Per Rivista semestrale Dicembre 2013 - N. 54 - Sped. in A.P. Art.2 Comma 20/c Legge 662/96 - Filiale di Forlì TAXE PERCUE “TASSA RISCOSSA” RIMINI FERROVIA I N maestre pie dell’addolorata SIEME Dopo l’Anno della Fede un Natale di speranza Per I N SIEME Rivista semestrale dell’Istituto MAESTRE PIE DELL’ADDOLORATA Dicembre 2013 - N. 54 - anno XIX Proprietario/Editore: Istituto Maestre Pie dell’Addolorata Autorizzazione del Tribunale di Rimini N. 2/94 del 10/2/94 INTERVISTE Suor Agostina Galli, “miracolata” per intercessione di Madre Elisabetta, e suor Palmina Maroncelli che il 1° marzo prossimo compirà 103 anni. Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Fratelli Bandiera 34 - 47921 Rimini Tel. 0541/714711 - Fax 0541/714781 E-Mail: [email protected] MPA A Rimini l’assemblea del Movimento per l’Alleluia, presente Madre Carla Bertani. Direttore Responsabile: Angelo Montonati Progetto grafico e impaginazione: Carlo Toresani - Cecilia Montonati Sede Legale: Istituto Maestre Pie dell’Addolorata Viale Vaticano 90 - 00165 Roma Stampa: Tipografia Garattoni Via Achille Grandi, 25 47049 Viserba (Forlì) 2 insieme per - N. 54 C.A.P.____________CITTà_____________________________________________ ___________________________________________________________________ INDIRIZZO__________________________________________________________ COGNOME__________________________________________________________ NOME______________________________________________________________ ABBONAMENTO ANNUALE: Euro 12,00 Soci sostenitori Euro 26,00 - Estero Euro 16,00 conto corrente N. 15747470 - Istituto Maestre Pie dell’Addolorata - B.E. Renzi Via Fratelli Bandiera. 34 - 47921 Rimini Abbonamento annuale: Euro 12,00 tramite conto corrente n. 15747470 intestato a: Istituto Maestre Pie dell’Addolorata - B.E. Renzi Via Fratelli Bandiera 34 - 47921 Rimini SOMMARIO 3 Dopo l’Anno della Fede un Natale di speranza di Angelo Montonati 21 Il “grazie” di Marisa Ferri al Signore per i suoi 80 anni di Marisa Ferri 4 Lettere a cura della Redazione 22 Va in scena l’incontro del Risorto con Tommaso a cura degli alunni della Terza 6 A Coriano le sorprese non mancano mai... di Angelo Montonati 24 Tre serate di alto livello per genitori ed educatori di Sr. Maria Teresa Palazzetti 13 Una giornata storica per alunni di 30 anni fa degli alunni di V classe ‘83 27 Due nostri studenti premiati a un concorso letterario di V. Galliani e M. Trisolini 14 A Rimini l’assemblea del Movimento per l’Alleluia 32 Libri di Angelo Montonati 18 Bangladesh, che passione! di Silvia Tagliavini BUON NATALE E FELICE ANNO LA REDAZIONE E ditoriale Dopo l’Anno della Fede un Natale di speranza Positivo bilancio degli scorsi due mesi vissuti all’insegna della creatività. Papa Francesco ci invita a mettere Gesù al centro della nostra esistenza P apa Francesco ha chiuso l’Anno della Fede il 24 novembre scorso – solennità di Cristo Re – con una Messa solenne celebrata in piazza San Pietro. Per la prima volta, sul sagrato della Basilica Vaticana, è stata esposta pubblicamente la teca contenente le reli quie del Principe degli Apostoli. Questi dodici mesi sono stati «innanzitutto un’esperienza di grazia. Nonostante la crisi, l’Anno ci ha fatto comprendere che c’è tanto entusiasmo e tanto desiderio di riprendere il cammino che il Signore ci ha affidato», ha dichiarato l’arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il dicastero vaticano che è stato un po’ il motore di questo Anno speciale voluto e iniziato sotto Benedetto XVI e proseguito da Papa Francesco. Un dato particolarmente significativo al riguardo: sono stati oltre 8 milioni e mezzo i pellegrini che si sono recati sulla tomba di Pietro per professare la fede. Inoltre, sabato 23 novembre, vigilia della chiusura, sono stati presentati al Pontefice circa 500 catecumeni che hanno scelto da adulti di entrare nella Chiesa ricevendo i sacramen ti della iniziazione cristiana. Appartenevano a 47 nazionalità diverse dei cinque conti nenti: particolarmente significativa la pre senza dei gruppi provenienti da Russia, Moldavia, Bosnia Erzegovina, Egitto, Marocco, Algeria, Cina, Kirghizistan, Mongolia e Cuba. A ciascuno dei catecu meni Papa Francesco ha tracciato la croce sulla fronte, consegnando poi loro il Vangelo ricordando che «Gesù è con noi in ogni situazione, anche la più dolorosa e difficile da capire: il suo amore è fedele, non ci tradirà mai». Infine, ha fatto notizia la veglia di oltre 15 mila studenti universi tari che, assieme al Papa nella basilica di San Pietro, sabato 30 novembre hanno preso parte alla celebrazione dei primi Vespri dell’Avvento. insieme per - N. 54 3 E ditoriale Recentemente, il quotidiano “Avvenire” ha raccontato alcune esperienza fatte dai gio vani in varie diocesi italiane interpretando l’Anno della Fede all’insegna della creati vità: sono state attuate iniziative per aiutare i giovani a scoprire la loro vocazione, per spingere allo spirito missionario e a quella che è stata chiamata “evangelizzazione di strada”; si sono tenuti recital e spettacoli dedicati ai ragazzi che sono alla ricerca di Dio; la sete di capire meglio, di conoscere e di ragionare ha spinto alcuni ragazzi dell’Azione Cattolica a studiare teologia e a frequentare l’Istituto Superiore di Scienze Religiose. RISCOPRIRE LA BELLEZZA DEL NOSTRO BATTESIMO A ricordo e ad incoraggiamento per quanti hanno cercato di vivere intensamente que sti dodici mesi del 2013, proponiamo la bellissima omelia che Papa Bergoglio ha svolto durante la celebrazione eucaristica conclusiva. Egli ha iniziato ringraziando Benedetto XVI che ha aperto l’Anno 4 insieme per - N. 54 offrendo a tutti noi l’opportunità di risco prire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fra telli nella Chiesa. Poi, prendendo lo spunto dalle letture bibliche del giorno, ha affer mato che «Gesù è il centro della creazione, e pertanto l’atteggiamento richiesto al cre dente è quello di riconoscere e di accoglie re nella vita questa centralità di Gesù Cristo nei pensieri, nelle parole e nelle opere». Ma poiché Gesù è anche il centro della storia dell’umanità e della storia di ogni uomo, ha aggiunto il Papa, «a Lui possia mo riferire le gioie e le speranze, le tristez ze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza. «Ognuno di noi ha la sua storia», ha detto il Papa avviandosi alla conclusione, «ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene in questa giornata pensare alla nostra storia e guardare Gesù, e dal cuore L ettere ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ma non ho forza, non posso, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me per ché Tu sei al centro. Tu sei proprio nel tuo Regno”. La grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata» Un forte messaggio di speranza ha lan ciato il Santo Padre. E di speranza c’è più che mai bisogno di questi tempi. Stiamo vivendo momenti difficili: la crisi economica vede tante famiglie in gravi difficoltà, c’è anche un’emergen za educativa che preoccupa non poco per la perdita di valori fondamentali nei giovani che hanno perso contatto con la fede. Ma non dobbiamo perdere la spe ranza. E qui ci vengono in mente, in sintonia con quelle di Papa Francesco, queste parole della Beata Elisabetta a una sua suora: «Se tu fossi sola, io sarei la prima a tremare, poiché di noi stessi non abbiamo che debolezza, impotenza e miseria; ma nostro Signore è con te dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina». Il carisma delle Maestre Pie dell’Addo lorata si rivela particolarmente prezioso per l’azione che esse svolgono in campo educativo e formativo. In occasione del Natale è tradizione scambiarsi gli augu ri, e lo facciamo anche noi: che il Signore mandi numerose vocazioni a questa Congregazione che fa tanto bene dovunque opera: e che noi tutti ravvi viamo il nostro impegno di cristiani con la nostra coraggiosa testimonianza. E l’augurio ce lo scambiamo usando anco ra una volta le parole della Madre Elisabetta: che ciascuno di noi «se ne stia sempre sotto la grande visione di Dio!». Così questo Natale ci darà la speranza di cui abbiano tanto bisogno. Angelo Montonati Informateci sempre sulle grazie ottenute da Madre Elisabetta S pettabile Direzione, ho letto con profondo compiacimento nel nume ro precedente della Rivista, nella rubrica “A domanda risponde”, il raccon to della guarigione della piccola Julie, avvenuta in Louisiana per intercessione della Beata Elisabetta. Da qualche tempo non vi trovavo notizie del genere, pur sapendo che sono molte le persone che, per ottenere una grazia, si rivolgono alla Madre Fondatrice delle Maestre Pie dell’Addolorata, ricevendone risposte gratificanti. Se posso dare un suggerimen to, informate sempre i lettori circa queste risposte positive, anche non aventi carat tere straordinario, perché in tal modo si diffonde ulteriormente la devozione verso questa grande figura di religiosa. Spero di leggervi sul prossimo numero con qual che notizia del genere. E così la nostra belle rivista sarà ancora più bella. Rosa Maffei, Bologna Gentile Lettrice, la ringraziamo per questo rilievo, che condividiamo pienamente. Purtroppo, molte persone che ricevono la grazia spesso non osano darne notizie perché temono di mettersi in mostra. Ma in questi casi chi viene messa in mostra è la nostra Beata Elisabetta e queste notizie fanno sempre tanto piacere a chi le apprende. In questo stesso numero, non per caso parliamo di suor Agostina Galli, la cui guarigione miracolosa ha dato il via alla beatificazione della Fondatrice. E siccome per la canonizzazione della stessa occorre un altro miracolo, divulgare quanto più possibile le conferme che dal cielo Madre Renzi dà a chi ne invoca l’intercessione, potrà accelerare questo evento che tutti ci auguriamo. insieme per - N. 54 5 T estimoniare A Coriano le sorprese non mancano mai... Abbiamo incontrato suor Agostina Galli, la protagonista del “miracolo” che ha portato alla beatificazione di Madre Elisabetta, e suor Palmina Maroncelli, che insieme ad una consorella che opera in Louisiana è la “decana” della Congregazione (compirà 103 anni il 1° marzo prossimo) A Coriano, dove ripo sano i resti mortali della Beata Elisabetta, le sorprese non mancano mai. Per questo abbiamo deciso di recarci lassù per parlare con due Maestre Pie che hanno fatto e fanno notizia. Si tratta di suor Agostina Galli e di suor Palmina Maroncelli. La prima il 7 marzo 1959, dopo che i medici avevano dichia rato che sarebbe morta nel giro di poche ore, verso le 11 del mattino seguente, mentre lei e le consorelle stavano ardentemente pregando la Fondatrice per ottenerne la guarigione, si alzò dal letto perfettamente e istantanea mente risanata; questo “mira colo” ha dato il via alla beati ficazione della Renzi. Suor Agostina ha compiuto 96 anni il 28 agosto scorso. L’altra religiosa è, insieme a una consorella residente in Louisiana, la “decana” della Congregazione, avendo com piuto 103 anni e 80 anni di professione religiosa. Le abbiamo raggiunte entrambe e davvero ne è valsa la pena. Suor Agostina ci ha ricevuto nella sua stan za, rimanendo a letto, ma ha 6 insieme per - N. 54 risposto alle nostre domande con garbo e grande lucidità. Riassumiamo brevemente la sua vicenda, che non finisce di stupire; non a caso sono molti coloro che si recano a Coriano per conoscere la suora “miracolata”. Agostina Galli, nativa di Misano Adriatico, era entrata nelle Maestre Pie dell’Addo lorata nel gennaio 1935. Due anni dopo, mentre si trovava a Cattolica, la sua salute cominciò a vacillare: qualche linea di febbre, inappetenza e perdita di peso erano i sinto mi di un malessere che sareb be continuato, tanto che nell’estate del 1938, quando la suora avrebbe dovuto pro nunciare i primi voti tempo ranei, non vi fu ammessa a causa delle sue precarie con dizioni di salute; in settembre un esame radiologico accer tava trattarsi di pleurite secca bilaterale. Dopo un leggero migliora mento che le permise di coro nare il suo sogno di consacra ta facendo la professione, suor Agostina sentì accentuarsi dei dolori all’addome accompa gnati da frequente vomito e in poco tempo perdette dodici Suor Agostina, 96 anni, anche se inferma non ha perso il buonumore. Ci ha raccontato la sua “avventura”, che ha provocato anche la conversione di un acceso anticlericale. chili di peso, non accennando a migliorare nonostante mas sicce dosi di calcio, vitamine e ricostituenti. Poi arrivò la diagnosi scoraggiante: perito nite tubercolare. «Peccato che debba morire così giovane!», disse un giorno il medico con un tono che fu avvertito dalla ammalata. I superiori manda rono suor Agostina a casa dai suoi, nella speranza che l’aria natia le giovasse, ma dal 1941 al 1948 i disturbi non si placa rono: nominata maestra delle educande, viveva però in una specie di isolamento, con divieto di usare i servizi igie nici comuni, mentre un’infer miera dormiva costantemente nella sua stessa stanza. Un netto peggioramento si ebbe nel 1953, quando suor Agostina accusò anche vio lente coliche renali oltre ai dolori all’addome e al vomito che si erano fatti sempre più frequenti, accompagnati da febbre e da inappetenza che la ridussero a pelle e ossa. A completare il quadro soprag giunsero complicazioni car diovascolari per cui la reli giosa era costretta a letto, incapace quasi di muoversi, nutrita soltanto con liquidi. Era convinta di guarire… E siamo al 1959, l’anno della svolta prodigiosa. La peritoni te si accentua e i consulti medici non lasciano alcuna speranza per suor Agostina, alla quale il 25 febbraio ven gono dati l’Estrema Unzione e il Viatico, mentre per aiutar la a respirare le viene ammini strato l’ossigeno. «Nonostante tutto», ci racconta la suora, «io ero convinta di non mori re. Mi ero rivolta alla Madre Fondatrice perché eravamo nell’anno centenario della sua morte, e anche alle mie conso insieme per - N. 54 7 T estimoniare relle dicevo di pregare rivol gendosi a lei, e soltanto a lei, escludendo ogni altro inter cessore». Il 7 marzo il dottor Guido Rossi la visitò, scuo tendo il capo. Per lui, il caso era ormai chiuso. «Il corpo era finito», dice suor Agostina, «i sensi attenuati, non udivo e non vedevo quasi più nulla. Tuttavia, io sentivo che la mia fine era ancora molto lonta na…». Lei era convinta di guarire. «Sì», ribadisce, «perché io non volevo morire e insiste vo con la Madre Fondatrice presso Gesù perché era Lui che doveva guarirmi. E le dicevo che io il miracolo lo chiedo, non per interesse 8 insieme per - N. 54 mio, per soddisfazione mia, ma per lavorare ancora nel mio istituto e dare gloria a Dio e a lei. Avevo ricevuto già i Sacramenti, erano stati chiamati i miei familiari e aspettavo che suonassero le campane come si faceva al mio paese in parrocchia quando qualcuno entrava in agonia. Quel 7 marzo 1959 erano tutti lì attorno a me nella stanza dell’infermeria, c’erano il sacerdote, la supe riora, tante suore, e aspetta vano il momento. Ma io dice vo: “No, no, Gesù… tu fammi il miracolo attraverso la Madre Fondatrice”. Era presente anche la Superiora Generale di allora, madre Zita Verni, che a un certo momento mi ha detto: “Agostina, preghiamo un altro santo, madre Elisabetta non fa niente”. Mi ricordo che ho alzato la mano di fronte a lei e ho detto: “No Madre, io lo voglio dalla Madre Fondatrice”. Ho detto proprio così, con una certa sicurezza, io lo volevo, lo volevo, lo volevo. Verso le 11 e un quarto ad un tratto mi sono alzata, mi sono seduta sul letto, sono scesa e, avvici nandomi alla finestra, ho visto un gruppo di bambini della scuola con una suora che ho riconosciuto. Mia sorella, che mi assisteva, era andata in Direzione e quando mi ha visto così ha detto: “Agostina, obbedisci, torna a letto”. Poiché giorni prima avevo avuto la febbre a 38 e 39, credeva che delirassi. Sono tornata a letto, ma rima nendo seduta, poi però sono scesa nuovamente adagian domi su una poltrona che c’era nell’angolino della stanza. Dicevo: “Perché devo tornare a letto? Sono guari ta!”. Ma gli altri insistevano e siccome ho sempre obbedi to nella mia vita, mi sono coricata, ma rimanendo sedu ta e ho chiesto: “Adesso non mi date da mangiare?”. “Ormai”, mi hanno risposto, “hanno mangiato tutte, c’è rimasto poco”. E io: “Non importa anche se è poco, por tatemelo”. Mi hanno dato un po’ di minestra e l’ho man giata in un attimo; ho chiesto se c’era dell’altro, ma hanno risposto di no. “Non impor ta”, ho detto, “nei prossimi giorni mangeremo”. Poi li ho congedati, dicendo che vole vo fare un riposino. Sono usciti tutti, ma io vedevo che ogni tanto aprivano la porta e sbirciavano per controllare che cosa stessi facendo. Io però non dormivo volevo rin graziare il Signore del dono grande che mi aveva fatto». Dopo un po’ è arrivato il medico, il dottor Rossi, che in precedenza aveva detto alla Superiora che veniva per fir mare il certificato di morte. «Lui mi ha visitato», ricorda la suora, «e ad un certo punto mi ha chiesto: “Suor Agostina, chi è venuto qui a dirle alzati e cammina?”. Al che ho rispo sto: “È venuto Qualcuno dall’alto”. Lui mi ha detto di stare buona e ha aggiunto: “Per me non c’è più nessun male di ciò che c’era prima. Verrò giù mercoledì, lei aspet ti, rimanga a letto fino a mer coledì pomeriggio. Vedremo se le condizioni sono stabili”. Allora ho ripreso a pregare ringraziando Gesù. Il mattino dopo non sono rimasta a letto, ma sono andata nella chiesa grande, però stando nella can toria per non provocare con fusione: temevo che mi scam biassero per un fantasma per ché erano poche le suore che mi avevano visto. Terminata la Messa, sono tornata nell’in fermeria. Il mercoledì succes sivo è venuto il medico il quale mi ha fatto scendere dalla scala nel cortile per un giretto, Dopo mi ha fotto risa lire sempre a piedi dalla scala e ha esclamato: “Siamo a posto!” Allora ho ripreso la vita di prima stando con la comunità e non finivo di rin graziare la Madre Fondatrice per la grazia ricevuta. Sono stata sottoposta a tanti con trolli medici ad opera di diver si specialisti, anche fuori Rimini, ma tutti hanno confer mato la guarigione. Poi mi hanno mandato un mese in montagna, e al mio ritorno mi hanno nominato responsabile delle educande della casa di Rimini, e dopo circa un anno responsabile della comunità di Rimini, che comprendeva una novantina di suore. Successivamente mi hanno mandato in varie case, ho lavorato sempre senza mai ammalarmi». Un miracolo “doppio”? E qui il “miracolo” si arric chisce di una nota curiosa: «Quando chiesi la grazia della mia guarigione», affer ma, «lo feci per due motivi: innanzitutto per la gloria della nostra Fondatrice che aveva voluto restare sempre nell’umiltà; e poi per la con versione di una persona che mi stava a cuore, un certo Nella pagina accanto: un ritratto di Elisabetta Renzi. Sotto, la camera dove morì la Fondatrice: ogni giorno le suore vi si recano a pregare. insieme per - N. 54 9 T estimoniare Serafino che abitava poco lontano da casa nostra; in paese lo chiamavano “Zep pa”. Era un vagabondo dedi to al vizio dell’alcool, che da circa cinquant’anni non fre quentava la chiesa, anzi odia va i preti al punto che se ne vedeva passare uno, o anche una suora, non lesinava paro lacce e bestemmie. Aveva grande stima di mia madre che lo aveva generosamente aiutato senza discriminarlo per le sue idee anticlericali; quando lei morì, lui si mise in ginocchio davanti alla sua salma piangendo. Appena seppe della mia guarigione fu molto contento e, vedendomi tornare a casa per una breve visita, esclamò: «Si dice… si dice… ma è vero che lassù c’è Qualcuno che pensa a noi!». Evidentemente stava cambiando qualcosa dentro di lui e io per le feste pasqua li gli mandai una cartolina sulla quale era raffigurato Gesù Buon Pastore che recu pera una pecorella imprigio nata tra le spine. Quando la ricevette, egli chiamò sua moglie e le disse: “Erminia, guarda che cosa mi ha man dato suor Agostina: questa pecorella aggrovigliata fra le spine sono io… il peccato re!”. Successivamente si ammalò, e aggravatosi chia mò il sacerdote, si confessò e si comunicò. Era proprio convertito. Il miracolo “dop pio” si era compiuto». La notizia della improvvisa guarigione fece subito il giro di tutte le case della Congre gazione. Per circa due anni gli alunni delle scuole delle Maestre Pie vennero a trovare suor Agostina, molti le scrive 10 insieme per - N. 54 vano raccomandandosi alla intercessione di Madre Eli sabetta. Le visite continuano ancora oggi e tutti chiedono alla miracolata di pregare la Fondatrice per le loro malat tie, le loro disgrazie, le diffi coltà della famiglia: «Li rac comando tutti al Signore», conferma suor Agostina, «e alla nostra Beata Madre Eli sabetta». Chi scrive ebbe oc casione di incontrarla il 18 luglio1988 a Balze di Verghe reto, nel Forlivese; esattamen te cinque giorni prima si era svolta in Vaticano, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, la discussione sopra la sua guarigione, che era sta ta riconosciuta come miraco losa, dando così il via alla beat ificazione della Fondatrice. Adesso nella Congregazione è in atto una specie di “crocia ta” per chiedere il miracolo che porti alla canonizzazione di Madre Elisabetta: «Prego sempre per questo», afferma la suora, «giorno e notte, per ché dormo poco e ho tempo per farlo. “Ti vogliamo santa” dico alla Fondatrice. Inoltre, offro tutte le mie sofferenze per la Chiesa, per il Papa che si è ritirato e per quello che gli è succeduto, per il nostro vescovo, per i sacerdoti, i missionari, e chiedo a Gesù che mandi numerose e sante vocazioni per la nostra fami glia religiosa. Purtroppo, adesso la vista mi si è indebo lita e non riesco più a leggere; quando ero giovane avevo letto per tredici volte la vita di santa Teresina del Bambino Gesù, e poi quelle di santa Gemma Galgani e di tanti altri santi. Ma non mi lamento, ho più tempo da dedicare alla preghiera». Sorride, il nostro colloquio è durato quasi un’o ra e suor Agostina non sembra stanca e, mentre ci salutiamo, assicura che mi ricorderà alla beata Elisabetta. Pagina accanto: suor Palmina e (sopra) la stessa con il vescovo di Rimini mons. Lambiasi e il Sindaco di Coriano, Domenica Pinelli, in occasione dei suoi 80 anni di professione religiosa. Ed ecco l’ultracentenaria... sua vera età, sorride, ma si mostra alquanto restia a rispondere alle nostre doman de. Ci dice che ha conosciuto le Maestre Pie dell’Addolo rata a San Giovanni in Marignano dove le suore avevano una scuola: «Io stu diavo da loro», precisa, «i bambini e le ragazze andava no dalle suore, mentre per i maschi più grandicelli c’era una scuola a parte. Eravamo divise da loro». Le chiediamo come è nata la sua vocazione religiosa: «Fin da piccola», risponde, «avevo Poco dopo, incontriamo suor Palmina Maroncelli. Ovvia la prima domanda: «Quanti anni ha?». E lei scherzosamente risponde: «Novanta». Ci dico no che nello scorso giugno ha festeggiato 80 anni di profes sione religiosa e che oggi lei e suor Caterina Palazzi, che si trova in Louisiana, sono le decane della Congregazione: suor Palazzi è nata l’8 genna io 1911, suor Palmina il 1° marzo dello stesso anno. Nel chiederle conferma della l’idea di farmi suora, così ho scelto le Maestre Pie, anche se in famiglia inizialmente non erano molto contenti della mia decisione. Poi, col tempo, le cose sono maturate e i miei hanno accettato la situazione». Alla domanda in quali case è stata risponde con semplicità: «Non me le ricordo tutte, comunque San Giovanni in Marignano, Cento, eccetera. Mi occupa vo dei bambini dell’asilo, tanti allievi mi ricordano e quando vado a San Giovanni vengono a salutarmi e a farmi festa. Ora da diversi anni mi trovo a Coriano». Inevitabile per un cronista la domanda principale ad una persona che ha superato il secolo di vita: «Chissà quanti bei ricordi ha della sua espe insieme per - N. 54 11 T estimoniare rienza religiosa…». Alquanto imbarazzata risponde: «Gli anni sono tanti, veh…». Insistiamo: «Ci racconti qualche episodio che ritiene particolarmente bello…». E suor Palmina: «Tutto, tutto è stato bello nella mia vita. Da quando ho conosciuto le Maestre Pie è stato tutto bello». Durante la sua esi stenza si sono succeduti ben dieci papi: Pio X (morto però nel 1914, quando lei aveva appena tre anni), Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Fran cesco. Fac ciamo un ultimo tentativo per cavarle un ricor do significativo, ma la rispo sta non cambia: «Dico solo che sono stata bene, che il 12 insieme per - N. 54 Suor Palmina festeggiata nel giorno in cui ha compiuto il centesimo anno. tempo che ho passato dalle suore come allieva è stato bello, poi ancora più bello dopo che ho deciso di farmi Maestra Pia. Il fatto più bello è stata la mia professione religiosa». Le chiediamo come ha celebrato gli 80 anni di professione e lei: «è stato bello, perché tutte le conso relle hanno condiviso la festa; eravamo in giugno, quando si ricorda l’anniver sario della beatificazione di Madre Elisabetta. Quest’anno avremo altre suore che festeggiano l’ottantesimo». «Suor Palmina, come passa le sue giornate?». «Prego e lavoro, perché prima facevo maglieria e ancora lavoro all’uncinetto, e poi prego: la Regola viene osservata». Il colloquio si è svolto nella stanza dove è morta la Fondatrice; vi è ancora uno sportellino che dà sulla cap pella, davanti al quale Madre Elisabetta passava spesso la notte pregando e adorando; anche le suore ogni tanto vengono qui a pregare. Suor Palmina, aiutandosi col bastone si avvia verso l’usci ta per fare quattro passi nel giardino. Noi la seguiamo, ma lei intuendo che vorrem mo farle altre domande, replica sorridendo: «E basta, via...». Ci salutiamo cordial mente, augurandoci di rive derci dopo il prossimo com pleanno. Angelo Montonati amarcord Una giornata storica per alunni di 30 anni fa A Cattolica hanno incontrato suor Maria Teresa Deluca, la loro indimenticabile insegnante di quando frequentavano la quinta elementare nella scuola delle Maestre Pie V enerdì 5 aprile 2013, noi ex alunni della quinta elementare della scuola Maestre dell’Ad dolorata di Cattolica, classe 1983, abbiamo vissuto un momento entusiasmante con la nostra insegnante suor Maria Teresa Deluca. Con destrezza da parte di tutti è stato organizzato un gioioso incontro ricco di emozioni e con tanti ricordi nel fare me moria di un tempo lontano. Il nostro caro compagno di classe Paolo ci ha messo a disposizione il suo ristoran te sul lungomare, per acco gliere tutti i 34 alunni di un tempo, ormai quarantenni! La convivialità tra tutti noi è stata proprio unica. Gli sguardi fugaci incrociavano i volti dei presenti dai quali traspariva una gioia intima, profonda ed esuberante, che si notava anche dalle parole assai significative. È stato bello perché per al cune ore ci siamo ritrovati in classe per una comunicazio ne di vita. Il tempo non potrà mai cancellare i valori che con impegno e senso del do vere abbiamo costruito con la nostra insegnante, sempre at tenta e pronta ad ogni nostra richiesta per poter arricchire il nostro bagaglio culturale, ma soprattutto quello interio re, quello vero! Sì, ci siamo convinti che il tempo speso bene insegna a vivere le di verse tappe della vita. Suor Teresa ha sprigionato la sua forte ed amorevole al legria propria come un tem po e tutti noi la ringraziamo “sa tot e cor” perché per noi è stata un grande dono, mae stra di vita ed i frutti ancora restano! Tutti abbiamo concluso che sarebbe bello un altro incontro così forte e significativo, ma bisogna fare presto perché… Gli alunni di V Classe ‘83 L’immancabile fotoricordo scattata il 5 aprile scorso. insieme per - N. 54 13 M ovimento per l’alleluia PRESENTATO IL NUOVO PROGRAMMA FORMATIVO A Rimini l’assemblea del Movimento per l’Alleluia Definito il cammino annuale di formazione per l’anno apostolico 2013-2014. Al centro della giornata la coinvolgente riflessione di Madre Carla Bertani, che ha indicato come essere cellule vive nella propria parrocchia e dovunque il Signore ci chiama. La lettera del presidente Nanni, impossibilitato a presenziare 14 insieme per - N. 54 I l 15 settembre scorso, festa liturgica della Ma donna Addolorata, si è svolta a Rimini l’assemblea del Movimento per l’Alle luia, nel corso della quale è stato presentato il program ma formativo che i gruppi svolgeranno durante l’anno apostolico 2013-2014. I lavori sono stati aperti e si sono articolati su una serie di riflessioni della Superiora Generale Madre Carla Bertani raccolte in un opuscolo di una dozzina di pagine, con il titolo “Maria Addolorata ed Elisabetta, donne dei nostri giorni”. «Non basta essere membri del movimento», ha detto fra l’altro la Madre nel salutare i convenuti, «non ba sta neanche aver fatto le pro messe, è necessario continua re a crescere nella propria fede e nell’impegno di vita cristiana vissuta nel quotidia no. Per un cristiano, infatti, il Battesimo – la nostra nascita alla fede – non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di un’av ventura che si gioca nella vita di tutti i giorni, che cresce e si comprende con il passare de gli anni e che ha bisogno di modelli e di compagni di cam mino per mantenersi salda». Richiamandosi poi alla cate chesi di Papa Francesco, Madre Carla ha detto che la Chiesa è «carità visibile, è incontro di Gesù nell’altro, soprattutto se diverso… e questo comporta che tutti ci rimbocchiamo le maniche e facciamo la nostra parte nella Chiesa. “Se non ami il fratello che vedi, come puoi dire che ami il Dio che non vedi?” ci dice l’apostolo Giacomo nella sua Lettera, per confermare la verità che Dio si manifesta a noi proprio attraverso quei fratelli con i quali entriamo in contatto tutti i giorni. Proprio perché parte di un movimen to, proprio perché avete già fatto la scelta di seguire Gesù Madre Bertani mentre parla ai membri del Movimento. Nella pagina accanto, il tema della sua riflessione sulla copertina del testo distribuito agli intervenuti. non solo a motivo del vostro Battesimo ma anche perché vi siete messi alla scuola della Beata Elisabetta, voi siete – dovete essere – cellule vive nella vostra parrocchia, nella vostra famiglia, sul posto di lavoro, lì dove il Signore vi chiama, “nel dolore e nella gioia”, ovvero in tutte le cir costanze della vita. Se la vostra evangelizzazione passa prima di tutto attraverso il vostro esempio, la vostra testimonianza, allora bisogna che ravviviate in voi il rappor to con quel Gesù che è il vostro tutto… L’uomo ha bisogno di vedere che quel Gesù in cui crediamo ha vera mente cambiato la nostra vita e che Egli dà motivazione a tutte le nostre azioni». E poiché quel giorno si cele brava la festa di Maria Addolorata, patrona dell’Isti tuto, alla quale la Fondatrice volle consegnare la sua nascente famiglia religiosa, Madre Bertani ha aggiunto: «Maria, colei che con corag gio e fede rimase sotto la croce di Gesù nel momento meno glorioso della vita terre na del suo Figlio, ci viene proposta come modello del nostro “stare” con Gesù in tutti i momenti della nostra vita, ma soprattutto in quei momenti in cui noi non capia mo, ci sentiamo soli, in cui ci sentiamo soccombere… Noi possiamo dire che anche Madre Elisabetta “stava”! Leggendo la sua biografia, vediamo che la sua gioia non era dovuta al fatto che la sua fosse una vita facile, tutt’altro. La sua gioia era il frutto della sua consegna al Signore, della sua unione a Lui, del suo completo abbandono ad una volontà che non era la sua, ma del suo Gesù quindi aveva imboccato il cammino della santità». E a proposito di santità, la Superiora Generale ha com mentato una frase che la Fondatrice aveva redatto nel 1829 nel primo regolamento per il piccolo gruppo di donne che già si dava alla missione educativa nel Conservatorio di Coriano sotto il nome di “Povere del Crocifisso”. Eccola: «Sarebbe cosa inutile e inganno diabolico e perni cioso il desiderio e la compia cenza di essere fra le Povere del Crocifisso quando non vi fosse un desiderio maggiore di condurre una vita veramen te santa, con fervoroso impe gno di camminare allegra insieme per - N. 54 15 M ovimento per l’alleluia mente per la via non solo dei Precetti, ma ancora dei Co nsigli di Gesù Cristo». E avviandosi alla conclusione, Madre Carla ha affermato: «Cari membri e amici del Movimento, tutto questo non riguarda solo noi religiose Maestre Pie dell’Addolorata, ma si applica anche a voi e alla vostra vita perché Madre Elisabetta è anche vostra madre. Non avete scelto la vita consacrata, ma nel matri monio vi siete consacrati al Signore attraverso la vita di coppia, generando altri figli di Dio che siete chiamati ad amare e a crescere come tali, cioè come figli di Dio. Avete scelto di essere degli strumen ti di Dio nel vostro ambiente – dal bar al lavoro, dalla poli tica alla casa – e di vivere in coerenza a quanto credete e avete scelto. Avete scelto di camminare insieme in questo movimento che è una piccola cellula nella grande famiglia della Chiesa che ha come suo distintivo la croce e la gioia! Ribadisco che avete scelti di camminare insieme e per fare questo è importante ritrovarsi, incoraggiarsi a vicenda, insie me continuare a conoscere questa Madre che ci indica il cammino da seguire, insieme andare verso i poveri come ci invita incessantemente Papa Francesco». Prima di concludere, la Superiora ha chiesto alle con sorelle che accompagnano i membri del Movimento per l’Alleluia nel loro cammino di formazione, di parlare di Madre Elisabetta come donna, come consacrata e come guida, attraverso la lettura delle sue lettere e dei regola 16 insieme per - N. 54 menti da lei scritti per le scuo le aperte o dirette dalle sue suore, e al riguardo si è detta orgogliosa di presentare parte dello studio approfondito che la Commissione internaziona le sul Carisma di Madre Elisabetta ha fatto nel corso degli ultimi cinque anni sulle sue lettere: «Ne abbiamo recuperato», ha precisato, «oltre duecento delle quali cento sono già state analizza te, studiate e tradotte (o in via di traduzione) nelle lingue dell’Istituto. Questo studio ci regala una figura di grande fede, chiarezza, umiltà, senso pratico e senso del dovere, passione per l’educazione e grande amore alla croce. Emerge la Madre che avrem mo tanto desiderato conosce re personalmente, ma che si fa presente e ancor più viva in queste pagine». Utilizzando un testo del vescovo Tonino Bello, Madre Carla ha concluso invitando i presenti a chiedere a Maria «di accompagnarci in questo cammino giornaliero, di stare vicino a tutti i componenti del Movimento MPA, alle loro famiglie, ai simpatizzanti del Movimento e a tutti coloro che sentono nel cuore il desi derio di un qualcosa di più, di voler bene agli altri e di fare loro del bene. Chiediamo anche di accompagnare tutte le Suore Maestre Pie in Italia e all’estero perché siano donne appassionate per il Signore che amano e per i loro fratelli e sorelle». All’inizio dei lavori era stata anche resa nota, dal Segretario Stefano Paparella, una lettera inviata dal Presidente Stefano Nanni, impossibilitato a pre senziare all’assemblea per motivi di salute della madre e della sorella. Nel riferirsi all’Anno della Fede che vol geva ormai al termine, egli ha scritto: «Sono molteplici gli eventi che hanno caratterizza to i mesi trascorsi; sicuramen te siamo dapprima stati scossi e poi incoraggiati, in quanto discepoli del Signore». Poi ha Documento di riflessione la “Lettera a Diogneto” I l cammino di forma zione dei gruppi del Movimento per l’Alle luia nell’anno apostolico 2013-2014 avrà come do cumento su cui riflettere la “Lettera a Diogneto”, un testo anonimo risa Il Segretario del Movimento, Stefano Paparella, mentre dà lettura della lettera inviata dal Presidente Nanni. accennato tra l’altro alla cate chesi di Papa Francesco di cendo che «Papa Francesco, dono di Dio, chiamato a tra ghettare la Chiesa in questo momento storico particolar mente delicato, chiede conti nuamente il sostegno e la pre ghiera di ogni Comunità cri stiana presente sulla faccia della terra. Non manca di darci testimonianza di un Pastore attento, sensibile, tenero nei confronti di tutti, ma soprattutto degli ultimi e degli emarginati. Dobbiamo perciò sentirci chiamati anche noi a tornare all’essenziale… Rinnoviamo la nostra appar tenenza a Cristo lasciando che sia il Vangelo, ancora una volta e sempre di più, a pren dere il sopravvento sulle trop pe parole che escono dalle nostre bocche! Poniamo al centro della nostra vita la Parola di Dio e la Preghiera, i due pilastri su cui dobbiamo basare il nostro cammino per vivere l’essenziale! La Beata Elisabetta Renzi, in tutto ciò, sia per ciascuno di noi un modello da seguire e a cui ispirarci quotidianamente!». Il prof. Nanni ha poi ringra ziato quanti si sono prodigati per organizzare la giornata assembleare, in particolare Madre Carla Bertani, la Commissione Formazione del Movimento che ha curato come sempre il Libretto for mativo per il Cammino An nuale, e suor Rina Della bartola, concludendo così la sua lettera: «Un caro saluto a tutti e un fraterno abbraccio! Buon Cammino a ciascun Gruppo MPA. Sono certo che sarà fonte di crescita sia umana che spirituale per tutti. Mi auguro che ogni Capo Gruppo senta sempre forte il compito affidatogli e sia sempre attento a quanto avviene all’interno degli incontri, li prepari e li segua con costante coerenza: sono frutto di un prezioso lavoro che vuole renderci sempre più vicini, anche se lontani fisicamente». lente alla fine del II secolo. Inserito tradizionalmente nel corpo degli scritti dei Padri Apostolici, è stato riscoperto in particolare per la sua testi monianza riguardo allo stile di vita e al senso di comunità dei cristiani agli albori della vita della Chiesa. Durante il Concilio Vatica no II alcune sue espressioni sono state utilizzate nella stesura di tre importanti do cumenti: nella conclusione al capitolo IV della Costitu zione dogmatica sulla Chie sa - Lumen Gentium - dove si tratta dei laici (al n. 18); nel primo capitolo della Co stituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione - Dei Verbum - (al n. 4) dove si parla del compimento della Rivelazione in Cristo, e nel decreto sull’attività missio naria della Chiesa - Ad Gentes - (al n. 156) dove si parla della formazione della co munità cristiana nell’attività missionaria. insieme per - N. 54 17 bangladesh M issioni Bangladesh, che passione! Q In programma festeggiamenti a Dhaka e a Rajshahi per i 25 anni della missione delle Maestre Pie, DOVE SI TROVA ANCHE Madre Luisa Falsetti, che ha compiuto 60 anni di professione religiosa. Sono stati sintetizzati in un libro la preparazione e l’inizio dell’opera in un Paese tuttora in preda alla povertà uando racconto a qualcuno che sto organizzando il mio 15° viaggio Bangladesh, colgo nel mio interlocutore un’espressione tra lo sconcertato e lo stupito. Le domande che seguono sono di solito due: “Dove si trova questo Paese?” e “Cosa ci vai a fare?”. Anch’io, quando mi si offrì per la prima volta l’occasione di un viaggio missionario in Bangladesh, andai subito a cercare l’ubicazione di quel Paese e capii che mi era scono sciuto perché fino al 1971 si chiamava diversamente: Pakistan Orientale. Una san guinosa guerra portò il Paese ad acquistare, con l’indipen 18 insieme per - N. 54 denza, una propria identità nazionale, ribadendo con orgo glio il primato anche della pro pria lingua: ogni anno scolare sche intere festeggiano la ricorrenza con spettacoli e canti in “bengali”, sfilate festo se e fiori sparsi per le strade. Fu nel primo viaggio che co nobbi l’Opera Missionaria delle Maestre Pie dell’Addo lorata e la fucina di continue iniziative: Madre Luisa Fal setti, oggi 84enne ma con la vivacità di una ventenne e l’amore incondizionato per questo popolo ancora afflitto da tanta povertà. E questa ricade pesantemente specie sui bambini e sulle donne, ancor più se appartenenti a gruppi tribali, come nella zona della nuova Missione di Rajshahi. Madre Luisa ha festeggiato da poco un grande anniversario: 60 anni di vita religiosa! Sono sessant’anni di servizio sem pre gioioso, attivo e intelli gente, pur nella fatica, innan zitutto alla Chiesa, sotto la protezione della Madonna Addolorata, di cui le Maestre Pie portano il nome, poi di servizio alla Scuola, in cui fu insegnante apprezzata e ama ta, infine di dedizione alla sua Famiglia religiosa di cui fu Madre Generale dal 1981 al 1993. Furono 12 anni di pic coli e grandi rinnovamenti per l’Istituto e di apertura a nuovi orizzonti e a nuovi im pegni missionari in Mes sico, Bra sile, Zimbabwe e Bangladesh. E proprio in questo Paese, alla fine del mandato generalizio, si stabilì 20 anni fa diventan do punto di rif erimento per chi voleva conoscere e colla borare alle tante iniziative che via via si stavano creando: scuola e sostegno allo studio per i bam bini degli slum, scuola di ricamo e cucito per donne e ragazze, attenzione ai bisogni infiniti dei poveri in collaborazione intensa con altre realtà missionarie, intes sendo relazioni anche con le Istituzioni. Furono realizzate: la costru zione a Dhaka della “Elisa betta Renzi House of Forma tion” per accogliere le prime Aspiranti alla vita religiosa e le prime attività con i bambi ni; il “Carlotta Centre” co struito con il contributo e la partecipazione intensa della famiglia Ugolini, in ricordo della loro figlioletta prematu ramente e tragicamente scom parsa, per sede di tante attività formative per bambini, ragaz zi e ragazze, e oggi anche vera scuola per i bambini degli slum; la nuova Missione nel nord, a Rhajshah. Tutte queste sono le “imprese” che Madre Luisa ha saputo inven tare, realizzare e rendere atti ve in questi 25 anni dall’inizio della Missione. Sì, perché proprio quest’anno ricorre il 25° anniversario dell’arrivo in Bangladesh del le prime suore. Infatti, il 16 agosto 1988 suor Anna Urbi nati e suor Ida Giuccioli parti rono da vere Pioniere per que sta nuova avventura missio naria, che affrontarono con entusiasmo e spirito d’inizia tiva anche se non erano più In alto: foto di gruppo con le Maestre Pie, le Novizie e le Aspiranti. In basso da sinistra: esibizione di suor Chitra; la Comunità con le Novizie. A destra: Madre Luisa Falsetti tra il segretario del Nunzio e il Vescovo Emerito di Dhaka. insieme per - N. 54 19 bangladesh M issioni Una danza tradizionale eseguita dalle giovani che seguono il cammino di formazione. giovanissime: il cuore e la mente però erano veramente giovani! Il 27 dicembre ci sarà gran festa a Dhaka e poi a Rajshahi, le due sedi della Missione delle Maestre Pie dell’Addo lorata in Bangladesh. Dal l’Italia arriveranno la Madre Generale, Carla Bertani; Madre Lina Rossi, Superiora Generale per 12 anni e fino all’anno passato; l’economa generale, suor Augusta Conti, che di viaggi in Bangladesh ne ha fatti parecchi e sempre con incarichi gravosi, come quelli di provvedere economi camente all’avvio di tante ini ziative. E ritornerà in quella terra tanto amata suor Marti nette Rivers, la terza suora arri vata nel febbraio 1990, che spese lì energie ed entu siasmo per 10 anni e che è ancora ricordata con affetto e riconoscenza da tante perso ne. E poi ci sarà Patrizia Ugo lini, ormai di casa a Dhaka per i tanti viaggi fatti e per il continuo sostegno dato alla Missione attraverso l’“Asso 20 insieme per - N. 54 ciazione Amici di Carlotta” che cura anche il corposo lavoro delle adozioni a distan za per permettere la scolariz zazione dei bambini degli slum. Per l’occasione Madre Luisa Falsetti, memoria storica dei primi passi fatti per fondare la missione, è stata spinta a mettere in un libro i suoi ricordi e tutta l’avventura che ha preceduto e seguito l’aper tura della missione in Ban gladesh. Lo ha fatto prima per obbedienza poi con gio iosa passione, felice di ricor dare fatiche e preoccupazioni ma pure gioie di incontri, alcuni speciali, e bellissime amicizie che hanno segnato la sua vita. Vita sempre gui data da una Fede incrollabile nel suo Signore e dalla sicu rezza che Lui era l’ispiratore e la guida di ogni iniziativa. Alla realizzazione del libro, che solennizza questo anni versario, hanno voluto parte cipare tanti amici di Madre Luisa e della Missione in Bangladesh con contributi veramente vivi, spesso allegri che sottolineano la fucina di idee ed iniziative che nella missione sono state messe in campo in questi anni. è poi stato chiesto un contributo alle suore che sono o sono state artefici e continuatrici di un’impresa veramente gran de. A tutti va il ringraziamento e l’ammirazione per quanto hanno fatto e continuano a fare, con vero amore per la missione e con vera e fedele amicizia per Madre Luisa. In questo periodo tutti abbia mo conosciuto il Bangladesh, venuto alla ribalta della cro naca non solo per i cicloni e le inondazioni ricorrenti ma per i crolli catastrofici di edifici mal costruiti in cui hanno tro vato la morte migliaia di ope rai impiegati in fabbriche di confezioni prodotte per l’Eu ropa. Si stima che in Bangla desh siano più di 5000 le fab briche tessili e di vestiario, in gran parte ubicate nella capi tale, Dhaka, che se da un lato danno lavoro a moltissima gente, dall’altra operano fuori da ogni controllo. Conosco bene Savar, il quartiere perife rico di Dhaka, una volta abita to da indù colti e artisti di cui rimangono tracce nei fregi e nelle ceramiche delle pareti di tempietti e di case oggi fati scenti. Ricordo bene la sera in cui, tornando da Mymensingh, proprio a Savar ci imbattem mo nel cambio di turno di migliaia di operai delle fab briche del luogo. Il traffico caotico di bus, biciclette, ric sò, carretti e pedoni ci bloccò per ore. Sono rimasti impressi nella mia memoria i visi stan chi di chi aveva terminato il lungo turno diurno e quelli tesi, nel timore di tardare (che voleva dire ricevere sanzioni pesanti) di chi iniziava il turno notturno e si portava un invol tino con un po’ di cibo e di acqua. Tutti giovani, uomini e donne. E ora penso ai mille cinquecento morti (ma le cifre non ufficiali parlano di più del doppio) travolti nel crollo di un edificio straripante di mac chinari, di stoffe e di tanti giovani che speravano di otte nere una vita più dignitosa attraverso il lavoro finalmente trovato. Altro dolore, altra povertà, altra ingiustizia per chi non ha voce per farsi rispettare. Un dolore che Madre Luisa espri me e racconta e che la spro na a continuare il suo impegno con le donne e con i bambini e a comunicare, alle ormai numerose giovani Suore e Postulanti bengalesi della sua Comunità, l’importanza di spendersi perché i bambini di oggi diventino uomini e donne capaci di costruire domani un Paese più giusto e più bello. Leggo le parole scritte da don Tonino Bello e desidero ripe terle qui come fossero il sotto fondo di tutta la storia di Madre Luisa Falsetti e dello spirito che animò tutti quelli che aprirono coraggiosamente la Missione in Bangladesh 25 anni fa: “Amate il mondo. Fategli compagnia. E adoperatevi perché la sua cronaca di perdizione diventi storia di salvezza. Assumetevi le vostre responsabilità. Rifuggite dalla delega facile… Solo se avete le mani pure, potrete lasciare l’impronta del carisma sulle realtà terrene e sospingerle così verso il Regno”. Silvia Tagliavini N otizie Il “grazie” di Marisa Ferri al Signore per i suoi 80 anni Di Marisa Ferro, un’ex alunna delle Maestre Pie alle quali è tuttora legata da profonda amicizia, la nostra rivista ha già avuto modo di parlare, sottolineandone il talento poetico. In occasione del suo ottantesimo compleanno, ha inviato a suor Rina questa riflessione, che volentieri giriamo ai nostri lettori O gni anima è un libro aperto in attesa che qualcuno vi scriva una riga... Alla fine... il libro, completamente “stampato”, si riporterà all’Autore... Mi godo il sole settembrino che giunge a me filtrando tra le foglie ancora verdi degli alberi... Attorno... voci indi stinte ch’io, però, non colgo... “Dentro”... ho tutte le voci che sai, che sono mie e Tue, Signore, che mi appartengo no e Ti appartengono... Accanto ad ognuna c’è un volto, un’anima, un cuore, una vita... Ed io amo intensamente tut te queste voci che fanno un gran coro nel mio io più inti mo e sono la forza della mia vita: me le hai messe Tu, pro prio e solo per me; per que sto oggi il mio grazie, la mia lode, la mia gioia sono gran di... così la pace... Alcune... sono meno intense, altre... decise, forti; nel coro polifonico si alternano gli as solo, le voci dai vari timbri, i sottofondi... tutto è musica, tutto è canto, anche il coro muto... Ed io so che questo “coro” così architettato, affidato a me, è diretto da Te, perché Tu sei l’Autore di ogni cosa e tutto Ti appartiene... A me non è dovuto nulla, però... Tu m’hai dato tutto ciò che mi “serve”, che mi fa bene, ed in sovrabbondanza... In ogni nota, in ogni canto, in ogni respiro... per sempre il mio grazie a Te, Signore della vita! Marisa Ferri insieme per - N. 54 21 R egia teatrale Va in scena l’incontro del Risorto con Tommaso L a terza classe del la scuola elemen tare del le Maestre Pie di Torrevecchia (Roma) ha elaborato un te sto teatrale dal titolo “Gesù e Tommaso”, partendo dal bra no evangelico in cui Giovanni racconta l’incontro di Cristo ri sorto con l’apostolo Tommaso. La prima delle due scene si svolge nel Cenacolo, dove gli Apostoli si stanno interro gando su Gesù che non hanno più visto dopo la sua morte. Interessante il loro dialogo: - Il nostro Maestro sarà davvero risorto? - Così ci hanno raccontato le donne: la tomba vuota, i panni ben ripiegati, ma lui non l’hanno visto... - Sarà vero o tutte fantasie? Chissà! 22 insieme per - N. 54 Autori del testo sono gli alunni della III elementare delle scuole delle Maestre Pie di Torrevecchia (Roma). E l’apostolo incredulo diventa “Tommy” per i suoi aMici… - Beh, speriamo che sia vero! - E se è risuscitato, dove è andato a finire? Perché non si fa vedere da noi? - Potrebbe essere salito al cielo dal Padre suo! - Già, parlava sempre del Padre! In quel momento entra Gesù a porte chiuse e dice: «Pace a voi!». Ed ecco la reazione degli Apostoli stupiti e spa ventati: - Aiuto! Un fantasma! - Ma non vedi che è il Signore? - Sì, è proprio lui! - Evviva! Gesù è risorto! - No, non è possibile! E Gesù parla loro dicendo: «Calma, calma! Guardate le mie mani, i miei piedi e il mio costato, sono proprio io!». Gli Apostoli ammutoliscono e Gesù con forza esclama: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi!». Poi, alitando su di loro aggiunge: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati , a chi non li perdonerete non saranno perdonati!». Poi scompare. Gli Apostoli felici esclamano: «Allora è davvero risorto! Avevano ragione le donne!». Seconda scena: nel Cenacolo c’è anche Tommaso al quale gli Apostoli raccontano l’ac caduto. Ecco il loro breve dialogo: - Tommy, sai, abbiamo visto il Maestro! È entrato qui dentro a porte chiuse! Peccato che tu non c’eri! Questa te la sei persa! - Ma che dite? State sognando? Io non ci credo! - Ti dico che l’abbiamo visto! Era proprio lui, con i buchi dei chiodi nelle mani e nei pied e le ferite della lancia nel costato! - No! Non può essere! - Ma guarda che sei di coccio! Hai proprio la testa dura! - Se non vedo nelle sue mani e nei suoi piedi il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato non ci credo! - Fai un po’ come vuoi. Noi l’abbiamo visto! In quel momento Gesù entra nuovamente a porte chiuse dicendo: «Pace a voi!». Gli Apostoli rispondono: «Oh, Signore, sei tornato da noi?». Gesù risponde di sì, poi ecco lo scambio di battute con Tommaso: - Ciao, Tommy ci sei anche tu? Vieni un po’ qui: tocca le ferite delle mie mani e dei miei piedi. Anche quelle del mio costato! E non essere sempre così dubbioso, ma credente! Tommaso, confuso e in gi nocchio, risponde: «Signore mio e Dio mio!». - Caro Tommy. Tu non hai fatto nessuna fatica a credere: hai visto! Beati quelli che crederanno senza vedere. - Hai ragione Gesù! Da ora in poi dirò a tutti che sei il Figlio di Dio, anche a costo della mia vita! Gli alunni della Terza insieme per - N. 54 23 E ducare «PARLIAMONE CON...»: Tre serate di alto livello per genitori ed educatori Le hanno animate relatori molto preparati su temi di pressante attualità per le famiglie e per i giovani: la “navigazione” su Internet, padri e madri senza autorità e ragazzi senza regola, i problemi dei figli di coppie separatE T ra le varie iniziative attuate dal Centro Eli sabetta Renzi di Ric cione, prezioso strumento di formazione per la famiglia e per i giovani, ha destato vivo interesse quella denomina ta “PARLIAMONE CON”, articolatasi in tre serate con relatori molto preparati, che hanno anche dato spazio alle domande di genitori, educa tori e insegnanti presenti. Quanto mai attuale il tema del primo incontro, svolto dal prof. Raffaello Rossi, sul tema “Mille amici su Facebook e mille incertezze riguardo al futuro. Dove e come navigano i nostri figli?!” Dopo aver accennato a quelle che sono le nuove dipendenze (cellulare, gioco d’azzardo, Internet, shopping compulsi vo e videogame), il relatore ha detto: «Non demonizzia mo la tecnologia, ma quando viene usata in modo da creare dipendenza, parliamo di anal fabetismo relazionale. Gli sms impoveriscono le com petenze relazionali dei gio vani, il rischio per le nuove generazioni è quello di rima nere intrappolati in un mondo in cui non esiste il confine tra il reale e il virtuale. 24 insieme per - N. 54 Sopra: la locandina degli incontri. Sotto, alcune delle numerose iniziative organizzate dal Centro Renzi nella sede di Riccione (pagina accanto). Oggi la cultura mira all’u tile, non insegna la cosa più importante, quella di essere uomini e donne. C’è il trion fo dell’efficienza e insieme dell’ignoranza, mentre si di mentica di cercare la verità. I ragazzi si sentono molto soli, hanno vuoto esistenzia le, convivono con il vuoto interiore, hanno paura del giudizio altrui, della squali fica, dell’esclusione e quindi cercano le amicizie virtuali, ma queste squalificano ogni aspetto relazionale». Tra i segnali di allarme di cui i genitori devono tenere con to osservando i propri figli ci sono stanchezza eccessiva, tendenza ad assopirsi, pro blemi scolastici e calo di ren dimento, aggressività e isola mento. Per ridurre il rischio sono necessari presenza e so stegno da parte dei genitori, disponibilità ad ascoltare e a condividere i problemi con i figli, monitorandone adegua tamente le attività. In concre to si consiglia ai genitori di fissare dei limiti di tempo in cui usare il computer: non più di un’ora al giorno, escluden do la mattina prima di andare a scuola e la sera dopo le 22, nonché di controllare i conte nuti di ciò che i figli vedono e cercano in Internet. Ai bam bini si propongano giochi al ternativi (Monopoli, dama e carte), e si cerchi di giocare con loro. Infine il prof. Rossi ha sotto lineato la necessità di educare i ragazzi alla cooperazione, all’ccettazione di sé, alla fi ducia in sé e negli altri, alla rielaborazione degli insuc cessi e all’accettazione della realtà, all’accoglienza di sé e dell’altro, alla gratuità, a va lorizzare i propri talenti non ché le radici familiari, esi stenziali, culturali e sociali, e all’apertura e all’accoglienza del diverso. Il secondo incontro, tenu to dal dott. Davide Galassi, psicologo e psicoterapeuta, aveva per tema “Genitori senza autorità, ragazzi senza regole”. «Siamo in tempo di emergenza educativa», ha detto fra l’altro il relatore, «e questo perché i genitori hanno perso il loro ruolo e se insieme per - N. 54 25 E ducare Un momento degli incontri dedicati alle tematiche della famiglia e dell’educazione. ne vedono le conseguenze. I genitori un tempo sapevano quando dire sì e quando dire no e questo era rassicurante perché essi erano un punto di riferimento stabile su cui poter contare. Oggi invece i genitori sono inconsistenti, se non hanno sempre il con senso dei figli credono di non essere amati; inoltre credono di poter essere amici dei fi gli: ma che autorità possono avere se si fanno loro amici? Dietro ai sì e ai no che i ge nitori sono chiamati a dire ci sono dei valori: il bene e il male, la salute e la malattia, il buono e il cattivo. Il pagare le conseguenze dopo le pro prie azioni aiuta i giovani a fare le scelte e a diventare più responsabili… Un genitore non coerente non è mai au torevole, perché l’autorevo lezza nasce dalla coerenza ai valori fondamentali. Occorre insegnare ai figli che non si può avere tutto e subito, che la felicità non sta nell’avere e nel consumare le cose, ma nell’avere un progetto di vita 26 insieme per - N. 54 e nel perseguirlo anche con fatica… Nella vita non è im portante non sbagliare, ma è importante imparare a rime diare». Il terzo incontro aveva come titolo “Figli di chi… I bambini dalla separazione alle diverse forme di famiglia!”. Relatore era il dott. Vincenzo Priore, pedagogista e psico terapeuta della coppia e della famiglia, il quale ha iniziato precisando che «non è la se parazione in sé che è trauma tica, ma come viene gestita dai genitori. La separazione oggi fa parte di un ciclo di vita. Ma occorre ricordare che il figlio ha bisogno di en trambi i genitori, perché essi vivono dentro di lui ed en trambi sono importanti per la sua storia. E allora di fronte alla separazione occorre far sì che ci sia poca conflittualità tra i coniugi, che il bambino non venga coinvolto con ri catti affettivi, che si facciano insieme discorsi molto chiari anche con lui, e che non si senta lui responsabile della separazione». Il relatore ha aggiunto alcu ne precisazioni pratiche di notevole importanza: «Dopo la separazione», ha detto, «il bambino avrà sì ancora un papà e una mamma, ma essi non vivono più sotto lo stes so tetto e non condividono lo stesso letto e quel letto non deve essere occupato da nes suno, neanche dal bambino stesso; cambiano i ritmi per cui deve modificare qualcosa anche dentro di sé; si ritrova ad avere due case, due ca mere… questi cambiamenti vanno affrontati, per il bene del bambino, con grande col laborazione tra i due genitori. A scuola la figura della mae stra e dell’insegnante è mol to importante perché aiuta il bambino a sentirsi “visto”, “guardato”, come è anche molto importante il gruppo dei pari con i quali si con fronta quotidianamente… Un altro fattore importante nelle situazioni critiche può essere anche lo sport». Questi sono solo alcuni spun ti evidenziati dalle tre serate molto interessanti; gli argo menti trattati richiedono ov viamente ulteriori approfon dimenti e riflessioni, sia per i genitori che per gli insegnanti ed educatori, poiché essi sono chiamati ad aiutare le nuove generazioni a costruire, gior no dopo giorno, la loro iden tità, a dare senso e significato al loro essere ed esistere oggi. Emerge ancora una volta l’importanza della funzione che il Centro Elisabetta Ren zi svolge a servizio delle fa miglia. Sr. Maria Teresa Palazzetti P odio Due nostri studenti premiati a un concorso letterario Il Premio ”Vinceremo le malattie gravi”, organizzato dalla “Istituzione Universum della Verità e della Dignità”, con sede a Sesto San Giovanni (Milano), era articolato in due settori: poesia e narrativa A ll’insegna dello slo gan “Vinceremo le malattie gravi” si è svolta recentemente la prima edizione di un Premio Let terario nazionale riservato a giovani studenti. I vincitori del primo premio per le se zioni “Poesia” e “Narrativa inedita” sono stati rispetti vamente Valentina Galliani e Mattia Trisolini, entrambi alunni della scuola media delle Maestre Pie di Bolo gna. Ecco il teso della Gal liani, che si intitola Una luce oltre l’ombra: Se il nero che ho dentro si riversasse nelle mie parole sarebbe come se inondasse il mondo di dolore. Goccia dopo goccia, fluirebbe dal mio cuore tutta la mia malinconia. Una nota grigia in un mondo di colore. Come candela oscillo, nel buio profondo. Goccia dopo goccia, lontana dal mondo. La tempesta infuria intorno a me, piccola candela. Sola nella notte il buio mi congela. Ali d’ombra mi portano. Lacrime e inchiostro dalla mia penna sgorgano goccia dopo goccia. Ma ora, nella landa sopita dei miei pensieri è arrivata una luce di vita. Piccola e fioca, fra tanti tur bini neri. Vita, che non è solo dolore, ma prendere il volo e trovare in ogni cosa il suo colore. Dando valore ad ogni attimo I componenti la Giuria del concorso e i rappresentanti degli Sponsor che hanno sostenuto l’iniziativa in occasione della premiazione, svoltasi a Sesto San Giovanni il 13 ottobre scorso. insieme per - N. 54 27 P odio passato, scaglie di gioia nel mio mondo nero. Un amico ritrovato. Il riso di un bambino sincero. Chi noi abbiamo amato e non può ritornare, non ci ha mai lasciato. La luce mi accarezza, la mia fiamma non cesserà di lottare. E tu sei con me, nonno. Valentina Galliani La luce della speranza è in vece il titolo del racconto di Matteo Trisolini: Il letto è scomodo. Mi rigiro, ma non riesco a trovare una posizione così mi convinco che è tempo ormai di alzarsi. Lacrime amare hanno bagnato il cuscino. Mi viene un groppo in gola: sono i miei occhi che non hanno ancora voglia di arrendersi alla cruda realtà. Ho sete. Il sudore e il pianto mi hanno disidratato. Mio padre dorme ancora, ap 28 insieme per - N. 54 parentemente sereno, ma sul suo volto ancora assopito si denota un’espressione di tri ste sconforto: manca anche a lui la nostra povera Italia. I nostri coinquilini sonnec chiano ammassati l’uno a l’altro tanto che anch’io lotto con il braccio del mio vicino per cercare di guadagnare inutilmente qualche decime tro di spazio. Estraggo dai miei pantaloni logori e segnati da mille vi cissitudini, un quadernetto con pagine ingiallite e ro vinate sugli angoli. Sfoglio lentamente le pagine ricche di sentimenti e riflessioni appartenenti ai miei quattor dici anni di vita. Una pagina vuota fa bella mostra di se dopo un’innumerevole serie di sillabe messe in rigoroso ordine. Valentina Galliani, vincitrice della sezione “Poesia”, accanto alla Presidente della Giuria, la dottoressa Ileana Tudor. Sono nato da una famiglia povera e scrivo a malapena, ma quel poco che basta per ricordare i momenti vissuti. Cinque anni di scuola danno poche basi per scrivere! Ho frequentato la scuola tra mille travagli e senza la possibili tà di studiare poiché dovevo aiutare la mia famiglia che si trova in gravi condizioni eco nomiche. Ho ripetuto anche la quarta, poi ho smesso per ché le condizioni della mam ma peggioravano. La pove retta soffre di cuore e non riesce più a tirare avanti. già da tempo mio padre pensava all’emigrazione per la man canza di denaro e il bisogno di farmaci aveva alimentato il suo desiderio di trovare un lavoro all’estero. Così io e i miei tre fratelli ci siamo dati da fare per dissuaderlo, por tando ogni tanto la mancia guadagnata a fare il garzone dal panettiere o negli altri ne gozietti nei dintorni. Il nostro sforzo non è servito. Come se non bastasse Gigetto, il quin to fra noi, è ancora lattante e bisognoso di cure. Così papà ha preso me, il figlio maggio re, ed è partito per Berlino. Ricordo il pianto della mam ma che ci salutava dal binario mentre il treno sbuffava i pri mi vapori. Abbiamo trovato alloggio presso una baracca di pove racci come noi: la povertà esiste anche qui, anche papà se ne è reso conto. Scrivo così sul mio personale diario, utilizzando una matita consumata: 26 Luglio 1989 “la prima notte a Berlino è ormai giunta al termine. Qui tutti parlano una strana lingua in- comprensibile. Non so come faremo a farci comprendere, ma per ora non riesco a pensare ad altro che a una cosa: c’è un muro che sorge non lontano da dove ci troviamo. E’ tempestato di frasi in tedesco che hanno tutta l’aria di essere violente. La violenza non ha lingua. Non so cosa significhi tutto ciò, ma sicuramente non ha l’aria di essere un paese molto tranquillo. Forse di là c’è qualcosa che ci nascondono, ma perché? Cosa hanno da nascondere in un paese che dicono tanto fiorente?” L’aria chiusa del nostro giaci glio si fa insopportabile e così, facendomi largo fra i corpi ad dormentati, esco e respiro l’a ria mattutina di Berlino. Girato di spalle, di fronte a me, c’è un ragazzino bion do e non troppo alto. E’ ben vestito ed elegante ed il suo animo sembra buono. Egli mi chiede qualcosa in tedesco e in risposta alle sue parole faccio una smorfia accom pagnata da uno “scusa, non conosco la tua lingua”. La provvidenza ha deciso di essermi favorevole e di col po il ragazzino inizia a par lare un italiano perfetto. Gli chiedo come mai conosca la mia lingua e lui mi risponde che l’ha appresa dal padre, anch’egli di origine italiana. Mi invita a contemplare il sole nascente e lo spettacolo dell’alba che ogni mattina va a vedere. I colori si fondono in innumerevoli sfumature e il sole fa capolino fra le nu vole di fronte a noi. Gli chiedo cosa sia il muro. Egli, che scopro chiamarsi Tobias, mi spiega che esso fu eretto nel 1941 per separare la povera parte est, sotto il dominio dell’Unione Sovie tica, dalla ricca parte ovest, sotto l’influenza delle nazio ni occidentali più sviluppate. Mi spiega quanto fosse stato fortunato a nascere nella par te ovest, dove aveva avuto la possibilità di crescere istru ito e in buone condizioni. Suo padre aveva fatto fortu na emigrando in Germania e aveva conosciuto una bella donna che era divenuta sua madre. Io gli spiego invece, la difficile vita del mio paese: la Campania. Essa è un per fetto esempio di come la bel lezza delle opere d’arte e del mare si combinino alla po insieme per - N. 54 29 P odio vertà estrema e all’organiz zazione malavitosa della ca morra. Io abito proprio in uno dei quartieri più poveri della città di Napoli, in una picco la abitazione di appena una cinquantina di metri quadrati dove siamo costretti a vivere stentando a tirare avanti e vi vendo alla giornata. Il ragazzino ascolta in silen zio la mia narrazione e annu isce tristemente con il capo. Poi si illumina. Corre via e mi fa segno di rimanere lì. Ormai sono le sette e la città si sta svegliando. Intanto mio padre mi raggiunge sulla so glia della baracca e si siede vicino a me per confortarmi e per asciugarmi una lacrima che sta rigando il mio viso. Anche a lui manca la fami glia. Dice che li rivedremo presto, amici e parenti, ma sa benissimo che non è vero, lo capisco dal suo tono di voce. Ecco che arriva trafelato To bias. L’eccitazione è tale che non riesce a parlare. Ripren de fiato e apre la bocca. Le parole che ne escono sono di 30 insieme per - N. 54 speranza: il padre di Tobias ha deciso di assumere mio padre nella sua fabbrica di automobili. Papà non crede alle sue orecchie. Lo stupo re è duplice: un bambino che parla l’italiano ed un’offerta di lavoro dopo neanche un giorno nella capitale tedesca. La “manna” si è appena ma nifestata! Ovviamente, dopo la meravi glia iniziale, l’offerta è accet tata con entusiasmo. - Quando posso iniziare? - Anche subito - rispose il bambino che si era accura tamente informato dal padre – seguimi e ti porterò là dove lavora mio papà” – e con que sto entrambi svanirono nella nebbia mattutina. Mi guardo intorno e sono solo. Tanto vale vedere la cit tà. Sto quasi per incamminar mi verso il centro cittadino quando si odono delle urla, dei gridi e dei pianti, pro teste provenienti dall’altra parte del muro. Il rumore di uno sparo echeggia, seguito a raffica da altri, sempre più frequenti. Grida lamentose si odono, seguiti da tonfi sor di. In pochi minuti, lo si può percepire, la gente fugge e dall’altra parte non arriva più nessun rumore. Ho percepito chiaramente l’accento della gente che ur lava, era diverso, più rozzo del tedesco che finora ho sen tito parlare. 8 Settembre 1989 Papà ha ottenuto uno stipendio fisso e regolare che gli ha permesso di guadagnarci da vivere. Ha subito inviato una parte del denaro a Napoli e si è voluto informare sulla mamma. Domani comincerò la scuola. Non c’è bisogno che lavori così papà mi ha iscritto ad una piccola scuola di periferia. Ho imparato qualche parola in tedesco ed ora so dire quel minimo indispensabile per vivere in Germania. Sono emozionato, ma felice di poter vedere altri ragazzi come me. Spero di non trovare troppe difficoltà e che questa barriera linguistica non intralci le mie relazioni. Sono le sette di mattina, è presto, ma sono troppo ecci tato per restare a poltrire. Non sto un attimo fermo. Corro a casa di Tobias e lo trovo sulla soglia che mi aspetta. - Gehen wir zusammen? - Ja, zur Schule gehen wir sofort! - Bravo, stai facendo progres si, sei portato per il tedesco. - Grazie, faccio quel che posso. Ad attenderci davanti al can cello della scuola è una ra gazza giovane sui trent’anni che , con molta gentilezza, ci accompagna in classe. è ini ziata la scuola! 9 Novembre 1989 Non sono tranquillo. I guadagni e gli insegnamenti a scuola Mattia Trisolini, vincitore della sezione “Narrativa”, al momento della premiazione, con una docente membro della Giuria e suor Rina Dellabartola, insegnante della Scuola Media delle Maestre Pie di Bologna. sono buoni, ma è da un po’ di tempo che percepisco agitazione fra i cittadini e diverse sommosse hanno accompagnato gli ultimi tempi. Della mamma non ho ancora notizie. Tutto a un tratto un uomo esclama: -“ Venite al muro sta succe dendo qualcosa!” Un’enorme folla si è riversa ta attorno a quell’ammasso di mattoni. Dall’altra parte stan no spingendo per passare. Alcuni lo scavalcano, altri cercano di abbatterlo. Il fatto viene subito filmato dalle televisioni nazionali. Una lettera mi viene recapita ta da un uomo che ha un bel da fare per raggiungermi. La apro in un luogo apparta to, lontano da quella confu sione. La speranza di riappacifica zione fra est e ovest è sem pre più vicina ed un fascio di luce nuova illumina la nostra famiglia: mamma sta meglio ed ha incominciato a saldare i debiti con i creditori. La ca duta del muro dà luce e forma a nuovi orizzonti per tutti! Mattia Trisolini insieme per - N. 54 31 L IBRI Vincenzo Bertolone di Angelo Montonati PADRE PINO PUGLISI, PROFETA E MARTIRE I Padre Pino Puglisi, profeta e martire. Beato. San Paolo pagg. 207 Euro 9,90 M. Jones, S. Tsintziras l 15 settembre 1993 veniva assassinato dalla mafia don Pino Puglisi (recentemente beatificato da Benedetto XVI) che era parroco di Brancaccio, un quartiere periferico di Palermo, e che proprio quel giorno compiva 56 anni. La criminalità organizza ta non era mai arrivata a uccidere un uomo di Chiesa sul sagrato della propria parrocchia. L’omicidio era stato deciso dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano per mettere a tacere un prete scomodo che col suo mini stero di pastore di anime, forma tore di coscienze cristiane, con un’attenzione privilegiata a quelle dei fanciulli, li ridicolizzava agli occhi della gente, sottraendo loro manovalanza, prestigio e potere. Autore di queste bellissima bio grafia è mons. Vincenzo Berto lone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, che è anche il Postulatore della causa di cano nizzazione di don Puglisi; egli GIOCHI DA SALOTTO PER FAMIGLIE MODERNE L Giochi da salotto per famiglie moderne San Paolo pagg. 337 Euro 19,50 32 insieme per - N. 54 approfitta dell’occasione per «scavare (usiamo sue parole) nel mondo degradato, criminale e criminogeno di una delle più nefande matrici del male nella società moderna e contempora nea: la mafia». E dedica un intero capitolo alla storia di questo fenomeno e della lotta che la Chiesa ha svolto e tuttora svolge contro di esso. Pagine tutte da leggere, dunque, da cui emerge la figura esemplare del martire don Puglisi: un uomo limpido, un sacerdote che ha vissuto fino in fondo il proprio ministero, con dannato a morte perché difendeva il Vangelo, il che per le cosche significava sottrarre “sudditi” alla loro “chiesa”. I vari capitoli illustrano chiaramente il cammi no di santità di don Pino, la sua spiritualità, il coraggio e quell’in dimenticabile sorriso del martire al suo killer, Salvatore Grigoli, il quale vi trovò la molla segreta per potersi pentire. a prima delle due autrici si definisce “gioco-dipenden te” in quanto madre di due bambini e zia di ben diciassette nipoti, coi quali trova sempre qualche scusa per giocare. Il volu me si apre con una celebre frase del filosofo tedesco Friederich Nietzsche che afferma: «Nel vero uomo è celato un bambino che vuole giocare». I giochi di società hanno indubbiamente dei pregi: sono gratuiti, sostenibili, coinvol gono mente e corpo, sviluppano abilità utili, coltivano la creatività, ci fanno stare insieme e sono divertenti. Nell’elenco indicato dal volume ci sono giochi di scrit tura e disegno, giochi di strategia, giochi con la benda, giochi di ricerca e nascondigli, di finzione; giochi con la faccia impassibile, giochi per i giorni piovosi, giochi con le carte, coi dadi, con le biglie e con gli aliossi (ossi delle zampe di animali con cui un tempo gio cavano i bambini), e poi giochi ad alta voce (indovinelli), con lettere e parole, per confondere ed essere confusi: insomma, c’è solo l’im barazzo della scelta, perché i gio chi qui spiegati sono ben 136! E per ciascuno vengono indicati il numero di giocatori, l’età, le cose che servono e la durata. Non ci si annoia di certo!