabilmente se
ne valorizzeranno altre capacità e si eviteranno inutili sofferenze:
Io trovo che sia positivissimo [il rivolgersi precoce al mondo del lavoro] perché
l’esperienza di lavoro forma; chi non riesce a realizzarsi a scuola…io parlo sempre
della mia esperienza…il ragazzo che mi prendeva sempre insufficiente era quello che,
smontata una radio in mille pezzi, era in grado di rimontarla senza necessità di
istruzioni. Quindi condivido…perché restano frustati se stanno a scuola. […]. Quindi
io la trovo positiva: c’è bisogno di manodopera a Brescia; (Int. 4 – imprenditori)
Questo aspetto della dispersione ha molte facce, non tutte negative. Un’uscita dalla
scuola secondo un percorso talvolta progettato dalla famiglia, “vieni in azienda a
lavorare anziché andare a scuola: non hai successo, ti trovi a disagio, vieni a casa che
piangi, prendi 4 in tutte le materie”, questo – dicevo - a volte risponde alle attitudini
del ragazzo. (Int. 2 – imprenditori)
Quindi, secondo gli imprenditori, l’abbandono scolastico non è un
problema se alle spalle c’è una scelta ponderata della famiglia; lo diventa,
invece, quando il giovane si disorienta e lascia la scuola senza immettersi nel
mondo del lavoro.
E’ una realtà molto complessa e molto articolata, intervengono scelte della famiglia,
attitudini del ragazzo, talvolta si arriva a valutazioni della famiglia sul trade-off
mandarlo a scuola o mandarlo in bottega. Se lo mando in bottega, fa l’orario di
lavoro, impara, fa delle cose buone, così. Il vero problema non è il 71% di persone
che lavorano, ma quello che sta sopra, cioè quella parte di persone che non sta né a
lavorare, né a scuola; e quindi sono quelle le persone che andrebbero seguite. (Int. 2 –
imprenditori)
Nella valutazione dell’abbandono, tuttavia, lo stesso interlocutore
sottolinea un aspetto negativo: l’ampia domanda di lavoro del sistema
economico bresciano quasi mai concerne l’attività manageriale , quindi quasi
168
mai si rivolge ai laureati, fattore che in sé scoraggia l’investimento in
istruzione.
Non bisogna essere valutativi: sono tanti o pochi i laureati che le aziende…questa è la
realtà. Tenete conto che gran parte delle aziende, delle oltre 100.000 aziende che
esistono a Brescia sono gestite direttamente dal proprietario, quindi in quel caso il
laureato va da dirigente e non ha spazio, c’è già il padrone che fa quel mestiere lì.
(Int. 2 – imprenditori)
Solo due interlocutori si esprimono con termini più moderati. Il pr imo, in
particolare, mette in evidenza come la valutazione del fenomeno
dell’abbandono sia particolarmente complessa, in quanto se da una parte il
mondo del lavoro chiede una manodopera sempre più preparata e
specializzata, dall’altra parte le istituzioni scolastiche non sembrano in grado
di rispondere a tale necessità:
Ma…non è facilissima come domanda. Perché da un lato la nostra produzione si sta
sempre più specializzando, e quindi più la gente è preparata meglio è […]. Certo è che
se noi pensiamo alla scuola italiana fa acqua dappertutto. (Int. 3 – imprenditori)
Il secondo sottolinea l’esistenza di una certa “debolezza strutturale” del
sistema economico-lavorativo, debolezza dimostrata principalmente dalla
grande mobilità dei ragazzi che, se entrano nel mondo del lavoro privi di
qualifica, spesso non riescono a trovare un’adeguata collocazione, segno che la
mancanza di titoli di studio rappresenta un handicap nel loro percorso
professionale.
Io non sono d’accordissimo con quanto diceva la signora sul positivissimo, perché
andando a vedere proprio la tipologia dei ragazzi che entrano precocemente nel
mondo del lavoro, si trovano […] anche aspetti contradditori, soprattutto una grande
mobilità. Ragazzi che stanno sei mesi in un’azienda, cambiano, eh…Questo può
servire per fare esperienza ma è anche segno di una debolezza strutturale, una
debolezza strutturale che non è che si impara necessariamente a scuola. (Int. 9 –
imprenditori)
3.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione
Nella
negativa
confronti
preferito
soluzioni
discussione di gruppo è risultata chiaramente l’opinione
che il mondo dell’istruzione e della formazione ha nei
dell’abbandono scolastico. Con tali interlocutori, quindi, si è
passare rapidamente a riflettere sull’individuazione delle
al fenomeno (cfr. infra). Solo un interlocutore ha risposto in
169
maniera chiara ed esplicita allo stimolo relativo alla valutazione del
fenomeno dell’abbandono, sottolineando come il fenomeno sia
particolarmente grave nel momento in cui i ragazzi, dopo la scuola, non
si rivelano in grado di, o scelgono di non andare a lavorare:
Il contro è che talvolta li vedi in giro, che non stanno facendo niente, perché anche
l’andare a lavorare non gli va, perché ancora l’andare a lavorare è difficile. Ci
provano, e dicono: “caspita, se a scuola avevo un insegnante che mi richiedeva un
certo impegno, adesso ho un datore di lavoro che me ne chiede altrettanto, se non di
più. Mi devo relazionare con un contesto di persone adulte, e non ho le risorse per
farlo nella maniera corretta”. […] Altri invece li vedi, ma perché davvero non sanno
che cosa fare, lasciano la scuola, ma non perché vogliono davvero inserirsi in un
contesto lavorativo; non sanno davvero che cosa fare di loro stessi. (Int. 3 – istruz. &
formaz.)
4. Stato della formazione professionale, dell’istruzione secondaria
di II grado, e dell’università in provincia di Brescia
4.1 Il punto di vista dei genitori
Se, in generale, i genitori si esprimono positivamente in merito alla scuola
o formazione ricevuta dai figli, uno solo è il genitore che esprime contrarietà
rispetto al mondo dell’istruzione e della formazione, e i termini da lui
utilizzati sono piuttosto severi per due ordini di motivazioni. La prima
concerne la validità di alcuni insegnanti e la serietà/affidabilità di certi istituti
scolastici. Il genitore, infatti, racconta l’esperienza negativa vissuta dal figlio
presso una scuola della città. Spiega di non essere stato preavvisato del fatto
che il giovane fosse a rischio di bocciatura, e di come ciò sia accaduto in
modo del tutto inaspettato, dato che nel primo pagellino il ragazzo aveva solo
due insufficienze lievi. Le critiche sono dirette soprattutto al corpo insegnanti,
incapace di seguire nella maniera dovuta gli studenti che ne hanno più
bisogno:
Probabilmente penso che uno, oltre a insegnare la materia dovrebbe… soprattutto
dove ci sono delle segnalazioni, perché io capisco che un insegnante ha 25, 28, 30
allievi, magari dei genitori che non vanno mai ai colloqui... Però sono arrivato a
pensare, per come sono andate le cose - perché poi mi sono informato – che è meglio
non s eguirli i figli, “perché poverino non ha nessuno”. No, perché un altro ragazzo del
nostro villaggio, che ha fatto la stessa scuola in un’altra sezione, famiglia con altre
problematiche, cioè ha perso la mamma e il papà non c’è mai e tutto quanto… sette in
condotta- gli hanno dato 4 debiti. Quanto meno psicologicamente non perde l’anno.
(Int. 4 – genitori)
170
La seconda motivazione per cui il genitore esprime un’opinione negativa
concerne invece il mondo universitario , di cui è messa in discussione non solo
la qualità della formazione fornita, ma anche l’utilità dei titoli di studio
rilasciati ai fini occupazionali. Anche l’effettiva preparazione, connessa ai
titoli di studio, è messa in discussione.
L’infermiera che vent’anni fa dopo la scuola media faceva due anni, adesso è una
laurea breve; non so chi è più preparato, però è una laurea breve. E cosa dicono: “io
devo fare 5 anni di superiori, 3 anni di laurea breve per essere infermiera, fare i turni
di notte, Natale, Pasqua, e prendere 1.200 Euro? Faccio Medicina”. (Int. 4 – genitori)
Il volere innalzare la scolarità… perché questo non vuole dire la preparazione, perché
sappiamo benissimo che ci sono delle scuole che sfornano delle persone
estremamente impreparate, questi sono dati di fatto, si palpano con mano ogni giorno,
che escono dalle università, dalle superiori, etc: cioè, è scontato. Le infermiere stesse:
ci sono delle scuole dove formano…e vabbeh; o ci sono delle altre scuole dove,
vengono, il titolo è lo stesso, però si nota lontano tre miglia che la preparazione è
diversa. (int. 4 – genitori)
4.2 Il punto di vista degli imprenditori
Aspre e numerose sono le critiche portate al mondo della scuola da parte
degli imprenditori; le argomentazioni fornite sono diverse, e variano in base
alla tipologia di istituto preso in considerazione. In termini generali, qualcuno
mette in discussione la qualità dell’insegnamento e la capacità del mondo
scolastico di certificare e fornire leali competenze.
[…] bisogna cercare di abbassare il profilo della scuola, dell’insegnamento per cercare
di portare dentro chi è indeciso se fare una cosa, chi è incerto, se seguire un liceo, se
seguire una scuola professionale. Questo è molto preoccupante, […] è comunque
preoccupante anche il fatto che, tra gli insegnanti, c’è chi ha abbandonato il mondo
della scuola, e c’è chi si è adattato ad abbassarsi e a cercare di fare il meno possibile, il
minimo indispensabile; (Int. 8 – imprenditori)
Adesso hanno portato a 16 anni l’obbligo scolastico: nella struttura attuale della
scuola questo limite non “fitta”, non combina, perché per arrivare a 16 anni uno
dovrebbe iscriversi i primi due anni al Calini e la scuola dovrebbe certificare alla fine
del biennio che ha delle competenze professionali! Ma dico: ma….o siamo disonesti a
dire queste cose qui, oppure non c’è alternativa. Tutto per aumentare il numero degli
allievi e tenere qualche classe aperta. […]. (Int. 2 – imprenditori)
171
L’atteggiamento dei docenti, da una parte fazioso e ideologico, dall’altra debole e
vittimistico, è oggetto di critiche puntuali da parte degli imprenditori.
Perché quando un insegnante ancora non sa distinguere un discorso storico
semplicemente perché al governo c’è A o c’è B, oppure ancora mi vengono a dire che
bisogna usare un manifesto A invece che B in funzione di quelli che stanno a Roma,
quando comunque queste cose servono per la cultura personale perché siamo tutti
d’accordo che non basta il computer – però che qualcuno dubiti anche che servono le
lingue a me sembra qualcosa di inammissibile. E lei quando parla con gli insegnanti,
“ma noi non abbiamo le risorse”. (Int. 1 – imprenditori)
Una duplice critica, sia alle istituzioni liceali in particolare, sia al sistema
dell’istruzione in generale, è quella rivolta a chi negli ultimi decenni ha
“svalutato” sistematicamente il lavoro (associato alla fabbrica) e ha
contrapposto a esso la cultura scolastica ed accademica, col risultato di
allontanare i giovani dalla cultura tecnica e professionale, tipica della
tradizione locale.
Qui a Brescia abbiamo […] una tradizione di altissima scuola tecnica. Il problema è un
problema di costume, di media, di immagine del lavoro in fabbrica che è stato
vituperato con invece il portare a modello delle figure assolutamente effimere.
Purtroppo questo è…il mondo moderno ci ha portato a questa cosa e…la scuola, il
fatto che i ragazzi vadano al liceo invece che andare alle scuole tecniche è una
conseguenza che noi paghiamo in termini di mancanza di mano d’opera
professionalizzata nelle imprese. Quello che dicevo che la scuola fa acqua mi riferivo
soprattutto a dei modelli che sono un pochino obsoleti, secondo me, sia di didattica
che di…Non so, noi siamo andati tante volte a fare orientamento nelle scuole dove i
professori dovevano comprarsi i computer di tasca propria…No, delle robe da terzo
mondo, quando invece oramai il computer è obbligatorio anche per un operaio che
lavora alla macchina. Quindi questo è un problema molto grande: la scuola italiana
deve essere rinnovata alle radici. (Int. 3 – imprenditori)
Oltre alle infrastrutture tecnologiche scadenti, la scuola, quindi, non è
aggiornata e i curricula adottati sono oramai obsoleti rispetto alle
trasformazioni recenti del mondo produttivo.
Ci sono ancora i programmi che ti parlano di Carlo Codega – parliamoci chiaro –, di
una geografia che si sono inventati, o di una storia che te la impongono perché oggi
c’è un governo così. (Int. 4 – imprenditori)
Noi […] spendiamo soldi per l’innovazione, la scuola è ferma a 50 anni fa, non ha
ancora capito il valore dell’innovazione. Perché si ricordi che quando la signora dice
“noi andiamo nelle scuole […]”, è perché probabilmente loro pensano che gli artigiani
172
sono ancora neri e sporchi, nelle aziende ci sono ancora gli acciai putridi, Coldiretti
va ancora con la zappa, gli autotrasportatori probabilmente coi trattori. (Int. 1 –
imprenditori)
Oltre alla qualità dell’insegnamento e ai programmi scolastici, che
evidenziano la mancanza di collegamenti tra scuola e lavoro, viene
ampiamente messa in dubbio anche la capacità di orientamento de lle
istituzioni scolastiche. Critiche specifiche sono mosse alle iniziative di
“vetrina” (es. Salone Orientando) organizzate negli ultimi anni. Piuttosto che
fare opere di marketing, gli imprenditori suggeriscono di avvincere realmente
i ragazzi alle aziende con visite a stage “leggeri”.
Penso che, forse, uno dei motivi per cui spesso ci sono interruzioni del percorso sia
[…] anche la mancanza di un ponte tra la scuola e il mondo del lavoro, […] un
collegamento più stretto. Ad es., anche l’occasione dell’orientamento scolastico, del
famoso Orientando[…] spesso si vedono questi ragazzi che girano con il loro
sacchettino per tutti gli stand ma senza avere l’occasione per approfondire realmente.
E quindi perdono un’occasione…e magari si introducono in un percorso scolastico che
non rispetta le loro aspettative; (Int. 10 – imprenditori)
[…] io trovo che la scuola sia penosa, ma più si sale di livello peggio è […] e trovo
che, soprattutto lavorando, si nota ancora di più la mancanza di collegamento con la
realtà a tutti i livelli […], cioè, a Brescia, almeno, è terribile…uno scollamento
incredibile. E questo poi crea ovviamente problemi a chi, finito la scuola, finita
l’università chiede di andare nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda il discorso di
prima degli stage aziendali, delle giornate di Orientando, noi stiamo studiando anche
a livello regionale di approcciare i ragazzi delle medie inferiori in maniera un attimino
diversa. Magari proponendo una sorta di stage – tra virgolette – “leggeri”, perché
comunque il ragazzino, nel momento in cui va a prendere l’opuscolo, a chiedere
informazioni, non potrà mai avere una coscienza… (Int. 7 – imprenditori)
Un’ultima critica all’istituzione scolastica in generale viene mossa
all’attuale tendenza a strutturarsi in indirizzi iper-specializzati che, a giudizio
degli imprenditori, oltre a creare una grande confusione nei giovani e nei
datori di lavoro, risultano piuttosto inutili, perché essi sono convinti che le
competenze economiche necessarie si imparano sul lavoro.
L’auspicio che io raccolgo in molte aziende, da molti imprenditori, è di una
semplificazione degli indirizzi che salvaguardino alcuni orientamenti di fondo,
diciamo una formazione liceale, una formazione tecnica, che però strutturi di più
alcune competenze di carattere generale. Perchè poi in azienda […] se però sono
formate alcune abilità di fondo, un po’ di elasticità ad apprendere quello che poi
l’azienda […] Quindi è su alcune abilità come l’elasticità, la capacità di imparare, di
173
organizzare un po’ il suo apprendimento che sicuramente va strutturata la scuola. (Int.
9 – imprenditori)
Al di là delle critiche al mondo scolastico in generale, qualche perplessità
viene manifestata in particolare nei confronti dell’istituto dell’apprendistato,
così come organizzato al giorno d’oggi:
[…] adesso con l’apprendistato cosiddetto professionalizzante, i lavoratori si trovano
ingiustamente a dovere affrontare una formazione che, o non hanno, o hanno avuto in
parte a scuola: quindi tornare a scuola. Qui emerge […] la negatività di ripresentarsi a
scuola quando uno l’aveva lasciata per scelta; questo è un aspetto. Però anche
l’inadeguatezza della struttura in questo caso formativa per gli apprendisti che non è
ancora all’altezza, perché fare delle cose general generiche quando poi nell’azienda si
trovano a valutare delle cose specifiche diventa uno shock per coloro che frequentano.
(Int. 2 – imprenditori)
Infine, a detta di più interlocutori, una caratteristica del mondo
dell’istruzione e della formazione bresciano sono le scuole serali, che hanno
rappresentato da sempre una seconda opportunità per chi lascia la scuola
diurna.
Quindi […] bisogna essere molto laici nel valutare questa situazione e poi vedere
come migliorarla, e il miglioramento sono le scuole serali. Questa grande provincia
industriale è stata costruita dall’ITIS, dall’istituto di geometri che si chiamava
Tartaglia, dall’istituto dei ragionieri che si chiamava Ballini, dalle grandi scuole
professionali che avevano dentro le aziende, dalla grande scuola serale che si
chiamava Moretto. Poi c’è stato un periodo che ideologicamente queste scuole sono
state chiuse, e quindi abbiamo perso un quarto di secolo; ora, piano piano, cerchiamo
di ricostruirlo; (Int. 2 – imprenditori)
Sarebbe interessante qui capire che dimensione ha per esempio il fenomeno della
scuola serale nella nostra provincia, perché è un fenomeno tipico dei contesti in cui la
gente si distacca presto dalla scuola per intraprendere percorsi rapidi di lavoro, quindi
arrivare prima all’autonomia economica, all’autonomia della mobilità […]. Però,
quando poi la spendibilità del suo lavoro è scarsa, non ha prospettive, allora uno dice:
“e se provassi la scuola serale?”; allora magari i corsi del CFP, o l’ITIS, le ragionerie.
(Int. 9 – imprenditori)
4.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione
Anche a tale riguardo, così come accaduto riguardo all’individuazione
delle cause dell’abbandono, i referenti del mondo dell’istruzione e della
174
formazione hanno assunto posizioni diametralmente opposte. Da una parte,
alcuni hanno espresso opinioni piuttosto critiche, sia nei confronti degli istituti
scolastici presso i quali lavorano, sia nei confronti del sistema scolastico nel
suo complesso; dall’altra parte, altri hanno cercato di difendere la categoria
degli insegnanti, mettendo in evidenza quanto di buono viene portato avanti
in ogni realtà territoriale.
Per quanto riguarda la nostra capacità di orientarli per un lavoro, direi piuttosto
scarsa, anche perché la formazione che diamo adesso è una formazione generale, di
cultura di base, ma soprattutto perché a mio avviso siamo poco attenti a prepararli a
scelte di autonomia. Quel maternage di cui si diceva prima è in effetti un elemento
distintivo del nostro tipo di scuola. […] secondariamente riconosco anche in noi
docenti una difficoltà a sviluppare convenientemente il valore orientativo delle nostre
discipline. Per cui, questo lo vedo come un limite oggettivo abbastanza rilevante nel
creare quelle opportunità a gestire l’incertezza da parte degli studenti, che a volte si
perdono perché non hanno davanti un quadro preciso. (Int. 5 – istruz. e formaz.)
Spesso, secondo me, i ragazzi percepiscono che anche qualche insegnante fa le sue ore
a scuola e dice: “io, oltre alle mie ore a scuola, non voglio formarmi ulteriormente,
non voglio avere altri grattacapi” […]. Cioè, un po’ dobbiamo secondo me fare
passare ai ragazzi che è bello potersi formare, è una fortuna; non voglio fare il
paternalista, però io ho davanti degli esempi dove secondo me questa cosa non passa
ai ragazzi. (Int. 1- istruz. & formaz.)
In base a tali opinioni, quindi, notiamo come le critiche espresse
concernono aspetti assai differenti del mondo scolastico, dalla capacità di
orientamento degli istituti, alla serietà del corpo insegnanti. Tuttavia, come si
accennava sopra, qualche voce di difesa del mondo scolastico non ha mancato
di farsi sentire:
Beh, i miei sono geometri, e chi desidera lavorare, in un mese si colloca […]
lavorano, sono anche apprezzati: li mando nelle ditte e se li tengono, non è che te li
rimandano indietro; (Int. 8 – istruz. & formaz.)
Quello che lei diceva sugli insegnanti è vero, ma non si generalizza. Se io sento gli
insegnanti, e la stragrande maggioranza delle persone è lì che non vede l’ora di
imparare a fare meglio e a fare di più. Quindi da questo punto di vista non penso che
ci siano troppi problemi. (Int. 7 – istruz. & formaz.)
5. Condivisione dell’Azione Bandiera n. 1 per la Provincia di
Brescia
175
5.1 Il punto di vista dei genitori
I genitori intervistati, come abbiamo visto, non hanno condiviso
pienamente le finalità dell’Azione Bandiera 1. E’ particolarmente
significativo, da questo punto di vista, quanto dichiarato da un intervistato:
Io penso che la cultura è una gran cosa, studiare è bello […] e quello è un discorso
[…]. Io non so quanto sia un vantaggio per l’economia generale […] alzare la
scolarità più alta di così cioè, che facciamo? Ci vuole la laurea per andare a pulire le
cisterne… Io, per esempio, da quando sono uscite…hanno messo il diploma:
conosceranno di più il diritto legislativo, questo quest’altro, ma se lei si ammala e ha
bisogno dell’assistenza, non ha bisogno di 20 persone che dicano “come va?” e a
provare la pressione; hanno bisogno di tante cose i malati. Per cui: alzare la scolarità
vuol dire non fare certi lavori perché – non so – è umiliante vestire il malato, alzarlo,
e tutto quanto? Allora, cosa vogliamo fare: portare la laurea a 6 anni?. (Int. 4 –
genitori)
Questo genitore, quindi, non condivide la finalità dell’innalzamento del
livello di istruzione, innanzi tutto perché nutre qualche dubbio sull’effettiva
validità dei titoli ottenuti, inoltre perché, come aveva già avuto modo di dire, è
il sistema economico nel suo complesso a non essere “fisiologicamente” in
grado di assorbire più di un certo numero di persone con un elevato livello di
istruzione:
Credo che sia fisiologica la cosa. Ieri hanno fatto nel mio reparto gli esami di
specialità in 5 […]. Di questi 5 il lavoro non ce l’ha nessuno […].Oramai sono quasi
tutti diplomati. Anzi, io penso che…lei chiami qualcuno per aggiustare la cinghia
della tapparella: non c’è più nessuno. Per cui manca la mano d’opera; poi c’è il
problema che abbiamo gli extra-comunitari e sono troppi; ma nella bassa bresciana le
stalle sono state abbandonate perché non c’è più nessuno che lo vuole fare, sono tutti
indiani. E questo nelle fonderie, nell’agricoltura […]. (Int. 4 – genitori)
L’unica opposizione a tale punto di vista, che dai cenni affermativi dei
presenti pare ampiamente condiviso, è rappresentata da un genitore che
risponde facendo presente l’immaturità dei ragazzi nel momento in cui
devono effettuare la scelta sul loro futuro di istruzione o professionale:
Però lei sta ragionando con la sua mente alla sua età, cioè adesso. Ma il ragazzo
giovane forse ha bisogno di un attimino più di tempo: se tu gli dai un attimino più di
tempo, lui forse matura anche di più […]. Quindi – penso io – alzando la scolarità
potrebbe essere anche dargli un pochino più di tempo per maturare. (Int. 3 - genitori)
176
5.2 Il punto di vista degli imprenditori
In termini generali gli imprenditori dichiarano di condividere le finalità
dell’Azione Bandiera, benché non reputino che questa, di fatto, centri
completamente il problema. A tale riguardo, aldilà di una voce isolata che si
limita a dichiarare che l’obiettivo è mal formulato, altri spiegano quali sono le
iniziative che dovrebbero essere affiancate all’Azione Bandiera 1 per renderla
più utile ed efficace. In particolare, secondo qualcuno, non si tratta solamente
di innalzare il livello di istruzione dei più giovani, ma anche di orientarli in
maniera più adeguata in vista del mondo del lavoro.
Perché […] la maggior parte dei ragazzi che fanno il liceo scientifico deve poi finire
nella scelta universitaria di economia e commercio, o giurisprudenza, lettere, scien ze
della comunicazione, lingue? […] Dopo, uno fa queste facoltà e non fa matematica,
non fa ingegneria, non fa fisica…cioè quello per cui la scuola lo ha preparato. Quindi
secondo me è, sì, importante aumentare quantitativamente questi obiettivi, ma è anche
importante ricentrare l’aspetto orientativo che la scuola può e deve avere insieme a
tutti gli altri attori del territorio. (Int. 9 – imprenditori)
Per altri invece, l’Azione Bandiera 1 deve essere accompagnata da
programmi didattici maggiormente volti alla formazione di futuri neoimprenditori.
Io sono dell’opinione del signore: non è sic e simpliciter l’idea di innalzare il livello
istruttivo. […] almeno dalla mia esperienza e dal settore che io osservo, è importante
che la scuola dia quelle basi fondamentali e essenziali perché un giovane diventi neoimprenditore, cioè diventi una figura imprenditoriale, e questo necessariamente non
4
parte dall’innalzamento del livello istruttivo. (Int. 6 – imprenditori) .
6. Indicazioni per la campagna informativa e per le azioni di
sistema volta alla prevenzione dell’abbandono
6.1 Il punto di vista dei genitori
Le perplessità dimostrate nei confronti dell’Azione Bandiera sono in parte
spiegabili anche in base a un’altra idea di fondo molto condivisa dai genitori
4
L’argomento non ha suscitato una particolare reazione tra gli interlocutori appartenenti al
mondo dell’istruzione e della formazione, né a noi è parso particolarmente interessante
approfondire il tema, dato che il loro punto di vista e il loro “appoggio” all’Azione Bandiera 1
era piuttosto chiaro ed evidente. In effetti, gli intervistati hanno reagito allo stimolo più che
altro individuando le iniziative che potrebbero essere affiancata all’Azione Bandiera al fine di
renderla più efficace, per la qual cosa si rimanda al capitolo successivo.
177
partecipanti al focus group: Brescia è una città tradiziona lmente caratterizzata
dal lavoro, che non ha mai riconosciuto e compreso l’importanza della
cultura. Di conseguenza, in un contesto del genere, un’iniziativa quale
l’Azione Bandiera 1 rischia di cadere nel vuoto, in quanto finisce per scontarsi
con una mentalità oramai radicata da secoli:
Brescia è da sempre una città basata sul lavoro, punto […] non è una città di cultura
[…]. Quando si propone qualcosa di culturale a Brescia, a meno che non sia il
[Teatro] Grande, non esiste, perché il bresciano, di mentalità, deve lavorare; si sente
realizzato se ha il fuoristrada con le gomme da neve a Ferragosto. Mi spiace parlare
così, ma il bresciano è così […]. Purtroppo la nostra società bresciana, non è un
terreno fertile per fare questo. Anche chi va a scuola: sono pochi quelli che ci vanno
convinti: vanno per cercare di trovare e portare avanti l’attività […] Questo io penso
che sia un discorso di cultura…inutile…come quando diciamo che gli arabi sono così
perché hanno la loro cultura, il bresciano è così perché ha la sua cultura; dico il
bresciano per dire chi vive in una società industrializzata con il boom che c’è stato
come a Brescia. (Int. 4 – genitori).
Rispetto alla proposta, innanzitutto un genitore si è soffermato
sull’importanza di proporre ai ragazzi soluzioni nuove e flessibili, che
consentano loro di alternare lo studio e il lavoro:
A me, per esempio, la riforma che hanno fatto adesso […]. Dopo, dopo i 3 anni, c’è la
possibilità di conseguire anche il diploma. Quindi io dico: una parrucchiera che però
ha il suo diploma, ben venga! […] Secondo me sono da studiare queste soluzioni un
po’ alternative e un po’ più a largo respiro, da non incanalare i ragazzi […] sono
anche da studiare alcune soluzioni che siano un po’, così, alternative allo studio, che
diano, sì, una cultura, ma che diano anche un lavoro, un qualcosa di concreto. In
modo che uno dice: “vabbeh, ho fatto 3 anni, adesso posso andare a fare l’idraulico,
ma posso anche conseguire la mia maturità”. (Int. 3 – genitori)
Di fronte a un figlio che non vuole più continuare gli studi, secondo un
genitore la soluzione ideale è quella di orientarlo alle scuole professionali,
secondo un altro, invece, il messaggio da comunicare è il seguente:
Comunque lo studio apre la mente, altrimenti rimane chiuso, rimane poco aperto a
tutto. E le opportunità di lavoro: lo studio ti dà delle opportunità di lavoro. (Int. 3 –
genitori)
E sulle maggiori opportunità di lavoro insisterebbe ancora un altro
genitore:
178
Tendenzialmente il genitore tenta sempre la via della scuola. Se io mi trovo davanti a
un figlio che mi dice: “papà che devo fare? Di studiare non ho molta voglia, però non
mi dispiacerebbe…”; allora il genitore tenta a invogliare per lo studio, dicendo quello
che si dice sempre: che lo studio dà più opportunità, che… (Int. 1 – genitore)
6.2 Il punto di vista degli imprenditori
Poiché la valutazione del mondo imprenditoria le rispetto al fenomeno
dell’abbandono non risulta del tutto negativa, è stato particolarmente difficile
trovare, tra le parole degli interlocutori, suggerimenti di azioni e messaggi per
la lotta contro la dispersione scolastica. L’iniziativa che più di ogni altra viene
invocata concerne il miglioramento del rapporto tra il mondo dell’istruzione e
della formazione, da una parte, e il mondo del lavoro dall’altra. Abbiamo già
visto, infatti, che più voci sottolineano il problema del grande scollamento
esistente tra le due realtà e che tale frattura è vista come una delle possibili
cause di abbandono scolastico (scelta di studi sbagliata rispetto alle
aspettative).
Per ovviare a tale problema, possiamo affermare che secondo i nostri
interlocutori si debba intervenire su tre ambiti: sui curricula delle istituzioni
scolastiche, sulle strutture, e sui programmi di orientamento.
In particolare, rispetto ai curricula, sappiamo (cfr. sopra) come venga
auspicato che la scuola ricominci a fornire quelle basi di cultura e
conoscenza tecnica necessarie perché un giovane divenga neo-imprenditore,
soprattutto attualizzando i programmi di studio, rinnovando gli insegnamenti,
etc. Anche per quanto concerne le strutture, è necessario un ammodernamento
delle stesse, a partire da una maggiore disponibilità di computer.
Infine, è auspicato un miglioramento delle iniziative di orientamento agli
studi e al lavoro, iniziative che oggigiorno, formulate così come sono,
risultano di poca utilità. A tale riguardo, abbiamo già visto, in particolare, che
le giornate di Orientando (o l’attuale Connessione Campus) soddisfano poco
gli imprenditori, in quanto questi hanno la sensazione che, in manifestazioni
tanto densamente organizzate e strutturate, i ragazzi non abbiano la possibilità
di comprendere appieno e approfondire quanto viene offerto loro. In
alternativa sono proposte due soluzioni. Riguardo alla prima, si tratterebbe di
ripercorre le tracce dell’esperienza del Collegio Costruttori Edili, che ha
avviato una proposta di “stage leggeri” per quei ragazzi che si vogliono
avvicinare alla loro realtà lavorativa. La seconda, invece, concerne
l’organizzazione di un nuovo tavolo dell’orientamento:
Secondo me, una proposta che potrebbe essere posta a questo tavolo è un grande
tavolo dell’orientamento che abbia una valenza su base annua, non una tantum, ma
continua, con più appuntamenti, che possa fare capire agli studenti qual è l’offerta del
179
mondo del lavoro, dell’industria, dell’artigianato, dell’edilizia: un qualcosa di serio
che non c’è. […] dovrebbe esserci un progetto a livello provinciale - perché siamo
assolutamente in grado di farlo - però che abbia una condivisione da parte di tutti e
abbia continuità nel tempo. Che non si esaurisca nella giornatona, che sembra una
fiera, che poi uno non capisce niente, perché va lì, vede un po’ di questo, un po’ di
quello, e non capisce niente. (Int. 3 – imprenditori)
Passando ai messaggi che potrebbero essere formulati nell’ambito della
campagna informativa, è innanzi tutto possibile trovare qualche suggerimento
tra le parole dei diversi interlocutori:
La nostra produzione si sta sempre più specializzando, e quindi più la gente è
preparata meglio è. (Int. 3 – imprenditori);
[…] abbiamo bisogno di ingegneri e di laureati in Economia e Commercio. (Int. 2 –
imprenditori)
Quando poi, al termine dell’intervista di gruppo, è stato esplicitamente
chiesto agli imprenditori di provare a immaginare qualche messaggio contro
la dispersione scolastica, gli stessi erano concordi nel sostenere che la
campagna informativa debba essere rivolta principalmente alle famiglie; è
importante però che questa non si limiti a un’esortazione al proseguimento
degli studi, ma ne spieghi anche le ragioni:
Bisogna organizzare il messaggio, perché le famiglie sono consapevoli. Se io dico
“manda ancora tuo figlio a scuola ancora per due anni”, le famiglie rispondono “ma
allora non avete capito”; il messaggio è un altro: “dimmi perché devo mandare mio
figlio a scuola ancora per due anni”. (Int. 2 – imprenditori)
Qualcuno, infine, ritiene che i messaggi vadano anche rivolti alle istituzioni:
Alle famiglie e alle istituzioni. Alle istituzioni e alle associazioni di categoria che
si coordinino di più. (Int. 4 – imprenditori).
6.3 Il punto di vista degli operatori dell’Istruzione e della Formazione
Secondo gli interlocutori del mondo dell’istruzione e della formzione,
molto c’è da fare per rendere più efficace l’Azione Bandiera 1. Le iniziative
che vengono “invocate” sono di due tipologie: le une si riferiscono al “sistema
scolastico” in generale, le altre concernono invece specificamente il corpo
insegnante. Innanzi tutto, qualcuno ricorda come uno dei ruoli principali
rivestito dalle istituzioni scolastiche sia quello di fornire certezze ai ragazzi, e
180
come ciò sia possibile solo laddove esiste una profonda sinergia tra la scuola,
la famiglia e il territ orio:
Qualche certezza bisognerà offrirla ai nostri alunni, ragazzi, ecc. Penso che sia un
pochino questo: offrire la capacità di gestire l’incertezza; offrire la possibilità di
trovare in tutto questo una forte motivazione, un qualche cosa cui dare veramente
valore; e in tutto questo è assolutamente necessario che ci sia veramente la relazione
scuola, famiglia, territorio, ecc., ci deve essere perché se no la scuola parte sconfitta.
[…] Dobbiamo ricordarci che noi, come scuole, siamo agenzie educative per le
famiglie, […] quando la famiglia viene a iscrivere […] secondo me l’iscrizione non
dovrebbe essere: “il sottoscritto genitore iscrive”, ma “noi ci iscriviamo a scuola”: è la
famiglia che si iscrive, sottoscrive un contratto, si impegna a fare un determinato
percorso, insieme alla scuola e al figlio, altrimenti saremo sempre separati e, a volte,
non amati; (Int. 7 – istruz. & formaz.)
Forse ipotizzare anche una maggiore comunanza a livello politico. Cioè: il mondo
della scuola viene ribaltato con una facilità, a mio modo di vedere, che gli stessi
insegnanti e anche le famiglie non capiscono più qual è la linea da seguire. Fossimo
quantomeno tutti noi, insegnanti, ministri, sottosegretari e quant’altro, indirizzati su
una certa linea…già sarebbe difficile realizzarla, se poi ci scontriamo, cioè… (Int. 1 –
istruz. & formaz.)
Ai fini dell’innalzamento del livello di istruzione, quindi è necessario che
si abbia sinergia tra le istituzioni del territorio; ma è anche importante che
venga lasciata una maggiore autonomia ai singoli istituti scolastici:
Connessione Campus: grande fiera dove c’è l’esposizione della merce presentata dalle
scuole superiori e dall’università […] Io credo – da operatore della scuola – che
l’orientamento sia ben altro: ecco perché sono d’accordo con l’orientamento formativo
e quindi con le risorse sulla scuola…Purtroppo, però, anche il Ministro Fioroni va in
questa direzione […] Io credo che […] veramente dobbiamo capire che cosa deve fare
la scuola. Perché io sono convinto che a deciderlo non sono persone che sanno cosa è
la scuola. […] io dico: risorse per l’autonomia, dateci risorse per l’autonomia, noi
sappiamo come fare. (Int. 7- istruz. & formaz.)
E se proprio non si può arrivare all’autonomia, le istituzioni scolastiche
chiedono quantomeno di essere ascoltate e consultate, oltre che di ricevere
maggiori risorse economiche; solo così potranno essere prese delle decisioni
che risulteranno realmente efficaci ai fini dell’innalzamento del livello di
istruzione :
Di consultarci, di ascoltarci, ma noi quelli che insegnano, non quelli che teorizzano
sugli insegnamenti […] purtroppo i progetti di orientamento costano e la scuola statale
181
[…] non ha i fondi per attuare tutte le iniziative che forse sono anche troppe. E altre
iniziative proposte dalle istituzioni – tipo, per dirne una, connessione CAMPUS – ci
piovono sulla testa decise dall’alto […]. Ecco, anche lì, magari chiedetelo a noi se la
riteniamo utile per innalzare il livello di istruzione o se la vediamo come l’ennesima
facciata. (Int. 4 – istruz. e formaz.)
La voglia di fare…cioè credo che i qui presenti, se ci sono, è perché la voglia di fare
c’è; è che a volte tristemente manca la possibilità di creare, come si diceva prima, dei
percorsi personalizzati, non ci sono gli strumenti, non ci sono le risorse, non c’è il
tempo per mille cose. […] manca proprio una risorsa alla scuola per poter svolgere
questa attività: tempi, piuttosto che altre cose. (Int. 3 – istruz e formaz.)
Un’ultima richiesta mossa al sistema scolastico è infine rappresentata da un
maggiore investimento nella formazione “relazionale” dei docenti, ossia per
rinforzare quelle competenze “in situazione” che permettono di ottenere
maggiore successo con gli allievi portatori di bisogni specifici.
Io credo che un certo tipo di competenze che oggi sono richieste agli insegnanti e che
direi sono essenziali per gestire situazioni anche più complesse del passato, direi che
questo tipo di formazione didattico-educativa […] sia importante curarla, perché molti
insegnanti […] non sono attrezzati per affrontare situazioni che hanno anche una certa
complessità […]. Quindi io credo che la società debba spendere anche su questo
versante, perché comunque si richiedono delle competenze elevate, che non
riguardano il campo disciplinare, ma proprio il campo sociale e veramente formativo,
relativo alla formazione integrale del ragazzo. (Int. 5 – istruz. e formaz.)
Sono stati infine individuati alcuni messaggi da indirizzare ai ragazzi, che
insistono sull’importanza dell’istruzione al fine di raggiungere una propria
autonomia e indipendenza intellettuale, risorse personali che vengono valutate
maggiormente quando si è adulti, mentre in adolescenza sembrano mento
importanti.
Se io dovessi stimolare qualcuno a studiare mi viene in mente la passione per lo
studio, ma perché questa passione? Perché è proprio bello capire […] a me verrebbe
da dire la frase di Kant: “sapere Aude”; (Int. 4 – istruz. e formaz.)
Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza; (Int. 8 – istruz. e formaz.)
Sapere, sapere, perché sapere agire; usare la testa prima di usare le mani; (Int. 2 –
istruz. e formaz.)
L’istruzione è per sempre! (Int. 8 – istruz. e formaz.)
182
Con i ragazzi io stavo commentando il discorso dello studio della lingua straniera. Io
adesso mi mangio le mani – e lo dico ai miei ragazzi – caspita: io l’ho sempre vissuta
come la materia scolastica, per cui la si doveva studiare. Me ne sto rendendo conto
adesso dell’imp ortanza, quindi dico loro: <tutte le materie che affrontate, affrontatele
non per il voto>; ma loro, come dicevamo prima, sono legati a quello. Quindi
“l’istruzione per te, come persona”. (Int. 3 – istruz. e formaz.)
7. Conclusioni
Proponiamo, di seguito, alcune considerazioni che riassumono i punti
salienti delle discussioni di gruppo effettuate durante i tre focus group, e che
perlopiù rappresentano una conferma e un approfondimento di quanto già
emerso attraverso le interviste individuali, senza sostanziali elementi di
discordanza.
Relativamente alle cause dell’abbandono, anche per i risultati dei focus
group, si può proporre, quale corretta chiave di lettura, lo schema di Besozzi
(1990), che delinea quattro aree problematiche di origine dell’abbandono
scolastico: l’area socio – economica, l’area socio – culturale, l’area scolastica
e l’area personale 5 . Allo stesso modo emergono, nel nostro Report di ricerca,
le tre principali cause di abbandono già individuate nel Rapporto delle
interviste a testimoni privilegiati: l’attrazione del mercato del lavoro, i deficit
del sistema scolastico, il disagio psicologico – relazionale.
Più nello specifico, è innanzi tutto da tenere presente che il fenomeno
dell’abbandono colpisce maggiormente il mondo della formazione rispetto a
quello dell’istruzione, in particolare perché i pochi che lasciano gli studi nei
licei o nelle scuole tecniche tendono di solito a non abbandonare
completamente il proprio percorso ma a ri-orientarsi in altri istituti o corsi.
I nostri intervistati sono tutti concordi nell’affermare che in provincia di
Brescia la domanda di lavoro, così ampia e di basso profilo, rappresenta la
principale causa dell’abbandono degli studi da parte dei giovani. Secondo
alcuni, inoltre, sarebbero gli stessi dator i di lavoro a non motivare i ragazzi
allo studio, guidati soprattutto dall’interesse personale di averli rapidamente
disponibili (e a basso costo) nella propria impresa.
Sembrerebbe anche che esistano ancora giovani che decidono di lasciare
gli studi, non per scelta, ma per necessità, soprattutto al fine di fornire un
aiuto in famiglia (o all’impresa familiare). Ma senza dubbio nella maggior
parte delle situazioni l’abbandono della scuola è frutto di una scelta del
ragazzo, che preferisce, alla cultura e a un’alta formazione, ottenere una
5
Per approfondimenti si rimanda al Report delle interviste a testimoni privilegiati.
183
rapida indipendenza economica per soddisfare i propri desideri. E qui entrano
pesantemente in gioco i modelli culturali che la società occidentale dei nostri
giorni propone, modelli basati sul consumismo e sul benessere, che
attribuiscono al denaro l’assoluta supremazia su ogni altro valore, e che
finiscono per abbagliare il ragazzo, giovane e ancora un po’ immaturo, il
quale per togliersi qualche immediato piacere, in seguito, si pentirà della sua
scelta. Del resto sul giovane pesa anche il confronto con il gruppo dei pari:
quando i suoi amici già guadagnano, si permettono diversi “lussi”, possono
godersi il venerdì e il sabato sera perché il giorno dopo non devono lavorare, è
chiaro che, se il ragazzo non è più che motivato allo studio, preferirà
abbandonarlo presto.
Secondo i nostri intervistati, il giovane che generalmente abbandona fa
parte di un’utenza considerata “debole ”, in quanto caratterizzata da
condizioni di vita economiche e, soprattutto sociali, spesso molto difficili. Ciò
chiaramente non può essere affermato per l’insieme dei fenomeni di
abbandono, ma senz’altro, nella maggior parte dei casi, i ragazzi hanno alle
spalle problemi famigliari gravi.
Entra poi in gioco la scuola, della quale emerge un quadro non proprio
positivo. Tra gli intervistati, i genitori rappresentano senz’altro il gruppo
meno severo, mentre le critiche più aspre giungono sia dagli imprenditori, sia
dagli stessi referenti “interni” al mondo dell’istruzione e della formazione.
Questi ultimi, però, se nel Report delle interviste individuali (cap. 3) si erano
pronunciati soprattutto contro la capacità orientativa della scuola, durante i
focus group hanno esteso le valutazioni negative ad aspetti diversi. Le
istituzioni scolastiche e universitarie sono considerate obsolete, nelle strutture
e nei programmi, non sono in grado di stare al passo coi tempi e di aggiornarsi
di fronte alle nuove esigenze del mercato del lavoro; hanno quindi perso in
qualità degli insegnamenti, dato che troppo spesso i docenti non si dedicano
con la dovuta attenzione al proprio dovere. Inoltre, della scuola non vengono
salvati, né i titoli rilasciati, che oramai valgono poco sul mercato del lavoro,
né la sua capacità orientativa, dato che le strutture esistenti a tal fine e le
manifestazioni organizzate a riguardo non fruttano nel modo che ci si
aspetterebbe. Insomma, la scuola in sé, al momento attuale, non solo non pare
in grado di motivare i ragazzi allo studio, anzi, per alcuni rappresenta una
delle principali cause dell’abbandono.
Sulla valutazione del fenomeno dell’abbandono degli studi, i nostri
interlocutori hanno espresso opinioni contrastanti, riproponendo di fatto la
suddivisione di pareri e posizioni vista nel Report delle interviste a testimoni
privilegiati, e ampliandola con la visione dei genitori.
Da una parte, quindi, il mondo della scuola condanna il fatto a chiare
lettere, soprattutto quando, in seguito all’abbandono, il ragazzo si trova
184
disorientato anche dal mondo del lavoro, e preferisce non affrontarlo o
rinunciarvi rapidamente. Su posizioni totalmente opposte sono, invece, gli
imprenditori, i quali dimostrano di non interpretare il fenomeno in termini
negativi, per tutta una serie di ragioni che vanno dal rispetto delle propensioni
e attitudini naturali del ragazzo, alla struttura del mercato del lavoro che non
offre molto impiego per chi aspira a funzioni manageriali e specialistiche.
Il gruppo dei genitori, infine, ha espresso posizioni diverse: alcuni hanno
avanzato considerazioni molto simili a quelle degli imprenditori, mentre altri
sono più vicini alle posizioni del mondo della scuola, e vedono
nell’abbandono degli studi principalmente una perdita di chance e di
opportunità legate alla cultura personale e alle offerte di impiego.
Le opinioni espresse sul mondo della formazione professionale e
dell’istruzione secondaria sono nel complesso prevalentemente negative; può
essere utile, tuttavia, considerare separatamente i punti di vista dei tre gruppi
di referenti ascoltati per sottolineare alcune differenze. E’ importante, inoltre,
aggiungere che alla visione della scuola espressa dai suoi “referenti interni” e
dal mondo imprenditoriale ben si applicano i tre modelli interpretativi
proposti nel Report precedente6 : il modello del parcheggio rappresentato
soprattutto dagli imprenditori e che sostanzialmente vede la lunghezza
dell’istruzione di un ragazzo inversamente proporzionale alle possibilità
occupazionali; il modello del “capitale umano” che riconosce l’importanza
dell’istruzione in sé, e il modello solidaristico-assistenziale, entrambi questi
ultimi raffigurati, rispettivamente, dal mondo dell’istruzione e da quello della
formazione professionale.
Più nello specifico, aspre e incisive sono le critiche, nelle loro diverse
sfaccettature, mosse dal mondo imprenditoriale all’intero sistema scolastico.
A tale riguardo abbiamo visto come l’insegnamento è considerato di cattiva
qualità, i programmi sono obsoleti e troppo slegati da lla realtà lavorativa, le
iniziative di orientamento hanno poca efficacia. Inoltre, è considerata inutile
l’attuale tendenza della scuola a strutturarsi in indirizzi molto specializzati.
Anche l’istituto dell’apprendistato, che un tempo funzionava molto bene, ora
non sembra più valido.
Perfino dai referenti del mondo scolastico giungono aspre valutazioni. C’è
qualcuno che non esita a sottolineare la serietà e la buona volontà di certi
insegnanti, e anche la validità di determinati istituti, ma nel complesso i
giudizi espressi sono piuttosto negativi. Anche la critica degli insegnanti,
come già accaduto per i genitori, verte principalmente sulla capacità dei
colleghi di stabilire un rapporto umano con gli allievi, di fare comprendere
loro l’importanza di certi valori, e di dare il buon esempio. Ma non solo: i
6
Per approfondimenti si veda il Report delle interviste a testimoni privilegiati.
185
ragazzi terminano le scuole secondarie senza avere acquisito la capacità di
compiere, anche in riferimento al mondo del lavoro, delle scelte in autonomia.
La scuola fallisce, dunque, il suo compito di preparare i ragazzi alla vita, e
fallisce, anche, il suo compito di prepararli al mondo del lavoro.
Diversamente, infine, tra i genitori non vi sono forti critiche, eccetto un
caso.
Riguardo alla condivisione delle finalità dell’Azione Bandiera 1, possiamo
affermare che questa risulta piuttosto ampia, anche se non completa (cfr.
Report delle interviste a testimoni privilegiati). Da una parte, il mondo
dell’istruzione e della formazione condivide a tal punto le finalità dell’Azione
che i nostri interlocutori neanche reputano di soffermarsi sull’argomento, ma
subito spostano la riflessione comune dalla “condivisione” alle “modalità”
con le quali la stessa può essere resa effettiva e più efficace, anticipando di
fatto il punto successivo della nostra indagine. Dall’altra parte, leggermente
più critico è il punto di vista degli imprenditori. Questi, infatti, non discutono
la bontà dell’Azione Bandiera, ma ritengono che la stessa non centri il fulcro
del problema (così come, individualmente, avevano dichiarato che la
campagna comunicativa è necessaria ma non sufficiente; cfr. Report
precedente). Secondo loro, la vera questione non sta nel livello di istruzione
dei giovani bresciani, ma nel sistema scolastico, che, da una parte non è in
grado di orie ntarli in maniera chiara e adeguata, dall’altra presenta curricula
non adatti a formare la mente di neo-imprenditori. Infine, l’Azione Bandiera
non è del tutto condivisa neanche da parte dei genitori. In effetti, il valore
della cultura e dell’istruzione viene riconosciuto, ma solo ai fini
dell’arricchimento dell’individuo. Stando così le cose, secondo gli intervistati
la cultura va colt ivata quale interesse personale, mentre il reale compito delle
istituzione scolastiche e universitarie è quello di formare delle figure
professionali in grado rispondere adeguatamente, nella composizione e nel
numero, alla domanda di impiego realmente esistente in provincia di Brescia.
Ed essendo la struttura economica locale “fisiologicamente” non in grado di
assorbire più di un certo numero di laureati o persone con un’alta formazione,
l’innalzamento del livello di istruzione perde di significato.
Cerchiamo infine, di seguito, di riassumere quanto di più rilevante è
emerso sulle azioni di sistema da compiere e sui messaggi da comunicare ai
fini dell’innalzamento del livello di istruzione in Provincia di Brescia (cfr. tav.
4.4).
Di fronte a un giovane che manifesta l’intenzione di non proseguire gli
studi, secondo i genitori una valida alternativa all’abbandono scolastico
potrebbe essere la proposta di nuove soluzioni formative, flessibili, che
alternino il lavoro e lo studio, e che quindi permettano al ragazzo di alzare il
proprio livello culturale pur vivendo un’esperienza lavorativa. Non lontano da
186
questa idea sono anche le indicazioni provenienti dagli imprenditori, che
vertono tutte su un maggiore collegamento tra mondo scolastico e mondo
lavorativo; ciò nonostante in entrambi i Rapporti di ricerca precedenti sia
emersa la rappresentazione di un quadro istituzionale già partic olarmente
attento e attivo sull’argomento.
L’idea di fondo è che il mondo lavorativo continua a cambiare, mentre
quello scolastico resta sempre uguale a se stesso, chiuso in un modello autoreferenziale; di conseguenza, la distanza tra le due realtà si amplia sempre più.
E invece tutto il sistema andrebbe rinnovato: dai programmi dell’offerta
formativa, alle strutture, al corpo insegnante. Lo scollamento tra scuola e
lavoro si ritrova ancora più evidente nell’incapacità del mondo dell’istruzione
e della formazione di orientare i propri studenti: le iniziative in atto servono a
poco e risultano essere un inutile spreco di risorse. Ancora una volta, è l’autoreferenzialità della scuola a essere chiamata in causa. Auto-referenzialità cui
si può cercare di ovviare strutturando in maniera diversa i momenti
orientativi; provando a immaginare, ad esempio, la creazione di un ampio
tavolo dell’orientamento, su base provinciale, che si ripeta con una scadenza
fissa diventando un punto di riferimento per i giovani e un reale momento di
contatto con le diverse realtà lavorative.
L’importanza di un maggiore collegamento tra mondo scolastico e
territorio si trova anche al centro delle iniziative a supporto dell’Azione
Bandiera individuate dagli insegnanti. L’idea di fondo è che “si faccia
sistema”, che le istituzioni scolastiche non agiscano da sole al fine di
ostacolare l’abbandono degli studi; è inoltre importante che accanto a queste,
anche le famiglie e il mondo imprenditoriale si muovano nella stessa
direzione; è insomma fondamentale che ai giovani arrivino messaggi coerenti
e non contradditori da parte di tutte le maggiori istituzioni del territorio (cfr.
Report delle interviste a testimoni privilegiati).
E, infine, abbiamo già visto come, quasi paradossalmente, il mondo
dell’istruzione e della formazione finisca per essere ritenuto una delle
maggiori cause di abbandono degli studi. Per evitare ciò, oltre a “creare un
ponte” tra mondo della scuola e mondo del lavoro, è importante che i singoli
istituti godano di maggiore autonomia, di più risorse, e che siano più ascoltati
nelle fasi politico-decisionali.
Per quanto concerne i messaggi che potrebbero essere comunicati ai fini
dell’innalzamento dei livelli di istruzione in Provincia di Brescia, come
emerso anche nel Report delle interviste a testimoni privilegiati, questi
dovrebbero essere principalmente indirizzati ai giovani. In particolare (cfr.
tav. 4.4), i genitori suggeriscono che nei loro confronti si insista sulle
maggiori opportunità lavorative cui l’istruzione ti permette di accedere
Dello stesso tenore sono anche i messaggi formulati dagli imprenditori, i
quali sostengono, però, che la campagna informativa debba essere
principalmente rivolta alle famiglie, e poi alle istituzioni. Riguardo alle
187
famiglie, in effetti, già avevamo visto nel Report precedente come queste
rappresentino raramente i destinatari di messaggi e azioni, mentre perlopiù le
stesse vengono coinvolte in iniziative rivolte ai giovani.
Nei confronti dei ragazzi, infine, gli insegnanti suggeriscono che si insista
sul grande valore della cultura, non solo ai fini lavorativi ma anche per se
stessi, per potere sviluppare una propria autonomia e indipendenza
intellettuale.
188
Tavola 4.4: Sintesi dei target, dei messaggi e delle azioni suggerite
SOGGETTO
PROPENENTE
Genitori
Genitori
Mondo
imprenditoriale
Mondo
imprenditoriale
Mondo
imprenditoriale
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’is truzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
SOGGETTO
PROPONENTE
Genitori
AZIONI
Proporre ai ragazzi soluzioni nuove
e flessibili, che consentano di
alternare scuola e lavoro
Riorientamento dei figli verso le
scuole professionali
Rinnovamento dei curricula /
programmi scolastici ai fini della
formazione di neo-imprenditori
Ammodernamento delle strutture
scolastiche
(es.
maggiore
disponibilità di computer)
Miglioramento delle iniziative di
orientamento (ad. es. attraverso la
creazione di un nuovo tavolo
dell’orientamento
su
scala
provinciale, o attraverso la proposta
di stage leggeri sul modello del
Collegio Costruttori Edili)
Maggiore sinergia tra le principali
istituzioni locali e attori s ociali
Maggiore uniformità di indirizzi e
intenti
Maggiore autonomia ai singoli istituti
scolastici
ATTORI
COINVOLTI
MIUR,
Mondo
dell’istruzione e della
formazione
Genitori
Mondo dell’istruzione e
della formazione
Mondo dell’istruzione e
della formazione
Mondo dell’istruzione e
della
formazione,
mondo imprenditoriale
Scuola,
territorio
MIUR
Maggiore
consultazione
e
coinvolgimento
delle
istituzioni
scolastiche nelle fasi decisionali
Maggiore
investimento
nella
formazione relazionale dei docenti
MIUR
MIUR
MESSAGGI
189
e
Mondo
politico,
ins egnanti,
famiglie,
mondo del lavoro
MIUR
Maggiori risorse economiche
Lo studio apre la mente
famiglia
TARGET
Giovani
Genitori
Mondo
imprenditoriale
Mondo
imprenditoriale
Mondo
imprenditoriale
Mondo
imprenditoriale
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
della formazione
Mondo
dell’istruzione e
formazione
Lo studio dà più opportunità
Più la gente è preparata, meglio è,
perché la nostra produzione si sta
specializzando
Abbiamo bisogno di ingeneri e
laureati in Economia e Commercio!
Ecco le ragioni per cui devi
continuare a mandare tuo figlio a
scuola:…..
Messaggio non definito
Giovani
Giovani
Sapere aude!
Giovani
Abbi il coraggio di servirti della tua
intelligenza
Giovani
Sapere, sapere, perché sapere
agire: usare la testa prima di usare
le mani
L’istruzione è per sempre!
Giovani
L’istruzione per te, come pers ona
Giovani
190
Giovani
Famiglie
Istituzioni
Giovani
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