M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 9 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA novembre 2007 Italia Caritas INFERNO IRAQ: VOCI DA UN’EMERGENZA UMANITARIA IGNORATA I DOLORI DEL PAESE ESPLOSO PROSTITUZIONE RAPPORTO NAZIONALE: NON DOBBIAMO GHETTIZZARE POVERTÀ «POLITICA OMOLOGATA, EMARGINATI FUORI MODA» SUDAN LA PACE SULLA CARTA, IN DARFUR SERVE UN NUOVO DIALOGO sommario ANNO XL NUMERO 9 IN COPERTINA Organismo Pastorale della Cei via Aurelia, 796 00165 Roma www.caritasitaliana.it email: [email protected] M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 9 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T novembre 2007 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Una bambina dorme vicino a sua madre e al fratello nel campo profughi di Najaf, in Iraq. L’emergenza umanitaria compromette in particolare le condizioni di vita dei minori foto Ap Photo / Alaa al-Marjani Mensile della Caritas Italiana Italia Caritas Italia Caritas direttore Vittorio Nozza direttore responsabile Ferruccio Ferrante INFERNO IRAQ: VOCI DA UN’EMERGENZA UMANITARIA IGNORATA I DOLORI DEL PAESE ESPLOSO coordinatore di redazione PROSTITUZIONE RAPPORTO NAZIONALE: NON DOBBIAMO GHETTIZZARE POVERTÀ «POLITICA OMOLOGATA, EMARGINATI FUORI MODA» SUDAN LA PACE SULLA CARTA, IN DARFUR SERVE UN NUOVO DIALOGO editoriale di Vittorio Nozza NONVIOLENZA A COLORI, LA SOLIDARIETÀ CI DEVE COSTARE Paolo Brivio in redazione Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Livio Corazza, Salvatore Ferdinandi, Renato Marinaro, Francesco Marsico, Francesco Meloni, Giancarlo Perego, Domenico Rosati editoriale di Vittorio Nozza NONVIOLENZA A COLORI, LA SOLIDARIETÀ CI DEVE COSTARE parola e parole di Giovanni Nicolini LA REGALITÀ CHE AGONIZZA E CONQUISTA I CUORI LONTANI paese caritas di Filippo Lombardi UOMINI IN UNA RETE CHE NON RENDE PRIGIONIERI 3 progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna ([email protected]) Simona Corvaia ([email protected]) 5 stampa Omnimedia via Lucrezia Romana, 58 - 00043 Ciampino (Rm) Tel. 06 7989111 - Fax 06 798911408 6 sede legale nazionale PIANETA PROSTITUZIONE: VIGILARE, NON GHETTIZZARE di Giancarlo Perego dall’altro mondo di Delfina Licata IMMIGRATI, SEI SU CENTO: È IL TEMPO DEL DIALOGO a cura della redazione Dossier statistico immigrazione database di Walter Nanni CARNITI: «POLITICA OMOLOGATA, I POVERI SONO FUORI MODA» di Paolo Brivio contrappunto di Domenico Rosati panoramacaritas SFRATTI, AIDS, SALUTE MENTALE SERBIA progetti LOTTA ALL’AIDS via Aurelia, 796 - 00165 Roma 8 redazione tel. 06 66177226-503 offerte 12 13 [email protected] tel. 06 66177205-249-287-505 inserimenti e modifiche nominativi richiesta copie arretrate 15 16 [email protected] tel. 06 66177202 spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2 DCB - Roma Autorizzazione numero 12478 del 26/11/1968 Tribunale di Roma Chiuso in redazione il 26/10/2007 21 22 24 internazionale VIVERE E MORIRE IN IRAQ, PAESE DEI MOLTI DITTATORI di Khawla Elia PIÙ DI UN QUARTO IN EMERGENZA, NUMERI DI UNA CRISI TERRIBILE contrappunto di Alberto Bobbio PACE, UN PEZZO DI CARTA: IN DARFUR SERVE DIALOGO DONNE TRA VIOLENZA E LIBERTÀ NEL CAMPO CHE SARÀ BARACCOPOLI di Giovanni Sartor foto di Paul Jeffrey/Act-Caritas guerre alla finestra di Stefano Verdecchia MIGRANTI VERSO L’EUROPA, LA SPINTA È SEMPRE FORTE di Oliviero Forti, Ettore Fusaro e Gianmaria Pinto casa comune di Gianni Borsa agenda territori villaggio globale AVVISO AI LETTORI 26 Per ricevere Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro: causale contributo Italia Caritas. 28 30 31 32 La Caritas Italiana, su autorizzazione della Cei, può trattenere fino al 5% sulle offerte per coprire i costi di organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione. Versamento su c/c postale n. 347013 ● Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, via N. Tommaseo 7, Padova Cin: S - Abi: 05018 - Cab: 12100 conto corrente 11113 Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: 03069 - Cab: 05032 conto corrente 10080707 Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700 ● Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana 06 66177001 Cartasì anche on line, sul sito www.caritasitaliana.it (Come contribuire) 35 36 39 40 44 ritratto d’autore di Rula Jebreal LA FIERA DI MOHAMMED, UN EURO È PER IL CAPORALE Le offerte vanno inoltrate a Caritas Italiana tramite: ● 47 5 PER MILLE Per destinarlo a Caritas Italiana, firmare il primo dei quattro riquadri sulla dichiarazione dei redditi e indicare il codice fiscale 80102590587 è un’immagine che in questo autunno non è passata inosservata. E che ritorna frequentemente alla mente. Viene dal Myanmar e ritrae gruppi di monaci buddisti che sfilano silenziosi, sotto la pioggia, per le vie di Yangon, l’ex capitale del paese. Camminano con l’acqua alle caviglie, le tuniche arancioni inzuppate, le teste rasate lucide, lo sguardo fiero. Lo sguardo di chi vuol trasmettere un messaggio forte. Destinatario è il regime militare – una dittatura di quelle C’ Trainata da una religione Non è difficile tifare per i monaci birmani indossando, una tantum, un capo d’abbigliamento rosso o arancione. Ma quando la solidarietà a distanza fallisce, è altrettanto facile dimenticare e ricacciare nell’oblio un intero popolo sottoposto a ferrea dittatura (militar-marxista, in questo caso). Non deve finire così, si dicono le persone di buona volontà. Eppure che l’Occidente dimentica facilmensi rischia proprio questo. Il mondo può lasciar correre un massacro di te –, contro cui i religiosi hanno anI monaci dell’ex Birmania innocenti che manifestano pacificanunciato di voler continuare la lotta hanno trascinato il paese mente per la democrazia? Può assinonviolenta, con l’appoggio della in una straordinaria stere al tentativo di annientare comgente, sino al suo crollo. e pacifica prova di dignità ponenti etnico-politiche di un paeLe marce nonviolente si sono e libertà. Ma il mondo se? Può tollerare un genocidio pianisusseguite in varie città e con gesti riesce a metabolizzare ficato che prosegue da anni? Sì, è clamorosi. Sfidando anche la viopersino i genocidi. possibile, è la sconfortante risposta. lenta repressione del regime. AlcuPer non dimenticare, Sappiamo, in fondo, che si è arni monaci hanno sfilato con in dobbiamo disporci chiviato il massacro di piazza Tienanmano la tradizionale scodella per le elemosine, capovolta per protemen, nel 1989; si è assistito all’uccia qualche sacrificio sione di ottocentomila persone in sta. Il rifiuto di accettare le elemoRuanda, nel 1994; si tollera il genocisine dai militari e dal loro clan rappresenta una scomunica simbolica, un’azione forte e dio del Darfur di questi anni. Ed è difficile, quasi impossinonviolenta in un paese, l’ex Birmania, a larga mag- bile, raccontare quanto avviene a Mogadiscio: le parole da gioranza buddista. Importanti manifestazioni si sono sole non bastano a descrivere la furia dei combattimenti, tenute anche a Mandalay, la seconda città del paese, i cadaveri disseminati ai crocicchi delle strade, le case che rappresenta – con le sue pagode lucenti e i nume- sventrate, ovunque il lamento soffuso della stremata porosi monasteri – una capitale spirituale per i buddisti. polazione civile. La capitale somala è un inferno; in quelA Yangon i cortei dei religiosi non hanno dimenticato la città dimenticata da tutto e da tutti, è folto lo stuolo di Aung San Suu Kyi, ultimo premier eletto democratica- coloro che a più riprese hanno promesso la pace, disatmente nel paese ma poi deposta dai militari, pasiona- tendendo poi con le armi in pugno le attese della gente. ria dei diritti umani, Nobel per la pace, da anni agli arÈ possibile, insomma, che il mondo metabolizzi una resti domiciliari: lei ha sostato in lacrime sulla porta di serie di genocidi perpetrati in tempi e territori diversi. Lo casa, salutando il corteo che transitava di fronte alla fa spegnendo i riflettori, ignorando l’argomento, parlansua abitazione. È stata una grande mobilitazione. Un do d’altro. Per la Birmania – tanto lontana, tanto irrileevento di portata tale, che non si vedeva in Myanmar vante – c’è il rischio che avvenga lo stesso. Le responsabida vent’anni a questa parte. lità, è ovvio, sono graduate. Il cinismo e l’indifferenza I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 3 editoriale parola e parole di Giovanni Nicolini hanno le proprie classifiche. E anche i media sono nel novero, troppo spesso complici dell’insensibilità e della smemoratezza generali. Tenere alta l’attenzione è un dovere fondamentale. Quanto alla tragedia che ha insanguinato le strade del Myanmar, ne deriva certo una grande angoscia e tristezza: ma quale straordinario esempio di forza morale ha dato e sta dando quel popolo! Si contano a centinaia di migliaia gli uomini e le donne che sono pacificamente scesi in piazza sfidando (e non di rado incontrando) la morte, la prigione, le percosse, le ferite, pur di ribellarsi all’ingiustizia, difendere i deboli contro i prepotenti, affermare i diritti umani più sacrosanti. Da buddista quale è, questo popolo sta cantando in maniera eroica un suo splendido inno alla libertà: una lezione di nonviolenza che sarebbe colpevole ignorare, non valorizzare, specie da parte di noi cristiani. È bello, poi, che in prima fila, ci siano figure femminili di così gran rilievo, come Aung San Suu Kyi, da lunghi anni confinata agli arresti domiciliari per la sua tenace opposizione nonviolenta alla feroce dittatura. E non può sfuggire a nessuno che l’enorme, pacifica, nonviolenta rivolta popolare che viene repressa nel sangue, ha il volto e le tonache di mille e mille religiosi, monache e monaci. Una rivolta popolare per il progresso umano è promossa, voluta, guidata da una religione: così come è accaduto altre volte in molti paesi. Bisognerà farlo sapere ai “maestri” dell’ateo-pensiero oggi così in voga, ai tanti loro devoti allievi nostrani, così zelanti nel predicare “morte alle religioni, naturali nemiche del progresso” e immancabilmente omaggiati a tutti i livelli. Perché le sanzioni “mordano” Resta il fatto, però, che la comunità internazionale sembra aggirarsi impotente attorno allo scenario della crisi birmana. Anche l’impotenza del mondo è una triste ripetizione. L’Occidente forse possiede armi spuntate. Ma può fare molto nei confronti dei propri “amici”, tra i quali ci sono anche militari al potere. Ma le possibili sanzioni, se devono “mordere” i potenti, in modo nonviolento, devono costare qualcosa a tutti noi. Perché, allora, non minacciare la Cina di boicottare le Olimpiadi se non induce il regime di Myanmar a risparmiare al mondo una nuova Tienammen e ad aprire un dialogo di riconciliazione nazionale? Perché non bloccare i commerci con alcuni paesi dell’area (che hanno in Unione europea e Usa i loro partner privilegiati) se non si liberano i prigionieri politici? Per tali gesti, assai onerosi, bisogna avere a cuore il destino dei popoli lontani, almeno quanto quello della propria gente. Purtroppo, l’impressione è che le manifestazioni colorate dal rosso dei bonzi, dal rosa delle monache e dall’oro delle pagode suscitino soprattutto emozioni esotiche, curiosità estetica e non invece forti azioni nonviolente, capaci di dare lievito al nostro vivere quotidiano. A Yangon, Mandalay e Sittwe la marcia dei birmani ha decretato, senza appello e in modo nonviolento, che la giunta militare è nemica del popolo. E noi non dobbiamo cambiare canale. IC DI OTTOBRE, RITARDI NELLA SPEDIZIONE I lettori di Italia Caritas riceveranno questo numero della rivista a ridosso del precedente, che pure era stato “chiuso in redazione” nei tempi previsti. La spedizione del numero di ottobre (8/2007) è stata infatti ritardata di circa venti giorni a causa di alcuni problemi tecnici sorti nelle fasi di stampa dei bollettini postali modificati e di postalizzazione. Pur non avendo responsabilità dell’accaduto, Caritas Italiana garantisce che il problema non si ripeterà e si scusa con i lettori per l’inconveniente. Augurandosi che essi continuino a seguire IC con la consueta attenzione, anche nei mesi e anni futuri. 4 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 LA REGALITÀ CHE AGONIZZA E CONQUISTA I CUORI LONTANI Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». (…) Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava (…). E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». (Luca 23, 35-43) sè – o forse fuori di sè! – che rispondeva: «Ecco dov’è Dio: è lì in mezzo tra i due... È il piccolo che ancora si dibatte nella sua agonìa... Lì c’è Dio!». Il giovane ebreo sembra dunque aver colto in quel momento una “presenza”. Che, certo, potrebbe essere la presenza di un’assenza. Quel ragazzino, piccolo impiccato, vittima innocente, solo nella sua pena assurda, abbandonato a una morte atroce, potrebbe costituire la peggiore accusa nei cone tutto il campo dovette assistere alfronti di un Dio che osa essere latitanl’esecuzione della pena. Attorno a un ragazzino te e lontano. Ma è inevitabile cogliere Di ritorno dai campi di lavoro, giustiziato in un lager nell’identificazione che il giovane tutti furono costretti a passare dasi levano gli interrogativi ebreo stabilisce tra Dio e il piccolo invanti al triplice patibolo e a guarpiù angosciosi. Essi nocente la sconvolgente potenza di dare bene. Wiesel s’accorse subito richiamano le parole una profezia, alla quale l’Israele fedeche, mentre i due adulti erano già attorno a Gesù crocifisso, le si è tenuto legato fino al riconoscimorti, il ragazzino si dibatteva anre che non si affida mento del Messia nel Crocifisso. cora nello strazio dell’agonìa. ConA noi resta il tesoro di una fede temporaneamente, sentì dietro a alle seduzioni terrene, umile e spoglia nella regalità del Figlio sé la voce di un uomo che poneva ma alla scommessa incalzanti domande. Domande a di Dio. Una regalità che vuole entrare della vittoria dell’Amore Dio, in certo modo domande su in ogni piega della storia umana, anDio. Domande che volevano sapeche in quella da cui si penserebbe di re dov’è Dio. In quell’inferno totale, Dio dov’era? poter solo fuggire. Una regalità che esprime la sua potenza a partire da un coinvolgimento totale nella sorte degli ultiEsistenza liquidata mi, delle vittime, dei bambini che patiscono violenze inauMolti nostri fratelli ebrei, tra i pochi sopravissuti al dite, di persone e popoli che non hanno voce nei consessi tunnel dei lager, hanno dichiarato liquidata della mondanità. Una regalità capace di conquistare cuori l’esistenza di un Dio che non ha ascoltato, ha taciuto, anche lontani. La fede disperata del giovane ebreo che veha abbandonato le vittime negli artigli sanguinari e de uccidere il suo coetaneo è pegno di una via di ingresso sterminatori dei suoi figli. Davanti a quel patibolo, nei cuori e nella vita di tutti. Non attraverso seduzioni e l’uomo si è domandato, e si domanda, dov’è Dio. concorrenze di regni terreni, ma nella scommessa globale Ma anche il ragazzo Wiesel ha udito una voce dentro di della vittoria dell’Amore, sino alla Croce, oltre la Croce. a solennità di Gesù Cristo Re dell’universo ci porta quest’anno ad ascoltare la memoria lucana del dialogo tra il Signore Crocifisso e i due malfattori giustiziati insieme a Lui. Racconta Elie Wiesel, nel libricino La notte, che gli meritò anni fa il Nobel per la pace, che un tentativo di insurrezione nel campo di sterminio dove lui, ragazzo, consumava la sua tremenda passione, portò a identificare come agitatori due prigionieri addetti alle cucine e con loro un adolescente, di età forse non diversa da quella dello scrittore. I tre vennero condannati all’impiccagione L I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 5 paese caritas di Filippo Lombardi direttore Caritas Matera-Irsina UOMINI IN UNA RETE CHE NON RENDE PRIGIONIERI Tra le attività di integrazione, alcune sono risultate particolarmente efficaci e significative: dal 2005 la Caritas diocesana è entrata a far parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) del ministero dell’interno e da settembre 2005 gestisce un progetto per conto della provincia, denominato “Provinciaccoglie”, avendo ottenuto in gestione, attraverso una convenzione, una ex casa cantoniera a dalla vita comunitaria, ogni forma di Pisticci Scalo, trasformata in centro di povertà. Trentacinque prima accoglienza, dove si tengono La Caritas di Matera-Irsina ha richiedenti asilo. corsi di lingua italiana, di orientamenprovato a coniugare i due verbi a Strappati a un casolare to al lavoro e di formazione per operai proposito di un bisogno che troppo e divenuti centro di di vari settori (salottificio, manutenspesso trova risposte approssimatiun progetto di accoglienza zione del verde, ceramica) in collabove da parte delle realtà istituzionali. e integrazione. La Caritas razione con Ageforma, l’ente di forE si è dunque organizzata per leggemazione provinciale. re e interpretare i bisogni di circa 35 ha intercettato il bisogno, Animare e tessere rete: sono gli persone richiedenti asilo politico, poi ha promosso un’ampia impegni che costituiscono l’ordito e provenienti prevalentemente da mobilitazione. E il territorio Eritrea e Sudan, che nel 2004 vivela trama di un modo concreto di non s’è tirato indietro… agire nella realtà sociale, dando vovano in situazioni molto precarie in ce ed espressione a ogni soggetto un casolare abbandonato nel borgo di Metaponto, in provincia di Matera. Dall’intercettazio- sociale e istituzionale, senza assecondare il principio ne e dalla lettura di quel bisogno è nata un’attivazione, della delega e senza cadere nell’assistenzialismo derefinalizzata non solo a prestare un soccorso immediato sponsabilizzante per tutti, comprese le persone accolte. tramite la fornitura di viveri, indumenti, materassi e Animare e tessere rete: possono costituire la traduzioquant’altro era necessario per arrecare sollievo a quelle ne di quella comunione ecclesiale che non si esaurisce alpersone, ma anche e soprattutto per organizzare una ri- l’interno della comunità cristiana, ma la apre a riconoscesposta corale, forte della partecipazione di tutti i sogget- re tutte le energie positive e tutte le potenzialità di bene ti operanti nel territorio: dal prefetto al vescovo, dalle disseminate nella realtà circostante, e a valorizzarle per far associazioni di volontariato che si occupano di immi- crescere il senso del bene comune come attenzione al begrati alle comunità parrocchiali, dalla provincia alle ne di tutti. Che nello stesso è un bene che accomuna tutti. Così oggi parlano i volti e le storie delle persone acscuole e alle strutture sanitarie. Lo scopo era chiaro: organizzare una soluzione radicale del problema, che pre- colte. E testimoniano la gioia di essere incappati in una vedesse non solo l’assistenza materiale, ma anche rete che non li rende prigionieri, ma che li libera per esl’integrazione culturale e il graduale inserimento dei ri- sere pienamente persone, protagoniste del loro destino, chiedenti asilo nel mondo del lavoro. anche in una terra straniera. 6 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 Italia Caritas le notizie che contano un anno con Italia Caritas Nel 2004 abbiamo cambiato veste. Da allora abbiamo migliorato sempre. Contenuti incisivi. Opinioni qualificate. Dati capaci di sondare i fenomeni sociali. Storie che raccontano l’Italia e il mondo. Un anno a 15 euro, causale “Italia Caritas” M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 9 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T Anno 7 numero 53. Ottobre 2007. € 3,50 va ori novembre 2007 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Italia Caritas otore orta e ambo ia + FRANCESCO COCCO / CONTRASTO A Comunione oltre la comunità POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA nimare e tessere rete: due verbi a cui la Caritas lega molte delle sue attività, le quali risultano tanto più significative, quanto più partono dalla lettura dei reali bisogni di un territorio e coinvolgono tutti i protagonisti della vita sociale ed ecclesiale. Questi due verbi sono entrati a far parte dello stile e del metodo con cui Caritas interviene, non per fare opera di supplenza, ma per suscitare corresponsabilità nel rispondere alle attese delle tante persone che vivono un disagio sociale, una qualche forma di esclusione o emarginazione o INFERNO IRAQ: VOCI DA UN’EMERGENZA UMANITARIA IGNORATA I DOLORI DEL PAESE ESPLOSO PROSTITUZIONE RAPPORTO NAZIONALE: NON DOBBIAMO GHETTIZZARE POVERTÀ «POLITICA OMOLOGATA, EMARGINATI FUORI MODA» SUDAN LA PACE SULLA CARTA, IN DARFUR SERVE UN NUOVO DIALOGO ier a c a ifica e e cin uanta azien e irrre on abi i e ianeta nuovi cattivi inmeccanica rriva i mana er icenziato er e tan enti u e armi inanza a P i fon o en ione c e fa aura a c a rzenne erer uc eare ran i riarmano a tro c e a orea e or Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P. Occasione 2008 ABBONAMENTO CUMULATIVO CON VALORI È un mensile di economia sociale e finanza etica promosso da Banca Etica. Dieci numeri annui dei due mensili a 40 euro. Per fruire dell’offerta • versamento su c/c postale n. 28027324 intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1, 20125 Milano • bonifico bancario: c/c n. 108836 intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica presso Banca Popolare Etica - Abi 05018 - Cab 12100 - Cin A Indicare la causale “Valori + Italia Caritas” e inviare copia dell’avvenuto pagamento al fax 02.67.49.16.91 L E G G I L A S O L I DA R I E T À , S C E G L I I TA L I A CA R I TA S Per ricevere il nuovo Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione, che ammonti ad almeno 15 euro. A partire dalla data di ricevimento del contributo (causale ITALIA CARITAS) sarà inviata un’annualità del mensile. Per contribuire • Versamento su c/c postale n. 347013 • Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, via N. Tommaseo 7, Padova Cin: S - Abi: 05018 - Cab: 12100 conto corrente 11113 - Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: 03069 - Cab: 05032 conto corrente 10080707 - Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700 • Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana 06.66.17.70.01 (orario d’ufficio) Cartasì anche on-line, sui siti www.caritasitaliana.it (Come contribuire) www.cartasi.it (Solidarietà) Per informazioni Caritas Italiana via Aurelia 796, 00165 Roma tel 06.66.17.70.01 - fax 06.66.17.76.02 e-mail [email protected] nazionale schiavitù moderne PIANETA PROSTITUZIONE: VIGILARE, NON GHETTIZZARE di Giancarlo Perego CINQUANT’ANNI l 2 ottobre, dopo alcuni mesi di lavoro intenso, è stata presentata alla stampa la prima relaDOPO zione conclusiva dell’“Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa LA MERLIN connessi”. Istituito dal ministero dell’interno con decreto del 18 gennaio 2007, presieduto Secondo i dati dell’Osservatorio dal sottosegretario Marcella Lucidi, l’Osservatorio ha visto la partecipazione di rappresendel ministero tanti di diversi ministeri, delle forze dell’ordine e dell’arma dei carabinieri, di associazioni dell’interno, ed enti che operano nel mondo della prostituzione, tra cui Caritas Italiana. in Italia “esercitano” La relazione, forse per la prima volta a quasi cinquant’anni dalla legge Merlin (ratificata il 20 feb54 mila persone, braio 1958), offre al parlamento italiano un’analisi approfondita del fenomeno della prostituzione provenienti nel nostro paese, inserendola anche nel quadro della legislazione europea. La prima evidenza è che da circa 40 paesi del mondo il fenomeno si propone come “globale” (interessa infatti almeno 40 mila persone, che “esercitano” in Italia proveniendo da 54 paesi del mondo) e “policentrico” (si manifesta all’aperto, al chiuso, in casa e sulle strade). Esso nasconde condizioni di miseria, violenza, sfruttamento e tratta e crea alcune volte situazioni di paura, non sempre giustificata, e di ripulsa sociale su alcune strade e in alcuni quartieri di periferia, soprattutto nelle città. Nigeria, Romania, Moldavia e Ucraina sono le nazionalità d’origine più frequenti delle donne prostituite; ma sono in aumento anche cinesi, bulgare, russe, colombiane e tailandesi, soprattutto nei luoghi chiusi, meno visibili e raggiungibili da percorsi di tutela. È un mondo popolato da persone non solo adulte, ma anche da minori; non solo immigrate, ma an- tutela della salute e di reinserimento sociale); i centri di che in situazione di mobilità continua: cambiano luogo, si ascolto e gli sportelli di tutela legale; i programmi di protrasferiscono da una città all’altra in Italia, passano da un tezione sociale (disposti dalle istituzioni ma purtroppo paese all’altro in Europa. È un fenomeno in continua evo- ancora molto deboli, pur avendo già interessato alcune luzione, sia sul versante delle donne prostituite che dei migliaia di vittime, sia in ordine alle risorse che in relazioclienti: questi ultimi sempre più giovani. ne alla provvisorietà di programmi che non si tramutano La relazione sottolinea la connessione stretta tra pro- in servizi stabili nel territorio e negli enti locali); il numero stituzione, traffico e tratta degli esseri umani, oltre che la verde sulla tratta; i progetti di cooperazione internazionarilevanza penale della prostituzione minorile. Non sono le, per lo più legati al rimpatrio. fenomeni nuovi: già alla chiusura delle 256 case di tolleUna particolare attenzione è dedicata dalla relazione ranza attive in Italia nel 1958, tra le migliaia di donne all’applicazione dell’articolo 18 del decreto legislativo c’erano molte minorenni e provenienti da diversi paesi 286/98, che in quasi dieci anni ha consentito ad almeno 4 europei. E già negli anni Cinquanta si parlava, in relazio- mila donne di avere un titolo di soggiorno per protezione ne alla prostituzione, in vari paesi e europei e non solo, di sociale: da una parte ha permesso di costruire un percorso una vera e propria “tratta delle bianche”. alternativo di vita e di tutela delle vittime, d’altro canto ha innescato percorsi giudiziari per colpire sfruttatori e assoArticolo 18 poco valorizzato ciazioni di trafficanti. Si tratta di una misura sociale efficaLa relazione dell’Osservatorio non si limita a fotografare il ce e completa, unica nel panorama europeo, anche se purfenomeno sul duplice versante delle vittime e dei clienti. troppo poco valorizzata da alcune questure, o utilizzata soMette a fuoco anche le alcune azioni di sostegno dispie- lo in collegamento all’aspetto penale della denuncia, nogate nel territorio nazionale: le unità di strada (realtà mol- nostante due richiami di ministri dell’interno (Pisanu prito importanti, per costruire percorsi di informazione, di ma e Amato oggi) e due richiami di Procuratori antimafia 8 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 ROMANO SICILIANI I Prima relazione dell’Osservatorio voluto dal ministero dell’interno, cui partecipa anche Caritas. Analisi di un fenomeno globale e policentrico. Le proposte: rafforzare il lavoro sociale. Ed evitare le rimozioni (Caselli prima e Grasso oggi). Tale misura è stata ulteriormente rafforzata ed estesa anche ad altre forme di tratta (per lavoro e accattonaggio) dall’articolo 13 della legge 228 del 2003, a testimonianza del suo valore di “liberazione” delle vittime e scardinamento delle reti criminali. Una questione sociale Nel capitolo conclusivo la relazione, dopo aver sottolineato che la prostituzione è anzitutto una “questione sociale”, presenta un pacchetto di interessanti proposte di azione e di collaborazione tra le diverse istituzioni (enti locali, forze di polizia, associazionismo) anche per il futuro. Oltre a ribadire l’impegno per la protezione e l’integrazione delle vittime, rafforzando anche un lavoro di osservazione sul territorio da parte delle prefetture, si auspica un aumento di risorse per i programmi di protezione sociale e per i progetti di cooperazione internazionale, anche attraverso la costituzione di un fondo nazionale. Sul piano della prevenzione e del contrasto, si chiede di rafforzare le misure connesse alla nuova legge sulla tratta del 2003, sviluppando strumenti di cooperazione di polizia internazionale, ma anche forme di controllo e moni- toraggio nel settore dello spettacolo. Particolare attenzione è attribuita a una serie di misure volte alla protezione dei minorenni: dalle campagne informative sul fenomeno della prostituzione minorile e sul reato con cui è sanzionato il cliente, alla necessità di prevedere l’inescusabilità per il cliente dell’error aetatis, fino a precise misure di prevenzione e tutela delle vittime. Da parte del mondo dell’associazionismo, forte è stata la preoccupazione di evitare divieti, multe e forme di ghettizzazione in quartieri a luci rosse e appartamenti, che rischiano di spostare, dimenticare, rimuovere il fenomeno nella sua realtà, oltre che di trascurarne la complessità e di rendere più difficoltosi gli interventi sociali. In questo senso, se si è accettato come extrema ratio il divieto di prostituzione nei pressi di alcuni luoghi pubblici particolarmente significativi (scuole, chiese, ospedali), non è stata accettato dall’associazionismo – anche se è entrato nella relazione – il divieto di prostituzione sulle strade e sulle piazze, benché a tale misura i sindaci debbono giungere, sempre secondo la relazione dell’Osservatorio, dopo aver utilizzato tutti gli strumenti di mediazione e di tutela sociale disponibili e dopo aver considerato le competenze e I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 9 nazionale schiavitù moderne le collaborazioni del mondo associativo e delle forze di vigilanza e di polizia del territorio. Libertà e responsabilità In conclusione, l’Osservatorio ha realizzato un lavoro importante e interessante intorno alla prostituzione. Per questo mondo, che in quasi cinquant’anni è cambiato molto quanto a storie e volti, valgono ancora, però, due parole, che sintetizzano il contenuto della legge Merlin sulla “abrogazione della regolamentazione della prostituzione e lotta allo sfruttamento della prostituzione altrui”: libertà e responsabilità. Libertà: perché il corpo è il volto della persona, della donna, e non può diventare merce per nessuno e per nessun motivo, e la relazione sessuale è un gesto d’amore importante, che non può essere regolamentato se non da una coscienza retta e informata. Il corpo di nessuno può essere relegato in “case chiuse” o in “spazi” lontani: è un bene relazionale, che aiuta a costruire la comunità. Responsabilità: se il corpo di ogni persona è un valore va difeso e tutelato, soprattutto se sfruttato, in ogni occasione. La comunità e la città devono essere un luogo sicuro per il corpo. La città e i cittadini non possono abbandonare il corpo di nessuno in una situazione di disagio. E nessuno può non avvertire la responsabilità di difendere un corpo “trafitto”, indifeso, piccolo. Il corpo non può essere salvato che da relazioni positive, di attenzione e mediazione, di cura e protezione: non può entrare in logiche di mercato (che lo “usa”), o essere Persone denunciate per il reato di tratta [art. 601 Codice penale] Persone denunciate per i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione [art. 3 L.75/58] 2007 2007 70 2006 129 2005 157 2004 126 0 50 100 2874 2005 2706 2004 150 200 2460 0 1000 2000 Nazionalità dei denunciati per sfruttamento della prostituzione - anno 2006 [art. 3 Legge 75/58] POLONIA EQUADOR BULGARIA MOLDAVIA SERBIA E MONTENEGRO REP. DOMENICANA COLOMBIA NIGERIA BRASILE LUOGO IGNOTO CINA POPOLARE ALBANIA ROMANIA ITALIA 774 2006 gestito da logiche urbanistiche (che separano poveri e ricchi, cittadini e immigrati), o essere consegnato a logiche di sicurezza (che considerano una vittima un pericolo). Dal lavoro dell’Osservatorio, anche attraverso la mediazione con una politica che purtroppo oggi esibisce tendenze securitarie e deve fare i conti con un’opinione pubblica poco informata e spesso schizofrenica nelle richieste, sono insomma uscite proposte importanti e non semplificanti: istanze in grado di delineare un percorso per le città, per gli enti locali, ma anche per il mondo dell’associazionismo, delle scuole, dell’informazione, delle forze dell’ordine. L’obiettivo è indurre tutti alla “vigilanza” sul valore del corpo di tutti, nel rispetto di un patto sociale che riconosca anzitutto il valore della libertà di coscienza, 3000 4000 Nazionalità delle vittime del reato di sfruttamento della prostituzione - anno 2006 [art. 3 Legge 75/58] 22 23 24 25 28 50 62 129 152 186 201 287 301 1144 0 200 400 600 800 ma aiuti anche a far crescere, a partire dal corpo, la responsabilità nei confronti di chi, prostituta o cliente, è vittima, è debole, è insicuro, è solo. L’impegno di 70 Caritas diocesane, che ogni anno ascoltano e aiutano con i loro operatori, i loro volontari e i loro servizi almeno un migliaio di donne, accompagnandole in un percorso di tutela sociale e dei propri diritti, nei prossimi anni dovrà diventare sempre più, anzitutto all’interno delle comunità cristiane, un lavoro culturale di educazione alla responsabilità di tutti. Per riconoscere, senza condanne sterili, i volti e le storie della prostituzione. E raggiungere insieme un bene comune che non sacrifichi, segreghi o si limiti a punire qualcuno, per il benessere e il decoro dei più. 1000 ITALIA ROMANIA ALBANIA CINA POPOLARE LUOGO IGNOTO NIGERIA BRASILE MOLDAVIA SERBIA E MONTENEGRO BULGARIA UNGHERIA SVIZZERA COLOMBIA EQUADOR 0 25 50 75 100 125 150 175 200 FONTE: PRIMA RELAZIONE CONCLUSIVA DELL’“OSSERVATORIO SULLA PROSTITUZIONE E SUI FENOMENI DELITTUOSI AD ESSA CONNESSI” Suor Valeria, tornata dall’Africa: «Ma le schiave sono in Italia» Missionaria comboniana, opera al centro d’ascolto di Caritas Verona. «Le ragazze prostituite da noi sono figlie di donne coraggiose. Parliamo ai nostri uomini…» di Francesco Chiavarini ono stata vent’anni in Africa. Ma gli schiavi li ho trovati in Italia». Valeria Gandini, missionaria comboniana, ha vissuto a lungo in Nigeria e Sudan. Poi, agli inizi degli anni Ottanta, è rientrata a Verona. E lì ha trovato le vittime della tratta. «Schiave dei nostri tempi», le definisce senza sfumature. Le incontra al centro di ascolto della Caritas diocesana, quando vengono a chiedere aiuto e poco alla volta si raccontano, finché qualcuna trova pure il coraggio di denunciare i propri sfruttatori. Oppure sulla strada, lungo la statale 11 che collega Verona a Peschiera, intorno alla stazione, o tra i capannoni dell’area industriale, quando esce la sera con i volontari dell’associazione Papa Giovanni o della Ronda della Carità. A Verona sono almeno un centinaio ogni notte, secondo gli operatori. Più altrettante al chiuso, nelle discoteche, «S 10 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 nei night, negli appartamenti. La maggior parte arriva dai paesi dell’est, in particolare da Romania e Moldavia. Un buon numero anche dai quegli stessi villaggi africani che suor Valeria aveva visitato da missionaria. «Nei villaggi rurali della Nigeria ho conosciuto donne straordinarie, capaci di sopportare fatiche inimmaginabili per crescere i figli, fiere e dignitose anche nella povertà – racconta la religiosa –. Per questo vedere giovani umiliate ogni notte sulle nostre strade, mi offende doppiamente». Di quelle donne, le ragazze trattate in Italia spesso sono le figlie o le nipoti. Secondo le associazioni, a prostituirsi sono persone sempre più giovani. A volte anche minorenni. Quindicenni, sedicenni, ingannate con la falsa promessa di un lavoro in Europa, poi vendute a chi le traffica. Altre volte non del tutto ignare di quello che viene loro chiesto di fare una volta arrivate a destinazione. Tutte, comunque, schiave. Costrette a vendersi per ripagare il debito che han- no contratto per emigrare. Controllate giorno e notte dai loro sfruttatori. Percosse, se non guadagnano abbastanza o se provano a fuggire. Merce di scambio per il racket, che con i loro corpi accumula profitti enormi, poi reinvestiti negli altri mercati illegali: droga e armi. Una “lucciola”, dieci clienti «La tratta è la forma moderna della schiavitù – sottolinea suor Valeria –. Ed è una forma forse peggiore di quella antica, perché non si limita a impossessarsi dei corpi, ma esercita il proprio potere su qualcosa di più intimo e profondo, le credenze, i sentimenti, gli affetti, i pensieri». Per questa ragione suor Valeria è convinta che per sconfiggere il traffico lo stato possa e debba fare di più, intensificando le indagini per colpire la rete criminale che traffica le donne. Ma non solo. La repressione deve esser accompagnata da una battaglia culturale e di formazione. «Per ogni prostituta ci sono almeno dieci clienti ogni notte – sottolinea –. Sono quasi tutti italiani. Per lo più sono i nostri ragazzi e i nostri mariti. Bisogna dire a loro che ogni volta che vanno con una prostituta non solo tradiscono le loro fidanzate e mogli, ma danno una mano ai criminali». Da questi presupposti nacque, due anni fa, “Stop alla tratta - Libera la vita”, campagna di sensibilizzazione che coinvolse l’intera diocesi veronese. La scintilla fu un fatto noto alle cronache cittadine come “l’eccidio della Croce bianca”, una brutta storia in cui persero la vita due poliziotti, una prostituta e il suo aguzzino. Da allora la città reagì. La Caritas, l’associazione Papa Giovanni XXIII e la Comunità dei Giovani promossero una serie di iniziative di grande impatto. Manifesti, spot, fiaccolate. La mobilitazione generale ha portato anche alla creazione di un tavolo di coordinamento, che ha visto come anima e ispiratrice il prefetto. Non a caso, una donna: Italia Fortunati. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 11 nazionale nazionale dall’altro mondo FUORI DAI NOSTRI CONFINI UN’ITALIA TRE VOLTE PIÙ GRANDE di Delfina Licata Italia che guarda all’Italia fuori dai suoi confini è tre volte più popolosa rispetto a quella che vive in patria. Rispetto ai 58 milioni di cittadini residenti, ci sono infatti 3.568.532 italiani che hanno conservato la cittadinanza pur essendosi stabiliti all’estero (dati Aire, aprile 2007), a cui si aggiungono tra i 60 e i 70 milioni di oriundi (figli, nipoti e pronipoti) e più di 100 milioni di cittadini stranieri interessati alle cose italiane. I dati sono forniti dal Rapporto italiani nel mondo 2007, promosso dalla Fondazione Migrantes, realizzato dalla redazione del Dossier immigrazione Caritas-Migrantes, presentato in quattro L’ San Marino; in America Latina Venezuela, Uruguay, Cile, Perù, Ecuador, Colombia e Messico. L’emigrazione è una questione nazionale: coinvolge le regioni italiane ricche quanto quelle povere. Dal sud provengono 2 milioni di cittadini italiani residenti all’estero (55,7% degli espatriati), dal nord 1 milione (29,8%) e dal centro mezzo milione (14,5%). Tra le regioni d’origine, spiccano Sicilia (600 mila unità), Campania (quasi 400 mila), Calabria, Puglia e Lazio (300 mila), mentre da Lombardia e Veneto sono partiti in 250 mila. città italiane a inizio ottobre (Info: www.rapportoitalianinelmondo.it). Il secondo Secondo lo studio, gli italiani al“Rapporto italiani l’estero sono destinati ad aumentare, nel mondo” propone e notevolmente, in seguito alla ridati e analisi acquisizione della cittadinanza da Flussi complementari sulla diffusione parte di centinaia di migliaia di perIl Rapporto, giunto alla seconda edie le attività dei nostri sone, che hanno già presentato dozione, si propone di contribuire a concittadini all’estero. manda nei consolati. La presenza itasanare la frattura determinatasi tra Siamo presenti in tutti liana all’estero si concentra in preval’Italia rimasta a casa e quella andai continenti, soprattutto lenza nell’area euroamericana: sono ta all’estero. Perché questi legami in America ed Europa. 9 emigrati su 10, più della metà in Euvengano rinsaldati, è necessario che E il numero aumenterà ropa (2.043.998 persone, il 57,3%), gli italiani rimasti in patria non conpiù di un terzo in America (1.330.148, tinuino a pensare che i connaziona34,3%). Essa però tocca tutti i continenti: in Oceania ci so- li all’estero sono una realtà residuale del passato; al conno 119.483 nostri concittadini (concentrati in Australia, a trario, essi possono offrire un prezioso supporto al prolungo importante sbocco dei nostri flussi), in Asia 26.670 tagonismo dell’Italia in un mondo globalizzato. A loro (anche in seguito ai nuovi flussi migratori, per lo più di fi- volta, le collettività italiane all’estero sono invitate a gure altamente qualificate), in Africa 48.223 (perlopiù la- proporsi in maniera più coinvolgente. voratori nei cantieri delle proprie aziende). Le esperienze fatte dagli italiani in terra altrui, inolTra le destinazioni, tre paesi (Germania, Argentina e tre, dovrebbero influire sugli orientamenti da seguire Svizzera) ospitano mezzo milione e più di italiani, se- nel decidere le nostre politiche sull’immigrazione, guiti dalla Francia (350 mila espatriati), mentre altri portando a eliminare i comportamenti che nel passaospitano circa 200 mila (Belgio, Brasile, Stati Uniti) o 100 to hanno fatto soffrire amaramente i nostri migranti. mila italiani (Regno Unito, Canada, Australia). Seppure «Non c’è un’emigrazione buona e una cattiva – ha avcon numeri ridotti, inoltre, sono tanti i paesi da consi- vertito monsignor Piergiorgio Saviola, direttore genederare capitoli importanti della nostra storia emigrato- rale della Fondazione Migrantes –, ma una compleria: in Europa per gli insediamenti permanenti Austria, mentarità tra le due, che il nostro paese deve riuscire a Lussemburgo e Paesi Bassi, per i frontalieri Monaco e comporre». 12 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 stranieri in italia IMMIGRATI, SEI SU CENTO È IL TEMPO DEL DIALOGO a cura della redazione del Dossier statistico Caritas-Migrantes S i può partire da una comprensibile curiosità: quanti erano i cittadini stranieri regolari in Italia all’inizio del 2007, tenendo conto anche dei minori? La stima del Dossier Caritas-Migrantes, la cui 17ª edizione è stata presentata il 30 ottobre, a Roma alla presenza del ministro dell’interno Giuliano Amato e in contemporanea in venti altre città, indica 3.690.000 unità (su 28 milioni di cittadini stranieri censiti in Europa). Da noi l’incidenza è salita al 6,2%, valore più alto rispetto alla media europea; la stima include tutti i cittadini stranieri, anche se provengono da un altro stato membro dell’Unione europea o da un paese a sviluppo avanzato. L’Italia si colloca, con la Spagna, subito dopo la Germania tra i più grandi paesi di immigrazione nell’Ue; per quanto riguarda l’incremento annuale, i due paesi mediterranei non hanno uguali in Europa, superando in proporzione gli stessi Stati Uniti. L’Italia ha il primato negativo in Europa quanto a invecchiamento della popolazione e condivide con il Giappone quello a livello mondiale. Nel nostro paese è attribuibile alle Presentato il 17° “Dossier statistico donne immigrate circa la metà dell'incremen- Caritas-Migrantes”. Italia prima in Europa to della natalità registrato tra 1995 e 2005: esse hanno in media 2,45 figli a testa, contro per tasso di incremento della presenza 1,24 delle donne italiane, che per giunta par- straniera. Le politiche di ingresso toriscono il primo figlio a 31,3 anni, quattro in continuano a presentare ipocrisie. più rispetto alle straniere. Nel 2008 interculturalità protagonista Processo di strutturalizzazione Nel 2006 la quota d’ingresso di nuovi lavoratori è stata fissata inizialmente a 170 mila unità, ma le domande sono state più del doppio e hanno posto in evidenza le ipocrisie riguardo ai meccanismi di incontro tra domanda e offerta: si continua a presupporre che i lavoratori stranieri aspettino dall’estero la loro chiamata, mentre è risaputo che, in attesa di essere ufficialmente assunti, hanno già cominciato a lavorare in Italia, con la conseguente “clandestinizzazione” per via legale di una gran massa di lavoratori. Dall’analisi delle 540 mila domande di assunzione presentate nel biennio 2005-2006 emergono una netta prevalenza del settore domestico (quasi il 49% delle domande) e, seppure a distanza, di quello edile (quasi il 18%); la ridotta incidenza delle richieste di personale a elevata professionalità (appena 1.200 domande per di- rigenti e simili); l’alta concentrazione in determinate province, soprattutto Roma (oltre 50 mila) e Milano (oltre 37 mila). Quanto ai paesi di origine dei lavoratori, al primo posto della graduatoria si trova la Romania (oltre 130 mila domande), seguita a grande distanza da Marocco (50 mila), Ucraina e Moldavia (35 mila a testa), Albania (30 mila), Cina (27 mila), Bangladesh (20 mila), India (13 mila), Sri Lanka e Tunisia (circa 10 mila a testa). Una così forte crescita comporta problemi, ma garantisce benefici ancora più consistenti. Gli immigrati soddisfano le esigenze occupazionali dell’Italia e incidono per più del 6% sul Prodotto interno lordo. Dal punto di vista della ripartizione geografica, emergono alcune tendenze: le aree più forti dal punto di vista occupazionale (nord-ovest, nord-est e centro) confermaI TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 13 nazionale nazionale Europa Africa Asia America Oceania Apolidi/altri Totale 49,6% 22,3% 18% 9,7% 0,1% 0,3% 3.690.052 1.829.982 822.191 662.748 356.144 4.023 14.964 3.690.052 Motivi delle presenze degli immigrati regolari [aggiornata a fine 2006] Motivi Presenze % Motivi di lavoro 2.083.470 56,5 Motivi familiari 1.312.587 35,6 107.427 2,9 Motivi di studio Motivi Presenze % Motivi religiosi 70.152 1,9 Residenza elettiva 51.204 1,4 Altri motivi 65.212 1,8 no il loro ruolo di traino delle domande e degli ingressi e, tuttavia, registrano un ridimensionamento delle percentuali d’aumento rispetto alla popolazione già insediata; il sud presenta flussi in entrata che, seppur corrispondenti al 12%-14% degli ingressi totali registrati nei due anni, sono destinati a fare aumentare, se confermati, la quota percentuale della popolazione straniera; le isole, sbocco di appena uno ogni 25 lavoratori entrati in Italia, sono caratterizzate da un andamento stabile. In Italia, in ogni caso, agiscono fattori che hanno reso l’immigrazione radicata e indispensabile: il “processo di strutturalizzazione” si alimenta del numero rilevante delle presenze, ma anche di ritmi d’aumento sostenuti, provenienza da una molteplicità di paesi (policentrismo), distribuzione differenziata ma diffusa in tutto il territorio nazionale, “normalizzazione” demografica (equivalenza numerica dei due sessi, prevalenza dei coniugati sui celibi e sui nubili, elevata incidenza dei minori), persistente fabbisogno di forza lavoro aggiuntiva, aumentata tendenza alla stabilità e crescente esigenza di spazi di partecipazione. La necessità di regolamentare i flussi non deve dunque portare a identificare nelle restrizioni l’essenza della politica migratoria: essa, al contrario, si sostanzia specialmente di adeguate procedure di ammissione e di una grande attenzione all’integrazione. Tuttavia l’area dell’irregolarità, quando è troppo estesa, rende la società meno disponibile all’accoglienza, perciò è indispensabile un’analisi non pregiudiziale, che individui le piste praticabili per ridimensionare il fenomeno. Integrazione, siamo tutti apprendisti Il 17° Dossier contiene un ampio approfondimento sul tema dell’interculturalità. Progettare il futuro insieme 14 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 FONTE: DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE CARITASMIGRANTES. ELABORAZIONI SU DATI MINISTERI INTERNO E AFFARI ESTERI. Soggiornanti stranieri per continente di provenienza [2006] FONTE: DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE CARITASMIGRANTES. ELABORAZIONI SU DATI MINISTERI INTERNO. stranieri in italia agli immigrati, nel reciproco interesse, è infatti un imperativo, ribadito dalla proclamazione del 2008 come Anno europeo del dialogo interculturale. “È un invito – ricorda nell’introduzione al rapporto monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana e membro del Comitato di presidenza del Dossier – a costruire l’Europa e l’Italia del futuro in simbiosi con gli immigrati. La diversità può diventare uno stimolo in grado di perfezionare la nostra crescita (…): pur restando attaccati ai valori della nostra tradizione e salvaguardando, naturalmente, i principi costituzionali e la nostra fede, siamo chiamati ad aprirci ai valori di cui gli immigrati sono portatori, in un rapporto di reciproco scambio. (…) In questo nostro impegno il passato non è in grado di offrirci soluzioni preconfezionate, perché i modelli “classici” di integrazione sono da rivedere. In Europa, inclusi i grandi paesi di immigrazione del dopoguerra, si è diventati tutti apprendisti e bisogna andare alla ricerca di soluzioni innovative, tra l’altro attivando un dialogo costante anche con i paesi di origine. Non si tratta solo di adottare decisioni su meccanismi riguardanti l’ingresso, il soggiorno, il mercato occupazionale, ma anche di concordare obiettivi validi per una società interculturale e interetnica. Le radici cristiane dell’Europa, seppure al termine di un lungo e tortuoso processo, hanno favorito l’affermarsi della tolleranza e della democrazia ed evidenziato la necessità di un sano concetto di società laica. Bisogna valorizzare questo grande passato per riuscire a garantire un adeguato clima di accoglienza e di convivenza: è quanto ci raccomanda la Chiesa, da sempre sensibile alle esigenze degli immigrati. Una convivenza così impostata potrà essere d’esempio anche ai paesi di origine, incentivando in loco dibattiti sulla dignità della persona e sulla tutela dei suoi valori”. database esclusione politiche sociale sociali MUTUO, QUANTO MI COSTI! E L’EDILIZIA POPOLARE FRENA di Walter Nanni he in Italia esista un’emergenza casa è circostanza confermata non solo dall’impennata dei mutui che ha messo in difficoltà tante famiglie, ma anche da due recenti rapporti di ricerca, che presentano informazioni aggiornate sul fenomeno. Dal primo Rapporto sulla condizione abitativa in Italia, predisposto dalla società Nomisma per conto del ministero delle infrastrutture, emergono interessanti dati a proposito di alcuni argomenti. PROPRIETÀ E MERCATO DEI MUTUI. Il 14% della popolazione italiana risiede in un’abitazione in affitto; sono proprietari della casa in cui vivono C adeguati alle esigenze odierne: solo lo 0,4% delle abitazioni non dispone di un gabinetto interno e lo 0,7% di acqua calda. Il 12,4% delle famiglie, però, ritiene di vivere in un’abitazione troppo piccola rispetto alle proprie esigenze. LA CRISI DEGLI AFFITTI. Negli anni Settanta per il 60% degli affittuari il peso dell’affitto non superava il 10% del reddito disponibile; meno del 9% erano le famiglie con un’incidenza dell’affitto sul reddito superiore al 20%. Negli anni 2000, sono solo il 23% le famiglie in affitto per le quali il rapporto tra canone di locazione e reddito non supera il 20%. Attualmente il 45% dei nuclei in affitto destina al canone più del 25% del reddito disponibile. l’80% degli italiani. Nel 2006 il 13,8% delle famiglie proprietarie pagava Due indagini un mutuo consistente: in media confermano che 458 euro al mese (il 4,5% in più rile spese per la casa spetto al 2005). Pur in presenza di incidono sempre più segnali di sofferenza, nel 2006 sono sui bilanci delle famiglie stati comunque accesi 404.276 muitaliane. Intanto tui per la casa, il 2,9% in più rispetto le amministrazioni al 2005. Risulta in crescita il numepubbliche costruiscono ro di famiglie in difficoltà nel pagasempre meno abitazioni. mento del mutuo: nel primo trimePochi affittuari Ma la qualità Sul problema del mercato degli affitstre 2007 l’aumento è stato del 7,3% degli alloggi è buona rispetto al trimestre precedente. ti, un’indagine realizzata nel 2007 dal LE RISORSE DELL’EDILIZIA POPOLARE. Il Censis per conto del Sunia (sindacapatrimonio abitativo pubblico comprende circa 1,4 milioni to inquilini della Cgil) evidenzia che sono 4 milioni 180 di alloggi. Anche se di notevoli dimensioni, esso è margi- mila le famiglie che vivono in affitto, pari al 18,7% delle fanale, se raffrontato alla consistenza dell’edilizia sociale dei miglie (erano il 20,3% nel 2004), mentre in Europa la perpaesi europei occidentali (ad esempio Olanda, Svezia, centuale di famiglie in locazione supera anche il 40%. Germania). La produzione di alloggi a totale carico dello Nel periodo 1999-2006, l’incremento dei canoni di stato, circa 34 mila unità per anno negli anni Ottanta, si è locazione è stato pari al 112%: si pagano in media notevolmente ridotta: nel 2004 le abitazioni di edilizia po- 1.600 euro al mese per 100 metri quadri nel centro di polare ultimate in Italia sono state 1.900. Il 50% delle abi- Roma e Milano, 2.200 a Parigi, 4.000 a Londra, solo 900 tazioni popolari risultano edificate prima del 1981. a Berlino. Il 76,4% delle famiglie in affitto ricade nella LA SITUAZIONE DEGLI SFRATTI. Nel 2006 sono stati 43.395 i fascia di reddito sotto i 20 mila euro, il 20% tra i 20 mila provvedimenti esecutivi emessi, 100.287 le richieste di e i 30 mila, solo il 3,5% dispone di un reddito familiare sfratto e 22.189 le esecuzioni effettuate. Il numero di superiore ai 30 mila euro. Nelle grandi città, dove i casfratti in scadenza il 14 ottobre era intorno a 2.600. noni sono molto più alti, le famiglie in affitto con redUNA BUONA QUALITÀ ABITATIVA. Sono poche le abitazioni dito sotto i 10 mila euro sono il 24,5% contro il 18,1% che non raggiungono gli standard qualitativi minimi, dei centri con meno di 250 mila abitanti. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 15 nazionale rapporto sull’esclusione POPOLO DOLENTE PIERRE CARNITI In Italia la percezione di insicurezza è fondata? Le misure di contrasto dell’esclusione sono efficaci? Meglio tutelare pensionati o precari? Parla Pierre Carniti, già presidente della Commissione nazionale d’indagine sulla povertà «POLITICA OMOLOGATA, I POVERI SONO FUORI MODA» di Paolo Brivio a diretto un sindacato nazionale. Ha presieduto la (da poco riconvocata) Commissione nazionale d’indagine sulla povertà. Si è sempre battuto, da parlamentare, per l’affermazione dei diritti dei deboli. Chi più di Pierre Carniti può giudicare con autorevolezza, oggi in Italia, il grado di fastidio con cui ampie componenti del paese guardano a intere categorie di marginali, e il torpore che frena le politiche di contrasto della povertà? H Lavavetri, mendicanti, girovaghi, prostitute: dibattito politico, mass media e senso comune sembrano ormai decisi a considerarli un proble16 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 ma di ordine pubblico, anziché soggetti che interpellano le politiche sociali. Questo orientamento le sembra giustificato da una reale emergenza criminale? Soprattutto nelle strade delle grandi città è cresciuta la presenza di un popolo dolente. Un popolo composto da vittime del bisogno, ma anche dello sfruttamento da parte di organizzazioni criminali. Questa presenza è stata utilizzata per alimentare una diffusa percezione di insicurezza, che chiede sempre più insistentemente di essere tacitata con misure rassicuranti. Tanto meglio se drastiche. Indipendentemente dalla loro plausibilità ed efficacia. Poco importa che l’allarme sicurezza non trovi riscontro nei dati sui cri- ROMANO SICILIANI Volontario e ospite in una mensa Caritas a Roma. In Italia l’area della grave emarginazione non è studiata, si amplia quella della vulnerabilità Ha cominciato la sua vita pubblica come sindacalista nel 1957 a Milano, 71 anni. Dal 1979 al 1985 è stato segretario generale della Cisl: del suo mandato, si ricorda il tenace sostegno all’“accordo di San Valentino” (1984) sulla scala mobile, in dissenso con la Cgil. Dal 1989 al 1999 è stato deputato europeo per due legislature, prima per il Psi poi come indipendente nelle file dei Ds, in cui era confluito il movimento dei Cristiano Sociali, fondato nel 1993 insieme a Ermanno Gorrieri. Dal 1994 al 1998 è stato presidente della Commissione nazionale di indagine sull’esclusione sociale (Cies). Oggi presiede la Commissione, promossa dalle presidenze di Camera e Senato e dal Cnel, che condurrà un’indagine sul mondo del lavoro che cambia. mini. In questioni di tale natura, i dati contano poco. A contare sono le apparenze e le reazioni che si manifestano nell’opinione pubblica. Perché in Italia è avvenuto, negli ultimi anni, uno slittamento di percezione e di giudizio, riguardo a intere categorie di persone marginali? Non è una novità di questi tempi bizzarri. Tra i fattori che influenzano le dinamiche collettive, l’irrazionalità mantiene un ruolo non secondario. Oggi in Italia le vittime di omicidi o atti di violenza sono infinitamente meno dei morti e degli infortunati sul lavoro. Per i quali, purtroppo, non si registra alcuna significativa manifestazione di allarme sociale. Quando parlano di sicurezza molti fanno un’implicita (forse persino inconsapevole) distinzione tra “noi” e “loro”. Sopportano benissimo le disgrazie che riguardano gli altri, mentre ritengono inaccettabile il peso delle proprie preoccupazioni. Ma se la diagnosi è frutto delle emozioni e dell’immaginazione, più che dei fatti e della realtà, è alquanto improbabile che se ne possa dedurre una terapia che funzioni. La formula della “tolle- ranza zero” (cavallo di battaglia della destra americana, fatta propria dagli epigoni di casa nostra) non ha risolto alcun problema. Spesso li ha addirittura aggravati. In proporzione alla rispettive popolazioni, gli Stati Uniti hanno oggi un numero di detenuti sei volte superiore a quello dell’Italia. Eppure nelle strade delle loro città scippi, rapine, furti, violenze, assassinii sono aumentati. Ce n’è abbastanza per interrogarsi su cosa si deve intendere per sicurezza. La sinistra e le formazioni politiche progressiste, in Italia, hanno tradizionalmente collegato le politiche di sicurezza (e addirittura quelle penali) alla necessità di combattere povertà ed esclusione sociale. Oggi assistiamo a un mutamento diffuso di cultura politica, o al semplice tentativo di intercettare consenso, in una fase di trasformazione della geografia dei partiti? Più che un mutamento delle culture politiche, mi sembra che si manifesti una tendenza alla loro omologazione. Tanto che la stupidità non può più essere considerata un requisito esclusivo della destra: se essa può vantare i suoi Gentilini, la sinistra può contare sui suoi Cioni. La conseguenza è che diverse istituzioni si ispirano a un modello di sicurezza più orientato sull’emarginazione e l’esclusione che sulla coesione e la fiducia. Le sortite, incluse quelle più eccentriche, che fanno la felicità dei media, riflettono un cambiamento culturale e politico nell’approccio alla questione della giustizia sociale. Tra i fattori che maggiormente hanno influito su questo cambiamento, un peso rilevante va attribuito al persistente riferimento di una parte della sinistra al mito dell’universalismo puro nelle politiche di protezione sociale; all’affievolirsi (anche in settori significativi del mondo cattolico) della determinazione a tradurre in azione politica il valore della solidarietà; al fascino esercitato dalle politiche liberiste su una parte consistente della cultura e degli uomini politici; alla crescente attenzione verso i ceti medi, motivata dal timore di perderne il consenso; all’aumento delle disuguaglianze in molti paesi, interpretato dalla vulgata mediatica come elemento di dinamismo e fattore decisivo di successo economico e sociale. Lei è stato presidente della Cies (Commissione nazionale di indagine sull’esclusione sociale) per cinque anni. Da poche settimane questo organismo è stato riattivato, dopo essere stato a lungo I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 17 nazionale rapporto sull’esclusione ROMANO SICILIANI SIAMO UOMINI O CRIMINALI? “sospeso” per effetto di una scelta del governo, che ne ha rivisto composizione e meccanismi. Esigenze di contenimento della spesa pubblica o altre ragioni possono giustificare il ridimensionamento di strumenti conoscitivi cruciali, in un paese in cui una famiglia su cinque è povera o vulnerabile? La parabola della Commissione di indagine sulla povertà era evidente da tempo. E non risulta che la sua sospensione abbia prodotto reazioni sdegnate. Il percorso che l’ha caratterizzata si è svolto alla luce del sole. Fino a una decina di anni fa la Commissione era un’emanazione della presidenza del consiglio, quindi dell’intero governo. Poi è stata ridimensionata a iniziativa del ministero degli affari sociali. Infine è stata ridotta a pura incombenza statistica. Per la quale non sarebbe più necessaria una Commissione, perché basta l’Istat. In seguito è successo che l’Istat, con giustificazioni varie, ha deciso che i dati sulla povertà non costituissero una priorità assoluta. Così, dal 2005, non sono più stati elaborati. In ogni caso, non sono più stati resi noti (i dati sulla povertà relativa diffusi ogni ottobre dall’Istat, in effetti, derivano da un’indagine sui consumi delle famiglie, ndr). Da anni in Italia non si conduce una rilevazione ufficiale sull’area della grave emarginazione. Per18 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 Una donna con un bambino in braccio chiede l’elemosina ai semafori. Anche contro mendicanti e girovaghi molti oggi chiedono l’atteggiamento politico della “tolleranza zero” ché il nostro paese sconta gravi ritardi nello studio dei fenomeni di povertà? Perché i poveri non costituiscono un argomento di dibattito pubblico. Detto più brutalmente: stanno fuori della “moda” politica. In una società che esalta i consumi superflui, il successo, la notorietà effimera, che antepone l’apparire all’essere, povertà e fame tendono a essere nascoste. Persino da chi è costretto a subirle. Questo spiega (anche se non giustifica) perché la povertà non assume rilievo politico: non viene considerata un problema che riguarda l’intera società, ma essenzialmente un problema dei poveri. Milioni di persone povere costituiscono un esercito discreto, silenzioso, senza ufficiali né comandanti, che si considera, non senza motivi, abbandonato a sé stesso. È potuto così accadere, ed è solo un esempio, che nell’indifferenza quasi generale nel giro di un solo anno (dal 2003 al 2004), in Italia 270 mila famiglie siano scese sotto la soglia di povertà relativa. La cosa è grave. Lo è particolarmente quando si verifica in un paese ricco. Ma chi segue il dibattito politico non ricava la sensazione che questo sia considerato un problema cruciale. Caritas Italiana e Fondazione Zancan hanno presentato il 15 ottobre il loro settimo Rapporto sull’esclusione sociale. Vi si sostiene che non è più tempo di misure settoriali e che occorre predisporre un Piano strategico nazionale di lotta alla povertà. Come devono cambiare e quali priorità devono fare proprie, nel nostro paese, le politiche di settore? Per delineare un’efficace politica di contrasto della povertà bisogna tenere conto che esistono diversi tipi di povertà. La povertà “estrema” è la condizione di chi è senza casa, senza tetto, senza tutto: si tratta di povertà prevalentemente urbane, caratterizzate da rottura con le reti familiari e relazionali, da caduta delle aspettative, da perdita di valori simbolico-esistenziali, da estraniazione rispetto al contesto sociale. La povertà “relativa” viene invece misurata utilizzando un indicatore sintetico (e in qualche misura approssimativo) costituito dal reddito disponibile, o dalla spesa per consumi, articolato in base al numero dei componenti della famiglia. Infine, la povertà “assoluta” viene misurata utilizzando un apposito paniere di beni e servizi ritenuti indispensabili. Proprio perché situazioni e bisogni sono diversi, è evidente che la stella polare di una politica contro la povertà deve ispirarsi al criterio dell’“universalismo con selettività”: in sostanza, “servizi per tutti e selettività nei sostegni”, in relazione alla diversità dei bisogni, anche perché si deve tenere conto dell’entità del debito pubblico e dei conseguenti limiti di risorse. Di questa impostazione non c’è traccia nelle attuali politiche? In coerenza con l’obiettivo di combinare universalismo e selettività, nella fase iniziale del primo governo Prodi furono fatti significativi stanziamenti a sostegno di prestazioni selettive: l’assegno al nucleo familiare, il reddito minimo di inserimento, l’assegno ai nuclei familiari con oltre tre figli al di sotto di una determinata soglia di reddito. Purtroppo, gli stessi governi di centrosinistra subentrati al primo hanno inopinatamente deciso di cambiare strada, orientandosi sull’utilizzo del sistema fiscale come strumento unico di redistribuzione pubblica del reddito. Con la conseguenza di un inevitabile aumento delle disuguaglianze e di un sostanziale abbandono di un’efficace politica di contrasto della povertà. La questione oggi sembra riproporsi nuovamente. Per certi versi in termini aggravati. A giudicare dalle campagne mediatiche e dagli strilli particolarmente acuti (nei quali si distinguono elusori ed evasori fiscali), la riduzione della pressione fiscale sembra costitui- re una priorità assoluta della politica italiana. Se queste pretese verranno assecondate, bisogna sapere che tra i prezzi da pagare c’è quello per cui la povertà, invece di essere una condizione dalla quale si entra e si esce (in rapporto alle circostanze della vita, ma anche all’efficacia delle politiche di contrasto), finisce per diventare una sorta di “destino”, segnato dal luogo in cui si nasce, dalla famiglia a cui si appartiene, dal gruppo sociale da cui si proviene. Scongiurare che circostanze sfavorevoli si trasformino in una condanna, per certi versi irreversibile, è compito della politica. Cui tocca promuovere interventi appropriati per correggere i fattori di rischio e ricostruire, per chi si è trovato in circostanze sfavorevoli, la speranza di un futuro migliore. Purtroppo però la politica sembra attratta da altre priorità. Nella sua biografia un ruolo centrale è rivestito dalla lunga carriera da leader sindacale. Il sindacato oggi appare stretto tra la necessità di difendere le pensioni e il tentativo di tutelare l’area sempre più ampia dei lavoratori atipici e precari. In uno scenario di finanza pubblica tutt’altro che roseo, si devono privilegiare bisogni e diritti degli anziani o dei giovani? L’idea che la tutela dei giovani possa essere realizzata solo a spese dei vecchi, o viceversa, è alquanto eccentrica, benché sia abbastanza presente nella vulgata mediatica. Ma essa, oltre a essere priva di fondamento, viene agitata per evitare di dover discutere problemi concreti. Tra essi, non andrebbe eluso quello relativo alla distribuzione del reddito. A questo riguardo, in Italia le cose non vanno per niente bene. Nell’ultimo quarto di secolo, la quota di reddito destinata al lavoro (sia di coloro che sono in attività che di quanti sono in quiescenza) è drasticamente diminuita, mentre è aumentata la quota destinata ai profitti. Ed è addirittura esplosa quella relativa alle rendite. Questo sviluppo non è frutto del caso, né una calamità naturale. Una distribuzione più equa del reddito può essere perseguita: bisogna volerlo. Se accadesse, ne beneficerebbe la coesione sociale, ma anche il tasso di crescita dell’economia, dunque il tasso di occupazione. Ciò conterebbe, per il futuro dei giovani, molto più di una montagna di chiacchiere sconclusionate. E farebbe giustizia del cinismo di chi esorta i giovani a ritenere che la qualità del loro futuro può dipendere anche dall’indifferenza (che si può trasformare in disprezzo) verso la condizione umana e materiale dei vecchi. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 19 nazionale nazionale contrappunto rapporto sull’esclusione Il paese dell’esclusione, analisi e storie per non rassegnarsi Caritas Italiana e Fondazione Zancan hanno dato non può contare su un contesto di disponibilità alle stampe, e presentato ufficialmente a metà e collaborazione da parte degli enti locali, ottobre, la settima edizione del loro “Rapporto come accade negli altri casi: la maggior parte su emarginazione ed esclusione sociale”, delle funzioni di orientamento, accompagnamento che consolida un’iniziativa di analisi e proposta e assistenza sono svolte all’interno della rete sociale destinata ad assumere cadenza annuale. ecclesiale. Il settimo Rapporto, intitolato Rassegnarsi Pur nella loro diversità, le esperienze analizzate alla povertà?, è aperto da un excursus storico hanno dimostrato che l’adozione di una logica sistemica, in cui ciascun organismo è chiamato sulla povertà in Italia. Il testo si articola a svolgere la funzione che gli è propria, in tre parti: nella prima vengono analizzate in un contesto di forte interrelazione reciproca le condizioni economiche, sociali, politiche e culturali che suggeriscono la necessità di varare, con gli altri enti e di profonda condivisione delle finalità da raggiungere, in Italia, un piano organico di lotta è uno dei presupposti per qualunque alla povertà, capace di superare intervento efficace di contrasto la logica delle misure settoriali della povertà. (vedi IC 7/2007, La terza parte del Rapporto, pagine 6-9). attraverso le stime ufficiali e i dati La seconda parte propone di 264 Centri di ascolto della rete una panoramica su esperienze nazionale Caritas riferiti a oltre di contrasto alla povertà operanti 30 mila utenti nel periodo luglionel nostro paese: oltre ad analizzare settembre 2006 (vedi IC 8/2007, legislazioni regionali ed iniziative pagina 9), traccia un affresco di enti locali, racconta le prassi del “paese nascosto”. E si conclude operative avviate da tre Caritas con uno studio, accompagnato diocesane. dal racconto delle storie di vita, A Pordenone, l’associazione RAPPORTO NUMERO 7 sui percorsi di uscita da situazioni Nuovi Vicini Onlus, promossa Caritas Italiana Fondazione E. Zancan, acute di povertà. dalla Caritas, conduce, sulla base Rassegnarsi alla Lo studio è stato realizzato di un finanziamento comunale, povertà? Rapporto 2007 attraverso l’ascolto diretto di 124 un servizio di orientamento su povertà ed esclusione ex utenti delle Caritas diocesane e consulenza economica sociale in Italia, Il Mulino, in Italia, 53 italiani e 71 stranieri: con la possibilità di effettuare, Bologna, 2007, esso evidenzia che il valore aggiunto in aggiunta, microprestiti sociali. pagine 258, euro 22 nel modello di intervento Caritas A Prato, una storica sensibilità al risiede nell’approccio complessivo alla situazione tema della grave emarginazione e dei senza della persona in stato di difficoltà, approccio dimora, nonché la presenza di un’altrettanto che tenta di coniugare l’aspetto concreto storica collaborazione tra servizi sociali pubblici, e materiale dell’aiuto offerto in una situazione Caritas diocesana e soggetti del privato sociale di emergenza o di bisogno acuto al sostegno hanno consentito di consolidare fortemente psicologico e relazionale. Gli intervistati, in effetti, la rete territoriale, in cui la Caritas esercita hanno evidenziato la validità dell’aiuto ricevuto una funzione di raccordo e “smistamento” dalla Caritas non solo in funzione della sua delle situazioni di bisogno intercettate, efficacia in sé, quanto piuttosto per la valenza intessendo attorno a sé una fitta trama motivazionale e morale che esso ha saputo di collegamenti operativi da attivare a seconda manifestare. dei casi. A Messina, infine, la Caritas diocesana 20 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 SERVIZIO O COMMERCIO? IL BIVIO DELLA TV OMOLOGATA di Domenico Rosati hissà se vi sono parlamenti al mondo in cui, come in Italia, intere sedute vengono dedicate alla sostituzione di un membro del consiglio di amministrazione della televisione pubblica. Indice di sensibilità istituzionale, passione per il bene comune o, più prosaicamente, versione indigena della lotta per il controllo dei media, assillo delle moderne democrazie? Di certo, complicazioni simili non esistono nell’area privata, dove un cenno del padrone decide ricambi, defenestrazioni, fusioni, incorporazioni d’impresa. Ne scaturisce una certa invidia verso chi ostenta l’efficacia del metodo delle mani libere. E un argomento a sostegno della smobilitazione del “pubblico” per affidare al “privato”, C l’alimentazione della coscienza civica dei cittadini, la ricezione e il confronto di tutte le voci della società. È il “servizio pubblico”, per il quale la repubblica chiede un canone ai cittadini. Ma tale specificità viene meno nella rincorsa pubblicitaria, che spinge anche la tv pubblica a conformarsi agli standard che attraggono, o non respingono, l’interesse degli inserzionisti. E se è vero che in genere senso della misura e stile sono meglio configurati in campo pubblico, ciò non cambia l’andamento delle cose, finché non si introdurrà una netta differenza di qualità. anche in questo vitale settore. In Italia la partita è complicata Il parlamento litiga dall’esistenza di una colossale tv per un posto commerciale in grado, per l’intreccio di comando in Rai. delle figure, di invadere anche il camMentre la televisione po del pubblico per annetterlo, come Un tentativo coerente pubblica si fa sempre è accaduto, o condizionarlo, come C’è un modo per recuperare la diffepiù prona alle esigenze accade. E ciò avviene non solo per ciò renza fondamentale tra ciò che è serpubblicitarie. Come che concerne gli orientamenti politivizio e ciò che non lo è? L’esperienza rendere concreta ci nell’area dell’informazione, ma andei nostri vicini europei non offre la differenza tra che e soprattutto per l’orientamento un’indicazione univoca. Si va dal reil vendere prodotti dei programmi di più largo accesso gime di separazione totale (Gran e l’essere “servizio”? popolare. Bretagna, in parte Grecia), al regime La constatazione dell’utente comisto con tre reti (Francia) o con due mune è che tutti i canali si somigliano. Ma, conflitto a base federalista e con gestione “sociale” (Germania), o d’interessi a parte, il problema è comune a tutti i paesi con assetto commerciale con governo pubblico (Spadell’occidente sviluppato in cui le due versioni televisive, gna). In Italia è in gestazione l’ennesima riforma, che afpubblica e commerciale, si sovrappongono e si confon- fiderebbe il servizio pubblico a una fondazione, nell’indono. L’elemento omologatore è la pubblicità: con essa tento di assicurare una gestione meno afflitta dalle conla tv commerciale si finanzia interamente mentre quella tese tra partiti. Come finirà? pubblica ne trae una robusta quota di sostentamento. Diranno i posteri. Basterebbe, per ora, tenere una rotMa tra tv pubblica e tv privata c’è una differenza fon- ta che allontani il più possibile il servizio pubblico daldamentale quanto al fine. Nel secondo caso, lo scopo è il l’invasività commerciale, gli assicuri la massima autonocommercio, la televisione lo strumento, a tal punto che se mia professionale dal potere politico ed economico, lo un programma non è appetibile per i clienti (le aziende alimenti con risorse non condizionanti per la programche pagano) viene cancellato o non entra neppure in pa- mazione, ne mantenga il carattere popolare al più alto lilinsesto. Viceversa, la tv pubblica ha (avrebbe?) per mis- vello di qualità culturale. Quadratura del cerchio? Un tension l’informazione, la cultura in tutte le sue dimensioni, tativo coerente e visibile aiuterebbe a sperare. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 21 panoramacaritas PILLOLE MIGRANTI I flussi si governano in rete, l’Ue prepara la “carta blu” FLUSSI, DOMANDE VIA INTERNET. Viaggeranno solo on line le domande per i flussi 2007. È la novità principale uscita dal gruppo tecnico che sta definendo il decreto. L’idea è che gli aspiranti all’ingresso possano fare da sé, autenticandosi sul portale del ministero dell’interno, oppure si rivolgano alle associazioni di categoria, che offriranno consulenza e spediranno le domande per via telematica. La seconda via sarebbe la più “sponsorizzata” dal ministero degli interni. QUASI 10MILA IMMIGRATI MORTI ALLE FRONTIERE DELL'EUROPA DAL 1988. Sarebbero 9.756 – un terzo dispersi – i migranti morti nel viaggio verso l’Europa dal 1998, secondo Fortress Europe, osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina. Sono in gran parte naufraghi, ma anche vittime di stenti nel deserto e di incidenti stradali. Dall’inizio dell’anno, solo nei pressi di Lampedusa sono state 300 le vittime dei viaggi della speranza; nel canale di Sicilia, tra Libia, Egitto, Tunisia, Malta e Italia, sono stati 2.260 i migranti morti e di 1.365 non sono stati recuperati i corpi; altri 553, di cui metà “dispersi”, sono morti nel mare Adriatico e 64 navigando dall’Africa verso la Sardegna. Sulle tratte verso la Spagna, da Marocco e Algeria, i migranti che hanno perso la vita sono stati 3.196; nel mare Egeo, tra Turchia e Grecia, si contano 696 vittime, per metà ritenuti “dispersi”. “CARTA BLU” PER INGRESSI QUALIFICATI. Ok da Strasburgo alla cosiddetta “carta blu”, che faciliterà la circolazione dei lavoratori qualificati all’interno dell’Unione europea. La proposta di istituire il documento fa parte di una risoluzione approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo. Il rapporto appoggia, in linea generale, i progetti di direttive, annunciati da Franco Frattini, commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, e poi presentati a Bruxelles a fine ottobre: oltre alla carta blu sono previste norme comuni per i lavoratori stagionali e i tirocinanti remunerati in settori come agricoltura, edilizia e turismo. IN EUROPA CURE MEDICHE SOLO PER IL 24% DEGLI IRREGOLARI. Per gli immigrati clandestini in Europa l’accesso alle cure mediche resta spesso sulla carta. Lo denuncia l’associazione Medici del Mondo, che ha interrogato un campione di 835 immigrati irregolari in Italia, Spagna, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Grecia e Portogallo. Solo il 24% degli irregolari ha beneficiato di una copertura sanitaria, contro il 78% degli aventi diritto. In Italia, dov’è previsto un diritto di accesso pressoché totale (99,3%), l’inchiesta (136 i clandestini consultati) indica che ne ha usufruito il 55,2% degli interrogati. 22 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 CHIESA AIDS IN ITALIA Bene comune, riflessione dopo Pistoia Caritas avvia un percorso di analisi Una delegazione di Caritas Italiana e alcuni membri di Caritas diocesane hanno partecipato alla 45ª Settimana sociale dei cattolici, tenutasi a Pistoia e Pisa da giovedì 18 a domenica 21 ottobre. Nel centenario della sua istituzione, la Settimana ha riflettuto sul tema del bene comune. Caritas Italiana ha richiamato alcune questioni di fondo: la necessità di intendere il benessere non solo come risposta ai bisogni, ma come ricerca di qualità dell’ambiente, delle relazioni, dei consumi e dei servizi; il cambiamento dello stato sociale, che non deve trascurare soggetti invisibili, in mobilità, ai margini (nomadi, immigrati, carcerati, senza dimora…); la preoccupazione che l’aziendalizzazione dei servizi non deprivi famiglie e persone di beni che sono comuni (acqua, salute, casa, ecc); la necessità di sviluppare azioni di cooperazione e sviluppo a livello internazionale come dimensione essenziale per interpretare la globalizzazione nella logica della solidarietà. Questa riflessione accompagnerà il lavoro preparatorio per il Convegno nazionale Caritas di giugno 2008, coniugando la riflessione sul bene comune con quella sulle opere-segno. Sono più di 22 mila i malati di Aids in Italia, 40 milioni nel mondo. Mentre si cerca di far fronte al dilagare della malattia nei paesi in via di sviluppo, sembra scomparsa l’attenzione sulla situazione nel nostro paese. Sono però diverse le Caritas diocesane, così come altri organismi ecclesiali, impegnate a fianco dei malati. Mentre ci si appresta a celebrare la Giornata mondiale di lotta all’Aids, il 1° dicembre, Caritas Italiana ha avviato un percorso di analisi, riflessione ed elaborazione di proposte, a partire dalle esperienze maturate. Degna di nota è anche la presenza di Caritas Italiana ai lavori sempre più stringenti della Consulta nazionale Aids al ministero della salute, dove sono in preparazione una campagna di prevenzione e progetti di ricerca con l’apporto di numerose associazioni. CARITAS - S. EGIDIO Soggetti fragili, ok alla proroga degli sfratti Caritas Italiana e Comunità di Sant’Egidio hanno diffuso, a metà ottobre, un comunicato stampa per esprimere preoccupazione riguardo alla situazione abitativa di molte famiglie in stato di povertà e soggette a sfratto. I due organismi hanno chiesto al governo “la proroga degli I GIOVANI CHE SERVONO Le quattro dell’Avs: servizio, gratuità, comunità ANCH’IO HO DIRITTO Il poster della campagna Caritas a favore dei diritti dei malati mentali in Serbia sfratti immediata, e immediati segnali di una nuova politica per la casa, disattesa da molte legislature. In attesa che i provvedimenti varati nella nuova legge finanziaria possano, in tempi rapidi, avviare soluzioni più durature e stabili”. La richiesta era motivata dal fatto che gli effetti della legge 9 del febbraio 2007, che ha previsto la deroga all’esecuzione degli sfratti per categorie particolarmente fragili, si erano esauriti il 14 ottobre: i beneficiari di tale concessione (nuclei familiari con reddito annuo lordo inferiore a 27 mila euro e composti da anziani over 65, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%, per un totale di 2.889 procedimenti bloccati in Italia), si trovavano senza protezione giuridica e correvano il rischio di rimanere senza casa. Il consiglio dei ministri di martedì 23 ottobre ha poi prorogato fino al 15 ottobre 2008 la sospensione degli sfratti, in attesa che il “Programma casa” inserito in finanziaria divenga operativo. SERBIA Malati mentali: campagna anti-stigma Caritas Italiana, dodici Caritas diocesane e Caritas Serbia dal 2000 conducono un programma di salute mentale, che ha raggiunto un primo obiettivo con la recente pubblicazione, da parte del ministero della salute serbo, della prima “Strategia nazionale per la salute mentale”: essa recepisce l’idea di un nuovo approccio di cura, fuori dagli ospedali e dentro la comunità, e rafforza prevenzione e riabilitazione. Ma il forte stigma sociale e culturale verso i malati mentali persiste. Così il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, Caritas Italiana ha lanciato a Belgrado una campagna di sensibilizzazione, che coinvolge Caritas Serbia, l’ong toscana Ucodep, la Commissione nazionale sulla salute mentale, ospedali psichiatrici e la sede serba dell’Oms. “Anch’io ho diritto” è lo slogan-guida: tra le azioni, l’attivazione di gruppi di auto e mutuo aiuto, percorsi per rafforzare le associazioni di familiari, azioni di advocacy. La nostra avventura è cominciata a marzo. Siamo state noi le prime quattro ragazze a vivere l’esperienza dell’Anno di volontariato sociale (Avs) nella diocesi di Caltanissetta, nell’ambito del progetto Caritas “Avs, un anno per la pace”. Ci è stata data l’opportunità di donare un anno della nostra vita agli altri, facendo l’esperienza della totale gratuità e della vita comunitaria: un anno all’insegna dell’educazione alla solidarietà e all’impegno sociale, una scelta di investimento sulla nostra vita. Ben calata nel contesto pastorale e sociale della nostra città, l’esperienza è finalizzata a promuovere, in diversi ambienti, la cultura della nonviolenza, della solidarietà, della mondialità e della cittadinanza attiva. Ognuna di noi è impegnata in una diverso settore dell’attività Caritas (centri d’ascolto, minori, anziani, ecc.), ma tutte partecipiamo alla proposta di educazione alla pace e alla mondialità, che quest’anno, in diocesi, si concretizza nell’iniziativa “Adotta un conflitto”, percorso elaborato per gli studenti degli istituti superiori. Attraverso attività di gestione e risoluzione dei conflitti che si manifestano a partire dal livello interpersonale, per giungere allo scenario mondiale, invitiamo i giovani a elaborare un pensiero critico sulle realtà di conflitto microsociale e macrosociale. Le esperienze di servizio si completano con la vita comunitaria, che è anch’essa un mettersi a servizio, l’una dell’altra, lungo giornate mai uguali alle precedenti. Al mattino ci svegliamo alle 7.30 e facciamo colazione insieme; alle 9 raggiungiamo i luoghi di servizio (scuole e centri d’ascolto) cercando di dare il meglio di noi stesse. Poi il rientro a casa, sempre in spirito di cooperazione: insieme prepariamo il pranzo e allo stesso modo rigoverniamo la casa. Dopo aver terminato le faccende domestiche ci riposiamo un po’, in modo da essere cariche per affrontare la restante parte della giornata. Intorno alle 16 ci rechiamo di nuovo ai luoghi di servizio (centro minori, “Boccone del povero”, centri d’ascolto). Poi nuovo rientro in comunità per cena, con uno spazio per discutere gli eventi accaduti durante la giornata e condividere le esperienze fatte. Le attività formative e socio-educative del progetto Avs, accanto all’esperienza della vita comunitaria, stanno segnando profondamente la nostra vita. Certamente raggiungeremo l’obiettivo che il progetto si pone: diventare cittadine attive. E persone capaci di condivisione, nelle piccole cose della vita quotidiana e nei progetti rivolti al territorio. Angela Colajanni, Lorella Alù, Valentina Riso, Vania Dauria I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 23 internazionale progetti > lotta all’aids MICROPROGETTI Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale di lotta all’Aids.I dati non sono molto incoraggianti. Il tasso di infezione tende ad aumentare, il virus sta ricomparendo in zone dove sembrava essere stato ridotto. L’Aids-Hiv nel 2006 ha causato 2,9 milioni di morti, tra cui 380 mila bambini sotto i 15 anni, e 4,3 milioni di nuovi contagi. Nel mondo sono 39,5 milioni le persone sieropositive, 2,3 milioni hanno meno di 15 anni, circa il 90% vivono nell’Africa subsahariana. Nell’ambito degli interventi nel settore socio-sanitario, Caritas Italiana sostiene le comunità locali, soprattutto in Africa, per assicurare cure dignitose ai malati e attività di coscientizzazione per contrastare la diffusione del virus. [ MODALITÀ OFFERTE E 5 PER MILLE A PAGINA 2 LISTA COMPLETA MICROREALIZZAZIONI, TEL. 06.66.17.72.28 Indonesia Kenya Perù ] KENYA Una speranza per le donne di Bungoma L’Aids resta una delle più gravi sfide che il continente africano è chiamato ad affrontare: famiglie, donne, uomini e bambini, nelle città come nelle campagne, devono fare i conti con la terribile pandemia. Tra i diversi progetti che Caritas Italiana sostiene, vi è quello realizzato dalla diocesi di Bungoma, situata in un territorio prevalentemente agricolo nella zona occidentale del Kenya. L’intervento prevede il sostegno e l’accompagnamento di un gruppo di 25 donne, vedove e sieropositive, per garantire una vita dignitosa e una speranza per il futuro a loro, ai figli 24 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 e ai bambini orfani a causa del virus che esse hanno deciso di accudire e accogliere nelle loro case. Le attività sono il counselling per malati e famiglie, la creazione di contatti con le strutture sanitarie che forniscono i farmaci antiretrovirali, il contributo per le spese scolastiche dei ragazzi e il sostegno, attraverso piccoli crediti, di attività generanti reddito nel settore agricolo (produzione e commercializzazione dei prodotti) che sono svolte dal gruppo. > Costo 10 mila euro (per un anno) > Causale Aids Kenya - Grandi Laghi Zimbabwe ZIMBABWE Allevare galline per nutrire i malati Lo Zimbabwe è un paese con sacche di povertà estrema. L’ospedale S. Mary di Wedza accoglie soprattutto persone malate di Aids o sieropositive, che vivono in stato di indigenza. L’alimentazione è carente, sia per gli ospiti della piccola struttura sanitaria che per gli abitanti dei villaggi vicini. La richiesta consiste nel finanziare un piccolo allevamento di oltre 600 galline, che può garantire un minimo sostegno nutrizionale ai malati accolti nell’ospedale. > Costo 5 mila euro > Causale MP 122/07 Zimbabwe PERÙ Alcol e droga si possono battere Sono passati oltre sedici anni dall’apertura del centro di riabilitazione per tossicodipendenti “Escuela de Vida”. Persone dai 18 ai 50 anni, spesso infette dall’Hiv, sono accolte nel piccolo centro, che lotta quotidianamente per il recupero di persone vittime dell'alcol e della droga. Il lavoro, non semplice, dà risultati positivi: una percentuale molto alta di persone in trattamento esce dal tragico ciclo della dipendenza senza manifestare ricadute, grazie alle capacità degli operatori, fra cui molte suore, e alla possibilità di imparare un mestiere all’interno della struttura. Il progetto prevede l’acquisto di materiali per i laboratori di produzione di detersivi ecologici, serigrafia e restauro di tappeti. > Costo 3.089 euro > Causale MP 279/07 Perù INDONESIA Un mestiere per le carcerate Nel carcere di Ketapang sopravvivere giorno dopo giorno è molto difficile, soprattutto se non si ha un futuro professionale, si viene dalla strada e si è malati di Aids. Il cappellano e gli operatori sociali cercano di organizzare corsi di formazione per carcerati, per insegnare loro un mestiere. Il progetto prevede l’acquisto di materiali necessari per dare vita a un laboratorio di cucito e di piccola falegnameria nella sezione femminile. > Costo 2.666 euro > Causale MP 311/07 Indonesia I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 25 internazionale medio oriente VIVERE E MORIRE IN IRAQ PAESE DEI MOLTI DITTATORI RAÌS CANCELLATO Iracheni discutono con un operatore umanitario sotto un mosaico imbrattato che rappresenta l’ex dittatore Saddam Hussein di Khawla Elia Segretaria generale Caritas Iraq ome dare un quadro reale di come viviamo in Iraq, più precisamente a Bagdad? Vado con il pensiero al dicembre di tre anni fa, quando fu mostrato il volto di Saddam catturato, sporco, scarmigliato. Gli occhi mi si riempirono di lacrime, non perché mi sentissi dispiaciuta per lui, ma pensando a me stessa e a tutti gli iracheni che avevano speso e perso i migliori anni della loro vita sotto quella specie di martello, che ci aveva distrutto con la paura e con la povertà. Ma dopo questi anni ho capito qualcosa di ancora più frustrante: Saddam era una specie di coperchio, grande e pesante, posto su una fossa di liquami. Quando il coperchio è stato rimosso, ogni specie di terrore e di ingiustizia è venuto a galla. Bagdad è diventata un grande cimitero, il più grande al mondo. Gli iracheni, sunniti o sciiti che fossero, si sposavano fra di loro e tutti avevano buoni rapporti con i cristiani, che vivevano nel paese in pacifica armonia. Ora non è più così. Oggi tutti gli iracheni rientrano in casa non più tardi delle 19. Alle 22 inizia il coprifuoco. Di giorno ragazzi senza speranza giocano a pallone su strade abbandonate. Appena arriva una pattuglia di americani spariscono, per riapparire appena i militari se ne sono andati. Ascolto ogni giorno le loro voci e mi sento triste perché non posso fare niente per questi poveri iracheni. Non possono frequentare i luoghi dove andavano un tempo, praticare i loro hobby, avere insomma una vita normale. Io stessa ho la Saddam era martello e coperchio. possibilità di incontrare mia mamma o mia sorella ogni Rimosso lui, sono venuti sei mesi, ma in pratica le uniche occasioni di incontro per i miei concittadini sono rimasti i funerali oppure le nozze, a galla terrori e ingiustizie. che ora si fanno di pomeriggio e non più nelle ore serali La quotidianità, a Bagdad, come si usava, a causa dell’insicurezza. I miei figli mi chiedono spesso di uscire, ma è diffici- è un inferno di violenze e disagi. le vivere in una tragedia ormai divenuta insopportabile. Che induce a parlare di cose tristi. La gente sembra trasformata in zombie, corpi che cam- Il disilluso racconto minano con dentro anime morte. Il mio figlio più grande ha visto con i suoi occhi un amico ucciso da una di una testimone diretta, bomba, mentre si trovava con il padre al mercato. Da al- una drammatica “voce da dentro” lora qualcosa sembra essersi spezzato dentro di lui, non è più quello di prima. schiene si piegano sotto i pesi che dobbiamo trasportare. Moltissime famiglie hanno perso uno o due compoMalati, dove pensate di andare? nenti e questo fa sì che i figli devono lasciare la scuola Ciò che conta ora è rimanere vivi, e rimanerlo il più a per tentare di procurare qualcosa per i familiari, mentre lungo possibile. Tutte le famiglie sono occupate a trova- le ragazze devono… re carburante per i generatori elettrici, viveri per riemLa scuola, appunto. È un peso per molte famiglie, pire gli stomaci, acqua pulita. Non potete immaginare ma non è solo un problema di soldi o di materiali. I cosa significhi passare notte dopo notte nella più com- maestri non sono più preparati, tutto si fa solo per depleta oscurità. A volte mi pizzico e mi dico: non è così, naro. È il sistema a essere completamente corrotto. La questo è un incubo da cui dobbiamo svegliarci tutti. Le corruzione prevale ed è fiorente: è il suo tempo, è il tem- che puoi morire prima, quindi mettere fine così alle tue sofferenze. Girare per Bagdad è un’esperienza che mette paura, soprattutto se lo fate a bordo di un’automobile che dà nell’occhio. Diventate un facile bersaglio: vi fermano in mezzo alla strada e vi portano via l’auto, semplicemente. Ma il prezzo dei trasporti pubblici è raddoppiato, fuori città è triplicato. La benzina e il gasolio sono merce sempre più cara, nonostante l’Iraq sia ricco di petrolio. Ma sembra proprio che esso non sia stato e non sarà mai per noi. Quando ci si incontra, fra familiari, amici o colleghi, si parla di molte cose, ma soprattutto di cose tristi: «Come te la cavi? Come trovi l’acqua? Quante ore di elettricità hai? Quanto paghi per ampère al generatore che ti dà la corrente?». E soprattutto: «C’è un modo per fuggire da questo dannato paese, abbandonato da Dio?». Tutti vorrebbero andarsene, in Siria, Giordania, Turchia, Egitto. Eppure gli iracheni sono trattati, in quei luoghi, come persone senza valore. Il peso dell’esilio si aggiunge al peso della povertà. C 26 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 po del male. È il tempo in cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Se poi vi ammalate, dove pensate di andare? Gli iracheni vivono con un sistema sanitario assolutamente insufficiente, in servizi e personale. Moltissimi medici hanno lasciato il paese, verso il nord (la regione del Kurdistan, ndr) o i paesi confinanti. Se non puoi permetterti gli alti prezzi delle cliniche private e ti rivolgi per una radiografia agli ospedali pubblici, devi aspettare il tuo turno per mesi. Questo significa Cristiani, il peso dell’esilio I cristiani sono un altro problema. Eravamo orgogliosi di mostrare la croce, ora abbiamo paura di farla vedere e di farci identificare come cristiani. In Iraq tutti sono contro tutti, ma tutti sono contro i cristiani. Essi rivivono in Iraq l’esodo biblico. Alle messe domenicali le chiese erano di solito piene, ora i fedeli presenti sono pochi. Ricordo quello che è successo a Dora, uno dei quartieri più caldi di Bagdad. Tutti sono stati sottoposti a minacce e costretti a lasciare le loro case, occupate poi dai viI TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 27 internazionale medio oriente cini o dalle milizie dei mujahidin (combattenti islamici, ndr). Ad alcuni fu concesso di rimanere solo se davano una delle loro figlie in matrimonio al capo mujahidin. Alcuni fatti di cui siamo stati testimoni sono così tristi da sembrare la trama di un film. Il Collegio di studi teologici è stato abbandonato e i mujahidin hanno rimosso le croci dalle chiese di quella zona. La grande domanda è allora la seguente: dov’è il governo in questo caos, al cospetto di queste uccisioni, di queste violenze? All’inizio eravamo felici che la democrazia avesse vinto la sua battaglia finale contro la dittatura. Ci sbagliavamo, molti altri dittatori hanno sostituito Saddam. Molta gente non conosce il significato della parola democrazia. Sono le milizie a governare il paese, il governo ufficiale esiste solo nella Green Zone (il centro cittadino, dove si concentrano uffici pubblici e comandi militari, comunque una piccola parte di Bagdad, ndr). Per il resto a Bagdad e in Iraq devi cavartela da so- lo, proteggerti, provvederti l’acqua, l’elettricità, tutto. Quali sono i piani nascosti che si preparano per questo paese? Gli iracheni sono sempre stati poveri e sembra che lo saranno ancora a lungo. Quanto a me e a tutti gli altri che conosco, abbiamo perso speranza e fiducia nel governo, nei media, nelle politiche; non sono altro che un mazzo di bugie. So di avere raccontato il lato oscuro della storia. Ma, credetemi, non riesco a vedere il lato luminoso. Più di un quarto in emergenza, i numeri di una crisi terribile on può essere catalogato fra i conflitti dimenticati. Tra alti e bassi, se ne parla. Ma ciò che sta diventando dimenticata, o peggio data per ineluttabile, è la tragedia vissuta quotidianamente in Iraq dalla popolazione civile, colpita, ferita, in fuga, comunque vittima di violenze fratricide e di una crescente povertà. Ostaggio di un paese “esploso”, tribalizzato e spopolato, per alcuni praticamente morto, da seppellire nelle forma politica in cui lo si era conosciuto finora. Caritas Iraq, insieme al Comitato di coordinamento delle ong in Iraq (Ncci), invia puntuali aggiornamenti sulla tragedia umanitaria in atto nel paese. Si calcola che l’emergenza riguardi 8 dei circa 30 milioni di abitanti del paese, più di un quarto della popolazione. La comunità internazionale è stata molto lenta nel riconoscere che ci si trova davanti a un’emergenza umanitaria; anzi, mentre i fondi per la ricostruzione si sono accresciuti enormemente (+922% nel periodo 2003-2005), quelli per l’aiuto d’emergenza, da parte dei paesi donatori dell’Ocse, sono diminuiti del 47% dal 2003. A ciò si aggiunge il rifiuto di molte organizzazioni irachene di ricevere fondi da governi che hanno truppe in Iraq, perché questo mette a repentaglio la sicurezza dei propri operatori. Così in Iraq oggi si assiste a un paradosso: strutture nuove e vuote da una parte, milioni di persone abbandonate, e impossibilitate a beneficiarne, dall’altra. N Profughi, oltre due milioni L’eloquenza dei numeri è inoppugnabile, e attesta una si28 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 tuazione umanitaria terribile. Sono quasi 4 milioni gli iracheni che vivono nell’incertezza alimentare (food insicure) e in disperato bisogno (dire need) di assistenza umanitaria. Di essi, solo il 60% ha accesso alle razioni distribuite dal governo, progressivamente ridottesi dal 2004. Il 43% degli iracheni vive inoltre sotto la soglia della povertà; secondo alcune stime, metà della popolazione è senza lavoro. Capitolo violenze. Le vittime sono per il 90% uomini: dal 2003 si stima che siano stati uccisi 65 mila civili; cresce notevolmente, di conseguenza, il numero di vedove e orfani costretti a vivere nella precarietà. La sovvenzione mensile data a queste famiglie dal ministero degli affari sociali è di circa 70 euro, cifra insufficiente. Sul versante sanitario, il tasso di malnutrizione dei bambini è passato dal 19% prima dell’attacco occidentale, nel 2003, all’attuale 28%: un tasso di peggioramento senza precedenti. Gli iracheni che non hanno accesso all’acqua potabile sono aumentati dal 50 al 70% dal 2003, mentre la mancanza di rete fognaria colpisce l’80% delle persone: gli scarichi si riversano nei fiumi, sorgente principale di acqua da bere. L’elettricità negli agglomerati cittadini non viene garantita per più di due ore al giorno. Metà dei 34 mila medici che erano registrati nel 2003 hanno lasciato il paese e in alcuni ospedali della capitale Baghdad manca l’80% del personale sanitario; in generale, la “fuga dei cervelli” (il 40% dei professionisti è espatriato) peggiora ulteriormente i già precari servizi pubblici. Il 90% dei 180 ospedali attivi in Iraq manca di adeguato materiale sanitario e attrezza- ROMANO SICILIANI Quattro milioni di iracheni senza cibo sufficiente. Il 70% senza acqua. Metà dei medici fuggiti dal paese. Eppure dal 2003 i fondi per gli aiuti sono diminuiti TANTA FAME Anche fare la spesa a Bagdad oggi è difficile ture chirurgiche; i pazienti feriti devono procurarsi sul mercato il necessario, comprese le trasfusioni di sangue, se vogliono essere curati. Un problema drammatico riguarda profughi e sfollati interni. Questi ultimi sono più di due milioni, 820 mila solo dal febbraio 2006. Di essi, il 32% non ha accesso alle razioni di viveri e il 51% le riceve di rado, anche per le difficoltà di consegna. Sono invece oltre 2 milioni gli iracheni rifugiati nei paesi confinanti: 1.400.000 in Siria, 750 mila in Giordania, 40 mila in Libano. Non sempre sono accolti e assistiti in modo adeguato: l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, per esempio, ha denunciato casi di lavori, promessi in Siria, che celavano forme di sfruttamento sessuale; in ogni caso all’estero ci sono problemi per alloggio, lavoro, istruzione. Intanto circa 50 mila rifugiati palestinesi, siriani e iraniani che vivevano in Iraq si sono trovati nuovamente in pericolo; la cosa ha riguardato in particolare 34 mila palestinesi, costretti a lunghe soste L’IMPEGNO CARITAS Caritas Iraq, supportata dalla rete internazionale Caritas, è rimasta una delle poche ong che riesce a condurre sul terreno il suo programma di assistenza. Superando strade disastrate e check point, i suoi operatori si muovono in tutte le parti del paese, anche perché neutrali rispetto alle contese politiche e militari e appartenenti a un background culturale e geografico che non innesca sospetti o gelosie. Anche loro, ovviamente, tengono un basso profilo, viaggiando sovente con veicoli non riconoscibili e cambiando spesso percorso. Il programma 2007-2008 di Caritas Iraq presenta un budget di 2,6 milioni di euro e si riassume in sette ambiti operativi. Tra essi, Caritas Italiana (che nel 2006-2007 ha contribuito per 298 mila euro) ne ha individuati due, che appoggia in via prioritaria: si tratta del Well Baby Program (sostegno alimentare, in 12 centri, a minori denutriti e mamme in gravidanza o subito dopo il parto, progetto sostenuto già prima della guerra) e del Programma di aiuti umanitari (fornitura di viveri e assistenza sanitaria ad anziani, disabili, orfani e altri soggetti vulnerabili). Gli altri ambiti operativi di Caritas Iraq sono: Progetto volontari (formazioni di giovani alla solidarietà e alla cittadinanza attiva); Programma di emergenza per le famiglie sfollate (per limitare il numero dei rifugiati); Ristrutturazione di un centro giovanile a Bagdad (struttura di socializzazione); Progetto pace e riconciliazione (formazione alla risoluzione pacifica dei conflitti); Ristrutturazione-riparazione di edifici danneggiati da atti di terrorismo (appartenenti a Caritas Iraq e altre organizzazioni). sul confine, indesiderati da una parte e dall’altra. Nel campo dell’educazione non va meglio. I bambini che non frequentano la scuola sono passati, dal 2004 a oggi, da 600 a 800 mila; molti istituti sono chiusi sia per ragioni di insicurezza, sia perché usati per dare ricovero agli sfollati. Le università sono infiltrate da milizie, le ragazze sono costrette a portare il velo islamico. Infine, la spinosa questione delle discriminazioni. Un dramma nel dramma, come più volte denunciato dalle più alte autorità della chiesa locale, è costituito dalle condizioni della minoranza cristiana, ridotta a circa 500 mila persone (fino a pochi anni fa ne contava 1.200.000). Si registrano addirittura casi di conversioni forzate, imposte a chi vuole conservare la propria casa. Altre minoranze, su base etnica (Yazidi, Turkmeni, Curdi), al di fuori della propria regione, il Kurdistan, sono ugualmente discriminate. E nemmeno gli operatori umanitari sono al sicuro: almeno 88 membri di varie ong locali sono stati uccisi da marzo 2003. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 29 internazionale internazionale contrappunto L’ARMONIA DEGLI AFFARI, ALLA DEMOCRAZIA CI PENSEREMO di Alberto Bobbio girano più fluidi e senza vigilanza, dove il potere non sta sotto controllo democratico. L’Estremo Oriente è una gran bella arena, in questo senso. Cina e India sono complici e antagonisti insieme, ma garanti delle regole di un gioco sprezzante, che si fa sulla pelle dei popoli. E che rimanda a quella che ormai si chiama “seconda globalizzazione”, nella quale un ruolo decisivo e assai pericoloso lo ha la potenza del nazionalismo in paesi, come appunto India e Cina, che crescono a due zeri manpuò servire a fare il punto su un contiLe pratiche politiche, tenendo un alto regime di protezionente di giganti dove tutti rincorrono in Estremo Oriente, nismo. I giganti hanno bisogno di tutti, mentre promettono modelli di non sempre si accordano terra attorno, per muoversi e avere integrazione che si sfaldano alla pricon l’ideale massimo vita agevole. Ma tutto deve essere ma prova di democrazia. L’Estremo della cultura di quelle sotto controllo, non sono ammessi Oriente, in definitiva, è un mosaico di terre. La geoeconomia colpi di testa, fossero pure per mipovertà immani e di ricchezze straorcomporta il sacrificio gliorare la qualità della vita e la diffudinarie, di democrazia formale e di redi interi popoli. Come sione del bene comune tra i popoli. pressione, di conflitti a bassa intensità dimostra il rapporto Secondo questa logica sono stati e di tensioni per il controllo di rotte tra la Birmania fatti affari con la sanguinaria giunta commerciali e energetiche. A sud dele i suoi vicini militare birmana. La top five dei paela Birmania, nel canale che si infila tra si che riempiono il portafogli con Sumatra e la Thailandia, passa oltre metà del greggio mondiale, trasportato dalle grandi petro- Rangoon annovera Thailandia, Cina, India, Singapore e liere. E i progetti di oleodotti e gasdotti dell’Asia continen- Malaysia. Certo, anche la democratica India, affamata del gas naturale del sottosuolo birmano, che tre anni fa sotale sono tra i più arditi al mondo. steneva apertamente San Suu Kyi e la Lega per la Democrazia ma l’anno scorso ha ricevuto il capo dei suoi aguzSeconda globalizzazione È la geoeconomia, più che la geopolitica, il vero banco di zini con tutti gli onori e, mentre scoppiava la rivolta dei prova delle aperture democratiche. Su di esso finiscono monaci, ha mandato in Birmania un suo ministro a firstritolati popoli e religioni, ma non importa quasi a nessu- mare accordi economici, per vendere armi e comprare no. L’Oriente fa paura quando le borse si mettono a ballare, energia, nonostante embarghi di varia natura. Poi ci sono quando la domanda di energia cinese e indiana fa schizza- la Cina, di cui è quasi inutile dire, e la Russia, che nel paere i prezzi del petrolio alle stelle, quando i giochi dei capita- se asiatico costruisce centrali atomiche. Il resto del monli asiatici impennano l’euro e abbattono il dollaro, così che do si limita all’affetto per un premio Nobel agli arresti doil costo dell’energia mondiale pesa sulle povere spalle del- miciliari e si appunta sul petto una coccarda rossa. Un po’ l’Unione. I grandi affari e i grandi capitali si sottoscrivono e poco, per incidere sulle politiche-canaglia. sudan SORRIDERE ALL’ACQUA I residenti nel campo per sfollati di Khamsadegaig guardano dentro al pozzo che hanno aiutato a costruire, con l’assistenza di Act-Caritas PACE, UN PEZZO DI CARTA IN DARFUR SERVE DIALOGO è un popolo calpestato e solo alle porte dell’Estremo Oriente. Abita in un luogo dove una dittatura tra le più odiose al mondo ha imposto pure il cambio del nome alla terra, che una volta si chiamava Birmania. Da trent’anni l’organo istituzionale del governo di quel popolo ha il nome più bello del pianeta: Consiglio di stato per la pace e lo sviluppo. Fa parte, la scelta del nome, dell’archetipo dell’armonia che pervade l’Oriente, le sue religioni, i suoi desideri. E che dovrebbe anche percorrerne la politica e l’arte di governo. Ma così non accade. La geopolitica dell’Asia fa a pugni con tutto ciò che dovrebbe essere “armonioso”. La recente e dolorosa crisi birmana C’ 30 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 Nella tormentata regione del Sudan arriverà da gennaio una robusta forza di peacekeeping mista, Onu - Unione africana. Ma gli strumenti militari non bastano: servono trattative in grado di coinvolgere i tantissimi attori del conflitto di Giovanni Sartor foto Paul Jeffrey/Act-Caritas A rrivano i caschi blu, ma il Darfur non trova pace. La situazione politica, militare e umanitaria, nella martoriata regione del Sudan, resta incandescente. Da inizio 2007 si sono registrati 170 mila nuovi sfollati interni (il totale è ormai di 2,5 milioni), mentre fonti delle Nazioni Unite parlano di circa 200 mila morti dall’inizio del conflitto. Continuano i combattimenti: i ribelli (espressione della componente nero-africana della popolazione) risultano sempre più frammentati in una dozzina di fazioni, ognuna delle quali risponde a un leader e controlla piccole porzioni di territorio; anche le milizie arabe sono divise e in certi casi arrivano a combatI TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 31 internazionale tersi; il governo del Sudan, infine, è coinvolto nel conflitto e riesce a controllare solo alcune aree della vasta regione. Eppure vigerebbe un trattato di pace. Firmato nel maggio 2006 tra governo e un gruppo di ribelli. Ma si è rivelato un fallimento: invece di cessare, i combattimenti sono aumentati. E le violenze rendono sempre più difficile, in molti casi impossibile, l’assistenza delle popolazioni da parte delle organizzazioni umanitarie. Recentemente, dopo molti mesi di pressioni internazionali ed estenuanti mediazioni, il governo del Sudan ha accettato che le Nazioni Unite adottassero una risoluzione, la 1769, che prevede l’invio in Darfur, in maniera graduale a partire da gennaio 2008, di una forza di peacekeeping mista, denominata Unamid (Missione delle Nazioni Unite - Unione africana in Darfur), che conterà 26 mila effettivi e sostituirà la forza della sola Unione africana, composta da 6 mila uomini, presente in Darfur dal 2004, mai stata in grado, anche perché il mandato non lo consentiva, di far rispettare il cessate il fuoco e di proteggere la popolazione civile. Non è ancora chiaro, a dire il vero, quali nazioni comporranno la forza “ibrida” Onu-Ua, anche perché il governo di Khartoum non gradisce la presenza di soldati non africani né il mandato della missione. La risoluzione che ne ha sancito il varo fa riferimento al capitolo settimo della carta delle Nazioni Unite e prevede, tra le altre cose, la protezione dei civili e il mantenimento della pace. Su questo punto però vi sono diverse interpretazioni, che alimentano un interrogativo: come si potrà mantenere una pace che non c’è e far rispettare un accordo già abbondantemente disatteso, che non coinvolge tutte le parti in conflitto? Diversi esponenti della società civile sudanese hanno criticato la risoluzione del Consiglio di sicurezza come inutile e per certi versi dannosa. Si teme che la forza di peacekeeping, molto costosa, abbia un impatto socio-ambientale negativo sul territorio (si pensi solo all’utilizzo della risorsa acqua), sulla popolazione (aumento dei prezzi, rischio di forme di prostituzione e abusi sessuali) e sui lavoratori sudanesi delle organizzazioni umanitarie (che si presume saranno attratti dai favolosi salari che saranno offerti da Unamid per il personale locale di appoggio). I risultati positivi, invece, sono difficili da immaginare, tenendo conto della situazione deteriorata che si registra sul terreno. Violenza, unica certezza Per il momento, insomma, l’unica certezza in Darfur è l’acuirsi della violenza, che in molti attribuiscono alla volontà dei vari gruppi di assicurarsi posizioni e mezzi; si registra, per esempio, un’impennata di furti di automezzi e 32 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 ISTRUIRSI, NUTRIRSI Il direttore della scuola si rivolge gli studenti prima dell’ingresso in classe, nel campo per sfollati di Dereig. Sotto, peso e altezza dei bambini sfollati sono monitorati al centro nutrizionale e di salute di Kubum sudan L’IMPEGNO CARITAS Caritas Italiana sostiene in Sudan strumenti di comunicazione a danno delle organizzazioni umanitarie, per timore del maggior controllo che dovrebbe essere imposto a partire da gennaio. La forza di pace, da sola, non può essere la risposta al conflitto, soprattutto se, come molti sostengono, non sarà strettamente collegata all’avanzamento delle trattative per rivedere l’accordo del maggio 2006, che Onu e Unione africana hanno riaperto a Tripoli il 27 ottobre, ma alle quali, fino a pochi giorni prima, non si sapeva chi avrebbe partecipato. La priorità è arrivare il prima possibile a un cessate il fuoco, per garantire la protezione dei civili; successivamente si potrà intavolare il confronto, che si prevede lungo e difficile, se si vuole che ottenga risultati positivi. L’imposizione di scadenze temporali dall’esterno e l’esclusione dalle discussioni e dal successivo accordo di molti leader che rappresentano la popolazione del Darfur hanno già reso inefficace l’intesa del 2006. Sono errori da non ripetere: soprattutto il secondo, perché uno sforzo di ricerca di posizioni comuni tra i vari gruppi di ribelli resta tra le principali condizioni per giungere a una vera pace nella regione. Un nodo ulteriore riguarda il collegamento da costruire con l’Accordo di pace complessivo (Cpa, Comprensive peace agreement), che regola i rapporti tra Nord e Sud Sudan. Firmato a inizio 2005, benché traballante potrebbe essere il punto di partenza per consolidare la pace nell’intero paese. Infine, non meno importante è tener conto che alcuni stati confinanti (Egitto, Libia, Repubblica Centrafricana, Ciad ed Eritrea) sono, in maniera diversa, coinvolti nel conflitto in Darfur. Qualsiasi accordo non può non vederli protagonisti e deve cercare di stabilizzare l’intera regione. Altrimenti, la pace resterà una chimera. i progetti delle Caritas locali (nazionale e diocesane) e opera in coordinamento con la rete internazionale Caritas. In Darfur continua la partecipazione all’intervento di emergenza delle reti internazionali Caritas e Act (network delle chiese protestante e ortodossa); Caritas Italiana sostiene le attività nei settori sanitario e dell’istruzione primaria, sia all’interno dei campi per sfollati, sia nei villaggi circostanti. Nel Nord Sudan prosegue il finanziamento al progetto delle scuole informali nelle periferie della capitale, gestito dall’arcidiocesi di Khartoum, e si sta intensificano la collaborazione con la regione pastorale di Kosti nel settore sanitario nelle zone di Renk e Sennar. Nel Sud Sudan sono consolidati i rapporti di partenariato con le diocesi di Rumbek (sanità) e Tombura-Yambio (approvvigionamento idrico, sanità e istruzione). Nel campo profughi di Kauma, nel nord del Kenya, viene finanziato un progetto per l’acquisto di strumenti di lavoro per giovani che desiderano rientrare in Sud Sudan. Caritas Italiana, inoltre, è membro della Campagna italiana per il Sudan - Una pace da costruire, che ha avviato, oltre ad attività di animazione, sensibilizzazione e advocacy in Italia, un programma quadro per la costruzione della pace, in collaborazione con organizzazioni della società civile sudanese. In particolare è in partenza il progetto dal titolo “Combattere l’esclusione sociale delle donne attraverso il rafforzamento delle organizzazioni locali, per un processo di pace sostenibile in Sudan”. Le donne tra violenza e libertà nel campo che diverrà baraccopoli Viaggio a Zilingei, in uno dei quattro centri di raccolta per sfollati interni. Si aspetta l’arrivo dei “bianchi”. Mentre le gerarchie sociali tradizionali si trasformano… alingei, Darfur occidentale, prima della guerra era un centro di riferimento per i commerci dell’area, abitato da poche migliaia di persone. Oggi è una cittadina. E punto di riferimento lo è non più per mercanti e acquirenti, ma per 100 mila sfollati ammassati nei quattro campi circostanti: Hassa Hissa, Hamidiya, Khamsadagaig (abitati da persone dell’etnia afri- Z cana fur) e Taiba (che accoglie una popolazione nomade d’origine araba). I campi sono stati creati nel 2004; gli arrivi proseguono, ma la maggioranza della popolazione ormai è stabile e ha assunto abitudini tipiche della vita di villaggio: alcune famiglie hanno costruito case di mattoni, alcuni uomini hanno avviato piccolo commerci. Si è creato un sistema I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 33 internazionale internazionale sudan di relazioni che a un primo sguardo fa ritenere la guerra lontana e dimenticata. Però, parlando con la gente, il conflitto riemerge, ben radicato nella coscienza delle persone. E non potrebbe essere diversamente. Nel campo di Khamsadagaig (13.500 sfollati, la maggior parte costretti a vivere in capanne coperte dai teli di plastica delle Nazioni Unite alle pendici e sul crinale di una collina) incontriamo un gruppo di donne in un centro sociale aperto da Act-Caritas. Raccontano. Ed emerge lacerante il ricordo drammatico del giorno in cui hanno dovuto lasciare il villaggio in fiamme, alcune hanno perso il marito, ucciso dalle milizie Janjaweed, altre i figli, dispersi nella confusione della fuga. Parlano anche delle difficoltà della vita nel campo, soprattutto dei rischi che corrono per andare a prendere la legna da ardere o l’acqua nelle immediate vicinanze: storie di violenza sessuale sono all’ordine del giorno. Hanno dovuto adeguarsi alla nuova vita: prima le loro principali occupazioni, oltre alla famiglia e ai figli, erano l’agricoltura e l’allevamento, ora vengono al centro sociale un paio d’ore al giorno per seguire i corsi di alfabetizzazione. Non sapevano leggere né scrivere, al villaggio non avevano avuto l’opportunità di andare a scuola. Il capo al telefono da Parigi Nel programma del centro sociale sono previsti anche corsi sui temi della pace, della riconciliazione e dei diritti umani. Tutto ciò aiuta le donne a prendere coscienza dei propri 34 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 diritti e sta provocando un cambiamento nei rapporti di potere all’interno delle comunità di sfollati. Lo ripetono anche gli operatori che gestiscono il centro: se all’inizio ogni cosa era decisa dagli anziani, che avevano un potere indiscusso su tutto e tutti, ora i gruppi di donne, ma anche i giovani, non si sentono più legati a un contesto sociale tradizionale che imponeva la sottomissione e si sentono più liberi di esprimere le proprie idee. Nel caso dei giovani questo sta diventando un grosso problema, CAPANNA perché la maggior parte di loro DI FAMIGLIA Ragazza nel villaggio non ha nulla da fare e facilmente arabo di Dondona, sono attirati da attività illecite: furSud Darfur, dove sono affluiti ti e rapine si susseguono dentro e molti sfollati fuori i campi. Le donne, intanto, continuano a raccontare: sono informatissime sulla situazione del Darfur e hanno le idee piuttosto chiare sulla possibile soluzione del conflitto. Hanno grande speranza nella forza di pace ibrida (Nazione Unite - Unione Africana) che si aspettano composta, poco realisticamente, solo da Kawajia: i “bianchi”, in arabo, gli stessi che oggi garantiscono la sopravvivenza nei campi attraverso gli aiuti umanitari. Le donne sperano che i soldati bianchi arrivino ben armati a liberare gli sfollati dai soprusi delle milizie arabe e a riportarli nelle terre d’origine. La forza di pace dell’Unione Africana viene considerata in qualche modo come nemica, perché “figlia” dell’accordo di pace del 2006, che gran parte degli sfollati ha vissuto come imposto e non ha mai accettato. Il leader indiscusso degli sfollati è Abdel Wahid Nour, fur come loro: vive a Parigi e da lì, grazie ai telefonini, che tutti hanno nei campi, comunica con i sostenitori. Non ci sarà mai pace, dicono le donne, fino a quando il nostro leader non parteciperà alle trattative e firmerà gli accordi, che devono prevedere una compensazione per le sofferenze, il disarmo delle milizie Janjaweed e la ricostruzione dei villaggi. Alla domanda se tutte ritornerebbero al villaggio, dopo che queste condizioni saranno soddisfatte, la risposta non è unanime. Alcune sono incerte: a riprova del fatto che il campo di Khamsadagaig è destinato non a chiudere, ma a diventare, come forse tanti altri in Darfur, una baraccopoli alla periferia della città. La guerra ha fatto deragliare la vita, difficile tornare sui binari di un tempo. guerre alla finestra LE FORMICHE DI MAKENI, UN PAESE RINASCE DAL BASSO di Stefano Verdecchia ono passati due mesi da quel giorno di inizio settembre (domenica 9) in cui Franciss, Albert, Ann ed altri, sistemandosi nei seggi elettorali, aspiravano a garantire un corretto svolgimento delle elezioni presidenziali. «Che siano votazione vere, dignitose, di un paese autonomo, in ripresa, senza truppe straniere a presidiare strade e ponti»: questi i pensieri che affollavano la testa dei cittadini della Sierra Leone. Franciss, Albert ed Ann e tanti altri volevano costruire un pezzetto di speranza per la loro terra, anche grazie a un lavoro da formiche, pezzo dopo pezzo, quel punto Franciss, Albert e Ann hanno capito che il loro mandato cambiava. Ma come fare, perché i cittadini continuino a seguire coscientemente e attivamente le decisioni che riguardano il proprio distretto o villaggio? Perché riescano a influire, a livello locale, sulle scelte riguardanti un centro di salute, la gestione delle acque di irrigazione, il funzionamento delle scuole, la costruzione di un pozzo o di piccole dighe per gli orti, la tasa testa bassa sul loro compito. sazione locale, l’organizzazione della La Commissione giustizia e pace La Sierra Leone raccolta dei rifiuti? della diocesi di Makeni (nord del paeha archiviato una brutale Gli obiettivi su cui impegnarsi se), di cui sono operatori, aveva orgaguerra civile. non mancano. Ma se il lavoro delle nizzato, nei mesi precedenti, un proOra si succedono formichine della Commissione ha fagramma di sensibilizzazione alla citle tornate elettorali. cilitato un buon svolgimento della tadinanza attiva, per facilitare la parMa il voto non garantisce campagna elettorale e delle elezioni, tecipazione popolare alla politica. Andemocrazia e ripresa. potrà contribuire a centrare obiettivi che la radio diocesana è stata mobiliBisogna che gli elettori ancora più importanti. A patto di satata per trasmettere programmi di siano coscienti per attirare un numero sempre magsensibilizzazione, in onda alle 5 di e preparati. Anche grazie giore di formiche. mattina, quando i contadini si svea una radio… Per Franciss, Albert e Ann quello gliano e le donne accendono il fuoco che conta ora è il 2008. Tra pochi mesi e prendono l’acqua al torrente più vicino. Tutti in quei giorni esibivano un sorriso rassicurante. si svolgeranno le elezioni municipali, le seconde dalla fine In realtà, ognuno in cuor suo nutriva dubbi, ansie e paure. del conflitto, forse ancora più importanti delle presidenziali. Bisogna cogliere l’occasione di lavorare con giovani e donne, affinché si formino futuri leader locali, sani, impeInfluire sulle acque di irrigazione Ad affrontarsi, al ballottaggio delle presidenziali, sono gnati, decisi a rischiare per costruire una nuova politica. Le stati i candidati di Slpp (partito di maggioranza uscen- elezioni municipali sono importanti per migliorare le conte) e Apc (partito sfidante). Ma la gente, più che interes- dizioni di vita nel paese. Proprio nel 2004, all’epoca del prisarsi di denominazioni e sigle, o a stucchevoli campa- mo voto locale, la Commissione giustizia e pace aveva inigne elettorali con bandierine e palloncini colorati, era ziato a lavorare sul tema della cittadinanza attiva. Il paese, interessata a confermare una difficile ripresa, dopo la fi- in piena transizione, allora necessitava di stabilità, maturità ne (nel 2001) della guerra civile che aveva insanguinato e ascolto. Un bisogno vivissimo anche oggi. Perché il gesto di mettere la scheda in un’urna è cosa semplice. Ma coil paese per un decennio. Da Makeni la Commissione giustizia e pace ha tra- struisce un percorso duraturo di lotta alla povertà, oltre che smesso via radio al paese i primi risultati del round eletto- di pacificazione e riconciliazione, solo se è preparato, conrale. L’Apc si è aggiudicata la fetta più grande della torta. A sapevole, capace di vigilare sulle sue conseguenze. S I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 35 internazionale UNIONE EUROPEA. Cittadini stranieri nei paesi comunitari [31 dicembre 2005] Nel vecchio continente gli stranieri sono più di 50 milioni. Molti sono protagonisti di flussi intraeuropei, ma gli arrivi avvengono da tutto il mondo. E continueranno. Per governarli, occorre aprire canali legali Paese Stranieri % su pop. Paese Stranieri % su pop. Austria 814.100 9,8 Germania(2004) 7.287.900 Belgio 900.500 8,6 Grecia (2003) 25.600 0,3 Irlanda 258.400 2,5 Italia 98.100 13,1 Danimarca 270.100 5,0 Estonia (1999) 274.300 20,0 Finlandia 113.900 3.263.200 Bulgaria (2000) Rep. Ceca Cipro (2004) Francia (1999) Paese Stranieri % su pop. 8,8 Polonia (2001) 700.300 1,8 891.200 8,1 Portogallo 432.000 4,1 314.100 7,4 Regno Unito (2004) 3.066.100 5,2 2.286.000 3,9 Romania 25.900 0,1 Lettonia 456.800 19,9 Slovacchia 25.600 0,5 Lituania 32.900 1,0 Slovenia 48.900 2,4 Lussemburgo 181.800 39,6 Spagna 4.002.500 9,1 2,2 Malta (2004) 11.900 3,0 Svezia 479.900 5,3 5,6 Paesi Bassi 691.400 4,2 Ungheria 156.200 1,5 ROMANO SICILIANI Globalizzazione, non solo merci MIGRANTI VERSO L’EUROPA, LA SPINTA È SEMPRE FORTE di Oliviero Forti e Ettore Fusaro ostruire ponti o barriere? Interrogativo cruciale in tempi, i nostri, in cui la mobilità degli esseri umani è fenomeno sempre più diffuso, in certi casi travolgente. Ed è stato anche lo slogan del quinto Migration forum (“Forum delle migrazioni”), organizzato a Lisbona a fine settembre da Caritas Europa. Migrazioni e sviluppo sono stati i temi al centro di tre intense giornate, alle quali hanno partecipato operatori Caritas provenienti da molti paesi europei ed extraeuropei, insieme a rappresentanti di vari governi e organizzazioni del terzo settore. L’Europa è da decenni al centro di intensi flussi migratori, che hanno dato vita a una presenza massiccia e diversificata di stranieri: sono ormai più di 50 milioni nei paesi del vecchio continente, se si includono quanti nel frattempo hanno acquisito la cittadinanza, vale a dire 6 stranieri ogni 100 cittadini europei, con sensibili differen- C 36 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 ze fra i paesi neocomunitari, dove il rapporto è appena dello 0,5%, e altri paesi, in cui la percentuale arriva all’8%. In generale, negli ultimi anni, nei paesi di vecchia immigrazione la presenza di stranieri è rimasta stabile o, come nel caso della Germania, è leggermente diminuita. Invece nei paesi di nuova immigrazione (Italia, Spagna e Grecia) la presenza di immigrati è andata progressivamente aumentando e sembra che nel prossimo futuro il trend sarà in crescita. Il Dossier statistico immigrazione Caritas - Migrantes fornisce interessanti dati sulla provenienza degli immigrati nell’Unione europea, per due terzi non comunitari: il 32% sono europei extra-Ue (in gran parte russi, turchi e balcanici), il 22% africani (di cui due terzi provenienti dalle regioni settentrionali), il 16% asiatici (equamente divisi tra provenienza dall’Estremo Oriente, Cina in testa, e dal subcontinente indiano), il 15% americani (per la gran parte provenienti da America Latina e Caraibi). In un contesto tanto composito e in continuo mutamento, il Migration Forum di Lisbona è stato un’ulteriore occasione per approfondire temi cruciali, primo fra tutti il rapporto tra migrazioni internazionali e sviluppo dei paesi di origine. Sembra che i fattori di spinta – disoccupazione, guerre, problemi sociali e ambientali – siano ancora forti, quindi non in grado di scoraggiare i flussi verso l’Europa o all’interno dell’Europa stessa. Il nostro continente, infatti, costituisce ancora una forte attrattiva, in particolare per paesi a noi molto vicini. Spagna e Italia, ad esempio, stanno registrando un aumento considerevole dei flussi dalla Romania e dall’Ucraina. Si tratta di migrazioni di breve o medio periodo, che presumibilmente si ridurranno con la prevedibile crescita economica e sociale dei due paesi. Sembra, dunque, che solo una reale stabilizzazione delle aree di origine possa rappresentare un freno alle migrazioni. Nonostante questa consapevolezza, gli aiuti allo sviluppo, nell’area Ue, sono diminuiti e rappresentano oggi una parte minimale e residuale del Pil dei paesi donatori. Ma a Lisbona si è parlato anche di globalizzazione come nuova dimensione dell’era moderna. I flussi migratori contemporanei, infatti, sono frutto della globalizzazione, intesa come fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi, non solo di merci, ma sempre più di persone. L'organizzazione dell’economia, com'è stata intesa fino a oggi, va ripensata, poiché lo stato – limitato entro i propri confini – non può più dettare regole a un mercato globalizzato, che opera al di fuori di qualsiasi definizione territoriale. Ed è proprio in questa arena planetaria che l’immigrazione gioca un ruolo da protagonista, fornendo un’occasione di miglioramento sia al migrante, che tenta la via di un’esistenza migliore, sia ai paesi di immigrazione, che sostengono le proprie economie grazie all’apporto di questi lavoratori. Non sempre, però, l’immigrazione è una semplice scelta: in molti casi è una costrizione connotata dal mancato rispetto dei diritti di civili e, nei casi più gravi, dalla violazione dei diritti fondamentali. La globalizzazione, quindi, oltre a costituire un’opportunità, è senza dubbio una sfida per il migrante e alcune volte un limite per il suo paese, che si vede drenare le forze migliori, attraverso il fenomeno conosciuto come “fuga dei cervelli”. È difficile, comunque, immaginare entro breve un contenimento della spinta migratoria attraverso lo sviluppo dei paesi di origine. Oggi si può parlare, al limite, di governo dei flussi, che necessita però in tutta Europa di maggiore realismo. E soprattutto dell’apertura di canali legali, in grado di scoraggiare gli ingressi irregolari. Su questo punto è emersa una sostanziale condivisione tra i partecipanti al Forum di Lisbona, che hanno potuto riflettere anche su altri temi importanti: il ruolo del migrante e della sua famiglia come agenti di sviluppo nelle terre d’origine, la diversità culturale e il suo rapporto con razzismo e xenofobia, l’immigrazione di genere. Perché le migrazioni sono un fenomeno che va considerato per il suo impatto complessivo su un territorio. Ma che va anche conosciuto nelle sue specificità. Un uomo in movimento non è mai “migrante” soltanto: ha caratteristiche (di età, di genere, di condizione culturale, religiosa, sociale, economica) che lo rendono diverso e unico. E se le politiche devono fare azione di sintesi su ampia scala, l’impegno dell’accoglienza non può trascurare queste unicità molteplici. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 37 FONTE: DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE CARITAS-MIGRANTES. ELABORAZIONI SU DATI EUROSTAT, OECD, COUNCIL OF EUROPE, ISTAT flussi globali internazionale internazionale casa comune flussi globali La svolta di Ariana: con Warm il ritorno è un investimento Un progetto Caritas - comune di Roma accompagna il rientro in Albania dei clandestini. Un’occasione per superare il fallimento. E far crescere un paese di Gianmaria Pinto a quando, all’inizio degli anni 1990, l’Albania si è Alcuni, addirittura, vengono sostenuti nello sforzo di avaperta al mondo, centinaia di migliaia di persone viare in prima persona un’attività imprenditoriale. hanno abbandonato il paese in cerca di fortuna. L’Italia, per i suoi legami storici e per la prossimità Nascono le prime imprese geografica, ha rappresentato una delle mete pri- La rilevanza di Warm è duplice. Anzitutto, esso mira a canvilegiate del flusso migratorio. Molte di queste persone so- cellare le ragioni che hanno indotto le persone a lasciare no entrate in Italia senza documenti: da qualche anno, so- l’Albania. In secondo luogo, ha un impatto positivo sul prattutto per gli albanesi, sta assumendo una rilevanza morale delle persone che hanno vissuto la difficile espesempre maggiore la questione degli “emigranti di ritorno”. rienza dell’espulsione o, comunque, della clandestinità. Il Ariana Kurti è una di questi. Ariana ha avuto una vita programma, infatti, mira a far superare il profondo senso difficile: abbandonata dal marito, un bimbo da mantene- di frustrazione (se non addirittura di colpa) provato da core. Entrata clandestina in Italia, a un certo punto ha dovu- loro che hanno fallito e sono stati costretti a rientrare. to subire il rimpatrio in Albania e, con Il programma iniziale prevedeva esso, un senso di inadeguatezza e faldi formare duecento persone, di avlimento. Ora Ariana sta per aprire viarne al lavoro cento e di creare venuno studio da parrucchiera, e ha riti piccole imprese. I primi risultati sotrovato la speranza. no più che soddisfacenti: nella prima La svolta di Ariana è stata resa fase, 426 persone hanno partecipato possibile dal programma Warm (Welalle attività di reclutamento e 146 socome again: reinsertion of migrants, no state formate. Grazie all’erogazio“Benvenuti di nuovo: reinserimento ne di borse lavoro, 53 beneficiari del dei migranti”), che mira a reintegrare INVESTIRE SU SE STESSI progetto sono stati avviati a un’occui cladestini di ritorno reinserendoli Migranti ritornati a un corso di Warm pazione in patria. In seguito alla pubnel mercato del lavoro albanese. Capofila del progetto è il blicazione del primo bando pubblico per sostenere comune di Roma, cui si affianca Caritas Italiana; partner l’avviamento di piccole imprese (sono previsti altri tre locali sono Caritas Albania e Partnership for Development bandi entro la fine del 2008), Warm ha inoltre già finanzia(Pfd), organizzazione non governativa albanese. to sei microimprese. I risultati raggiunti sono stati ratificaWarm centra la sua attenzione su emigrati di ritorno ti dalla Commissione europea, che ha espresso un giudi(espulsi o volontariamente ritornati) che mostrino la vo- zio lusinghiero sul lavoro sin qui condotto, e dal governo lontà di prendere parte a un processo di formazione e in- albanese che, in sede di consiglio d’Europa, ha scelto il vestimento nel proprio paese. Il programma ha sin qui or- progetto Warm come best practice (buona prassi) per afganizzato corsi in sei diverse sedi, distribuite in tutto il frontare la sfida posta al paese dagli emigranti e per svipaese. Il training si protrae per quattro fine settimana: luppare politiche in grado di gestire al meglio il fenomeno prevede corsi generali (tecniche per la stesura di un curri- della diaspora degli albanesi, e del suo riflusso. Il maggiore successo di Warm, tuttavia, è costituito da culum vitae, analisi del mercato del lavoro, ecc.) e specifici (per costruire competenze). Alla fine, i partecipanti ot- storie come quelle di Ariana e di altre persone che hanno tengono una certificazione ufficiale. Poi molti di loro ven- ricevuto strumenti per investire sul futuro. Senza più Info www.aeneaswarm.org gono inseriti in posti di lavoro, o fruiscono di borse lavoro. scappare dalla propria terra. D 38 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 IL TEMPO DEI MIGRANTI, L’UNIONE DEVE FARE SQUADRA di Gianni Borsa inviato agenzia Sir a Bruxelles nitari rispetto a quelli dei cittadini provenienti da paesi terzi. Un portoghese che si trasferisce a Londra per l’Ue non è un migrante (siamo nel quadro della libera circolazione delle persone, una delle quattro libertà fondamentali dell’Ue), mentre lo è un senegalese che si stabilisce a Berlino. Nel settore delle migrazioni, non pienamente “comunitarizzato”, si avverte appunto la necessità di rafforzare le azioni comuni, pur lasciando ampio spazio di manoIn realtà l’Unione già nel Trattato vra ai singoli stati (a cominciare dalla di Maastricht (1993) cominciava a Di fronte ai fenomeni definizione del numero di immigrati considerare le politiche migratorie, migratori, l’Ue ha da accogliere). E proprio in questo cad’asilo e di sicurezza (frontiere) “macompreso la necessità so normative e politiche Ue rientrano terie di interesse comune”. Poi, con il di una strategia comune. (emblematicamente) nel settore “liConsiglio di Tampere (1999) e il sucMa prevarrà bertà, sicurezza, giustizia”: confermancessivo Programma dell’Aja (2004) si l’atteggiamento do l’impressione che si pensi solo a un sanciva il principio della “importanche legge nella mobilità “problema da contrastare”, anziché a za dell’immigrazione legale ai fini umana un problema un’opportunità da cogliere. della crescita e della competitività da contrastare, anziché Si situa in questo contesto la sfida Ue”, accanto al principio dell’integraun’opportunità di definire una politica globale Ue in zione degli immigrati legali “assicuda cogliere? materia di migrazioni. La quale non randone l’equo trattamento”. Nel dovrebbe prescindere da alcuni punti 2005 la Commissione ha varato un interessante Libro verde sulle migrazioni economiche. fermi. Servirebbe, ad esempio, una presa di coscienza culDall’esecutivo si attendono entro breve proposte per una turale e politica della ineluttabilità dei fenomeni di mobidirettiva per l’eguale trattamento dei lavoratori immigrati lità interna e internazionale. Occorrerebbe poi rafforzare la regolari, mentre la terza Relazione annuale su migrazione collaborazione tra Ue e paesi d’origine (sviluppo economico, consolidamento democratico, controllo delle frontiere, e integrazione nell’Ue è stata pubblicata a settembre. lotta alla tratta di esseri umani e al terrorismo). Non dovrebbe mancare uno sforzo diffuso per sensibilizzare Portoghesi e senegalesi È un compito difficile definire un piano comune sulle mi- l’opinione pubblica, al fine di prevenire razzismo e xegrazioni, sullo sfondo di scenari complessi e dinamici: nofobia. E, prima di tutto, occorre (basta con i condizionaglobalizzazione economica, squilibri e riorientamenti de- li!) considerare l’immigrato e i suoi familiari come persone, mografici (“invecchiamento” dell’occidente, surplus di cui richiedere il rispetto delle regole e dei valori fondabocche nel sud del mondo), crescenti fenomeni di mobi- mentali dei paesi ospitanti, assicurando loro al contempo lità per ragioni economiche, socio-ambientali, politiche… piena dignità umana, diritti e opportunità di integrazione Una cosa appare però chiara: l’Ue affronta in maniera nel paese d’arrivo, senza dover rinunciare alla propria “didifferente gli spostamenti di cittadini entro i confini comu- versità” (cultura, lingua, tradizione, credo religioso). l termine è abusato. Ma i fenomeni migratori rappresentano per l’Unione europea una sfida. Cui i 27 stanno cercando di far fronte insieme, dopo essersi accorti di recente che un’azione efficace in tale ambito (controllo dei flussi e dell’illegalità; integrazione e valorizzazione ei nuovi arrivati legali) può essere perseguita solo facendo squadra. È questo uno dei compiti principali assegnati al commissario italiano a Bruxelles, Franco Frattini, titolare delle deleghe “libertà, giustizia e sicurezza”. I I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 39 agenda territori ottoxmille PALERMO BOLZANO-BRESSANONE Fotografare “Palermondo” per raccontare la multiculturalità Giorno da volontari: impegno per adulti, “prima volta” per 180 Un concorso internazionale di fotografia, mirato a promuovere il territorio della provincia di Palermo. Ma non in chiave imprenditoriale, culturale o turistica. Piuttosto, come luogo di pace e intercultura. L’idea si deve agli operatori dell’area mondialità della Caritas diocesana, che hanno trovato il sostegno dell’assessorato provinciale ai diritti umani e civili. “Palermondo: racconto sulla multiculturalità” intende documentare i processi di integrazione tra i diversi popoli presenti nel territorio, e allo stesso tempo denunciare comportamenti discriminatori. Il primo premio del concorso sarà costituito da un viaggio a Nyololo (diocesi di Iringa, Tanzania, realtà sostenuta dalla diocesi siciliana) per realizzarvi un reportage fotografico. Il concorso è aperto a fotografi noti ed emergenti, italiani e stranieri, senza limiti di età; premiazione a gennaio, in occasione della festa “Palermondo 2008”. Le immagini selezionate saranno raccolte in un libro-catalogo che verrà inviato agli 81 comuni della provincia nell’ambito dei percorsi di educazione alla mondialità e alla multiculturalità. INFO www.caritaspalermo.it MILANO Città senza bussola, contro la povertà appello in 4 punti Caritas Ambrosiana e il mensile di strada Scarp de’ tenis (con altri soggetti) hanno organizzato iniziative di sensibilizzazione nella settimana del 17 ottobre, Giornata mondiale Onu di lotta alla povertà. Il tema-guida scelto per l’edizione 2007 è stato “Milano senza bussola”, titolo di un documento sottoscritto da ventidue realtà, che propone un’articolata riflessione sul disorientamento culturale che coglie opinione pubblica, media, politica e lo stesso mondo della solidarietà organizzata di fronte ai fenomeni di povertà, esclusione sociale e grave emarginazione. Il documento si chiude con un “Appello a Milano” in quattro 40 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 punti: essi chiedono di affrontare la povertà come problema di cittadinanza (“anche a Milano servono politiche di garanzia di un reddito sufficiente… e politiche di edilizia residenziale pubblica ambientalmente sostenibili, ma sviluppate e coraggiose”); di varare politiche urbanistiche che “tengano conto della presenza di tutti, diluendo la presenza dei più poveri, anziché concentrarli, secondo la logica dei campi o degli insediamenti omogenei, nelle zone periferiche o esterne”; di ridefinire “principi ispiratori e modalità organizzative dei servizi sociali”, irrobustendoli finanziariamente e dotandoli “di un numero maggiore di operatori specializzati, oggi insufficienti”; infine di coordinare le politiche di sicurezza “con le politiche socio-educative”, secondo il principio “un educatore ogni poliziotto”. È stato un successo. Il primo “Giorno di volontariato” in Alto Adige ha visto impegnati, in 41 progetti sociali sparsi nel territorio provinciale, ben 180 volontari (uno di loro, nella foto). Obiettivo del “Giorno di volontariato” (promosso da soggetti istituzionali e di volontariato del territorio, tra cui la Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone) era la promozione dell’impegno sociale in Alto Adige, per avvicinare persone maggiorenni che finora non hanno potuto impegnarsi in campo sociale, per motivi familiari o professionali. La metà dei partecipanti, in effetti, ha affrontato per la prima volta un’esperienza di volontariato sociale; l’età media dei volontari coinvolti è stata di 39 anni, due terzi erano donne. Dopo l’esperienza di prova alcuni partecipanti hanno deciso di continuare a impegnarsi nel volontariato sociale. SENIGALLIA “Lavoro in corso”, studio sul disagio legato alla precarietà L’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana di Senigallia ha condotto, nel 2006, una ricerca dal titolo “Lavoro in corso”, divisa in due parti: la prima, di tipo quantitativo, ha indagato il bisogno di reddito e lavoro di 400 persone, recatesi al Centro di solidarietà di Senigallia dal 15 giugno al 15 dicembre 2006; la seconda, di tipo qualitativo, comprende le storie di vita di nove donne, italiane e straniere, residenti nella diocesi marchigiana. La ricerca evidenzia che il 51% di coloro che si rivolgono al centro di ascolto diocesano sono persone che accusano evidenti difficoltà socio-economiche a causa dell’instabilità del lavoro, ovvero di un ciclo occupazione-inoccupazione troppo serrato, che impedisce la costruzione di un progetto di vita autonomo. Le categorie più a rischio sono risultate le donne, gli immigrati, i lavoratori sopra i 45 anni che hanno perso il lavoro e faticano a trovarne altri, i giovani. I risultati della ricerca sono stati discussi in un seminario che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e civili del territorio, nonché delle associazioni di categoria, dei sindacati e del terzo settore. ROMA Ricordo di Di Liegro e intesa per aiutare gli ammalati di Sla Caritas Roma ha celebrato nella decade centrale di ottobre il decimo anniversario della morte di don Luigi Di Liegro, suo storico fondatore, sacerdote che ha lasciato un segno profondo nella storia recente della capitale, tanto che a ricordarlo sono stati non solo cerimonie ed esponenti del mondo ecclesiale, ma anche di istituzioni, società civile e cultura capitoline. Nel frattempo i volontari della Caritas diocesana hanno avviato una nuova esperienza “di frontiera”. È stata infatti ratificata a metà ottobre la collaborazione tra la Caritas diocesana di Roma e l’associazione “Viva la vita”, creata di Franco Mammola Agape e la “Cittadella”: Mondovì si apre ai bisogni locali e globali Si concludono a novembre i lavori di ristrutturazione dell’edificio (foto sopra) destinato ad accogliere, nel centro storico di Mondovì (Cuneo), il centro unico dei servizi della Caritas diocesana, denominato “Cittadella della Carità” e realizzato con il contributo del fondo Cei otto per mille e grazie alle offerte dei fedeli della diocesi. Da anni diversi soggetti ecclesiali del territorio hanno organizzato iniziative di risposta ai bisogni delle persone in situazione di povertà e disagio; da queste esperienze si è sviluppato il centro d’ascolto della Caritas diocesana e si sono intensificati i rapporti con le istituzioni locali. Ora, attraverso il progetto Agape, che avrà sede nella Cittadella, verranno riorganizzati i servizi forniti, in particolare a livello cittadino, da organismi diocesani e parrocchiali e da associazioni di volontariato vecchie e nuove. Nella nuova realtà troveranno spazio il centro di ascolto, la mensa dei poveri, il servizio di accoglienza notturna maschile, il centro di aiuto alla vita, quattro minialloggi per l’accoglienza a tempo determinato di mamme in difficoltà con figli. Inoltre è emersa la necessità di potenziare i contatti con le agenzie di formazione e le cooperative di lavoro del territorio: in questo modo il progetto Agape, attivo da circa un anno, intende delineare percorsi individualizzati di reinserimento sociale e lavorativo; negli ultimi mesi sono già state reinserite al lavoro numerose persone (soprattutto ultraquarantenni, maschi e soli). Inoltre, in molti casi si è riusciti a dare una sistemazione abitativa a persone prive di casa. Laboratorio missionario Queste iniziative vanno nella direzione della costruzione di una comunità solidale. Attenta ai bisogni del territorio, ma anche alle disuguaglianze presenti nel mondo. Per questo Agape affianca al centro unico dei servizi un laboratorio missionario di pace e giustizia fra i popoli (foto sotto, un incontro), situato a pochi passi dalla Cittadella. Gestito dall’associazione di volontariato L’antenna Missiomondo (braccio operativo del centro missionario e della Caritas diocesani), il laboratorio ha lo scopo di fare sensibilizzazione, nel territorio, sui temi della giustizia, della pace, della solidarietà e della salvaguardia del creato, lavorando soprattutto con ragazzi e giovani. Tra novembre e giugno ha coinvolto nelle sue attività circa 400 ragazzi di scuole e gruppi parrocchiali; nel 2008 attiverà un percorso di educazione alla pace, rivolto a ragazzi della scuola primaria e della scuola media. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 41 agenda territori sto in campagna/1 di Daniele Bombardi La salute, diritto che continua a essere violato: ma ridurre mortalità e vincere malattie non è un sogno PAUL JEFFREY / ACT-CARITAS Lo scenario La salute é uno dei parametri fondamentali dello sviluppo umano. Senza salute non c’è ben-essere, lavoro, pienezza di vita. Ed è ancora più difficile, per i poveri, accedere a un’istruzione adeguata, a un tenore di vita dignitoso, a una piena partecipazione alla vita sociale e politica, perché la sofferenza fisica isola l’individuo. Molti documenti internazionali riconoscono la salute come diritto umano primario. Eppure la salute, e di conseguenza il diritto alla cura, è uno dei diritti fondamentali più violati, uno dei settori che hanno maggior bisogno di una presenza solidale. Ridurre la mortalità infantile, ridurre la mortalità materna, combattere la diffusione di Aids, malaria e altre malattie: non sono sogni, ma tre (il 4, il 5 e il 6) degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio, che 189 paesi nel mondo si sono impegnati (nel 2000) a raggiungere entro il 2015. A metà del percorso, la loro realizzazione è ancora lontana (in particolare nell’Africa subsahariana): il tasso di mortalità infantile, che nei paesi in via di sviluppo era di 105 per mille nati vivi nel 1990, si attesta ora a 83, con una riduzione pari al 16%, ancora ben lontana dalla riduzione del 75% fissata per il 2015; ancora 530 mila donne muoiono ogni anno per gravidanza e parto e il 99% vive nei paesi in via di sviluppo (nell’Africa subsahariana il rischio di morire per cause legate al parto è 1 a 16, nei paesi industrializzati 1 a 3.800); la diffusione delle infezioni da Hiv è addirittura in aumento (le morti per cause legate all’Aids sono passate da 2,2 milioni nel 2001 a 2,9 milioni nel 2006, mentre a fine 2006 circa 39,5 milioni di persone vivevano con l’Hiv, contro i 32,9 milioni del 2001). Le iniziative Se la mancanza di cure essenziali per le malattie più comuni e diffuse (difterite, pertosse, morbillo, tubercolosi, tetano e poliomielite) provoca ancora la morte di tante persone, si pone non un problema di solidarietà circostanziale, ma di chiara giustizia sociale. Purtroppo molti interventi a favore della salute nei paesi poveri si prefiggono di creare o sostenere strutture ospedaliere esclusivamente curative, che favoriscono pochi privilegiati, anziché rafforzare i piccoli centri di salute diffusi nel territorio. Oppure si concretizzano nell’invio di farmaci non generici, che causano difficoltà di distribuzione e contribuiscono all’arricchimento delle aziende farmaceutiche. O ancora nella donazione di apparecchiature scadenti, o non utilizzabili perché troppo sofisticate. Queste preoccupazioni guidano anche le iniziative della campagna “Prima che sia troppo tardi”, promossa in Italia da Caritas e Focsiv, che a livello internazionale vigila sulla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio. Occorre, nel settore della salute, anche evitare il rischio del paternalismo, cioè della guarigione “dal di fuori”, superficiale. Giovanni Paolo II, nel messaggio all’Assemblea generale dell’Onu del 22 agosto 1980, ricordava che “la sussidiarietà serve a proteggere gruppi e popoli dalla volontà di cercare soluzioni globali, le quali siano contro le loro capacità di provvedere da sé a loro stessi”. In questo senso, gli Obiettivi di sviluppo del millennio dovrebbero rappresentare non solo un traguardo, ma un punto di riferimento per rileggere il modo di fare sanità nel mondo. INFO www.primachesiatroppotardi.it 42 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 da familiari di malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), per promuovere il volontariato domiciliare. Un gruppo di volontari appositamente formati si recherà nelle case per assistere i malati e dare vicinanza affettiva e sostegno ai famigliari. A Roma i malati di sclerosi laterale amiotrofica in stato avanzato sono circa trecento; ogni anno sono diagnosticati 150 nuovi casi di Sla. La Caritas impegnerà nel progetto i volontari del servizio domiciliare “Aiuto alla persona”, che assistono già anziani soli e famiglie in difficoltà. RAGUSA Nove personaggi sgomberati in cerca di alloggio Nove nomadi “sfrattati” dalla casa abbandonata che occupavano e accolti, nella fase dell’emergenza, nella vecchia sede del centro di ascolto. A Ragusa è andato in scena il dramma di quelli che la Caritas diocesana ha definito i “nove personaggi in cerca di autore”. Niente teatro, però: i personaggi hanno carne e ossa e una storia vera. Quattro donne, quattro uomini e un bambino, tutti di nazionalità rumena, ospiti da inizio ottobre in un alloggio approntato in emergenza dalla Caritas in un ufficio dismesso. L’autore di cui sono in cerca deve saper scrivere una storia di accoglienza: la Caritas ha lanciato un appello “a chi pensa che sgomberare persone da un immobile e lasciarle per strada, senza curarsene, non sia un atto di legalità”. Molti abitanti del territorio della parrocchia San Paolo di Ragusa durante l’estate hanno fornito acqua e generi di prima necessità, ma anche dialogo, ai nove “personaggi”. L’appello è anche un invito ai servizi sociali del comune, perché assicurino ascolto e coinvolgimento. sto in campagna/2 Stop alla circolazione delle armi, i giovani in Burundi chiedono pace Lo scenario Disarmare il Burundi. Per sottrarre il piccolo paese centrafricano al rischio di cadere nuovamente nella spirale della guerra civile. Quella protrattasi dal 1993 alla metà di questo decennio ha fatto centinaia di migliaia di morti: si è trattato di una guerra fratricida, a lungo considerata “a bassa intensità” ma inscritta, in realtà, nel quadro dell’instabilità che ha percorso per oltre un decennio la regione dei Grandi Laghi. La “favola etnica” che viene fatta circolare per spiegare il conflitto nasconde il fatto che il territorio congolese, ricchissimo di risorse, soprattutto minerarie, ha fatto e fa gola a reti criminali e di riciclaggio, a circoli imprenditoriali e finanziari leciti e illeciti, a riciclatori di denaro e a trafficanti d’armi, a crudeli signori della guerra locali. L’accanimento per il controllo di Burundi e Ruanda, paesi confinanti, senza ricchezze, se non la posizione favorita per l’accesso all’oro, ai diamanti e ai minerali congolesi, si spiega in questa prospettiva. L’iniziativa Dopo gli accordi di pace firmati nel 2000 e le elezioni libere (le seconde nel paese) dell’agosto 2005, oggi il Burundi sperimenta sulla carta la democrazia. Ma la realtà quotidiana è ancora percorsa da tensioni e violenze. Il centro giovanile “Kamenge” opera nei quartieri nord della capitale Bujumbura dal 1992: fondato dal saveriano italiano padre Claudio Marano, da sempre esercita una pedagogia della pace che gli ha meritato a Stoccolma, nel 2002, il premio alternativo per la pace “Livelihood”. Alcune sue attività sono sostenute da Caritas Italiana: oggi conta più di 28 mila giovani iscritti e propone, insieme all’associazione “Amici del Senatore Spagnolli”, la campagna “Aiutiamoli, aiutiamoci a fare pace” per il disarmo del paese. Recentemente Guillaume Bunyoni, comandante della polizia burundese, ha affermato che centomila armi leggere si trovano nelle mani dei civili. L’iniziativa si propone di raccogliere firme di cittadini di tutto il mondo, in calce a una petizione scaricabile dai siti delle associazioni promotrici: essa chiede che le operazioni di disarmo totale, iniziate con la supervisione Onu nel 2005, vengano portate a termine e che si svolga un controllo costante sulle azioni di compravendita di armi. La lettera sarà inviata entro il 15 dicembre al presidente della repubblica e ai rappresentanti dei principali partiti burundesi. INFO www.cejeka.org - www.assamicispagnolli.org I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 43 villaggio globale sussidi LIBRI AGENZIE Cooperanti,“Solidali con la valigia” Focsiv riscrive 35 anni di sviluppo “DiReS”, ogni giorno duecento notizie su welfare e dintorni Come alzare la voce contro la povertà e le ingiustizie, senza passare per sepolcri imbiancati? Volontari nel mondo - Focsiv sostiene che impegno e coerenza personali sono le uniche credenziali per orientare l’agire, anche nel campo della cooperazione internazionale. Da sempre la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana lotta perché una visione meramente professionistica della cooperazione non snaturi le motivazioni di fratellanza e condivisione, che non possono non alimentare l’impegno per la solidarietà tra i popoli. In occasione del suo trentacinquesimo anniversario, la Focsiv (principale raggruppamento di ong in Italia) ha voluto raccogliere in un libro le voci che hanno costruito la sua storia, riallacciando i fili di vite e cammini lontani, ritrovando vecchi protagonisti e collocandoli accanto a chi oggi lavora con gli ideali di ieri e con metodi per forza diversi, adatti a tempi più complessi. Solidali con la valigia. Lo sviluppo è il nuovo nome della pace (PaolineFocisv, Milano 2007, pagine 192) è il frutto di questo tentativo: scritto a quattro mani da Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire, e da Sergio Marelli, dal 1994 direttore generale di Focsiv e presidente dell’Associazione delle ong italiane, il libro racconta le tappe di un lungo cammino e ricostruisce, anche attraverso avvincenti testimonianze, una storia associativa che è anche un percorso di consapevolezza politica. E che riconosce nella solidarietà e nella cooperazione internazionale la strada maestra per l’integrazione culturale e per la pace nel mondo. INTERNET Carcere porte aperte, la cittadella di Bollate visitabile on line Vsitare il carcere di Bollate, il più nuovo tra quelli milanesi, a ogni ora del giorno e della notte. Per farlo basta andare sul sito www.carcerebollate.it, che da metà ottobre spalanca virtualmente le porte dell’istituto penitenziario. Il carcere alla periferia di Milano ospita 702 detenuti (su una capienza massima di 971 posti): una piccola città, chiusa da alte mura, che internet permette di scavalcare. Il sito, realizzato dall’associazione Altrocinema con il sostegno della Fondazione Cariplo, propone un viaggio virtuale nelle sei 44 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 sezioni. Si scopre così che non esistono solo celle (comunque aperte dalle 8 alle 20) e cancelli, ma anche una ludoteca e una stanza dell’affettività, progetti e servizi per il recupero sociale dei detenuti, una biblioteca con 16 mila volumi e 2 mila film, aule e laboratori per i corsi di formazione professionale, quattro cooperative di lavoro. «Il sito internet – afferma Lucia Castellano, direttrice dell’istituto – è il nostro contributo al dibattito sulla sicurezza. Siamo convinti che un certo modo di far scontare la pena dia buoni frutti e riduca i casi di recidiva fra gli ex detenuti». [redattore sociale] È stato presentato il 25 ottobre a Roma, nella sede della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti, DiReS, il nuovo notiziario sociale nato dall’iniziativa congiunta di due agenzie di stampa. Dire (che mette a disposizione la redazione “Dire welfare”, che produce già l’omonimo notiziario quotidiano) e Redattore sociale hanno infatti deciso di unire le forze per dare vita a un nuovo notiziario giornalistico, dedicato ai temi del welfare e del disagio, della salute e della medicina, del terzo settore e del volontariato. Ma anche ad altri settori delle politiche sociali (scuola, lavoro, previdenza, povertà, giovani, donne, anziani, disabilità, immigrazione, cooperazione, solidarietà, dialogo interreligioso), di cui verranno esplorati sia il versante nazionale che quello europeo. Il nuovo notiziario sarà destinato alle testate giornalistiche, alle istituzioni, alle associazioni non profit, agli studiosi e a tutti i cittadini interessati alle politiche sociali: si tratterà di un contenitore con duecento lanci al giorno, che saranno leggibili in abbonamento sui portali web delle due agenzie e attraverso il sistema Telpress. INFO www.dire.it www.redattoresociale.it CINEMA I “corti” di Pergola, “Oltre le apparenze” per affermare i diritti Si è svolta a Pergola (Pesaro Urbino) a fine settembre la quarta edizione del Festival del cortometraggio “Città di Pergola”. Organizzato da comune e Pro Loco della cittadina marchigiana, rivolto a giovani cineasti, sin dagli inizi vede partecipare la delegazione regionale Caritas Marche, che cura la sezione “Pace e diritti umani”, dettandone l’argomento e premiando i partecipanti. Quest’anno il tema della sezione era “Il diritto di vivere la propria umanità”. I premiati, in questa sezione, sono stati i cortometraggi Oltre le apparenze di Giuseppe Tumino (miglior film, nella foto un’inquadratura), Gli obiettivi del millennio degli alunni del 3° Circolo di Fermo (migliori riflessioni sul tema) e Last wish di Alessandro Maresca (miglior tecnica cinematografica). Nelle altre sezioni hanno prevalso Tana libera tutti di Vito Palmieri (miglior film sezione principale, premio “Città di Pergola”), Bosco infinito di Michele Senesi (miglior film sezione amatoriale, premio “Pro Loco”), Memento Mestre di C. Ferruzzi e E. Rottigli (premio “Pergola nostra”) e Peppino di Mauro Petito (premio del pubblico). INFO www.festivalcortopergola.it “Tu che annunci liete notizie”, Avvento e Natale pregati a colori «L’Avvento e il Natale sono momenti essenziali nella pedagogia della Chiesa, che accompagna il credente nel cammino di conformazione a Cristo. Lo fa mettendo tra le sue mani la Parola viva, in cui profezia e storia si intrecciano per dar spazio non a una semplice filosofia di vita o a una tavola di precetti, ma a una promessa che riempie il cuore e illumina il presente, interpella la vita e interpreta gli eventi. Non c’è dunque salvezza, se mancano coloro che annunciano “liete notizie”, ossia la persona di Gesù e il modo in cui il suo mistero si innesta nella vita di ogni uomo». Così monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, presenta i materiali predisposti dagli uffici della Conferenza episcopale, tra cui Caritas Italiana. “Tu che annunci liete notizie” è dunque il tema a cui anche Caritas Italiana ispira gli ormai tradizionali sussidi di Avvento e Natale. Essi raccolgono l’esperienza di tanti collaboratori e volontari, che nel loro servizio quotidiano vivono l’esperienza di annuncio della “lieta notizia” soprattutto ai poveri. I racconti in prima persona sono affiancati da proposte di preghiera e riflessione, rivolte alla famiglia. Il tutto, con una veste grafica sempre più colorata, perché la gioia dell’Incarnazione sia evidente già a un primo sguardo. Il racconto del piccolo Michele CINEMA Immagini d’ambiente, a Torino il festival compie dieci anni Ha celebrato quest’anno il suo decennale. E ha confermato il suo ruolo di principale manifestazione italiana di settore, perno della rete europea degli eventi cinematografici dedicati al tema. La decima edizione di CinemAmbiente si è svolta a Torino dall’11 al 16 ottobre con l’ambizione di sempre: far crescere, attraverso il cinema, la cultura dell’ambiente. Anche quest’anno, su iniziativa del Museo nazionale I materiali sono molteplici. Anzitutto l’opuscolo (foto sotto), che nelle testimonianze di annuncio ai poveri e da parte dei poveri individua il messaggio di speranza proposto dal Natale. Con una novità, rispetto al passato: grazie alla collaborazione di una scuola media romana che ha partecipato all’iniziativa “La nave della legalità”, si riflette sul fenomeno mafioso, confermando che è possibile annunciare liete notizie anche in situazioni drammatiche. Nell’album per i bambini (foto sopra) “Caro Gesù ti racconto…” (nella foto), il piccolo Michele attende il Natale invitando i compagni di scuola a partecipare alla narrazione: un itinerario utile in famiglia o a catechismo, per avvicinarsi alla festa (grazie ai testi di Cosetta Zanotti e ai disegni di Cinzia Ratto) in modo consapevole e divertente. Gli altri strumenti sono il poster (un bambino corre, saltellando, in un ambiente poverissimo; la sua voglia di vivere si fa mezzo inconsapevole di un annuncio gioioso), il salvadanaio (strumento per chi accompagna il cammino di Avvento con un gesto concreto di solidarietà) e la scheda per l’animazione pastorale (scaricabile dal sito www.caritasitaliana.it). I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 45 ritratto d’autore villaggio globale pagine altre pagine del cinema, spalleggiato da molti altri soggetti (a cominciare dal ministero dell’ambiente e dagli enti locali piemontesi), la rassegna torinese ha proposto i migliori film dell’anno a tema ambientale, ma anche mostre, dibattiti, momenti di riflessione. I film presentati a Torino non sono solo documentari in stile televisivo, ma appartengono a vari generi: dai cartoni animati sull’inquinamento alle inchieste sulla deforestazione sulle ecomafie, dai lungometraggi sulle guerre ai lavori poetici di famosi registi (De Seta, Quilici, Flaherty, Ivens). Storia e attualità del festival sono documentate dal suo bel sito internet. INFO www.cinemambiente.it SEGNALAZIONI Tutto Bauman, i diversi aspetti dello sviluppo Zygmunt Bauman, Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi (Erickson, 2007, pagine 101). Il volume ha il merito non solo di riassumere in un centinaio di pagine le tesi dell’autore (noto per la sua caratterizzazione della modernità come “vita liquida”), ma anche di offrire al lettore una panoramica dei testi sociologici contemporanei dedicati alla società dei consumi. Partha Dasgupta, Povertà, ambiente e società (Il Mulino, 2007, pagine 336). Secondo l’autore, docente di economia all’università di Cambridge, lo sviluppo economico è un processo che va indagato tenendo conto di diversi aspetti: dimensione economica e sociale, cultura e istituzioni, dimensione ambientale, diritti e partecipazione politica. 46 I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 di Francesco Dragonetti Cosa sarà di noi dopo la morte? La vita in un’altra dimensione, riflessioni per non disperare La morte? Non è un taglio netto alla nostra vita, ma è la porta che attraversiamo per continuare a vivere in un’altra dimensione; che ci conduce a una vita che sarà tanto più luminosa, quanto più coscientemente l’uomo avrà portato a termine i compiti della sua vita terrena. Se comprendiamo che cosa è veramente la vita, non abbiamo più motivo di temere la morte. Il volume di Gabriele di Wurzburg, Da dove vengo? Dove vado? (Vita Universale, 2007, pagine 84) dà una risposta alle 75 domande poste più frequentemente sulla vita dopo la morte: il decesso, l’assistenza nel momento della morte, la vita dell’anima nell’aldilà, il vero senso della vita su questa terra e molti altri aspetti. Nella metamorfosi che segue la morte fisica, come una farfalla che emerge dalla crisalide ci è possibile attraversare “il ponte”, un arcobaleno che collega il mondo della materia e il mondo dello spirito: è la tesi di Accompagnarli verso la luce di Petia Prime (Amrita, 2007, pagine 104), che insegna come si attraversa il “ponte” e come si possono aiutare gli altri a farlo. Nde. Near-death Experience. Testimonianze di esperienze in punto di morte, di Paola Giovetti (Edizioni Mediterranee, 2007 pagine 200), rappresenta invece l’unica inchiesta italiana compiuta sull’argomento. Il libro prende in considerazione il materiale disponibile, presentando una vasta documentazione raccolta in Italia e all’estero, facendo confronti con la casistica del passato e prendendo in considerazione anche elementi totalmente nuovi: le esperienze in punto di morte dei bambini, quelle dei nati ciechi, quelle di persone appartenenti a religioni diverse dalla cristiana, quelle di chi ha tentato il suicidio, le esperienze oniriche dei morenti e altro ancora. Il libro rappresenta un’antologia di quanto finora si conosce sulle esperienze in punto di morte e può contribuire a dare una visione più serena sul nostro destino ultimo. Infine il volume, sempre attuale, La questione della morte nella teologia contemporanea. Teologia e teologi di Francesco Brancato (Giunti, 2005, pagine 168), attraverso l’analisi dei principali contributi dei più rappresentativi studiosi di lingua tedesca, spagnola e italiana, presenta le linee fondamentali dell’attuale riflessione teologica intorno alla questione della morte, realizzando uno sguardo sistematico e chiarificatore sul pensiero della chiesa a proposito di un passaggio cruciale dell’esperienza umana. di Rula Jebreal giornalista La7 LA FIERA DI MOHAMMED, UN EURO È PER IL CAPORALE S e sei straniero in Italia nulla può renderti immune dal pregiudizio. Quanto sia vera questa affermazione ho avuto modo purtroppo di sperimentarlo, prima sulla mia pelle, poi nei volti e nelle storie dei tanti immigrati, famosi o anonimi, che ho incontrato, ascoltato, intervistato. Ancora impressi nella mia mente sono i racconti di vita attraverso i quali ho cercato di tracciare un affresco dell’Italia vista con gli occhi degli immigrati, nel libro Divieto di soggiorno, appena pubblicato. Tra tutte, forse le parole di Mohammed, 57 anni e quattro figli, sono le più nitide. «Io sono musulmano e la mia fede dice: se tu vedi l’ingiustizia devi agire per combatterla, con le parole e con il cuore, devi sentire dentro di te che quella cosa è sbagliata e cambiarla». Nel 1994, quando lavorava nel cantiere del nuovo polo fieristico milanese, Mohammed ha denunciato il caporale che lo sfruttava. Ne è nato un caso mediatico: tanto scalpore, grande scandalo, ma poi, a luci spente, tutto è tornato come prima. Salvo che Mohammed, per proteggersi da minacce e ritorsioni e tutelare la sua famiglia, ha dovuto trovare un nuovo lavoro. Dopo qualche settimana il caporale era di nuovo in libertà e ancora oggi, dopo tre anni, non si sa a che punto è il processo. E Mohammed ha ancora paura. Quando lo incontro mi colpisce subito la sua concretezza, la sua semplicità, ma anche, nonostante tutto, la forza di non rassegnarsi all’ingiustizia. Dal Marocco è arrivato in Italia nel 1988. Per qualche anno ha lavorato la ceramica nel Varesotto, poi ha iniziato a lavorare nell’edilizia, fino a essere ingaggiato per la costruzione dell’avveniristica Fiera di Milano. «Degli otto euro che Faceva il muratore. guadagnavo all’ora – mi dice chiaramente – uno lo dovevo dare al caporale. Nell’avveniristico Ho provato a protestare, a parlare con gli altri, ma tutti mi facevano capire che cantiere alle porte così andavano le cose, non c’era da stupirsi, bisognava adeguarsi. Tutti di Milano. Ma versava sapevano e tutti tacevano». parte dello stipendio Finché Mohammed racconta la sua storia ad alcuni sindacalisti e, al suo sfruttatore. con il loro aiuto, si mette in contatto con la polizia. Lo sfruttatore viene colto Ha trovato il coraggio in flagrante e mentre viene arrestato lancia alla sua vittima sguardi di ribellarsi. E ha dovuto minacciosi, carichi di odio. È l’epilogo, o meglio solo una tappa della storia cambiare lavoro. di Mohammed. Che oggi ha cambiato impresa, ma continua «L’Occidente ad appassionarsi al suo duro lavoro di muratore, che gli dà la soddisfazione ha ancora angoli bui» di «veder venir su le case, giorno dopo giorno». Invece i caporali continuano a far soldi sulla pelle della povera gente. Mentre beviamo un té alla menta nella sua casa nella periferia di Milano, sul tavolo c’è un quotidiano aperto su un articolo che denuncia l’ennesimo caso di sfruttamento del lavoro, di capolarato. Mohammed sospira, alza gli occhi, mi guarda e dice: «Certo, l’Occidente è la patria dei diritti civili, ma con degli angoli ancora molto bui». Il té in quel momento mi sembra proprio amaro, ma continuo a sorseggiarlo, mentre davanti ai miei occhi rivedo Olga, Jean Leonard Touadi, Zeudi Araya, Tarek Ben Ammar e altri ancora. Percorsi diversi, corsa a ostacoli per alcuni, vite segnate da luci e ombre, che parlano alle nostre coscienze e richiamano ognuno di noi alla grande responsabilità di creare insieme un futuro, in cui ci siano convivenza civile, diritti e doveri. I TA L I A C A R I TA S | NOVEMBRE 2007 47 I lettori, utilizzando il c.c.p. allegato e specificandolo nella causale, possono contribuire ai costi di realizzazione, stampa e spedizione di Italia Caritas, come pure a progetti e interventi di solidarietà, con offerte da far pervenire a: Caritas Italiana - c.c.p. 347013 - via Aurelia, 796 - 00165 Roma - www.caritasitaliana.it