Settimanale d’informazione
ANNO LVII- N. 38
euro 1
www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Jesi, domenica 7 novembre 2010
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
L’incontro nazionale Acr e Giovanissimi di Ac a Roma
Cronaca di una giornata eccezionale Esperienza di carità
In occasione della ricorrenza della costituzione dell’associazione di volontariato L’ Operaonlus che ricorre giovedì
11 novembre festa di San Martino di Tours sarà celebrata
a Jesi una S. Messa alle ore 19, nella Chiesa di San Francesco d’Assisi. La celebrazione eucaristica sarà presieduta
dal vescovo mons. Gerardo Rocconi presidente onorario
dell’Associazione e concelebrata da padre Valentino Natalini consigliere spirituale.
L’associazione non ha fini di lucro ed ha come scopo la
promozione di strumenti di assistenza sociale per la realizzazione di un’autentica solidarietà tra gli uomini e la
promozione integrale della persona in ogni suo aspetto,
dimensione e momento della vita, attraverso l’opera prestata gratuitamente dai propri aderenti. Tra le varie attività
dell’associazione che vanno dalla promozione di iniziative
di natura culturale e di formazione sociale rivolte ai giovani all’assistenza agli anziani con progetti rivolti a migliorare
la qualità della loro vita anche attraverso lo svolgimento di
attività ricreative, spicca il settore che si occupa di “Sostegno Alimentare” che raggiunge singoli e famiglie in stato
di indigenza temporanea causata da circostanze impreviste. Situazioni di disagio spesso invisibili vissute nella loro
solitudine da persone, spesso con figli, che non chiedono
per abitudine, per imbarazzo, a volte per orgoglio perché
nella nostra collettività essere in queste condizioni è una
vergogna. L’obiettivo infatti è anche quello di raggiungere
queste persone con discrezione e riservatezza.
L’ Opera nasce a Jesi il giorno di San Martino di Tours l’11
novembre 2006 da un gruppetto della Fraternità di Comunione e Liberazione della Diocesi. Sandro Marinelli, Presidente dell’Associazione ha evidenziato che si tratta di una
iniziativa che educa ad una dimensione fondamentale
dell’esistenza cristiana: la carità. É un luogo dove i volontari associati, guardando il bisogno materiale degli altri,
vengono educati ad interrogarsi sul bisogno fondamentale che accomuna tutti gli uomini: il desiderio infinito del
cuore.
Vivere con fedeltà l’intensità della vita che sgorga dalla
disponibilità a Cristo. Non si deve fare nulla di speciale
perché ciò accada ma solo domandare continuamente, fin
dal primo istante della giornata. Respirando già dal mattino una Presenza. Il Mistero.
L’Opera è il segno di un’appartenenza concreta a Cristo.
Raffaele Venarotta
La lunga giornata dei 244 giovani jesini che hanno partecipato all’incontro nazionale per Acr e Giovanissimi di Azione Cattolica “C’è di più – Diventiamo grandi insieme” era
cominciata prestissimo, alle 4 del mattino. Il viaggio in pullman verso Roma, dove li attendeva una grandissima festa.
Al mattino l’incontro in San Pietro con il Santo Padre, che
ha ricordato i suoi trascorsi giovanili. Nel suo intervento
il Papa ha anche ammonito i
120mila ragazzi giunti da tutta
Italia: «Non dovete adattarsi
ad un amore ridotto a merce di
scambio da consumare senza
rispetto, incapace di castità e
purezza. Molto amore proposto - ha proseguito Benedetto
XVI – dai media e da internet
non è amore, ma egoismo e
chiusura: questa non è libertà.
Vivere l’amore è fatica ma voi
non dovete avere paura: non
escludete gli altri ed aprite le porte all’amico Gesù».
Il pomeriggio la festa si era spostata a Villa Borghese, per l’Acr
ed a piazza del Popolo per i Giovanissimi. I più piccoli dell’Acr
(dai 6 ai 14 anni) hanno avuto la possibilità di vivere dei gemellaggi e di giocare insieme. Il programma dei Giovanissimi
invece, (dai 15 ai 18 anni) ha visto l’alternarsi sul palco di tanti
personaggi che hanno portato la loro esperienza sul tema della crescita umana e spirituale. Molto applauditi il ct della nazionale di calcio, Cesare Prandelli, che ha sottolineato quando
sia “più difficile educare che allenare” ed il fondatore della associazione “Libera”, don Luigi Ciotti, bravissimo nello stimolare i ragazzi ad aprirsi all’altro: «Un di più a non preoccuparci
solo di noi stessi ma per andare incontro anche agli altri - ha
detto nel suo intervento - Non è vero che i ragazzi sono quelli
che si vedono nelle pubblicità in tv: quelli sono dei cretini. Voi
siete i ragazzi veri, quelli che non si arrendono mai».
Non potevano mancare in una festa di queste proporzioni,
alcuni problemi di natura logistica nella fase del rientro a
casa, comunque, ottimamente superati: l’entusiasmo e l’allegria dei ragazzi, oltre alla grande attenzione dei loro educatori, hanno fatto passare in secondo piano anche questi
piccoli disagi. Poco prima dell’una di notte i quattro pullman
sono rientrati a Jesi.
fotoservizio Giuseppe Papadia
Responsabile della Diocesi di Jesi della Fraternità
di Comunione e Liberazione
Nella foto, i ragazzi in marcia
da piazza San Pietro a piazza del Popolo.
Il Sinodo dei vescovi medio-orientali ha richiamato le condizioni necessarie per una pace duratura.
Basta con la violenza: due Stati e Gerusalemme all’Onu
Mentre l’ennesimo tentativo
di un’intesa tra Israele e Palestina si muove tra speranze
e delusioni, la Chiesa interviene ancora una volta con
l’autorevolezza del Sinodo
dei vescovi del Medio Oriente che hanno rimarcato le
condizioni essenziali per
una pace duratura e ricca di
benefici per tutte le nazioni
ancora travolte nella violenza. Le difficoltà di un’intesa
tra gli Stati islamici e Israele dopo oltre sessanta anni,
sono le cause che, più di ogni
altra, hanno determinato e
determinano tuttora le maggiori incomprensioni tra
Oriente e Occidente. Finchè
i palestinesi non otterranno
il diritto alla formazione di
un loro Stato e finchè non
si riconoscerà Gerusalemme
come luogo gestito da forze
super-nazionali, la situazione
apparirà dominata da Israele
e i popoli islamici continueranno la loro totale solidarietà con il dramma e con la
rivolta palestinese. Finchè
le risoluzioni dell’Onu – a
cominciare da quelle degli
anni ’60 del secolo scorso –
espresse in difesa dei diritti
palestinesi, verranno considerate carta-straccia da
Israele, la pace sarà solo un
sogno. Ed è incredibile che,
mentre si pretende di procedere con graduali accordi bilaterali, Israele continui imperterrito la colonizzazione
della Cisgiordania, senza che
né l’Onu, né gli Usa, né l’Ue
ostacolino in niente la len-
ta marcia verso la conquista
di tutti i territori palestinesi.
Intanto i territori garantiti
allo Stato ebraico sono ben al
sicuro dietro l’abusivo Muro
ruba terreno. La politica di
Israele, dopo le guerre di
difesa e di indipendenza, è
stata sempre più marcata dal
principio che “quel che è mio
è mio e quel che è tuo è mio”.
Una politica che ha portato
alla diaspora non solo di un
popolo come quello palestinese, ma anche dei cristiani
di tutto il Medio Oriente, vittime innocenti di una violenza incancrenita. I vescovi del
Sinodo non escludono che le
terre evangelizzate dai primi apostoli vedano quanto
prima una fuga quasi generale dei cristiani per la per-
secuzione aperta o subdola
contro i seguaci di Cristo. E
quello che più li spaventa è
che la guerra avviene proprio
tra i seguaci delle tre religioni monoteiste che tutte si
rifanno al patriarca Abramo.
Né sembra che il terrorismo
venga meno con il graduale
disimpegno delle forze occidentali che tuttora occupano
l’Iraq e l’Afghanistan e che si
avviano verso una ormai inevitabile sconfitta.
***
I molti interventi dei presuli
del Sinodo hanno evidenziato anche il dramma dell’emigrazione dei palestinesi, dei
cristiani e della gente qualsiasi presa nel morso della
violenza.
Un’emigrazione
che non trova accoglienza e
stabilità in Occidente. Una
diaspora che invita ad una
nuova evangelizzazione, al
rafforzo della solidarietà
e dei motivi che possono
unire quanti si rifanno alla
legge divina, la quale, per
nessun motivo, giustifica la
violenza e le persecuzioni in
atto in tante parti del Medio Oriente. Solo se si ribadisce e se si ottiene il rifiuto
dell’anti-semitismo, dell’anti-islamismo e dell’anticristianesimo per ricercare
i tanti valori comuni umani
e religiosi, si può sperare
in una rinascita della pace
in Medio Oriente. Bisogna
ancora una volta saper distinguere la religione dalla
politica e non appellarsi alla
violenza in nome di Dio.
Conclusione. Se è vero che
alcuni interventi dei Padri
sinodali hanno accentuato
un po’ troppo le responsabilità di Israele verso i palestinesi, è anche vero che la
linea generale del documento conclusivo sintetizzata in
44 proposizioni, non fa altro
che ribadire e aggiornare la
posizione di sempre della
Chiesa di fronte al dramma
politico, religioso, sociale
ed economico di tutte le nazioni del Medio Oriente. E
sono oltremodo veritiere le
meraviglie espresse per l’impotenza dell’Onu, degli Usa
e dell’Europa nella conquista della pace in Palestina.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Del più e del meno
La vecchia Jesi che ci assomiglia
di Giuseppe Luconi
Ritorno al passato. Capita spesso in
questa rubrica, anche per il contributo dei
lettori. Questa volta immaginate di avere
fra le mani una copia di Voce della Vallesina datata 1910…. Cosa impossibile, perché Voce nel 1910 era di là da venire. Ma
tra Voce e il giornale che sto sfogliando L’Ora Presente - esiste un grado di parentela. Sotto il titolo de L’Ora Presente, infatti, è scritto a chiare
lettere:
“Periodico
cristiano-sociale”.
Scorrere articoli e
notizie di quel giornale è come frugare
nei cassetti di un vecchio mobile dimenticato da sempre in un
angolo della soffitta.
Un viaggio tra pagine
ingiallite dal tempo,
alla scoperta delle cose che furono: un’occasione per confrontarci con la Jesi di
cento anni fa.
In prima pagina, un tema che tiene
banco anche oggi, ma a rovescio: l’emigrazione. “E’ mesto – scriveva l’articolista –
che dei cittadini di uno Stato, sacrificando
gli affetti più cari, la patria e la famiglia,
siano costretti a cercare in terra straniera
i mezzi alla vita che loro nega la terra madre, ma sarebbe più doloroso se, date queste condizioni, non vi fosse, a tanto male,
il rimedio, sia pure aspro e duro”. Allora,
come sappiamo, ad emigrare, per sopravvivere, erano gli italiani.
In città, anche cento anni fa, incombeva il problema della sistemazione delle
strade. Dalle colonne de L’Ora Presente si
rimproverava all’amministrazione comunale di aver speso - per allargare una via
(da Porta Bersaglieri alla fonte Mastella)
che non era stata mai richiesta da nessuno - “più della metà del fondo” destinato a
tutte le strade interne. “Sarebbe stato me-

Voce della
Vallesina
Cultura e società
7 novembre 2010
glio che si fosse pensato al risanamento
della parte più lurida (sic!) della città”. Si
citava, in particolare, il “piazzale di fianco alla fabbrica dei saponi, che aspetta
da trenta anni un assestamento, che è un
continuo aduno di lordume e che alla sola
vista disonora una città civile”.
La notizia che segue arrivava dal mondo del lavoro. “Gli infermieri di questo
ospedale ringraziano
sentitamente l’amministrazione della Congregazione di Carità
per aver loro concesso
24 ore di riposo settimanale. Si augurano
che tale concessione
sia estesa anche agli
inservienti di questo
Ricovero di Mendicità”. Se ne deduce che
erano tempi in cui infermieri e inservienti
lavoravano sette giorni su sette.
L’Ora Presente aveva una spazio anche
per la cronaca nera: “Dal 27 al 31 maggio –
riferiva - fu scoperta una vasta associazione a delinquere, che aveva rubato merce
consistente in chincaglierie, stoffe ed altro.
Dopo diligenti indagini furono arrestati…”.
Dei ladri, non venivano indicate, come si
fa oggi, le sole iniziali. Di ciascuno (quattro di Jesi e uno di Ancona), erano specificati nomi, cognomi, paternità ed età.
“Tributiamo di vero cuore lode a l’Arma
Benemerita – concludeva il cronista – per
aver liberato la cittadinanza da una così
vasta associazione a delinquere”.
E, per finire, una inserzione pubblicitaria, di quelle che promettevano miracoli: “Non più miopi, presbiti e viste deboli.
OIDEU unico e solo prodotto del mondo
che leva la stanchezza degli occhi, evita il
bisogno di portare gli occhiali. Dà un’invidiabile vista anche a chi fosse settuagenario. Opuscolo spiegativo gratis”. Seguiva
l’indirizzo.
Jesi: celebrazioni
del IV Novembre
Il 4 Novembre, una data storica per l’Italia. Data in cui si
completava con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo
delle campagne nazionali per l’Unità d’Italia. Un cammino
lungo, durato settant’anni, dalla Prima Guerra d’Indipendenza
in avanti. Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni
preunitari e portato a termine con il concorso convinto della
popolazione di tutte le regioni d’Italia, mosse dal desiderio di
mettere sotto un’unica Bandiera le sorti della penisola.
Il programma di Jesi, domenica 7 novembre
Ore 10: saluto dei presidenti delle associazioni Combattentistiche e famiglie dei Caduti in guerra al Comandante
del Presidio presso il Comando Compagnia dei Carabinieri
di Jesi.
Ore 10,30: Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti presso
il monumento di Viale Cavallotti; in caso di cattivo tempo
la messa verrà celebrata al Santuario delle Grazie.
Ore 11,15: Corteo dall’Arco Clementino a Piazza Indipendenza; deposizione della corona di alloro alla lapide posta
nell’atrio comunale e saluto del sindaco di Jesi.
Ore 12: deposizione di una corona d’alloro al Famedio del
Cimitero.
In piazza della Repubblica saranno a disposizione due
scuolabus per permettere ai partecipanti di recarsi al Famedio e di tornare poi in città.
Un omaggio ai sostenitori di Voce
Il libro “Jesi 2008”
Tante sensazioni ed emozioni
si rincorrono nel cuore ogni
volta che scorriamo le pagine
della nostra storia, nel diario
su cui abbiamo impresso i
momenti lieti o tristi della
vita.
Sfogliare le pagine di “Jesi
2008, cronache di un anno”
è come rileggere le pagine
della storia della città. Volti
di uomini e donne, di giovani e bambini che hanno dato
vita a questa storia, piccola in
confronto ai grandi avvenimenti del panorama nazionale ed internazionale, ma
grande se pensiamo a quanto
ha contribuito a rafforzare la
nostra identità.
È un libro che contribuisce
a darci la consapevolezza di
essere privilegiati ad abitare
in una città che offre continue e differenziate occasioni
di incontro e di crescita culturale e sociale.
Quando siamo facile preda dell’insoddisfazione o ci
lasciamo prendere da una
sterile critica, dovremmo rileggere con occhi diversi ciò
che abbiamo vissuto o che
avremmo potuto vivere.
“Jesi 2008”: sintetiche e complete descrizioni, a volte
come brevi racconti, di oltre ottocento notizie. Ogni
giorno dell’anno uno scorcio
di vita della città, delle associazioni cittadine, dei movimenti, delle istituzioni, delle
aziende, delle persone che
si sono dedicate a qualche
iniziativa. Parole, ma anche
immagini a colori, che fissano persone, piazze, monumenti, vie, manifestazioni,
Fondazione Cardinaletti
Giornalismo
“Jesi e il ‘900”, la
mostra che si potrà visitare fino
al 27 novembre
presso le Chiese
di San Nicolò e di
Palazzo Mereghi in Corso Matteotti. Nata
da un progetto della Fondazione Gabriele
Cardinaletti che ha come obiettivo quello di
stimolare i giovani a recuperare le proprie
radici e confrontarsi con la storia di Jesi, è
una mostra interattiva e multimediale, realizzata in collaborazione con il giornale
“Jesi e la Sua Valle”.
Il lavoro si articola in diversi temi denominati “Piazze”, legati alla vita cittadina: costume e società, vita politica, sport, cultura
e informazione, la città che cambia. Ogni
Piazza vede personaggi, foto, video, allestimenti interattivi, oggetti e documenti.
Segnaliamo che il 6 novembre alle 18 si
svolgerà un incontro sul tema “Chi salverà la notizia? I media tra etica e trasparenza. Il mondo dell’informazione è
in crisi di identità? Fino a che punto si
possono spingere le campagne di stampa? C’è un limite alla notizia?” Si confronteranno Marco Tarquinio, direttore
di Avvenire; Bruno Manfellotto, direttore
dell’Espresso e Giorgio Lonardi, inviato di
Repubblica.
paesaggi, libri, opere d’arte.
Qua e là, qualche foto storica
in bianco e nero a ricordarci
da dove viene il nostro presente.
La voce degli autori non si
percepisce dalle parole: sono
giornalisti che cercano di
dare la notizia scomparendo
in essa, usano un linguaggio
semplice ed essenziale, come
se non volessero togliere spazio agli altri, alle centinaia
di persone che popolano il
libro.
Paola Cocola ha saputo scoprire la città in cui vive e, con
la pazienza della maestra e
la curiosità della giornalista,
è andata a ricercarne le potenzialità, le risorse e i protagonisti per rielaborarli e
proporli ai suoi concittadini.
Mentre la capacità del giornalista Giuseppe Luconi di
raccontare la storia è emersa
ancora una volta dalle pagine
di questo libro. Non è semplice raccogliere, catalogare,
memorizzare, organizzare,
sintetizzare ciò che abbiamo
avuto il dono di vivere, di
sperimentare o di apprendere dalle pagine dei giornali o
dalle testimonianze dei protagonisti.
È per questo che gli autori
meritano la gratitudine dei
lettori ed il riconoscimento di quanti sono diventati
protagonisti di “Jesi 2008”.
Una pubblicazione non solo
piacevole da sfogliare perché
impaginata in modo semplice ed essenziale, ma anche
capace di farsi leggere perché lascia che l’occhio scorra
di data in data per ricordare
ciò che gli autori riferiscono,
o per soffermarsi su alcune
statistiche o sugli approfondimenti.
Sono certa che i nostri due
autori, alla loro seconda pubblicazione insieme, sentiranno la gratitudine di tanti per
questa produzione editoriale
e per il loro servizio giornalistico di fedeli collaboratori
del settimanale Voce della
Vallesina e di altri organi di
informazione.
Scrivere è un piacere e una
fatica, un impegno e un’attesa: l’augurio per Paola Cocola e Giuseppe Luconi è che
continuino a sentire sempre
questo desiderio di ricordare e di raccontare la nostra
terra in modo professionale
e al contempo accessibile a
tutti. E che le inevitabili incomprensioni o difficoltà
non spengano in essi l’entusiasmo per la ricerca e per il
confronto.
Beatrice Testadiferro
Il libro è stato stampato grazie
al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.
La pubblicazione sarà data in
omaggio a coloro che sottoscriveranno un abbonamento di amicizia al settimanale
Voce della Vallesina.
Voce della
Vallesina
arte
Scusate il bisticcio
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
RIME SEGNALETICHE Quando uscì l’enciclica di Giovanni XXIII Mater et
magistra (1961), le varie correnti ecclesiali cercarono
di interpretarla ciascuna secondo la propria visuale.
Mater et magistra:
svolta a sinistra!
proclamarono i progressisti. I conservatori
replicarono: Vale la formulazione italiana. Perciò:
Madre e maestra:
svolta a destra!
La corrente intermedia corresse
ambedue le
interpretazioni:
Guardare quel che c’è dentro:
restare al centro!
IN PARTIBUS [NEO]INFIDELIUM
Anagramma apostolico Benedetto XVI ha recentemente istituito il Pontificio
Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (dell’Europa
ex cristiana, soprattutto).
Si punta, insomma, da parte della Gerarchia ad una
RINASCITA CRISTIANA
del Vecchio Continente (neo-pagano).
NB - A pilotare la complessa macchina missionaria
è stato chiamato un ecclesiastico omonimo del noto
asso del volante Giancarlo Fisichella: mons. Rino
Fisichella. Buona guida, Eccellenza!
MORAL SUASION
Zeppa anti-autoritaria
A dare il vostro assenso io vi esorto
(però non dite, poi, che ve l’ho estorto).
DEFINIZIONI BISLACCHE
MINIERA bis: la controfigura, su scala ridotta, della
“giunonica” sposa di Zeus.
SI NOMEN EST OMEN... Quale, tra gli stati USA, dovrebbe godere - stando
almeno al nome - di grande prosperità?
***
Soluzione del gioco precedente
Emilio è, purtroppo, in esilio
La Citazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Religione luce della ragione
La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può
essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano
il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo
della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire
tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non
credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche
concrete cosa che è del tutto al di fuori della religione – bensì
piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi.
Benedetto XVI, Westminister Hall, Londra, 17
settembre 2010.
La Pulce
Raccolgo per strada un coloratissimo cartoncino che invita per Halloween a festeggiare e folleggiare presso il
Music Hall (discoteca) “J’adore” di Ancona (ci risiamo: ricordate il centro estetico jesino, citato poche “Pulci” fa,
con analogo titolo “Je m’adore”?). Nel “logo” si chiarisce
l’oggetto dell’adorazione: una ragazza desnuda. E si annuncia: “Vi aspettano meravigliose ragazze e spettacoli di
arte varia”. Il cui contenuto non facciamo fatica ad immaginare. Insomma: praticamente come a villa San Martino in Arcore, o palazzo Grazioli in Roma. Insomma: tali
figli, tali padri.
Il 5 novembre con il prof. Ramini
“Il risveglio d’una nazione, il risorgimento italiano, mito e
storia”: è il tema della conversazione che terrà il prof. Antonio Ramini, il 5 novembre alle ore 17,30 presso l’Aula
Magna della Fondazione Colocci. L’iniziativa è proposta
dal Circolo Contardo Ferrini, dall’associazione Italiana
Maestri Cattolici e dal Movimento Ecclesiale di Impegno
culturale in occasione del 150° anniversario dell’Unità
d’Italia ed è invitata a partecipare tutta la cittadinanza.
7 novembre 2010
3
Libro: Il rifugio dell’aria- Poeti delle Marche di Francesca Innocenzi
Un incontro con le voci della poesia marchigiana
Venerdì 5 novembre, alle ore 21.30,
presso la sala consiliare di Montecarotto, la scrittrice Francesca Innocenzi
presenterà la raccolta antologica Il rifugio dell’aria-Poeti delle Marche (Edizioni Progetto Cultura). Relatore Pier
Massimo Paloni. Il libro rappresenta il
percorso della poesia negli autori delle Marche dal secondo Dopoguerra
ad oggi, corredato di schede critiche e
biobibliografiche dei principali protagonisti dello scenario poetico regionale. Un coro di voci dell’anima dentro
la storia umana e sociale della nostra
epoca. «Questo lavoro è stato per me
un’occasione di incontro con le tante
voci, anche meno conosciute, della poesia marchigiana – ha commentato la
Innocenzi- con un profondo spirito di
apertura e di accoglienza. Un’esperienza che mi ha arricchito umanamente e
culturalmente.» Il rifugio dell’aria nasce
dall’intento di una sintetica ricostruzione della poesia delle Marche dal Secondo Dopoguerra ad oggi. Lo sfondo è un
tessuto epocale in continuo fermento,
dalla fase di ricostruzione e ripresa eco-
nomica all’impatto con le ideologie, dal
confronto con la società globale allo
sgorgo di moti di violenza repressiva
nel contesto dell’attuale crisi. «Il titolo
del libro- scrive Francesca Innocenzi
nella nota introduttiva- trae spunto da
quell’endiadi diaspora-residenza che fu
individuata, alla fine degli anni settanta, da Franco Scataglini e che continua
tuttora ad alimentare la riflessione di
intellettuali e scrittori. La polarità limite
(rifugio)-illimite (aria) va letta nei termini di una riscoperta, da cui consegue
un ampliamento di orizzonti, entro la
prospettiva dell’incontro tra esigenza di
raccoglimento intimo e simbologia aerea dell’intelletto, in quanto strumento
veicolare di comunicazione.»
Tiziana Tobaldi
Nella foto la scrittrice
Francesca Innocenzi
La voce della poesia curata dall’eclettica scrittrice jesina Marina Ristè
Frammenti di un “mondo nuovo”
Marina Ristè, oltre ad avere
una penna facile a raccontarsi, possiede la capacità di
far conoscere gli altri; nello stesso tempo non esita a
rendere varia ed a trasformare la sua ricerca, dalle
forme ai contenuti letterari.
Una sorpresa continua per
estro e fantasia: dalla fiaba giocosa ed incantatrice,
a testi più elaborati come
l’antologia o i romanzi di
narrativa
fantascientifica
presenti negli ultimi lavori.
Inoltre, in qualità di correttrice di bozze, Marina Ristè
segue direttamente l’evento
impaginazione di un lavoro
e la sua prefazione; è il lavoro svolto nelle opere “Gioco
per chi ama vivere” di Maurizio Silvestrelli (di Ancona),
e “Roby e il suo sentire” di
Roberta Mazzarini (di Jesi).
Questi frammenti sono dedicati ad un mondo nuovo, a
quel Dio che disegna a sorpresa ogni cosa che si protende verso colui che cerca,
svelandosi. Alla possibilità
di vivere un dolore o un
passaggio, con l’abbandono
a questa Presenza, percepi-
ta come qualcosa che deve
sostenerci nella pace. Tanti
eventi in queste due raccolte, espressi dai racconti
di “casa”, o dalle voci ed agli
elementi furtivi colti per
strada, nel quotidiano. Il silenzio, gli spazi condivisi, le
proteste inquiete a ciò che
si disfa o alla partenza definitiva di una persona. Immagini contenute in spazi
da sfogliare che raccontano
i viaggi del cuore. Marina,
professionista della narrativa, ha tratto il meglio della
poesia di entrambi gli autori,
per comporne le antologie,
mentre con le sue idee ha
messo a fuoco altre possibilità di confronto, sia con Roberta che principalmente lavora come scultrice, sia con
Maurizio, insegnante di chitarra e compositore di brani
(di cui tra poco sarà edito
un cd con la collaborazione
della stessa Ristè, autrice
iscritta alla Siae). Questi lavori ci offrono l’immagine di
una donna semplice e libera
di navigare in un universo
aperto a tutti.
Elisabetta Rocchetti
Dopo la mostra pittorica di Giannetto Magrini
Con Garbini Consulting
Padre Armando a Milano
Un libro aperto, una spirale esce dalle sue pagine... è
il pensiero dell’uomo che
riempie il libro di segni,
di parole, di significato e
quello stesso pensiero, diventato parola scritta, esce
dal libro e va per il mondo.
Questa è la riflessione che
ha suscitato in me uno dei
quadri di Giannetto Magrini esposti nella chiesa di S.
Bernardo in via Valle, uniti
da un unico filo conduttore: il libro. Una mostra
provocatoria, senza alcun dubbio,
del noto artista jesino che ha alle
sue spalle un ricco curriculum di
mostre personali, collettive e vari
riconoscimenti. I quadri esposti
dal 2 al 17 ottobre sono parte della
produzione più recente dell’artista,
che, incastonati in cornici dei primi
del ‘900, hanno raccolto il consenso
di tutti coloro che hanno visitato la
mostra.
Alla chiesa di S. Bernardo sono venuti i suoi stimatori, i collezionisti,
gli amici, non un folto pubblico ma
un pubblico scelto e interessato. E
Magrini ha parlato con tutti coloro
che sono entrati, ha dato spiegazioni e ha accettato critiche e un confronto aperto e costruttivo, con la
sua disponibilità e il suo sorriso.
Una ricerca di senso è alla base
della pittura di Magrini che vuole
esprimere, attraverso l’arte figurativa, il disagio, la difficoltà che
comporta ogni cambiamento ma
allo stesso tempo la consapevolezza che ogni trasformazione è un girare pagina, senza cancellare quello
che è stato scritto nella pagina precedente; è accettare e fare propria
la consapevolezza che la comunicazione del pensiero non ha più come
veicolo unico e privilegiato il foglio
stampato ma si serve anche di altri
mezzi e strumenti che la tecnologia
informatica ci mette a disposizione.
Venerdì 12 novembre, alle ore 21, l’organista del Santo Sepolcro, P. Armando
Pierucci, ofm, fondatore e direttore generale dell’Istituto di Musica Magnificat di
Gerusalemme, terrà un concerto d’organo nella basilica di Sant’Antonio di
Padova a Milano. Il concerto, organizzato dall’Associazione Amici del Magnificat in collaborazione con la ditta Garbini
Consulting Srl di Castelpiano si svolge
all’occasione dell’annuncio del lancio da
parte della stessa azienda del progetto Risparmio Virtuoso, con cui intende, con altre imprese, sostenere finanziariamente le
attività dell’Istituto Magnificat. L’Istituto di Musica Magnificat, una scuola della Custodia di Terra Santa situata nel
cuore della città vecchia di Gerusalemme
che conta attualmente circa 250 studenti,
si propone di essere centro di eccellenza nell’insegnamento e nella prassi della
musica, al servizio dei primi Luoghi Santi
della Cristianità, della comunità locale ed
internazionale e dei privati, senza distinzione di razza, lingua o religione. Il progetto Risparmio Virtuoso è destinato, tra l’altro, a sostenere lo sviluppo della collaborazione tra il Magnificat ed il
Conservatorio di Vicenza. Quest’ultimo,
infatti, già impegnato da anni con padre
Armando Pierucci in progetti congiunti
tra le due scuole, ha in progetto di aprire
a Gerusalemme presso il Magnificat due
corsi accademici di primo livello in pianoforte ed in organo, e successivamente un Master in Musica Liturgica possibilmente
integrante varie tradizioni musicali liturgiche. I corsi offerti dal Conservatorio di
Vicenza con il Magnificat a Gerusalemme
saranno aperti sia a studenti locali che a
studenti internazionali.
Al concerto padre Armando Pierucci suonerà pezzi di Vivaldi, Frescobaldi, ed alcuni pezzi di sua composizione, su temi musicali della tradizione delle Chiese armene
e etiope. Al termine del Concerto, l’Associazione Amici del Magnificat presenterà
i CD registrati lo scorso anno con i cori
dell’Istituto, nonché alcuni suoi futuri
progetti con il Magnificat. “Libri e paesaggi della memoria”
Una scelta consapevole quella di
Magrini di fare una mostra in uno
spazio tanto bello anche se un pò
fuori dal circuito espositivo consueto della nostra città, una scelta dettata dal suo desiderio di creare un
legame inscindibile e immediato tra
il messaggio che ci vuole trasmettere e il contiguo Studio per le Arti
della Stampa, museo che egli ha frequentato per stampare alcune sue
incisioni e dove, tra i libri antichi e
rari e i torchi da stampa, ci si cala in
un’atmofera oggi dimenticata, quella
della carta fatta a mano, dell’inchiostro uscito fuori da un laboratorio
quasi alchemico e della stampa manuale con i caratteri mobili, forse
archeologia del presente per molti,
senz’altro rivoluzione del passato
per tutti, senza la quale oggi il “times new roman” non esisterebbe.
Un aspetto più classico della sua
produzione, presente in mostra, è
quello legato alle immagini della
memoria, delle nostre colline e del
San Vicino, tema ricorrente per i
nostri artisti locali, ma presentato
in un’atmosfera surreale, con il suo
profilo inconfondibile tracciato con
un unico e deciso segno del pennello, quasi un orizzonte ideale verso il
quale rivolgiamo lo sguardo quando
abbiamo bisogno di sentirci a casa.
Francesca Romana Bini
Foto Vincenzoni
4
Voce della
Vallesina
attuALITà
7 novembre 2010
Tempi bui e moralismi
a senso unico
Alla ricerca del perdono...
di Remo Uncini
Il film “Des hommes et des
dieux” (Uomini di Dio), premio speciale della giuria di
Cannes 2010 in proiezione
presso il cinema “Diana” a
Jesi pone il martirio come
atto d’amore. Ha avuto un
grande successo in Francia.
É la storia di un gruppo di
monaci in un monastero
in Algeria (Tibhirine) e che
nel 1996 furono trucidati da
estremisti forse islamici o
forse filogovernativi del governo di allora. Nel film risalta la capacità di relazione
che questi monaci avevano
vivendo con i mussulmani
del luogo. Erano nel dubbio
se rimanere o salvarsi. Hanno deciso di restare, fino alla
morte, in una società lacerata dalla crisi che coinvolgeva tutto e tutti.
Infatti i monaci formavano una comunità
cristiana e monastica
attraverso il segno della preghiera cristiana,
del servizio evangelico
e dell’incontro, senza
pregiudizi, con un vicinato quasi totalmente
mussulmano. Avevano
ottime relazioni con
la maggior parte degli
abitanti del villaggio
che si erano abituati a
riconoscere nei monaci trappisti dei fratelli
in Dio. Furono rapiti tra il 6 e il 7 marzo
1996 e trucidati il 21
maggio 1996. Il padre
priore Christian de Chergè
alla fine parla del perdono
come fonte di ricongiungimento con il Padre che
come “ladroni pentiti” ci accoglie. Perdonare è una delle
esperienze spirituali più difficili. La sua importanza per
noi cristiani è affermata da
Gesù nella preghiera che ci
ha insegnato: “rimetti a noi i
nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Diventa fondamentale capire che cosa significa “rimettere”, “perdonare”. Perdonare
non significa scusare o trovare attenuanti all’azione di
un altro. La violenza è rompere un rapporto. Perdonare
non significa dimenticare gli
errori dell’altro e avere paura di agire nei suoi confronti.
Il perdono può essere anche
un ripiego. Bisogna avere la
forza di condannare gli errori perché la giustizia non
può essere offuscata dal perdono. Perdonare non è un
premio al pentimento, ma
diventa un valore. “Lascia lì
la tua offerta davanti l’altare, e va’ prima a riconciliarti
con tuo fratello; poi vieni a
offrire l’offerta”. (Mt 24) Perdonare è difficile quando
l’offesa ha toccato la profondità dell’animo istaurando
paura. Ma proprio perché il
“male è grande” per venirne
fuori necessita di un “bene
grande”. Se non si perdona,
di Riccardo Ceccarelli
Il lamento è generale. Siamo messi male.
“L’economia è paralizzata”, ha detto la
presidente della Confindustria all’incontro con i giovani industriali a Capri,
il 30 ottobre. Lo dicono con parole ormai quotidiane quelli dell’opposizione
che invitano un giorno sì e l’altro pure il
premier a dimettersi per motivi di “idoneità” e di fallimento del suo governo.
Tutti guardano le travi negli occhi altrui
tralasciando quelle sui propri. Tutti sanno che alcuni sono indagati prima che
le indagini comincino; altri che lo sono
quando le indagini non ci saranno mai,
di altri invece ne viene data notizia lo
stesso giorno che ne viene richiesta l’archiviazione. Guardi e ascolti telegiornali di reti diverse e ti accorgi che le stesse
notizie, non solo vengono raccontate in
maniera differente, ma alla fine ti domandi se hanno parlato della stessa cosa.
Il filtro ideologico, di schieramento o di
partito, è presente dovunque. Nessun
giornale rettifica quello che magari ha
raccontato in modo distorto o fazioso.
E questo vale per l’informazione religiosa come per quella politica. Si dice che
sia libertà di informazione. Questa è
piuttosto libertà di disinformazione ed
anche di offesa o di insulto, al riparo di
ruoli e funzioni quasi intoccabili, di un
moralismo saccente, di caste indiscuti-
Differenze tra figli
si può arrivare alla vendetta
e all’odio. La giustizia non è
vendetta! I monaci non sono
fuggiti ma hanno affrontato il martirio. Che significa
perdonare? Il perdono è un
atto di misericordia, è un
atto d’amore gratuito, una
offerta di vita che consente di cambiare. La storia di
quei monaci è la dimostrazione dello Spirito che si
collega alla vita e implica
una assunzione di responsabilità per sé e per gli altri
con la speranza che nasce
dalla preghiera e si immerge
nella vita.
In futuro non ci saranno più differenze fra figli naturali e legittimi. È
quanto ha annunciato il
sottosegretario Giovanardi nel corso di una conferenza stampa al termine
del Consiglio dei ministri
del 29 ottobre, che ha approvato il disegno di legge
delega, in materia di filiazione, che dovrà essere
esaminato dal Parlamento.
Fra i punti più rilevanti
del provvedimento: dal
concetto di “potestà dei
genitori” si passa al concetto delle relazioni che
intercorrono tra genitori
e figli; accanto ai doveri
dei genitori previsti dalla
Costituzione, è introdotto
il diritto del figlio ad essere assistito moralmente,
a crescere con la propria
famiglia, ad avere rapporti con i parenti e ad essere
ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano.
Terre
Elogio dell’attraversatore
Elementari
Credo che non esista nella lingua italiana la parola “attraversatore”, ma credo anche che mi sia
concesso di scriverla qui, perché la spiego subito:
per attraversatore intendo una persona che aiuta, agevola, controlla che i pedoni attraversino la
strada senza pericolo. Fin qui è chiaro, mi pare.
L’attraversatore a cui mi riferisco è una persona
che non conosco, di cui non so nome, età, censo
e professione. Di lui conosco soltanto da qualche
mese la straordinaria maniera con cui fa il suo
“mestiere” di attraversatore durante il momento
di ingresso/uscita dei bambini da una scuola elementare. Non vorrei neanche dire quale sia, per
mantenere il suo anonimato, anche se lo meriterebbe. Ma credo che anche molti altri suoi colleghi si meritino complimenti per come svolgono
questo compito. Di tanti che ne ho visti operare
e di alcuni che conosco, lui, l’attraversatore cui
mi riferisco, possiede una qualità che lo rende, ai
miei occhi, unico: è contento di fare attraversare
le persone. È come se quella sua semplice funzione, coperto dalla giubba colorata arancione, fosse
stata sua da sempre. Oppure che gli sia arrivata
come un regalo a farlo felice e contento. E dunque lui restituisce agli altri, bambini e adulti, questa sua contentezza. Non solo: al termine del suo
lavoro rivolge anche un augurio di buona giornata e lo fa sorridendo in modo solare, e si capisce
che lo fa senza ironia.
Lo so, questo, perché ogni volta che mi capita di
passare per le strisce pedonali di cui è custode,
ogni volta lui è pronto ad accompagnarmi, anche se ancora la mia età e la mia forma fisica mi
permetterebbero altrimenti. Lo fa con me, ogni
volta, e lo vedo fare con tutte le persone che capitano in quelle strisce pedonali. Oltre, naturalmente a farlo con gli scolari che entrano ed escono accompagnati dai genitori pedonalizzati. É
una maniera inusuale ma gradita, originale senza
essere smaccata, funzionale senza essere meccanica. Per questo mi sento di dirgli grazie, per quel
suo modo di accompagnare le persone e di proteggerne i passi, e perché si capisce anche che lui
si diverte, a lui piace divertirsi e divertire gli altri
in un brevissimo momento.
Già, ce ne fossero di attraversatori così, nella
nostra vita, che ci facciano da accompagnatori
sorridenti ed efficienti nei passaggi pericolosi…
Per adesso, mi accontento di lui e gli rinnovo
un grazie sincero e sentito con una virtuale
stretta di mano.
Silvano Sbarbati
bili ed inviolabili. Si sono formate delle
lobby, cioè dei gruppi influenti, che intendono manovrare l’opinione pubblica
ma anche provare a determinare il futuro del paese. Guardare dal buco della
serratura, sia in maniera concreta che
figurativa, è diventato il più frequentato e credibile sport nazionale, esercitato il più delle volte disinvoltamente
come l’unica verità sulle persone, sul
loro pensare e sul loro agire. L’interesse
dell’informazione e della gente sui fatti di Avetrana, su Sarah, lo zio Michele e Sabrina, e su altri episodi scabrosi
destinati magari a ridimensionarsi, è
diventato da tempo paradigmatico, di
modello cioè, per l’insistenza e la curiosità prolungate su di loro, da farci designare come un popolo di maniaci. Non
è possibile che l’informazione, che dovrebbe riflettere il mondo reale, sia tutta così. Perché il mondo concreto non
è tutto così. Lo sperimentiamo tutti i
giorni. Ce ne danno però un’immagine
unilaterale, schizofrenica, mettono in
luce quella più funzionale a certi obiettivi predeterminati, dandoci l’illusione
e provocando certezza di muoverci in
quel mondo e senza alcuna alternativa. Ad uno sguardo più attento, siamo
tentati di concludere di non capirci più
niente. Spesso diamo per scontato che
ha ragione chi ha gridato più forte o chi
ha ripetuto più ossessivamente le stes-
se parole: la ripetizione le fa tramutare
in verità. Poi forse si sgonfieranno, ma
intanto hanno creato un clima, un’atmosfera viziata. Ed i fatti reali, una
volta appurati, non avranno identica
informazione. Un solo esempio. L’inchiesta “Why Not”, del 2008, concepita
e portata avanti da Luigi De Magistris e
suoi successori, che tenne banco nell’informazione per mesi, con indagini su
politici ed imprenditori, si è risolta nel
nulla o poco più, è stato un clamoroso
flop, ha rovinato però tante vite: lui invece, il magistrato Luigi De Magistris, è
diventato parlamentare europeo. Nulla o quasi, dopo la sentenza, l’eco sui
giornali che allora la strombazzarono:
non gli hanno dedicato neanche metà
dello spazio di allora. Qualcosa si può
leggere su “Tempi”, del 3 novembre, pp.
8-14. In questo bailamme il ruolo dei
cattolici non può essere solo quello di
una denuncia moralistica sponsorizzata magari da quanti, in tante occasioni,
della morale non sanno cosa farci, ma
di proposte coerenti, di chiarezza, di
testimonianza e di servizio per il bene
comune. Il tutto senza cadere nell’aggressività verbale, strumentalizzata da
chi dell’aggressività e della parzialità fa
uso quotidiano rischiando di farne norma e metodo di lavoro e di informazione. Troppo facile per tutti il moralismo
a senso unico.
PILLOLEdiRISORGIMENTO
di Massimo F. Frittelli
“I Seicento di Balaklava” è
un film inglese del 1968.
Un’opera che punta il dito
contro il colonialismo,
critica la classe militare e,
indirettamente, riafferma
il concetto della “stupidità”
della guerra. L’opera ribalta la “filosofia” del kolossal
americano “La carica dei
Seicento”, un bianco e nero
del 1936, anch’esso costruito attorno al medesimo
fatto d’arme: il disastro
dell’11° Ussari inglese durante la Guerra di Crimea.
Cavalleggeri che in un impeto di esaltazione sono
stati inutilmente sacrificati dai vertici militari della
regina Vittoria.
Era il 24 ottobre di 156
anni fa quando quel reparto d’elite, comandato
da lord Cardigan (che pare
abbia dato il nome alla
nota giacca di lana), veniva fatto massacrare dai
cannoni zaristi ad “alzo
zero” che difendevano Sevastopol’ assediata.
Una resistenza ammirevole, quella di semplici
soldati, civili e marinai
russi, durata 349 giorni e
immortalata ne “I racconti di Sebastopoli” da Lev
Tolstoj.
La città è un importante
e ancora oggi conteso (tra
ucraini e russi) polo portuale, posizionato nell’area
sud-occidentale dell’oblast’
autonomo di Crimea. Una
terra intagliata da 38 baie
la maggiore delle quali, la
Sevastopol’skaja buchta,
divide l’abitato e la rada
in due parti. A sud-est e a
poco più di un chilometro
da Sebastopoli o Sevastopol’ c’è la cittadina di Balaklava.
Sette mesi dopo quella
carneficina giungevano
sugli stessi luoghi gli uomini del Corpo di Spedizione del Regno di Sardegna.
Colonia greca poi base ge-
novese, che subentrava a
Venezia per i commerci
con l’oriente, quel lembo
di Tauride ha ospitato
per un anno le 2 Divisioni salpate da Genova
al comando di Alfonso
La Marmora, fratello del
fondatore dei Bersaglieri
Alessandro.
Su quella penisola allun- che da Waterloo aveva
gata nel Mar Nero, dopo garantito quarant’anni di
trecento anni di dominio non belligeranza, vacillava.
turco annessa all’Impero Regno Unito, Francia,
Russo dalla zarina Cateri- Austria, Russia, Turchia si
na II la Grande, tra l’otto- preparavano allo scontro
bre 1853 e il febbraio 1856 per l’egemonia sui Balcani,
si andava consumando sul Mediterraneo e sulle
quello che per molti sto- vie terrestri d’Oriente.
rici è stato il primo con- Il casus belli, però, riporta
flitto “moderno”.
ad una disputa tra il clero
Il
“Progetto
Greco” cattolico e quello orto(l’espulsione degli Otto- dosso per l’amministramani dall’Europa e la rige- zione dei “luoghi santi”
nerazione dell’Impero Bi- di Gerusalemme, a quel
zantino sotto il controllo tempo inclusi nell’Impero
russo), pensato da Pietro Ottomano e politicamenI detto il Grande, elabora- te controllati dai Turchi.
to e avviato da Caterina II, Napoleone III, dal 1851
era continuato con i suoi imperatore di Francia,
successori ma è con lo zar rispolverando un “priviNicola I che si accelerava.
legio” di 130 anni prima
In nome della Santa Alle- poneva sotto la propria
anza, i regimi assolutisti tutela gli interessi dei cateuropei avevano più volte tolici in Palestina.
chiesto e ottenuto il so- La Russia, che dalla castegno dell’Autocrate sla- duta di Costantinopoli
vo per reprimere i “moti si sentiva erede legittirivoluzionari” che nel ma del Cristianesimo biVecchio continente anda- zantino (Mosca come la
vano graffiando il “legitti- “Terza Roma”), reclamava
mismo e l’ordine”.
di fare altrettanto con i
Il Russo paladino dell’as- sudditi ortodossi dell’Imsolutismo, però, appog- pero turco. Istanbul, che
giava anche le rivendi- chiudeva un occhio sul
cazioni nazionalistiche e “primato politico-religioslave nei Balcani. Lo sco- so” francese, interpretò
po era quello di arrivare a la rivendicazione russa
controllare gli stretti del come un’ingerenza negli
Bosforo e dei Dardanelli affari interni e la rifiuper poter entrare nel Me- tò. Per tutta risposta, nel
diterraneo. Sarà proprio 1853 Nicola I occupava
perseguendo “l’obiettivo i principati danubiani di
finale di Caterina” che Ni- religione ortodossa, ma
cola I si avviava a rappre- sotto sovranità ottomana,
sentare una seria minaccia di Moldavia e Valacchia
per le linee di commercio (l’odierna Romania) inneanglo-francesi.
scando l’ennesimo conflitL’equilibrio tra le “Monar- to russo-turco.
chie restaurate” a Vienna,
Massimo F. Frittelli
Voce della
Vallesina
regione
7 novembre 2010
5
Nuovi studi ricostruiscono storia, politica, economia in epoca risorgimentale
Le Marche e l’unità d’Italia
Sono più di venti gli studiosi, prevalentemente giovani e provenienti da
diverse università della regione, che
hanno contribuito a realizzare sotto la guida di esperti e per la collana
‘Storia Italiana’, il libro “Le Marche e
l’unità d’Italia”. L’opera è stato promossa dal Comitato Provinciale di
Ancona dell’Istituto per la Storia del
Risorgimento e pubblicata, a cura di
Marco Severini, per le Edizioni Codex di Milano. Contributi finanziari
hanno offerto l’Assemblea Legislativa delle Marche, l’Associazione Casa
del Lavoratore ‘Augusto Bellanca’ di
Senigallia, la Banca di Credito Cooperativo di Ostra e Morro d’Alba,
il Centro Cooperativo Mazziniano
‘Pensiero e Azione di Senigallia, il
Centro Studi Marchigiano di Jesi, il
Comune di Senigallia, la Fondazione
Cassa di Risparmio di Fano, l’Istituzione Macerata Cultura, la Provincia
di Ancona, l’Università di Camerino
e l’Università di Macerata. Si tratta
dunque di un’opera corale, da molti
concordemente progettata e realizzata.
Per la ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia il presidente
Napolitano ha invitato a promuovere
iniziative non celebrative, ma utili a
ripensare le origini dello Stato ricostruendo, rileggendo, rivedendo, aggiornando interpretazioni storiche
che evitino revisionismi. ‘Lo storico è
mosso anche da un interesse che nasce
dal presente e quindi non è propriamente oggettivo’, è stato autorevolmente affermato. Può essere tuttavia
una buona garanzia di obiettività il
fatto che il libro sia stato scritto a più
mani, con la trattazione di argomenti specifici, territorialmente distinti
e spesso fino ad oggi non esaminati.
Altre caratteristiche presenta il volume oltre a questa scansione di temi
che, per altro, ne agevola la lettura.
Rivisita questioni generali ed eventi
di spicco accanto ad altri tolti dalla
penombra; non dimentica situazioni
relative ad aree geografiche di periferia; considera da vicino protagonisti
e comprimari dimenticati o trascurati che operarono nella realtà locale;
attinge a nuove fonti, soprattutto alla
documentazione, depositata presso l’Archivio di Stato di Ancona, del
commissario Lorenzo Valerio, il personaggio più frequentemente citato
nel libro. Ad essa hanno fatto capo
tutte le ricerche.
Lucio Febo dedica un capitolo agli
eventi risorgimentali che interessarono Jesi, già avviata ad una industrializzazione che avrebbe portato
ad un’affermazione economica: città
operosa, dibattuta fra nostalgie del
passato e nuove consapevolezze, ma
permeata di persistenti umori democratici. Di una simile situazione
si farà interprete una classe dirigente
illuminata, consapevole di una scelta
epocale inevitabile e comunque convinta che l’innesto della piemontesizzazione in un territorio ex pontificio
non avrebbe prodotto una rivoluzione sociale, ma avrebbe apportato notevoli vantaggi economici.
Considerazioni particolari riguardano il superamento di un esame popolare quale fu il plebiscito, indagine assimilabile ad un referendum, ma che,
per quanto riguarda l’unità d’Italia,
servì solo a legittimare una decisione già presa e quindi risultò utile soprattutto al Piemonte. Solo tre giorni
dopo l‘evento più che altro simbolico
della battaglia di Castelfidardo nella
regione si organizzarono plebisciti
ai quali furono ammessi solo i cittadini che avevano compiuto ventun
anni. Da annotare però, per quanto
riguarda Jesi, l’appoggio anche di una
deputazione femminile che, in rappresentanza di 399 cittadine, espresse alla Commissione municipale gratitudine ‘al mondo maschile, eroe di
battaglie militari e conquiste politiche’. Ulteriori consensi aggiunse una
deputazione di giovani studenti che,
per minore età, erano stati esclusi dal
voto.
Dopo questa ‘fase eroica’ a Jesi la
politica muoverà i propri passi sotto
la guida di personaggi che avevano
preso parte ai moti d’indipendenza
e alla difesa della Repubblica Romana, quali Antonio Colocci, Pericle
Mazzoleni, Francesco Politi, Gaetano
Ravagli, Vincenzo Salvoni. I grandi
ideali risorgimentali continueranno
così a vivere con loro e a dare un’impronta permanente alla vita politica
della città.
Il libro, apparso in anticipo sulle celebrazioni per l’anniversario, è stato
presentato a Roma e in diverse sedi
regionali: a Jesi il 22 ottobre, presso
la Sala Maggiore del Palazzo della
Signoria, con una manifestazione
presieduta dal prof. Enrico Ciuffolotti, coordinatore del Centro Studi
Marchigiano. Sono intervenuti, con
relazioni di approfondimento, Lidia
Pupilli, Vice presidente del Comitato di Ancona dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Lucio
Febo, co-autore e Marco Severini,
curatore dell’opera. Da lui sono state
annunciate per il futuro altre iniziative che occuperanno tutti i fine settimana fino a primavera. Non saranno organizzate grandi conferenze su
temi di carattere generale esposte da
grandi oratori, ma saranno trattate
altre esplorazioni delle vicende locali,
affidate a nuovi studiosi. Il comune
proposito è di scoprire le radici che
hanno originato l’unità delle Marche
aggiungendo nuovi contributi finalizzati alla conquista di una maturità
civile che in Italia, ha affermato Marco Severini, ancora purtroppo non è
stata pienamente raggiunta.
Al termine della manifestazione è
stata distribuita ai presenti una copia
del libro: gratuitamente e per iniziativa, unica nella regione, del Centro
Studi Marchigiano di Jesi.
Augusta Franco Cardinali
Programma per
l’Ordinazione
sacerdotale
di
Fr. Enrico Maria
10 novembre
ore 21,15:
Nel teatrino parrocchiale
“E videro Gesù”
Catechesi
per tutta la comunità
12 novembre
ore 21,15:
In chiesa
Veglia di preghiera
per il novello Sacerdote
13 novembre
ore 17,00
In Cattedrale
Ordinazione sacerdotale
14 novembre
ore 11,30
Messa solenne
del novello Sacerdote
Parrocchia
S. Francesco d’Assisi
Si comunica che sono state recentemente realizzate al piano terra e al
primo piano di Palazzo Bisaccioni (Piazza Colocci n. 4 – piazza ove è sita la
Biblioteca Comunale) due sale museali, la prima per l’arte contemporanea
e l’altra per l’arte antica e moderna. La visita, con l’illustrazione della guida,
è gratuita e per ottenere il giorno e l’ora dell’attuazione della stessa basta
semplicemente telefonare al numero della Segreteria:
0731/207523 (n. 4 linee)
6
7 novembre 2010
Riva del Garda: Convegno Nazionale Avulss
La sfida alle istituzioni
Voce della
Vallesina
psicologia e società
due pesi...
di Federico Cardinali
Nella splendida cornice di le inclinazione di ogni uomo
Riva del Garda si è svol- alla carità.
to, dall’8 al 10 ottobre, il 20° Sabato il dott. Renato Frisan- Due pesi e due misure. che capo di un governo (com’è di questo signore? Anche per tocalco ci si mettono, con le
Convegno nazionale Avulss co, della Fondazione Roma Quante volte ce lo saremo ora in Germania, com’è stato lui apriremmo il nostro voca- loro ‘spiegazioni scientifiche’,
cui hanno partecipato più di Terzo Settore, ha parlato detti! Ogni volta che ci siamo in Inghilterra, o in India o in bolario di volgarità, o invece a giustificare una doppia momille volontari, fra i quali di- della “Progettualità a servi- trovati di fronte a qualcosa altre parti del mondo) faccia per lui useremmo maggior rale!
ciannove provenienti da Jesi.
zio dell’inclusione sociale” che abbiamo vissuto come ogni tanto qualche festa priva- riguardo? O, addirittura, lo
Il presidente nazionale precisando che il volonta- un’ingiustizia. Come un trat- ta - naturalmente per riposare guarderemmo come un uomo Oggi le cose stanno cambiandell’Avulss, dott. Franco Bel- riato vive oggi una fase di tamento diverso, ricevuto da dalle sue tante fatiche - in cui di valore, un vero uomo, dato do, direte. Non tanto, per la
luigi, presentando il tema del forte complessità ed evolu- due persone che pure avevano ospita, tra amiche e qualche che a settant’anni suonati da verità.
convegno, “Volontariato ed zione; dovendo rispondere fatto la stessa cosa, che aveva- amico, giovani e avvenenti ra- tempo, è ancora capace di gio- Il punto è che, guardando i
cambiamenti, credo che doesclusione sociale”, ha sotto- alle esigenze del territorio, no avuto il medesimo com- gazzi. Immaginiamo, poi, che care con le ragazzine?
vremmo fare attenzione e
dovendo giustificare di fronlineato le finalità dell’asso- incontra notevoli difficoltà portamento.
ciazione in rapporto al pro- a livello economico per rea- In famiglia, per esempio, te al suo popolo il perché di Nel medioevo una donna che guardare bene in quale straquando tra due fratelli che li- questi momenti di relax, dica non fosse tutta casa-e-chiesa da ci stiamo incamminando.
blema dell’esclusione sociale: lizzare i suoi programmi.
«Un operativo lavoro di rete «Il volontario deve diffon- tigano i genitori rimproverano che questo è il suo stile di vita veniva additata a vista e im- Perché, secondo me, ora corsarà il volano per costruire dere la cultura della soli- sempre uno dei due e giustifi- e che a lei “piacciono gli uo- mediatamente definita come riamo anche un altro rischio.
una società più giusta, dove darietà ed essere agente di cano l’altro. A scuola, quando mini”. Che male ci sarebbe? una ‘grande peccatrice’. I no- Quello di voler abbassare le
ogni essere umano possa sviluppo sociale. Fare pro- un insegnante, fra alunni che È normale che a una donna stri nonni usavano una dop- donne al livello degli uomini.
sentirsi persona».
getti diventa indispensabile si comportano male, richiama piacciano gli uomini, così pia morale quando si trattava “Se i maschi si comportano
Don Virgilio Colmegna, pre- per l’associazione perché sempre gli stessi e trova buone com’è naturale che agli uomini di valutare i comportamenti così, allora lo facciamo anche
sidente della Fondazione significa fare i conti con la giustificazioni per tutti gli altri. piacciano le donne. No? Certo, delle donne e quelli degli uo- noi”. Questo sembra essere il
mini. Ma erano i nostri non- pensiero che sta guidando le
“Casa della Carità” di Milano, realtà e con le proprie capa- Due pesi e due misure anche è normale.
nel mondo del lavoro. Ogni Ma quale sarebbe il giudizio ni, vivevano nell’ottocento. È giovani generazioni. Come se
ha tracciato il profilo socio- cità di attuazione.
logico del tema:
Il progetto rafforza l’attivi- volta che ci sentiamo tratta- che, istintivamente, darem- vero che anche oggi, in certi la coerenza, l’onestà, la fedel«Il volontariato è una sfida tà organizzativa perché va ti in modo diverso dal capo, mo di questa signora? Il mio paesi, una donna che non tà e il rispetto per la dignità,
all’interno delle istituzioni e pensato ed eseguito insie- che ha sempre un occhio di dubbio è che useremmo con è fedele al suo uomo viene propria e dell’altro, fossero
nel territorio, dove si fa co- me, condividendo gli obiet- riguardo per qualcuno che gli lei parole non proprio ‘gentili’. condannata a morte, mentre valori da buttare.
munità solo se non c’è esclu- tivi e verificandone poi i ri- sta più ‘simpatico’, magari per- Anzi, credo proprio che ci ver- per l’uomo si chiude un ocrebbe da usare parole che ap- chio. Anzi, tutti e due. Dato Ma la parità dei diritti - ”la
sione di nessuno. La parola sultati con onestà critica, in ché un po’ più ruffiano.
volontariato non significa modo da essere presenti “ai Questa volta, però, due pesi e partengono ad un vocabolario che se un uomo va con una pari dignità sociale… senza
solo servizio, ma educazio- tavoli territoriali di concer- due misure, dobbiamo dircelo, piuttosto volgare, e non penso donna che non è sua moglie, distinzione di sesso” - non si
ne continua verso questo tazione” ed incidere sulle siamo noi a farlo. A cosa mi che la guarderemmo con tan- la colpa, naturalmente (?!), è raggiunge abbassando la dondi lei che lo ha provocato. Lui, na al livello dell’uomo, in ciò
riferisco? A come guardiamo ta ammirazione.
sentimento della comunità: politiche sociali».
che di peggio lui ha coltivato
poverino, che c’entra?
in modo terribilmente diverso
all’interno delle associazioni
di sé. Siamo noi uomini che
Ora immaginiamo che, anzigli uomini e le donne.
si deve immettere la priorità “Pazzi d’amore!”
ché una donna, sia un uomo. Ma così si ragionava nel me- abbiamo bisogno di riscopridegli emarginati e segnare Il dott. Giuseppe Anzani,
legami anche là dove si parla magistrato, presidente della È ormai qualche anno che il Anche lui ormai adulto, diri- dioevo, oppure nell’ottocento. re quei valori che le donne
di cronicità fisica e menta- Sezione Civile del Tribu- mondo della politica ci offre gente di una grande industria, Oppure nei paesi civilmente hanno saputo finora coltivare.
le, facendo palpitare quella nale di Como, ha parlato, un’immagine di sé tutt’altro ricco, magari anche capo di arretrati. Noi siamo nel due- Primo fra tutti il rispetto, per
vita che si apre all’avventura domenica, sul tema “Po- che edificante. In questi ultimi un governo (com’è ora in Ita- mila. Siamo civili. Perfino la sé stessi e per l’altro. E solledell’oltre».
litiche sociali a contrasto tempi, poi, pare che la vec- lia, o in Francia, o negli Stati nostra costituzione dice che varci, imparando da loro.
La gratuità del volontario dell’esclusione sociale”. Ri- chiaia, anziché portare sag- Uniti o in tante altre parti del “Tutti i cittadini hanno pari
spesso diventa la molla che volto ai volontari, Anzani gezza e maggior equilibrio, ci mondo). E che anche lui faccia dignità sociale e sono eguali Per concludere, allora, due
fa scattare la domanda di ha detto: «Voi siete pazzi! presenta un ulteriore deterio- ogni tanto qualche festa priva- davanti alla legge, senza di- riflessioni.
senso.
Come fate ad amarvi e ad ramento, con il colore dell’ir- ta - certo, sempre per riposare stinzione di sesso, di razza, di La prima: che ormai è ora,
dalle sue tante fatiche - in cui lingua, di religione, di opi- anche passata, di smetterla
Il vuoto e la mancanza di amare in una società dove reversibilità.
ospita, tra amici e qualche nioni politiche, di condizioni con i due pesi e due misure,
senso caratterizzano la vita esiste, sempre più accentra uomini e donne. La seconodierna, per cui il volontario, tuata, l’esclusione sociale e Ora, se vi va di continuare a amica, giovani e avvenenti ra- personali e sociali” (art. 3).
che si propone di recuperare dove la gente non si ama?… leggere, fatelo, ma molto len- gazze. E anche lui venga poi a Perché, allora, continuiamo da: che la strada da imboccadirci che questo è il suo stile ad usare due pesi e due mi- re non è quella di abbassare il
il senso del vivere e degli stili Bisogna in silenzio tuffar- tamente.
di vita e che a lui “piacciono le sure ogni volta che guardia- livello, quanto, invece, quella
di vita “sobri”, diventa porta- si dentro di sé, per trovare
mo il comportamento degli di recuperare il rispetto per
tore della gioia. La gratuità è una emozione profonda ed Immaginiamo che una donna, donne”.
quindi sinonimo di felicità.
una conoscenza della pro- adulta, dirigente di una gran- Domanda: qual è il giudizio uomini e quello delle donne? quei valori che sostengono la
«Il volontariato deve esse- pria dignità: io sono unico, de industria, ricca, magari an- che istintivamente daremmo Perfino certi psicologi da ro- dignità dell’essere umano.
re la comunità della cura, amato e voluto, e l’altro non
dell’amicizia, della relazione, è un “non-io”, ma un altro
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
una scelta forte dello “sta- “io”, persona come me. Ino per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
re in mezzo”, avendo il co- clusione sociale significa
raggio della denuncia nella uguaglianza.
convinzione che “l’altro” é Oggi non è solo la povertà
fondamentale anche per lo l’incubo di una comunità www.vallesina.tv aderisce alla maratona per la legalità e la cultura
stesso volontario, per essere che non realizza l’uguaglianpersona».
za, ma la lotta senza poterla
raggiungere in una società
Prendere posizione
rimasta nella fase dell’egoi- Venerdì 5 novembre, a due mesi dall’as- Current, Valigia Blu, Repubblica, Wired, no il paese; sono previsti collegamenti
Una visione teologico-pa- smo narcisista».
sassinio del sindaco di Pollica Angelo l’Unità, Rainews24, De Agostini, U-Sta- con l’università di Torino, con gli studi
storale del tema è emersa Lo stato sociale non è riusci- Vassallo, il mondo delle web tv lo ricor- tion, Raduni, YouDem.
di Luiss TV dall’Università Luiss e con
dal discorso di Paul Ren- to a rimediare all’esclusione, da con una lunga diretta sul web e in tv. www.vallesina.tv trasmetterà la diretta L’Aquila, con Latina e in diretta con
ner, direttore dell’Istituto di anche perché l’escluso rap- La rete, infatti, propone “Cose nostre: da Bologna, a cui parteciperanno molti l’Università di Palermo dalla web radio
Scienze religiose di Bressa- presenta un problema e non per la legalità e la cultura, ricordando illustri ospiti tra cui Davide Scalenghe Libertà di Frequenza. Spazio anche agli
none: «Dio ci provoca per una persona che può essere Angelo Vassallo”. Una maratona per la (Current), Giordano Sangiorgi (MEI), interventi esteri: da Toronto partecipeprendere posizione fra i pri- aiutata mediante quell’in- legalità e la cultura dalle ore 20 alle ore Giuseppe Bianco (Procuratore di Firen- rà Antonio Nicaso (giornalista, esperto
mi o gli ultimi… Un Dio che contro “che scalda il cuore”.
24 (e con un’anteprima dalle ore 19.30) ze), Loris Mazzetti (Rai), Roberto Ippo- di ‘ndragheta internazionale), da Parigi
ha iniziato un gioco di auto- «Il volontariato non può che andrà in onda “a rete unificata”. Il lito (autore de “Il bel Paese maltrattato”, Francesco Piccinini (Agoravox), da New
esclusione fin dalla nascita, essere un surrogato delle progetto è promosso dal network Al- Bompiani), Laura De Merciari (Slow York Andrea Masu (Alterazionivideo –
fino a mimetizzarsi in un istituzioni, ma deve essere tratv.tv, dalla federazione delle micro Food). Saranno intervistati da Giampa- Incompiuto Siciliano). In trasmissione
pezzetto di pane, che però l’anima che le innerva dia- web tv FEMI (di cui www.vallesina.tv è olo Colletti (Nòva24 e Altratv.tv-FEMI) le “incursioni” di Stefano Andreoli (Spideve essere spezzato e con- logando con esse ed entran- membro e responsabile del centro Ita- e Francesca Fornario (l’Unità).
noza.it).
diviso… Gesù aiuta a vedere do nella stanza dei bottoni, lia), Ipazia Preveggenza Tecnologica, Si parlerà anche delle mafie che affliggoSara Federici
per saper guardare, piut- perché occuparsi degli altri
tosto che farsi vedere. Lo è adempiere al compito di
sguardo attento è il primo cittadino, enunciato dalla
passo per evitare l’esclusio- Costituzione (art.2).
ne e, se si parte dagli ultimi, Bisogna recuperare la capanon si esclude nessuno.
cità di amare:
Guardando con gli occhi di sono io che ho bisogno di
Gesù riusciremo a superare te, anche se sei un escluso,
quelle sovrastrutture socio- perché insieme proseguiapolitiche e mentali, ormai mo il cammino nell’aiuola
IMPIANTI IDRAULICI
tanto radicate da apparire feroce degli inclusi. La sinnormali. Dobbiamo “de- tesi del volontariato è quinASSISTENZA TECNICA
pilarci”, cioè liberarci dal- di uno stile di vita basato
MATERIALI PER BAGNI
la logica del Pil (prodotto sull’amore… Continuate ad
interno lordo) e usare una amarvi così, perché siete
categoria nuova, “Isu”, cioè pazzi d’amore!».
l’indice di sviluppo umano A conclusione del Conveche ci fa vedere altri aspetti gno il presidente nazionale
di GIANFRANCO MUZI
oltre quello economico. Bi- ha ribadito: Per essere buoni
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sogna farsi prossimo con pa- volontari bisogna coniugare
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gli altri a scoprire la naturaAngeloni
Online ricordando il sindaco Angelo Vassallo
TERMOIDRO
Voce della
Vallesina
LA CHIESA LOCALE
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Venerdì 5 novembre
Ore 17.30: Incontro organizzato da Meic
Ore 19: Santuario delle Grazie, S. Messa
Sabato 6 novembre
Ore 18: Incontro di Formazione Diaconi e Aspiranti
Diaconi
Domenica 7 novembre
Ore 11.15: Macine, S. Messa con Unitalsi
Ore 16.30: Pianello Vallesina, Incontro con Famiglie
Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
Lunedì 8 novembre
Assemblea Cei
Martedì 9 novembre
Assemblea Cei
Mercoledì 10 novembre
Assemblea Cei
Giovedì 11 novembre
Ore 19: S. Messa nell’anniversario della fondazione
dell’“OPERA” onlus
Venerdì 12 novembre
Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia
Ore 18: San Francesco di Paola, S. Messa per defunti
della New Holland
Sabato 13 novembre
Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia
Ore 17: Cattedrale, ordinazione Sacerdotale di Fra
Enrico Maria Mimmotti
Domenica 14 novembre
Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia
Ore 15.30: Seminario, Corso per operatori della Pastorale familiare
Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale
Associazione “Noi Operatori di Pace”
Riprende l’attività
L’associazione “Noi Operatori di Pace” riprende le
attività dell’anno 2010-2011
con incontri di formazione
umana e spirituale cercando di offrire delle occasioni
per una adeguata conoscenza della teologia e dottrina
cattolica. “Gesù, le novità
del suo messaggio” è l’argomento della conversazione
che sarà tenuta dal vicario generale mons. Giuseppe
Quagliani, domenica 7 novembre alle ore 17 presso
la Cattedrale di Jesi, nella sala della Confraternita.
L’incontro è aperto non solo a quanti aderiscono
all’associazione ma a quanti desiderano approfondire la propria vita di fede.
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
vita ecclesiale
7 novembre 2010
7
Parola 7 novembre 2010 - 32 domenica del tempo ordinario - anno c
La famiglia di Dio è molto più ampia di quella terrena
di Dio
a
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38)
Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:
Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello
prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque
sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la
prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare
figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione,
di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta per moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;
ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai
morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire,
perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito
del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di
Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Commento
Gesù si trova ormai a Gerusalemme ove
si manifesta il Signore della comunità
cristiana che sta costituendosi e cerca di
introdurla ai più importanti valori della
fede che è chiamata a proclamare e soprattutto a vivere. Tra questi valori, nel
brano domenicale, si pone la verità della
risurrezione dei morti. Questa verità è
osteggiata dai sadducei: un’associazione
del ceto aristocratico che ha degl’intenti
religioso-politici. Questi non sono mai
riusciti a conquistare e a difendere il
popolo dei poveri. Il distintivo della loro
religiosità è il negare la risurrezione dei
morti. Mi soffermo su due espressioni: I
figli di questo mondo prendono moglie
(in greco: gamèo) e prendono marito (in
greco: gamìskomai); e: Non possono più
morire (apo-thnèsco), perché sono uguali agli angeli (in greco: is-ànghelos).
I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito
Provo a tradurre alla lettera: I figli di
questo mondo prendono moglie e danno in moglie. La frase tradotta alla lettera rivela un particolare importante:
la donna è data in moglie, perché non
può scegliere il proprio marito, come
è nella tradizione orientale al tempo di
Gesù e in tutte le parti del mondo allora
conosciuto. Detto questo vediamo che
Gesù ci tiene a precisare bene quelli che
sono i modi di vivere su questa terra e
quelli nell’eternità. Davanti a Dio, uomo
o donna, saremo tutti uguali. I Giudei,
anche quelli che credono nella risurrezione, non pensano alla vita futura prescindendo dalla mentalità mondana. I
risorti sono quelli che continuano la vita
nuova con le abitudini dell’aldiquà. Gesù
non condivide questo modo di pensare:
dopo la morte non ci si sposa più. I figli
di questo mondo sono soggetti al peccato e alla corruzione; i figli di Dio, scelti per dono, appartengono ad un altro
mondo e ricevono la vita eterna, dopo la
risurrezione. Il matrimonio è del mondo presente per la continuazione della
specie, ma anche nel futuro nulla sarà
distrutto dei valori umani, come sono i
legami affettivi della famiglia: tutto sarà
ricomposto e vivremo tutti inseriti nella
stessa famiglia di Dio, che è molto più
ampia di quella terrena.
Come vivo io questa splendida realtà,
questa vera speranza di rincontrarci in
Dio?
Non possono più morire, perché
sono uguali agli angeli
La frase di Gesù rimarca la vita futura
come situazione di vita immortale e
accostata a quella degli angeli. Forse è
meglio tradurre, invece di uguali, con
simili, poiché come persone umane
anche nell’aldilà saremo un po’ diversi
dagli angeli, cioè rimarremo sempre
con il distintivo della nostra umanità.
Quello che ci accomuna con gli angeli
è la modalità e questo avviene perché
siamo figli di Dio. Nella Sacra Scrittura
gli angeli sono definiti figli di Dio: «Ora,
un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò
in mezzo a loro» (Gb 1,6 e 2,1). Come
questi partecipano della gloria di Dio,
della sua forza e del suo splendore, così
anche i risorti ricevono la filiazione
divina, la gloria e un corpo spirituale:
«Così anche la risurrezione dei morti:
è seminato nella corruzione, risorge
nell’incorruttibilità; è seminato nella
miseria, risorge nella gloria; è seminato
nella debolezza, risorge nella potenza;
è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1Cor 15,42-44). La risurrezione è superiore all’immortalità.
Non si tratta semplicemente dell’anima,
ma è tutto l’uomo che risorge, che riprende il suo essere uomo completo. E
questo è dono della grazia divina. La
risurrezione poi riguarda tutti, peccatori e giusti d’ogni razza, d’ogni popolo, d’ogni religione. La differenza, per i
giusti e onesti d’ogni fede, è che si tratta di una risurrezione gloriosa, come è
ora per Gesù.
Credo fermamente nella speranza che
un giorno ciò sarà certezza per me che
ho accolto Cristo?
P. Silvio Capriotti ofm
In cammino ascoltando la Parola
Giornata Unitalsi: il 7 novembre
Anche per l’anno pastorale 2010 - 2011 la comunità parrocchiale di Santa
Maria del Piano promuove incontri sulla Bibbia
L’anno
unitalsiano
della sottosezione di
Jesi è stato molto intenso: incontri, feste,
riunioni e, soprattutto, i pellegrinaggi
a Loreto, a Lourdes
e in altri santuari. Per ringraziare il Signore di tutte queste
esperienze gli unitalsiani sono
invitati a partecipare alla Santa Messa celebrata dal vescovo
Gerardo nella chiesa parrocchiale di Macine, domenica 7
A Santa Maria del Piano Dopo i pellegrinaggi
“Non di solo
pane vive
l’uomo, ma
di ogni parola
che proviene
dalla bocca
di Dio”
(Matteo 4,4)
che da alcuni anni vede la
partecipazione assidua di
persone interessate ad ac-
cogliere la ricchezza del
dono di Dio nella Sacra
Scrittura, per imparare
come leggerla, come meditarla, pregarla e possibilmente viverla.
Gli incontri, della durata
di un’ora e mezzo circa,
si svolgono presso i locali parrocchiali ogni martedì alle ore 21, dal mese
di ottobre a metà giugno,
in un clima accogliente
e familiare e sono condotti con competenza e
bravura da don Corrado
Magnani su testi specifici
prestabiliti.
Un contributo, questo, offerto per dare la possibilità, a chiunque lo desideri,
di riscoprire la centralità
della Parola di Dio nella
propria vita e l’opportunità di incontrarlo attraverso la “Sua” Scrittura.
Franco Giuliani
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143
del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it •
Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti
i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di
redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo
a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge.
novembre, in occasione del tradizionale
incontro di chiusura
dei pellegrinaggi Il
programma prevede:
alle ore 10,45 l’accoglienza; alle ore
11,15 la Santa Messa e alle 13
il pranzo. Per le iscrizioni e le
prenotazioni ci si può rivolgere alla sottosezione Unitalsi di
Jesi (tel. 0731 207160) aperta
il lunedì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12.
 In ricordo di David
Lunedì 8 novembre alle ore 18,30 presso la chiesa Santa Maria di Moie sarà ricordato il giovane seminarista David Brunori, a sedici anni
dalla sua nascita al Cielo. Alla celebrazione
eucaristica saranno presenti i suoi ex compagni
di seminario, ora sacerdoti, don Michele Montebelli e don Gabriele Crucianelli.
8
Ricordo di
mons. Peradotto
2
San Martino, tanto per fare
le conoscenze, è uno dei
quei paesi come ce ne sono
tanti nei paraggi: non ci abiteresti manco morto, eppure
sono belli fino a far scendere
le lacrime.
La sua cinta di mura, pressoché completa, sta lì a dire
che una volta era stato un
paese che aveva contato e
contato parecchio; la sua
porta d’ingresso, unica porta, sopra la quale nei saeculi
saeculorum avevano fatto
affrescare una bella Madonnina col Bambino in braccio
è lì a dire che qualche pezzo grosso da difendere c’era
stato.
Se la chiesa parrocchiale
ha roba bella da mettere in
mostra, significa che di fede
ce n’era stata e qualche soldo era stato speso anche per
onorare il Padreterno…
Insomma non ci vuole tanto
a capire che San Martino,
qualche tempo addietro, era
stato… San Martino.
Ed anche se la gente di adesso, la storia non la sa o la sa
de striscio, si vanta, e si vanta eccome, di essere di San
Martino.
Adesso, al momento della
storia che sto per raccontare,
dentro le mura ci vivono 12
persone in tutto e, fatta eccezione del prete, la più giovane ha più di 80 anni e tutti
gli altri ci vanno solo quando la domenica vanno alla
messa o quando debbono
andare a qualche mortorio.
La strada asfaltata passa
fuori e San Martino è come
‘na ‘llacciatura a lampo: una
fila di case di qua e una di là
della strada.
Non una bottega o uno
spaccio dove le donne pos-
Voce della
Vallesina
in memoria
7 novembre 2010
sono andare ad informarsi
sui fatti altrui. Né un bar o
un barbiere.
Niente.
Funziona un circolo dove
gli uomini la sera vanno a
bestemmiare e a raccontare
le solite storie di caccia e di
donne; storie talmente inventate che assomigliano a
quelle vere.
D’inverno (ed a San Martino
l’inverno comincia a metà
ottobre e finisce ai primi di
maggio) alle sei della sera
son tutti dentro casa: mangiano tutti le stesse cose;
guardano tutti gli stessi programmi della televisione e
tutti, ad una cert’ora, vanno
a letto.
Per fortuna che a San Martino c’è stato per più di
vent’anni don Angelo.
I 50 anni gli erano suonati
da un pezzo, ma era stato
in gamba non solo per le
funzioni e le feste che organizzava. Sì anche per quelle,
chi dice, ma soprattutto perché era stato amico di tutti,
si interessava a tutti ed entrava in tutte le case.
A casa sua non ci mangiava
mai perché…: se mangio da
solo mi sembro un cane, diceva; e poi era così simpatico che un pranzo o una cena
se le sapeva trovare comunque.
La gente lo sapeva e se se
lo vedeva gironzolare attorno verso l’ora di pranzo o
di cena non gli risparmiava
l’invito; invito che accettava
prima di averlo ricevuto!
“È uno dei nuantri” Diceva
Arnaldo; e Spajiccia, GniGno e Ni’ de Falaschì’ gli facevano l’eco: “…De nuatri!”
Solo che adesso, a S. Martino, non c’era più manco don
Angelo.
Don Maurizio
È scomparso mons. Franco
Peradotto, uno dei fondatori
della Fisc (federazione dei settimanali cattolici). In questo
momento esprimiamo un profondo dolore per la sua morte,
ma il nostro è anche un grandissimo senso di riconoscenza
per quanto ha realizzato. Non
finiremo mai di essergli riconoscenti per la straordinaria
intuizione di realizzare una
federazione dei settimanali
diocesani, che è unica nel suo
genere. In occasione del 40°
della Fisc mons. Peradotto
scrisse un messaggio nel quale
auspicava “che cresca il ‘patrimonio’ della Federazione”,
ossia “l’amicizia fra i direttori
e i redattori, maturata nei momenti faticosi come in quelli
lieti”, nonché “la conoscenza
di persone significative, quella
possibilità, veramente unica,
di scoprire l’Italia attraverso
le fonti qualificate dei direttori
di giornali con cui si condivide non solo il mestiere, ma la
passione della vita”. Proprio
quest’intuizione, di creare conoscenza e amicizia, è ancora
oggi il nostro patrimonio più
ricco e l’eredità che cogliamo
da questo grande uomo, che
ha fatto di tanti giornali un
network che ora gode di una
forza notevole. Nei lunghi
anni del dopo Concilio, e fin
quando le condizioni di salute
lo hanno permesso, don Franco si è speso interamente per
la diocesi ma non togliendo
spazio alla preghiera.
Mons. Peradotto è stato per
oltre trent’anni direttore della
“Voce del Popolo” di Torino e
primo presidente della Fisc,
dal 1968 al 1980. Si è spento
all’alba del primo novembre,
festa d’Ognissanti. Preghiamo
il Signore perché gli dia la ricompensa dei giusti e lo accolta nel suo regno glorioso assieme a tutti i santi che abbiamo
celebrato proprio nel giorno
della sua scomparsa.
I funerali sono stati celebrati il
3 novembre in Duomo.
Don Giorgio Zucchelli
Presidente Fisc
loreto: l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Una istituzione millenaria
L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di
Gerusalemme, di antica origine (1103), risiede a Roma ed ha la sua sede legale nello
stato città del Vaticano. Coloro che oggi
appartengono all’ordine curano la propria
formazione spirituale e si prodigano a sostenere ed aiutare, moralmente e materialmente, le opere e le istituzioni caritative,
culturali e sociali della chiesa cattolica in
Terra Santa.
In occasione della festività della Beata
Vergine Maria, Regina della Palestina e
patrona dell’Ordine, i Cavalieri vivranno
tre giornate di ritiro spirituale sul tema:
“Guardare con gli occhi, il cuore e la vita
di Maria, il mistero di Cristo”.
Nella serata del 5 novembre i partecipanti si ritroveranno nella Basilica della Santa
Casa di Loreto per la Veglia mariana per
l’apertura del ritiro spirituale con il pas-
saggio in Santa Casa. Le riflessioni spirituali del sabato saranno tenute da mons.
Luciano Giovannetti, Gran Priore di Luogotenenza e da mons. Edoardo Menichelli,
Priore della Sezione Marche. La giornata
di ritiro prevede poi il canto dei Vespri,
nella cripta, e la recita del Santo Rosario
con Benedizione Eucaristica.
Domenica 7 novembre, alle ore 9, presso
il Palazzo Illirico: cerimonia di consegna
dei Diplomi ai Confratelli e Consorelle che
hanno ricevuto la Promozione di grado o
l’Investitura a Cavaliere e Dama nell’anno
2009. Alle ore 11 in Basilica, solenne messa pontificale a conclusione del ritiro spirituale presieduta dal cardinale John Patrick
Foley. Preside delle Marche per l’Ordine
è l’avv.to Antonio Mastri e Priore emerito della Sezione è mons. Cleto Bellucci, arcivescovo emerito di Fermo.
In ricordo di Annunziata Marini
In ricordo
Lettera alla madre
All’età di 96 anni si è spenta Annunziata Marini
Procaccini. Un ricordo delle figlie.
11-2-1928 18-10-2010
Carissima mamma,
sentiamo il bisogno di ricordarti anche sulle pagine di
un giornale a noi caro.
Speriamo che vorrai approvare questo gesto, tu, così
schiva e gelosa dei tuoi sentimenti.
Sotto la tua apparente fragilità, nascondevi un carattere
forte e volitivo, nonché un
grande amore per la vita, per
l’arte, per la natura, per la
bellezza in tutte le sue manifestazioni. Avevi talento,
intelligenza, intuito che ti
permettevano di valutare e
consigliare con precisione e
sicurezza.
Purtroppo la tua lunga esistenza terrena, benché non
priva di gioie e soddisfazioni,
è stata costantemente funestata da mille paure, che sostanzialmente si riducevano
ad una soltanto: la paura della morte.
Avevi fede, pregavi senza
stancarti mai, per te, per i
tuoi, per gli amici, per tutta
la famiglia umana… ma l’immagine del Dio giustiziere offuscava purtroppo quella del
Dio misericordioso. La tua
visione parziale e univoca del
Padre celeste dipendeva in
gran parte dall’educazione e
dalla cultura della tua infanzia e giovinezza, vissute nella
prima metà del secolo scorso. Temevi il giudizio di Dio,
ma Lo ringraziavi per il dono
della vita, a cui ti sei ancorata
con tutte le tue energie.
Con l’inesorabile avanzare
dell’età, lo spazio per te si è
sempre più ristretto fino a
limitarsi al tuo letto di sofferenza.
Volevi costantemente qualcuno accanto e noi non ti
abbiamo mai lasciata sola.
Abbiamo ascoltato ogni tua
parola, cercato di soddisfare
ogni tua necessità e contato
ogni tuo respiro. Progressivamente la tua mente così
attiva e vivace, la tua personalità così prorompente sono
state aggredite da una paura
incontrollabile e da fantasmi
nuovi contro i quali hai lottato strenuamente, ma invano.
Alla fase del dolore gridato
è seguita quella del dolore
muto. Noi lì, impotenti a
chiederci quale fosse il grado
di consapevolezza della tua
fine, quella fine che ti aveva ossessionata da sempre.
I tuoi occhi, talvolta aperti,
non vedevano più questa terra, ma erano già alla ricerca
delle realtà celesti.
Una notte, il Signore ha deciso che il tuo cuore dovesse
smettere di battere e ti ha
permesso di andartene in
silenzio, dolcemente, quasi con il sorriso sulle labbra.
Il tuo volto, sfigurato dalla
sofferenza, all’improvviso è
apparso sereno, disteso, pacificato, con i tratti di una
giovinezza remota, ma mai
scomparsa del tutto.
Abbiamo vissuto il tuo funerale come la Pasqua di Risurrezione dopo la lunga e terribile agonia del Calvario.
Ora crediamo fermamente
che tu sei nella casa del Padre,
libera da ogni paura, immersa nel Suo amore, circondata
da tutti i cari, che ti hanno
preceduta e che hai invocato
incessantemente per mesi.
Noi, anche a tuo nome - interpretando con certezza la
tua volontà, tanto forte era in
te il sentimento della riconoscenza e della gratitudine -,
ringraziamo tutti coloro che
ti hanno curata ed assistita
con professionalità e dedizione, tutti coloro che ti hanno
amata e hanno seguito la tua
infermità con trepidazione e
con gesti di vera amicizia.
Carissima mamma, sei stata
il centro della nostra vita, abbiamo ereditato da te principi e valori, ti abbiamo amata
profondamente, come sapevamo e potevamo fare.
Grazie, mamma, aiutaci a
non avere paura.
Francesca e Paola
In memoria
Anniversario
28-11-1925 20-10-2010
1965 4 novembre 1996
Alfonso Balestra
Carissimo Alfonso, è trascorso pochissimo tempo
da quel triste 18 ottobre
2010 in cui te ne sei andato e qui si sente moltissimo
la tua mancanza, come un
grande vuoto. Le tue parole
mai fuori luogo, i tuoi consigli, la tua saggezza e la tua
esperienza ci mancheranno
moltissimo. Eri un maestro
del lavoro che aveva fatto
molti sacrifici per questo e
per la famiglia, ma che non
si è mai voltato indietro e
ha sempre continuato per la
sua strada senza rimpianti.
Se c’era qualcosa di ingiusto o sbagliato non esitavi
a farlo sapere e gli altri non
esitavano ad ascoltarti. Sei
stato un marito, un padre e
un nonno eccezionale che
pensava prima ai suoi familiari e poi a se stesso e che
cercava con tutto il cuore
di fare felici le persone care
che gli stavano attorno. Ti
sei dedicato a noi con grande volontà e non ti sei mai
risparmiato e per questo noi
non ti dimenticheremo mai
e ti porteremo ogni istante
nel nostro cuore.
Ciao nonno, ti vorremo
sempre un mondo di bene.
Anniversario
Claudio Serrani
Vive nei pensieri e nel cuore
dei suoi cari
La sua Stefania, i familiari, gli amici e la comunità
parrocchiale
di San Giuseppe
VOCE DELLA VALLESINA
Floriano Sabbatini
Francesco Bezzeccheri
La famiglia fu il suo affetto,
l’onestà fu il suo ideale e il
lavoro la sua vita.
A tutti coloro che lo conobbero e lo amarono, perché
rimanga vivo il suo ricordo.
Ha amato te, o Signore, e in
te ha riposto la sua speranza
Sempre ti amiamo e conserveremo il tuo dolce ricordo
pure nell’afflizione del nostro cuore.
I genitori e le sorelle
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Voce della
Vallesina
in diocesi
7 novembre 2010
9
La parrocchia di S. Francesco si racconta nella mostra fotografica
Una storia di gratitudine e di fede
tralasciando i servizi religiosi, ha prestato la propria assistenza
per la crescita ecclesiale dei gruppi.
Quale è stata la risposta dei parrocchiani nel fornire foto?
Per reperire il materiale fotografico abbiamo richiesto la collaborazione di tutti i gruppi parrocchiali durante l’ultimo consiglio
pastorale che si è tenuto ai primi di settembre.
Nelle settimane successive è iniziata la raccolta del materiale fotografico (circa 300 foto), che è stato interamente digitalizzato e
ristampato. Così facendo è stato possibile riconsegnare immediatamente ai proprietari le immagini di cari e a volte lontani ricordi, e memorizzare tutte le immagini in un cd a disposizione
della Parrocchia per le celebrazioni future.
al rispettivo file. Hanno destato particolare curiosità e ammirazione le immagini della sezione “Quando la parrocchia non
c’era”, tratte da cartoline dell’epoca appartenenti
alla collezione di Vittorio Cappannari
e Claudio Innocenzi.
Ci sarà un seguito alla mostra?
C’è l’intenzione di pubblicare le migliori foto in un opuscolo, ad opera di
Vittorio Cappannari; ricordiamo poi
che il prossimo anno festeggeremo i
50 anni della nascita del gruppo scout
“Jesi 2”.
In occasione del 50° anniversario della Parrocchia di San
Francesco d’Assisi, tra le numerose iniziative, ha destato
interesse e curiosità la mostra
fotografica allestita nel corridoio d’ingresso alle sale parrocchiali. La mostra è aperta fino
al 5 novembre; è stata pensata
e curata da Roberto Trillini, al
quale abbiamo rivolto qualche
domanda.
Come è nata l’idea
della mostra fotografica?
L’idea della mostra è nata per ricordare tutte le persone che hanno reso viva la nostra parrocchia in tutti questi anni. La mostra
si propone di ringraziare gli animatori delle tante associazioni
parrocchiali che hanno prestato con competenza e gratuità il
loro servizio e la comunità religiosa dei Frati Minori che, non
Le immagini
raccolte sono molte...
Come è stata fatta la classificazione?
Ce n’è qualcuna da segnalare?
Le foto sono state divise per associazione a disposte in ordine
cronologico. Il compito più impegnativo è stato l’elaborazione
della descrizione e datazione di ciascuna foto e l’associazione
In maggio è stato pubblicato e distribuito alle famiglie il libro “In cammino
da 50 anni. Storia e vita della comunità
1960-2010” curato da padre Giancarlo
Mandolini (vice-parroco nel 1960 e parroco dal 1966 al 1975), in cui si racconta la storia e la crescita della parrocchia,
attingendo alle cronache scritte dai vari
parroci che si sono succeduti e a foto d’archivio. La mostra fotografica restituisce invece i volti gioiosi di
chi quella storia l’ha vissuta ed ha contribuito ad arricchirla con
la varietà delle iniziative e la ricchezza dei propri doni condivisi.
Maria Anderlucci
A novembre, la prima uscita:
TUTTO VINCE L’AMORE
CD audio + libro con i testi della fondatrice del
Movimento dei Focolari, letti da Paolo Bonacelli,
Giovanni Scifoni, Eleonora Mazzoni, Fabrizio Bucci
e Giorgia Di Giovanni.
Solo con Jesus a 7,90 euro in più
A cura di:
Richiedi le tue copie in edicola, in parrocchia, al numero 0248027575,
oppure via mail a [email protected]
10
Voce della
Vallesina
pastorale
7 novembre 2010
Festa a San Massimiliano Kolbe nel 25° anniversario della fondazione della parrocchia
Un coinvolgimento difficile della gente
La parrocchia di san Massimiliano Kolbe ha ricordato i suoi primi
25 anni di vita: 1985-2010. Alle
ore 11,30 dello scorso 10 ottobre
ha celebrato la Messa don Nello
Barboni, primo parroco, che ha ricordato i primi passi del non facile
cammino verso la creazione della
nuova parrocchia.
Alle ore 10 dello stesso giorno
aveva celebrato don Luca Giuliani,
collaboratore a san Massimiliano
Kolbe dal 2000 al 2007, anno in
cui il vescovo Gerardo lo ha promosso alla parrocchia di Castelbellino. Durante la settimana sono
state con noi tre missionarie laiche
(Carmela, Paola, Monica) di padre za e all’ospitalità. Per l’occasione
Kolbe, fondate nel 1954 da padre anche la chiesa, illuminata nelle
Faccenda, residenti a Borgonovo, sue linee architettoniche dalla Ditin provincia di Bologna.
ta Veroli di Castelferretti, è apparLe missionarie hanno incontrato sa in modo più evidente come una
i bambini delle classi elementari e “tenda”: il luogo in cui si riunisce il
i ragazzi delle classi medie. Han- popolo di Dio per cantare a Dio la
no fatto visita ai malati intratte- propria gratitudine per il dono di
nendosi con loro e con i familiari Gesù, morto e risorto.
presenti. Hanno spezzato il pane Una mostra fotografica, allestita
della parola durante le celebra- dal maestro Sergio Fantini, ha rizioni quotidiane. Si sono rese di- cordato i vari momenti e le varie
sponibili al colloquio e al dialogo iniziative che ha visto protagonista
con le famiglie. Dopo cena hanno la parrocchia in questi 25 anni.
incontrato alcuni giovani e alcuni Domenica 3 ottobre sono stati ceadulti presso alcune famiglie che si lebrati in forma comunitaria gli
sono rese disponibili all’accoglien- anniversari di Matrimonio. Nessuna coppia al di sotto dei venticinque anni!
Venerdì 8 ottobre alcuni anziani
hanno partecipato alla celebrazione eucaristica ricevendo il Sacramento dell’Unzione
Sabato 9 ottobre ha celebrato il
Vescovo che ha ammesso ufficialmente Stefano Rossolini tra i candidati al diaconato permanente.
Nel pomeriggio di domenica 10
ottobre stand gastronomici, giochi
vari per bambini, giovani e adulti e
un ricca “pesca” hanno visto molta
gente e hanno chiuso la settimana.
Il Consiglio Pastorale, nella seduta del 21 ottobre, ha sottolineato alcune lacune che potrebbero
aver influito sulla scarsa, per non
dire mancata, partecipazione della
gente ad alcune iniziative più a ca-
rattere culturale e, soprattutto, agli appuntamenti
più strettamente religiosi:
l’insufficiente pubblicizzazione degli appuntamenti
e l’incapacità di coinvolgere i gruppi parrocchiali o
che sono settimanalmente
ospitati in parrocchia.
Inoltre, chi sono i destinatari di queste iniziative?
Coloro che già frequentano o coloro che hanno un rapporto difficile, quanto meno problematico, con la fede?
Interrogativi che pongono problemi reali, anche perché il messaggio della fede vuole essere un
messaggio di senso per chiunque
si trovi in situazione di ricerca e
non semplicemente uno spot pubblicitario. Per l’occasione la chiesa
è stata fornita di altre vetrate a colori nella cupola, approfittando di
lavori urgenti, resisi
necessari per l’usura
del tempo. L’impalcatura è stata affidata
alla Ditta Edilnova di
Bilovi Mario e C. snc
(Santa Maria Nuova);
la struttura in ferro
zincata per la cupola
e in ferro grezzo per
la vetrata dalla Ditta
Esinferro di Sergio
Pacenti e c. snc (Jesi)
e le vetrate artistiche
Un libro che propone un cammino spirituale lungo un anno
Un cammino per i giovani verso la Gmg
I mesi che verranno saranno mesi
particolari per la
pastorale giovanile italiana; il 2011
infatti sarà l’anno
della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si
svolgerà dal 16 al
21 agosto a Madrid,
del Congresso Eucaristico Nazionale
che si svolgerà ad
Ancona dal 3 all’11
settembre, l’anno
di inizio del decennio pastorale voluto dai vescovi italiani e dedicato al
grande tema dell’educazione; anche per
l’ONU il 2011 sarà l’anno internazionale
della Gioventù ed il movimento mondiale degli scout, nel luglio del prossimo
anno, avrà un incontro mondiale chiamato Jamboree, in Svezia.
Per questo tempo che sta per iniziare, il
Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile con la collaborazione di altri uffici, servizi e organismi della Conferenza
Episcopale Italiana, di tante associazioni
e movimenti e di molti ragazzi, ha preparato un libro per tutti i giovani italiani; si tratta di un cammino spirituale
lungo un anno, secondo il ciclo liturgico,
che partirà dal 28 novembre 2010 al 27
novembre 2011.
Il libro sarà disponibile nelle librerie
cattoliche da 25 ottobre oppure direttamente presso l’editore a prezzi molto
contenuti; il desiderio è infatti quello
che il testo si diffonda non solo attraver16-21 agosto 2011
XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011
Radicati
Radi
Ra
dica
c ti e fondati
ca
ffonda
dati
ti in
in Cristo,
Cris
Cr
isto
to,,
saldi
sald
sa
ldii nella
nell
ne
lla
a fede
fede
15 maggio 2011
Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni
Quanti
Quan
Qu
anti
ti pani
pan
p
anii avete?
avet
av
ete?
e?
Andate
Anda
An
date
te a vedere
vved
eder
ere
3-11 settembre 2011
Congresso Eucaristico Nazionale
Signore, da chi
c i andremo?
ch
un cammino spirituale lungo un anno...
...passo dopo passo
so i sacerdoti e gli educatori ma anche
da giovane a giovane, “da amico ad amico” sotto forma di un regalo o di un aiuto per fare un percorso di fede insieme.
Speriamo che i giovani, fra le pagine,
possano trovare molti stimoli: testimonianze, immagini, testi della Parola di
Dio, inviti alla preghiera, proposte di
impegni di servizio e di carità, percorsi
missionari, scritti del Santo Padre Benedetto XVI e del magistero. Il cammino
proposto potrebbe essere, per qualcuno,
difficile; la fiducia nei giovani e nella
loro sete di cose autentiche e profonde
ci ha spinti ad osare! La speranza è che,
eventualmente, i giovani possano chiedere aiuto ai loro sacerdoti od ai loro
educatori; in questo modo, da una difficoltà, potrebbe nascere un nuovo dialogo sulla fede.
Don Nicolò Anselmi, responsabile
nazionale della Pastorale Giovanile
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale
CAP – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica
Jesi – Via Mura Occidentali, 31 – tel. 0731 209147 c.a. – fax. 0731 212487 - Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 – fax 0731 226215
Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 (Sede Consorzio Cons. A.C.) - Jesi – Via Marx, Zipa – tel. e fax 0731 211481 (Uff. oper. collaudi)
Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi – Adriatica – Falconarese) – Ostra – Marina di Montemarciano – Marzocca di Senigallia
(pannelli vetri Visam 10/11) alla
Ditta Domus Dei (Albano Laziale)
su progettazione ed esecuzione
del maestro Augusto Ranocchi.
Un grazie particolare va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
per il contributo offerto.
don Gianfranco Rossetti, parroco
Nelle immagini, l’impalcatura,
l’istallazione delle vetrate a colori
e l’opera completata
Voce della
Vallesina
vallesina
7 novembre 2010
11
Al Liceo Scientifico la mostra di tre istituti sul teologo, filosofo e matematico tedesco
In viaggio verso la perfezione con il pensiero di Niccolò Cusano
“La bella Elena e il poligono che aspirava a di Cusano, quello cioè della ricerca della
diventare circonferenza” è il titolo della ori- verità da parte dell’uomo che non trova
ginale quanto interessante mostra inaugura- mai fine quando soprattutto il suo obietta nella tarda mattinata di sabato 23 ottobre tivo è Dio.
presso i locali del Liceo Scientifico “L. da Il ‘poligono’ - per quanti possano esseVinci” di Jesi.
re i suoi lati - non coinciderà mai con la
Uno studio stimolante, condotto e rappre- circonferenza. I suoi sforzi vengono però
sentato graficamente su oltre cento pannelli - premiati in quanto questa tensione prodi cui solo trenta presenti alla mostra - dagli duce conoscenza ampliando sempre più
allievi dello Scientifico e delle scuole medie l’orizzonte del sapere.
inferiori “Lorenzini” e “Leopardi”, e incen- “Quando parliamo di filosofia, la pentrato sulla figura del cardinale Niccolò Cu- siamo sempre una materia che si studia
sano (1401-1464), affermatosi nel panorama alle Superiori – commenta la dirigente
culturale a cavallo tra Medioevo e Rinasci- dell’istituto San Francesco, dott.ssa Rosa
mento.
Ragni - Invece, lo scorso anno, abbiamo
“Un uomo di una modernità, di una com- avviato con successo un laboratorio fiplessità di pensiero, di una disponibilità a losofico in due classi quarte della scuola
incrociare altre esperienze culturali, altre re- Primaria. Oggi il mio invito a voi ragazzi è
ligioni, a cercare la sintesi… Un uomo intel- che l’impegno messo in questo lavoro si
lettuale a tutto tondo che mi ha molto affa- concretizzi nella tensione a riflettere e riscinata” introduce al pubblico intervenuto la cercare valori che vadano oltre il quotidiadirigente dell’Istituto dott.ssa Bruna l’Aguzzi, no per avvicinarci al meglio, per pensare al
promotrice in primis dell’iniziativa.
meglio per noi, per voi… per avvicinarci alla
perfezione - che forse non raggiungeremo
Il titolo della rassegna si spiega sulla base di mai come avviene per il poligono nel quale
uno dei concetti fondamentali della filosofia mettiamo tanti lati senza mai raggiungere la
CUPRAMONTANA: L’apertura dell’anno degli Scouts d’Europa
circonferenza (l’irresolubile problema della
quadratura del cerchio) - andando oltre la
matematica, la fisica, la filosofia, la religione
qui affrontate”.
Prezioso invito ad un atteggiamento mentale che ha trovato piena risposta già in alcune
dichiarazioni scritte dai ragazzi stessi, tra
cui quelli della 3^ classe del “Leopardi” su
uno dei pannelli: “Svolgere
quest’attività è stato stimolante perché ci ha introdotto nell’ambito della filosofia
facendoci riflettere su alcuni
principi educativi legati alla
pace e alla tolleranza religiosa, ci ha fatto acquisire nuove competenze teoriche ed
applicative nel campo della
matematica. Ci siamo posti
tante domande alle quali abbiamo cercato di rispondere
anche consultando libri e siti
Internet…”
La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie alla
collaborazione del personale scolastico (dai
docenti ai tecnici ai collaboratori), al contributo finanziario della banca di Ostra e Morro
d’Alba per il materiale di facile e indispensabile
consumo, come carta e toner, alla concessione
dei pannelli da parte dell’Istituto Jesi Centro.
La mostra resterà aperta fino al 30 gennaio
2011.
Fotoservizio Paola Cocola
22 ottobre: pellegrinaggio del circolo “Ferrini” a Bolsena e ad Orvieto
Sostenersi nella sfida della vita Alla scoperta dei miracoli di Dio e dell’uomo
«L’apertura dell’anno sociale è stata l’occasione per tornare a godere
di un luogo per noi storicamente
fondamentale, quale è l’Abbazia del
Beato Angelo, che è il posto da cui è
ripartito molti anni fa lo scoutismo
a Cupramontana, nella Vallesina
e nelle Marche. Un momento per
iniziare bene l’anno, festeggiare i
nuovi ingressi, dare alle sei branchie
l’opportunità di riunirsi e ritrovare i
capi R.S.». Queste le parole di Aldo
Cerioni, capo scout di Cupramontana 1, per introdurci al momento
di festa vissuto da moltissimi tra
ragazzi e giovani nelle giornate di
sabato e domenica 23 e 24 ottobre.
«I rovers e le scolte, le guide e gli
esploratori si sono ritrovati il sabato ed i più grandi, approfittando del
tempo favorevole, si sono accampati
per trascorrere la notte all’aperto; le
guide si sono cimentate in cucina,
preparando pietanze dall’antipasto
al dolce seguendo il tema del colore,
ottenendo grande successo sia per
l’effetto cromatico che per il gusto!».
La giornata di domenica si è aperta
con il cerchio iniziale di saluto, dove
anche i nuovi arrivati sono stati
introdotti al tema della “Bellezza
all’aria aperta”, sottolineando come
gli scouts vivano con profondità ed
impegno questo aspetto della vita e
lo sentano come fondamentale. Tutti i partecipanti si sono misurati con
giochi ed attività preparati, o meglio “costruiti” dai grandi, tra i quali
il percorso Hebert, sperimentando
grinta, forza fisica e voglia di mettersi in gioco. Gli esploratori hanno poi
cucinato sul fuoco e con la tecnica
del pionierismo hanno costruito una
catapulta perfettamente funzionante. Le guide, che quest’anno festeggiano il centenario dalla fondazione
del guidismo, hanno messo a punto
delle attività con tecniche potenzialmente praticate il secolo scorso ed
uno dei loro manufatti è stata una
barella trainata da due biciclette. Per
concludere la giornata si sono ritrovati in Chiesa per la Santa Messa
celebrata dal Parroco don Maurizio
Fileni ed animata dagli stessi scouts.
Il messaggio dell’omelia ha evidenziato come l’esperienza dello scoutismo permetta ai ragazzi di rimanere uniti e possa essere una grande
opportunità per sostenersi l’un
l’altro nella sfida della vita. «Stiamo
lavorando sulle attività per i festeggiamenti che ci terrano impegnati
a livello nazionale per il centenario
del guidismo - ci dice Aldo Cerioni, ed aggiunge - Rovers e scolte si
stanno preparando per riproporre al
pubblico la commedia scritta da don
Maurizio Fileni “Senza lilleri, non se
lallera”che rappresenteranno, a breve, nei teatri della zona».
Giovanna Ortolani
In preparazione al Congresso Eucaristico che si terrà ad Ancona nel 2011, il Circolo “Contardo Ferrini” ha organizzato un pellegrinaggio a Bolsena e
a Orvieto, presieduto dal vescovo Gerardo Rocconi.
Come non aderire a tale proposta? Venerdì 22 ottobre, di buon mattino, un centinaio di pellegrini si
sono messi in viaggio: destinazione Bolsena. La cittadina, erede di Vosinii, importante centro etrusco,
è divenuta poi un fiorente municipium romano
grazie alla posizione sulla Consolare Cassia. Perché
Bolsena nel Viterbese come prima tappa, e non Orvieto, nel Perugino? Per due eventi soprannaturali
collegati l’uno all’altro. Il primo vede come protagonista Santa Cristina, patrona di Bolsena con san Giorgio: la
fanciulla undicenne, per la sua fede in Cristo, viene gettata nel
lago con una pietra al collo, per ordine del padre. Ma si salva
miracolosamente poiché la pietra, galleggiando sull’acqua, la
riporta incolume a riva. Il 24 luglio di un anno imprecisato…,
durante l’ultima persecuzione di Diocleziano, Cristina cadeva
martire e il suo corpo veniva deposto nella catacomba della
comunità cristiana di Bolsena, dove in seguito fu costruita la
Basilica a lei dedicata, che il papa Gregorio VII consacrò nel
1078. Secondo prodigio: il miracolo di Bolsena. Nel 1263 un
prete boemo, Pietro di Praga, in pellegrinaggio verso Roma, si
fermò a Bolsena per “dire Messa”. Le sue perplessità sul mistero della transustanziazione (l’incarnazione del Corpo di Cristo
nell’ostia consacrata), vennero dissolte dalle stille di sangue
che dall’ostia innalzata bagnarono il corporale (panno quadrato di lino bianco sul quale il Celebrante depone il calice e
l’ostia consacrata) e il marmo del pavimento.
L’anno seguente (1264) con una Bolla il papa Urbano IV istituì
per tutta la cristianità la Festa del”Corpus Domini”. Nel 1693
fu dedicata la Cappella del miracolo o delle “sacre pietre”. Qui,
sotto la tela raffigurante il prodigio, in una teca dorata, sono
custodite tre delle quattro pietre macchiate dal Sangue; la
quarta pietra è esposta sull’altare in un prezioso Reliquiario.
Dal lago alla «rupe» Il gruppo dei pellegrini ha partecipato alla Santa Messa, presieduta dal vescovo Gerardo. Nel pomeriggio, dopo il pranzo
al ristorante con vista sul lago: un invaso di origine vulcanica,
il lago di Bolsena, noto per la sua bellezza, è secondo nell’Italia centrale dopo il Trasimeno. Ci avviciniamo ad Orvieto: stupefacente è la visione improvvisa della grande rupe; infatti
caratteristica di Orvieto è la simbiosi fra l’imponente piattaforma tufacea e la città costruita. Ad un tratto compaiono le
guglie: ecco il Duomo, una delle più grandiose realizzazioni
del Medioevo italiano, la cui facciata è straordinaria sintesi di
architettura e arti decorative. La lunga storia del Duomo, costruzione realizzata nell’arco di tre secoli, ha inizio nel 1290,
al tempo del massimo splendore della città, quando il papa
Niccolò IV benedice la prima pietra. La storia del Duomo è
connessa con il miracolo avvenuto a Bolsena nel 1263 e celebrato nel 1264 con la Festa del Corpus Domini. All’interno, nella navata sinistra si trova la splendido affresco della Madonna
in trono con Bambino e angeli, dipinto da Gentile da Fabriano nel 1425. Proseguendo si arriva alla Cappella del Corporale
(1350-1355) che prende il nome dalla Reliquia del miracolo
eucaristico di Bolsena, custodita nel tabernacolo marmoreo
dell’Orcagna. Una fra le più alte testimonianze della pittura
italiana è la Cappella nova o di S. Brizio. Il ciclo di affreschi,
che decora la Cappella e sviluppa il tema del “Giudizio Universale”, fu realizzato in parte dal Beato Angelico (1447-1449)
e ripreso, dopo mezzo secolo, da Luca Signorelli da Cortona
(1499-1504). L’osservatore prova la sensazione di entrare nella scena dipinta, come parte di essa. Il pellegrinaggio termina
qui, a Orvieto, dopo una giornata piena di emozioni per lo
spirito, perché vissuta in queste terre ricche di bellezze naturali, di religiosità e di arte.
Maria Teresa Ravasio
Risonanze
L’occhio vigile del mercato non esiterebbe a definire improduttivo quel venerdì 22 ottobre, giorno in cui cento persone,
giovani, adulti e anziani di Jesi e della Vallesina, lasciando
da parte ogni preoccupazione, interesse o lavoro… e accogliendo l’invito del Circolo “Ferrini”, sono partiti alla volta di
Bolsena e Orvieto. Non per comprare o vendere, ma per raggiungere, gustando la bellezza del paesaggio umbro-laziale
e l’armonia dell’arte, una meta dello spirito: la preziosa Reliquia del “Corporale” intriso del Sangue di Gesù, conservata
nel Duomo di Orvieto.
Il pellegrinaggio, preceduto da un Triduo di spiritualità
presso la chiesa dell’Adorazione di Jesi, è stato organizzato
dal presidente del “Circolo Ferrini”, Primo Luigi Bini, e dai
suoi collaboratori, Giorgio Trillini e Mauro Maldini. Vi hanno preso parte il vescovo Gerardo, don Vittorio Magnanelli,
don Gianni Giuliani e don Saverio.
Sul pullman n.1, il prof. Vittorio Massaccesi, “navigando” sul
lago di Bolsena fra storia e leggenda, ha illustrato la breve
vita di Cristina, fanciulla nobile e ricca che a 12 anni morì
martire per la sua fedeltà a Cristo.
Nella basilica dedicata alla Santa, patrona di Bolsena, si
possono osservare le impronte dei piedi su quella pietra di
basalto che, secondo una tradizione, avrebbe salvato la ragazza “galleggiando” sul lago. Ma questo non è dogma di
fede. Durante la celebrazione della Messa il Vescovo ha parlato della “presenza reale” di Cristo alla luce del documento
più antico sull’Eucarestia, la Prima Lettera di Paolo alla comunità di Corinto (1Cor 11, 23-29). E per confermare nella
fede i fratelli, il Pastore ha distribuito la comunione sotto le
due specie, del Pane e del Vino.
“La meta”
Nel pomeriggio la pia brigata giunge a Orvieto e i pellegrini,
in lunga fila, salgono verso il colle dove sorge la stupenda
Cattedrale gotica che sfida i secoli: luminosa testimonianza
che si rivela nelle splendide forme dell’architettura e della
pittura, nei preziosi ceselli scultorei e nei raffinati mosaici
policromi. Segno di una fede matura, che sa guardare oltre
il tempo… Pensiamo ai tanti artisti e operai che hanno lavorato a questa “infinita” costruzione (iniziata nel 1290…),
come a quella delle cattedrali europee, ben sapendo che
non avrebbero visto l’opera compiuta!
Dopo aver contemplato la facciata, rivelazione della Parola di Dio dall’Antica alla Nuova Alleanza, una Bibbia vivente, i pellegrini visitano le tre navate e si dirigono verso la
Cappella del Corporale. “È questa la meta del pellegrinaggio”, ha detto il Vescovo rievocando il miracolo eucaristico
e invitando i fedeli al silenzio dell’adorazione. Eucaristia:
“Memoriale”della Pasqua di Gesù, Pane che nutre l’umanità
in cammino e Speranza certa della Vita eterna. Un Dio che
si fa Compagno di viaggio dell’uomo e lo invita a celebrare la Liturgia in chiesa e nella vita quotidiana con l’ascolto
della Parola, l’offerta di sé e il ringraziamento al Padre, in
Cristo, nello Spirito.
Maria Crisafulli
Foto Mauro Rotili
12
archeoclub - Consegna degli attestati di partecipazione
Poste Italiane: lezione di economia per gli studenti
Esperienza di archeologia
Nel pomeriggio di venerdì 22 ottobre, la sede di
Archeoclub d’Italia è stata animata dalla presenza di quegli studenti liceali che hanno frequentato, nell’anno scolastico 2009-2010, il corso di
orientamento all’archeologia, conclusosi il mese
di luglio con un campo-scuola nell’area archeologica di Suasa.
Era presente il dott. Mirko Zaccaria, archeologo
dell’università di Ferrara, che, coadiuvato dalle
due giovani archeologhe Irene Luccioni e Ilaria
Rossetti, ha guidato gli studenti nelle varie fasi
del lavoro di ripulitura e di scavo; egli si è complimentato con i ragazzi per l’impegno, la pazienza e l’entusiasmo mostrati durante il lavoro
che, a suo dire ha aperto nuovi interrogativi e
prospettive di ricerca.
Il presidente, l’avvocato Marco Cercaci, si è congratulato per i buoni risultati di questa esperienza, frutto del rapporto di collaborazione tra
scuola e Archeoclub, auspicando che questa iniziativa, già alla sua terza edizione, possa realizzarsi anche negli anni futuri.
Una studentessa del Liceo ha letto, a nome di
tutti i suoi compagni una relazione puntuale e
Voce della
Vallesina
jesi
7 novembre 2010
Valorizzare il risparmio
circostanziata; è seguita una spiritosa nota goliardica con la lettura, da parte di un altro studente, di una ironica composizione in versi dialettali in cui si mettevano in evidenza i momenti
di leggerezza e divertimento alternati a quelli
più faticosi ed impegnativi. Infine il presidente
ha consegnato a ciascuno dei presenti l’attestato
di partecipazione.
Un caloroso applauso ha concluso l’incontro
nella soddisfazione generale.
Il comitato di redazione
della sede di Jesi
di Archeoclub d’Italia
In occasione della Giornata mondiale
dedicata al Risparmio, 80 alunni degli
Istituti Superiori di Jesi hanno partecipato ad una lezione di economia, su
invito di Poste Italiane. L’incontro si è
svolto presso la Salara della biblioteca
comunale, il 28 ottobre ed erano presenti gli studenti delle classi quinta F
e quinta H dell’Istituto Professionale
“Pieralisi” di Jesi accompagnati dalla dirigente prof. Costantina Marchegiani e
dalla prof.ssa Anna Chiara Bartolucci,
docente di italiano e gli studenti delle classi quinte (V B Programmatori e
quinta B Igea) dell’Istituto Cuppari con
i docenti Michele Contadini di religione e Paola Benigni di economia.
L’assessore alla cultura di Jesi Leonardo
Lasca ha introdotto la giornata ringraziando per la proposta Poste Italiane:
occasione utile ai ragazzi per discutere sulla questione del risparmio e
comprendere alcuni dei meccanismi
dell’economia. La dirigente Costantina
Marchegiani ha elogiato Poste Italiane
che, in questo modo, aiuta i ragazzi
che stanno per entrare nel mondo del
lavoro. Doriano Bolletta, direttore della Filiale Poste di Ancona ha ricordato
che la storia di Poste si interseca con il
risparmio delle famiglie: lettere, telegrammi e pensioni ma anche buoni postali e libretti ed ora la crescita di nuovi
servizi. «Abbiamo scelto Jesi perché è
il centro finanziario della provincia e
della Regione» ha detto il direttore invitando i giovani ad interessarsi ai tempi del risparmio, quella parte di reddito
che ciascuno mette da parte per costruire sogni, creare sicurezza, sviluppare
la propria famiglia o la propria azienda.
L’economista Sergio Brenciari ha poi
iniziato la sua conversazione ricordando la storia dell’agronomo Pietro Cuppari a cui è dedicato l’istituto jesino.
b.t.
Al cimitero monumentale, la performance di giovani attori
Salute: intervista al dottor Vecchioli Scaldazza, primario di Jesi - 2a parte
Nel rito arcano della commemorazione dei defunti,
nel cuore triste di una tipica
giornata di novembre – cielo
plumbeo, aria piovigginosa,
arcobaleno di fiori a sintonizzare gli umori chiusi del
tempo con quelli dei visitatori – il sorriso di due ragazze che offrono, con grazia e
sentimento, figure di carta,
origami riempiti di parole…
Parole che si animano nei
versi recitati dopo, sul sagrato della chiesa del vecchio
cimitero, e nelle note impor- sibilità… Che con il nostro blemi di gestione, il progetto
tanti di un Gracias a la vida lavoro siamo naturalmente del cimitero nuovo è “alto”:
innalzato al cielo come una coinvolti nelle loro sofferen- si vuole creare quasi un perpreghiera. Parole che rim- ze, nelle loro perdite di per- corso “laico” anche se sacro,
balzano tra la “gratitudine” sone care. Di solito, invece, rispettoso della religione di
di visi catturati da abbracci, questo mestiere è percepito ciascuno.
ricordi e fiori. Volteggiano in maniera negativa - com- Nel cimitero monumentale
attorno a pensieri di “smarri- menta Patrizia Barbaresi, ci sono personaggi di granmento” nel Famedio. Esulta- presidente della cooperativa de caratura, anche vissuti
no per la “resurrezione” nella –Siamo stati molto attenti a quasi due secoli fa; ci sono
sacralità senza frontiere del non disturbare, accogliendo lapidi che esprimono una
nuovo cimitero.
le persone con discrezione comunicazione verbale e
Uno squarcio di sereno, in- e con il dono di una piccola grafica propria di detertimistico eppure collettivo; creazione di carta… È stato minate epoche storiche.
uno stimolo alla riflessione un momento culturale che Purtroppo, con la nuova
sulla morte non in solitudine, ha stimolato la riflessione e legislazione, se la cappelma nel conforto della pre- ha anche dato forza. E i ra- lina non è perpetua, verrà
senza dell’altro e nel bisbiglio gazzi sono stati molto bravi». recuperata e utilizzata didella musica.
Jesi si sta affermando come versamente: significa che
Uno spettacolo: “L’anima e la realtà multietnica: ci sono qualcosa può andare permemoria”, portato in scena tombe di persone di altre duto di questa parte tangidall’associazione culturale nazionalità?
bile della memoria di Jesi?
Baku - con Simone Guerro, L’ultimo spettacolo è stato Perché non valorizzarla
Lucia Palozzi e Ilaria Seba- eseguito in un posto che in con progetti che coinvolgastianelli - sul palcoscenico realtà non è una chiesa, ma no anche le scuole?
pensato e “inventato” per la un luogo di preghiera per Prima c’era la famiglia: geniricorrenza dalla Cooperativa tutti: è aperto a tutte le con- tori, nonni, zii che accompaFutura, dall’Amministrazio- fessioni, non ha una conno- gnavano la visita dei bambini
ne comunale e da Jesiservizi, tazione specifica. Un luogo e dei giovinetti a visitare i
con uno slancio di generosa sacro ma fatto per qualsiasi defunti e, durante il percorsolidarietà e fratellanza che religione. Di solito i cittadini so, indicando questo e quello
scavalca il ruolo della sempli- di altre nazionalità vengo- “facevano storia”… Oggi purce gestione e manutenzione.
no riportati nella loro pa- troppo il cimitero viene vi«L’iniziativa è partita dal fatto tria. Quando abbiamo avuto sto solo come luogo di morche volevamo dare qualcosa due loro feretri nella camera te. Sarebbe importante, per
di più alle persone a cui ri- mortuaria, abbiamo tolto i esempio, studiare un percorvolgiamo i nostri servizi, vo- simboli della religione catto- so per il centocinquantesimo
levamo trasmettere il nostro lica; le bare sono state avvol- dell’Unità d’Italia dato che
essere vicini comunque alla te nella loro bandiera e poi nel Famedio ci sono sepolti
gente, farle sentire che ab- trasportate nel loro Paese. molti garibaldini…
Fotoservizio Paola Cocola
biamo un pensiero, una sen- Anche se ci sono tanti pro-
Intervista al dottor Carlo
Vecchioli Scaldazza, dirigente medico specialista urologo,
responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Uroginecologia dell’Ospedale di Jesi,
sullo studio epidemiologico
dell’incidenza
dell’incontinenza urinaria femminile
nella Vallesina.
Poesia, musica e origami per riflettere Un problema molto diffuso
Dottor Vecchioli, ci illustra
la metodologia adottata
per lo studio epidemiologico, da Lei effettuato,
sull’incidenza dell’incontinenza urinaria femminile
nella Vallesina?
Lo studio epidemiologico
sull’ IU femminile nella Vallesina è stato condotto nel
2008 su un campione di 3000
donne in età fertile, mediante consegna diretta, da parte
di un gruppo di dieci medici
di base, di due questionari. Erano da restituire, una
volta compilati a casa, agli
stessi medici, con allegate le
sole indicazioni riguardanti
età ed iniziali di nome e cognome del soggetto. Il primo
questionario è stato da noi
stessi concepito in modo da
quantificare il meglio possibile il problema IU. Il secondo questionario invece,
rivolto a sondare l’impatto
dell’IU sulla qualità della vita
delle donne, era costituito
dal Kings’ health questionnaire (KHQ).
Per concludere, evidenziamo ora i risultati.
Questo studio sull’incontinenza urinaria femminile
nella zona della Vallesina ha
voluto prendere in considerazione, oltre ai dati strettamente epidemiologici del
fenomeno, anche l’impatto
dello stesso sulla qualità della
vita delle donne, descrivendo
il problema incontinenza urinaria in tutta la sua interezza.
I risultati del primo questionario mostrano alcuni punti
significativi
nell’inquadramento della IU nella donna:
l’importanza dell’età avanzata come aggravante della sintomatologia, con una maggior percentuale di episodi di
incontinenza nel tempo ed
in associazione alle normali
attività quotidiane - camminare, salire le scale - aspetto
questo indicativo di un grado più elevato di incontinenza. Le risposte del secondo
questionario
evidenziano
come la vita in generale delle
donne di età inferiore ai 65
anni sia condizionata dalla
IU in maniera significativa,
in tutti i sui aspetti, da quelli legati alla propria attività
lavorativa, a quelli legati alle
attività domestiche, dalle attività eseguite all’esterno del
proprio domicilio, all’attività fisica, dalla possibilità di
viaggiare a quella di intrattenere normali relazioni con
amici e conoscenti. Viceversa l’impatto nelle donne più
giovani appare inferiore nelle
percentuali, con la possibilità
per esse di poter condurre
una vita più “normale”.
E l’aspetto economico?
Per quanto riguarda il risvolto economico, da una nostra
indagine svolta nei comuni
supermercati locali, il costo
medio di una confezione di
pannolini per incontinenza varia dagli 8.25 euro per
confezioni da 16 pezzi con
mutanda, agli 8.40 per confezioni da 12; costi che si riducono nelle confezioni da 10
per la “piccola incontinenza”,
a 2.60 euro.
Quali consigli potrebbe
dare alle donne?
Ci sembra importante questo
nostro contributo, al fine di
portare all’attenzione gene-
rale questa problematica antica, ma ben lungi dall’essere
risolta. Le cause di questo
sono molte e già descritte:
l’aspetto misconosciuto, nascosto e sommerso del sintomo, una collaborazione non
proprio ottimale con i medici
di medicina generale che per
primi dovrebbero prendere
in considerazione il disturbo
urinario e per primi stimolare le donne ad affrontare la
problematica, sottolineando
come l’incontinenza urinaria non sia un normale stato,
quasi “fisiologico” nella donna anziana, ma una condizione patologica da considerare ed affrontare, pur nella
consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere sempre e comunque risultati
soddisfacenti per medico e
paziente. Va inoltre sottolineato come anche una minima e saltuaria perdita di
urine con la tosse o con un
piccolo sforzo, nella donna
più giovane, possa costituire un campanello d’allarme
ed esser preludio di disturbi
maggiori nel tempo. Purtroppo sono in molti ancora
a considerare l’uso del pannolino la sola e logica soluzione al problema.
L’impatto della IU sulla qualità della vita delle donne,
con condizionamenti importanti in pressoché tutti
gli aspetti della vita di relazione, sulle attività quotidiane e sul proprio stato
di salute psico-fisico, come
dimostrato in questo studio, impongono un sempre
maggiore impegno di tutti
gli addetti, specialisti e non,
per evidenziare ed affrontare la problematica e quindi
poterla gestire correttamente non lasciando le donne
ad un destino scandito dal
cambio dei pannolini.
Laura Cognigni
Voce della
Vallesina
settimana sociale
Un’agenda
di speranza
per il paese
della persona e della società
Alla 46^ settimana sociale di esclama sant’Agostino…
Reggio Calabria, del 14-17 E ancora dalla Caritas in – come il lavoro, la casa, la
ottobre scorso, hanno parte- Veritate 11: tutta la Chiesa, salute, l’inclusione sociale, la
cipato, come delegati della in tutto il suo essere e il suo sicurezza, le diverse provvidiocesi di Jesi, Vito Colla- agire, quando annuncia, ce- denze, la pace e l’ambiente…
mati e Maria Paola Telung lebra e opera nella carità, - germoglia e prende linfa da
Ospici. Da loro vengono qui è tesa a promuovere lo svi- questi.
proposti alcuni riassunti di luppo integrale dell’uomo” ed è anche questa la ragione
quanto si è detto: gli impulsi aspettarsi che i cattolici si per cui la Chiesa non cerdel Magistero, la preparazio- limitino alla carità perché ca l’interesse di una parte
ne dei gruppi, il rendiconto questa è fonte che raccoglie della società – quella catdi questi. Cominciamo con consensi e facili intese, chie- tolica che in essa comunque
“Spinti dal Magistero”
dendo invece di tacere su si riconosce – ma è attenta
La Caritas in veritate ha altri versanti che dividereb- all’interessa generale… la
fatto da sfondo a tutta la ri- bero e sembrerebbero inop- Chiesa ha a cuore il bene di
flessione. Infatti abbiamo portuni, questo sarebbe tra- tutti…
cominciato con la lettera di dire il Vangelo e quindi Dio Come Pastori, dice Bagnasco, non possiamo tenere
Papa Benedetto affidata al e l’uomo!
Nunzio Apostolico: sul tema Cattolici e società: come solo per noi l’incomparabile
tracciato dal titolo della 46^ sale della terra dentro, come ricchezza che ci proviene
dalla vicinanza concreta e
settimana sociale: “Un’agen- luce del mondo di fronte …
da di speranza per il futuro La Chiesa non cerca la pro- quotidiana alla gente, cattodel Paese” ha invitato a ve- pria attrattività, ma deve lici e non, e che direttamente
dere come il problema non essere trasparente per Gesù e tramite i nostri sacerdoti, i
consacrati, gli operatori laici,
è soltanto economico, ma so- Cristo (Papa al RU 2010)
prattutto culturale. Il rischio Siate sale e luce rivela non abbiamo la grazia di vivere
del nostro tempo è che all’in- solo quello che il Signore ha in 25.000 parrocchie!
terdipendenza di fatto tra fatto per noi, ma quello che L’invito infine ai nuovi ed ai
vecchi presenti in politica, a
gli uomini non corrisponda il Signore ha fatto di noi!
l’interazione delle coscien- Senza questo primato del- non avere timore di apparire
ze e delle intelligenze… Ciò la vita spirituale, - che è la voci isolate. Nessuna parola
esige una visione chiara di vita con Cristo nella Chiesa – vera resta senza frutto.
tutti gli aspetti economici, non esiste possibilità di presociali, culturali e spirituali senza dei cattolici ovunque Infine l’arcivescovo di Reggio Calabria Mondello
dello sviluppo. Sarebbe illu- siano nella società.
sorio delegare la ricerca di Laicità e laicismo: la crea- Due grandi liturgie eucarisoluzioni soltanto alle pub- tura senza il creatore svani- stiche hanno cadenzato la
bliche autorità. Piuttosto: sce… gli stessi cittadini nella Settimana, quella del cardii soggetti politici, il mondo civitas mundi e nella civitas nal Bagnasco il venerdì matdell’impresa, le organizza- Dei… il bene supremo della tina e quella del vescovo di
zioni sindacali, gli operatori vita eterna non ostacola il Reggio la domenica mattina;
sociali e tutti i cittadini, in bene materiale dell’individuo liturgie bellissime, di testi, di
quanto singoli e in forma as- e della società… la pienezza cori, di luci, nella variegata
sociata, sono chiamati a ma- in Cristo Gesù dell’umanità grande cattedrale.
turare una forte capacità di dell’uomo… la sua dignità Ritengo meritevole di sottoanalisi, di lungimiranza e di integrale è criterio di ogni lineare lo spirito franco, propartecipazione.
misura di progresso e bene fondamente biblico e umano,
dato dal vescovo di Reggio
Uscire dalla ricerca del pro- immediato…
prio interesse esclusivo… la E viene citato Maritain: nell’omelia, commentando
Chiesa, quando richiama «L’uomo moderno confon- la prima lettura, quella della
l’orizzonte del bene co- de semplicemente due cose battaglia di Giosuè mentre
mune – categoria portante che la sapienza antica aveva lo stanco Mosè teneva alte le
della sua dottrina socia- distinte: l’individualità e la mani, e quella della fede delle – intende infatti riferirsi personalità»...
guardan- la vedova che insistentemenal “bene di quel noi tutti” do alla Trinità santa di cui te chiedeva giustizia, con la
che “non è ricercato per se è l’immagine, ogni uomo è domanda terribile di Gesù:
stesso, ma per le persone prezioso in modo unico, si quando tornerò, troverò anche fanno parte della co- compie solo con gli altri in cora la fede sulla terra?”…
munità sociale”. Si tratta di una rete di legami virtuosi Quel popolo che combatte,
spendersi nella formazione di solidarietà che non è solo ma prega e principalmente
prega, dalla preghiera trae
di coscienze cristiane ma- uguaglianza, ma fraternità…
ture, cioè aliene dall’egoismo, Questa rete di relazioni so- la vittoria ! alla fine il vincidalla cupidigia dei beni e lidali non si ordina con leggi tore è Mosè, l’orante, e non
dalla bramosia e carriera e, o con riforme strutturali e Giosuè il guerriero; e davanti
invece, coerenti con la fede organizzative, ma nasce dal a “Gesù – che - non chiede –
professata, conoscitrici delle di dentro di ciascuno, come dice il vescovo – se, quando
dinamiche culturali e socia- portato di una paziente, one- tornerà, ci saranno ancora la
li di questo tempo e capaci sta, non demagogica opera chiesa, l’organizzazione, gli
istituti teologici, le associadi assumere responsabilità educativa.
pubbliche con competenza La laicità si guardi dal laici- zioni, i gruppi, le opere parprofessionale e spirito di ser- smo che riduce la religione a rocchiali, i musei diocesani,
vizio.
“religione civile”. Citando an- l’otto per mille… ma chiede:
cora il Papa nel RU: “il mon- ci sarà ancora la fede?”
La prolusione del cardinal do della ragione e della fede Dobbiamo imparare dalla
Bagnasco: dopo una “tosta” – il mondo della secolarità vedova che “è povera come
introduzione filosofica su razionale e il mondo della la speranza, senza difesa
Logos ed Agape entra con fede – hanno bisogno l’uno come l’innocenza, ma ha
una immagine molto sem- dell’altro e non dovrebbero una forza che vince: la fede
plice ed incisiva che, almeno aver timore di entrare in un nella giustizia al di là del
a me, ha facilitato tanto la profondo e continuo dialo- giudice disonesto”
comprensione. Riportiamo go, per il bene della nostra Entrambi gli episodi, di
Mosè e della Vedova, dice
alcuni stralci di quanto detto civiltà”
dal cardinale. «Rischiamo di La questione sociale è diven- il Vescovo, rappresentano
rincorrere il dito indicatore tata radicalmente questione l’icona della Calabria onesta
e dell’Italia positiva di oggi!
ma di non guardare la luna… antropologica (CV 75)
Una società saggia genera Cosa è dovuto a ciascuno? E conclude: Dio ha sete della
uomini sapienti e sereni, una Così che una società ina- nostra sete! Il suo più gransocietà ripiegata ed egocen- dempiente possa essere con- de desiderio è che noi abbiatrica genera uomini miopi e siderata ingiusta e viceversa? mo il desiderio di lui. Come
I valori non negoziabili: la ebbe Maria, a Reggio veinfelici…
Tenendo lo sguardo sul apertura alla vita, la fami- nerata come Madre della
Logos e Agape, facciamo glia fondata sul matrimonio Consolazione, il cui quadro
ancora un passo: la verità fra uomo e donna, la libertà troneggiava in cattedrale e
chiede di essere cercata con religiosa e quella educativa! nel teatro delle riunioni, a
amore, non si dona se non Questo elenco è fondativo ripetere per noi: “fate tutto
nell’amore che la rispetta e della persona e di ogni altro quello che Egli vi dirà”.
Vito Collamati
a lei si dona: “non intratur in diritto e valore … ogni altro
veritatem nisi in caritatem” valore, necessario per il bene (continua)
7 novembre 2010
13
Caritas Italiana: presentato il Dossier statistico 2010
Aumentano gli immigrati
Testardi quelli della Caritas
e Migrantes. Da venti anni si
ostinano a far ragionare l’intera Italia, almeno quella che
ancora ne ha voglia, su un argomento tra i più importanti
per giudicare la civiltà di un
popolo e tra i più suscettibili
di ricadute sociali: l’immigrazione. Fu una bella intuizione
quella di don Luigi Di Liegro,
allora direttore della Caritas
di Roma, il primo ‘Dossier
statistico sull’immigrazione’;
lui non si rassegnava alle voci
di corridoio per comprendere
meglio un fenomeno che stava inesorabilmente crescendo
e, anno dopo anno, il piccolo
dossier iniziale è cresciuto
fino a diventare il più importante strumento di analisi e di
comprensione dell’immigrazione in Italia. Nessun altro
paese europeo si prende la
briga, ogni anno, di mettere
in fila dati, numeri, evoluzioni, statistiche per fotografare
chi sono gli immigrati, da
dove vengono, quali problemi trovano, su quali risorse
possono contare. Quest’anno
il dossier n. 20 è stato presen-
tato contemporaneamente
in tutta Italia martedì scorso. Per la regione Marche è
stata scelta Senigallia, in un
auditorium San Rocco dove
in tanti hanno voluto ascoltare un’interessante mattinata
di studio. Sfogliando il rapporto, i luoghi comuni che
ci hanno riempito testa ed
orecchie, abilmente messi in
circolazione da chi governa
mettendo paura, cascano giù
come birilli, uno dopo l’altro.
Il dossier non è una guida del
paese delle meraviglie, anzi.
Ma ogni cosa è messa al posto giusto. Scopriamo che
l’incidenza degli stranieri nei
reati commessi è identica a
quella degli Italiani. Ci viene
anche detto, dati alla mano,
che il contributo economico
portato dagli immigrati (specialmente nel pagare le tasse)
è maggiore di quanto costano
i - pochi - servizi di cui possono fruire. “Aiutarli a casa loro”,
slogan tra i più utilizzati da
chi fa finta di interessarsene,
fa a pugni con il misero 0,14%
del Pil italiano destinato alla
cooperazione con il Sud del
mondo e a progetti di sviluppo. Zoomando sul territorio
marchigiano scopriamo che
l’immigrazione da noi ha un
carattere prevalentemente
familiare, è fatta di ricongiungimenti, ha una percentuale
più alta della media nazionale
di bambini che frequentano
le scuole dell’obbligo. Nelle
Marche aumentano gli immigrati di seconda generazione,
così come cresce l’imprenditoria straniera.
Il vescovo Orlandoni, nel
chiudere la ricca tavola rotonda ha strappato l’applauso
in platea quando coraggiosamente ha auspicato che venga
riconosciuta la cittadinanza
italiana, secondo il principio
dello jus soli, ai bambini nati
in Italia da famiglie straniere.
Perché i diritti di cittadinanza camminano con la storia
e se l’Europa, come sembra,
preferisce la scorciatoia della
separazione anziché la lunga
strada dell’integrazione, gli
immigrati continueranno ad
arrivere ma, più che stranieri,
saranno estranei.
Laura Mandolini
Dal gruppo Federazione della Sinistra – PdCI/PRC
Sulla gestione pubblica dell’acqua
Con l’articolo 38 della legge di assestamento del
bilancio regionale, la nuova Giunta regionale,
allineata alle politiche economiche berlusconiane, intende consegnare ai privati i servizi pubblici locali, a cominciare dal servizio idrico. E
questo nonostante la straordinaria mobilitazione a favore dell’acqua pubblica, che solo pochi
mesi fa ha portato a raccogliere oltre 1.400.000
firme -di cui circa 45.000 nelle Marche- per l’indizione di un referendum. E nonostante si stia
affermando una oramai consolidata giurisprudenza che afferma la competenza dei Governi
regionali e degli Enti locali nel mettere o meno
sul mercato un determinato servizio pubblico.
Sulla questione dell’acqua altre Regioni hanno
adottato provvedimenti per il mantenimento
pubblico di questo servizio, in cui la rilevanza
economica non può che essere subordinata
all’interesse generale e alla garanzia di un diritto
umano. Il governo Spacca va in direzione contraria, nonostante le solenni promesse del suo
programma di legislatura in cui si era impegnato a “promuovere e tutelare la gestione pubblica
dei beni primari, quali ad esempio l’acqua”, fingendo di scordare che nell’accordo con l’UDC
si aprivano le porte alle privatizzazioni attraverso la “collaborazione tra soggetti pubblici e
privati nei servizi di pubblica utilità”.
Sta accadendo quanto denunciammo all’atto dell’esclusione della sinistra, in particolare
dei comunisti, dal governo regionale: il nostro
allontanamento era necessario a far sì che i
grandi gruppi economici locali, nazionali e
multinazionali, incapaci di sviluppare qualsiasi politica economica ed industriale innovativa e competitiva, potessero continuare a fare
affari entrando in quei servizi che sono, in alcuni casi, indispensabili alla sopravvivenza dei
cittadini. Occorre una mobilitazione generale
per salvare l’acqua -e gli altri servizi- dalla speculazione.
Ho da poco depositato una proposta di
emendamento che prevede la soppressione
dell’art.38. La nostra opposizione a queste
operazioni sarà rigorosa e intransigente.
Raffaele Bucciarelli, consigliere regionale
Latte Fresco
Alta Qualità
1923
14
IL PALAZZO E DINTORNI
Habemus papam
Mentre i quotidiani, dalle pagine di cronaca locale, ci hanno fornito la cronaca
dell’avvenimento, a me rimane il compito
di una qualche garbata riflessione sull’avvenimento politico del momento a Jesi:
l’elezione del nuovo segretario del partito
di maggioranza, del partito, cioè, che ha
espresso il sindaco e che ha la maggiore
responsabilità nell’amministrazione comunale. Così, dopo un normale duello
interno al Pd tra tre candidature, Lorenzo
Fiordelmondo risulta il nuovo Numero
Uno portandosi a casa i due terzi, circa,
dei suffragi. Un buon gruzzolo che dovrebbe incoraggiarlo a continuare a fare
bene. Dico: a continuare perché, stando
alle voci di popolo, questo avvocato viene
dalla responsabilità triennale di un circolo del partito nel quale sembra si sia distinto per un certo impegno, a differenza
di quanto avvenuto negli altri due circoli.
Dunque: onore al merito. Che sappia continuare nello stesso impegno lo diranno gli
uomini e gli anni.
Io non mi aspetto miracoli dato che il
terreno su cui è chiamato a lavorare si
presenta veramente impervio. Non tanto
per la naturale opposizione interna sempre presente in un partito democratico,
né per l’opposizione politica in consiglio
comunale – dispersiva e bloccata da perenne crisi casalinga - quanto perché Fiordelmondo è chiamato a dare una mano al
sindaco per tentare la soluzione di alcuni
grossi problemi che sono sul tavolo non da
oggi. Primo fra tutti ancora la Sadam dopo
le ultime devastanti notizie che arrivano
dalla proprietà.
A sentire i bene informati, sembra che
Fiordelmondo abbia, già nel passato, messo su un certo cipiglio verso il sindaco suo
compagno di partito, e dal quale, non da
oggi, si trova in posizione critica. Non certo per la persona, ma per la soluzione – o
non soluzione – di alcuni problemi che
stanno a cuore alla città (vedi, ancora una
volta, la Sadam). Che poi egli riprenda fin
da subito anche l’eterno ritornello dell’allontanamento del direttore generale – una
montagna che nessuno è mai riuscito a
spostare di un millimetro – mi pare proprio tempo sprecato visti i tanti precedenti. Speriamo che si alleni a collaborare per
temi non meno ostici e altrettanto urgenti:
lavoro, traffico, strade, bilancio, vendita di
beni comunali, scelta delle priorità.
Ecco infine le richieste di quelli che credono di capire all’interno del Pd: frequenti
incontri, stimoli per tutti gli iscritti e simpatizzanti e un’attenzione alla distribuzione delle competenze. Se attualmente due
vertici (segretario e sindaco) esprimono
due orientamenti interni e dialettici, prudenza politica vuole, per non combinare
un patatrak, che anche il terzo orientamento si tenga presente in funzione di un
vertice di responsabilità in seno al Pd. A
meno che non ci sia chi vuole fabbricare
altre difficoltà.
Et censeo sancti Nicolai monumentum
liberandum esse.
v.m.
 Il segretario del Pd è Fiordelmondo
Il Partito democratico jesino
ha scelto Lorenzo Fiordelmondo come portavoce cittadino. Il trentacinquenne,
che succede a Stefano Bornigia, dovrà gestire una delicata fase politica per la città. Fiordelmondo ha avuto
Voce della
Vallesina
pagina aperta
7 novembre 2010
29 delegati (dei quali 12 di
Francesco Rossetti) contro i
13 di Enrico Ciarimboli indicato dagli ex margheritini.
«É tempo di dare nuovo impulso all’azione del Pd - ha
dichiarato il portavoce - ed
è indispensabile che il par-
tito torni a confrontarsi con
la città per comprendere le
sue priorità, i suoi veri punti
nevralgici, le sue problematiche, i suoi bisogni reali. E
da lì comporre scelte strutturali, con coraggio e determinazione».
Banca Marche e i confidi marchigiani
Supporto alle imprese
Banca Marche ha firmato le nuove conven- sono soltanto 31 i Confidi italiani, su un tozioni con i Confidi marchigiani cosiddetti tale di 644 consorzi di garanzia, che hanno
107, cioè i consorzi fidi con requisiti patrimo- ottenuto l’iscrizione all’albo speciale ex art.
niali rafforzati che hanno assunto la veste di 107 del testo unico bancario che li equipara
intermediario finanziario vigilato da Banca agli intermediari finanziari.
d’Italia. L’accordo è stato concluso con Coo- “Questo accordo - spiega il presidente di Banperativa Pierucci, aderente a Confartigiana- ca Marche, Michele Ambrosini - rafforza la
to, Fidimpresa Marche, aderente alla Cna e nostra politica di supporto al sistema delle
con la Società Regionale di Garanzia Mar- piccole e medie imprese. Banca Marche
che. Quelle annunciate sono le prime con- ha da sempre riservato un ruolo privilevenzioni firmate nelle Marche con i Confidi giato ai consorzi fidi ed alle associazioni
107, consorzi di garanzia che permettono
di categoria di cui spesso i Confidi sono
alla banche convenzionate di accantonare a emanazione, impostando un rapporto di
riserva, a parità di erogazioni, meno capitale partnership basato sul reciproco rispetto e
a presidio del rischio di credito. Al momento la condivisione del rischio.”
Poste Italiane: premiati gli uffici
Qualità per la clientela
Gli uffici postali di Belvedere Ostrense, Angeli di Rosora, Jesi 1 e Moie della Filiale di
Ancona sono stati premiati, nell’ambito
dell’annuale Meeting dell’Area Centro Nord
(Emilia Romagna e Marche), dal Responsabile di Area Territoriale, Raffaele Galliano.
Al Meeting, che si è tenuto a Rimini, hanno
partecipato 400 invitati tra direttori di uffici postali e responsabili delle varie strutture
provenienti dalle due regioni, ha rappresentato un importante momento di aggregazione e di confronto finalizzato, tra l’altro, a conoscere le nuove strategie aziendali mirate al
miglioramento dei servizi per aumentare la
soddisfazione dei milioni di clienti che ogni
giorno entrano negli uffici postali.
Gli uffici di Belvedere Ostrense (classificatosi al primo posto nella categoria “B”),
Angeli di Rosora, Jesi 1, Moie (sul podio al
secondo posto e terzo posto nelle diverse
categorie) si sono distinti per le ottime performances riguardanti la qualità del lavoro
svolto, gli obiettivi raggiunti e l’attenzione
verso il cliente. Uno speciale riconoscimento
è stato conferito anche all’intera di Filiale di
Ancona che abbraccia un bacino territoriale costituito da 124 uffici postali distribuiti
nelle varie località della provincia, a cui si
vanno ad aggiungere 60 sportelli automatici
Postamat, in funzione 24 ore su 24.
Jesi: lavori al fondo stradale
Alcune chiusure
È terminata la prima fase
dei lavori in via Mura Occidentali - nel tratto compreso tra via Montegrappa
e corso Matteotti - e in
via Montello, consistenti
nella fresatura del manto d’asfalto deteriorato e
nella realizzazione di un
sottofondo con strato di
stabilizzato
cementato
che impedirà il formarsi
di avvallamenti. Proprio
per consentire al sottofondo di tirare nel migliore dei modi, si dovranno
attendere una decina di giorni prima
di procedere alla nuova asfaltatura che
pertanto si effettuerà lunedì 8 novembre.
Durante questo periodo il transito in via
Mura Occidentali sarà garantito fino a
via Monte Grappa dove continuerà ad
esservi l’obbligo di svoltare per tutti i
veicoli. A partire da martedì 9 novem-
A Moie, la festa
di Santa Cecilia
Rallegramenti, Lorenzo!
La banda musicale L’Esina di Moie celebrerà la festa di Santa Cecilia domenica 21 novembre 2010. Il programma della giornata
prevede alle ore 10 la sfilata della banda
per le vie di Moie. Seguirà alle 11.30 la Santa Messa in Chiesa Cristo Redentore. Alle
ore 13 pranzo sociale presso i locali della
sede. I componenti della banda e gli allievi
della scuola di musica invitano a condividere questo momento di festa i soci, i genitori,
i simpatizzanti, gli ex e tutti coloro che vogliono partecipare!
DAL 1923
bre sarà riaperta al transito via Montello,
mentre si procederà alla chiusura di via
Mura Occidentali, a partire da via Cavour, per continuare i lavori di fresatura,
rifacimento del sottofondo e nuova asfaltatura nel tratto compreso tra l’incrocio
con via Chiappetti (salita delle Grazie) e
l’incrocio con via Montegrappa.
Martedì 12 ottobre
Lorenzo Focanti si
è laureato in Lettere Classiche, presso
l’Università di Bologna, con 110 e lode.
Congratulazione
dottor Foky!
Gli amici
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
Voce della
Vallesina
sport e tempo libero
Castelplanio - Art’in Casa: corso di scultura
7 novembre 2010
BASKET-FILENI BPA: Diretta su Rai Sport Più alle 20.30
Per dare forma alla fantasia
A Venezia per l’anticipo del venerdì
Un laboratorio sull’arte di
vivere, pensato secondo lo
spirito di Art’in Casa: vivere
un’esperienza creativa, sociale, intellettuale. Un corso
di scultura tenuto dal giovane artista jesino Alessandro
Togni: estro e fantasia, gli
ingredienti per dare forma
ai sogni, per dare spazio alle
idee e trasformarle in realtà
tridimensionale. Il laboratorio si terrà nei giorni di mercoledì 10-17-24 novembre,
con inizio alle ore 21, presso il B&B In Casa d’Arte di
Castelplanio. Togni offrirà
ai partecipanti la possibilità
di lavorare l’Ytong, un materiale da costruzione molto versatile, che egli stesso
utilizza nelle sue opere. Si
tratta di un calcestruzzo
cellulare a base minerale,
poroso e friabile, naturale
e riciclabile. Costituito da
cemento, silice, calcio e acqua, il materiale finito viene
preparato attraverso diversi
processi, plasmato, tagliato
e riscaldato ad alte temperature per acquisire resistenza,
lucentezza e porosità. Una
possibilità preziosa per chi
vuole dare forma alla fantasia, creando in ogni serata
un’opera d’arte da portare a
casa. L’esperienza di Art’in
Casa è avviata con successo
La risalita della Fileni Bpa verso le zone alte
della classifica è ripresa immediatamente dopo il passo falso di Rimini. Domenica
scorsa gli arancio-blu hanno fatto valere la
legge del PalaTriccoli, battendo per 96 a 91
il Veroli al termine di una gara combattuta e
decisa dalle giocate di Maggioli (nella foto
di Candolfi) ed Elder. «Bravi i miei ragazzi
per aver reagito alla sconfitta di Rimini con
questa intensità mentale - ha detto a fine
partita il tecnico jesino, Stefano Cioppi Una vittoria importante nella quale squadra
ha mostrato di avere attributi. Questo era un
inizio molto difficile per noi, ora dobbiamo
cercare di fare altri punti per raggiungere
prima possibile i nostri obiettivi. La difesa
deve ancora migliorare, certo, però noi abbiamo caratteristiche offensive. Due anni fa,
a Soresina, quando vincemmo il campionato,
battendo tra l’altro Sassari di Cavina, segnavamo 85 punti di media».
La classifica dopo il quinto turno di andata:
Udine 10 punti; Rimini, Venezia 8; Pistoia,
Barcellona, Reggio Emilia, Fileni Bpa Jesi,
Casale Monferrato, Casalpusterlengo 6; Forlì, Scafati, Imola 4; Ferrara, Veroli, Verona 2;
e già consolidata da tempo, nelle varie e periodiche
proposte offerte al pubblico.
«Art’in Casa - spiega Agnese
Piccioni, titolare del B&B nasce dal desiderio di creare
uno spazio in cui si possano
incontrare persone, pensieri,
capacità, esperienze, realtà sempre nuove, animate
dalla curiosità di imparare,
conoscere e rendere così la
vita un’opera d’arte.» L’arte
attraversa d’altronde tutta
l’attività e la struttura del
Bed&Breakfast. «Qui l’arte
è realmente di casa; – precisa la titolare - tra le nostre
mura domestiche accogliamo anche le opere di artisti
marchigiani e non, perché i
loro lavori possano divenire
parte del nostro quotidiano arricchimento estetico
e spirituale. I nostri ospiti hanno, così, il piacere di
percepire l’anima sensibile di un territorio ricco di
storia e bellezze naturali,
attraverso colori e forme di
artisti contemporanei. Inol-
tre Casa d’Arte è una delle
antiche case del paese: parte
viva della sua storia. Nelle
vecchie foto dei primi anni
del ‘900 la sua facciata fa da
sfondo a feste, processioni e
cortei. Oggi In Casa d’Arte
presenta perciò qualità e caratteristiche rare e preziose,
per un soggiorno tranquillo
e riservato, con spazi comuni in cui leggere, anche attingendo ai volumi presenti, o
ascoltare musica, con terrazze e un giardino in cui rilassarsi e ammirare lo splendido
panorama che dalle colline
marchigiane si estende fino ai
Monti Sibillini.» L’esperienza
di Art’in casa che sta per iniziare, attraverso il laboratorio
di scultura, rappresenta quindi l’opportunità di entrare in
un mondo ricco di suggestioni e di bellezza, di arte e legami con la storia e la natura.
([email protected] - prenotazioni tel. 0731 811282-347
1155211 – sito internet: www.
incasadarte.it).
Tiziana Tobaldi
15
San Severo 0 punti.
Gli arancio-blu anticipano la sesta giornata di campionato a venerdì 5 novembre,
quando andranno a far visita al Venezia
(ore 20.30) dell’ex coach Mazzon. La gara
sarà trasmessa in diretta su Rai Sport Più.
I veneti, considerati tra i favoriti alla promozione, sono reduci dalla prima sconfitta
stagionale, patita in quel di Casale Monferrato (93-82). Punti di forza sono i tre americani Tamar Slay, l’ex Reggio Emilia Young
e Clark, quest’ultimo provvisto di passaporto bulgaro.
A Montecarotto hanno festeggiato i cinquantenni
Un modello per i giovani
24 ottobre: quarta giornata di andata del Campionato Nazionale Serie C
Vittoria in casa per la Baldi Rugby Jesi
subito con un forte ritmo; purtroppo Liberatore và un po’ fuori dalle righe con un placcaggio in ritardo che l’arbitro sanziona prima
con un cartellino giallo e poi con l’espulsione
per le successive proteste. Questo costringe
la Baldi Rugby Jesi a disputare la seconda
frazione di gara nettamente in salita. Ma ciò
nonostante Jesi, verso la mezz’ora del secondo tempo, segna un’altra meta questa volta
con Scavone, che sfrutta ancora una volta
la grande mole di lavoro sviluppato dal pacchetto di mischia e và a depositare in mezzo ai pali (trasformazione a cura di Fagioli).
Nel finale di gara però il Noceto non molla
e va a segnare con un’altra bella azione alla
mano: a quel punto Jesi tiene il possesso del
pallone con continui pick and drive e riesce
a tenere il risultato fino alla fine. Un’ottima
partita con una bella vittoria che fa morale
e classifica; infatti ora la Baldi Rugby Jesi è
quinta in classifica con 8 punti. La prossima
settimana il campionato sarà fermo e riprenderà il 7 novembre con gli jesini che saranno
ospiti del Rugby Gubbio.
Ilaria Latini
Maiolati Spontini: campus scolastico per settembre
“Abbiamo assolutamente necessità che gli
investimenti sull’edilizia scolastica, insieme a quelli sulla discarica, siano esclusi
dal Patto di stabilità.” Queste le parole
del Sindaco di Maiolaati Spontini, Giancarlo Carbini, di fronte ad una situazione
che sta degenerando nel paradossale.
Il lavori per la realizzazione del Campus scolastico di Moie procedono a pieno ritmo. Per l’avvio del prossimo anno
scolastico, a settembre, gli alunni delle
elementari potrebbero già trasferirsi
nella nuova struttura. Ma il condiziona-
Radio Duomo
Senigallia in Blu
(95,2 Mhz)
le è d’obbligo. Non per ritardi sui lavori
o mancanza di fondi. Piuttosto, il Campus rischia di restare un cantiere ancora
a lungo a causa del Patto di stabilità. Se
i vincoli resteranno quelli attuali, non ci
potrà essere nessuna inaugurazione, né
si potrà procedere alla messa a norma
della scuola.
Il sindaco Giancarlo Carbini ha inviato
al Ministro dell’Istruzione Maria Stella
Gelmini una lettera che richiama il Governo ai suoi impegni.
Andrea Antolini
La celebrazione eucaristica delle 11,15 di domenica
24 ottobre è stata animata
da quelli del ‘60. Sono nati
mezzo secolo fa ed hanno
voluto trascorrere insieme
questa lieta ricorrenza. A
loro il parroco don Gianfranco Ceci ha raccomandato di non fare bilanci, ma di
continuare sempre a pregare e sperare in Dio. Questi
‘ragazzi’ hanno però qualcosa di speciale. Mai come in
questo caso è vera l’affermazione “50 anni e non sentirli, come non averli”: tutti li
portano egregiamente. Hanno partecipato alla messa
accompagnati dai loro affetti
più cari. Una cosa li ha resi
unici. Sono rimasti affiatati
CALCIO
Baldi Rugby Jesi vs Noceto Rugby: 14 – 12
Prima vittoria tra le mura amiche per la Baldi Rugby Jesi, che sconfigge Noceto per 14 a
12 in una partita al cardio palma. Risultato in
bilico fino alla fine, causa anche l’espulsione
di Liberatore ad inizio secondo tempo, che
ha costretto i leoncelli a uno sforzo supplementare poi ripagato dal risultato comunque
positivo. Inizia subito forte la Baldi Rugby
Jesi, con diverse azioni di mischia, mentre il
Noceto cerca di occupare il campo con calci
di spostamento di pregevole fattura. La prima meta dell’incontro viene messa a segno
dagli jesini con Piccinini, oggi nell’inedito
ruolo di primo centro, che sfrutta il lavoro massiccio della mischia e và a segnare
in mezzo ai pali; Fagioli poi trasforma. Nel
prosieguo della prima frazione di gioco, la
squadra jesina rimane in 14 per l’espulsione
temporanea di Magni e proprio in inferiorità numerica subisce la meta del Noceto che
và a segno con un ottimo gioco alla mano:
la meta però non viene trasformata e così la
prima parte dell’incontro si conclude sul 7 a
5 per i locali. Il secondo tempo ricomincia
tra loro come ai tempi della
scuola, anche se qualcuno
ha lasciato il paese per motivi di lavoro o di famiglia e
non ha avuto importanza se
hanno fatto carriera o meno.
Erano tutti lì, uniti, con il
desiderio di continuare ad
essere illuminati nella vita
dalla luce splendente di Dio,
è per questo che hanno pregato. I cinquantenni hanno
ricordato con un’intenzione
particolare chi si trova a vivere nella sofferenza fisica
e spirituale, quella che ci fa
sentire Gesù vicino come
non mai, e gli amici scomparsi Gabriela, Massimo,
Antonella. Il gruppo, nonostante le vicissitudini della
vita, è rimasto compatto. Da
Serie D
Un pareggio (0-0) della Jesina sul
proprio terreno (il “Carotti”) con
tanto cuore per mantenere il gradino della classifica, conquistato
in questa prima parte del Campionato finora disputato con cuore
e valore. C’erano varî ostacoli da
superare: Negro e Badiako assenti
per squalifica, battaglia su tutti i
movimenti specie a centrocampo
fin dall’inizio quando i leoncelli
addomesticano il Forlì, compagine
che spera di risalire alcuni scalini
con questa Jesina anche alquanto
acciaccata: specie il generosissimo
Strappini dolorante ai tendini ep-
Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
loro è arrivato alle famiglie
di chi non c’è più un sincero abbraccio colmo d’affetto
che ha contribuito a lenire,
per quanto possibile, il dolore per la prematura scomparsa. Che forza, dunque,
questi cinquantenni. Dopo
l’immancabile foto ricordo, la giornata è proseguita
con un simpatico momento
conviviale. Davvero un raro
esempio di aggregazione;
un modello, per le giovani
generazioni, sicuramente da
imitare. Cosa dire a questi
‘ragazzi’? Saggio è colui che
fa tesoro degli anni passati
e che conta su quelli futuri. Proprio splendidi, questi
cinquantenni! Auguri.
Maria Cristina Coloso
pur sempre in lizza. C’è veramente
bravura e dedizione da parte di tutta la squadra, come del resto mette
in evidenza mister Fenucci quasi
commosso nel lodarla. Al rientro
dallo spogliatoio, gli ospiti provano
ad alzare la linea di difesa, ma inutilmente; anzi, i nostri colpiscono il
montante con Francioni. Peccato; a
questo punto i circa duemila spettatori avranno implorato la fortuna,
ma la dea bendata non ha azionato
il buon cuore a nostro favore. Anche il Forlì ha mosso l’ultima pedina
pericolosamente e qui fischia l’arbitro: il risultato è in bianco.
Vir
16
Voce della
Vallesina
esperienze
7 novembre 2010
Il Gruppo Giovani Azione Cattolica della parrocchia di San Giuseppe condivide le riflessioni dopo il campo estivo
Che bello farsi pungere ! Racconti dopo una forte esperienza di condivisione
Quella che abbiamo vissuto la scorsa estate, presso la
Cooperativa Il Pungiglione
di Mulazzo (MS), è un’esperienza profonda ed intensa.
Nella struttura, gestita dalla
Comunità Papa Giovanni
XXIII, una quindicina di detenuti sconta l’ultima parte
della loro pena, svolgendo attività di apicoltura e falegnameria. Seguendo il carisma
della comunità condividere
la vita degli ultimi”, nei giorni della nostra presenza abbiamo lavorato insieme agli
ospiti, siamo entrati in due
case-famiglia e scesi in strada ad incontrare le prostitute.
Abbiamo voluto raccogliere le
emozioni provate e condividere le riflessioni che abbiamo
maturato alla luce di questa
esperienza.
Un terremoto
per i pregiudizi
A dire il vero, di tutta la compagnia, sono quello che è partito con una predisposizione
d’animo peggiore: non mi andava di andare a fare del bene
a persone che, secondo il mio
punto di vista, non lo meritavano. Ma son partito lo stesso.
Obiettivo: non peggiorare la
mia idea su questa categoria di persone. Ho lavorato
e sono stato a contatto con
loro. E ho sperimentato un
vero terremoto nelle mie idee.
Conosci la persona, la realtà
che l’ha portata a compiere
determinate scelte e azioni.
La percepisci colpevole per
quel gesto, ma “l’uomo non è
il suo errore”. Questo slogan di
don Oreste descrive ciò che
l’esperienza di Mulazzo mi
ha lasciato impresso nel cuore. Nel nostro essere uomini
siamo portati a fare errori,
ma non per questo dobbiamo
portare il marchio del nostro
sbaglio per tutta la vita. Grazie al Pungiglione l’ho capito
io ed anche gli ospiti della
struttura, che stanno cercando un’alternativa, anche se,
come loro stessi ammettono,
in questa società è difficile.
aprendosi, mi ha aiutato a
scoprire le mie debolezze. La
cosa che più mi ha toccato è
stata senz’altro il contatto con
i detenuti; ho scoperto esseri
umani dalla personalità eccezionale, e piano piano le mie
orecchie si sono abbandonate piacevolmente ai racconti
delle loro vite: dalle ragioni
dei loro sbagli ai loro pentimenti. Credo che la società
ci inviti un po’ a credere che
“l’uomo è somma delle sue
azioni”. Prima di questa esperienza avrei condiviso a cuor
leggero un’affermazione di
questo tipo. Oggi, dopo essermi curato al Pungiglione, mi
sento più maturo e mi piace
pensare che l’uomo è l’uomo:
bello, brutto, intelligente o no,
apatico o brillante... tutte queste e tante altre caratteristiche
sono soltanto un suo limite
per gli occhi altrui.
Mattia
Auguro a tutti di poter esser
scossi da un’esperienza simile,
o meglio, di essere punti.
Federico
Nel cuore di ogni uomo
Quando ti appresti a vivere
esperienze come questa non
sai come comportarti. Paradossalmente è più facile relazionarsi con portatori di handicap, la cui difficoltà è forse
più evidente, che con persone
che, oltre a qualche tatuaggio, non mostrano niente di
particolare. La difficoltà più
grande è stata quella di entrare in relazione con loro, con
delicatezza e rispetto, senza fretta, nonostante il poco
tempo. Prendere i discorsi da
lontanissimo, pensare mille
volte alle parole prima di pronunciarle... e rimanere stupito
quando uno di questi ragazzi
si avvicinava e chiedeva: «Su,
fammi qualche domanda! Ho
voglia di raccontarti la mia
storia.» E una volta rotto quel
velo, finalmente tutto cambia.
All’inizio ascolti la sua storia,
la storia dei suoi errori, poi
cominci a vedere la persona,
il suo passato, la sua vita. E
capisci che nessuna legge al
mondo potrà mai leggere nel
cuore degli uomini, che l’errore va punito, ma l’uomo va
amato, accolto, aiutato. Capisci che anche nei delinquenti
o nelle prostitute c’è un fratello che è stato solo molto più
sfortunato di te. Una volta ho
sentito dire: «Se Dio non è lì
mezzo, allora non è nemmeno nel tabernacolo.» E tutto
questo lo capisci solo quando
la smetti di vivere e pensare
per sentito dire, ma ti butti e
ti sporchi le mani... nella terra
fra le patate, nella melma di
esistenze difficili…
Francesco
Non supereroi…
ma credenti
Tante volte ho sentito parlare della casa-famiglia: chi la
descrive come una comunità, o come una casa di accoglienza, o come una struttura
orientata all’aiuto a persone
in difficoltà. Beh, nessuna di
queste definizioni riesce ad
esprimere al meglio ciò che
è veramente e ciò che lascia
nel cuore delle persone che
vedono e toccano con mano
questa realtà. All’inizio mi ha
sconvolto, mi domandavo il
perché: perché aprire la porta
della propria famiglia a persone sconosciute, con problemi, con un passato difficile e
mettere in pericolo magari la
”vera” famiglia? Perché mettere tutto questo sulle spalle
dei propri figli e cambiare in
maniera drastica la loro vita?
Perché annullare l’individualità di ognuno, la voglia a volte
di avere dei momenti per se
stessi? Perché rinunciare alle
vacanze con la propria moglie
o figli, alla macchina, alla carriera, ai vestiti, alla bella casa?
C’è forse qualcosa di male nel
desiderare tutto questo? Coloro che realizzano questa espe-
rienza non sono supereroi,
ma persone, come ognuno di
noi. Respirano la nostra stessa
aria, calpestano la nostra stessa terra, hanno i loro limiti. Ci
deve essere per forza di più:
una forte fede cristiana che li
aiuta, li sorregge e li conforta
nei momenti più difficili. Quel
credere sincero e cieco di chi
abbraccia pienamente Gesù e
segue le sue orme, tendendo
la mano verso il prossimo, in
particolar modo verso coloro
che soffrono: “gli ultimi degli
ultimi”. E tutto questo è ancora più sconvolgente….
Francesca
La cura
Mi sono visto sbattere in faccia una realtà che nemmeno
conoscevo. È questo quello
che ho provato non appena
tutti i pregiudizi sono caduti
come coriandoli a terra. Questa esperienza si è rivelata
nel tempo uno scrigno che,
Capire i propri errori
La prima sera, a cena, ci siamo seduti tra i ragazzi. Non
ero molto rilassata. Sentivo
come se la nostra presenza
avesse rotto il loro equilibrio,
nonostante sapessi che loro
erano abituati a questo tipo
di visite.
Nei giorni seguenti abbiamo
iniziato a vivere quasi pienamente la loro quotidianità e
questo mi ha aiutata. Mi sono
sentita a mio agio, ho iniziato
a parlare con i vari ospiti della
struttura, sempre con un po’
di timore nel fare domande
per cercare di non offenderli
e di non essere troppo invadente.
I momenti più belli sono stati quando i ragazzi stessi mi
hanno chiesto di fare loro delle domande o quando si avvicinavano spontaneamente
e iniziavano a parlarmi della
loro storia.
In questi momenti capivo
che davanti a me non avevo
quello che normalmente definiremmo “criminale”, ma una
persona che ha compreso i
propri errori e che probabil-
mente è pentita per quello
che ha commesso.
Valentina
Uno spogliarsi... Per poi
rivestirsi, ma con nuovi
abiti
Alla domanda: «Mi diresti
giusto due parole per riassumere l’esperienza?» rispondo
spontaneamente: «Uno spogliarsi... per poi rivestirsi, ma
con nuovi abiti.»
Beh, un’esperienza totalmente nuova ti attende: si hanno
pregiudizi, paure, aspettative...degli abiti addosso insomma. Poi si entra, si conosce l’ambiente, si vivono
atmosfere fuori dal quotidiano, le paure aumentano. Tieni stretti i tuoi abiti, per paura che ti vengano strappati di
dosso. Passano le ore, passano i giorni e inizi a spogliarti, non ti interessa dei tuoi
vestiti, sei pronto a toglierli,
per metterne altri che siano
della tua amica, o di quello
sconosciuto che incontri. Le
tue idee diventano spunti di
riflessione, un puzzle da buttare al centro per lasciarne
un pezzo a chiunque passi
di lì, e tu stesso ti ritrovi nel
bel mezzo di una cascata di
pietre preziose lanciate da
chi proprio non immaginavi.
E prendi di qua, prendi di là,
cambi punto di vista e forse
capisci che quei vestiti che
avevi erano un po’ vecchi,
andavano buttati o perlomeno lavati per togliere lo sporco, o lasciati nell’armadio
perché ormai stretti. Ho imparato che prima di giudicare dovrei infilarmi i vestiti di
uno, guardare il mondo, poi
indossare i vestiti dell’altro
e guardare di nuovo il mondo. A quel punto potrei dare
la mia opinione. Non puoi
dire che un nuovo abito non
possa calzarti bene se non lo
provi.
Silvia
a cura del Gruppo Giovani
Azione Cattolica
San Giuseppe
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