FIGLIE della CHIESA
Bollettino della Postulazione
Gennaio - Marzo 2014 N. 1
Sped. Abb. Post. D.L.353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 2 DCB Roma
Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa - Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma
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Sommario
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VITA DELLA CHIESA
Buona
Pasqua !
-
Parola del Papa
La gioia del Vangelo
La famiglie e la testimonianza
In ascolto con Maria
Consigliare i dubbiosi
Per il mattino di Pasqua
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10
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VITA DELL’ISTITUTO
Le Figlie della Chiesa
augurano a tutte le famiglie,
e agli amici
una gioiosa e santa Pasqua
nel Cristo Risorto.
-
Madre e figlia: Venerabili
Maddalena e la sua via
Ricarda e Liz: Figlie della Chiesa
Consacrazione Laicale: Ecclesia Mater
Per tutto e per sempre: solo grazie
«...e stu foco s’a d’appiccià !»
Una testimone esemplare
Impegno ecumenico
Fame di pane, fame di Dio
Il ministero della consolazione
Hanno raggiunto la Casa del Padre
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∑
Bollettino trimestrale della Postulazione
anno XXXIV n. 1 gennaio - marzo 2014
C/c postale n. 37701000 - C/c n. 39553003
Sped. Abb. post.D.L. 353/2003
(conv.in L.27/02/2004 n.46)
art.1.comma 2 DCB Roma
Autoriz. del Tribunale di Roma
n. 17815 del 5-10-1979
Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa
Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma
La Sacra Famiglia con l’uccellino.
Murillo- Museo del Prado - Madrid
Dir. Responsabile: Maria Teresa Sotgiu
Redazione: Elsa De Marchi, Maria Giampiccolo
La parola del papa
Care famiglie...
Voi lo sapete bene: la gioia vera che si gusta
nella famiglia non è qualcosa di superficiale,
non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… La gioia vera viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore,
e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme,
di sostenerci a vicenda nel cammino della vita.
Alla base di questo sentimento di gioia profonda
c’è la presenza di Dio, la presenza di Dio nella
famiglia, c’è il suo amore accogliente, misericordioso, rispettoso verso tutti. E soprattutto, un
amore paziente: la pazienza è una virtù di Dio
e ci insegna, in famiglia, ad avere questo amore
paziente, l’uno con l’altro. Avere pazienza tra di
noi.
Amore paziente. Solo Dio sa creare l’armonia
delle differenze. Se manca l’amore di Dio, anche
la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia della fede la comunica
spontaneamente, è sale della terra e luce del
mondo, è lievito per tutta la società.
Abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti!
Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua
benedizione, della sua misericordia, del suo perdono.
Di cuore
invoco
su ogni
famiglia
la benedizione
del Signore.
Care famiglie, vivete sempre con fede e semplicità, come la santa Famiglia di Nazaret. La
gioia e la pace del Signore siano sempre con voi!
Papa Francesco
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La gioia del Vangelo
Il titolo della prima Esortazione apostolica di Papa Francesco ne ricorda altre
due: la Gaudete in Domino (9 maggio 1975)
e la Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975),
ambedue di Paolo VI, che scriveva: «La
dolce e confortante gioia d’evangelizzare,
anche quando occorre seminare nelle lacrime» (E.N., n. 80). A queste parole fa
eco il testo di Papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!» (n. 83).
La Chiesa è chiamata ad annunciare la
gioia del Vangelo, corrispondendo così
alla sua natura missionaria. Il termine
“gioia” è uno dei più frequenti nel vocabolario di Papa Francesco. Il Papa afferma che la Chiesa non deve
preoccuparsi di fortificare i propri confini,
ma deve impegnarsi a cercare l’incontro e
il dialogo con l’uomo che comunicano la
gioia del Vangelo. Papa Francesco riprende la lettera per l’Anno delle Fede di
Benedetto XVI: «Oggi è necessario un più
convinto impegno ecclesiale a favore di
una nuova evangelizzazione per riscoprire
la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come
esperienza di un amore ricevuto e quando
viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia» (n. 7). La gioia del discepolo
ha un impatto diretto sulla società
e sulla vita sociale oltre che individuale.
Struttura e significato dell’Evangelii gaudium
Il testo dell’Esortazione è il frutto maturo
di una lunga riflessione che Jorge Mario Bergoglio porta avanti da molto tempo ed
esprime in maniera organica la sua visione
della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Il documento si apre con l’affermazione:
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«La nostra gioia in Dio è missionaria». Nella
II parte, si espone una visione della Chiesa
missionaria “Madre e Pastora”, una Chiesa
dalle porte aperte ma soprattutto dal cuore
aperto.
Da questo punto di partenza, nella III
parte, il Papa illustra alcune sfide del mondo
contemporaneo, legate soprattutto alla corruzione, all’esclusione, alle tentazioni attuali
che toccano chi è chiamato ad annunciare il
Vangelo: pessimismo e mondanità spirituale
innanzitutto.
Vita della Chiesa
Papa Francesco quindi passa direttamente
all’annuncio del Vangelo. In questa sezione
dell’Esortazione, la IV, emerge la priorità assoluta: l’annuncio del messaggio cristiano a
chiunque, in qualunque condizione si trovi.
Non sono le crepe esteriori della Chiesa a preoccupare il Papa, ma la mancanza di solidità
nell’annuncio del Vangelo.
La V parte dell’Esortazione è dedicata
alla dimensione sociale dell’evangelizzazione. Qui si sente forte l’eco della precedente esperienza pastorale di Papa
Bergoglio, sempre attento alle situazioni di
povertà, emarginazione… quella che lui
chiama la cultura dello scarto. La ricaduta
sociale della gioia del Vangelo, è l’antidoto
efficace a ogni forma di esclusione e corruzione.
Nella VI parte il Papa raccoglie le motivazioni spirituali per un rinnovato impulso
missionario:
– l’incontro personale con Cristo
– il gusto spirituale di essere popolo di Dio
– l’azione misteriosa dello Spirito del Risorto
– l’importanza dell’intercessione di Maria:
Maria è presentata come la Stella della
nuova evangelizzazione, vero dono del Signore al suo popolo in cammino. Per Papa
Francesco, Maria è sempre stata il riferimento per parlare della gioia cristiana, perché lei “disorientata, sconcertata e sorpresa”
dall’annuncio dell’angelo, non si è difesa
dalla “sorpresa”. In lei la “sorpresa” del Vangelo si unisce intimamente alla gioia.
Nel suo insieme, il documento comunica
una convinzione simile a quella espressa,
tempo fa, dal Card. Bergoglio: «Dobbiamo
condurre la fragilità del nostro popolo, verso
la gioia evangelica, che è la fonte della nostra forza».
Il vigoroso senso di appello e di stimolo è
ribadito da una serie di espressioni che
stanno al cuore dell’Esortazione e che hanno
un chiaro e forte tono esortativo:
w «Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario» (n. 80).
w «Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione» (n. 83).
w «Non lasciamoci rubare la speranza» (n. 86).
w «Non lasciamoci rubare la comunità» (n. 92).
w «Non lasciamoci rubare il Vangelo” (n. 97).
w «Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore
fraterno» (n. 101).
w «Non lasciamoci rubare la forza
missionaria» (n. 109).
P. Antonio Furioli mccj
PREGHIERA
Signore,
fa’ di me uno strumento della tua pace.
Dov’è l’odio, fa’ ch’io porti l’amore,
dov’è l’offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è la discordia, ch’io porti l’unione,
dov’è il dubbio, ch’io porti la fede,
dov’è l’errore, ch’io porti la verità,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce
dov’è la tristezza, ch’io porti la gioia.
Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto:
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Poiché: è donando che si riceve,
perdonando che si è perdonati,
morendo che si risuscita alla Vita.
S. Francesco d’Assisi
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La famiglia
“Testimonianza” è un
termine molto frequente nel
linguaggio ecclesiale di
questi tempi, particolarmente dopo il Convegno
Ecclesiale di Verona 2006,
dove la testimonianza è indicata come la via più opportuna e più adatta per
parlare di Cristo e di Vangelo nel nostro tempo e nell’impegno della Nuova
Evangelizzazione. D’altra
Paolo VI ne ha dato una
chiara motivazione nell’enciclica “Evangelii Nuntiandi”, quando scrive che
la gente di oggi accetta
molto più volentieri i testimoni che i maestri.
Testimone è colui che
può raccontare quello che
ha visto e ha sentito, ma
anche quello che sta vivendo, perché la testimonianza più autentica è
parte è quanto Gesù aveva
chiesto ai suoi discepoli:
“Come il Padre ha mandato me anch’io mando
voi. Mi sarete testimoni in
Gerusalemme, nella Giudea e fino ai confini della
terra” (Gv 15,27).
quella della vita.
Ora la famiglia cristiana, nata dall’amore e
dalla decisione dell’uomo e
della donna, santificata e
resa stabile nel sacramento,
così da poter superare fatica
e tentazione per realizzare
6
quel “per sempre” che è
l’eco della Parola di Dio
che incontriamo nel libro di
Geremia: “Ti ho amato di
un amore eterno” (31,3), ha
un largo spazio per dare testimonianza nella società di
oggi. Una società dove
tante insidie minacciano la
famiglia, come si vede dalle
separazioni e dai divorzi,
dal costume dilagante delle
convivenze che non danno
consistenza alla realizzazione di una famiglia ove i
coniugi vivono il loro impegno per tutta la vita e i figli
trovano quell’ambiente sereno e adatto alla loro formazione, come possono
sperimentare nella vita quotidiana dei loro genitori.
Qualche tempo fa la diocesi di Roma ha indicato
nelle sue scelte pastorali
l’educazione alla famiglia
cristiana e ricordo come ha
coniato una descrizione
semplice ma vera della sua
identità, con cinque caratteristiche: «unita, fedele,
aperta alla vita, solidale e
felice».
Mi sembra che possa essere una definizione comprensiva della famiglia
cristiana, esempio ed ispirazione per una società
aperta ai valori della solidarietà e di relazioni fraterne.
Vita della Chiesa
e la testimonianza
Unita: perché non nasce
da
una
consuetudine
umana, ma affonda la sua
radice nel disegno di Dio,
che crea l’uomo e la donna
a sua immagine, e l’immagine di Dio è la Trinità, Persone distinte talmente unite
nella sapienza e nell’azione
da essere una cosa sola. E
l’uomo non può separare
quello che Dio ha congiunto.
dizione nei figli, conforto
dagli amici e vera pace con
tutti”.
Tutto questo è possibile
ed è la bella realtà che incontriamo nelle nostre comunità parrocchiali o nel
giro delle nostre conoscenze ed amicizie e in
tempi di crisi come questo
che stiamo attraversando si
rivela fattore di stabilità e di
speranza.
festa che non finisce con i
fiori d’arancio ma, come la
vita del giusto, cresce e
giunge alla pienezza della
luce.
+ Diego Bona
Fedele: è la parola che la
Bibbia unisce sempre a
Dio, fedele nella promessa
e nel compimento, la roccia
salda su cui si può costruire
l’edificio della famiglia, capace di reggere all’urto del
tempo, della fatica e della
prova.
Aperta alla vita: cioè
aperta al futuro, animata
dalla speranza, fiduciosa
nella Provvidenza, capace
di dilatare lo spazio della
sua tenda quando la vita
batte alla porta.
Solidale: capace di condividere esperienze e problemi, di affiancare chi è
tentato di fermarsi per le
tante insidie del mondo di
oggi.
Felice: che è poi la benedizione finale del rito
delle nozze: “Abbiate bene-
Tutto questo ha bisogno
dell’aiuto dall’Alto, e non è
possibile alle sole forze dell’uomo e della donna, ma
invitare Gesù alle nozze,
Egli che è la gioia e l’incanto di tutte le cose, significa assicurarsi il vino della
«La bellezza
della vita
è amare
ed essere amati»
7
In ascolto con Maria
Nella liturgia quaresimale spesso risuona il verbo “ascoltare”, anzi è una
prerogativa tipica di questo Tempo liturgico che la Chiesa ci fa vivere ogni anno e
ogni anno scopriamo quanto è faticoso
mettere in pratica questo verbo.
Oggi viviamo continuamente immersi
nei rumori, provenienti da mezzi di vario
genere che fanno continuamente sperimentare una sorta di dispersione che
rende anonimi. Quante volte capita di
camminare, di viaggiare, di stare a tavola
come isole senza contatti... si sentono
suoni e parole senza mai un interlocutore. La Quaresima fa riprendere fiato invitandoci a sostare, a fermarci, pur
continuando a svolgere le mansioni di
sempre, per Ascoltare.
La conversione inizia con l'ascolto
della Parola di Dio a cui è intimamente
legato il Silenzio. Il silenzio è la condizione dell’ascolto.
8
Dalla Vergine Maria possiamo imparare a tacere per per metterci in sintonia con lo Spirito che parla in noi con
gemiti inesprimibili, per apprendere a
cogliere in ogni sussurro il passaggio di
Dio Padre; così come fece il profeta Elia
(IRe,19), così come Maria!
Secondo la Testimonianza dei Vangeli, ella è stata sostanzialmente donna
del silenzio; sono soltanto sette i momenti descrittivi dei suoi dialoghi: due
volte con l'angelo Gabriele (Lc 1,34ss),
due volte con Gesù in occasione del suo
ritrovamento nel tempio di Gerusalemme
(Lc 2,48) e alle nozze di Cana (Gv 2, 3),
(Gv 2,5), una volta nell’incontro con Elisabetta (Lc 1,40) e un’altra quando canta
il Magnificat (Lc 1,46-55).
Maria ha ascoltato e obbedito; in latino il termine ob-audire si collega bene ad
ascoltare; etimologicamente sarebbe
ascoltare davanti, stando in piedi. Difatti
obbediente è colui che ascolta e si sottomette, si consegna, in questo caso, alla
Parola.
Nel capitolo 6° del Deuteronomio Dio
comanda al popolo di Israele di ascoltare
la Sua Parola: “Ascolta, Israele: il Signore
è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu
amerai il Signore tuo Dio con tutto il
cuore, con tutta l’anima e con tutte le
forze. Questi precetti che oggi ti do, ti
siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi
figli, ne parlerai quando sarai seduto in
casa tua, quando camminerai per via,
quando ti coricherai e quando ti alzerai”.
Anche nel Nuovo Testamento Gesù pone
come fondamento della vita spirituale
l’ascolto della Parola di Dio: “Mia madre e
i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola
di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,19-21).
Vita della Chiesa
Maria conservava
queste cose nel suo cuore
La vita stessa di Gesù è la storia di
un'obbedienza, della consegna totale di sé
alla volontà del Padre attraverso il cammino della passione, della croce, della
morte ignominiosa, della risurrezione. I
discepoli che seguono il Signore devono
con-formarsi a Lui, assumere i suoi sentimenti, imparare ad ascoltare la Parola
quotidianamente come pane di cui lo spirito si nutre, sulle note del silenzio che dà
sapore e consistenza al nostro agire.
Il teologo protestante D. Bonhoeffer
amava ripetere:
«Tacciamo prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri sono già rivolti
verso la Parola, come un bambino tace,
quando entra nella stanza del padre.
Tacciamo dopo l’ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Tacciamo la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima parola, e
tacciamo prima di coricarci, perché l’ultima parola appartiene a Dio. Tacciamo
solo per amore della Parola, cioè proprio
non per disonorarla, ma per onorarla e riceverla come si deve».
Clara Caforio ef
«Aiutaci a custodire
l’attitudine all’ascolto,
grembo nel quale
la parola diventa feconda
e ci fa comprendere
che nulla
è impossibile a Dio»
Vergine del silenzio,
che ascolti la parola e la conservi,
donna del futuro, aprici il cammino.
Silenzio di chi vigila,
silenzio di chi attende,
silenzio di chi scopre una presenza.
Silenzio di chi dialoga,
silenzio di chi accoglie,
silenzio di chi vive in comunione.
Silenzio di chi prega,
silenzio di chi accoglie,
silenzio di chi è «uno» nel suo spirito.
Silenzio di chi è povero,
silenzio di chi è semplice,
silenzio di chi ama.
9
Le opere di misericordia spirituali
Consigliare i dubbiosi
In questo tempo liturgico così significativo per tutta la Chiesa mi sembra buono
riflettere sulle opere di misericordia spirituale che sono sempre attuali e degne di essere messe in pratica da ogni credente che
dall’ascolto del Vangelo sa trarre piste di riflessioni concrete. La Chiesa – attingendo
alla Bibbia, ma anche alla propria esperienza bimillenaria – riassume l'atteggiamento positivo verso chi è in difficoltà, con
due serie di opere di misericordia: quelle
corporali e quelle spirituali. Noi ci occuperemo delle seconde che sono:
Consigliare i dubbiosi.
Insegnare agli ignoranti.
Ammonire i peccatori.
Consolare gli afflitti.
Perdonare le offese.
Sopportare pazientemente le persone moleste.
Pregare Dio per i vivi e per i morti.
Partiamo dalla prima, premettendo la
necessità di porsi continuamente in un atteggiamento di ascolto e di frequentazione
della Parola di Dio, sia personale che comunitaria. I maestri sottolineano che: Credere non è aderire a una teoria, ma
incontrare una Persona, una persona che è
Gesù ed è per mezzo di Lui che noi possiamo avvicinare concretamente altri e celebrare la misericordia, la giustizia, l’amore
con gesti semplici ma veri, segni quotidiani
che dicono la nostra appartenenza al Signore, che rendiamo manifesto. Come? Da
come siamo e stiamo con gli altri: siamo
sale e luce, un pizzico di lievito che nella
farina lievita per diventare pane buono. Diciamo allora che le opere di misericordia
sia spirituale che corporali sono il ‘pane
buono’ di una volta, di cui si ha sempre desiderio e fame.
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Gesù ha detto: “Non chi dice: Signore,
Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi
fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21).
Una frase di cui gli apostoli hanno fatto tesoro: “Figlioli, non amiamo a parole né
con la lingua, ma coi fatti e nella verità”
(1Gv 3,18), come già raccomandava Giovanni ai primi cristiani. San Giacomo è ancora più esplicito nella richiesta: “Siate di
quelli che mettono in pratica la parola, non
soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi…
Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere
la fede ma non ha le opere? Forse che
quella fede può salvarlo?... Così anche la
fede: se non ha le opere, è morta in se
stessa”.
La prima sollecitazione che ci viene
data è: consigliare i dubbiosi … È evidente
che se non si è fondati e radicati nella Trinità Santissima è difficile rendere ragione
della propria fede; se la preghiera e la frequenza ai sacramenti risulta un’optional diventa altrettanto difficile mettere in atto
questa indicazione.
Vita della Chiesa
Viviamo in un contesto carico d’incertezze anche in materia di fede; il secolarismo rende sempre più esposti... Gesù
afferma che “come canne sbattute dal
vento alcuni si lasciano sviare da dottrine
varie” e il cosiddetto ‘pensiero liquido’
rende molte volte sospesi in una sorta di
leggerezza senza radici.
Come credenti siamo chiamati ad esprimere le nostre convinzioni sebbene la fede
non sia esente dal dubbio. Consigliare è
un’arte ed è uno dei doni dello Spirito
Santo; l’arte di consigliare è legata alla capacità di comprendere la situazione dell’altro e richiede contemporaneamente
rispetto e adesione alla realtà. Il realismo è
essenziale per indicare vie realmente percorribili dalla persona che chiede consiglio;
quindi non mete ideali, irraggiungibili, ma
aderenti alla persona e alla sua situazione
concreta.
Consigliare i dubbiosi è stato una delle
molteplici opere compiute da Gesù, il suo
stile costante è stato di spiegare, far riflettere, sollecitare senza moralismi e trattati; il
suo stile preferito è stato l’esempio, la semplicità e l’umiltà di cuore.
Da Lui impariamo a fare altrettanto,
perché più che di parole l’uomo oggi necessita di testimoni credibili, gente di fede,
uomini e donne capaci di amare e di usare
misericordia; dinanzi a tutto questo molte
volte si sciolgono dubbi e resistenze. Papa
Francesco, sottolinea inoltre che: “Nel cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci.
Se una persona dice che ha incontrato Dio
con certezza totale e non è sfiorata da un
margine di incertezza, allora non va bene...
perché Dio non si può inscatolare in
un'idea, in regole, in discorsi, ma lo si può
incontrare”. La Verità la si può incontrare
nella storia, a noi il compito di additare i
segni della Sua presenza.
Clara C.
Madre del buon Consiglio
«Preghiamo il Signore
che sia tanto buono con noi
da mandarci di continuo
i suoi consiglieri.
Essi sono numerosi,
a partire dal nostro Angelo Custode.
E poi,
così custoditi e rafforzati e corretti,
una volta sperimentata la bontà
del consiglio, sapremo consigliare
a nostra volta,
soprattutto coloro che vivono
il dubbio e l’incertezza».
11
Per il mattino di Pasqua
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
e mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: Pace !
David Maria Turoldo
12
Madre Maria Oliva e suor Olga
Madre e Figlia Venerabili
Il dono che il Santo Padre Francesco ha
fatto alla nostra Famiglia Religiosa dichiarando Venerabili la Fondatrice, M. Maria
Oliva Bonaldo del Corpo Mistico e la sua
“primogenita”, Olga Gugelmo della
Madre di Dio, è motivo di gioia e di ringraziamento per tutte le Comunità e le fraternità dei Figli della Chiesa sparse nel
mondo; un “punto di partenza”, più che di
arrivo, perché nel momento in cui la
Chiesa ce le addita come modelli autentici
di vita cristiana, ci sollecita a imitare il loro
fervore e la loro dedizione, anche con
l’aiuto della loro intercessione.
Proprio all’inizio dell’anno, la vigilia
dell’Epifania, il Cardinale Angelo Amato,
Prefetto della Congregazione delle Cause
dei Santi, con la consueta amabilità ha voluto presiedere l’Eucaristia di ringraziamento per questo evento e nell’omelia ci
ha rivolto parole incoraggianti, mostrandoci quanto sia preziosa la vita santa delle
nostre Sorelle.
Anzitutto ha notato che è una bella rarità la vicinanza di date tra i due decreti in
un unico Istituto:
“Per una provvidenziale coincidenza, le
due cause sono maturate nella stesso periodo, anche se, cronologicamente, il traguardo è stato tagliato prima dalla figlia
che dalla madre. Ma solo per una manciata di giorni. Le date infatti, sono, rispettivamente, il 31 ottobre e i19 dicembre
2013. È questo forse un indizio significativo che la santità non ammette privilegi.”.
“La nostra celebrazione -ha proseguitointende evidenziare un duplice dono:
quello che la Chiesa ha fatto alla sue figlie
predilette, le Figlie della Chiesa, e quello
che la vostra benemerita Congregazione
ha fatto alla Chiesa e al mondo con queste
due vostre Consorelle, esemplari nella fedeltà al Vangelo, nella testimonianza di
fede, di speranza e di carità, e nell'amore
incondizionato a Dio Trinità mediante i
voti di povertà, castità e obbedienza.
Esse si sono rivestite di luce e su di loro
brilla la gloria del Signore. …La loro offerta è stata ben accetta al Signore Gesù,
che le ha ricolmate di ogni benedizione”.
Considerando poi il mistero dell’Incarnazione, ha mostrato come esso sia all’origine di ogni santità:
“L'umanizzazione di Dio prelude e
promuove la nostra divinizzazione, che inizia già su questa terra con i doni della profonda intelligenza dei misteri divini.
L'uomo diventa così tenda del Dio vivente,
scelto prima della creazione del mondo a
essere santo e immacolato nella carità. Si
13
Madre Maria Oliva
del Corpo Mistico
tratta di una scelta fatta da Dio e non da
noi. È una scelta di grazia, che oltrepassa
ogni nostro merito. È una scelta, però, che
chiama e implica la nostra corrispondenza.
Così hanno fatto le nostre due sante Consorelle”.
Ci ha quindi esortato ad essere grate al
Santo Padre per l'onore fatto al nostro Istituto e ha affermato:
“Madre Oliva, fondatrice, e Suor Olga,
sua figlia spirituale, hanno scalato la santa
montagna. Entrambe ci ricordano che l'obbedienza al carisma di fondazione è una
via sicura per la felicità su questa terra e in
cielo”.
Focalizzando quindi la figura della
Fondatrice, ha detto:
“Come i patriarchi e i fondatori di comunità religiose, Madre Oliva risplende
per la sua sapienza e per la sua intelligenza
nel vedere e valutare cose, eventi e persone
14
alla luce della verità e della carità di Dio. I
suoi ammaestramenti sono incentrati sulla
carità”.
Ha citato l’autorevole testimonianza
data dal cardinale Agostino Mayer, che dichiarava di aver notato, negli incontri con
la Serva di Dio, lo spirito di preghiera, lo
zelo dell'adorazione Eucaristica, in cui trovava la sorgente della sua operosità e della
pace interiore; la pazienza ammirevole in
mezzo alle sofferenze. Lo avevano molto
colpito anche il profondo spirito ecclesiale,
la gioiosa fedeltà agli insegnamenti del
Magistero, la vivacità dottrinale di sapienza e di discernimento spirituale.
Il Cardinale Amato ha poi proseguito
la sua omelia presentando i tratti più significativi di Olga, formata dalla Fondatrice all’esigente scuola della santità ed ha
sottolineato come nella sua breve vita, di
appena trentatré anni, ella si sia dimostrata
oltremodo matura per la comunione con
Dio Trinità.
Anche per Olga ha citato l’importante
testimonianza del vescovo di Ischia, Mons.
Ernesto De Laurentis, che evocando con
un certo lirismo la sua figura la vedeva
come “un angelo di bontà”; un sacerdote
attesta che «la bontà del tratto, la dolcezza
delle parole, l'esempio delle virtù di lei
erano la calamita che attirava irresistibilmente le nostre fanciulle» (don Ernesto
Castagna); e don Luigi Dal Molin la vede
come «creatura luminosa, che ha il suo
posto nell'eroismo e nella santità».
Il Cardinale Prefetto ha riportato anche
il parere concorde di tutti i testimoni de
visu nel considerare Suor Olga “un'anima
santa, fatta di tenerezza senza fine verso
tutti, di semplicità, di umiltà, di dinami-
Suor Olga
della Madre di Dio
smo apostolico, vero modello di Figlia
della Chiesa, animata da un'obbedienza
assoluta, da una vita angelica e da un
atteggiamento ecclesiale di illimitata
bontà e misericordia”.
La testimonianza della Fondatrice è
certamente la più significativa, perché
mostra pienamente incarnato nella figlia primogenita l’ideale carismatico
che il Signore le aveva ispirato:
“Il Mistero della Chiesa, la preghiera della Chiesa, il Magistero della
Chiesa la entusiasmavano e tentava di
trasfondere il suo entusiasmo con l'apostolato eucaristico e l'animazione liturgica anche in ambienti refrattari. Per la
Chiesa ella spese tutte le sue energie, offrendo le sofferenze e la stessa vita.
Questo amore non era teorico, ma sommamente concreto, fatto di laboriosità,
studio, istruzione catechistica, trattenimenti spirituali, adorazione, servizio ai
poveri e agli ammalati. In ciò risplendeva la sua carità”.
A conclusione dell’omelia, il Card.
Amato ha voluto richiamarci alla responsabilità che la Chiesa Madre ci affida, attraverso il riconoscimento della
Venerabilità alle nostre Serve di Dio:
“Abbiamo sfogliato qualche pagina
dei voluminosi dossier che testimoniano le virtù eroiche delle vostre due
sante Consorelle. Ora spetta a voi far sì
che esse possano raggiungere la meta
della loro beatificazione. Per questo, occorre la vostra preghiera per chiedere la
loro intercessione per ottenere grazie
temporali e spirituali. Nel giardino della
Gerusalemme celeste i miracoli sono
numerosi come i fiori di campo a primavera. Bisogna solamente coglierli
mediante la preghiera. È questo il compito non solo degli addetti ai lavori,
della postulatrice o della Madre, ma di
tutte le Consorelle. La beatificazione e
la canonizzazione costituiscono una corona di gloria della vostra Congregazione. Madre Oliva e Suor Olga siano
le vostre compagne di viaggio in questa
meravigliosa avventura che è la vita
consacrata come Figlie della Chiesa. La
Chiesa questo si aspetta da voi”.
Maria Teresa Sotgiu
15
Maddalena e la sua via
Nei giorni dal 20 al 22 gennaio 2014, durante la grande Settimana di Preghiera per
l’Unità dei Cristiani, si sono svolte a Catona,
Arghillà e Reggio Calabria, vari incontri di approfondimento sul tema, La santità, dono spirituale da condividere con le altre chiese: Maddalena
e la sua via. La partecipazione dei fedeli è stata
vivace e interessata; varia, nelle espressioni di
appartenenza a gruppi e comunità. Lo scopo
comune era quello di sensibilizzare il popolo
di Dio al “problema” dell’Unità dei Cristiani;
tema, effettivamente, ancora poco sentito soprattutto nelle parrocchie. È stato molto importante far conoscere alla gente il Sussidio
proposto per la preghiera e il grande lavoro che
c’è dietro tale proposta; far entrare nell’ottica
che ciascuno di noi può fare qualcosa a tale
scopo e offrire la testimonianza di sr. Maddalena Volpato che ha offerto il massimo di sé,
cioè, la propria vita perché si adempisse il desiderio di Gesù: che tutti siano uno.
Tra le tante cose dette e ricordate insieme,
è stata significativa la testimonianza, trovata
viaggiando in internet, di una ragazza che si è
imbattuta nella figura di Maddalena. Eccola,
nella sua freschezza, vivacità e profondità.
Cosa c’entra con me?
“Negli anni dell’università, appena avevo
un momento libero, mi piaceva andare in
cerca delle chiese più insolite, per fermarmi a
riflettere e – perché non ammetterlo? – arricchire la mia collezione di santini. Non ricordo bene quando, ma avevo scoperto
l’esistenza, a due passi dal Duomo di Milano,
della chiesa di San Raffaele, dove l’Adorazione Eucaristica è vissuta quasi tutto il
giorno. Fermandomi a pregare là, avevo notato la presenza di alcune suore con abito
beige e velo bianco. Supponevo che fossero
claustrali, anche se non stavano dietro nessuna grata, o che fossero in ogni caso delle
contemplative, quindi non mi sono presa la
briga di disturbarle, benché fossi curiosa di sa-
16
pere a quale Congregazione o Istituto appartenessero.
Un giorno ho notato, appoggiate sulla
mensola, dove le suore lasciano dei sussidi
per la preghiera personale, alcune immaginette che ritraevano la Serva di Dio. Il mio interesse per gli esempi, comprovati o ipotetici,
di santità giovanile, ha fatto sì che dalla mensola una di esse finisse nel mio zaino.
Alcuni anni dopo, mi sono fatta coraggio
e ho interpellato una delle suore, perché volevo sapere qualcosa di più su di loro e sulla
loro Fondatrice, la Serva di Dio madre Maria
Oliva Bonaldo del Corpo Mistico. In quell’occasione, la buona religiosa, dopo avermi
scambiato per una liceale che stava bigiando
la scuola (ma quali studenti o studentesse, mi
domando, saltano le lezioni per adorare Gesù
nel Santissimo Sacramento?) mi ha procurato
tante immagini e alcuni opuscoli, fra i quali
un libretto rosso, scritto proprio da madre Bonaldo, intitolato Maddalena.
Lo stile adoperato mi ha in breve persuasa
della sincerità con cui la giovane novizia ha
offerto la sua vita, non solo nel gesto eroico,
ma anche negli anni difficili del secondo conflitto mondiale. Lo zelo con cui si diede uno
scrupolosissimo programma di vita, inoltre,
me l’ha resa particolarmente vicina, sebbene
io abbia appena abbozzato una sorta di Regola personale.
La sua, però, non è una vicenda strappalacrime: basti vedere l’ironia con cui lei stessa
si esprimeva con le suore che venivano a trovarla, che mi ha spiazzato non poco.
La preghiera per l’unità dei cristiani non è,
ammetto con dispiacere, una delle mie prime
intenzioni ma, grazie alle Figlie della Chiesa,
ho iniziato a interiorizzarla. Frequentandole
e leggendo la cospicua mole di pubblicazioni
che mi erano state regalate, sono rimasta sorpresa da come la loro Congregazione, pur essendo stata fondata appena settant’anni fa,
abbia ben tre figure avviate verso gli altari e
Vita di Famiglia
una piccola Testimone: da una parte, le già citate madre Bonaldo e Maddalena, a cui si aggiunge suor Olga Gugelmo della Madre di
Dio, una delle prime consacrate; dall’altra, la
dodicenne aspirante Emma Moser, che la
Fondatrice ricordò in un profilo biografico
perché donò la sua esistenza per il buon esito
del Concilio Vaticano II.
Prima di partire per la GMG 2011, la mia
conoscenza dei fatti è stata arricchita dal
dono di una biografia fresca di stampa, che
spero abbia una diffusione ampia al pari di
quella che, stando al sito ufficiale delle suore,
ha avuto il primo volumetto.
Il tratto più spiccato della vita di questa
giovane religiosa è senza dubbio l’obbedienza. Come Gesù, che “imparò l’obbedienza da ciò che patì” (cfr. Eb 5, 8), anche
lei fu attenta a osservare, quanto apprendeva
dalla viva voce di madre Maria Oliva. Lo tradusse in un elenco di ben ottantacinque
punti, che, come i dieci comandamenti, si
possono riassumere nell’amore. Da lì è partita in un crescendo di accettazione, che ha
toccato il suo apice quando ha accolto l’in-
vito della Fondatrice.
Le testimonianze raccolte dimostrano
che Maddalena non si è mai tirata indietro,
durante tutta la sua malattia. Una volta, ad
esempio, dichiarò a una consorella: “Soffro
tanto, ma non mi tiro indietro. Non ho mai
detto no a Gesù”. Dopo aver udito il commento di un’altra, che volle metterla alla
prova suggerendole di non lamentarsi e di
chiedere invece la salvezza delle anime,
chiarì, appena la suora fu uscita dalla sua camera “Quando ho i dolori acuti, non ho che
la forza di dire: ahi! Sono però già d’accordo
con Gesù che a ogni lamento lui mi deve
dare un’anima”.
Mi rincresce tantissimo vedere che, rispetto a quella di altri personaggi più noti,
l’offerta di Maddalena per l’unità, passi
quasi in secondo piano. D’altronde, io stessa
non avrei mai saputo di lei se il Signore, facendo leva sulla mia curiosità, non mi avesse
suggerito di prendere
«quel santino un pomeriggio
di alcuni anni fa».
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17
Ricarda e Liz
Figlie della Chiesa
S
olo a diciassette anni sono venuta a sapere
che esistevano le suore, che pregavano e si dedicavano al servizio del Signore, e anch’io
avrei voluto essere come loro. Intanto ho ripreso a studiare frequentando una scuola di
ricupero tenuta da suore e terminai il baccellierato. Così ebbi modo di conoscere di più
Gesù e di ricevere ogni volta che potevo la
Comunione, finché sono riuscita a partecipare ogni giorno all’Eucaristia.
Tramite un sacerdote, ho poi conosciuto una
suora delle Figlie della Chiesa, ben dedicata
al servizio del Signore, che mi accompagnò
nel discernimento della mia vocazione. Qualche anno fa partecipai all’incontro di pastorale vocazionale “Vieni e vedi” organizzato
nella comunità delle Figlie della Chiesa di
Cochabamba; e dopo aver visto come vivevano le sorelle, mi fermai per formarmi nel
carisma di Madre Maria Oliva Bonaldo.
Oggi ringrazio la mia famiglia e le Figlie
della Chiesa che mi hanno accolto: voglio
consacrarmi al Signore da vera Figlia della
Chiesa, consegnando la mia vita a Lui, sicura
che la Vergine Maria intercede perché io
possa rispondere generosamente al dono del
Signore e testimoniare con la mia vita che
“Dio esiste ed è Amore”.
Ricarda Condori Sancari - Bolivia
S
ono la seconda di quattro fratelli, ho vissuto fino a diciannove anni nella mia città di
Jequié (terra del sole), dove si sente il calore
dell'amore di Dio. Sin da piccola i miei genitori mi hanno insegnato ad amare Dio ed
avere un affetto speciale per nostra signora di
Guadalupe, a pregare ed essere fedele ai momenti di preghiera, con la parola di Dio e meditando i misteri del Rosario.
Nella mia comunità ho fatto l’esperienza di
essere "famiglia di Dio" anche con altri
gruppi: Legione di Maria, Cebs, RCC e
gruppo dei chierichetti. Loro hanno fatto
parte del mio cammino vocazionale. Lasciandomi sedurre dal Signore a poco a poco
Lui ha conquistato il mio cuore.
Ho incontrato le Suore Figlie della Chiesa
quando avevo 13 anni, tramite il mio direttore spirituale; ho conosciuto il loro carisma
e subito sono stata attirata dall’amore verso
l’Eucaristia e dalla spiritualità liturgica.
Dopo questa esperienza ho deciso di essere
una figlia della Chiesa, disposta a "conoscere,
amare e testimoniare la Chiesa per farla conoscere e amare".
Voglio continuare il mio cammino di consacrazione nella Famiglia religiosa delle Figlie
della Chiesa, abbandonata nelle mani del Signore, fedele al mio sì e al suo progetto di
amore.
Liz Oliveira Pereira - Brasile
18
Vita di Famiglia
Consacrazione laicale Ecclesia Mater
allinterno dellAssociazione dei Figli della Chiesa
Noi Laiche consacrate Ecclesia Mater, legate allo stesso carisma delle suore Figlie
della Chiesa all'interno dell'Associazione dei
fedeli “Figli della Chiesa” siamo in 11 provenienti da Spagna, Bolivia e Italia. Come
laiche consacrate, seguendo lo Statuto dei
Figli della Chiesa, viviamo il carisma con
una nostra Regola di vita, cercando di esprimere la maternità della Chiesa come fermento di vita evangelica nel mondo. La
nostra specialità dentro l’unica Famiglia è la
fraternità, così come per le suore è la comunità.
Come consacrate, siamo chiamate ad incarnare nel mondo l'Amore di Cristo e la maternità della Chiesa come sale, luce e lievito.
r E il Verbo si fece carne e venne ad abitare
in mezzo a noi;
r Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma
che li custodisca dal maligno;
r Voi siete il sale della terra...Voi siete la
luce del mondo.
Risuonano come particolarmente dette a
noi le parole della preghiera sacerdotale di
Gesù: essere nel mondo, per il mondo.
Mondo è la parola-chiave per comprendere
la nostra vocazione di consacrate nella Chiesa, perché siamo
chiamate a collaborare per la
santificazione del mondo, lavorando dal di dentro, come fermento.
La vita consacrata, che può
essere vissuta con modalità diverse, è sempre chiamata a vivere un amore radicale. Noi lo
viviamo nel mondo senza che
nulla di esterno ci distingua
dagli altri, attraverso la professione privata dei consigli evangelici:
povertà, castità e obbedienza e
avendo come obiettivo: ordinare
secondo Dio le realtà temporali.
Mosse dallo Spirito Santo abbiamo accolto la chiamata di Dio Padre a consacrarGli la vita, seguendo le orme del Figlio, che
per 30 anni ha vissuto la sua completa adesione alla volontà del Padre lavorando e vivendo come l’uomo del suo tempo. Come
discepole di Cristo, ci impegniamo a seguire
nella nostra vita di apostolato le direttive
della Chiesa e del nostro Vescovo. La “Figlia
della Chiesa secolare”, qualunque sia il suo
campo di lavoro, lì è Chiesa, cercando di essere nel mondo, per il mondo, con il mondo,
un invito gioioso e un annuncio coerente di
Gesù e del suo Vangelo.
Aspiriamo a vivere la nostra secolarità
consacrata nella Chiesa Madre sull'esempio
di Maria, che con il suo Sì coraggioso e
umile, ha reso possibile l'Incarnazione del
Verbo.
Certe che lo Spirito Santo continua a
chiamare persone a donarsi a Dio, dove e
come vuole, ringraziamo per il dono che abbiamo ricevuto di appartenere a quest'Associazione e di essere e sentirci sempre più Figli
della Chiesa.
Mara Rustioni
19
«Per tutto e per sempre!»
solo « grazie »
È il canto che con gioia i giovani di Ischia
hanno intonato nella celebrazione eucaristica
conclusiva dei tre giorni di Esercizi Spirituali.
Infatti, dal 2 al 5 Gennaio scorsi, abbiamo
partecipato con una sessantina di loro, all’esperienza forte dell’incontro con il Signore
nel silenzio, nella preghiera, nella condivisione. Il luogo che ci ha accolti è stato il Centro Giovanni Paolo II di Loreto, dove le
giornate sono state scandite dalle meditazioni
proposte dal parroco, don Carlo Candido e
da momenti davvero intensi di scambio delle
emozioni vissute.
A Ischia noi Figlie della Chiesa siamo inserite nella programmazione della Pastorale
Giovanile della Diocesi che prevede mensilmente; week-end vocazionali; e favorite da
questa collaborazione abbiamo avuto l’opportunità di affiancarci al cammino di questi
ragazzi. Con loro abbiamo fatto esperienza
di come il Signore entra nei cuori e con
amore li conduce alla gioia vera, quella gioia
profonda che nessuna cosa al mondo può
mai rapire, perché fondata sulla salda roccia
della Sua fedeltà.
È stato un vero dono poter camminare
assieme a questi giovani che sono stati per
noi esempio di grande disponibilità, gene-
rosità e fede. Due momenti sono stati particolarmente intensi: la veglia davanti al
crocifisso e l’ora di preghiera nella santa
casa, sotto lo sguardo premuroso e materno
di Maria.
Durante la veglia, il gesto più toccante
è stato la consegna delle proprie paure, fatiche, difficoltà, problemi, peccati, ai piedi
del crocifisso, davanti al quale ciascuno si
inginocchiava e rimaneva in dialogo silenzioso. A questo gesto ha fatto seguito il
segno del profumo col quale don Carlo ha
segnato il giovane a lui più vicino con le parole: “Ricevi il profumo di Cristo”, e che
poi ciascuno ha donato al suo vicino ungendo le mani: tutta la cappella si è riempita del profumo del nardo!
La preghiera nella Santa Casa ha segnato il momento culmine dell’intensa
esperienza. Preceduta dalla recita del rosario, il tempo trascorso nel suggestivo luogo,
che ricorda l’eccomi che ha dato inizio alla
nostra salvezza, è stato scandito da alcune
sollecitazioni del nostro papa Francesco e
alcune significative invocazioni a Maria, la
Madre nostra.
Particolarmente forte è stata la testimonianza di una coppia di sposi, Paolo e Francesca, che a Loreto e in occasione degli
Esercizi Spirituali, hanno iniziato un cammino che prima personalmente e poi come
coppia li ha condotti a scelte forti e coraggiose proprio nella fedeltà a quell’Eccomi
pronunciato ai piedi della Madonna di Loreto.
Grazie è davvero la parola semplice e
completa che racchiude ogni nostro sentimento e con la quale sale a Dio ogni nostra lode per tutto quello che ha voluto
donare a noi e a questi giovani.
Marta e Anna ef
20
Vita di Famiglia
« ...e stu foco s’a d’appiccià !»
Il 22 gennaio la Comunità delle Figlie
della Chiesa di Ischia unitamente alla Fraternità dei laici hanno lodato Dio con una Solenne
Celebrazione
Eucaristica
di
ringraziamento per la dichiarazione delle
virtù eroiche di Madre Maria Oliva Bonaldo
e della sua “prima figlia” Suor Olga Gugelmo
della Madre di Dio, ora Venerabili.
Il Vescovo Mons. Pietro Lagnese ha voluto presiedere la santa Messa concelebrata
dal Parroco don Carlo Candido e partecipata
da tutta la comunità parrocchiale, che si è
stretta attorno alle Figlie della Chiesa per festeggiare l’importante evento.
Nell’omelia Mons. Vescovo ha presentato
con straordinaria sensibilità la figura di
Madre Maria Oliva e di Suor Olga, legate entrambe alla storia della Chiesa Ischitana, auspicando che proprio nella nostra diocesi
possa “compiersi il miracolo di una Chiesa
con un cuore che batta all’unisono… animato
dello stesso spirito che guidò la loro vita.
ebbe avvio proprio ad Ischia la quarta comunità della nascente Congregazione delle Figlie della Chiesa, dove si distinse Suor Olga,
anche lei tutta protesa verso la salvezza delle
anime.
La festa si è conclusa con un piccolo rinfresco che ha visto il Vescovo intrattenersi con
le religiose e i fedeli con la cordialità che da
sempre lo accompagna.
Ringraziamo Dio per il dono alla Chiesa
di queste due nuove Venerabili e preghiamo
perché all’iter delle loro rispettive Cause
possa presto aggiungersi il “segno dall’alto”,
ossia il miracolo richiesto per la beatificazione. Per Suor Olga, magari proprio qui ad
Ischia, dove è vissuta nel lontano 1941-1942,
ma “appicciando” un fuoco che non può spegnersi, il fuoco missionario del suo amore a
Gesù, a Maria, ai giovani, ai poveri, a tutti.
Assunta Imparato,
dell’Associazione “Figli della Chiesa”
I fedeli hanno potuto conoscere della bocca del nostro Pastore la spiritualità della
Fondatrice; da quel “Capii
Gesù…” del 1913, quando cogliendo il Mistero di Cristo e
della Chiesa, giunse alla certezza che dove c’è amore autentico per Gesù c’è amore per la
Chiesa, sposa del Signore.
Mons. Vescovo si è pure soffermato sull’epistolario di Madre
Maria Oliva al nostro don Ciro
Scotti, suo vero fratello
d’anima. Grazie a lui, allora vicario generale della Diocesi,
21
Una testimone esemplare
La diocesi di Treviso ha preparato un sussidio che ha per titolo “Radicati nel Battesimo”, Ritiri Spirituali per i sacerdoti
nell’Anno Pastorale 2013-2014 e in ogni ritiro viene presentato un testimone.
Con nostra grande gioia e sorpresa abbiamo scoperto che il terzo ritiro ha per titolo: “Una testimone esemplare: Madre Oliva
Bonaldo”.
Dopo il profilo personale della Fondatrice
vi sono alcuni scritti sul Battesimo, sulla chiamata universale alla santità, il tutto in sei facciate, piene di affascinante bellezza. Tutte
sappiamo quanto Madre Oliva amasse i Sacerdoti, ora è nelle loro mani, parla al loro
cuore, accanto a: San Pio X, Beato Giuseppe
Toniolo, padre Bernardo Sartori… Il Ritiro
Spirituale prevede anche un tempo di adorazione e tra le varie invocazioni hanno scelto
come preghiera corale l’Inno che Madre M.
Oliva ha composto in occasione del Congresso Eucaristico di Nicotera: «Fratelli, fratelli, venite/ da case vicine e lontane/le
mense divise riunite/nell’unica mensa del
Pane!... Dal cuore alle periferie».
Sì, anche la nostra comunità, che era per
la Fondatrice “la nostra Betlem”… ha le sue
Sancta Dei Genitrix: “la nostra Betlem”.
22
periferie. I primi sono i “gesù” che continuano a bussare ogni giorno per trovare pane
e cuori capaci di ascolto, di accoglienza, di
un sorriso. Quanti “gesù” oggi? (15-20-25).
E poi gli immigrati: Suor Lidia accompagna
il cammino di fede dei fratelli di lingua inglese che ogni mese celebrano l’Eucaristia e
si ritrovano con grande gioia a condividere:
fatiche, amicizia e speranza. Suor Giustina
porta avanti un lavoro più capillare con i Latinoamericani. Ogni sabato prove di canto e
momenti formativi. Ogni mese la celebrazione Eucaristica in lingua spagnola. Condivide nelle famiglie le feste tradizionali: le
Novene dell’Assunta, Immacolata, Natale,
Mesi Mariani… e soprattutto le loro sofferenze. Suor Antonietta condivide ogni domenica, con oltre un centinaio di donne
ucraine, l’Eucaristia in Rito Greco Bizantino.
Tutte siamo poi impegnate nella Catechesi, Suor Gabriella in Cattedrale le altre
nella Parrocchia di San Nicolò e nella nostra
Santo Stefano.
Madre Maria Oliva scriveva: «Spero che
il Signore dia la grazia anche a quelle che
abiteranno la nostra Betlem dopo la mia
morte di conservarla come una reliquia della
comunità primitiva… custodite la vostra
povertà in modo che a Sancta Dei Genitrix accorrano i pastori, cioè il popolino;
come una volta, vengano spesso a battere alle vostre porte i poverelli, “i gesù”,
che hanno preso questo dolce nome lì,
quando Olga li serviva con tanto amore
e con tanto fervore».
Sorelle di Sancta Dei Genitrix
Vita di Famiglia
Impegno ecumenico
Ogni anno la Settimana di preghiera per
l’unità dei cristiani è un dolce richiamo che risveglia in noi l’ansia e il desiderio sempre crescente di ottenere dal Signore la riunione e la
piena comunione di tutte le Chiese nell’unica
Chiesa. Ci fa rivivere l’insegnamento sempre
attuale della nostra Fondatrice, Madre M.
Oliva del Corpo Mistico, la quale dalla fondazione fino al suo passaggio dalla terra al cielo
ce lo riproponeva costantemente.
La Madre infatti, ispirandosi alla preghiera di Gesù nell’ultima Cena, evidenziava
che la prima sorgente dell’unità è lo Spirito
Santo, Spirito di amore, e ci esortava ad invocarlo: «Domandiamo questo Spirito di
amore: ne abbiamo bisogno. In questi difficili momenti della Chiesa c’è bisogno di questa Pentecoste comunitaria e individuale,
perché è solo lo Spirito che produce un “cuor
solo e un’anima sola”...» (Circolare in occasione dell’ottavario di preghiera per l’unità
dei cristiani, gennaio 1976, ultimo anno della
sua vita).
L’anno precedente, per la stessa occasione, scriveva: «... L’Ottavario è stato sempre un tempo forte della nostra vita; tuttavia
la preghiera per l’unione dei cristiani e l’interesse per il movimento ecumenico non può
essere limitato ad un ottavario: fanno parte
del nostro spirito e della nostra vita contemplativa e apostolica».
Per questo la Madre aprì nel maggio 1969
a Santa Maria in Via Lata una Comunità dedicata alla Vergine Mater unitatis con lo
scopo preciso di sostenere con l’adorazione
l’attività ecumenica della Chiesa cattolica.
Da allora il nostro Centro eucaristico ecumenico e mariano di S. Maria in Via Lata non
solo continua quotidianamente a pregare per
questo fine, ma da circa trent’anni ha voluto
realizzare nel cuore di Roma durante la Settimana di preghiera per l’unità una quasi visiva
espressione di unità delle Chiese, organiz-
zando la celebrazione della Divina Liturgia
eucaristica nei vari riti orientali, con l’attiva
partecipazione dei Pontifici Collegi di Roma.
Anche quest’anno le celebrazioni nei riti
Bizantino-ucraino, Greco, Siro-malankarese,
Armeno, Siro-maronita, Bizantino-romeno
ed Etiopico nella ricca varietà di gesti e preghiere, ci hanno fatto vivere e gustare già in
seme quella che sarà, in un domani che speriamo prossimo, l’unità di tutti nell’unica
Chiesa.
Poeta
cantore
con gli
strumenti
liturgici
del rito
etiopico
Papa Francesco ha definito la Settimana di
preghiera «iniziativa spirituale, quanto mai preziosa, che coinvolge le comunità cristiane da più di
cento anni». Seguendo l’insegnamento della
Fondatrice e l’esortazione di papa Francesco,
«andiamo avanti su questa strada, pregando
per l'unità dei cristiani, perché lo scandalo
della divisione venga meno» e attraverso il
nostro amore fraterno il mondo possa riconoscere l’Amore di Dio per tutti.
Sorelle di Mater Unitatis-Roma
23
Fame di pane, fame di Dio
Impegni apostolici
della delegazione
di Colombia-Ecuador
A gennaio le Figlie della
Chiesa della Delegazione
Colombia–Ecuador ci siamo
date appuntamento, presso la
Comunità Regina Virginum
di Tunja Boyacá per partecipare all’Incontro Intercomunitario, che ha avuto come
scopo approfondire l’Esortazione Apostolica del Papa
Francesco: “Evangelii Gaudium” in vista della elaborazione dei Progetti Pastorali
delle Comunità. Seguendo
gli orientamenti dell’ XI Capitolo Generale: Essere processione di Dio fra gli uomini, sono
state focalizzate tre linee di
impegno. Una prima priorità
è la pastorale vocazionale e
la formazione che è espressione della vita e della fecondità della Delegazione. Con
tanta gioia nel cuore il 2 febbraio abbiamo accolto in noviziato, Nubia, mentre un
piccolo gruppo di giovani in
ricerca inizia un tempo di accompagnamento in vista del
discernimento vocazionale,
frutto anche del lavoro svolto
nei diversi “semilleros”.
Per sostenere in questo
impegno soprattutto le giovani e le sorelle incaricate
della formazione graduale e
permanente, dal 20 febbraio
al 20 marzo Sor Maria Santos, vicaria generale, visita le
comunità della Delegazione
per un momento di grazia e
di scambio fraterno.
Uguale impegno va alla
pastorale sociale in cui
ognuna delle nostre comu-
nità è coinvolta. Sr Margarita
Otalora ha illustrato il lavoro
che sta compiendo all’interno dell’equipe di pastorale
sociale della diocesi di Tunja,
a favore dei più poveri nelle
parrocchie di periferia. Un lavoro che arricchisce chi lo
compie e che ci vede in prima
linea non solo a Tunja ma
anche a Bucaramanga, a
Sant’Alberto e in dimensioni
più ridotte in tutte le nostre
comunità. Davvero i poveri ci
evangelizzano con la loro povertà.
Infine l’impegno per la
catechesi. Il 16 febbraio abbiamo avuto la celebrazione
d’invio del Catechista, nella
Cattedrale di Santiago a
Tunja. La celebrazione ha
cercato di sensibilizzare la
comunità cristiana sulla missione dei catechisti a servizio
della fede e l’importanza
della testimonianza dei genitori per la crescita cristiana
dei propri figli e di tutta la comunità. La catechesi e la formazione dei catechisti è stata
fin dall’inizio una priorità
nella nostra Delegazione di
Colombia. Oggi ci vede responsabili degli uffici catechistici diocesani di Tunja
(Colombia) e Portoviejo
(Ecuador) e coinvolte nel servizio quotidiano di catechesi
a ogni livello in tutte le parrocchie ove siamo inserite.
Sorelle di Colombia-Ecuador
riunite a Tunja
24
Vita di Famiglia
Il ministero della consolazione
Nei mesi di gennaio e febbraio con la collaborazione dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Vicenza si è tenuto presso la nostra
Casa Mater Amabilis un corso per la formazione dei laici al Ministero della Consolazione, cioè per poter sostenere le famiglie nel
momento del lutto: pregare e far pregare, ad
esempio, nella veglia di preghiera, alla chiusura della bara, nell’accompagnamento al cimitero, quando il sacerdote non può essere
presente. In questi momenti delicati i familiari del defunto possono così avvertire il calore e l’affetto umano, oltre che spirituale,
della Chiesa.
Il corso è stato introdotto dal Direttore
dell’Ufficio liturgico, che ha presentato il percorso da fare perché i laici si preparino a tale
servizio, ricordando che la morte non è tanto
un fatto personale, quanto sociale, familiare
ed ecclesiale. Infatti la persona defunta non è
esistita solo per i suoi cari; in quanto credente
è stata figlia della comunità cristiana.
Corso per laici
a Mater Amabilis, Vicenza
Nelle esequie dei suoi figli la Chiesa celebra il mistero pasquale di Cristo; perciò, celebrare le esequie cristiane significa celebrare
Cristo e il suo mistero di morte e di risurrezione. Il Prefazio II della Messa dei defunti
così si esprime: «Se ci rattrista la certezza di
dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e
mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione
eterna nel cielo».
Una psicoterapeuta ha cercato di far capire quali sono i modi per poter accostare chi
è nel lutto, sollecitando a non usare frasi fatte
come: fatti coraggio, vedrai che tutto passa, il
tuo caro ti è vicino più di prima... è meglio il
silenzio di vicinanza. Non esistono gesti spe-
Gesù Buon Samaritano soccorre l’umanità - Icona rumena.
25
ciali da compiere, ci sono però molti modi in
cui si può essere davvero di sostegno a chi
soffre: importante è saper ascoltare l’altro; e,
quello che più conta, la presenza sincera e
calorosa. Anche le lacrime condivise sono un
dono prezioso.
Un teologo ha parlato della vita eterna,
ossia del nostro destino ultimo. Quando il
cristiano cresce nella conoscenza del Signore
Gesù Cristo, cresce anche nella conoscenza
di Dio, delle cose, di sé e del proprio destino;
allora la risposta ai vari interrogativi che la
gente si pone: “che cosa c’è di là? cosa c’è
dopo? che cosa c’è alla fine?” è una sola:
dopo, c’è Gesù Cristo! Il futuro per un cristiano non è un’idea, è una Persona! Siamo
chiamati ad essere uomini di speranza vera
ed il nostro essere cristiani si misura non solo
sulla domanda: “che cosa credi?” ma anche
su quella: “che cosa speri?”
Noi crediamo nella vita eterna, e speriamo l’incontro con Cristo.
Infine un liturgista ha presentato il nuovo
rituale preparato per le celebrazioni dei
morti, presentando soprattutto alcune novità, come la velazione del volto del defunto
e alcune nuove preghiere.
Nella parabola del buon samaritano, ci ricorda Papa Francesco, “la persona sofferente
viene affidata a un albergatore, affinché
possa continuare a prendersi cura di lei,
senza badare a spese. Ora, chi è questo albergatore? È la Chiesa, la comunità cristiana,
siamo noi, ai quali ogni giorno il Signore
Gesù affida coloro che sono afflitti, nel corpo
e nello spirito, perché possiamo continuare a
riversare su di loro, senza misura, tutta la sua
misericordia e la salvezza”… (Udienza del
26 febbraio).
Anche Giovanni Paolo II, nella Salvifici
Doloris, presentava il buon samaritano come
modello per chi è chiamato a esercitare il ministero della consolazione: “Buon samaritano è ogni uomo che si ferma accanto alla
sofferenza di un altro uomo, qualunque essa
sia. …Buon samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, l’uomo che si commuove per la disgrazia del prossimo.
Tuttavia il buon samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per
lui uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto nella sofferenza, di qualsiasi natura essa sia. Aiuto, in quanto possibile,
efficace. …Buon samaritano è l’uomo capace di tale dono di sé” (n. 28).
Suor Gilda De Grandis
A MESTRE
Per l’anniversario della morte della Serva di Dio suor Olga, il 6
aprile, alle ore 18,00 nella Chiesa di San Girolamo - presiederà la
concelebrazione eucaristica il Patriarca di Venezia S. E. Mons. Francesco Moraglia. Tutti siamo invitati a partecipare per rendere grazie
al Signore perché la Chiesa ha riconosciuto le sue virtù eroiche e
l’ha dichiarata VENERABILE.
26
Hanno raggiunto la Casa del Padre
Sr. Albina Segalla di S. Ignazio - 27.07.1931 – 6.01.2014
– Troviamo una testimone fedele della riconciliazione e dell’unità
anche nella nostra Sorella Segalla Albina di S. Ignazio di Loyola
che il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, è passata da questa vita all’eternità con un forte grido: Gesù!…Gesù!…Gesù!.
Nell’Epifania i magi portano i doni: oro al Re, incenso a Dio e
mirra all’uomo. È l’offerta che ogni uomo e ogni donna sono inviati a presentare a Dio con la loro vita. Così Suor Albina ha fatto
dono di me stessa al Signore riconosciuto come unica Guida della
sua vita. Ha offerto quotidianamente al suo Signore l’incenso della
sua preghiera. Ha consegnato al Signore la mirra della sua umanità.
Tutte le Sorelle sono concordi nel riconoscere in Albina una
Sorella che amava l’Adorazione Eucaristica e portava avanti la
sua missione con generosità e precisione.
Sr. Angiolina Mazza della Vergine Fedele - 29.04.1933 – 23.01.2014
– Suor Angiolina ha raggiunto la Casa del Padre nel silenzio
confermando lo stile che ha caratterizzato tutta la sua vita. Una
vita trascorsa davanti all’Eucaristia, sempre pronta alla preghiera
e al servizio degli ammalati, portando loro Gesù e la sua consolazione.
"La mia vocazione è stato un magnifico pennello che il Signore ha usato per dipingere con sfumature e colori diversi". Così
lei ha lasciato tra i suoi pochi scritti questo pensiero così profondo e gioioso. E come messaggio alle Sorelle scriveva ancora:
"Guardando il Crocifisso, è lì che ci si forma per ottenere la forza
e il coraggio in ogni momento della vita. Maria lo ottenga a tutte
le Figlie della Chiesa".
A POIANA MAGGIORE
Domenica 1 giugno ore 11,00 a Poiana Maggiore (Vicenza)-paese
natale di suor Olga, il Vescovo di Vicenza S. E. Mons. Beniamino
Pizziol celebrerà una Santa Messa solenne in ringraziamento per la
dichiarazione delle virtù eroiche della Serva di Dio Olga Gugelmo.
Invitiamo quanti possono a unirsi per questo appuntamento importante.
27
Beati i costruttori di Pace
La pace si costruisce!
Aprite gli occhi a visioni di pace!
Parlate un linguaggio di pace! Fate gesti di pace!
Perché la pratica della pace porta alla pace.
La pace si rivela e si offre a coloro che realizzano,
giorno dopo giorno, tutte quelle forme di pace
di cui sono capaci.
Beato Papa Giovanni Paolo II
A tutti gli uomini di buona volontà spetta il compito di
ricomporre i rapporti della convivenza nella verità,
nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della
convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le
rispettive comunità politiche.
Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera
pace nell’ordine stabilito da Dio.
Beato Papa Giovanni XXIII
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