CAVOUR EVOLA GREENE SALGARI SCIASCIA
L
dal
TESTAMENTO di GIOVANNI PAOLO II
NON LASCIO DIETRO DI ME ALCUNA
PROPRIETÀ...
Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia
necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle
come apparirà opportuno. Gli appunti personali
siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don
Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e
l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo.
LA FIERA LIBRARIA - Anno XXXI - Nº 277 - APRILE 2011
I TEMPI IN CUI VIVIAMO...
I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la
via della Chiesa, prova caratteristica di questi
tempi — tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori. In
alcuni Paesi (come p.e. in quello di cui ho letto
durante gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in
un periodo di persecuzione tale, da non essere
inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per
il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum — semen christianorum. E oltre a questo —
tante persone scompaiono innocentemente, anche
in questo Paese in cui viviamo...
LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXI - Nº 277 - APRILE 2011
LA FIERA LIBRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
EDITORIALE
La collina del disonore
di Luigi Castiglione
3
PERISCOPIO
Bocellli sconfigge Verga
Investire in cultura o in effimero?
di Luigi Castiglione
La santificazione del commercio
(Wojtyla beato è già un business)
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
Vicedirettore
Massimo Ubaldi
Art Director
Valérie Larbaud
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Iscr. Registro della Stampa
e Tribunale di Roma nº 278/1981
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Anno XXXI - Nº 277
- Aprile 2011
RICORRENZE
Cioran, Greene, Salgari
IN PRIMO PIANO
Castiglione / Tutto il Concilio
Bernanos / Satana e noi
Il realismo politico di Cavour
di Vittorio Brunelli
L’astrattismo mistico di Julius Evola
di Filippo Frittella
L’onorevole Sciascia
di Mario Danesi
INTERMEZZO
Max Scheler, Gabriel Marcel, Paul
Claudel
Misteri druidici e cristianesimo
di Ezio Alaimo
Lettere inedite di Maria Callas
CRONACA DELL’ALDIQUÀ
Lʼesemplare «testamento» dʼun papa antisimoniaco
Gli «eserciti» di Bossi - Fratel Silvio (Berlusconi)
rilancia - Il nobile messaggio dellʼimperatore Akihito
In Parlamento rivolta delle tessere - Gli sprechi degli
enti lirici - Il mondo «sossopra» di Marc Chagall
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21
24
Come «consociarsi» alla rivista /
Tariffe pubblicità: p. 38, nº 276 [2]
ANNO XXXI
La collina
della vergogna
Tutti quei profughi lì, nelle tendopoli
di Lampedusa, fuggiti dall'inferno di
una guerra fratricida, lui, Calderoli, il
Ministro per la semplificazione normativa, sazio di ossobuchi cucinati alla
milanese con aglio e prezzemolo, e ingoiati tracannadovi sopra bei bicchierotti di rosso varesino, vorrebbe
ricacciarli a cannonate, nemmeno di
giubilo, ma di fuoco:
— Respingerli con i cannoni! —ha
dichiarato semmplificando com’è richiede la sua funzione ministeriale...
L’altro invece, che di nome si chiama
Lombardo, ma che di fatto è siciliano e
Governatore delll'isola, grida alla vergogna, sollecitando l'intervento del
Premier d’Italia:
— La situazione, spiega, è un inferno, donne e bambini non escono più di
casa. Lampedusa è invasa dai tunisini:
cinquemila persone vagano e si ammassano su una collina chiamata del disonore o della vergogna. C’è un serio rischio di epidemia... Ci sono immigrati
che rubano nelle case di campagna e nei
bar perché hanno fame... Ti chiedo che
il prossimo Consiglio dei ministri tratti
questo argomento, per affrontare in
modo diverso il tema: o questa gente
resta in Tunisia, in base a quanto
prevede l'accordo appena firmato,
oppure viene messa come primo approdo su navi civili e militari, dove procedere all’assistenza attualmente svolta
a Lampedusa... Da Lampedusa (mormora tra i denti e conclude) devono
andarsene, andarsene, comunque...
Al premier Berlusconi, gliel’aveva
già detto nella conversazione telefonica
dalla stanza del sindaco di Lampedusa:
— Dove mandare gli immigrati?
Bella, questa! Dove mandarli, mi dici!
Le tendopoli le possiamo fare anche in
Sicilia, ma perché no in Valpadana o in
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
Piemonte se siamo un Paese unito, perché, no?...
Berlusconi, «l’acheronteo tragittatore» del mio «piccolo dittatore» («piccolo, poprio lui, meglio "nobile", mettici
nobile», m'insisteva un mio amico magistrato...» che aspirava ad un alto incarico nel Ministero della giustizia, aspirava,
ma...), cerca di conciliare gli estremi e
vola nell’isoletta formicolante d’affamati
di pane e libertà come, nei vecchi tempi,
i brontesi verghiani…
— Ho parlato dell’argomento con i
ministri Maroni e La Russa, — aveva
detto il Ministerpräsident al governatore Lombardo per telefono, — ho avuto
la disponibilità di un armatore per avere
delle navi. Parlerò di nuovo con i ministri e ti farò sapere sulla richiesta di un
Consiglio dei ministri apposito per
Lampedusa.
«L’Europa deve intervenire presto» ha
proclamato Bossi ex cathedra nordista, e
a chi gli chiedeva quale fosse la soluzione per l’isola al collasso, ha candidamente risposto:
— Fora da i ball! «Si troverà una soluzione, si troverà, se troviamo qualcuno
con cui parlare, se...», aggiunge il leader
del Carroccio facendo riferimento agli
accordi con la Tunisia.
«Lampedusa accoglienza», la società
che per contratto gestisce l'accoglienza
dei migranti in arrivo a Lampedusa, distribuisce 4.200 pasti al giorno. Nell’isola al momento ci sono 6.200 immigrati, dunque 2.000 persone non mangiano. A denunciarlo in conferenza stampa è stato il sindaco di Lampedusa, Dino
De Rubeis.
«Se domani l’isola non si svuota perché non arrivano le navi a Lampedusa
avremo una bomba pronta ad esplodere». Chiarisce l’assessore alla Salute
della Regione siciliana, Massimo Russo,
durante una conferenza stampa a Lampedusa con il coordinatore dell'ufficio
regionale sull'isola, l'assessore regionale
Gianmaria Sparma, e gli ispettori sanitari.
— Se domani non arriveranno le navi
promesse dal governo c’è un serio rischio per la tenuta dell’ordine pubblico a
Lampedusa, dove ieri è stato bloccato il
porto e oggi è occupato il consiglio
comunale. Lo dice il coordinatore dell'ufficio della Regione sull’isola, Gianmaria Sparma.
Tenuta? Tenuta, sì, cui si può facilmente rimediare, ma il guaio vero sono
le bombe... Bombe giù, bombe su, dal
cielo, e il colera e...
— «Mi chiedo dov’è il nord del Paese,
LA FIERA
LIBRARIA
La foire du livre
La feria del libro
A feira do livro
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The book fair
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ブックフェア
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Η έκθεσ βιβλίου
Liber puchra
Targul de carte
Bogen fair
Kirjamessut
Bokmessen
De boekenbeurs
3
4
ANNO XXXI
— l’interrompe il sindaco di Trapani.
—Noi non possiamo farci carico d’un
problema nazionale». E dice no alla
tendopoli a Kinisia: «Non si poteva individuare un luogo più inidoneo. È una
pazzia; vorrei sapere cosa possono fare
800/1000 persone durante la giornata in
un’area dove non c’è assolutamente
nulla». E si lamenta: «Finora abbiamo
avuto in Comune soltanto informazioni
informali e, pertanto, informalmente vi
dico che, già da venerdì, dovrebbero
arrivare i primi immigrati». E propone
«una distribuzione equa sul territorio
nazionale per due ragioni: limitare
l’impatto sulla popolazione e, nel contempo, garantire servizi migliori agli
immigrati».
Di parere opposto la Conferenza episcopale italiana, il cui portavoce ribadisce, con eleganza, il concetto di
«inclusione sociale»:
— Sulla delicata questione dell'immigrazione, la pace e l'accoglienza
risultano strettamente collegate... Ci si
apre all'una, solo se si è aperti anche
all'altra. La necessità di una nuova stagione di inclusione sociale che porti al
riconoscimento degli immigrati come
cittadini, soggetti di diritti e di doveri, è
un obiettivo che non potrà essere ulteriormente dilazionato...»
E l'autorevole presidente del Senato,
Schifani, intervenendo ad un convegno
economico promosso dal Pdl, chiede,
con parole altisonanti, all'astratta e distratta Europa di fare la sua parte, ricorrendo anche, se necessario, agli «scongiuri» sicuri, e «non limitarsi ad assistere all'emergenza».
— La logica che vorrebbe delegare
solo a chi è in prima linea, come l'Italia,
la gestione della questione dell'immigrazione dall'Africa, non è condivisibile e non è accettabile... L'Europa —
ha proseguito — deve prevenire i problemi ed affiancare con aiuti economici
e politiche concrete gli Stati e le realtà
territoriali più coinvolte. Nessuno può
permettersi di girare lo sguardo dall'altra parte... La questione dell'immigrazione, la questione di Lampedusa,
appartiene all'intera Europa... Siamo
davanti ad un evento storico e l’Europa
deve far sentire la sua voce... Lasciare
spazi di incomprensione tra cittadini
del posto ed immigrati o, peggio, far
percepire a chi vive in un territorio
esposto in prima linea, come
Lampedusa, la sensazione di precarietà
o insicurezza è un rischio serio, da
scongiurare senza incertezze... Lampedusa va restituita ai lampedusani, sottolineando come di fronte ad un’emer-
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
genza «così grave» e «di fronte a tanti
disperati, circa ventimila dall’inizio dell'anno, oltre a quelli che continuano ad
arrivare in numero sempre crescente, il
Paese tutto e unito (sic!) sta cercando di
dare risposte efficaci e solidali». «Non
sono consentiti — insiste — egoismi e
rivendicazioni di parte. Così come le
nostre regioni hanno già dato la loro
disponibilità, anche l'Europa deve
muoversi senza incertezze e ritardi».
L'Europa, conclude la seconda carica
dello Stato, «dev'essere protagonista,
insieme agli Stati nazionali, di un piano
organico in grado di guardare lontano».
Così come le nostre regioni hanno già
dato la loro disponibilità, ma quali «regioni»?
—Tutti i governanti e i paragovernanti sono uniti, ma non esiste l’unità
poprio mentre si celebra l’Unità; i
comuni comandono sulle province, le
province sulle regioni, le regioni sulla
Nazione...
L’Italia è una ed unica, affatto indivisibile...
Tutti vogliono, tutti parlano, tutti
appaiono, discutono, tutti suggeriscono,
riflettono, tutti schiamazzano, ma nessuno fa niente. Mentre laggiù si muore,
si rinvia... O, meglio, tutti scaricano il
barile sugli altri, palleggiano... Incapacità, menefreghismo camuffato di solidarietà, di altruismo?
Tutti suggeriscono di liberarsene, rinviandoli nel loro paese d'origine, sotto i
bombardamendi indiscriminati, all'avventuraa, alla vendetta forse, sull'orlo di
una fossa comune...
Meno bocche da sfamare, più ricchezza...
Il rovescio delle Crociate quando i
Papi, spada in pugno, su destrieri bordati d'oro, galoppavano alla conquista
della terra santa, alla liberazione del
santo sepulcro, lasciando uccidere gl’infedeli... Occhio per occhio, dente per
dente, oggi a me domani a te. E
s’attendeva la preda al varco. Ed ora ci
siamo... Gli ineluttabili corsi e ricorsi
vichiani...
Il presipende Napolitano, reduce
d'altri fronti e pentito, esorta:
— La situazione è inaccettabile...
E da Elis, in Irlanda, e dagli Stati
uniti, dove raccoglie premi e lauree ad
honorem, fa appello a tutte le regioni
affinché aiutino l'isola siciliana accogliendo gran parte degli immigrati in
nome «di un spirito di coesione e solidarieta che non deve mancare in questo
momento»:
— A Lampedusa, dice, si deve intensificare, come già si sarebbe dovuto
Morte al largo
dellʼisola
Sono intorno ai 130-150 i dispersi
nel naufragio del barcone avvenuto
in nottata, intorno alle 4, nel Canale
di Sicilia.
Finora sono stati avvistati una
ventina di cadaveri e sono state tratte in salvo 48 persone.
Nella zona del naufragio stanno
operando mezzi aerei e navali della
Capitaneria di Porto, che hanno lanciato in mare zattere e salvagente.
«Sono passate ancora poche ore
dal naufragio —ha spiegato un
operatore della Guardia costiera —
per considerare purtroppe perse
tutte le speranze dʼun salvataggio in
extremis".
Le ricerche, coordinate dalla
Centrale operativa della Capitaneria
di Porto di Palermo, sono ostacolate
dalle condizioni proibitive del mare,
Forza 6, con raffiche di vento da
Nord Oves che supera i 30 nodi. Le
forze impegnate nei soccorsi fanno
vere ad una prolungata e molto difficle
permanenza in mare in queste condizioni senza l'ausilio di un salvagente
o di qualcosa che galleggi.
Manca un fattivo coordinamento
delle iniziative di salvataggio. (ANSA, 6
aprile, 10:09).
ANNO XXXI
fare, l'afflusso dei mezzi necessari per
portare via gran parte delle persone
sbarcate nei giorni scorsi. L'Italia, le
singole regioni italiane, non possono
dare uno spettacolo di incertezza e divisioni come si rischia di dare. Non ci
può essere una regione che accetta di
accogliere una parte degli immigrati e
un'altra regione che dice di no... Il problema dell'afflusso di immigrati sulle
coste italiane dal Nord Africa... Ma il
problema non è solamente nostro ma
dell'intera Europa e per questo abbiamo
bisogno di politiche univoche sia sull'immigrazione che sull'asilo politico, e
speriamo che tutto cio sia possibile
nelle prossime settimane.
Il Papa re(bus), dopo aver a lungo
pregato e taciuto, o espresso «preoccupazione», per interposta persona, a
guerra ormai quasi finita invita a
deporre le armi:
— Le armi, strumento di Satana,
strumento del male...
E il vecchio Dio ascolta le preghiere
degli uni agli altri contrapposti, in una
guerra fratricida, ma che puzza più di
petrolio e di gas che di fraternité dunque, égalite, ed humanité...
E pensa lisciandosi la lunga e fluenta barba che in alto si confonde con i
folti capelli che gli ricoprono il bel capo canuto: «Che matti! Mi parlano di
guerra fratricida come se ci fosse guerra che non sia fratricida. Le rivoluzioni
le fanno a modo loro. Si uccidono e
uccidono in nome mio e vorrebbero che
io partegiassi per l’una o l’altra parte!
Chi devo castigare, ora, i musulmani o
i cristiano/cattolici? I politici dell’Europa (di)sunita o i Governi che gli hanno
fornito le armi, chi? Dimmelo tu, consigliami, no? Grandissimo Spirito Santo! Già, fin dall’inizio, ho castigato i
cainiti E poi quei balordi politici!... E
quel Papino che, tutto preoccupato, mi
prega e riprega, pur sapendo, da teologo levigato — dicono — che nessuna
preghiere smuove più le montagne!»
E tace, non potendo favorire nessuno
dei supplici, lasciando tutti come stupíti
e forse istupiditi da tanta barbarie, ben
descritta da Miguel de Unamuno qui e
là nei suoi libri, e in specie nella prefazione al saggio di Gilbert Keit Chesterton, Sulla barbarie, che presto sarà
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Logos di Roma.
Luigi Castiglione
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5
6
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
PERISCOPIO
Scandali siciliani
Bocelli sconfigge Verga
(Un miliardo di euro d’effimero contro tre soldi di cultura...)
In un'Italia in cui i teatri d'opera rischiano di chiudere, vittima di un sistema inadeguato, di legislazione sbagliata e di gestioni truffaldine, ecco l'evento: Andrea Bocelli superstar del
Teatro Greco di Siracusa. Sarà il cantante italiano il protagonista di un concerto-evento che il monumento simbolo della città ospiterà il prossimo 2
Luglio 2011. E fin qui nulla di strano,
anche se il Teatro Greco di Siracusa
dovrebbe ospitare grandi tenori e
non parodie pseudo tali.
Ma l'iniziativa ha un duplice scopo:
festeggiare la Guardia di Finanza e
raccogliere fondi da devolvere in
beneficenza. E fin qui nulla di male,
anzi. Ne ha dato l'annuncio il deputato
regionale dell'Api, Mario Bonomo,
componente della commissione Turismo e Spettacolo della Regione
Siciliana e vicino all'Assessore
Regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Missineo. «Si tratta di un concerto di levatura internazionale —
dice Bonomo — organizzato in occasione della festa regionale della
Guardia di Finanza e promosso con il
sostegno della Regione.
Il ricavato sarà destinato a iniziative
di solidarietà». Il Concerto si terrà
dunque subito dopo la fine delle rappresentazioni classiche che terranno
occupato il palco del Teatro Greco sino
al 26 giugno. Ma la vera notizia è
un'altra, ovvero la cifra spropositata,
per il cachet dell'artista e l'allestimento
dell'evento, che secondo i bene informati si aggirano, complessivamente,
intorno al milione di euro. Ma non
doveva essere un Concerto per beneficenza? E come mai la Guardia di
Finanza si presta ad una simile operazione? La serata sarà resa possibile
grazie al contributo di ben cinque
assessorati della Regione (Turismo,
Beni Culturali, Presidenza, Territorio e
Ambiente, Agricoltura), oltre che di
alcuni sponsor esterni il cui coinvolgimento è ancora in itinere. In più, cento
euro circa il prezzo del biglietto d'ingresso. «La manifestazione — aggiunge Mario Bonomo — è portata avanti dal responsabile della compagnia
regionale della Guardia di finanza, il
generale Domenico Achille. Si tratta di
un evento: parliamo dellʼunica tappa
europea di Andrea Bocelli, e ritengo che
come prosieguo delle rappresentazioni
classiche sia uno spettacolo più che
degno. Un concerto che darà certamente lustro a una campagna tesa a
fare diventare evento un bene culturale».
I dettagli della manifestazione sono
ancora in via di definizione, come il parlamentare regionale ammette. «Questo
è uno dei tanti eventi di levatura — conclude Bonomo — che potrebbero far
diventare uno dei monumenti simbolo di
Siracusa, e non solo, il faro di una
stagione di cultura e turismo. Il mio auspico è che vi siano altre iniziative di
questo genere e lavorerò per farlo.
Battiato, Allevi per esempio, potrebbero
essere ospiti anche di altri siti».
Castiglione / Investire in cultura
o in effimero?
Il concerto Bocelli è certamente di «levatura» internazione, «anche se
— come leggo nella notizia riportata in questa stessa pagina — il Teatro
Greco di Siracusa dovrebbe ospitare grandi tenori e non parodie pseudo
tali». Ossia grandi tenori e non brutte imitazioni di tenori che non lo
sono, con tutto il rispetto per la persona e la personalità del cantante
Bocelli... Ci sembra dunque che la «levatura» internazionale del concerto (ossia «grado dʼintelligenza, di doti e di capacità intellettuali») internazionale non sia internazionale come evento, bensì come scandalo in
piena regola... E ciò per vari motivi di cui ne accenniamo qui soltanto
alcuni:
1. La levatura, chè? Il grado dʼintelligenza, di doti e di capacità intellettuali sono di unʼattrice, di unʼopera lirica, che non sono un «trattenimento» in cui vengono eseguiti brani musicali con o senza parole, e che non
costituiscono un evento...
2. Il compenso. Un milione di euro. Pagheranno «ben cinque assessorati della Regione (Turismo, Beni Culturali, Presidenza, Territorio e
Ambiente, Agricoltura). Pagheranno anche «alcuni sponsor esterni».
Pagheranno pure gli spettatori: cento euro circa il prezzo del biglietto
d'ingresso.
3. Tutto il ricavato va in beneficienza. Lodevole, lodevole... Ma detratte
le spese (che generalmente superano le entrate), e poi, la beneficienza!
Si sa benissimo come finisce la beneficienza, se denaro ne resta...
4. Un tenore dʼopera, attore e cantante come ad esempio Domingo o
(se fossero viventi) Pavarotti o Gigli, quanto avrebbero dovuto essere
pagati?
5. La manifestazione è opera («portata avanti») di un Generale della
Guardia di finanza. Male...
6. Prosieguo, dignità dello spettacolo, faro, lustro «a una campagna tesa a
fare diventare evento un bene culturale». Di male in peggio. Non capisco, la
«campagna» che fa «diventare evento un bene culturale»... Culturale, chi,
cosa? Lʼevento miracoloso che potrebbe «far diventare uno dei monumenti
simbolo di Siracusa, e non solo, il faro di una stagione di cultura e turismo».
Poetico anche quel faro di una stagione di cultura e turismo»! Lʼassessore
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
PERISCOPIO
La santificazione
del commercio
7
Scandali vaticani
alla cultura non può che essere un
politico/poeta....
7. Lʼauspicio del Bonomo (parlamentare regionale): «Il mio auspico
è che vi siano altre iniziative di
questo genere e lavorerò per farlo.
Battiato, Allevi per esempio, potrebbero essere ospiti anche di altri
siti». E perché dunque no, Albano
ad esempio, e compagnia bella?
Ma... e Verga? Uno sfregio...
A Verga, uno sfregio. Perché?
Perché un altro Verga non cʼè, non
si trova, ed è affatto impossibile
rimodellarne unʼaltro, clonarlo,
assurdo immaginarlo, non si trova,
non cʼè, punto e basta, non essendo
un cantante e non rientrante nellʼeffimero, non facendo cassetta, cioè
voti...
E la corrispondenza di Verga, le
lettere ai familiari in particolare,
offerte alla Regione siciliana già nel
1973 da colui che le ha legalmente
acquistate (e salvate con grandi
sacrifici) direttamente dall'erede
(tralasciamo i motivi che l'indussero
a vendere) pagando soldoni, le lettere autografe che restano ancora
inedite, per mancanza di fondi ovviamente e queste scuse le conosciamo abbastanza bene, perché quando cʼè la volontà gli enti statali comprano libri, cioè cultura, anche disseppellendo i registri dei bilanci
chiusi e siggillati, e custoditi nei depositi dei sotterranei loro...
Verga, dunque, no, pur se venga
letto e studiato in tutto in mondo
(veramente internazionale, quindi, e
non solo restrittivamente europeo)
e le sue opere (romanzi, drammi,
novelle...) siano continuamente lette, ristampate da molteplici editori.
E la sua corrispondenza, dispersa, ne sia un complemento assolutamente indi-spensabile.
Luigi Castiglione
Wojtyla
beato è già un
business
Da
«Gionalettismo»
dellʼ11 aprile 2011 riportiamo questa notizia che si
commenta da ssè e che ci
ripromettiamo comunque
di ritornarvi sopra (lc).
29 gennaio 2011. In vista della cerimonia di beatificazione gli hotel romani
registrano il tutto esaurito: a prezzi
esorbitanti.
Boom dei prezzi degli alberghi
romani in vista dei due eventi del
Primo Maggio prossimo, la beatificazione di Giovanni Paolo II in Piazza
San Pietro e il tradizionale concerto nel
giorno della Festa dei Lavoratori in
Piazza San Giovanni.
Mentre la Capitale si avvia a registrare il tutto esaurito, in particolare
nelle zone limitrofe al Vaticano dove le
camere sono state quasi interamente
prenotate giaʼ entro le 24 ore dallʼannuncio della data della beatificazione, i
rialzi dei prezzi vanno dal 100 al 300
per cento, con alberghi anche di categoria due stelle che, ad esempio,
hanno portato il prezzo dellʼabitazione,
normalmente intorno ai 100 euro in alta
stagione, a 300-330 euro nel giorno
della cerimonia.
Un aumento che ha generato più di
qualche sospetto e non poca indignazione, soprattutto da parte dei pellegrini che in migliaia si apprestano ad
affollare le vie di Roma.
Non cʼeʼ nessuna speculazioneʼ,
chiarisce tuttavia allʼANSA il presidente
di Federalbegrhi Roma, Giuseppe
Roscioli, spiegando come lʼaumento •
dei prezzi sia dovuto alla legge del
mercato per cui ʻal crescere della
domanda sale il prezzoʼ, che peroʼ ʻnon
puoʼ mai essere superiore alla tariffa
esposta dichiarataʼ. Ma scegliere il
Primo Maggio per elevare Wojtyla agli
onori degli altari, da un punto di vista
della ricezione alberghiera, afferma
senza mezzi termini Roscioli, ʻeʼ stata
una scelta sconsiderataʼ, percheʼ la
cittaʼ eʼ giaʼ ingolfata dalla combinazione Concerto Primo Maggio-alta
stagione. Intanto sono giaʼ andati
esauriti anche i 15 mila posti letto delle
circa 200 strutture religiose di Roma e
provincia come ha raccontato allʼANSA
lʼamministratore degli Istituti religiosi,
Andrea Misuri.
Commenti
1. - lʼavevo detto che era unʼottima
operazione commerciale visti i tempi di
magra anche per la chiesa
2. - E questa è unʼindustria che marchionne non potrà spezzettare ed
esportare nei paesi a basso costo della
manodopera!
Quindi propongo lʼintroduzione di una
tassa sulle santificazioni e sulle beatificazioni, o in alternativa lʼistituzione di un
monopolio di stato su santi & beati con la
contestuale creazione della divina zecca
dello stato delle icone destinate alla venerazione.
100 milioni di euro per la creazione di
un beato, 1 miliardo per quella di un
santo, mille mila miliardi per quella di una
divinità aggiuntiva da affiancare alle
preesistenti, con i diritti commerciali,
sociali, politici e culturali di sfruttamento
concessi in licenza esclusiva e perpetua
al proponente.
ANNO XXXI
CIORAN
Filosofia come terapia
Nell'ambito del pensiero filosofico,
Cioran ((Răşinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20
giugno 1995, cent’anni dalla nascita) si colloca tra quelle figure che esulano dai
canoni stabiliti dall'epoca e dai sistemi, e
che non fanno parte di nessuna corrente o
scuola. Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive
non per diffondere le proprie idee ad un
pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'in-sonnia costante
che lo conduce sull'orlo del suicidio.
«L'insonnia è una vertiginosa lucidità
che riuscirebbe a trasformare il Paradiso
stesso in un luogo di tortura. Qualsiasi cosa
è preferibile a questo allerta permanente, a
questa criminale assenza di oblio. È durante
quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in
sostanza, un'interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza
esasperata da se stessa, una dichiarazione di
guerra, un infernale ultimatum della mente
a se medesima. Camminare vi impedisce di
lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l'insolubile
fino alla vertigine.»
La sua può essere definita una forma di
letteratura terapeutica, poiché grazie ad
essa desiste dall'uccidersi.
Dilaniato da contraddizioni insanabili, il
pensiero di colui che si autodefinisce un
filosofo urlatore si manifesta attraverso
affermazioni volutamente provocatorie.
Qualsiasi giudizio su questa figura del
Novecento deve tener conto che egli ha
fatto dello scandalo uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della
scrittura una valvola di sfogo prettamente
personale. (m.d.)
8
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
RICORRENZE
GREENE
La morale ambivalente
Le opere di Graham Green (1904/1991,
vent'anni dalla morte) esplorano la morale
ambivalente e le questioni politiche del
mondo moderno.
Greene è stato uno scrittore impegnato ma
ha conosciuto anche grande popolarità.
Anche se rifiutava di essere definito un
romanziere cattolico piuttosto che un
romanziere che era anche cattolico, i temi
religiosi sono alla radice di molti suoi scritti,
specialmente i quattro romanzi cattolici
maggiori: La rocca di Brighton, Il nocciolo
della questione, Fine di una storia e Il potere
e la gloria.
Opere come Un americano tranquillo, Il
nostro agente all'Avana e Il fattore umano
mostrano anche un grande interesse per le
operazioni di politica internazionale e spionaggio.
Greene soffriva di un disturbo bipolare,
che ebbe una profonda influenza sulla sua
scrittura e lo portò a degli eccessi nella vita
privata.
In una lettera a sua moglie Vivien, Green
le diceva che lui aveva «un carattere profondamente incompatibile con la vita domestica
quotidiana» e che «sfortunatamente, la malattia è anche una parte rilevante di una persona». (m.d.)
SALGARI
La giungla di Salgari
Salgari (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911, cent’anni dalla morte)
)deve la sua popolarità ad una impressionante produzione romanzesca, con ottanta
opere (più di 200 considerando anche i racconti) distinte in vari cicli avventurosi, con
l'invenzione di personaggi di grande successo come Sandokan, Yanez de Gomera e il
Corsaro Nero. Tali personaggi risultano
inseriti in un accurato contesto storico; la
ricostruzione delle informazioni riguardanti
le vicende istituzionali dei paesi da lui
descritti non si limita, ad esempio, alla figura di James Brooke, il raja bianco di
Sarawak.
Seri studi condotti dalla storica olandese
Bianca Maria Gerlich (i cui lavori sono stati
pubblicati da autorevoli riviste scientifiche
quali «Archipel» nei Paesi Bassi e, in Italia,
«Oriente moderno») hanno infatti permesso
di ricostruire le fonti storiche e geografiche
lette e utilizzate nelle biblioteche di Verona
dal grande scrittore di romanzi d'avventura.
La popolarità degli eroi salgariani è
provata anche dalla grande diffusione di
apocrifi: più di un centinaio, che editori
privi di scrupoli gli attribuivano; alcune di
queste opere furono messe in giro addirittura dai figli dello scrittore.
Egli stesso pubblicò con vari pseudonimi
numerose opere, spinto da motivazioni
diverse la più nota delle quali fu l'urgenza di
aggirare la clausola contrattuale di esclusiva
che lo teneva legato all'editore Donath.
Tuttavia per lo stesso Donath pubblicò con
lo pseudonimo di Enrico Bertolini tre
romanzi, nonché diversi racconti e testi di
vario genere; in questo caso si sarebbe trattato di una precauzione utilizzata quando,
incalzato da contratti e scadenze, lo scrittore
usava più del dovuto elementi tratti da
opere altrui (come nel caso di Le caverne
dei diamanti, una libera versione del romanzo Le miniere di re Salomone di H. Rider
Haggard).
Della più tarda produzione romanzesca
(Salgari, continua a p. 21)
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
Luigi Castiglione
TUTTO
IL CONCILIO
Paul
Claudel
Cinque
grandi
odi
Dalla fase preparatoria alla
chiusura i documenti,
le discussioni, le sorprese
e le
votazioni
...soltanto un raggio dʼoro nella vela
E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che
sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è,
ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita
l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito chʼè musica [...]
Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di
suono e d'in-flessione e di musicalità chʼavvolge la parola nel
suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da
unʼuguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla
sacralità che misteriosamente la percorre...
Ed è la tragedia dellʼorgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della
vita e della superazione dalla morte...
Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo
delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che
schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio
della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco...
E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di
sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del
corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un
raggio dʼoro nella vela, lʼoro innato (o l'interiore conoscenza che
da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso,
lʼacclamazione della tromba insieme con il latino del gallo...
Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte,
traduzione e introduzione di Luigi Castiglione
edizioni
logos
Nei venti secoli
della
sua storia, la
Chiesa cattolica non
aveva mai
organizzato
un dibattito
così vasto,
appassionato e pubblico come il
Concilio Vaticano II, in cui tutte
le angosce, le speranze e le credenze dell’uomo contemporaneo hanno trovato una voce e un
difensore. Ma il lavoro di quattro anni di Concilio è stato così
imponente che anche le numerose pubblicazioni, illustranti
sessione per sessione, i dibattiti,
risultavano insufficienti a discernere le linee maestre e la
maturazione dei grandi decreti.
Luigi Castiglione, che ha seguito tutto il Concilio, e la relativa
stampa, espressamente per darne un rapporto sistematico e
assolutamente oggettivo, offriva, per la prima volta, in
questo bestseller (le cui prime
tre edizioni sono state pubblicate dalla Bompiani), il panorama degli interi lavori,
dalla fase preparatoria alla
chiusura, seguendo l’ordine
delle materie trattate, l’iter di
ogni decreto e costituzione, in
maniera unitaria, e raggruppando intorno a ciascuno dei temi
gli interventi dei padri.
N’è perciò risultata la più limpida e definitiva guida su un
avvenimento che determinerà
probabilmente ancora i secoli
futuri almeno quanto il Concilio
di Trento ha determinato l’età
moderna.
Questa IV edizione (pagine 484,
€ 25) è stata ripubblicata in edizione anastatica dalla Logos di
Roma.
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
IN PRIMO PIANO
edizioni
logos
Georges Bernanos
SATANA E NOI
Non c'è in Bernanos frattura alcuna
tra la spiritualità dei suoi libri e quella
della sua vita: sono una sola, inscindibile realtà che si esplica nel senso
del soprannaturale, che per Bernanos
era qualcosa d'in-discutibile ed evidente... Sono pochi gli scrittori che
come lui siano andati in profondità così
teologiche.
Come scrive Hans Urs von Balthasar,
Bernanos è la risposta cristiana al concetto di angoscia di Heidegger e di
Sartre. Lʼangoscia. per questi pensatori/scrittori è un concetto-chiave per
chiarire l'essere; per Bernanos diventa
un mezzo per trascendere lʼessere
«attraverso l'immersione di tutto questo
essere denudato davanti a Dio nella
passione del Figlio di Dio., che lo comprende e lo coinvolge con la grazia».
Ma poeta qual è Bernanos vede il
diavolo in un modo totalmente diverso
dalle rappresentazioni popolari. Non ha
piedi di capra e alito di zolfo, e neppure
ha qualcosa in comune con quella
descri-zione psicologica del male che lo
raffigura nello scatenarsi delle passioni
sessuali (come succede in Mauriac).
Per Bernanos il satanico consiste
essenzialmente nel distacco ontologico
da Dio. Satanico il chiudersi in sé, rifiutando ogni fede e speranza; satanico è
il rifiuto d'ogni forma di solidarietà col
Creatore e le creature. «Io sono gelo e
freddezza», è la definizione che Satana
da di sé allʼabbé Donissan. E il curato
spiega: «Lʼinferno è non amare più». La
vita diviene così una menzogna. e in
Bernanos colui che è posseduto da
Satana eleva la menzogna a culto.
Polemista d'indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della
[email protected] - www.edilogos.com
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
ANDREA MANTEGNA
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LIMPRONTA DEL GENIO
Convegno Internazionale di Studi (Padova, Verona, Mantova, 8-9-10 novembre 2006)
A CURA DI RODOLFO SIGNORINI, VIVIANA REBONATO E SARA TAMMACCARO
L’opera di Mantegna, come accade
per i capolavori dei veri Maestri, continua a dilatarsi agli occhi dell’osservatore, come un «orizzonte in fuga».
E quando l’indagine pare essersi conAs with all masterpieces, Mantegnaʼs
work continues to broaden like a
hoizon in the eye of the observer. Just
when the investigation seems to have
come to an end, un-expected novelties
clusa, novità inattese o luoghi non mai
esplorati vengono a offrirsi al ricercatore persuadendolo a proseguire un
cammino che gli sarà ancora largo di
seduzioni.
or never explored sites offer themselves
to the researcher persuading him to continue a journey that will still be full of
seduction.
Tomo I. Premessa • Programma • Presentazione • Charles Hope, Mante-gna nelle Vite vasariane • Marzia Faietti, Il
segno di Andrea Mantegna • Irene Favaretto, Andrea Mantegna e lʼantico. 1. Cultura antiquaria e tradizione umanistica a Padova nel Quattrocento • Giulio Bodon, Andrea Mantegna e lʼantico. 2. Iconografie classiche nelle opere
padovane di Mantegna: riflessioni sul caso della pala di San Zeno • Davide Banzato, Padova 1445-1460. Opere a
confronto • Fabrizio Magani, La terracotta della cappella Ovetari • Domenico Toniolo, Ricomposizione virtuale degli
affreschi della cappella Ovetari • Nicolas Sainte Fare Garnot, I Mantegna della collezione Jacquemart-André •
Stephen J. Campbell, Lo spazio di contemplazione. Mantegna, Gregorio Correr e la pala dʼaltare di San Zeno •
Christoph Luitpold Frommel, Mantegna architetto • Gabriele Helke, The Artist as Martyr. Mantegnaʼs Vienna Saint
Sebastian • Paola Tosetti Grandi, Andrea Mantegna, Giovanni Marcano va e Felice Feliciano • Gennaro Tosca- no,
Gaspare da Padova e la diffusione del linguaggio mantegnesco tra Roma e Napoli • Sergio Marinelli, Da Mantegna
a Veronese, a Tiepolo • Suzanne Boorsch, Mantegna and engraving: what we know, what we donʼt know, and a few
hypotheses • Francesca Rossi,Maestro Artemio: un eccentrico pittore mantegnesco a Verona • Gino Castiglioni,
Francesco di Bettino: una rilettura. Tomo II. Mario Vaini, Economia e società a Mantova nella prima metà del
Quattrocento • David S. Chambers, Il marchese Federico I Gonzaga (1441-1484) e Il Trionfo di Giulio Cesare di
Andrea Mantegna • Anna Maria Lorenzoni, Una «Madonna» di Mantegna e «una Madonna et un putino» di Raffaello
a Mantova nel 1614 • Francesco Paolo Fiore, La casa di Andrea Mantegna a Mantova • Lionello Puppi, Quattro
pergamene inedite per Mantegna • Daniela Ferrari, Andrea Mantegna e dintorni. Alcune note sui sigilli chiudilettera
• Vittorio Sgarbi, Andrea Mantegna scultore • Ugo Bazzotti, Aggiornamento sugli affreschi di Santa Maria della
Vittoria • Rodolfo Signorini, Andrea «mercuriale» • Italo Furlan, Un alabastro di Mantegna raffigurante Ercole e
Nesso • Indice dei nomi • Indice dei luoghi • Indice delle opere.
Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti. Miscellanea, vol. 19,
2010, cm 17 ¥ 24, 2 tomi di xvi-794 pp. con 515 figg. n.t.
CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI
Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze - Italy
email: celso@olschki. it - [email protected] - INTERNET: www.olschki.it
Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax “+39) 055.65.30.214
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
IN PRIMO PIANO
Il realismo politico
di Cavour
LʼEDITRICE OLSCHKI NE PUBLICA 283 LETTERE INEDITE
C
amillo nacque il 10 agosto 1810
nella Torino napoleonica. Suo
pa-dre, il nobile piemontese Michele
Benso di Cavour, era collaboratore e
amico del governatore Principe Camillo Borghe-se che fu padrino di battesimo del piccolo Benso al quale
trasmise il nome. La madre di Camillo,
Adèle de Sellon (1780-1846), apparteneva invece ad una ricca e nobile
famiglia calvinista di Ginevra, che
aveva raggiunto un'otti-ma posizione
negli ambienti borghesi della città
svizzera.
Aristocratico, Cavour in gioventù frequentò il 5º corso della Regia Accademia Militare di Torino (conclusosi nel
1825) e nell'inverno 1826-27, grazie ai
corsi della Scuola di Applicazione del
Corpo Reale del Genio di Torino,
diventò ufficiale del Genio.[3]
Il giovane si dedicò ben presto, per
interessi personali e per educazione
familiare, alla causa del progresso
europeo. Fra i suoi ispiratori fu il filosofo inglese Jeremy Bentham alle cui
dottrine si accostò per la prima volta
nel 1829. In quellʼanno lesse il suo
Traité de législation civile et pénale, in
cui si enunciava il principio politico
«Misura del giusto e dellʼingiusto è
soltanto la massima felicità del maggior numero». L'altro concetto di Bentham secondo cui ogni problema poteva ricondursi a fatti misurabili, forniva
poi al realismo di Cavour una base
teorica utile alla sua inclinazione
allʼanalisi matematica
Trasferito nel 1830 a Genova, l'ufficiale Camillo Benso ebbe modo di
conoscere la marchesa Anna Giustiniani Schiaffino, con la quale avvierà
una importante amicizia intrattenendo
con lei un lungo rapporto epistolare.
13
All'età di ventidue anni Cavour venne
nominato sindaco di Grinzane, dove la
famiglia aveva dei possedimenti, e ricoprì tale carica fino al 1848. Dal dicembre 1834 prese a viaggiare all'estero
studiando lo sviluppo economico di
paesi largamente industrializzati come
Francia e Gran Bretagna.
Accompagnato dallʼamico Pietro di
Santarosa (1805-1850) Cavour nel febbraio del 1835 raggiunse infatti Parigi,
dove si fermò per quasi due mesi e
mezzo. In questo periodo visitò istituzioni pubbliche di ogni genere e frequentò gli ambienti politici del regime.
Partito dalla capitale francese, il 14
maggio 1835 arrivò a Londra dove si
interessò di questioni sociali.
Durante questo periodo il giovane
conte sviluppò quella propensione conservatrice che lo accompagnerà per
tutta la vita, ma al tempo stesso sentì
fortemente crescere lʼinteresse e lʼentusiasmo per il progresso dellʼindustria,
per lʼeconomia politica e per il libero
scambio.
Di nuovo a Parigi, fra il 1837 e il 1840
frequentò la Sorbona e incontrò, oltre a
vari intellettuali, gli esponenti della
monarchia di Luigi Filippo della quale
Capo della maggioranza anticlericale
Dopo lʼabdicazione di Carlo Alberto il
figlio Vittorio Emanuele, aperto avversario della politica del padre di alleanze
con la sinistra, sostituì al governo dei
democratici (che chiedevano la guerra a
oltranza) un esecutivo presieduto dal
generale Gabriele de Launay, salutato
con favore da Cavour.
Tale governo riprese il controllo di
Genova, insorta contro la monarchia, e fu
sostituito da quello di Massimo d'Azeglio
del quale Camillo Benso accettò la
visione del Piemonte come roccaforte
della libertà italiana.
DʼAzeglio convinse Vittorio Emanuele
II a sciogliere la Camera dei Deputati e il
20 novembre 1849 il re emanò il «Proclama di Moncalieri», con cui invitava il
suo popolo ad eleggere candidati più
moderati che non fossero a favore di una
nuova guerra.
Il 9 dicembre fu rieletta lʼassemblea
che, finalmente, espresse un voto schiacciante a favore della pace. Fra gli eletti
figurava di nuovo Cavour che, nel collegio di Torino I, ottenne 307 voti contro i 98
dellʼavversario.
In quel periodo Camillo Benso si mise
in evidenza anche per le sue doti di abile
operatore finanziario. Egli ebbe infatti una
parte di primo piano nella fusione della
Banca di Genova e della nascente Banca
di Torino nella Banca Nazionale degli
Stati Sardi.
Dopo il successo elettorale del dicembre 1849 Cavour divenne una delle figure dominanti dellʼambiente politico
piemontese e gli venne riconosciuta la
funzione di guida della maggioranza
moderata che si era costituita.
Forte di questa posizione sostenne
che era arrivato il tempo delle riforme,
favorite dallo Statuto albertino che aveva
creato reali prospettive di progresso. Si
sarebbe potuto innanzi tutto staccare il
Piemonte dal fronte cattolico-reazionario
che trionfava nel resto dʼItalia.
A tale scopo il primo passo fu la promulgazione delle cosiddette «Leggi Siccardi» (9 aprile e 5 giugno 1850) che
abolirono vari privilegi del clero nel
Regno di Sardegna e con le quali si aprì
una fase di scontri con la Santa Sede,
con episodi gravi sia da parte di
DʼAzeglio sia da parte di Papa Pio IX.
Fra questi ultimi ci fu il rifiuto di impartire l'estrema unzione allʼamico di
Cavour, Pietro di Santarosa, morto il 5
agosto 1850.
Con tutti i mezzi Cavour si scagliò
contro il clero, ottenendo lʼespulsione da
Torino dellʼOrdine dei Servi di Maria, nel
quale militava il sacerdote che si era rifiutato di impartire i sacramenti, e influenzando, probabilmente, anche la
decisione di arresto dellʼarcivescovo di
Torino Luigi Fransoni.
14
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
IN PRIMO PIANO
L’astratismo mistico
di Julius Evola
DALL'IDEALISMO HEGELIANO ALLʼASSOLUTA LIBERTÀ INTERIORE
Nel 1920 inizia il secondo periodo artistico di Julius Evola, quello dellʼastrattismo mistico. Il filosofo aderisce al
Dadaismo ed en-tra in contatto epistolare
con Tristan Tzara. Come pittore diviene
uno dei massimi esponenti del Dadaismo
in Italia.
Questa seconda fase viene definita,
sempre da Evola, astrattismo mistico ovvero una reinterpretazione dada in chiave
di spiritualismo e di idealismo. A questa
fase appartengono alcune importanti
opere: Paesaggio interiore (1918-20) e
Astrazione (1918-20). Questo periodo
vede Evola impegnato in due mostre personali: quella del gennaio 1920 alla casa
d'arte Bragaglia di Roma, e quella del
gennaio 1921 alla galleria Der Sturm di
Berlino in cui presenta sessanta dipinti.
Pubblica nel 1920, per la Collection
Dada, l'opuscolo Arte astratta. Sempre
nello stesso anno fonda con Gino
Cantarelli la rivista «Bleu» e pubblica a
Zurigo il poema dada La parole obscure
du paysage intérieur. Collabora inoltre
con «Cronache d'attualità» di Anton Giulio
Bragaglia e con «Noi» di Enrico Prampolini.
Nel 1923 cessa l'attività pittorica e fino
al 1925 fa uso di sostanze stupefacenti
con il fine di raggiungere stati alterati di
coscienza: «In questo contesto, vi è
anche da accennare all'effetto di alcune
esperienze interiori da me affrontate a
tutta prima senza una precisa tecnica e
coscienza del fine, con l'aiuto di certe
sostanze che non sono gli stupefacenti
più in uso [...] Mi portai, per tal via, verso
forme di coscienza in parte staccate dai
sensi fisici».
È il 1927 quando si forma il «Gruppo di
Ur», con l'obiettivo di trattare con serietà e
rigore le discipline esoteriche ed
iniziatiche. La parola, come spiega lo
stesso Evola, è «tratta dalla radice arcaica del termine “fuoco”, ma vi era anche
una sfumatura additiva, pel senso di "primordiale", "originario", che essa ha come
prefisso in tedesco».
Rispetto ad un tentativo già intrapreso
da Reghini con la direzione delle riviste
Atanor e poi Ignis, il «Gruppo di Ur» si
prefigge di accentuare maggiormente il
lato pratico e sperimentale.
Il gruppo di studio adotta il principio
dell'anonimato dei collaboratori — che si
firmano tutti con uno pseudonimo — ed
inizia sotto la direzione di Evola la pubblicazione di fascicoli mensili che sono poi
riuniti nei volumi Introduzione alla magia
usciti tra il 1927 e il 1929.[18]
Il termine magia, spiega Evola, non corrisponde al significato popolare, ma alla
«formulazione del sapere iniziatico che
obbedisce ad un atteggiamento attivo,
sovrano e dominativo rispetto allo spirituale».
Verso la fine del 1928 nel «Gruppo di Ur»
avviene una scissione rispetto alla quale
Evola è molto vago anche in relazione al
principio dell'anonimato cui il gruppo si rifà:
parla genericamente di intromissioni della
massoneria all'interno del gruppo. A seguito
di questa scissione, pochi mesi dopo, il
gruppo si scioglie definitivamente.
Successivamente, ne Il cammino del
cinabro, Evola torna sull'argomento raccontando di come Mussolini si preoccupasse
del «Gruppo di Ur», pensando che qualcuno volesse agire magicamente su di lui.
Evola mette in relazione questo fatto all'ordine giunto ad alcune riviste di interrompere
la collaborazione con lui e decide di chiarire
il fatto con il duce: «Giunto a sapere come
le cose effettivamente stavano, Mussolini
cessò di interferire. In realtà, Mussolini,
oltre che suggestionabile, era abbastanza
superstizioso (come controparte di una
mentalità, in fondo, chiusa alla vera spiritualità)».
Sempre nellʼopera Il cammino del cinabro, Evola ammetterà la non veridicità di
alcuni dei fenomeni paranormali descritti
nelle riviste Atanor ed Ignis e poi raccolti in
Introduzione alla Magia quale scienza
dell'Io: «Per debito di onestà, debbo dire
che vanno messi sotto beneficio d'inventario alcuni dei fenomeni riferiti in Introduzione [alla Magia quale scienza dell'Io], in
relazione al gruppo [di Ur]».
Nel 1925 esce quindi il primo libro di
filosofia: Saggi sull'idealismo magico. Coerentemente con le posizioni teoriche della
sua seconda fase artistica (astrattismo
mistico) Evola si distacca dall'idealismo
hegeliano in favore di una libertà interiore
assoluta. Il pensiero deve prefiggersi il compito di superare i limiti dell'umano per
andare verso l'oltre-uomo teorizzato da
Nietzsche. Lʼattualismo gentiliano diventa
dunque il punto di partenza: dall'Io come
principio attivo della realtà su un piano logico-astratto, all'Io come criterio di potenza
capace di affermare l'individuo assoluto.[23]
Secondo Evola l'individuo assoluto è
immediatamente sé nelle infinite affermazioni individuali ed in ciascuna di esse si
fruisce come libertà, come incondizionata
agilità ed arbitrio assoluto.
Termina nel 1924 la Teoria e fenomenologia dell'individuo assoluto che inizia a
(continua a p. 17)
Julius Evola
LʼUomo come
Potenza
La riedizione di questʼopera, dopo
oltre sessantʼanni, va a colmare una
lacuna esistente nel novero degli
scritti evoliani attualmente in circolazione. Opera di transizione, o
meglio di “congiunzione”, come la
definì lo stesso Autore, tra la fase
speculativa del suo pensiero e
lʼapprodo alle dottrine sapienziali
dellʼOriente. Lʼuomo come potenza
rappresenta uno straordinario
“luogo” dʼincontro tra alcuni dei più
maturi frutti della cultura occidentale
e di quella orientale. Munito della
formidabile attrezzatura concettuale
filosofica che si era venuto forgiando principalmente mediante lo studio in profondità dellʼidealismo
tedesco e sviluppando lʼesigenza
insita nel postulare lʼinevitabile
sbocco magico del pensiero idealistico, Evola si addentra nella sapienza tantrica, iniziaticamente realizzatrice, e ne interpreta e chiarisce le
istanze metafisiche ed operative.
Opera impegnativa come un arduo
sentiero di montagna e comʼesso
non priva di insidie – come lo stesso
Autore doveva in seguito ripetutamente segnalare rettificandone
alcune impostazioni – essa rappresenta tuttavia un importante punto
di passaggio del pensiero evoliano,
per comprendere le complesse tematiche che egli veniva elaborando e
allʼinterno delle quali operò le scelte
che lo condussero oltre. Un libro di
alta tensione intellettuale ed
esistenziale, nel quale si confrontano e si incontrano lʼansia di
libertà dellʼOccidente e la sete di liberazione dellʼOriente.
Julius Evola, LʼUomo come
Potenza, Con un saggio introduttivo di Marcello De Martino
,Edizioni Mediterranee, 2011, 1
tav. a colori, Nuova edizione, pp.
320, € 22, 50.
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
L’onorevole
Leonardo Sciascia
IN PRIMO PIANO
Dalla scomparsa di Majorana
alllʼuccisione di Moro, lo scrittore
A
lle elezioni comunali di
Palermo nel giugno 1975 lo
Leonardo Scia, di cui ricorrono
questʼanno i trentʼanni dalla morte,
si candida come indipendente
nelle liste del PCI; viene eletto con
un forte numero di preferenze,
ottenendo il secondo posto come
numero di preferenze dopo Achille
Occhet-to, segretario regionale del
partito, e davanti ad un altro illustre
candidato, Renato Guttuso.
Nello stesso anno pubblica La
scomparsa di Majorana, una indagine sulla scomparsa del fisico
Ettore Majorana avvenuta negli
anni trenta.
Nel 1976 esce una ristampa
delle commedie Lʼonorevole e
Recitazione della controversia
liparitana con l'aggiunta de I
mafiosi. Nello stesso anno pubblica l'indagine I pugnalatori, un libro
inchiesta su una vicenda avvenuta
a Palermo nel 1862 che vide
uccise a pugnalate 13 persone.
All'inizio del 1977 Sciascia si
dimette dalla carica di consigliere
del PCI. La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per
certe forme di estremismo lo portano infatti a scontri molto duri con
la dirigenza del Partito comunista.
Nel giugno del 1979 accetta la
proposta dei Radicali e si candida
sia al Parlamento europeo sia alla
Camera. Eletto in en-trambe le
sedi
istituzionali
opta
per
Montecitorio, dove rimarrà fino al
1983 occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul-
la strage di via Fani, sul sequestro
e l'assassinio di Aldo Moro e sul
terrorismo in Italia.
In questi anni aumenta i suoi
viaggi a Parigi e si intensificano i
contatti con la cultura francese e
nel 1978 pubblica L'affaire Moro
sul sequestro e il processo nella
cosiddetta «prigione del popolo»
ad Aldo Moro organizzato dalle
Brigate Rosse. Nel 1979 pubblica
Candido ovvero un sogno fat-to in
Sicilia, dove è chiaro il riferimento
al "Candide" di Voltaire.
Esce in quell'anno Nero su Nero,
una raccolta di commenti ai fatti
relativi al decennio precedente, La
Sicilia come metafora, un'intervista
di Marcelle Padova-ni e Dalle parti
degli infedeli, lettere di persecuzione politica inviate negli anni
cinquanta dalle alte gerarchie
ecclesiastiche al vescovo Patti, con
il quale inaugura la collana della
casa editrice Sellerio intitolata «La
memoria» che festeggia nel 1985
la centesima pubblicazione con le
sue Cronachette.
Nel 1980 pubblica Il volto sulla
maschera e la traduzione di
un'opera di Anatole France, Il
procuratore della Giudea.
Nel 1981 pubblica Il teatro della
memoria e, in collaborazione con
Davide Lajolo, Conversazioni in
una stanza chiusa. Nel 1982 esce
Kermes-se e La sentenza memorabile, nel 1983 Cruciverba, una raccolta di suoi scritti già pubblicati su
riviste, giornali e prefazioni a libri.
Pubblica nel 1984 Stendhal e la
Sicilia, un saggio per commemo-
MARITAIN
OPERE (VOLUMI SINGOLI)
Primato dello spirituale
Pref. di Giorgio Campanini
Pagine 296, € 18
Da Bergson
a Tommaso d’Aquino
(Saggi di metafisica e di morale)
Pagine. 240, € 16
Antimoderno (Rinascita
del tomismo e libertà intellettuale)
Pagine 264, € 16
Il Dottore angelico
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 168, € 13
Léon Bloy, pellegrino
dell’Assoluto
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 160, € 13
La tragedia
delle democrazie
logos
Presentazione di Raimondo Spiazzi
Pagine 112, € 13
15
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ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
IN PRIMO PIANO
«Sciascia scrittore europeo»
edito dalla Olschki
Presentato Troppo poco pazzi
di Sciascia a Firenze, Lugano
e Milano
rare la nascita dello scrittore francese.
Gli ultimi anni di vita dello scrittore
sono segnati dalla malattia che lo
costringe a frequenti trasferimenti a
Milano per curarsi ma egli continua,
sia pure con fatica, la sua attività di
scrittore.
Nel 1985 pubblica Cronachette e
Occhio di capra, una raccolta di modi
di dire e proverbi siciliani, e nel 1986
La strega e il capitano, un saggio per
commemorare la nascita di Alessandro Manzoni.
Carichi di tristi motivi autobiografici
sono i brevi romanzi gialli Porte aperte
(1987), Il cavaliere e la morte (1988) e
Una storia semplice, ispirato al furto
della Natività con i santi Lorenzo e
Francesco d'Assisi del Caravaggio,
che uscirà in libreria il giorno stesso
della sua morte.
Nel 1986 Sciascia scrive a Craxi,
comunicandogli di aver votato per il
PSI nelle elezioni regionali siciliane di
quell'anno ed invitando il leader socialista a favorire il ricambio della classe
dirigente siciliana del partito.
Nel 1987 cura una mostra molto
suggestiva, all'interno della Mole
Antonelliana a Torino, dal titolo Ignoto
a me stesso (aprile-giugno). Erano
esposte quasi 200 rare fotografie
scelte da Leonardo Scia-scia e concesse in originale da importanti istituzioni di tutto il mon-do. Si tratta di
ritratti di scrittori fa-mosi, dai primi
dagherrotipi ai giorni nostri, da Edgar
Allan Poe a Rabindranath Tagore a
Gorkij a Jorge Luis Borges. Il catalogo
viene stampato da Bompiani e oltre il
saggio di Sciascia Il ritratto fotografico
come entelechia contiene 163 ritratti e
altrettante citazioni dei relativi scrittori.
La chiave della mostra è forse la cita-
Giovedì 7 aprile,alla Biblioteca Cantonale di Lugano(Svizzera),in viale
Carlo Cattaneo,6, alle ore 18.00 Claude Ambroise e John Noseda,
introdotti dal saluto del Direttore della Biblioteca, Ge-rardo Rigozzi, e del
Presidente degli «Amici di Sciascia», Renato Albiero, hanno presentato il primo volume della collana «Sciascia scrittore europeo» dal titolo
Troppo poco pazzi – Leonardo Sciascia nella libera e laica Svizzera, alla
presenza del curatore, Renato Martinoni. La serata lugane-se,svoltasi in
una sala gremita di pubblico, ha toccato molti aspetti della figura e dell'opera di Leonardo Sciascia,a riprova della viva memoria dei rapporti stabiliti dallo scrittore in terra ticinese dopo l'assegnazione del Premio
Libera Stampa nel 1957(Croci, Filippini, Fontana, Grandini, Soldini, e
altri).
Venerdì 8 aprile, il volume è stato poi presentato a Milano alle ore
17.00 presso la Libreria Pecorini,in Foro Buonaparte 48,da Bruno
Pischedda,alla presenza del curatore Renato Martinoni,dopo un saluto
del Presidente degli Amici di Sciascia,Renato Albiero. E' seguito un
vivace dibattito,stimolato da Loredana Pecorini che ha permesso di raccogliere diverse testimonianze dal pubblico dove erano presenti
molti amici dello scrittore.
Le due serate hanno concluso il ciclo di presentazioni inaugurato l'11
marzo scorso a Firenze alle 17.30, al Gabinetto G.P.Vieusseux (Sala
Ferri) con l'intervento di Arnaldo Bruni introdotto dal saluto di José-Luis
Gotor e da Carlo Fiaschi, segretario degli «Amici di Sciascia» e dove è
stato dato l'avvio ufficiale della collana «Sciascia scrittore
europeo» che segna la collaborazione tra gli Amici di Sciascia e
l'editore fiorentino Leo S.Olschki.
zione di Antoine de Saint-Exupéry:
«Non bisogna imparare a scrivere
ma a vedere. Scrivere è una conseguenza »
Pochi mesi prima di morire scrive
Alfabeto pirandelliano, A futura memoria (se la memoria ha un futuro), che
verrà pubblicato postumo, e Fatti diversi di storia letteraria e civile, edito da
Sellerio.
Leonardo Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989 e chiede i
funerali in Chiesa. Con lui nella sua
bara si volle portare un crocifisso
d'argento. Al funerale viene ricordato
da numerose parole di stima, fra cui
quelle del grande amico Gesualdo
Bufalino. È sepolto nel cimitero di
Racalmuto, suo paese natale; sulla
lapide bianca una sola frase:
«Ce ne ricorderemo di questo pianeta». (Epitaffio sulla tomba di
Sciascia, la citazione è di Auguste de
Villiers de L'Isle-Adam)
Il senso di una frase simile su una
tomba per la verità appare già molto
chiaro e ben poco «laico e agnostico.
Su un manoscritto, conservato dalla
famiglia, Sciascia scrive: «Ho deciso
di farmi scrivere sulla tomba qualcosa
di meno personale e di più ameno, e
precisamente questa frase di Villiers
de l'Isle-Adam: “Ce ne ricorderemo, di
questo pianeta”. E così partecipo alla
scommessa di Pascal e avverto che
una certa attenzione questa terra,
questa vita, la meritano.»
Mario Danesi
ANNO XXXI
(Il misticismo di Evola)
scrivere già in trincea (nel 1917) e che
viene pubblicata in due volumi nel 1927 e
nel 1930. A partire dal 1924 inizia un'intensa esperienza giornalistica: partecipa
alla redazione di «Lo Stato democratico»,
una rivista contemporaneamente antifascista ed antidemocratica, e tra il 1924 e
il 1926 collabora a riviste come «Ultra»,
«Bilychnis», «Ignis», «Atanor» e «Il mondo».
Influenzato dalla lettura delle opere di
René Guénon abbandona in seguito le
tesi estremistiche di Imperialismo pagano
a favore del concetto di «tradizione» e
fonda con Emilio Servadio la rivista «La
Torre» (uscita in soli dieci numeri tra febbraio e giugno del 1930), destinata a
difendere principi sovrapolitici, in realtà
«una tribuna di intellettuali che si battevano per un fascismo più radicale e più
intrepido». Critiche mosse ad alcuni personaggi del Regime dalle pagine di «La
Torre», provocano l'intervento di Starace
che prima diffida Evola dal continuare la
pubblicazione, poi proibisce a tutte le
tipografie romane di stampare la rivista la
cui pubblicazione, alla fine, viene sospesa. Evola viene sorvegliato dal regime in
quanto accusato di affiliazione allʼOrdo
Templi Orientis ed è costretto ad assumere una guardia del corpo.
Successivamente pubblica due opere:
La tradizione ermetica (1931) e Maschera
e volto dello spiritualismo contemporaneo
(1932). La prima è una disamina dell'aspetto magico, esoterico e simbolico
dell'alchimia. La seconda è un saggio critico su quelle correnti di pensiero che, secondo Evola, «invece di elevare l'uomo dal
razionalismo moderno e dal materialismo,
lo portano ancora più in basso: spiritismo,
teosofia, antroposofia e psicoanalisi».[31]
Nel 1934 appare la sua opera fondamentale, Rivolta contro il mondo moderno,
nella quale traccia un affresco della storia
letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età: oro, argento, bronzo e ferro nella tradizione occidentale e
satya, treta, dvapara e kali yuga in quella
induista.
Partendo da questi presupposti, tre
anni dopo, esamina a fondo Il mistero del
Graal (1937) e le sue implicazioni dottrinarie nelle visioni dei diversi periodi storici, impostando tutta la sua disamina sul
concetto di «tradizione ghibellina dell'impero», cercando di svincolare il Graal e la
sua portata simbolica dalla tradizione cristiana. e il suo cammino termina così.
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
SANTO
TRA NOI
GIOVANNI PAOLO II
Carlo Bo, Luigi Castiglione,
Domenico del Rio, Vaclav Havel,
Roger Etchegaray, Arrigo Levi,
Maria Antonietta Macciocchi,
Francesco Margiotta Broglio,
Alain Peyrefitte, Paul Poupard,
Fiamma Nirenstein, Piero
Ostellino, Gianni Vattimo,
edizioni
logos
17
18
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
EDITRICE OLSCHKI / Novità
CAVOUR
EPISTOLARIO
I
rapporti familiari, i legami affettivi, gli
interessi della giovinezza e gli affari – dalla
lettura alle sperimentazioni agricole, alla pratica amministrativa, alle speculazioni – e
infine i contatti dell’homo publicus con un
mondo dai confini più larghi sono i temi toccati dal nucleo anomalo delle 417 lettere
cavouriane (283 delle quali inedite) accolte
nell’Appendice B. Reperite in corso d’opera,
ascrivibili a un arco temporale ampio seppur
discontinuo, compreso tra gli anni 1820 e
1861, tali missive intersecano e integrano il
corpus epistolare compreso nei precedenti
diciannove volumi: minuziosi riscontri hanno
infatti consentito di attribuire loro date congetturali, individuare interlocutori scono-sciuti, correggere errori o completare lacune. Tra i
destinatari, il padre Michele, il Brockedon, il
Falatieu, il Corio: nomi che precedono o s’alternano con quelli di Santa Rosa, Castelborgo,
Oytana, Nigra, Bona, Villamarina, Bon
Compagni, Valerio e Rattazzi. Un piccolo universo femminile affianca il variegato microcosmo maschile: tra le interlocutrici la nipote
Giuseppina Alfieri, la cugina Amélie Revilliod, l’amata Bianca Ronzani, l’assillante
Maria de Solms e la gentile Blanche Naville,
destinatarie di messaggi talora estremamente
succinti, che gettano tuttavia nuovi sprazzi di
luce sulla figura di Cavour.
Camillo Cavour, Epistolario,
volume ventesimo - Appendice B
(1820-1861) - A cura di Rosanna
Roccia - commissione nazionale
per la pubblicazione dei carteggi
del conte Cavour
Vol. I (1815-1840), 1962 - Vol.
XVIII (1861), 2008.
Vol. XIX. Appendice A. A cura
di G. Silengo. 2006, XII-376 pp.
[5578 5]
TRADURRE
FILOSOFIA
I
l volume approfondisce i motivi semantici,
linguistici e in- terpretativi che si presentano
allo storico della filosofia nel lavoro di
traduzione in lingua italiana di opere filosofiche. L’attenzione è rivolta in particolare ai
testi appena pubblicati o in corso di sommario
Premessa • Sigle • Igor Agostini, Sul lessico
della conoscenza di Dio in Descartes. Intelligere, Concipere, Comprehendere / Entendre,
Concevoir, Comprendre: tre esempi di traduzione dal latino al francese e dal francese al
latino • Giulia Belgioioso, Descartes: parole,
lingue e traduzioni • Hansmichael Hohenegger,
Termini tecnici e traduzione. Note sulla
traduzione della Critica della facoltà di giudizio
di Kant • Ettore Lojacono, La traduzione italiana delle opere scientifiche di Descartes •
Filippo Mignini, Sulla traduzione della Korte
verhandeling di Spinoza • Maria Muccillo,
Tradurre gli inediti Theologicorum libri di Campanella: riflessioni su una
esperienza di traduzione • Roberto Palaia, Le
traduzioni tedesche settecentesche della
Monadologie • G. Saccaro Del Buffa, Exprimir
e explicar nella Puerta del cielo di Abraham
Cohen Herrera. Alcune riflessioni su exprimere
nell’Ethica di Spinoza • Cristina Santinelli, I
Principia philosophiae di Descartes e i Principia philosophiae Cartesianae di Spinoza:
slittamenti semantici e oscillazioni linguistiche • Angela Taraborrelli, Affection nella
traduzione delle opere di Shaftesbury • Errico
Vitale, Tradurre la Theologia Platonica di
Marsilio Ficino • Indice dei nomi. Tradurre filosofia - Esperienze di traduzione di testi filosofici del Seicento e del Settecento Tradurre
filosofia Esperienze di traduzione di testi filosofici del Seicento e del Settecento
The volume explores the semantic, linguistic and
interpretation issues that historians of philosophy
encounter when translating philosophical works into the
Italian language. The focus in on just-published or forthcoming texts by authors pubblicazione di autori quali
Ficino, Campanella, Descartes, Spinoza, Shaftesbury,
Kant, che – per la ricchezza, la varietà e la molteplicità dei
temi affrontati – risultano fondamentali nel processo di
definizione del lessico filosofico dell’età moderna. such
as Ficino, Campanella, Descartes, Spinoza, Shaftesbury
and Kant, whose writings cover a wide variety of themes,
thus having a great importance in the definition of the
philosophical lexicon of the Modern Age.
A cura di Pina Totaro - Lessico Intellettuale Europeo, vol.
109 - 2011, cm 17 x 24, XII-304
pp.
DʼANNUNZIO
INEDITI 1922-1936
N
ella ricchissima produzione di d’Annunzio i carteggi hanno sempre avuto
un posto di riguardo, sia per la loro na-tura
squisitamente letteraria, sia per la ricchezza di informazioni biografiche, storiche e
artistiche racchiuse in essi. In quest’ottica
il rapporto epistolare con Maria Bellini
Gritti in Lombardi, fino a oggi sconosciuto, si rivela di particolare rilievo, oltre che
per i contenuti – che spaziano da generici
aggiornamenti, a suggestioni esoteriche, a
espliciti richiami al Fuoco, a lacerti del
Libro segreto – anche per la moltitudine di
soggetti coinvolti. Il ritrovamento di
queste carte inedite apre dunque uno spaccato non solo biografico, ma storico e
sociale, che tiene conto di avvenimenti,
pubblicazioni, incontri, amori e delusioni
di personaggi che entrarono per alcuni anni
(1922-1936) a far parte della vita del
Vittoriale. Completa la pubblicazione il
diario di Mariaska, come il poeta amava
chiamarla, dal quale emerge un ritratto più
intimo di d’Annunzio, o forse la sua
agiografia, fra reminiscenze, rivisitazioni e
più o meno credibili verità.
This epistolary relationship, unknown until
recently, is of particular interest as it offers not only
biographical but also historical and social information, including events, publications, meetings, love
affairs and delusions of people who participated in
life at the Vittoriale between 1922 and 1936. The
diary of ‘Mariaska’ completes the publication, providing a more intimate portrait of d’Annunzio,
between memories, retrospects and more or less
reliable truths.
Gabriele D’Annunzio, Inediti
1922-1936. Carteggio con Maria
Lombardi e altri scritti. A cura
di Filippo Caburlotto. Prefazione di Pietro Gibellini. Biblioteca
dell’«Archivum Romanicum».
Serie I, vol. 381, 2011, cm 17 x
24, XLVI-80 pp. con 8 tavv. f.t.
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
CLAUDEL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
logos
Amo la Bibbia
19
INTERVALLO
MAX SCHELER
L’eterno
nell’uomo
Questʼopera è giustamente considerata uno
dei principali contributi
della filosofia della religione del nostro secolo.
Lʼoggetto principale nʼè
infatti «il divino come assolutamente esistente e
santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa».
Con ciò Scheler si
oppone a tutti i tentativi,
compiuti soprattutto ad
opera dellʼIlluminismo
dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è
per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in
Dio. Tutte le teorie che
deducono la religione
dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura
fisica (materialismo),
dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per
ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è
in Dio.
Un ampia introduzione (oltre cento pagine)
di Ubaldo Pellegrino,
dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche
tradotto e per il primo)
arricchisce il volume.
.
Max
Scheler,
Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U-
baldo Pellegrino,
Logos, Roma, pagine 468, € 36.
MARCEL
Il declino
della saggezza
A differenza di Sartre
che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del
propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel
suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea
del «cogito» e la preferenza per la «filosofia
itinerante».
Il presente volume è
un documento fra i più
luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di
accettare una filosofia,
bensì di progettare una
«ripresa» – per dirla con
un’espressione kierkegaardiana – ossia di un
«ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di
Heidegger che gode le
simpatie del Marcel per
il quale – con ottimismo
davvero invidiabile — la
denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo
all’«essere dell’essente»
sfugge alla risoluzione
nichilistica del principio
d’immanenza.
Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp.
128, € 10.
CLAUDEL
Giovanna
d’Arco al rogo
Concepito
come
«oratorio», il testo di
Paul Claudel, Giovanna
dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una
visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio.
Sul rogo ella rivive gli
episodi più salienti della
sua vita: lʼinfanzia a
Domremy, la lotta contro
gli inglesi, lʼentrata del
re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa
di stregoneria, la condanna al rogo.
Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a
rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza
mistica, popolaresca e
truculenta del linguaggio
claudeliano — questʼoratorio drammatico in
Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma
il 20 dicembre 1942 (dir.
B. Molinari), alla Scala
di Milano il 4 aprile 1947
(dir. Paul Sacher), al
San Carlo di Napoli il 5
dicembre 1953 (prot. I.
Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne
ha anche realizzato una
versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984
nellʼauditorio dellʼAc-
cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht,
prot. Barbara Sukowa)
ed al Teatro Verdi di
Firenze...
Edizioni Logos,
Roma, testo originale a fronte, a cura
di Luigi Castiglione, pagine 128, ill.,
€ 16.
20
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
IN PRIMO PIANO
Misteri druidici
e cristianesimo
GESÙ MAESTRO MURATORE
I
l Druidismo è una religione che promuove pace, preservazione e armonia
della e con la natura. Per il Druidismo
inoltre, l'essere umano non è superiore al
resto del mondo e degli esseri viventi, ma
fa parte di esso.
Le cerimonie druidiche includono
incontri in luoghi boscosi, tenuti solitamente una volta alla settimana, anche se
molti gruppi si basano sul calendario
lunare. Nelle cerimonie viene celebrata
l'assunzione rituale degli spiriti (Scotch o
Whiskey irlandese allungato con acqua)
chiamati acqua della vita (uisce beatha),
vengono intonati canti e recitati sermoni e
possono essere ordinati nuovi sacerdoti.
Da questa antica religione celtica, le
generazioni moderne hanno tratto molte
feste e tradizioni: Samhain (Halloween),
Yule il Natale per i Cristiani, Imbolc la
Candelora, Oestara (Pasqua), Beltane
(Calendimaggio), Lammas (circa Ferragosto). A Natale alcuni praticano, senza
rendersene conto, tradizioni druidiche:
l'albero di Natale ne è l'esempio più
comune. Per i druidisti, gli alberi sono spiriti potenti, il Natale era originariamente
una festa volta ad onorare gli spiriti degli
alberi addobbando questi ultimi.
Gli dei principali sono la Madre Terra
(spesso chiamata mia/nostra Madre),
vista come personificazione delle realtà
materiali e identificata con il concetto della
Dea triplice; Béal, la personificazione delle
realtà non materiali, e Dalon Ap Landu, il
Signore dei Boschi. Ai primi due vengono
solitamente associati la Terra e il Sole. Ma
la cerchia delle divinità non si chiude qui.
Il Druidismo si basa anche sulla credenza
di spiriti e divinità della natura come:
Cernunnos, il Dio Cervo chiamato spesso
anche Re Cervo; Morrigan, la dea della
guerra rappresentata sotto le spoglie di un
corvo; lo stesso Piccolo-popolo; Lúg, il Dio
della luce e di tutte le arti. Arkan Sonney è
un maialino e si dice che chi lo acchiappi
trovi fortuna per tutta la vita. È anche
conosciuto con il nome di Lucky piggy.
Banshee: al contrario di come spesso si
pensa la banshee è un folletto socievole,
femminile, divenuto però solitario per i
dolori patiti. Leanhuan Shee: un bellissimo
spirito femminile Irlandese che vaga alla
ricerca dell'amore degli uomini. Tra le
divinità druidiche ci sono anche animali
come il lupo e il serpente, che non sono
vere e proprie divinità ma incarnano simbolicamente degli spiriti della natura. Il serpente ad esempio è lo spirito della medicina, della salute, del mistero, della magia,
ad esso si attribuisce conoscenze e
saggezza.
Con l'arrivo del Cristianesimo divinità e
simboli delle religioni pagane vennero
spesso identificati in demoni infernali e simboli satanici. Il serpente è infatti uno dei
principali simboli maligni nella visione cristiana. L'immagine della Madonna che
calpesta la testa del serpente è esemplare
della trasformazione avvenuta. Per divinità
che non è stato possibile cancellare sono
stati creati santi, primo tra tutti San Patrizio,
nonché l'uso del trifoglio che si fa nella sua
leggenda: originariamente usato per la triplice immagine della Dea diviene simbolo
della Trinità.
Nella religione druidica ha grande importanza l'unione sessuale di uomo e donna, si
ritiene che durante un rapporto sessuale si
sprigioni enorme energia mistica, in quanto
l'unione di uomo e donna simboleggia
l'unione del Dio e della Dea, il principio
maschile e quello femminile.
Questa sessualità mistica ha però un
sicuro precedente, nella religione celtica
originaria, solo limitatamente all'Irlanda e in
riferimento alla congiunzione rituale del
solo nuovo sovrano — o comunque
capotribù — con un sostituto della deamadre, probabilmente la propria stessa
moglie o la promessa consorte. Non sembrano pertanto esistere prove intorno a
forme di ierogamia praticate da druidi o elementi sacerdotali a essi riconducibili, né
tantomeno ritualità sessuali patrimonio dell'intera popolazione. Il Cristianesimo, tendendo ad assimilare le vecchie credenze a
culti demoniaci, ha in qualche modo mirato
a una sovrapposizione delle festività, sostituendo le sue celebrazioni ai momenti di
culto celtici, per avere la certezza che i
fedeli cristiani non partecipassero ai riti
della vecchia religione.
Più tardi, in particolare a partire dal XII
sec., ogni eventuale rapporto sessuale rituale non poteva non apparire se non cor-
Il Mago
massone
Autore di prodigi o impostore? Il
conte Alessandro di Cagliostro fu un
personaggio carismatico della società europea nei tumultuosi anni che
portarono alla Rivoluzione francese.
Alchimista, guaritore e massone,
ispirò sia devozione assoluta che
scherno feroce, nonché due romanzi
di Alexander Dumas, un dramma di
Goethe e lʼopera il Mozart: Il flauto
magico. La fede sincera nei poteri
magici, inclusa lʼimmortalità, conferiti dal suo Rito Egizio, diede fama a
Cagliostro, ma gli procurò anche
pericolosi nemici. I suoi celebri viaggi in Medio Oriente e nelle capitali
dʼEuropa cessarono bruscamente
nel 1789 a Roma, dove venne
arrestato dallʼInquisizione e condannato a morte per eresia. Ma ancora
oggi lʼenigma di questʼuomo
eccezionale è tuttora irrisolto.
Cagliostro era lo pseudonimo di
Giuseppe Balsamo, siciliano di umili
origini e famigerato truffatore?
Oppure egli fu investito di una missione divina in una delle più pericolose epoche europee? Il mago
massone racconta la sua straordinaria vicenda, completa della prima
traduzione mai pubblicata del Rito
Egizio. Gli autori esaminano il
processo intentato contro di lui con
lʼaccusa di essere un impostore e un
eretico, concludendo che la Chiesa
romana e la stessa storia lo hanno
trattato in maniera estremamente
ingiusta.
Questa
avvincente
cronaca, basata su nuove testimonianze documentali, mostra che
lʼuomo condannato fu un autentico
chiaroveggente e un vero campione
della Massoneria. I suoi insegnamenti possono rivelarci molte cose,
non solo sui segreti massonici, ma
anche sulla misteriosa ostilità che il
movimento continua ad attirare.
Philippa Faulks, Robert L.D.
Cooper, Cagliostro, il mago massone, Edizioni Mediterranee,
2011, pp. 320, 11 disegni - 35
tavv. a col. f.t., € 22.50.
ANNO XXXI
rispondente a una lotta tra succube e
demone, in cui la sacerdotessa era
descritta come una donna che era stata
sedotta dal maligno e costretta ad atti
riprovevoli con il demonio stesso.
Il druidismo pone però interrogativi cui
ora risponde esaurientemente il nuovo
libri di Gordon Strachan,Gesù, il maestro
muratore (Edizioni Mediterranee, 2011,
pp. 256, 100 dis., € 24,50), essendo
questa religione celtica anteriore alla
nascita del cristianesimo ed avendone il
cristianesimo attinte nymerose feste.
Eco pperché nel libro di Strachan si
ipotizzano, e risolvono, congetture come:
si recò Gesù oltre i confini della Palestina
alla ricerca della sapienza e della
conoscenza? Dove acquisì la vasta
erudizione che strabiliò tutti coloro che
ascoltavano le sue predicazioni e che gli
permise di vincere aspri dibattiti con scribi
e farisei?
Interpretando lʼimmagine biblica della
Sapienza come Mastro artigiano,
Strachan esplora infatti gli strati più profondi della conoscenza misterica che lega
il mondo giudaico-ellenistico ai Druidi del
nord, compiendo nel contempo unʼanalisi
che parte dalla geometria segreta dei
muratori e costruttori – che Gesù avrebbe
appreso nella sua pratica di falegname in
Palestina – e arriva alla Gematria, o
affascinante rete di connessioni tra il
mondo celtico e la cultura e la filosofia del
Mediterraneo.
(Ricorrenze / Salgari)
apparsa tra il 1908 e il 1915, pertanto
anche i titoli postumi), meno presa in
considerazione o addirittura ignorata
dagli stessi studiosi, si è occupato un
volume di recente pubblicazione, curato da Luciano Curreri e Fabrizio Foni
dell'Università di Liegi (Un po’ prima
della fine?, Roma, Luca Sossella
Editore, 2009).
Il libro raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Liegi nello stesso
anno (18 e 19 febbraio 2009), al quale
hanno partecipato numerosi studiosi
Una particolarità del libro, la cui postfazione è firmata da Alberto
Abruzzese, è quella di presentare in
appendice un saggio di Mario Tropea
su un romanzo breve apparso nel 1896
a puntate sul «Novelliere illustrato»
(con il titolo Vita eccentrica), ma
ripubblicato nel 1911 (come I predoni
del Gran Deserto), e una storia a
fumetti dedicata al suicidio di Salgari,
a colori, realizzata da Giuseppe
Palumbo (autore anche della copertina). (m.d.)
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
In volume le LETTERE della Callas
21
Maria Callas, la Divina: la più straordinaria, inimitabile, inarrivabile «voce» di tutti i tempi raccontata
per la prima volta come mai era stato
fatto in un volume a dir poco
eccezionale: da lei stessa, attraverso le
sue lettere, le sue interviste, i suoi pensieri, i suoi scritti. Si tratta del volume
Maria Callas, Lettere, edito in Italia
dall'Editoriale Pantheon, con in allegato
un eccezionale cd contenente storiche
registrazioni di arie dʼopera di Bellini,
Donizetti, Rossini, Puccini, Verdi,
Wagner rimasterizzate in digitale.
Unʼoccasione unica, più che rara, per
conoscere, comprendere ed amare la
più grande artista del palcoscenico che il teatro musicale abbia
mai avuto, perché Maria Callas, primʼancora di esser stata quella
meravigliosa cantante lirica che tutti noi conosciamo ed amiamo, è
stata soprattutto la prima vera “artista” dellʼepoca moderna. La
possibilità di poter leggere oggi, per la prima volta, finalmente, la
prima raccolta di ciò che Maria Callas ha scritto di suo pugno
lungo tutto il corso della propria appassionante quanto tormentata
esistenza è senzʼaltro un privilegio straordinario, che di colpo e
senza alcuna intermediazione ci restituisce unʼimmagine autentica
e diretta della sua arte e della sua vita. Di qui, lungo il percorso
tracciato dalla stessa Callas, troviamo lʼintero universo di Maria
Callas: dallʼinfanzia al primo ritorno a New York, dal debutto in
Tosca in Grecia al debutto allʼArena di Verona, dalle prime delusioni allʼarrivo al Teatro alla Scala, dagli anni dei trionfi e delle
storiche interpretazioni alle prime contestazioni, dal periodo dʼoro
al declino, dallʼapparente felicità dellʼamore alla disperazione della
solitudine, dagli anni di “esilio” a Parigi alla tristezza degli ultimi
anni di vita, in un grande affresco in cui ritroviamo personaggi
come Leonard Bernstein, Tullio Serafin, Francesco Siciliani,
Luchino Visconti, Aristotele Onassis, Pier Paolo Pasolini.
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
EDIZIONI MEDITERRANEE
JU-JITSU
BRASILIANO
Con Kid Peligro e John Danaher
Teoria e Tecnica
Apprendi le tecniche che stanno rivoluzionando il mondo delle arti marziali!
Sconfiggi avversari più grandi e prestanti
con rapidità ed efficienza! Più di 100
manovre illustrate punto per punto con
foto a colori! Lʼultimo decennio ha visto un
rilevante cambiamento nel mondo delle
arti marziali. A partire dai primi anni
Novanta si svolsero negli Stati Uniti un
certo numero di eventi di Arti Marziali
Miste (Mixed Martial Arts, MMA), come il
Campionato di Ultimate Fighting, nel quale
diversi stili di arte marziale furono messi
lʼuno contro lʼaltro con poche regole, in
modo da rispondere alla domanda fondamentale: “Nel combattimento reale, qual è
il migliore stile di combattimento?”. Con
sorpresa della stragrande maggioranza
dei praticanti di arti marziali, a prevalere fu
la capacità di portare un avversario al tappeto e di usare le tecniche di grappling per
costringerlo ad arrendersi. Tra coloro che
capeggiavano questo rivoluzionario sviluppo vi erano gli esponenti del ju-jitsu brasiliano. I brasiliani, guidati dalla famosa
famiglia Gracie, avevano imparato che il
modello dei combattimenti reali è semplice. Dopo una fase iniziale di pugni e
calci, i due avversari ben presto passano a
un corpo a corpo in cui, afferrandosi,
cadono a terra. Ed è a terra che si decide
lʼesito del combattimento. Lʼenfasi che il jujitsu brasiliano pone sul corpo a corpo al
suolo ne rese possibile il predominio sui
rivali nella competizione delle MMA. Ora
per la prima volta due tra le figure più
leggendarie del ju-jitsu brasiliano, Renzo e
Royler Gracie, hanno elaborato un libro
che definirà per gli anni a venire questo
stile di combattimento estremamente
richiesto. Il manuale utilizza 800 fotografie
per illustrare punto per punto tutte le tecniche impiegate in questʼarte marziale, e
spiega la teoria che sta alla base del suo
incredibile successo. Questʼopera offre ai
lettori una conoscenza che consentirà loro
un notevole miglioramento dellʼefficacia
nel combattimento, indipendentemente
dallo stile di appartenenza o dal livello
di esperienza.
Renzo Graccie, Royler Gracie, Ju-Jitsu brasiliano, Edizioni Arkeios,, 2011, 800 foto a
colori, € 29,50.9.90.
GESÙ IL MAESTRO
MURATORE
Misteri druidici e nascita del
Cristianesimo.
Le attività compiute da Gesù prima
dellʼinizio del suo ministero, allʼetà di
trentʼanni, sono state oggetto di
numerose congetture. Si recò oltre i
confini della Palestina alla ricerca
della sapienza e della conoscenza?
Dove acquisì la vasta erudizione che
strabiliò tutti coloro che ascoltavano le
sue predicazioni e che gli permise di
vincere aspri dibattiti con Scribi e
Farisei? Secondo alcune leggende,
Gesù si sarebbe recato in Britannia
assieme a Giuseppe dʼArimatea, che
lavorava nel commercio dello stagno.
Utilizzando questi racconti come
punto di partenza, Gordon Strachan
svela unʼaffascinante rete di connessioni tra il mondo celtico e la cultura e
la
filosofia
del
Mediterraneo.
Interpretando lʼimmagine biblica della
Sapienza come Mastro artigiano,
Strachan esplora gli strati più profondi
della conoscenza misterica che lega il
mondo giudaico-ellenistico ai Druidi
del nord, compie unʼanalisi che parte
dalla geometria segreta dei muratori e
costruttori – che Gesù avrebbe appreso nella sua pratica di falegname in
Palestina – e arriva alla Gematria, o la
codificazione numerica dellʼAntico e
del Nuovo Testamento.
Gordon Strachan, Gesù, il
maestro muratore, Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 256, 100 dis.,
€ 24,50.
22
IPNOSI
REGRESSIVA
Una guida innovativa alla vita fra le
vite
Il dottor Michael Newton è famoso
nel mondo per le sue tecniche di regressione spirituale che riportano i soggetti,
in stato di ipnosi, al tempo vissuto nel
mondo degli spiriti. I suoi due libri più
venduti, Journey of Souls e Destiny of
Souls, che prendono in esame molti di
questi casi, hanno instillato in migliaia di
lettori la voglia di scoprire le proprie
avventure nella vita ultraterrena, le
anime compagne e le guide spirituali,
oltre al loro scopo nella vita attuale. Il
dottor Newton ha deciso quindi di rivelare, passo dopo passo, i suoi metodi e
il suo approccio sperimentale ai regni
spirituali gettando nuova luce sulle
eterne domande: chi siamo, da dove
veniamo e perché siamo qui. Ha scritto
una dettagliata cronaca dei metodi da
lui sviluppati in oltre tre decenni di pratica della regressione spirituale alle vite
precedenti per essere certo che la successiva generazione di terapeuti della
regressione sia correttamente informata
e messa in condizioni di ampliare la sua
innovativa opera. Ipnoterapia regressiva è quindi una guida innovativa, destinata agli psicoterapeuti professionisti
esperti nella regressione alle vite precedenti, o semplicemente desiderosi di
completare la propria opera terapeutica
con i pazienti per includervi lʼaspetto più
importante del loro essere, cioè lo spirito, ma anche un libro adatto alle persone interessate al modo in cui il dottor
Newton ha raggiunto i suoi eccezionali
risultati, magari desiderose di sperimentare in prima persona una regressione alle vite precedenti.
Michael Newton, Ipnosi regressiva, Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 200, € 15,90.
14.50.
CODICE
DI DIRITTO
CANONICO
edizioni
logos
Edizione tascabile con la nuova
traduzione italiana di Luigi Castiglione
Alcuni giudizi della stampa:
«Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto:
la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è
nuova. non solo perché diversa da quella corrente deli'UECI,
ma anche perche condottai con criteri più moderni (per es.
potestas è resa con «potere» non con ..potestà'»); il commento e alquanto più aggiornato se non altro perché tiene
conto
delle
inter-pretazioni
autentiche
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dalFapposita Commissione pontificia dal 19S4 ad oggi.
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Per tutte queste caratteristiche positive sia deìl'edizione
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originale sia di quella ita¬ liana. riunite insieme in quest'L N
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opera, essa merita la più larga diftuMone e utilizza-zione da parte
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degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti
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della Chiesa» (N. Lisi, La Scala).
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«Sono molte le pubblica/ioni e i commenti ai Codice di diritto Ciinonico che sono
state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione. commentata da
esperti competenti, mi sembra una delle migliori. 1 pregi sono tanti...» (A.P., Vita
Pastorale).
«Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore. Luigi Castiglione. ha contribuì- |jg| to in modo
egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui ci BjlQ sembra che il
merito vada equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani,
Radio Vaticana),
CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»;
le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico» - Beneplacito della Conferenza episcopale italiana - A cura di Luigi Castiglione - Pagine 448, € 30
CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE
24
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
Cronache dall’ALDIQUÀ
Lʼesemplare «testamento»
dʼun papa antisimoniaco
Gli «eserciti» di Bossi
Fratel (Silvio) Berlusconi rilancia
Il nobile messaggio
dellʼimperatore Akihito
In Parlamento rivolta
delle tessere
Gli sprechi degli enti lirici
Il mondo «sottosopra»
di Marc Chagall
Verona, 2 apr. - (Adnkronos) - Nelle
137 magnifiche opere di Chagall proposte nella mostra di Palazzo Forti
''Chagall. Il mondo sottosopra'', i personaggi, gli animali, gli oggetti che popolano
paesaggi complessi spesso sfidano la
legge di gravità. O meglio la vedono da
una diversa, originale prospettiva.
rovescia, dove regole e rigidità hanno
ceduto il passo a sogno e fantasia. ''Un
uomo che cammina ha bisogno di rispecchiarsi in un suo simile al contrario, per
sottolineare il suo movimento'', così come
''un vaso in verticale non esiste, è necessario che cada per provare la sua stabilità'', annotava Chagall.
"Mi tuffo nelle mie riflessioni e volo al di
sopra del mondo", scriveva Chagall nel
suo diario e i dipinti, i disegni e le incisioni
esposti a Palazzo Forti esprimono questa personalissima rappresentazione delle
cose. E' un mondo "sottosopra", alla
I 137 dipinti, disegni e incisioni esposti
in questa grande mostra sono datati tra il
1917 e il 1982: attraversano quindi gran
parte della vita di Chagall e gran parte del
recente Novecento. Sono opere provenienti dal Musèe national Marc Chagall di
ANNO XXXI
Nizza, dal Musèe national d'Art
Moderne Centre Georges Pompidou e
da importanti collezioni private. A
Verona la mostra giunge dopo essere
stata presentata, con grandissimo successo, al Musèe national Marc Chagall
di Nizza e all'Ara Pacis di Roma e celebra i 25 anni dalla scomparsa di
Chagall (1887 - 1985).
Sono molti gli approcci possibili all'opera di Chagall: la relazione con i
movimenti d'avanguardia a cui si è
accostato nel corso della sua vita, ma
da cui si è poi sempre distinto per originalità; i temi legati alle sue origini
russe ed ebraiche e i relativi contenuti
spirituali; la sua capacità di servirsi di
tecniche miste per superare le frontiere fra pittura e grafica. Questa
mostra ha scelto di indagare le affinità
che l'artista condivise con i Surrealisti anche loro seguaci della "rivoluzione"
e del sovvertimento dei valori stabiliti e il forte sentimento della sua identità
religiosa.
Osservando le opere di Chagall si
può cogliere la peculiarità che contraddistingue l'universo dell'artista: i personaggi, gli animali, gli oggetti che
popolano paesaggi complessi spesso
sfidano la legge di gravità. Il mondo
che Chagall raffigura è, nel vero senso
del termine, un mondo "sottosopra" in
cui ''il tempo non ha sponde'', per
riprendere il titolo di un quadro degli
anni trenta, nel quale fidanzati, sposi,
rabbini, musicisti, orologi a pendolo,
carretti, asini, galli e il pittore stesso che si è ritratto tante volte nelle sue
tele - si abbandonano ad audaci
acrobazie come i circensi, altro
soggetto che l'artista raffigura tanto
volentieri.
Questo mondo capovolto è senza
dubbio il frutto di una visione che si è
formata attorno a molteplici assi. Uno
di questi è la religione ebraica, con i
suoi racconti fondatori in cui il caos
iniziale, l'esodo delle folle erranti e altri
celebri episodi sembrano anticipare gli
sconvolgimenti della storia recente, i
suoi esili e le sue diaspore. La rivoluzione d'Ottobre alla quale Chagall
prese parte è il secondo. Le immagini
che l'artista crea restituiscono ai termini "rivoluzione" e "capovolgimento" la
loro piena accezione fisica.
I fattori culturali e artistici sono una
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
25
stati, mossi, collocati in un luogo "altro".
La loro immagine si è liberata da ogni
tipo di realtà contingente e da ogni
punto di ormeggio, così da risultare più
facile per lo spettatore lasciarsi
trasportare in un mondo "sottosopra".
terza fonte. L'opera di Chagall si colloca
facilmente tra le tradizionali stampe
popolari russe e le immagini derivanti
dal Surrealismo, dimostrando così di
aver tanto ricevuto quanto innovato.
Osservare le opere di Chagall ci porta
ad individuare le peculiarità che contraddistinguono l'universo raffigurato.
Ogni singolo quadro permette di contemplare un mondo in cui il capovolgimento dell'ordine costituito può derivare
tanto da catastrofi e tragici sconvolgimenti quanto dal fascino e dal piacere,
popolato com'è da personaggi di
un'altra epoca che abitano improbabili
spazi, da animali trasfigurati di cui è dif
cile individuare la specie e dominato
da architetture raccolte che ospitano
scene quotidiane raffiguranti altrettanti
spettacoli magici.
Ogni singola tela di Chagall contiene
episodi nei quali gli esseri umani, gli animali e perfino gli oggetti sono stati spo-
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KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
Il papa che non muore
TESTAMENTO DI GIOVANNI PAOLO II
TESTAMENTO DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
Totus Tuus ego sum
Nel Nome della Santissima Trinità.
Amen.
«Vegliate, perché non sapete in quale
giorno il Signore vostro verrà» (cfr Mt 24,
42) — queste parole mi ricordano l'ultima
chiamata, che avverrà nel momento in cui
il Signore vorrà. Desidero seguirLo e
desidero che tutto ciò che fa parte della
mia vita terrena mi prepari a questo
momento. Non so quando esso verrà, ma
come tutto, anche questo momento
depongo nelle mani della Madre del mio
Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani
materne lascio tutto e Tutti coloro con i
quali mi ha collegato la mia vita e la mia
vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e
tutta l'umanità. Ringrazio tutti. A tutti
chiedo perdono. Chiedo anche la
preghiera, affinché la Misericordia di Dio
si mostri più grande della mia debolezza e
indegnità.
Durante gli esercizi spirituali ho riletto il
testamento del Santo Padre Paolo VI.
Questa lettura mi ha spinto a scrivere il
presente testamento.
Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto
alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come
apparirà opportuno. Gli appunti personali
siano bruciati. Chiedo che su questo vigili
don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli
anni e così comprensivo. Tutti gli altri
ringraziamenti, invece, li lascio nel cuore
davanti a Dio stesso, perché è difficile
esprimerli.
Per quanto riguarda il funerale, ripeto le
stesse disposizioni, che ha dato il Santo
Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il
sepolcro nella terra, non in un sarcofago,
13.3.92). Del luogo decidano il Collegio
Cardinalizio e i Connazionali.
«apud Dominum misericordia
et copiosa apud Eum redemptio»
Giovanni Paolo PP. II
Roma, 6.III.1979
Dopo la morte chiedo Sante Messe e
preghiere
5.III.1990
***
Esprimo la più profonda fiducia che,
malgrado tutta la mia debolezza, il Signore
mi concederà ogni grazia necessaria per
affrontare secondo la Sua volontà qualsiasi
compito, prova e sofferenza che vorrà
richiedere dal Suo servo, nel corso della
vita. Ho anche fiducia che non permetterà
mai che, mediante qualche mio atteggiamento: parole, opere o omissioni, possa
tradire i miei obblighi in questa santa Sede
Petrina.
***
24.II — 1.III.1980
Anche durante questi esercizi spirituali
ho riflettuto sulla verità del Sacerdozio di
Cristo nella prospettiva di quel Transito che
per ognuno di noi è il momento della propria morte. Del congedo da questo mondo
— per nascere all'altro, al mondo futuro,
segno eloquente (aggiunto sopra: decisivo)
è per noi la Risurrezione di Cristo.
Ho letto dunque la redazione del mio
testamento dello scorso anno, fatta
anch'essa durante gli esercizi spirituali —
l'ho paragonata con il testamento del mio
grande Predecessore e Padre Paolo VI,
con quella sublime testimonianza sulla
morte di un cristiano e di un papa — e ho
rinnovato in me la coscienza delle questioni, alle quali si riferisce la redazione del
6.III.1979 preparata da me (in modo piuttosto provvisorio).
Oggi desidero aggiungere ad essa solo
questo, che ognuno deve tener presente la
prospettiva della morte. E deve esser pronto a presentarsi davanti al Signore e al
Giudice — e contemporaneamente
Redentore e Padre. Allora anche io prendo
in considerazione questo continuamente,
affidando quel momento decisivo alla
Madre di Cristo e della Chiesa — alla
Madre della mia speranza.
I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è
diventata anche la via della Chiesa, prova
caratteristica di questi tempi — tanto per i
Castiglione / Santo tra noi
Un santo già santo prima che venisse «fatto» santo per decreto,
un papa acclamato santo dal popolo dei credenti, santo tra noi,
avevo già scritto nel 1996 nellʼintroduzione alla sua Vida de Cristo
pubblicada in un bel volume rilegato con sovraccoperta a colori
dalla mia Logos spagnola; allora però non cʼèra la presunzione di
proprietà, anzi lʼappropriazione indebita della Libreria editrice vaticana, per altrui delega, ovviamente; allora cʼera la legge, oggi cʼè la
potenza prepotente; allora si voleva diffondere il messaggio di
Cristo, oggi si vuole diffondere lʼaffezione per il denaro... La simonia è oggi nella chiesa cattolica un male altrettanto radicato come
lo è la pedofilia... Non mi stancherò di dirlo e di ripeterlo... Ne ho
ampiamente parlato nel mio libro Un papa a ritroso (Il «ressour-
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI
ANNO XXXI
Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi
(come p.e. in quello di cui ho letto durante
gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in
un periodo di persecuzione tale, da non
essere inferiore a quelle dei primi secoli,
anzi li supera per il grado della spietatezza
e dell'odio. Sanguis martyrum — semen
christianorum. E oltre a questo — tante
persone scompaiono innocentemente,
anche in questo Paese in cui viviamo...
Desidero ancora una volta totalmente
affidarmi alla grazia del Signore. Egli stesso deciderà quando e come devo finire la
mia vita terrena e il ministero pastorale.
Nella vita e nella morte Totus Tuus mediante l'Immacolata. Accettando già ora
questa morte, spero che il Cristo mi dia la
grazia per l'ultimo passaggio, cioè la [mia]
Pasqua. Spero anche che la renda utile
per questa più importante causa alla quale
cerco di servire: la salvezza degli uomini,
la salvaguardia della famiglia umana, e in
essa di tutte le nazioni e dei popoli (tra
essi il cuore si rivolge in modo particolare
alla mia Patria terrena), utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la
gloria dello stesso Dio.
Non desidero aggiungere niente a quello che ho scritto un anno fa — solo
esprimere questa prontezza e contemporaneamente questa fiducia, alla quale i
presenti esercizi spirituali di nuovo mi
hanno disposto.
Giovanni Paolo II
***
5.III.1982
Nel corso degli esercizi spirituali di
quest'anno ho letto (più volte) il testo del
testamento del 6.III.1979. Malgrado che
tuttora lo consideri come provvisorio (non
definitivo), lo lascio nella forma nella quale
esiste. Non cambio (per ora) niente, e neppure aggiungo, per quanto riguarda le disposizioni in esso contenute.
L'attentato alla mia vita, il 13.V.1981, in
qualche modo ha confermato l'esattezza
delle parole scritte nel periodo degli esercizi spirituali del 1980 (24.II – 1.III)
Tanto più profondamente sento che mi
trovo totalmente nelle Mani di Dio — e
resto continuamente a disposizione del
mio Signore, affidandomi a Lui nella Sua
Immacolata Madre (Totus Tuus)
Giovanni Paolo PP. II
***
5.III.82
P.s. In connessione con l'ultima frase
del mio testamento del 6.III.1979 («Sul
luogo / il luogo cioè del funerale / decidano
il Collegio Cardinalizio e i Connazionali»)
— chiarisco che ho in mente: il metropolita di Cracovia o il Consiglio Generale
dell'Episcopato della Polonia — al Collegio
27
NON LASCIO DIETRO DI ME ALCUNA
PROPRIETÀ...
Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che
mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su
questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti, invece, li lascio nel
cuore davanti a Dio stesso, perché è difficile esprimerli.
Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al
margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago,
13.3.92). Del luogo decidano il Collegio Cardinalizio e i
Connazionali.
«apud Dominum misericordia
et copiosa apud Eum redemptio»
Giovanni Paolo PP. II
Roma, 6.III.1979
Cardinalizio chiedo intanto di soddisfare in
quanto possibile le eventuali domande dei
su elencati.
***
1.III.1985 (nel corso degli esercizi spirituali).
Ancora — per quanto riguarda
l'espressione «Collegio Cardinalizio e i
Connazionali»: il «Collegio Cardinalizio»
non ha nessun obbligo di interpellare su
questo argomento «i Connazionali»; può
tuttavia farlo, se per qualche motivo lo riterrà giusto.
JPII
***
Esercizi spirituali dell'anno giubilare
2000
(12-18.III)
[per il testamento]
1. Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il
conclave dei cardinali scelse Giovanni
Paolo II, il Primate della Polonia Card.
Stefan Wyszyński mi disse: «Il compito del
nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa
nel Terzo Millennio». Non so se ripeto
esattamente la frase, ma almeno tale era il
senso di ciò che allora sentii. Lo disse
l'Uomo che è passato alla storia come
Primate del Millennio. Un grande Primate.
Sono stato testimone della sua missione,
(Castiglione / Santo tra noi)
cement» di Benedetto XVI), pubblicato dalla Logos, e ne ho accennato in alcune occasioni anche in questa rivista.
Ma oggi, per ricordarlo mentre ci sono in giro decine di libri su di
lui in tutte le salse, il modo migliore di omaggiarlo ci sembra quello
di pubblicarne lʼesemplare Testamento nel quale, ben conoscendo
la proverbiale simonia che sʼannida nelle istituzioni vaticane, ammoniva: «Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano,
chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che
ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e
così comprensivo».
Luigi Castiglione
28
KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI
ANNO XXXI
del Suo totale affidamento. Delle Sue
lotte: della Sua vittoria. «La vittoria, quando avverrà, sarà una vittoria mediante
Maria» — queste parole del suo
Predecessore, il Card. August Hlond, soleva ripetere il Primate del Millennio.
In questo modo sono stato in qualche
maniera preparato al compito che il
giorno 16 ottobre 1978 si è presentato
davanti a me. Nel momento in cui scrivo
queste parole, l'Anno giubilare del 2000 è
già una realtà in atto. La notte del 24
dicembre 1999 è stata aperta la simbolica
Porta del Grande Giubileo nella Basilica
di San Pietro, in seguito quella di San
Giovanni in Laterano, poi di Santa Maria
Maggiore — a capodanno, e il giorno 19
gennaio la Porta della Basilica di San
Paolo «fuori le mura». Quest'ultimo
avvenimento, a motivo del suo carattere
ecumenico, è restato impresso nella
memoria in modo particolare.
2. Man mano che l'Anno Giubilare
2000 va avanti, di giorno in giorno si chiude dietro di noi il secolo ventesimo e si
apre il secolo ventunesimo. Secondo i
disegni della Provvidenza mi è stato dato
di vivere nel difficile secolo che se ne sta
andando nel passato, e ora nell'anno in
cui l'età della mia vita giunge agli anni
ottanta («octogesima adveniens»),
bisogna domandarsi se non sia il tempo di
ripetere con il biblico Simeone «Nunc
dimittis».
Nel giorno del 13 maggio 1981, il
giorno dell'attentato al Papa durante
l'udienza generale in Piazza San Pietro,
la Divina Provvidenza mi ha salvato in
modo miracoloso dalla morte. Colui che è
unico Signore della vita e della morte Lui
stesso mi ha prolungato questa vita, in un
certo modo me l'ha donata di nuovo. Da
questo momento essa ancora di più
appartiene a Lui. Spero che Egli mi
aiuterà a riconoscere fino a quando devo
continuare questo servizio, al quale mi ha
chiamato nel giorno 16 ottobre 1978. Gli
chiedo di volermi richiamare quando Egli
stesso vorrà. «Nella vita e nella morte
apparteniamo al Signore... siamo del
Signore» (cfr Rm 14, 8). Spero anche che
fino a quando mi sarà donato di compiere
il servizio Petrino nella Chiesa, la
Misericordia di Dio voglia prestarmi le
forze necessarie per questo servizio.
3. Come ogni anno durante gli esercizi
spirituali ho letto il mio testamento del
6.III.1979. Continuo a mantenere le disposizioni contenute in esso. Quello che
allora, e anche durante i successivi esercizi spirituali è stato aggiunto costituisce
un riflesso della difficile e tesa situazione
generale, che ha marcato gli anni ottanta.
Dall'autunno dell'anno 1989 questa situ-
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
I TEMPI IN CUI VIVIAMO...
I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e
inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della
Chiesa, prova caratteristica di questi tempi — tanto per i
Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi (come p.e. in
quello di cui ho letto durante gli esercizi spirituali), la
Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non
essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per
il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum —
semen christianorum. E oltre a questo — tante persone
scompaiono innocentemente, anche in questo Paese in cui
viviamo...
azione è cambiata. L'ultimo decennio del
secolo passato è stato libero dalle precedenti tensioni; ciò non significa che non
abbia portato con sé nuovi problemi e difficoltà. In modo particolare sia lode alla
Provvidenza Divina per questo, che il periodo della così detta «guerra fredda» è finito senza il violento conflitto nucleare, di cui
pesava sul mondo il pericolo nel periodo
precedente.
4. Stando sulla soglia del terzo millennio
«in medio Ecclesiae», desidero ancora una
volta esprimere gratitudine allo Spirito
Santo per il grande dono del Concilio
Vaticano II, al quale insieme con l'intera
Chiesa — e soprattutto con l'intero episcopato — mi sento debitore. Sono convinto
che ancora a lungo sarà dato alle nuove
generazioni di attingere alle ricchezze che
questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato
all'evento conciliare dal primo all'ultimo
giorno, desidero affidare questo grande
patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per
parte mia ringrazio l'eterno Pastore che mi
ha permesso di servire questa grandissima
causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato.
«In medio Ecclesiae»... dai primi anni
del servizio episcopale — appunto grazie
al Concilio — mi è stato dato di sperimentare la fraterna comunione dell'E-piscopato. Come sacerdote dell'Arcidiocesi di
Cracovia avevo sperimentato che cosa
fosse la fraterna comunione del presbiterio
— il Concilio ha aperto una nuova dimensione di questa esperienza.
5. Quante persone dovrei qui elencare!
Probabilmente il Signore Dio ha chiamato
a Sé la maggioranza di esse — quanto a
coloro che ancora si trovano da questa
parte, le parole di questo testamento li
ricordino, tutti e dappertutto, dovunque si
trovino.
Nel corso degli oltre vent'anni da cui
svolgo il servizio Petrino «in medio
Ecclesiae» ho sperimentato la benevola e
quanto mai feconda collaborazione di tanti
Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, tanti sacerdoti, tante persone consacrate —
Fratelli e Sorelle — infine di tantissime
persone laiche, nell'ambiente curiale, nel
Vicariato della Diocesi di Roma, nonché
fuori di questi ambienti.
Come non abbracciare con grata
memoria tutti gli Episcopati nel mondo,
con i quali mi sono incontrato nel succedersi delle visite «ad limina Apostolorum»!
Come non ricordare anche tanti Fratelli
cristiani — non cattolici! E il rabbino di
Roma e così numerosi rappresentanti
delle religioni non cristiane! E quanti rappresentanti del mondo della cultura, della
scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale!
6. A misura che si avvicina il limite della
mia vita terrena ritorno con la memoria
all'inizio, ai miei Genitori, al Fratello e alla
Sorella (che non ho conosciuto, perché
morì prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella città della mia giovinezza, ai
coetanei, compagne e compagni della
scuola elementare, del ginnasio, dell'università, fino ai tempi dell'occupazione,
quando lavorai come operaio, e in seguito
alla parrocchia di Niegowić, a quella cracoviana di S. Floriano, alla pastorale universitaria, all'ambiente... a tutti gli ambienti... a Cracovia e a Roma... alle persone
che in modo speciale mi sono state affidate dal Signore.
A tutti voglio dire una sola cosa: «Dio vi
ricompensi»!
«In manus Tuas, Domine, commendo
spiritum meum»
A.D.
17.III.2000
(Traduzione dall'originale in lingua
ANNO XXXI
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
POLITICA E POLITICHERIE
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Gli «eserciti» di Bossi
pronti a intervenire...
Costituire degli eserciti regionali, sul modello della Guardia nazionale americana, che siano pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi e per mantenere l'ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino. E'
questo l'obiettivo che si propone di raggiungere la Lega con la proposta di legge
presentata il 15 marzo ed annunciata oggi alla Camera. Il provvedimento, che
porta la firma di quasi tutti i componenti del gruppo del Carroccio (ad eccezione
del capogruppo Marco Reguzzoni) prevede che le "milizie" siano composte, tra
l'altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età
inferiore ai 40 anni.
"Nella Repubblica - si legge nella relazione del provvedimento - manca uno
strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di
protezione civile". "L'importazione nel nostro ordinamento dell'Istituto della
Guardia Nazionale - aggiungono i deputati della Lega - permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle
Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza
quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse
organiche disponibili in patria". Secondo il progetto di legge messo a punto dal
Carroccio, dovranno entrare a far parte del Corpo dei volontari militari, previo
superamento di esami psico-attitudinali, i militari che non sono più in servizio
(senza demerito) e che non abbiano superato i 40 anni di età. Il limite di età
varrà anche per gli ufficiali e i sottoufficiali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su
base regionale. E quelli che il Carroccio già definisce "battaglioni regionali"
dovranno avere prevalentemente il carattere di 'strutture-quadro', che potrebbero poi aumentare di numero in caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno, anche per garantire la formazione permanente del personale. La loro retribuzione sarà identica alla paga
giornaliera che si riceve nell'esercito e ci sarà l'aspettativa non retribuita nel
caso in cui i nuovi soldati lavorino nel settore pubblico o privato. Toccherà
all'Esercito e ai Carabinieri addestrare il nuovo 'Corpo Regionale' che non
dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali (con il nome della regione di riferimento) sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall'Esercito e dall'Arma. Ogni battaglione quindi sarà
composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi
sarebbero identiche a quelle dell'Esercito, ma con un distintivo in più, 'ad hoc'
per ogni regione. Girerebbero armati (armamento leggero) come i Carabinieri.
Per quanto riguarda la carriera, il governo dovrà assicurare una corrispondenza
con i gradi dell'Esercito anche se con alcuni distinguo. Si preclude però il passaggio di questi 'miliziani' regionali all'Esercito o ai Carabinieri. Il Generale
comandante del Corpo dipenderà dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per
quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri, mentre i Tenenti colonnelli, che guidano i singoli battaglioni regionali, risponderanno
direttamente ai presidenti delle Regioni in cui saranno stanziati per fronteggiare
le emergenze locali. Il Corpo dei volontari militari non potrà essere impiegato
fuori dall'Italia. Il primo firmatario del testo è il deputato della Lega, Franco
Gidoni.
LA RUSSA: ESERCITO NON SI PARCELLIZZA - ''In ogni paese, anche il
piu' federalista del mondo, l'esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E' una delle caratteristiche dello stato unitario''. (continua a p. 31)
Il Politichiere
30
ANNO XXXI
(Lʼesercito di Bossi1)
Lo ha detto il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, rispondendo ad una
domanda dei giornalisti sui cosiddetti
eserciti regionali, la proposta avanzata
da alcuni parlamentari della Lega.
ROSATO (PD), INIZIATIVA PREOCCUPANTE - "Nel mezzo del conflitto libico, la Lega, che detiene la
golden share del governo, trova il
tempo per cadere nel ridicolo e per
ridicolizzare le istituzioni". Il tesoriere
del gruppo del Pd alla Camera, Ettore
Rosato, commenta così la proposta di
legge della Lega, per istituire degli
eserciti regionali che si occupino
anche di ordine pubblica su richiesta
del Consiglio dei Ministri e dei singoli
governatori. "Se è una provocazione prosegue il parlamentare - è di cattivo
gusto. Se è una cosa seria è ancora
più preoccupante". "Si tratta di
un'iniziativa pericolosa - conclude contro la quale ci opporremo con tutte
le nostre forze".
DONADI (IDV), ULTIMA FOLLIA
LEGHISTA - "Gli eserciti regionali
sono
l'ultima
follia
leghista,
l'evoluzione delle ronde padane,
l'eterna tentazione del Carroccio di
creare uno stato nello Stato". Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla
Camera Massimo Donadi. "Il cinismo
della Lega non ha limiti - spiega - utilizza questa pericolosa panzana delle
milizie territoriali per fare campagna
elettorale in vista delle prossime
amministrative. Un atteggiamento,
come al solito, irresponsabile dal
punto di vista politico e culturale".
"Berlusconi ed i vertici del Pdl - conclude il capogruppo Idv - hanno il
dovere di intervenire come capo del
governo italiano e come rappresentanti del principale partito della maggioranza per stoppare un progetto che ha
l'unico obiettivo di mettere a rischio
l'unità dello Stato".
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
Giappone / Il nobile messaggio
dell'imperatore Akihito
16 marzo, 12:42 - L'imperatore giapponese Akihito ha rivolto un
messaggio alla nazione trasmesso in tv in cui esprime "grande tristezza" per il sisma e lo tsunami di venerdì scorso, auspicando che sia
"salvato il maggior numero di persone". "Provo grande tristezza per
le vittime di sisma e tsunami: non si sa quanti saranno, ma spero che
ne venga salvato anche uno solo in più", ha detto Akihito, in un raro
messaggio alla Nazione trasmesso in tv, a cinque giorni dal potentissimo terremoto che ha innescato un grave incidente alla centrale
nucleare di Fukushima, ancora irrisolto. "Adesso, il problema è il
nucleare e spero si risolva. I soccorsi vanno avanti, nel freddo.
Mancano cibo e carburante e tutti sono in condizioni d'emergenza",
ha aggiunto l'imperatore. "Prego per loro e perché si esca dalla catastrofe: sono commosso da chi cerca di resistere e vivere - ha detto
Akihito -. Un grazie agli stranieri, alla gente del Giappone e a tutti
quelli che continuano a impegnarsi nelle operazioni di soccorso.
Sono arrivati messaggi da tutto il mondo: mai rinunciare alla speranza".
Parlamento italiano / Rivolta
delle tessere
Fratel Silvio
(Berlusconi)
rilancia
ANNO XXXI
"La sinistra ancora una volta non
esita di fronte a nulla, nell'ultimo disperato tentativo di ottenere con scorciatoie mediatico-giudiziarie quello che
non riesce a ottenere nelle urne". Così
il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, nel messaggio di saluto
inviato alla prima conferenza nazionale
delle donne Pdl su lavoro e occupazione femminile. "Chi cerca di strumentalizzare politicamente le donne
non ne difende la dignità, ma le mortifica", scrive ancora il premier.
"Il nostro governo si è schierato in
prima linea contro la violenza sulle
donne, soprattutto le immigrate", ha
scritto Berlusconi. Il premier ha sottolineato il lavoro dell'esecutivo "per
aumentare a sicurezza delle donne,
introducendo normative avanzate
come quella contro lo stalking".
Poi il premier è intervenuto telefonicamente con una manifestazione del
Pdl ad Avezzano. "Giovedì porteremo
in Consiglio dei ministri straordinario la
riforma della Giustizia a cui sta lavorando il bravissimo Angelino Alfano.
Sarà una riforma epocale".
Non ci saranno elezioni politiche
anticipate perché credo che sarebbe
veramente un danno per il nostro
Paese dare un segnale di non avere
stabilità di governo" soprattutto alla
"finanza internazionale" e che sia
"molto importante avere un governo
stabile e nel pieno dei poteri anche per
quello che succede in Egitto in Tunisia
e in Libia".
Il governo sta lavorando "alla riforma
tributaria assieme a sindacati e imprese". Ha detto il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. Questa
riforma, ha aggiunto, "é assai importante perché abbiamo leggi che risalgono a 40 anni fa, che sono così complicate che nemmeno i più bravi commercialisti sono in grado di applicare".
"Noi abbiamo difeso in modo concreto la scuola pubblica" con la riforma
e riteniamo che gli insegnanti abbiano
"un ruolo fondamentale nell'educazione dei nostri figli" e che però
"ricevano uno stipendio assolutamente
inadeguato" per questo ruolo.
"Il fatto di non avere la certezza di
non essere intercettati" quando alziamo il telefono "é una cosa che dav-
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
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Gli sprechi degli enti lirici italiani
«Veni, vidi e capii», ha detto Giulio Tremonti. Se il ministro dellʼEconomia si
è persuaso a dare la sua parola sul reintegro del Fondo unico per lo spettacolo in precedenza selvaggiamente tagliato, il merito va ascritto al maestro
Riccardo Muti. Il quale è stato evidentemente,
nellʼincontro avuto con Tremonti il 16 marzo al
teatro dellʼOpera di Roma, più convincente
dellʼex ministro dei Beni culturali Sandro
Bondi.
Intendiamoci: non che adesso ci sia da
scialare. I soldi pubblici a disposizione dello
spettacolo sono ancora una frazione rispetto
a quelli che per esempio vengono stanziati in
Francia, dove al solo teatro arrivano questʼanno finanziamenti statali per 663 milioni, cifra
superiore del 60% allʼintero Fondo unico così
comʼè stato reintegrato dal Consiglio dei ministri. Fondo che risulterà in ogni caso nel 2011
pari a meno della metà di quanto fosse nel
1985, quando venne costituito con una somma equivalente a 825 milioni di
oggi. E senza dover aumentare le accise sulla benzina, come ha deciso ora il
governo per compensare il reintegro. Facendo così pagare il conto a tutti i cittadini. Ma almeno per questʼanno la catastrofe che paventava tutto il mondo
dello spettacolo a causa dei tagli è scongiurata.
Ciò detto, sarebbe insensato non approfittare di questa dolorosa vicenda per
fare un profondo esame di coscienza. Intanto sullʼimportanza degli investimenti
nella cultura in un Paese come lʼItalia. La Francia, dove la politica è decisamente più attenta a questo aspetto, dedica a tale capitolo cifre decisamente
più consistenti di noi pur avendo un patrimonio artistico, archeologico e monumentale decisamente inferiore: il budget del ministero dei Beni culturali
francese è cinque volte superiore a quello del ministero italiano. I cui fondi, peraltro, si sono ridotti negli ultimi dieci anni del 40%. E forse non è un caso che
lʼItalia, nel 1970 prima meta turistica mondiale, sia ora scivolata al quinto
posto, mentre la Francia è passata in testa, con un numero di presenze
straniere praticamente doppio rispetto al nostro.
Un esame di coscienza, tuttavia, va fatto anche a proposito di come da noi i
pochi quattrini vengono spesi. Ha destato scalpore, due anni fa, la provocazione lanciata da Alessandro Baricco sulle pagine di Repubblica: dirottare
verso la scuola e la televisione i fondi pubblici destinati al teatro e alla lirica.
Settori definiti «a dir poco stagnanti» dallo scrittore. Opinioni ovviamente
rispedite al mittente dal fronte degli enti lirici. Che però hanno dovuto affrontare
sempre più spesso, negli ultimi tempi, le accuse di coltivare sprechi e privilegi
anacronistici. Aldo Forbice ha denunciato sul Quotidiano nazionale che le 14
fondazioni liriche italiane, pur assorbendo circa metà del Fondo unico dello
spettacolo, hanno accumulato dal 2004 al 2008 perdite per circa un centinaio
di milioni di euro. Mentre Paolo Bracalini ha raccontato sul Giornale che nel
2007 il costo del personale, voce che rappresenta il 70%della spesa degli enti
lirici, ha assorbito 343 milioni di euro, più del triplo dellʼincasso dei biglietti (100
milioni).
I dipendenti dei 14 enti sono in tutto seimila. Per esempio la Scala (il cui
vicepresidente è Bruno Ermolli, uno degli uomini considerati più vicini a Silvio
Berlusconi) alla fine del 2009 ne aveva 915, di cui 149 a tempo determinato, a
fronte di una pianta organica di 817 persone. Il costo, 68,8 milioni, con un
aumento dellʼ 8,5%rispetto al 2008: 75.180 euro procapite. Al Teatro dellʼOpera
di Roma, i dipendenti erano invece 742 alla fine del 2008, ultimo anno per cui
è disponibile il bilancio depositato in Camera di commercio. Il loro costo, per
quanto in media sensibilmente inferiore a quello della Scala (circa 58 mila
euro) aveva superato i 43 milioni di euro, essendo cresciuto in dieci anni al
ritmo del 5%lʼanno. Più 57%dal 1997 al 2008. Il bilancio del 2008 dellʼOpera di
Roma, (ente commissariato nel 2009 e dove è arrivato come vicepresidente il
giornalista Bruno Vespa) si è chiuso con una perdita di 11 milioni, e per lʼanno
ANNO XXXI
successivo si prevedeva un risultato
simile: 10,9 milioni, ovvero quasi un
quarto delle perdite accumulate da tutti
gli enti. Pari a 39,5 milioni di euro. Ha
scritto Laura Maragnani su Panorama
che delle 14 fondazioni liriche nel 2008
soltanto metà non ha chiuso il bilancio
in passivo. Si va dagli 11 milioni di
Roma ai 5,5 del Maggio fiorentino, ai
10 e mezzo del Carlo Felice di
Genova, ai 4,7 del Teatro comunale di
Bologna. E i debiti, dove li mettiamo? Il
solo Carlo Felice ne ha per quasi 18
milioni. Ma è un caso dei tanti. Si sono
accumulati man mano che il Fondo
unico per lo spettacolo si riduceva, ma
non si riducevano il personale, gli
apparati amministrativi, i benefit.
Certo, non è detto che il teatro e la lirica debbano per forza produrre utili. Quasi
dappertutto le attività di prosa sono
sovvenzionate: ed è giusto così. Ciò non
toglie che qualcuno, come il sovrintendente del Carlo Felice di Genova,
Giovanni Pacor, non crede «al teatro passivo». Sicuro che lʼattività teatrale «debba
essere gestita come unʼimpresa». Ma è
un mondo, quello degli enti lirici, nel quale
questa mentalità fa fatica a penetrare. Le
assurdità si sono stratificate in decenni
nei quali il sindacato non ha mai avuto difficoltà ad averla vinta su tutto. Ogni teatro
ha la sua amministrazione, il suo ufficio
paga, il suo capo del personale... Le
orchestre sono doppie, con il risultato che
i musicisti lavorano mediamente la metà.
Sopravvivono spesso catene di comando
pletoriche e costose, contratti integrativi
senza paragoni nel pubblico impiego, e
alcuni istituti sindacali che Bracalini ha
giudicato «al limite del surreale». E
questo è meno comprensibile. Come lʼ
«indennità umidità» per gli spettacoli
allʼaperto (che spetta pure agli impiegati!),
lʼ«indennità armi finte» applicata allʼArena
di Verona per le rappresentazioni che
prevedono lʼimpiego di spade di compensato, lʼ«indennità di lingua» , che al San
Carlo di Napoli scattava quando nel testo
cʼera anche solo una parola straniera, e
perfino «lʼindennità di frac». Oppure lʼ
«indennità di cornetta» , che percepiscono i suonatori di quello strumento,
soltanto perché è diverso dalla tromba.
Ha riconosciuto un anno e mezzo fa
Marco Tutino, presidente dellʼAnfols,
lʼassociazione che riunisce le fondazioni:
«Il sistema della lirica è malato. Le regole
sono sbagliate. I costi deliranti. I vincoli
assurdi. Siamo noi sovrintendenti i primi a
dire che, se non si fa una riforma, è inutile
darci altri soldi».
Sergio Rizzo
Dal CORRIERE DELLA SERA
26 marzo 2011
- LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011
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vero non si può più accettare ed io credo che noi facciamo bene ad anda-re avanti" con la riforma: "Fini ce lo aveva impedito recentemente, ma abbiamo una legge
in Parlamento, alla Camera, che è già stata approvata dal Senato e ora dobbiamo
mandarla avanti, perfezionarla, e dobbiamo arrivare a garantire a tutti i cittadini
quella privacy che è doverosa in una democrazia".
"Noi abbiamo questa palla al piede della sinistra - ha detto il premier Berlusconi
in collegamento telefonico -, una sinistra che si inventa di tutto, adesso anche un
mio attacco alle istituzioni, mentre è falso, sono io che subisco attacchi senza
soluzione di continuità da 17 anni. Ma il governo continua a godere del 51% dei
consensi", ha chiuso il premier.
ALFANO IN RIFORMA TRE PRINCIPI CARDINE - Il ministro della Giustizia,
Angelino Alfano, ha confermato che la prossima settimana presenterà in Consiglio
dei Ministri la riforma della giustizia che "contiene tre principi cardine". "Accusa e
difesa devono essere alla pari e quindi devono essere giudicati da un giudice
imparziale. Oggi pm e giudici si danno del tu e hanno stessi uffici e uguale Csm",
ha spiegato il ministro, indicando la strada della separazione delle carriere nel
corso del suo intervento al convegno di Noi Riformatori, in corso ad Avezzano. "Se
un magistrato sbaglia - ha proseguito -, come per i medici e gli avvocati deve
esserne responsabile". L'ultimo cardine, ha indicato il ministro, è la riforma del
Csm perché "se la magistratura deve essere autonoma dai poteri, deve essere
anche senza nessuna influenza interna e, quindi, devono essere giudicati da un
organismo terzo".
GHEDINI, DISPONIBILI DOPPIA UDIENZA IL LUNEDÌ - "Siamo disponibili
anche a celebrare una doppia udienza il lunedì purché non siano due dibattimenti". Lo ha detto l'avvocato Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi a
proposito dell'incontro che si é tenuto ieri con il presidente del tribunale di Milano,
Livia Pomodoro, per cercare di coordinare i diversi procedimenti a carico del premier che vuole essere presente in aula, con i suoi impegni istituzionali e di governo. Ghedini, parlando con i giornalisti, ha sottolineato che bisogna bilanciare gli
impegni di governo con quelli giudiziari e ha affermato che il presidente del
Consiglio è disponibile "per quattro udienze al mese, il lunedì, e a recuperare in
casi estremi il sabato".
''Il premier ritiene opportuno scendere in campo in prima persona per difendersi'', ha detto Ghedini che ha spiegato la volonta' del premier di partecipare a tutte
le udienze dei suoi processi a Milano. Ai cronisti che gli chiedevano perche' il premier avesse maturato la decisione di partecipare alle udienze, Ghedini ha spiegato che ''c'e' un'attenzione fuori dalla normalita' su di lui e dunque ritiene opportuno scendere in campo in prima persona''. L'avvocato inoltre ha chiarito che il
premier verra' a tutte le udienze, anche a sentire i testimoni. Ai giornalisti che gli
chiedevano ancora se partecipera' ai processi, il legale ha ribadito:
''assolutamente si'''. E ha spiegato che proprio per questo motivo hanno dato la
disponibilita' a celebrare i procedimen-ti di lunedi'. Sono stati fissate proprio di
lunedi' la prossima udienza del processo Mediaset, in calendario per l'11 aprile, e
quella del procedimento Mediatrade, rinviata oggi al prossimo 28 marzo.
"Da parte nostra c'é la disponibilità di celebrare i processi e rapidamente, per
questo abbiamo dato la disponibilità del lunedì per le udienze", ha detto ancora
Ghedini in tribunale a Milano.
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