Per
Rivista semestrale Dicembre 2013 - N. 54 - Sped. in A.P. Art.2 Comma 20/c Legge 662/96 - Filiale di Forlì TAXE PERCUE “TASSA RISCOSSA” RIMINI FERROVIA
I
N
maestre pie dell’addolorata
SIEME
Dopo
l’Anno
della Fede
un Natale
di speranza
Per
I N SIEME
Rivista semestrale dell’Istituto
MAESTRE PIE DELL’ADDOLORATA
Dicembre 2013 - N. 54 - anno XIX
Proprietario/Editore:
Istituto Maestre Pie dell’Addolorata
Autorizzazione del Tribunale di Rimini
N. 2/94 del 10/2/94
INTERVISTE
Suor Agostina
Galli, “miracolata”
per intercessione di
Madre Elisabetta,
e suor Palmina
Maroncelli che il
1° marzo prossimo
compirà 103 anni.
Direzione, Redazione e Amministrazione:
Via Fratelli Bandiera 34 - 47921 Rimini
Tel. 0541/714711 - Fax 0541/714781
E-Mail: [email protected]
MPA
A Rimini l’assemblea
del Movimento per
l’Alleluia, presente
Madre Carla Bertani.
Direttore Responsabile:
Angelo Montonati
Progetto grafico e impaginazione:
Carlo Toresani - Cecilia Montonati
Sede Legale:
Istituto Maestre Pie dell’Addolorata
Viale Vaticano 90 - 00165 Roma
Stampa: Tipografia Garattoni
Via Achille Grandi, 25
47049 Viserba (Forlì)
2
insieme per - N. 54
C.A.P.____________CITTà_____________________________________________
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INDIRIZZO__________________________________________________________
COGNOME__________________________________________________________
NOME______________________________________________________________
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conto corrente N. 15747470 - Istituto Maestre Pie dell’Addolorata - B.E. Renzi
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Abbonamento annuale: Euro 12,00
tramite conto corrente n. 15747470
intestato a: Istituto Maestre Pie
dell’Addolorata - B.E. Renzi
Via Fratelli Bandiera 34 - 47921 Rimini
SOMMARIO
3
Dopo l’Anno della Fede
un Natale di speranza
di Angelo Montonati
21
Il “grazie” di Marisa Ferri
al Signore per i suoi 80 anni
di Marisa Ferri
4
Lettere
a cura della Redazione
22
Va in scena l’incontro
del Risorto con Tommaso
a cura degli alunni della Terza
6
A Coriano le sorprese
non mancano mai...
di Angelo Montonati
24
Tre serate di alto livello
per genitori ed educatori
di Sr. Maria Teresa Palazzetti
13
Una giornata storica
per alunni di 30 anni fa
degli alunni di V classe ‘83
27
Due nostri studenti premiati
a un concorso letterario
di V. Galliani e M. Trisolini
14
A Rimini l’assemblea
del Movimento per l’Alleluia
32
Libri
di Angelo Montonati
18
Bangladesh, che passione!
di Silvia Tagliavini
BUON NATALE
E FELICE ANNO
LA REDAZIONE
E
ditoriale
Dopo l’Anno della Fede
un Natale di speranza
Positivo bilancio degli scorsi due mesi vissuti all’insegna della creatività.
Papa Francesco ci invita a mettere Gesù al centro della nostra esistenza
P
apa Francesco ha chiuso l’Anno
della Fede il 24 novembre scorso
– solennità di Cristo Re – con una
Messa solenne celebrata in piazza
San Pietro. Per la prima volta, sul sagrato
della Basilica Vaticana, è stata esposta
pubblicamente la teca contenente le reli­
quie del Principe degli Apostoli.
Questi dodici mesi sono stati «innanzitutto
un’esperienza di grazia. Nonostante la
crisi, l’Anno ci ha fatto comprendere che
c’è tanto entusiasmo e tanto desiderio di
riprendere il cammino che il Signore ci ha
affidato», ha dichiarato l’arcivescovo Rino
Fisichella, Presidente del Pontificio
Consiglio per la promozione della nuova
evangelizzazione, il dicastero vaticano che
è stato un po’ il motore di questo Anno
speciale voluto e iniziato sotto Benedetto
XVI e proseguito da Papa Francesco.
Un dato particolarmente significativo al
riguardo: sono stati oltre 8 milioni e mezzo
i pellegrini che si sono recati sulla tomba
di Pietro per professare la fede. Inoltre,
sabato 23 novembre, vigilia della chiusura,
sono stati presentati al Pontefice circa 500
catecumeni che hanno scelto da adulti di
entrare nella Chiesa ricevendo i sacramen­
ti della iniziazione cristiana. Appartenevano
a 47 nazionalità diverse dei cinque conti­
nenti: particolarmente significativa la pre­
senza dei gruppi provenienti da Russia,
Moldavia, Bosnia Erzegovina, Egitto,
Marocco, Algeria, Cina, Kirghizistan,
Mongolia e Cuba. A ciascuno dei catecu­
meni Papa Francesco ha tracciato la croce
sulla fronte, consegnando poi loro il
Vangelo ricordando che «Gesù è con noi in
ogni situazione, anche la più dolorosa e
difficile da capire: il suo amore è fedele,
non ci tradirà mai». Infine, ha fatto notizia
la veglia di oltre 15 mila studenti universi­
tari che, assieme al Papa nella basilica di
San Pietro, sabato 30 novembre hanno
preso parte alla celebrazione dei primi
Vespri dell’Avvento.
insieme per - N. 54
3
E
ditoriale
Recentemente, il quotidiano “Avvenire” ha
raccontato alcune esperienza fatte dai gio­
vani in varie diocesi italiane interpretando
l’Anno della Fede all’insegna della creati­
vità: sono state attuate iniziative per aiutare
i giovani a scoprire la loro vocazione, per
spingere allo spirito missionario e a quella
che è stata chiamata “evangelizzazione di
strada”; si sono tenuti recital e spettacoli
dedicati ai ragazzi che sono alla ricerca di
Dio; la sete di capire meglio, di conoscere
e di ragionare ha spinto alcuni ragazzi
dell’Azione Cattolica a studiare teologia e
a frequentare l’Istituto Superiore di Scienze
Religiose.
RISCOPRIRE LA BELLEZZA
DEL NOSTRO BATTESIMO
A ricordo e ad incoraggiamento per quanti
hanno cercato di vivere intensamente que­
sti dodici mesi del 2013, proponiamo la
bellissima omelia che Papa Bergoglio ha
svolto durante la celebrazione eucaristica
conclusiva. Egli ha iniziato ringraziando
Benedetto XVI che ha aperto l’Anno
4
insieme per - N. 54
offrendo a tutti noi l’opportunità di risco­
prire la bellezza di quel cammino di fede
che ha avuto inizio nel giorno del nostro
Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fra­
telli nella Chiesa. Poi, prendendo lo spunto
dalle letture bibliche del giorno, ha affer­
mato che «Gesù è il centro della creazione,
e pertanto l’atteggiamento richiesto al cre­
dente è quello di riconoscere e di accoglie­
re nella vita questa centralità di Gesù
Cristo nei pensieri, nelle parole e nelle
opere».
Ma poiché Gesù è anche il centro della
storia dell’umanità e della storia di ogni
uomo, ha aggiunto il Papa, «a Lui possia­
mo riferire le gioie e le speranze, le tristez­
ze e le angosce di cui è intessuta la nostra
vita. Quando Gesù è al centro, anche i
momenti più bui della nostra esistenza si
illuminano, e ci dà speranza. «Ognuno di
noi ha la sua storia», ha detto il Papa
avviandosi alla conclusione, «ognuno di
noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i
suoi momenti felici e i suoi momenti bui.
Ci farà bene in questa giornata pensare alla
nostra storia e guardare Gesù, e dal cuore
L
ettere
ripetergli tante volte, ma con il cuore, in
silenzio, “Ricordati di me, Signore,
adesso che sei nel tuo Regno! Gesù,
ricordati di me, perché io ho voglia di
diventare buono, ma non ho forza, non
posso, sono peccatore. Ma ricordati di
me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me per­
ché Tu sei al centro. Tu sei proprio nel
tuo Regno”. La grazia di Dio è sempre
più abbondante della preghiera che l’ha
domandata»
Un forte messaggio di speranza ha lan­
ciato il Santo Padre. E di speranza c’è
più che mai bisogno di questi tempi.
Stiamo vivendo momenti difficili: la
crisi economica vede tante famiglie in
gravi difficoltà, c’è anche un’emergen­
za educativa che preoccupa non poco
per la perdita di valori fondamentali nei
giovani che hanno perso contatto con la
fede. Ma non dobbiamo perdere la spe­
ranza. E qui ci vengono in mente, in
sintonia con quelle di Papa Francesco,
queste parole della Beata Elisabetta a
una sua suora: «Se tu fossi sola, io sarei
la prima a tremare, poiché di noi stessi
non abbiamo che debolezza, impotenza
e miseria; ma nostro Signore è con te
dalla mattina alla sera e dalla sera alla
mattina».
Il carisma delle Maestre Pie dell’Addo­
lorata si rivela particolarmente prezioso
per l’azione che esse svolgono in campo
educativo e formativo. In occasione del
Natale è tradizione scambiarsi gli augu­
ri, e lo facciamo anche noi: che il
Signore mandi numerose vocazioni a
questa Congregazione che fa tanto bene
dovunque opera: e che noi tutti ravvi­
viamo il nostro impegno di cristiani con
la nostra coraggiosa testimonianza. E
l’augurio ce lo scambiamo usando anco­
ra una volta le parole della Madre
Elisabetta: che ciascuno di noi «se ne
stia sempre sotto la grande visione di
Dio!». Così questo Natale ci darà la
speranza di cui abbiano tanto bisogno.
Angelo Montonati
Informateci sempre
sulle grazie ottenute
da Madre Elisabetta
S
pettabile Direzione, ho letto con
profondo compiacimento nel nume­
ro precedente della Rivista, nella
rubrica “A domanda risponde”, il raccon­
to della guarigione della piccola Julie,
avvenuta in Louisiana per intercessione
della Beata Elisabetta. Da qualche tempo
non vi trovavo notizie del genere, pur
sapendo che sono molte le persone che,
per ottenere una grazia, si rivolgono alla
Madre Fondatrice delle Maestre Pie
dell’Addolorata, ricevendone risposte
gratificanti. Se posso dare un suggerimen­
to, informate sempre i lettori circa queste
risposte positive, anche non aventi carat­
tere straordinario, perché in tal modo si
diffonde ulteriormente la devozione verso
questa grande figura di religiosa. Spero di
leggervi sul prossimo numero con qual­
che notizia del genere. E così la nostra
belle rivista sarà ancora più bella.
Rosa Maffei, Bologna
Gentile Lettrice, la ringraziamo per questo rilievo, che condividiamo pienamente.
Purtroppo, molte persone che ricevono la
grazia spesso non osano darne notizie
perché temono di mettersi in mostra. Ma
in questi casi chi viene messa in mostra è
la nostra Beata Elisabetta e queste notizie
fanno sempre tanto piacere a chi le
apprende. In questo stesso numero, non
per caso parliamo di suor Agostina Galli,
la cui guarigione miracolosa ha dato il
via alla beatificazione della Fondatrice.
E siccome per la canonizzazione della
stessa occorre un altro miracolo, divulgare quanto più possibile le conferme che
dal cielo Madre Renzi dà a chi ne invoca
l’intercessione, potrà accelerare questo
evento che tutti ci auguriamo.
insieme per - N. 54
5
T
estimoniare
A Coriano le sorprese
non mancano mai...
Abbiamo incontrato suor Agostina Galli, la protagonista
del “miracolo” che ha portato alla beatificazione di Madre
Elisabetta, e suor Palmina Maroncelli, che insieme ad una
consorella che opera in Louisiana è la “decana” della
Congregazione (compirà 103 anni il 1° marzo prossimo)
A
Coriano, dove ripo­
sano i resti mortali
della Beata Elisabetta,
le sorprese non mancano mai.
Per questo abbiamo deciso di
recarci lassù per parlare con
due Maestre Pie che hanno
fatto e fanno notizia. Si tratta
di suor Agostina Galli e di
suor Palmina Maroncelli. La
prima il 7 marzo 1959, dopo
che i medici avevano dichia­
rato che sarebbe morta nel
giro di poche ore, verso le 11
del mattino seguente, mentre
lei e le consorelle stavano
ardentemente pregando la
Fondatrice per ottenerne la
guarigione, si alzò dal letto
perfettamente e istantanea­
mente risanata; questo “mira­
colo” ha dato il via alla beati­
ficazione della Renzi. Suor
Agostina ha compiuto 96
anni il 28 agosto scorso.
L’altra religiosa è, insieme a
una consorella residente in
Louisiana, la “decana” della
Congregazione, avendo com­
piuto 103 anni e 80 anni di
professione religiosa.
Le abbiamo raggiunte
entrambe e davvero ne è
valsa la pena. Suor Agostina
ci ha ricevuto nella sua stan­
za, rimanendo a letto, ma ha
6
insieme per - N. 54
risposto alle nostre domande
con garbo e grande lucidità.
Riassumiamo brevemente la
sua vicenda, che non finisce
di stupire; non a caso sono
molti coloro che si recano a
Coriano per conoscere la
suora “miracolata”.
Agostina Galli, nativa di
Misano Adriatico, era entrata
nelle Maestre Pie dell’Addo­
lorata nel gennaio 1935. Due
anni dopo, mentre si trovava
a Cattolica, la sua salute
cominciò a vacillare: qualche
linea di febbre, inappetenza e
perdita di peso erano i sinto­
mi di un malessere che sareb­
be continuato, tanto che
nell’estate del 1938, quando
la suora avrebbe dovuto pro­
nunciare i primi voti tempo­
ranei, non vi fu ammessa a
causa delle sue precarie con­
dizioni di salute; in settembre
un esame radiologico accer­
tava trattarsi di pleurite secca
bilaterale.
Dopo un leggero migliora­
mento che le permise di coro­
nare il suo sogno di consacra­
ta facendo la professione, suor
Agostina sentì accentuarsi dei
dolori all’addome accompa­
gnati da frequente vomito e in
poco tempo perdette dodici
Suor Agostina, 96 anni, anche se
inferma non ha perso il buonumore.
Ci ha raccontato la sua “avventura”,
che ha provocato anche la conversione di un acceso anticlericale.
chili di peso, non accennando
a migliorare nonostante mas­
sicce dosi di calcio, vitamine
e ricostituenti. Poi arrivò la
diagnosi scoraggiante: perito­
nite tuber­colare. «Peccato che
debba morire così giovane!»,
disse un giorno il medico con
un tono che fu avvertito dalla
ammalata. I superiori manda­
rono suor Agostina a casa dai
suoi, nella speranza che l’aria
natia le giovasse, ma dal 1941
al 1948 i disturbi non si placa­
rono: nominata maestra delle
educande, viveva però in una
specie di isolamento, con
divieto di usare i servizi igie­
nici comuni, mentre un’infer­
miera dormiva costantemente
nella sua stessa stanza.
Un netto peggioramento si
ebbe nel 1953, quando suor
Agostina accusò anche vio­
lente coliche renali oltre ai
dolori all’addome e al vomito
che si erano fatti sempre più
frequenti, accompagnati da
febbre e da inappetenza che
la ridussero a pelle e ossa. A
completare il quadro soprag­
giunsero complicazioni car­
diovascolari per cui la reli­
giosa era costretta a letto,
incapace quasi di muoversi,
nutrita soltanto con liquidi.
Era convinta di guarire…
E siamo al 1959, l’anno della
svolta prodigiosa. La peritoni­
te si accentua e i consulti
medici non lasciano alcuna
speranza per suor Agostina,
alla quale il 25 febbraio ven­
gono dati l’Estrema Unzione
e il Viatico, mentre per aiutar­
la a respirare le viene ammini­
strato l’ossigeno. «Nonostante
tutto», ci racconta la suora,
«io ero convinta di non mori­
re. Mi ero rivolta alla Madre
Fondatrice perché eravamo
nell’anno centenario della sua
morte, e anche alle mie conso­
insieme per - N. 54
7
T
estimoniare
relle dicevo di pregare rivol­
gendosi a lei, e soltanto a lei,
escludendo ogni altro inter­
cessore». Il 7 marzo il dottor
Guido Rossi la visitò, scuo­
tendo il capo. Per lui, il caso
era ormai chiuso. «Il corpo
era finito», dice suor Agostina,
«i sensi attenuati, non udivo e
non vedevo quasi più nulla.
Tuttavia, io sentivo che la mia
fine era ancora molto lonta­
na…».
Lei era convinta di guarire.
«Sì», ribadisce, «perché io
non volevo morire e insiste­
vo con la Madre Fondatrice
presso Gesù perché era Lui
che doveva guarirmi. E le
dicevo che io il miracolo lo
chiedo, non per interesse
8
insieme per - N. 54
mio, per soddisfazione mia,
ma per lavorare ancora nel
mio istituto e dare gloria a
Dio e a lei. Avevo ricevuto
già i Sacramenti, erano stati
chiamati i miei familiari e
aspettavo che suonassero le
campane come si faceva al
mio paese in parrocchia
quando qualcuno entrava in
agonia. Quel 7 marzo 1959
erano tutti lì attorno a me
nella stanza dell’infermeria,
c’erano il sacerdote, la supe­
riora, tante suore, e aspetta­
vano il momento. Ma io dice­
vo: “No, no, Gesù… tu
fammi il miracolo attraverso
la Madre Fondatrice”. Era
presente anche la Superiora
Generale di allora, madre
Zita Verni, che a un certo
momento mi ha detto:
“Agostina, preghiamo un
altro santo, madre Elisabetta
non fa niente”. Mi ricordo
che ho alzato la mano di
fronte a lei e ho detto: “No
Madre, io lo voglio dalla
Madre Fondatrice”. Ho detto
proprio così, con una certa
sicurezza, io lo volevo, lo
volevo, lo volevo. Verso le 11
e un quarto ad un tratto mi
sono alzata, mi sono seduta
sul letto, sono scesa e, avvici­
nandomi alla finestra, ho
visto un gruppo di bambini
della scuola con una suora
che ho riconosciuto. Mia
sorella, che mi assisteva, era
andata in Direzione e quando
mi ha visto così ha detto:
“Agostina, obbedisci, torna a
letto”. Poiché giorni prima
avevo avuto la febbre a 38 e
39, credeva che delirassi.
Sono tornata a letto, ma rima­
nendo seduta, poi però sono
scesa nuovamente adagian­
domi su una poltrona che
c’era nell’angolino della
stanza. Dicevo: “Perché devo
tornare a letto? Sono guari­
ta!”. Ma gli altri insistevano
e siccome ho sempre obbedi­
to nella mia vita, mi sono
coricata, ma rimanendo sedu­
ta e ho chiesto: “Adesso non
mi date da mangiare?”.
“Ormai”, mi hanno risposto,
“hanno mangiato tutte, c’è
rimasto poco”. E io: “Non
importa anche se è poco, por­
tatemelo”. Mi hanno dato un
po’ di minestra e l’ho man­
giata in un attimo; ho chiesto
se c’era dell’altro, ma hanno
risposto di no. “Non impor­
ta”, ho detto, “nei prossimi
giorni mangeremo”. Poi li ho
congedati, dicendo che vole­
vo fare un riposino. Sono
usciti tutti, ma io vedevo che
ogni tanto aprivano la porta e
sbirciavano per controllare
che cosa stessi facendo. Io
però non dormivo volevo rin­
graziare il Signore del dono
grande che mi aveva fatto».
Dopo un po’ è arrivato il
medico, il dottor Rossi, che in
precedenza aveva detto alla
Superiora che veniva per fir­
mare il certificato di morte.
«Lui mi ha visitato», ricorda
la suora, «e ad un certo punto
mi ha chiesto: “Suor Agostina,
chi è venuto qui a dirle alzati
e cammina?”. Al che ho rispo­
sto: “È venuto Qualcuno
dall’alto”. Lui mi ha detto di
stare buona e ha aggiunto:
“Per me non c’è più nessun
male di ciò che c’era prima.
Verrò giù mercoledì, lei aspet­
ti, rimanga a letto fino a mer­
coledì pomeriggio. Vedremo
se le condizioni sono stabili”.
Allora ho ripreso a pregare
ringraziando Gesù. Il mattino
dopo non sono rimasta a letto,
ma sono andata nella chiesa
grande, però stando nella can­
toria per non provocare con­
fusione: temevo che mi scam­
biassero per un fantasma per­
ché erano poche le suore che
mi avevano visto. Terminata
la Messa, sono tornata nell’in­
fermeria. Il mercoledì succes­
sivo è venuto il medico il
quale mi ha fatto scendere
dalla scala nel cortile per un
giretto, Dopo mi ha fotto risa­
lire sempre a piedi dalla scala
e ha esclamato: “Siamo a
posto!” Allora ho ripreso la
vita di prima stando con la
comunità e non finivo di rin­
graziare la Madre Fondatrice
per la grazia ricevuta. Sono
stata sottoposta a tanti con­
trolli medici ad opera di diver­
si specialisti, anche fuori
Rimini, ma tutti hanno confer­
mato la guarigione. Poi mi
hanno mandato un mese in
montagna, e al mio ritorno mi
hanno nominato responsabile
delle educande della casa di
Rimini, e dopo circa un anno
responsabile della comunità
di Rimini, che comprendeva
una novantina di suore.
Successivamente mi hanno
mandato in varie case, ho
lavorato sempre senza mai
ammalarmi».
Un miracolo “doppio”?
E qui il “miracolo” si arric­
chisce di una nota curiosa:
«Quando chiesi la grazia
della mia guarigione», affer­
ma, «lo feci per due motivi:
innanzitutto per la gloria
della nostra Fondatrice che
aveva voluto restare sempre
nell’umiltà; e poi per la con­
versione di una persona che
mi stava a cuore, un certo
Nella pagina accanto: un
ritratto di Elisabetta Renzi.
Sotto, la camera dove morì
la Fondatrice: ogni giorno le
suore vi si recano a pregare.
insieme per - N. 54
9
T
estimoniare
Serafino che abitava poco
lontano da casa nostra; in
paese lo chiamavano “Zep­
pa”. Era un vagabondo dedi­
to al vizio dell’alcool, che da
circa cinquant’anni non fre­
quentava la chiesa, anzi odia­
va i preti al punto che se ne
vedeva passare uno, o anche
una suora, non lesinava paro­
lacce e bestemmie. Aveva
grande stima di mia madre
che lo aveva generosamente
aiutato senza discriminarlo
per le sue idee anticlericali;
quando lei morì, lui si mise in
ginocchio davanti alla sua
salma piangendo. Appena
seppe della mia guarigione fu
molto contento e, vedendomi
tornare a casa per una breve
visita, esclamò: «Si dice… si
dice… ma è vero che lassù
c’è Qualcuno che pensa a
noi!». Evidentemente stava
cambiando qualcosa dentro
di lui e io per le feste pasqua­
li gli mandai una cartolina
sulla quale era raffigurato
Gesù Buon Pastore che recu­
pera una pecorella imprigio­
nata tra le spine. Quando la
ricevette, egli chiamò sua
moglie e le disse: “Erminia,
guarda che cosa mi ha man­
dato suor Agostina: questa
pecorella aggrovigliata fra le
spine sono io… il peccato­
re!”. Successivamente si
ammalò, e aggravatosi chia­
mò il sacerdote, si confessò e
si comunicò. Era proprio
convertito. Il miracolo “dop­
pio” si era compiuto».
La notizia della improvvisa
guarigione fece subito il giro
di tutte le case della Congre­
gazione. Per circa due anni gli
alunni delle scuole delle
Maestre Pie vennero a trovare
suor Agostina, molti le scrive­
10
insieme per - N. 54
vano raccomandandosi alla
intercessione di Madre Eli­
sabetta. Le visite continuano
ancora oggi e tutti chiedono
alla miracolata di pregare la
Fondatrice per le loro malat­
tie, le loro disgrazie, le diffi­
coltà della famiglia: «Li rac­
comando tutti al Signore»,
conferma suor Ago­­­stina, «e
alla nostra Beata Madre Eli­
sabetta». Chi scrive ebbe oc­­
casione di incontrarla il 18
luglio1988 a Balze di Ver­ghe­
reto, nel Forlivese; esattamen­
te cinque giorni prima si era
svolta in Vaticano, presso la
Congregazione per le Cause
dei Santi, la discussione sopra
la sua guarigione, che era sta­
ta riconosciuta come miraco­
losa, dando così il via alla
bea­­­t ificazione
della
Fondatrice.
Adesso nella Congregazione
è in atto una specie di “crocia­
ta” per chiedere il miracolo
che porti alla canonizzazione
di Madre Elisabetta: «Prego
sempre per questo», afferma
la suora, «giorno e notte, per­
ché dormo poco e ho tempo
per farlo. “Ti vogliamo santa”
dico alla Fondatrice. Inoltre,
offro tutte le mie sofferenze
per la Chiesa, per il Papa che
si è ritirato e per quello che gli
è succeduto, per il nostro
vescovo, per i sacerdoti, i
missionari, e chiedo a Gesù
che mandi numerose e sante
vocazioni per la nostra fami­
glia religiosa. Purtroppo,
adesso la vista mi si è indebo­
lita e non riesco più a leggere;
quando ero giovane avevo
letto per tredici volte la vita di
santa Teresina del Bambino
Gesù, e poi quelle di santa
Gemma Galgani e di tanti altri
santi. Ma non mi lamento, ho
più tempo da dedicare alla
preghiera». Sorride, il nostro
colloquio è durato quasi un’o­
ra e suor Agostina non sembra
stanca e, mentre ci salutiamo,
assicura che mi ricorderà alla
beata Elisabetta.
Pagina accanto: suor Palmina
e (sopra) la stessa con il
vescovo di Rimini mons.
Lambiasi e il Sindaco di
Coriano, Domenica Pinelli, in
occasione dei suoi 80 anni di
professione religiosa.
Ed ecco l’ultracentenaria...
sua vera età, sorride, ma si
mostra alquanto restia a
rispondere alle nostre doman­
de. Ci dice che ha conosciuto
le Maestre Pie dell’Addolo­
rata a San Giovanni in
Marignano dove le suore
avevano una scuola: «Io stu­
diavo da loro», precisa, «i
bambini e le ragazze andava­
no dalle suore, mentre per i
maschi più grandicelli c’era
una scuola a parte. Eravamo
divise da loro».
Le chiediamo come è nata la
sua vocazione religiosa: «Fin
da piccola», risponde, «avevo
Poco dopo, incontriamo suor
Palmina Maroncelli. Ovvia la
prima domanda: «Quanti anni
ha?». E lei scherzosamente
risponde: «Novanta». Ci dico­
no che nello scorso giugno ha
festeggiato 80 anni di profes­
sione religiosa e che oggi lei e
suor Caterina Palazzi, che si
trova in Louisiana, sono le
decane della Congregazione:
suor Palazzi è nata l’8 genna­
io 1911, suor Palmina il 1°
marzo dello stesso anno.
Nel chiederle conferma della
l’idea di farmi suora, così ho
scelto le Maestre Pie, anche
se in famiglia inizialmente
non erano molto contenti
della mia decisione. Poi, col
tempo, le cose sono maturate
e i miei hanno accettato la
situazione». Alla domanda in
quali case è stata risponde
con semplicità: «Non me le
ricordo tutte, comunque San
Giovanni in Marignano,
Cento, eccetera. Mi occupa­
vo dei bambini dell’asilo,
tanti allievi mi ricordano e
quando vado a San Giovanni
vengono a salutarmi e a farmi
festa. Ora da diversi anni mi
trovo a Coriano».
Inevitabile per un cronista la
domanda principale ad una
persona che ha superato il
secolo di vita: «Chissà quanti
bei ricordi ha della sua espe­
insieme per - N. 54
11
T
estimoniare
rienza religiosa…». Alquanto
imbarazzata risponde: «Gli
anni sono tanti, veh…».
Insistiamo: «Ci racconti
qualche episodio che ritiene
particolarmente bello…». E
suor Palmina: «Tutto, tutto è
stato bello nella mia vita. Da
quando ho conosciuto le
Maestre Pie è stato tutto
bello». Durante la sua esi­
stenza si sono succeduti ben
dieci papi: Pio X (morto però
nel 1914, quando lei aveva
appena tre anni), Benedetto
XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni
XXIII, Paolo VI, Giovanni
Paolo I, Giovanni Paolo II,
Benedetto XVI e Papa Fran­
cesco. Fac­
ciamo un ultimo
tentativo per cavarle un ricor­
do significativo, ma la rispo­
sta non cambia: «Dico solo
che sono stata bene, che il
12
insieme per - N. 54­
Suor Palmina festeggiata
nel giorno in cui ha compiuto
il centesimo anno.
tempo che ho passato dalle
suore come allieva è stato
bello, poi ancora più bello
dopo che ho deciso di farmi
Maestra Pia. Il fatto più bello
è stata la mia professione
religiosa». Le chiediamo
come ha celebrato gli 80 anni
di professione e lei: «è stato
bello, perché tutte le conso­
relle hanno condiviso la
festa; eravamo in giugno,
quando si ricorda l’anniver­
sario della beatificazione di
Madre Elisabetta. Quest’anno
avremo altre suore che
festeggiano l’ottantesimo».
«Suor Palmina, co­­me passa
le sue giornate?». «Prego e
lavoro, perché prima facevo
maglieria e ancora lavoro
all’uncinetto, e poi pre­go: la
Regola viene osservata».
Il colloquio si è svolto nella
stanza dove è morta la
Fondatrice; vi è ancora uno
sportellino che dà sulla cap­
pella, davanti al quale Madre
Elisabetta passava spesso la
notte pregando e adorando;
anche le suore ogni tanto
vengono qui a pregare. Suor
Palmina, aiutandosi col
bastone si avvia verso l’usci­
ta per fare quattro passi nel
giardino. Noi la seguiamo,
ma lei intuendo che vorrem­
mo farle altre domande,
replica sorridendo: «E basta,
via...». Ci salutiamo cordial­
mente, augurandoci di rive­
derci dopo il prossimo com­
pleanno.
Angelo Montonati
amarcord
Una giornata storica
per alunni di 30 anni fa
A Cattolica hanno incontrato suor Maria Teresa Deluca,
la loro indimenticabile insegnante di quando frequentavano la quinta elementare
nella scuola delle Maestre Pie
V
enerdì 5 aprile 2013,
noi ex alunni della
quinta
elementare
del­­la scuola Maestre dell’Ad­
dolorata di Cattolica, classe
1983, abbiamo vissuto un
momento entusiasmante con
la nostra insegnante suor
Maria Teresa Deluca. Con
destrezza da parte di tutti è
stato organizzato un gioioso
incontro ricco di emozioni e
con tanti ricordi nel fare me­
moria di un tempo lontano.
Il nostro caro compagno di
classe Paolo ci ha messo a
disposizione il suo ristoran­
te sul lungomare, per acco­
gliere tutti i 34 alunni di un
tempo, ormai quarantenni!
La convivialità tra tutti noi
è stata proprio unica. Gli
sguardi fugaci incrociavano
i volti dei presenti dai quali
traspariva una gioia intima,
profonda ed esuberante, che
si notava anche dalle parole
assai significative.
È stato bello perché per al­
cune ore ci siamo ritrovati in
classe per una comunicazio­
ne di vita. Il tempo non potrà
mai cancellare i valori che
con impegno e senso del do­
vere abbiamo costruito con la
nostra insegnante, sempre at­
tenta e pronta ad ogni nostra
richiesta per poter arricchire
il nostro bagaglio culturale,
ma soprattutto quello interio­
re, quello vero! Sì, ci siamo
convinti che il tempo speso
bene insegna a vivere le di­
verse tappe della vita.
Suor Teresa ha sprigionato
la sua forte ed amorevole al­
legria propria come un tem­
po e tutti noi la ringraziamo
“sa tot e cor” perché per noi
è stata un grande dono, mae­
stra di vita ed i frutti ancora
restano!
Tutti abbiamo concluso che
sarebbe bello un altro incontro
così forte e significativo, ma
bisogna fare presto perché…
Gli alunni di V Classe ‘83
L’immancabile fotoricordo scattata il 5
aprile scorso.
insieme per - N. 54
13
M
ovimento per l’alleluia
PRESENTATO IL NUOVO PROGRAMMA FORMATIVO
A Rimini l’assemblea
del Movimento per l’Alleluia
Definito il cammino
annuale di formazione per l’anno apostolico 2013-2014. Al centro della giornata la
coinvolgente riflessione di Madre Carla
Bertani, che ha indicato come essere cellule
vive nella propria parrocchia e dovunque
il Signore ci chiama.
La lettera del presidente Nanni, impossibilitato a presenziare
14
insieme per - N. 54
I
l 15 settembre scorso,
festa liturgica della Ma­­
donna Addolorata, si è
svolta a Rimini l’assemblea
del Movimento per l’Alle­
luia, nel corso della quale è
stato presentato il program­
ma formativo che i gruppi
svolgeranno durante l’anno
apostolico 2013-2014.
I lavori sono stati aperti e si
sono articolati su una serie di
riflessioni della Superiora
Generale Madre Carla Ber­tani
raccolte in un opuscolo di una
dozzina di pagine, con il titolo
“Maria
Addolorata
ed
Elisabetta, donne dei nostri
giorni”. «Non basta essere
membri del movimento», ha
detto fra l’altro la Madre nel
salutare i convenuti, «non ba­­
sta neanche aver fatto le pro­
messe, è necessario continua­
re a crescere nella propria
fede e nell’impegno di vita
cristiana vissuta nel quotidia­
no. Per un cristiano, infatti, il
Battesimo – la nostra nascita
alla fede – non è un punto
d’arrivo, ma l’inizio di un’av­
ventura che si gioca nella vita
di tutti i giorni, che cresce e si
comprende con il passare de­­
gli anni e che ha bisogno di
modelli e di compagni di cam­
mino per mantenersi salda».
Richiamandosi poi alla cate­
chesi di Papa Francesco,
Madre Carla ha detto che la
Chiesa è «carità visibile, è
incontro di Gesù nell’altro,
soprattutto se diverso… e
questo comporta che tutti ci
rimbocchiamo le maniche e
facciamo la nostra parte nella
Chiesa. “Se non ami il fratello
che vedi, come puoi dire che
ami il Dio che non vedi?” ci
dice l’apostolo Giacomo nella
sua Lettera, per confermare la
verità che Dio si manifesta a
noi proprio attraverso quei
fratelli con i quali entriamo in
contatto tutti i giorni. Proprio
perché parte di un movimen­
to, proprio perché avete già
fatto la scelta di seguire Gesù
Madre Bertani mentre parla ai
membri del Movimento. Nella
pagina accanto, il tema della sua
riflessione sulla copertina del testo
distribuito agli intervenuti.
non solo a motivo del vostro
Battesimo ma anche perché vi
siete messi alla scuola della
Beata Elisabetta, voi siete –
dovete essere – cellule vive
nella vostra parrocchia, nella
vo­­stra famiglia, sul posto di
lavoro, lì dove il Signore vi
chiama, “nel dolore e nella
gioia”, ovvero in tutte le cir­
costanze della vita. Se la
vostra evangelizzazione pas­sa
prima di tutto attraverso il
vostro esempio, la vostra
testimonianza, allora bisogna
che ravviviate in voi il rappor­
to con quel Gesù che è il
vostro tutto… L’uomo ha
bisogno di vedere che quel
Gesù in cui crediamo ha vera­
mente cambiato la nostra vita
e che Egli dà motivazione a
tutte le nostre azioni».
E poiché quel giorno si cele­
brava la festa di Maria
Addolorata, patrona dell’Isti­
tuto, alla quale la Fondatrice
volle consegnare la sua
nascente famiglia religiosa,
Madre Bertani ha aggiunto:
«Maria, colei che con corag­
gio e fede rimase sotto la
croce di Gesù nel momento
meno glorioso della vita terre­
na del suo Figlio, ci viene
proposta come modello del
nostro “stare” con Gesù in
tutti i momenti della nostra
vita, ma soprattutto in quei
momenti in cui noi non capia­
mo, ci sentiamo soli, in cui ci
sentiamo soccombere… Noi
possiamo dire che anche
Madre Elisabetta “stava”!
Leggendo la sua biografia,
vediamo che la sua gioia non
era dovuta al fatto che la sua
fosse una vita facile, tutt’altro.
La sua gioia era il frutto della
sua consegna al Signore, della
sua unione a Lui, del suo
completo abbandono ad una
volontà che non era la sua, ma
del suo Gesù quindi aveva
imboccato il cammino della
santità».
E a proposito di santità, la
Superiora Generale ha com­
mentato una frase che la
Fondatrice aveva redatto nel
1829 nel primo regolamento
per il piccolo gruppo di don­ne
che già si dava alla mis­sione
educativa nel Conservatorio
di Coriano sotto il nome di
“Povere del Crocifisso”.
Eccola: «Sarebbe cosa inutile
e inganno diabolico e perni­
cioso il desiderio e la compia­
cenza di essere fra le Povere
del Crocifisso quando non vi
fosse un desiderio maggiore
di condurre una vita veramen­
te santa, con fervoroso impe­
gno di camminare allegra­
insieme per - N. 54
15
M
ovimento per l’alleluia
mente per la via non solo dei
Precetti, ma ancora dei Co­
­
nsigli di Gesù Cristo». E
avviandosi alla conclusione,
Madre Carla ha affermato:
«Cari membri e amici del
Movimento, tutto questo non
riguarda solo noi religiose
Maestre Pie dell’Addolorata,
ma si applica anche a voi e
alla vostra vita perché Madre
Elisabetta è anche vostra
madre. Non avete scelto la
vita consacrata, ma nel matri­
monio vi siete consacrati al
Signore attraverso la vita di
coppia, generando altri figli di
Dio che siete chiamati ad
amare e a crescere come tali,
cioè come figli di Dio. Avete
scelto di essere degli strumen­
ti di Dio nel vostro ambiente
– dal bar al lavoro, dalla poli­
tica alla casa – e di vivere in
coerenza a quanto credete e
avete scelto. Avete scelto di
camminare insieme in questo
movimento che è una piccola
cellula nella grande famiglia
della Chiesa che ha come suo
distintivo la croce e la gioia!
Ribadisco che avete scelti di
camminare insieme e per fare
questo è importante ritrovarsi,
incoraggiarsi a vicenda, insie­
me continuare a conoscere
questa Madre che ci indica il
cammino da seguire, insieme
andare verso i poveri come ci
invita incessantemente Papa
Francesco».
Prima di concludere, la
Superiora ha chiesto alle con­
sorelle che accompagnano i
membri del Movimento per
l’Alleluia nel loro cammino
di formazione, di parlare di
Madre Elisabetta come donna,
come consacrata e come
guida, attraverso la lettura
delle sue lettere e dei regola­
16
insieme per - N. 54
menti da lei scritti per le scuo­
le aperte o dirette dalle sue
suore, e al riguardo si è detta
orgogliosa di presentare parte
dello studio approfondito che
la Commissione internaziona­
le sul Carisma di Madre
Elisabetta ha fatto nel corso
degli ultimi cinque anni sulle
sue lettere: «Ne abbiamo
recuperato», ha precisato,
«oltre duecento delle quali
cento sono già state analizza­
te, studiate e tradotte (o in via
di traduzione) nelle lingue
dell’Istituto. Questo studio ci
regala una figura di grande
fede, chiarezza, umiltà, senso
pratico e senso del dovere,
passione per l’educazione e
grande amore alla croce.
Emerge la Madre che avrem­
mo tanto desiderato conosce­
re personalmente, ma che si fa
presente e ancor più viva in
queste pagine».
Utilizzando un testo del
vescovo Tonino Bello, Madre
Carla ha concluso invitando i
presenti a chiedere a Maria
«di accompagnarci in questo
cammino giornaliero, di stare
vicino a tutti i componenti del
Movimento MPA, alle loro
famiglie, ai simpatizzanti del
Movimento e a tutti coloro
che sentono nel cuore il desi­
derio di un qualcosa di più, di
voler bene agli altri e di fare
loro del bene. Chiediamo
anche di accompagnare tutte
le Suore Maestre Pie in Italia
e all’estero perché siano
donne appassionate per il
Signore che amano e per i
loro fratelli e sorelle».
All’inizio dei lavori era stata
anche resa nota, dal Segretario
Stefano Paparella, una lettera
inviata dal Presidente Stefano
Nanni, impossibilitato a pre­
senziare all’assemblea per
motivi di salute della madre e
della sorella. Nel riferirsi
all’Anno della Fede che vol­
geva ormai al termine, egli ha
scritto: «Sono molteplici gli
eventi che hanno caratterizza­
to i mesi trascorsi; sicuramen­
te siamo dapprima stati scossi
e poi incoraggiati, in quanto
discepoli del Signore». Poi ha
Documento
di riflessione
la “Lettera
a Diogneto”
I
l cammino di forma­
zione dei gruppi del
Movimento per l’Alle­
luia nell’anno apostolico
2013-­­2014 avrà come do­
cumento su cui riflettere
la “Lettera a Diogneto”,
un testo anonimo risa­
Il Segretario del Movimento,
Stefano Paparella, mentre
dà lettura della lettera inviata dal Presidente Nanni.
accennato tra l’altro alla cate­
chesi di Papa Francesco di­
­
cendo che «Papa Francesco,
dono di Dio, chiamato a tra­
ghettare la Chiesa in questo
momento storico particolar­
mente delicato, chiede conti­
nuamente il sostegno e la pre­
ghiera di ogni Comunità cri­
stiana presente sulla faccia
della terra. Non manca di
darci testimonianza di un
Pastore attento, sensibile,
tenero nei confronti di tutti,
ma soprattutto degli ultimi e
degli emarginati. Dobbiamo
perciò sentirci chiamati anche
noi a tornare all’essenziale…
Rinnoviamo la nostra appar­
tenenza a Cristo lasciando che
sia il Vangelo, ancora una
volta e sempre di più, a pren­
dere il sopravvento sulle trop­
pe parole che escono dalle
nostre bocche! Poniamo al
centro della nostra vita la
Parola di Dio e la Preghiera, i
due pilastri su cui dobbiamo
basare il nostro cammino per
vivere l’essenziale! La Beata
Elisabetta Renzi, in tutto ciò,
sia per ciascuno di noi un
modello da seguire e a cui
ispirarci quotidianamente!».
Il prof. Nanni ha poi ringra­
ziato quanti si sono prodigati
per organizzare la giornata
assembleare, in particolare
Madre Carla Bertani, la
Com­­missione Formazione
del Movimento che ha curato
come sempre il Libretto for­
mativo per il Cammino An­­
nuale, e suor Rina Della­
bartola, concludendo così l­­a
sua lettera: «Un caro saluto a
tutti e un fraterno abbraccio!
Buon Cammino a ciascun
Gruppo MPA. Sono certo che
sarà fonte di crescita sia
umana che spirituale per
tutti. Mi auguro che ogni
Capo Gruppo senta sempre
forte il compito affidatogli e
sia sempre attento a quanto
avviene all’interno degli
incontri, li prepari e li segua
con costante coerenza: sono
frutto di un prezioso lavoro
che vuole renderci sempre
più vicini, anche se lontani
fisicamente».
lente alla fine del II secolo.
Inserito tradizionalmente nel
corpo degli scritti dei Padri
Apostolici, è stato riscoperto
in particolare per la sua testi­
monianza riguardo allo stile
di vita e al senso di comunità
dei cristiani agli albori della
vita della Chiesa.
Durante il Concilio Vatica­
no II alcune sue espressioni
sono state utilizzate nella
stesura di tre importanti do­
cumenti: nella conclusione
al capitolo IV della Costitu­
zione dogmatica sulla Chie­
sa - Lumen Gentium - dove
si tratta dei laici (al n. 18);
nel primo capitolo della Co­
stituzione dogmatica sulla
Divina Rivelazione - Dei
Verbum - (al n. 4) dove si
parla del compimento della
Rivelazione in Cristo, e nel
decreto sull’attività missio­
naria della Chiesa - Ad Gentes - (al n. 156) dove si parla
della formazione della co­
munità cristiana nell’attività
missionaria.
insieme per - N. 54
17
bangladesh
M
issioni
Bangladesh,
che passione!
Q
In programma festeggiamenti a Dhaka e a Rajshahi per i 25
anni della missione delle Maestre Pie, DOVE SI TROVA ANCHE
Madre Luisa Falsetti, che ha compiuto 60 anni di professione
religiosa. Sono stati sintetizzati in un libro la preparazione e
l’inizio dell’opera in un Paese tuttora in preda alla povertà
uando racconto a
qualcuno che sto
organizzando il
mio 15° viaggio
Bangladesh, colgo nel mio
interlocutore un’espressione
tra lo sconcertato e lo stupito.
Le domande che seguono
sono di solito due: “Dove si
trova questo Paese?” e “Cosa
ci vai a fare?”.
Anch’io, quando mi si offrì per
la prima volta l’occasione di
un viaggio missionario in
Bangladesh, andai subito a
cercare l’ubicazione di quel
Paese e capii che mi era scono­
sciuto perché fino al 1971 si
chiamava
diversamente:
Pakistan Orientale. Una san­
guinosa guerra portò il Paese
ad acquistare, con l’indipen­
18
insieme per - N. 54
denza, una propria identità
na­zionale, ribadendo con or­­go­
­glio il primato anche della pro­
pria lingua: ogni anno scolare­
sche intere festeggiano la
ricorrenza con spettacoli e
canti in “bengali”, sfilate festo­
se e fiori sparsi per le strade.
Fu nel primo viaggio che
co­
nobbi l’Opera Missionaria
delle Maestre Pie dell’Addo­
lorata e la fucina di continue
iniziative: Madre Luisa Fal­
setti, oggi 84enne ma con la
vivacità di una ventenne e
l’amore incondizionato per
que­sto popolo ancora afflitto
da tanta povertà. E questa
ricade pesantemente specie
sui bambini e sulle donne,
ancor più se appartenenti a
gruppi tribali, come nella
zo­­na della nuova Missione di
Rajshahi.
Madre Luisa ha festeggiato da
poco un grande anniversario:
60 anni di vita religiosa! Sono
sessant’anni di servizio sem­
pre gioioso, attivo e intelli­
gente, pur nella fatica, innan­
zitutto alla Chiesa, sotto la
protezione della Madonna
Ad­­dolorata, di cui le Maestre
Pie portano il nome, poi di
servizio alla Scuola, in cui fu
insegnante apprezzata e ama­
ta, infine di dedizione alla sua
Famiglia religiosa di cui fu
Madre Generale dal 1981 al
1993. Furono 12 anni di pic­
coli e grandi rinnovamenti per
l’Istituto e di apertura a nuovi
orizzonti e a nuovi im­
pegni
missionari in Mes­
sico, Bra­
sile, Zimbabwe e Bangladesh.
E proprio in questo Paese, alla
fine del mandato generalizio,
si stabilì 20 anni fa diventan­
do punto di rif­
er­imento per
chi voleva co­­noscere e colla­
borare alle tan­te iniziative che
via via si sta­­­­­vano creando:
scuola e so­­stegno allo studio
per i bam­
bini degli slum,
scuola di ricamo e cucito per
donne e ra­­gazze, attenzione ai
bisogni infiniti dei poveri in
collaborazione intensa con
altre realtà missionarie, intes­
sendo re­­lazioni anche con le
Istituzioni.
Furono realizzate: la costru­
zione a Dhaka della “Elisa­
bet­ta Renzi House of Forma­
tion” per accogliere le prime
Aspiranti alla vita religiosa e
le prime attività con i bambi­
ni; il “Carlotta Centre” co­
­
strui­­­to con il contributo e la
partecipazione intensa della
famiglia Ugolini, in ricordo
della loro figlioletta prematu­
ramente e tragicamente scom­
parsa, per sede di tante attività
formative per bambini, ragaz­
zi e ragazze, e oggi anche
vera scuola per i bambini
degli slum; la nuova Missione
nel nord, a Rhajshah. Tutte
queste sono le “imprese” che
Madre Luisa ha saputo inven­
tare, realizzare e rendere atti­
ve in questi 25 anni dall’inizio
della Missione.
Sì, perché proprio quest’anno
ricorre il 25° anniversario
dell’arrivo in Bangladesh del­
le prime suore. Infatti, il 16
agosto 1988 suor Anna Urbi­
nati e suor Ida Giuccioli parti­
rono da vere Pioniere per que­
sta nuova avventura missio­
naria, che affrontarono con
entusiasmo e spirito d’inizia­
tiva anche se non erano più
In alto: foto di gruppo
con le Maestre Pie, le
Novizie e le Aspiranti.
In basso da sinistra:
esibizione di suor Chitra; la Comunità con
le Novizie. A destra:
Madre Luisa Falsetti
tra il segretario del
Nunzio e il Vescovo
Emerito di Dhaka.
insieme per - N. 54
19
bangladesh
M
issioni
Una danza tradizionale eseguita dalle giovani che
seguono il cammino di formazione.
giovanissime: il cuore e la
mente però erano veramente
giovani!
Il 27 dicembre ci sarà gran
festa a Dhaka e poi a Rajshahi,
le due sedi della Missione
delle Maestre Pie dell’Addo­
lorata in Bangladesh. Dal­
l’Italia arriveranno la Madre
Generale, Carla Bertani;
Ma­dre Lina Rossi, Superiora
Generale per 12 anni e fino
all’anno passato; l’economa
generale, suor Augusta Conti,
che di viaggi in Bangladesh
ne ha fatti parecchi e sempre
con incarichi gravosi, come
quelli di provvedere economi­
camente all’avvio di tante ini­
ziative. E ritornerà in quella
terra tanto amata suor Marti­
nette Rivers, la terza suora
arri­
vata nel febbraio 1990,
che spese lì energie ed entu­
siasmo per 10 anni e che è
ancora ricordata con affetto e
riconoscenza da tante perso­
ne. E poi ci sarà Patrizia Ugo­
lini, ormai di casa a Dhaka per
i tanti viaggi fatti e per il
continuo sostegno dato alla
Missione attraverso l’“Asso­
20
insieme per - N. 54
cia­­zione Amici di Carlotta”
che cura anche il corposo
lavoro delle adozioni a di­­stan­
­­za per permettere la scolariz­
zazione dei bambini degli
slum.
Per l’occasione Madre Luisa
Falsetti, memoria storica dei
primi passi fatti per fondare
la missione, è stata spinta a
mettere in un libro i suoi
ricordi e tutta l’avventura che
ha preceduto e seguito l’aper­
tura della missione in Ban­
gladesh. Lo ha fatto prima
per obbedienza poi con gio­
iosa passione, felice di ricor­
dare fatiche e preoccupazioni
ma pure gioie di incontri,
alcuni speciali, e bellissime
amicizie che hanno segnato
la sua vita. Vita sempre gui­
data da una Fede in­­crollabile
nel suo Signore e dalla sicu­
rezza che Lui era l’ispiratore
e la guida di ogni iniziativa.
Alla realizzazione del libro,
che solennizza questo anni­
versario, hanno voluto parte­
cipare tanti amici di Madre
Luisa e della Missione in
Bangladesh con contributi
veramente vivi, spesso allegri
che sottolineano la fucina di
idee ed iniziative che nella
missione sono state messe in
campo in questi anni. è poi
stato chiesto un contributo
alle suore che sono o sono
state artefici e continuatrici di
un’impresa veramente gran­
de. A tutti va il ringraziamento
e l’ammirazione per quanto
hanno fatto e continuano a
fare, con vero amore per la
missione e con vera e fedele
amicizia per Madre Luisa.
In questo periodo tutti abbia­
mo conosciuto il Bangladesh,
venuto alla ribalta della cro­
naca non solo per i cicloni e le
inondazioni ricorrenti ma per
i crolli catastrofici di edifici
mal costruiti in cui hanno tro­
vato la morte migliaia di ope­
rai impiegati in fabbriche di
confezioni prodotte per l’Eu­
ropa. Si stima che in Bangla­
desh siano più di 5000 le fab­
briche tessili e di vestiario, in
gran parte ubicate nella capi­
tale, Dhaka, che se da un lato
danno lavoro a moltissima
gente, dall’altra operano fuori
da ogni controllo. Conosco
bene Savar, il quartiere perife­
rico di Dhaka, una volta abita­
to da indù colti e artisti di cui
rimangono tracce nei fregi e
nelle ceramiche delle pareti di
tempietti e di case oggi fati­
scenti. Ricordo bene la sera in
cui, tornando da Mymensingh,
proprio a Savar ci imbattem­
mo nel cambio di turno di
migliaia di operai delle fab­
briche del luogo. Il traffico
caotico di bus, biciclette, ric­
sò, carretti e pedoni ci bloccò
per ore. Sono rimasti impressi
nella mia memoria i visi stan­
chi di chi aveva terminato il
lungo turno diurno e quelli
tesi, nel timore di tardare (che
voleva dire ricevere sanzioni
pesanti) di chi iniziava il turno
notturno e si portava un invol­
tino con un po’ di cibo e di
acqua. Tutti giovani, uomini e
donne. E ora penso ai mille­
cinquecento morti (ma le cifre
non ufficiali parlano di più del
doppio) travolti nel crollo di
un edificio straripante di mac­
chinari, di stoffe e di tanti
giovani che speravano di otte­
nere una vita più dignitosa
attraverso il la­­voro finalmente
trovato. Altro dolore, altra
povertà, altra ingiustizia per
chi non ha voce per farsi
rispettare.
Un dolore che Madre Luisa
espri­
me e racconta e che la
spro­­
na a continuare il suo
impegno con le donne e con i
bambini e a comunicare, alle
ormai numerose giovani Suore
e Postulanti bengalesi della
sua Comunità, l’importanza di
spendersi perché i bambini di
oggi diventino uomini e donne
capaci di costruire domani un
Paese più giusto e più bello.
Leggo le parole scritte da don
Tonino Bello e desidero ripe­
terle qui come fossero il sotto­
fondo di tutta la storia di
Madre Luisa Falsetti e dello
spirito che animò tutti quelli
che aprirono coraggiosamente
la Missione in Bangladesh 25
anni fa: “Amate il mondo.
Fategli compagnia. E adoperatevi perché la sua cronaca
di perdizione diventi storia di
salvezza. Assumetevi le vostre
responsabilità. Rifuggite dalla
delega facile… Solo se avete
le mani pure, potrete lasciare
l’impronta del carisma sulle
realtà terrene e sospingerle
così verso il Regno”.
Silvia Tagliavini
N
otizie
Il “grazie” di Marisa Ferri
al Signore per i suoi 80 anni
Di Marisa Ferro, un’ex alunna delle Maestre Pie alle quali è tuttora legata
da profonda amicizia, la nostra rivista ha già avuto modo di parlare, sottolineandone il talento poetico. In occasione del suo ottantesimo compleanno, ha
inviato a suor Rina questa riflessione, che volentieri giriamo ai nostri lettori
O
gni anima è un libro
aperto in attesa che
qualcuno vi scriva
una riga... Alla fine... il libro,
completamente “stampato”,
si riporterà all’Autore...
Mi godo il sole settembrino
che giunge a me filtrando tra
le foglie ancora verdi degli
alberi... Attorno... voci indi­
stinte ch’io, però, non colgo...
“Dentro”... ho tutte le voci
che sai, che sono mie e Tue,
Signore, che mi appartengo­
no e Ti appartengono...
Accanto ad ognuna c’è un
volto, un’anima, un cuore,
una vita...
Ed io amo intensamente tut­
te queste voci che fanno un
gran coro nel mio io più inti­
mo e sono la forza della mia
vita: me le hai messe Tu, pro­
prio e solo per me; per que­
sto oggi il mio grazie, la mia
lode, la mia gioia sono gran­
di... così la pace...
Alcune... sono meno intense,
altre... decise, forti; nel coro
polifonico si alternano gli as­
solo, le voci dai vari timbri,
i sottofondi... tutto è musica,
tutto è canto, anche il coro
muto...
Ed io so che questo “coro”
così architettato, affidato a
me, è diretto da Te, perché
Tu sei l’Autore di ogni cosa
e tutto Ti appartiene...
A me non è dovuto nulla,
però... Tu m’hai dato tutto
ciò che mi “serve”, che mi fa
bene, ed in sovrabbondanza...
In ogni nota, in ogni canto,
in ogni respiro... per sempre
il mio grazie a Te, Signore
della vita!
Marisa Ferri
insieme per - N. 54
21
R
egia teatrale
Va in scena l’incontro
del Risorto con Tommaso
L
a terza classe del­
la scuola elemen­
tare del­
le Maestre
Pie di Torrevecchia
(Ro­­­­­­­­ma) ha elaborato un te­
sto teatrale dal titolo “Gesù e
Tommaso”, partendo dal bra­
no evangelico in cui Giovanni
racconta l’incontro di Cristo ri­
sorto con l’apostolo Tommaso.
La prima delle due scene si
svolge nel Cenacolo, dove
gli Apostoli si stanno interro­
gando su Gesù che non hanno
più visto dopo la sua morte.
Interessante il loro dialogo:
- Il nostro Maestro sarà davvero risorto?
- Così ci hanno raccontato le
donne: la tomba vuota, i panni ben ripiegati, ma lui non
l’hanno visto...
- Sarà vero o tutte fantasie?
Chissà!
22
insieme per - N. 54
Autori del testo sono
gli alunni della III elementare delle scuole
delle Maestre Pie di
Torrevecchia (Roma).
E l’apostolo incredulo diventa “Tommy”
per i suoi aMici…
- Beh, speriamo che sia vero!
- E se è risuscitato, dove è
andato a finire? Perché non
si fa vedere da noi?
- Potrebbe essere salito al
cielo dal Padre suo!
- Già, parlava sempre del Padre!
In quel momento entra Gesù
a porte chiuse e dice: «Pace
a voi!». Ed ecco la reazione
degli Apostoli stupiti e spa­
ventati:
- Aiuto! Un fantasma!
- Ma non vedi che è il Signore?
- Sì, è proprio lui!
- Evviva! Gesù è risorto!
- No, non è possibile!
E Gesù parla loro dicendo:
«Calma, calma! Guardate le
mie mani, i miei piedi e il mio
costato, sono proprio io!».
Gli Apostoli ammutoliscono
e Gesù con forza esclama:
«Pace a voi! Come il Padre
ha mandato me, anche io
mando voi!». Poi, alitando su
di loro aggiunge: «Ricevete lo
Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati , a chi non li perdonerete
non saranno perdonati!». Poi
scompare. Gli Apostoli felici
esclamano: «Allora è davvero risorto! Avevano ragione
le donne!».
Seconda scena: nel Cenacolo
c’è anche Tommaso al quale
gli Apostoli raccontano l’ac­
caduto. Ecco il loro breve
dialogo:
- Tommy, sai, abbiamo visto
il Maestro! È entrato qui
dentro a porte chiuse! Peccato che tu non c’eri! Questa te
la sei persa!
- Ma che dite? State sognando? Io non ci credo!
- Ti dico che l’abbiamo visto!
Era proprio lui, con i buchi
dei chiodi nelle mani e nei
pied e le ferite della lancia
nel costato!
- No! Non può essere!
- Ma guarda che sei di coccio!
Hai proprio la testa dura!
- Se non vedo nelle sue mani
e nei suoi piedi il segno dei
chiodi e non metto la mia
mano nel suo costato non ci
credo!
- Fai un po’ come vuoi. Noi
l’abbiamo visto!
In quel momento Gesù entra
nuovamente a porte chiuse
dicendo: «Pace a voi!». Gli
Apostoli rispondono: «Oh,
Signore, sei tornato da noi?».
Gesù risponde di sì, poi ecco
lo scambio di battute con
Tommaso:
- Ciao, Tommy ci sei anche
tu? Vieni un po’ qui: tocca le
ferite delle mie mani e dei miei
piedi. Anche quelle del mio
costato! E non essere sempre
così dubbioso, ma credente!
Tommaso, confuso e in gi­
nocchio, risponde: «Signore
mio e Dio mio!».
- Caro Tommy. Tu non hai
fatto nessuna fatica a credere: hai visto! Beati quelli che
crederanno senza vedere.
- Hai ragione Gesù! Da ora
in poi dirò a tutti che sei il
Figlio di Dio, anche a costo
della mia vita!
Gli alunni della Terza
insieme per - N. 54
23
E
ducare
«PARLIAMONE CON...»:
Tre serate di alto livello per
genitori ed educatori
Le hanno animate relatori molto preparati su temi di pressante attualità per le famiglie e per i giovani: la “navigazione” su Internet, padri e madri senza autorità e ragazzi
senza regola, i problemi dei figli di coppie separatE
T
ra le varie iniziative
attuate dal Centro Eli­
sabetta Renzi di Ric­
cione, prezioso strumento di
formazione per la famiglia e
per i giovani, ha destato vivo
interesse quella denomina­
ta “PARLIAMONE CON”,
articolatasi in tre serate con
relatori molto preparati, che
hanno anche dato spazio alle
domande di genitori, educa­
tori e insegnanti presenti.
Quanto mai attuale il tema
del primo incontro, svolto
dal prof. Raffaello Rossi, sul
tema “Mille amici su Facebook e mille incertezze riguardo
al futuro. Dove e come navigano i nostri figli?!”
Dopo aver accennato a quelle
che sono le nuove dipendenze
(cellulare, gioco d’azzardo,
Internet, shopping compulsi­
vo e videogame), il relatore
ha detto: «Non demonizzia­
mo la tecnologia, ma quando
viene usata in modo da creare
dipendenza, parliamo di anal­
fabetismo relazionale. Gli
sms impoveriscono le com­
petenze relazionali dei gio­
vani, il rischio per le nuove
generazioni è quello di rima­
nere intrappolati in un mondo
in cui non esiste il confine tra
il reale e il virtuale.
24
insieme per - N. 54
Sopra: la locandina degli incontri. Sotto, alcune delle numerose iniziative organizzate
dal Centro Renzi nella sede di
Riccione (pagina accanto).
Oggi la cultura mira all’u­
tile, non insegna la cosa più
importante, quella di essere
uomini e donne. C’è il trion­
fo dell’efficienza e insieme
dell’ignoranza, mentre si di­
mentica di cercare la verità.
I ragazzi si sentono molto
soli, hanno vuoto esistenzia­
le, convivono con il vuoto
interiore, hanno paura del
giudizio altrui, della squali­
fica, dell’esclusione e quindi
cercano le amicizie virtuali,
ma queste squalificano ogni
aspetto relazionale».
Tra i segnali di allarme di cui
i genitori devono tenere con­
to osservando i propri figli ci
sono stanchezza eccessiva,
tendenza ad assopirsi, pro­
blemi scolastici e calo di ren­
dimento, aggressività e isola­
mento. Per ridurre il rischio
sono necessari presenza e so­
stegno da parte dei genitori,
disponibilità ad ascoltare e a
condividere i problemi con i
figli, monitorandone adegua­
tamente le attività. In concre­
to si consiglia ai genitori di
fissare dei limiti di tempo in
cui usare il computer: non più
di un’ora al giorno, escluden­
do la mattina prima di andare
a scuola e la sera dopo le 22,
nonché di controllare i conte­
nuti di ciò che i figli vedono
e cercano in Internet. Ai bam­
bini si propongano giochi al­
ternativi (Monopoli, dama e
carte), e si cerchi di giocare
con loro.
Infine il prof. Rossi ha sotto­
lineato la necessità di educare
i ragazzi alla cooperazione,
all’ccettazione di sé, alla fi­
ducia in sé e negli altri, alla
rielaborazione degli insuc­
cessi e all’accettazione della
realtà, all’accoglienza di sé e
dell’altro, alla gratuità, a va­
lorizzare i propri talenti non­
ché le radici familiari, esi­
stenziali, culturali e sociali, e
all’apertura e all’accoglienza
del diverso.
Il secondo incontro, tenu­
to dal dott. Davide Galassi,
psicologo e psicoterapeuta,
aveva per tema “Genitori
senza autorità, ragazzi senza regole”. «Siamo in tempo
di emergenza educativa», ha
detto fra l’altro il relatore,
«e questo perché i genitori
hanno perso il loro ruolo e se
insieme per - N. 54
25
E
ducare
Un momento degli incontri
dedicati alle tematiche della
famiglia e dell’educazione.
ne vedono le conseguenze. I
genitori un tempo sapevano
quando dire sì e quando dire
no e questo era rassicurante
perché essi erano un punto
di riferimento stabile su cui
poter contare. Oggi invece i
genitori sono inconsistenti,
se non hanno sempre il con­
senso dei figli credono di non
essere amati; inoltre credono
di poter essere amici dei fi­
gli: ma che autorità possono
avere se si fanno loro amici?
Dietro ai sì e ai no che i ge­
nitori sono chiamati a dire ci
sono dei valori: il bene e il
male, la salute e la malattia,
il buono e il cattivo. Il pagare
le conseguenze dopo le pro­
prie azioni aiuta i giovani a
fare le scelte e a diventare più
responsabili… Un genitore
non coerente non è mai au­
torevole, perché l’autorevo­
lezza nasce dalla coerenza ai
valori fondamentali. Occorre
insegnare ai figli che non si
può avere tutto e subito, che
la felicità non sta nell’avere
e nel consumare le cose, ma
nell’avere un progetto di vita
26
insieme per - N. 54
e nel perseguirlo anche con
fatica… Nella vita non è im­
portante non sbagliare, ma è
importante imparare a rime­
diare».
Il terzo incontro aveva come
titolo “Figli di chi… I bambini dalla separazione alle
diverse forme di famiglia!”.
Relatore era il dott. Vincenzo
Priore, pedagogista e psico­
terapeuta della coppia e della
famiglia, il quale ha iniziato
precisando che «non è la se­
parazione in sé che è trauma­
tica, ma come viene gestita
dai genitori. La separazione
oggi fa parte di un ciclo di
vita. Ma occorre ricordare
che il figlio ha bisogno di en­
trambi i genitori, perché essi
vivono dentro di lui ed en­
trambi sono importanti per la
sua storia. E allora di fronte
alla separazione occorre far sì
che ci sia poca conflittualità
tra i coniugi, che il bambino
non venga coinvolto con ri­
catti affettivi, che si facciano
insieme discorsi molto chiari
anche con lui, e che non si
senta lui responsabile della
separazione».
Il relatore ha aggiunto alcu­
ne precisazioni pratiche di
notevole importanza: «Dopo
la separazione», ha detto, «il
bambino avrà sì ancora un
papà e una mamma, ma essi
non vivono più sotto lo stes­
so tetto e non condividono lo
stesso letto e quel letto non
deve essere occupato da nes­
suno, neanche dal bambino
stesso; cambiano i ritmi per
cui deve modificare qualcosa
anche dentro di sé; si ritrova
ad avere due case, due ca­
mere… questi cambiamenti
vanno affrontati, per il bene
del bambino, con grande col­
laborazione tra i due genitori.
A scuola la figura della mae­
stra e dell’insegnante è mol­
to importante perché aiuta il
bambino a sentirsi “visto”,
“guardato”, come è anche
molto importante il gruppo
dei pari con i quali si con­
fronta quotidianamente… Un
altro fattore importante nelle
situazioni critiche può essere
anche lo sport».
Questi sono solo alcuni spun­
ti evidenziati dalle tre serate
molto interessanti; gli argo­
menti trattati richiedono ov­
viamente ulteriori approfon­
dimenti e riflessioni, sia per i
genitori che per gli insegnanti
ed educatori, poiché essi sono
chiamati ad aiutare le nuove
generazioni a costruire, gior­
no dopo giorno, la loro iden­
tità, a dare senso e significato
al loro essere ed esistere oggi.
Emerge ancora una volta
l’importanza della funzione
che il Centro Elisabetta Ren­
zi svolge a servizio delle fa­
miglia.
Sr. Maria Teresa Palazzetti
P
odio
Due nostri studenti premiati
a un concorso letterario
Il Premio ”Vinceremo le malattie gravi”, organizzato dalla “Istituzione Universum della Verità e della
Dignità”, con sede a Sesto San Giovanni (Milano),
era articolato in due settori: poesia e narrativa
A
ll’insegna dello slo­
gan “Vinceremo le
malattie gravi” si è
svolta recentemente la prima
edizione di un Premio Let­
terario nazionale riservato a
giovani studenti. I vincitori
del primo premio per le se­
zioni “Poesia” e “Narrativa
inedita” sono stati rispetti­
vamente Valentina Galliani
e Mattia Trisolini, entrambi
alunni della scuola media
delle Maestre Pie di Bolo­
gna. Ecco il teso della Gal­
liani, che si intitola Una luce
oltre l’ombra:
Se il nero che ho dentro
si riversasse
nelle mie parole
sarebbe come se inondasse
il mondo di dolore.
Goccia dopo goccia,
fluirebbe dal mio cuore
tutta la mia malinconia.
Una nota grigia in un mondo
di colore.
Come candela oscillo,
nel buio profondo.
Goccia dopo goccia,
lontana dal mondo.
La tempesta infuria
intorno a me,
piccola candela.
Sola nella notte
il buio mi congela.
Ali d’ombra mi portano.
Lacrime e inchiostro
dalla mia penna sgorgano
goccia dopo goccia.
Ma ora, nella landa sopita
dei miei pensieri
è arrivata una luce di vita.
Piccola e fioca, fra tanti tur­
bini neri.
Vita, che non è solo
dolore,
ma prendere il volo
e trovare in ogni cosa
il suo colore.
Dando valore ad ogni attimo
I componenti la Giuria del concorso e i rappresentanti degli
Sponsor che hanno sostenuto l’iniziativa in occasione della
premiazione, svoltasi a Sesto San Giovanni il 13 ottobre scorso.
insieme per - N. 54
27
P
odio
passato,
scaglie di gioia nel mio
mondo nero.
Un amico ritrovato.
Il riso di un bambino
sincero.
Chi noi abbiamo amato
e non può ritornare,
non ci ha mai lasciato.
La luce mi accarezza,
la mia fiamma non cesserà
di lottare.
E tu sei con me, nonno.
Valentina Galliani
La luce della speranza è in­
vece il titolo del racconto di
Matteo Trisolini:
Il letto è scomodo.
Mi rigiro, ma non riesco a
trovare una posizione così mi
convinco che è tempo ormai
di alzarsi. Lacrime amare
hanno bagnato il cuscino. Mi
viene un groppo in gola: sono
i miei occhi che non hanno
ancora voglia di arrendersi
alla cruda realtà. Ho sete. Il
sudore e il pianto mi hanno
disidratato.
Mio padre dorme ancora, ap­
28
insieme per - N. 54
parentemente sereno, ma sul
suo volto ancora assopito si
denota un’espressione di tri­
ste sconforto: manca anche a
lui la nostra povera Italia.
I nostri coinquilini sonnec­
chiano ammassati l’uno a
l’altro tanto che anch’io lotto
con il braccio del mio vicino
per cercare di guadagnare
inutilmente qualche decime­
tro di spazio.
Estraggo dai miei pantaloni
logori e segnati da mille vi­
cissitudini, un quadernetto
con pagine ingiallite e ro­
vinate sugli angoli. Sfoglio
lentamente le pagine ricche
di sentimenti e riflessioni
appartenenti ai miei quattor­
dici anni di vita. Una pagina
vuota fa bella mostra di se
dopo un’innumerevole serie
di sillabe messe in rigoroso
ordine.
Valentina Galliani, vincitrice
della sezione “Poesia”, accanto
alla Presidente della Giuria, la
dottoressa Ileana Tudor.
Sono nato da una famiglia
povera e scrivo a malapena,
ma quel poco che basta per
ricordare i momenti vissuti.
Cinque anni di scuola danno
poche basi per scrivere! Ho
frequentato la scuola tra mille
travagli e senza la possibili­
tà di studiare poiché dovevo
aiutare la mia famiglia che si
trova in gravi condizioni eco­
nomiche. Ho ripetuto anche
la quarta, poi ho smesso per­
ché le condizioni della mam­
ma peggioravano. La pove­
retta soffre di cuore e non
riesce più a tirare avanti. già
da tempo mio padre pensava
all’emigrazione per la man­
canza di denaro e il bisogno
di farmaci aveva alimentato
il suo desiderio di trovare un
lavoro all’estero. Così io e i
miei tre fratelli ci siamo dati
da fare per dissuaderlo, por­
tando ogni tanto la mancia
guadagnata a fare il garzone
dal panettiere o negli altri ne­
gozietti nei dintorni. Il nostro
sforzo non è servito. Come se
non bastasse Gigetto, il quin­
to fra noi, è ancora lattante e
bisognoso di cure. Così papà
ha preso me, il figlio maggio­
re, ed è partito per Berlino.
Ricordo il pianto della mam­
ma che ci salutava dal binario
mentre il treno sbuffava i pri­
mi vapori.
Abbiamo trovato alloggio
presso una baracca di pove­
racci come noi: la povertà
esiste anche qui, anche papà
se ne è reso conto.
Scrivo così sul mio personale
diario, utilizzando una matita
consumata:
26 Luglio 1989 “la prima
notte a Berlino è ormai giunta al termine. Qui tutti parlano una strana lingua in-
comprensibile. Non so come
faremo a farci comprendere, ma per ora non riesco a
pensare ad altro che a una
cosa: c’è un muro che sorge
non lontano da dove ci troviamo. E’ tempestato di frasi
in tedesco che hanno tutta
l’aria di essere violente. La
violenza non ha lingua. Non
so cosa significhi tutto ciò,
ma sicuramente non ha l’aria di essere un paese molto
tranquillo. Forse di là c’è
qualcosa che ci nascondono,
ma perché? Cosa hanno da
nascondere in un paese che
dicono tanto fiorente?”
L’aria chiusa del nostro giaci­
glio si fa insopportabile e così,
facendomi largo fra i corpi ad­
dormentati, esco e respiro l’a­
ria mattutina di Berlino.
Girato di spalle, di fronte a
me, c’è un ragazzino bion­
do e non troppo alto. E’ ben
vestito ed elegante ed il suo
animo sembra buono. Egli mi
chiede qualcosa in tedesco
e in risposta alle sue parole
faccio una smorfia accom­
pagnata da uno “scusa, non
conosco la tua lingua”.
La provvidenza ha deciso di
essermi favorevole e di col­
po il ragazzino inizia a par­
lare un italiano perfetto. Gli
chiedo come mai conosca la
mia lingua e lui mi risponde
che l’ha appresa dal padre,
anch’egli di origine italiana.
Mi invita a contemplare il
sole nascente e lo spettacolo
dell’alba che ogni mattina va
a vedere. I colori si fondono
in innumerevoli sfumature e
il sole fa capolino fra le nu­
vole di fronte a noi.
Gli chiedo cosa sia il muro.
Egli, che scopro chiamarsi
Tobias, mi spiega che esso fu
eretto nel 1941 per separare
la povera parte est, sotto il
dominio dell’Unione Sovie­
tica, dalla ricca parte ovest,
sotto l’influenza delle nazio­
ni occidentali più sviluppate.
Mi spiega quanto fosse stato
fortunato a nascere nella par­
te ovest, dove aveva avuto la
possibilità di crescere istru­
ito e in buone condizioni.
Suo padre aveva fatto fortu­
na emigrando in Germania e
aveva conosciuto una bella
donna che era divenuta sua
madre. Io gli spiego invece,
la difficile vita del mio paese:
la Campania. Essa è un per­
fetto esempio di come la bel­
lezza delle opere d’arte e del
mare si combinino alla po­
insieme per - N. 54
29
P
odio
vertà estrema e all’organiz­
zazione malavitosa della ca­
morra. Io abito proprio in uno
dei quartieri più poveri della
città di Napoli, in una picco­
la abitazione di appena una
cinquantina di metri quadrati
dove siamo costretti a vivere
stentando a tirare avanti e vi­
vendo alla giornata.
Il ragazzino ascolta in silen­
zio la mia narrazione e annu­
isce tristemente con il capo.
Poi si illumina. Corre via e
mi fa segno di rimanere lì.
Ormai sono le sette e la città
si sta svegliando. Intanto mio
padre mi raggiunge sulla so­
glia della baracca e si siede
vicino a me per confortarmi
e per asciugarmi una lacrima
che sta rigando il mio viso.
Anche a lui manca la fami­
glia. Dice che li rivedremo
presto, amici e parenti, ma sa
benissimo che non è vero, lo
capisco dal suo tono di voce.
Ecco che arriva trafelato To­
bias. L’eccitazione è tale che
non riesce a parlare. Ripren­
de fiato e apre la bocca. Le
parole che ne escono sono di
30
insieme per - N. 54
speranza: il padre di Tobias
ha deciso di assumere mio
padre nella sua fabbrica di
automobili. Papà non crede
alle sue orecchie. Lo stupo­
re è duplice: un bambino che
parla l’italiano ed un’offerta
di lavoro dopo neanche un
giorno nella capitale tedesca.
La “manna” si è appena ma­
nifestata!
Ovviamente, dopo la meravi­
glia iniziale, l’offerta è accet­
tata con entusiasmo.
- Quando posso iniziare?
- Anche subito - rispose il
bambino che si era accura­
tamente informato dal padre
– seguimi e ti porterò là dove
lavora mio papà” – e con que­
sto entrambi svanirono nella
nebbia mattutina.
Mi guardo intorno e sono
solo. Tanto vale vedere la cit­
tà. Sto quasi per incamminar­
mi verso il centro cittadino
quando si odono delle urla,
dei gridi e dei pianti, pro­
teste provenienti dall’altra
parte del muro. Il rumore di
uno sparo echeggia, seguito
a raffica da altri, sempre più
frequenti. Grida lamentose si
odono, seguiti da tonfi sor­
di. In pochi minuti, lo si può
percepire, la gente fugge e
dall’altra parte non arriva più
nessun rumore.
Ho percepito chiaramente
l’accento della gente che ur­
lava, era diverso, più rozzo
del tedesco che finora ho sen­
tito parlare.
8 Settembre 1989
Papà ha ottenuto uno stipendio fisso e regolare che gli ha
permesso di guadagnarci da
vivere. Ha subito inviato una
parte del denaro a Napoli e
si è voluto informare sulla
mamma. Domani comincerò
la scuola. Non c’è bisogno
che lavori così papà mi ha
iscritto ad una piccola scuola di periferia. Ho imparato
qualche parola in tedesco ed
ora so dire quel minimo indispensabile per vivere in Germania. Sono emozionato, ma
felice di poter vedere altri ragazzi come me. Spero di non
trovare troppe difficoltà e che
questa barriera linguistica
non intralci le mie relazioni.
Sono le sette di mattina, è
presto, ma sono troppo ecci­
tato per restare a poltrire. Non
sto un attimo fermo. Corro a
casa di Tobias e lo trovo sulla
soglia che mi aspetta.
- Gehen wir zusammen?
- Ja, zur Schule gehen wir
sofort!
- Bravo, stai facendo progres­
si, sei portato per il tedesco.
- Grazie, faccio quel che
posso.
Ad attenderci davanti al can­
cello della scuola è una ra­
gazza giovane sui trent’anni
che , con molta gentilezza, ci
accompagna in classe. è ini­
ziata la scuola!
9 Novembre 1989
Non sono tranquillo. I guadagni e gli insegnamenti a scuola
Mattia Trisolini, vincitore della
sezione “Narrativa”, al
momento della premiazione,
con una docente membro della Giuria e suor Rina Dellabartola, insegnante della Scuola
Media delle Maestre Pie di
Bologna.
sono buoni, ma è da un po’ di
tempo che percepisco agitazione fra i cittadini e diverse sommosse hanno accompagnato
gli ultimi tempi. Della mamma
non ho ancora notizie.
Tutto a un tratto un uomo
esclama:
-“ Venite al muro sta succe­
dendo qualcosa!”
Un’enorme folla si è riversa­
ta attorno a quell’ammasso di
mattoni. Dall’altra parte stan­
no spingendo per passare.
Alcuni lo scavalcano, altri
cercano di abbatterlo.
Il fatto viene subito filmato
dalle televisioni nazionali.
Una lettera mi viene recapita­
ta da un uomo che ha un bel
da fare per raggiungermi.
La apro in un luogo apparta­
to, lontano da quella confu­
sione.
La speranza di riappacifica­
zione fra est e ovest è sem­
pre più vicina ed un fascio di
luce nuova illumina la nostra
famiglia: mamma sta meglio
ed ha incominciato a saldare
i debiti con i creditori. La ca­
duta del muro dà luce e forma
a nuovi orizzonti per tutti!
Mattia Trisolini
insieme per - N. 54
31
L
IBRI
Vincenzo Bertolone
di Angelo Montonati
PADRE PINO PUGLISI, PROFETA E MARTIRE
I
Padre Pino Puglisi,
profeta e martire.
Beato.
San Paolo
pagg. 207
Euro 9,90
M. Jones, S. Tsintziras
l 15 settembre 1993 veniva
assassinato dalla mafia don
Pino Puglisi (recentemente
beatificato da Benedetto XVI)
che era parroco di Brancaccio, un
quartiere periferico di Palermo, e
che proprio quel giorno compiva
56 anni. La criminalità organizza­
ta non era mai arrivata a uccidere
un uomo di Chiesa sul sagrato
della
propria
parrocchia.
L’omicidio era stato deciso dai
fratelli Giuseppe e Filippo
Graviano per mettere a tacere un
prete scomodo che col suo mini­
stero di pastore di anime, forma­
tore di coscienze cristiane, con
un’attenzione privilegiata a quelle
dei fanciulli, li ridicolizzava agli
occhi della gente, sottraendo loro
manovalanza, prestigio e potere.
Autore di queste bellissima bio­
grafia è mons. Vincenzo Berto­
lone, arcivescovo metropolita di
Catan­zaro-Squillace, che è anche
il Postulatore della causa di cano­
nizzazione di don Puglisi; egli
GIOCHI DA SALOTTO PER FAMIGLIE MODERNE
L
Giochi da salotto
per famiglie
moderne
San Paolo
pagg. 337
Euro 19,50
32
insieme per - N. 54
approfitta dell’occasione per
«scavare (usiamo sue parole) nel
mondo degradato, criminale e
criminogeno di una delle più
nefande matrici del male nella
società moderna e contempora­
nea: la mafia». E dedica un intero
capitolo alla storia di questo
fenomeno e della lotta che la
Chiesa ha svolto e tuttora svolge
contro di esso. Pagine tutte da
leggere, dunque, da cui emerge la
figura esemplare del martire don
Puglisi: un uomo limpido, un
sacerdote che ha vissuto fino in
fondo il proprio ministero, con­
dannato a morte perché difendeva
il Vangelo, il che per le cosche
significava sottrarre “sudditi”
alla loro “chiesa”. I vari capitoli
illustrano chiaramente il cammi­
no di santità di don Pino, la sua
spiritualità, il coraggio e quell’in­
dimenticabile sorriso del martire
al suo killer, Salvatore Grigoli, il
quale vi trovò la molla segreta
per potersi pentire.
a prima delle due autrici si
definisce “gioco-dipenden­
te” in quanto madre di due
bambini e zia di ben diciassette
nipoti, coi quali trova sempre
qualche scusa per giocare. Il volu­
me si apre con una celebre frase
del filosofo tedesco Friederich
Nietzsche che afferma: «Nel vero
uomo è celato un bambino che
vuole giocare». I giochi di società
hanno indubbiamente dei pregi:
sono gratuiti, sostenibili, coinvol­
gono mente e corpo, sviluppano
abilità utili, coltivano la creatività,
ci fanno stare insieme e sono
divertenti. Nell’elenco indicato
dal volume ci sono giochi di scrit­
tura e disegno, giochi di strategia,
giochi con la benda, giochi di
ricerca e nascondigli, di finzione;
giochi con la faccia impassibile,
giochi per i giorni piovosi, giochi
con le carte, coi dadi, con le biglie
e con gli aliossi (ossi delle zampe
di animali con cui un tempo gio­
cavano i bambini), e poi giochi ad
alta voce (indovinelli), con lettere
e parole, per confondere ed essere
confusi: insomma, c’è solo l’im­
barazzo della scelta, perché i gio­
chi qui spiegati sono ben 136! E
per ciascuno vengono indicati il
numero di giocatori, l’età, le cose
che servono e la durata. Non ci si
annoia di certo!
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Insieme Per - Maestre Pie dell`Addolorata