FIGLIE della CHIESA Bollettino della Postulazione Gennaio - Marzo 2014 N. 1 Sped. Abb. Post. D.L.353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 2 DCB Roma Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa - Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma h Sommario g VITA DELLA CHIESA Buona Pasqua ! - Parola del Papa La gioia del Vangelo La famiglie e la testimonianza In ascolto con Maria Consigliare i dubbiosi Per il mattino di Pasqua 3 4 6 8 10 12 VITA DELL’ISTITUTO Le Figlie della Chiesa augurano a tutte le famiglie, e agli amici una gioiosa e santa Pasqua nel Cristo Risorto. - Madre e figlia: Venerabili Maddalena e la sua via Ricarda e Liz: Figlie della Chiesa Consacrazione Laicale: Ecclesia Mater Per tutto e per sempre: solo grazie «...e stu foco s’a d’appiccià !» Una testimone esemplare Impegno ecumenico Fame di pane, fame di Dio Il ministero della consolazione Hanno raggiunto la Casa del Padre 13 15 16 17 18 21 22 23 24 25 27 ∑ Bollettino trimestrale della Postulazione anno XXXIV n. 1 gennaio - marzo 2014 C/c postale n. 37701000 - C/c n. 39553003 Sped. Abb. post.D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1.comma 2 DCB Roma Autoriz. del Tribunale di Roma n. 17815 del 5-10-1979 Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma La Sacra Famiglia con l’uccellino. Murillo- Museo del Prado - Madrid Dir. Responsabile: Maria Teresa Sotgiu Redazione: Elsa De Marchi, Maria Giampiccolo La parola del papa Care famiglie... Voi lo sapete bene: la gioia vera che si gusta nella famiglia non è qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… La gioia vera viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Alla base di questo sentimento di gioia profonda c’è la presenza di Dio, la presenza di Dio nella famiglia, c’è il suo amore accogliente, misericordioso, rispettoso verso tutti. E soprattutto, un amore paziente: la pazienza è una virtù di Dio e ci insegna, in famiglia, ad avere questo amore paziente, l’uno con l’altro. Avere pazienza tra di noi. Amore paziente. Solo Dio sa creare l’armonia delle differenze. Se manca l’amore di Dio, anche la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia della fede la comunica spontaneamente, è sale della terra e luce del mondo, è lievito per tutta la società. Abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Di cuore invoco su ogni famiglia la benedizione del Signore. Care famiglie, vivete sempre con fede e semplicità, come la santa Famiglia di Nazaret. La gioia e la pace del Signore siano sempre con voi! Papa Francesco 3 La gioia del Vangelo Il titolo della prima Esortazione apostolica di Papa Francesco ne ricorda altre due: la Gaudete in Domino (9 maggio 1975) e la Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), ambedue di Paolo VI, che scriveva: «La dolce e confortante gioia d’evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime» (E.N., n. 80). A queste parole fa eco il testo di Papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!» (n. 83). La Chiesa è chiamata ad annunciare la gioia del Vangelo, corrispondendo così alla sua natura missionaria. Il termine “gioia” è uno dei più frequenti nel vocabolario di Papa Francesco. Il Papa afferma che la Chiesa non deve preoccuparsi di fortificare i propri confini, ma deve impegnarsi a cercare l’incontro e il dialogo con l’uomo che comunicano la gioia del Vangelo. Papa Francesco riprende la lettera per l’Anno delle Fede di Benedetto XVI: «Oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia» (n. 7). La gioia del discepolo ha un impatto diretto sulla società e sulla vita sociale oltre che individuale. Struttura e significato dell’Evangelii gaudium Il testo dell’Esortazione è il frutto maturo di una lunga riflessione che Jorge Mario Bergoglio porta avanti da molto tempo ed esprime in maniera organica la sua visione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il documento si apre con l’affermazione: 4 «La nostra gioia in Dio è missionaria». Nella II parte, si espone una visione della Chiesa missionaria “Madre e Pastora”, una Chiesa dalle porte aperte ma soprattutto dal cuore aperto. Da questo punto di partenza, nella III parte, il Papa illustra alcune sfide del mondo contemporaneo, legate soprattutto alla corruzione, all’esclusione, alle tentazioni attuali che toccano chi è chiamato ad annunciare il Vangelo: pessimismo e mondanità spirituale innanzitutto. Vita della Chiesa Papa Francesco quindi passa direttamente all’annuncio del Vangelo. In questa sezione dell’Esortazione, la IV, emerge la priorità assoluta: l’annuncio del messaggio cristiano a chiunque, in qualunque condizione si trovi. Non sono le crepe esteriori della Chiesa a preoccupare il Papa, ma la mancanza di solidità nell’annuncio del Vangelo. La V parte dell’Esortazione è dedicata alla dimensione sociale dell’evangelizzazione. Qui si sente forte l’eco della precedente esperienza pastorale di Papa Bergoglio, sempre attento alle situazioni di povertà, emarginazione… quella che lui chiama la cultura dello scarto. La ricaduta sociale della gioia del Vangelo, è l’antidoto efficace a ogni forma di esclusione e corruzione. Nella VI parte il Papa raccoglie le motivazioni spirituali per un rinnovato impulso missionario: – l’incontro personale con Cristo – il gusto spirituale di essere popolo di Dio – l’azione misteriosa dello Spirito del Risorto – l’importanza dell’intercessione di Maria: Maria è presentata come la Stella della nuova evangelizzazione, vero dono del Signore al suo popolo in cammino. Per Papa Francesco, Maria è sempre stata il riferimento per parlare della gioia cristiana, perché lei “disorientata, sconcertata e sorpresa” dall’annuncio dell’angelo, non si è difesa dalla “sorpresa”. In lei la “sorpresa” del Vangelo si unisce intimamente alla gioia. Nel suo insieme, il documento comunica una convinzione simile a quella espressa, tempo fa, dal Card. Bergoglio: «Dobbiamo condurre la fragilità del nostro popolo, verso la gioia evangelica, che è la fonte della nostra forza». Il vigoroso senso di appello e di stimolo è ribadito da una serie di espressioni che stanno al cuore dell’Esortazione e che hanno un chiaro e forte tono esortativo: w «Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario» (n. 80). w «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione» (n. 83). w «Non lasciamoci rubare la speranza» (n. 86). w «Non lasciamoci rubare la comunità» (n. 92). w «Non lasciamoci rubare il Vangelo” (n. 97). w «Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno» (n. 101). w «Non lasciamoci rubare la forza missionaria» (n. 109). P. Antonio Furioli mccj PREGHIERA Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace. Dov’è l’odio, fa’ ch’io porti l’amore, dov’è l’offesa, ch’io porti il perdono, dov’è la discordia, ch’io porti l’unione, dov’è il dubbio, ch’io porti la fede, dov’è l’errore, ch’io porti la verità, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce dov’è la tristezza, ch’io porti la gioia. Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto: di essere consolato, quanto di consolare, di essere compreso, quanto di comprendere, di essere amato, quanto di amare. Poiché: è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita alla Vita. S. Francesco d’Assisi 5 La famiglia “Testimonianza” è un termine molto frequente nel linguaggio ecclesiale di questi tempi, particolarmente dopo il Convegno Ecclesiale di Verona 2006, dove la testimonianza è indicata come la via più opportuna e più adatta per parlare di Cristo e di Vangelo nel nostro tempo e nell’impegno della Nuova Evangelizzazione. D’altra Paolo VI ne ha dato una chiara motivazione nell’enciclica “Evangelii Nuntiandi”, quando scrive che la gente di oggi accetta molto più volentieri i testimoni che i maestri. Testimone è colui che può raccontare quello che ha visto e ha sentito, ma anche quello che sta vivendo, perché la testimonianza più autentica è parte è quanto Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi. Mi sarete testimoni in Gerusalemme, nella Giudea e fino ai confini della terra” (Gv 15,27). quella della vita. Ora la famiglia cristiana, nata dall’amore e dalla decisione dell’uomo e della donna, santificata e resa stabile nel sacramento, così da poter superare fatica e tentazione per realizzare 6 quel “per sempre” che è l’eco della Parola di Dio che incontriamo nel libro di Geremia: “Ti ho amato di un amore eterno” (31,3), ha un largo spazio per dare testimonianza nella società di oggi. Una società dove tante insidie minacciano la famiglia, come si vede dalle separazioni e dai divorzi, dal costume dilagante delle convivenze che non danno consistenza alla realizzazione di una famiglia ove i coniugi vivono il loro impegno per tutta la vita e i figli trovano quell’ambiente sereno e adatto alla loro formazione, come possono sperimentare nella vita quotidiana dei loro genitori. Qualche tempo fa la diocesi di Roma ha indicato nelle sue scelte pastorali l’educazione alla famiglia cristiana e ricordo come ha coniato una descrizione semplice ma vera della sua identità, con cinque caratteristiche: «unita, fedele, aperta alla vita, solidale e felice». Mi sembra che possa essere una definizione comprensiva della famiglia cristiana, esempio ed ispirazione per una società aperta ai valori della solidarietà e di relazioni fraterne. Vita della Chiesa e la testimonianza Unita: perché non nasce da una consuetudine umana, ma affonda la sua radice nel disegno di Dio, che crea l’uomo e la donna a sua immagine, e l’immagine di Dio è la Trinità, Persone distinte talmente unite nella sapienza e nell’azione da essere una cosa sola. E l’uomo non può separare quello che Dio ha congiunto. dizione nei figli, conforto dagli amici e vera pace con tutti”. Tutto questo è possibile ed è la bella realtà che incontriamo nelle nostre comunità parrocchiali o nel giro delle nostre conoscenze ed amicizie e in tempi di crisi come questo che stiamo attraversando si rivela fattore di stabilità e di speranza. festa che non finisce con i fiori d’arancio ma, come la vita del giusto, cresce e giunge alla pienezza della luce. + Diego Bona Fedele: è la parola che la Bibbia unisce sempre a Dio, fedele nella promessa e nel compimento, la roccia salda su cui si può costruire l’edificio della famiglia, capace di reggere all’urto del tempo, della fatica e della prova. Aperta alla vita: cioè aperta al futuro, animata dalla speranza, fiduciosa nella Provvidenza, capace di dilatare lo spazio della sua tenda quando la vita batte alla porta. Solidale: capace di condividere esperienze e problemi, di affiancare chi è tentato di fermarsi per le tante insidie del mondo di oggi. Felice: che è poi la benedizione finale del rito delle nozze: “Abbiate bene- Tutto questo ha bisogno dell’aiuto dall’Alto, e non è possibile alle sole forze dell’uomo e della donna, ma invitare Gesù alle nozze, Egli che è la gioia e l’incanto di tutte le cose, significa assicurarsi il vino della «La bellezza della vita è amare ed essere amati» 7 In ascolto con Maria Nella liturgia quaresimale spesso risuona il verbo “ascoltare”, anzi è una prerogativa tipica di questo Tempo liturgico che la Chiesa ci fa vivere ogni anno e ogni anno scopriamo quanto è faticoso mettere in pratica questo verbo. Oggi viviamo continuamente immersi nei rumori, provenienti da mezzi di vario genere che fanno continuamente sperimentare una sorta di dispersione che rende anonimi. Quante volte capita di camminare, di viaggiare, di stare a tavola come isole senza contatti... si sentono suoni e parole senza mai un interlocutore. La Quaresima fa riprendere fiato invitandoci a sostare, a fermarci, pur continuando a svolgere le mansioni di sempre, per Ascoltare. La conversione inizia con l'ascolto della Parola di Dio a cui è intimamente legato il Silenzio. Il silenzio è la condizione dell’ascolto. 8 Dalla Vergine Maria possiamo imparare a tacere per per metterci in sintonia con lo Spirito che parla in noi con gemiti inesprimibili, per apprendere a cogliere in ogni sussurro il passaggio di Dio Padre; così come fece il profeta Elia (IRe,19), così come Maria! Secondo la Testimonianza dei Vangeli, ella è stata sostanzialmente donna del silenzio; sono soltanto sette i momenti descrittivi dei suoi dialoghi: due volte con l'angelo Gabriele (Lc 1,34ss), due volte con Gesù in occasione del suo ritrovamento nel tempio di Gerusalemme (Lc 2,48) e alle nozze di Cana (Gv 2, 3), (Gv 2,5), una volta nell’incontro con Elisabetta (Lc 1,40) e un’altra quando canta il Magnificat (Lc 1,46-55). Maria ha ascoltato e obbedito; in latino il termine ob-audire si collega bene ad ascoltare; etimologicamente sarebbe ascoltare davanti, stando in piedi. Difatti obbediente è colui che ascolta e si sottomette, si consegna, in questo caso, alla Parola. Nel capitolo 6° del Deuteronomio Dio comanda al popolo di Israele di ascoltare la Sua Parola: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”. Anche nel Nuovo Testamento Gesù pone come fondamento della vita spirituale l’ascolto della Parola di Dio: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,19-21). Vita della Chiesa Maria conservava queste cose nel suo cuore La vita stessa di Gesù è la storia di un'obbedienza, della consegna totale di sé alla volontà del Padre attraverso il cammino della passione, della croce, della morte ignominiosa, della risurrezione. I discepoli che seguono il Signore devono con-formarsi a Lui, assumere i suoi sentimenti, imparare ad ascoltare la Parola quotidianamente come pane di cui lo spirito si nutre, sulle note del silenzio che dà sapore e consistenza al nostro agire. Il teologo protestante D. Bonhoeffer amava ripetere: «Tacciamo prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola, come un bambino tace, quando entra nella stanza del padre. Tacciamo dopo l’ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Tacciamo la mattina presto, perché Dio deve avere la prima parola, e tacciamo prima di coricarci, perché l’ultima parola appartiene a Dio. Tacciamo solo per amore della Parola, cioè proprio non per disonorarla, ma per onorarla e riceverla come si deve». Clara Caforio ef «Aiutaci a custodire l’attitudine all’ascolto, grembo nel quale la parola diventa feconda e ci fa comprendere che nulla è impossibile a Dio» Vergine del silenzio, che ascolti la parola e la conservi, donna del futuro, aprici il cammino. Silenzio di chi vigila, silenzio di chi attende, silenzio di chi scopre una presenza. Silenzio di chi dialoga, silenzio di chi accoglie, silenzio di chi vive in comunione. Silenzio di chi prega, silenzio di chi accoglie, silenzio di chi è «uno» nel suo spirito. Silenzio di chi è povero, silenzio di chi è semplice, silenzio di chi ama. 9 Le opere di misericordia spirituali Consigliare i dubbiosi In questo tempo liturgico così significativo per tutta la Chiesa mi sembra buono riflettere sulle opere di misericordia spirituale che sono sempre attuali e degne di essere messe in pratica da ogni credente che dall’ascolto del Vangelo sa trarre piste di riflessioni concrete. La Chiesa – attingendo alla Bibbia, ma anche alla propria esperienza bimillenaria – riassume l'atteggiamento positivo verso chi è in difficoltà, con due serie di opere di misericordia: quelle corporali e quelle spirituali. Noi ci occuperemo delle seconde che sono: Consigliare i dubbiosi. Insegnare agli ignoranti. Ammonire i peccatori. Consolare gli afflitti. Perdonare le offese. Sopportare pazientemente le persone moleste. Pregare Dio per i vivi e per i morti. Partiamo dalla prima, premettendo la necessità di porsi continuamente in un atteggiamento di ascolto e di frequentazione della Parola di Dio, sia personale che comunitaria. I maestri sottolineano che: Credere non è aderire a una teoria, ma incontrare una Persona, una persona che è Gesù ed è per mezzo di Lui che noi possiamo avvicinare concretamente altri e celebrare la misericordia, la giustizia, l’amore con gesti semplici ma veri, segni quotidiani che dicono la nostra appartenenza al Signore, che rendiamo manifesto. Come? Da come siamo e stiamo con gli altri: siamo sale e luce, un pizzico di lievito che nella farina lievita per diventare pane buono. Diciamo allora che le opere di misericordia sia spirituale che corporali sono il ‘pane buono’ di una volta, di cui si ha sempre desiderio e fame. 10 Gesù ha detto: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21). Una frase di cui gli apostoli hanno fatto tesoro: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,18), come già raccomandava Giovanni ai primi cristiani. San Giacomo è ancora più esplicito nella richiesta: “Siate di quelli che mettono in pratica la parola, non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi… Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?... Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa”. La prima sollecitazione che ci viene data è: consigliare i dubbiosi … È evidente che se non si è fondati e radicati nella Trinità Santissima è difficile rendere ragione della propria fede; se la preghiera e la frequenza ai sacramenti risulta un’optional diventa altrettanto difficile mettere in atto questa indicazione. Vita della Chiesa Viviamo in un contesto carico d’incertezze anche in materia di fede; il secolarismo rende sempre più esposti... Gesù afferma che “come canne sbattute dal vento alcuni si lasciano sviare da dottrine varie” e il cosiddetto ‘pensiero liquido’ rende molte volte sospesi in una sorta di leggerezza senza radici. Come credenti siamo chiamati ad esprimere le nostre convinzioni sebbene la fede non sia esente dal dubbio. Consigliare è un’arte ed è uno dei doni dello Spirito Santo; l’arte di consigliare è legata alla capacità di comprendere la situazione dell’altro e richiede contemporaneamente rispetto e adesione alla realtà. Il realismo è essenziale per indicare vie realmente percorribili dalla persona che chiede consiglio; quindi non mete ideali, irraggiungibili, ma aderenti alla persona e alla sua situazione concreta. Consigliare i dubbiosi è stato una delle molteplici opere compiute da Gesù, il suo stile costante è stato di spiegare, far riflettere, sollecitare senza moralismi e trattati; il suo stile preferito è stato l’esempio, la semplicità e l’umiltà di cuore. Da Lui impariamo a fare altrettanto, perché più che di parole l’uomo oggi necessita di testimoni credibili, gente di fede, uomini e donne capaci di amare e di usare misericordia; dinanzi a tutto questo molte volte si sciolgono dubbi e resistenze. Papa Francesco, sottolinea inoltre che: “Nel cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene... perché Dio non si può inscatolare in un'idea, in regole, in discorsi, ma lo si può incontrare”. La Verità la si può incontrare nella storia, a noi il compito di additare i segni della Sua presenza. Clara C. Madre del buon Consiglio «Preghiamo il Signore che sia tanto buono con noi da mandarci di continuo i suoi consiglieri. Essi sono numerosi, a partire dal nostro Angelo Custode. E poi, così custoditi e rafforzati e corretti, una volta sperimentata la bontà del consiglio, sapremo consigliare a nostra volta, soprattutto coloro che vivono il dubbio e l’incertezza». 11 Per il mattino di Pasqua Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Andrò in giro per le strade e mi fermerò soprattutto coi bambini a giocare in periferia, e poi lascerò un fiore ad ogni finestra dei poveri e saluterò chiunque incontrerò per via. E poi suonerò con le mie mani le campane sulla torre. Andrò nel bosco questa notte e abbraccerò gli alberi e starò in ascolto dell'usignolo, quell'usignolo che canta sempre solo da mezzanotte all'alba. E poi andrò a lavarmi nel fiume e all'alba passerò sulle porte di tutti i miei fratelli e dirò a ogni casa: Pace ! David Maria Turoldo 12 Madre Maria Oliva e suor Olga Madre e Figlia Venerabili Il dono che il Santo Padre Francesco ha fatto alla nostra Famiglia Religiosa dichiarando Venerabili la Fondatrice, M. Maria Oliva Bonaldo del Corpo Mistico e la sua “primogenita”, Olga Gugelmo della Madre di Dio, è motivo di gioia e di ringraziamento per tutte le Comunità e le fraternità dei Figli della Chiesa sparse nel mondo; un “punto di partenza”, più che di arrivo, perché nel momento in cui la Chiesa ce le addita come modelli autentici di vita cristiana, ci sollecita a imitare il loro fervore e la loro dedizione, anche con l’aiuto della loro intercessione. Proprio all’inizio dell’anno, la vigilia dell’Epifania, il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, con la consueta amabilità ha voluto presiedere l’Eucaristia di ringraziamento per questo evento e nell’omelia ci ha rivolto parole incoraggianti, mostrandoci quanto sia preziosa la vita santa delle nostre Sorelle. Anzitutto ha notato che è una bella rarità la vicinanza di date tra i due decreti in un unico Istituto: “Per una provvidenziale coincidenza, le due cause sono maturate nella stesso periodo, anche se, cronologicamente, il traguardo è stato tagliato prima dalla figlia che dalla madre. Ma solo per una manciata di giorni. Le date infatti, sono, rispettivamente, il 31 ottobre e i19 dicembre 2013. È questo forse un indizio significativo che la santità non ammette privilegi.”. “La nostra celebrazione -ha proseguitointende evidenziare un duplice dono: quello che la Chiesa ha fatto alla sue figlie predilette, le Figlie della Chiesa, e quello che la vostra benemerita Congregazione ha fatto alla Chiesa e al mondo con queste due vostre Consorelle, esemplari nella fedeltà al Vangelo, nella testimonianza di fede, di speranza e di carità, e nell'amore incondizionato a Dio Trinità mediante i voti di povertà, castità e obbedienza. Esse si sono rivestite di luce e su di loro brilla la gloria del Signore. …La loro offerta è stata ben accetta al Signore Gesù, che le ha ricolmate di ogni benedizione”. Considerando poi il mistero dell’Incarnazione, ha mostrato come esso sia all’origine di ogni santità: “L'umanizzazione di Dio prelude e promuove la nostra divinizzazione, che inizia già su questa terra con i doni della profonda intelligenza dei misteri divini. L'uomo diventa così tenda del Dio vivente, scelto prima della creazione del mondo a essere santo e immacolato nella carità. Si 13 Madre Maria Oliva del Corpo Mistico tratta di una scelta fatta da Dio e non da noi. È una scelta di grazia, che oltrepassa ogni nostro merito. È una scelta, però, che chiama e implica la nostra corrispondenza. Così hanno fatto le nostre due sante Consorelle”. Ci ha quindi esortato ad essere grate al Santo Padre per l'onore fatto al nostro Istituto e ha affermato: “Madre Oliva, fondatrice, e Suor Olga, sua figlia spirituale, hanno scalato la santa montagna. Entrambe ci ricordano che l'obbedienza al carisma di fondazione è una via sicura per la felicità su questa terra e in cielo”. Focalizzando quindi la figura della Fondatrice, ha detto: “Come i patriarchi e i fondatori di comunità religiose, Madre Oliva risplende per la sua sapienza e per la sua intelligenza nel vedere e valutare cose, eventi e persone 14 alla luce della verità e della carità di Dio. I suoi ammaestramenti sono incentrati sulla carità”. Ha citato l’autorevole testimonianza data dal cardinale Agostino Mayer, che dichiarava di aver notato, negli incontri con la Serva di Dio, lo spirito di preghiera, lo zelo dell'adorazione Eucaristica, in cui trovava la sorgente della sua operosità e della pace interiore; la pazienza ammirevole in mezzo alle sofferenze. Lo avevano molto colpito anche il profondo spirito ecclesiale, la gioiosa fedeltà agli insegnamenti del Magistero, la vivacità dottrinale di sapienza e di discernimento spirituale. Il Cardinale Amato ha poi proseguito la sua omelia presentando i tratti più significativi di Olga, formata dalla Fondatrice all’esigente scuola della santità ed ha sottolineato come nella sua breve vita, di appena trentatré anni, ella si sia dimostrata oltremodo matura per la comunione con Dio Trinità. Anche per Olga ha citato l’importante testimonianza del vescovo di Ischia, Mons. Ernesto De Laurentis, che evocando con un certo lirismo la sua figura la vedeva come “un angelo di bontà”; un sacerdote attesta che «la bontà del tratto, la dolcezza delle parole, l'esempio delle virtù di lei erano la calamita che attirava irresistibilmente le nostre fanciulle» (don Ernesto Castagna); e don Luigi Dal Molin la vede come «creatura luminosa, che ha il suo posto nell'eroismo e nella santità». Il Cardinale Prefetto ha riportato anche il parere concorde di tutti i testimoni de visu nel considerare Suor Olga “un'anima santa, fatta di tenerezza senza fine verso tutti, di semplicità, di umiltà, di dinami- Suor Olga della Madre di Dio smo apostolico, vero modello di Figlia della Chiesa, animata da un'obbedienza assoluta, da una vita angelica e da un atteggiamento ecclesiale di illimitata bontà e misericordia”. La testimonianza della Fondatrice è certamente la più significativa, perché mostra pienamente incarnato nella figlia primogenita l’ideale carismatico che il Signore le aveva ispirato: “Il Mistero della Chiesa, la preghiera della Chiesa, il Magistero della Chiesa la entusiasmavano e tentava di trasfondere il suo entusiasmo con l'apostolato eucaristico e l'animazione liturgica anche in ambienti refrattari. Per la Chiesa ella spese tutte le sue energie, offrendo le sofferenze e la stessa vita. Questo amore non era teorico, ma sommamente concreto, fatto di laboriosità, studio, istruzione catechistica, trattenimenti spirituali, adorazione, servizio ai poveri e agli ammalati. In ciò risplendeva la sua carità”. A conclusione dell’omelia, il Card. Amato ha voluto richiamarci alla responsabilità che la Chiesa Madre ci affida, attraverso il riconoscimento della Venerabilità alle nostre Serve di Dio: “Abbiamo sfogliato qualche pagina dei voluminosi dossier che testimoniano le virtù eroiche delle vostre due sante Consorelle. Ora spetta a voi far sì che esse possano raggiungere la meta della loro beatificazione. Per questo, occorre la vostra preghiera per chiedere la loro intercessione per ottenere grazie temporali e spirituali. Nel giardino della Gerusalemme celeste i miracoli sono numerosi come i fiori di campo a primavera. Bisogna solamente coglierli mediante la preghiera. È questo il compito non solo degli addetti ai lavori, della postulatrice o della Madre, ma di tutte le Consorelle. La beatificazione e la canonizzazione costituiscono una corona di gloria della vostra Congregazione. Madre Oliva e Suor Olga siano le vostre compagne di viaggio in questa meravigliosa avventura che è la vita consacrata come Figlie della Chiesa. La Chiesa questo si aspetta da voi”. Maria Teresa Sotgiu 15 Maddalena e la sua via Nei giorni dal 20 al 22 gennaio 2014, durante la grande Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, si sono svolte a Catona, Arghillà e Reggio Calabria, vari incontri di approfondimento sul tema, La santità, dono spirituale da condividere con le altre chiese: Maddalena e la sua via. La partecipazione dei fedeli è stata vivace e interessata; varia, nelle espressioni di appartenenza a gruppi e comunità. Lo scopo comune era quello di sensibilizzare il popolo di Dio al “problema” dell’Unità dei Cristiani; tema, effettivamente, ancora poco sentito soprattutto nelle parrocchie. È stato molto importante far conoscere alla gente il Sussidio proposto per la preghiera e il grande lavoro che c’è dietro tale proposta; far entrare nell’ottica che ciascuno di noi può fare qualcosa a tale scopo e offrire la testimonianza di sr. Maddalena Volpato che ha offerto il massimo di sé, cioè, la propria vita perché si adempisse il desiderio di Gesù: che tutti siano uno. Tra le tante cose dette e ricordate insieme, è stata significativa la testimonianza, trovata viaggiando in internet, di una ragazza che si è imbattuta nella figura di Maddalena. Eccola, nella sua freschezza, vivacità e profondità. Cosa c’entra con me? “Negli anni dell’università, appena avevo un momento libero, mi piaceva andare in cerca delle chiese più insolite, per fermarmi a riflettere e – perché non ammetterlo? – arricchire la mia collezione di santini. Non ricordo bene quando, ma avevo scoperto l’esistenza, a due passi dal Duomo di Milano, della chiesa di San Raffaele, dove l’Adorazione Eucaristica è vissuta quasi tutto il giorno. Fermandomi a pregare là, avevo notato la presenza di alcune suore con abito beige e velo bianco. Supponevo che fossero claustrali, anche se non stavano dietro nessuna grata, o che fossero in ogni caso delle contemplative, quindi non mi sono presa la briga di disturbarle, benché fossi curiosa di sa- 16 pere a quale Congregazione o Istituto appartenessero. Un giorno ho notato, appoggiate sulla mensola, dove le suore lasciano dei sussidi per la preghiera personale, alcune immaginette che ritraevano la Serva di Dio. Il mio interesse per gli esempi, comprovati o ipotetici, di santità giovanile, ha fatto sì che dalla mensola una di esse finisse nel mio zaino. Alcuni anni dopo, mi sono fatta coraggio e ho interpellato una delle suore, perché volevo sapere qualcosa di più su di loro e sulla loro Fondatrice, la Serva di Dio madre Maria Oliva Bonaldo del Corpo Mistico. In quell’occasione, la buona religiosa, dopo avermi scambiato per una liceale che stava bigiando la scuola (ma quali studenti o studentesse, mi domando, saltano le lezioni per adorare Gesù nel Santissimo Sacramento?) mi ha procurato tante immagini e alcuni opuscoli, fra i quali un libretto rosso, scritto proprio da madre Bonaldo, intitolato Maddalena. Lo stile adoperato mi ha in breve persuasa della sincerità con cui la giovane novizia ha offerto la sua vita, non solo nel gesto eroico, ma anche negli anni difficili del secondo conflitto mondiale. Lo zelo con cui si diede uno scrupolosissimo programma di vita, inoltre, me l’ha resa particolarmente vicina, sebbene io abbia appena abbozzato una sorta di Regola personale. La sua, però, non è una vicenda strappalacrime: basti vedere l’ironia con cui lei stessa si esprimeva con le suore che venivano a trovarla, che mi ha spiazzato non poco. La preghiera per l’unità dei cristiani non è, ammetto con dispiacere, una delle mie prime intenzioni ma, grazie alle Figlie della Chiesa, ho iniziato a interiorizzarla. Frequentandole e leggendo la cospicua mole di pubblicazioni che mi erano state regalate, sono rimasta sorpresa da come la loro Congregazione, pur essendo stata fondata appena settant’anni fa, abbia ben tre figure avviate verso gli altari e Vita di Famiglia una piccola Testimone: da una parte, le già citate madre Bonaldo e Maddalena, a cui si aggiunge suor Olga Gugelmo della Madre di Dio, una delle prime consacrate; dall’altra, la dodicenne aspirante Emma Moser, che la Fondatrice ricordò in un profilo biografico perché donò la sua esistenza per il buon esito del Concilio Vaticano II. Prima di partire per la GMG 2011, la mia conoscenza dei fatti è stata arricchita dal dono di una biografia fresca di stampa, che spero abbia una diffusione ampia al pari di quella che, stando al sito ufficiale delle suore, ha avuto il primo volumetto. Il tratto più spiccato della vita di questa giovane religiosa è senza dubbio l’obbedienza. Come Gesù, che “imparò l’obbedienza da ciò che patì” (cfr. Eb 5, 8), anche lei fu attenta a osservare, quanto apprendeva dalla viva voce di madre Maria Oliva. Lo tradusse in un elenco di ben ottantacinque punti, che, come i dieci comandamenti, si possono riassumere nell’amore. Da lì è partita in un crescendo di accettazione, che ha toccato il suo apice quando ha accolto l’in- vito della Fondatrice. Le testimonianze raccolte dimostrano che Maddalena non si è mai tirata indietro, durante tutta la sua malattia. Una volta, ad esempio, dichiarò a una consorella: “Soffro tanto, ma non mi tiro indietro. Non ho mai detto no a Gesù”. Dopo aver udito il commento di un’altra, che volle metterla alla prova suggerendole di non lamentarsi e di chiedere invece la salvezza delle anime, chiarì, appena la suora fu uscita dalla sua camera “Quando ho i dolori acuti, non ho che la forza di dire: ahi! Sono però già d’accordo con Gesù che a ogni lamento lui mi deve dare un’anima”. Mi rincresce tantissimo vedere che, rispetto a quella di altri personaggi più noti, l’offerta di Maddalena per l’unità, passi quasi in secondo piano. D’altronde, io stessa non avrei mai saputo di lei se il Signore, facendo leva sulla mia curiosità, non mi avesse suggerito di prendere «quel santino un pomeriggio di alcuni anni fa». ERA GHI cazione PRE fi Beati Dio hai per la Ser va di , che dele a dell inità Tr a fe sima tua ser v ie sì da s i t n O Sa esso alla ette graz nità dei conc dalena el ita per l’ucrescere Mad e la sua v edici di e ai nooffrir ani, conc ore a Te ntercescristi re nell’amper sua i ie che z semp ratelli; e, i le gra oriamo. stri f , donac e impl ... sione iosament loria ria, G a va fiduc M e ve aS r Amen nostro, A one dell razia è essi he g laintercsse qualc darne re r e p Chi io riceve egato di di D ente pr le: enera5 Roma G vivame alla: e n 6 o 1 zion Postulazio, 62 - 00 an c i t a V Viale e Padr o di Di ATO Serva OLP ino V A N E amb DAL i Gesù B D A d M a hiesa Teres lla C di S. e d a i Figl 17 Ricarda e Liz Figlie della Chiesa S olo a diciassette anni sono venuta a sapere che esistevano le suore, che pregavano e si dedicavano al servizio del Signore, e anch’io avrei voluto essere come loro. Intanto ho ripreso a studiare frequentando una scuola di ricupero tenuta da suore e terminai il baccellierato. Così ebbi modo di conoscere di più Gesù e di ricevere ogni volta che potevo la Comunione, finché sono riuscita a partecipare ogni giorno all’Eucaristia. Tramite un sacerdote, ho poi conosciuto una suora delle Figlie della Chiesa, ben dedicata al servizio del Signore, che mi accompagnò nel discernimento della mia vocazione. Qualche anno fa partecipai all’incontro di pastorale vocazionale “Vieni e vedi” organizzato nella comunità delle Figlie della Chiesa di Cochabamba; e dopo aver visto come vivevano le sorelle, mi fermai per formarmi nel carisma di Madre Maria Oliva Bonaldo. Oggi ringrazio la mia famiglia e le Figlie della Chiesa che mi hanno accolto: voglio consacrarmi al Signore da vera Figlia della Chiesa, consegnando la mia vita a Lui, sicura che la Vergine Maria intercede perché io possa rispondere generosamente al dono del Signore e testimoniare con la mia vita che “Dio esiste ed è Amore”. Ricarda Condori Sancari - Bolivia S ono la seconda di quattro fratelli, ho vissuto fino a diciannove anni nella mia città di Jequié (terra del sole), dove si sente il calore dell'amore di Dio. Sin da piccola i miei genitori mi hanno insegnato ad amare Dio ed avere un affetto speciale per nostra signora di Guadalupe, a pregare ed essere fedele ai momenti di preghiera, con la parola di Dio e meditando i misteri del Rosario. Nella mia comunità ho fatto l’esperienza di essere "famiglia di Dio" anche con altri gruppi: Legione di Maria, Cebs, RCC e gruppo dei chierichetti. Loro hanno fatto parte del mio cammino vocazionale. Lasciandomi sedurre dal Signore a poco a poco Lui ha conquistato il mio cuore. Ho incontrato le Suore Figlie della Chiesa quando avevo 13 anni, tramite il mio direttore spirituale; ho conosciuto il loro carisma e subito sono stata attirata dall’amore verso l’Eucaristia e dalla spiritualità liturgica. Dopo questa esperienza ho deciso di essere una figlia della Chiesa, disposta a "conoscere, amare e testimoniare la Chiesa per farla conoscere e amare". Voglio continuare il mio cammino di consacrazione nella Famiglia religiosa delle Figlie della Chiesa, abbandonata nelle mani del Signore, fedele al mio sì e al suo progetto di amore. Liz Oliveira Pereira - Brasile 18 Vita di Famiglia Consacrazione laicale Ecclesia Mater allinterno dellAssociazione dei Figli della Chiesa Noi Laiche consacrate Ecclesia Mater, legate allo stesso carisma delle suore Figlie della Chiesa all'interno dell'Associazione dei fedeli “Figli della Chiesa” siamo in 11 provenienti da Spagna, Bolivia e Italia. Come laiche consacrate, seguendo lo Statuto dei Figli della Chiesa, viviamo il carisma con una nostra Regola di vita, cercando di esprimere la maternità della Chiesa come fermento di vita evangelica nel mondo. La nostra specialità dentro l’unica Famiglia è la fraternità, così come per le suore è la comunità. Come consacrate, siamo chiamate ad incarnare nel mondo l'Amore di Cristo e la maternità della Chiesa come sale, luce e lievito. r E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; r Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno; r Voi siete il sale della terra...Voi siete la luce del mondo. Risuonano come particolarmente dette a noi le parole della preghiera sacerdotale di Gesù: essere nel mondo, per il mondo. Mondo è la parola-chiave per comprendere la nostra vocazione di consacrate nella Chiesa, perché siamo chiamate a collaborare per la santificazione del mondo, lavorando dal di dentro, come fermento. La vita consacrata, che può essere vissuta con modalità diverse, è sempre chiamata a vivere un amore radicale. Noi lo viviamo nel mondo senza che nulla di esterno ci distingua dagli altri, attraverso la professione privata dei consigli evangelici: povertà, castità e obbedienza e avendo come obiettivo: ordinare secondo Dio le realtà temporali. Mosse dallo Spirito Santo abbiamo accolto la chiamata di Dio Padre a consacrarGli la vita, seguendo le orme del Figlio, che per 30 anni ha vissuto la sua completa adesione alla volontà del Padre lavorando e vivendo come l’uomo del suo tempo. Come discepole di Cristo, ci impegniamo a seguire nella nostra vita di apostolato le direttive della Chiesa e del nostro Vescovo. La “Figlia della Chiesa secolare”, qualunque sia il suo campo di lavoro, lì è Chiesa, cercando di essere nel mondo, per il mondo, con il mondo, un invito gioioso e un annuncio coerente di Gesù e del suo Vangelo. Aspiriamo a vivere la nostra secolarità consacrata nella Chiesa Madre sull'esempio di Maria, che con il suo Sì coraggioso e umile, ha reso possibile l'Incarnazione del Verbo. Certe che lo Spirito Santo continua a chiamare persone a donarsi a Dio, dove e come vuole, ringraziamo per il dono che abbiamo ricevuto di appartenere a quest'Associazione e di essere e sentirci sempre più Figli della Chiesa. Mara Rustioni 19 «Per tutto e per sempre!» solo « grazie » È il canto che con gioia i giovani di Ischia hanno intonato nella celebrazione eucaristica conclusiva dei tre giorni di Esercizi Spirituali. Infatti, dal 2 al 5 Gennaio scorsi, abbiamo partecipato con una sessantina di loro, all’esperienza forte dell’incontro con il Signore nel silenzio, nella preghiera, nella condivisione. Il luogo che ci ha accolti è stato il Centro Giovanni Paolo II di Loreto, dove le giornate sono state scandite dalle meditazioni proposte dal parroco, don Carlo Candido e da momenti davvero intensi di scambio delle emozioni vissute. A Ischia noi Figlie della Chiesa siamo inserite nella programmazione della Pastorale Giovanile della Diocesi che prevede mensilmente; week-end vocazionali; e favorite da questa collaborazione abbiamo avuto l’opportunità di affiancarci al cammino di questi ragazzi. Con loro abbiamo fatto esperienza di come il Signore entra nei cuori e con amore li conduce alla gioia vera, quella gioia profonda che nessuna cosa al mondo può mai rapire, perché fondata sulla salda roccia della Sua fedeltà. È stato un vero dono poter camminare assieme a questi giovani che sono stati per noi esempio di grande disponibilità, gene- rosità e fede. Due momenti sono stati particolarmente intensi: la veglia davanti al crocifisso e l’ora di preghiera nella santa casa, sotto lo sguardo premuroso e materno di Maria. Durante la veglia, il gesto più toccante è stato la consegna delle proprie paure, fatiche, difficoltà, problemi, peccati, ai piedi del crocifisso, davanti al quale ciascuno si inginocchiava e rimaneva in dialogo silenzioso. A questo gesto ha fatto seguito il segno del profumo col quale don Carlo ha segnato il giovane a lui più vicino con le parole: “Ricevi il profumo di Cristo”, e che poi ciascuno ha donato al suo vicino ungendo le mani: tutta la cappella si è riempita del profumo del nardo! La preghiera nella Santa Casa ha segnato il momento culmine dell’intensa esperienza. Preceduta dalla recita del rosario, il tempo trascorso nel suggestivo luogo, che ricorda l’eccomi che ha dato inizio alla nostra salvezza, è stato scandito da alcune sollecitazioni del nostro papa Francesco e alcune significative invocazioni a Maria, la Madre nostra. Particolarmente forte è stata la testimonianza di una coppia di sposi, Paolo e Francesca, che a Loreto e in occasione degli Esercizi Spirituali, hanno iniziato un cammino che prima personalmente e poi come coppia li ha condotti a scelte forti e coraggiose proprio nella fedeltà a quell’Eccomi pronunciato ai piedi della Madonna di Loreto. Grazie è davvero la parola semplice e completa che racchiude ogni nostro sentimento e con la quale sale a Dio ogni nostra lode per tutto quello che ha voluto donare a noi e a questi giovani. Marta e Anna ef 20 Vita di Famiglia « ...e stu foco s’a d’appiccià !» Il 22 gennaio la Comunità delle Figlie della Chiesa di Ischia unitamente alla Fraternità dei laici hanno lodato Dio con una Solenne Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per la dichiarazione delle virtù eroiche di Madre Maria Oliva Bonaldo e della sua “prima figlia” Suor Olga Gugelmo della Madre di Dio, ora Venerabili. Il Vescovo Mons. Pietro Lagnese ha voluto presiedere la santa Messa concelebrata dal Parroco don Carlo Candido e partecipata da tutta la comunità parrocchiale, che si è stretta attorno alle Figlie della Chiesa per festeggiare l’importante evento. Nell’omelia Mons. Vescovo ha presentato con straordinaria sensibilità la figura di Madre Maria Oliva e di Suor Olga, legate entrambe alla storia della Chiesa Ischitana, auspicando che proprio nella nostra diocesi possa “compiersi il miracolo di una Chiesa con un cuore che batta all’unisono… animato dello stesso spirito che guidò la loro vita. ebbe avvio proprio ad Ischia la quarta comunità della nascente Congregazione delle Figlie della Chiesa, dove si distinse Suor Olga, anche lei tutta protesa verso la salvezza delle anime. La festa si è conclusa con un piccolo rinfresco che ha visto il Vescovo intrattenersi con le religiose e i fedeli con la cordialità che da sempre lo accompagna. Ringraziamo Dio per il dono alla Chiesa di queste due nuove Venerabili e preghiamo perché all’iter delle loro rispettive Cause possa presto aggiungersi il “segno dall’alto”, ossia il miracolo richiesto per la beatificazione. Per Suor Olga, magari proprio qui ad Ischia, dove è vissuta nel lontano 1941-1942, ma “appicciando” un fuoco che non può spegnersi, il fuoco missionario del suo amore a Gesù, a Maria, ai giovani, ai poveri, a tutti. Assunta Imparato, dell’Associazione “Figli della Chiesa” I fedeli hanno potuto conoscere della bocca del nostro Pastore la spiritualità della Fondatrice; da quel “Capii Gesù…” del 1913, quando cogliendo il Mistero di Cristo e della Chiesa, giunse alla certezza che dove c’è amore autentico per Gesù c’è amore per la Chiesa, sposa del Signore. Mons. Vescovo si è pure soffermato sull’epistolario di Madre Maria Oliva al nostro don Ciro Scotti, suo vero fratello d’anima. Grazie a lui, allora vicario generale della Diocesi, 21 Una testimone esemplare La diocesi di Treviso ha preparato un sussidio che ha per titolo “Radicati nel Battesimo”, Ritiri Spirituali per i sacerdoti nell’Anno Pastorale 2013-2014 e in ogni ritiro viene presentato un testimone. Con nostra grande gioia e sorpresa abbiamo scoperto che il terzo ritiro ha per titolo: “Una testimone esemplare: Madre Oliva Bonaldo”. Dopo il profilo personale della Fondatrice vi sono alcuni scritti sul Battesimo, sulla chiamata universale alla santità, il tutto in sei facciate, piene di affascinante bellezza. Tutte sappiamo quanto Madre Oliva amasse i Sacerdoti, ora è nelle loro mani, parla al loro cuore, accanto a: San Pio X, Beato Giuseppe Toniolo, padre Bernardo Sartori… Il Ritiro Spirituale prevede anche un tempo di adorazione e tra le varie invocazioni hanno scelto come preghiera corale l’Inno che Madre M. Oliva ha composto in occasione del Congresso Eucaristico di Nicotera: «Fratelli, fratelli, venite/ da case vicine e lontane/le mense divise riunite/nell’unica mensa del Pane!... Dal cuore alle periferie». Sì, anche la nostra comunità, che era per la Fondatrice “la nostra Betlem”… ha le sue Sancta Dei Genitrix: “la nostra Betlem”. 22 periferie. I primi sono i “gesù” che continuano a bussare ogni giorno per trovare pane e cuori capaci di ascolto, di accoglienza, di un sorriso. Quanti “gesù” oggi? (15-20-25). E poi gli immigrati: Suor Lidia accompagna il cammino di fede dei fratelli di lingua inglese che ogni mese celebrano l’Eucaristia e si ritrovano con grande gioia a condividere: fatiche, amicizia e speranza. Suor Giustina porta avanti un lavoro più capillare con i Latinoamericani. Ogni sabato prove di canto e momenti formativi. Ogni mese la celebrazione Eucaristica in lingua spagnola. Condivide nelle famiglie le feste tradizionali: le Novene dell’Assunta, Immacolata, Natale, Mesi Mariani… e soprattutto le loro sofferenze. Suor Antonietta condivide ogni domenica, con oltre un centinaio di donne ucraine, l’Eucaristia in Rito Greco Bizantino. Tutte siamo poi impegnate nella Catechesi, Suor Gabriella in Cattedrale le altre nella Parrocchia di San Nicolò e nella nostra Santo Stefano. Madre Maria Oliva scriveva: «Spero che il Signore dia la grazia anche a quelle che abiteranno la nostra Betlem dopo la mia morte di conservarla come una reliquia della comunità primitiva… custodite la vostra povertà in modo che a Sancta Dei Genitrix accorrano i pastori, cioè il popolino; come una volta, vengano spesso a battere alle vostre porte i poverelli, “i gesù”, che hanno preso questo dolce nome lì, quando Olga li serviva con tanto amore e con tanto fervore». Sorelle di Sancta Dei Genitrix Vita di Famiglia Impegno ecumenico Ogni anno la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un dolce richiamo che risveglia in noi l’ansia e il desiderio sempre crescente di ottenere dal Signore la riunione e la piena comunione di tutte le Chiese nell’unica Chiesa. Ci fa rivivere l’insegnamento sempre attuale della nostra Fondatrice, Madre M. Oliva del Corpo Mistico, la quale dalla fondazione fino al suo passaggio dalla terra al cielo ce lo riproponeva costantemente. La Madre infatti, ispirandosi alla preghiera di Gesù nell’ultima Cena, evidenziava che la prima sorgente dell’unità è lo Spirito Santo, Spirito di amore, e ci esortava ad invocarlo: «Domandiamo questo Spirito di amore: ne abbiamo bisogno. In questi difficili momenti della Chiesa c’è bisogno di questa Pentecoste comunitaria e individuale, perché è solo lo Spirito che produce un “cuor solo e un’anima sola”...» (Circolare in occasione dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, gennaio 1976, ultimo anno della sua vita). L’anno precedente, per la stessa occasione, scriveva: «... L’Ottavario è stato sempre un tempo forte della nostra vita; tuttavia la preghiera per l’unione dei cristiani e l’interesse per il movimento ecumenico non può essere limitato ad un ottavario: fanno parte del nostro spirito e della nostra vita contemplativa e apostolica». Per questo la Madre aprì nel maggio 1969 a Santa Maria in Via Lata una Comunità dedicata alla Vergine Mater unitatis con lo scopo preciso di sostenere con l’adorazione l’attività ecumenica della Chiesa cattolica. Da allora il nostro Centro eucaristico ecumenico e mariano di S. Maria in Via Lata non solo continua quotidianamente a pregare per questo fine, ma da circa trent’anni ha voluto realizzare nel cuore di Roma durante la Settimana di preghiera per l’unità una quasi visiva espressione di unità delle Chiese, organiz- zando la celebrazione della Divina Liturgia eucaristica nei vari riti orientali, con l’attiva partecipazione dei Pontifici Collegi di Roma. Anche quest’anno le celebrazioni nei riti Bizantino-ucraino, Greco, Siro-malankarese, Armeno, Siro-maronita, Bizantino-romeno ed Etiopico nella ricca varietà di gesti e preghiere, ci hanno fatto vivere e gustare già in seme quella che sarà, in un domani che speriamo prossimo, l’unità di tutti nell’unica Chiesa. Poeta cantore con gli strumenti liturgici del rito etiopico Papa Francesco ha definito la Settimana di preghiera «iniziativa spirituale, quanto mai preziosa, che coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni». Seguendo l’insegnamento della Fondatrice e l’esortazione di papa Francesco, «andiamo avanti su questa strada, pregando per l'unità dei cristiani, perché lo scandalo della divisione venga meno» e attraverso il nostro amore fraterno il mondo possa riconoscere l’Amore di Dio per tutti. Sorelle di Mater Unitatis-Roma 23 Fame di pane, fame di Dio Impegni apostolici della delegazione di Colombia-Ecuador A gennaio le Figlie della Chiesa della Delegazione Colombia–Ecuador ci siamo date appuntamento, presso la Comunità Regina Virginum di Tunja Boyacá per partecipare all’Incontro Intercomunitario, che ha avuto come scopo approfondire l’Esortazione Apostolica del Papa Francesco: “Evangelii Gaudium” in vista della elaborazione dei Progetti Pastorali delle Comunità. Seguendo gli orientamenti dell’ XI Capitolo Generale: Essere processione di Dio fra gli uomini, sono state focalizzate tre linee di impegno. Una prima priorità è la pastorale vocazionale e la formazione che è espressione della vita e della fecondità della Delegazione. Con tanta gioia nel cuore il 2 febbraio abbiamo accolto in noviziato, Nubia, mentre un piccolo gruppo di giovani in ricerca inizia un tempo di accompagnamento in vista del discernimento vocazionale, frutto anche del lavoro svolto nei diversi “semilleros”. Per sostenere in questo impegno soprattutto le giovani e le sorelle incaricate della formazione graduale e permanente, dal 20 febbraio al 20 marzo Sor Maria Santos, vicaria generale, visita le comunità della Delegazione per un momento di grazia e di scambio fraterno. Uguale impegno va alla pastorale sociale in cui ognuna delle nostre comu- nità è coinvolta. Sr Margarita Otalora ha illustrato il lavoro che sta compiendo all’interno dell’equipe di pastorale sociale della diocesi di Tunja, a favore dei più poveri nelle parrocchie di periferia. Un lavoro che arricchisce chi lo compie e che ci vede in prima linea non solo a Tunja ma anche a Bucaramanga, a Sant’Alberto e in dimensioni più ridotte in tutte le nostre comunità. Davvero i poveri ci evangelizzano con la loro povertà. Infine l’impegno per la catechesi. Il 16 febbraio abbiamo avuto la celebrazione d’invio del Catechista, nella Cattedrale di Santiago a Tunja. La celebrazione ha cercato di sensibilizzare la comunità cristiana sulla missione dei catechisti a servizio della fede e l’importanza della testimonianza dei genitori per la crescita cristiana dei propri figli e di tutta la comunità. La catechesi e la formazione dei catechisti è stata fin dall’inizio una priorità nella nostra Delegazione di Colombia. Oggi ci vede responsabili degli uffici catechistici diocesani di Tunja (Colombia) e Portoviejo (Ecuador) e coinvolte nel servizio quotidiano di catechesi a ogni livello in tutte le parrocchie ove siamo inserite. Sorelle di Colombia-Ecuador riunite a Tunja 24 Vita di Famiglia Il ministero della consolazione Nei mesi di gennaio e febbraio con la collaborazione dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Vicenza si è tenuto presso la nostra Casa Mater Amabilis un corso per la formazione dei laici al Ministero della Consolazione, cioè per poter sostenere le famiglie nel momento del lutto: pregare e far pregare, ad esempio, nella veglia di preghiera, alla chiusura della bara, nell’accompagnamento al cimitero, quando il sacerdote non può essere presente. In questi momenti delicati i familiari del defunto possono così avvertire il calore e l’affetto umano, oltre che spirituale, della Chiesa. Il corso è stato introdotto dal Direttore dell’Ufficio liturgico, che ha presentato il percorso da fare perché i laici si preparino a tale servizio, ricordando che la morte non è tanto un fatto personale, quanto sociale, familiare ed ecclesiale. Infatti la persona defunta non è esistita solo per i suoi cari; in quanto credente è stata figlia della comunità cristiana. Corso per laici a Mater Amabilis, Vicenza Nelle esequie dei suoi figli la Chiesa celebra il mistero pasquale di Cristo; perciò, celebrare le esequie cristiane significa celebrare Cristo e il suo mistero di morte e di risurrezione. Il Prefazio II della Messa dei defunti così si esprime: «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo». Una psicoterapeuta ha cercato di far capire quali sono i modi per poter accostare chi è nel lutto, sollecitando a non usare frasi fatte come: fatti coraggio, vedrai che tutto passa, il tuo caro ti è vicino più di prima... è meglio il silenzio di vicinanza. Non esistono gesti spe- Gesù Buon Samaritano soccorre l’umanità - Icona rumena. 25 ciali da compiere, ci sono però molti modi in cui si può essere davvero di sostegno a chi soffre: importante è saper ascoltare l’altro; e, quello che più conta, la presenza sincera e calorosa. Anche le lacrime condivise sono un dono prezioso. Un teologo ha parlato della vita eterna, ossia del nostro destino ultimo. Quando il cristiano cresce nella conoscenza del Signore Gesù Cristo, cresce anche nella conoscenza di Dio, delle cose, di sé e del proprio destino; allora la risposta ai vari interrogativi che la gente si pone: “che cosa c’è di là? cosa c’è dopo? che cosa c’è alla fine?” è una sola: dopo, c’è Gesù Cristo! Il futuro per un cristiano non è un’idea, è una Persona! Siamo chiamati ad essere uomini di speranza vera ed il nostro essere cristiani si misura non solo sulla domanda: “che cosa credi?” ma anche su quella: “che cosa speri?” Noi crediamo nella vita eterna, e speriamo l’incontro con Cristo. Infine un liturgista ha presentato il nuovo rituale preparato per le celebrazioni dei morti, presentando soprattutto alcune novità, come la velazione del volto del defunto e alcune nuove preghiere. Nella parabola del buon samaritano, ci ricorda Papa Francesco, “la persona sofferente viene affidata a un albergatore, affinché possa continuare a prendersi cura di lei, senza badare a spese. Ora, chi è questo albergatore? È la Chiesa, la comunità cristiana, siamo noi, ai quali ogni giorno il Signore Gesù affida coloro che sono afflitti, nel corpo e nello spirito, perché possiamo continuare a riversare su di loro, senza misura, tutta la sua misericordia e la salvezza”… (Udienza del 26 febbraio). Anche Giovanni Paolo II, nella Salvifici Doloris, presentava il buon samaritano come modello per chi è chiamato a esercitare il ministero della consolazione: “Buon samaritano è ogni uomo che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, qualunque essa sia. …Buon samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, l’uomo che si commuove per la disgrazia del prossimo. Tuttavia il buon samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per lui uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto nella sofferenza, di qualsiasi natura essa sia. Aiuto, in quanto possibile, efficace. …Buon samaritano è l’uomo capace di tale dono di sé” (n. 28). Suor Gilda De Grandis A MESTRE Per l’anniversario della morte della Serva di Dio suor Olga, il 6 aprile, alle ore 18,00 nella Chiesa di San Girolamo - presiederà la concelebrazione eucaristica il Patriarca di Venezia S. E. Mons. Francesco Moraglia. Tutti siamo invitati a partecipare per rendere grazie al Signore perché la Chiesa ha riconosciuto le sue virtù eroiche e l’ha dichiarata VENERABILE. 26 Hanno raggiunto la Casa del Padre Sr. Albina Segalla di S. Ignazio - 27.07.1931 – 6.01.2014 – Troviamo una testimone fedele della riconciliazione e dell’unità anche nella nostra Sorella Segalla Albina di S. Ignazio di Loyola che il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, è passata da questa vita all’eternità con un forte grido: Gesù!…Gesù!…Gesù!. Nell’Epifania i magi portano i doni: oro al Re, incenso a Dio e mirra all’uomo. È l’offerta che ogni uomo e ogni donna sono inviati a presentare a Dio con la loro vita. Così Suor Albina ha fatto dono di me stessa al Signore riconosciuto come unica Guida della sua vita. Ha offerto quotidianamente al suo Signore l’incenso della sua preghiera. Ha consegnato al Signore la mirra della sua umanità. Tutte le Sorelle sono concordi nel riconoscere in Albina una Sorella che amava l’Adorazione Eucaristica e portava avanti la sua missione con generosità e precisione. Sr. Angiolina Mazza della Vergine Fedele - 29.04.1933 – 23.01.2014 – Suor Angiolina ha raggiunto la Casa del Padre nel silenzio confermando lo stile che ha caratterizzato tutta la sua vita. Una vita trascorsa davanti all’Eucaristia, sempre pronta alla preghiera e al servizio degli ammalati, portando loro Gesù e la sua consolazione. "La mia vocazione è stato un magnifico pennello che il Signore ha usato per dipingere con sfumature e colori diversi". Così lei ha lasciato tra i suoi pochi scritti questo pensiero così profondo e gioioso. E come messaggio alle Sorelle scriveva ancora: "Guardando il Crocifisso, è lì che ci si forma per ottenere la forza e il coraggio in ogni momento della vita. Maria lo ottenga a tutte le Figlie della Chiesa". A POIANA MAGGIORE Domenica 1 giugno ore 11,00 a Poiana Maggiore (Vicenza)-paese natale di suor Olga, il Vescovo di Vicenza S. E. Mons. Beniamino Pizziol celebrerà una Santa Messa solenne in ringraziamento per la dichiarazione delle virtù eroiche della Serva di Dio Olga Gugelmo. Invitiamo quanti possono a unirsi per questo appuntamento importante. 27 Beati i costruttori di Pace La pace si costruisce! Aprite gli occhi a visioni di pace! Parlate un linguaggio di pace! Fate gesti di pace! Perché la pratica della pace porta alla pace. La pace si rivela e si offre a coloro che realizzano, giorno dopo giorno, tutte quelle forme di pace di cui sono capaci. Beato Papa Giovanni Paolo II A tutti gli uomini di buona volontà spetta il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio. Beato Papa Giovanni XXIII Clicca e naviga in: www.figliedellachiesa.org se vuoi scriverci: [email protected] Tipografia RiverPress Group - Roma