CAVOUR EVOLA GREENE SALGARI SCIASCIA L dal TESTAMENTO di GIOVANNI PAOLO II NON LASCIO DIETRO DI ME ALCUNA PROPRIETÀ... Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. LA FIERA LIBRARIA - Anno XXXI - Nº 277 - APRILE 2011 I TEMPI IN CUI VIVIAMO... I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi — tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi (come p.e. in quello di cui ho letto durante gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum — semen christianorum. E oltre a questo — tante persone scompaiono innocentemente, anche in questo Paese in cui viviamo... LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXI - Nº 277 - APRILE 2011 LA FIERA LIBRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO Le Penseur de Notre-Dame de Paris EDITORIALE La collina del disonore di Luigi Castiglione 3 PERISCOPIO Bocellli sconfigge Verga Investire in cultura o in effimero? di Luigi Castiglione La santificazione del commercio (Wojtyla beato è già un business) Direttore responsabile Luigi Castiglione Vicedirettore Massimo Ubaldi Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Laura Castelli Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia Centro direttivo europeo email: [email protected] Sede rappresentanza spagnola [email protected] Anno XXXI - Nº 277 - Aprile 2011 RICORRENZE Cioran, Greene, Salgari IN PRIMO PIANO Castiglione / Tutto il Concilio Bernanos / Satana e noi Il realismo politico di Cavour di Vittorio Brunelli L’astrattismo mistico di Julius Evola di Filippo Frittella L’onorevole Sciascia di Mario Danesi INTERMEZZO Max Scheler, Gabriel Marcel, Paul Claudel Misteri druidici e cristianesimo di Ezio Alaimo Lettere inedite di Maria Callas CRONACA DELL’ALDIQUÀ Lʼesemplare «testamento» dʼun papa antisimoniaco Gli «eserciti» di Bossi - Fratel Silvio (Berlusconi) rilancia - Il nobile messaggio dellʼimperatore Akihito In Parlamento rivolta delle tessere - Gli sprechi degli enti lirici - Il mondo «sossopra» di Marc Chagall 6 6 7 8 9 10 13 14 15 20 21 24 Come «consociarsi» alla rivista / Tariffe pubblicità: p. 38, nº 276 [2] ANNO XXXI La collina della vergogna Tutti quei profughi lì, nelle tendopoli di Lampedusa, fuggiti dall'inferno di una guerra fratricida, lui, Calderoli, il Ministro per la semplificazione normativa, sazio di ossobuchi cucinati alla milanese con aglio e prezzemolo, e ingoiati tracannadovi sopra bei bicchierotti di rosso varesino, vorrebbe ricacciarli a cannonate, nemmeno di giubilo, ma di fuoco: — Respingerli con i cannoni! —ha dichiarato semmplificando com’è richiede la sua funzione ministeriale... L’altro invece, che di nome si chiama Lombardo, ma che di fatto è siciliano e Governatore delll'isola, grida alla vergogna, sollecitando l'intervento del Premier d’Italia: — La situazione, spiega, è un inferno, donne e bambini non escono più di casa. Lampedusa è invasa dai tunisini: cinquemila persone vagano e si ammassano su una collina chiamata del disonore o della vergogna. C’è un serio rischio di epidemia... Ci sono immigrati che rubano nelle case di campagna e nei bar perché hanno fame... Ti chiedo che il prossimo Consiglio dei ministri tratti questo argomento, per affrontare in modo diverso il tema: o questa gente resta in Tunisia, in base a quanto prevede l'accordo appena firmato, oppure viene messa come primo approdo su navi civili e militari, dove procedere all’assistenza attualmente svolta a Lampedusa... Da Lampedusa (mormora tra i denti e conclude) devono andarsene, andarsene, comunque... Al premier Berlusconi, gliel’aveva già detto nella conversazione telefonica dalla stanza del sindaco di Lampedusa: — Dove mandare gli immigrati? Bella, questa! Dove mandarli, mi dici! Le tendopoli le possiamo fare anche in Sicilia, ma perché no in Valpadana o in - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 Piemonte se siamo un Paese unito, perché, no?... Berlusconi, «l’acheronteo tragittatore» del mio «piccolo dittatore» («piccolo, poprio lui, meglio "nobile", mettici nobile», m'insisteva un mio amico magistrato...» che aspirava ad un alto incarico nel Ministero della giustizia, aspirava, ma...), cerca di conciliare gli estremi e vola nell’isoletta formicolante d’affamati di pane e libertà come, nei vecchi tempi, i brontesi verghiani… — Ho parlato dell’argomento con i ministri Maroni e La Russa, — aveva detto il Ministerpräsident al governatore Lombardo per telefono, — ho avuto la disponibilità di un armatore per avere delle navi. Parlerò di nuovo con i ministri e ti farò sapere sulla richiesta di un Consiglio dei ministri apposito per Lampedusa. «L’Europa deve intervenire presto» ha proclamato Bossi ex cathedra nordista, e a chi gli chiedeva quale fosse la soluzione per l’isola al collasso, ha candidamente risposto: — Fora da i ball! «Si troverà una soluzione, si troverà, se troviamo qualcuno con cui parlare, se...», aggiunge il leader del Carroccio facendo riferimento agli accordi con la Tunisia. «Lampedusa accoglienza», la società che per contratto gestisce l'accoglienza dei migranti in arrivo a Lampedusa, distribuisce 4.200 pasti al giorno. Nell’isola al momento ci sono 6.200 immigrati, dunque 2.000 persone non mangiano. A denunciarlo in conferenza stampa è stato il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis. «Se domani l’isola non si svuota perché non arrivano le navi a Lampedusa avremo una bomba pronta ad esplodere». Chiarisce l’assessore alla Salute della Regione siciliana, Massimo Russo, durante una conferenza stampa a Lampedusa con il coordinatore dell'ufficio regionale sull'isola, l'assessore regionale Gianmaria Sparma, e gli ispettori sanitari. — Se domani non arriveranno le navi promesse dal governo c’è un serio rischio per la tenuta dell’ordine pubblico a Lampedusa, dove ieri è stato bloccato il porto e oggi è occupato il consiglio comunale. Lo dice il coordinatore dell'ufficio della Regione sull’isola, Gianmaria Sparma. Tenuta? Tenuta, sì, cui si può facilmente rimediare, ma il guaio vero sono le bombe... Bombe giù, bombe su, dal cielo, e il colera e... — «Mi chiedo dov’è il nord del Paese, LA FIERA LIBRARIA La foire du livre La feria del libro A feira do livro Book Fair Bokmessen The book fair knižní veletrh ブックフェア targi książki Η έκθεσ βιβλίου Liber puchra Targul de carte Bogen fair Kirjamessut Bokmessen De boekenbeurs 3 4 ANNO XXXI — l’interrompe il sindaco di Trapani. —Noi non possiamo farci carico d’un problema nazionale». E dice no alla tendopoli a Kinisia: «Non si poteva individuare un luogo più inidoneo. È una pazzia; vorrei sapere cosa possono fare 800/1000 persone durante la giornata in un’area dove non c’è assolutamente nulla». E si lamenta: «Finora abbiamo avuto in Comune soltanto informazioni informali e, pertanto, informalmente vi dico che, già da venerdì, dovrebbero arrivare i primi immigrati». E propone «una distribuzione equa sul territorio nazionale per due ragioni: limitare l’impatto sulla popolazione e, nel contempo, garantire servizi migliori agli immigrati». Di parere opposto la Conferenza episcopale italiana, il cui portavoce ribadisce, con eleganza, il concetto di «inclusione sociale»: — Sulla delicata questione dell'immigrazione, la pace e l'accoglienza risultano strettamente collegate... Ci si apre all'una, solo se si è aperti anche all'altra. La necessità di una nuova stagione di inclusione sociale che porti al riconoscimento degli immigrati come cittadini, soggetti di diritti e di doveri, è un obiettivo che non potrà essere ulteriormente dilazionato...» E l'autorevole presidente del Senato, Schifani, intervenendo ad un convegno economico promosso dal Pdl, chiede, con parole altisonanti, all'astratta e distratta Europa di fare la sua parte, ricorrendo anche, se necessario, agli «scongiuri» sicuri, e «non limitarsi ad assistere all'emergenza». — La logica che vorrebbe delegare solo a chi è in prima linea, come l'Italia, la gestione della questione dell'immigrazione dall'Africa, non è condivisibile e non è accettabile... L'Europa — ha proseguito — deve prevenire i problemi ed affiancare con aiuti economici e politiche concrete gli Stati e le realtà territoriali più coinvolte. Nessuno può permettersi di girare lo sguardo dall'altra parte... La questione dell'immigrazione, la questione di Lampedusa, appartiene all'intera Europa... Siamo davanti ad un evento storico e l’Europa deve far sentire la sua voce... Lasciare spazi di incomprensione tra cittadini del posto ed immigrati o, peggio, far percepire a chi vive in un territorio esposto in prima linea, come Lampedusa, la sensazione di precarietà o insicurezza è un rischio serio, da scongiurare senza incertezze... Lampedusa va restituita ai lampedusani, sottolineando come di fronte ad un’emer- - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 genza «così grave» e «di fronte a tanti disperati, circa ventimila dall’inizio dell'anno, oltre a quelli che continuano ad arrivare in numero sempre crescente, il Paese tutto e unito (sic!) sta cercando di dare risposte efficaci e solidali». «Non sono consentiti — insiste — egoismi e rivendicazioni di parte. Così come le nostre regioni hanno già dato la loro disponibilità, anche l'Europa deve muoversi senza incertezze e ritardi». L'Europa, conclude la seconda carica dello Stato, «dev'essere protagonista, insieme agli Stati nazionali, di un piano organico in grado di guardare lontano». Così come le nostre regioni hanno già dato la loro disponibilità, ma quali «regioni»? —Tutti i governanti e i paragovernanti sono uniti, ma non esiste l’unità poprio mentre si celebra l’Unità; i comuni comandono sulle province, le province sulle regioni, le regioni sulla Nazione... L’Italia è una ed unica, affatto indivisibile... Tutti vogliono, tutti parlano, tutti appaiono, discutono, tutti suggeriscono, riflettono, tutti schiamazzano, ma nessuno fa niente. Mentre laggiù si muore, si rinvia... O, meglio, tutti scaricano il barile sugli altri, palleggiano... Incapacità, menefreghismo camuffato di solidarietà, di altruismo? Tutti suggeriscono di liberarsene, rinviandoli nel loro paese d'origine, sotto i bombardamendi indiscriminati, all'avventuraa, alla vendetta forse, sull'orlo di una fossa comune... Meno bocche da sfamare, più ricchezza... Il rovescio delle Crociate quando i Papi, spada in pugno, su destrieri bordati d'oro, galoppavano alla conquista della terra santa, alla liberazione del santo sepulcro, lasciando uccidere gl’infedeli... Occhio per occhio, dente per dente, oggi a me domani a te. E s’attendeva la preda al varco. Ed ora ci siamo... Gli ineluttabili corsi e ricorsi vichiani... Il presipende Napolitano, reduce d'altri fronti e pentito, esorta: — La situazione è inaccettabile... E da Elis, in Irlanda, e dagli Stati uniti, dove raccoglie premi e lauree ad honorem, fa appello a tutte le regioni affinché aiutino l'isola siciliana accogliendo gran parte degli immigrati in nome «di un spirito di coesione e solidarieta che non deve mancare in questo momento»: — A Lampedusa, dice, si deve intensificare, come già si sarebbe dovuto Morte al largo dellʼisola Sono intorno ai 130-150 i dispersi nel naufragio del barcone avvenuto in nottata, intorno alle 4, nel Canale di Sicilia. Finora sono stati avvistati una ventina di cadaveri e sono state tratte in salvo 48 persone. Nella zona del naufragio stanno operando mezzi aerei e navali della Capitaneria di Porto, che hanno lanciato in mare zattere e salvagente. «Sono passate ancora poche ore dal naufragio —ha spiegato un operatore della Guardia costiera — per considerare purtroppe perse tutte le speranze dʼun salvataggio in extremis". Le ricerche, coordinate dalla Centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo, sono ostacolate dalle condizioni proibitive del mare, Forza 6, con raffiche di vento da Nord Oves che supera i 30 nodi. Le forze impegnate nei soccorsi fanno vere ad una prolungata e molto difficle permanenza in mare in queste condizioni senza l'ausilio di un salvagente o di qualcosa che galleggi. Manca un fattivo coordinamento delle iniziative di salvataggio. (ANSA, 6 aprile, 10:09). ANNO XXXI fare, l'afflusso dei mezzi necessari per portare via gran parte delle persone sbarcate nei giorni scorsi. L'Italia, le singole regioni italiane, non possono dare uno spettacolo di incertezza e divisioni come si rischia di dare. Non ci può essere una regione che accetta di accogliere una parte degli immigrati e un'altra regione che dice di no... Il problema dell'afflusso di immigrati sulle coste italiane dal Nord Africa... Ma il problema non è solamente nostro ma dell'intera Europa e per questo abbiamo bisogno di politiche univoche sia sull'immigrazione che sull'asilo politico, e speriamo che tutto cio sia possibile nelle prossime settimane. Il Papa re(bus), dopo aver a lungo pregato e taciuto, o espresso «preoccupazione», per interposta persona, a guerra ormai quasi finita invita a deporre le armi: — Le armi, strumento di Satana, strumento del male... E il vecchio Dio ascolta le preghiere degli uni agli altri contrapposti, in una guerra fratricida, ma che puzza più di petrolio e di gas che di fraternité dunque, égalite, ed humanité... E pensa lisciandosi la lunga e fluenta barba che in alto si confonde con i folti capelli che gli ricoprono il bel capo canuto: «Che matti! Mi parlano di guerra fratricida come se ci fosse guerra che non sia fratricida. Le rivoluzioni le fanno a modo loro. Si uccidono e uccidono in nome mio e vorrebbero che io partegiassi per l’una o l’altra parte! Chi devo castigare, ora, i musulmani o i cristiano/cattolici? I politici dell’Europa (di)sunita o i Governi che gli hanno fornito le armi, chi? Dimmelo tu, consigliami, no? Grandissimo Spirito Santo! Già, fin dall’inizio, ho castigato i cainiti E poi quei balordi politici!... E quel Papino che, tutto preoccupato, mi prega e riprega, pur sapendo, da teologo levigato — dicono — che nessuna preghiere smuove più le montagne!» E tace, non potendo favorire nessuno dei supplici, lasciando tutti come stupíti e forse istupiditi da tanta barbarie, ben descritta da Miguel de Unamuno qui e là nei suoi libri, e in specie nella prefazione al saggio di Gilbert Keit Chesterton, Sulla barbarie, che presto sarà nelle librerie, pubblicato dalle Edizioni Logos di Roma. Luigi Castiglione LA FIERA LIBRARIA - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 unico «luogo d’incontro» permanente degli Editori e della culture européa e iberoamericana *** L’unica rivista che facilita gli scambi delle novità librarie in tutto il mondo Les livres, les idées, la culture des pays de langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise... I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca... Los libros, las ideas, la cultura de los pai-ses de lengua alemana, española, francesa, inglesa, italiana, portuguesa... 5 6 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 PERISCOPIO Scandali siciliani Bocelli sconfigge Verga (Un miliardo di euro d’effimero contro tre soldi di cultura...) In un'Italia in cui i teatri d'opera rischiano di chiudere, vittima di un sistema inadeguato, di legislazione sbagliata e di gestioni truffaldine, ecco l'evento: Andrea Bocelli superstar del Teatro Greco di Siracusa. Sarà il cantante italiano il protagonista di un concerto-evento che il monumento simbolo della città ospiterà il prossimo 2 Luglio 2011. E fin qui nulla di strano, anche se il Teatro Greco di Siracusa dovrebbe ospitare grandi tenori e non parodie pseudo tali. Ma l'iniziativa ha un duplice scopo: festeggiare la Guardia di Finanza e raccogliere fondi da devolvere in beneficenza. E fin qui nulla di male, anzi. Ne ha dato l'annuncio il deputato regionale dell'Api, Mario Bonomo, componente della commissione Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana e vicino all'Assessore Regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Missineo. «Si tratta di un concerto di levatura internazionale — dice Bonomo — organizzato in occasione della festa regionale della Guardia di Finanza e promosso con il sostegno della Regione. Il ricavato sarà destinato a iniziative di solidarietà». Il Concerto si terrà dunque subito dopo la fine delle rappresentazioni classiche che terranno occupato il palco del Teatro Greco sino al 26 giugno. Ma la vera notizia è un'altra, ovvero la cifra spropositata, per il cachet dell'artista e l'allestimento dell'evento, che secondo i bene informati si aggirano, complessivamente, intorno al milione di euro. Ma non doveva essere un Concerto per beneficenza? E come mai la Guardia di Finanza si presta ad una simile operazione? La serata sarà resa possibile grazie al contributo di ben cinque assessorati della Regione (Turismo, Beni Culturali, Presidenza, Territorio e Ambiente, Agricoltura), oltre che di alcuni sponsor esterni il cui coinvolgimento è ancora in itinere. In più, cento euro circa il prezzo del biglietto d'ingresso. «La manifestazione — aggiunge Mario Bonomo — è portata avanti dal responsabile della compagnia regionale della Guardia di finanza, il generale Domenico Achille. Si tratta di un evento: parliamo dellʼunica tappa europea di Andrea Bocelli, e ritengo che come prosieguo delle rappresentazioni classiche sia uno spettacolo più che degno. Un concerto che darà certamente lustro a una campagna tesa a fare diventare evento un bene culturale». I dettagli della manifestazione sono ancora in via di definizione, come il parlamentare regionale ammette. «Questo è uno dei tanti eventi di levatura — conclude Bonomo — che potrebbero far diventare uno dei monumenti simbolo di Siracusa, e non solo, il faro di una stagione di cultura e turismo. Il mio auspico è che vi siano altre iniziative di questo genere e lavorerò per farlo. Battiato, Allevi per esempio, potrebbero essere ospiti anche di altri siti». Castiglione / Investire in cultura o in effimero? Il concerto Bocelli è certamente di «levatura» internazione, «anche se — come leggo nella notizia riportata in questa stessa pagina — il Teatro Greco di Siracusa dovrebbe ospitare grandi tenori e non parodie pseudo tali». Ossia grandi tenori e non brutte imitazioni di tenori che non lo sono, con tutto il rispetto per la persona e la personalità del cantante Bocelli... Ci sembra dunque che la «levatura» internazionale del concerto (ossia «grado dʼintelligenza, di doti e di capacità intellettuali») internazionale non sia internazionale come evento, bensì come scandalo in piena regola... E ciò per vari motivi di cui ne accenniamo qui soltanto alcuni: 1. La levatura, chè? Il grado dʼintelligenza, di doti e di capacità intellettuali sono di unʼattrice, di unʼopera lirica, che non sono un «trattenimento» in cui vengono eseguiti brani musicali con o senza parole, e che non costituiscono un evento... 2. Il compenso. Un milione di euro. Pagheranno «ben cinque assessorati della Regione (Turismo, Beni Culturali, Presidenza, Territorio e Ambiente, Agricoltura). Pagheranno anche «alcuni sponsor esterni». Pagheranno pure gli spettatori: cento euro circa il prezzo del biglietto d'ingresso. 3. Tutto il ricavato va in beneficienza. Lodevole, lodevole... Ma detratte le spese (che generalmente superano le entrate), e poi, la beneficienza! Si sa benissimo come finisce la beneficienza, se denaro ne resta... 4. Un tenore dʼopera, attore e cantante come ad esempio Domingo o (se fossero viventi) Pavarotti o Gigli, quanto avrebbero dovuto essere pagati? 5. La manifestazione è opera («portata avanti») di un Generale della Guardia di finanza. Male... 6. Prosieguo, dignità dello spettacolo, faro, lustro «a una campagna tesa a fare diventare evento un bene culturale». Di male in peggio. Non capisco, la «campagna» che fa «diventare evento un bene culturale»... Culturale, chi, cosa? Lʼevento miracoloso che potrebbe «far diventare uno dei monumenti simbolo di Siracusa, e non solo, il faro di una stagione di cultura e turismo». Poetico anche quel faro di una stagione di cultura e turismo»! Lʼassessore ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 PERISCOPIO La santificazione del commercio 7 Scandali vaticani alla cultura non può che essere un politico/poeta.... 7. Lʼauspicio del Bonomo (parlamentare regionale): «Il mio auspico è che vi siano altre iniziative di questo genere e lavorerò per farlo. Battiato, Allevi per esempio, potrebbero essere ospiti anche di altri siti». E perché dunque no, Albano ad esempio, e compagnia bella? Ma... e Verga? Uno sfregio... A Verga, uno sfregio. Perché? Perché un altro Verga non cʼè, non si trova, ed è affatto impossibile rimodellarne unʼaltro, clonarlo, assurdo immaginarlo, non si trova, non cʼè, punto e basta, non essendo un cantante e non rientrante nellʼeffimero, non facendo cassetta, cioè voti... E la corrispondenza di Verga, le lettere ai familiari in particolare, offerte alla Regione siciliana già nel 1973 da colui che le ha legalmente acquistate (e salvate con grandi sacrifici) direttamente dall'erede (tralasciamo i motivi che l'indussero a vendere) pagando soldoni, le lettere autografe che restano ancora inedite, per mancanza di fondi ovviamente e queste scuse le conosciamo abbastanza bene, perché quando cʼè la volontà gli enti statali comprano libri, cioè cultura, anche disseppellendo i registri dei bilanci chiusi e siggillati, e custoditi nei depositi dei sotterranei loro... Verga, dunque, no, pur se venga letto e studiato in tutto in mondo (veramente internazionale, quindi, e non solo restrittivamente europeo) e le sue opere (romanzi, drammi, novelle...) siano continuamente lette, ristampate da molteplici editori. E la sua corrispondenza, dispersa, ne sia un complemento assolutamente indi-spensabile. Luigi Castiglione Wojtyla beato è già un business Da «Gionalettismo» dellʼ11 aprile 2011 riportiamo questa notizia che si commenta da ssè e che ci ripromettiamo comunque di ritornarvi sopra (lc). 29 gennaio 2011. In vista della cerimonia di beatificazione gli hotel romani registrano il tutto esaurito: a prezzi esorbitanti. Boom dei prezzi degli alberghi romani in vista dei due eventi del Primo Maggio prossimo, la beatificazione di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro e il tradizionale concerto nel giorno della Festa dei Lavoratori in Piazza San Giovanni. Mentre la Capitale si avvia a registrare il tutto esaurito, in particolare nelle zone limitrofe al Vaticano dove le camere sono state quasi interamente prenotate giaʼ entro le 24 ore dallʼannuncio della data della beatificazione, i rialzi dei prezzi vanno dal 100 al 300 per cento, con alberghi anche di categoria due stelle che, ad esempio, hanno portato il prezzo dellʼabitazione, normalmente intorno ai 100 euro in alta stagione, a 300-330 euro nel giorno della cerimonia. Un aumento che ha generato più di qualche sospetto e non poca indignazione, soprattutto da parte dei pellegrini che in migliaia si apprestano ad affollare le vie di Roma. Non cʼeʼ nessuna speculazioneʼ, chiarisce tuttavia allʼANSA il presidente di Federalbegrhi Roma, Giuseppe Roscioli, spiegando come lʼaumento • dei prezzi sia dovuto alla legge del mercato per cui ʻal crescere della domanda sale il prezzoʼ, che peroʼ ʻnon puoʼ mai essere superiore alla tariffa esposta dichiarataʼ. Ma scegliere il Primo Maggio per elevare Wojtyla agli onori degli altari, da un punto di vista della ricezione alberghiera, afferma senza mezzi termini Roscioli, ʻeʼ stata una scelta sconsiderataʼ, percheʼ la cittaʼ eʼ giaʼ ingolfata dalla combinazione Concerto Primo Maggio-alta stagione. Intanto sono giaʼ andati esauriti anche i 15 mila posti letto delle circa 200 strutture religiose di Roma e provincia come ha raccontato allʼANSA lʼamministratore degli Istituti religiosi, Andrea Misuri. Commenti 1. - lʼavevo detto che era unʼottima operazione commerciale visti i tempi di magra anche per la chiesa 2. - E questa è unʼindustria che marchionne non potrà spezzettare ed esportare nei paesi a basso costo della manodopera! Quindi propongo lʼintroduzione di una tassa sulle santificazioni e sulle beatificazioni, o in alternativa lʼistituzione di un monopolio di stato su santi & beati con la contestuale creazione della divina zecca dello stato delle icone destinate alla venerazione. 100 milioni di euro per la creazione di un beato, 1 miliardo per quella di un santo, mille mila miliardi per quella di una divinità aggiuntiva da affiancare alle preesistenti, con i diritti commerciali, sociali, politici e culturali di sfruttamento concessi in licenza esclusiva e perpetua al proponente. ANNO XXXI CIORAN Filosofia come terapia Nell'ambito del pensiero filosofico, Cioran ((Răşinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20 giugno 1995, cent’anni dalla nascita) si colloca tra quelle figure che esulano dai canoni stabiliti dall'epoca e dai sistemi, e che non fanno parte di nessuna corrente o scuola. Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive non per diffondere le proprie idee ad un pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'in-sonnia costante che lo conduce sull'orlo del suicidio. «L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura. Qualsiasi cosa è preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio. È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un'interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l'insolubile fino alla vertigine.» La sua può essere definita una forma di letteratura terapeutica, poiché grazie ad essa desiste dall'uccidersi. Dilaniato da contraddizioni insanabili, il pensiero di colui che si autodefinisce un filosofo urlatore si manifesta attraverso affermazioni volutamente provocatorie. Qualsiasi giudizio su questa figura del Novecento deve tener conto che egli ha fatto dello scandalo uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della scrittura una valvola di sfogo prettamente personale. (m.d.) 8 - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 RICORRENZE GREENE La morale ambivalente Le opere di Graham Green (1904/1991, vent'anni dalla morte) esplorano la morale ambivalente e le questioni politiche del mondo moderno. Greene è stato uno scrittore impegnato ma ha conosciuto anche grande popolarità. Anche se rifiutava di essere definito un romanziere cattolico piuttosto che un romanziere che era anche cattolico, i temi religiosi sono alla radice di molti suoi scritti, specialmente i quattro romanzi cattolici maggiori: La rocca di Brighton, Il nocciolo della questione, Fine di una storia e Il potere e la gloria. Opere come Un americano tranquillo, Il nostro agente all'Avana e Il fattore umano mostrano anche un grande interesse per le operazioni di politica internazionale e spionaggio. Greene soffriva di un disturbo bipolare, che ebbe una profonda influenza sulla sua scrittura e lo portò a degli eccessi nella vita privata. In una lettera a sua moglie Vivien, Green le diceva che lui aveva «un carattere profondamente incompatibile con la vita domestica quotidiana» e che «sfortunatamente, la malattia è anche una parte rilevante di una persona». (m.d.) SALGARI La giungla di Salgari Salgari (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911, cent’anni dalla morte) )deve la sua popolarità ad una impressionante produzione romanzesca, con ottanta opere (più di 200 considerando anche i racconti) distinte in vari cicli avventurosi, con l'invenzione di personaggi di grande successo come Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero. Tali personaggi risultano inseriti in un accurato contesto storico; la ricostruzione delle informazioni riguardanti le vicende istituzionali dei paesi da lui descritti non si limita, ad esempio, alla figura di James Brooke, il raja bianco di Sarawak. Seri studi condotti dalla storica olandese Bianca Maria Gerlich (i cui lavori sono stati pubblicati da autorevoli riviste scientifiche quali «Archipel» nei Paesi Bassi e, in Italia, «Oriente moderno») hanno infatti permesso di ricostruire le fonti storiche e geografiche lette e utilizzate nelle biblioteche di Verona dal grande scrittore di romanzi d'avventura. La popolarità degli eroi salgariani è provata anche dalla grande diffusione di apocrifi: più di un centinaio, che editori privi di scrupoli gli attribuivano; alcune di queste opere furono messe in giro addirittura dai figli dello scrittore. Egli stesso pubblicò con vari pseudonimi numerose opere, spinto da motivazioni diverse la più nota delle quali fu l'urgenza di aggirare la clausola contrattuale di esclusiva che lo teneva legato all'editore Donath. Tuttavia per lo stesso Donath pubblicò con lo pseudonimo di Enrico Bertolini tre romanzi, nonché diversi racconti e testi di vario genere; in questo caso si sarebbe trattato di una precauzione utilizzata quando, incalzato da contratti e scadenze, lo scrittore usava più del dovuto elementi tratti da opere altrui (come nel caso di Le caverne dei diamanti, una libera versione del romanzo Le miniere di re Salomone di H. Rider Haggard). Della più tarda produzione romanzesca (Salgari, continua a p. 21) ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 Luigi Castiglione TUTTO IL CONCILIO Paul Claudel Cinque grandi odi Dalla fase preparatoria alla chiusura i documenti, le discussioni, le sorprese e le votazioni ...soltanto un raggio dʼoro nella vela E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è, ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito chʼè musica [...] Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di suono e d'in-flessione e di musicalità chʼavvolge la parola nel suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da unʼuguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla sacralità che misteriosamente la percorre... Ed è la tragedia dellʼorgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della vita e della superazione dalla morte... Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco... E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un raggio dʼoro nella vela, lʼoro innato (o l'interiore conoscenza che da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, lʼacclamazione della tromba insieme con il latino del gallo... Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte, traduzione e introduzione di Luigi Castiglione edizioni logos Nei venti secoli della sua storia, la Chiesa cattolica non aveva mai organizzato un dibattito così vasto, appassionato e pubblico come il Concilio Vaticano II, in cui tutte le angosce, le speranze e le credenze dell’uomo contemporaneo hanno trovato una voce e un difensore. Ma il lavoro di quattro anni di Concilio è stato così imponente che anche le numerose pubblicazioni, illustranti sessione per sessione, i dibattiti, risultavano insufficienti a discernere le linee maestre e la maturazione dei grandi decreti. Luigi Castiglione, che ha seguito tutto il Concilio, e la relativa stampa, espressamente per darne un rapporto sistematico e assolutamente oggettivo, offriva, per la prima volta, in questo bestseller (le cui prime tre edizioni sono state pubblicate dalla Bompiani), il panorama degli interi lavori, dalla fase preparatoria alla chiusura, seguendo l’ordine delle materie trattate, l’iter di ogni decreto e costituzione, in maniera unitaria, e raggruppando intorno a ciascuno dei temi gli interventi dei padri. N’è perciò risultata la più limpida e definitiva guida su un avvenimento che determinerà probabilmente ancora i secoli futuri almeno quanto il Concilio di Trento ha determinato l’età moderna. Questa IV edizione (pagine 484, € 25) è stata ripubblicata in edizione anastatica dalla Logos di Roma. 9 10 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 IN PRIMO PIANO edizioni logos Georges Bernanos SATANA E NOI Non c'è in Bernanos frattura alcuna tra la spiritualità dei suoi libri e quella della sua vita: sono una sola, inscindibile realtà che si esplica nel senso del soprannaturale, che per Bernanos era qualcosa d'in-discutibile ed evidente... Sono pochi gli scrittori che come lui siano andati in profondità così teologiche. Come scrive Hans Urs von Balthasar, Bernanos è la risposta cristiana al concetto di angoscia di Heidegger e di Sartre. Lʼangoscia. per questi pensatori/scrittori è un concetto-chiave per chiarire l'essere; per Bernanos diventa un mezzo per trascendere lʼessere «attraverso l'immersione di tutto questo essere denudato davanti a Dio nella passione del Figlio di Dio., che lo comprende e lo coinvolge con la grazia». Ma poeta qual è Bernanos vede il diavolo in un modo totalmente diverso dalle rappresentazioni popolari. Non ha piedi di capra e alito di zolfo, e neppure ha qualcosa in comune con quella descri-zione psicologica del male che lo raffigura nello scatenarsi delle passioni sessuali (come succede in Mauriac). Per Bernanos il satanico consiste essenzialmente nel distacco ontologico da Dio. Satanico il chiudersi in sé, rifiutando ogni fede e speranza; satanico è il rifiuto d'ogni forma di solidarietà col Creatore e le creature. «Io sono gelo e freddezza», è la definizione che Satana da di sé allʼabbé Donissan. E il curato spiega: «Lʼinferno è non amare più». La vita diviene così una menzogna. e in Bernanos colui che è posseduto da Satana eleva la menzogna a culto. Polemista d'indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della [email protected] - www.edilogos.com ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 ANDREA MANTEGNA 11 LIMPRONTA DEL GENIO Convegno Internazionale di Studi (Padova, Verona, Mantova, 8-9-10 novembre 2006) A CURA DI RODOLFO SIGNORINI, VIVIANA REBONATO E SARA TAMMACCARO L’opera di Mantegna, come accade per i capolavori dei veri Maestri, continua a dilatarsi agli occhi dell’osservatore, come un «orizzonte in fuga». E quando l’indagine pare essersi conAs with all masterpieces, Mantegnaʼs work continues to broaden like a hoizon in the eye of the observer. Just when the investigation seems to have come to an end, un-expected novelties clusa, novità inattese o luoghi non mai esplorati vengono a offrirsi al ricercatore persuadendolo a proseguire un cammino che gli sarà ancora largo di seduzioni. or never explored sites offer themselves to the researcher persuading him to continue a journey that will still be full of seduction. Tomo I. Premessa • Programma • Presentazione • Charles Hope, Mante-gna nelle Vite vasariane • Marzia Faietti, Il segno di Andrea Mantegna • Irene Favaretto, Andrea Mantegna e lʼantico. 1. Cultura antiquaria e tradizione umanistica a Padova nel Quattrocento • Giulio Bodon, Andrea Mantegna e lʼantico. 2. Iconografie classiche nelle opere padovane di Mantegna: riflessioni sul caso della pala di San Zeno • Davide Banzato, Padova 1445-1460. Opere a confronto • Fabrizio Magani, La terracotta della cappella Ovetari • Domenico Toniolo, Ricomposizione virtuale degli affreschi della cappella Ovetari • Nicolas Sainte Fare Garnot, I Mantegna della collezione Jacquemart-André • Stephen J. Campbell, Lo spazio di contemplazione. Mantegna, Gregorio Correr e la pala dʼaltare di San Zeno • Christoph Luitpold Frommel, Mantegna architetto • Gabriele Helke, The Artist as Martyr. Mantegnaʼs Vienna Saint Sebastian • Paola Tosetti Grandi, Andrea Mantegna, Giovanni Marcano va e Felice Feliciano • Gennaro Tosca- no, Gaspare da Padova e la diffusione del linguaggio mantegnesco tra Roma e Napoli • Sergio Marinelli, Da Mantegna a Veronese, a Tiepolo • Suzanne Boorsch, Mantegna and engraving: what we know, what we donʼt know, and a few hypotheses • Francesca Rossi,Maestro Artemio: un eccentrico pittore mantegnesco a Verona • Gino Castiglioni, Francesco di Bettino: una rilettura. Tomo II. Mario Vaini, Economia e società a Mantova nella prima metà del Quattrocento • David S. Chambers, Il marchese Federico I Gonzaga (1441-1484) e Il Trionfo di Giulio Cesare di Andrea Mantegna • Anna Maria Lorenzoni, Una «Madonna» di Mantegna e «una Madonna et un putino» di Raffaello a Mantova nel 1614 • Francesco Paolo Fiore, La casa di Andrea Mantegna a Mantova • Lionello Puppi, Quattro pergamene inedite per Mantegna • Daniela Ferrari, Andrea Mantegna e dintorni. Alcune note sui sigilli chiudilettera • Vittorio Sgarbi, Andrea Mantegna scultore • Ugo Bazzotti, Aggiornamento sugli affreschi di Santa Maria della Vittoria • Rodolfo Signorini, Andrea «mercuriale» • Italo Furlan, Un alabastro di Mantegna raffigurante Ercole e Nesso • Indice dei nomi • Indice dei luoghi • Indice delle opere. Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti. Miscellanea, vol. 19, 2010, cm 17 ¥ 24, 2 tomi di xvi-794 pp. con 515 figg. n.t. CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze - Italy email: celso@olschki. it - [email protected] - INTERNET: www.olschki.it Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax “+39) 055.65.30.214 12 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 IN PRIMO PIANO Il realismo politico di Cavour LʼEDITRICE OLSCHKI NE PUBLICA 283 LETTERE INEDITE C amillo nacque il 10 agosto 1810 nella Torino napoleonica. Suo pa-dre, il nobile piemontese Michele Benso di Cavour, era collaboratore e amico del governatore Principe Camillo Borghe-se che fu padrino di battesimo del piccolo Benso al quale trasmise il nome. La madre di Camillo, Adèle de Sellon (1780-1846), apparteneva invece ad una ricca e nobile famiglia calvinista di Ginevra, che aveva raggiunto un'otti-ma posizione negli ambienti borghesi della città svizzera. Aristocratico, Cavour in gioventù frequentò il 5º corso della Regia Accademia Militare di Torino (conclusosi nel 1825) e nell'inverno 1826-27, grazie ai corsi della Scuola di Applicazione del Corpo Reale del Genio di Torino, diventò ufficiale del Genio.[3] Il giovane si dedicò ben presto, per interessi personali e per educazione familiare, alla causa del progresso europeo. Fra i suoi ispiratori fu il filosofo inglese Jeremy Bentham alle cui dottrine si accostò per la prima volta nel 1829. In quellʼanno lesse il suo Traité de législation civile et pénale, in cui si enunciava il principio politico «Misura del giusto e dellʼingiusto è soltanto la massima felicità del maggior numero». L'altro concetto di Bentham secondo cui ogni problema poteva ricondursi a fatti misurabili, forniva poi al realismo di Cavour una base teorica utile alla sua inclinazione allʼanalisi matematica Trasferito nel 1830 a Genova, l'ufficiale Camillo Benso ebbe modo di conoscere la marchesa Anna Giustiniani Schiaffino, con la quale avvierà una importante amicizia intrattenendo con lei un lungo rapporto epistolare. 13 All'età di ventidue anni Cavour venne nominato sindaco di Grinzane, dove la famiglia aveva dei possedimenti, e ricoprì tale carica fino al 1848. Dal dicembre 1834 prese a viaggiare all'estero studiando lo sviluppo economico di paesi largamente industrializzati come Francia e Gran Bretagna. Accompagnato dallʼamico Pietro di Santarosa (1805-1850) Cavour nel febbraio del 1835 raggiunse infatti Parigi, dove si fermò per quasi due mesi e mezzo. In questo periodo visitò istituzioni pubbliche di ogni genere e frequentò gli ambienti politici del regime. Partito dalla capitale francese, il 14 maggio 1835 arrivò a Londra dove si interessò di questioni sociali. Durante questo periodo il giovane conte sviluppò quella propensione conservatrice che lo accompagnerà per tutta la vita, ma al tempo stesso sentì fortemente crescere lʼinteresse e lʼentusiasmo per il progresso dellʼindustria, per lʼeconomia politica e per il libero scambio. Di nuovo a Parigi, fra il 1837 e il 1840 frequentò la Sorbona e incontrò, oltre a vari intellettuali, gli esponenti della monarchia di Luigi Filippo della quale Capo della maggioranza anticlericale Dopo lʼabdicazione di Carlo Alberto il figlio Vittorio Emanuele, aperto avversario della politica del padre di alleanze con la sinistra, sostituì al governo dei democratici (che chiedevano la guerra a oltranza) un esecutivo presieduto dal generale Gabriele de Launay, salutato con favore da Cavour. Tale governo riprese il controllo di Genova, insorta contro la monarchia, e fu sostituito da quello di Massimo d'Azeglio del quale Camillo Benso accettò la visione del Piemonte come roccaforte della libertà italiana. DʼAzeglio convinse Vittorio Emanuele II a sciogliere la Camera dei Deputati e il 20 novembre 1849 il re emanò il «Proclama di Moncalieri», con cui invitava il suo popolo ad eleggere candidati più moderati che non fossero a favore di una nuova guerra. Il 9 dicembre fu rieletta lʼassemblea che, finalmente, espresse un voto schiacciante a favore della pace. Fra gli eletti figurava di nuovo Cavour che, nel collegio di Torino I, ottenne 307 voti contro i 98 dellʼavversario. In quel periodo Camillo Benso si mise in evidenza anche per le sue doti di abile operatore finanziario. Egli ebbe infatti una parte di primo piano nella fusione della Banca di Genova e della nascente Banca di Torino nella Banca Nazionale degli Stati Sardi. Dopo il successo elettorale del dicembre 1849 Cavour divenne una delle figure dominanti dellʼambiente politico piemontese e gli venne riconosciuta la funzione di guida della maggioranza moderata che si era costituita. Forte di questa posizione sostenne che era arrivato il tempo delle riforme, favorite dallo Statuto albertino che aveva creato reali prospettive di progresso. Si sarebbe potuto innanzi tutto staccare il Piemonte dal fronte cattolico-reazionario che trionfava nel resto dʼItalia. A tale scopo il primo passo fu la promulgazione delle cosiddette «Leggi Siccardi» (9 aprile e 5 giugno 1850) che abolirono vari privilegi del clero nel Regno di Sardegna e con le quali si aprì una fase di scontri con la Santa Sede, con episodi gravi sia da parte di DʼAzeglio sia da parte di Papa Pio IX. Fra questi ultimi ci fu il rifiuto di impartire l'estrema unzione allʼamico di Cavour, Pietro di Santarosa, morto il 5 agosto 1850. Con tutti i mezzi Cavour si scagliò contro il clero, ottenendo lʼespulsione da Torino dellʼOrdine dei Servi di Maria, nel quale militava il sacerdote che si era rifiutato di impartire i sacramenti, e influenzando, probabilmente, anche la decisione di arresto dellʼarcivescovo di Torino Luigi Fransoni. 14 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 IN PRIMO PIANO L’astratismo mistico di Julius Evola DALL'IDEALISMO HEGELIANO ALLʼASSOLUTA LIBERTÀ INTERIORE Nel 1920 inizia il secondo periodo artistico di Julius Evola, quello dellʼastrattismo mistico. Il filosofo aderisce al Dadaismo ed en-tra in contatto epistolare con Tristan Tzara. Come pittore diviene uno dei massimi esponenti del Dadaismo in Italia. Questa seconda fase viene definita, sempre da Evola, astrattismo mistico ovvero una reinterpretazione dada in chiave di spiritualismo e di idealismo. A questa fase appartengono alcune importanti opere: Paesaggio interiore (1918-20) e Astrazione (1918-20). Questo periodo vede Evola impegnato in due mostre personali: quella del gennaio 1920 alla casa d'arte Bragaglia di Roma, e quella del gennaio 1921 alla galleria Der Sturm di Berlino in cui presenta sessanta dipinti. Pubblica nel 1920, per la Collection Dada, l'opuscolo Arte astratta. Sempre nello stesso anno fonda con Gino Cantarelli la rivista «Bleu» e pubblica a Zurigo il poema dada La parole obscure du paysage intérieur. Collabora inoltre con «Cronache d'attualità» di Anton Giulio Bragaglia e con «Noi» di Enrico Prampolini. Nel 1923 cessa l'attività pittorica e fino al 1925 fa uso di sostanze stupefacenti con il fine di raggiungere stati alterati di coscienza: «In questo contesto, vi è anche da accennare all'effetto di alcune esperienze interiori da me affrontate a tutta prima senza una precisa tecnica e coscienza del fine, con l'aiuto di certe sostanze che non sono gli stupefacenti più in uso [...] Mi portai, per tal via, verso forme di coscienza in parte staccate dai sensi fisici». È il 1927 quando si forma il «Gruppo di Ur», con l'obiettivo di trattare con serietà e rigore le discipline esoteriche ed iniziatiche. La parola, come spiega lo stesso Evola, è «tratta dalla radice arcaica del termine “fuoco”, ma vi era anche una sfumatura additiva, pel senso di "primordiale", "originario", che essa ha come prefisso in tedesco». Rispetto ad un tentativo già intrapreso da Reghini con la direzione delle riviste Atanor e poi Ignis, il «Gruppo di Ur» si prefigge di accentuare maggiormente il lato pratico e sperimentale. Il gruppo di studio adotta il principio dell'anonimato dei collaboratori — che si firmano tutti con uno pseudonimo — ed inizia sotto la direzione di Evola la pubblicazione di fascicoli mensili che sono poi riuniti nei volumi Introduzione alla magia usciti tra il 1927 e il 1929.[18] Il termine magia, spiega Evola, non corrisponde al significato popolare, ma alla «formulazione del sapere iniziatico che obbedisce ad un atteggiamento attivo, sovrano e dominativo rispetto allo spirituale». Verso la fine del 1928 nel «Gruppo di Ur» avviene una scissione rispetto alla quale Evola è molto vago anche in relazione al principio dell'anonimato cui il gruppo si rifà: parla genericamente di intromissioni della massoneria all'interno del gruppo. A seguito di questa scissione, pochi mesi dopo, il gruppo si scioglie definitivamente. Successivamente, ne Il cammino del cinabro, Evola torna sull'argomento raccontando di come Mussolini si preoccupasse del «Gruppo di Ur», pensando che qualcuno volesse agire magicamente su di lui. Evola mette in relazione questo fatto all'ordine giunto ad alcune riviste di interrompere la collaborazione con lui e decide di chiarire il fatto con il duce: «Giunto a sapere come le cose effettivamente stavano, Mussolini cessò di interferire. In realtà, Mussolini, oltre che suggestionabile, era abbastanza superstizioso (come controparte di una mentalità, in fondo, chiusa alla vera spiritualità)». Sempre nellʼopera Il cammino del cinabro, Evola ammetterà la non veridicità di alcuni dei fenomeni paranormali descritti nelle riviste Atanor ed Ignis e poi raccolti in Introduzione alla Magia quale scienza dell'Io: «Per debito di onestà, debbo dire che vanno messi sotto beneficio d'inventario alcuni dei fenomeni riferiti in Introduzione [alla Magia quale scienza dell'Io], in relazione al gruppo [di Ur]». Nel 1925 esce quindi il primo libro di filosofia: Saggi sull'idealismo magico. Coerentemente con le posizioni teoriche della sua seconda fase artistica (astrattismo mistico) Evola si distacca dall'idealismo hegeliano in favore di una libertà interiore assoluta. Il pensiero deve prefiggersi il compito di superare i limiti dell'umano per andare verso l'oltre-uomo teorizzato da Nietzsche. Lʼattualismo gentiliano diventa dunque il punto di partenza: dall'Io come principio attivo della realtà su un piano logico-astratto, all'Io come criterio di potenza capace di affermare l'individuo assoluto.[23] Secondo Evola l'individuo assoluto è immediatamente sé nelle infinite affermazioni individuali ed in ciascuna di esse si fruisce come libertà, come incondizionata agilità ed arbitrio assoluto. Termina nel 1924 la Teoria e fenomenologia dell'individuo assoluto che inizia a (continua a p. 17) Julius Evola LʼUomo come Potenza La riedizione di questʼopera, dopo oltre sessantʼanni, va a colmare una lacuna esistente nel novero degli scritti evoliani attualmente in circolazione. Opera di transizione, o meglio di “congiunzione”, come la definì lo stesso Autore, tra la fase speculativa del suo pensiero e lʼapprodo alle dottrine sapienziali dellʼOriente. Lʼuomo come potenza rappresenta uno straordinario “luogo” dʼincontro tra alcuni dei più maturi frutti della cultura occidentale e di quella orientale. Munito della formidabile attrezzatura concettuale filosofica che si era venuto forgiando principalmente mediante lo studio in profondità dellʼidealismo tedesco e sviluppando lʼesigenza insita nel postulare lʼinevitabile sbocco magico del pensiero idealistico, Evola si addentra nella sapienza tantrica, iniziaticamente realizzatrice, e ne interpreta e chiarisce le istanze metafisiche ed operative. Opera impegnativa come un arduo sentiero di montagna e comʼesso non priva di insidie – come lo stesso Autore doveva in seguito ripetutamente segnalare rettificandone alcune impostazioni – essa rappresenta tuttavia un importante punto di passaggio del pensiero evoliano, per comprendere le complesse tematiche che egli veniva elaborando e allʼinterno delle quali operò le scelte che lo condussero oltre. Un libro di alta tensione intellettuale ed esistenziale, nel quale si confrontano e si incontrano lʼansia di libertà dellʼOccidente e la sete di liberazione dellʼOriente. Julius Evola, LʼUomo come Potenza, Con un saggio introduttivo di Marcello De Martino ,Edizioni Mediterranee, 2011, 1 tav. a colori, Nuova edizione, pp. 320, € 22, 50. ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 L’onorevole Leonardo Sciascia IN PRIMO PIANO Dalla scomparsa di Majorana alllʼuccisione di Moro, lo scrittore A lle elezioni comunali di Palermo nel giugno 1975 lo Leonardo Scia, di cui ricorrono questʼanno i trentʼanni dalla morte, si candida come indipendente nelle liste del PCI; viene eletto con un forte numero di preferenze, ottenendo il secondo posto come numero di preferenze dopo Achille Occhet-to, segretario regionale del partito, e davanti ad un altro illustre candidato, Renato Guttuso. Nello stesso anno pubblica La scomparsa di Majorana, una indagine sulla scomparsa del fisico Ettore Majorana avvenuta negli anni trenta. Nel 1976 esce una ristampa delle commedie Lʼonorevole e Recitazione della controversia liparitana con l'aggiunta de I mafiosi. Nello stesso anno pubblica l'indagine I pugnalatori, un libro inchiesta su una vicenda avvenuta a Palermo nel 1862 che vide uccise a pugnalate 13 persone. All'inizio del 1977 Sciascia si dimette dalla carica di consigliere del PCI. La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per certe forme di estremismo lo portano infatti a scontri molto duri con la dirigenza del Partito comunista. Nel giugno del 1979 accetta la proposta dei Radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Eletto in en-trambe le sedi istituzionali opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983 occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul- la strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia. In questi anni aumenta i suoi viaggi a Parigi e si intensificano i contatti con la cultura francese e nel 1978 pubblica L'affaire Moro sul sequestro e il processo nella cosiddetta «prigione del popolo» ad Aldo Moro organizzato dalle Brigate Rosse. Nel 1979 pubblica Candido ovvero un sogno fat-to in Sicilia, dove è chiaro il riferimento al "Candide" di Voltaire. Esce in quell'anno Nero su Nero, una raccolta di commenti ai fatti relativi al decennio precedente, La Sicilia come metafora, un'intervista di Marcelle Padova-ni e Dalle parti degli infedeli, lettere di persecuzione politica inviate negli anni cinquanta dalle alte gerarchie ecclesiastiche al vescovo Patti, con il quale inaugura la collana della casa editrice Sellerio intitolata «La memoria» che festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione con le sue Cronachette. Nel 1980 pubblica Il volto sulla maschera e la traduzione di un'opera di Anatole France, Il procuratore della Giudea. Nel 1981 pubblica Il teatro della memoria e, in collaborazione con Davide Lajolo, Conversazioni in una stanza chiusa. Nel 1982 esce Kermes-se e La sentenza memorabile, nel 1983 Cruciverba, una raccolta di suoi scritti già pubblicati su riviste, giornali e prefazioni a libri. Pubblica nel 1984 Stendhal e la Sicilia, un saggio per commemo- MARITAIN OPERE (VOLUMI SINGOLI) Primato dello spirituale Pref. di Giorgio Campanini Pagine 296, € 18 Da Bergson a Tommaso d’Aquino (Saggi di metafisica e di morale) Pagine. 240, € 16 Antimoderno (Rinascita del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 16 Il Dottore angelico A cura di Luigi Castiglione Pagine 168, € 13 Léon Bloy, pellegrino dell’Assoluto A cura di Luigi Castiglione Pagine 160, € 13 La tragedia delle democrazie logos Presentazione di Raimondo Spiazzi Pagine 112, € 13 15 16 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 IN PRIMO PIANO «Sciascia scrittore europeo» edito dalla Olschki Presentato Troppo poco pazzi di Sciascia a Firenze, Lugano e Milano rare la nascita dello scrittore francese. Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi ma egli continua, sia pure con fatica, la sua attività di scrittore. Nel 1985 pubblica Cronachette e Occhio di capra, una raccolta di modi di dire e proverbi siciliani, e nel 1986 La strega e il capitano, un saggio per commemorare la nascita di Alessandro Manzoni. Carichi di tristi motivi autobiografici sono i brevi romanzi gialli Porte aperte (1987), Il cavaliere e la morte (1988) e Una storia semplice, ispirato al furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi del Caravaggio, che uscirà in libreria il giorno stesso della sua morte. Nel 1986 Sciascia scrive a Craxi, comunicandogli di aver votato per il PSI nelle elezioni regionali siciliane di quell'anno ed invitando il leader socialista a favorire il ricambio della classe dirigente siciliana del partito. Nel 1987 cura una mostra molto suggestiva, all'interno della Mole Antonelliana a Torino, dal titolo Ignoto a me stesso (aprile-giugno). Erano esposte quasi 200 rare fotografie scelte da Leonardo Scia-scia e concesse in originale da importanti istituzioni di tutto il mon-do. Si tratta di ritratti di scrittori fa-mosi, dai primi dagherrotipi ai giorni nostri, da Edgar Allan Poe a Rabindranath Tagore a Gorkij a Jorge Luis Borges. Il catalogo viene stampato da Bompiani e oltre il saggio di Sciascia Il ritratto fotografico come entelechia contiene 163 ritratti e altrettante citazioni dei relativi scrittori. La chiave della mostra è forse la cita- Giovedì 7 aprile,alla Biblioteca Cantonale di Lugano(Svizzera),in viale Carlo Cattaneo,6, alle ore 18.00 Claude Ambroise e John Noseda, introdotti dal saluto del Direttore della Biblioteca, Ge-rardo Rigozzi, e del Presidente degli «Amici di Sciascia», Renato Albiero, hanno presentato il primo volume della collana «Sciascia scrittore europeo» dal titolo Troppo poco pazzi – Leonardo Sciascia nella libera e laica Svizzera, alla presenza del curatore, Renato Martinoni. La serata lugane-se,svoltasi in una sala gremita di pubblico, ha toccato molti aspetti della figura e dell'opera di Leonardo Sciascia,a riprova della viva memoria dei rapporti stabiliti dallo scrittore in terra ticinese dopo l'assegnazione del Premio Libera Stampa nel 1957(Croci, Filippini, Fontana, Grandini, Soldini, e altri). Venerdì 8 aprile, il volume è stato poi presentato a Milano alle ore 17.00 presso la Libreria Pecorini,in Foro Buonaparte 48,da Bruno Pischedda,alla presenza del curatore Renato Martinoni,dopo un saluto del Presidente degli Amici di Sciascia,Renato Albiero. E' seguito un vivace dibattito,stimolato da Loredana Pecorini che ha permesso di raccogliere diverse testimonianze dal pubblico dove erano presenti molti amici dello scrittore. Le due serate hanno concluso il ciclo di presentazioni inaugurato l'11 marzo scorso a Firenze alle 17.30, al Gabinetto G.P.Vieusseux (Sala Ferri) con l'intervento di Arnaldo Bruni introdotto dal saluto di José-Luis Gotor e da Carlo Fiaschi, segretario degli «Amici di Sciascia» e dove è stato dato l'avvio ufficiale della collana «Sciascia scrittore europeo» che segna la collaborazione tra gli Amici di Sciascia e l'editore fiorentino Leo S.Olschki. zione di Antoine de Saint-Exupéry: «Non bisogna imparare a scrivere ma a vedere. Scrivere è una conseguenza » Pochi mesi prima di morire scrive Alfabeto pirandelliano, A futura memoria (se la memoria ha un futuro), che verrà pubblicato postumo, e Fatti diversi di storia letteraria e civile, edito da Sellerio. Leonardo Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989 e chiede i funerali in Chiesa. Con lui nella sua bara si volle portare un crocifisso d'argento. Al funerale viene ricordato da numerose parole di stima, fra cui quelle del grande amico Gesualdo Bufalino. È sepolto nel cimitero di Racalmuto, suo paese natale; sulla lapide bianca una sola frase: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta». (Epitaffio sulla tomba di Sciascia, la citazione è di Auguste de Villiers de L'Isle-Adam) Il senso di una frase simile su una tomba per la verità appare già molto chiaro e ben poco «laico e agnostico. Su un manoscritto, conservato dalla famiglia, Sciascia scrive: «Ho deciso di farmi scrivere sulla tomba qualcosa di meno personale e di più ameno, e precisamente questa frase di Villiers de l'Isle-Adam: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. E così partecipo alla scommessa di Pascal e avverto che una certa attenzione questa terra, questa vita, la meritano.» Mario Danesi ANNO XXXI (Il misticismo di Evola) scrivere già in trincea (nel 1917) e che viene pubblicata in due volumi nel 1927 e nel 1930. A partire dal 1924 inizia un'intensa esperienza giornalistica: partecipa alla redazione di «Lo Stato democratico», una rivista contemporaneamente antifascista ed antidemocratica, e tra il 1924 e il 1926 collabora a riviste come «Ultra», «Bilychnis», «Ignis», «Atanor» e «Il mondo». Influenzato dalla lettura delle opere di René Guénon abbandona in seguito le tesi estremistiche di Imperialismo pagano a favore del concetto di «tradizione» e fonda con Emilio Servadio la rivista «La Torre» (uscita in soli dieci numeri tra febbraio e giugno del 1930), destinata a difendere principi sovrapolitici, in realtà «una tribuna di intellettuali che si battevano per un fascismo più radicale e più intrepido». Critiche mosse ad alcuni personaggi del Regime dalle pagine di «La Torre», provocano l'intervento di Starace che prima diffida Evola dal continuare la pubblicazione, poi proibisce a tutte le tipografie romane di stampare la rivista la cui pubblicazione, alla fine, viene sospesa. Evola viene sorvegliato dal regime in quanto accusato di affiliazione allʼOrdo Templi Orientis ed è costretto ad assumere una guardia del corpo. Successivamente pubblica due opere: La tradizione ermetica (1931) e Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo (1932). La prima è una disamina dell'aspetto magico, esoterico e simbolico dell'alchimia. La seconda è un saggio critico su quelle correnti di pensiero che, secondo Evola, «invece di elevare l'uomo dal razionalismo moderno e dal materialismo, lo portano ancora più in basso: spiritismo, teosofia, antroposofia e psicoanalisi».[31] Nel 1934 appare la sua opera fondamentale, Rivolta contro il mondo moderno, nella quale traccia un affresco della storia letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età: oro, argento, bronzo e ferro nella tradizione occidentale e satya, treta, dvapara e kali yuga in quella induista. Partendo da questi presupposti, tre anni dopo, esamina a fondo Il mistero del Graal (1937) e le sue implicazioni dottrinarie nelle visioni dei diversi periodi storici, impostando tutta la sua disamina sul concetto di «tradizione ghibellina dell'impero», cercando di svincolare il Graal e la sua portata simbolica dalla tradizione cristiana. e il suo cammino termina così. - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 SANTO TRA NOI GIOVANNI PAOLO II Carlo Bo, Luigi Castiglione, Domenico del Rio, Vaclav Havel, Roger Etchegaray, Arrigo Levi, Maria Antonietta Macciocchi, Francesco Margiotta Broglio, Alain Peyrefitte, Paul Poupard, Fiamma Nirenstein, Piero Ostellino, Gianni Vattimo, edizioni logos 17 18 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 EDITRICE OLSCHKI / Novità CAVOUR EPISTOLARIO I rapporti familiari, i legami affettivi, gli interessi della giovinezza e gli affari – dalla lettura alle sperimentazioni agricole, alla pratica amministrativa, alle speculazioni – e infine i contatti dell’homo publicus con un mondo dai confini più larghi sono i temi toccati dal nucleo anomalo delle 417 lettere cavouriane (283 delle quali inedite) accolte nell’Appendice B. Reperite in corso d’opera, ascrivibili a un arco temporale ampio seppur discontinuo, compreso tra gli anni 1820 e 1861, tali missive intersecano e integrano il corpus epistolare compreso nei precedenti diciannove volumi: minuziosi riscontri hanno infatti consentito di attribuire loro date congetturali, individuare interlocutori scono-sciuti, correggere errori o completare lacune. Tra i destinatari, il padre Michele, il Brockedon, il Falatieu, il Corio: nomi che precedono o s’alternano con quelli di Santa Rosa, Castelborgo, Oytana, Nigra, Bona, Villamarina, Bon Compagni, Valerio e Rattazzi. Un piccolo universo femminile affianca il variegato microcosmo maschile: tra le interlocutrici la nipote Giuseppina Alfieri, la cugina Amélie Revilliod, l’amata Bianca Ronzani, l’assillante Maria de Solms e la gentile Blanche Naville, destinatarie di messaggi talora estremamente succinti, che gettano tuttavia nuovi sprazzi di luce sulla figura di Cavour. Camillo Cavour, Epistolario, volume ventesimo - Appendice B (1820-1861) - A cura di Rosanna Roccia - commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi del conte Cavour Vol. I (1815-1840), 1962 - Vol. XVIII (1861), 2008. Vol. XIX. Appendice A. A cura di G. Silengo. 2006, XII-376 pp. [5578 5] TRADURRE FILOSOFIA I l volume approfondisce i motivi semantici, linguistici e in- terpretativi che si presentano allo storico della filosofia nel lavoro di traduzione in lingua italiana di opere filosofiche. L’attenzione è rivolta in particolare ai testi appena pubblicati o in corso di sommario Premessa • Sigle • Igor Agostini, Sul lessico della conoscenza di Dio in Descartes. Intelligere, Concipere, Comprehendere / Entendre, Concevoir, Comprendre: tre esempi di traduzione dal latino al francese e dal francese al latino • Giulia Belgioioso, Descartes: parole, lingue e traduzioni • Hansmichael Hohenegger, Termini tecnici e traduzione. Note sulla traduzione della Critica della facoltà di giudizio di Kant • Ettore Lojacono, La traduzione italiana delle opere scientifiche di Descartes • Filippo Mignini, Sulla traduzione della Korte verhandeling di Spinoza • Maria Muccillo, Tradurre gli inediti Theologicorum libri di Campanella: riflessioni su una esperienza di traduzione • Roberto Palaia, Le traduzioni tedesche settecentesche della Monadologie • G. Saccaro Del Buffa, Exprimir e explicar nella Puerta del cielo di Abraham Cohen Herrera. Alcune riflessioni su exprimere nell’Ethica di Spinoza • Cristina Santinelli, I Principia philosophiae di Descartes e i Principia philosophiae Cartesianae di Spinoza: slittamenti semantici e oscillazioni linguistiche • Angela Taraborrelli, Affection nella traduzione delle opere di Shaftesbury • Errico Vitale, Tradurre la Theologia Platonica di Marsilio Ficino • Indice dei nomi. Tradurre filosofia - Esperienze di traduzione di testi filosofici del Seicento e del Settecento Tradurre filosofia Esperienze di traduzione di testi filosofici del Seicento e del Settecento The volume explores the semantic, linguistic and interpretation issues that historians of philosophy encounter when translating philosophical works into the Italian language. The focus in on just-published or forthcoming texts by authors pubblicazione di autori quali Ficino, Campanella, Descartes, Spinoza, Shaftesbury, Kant, che – per la ricchezza, la varietà e la molteplicità dei temi affrontati – risultano fondamentali nel processo di definizione del lessico filosofico dell’età moderna. such as Ficino, Campanella, Descartes, Spinoza, Shaftesbury and Kant, whose writings cover a wide variety of themes, thus having a great importance in the definition of the philosophical lexicon of the Modern Age. A cura di Pina Totaro - Lessico Intellettuale Europeo, vol. 109 - 2011, cm 17 x 24, XII-304 pp. DʼANNUNZIO INEDITI 1922-1936 N ella ricchissima produzione di d’Annunzio i carteggi hanno sempre avuto un posto di riguardo, sia per la loro na-tura squisitamente letteraria, sia per la ricchezza di informazioni biografiche, storiche e artistiche racchiuse in essi. In quest’ottica il rapporto epistolare con Maria Bellini Gritti in Lombardi, fino a oggi sconosciuto, si rivela di particolare rilievo, oltre che per i contenuti – che spaziano da generici aggiornamenti, a suggestioni esoteriche, a espliciti richiami al Fuoco, a lacerti del Libro segreto – anche per la moltitudine di soggetti coinvolti. Il ritrovamento di queste carte inedite apre dunque uno spaccato non solo biografico, ma storico e sociale, che tiene conto di avvenimenti, pubblicazioni, incontri, amori e delusioni di personaggi che entrarono per alcuni anni (1922-1936) a far parte della vita del Vittoriale. Completa la pubblicazione il diario di Mariaska, come il poeta amava chiamarla, dal quale emerge un ritratto più intimo di d’Annunzio, o forse la sua agiografia, fra reminiscenze, rivisitazioni e più o meno credibili verità. This epistolary relationship, unknown until recently, is of particular interest as it offers not only biographical but also historical and social information, including events, publications, meetings, love affairs and delusions of people who participated in life at the Vittoriale between 1922 and 1936. The diary of ‘Mariaska’ completes the publication, providing a more intimate portrait of d’Annunzio, between memories, retrospects and more or less reliable truths. Gabriele D’Annunzio, Inediti 1922-1936. Carteggio con Maria Lombardi e altri scritti. A cura di Filippo Caburlotto. Prefazione di Pietro Gibellini. Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 381, 2011, cm 17 x 24, XLVI-80 pp. con 8 tavv. f.t. ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 CLAUDEL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo Il libro di Cristoforo Colombo Il festino della saggezza La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo logos Amo la Bibbia 19 INTERVALLO MAX SCHELER L’eterno nell’uomo Questʼopera è giustamente considerata uno dei principali contributi della filosofia della religione del nostro secolo. Lʼoggetto principale nʼè infatti «il divino come assolutamente esistente e santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa». Con ciò Scheler si oppone a tutti i tentativi, compiuti soprattutto ad opera dellʼIlluminismo dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in Dio. Tutte le teorie che deducono la religione dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura fisica (materialismo), dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è in Dio. Un ampia introduzione (oltre cento pagine) di Ubaldo Pellegrino, dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche tradotto e per il primo) arricchisce il volume. . Max Scheler, Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U- baldo Pellegrino, Logos, Roma, pagine 468, € 36. MARCEL Il declino della saggezza A differenza di Sartre che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea del «cogito» e la preferenza per la «filosofia itinerante». Il presente volume è un documento fra i più luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di accettare una filosofia, bensì di progettare una «ripresa» – per dirla con un’espressione kierkegaardiana – ossia di un «ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di Heidegger che gode le simpatie del Marcel per il quale – con ottimismo davvero invidiabile — la denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo all’«essere dell’essente» sfugge alla risoluzione nichilistica del principio d’immanenza. Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp. 128, € 10. CLAUDEL Giovanna d’Arco al rogo Concepito come «oratorio», il testo di Paul Claudel, Giovanna dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio. Sul rogo ella rivive gli episodi più salienti della sua vita: lʼinfanzia a Domremy, la lotta contro gli inglesi, lʼentrata del re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa di stregoneria, la condanna al rogo. Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza mistica, popolaresca e truculenta del linguaggio claudeliano — questʼoratorio drammatico in Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma il 20 dicembre 1942 (dir. B. Molinari), alla Scala di Milano il 4 aprile 1947 (dir. Paul Sacher), al San Carlo di Napoli il 5 dicembre 1953 (prot. I. Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne ha anche realizzato una versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984 nellʼauditorio dellʼAc- cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht, prot. Barbara Sukowa) ed al Teatro Verdi di Firenze... Edizioni Logos, Roma, testo originale a fronte, a cura di Luigi Castiglione, pagine 128, ill., € 16. 20 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 IN PRIMO PIANO Misteri druidici e cristianesimo GESÙ MAESTRO MURATORE I l Druidismo è una religione che promuove pace, preservazione e armonia della e con la natura. Per il Druidismo inoltre, l'essere umano non è superiore al resto del mondo e degli esseri viventi, ma fa parte di esso. Le cerimonie druidiche includono incontri in luoghi boscosi, tenuti solitamente una volta alla settimana, anche se molti gruppi si basano sul calendario lunare. Nelle cerimonie viene celebrata l'assunzione rituale degli spiriti (Scotch o Whiskey irlandese allungato con acqua) chiamati acqua della vita (uisce beatha), vengono intonati canti e recitati sermoni e possono essere ordinati nuovi sacerdoti. Da questa antica religione celtica, le generazioni moderne hanno tratto molte feste e tradizioni: Samhain (Halloween), Yule il Natale per i Cristiani, Imbolc la Candelora, Oestara (Pasqua), Beltane (Calendimaggio), Lammas (circa Ferragosto). A Natale alcuni praticano, senza rendersene conto, tradizioni druidiche: l'albero di Natale ne è l'esempio più comune. Per i druidisti, gli alberi sono spiriti potenti, il Natale era originariamente una festa volta ad onorare gli spiriti degli alberi addobbando questi ultimi. Gli dei principali sono la Madre Terra (spesso chiamata mia/nostra Madre), vista come personificazione delle realtà materiali e identificata con il concetto della Dea triplice; Béal, la personificazione delle realtà non materiali, e Dalon Ap Landu, il Signore dei Boschi. Ai primi due vengono solitamente associati la Terra e il Sole. Ma la cerchia delle divinità non si chiude qui. Il Druidismo si basa anche sulla credenza di spiriti e divinità della natura come: Cernunnos, il Dio Cervo chiamato spesso anche Re Cervo; Morrigan, la dea della guerra rappresentata sotto le spoglie di un corvo; lo stesso Piccolo-popolo; Lúg, il Dio della luce e di tutte le arti. Arkan Sonney è un maialino e si dice che chi lo acchiappi trovi fortuna per tutta la vita. È anche conosciuto con il nome di Lucky piggy. Banshee: al contrario di come spesso si pensa la banshee è un folletto socievole, femminile, divenuto però solitario per i dolori patiti. Leanhuan Shee: un bellissimo spirito femminile Irlandese che vaga alla ricerca dell'amore degli uomini. Tra le divinità druidiche ci sono anche animali come il lupo e il serpente, che non sono vere e proprie divinità ma incarnano simbolicamente degli spiriti della natura. Il serpente ad esempio è lo spirito della medicina, della salute, del mistero, della magia, ad esso si attribuisce conoscenze e saggezza. Con l'arrivo del Cristianesimo divinità e simboli delle religioni pagane vennero spesso identificati in demoni infernali e simboli satanici. Il serpente è infatti uno dei principali simboli maligni nella visione cristiana. L'immagine della Madonna che calpesta la testa del serpente è esemplare della trasformazione avvenuta. Per divinità che non è stato possibile cancellare sono stati creati santi, primo tra tutti San Patrizio, nonché l'uso del trifoglio che si fa nella sua leggenda: originariamente usato per la triplice immagine della Dea diviene simbolo della Trinità. Nella religione druidica ha grande importanza l'unione sessuale di uomo e donna, si ritiene che durante un rapporto sessuale si sprigioni enorme energia mistica, in quanto l'unione di uomo e donna simboleggia l'unione del Dio e della Dea, il principio maschile e quello femminile. Questa sessualità mistica ha però un sicuro precedente, nella religione celtica originaria, solo limitatamente all'Irlanda e in riferimento alla congiunzione rituale del solo nuovo sovrano — o comunque capotribù — con un sostituto della deamadre, probabilmente la propria stessa moglie o la promessa consorte. Non sembrano pertanto esistere prove intorno a forme di ierogamia praticate da druidi o elementi sacerdotali a essi riconducibili, né tantomeno ritualità sessuali patrimonio dell'intera popolazione. Il Cristianesimo, tendendo ad assimilare le vecchie credenze a culti demoniaci, ha in qualche modo mirato a una sovrapposizione delle festività, sostituendo le sue celebrazioni ai momenti di culto celtici, per avere la certezza che i fedeli cristiani non partecipassero ai riti della vecchia religione. Più tardi, in particolare a partire dal XII sec., ogni eventuale rapporto sessuale rituale non poteva non apparire se non cor- Il Mago massone Autore di prodigi o impostore? Il conte Alessandro di Cagliostro fu un personaggio carismatico della società europea nei tumultuosi anni che portarono alla Rivoluzione francese. Alchimista, guaritore e massone, ispirò sia devozione assoluta che scherno feroce, nonché due romanzi di Alexander Dumas, un dramma di Goethe e lʼopera il Mozart: Il flauto magico. La fede sincera nei poteri magici, inclusa lʼimmortalità, conferiti dal suo Rito Egizio, diede fama a Cagliostro, ma gli procurò anche pericolosi nemici. I suoi celebri viaggi in Medio Oriente e nelle capitali dʼEuropa cessarono bruscamente nel 1789 a Roma, dove venne arrestato dallʼInquisizione e condannato a morte per eresia. Ma ancora oggi lʼenigma di questʼuomo eccezionale è tuttora irrisolto. Cagliostro era lo pseudonimo di Giuseppe Balsamo, siciliano di umili origini e famigerato truffatore? Oppure egli fu investito di una missione divina in una delle più pericolose epoche europee? Il mago massone racconta la sua straordinaria vicenda, completa della prima traduzione mai pubblicata del Rito Egizio. Gli autori esaminano il processo intentato contro di lui con lʼaccusa di essere un impostore e un eretico, concludendo che la Chiesa romana e la stessa storia lo hanno trattato in maniera estremamente ingiusta. Questa avvincente cronaca, basata su nuove testimonianze documentali, mostra che lʼuomo condannato fu un autentico chiaroveggente e un vero campione della Massoneria. I suoi insegnamenti possono rivelarci molte cose, non solo sui segreti massonici, ma anche sulla misteriosa ostilità che il movimento continua ad attirare. Philippa Faulks, Robert L.D. Cooper, Cagliostro, il mago massone, Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 320, 11 disegni - 35 tavv. a col. f.t., € 22.50. ANNO XXXI rispondente a una lotta tra succube e demone, in cui la sacerdotessa era descritta come una donna che era stata sedotta dal maligno e costretta ad atti riprovevoli con il demonio stesso. Il druidismo pone però interrogativi cui ora risponde esaurientemente il nuovo libri di Gordon Strachan,Gesù, il maestro muratore (Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 256, 100 dis., € 24,50), essendo questa religione celtica anteriore alla nascita del cristianesimo ed avendone il cristianesimo attinte nymerose feste. Eco pperché nel libro di Strachan si ipotizzano, e risolvono, congetture come: si recò Gesù oltre i confini della Palestina alla ricerca della sapienza e della conoscenza? Dove acquisì la vasta erudizione che strabiliò tutti coloro che ascoltavano le sue predicazioni e che gli permise di vincere aspri dibattiti con scribi e farisei? Interpretando lʼimmagine biblica della Sapienza come Mastro artigiano, Strachan esplora infatti gli strati più profondi della conoscenza misterica che lega il mondo giudaico-ellenistico ai Druidi del nord, compiendo nel contempo unʼanalisi che parte dalla geometria segreta dei muratori e costruttori – che Gesù avrebbe appreso nella sua pratica di falegname in Palestina – e arriva alla Gematria, o affascinante rete di connessioni tra il mondo celtico e la cultura e la filosofia del Mediterraneo. (Ricorrenze / Salgari) apparsa tra il 1908 e il 1915, pertanto anche i titoli postumi), meno presa in considerazione o addirittura ignorata dagli stessi studiosi, si è occupato un volume di recente pubblicazione, curato da Luciano Curreri e Fabrizio Foni dell'Università di Liegi (Un po’ prima della fine?, Roma, Luca Sossella Editore, 2009). Il libro raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Liegi nello stesso anno (18 e 19 febbraio 2009), al quale hanno partecipato numerosi studiosi Una particolarità del libro, la cui postfazione è firmata da Alberto Abruzzese, è quella di presentare in appendice un saggio di Mario Tropea su un romanzo breve apparso nel 1896 a puntate sul «Novelliere illustrato» (con il titolo Vita eccentrica), ma ripubblicato nel 1911 (come I predoni del Gran Deserto), e una storia a fumetti dedicata al suicidio di Salgari, a colori, realizzata da Giuseppe Palumbo (autore anche della copertina). (m.d.) - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 In volume le LETTERE della Callas 21 Maria Callas, la Divina: la più straordinaria, inimitabile, inarrivabile «voce» di tutti i tempi raccontata per la prima volta come mai era stato fatto in un volume a dir poco eccezionale: da lei stessa, attraverso le sue lettere, le sue interviste, i suoi pensieri, i suoi scritti. Si tratta del volume Maria Callas, Lettere, edito in Italia dall'Editoriale Pantheon, con in allegato un eccezionale cd contenente storiche registrazioni di arie dʼopera di Bellini, Donizetti, Rossini, Puccini, Verdi, Wagner rimasterizzate in digitale. Unʼoccasione unica, più che rara, per conoscere, comprendere ed amare la più grande artista del palcoscenico che il teatro musicale abbia mai avuto, perché Maria Callas, primʼancora di esser stata quella meravigliosa cantante lirica che tutti noi conosciamo ed amiamo, è stata soprattutto la prima vera “artista” dellʼepoca moderna. La possibilità di poter leggere oggi, per la prima volta, finalmente, la prima raccolta di ciò che Maria Callas ha scritto di suo pugno lungo tutto il corso della propria appassionante quanto tormentata esistenza è senzʼaltro un privilegio straordinario, che di colpo e senza alcuna intermediazione ci restituisce unʼimmagine autentica e diretta della sua arte e della sua vita. Di qui, lungo il percorso tracciato dalla stessa Callas, troviamo lʼintero universo di Maria Callas: dallʼinfanzia al primo ritorno a New York, dal debutto in Tosca in Grecia al debutto allʼArena di Verona, dalle prime delusioni allʼarrivo al Teatro alla Scala, dagli anni dei trionfi e delle storiche interpretazioni alle prime contestazioni, dal periodo dʼoro al declino, dallʼapparente felicità dellʼamore alla disperazione della solitudine, dagli anni di “esilio” a Parigi alla tristezza degli ultimi anni di vita, in un grande affresco in cui ritroviamo personaggi come Leonard Bernstein, Tullio Serafin, Francesco Siciliani, Luchino Visconti, Aristotele Onassis, Pier Paolo Pasolini. ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 EDIZIONI MEDITERRANEE JU-JITSU BRASILIANO Con Kid Peligro e John Danaher Teoria e Tecnica Apprendi le tecniche che stanno rivoluzionando il mondo delle arti marziali! Sconfiggi avversari più grandi e prestanti con rapidità ed efficienza! Più di 100 manovre illustrate punto per punto con foto a colori! Lʼultimo decennio ha visto un rilevante cambiamento nel mondo delle arti marziali. A partire dai primi anni Novanta si svolsero negli Stati Uniti un certo numero di eventi di Arti Marziali Miste (Mixed Martial Arts, MMA), come il Campionato di Ultimate Fighting, nel quale diversi stili di arte marziale furono messi lʼuno contro lʼaltro con poche regole, in modo da rispondere alla domanda fondamentale: “Nel combattimento reale, qual è il migliore stile di combattimento?”. Con sorpresa della stragrande maggioranza dei praticanti di arti marziali, a prevalere fu la capacità di portare un avversario al tappeto e di usare le tecniche di grappling per costringerlo ad arrendersi. Tra coloro che capeggiavano questo rivoluzionario sviluppo vi erano gli esponenti del ju-jitsu brasiliano. I brasiliani, guidati dalla famosa famiglia Gracie, avevano imparato che il modello dei combattimenti reali è semplice. Dopo una fase iniziale di pugni e calci, i due avversari ben presto passano a un corpo a corpo in cui, afferrandosi, cadono a terra. Ed è a terra che si decide lʼesito del combattimento. Lʼenfasi che il jujitsu brasiliano pone sul corpo a corpo al suolo ne rese possibile il predominio sui rivali nella competizione delle MMA. Ora per la prima volta due tra le figure più leggendarie del ju-jitsu brasiliano, Renzo e Royler Gracie, hanno elaborato un libro che definirà per gli anni a venire questo stile di combattimento estremamente richiesto. Il manuale utilizza 800 fotografie per illustrare punto per punto tutte le tecniche impiegate in questʼarte marziale, e spiega la teoria che sta alla base del suo incredibile successo. Questʼopera offre ai lettori una conoscenza che consentirà loro un notevole miglioramento dellʼefficacia nel combattimento, indipendentemente dallo stile di appartenenza o dal livello di esperienza. Renzo Graccie, Royler Gracie, Ju-Jitsu brasiliano, Edizioni Arkeios,, 2011, 800 foto a colori, € 29,50.9.90. GESÙ IL MAESTRO MURATORE Misteri druidici e nascita del Cristianesimo. Le attività compiute da Gesù prima dellʼinizio del suo ministero, allʼetà di trentʼanni, sono state oggetto di numerose congetture. Si recò oltre i confini della Palestina alla ricerca della sapienza e della conoscenza? Dove acquisì la vasta erudizione che strabiliò tutti coloro che ascoltavano le sue predicazioni e che gli permise di vincere aspri dibattiti con Scribi e Farisei? Secondo alcune leggende, Gesù si sarebbe recato in Britannia assieme a Giuseppe dʼArimatea, che lavorava nel commercio dello stagno. Utilizzando questi racconti come punto di partenza, Gordon Strachan svela unʼaffascinante rete di connessioni tra il mondo celtico e la cultura e la filosofia del Mediterraneo. Interpretando lʼimmagine biblica della Sapienza come Mastro artigiano, Strachan esplora gli strati più profondi della conoscenza misterica che lega il mondo giudaico-ellenistico ai Druidi del nord, compie unʼanalisi che parte dalla geometria segreta dei muratori e costruttori – che Gesù avrebbe appreso nella sua pratica di falegname in Palestina – e arriva alla Gematria, o la codificazione numerica dellʼAntico e del Nuovo Testamento. Gordon Strachan, Gesù, il maestro muratore, Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 256, 100 dis., € 24,50. 22 IPNOSI REGRESSIVA Una guida innovativa alla vita fra le vite Il dottor Michael Newton è famoso nel mondo per le sue tecniche di regressione spirituale che riportano i soggetti, in stato di ipnosi, al tempo vissuto nel mondo degli spiriti. I suoi due libri più venduti, Journey of Souls e Destiny of Souls, che prendono in esame molti di questi casi, hanno instillato in migliaia di lettori la voglia di scoprire le proprie avventure nella vita ultraterrena, le anime compagne e le guide spirituali, oltre al loro scopo nella vita attuale. Il dottor Newton ha deciso quindi di rivelare, passo dopo passo, i suoi metodi e il suo approccio sperimentale ai regni spirituali gettando nuova luce sulle eterne domande: chi siamo, da dove veniamo e perché siamo qui. Ha scritto una dettagliata cronaca dei metodi da lui sviluppati in oltre tre decenni di pratica della regressione spirituale alle vite precedenti per essere certo che la successiva generazione di terapeuti della regressione sia correttamente informata e messa in condizioni di ampliare la sua innovativa opera. Ipnoterapia regressiva è quindi una guida innovativa, destinata agli psicoterapeuti professionisti esperti nella regressione alle vite precedenti, o semplicemente desiderosi di completare la propria opera terapeutica con i pazienti per includervi lʼaspetto più importante del loro essere, cioè lo spirito, ma anche un libro adatto alle persone interessate al modo in cui il dottor Newton ha raggiunto i suoi eccezionali risultati, magari desiderose di sperimentare in prima persona una regressione alle vite precedenti. Michael Newton, Ipnosi regressiva, Edizioni Mediterranee, 2011, pp. 200, € 15,90. 14.50. CODICE DI DIRITTO CANONICO edizioni logos Edizione tascabile con la nuova traduzione italiana di Luigi Castiglione Alcuni giudizi della stampa: «Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto: la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è nuova. non solo perché diversa da quella corrente deli'UECI, ma anche perche condottai con criteri più moderni (per es. potestas è resa con «potere» non con ..potestà'»); il commento e alquanto più aggiornato se non altro perché tiene conto delle inter-pretazioni autentiche date IA R dalFapposita Commissione pontificia dal 19S4 ad oggi. O T S Per tutte queste caratteristiche positive sia deìl'edizione A I originale sia di quella ita¬ liana. riunite insieme in quest'L N L O opera, essa merita la più larga diftuMone e utilizza-zione da parte NE UZI degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti A D T della Chiesa» (N. Lisi, La Scala). A IA E N IO Z U D A R T Ù PI LA AG TR PL LE L E D «Sono molte le pubblica/ioni e i commenti ai Codice di diritto Ciinonico che sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione. commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. 1 pregi sono tanti...» (A.P., Vita Pastorale). «Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore. Luigi Castiglione. ha contribuì- |jg| to in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui ci BjlQ sembra che il merito vada equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio Vaticana), CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»; le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico» - Beneplacito della Conferenza episcopale italiana - A cura di Luigi Castiglione - Pagine 448, € 30 CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE 24 ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 Cronache dall’ALDIQUÀ Lʼesemplare «testamento» dʼun papa antisimoniaco Gli «eserciti» di Bossi Fratel (Silvio) Berlusconi rilancia Il nobile messaggio dellʼimperatore Akihito In Parlamento rivolta delle tessere Gli sprechi degli enti lirici Il mondo «sottosopra» di Marc Chagall Verona, 2 apr. - (Adnkronos) - Nelle 137 magnifiche opere di Chagall proposte nella mostra di Palazzo Forti ''Chagall. Il mondo sottosopra'', i personaggi, gli animali, gli oggetti che popolano paesaggi complessi spesso sfidano la legge di gravità. O meglio la vedono da una diversa, originale prospettiva. rovescia, dove regole e rigidità hanno ceduto il passo a sogno e fantasia. ''Un uomo che cammina ha bisogno di rispecchiarsi in un suo simile al contrario, per sottolineare il suo movimento'', così come ''un vaso in verticale non esiste, è necessario che cada per provare la sua stabilità'', annotava Chagall. "Mi tuffo nelle mie riflessioni e volo al di sopra del mondo", scriveva Chagall nel suo diario e i dipinti, i disegni e le incisioni esposti a Palazzo Forti esprimono questa personalissima rappresentazione delle cose. E' un mondo "sottosopra", alla I 137 dipinti, disegni e incisioni esposti in questa grande mostra sono datati tra il 1917 e il 1982: attraversano quindi gran parte della vita di Chagall e gran parte del recente Novecento. Sono opere provenienti dal Musèe national Marc Chagall di ANNO XXXI Nizza, dal Musèe national d'Art Moderne Centre Georges Pompidou e da importanti collezioni private. A Verona la mostra giunge dopo essere stata presentata, con grandissimo successo, al Musèe national Marc Chagall di Nizza e all'Ara Pacis di Roma e celebra i 25 anni dalla scomparsa di Chagall (1887 - 1985). Sono molti gli approcci possibili all'opera di Chagall: la relazione con i movimenti d'avanguardia a cui si è accostato nel corso della sua vita, ma da cui si è poi sempre distinto per originalità; i temi legati alle sue origini russe ed ebraiche e i relativi contenuti spirituali; la sua capacità di servirsi di tecniche miste per superare le frontiere fra pittura e grafica. Questa mostra ha scelto di indagare le affinità che l'artista condivise con i Surrealisti anche loro seguaci della "rivoluzione" e del sovvertimento dei valori stabiliti e il forte sentimento della sua identità religiosa. Osservando le opere di Chagall si può cogliere la peculiarità che contraddistingue l'universo dell'artista: i personaggi, gli animali, gli oggetti che popolano paesaggi complessi spesso sfidano la legge di gravità. Il mondo che Chagall raffigura è, nel vero senso del termine, un mondo "sottosopra" in cui ''il tempo non ha sponde'', per riprendere il titolo di un quadro degli anni trenta, nel quale fidanzati, sposi, rabbini, musicisti, orologi a pendolo, carretti, asini, galli e il pittore stesso che si è ritratto tante volte nelle sue tele - si abbandonano ad audaci acrobazie come i circensi, altro soggetto che l'artista raffigura tanto volentieri. Questo mondo capovolto è senza dubbio il frutto di una visione che si è formata attorno a molteplici assi. Uno di questi è la religione ebraica, con i suoi racconti fondatori in cui il caos iniziale, l'esodo delle folle erranti e altri celebri episodi sembrano anticipare gli sconvolgimenti della storia recente, i suoi esili e le sue diaspore. La rivoluzione d'Ottobre alla quale Chagall prese parte è il secondo. Le immagini che l'artista crea restituiscono ai termini "rivoluzione" e "capovolgimento" la loro piena accezione fisica. I fattori culturali e artistici sono una - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 25 stati, mossi, collocati in un luogo "altro". La loro immagine si è liberata da ogni tipo di realtà contingente e da ogni punto di ormeggio, così da risultare più facile per lo spettatore lasciarsi trasportare in un mondo "sottosopra". terza fonte. L'opera di Chagall si colloca facilmente tra le tradizionali stampe popolari russe e le immagini derivanti dal Surrealismo, dimostrando così di aver tanto ricevuto quanto innovato. Osservare le opere di Chagall ci porta ad individuare le peculiarità che contraddistinguono l'universo raffigurato. Ogni singolo quadro permette di contemplare un mondo in cui il capovolgimento dell'ordine costituito può derivare tanto da catastrofi e tragici sconvolgimenti quanto dal fascino e dal piacere, popolato com'è da personaggi di un'altra epoca che abitano improbabili spazi, da animali trasfigurati di cui è dif cile individuare la specie e dominato da architetture raccolte che ospitano scene quotidiane raffiguranti altrettanti spettacoli magici. Ogni singola tela di Chagall contiene episodi nei quali gli esseri umani, gli animali e perfino gli oggetti sono stati spo- 26 KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 Il papa che non muore TESTAMENTO DI GIOVANNI PAOLO II TESTAMENTO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II Totus Tuus ego sum Nel Nome della Santissima Trinità. Amen. «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (cfr Mt 24, 42) — queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinché la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità. Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento. Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti, invece, li lascio nel cuore davanti a Dio stesso, perché è difficile esprimerli. Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago, 13.3.92). Del luogo decidano il Collegio Cardinalizio e i Connazionali. «apud Dominum misericordia et copiosa apud Eum redemptio» Giovanni Paolo PP. II Roma, 6.III.1979 Dopo la morte chiedo Sante Messe e preghiere 5.III.1990 *** Esprimo la più profonda fiducia che, malgrado tutta la mia debolezza, il Signore mi concederà ogni grazia necessaria per affrontare secondo la Sua volontà qualsiasi compito, prova e sofferenza che vorrà richiedere dal Suo servo, nel corso della vita. Ho anche fiducia che non permetterà mai che, mediante qualche mio atteggiamento: parole, opere o omissioni, possa tradire i miei obblighi in questa santa Sede Petrina. *** 24.II — 1.III.1980 Anche durante questi esercizi spirituali ho riflettuto sulla verità del Sacerdozio di Cristo nella prospettiva di quel Transito che per ognuno di noi è il momento della propria morte. Del congedo da questo mondo — per nascere all'altro, al mondo futuro, segno eloquente (aggiunto sopra: decisivo) è per noi la Risurrezione di Cristo. Ho letto dunque la redazione del mio testamento dello scorso anno, fatta anch'essa durante gli esercizi spirituali — l'ho paragonata con il testamento del mio grande Predecessore e Padre Paolo VI, con quella sublime testimonianza sulla morte di un cristiano e di un papa — e ho rinnovato in me la coscienza delle questioni, alle quali si riferisce la redazione del 6.III.1979 preparata da me (in modo piuttosto provvisorio). Oggi desidero aggiungere ad essa solo questo, che ognuno deve tener presente la prospettiva della morte. E deve esser pronto a presentarsi davanti al Signore e al Giudice — e contemporaneamente Redentore e Padre. Allora anche io prendo in considerazione questo continuamente, affidando quel momento decisivo alla Madre di Cristo e della Chiesa — alla Madre della mia speranza. I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi — tanto per i Castiglione / Santo tra noi Un santo già santo prima che venisse «fatto» santo per decreto, un papa acclamato santo dal popolo dei credenti, santo tra noi, avevo già scritto nel 1996 nellʼintroduzione alla sua Vida de Cristo pubblicada in un bel volume rilegato con sovraccoperta a colori dalla mia Logos spagnola; allora però non cʼèra la presunzione di proprietà, anzi lʼappropriazione indebita della Libreria editrice vaticana, per altrui delega, ovviamente; allora cʼera la legge, oggi cʼè la potenza prepotente; allora si voleva diffondere il messaggio di Cristo, oggi si vuole diffondere lʼaffezione per il denaro... La simonia è oggi nella chiesa cattolica un male altrettanto radicato come lo è la pedofilia... Non mi stancherò di dirlo e di ripeterlo... Ne ho ampiamente parlato nel mio libro Un papa a ritroso (Il «ressour- - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI ANNO XXXI Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi (come p.e. in quello di cui ho letto durante gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum — semen christianorum. E oltre a questo — tante persone scompaiono innocentemente, anche in questo Paese in cui viviamo... Desidero ancora una volta totalmente affidarmi alla grazia del Signore. Egli stesso deciderà quando e come devo finire la mia vita terrena e il ministero pastorale. Nella vita e nella morte Totus Tuus mediante l'Immacolata. Accettando già ora questa morte, spero che il Cristo mi dia la grazia per l'ultimo passaggio, cioè la [mia] Pasqua. Spero anche che la renda utile per questa più importante causa alla quale cerco di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli (tra essi il cuore si rivolge in modo particolare alla mia Patria terrena), utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la gloria dello stesso Dio. Non desidero aggiungere niente a quello che ho scritto un anno fa — solo esprimere questa prontezza e contemporaneamente questa fiducia, alla quale i presenti esercizi spirituali di nuovo mi hanno disposto. Giovanni Paolo II *** 5.III.1982 Nel corso degli esercizi spirituali di quest'anno ho letto (più volte) il testo del testamento del 6.III.1979. Malgrado che tuttora lo consideri come provvisorio (non definitivo), lo lascio nella forma nella quale esiste. Non cambio (per ora) niente, e neppure aggiungo, per quanto riguarda le disposizioni in esso contenute. L'attentato alla mia vita, il 13.V.1981, in qualche modo ha confermato l'esattezza delle parole scritte nel periodo degli esercizi spirituali del 1980 (24.II – 1.III) Tanto più profondamente sento che mi trovo totalmente nelle Mani di Dio — e resto continuamente a disposizione del mio Signore, affidandomi a Lui nella Sua Immacolata Madre (Totus Tuus) Giovanni Paolo PP. II *** 5.III.82 P.s. In connessione con l'ultima frase del mio testamento del 6.III.1979 («Sul luogo / il luogo cioè del funerale / decidano il Collegio Cardinalizio e i Connazionali») — chiarisco che ho in mente: il metropolita di Cracovia o il Consiglio Generale dell'Episcopato della Polonia — al Collegio 27 NON LASCIO DIETRO DI ME ALCUNA PROPRIETÀ... Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti, invece, li lascio nel cuore davanti a Dio stesso, perché è difficile esprimerli. Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago, 13.3.92). Del luogo decidano il Collegio Cardinalizio e i Connazionali. «apud Dominum misericordia et copiosa apud Eum redemptio» Giovanni Paolo PP. II Roma, 6.III.1979 Cardinalizio chiedo intanto di soddisfare in quanto possibile le eventuali domande dei su elencati. *** 1.III.1985 (nel corso degli esercizi spirituali). Ancora — per quanto riguarda l'espressione «Collegio Cardinalizio e i Connazionali»: il «Collegio Cardinalizio» non ha nessun obbligo di interpellare su questo argomento «i Connazionali»; può tuttavia farlo, se per qualche motivo lo riterrà giusto. JPII *** Esercizi spirituali dell'anno giubilare 2000 (12-18.III) [per il testamento] 1. Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia Card. Stefan Wyszyński mi disse: «Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio». Non so se ripeto esattamente la frase, ma almeno tale era il senso di ciò che allora sentii. Lo disse l'Uomo che è passato alla storia come Primate del Millennio. Un grande Primate. Sono stato testimone della sua missione, (Castiglione / Santo tra noi) cement» di Benedetto XVI), pubblicato dalla Logos, e ne ho accennato in alcune occasioni anche in questa rivista. Ma oggi, per ricordarlo mentre ci sono in giro decine di libri su di lui in tutte le salse, il modo migliore di omaggiarlo ci sembra quello di pubblicarne lʼesemplare Testamento nel quale, ben conoscendo la proverbiale simonia che sʼannida nelle istituzioni vaticane, ammoniva: «Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo». Luigi Castiglione 28 KAROL WOJTYLA SANTO TRA NOI ANNO XXXI del Suo totale affidamento. Delle Sue lotte: della Sua vittoria. «La vittoria, quando avverrà, sarà una vittoria mediante Maria» — queste parole del suo Predecessore, il Card. August Hlond, soleva ripetere il Primate del Millennio. In questo modo sono stato in qualche maniera preparato al compito che il giorno 16 ottobre 1978 si è presentato davanti a me. Nel momento in cui scrivo queste parole, l'Anno giubilare del 2000 è già una realtà in atto. La notte del 24 dicembre 1999 è stata aperta la simbolica Porta del Grande Giubileo nella Basilica di San Pietro, in seguito quella di San Giovanni in Laterano, poi di Santa Maria Maggiore — a capodanno, e il giorno 19 gennaio la Porta della Basilica di San Paolo «fuori le mura». Quest'ultimo avvenimento, a motivo del suo carattere ecumenico, è restato impresso nella memoria in modo particolare. 2. Man mano che l'Anno Giubilare 2000 va avanti, di giorno in giorno si chiude dietro di noi il secolo ventesimo e si apre il secolo ventunesimo. Secondo i disegni della Provvidenza mi è stato dato di vivere nel difficile secolo che se ne sta andando nel passato, e ora nell'anno in cui l'età della mia vita giunge agli anni ottanta («octogesima adveniens»), bisogna domandarsi se non sia il tempo di ripetere con il biblico Simeone «Nunc dimittis». Nel giorno del 13 maggio 1981, il giorno dell'attentato al Papa durante l'udienza generale in Piazza San Pietro, la Divina Provvidenza mi ha salvato in modo miracoloso dalla morte. Colui che è unico Signore della vita e della morte Lui stesso mi ha prolungato questa vita, in un certo modo me l'ha donata di nuovo. Da questo momento essa ancora di più appartiene a Lui. Spero che Egli mi aiuterà a riconoscere fino a quando devo continuare questo servizio, al quale mi ha chiamato nel giorno 16 ottobre 1978. Gli chiedo di volermi richiamare quando Egli stesso vorrà. «Nella vita e nella morte apparteniamo al Signore... siamo del Signore» (cfr Rm 14, 8). Spero anche che fino a quando mi sarà donato di compiere il servizio Petrino nella Chiesa, la Misericordia di Dio voglia prestarmi le forze necessarie per questo servizio. 3. Come ogni anno durante gli esercizi spirituali ho letto il mio testamento del 6.III.1979. Continuo a mantenere le disposizioni contenute in esso. Quello che allora, e anche durante i successivi esercizi spirituali è stato aggiunto costituisce un riflesso della difficile e tesa situazione generale, che ha marcato gli anni ottanta. Dall'autunno dell'anno 1989 questa situ- - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 I TEMPI IN CUI VIVIAMO... I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa è diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi — tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi (come p.e. in quello di cui ho letto durante gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum — semen christianorum. E oltre a questo — tante persone scompaiono innocentemente, anche in questo Paese in cui viviamo... azione è cambiata. L'ultimo decennio del secolo passato è stato libero dalle precedenti tensioni; ciò non significa che non abbia portato con sé nuovi problemi e difficoltà. In modo particolare sia lode alla Provvidenza Divina per questo, che il periodo della così detta «guerra fredda» è finito senza il violento conflitto nucleare, di cui pesava sul mondo il pericolo nel periodo precedente. 4. Stando sulla soglia del terzo millennio «in medio Ecclesiae», desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l'intera Chiesa — e soprattutto con l'intero episcopato — mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all'evento conciliare dal primo all'ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l'eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato. «In medio Ecclesiae»... dai primi anni del servizio episcopale — appunto grazie al Concilio — mi è stato dato di sperimentare la fraterna comunione dell'E-piscopato. Come sacerdote dell'Arcidiocesi di Cracovia avevo sperimentato che cosa fosse la fraterna comunione del presbiterio — il Concilio ha aperto una nuova dimensione di questa esperienza. 5. Quante persone dovrei qui elencare! Probabilmente il Signore Dio ha chiamato a Sé la maggioranza di esse — quanto a coloro che ancora si trovano da questa parte, le parole di questo testamento li ricordino, tutti e dappertutto, dovunque si trovino. Nel corso degli oltre vent'anni da cui svolgo il servizio Petrino «in medio Ecclesiae» ho sperimentato la benevola e quanto mai feconda collaborazione di tanti Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, tanti sacerdoti, tante persone consacrate — Fratelli e Sorelle — infine di tantissime persone laiche, nell'ambiente curiale, nel Vicariato della Diocesi di Roma, nonché fuori di questi ambienti. Come non abbracciare con grata memoria tutti gli Episcopati nel mondo, con i quali mi sono incontrato nel succedersi delle visite «ad limina Apostolorum»! Come non ricordare anche tanti Fratelli cristiani — non cattolici! E il rabbino di Roma e così numerosi rappresentanti delle religioni non cristiane! E quanti rappresentanti del mondo della cultura, della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale! 6. A misura che si avvicina il limite della mia vita terrena ritorno con la memoria all'inizio, ai miei Genitori, al Fratello e alla Sorella (che non ho conosciuto, perché morì prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella città della mia giovinezza, ai coetanei, compagne e compagni della scuola elementare, del ginnasio, dell'università, fino ai tempi dell'occupazione, quando lavorai come operaio, e in seguito alla parrocchia di Niegowić, a quella cracoviana di S. Floriano, alla pastorale universitaria, all'ambiente... a tutti gli ambienti... a Cracovia e a Roma... alle persone che in modo speciale mi sono state affidate dal Signore. A tutti voglio dire una sola cosa: «Dio vi ricompensi»! «In manus Tuas, Domine, commendo spiritum meum» A.D. 17.III.2000 (Traduzione dall'originale in lingua ANNO XXXI - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 POLITICA E POLITICHERIE 29 Gli «eserciti» di Bossi pronti a intervenire... Costituire degli eserciti regionali, sul modello della Guardia nazionale americana, che siano pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi e per mantenere l'ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino. E' questo l'obiettivo che si propone di raggiungere la Lega con la proposta di legge presentata il 15 marzo ed annunciata oggi alla Camera. Il provvedimento, che porta la firma di quasi tutti i componenti del gruppo del Carroccio (ad eccezione del capogruppo Marco Reguzzoni) prevede che le "milizie" siano composte, tra l'altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40 anni. "Nella Repubblica - si legge nella relazione del provvedimento - manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di protezione civile". "L'importazione nel nostro ordinamento dell'Istituto della Guardia Nazionale - aggiungono i deputati della Lega - permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria". Secondo il progetto di legge messo a punto dal Carroccio, dovranno entrare a far parte del Corpo dei volontari militari, previo superamento di esami psico-attitudinali, i militari che non sono più in servizio (senza demerito) e che non abbiano superato i 40 anni di età. Il limite di età varrà anche per gli ufficiali e i sottoufficiali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale. E quelli che il Carroccio già definisce "battaglioni regionali" dovranno avere prevalentemente il carattere di 'strutture-quadro', che potrebbero poi aumentare di numero in caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno, anche per garantire la formazione permanente del personale. La loro retribuzione sarà identica alla paga giornaliera che si riceve nell'esercito e ci sarà l'aspettativa non retribuita nel caso in cui i nuovi soldati lavorino nel settore pubblico o privato. Toccherà all'Esercito e ai Carabinieri addestrare il nuovo 'Corpo Regionale' che non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali (con il nome della regione di riferimento) sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall'Esercito e dall'Arma. Ogni battaglione quindi sarà composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a quelle dell'Esercito, ma con un distintivo in più, 'ad hoc' per ogni regione. Girerebbero armati (armamento leggero) come i Carabinieri. Per quanto riguarda la carriera, il governo dovrà assicurare una corrispondenza con i gradi dell'Esercito anche se con alcuni distinguo. Si preclude però il passaggio di questi 'miliziani' regionali all'Esercito o ai Carabinieri. Il Generale comandante del Corpo dipenderà dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri, mentre i Tenenti colonnelli, che guidano i singoli battaglioni regionali, risponderanno direttamente ai presidenti delle Regioni in cui saranno stanziati per fronteggiare le emergenze locali. Il Corpo dei volontari militari non potrà essere impiegato fuori dall'Italia. Il primo firmatario del testo è il deputato della Lega, Franco Gidoni. LA RUSSA: ESERCITO NON SI PARCELLIZZA - ''In ogni paese, anche il piu' federalista del mondo, l'esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E' una delle caratteristiche dello stato unitario''. (continua a p. 31) Il Politichiere 30 ANNO XXXI (Lʼesercito di Bossi1) Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sui cosiddetti eserciti regionali, la proposta avanzata da alcuni parlamentari della Lega. ROSATO (PD), INIZIATIVA PREOCCUPANTE - "Nel mezzo del conflitto libico, la Lega, che detiene la golden share del governo, trova il tempo per cadere nel ridicolo e per ridicolizzare le istituzioni". Il tesoriere del gruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, commenta così la proposta di legge della Lega, per istituire degli eserciti regionali che si occupino anche di ordine pubblica su richiesta del Consiglio dei Ministri e dei singoli governatori. "Se è una provocazione prosegue il parlamentare - è di cattivo gusto. Se è una cosa seria è ancora più preoccupante". "Si tratta di un'iniziativa pericolosa - conclude contro la quale ci opporremo con tutte le nostre forze". DONADI (IDV), ULTIMA FOLLIA LEGHISTA - "Gli eserciti regionali sono l'ultima follia leghista, l'evoluzione delle ronde padane, l'eterna tentazione del Carroccio di creare uno stato nello Stato". Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Il cinismo della Lega non ha limiti - spiega - utilizza questa pericolosa panzana delle milizie territoriali per fare campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. Un atteggiamento, come al solito, irresponsabile dal punto di vista politico e culturale". "Berlusconi ed i vertici del Pdl - conclude il capogruppo Idv - hanno il dovere di intervenire come capo del governo italiano e come rappresentanti del principale partito della maggioranza per stoppare un progetto che ha l'unico obiettivo di mettere a rischio l'unità dello Stato". - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 Giappone / Il nobile messaggio dell'imperatore Akihito 16 marzo, 12:42 - L'imperatore giapponese Akihito ha rivolto un messaggio alla nazione trasmesso in tv in cui esprime "grande tristezza" per il sisma e lo tsunami di venerdì scorso, auspicando che sia "salvato il maggior numero di persone". "Provo grande tristezza per le vittime di sisma e tsunami: non si sa quanti saranno, ma spero che ne venga salvato anche uno solo in più", ha detto Akihito, in un raro messaggio alla Nazione trasmesso in tv, a cinque giorni dal potentissimo terremoto che ha innescato un grave incidente alla centrale nucleare di Fukushima, ancora irrisolto. "Adesso, il problema è il nucleare e spero si risolva. I soccorsi vanno avanti, nel freddo. Mancano cibo e carburante e tutti sono in condizioni d'emergenza", ha aggiunto l'imperatore. "Prego per loro e perché si esca dalla catastrofe: sono commosso da chi cerca di resistere e vivere - ha detto Akihito -. Un grazie agli stranieri, alla gente del Giappone e a tutti quelli che continuano a impegnarsi nelle operazioni di soccorso. Sono arrivati messaggi da tutto il mondo: mai rinunciare alla speranza". Parlamento italiano / Rivolta delle tessere Fratel Silvio (Berlusconi) rilancia ANNO XXXI "La sinistra ancora una volta non esita di fronte a nulla, nell'ultimo disperato tentativo di ottenere con scorciatoie mediatico-giudiziarie quello che non riesce a ottenere nelle urne". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel messaggio di saluto inviato alla prima conferenza nazionale delle donne Pdl su lavoro e occupazione femminile. "Chi cerca di strumentalizzare politicamente le donne non ne difende la dignità, ma le mortifica", scrive ancora il premier. "Il nostro governo si è schierato in prima linea contro la violenza sulle donne, soprattutto le immigrate", ha scritto Berlusconi. Il premier ha sottolineato il lavoro dell'esecutivo "per aumentare a sicurezza delle donne, introducendo normative avanzate come quella contro lo stalking". Poi il premier è intervenuto telefonicamente con una manifestazione del Pdl ad Avezzano. "Giovedì porteremo in Consiglio dei ministri straordinario la riforma della Giustizia a cui sta lavorando il bravissimo Angelino Alfano. Sarà una riforma epocale". Non ci saranno elezioni politiche anticipate perché credo che sarebbe veramente un danno per il nostro Paese dare un segnale di non avere stabilità di governo" soprattutto alla "finanza internazionale" e che sia "molto importante avere un governo stabile e nel pieno dei poteri anche per quello che succede in Egitto in Tunisia e in Libia". Il governo sta lavorando "alla riforma tributaria assieme a sindacati e imprese". Ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questa riforma, ha aggiunto, "é assai importante perché abbiamo leggi che risalgono a 40 anni fa, che sono così complicate che nemmeno i più bravi commercialisti sono in grado di applicare". "Noi abbiamo difeso in modo concreto la scuola pubblica" con la riforma e riteniamo che gli insegnanti abbiano "un ruolo fondamentale nell'educazione dei nostri figli" e che però "ricevano uno stipendio assolutamente inadeguato" per questo ruolo. "Il fatto di non avere la certezza di non essere intercettati" quando alziamo il telefono "é una cosa che dav- - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 31 Gli sprechi degli enti lirici italiani «Veni, vidi e capii», ha detto Giulio Tremonti. Se il ministro dellʼEconomia si è persuaso a dare la sua parola sul reintegro del Fondo unico per lo spettacolo in precedenza selvaggiamente tagliato, il merito va ascritto al maestro Riccardo Muti. Il quale è stato evidentemente, nellʼincontro avuto con Tremonti il 16 marzo al teatro dellʼOpera di Roma, più convincente dellʼex ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Intendiamoci: non che adesso ci sia da scialare. I soldi pubblici a disposizione dello spettacolo sono ancora una frazione rispetto a quelli che per esempio vengono stanziati in Francia, dove al solo teatro arrivano questʼanno finanziamenti statali per 663 milioni, cifra superiore del 60% allʼintero Fondo unico così comʼè stato reintegrato dal Consiglio dei ministri. Fondo che risulterà in ogni caso nel 2011 pari a meno della metà di quanto fosse nel 1985, quando venne costituito con una somma equivalente a 825 milioni di oggi. E senza dover aumentare le accise sulla benzina, come ha deciso ora il governo per compensare il reintegro. Facendo così pagare il conto a tutti i cittadini. Ma almeno per questʼanno la catastrofe che paventava tutto il mondo dello spettacolo a causa dei tagli è scongiurata. Ciò detto, sarebbe insensato non approfittare di questa dolorosa vicenda per fare un profondo esame di coscienza. Intanto sullʼimportanza degli investimenti nella cultura in un Paese come lʼItalia. La Francia, dove la politica è decisamente più attenta a questo aspetto, dedica a tale capitolo cifre decisamente più consistenti di noi pur avendo un patrimonio artistico, archeologico e monumentale decisamente inferiore: il budget del ministero dei Beni culturali francese è cinque volte superiore a quello del ministero italiano. I cui fondi, peraltro, si sono ridotti negli ultimi dieci anni del 40%. E forse non è un caso che lʼItalia, nel 1970 prima meta turistica mondiale, sia ora scivolata al quinto posto, mentre la Francia è passata in testa, con un numero di presenze straniere praticamente doppio rispetto al nostro. Un esame di coscienza, tuttavia, va fatto anche a proposito di come da noi i pochi quattrini vengono spesi. Ha destato scalpore, due anni fa, la provocazione lanciata da Alessandro Baricco sulle pagine di Repubblica: dirottare verso la scuola e la televisione i fondi pubblici destinati al teatro e alla lirica. Settori definiti «a dir poco stagnanti» dallo scrittore. Opinioni ovviamente rispedite al mittente dal fronte degli enti lirici. Che però hanno dovuto affrontare sempre più spesso, negli ultimi tempi, le accuse di coltivare sprechi e privilegi anacronistici. Aldo Forbice ha denunciato sul Quotidiano nazionale che le 14 fondazioni liriche italiane, pur assorbendo circa metà del Fondo unico dello spettacolo, hanno accumulato dal 2004 al 2008 perdite per circa un centinaio di milioni di euro. Mentre Paolo Bracalini ha raccontato sul Giornale che nel 2007 il costo del personale, voce che rappresenta il 70%della spesa degli enti lirici, ha assorbito 343 milioni di euro, più del triplo dellʼincasso dei biglietti (100 milioni). I dipendenti dei 14 enti sono in tutto seimila. Per esempio la Scala (il cui vicepresidente è Bruno Ermolli, uno degli uomini considerati più vicini a Silvio Berlusconi) alla fine del 2009 ne aveva 915, di cui 149 a tempo determinato, a fronte di una pianta organica di 817 persone. Il costo, 68,8 milioni, con un aumento dellʼ 8,5%rispetto al 2008: 75.180 euro procapite. Al Teatro dellʼOpera di Roma, i dipendenti erano invece 742 alla fine del 2008, ultimo anno per cui è disponibile il bilancio depositato in Camera di commercio. Il loro costo, per quanto in media sensibilmente inferiore a quello della Scala (circa 58 mila euro) aveva superato i 43 milioni di euro, essendo cresciuto in dieci anni al ritmo del 5%lʼanno. Più 57%dal 1997 al 2008. Il bilancio del 2008 dellʼOpera di Roma, (ente commissariato nel 2009 e dove è arrivato come vicepresidente il giornalista Bruno Vespa) si è chiuso con una perdita di 11 milioni, e per lʼanno ANNO XXXI successivo si prevedeva un risultato simile: 10,9 milioni, ovvero quasi un quarto delle perdite accumulate da tutti gli enti. Pari a 39,5 milioni di euro. Ha scritto Laura Maragnani su Panorama che delle 14 fondazioni liriche nel 2008 soltanto metà non ha chiuso il bilancio in passivo. Si va dagli 11 milioni di Roma ai 5,5 del Maggio fiorentino, ai 10 e mezzo del Carlo Felice di Genova, ai 4,7 del Teatro comunale di Bologna. E i debiti, dove li mettiamo? Il solo Carlo Felice ne ha per quasi 18 milioni. Ma è un caso dei tanti. Si sono accumulati man mano che il Fondo unico per lo spettacolo si riduceva, ma non si riducevano il personale, gli apparati amministrativi, i benefit. Certo, non è detto che il teatro e la lirica debbano per forza produrre utili. Quasi dappertutto le attività di prosa sono sovvenzionate: ed è giusto così. Ciò non toglie che qualcuno, come il sovrintendente del Carlo Felice di Genova, Giovanni Pacor, non crede «al teatro passivo». Sicuro che lʼattività teatrale «debba essere gestita come unʼimpresa». Ma è un mondo, quello degli enti lirici, nel quale questa mentalità fa fatica a penetrare. Le assurdità si sono stratificate in decenni nei quali il sindacato non ha mai avuto difficoltà ad averla vinta su tutto. Ogni teatro ha la sua amministrazione, il suo ufficio paga, il suo capo del personale... Le orchestre sono doppie, con il risultato che i musicisti lavorano mediamente la metà. Sopravvivono spesso catene di comando pletoriche e costose, contratti integrativi senza paragoni nel pubblico impiego, e alcuni istituti sindacali che Bracalini ha giudicato «al limite del surreale». E questo è meno comprensibile. Come lʼ «indennità umidità» per gli spettacoli allʼaperto (che spetta pure agli impiegati!), lʼ«indennità armi finte» applicata allʼArena di Verona per le rappresentazioni che prevedono lʼimpiego di spade di compensato, lʼ«indennità di lingua» , che al San Carlo di Napoli scattava quando nel testo cʼera anche solo una parola straniera, e perfino «lʼindennità di frac». Oppure lʼ «indennità di cornetta» , che percepiscono i suonatori di quello strumento, soltanto perché è diverso dalla tromba. Ha riconosciuto un anno e mezzo fa Marco Tutino, presidente dellʼAnfols, lʼassociazione che riunisce le fondazioni: «Il sistema della lirica è malato. Le regole sono sbagliate. I costi deliranti. I vincoli assurdi. Siamo noi sovrintendenti i primi a dire che, se non si fa una riforma, è inutile darci altri soldi». Sergio Rizzo Dal CORRIERE DELLA SERA 26 marzo 2011 - LA FIERA LIBRARIA - N. 277 - APRILE 2011 32 vero non si può più accettare ed io credo che noi facciamo bene ad anda-re avanti" con la riforma: "Fini ce lo aveva impedito recentemente, ma abbiamo una legge in Parlamento, alla Camera, che è già stata approvata dal Senato e ora dobbiamo mandarla avanti, perfezionarla, e dobbiamo arrivare a garantire a tutti i cittadini quella privacy che è doverosa in una democrazia". "Noi abbiamo questa palla al piede della sinistra - ha detto il premier Berlusconi in collegamento telefonico -, una sinistra che si inventa di tutto, adesso anche un mio attacco alle istituzioni, mentre è falso, sono io che subisco attacchi senza soluzione di continuità da 17 anni. Ma il governo continua a godere del 51% dei consensi", ha chiuso il premier. ALFANO IN RIFORMA TRE PRINCIPI CARDINE - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha confermato che la prossima settimana presenterà in Consiglio dei Ministri la riforma della giustizia che "contiene tre principi cardine". "Accusa e difesa devono essere alla pari e quindi devono essere giudicati da un giudice imparziale. Oggi pm e giudici si danno del tu e hanno stessi uffici e uguale Csm", ha spiegato il ministro, indicando la strada della separazione delle carriere nel corso del suo intervento al convegno di Noi Riformatori, in corso ad Avezzano. "Se un magistrato sbaglia - ha proseguito -, come per i medici e gli avvocati deve esserne responsabile". L'ultimo cardine, ha indicato il ministro, è la riforma del Csm perché "se la magistratura deve essere autonoma dai poteri, deve essere anche senza nessuna influenza interna e, quindi, devono essere giudicati da un organismo terzo". GHEDINI, DISPONIBILI DOPPIA UDIENZA IL LUNEDÌ - "Siamo disponibili anche a celebrare una doppia udienza il lunedì purché non siano due dibattimenti". Lo ha detto l'avvocato Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi a proposito dell'incontro che si é tenuto ieri con il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, per cercare di coordinare i diversi procedimenti a carico del premier che vuole essere presente in aula, con i suoi impegni istituzionali e di governo. Ghedini, parlando con i giornalisti, ha sottolineato che bisogna bilanciare gli impegni di governo con quelli giudiziari e ha affermato che il presidente del Consiglio è disponibile "per quattro udienze al mese, il lunedì, e a recuperare in casi estremi il sabato". ''Il premier ritiene opportuno scendere in campo in prima persona per difendersi'', ha detto Ghedini che ha spiegato la volonta' del premier di partecipare a tutte le udienze dei suoi processi a Milano. Ai cronisti che gli chiedevano perche' il premier avesse maturato la decisione di partecipare alle udienze, Ghedini ha spiegato che ''c'e' un'attenzione fuori dalla normalita' su di lui e dunque ritiene opportuno scendere in campo in prima persona''. L'avvocato inoltre ha chiarito che il premier verra' a tutte le udienze, anche a sentire i testimoni. Ai giornalisti che gli chiedevano ancora se partecipera' ai processi, il legale ha ribadito: ''assolutamente si'''. E ha spiegato che proprio per questo motivo hanno dato la disponibilita' a celebrare i procedimen-ti di lunedi'. Sono stati fissate proprio di lunedi' la prossima udienza del processo Mediaset, in calendario per l'11 aprile, e quella del procedimento Mediatrade, rinviata oggi al prossimo 28 marzo. "Da parte nostra c'é la disponibilità di celebrare i processi e rapidamente, per questo abbiamo dato la disponibilità del lunedì per le udienze", ha detto ancora Ghedini in tribunale a Milano.