Settimanale d’informazione ANNO LVII- N. 38 euro 1 www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Jesi, domenica 7 novembre 2010 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi L’incontro nazionale Acr e Giovanissimi di Ac a Roma Cronaca di una giornata eccezionale Esperienza di carità In occasione della ricorrenza della costituzione dell’associazione di volontariato L’ Operaonlus che ricorre giovedì 11 novembre festa di San Martino di Tours sarà celebrata a Jesi una S. Messa alle ore 19, nella Chiesa di San Francesco d’Assisi. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal vescovo mons. Gerardo Rocconi presidente onorario dell’Associazione e concelebrata da padre Valentino Natalini consigliere spirituale. L’associazione non ha fini di lucro ed ha come scopo la promozione di strumenti di assistenza sociale per la realizzazione di un’autentica solidarietà tra gli uomini e la promozione integrale della persona in ogni suo aspetto, dimensione e momento della vita, attraverso l’opera prestata gratuitamente dai propri aderenti. Tra le varie attività dell’associazione che vanno dalla promozione di iniziative di natura culturale e di formazione sociale rivolte ai giovani all’assistenza agli anziani con progetti rivolti a migliorare la qualità della loro vita anche attraverso lo svolgimento di attività ricreative, spicca il settore che si occupa di “Sostegno Alimentare” che raggiunge singoli e famiglie in stato di indigenza temporanea causata da circostanze impreviste. Situazioni di disagio spesso invisibili vissute nella loro solitudine da persone, spesso con figli, che non chiedono per abitudine, per imbarazzo, a volte per orgoglio perché nella nostra collettività essere in queste condizioni è una vergogna. L’obiettivo infatti è anche quello di raggiungere queste persone con discrezione e riservatezza. L’ Opera nasce a Jesi il giorno di San Martino di Tours l’11 novembre 2006 da un gruppetto della Fraternità di Comunione e Liberazione della Diocesi. Sandro Marinelli, Presidente dell’Associazione ha evidenziato che si tratta di una iniziativa che educa ad una dimensione fondamentale dell’esistenza cristiana: la carità. É un luogo dove i volontari associati, guardando il bisogno materiale degli altri, vengono educati ad interrogarsi sul bisogno fondamentale che accomuna tutti gli uomini: il desiderio infinito del cuore. Vivere con fedeltà l’intensità della vita che sgorga dalla disponibilità a Cristo. Non si deve fare nulla di speciale perché ciò accada ma solo domandare continuamente, fin dal primo istante della giornata. Respirando già dal mattino una Presenza. Il Mistero. L’Opera è il segno di un’appartenenza concreta a Cristo. Raffaele Venarotta La lunga giornata dei 244 giovani jesini che hanno partecipato all’incontro nazionale per Acr e Giovanissimi di Azione Cattolica “C’è di più – Diventiamo grandi insieme” era cominciata prestissimo, alle 4 del mattino. Il viaggio in pullman verso Roma, dove li attendeva una grandissima festa. Al mattino l’incontro in San Pietro con il Santo Padre, che ha ricordato i suoi trascorsi giovanili. Nel suo intervento il Papa ha anche ammonito i 120mila ragazzi giunti da tutta Italia: «Non dovete adattarsi ad un amore ridotto a merce di scambio da consumare senza rispetto, incapace di castità e purezza. Molto amore proposto - ha proseguito Benedetto XVI – dai media e da internet non è amore, ma egoismo e chiusura: questa non è libertà. Vivere l’amore è fatica ma voi non dovete avere paura: non escludete gli altri ed aprite le porte all’amico Gesù». Il pomeriggio la festa si era spostata a Villa Borghese, per l’Acr ed a piazza del Popolo per i Giovanissimi. I più piccoli dell’Acr (dai 6 ai 14 anni) hanno avuto la possibilità di vivere dei gemellaggi e di giocare insieme. Il programma dei Giovanissimi invece, (dai 15 ai 18 anni) ha visto l’alternarsi sul palco di tanti personaggi che hanno portato la loro esperienza sul tema della crescita umana e spirituale. Molto applauditi il ct della nazionale di calcio, Cesare Prandelli, che ha sottolineato quando sia “più difficile educare che allenare” ed il fondatore della associazione “Libera”, don Luigi Ciotti, bravissimo nello stimolare i ragazzi ad aprirsi all’altro: «Un di più a non preoccuparci solo di noi stessi ma per andare incontro anche agli altri - ha detto nel suo intervento - Non è vero che i ragazzi sono quelli che si vedono nelle pubblicità in tv: quelli sono dei cretini. Voi siete i ragazzi veri, quelli che non si arrendono mai». Non potevano mancare in una festa di queste proporzioni, alcuni problemi di natura logistica nella fase del rientro a casa, comunque, ottimamente superati: l’entusiasmo e l’allegria dei ragazzi, oltre alla grande attenzione dei loro educatori, hanno fatto passare in secondo piano anche questi piccoli disagi. Poco prima dell’una di notte i quattro pullman sono rientrati a Jesi. fotoservizio Giuseppe Papadia Responsabile della Diocesi di Jesi della Fraternità di Comunione e Liberazione Nella foto, i ragazzi in marcia da piazza San Pietro a piazza del Popolo. Il Sinodo dei vescovi medio-orientali ha richiamato le condizioni necessarie per una pace duratura. Basta con la violenza: due Stati e Gerusalemme all’Onu Mentre l’ennesimo tentativo di un’intesa tra Israele e Palestina si muove tra speranze e delusioni, la Chiesa interviene ancora una volta con l’autorevolezza del Sinodo dei vescovi del Medio Oriente che hanno rimarcato le condizioni essenziali per una pace duratura e ricca di benefici per tutte le nazioni ancora travolte nella violenza. Le difficoltà di un’intesa tra gli Stati islamici e Israele dopo oltre sessanta anni, sono le cause che, più di ogni altra, hanno determinato e determinano tuttora le maggiori incomprensioni tra Oriente e Occidente. Finchè i palestinesi non otterranno il diritto alla formazione di un loro Stato e finchè non si riconoscerà Gerusalemme come luogo gestito da forze super-nazionali, la situazione apparirà dominata da Israele e i popoli islamici continueranno la loro totale solidarietà con il dramma e con la rivolta palestinese. Finchè le risoluzioni dell’Onu – a cominciare da quelle degli anni ’60 del secolo scorso – espresse in difesa dei diritti palestinesi, verranno considerate carta-straccia da Israele, la pace sarà solo un sogno. Ed è incredibile che, mentre si pretende di procedere con graduali accordi bilaterali, Israele continui imperterrito la colonizzazione della Cisgiordania, senza che né l’Onu, né gli Usa, né l’Ue ostacolino in niente la len- ta marcia verso la conquista di tutti i territori palestinesi. Intanto i territori garantiti allo Stato ebraico sono ben al sicuro dietro l’abusivo Muro ruba terreno. La politica di Israele, dopo le guerre di difesa e di indipendenza, è stata sempre più marcata dal principio che “quel che è mio è mio e quel che è tuo è mio”. Una politica che ha portato alla diaspora non solo di un popolo come quello palestinese, ma anche dei cristiani di tutto il Medio Oriente, vittime innocenti di una violenza incancrenita. I vescovi del Sinodo non escludono che le terre evangelizzate dai primi apostoli vedano quanto prima una fuga quasi generale dei cristiani per la per- secuzione aperta o subdola contro i seguaci di Cristo. E quello che più li spaventa è che la guerra avviene proprio tra i seguaci delle tre religioni monoteiste che tutte si rifanno al patriarca Abramo. Né sembra che il terrorismo venga meno con il graduale disimpegno delle forze occidentali che tuttora occupano l’Iraq e l’Afghanistan e che si avviano verso una ormai inevitabile sconfitta. *** I molti interventi dei presuli del Sinodo hanno evidenziato anche il dramma dell’emigrazione dei palestinesi, dei cristiani e della gente qualsiasi presa nel morso della violenza. Un’emigrazione che non trova accoglienza e stabilità in Occidente. Una diaspora che invita ad una nuova evangelizzazione, al rafforzo della solidarietà e dei motivi che possono unire quanti si rifanno alla legge divina, la quale, per nessun motivo, giustifica la violenza e le persecuzioni in atto in tante parti del Medio Oriente. Solo se si ribadisce e se si ottiene il rifiuto dell’anti-semitismo, dell’anti-islamismo e dell’anticristianesimo per ricercare i tanti valori comuni umani e religiosi, si può sperare in una rinascita della pace in Medio Oriente. Bisogna ancora una volta saper distinguere la religione dalla politica e non appellarsi alla violenza in nome di Dio. Conclusione. Se è vero che alcuni interventi dei Padri sinodali hanno accentuato un po’ troppo le responsabilità di Israele verso i palestinesi, è anche vero che la linea generale del documento conclusivo sintetizzata in 44 proposizioni, non fa altro che ribadire e aggiornare la posizione di sempre della Chiesa di fronte al dramma politico, religioso, sociale ed economico di tutte le nazioni del Medio Oriente. E sono oltremodo veritiere le meraviglie espresse per l’impotenza dell’Onu, degli Usa e dell’Europa nella conquista della pace in Palestina. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Del più e del meno La vecchia Jesi che ci assomiglia di Giuseppe Luconi Ritorno al passato. Capita spesso in questa rubrica, anche per il contributo dei lettori. Questa volta immaginate di avere fra le mani una copia di Voce della Vallesina datata 1910…. Cosa impossibile, perché Voce nel 1910 era di là da venire. Ma tra Voce e il giornale che sto sfogliando L’Ora Presente - esiste un grado di parentela. Sotto il titolo de L’Ora Presente, infatti, è scritto a chiare lettere: “Periodico cristiano-sociale”. Scorrere articoli e notizie di quel giornale è come frugare nei cassetti di un vecchio mobile dimenticato da sempre in un angolo della soffitta. Un viaggio tra pagine ingiallite dal tempo, alla scoperta delle cose che furono: un’occasione per confrontarci con la Jesi di cento anni fa. In prima pagina, un tema che tiene banco anche oggi, ma a rovescio: l’emigrazione. “E’ mesto – scriveva l’articolista – che dei cittadini di uno Stato, sacrificando gli affetti più cari, la patria e la famiglia, siano costretti a cercare in terra straniera i mezzi alla vita che loro nega la terra madre, ma sarebbe più doloroso se, date queste condizioni, non vi fosse, a tanto male, il rimedio, sia pure aspro e duro”. Allora, come sappiamo, ad emigrare, per sopravvivere, erano gli italiani. In città, anche cento anni fa, incombeva il problema della sistemazione delle strade. Dalle colonne de L’Ora Presente si rimproverava all’amministrazione comunale di aver speso - per allargare una via (da Porta Bersaglieri alla fonte Mastella) che non era stata mai richiesta da nessuno - “più della metà del fondo” destinato a tutte le strade interne. “Sarebbe stato me- Voce della Vallesina Cultura e società 7 novembre 2010 glio che si fosse pensato al risanamento della parte più lurida (sic!) della città”. Si citava, in particolare, il “piazzale di fianco alla fabbrica dei saponi, che aspetta da trenta anni un assestamento, che è un continuo aduno di lordume e che alla sola vista disonora una città civile”. La notizia che segue arrivava dal mondo del lavoro. “Gli infermieri di questo ospedale ringraziano sentitamente l’amministrazione della Congregazione di Carità per aver loro concesso 24 ore di riposo settimanale. Si augurano che tale concessione sia estesa anche agli inservienti di questo Ricovero di Mendicità”. Se ne deduce che erano tempi in cui infermieri e inservienti lavoravano sette giorni su sette. L’Ora Presente aveva una spazio anche per la cronaca nera: “Dal 27 al 31 maggio – riferiva - fu scoperta una vasta associazione a delinquere, che aveva rubato merce consistente in chincaglierie, stoffe ed altro. Dopo diligenti indagini furono arrestati…”. Dei ladri, non venivano indicate, come si fa oggi, le sole iniziali. Di ciascuno (quattro di Jesi e uno di Ancona), erano specificati nomi, cognomi, paternità ed età. “Tributiamo di vero cuore lode a l’Arma Benemerita – concludeva il cronista – per aver liberato la cittadinanza da una così vasta associazione a delinquere”. E, per finire, una inserzione pubblicitaria, di quelle che promettevano miracoli: “Non più miopi, presbiti e viste deboli. OIDEU unico e solo prodotto del mondo che leva la stanchezza degli occhi, evita il bisogno di portare gli occhiali. Dà un’invidiabile vista anche a chi fosse settuagenario. Opuscolo spiegativo gratis”. Seguiva l’indirizzo. Jesi: celebrazioni del IV Novembre Il 4 Novembre, una data storica per l’Italia. Data in cui si completava con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo delle campagne nazionali per l’Unità d’Italia. Un cammino lungo, durato settant’anni, dalla Prima Guerra d’Indipendenza in avanti. Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni preunitari e portato a termine con il concorso convinto della popolazione di tutte le regioni d’Italia, mosse dal desiderio di mettere sotto un’unica Bandiera le sorti della penisola. Il programma di Jesi, domenica 7 novembre Ore 10: saluto dei presidenti delle associazioni Combattentistiche e famiglie dei Caduti in guerra al Comandante del Presidio presso il Comando Compagnia dei Carabinieri di Jesi. Ore 10,30: Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti presso il monumento di Viale Cavallotti; in caso di cattivo tempo la messa verrà celebrata al Santuario delle Grazie. Ore 11,15: Corteo dall’Arco Clementino a Piazza Indipendenza; deposizione della corona di alloro alla lapide posta nell’atrio comunale e saluto del sindaco di Jesi. Ore 12: deposizione di una corona d’alloro al Famedio del Cimitero. In piazza della Repubblica saranno a disposizione due scuolabus per permettere ai partecipanti di recarsi al Famedio e di tornare poi in città. Un omaggio ai sostenitori di Voce Il libro “Jesi 2008” Tante sensazioni ed emozioni si rincorrono nel cuore ogni volta che scorriamo le pagine della nostra storia, nel diario su cui abbiamo impresso i momenti lieti o tristi della vita. Sfogliare le pagine di “Jesi 2008, cronache di un anno” è come rileggere le pagine della storia della città. Volti di uomini e donne, di giovani e bambini che hanno dato vita a questa storia, piccola in confronto ai grandi avvenimenti del panorama nazionale ed internazionale, ma grande se pensiamo a quanto ha contribuito a rafforzare la nostra identità. È un libro che contribuisce a darci la consapevolezza di essere privilegiati ad abitare in una città che offre continue e differenziate occasioni di incontro e di crescita culturale e sociale. Quando siamo facile preda dell’insoddisfazione o ci lasciamo prendere da una sterile critica, dovremmo rileggere con occhi diversi ciò che abbiamo vissuto o che avremmo potuto vivere. “Jesi 2008”: sintetiche e complete descrizioni, a volte come brevi racconti, di oltre ottocento notizie. Ogni giorno dell’anno uno scorcio di vita della città, delle associazioni cittadine, dei movimenti, delle istituzioni, delle aziende, delle persone che si sono dedicate a qualche iniziativa. Parole, ma anche immagini a colori, che fissano persone, piazze, monumenti, vie, manifestazioni, Fondazione Cardinaletti Giornalismo “Jesi e il ‘900”, la mostra che si potrà visitare fino al 27 novembre presso le Chiese di San Nicolò e di Palazzo Mereghi in Corso Matteotti. Nata da un progetto della Fondazione Gabriele Cardinaletti che ha come obiettivo quello di stimolare i giovani a recuperare le proprie radici e confrontarsi con la storia di Jesi, è una mostra interattiva e multimediale, realizzata in collaborazione con il giornale “Jesi e la Sua Valle”. Il lavoro si articola in diversi temi denominati “Piazze”, legati alla vita cittadina: costume e società, vita politica, sport, cultura e informazione, la città che cambia. Ogni Piazza vede personaggi, foto, video, allestimenti interattivi, oggetti e documenti. Segnaliamo che il 6 novembre alle 18 si svolgerà un incontro sul tema “Chi salverà la notizia? I media tra etica e trasparenza. Il mondo dell’informazione è in crisi di identità? Fino a che punto si possono spingere le campagne di stampa? C’è un limite alla notizia?” Si confronteranno Marco Tarquinio, direttore di Avvenire; Bruno Manfellotto, direttore dell’Espresso e Giorgio Lonardi, inviato di Repubblica. paesaggi, libri, opere d’arte. Qua e là, qualche foto storica in bianco e nero a ricordarci da dove viene il nostro presente. La voce degli autori non si percepisce dalle parole: sono giornalisti che cercano di dare la notizia scomparendo in essa, usano un linguaggio semplice ed essenziale, come se non volessero togliere spazio agli altri, alle centinaia di persone che popolano il libro. Paola Cocola ha saputo scoprire la città in cui vive e, con la pazienza della maestra e la curiosità della giornalista, è andata a ricercarne le potenzialità, le risorse e i protagonisti per rielaborarli e proporli ai suoi concittadini. Mentre la capacità del giornalista Giuseppe Luconi di raccontare la storia è emersa ancora una volta dalle pagine di questo libro. Non è semplice raccogliere, catalogare, memorizzare, organizzare, sintetizzare ciò che abbiamo avuto il dono di vivere, di sperimentare o di apprendere dalle pagine dei giornali o dalle testimonianze dei protagonisti. È per questo che gli autori meritano la gratitudine dei lettori ed il riconoscimento di quanti sono diventati protagonisti di “Jesi 2008”. Una pubblicazione non solo piacevole da sfogliare perché impaginata in modo semplice ed essenziale, ma anche capace di farsi leggere perché lascia che l’occhio scorra di data in data per ricordare ciò che gli autori riferiscono, o per soffermarsi su alcune statistiche o sugli approfondimenti. Sono certa che i nostri due autori, alla loro seconda pubblicazione insieme, sentiranno la gratitudine di tanti per questa produzione editoriale e per il loro servizio giornalistico di fedeli collaboratori del settimanale Voce della Vallesina e di altri organi di informazione. Scrivere è un piacere e una fatica, un impegno e un’attesa: l’augurio per Paola Cocola e Giuseppe Luconi è che continuino a sentire sempre questo desiderio di ricordare e di raccontare la nostra terra in modo professionale e al contempo accessibile a tutti. E che le inevitabili incomprensioni o difficoltà non spengano in essi l’entusiasmo per la ricerca e per il confronto. Beatrice Testadiferro Il libro è stato stampato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. La pubblicazione sarà data in omaggio a coloro che sottoscriveranno un abbonamento di amicizia al settimanale Voce della Vallesina. Voce della Vallesina arte Scusate il bisticcio (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it RIME SEGNALETICHE Quando uscì l’enciclica di Giovanni XXIII Mater et magistra (1961), le varie correnti ecclesiali cercarono di interpretarla ciascuna secondo la propria visuale. Mater et magistra: svolta a sinistra! proclamarono i progressisti. I conservatori replicarono: Vale la formulazione italiana. Perciò: Madre e maestra: svolta a destra! La corrente intermedia corresse ambedue le interpretazioni: Guardare quel che c’è dentro: restare al centro! IN PARTIBUS [NEO]INFIDELIUM Anagramma apostolico Benedetto XVI ha recentemente istituito il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (dell’Europa ex cristiana, soprattutto). Si punta, insomma, da parte della Gerarchia ad una RINASCITA CRISTIANA del Vecchio Continente (neo-pagano). NB - A pilotare la complessa macchina missionaria è stato chiamato un ecclesiastico omonimo del noto asso del volante Giancarlo Fisichella: mons. Rino Fisichella. Buona guida, Eccellenza! MORAL SUASION Zeppa anti-autoritaria A dare il vostro assenso io vi esorto (però non dite, poi, che ve l’ho estorto). DEFINIZIONI BISLACCHE MINIERA bis: la controfigura, su scala ridotta, della “giunonica” sposa di Zeus. SI NOMEN EST OMEN... Quale, tra gli stati USA, dovrebbe godere - stando almeno al nome - di grande prosperità? *** Soluzione del gioco precedente Emilio è, purtroppo, in esilio La Citazione a cura di Riccardo Ceccarelli Religione luce della ragione La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete cosa che è del tutto al di fuori della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. Benedetto XVI, Westminister Hall, Londra, 17 settembre 2010. La Pulce Raccolgo per strada un coloratissimo cartoncino che invita per Halloween a festeggiare e folleggiare presso il Music Hall (discoteca) “J’adore” di Ancona (ci risiamo: ricordate il centro estetico jesino, citato poche “Pulci” fa, con analogo titolo “Je m’adore”?). Nel “logo” si chiarisce l’oggetto dell’adorazione: una ragazza desnuda. E si annuncia: “Vi aspettano meravigliose ragazze e spettacoli di arte varia”. Il cui contenuto non facciamo fatica ad immaginare. Insomma: praticamente come a villa San Martino in Arcore, o palazzo Grazioli in Roma. Insomma: tali figli, tali padri. Il 5 novembre con il prof. Ramini “Il risveglio d’una nazione, il risorgimento italiano, mito e storia”: è il tema della conversazione che terrà il prof. Antonio Ramini, il 5 novembre alle ore 17,30 presso l’Aula Magna della Fondazione Colocci. L’iniziativa è proposta dal Circolo Contardo Ferrini, dall’associazione Italiana Maestri Cattolici e dal Movimento Ecclesiale di Impegno culturale in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed è invitata a partecipare tutta la cittadinanza. 7 novembre 2010 3 Libro: Il rifugio dell’aria- Poeti delle Marche di Francesca Innocenzi Un incontro con le voci della poesia marchigiana Venerdì 5 novembre, alle ore 21.30, presso la sala consiliare di Montecarotto, la scrittrice Francesca Innocenzi presenterà la raccolta antologica Il rifugio dell’aria-Poeti delle Marche (Edizioni Progetto Cultura). Relatore Pier Massimo Paloni. Il libro rappresenta il percorso della poesia negli autori delle Marche dal secondo Dopoguerra ad oggi, corredato di schede critiche e biobibliografiche dei principali protagonisti dello scenario poetico regionale. Un coro di voci dell’anima dentro la storia umana e sociale della nostra epoca. «Questo lavoro è stato per me un’occasione di incontro con le tante voci, anche meno conosciute, della poesia marchigiana – ha commentato la Innocenzi- con un profondo spirito di apertura e di accoglienza. Un’esperienza che mi ha arricchito umanamente e culturalmente.» Il rifugio dell’aria nasce dall’intento di una sintetica ricostruzione della poesia delle Marche dal Secondo Dopoguerra ad oggi. Lo sfondo è un tessuto epocale in continuo fermento, dalla fase di ricostruzione e ripresa eco- nomica all’impatto con le ideologie, dal confronto con la società globale allo sgorgo di moti di violenza repressiva nel contesto dell’attuale crisi. «Il titolo del libro- scrive Francesca Innocenzi nella nota introduttiva- trae spunto da quell’endiadi diaspora-residenza che fu individuata, alla fine degli anni settanta, da Franco Scataglini e che continua tuttora ad alimentare la riflessione di intellettuali e scrittori. La polarità limite (rifugio)-illimite (aria) va letta nei termini di una riscoperta, da cui consegue un ampliamento di orizzonti, entro la prospettiva dell’incontro tra esigenza di raccoglimento intimo e simbologia aerea dell’intelletto, in quanto strumento veicolare di comunicazione.» Tiziana Tobaldi Nella foto la scrittrice Francesca Innocenzi La voce della poesia curata dall’eclettica scrittrice jesina Marina Ristè Frammenti di un “mondo nuovo” Marina Ristè, oltre ad avere una penna facile a raccontarsi, possiede la capacità di far conoscere gli altri; nello stesso tempo non esita a rendere varia ed a trasformare la sua ricerca, dalle forme ai contenuti letterari. Una sorpresa continua per estro e fantasia: dalla fiaba giocosa ed incantatrice, a testi più elaborati come l’antologia o i romanzi di narrativa fantascientifica presenti negli ultimi lavori. Inoltre, in qualità di correttrice di bozze, Marina Ristè segue direttamente l’evento impaginazione di un lavoro e la sua prefazione; è il lavoro svolto nelle opere “Gioco per chi ama vivere” di Maurizio Silvestrelli (di Ancona), e “Roby e il suo sentire” di Roberta Mazzarini (di Jesi). Questi frammenti sono dedicati ad un mondo nuovo, a quel Dio che disegna a sorpresa ogni cosa che si protende verso colui che cerca, svelandosi. Alla possibilità di vivere un dolore o un passaggio, con l’abbandono a questa Presenza, percepi- ta come qualcosa che deve sostenerci nella pace. Tanti eventi in queste due raccolte, espressi dai racconti di “casa”, o dalle voci ed agli elementi furtivi colti per strada, nel quotidiano. Il silenzio, gli spazi condivisi, le proteste inquiete a ciò che si disfa o alla partenza definitiva di una persona. Immagini contenute in spazi da sfogliare che raccontano i viaggi del cuore. Marina, professionista della narrativa, ha tratto il meglio della poesia di entrambi gli autori, per comporne le antologie, mentre con le sue idee ha messo a fuoco altre possibilità di confronto, sia con Roberta che principalmente lavora come scultrice, sia con Maurizio, insegnante di chitarra e compositore di brani (di cui tra poco sarà edito un cd con la collaborazione della stessa Ristè, autrice iscritta alla Siae). Questi lavori ci offrono l’immagine di una donna semplice e libera di navigare in un universo aperto a tutti. Elisabetta Rocchetti Dopo la mostra pittorica di Giannetto Magrini Con Garbini Consulting Padre Armando a Milano Un libro aperto, una spirale esce dalle sue pagine... è il pensiero dell’uomo che riempie il libro di segni, di parole, di significato e quello stesso pensiero, diventato parola scritta, esce dal libro e va per il mondo. Questa è la riflessione che ha suscitato in me uno dei quadri di Giannetto Magrini esposti nella chiesa di S. Bernardo in via Valle, uniti da un unico filo conduttore: il libro. Una mostra provocatoria, senza alcun dubbio, del noto artista jesino che ha alle sue spalle un ricco curriculum di mostre personali, collettive e vari riconoscimenti. I quadri esposti dal 2 al 17 ottobre sono parte della produzione più recente dell’artista, che, incastonati in cornici dei primi del ‘900, hanno raccolto il consenso di tutti coloro che hanno visitato la mostra. Alla chiesa di S. Bernardo sono venuti i suoi stimatori, i collezionisti, gli amici, non un folto pubblico ma un pubblico scelto e interessato. E Magrini ha parlato con tutti coloro che sono entrati, ha dato spiegazioni e ha accettato critiche e un confronto aperto e costruttivo, con la sua disponibilità e il suo sorriso. Una ricerca di senso è alla base della pittura di Magrini che vuole esprimere, attraverso l’arte figurativa, il disagio, la difficoltà che comporta ogni cambiamento ma allo stesso tempo la consapevolezza che ogni trasformazione è un girare pagina, senza cancellare quello che è stato scritto nella pagina precedente; è accettare e fare propria la consapevolezza che la comunicazione del pensiero non ha più come veicolo unico e privilegiato il foglio stampato ma si serve anche di altri mezzi e strumenti che la tecnologia informatica ci mette a disposizione. Venerdì 12 novembre, alle ore 21, l’organista del Santo Sepolcro, P. Armando Pierucci, ofm, fondatore e direttore generale dell’Istituto di Musica Magnificat di Gerusalemme, terrà un concerto d’organo nella basilica di Sant’Antonio di Padova a Milano. Il concerto, organizzato dall’Associazione Amici del Magnificat in collaborazione con la ditta Garbini Consulting Srl di Castelpiano si svolge all’occasione dell’annuncio del lancio da parte della stessa azienda del progetto Risparmio Virtuoso, con cui intende, con altre imprese, sostenere finanziariamente le attività dell’Istituto Magnificat. L’Istituto di Musica Magnificat, una scuola della Custodia di Terra Santa situata nel cuore della città vecchia di Gerusalemme che conta attualmente circa 250 studenti, si propone di essere centro di eccellenza nell’insegnamento e nella prassi della musica, al servizio dei primi Luoghi Santi della Cristianità, della comunità locale ed internazionale e dei privati, senza distinzione di razza, lingua o religione. Il progetto Risparmio Virtuoso è destinato, tra l’altro, a sostenere lo sviluppo della collaborazione tra il Magnificat ed il Conservatorio di Vicenza. Quest’ultimo, infatti, già impegnato da anni con padre Armando Pierucci in progetti congiunti tra le due scuole, ha in progetto di aprire a Gerusalemme presso il Magnificat due corsi accademici di primo livello in pianoforte ed in organo, e successivamente un Master in Musica Liturgica possibilmente integrante varie tradizioni musicali liturgiche. I corsi offerti dal Conservatorio di Vicenza con il Magnificat a Gerusalemme saranno aperti sia a studenti locali che a studenti internazionali. Al concerto padre Armando Pierucci suonerà pezzi di Vivaldi, Frescobaldi, ed alcuni pezzi di sua composizione, su temi musicali della tradizione delle Chiese armene e etiope. Al termine del Concerto, l’Associazione Amici del Magnificat presenterà i CD registrati lo scorso anno con i cori dell’Istituto, nonché alcuni suoi futuri progetti con il Magnificat. “Libri e paesaggi della memoria” Una scelta consapevole quella di Magrini di fare una mostra in uno spazio tanto bello anche se un pò fuori dal circuito espositivo consueto della nostra città, una scelta dettata dal suo desiderio di creare un legame inscindibile e immediato tra il messaggio che ci vuole trasmettere e il contiguo Studio per le Arti della Stampa, museo che egli ha frequentato per stampare alcune sue incisioni e dove, tra i libri antichi e rari e i torchi da stampa, ci si cala in un’atmofera oggi dimenticata, quella della carta fatta a mano, dell’inchiostro uscito fuori da un laboratorio quasi alchemico e della stampa manuale con i caratteri mobili, forse archeologia del presente per molti, senz’altro rivoluzione del passato per tutti, senza la quale oggi il “times new roman” non esisterebbe. Un aspetto più classico della sua produzione, presente in mostra, è quello legato alle immagini della memoria, delle nostre colline e del San Vicino, tema ricorrente per i nostri artisti locali, ma presentato in un’atmosfera surreale, con il suo profilo inconfondibile tracciato con un unico e deciso segno del pennello, quasi un orizzonte ideale verso il quale rivolgiamo lo sguardo quando abbiamo bisogno di sentirci a casa. Francesca Romana Bini Foto Vincenzoni 4 Voce della Vallesina attuALITà 7 novembre 2010 Tempi bui e moralismi a senso unico Alla ricerca del perdono... di Remo Uncini Il film “Des hommes et des dieux” (Uomini di Dio), premio speciale della giuria di Cannes 2010 in proiezione presso il cinema “Diana” a Jesi pone il martirio come atto d’amore. Ha avuto un grande successo in Francia. É la storia di un gruppo di monaci in un monastero in Algeria (Tibhirine) e che nel 1996 furono trucidati da estremisti forse islamici o forse filogovernativi del governo di allora. Nel film risalta la capacità di relazione che questi monaci avevano vivendo con i mussulmani del luogo. Erano nel dubbio se rimanere o salvarsi. Hanno deciso di restare, fino alla morte, in una società lacerata dalla crisi che coinvolgeva tutto e tutti. Infatti i monaci formavano una comunità cristiana e monastica attraverso il segno della preghiera cristiana, del servizio evangelico e dell’incontro, senza pregiudizi, con un vicinato quasi totalmente mussulmano. Avevano ottime relazioni con la maggior parte degli abitanti del villaggio che si erano abituati a riconoscere nei monaci trappisti dei fratelli in Dio. Furono rapiti tra il 6 e il 7 marzo 1996 e trucidati il 21 maggio 1996. Il padre priore Christian de Chergè alla fine parla del perdono come fonte di ricongiungimento con il Padre che come “ladroni pentiti” ci accoglie. Perdonare è una delle esperienze spirituali più difficili. La sua importanza per noi cristiani è affermata da Gesù nella preghiera che ci ha insegnato: “rimetti a noi i nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Diventa fondamentale capire che cosa significa “rimettere”, “perdonare”. Perdonare non significa scusare o trovare attenuanti all’azione di un altro. La violenza è rompere un rapporto. Perdonare non significa dimenticare gli errori dell’altro e avere paura di agire nei suoi confronti. Il perdono può essere anche un ripiego. Bisogna avere la forza di condannare gli errori perché la giustizia non può essere offuscata dal perdono. Perdonare non è un premio al pentimento, ma diventa un valore. “Lascia lì la tua offerta davanti l’altare, e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire l’offerta”. (Mt 24) Perdonare è difficile quando l’offesa ha toccato la profondità dell’animo istaurando paura. Ma proprio perché il “male è grande” per venirne fuori necessita di un “bene grande”. Se non si perdona, di Riccardo Ceccarelli Il lamento è generale. Siamo messi male. “L’economia è paralizzata”, ha detto la presidente della Confindustria all’incontro con i giovani industriali a Capri, il 30 ottobre. Lo dicono con parole ormai quotidiane quelli dell’opposizione che invitano un giorno sì e l’altro pure il premier a dimettersi per motivi di “idoneità” e di fallimento del suo governo. Tutti guardano le travi negli occhi altrui tralasciando quelle sui propri. Tutti sanno che alcuni sono indagati prima che le indagini comincino; altri che lo sono quando le indagini non ci saranno mai, di altri invece ne viene data notizia lo stesso giorno che ne viene richiesta l’archiviazione. Guardi e ascolti telegiornali di reti diverse e ti accorgi che le stesse notizie, non solo vengono raccontate in maniera differente, ma alla fine ti domandi se hanno parlato della stessa cosa. Il filtro ideologico, di schieramento o di partito, è presente dovunque. Nessun giornale rettifica quello che magari ha raccontato in modo distorto o fazioso. E questo vale per l’informazione religiosa come per quella politica. Si dice che sia libertà di informazione. Questa è piuttosto libertà di disinformazione ed anche di offesa o di insulto, al riparo di ruoli e funzioni quasi intoccabili, di un moralismo saccente, di caste indiscuti- Differenze tra figli si può arrivare alla vendetta e all’odio. La giustizia non è vendetta! I monaci non sono fuggiti ma hanno affrontato il martirio. Che significa perdonare? Il perdono è un atto di misericordia, è un atto d’amore gratuito, una offerta di vita che consente di cambiare. La storia di quei monaci è la dimostrazione dello Spirito che si collega alla vita e implica una assunzione di responsabilità per sé e per gli altri con la speranza che nasce dalla preghiera e si immerge nella vita. In futuro non ci saranno più differenze fra figli naturali e legittimi. È quanto ha annunciato il sottosegretario Giovanardi nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri del 29 ottobre, che ha approvato il disegno di legge delega, in materia di filiazione, che dovrà essere esaminato dal Parlamento. Fra i punti più rilevanti del provvedimento: dal concetto di “potestà dei genitori” si passa al concetto delle relazioni che intercorrono tra genitori e figli; accanto ai doveri dei genitori previsti dalla Costituzione, è introdotto il diritto del figlio ad essere assistito moralmente, a crescere con la propria famiglia, ad avere rapporti con i parenti e ad essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano. Terre Elogio dell’attraversatore Elementari Credo che non esista nella lingua italiana la parola “attraversatore”, ma credo anche che mi sia concesso di scriverla qui, perché la spiego subito: per attraversatore intendo una persona che aiuta, agevola, controlla che i pedoni attraversino la strada senza pericolo. Fin qui è chiaro, mi pare. L’attraversatore a cui mi riferisco è una persona che non conosco, di cui non so nome, età, censo e professione. Di lui conosco soltanto da qualche mese la straordinaria maniera con cui fa il suo “mestiere” di attraversatore durante il momento di ingresso/uscita dei bambini da una scuola elementare. Non vorrei neanche dire quale sia, per mantenere il suo anonimato, anche se lo meriterebbe. Ma credo che anche molti altri suoi colleghi si meritino complimenti per come svolgono questo compito. Di tanti che ne ho visti operare e di alcuni che conosco, lui, l’attraversatore cui mi riferisco, possiede una qualità che lo rende, ai miei occhi, unico: è contento di fare attraversare le persone. È come se quella sua semplice funzione, coperto dalla giubba colorata arancione, fosse stata sua da sempre. Oppure che gli sia arrivata come un regalo a farlo felice e contento. E dunque lui restituisce agli altri, bambini e adulti, questa sua contentezza. Non solo: al termine del suo lavoro rivolge anche un augurio di buona giornata e lo fa sorridendo in modo solare, e si capisce che lo fa senza ironia. Lo so, questo, perché ogni volta che mi capita di passare per le strisce pedonali di cui è custode, ogni volta lui è pronto ad accompagnarmi, anche se ancora la mia età e la mia forma fisica mi permetterebbero altrimenti. Lo fa con me, ogni volta, e lo vedo fare con tutte le persone che capitano in quelle strisce pedonali. Oltre, naturalmente a farlo con gli scolari che entrano ed escono accompagnati dai genitori pedonalizzati. É una maniera inusuale ma gradita, originale senza essere smaccata, funzionale senza essere meccanica. Per questo mi sento di dirgli grazie, per quel suo modo di accompagnare le persone e di proteggerne i passi, e perché si capisce anche che lui si diverte, a lui piace divertirsi e divertire gli altri in un brevissimo momento. Già, ce ne fossero di attraversatori così, nella nostra vita, che ci facciano da accompagnatori sorridenti ed efficienti nei passaggi pericolosi… Per adesso, mi accontento di lui e gli rinnovo un grazie sincero e sentito con una virtuale stretta di mano. Silvano Sbarbati bili ed inviolabili. Si sono formate delle lobby, cioè dei gruppi influenti, che intendono manovrare l’opinione pubblica ma anche provare a determinare il futuro del paese. Guardare dal buco della serratura, sia in maniera concreta che figurativa, è diventato il più frequentato e credibile sport nazionale, esercitato il più delle volte disinvoltamente come l’unica verità sulle persone, sul loro pensare e sul loro agire. L’interesse dell’informazione e della gente sui fatti di Avetrana, su Sarah, lo zio Michele e Sabrina, e su altri episodi scabrosi destinati magari a ridimensionarsi, è diventato da tempo paradigmatico, di modello cioè, per l’insistenza e la curiosità prolungate su di loro, da farci designare come un popolo di maniaci. Non è possibile che l’informazione, che dovrebbe riflettere il mondo reale, sia tutta così. Perché il mondo concreto non è tutto così. Lo sperimentiamo tutti i giorni. Ce ne danno però un’immagine unilaterale, schizofrenica, mettono in luce quella più funzionale a certi obiettivi predeterminati, dandoci l’illusione e provocando certezza di muoverci in quel mondo e senza alcuna alternativa. Ad uno sguardo più attento, siamo tentati di concludere di non capirci più niente. Spesso diamo per scontato che ha ragione chi ha gridato più forte o chi ha ripetuto più ossessivamente le stes- se parole: la ripetizione le fa tramutare in verità. Poi forse si sgonfieranno, ma intanto hanno creato un clima, un’atmosfera viziata. Ed i fatti reali, una volta appurati, non avranno identica informazione. Un solo esempio. L’inchiesta “Why Not”, del 2008, concepita e portata avanti da Luigi De Magistris e suoi successori, che tenne banco nell’informazione per mesi, con indagini su politici ed imprenditori, si è risolta nel nulla o poco più, è stato un clamoroso flop, ha rovinato però tante vite: lui invece, il magistrato Luigi De Magistris, è diventato parlamentare europeo. Nulla o quasi, dopo la sentenza, l’eco sui giornali che allora la strombazzarono: non gli hanno dedicato neanche metà dello spazio di allora. Qualcosa si può leggere su “Tempi”, del 3 novembre, pp. 8-14. In questo bailamme il ruolo dei cattolici non può essere solo quello di una denuncia moralistica sponsorizzata magari da quanti, in tante occasioni, della morale non sanno cosa farci, ma di proposte coerenti, di chiarezza, di testimonianza e di servizio per il bene comune. Il tutto senza cadere nell’aggressività verbale, strumentalizzata da chi dell’aggressività e della parzialità fa uso quotidiano rischiando di farne norma e metodo di lavoro e di informazione. Troppo facile per tutti il moralismo a senso unico. PILLOLEdiRISORGIMENTO di Massimo F. Frittelli “I Seicento di Balaklava” è un film inglese del 1968. Un’opera che punta il dito contro il colonialismo, critica la classe militare e, indirettamente, riafferma il concetto della “stupidità” della guerra. L’opera ribalta la “filosofia” del kolossal americano “La carica dei Seicento”, un bianco e nero del 1936, anch’esso costruito attorno al medesimo fatto d’arme: il disastro dell’11° Ussari inglese durante la Guerra di Crimea. Cavalleggeri che in un impeto di esaltazione sono stati inutilmente sacrificati dai vertici militari della regina Vittoria. Era il 24 ottobre di 156 anni fa quando quel reparto d’elite, comandato da lord Cardigan (che pare abbia dato il nome alla nota giacca di lana), veniva fatto massacrare dai cannoni zaristi ad “alzo zero” che difendevano Sevastopol’ assediata. Una resistenza ammirevole, quella di semplici soldati, civili e marinai russi, durata 349 giorni e immortalata ne “I racconti di Sebastopoli” da Lev Tolstoj. La città è un importante e ancora oggi conteso (tra ucraini e russi) polo portuale, posizionato nell’area sud-occidentale dell’oblast’ autonomo di Crimea. Una terra intagliata da 38 baie la maggiore delle quali, la Sevastopol’skaja buchta, divide l’abitato e la rada in due parti. A sud-est e a poco più di un chilometro da Sebastopoli o Sevastopol’ c’è la cittadina di Balaklava. Sette mesi dopo quella carneficina giungevano sugli stessi luoghi gli uomini del Corpo di Spedizione del Regno di Sardegna. Colonia greca poi base ge- novese, che subentrava a Venezia per i commerci con l’oriente, quel lembo di Tauride ha ospitato per un anno le 2 Divisioni salpate da Genova al comando di Alfonso La Marmora, fratello del fondatore dei Bersaglieri Alessandro. Su quella penisola allun- che da Waterloo aveva gata nel Mar Nero, dopo garantito quarant’anni di trecento anni di dominio non belligeranza, vacillava. turco annessa all’Impero Regno Unito, Francia, Russo dalla zarina Cateri- Austria, Russia, Turchia si na II la Grande, tra l’otto- preparavano allo scontro bre 1853 e il febbraio 1856 per l’egemonia sui Balcani, si andava consumando sul Mediterraneo e sulle quello che per molti sto- vie terrestri d’Oriente. rici è stato il primo con- Il casus belli, però, riporta flitto “moderno”. ad una disputa tra il clero Il “Progetto Greco” cattolico e quello orto(l’espulsione degli Otto- dosso per l’amministramani dall’Europa e la rige- zione dei “luoghi santi” nerazione dell’Impero Bi- di Gerusalemme, a quel zantino sotto il controllo tempo inclusi nell’Impero russo), pensato da Pietro Ottomano e politicamenI detto il Grande, elabora- te controllati dai Turchi. to e avviato da Caterina II, Napoleone III, dal 1851 era continuato con i suoi imperatore di Francia, successori ma è con lo zar rispolverando un “priviNicola I che si accelerava. legio” di 130 anni prima In nome della Santa Alle- poneva sotto la propria anza, i regimi assolutisti tutela gli interessi dei cateuropei avevano più volte tolici in Palestina. chiesto e ottenuto il so- La Russia, che dalla castegno dell’Autocrate sla- duta di Costantinopoli vo per reprimere i “moti si sentiva erede legittirivoluzionari” che nel ma del Cristianesimo biVecchio continente anda- zantino (Mosca come la vano graffiando il “legitti- “Terza Roma”), reclamava mismo e l’ordine”. di fare altrettanto con i Il Russo paladino dell’as- sudditi ortodossi dell’Imsolutismo, però, appog- pero turco. Istanbul, che giava anche le rivendi- chiudeva un occhio sul cazioni nazionalistiche e “primato politico-religioslave nei Balcani. Lo sco- so” francese, interpretò po era quello di arrivare a la rivendicazione russa controllare gli stretti del come un’ingerenza negli Bosforo e dei Dardanelli affari interni e la rifiuper poter entrare nel Me- tò. Per tutta risposta, nel diterraneo. Sarà proprio 1853 Nicola I occupava perseguendo “l’obiettivo i principati danubiani di finale di Caterina” che Ni- religione ortodossa, ma cola I si avviava a rappre- sotto sovranità ottomana, sentare una seria minaccia di Moldavia e Valacchia per le linee di commercio (l’odierna Romania) inneanglo-francesi. scando l’ennesimo conflitL’equilibrio tra le “Monar- to russo-turco. chie restaurate” a Vienna, Massimo F. Frittelli Voce della Vallesina regione 7 novembre 2010 5 Nuovi studi ricostruiscono storia, politica, economia in epoca risorgimentale Le Marche e l’unità d’Italia Sono più di venti gli studiosi, prevalentemente giovani e provenienti da diverse università della regione, che hanno contribuito a realizzare sotto la guida di esperti e per la collana ‘Storia Italiana’, il libro “Le Marche e l’unità d’Italia”. L’opera è stato promossa dal Comitato Provinciale di Ancona dell’Istituto per la Storia del Risorgimento e pubblicata, a cura di Marco Severini, per le Edizioni Codex di Milano. Contributi finanziari hanno offerto l’Assemblea Legislativa delle Marche, l’Associazione Casa del Lavoratore ‘Augusto Bellanca’ di Senigallia, la Banca di Credito Cooperativo di Ostra e Morro d’Alba, il Centro Cooperativo Mazziniano ‘Pensiero e Azione di Senigallia, il Centro Studi Marchigiano di Jesi, il Comune di Senigallia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, l’Istituzione Macerata Cultura, la Provincia di Ancona, l’Università di Camerino e l’Università di Macerata. Si tratta dunque di un’opera corale, da molti concordemente progettata e realizzata. Per la ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia il presidente Napolitano ha invitato a promuovere iniziative non celebrative, ma utili a ripensare le origini dello Stato ricostruendo, rileggendo, rivedendo, aggiornando interpretazioni storiche che evitino revisionismi. ‘Lo storico è mosso anche da un interesse che nasce dal presente e quindi non è propriamente oggettivo’, è stato autorevolmente affermato. Può essere tuttavia una buona garanzia di obiettività il fatto che il libro sia stato scritto a più mani, con la trattazione di argomenti specifici, territorialmente distinti e spesso fino ad oggi non esaminati. Altre caratteristiche presenta il volume oltre a questa scansione di temi che, per altro, ne agevola la lettura. Rivisita questioni generali ed eventi di spicco accanto ad altri tolti dalla penombra; non dimentica situazioni relative ad aree geografiche di periferia; considera da vicino protagonisti e comprimari dimenticati o trascurati che operarono nella realtà locale; attinge a nuove fonti, soprattutto alla documentazione, depositata presso l’Archivio di Stato di Ancona, del commissario Lorenzo Valerio, il personaggio più frequentemente citato nel libro. Ad essa hanno fatto capo tutte le ricerche. Lucio Febo dedica un capitolo agli eventi risorgimentali che interessarono Jesi, già avviata ad una industrializzazione che avrebbe portato ad un’affermazione economica: città operosa, dibattuta fra nostalgie del passato e nuove consapevolezze, ma permeata di persistenti umori democratici. Di una simile situazione si farà interprete una classe dirigente illuminata, consapevole di una scelta epocale inevitabile e comunque convinta che l’innesto della piemontesizzazione in un territorio ex pontificio non avrebbe prodotto una rivoluzione sociale, ma avrebbe apportato notevoli vantaggi economici. Considerazioni particolari riguardano il superamento di un esame popolare quale fu il plebiscito, indagine assimilabile ad un referendum, ma che, per quanto riguarda l’unità d’Italia, servì solo a legittimare una decisione già presa e quindi risultò utile soprattutto al Piemonte. Solo tre giorni dopo l‘evento più che altro simbolico della battaglia di Castelfidardo nella regione si organizzarono plebisciti ai quali furono ammessi solo i cittadini che avevano compiuto ventun anni. Da annotare però, per quanto riguarda Jesi, l’appoggio anche di una deputazione femminile che, in rappresentanza di 399 cittadine, espresse alla Commissione municipale gratitudine ‘al mondo maschile, eroe di battaglie militari e conquiste politiche’. Ulteriori consensi aggiunse una deputazione di giovani studenti che, per minore età, erano stati esclusi dal voto. Dopo questa ‘fase eroica’ a Jesi la politica muoverà i propri passi sotto la guida di personaggi che avevano preso parte ai moti d’indipendenza e alla difesa della Repubblica Romana, quali Antonio Colocci, Pericle Mazzoleni, Francesco Politi, Gaetano Ravagli, Vincenzo Salvoni. I grandi ideali risorgimentali continueranno così a vivere con loro e a dare un’impronta permanente alla vita politica della città. Il libro, apparso in anticipo sulle celebrazioni per l’anniversario, è stato presentato a Roma e in diverse sedi regionali: a Jesi il 22 ottobre, presso la Sala Maggiore del Palazzo della Signoria, con una manifestazione presieduta dal prof. Enrico Ciuffolotti, coordinatore del Centro Studi Marchigiano. Sono intervenuti, con relazioni di approfondimento, Lidia Pupilli, Vice presidente del Comitato di Ancona dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Lucio Febo, co-autore e Marco Severini, curatore dell’opera. Da lui sono state annunciate per il futuro altre iniziative che occuperanno tutti i fine settimana fino a primavera. Non saranno organizzate grandi conferenze su temi di carattere generale esposte da grandi oratori, ma saranno trattate altre esplorazioni delle vicende locali, affidate a nuovi studiosi. Il comune proposito è di scoprire le radici che hanno originato l’unità delle Marche aggiungendo nuovi contributi finalizzati alla conquista di una maturità civile che in Italia, ha affermato Marco Severini, ancora purtroppo non è stata pienamente raggiunta. Al termine della manifestazione è stata distribuita ai presenti una copia del libro: gratuitamente e per iniziativa, unica nella regione, del Centro Studi Marchigiano di Jesi. Augusta Franco Cardinali Programma per l’Ordinazione sacerdotale di Fr. Enrico Maria 10 novembre ore 21,15: Nel teatrino parrocchiale “E videro Gesù” Catechesi per tutta la comunità 12 novembre ore 21,15: In chiesa Veglia di preghiera per il novello Sacerdote 13 novembre ore 17,00 In Cattedrale Ordinazione sacerdotale 14 novembre ore 11,30 Messa solenne del novello Sacerdote Parrocchia S. Francesco d’Assisi Si comunica che sono state recentemente realizzate al piano terra e al primo piano di Palazzo Bisaccioni (Piazza Colocci n. 4 – piazza ove è sita la Biblioteca Comunale) due sale museali, la prima per l’arte contemporanea e l’altra per l’arte antica e moderna. La visita, con l’illustrazione della guida, è gratuita e per ottenere il giorno e l’ora dell’attuazione della stessa basta semplicemente telefonare al numero della Segreteria: 0731/207523 (n. 4 linee) 6 7 novembre 2010 Riva del Garda: Convegno Nazionale Avulss La sfida alle istituzioni Voce della Vallesina psicologia e società due pesi... di Federico Cardinali Nella splendida cornice di le inclinazione di ogni uomo Riva del Garda si è svol- alla carità. to, dall’8 al 10 ottobre, il 20° Sabato il dott. Renato Frisan- Due pesi e due misure. che capo di un governo (com’è di questo signore? Anche per tocalco ci si mettono, con le Convegno nazionale Avulss co, della Fondazione Roma Quante volte ce lo saremo ora in Germania, com’è stato lui apriremmo il nostro voca- loro ‘spiegazioni scientifiche’, cui hanno partecipato più di Terzo Settore, ha parlato detti! Ogni volta che ci siamo in Inghilterra, o in India o in bolario di volgarità, o invece a giustificare una doppia momille volontari, fra i quali di- della “Progettualità a servi- trovati di fronte a qualcosa altre parti del mondo) faccia per lui useremmo maggior rale! ciannove provenienti da Jesi. zio dell’inclusione sociale” che abbiamo vissuto come ogni tanto qualche festa priva- riguardo? O, addirittura, lo Il presidente nazionale precisando che il volonta- un’ingiustizia. Come un trat- ta - naturalmente per riposare guarderemmo come un uomo Oggi le cose stanno cambiandell’Avulss, dott. Franco Bel- riato vive oggi una fase di tamento diverso, ricevuto da dalle sue tante fatiche - in cui di valore, un vero uomo, dato do, direte. Non tanto, per la luigi, presentando il tema del forte complessità ed evolu- due persone che pure avevano ospita, tra amiche e qualche che a settant’anni suonati da verità. convegno, “Volontariato ed zione; dovendo rispondere fatto la stessa cosa, che aveva- amico, giovani e avvenenti ra- tempo, è ancora capace di gio- Il punto è che, guardando i cambiamenti, credo che doesclusione sociale”, ha sotto- alle esigenze del territorio, no avuto il medesimo com- gazzi. Immaginiamo, poi, che care con le ragazzine? vremmo fare attenzione e dovendo giustificare di fronlineato le finalità dell’asso- incontra notevoli difficoltà portamento. ciazione in rapporto al pro- a livello economico per rea- In famiglia, per esempio, te al suo popolo il perché di Nel medioevo una donna che guardare bene in quale straquando tra due fratelli che li- questi momenti di relax, dica non fosse tutta casa-e-chiesa da ci stiamo incamminando. blema dell’esclusione sociale: lizzare i suoi programmi. «Un operativo lavoro di rete «Il volontario deve diffon- tigano i genitori rimproverano che questo è il suo stile di vita veniva additata a vista e im- Perché, secondo me, ora corsarà il volano per costruire dere la cultura della soli- sempre uno dei due e giustifi- e che a lei “piacciono gli uo- mediatamente definita come riamo anche un altro rischio. una società più giusta, dove darietà ed essere agente di cano l’altro. A scuola, quando mini”. Che male ci sarebbe? una ‘grande peccatrice’. I no- Quello di voler abbassare le ogni essere umano possa sviluppo sociale. Fare pro- un insegnante, fra alunni che È normale che a una donna stri nonni usavano una dop- donne al livello degli uomini. sentirsi persona». getti diventa indispensabile si comportano male, richiama piacciano gli uomini, così pia morale quando si trattava “Se i maschi si comportano Don Virgilio Colmegna, pre- per l’associazione perché sempre gli stessi e trova buone com’è naturale che agli uomini di valutare i comportamenti così, allora lo facciamo anche sidente della Fondazione significa fare i conti con la giustificazioni per tutti gli altri. piacciano le donne. No? Certo, delle donne e quelli degli uo- noi”. Questo sembra essere il mini. Ma erano i nostri non- pensiero che sta guidando le “Casa della Carità” di Milano, realtà e con le proprie capa- Due pesi e due misure anche è normale. nel mondo del lavoro. Ogni Ma quale sarebbe il giudizio ni, vivevano nell’ottocento. È giovani generazioni. Come se ha tracciato il profilo socio- cità di attuazione. logico del tema: Il progetto rafforza l’attivi- volta che ci sentiamo tratta- che, istintivamente, darem- vero che anche oggi, in certi la coerenza, l’onestà, la fedel«Il volontariato è una sfida tà organizzativa perché va ti in modo diverso dal capo, mo di questa signora? Il mio paesi, una donna che non tà e il rispetto per la dignità, all’interno delle istituzioni e pensato ed eseguito insie- che ha sempre un occhio di dubbio è che useremmo con è fedele al suo uomo viene propria e dell’altro, fossero nel territorio, dove si fa co- me, condividendo gli obiet- riguardo per qualcuno che gli lei parole non proprio ‘gentili’. condannata a morte, mentre valori da buttare. munità solo se non c’è esclu- tivi e verificandone poi i ri- sta più ‘simpatico’, magari per- Anzi, credo proprio che ci ver- per l’uomo si chiude un ocrebbe da usare parole che ap- chio. Anzi, tutti e due. Dato Ma la parità dei diritti - ”la sione di nessuno. La parola sultati con onestà critica, in ché un po’ più ruffiano. volontariato non significa modo da essere presenti “ai Questa volta, però, due pesi e partengono ad un vocabolario che se un uomo va con una pari dignità sociale… senza solo servizio, ma educazio- tavoli territoriali di concer- due misure, dobbiamo dircelo, piuttosto volgare, e non penso donna che non è sua moglie, distinzione di sesso” - non si ne continua verso questo tazione” ed incidere sulle siamo noi a farlo. A cosa mi che la guarderemmo con tan- la colpa, naturalmente (?!), è raggiunge abbassando la dondi lei che lo ha provocato. Lui, na al livello dell’uomo, in ciò riferisco? A come guardiamo ta ammirazione. sentimento della comunità: politiche sociali». che di peggio lui ha coltivato poverino, che c’entra? in modo terribilmente diverso all’interno delle associazioni di sé. Siamo noi uomini che Ora immaginiamo che, anzigli uomini e le donne. si deve immettere la priorità “Pazzi d’amore!” ché una donna, sia un uomo. Ma così si ragionava nel me- abbiamo bisogno di riscopridegli emarginati e segnare Il dott. Giuseppe Anzani, legami anche là dove si parla magistrato, presidente della È ormai qualche anno che il Anche lui ormai adulto, diri- dioevo, oppure nell’ottocento. re quei valori che le donne di cronicità fisica e menta- Sezione Civile del Tribu- mondo della politica ci offre gente di una grande industria, Oppure nei paesi civilmente hanno saputo finora coltivare. le, facendo palpitare quella nale di Como, ha parlato, un’immagine di sé tutt’altro ricco, magari anche capo di arretrati. Noi siamo nel due- Primo fra tutti il rispetto, per vita che si apre all’avventura domenica, sul tema “Po- che edificante. In questi ultimi un governo (com’è ora in Ita- mila. Siamo civili. Perfino la sé stessi e per l’altro. E solledell’oltre». litiche sociali a contrasto tempi, poi, pare che la vec- lia, o in Francia, o negli Stati nostra costituzione dice che varci, imparando da loro. La gratuità del volontario dell’esclusione sociale”. Ri- chiaia, anziché portare sag- Uniti o in tante altre parti del “Tutti i cittadini hanno pari spesso diventa la molla che volto ai volontari, Anzani gezza e maggior equilibrio, ci mondo). E che anche lui faccia dignità sociale e sono eguali Per concludere, allora, due fa scattare la domanda di ha detto: «Voi siete pazzi! presenta un ulteriore deterio- ogni tanto qualche festa priva- davanti alla legge, senza di- riflessioni. senso. Come fate ad amarvi e ad ramento, con il colore dell’ir- ta - certo, sempre per riposare stinzione di sesso, di razza, di La prima: che ormai è ora, dalle sue tante fatiche - in cui lingua, di religione, di opi- anche passata, di smetterla Il vuoto e la mancanza di amare in una società dove reversibilità. ospita, tra amici e qualche nioni politiche, di condizioni con i due pesi e due misure, senso caratterizzano la vita esiste, sempre più accentra uomini e donne. La seconodierna, per cui il volontario, tuata, l’esclusione sociale e Ora, se vi va di continuare a amica, giovani e avvenenti ra- personali e sociali” (art. 3). che si propone di recuperare dove la gente non si ama?… leggere, fatelo, ma molto len- gazze. E anche lui venga poi a Perché, allora, continuiamo da: che la strada da imboccadirci che questo è il suo stile ad usare due pesi e due mi- re non è quella di abbassare il il senso del vivere e degli stili Bisogna in silenzio tuffar- tamente. di vita e che a lui “piacciono le sure ogni volta che guardia- livello, quanto, invece, quella di vita “sobri”, diventa porta- si dentro di sé, per trovare mo il comportamento degli di recuperare il rispetto per tore della gioia. La gratuità è una emozione profonda ed Immaginiamo che una donna, donne”. quindi sinonimo di felicità. una conoscenza della pro- adulta, dirigente di una gran- Domanda: qual è il giudizio uomini e quello delle donne? quei valori che sostengono la «Il volontariato deve esse- pria dignità: io sono unico, de industria, ricca, magari an- che istintivamente daremmo Perfino certi psicologi da ro- dignità dell’essere umano. re la comunità della cura, amato e voluto, e l’altro non dell’amicizia, della relazione, è un “non-io”, ma un altro Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) una scelta forte dello “sta- “io”, persona come me. Ino per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI re in mezzo”, avendo il co- clusione sociale significa raggio della denuncia nella uguaglianza. convinzione che “l’altro” é Oggi non è solo la povertà fondamentale anche per lo l’incubo di una comunità www.vallesina.tv aderisce alla maratona per la legalità e la cultura stesso volontario, per essere che non realizza l’uguaglianpersona». za, ma la lotta senza poterla raggiungere in una società Prendere posizione rimasta nella fase dell’egoi- Venerdì 5 novembre, a due mesi dall’as- Current, Valigia Blu, Repubblica, Wired, no il paese; sono previsti collegamenti Una visione teologico-pa- smo narcisista». sassinio del sindaco di Pollica Angelo l’Unità, Rainews24, De Agostini, U-Sta- con l’università di Torino, con gli studi storale del tema è emersa Lo stato sociale non è riusci- Vassallo, il mondo delle web tv lo ricor- tion, Raduni, YouDem. di Luiss TV dall’Università Luiss e con dal discorso di Paul Ren- to a rimediare all’esclusione, da con una lunga diretta sul web e in tv. www.vallesina.tv trasmetterà la diretta L’Aquila, con Latina e in diretta con ner, direttore dell’Istituto di anche perché l’escluso rap- La rete, infatti, propone “Cose nostre: da Bologna, a cui parteciperanno molti l’Università di Palermo dalla web radio Scienze religiose di Bressa- presenta un problema e non per la legalità e la cultura, ricordando illustri ospiti tra cui Davide Scalenghe Libertà di Frequenza. Spazio anche agli none: «Dio ci provoca per una persona che può essere Angelo Vassallo”. Una maratona per la (Current), Giordano Sangiorgi (MEI), interventi esteri: da Toronto partecipeprendere posizione fra i pri- aiutata mediante quell’in- legalità e la cultura dalle ore 20 alle ore Giuseppe Bianco (Procuratore di Firen- rà Antonio Nicaso (giornalista, esperto mi o gli ultimi… Un Dio che contro “che scalda il cuore”. 24 (e con un’anteprima dalle ore 19.30) ze), Loris Mazzetti (Rai), Roberto Ippo- di ‘ndragheta internazionale), da Parigi ha iniziato un gioco di auto- «Il volontariato non può che andrà in onda “a rete unificata”. Il lito (autore de “Il bel Paese maltrattato”, Francesco Piccinini (Agoravox), da New esclusione fin dalla nascita, essere un surrogato delle progetto è promosso dal network Al- Bompiani), Laura De Merciari (Slow York Andrea Masu (Alterazionivideo – fino a mimetizzarsi in un istituzioni, ma deve essere tratv.tv, dalla federazione delle micro Food). Saranno intervistati da Giampa- Incompiuto Siciliano). In trasmissione pezzetto di pane, che però l’anima che le innerva dia- web tv FEMI (di cui www.vallesina.tv è olo Colletti (Nòva24 e Altratv.tv-FEMI) le “incursioni” di Stefano Andreoli (Spideve essere spezzato e con- logando con esse ed entran- membro e responsabile del centro Ita- e Francesca Fornario (l’Unità). noza.it). diviso… Gesù aiuta a vedere do nella stanza dei bottoni, lia), Ipazia Preveggenza Tecnologica, Si parlerà anche delle mafie che affliggoSara Federici per saper guardare, piut- perché occuparsi degli altri tosto che farsi vedere. Lo è adempiere al compito di sguardo attento è il primo cittadino, enunciato dalla passo per evitare l’esclusio- Costituzione (art.2). ne e, se si parte dagli ultimi, Bisogna recuperare la capanon si esclude nessuno. cità di amare: Guardando con gli occhi di sono io che ho bisogno di Gesù riusciremo a superare te, anche se sei un escluso, quelle sovrastrutture socio- perché insieme proseguiapolitiche e mentali, ormai mo il cammino nell’aiuola IMPIANTI IDRAULICI tanto radicate da apparire feroce degli inclusi. La sinnormali. Dobbiamo “de- tesi del volontariato è quinASSISTENZA TECNICA pilarci”, cioè liberarci dal- di uno stile di vita basato MATERIALI PER BAGNI la logica del Pil (prodotto sull’amore… Continuate ad interno lordo) e usare una amarvi così, perché siete categoria nuova, “Isu”, cioè pazzi d’amore!». l’indice di sviluppo umano A conclusione del Conveche ci fa vedere altri aspetti gno il presidente nazionale di GIANFRANCO MUZI oltre quello economico. Bi- ha ribadito: Per essere buoni Via Giuseppe Guerri, 17 JESI sogna farsi prossimo con pa- volontari bisogna coniugare Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731 200337 - 335.247108 role e gesti che comunicano cuore, mani e cervello. vita e speranza, ed invitare Maria Antonietta Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 - www.fazibattaglia.com gli altri a scoprire la naturaAngeloni Online ricordando il sindaco Angelo Vassallo TERMOIDRO Voce della Vallesina LA CHIESA LOCALE IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Venerdì 5 novembre Ore 17.30: Incontro organizzato da Meic Ore 19: Santuario delle Grazie, S. Messa Sabato 6 novembre Ore 18: Incontro di Formazione Diaconi e Aspiranti Diaconi Domenica 7 novembre Ore 11.15: Macine, S. Messa con Unitalsi Ore 16.30: Pianello Vallesina, Incontro con Famiglie Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Lunedì 8 novembre Assemblea Cei Martedì 9 novembre Assemblea Cei Mercoledì 10 novembre Assemblea Cei Giovedì 11 novembre Ore 19: S. Messa nell’anniversario della fondazione dell’“OPERA” onlus Venerdì 12 novembre Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia Ore 18: San Francesco di Paola, S. Messa per defunti della New Holland Sabato 13 novembre Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia Ore 17: Cattedrale, ordinazione Sacerdotale di Fra Enrico Maria Mimmotti Domenica 14 novembre Esercizi Spirituali con i prossimi Diaconi di Senigallia Ore 15.30: Seminario, Corso per operatori della Pastorale familiare Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Associazione “Noi Operatori di Pace” Riprende l’attività L’associazione “Noi Operatori di Pace” riprende le attività dell’anno 2010-2011 con incontri di formazione umana e spirituale cercando di offrire delle occasioni per una adeguata conoscenza della teologia e dottrina cattolica. “Gesù, le novità del suo messaggio” è l’argomento della conversazione che sarà tenuta dal vicario generale mons. Giuseppe Quagliani, domenica 7 novembre alle ore 17 presso la Cattedrale di Jesi, nella sala della Confraternita. L’incontro è aperto non solo a quanti aderiscono all’associazione ma a quanti desiderano approfondire la propria vita di fede. Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 vita ecclesiale 7 novembre 2010 7 Parola 7 novembre 2010 - 32 domenica del tempo ordinario - anno c La famiglia di Dio è molto più ampia di quella terrena di Dio a Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38) Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta per moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Commento Gesù si trova ormai a Gerusalemme ove si manifesta il Signore della comunità cristiana che sta costituendosi e cerca di introdurla ai più importanti valori della fede che è chiamata a proclamare e soprattutto a vivere. Tra questi valori, nel brano domenicale, si pone la verità della risurrezione dei morti. Questa verità è osteggiata dai sadducei: un’associazione del ceto aristocratico che ha degl’intenti religioso-politici. Questi non sono mai riusciti a conquistare e a difendere il popolo dei poveri. Il distintivo della loro religiosità è il negare la risurrezione dei morti. Mi soffermo su due espressioni: I figli di questo mondo prendono moglie (in greco: gamèo) e prendono marito (in greco: gamìskomai); e: Non possono più morire (apo-thnèsco), perché sono uguali agli angeli (in greco: is-ànghelos). I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito Provo a tradurre alla lettera: I figli di questo mondo prendono moglie e danno in moglie. La frase tradotta alla lettera rivela un particolare importante: la donna è data in moglie, perché non può scegliere il proprio marito, come è nella tradizione orientale al tempo di Gesù e in tutte le parti del mondo allora conosciuto. Detto questo vediamo che Gesù ci tiene a precisare bene quelli che sono i modi di vivere su questa terra e quelli nell’eternità. Davanti a Dio, uomo o donna, saremo tutti uguali. I Giudei, anche quelli che credono nella risurrezione, non pensano alla vita futura prescindendo dalla mentalità mondana. I risorti sono quelli che continuano la vita nuova con le abitudini dell’aldiquà. Gesù non condivide questo modo di pensare: dopo la morte non ci si sposa più. I figli di questo mondo sono soggetti al peccato e alla corruzione; i figli di Dio, scelti per dono, appartengono ad un altro mondo e ricevono la vita eterna, dopo la risurrezione. Il matrimonio è del mondo presente per la continuazione della specie, ma anche nel futuro nulla sarà distrutto dei valori umani, come sono i legami affettivi della famiglia: tutto sarà ricomposto e vivremo tutti inseriti nella stessa famiglia di Dio, che è molto più ampia di quella terrena. Come vivo io questa splendida realtà, questa vera speranza di rincontrarci in Dio? Non possono più morire, perché sono uguali agli angeli La frase di Gesù rimarca la vita futura come situazione di vita immortale e accostata a quella degli angeli. Forse è meglio tradurre, invece di uguali, con simili, poiché come persone umane anche nell’aldilà saremo un po’ diversi dagli angeli, cioè rimarremo sempre con il distintivo della nostra umanità. Quello che ci accomuna con gli angeli è la modalità e questo avviene perché siamo figli di Dio. Nella Sacra Scrittura gli angeli sono definiti figli di Dio: «Ora, un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro» (Gb 1,6 e 2,1). Come questi partecipano della gloria di Dio, della sua forza e del suo splendore, così anche i risorti ricevono la filiazione divina, la gloria e un corpo spirituale: «Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1Cor 15,42-44). La risurrezione è superiore all’immortalità. Non si tratta semplicemente dell’anima, ma è tutto l’uomo che risorge, che riprende il suo essere uomo completo. E questo è dono della grazia divina. La risurrezione poi riguarda tutti, peccatori e giusti d’ogni razza, d’ogni popolo, d’ogni religione. La differenza, per i giusti e onesti d’ogni fede, è che si tratta di una risurrezione gloriosa, come è ora per Gesù. Credo fermamente nella speranza che un giorno ciò sarà certezza per me che ho accolto Cristo? P. Silvio Capriotti ofm In cammino ascoltando la Parola Giornata Unitalsi: il 7 novembre Anche per l’anno pastorale 2010 - 2011 la comunità parrocchiale di Santa Maria del Piano promuove incontri sulla Bibbia L’anno unitalsiano della sottosezione di Jesi è stato molto intenso: incontri, feste, riunioni e, soprattutto, i pellegrinaggi a Loreto, a Lourdes e in altri santuari. Per ringraziare il Signore di tutte queste esperienze gli unitalsiani sono invitati a partecipare alla Santa Messa celebrata dal vescovo Gerardo nella chiesa parrocchiale di Macine, domenica 7 A Santa Maria del Piano Dopo i pellegrinaggi “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4,4) che da alcuni anni vede la partecipazione assidua di persone interessate ad ac- cogliere la ricchezza del dono di Dio nella Sacra Scrittura, per imparare come leggerla, come meditarla, pregarla e possibilmente viverla. Gli incontri, della durata di un’ora e mezzo circa, si svolgono presso i locali parrocchiali ogni martedì alle ore 21, dal mese di ottobre a metà giugno, in un clima accogliente e familiare e sono condotti con competenza e bravura da don Corrado Magnani su testi specifici prestabiliti. Un contributo, questo, offerto per dare la possibilità, a chiunque lo desideri, di riscoprire la centralità della Parola di Dio nella propria vita e l’opportunità di incontrarlo attraverso la “Sua” Scrittura. Franco Giuliani Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. novembre, in occasione del tradizionale incontro di chiusura dei pellegrinaggi Il programma prevede: alle ore 10,45 l’accoglienza; alle ore 11,15 la Santa Messa e alle 13 il pranzo. Per le iscrizioni e le prenotazioni ci si può rivolgere alla sottosezione Unitalsi di Jesi (tel. 0731 207160) aperta il lunedì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12. In ricordo di David Lunedì 8 novembre alle ore 18,30 presso la chiesa Santa Maria di Moie sarà ricordato il giovane seminarista David Brunori, a sedici anni dalla sua nascita al Cielo. Alla celebrazione eucaristica saranno presenti i suoi ex compagni di seminario, ora sacerdoti, don Michele Montebelli e don Gabriele Crucianelli. 8 Ricordo di mons. Peradotto 2 San Martino, tanto per fare le conoscenze, è uno dei quei paesi come ce ne sono tanti nei paraggi: non ci abiteresti manco morto, eppure sono belli fino a far scendere le lacrime. La sua cinta di mura, pressoché completa, sta lì a dire che una volta era stato un paese che aveva contato e contato parecchio; la sua porta d’ingresso, unica porta, sopra la quale nei saeculi saeculorum avevano fatto affrescare una bella Madonnina col Bambino in braccio è lì a dire che qualche pezzo grosso da difendere c’era stato. Se la chiesa parrocchiale ha roba bella da mettere in mostra, significa che di fede ce n’era stata e qualche soldo era stato speso anche per onorare il Padreterno… Insomma non ci vuole tanto a capire che San Martino, qualche tempo addietro, era stato… San Martino. Ed anche se la gente di adesso, la storia non la sa o la sa de striscio, si vanta, e si vanta eccome, di essere di San Martino. Adesso, al momento della storia che sto per raccontare, dentro le mura ci vivono 12 persone in tutto e, fatta eccezione del prete, la più giovane ha più di 80 anni e tutti gli altri ci vanno solo quando la domenica vanno alla messa o quando debbono andare a qualche mortorio. La strada asfaltata passa fuori e San Martino è come ‘na ‘llacciatura a lampo: una fila di case di qua e una di là della strada. Non una bottega o uno spaccio dove le donne pos- Voce della Vallesina in memoria 7 novembre 2010 sono andare ad informarsi sui fatti altrui. Né un bar o un barbiere. Niente. Funziona un circolo dove gli uomini la sera vanno a bestemmiare e a raccontare le solite storie di caccia e di donne; storie talmente inventate che assomigliano a quelle vere. D’inverno (ed a San Martino l’inverno comincia a metà ottobre e finisce ai primi di maggio) alle sei della sera son tutti dentro casa: mangiano tutti le stesse cose; guardano tutti gli stessi programmi della televisione e tutti, ad una cert’ora, vanno a letto. Per fortuna che a San Martino c’è stato per più di vent’anni don Angelo. I 50 anni gli erano suonati da un pezzo, ma era stato in gamba non solo per le funzioni e le feste che organizzava. Sì anche per quelle, chi dice, ma soprattutto perché era stato amico di tutti, si interessava a tutti ed entrava in tutte le case. A casa sua non ci mangiava mai perché…: se mangio da solo mi sembro un cane, diceva; e poi era così simpatico che un pranzo o una cena se le sapeva trovare comunque. La gente lo sapeva e se se lo vedeva gironzolare attorno verso l’ora di pranzo o di cena non gli risparmiava l’invito; invito che accettava prima di averlo ricevuto! “È uno dei nuantri” Diceva Arnaldo; e Spajiccia, GniGno e Ni’ de Falaschì’ gli facevano l’eco: “…De nuatri!” Solo che adesso, a S. Martino, non c’era più manco don Angelo. Don Maurizio È scomparso mons. Franco Peradotto, uno dei fondatori della Fisc (federazione dei settimanali cattolici). In questo momento esprimiamo un profondo dolore per la sua morte, ma il nostro è anche un grandissimo senso di riconoscenza per quanto ha realizzato. Non finiremo mai di essergli riconoscenti per la straordinaria intuizione di realizzare una federazione dei settimanali diocesani, che è unica nel suo genere. In occasione del 40° della Fisc mons. Peradotto scrisse un messaggio nel quale auspicava “che cresca il ‘patrimonio’ della Federazione”, ossia “l’amicizia fra i direttori e i redattori, maturata nei momenti faticosi come in quelli lieti”, nonché “la conoscenza di persone significative, quella possibilità, veramente unica, di scoprire l’Italia attraverso le fonti qualificate dei direttori di giornali con cui si condivide non solo il mestiere, ma la passione della vita”. Proprio quest’intuizione, di creare conoscenza e amicizia, è ancora oggi il nostro patrimonio più ricco e l’eredità che cogliamo da questo grande uomo, che ha fatto di tanti giornali un network che ora gode di una forza notevole. Nei lunghi anni del dopo Concilio, e fin quando le condizioni di salute lo hanno permesso, don Franco si è speso interamente per la diocesi ma non togliendo spazio alla preghiera. Mons. Peradotto è stato per oltre trent’anni direttore della “Voce del Popolo” di Torino e primo presidente della Fisc, dal 1968 al 1980. Si è spento all’alba del primo novembre, festa d’Ognissanti. Preghiamo il Signore perché gli dia la ricompensa dei giusti e lo accolta nel suo regno glorioso assieme a tutti i santi che abbiamo celebrato proprio nel giorno della sua scomparsa. I funerali sono stati celebrati il 3 novembre in Duomo. Don Giorgio Zucchelli Presidente Fisc loreto: l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme Una istituzione millenaria L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di antica origine (1103), risiede a Roma ed ha la sua sede legale nello stato città del Vaticano. Coloro che oggi appartengono all’ordine curano la propria formazione spirituale e si prodigano a sostenere ed aiutare, moralmente e materialmente, le opere e le istituzioni caritative, culturali e sociali della chiesa cattolica in Terra Santa. In occasione della festività della Beata Vergine Maria, Regina della Palestina e patrona dell’Ordine, i Cavalieri vivranno tre giornate di ritiro spirituale sul tema: “Guardare con gli occhi, il cuore e la vita di Maria, il mistero di Cristo”. Nella serata del 5 novembre i partecipanti si ritroveranno nella Basilica della Santa Casa di Loreto per la Veglia mariana per l’apertura del ritiro spirituale con il pas- saggio in Santa Casa. Le riflessioni spirituali del sabato saranno tenute da mons. Luciano Giovannetti, Gran Priore di Luogotenenza e da mons. Edoardo Menichelli, Priore della Sezione Marche. La giornata di ritiro prevede poi il canto dei Vespri, nella cripta, e la recita del Santo Rosario con Benedizione Eucaristica. Domenica 7 novembre, alle ore 9, presso il Palazzo Illirico: cerimonia di consegna dei Diplomi ai Confratelli e Consorelle che hanno ricevuto la Promozione di grado o l’Investitura a Cavaliere e Dama nell’anno 2009. Alle ore 11 in Basilica, solenne messa pontificale a conclusione del ritiro spirituale presieduta dal cardinale John Patrick Foley. Preside delle Marche per l’Ordine è l’avv.to Antonio Mastri e Priore emerito della Sezione è mons. Cleto Bellucci, arcivescovo emerito di Fermo. In ricordo di Annunziata Marini In ricordo Lettera alla madre All’età di 96 anni si è spenta Annunziata Marini Procaccini. Un ricordo delle figlie. 11-2-1928 18-10-2010 Carissima mamma, sentiamo il bisogno di ricordarti anche sulle pagine di un giornale a noi caro. Speriamo che vorrai approvare questo gesto, tu, così schiva e gelosa dei tuoi sentimenti. Sotto la tua apparente fragilità, nascondevi un carattere forte e volitivo, nonché un grande amore per la vita, per l’arte, per la natura, per la bellezza in tutte le sue manifestazioni. Avevi talento, intelligenza, intuito che ti permettevano di valutare e consigliare con precisione e sicurezza. Purtroppo la tua lunga esistenza terrena, benché non priva di gioie e soddisfazioni, è stata costantemente funestata da mille paure, che sostanzialmente si riducevano ad una soltanto: la paura della morte. Avevi fede, pregavi senza stancarti mai, per te, per i tuoi, per gli amici, per tutta la famiglia umana… ma l’immagine del Dio giustiziere offuscava purtroppo quella del Dio misericordioso. La tua visione parziale e univoca del Padre celeste dipendeva in gran parte dall’educazione e dalla cultura della tua infanzia e giovinezza, vissute nella prima metà del secolo scorso. Temevi il giudizio di Dio, ma Lo ringraziavi per il dono della vita, a cui ti sei ancorata con tutte le tue energie. Con l’inesorabile avanzare dell’età, lo spazio per te si è sempre più ristretto fino a limitarsi al tuo letto di sofferenza. Volevi costantemente qualcuno accanto e noi non ti abbiamo mai lasciata sola. Abbiamo ascoltato ogni tua parola, cercato di soddisfare ogni tua necessità e contato ogni tuo respiro. Progressivamente la tua mente così attiva e vivace, la tua personalità così prorompente sono state aggredite da una paura incontrollabile e da fantasmi nuovi contro i quali hai lottato strenuamente, ma invano. Alla fase del dolore gridato è seguita quella del dolore muto. Noi lì, impotenti a chiederci quale fosse il grado di consapevolezza della tua fine, quella fine che ti aveva ossessionata da sempre. I tuoi occhi, talvolta aperti, non vedevano più questa terra, ma erano già alla ricerca delle realtà celesti. Una notte, il Signore ha deciso che il tuo cuore dovesse smettere di battere e ti ha permesso di andartene in silenzio, dolcemente, quasi con il sorriso sulle labbra. Il tuo volto, sfigurato dalla sofferenza, all’improvviso è apparso sereno, disteso, pacificato, con i tratti di una giovinezza remota, ma mai scomparsa del tutto. Abbiamo vissuto il tuo funerale come la Pasqua di Risurrezione dopo la lunga e terribile agonia del Calvario. Ora crediamo fermamente che tu sei nella casa del Padre, libera da ogni paura, immersa nel Suo amore, circondata da tutti i cari, che ti hanno preceduta e che hai invocato incessantemente per mesi. Noi, anche a tuo nome - interpretando con certezza la tua volontà, tanto forte era in te il sentimento della riconoscenza e della gratitudine -, ringraziamo tutti coloro che ti hanno curata ed assistita con professionalità e dedizione, tutti coloro che ti hanno amata e hanno seguito la tua infermità con trepidazione e con gesti di vera amicizia. Carissima mamma, sei stata il centro della nostra vita, abbiamo ereditato da te principi e valori, ti abbiamo amata profondamente, come sapevamo e potevamo fare. Grazie, mamma, aiutaci a non avere paura. Francesca e Paola In memoria Anniversario 28-11-1925 20-10-2010 1965 4 novembre 1996 Alfonso Balestra Carissimo Alfonso, è trascorso pochissimo tempo da quel triste 18 ottobre 2010 in cui te ne sei andato e qui si sente moltissimo la tua mancanza, come un grande vuoto. Le tue parole mai fuori luogo, i tuoi consigli, la tua saggezza e la tua esperienza ci mancheranno moltissimo. Eri un maestro del lavoro che aveva fatto molti sacrifici per questo e per la famiglia, ma che non si è mai voltato indietro e ha sempre continuato per la sua strada senza rimpianti. Se c’era qualcosa di ingiusto o sbagliato non esitavi a farlo sapere e gli altri non esitavano ad ascoltarti. Sei stato un marito, un padre e un nonno eccezionale che pensava prima ai suoi familiari e poi a se stesso e che cercava con tutto il cuore di fare felici le persone care che gli stavano attorno. Ti sei dedicato a noi con grande volontà e non ti sei mai risparmiato e per questo noi non ti dimenticheremo mai e ti porteremo ogni istante nel nostro cuore. Ciao nonno, ti vorremo sempre un mondo di bene. Anniversario Claudio Serrani Vive nei pensieri e nel cuore dei suoi cari La sua Stefania, i familiari, gli amici e la comunità parrocchiale di San Giuseppe VOCE DELLA VALLESINA Floriano Sabbatini Francesco Bezzeccheri La famiglia fu il suo affetto, l’onestà fu il suo ideale e il lavoro la sua vita. A tutti coloro che lo conobbero e lo amarono, perché rimanga vivo il suo ricordo. Ha amato te, o Signore, e in te ha riposto la sua speranza Sempre ti amiamo e conserveremo il tuo dolce ricordo pure nell’afflizione del nostro cuore. I genitori e le sorelle Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Voce della Vallesina in diocesi 7 novembre 2010 9 La parrocchia di S. Francesco si racconta nella mostra fotografica Una storia di gratitudine e di fede tralasciando i servizi religiosi, ha prestato la propria assistenza per la crescita ecclesiale dei gruppi. Quale è stata la risposta dei parrocchiani nel fornire foto? Per reperire il materiale fotografico abbiamo richiesto la collaborazione di tutti i gruppi parrocchiali durante l’ultimo consiglio pastorale che si è tenuto ai primi di settembre. Nelle settimane successive è iniziata la raccolta del materiale fotografico (circa 300 foto), che è stato interamente digitalizzato e ristampato. Così facendo è stato possibile riconsegnare immediatamente ai proprietari le immagini di cari e a volte lontani ricordi, e memorizzare tutte le immagini in un cd a disposizione della Parrocchia per le celebrazioni future. al rispettivo file. Hanno destato particolare curiosità e ammirazione le immagini della sezione “Quando la parrocchia non c’era”, tratte da cartoline dell’epoca appartenenti alla collezione di Vittorio Cappannari e Claudio Innocenzi. Ci sarà un seguito alla mostra? C’è l’intenzione di pubblicare le migliori foto in un opuscolo, ad opera di Vittorio Cappannari; ricordiamo poi che il prossimo anno festeggeremo i 50 anni della nascita del gruppo scout “Jesi 2”. In occasione del 50° anniversario della Parrocchia di San Francesco d’Assisi, tra le numerose iniziative, ha destato interesse e curiosità la mostra fotografica allestita nel corridoio d’ingresso alle sale parrocchiali. La mostra è aperta fino al 5 novembre; è stata pensata e curata da Roberto Trillini, al quale abbiamo rivolto qualche domanda. Come è nata l’idea della mostra fotografica? L’idea della mostra è nata per ricordare tutte le persone che hanno reso viva la nostra parrocchia in tutti questi anni. La mostra si propone di ringraziare gli animatori delle tante associazioni parrocchiali che hanno prestato con competenza e gratuità il loro servizio e la comunità religiosa dei Frati Minori che, non Le immagini raccolte sono molte... Come è stata fatta la classificazione? Ce n’è qualcuna da segnalare? Le foto sono state divise per associazione a disposte in ordine cronologico. Il compito più impegnativo è stato l’elaborazione della descrizione e datazione di ciascuna foto e l’associazione In maggio è stato pubblicato e distribuito alle famiglie il libro “In cammino da 50 anni. Storia e vita della comunità 1960-2010” curato da padre Giancarlo Mandolini (vice-parroco nel 1960 e parroco dal 1966 al 1975), in cui si racconta la storia e la crescita della parrocchia, attingendo alle cronache scritte dai vari parroci che si sono succeduti e a foto d’archivio. La mostra fotografica restituisce invece i volti gioiosi di chi quella storia l’ha vissuta ed ha contribuito ad arricchirla con la varietà delle iniziative e la ricchezza dei propri doni condivisi. Maria Anderlucci A novembre, la prima uscita: TUTTO VINCE L’AMORE CD audio + libro con i testi della fondatrice del Movimento dei Focolari, letti da Paolo Bonacelli, Giovanni Scifoni, Eleonora Mazzoni, Fabrizio Bucci e Giorgia Di Giovanni. Solo con Jesus a 7,90 euro in più A cura di: Richiedi le tue copie in edicola, in parrocchia, al numero 0248027575, oppure via mail a [email protected] 10 Voce della Vallesina pastorale 7 novembre 2010 Festa a San Massimiliano Kolbe nel 25° anniversario della fondazione della parrocchia Un coinvolgimento difficile della gente La parrocchia di san Massimiliano Kolbe ha ricordato i suoi primi 25 anni di vita: 1985-2010. Alle ore 11,30 dello scorso 10 ottobre ha celebrato la Messa don Nello Barboni, primo parroco, che ha ricordato i primi passi del non facile cammino verso la creazione della nuova parrocchia. Alle ore 10 dello stesso giorno aveva celebrato don Luca Giuliani, collaboratore a san Massimiliano Kolbe dal 2000 al 2007, anno in cui il vescovo Gerardo lo ha promosso alla parrocchia di Castelbellino. Durante la settimana sono state con noi tre missionarie laiche (Carmela, Paola, Monica) di padre za e all’ospitalità. Per l’occasione Kolbe, fondate nel 1954 da padre anche la chiesa, illuminata nelle Faccenda, residenti a Borgonovo, sue linee architettoniche dalla Ditin provincia di Bologna. ta Veroli di Castelferretti, è apparLe missionarie hanno incontrato sa in modo più evidente come una i bambini delle classi elementari e “tenda”: il luogo in cui si riunisce il i ragazzi delle classi medie. Han- popolo di Dio per cantare a Dio la no fatto visita ai malati intratte- propria gratitudine per il dono di nendosi con loro e con i familiari Gesù, morto e risorto. presenti. Hanno spezzato il pane Una mostra fotografica, allestita della parola durante le celebra- dal maestro Sergio Fantini, ha rizioni quotidiane. Si sono rese di- cordato i vari momenti e le varie sponibili al colloquio e al dialogo iniziative che ha visto protagonista con le famiglie. Dopo cena hanno la parrocchia in questi 25 anni. incontrato alcuni giovani e alcuni Domenica 3 ottobre sono stati ceadulti presso alcune famiglie che si lebrati in forma comunitaria gli sono rese disponibili all’accoglien- anniversari di Matrimonio. Nessuna coppia al di sotto dei venticinque anni! Venerdì 8 ottobre alcuni anziani hanno partecipato alla celebrazione eucaristica ricevendo il Sacramento dell’Unzione Sabato 9 ottobre ha celebrato il Vescovo che ha ammesso ufficialmente Stefano Rossolini tra i candidati al diaconato permanente. Nel pomeriggio di domenica 10 ottobre stand gastronomici, giochi vari per bambini, giovani e adulti e un ricca “pesca” hanno visto molta gente e hanno chiuso la settimana. Il Consiglio Pastorale, nella seduta del 21 ottobre, ha sottolineato alcune lacune che potrebbero aver influito sulla scarsa, per non dire mancata, partecipazione della gente ad alcune iniziative più a ca- rattere culturale e, soprattutto, agli appuntamenti più strettamente religiosi: l’insufficiente pubblicizzazione degli appuntamenti e l’incapacità di coinvolgere i gruppi parrocchiali o che sono settimanalmente ospitati in parrocchia. Inoltre, chi sono i destinatari di queste iniziative? Coloro che già frequentano o coloro che hanno un rapporto difficile, quanto meno problematico, con la fede? Interrogativi che pongono problemi reali, anche perché il messaggio della fede vuole essere un messaggio di senso per chiunque si trovi in situazione di ricerca e non semplicemente uno spot pubblicitario. Per l’occasione la chiesa è stata fornita di altre vetrate a colori nella cupola, approfittando di lavori urgenti, resisi necessari per l’usura del tempo. L’impalcatura è stata affidata alla Ditta Edilnova di Bilovi Mario e C. snc (Santa Maria Nuova); la struttura in ferro zincata per la cupola e in ferro grezzo per la vetrata dalla Ditta Esinferro di Sergio Pacenti e c. snc (Jesi) e le vetrate artistiche Un libro che propone un cammino spirituale lungo un anno Un cammino per i giovani verso la Gmg I mesi che verranno saranno mesi particolari per la pastorale giovanile italiana; il 2011 infatti sarà l’anno della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 16 al 21 agosto a Madrid, del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 3 all’11 settembre, l’anno di inizio del decennio pastorale voluto dai vescovi italiani e dedicato al grande tema dell’educazione; anche per l’ONU il 2011 sarà l’anno internazionale della Gioventù ed il movimento mondiale degli scout, nel luglio del prossimo anno, avrà un incontro mondiale chiamato Jamboree, in Svezia. Per questo tempo che sta per iniziare, il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile con la collaborazione di altri uffici, servizi e organismi della Conferenza Episcopale Italiana, di tante associazioni e movimenti e di molti ragazzi, ha preparato un libro per tutti i giovani italiani; si tratta di un cammino spirituale lungo un anno, secondo il ciclo liturgico, che partirà dal 28 novembre 2010 al 27 novembre 2011. Il libro sarà disponibile nelle librerie cattoliche da 25 ottobre oppure direttamente presso l’editore a prezzi molto contenuti; il desiderio è infatti quello che il testo si diffonda non solo attraver16-21 agosto 2011 XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011 Radicati Radi Ra dica c ti e fondati ca ffonda dati ti in in Cristo, Cris Cr isto to,, saldi sald sa ldii nella nell ne lla a fede fede 15 maggio 2011 Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni Quanti Quan Qu anti ti pani pan p anii avete? avet av ete? e? Andate Anda An date te a vedere vved eder ere 3-11 settembre 2011 Congresso Eucaristico Nazionale Signore, da chi c i andremo? ch un cammino spirituale lungo un anno... ...passo dopo passo so i sacerdoti e gli educatori ma anche da giovane a giovane, “da amico ad amico” sotto forma di un regalo o di un aiuto per fare un percorso di fede insieme. Speriamo che i giovani, fra le pagine, possano trovare molti stimoli: testimonianze, immagini, testi della Parola di Dio, inviti alla preghiera, proposte di impegni di servizio e di carità, percorsi missionari, scritti del Santo Padre Benedetto XVI e del magistero. Il cammino proposto potrebbe essere, per qualcuno, difficile; la fiducia nei giovani e nella loro sete di cose autentiche e profonde ci ha spinti ad osare! La speranza è che, eventualmente, i giovani possano chiedere aiuto ai loro sacerdoti od ai loro educatori; in questo modo, da una difficoltà, potrebbe nascere un nuovo dialogo sulla fede. Don Nicolò Anselmi, responsabile nazionale della Pastorale Giovanile Autoscuole Corinaldesi s.r.l. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CAP – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi – Via Mura Occidentali, 31 – tel. 0731 209147 c.a. – fax. 0731 212487 - Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 – fax 0731 226215 Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 (Sede Consorzio Cons. A.C.) - Jesi – Via Marx, Zipa – tel. e fax 0731 211481 (Uff. oper. collaudi) Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi – Adriatica – Falconarese) – Ostra – Marina di Montemarciano – Marzocca di Senigallia (pannelli vetri Visam 10/11) alla Ditta Domus Dei (Albano Laziale) su progettazione ed esecuzione del maestro Augusto Ranocchi. Un grazie particolare va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi per il contributo offerto. don Gianfranco Rossetti, parroco Nelle immagini, l’impalcatura, l’istallazione delle vetrate a colori e l’opera completata Voce della Vallesina vallesina 7 novembre 2010 11 Al Liceo Scientifico la mostra di tre istituti sul teologo, filosofo e matematico tedesco In viaggio verso la perfezione con il pensiero di Niccolò Cusano “La bella Elena e il poligono che aspirava a di Cusano, quello cioè della ricerca della diventare circonferenza” è il titolo della ori- verità da parte dell’uomo che non trova ginale quanto interessante mostra inaugura- mai fine quando soprattutto il suo obietta nella tarda mattinata di sabato 23 ottobre tivo è Dio. presso i locali del Liceo Scientifico “L. da Il ‘poligono’ - per quanti possano esseVinci” di Jesi. re i suoi lati - non coinciderà mai con la Uno studio stimolante, condotto e rappre- circonferenza. I suoi sforzi vengono però sentato graficamente su oltre cento pannelli - premiati in quanto questa tensione prodi cui solo trenta presenti alla mostra - dagli duce conoscenza ampliando sempre più allievi dello Scientifico e delle scuole medie l’orizzonte del sapere. inferiori “Lorenzini” e “Leopardi”, e incen- “Quando parliamo di filosofia, la pentrato sulla figura del cardinale Niccolò Cu- siamo sempre una materia che si studia sano (1401-1464), affermatosi nel panorama alle Superiori – commenta la dirigente culturale a cavallo tra Medioevo e Rinasci- dell’istituto San Francesco, dott.ssa Rosa mento. Ragni - Invece, lo scorso anno, abbiamo “Un uomo di una modernità, di una com- avviato con successo un laboratorio fiplessità di pensiero, di una disponibilità a losofico in due classi quarte della scuola incrociare altre esperienze culturali, altre re- Primaria. Oggi il mio invito a voi ragazzi è ligioni, a cercare la sintesi… Un uomo intel- che l’impegno messo in questo lavoro si lettuale a tutto tondo che mi ha molto affa- concretizzi nella tensione a riflettere e riscinata” introduce al pubblico intervenuto la cercare valori che vadano oltre il quotidiadirigente dell’Istituto dott.ssa Bruna l’Aguzzi, no per avvicinarci al meglio, per pensare al promotrice in primis dell’iniziativa. meglio per noi, per voi… per avvicinarci alla perfezione - che forse non raggiungeremo Il titolo della rassegna si spiega sulla base di mai come avviene per il poligono nel quale uno dei concetti fondamentali della filosofia mettiamo tanti lati senza mai raggiungere la CUPRAMONTANA: L’apertura dell’anno degli Scouts d’Europa circonferenza (l’irresolubile problema della quadratura del cerchio) - andando oltre la matematica, la fisica, la filosofia, la religione qui affrontate”. Prezioso invito ad un atteggiamento mentale che ha trovato piena risposta già in alcune dichiarazioni scritte dai ragazzi stessi, tra cui quelli della 3^ classe del “Leopardi” su uno dei pannelli: “Svolgere quest’attività è stato stimolante perché ci ha introdotto nell’ambito della filosofia facendoci riflettere su alcuni principi educativi legati alla pace e alla tolleranza religiosa, ci ha fatto acquisire nuove competenze teoriche ed applicative nel campo della matematica. Ci siamo posti tante domande alle quali abbiamo cercato di rispondere anche consultando libri e siti Internet…” La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione del personale scolastico (dai docenti ai tecnici ai collaboratori), al contributo finanziario della banca di Ostra e Morro d’Alba per il materiale di facile e indispensabile consumo, come carta e toner, alla concessione dei pannelli da parte dell’Istituto Jesi Centro. La mostra resterà aperta fino al 30 gennaio 2011. Fotoservizio Paola Cocola 22 ottobre: pellegrinaggio del circolo “Ferrini” a Bolsena e ad Orvieto Sostenersi nella sfida della vita Alla scoperta dei miracoli di Dio e dell’uomo «L’apertura dell’anno sociale è stata l’occasione per tornare a godere di un luogo per noi storicamente fondamentale, quale è l’Abbazia del Beato Angelo, che è il posto da cui è ripartito molti anni fa lo scoutismo a Cupramontana, nella Vallesina e nelle Marche. Un momento per iniziare bene l’anno, festeggiare i nuovi ingressi, dare alle sei branchie l’opportunità di riunirsi e ritrovare i capi R.S.». Queste le parole di Aldo Cerioni, capo scout di Cupramontana 1, per introdurci al momento di festa vissuto da moltissimi tra ragazzi e giovani nelle giornate di sabato e domenica 23 e 24 ottobre. «I rovers e le scolte, le guide e gli esploratori si sono ritrovati il sabato ed i più grandi, approfittando del tempo favorevole, si sono accampati per trascorrere la notte all’aperto; le guide si sono cimentate in cucina, preparando pietanze dall’antipasto al dolce seguendo il tema del colore, ottenendo grande successo sia per l’effetto cromatico che per il gusto!». La giornata di domenica si è aperta con il cerchio iniziale di saluto, dove anche i nuovi arrivati sono stati introdotti al tema della “Bellezza all’aria aperta”, sottolineando come gli scouts vivano con profondità ed impegno questo aspetto della vita e lo sentano come fondamentale. Tutti i partecipanti si sono misurati con giochi ed attività preparati, o meglio “costruiti” dai grandi, tra i quali il percorso Hebert, sperimentando grinta, forza fisica e voglia di mettersi in gioco. Gli esploratori hanno poi cucinato sul fuoco e con la tecnica del pionierismo hanno costruito una catapulta perfettamente funzionante. Le guide, che quest’anno festeggiano il centenario dalla fondazione del guidismo, hanno messo a punto delle attività con tecniche potenzialmente praticate il secolo scorso ed uno dei loro manufatti è stata una barella trainata da due biciclette. Per concludere la giornata si sono ritrovati in Chiesa per la Santa Messa celebrata dal Parroco don Maurizio Fileni ed animata dagli stessi scouts. Il messaggio dell’omelia ha evidenziato come l’esperienza dello scoutismo permetta ai ragazzi di rimanere uniti e possa essere una grande opportunità per sostenersi l’un l’altro nella sfida della vita. «Stiamo lavorando sulle attività per i festeggiamenti che ci terrano impegnati a livello nazionale per il centenario del guidismo - ci dice Aldo Cerioni, ed aggiunge - Rovers e scolte si stanno preparando per riproporre al pubblico la commedia scritta da don Maurizio Fileni “Senza lilleri, non se lallera”che rappresenteranno, a breve, nei teatri della zona». Giovanna Ortolani In preparazione al Congresso Eucaristico che si terrà ad Ancona nel 2011, il Circolo “Contardo Ferrini” ha organizzato un pellegrinaggio a Bolsena e a Orvieto, presieduto dal vescovo Gerardo Rocconi. Come non aderire a tale proposta? Venerdì 22 ottobre, di buon mattino, un centinaio di pellegrini si sono messi in viaggio: destinazione Bolsena. La cittadina, erede di Vosinii, importante centro etrusco, è divenuta poi un fiorente municipium romano grazie alla posizione sulla Consolare Cassia. Perché Bolsena nel Viterbese come prima tappa, e non Orvieto, nel Perugino? Per due eventi soprannaturali collegati l’uno all’altro. Il primo vede come protagonista Santa Cristina, patrona di Bolsena con san Giorgio: la fanciulla undicenne, per la sua fede in Cristo, viene gettata nel lago con una pietra al collo, per ordine del padre. Ma si salva miracolosamente poiché la pietra, galleggiando sull’acqua, la riporta incolume a riva. Il 24 luglio di un anno imprecisato…, durante l’ultima persecuzione di Diocleziano, Cristina cadeva martire e il suo corpo veniva deposto nella catacomba della comunità cristiana di Bolsena, dove in seguito fu costruita la Basilica a lei dedicata, che il papa Gregorio VII consacrò nel 1078. Secondo prodigio: il miracolo di Bolsena. Nel 1263 un prete boemo, Pietro di Praga, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a Bolsena per “dire Messa”. Le sue perplessità sul mistero della transustanziazione (l’incarnazione del Corpo di Cristo nell’ostia consacrata), vennero dissolte dalle stille di sangue che dall’ostia innalzata bagnarono il corporale (panno quadrato di lino bianco sul quale il Celebrante depone il calice e l’ostia consacrata) e il marmo del pavimento. L’anno seguente (1264) con una Bolla il papa Urbano IV istituì per tutta la cristianità la Festa del”Corpus Domini”. Nel 1693 fu dedicata la Cappella del miracolo o delle “sacre pietre”. Qui, sotto la tela raffigurante il prodigio, in una teca dorata, sono custodite tre delle quattro pietre macchiate dal Sangue; la quarta pietra è esposta sull’altare in un prezioso Reliquiario. Dal lago alla «rupe» Il gruppo dei pellegrini ha partecipato alla Santa Messa, presieduta dal vescovo Gerardo. Nel pomeriggio, dopo il pranzo al ristorante con vista sul lago: un invaso di origine vulcanica, il lago di Bolsena, noto per la sua bellezza, è secondo nell’Italia centrale dopo il Trasimeno. Ci avviciniamo ad Orvieto: stupefacente è la visione improvvisa della grande rupe; infatti caratteristica di Orvieto è la simbiosi fra l’imponente piattaforma tufacea e la città costruita. Ad un tratto compaiono le guglie: ecco il Duomo, una delle più grandiose realizzazioni del Medioevo italiano, la cui facciata è straordinaria sintesi di architettura e arti decorative. La lunga storia del Duomo, costruzione realizzata nell’arco di tre secoli, ha inizio nel 1290, al tempo del massimo splendore della città, quando il papa Niccolò IV benedice la prima pietra. La storia del Duomo è connessa con il miracolo avvenuto a Bolsena nel 1263 e celebrato nel 1264 con la Festa del Corpus Domini. All’interno, nella navata sinistra si trova la splendido affresco della Madonna in trono con Bambino e angeli, dipinto da Gentile da Fabriano nel 1425. Proseguendo si arriva alla Cappella del Corporale (1350-1355) che prende il nome dalla Reliquia del miracolo eucaristico di Bolsena, custodita nel tabernacolo marmoreo dell’Orcagna. Una fra le più alte testimonianze della pittura italiana è la Cappella nova o di S. Brizio. Il ciclo di affreschi, che decora la Cappella e sviluppa il tema del “Giudizio Universale”, fu realizzato in parte dal Beato Angelico (1447-1449) e ripreso, dopo mezzo secolo, da Luca Signorelli da Cortona (1499-1504). L’osservatore prova la sensazione di entrare nella scena dipinta, come parte di essa. Il pellegrinaggio termina qui, a Orvieto, dopo una giornata piena di emozioni per lo spirito, perché vissuta in queste terre ricche di bellezze naturali, di religiosità e di arte. Maria Teresa Ravasio Risonanze L’occhio vigile del mercato non esiterebbe a definire improduttivo quel venerdì 22 ottobre, giorno in cui cento persone, giovani, adulti e anziani di Jesi e della Vallesina, lasciando da parte ogni preoccupazione, interesse o lavoro… e accogliendo l’invito del Circolo “Ferrini”, sono partiti alla volta di Bolsena e Orvieto. Non per comprare o vendere, ma per raggiungere, gustando la bellezza del paesaggio umbro-laziale e l’armonia dell’arte, una meta dello spirito: la preziosa Reliquia del “Corporale” intriso del Sangue di Gesù, conservata nel Duomo di Orvieto. Il pellegrinaggio, preceduto da un Triduo di spiritualità presso la chiesa dell’Adorazione di Jesi, è stato organizzato dal presidente del “Circolo Ferrini”, Primo Luigi Bini, e dai suoi collaboratori, Giorgio Trillini e Mauro Maldini. Vi hanno preso parte il vescovo Gerardo, don Vittorio Magnanelli, don Gianni Giuliani e don Saverio. Sul pullman n.1, il prof. Vittorio Massaccesi, “navigando” sul lago di Bolsena fra storia e leggenda, ha illustrato la breve vita di Cristina, fanciulla nobile e ricca che a 12 anni morì martire per la sua fedeltà a Cristo. Nella basilica dedicata alla Santa, patrona di Bolsena, si possono osservare le impronte dei piedi su quella pietra di basalto che, secondo una tradizione, avrebbe salvato la ragazza “galleggiando” sul lago. Ma questo non è dogma di fede. Durante la celebrazione della Messa il Vescovo ha parlato della “presenza reale” di Cristo alla luce del documento più antico sull’Eucarestia, la Prima Lettera di Paolo alla comunità di Corinto (1Cor 11, 23-29). E per confermare nella fede i fratelli, il Pastore ha distribuito la comunione sotto le due specie, del Pane e del Vino. “La meta” Nel pomeriggio la pia brigata giunge a Orvieto e i pellegrini, in lunga fila, salgono verso il colle dove sorge la stupenda Cattedrale gotica che sfida i secoli: luminosa testimonianza che si rivela nelle splendide forme dell’architettura e della pittura, nei preziosi ceselli scultorei e nei raffinati mosaici policromi. Segno di una fede matura, che sa guardare oltre il tempo… Pensiamo ai tanti artisti e operai che hanno lavorato a questa “infinita” costruzione (iniziata nel 1290…), come a quella delle cattedrali europee, ben sapendo che non avrebbero visto l’opera compiuta! Dopo aver contemplato la facciata, rivelazione della Parola di Dio dall’Antica alla Nuova Alleanza, una Bibbia vivente, i pellegrini visitano le tre navate e si dirigono verso la Cappella del Corporale. “È questa la meta del pellegrinaggio”, ha detto il Vescovo rievocando il miracolo eucaristico e invitando i fedeli al silenzio dell’adorazione. Eucaristia: “Memoriale”della Pasqua di Gesù, Pane che nutre l’umanità in cammino e Speranza certa della Vita eterna. Un Dio che si fa Compagno di viaggio dell’uomo e lo invita a celebrare la Liturgia in chiesa e nella vita quotidiana con l’ascolto della Parola, l’offerta di sé e il ringraziamento al Padre, in Cristo, nello Spirito. Maria Crisafulli Foto Mauro Rotili 12 archeoclub - Consegna degli attestati di partecipazione Poste Italiane: lezione di economia per gli studenti Esperienza di archeologia Nel pomeriggio di venerdì 22 ottobre, la sede di Archeoclub d’Italia è stata animata dalla presenza di quegli studenti liceali che hanno frequentato, nell’anno scolastico 2009-2010, il corso di orientamento all’archeologia, conclusosi il mese di luglio con un campo-scuola nell’area archeologica di Suasa. Era presente il dott. Mirko Zaccaria, archeologo dell’università di Ferrara, che, coadiuvato dalle due giovani archeologhe Irene Luccioni e Ilaria Rossetti, ha guidato gli studenti nelle varie fasi del lavoro di ripulitura e di scavo; egli si è complimentato con i ragazzi per l’impegno, la pazienza e l’entusiasmo mostrati durante il lavoro che, a suo dire ha aperto nuovi interrogativi e prospettive di ricerca. Il presidente, l’avvocato Marco Cercaci, si è congratulato per i buoni risultati di questa esperienza, frutto del rapporto di collaborazione tra scuola e Archeoclub, auspicando che questa iniziativa, già alla sua terza edizione, possa realizzarsi anche negli anni futuri. Una studentessa del Liceo ha letto, a nome di tutti i suoi compagni una relazione puntuale e Voce della Vallesina jesi 7 novembre 2010 Valorizzare il risparmio circostanziata; è seguita una spiritosa nota goliardica con la lettura, da parte di un altro studente, di una ironica composizione in versi dialettali in cui si mettevano in evidenza i momenti di leggerezza e divertimento alternati a quelli più faticosi ed impegnativi. Infine il presidente ha consegnato a ciascuno dei presenti l’attestato di partecipazione. Un caloroso applauso ha concluso l’incontro nella soddisfazione generale. Il comitato di redazione della sede di Jesi di Archeoclub d’Italia In occasione della Giornata mondiale dedicata al Risparmio, 80 alunni degli Istituti Superiori di Jesi hanno partecipato ad una lezione di economia, su invito di Poste Italiane. L’incontro si è svolto presso la Salara della biblioteca comunale, il 28 ottobre ed erano presenti gli studenti delle classi quinta F e quinta H dell’Istituto Professionale “Pieralisi” di Jesi accompagnati dalla dirigente prof. Costantina Marchegiani e dalla prof.ssa Anna Chiara Bartolucci, docente di italiano e gli studenti delle classi quinte (V B Programmatori e quinta B Igea) dell’Istituto Cuppari con i docenti Michele Contadini di religione e Paola Benigni di economia. L’assessore alla cultura di Jesi Leonardo Lasca ha introdotto la giornata ringraziando per la proposta Poste Italiane: occasione utile ai ragazzi per discutere sulla questione del risparmio e comprendere alcuni dei meccanismi dell’economia. La dirigente Costantina Marchegiani ha elogiato Poste Italiane che, in questo modo, aiuta i ragazzi che stanno per entrare nel mondo del lavoro. Doriano Bolletta, direttore della Filiale Poste di Ancona ha ricordato che la storia di Poste si interseca con il risparmio delle famiglie: lettere, telegrammi e pensioni ma anche buoni postali e libretti ed ora la crescita di nuovi servizi. «Abbiamo scelto Jesi perché è il centro finanziario della provincia e della Regione» ha detto il direttore invitando i giovani ad interessarsi ai tempi del risparmio, quella parte di reddito che ciascuno mette da parte per costruire sogni, creare sicurezza, sviluppare la propria famiglia o la propria azienda. L’economista Sergio Brenciari ha poi iniziato la sua conversazione ricordando la storia dell’agronomo Pietro Cuppari a cui è dedicato l’istituto jesino. b.t. Al cimitero monumentale, la performance di giovani attori Salute: intervista al dottor Vecchioli Scaldazza, primario di Jesi - 2a parte Nel rito arcano della commemorazione dei defunti, nel cuore triste di una tipica giornata di novembre – cielo plumbeo, aria piovigginosa, arcobaleno di fiori a sintonizzare gli umori chiusi del tempo con quelli dei visitatori – il sorriso di due ragazze che offrono, con grazia e sentimento, figure di carta, origami riempiti di parole… Parole che si animano nei versi recitati dopo, sul sagrato della chiesa del vecchio cimitero, e nelle note impor- sibilità… Che con il nostro blemi di gestione, il progetto tanti di un Gracias a la vida lavoro siamo naturalmente del cimitero nuovo è “alto”: innalzato al cielo come una coinvolti nelle loro sofferen- si vuole creare quasi un perpreghiera. Parole che rim- ze, nelle loro perdite di per- corso “laico” anche se sacro, balzano tra la “gratitudine” sone care. Di solito, invece, rispettoso della religione di di visi catturati da abbracci, questo mestiere è percepito ciascuno. ricordi e fiori. Volteggiano in maniera negativa - com- Nel cimitero monumentale attorno a pensieri di “smarri- menta Patrizia Barbaresi, ci sono personaggi di granmento” nel Famedio. Esulta- presidente della cooperativa de caratura, anche vissuti no per la “resurrezione” nella –Siamo stati molto attenti a quasi due secoli fa; ci sono sacralità senza frontiere del non disturbare, accogliendo lapidi che esprimono una nuovo cimitero. le persone con discrezione comunicazione verbale e Uno squarcio di sereno, in- e con il dono di una piccola grafica propria di detertimistico eppure collettivo; creazione di carta… È stato minate epoche storiche. uno stimolo alla riflessione un momento culturale che Purtroppo, con la nuova sulla morte non in solitudine, ha stimolato la riflessione e legislazione, se la cappelma nel conforto della pre- ha anche dato forza. E i ra- lina non è perpetua, verrà senza dell’altro e nel bisbiglio gazzi sono stati molto bravi». recuperata e utilizzata didella musica. Jesi si sta affermando come versamente: significa che Uno spettacolo: “L’anima e la realtà multietnica: ci sono qualcosa può andare permemoria”, portato in scena tombe di persone di altre duto di questa parte tangidall’associazione culturale nazionalità? bile della memoria di Jesi? Baku - con Simone Guerro, L’ultimo spettacolo è stato Perché non valorizzarla Lucia Palozzi e Ilaria Seba- eseguito in un posto che in con progetti che coinvolgastianelli - sul palcoscenico realtà non è una chiesa, ma no anche le scuole? pensato e “inventato” per la un luogo di preghiera per Prima c’era la famiglia: geniricorrenza dalla Cooperativa tutti: è aperto a tutte le con- tori, nonni, zii che accompaFutura, dall’Amministrazio- fessioni, non ha una conno- gnavano la visita dei bambini ne comunale e da Jesiservizi, tazione specifica. Un luogo e dei giovinetti a visitare i con uno slancio di generosa sacro ma fatto per qualsiasi defunti e, durante il percorsolidarietà e fratellanza che religione. Di solito i cittadini so, indicando questo e quello scavalca il ruolo della sempli- di altre nazionalità vengo- “facevano storia”… Oggi purce gestione e manutenzione. no riportati nella loro pa- troppo il cimitero viene vi«L’iniziativa è partita dal fatto tria. Quando abbiamo avuto sto solo come luogo di morche volevamo dare qualcosa due loro feretri nella camera te. Sarebbe importante, per di più alle persone a cui ri- mortuaria, abbiamo tolto i esempio, studiare un percorvolgiamo i nostri servizi, vo- simboli della religione catto- so per il centocinquantesimo levamo trasmettere il nostro lica; le bare sono state avvol- dell’Unità d’Italia dato che essere vicini comunque alla te nella loro bandiera e poi nel Famedio ci sono sepolti gente, farle sentire che ab- trasportate nel loro Paese. molti garibaldini… Fotoservizio Paola Cocola biamo un pensiero, una sen- Anche se ci sono tanti pro- Intervista al dottor Carlo Vecchioli Scaldazza, dirigente medico specialista urologo, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Uroginecologia dell’Ospedale di Jesi, sullo studio epidemiologico dell’incidenza dell’incontinenza urinaria femminile nella Vallesina. Poesia, musica e origami per riflettere Un problema molto diffuso Dottor Vecchioli, ci illustra la metodologia adottata per lo studio epidemiologico, da Lei effettuato, sull’incidenza dell’incontinenza urinaria femminile nella Vallesina? Lo studio epidemiologico sull’ IU femminile nella Vallesina è stato condotto nel 2008 su un campione di 3000 donne in età fertile, mediante consegna diretta, da parte di un gruppo di dieci medici di base, di due questionari. Erano da restituire, una volta compilati a casa, agli stessi medici, con allegate le sole indicazioni riguardanti età ed iniziali di nome e cognome del soggetto. Il primo questionario è stato da noi stessi concepito in modo da quantificare il meglio possibile il problema IU. Il secondo questionario invece, rivolto a sondare l’impatto dell’IU sulla qualità della vita delle donne, era costituito dal Kings’ health questionnaire (KHQ). Per concludere, evidenziamo ora i risultati. Questo studio sull’incontinenza urinaria femminile nella zona della Vallesina ha voluto prendere in considerazione, oltre ai dati strettamente epidemiologici del fenomeno, anche l’impatto dello stesso sulla qualità della vita delle donne, descrivendo il problema incontinenza urinaria in tutta la sua interezza. I risultati del primo questionario mostrano alcuni punti significativi nell’inquadramento della IU nella donna: l’importanza dell’età avanzata come aggravante della sintomatologia, con una maggior percentuale di episodi di incontinenza nel tempo ed in associazione alle normali attività quotidiane - camminare, salire le scale - aspetto questo indicativo di un grado più elevato di incontinenza. Le risposte del secondo questionario evidenziano come la vita in generale delle donne di età inferiore ai 65 anni sia condizionata dalla IU in maniera significativa, in tutti i sui aspetti, da quelli legati alla propria attività lavorativa, a quelli legati alle attività domestiche, dalle attività eseguite all’esterno del proprio domicilio, all’attività fisica, dalla possibilità di viaggiare a quella di intrattenere normali relazioni con amici e conoscenti. Viceversa l’impatto nelle donne più giovani appare inferiore nelle percentuali, con la possibilità per esse di poter condurre una vita più “normale”. E l’aspetto economico? Per quanto riguarda il risvolto economico, da una nostra indagine svolta nei comuni supermercati locali, il costo medio di una confezione di pannolini per incontinenza varia dagli 8.25 euro per confezioni da 16 pezzi con mutanda, agli 8.40 per confezioni da 12; costi che si riducono nelle confezioni da 10 per la “piccola incontinenza”, a 2.60 euro. Quali consigli potrebbe dare alle donne? Ci sembra importante questo nostro contributo, al fine di portare all’attenzione gene- rale questa problematica antica, ma ben lungi dall’essere risolta. Le cause di questo sono molte e già descritte: l’aspetto misconosciuto, nascosto e sommerso del sintomo, una collaborazione non proprio ottimale con i medici di medicina generale che per primi dovrebbero prendere in considerazione il disturbo urinario e per primi stimolare le donne ad affrontare la problematica, sottolineando come l’incontinenza urinaria non sia un normale stato, quasi “fisiologico” nella donna anziana, ma una condizione patologica da considerare ed affrontare, pur nella consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere sempre e comunque risultati soddisfacenti per medico e paziente. Va inoltre sottolineato come anche una minima e saltuaria perdita di urine con la tosse o con un piccolo sforzo, nella donna più giovane, possa costituire un campanello d’allarme ed esser preludio di disturbi maggiori nel tempo. Purtroppo sono in molti ancora a considerare l’uso del pannolino la sola e logica soluzione al problema. L’impatto della IU sulla qualità della vita delle donne, con condizionamenti importanti in pressoché tutti gli aspetti della vita di relazione, sulle attività quotidiane e sul proprio stato di salute psico-fisico, come dimostrato in questo studio, impongono un sempre maggiore impegno di tutti gli addetti, specialisti e non, per evidenziare ed affrontare la problematica e quindi poterla gestire correttamente non lasciando le donne ad un destino scandito dal cambio dei pannolini. Laura Cognigni Voce della Vallesina settimana sociale Un’agenda di speranza per il paese della persona e della società Alla 46^ settimana sociale di esclama sant’Agostino… Reggio Calabria, del 14-17 E ancora dalla Caritas in – come il lavoro, la casa, la ottobre scorso, hanno parte- Veritate 11: tutta la Chiesa, salute, l’inclusione sociale, la cipato, come delegati della in tutto il suo essere e il suo sicurezza, le diverse provvidiocesi di Jesi, Vito Colla- agire, quando annuncia, ce- denze, la pace e l’ambiente… mati e Maria Paola Telung lebra e opera nella carità, - germoglia e prende linfa da Ospici. Da loro vengono qui è tesa a promuovere lo svi- questi. proposti alcuni riassunti di luppo integrale dell’uomo” ed è anche questa la ragione quanto si è detto: gli impulsi aspettarsi che i cattolici si per cui la Chiesa non cerdel Magistero, la preparazio- limitino alla carità perché ca l’interesse di una parte ne dei gruppi, il rendiconto questa è fonte che raccoglie della società – quella catdi questi. Cominciamo con consensi e facili intese, chie- tolica che in essa comunque “Spinti dal Magistero” dendo invece di tacere su si riconosce – ma è attenta La Caritas in veritate ha altri versanti che dividereb- all’interessa generale… la fatto da sfondo a tutta la ri- bero e sembrerebbero inop- Chiesa ha a cuore il bene di flessione. Infatti abbiamo portuni, questo sarebbe tra- tutti… cominciato con la lettera di dire il Vangelo e quindi Dio Come Pastori, dice Bagnasco, non possiamo tenere Papa Benedetto affidata al e l’uomo! Nunzio Apostolico: sul tema Cattolici e società: come solo per noi l’incomparabile tracciato dal titolo della 46^ sale della terra dentro, come ricchezza che ci proviene dalla vicinanza concreta e settimana sociale: “Un’agen- luce del mondo di fronte … da di speranza per il futuro La Chiesa non cerca la pro- quotidiana alla gente, cattodel Paese” ha invitato a ve- pria attrattività, ma deve lici e non, e che direttamente dere come il problema non essere trasparente per Gesù e tramite i nostri sacerdoti, i consacrati, gli operatori laici, è soltanto economico, ma so- Cristo (Papa al RU 2010) prattutto culturale. Il rischio Siate sale e luce rivela non abbiamo la grazia di vivere del nostro tempo è che all’in- solo quello che il Signore ha in 25.000 parrocchie! terdipendenza di fatto tra fatto per noi, ma quello che L’invito infine ai nuovi ed ai vecchi presenti in politica, a gli uomini non corrisponda il Signore ha fatto di noi! l’interazione delle coscien- Senza questo primato del- non avere timore di apparire ze e delle intelligenze… Ciò la vita spirituale, - che è la voci isolate. Nessuna parola esige una visione chiara di vita con Cristo nella Chiesa – vera resta senza frutto. tutti gli aspetti economici, non esiste possibilità di presociali, culturali e spirituali senza dei cattolici ovunque Infine l’arcivescovo di Reggio Calabria Mondello dello sviluppo. Sarebbe illu- siano nella società. sorio delegare la ricerca di Laicità e laicismo: la crea- Due grandi liturgie eucarisoluzioni soltanto alle pub- tura senza il creatore svani- stiche hanno cadenzato la bliche autorità. Piuttosto: sce… gli stessi cittadini nella Settimana, quella del cardii soggetti politici, il mondo civitas mundi e nella civitas nal Bagnasco il venerdì matdell’impresa, le organizza- Dei… il bene supremo della tina e quella del vescovo di zioni sindacali, gli operatori vita eterna non ostacola il Reggio la domenica mattina; sociali e tutti i cittadini, in bene materiale dell’individuo liturgie bellissime, di testi, di quanto singoli e in forma as- e della società… la pienezza cori, di luci, nella variegata sociata, sono chiamati a ma- in Cristo Gesù dell’umanità grande cattedrale. turare una forte capacità di dell’uomo… la sua dignità Ritengo meritevole di sottoanalisi, di lungimiranza e di integrale è criterio di ogni lineare lo spirito franco, propartecipazione. misura di progresso e bene fondamente biblico e umano, dato dal vescovo di Reggio Uscire dalla ricerca del pro- immediato… prio interesse esclusivo… la E viene citato Maritain: nell’omelia, commentando Chiesa, quando richiama «L’uomo moderno confon- la prima lettura, quella della l’orizzonte del bene co- de semplicemente due cose battaglia di Giosuè mentre mune – categoria portante che la sapienza antica aveva lo stanco Mosè teneva alte le della sua dottrina socia- distinte: l’individualità e la mani, e quella della fede delle – intende infatti riferirsi personalità»... guardan- la vedova che insistentemenal “bene di quel noi tutti” do alla Trinità santa di cui te chiedeva giustizia, con la che “non è ricercato per se è l’immagine, ogni uomo è domanda terribile di Gesù: stesso, ma per le persone prezioso in modo unico, si quando tornerò, troverò anche fanno parte della co- compie solo con gli altri in cora la fede sulla terra?”… munità sociale”. Si tratta di una rete di legami virtuosi Quel popolo che combatte, spendersi nella formazione di solidarietà che non è solo ma prega e principalmente prega, dalla preghiera trae di coscienze cristiane ma- uguaglianza, ma fraternità… ture, cioè aliene dall’egoismo, Questa rete di relazioni so- la vittoria ! alla fine il vincidalla cupidigia dei beni e lidali non si ordina con leggi tore è Mosè, l’orante, e non dalla bramosia e carriera e, o con riforme strutturali e Giosuè il guerriero; e davanti invece, coerenti con la fede organizzative, ma nasce dal a “Gesù – che - non chiede – professata, conoscitrici delle di dentro di ciascuno, come dice il vescovo – se, quando dinamiche culturali e socia- portato di una paziente, one- tornerà, ci saranno ancora la li di questo tempo e capaci sta, non demagogica opera chiesa, l’organizzazione, gli istituti teologici, le associadi assumere responsabilità educativa. pubbliche con competenza La laicità si guardi dal laici- zioni, i gruppi, le opere parprofessionale e spirito di ser- smo che riduce la religione a rocchiali, i musei diocesani, vizio. “religione civile”. Citando an- l’otto per mille… ma chiede: cora il Papa nel RU: “il mon- ci sarà ancora la fede?” La prolusione del cardinal do della ragione e della fede Dobbiamo imparare dalla Bagnasco: dopo una “tosta” – il mondo della secolarità vedova che “è povera come introduzione filosofica su razionale e il mondo della la speranza, senza difesa Logos ed Agape entra con fede – hanno bisogno l’uno come l’innocenza, ma ha una immagine molto sem- dell’altro e non dovrebbero una forza che vince: la fede plice ed incisiva che, almeno aver timore di entrare in un nella giustizia al di là del a me, ha facilitato tanto la profondo e continuo dialo- giudice disonesto” comprensione. Riportiamo go, per il bene della nostra Entrambi gli episodi, di Mosè e della Vedova, dice alcuni stralci di quanto detto civiltà” dal cardinale. «Rischiamo di La questione sociale è diven- il Vescovo, rappresentano rincorrere il dito indicatore tata radicalmente questione l’icona della Calabria onesta e dell’Italia positiva di oggi! ma di non guardare la luna… antropologica (CV 75) Una società saggia genera Cosa è dovuto a ciascuno? E conclude: Dio ha sete della uomini sapienti e sereni, una Così che una società ina- nostra sete! Il suo più gransocietà ripiegata ed egocen- dempiente possa essere con- de desiderio è che noi abbiatrica genera uomini miopi e siderata ingiusta e viceversa? mo il desiderio di lui. Come I valori non negoziabili: la ebbe Maria, a Reggio veinfelici… Tenendo lo sguardo sul apertura alla vita, la fami- nerata come Madre della Logos e Agape, facciamo glia fondata sul matrimonio Consolazione, il cui quadro ancora un passo: la verità fra uomo e donna, la libertà troneggiava in cattedrale e chiede di essere cercata con religiosa e quella educativa! nel teatro delle riunioni, a amore, non si dona se non Questo elenco è fondativo ripetere per noi: “fate tutto nell’amore che la rispetta e della persona e di ogni altro quello che Egli vi dirà”. Vito Collamati a lei si dona: “non intratur in diritto e valore … ogni altro veritatem nisi in caritatem” valore, necessario per il bene (continua) 7 novembre 2010 13 Caritas Italiana: presentato il Dossier statistico 2010 Aumentano gli immigrati Testardi quelli della Caritas e Migrantes. Da venti anni si ostinano a far ragionare l’intera Italia, almeno quella che ancora ne ha voglia, su un argomento tra i più importanti per giudicare la civiltà di un popolo e tra i più suscettibili di ricadute sociali: l’immigrazione. Fu una bella intuizione quella di don Luigi Di Liegro, allora direttore della Caritas di Roma, il primo ‘Dossier statistico sull’immigrazione’; lui non si rassegnava alle voci di corridoio per comprendere meglio un fenomeno che stava inesorabilmente crescendo e, anno dopo anno, il piccolo dossier iniziale è cresciuto fino a diventare il più importante strumento di analisi e di comprensione dell’immigrazione in Italia. Nessun altro paese europeo si prende la briga, ogni anno, di mettere in fila dati, numeri, evoluzioni, statistiche per fotografare chi sono gli immigrati, da dove vengono, quali problemi trovano, su quali risorse possono contare. Quest’anno il dossier n. 20 è stato presen- tato contemporaneamente in tutta Italia martedì scorso. Per la regione Marche è stata scelta Senigallia, in un auditorium San Rocco dove in tanti hanno voluto ascoltare un’interessante mattinata di studio. Sfogliando il rapporto, i luoghi comuni che ci hanno riempito testa ed orecchie, abilmente messi in circolazione da chi governa mettendo paura, cascano giù come birilli, uno dopo l’altro. Il dossier non è una guida del paese delle meraviglie, anzi. Ma ogni cosa è messa al posto giusto. Scopriamo che l’incidenza degli stranieri nei reati commessi è identica a quella degli Italiani. Ci viene anche detto, dati alla mano, che il contributo economico portato dagli immigrati (specialmente nel pagare le tasse) è maggiore di quanto costano i - pochi - servizi di cui possono fruire. “Aiutarli a casa loro”, slogan tra i più utilizzati da chi fa finta di interessarsene, fa a pugni con il misero 0,14% del Pil italiano destinato alla cooperazione con il Sud del mondo e a progetti di sviluppo. Zoomando sul territorio marchigiano scopriamo che l’immigrazione da noi ha un carattere prevalentemente familiare, è fatta di ricongiungimenti, ha una percentuale più alta della media nazionale di bambini che frequentano le scuole dell’obbligo. Nelle Marche aumentano gli immigrati di seconda generazione, così come cresce l’imprenditoria straniera. Il vescovo Orlandoni, nel chiudere la ricca tavola rotonda ha strappato l’applauso in platea quando coraggiosamente ha auspicato che venga riconosciuta la cittadinanza italiana, secondo il principio dello jus soli, ai bambini nati in Italia da famiglie straniere. Perché i diritti di cittadinanza camminano con la storia e se l’Europa, come sembra, preferisce la scorciatoia della separazione anziché la lunga strada dell’integrazione, gli immigrati continueranno ad arrivere ma, più che stranieri, saranno estranei. Laura Mandolini Dal gruppo Federazione della Sinistra – PdCI/PRC Sulla gestione pubblica dell’acqua Con l’articolo 38 della legge di assestamento del bilancio regionale, la nuova Giunta regionale, allineata alle politiche economiche berlusconiane, intende consegnare ai privati i servizi pubblici locali, a cominciare dal servizio idrico. E questo nonostante la straordinaria mobilitazione a favore dell’acqua pubblica, che solo pochi mesi fa ha portato a raccogliere oltre 1.400.000 firme -di cui circa 45.000 nelle Marche- per l’indizione di un referendum. E nonostante si stia affermando una oramai consolidata giurisprudenza che afferma la competenza dei Governi regionali e degli Enti locali nel mettere o meno sul mercato un determinato servizio pubblico. Sulla questione dell’acqua altre Regioni hanno adottato provvedimenti per il mantenimento pubblico di questo servizio, in cui la rilevanza economica non può che essere subordinata all’interesse generale e alla garanzia di un diritto umano. Il governo Spacca va in direzione contraria, nonostante le solenni promesse del suo programma di legislatura in cui si era impegnato a “promuovere e tutelare la gestione pubblica dei beni primari, quali ad esempio l’acqua”, fingendo di scordare che nell’accordo con l’UDC si aprivano le porte alle privatizzazioni attraverso la “collaborazione tra soggetti pubblici e privati nei servizi di pubblica utilità”. Sta accadendo quanto denunciammo all’atto dell’esclusione della sinistra, in particolare dei comunisti, dal governo regionale: il nostro allontanamento era necessario a far sì che i grandi gruppi economici locali, nazionali e multinazionali, incapaci di sviluppare qualsiasi politica economica ed industriale innovativa e competitiva, potessero continuare a fare affari entrando in quei servizi che sono, in alcuni casi, indispensabili alla sopravvivenza dei cittadini. Occorre una mobilitazione generale per salvare l’acqua -e gli altri servizi- dalla speculazione. Ho da poco depositato una proposta di emendamento che prevede la soppressione dell’art.38. La nostra opposizione a queste operazioni sarà rigorosa e intransigente. Raffaele Bucciarelli, consigliere regionale Latte Fresco Alta Qualità 1923 14 IL PALAZZO E DINTORNI Habemus papam Mentre i quotidiani, dalle pagine di cronaca locale, ci hanno fornito la cronaca dell’avvenimento, a me rimane il compito di una qualche garbata riflessione sull’avvenimento politico del momento a Jesi: l’elezione del nuovo segretario del partito di maggioranza, del partito, cioè, che ha espresso il sindaco e che ha la maggiore responsabilità nell’amministrazione comunale. Così, dopo un normale duello interno al Pd tra tre candidature, Lorenzo Fiordelmondo risulta il nuovo Numero Uno portandosi a casa i due terzi, circa, dei suffragi. Un buon gruzzolo che dovrebbe incoraggiarlo a continuare a fare bene. Dico: a continuare perché, stando alle voci di popolo, questo avvocato viene dalla responsabilità triennale di un circolo del partito nel quale sembra si sia distinto per un certo impegno, a differenza di quanto avvenuto negli altri due circoli. Dunque: onore al merito. Che sappia continuare nello stesso impegno lo diranno gli uomini e gli anni. Io non mi aspetto miracoli dato che il terreno su cui è chiamato a lavorare si presenta veramente impervio. Non tanto per la naturale opposizione interna sempre presente in un partito democratico, né per l’opposizione politica in consiglio comunale – dispersiva e bloccata da perenne crisi casalinga - quanto perché Fiordelmondo è chiamato a dare una mano al sindaco per tentare la soluzione di alcuni grossi problemi che sono sul tavolo non da oggi. Primo fra tutti ancora la Sadam dopo le ultime devastanti notizie che arrivano dalla proprietà. A sentire i bene informati, sembra che Fiordelmondo abbia, già nel passato, messo su un certo cipiglio verso il sindaco suo compagno di partito, e dal quale, non da oggi, si trova in posizione critica. Non certo per la persona, ma per la soluzione – o non soluzione – di alcuni problemi che stanno a cuore alla città (vedi, ancora una volta, la Sadam). Che poi egli riprenda fin da subito anche l’eterno ritornello dell’allontanamento del direttore generale – una montagna che nessuno è mai riuscito a spostare di un millimetro – mi pare proprio tempo sprecato visti i tanti precedenti. Speriamo che si alleni a collaborare per temi non meno ostici e altrettanto urgenti: lavoro, traffico, strade, bilancio, vendita di beni comunali, scelta delle priorità. Ecco infine le richieste di quelli che credono di capire all’interno del Pd: frequenti incontri, stimoli per tutti gli iscritti e simpatizzanti e un’attenzione alla distribuzione delle competenze. Se attualmente due vertici (segretario e sindaco) esprimono due orientamenti interni e dialettici, prudenza politica vuole, per non combinare un patatrak, che anche il terzo orientamento si tenga presente in funzione di un vertice di responsabilità in seno al Pd. A meno che non ci sia chi vuole fabbricare altre difficoltà. Et censeo sancti Nicolai monumentum liberandum esse. v.m. Il segretario del Pd è Fiordelmondo Il Partito democratico jesino ha scelto Lorenzo Fiordelmondo come portavoce cittadino. Il trentacinquenne, che succede a Stefano Bornigia, dovrà gestire una delicata fase politica per la città. Fiordelmondo ha avuto Voce della Vallesina pagina aperta 7 novembre 2010 29 delegati (dei quali 12 di Francesco Rossetti) contro i 13 di Enrico Ciarimboli indicato dagli ex margheritini. «É tempo di dare nuovo impulso all’azione del Pd - ha dichiarato il portavoce - ed è indispensabile che il par- tito torni a confrontarsi con la città per comprendere le sue priorità, i suoi veri punti nevralgici, le sue problematiche, i suoi bisogni reali. E da lì comporre scelte strutturali, con coraggio e determinazione». Banca Marche e i confidi marchigiani Supporto alle imprese Banca Marche ha firmato le nuove conven- sono soltanto 31 i Confidi italiani, su un tozioni con i Confidi marchigiani cosiddetti tale di 644 consorzi di garanzia, che hanno 107, cioè i consorzi fidi con requisiti patrimo- ottenuto l’iscrizione all’albo speciale ex art. niali rafforzati che hanno assunto la veste di 107 del testo unico bancario che li equipara intermediario finanziario vigilato da Banca agli intermediari finanziari. d’Italia. L’accordo è stato concluso con Coo- “Questo accordo - spiega il presidente di Banperativa Pierucci, aderente a Confartigiana- ca Marche, Michele Ambrosini - rafforza la to, Fidimpresa Marche, aderente alla Cna e nostra politica di supporto al sistema delle con la Società Regionale di Garanzia Mar- piccole e medie imprese. Banca Marche che. Quelle annunciate sono le prime con- ha da sempre riservato un ruolo privilevenzioni firmate nelle Marche con i Confidi giato ai consorzi fidi ed alle associazioni 107, consorzi di garanzia che permettono di categoria di cui spesso i Confidi sono alla banche convenzionate di accantonare a emanazione, impostando un rapporto di riserva, a parità di erogazioni, meno capitale partnership basato sul reciproco rispetto e a presidio del rischio di credito. Al momento la condivisione del rischio.” Poste Italiane: premiati gli uffici Qualità per la clientela Gli uffici postali di Belvedere Ostrense, Angeli di Rosora, Jesi 1 e Moie della Filiale di Ancona sono stati premiati, nell’ambito dell’annuale Meeting dell’Area Centro Nord (Emilia Romagna e Marche), dal Responsabile di Area Territoriale, Raffaele Galliano. Al Meeting, che si è tenuto a Rimini, hanno partecipato 400 invitati tra direttori di uffici postali e responsabili delle varie strutture provenienti dalle due regioni, ha rappresentato un importante momento di aggregazione e di confronto finalizzato, tra l’altro, a conoscere le nuove strategie aziendali mirate al miglioramento dei servizi per aumentare la soddisfazione dei milioni di clienti che ogni giorno entrano negli uffici postali. Gli uffici di Belvedere Ostrense (classificatosi al primo posto nella categoria “B”), Angeli di Rosora, Jesi 1, Moie (sul podio al secondo posto e terzo posto nelle diverse categorie) si sono distinti per le ottime performances riguardanti la qualità del lavoro svolto, gli obiettivi raggiunti e l’attenzione verso il cliente. Uno speciale riconoscimento è stato conferito anche all’intera di Filiale di Ancona che abbraccia un bacino territoriale costituito da 124 uffici postali distribuiti nelle varie località della provincia, a cui si vanno ad aggiungere 60 sportelli automatici Postamat, in funzione 24 ore su 24. Jesi: lavori al fondo stradale Alcune chiusure È terminata la prima fase dei lavori in via Mura Occidentali - nel tratto compreso tra via Montegrappa e corso Matteotti - e in via Montello, consistenti nella fresatura del manto d’asfalto deteriorato e nella realizzazione di un sottofondo con strato di stabilizzato cementato che impedirà il formarsi di avvallamenti. Proprio per consentire al sottofondo di tirare nel migliore dei modi, si dovranno attendere una decina di giorni prima di procedere alla nuova asfaltatura che pertanto si effettuerà lunedì 8 novembre. Durante questo periodo il transito in via Mura Occidentali sarà garantito fino a via Monte Grappa dove continuerà ad esservi l’obbligo di svoltare per tutti i veicoli. A partire da martedì 9 novem- A Moie, la festa di Santa Cecilia Rallegramenti, Lorenzo! La banda musicale L’Esina di Moie celebrerà la festa di Santa Cecilia domenica 21 novembre 2010. Il programma della giornata prevede alle ore 10 la sfilata della banda per le vie di Moie. Seguirà alle 11.30 la Santa Messa in Chiesa Cristo Redentore. Alle ore 13 pranzo sociale presso i locali della sede. I componenti della banda e gli allievi della scuola di musica invitano a condividere questo momento di festa i soci, i genitori, i simpatizzanti, gli ex e tutti coloro che vogliono partecipare! DAL 1923 bre sarà riaperta al transito via Montello, mentre si procederà alla chiusura di via Mura Occidentali, a partire da via Cavour, per continuare i lavori di fresatura, rifacimento del sottofondo e nuova asfaltatura nel tratto compreso tra l’incrocio con via Chiappetti (salita delle Grazie) e l’incrocio con via Montegrappa. Martedì 12 ottobre Lorenzo Focanti si è laureato in Lettere Classiche, presso l’Università di Bologna, con 110 e lode. Congratulazione dottor Foky! Gli amici Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it Voce della Vallesina sport e tempo libero Castelplanio - Art’in Casa: corso di scultura 7 novembre 2010 BASKET-FILENI BPA: Diretta su Rai Sport Più alle 20.30 Per dare forma alla fantasia A Venezia per l’anticipo del venerdì Un laboratorio sull’arte di vivere, pensato secondo lo spirito di Art’in Casa: vivere un’esperienza creativa, sociale, intellettuale. Un corso di scultura tenuto dal giovane artista jesino Alessandro Togni: estro e fantasia, gli ingredienti per dare forma ai sogni, per dare spazio alle idee e trasformarle in realtà tridimensionale. Il laboratorio si terrà nei giorni di mercoledì 10-17-24 novembre, con inizio alle ore 21, presso il B&B In Casa d’Arte di Castelplanio. Togni offrirà ai partecipanti la possibilità di lavorare l’Ytong, un materiale da costruzione molto versatile, che egli stesso utilizza nelle sue opere. Si tratta di un calcestruzzo cellulare a base minerale, poroso e friabile, naturale e riciclabile. Costituito da cemento, silice, calcio e acqua, il materiale finito viene preparato attraverso diversi processi, plasmato, tagliato e riscaldato ad alte temperature per acquisire resistenza, lucentezza e porosità. Una possibilità preziosa per chi vuole dare forma alla fantasia, creando in ogni serata un’opera d’arte da portare a casa. L’esperienza di Art’in Casa è avviata con successo La risalita della Fileni Bpa verso le zone alte della classifica è ripresa immediatamente dopo il passo falso di Rimini. Domenica scorsa gli arancio-blu hanno fatto valere la legge del PalaTriccoli, battendo per 96 a 91 il Veroli al termine di una gara combattuta e decisa dalle giocate di Maggioli (nella foto di Candolfi) ed Elder. «Bravi i miei ragazzi per aver reagito alla sconfitta di Rimini con questa intensità mentale - ha detto a fine partita il tecnico jesino, Stefano Cioppi Una vittoria importante nella quale squadra ha mostrato di avere attributi. Questo era un inizio molto difficile per noi, ora dobbiamo cercare di fare altri punti per raggiungere prima possibile i nostri obiettivi. La difesa deve ancora migliorare, certo, però noi abbiamo caratteristiche offensive. Due anni fa, a Soresina, quando vincemmo il campionato, battendo tra l’altro Sassari di Cavina, segnavamo 85 punti di media». La classifica dopo il quinto turno di andata: Udine 10 punti; Rimini, Venezia 8; Pistoia, Barcellona, Reggio Emilia, Fileni Bpa Jesi, Casale Monferrato, Casalpusterlengo 6; Forlì, Scafati, Imola 4; Ferrara, Veroli, Verona 2; e già consolidata da tempo, nelle varie e periodiche proposte offerte al pubblico. «Art’in Casa - spiega Agnese Piccioni, titolare del B&B nasce dal desiderio di creare uno spazio in cui si possano incontrare persone, pensieri, capacità, esperienze, realtà sempre nuove, animate dalla curiosità di imparare, conoscere e rendere così la vita un’opera d’arte.» L’arte attraversa d’altronde tutta l’attività e la struttura del Bed&Breakfast. «Qui l’arte è realmente di casa; – precisa la titolare - tra le nostre mura domestiche accogliamo anche le opere di artisti marchigiani e non, perché i loro lavori possano divenire parte del nostro quotidiano arricchimento estetico e spirituale. I nostri ospiti hanno, così, il piacere di percepire l’anima sensibile di un territorio ricco di storia e bellezze naturali, attraverso colori e forme di artisti contemporanei. Inol- tre Casa d’Arte è una delle antiche case del paese: parte viva della sua storia. Nelle vecchie foto dei primi anni del ‘900 la sua facciata fa da sfondo a feste, processioni e cortei. Oggi In Casa d’Arte presenta perciò qualità e caratteristiche rare e preziose, per un soggiorno tranquillo e riservato, con spazi comuni in cui leggere, anche attingendo ai volumi presenti, o ascoltare musica, con terrazze e un giardino in cui rilassarsi e ammirare lo splendido panorama che dalle colline marchigiane si estende fino ai Monti Sibillini.» L’esperienza di Art’in casa che sta per iniziare, attraverso il laboratorio di scultura, rappresenta quindi l’opportunità di entrare in un mondo ricco di suggestioni e di bellezza, di arte e legami con la storia e la natura. ([email protected] - prenotazioni tel. 0731 811282-347 1155211 – sito internet: www. incasadarte.it). Tiziana Tobaldi 15 San Severo 0 punti. Gli arancio-blu anticipano la sesta giornata di campionato a venerdì 5 novembre, quando andranno a far visita al Venezia (ore 20.30) dell’ex coach Mazzon. La gara sarà trasmessa in diretta su Rai Sport Più. I veneti, considerati tra i favoriti alla promozione, sono reduci dalla prima sconfitta stagionale, patita in quel di Casale Monferrato (93-82). Punti di forza sono i tre americani Tamar Slay, l’ex Reggio Emilia Young e Clark, quest’ultimo provvisto di passaporto bulgaro. A Montecarotto hanno festeggiato i cinquantenni Un modello per i giovani 24 ottobre: quarta giornata di andata del Campionato Nazionale Serie C Vittoria in casa per la Baldi Rugby Jesi subito con un forte ritmo; purtroppo Liberatore và un po’ fuori dalle righe con un placcaggio in ritardo che l’arbitro sanziona prima con un cartellino giallo e poi con l’espulsione per le successive proteste. Questo costringe la Baldi Rugby Jesi a disputare la seconda frazione di gara nettamente in salita. Ma ciò nonostante Jesi, verso la mezz’ora del secondo tempo, segna un’altra meta questa volta con Scavone, che sfrutta ancora una volta la grande mole di lavoro sviluppato dal pacchetto di mischia e và a depositare in mezzo ai pali (trasformazione a cura di Fagioli). Nel finale di gara però il Noceto non molla e va a segnare con un’altra bella azione alla mano: a quel punto Jesi tiene il possesso del pallone con continui pick and drive e riesce a tenere il risultato fino alla fine. Un’ottima partita con una bella vittoria che fa morale e classifica; infatti ora la Baldi Rugby Jesi è quinta in classifica con 8 punti. La prossima settimana il campionato sarà fermo e riprenderà il 7 novembre con gli jesini che saranno ospiti del Rugby Gubbio. Ilaria Latini Maiolati Spontini: campus scolastico per settembre “Abbiamo assolutamente necessità che gli investimenti sull’edilizia scolastica, insieme a quelli sulla discarica, siano esclusi dal Patto di stabilità.” Queste le parole del Sindaco di Maiolaati Spontini, Giancarlo Carbini, di fronte ad una situazione che sta degenerando nel paradossale. Il lavori per la realizzazione del Campus scolastico di Moie procedono a pieno ritmo. Per l’avvio del prossimo anno scolastico, a settembre, gli alunni delle elementari potrebbero già trasferirsi nella nuova struttura. Ma il condiziona- Radio Duomo Senigallia in Blu (95,2 Mhz) le è d’obbligo. Non per ritardi sui lavori o mancanza di fondi. Piuttosto, il Campus rischia di restare un cantiere ancora a lungo a causa del Patto di stabilità. Se i vincoli resteranno quelli attuali, non ci potrà essere nessuna inaugurazione, né si potrà procedere alla messa a norma della scuola. Il sindaco Giancarlo Carbini ha inviato al Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini una lettera che richiama il Governo ai suoi impegni. Andrea Antolini La celebrazione eucaristica delle 11,15 di domenica 24 ottobre è stata animata da quelli del ‘60. Sono nati mezzo secolo fa ed hanno voluto trascorrere insieme questa lieta ricorrenza. A loro il parroco don Gianfranco Ceci ha raccomandato di non fare bilanci, ma di continuare sempre a pregare e sperare in Dio. Questi ‘ragazzi’ hanno però qualcosa di speciale. Mai come in questo caso è vera l’affermazione “50 anni e non sentirli, come non averli”: tutti li portano egregiamente. Hanno partecipato alla messa accompagnati dai loro affetti più cari. Una cosa li ha resi unici. Sono rimasti affiatati CALCIO Baldi Rugby Jesi vs Noceto Rugby: 14 – 12 Prima vittoria tra le mura amiche per la Baldi Rugby Jesi, che sconfigge Noceto per 14 a 12 in una partita al cardio palma. Risultato in bilico fino alla fine, causa anche l’espulsione di Liberatore ad inizio secondo tempo, che ha costretto i leoncelli a uno sforzo supplementare poi ripagato dal risultato comunque positivo. Inizia subito forte la Baldi Rugby Jesi, con diverse azioni di mischia, mentre il Noceto cerca di occupare il campo con calci di spostamento di pregevole fattura. La prima meta dell’incontro viene messa a segno dagli jesini con Piccinini, oggi nell’inedito ruolo di primo centro, che sfrutta il lavoro massiccio della mischia e và a segnare in mezzo ai pali; Fagioli poi trasforma. Nel prosieguo della prima frazione di gioco, la squadra jesina rimane in 14 per l’espulsione temporanea di Magni e proprio in inferiorità numerica subisce la meta del Noceto che và a segno con un ottimo gioco alla mano: la meta però non viene trasformata e così la prima parte dell’incontro si conclude sul 7 a 5 per i locali. Il secondo tempo ricomincia tra loro come ai tempi della scuola, anche se qualcuno ha lasciato il paese per motivi di lavoro o di famiglia e non ha avuto importanza se hanno fatto carriera o meno. Erano tutti lì, uniti, con il desiderio di continuare ad essere illuminati nella vita dalla luce splendente di Dio, è per questo che hanno pregato. I cinquantenni hanno ricordato con un’intenzione particolare chi si trova a vivere nella sofferenza fisica e spirituale, quella che ci fa sentire Gesù vicino come non mai, e gli amici scomparsi Gabriela, Massimo, Antonella. Il gruppo, nonostante le vicissitudini della vita, è rimasto compatto. Da Serie D Un pareggio (0-0) della Jesina sul proprio terreno (il “Carotti”) con tanto cuore per mantenere il gradino della classifica, conquistato in questa prima parte del Campionato finora disputato con cuore e valore. C’erano varî ostacoli da superare: Negro e Badiako assenti per squalifica, battaglia su tutti i movimenti specie a centrocampo fin dall’inizio quando i leoncelli addomesticano il Forlì, compagine che spera di risalire alcuni scalini con questa Jesina anche alquanto acciaccata: specie il generosissimo Strappini dolorante ai tendini ep- Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20 loro è arrivato alle famiglie di chi non c’è più un sincero abbraccio colmo d’affetto che ha contribuito a lenire, per quanto possibile, il dolore per la prematura scomparsa. Che forza, dunque, questi cinquantenni. Dopo l’immancabile foto ricordo, la giornata è proseguita con un simpatico momento conviviale. Davvero un raro esempio di aggregazione; un modello, per le giovani generazioni, sicuramente da imitare. Cosa dire a questi ‘ragazzi’? Saggio è colui che fa tesoro degli anni passati e che conta su quelli futuri. Proprio splendidi, questi cinquantenni! Auguri. Maria Cristina Coloso pur sempre in lizza. C’è veramente bravura e dedizione da parte di tutta la squadra, come del resto mette in evidenza mister Fenucci quasi commosso nel lodarla. Al rientro dallo spogliatoio, gli ospiti provano ad alzare la linea di difesa, ma inutilmente; anzi, i nostri colpiscono il montante con Francioni. Peccato; a questo punto i circa duemila spettatori avranno implorato la fortuna, ma la dea bendata non ha azionato il buon cuore a nostro favore. Anche il Forlì ha mosso l’ultima pedina pericolosamente e qui fischia l’arbitro: il risultato è in bianco. Vir 16 Voce della Vallesina esperienze 7 novembre 2010 Il Gruppo Giovani Azione Cattolica della parrocchia di San Giuseppe condivide le riflessioni dopo il campo estivo Che bello farsi pungere ! Racconti dopo una forte esperienza di condivisione Quella che abbiamo vissuto la scorsa estate, presso la Cooperativa Il Pungiglione di Mulazzo (MS), è un’esperienza profonda ed intensa. Nella struttura, gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, una quindicina di detenuti sconta l’ultima parte della loro pena, svolgendo attività di apicoltura e falegnameria. Seguendo il carisma della comunità condividere la vita degli ultimi”, nei giorni della nostra presenza abbiamo lavorato insieme agli ospiti, siamo entrati in due case-famiglia e scesi in strada ad incontrare le prostitute. Abbiamo voluto raccogliere le emozioni provate e condividere le riflessioni che abbiamo maturato alla luce di questa esperienza. Un terremoto per i pregiudizi A dire il vero, di tutta la compagnia, sono quello che è partito con una predisposizione d’animo peggiore: non mi andava di andare a fare del bene a persone che, secondo il mio punto di vista, non lo meritavano. Ma son partito lo stesso. Obiettivo: non peggiorare la mia idea su questa categoria di persone. Ho lavorato e sono stato a contatto con loro. E ho sperimentato un vero terremoto nelle mie idee. Conosci la persona, la realtà che l’ha portata a compiere determinate scelte e azioni. La percepisci colpevole per quel gesto, ma “l’uomo non è il suo errore”. Questo slogan di don Oreste descrive ciò che l’esperienza di Mulazzo mi ha lasciato impresso nel cuore. Nel nostro essere uomini siamo portati a fare errori, ma non per questo dobbiamo portare il marchio del nostro sbaglio per tutta la vita. Grazie al Pungiglione l’ho capito io ed anche gli ospiti della struttura, che stanno cercando un’alternativa, anche se, come loro stessi ammettono, in questa società è difficile. aprendosi, mi ha aiutato a scoprire le mie debolezze. La cosa che più mi ha toccato è stata senz’altro il contatto con i detenuti; ho scoperto esseri umani dalla personalità eccezionale, e piano piano le mie orecchie si sono abbandonate piacevolmente ai racconti delle loro vite: dalle ragioni dei loro sbagli ai loro pentimenti. Credo che la società ci inviti un po’ a credere che “l’uomo è somma delle sue azioni”. Prima di questa esperienza avrei condiviso a cuor leggero un’affermazione di questo tipo. Oggi, dopo essermi curato al Pungiglione, mi sento più maturo e mi piace pensare che l’uomo è l’uomo: bello, brutto, intelligente o no, apatico o brillante... tutte queste e tante altre caratteristiche sono soltanto un suo limite per gli occhi altrui. Mattia Auguro a tutti di poter esser scossi da un’esperienza simile, o meglio, di essere punti. Federico Nel cuore di ogni uomo Quando ti appresti a vivere esperienze come questa non sai come comportarti. Paradossalmente è più facile relazionarsi con portatori di handicap, la cui difficoltà è forse più evidente, che con persone che, oltre a qualche tatuaggio, non mostrano niente di particolare. La difficoltà più grande è stata quella di entrare in relazione con loro, con delicatezza e rispetto, senza fretta, nonostante il poco tempo. Prendere i discorsi da lontanissimo, pensare mille volte alle parole prima di pronunciarle... e rimanere stupito quando uno di questi ragazzi si avvicinava e chiedeva: «Su, fammi qualche domanda! Ho voglia di raccontarti la mia storia.» E una volta rotto quel velo, finalmente tutto cambia. All’inizio ascolti la sua storia, la storia dei suoi errori, poi cominci a vedere la persona, il suo passato, la sua vita. E capisci che nessuna legge al mondo potrà mai leggere nel cuore degli uomini, che l’errore va punito, ma l’uomo va amato, accolto, aiutato. Capisci che anche nei delinquenti o nelle prostitute c’è un fratello che è stato solo molto più sfortunato di te. Una volta ho sentito dire: «Se Dio non è lì mezzo, allora non è nemmeno nel tabernacolo.» E tutto questo lo capisci solo quando la smetti di vivere e pensare per sentito dire, ma ti butti e ti sporchi le mani... nella terra fra le patate, nella melma di esistenze difficili… Francesco Non supereroi… ma credenti Tante volte ho sentito parlare della casa-famiglia: chi la descrive come una comunità, o come una casa di accoglienza, o come una struttura orientata all’aiuto a persone in difficoltà. Beh, nessuna di queste definizioni riesce ad esprimere al meglio ciò che è veramente e ciò che lascia nel cuore delle persone che vedono e toccano con mano questa realtà. All’inizio mi ha sconvolto, mi domandavo il perché: perché aprire la porta della propria famiglia a persone sconosciute, con problemi, con un passato difficile e mettere in pericolo magari la ”vera” famiglia? Perché mettere tutto questo sulle spalle dei propri figli e cambiare in maniera drastica la loro vita? Perché annullare l’individualità di ognuno, la voglia a volte di avere dei momenti per se stessi? Perché rinunciare alle vacanze con la propria moglie o figli, alla macchina, alla carriera, ai vestiti, alla bella casa? C’è forse qualcosa di male nel desiderare tutto questo? Coloro che realizzano questa espe- rienza non sono supereroi, ma persone, come ognuno di noi. Respirano la nostra stessa aria, calpestano la nostra stessa terra, hanno i loro limiti. Ci deve essere per forza di più: una forte fede cristiana che li aiuta, li sorregge e li conforta nei momenti più difficili. Quel credere sincero e cieco di chi abbraccia pienamente Gesù e segue le sue orme, tendendo la mano verso il prossimo, in particolar modo verso coloro che soffrono: “gli ultimi degli ultimi”. E tutto questo è ancora più sconvolgente…. Francesca La cura Mi sono visto sbattere in faccia una realtà che nemmeno conoscevo. È questo quello che ho provato non appena tutti i pregiudizi sono caduti come coriandoli a terra. Questa esperienza si è rivelata nel tempo uno scrigno che, Capire i propri errori La prima sera, a cena, ci siamo seduti tra i ragazzi. Non ero molto rilassata. Sentivo come se la nostra presenza avesse rotto il loro equilibrio, nonostante sapessi che loro erano abituati a questo tipo di visite. Nei giorni seguenti abbiamo iniziato a vivere quasi pienamente la loro quotidianità e questo mi ha aiutata. Mi sono sentita a mio agio, ho iniziato a parlare con i vari ospiti della struttura, sempre con un po’ di timore nel fare domande per cercare di non offenderli e di non essere troppo invadente. I momenti più belli sono stati quando i ragazzi stessi mi hanno chiesto di fare loro delle domande o quando si avvicinavano spontaneamente e iniziavano a parlarmi della loro storia. In questi momenti capivo che davanti a me non avevo quello che normalmente definiremmo “criminale”, ma una persona che ha compreso i propri errori e che probabil- mente è pentita per quello che ha commesso. Valentina Uno spogliarsi... Per poi rivestirsi, ma con nuovi abiti Alla domanda: «Mi diresti giusto due parole per riassumere l’esperienza?» rispondo spontaneamente: «Uno spogliarsi... per poi rivestirsi, ma con nuovi abiti.» Beh, un’esperienza totalmente nuova ti attende: si hanno pregiudizi, paure, aspettative...degli abiti addosso insomma. Poi si entra, si conosce l’ambiente, si vivono atmosfere fuori dal quotidiano, le paure aumentano. Tieni stretti i tuoi abiti, per paura che ti vengano strappati di dosso. Passano le ore, passano i giorni e inizi a spogliarti, non ti interessa dei tuoi vestiti, sei pronto a toglierli, per metterne altri che siano della tua amica, o di quello sconosciuto che incontri. Le tue idee diventano spunti di riflessione, un puzzle da buttare al centro per lasciarne un pezzo a chiunque passi di lì, e tu stesso ti ritrovi nel bel mezzo di una cascata di pietre preziose lanciate da chi proprio non immaginavi. E prendi di qua, prendi di là, cambi punto di vista e forse capisci che quei vestiti che avevi erano un po’ vecchi, andavano buttati o perlomeno lavati per togliere lo sporco, o lasciati nell’armadio perché ormai stretti. Ho imparato che prima di giudicare dovrei infilarmi i vestiti di uno, guardare il mondo, poi indossare i vestiti dell’altro e guardare di nuovo il mondo. A quel punto potrei dare la mia opinione. Non puoi dire che un nuovo abito non possa calzarti bene se non lo provi. Silvia a cura del Gruppo Giovani Azione Cattolica San Giuseppe