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Gruppo Scout Livorno 10° Numero 15
LA FIAMMATA
MAGGIO
2015
Gruppo Scout Livorno 10 – Piazza Due Giugno n17 e Largo Don Nesi ,3 57100 Livorno
Comunità Capi Gruppo Agesci Livorno 10°
Comunità Parrocchiale Valle Benedetta
Masci Livorno
Ciclo di Veglie di Preghiera su Sacerdoti
Livornesi presso Parrocchia San Giovanni
Gualberto in Valle Benedetta
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Don Roberti 19.11.2014 ….. Pag. 3
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Don Angeli 25.02.2015 …… Pag. 18
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Don Nesi
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Don Vignali 27.05.2015 ……. Pag. 47
22.04.2015 …… Pag. 35
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BIOGRAFIA:(da wilkepedia)
Renato Roberti (Castiglioncello, 1921 – Livorno, 1997) è stato
un partigiano italiano.
È stato un sacerdote toscano attivo nella resistenza italiana nel Movimento Cristiano-Sociale
GLI ANNI GIOVANILI E LA RESISTENZA
Per cause belliche compì i primi due anni di teologia presso il seminario di San Miniato, e dal novembre 1934 entrò nel seminario di Livorno. Dal 1934
al 1941 frequentò il Ginnasio e il Liceo classico. Durante la guerra nacque,
in Toscana, il Gruppo dei cristiano-sociali. Questo ebbe un’intensa attività e frequenti collegamenti con gli altri gruppi di partigiani. Roberto ne diventa parte nel
1943 e ne diviene capo nel 1944, non ancora sacerdote, quando il suo maestro e
collaboratore don Roberto Angeli viene deportato dai Nazisti. Nella sua attività di
staffetta partigiana riesce in varie occasioni a salvare alcune famiglie di religione
ebraica consegnando loro carte di identità false con falsa indicazione di appartenenza religiosa, che a quel tempo doveva essere indicata sui documenti. Don Angeli, parlando della loro amicizia, in un’occasione disse di lui:« La guerra e la Resistenza ci trovarono insieme non solo nell’azione e nel rischio, ma ancor più nello
sforzo di un approfondimento ideologico che metteva in crisi tutto un vecchio modo
di vedere le cose e si proiettava nell’avvenire. »
RINASCITA
In questo periodo portò il suo contributo alla pubblicazione di “Rinascita”, frutto della Resistenza dei giovani cattolici, agli opuscoli riguardanti la dottrina sociale e al
Circolo culturale di Santa Giulia. Qui si elaborava, da parte soprattutto di don Angeli, l’approfondimento filosofico intorno alla mistica ideologica nazista. La riflessione
porta il Movimento Cristiano-Sociale a prendere coscienza dell’antiumanità e anticristianità delnazifascismo e a passare alla lotta partigiana.
IL SACERDOZIO
Il 28 ottobre 1945, festa di Cristo Re, fu ordinato sacerdote nel santuario di Montenero da monsignor Giovanni Piccioni. Il primo novembre 1945 celebra la sua prima
messa nella sua chiesa parrocchiale diCastiglioncello. Il giorno precedente era stato nominato vicario cooperatore di don Roberto Angeli nella parrocchia di San Jacopo in Acquaviva in Livorno. In questo periodo fu caporedattore del giornale livorneseFides, fondato e diretto da don Angeli, che li vide insieme in tante lotte culturali, politiche, religiose sempre orientate verso grandi temi ideali e sociali. Collaborò
alla fondazione, e fu per molti ani presidente, delComitato Livornese Assistenza.
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Nel 1950 fu nominato parroco di San Matteo, dove rifondò il circolo operaio “Fede e
Lavoro” che era nato nel 1908 (si veda "Il Tirreno" del 03/09/2008). Qui, fino alla
sua morte, si dedicò all'educazione di intere generazioni di giovani, formandoli dal
punto di vista religioso, sociale e culturale. Accolse in parrocchia il gruppo dei
“Cristiano-sociali” che trovarono così in san Matteo la loro sede d’incontro stabile.
Dal 1947 al1980, inoltre, insegnò Religione al liceo Classico “Niccolini-Guerrazzi” di
Livorno. Fu un professore amato dai suoi alunni, che gli attribuivano grande cultura
e grande carisma, oltre che un carattere cordiale e ottimista. Molti si dichiararono
spinti a proseguire o approfondire gli studi grazie all sua presenza educativa. La
sua passione verso la comunicazione, e la scrittura in particolare, lo portarono,
dal 1989, a scrivere articoli sull’attualità politica, religiosa, sociale sul periodico “La
Darsena Toscana”. Morì nella “sua” san Matteo il 20 febbraio 1997. Fu sepolto tra
la sua gente nel Cimitero comunale dei Lupi, dove fu accompagnato a piedi, con
grande partecipazione popolare di migliaia di persone.
Dopo la sua morte i suoi scritti sono stati raccolti nel volume “Ai confini
dell’ortodossia”.
Alcuni articoli:
Don Renato Roberti: il parroco “oltre”
Il 20 febbraio prossimo ricorrerà l’anniversario della morte di don Renato Roberti,
salito al cielo nel 1997.
Nato a Castiglioncello il 5 gennaio del 1921, ha vissuto gran parte della sua vita alla parrocchia di San Matteo che ha guidato per 47 anni e che ancora oggi lo ricorda
con grande affetto.
«Ogni famiglia, ogni abitante di Fiorentina, ogni alunno del Classico – scrive suor
Gabriella Gigliucci- non può dimenticarsi di un prete “oltre”: oltre nel modo con
cui ha risposto all’amore per Gesù; oltre nel modo con cui ha amato la sua Chiesa,
il suo popolo, i suoi “cari fedeli” come usava chiamarci. E tutti hanno, a loro modo,
risposto con il loro “oltre”: oltre, quando venivano fatte le processioni l’8 settembre
o per
l’Adorazione al Santissimo sacramento il giovedì santo. Oltre nel giorno in cui, alla
presenza dei suoi parrocchiani, ha ricevuto l’unzione dei malati per mano del Vescovo Ablondi, oltre nel giorno della sua morte. Non c’è stato un abitante di Fiorentina che non sia venuto a porgergli il suo abbraccio: chi fermandosi a pregare per
lungo tempo, chi per un fugace saluto…tutti hanno voluto essere presenti».
Venerdi 20 alle ore 18 alla Parrocchia di San Matteo la comunità e tutti coloro che
hanno conosciuto don Renato si ritroveranno nella messa per ringraziare Dio e per
chiedere al loro parroco di continuare a proteggerli e spingerli ad essere un “oltre”
di amore per tutti.
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San Matteo ricorda il suo parroco, don
Renato Roberti
Domenica mattina sarà celebrata una messa a quattordici anni dalla
morte del sacerdote
Un’immagine di don Renato Roberti scomparso 14
anni fa dopo aver guidato la parrocchia di San Matteo per 47 anniLIVORNO. Dopodomani, domenica
20 febbraio alle ore 11, sarà celebrata una messa in
ricordo di don Renato Roberti nella «sua» chiesa di
San Matteo, in occasione del 14° anniversario dalla
scomparsa. Dopo tanti anni sono ancora molti che
ricordano questa bella figura di sacerdote che ha guidato la popolosa parrocchia
per ben 47 anni. Ha insegnato al «Classico» a generazioni di professionisti. Subito
dopo la sua scomparsa si era costituito il «Gruppo Amici di Don Renato» impegnato a non disperdere le sue idee ed i suoi scritti. Il «Gruppo» ha pubblicato un libro
(«Ai confini dell'ortodossia») che ha raccolto molti articoli pubblicati su «Darsena
Toscana», curato un video e fatto apporre dal Comune una targa nella piazzetta
della chiesa. Don Roberti ha sempre avuto un particolare amore per la Madonna di
Montenero e per la benedizione delle famiglie che a San Matteo è ancora molto
sentita. Per questo mi fa piacere ricordare un «volantino» che lasciava nelle case in
occasione della Pasqua. «Le mani dei vostri anziani, affaticate più che dal lavoro
dall'amore per voi, potrebbero levarsi a benedirvi come sul finire di una messa. Chi
non ha tanta fede per venire a pregare in chiesa, ma neppure così poca da non
pregare in casa forse, anche senza dirlo, attende in cuor suo un cenno che il Signore l'ascolta. La benedizione della sua casa può essere questo cenno. La Chiesa, che al di là delle appariscenze mondane, è nel suo intimo santa e materna, ha
sempre qualcosa da offrire anche ai più poveri, ai più piccoli della Fede che, stanchi di altisonanti indottrinamenti si sono rifugiati, per credere nell'amore di Dio, nei
simboli più ingenui - o evangelici - come un giglio di campo o un umile prete che
passa vestito di sacro a benedire le vostre case». (g.g.)
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Ciclo di Veglie di Preghiera su Sacerdoti Livornesi presso Parrocchia San Giovanni Gualberto in Valle Benedetta
erto
Don Roberti 19.11.2014
Don Angeli 25.02.2015
Don Nesi 22.04.2015
Don Vignali 27.05.2015
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Riflessioni durante l’incontro:
1)
Signore Ti preghiamo,
aiutaci a camminare sulla via delle virtù
con Don Roberto Angeli .
Fa che non ci rassegniamo al male,
fa che viviamo con coraggio la fede,
fa che possiamo essere collaboratori dei sacerdoti
nel portare l’offerta del dolore,
della sofferenza e dell’oppressione
a te perché tu possa operare la redenzione
2)
Signore,
Aumenta in noi la fede perché la vita
sia sempre dono completo di sé
e non sparisca in noi la speranza
nei momenti in cui la vita
di ogni giorno sembra sopraffarci
3)
Signore,
Aiutaci a vivere i nostri ideali con coraggio e con la gioia nel cuore.
Addolcisci i nostri cuori perché possiamo donarci ai fratelli con la gioia e costruire
relazioni di pace e di amore.
Rinforza la nostra fede, scaccia le nostre paure che ci allontanano da te e dalle sofferenze
del mondo e dai fratelli,
donaci il Tuo Amore e riempi le nostre anime di speranze.
Donaci di vivere cantando il Tuo amore.
4)
Signore dal fondo del cuore sale
verso di te il grido di dolore
che questi uomini,donne e bambini
hanno lanciato da questi lager
e la tua misericordia sia di conforto
a loro ed ai loro cari.
Ti ringraziamo Signore
per averci dato Don Angeli esempio
di virtù umane e cristiane per noi
che lo conosciamo oggi
dalle sue opere e dal suo vissuto.
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AGESCI GRUPPO LIVORNO 10°
COMUNITA’ PARROCCHIALE VALLE BENEDETTA
MASCI LIVORNO
27 MAGGIO 2015
INCONTRO DI CATECHESI
“DON ERNESTO VIGNALI “
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VEDERE
Canto: VOCAZIONE
Prima Parte
Era un giorno come tanti altri e quel giorno lui passò
Era un uomo come tanti altri e passando mi chiamò
come lo sapesse che il mio nome era proprio quello
come mai vedesse proprio me nella sua vita non lo so
era un giorno come tanti altri e quel giorno mi chiamò.
Tu Dio che conosci il nome mio
fa che ascoltando la tua voce
io ricordi dove porta la mia strada
nella vita all’incontro con te.
Era l’alba triste e senza vita e qualcuno mi chiamò
era un uomo come tanti altri , ma la voce quella no
Quante volte un uomo con il nome giusto mi ha chiamato
una volta sola l’ho sentito pronunciare con amore
Era un uomo come nessun altro e quel giorno mi chiamò. Rit
Filmato
Matteo 25,31-46:
(la gioia futura è legata all’accoglienza del vangelo e dei “piccoli”, volto visibile di
Dio nel tempo)
31
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33e porrà le
pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che stanno
alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete
dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete
venuti a trovarmi. 37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e
ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete
fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
41
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42Perché ho avuto fame e non mi
avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non
mi avete visitato. 44Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti
abbiamo assistito? 45Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete
fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
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E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
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Le beatitudini Mt 5, 1 – 12.
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
2
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
5
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
6
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.
7
Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia.
8
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei
11
cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno
ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Riflessione di Don Matteo
STUPORE (Rallegrati !!! )
Seconda Parte
Canto: VIENI E SEGUIMI
Lascia che il mondo vada per la sua strada ,
lascia che l’uomo ritorni alla sua casa ,
lascia che la gente accumuli la sua fortuna .
Ma tu , tu , vieni e seguimi . Tu , vieni e seguimi !
Lascia che la barca in mare spieghi la vela ,
lascia che trovi affetto chi segue il cuore ,
lascia che dall’albero cadano i frutti maturi .
Ma tu , tu , vieni e seguimi . Tu , vieni e seguimi !
E sarai , luce per gli uomini
e sarai sale della terra
e nel mondo deserto
aprirai una strada nuova (2v.)
E per questa strada va,va
e non voltarti indietro va
e non voltarti indietro va
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Abbandonarsi alla Provvidenza ( Mt 6, 25-34 )
25
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si dia da fare, può
aggiungere un'ora sola alla sua vita? 28E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora
se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno,
non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31Non affannatevi dunque dicendo:
Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani
avrà gia le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
Bolla di Indizione del Giubileo della Misericordia (Papa Francesco) Paragrafo 15
In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono
nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in
maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti
nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza
dei popoli ricchi. In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a
curare queste ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo
nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per
guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani
stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità.
Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana
per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo. È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale.
Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri
sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta
queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi
discepoli. Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli
affamati, dare
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da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare
a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi
è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt
25,31-45). Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio
che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini
privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza
sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle. In ognuno di questi “più piccoli” è
presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: « Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore ».
Riflessione di Don Matteo
MOMENTO DI CONDIVISIONE
Individuiamo , Scegliamo, Offriamo,
la parola che riteniamo ci abbia maggiormente stupito
COMPATIRE (CON-PASSIONE)
Canto: FRANCESCO VAI
Quello che io vivo non mi basta più
tutto quel che avevo non mi serve più
io cercherò quello che davvero vale
e non più il servo, ma il padrone servirò.
Francesco vai, ripara la mia casa!
Francesco vai, non vedi che è in rovina?
E non temere: io sarò con te dovunque andrai
Francesco vai! Francesco vai!
Nel buio e nel silenzio ti ho cercato o Dio
Dal fondo della notte ho alzato il grido mio
e griderò finchè non avrò risposta
per conoscere la tua volontà .
Terza parte
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Rit.
Altissimo Signore, cosa vuoi da me?
Tutto quel che avevo l’ho donato a te.
Ti seguirò, nella gioia e nel dolore,
e dalla vita mia una lode a te farò.
Rit.
Quello che cercavo l’ho trovato qui
Ora ho riscoperto nel mio dirti “Si”
la libertà di essere figlio tuo,
fratello e sposo di madonna povertà .
Rit.
PROIEZIONE - PREGHIERA EUCARISTICA
Bolla di Indizione del Giubileo della Misericordia (Papa Francesco) Paragrafo 4
4. Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente
della
Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del
Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo
quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di
Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che
per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il
tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione
di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e
convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre.
Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò
all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: « Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … La
Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità
cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da
misericordia e da bontà verso i figli da lei separati ».[2] Sullo stesso orizzonte, si poneva
anche il beato Paolo VI, che si esprimeva così a conclusione del Concilio: « Vogliamo
piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità
… L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano
moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità;
ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio
verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i
suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette … Un’altra cosa dovremo
rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo.
L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità ».
Riflessione di Don Matteo
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Commiato: consegna Simbolo:
L'anello di TUCUM è un anello fatto con il legno della pianta del tucum, una specie di
palma dell'Amazzonia. È utilizzato soprattutto in Brasile dai cristiani, cattolici e non, come simbolo del legame tra la Chiesa e i poveri. L'anello ebbe origine in Brasile nell'epoca
dell'Impero, quando i gioielli potevano permetterseli solo le ricche caste imperiali. Gli
schiavi e gli indios crearono questo anello per poter dare ufficialità ai loro matrimoni.
Era, praticamente, un simbolo clandestino che i ricchi che non riuscivano a comprenderne il significato, visto che il suo colore naturale è scurissimo. Negli ultimi decenni,
soprattutto dopo il Concilio Vaticano II e la seconda e terza Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano, che hanno messo in luce l'opzione preferenziale per i poveri, l'anello di tucum si è diffuso largamente fra i fedeli cristiani, con il significato di sancire l'alleanza fra la Chiesa ed i poveri, la pace, il rispetto della madre Terra e della causa indigena...Alcuni cattolici ritengono l'anello di tucum un simbolo della teologia della
liberazione, attribuendogli il significato di rottura degli schemi e di rivoluzione.
Canto Finale -DANZA LA VITA
Canta con la voce e con il cuore,
con la bocca e con la vita,
canta senza stonature,
la verità…del cuore.
canta come cantano i viandanti
(canta come cantano i viandanti)
non solo per riempire il tempo,
(non solo per riempire il tempo)
Ma per sostenere lo sforzo
(Ma per sostenere lo sforzo)
Canta e cammina (2 volte)
Se poi, credi non possa bastare
segui il tempo, stai pronto e
Danza la vita, al ritmo dello Spirito.
Danza, danza al ritmo che c’è in te
Spirito che riempi i nostri
cuor. Danza assieme a noi
Cammina sulle orme del Signore,
non solo con i piedi ma
usa soprattutto il cuore. Ama…chi è con te
Cammina con lo zaino sulle spalle
(Cammina con lo zaino sulle spalle)
la fatica aiuta a crescere
(la fatica aiuta a crescere)
nella condivisione
(nella condivisione)
Canta e cammina (2volte)
Se poi, credi non possa bastare
segui il tempo, stai pronto e Rit.
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DON ERNESTO BIOGRAFIA
Ernesto Vignali, nacque a Roma il 1 Febbraio
1923. All’età di 7 anni restò orfano di padre e
per tale motivo la famiglia si trasferì ad Ancona.
In questa città frequento le scuole elementari e
Medie.
La Sorella Francesca ricorda come fosse
assiduo nel frequentare la Parrocchia e come
amasse essere chierichetto. Nel 1937 si trasferi
a Livorno dove viveva suo nonno paterno
Amadio Vignali, illustre professore dell’Istituto
Magistrale. Frequento il Liceo Nautico, ma lo
scoppio della 2^ Guerra Mondiale vide la sua
famiglia trasferirsi sfollata a Lucca; in questa
città cambio studi e conseguì il diploma di
Geometra il 16 Luglio 1942. Nello stesso anno
intraprese la carriera militare per diventare
Ufficiale di Stato Maggiore della Marina Militare
presso l’Accademia Navale di Livorno;
L’8 Settembre del 1943 mentre era in crociera
sulla nave scuola Amerigo Vespucci , fu firmato
l’armistizio e portato a Brindisi sotto
l’occupazione americana.
Lasciò la Marina Militare , trovò un impiego civile, che ben presto lasciò per seguire
l’avanzata delle truppe americane che risalivano l’Italia liberandola dall’occupante
tedesco, per ricongiungersi alla sua famiglia, cosa che avvenne dopo due anni di
intense vicissitudini. Nel dopoguerra trovo impiego a Rapallo come segretario del
Grande Albergo Europa , in zona turistica, mondana e spensierata.
E’ in questo periodo che in Ernesto matura la sua vocazione sacerdotale, e torna a
Livorno per poter entrare in Seminario; ma dovette prima imparare il Latino e la
Filosofia, con insegnante don Renato Roberti , Parroco di San Matteo; allo stesso
tempo lavorò come impiegato presso il Genio Militare Americano; La seconda
sorella di Ernesto sposo un soldato americano e attualmente vive a Boston in
America, ha 4 figli e numerosi nipoti e pronipoti.
Solo nel 1952 all’età di 29 anni fu ammesso in seminario e il 18 Dicembre 1955 fu
ordinato sacerdote dal Vescovo Monsignor Piccioni. Per 3 anni svolse l’incarico di
Cappellano presso la Parrocchia di San Giuseppe, seguito da altri 3 anni presso la
Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo;Nel 1961 fu nominato Parroco in Guasticce
presso la Parrocchia di S.Ranieri e vi resto per 8 anni. Fu in questa frazione del
Comune di Collesalvetti che Don Ernesto mostrò a tutti la sua stoffa sacerdotale; si
fece “PROSSIMO a Tutti” . La sua fu una presenza discreta ed intensa, era capace
di ascoltare il prossimo, riusciva ad avere relazioni feconde, era di sostegno,
amicizia e conforto; aveva un occhio di riguardo per i giovani, che amava e dai quali
era ripagato; amava la montagna e in questa vedeva lo strumento per avvicinarli a
Dio e creare la comunità, e per questo organizzava campeggi parrocchiali molto
partecipati.
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Nel 1969 fu trasferito a Livorno come Parroco in San Giuseppe dove vi resto per 25
anni fino alla sua morte.
La Parrocchia doveva essere reimpostata, avendo il suo territorio subito una
radicale trasformazione, arricchendosi di nuove abitazioni nella via del Riposo, nella
via della Bastia, nella via Villa Glori e nella Via Passaponti , con l’arrivo di centinaia
di giovani famiglie , con tanti bambini e ragazzi.
Erano tempi in cui il Concilio Vaticano cominciava a rompere steccati e barriere e
Don Ernesto sembrava essere l’uomo adatto ad accogliere chiunque volesse
percorrere nuove strade.
La prima sua preoccupazione fu quella di dare spazi ai giovani creando una valida
alternativa alla frequentazione della piazza , luogo di spaccio, ozio e vizio. Nacquero
il gruppo giovanile ed il Gruppo Scout , si organizzò la catechesi con un nutrito
gruppo di catechisti, ed i locali parrocchiali erano adibiti alla frequenza anche libera
dei ragazzi del quartiere.
Erano anni dove nel mese di Maggio non meno di 100 ragazzi facevano la Prima
Comunione.
Furono gli anni in cui la Parrocchia si apri alle istituzioni , divenendo valido
interlocutore presso la Circoscrizione San Marco-Pontino; proverbiale la sua grande
amicizia con l’allora Presidente Simoncini, ambedue uniti dalla passione per la
falegnameria.
Dal 1959 fino al 1983 Don Ernesto insegnò religione nelle scuole superiori di Livorno
quali il Ginnasio, ITI e Geometri ; Rivestì importanti incarichi a Livello Diocesano
guidando per oltre un ventennio lo IERAMG-Istituto per la Educazione Religiosa E
Morale della Gioventù, un organismo diocesano che operava per i giovani della
diocesi. Da ricordare la sua grande intuizione di allestire la Casa di Pian di Cerreto
in Garfagnana , da adibire a campeggi per i gruppi giovanili della diocesi.
Attualmente tale casa non è più della diocesi; Piace ricordare però come questa
casa dopo la sua morte sia stata chiamata “Casa Don Ernesto Vignali” e continua ad
esserlo.
Se capita di parlare con qualcuno che ha conosciuto Don Ernesto si riportamo
spesso valide testimonianze che si esprimono con le seguenti frasi:
- Ascoltava le persone e le capiva…..
- Era di poche parole, ma aveva la parola giusta nel momento del bisogno,
riuscendo a dare quel conforto che poche persone sanno dare…
- Generoso con tutti di tempo, di ascolto e di denaro se bisognoso
- Gran parte del suo successo dipendeva dal suo immedesimarsi negli obbiettivi che
si proponeva di raggiungere
- Ci ha edificati con il suo coraggio, la saggezza di uomo maturo, di sacerdote
convinto in profondità e operante conseguentemente
- Era riuscito a coinvolgere delle persone sino ad allora indifferenti verso la Chiesa
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Don Ernesto ha affrontato negli ultimi 5 anni della sua vita una terribile malattia, che
lo ha progressivamente deabilitato e costretto a continue trasfusioni. Ha vissuto con
il sangue dei donatori, degli altri, che dall’altare ringraziava e pregava per loro e le
loro famiglie , trasfusioni che gli hanno permesso di dedicarsi alla Parrocchia sino
all’ultimo.
Ha seguito nella sofferenza le orme del Signore , affrontò con pace e forza d’animo
la sua inesorabile malattia. Chi lo incontrava trovava un uomo sereno ,
cristianamente pronto alla sua dipartita, da non sembrare ammalato, sempre
appropriato e mai triste, da creare in chi lo ascoltava una sorta di turbamento se non
addirittura un motivo per interrogarsi e riflettere sulla forza che questo uomo
nonostante tutto sapeva infondere. Don Ernesto è tornato alla Casa del padre il 13
Luglio 1994.
Grazie di tutto Don Ernesto sarai sempre nei nostri cuori
ZUCCA DOMENICO
CHIESA SAN GIUSEPPE—LIVORNO
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15-Incontri Preghiera 7077KB Jul 03 2015 11