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RISVEGLIO
PENTECOSTALE
Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia
Numero 2 - Anno LXI
“...Come il lampo
esce da levante
e si vede fino a ponente,
così sarà la venuta
del Figliuol dell’uomo”
Periodico Mensile - Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza
(MATTEO 24:27)
Febbraio 2007
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EDITORIALE
Trovare
quello che è
perduto
(Luca 15:4-7)
“Iddio ha tanto amato il mondo, che
ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché
chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giov.3:16). Ci siamo
mai chiesti perché Dio ci ha così tanto amato? Certamente è perché siamo preziosi agli occhi Suoi. Pensiamo, dunque,
al sentimento che alberga nel cuore di
Dio sapendo che chi non Lo accetta come Salvatore vivrà inevitabilmente l’eternità lontano da Lui, separato per sempre
dal proprio Creatore!
Possiamo fondare la certezza nel Signore sapendo che, quando un figlio si
perde, il Padre non starà a guardare disinteressato, ma lo cercherà fino a trovarlo,
continuando a chiamarlo per mezzo della Sua Parola: il Buon Pastore non smetterà mai di cercare la pecora perduta. Ma
che cosa porta la pecora a perdersi?
non attardarci, a non fermarci per stanchezza nelle vie del
Signore cercando forse delle novità che possano stimolare
nuovi entusiasmi! Vigiliamo sulla nostra vita “non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni son usi di
fare, ma esortandoci a vicenda; e tanto più, che vedete avvicinarsi il gran giorno” (Ebr.10:25), non rallentando il nostro
passo nelle file del Signore, per poter giungere insieme alla
meta da Lui proposta!
C’è un rimedio: l’amore di Dio
Se una pecora si perde il pastore non sta a guardare, lascia tutte le altre al sicuro per andare a cercarla. Questo ci
conforta perché evidenzia sia il grande amore di Dio, sia la
cura personale, individuale che Lui ha per ogni anima perduta. Quando il pastore ritrova la pecora si rallegra e festeggia, rendendo partecipi i suoi amici e quanti gli sono
vicino della sua gioia. Così il Signore fa con noi: quando
un’anima perduta viene ritrovata, possiamo gioire in Lui e
rallegrarci nella Sua presenza! Se un’anima si allontana da
Gesù il dolore più grande, oltre che in Dio stesso, è nella
chiesa del Signore. Dobbiamo sentire la grande responsaL’erba più verde
bilità di adoperarci affinché ogni anima perduta sia nuovaQualche pecora, fra quelle che stan- mente recuperata al Signore:
no nelle zone più periferiche del gregge,
• Siamo chiamati a ravvivare il lume della preghiera. Il
può smarrirsi quando, vedendo dell’erba Signore ci invita nella nostra cameretta a intercedere prespiù verde, si allontana per brucarla, riso il trono di Dio per le anime perdute: “E il Padre tuo che
manendo separata dal gregge e smarren- vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Mat.4:6);
do la via per tornare all’ovile. Secondo
• Siamo chiamati a cooperare nella ricerca. La nostra
un detto popolare «l’erba del vicino è
preghiera coopererà nella misura della nostra perseveranza
sempre la più verde». Purtroppo anche
“pregando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di prespiritualmente alcuni si allontanano dal ghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni persegregge del Signore pensando di poter gu- veranza e supplicazione...” (Efe.6:18), e della nostra dispostare qualcosa di più appetitoso, ma
nibilità nel chiedere senza stancarci, presentando ogni rismarrendo, di fatto, la via di Dio, rechiesta a Dio.
stando nella solitudine, facile preda del
• Siamo chiamati a prepararci all’accoglienza. Coloro
nemico delle anime. Se per caso sei stato che sono amici e vicini al Signore gioiscono per il ritrovaattirato da «un’erba più verde», dal lucci- mento dell’anima perduta e mostrano questa loro gioia acchìo degli specchi ammiccanti del mon- cogliendo amorevolmente chi torna a Dio “Da questo codo “esci e segui le tracce delle pecore” (Cant. nosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni
1:8), torna sui tuoi passi e segui la via in- per gli altri” (Giov.13:35). L’amore del Signore nel credendicata dalla Parola di Dio. Segui le tracce te non è un semplice sentimento del cuore, ma si esprime
di quanti ti hanno preceduto, confidan- nella gratitudine a Dio che ci rende partecipi delle grande
do fedelmente nel Signore, e ascolta la
opera di salvezza che ancora oggi vuole continuare a opeSua Parola: “Io sono l’Eterno, il tuo Dio,
rare: “Perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita;
che t’insegna per il tuo bene, che ti guida
era perduto, ed è stato ritrovato” (Luca 15:32).
per la via che devi seguire” (Isa.48:17).
Dio si sta adoperando per trovare ciò che è perduto. La
La stanchezza
chiesa è chiamata a cooperare con perseveranza, ogni sinQualche altra pecora nel momento
golo credente può dare il proprio apporto in preghiera con
del ritorno serale all’ovile rallenta per la
la fede che si appoggia sulla beata promessa del Signore:
stanchezza, si attarda e, talvolta, si ferma. “Io stesso pascerò le mie pecore, e io stesso le farò riposare, dice
Si ritrova così sola, perduta: sono moil Signore, l’Eterno. Io cercherò la perduta, ricondurrò la
menti pericolosi, qualcuno potrebbe ap- smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata” (Ezechiele
profittare della situazione... Dio ci aiuti a 34:15).
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RISVEGLIO
PENTECOSTALE
Organo ufficiale
delle Chiese Cristiane Evangeliche
“Assemblee di Dio in Italia”
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Vincenzo Martucci.
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SOMMARIO
Febbraio 2006
Coraggio
EDITORIALE
Trovare quello
che è perduto
SPIRITUALE
pag.2
Coraggio spirituale
Alessandro Cravana pag.3
Lo Spirito Santo
è una vera persona
Carmelo Fiscelli
pag.6
Libertà
Giovanni Scribano pag.8
Un prezioso
avvertimento
Giuseppe Federico pag.10
“Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso
del paese che giurai ai loro padri di dar loro. Solo sii molto forte e
coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè,
mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra,
affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non
si allontani dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura
di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai
in tutte le tue imprese e prospererai. Non te l’ho io comandato? Sii
forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il
Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai” (Giosuè 1:6-9).
iosuè stava attraversando un delicato momento di transizione,
per di più in procinto di passare
il fiume Giordano ed affrontare i Cananei.
Grandi opportunità, anche di prosperità spirituale, creano motivazioni e attese
e recano con sé anche un carico di apprensioni, per i vari ostacoli da sormontare. In tali frangenti, la vitalità può essere
indotta ad una superficiale euforia o, al
contrario, venire affossata dallo scoraggiamento. Per evitare ogni inconcludente
estremismo è fondamentale l’ascolto della
voce di Dio.
Questo ormai maturo condottiero era
stato preparato e fortificato in vista dell’assunzione di una così grande responsabi-
G
Daniele nella fossa
dei leoni
Davide Di Iorio pag.12
Quello che vedrete
è quello che avrete
Gary Rogers
pag.14
NOTIZIE DALLE NOSTRE
COMUNITÀ
pag.15
lità. Inoltre, trenta giorni di lutto avevano
stemperato il dolore emotivo per la morte
di Mosè (Deut. 34:8-9). Le parole divine,
pertanto, vanno ora ben oltre una consolazione morale o una spinta iniziale. Ripetutamente Dio dice a Giosuè di essere
“forte e coraggioso”, perfino sotto forma di
comando, dirigendo l’attenzione di questo uomo verso le più elevate sorgenti del
coraggio spirituale, affinché egli, come
ogni credente, impari a risalirne il corso
per andare di forza in forza, di valore in
valore nell’adempimento dei piani divini.
LA VISIONE DELLA FEDE
La prima esortazione chiama Giosuè a
credere fermamente in quello che Dio ha
detto (1:6).
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Il successore di Mosè farà entrare il popolo
d’Israele in possesso di Canaan, secondo la promessa di Dio. Non c’è un quarto attore sulla scena. La questione gira all’interno di un cerchio in
cui vi sono Dio, Giosuè ed Israele; una linea di
fede impenetrabile ai nemici che sono intorno, i
quali, quindi, non sono ora menzionati. Soltanto
la propria incredulità o il farsi trascinare nell’idolatria potrà far fallire questo popolo. Come un
cannocchiale dalle lenti invertite, lo scoraggiamento ingrandisce i nemici, ponendoli al di qua
della barriera della protezione divina, mentre
rimpicciolisce ed allontana il Signore.
Dio ha già escluso qualunque avversario dalla
possibilità di impedire il compimento della Sua
volontà: “Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti
i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè,
così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (1:5). Il coraggio spirituale fa vedere le cose
nella giusta prospettiva: non le avversità tra noi e
Dio, ma Dio fra noi e le difficoltà che obiettivamente ci sono di fronte.
Non si tratta di ignorare, né di sminuire avversari ed avversità, bensì di ricondurli al loro
giusto ambito dinanzi alla somma grandezza del
Signore (Sal.121:1-2). Il coraggio del credente
non proviene da un ottimismo umano, ma da
quel “realismo spirituale” che va oltre la constatazione della realtà materiale e la consapevolezza
delle nostre proprie limitazioni umane, completando i pensieri suscitati dalle circostanze con
quanto Dio afferma nella Sua Parola (Rom.4:1821; Filip.4:13).
L’incoraggiamento divino è qualcosa di spirituale non di artificiale: non altera l’adrenalina o
le cellule cerebrali del credente, ma gli consente
di osservare le situazioni terrene alla luce della
realtà celeste, aprendogli gli occhi della fede per
vedere quanto sono numerosi e potenti i “cavalli
e i carri di fuoco intorno” a lui (cfr. II Re 6.15-17).
IL CAMMINO NELLA CONQUISTA
La seconda esortazione chiama a seguire con
precisione ed equilibrio le direttive di Dio (1:78). A questa condizione è subordinata la promessa: “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve la do…” (1:4). In tal modo, Dio sta
dicendo anche: “Affinché tu prosperi dovunque
andrai”, in qualunque situazione e dinanzi a
chiunque ti troverai, devi innanzitutto preoccuparti di praticare la mia Legge.
Coloro che mirano soltanto ad uscire dai problemi, piuttosto che ad addentrarsi nella conquista dell’eredità celeste, si indeboliscono progressivamente, tanto che pure le minime ostilità risulteranno pesanti e deprimenti.
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Giosuè non aveva paura di combattimenti corpo a
corpo con i nemici, questi non erano una novità per lui.
Tuttavia egli era abituato a poggiarsi sul fatto che Dio
benediceva Mosè, il quale, come nella battaglia contro gli
Amalechiti, procacciava il sostegno che rendeva vittoriosi
i soldati (Eso.17:9-11). Adesso, però, era la nuova guida
d’Israele che doveva consacrarsi in prima persona per ricevere forza e coraggio da parte del Signore.
L’apostolo Paolo, consapevole di quali doni e quanti
frutti Dio ha previsto per Timoteo, nonostante le opposizioni dinanzi a lui, lo sprona a restare un vero conquistatore spirituale: “Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l’amore, la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro” (II Tim.2: 22). Quanti si prefiggono come rassicurante meta il dover evitare ogni onerosa
tensione si svieranno prima o poi dal cammino della benedizione divina e diverranno prede di facili scoraggiamenti. Chi, diversamente, apprezza i doni e le benedizioni di Dio, li stimerà superiori alle cose da praticare per
impossessarsene ed il suo vigore sarà accresciuto. “Beati
quelli che trovano in te la loro forza, che hanno a cuore le
vie del Santuario! Quando attraversano la valle di Baca essi
la trasformano in luogo di fonti e la pioggia di autunno la
ricopre di benedizioni. Lungo il cammino aumenta la loro
forza e compaiono infine davanti a Dio in Sion” (Sal.84).
L’UBBIDIENZA NEL TIMORE DI DIO
La terza esortazione ribadisce che il santo timore di
Dio è la forza per spezzare i legami di ogni paura umana
(1:9).
Mettere in pratica la Legge di Dio, soprattutto riguardo alla separazione da ogni forma di idolatria, avrebbe
causato ritorsioni e conflitti. Giosuè non doveva temere le
minacce degli idolatri e degli empi, ma doveva temere di
offendere la gloria di Dio.
Talora potremmo avere più paura degli effetti dell’obbedienza alla Parola di Dio, in un mondo che Gli è ostile,
che paventare le conseguenze spirituali e morali del trasgredire la volontà divina.
Il coraggio spirituale non esclude ogni genere di preoccupazione umana, ma si occupa prima della signoria e
dell’onore del Redentore. Il coraggio spirituale, anzi, è
espressione di santo timor di Dio; non è animato dalla
paura della punizione divina, bensì da quel sacro e devoto
rispetto che ci fa vigorosamente evitare di disonorare il
Signore che tanto amiamo.
Unicamente tali alti e profondi sentimenti ci porteranno a compiere integralmente la volontà di Dio, superando ogni paura per gli scherni e le persecuzioni degli
uomini.
Il coraggio che anima i cristiani non consiste in un umano “farsi forti”, che tenta di celare la debolezza della
nostra natura “mostrando i muscoli”, non è nel voler apparire temerari per impaurire i nemici. Nessuno impressionerà il diavolo con proclami religiosi e formule altisonanti, ma ogni credente lo farà fuggire con la realtà di una
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ARTICOLI DI FEDE
Crediamo al battesimo nello Spirito Santo, come esperienza susseguente a quella della nuova nascita, che si manifesta, secondo le
Scritture, con il segno del parlare
in altre lingue e, praticamente, con
una vita di progressiva santificazioCrediamo nell’unico vero Dio, E- ne, nell’ubbidienza a tutta la verità
terno, Onnipotente, Creatore e
delle Sacre Scritture, nella potenza
Signore di tutte le cose e che nella dell’annuncio di “Tutto l’EvangeSua unità vi sono tre distinte Per- lo” al mondo (Atti 2:4; 2:42-46,
sone: Padre, Figliolo e Spirito San- 8:12-17; 10:44-46; 11:14-16; 15:
to (Efe.4:6; Matt. 28:19; Luca 3:
7-9; 19:2-6; Mar. 16:20; Giov.16:
21-22, I Giov.5:7).
13; Matt.28:19-20).
Crediamo che il Signore Gesù
Cristo fu concepito dallo Spirito Crediamo ai carismi e alle grazie
Santo e assunse la natura umana in dello Spirito Santo nella vita dei criseno di Maria vergine. Vero Dio e stiani che, nell’esercizio del sacerdovero uomo (Giov.1:1,2, 14; Luca zio universale dei credenti, si manifestano per l’edificazione, l’esorta1:34,35; Matt. 1:23).
zione e la consolazione della comuCrediamo nella Sua vita senza pec- nità cristiana e, conseguentemente,
cato, nei Suoi miracoli, nella Sua della società umana (I Cor. 12:4-11;
morte vicaria, come “prezzo di ri- Gal.5:22; Ebr.13:15; Rom.12:1).
scatto per tutti” gli uomini, nella
Sua resurrezione, nella Sua ascen- Crediamo ai ministeri del Signore
sione alla destra del Padre, quale u- glorificato, quali strumenti autorenico mediatore, nel Suo personale voli di guida, d’insegnamento, di
e imminente ritorno per i redenti e edificazione e di servizio nella copoi sulla terra in potenza e gloria munità cristiana, rifuggendo da
qualsiasi forma gerarchica (Efe.1:
per stabilire il Suo regno (I Pie.
2:22; II Cor.5:21; Atti 2:22; I Pie. 22-23; 4:11-13; 5:23; Col.1:18).
3: 18; Rom.1:4; 2:24; I Cor.15:4;
Crediamo all’attualità e alla valiAtti 1:9-11, Giov.14:1-3; I Cor.
dità delle deliberazioni del Con15:25; I Tim.2:5).
cilio di Gerusalemme, riportate in
Crediamo all’esistenza degli angeli Atti 15: 28-29; 16:4.
creati tutti puri e che una parte di
questi, caduti in una corruzione e Crediamo alla resurrezione dei
perdizione irreparabili, per diretta morti, alla condanna dei reprobi e
azione di Satana, angelo ribelle, sa- alla glorificazione dei redenti, i
ranno con lui eternamente puniti quali hanno perseverato nella fede
(Matt.25:41; Efe.6:11-12).
fino alla fine (Atti 24:15; Matt.25:
46;
24:12, 13).
Crediamo che soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso san- Celebriamo il battesimo in acqua
gue di Cristo, unico Sommo Sa- per immersione, nel nome del Pacerdote, siano indispensabili per la dre e del Figliolo e dello Spirito
purificazione dal peccato di chiun- Santo, per coloro che fanno proque Lo accetta come personale Sal- fessione della propria fede nel Sivatore e Signore (Rom.3:22-25;
Gesù Cristo come loro perAtti 2:38; I Pie. 1:18, 19; Efe.2:8). gnore
sonale Salvatore (Matt. 28:18-19;
Atti 2: 38; 8:12).
Crediamo che la rigenerazione
(nuova nascita) per opera dello
Spirito Santo è assolutamente es- Celebriamo la cena del Signore o
senziale per la salvezza (Giov.3:3; I Santa Cena, sotto le due specie del
pane e del vino, rammemorando
Pie.1:23; Tito 3:5).
così la morte del Signore e annunCrediamo alla guarigione divina, ziandone il ritorno, amministrata
secondo le Sacre Scritture median- a chiunque sia stato battezzato sete la preghiera, l’unzione dell’olio e condo le regole dell’Evangelo e vil’imposizione delle mani (Isa.53:4- ve una vita degna e santa davanti a
5; Matt.8:16-17; I Pie.2:24; Mar. Dio e alla società (I Cor.11:23-29;
Luca 22:19-20).
16:17-18; Giac.5:14-16).
Crediamo e accettiamo l’intera
Bibbia come la ispirata Parola di
Dio, unica, infallibile e autorevole
regola della nostra fede e della nostra condotta (II Tim.3:15-17; II
Pie.1:21; Rom.1:16; I Tess.2:13).
vita sottomessa alla volontà divina (Giac.4:7).
Molta perplessità, insicurezza spirituale, fuga dalle promesse divine, sono causate dal fatto che con il Signore abbiamo più contatti
sporadici, a intermittenza, piuttosto che una
stabile comunione: cerchiamo i Suoi incoraggiamenti se ci sentiamo insufficienti, invece di
possedere le Sue forze.
Il coraggio della fede non è un dono a vita,
né si attinge da esempi umani.
Ciò che può alimentare dubbi e paure è
sempre davanti agli occhi e ai pensieri: occorre nutrirsi della Parola che fortifica e rassicura
il cuore.
Certamente il tocco divino ha più volte rianimato i Suoi servi, tuttavia il coraggio spirituale non si riduce a qualche sporadica “pacca
sulla spalla”, sebbene da parte di Dio; esso si
sviluppa mediante una comunione costante
con il Signore, attraverso la meditazione della
Sua Parola che conduce a condividerla ed ubbidirla (Sal.27).
Questo farà essere profondamente forti e
coraggiosi!
VALOROSI PER IL SIGNORE
Anche il popolo avrebbe ribadito solennemente le parole divine dirette a Giosuè: “solo,
sii forte e coraggioso” (1:18). Più esattamente
questa esortazione venne dai rappresentanti
delle tribù di Ruben, di Gad e della mezza di
tribù di Manasse, le quali avevano voluto restare nei territori al di qua del Giordano. Il
loro incoraggiamento non poteva consistere in
parole vuote. Giosuè, infatti, aveva già loro
ricordato che, da uomini forti e valorosi, avrebbero dovuto comunque attraversare il fiume per combattere a fianco delle altre tribù
stanziate oltre il fiume per ottenere l’eredità
delle promesse divine.
Dio ci illumini affinché siamo liberati da
ogni codardia e da vane forme di incoraggiamento retorico, che vorrebbe intimare ad altri
di compiere quello che noi abbiamo paura di
fare.
Fortifichiamoci nell’onnipotenza del Signore, procacciando quella visione, quella condotta e quel sacro timore che Dio impartisce a
tutti quelli che desiderano ammirare la Sua
gloria, per poter testimoniare di Cristo con
piena franchezza in mezzo alla nostra impaurita e minacciosa generazione, mostrandoci
valorosi, anzi essendo forti e coraggiosi per il
nostro Signore e Salvatore.
Alessandro Cravana
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LO SPIRITO SANTO
è una vera Persona
alvolta impropriamente
associamo il termine “persona” alla corporeità.
Noi sappiamo di essere una persona, perché possediamo un corpo; il
Figlio lo è perché “è stato manifestato
in carne” (I Timoteo 3:16) e del Padre
lo crediamo, perché la Scrittura Gli
rivela quel Nome, che noi utilizziamo giornalmente nelle nostre relazioni familiari (Matteo 6:9).
Lo Spirito Santo sarebbe una Persona pur non avendo un corpo?
La Scrittura lo conferma!
Sebbene il termine “spirito” nella
lingua originale sia “soffio”, “respiro”,
“vento”, pure quando ci si riferisce a
Lui, la Parola Lo rivela come una
Persona.
La lingua greca ha tre generi: il
maschile per la persona maschile, il
femminile per la persona femminile,
il neutro per le cose.
“Spirito” è un termine neutro, ma
quando lo scrittore sacro volle indicare Dio Spirito Santo, violando le regole della grammatica greca, ha usato
il pronome maschile.
“Ma il Consolatore, lo Spirito Santo
che il Padre manderà nel mio nome,
egli v’insegnerà” (Giovanni 14:26); “Se
non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo man-
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derò” (Giovanni 16:7); “Ma quando sia venuto lui,
lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la
verità” (Giovanni 16:13).
La Bibbia insegna quindi che lo Spirito Santo
è Dio e, in quanto tale, Egli è una Persona e non
una emanazione o una forza attiva.
Supporre che lo Spirito Santo sia una forza
equivale a sminuire la grandezza e la gloria della
Sua Persona.
Essere “persona” perciò non si associa inevitabilmente alla corporeità.
Una “persona” è un “essere vivente”, che possiede delle caratteristiche proprie.
Lo Spirito Santo ha volontà propria
Ogni persona agisce nella libertà della propria
volontà, delle proprie scelte, secondo il proprio
pensiero ed essa opera come crede e come vuole.
È libera di agire!
Lo Spirito Santo ha una Sua propria volontà:
“Ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo
Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole” (I Corinzi 12:11).
Precisiamo, però, alla luce della Scrittura, che
la volontà dello Spirito Santo è sempre in accordo
con quella del Padre e del Figlio, proprio perché
insieme condividono le stesse perfezioni.
Lo Spirito Santo ha intelligenza
Ogni persona è dotata dello spirito, che la rende intelligente (Giobbe 32:8). Ha, pertanto, la
facoltà di conoscere, di sentire, di comunicare, di
esprimere se stessa, di comprendere, di avere sen-
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sibilità, di ragionare…
Nessun animale possiede l’uso
del linguaggio, perché non è una
persona.
Lo Spirito Santo, invece, “conosce le cose di Dio” ed inoltre parla, convince, insegna… ed ha tanti buoni motivi per farlo.
Gli uomini, infatti, ignorano
“le cose di Dio” e lo Spirito Santo,
in accordo con le altre Persone
della Trinità, si è preoccupato di
rivelarcele (I Cor.2:9-13).
Proprio perché lo Spirito Santo
è una Persona, Egli prova emozioni ed è sensibile alle risposte dell’uomo (Efe.4:30).
Noi ci affliggiamo e ci indigniamo, quando altri ci insultano
o ci offendono.
Lo stesso avviene allo Spirito
Santo, quando l’uomo rifiuta i
Suoi consigli e non Lo considera
(Atti 7:51).
Ciò dimostra, semmai dovessimo avere ancora dei dubbi, che
Egli è proprio la terza Persona della Trinità.
Lo Spirito Santo ha potenza
Ogni persona ha la capacità di
perseguire i propri obiettivi e di
realizzarli.
L’uomo vive, fa programmi e si
impegna per vederli attuati.
Lo Spirito Santo ha deciso di
creare e l’ha fatto (Gen.1:2), di
portare alla salvezza i peccatori e
continua a farlo (Gio.3:5-8), di
santificare la Chiesa (I Cor. 6:11)
...
Egli continua ad agire nel cuore dei credenti, perché è una Persona distinta della Deità.
Lo Spirito Santo non è una
emanazione di Dio o una forza
attiva, ma Dio in Persona, che
agisce ed opera attivamente
(Rom.15:13).
Se, per assurdo, lo Spirito Santo fosse una forza attiva o una influenza, Egli sarebbe a mia disposizione; ma proprio perché Egli è
una Persona, anzi è Dio, di conse-
guenza dovrò essere io a Sua disposizione.
Quando Gesù parlò dello Spirito Santo, disse che avrebbe mandato “un altro
Consolatore”.
Nella lingua greca ci sono due parole,
che possono essere tradotte con “altro”, ma
il cui significato è diverso.
Il primo termine significa “altro della
stessa specie”, mentre il secondo “altro di
una specie diversa”.
Quando Cristo promise “un altro Consolatore” intendeva dire che avrebbe mandato un altro come Lui e lo scrittore sacro
usa il primo termine.
Lo Spirito Santo, dunque, è un Consolatore della stessa Natura di Cristo!
Egli non è quindi un delegato o un
supplente, ma è un altro Consolatore!
Il termine “Consolatore”, “chiamato a
stare a fianco”, era la persona chiamata a
fianco di un’altra allo scopo di aiutarla,
specie nei procedimenti penali.
Negli antichi tribunali le parti dovevano essere assistite da uno o più amici
influenti, i paràcletes.
Questi offrivano il loro appoggio, il
loro consiglio, la loro presenza e non per
denaro.
Costoro facevano propria la causa e rimanevano al fianco del difeso anche nelle
difficoltà e nei pericoli.
Lo Spirito Santo ci difende quando siamo tentati (Isaia 59:19), ci vivifica (Efesini
2:1), ci insegna (Giovanni 14:26), testimonia di Cristo (Giovanni 15:26), ci rivela la volontà di Dio (I Corinzi 2:9-11), ci
convince (Giovanni 16:8), ci guida (Giovanni 16:13).
È ancora il Consolatore che parla (Atti
8:29), chiama (Atti 13:2), manda (Atti
13:4), vieta (Atti 16:6, 7), intercede
(Romani 8:26), conferma (Efesini 4:30),
consola (Atti 9:31), aiuta (Romani 8:26),
sparge l’amore di Dio (Romani 5:5), santifica (II Corinzi 3:18)…
Lo Spirito Santo è davvero una Persona
straordinaria!
Carmelo Fiscelli
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L ibertà
ra le parole che oggi ricorrono più di frequente nelle conversazioni v’è forse il vocabolo “libertà”. Tuttavia se il termine è comune a tutti
noi, o quasi a tutti, non sempre il significato che si attribuisce a questa parola è altrettanto comune; anzi l’esperienza ci insegna che niente di più facile è intendere
con una stessa parola cose ben diverse.
Mi sembra che proprio questa sia la situazione descritta in un brano del Vangelo di Giovanni: “Se perseverate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giov.8:3132). Gesù predica nel tempio di Gerusalemme ed alcuni giudei credono in Lui. A costoro Gesù promette che
la verità li avrebbe resi liberi. Questa prospettiva però
suscita loro un senso di perplessità.
Qui s’impongono alcune brevi considerazioni. I destinatari della promessa di Gesù non sono schiavi nel
senso letterale del termine, ed infatti costoro subito tengono a precisare la loro condizione d’uomini liberi, al
contrario, questi giudei sono uomini addirittura religio-
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si poiché frequentano il tempio ed hanno fatto una
scelta di fede che sembrerebbe avvicinarli ancora di più
a Dio: hanno creduto in Gesù.
Un messaggio di liberazione
Se dovessimo riassumere in tre parole tutto il messaggio della Bibbia potremmo a buon diritto affermare
che esso è un messaggio di liberazione. Noé viene liberato dalla distruzione del diluvio, Israele è liberato dall’oppressione del faraone e dall’Egitto, l’Apocalisse di
Giovanni risuona degli inni di liberazione intonati dal
popolo di credenti che sopravvive alle grandi tribolazioni delle potenze che avversano Dio.
La libertà è tra i doni più grandi di Dio, è la condizione in base alla quale possiamo rispondere al Suo amore e possiamo a nostra volta amare il nostro prossimo. Ecco perché è importante comprendere accuratamente le dimensioni di questo dono di Dio, di quella
promessa di Gesù che è valida anche per noi oggi.
Comunemente si ritiene che la libertà non sia
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nient’altro che l’assenza di condizionamenti esterni. Certo la libertà è anche
questo: ma se fosse solo questo, sarebbe
qualcosa di parziale. Gesù afferma che v’è
un’esperienza di liberazione che noi dobbiamo realizzare al nostro interno. La
realtà tragica del peccato non ha soltanto
coinvolto il nostro rapporto con Dio, ma
ha anche offuscato i rapporti che abbiamo con gli altri e persino con noi stessi.
È la verità, cioè Gesù Cristo; Egli è la
via, la verità e la vita, che vuole e può realizzare in noi quest’esperienza di liberazione. Non è sufficiente essere uomini
religiosi, appartenere ad una chiesa, frequentare le riunioni o vestire i panni di
seguaci di Gesù.
Che cosa significa essere liberi?
Essere liberi significa molto di più di
quando esposto.
La prima libertà che troviamo in Gesù
è quella del dialogo. Mentre prima eravamo sottoposti alle regole della legge e cercavamo di essere accettati da Dio per
mezzo della nostra giustizia, delle nostre
capacità, del nostro impegno nell’ottemperare ai precetti della Legge, ora, in Cristo Gesù, siamo liberi di avvicinarci al
Padre e dialogare con Lui così come siamo, e tutto questo avviene perché sappiamo di essere amati ed accettati. È l’amore
di Dio che genera la nostra libertà. E
questo è soltanto l’inizio. La vita del credente deve essere un continuo dialogo
con Dio.
La seconda libertà che troviamo in
Gesù è strettamente legata alla prima. Il
dialogo con Dio, nella misura che coinvolge il nostro essere sempre più profondamente, libera dagli egoismi che generano la trasgressione e il peccato. Certo
questa liberazione non è totale, non è
pienamente realizzata ora; tuttavia è importante essere consapevoli che l’opera è
iniziata col nostro incontro con Gesù e
continua con il nostro dialogo con Dio; è
importante sapere che Colui che ha intrapreso quest’opera certamente la condurrà, a suo tempo, a compimento.
Un altro aspetto dell’esperienza di liberazione in Cristo, la chiamata al servizio, viene messo in luce da Paolo nella
lettera ai Galati dove leggiamo queste affermazioni: “Perché, fratelli, voi siete stati
chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione della
carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri; poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: ama il tuo prossimo
come te stesso. Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri guardate
di non essere consumati gli uni gli altri” (Gal 5:13-l5).
Liberi per servire
È chiaro che qui l’apostolo non ha presente una libertà da
qualche cosa; egli parla di una libertà ottenuta al fine di fare
qualcosa. In altre parole è un concetto positivo e propositivo di
libertà. Cristo non soltanto realizza la libertà, ma anche la riempie di contenuti.
Il cristiano, pertanto, è libero per servire.
Le sue azioni devono essere sempre ispirate dalla persuasione
che Dio ha amato tutti.
La Bibbia insegna chiaramente che la libertà non è un privilegio meritato ma un’occasione di servizio. Ed è proprio questa
prospettiva di servizio che riempie di senso e di significato il
nostro essere liberi.
È interessante notare come Paolo, nell’ultimo verso che
abbiamo letto, metta in guardia contro un uso distorto della
condizione d’uomini liberi: se rinunciate alla prospettiva del
servizio ed utilizzate la libertà per mordervi reciprocamente,
sarete anche consumati, distrutti da questo vostro comportamento.
Sembra quasi di leggere una profezia d’atteggiamenti e tendenze che avviliscono la nostra epoca!
Oggi, infatti, abbondano le libertà da vincoli e da condizionamenti di vario genere: ma a queste non corrisponde nessun
desiderio di agire con uno spirito e una prospettiva di servizio.
Guardiamoci da un uso improprio della libertà!
Ricordiamo l’avvertimento della Scrittura nell’Epistola di
Giacomo 2:12 “Parlate ed operate come dovendo esser giudicati da
una legge di libertà”.
La libertà, dunque, non è sinonimo d’irresponsabilità, al
contrario consiste nell’avvertire la responsabilità che deriva dall’essere cristiani come una legge in base alla quale dobbiamo
operare.
Dunque la libertà per dialogare, la libertà dall’egoismo del
peccato, la libertà come condizione e prospettiva di servizio non
sono altro che tre aspetti di una stessa realtà, cioè della vita nuova che Gesù Cristo concede di realizzare a coloro che hanno
posto la loro fiducia in Lui.
Questa ricerca della libertà non può avvenire una volta per
sempre. Non si conclude alla conversione, quando decidiamo di
metterci al servizio di Gesù.
Si tratta di una ricerca continua, è un valore da difendere
continuamente.
Ecco perché Gesù fece la promessa di liberazione a persone
che già credevano in Lui.
Possa Iddio concedere ad ogni singolo cristiano la consapevolezza del valore della libertà e la consapevolezza che non v’è
libertà autentica se non in una prospettiva di servizio.
Giovanni Scribano
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UN PREZIOSO
AVVERTIMENTO
Giuda 1-4
ossiamo dividere la lettera
di Giuda. in due parti: la
minaccia di falsi maestri,
v.1-16; e il dovere di combattere per
la verità di Dio, v.17-25.
Giuda scrisse questa lettera per
esortare i fratelli ad agire. Egli desiderava che essi riconoscessero i pericoli dei falsi insegnamenti; che proteggessero se stessi e gli altri credenti
e, inoltre, riguardassero coloro che
erano già stati sedotti.
Questo servo di Dio parlava sia a
cristiani Giudei che a tutti i credenti
in Cristo.
Egli scriveva per combattere l’insegnamento errato di quei maestri
malvagi secondo i quali i credenti
potevano comportarsi come volevano, senza dover temere la punizione
del Signore.
Ma le cose non stanno così: chi
vive nell’errore non erediterà il cielo
(cfr.1Cor.6:9-10).
Anche se nelle chiese sono pochi
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coloro che proclamano apertamente
quest’eresia, sono tuttavia numerosi
quelli che si comportano come se ci
credessero.
Teniamo presente che il salario
del peccato è la morte! Se ci viene
annunciato qualcosa di apparentemente credibile ma non coerente
alla Parola, sia anatema!
La lettera di Giuda contiene un
avvertimento contro coloro che conducono una vita cristiana nominale.
Viviamo una vera vita cristiana,
dando una vera svolta positiva (cfr.
Col.3:1-2;5-10)!
Il prezioso avvertimento in questa missiva è quello di incitare, spronare il cristiano ad una vita pura,
santa, una vita piena di ricchezze e
benedizioni spirituali.
La Scrittura ribadisce che il cristiano deve essere diverso da quanti
vivono nel mondo (1Tess.4:1-8).
Ciò che traspare dalla lettera di
Giuda è che i cristiani in ogni tem-
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e 9). Gesù ci invita a dimorare attaccati a Lui:
senza di Lui non possiamo fare nulla, siamo
infruttuosi, incapaci di ubbidire, di gioire ed
amare Dio, i fratelli ed il prossimo.
Molte persone cercano di far del bene e di
Costruire la propria vita sulla fede (v.20)
L’apostolo invita a edificare la propria fede essere oneste, ma Gesù dice che l’unico modo
per glorificare il Padre è di vivere in comunioper mezzo della preghiera.
ne con Lui, come un ramo attaccato alla vite.
Dobbiamo continuare a edificare sempre
di più sulla fede, pregando guidati dallo Spiri- Se siamo uniti al Signore e ubbidiamo ai Suoi
insegnamenti, la nostra vita cambierà, si trato Santo.
sformerà di giorno in giorno e le nostre richiePregare per lo Spirito Santo significa:
• essere guidati da Lui: “Parimenti ancora, ste saranno esaudite. “Se dimorate in me e le
lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché mie parole dimorano in voi, domandate quel che
noi non sappiamo pregare come si conviene; ma volete e vi sarà fatto” (Giov.15:7).
lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri
Aiutare i perduti e odiare il peccato
ineffabili e Colui che investiga i cuori conosce
(vv.22,23).
qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso
Una testimonianza efficace salva le persone
intercede per i santi secondo Iddio” (Rom.8:26dal giudizio di Dio. Testimoniare con fatti è
27);
• avere la mente aperta alle parole di Gesù: una questione di vita o di morte. Nel cercare
di parlare ai peccatori stiamo attenti a non
“il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre
scendere a compromessi con il loro peccato.
manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni
cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto” Nel portare la luce a coloro che vivono nelle
tenebre, dobbiamo fare attenzione a non
(Giov.14:26).
• conoscere meglio Gesù “Ma quando sarà conformarci fino al punto che nessuno riesce
venuto il Consolatore che io vi manderò da parte possa distinguere chi siamo e in che cosa credel Padre, lo Spirito della verità che procede dal diamo (Ef.5:8-12). Dobbiamo, con il nostro
comportamento, persuadere gli altri a non
Padre, egli testimonierà di me” (Giov.15:26).
Se nella vita manca la preghiera, la comu- vivere più nel peccato.
nione col Signore; se manca l’intervento dello
Lodare e ringraziare Dio (vv.24,25)
Spirito, è una costruzione destinata a cadere,
Giuda conclude la sua lettera con un rinperché è come se fosse stata costruita sulla
graziamento e una lode a Dio. Purtroppo si
sabbia (cfr.Mat.7:24-27).
possono incontrare falsi maestri che vorrebbeGrazie a Dio, non siamo abbandonati a
ro distruggere la nostra fede nel Signore, l’aunoi stessi, alle nostre risorse.
torità della Parola di Dio e l’unità del Corpo
Lo Spirito Santo è con noi e per noi e sa
di Cristo, ma non potranno mai ingannare
come presentare le nostre richieste a Dio.
Cristo ci offre una meravigliosa speranza: il coloro che sono fondati e radicati sulla Roccia
Consolatore, lo Spirito di Verità (cfr.Giov.15: eterna.
È fondamentale stare attaccati alla Chiesa
25-27).
Lo Spirito Santo ci dà forza per affrontare del Signore, senza isolarci, perché chi si isola
l’odio e la malvagità presenti nel mondo, oltre diviene facile preda nel leone ruggente.
Dio può preservarci da ogni caduta e ci asall’ostilità che molti nutrono nei confronti di
sicura che ci darà una soluzione in ogni siCristo.
tuazione, consentendoci di superare ogni tentazione “Niuna tentazione vi ha còlti, che non
Mantenersi nell’amore di Dio (v.21)
sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetMantenersi nell’amore di Dio significa
terà che siate tentati al di là delle vostre forze;
vivere uniti a Lui e al Suo popolo e non dare
ascolto ai falsi maestri che tendono a dividere ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, onde la possiate sopportare” (1 Cor.10:
i santi di Dio (Giov.15:1-9).
13).
“Dimorate in me, e io dimorerò in voi”.
“Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho
Giuseppe Federico
amato voi; dimorate nel mio amore”. (Giov.15:4
po sono esortati a edificare sulla fede, restando nell’amore di Dio, guardandosi dal peccato, lodando e benedicendo Dio
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DANIELE
nella fossa dei leoni
(Daniele 6)
l fatto presentato in questo racconto
biblico accadde durante il regno del
persiano Dario, che riuscì a prendere l’inespugnabile Babilonia dopo aver deviato il fiume, entrando così sull’asciutto in Città. Dopo la
battaglia, fuori delle mura, il popolo lo accolse
pacificamente e Ciro giunse dopo 3 mesi. L’età
del profeta Daniele era di 85-90 anni; non era
più un giovanotto, come a volte è stato rappresentato. La sua esistenza è certamente un insegnamento sulla vita di fede del credente.
se un Dio, o almeno un semidio, secondo i costumi del tempo. Inoltre contribuiva ad uniformare i popoli conquistati, in tutto diversi, in
un’unica religione comune.
Allora capi e satrapi vennero tumultuosamente presso il re e gli dissero: “Vivi in eterno, o re
Dario!”. L’avverbio “tumultuosamente” è da altri
tradotto: “si radunarono” ed è ripetuto altre due
volte nella narrazione del loro complotto. Il pressing fu pesante sul Re: “Accorsero in fretta e trovarono Daniele che pregava e invocava il suo Dio” Ed
ancora: “Ma quegli uomini vennero tumultuosaUna vita di fede esercitata
mente dal re e gli dissero: "Sappi, o re, che la legge
La fede di Daniele era esercitata continuadei Medi e dei Persiani vuole che nessun divieto o
mente, e questo deve incoraggiare a credere che, decreto promulgato dal re venga mutato”.
pur se siamo al lavoro in una zona diversa dalla
I dignitari persiani del tempo d’Assuero ripropria, in condizioni sociali difficili, anche allo- chiesero qualcosa del genere: “Se il re è d’accordo,
ra si può essere devoti al Signore.
emani un decreto reale, lo faccia iscrivere tra le leggi
Se ne resero conto anche i suoi nemici, tra cui di Persia e di Media in modo che sia irrevocabile,
i Satrapi, “Protettori del Regno” che “cercarono di per il quale Vasti non possa più comparire in pretrovare un’occasione per accusare Daniele circa
senza del re Assuero, e il re conferisca la dignità real’amministrazione del regno, ma non potevano tro- le a una sua compagna migliore di lei” (Est. 1:19).
vare alcun’occasione né alcun motivo di riprensione,
perché egli era fedele e non c’era in lui alcuna manUna vita di fede consacrata
canza da potergli rimproverare”.
La fede consacrata del profeta era alimentata
Daniele era visto benevolmente da Ciro e da dalla preghiera: “Quando Daniele seppe che il
Dario per le profezie fatte prima contro i re babi- decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le
lonesi, poi da loro sconfitti.
finestre della sua camera superiore aperte verso
Al babilonese Nabucodonosor previde: “Tu, o Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in
re, sei il re dei re, a cui il Dio del cielo ha dato il
ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come
regno, la potenza, la forza e la gloria; e ha messo
era solito fare anche prima”.
nelle tue mani tutti i luoghi in cui abitano gli
La propria preghiera era privata: “a casa sua”.
uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del
Gesù raccomandò di praticare la preghiera privacielo, e ti ha fatto dominare sopra tutti loro: la testa ta: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua camed’oro sei tu”.
retta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre
Al successore Baldassar comunicò: “Il tuo
tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel
regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani”.
segreto, te ne darà la ricompensa”.
I nemici del profeta erano numerosi, forse per
Si trattava di una preghiera riverente: “in gil’impossibilità di corromperlo in modo da connocchio”. È possibile pregare in ogni condizione
sentire loro di approfittare della cosa pubblica.
fisica; ma certi momenti richiedono istintivaMa presto capirono che i loro progetti non erano mente la posizione genuflessa. Come Gesù nel
di facile attuazione: “Non avremo nessun pretesto giardino, prima della crocifissione: “Egli si staccò
per accusare questo Daniele, se non lo troviamo in da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio
quello che concerne la legge del suo Dio”. Una con- pregava”.
giura fu ordita e si convenne di suggerire al Re:
Era una preghiera ispirata: “tenendo le finestre
“Chiunque, per un periodo di trenta giorni, rivol- della sua camera superiore aperte verso Gerusalemgerà una richiesta a qualsiasi dio o uomo tranne
me”. Guardava verso il Cielo, come il Salmista:
che a te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni”. Il
“Io alzo gli occhi ai monti…Donde mi verrà l’aiumonarca accettò per orgoglio; implicava che fos- to?”.
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Consisteva in una preghiera già esaudita prima perché rivolta “verso Gerusalemme”. Salomone alla dedicazione del Tempio aveva già pregato per i credenti che
nel futuro si sarebbero sviati e sarebbero stati disciplinati con l’esilio: “se pregherà il Signore, rivolto alla città
che tu hai scelta e alla casa che io ho costruita al tuo nome, esaudisci dal cielo le sue preghiere e le sue suppliche, e
rendigli giustizia”.
Infine era una preghiera sistematica: “tre volte al
giorno”. Un buon figlio di Dio dovrebbe trovare il
tempo per mettere in agenda almeno tre momenti di
preghiera al dì.
Certamente la fede consacrata di Daniele era alimentata dalla confessione che rendeva in ogni tempo.
“…quegli uomini accorsero in fretta e trovarono Daniele
che pregava e invocava il suo Dio”.
Denunziato davanti al Re, questi “ne fu molto addolorato”; dovette imparare dai suoi cortigiani che “l’uomo che lusinga il prossimo, gli tende una rete davanti ai
piedi (Prov.29:5). Il debole re cedette e “ordinò che
Daniele fosse preso e gettato nella fossa dei leoni.”. Dall’alta buca, con un’apertura laterale per l’ingresso dei
leoni, parlò a Daniele e gli disse: “Il tuo Dio, che tu servi con perseveranza, sarà lui a liberarti”.
Fatte le dovute differenze Nabucodonosor, in questo caso, è figura di Dio:
• nel cercare una via d’uscita dalla tomba a Daniele: “Egli si mise in animo di liberare Daniele”. Dio provvede aiuto al peccatore condannato dalla Legge di
Mosè: “Il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita,
risultò che mi condannava a morte” (Rom.7:10);
• nell’aiutare il proprio ministro condannato alla
tomba: “Fino al tramonto del sole fece di tutto per salvarlo”. Il Signore esaudì Gesù che pregava: “Salvami dalla
gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi” (Sal. 22:
21) e lo stesso fa per ciascun credente;
• nel lasciare suggellare la tomba del profeta: “Poi fu
portata una pietra e fu messa sull’apertura della fossa; il
re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi grandi,
perché nulla fosse mutato riguardo a Daniele” (lo stesso
anello che promulgò la legge). Dio permise questo:
“Andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra e
mettendovi la guardia” (Mat.27:66);
• nel tirare il servitore di Dio fuori della tomba:
“Ordinò che Daniele fosse tirato fuori della fossa; Daniele
fu tirato fuori della fossa e non si trovò su di lui nessuna
ferita, perché aveva avuto fiducia nel suo Dio”.
Il Signore “Risuscitò (Gesù), avendolo sciolto dagli
angosciosi legami della morte, perché non era possibile che
egli fosse da essa trattenuto” (Atti 2:24).
Una vita di fede fruttuosa
La Bibbia narra: “La mattina il re si alzò molto presto, appena fu giorno, e si recò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce
angosciata e gli disse: «Daniele, servo del Dio vivente! Il
tuo Dio, che tu servi con perseveranza, ha potuto liberarti
dai leoni?»”. Sapeva della fornace ardente a cui erano
scampati prima i tre giovani ebrei amici di Daniele e,
forse, aveva auspicato un miracolo!
In realtà la fede del profeta aveva ancora una volta
ricevuto risposta da Dio. Infatti rispose al monarca: ”Il
mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso la bocca
dei leoni; essi non mi hanno fatto nessun male perché
sono stato trovato innocente davanti a lui; e anche
davanti a te, o re, non ho fatto niente di male". Lo stesso accadde nella precedente liberazione dei suoi giovani amici, condannati alla fornace dallo stesso re:
"Eppure…io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno”
(3: 25).
Il miracolo produsse gioia al re: “Fu molto contento
e ordinò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa; Daniele
fu tirato fuori dalla fossa e non si trovò su di lui nessuna
ferita, perché aveva avuto fiducia nel suo Dio”.
La giustizia divina così volle:“Gli uomini che avevano accusato Daniele furono presi e gettati nella fossa dei
leoni con i loro figli e le loro mogli. Non erano ancora
giunti in fondo alla fossa, che i leoni si lanciarono su di
loro e stritolarono tutte le loro ossa”.
Lo scrittore giudaico Giuseppe Flavio riporta come
alcuni abbiano obiettato che i leoni forse potevano
essere stati sfamati prima, ma il saggio nei proverbi
biblici affermò: “Il giusto è salvato dalla tribolazione, e
l’empio ne prende il posto” (Prov.11:8).
Il risultato dell’intervento divino produce sempre
gloria al Signore ed, infatti, il re scrisse un decreto dal
seguente tenore: “In tutto il territorio del mio regno si
tema e si rispetti il Dio di Daniele, perché è il Dio vivente che dura in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto
e il suo dominio durerà sino alla fine. Egli libera e salva,
fa segni e prodigi in cielo e in terra. È lui che ha liberato
Daniele dalle zampe dei leoni".
Una triplice testimonianza del vero Dio fu così resa
da un re pagano che riconobbe nel Signore:
• un Dio trascendente: “È il Dio vivente”;
• un Dio sovrano ed eterno: “Il suo regno non sarà
mai distrutto”
• un Dio potente: “Libera e salva, fa segni e prodigi
in cielo e terra”.
Di Daniele ed altri che sono rimasti anonimi, ma
non sono stati certamente meno preziosi servitori divini, è scritto: “I quali per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse,
chiusero le fauci dei leoni” (Ebr.11:33).
La fede soltanto può assicurare una lunga vita con
Dio: “Daniele prosperò durante il regno di Dario e durante il regno di Ciro, il Persiano”.
Poniamo ogni giorno, come Daniele, la nostra fede
in Dio; al momento opportuno, fedelmente, Egli interverrà
Davide Di Iorio
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QUELLO
CHE VEDETE
è quello
che avrete
“Maestro, noi sappiamo che tu
sei sincero, e che non hai riguardi
per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la
via secondo verità” (Marco 12:14).
Questo è quanto dissero alcune
persone che cercavano di criticare
il Signore, i farisei e gli erodiani.
Questi due gruppi di uomini in
posizione sociale di rilievo odiavano Gesù, avrebbero voluto coglierLo in errore, distruggerLo, ma in
Lui non potevano trovare difetti:
potevano solo vedere un uomo
perfettamente integro.
L’integrità è quella virtù che
definisce la completezza, l’inalterabilità, la mancanza di danno, indica qualcosa o qualcuno senza
menomazione alcuna e la sua
dimostrazione nell’uomo si concretizza in un carattere che non usa
riguardi personali qualsiasi sia il
tipo di situazione, di circostanza o
di spettatori presenti.
L’affermazione di questi uomini mette in evidenza l’integrità di Gesù: “Non hai riguardi per nessuno,
perché non badi all’apparenza delle persone”.
In altre parole Gesù non si faceva i riguardi che
loro stessi, invece, facevano rispetto a quanto vedevano. Lui non si metteva in mostra, non si innalzava, non cercava di fare impressione su nessuno.
L’ultima porzione del verso mostra il fondamento dell’integrità di Gesù: “Insegni la via secondo verità”.
Gesù è la personificazione della verità: nelle
parole, nelle azioni, nelle motivazioni, nelle ambizioni e nei desideri per la vita Egli visse ogni giorno
senza vacillare né scadere mai dalla verità.
Gesù non dovette mai tornare sui Suoi passi per
rimediare a qualche cosa che potesse aver detto, o
per rettificare qualche Suo atteggiamento nei confronti degli altri, né per nessun altro motivo!
Gesù visse completamente la Sua vita in modo
tale che perfino i Suoi stessi critici e nemici non
poterono fare altro che riconoscere davanti a Lui la
Sua integrità e il Suo essere completamente nella
verità.
Questo è l’esempio che vogliamo seguire!
Gary Rogers
T RASMISSIONI C RISTIANI O GGI T V V IA S ATELLITE
Rendiamo noto alla fratellanza che sono attive le trasmissioni televisive via satellite
del programma Cristiani Oggi TV, ogni sabato alle ore 20 e 30 su Studio Europa,
Hot Bird 4, 13,0° Est Freq.11179 MHz, polarizzazione orizzontale, trasmessi in chiaro
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O T I Z I E
D A L L E
N O S T R E
C
O M U N I T À
NOTIZIE DA RIONERO IN VULTURE (PZ)
“Con tutta franchezza e senza impedimento”
(Atti 28:31) Alle falde sud-orientali del
Vulture, vulcano spento nei pressi dei due
laghi di Monticchio a 656 metri sul livello
del mare, sorge Rionero in Vulture, una
piccola cittadina che conta circa 15.000
abitanti. La comunità esistente è grata al
Signore per la Sua fedeltà. Egli ci ha concesso la realizzazione di un desiderio che
era nel nostro cuore da molti anni: l’installazione della tenda evangelistica. Per l’occasione abbiamo avuto con noi i fratelli
Angelo Rotundo, Antonio Di Bello e
Guerino Perugini, i quali ci hanno ministrato il messaggio della Parola di Dio che
ha tanto edificato i presenti.
Incoraggianti sono state le visite dei credenti di Tito, Picerno e Melfi. Alcune ani-
me stanno ora venendo in chiesa, altre si
stanno avvicinando timidamente.
Attendiamo fiduciosi che la Parola di Dio
dia vita ad un frutto di gran lunga migliore: una raccolta d’anime a lode e gloria del
Signore Gesù in vista del Suo ritorno.
Invitiamo tutti a pregare affinché questa
zona continui ad essere visitata dall’Alto.
Giuseppe Giuliani
CHIESA DI FELLINE (LE): BATTESIMI
La Chiesa di Felline (LE) il 27 agosto 2006
ha vissuto una particolare gioia nel vedere
cinque neofiti scendere nelle acque battesimali confessando la propria personale fede
in Cristo Gesù. Ospiti della Chiesa di
Tricase, siamo stati grandemente benedetti
e consolati dalla presenza e dalla Parola di
Dio predicata dal fratello Lorenzo De
Fano, pastore delle comunità di Barcellona
Pozzo di Gotto e Spadafora (ME). La domenica successiva, celebrando la Cena del
Signore in Felline, siamo stati ancora benedetti dal Signore. Il consiglio della Parola
di Dio ci è stato presentato per l’occasione
dal fratello Francesco Arnese, pastore di
Lecce (Via delle Anime) e Tricase. Colgo
l’occasione per invitare le Assemblee di
Dio sparse in Italia a pregare per questa
piccola Comunità che il Signore ha avuto
pietà di affidarmi in cura.
Antonio Bomba
NUOVO LOCALE DI CULTO A MANFREDONIA (FG)
Con grande piacere si rendono partecipi la
fratellanza e tutti i lettori dell’apertura di
un nuovo locale di culto nella città di Manfredonia (FG), in Via Santa Tecchia, 65.
La nascente missione di Manfredonia ha
iniziato, in embrione, a muovere i suoi primi passi circa un anno fa, quando alcuni
ragazzi frequentanti il Centro Kades (per il
recupero dei tossicodipendenti) di Melazzo
(AL) in una delle loro visite alle comunità,
accompagnati dal fratello Natale Brancato
(Direttore del Centro), hanno fatto visita
alla Comunità di Postangeloni, una frazione di Cerignola (FG).
Tra i ragazzi che stavano frequentando il
programma al Centro Kades, c’era
Damiano, nato, sposato e residente a
Manfredonia (FG) che, concluso il programma al Kades, è tornato a casa e ha cominciato a frequentare la Comunità di Postangeloni (a circa 30 Km. da Manfredonia), non essendoci nel suo paese alcuna
nostra Comunità. È nato così, il desiderio
di iniziare quest’opera di fede a Manfredonia. Dio ci ha dato grazia di poter fare diversi culti di evangelizzazione all’aperto
proprio nelle zone centrali e dal 9 al 15
Settembre 2006 abbiamo installato la tenda evangelistica nella Piazza sul Lungomare. La partecipazione è stata superiore a
ogni più rosea previsione. A volte, non solo
i posti a sedere erano tutti occupati, ma
tanti rimanevano in piedi fuori della Tenda
fino alla conclusione del culto.
Una buona semina (della Parola) è stata
fatta anche attraverso il lavoro di volantinaggio e distribuzione di varia letteratura
cristiana. Tutto questo è stato possibile innanzitutto grazie all’aiuto insostituibile di
Dio e alla collaborazione delle varie chiese
della provincia di Foggia, che hanno collaborato per realizzare la santa ambizione di
issare ancora un’altra bandiera per Cristo
laddove mancava la nostra “Testimonianza
Pentecostale” per poter proclamare “Tutto
l’Evangelo”.
Dopo la campagna evangelistica sotto la
tenda, il giorno successivo, sabato 16 settembre, Dio ci ha concesso, in modo
straordinario, come solo Lui sa fare, (visto
l’impossibilità di avere un locale a pochi
giorni dalla fine della Tenda), di offrirGli
un culto di lode e ringraziamento per la dedicazione del nuovo locale di culto.
Per la circostanza, il messaggio della Parola
del Signore è stato predicato dal fratello G.
Perugini, pastore delle Comunità di
Foggia, che, guidato dal Signore, e prendendo spunto dall’espressione usata da
Gesù: “... se costoro tacciono, le pietre gride-
ranno” (Lc. 19:40), ha incoraggiato tutti,
attraverso la Sua Parola ad essere “pietre viventi” per confessare il Suo nome, lodarLo
con semplicità, annunciare la Buona
Notizia, testimoniando di ciò che Dio ancora oggi vuole fare in ogni persona. Egli,
infatti, vuole entrare nei cuori, portare la
Sua salvezza, dare la Sua pace, liberare dalle
varie schiavitù e vizi che ci sono, e che distruggono intere famiglie. Per rendere possibile tutto ciò, Dio mette il Suo Santo
Spirito in questi cuori per poter dare gloria
a Lui. L’invito rivolto a tutti è stato quello
di non avere un cuore indurito, ma che si
“sciolga” alla Sua voce e che davanti alle
Sue opere si possa rallegrare in Lui e che le
nostre lingue possano confessare che Egli è
il Signore.
Grazie a Dio, perché, già ora, il fratello Damiano non da solo frequenta la Comunità,
ma insieme alla sua famiglia e un’altra sorella non vedente che si trovava già a Manfredonia.
Vi chiedo di vero cuore di pregare per questa comunità nascente di Manfredonia, affinché altre anime vengano salvate e il nome del nostro Signore Gesù innalzato.
Momentaneamente ci raduniamo ogni sabato alle ore 19:00.
Salvatore Chiaradia
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N
O T I Z I E
D A L L E
N O S T R E
C
O M U N I T À
EVANGELIZZAZIONI A NAPOLI-GIANTURCO
Desideriamo condividere insieme a tutta la
fratellanza la gioia e le benedizioni che il
Signore ci ha concesso in questi giorni in
cui si è tenuta la campagna di Evangelizzazione nella nostra zona di NapoliGianturco Rione Luzzatti. Per l’occasione
abbiamo avuto la gioia di avere tra di noi
un bel gruppo di fratelli delle ADI-Mez che
hanno collaborato attivamente con la nostra Comunità per la buona riuscita di questa campagna di Evangelizzazione,che è iniziata lunedì 11 Settembre per concludersi
lunedì 25 Settembre. I fratelli delle ADIMEZ,accompagnati dalle loro rispettive famiglie, sono arrivati a Napoli da diverse zone d’Italia sia con roulottes che con camper
e hanno trovato una buona sistemazione logistica sullo stesso terreno donatoci in prestito dal Comune di Napoli fin dallo scorso
anno 2005 in cui si trovava anche la nostra
bella Tenda di Evangelizzazione che, durante tutto questo tempo, è stato luogo di diverse riunioni di culto a scopo evangelistico. Siamo grati al Signore che ancora una
volta la Sua Grazia e la Sua Misericordia sono state su di noi, in quanto abbiamo realizzato la benedizione di collaborare insieme ad altri fratelli per la proclamazione
dell’Evangelo e la gioia di vedere tante anime bisognose della Grazia accostarsi sera
dopo sera al Signore, chiedendo il perdono
dei peccati e l’aiuto divino per le loro vite e
le loro famiglie. Sono stati giorni in cui il
Signore ha operato in maniera veramente
potente,dove abbiamo potuto rinsaldare legami di comunione fraterna con altre chiese consorelle e diversi fratelli sono stai accomunati dallo stesso desiderio di servire il
Signore. Nei culti che ogni sera si sono tenuti sotto la tenda siamo stati benedetti ed
edificati dal Ministerio di cinque Pastori
delle ADI-MEZ ,che si sono alternati nel
ministrare la Parola del Signore ad un uditorio sempre più numeroso con il passare
dei giorni. Il Signore è fedele: dopo questa
campagna di Evangelizzazione infatti sta
ancora chiamando altre anime e l’opera di
Grazia sta continuando a compiersi nel
mezzo di noi. Invito tutta la fratellanza a
pregare per noi, affinché in questa zona particolare della città di Napoli il Signore possa
continuare a darci la possibilità e la gioia di
rimanerGli fedeli nel grande mandato che
ha affidato alla Chiesa: “…Andate per tutto
il mondo,predicate la Mia Parola.”
Mattia Basile
NOTIZIE DA NAPOLI - PONTICELLI
Desideriamo rendere partecipe tutta la fratellanza delle meraviglie che il Signore continua a fare nel mezzo del Suo popolo. Il 17
settembre, infatti, abbiamo avuto la gioia di
vedere 7 nuovi credenti scendere nelle acque battesimali, prevalentemente giovani
che Dio, secondo la Sua promessa, aveva
battezzati con lo Spirito Santo. Siamo grati
al Signore per l’opera Sua che continua
ininterrottamente nella vita di quanti Gli
ubbidiscono. Per l’occasione abbiamo avuto la gioia di avere con noi il fratello
Gennaro Chiocca che ha ministrato il con-
siglio della Parola di Dio, dalla quale siamo
stati edificati e consolati insieme. La domenica successiva abbiamo celebrato la Cena
del Signore e per l’occasione abbiamo avuto
tra noi il fratello Luigi Piacentini. Attraverso la predicazione dell’Evangelo, Dio
ci ha ricordato ancora una volta il Suo amore ed il Suo aiuto verso quanti sperano in
Lui. Uniti alla fratellanza sparsa nel mondo
intero, vogliamo dare gloria a Dio con tutto
il cuore e rimanerGli fedeli fino al giorno
del ritorno di Gesù.
Giuseppe Costanzo
BORGARO TORINESE – NUOVO LOCALE DI CULTO
Riconoscente e grata al Signore, la Comunità di Borgaro Torinese vuole comunicare
alla fratellanza che sabato 8 ottobre 2006 ha
avuto la gioia di poter celebrare un culto di
dedicazione per il nuovo locale nella cittadina di Chieri (TO).
Dopo lunga opera di evangelizzazione (distribuzione per le strade di opuscoli cristiani, culti all’aperto o in sale comunali prese
in affitto) il Signore ci ha fatto grazia di trovare un piccolo locale in affitto ad un prezzo accessibile alla nostra comunità, dove
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poter celebrare settimanalmente il culto al
Signore. Per questa speciale occasione, strumento di Dio per l’edificazione di tutti i
presenti è stato il fratello Angelo Gargano,
pastore della Chiesa di Via Spalato in Torino, nonchè Segretario del Comitato di zona. Sono inoltre intervenuti altri pastori e
credenti provenienti da diverse comunità.
Continuiamo a pregare tutti insieme affinché l’opera del Signore possa continuare a
prosperare. Pace del Signore.
Giovanni Curci
RISVEGLIO
PENTECOSTALE
Organo ufficiale delle Chiese Cristiane
Evangeliche“Assemblee di Dio in Italia”
Ente Morale di Culto D.P.R.5.12.1959 n.1349
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Mensile a carattere religioso
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