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Narni, 29
29 -- 00181
00181 Roma
Roma -- Mensile
Mensile di
di informazione
informazione -- Anno
Anno LV
N°
Giugno 2006
2006
LVV -- N°
N°° 66 Giugno
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27/2/2004 n.
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46) art.
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1, comma
comma 2,
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Una copia
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SOMMARIO
NEL SEGNO
DEL SANGUE
Mensile della Unio Sanguis Christi
dei Missionari
del Preziosissimo Sangue
Anno LV - N° 6
Giugno 2006
EDITORIALE
Oh quanti bei soldoni, madamadorè...
SPIRITUALITÀ
Sul sangue di Cristo coi Santi
12 giugno (1954): Canonizzazione di san Gaspare
Direttore
Tullio Veglianti, cpps
23 giugno: Sacro cuore di Gesù
Redattori
Tullio Veglianti
Benedetto Labate
Michele Colagiovanni
Maria Damiano
Omelia di Giovanni Paolo II fatta nella visita al
Grafica:
Elena Castiglione
Foto:
Archivio USC
Stampa e fotocomposizione
Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A.
Viale Enrico Ortolani, 149/151
00125 Zona Industriale di Acilia - Roma
Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.)
161
- Costato trafitto: realtà e simbolismo di Ignace de la Potterie
Santuario di Esquipulas, Guatemala, durante la celebrazione
164
166
171
INCONTRO DI PREGHIERA
Eucaristia: memoriale del mistero pasquale
173
STORIA
La passione, morte e risurrezione di Gesù di Antonio Bernardo
177
NOTIZIE DALLE USC
Pellegrinaggio a Pompei di Emma Simoncelli
185
LIBRI
Direttore Responsabile
Michele Colagiovanni, cpps
Redazione e Amministrazione
00181 Roma - Via Narni, 29
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(Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11)
al n. 2704, vol. 28, foglio 25,
in data 27-11-1989
Finito di stampare
nel mese di maggio 2006
Questa rivista è iscritta
all’Associazione
Stampa Periodica Italiana
Pacchi dono
188
UMORISMO
Il lato comico di Comik
189
Nel Segno del Sangue
Editoriale
161
Oh quanti bei soldoni
madamadoré...
di Michele Colagiovanni
S
i dice che Il Codice da
Vinci potrebbe aver prodotto qualcosa di buono:
“Ha fatto toccare con mano
quanto sia diffusa e profonda
l’ignoranza religiosa tra il popolo e specialmente tra le nuove
generazioni” – è stato detto. In
effetti, le risposte date – per
esempio – agli intervistatori
dalle scolaresche che si affollavano davanti all’ingresso del
convento milanese di Santa
Maria delle Grazie, per vedere il
Cenacolo di Leonardo, sono
risultate allucinanti. Era già di
per sé indice di allucinazione
collettiva l’improvviso interesse
attorno al capolavoro del genio
di Vinci: interesse dovuto non ai
valori pittorici o culturali, ma a
una storiella furbastra, versione
moderna dello specchio per
allodole umane: la storiella
secondo la quale l’apostolo
Giovanni altri non sarebbe che
Maria Maddalena.
L’ignoranza è risultata ciclopica. Del tipo: “Sai che cosa
fece Gesù nell’ultima cena?”.
Risposta: “Moltiplicò il pane e i
pesci”. La maggior parte degli
intervistati non rispondeva,
facendo sorgere una sorta di
problema angoscioso: se sia
preferibile chi non sa proprio
nulla di Gesù o chi sa cose tremendamente sbagliate e blasfeme. Alla domanda se Gesù sia
stato il marito della Maddalena
o se - comunque – ritenevano la
cosa possibile e se, nel caso, a
loro la cosa avrebbe fatto piacere, tutti hanno risposto di sì. E
se l’intervistato avesse chiesto:
“Che ne direste se, poi, Gesù,
stanco di lei, avesse divorziato?”. Di nuovo avrebbero risposto che per loro avrebbe fatto
bene. E se, non desiderando un
figlio, avesse indotto Maddalena a abortire? Benissimo anche
questo! Eppure alla Maddalena
Gesù non disse “vieni”, ma “va
e non peccare più”.
Tant’è. Quando un modello
risulta troppo alto, invece di
impegnarsi un po’ di più per
adeguarsi a lui, lo si abbassa per
non impegnarsi affatto. Così fan
Editoriale
Nel Segno del Sangue
162
tutti, perché non Lui? Lo uccisero perché era un rimprovero. I
livelli attuali sono questi: siamo
sotto la coda. Non si va forse
diffondendo l’opinione che siamo come gli altri animali? Che
fatica essere figli di Dio!
In un dibattito televisivo nel
quale il libro di Dan Brown è
stato ridicolizzato sul piano
contenutistico, tutti si sono trovati d’accordo sulla sua utilità
come strumento rivelatore della
ignoranza religiosa. Francamente questo presunto lato buono
mi lascia molto perplesso.
Sarebbe come diffondere di proposito l’HIV e consolarsi con il
fatto che in tal modo, grazie
alla pandemia, anche molti che
credevano di essere sani, hanno
potuto scoprire di essere affetti
dalla sindrome. La malattia
risulterebbe comunque maggiormente diffusa, proprio come
l’ignoranza grazie alla lettura di
un libro di stupidaggini ben
congegnate e con il congegno
incluso dell’autopromozione.
Se ci si mette a tavolino a
calcolare quanto sarebbe occorso per assicurare al libro di Dan
Brown la notorietà che ha ottenuto, probabilmente non sarebbe bastato il denaro che ha
incassato. E invece ha ottenuto
tutto ciò (e seguita a incrementarlo, spianando la strada al
film) a costo zero. Tutto guadagno, senza alcuna spesa pubbli-
citaria, perché la propaganda
gliela fa chi lo esalta e chi lo
condanna: anche io, per quanto
modesta, con questo articolo.
Uno scrittore non privo di
abilità narrativa, desideroso di
fare un mucchio di soldi, si è
chiesto: “Quale storia posso raccontare per raggiungere il mio
obbiettivo? Come posso fare un
sacco di soldi senza spenderne?”. Oggi viviamo nel chiasso
e è difficile dire qualcosa che
richiami l’attenzione di tutti o di
un numero sufficiente di clienti.
Più che il messaggio in sé, più
che il dire, è importante far dire
di sé. Il sesso si è rivelato fin ora
il miglior veicolo, ma ormai, per
mostrare qualcosa di nuovo sull’argomento, non rimangono che
le radiografie, che non sembrano
molto eccitanti. Le vie del
“signore di questo mondo”, che
è il denaro, sono infinite. Quel
che è accaduto in Danimarca
con Maometto, inserito in alcune vignette, ha dimostrato che
c’è un filone ancora capace di
fare scalpore: dissacrare ciò che
è considerato (a torto o a ragione). Maometto è risultato
infiammabile più di un giacimento petrolifero. Si è scatenato
il mondo. Per il prodotto, al di là
della qualità, ha significato una
pubblicità immensa. Se fosse
stato possibile vendere quelle
barzellette in opuscoli da cinque
dollari cadauno, si sarebbero
incassati centinaia e centinaia di
milioni di cosiddetti “biglietti
verdi”. Un mare, uno tsunami di
banconote avrebbe invaso e
riempito i forzieri dei promotori
dell’iniziativa. Con una decina
di disegnini e altrettante battutine avrebbero perforato un giacimento.
Ma quella via, pur confermando la bontà del meccanismo
pubblicitario, ne ha dimostrato
la impraticabilità, a certe condizioni. Il principio del dileggio al
sacro funziona benissimo, perché fa parlare del gesto blasfemo. Occorre però riuscire a
gestirne le conseguenze: infatti
spesso non permette di goderne i
proventi. Giordano Bruno
avrebbe fatto molti soldi e invece finì sul rogo. Più recentemente Salman Rushdie per il suo
romanzo Versetti satanici ha
dovuto vivere nella clandestinità
e Theo van Gogh e per il suo
film Submission è stato ammazzato. Dei barzellettari danesi,
pur non approvando l’atto (non
si può legittimare l’insulto) si
deve ammirare almeno il coraggio! E allora? La cosa è più
complicata che prendere il miele
senza farsi pungere dalle api.
Dileggiare una persona ritenuta
sacra senza incorrere nella rappresaglia dei seguaci che considerano sacra la persona dileggiata, è possibile, oggi?
È possibilissimo. Intoccabile
Nel Segno del Sangue
Editoriale
163
Maometto, che pure offrirebbe
tanto da dire; intoccabile Budda, così caro ai divi di Hollywood, tutt’altro che dediti ai
digiuni; “intoccabili” le divinità induiste e perfino gli arcigni
idoli delle religioni precolombiane, per i quali i seguaci stanno affilando le armi. Che fare,
allora? Basta, rovesciando un
proverbio, lasciar stare i fanti e
scherzare con i santi; e di santi
ce n’è uno solo. Non resta che
Gesù. Inerme, non c’è che lui. A
esigere che si rimetta la spada
nel fodero, non c’è che lui!
Speriamo che restino inermi
anche molti che si dicono seguaci di Gesù. Inermi, non perché a loro non infischia nulla
del loro capo e delle offese che
riceve, ma perché vogliono
seguirlo per davvero. Pensate
che disse: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi
odiano. Imitate il padre vostro
celeste, che fa piovere sui giusti
e sugli ingiusti… ”. Lo disse e
lo fece e aggiunse: “Vi ho dato
l’esempio, affinché come ho
fatto io facciate anche voi”.
Auguriamo a Dan Brown una
buona salute e lunga vita... Gli
auguriamo anche, però, che
andando a controllare il conto
bancario e trovandolo lievitato
come un panettone che sfonda i
soffitti, se ne torni a casa triste,
“perché ha molti beni”. Non è
un malaugurio, è anzi un episo-
dio evangelico, pieno di speranza. Finché l’uomo, sazio di beni
materiali, avverte il bisogno
d’Altro, c’è speranza. Uno
scrittore molto, ma molto più
grande di Dan Brown, non tenero con la Chiesa, seguiva un
altro codice. Disse: “Se un giorno mi dimostrassero che Cristo
e la verità non sono la stessa
cosa, lascerei stare la verità e
seguirei Cristo”. Modo paradossale per dire che Cristo è la verità assoluta sull’uomo, superiore
a qualunque verità provvisoria.
Infatti quel giorno in cui sembrasse dimostrata la non identità tra Cristo e il Vero, sarebbe
dimostrato che nella verità non
c’è speranza e che l’uomo non
avrebbe ragioni né per vivere,
né per morire. Per ora Dan
Brown e tanti altri prima di lui
hanno provato a dimostrare che
il Cristo della Chiesa non è la
verità, appoggiandosi però a
prove false, o a prove vere che
colpiscono la Chiesa soltanto.
La Chiesa può e anzi deve essere criticata, perché deve emendarsi (ma la Chiesa siamo noi!).
Cristo deve restare ciò che fu,
che era e che sarà, altrimenti
non serve, e invece è venuto
“per servire”.
Una cosa non dovrebbe fare,
chi è contrario a operazioni
offensive verso il suo Redentore: non dovrebbe acquistare il
libro che lo dileggia e non
dovrebbe andare a vedere il film
che ne è stato ricavato. Raccomandazione inutile, lo so. Dire
che una cosa non si deve fare è
per molti un invito a farla. Ma è
da sciocchi, se poi si disapprova.
Se nessuno andasse a vedere un
film di questo genere, sarebbe
l’ultimo film di questo genere.
Se invece i botteghini daranno
ragione a Dan Brown, avremo
fatalmente una serie sullo stesso
filone, sia nel campo librario, sia
cinematografico. Ai produttori
non importa nulla che la gente
esca dalla sala sconvolta o chiuda il libro indignata. Non interessa nulla che diventi migliore
o peggiore. Interessa che abbia
pagato il dovuto.
Posso garantire che non ho
letto il libro e che non andrò a
vedere il film.
P.S. L’ignoranza dei cristiani
in fatto di religione è ampiamente superata da quella di un
buon numero di parlamentari.
Intervistati all’uscita dalla
Camera, non hanno saputo
rispondere alle domande più
elementari: in quale anno vi fu
la Rivoluzione Francese; quando fu scoperta l’America e perfino come si chiama il papa
attuale… Non è consolante, ma
è la prova che i cristiani vivono
in questo mondo e appartengono a questo mondo: contro ciò
che esige il Vangelo.
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
164
Sul sangue di Cristo coi Santi
12 GIUGNO (1954)
Canonizzazione di
San Gaspare
a opera di Pio XII
Il Papa, sedendo in cattedra, così pronunciò solennemente:
“Ad honorem Sanctae et
Individuae Trinitatis, ad
exaltationem Fidei Catholicae… Gasparem del Bufalo… sanctum esse decernimus et definimus, ac
Sanctorum catalogo adscribimus”.
Discorso del Papa
“Se le forze del male non
cessano, nel volger dei
secoli, i loro attacchi contro l’opera del Redentore,
Iddio non manca di suscitare anime ricche di doni, che
siano per i loro fratelli di conforto e di aiuto. Quando si affievolisce nella
coscienza la cognizione delle verità salutari, quando lo spirito di rivolta e
di orgoglio suscita contro la Chiesa persecuzioni subdole o violente, la
Divina Provvidenza chiama sotto il vessillo della croce di Cristo eroi di santità, irradianti splendori di purezza verginale e di carità fraterna, per sovvenire a tutte le necessità delle anime e mantenere nella sua integrità il
fervore delle virtù cristiane.
Nella falange gloriosa dei Santi, che questa terra romana ha dato alla
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
165
Chiesa, rifulge di luce
speciale Gaspare del
Bufalo. Ancora studente, esercitava assiduamente le opere di carità
e di assistenza. Il suo
apostolato in Roma fu
interrotto dalla invasione delle truppe napoleoniche; egli stesso, avendo rifiutato di prestare il
giuramento di fedeltà a
un potere ostile ai diritti
della Chiesa, soffrì l’esilio e il carcere. Liberato,
ricevette da Pio VII l’incarico di dedicarsi alle
sante missioni. Riprese
l’idea della istituzione di
una Congregazione di
Missionari sotto il titolo
del Sangue Preziosissimo
di Gesù, e inaugurò, il 15
agosto 1815, la prima
casa
dell’Opera.
Il
Signore accolse la sua
preghiera che la morte
lo colpisse in mezzo alle
fatiche dell’apostolato.
Si degni di ottenerci
dal cielo la grazia di
seguire le sue orme e di
bruciare di amore per
Gesù, che lo ha redento
col proprio sangue” (AAS
46, 9 [1954], 357-362).
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
166
23 giugno: SACRO CUORE DI GESÙ
Costato trafitto:
realtà e simbolismo
di Ignace de la Potterie, sj
Nella prima parte ci si chiederà come intendere i riferimenti al sangue di Gesù in un autore come Giovanni, la cui teologia, a quanto
sembra, è orientata così diversamente. Nella
seconda verrà preso in esame il testo di Gv 19,
34 sul sangue e sull’acqua.
Teologia del sacrificio e teologia di rivelazione, in san Giovanni, non sono in contrasto;
anzi, è proprio in quanto i testi sacrificali, per
mezzo del simbolismo, rivelano il senso della
morte di Cristo, che manifestano allo stesso
tempo il loro senso salvifico.
descrizione dell’evangelista, abbia visto nell’evento un senso cristologico; il senso ecclesiale e sacramentale è derivato e secondario.
Rimane certo però che il sangue e l’acqua
usciti dal costato di Gesù devono avere per
l’evangelista un grande valore simbolico e
contengono quindi una profonda rivelazione.
Il significato del sangue non si può spiegare se
non alla luce dell’AT. Il sangue nella Bibbia è
la sede della vita; perciò si può usare la parola sangue per designare il principio stesso
della vita (cfr Gen 9, 4; Dt 12, 23). In modo
più preciso ancora viene detto:
L’anima (cioè il principio di vita) è nel sangue (Lv 17, 11); anzi, l’anima di ogni carne è
il suo sangue” (Lv 17, 14).
Si vede già l’importanza di questa conce-
1. Il sangue del costato trafitto di Gesù
Rileggiamo attentamente i due
versetti di Gv 19, 33-34:
Venuti da Gesù, vedendo che era
già morto, non gli spezzarono le
gambe; ma uno dei soldati con una
lancia gli trafisse il costato e subito
uscì sangue e acqua.
Il sangue come simbolo
E’ molto probabile che il testimone presente al Calvario, secondo la
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
167
zione per il caso di Cristo. Perciò il sangue che esce
dal costato trafitto diventa per i testimoni la rivelazione della vita profonda di Gesù nell’atto di morire.
Apparentemente Giovanni voleva dire, con questo
uscire, che “apparve” il sangue (= vita) di Gesù finora nascosto; “apparve” anche questa “acqua viva”
che, secondo Gv 7, 38, egli aveva nel suo intimo.
Infatti, siccome questo tema dell’acqua viva si riallaccia direttamente ai grandi testi profetici sull’acqua
che “esce” dal tempio escatologico, è verosimile che
anche il verbo di Giovanni sia ispirato a queste descrizioni di Ezechiele e di Zaccaria, dove si trova precisamente il verbo “uscire” (cfr Ez 47, 1 e Zc 14, 8); in
questo caso, Gesù viene presentato qui come il
Tempio escatologico da cui “esce” l’acqua della salvezza.
Altri due elementi ancora nel nostro racconto
mostrano che per l’evangelista l’evento ha un profondo valore simbolico: la sua insistenza sulla testimonianza e sulla fede. Nel v. 35, per tre volte (caso unico
nel IV vangelo), egli sottolinea l’importanza di questa
testimonianza. Ora si sa che, in san Giovanni, il testimone non è soltanto colui che assicura la realtà di un
fatto esteriore; dell’evento, che egli ha visto, il testimone vuol indicarne il senso, rivelando ciò che significa per la conoscenza del mistero di Cristo; ciò che
egli vede diventa simbolo di una realtà che non vede,
cioè di un aspetto del mistero; e è proprio di questo
che egli rende testimonianza.
Il Battista al Giordano, per esempio, vede la colomba, simbolo dello Spirito che rimane su Gesù; ma questo gli ha fatto capire un’altra cosa, e cioè che Gesù è
l’Eletto di Dio (Gv 1, 32-34). Così anche alla croce: il
discepolo vede “il sangue e l’acqua” che escono dal
costato di Gesù; e con forza rende testimonianza, non
di quel fatto in sé, ma di ciò che simboleggia. Inoltre,
la sua testimonianza deve suscitare la fede in tutti
coloro che leggono il vangelo: affinché anche voi crediate (Gv 19, 35). Lo sguardo di fede viene plastica-
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
168
mente descritto nel versetto finale: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv
19, 37). Quindi non ci può essere alcun dubbio: il sangue e l’acqua hanno qui un profondo senso simbolico e rivelatorio; fanno comprendere un’altra cosa: hanno probabilmente un rapporto col valore salvifico della morte di Gesù. Pertanto dobbiamo adesso
chiederci: qual è questo senso simbolico?
2. Il simbolismo dell’acqua e del sangue
In Gv 19, 34, “sangue e acqua” sembrano formare una strettissima unità. Tuttavia
dobbiamo cercare di distinguere due aspetti del problema: il significato del sangue e
quello dell’acqua. Cominciamo col secondo, che è più facile.
L’acqua
Diversi indizi fanno vedere che, per l’evangelista, l’acqua che esce dal costato di Gesù
è un simbolo dello Spirito. In 7, 38 Gesù aveva annunciato che fiumi d’acqua viva sarebbero usciti dal suo intimo; e secondo la spiegazione data subito da Giovanni stesso, egli
diceva questo dello Spirito (v. 39). Anche il rimando a Zaccaria (12, 10) in Gv 19, 37 per
illustrare il fatto dal costato trafitto (19, 34) va in questo senso. L’acqua che esce dal
costato trafitto diventa così un’illustrazione simbolica del dono salvifico fatto da Gesù
stesso nel momento della sua morte; infatti, questo dono era stato indicato poco prima
da Giovanni con l’espressione a doppio senso tradidit spiritum (19, 30), che significa
allo stesso tempo “rese lo spirito” e “diede (trasmise) lo Spirito”.
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
169
Il sangue
Questa precisazione sull’acqua ci aiuterà adesso a comprendere meglio il simbolismo
parallelo, quello del sangue, che deve essere strettamente legato a quello dell’acqua.
Alcuni pensano che il sangue sgorgato dal fianco di Gesù sia da interpretare come il sangue dell’agnello pasquale. A questo proposito, si può ricordare la bella formula di Es 12,
13, che parla del sangue dell’agnello, sparso sulle case degli Israeliti durante la prima
notte pasquale in Egitto: “Il sangue sarà per voi un segno”. Certamente, anche il sangue
uscito dal fianco di Gesù era un segno, ma in tutt’altro senso. Se ci limitiamo a dire che
Gesù morente è il vero agnello pasquale, rimaniamo al livello della figura, del “tipo”;
non interpretiamo. Bisogna mostrare, possibilmente dal contesto immediato di Giovanni,
dove sia, rispetto alle prefigurazioni dell’AT, la novità della morte di Cristo e dell’effusione del suo sangue, che è l’antitipo di quello dell’agnello pasquale.
Interpretiamo teologicamente il simbolo del sangue uscito dal costato trafitto. Con
questo simbolo, sul quale l’evangelista insiste tanto (v. 35), possiamo comprendere ciò
che Gesù viveva profondamente al momento di morire; Giovanni vuol farci entrare in un
certo modo nella coscienza di Gesù: “(egli) sapendo bene che ormai tutto era compiuto”. Il primo verbo sottolinea l’aspetto soggettivo ed esistenziale di questa coscienza; il
secondo, invece, ne indica l’oggetto,
il contenuto. Ora, cosa significano
esattamente queste parole “tutto è
compiuto”, il cui senso viene poi
simboleggiato dal sangue?
Nella preghiera sacerdotale, Gesù
aveva detto al Padre con lo stesso
verbo: Io ti ho glorificato sulla terra,
avendo perfettamente adempiuto l’opera che mi hai dato da fare (Gv 17,
4). Il “tutto è compiuto” della croce
esprime quindi la perfetta obbedienza
di Gesù al disegno del Padre. Questa
obbedienza del Figlio fino alla morte,
nella consapevolezza dell’amore del
Padre, era anche stata espressa alla
fine dell’allegoria del Buon Pastore:
Per questo il Padre mi ama, perché io
dò la mia vita, per riprenderla di
nuovo; ... io la dò da me stesso. ...
Questo è il comando che ho ricevuto
dal Padre mio (Gv 10, 17-18).
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
170
Inoltre il verbo “è compiuto”, oltre a indicare il punto finale della vita di Gesù, ha
anche un senso qualificante: l’adempimento supremo del suo amore per i suoi (cfr Gv
13, 1). Egli esprimeva questo amore sulla croce quando, nelle persone della sua madre e
del discepolo diletto, costituiva il nuovo popolo di Dio. Questo “raduno dei dispersi figli
di Dio nell’unità” (cfr Gv 11, 52), quando Gesù li attirava tutti a sé, significava per lui
“la sua esaltazione” (cfr Gv 3, 14; 12, 32), la sua vittoria con l’opera compiuta; era l’inizio dell’esercizio della sua regalità messianica, come lo proclamava il titolo della
croce: Gesù di Nazaret, Re dei Giudei (Gv 19, 19). Il “tutto è compiuto” è come un grido
di trionfo di Gesù, “innalzato” sul trono della croce. Questa ultima parola ha una risonanza sia cristologica sia ecclesiologica.
D’altra parte, prima di morire, Gesù esprime la sua “sete” di dare lo Spirito, anche a questa nuova comunità. Ora, il verbo “ho sete”, nei vv. 28-30, si trova tra i due usi della nostra
espressione “è compiuto”. Di conseguenza, nell’adempimento della missione di Gesù è da
includere anche il dono dello Spirito, rappresentato poi dall’ “acqua” del costato trafitto.
Abbiamo già osservato che quest’acqua sembra mescolata col sangue: al livello delle realtà simboleggiate, questo atto simbolico indica che il dono dello Spirito (l’ “acqua”) è quasi
l’ultima realizzazione dell’opera “compiuta” di Gesù (significato dal suo sangue).
Possiamo compendiare. L’obbedienza di Gesù al Padre nel portare a termine la sua
missione, l’amore di Gesù per i suoi che erano nel mondo, la creazione della comunità
messianica, sulla quale esercita ormai la sua regalità, il dono dello Spirito ai discepoli
prima di morire: tale è il senso multiplo dell’ultima parola di Gesù, “è compiuto”. E’
tutto questo che viene poi simboleggiato plasticamente dal sangue di Gesù fuoriuscito
dal suo costato trafitto.
3. CONCLUSIONE: RIVELAZIONE O SACRIFICIO?
Arrivati a questo punto, vediamo meglio che sarebbe del tutto sbagliato porre l’alternativa tra senso rivelatorio e senso sacrificale del sangue di Gesù. Se il “sangue” del
costato trafitto simboleggia tutto ciò che abbiamo detto, è evidente che quel flusso di
sangue non era solo una prova materiale della morte di Gesù; era una vera rivelazione,
in forma significativa, simbolica, della sua vita profonda, al momento in cui stava per
morire e in cui trasmetteva lo Spirito alla comunità messianica. D’altra parte, dobbiamo
dire che il “sangue” del costato trafitto aveva allo stesso tempo un vero senso sacrificale, vale a dire che, nel nostro versetto, il termine “sangue” si deve comprendere come
una espressione simbolica dell’oblazione di Gesù e della sua totale obbedienza a Dio,
che egli manifestò morendo sulla croce. Proprio questo è il suo vero sacrificio.
L’interpretazione proposta permette di comprendere meglio il profondo senso teologico e spirituale della trafittura di Gesù: questa scena prenderà una grande importanza
nella teologia patristica; e a partire dal medioevo, diventerà la scena principale dei vangeli per la devozione al cuore di Cristo.
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
171
Omelia di Giovanni Paolo II
fatta nella visita al Santuario di Esquipulas, Guatemala,
durante la celebrazione
1. Veramente quest’uomo
era Figlio di Dio (Mc 15, 39).
Una volta, vicino a Cesarea di Filippi, Gesù chiese agli Apostoli: La gente chi dice
che sia il Figlio dell’uomo? (Mt 16,13). Gli
diedero varie risposte. Alla fine Simon
Pietro disse: Tu sei il Cristo, il Figlio del
Dio vivente (16, 16).
Il Vangelo secondo Marco, che abbiamo
ascoltato, ci ricorda l’agonia di Cristo sulla
croce. Ascoltiamo le commoventi parole:
Eloí, Eloí, lema sabactàni? che significa;
Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?... Ma Gesù, dando un forte grido,
spirò (Mc 15, 34-37). E proprio in quel
momento, nello stesso istante della morte
del Figlio dell’uomo, il centurione romano,
ossia un pagano, fece una straordinaria professione di fede: Veramente quest’uomo era
Figlio di Dio! (Mc 15, 39). L’Evangelista
aggiunge che il centurione pronunciò queste
parole nel vedere il modo in cui Gesù spirò.
Vengo, cari fratelli e sorelle, come pellegrino al vostro Santuario di Esquipulas, rinnovando la professione di fede di Pietro e
allo stesso tempo la professione di fede del
centurione. Pietro dice: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e il centurione afferma: Veramente quest’uomo era Figlio di Dio. Sembra che questa seconda professione di fede, uscita dalla bocca di un pagano, sia come un annuncio della conversione
di molti popoli al di fuori di Israele a quella fede che Pietro professò per primo. Per
questa fede noi ci troviamo qui, nel Santuario della Passione di Cristo.
4. Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato (Eb 5, 5).
Il Padre pronuncia queste parole in eterno e in eterno si realizza la generazione del
Verbo, Figlio della stessa natura del Padre. Tuttavia, in quel momento, nel momento
della passione e della morte sul Gòlgota, nel momento della Croce, queste parole del
Padre vengono pronunciate con particolare profondità - la profondità dell’amore - che
corrisponde alla profondità della sofferenza, del sacrificio e della morte redentrice.
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
172
Cristo accetta dal Padre la sua filiazione eterna e in essa offre se stesso al Padre come
un dono ineffabile per i peccati di tutto il mondo, dono che cancella i peccati con il
sangue dell’Agnello senza macchia, dono che santifica, ossia che innalza fino a Dio
tutto ciò che era caduto. Proprio per questo, il Padre, nel momento stesso del sacrificio della croce rivela al mondo il sacerdozio di Cristo: Tu sei sacerdote per sempre,
alla maniera di Melchisedek (Eb 5, 6). Cristo è l’unico sacerdote della Nuova ed
Eterna Alleanza. È il sacerdote del suo stesso sacrificio che egli offre sulla croce
accettando la morte per i peccati di tutta l’umanità. Il suo sacrificio cruento perdurerà, in modo incruento, nel corso della storia. Lo realizza tutta la Chiesa offrendo il
Corpo e il Sangue di Cristo sotto le specie del pane e del vino, sacramento
dell’Eucaristia, istituito nel Cenacolo.
Ciò che la Lettera agli Ebrei dice di Cristo si è trasformato in una sorta di vostro
carisma particolare: Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche
con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la
sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (Eb 5, 7-9).
È questo il Cristo obbediente fino alla morte, fino alla morte sulla croce. Nel
Getsemani supplicava il Padre: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà (Lc 22, 42). E fu ascoltato, come dice
la Lettera agli Ebrei. Fu ascoltato per la sua pietà. Come Figlio ricevette dal Padre la
grazia dell’obbedienza mediante la quale poté accettare tutto ciò che i suoi persecutori avevano preparato. E, tutto, vuol dire: l’arresto nel Getsemani, l’ingiusto processo,
la flagellazione, la coronazione di spine, il cammino del Calvario, la crocifissione e,
infine, quell’orribile agonia fino all’ultimo respiro. Compì tutto. Così testimoniano le
ultime parole che pronunciò mentre spirava: Tutto è compiuto (Gv 19, 30). E subito
dopo: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23, 46). In tal modo, al prezzo della sua passione e della sua morte sulla croce, divenne per tutti coloro che lo
seguono l’artefice della salvezza eterna.
6. E questa è la commovente profondità del Vangelo, del Nuovo Testamento: Dio,
che vuole che l’uomo proceda lungo la via dei suoi comandamenti. Vuole che noi
obbediamo a Colui che per noi si è fatto obbediente fino alla morte e che si è donato
per la nostra salvezza. Dio vuole che comprendiamo bene la portata di questo dono e
che lo accettiamo nella più profonda obbedienza della fede. Vuole che comprendiamo
in questo modo come a questo amore oblativo si debba corrispondere con amore e che
in esso troviamo la forza spirituale per plasmare la nostra vita e per portare tutte le
croci che sperimentiamo nel nostro cammino.
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
173
INCONTRO DI PREGHIERA
giugno 2006
Eucaristia:
Il memoriale del Mistero Pasquale
Canto Iniziale
Esposizione eucaristica
Tutti: Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del
genere umano, il Sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucaristia. In unione alla vittima
immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in
espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime
sante del purgatorio, per i bisogni della Santa Chiesa e in modo particolare:
Per l’Intenzione Generale del Santo Padre: Perché le famiglie cristiane
accolgano con amore ogni bambino che viene all’esistenza, e circondino con
affetto i malati e gli anziani che hanno bisogno di cure e di assistenza.
Per l’Intenzione Missionaria del Santo Padre: Perché i Pastori e i fedeli cristiani considerino il dialogo interreligioso e l’opera di inculturazione del
Vangelo come un quotidiano servizio da rendere alla causa dell’evangelizzazione dei Popoli.
Lettura: Romani 10, 1-8
Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.
Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge
del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la
carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio
in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi,
che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che
vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano
alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti
i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla
sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Parola di Dio.
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
174
Tutti: Rendiamo grazie a Dio.
Riflessione in silenzio
Salmo responsoriale (98, 1-3)
Risposta: Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Ri:
Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Ri:
2
Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato
la sua giustizia. Ri:
3
Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele. Ri:
Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. Ri:
Gloria al Padre...
Antifona:
O santissimo Sacramento
O Sacramento divino.
Ogni lode
e ringraziamento
Siano a Te ogni momento.
Meditazione
Il memoriale del Mistero Pasquale
Fare memoria di Cristo significa ricordare tutta la sua vita, perché nella
Messa si rendono a loro modo presenti nel corso dell’anno i misteri della redenzione, ma specialmente, secondo S. Paolo, l’umiliazione (cf. Fil 2), l’amore
sommo che lo ha reso obbediente fino alla croce. Ogni volta che mangiamo il
suo corpo e beviamo il suo sangue annunciamo la sua morte, finché egli venga
(cf. 1 Cor 11, 26), e anche la sua risurrezione (cf. At 2, 32-36; Rm 10, 9; 1 Cor
12, 3; Fil 2, 9-11). Per questo egli è l’Agnello pasquale immolato (cf. 1 Cor 5,
78), che sta ritto in piedi perché è risorto (cf. Ap 5, 6).
L’istituzione dell’Eucaristia è iniziata nell’ultima Cena: le parole che Gesù vi
pronuncia sono un’anticipazione della sua morte; ma anche questa resterebbe
vuota, se il suo amore non fosse più forte della morte, per giungere alla risurrezione. Ecco perché la morte e la risurrezione sono chiamate nella tradizione
cristiana mysterium paschale. VuoI dire che l’Eucaristia è molto più di una
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
175
semplice cena; il suo prezzo è stato una morte che è stata vinta con la risurrezione. Per questo il costato aperto di Cristo è il luogo originario da cui nasce
la Chiesa, poichè da esso provengono i sacramenti che la edificano, il
Battesimo e l’Eucaristia, dono e vincolo di carità (cf. Gv 19, 34). Così
nell’Eucaristia adoriamo “Colui che era morto e ora è vivo per sempre” (Ap 1,
18). Il Canone Romano esprime tutto questo subito dopo la consacrazione: “In
questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo celebriamo il
memoriale della beata passione, della risurrezione dai morti e della gloriosa
ascensione al cielo di Cristo tuo Figlio e nostro Signore; e offriamo alla tua
maestà divina, tra i doni che ci hai dato, la vittima pura, santa e immacolata,
pane santo della vita eterna e calice dell’eterna salvezza.”
Durante la ‘cena mistica’, nella persona di Gesù Cristo coesistono come passato l’Antico Testamento, come presente il Nuovo Testamento e come futuro
l’immolazione imminente. Con l’Eucaristia entriamo in un altro tempo non più
soggetto alla nostra misurazione, ma in cui il futuro, illuminando il passato, ci
viene offerto come stabilmente presente; perciò il mistero di Cristo, alfa e
omega, diventa contemporaneo ad ogni uomo in ogni tempo. Il tempo si è fatto
breve (cf. 1 Cor 7, 29), aspettiamo la risurrezione dei morti e già viviamo nel
cielo. “Questo mistero rende cielo la terra.”
Riflessione in silenzio
Preghiera davanti al Santissimo Sacramento per l’incremento
delle vocazioni al Sacerdozio ed alla Vita Religiosa
Signore Gesù,
Figlio dell’Eterno Padre, Figlio di Maria Vergine,
ti ringraziamo per l’offerta che hai fatto della tua vita
in sacrificio sulla croce,
e per rinnovare tale sacrificio in ogni Messa celebrata
in tutto il mondo.
Nella potenza dello Spirito Santo adoriamo e proclamiamo
la tua presenza reale
nell’Eucaristia.
Noi desideriamo imitare l’amore che ci manifesti
nella tua morte e risurrezione, amando e servendoci vicendevolmente.
Ti supplichiamo di chiamare molti giovani alla vita religiosa,
e di promuovere santi e generosi sacerdoti
di cui la Chiesa ha tanto bisogno oggi.
Signore Gesù, ascolta la nostra preghiera. Amen
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
176
Intenzioni
Guida: Carissimi fratelli e sorelle, preghiamo Dio, Padre del nostro Signore
Gesù Cristo, per il rinnovamento della Chiesa e la salvezza del mondo.
Ri: Padre, ascolta i tuoi figli
Lettore: Dio eterno, per nostro amore hai mandato il tuo Figlio sulla terra;
fa’ che tutti i cristiani riscoprano il tuo amore infinito per tutti i popoli e lo
vedano riflesso nella vita coniugale, preghiamo. Ri.
O Dio della pace, tu hai riconciliato tutto in Cristo; concedi al tuo popolo una
conoscenza nuova del tuo amore misericordioso attraverso il pentimento e la
riconciliazione che porta alla pace e al rispetto reciproco, preghiamo. Ri.
O Dio dell’amore, tu ci hai liberati dal peccato; concedici la conversione del
cuore per poter scegliere il bene e rigettare la violenza e l’intolleranza. Ri.
O Dio dell’unità, tu chiami l’umanità all’unità nella carità; fa’ che amandoti possiamo fomentare la giustizia e l’uguaglianza, mostrando compassione per
i poveri e i bisognosi, e rispettando i diritti delle donne e della famiglia, preghiamo. Ri.
Guida: Dio, Padre di nostro Signore Gesù Cristo, per il ministero del tuo Figlio
incarnato hai offerto il tuo amore e la tua salvezza a popoli di ogni tempo e
luogo. Aumenta la nostra fede nel tuo Figlio Salvatore del mondo, e uniscici nello
Spirito di fratellanza. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e
che vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Ri. Amen.
Padre nostro. . .
Riflessione in silenzio
Preghiera conclusiva
Guida: Preghiamo insieme
Possa questo tempo di preghiera e di adorazione davanti al Santissimo
Sacramento essere un’opportunità preziosa per crescere nella conoscenza di
questo incomparabile tesoro che Cristo ha lasciato alla Chiesa. Possa promuove una celebrazione sempre più viva e fervente dell’Eucaristia, che conduce
ad una vita cristiana trasformata dall’amore. Potessimo noi tutti riscoprire il
dono dell’Eucaristia come luce e sostegno per la nostra vita quotidiana, nell’esercizio della nostra professione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Benedizione eucaristica
Canto finale
Nel Segno del Sangue
Storia
177
La passione, morte
e risurrezione di Gesù
indagine storico-archeologica su di un fatto evangelico
(continuazione)
di Antonio Bernardo
IL RE DA BURLA
Il sangue versato da Gesù nella coronazione di spine non fu così abbondante come quello della flagellazione. Lo stesso dicasi della sofferenza. Certamente gli provocò grande umiliazione. La coronazione di spine con i conseguenti gesti di burla, è il simbolo del disprezzo del debole e di colui che è incapace a difendersi; è la profanazione dei più elementari
diritti della persona umana, sia essa innocente che colpevole. La testa, non solo è la parte più
sensibile e delicata dell’uomo, ma l’espressione del pensiero e dei sentimenti. Il motore dell’agire umano, perché sede della volontà. Per questo simboleggia la persona umana con i
suoi diritti.
Dice l’evangelista Matteo: “Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio
e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto
e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi,
mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: - Salve, re dei Giudei! -.
E sputandogli addosso, gli
tolsero di mano
la canna e lo
percuotevano
sul capo.
Dopo averlo
così schernito,
lo spogliarono
del mantello,
gli fecero indossare i suoi
vestiti e lo portarono via per
crocifiggerlo”
(27, 27-31).
La coronazione di spine,
dunque, avvenGerusalemme, il Lithòstrotos: parte originale della Fortezza Antonia
Storia
Nel Segno del Sangue
178
ne nell’intervallo tra la flagellazione ed il viaggio per la crocifissione. La flagellazione fu
ordinata da Pilato nel tentativo di sottrarre Gesù alla morte. La coronazione di spine fu un
gesto arbitrario, di burla e di umiliazione da parte di una soldataglia che lo custodiva in attesa dell’esecuzione di una sentenza. Una soldataglia che non aveva trovato altro di meglio per
divertirsi. Una soldataglia che non aveva altra dimestichezza nella vita se non con lo scudo,
la spada, la lancia e l’ignoranza.
Essi certamente avevano assistito al dialogo tra Pilato e Gesù durante il processo descritto dall’evangelista Giovanni: “ - Tu sei il re dei Giudei? -. - Sì, io sono re! Per questo io
sono nato e per questo sono venuto nel mondo - “ (18, 33-38). Allora si comprende la burla,
l’umiliazione insieme alla sofferenza ed al sangue.
Non v’è re senza manto regale. E gli posero uno straccio rosso sulle spalle ancora sanguinanti per la flagellazione. Non v’è re senza uno scettro. E gli misero tra le mani ancora
legate per la flagellazione, una canna. Non v’è re senza una corona. E intrecciato un fascio
di spine, glielo posero sul capo. Non v’è re senza sudditi ed ossequio. E s’inginocchiarono
davanti a lui, lo schernirono dicendo: - Salve, re dei Giudei!-.
Così facendo, quei soldati, con un gesto da burla, senza saperlo, hanno trasmesso alla storia la vera identità di Gesù. Non un re da burla, umiliato, sanguinante; ma il re dell’universo.
Il giudice di ogni uomo. E questa regalità universale, questo giudizio senza appello è descritto dall’evangelista Matteo: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti suoi
angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed
egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. Allora il re dirà a
quelli che stanno alla sua destra: - Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato fin dalla fondazione del mondo...Poi dirà a quelli alla sua sinistra: - Via, lontani da
me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli - “ (25, 31-41).
Il regno di Gesù è fondato sulla verità, sulla giustizia, sulla fratellanza, sul perdono. Perciò
non può essere un regno umano. Queste doti non hanno mai caratterizzato il potere ed il
regno degli uomini. Il tipo di regno presentato da Gesù, Pilato non lo comprese. Non poteva comprenderlo perché usciva fuori dalla sua logica di potere. Questo regno, ancora oggi,
molti non lo comprendono e lo rifiutano. Ne vorrebbero uno su misura.
Gesù è soprattutto re di quel cristiano libero nella propria coscienza, nella propria mente,
nel proprio operato. E’ re di colui che possiede come bussola della vita il Vangelo; come
forza, l’Eucarestia. E’ re di chi ha la capacità di fare della sua fede un servizio, una donazione, una testimonianza.
Gesù è il giudice dell’uomo. Un giorno sarà il mio come il tuo giudice. Piaccia o non. Ci
si creda o non. E sarà il medesimo che un giorno ha conosciuto il disprezzo, la sofferenza,
la coronazione di spine. Sarà il medesimo che oggi viene rifiutato nella sua verità e nella sua
morale. Perseguitato nella sua Chiesa. Umiliato ed emarginato nel povero. Calunniato nel
giusto e nell’onesto indifeso.
“Venite, benedetti dal Padre mio! Ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla
fondazione del mondo!”. E’ il grande messaggio di speranza che accompagna chi ha accolto il suo regno e si sforza di attuarlo.
Nel Segno del Sangue
Storia
179
LA CONDANNA
Gerusalemme: la cappella
della condanna nell’area della Torre Antonia
Pilato con l’espediente della
flagellazione sperava di salvare Gesù e non compromettere
il suo potere. Ma dovette
cedere alle grida della folla
istigata dalle autorità religiose
e civili: - Crocifiggilo!
Crocifiggilo! -. Allora pronunziò la più terribile delle sentenze romane: “Tu andrai alla
morte di croce!”.
L’evangelista
Giovanni
così commenta la sentenza: “
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota dove lo crocifissero” (19, 16-18).
Dove avvennero la flagellazione, la coronazione di spine e la condanna a morte per crocifissione di Gesù? Gli evangelisti parlano del “pretorio” di Gerusalemme. “Allora i soldati
del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono intorno tutta la coorte” (Mt
27, 27). “Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè, nel pretorio e convocarono
tutta la coorte” (Mc 15,16). “Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era
l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la
Pasqua” (Gv 18, 28).
Ma Giovanni fa una precisazione interessante. “Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette
nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà” (19, 13). In greco, il termine lithòstrotos significa lastricato. Cos’era il litòstroto nei palazzi dei governatori romani? Era la pavimentazione a mosaico multicolore del cortile centrale, generalmente scoperto e attorniato da portici. Spesso, si trattava di pavimento con lastre di calcare. E’ il caso del
cortile centrale della torre Antonia di Gerusalemme trasformata in pretorio, come testimoniano i resti venuti alla luce negli scavi archeologici.
In origine, il pretorio designava lo spazio centrale dell’accampamento militare romano,
riservato al pretore in quanto comandante supremo dell’esercito. In età imperiale, divenne la
residenza del comandante militare nella zona di confine fuori Roma; la sede dei governatori delle provincie eletti direttamente dall’imperatore. È il caso dei governatori in Palestina.
Quindi, di Ponzio Pilato. I soldati che prestavano servizio di sicurezza all’imperatore, al
comandante militare e al governatore venivano chiamati pretoriani.
Ciò premesso e spiegato, gli evangelisti parlano di pretorio nella condanna a morte di
Gesù. Dalla loro narrazione, però, non si coglie nessun elemento per l’individuazione di tale
Storia
Nel Segno del Sangue
180
luogo. Perché? Perché al tempo di Gesù esistevano tre palazzi che possedevano il pretorio
perché frequentati dai governatori romani quando si recavano a Gerusalemme. Il palazzo
degli Asmonei e di Erode Antipa che sorgeva sulla parte alta occidentale di Gerusalemme,
di fronte alla valle del Tyropeion che lo separava dal complesso del Tempio. Il grande palazzo reale costruito da Erode il Grande. Iniziava dalla porta di Giaffa e con i suoi giardini raggiungeva quasi la porta di Sion. La fortezza ristrutturata e potenziata da Erode il Grande a
nord-ovest del muro di cinta del complesso del Tempio. La chiamò fortezza Antonia in onore
del triunviro romano Antonio, suo amico e protettore.
Al tempo di Gesù, il palazzo degli Asmonei continuò ad appartenere alla dinastia degli
Erode. Erode Antipa, re della Galilea con capitale a Tiberiade, spesso lo abitava quando si
recava a Gerusalemme. Specialmente nelle grandi feste o avvenimenti politici. E’ esplicito
l’evangelista Luca quando parla dell’incontro con Gesù inviatogli da Pilato. “Udito ciò,
Pilato domandò se era galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo
mandò da lui che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme (23, 6-8).
Il palazzo reale costruito da Erode il Grande, dopo la sua morte, rimase a disposizione
delle autorità romane. Quindi anche dei governatori e del loro seguito quando si recavano a
Gerusalemme.
La fortezza Antonia era una enorme piattaforma militare quadrata, innestata tra quattro possenti torri a terrazzo. Proteggeva e controllava, al medesimo tempo, il complesso del Tempio.
Infatti, poggiava al muro nord-ovest, basso e vulnerabile in caso di assedio. Al centro della fortezza, sorgeva un ampio cortile rettangolare scoperto, con porticato e pavimentato con lastroni di calcare. Molti di questi lastroni erano striati per impedire alla cavalleria di scivolare in
entrata e in uscita dalle scuderie. Sul lastricato, ad intervalli regolari, c’erano canaletti per raccogliere l’acqua piovana e convogliarla nella grande cisterna sotterranea. Resti di questo lastricato striato sono ben visibili ancora oggi. Forse si
tratta del lithòstrotos di cui
parla s. Giovanni.
Erode il Grande, prima
della costruzione del
complesso del Tempio,
tra il 37-35 a.C. ristrutturò, ingrandì, potenziò e
adornò questa fortezza
già esistente trasformandola nella sua reggia
provvisoria. Costruito il
palazzo reale accanto alla
porta di Giaffa, la donò ai
romani che v’installarono
Gerusalemme: Fortezza Antonia nella quale si ritiene siano
la X legione per il conavvenute la flagellazione, la coronazione di spine e la controllo di Gerusalemme.
danna a morte.
Nel Segno del Sangue
Storia
181
Il procuratore Ponzio Pilato non risiedeva a Gerusalemme. Era a Cesarea Marittima, una
splendida città fatta costruire da Erode il Grande sulle sponde del Mediterraneo con grande
porto fortificato. Qui era di stanza la flotta romana. Qui l’imperatore Nerone aveva fatto edificare il palazzo dei governatori perché fossero lontani e fuori dagli intrighi e dalle beghe
politiche della classe sacerdotale e del sinedrio. Di tanto in tanto, i procuratori si recavano a
Gerusalemme, specialmente nelle feste pasquali e nelle grandi circostanze per incontrare e
dialogare con le autorità. La politica, si sa, è fatta di sorrisi ipocriti, d’incontri e cortesie
opportunistiche. Ciò accadeva anche per Ponzio Pilato.
In occasione della Pasqua, egli si recò a Gerusalemme. È opinione comune che per la circostanza, fosse andato ad abitare nella fortezza Antonia. Per due ragioni. Per la sua sicurezza
personale tra i soldati e per la sua presenza sul posto in caso di disordini nella area del Tempio.
Nelle feste pasquali, si calcola che circolassero nell’area del Tempio dalle 700 alle 800 mila
persone provenienti da tutte le parti del mondo. Quasi certamente, nel pretorio di questa fortezza si svolsero gli avvenimenti riguardanti la passione di Gesù e narrati dai Vangeli.
Gerusalemme:
Il gioco del re
tovato nel
Lithòstrotos.
Gioco molto
praticato dai
pretoriani nei
momenti di
passatempo
VERSO LA MORTE
Dice l’evangelista Giovanni: “Pilato lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi, allora, presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota” (19, 16-17).
Quale tragitto avrà percorso Gesù dal pretorio al luogo detto Cranio portando il suo patibolo? La tradizione ha sempre ritenuto che il processo e la condanna siano avvenuti nel pretorio della fortezza Antonia sopra descritta per le ragioni esposte. È di lì al Calvario che si è
cercato di ricostruire il tragitto. L’attuale “Via Dolorosa” che percorrono i pellegrini risale al
periodo crociato ed è un itinerario ipotetico con qualche tratto sicuro.
Storia
Nel Segno del Sangue
182
Gerusalemme
vecchia:
inizio del
tragitto verso
il Gòlgota
percorso da
Gesù
Perché un tragitto ipotetico? Nel 132 d.C. gli ebrei, per la terza volta, si erano ribellati al
dominio di Roma. Domata la rivolta, la Gerusalemme del tempo di Gesù, per volere dell’imperatore Adriano, fu completamente rasa al suolo. Al suo posto fu progettata e realizzata Aelia Capitolina, una città di struttura e gusto romani. Della precedente rimasero semplicemente le carte topografiche.
Pensando al viaggio di Gesù verso il Gòlgota con il patibolo sulle spalle, la prima riflessione che mi viene in mente è sul senso della vita umana nel suo svolgersi, nel suo concludersi e con la terribile incognita del dopo morte. Cos’è la vita? È la domanda inquietante che
molti si pongono e pochi hanno il coraggio di rifletterci su. Cos’è, dunque la vita con la sua
drammatica realtà quotidiana? Un cammino che conduce inevitabilmente verso la morte,
nessuno escluso, con un insieme di gioie e di sofferenze sulle spalle che assumono i nomi ed
i volti più vari.
In questo cammino siamo tutti accomunati: credenti e non. Ricchi e poveri. Potenti, fragili ed indifesi. Onesti, semplici, furbi e disonesti. Noti e sconosciuti. La differenza sta nel
come si cammina verso la morte e dal modo con cui si porta la propria croce.
C’è chi cammina nel silenzio e nell’anonimato, ma consapevole di svolgere una missione. C’è chi cammina nella responsabilità del lavoro, nel servizio agli altri, nella preghiera e
nella speranza di una meta beata promessa da Gesù. C’è chi cammina inseguendo disperatamente il potere, il denaro, la notorietà, la posizione sociale ed economica, il sesso senza
regole e senza morale. E in questo disperato cammino è disposto a tutto pur di ottenere il
risultato. Per lui, conta l’oggi. Il dopo, non importa. Nemmeno se lo pone. E non si rende
conto che la sua meta, la sua speranza sono il nulla. C’è addirittura chi fa della vita un’avventura senza Dio. Peggio, contro Dio.
Ogni esistenza umana, per un verso o per un altro, è un cammino verso il Gòlgota. Verso
Nel Segno del Sangue
Storia
183
una meta che implica, piaccia o non, un rendiconto. Ma ciò che da senso e valore a questo
cammino, è il come si guarda a questa meta. Se si va ad una festa, il viaggio diventa lieto,
sereno anche se si porta un peso. Se si va verso la propria esecuzione capitale, il cammino
diventa drammatico, anche se
Gerusalemme vecchia: tragitto percorso da Gesù
non si porta nulla.
verso il Gòlgota - III stazione
Allora, nell’ottica di questa
realtà, si comprende l’invito di
Gesù ai suoi perché il loro viaggio si concluda con una meta
festosa: “Chi vuol essere mio
discepolo, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno
e mi segua. Avrà un posto nel
regno dei cieli. Chi vorrà salvare
la propria vita la perderà; ma chi
la perderà per causa mia, la salverà” (Lc 9, 23-24).
Il viaggio di Gesù verso il
Gòlgota, fu un cammino tinto di
sangue, ma illuminato dalla meta della risurrezione. La devozione popolare, ha realizzato
l’esercizio della Via Crucis. Lungo quel tragitto tinto di sangue, ha collocato una serie di episodi. Alcuni sono evangelici; altri, immaginari, ma tutti carichi di significato. Questa pietà
popolare, cosi facendo, ha messo in evidenza la realtà della vita attualizzandola nel tempo.
C’è chi urla, impreca, infierisce. Rappresenta lo spietato della vita che gode del male
altrui, dell’ingiustizia, dello sfruttamento. Della sofferenza in genere. L’importante che tutto
ciò non accada lui.
C’è chi da una mano a Gesù, come il cireneo o la veronica che gli asciuga il volto.
Impersona il votato alla solidarietà, al sollievo della sofferenza, al volontariato, alla carità
nascosta e silenziosa.
C’è, poi, chi, al margine della strada, fa lo spettatore. Si limita a compiangere Gesù e compassionarlo. Sono le pie donne. Esse sono l’immagine del benestante egoista di fronte al
bisogno. Sa dare ottimi consigli, ma non muove un dito per risolvere il problema. Resta alla
finestra della sua saggezza, della sua estraneità, del suo benessere.
Ci sono le tre cadute. Rappresentano i coraggiosi della fede, della vita e di ogni nobile
ideale. Coloro che non hanno paura delle difficoltà, pur consapevoli di esse. Lottano, cadono ma non si arrendono. Si rialzano e proseguono il cammino per raggiungere uno scopo.
Infine, c’è l’incontro di Gesù con Maria sua madre. Essa incarna nel tempo tutte le lacrime, gli strazi silenziosi di tante mamme a causa di figli deviati, carcerati, drogati, vittime di
ingiustizie e di sfruttamenti. Di figli scomparsi nel modo più strano e disumano.
È l’incontro della madre dei dolori!
Insomma, nel cammino della Via Crucis ci siamo tutti noi con la nostra esistenza dalle
sfaccettature più varie. E il “Cristo di ieri” piagato, umiliato, sanguinante, con un palo sulle
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
184
spalle in cammino verso il
Gòlgota, diventa il “Cristo di
oggi”. Egli continua a camminare, a bagnare con il suo sangue
la vita di tutti noi. Ma chi se ne
accorge? Chi lo segue coinvolgendosi in questo cammino?
Allora, beati coloro che sanno
seguirlo! Beati coloro che sanno
raccogliere quel sangue per trasformarlo in mezzo di elevazione e di salvezza!
(continua)
© Antonio Bernardo.
Riproduzione vietata, anche parziale delle foto.
Per gentile concessione dell’autore.
Gerusalemme vecchia: tragitto percorso da Gesù
verso il Gòlgota - IV stazione
1° Luglio 2006
Tutti insieme a Roma
per celebrare la festa
del Preziosissimo
Sangue
Appuntamento alle ore 09.00 presso la Parrocchia S. Gaspare
sita in Via Borgo Velino n° 1 - Roma
ore 10.30: S. Messa
La coroncina del Preziosissimo Sangue verrà consegnata
a tutti i partecipanti
Nel Segno del Sangue
Notizie dalle USC
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notizie dalle usc
Pellegrinaggio a Pompei
Domenica 2 aprile
2006, ore 06.30:
Collegio del Preziosissimo Sangue, punto
di ritrovo della comitiva
in partenza per Pompei.
Nella Parrocchia San
Gaspare, intanto, arrivano altri due pullman, con
i quali si partirà insieme.
È un bel gruppo simpatico, la nostra capata,
Rita, sempre molto gentile e disponibile, veramen-
te una bella persona, ci
illustra il programma
della giornata.
Il viaggio si svolge
tranquillamente tra
chiacchiere, sorrisi e
battute scherzose.
Siamo
arrivati;
sono circa le 10.40,
ed entrando nella Basilica, per me è la
prima volta, ho avvertito un sentimento come quello di una pre-
Notizie dalle USC
Nel Segno del Sangue
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senza indefinibile, misteriosa, la cui personalità
non si riesce a comprendere.
La commozione è molta e infinita è la serenità.
Assistiamo alla Santa
Messa, concelebrata dal
Vescovo di Pompei, il
nostro Don Tullio e altri
sacerdoti.
Cantano i due Cori riuniti della nostra Parrocchia Corpo e Sangue di
Cristo e di San Gaspare.
Ore 13,30: eccoci nel-
l’antica colonia romana. Non ci sono parole
per descrivere le bellezze dormienti per
secoli, prima di essere
scoperte nel lontano
1594/1600 dal dott.
Fontana.
Gli scavi hanno riportato alla luce testimonianze di vita vissute nel lontano 79
d.C., che noi ammiriamo nei gruppi di edifici pubblici (Templi di
Apollo, Giove, Venere, Iside, della Fortuna
Auguste).
Camminiamo instancabilmente; ecco
ancora il tempio di
Vespasiano, la basili-
Nel Segno del Sangue
Notizie dalle USC
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ca, le terme, le palestre ecc... Da notare la villa signorile romana di Diomede, le case
degli amorini, del fauno e dei Vestii, il teatro circolare e quello quadrato che offrono
una ricca documentazione di tale magnificenza che i nostri occhi non si stancano di
guardare. Semplicemente stupendo.
E io, presa da una piena partecipazione a quanto stavo ammirando, non mi sono
preoccupata di fare attenzione dove mettevo i piedi; un passo falso mi ha fatto perdere l’equilibrio, ritrovandomi a fare un bel capitombolo sul fianco destro. Nulla di
grave. Comunque non è da tutti fare un ruzzolone nella storia, non vi sembra?
Una buona parte dei pellegrini-gitanti, avendo già visto gli scavi, ha preferito portarsi nel luogo del pranzo, un ristorante suggestivo nascosto tra antichi edifici, dove si
è giunti con un percorso abbastanza rocambolesco, e dove non è mancato l’incontroscontro tra il pullman e una piccola auto locale. Solo un po’ di paura e parecchio tempo
perso. Alla fine anche i giusti diritti degli affamati sono stati soddisfatti.
Ore 18: si ritorna a casa, dopo aver camminato per circa 5 ore. È stata complessivamente una giornata meravigliosa, con l’appagamento dello spirito e l’incontro tra il
sacro e il profano.
Di questa gita a Pompei mi rimarrà sicuramente un ricordo che porterò per lungo
tempo nel cuore.
Emma Simoncelli
Libri
Nel Segno del Sangue
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Pacchi dono
LIBRI SUL SANGUE DI CRISTO E SU SAN GASPARE
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maggiormente la figura di San Gaspare, abbiamo pensato di fare, a chi lo
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totale € 20,00
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16 voll., prezzo totale € 20,00
Pacco n. 4: prezzo totale € 10,00
T. Veglianti (a cura), Ogni giorno sulle orme del Sangue di Cristo
M. Colagiovanni, Via Crucis. Via sanguinis
R. Spiazzi, Il Sangue di Cristo
I. Giordani, Il Sangue di Cristo
R. Bernardo, Il Sangue di Cristo dono dell’amore divino
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Pacco n. 5, - Vita di San Gaspare - prezzo totale € 10,00
M. Colagiovanni, Il commediante di Dio
M. Colagiovanni, Voleva mille lingue
T. Veglianti, “Non posso, non debbo, non voglio”
G. Cespites, La Roma di San Gaspare
M. Spinelli, Senza voltarsi indietro.
Pacco n. 6, prezzo totale € 10,00
G. Merlini, Gaspare Del Bufalo
V. Pallotti, Gaspare Del Bufalo come l’ho conosciuto
A. Santelli, Vita del Canonico Don Gaspare Del Bufalo
B. Valentini, Gaspare Del Bufalo, quasi un oracolo divino
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Tel. e Fax: 06/7887037 - e-mail: [email protected]
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Nel Segno del Sangue
Umorismo
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Il lato comico
UN AFORISMA DI DAN
“O
ggi che abbiamo
armi di distruzione
di massa, forse è lecito che
tutti debbano essere controllati da qualcun altro.” Dicono
che sia un aforisma di Dan
Brown. Certo è degno di lui.
Ma Dan Brown chi lo controlla? Scrive libri come arma di
distruzione di massa...
FALSARI
I
cinesi hanno copiato gli
abiti dei grandi stilisti senza
chiedere il permesso a
Valentino, Versace, Fendi...
I cinesi copiano le scarpe italiane senza il permesso dei
nostri e le marchiano Made in
Italy
I cinesi hanno fatto la Ferrari
senza chiedere il permesso a
Maranello...
Sarà per questo che hanno
ordinato dei vescovi senza
dire nulla al papa.
ZAPATERO
ttima idea quella di
Zapatero di prendere
provvedimenti per evitare l’estinzione dei gorilla e impedire che si infliggano loro sofferenze... Meno buona la ideologia che c’è dietro: “Siamo
O
anche noi delle scimmie...
Sono come noi...”. Se così
stanno le cose, non arroghiamoci la competenza di scrivere noi i loro diritti e doveri....
Apriamo loro le porte del
Parlamento, facciamoli sedere
sui costosissimi scranni e legiferino, a cominciare dallo stipendio mensile.
PROVE DI REGRESSIONE
U
no scimpanzé, stanco di
vedersi gettare noccioline e altri commestibili dentro
la gabbia dello zoo, si è
messo a lanciare contro i visitatori oggetti vari, costringendoli alla fuga, che lui non
poteva permettersi perché era
in gabbia. Un altro ha rubato
un telefonino e ha fatto un
mucchio di chiamate: non si
sa né a chi, né che cosa gli
abbia detto. Un altro fuma a
rotta di polmoni. Deduzione
di un animalista come
Gabriele La Porta: “Sono proprio come noi!”. è la prova
della regressione umana. Una
volta quando qualcuno imitava il comportamento altrui in
modo irrazionale di diceva:
“è proprio una scimmia!”.
Adesso si dice: “è proprio un
essere umano”.
DALL’ALBUM DI COMIK
(MAGGIO 2003)
“D
opo ogni partita gli
esperti ci sanno dire
tutto dell’incontro: quanti
minuti di gioco effettivo,
quanti tiri in porta, quanti tiri
fuori dello specchio della
porta, quanti calci d’angolo,
quante ammonizioni e così
via...”. Scrivevo così, nel
maggio 2003, come premessa
a una certa deduzione. Non
sapevo, allora, che alcuni
superesperti avrebbero potuto
dire quei particolari prima
ancora che la partita si giocasse.
comik
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Giugno 2006 - Centro Studi Sanguis Christi