4. La diffusione e la valutazione del fenomeno secondo i rappresentanti del mondo imprenditoriale, scolastico-formativo e dei genitori (Focus group)* 1. Introduzione e metodologia dei focus group Nel presente rapporto vengono illustrati i principali risultati dell’indagine condotta sui pareri, le valutazioni, gli atteggiamenti di alcuni testimoni privilegiati rispetto al fenomeno dell’abbandono scolastico. A differenza delle interviste descritte nel rapporto precedente (cap. 3), che sono state condotte individualmente, con gli interlocutori scelti per questa parte di indagine si è deciso di organizzare dei focus group (o interviste di gruppo). Le interviste individuali e le interviste di gruppo risultano in stretta relazione le une con le altre, in quanto l’impostazione delle seconde è stata principalmente definita in base ai risultati delle prime. Attraverso i focus group, quindi, si sono voluti analizzare e approfondire i punti salienti emersi dalle interviste individuali. Come proprio di ogni intervista di gruppo, inoltre, si è lasciato ampio spazio al dialogo e alla discussione tra gli intervistati, in modo che l’interazione tra gli stessi potesse ulteriormente arricchire i risultati ottenuti. Gli incontri, svoltisi tra il settembre e il novembre 2007, sono stati organizzati nella sede dell’Università Cattolica di Brescia e hanno coinvolto: - i genitori di ragazzi che hanno abbandonato (o sono stati in procinto di abbandonare) il proprio percorso di studi, - soggetti appartenenti al mondo dell’istruzione e della formazione, - soggetti appartenenti al mondo imprenditoriale. Il piano dettagliato dell’indagine condotta in questa fase della ricerca viene riportato nelle tavole seguenti: * Di Ilaria Beretta. 153 Tavola 4.1 Il piano di indagine dei focus group – genitori Titolo Data, ora e sede Conduttore Assistente e organizzatore Partecipanti Focus group con i genitori 30/10/2007, ore 18:30 – Aula Rinaldini Prof. Enrico Maria Tacchi Dott. Ilaria Beretta Int. 1 (Bovezzo, insegnante di matematica alle Scuole Medie), Int. 2 (Prevalle, infermiera Ospedale Civile di Brescia), Int. 4 (Villaggio Prealpino, tecnico centro di dialisi Ospedale Civile di Brescia) Tavola 4.2 Il piano di indagine dei focus group – mondo imprenditoriale Titolo Data, ora e sede Conduttore Assistente e organizzatore Partecipanti Focus group con il mondo degli imprentiori 19/9/2007, ore 19:00 – Aula Chizzolini Prof. Maddalena Colombo Dott. Ilaria Beretta Int. 1 (AIB – Presidente Giovani Imprenditori), Int. 2 (AIB – Presidente ISFOR), Int. 3 (AIB), Int. 4 (Associazione Artigiani – membro giunta), Int. 5 (Assopadana), Int. 6 (Coldiretti – Vice Direttore), Int. 7 (Colleggio Costruttori Edili – Vice Presidente Giovani), Int. 8 (Confartigianato – Segretario), Int. 9 (Compagnia Opere), Int. 10 (Federazione Autotrasportatori Italiani – addetta stampe e pubbliche relazioni) Tavola 4.3 Il piano di indagine dei focus group – mondo dell’istruzione e della formazione Titolo Data, ora e sede Conduttore Assistente e organizzatore Partecipanti Focus group con il mondo dell’istruzione e della formazione 18/10/2007, ore 17:00 – Aula Chizzolini Prof. Maddalena Colombo Dott. Ilaria Beretta Int. 1 (Preside Scuola Media Tridentina, Kennedy, Romanino e Silone di Colle Beato), Int. 2 (Docente I.T.G. tartaglia), Int. 3 (OperatrIce Informagiovani di Coccaglio ), Int. 4 (Docente, tutor e coordinatore orientamento), Int. 5 (Coordinatore di settore), Int. 6 (Docente Liceo Scientifico Copernico), Int. 7 (Docente al Liceo Gambara), Int. 8 (Responsabile formazione professionale LASER) Per quanto concerne la scelta dei, e il contatto con, gli interlocutori si sono seguite vie diverse. I genitori hanno rappresentano senz’altro il target più 154 difficile, sia da raggiungere, sia da coinvolgere. Gli istituti scolastici non sempre si sono dimostrati collaborativi nell’individuazione dei soggetti da intervistare, apportando principalmente come motivazione il rispetto della privacy. Alcuni insegnanti, tuttavia, hanno poi deciso di collaborare alla nostra ricerca e ci hanno fornito un aiuto sostanziale nel reperimento di qualche nominativo. Ma, tra i già poco numerosi genitori contattabili, ancora meno numerosi sono stati coloro che si sono rivelati disponibili a partecipare all’intervista di gruppo, mostrando, di fatto, come l’argomento sia ancora vissuto con grande difficoltà e, spesso, sofferenza. Ben più semplice è stato il reperimento dei rappresentanti degli altri due focus group.Per gli imprenditori, in particolare, un supporto fondamentale ci è stato fornito dalla Camera di Commercio di Brescia che si è occupata di invitare al nostro incontro gli enti rappresentati nel suo consiglio. Relativamente al mondo dell’istruzione e della formazione, infine, la composizione del focus group è stata decisa in base ai seguenti criteri: si è voluta assicurare la più ampia rappresentatività possibile alla realtà bresciana; si è cercato di fare in modo che nell’intervista collettiva venissero coinvolti quegli enti e quelle istituzioni che non erano già stati ascoltati nelle interviste individuali. Le tre discussioni di gruppo sono state realizzate attraverso la tecnica dell’intervista semistrutturata: sotto la guida del conduttore, i partecipanti sono stati invitati a esprimere i propri pareri e le proprie opinioni sugli argomenti mano a mano proposti. Le tracce di discussione, adattate ai tre diversi gruppi di interlocutori, tuttavia indagavano le seguenti aree tematiche: la cause e i sintomi dell’abbandono; le valutazioni dell’abbandono; le esperienze di istruzione/formazione e di orientamento/tutoraggio; il mondo del lavoro locale e l’offerta di impiego; l’Azione Bandiera; la campagna informativa. Più precisamente, gli obiettivi dei focus group sono stati i seguenti: 1) rilevare le opinioni dei partecipanti sulle cause della dispersione scolastica; 2) rilevare la valutazione positiva/negativa del fenomeno; 3) rilevare le opinioni dei partecipanti sull’istruzione, la scuola, la formazione professionale, le attività di orientamento/tutoraggio in provincia di Brescia; 4) rilevare le opinioni sui caratteri locali dell’offerta di lavoro; 5) rilevare le opinioni dei partecipanti sull’azione bandiera; 6) raccogliere suggerimenti sulla campagna informativa 1 . 1 Per un maggiore dettaglio si vedano le tracce in All. 1. 155 Quali ulteriori stimoli alla discussione, i conduttori avevano a disposizione tavole di dati sullo stato dell’istruzione in provincia di Brescia e stimoli visivi/verbali. Come si accennava più sopra, si è lasciato ampio spazio alla libera discussione tra i partecipanti; di conseguenza il compito principale del conduttore è stato quello di facilitare lo scambio delle opinioni. Questi si è astenuto il più possibile dall’intervenire nell’interazione, limitandosi a fare rispettare gli argomenti proposti e i tempi previsti (complessivamente circa un’ora e mezza / due). Il ruolo dell’assistente, invece, è stato, in primo luogo quello di supportare il conduttore nell’organizzazione pratica dell’evento; inoltre, da osservatore silenzioso, si è occupato di rilevare tutti gli elementi del “non verbale” che in qualche modo potessero contribuire a interpretare meglio i risultati dell’indagine. Quanto espresso dai partecipanti nel corso dei tre focus group è stato registrato, in modo da non perdere informazioni importanti per la rielaborazione dei materiali raccolti e la redazione del report di ricerca. Tuttavia, nelle citazioni riportate nel documento finale, viene sempre garantito l’anonimato degli interlocutori, cui ci si riferisce esclusivamente attraverso l’utilizzo dei seguenti codici2 : - per i genitori: Int. 1 – genitori, Int. 2 – genitori; Int. … genitori; - per i rappresentanti del mondo dell’istruzione e della formazione: Int. 1 – istruz. & formaz.; Int. 2 – istruz. & formaz.; Int. … - istruz. & formaz.; - per i rappresentanti del mondo imprenditoriale: Int. 1 – imprenditori; Int. 2 – imprenditori; Int. … - imprenditori. Dal punto di vista della metodologia di rilevazione adottata, ci pare infine corretto sottolineare due ulteriori aspetti: la varietà dei punti di vista analizzati e le diverse modalità con cui sono stati proposti e affrontati gli argomenti in ragione degli specifici interessi di cui sono portatori. Potremmo definire quello dei genitori un punto di vista “interno”, di persone, cioè, che hanno vissuto personalmente l’esperienza dell’abbandono degli studi da parte dei propri figli. Le loro opinioni sono state per noi di grande valore; le resistenze che da parte di questa categoria di interlocutori abbiamo incontrato a partecipare ai nostri incontri dimostrano come la problematica affrontata sia attuale, scottante e vissuta in maniera drammatica. Il punto di vista degli insegnanti e degli imprenditori può invece essere definito come “esterno”, in quanto tali intervistati, pur rappresentando anch’essi attori sociali toccati dal fenomeno, tuttavia lo osservano secondo la prospettiva di chi non vive sulla propria persona l’esperienza dell’abbandono 2 Il numero indicato nel codice non corrisponde in alcun modo all’ordine degli interlocutori presente nelle tavole 4.1, 4.2, e 4,3. 156 (come, invece, può accadere per i genitori che vivono con profonda partecipazione, quasi si trattasse di se stessi, le scelte dei figli). Gli imprenditori e gli insegnanti si distinguono, tuttavia, a loro volta, in seguito al diverso ruolo rivestito e ai diversi interessi rappresentati. Gli imprenditori sono coloro che –per così dire – “subiscono le conseguenze” della scelta che i giovani compiono relativamente al proprio percorso di studi. Qualora questi lascino in giovane età la scuola, rappresenteranno una mano d’opera disponibile, a basso costo, tendenzialmente inesperta e quindi da formare. Qualora, invece, i ragazzi decidano di ottenere un diploma o addirittura una laurea, chiaramente il loro “costo” sul mercato aumenterà, così come la loro preparazione teorica e culturale. E’ evidente, tuttavia, che il mondo imprenditoriale non rappresenta solamente un “soggetto passivo” del sistema, limitandosi a ricevere la forza lavoro, ma, costituisce, di fatto, anche un importante “soggetto attivo”, alimentando la domanda di impiego e, quindi, incidendo sulla relativa offerta (cfr § 4.1) Dall’altra parte, è evidente come il principale obiettivo del mondo della scuola sia quello di educare ed istruire i giovani, e come di conseguenza sia interesse degli insegnanti che i ragazzi continuino il più a lungo possibile la propria carriera di studi. Ma, neanche in questo caso gli insegnanti rappresentano dei meri “soggetti passivi”, che si limitano a subire le decisioni degli studenti sul proprio futuro. Al contrario: come vedremo meglio in seguito, la qualità degli insegnamento risulta un elemento determinante nelle scelte del ragazzo (cfr. § 4.1 e 4.3). Per quanto concerne gli argomenti trattati nei diversi focus group, come si accennava più sopra, la traccia di discussione è stata costruita a partire da uno schema comune ed è stata adattata ai diversi tipi di target. Talvolta sono stati gli stessi interlocutori che, in base alla propria sensibilità, esperienza, posizione, hanno di fatto “selezionato” gli argomenti che reputavano di maggiore interesse e su questi hanno finito per soffermarsi maggiormente.. Col mondo della scuola, ad es., si sono analizzate soprattutto le cause dell’abbandono e le relative azioni correttive, mentre si è parlato poco della valutazione del fenomeno dell’abbandono e della condivisione delle finalità dell’Azione Bandiera 1 (che risultavano in qualche modo scontate). Diversamente, questi stessi argomenti hanno rappresentato l’oggetto più controverso nell’ambito del focus group col mondo imprenditoriale, durante il quale, riguardo alle possibili cause dell’abbandono, si è anche preferito indirizzare la riflessione su una specifica causa, cioè la domanda di lavoro. Ai genitori, inf ine, si è ritenuto importante proporre, nella loro completezza e complessità, tutti gli argomenti trattati, e, in effetti, gli stessi hanno risposto soffermandosi ampiamente su ciascun soggetto. 157 2. Cause e indicatori associati alla scelta di lasciare gli studi 2.1 Il punto di vista dei genitori Secondo i genitori, tra le possibili cause di abbandono degli studi da parte dei ragazzi, la principale è senza dubbio rappresentata dall’ampia offerta di lavoro. La consapevolezza, infatti, della facilità con cui è possibile trovare impiego nel territorio bresciano toglie ai giovani ogni motivazione a continuare il percorso formativo, specie se risulta faticoso. Ciò è particolarmente evidente dal confronto con quanto accade nel Sud dell’Italia, dove la scarsa domanda di lavoro, anziché stimolare all’abbandono, trattiene i giovani a scuola con funzione di “ripiego” o “parcheggio”: Si studia di più per il motivo inverso, perché non si trova lavoro […]. Io ho insegnato alle Medie per diversi anni, e già tra le Medie e le Superiori c’era già una selezione, cioè i ragazzi dopo la Terza Media andavano a lavorare, perché non c’era la fabbrichetta del papà dell’amico, etc. Qui trovano lavoro facilmente, una voglia così sterminata per lo studio non ce l’hanno, e quindi si lasciano andare più facilmente per il lavoro…credo che sia per il lavoro. (Int.1 – genitori). E’ chiaro poi che, se all’ampia disponibilità di impiego si aggiunge anche l’esempio di amici che già lavorano, allora bisogna che il ragazzo sia davvero molto motivato perché continui gli studi. Su questo punto i genitori sono assolutamente d’accordo: anche il gruppo dei pari rappresenta un elemento determinante nelle scelte effettuate da un ragazzo. Però i ragazzi che frequentano ragazzi - diciamo – di pari livello si possono lasciare andare perché vedono quelli che hanno più libertà, più disponibilità, magari anche di soldi… questo può influire poi sul futuro di questi ragazzi; (Int. 1 – genitori) Poi ha avuto anche tutti amici che lavoravano…e tutti amici con una certa disponibilità economica “io vado, io faccio, io sto fuori fino alle tre del mattino tanto, vabbeh, non devo preparare l’esame”, perché se devi preparare l’esame devi studiare tutto il sabato e la domenica […]. (Int. 2- genitori) Se da una parte è vero che l’ampia offerta di lavoro della provincia di Brescia rappresenta una delle principali cause della fuoriuscita del sistema di istruzione locale, dall’altra parte è anche vero che la qualità della domanda di lavoro non è altissima, e di conseguenza il ragazzo risulta ulteriormente demotivato a studiare. Ad esempio, qualcuno si chiede che senso possa avere per un giovane continuare a istruirsi se poi vi è il rischio di andare a svolgere 158 professioni diverse o, peggio ancora, inferiori rispetto a quello per cui si era investito: Se uno si prende una laurea in Giurisprudenza, e poi va a fare l’usciere…io questo non lo vivrei bene! […] i ragazzi oggi se lo pongono questo problema. […]Anche i medici, anche i dottori […]. E quindi la scelta dipende sempre da cosa vuoi fare, perché non sempre uno è disposto a studiare per fare l’ingegnere e poi andare a fare il contabile. Cioè – ha capito – se io fossi sicuro di studiare per una professione che poi non posso esercitare…la cultura sì, ho capito…. (Int. 1 – genitori) Infine, tra le cause dell’abbandono, non mancano genitori che riconoscono l’importanza della cultura famigliare nell’orientare la scelta dei figli verso il lavoro anziché verso lo studio. In particolare, in una provincia come quella di Brescia, a fortissima industrializzazione, non può essere data per scontata la preferenza dei genitori per un alto livello di istruzione dei figli. La mentalità pratica e volta al lavoro, tipicamente bresciana, infatti, porta molte persone a incitare i ragazzi a intraprendere degli studi solo se questi assicurano loro, più che una profonda cultura, ampie entrate economiche: Allora, le faccio due esempi. Io seguivo dei malati a Lumezzane: chi ha la fabbrichetta, grossa, piccola, il padre: “Va’, fa’ l’ITIS, che dopo…”. Io ho un amico che fa il geometra, segue i cantieri sul lago: ha fatto fare il geometra a tutti e due i figli. Secondo me, per come conosco i figli, lo hanno fatto perché lui ha detto: “dai che dopo vieni a lavorare”. (Int. 4 – genitori) Qualora i genitori attribuiscano grande importanza all’istruzione, tuttavia non è detto che essi riescano – o debbano riuscire - a convincere il giovane a continuare il proprio percorso formativo. Secondo alcuni, infatti, è fondamentale che il genitore inciti, esorti, se non addirittura costringa il ragazzo a studiare; mentre altri ritengono questo un errore di impostazione nelle scelte di vita. Credo che sia stato fondamentale il fatto che mancasse la figura di riferimento (es. padre o madre), quindi, così, una figura che magari, se vedeva che si attardava, stava a letto, non si svegliava, non andava a lezione, l’avrebbe pungolato “alzati, svegliati, vai”, lo avrebbe sollecitato sicuramente a mantenere l’impegno; (Int. 2 – genitori) Io, per esempio, il primo figlio mio non ha voluto studiare. Ha fatto il liceo […], ha spulciato qua e là e poi ha detto “papà e mamma, a me non piace studiare. Cioè, se lo devo fare per forza, poi vi prendete la responsabilità perché perdo gli anni, etc., però io non voglio studiare”. Per cui ce l’ha detto proprio papale papale […] Cioè, lui mi ha detto: “non voglio studiare, e basta” e noi non abbiamo insistito perché ce lo ha detto esplicitamente. (Int. 1 – genitori) 159 2.2 Il punto di vista degli imprenditori Durante l’incontro con gli imprenditori, si è preferito non parlare, in termini generali, delle motivazioni che portano i ragazzi a lasciare gli studi, ma concentrarsi sul fatto che, come anche dimostrato dai dati e dalle statistiche raccolte, una delle principali cause dell’abbandono è l’ampia offerta di posti di lavoro da parte delle aziende bresciane. La maggior parte degli intervistati sostiene che i ragazzi abbandonino gli studi per scelta, e che tale scelta è guidata da due fattori: il desiderio di autonomia finanziaria dei ragazzi, e l’obsolescenza della scuola. Posso dire che i giovani bresciani cerchino lavoro per due fattori importanti. Uno: per l’autonomia finanziaria, per essere autonomi, indipendenti dai genitori: il chiedere torna pesante per loro. L’altro perché probabilmente c’è una maturità di questi ragazzi che, a mio avviso, si rendono conto che la scuola, non rispondendo più alle loro esigenze,… l’abbandonano, cercando nel lavoro qualcosa che… leggono, si informano, sanno, secondo me, che la scuola italiana non ha più quello schema rispondente a determinate esigenze e aspettative. (Int. 4 – imprenditori) Io credo […] che soprattutto in un contesto come quello bresciano, che è particolarmente ricco e in cui è vero che non si hanno difficoltà a trovare possibilità di lavoro […], l’invito a entrare nel mondo del lavoro sia elevato anche perché diventano sempre maggiori le esigenze economiche dei giovani. Un po’ per dinamiche… per identificarsi nel gruppo, in alcuni status, alcuni simboli, che diventano difficili per le famig lie da mantenere. Mi riferisco […] anche a un’indipendenza economica nell’immediato, che può essere semplicemente l’acquisto dell’auto, delle vacanze. (Int. 10 – imprenditori) Altri intervistati, invece, individuano nella scuola la principale causa di abbandono da parte dei ragazzi. In particolare qualcuno sottolinea la sfiducia che i giovani nutrono nei suoi confronti in relazione a vissuti negativi, distanti dai sogni di autorealizzazione e comunque più “vincolanti” alla scelta autonoma di lavorare. Secondo me c’è una componente un po’ di sfiducia nei confronti della scuola, cioè che la scuola possa rispondere a specifiche aspettative di un certo target, di chi ha interesse a entrare in modo più veloce nel mondo del lavoro, di chi non ha interesse o intenzione a prefigurarsi un percorso quinquennale, quindi magari si rivolge in parte alla formazione professionale, ma magari sente troppo vincolante anche un percorso limitato. D’altro canto, […] io mi occupo professionalmente di attività formative e ci capita di intercettare i ragazzi nel segmento della formazione per l’apprendistato: alcune volte inorridiscono all’idea di dovere tornare in un’aula. (Int. 9 – imprenditori) 160 Altri ancora mettono in evidenza l’incapacità della scuola di orientare in modo adeguato il giovane, il quale finisce per abbandonare il proprio percorso formativo a causa di scelte sbagliate, ovvero di aspirazioni non realistiche che non trovano riscontro nella scuola o università che si frequenta . Perché penso che l’abbandono scolastico, non sempre ma in molti casi, è anche dato da un’errata scelta che si fa, sia a 15 anni, sia a 19 quando ci si iscrive all’università, perché si hanno delle aspettative quando ci si iscrive, e poi quelle aspettative non trovano riscontro né nella scuola prima, né nel lavoro poi…[…]. (Int. 7 – imprenditori) Non tutti gli interlocutori, tuttavia, pensano che i ragazzi abbandonino il percorso di studi per scelta; qualcuno sottolinea, ad es., come nel mondo artigiano sia ancora fortemente radicata la struttura dell’impresa famigliare nella quale continua a manifestarsi, forte, la necessità che i giovani imparino il mestiere direttamente sul campo, e non “perdano tempo” nello studio. La necessità che emerge è quella del “ricambio” in seno alla famiglia. Secondo me, […] una verità viene dal fatto che…non è un atto di sfiducia, ma c’è comunque una richiesta che il papà, la mamma che nell’impresa ha bisogno che vada nell’azienda il più presto possibile. Anche i due anni delle superiori della riforma scolastica sono vissuti con grosse difficoltà…[…]. I dati ci danno che le imprese artigiane stanno aumentando sul discorso dei collaboratori famigliari, questo è un dato di fatto. Quindi è vera secondo me la situazione per cui “è meglio la pratica della grammatica”, da questo punto di vista. (Int. 8 – imprenditori) Tra le cause vi è infine la difficoltà dei ragazzi a entrare nel sistema universitario a seguito del numero chiuso; una motivazione che si pone a cavallo tra il “bisogno” e la “scelta”. Io vorrei sottolineare anche un altro aspetto, che non è secondario: è l’accesso, anche, alle facoltà. Se si vogliono guardare le difficoltà che hanno i giovani per seguire magari anche un indirizzo che potrebbe essere più confacente alle loro capacità…magari…aspirazioni future. Il numero chiuso, ad es., delle università…ci sono alcuni esempi. […] Stavo sottolineando proprio questo aspetto che alcune volte viene sottovalutato, ma quello dell’accesso è proprio uno degli impedimenti…o comunque uno per ripiego sceglie una facoltà che non è la propria scelta e poi successivamente abbandona per queste ragioni. (Int. 5 – imprenditori) 2.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione 161 Per quanto concerne l’individuazione delle cause dell’abbandono degli studi da parte dei ragazzi, i rappresentanti della formazione e della scuola secondaria di primo grado, da una parte, e i rappresentanti dell’istruzione secondaria, dall’altra, esprimono pareri decisamente diversi. Negli istituti secondari superiori, specialmente nei licei, viene quasi negata l’esistenza del fenomeno dell’abbandono, o, quantomeno è giudicato pressoché irrilevante e comunque in netta riduzione rispetto al passato. Questo perché vi sono maggiori possibilità, in caso di insuccesso, di passare da un tipo di istruzione all’altro, e dall’istruzione alla formazione professionale. Probabilmente al liceo il problema non esiste: al liceo la dispersione scolastica non c’è. Cioè è una minima dispersione che dal liceo passa a un altro liceo, più facile. E in università anche: i ragazzi diplomati da noi […] sono pochissimi quelli che poi non vanno all’università […] e magari peraltro sono fondamentalmente ragazze che fanno un’altra scelta – di tipo esistenziale, appunto – è evidente che conta molto la questione della condizione di partenza della famiglia, e il valore che la famiglia dà all’istruzione. Però mi pare di potere dire che anche le famiglie che prima dicevano “no, adesso vai a lavorare perché così porti lo stipendio in casa” adesso sono molto meno, anche nel nostro territorio; (Int. 4 - istruz. & formaz) Però sono problematiche diversissime, la formazione professionale e l’istruzione secondaria […] tra gli istituti tecnici e i geometri…noi abbiamo un tasso di dispersione anche piuttosto basso […], cioè noi abbiamo un tasso di dispersione che secondo me con gli anni si è abbassato […]; e poi spesso accade che i ragazzi che lasciano dopo 5-6 anni tornano al serale […]. Nella scuola superiore la dispersione non l’abbiamo più perché vanno nei cfp […] la dispersione adesso se ne parla molto ma è sicuramente calata nelle scuole, figuratevi al liceo; (Int. 8 – istruz. & formaz.) Anche nel nostro istituto che adesso ha 2600 alunni – è il primo istituto di Brescia – i livelli di dispersione sono abbastanza bassi; forse i maggiori problemi sono quelli legati al ri-orientamento […]. Però, tutto sommato, il tipo di dispersione che io ho notato nella mia esperienza oramai quasi trentennale, è di due tipi, sostanzialmente […] una dispersione legata a cause familiari ed economiche, per cui ragazzi e ragazze - noi abbiamo una popolazione al 90% femminile – si ritiravano perché la famiglia aveva dei problemi economici e quindi doveva badare a portare a casa dei soldi. E poi una seconda causa, che adesso non mi sembra così minoritaria, quella di tipo psicologico. Abbiamo ragazzi che per problemi depressivi si ritirano da scuola […]. (Int. 5 – istruz. & formaz.) A Brescia il fenomeno dell’abbandono scolastico, quindi, non pare riguardare particolarmente l’istruzio ne liceale, in quanto lo status socioeconomico dei giovani è piuttosto elevato e le loro famiglie tengono molto allo studio. Chi vie una difficoltà viene comunque “accudito” e non trascurato 162 dai docenti, e, soprattutto, chi abbandona si ri-orienta verso altre scuole. Le forme di dispersione conosciute sono legate a scelte di vita, a qualche problema economico, e a qualche problema psicologico; ma tali casi sono davvero rari. Si tende, insomma, a min imizzare il problema, e a ricondurlo, più che altro, a un discorso di immaturità dei ragazzi che non hanno ancora compreso quali sono i reali valori della vita: C’è anche, io lavoro in una scuola maschile, una mancanza di valori… calciatori, calciatori…sempre tutti zoppi [perché giocano a calcio e si fanno male]…cioè il mito, il dio denaro, e quindi calciatori. (Int. 8 – istruz. & formaz.) Il fenomeno dell’abbandono degli studi si configura, invece, come un problema proprio del mondo della formazione professionale. Qui, le cause individuate sono numerose e diverse, legate al fatto di concernere un’utenza debole che i ragazzi vivono spesso in condizioni socio-economiche difficili e disagiate; di conseguenza, come afferma effic acemente qualcuno, la scuola è l’ultimo dei loro problemi: Il disagio sociale sicuramente – […] dall’osservatorio che ho anche da quest’anno – è sempre in aumento. Disagio che ha le più diverse cause, etc, ma che sicuramente comporta – come potrei dire – distrazione dalla scuola. Insomma: sicuramente per questi ragazzi la scuola non è il primo dei loro problemi, ne hanno di pesanti, e io li vivo tutti i giorni oramai…; (Int. 7 – istruz & formaz.) Nella formazione professionale […]. Noi abbiamo un’utenza che è un’utenza debole, è un’utenza fragile, anche – direi – per una situazione di provenienza familiare. […] le problematiche delle famiglie che questi ragazzi hanno alle spalle stanno aumentando a dismisura. Noi abbiamo il 50% dei nostri ragazzi che fanno parte di famiglie disgregate, o di famiglie nelle quali si stanno prendendo provvedimenti; disorientamenti enormi fuori che poi, chiaramente, si ripercuotono sulla permanenza a scuola. Questi ragazzi dicevo, quindi, che arrivano ben decisi ad affrontare un percorso, ma che poi, chiaramente, trovano delle difficoltà, molto spesso non trovano nella famiglia i supporti sufficienti per essere motivati, quindi i ragazzi, che hanno bisogno di forti gratificazioni, abbandonano con grande facilità. (Int. 2 – istruz. & formaz.) Coloro che frequentano i corsi di formazione professionale sono spesso individui demotivati, che non trovano stimolo o ragione per andare avanti; si disorientano facilmente e si arrestano davanti alle prime avversità incontrate sul proprio percorso formativo. La ragione dell’abbandono risiede, secondo gli intervistati, nella incapacità di dare “un senso” alle proprie scelte. In questo l’ambiente scolastico non appare molto supportivo. 163 Ora […] se la scuola riesce ad offrire motivazioni profonde rispetto allo studio e quindi, da questo punto di vista, all’innalzamento del livello di istruzione e quindi al ricercare una propria strada tra i vari percorsi possibili, a non avere paura ad affrontare le difficoltà, a non avere paura a sbagliare delle scelte, e quindi essere pronti ad approfittare delle passerelle, ecc. pur di raggiungere i propri obiettivi; se questo riesce a farlo, allora … può esser stimolante l’essere a scuola, studiare, ecc. Ora: in una situazione come questa, contrassegnata da incertezza, che non è solo incertezza del futuro, ma è incertezza nell’agganciarsi a qualche valore, a qualche obiettivo, ecc. – Moretti, se non sbaglio, diceva “noi navighiamo in un oceano di incertezze tra arcipelaghi di certezze”. (Int. 7 – mondo istruz. & formaz.) Questo interlocutore, quindi, vede i ragazzi d’oggi come persone incerte e insicure, incapaci di affrontare la vita e le sfide che questa comporta: di conseguenza, solo il comprendere a fondo il valore di ciò che si sta facendo può permettere loro di proseguire gli studi nonostante le difficoltà. Dello stesso parere è anche un’altra insegnante, rappresentante del mondo della formazione professionale, che sottolinea la fragilità dei giovani di fronte agli insuccessi. Devono forse essere rinforzati; devono trovare il contesto che faccia capire loro che ce la possono fare; hanno bisogno fondamentalmente di questo. Forse uno dei motivi dell’abbandono è il disinnamorarsi e il disilludersi di quello che la scuola mi può dare: “Se ricevo l’ennesima bastonata in mezzo ai denti, me ne vado, perché comunque non ce la faccio più”. (Int. 3 – istruz. & formaz.) La stessa interlocutrice insiste poi sull’incapacità dei ragazzi di immaginarsi proiettati nel futuro, cosa che li fa arenare di fronte alle prime difficoltà. La non capacità di capire che quello che stanno vivendo nella scuola, nella formazione professionale, liceale, ecc., è un qualche cosa che farà loro da base nel futuro. Non hanno la capacità di proiettarsi in là, quindi vedono la fatica dello studiare, dell’applicarsi, vedono l’insuccesso di un voto negativo di un qualche cosa di negativo, e gettano troppo presto la spugna, proprio perché manca forse in loro la proiezione in qualche cosa che loro devono costruire.(Int. 3 – istruz. & formaz.) Qualcun altro sottolinea l’errata modalità, il significato strumentale e l’impegno di “basso profilo”, con cui i ragazzi affrontano gli studi superiori, dimostrando in questo modo di non comprendere appieno il valore dello studio. Una ragazzina è venuta settimana scorsa all’Informagiovani a chiedere un’informazione – la ragazza fa la terza media - su una scuola superiore, e la sua 164 preoccupazione fondamentale era: “quante materie devo avere giù per essere bocciata, perché io vado male in inglese e allora quante ore di inglese devo fare. Lo devo portare fino in quinta?” La sua preoccupazione fondamentale era questa: quante materie devo avere giù per non essere promossa. Non ha senso! […]. (Int. 6 – istruz. & formaz.) La stessa interlocutrice accenna poi ad altre componenti che contribuiscono alle scelte sbagliate e quindi al successivo abbandono da parte dei ragazzi, come l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, le loro pretese irrealistiche, ecc. E, come lei, anche altri intervistati sottolineano tale aspetto. E poi da noi è importante anche la componente genitoriale, perché quando vengono a fare orientamento con i genitori c’è da mettersi le mani nei capelli. […] perché il genitore non li incita mai: “perché deve prendere il treno, no, non voglio che faccia questo”; e magari le idee del genitore e del ragazzo sono completamente diverse […]. (Int. 6 – istruz. e formaz.) Io trovo, lo scontro grosso che ho coi genitori è il fatto che ci sia proprio questa tendenza a mettere le scuole su piani in verticale, per cui il ragazzino manifesta un interesse a inserirsi in un percorso professionale perché, caspita, la ragazzina, la parrucchiera la vuole fare, “assolutamente no l’idea che mia figlia non faccia un liceo” e quella povera creatura le risorse non le ha […]. Quindi c’è la preoccupazione del genitore che se va a fare un certo tipo di percorso viene tra virgolette etichettata come quella che tanto non è capace, tanto non ce la fa e quindi la mandiamo a fare qualcosa di diverso. (Int. 3 – istruz. & formaz.) I genitori, quindi, possono finire per rappresentare un ostacolo alla continuazione degli studi dei ragazzi, non solo perché li inducono a compiere scelte sbagliate, ma anche perché non li sostengono nel loro percorso di studi. Lo stesso si può dire del mondo del lavoro, che non “investe” sulla formazione dei giovani (es. nei percorsi di apprendistato), preferendo trattenerli in azienda piuttosto che offrire loro un’opportunità formativa. Per il discorso dell’apprendistato mi veniva in mente: noi, quando facciamo i corsi dell’apprendistato …[…], tante volte sono gli adulti e i datori di lavoro che non te li vogliono mandare perché è una perdita di tempo investire sulla formazione del ragazzo, perché staccarlo dal lavoro è un guaio. […] Il messaggio che viene dal mondo adulto è questo. E anche in una logica di formazione continua, mi pare che il mondo degli adulti, a parte chi è coinvolto nel mondo scolastico, non è che ci creda più di tanto. Gli adulti in realtà mandano un messaggio molto ambiguo, cioè “stai qui, perché se stai qui, l’azienda va avanti”; (Int. 1 – istruz. & formaz.) 165 Sostanzialmente da noi dopo due anni andavano a lavorare; adesso il percorso triennale o quadriennale […] i datori di lavoro si trovano a dovere aspettare i 3 anni, i 4 anni per…e infatti ci sono episodi di ragazzi che abbandono il terzo anno iniziato per andare a lavorare, laddove ci sono dei datori di lavoro che, purtroppo, minimizzano il percorso che loro stanno facendo, e li spingono a lavorare, promettendo una carriera abbastanza facile attraverso dei corsi di aggiornamento che chiaramente non danno titolo: questo è abbastanza deprecabile; (Int. 2 – istruz. & formaz.) Io mi immetto sempre sul discorso dell’apprendistato: una ragazzina che fa la commessa, la datrice di lavoro che ti telefona perché tu le porti via per 8 ore al giorno una forza lavoro e ti dice “ma io che cosa la faccio venire a fare?” […] Io dico che magari questa ragazzina non farà la commessa a vita, per cui se c’è la possibilità di farle vedere qualcosa di diverso, perché no. “Ma a me non interessa avere qui in negozio una persona che sappia di italiano, di matematica, etc., a me non interessa, a me basta che lavori” […] e la ragazzina questo lo sente, a volte anche in maniera 3 molto forte. (Int. 3 – istruz. & formaz.) Emerge in definitiva l’ambiguità di fondo del messaggio degli adulti nei confronti dei ragazzi: da un lato, li si vuole già diplomati o laureati (magari per il beneficio simbolico e indiretto che i genitori ne ricavano), dall’altro li si pensa solo come lavoratori, funzionali a un mercato occupazionale che si vuole “proteggere” e controllare. 3. Valutazioni sugli effetti dell’abbandono degli studi 3.1 Il punto di vista dei genitori Quando si affronta il tema della valutazione sugli effetti dell’abbandono, le posizioni assunte dai partecipanti al focus group risultano piuttosto difformi, nonostante tutti, in un primo momento, dichiarino di dispiacersi del fenomeno. Una madre, in particolare, spiega di provare rammarico di fronte a ogni forma di abbandono, in quanto è consapevole del bagaglio culturale di cui un ragazzo si pr iva compiendo quella scelta. Tale bagaglio è personale, indipendentemente dal suo apprezzamento nel mondo del lavoro. 3 E’ tuttavia corretto precisare che non tutti gli interlocutori si sono dichiarati d’accordo con le opinioni negative espresse da questi intervistati. Ben due insegnanti hanno infatti risposto, uno segnalando la collaborazione esistente con API industria – Associazione Piccole e Medie Imprese, che ogni anno si rende disponibile a parlare nelle scuole medie e a sottolineare l’importanza e il valore dello studio ai fini lavorativi; l’altro ricorda i validi corsi di formazione per insegnanti che oramai da diversi anni vengono organizzati da AIB – Associazione Industriali Bresciani. 166 Io personalmente provo rammarico quando c’è l’abbandono della scuola, perché ritengo che inserirsi nel mondo del lavoro si fa sempre a tempo. Anche se un laureato andrà poi a fare, per assurdo, l’operaio o anche una professione inferiore rispetto alla sua laurea, però la sua laurea sarà sempre sua, la sua cultura sarà sempre una sua opportunità di crescita, un suo bagaglio personale. Quindi io la vedo proprio come una sconfitta […]. (Int. 2 – genitori) Anche un’altra madre mostra, in diversi momenti del confronto, di non approvare l’abbandono degli studi e di vederne soprattutto gli effetti negativi legati, secondo lei, non tanto al minore bagaglio culturale, quanto alle minori opportunità lavorative: Sto vivendo adesso questa situazione con mio nipote […] anche lui adesso ha cominciato da una settimana, preso come perito chimico, a fare le pulizie, proprio brutalmente a fare le pulizie delle vasche di dove ci sono questi… adesso, per carità, mi dice mio nipote: “io posso anche scopare quando non ho niente…però non sono stato assunto da un’agenzia di pulizie!”. […] Sì, sì, è vero che c’è molto lavoro da noi, ma la qualità del lavoro non è poi…ecco perché ritengo che valga sempre la pena di studiare. (Int. 3- genitori) Non in tutti emerge una visione totalmente negativa dell’abbandono, e la cosa risulta particolarmente chiara dal lungo, e più volte ripreso, dibattito sull’opportunità o meno di “costringere” i ragazzi a studiare. In effetti, tutti i partecipanti al focus group sono concordi nel sostenere che ciò che realmente conta è che, se studia, il ragazzo sia felice assecondando le proprie attitudini e propensioni: Comunque, da genitore…come si diceva…non si può pretendere che tutti facciano gli ingegneri, le case si costruiscono con i muratori. Di ingegnere ne basta uno, poi due geometri…per cui, certo, è un discorso di orgoglio di genitori però gli ho detto: “Non ti piace andare a scuola? Se non vai bene, andrai a lavorare, impari un lavoro, lo fai onestamente, vivi onestamente” […]; (Int. 4 – genitori) Quindi, secondo i genitori intervistati, in linea teorica la preferenza va per la continuazione degli studi; nella pratica, però, è poi necessario vedere, però, se l’obiettivo è perseguibile, dato che molti fattori entrano in gioco, dalle umiliazioni del giovane ai bisogni contingenti della famiglia. Questi fattori possono concorrere a creare altre priorità per cui lo studio non risulta più così importante. Bisogna vedere, appunto, tante cose, tanti fattori. Perché uno che vive in una famiglia dove non ci sono tanti problemi […] è un conto, cioè, voglio dire, può anche farlo. Se invece vive in una famiglia dove magari i genitori sono operai, pagano l’affitto, 2-3 167 figli, dice: “vado a lavorare”. Purtroppo questo è un discorso soggettivo, dipende da famiglia a famiglia. Ognuno vorrebbe vedere il proprio figlio all’apice di una carriera, però bisogna stare coi piedi per terra. (Int. 4- genitori) 3.2 Il punto di vista degli imprenditori In termini generali, possiamo affermare che gli imprenditori non hanno espresso un giudizio del tutto negativo sul fenomeno dell’abbandono del percorso di studi da parte dei ragazzi in provincia di Brescia; le posizioni assunte sono però piuttosto articolate. Innanzi tutto, qualcuno sostiene che non ci sia nulla di sbagliato a mandare a lavorare un giovane che non si mostri particolarmente portato per lo studio; anzi, in questo modo probabilmente se ne valorizzeranno altre capacità e si eviteranno inutili sofferenze: Io trovo che sia positivissimo [il rivolgersi precoce al mondo del lavoro] perché l’esperienza di lavoro forma; chi non riesce a realizzarsi a scuola…io parlo sempre della mia esperienza…il ragazzo che mi prendeva sempre insufficiente era quello che, smontata una radio in mille pezzi, era in grado di rimontarla senza necessità di istruzioni. Quindi condivido…perché restano frustati se stanno a scuola. […]. Quindi io la trovo positiva: c’è bisogno di manodopera a Brescia; (Int. 4 – imprenditori) Questo aspetto della dispersione ha molte facce, non tutte negative. Un’uscita dalla scuola secondo un percorso talvolta progettato dalla famiglia, “vieni in azienda a lavorare anziché andare a scuola: non hai successo, ti trovi a disagio, vieni a casa che piangi, prendi 4 in tutte le materie”, questo – dicevo - a volte risponde alle attitudini del ragazzo. (Int. 2 – imprenditori) Quindi, secondo gli imprenditori, l’abbandono scolastico non è un problema se alle spalle c’è una scelta ponderata della famiglia; lo diventa, invece, quando il giovane si disorienta e lascia la scuola senza immettersi nel mondo del lavoro. E’ una realtà molto complessa e molto articolata, intervengono scelte della famiglia, attitudini del ragazzo, talvolta si arriva a valutazioni della famiglia sul trade-off mandarlo a scuola o mandarlo in bottega. Se lo mando in bottega, fa l’orario di lavoro, impara, fa delle cose buone, così. Il vero problema non è il 71% di persone che lavorano, ma quello che sta sopra, cioè quella parte di persone che non sta né a lavorare, né a scuola; e quindi sono quelle le persone che andrebbero seguite. (Int. 2 – imprenditori) Nella valutazione dell’abbandono, tuttavia, lo stesso interlocutore sottolinea un aspetto negativo: l’ampia domanda di lavoro del sistema economico bresciano quasi mai concerne l’attività manageriale , quindi quasi 168 mai si rivolge ai laureati, fattore che in sé scoraggia l’investimento in istruzione. Non bisogna essere valutativi: sono tanti o pochi i laureati che le aziende…questa è la realtà. Tenete conto che gran parte delle aziende, delle oltre 100.000 aziende che esistono a Brescia sono gestite direttamente dal proprietario, quindi in quel caso il laureato va da dirigente e non ha spazio, c’è già il padrone che fa quel mestiere lì. (Int. 2 – imprenditori) Solo due interlocutori si esprimono con termini più moderati. Il pr imo, in particolare, mette in evidenza come la valutazione del fenomeno dell’abbandono sia particolarmente complessa, in quanto se da una parte il mondo del lavoro chiede una manodopera sempre più preparata e specializzata, dall’altra parte le istituzioni scolastiche non sembrano in grado di rispondere a tale necessità: Ma…non è facilissima come domanda. Perché da un lato la nostra produzione si sta sempre più specializzando, e quindi più la gente è preparata meglio è […]. Certo è che se noi pensiamo alla scuola italiana fa acqua dappertutto. (Int. 3 – imprenditori) Il secondo sottolinea l’esistenza di una certa “debolezza strutturale” del sistema economico-lavorativo, debolezza dimostrata principalmente dalla grande mobilità dei ragazzi che, se entrano nel mondo del lavoro privi di qualifica, spesso non riescono a trovare un’adeguata collocazione, segno che la mancanza di titoli di studio rappresenta un handicap nel loro percorso professionale. Io non sono d’accordissimo con quanto diceva la signora sul positivissimo, perché andando a vedere proprio la tipologia dei ragazzi che entrano precocemente nel mondo del lavoro, si trovano […] anche aspetti contradditori, soprattutto una grande mobilità. Ragazzi che stanno sei mesi in un’azienda, cambiano, eh…Questo può servire per fare esperienza ma è anche segno di una debolezza strutturale, una debolezza strutturale che non è che si impara necessariamente a scuola. (Int. 9 – imprenditori) 3.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione Nella negativa confronti preferito soluzioni discussione di gruppo è risultata chiaramente l’opinione che il mondo dell’istruzione e della formazione ha nei dell’abbandono scolastico. Con tali interlocutori, quindi, si è passare rapidamente a riflettere sull’individuazione delle al fenomeno (cfr. infra). Solo un interlocutore ha risposto in 169 maniera chiara ed esplicita allo stimolo relativo alla valutazione del fenomeno dell’abbandono, sottolineando come il fenomeno sia particolarmente grave nel momento in cui i ragazzi, dopo la scuola, non si rivelano in grado di, o scelgono di non andare a lavorare: Il contro è che talvolta li vedi in giro, che non stanno facendo niente, perché anche l’andare a lavorare non gli va, perché ancora l’andare a lavorare è difficile. Ci provano, e dicono: “caspita, se a scuola avevo un insegnante che mi richiedeva un certo impegno, adesso ho un datore di lavoro che me ne chiede altrettanto, se non di più. Mi devo relazionare con un contesto di persone adulte, e non ho le risorse per farlo nella maniera corretta”. […] Altri invece li vedi, ma perché davvero non sanno che cosa fare, lasciano la scuola, ma non perché vogliono davvero inserirsi in un contesto lavorativo; non sanno davvero che cosa fare di loro stessi. (Int. 3 – istruz. & formaz.) 4. Stato della formazione professionale, dell’istruzione secondaria di II grado, e dell’università in provincia di Brescia 4.1 Il punto di vista dei genitori Se, in generale, i genitori si esprimono positivamente in merito alla scuola o formazione ricevuta dai figli, uno solo è il genitore che esprime contrarietà rispetto al mondo dell’istruzione e della formazione, e i termini da lui utilizzati sono piuttosto severi per due ordini di motivazioni. La prima concerne la validità di alcuni insegnanti e la serietà/affidabilità di certi istituti scolastici. Il genitore, infatti, racconta l’esperienza negativa vissuta dal figlio presso una scuola della città. Spiega di non essere stato preavvisato del fatto che il giovane fosse a rischio di bocciatura, e di come ciò sia accaduto in modo del tutto inaspettato, dato che nel primo pagellino il ragazzo aveva solo due insufficienze lievi. Le critiche sono dirette soprattutto al corpo insegnanti, incapace di seguire nella maniera dovuta gli studenti che ne hanno più bisogno: Probabilmente penso che uno, oltre a insegnare la materia dovrebbe… soprattutto dove ci sono delle segnalazioni, perché io capisco che un insegnante ha 25, 28, 30 allievi, magari dei genitori che non vanno mai ai colloqui... Però sono arrivato a pensare, per come sono andate le cose - perché poi mi sono informato – che è meglio non s eguirli i figli, “perché poverino non ha nessuno”. No, perché un altro ragazzo del nostro villaggio, che ha fatto la stessa scuola in un’altra sezione, famiglia con altre problematiche, cioè ha perso la mamma e il papà non c’è mai e tutto quanto… sette in condotta- gli hanno dato 4 debiti. Quanto meno psicologicamente non perde l’anno. (Int. 4 – genitori) 170 La seconda motivazione per cui il genitore esprime un’opinione negativa concerne invece il mondo universitario , di cui è messa in discussione non solo la qualità della formazione fornita, ma anche l’utilità dei titoli di studio rilasciati ai fini occupazionali. Anche l’effettiva preparazione, connessa ai titoli di studio, è messa in discussione. L’infermiera che vent’anni fa dopo la scuola media faceva due anni, adesso è una laurea breve; non so chi è più preparato, però è una laurea breve. E cosa dicono: “io devo fare 5 anni di superiori, 3 anni di laurea breve per essere infermiera, fare i turni di notte, Natale, Pasqua, e prendere 1.200 Euro? Faccio Medicina”. (Int. 4 – genitori) Il volere innalzare la scolarità… perché questo non vuole dire la preparazione, perché sappiamo benissimo che ci sono delle scuole che sfornano delle persone estremamente impreparate, questi sono dati di fatto, si palpano con mano ogni giorno, che escono dalle università, dalle superiori, etc: cioè, è scontato. Le infermiere stesse: ci sono delle scuole dove formano…e vabbeh; o ci sono delle altre scuole dove, vengono, il titolo è lo stesso, però si nota lontano tre miglia che la preparazione è diversa. (int. 4 – genitori) 4.2 Il punto di vista degli imprenditori Aspre e numerose sono le critiche portate al mondo della scuola da parte degli imprenditori; le argomentazioni fornite sono diverse, e variano in base alla tipologia di istituto preso in considerazione. In termini generali, qualcuno mette in discussione la qualità dell’insegnamento e la capacità del mondo scolastico di certificare e fornire leali competenze. […] bisogna cercare di abbassare il profilo della scuola, dell’insegnamento per cercare di portare dentro chi è indeciso se fare una cosa, chi è incerto, se seguire un liceo, se seguire una scuola professionale. Questo è molto preoccupante, […] è comunque preoccupante anche il fatto che, tra gli insegnanti, c’è chi ha abbandonato il mondo della scuola, e c’è chi si è adattato ad abbassarsi e a cercare di fare il meno possibile, il minimo indispensabile; (Int. 8 – imprenditori) Adesso hanno portato a 16 anni l’obbligo scolastico: nella struttura attuale della scuola questo limite non “fitta”, non combina, perché per arrivare a 16 anni uno dovrebbe iscriversi i primi due anni al Calini e la scuola dovrebbe certificare alla fine del biennio che ha delle competenze professionali! Ma dico: ma….o siamo disonesti a dire queste cose qui, oppure non c’è alternativa. Tutto per aumentare il numero degli allievi e tenere qualche classe aperta. […]. (Int. 2 – imprenditori) 171 L’atteggiamento dei docenti, da una parte fazioso e ideologico, dall’altra debole e vittimistico, è oggetto di critiche puntuali da parte degli imprenditori. Perché quando un insegnante ancora non sa distinguere un discorso storico semplicemente perché al governo c’è A o c’è B, oppure ancora mi vengono a dire che bisogna usare un manifesto A invece che B in funzione di quelli che stanno a Roma, quando comunque queste cose servono per la cultura personale perché siamo tutti d’accordo che non basta il computer – però che qualcuno dubiti anche che servono le lingue a me sembra qualcosa di inammissibile. E lei quando parla con gli insegnanti, “ma noi non abbiamo le risorse”. (Int. 1 – imprenditori) Una duplice critica, sia alle istituzioni liceali in particolare, sia al sistema dell’istruzione in generale, è quella rivolta a chi negli ultimi decenni ha “svalutato” sistematicamente il lavoro (associato alla fabbrica) e ha contrapposto a esso la cultura scolastica ed accademica, col risultato di allontanare i giovani dalla cultura tecnica e professionale, tipica della tradizione locale. Qui a Brescia abbiamo […] una tradizione di altissima scuola tecnica. Il problema è un problema di costume, di media, di immagine del lavoro in fabbrica che è stato vituperato con invece il portare a modello delle figure assolutamente effimere. Purtroppo questo è…il mondo moderno ci ha portato a questa cosa e…la scuola, il fatto che i ragazzi vadano al liceo invece che andare alle scuole tecniche è una conseguenza che noi paghiamo in termini di mancanza di mano d’opera professionalizzata nelle imprese. Quello che dicevo che la scuola fa acqua mi riferivo soprattutto a dei modelli che sono un pochino obsoleti, secondo me, sia di didattica che di…Non so, noi siamo andati tante volte a fare orientamento nelle scuole dove i professori dovevano comprarsi i computer di tasca propria…No, delle robe da terzo mondo, quando invece oramai il computer è obbligatorio anche per un operaio che lavora alla macchina. Quindi questo è un problema molto grande: la scuola italiana deve essere rinnovata alle radici. (Int. 3 – imprenditori) Oltre alle infrastrutture tecnologiche scadenti, la scuola, quindi, non è aggiornata e i curricula adottati sono oramai obsoleti rispetto alle trasformazioni recenti del mondo produttivo. Ci sono ancora i programmi che ti parlano di Carlo Codega – parliamoci chiaro –, di una geografia che si sono inventati, o di una storia che te la impongono perché oggi c’è un governo così. (Int. 4 – imprenditori) Noi […] spendiamo soldi per l’innovazione, la scuola è ferma a 50 anni fa, non ha ancora capito il valore dell’innovazione. Perché si ricordi che quando la signora dice “noi andiamo nelle scuole […]”, è perché probabilmente loro pensano che gli artigiani 172 sono ancora neri e sporchi, nelle aziende ci sono ancora gli acciai putridi, Coldiretti va ancora con la zappa, gli autotrasportatori probabilmente coi trattori. (Int. 1 – imprenditori) Oltre alla qualità dell’insegnamento e ai programmi scolastici, che evidenziano la mancanza di collegamenti tra scuola e lavoro, viene ampiamente messa in dubbio anche la capacità di orientamento de lle istituzioni scolastiche. Critiche specifiche sono mosse alle iniziative di “vetrina” (es. Salone Orientando) organizzate negli ultimi anni. Piuttosto che fare opere di marketing, gli imprenditori suggeriscono di avvincere realmente i ragazzi alle aziende con visite a stage “leggeri”. Penso che, forse, uno dei motivi per cui spesso ci sono interruzioni del percorso sia […] anche la mancanza di un ponte tra la scuola e il mondo del lavoro, […] un collegamento più stretto. Ad es., anche l’occasione dell’orientamento scolastico, del famoso Orientando[…] spesso si vedono questi ragazzi che girano con il loro sacchettino per tutti gli stand ma senza avere l’occasione per approfondire realmente. E quindi perdono un’occasione…e magari si introducono in un percorso scolastico che non rispetta le loro aspettative; (Int. 10 – imprenditori) […] io trovo che la scuola sia penosa, ma più si sale di livello peggio è […] e trovo che, soprattutto lavorando, si nota ancora di più la mancanza di collegamento con la realtà a tutti i livelli […], cioè, a Brescia, almeno, è terribile…uno scollamento incredibile. E questo poi crea ovviamente problemi a chi, finito la scuola, finita l’università chiede di andare nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda il discorso di prima degli stage aziendali, delle giornate di Orientando, noi stiamo studiando anche a livello regionale di approcciare i ragazzi delle medie inferiori in maniera un attimino diversa. Magari proponendo una sorta di stage – tra virgolette – “leggeri”, perché comunque il ragazzino, nel momento in cui va a prendere l’opuscolo, a chiedere informazioni, non potrà mai avere una coscienza… (Int. 7 – imprenditori) Un’ultima critica all’istituzione scolastica in generale viene mossa all’attuale tendenza a strutturarsi in indirizzi iper-specializzati che, a giudizio degli imprenditori, oltre a creare una grande confusione nei giovani e nei datori di lavoro, risultano piuttosto inutili, perché essi sono convinti che le competenze economiche necessarie si imparano sul lavoro. L’auspicio che io raccolgo in molte aziende, da molti imprenditori, è di una semplificazione degli indirizzi che salvaguardino alcuni orientamenti di fondo, diciamo una formazione liceale, una formazione tecnica, che però strutturi di più alcune competenze di carattere generale. Perchè poi in azienda […] se però sono formate alcune abilità di fondo, un po’ di elasticità ad apprendere quello che poi l’azienda […] Quindi è su alcune abilità come l’elasticità, la capacità di imparare, di 173 organizzare un po’ il suo apprendimento che sicuramente va strutturata la scuola. (Int. 9 – imprenditori) Al di là delle critiche al mondo scolastico in generale, qualche perplessità viene manifestata in particolare nei confronti dell’istituto dell’apprendistato, così come organizzato al giorno d’oggi: […] adesso con l’apprendistato cosiddetto professionalizzante, i lavoratori si trovano ingiustamente a dovere affrontare una formazione che, o non hanno, o hanno avuto in parte a scuola: quindi tornare a scuola. Qui emerge […] la negatività di ripresentarsi a scuola quando uno l’aveva lasciata per scelta; questo è un aspetto. Però anche l’inadeguatezza della struttura in questo caso formativa per gli apprendisti che non è ancora all’altezza, perché fare delle cose general generiche quando poi nell’azienda si trovano a valutare delle cose specifiche diventa uno shock per coloro che frequentano. (Int. 2 – imprenditori) Infine, a detta di più interlocutori, una caratteristica del mondo dell’istruzione e della formazione bresciano sono le scuole serali, che hanno rappresentato da sempre una seconda opportunità per chi lascia la scuola diurna. Quindi […] bisogna essere molto laici nel valutare questa situazione e poi vedere come migliorarla, e il miglioramento sono le scuole serali. Questa grande provincia industriale è stata costruita dall’ITIS, dall’istituto di geometri che si chiamava Tartaglia, dall’istituto dei ragionieri che si chiamava Ballini, dalle grandi scuole professionali che avevano dentro le aziende, dalla grande scuola serale che si chiamava Moretto. Poi c’è stato un periodo che ideologicamente queste scuole sono state chiuse, e quindi abbiamo perso un quarto di secolo; ora, piano piano, cerchiamo di ricostruirlo; (Int. 2 – imprenditori) Sarebbe interessante qui capire che dimensione ha per esempio il fenomeno della scuola serale nella nostra provincia, perché è un fenomeno tipico dei contesti in cui la gente si distacca presto dalla scuola per intraprendere percorsi rapidi di lavoro, quindi arrivare prima all’autonomia economica, all’autonomia della mobilità […]. Però, quando poi la spendibilità del suo lavoro è scarsa, non ha prospettive, allora uno dice: “e se provassi la scuola serale?”; allora magari i corsi del CFP, o l’ITIS, le ragionerie. (Int. 9 – imprenditori) 4.3 Il punto di vista degli operatori dell’istruzione e della formazione Anche a tale riguardo, così come accaduto riguardo all’individuazione delle cause dell’abbandono, i referenti del mondo dell’istruzione e della 174 formazione hanno assunto posizioni diametralmente opposte. Da una parte, alcuni hanno espresso opinioni piuttosto critiche, sia nei confronti degli istituti scolastici presso i quali lavorano, sia nei confronti del sistema scolastico nel suo complesso; dall’altra parte, altri hanno cercato di difendere la categoria degli insegnanti, mettendo in evidenza quanto di buono viene portato avanti in ogni realtà territoriale. Per quanto riguarda la nostra capacità di orientarli per un lavoro, direi piuttosto scarsa, anche perché la formazione che diamo adesso è una formazione generale, di cultura di base, ma soprattutto perché a mio avviso siamo poco attenti a prepararli a scelte di autonomia. Quel maternage di cui si diceva prima è in effetti un elemento distintivo del nostro tipo di scuola. […] secondariamente riconosco anche in noi docenti una difficoltà a sviluppare convenientemente il valore orientativo delle nostre discipline. Per cui, questo lo vedo come un limite oggettivo abbastanza rilevante nel creare quelle opportunità a gestire l’incertezza da parte degli studenti, che a volte si perdono perché non hanno davanti un quadro preciso. (Int. 5 – istruz. e formaz.) Spesso, secondo me, i ragazzi percepiscono che anche qualche insegnante fa le sue ore a scuola e dice: “io, oltre alle mie ore a scuola, non voglio formarmi ulteriormente, non voglio avere altri grattacapi” […]. Cioè, un po’ dobbiamo secondo me fare passare ai ragazzi che è bello potersi formare, è una fortuna; non voglio fare il paternalista, però io ho davanti degli esempi dove secondo me questa cosa non passa ai ragazzi. (Int. 1- istruz. & formaz.) In base a tali opinioni, quindi, notiamo come le critiche espresse concernono aspetti assai differenti del mondo scolastico, dalla capacità di orientamento degli istituti, alla serietà del corpo insegnanti. Tuttavia, come si accennava sopra, qualche voce di difesa del mondo scolastico non ha mancato di farsi sentire: Beh, i miei sono geometri, e chi desidera lavorare, in un mese si colloca […] lavorano, sono anche apprezzati: li mando nelle ditte e se li tengono, non è che te li rimandano indietro; (Int. 8 – istruz. & formaz.) Quello che lei diceva sugli insegnanti è vero, ma non si generalizza. Se io sento gli insegnanti, e la stragrande maggioranza delle persone è lì che non vede l’ora di imparare a fare meglio e a fare di più. Quindi da questo punto di vista non penso che ci siano troppi problemi. (Int. 7 – istruz. & formaz.) 5. Condivisione dell’Azione Bandiera n. 1 per la Provincia di Brescia 175 5.1 Il punto di vista dei genitori I genitori intervistati, come abbiamo visto, non hanno condiviso pienamente le finalità dell’Azione Bandiera 1. E’ particolarmente significativo, da questo punto di vista, quanto dichiarato da un intervistato: Io penso che la cultura è una gran cosa, studiare è bello […] e quello è un discorso […]. Io non so quanto sia un vantaggio per l’economia generale […] alzare la scolarità più alta di così cioè, che facciamo? Ci vuole la laurea per andare a pulire le cisterne… Io, per esempio, da quando sono uscite…hanno messo il diploma: conosceranno di più il diritto legislativo, questo quest’altro, ma se lei si ammala e ha bisogno dell’assistenza, non ha bisogno di 20 persone che dicano “come va?” e a provare la pressione; hanno bisogno di tante cose i malati. Per cui: alzare la scolarità vuol dire non fare certi lavori perché – non so – è umiliante vestire il malato, alzarlo, e tutto quanto? Allora, cosa vogliamo fare: portare la laurea a 6 anni?. (Int. 4 – genitori) Questo genitore, quindi, non condivide la finalità dell’innalzamento del livello di istruzione, innanzi tutto perché nutre qualche dubbio sull’effettiva validità dei titoli ottenuti, inoltre perché, come aveva già avuto modo di dire, è il sistema economico nel suo complesso a non essere “fisiologicamente” in grado di assorbire più di un certo numero di persone con un elevato livello di istruzione: Credo che sia fisiologica la cosa. Ieri hanno fatto nel mio reparto gli esami di specialità in 5 […]. Di questi 5 il lavoro non ce l’ha nessuno […].Oramai sono quasi tutti diplomati. Anzi, io penso che…lei chiami qualcuno per aggiustare la cinghia della tapparella: non c’è più nessuno. Per cui manca la mano d’opera; poi c’è il problema che abbiamo gli extra-comunitari e sono troppi; ma nella bassa bresciana le stalle sono state abbandonate perché non c’è più nessuno che lo vuole fare, sono tutti indiani. E questo nelle fonderie, nell’agricoltura […]. (Int. 4 – genitori) L’unica opposizione a tale punto di vista, che dai cenni affermativi dei presenti pare ampiamente condiviso, è rappresentata da un genitore che risponde facendo presente l’immaturità dei ragazzi nel momento in cui devono effettuare la scelta sul loro futuro di istruzione o professionale: Però lei sta ragionando con la sua mente alla sua età, cioè adesso. Ma il ragazzo giovane forse ha bisogno di un attimino più di tempo: se tu gli dai un attimino più di tempo, lui forse matura anche di più […]. Quindi – penso io – alzando la scolarità potrebbe essere anche dargli un pochino più di tempo per maturare. (Int. 3 - genitori) 176 5.2 Il punto di vista degli imprenditori In termini generali gli imprenditori dichiarano di condividere le finalità dell’Azione Bandiera, benché non reputino che questa, di fatto, centri completamente il problema. A tale riguardo, aldilà di una voce isolata che si limita a dichiarare che l’obiettivo è mal formulato, altri spiegano quali sono le iniziative che dovrebbero essere affiancate all’Azione Bandiera 1 per renderla più utile ed efficace. In particolare, secondo qualcuno, non si tratta solamente di innalzare il livello di istruzione dei più giovani, ma anche di orientarli in maniera più adeguata in vista del mondo del lavoro. Perché […] la maggior parte dei ragazzi che fanno il liceo scientifico deve poi finire nella scelta universitaria di economia e commercio, o giurisprudenza, lettere, scien ze della comunicazione, lingue? […] Dopo, uno fa queste facoltà e non fa matematica, non fa ingegneria, non fa fisica…cioè quello per cui la scuola lo ha preparato. Quindi secondo me è, sì, importante aumentare quantitativamente questi obiettivi, ma è anche importante ricentrare l’aspetto orientativo che la scuola può e deve avere insieme a tutti gli altri attori del territorio. (Int. 9 – imprenditori) Per altri invece, l’Azione Bandiera 1 deve essere accompagnata da programmi didattici maggiormente volti alla formazione di futuri neoimprenditori. Io sono dell’opinione del signore: non è sic e simpliciter l’idea di innalzare il livello istruttivo. […] almeno dalla mia esperienza e dal settore che io osservo, è importante che la scuola dia quelle basi fondamentali e essenziali perché un giovane diventi neoimprenditore, cioè diventi una figura imprenditoriale, e questo necessariamente non 4 parte dall’innalzamento del livello istruttivo. (Int. 6 – imprenditori) . 6. Indicazioni per la campagna informativa e per le azioni di sistema volta alla prevenzione dell’abbandono 6.1 Il punto di vista dei genitori Le perplessità dimostrate nei confronti dell’Azione Bandiera sono in parte spiegabili anche in base a un’altra idea di fondo molto condivisa dai genitori 4 L’argomento non ha suscitato una particolare reazione tra gli interlocutori appartenenti al mondo dell’istruzione e della formazione, né a noi è parso particolarmente interessante approfondire il tema, dato che il loro punto di vista e il loro “appoggio” all’Azione Bandiera 1 era piuttosto chiaro ed evidente. In effetti, gli intervistati hanno reagito allo stimolo più che altro individuando le iniziative che potrebbero essere affiancata all’Azione Bandiera al fine di renderla più efficace, per la qual cosa si rimanda al capitolo successivo. 177 partecipanti al focus group: Brescia è una città tradiziona lmente caratterizzata dal lavoro, che non ha mai riconosciuto e compreso l’importanza della cultura. Di conseguenza, in un contesto del genere, un’iniziativa quale l’Azione Bandiera 1 rischia di cadere nel vuoto, in quanto finisce per scontarsi con una mentalità oramai radicata da secoli: Brescia è da sempre una città basata sul lavoro, punto […] non è una città di cultura […]. Quando si propone qualcosa di culturale a Brescia, a meno che non sia il [Teatro] Grande, non esiste, perché il bresciano, di mentalità, deve lavorare; si sente realizzato se ha il fuoristrada con le gomme da neve a Ferragosto. Mi spiace parlare così, ma il bresciano è così […]. Purtroppo la nostra società bresciana, non è un terreno fertile per fare questo. Anche chi va a scuola: sono pochi quelli che ci vanno convinti: vanno per cercare di trovare e portare avanti l’attività […] Questo io penso che sia un discorso di cultura…inutile…come quando diciamo che gli arabi sono così perché hanno la loro cultura, il bresciano è così perché ha la sua cultura; dico il bresciano per dire chi vive in una società industrializzata con il boom che c’è stato come a Brescia. (Int. 4 – genitori). Rispetto alla proposta, innanzitutto un genitore si è soffermato sull’importanza di proporre ai ragazzi soluzioni nuove e flessibili, che consentano loro di alternare lo studio e il lavoro: A me, per esempio, la riforma che hanno fatto adesso […]. Dopo, dopo i 3 anni, c’è la possibilità di conseguire anche il diploma. Quindi io dico: una parrucchiera che però ha il suo diploma, ben venga! […] Secondo me sono da studiare queste soluzioni un po’ alternative e un po’ più a largo respiro, da non incanalare i ragazzi […] sono anche da studiare alcune soluzioni che siano un po’, così, alternative allo studio, che diano, sì, una cultura, ma che diano anche un lavoro, un qualcosa di concreto. In modo che uno dice: “vabbeh, ho fatto 3 anni, adesso posso andare a fare l’idraulico, ma posso anche conseguire la mia maturità”. (Int. 3 – genitori) Di fronte a un figlio che non vuole più continuare gli studi, secondo un genitore la soluzione ideale è quella di orientarlo alle scuole professionali, secondo un altro, invece, il messaggio da comunicare è il seguente: Comunque lo studio apre la mente, altrimenti rimane chiuso, rimane poco aperto a tutto. E le opportunità di lavoro: lo studio ti dà delle opportunità di lavoro. (Int. 3 – genitori) E sulle maggiori opportunità di lavoro insisterebbe ancora un altro genitore: 178 Tendenzialmente il genitore tenta sempre la via della scuola. Se io mi trovo davanti a un figlio che mi dice: “papà che devo fare? Di studiare non ho molta voglia, però non mi dispiacerebbe…”; allora il genitore tenta a invogliare per lo studio, dicendo quello che si dice sempre: che lo studio dà più opportunità, che… (Int. 1 – genitore) 6.2 Il punto di vista degli imprenditori Poiché la valutazione del mondo imprenditoria le rispetto al fenomeno dell’abbandono non risulta del tutto negativa, è stato particolarmente difficile trovare, tra le parole degli interlocutori, suggerimenti di azioni e messaggi per la lotta contro la dispersione scolastica. L’iniziativa che più di ogni altra viene invocata concerne il miglioramento del rapporto tra il mondo dell’istruzione e della formazione, da una parte, e il mondo del lavoro dall’altra. Abbiamo già visto, infatti, che più voci sottolineano il problema del grande scollamento esistente tra le due realtà e che tale frattura è vista come una delle possibili cause di abbandono scolastico (scelta di studi sbagliata rispetto alle aspettative). Per ovviare a tale problema, possiamo affermare che secondo i nostri interlocutori si debba intervenire su tre ambiti: sui curricula delle istituzioni scolastiche, sulle strutture, e sui programmi di orientamento. In particolare, rispetto ai curricula, sappiamo (cfr. sopra) come venga auspicato che la scuola ricominci a fornire quelle basi di cultura e conoscenza tecnica necessarie perché un giovane divenga neo-imprenditore, soprattutto attualizzando i programmi di studio, rinnovando gli insegnamenti, etc. Anche per quanto concerne le strutture, è necessario un ammodernamento delle stesse, a partire da una maggiore disponibilità di computer. Infine, è auspicato un miglioramento delle iniziative di orientamento agli studi e al lavoro, iniziative che oggigiorno, formulate così come sono, risultano di poca utilità. A tale riguardo, abbiamo già visto, in particolare, che le giornate di Orientando (o l’attuale Connessione Campus) soddisfano poco gli imprenditori, in quanto questi hanno la sensazione che, in manifestazioni tanto densamente organizzate e strutturate, i ragazzi non abbiano la possibilità di comprendere appieno e approfondire quanto viene offerto loro. In alternativa sono proposte due soluzioni. Riguardo alla prima, si tratterebbe di ripercorre le tracce dell’esperienza del Collegio Costruttori Edili, che ha avviato una proposta di “stage leggeri” per quei ragazzi che si vogliono avvicinare alla loro realtà lavorativa. La seconda, invece, concerne l’organizzazione di un nuovo tavolo dell’orientamento: Secondo me, una proposta che potrebbe essere posta a questo tavolo è un grande tavolo dell’orientamento che abbia una valenza su base annua, non una tantum, ma continua, con più appuntamenti, che possa fare capire agli studenti qual è l’offerta del 179 mondo del lavoro, dell’industria, dell’artigianato, dell’edilizia: un qualcosa di serio che non c’è. […] dovrebbe esserci un progetto a livello provinciale - perché siamo assolutamente in grado di farlo - però che abbia una condivisione da parte di tutti e abbia continuità nel tempo. Che non si esaurisca nella giornatona, che sembra una fiera, che poi uno non capisce niente, perché va lì, vede un po’ di questo, un po’ di quello, e non capisce niente. (Int. 3 – imprenditori) Passando ai messaggi che potrebbero essere formulati nell’ambito della campagna informativa, è innanzi tutto possibile trovare qualche suggerimento tra le parole dei diversi interlocutori: La nostra produzione si sta sempre più specializzando, e quindi più la gente è preparata meglio è. (Int. 3 – imprenditori); […] abbiamo bisogno di ingegneri e di laureati in Economia e Commercio. (Int. 2 – imprenditori) Quando poi, al termine dell’intervista di gruppo, è stato esplicitamente chiesto agli imprenditori di provare a immaginare qualche messaggio contro la dispersione scolastica, gli stessi erano concordi nel sostenere che la campagna informativa debba essere rivolta principalmente alle famiglie; è importante però che questa non si limiti a un’esortazione al proseguimento degli studi, ma ne spieghi anche le ragioni: Bisogna organizzare il messaggio, perché le famiglie sono consapevoli. Se io dico “manda ancora tuo figlio a scuola ancora per due anni”, le famiglie rispondono “ma allora non avete capito”; il messaggio è un altro: “dimmi perché devo mandare mio figlio a scuola ancora per due anni”. (Int. 2 – imprenditori) Qualcuno, infine, ritiene che i messaggi vadano anche rivolti alle istituzioni: Alle famiglie e alle istituzioni. Alle istituzioni e alle associazioni di categoria che si coordinino di più. (Int. 4 – imprenditori). 6.3 Il punto di vista degli operatori dell’Istruzione e della Formazione Secondo gli interlocutori del mondo dell’istruzione e della formzione, molto c’è da fare per rendere più efficace l’Azione Bandiera 1. Le iniziative che vengono “invocate” sono di due tipologie: le une si riferiscono al “sistema scolastico” in generale, le altre concernono invece specificamente il corpo insegnante. Innanzi tutto, qualcuno ricorda come uno dei ruoli principali rivestito dalle istituzioni scolastiche sia quello di fornire certezze ai ragazzi, e 180 come ciò sia possibile solo laddove esiste una profonda sinergia tra la scuola, la famiglia e il territ orio: Qualche certezza bisognerà offrirla ai nostri alunni, ragazzi, ecc. Penso che sia un pochino questo: offrire la capacità di gestire l’incertezza; offrire la possibilità di trovare in tutto questo una forte motivazione, un qualche cosa cui dare veramente valore; e in tutto questo è assolutamente necessario che ci sia veramente la relazione scuola, famiglia, territorio, ecc., ci deve essere perché se no la scuola parte sconfitta. […] Dobbiamo ricordarci che noi, come scuole, siamo agenzie educative per le famiglie, […] quando la famiglia viene a iscrivere […] secondo me l’iscrizione non dovrebbe essere: “il sottoscritto genitore iscrive”, ma “noi ci iscriviamo a scuola”: è la famiglia che si iscrive, sottoscrive un contratto, si impegna a fare un determinato percorso, insieme alla scuola e al figlio, altrimenti saremo sempre separati e, a volte, non amati; (Int. 7 – istruz. & formaz.) Forse ipotizzare anche una maggiore comunanza a livello politico. Cioè: il mondo della scuola viene ribaltato con una facilità, a mio modo di vedere, che gli stessi insegnanti e anche le famiglie non capiscono più qual è la linea da seguire. Fossimo quantomeno tutti noi, insegnanti, ministri, sottosegretari e quant’altro, indirizzati su una certa linea…già sarebbe difficile realizzarla, se poi ci scontriamo, cioè… (Int. 1 – istruz. & formaz.) Ai fini dell’innalzamento del livello di istruzione, quindi è necessario che si abbia sinergia tra le istituzioni del territorio; ma è anche importante che venga lasciata una maggiore autonomia ai singoli istituti scolastici: Connessione Campus: grande fiera dove c’è l’esposizione della merce presentata dalle scuole superiori e dall’università […] Io credo – da operatore della scuola – che l’orientamento sia ben altro: ecco perché sono d’accordo con l’orientamento formativo e quindi con le risorse sulla scuola…Purtroppo, però, anche il Ministro Fioroni va in questa direzione […] Io credo che […] veramente dobbiamo capire che cosa deve fare la scuola. Perché io sono convinto che a deciderlo non sono persone che sanno cosa è la scuola. […] io dico: risorse per l’autonomia, dateci risorse per l’autonomia, noi sappiamo come fare. (Int. 7- istruz. & formaz.) E se proprio non si può arrivare all’autonomia, le istituzioni scolastiche chiedono quantomeno di essere ascoltate e consultate, oltre che di ricevere maggiori risorse economiche; solo così potranno essere prese delle decisioni che risulteranno realmente efficaci ai fini dell’innalzamento del livello di istruzione : Di consultarci, di ascoltarci, ma noi quelli che insegnano, non quelli che teorizzano sugli insegnamenti […] purtroppo i progetti di orientamento costano e la scuola statale 181 […] non ha i fondi per attuare tutte le iniziative che forse sono anche troppe. E altre iniziative proposte dalle istituzioni – tipo, per dirne una, connessione CAMPUS – ci piovono sulla testa decise dall’alto […]. Ecco, anche lì, magari chiedetelo a noi se la riteniamo utile per innalzare il livello di istruzione o se la vediamo come l’ennesima facciata. (Int. 4 – istruz. e formaz.) La voglia di fare…cioè credo che i qui presenti, se ci sono, è perché la voglia di fare c’è; è che a volte tristemente manca la possibilità di creare, come si diceva prima, dei percorsi personalizzati, non ci sono gli strumenti, non ci sono le risorse, non c’è il tempo per mille cose. […] manca proprio una risorsa alla scuola per poter svolgere questa attività: tempi, piuttosto che altre cose. (Int. 3 – istruz e formaz.) Un’ultima richiesta mossa al sistema scolastico è infine rappresentata da un maggiore investimento nella formazione “relazionale” dei docenti, ossia per rinforzare quelle competenze “in situazione” che permettono di ottenere maggiore successo con gli allievi portatori di bisogni specifici. Io credo che un certo tipo di competenze che oggi sono richieste agli insegnanti e che direi sono essenziali per gestire situazioni anche più complesse del passato, direi che questo tipo di formazione didattico-educativa […] sia importante curarla, perché molti insegnanti […] non sono attrezzati per affrontare situazioni che hanno anche una certa complessità […]. Quindi io credo che la società debba spendere anche su questo versante, perché comunque si richiedono delle competenze elevate, che non riguardano il campo disciplinare, ma proprio il campo sociale e veramente formativo, relativo alla formazione integrale del ragazzo. (Int. 5 – istruz. e formaz.) Sono stati infine individuati alcuni messaggi da indirizzare ai ragazzi, che insistono sull’importanza dell’istruzione al fine di raggiungere una propria autonomia e indipendenza intellettuale, risorse personali che vengono valutate maggiormente quando si è adulti, mentre in adolescenza sembrano mento importanti. Se io dovessi stimolare qualcuno a studiare mi viene in mente la passione per lo studio, ma perché questa passione? Perché è proprio bello capire […] a me verrebbe da dire la frase di Kant: “sapere Aude”; (Int. 4 – istruz. e formaz.) Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza; (Int. 8 – istruz. e formaz.) Sapere, sapere, perché sapere agire; usare la testa prima di usare le mani; (Int. 2 – istruz. e formaz.) L’istruzione è per sempre! (Int. 8 – istruz. e formaz.) 182 Con i ragazzi io stavo commentando il discorso dello studio della lingua straniera. Io adesso mi mangio le mani – e lo dico ai miei ragazzi – caspita: io l’ho sempre vissuta come la materia scolastica, per cui la si doveva studiare. Me ne sto rendendo conto adesso dell’imp ortanza, quindi dico loro: <tutte le materie che affrontate, affrontatele non per il voto>; ma loro, come dicevamo prima, sono legati a quello. Quindi “l’istruzione per te, come persona”. (Int. 3 – istruz. e formaz.) 7. Conclusioni Proponiamo, di seguito, alcune considerazioni che riassumono i punti salienti delle discussioni di gruppo effettuate durante i tre focus group, e che perlopiù rappresentano una conferma e un approfondimento di quanto già emerso attraverso le interviste individuali, senza sostanziali elementi di discordanza. Relativamente alle cause dell’abbandono, anche per i risultati dei focus group, si può proporre, quale corretta chiave di lettura, lo schema di Besozzi (1990), che delinea quattro aree problematiche di origine dell’abbandono scolastico: l’area socio – economica, l’area socio – culturale, l’area scolastica e l’area personale 5 . Allo stesso modo emergono, nel nostro Report di ricerca, le tre principali cause di abbandono già individuate nel Rapporto delle interviste a testimoni privilegiati: l’attrazione del mercato del lavoro, i deficit del sistema scolastico, il disagio psicologico – relazionale. Più nello specifico, è innanzi tutto da tenere presente che il fenomeno dell’abbandono colpisce maggiormente il mondo della formazione rispetto a quello dell’istruzione, in particolare perché i pochi che lasciano gli studi nei licei o nelle scuole tecniche tendono di solito a non abbandonare completamente il proprio percorso ma a ri-orientarsi in altri istituti o corsi. I nostri intervistati sono tutti concordi nell’affermare che in provincia di Brescia la domanda di lavoro, così ampia e di basso profilo, rappresenta la principale causa dell’abbandono degli studi da parte dei giovani. Secondo alcuni, inoltre, sarebbero gli stessi dator i di lavoro a non motivare i ragazzi allo studio, guidati soprattutto dall’interesse personale di averli rapidamente disponibili (e a basso costo) nella propria impresa. Sembrerebbe anche che esistano ancora giovani che decidono di lasciare gli studi, non per scelta, ma per necessità, soprattutto al fine di fornire un aiuto in famiglia (o all’impresa familiare). Ma senza dubbio nella maggior parte delle situazioni l’abbandono della scuola è frutto di una scelta del ragazzo, che preferisce, alla cultura e a un’alta formazione, ottenere una 5 Per approfondimenti si rimanda al Report delle interviste a testimoni privilegiati. 183 rapida indipendenza economica per soddisfare i propri desideri. E qui entrano pesantemente in gioco i modelli culturali che la società occidentale dei nostri giorni propone, modelli basati sul consumismo e sul benessere, che attribuiscono al denaro l’assoluta supremazia su ogni altro valore, e che finiscono per abbagliare il ragazzo, giovane e ancora un po’ immaturo, il quale per togliersi qualche immediato piacere, in seguito, si pentirà della sua scelta. Del resto sul giovane pesa anche il confronto con il gruppo dei pari: quando i suoi amici già guadagnano, si permettono diversi “lussi”, possono godersi il venerdì e il sabato sera perché il giorno dopo non devono lavorare, è chiaro che, se il ragazzo non è più che motivato allo studio, preferirà abbandonarlo presto. Secondo i nostri intervistati, il giovane che generalmente abbandona fa parte di un’utenza considerata “debole ”, in quanto caratterizzata da condizioni di vita economiche e, soprattutto sociali, spesso molto difficili. Ciò chiaramente non può essere affermato per l’insieme dei fenomeni di abbandono, ma senz’altro, nella maggior parte dei casi, i ragazzi hanno alle spalle problemi famigliari gravi. Entra poi in gioco la scuola, della quale emerge un quadro non proprio positivo. Tra gli intervistati, i genitori rappresentano senz’altro il gruppo meno severo, mentre le critiche più aspre giungono sia dagli imprenditori, sia dagli stessi referenti “interni” al mondo dell’istruzione e della formazione. Questi ultimi, però, se nel Report delle interviste individuali (cap. 3) si erano pronunciati soprattutto contro la capacità orientativa della scuola, durante i focus group hanno esteso le valutazioni negative ad aspetti diversi. Le istituzioni scolastiche e universitarie sono considerate obsolete, nelle strutture e nei programmi, non sono in grado di stare al passo coi tempi e di aggiornarsi di fronte alle nuove esigenze del mercato del lavoro; hanno quindi perso in qualità degli insegnamenti, dato che troppo spesso i docenti non si dedicano con la dovuta attenzione al proprio dovere. Inoltre, della scuola non vengono salvati, né i titoli rilasciati, che oramai valgono poco sul mercato del lavoro, né la sua capacità orientativa, dato che le strutture esistenti a tal fine e le manifestazioni organizzate a riguardo non fruttano nel modo che ci si aspetterebbe. Insomma, la scuola in sé, al momento attuale, non solo non pare in grado di motivare i ragazzi allo studio, anzi, per alcuni rappresenta una delle principali cause dell’abbandono. Sulla valutazione del fenomeno dell’abbandono degli studi, i nostri interlocutori hanno espresso opinioni contrastanti, riproponendo di fatto la suddivisione di pareri e posizioni vista nel Report delle interviste a testimoni privilegiati, e ampliandola con la visione dei genitori. Da una parte, quindi, il mondo della scuola condanna il fatto a chiare lettere, soprattutto quando, in seguito all’abbandono, il ragazzo si trova 184 disorientato anche dal mondo del lavoro, e preferisce non affrontarlo o rinunciarvi rapidamente. Su posizioni totalmente opposte sono, invece, gli imprenditori, i quali dimostrano di non interpretare il fenomeno in termini negativi, per tutta una serie di ragioni che vanno dal rispetto delle propensioni e attitudini naturali del ragazzo, alla struttura del mercato del lavoro che non offre molto impiego per chi aspira a funzioni manageriali e specialistiche. Il gruppo dei genitori, infine, ha espresso posizioni diverse: alcuni hanno avanzato considerazioni molto simili a quelle degli imprenditori, mentre altri sono più vicini alle posizioni del mondo della scuola, e vedono nell’abbandono degli studi principalmente una perdita di chance e di opportunità legate alla cultura personale e alle offerte di impiego. Le opinioni espresse sul mondo della formazione professionale e dell’istruzione secondaria sono nel complesso prevalentemente negative; può essere utile, tuttavia, considerare separatamente i punti di vista dei tre gruppi di referenti ascoltati per sottolineare alcune differenze. E’ importante, inoltre, aggiungere che alla visione della scuola espressa dai suoi “referenti interni” e dal mondo imprenditoriale ben si applicano i tre modelli interpretativi proposti nel Report precedente6 : il modello del parcheggio rappresentato soprattutto dagli imprenditori e che sostanzialmente vede la lunghezza dell’istruzione di un ragazzo inversamente proporzionale alle possibilità occupazionali; il modello del “capitale umano” che riconosce l’importanza dell’istruzione in sé, e il modello solidaristico-assistenziale, entrambi questi ultimi raffigurati, rispettivamente, dal mondo dell’istruzione e da quello della formazione professionale. Più nello specifico, aspre e incisive sono le critiche, nelle loro diverse sfaccettature, mosse dal mondo imprenditoriale all’intero sistema scolastico. A tale riguardo abbiamo visto come l’insegnamento è considerato di cattiva qualità, i programmi sono obsoleti e troppo slegati da lla realtà lavorativa, le iniziative di orientamento hanno poca efficacia. Inoltre, è considerata inutile l’attuale tendenza della scuola a strutturarsi in indirizzi molto specializzati. Anche l’istituto dell’apprendistato, che un tempo funzionava molto bene, ora non sembra più valido. Perfino dai referenti del mondo scolastico giungono aspre valutazioni. C’è qualcuno che non esita a sottolineare la serietà e la buona volontà di certi insegnanti, e anche la validità di determinati istituti, ma nel complesso i giudizi espressi sono piuttosto negativi. Anche la critica degli insegnanti, come già accaduto per i genitori, verte principalmente sulla capacità dei colleghi di stabilire un rapporto umano con gli allievi, di fare comprendere loro l’importanza di certi valori, e di dare il buon esempio. Ma non solo: i 6 Per approfondimenti si veda il Report delle interviste a testimoni privilegiati. 185 ragazzi terminano le scuole secondarie senza avere acquisito la capacità di compiere, anche in riferimento al mondo del lavoro, delle scelte in autonomia. La scuola fallisce, dunque, il suo compito di preparare i ragazzi alla vita, e fallisce, anche, il suo compito di prepararli al mondo del lavoro. Diversamente, infine, tra i genitori non vi sono forti critiche, eccetto un caso. Riguardo alla condivisione delle finalità dell’Azione Bandiera 1, possiamo affermare che questa risulta piuttosto ampia, anche se non completa (cfr. Report delle interviste a testimoni privilegiati). Da una parte, il mondo dell’istruzione e della formazione condivide a tal punto le finalità dell’Azione che i nostri interlocutori neanche reputano di soffermarsi sull’argomento, ma subito spostano la riflessione comune dalla “condivisione” alle “modalità” con le quali la stessa può essere resa effettiva e più efficace, anticipando di fatto il punto successivo della nostra indagine. Dall’altra parte, leggermente più critico è il punto di vista degli imprenditori. Questi, infatti, non discutono la bontà dell’Azione Bandiera, ma ritengono che la stessa non centri il fulcro del problema (così come, individualmente, avevano dichiarato che la campagna comunicativa è necessaria ma non sufficiente; cfr. Report precedente). Secondo loro, la vera questione non sta nel livello di istruzione dei giovani bresciani, ma nel sistema scolastico, che, da una parte non è in grado di orie ntarli in maniera chiara e adeguata, dall’altra presenta curricula non adatti a formare la mente di neo-imprenditori. Infine, l’Azione Bandiera non è del tutto condivisa neanche da parte dei genitori. In effetti, il valore della cultura e dell’istruzione viene riconosciuto, ma solo ai fini dell’arricchimento dell’individuo. Stando così le cose, secondo gli intervistati la cultura va colt ivata quale interesse personale, mentre il reale compito delle istituzione scolastiche e universitarie è quello di formare delle figure professionali in grado rispondere adeguatamente, nella composizione e nel numero, alla domanda di impiego realmente esistente in provincia di Brescia. Ed essendo la struttura economica locale “fisiologicamente” non in grado di assorbire più di un certo numero di laureati o persone con un’alta formazione, l’innalzamento del livello di istruzione perde di significato. Cerchiamo infine, di seguito, di riassumere quanto di più rilevante è emerso sulle azioni di sistema da compiere e sui messaggi da comunicare ai fini dell’innalzamento del livello di istruzione in Provincia di Brescia (cfr. tav. 4.4). Di fronte a un giovane che manifesta l’intenzione di non proseguire gli studi, secondo i genitori una valida alternativa all’abbandono scolastico potrebbe essere la proposta di nuove soluzioni formative, flessibili, che alternino il lavoro e lo studio, e che quindi permettano al ragazzo di alzare il proprio livello culturale pur vivendo un’esperienza lavorativa. Non lontano da 186 questa idea sono anche le indicazioni provenienti dagli imprenditori, che vertono tutte su un maggiore collegamento tra mondo scolastico e mondo lavorativo; ciò nonostante in entrambi i Rapporti di ricerca precedenti sia emersa la rappresentazione di un quadro istituzionale già partic olarmente attento e attivo sull’argomento. L’idea di fondo è che il mondo lavorativo continua a cambiare, mentre quello scolastico resta sempre uguale a se stesso, chiuso in un modello autoreferenziale; di conseguenza, la distanza tra le due realtà si amplia sempre più. E invece tutto il sistema andrebbe rinnovato: dai programmi dell’offerta formativa, alle strutture, al corpo insegnante. Lo scollamento tra scuola e lavoro si ritrova ancora più evidente nell’incapacità del mondo dell’istruzione e della formazione di orientare i propri studenti: le iniziative in atto servono a poco e risultano essere un inutile spreco di risorse. Ancora una volta, è l’autoreferenzialità della scuola a essere chiamata in causa. Auto-referenzialità cui si può cercare di ovviare strutturando in maniera diversa i momenti orientativi; provando a immaginare, ad esempio, la creazione di un ampio tavolo dell’orientamento, su base provinciale, che si ripeta con una scadenza fissa diventando un punto di riferimento per i giovani e un reale momento di contatto con le diverse realtà lavorative. L’importanza di un maggiore collegamento tra mondo scolastico e territorio si trova anche al centro delle iniziative a supporto dell’Azione Bandiera individuate dagli insegnanti. L’idea di fondo è che “si faccia sistema”, che le istituzioni scolastiche non agiscano da sole al fine di ostacolare l’abbandono degli studi; è inoltre importante che accanto a queste, anche le famiglie e il mondo imprenditoriale si muovano nella stessa direzione; è insomma fondamentale che ai giovani arrivino messaggi coerenti e non contradditori da parte di tutte le maggiori istituzioni del territorio (cfr. Report delle interviste a testimoni privilegiati). E, infine, abbiamo già visto come, quasi paradossalmente, il mondo dell’istruzione e della formazione finisca per essere ritenuto una delle maggiori cause di abbandono degli studi. Per evitare ciò, oltre a “creare un ponte” tra mondo della scuola e mondo del lavoro, è importante che i singoli istituti godano di maggiore autonomia, di più risorse, e che siano più ascoltati nelle fasi politico-decisionali. Per quanto concerne i messaggi che potrebbero essere comunicati ai fini dell’innalzamento dei livelli di istruzione in Provincia di Brescia, come emerso anche nel Report delle interviste a testimoni privilegiati, questi dovrebbero essere principalmente indirizzati ai giovani. In particolare (cfr. tav. 4.4), i genitori suggeriscono che nei loro confronti si insista sulle maggiori opportunità lavorative cui l’istruzione ti permette di accedere Dello stesso tenore sono anche i messaggi formulati dagli imprenditori, i quali sostengono, però, che la campagna informativa debba essere principalmente rivolta alle famiglie, e poi alle istituzioni. Riguardo alle 187 famiglie, in effetti, già avevamo visto nel Report precedente come queste rappresentino raramente i destinatari di messaggi e azioni, mentre perlopiù le stesse vengono coinvolte in iniziative rivolte ai giovani. Nei confronti dei ragazzi, infine, gli insegnanti suggeriscono che si insista sul grande valore della cultura, non solo ai fini lavorativi ma anche per se stessi, per potere sviluppare una propria autonomia e indipendenza intellettuale. 188 Tavola 4.4: Sintesi dei target, dei messaggi e delle azioni suggerite SOGGETTO PROPENENTE Genitori Genitori Mondo imprenditoriale Mondo imprenditoriale Mondo imprenditoriale Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’is truzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione SOGGETTO PROPONENTE Genitori AZIONI Proporre ai ragazzi soluzioni nuove e flessibili, che consentano di alternare scuola e lavoro Riorientamento dei figli verso le scuole professionali Rinnovamento dei curricula / programmi scolastici ai fini della formazione di neo-imprenditori Ammodernamento delle strutture scolastiche (es. maggiore disponibilità di computer) Miglioramento delle iniziative di orientamento (ad. es. attraverso la creazione di un nuovo tavolo dell’orientamento su scala provinciale, o attraverso la proposta di stage leggeri sul modello del Collegio Costruttori Edili) Maggiore sinergia tra le principali istituzioni locali e attori s ociali Maggiore uniformità di indirizzi e intenti Maggiore autonomia ai singoli istituti scolastici ATTORI COINVOLTI MIUR, Mondo dell’istruzione e della formazione Genitori Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione, mondo imprenditoriale Scuola, territorio MIUR Maggiore consultazione e coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nelle fasi decisionali Maggiore investimento nella formazione relazionale dei docenti MIUR MIUR MESSAGGI 189 e Mondo politico, ins egnanti, famiglie, mondo del lavoro MIUR Maggiori risorse economiche Lo studio apre la mente famiglia TARGET Giovani Genitori Mondo imprenditoriale Mondo imprenditoriale Mondo imprenditoriale Mondo imprenditoriale Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e della formazione Mondo dell’istruzione e formazione Lo studio dà più opportunità Più la gente è preparata, meglio è, perché la nostra produzione si sta specializzando Abbiamo bisogno di ingeneri e laureati in Economia e Commercio! Ecco le ragioni per cui devi continuare a mandare tuo figlio a scuola:….. Messaggio non definito Giovani Giovani Sapere aude! Giovani Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza Giovani Sapere, sapere, perché sapere agire: usare la testa prima di usare le mani L’istruzione è per sempre! Giovani L’istruzione per te, come pers ona Giovani 190 Giovani Famiglie Istituzioni Giovani