MESSAGGERO
v v e n t i s t a
IL
MENSILE
D E L L 'U N I O N E I TA L I A N A D E L L E
C H I E S E C R I S T I A N E AV V E N T I S T E
DEL
7° G I O R N O
SETTEMBRE 2008
Il viaggio della speranza
Letture per la Settimana di Preghiera 2008
Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/b legge 662/96. Supplemento settembre 2008 - anno LXXXII - n. 8 bis
UN MESSAGGIO DAL PRESIDENTE DELLA DIVISIONE
Settimana di Preghiera 2008
Traduzione dall’inglese:
Maurizio Caracciolo
Il Messaggero avventista,
mensile dell’Unione Italiana
delle Chiese Cristiane Avventiste
del 7° Giorno
Primo anno di pubblicazione:
1926. Anno LXXXII, suppl. n. 8
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Comitato di redazione:
Giovanni Leonardi (dir),
Giuseppe Marrazzo, Maurizio
Caracciolo, Anna Nunziati
Redazione: Giuseppe Marrazzo
Segretaria di redazione:
Enza Laterza
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Segni di speranza
DI
RIKART
*
a nostra epoca postmoderna è sempre più contrassegnata dalla
paura di catastrofi ed epidemie. La scienza e la tecnica,
nonostante il loro gigantesco progresso, sembrano incapaci di
controllare la situazione. Gli uomini si rivolgono sempre più
frequentemente ai «segni» irrazionali, come le teorie della
cospirazione e ogni forma di superstizione. Si potrebbero anche
citare i grandi successi conseguiti da Dan Brown con il suo romanzo
Il codice da Vinci, oppure dalla serie televisiva «Left Behind»
(abbandonati), una fiction sui tempi della fine ideata da Tim La
Haye e Jerry Jenkins, per la cui realizzazione l’editore ha sborsato
agli autori un anticipo di 45 milioni di dollari.
Dove possiamo trovare la pace? Quali sono i valori sicuri? Quali
prospettive intravedo per il mio futuro? L’umanità cerca risposte.
La Parola di Dio fornisce i parametri chiari e inequivocabili a
questioni così importanti come il senso dell’esistenza. Con la nostra
personale relazione con Cristo possiamo parlare di un avvenire
sicuro in un’epoca incerta. Il ritorno glorioso di Cristo è la luce
infallibile, il segno della speranza alla fine del tunnel nel quale la
nostra società è rimasta intrappolata.
La nostra missione comune consiste nel predicare questo
meraviglioso messaggio di speranza. Per questo motivo, nel
comitato della Divisione del 4 aprile 2008 abbiamo votato la
seguente decisione: «Considerata l’evoluzione drammatica e rapida
in seno alla società, votiamo di dare la massima priorità
all’annuncio del prossimo ritorno del Signore Gesù Cristo.
Desideriamo unire tutte le forze per proclamare ai nostri simili
questo messaggio di speranza e indicare l’unica prospettiva valida
per l’avvenire di cui abbiamo tutti urgente bisogno».
La criticità presente a livello mondiale e l’aumento di catastrofi
naturali ci ricordano l’approssimarsi della venuta di Cristo.
Ringrazio il Signore nel constatare come le nostre comunità e i
nostri dirigenti siano sempre più impegnati a promulgare questo
gioioso messaggio e lo fanno con entusiasmo e creatività.
Siamo veramente coscienti e sentiamo il grande privilegio di
essere portatori di speranza per i nostri simili in un’ora così
confusa? «La luce che il Signore ha affidato al suo popolo non deve
essere confinata alle chiese; occorre diffonderla nelle regioni più
tenebrose della terra… Il momento è venuto in cui il messaggio
della prossima venuta di Cristo deve propagarsi nel mondo intero»
- Ellen G. White, 3T, pp. 349,350.
L
Edizioni Adv
via Chiantigiana 30 - Falciani
50023 Impruneta FI
2
ULRICH F
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
* Ulrich Frikart
è il presidente
della Divisione Eurafricana,
Berna, Svizzera.
S A B AT O
La chiesa avventista
e i segni dei tempi
Perché sono così importanti nella vita della comunità
di JAN PAULSEN*
a nostra chiesa è nata in
seguito a una vigorosa
proclamazione dell’imminente,
glorioso ritorno del Signore. Il
piccolo gruppo di credenti era
fermamente persuaso che la
seconda venuta di Cristo stesse
per compiersi; quella convinzione
si basava sull’adempimento delle
profezie bibliche e dei segni che
dovevano precedere quell’evento.
Le profezie di Daniele e
Apocalisse, unite a quelle di
Matteo 24, occuparono un ruolo
centrale nello studio dei nostri
pionieri, finalizzato alla ricerca
della comprensione.
Come loro, anche noi crediamo
risolutamente che «il rapido
succedersi dei segni dei tempi
dichiari che il ritorno di Cristo
sia prossimo. I tempi nei quali
viviamo sono solenni e
importanti» (Ellen G. White,
Lift Him Up, p. 356).
L
Il segno del rimanente
degli ultimi tempi
La Bibbia presenta una quantità
di segni che si possono definire
precursori del ritorno del nostro
Signore. Parlerò del loro
significato, ma prima desidero
soffermarmi su un segno
generalmente trascurato: quello
che indica come il piano divino
per il suo popolo si sia realizzato
all’interno della storia del
mondo; esso consiste nella
presenza del popolo del
rimanente di Dio negli ultimi
tempi. Lo si può considerare un
segno, innanzitutto perché è
apparso sul palcoscenico del
mondo nel momento indicato
nella Scrittura. La profezia
biblica ha descritto l’attacco dei
nemici di Dio contro Cristo
(Ap 12:4,5) e ha altresì previsto
l’assalto continuo contro la stessa
chiesa (Ap 12:13-16).
All’inizio del suo percorso,
la chiesa ha dovuto far fronte a
un’opposizione proveniente da
direzioni disparate: la pressione
sociale, religiosa e legale che ha
dovuto subire nei tempi più
difficili come anche in quelli
meno ostili, ha determinato
alcuni incidenti di percorso che
hanno minato la verità biblica
(Dn 7:25; 8:11; 12; 2 Ts 2:3,4).
Ma Dio non ha mai abbandonato
la sua chiesa e l’ha costantemente
sollecitata a migliorare.
La profezia indicava che verso
la fine del conflitto universale,
sarebbe sorto un rimanente
degli ultimi tempi, cosa che si è
verificata proprio nel momento
annunciato (Ap 12:17). Il suo
compimento dimostra che il
piano divino stava seguendo
il corso voluto dal Signore.
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
3
LA CHIESA AVVENTISTA E I SEGNI DEI TEMPI
L’esistenza di un rimanente non
sottintende un ripudio di Dio nei
confronti della parte restante
dell’universo cristiano, anzi indica
precisamente che egli non ha
respinto quel mondo ma
è semplicemente alla ricerca
di strade che gli permettano di
utilizzarlo alla sua gloria, sempre
che quest’ultimo lo desideri.
Il rimanente degli ultimi tempi
è un segno di speranza tanto
per il cristianesimo quanto
per il mondo non cristiano.
In secondo luogo, è da
considerare un segno perché può
essere identificato. Per avere una
maggiore utilità e raggiungere
gli scopi prefissati, un segno
deve essere visibile (la carestia,
i terremoti, la guerra).
Le caratteristiche specifiche
del rimanente ci aiutano a
identificarlo in un luogo nel quale
il Signore sta facendo un lavoro
particolare per il bene di tutto il
suo popolo sparso ovunque nel
resto del pianeta. I credenti
osservano i comandamenti di Dio
e custodiscono la testimonianza
di Gesù (Ap 12:17), la fede di
Gesù e la pazienza dei santi (Ap
14:12). Non possono nascondersi
e nemmeno essere ignorati, sono
facilmente riconoscibili e per
questo rappresentano un segno
vivente dell’opera che Dio sta
compiendo sulla terra.
Terzo punto, il rimanente
si distingue come segno in quanto
vuole rivelare una realtà
superiore, che trascende se stesso;
adempiendo alla missione che
gli è stata affidata, il rimanente
rimanda alla realizzazione
del piano della salvezza di Cristo,
che avverrà nel momento del suo
ritorno. L’esistenza del rimanente
ha un obiettivo preciso: portare
a termine una missione
specifica per il mondo
(Ap 14:6-12), dunque è
un segno presente e
accessibile a tutti e
ovunque. In un certo
4
senso, la sua presenza globale ne
semplifica la funzione;
avvicinandosi sempre di più il
ritorno di Cristo, è necessario che
il mondo ne sia informato e che
persone di ogni etnia e
provenienza ne comprendano il
significato per prepararsi
all’evento. Il rimanente degli
ultimi tempi è un segno del
servizio che un Dio d’amore
rende agli altri, mediante questo
popolo che si è scelto.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
Importanza dei segni
I numerosi segni relativi alla
seconda venuta di Cristo sono
stati e continuano a essere
importanti nella vita della chiesa,
che io certamente desidero
incoraggiare affinché prosegua
nell’osservazione degli eventi che
si materializzano intorno a noi e
possa scorgere in essi anche
la presenza di Dio che ci ricorda
la nostra beata speranza. I segni
conservano la loro rilevanza per
vari motivi:
1. Servono a non farci perdere
di vista la nostra speranza;
le speranze possono svanire,
diventare marginali e perdere
di significato. Nel libro dei
Proverbi è scritto: «La speranza
insoddisfatta fa languire il cuore,
ma il desiderio realizzato è un
albero di vita» (13:12). Gesù non
voleva che ci dimenticassimo le
sue promesse, la speranza da lui
istillata nei nostri cuori. I segni,
non solo manterranno viva la
memoria della speranza, ma ci
confermeranno che la sua
promessa resiste e che non si è
dimenticato di noi. I segni
dovevano susseguirsi lungo
tutto l’arco storico che va
dall’ascensione al suo ritorno
(Mt 24:6-14). Ogni volta che uno
di essi si è compiuto i credenti
si sono ricordati della promessa
fatta loro dal Signore crocifisso
e risorto, «Tornerò», che ha
contribuito a mantenere viva la
speranza. Il Signore sapeva che
per i suoi servitori essa si sarebbe
rivelata importante in un mondo
segnato dal peccato, dalla
sofferenza e dalla morte e così,
alla promessa della sua venuta,
ha allegato i segni perché
la mantenessero viva.
2. I segni preservano
all’interno della comunità
dei credenti l’importante elemento
dell’attesa fiduciosa.
Ci avvertono che il
Signore potrebbe
tornare prima di quello che ci
aspettiamo, addirittura durante
la nostra vita. Ogni generazione è
potenzialmente l’ultima, quindi
viviamo in un clima di attesa.
Le nostre esistenze sono
contraddistinte dalla convinzione
che egli sia alle porte.
Gesù ci ha parlato dell’albero
di fico: «Imparate dal fico questa
similitudine: quando già i suoi
rami si fanno teneri e mettono
le foglie, voi sapete che l’estate
è vicina. Così anche voi,
quando vedrete tutte queste
cose, sappiate che egli è
vicino, proprio alle porte»
(Mt 24:32,33). Una vita
caratterizzata dall’attesa è
orientata al futuro e libera
dalla paura, perché attende solo
ciò che è buono, ovvero il pieno
compimento della speranza
cristiana.
3. I segni ci devono
incoraggiare nell’adempimento
della nostra missione, diventano
una forza motivante nel servizio
che rendiamo al Signore,
di cui pregustiamo il ritorno.
Condividiamo la nostra speranza
perché crediamo che sia
determinante per le persone
che vivono nel XXI secolo.
Indichiamo in Cristo la vera
sorgente di questa nostra
speranza, ma allo stesso tempo
mostriamo i segni del suo ritorno
per incoraggiare anche gli altri
a sperare. Forse si spiega così
la presenza di un elemento
di vaghezza nei segni stessi,
che non possono essere usati
per individuare con esattezza
il momento del ritorno di Cristo,
non è mai stato questo il loro
scopo; i segni sono particolarmente legati alla missione della
chiesa e la loro presenza, lungo
l’intero corso della storia del
cristianesimo, scorre parallela
all’adempimento della missione
della chiesa, nel lasso di tempo
tra l’ascensione e la seconda
venuta. Gesù ha illustrato
efficacemente questo legame
stretto: «Qual è mai il servo
fedele e prudente che il padrone
ha costituito sui domestici per
dare loro il vitto a suo tempo?
Beato quel servo che il padrone,
arrivando, troverà così occupato»
(vv. 45,46). Una comprensione
adeguata dei segni permetterà
alla chiesa di rimanere orientata
alla missione affidatale.
Ecco, secondo molti cristiani,
cosa significa essere pronti
per il ritorno di Cristo.
I credenti saranno pronti al suo
ritorno se il Maestro li avrà
trovati adempienti (v. 46).
Una parola prudente
Il nostro interesse per i segni
della seconda venuta deve essere
sano e fondato su informazioni
bibliche inequivocabili; il nostro
studio delle profezie dovrebbe
determinare un consolidamento
della nostra speranza e del nostro
impegno per il Signore, morto
per salvarci. Se invece genera
paure, insicurezza e pregiudizi
nei confronti degli altri, allora,
nel nostro modo di leggere i
segni del ritorno c’è qualcosa di
sbagliato. L’esplorazione del
piano divino per il suo popolo
deve fare di noi dei cristiani
migliori; dobbiamo fare un
grande esercizio di prudenza per
non speculare su ciò che non
sappiamo. D’altronde, ammettere
che non ci è noto ogni dettaglio
delle cose che accadranno, a
mano a mano che ci avvicineremo agli ultimi tempi, è cosa
saggia. In caso contrario saremo
tentati di scorgere negli eventi
religiosi o sociali del presente
segni che non esistono,
rischiando di creare un fermento
dannoso per il corretto equilibrio
della vita cristiana. Dovremmo
parlare con cognizione di causa
solamente di ciò che viene
chiaramente affermato nella
Scrittura e astenerci dal
comunicare le nostre personali
speculazioni come fossero
rivelazioni divine. Interpretazioni
bizzarre della Parola di Dio
tendono a screditare lo
straordinario valore della nostra
speranza, esibendola alla
ridicolizzazione. Proteggiamola
dunque da questo pericolo
attenendoci alle cose che
veramente conosciamo e
che proclamiamo come chiesa
e rinunciando a ipotizzare cose
che non sappiamo.
Esiste però un altro pericolo:
ignorare i segni, considerarli non
rilevanti. Un atteggiamento del
genere rivela una disillusione
rispetto alla speranza cristiana;
è uno dei primi indicatori che
essa sta morendo nel cuore del
credente. L’elemento dell’attesa
svanisce in fretta e con esso il
coinvolgimento personale nella
missione della chiesa. Per la
chiesa come corpo e per i suoi
membri sarebbe una tragedia
ignorare i segni dell’imminente
ritorno di Cristo. Senza speranza,
la chiesa non sarebbe la comunità
alla quale viene continuamente
ricordato, attraverso i segni, che
la sua attesa sta per consumarsi.
«Faccio appello ai membri della
nostra chiesa perché non trascurino l’adempimento dei segni
dei tempi, i quali dicono così
chiaramente che la fine è vicina»
(Ellen G. White, Pacific Union
Recorder, 1 dicembre 1904).
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. La lettura cita due rischi da
evitare in relazione ai segni.
Quali sono e quale dei due è più
pericoloso per la tua esistenza?
2. Qual è secondo te il segno
più importante?
* Jan Paulsen
è il presidente
della Conferenza
Generale della
chiesa avventista.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
5
DOMENICA
Quando i segni invecchiano
Vivere nell’attesa del ritorno di Gesù
di JON PAULIEN*
l 16 novembre del 1966, gli scienziati
annunciarono un’imponente pioggia di meteoriti.
Carlos e io, studenti universitari, speravamo di
riuscire ad assistere a una replica della grande
pioggia del 1833, che aveva convinto tanta gente a
prevedere l’immediato ritorno di Cristo. Ma quella
notte il cielo era coperto e non c’era niente da
vedere né stelle e né, tanto meno, meteoriti.
Prendemmo l’auto dei miei genitori e facemmo un
giro per le strade secondarie del New Jersey alla
ricerca di uno squarcio di cielo sereno, ma senza
fortuna. La pioggia di meteoriti del 1966 potrebbe
anche essere considerata superiore a quella del
1833, ma è stata visibile solo dagli aerei e in alcune
zone dell’America occidentale. Entrambi i fenomeni
furono imputati a detriti celesti lasciati dal
passaggio della cometa Temple-Tuttle, che
proseguiva nella sua orbita di 33 anni intorno
al sole. Ogni mese di novembre si verifica un
incremento della pioggia di meteoriti, pare
provenienti dalla costellazione Leo.
Carlos e io stavamo cercando di ritrovare
qualcosa dello spirito che animò i nostri pionieri
avventisti.
Il grande terremoto di Lisbona del 1755, il
«giorno buio» del 1780 nel Connecticut e la
gigantesca pioggia di meteoriti del 1833
sembravano confermare le parole della Scrittura
in Apocalisse 6:12,13: «Guardai di nuovo quando
l’Agnello aprì il sesto sigillo; e si fece un gran
terremoto; il sole diventò nero come un sacco di
crine, e la luna diventò tutta come sangue; le stelle
del cielo caddero sulla terra come quando un fico
scosso da un forte vento lascia cadere i suoi fichi
immaturi» (Ap 6:12,13).
Le stelle cadenti del 1833 indussero i nostri
padri spirituali a studiare con attenzione la Bibbia,
per cercare di comprendere più a fondo le verità
riguardanti la seconda venuta di Gesù. Questi segni
parevano confermare che egli sarebbe tornato
in quel tempo, ma trascorse l’intero XIX secolo
e i segni invecchiarono. Nel 1966, ormai, erano
da considerare davvero vecchi; cosa puoi fare
in queste circostanze?
I
Segni del tempo
Innanzitutto si può ricordare a noi stessi che i
«segni» nei cieli e in terra ci sono sempre stati. Se
6
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
esaminiamo con attenzione il Nuovo Testamento,
scopriamo che molti eventi planetari che i cristiani
hanno valutato quali segni della fine erano invece
veri e propri segni del tempo. Essi ci dicono che
Gesù conosceva in anticipo i tratti distintivi
dell’intero arco di vita della terra. Non potrà essere
frainteso a proposito dell’avvenimento che ne
segnerà la fine.
Quando i discepoli chiesero a Gesù (Mt 24:3)
quale sarebbe stato il segno che anticipava il suo
ritorno e la fine del tempo, egli rispose: «Voi udrete
parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di
non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma
non sarà ancora la fine» (v. 6). Le guerre e i rumori
di guerra non sono l’annuncio della fine, ma un
tratto distintivo di quella che sarà la vita prima della
fine. Gesù proseguì: «Perché insorgerà nazione
contro nazione e regno contro regno; ci saranno
carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo
non sarà che principio di dolori» (vv. 7,8). Secondo
il Maestro, le guerre, le carestie e i terremoti non
segnalano l’arrivo della fine, ma piuttosto del
principio! I discepoli chiedevano un segno che
annunciasse la fine, Gesù offrì loro un segno
del tempo. Nel vangelo di Luca, il Messia aggiunge
le parole «fenomeni spaventosi e grandi segni dal
cielo» (Lc 21:11) in riferimento a questi segni
del tempo (cfr. v. 9), i quali non furono annunciati
per favorire speculazioni riguardanti l’ora esatta
della fine, ma per ricordarci di essere vigili in vista
di quel momento (Mt 24:42).
Se le guerre, le carestie, i terremoti sono segni
del tempo nel suo complesso, non dovrebbe
sorprenderci se quelli che noi chiamiamo «segni dei
tempi» si siano verificati a partire già dal primo
secolo. Mentre nel 31 d.C. in Palestina regnava la
pace, intorno al 60 c’erano «guerre e rumori di
guerra». Ma anche carestie (At 11:28), terremoti
(Laodicea nel 60, Pompei nel 63 e Roma nel 68 d.C)
e segni celesti (cfr. GC, pp. 30,31). Paolo poté
addirittura affermare che il messaggio del Vangelo
era stato divulgato in tutto il mondo già al suo tempo
(Col 1:23; Rm 1:8; 16:26). Non stupisce dunque che
gli apostoli fossero convinti di vivere negli ultimi
giorni (At 2:14-21; Eb 1:2; 1 Pt 1:20; 1 Gv 2:18).
Secondo la Bibbia non c’è niente di anomalo se i
segni sono invecchiati; essi sono stati dati non per
soddisfare la nostra curiosità legata al momento
preciso della fine, ma per
stimolare lo studio della Bibbia e
una condotta fedele.
Gli avvenimenti accaduti tra il
1755 e il 1833 hanno dato ai
nostri pionieri la consapevolezza
di essere entrati nel periodo
finale e decisivo della storia del
mondo. Gli studiosi avventisti
di Daniele e Apocalisse hanno
scoperto che se «gli ultimi
giorni» erano in realtà cominciati
all’epoca del Nuovo Testamento,
il «tempo della fine» è un
fenomeno molto più recente.
Con l’avverarsi delle grandi
profezie di Daniele e Apocalisse,
oggi viviamo nel tempo della fine
e se non possiamo sapere con
certezza che la nostra è l’ultima
generazione, siamo però convinti
che le cose potrebbero precipitare ben presto e questo deve
essere sufficiente per farci
concentrare sulle cose che
contano di più.
Conservare una fede viva
Quella in assoluto più importante
è prepararsi a incontrare Gesù
quando verrà; è grazie a essa che
si può conservare viva la fede
quando i segni invecchiano. A
questo proposito, ecco un testo
esplicativo: «Ecco, io sto alla
porta e busso: se qualcuno
ascolta la mia voce e apre la
porta, io entrerò da lui e cenerò
con lui ed egli con me»
(Ap 3:20). La tragedia che
colpisce i perduti non deriva in
definitiva dalla qualità della loro
teologia o dall’assenza di buone
azioni ma, come lamenta Gesù,
«Non vi ho mai conosciuti»
(Mt 7:21-23; 25:12). L’apice
del tempo della fine non è la
battaglia di Harmaghedon, bensì
«l’apparizione della gloria del
nostro grande Dio e Salvatore,
Cristo Gesù» (Tt 2:13). La fine
ha come protagonista Gesù,
molto più degli eventi o delle
idee. Ellen G. White concorda
enfaticamente sul fatto che
conoscere Gesù sia il fattore
chiave per una sicura marcia di
avvicinamento alla fine: «La
brevità del tempo viene addotta
come incentivo perché si cerchi
la giustizia e si faccia di Cristo il
nostro amico. Non è questa la
grande motivazione. Sa di
egoismo. È necessario che ci
venga posto dinanzi il terrore
del grande giorno di Dio per
costringerci, mediante la paura,
ad agire correttamente?
Non dovrebbe essere così.
Gesù attrae… si propone di essere
nostro amico, di camminare
accanto a noi lungo tutti gli ardui
sentieri della vita… Gesù, maestà
del cielo, prospetta a chi gli
presenta i propri pesi, debolezze
❝Il cammino
e la relazione quotidiana
con lui, oggi,
sono in vista
dell’eternità❞
e preoccupazioni di farlo diventare
suo amico (The Advent Review
and Sabbath Herald, 2 agosto
1881).
La centralità di una relazione
con Gesù nell’ottica di una
serena attesa della fine, è
efficacemente riassunta in questa
citazione di Ellen G. White.
Il cammino e la relazione
quotidiana con lui, oggi, sono
in vista dell’eternità da vivere
con quella stessa persona.
Una quindicina d’anni fa,
insegnavo in un paio di classi
presso il college Heldelberg,
nel Sudafrica. Per la prima volta,
trascorsi più di un mese
lontano da mia moglie e non fu
un’esperienza facile. Ma se l’ansia
cresceva, ho forse cominciato a
dimenticarla? Mi sono stancato
di aspettare e ho fissato date
immaginarie del mio ritorno?
No! Passai quel mese pensando a
lei più intensamente di quanto
avessi mai fatto in precedenza e
infatti non l’ho mai immaginata
più dolce e bella come in quel
periodo segnato dalla lontananza.
Più il tempo trascorreva e
più pregustavo il nostro
definitivo ricongiungimento, mi
gustavo con la fantasia il sapore
della nostra relazione e il
desiderio di rivederla cresceva
progressivamente.
Lo stesso accade per il ritorno
di Gesù. Egli merita tutto il
tempo e l’energia che possiamo
dedicare, secondo le nostre
possibilità, a cercare di
conoscerlo. Per lui vale la pena
subire tutti i pericoli legati al
tempo della fine. Egli si merita
da noi almeno un’«ora di
meditazione e contemplazione»
al giorno (DA, p. 83 [52]), per
riscoprirne il carattere nella
nostra fantasia. Rinnovando
quotidianamente il nostro
rapporto con lui, crescerà in noi
il desiderio di essergli accanto di
persona. Ogni avvenimento che
si verifica nel mondo o nei cieli
ci chiama a stargli vicino più
profondamente e quando conosci
davvero Gesù, il segno non
invecchia mai.
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. Qual è la differenza tra
«segni della fine» e «segni
del tempo»?
2. Qual è la cosa che conta
di più?
* Jon Paulien è
il decano della scuola
di religione alla Loma
Linda University,
in California.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
7
LUNEDÌ
Tempi rischiosi
Come vivere in pace circondati dalla violenza
di ISRAEL BAMIDELE OLAORE*
ei anni fa, io e mia moglie Augusta fummo
vittime di una rapina a mano armata
sull’autostrada. Ci tolsero tutto, ma il Signore ci
risparmiò la vita. Recentemente, uomini armati di
pistole hanno invaso il nostro campus presso la
Babcock University della Nigeria, con l’intento di
rapinare una banca. Abbiamo avvertito fortemente
la presenza di Dio quando hanno cercato di sparare
a una delle guardie di sicurezza dell’università, con
un fucile d’assalto AK-47. Il rapinatore ha premuto
il grilletto, ma l’arma non ha sparato; eppure,
quando è stata scagliata in aria ha fatto partire una
raffica di pallottole. I ladri sono fuggiti con un po’
di denaro, ma non ci sono stati feriti. Sotto
l’influsso delle forze del male, la violenza aumenterà
in prossimità del ritorno di Cristo e si moltiplicheranno gli atti disumani. Come dobbiamo affrontare
i periodi difficili che di tanto in tanto incontriamo
lungo il cammino? Dove rifugiarsi quando
rischiamo di essere perseguiti fisicamente o
psicologicamente? Gesù come gestì i momenti
di tribolazione della sua esistenza?
Un giorno, egli si trovava su una barca insieme ai
suoi discepoli (Mc 4:35-41). Il Maestro stava
dormendo profondamente quando scoppiò la
situazione critica, materializzatasi con una tremenda
tempesta che si abbatté sul lago. I discepoli,
indaffarati a liberare l’imbarcazione dall’acqua per
evitare che affondasse, si chiedevano dove fosse il
Maestro. «Un lampo improvviso permise loro di
scorgere Gesù che, nonostante l’uragano, dormiva
placidamente. Stupiti e disperati, gridarono:
“Maestro, non ti curi tu che noi periamo?” (Mc
4:38). Gesù come poteva dormire tranquillo mentre
essi si trovavano in pericolo di morte?» (DA, p. 334
[247]). Talvolta anche noi abbiamo la percezione di
essere stati abbandonati dal Maestro e di essere soli
ad affrontare la nostra personale «tempesta».
Gesù come faceva a dormire nel cuore di un
nubifragio? La risposta si trova nella fiducia da egli
riposta nel potere della sua Parola. «In quello stesso
giorno, alla sera, Gesù disse loro: “Passiamo all’altra
riva”» (Mc 4:35). Quelle parole furono sufficienti
per dormirci su. Ogni volta che il Creatore parla, gli
eventi si manifestano esattamente come annunciato:
«I cieli furono fatti dalla parola del SIGNORE,
e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca…
Poich’egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa
S
8
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
apparve» (Sal 33:6,9). «Dio non è un uomo, da dover
mentire, né un figlio d’uomo, da doversi pentire.
Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha
parlato non manterrà la parola?» (Num 23:19). In
ogni società civile la violenza si manifesta in forme
diverse. I conflitti tribali che causano morte e
distruzione, come le guerre religiose o settarie stanno
aumentando progressivamente. Nei territori di nazioni
dove si estrae il petrolio, i terroristi attaccano spesso
cittadini innocenti, i militanti rapiscono i figli o altri
cari chiedendo in riscatto ingenti somme di denaro.
Ellen G. White ha descritto la nostra epoca con
estrema precisione: «Il mondo è tormentato. I segni
dei tempi sono visibili. Eventi tremendi si annunciano.
Lo Spirito di Dio si sta ritirando dalla terra e le
tragedie si succedono sul mare e sulla terra. Tempeste,
terremoti, incendi, inondazioni, uccisioni a ogni livello
accadono ovunque. Chi può conoscere il futuro? Dove
si può trovare la sicurezza? Non vi è nessuna sicurezza
in ciò che è umano o terreno» (DA, p. 636 [486]).
Il potere della Parola
Il primo luogo dove rivolgersi per ricevere la forza
necessaria per affrontare i tempi difficili si trova nella
potenza della Parola di Dio. Dio che cosa ha detto
nella Bibbia sulla materia in questione? In che modo
la Parola ha soccorso gli altri che a lei si sono affidati?
Io ripongo la mia fiducia nella Parola di Dio e dal
momento che si è rivelata efficace per Gesù e gli altri
discepoli, sarà altrettanto anche per me. «Tu, non
temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché
io sono il tuo Dio; io ti fortifico,
io ti soccorro, io ti sostengo con
la destra della mia giustizia»
(Is 41:10). Ogni difficoltà nella
quale ci imbattiamo oggi, merita
l’intervento e la risoluzione
divina; dovremmo però applicare
il messaggio di Isaia a quelle
situazioni plausibili nel futuro,
soprattutto nel momento in cui ci
sarà una escalation di violenza in
tutto il mondo e allora esso ci
rassicura: «Tu, non temere,
perché io sono con te; non ti
smarrire, perché io sono il tuo
Dio; io ti fortifico, io ti soccorro,
io ti sostengo con la destra della
mia giustizia». Satana venne per
tentare Gesù affinché spiccasse
il volo dalla vetta del tempio,
dicendogli che gli angeli del
Signore lo avrebbero salvato da
una morte violenta. Ma Gesù
ricordò a Satana quello che era
scritto nella Parola di Dio
a tal proposito: «È stato detto:
“Non tentare il Signore Dio tuo”»
(Lc 4:12). La fede nella Parola
di Dio è una virtù, ma la
presunzione è un peccato.
Qualche tempo dopo Gesù si
recò presso la sinagoga a Nazaret
in giorno di sabato, per adorare.
Preso il rotolo del profeta Isaia
(61:1,2), lesse il brano relativo al
suo ruolo messianico. Davanti
all’interpretazione della Scrittura
resa dal Maestro, la folla si adirò
e decise di ucciderlo gettandolo
da una roccia che si trovava ai
margini della città. Ma gli angeli
intervennero, Gesù passò in
mezzo a quella folla e proseguì il
proprio cammino verso la
missione seguente. La parola
proveniente da Dio, che gli dette
fiducia in quell’occasione, era la
stessa citata da Satana quando lo
aveva condotto sulla vetta del
tempio: «Poiché egli comanderà
ai suoi angeli di proteggerti…
Essi ti porteranno sulla palma
della mano, perché il tuo piede
non inciampi in nessuna pietra»
(Sal 91:11,12). La Parola di Dio
opera al momento opportuno in
ogni circostanza; anche quando
l’intervento divino pare tardare,
dobbiamo attenderlo fiduciosi.
«Se tarda, aspettala; poiché
certamente verrà; e non tarderà»
(Ab 2:3).
Vivi attualmente in una zona
teatro di guerra? Il Signore in
persona ha promesso di essere un
rifugio per te e per tutti i membri
della tua famiglia: «Chi abita al
riparo dell’Altissimo riposa
all’ombra dell’Onnipotente. Io
dico al SIGNORE: «Tu sei il mio
rifugio e la mia fortezza, il mio
❝Il Signore in persona
ha promesso di essere
un rifugio per te
e per tutti i membri
della tua famiglia❞
Dio, in cui confido!» (Sal 91:1,2).
Che fare se sei vittima di
rapinatori a mano armata, come
è capitato a me varie volte?
«Poiché egli comanderà ai suoi
angeli di proteggerti in tutte le
tue vie» (v. 11). Tutto il Salmo 91
è da considerare un dono che
il Signore ha voluto fare a noi,
suoi figli, che siamo vittime
della violenza e delle difficoltà
qui su questa terra.
Hai a che fare con un marito
irritato, con una moglie che
ti maltratta, un genitore che
ti percuote o un capo che ti
minaccia di continuo? Ecco
allora la promessa che il Signore
ti ha riservato: «Ma ora così parla
il SIGNORE, il tuo Creatore,
o Giacobbe, colui che ti ha
formato, o Israele! Non temere,
perché io ti ho riscattato, ti ho
chiamato per nome; tu sei mio!
Quando dovrai attraversare le
acque, io sarò con te; quando
attraverserai i fiumi, essi non ti
sommergeranno; quando
camminerai nel fuoco non sarai
bruciato e la fiamma non ti
consumerà» (Is 43:1,2).
Anche se le circostanze non
dovessero cambiare, il Signore
promette la sua presenza in
mezzo al fuoco come in mezzo
all’acqua. Basterebbe interrogare
Sadrac, Mesac e Abed-Nego,
i quali tennero fede a queste
parole, mostrandosi leali a Dio
e sfidando l’ordine emanato dal
re Nabucodonosor di adorare
l’immagine d’oro.
Ripongo la mia assoluta fiducia
nella potenza e nella presenza
dell’Onnipotente. Egli è Jehovah
Shammah, il Signore che è
presente (Ez 48:35). Quando
ricordo le grandi cose che ha
fatto per me in passato, scelgo
di credere che la sua guida nel
futuro sarà compatibile con
il mio bene e la sua gloria.
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. La violenza aumenterà o
diminuirà in prossimità della
seconda venuta?
2. Il Signore promette di
cambiare la nostra condizione,
oppure di darci la forza per
riuscire a sopportare qualsiasi
circostanza avversa?
* Israel Bamidele Olaore
è pastore e responsabile
della Divisione vita
spirituale presso
la Babcock University
della Nigeria, in Africa occidentale.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
9
MARTEDÌ
Sfruttamento delle risorse
Un tempo di opportunità per la missione
di RUDI MAIER*
el corso degli ultimi 40 anni le barriere
geografiche e culturali si sono ridotte. Ricordo
come fosse ora quando, nel 1969, udii la voce
dell’astronauta Neil Armstrong proveniente dalla
superficie della luna. Per la prima volta
ammirammo le foto dell’intero nostro pianeta. In
seguito è stato coniato un nuovo termine, villaggio
globale. Da allora, il mondo ha raggiunto la quasi
totale e istantanea interconnettività grazie allo
sviluppo di Internet. Come cristiani, abbiamo
il dovere di domandarci: qual è il nostro ruolo
in questo pianeta che sta cambiando così
rapidamente? In che modo possiamo impiegare
tali veloci trasformazioni al servizio della missione
della chiesa? Per diversi motivi, la globalizzazione è
stata parte intrinseca di questa missione; noi
riteniamo che il conflitto cosmico sia di natura
globale, così come il problema del peccato, e
sosteniamo che Cristo è morto per ogni essere
umano sulla terra; egli è la soluzione globale al
problema del peccato. Siamo anche convinti che
la nostra sia una missione di natura universale
poiché deve raggiungere ogni nazione, lingua e
popolo (Ap 14:6). Le forze del male avanzano
globalmente contro Cristo e il suo popolo, ma
saranno sconfitte dall’Agnello (Ap 17:14).
N
Quanto è importante la globalizzazione?
La globalizzazione ha aspetti sia positivi sia negativi.
Vediamoli.
Migrazione mondiale: la globalizzazione ha
determinato l’apertura dei confini nazionali. Negli
ultimi 25 anni l’obiettivo missionario della chiesa è
stata la finestra 10/40, ovvero le popolazioni che
vivono tra il 10mo e il 40mo parallelo a nord
dell’equatore, che va dalla costa occidentale
dell’Africa, all’estremità orientale dell’Asia; questo
perché in quell’area del pianeta vivono milioni di
individui che non sono stati raggiunti dal Vangelo.
Per effetto della migrazione, diversi milioni di
abitanti della finestra 10/40 si sono trasferiti in
Europa e negli Stati Uniti; in questa nazione oggi
vivono 6 milioni di musulmani, un milione sono
quelli che abitano nel Regno Unito e quasi 3,5
milioni quelli presenti in Germania. La migrazione
sta collocando persone non cristiane in zone
nelle quali possono essere più disponibili
all’evangelizzazione e al cambiamento religioso.
10
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
Questo fenomeno determina inoltre il trasferimento
di un cristianesimo esuberante e vivo dall’Africa
e dai Caraibi alle zone post-cristiane europea e
nordamericana.
Viaggi aerei: oggi possiamo raggiungere qualsiasi
parte del globo nel giro di poche ore. Il computer
e la televisione ci consentono la connessione con
cose che riteniamo significative. Questa connettività
offre l’opportunità di influenzare ed essere
influenzati da altre culture presenti nel nostro
pianeta. Chi comincia a conoscere gli altri paesi,
improvvisamente scopre di desiderare cose che
non ha e così abbandona la propria terra per
andare a vivere altrove, recidendo legami familiari
e scoprendosi vulnerabile in un paese straniero.
La chiesa ha l’opportunità unica di garantire a
questi individui sicurezza, sostegno e, soprattutto,
speranza! Viaggi veloci e accessibili consentono a
membri di chiesa di esplorare nuovi territori, nuove
persone e culture. Esperienze missionarie di breve
termine sono diventate ormai una realtà.
Internet: lo scambio immediato di informazioni,
agevolato da Internet, rappresenta un elemento
distintivo della globalizzazione. Chiunque,
dall’Albania allo Zimbabwe, può creare un account
e collegarsi a Internet e lo può fare anche chi non
possiede un computer, magari recandosi presso
qualsiasi Internetpoint, ormai largamente diffusi.
L’intercomunicabilità garantita da Internet ha
permesso a chi non è cristiano di investigare il
cristianesimo o la Bibbia. È possibile porre delle
domande e ricevere risposte e chi vive in condizioni
particolarmente a rischio non è costretto a esporsi.
Sistema economico: la globalizzazione e
l’economia del libero mercato hanno creato milioni
di posti di lavoro per individui di tutto il mondo,
ma l’economia del villaggio globale ha altresì dato
vita a un meccanismo che ha generato maggiore
sfruttamento economico, degrado ambientale e
culturale, inquinamento e oppressione politica. Le
uniche persone che contano sono quelle che hanno
merci da vendere e quelle che hanno il denaro per
acquistarle. Questa situazione costringe molti
individui ai margini della vita economica, mentre
solo i più forti e abili competitori sopravvivono,
allargando di fatto il solco che divide i ricchi dai
poveri. L’ingiustizia sociale è diventata un modo di
vivere e una realtà accettabile; si dice che il 20 per
cento della popolazione mondiale
concentrata nei paesi più avanzati
abbia accesso all’83 per cento
della ricchezza complessiva,
mentre il 20 per cento che abita
le nazioni più derelitte, lotta per
la sopravvivenza avendo a
disposizione solo l’1,4 per cento
delle risorse globali. La
globalizzazione ha contribuito
all’oppressione dei poveri.
Aspetti ecologici: allo scopo
di incrementare la produzione
economica, l’espansione della
meccanizzazione e dell’industrializzazione diffusa ha ridotto
l’ambiente a un mero oggetto
privo di intrinseco valore. La
natura viene considerata uno
strumento da sfruttare al
massimo per soddisfare i desideri
dell’uomo e le risorse naturali
vengono impoverite per garantire
profitti rapidi senza alcuno
scrupolo per i costi sociali e
ambientali. Il dilemma ecologico
che viviamo oggi è la
conseguenza diretta della crescita
industriale e tecnologica e del
nostro stile di vita moderno.
Aspetti religiosi: la minaccia
della globalizzazione e la
tendenza al secolarismo a essa
spesso associata, hanno creato
un clima ostile tra le società
civili. Giovani religiosamente
impegnati cadono vittime
dello sfruttamento operato dai
fondamentalisti religiosi e dalle
organizzazioni che li supportano.
La missione oggi si trova a
operare proprio nel contesto
di un’ostilità religiosa; se non
cerchiamo di comprendere
il fenomeno della globalizzazione
perderemo straordinarie
opportunità per il progresso
del regno di Dio in questo
mondo. La chiesa è chiamata a
sviluppare dei progetti per
diffondere la speranza cristiana
sia ai principali beneficiari di
questa condizione economicosociale, sia ai perdenti emarginati
frutto della globalizzazione.
La globalizzazione
alla luce della Scrittura
e della missione
Non dobbiamo considerare il
fenomeno della globalizzazione
solo nell’ottica dell’adempimento
del mandato divino «riempite
la terra, rendetevela soggetta»
(Gn 1:28), ma anche dell’incarico
affidato da Gesù: «Andate
dunque e fate miei discepoli tutti
i popoli» (Mt 28:19). Il Signore
oggi si sta servendo dei moderni
mezzi migratori, viaggi aerei e
Internet, perché il Vangelo sia
udito da «quelli che abitano sulla
terra, a ogni nazione, tribù,
lingua e popolo» (Ap 14:6).
L’evangelizzazione ha avuto un
forte impulso grazie all’uso dei
mezzi tecnologici oggi a
disposizione. TV e radio
avventiste stanno irradiando
nel mondo il Vangelo eterno,
gli evangelisti sono in grado
di attingere alle tecnologie
più recenti per rendere
maggiormente attraenti le loro
presentazioni. Che benedizione!
L’altro lato della medaglia della
globalizzazione è la progressiva
distruzione del creato divino,
e il relativo aumento della
povertà e della sofferenza di tante
persone. Noi cristiani come
rispondiamo al problema della
povertà in questo mondo?
Marco 6 racconta il lungo
discorso di Gesù, il quale insegna
a «pecore che non hanno
pastore» (v. 34). Egli ha mostrato
loro la strada che conduce a Dio,
che è poi il sentiero della vera
libertà per ogni essere umano.
Ha fatto capire loro la cecità che
li opprimeva e la schiavitù
interiore che li avvinghiava. Alla
fine di quella giornata la gente
era affamata e i discepoli si
occuparono di farlo sapere al
Maestro. «Lasciali andare,
affinché vadano per le campagne
e per i villaggi dei dintorni e si
comprino qualcosa da mangiare»
(v. 36): era come dirgli: «Hai
terminato la tua missione; hai
fatto la tua parte per aiutare
quelle persone; hai offerto loro il
messaggio spirituale. Adesso è
necessario lasciarli andare perché
risolvano le proprie esigenze di
tipo materiale».
La risposta di Gesù è
sorprendente: «Date loro voi da
mangiare» (v. 37), ovvero: «La
mia missione non si è ancora
esaurita. Non possiamo ridurla
al mio messaggio e alla mia
predicazione e fare finta di
nulla davanti alla fame di queste
persone e alle loro miserie
materiali. Non li possiamo
abbandonare. Date loro da
mangiare e date sollievo alle loro
esigenze materiali. Anche questo
fa parte della missione».
Nel corso di questa settimana
analizzeremo i segni che
precedono il ritorno di Cristo.
Non sono segni di disperazione,
bensì di gioia e di speranza. Così
come Gesù, quel giorno, si è
servito dei discepoli per sfamare
la moltitudine, quando era «già
tardi» (v. 35), analogamente egli
ci invita oggi a lasciarci coinvolgere nel suo ministero finale.
L’auspicio è che ognuno di noi,
mentre cerca i segni del suo
ritorno, possa unirsi al suo
ministero sulla terra, in particolare quello rivolto «agli ultimi».
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. La globalizzazione è un
fenomeno positivo o negativo?
2. In che modo i progressi del
mondo moderno hanno facilitato
la diffusione del Vangelo?
* Rudi Maier è nato
in Germania, ha servito
in missione nel Pakistan
e nello Sri Lanka.
Dal 1988 è collegato
al dipartimento della Missione mondiale
presso la Andrews University.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
11
MERCOLEDÌ
Il crollo della moralità
La Bibbia ci offre promesse che ci consentono
di gestire qualsiasi sfida
di W.S. LEE e WILMA KIRK-LEE*
ome fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta
del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni
prima del diluvio si mangiava e si beveva, si
prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno
in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse
di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti
quanti, così avverrà alla venuta del Figlio
dell’uomo» (Mt 24:37-39).
La condizione attuale del pianeta riflette questa
predizione di Cristo. Non passa giorno senza che i
quotidiani, i periodici, la radio o i telegiornali
trasmettano notizie raggelanti sui mali della società.
È sorprendente come proprio i media siano per
molti aspetti gli approvvigionatori globali delle
malvagità di cui spesso parlano. Una delle
caratteristiche della società antidiluviana era la
capacità comunicativa altamente sviluppata.
L’attitudine a parlare la stessa lingua, comunicando
le invenzioni partorite dalla fantasia dell’uomo,
causò l’intervento divino durante l’edificazione della
torre di Babele. Questa accelerazione delle competenze utilizzata per rifiutare Dio e il suo piano per
l’umanità, è oggi esibita dai media e dall’industria
della comunicazione. Nonostante siano utilizzabili
per propositi migliori, i computer, i cellulari, i
video, i DVD e i canali digitali o satellitari risultano
essere tra i mezzi di comunicazione moderni
altamente sofisticati che hanno contribuito alla
proliferazione dell’immoralità nella nostra società.
A proposito delle analogie tra i nostri tempi e
quelli che precedettero il diluvio, Ellen G. White
scrisse: «La società presente è corrotta, così come lo
era ai tempi di Noè. Dio concesse ricchi doni alla
longeva società antidiluviana, che si trovava a un
passo dal Paradiso; i suoi appartenenti possedevano
una forza mentale e fisica che gli uomini di oggi
possono solo lontanamente immaginare; ma
utilizzarono la sua generosità, la forza e le capacità
donate loro per propositi egoistici, per soddisfare
appetiti illeciti e per gratificare il proprio orgoglio.
Espulsero Dio dai loro pensieri; disprezzarono la
sua legge e calpestarono nella polvere i suoi
parametri comportamentali. Si dilettarono in piaceri
immorali, corrompendo il loro cammino agli occhi
di Dio e corrompendosi reciprocamente. La terra fu
invasa dal crimine e dalla violenza e non vennero
C
12
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
rispettate né le relazioni matrimoniali né tanto meno
i diritti alla proprietà; e le grida degli oppressi
giunsero alle orecchie del Signore dei Sabaoth (degli
eserciti). Nella contemplazione del peccato, gli
uomini cambiarono a immagine di questo, fino a
quando Dio non poté più sopportare la loro malvagità e li spazzò via con il diluvio» (Fundamentals
of Christian Education, p. 24; cfr 2 Tm 3:1-5).
Dio ci invita a fuggire dalla corruzione che
caratterizza il mondo. Nelle nostre case e nella
nostra vita personale è bene fissare dei limiti a ciò
che vogliamo guardare e leggere. In ogni famiglia
dovrebbe essere chiaro a ogni componente quali
valori preservare. Dobbiamo frenare l’uso di
Internet e della televisione, perché anche per mezzo
loro la corruzione penetra nei sacri confini delle
nostre abitazioni. In tempi come quelli attuali
dobbiamo rinnovare quotidianamente il nostro
impegno a favore di Cristo e camminare
costantemente al suo fianco.
Matrimonio
Uno dei segni più evidenti della prossima venuta
di Gesù è la crisi del matrimonio e della famiglia.
In meno di 30 anni è diventato raro vedere dei
matrimoni che arrivano alle nozze d’argento.
Possiamo illuderci che i credenti siano immuni da
questo degrado morale che accomuna il mondo,
ma le cose non stanno così; anche se molte
comunità cristiane cercano di dissuadere i loro
appartenenti a divorziare, una ricerca condotta da
George Barna dimostra che negli Stati Uniti i
credenti cristiani hanno la stessa probabilità di
divorzio rispetto al resto della popolazione. Il 35
per cento di entrambi i gruppi hanno infatti vissuto
questo dramma. Anche se da un punto di vista
legale non vengono riconosciute come cause
di fallimento matrimoniale mali come l’egoismo,
l’egocentrismo, la grossolanità, la volgarità, la
rigidità, la spietatezza e la dipendenza dalla lussuria,
se potessimo parlare con gli interessati
probabilmente scopriremmo che gli esempi citati
fanno parte dei motivi che determinano il
deterioramento di un’unione matrimoniale.
Che cosa accade nei matrimoni tra cristiani?
Prendiamo in esame alcune problematiche
partendo dal denaro. Molti
credenti sono tra i primi a
sostenere di non essere avidi di
denaro, eppure la società attuale
è estremamente subdola quando
si tratta delle pressioni che può
esercitare su una coppia.
Poco importa se questa parte
con le migliori intenzioni, la sfida
diventa quella di dimostrare
il grado di successo secondo
determinati parametri, come
il luogo in cui vive, la scelta
dell’arredamento della casa,
del tipo di vacanza o dell’auto
posseduta e, nel caso di figli,
delle scuole che frequentano.
Tutte queste cose richiedono
denaro e se una coppia non è
oculata cercherà in ogni modo
di soddisfare questi obiettivi,
dimenticando che un matrimonio
durevole si fonda su tre elementi:
Dio, un marito e una moglie.
La coppia accecata dal successo
chiuderà le porte del proprio
focolare all’ospitalità cristiana e
all’aiuto del prossimo, così come
lo intende il Signore.
Un matrimonio che perde
di vista quei tre elementi - Dio,
marito e moglie - spesso diventa
volgare, caratterizzato
dall’egoismo, sleale e lascivo.
Tutti attributi che portano
all’abuso; esso inizia a
manifestarsi con atteggiamenti
equivoci quali la mancanza di
rispetto e la critica; il coniuge non
è mai «bravo abbastanza»; in
questo clima una delle due parti è
solitamente cinica, rigida, volgare
ed egoista e così inizia a venir
meno il desiderio di un’adorazione cristiana all’interno del
focolare e subito dopo quello
della partecipazione alla vita di
chiesa. Quello stesso abuso si
intensifica fino a diventare fisico
e spesso sessuale. Talvolta viene
erroneamente giustificato con
un riferimento all’invito alla
sottomissione presente nella
Scrittura; ma quello è un appello
a vivere nell’armonia e
nel reciproco rispetto.
Noi apparteniamo a una chiesa
mondiale che non condona
l’abuso in ogni sua forma - fisica,
spirituale, emotiva o sessuale.
L’abuso va proprio nel senso
opposto delle parole che Dio
pronuncia tramite il suo profeta:
«Poiché io odio il ripudio; chi
ripudia copre di violenza la sua
veste» (Mal 2:16). Il Signore usa
un linguaggio molto forte; capita
a volte di voler far credere che
l’abuso non sia così grave, ma
Dio lo considera assolutamente
tale. Se pensiamo che l’uomo
e la donna furono creati a sua
immagine, qualsiasi forma
di abuso non può che suscitare
la sua ira! Non esiste alcun
fondamento biblico che ne
giustifichi la pratica.
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
13
IL CROLLO DELLA MORALITÀ
In un mondo nel quale il
matrimonio cristiano viene
rifiutato, dobbiamo dimostrare
che il piano divino per le nostre
famiglie è ancora importante e
significativo. Ci troviamo di
fronte a sfide che rendono
difficile la sopravvivenza di un
matrimonio cristiano, ma con
l’aiuto di Dio è possibile onorare
i propositi originali per i quali è
stato istituito. Occorre ristabilire
il culto di famiglia nella nostra
agenda giornaliera e dedicare del
tempo alla preghiera in comune.
Perché non chiedere a Dio di
conservare i nostri cuori pieni
❝Ma chi avrà
perseverato
sino alla fine
sarà salvato❞
d’amore per il proprio coniuge?
Coltiviamo l’abitudine di
pronunciare parole d’amore e
gentili per i componenti della
nostra famiglia e di passare del
tempo insieme. Operiamo perché
ogni coppia assuma il solenne
impegno di non permettere che
il proprio matrimonio vada in
frantumi, affidandosi alla potenza
del Signore e, se necessario,
cercando aiuto perché si dimostri
un vero successo cristiano.
Mancanza di onestà
Paolo indica che il peccato non
è presente esclusivamente
nell’elemento criminale della
società. Esso si esprime anche in
comportamenti che prevedono
relazioni personali e d’affari.
L’apostolo parla di «iniquità»,
termine che comprende tutte le
offese rivolte al nostro vicino, ai
genitori, al nostro paese, ecc. Tra
questi anche i crimini commessi
dalle grandi imprese economiche.
14
L’ira di Dio, afferma Paolo, si
rivolge contro ogni malvagità e
disonestà umana: «Essi, che
hanno mutato la verità di Dio in
menzogna e hanno adorato e
servito la creatura invece del
Creatore, che è benedetto in
eterno. Amen… Siccome non si
sono curati di conoscere Dio,
Dio li ha abbandonati in balìa
della loro mente perversa, sì che
facessero ciò che è sconveniente;
ricolmi di ogni ingiustizia,
malvagità, cupidigia, malizia;
pieni d’invidia, di omicidio, di
contesa, di frode, di malignità;
calunniatori, maldicenti,
abominevoli a Dio, insolenti,
superbi, vanagloriosi, ingegnosi
nel male, ribelli ai genitori,
insensati, sleali, senza affetti
naturali, spietati».
In questi ultimi giorni,
«viviamo circondati da
un’epidemia del crimine…
E mentre il mondo è ricolmo
di queste malvagità, il Vangelo
troppo spesso viene presentato
quasi con indifferenza, come se
dovesse incidere in minima parte
sulle coscienze e le esistenze degli
uomini» (Counsels on Health,
p. 25). Non dobbiamo fuggire e
nasconderci timorosi da quello
che è un segno del ritorno di
Cristo. Egli ci dice che a motivo
dell’incremento della ferocia,
spesso è difficile trovare l’amore
(Mt 24:12). Come popolo del
Signore, la speranza che è in noi
risplenda come un potente faro
dell’amore di Dio, che illumini
l’oscurità di questo mondo
corrotto e postmoderno.
Occorre dimostrare tale amore
con relazioni arricchite dalla
grazia; lo Spirito Santo è in grado
di dirigere le esistenze degli
ambasciatori del Signore lungo
i sentieri di una vita giusta,
capace di portare gli altri alla
croce di Gesù nostro Signore.
Paolo disse a Timoteo che
«ogni Scrittura è ispirata da Dio
e utile a insegnare, a riprendere,
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
a correggere, a educare alla
giustizia, perché l’uomo di Dio
sia completo e ben preparato
per ogni opera buona» (2 Tm
3:16,17).
Le pressioni sulle relazioni,
provenienti da ogni direzione,
confermano la predizione
secondo la quale quelli attuali
sono tempi difficili. Ma le
promesse contenute nella Parola
di Dio ci rassicurano e ci danno
la speranza di poter affrontare
qualsiasi sfida. Ciò avverrà solo
se saremo personalmente in
contatto con la grazia di Dio;
se egli dimorerà nel nostro cuore,
nella nostra mente e nella
nostra vita. «Ma chi avrà
perseverato sino alla fine sarà
salvato» (Mt 24:13).
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. Quali sono i tre pilastri sui
quali deve poggiare il matrimonio
cristiano?
2. Elenca una serie di
accorgimenti grazie ai quali
le nostre case possono essere
al sicuro rispetto ai pericoli
che ai nostri giorni possono
rappresentare Internet e la TV.
* W.S. Lee e Wilma
Kirk-Lee, sposati
da 41 anni, hanno
operato nell’ambito
delle problematiche
matrimoniali per oltre 30 anni negli
Stati Uniti, in Canada e in altre parti
del mondo. Attualmente vivono
a Houston, in Texas.
GIOVEDÌ
L’inganno dello spiritismo
Un antico errore che rifiorisce nel presente
di CLINTON WAHLEN*
l fascino per il mondo dello spirito è in ascesa. C’è
gente che sostiene di vivere strani fenomeni: la
sensazione di un animaletto che salta sul letto
quando non c’è traccia di alcun animale; una
persona che sente il profumo di fiori quando muore
un suo caro lontano a migliaia di chilometri di
distanza, ma non ci sono fiori a portata di olfatto.
Altri ancora rivendicano poteri speciali: «Un dono
di chiaroveggenza» che li rende capaci di leggere la
vita della tua storia - passato, presente e futuro; la
capacità di «canalizzare» le vibrazioni dell’energia
che provengono dal mondo dello spirito per guarire
problemi fisici ed emotivi; e poi quella di aiutarti a
entrare in contatto con le tue vite precedenti.
I fedeli di quasi ogni religione mondiale,
musulmani, hindu e buddisti, ma anche cristiani,
credono che la vita prosegua dopo la morte. Questa
credenza apre le porte a ogni genere di possibilità
paranormale, reale o immaginata. Alimentano questi
imbrogli racconti di esperienze in punto di morte
provenienti da vari individui. Nei libri, nei media e
nei film sono presenti condizionamenti, alcuni sottili
altri meno, riguardanti la vita dopo la morte.
Il messaggio giunge spesso confezionato in modo
da apparire umoristico o quanto meno innocuo;
alcuni lo ritengono una sorta di intrattenimento
relativamente inoffensivo, che però tende a minare e
oscurare l’insegnamento biblico secondo il quale i
morti non sanno nulla (Ec 9:5) e la morte è come
un sonno (Gv 11:13; 1 Ts 4:13). Ma, peggio ancora,
veicola l’idea di un’esistenza separata dal corpo e
del contatto con i defunti.
I
Mondo dello spirito e spiritualismo
La popolarità di programmi televisivi dedicati in
qualche modo al contatto con i cosiddetti spiriti
delle persone defunte dimostra chiaramente che tale
nozione è ampiamente diffusa e non più relegata ai
margini, anche nella cultura occidentale. Ma la
Bibbia si esprime direttamente e inequivocabilmente contro tale pratica: «Se vi si dice:
“Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli
indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano”,
rispondete: “Un popolo non deve forse consultare
il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore
dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!”.
Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui
nessuna aurora!» (Is 8:19,20). Quando Isaia scrisse
queste parole, la Scrittura consisteva nella Legge (il
pentateuco) e nella testimonianza di profeti come
lui. Queste fonti sono definitivamente affidabili
perché rappresentano la voce di Dio che parla a noi.
Nel mondo di oggi ci sono tante voci fuorvianti che
cercano di catturare la nostra attenzione, dai libri ai
video e alla pubblicità. Molte di esse non possono
essere prese sul serio perché «ispirate» da un’altra
sorgente, scelta da Satana in persona per farci
andare fuori strada.
L’unica fonte della quale possiamo avere la
massima fiducia è la voce di Dio che ci parla
attraverso i suoi messaggeri ispirati. Purtroppo,
«ogni giorno abbiamo la prova che la fiducia nella
parola profetica diminuisce mentre la superstizione
e la magia sataniche conquistano lo spirito delle
folle» (PK, p. 210 [115]).
Satana mette a punto inganni diversi per le
differenti categorie di individui. Quelli ai quali non
verrebbe mai in mente di recarsi da un medium,
potrebbero guardarne uno alla televisione. E anche
se abbiamo tanto criterio da evitare l’ascolto di
soggetti che evocano un loro contatto con gli spiriti,
questi messaggi sono seducenti.
L’imbroglio basilare di tutto il New Age è la
teoria secondo cui ciascuno di noi ha dentro di sé
poteri spirituali che attendono solo di essere
utilizzati. Questa presunta saggezza, se da un lato fa
appello ai nostri desideri più egoistici, è in realtà
non spirituale e diabolica (Gc 3:15). Ma la ripetuta
sovraesposizione garantita dai media a messaggi
lusingatori come questi, li può fare diventare
concetti normali per il nostro pensiero. Rischiamo
di desensibilizzarci rispetto al pericolo e di non
riconoscere l’azione di Satana; possiamo addirittura
iniziare ad agire condizionati proprio da quei
messaggi; lo studio della Bibbia diventa meno
interessante e in fondo, a Satana, poco interessa
quale sarà l’inganno che ci farà schiavi, basta che
ce ne sia uno. Per fortuna, il Signore nella sua
Parola ci fornisce gli strumenti indispensabili per
smascherare i messaggi fuorvianti presenti intorno a
noi. Ci sono spiriti schierati contro di noi e non
sono quelli dei defunti, ma angeli maligni: «Il nostro
combattimento infatti non è contro sangue e carne
ma contro i principati, contro le potenze, contro i
dominatori di questo mondo di tenebre, contro le
forze spirituali della malvagità, che sono nei
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
15
L’INGANNO DELLO SPIRITISMO
luoghi celesti» (Ef 6:12). I nostri
veri nemici sono esseri che non
possiamo vedere e che tentano di
convincerci ad abbandonare Dio.
Ma ci sono anche schiere celesti
che stanno dalla nostra parte
contro le forze del male. Quella
guerra cominciata nel cielo si è
trasferita qui (Ap 12:13) e
ha reso la terra intera il campo
di battaglia dell’universo.
Angeli e spiritualismo
Qualcuno pensa che gli angeli
siano solo in attesa dei nostri
ordini; tutto quello che dobbiamo fare è chiedere. Può anche
essere vero ma, in questo caso,
forse non abbiamo a che fare con
il genere di angeli che crediamo!
Gli angeli del male ci inganneranno e ci useranno se daremo
loro la possibilità di farlo.
Gli angeli del Signore non
agiscono in questo modo, non
possono essere manipolati da noi
e non hanno interesse a mettersi
al servizio dei nostri egoismi. Nel
giardino del Getsemani, Gesù
disse a Pietro che avrebbe potuto
avere a sua disposizione dodici
legioni di angeli (72 mila!). Non
disse che li avrebbe convocati lui
stesso, anzi. «Credi forse che io
non potrei pregare il Padre mio
che mi manderebbe in questo
istante più di dodici legioni
d’angeli?» (Mt 26:53). Tutto ciò
che Gesù fece fu di sottomettersi
alla volontà del Padre. Se egli
non ha chiesto aiuto agli angeli,
abbiamo forse il diritto di farlo
noi? Il Messia ci ha anche
avvertito che l’ultimo inganno
potrebbe addirittura sviare gli
eletti (Mt 24:24). In Apocalisse
vediamo che Satana e i suoi
agenti del male inviano degli
spiriti impuri per frodare il
mondo. Questi spiriti operano
miracoli nel tentativo di
imbrogliare quante più persone
possibili e riunirle nell’immensa
forza militare che dovrà opporsi
a Dio nella battaglia di Harma16
ghedon. Dunque, prima che
Gesù ritorni, spiriti demoniaci
opereranno miracoli per
ingannare quelli che credono e
confidano in ciò che vedono,
piuttosto che nella testimonianza
dei profeti. Così come Satana ha
il potere di trasformarsi in angelo
di luce (2 Cor 11:14), anche gli
spiriti possono assumere varie
sembianze; sono addirittura in
grado di fare ricorso alla pietà
religiosa (cfr. La speranza
dell’uomo, p. 183). I demoni di
Apocalisse 16 agiranno tramite
rappresentanti umani per guarire
i malati e annunciare «rivelazioni»
che contraddicono la Scrittura
(Il gran conflitto, p. 488).
La Bibbia è chiara: i morti non
sanno nulla; i nostri veri nemici
sono gli spiriti delle tenebre,
angeli del male che copriranno la
terra di inganni, tra i quali alcuni
miracoli orchestrati da Satana in
persona. Possiamo notare che è
già stato preparato il terreno,
oggi fertile al verificarsi di tali
eventi, che genereranno una
terribile delusione nel mondo.
Per riuscire a proteggerci
dall’inganno, dobbiamo prestare
la massima attenzione alla guida
chiara offertaci dal Signore nella
sua Parola, che ci svela cosa
accadrà e le soluzioni pratiche
da approntare per resistere
alle strategie sataniche.
Un aiuto può arrivarci proprio
dall’acrostico formato dal
termine inglese Resist:
Riconoscere il nemico, e le sue
innumerevoli voci. Persino Gesù
è riuscito a farlo solo grazie
alla conoscenza della Scrittura
(Mt 4).
Escludere ogni negatività di
cui potrebbe servirsi Satana.
Conoscendo Gesù personalmente, non di seconda o terza
mano (At 19:13-18), avremo il
coraggio di eliminare dalle nostre
case ogni influsso capace di
fornire agli angeli del male un
punto d’appoggio utile per agire
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
in mezzo a noi (At 19:19).
Sottomettere noi stessi e ogni
cosa che abbiamo a Dio (Gc 4:7).
Facendolo e invitando nelle
nostre case la presenza di Dio,
Satana sarà scacciato.
Intercedere in preghiera per
noi, per i nostri cari e per il
prossimo, compresi i nostri
nemici. Alcune influenze maligne
sono talmente forti che solo la
preghiera insistita e altruista
potrà eliminarle (Mc 9:29;
Ef 6:18).
Studiare la Parola. Molti pezzi
dell’armatura che ci garantisce
protezione spirituale sono
elencati da Paolo e restano a
nostra disposizione (Ef 6:14-17),
ma la Parola di Dio è l’unica vera
arma citata. Perché risulti
efficace, non dobbiamo essere
noi a brandirla ma lo Spirito che
opera per nostro mezzo (v. 17).
Trasmettere la verità agli altri,
che a loro volta saranno in grado
di insegnarla ad altri ancora
(2 Tm 2:2). In questo modo
l’opera del regno di Dio
abbatterà le roccaforti di Satana
e preparerà la strada al ritorno
di Cristo (2 Cor 10:3-5).
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. In che modo, noi avventisti,
consapevoli dei pericoli derivanti
dallo spiritualismo, possiamo
rimanere invischiati nel suo
inganno?
2. Sono superiori le forze
del male o quelle divine? Cita
qualche esempio tratto dalla
Scrittura.
* Clinton Wahlen
è il direttore associato
del Biblical Research
Institute presso la
Conferenza Generale.
È inoltre redattore capo associato del
Journal e autore del libro Jesus and the
Impurity of Spirits in the Synoptic
Gospels, pubblicato da Mohr Siebeck.
VENERDÌ
Non confidate
negli orologi contraffatti
I tempi odierni richiedono attenzione
di NIKOLAUS SATELMAJER*
uale vuoi?», mi chiese l’uomo a New York
mentre srotolava la manica del suo cappotto
per mostrarmi una collezione di orologi? E che
collezione! Era ricca di esemplari d’oro e d’argento,
tutti molto allettanti, di marche conosciute e
prestigiose, o almeno così sembravano. E poi la
bella notizia: ne potevo avere uno a un prezzo
irrisorio. «Quanti ne vuoi?», domandò. Gli orologi
erano davvero una bella tentazione e il prezzo più
che attraente, anzi troppo attraente, troppo basso.
Anche se mi ero appena diplomato, capii in
qualche modo che non avrei nemmeno dovuto
discutere di soldi con lui. Gli orologi sembravano
d’oro e d’argento, di lusso, ma non avevano alcun
valore; erano solo imitazioni. Chiamateli come
volete - patacche, falsi - ma nessuno di quegli
oggetti valeva alcunché.
Analogamente all’episodio citato, non si può
avere fiducia nei falsi profeti, tanto meno in quelli
talmente sfacciati da dichiararsi Cristo. Ciò che
dicono di essere non conta, la cosa importante è
quello che veramente sono.
Q
Ma come fare a riconoscerli?
Un conto è determinare se un orologio sia autentico
o una copia; altra cosa è capire se qualcuno sta solo
fingendo di essere un profeta, un insegnante o
addirittura Cristo. Eppure è proprio quello che
dobbiamo fare: separare il vero dal falso. Gesù ci dà
un avvertimento opportuno: «Perché sorgeranno
falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi
per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ma
voi, state attenti» (Mc 13:22,23). Il nostro nemico
spirituale userà ogni mezzo disponibile per
allontanarci dal nostro percorso. L’apostolo Pietro
aggiunge un’ulteriore categoria, quella dei falsi
dottori (2 Pt 2:1). Ecco la composizione del trio
satanico: falsi profeti, falsi dottori e falsi cristi.
L’invito è chiaro, identificare i nemici del
cristiano. Ma i loro metodi rappresentano per noi
una sfida perché essi «introdurranno occultamente
eresie di perdizione» (2 Pt 2:1). Proprio come gli
insetti che possono invadere un appartamento senza
che gli occupanti se ne accorgano, se non quando è
troppo tardi, allo stesso modo questi nemici cercano
di occupare la chiesa. Possiamo e dobbiamo attuare
delle mosse ben precise per fortificarci e impedire
loro di ingannarci:
- Occorre valutarli criticamente per determinare
se provengono da Dio (1 Gv 4:1); se molti individui
acquistano orologi che sono imitazioni, sono
analogamente troppe le persone raggirate dagli
impostori spirituali.
- Dobbiamo chiarire se questi soggetti sono
fedeli o meno alla Bibbia. Prescindendo dal loro
presunto richiamo, non si deve concedere
attenzione a chi non accetta e mette in pratica gli
insegnamenti biblici basilari.
- Quale tipo di esistenza conducono questi
individui? Dall’esterno possono sembrare delle
pecore, ma nella realtà rivelarsi feroci come lupi
(Mt 7:15).
- Domandiamoci: «Chi è questa persona che
proclama un messaggio diverso?». Se da un lato
dobbiamo essere prudenti prima di respingere
persone che hanno vedute diverse, dall’altro è
saggio valutare bene i loro comportamenti.
Un giorno stavo visitando una famiglia e mi sentii
dire che non volevano più far parte della chiesa. Mi
dissero che avevano incontrato un uomo la cui vita
era in assoluta armonia con la Parola di Dio.
Quando chiesi loro se conoscessero davvero quella
persona, mi assicurarono che era stato Dio a
condurli direttamente da lui. Uno o due anni dopo
che quella famiglia aveva seguito il suo eroe
spirituale, si scoprì che quell’uomo viveva in una
condizione di adulterio; le sue parole e il suo
comportamento non collimavano; era un
imbroglione.
Facendo domande, usando il cervello di cui il
Signore ci ha dotato, leggendo la Parola e facendo
ricorso alla preghiera, possiamo mettere alla prova e
riconoscere il falso dal vero. «Nessuno ha bisogno
di essere ingannato», scriveva Ellen G. White
(The Advent Review and Sabbath Herald,
17 novembre 1885).
E quando sappiamo di avere incontrato un falso
profeta, dottore o cristo, la cosa più coraggiosa che
possiamo fare è scappare il più lontano possibile e
correre verso il Cristo eterno.
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
17
NON CONFIDATE NEGLI OROLOGI CONTRAFFATTI
Come ingannano?
In che modo ingannano i falsi
dottori, profeti e cristi? All’inizio
può esserci da parte nostra
nient’altro che curiosità. Oppure
può capitare di essere stati
convinti che siamo persone
particolari, scelte per ascoltare un
messaggio riservato a pochi.
Pietro ci dice che certi individui
«introducono segretamente false
eresie» tra di noi. Sono penetrati
illegalmente nella famiglia
cristiana, o sono stati fatti entrare
da altri; come se l’abitante di una
città decidesse di aprire le porte
al nemico. Dato che sulla loro
fronte non hanno il marchio
«Falso», per qualcuno risulterà
difficile riconoscerli.
Questi imitatori esprimono
spesso un interesse per le nostre
esistenze spirituali. Un giovane
mi raccontò che un uomo aveva
mostrato di essere attratto dal
suo percorso spirituale; all’inizio
pareva un interesse genuino, poi
un giorno il giovane si rese conto
che la sua vita spirituale era
minacciata da questo impostore.
Perché? L’uomo aveva
lentamente spostato il proprio
interesse da quel giovane alla
critica contro la chiesa, che
secondo lui sbagliava sempre e
comunque. Il giovane rimase
sbigottito e disse all’altro che
la loro amicizia era esaurita.
Quest’atto coraggioso ma
necessario fu una benedizione
per quel ragazzo.
Un altro approccio usato dagli
impostori è quello di parlare con
autorità, proprio come fece
Satana. Durante la tentazione
di Cristo, il diavolo sfidò Gesù
a trasformare le pietre in pane,
a gettarsi dal tempio e a
inginocchiarsi davanti a lui
(Mt 4:19). Ma parlare con
autorità non equivale ad avere
autorità. I falsi dottori appaiono
spesso più interessati alla propria
autorità che non alla fedeltà
rispetto alla Parola di Dio.
18
Un altro elemento protettivo è
rappresentato dall’unità della
famiglia che compone la chiesa di
Cristo. Geremia ci consiglia come
comportarsi con i falsi profeti:
«Non ascoltate le parole dei
profeti che vi profetizzano;
essi vi nutrono di cose vane; vi
espongono le visioni del proprio
cuore, e non ciò che proviene
dalla bocca del Signore»
(Ger 23:16).
Unità di fede significa
che se siamo in disaccordo
sull’interpretazione della
Scrittura o su una questione
dottrinale, dobbiamo rivolgerci
a Dio chiedendogli unità.
Quando c’è unità i falsi profeti,
dottori o cristi non possono
danneggiarci perché il loro
obiettivo è la separazione.
Dio ha suscitato
questo movimento per
uno scopo ben preciso
Dio completa tutto ciò che
comincia e questo dato deve
essere per ognuno di noi motivo
di speranza. Ci sono stati e ci
saranno ancora falsi profeti,
dottori e cristi e faranno del loro
meglio per confonderci.
Dobbiamo sapere come fare per
riconoscerli, ma non occorre
diventare esperti del falso per
individuare ciò che è genuino.
Insieme a una delle mie figlie
volevamo fare visita al fratello di
mia madre, ma il paese nel quale
viveva non ci concedeva il visto.
Quando lo scoprimmo era
troppo tardi per farlo sapere a
mio zio, perché ci fu detto che si
era già avviato verso il confine.
Allora anche noi ci dirigemmo
verso lo stesso confine, forse
avremmo avuto l’opportunità di
incontrarci. Quando giungemmo
là vedemmo molti stranieri, poi
scorsi in distanza una figura
familiare. Ci aspettava da nove
ore. Fu una riunione
particolarmente gioiosa.
Noi tutti siamo stati invitati a
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
una gioiosa riunione con Gesù;
abbiamo la necessità di destinare
ogni sforzo a conoscere e seguire
Gesù oggi, e questa è la migliore
garanzia per non essere
abbindolati dalle falsità.
L’ammonimento di Cristo
circa i falsi cristi e profeti
(Mc 13:22,23) è un messaggio di
speranza, perché promette ai suoi
fedeli che non saranno ingannati.
Oggi, quale tipo di esistenza
dobbiamo condurre? Paolo ci
dice che dobbiamo essere
radicati in Cristo (Col 2:7); Ellen
G. White scrive: «Dobbiamo
essere ancorati a Cristo, radicati
nella fede» (The Advent Review
and Sabbath Herald, 17
novembre 1885).
Egli non ci abbandonerà mai e
questa è la certezza che non
saremo mai sviati da falsi profeti,
dottori e cristi. Concentriamoci
su ciò che è genuino e non
dovremo preoccuparci delle
contraffazioni.
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. Perché negli ultimi giorni
ci saranno così tante situazioni
ingannevoli?
2. L’autore scrive: «Dio
completa tutto ciò che
comincia». Perché
quest’affermazione deve
incoraggiare ogni avventista
del 7° giorno?
* Nikolaus Satelmajer
è direttore aggiunto
dell’Associazione
pastorale della
Conferenza Generale
e direttore di Ministry.
S E C O N D O S A B AT O
Il messaggio del Vangelo
a tutto il mondo
L’obiettivo che Dio ha fissato per noi in questi tempi finali
di ELLEN G. WHITE*
e parole del Salvatore, «Voi siete la luce del
mondo», indicano che egli ha affidato ai suoi
fedeli una missione di portata mondiale. Così come
i raggi del sole penetrano negli angoli più remoti del
globo, Dio ha stabilito che la luce del Vangelo si
estenderà a ogni individuo presente sulla terra. Se la
chiesa di Cristo avesse realizzato i propositi del
nostro Signore, la luce avrebbe investito tutti quelli
che dimorano nelle tenebre e nella regione della
valle della morte; invece di stare tra loro e scansare
le responsabilità e l’onere della croce, i membri di
chiesa si sarebbero sparsi in ogni territorio,
permettendo alla luce di Cristo di brillare per loro
mezzo, agendo come egli agì per la salvezza degli
uomini, e questo «Vangelo del regno» sarebbe stato
rapidamente portato a tutta la terra.
L
Appello alla testimonianza
Da ogni nazione risuona l’appello macedone,
«venite ad aiutarci». Dio ci ha aperto degli spazi.
La Provvidenza ci precede e la potenza divina
opera attraverso l’impegno dell’uomo… Alcuni
hanno udito la chiamata di Dio e hanno risposto.
Facciamo ora in modo che ogni cuore santificato
risponda, cercando di proclamare il messaggio
salvifico. Se con umiltà e fedeltà, uomini e donne si
assumeranno il compito dell’opera assegnata loro
dal Signore, la potenza divina si manifesterà con la
conversione di molte persone alla verità. I risultati
del loro impegno saranno meravigliosi.
Il Signore sta mandando la sua gente in ogni
parte perché semini accanto a tutte le acque.
Ubbidire ai suoi ordini ha un gran significato, per
esempio continuare a ricevere i doni che
provengono dal cielo. La causa di Dio ha bisogno
di operai consacrati e anche di denaro;
continueremo a spendere i nostri beni per cose non
essenziali, mentre un’opera trascurata rimane
incompiuta? Non sarebbe forse giusto pentirsi
della nostra indifferenza nei confronti di
quest’opera e pregare per chiedere l’oculatezza
spirituale necessaria per cogliere e comprendere,
com’è giusto, le sue urgenti necessità?
Lo spirito della generosità è lo spirito del cielo.
L’amore di Cristo disposto al sacrificio si è rivelato
sulla croce. Quell’uomo poteva essere salvato, ha
dato tutto ciò che aveva e adesso dona anche se
stesso. La croce di Cristo fa appello alla magnanimità di ogni devoto del Salvatore beato.
Lo spirito che qui si manifesta è quello del
donare, del dare. Questa dimostrazione di
generosità e di buone azioni è il vero frutto del
vivere cristiano.
Il bisogno di conversione
L’opera di Dio ha bisogno di uomini e donne che
abbiano imparato da Cristo. Nel momento in cui
questi operai lo vedono per quello che realmente è
riusciranno anche a vedere essi stessi per quello che
sono e gli chiederanno di farli diventare ciò che
dovrebbero. L’egoismo ostacola gli uomini invece di
agevolarli; alla luce del Signore noi possiamo
scorgere i nostri difetti e con l’ausilio della sua forza
possiamo porvi rimedio. Nel giorno della fine,
quando la terra morirà, colui il quale si è fatto dei
tesori nel cielo, prenderà possesso dei beni che la
sua esistenza ha meritato. Se avremo dato ascolto
alle parole di Cristo, allora, mentre ci riuniremo
intorno al grande trono bianco, vedremo individui
salvi grazie al nostro agire e capiremo che uno di
loro ne ha salvati altri, i quali a loro volta ne hanno
salvati altri ancora, un vasto gruppo arrivato in cielo
grazie al nostro impegno fedele, lì presente per
deporre le loro corone ai piedi di Gesù e lodarlo in
eterno. Con che gioia gli operai del Signore
contempleranno questi redenti, i quali condividono
la gloria del Redentore! Quanto sarà prezioso il
paradiso per chi si è dimostrato fedele nell’opera
di salvare gli uomini!
Più ci avviciniamo al termine della storia di
questo pianeta, tanto più diventeranno ingannevoli
le insidie del nemico. Con il passare del tempo,
i suoi attacchi saranno sempre più crudeli e
frequenti; lo sforzo supremo di Satana consiste
nello sviare e ingannare, se possibile, gli eletti, la
chiesa e i ministri di Cristo… Se riuscirà a cullarli
nell’indifferenza rispetto alla loro elevata chiamata,
il suo trionfo sarà garantito. In questo periodo
serviranno una conversione totale e una
consacrazione sincera. Chi sarà intimamente
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
19
IL MESSAGGIO DEL VANGELO A TUTTO IL MONDO
legato a Cristo sarà fortificato
per resistere agli inganni del
nemico; mettere in pratica
con entusiasmo le verità bibliche
significherà per noi la salvezza.
Se ci umiliamo davanti a Dio,
apriamo la porta alla sua
potenza salvifica.
C’è ancora molto lavoro da
svolgere nei territori stranieri,
ma anche in quello interno;
perché solo grazie a uno sforzo
fedele e consacrato a casa nostra
si conquisteranno operai per
la vigna del Signore, i quali
andranno poi a proclamare la
verità anche in terre lontane.
Ogni classe sociale deve essere
raggiunta. Mentre saremo al
lavoro incontreremo individui
di diverse nazionalità e tutti
dovranno essere avvertiti. Gesù è
20
stato un dono di Dio per il
mondo intero, non un’esclusiva
riservata alle classi sociali più
elevate e nemmeno a una
particolare etnia o nazione, con
l’esclusione delle altre. La sua
grazia salvifica abbraccia il
mondo intero…
Molte persone desiderano
possedere talenti particolari con
i quali fare opere straordinarie,
ma perdono di vista incombenze
a portata di mano che, se
adempiute, renderebbero la vita
più gradevole. Il successo non
dipende tanto dal talento, quanto
dall’energia santificata e dalla
disponibilità…
L’amore di Cristo
è la vera motivazione
Se l’amore di Cristo penetra nel
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
cuore esso sarà reso manifesto
nella vita. Se vi sentite portati a
un particolare tipo di servizio
lo si percepirà notando che date
il massimo in quell’ambito. Siate
fedeli e irreprensibili in tutto ciò
che fate. Non scoraggiatevi se
all’inizio ciò che fate vi sembra
di poco conto, ma ponetevi
un obiettivo alto e metteteci
tutto il vostro impegno per
raggiungerlo. Non consentite
a qualsivoglia ostacolo di
deprimervi, ma perseverate e ce
la farete. Impegnatevi al massimo
lì dove siete e dove sono anche
gli altri. La Parola di Dio,
così com’era, è stata nascosta
sotto il moggio; quella Parola
deve essere spiegata a chi ne
ignora le esigenze. Investigate
le Scritture con quelli che sono
disponibili a essere guidati…
Il mio messaggio per il nostro
popolo è il seguente: «Alzate gli
occhi e guardate le campagne
come già biancheggiano per la
mietitura». Quando i samaritani
si presentarono a Gesù
rispondendo all’appello della
donna del pozzo, Cristo li
assimilò, parlandone ai discepoli,
a un campo di grano pronto per
la raccolta: «Non dite voi che ci
sono ancora quattro mesi e poi
viene la mietitura?, chiese loro.
«Ebbene, vi dico: alzate gli occhi
e guardate le campagne come già
biancheggiano per la mietitura. Il
mietitore riceve una ricompensa
e raccoglie frutto per la vita
eterna, affinché il seminatore e il
mietitore si rallegrino insieme».
E come iniziò la mietitura?
Grazie a una donna, semplicemente offrendole la verità, che
poi lei trasmise ad altri; tornò
nel suo villaggio e disse ai suoi
abitanti, «Venite». Loro
andarono, ascoltarono e la
mietitura ebbe inizio… Per
effetto del suo impegno, «molti
credettero», e questa fu la loro
testimonianza: «Perché noi stessi
abbiamo udito e sappiamo che
questi è veramente il Salvatore
del mondo».
Questa è l’opera che deve
essere portata avanti oggi. Molti
sono pronti per la mietitura, ma
non lo sanno. Ogni nostra parola
e azione dovrebbe essere densa
di significato… I mietitori
devono fare la loro parte,
il popolo di Dio è chiamato a
scuotersi dall’indifferenza e
dall’egoismo, e a rivelare il
desiderio di essere utilizzato
quale strumento del Signore.
Appello ad agire
Fratelli e sorelle, destatevi e
risplendete! È giunto il momento
di fare il possibile per offrire
questo ultimo messaggio al
mondo. Mi appello a tutti quelli
che sono in grado di farlo perché
concretizzerà prima della
seconda venuta di Cristo in
questo mondo. «Allora il regno,
il potere e la grandezza dei regni
che sono sotto tutti i cieli
saranno dati al popolo dei santi
dell’Altissimo» (Dn 7:27).
Essi erediteranno il regno che
è stato loro preparato fin dalla
fondazione del mondo e Cristo
ne assumerà il grande potere
e regnerà…
Ma prima di quella venuta,
Gesù dice: «Questo vangelo
del regno sarà predicato in tutto
il mondo, affinché ne sia resa
testimonianza a tutte le genti»
(Mt 24:14). Il suo regno non
verrà fino a quando le notizie
positive della sua grazia non
saranno fatte conoscere in tutta
la terra. Da adesso, donandoci a
Dio e conquistando a lui altri
individui, possiamo velocizzare
l’affermazione del suo regno.
Solo chi dedicherà se stesso al
suo servizio dicendo, «eccomi,
manda me» per aprire occhi
ciechi e per trasportare uomini
«dalle tenebre alla luce, e dalla
potenza di Satana a quella di
Dio», pregherà con sincerità:
«Venga il tuo regno».
Ellen G. White, «Per una
testimonianza a tutte le nazioni»
The Advent Review and Sabbath
Herald, 14 novembre 1912.
si impegnino in quest’opera e lo
facciano da subito… Il primo e
più grande comandamento
divino è «Ama il tuo Dio con
tutto te stesso, con tutta la tua
anima, con tutta la tua forza e
con tutta la tua mente».
Il secondo è simile a questo:
«Amerai il tuo prossimo come
te stesso».
Il Signore ci sta inviando
ripetute informazioni che ci
dicono quanto sia importante
essere operai diligenti e
scrupolosi. Abbiamo un compito
importante da svolgere, un
compito che non può aspettare e
che può essere portato a termine
soltanto con la potenza dello
Spirito Santo e sotto la guida di
Cristo. Facciamo in modo che,
in questi tempi, ogni credente
dimostri di essere un operaio che
agisce in piena sintonia con Dio,
mettiamo da parte tutte le
differenze e i discorsi senza
senso. Sforziamoci di parlare e
agire correttamente; il Signore
opererà attraverso ogni individuo
disposto a consegnare il proprio
cuore e la propria esistenza al suo
controllo. Dio concederà la
propria giustizia a tutti quelli che
si faranno guidare dal suo
Spirito. Egli affida ai suoi veri
fedeli la forza della persuasione,
la potenza della sua grazia e
della verità, un amore profondo
e costante per la sua opera sul
territorio locale e su quello
straniero. Egli dona loro dei
cuori in sincera comunione con
Cristo. Con strumenti dotati
di simili caratteristiche, l’opera
missionaria non può essere
infruttuosa.
Domande per la riflessione
e la condivisione
1. Qual è il ruolo delle nostre
vite nella testimonianza per
Cristo?
2. Che cosa può fare di una
persona un ostacolo e non una
risorsa?
Un futuro glorioso
Il regno della grazia sta
affermandosi giorno dopo giorno
grazie a cuori un tempo ribelli
e corrotti e oggi arresi alla
sovranità del suo amore. Ma
la piena affermazione del regno
della sua gloria non si
* Ellen G. White,
che gli avventisti
le attribuiscono il dono
della profezia,
è stata una delle
fondatrici della chiesa.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
21
Un percorso di fede
MISSIONE GLOBALE
Giorno dopo giorno, per sette settimane, da lunedì a venerdì
Offerta di
Un tempo per ascolt are il silenzio
di PETER R. KUNZE*
Cinque, dieci minuti, non di più.
● Giusto il tempo per aprire
una parentesi e riprendere fiato.
● Un gesto indispensabile
per la salute dello spirito.
●
Liberarsi del sudiciume interiore
Il cambiamento può germinare
solo dall’interiore.
● Una lettura biblica, un breve
commento, una citazione e un aneddoto.
● Occorre aprirsi agli altri e all’Altro.
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La vit a pulsa con forza
Per ritrovare un senso nuovo,
una nuova luce.
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la tua nuova consapevolezza.
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SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
L’ A N G O L O D E I B A M B I N I
Segnali di speranza
di DEENA BARTEL-WAGNER*
P R I M O S A B AT O
Attenzione
ai segnali!
Perla a memoria
«Così anche voi, quando vedrete
tutte queste cose, sappiate che
egli è vicino, proprio alle porte»
(Matteo 24:33).
Attività introduttiva
Mostrate vari segnali stradali,
poi chiedete ai bambini se ne
conoscono il significato.
Discutete insieme sul perché ci
sia bisogno di una segnaletica
che ci aiuti a ricordare quello che
dobbiamo fare. Spiegate loro
che anche nella Bibbia si parla
di segnali che Dio ha posto sul
nostro cammino e che, nel corso
della settimana, impareranno a
conoscerne alcuni.
È successo che...
Kenesha aveva lo zaino in spalla:
stava per affrontare un’escursione
con la sua famiglia, e non stava
più nella pelle per l’emozione.
Non avevano mai vissuto
un’esperienza simile prima di
allora, ma Kenesha sapeva che si
sarebbe divertita a passeggiare in
montagna e a campeggiare di
notte sotto le stelle. Giunti
all’inizio del sentiero, ciascuno si
sistemò lo zaino sulle spalle e la
salita verso il monte cominciò;
mentre camminava, Kenesha
ammirava i fiori e gli alberi.
Guardava anche le incisioni a
forma di freccia bianca sulle
cortecce, segnali che indicavano
dove portava il sentiero.
«Ehi papà!», disse Damien, il
fratello di Kenesha. «Hai visto i
segnali che indicano la presenza
di orsi? Ce n’era uno all’inizio
del sentiero e ne abbiamo appena
oltrepassato un altro».
«Li ho visti», rispose il padre,
«ma la guida dei sentieri non
parlava di orsi. Non credo ci si
debba preoccupare».
La famiglia continuò la propria
escursione. Arrivarono in un
punto in cui sembrava che
qualcosa di molto grosso si fosse
spostato nel sottobosco infatti,
sul suolo polveroso, c’erano
evidenti impronte di zampe; ma
nessuno dei familiari di Kenesha
aveva capito bene di quale
animale fossero quelle orme.
Al termine della giornata, la
famiglia giunse nel luogo adatto
alla sosta e furono montate le
tende. Kenesha pensò di aver
udito qualcosa che si muoveva
attraverso la boscaglia, ma
non riuscì a vedere di cosa si
trattasse.
In breve scese l’oscurità e
giunse il momento di coricarsi
nei sacchi a pelo. «Dobbiamo
forse appendere il nostro cibo?»,
chiese Damien. Aveva letto,
infatti, che quando si fa
un’escursione con gli zaini si
dovrebbe mettere il cibo
all’interno di una borsa di stoffa
e poi legarla e appenderla a
un albero in modo che, in caso
di orsi nelle vicinanze, non
potessero arrivare a raggiungere
le provviste.
Nel corso della notte si sentì
muovere qualcosa nello spiazzo
che ospitava le tende. «Che cos’è
questo rumore?», si domandò
Kenesha allarmata. All’improvviso ci fu uno schianto! La
bambina balzò fuori dal sacco a
pelo e aprì la cerniera della
tenda. Non poteva credere ai
suoi occhi: in mezzo allo spiazzo
c’era un orso! Era stato attirato
dal cibo che avevano appeso.
Qualcuno iniziò a fare rumore
battendo sul metallo; l’orso si
spaventò e fuggì.
Kenesha uscì dalla sua tenda e
corse verso quella dei genitori.
«Avete visto l’orso?», gridò.
Dopo solo qualche istante i
familiari si ritrovarono stretti
l’uno all’altro. «Avevi ragione tu,
Damien», disse il padre.
«Abbiamo visto molti segnali
indicanti la possibile presenza
di orsi nella zona, ma non ho
prestato attenzione. La prossima
volta seguiremo le indicazioni!».
Lo dice la Bibbia
Gesù disse ai suoi discepoli
che sarebbe tornato e li avrebbe
portati con sé nel cielo.
Essi gli chiesero in che modo
avrebbero capito che stava per
ritornare.
Il capitolo 24 di Matteo elenca
una serie di cose che accadranno
prima del suo ritorno. Gesù
vuole che tutti quelli che lo
seguono sappiano che
andranno incontro a tempi
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
23
L’ANGOLO DEI BAMBINI
difficili. Ma vuole anche far
sapere loro che potranno sempre
contare sulla sua promessa.
Cristo elencò una serie di eventi
che sarebbero accaduti dicendo
che dovevano essere considerati
dei segni; aggiunse che
desiderava che ciascuno di noi
prestasse attenzione a questi
segni, e non perdesse la speranza.
Gesù disse: «Io tornerò!».
Mi riguarda da vicino
Suggeriamo di leggere Matteo 24
da una versione biblica in lingua
corrente (Tilc). Utilizzando foto
di riviste e altre fonti, aiutate
i bambini a creare un collage
di avvenimenti mondiali che
corrispondono ai segni biblici
del ritorno di Cristo.
Che ne pensi?
1. Quali segnali notati da
Kenesha e dai suoi familiari
durante la loro escursione,
avrebbero dovuto metterli in
guardia dalla presenza di orsi?
2. A chi erano destinati i segni
elencati da Gesù in Matteo 24?
3. Perché Gesù ha lasciato a
chi lo ama i segni di ciò che
avverrà prima del suo ritorno?
4. Quando vediamo avverarsi
questi segni, come dovremmo
sentirci?
In azione!
Per i bambini più piccoli,
disegnate delle trombe su un
grande foglio giallo e ritagliatele.
Utilizzatele mentre cantate il
canto «Tra breve verrà Gesù»
(Canti di gioia, n. 138).
DOMENICA
Una lunga,
lunga attesa
Perla a memoria
«Manteniamo ferma
la confessione della nostra
24
speranza, senza vacillare; perché
fedele è colui che ha fatto
le promesse» (Ebrei 10:23).
Attività introduttiva
Mostrate un calendario e
chiedete ai bambini di
individuare su di esso la data
del loro compleanno. Chiedete
loro come vivono l’attesa di quel
giorno speciale. Come si sentirebbero se, per poter festeggiare
il loro compleanno, dovessero
aspettare più di un anno?
È successo che...
«Da quanto tempo conosci
Gesù?», chiese Kyron, un
bambino di 9 anni, mentre era
accoccolato sul divano accanto
al nonno.
«Lo conosco da quando avevo
la tua età» rispose il nonno
sorridendo. «Sapevo che avrei
voluto essere suo amico per il
resto della mia vita».
«Anch’io», disse Kyron. «La
mia lezione della Scuola del
Sabato di questa settimana parla
della seconda venuta di Gesù; è
passato tanto tempo da quando
ha detto che sarebbe tornato
sulla terra».
«Aspettami qui per un
minuto», gli disse il nonno. «Ho
qualcosa da mostrarti». L’uomo
tornò con due libri. «Mi vuoi
leggere una storia?», chiese
Kyron.
«No, ma sto per
raccontartene una», gli
rispose il nonno. «Questa
Bibbia di famiglia ha quasi
150 anni ed è scritta in
tedesco. Il tuo bis-bis-bisnonno
e sua moglie erano convinti che
Gesù sarebbe tornato molto
presto, ma volevano possedere
una Bibbia sulla quale poter
scrivere la storia della loro
famiglia».
L’altro volume era pieno di
foto di famiglia. «Questa foto
ritrae i tuoi bis-bis-bisnonni.
Dopo aver scelto di seguire
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
Gesù, molti altri membri della
famiglia si unirono alla loro
decisione. Che cosa pensi che
sarebbe successo, se si fossero
scoraggiati e arresi per il mancato
ritorno di Gesù?».
«Penso che tutti noi, che siamo
venuti dopo di loro, non
avremmo ascoltato la storia»,
disse Kyron.
«È vero» confermò il nonno.
«Mi piace pensare ai segni
presenti nella Bibbia come a un
conto alla rovescia. Sappiamo che
dovranno accadere delle cose
prima del ritorno di Gesù. Ma
non possiamo semplicemente
guardare questi segni; dobbiamo
riuscire a parlare con lui ogni
giorno e vivere come egli ci
chiede di fare».
«Hai ragione, nonno. Se quelle
persone avessero perso la
speranza, oggi potremmo non
conoscere Gesù».
«Quando racconto a qualcuno
che Gesù sta per tornare, mi
entusiasmo», aggiunse il nonno.
«Fantastico», commentò
Kyron, «voglio provarci anch’io.
Voglio essere ottimista e positivo,
e non scoraggiarmi! Vicino casa
mia abita un amico e voglio
subito raccontargli di Gesù».
Lo dice la Bibbia
Gesù disse ai suoi discepoli
che prima del suo ritorno, si
sarebbero dovute compiere
alcune cose.
Voleva che loro
parlassero di lui a quanta
più gente possibile e che
non smarrissero la speranza
nel suo ritorno. Gesù disse
ancora che nel mondo ci
sarebbero stati tanti problemi.
Eventi come terremoti,
tsunami e guerre. I nostri nonni
e i nostri genitori hanno
assistito a tragedie del genere,
ma Gesù non è ancora venuto.
Mi riguarda da vicino
Gesù non ci ha detto
quando sarebbe tornato, ci ha
però invitati ad aspettarlo e a non
perdere la speranza. Ci ha
avvertito di farci trovare pronti,
proprio perché non sappiamo il
momento in cui tornerà (leggete
Matteo 24:42-44 e spiegatelo con
parole vostre).
Quando intorno a noi
vediamo accadere determinati
fatti, possiamo rileggere i versetti
biblici che parlano dei segni
citati da Gesù (leggere Matteo
24:29; Apocalisse 6:12,13
e Luca 21:25-28).
L’ora del ritorno dipende da
lui; a te può sembrare che ci
metta tanto, ma ricorda che egli
vuole stare con te esattamente
come tu vuoi stare con lui!
Che ne pensi?
1. Non dobbiamo aver paura
del ritorno di Gesù, ma esserne
contenti. Perché? (Luca 21:28).
2. Che cosa puoi fare ogni
giorno, insieme alla tua famiglia,
per essere pronto al ritorno
di Gesù?
3. Come pensi si siano sentiti
i discepoli, vedendo che Gesù
non tornava durante la loro vita?
In azione!
Imparate il canto «Era un giorno
di primavera», Canti di gioia,
n. 125. Cantatelo tutti insieme
come fareste in famiglia. Ogni
volta che vi sentite scoraggiati
perché il tempo passa e Gesù
non torna, ricordatevi che egli
verrà di nuovo e così la speranza
tornerà nel vostro cuore.
LUNEDÌ
In fuga verso
la salvezza
Perla a memoria
«Il SIGNORE è la mia luce e la
mia salvezza; di chi temerò? Il
SIGNORE è il baluardo della mia
vita; di chi avrò paura? (…) Se
un esercito si accampasse contro
di me, il mio cuore non avrebbe
paura; se infuriasse la battaglia
contro di me, anche allora sarei
fiducioso» (Salmo 27:1-3).
Attività introduttiva
Date ai bambini degli
evidenziatori o dei pastelli
e della carta. Chiedete loro
di fare un disegno che
rappresenti cose che talvolta
possono spaventare qualcuno.
È successo che...
«Bambini, venite, presto!»,
chiamò la mamma. Justin,
Ashley e Jordan corsero a vedere
che cosa la madre volesse.
«È ora di preparare le vostre
borse», disse la donna.
«Dobbiamo partire subito, non
è più sicuro restare qui».
I Kendall vivevano e
lavoravano in Africa come
missionari; erano felici di parlare
di Gesù alle popolazioni di quel
luogo. Alcuni abitanti erano
scontenti di come si
comportavano i capi del governo
ma, siccome nel dimostrare il
loro scontento commisero azioni
che causarono problemi
alla nazione, furono chiamati
«ribelli». Un giorno i ribelli
andarono al mercato e
iniziarono a rovesciare le
bancarelle, picchiando chi stava
vendendo le proprie mercanzie.
In pochi istanti arrivarono
i soldati, che cercarono di
riportare la calma, ma riuscirono
soltanto a incattivire ulteriormente i ribelli; questi ultimi si
accordarono progettando una
grande marcia attraverso la città,
con l’obiettivo di rovesciare il
governo. Nella città si sparse la
voce che quella marcia si stava
dirigendo nel quartiere dove i
Kendall vivevano. Di fronte al
pericolo imminente, la famiglia
dovette abbandonare la propria
abitazione. «Ho paura!», disse
Ashley. «Non capisco che cosa
stia succedendo».
«Dio ha mandato il nostro
vicino Bernard ad avvertirci di
un pericolo, e stiamo cercando
di fuggire: siamo appena in
tempo», spiegò la madre.
«Non sappiamo quando
potremo tornare in casa nostra»,
aggiunse il padre. «I ribelli si
stanno impossessando del
quartiere nel quale abitiamo e
potrebbe passare un bel po’ di
tempo prima che ci sia possibile
poter tornare qui».
«Perché sono così
arrabbiati?», domandò Justin.
Il padre spiegò che a volte le
persone si infuriano perché non
vogliono ascoltare Dio che parla
al loro cuore. «Quando
consentiamo a Gesù di essere
nostro amico, scegliamo di non
fare del male agli altri con le
parole o con i pugni».
Il padre disse ai figli che non
dovevano temere: nonostante
degli scalmanati stessero
provocando una situazione
pericolosa per se stessi e per
gli altri, la loro famiglia doveva
ricordare che Gesù aveva
promesso di essere al loro
fianco. «Chiunque abbia Gesù
nel cuore, ha nel cuore anche
la sua pace, anche in presenza
di gravi pericoli».
Lo dice la Bibbia
Una delle cose che Gesù disse
ai suoi discepoli quando venne
a vivere sulla terra, fu che
purtroppo Gerusalemme
sarebbe stata attaccata da degli
eserciti. Aggiunse, inoltre,
l’attacco sarebbe stato il segnale
per capire che era arrivato il
momento di abbandonare la
città. Con queste informazioni,
Gesù stava dando ai suoi amici
dei segnali da seguire. Le parole
di Gesù si avverarono per filo
e per segno: vi fu l’assalto
a Gerusalemme e, durante
un momento di calma nei
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
25
L’ANGOLO DEI BAMBINI
combattimenti, i cristiani
lasciarono la città e non furono
uccisi. Il resto degli ebrei non
conosceva il segnale e le
istruzioni e, purtroppo, furono
in molti a morire. Gesù dette
alle persone dei segnali
indicatori, e offrì la via di fuga
a chi gli avesse creduto e avesse
avuto fiducia in lui. Tutti
dovevano stare attenti ai segnali
e continuare a confidare e
a seguire le istruzioni di Gesù
al momento giusto.
Mi riguarda da vicino
Gesù ha lasciato dei segni validi
anche per noi, oggi. Una delle
cose di cui ci ha avvisato nella
Bibbia è che, poco prima del
suo ritorno, un numero sempre
maggiore di persone si farà
del male a vicenda. Questa gente
non darà ascolto alle parole
che Dio rivolge ai loro cuori.
Quando vedremo che questo
genere di cose si avvera,
sapremo che il ritorno di Gesù
è imminente.
La cosa bella è che Gesù ha
pronto per noi un piano di fuga:
tornerà per portarci in cielo con
lui. Non dobbiamo temere.
Che ne pensi?
1. La famiglia Kendall, quale
situazione pericolosa dovette
affrontare?
2. Gesù, che cosa disse ai
discepoli a proposito di quello
che sarebbe successo a
Gerusalemme?
3. Perché lanciò l’avvertimento a tutti i cristiani?
4. Gesù, quali segnali ci ha
lasciato per farci capire che il
suo ritorno è imminente?
In azione!
La storia biblica di cui si parla
oggi, comprende due parti;
coinvolgete i bambini in
un’attività che le illustri.
Dapprima aiutateli a interpretare Gesù che mette in guardia i
26
suoi fedeli a proposito
dell’attacco a Gerusalemme. Poi
fate loro interpretare il ruolo dei
cristiani che abbandonano la
città. Incoraggiateli a pensare a
che cosa le persone avranno
scelto da portare con sé nella
fuga precipitosa.
MARTEDÌ
Noi siamo
i custodi
della terra
Perla a memoria
«Poi Dio disse: “Facciamo
l’uomo a nostra immagine,
conforme alla nostra somiglianza,
e abbia dominio sui pesci del
mare, sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutta la terra e su
tutti i rettili che strisciano sulla
terra”» (Genesi 1:26).
Attività introduttiva
Mostrate delle immagini di
animali a rischio d’estinzione,
di laghi e fiumi inquinati e di
spazzatura abbandonata lungo
le strade.
È successo che...
La signora D’Agostino entrò
in classe e disse: «Oggi il signor
Ricci è il nostro ospite speciale».
Marta si mise dritta sulla sedia;
le piaceva quando degli ospiti
visitavano la sua scuola, perché
poteva imparare cose nuove.
Si chiese di che cosa avrebbe
parlato il signor Ricci.
«Ragazzi, oggi voglio parlarvi
di un progetto speciale e
dell’aiuto che ci potete dare»,
cominciò l’uomo. «Ogni giorno,
nella nostra città le persone
gettano via tanta spazzatura e
alcune delle cose buttate possono
essere utilizzate di nuovo.
Qualcuno sa che nome ha questo
processo?».
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
Marta alzò la mano entusiasta
e disse: «Si chiama “riciclare”».
«Giusto», rispose il signor
Ricci. «Riciclare lattine, bottiglie e
carta è un modo importante per
contribuire a mantenere pulita la
nostra comunità e a evitare tanti
sprechi. Ecco in che modo potete
aiutarci». Porse agli alunni delle
locandine e degli opuscoli che
avrebbero potuto distribuire tra
amici e vicini di casa.
Marta sapeva che avrebbe
potuto dare il suo contributo al
progetto: la sua famiglia era già
molto attenta a non acquistare
cose ritenute superflue. Inoltre, a
casa sua tutti s’impegnavano a
spegnere le luci si usciva da una
stanza. Adesso, però,
potevano fare qualcosa
in più, ricuperando
lattine e bottiglie.
Quando Marta
parlò ai genitori di
quel progetto, anche
loro vollero dare una
mano. «Avevo sentito dire
che il comune avrebbe
dato il via a un
programma di riciclo;
ci consegneranno
dei contenitori nei
quali infilare lattine, bottiglie e
carta; poi ci sarà qualcuno che
passerà a ritirarli una volta la
settimana».
Marta sapeva che per un
cristiano è importante avere cura
della terra; in biblioteca cercò
di informarsi sul tema
dell’inquinamento e sulla
minaccia che esso rappresenta
sia per gli uomini sia per
gli animali.
A scuola, la ragazza contribuì a
organizzare una raccolta
quotidiana di rifiuti: consisteva
nel pulire coi suoi compagni un
tratto di strada lungo la quale
erano stati abbandonati mucchi
di spazzatura. Alla fine Marta,
stanca ma felice, disse: «Ho
davvero voglia di aiutare altre
persone a capire quanto sia
importante prendersi cura delle
cose che abbiamo».
Lo dice la Bibbia
Quando Dio creò gli esseri
umani, disse ad Adamo ed Eva
che da loro si aspettava che si
occupassero con cura del
giardino dell’Eden.
Non sappiamo esattamente
che cosa Dio intendesse, ma il
Signore li aiutò a capire in che
consisteva quell’incarico.
Dopo il peccato, Dio disse ai
due coniugi che avrebbero avuto
il dominio sulla terra, che se ne
sarebbero dovuti occupare,
accertandosi di non fare cose
dannose per l’ambiente nel quale
avrebbero vissuto.
Avere cura responsabilmente
di qualcosa, si definisce
«amministrare». Possiamo essere
dei buoni amministratori del
nostro denaro e delle nostre case
ma, come cristiani, dobbiamo
anche dimostrarci buoni
amministratori dell’ambiente.
Oggi vi sono molte persone avide
che vogliono avere sempre di più.
Quando acquistiamo in
eccedenza rispetto alle nostre
esigenze, siamo colpevoli di
questo spreco che genera
montagne di rifiuti che nessuno
sa dove smaltire.
Mi riguarda da vicino
I fatti, spesso, parlano più
efficacemente delle parole.
Incoraggiate i bambini a parlare
con i vicini e a progettare una
giornata da dedicare alla pulizia
della zona in cui vivono;
potrebbero pesare la spazzatura
per vedere quanta ne hanno
raccolta e riflettere sulle cose più
comuni trovate. Discutete
insieme di altre idee utili a
mantenere pulito il circondario.
Che ne pensi?
1. Se Gesù sta per tornare,
perché dobbiamo avere cura
della terra?
2. Che cosa disse il signor Ricci
su come riciclare può essere
d’aiuto alla comunità?
3. Perché noi cristiani
dobbiamo rispettare l’ambiente?
In azione!
Fate disegnare ai bambini,
su un foglio formato poster,
i vari modi in cui dimostrarsi
buoni amministratori della terra.
Includete abitudini quali
spegnere le luci, riciclare la carta,
la plastica, il vetro e le lattine di
alluminio; non sprecare la carta;
non inquinare le nostre acque
con l’immondizia e con rifiuti
chimici od organici, ecc.
Scegliete cose che ogni famiglia
può fare per essere validi
amministratori del pianeta,
come Dio ci ha chiesto.
MERCOLEDÌ
Un uomo
onesto
Perla a memoria
«Perché siate irreprensibili
e integri, figli di Dio senza
biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella
quale risplendete come astri
nel mondo» (Filippesi 2:15).
Attività introduttiva
Per dare un’illustrazione
della disonestà, procuratevi
un asciugamani di carta.
Prendete le estremità
opposte e arricciatele
delicatamente.
Invitate i bambini a
dare degli strattoni,
per verificare quanto
esso sia resistente. Versate
poi diverse gocce d’acqua al
centro dell’asciugamani. Fate
loro strattonare nuovamente
l’asciugamano che, a questo
punto, si lacererà perché è
stato indebolito.
È successo che...
«Josè», disse con tristezza la
madre, «hai preso la brutta
abitudine di non dire la verità.
Non so mai se crederti».
Josè non voleva mentire di
proposito: sapeva che avrebbe
deluso i suoi genitori non
dicendo sempre la verità.
Per diversi giorni cercò di
essere onesto in ogni parola
che diceva. A scuola, quando
l’insegnante gli chiese se avesse
fatto tutti i compiti a casa, le
rispose che non ce l’aveva fatta
perché aveva preferito farsi un
giro in bicicletta. Quando il
padre gli chiese se avesse
terminato i lavoretti domestici,
ammise di essere stato troppo
assorbito dalla lettura di un libro
e di essersene dimenticato.
Un giorno la madre si
complimentò con lui: «Stai
diventando affidabile! Sai che
cosa significa questo?».
«Penso che voglia dire che gli
altri possono credere a quello
che dico e che, dunque, possono
anche fidarsi di me». «Proprio
così», gli confermò sua madre.
«Nell’antica Cina c’era un uomo
di nome Meng Xin, noto per
essere persona degna della
massima fiducia, il quale divenne
governatore. Tutti sapevano
che sarebbe stato un buon
governatore perché era una
persona onesta. La gente lo
rispettava. Ma, un giorno, la Cina
cambiò guida e Meng perse
la propria carica. Diventò
estremamente povero,
al punto da possedere
solamente un bue vecchio e
malato. Una mattina Meng
si recò al mercato e quando
tornò a casa scoprì che il
nipote stava cercando di vendere
a qualcuno il bue, senza dirgli
che era malato. Meng non lo
permise. Il compratore, che
lavorava per il nuovo re cinese,
andò a riferire al re quello che
era successo. Il re
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
27
L’ANGOLO DEI BAMBINI
rimase molto colpito dall’onestà
di Meng e gli chiese di diventare
precettore di suo figlio; a motivo
della sua onestà, il re lo
ricompensò con un incarico
molto importante».
Lo dice la Bibbia
Pietro non fu onesto nel
momento in cui manifestare
quella qualità avrebbe
comportato il dover affrontare
dei pericoli. Egli aveva promesso
a Gesù che non lo avrebbe mai
abbandonato. Il Maestro gli
rispose che, prima della fine
della notte, lo avrebbe, invece,
rinnegato tre volte.
I soldati vennero ad arrestare
Gesù e lo portarono via perché
fosse processato dal sommo
sacerdote. A Pietro fu chiesto per
tre volte se conosceva Gesù, ed
egli rispose sempre negando.
Subito dopo averlo fatto per la
terza volta, un gallo cantò; Pietro
vide che Gesù lo guardava e
provò una sensazione orribile.
La cosa positiva di questo
racconto, è che esso non termina
qui! Gesù non abbandonò Pietro
e, subito dopo essere risorto, gli
chiese di andare a riferire agli
altri tutte le cose cha aveva
imparato su Dio. Pietro era stato
disonesto, ma il Signore lo
perdonò ed egli poté testimoniare di Gesù a tanta gente.
Mi riguarda da vicino
Quando scegliamo di essere
disonesti, il nostro carattere
s’indebolisce. Se le persone si
accorgono che nelle cose di tutti
i giorni non siamo onesti,
non potranno crederci quando
cercheremo di parlare loro
di Gesù e del suo prossimo
ritorno. Abbiamo bisogno di
chiedere a Dio il suo aiuto per
essere persone affidabili.
Che ne pensi?
1. Che cosa c’insegna l’attività
dell’asciugamano, in riferimento
28
al tema dell’affidabilità?
L’asciugamano asciutto era
resistente? E una volta
inumidito? Perché la disonestà
è simile all’acqua versata
sull’asciugamano?
2. Perché per i cristiani è
importante essere degni della
fiducia altrui?
3. Ricordate di qualche altro
personaggio biblico non
propriamente onesto. Raccontate
se sia stato o meno in grado di
vincere questo suo lato negativo
per tornare a essere affidabile.
In azione!
Con questa attività incoraggerete
i bambini a riflettere sull’importanza di prendere decisioni
oneste nella vita di ogni giorno.
Giocate al gioco Che cosa faresti,
se…, ponendo le seguenti
domande:
- Che cosa faresti, se non finissi
i compiti? Che racconteresti
al tuo insegnante?
- Che cosa faresti, se vedessi
qualcuno perdere il portafoglio?
Lo avvertiresti, oppure lo
prenderesti per appropriarti del
denaro che contiene?
- Che cosa faresti, nel giocare
con un amico che ha dei
giocattoli che hai sempre
desiderato? Li nasconderesti in
tasca per tenerteli o saresti
contento perché li divide con te?
- Immagina il caso in cui ti
abbia già sottratto qualcosa a un
amico? La restituiresti o la
terresti fingendo che sia tua?
GIOVEDÌ
Un trucco
di Satana
Perla a memoria
«Né incantatore, né chi consulta
gli spiriti, né chi dice la fortuna,
né negromante» (Deuteronomio
18:11).
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
Attività introduttiva
Scegliete qualcuno, o un membro
della vostra famiglia o un
bambino presente alla riunione di
preghiera, e ditegli: «Io so già che
cosa stai per dire». Quando
l’altro replicherà: «Che cosa?»,
rispondetegli: «Pensavo proprio
che avresti detto “Che cosa”,
perché la mia sfida ti ha indotto a
sfidarmi a tua volta. Avevo
ragione? Però ora non ho
proprio idea di ciò che dirai,
perché stavo solo fingendo di
essere capace di predire il
futuro». Spiegate che la storia di
oggi mette in guardia dalle
persone che affermano di saper
predire il futuro.
È successo che...
«Ehi, Kwame, aspettami», gridò
Carlos.
«Pensavo che fossi già andato
a casa», rispose Kwame. «Che
cosa farai durante il fine
settimana?». «Domani vado in
chiesa», gli disse Carlos.
«Forse potremmo convincere
le nostre famiglie a fare una
passeggiata insieme» suggerì
Kwame. «È un’ottima idea»,
replicò Carlos. «Che cosa fai
domenica?».
«Oh, non vedo l’ora che sia
domenica!», disse Kwame,
entusiasta. «Uscirà il nuovo libro
sul ragazzo mago».
«Ah! Non credevo che tu
leggessi quel genere di cose»,
gli disse Carlos.
«Certo che le leggo! Non
dirmi che tu non lo fai», rispose
Kwame.
Carlos scrollò le spalle; non
sapeva che cosa dire, ma era
consapevole di dover rispondere
qualcosa. Alla fine, parlò: «No, io
non leggo questo genere di cose.
Ho deciso che non voglio
riempirmi la mente con questo
tipo di argomenti».
«Ma è solo la storia di un
ragazzo che fa il maghetto», lo
contestò Kwame. «Alcuni episodi
descrivono lotte tra il bene e il
male, ed è il bene a trionfare».
Carlos scosse la testa. «Questo
è quello che a te sembra di
vedere. Dio è stato piuttosto
chiaro nella Bibbia quando ha
detto di non scherzare con la
magia. Non credo che ci
metterebbe in guardia da una
cosa, se non avesse buoni
motivi».
«Come può, la lettura di un
racconto inventato che parla di
un maghetto, creare problemi?»,
domandò Kwame.
«Mio padre dice che Satana
trova dei modi per riuscire a
penetrare nelle nostre difese»,
gli spiegò Carlos. «Quando
leggiamo su argomenti come
la magia e la stregoneria, Satana
li può utilizzare per annebbiare
la nostra mente».
«Non ci avevo mai pensato in
questi termini», disse Kwame.
«È difficile, dal momento che ne
parlano un po’ tutti. Voglio
avere la mente ben sgombra
per fare delle scelte oculate.
Dovrò pensarci, ma penso
che domenica non sarò tra i
primi della fila alla libreria… ».
Lo dice la Bibbia
Dio avverte i propri figli che il
diavolo si servirà dello
spiritismo e di altre forme di
magia per ingannare gli
esseri umani. Il Signore
considera il problema con tanta
serietà che, quando il re Saul usò
la magia, gli fece perdere il trono
reale di Israele (1 Samuele 28:725). Satana utilizzerà cose che in
apparenza ci paiono innocue per
fuorviarci. Quando ci sono
individui che sostengono la bontà
di queste cose, dobbiamo essere
vigili e certi di non andare contro
gli insegnamenti del Signore.
Se permettiamo alla nostra mente
di farsi attrarre dalle mode
che il mondo segue non potremo
vedere o udire i segnali che il
Signore cerca di inviarci. Gesù ha
promesso che, prima del suo
ritorno, questi segnali ci
sarebbero stati. Vogliamo che le
nostre menti siano capaci di
percepire quello che sta
accadendo intorno a noi e capire
che Gesù sta venendo a
soccorrerci.
Oggi, un numero sempre
crescente di persone cerca
di imparare a comunicare con i
defunti senza sapere che, in
realtà, questo non è proprio
possibile. Infatti la Bibbia ci
spiega che, quando una persona
muore, essa dorme in attesa del
ritorno di Gesù. Satana, però,
è sempre all’opera per ingannare
le persone e portarle a credere
di poter parlare con i defunti.
Dio ci ha detto che non
dobbiamo provare a farlo, se
vogliamo essere suoi figli
(Deuteronomio 18:10-13).
Mi riguarda da vicino
Fate un elenco di cose che
dimostrano come Satana
stia cercando di
appannare le nostre menti
in modo da impedirci
di vedere chiaramente gli
insegnamenti di Dio.
Chiedetevi anche se sono
necessari cambiamenti nella
vostra vita personale, per
riuscire a continuare ad
ascoltare le sue istruzioni.
Che ne pensi?
1. Quale lettura entusiasmava
Kwame?
2. In che modo Carlos spiegò a
Kwame che la sua non era una
buona scelta? Che cosa pensi che
Carlos abbia provato, nel parlare
all’amico in quel modo? E che
cosa avrà provato Kwame,
nell’ascoltare le parole di Carlos?
3. Che cosa dice il Signore a
proposito della stregoneria, dello
spiritismo e della magia?
In azione!
Create un libro delle promesse
con utilizzando fogli colorati che
spillerete insieme. Scrivete sui
fogli delle promesse tratte dalla
Bibbia che vi aiutino a ricordare
quali attività possono annebbiare
la nostra mente, impedendoci di
ascoltare la voce di Dio.
VENERDÌ
Un sapore
amaro
Perla a memoria
«Gesù rispose loro: “Guardate
che nessuno vi seduca.
Poiché molti verranno nel mio
nome, dicendo: Io sono il Cristo.
E ne sedurranno molti» (Matteo
24:4,5).
Attività introduttiva
Mostrate ai bambini delle noci
e poi lasciate che le assaggino
(prima controllate che nessuno
sia allergico). Quindi dite:
«Nella storia di oggi si parla
di un ragazzo che imparò che
le noci, nonostante l’aspetto
invitante, non hanno tutte
lo stesso sapore».
È successo che...
Jimmy amava recarsi alla fattoria
del nonno; nel cortile c’era un
albero di noci gigantesco e il
ragazzo adorava raccogliere i suoi
frutti. Si sedeva accanto al nonno
e schiacciava le noci per aprirle.
Il nonno, poi, avrebbe cucinato
le noci in modo sublime, per la
gioia del suo palato!!! Prima di
tutto, però, era importante
controllare che all’interno della
noce non vi fossero dei vermi; a
volte, per capirlo, era sufficiente
osservare il guscio, ma altre volte
era necessario romperlo e
guardare bene all’interno. In
questo modo, Jimmy imparò che
le noci vecchie potevano avere un
aspetto gradevole, ma che in
realtà erano molto amare.
➥
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
29
L’ANGOLO DEI BAMBINI
Ogni anno il nonno cercava di
assicurarsi che tutte le noci
fossero colte; in questo modo
nessun frutto vecchio si sarebbe
mescolato a quelli del nuovo
raccolto. Un giorno, l’uomo
doveva sbrigare alcune faccende
alla fattoria, e così Jimmy si mise
a raccogliere le noci da solo;
decise che avrebbe iniziato a
sgusciarle mentre il nonno era
occupato. In breve tempo, il
ragazzo formò una pila di noci
aperte. Mi farò una piccola
merenda, pensò il bambino; le
noci erano bianche e
invitanti e così ne infilò
una in bocca. «Puah!»
esclamò, sputandola. Si
precipitò in cucina in
cerca di un bicchier
d’acqua per scacciare dalla
bocca quel cattivo sapore.
Il nonno entrò nella stanza
proprio mentre Jimmy stava
bevendo e sputando l’acqua
nel lavandino. «Che cosa
c’è che non va?».
«Ho mangiato una
noce amarissima», replicò il
nipote.
«Mi dispiace Jimmy. A volte
dimentico una o due noci al
termine della stagione; e una l’hai
trovata tu».
«Ma sembrava buona», disse
Jimmy. «È vero, non possiamo
fidarci delle apparenze». «Già, e
questo vale sia per le noci sia per
le persone», disse il nonno. «A
volte sembra che le persone
vivano una vita cristiana sincera,
ma poi si scopre che nei loro
cuori non c’è quello che appare.
Gesù ci ha detto di fare molta
attenzione a persone di questo
tipo, perché possono dire cose
non vere su di lui».
«Ne abbiamo parlato nella
nostra classe della Scuola del
Sabato», commentò Jimmy. «La
nostra monitrice ha detto che
dobbiamo leggere e studiare la
Bibbia, per sapere cosa Dio dice
veramente».
30
«Giusto», annuì il nonno. «Le
persone che dicono cose non
vere su Dio, nella Bibbia sono
chiamate “falsi dottori” dove la
parola “dottori” non significa
medici, ma piuttosto insegnanti,
studiosi, maestri. Esse possono
risultare sgradevoli e amare,
proprio come una vecchia noce».
Jimmy accennò un sorriso e
disse: «Voglio studiare la Bibbia
ogni giorno per sapere che cosa
Dio dice. Non voglio che nella
mia vita ci qualcuno di questi
frutti amari».
Lo dice la Bibbia
Gesù ci ha avvertito che,
subito prima del suo
ritorno, si sarebbero
presentati falsi dottori e falsi
profeti (leggere Matteo 24:4,5).
Spiegate ai bambini che Gesù ci
ha avvertito della presenza di
persone che cercheranno di farci
allontanare da lui. Alcune di
queste fingeranno
addirittura di essere lui,
altre verranno in chiesa e si
comporteranno come veri
cristiani, ma compiendo azioni
che un credente non può
ammettere. Altre ancora, diranno
che le loro convinzioni sono più
importanti di quello che la
Bibbia dice. Gesù ha definito
tutta questa gente «falsi profeti e
falsi dottori». Dobbiamo
impegnarci con la massima
attenzione a studiare tutti i giorni
la Bibbia e a imparare quello che
il Signore dice veramente.
Questo è l’unico modo per
conoscere la verità.
Mi riguarda da vicino
Aiutate i bambini a stilare
un elenco di persone che
conoscono e che hanno
caratteristiche tali da dimostrarsi
«veri profeti e veri dottori».
Che ne pensi?
1. Perché il nonno di Jimmy
cercava di separare le noci
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
vecchie da quelle nuove?
2. Secondo quanto ha detto
Gesù, che cosa faranno i falsi
profeti, prima del suo ritorno?
3. In che modo possiamo
evitare di cadere nella trappola
preparata dai falsi profeti e dai
falsi dottori?
In azione!
Procurate dei fogli A4 di
cartoncino leggero colorato,
tagliateli a metà (formato A5),
piegateli a libro e riapriteli.
Sovrapponete 4 fogli per ogni
bambino e spillateli al centro,
per ottenere un libretto; donatelo
ai bambini, che lo potranno
usare per annotare le loro
letture bibliche quotidiane.
Ricordate loro che non è tanto
importante quanto si legge,
bensì quanto si ricorda.
S A B AT O
La fascia
gialla e Gesù
Perla a memoria
«E questo Vangelo del regno sarà
predicato in tutto il mondo,
affinché ne sia resa testimonianza
a tutte le genti; allora verrà
la fine» (Matteo 24:14).
Attività introduttiva
Mostrate immagini che
raffigurino una penna e un foglio,
una macchina per scrivere,
un telefono fisso, un cellulare,
una televisione, un computer
e un ricevitore satellitare.
Commentatele così: «Fornire
informazioni ad altre persone
è importante, ma quello
che diciamo loro a proposito
di Gesù, lo è ancora di più».
È successo che...
Tony era elettrizzato perché stava
per andare in vacanza con la sua
famiglia. Quando andavano a
trovare il nonno e passavano del
tempo insieme, era sempre un
gran divertimento. Durante il
viaggio in macchina, Tony
leggeva dei libri e giocava
insieme al fratello e alla sorella.
Guardava anche la fascia gialla
che aveva sul polso e che serviva
a ricordargli che sosteneva la
ricerca sul cancro. La nonna era
morta proprio di questa malattia
e lui, in quel modo voleva, far
sapere agli altri che pensava
spesso a lei.
«Chi ha fame?», chiese il
padre.
Tony rispose: «Io! Ne ho
talmente tanta che penso di poter
mangiare qualsiasi cosa scritta
sul menu!». Si misero tutti a
ridere e la madre disse: «Perché
non cominci con un piatto
e vedi se ti riempie
abbastanza?».
Poco dopo la famiglia era
già seduta intorno al tavolo
di un ristorante, pronta a
ordinare il cibo. La
cameriera prese nota delle
ordinazioni e portò alcune
bottiglie d’acqua. Poi notò la
fascia gialla di Tony e gli chiese:
«Perché la indossi?».
Il bambino alzò il braccio:
«Mia nonna è morta di cancro,
ma tante altre persone
riescono a sopravvivere; la
fascia dimostra che
sostengo la ricerca sul
cancro».
Terminato il pranzo, la famiglia
proseguì il viaggio. «Stavo
pensando a quello che è successo
al ristorante», disse il padre di
Tony. «Volevamo parlare a quella
donna della ricerca sul cancro;
e se, invece, lei avesse avuto
bisogno di conoscere Gesù?
Di lui non abbiamo proprio
parlato».
«Hai ragione», replicò Tony.
«Ho testimoniato su qualcosa,
ma non sulla cosa più
importante».
«È giusto raccontare agli altri
cose che riguardano la ricerca
sul cancro», aggiunse la madre,
«ma non possiamo dimenticarci
di trovare una strada per
condividere con gli altri anche
Gesù». «È buffo come a volte sia
facile parlare di certe cose, ma
quando sentiamo il bisogno di
testimoniare di Gesù, spesso
pensiamo che sia difficile farlo»,
ribadì Tony.
Quella sera, mentre Tony
pregava, chiese a Dio di aiutarlo
a parlare di Gesù ad altre
persone con la stessa facilità con
la quale raccontava del suo
sostegno alla ricerca sul cancro.
Lo dice la Bibbia
Prima di salire in cielo, Gesù
disse ai suoi discepoli quello che
si aspettava facessero
dopo la sua partenza
(Matteo 28:19,20).
Li istruì affinché
parlassero agli altri di
lui; i discepoli, allora,
visitarono molte città e
nazioni e presentarono
Gesù a molta gente,
raccontando come egli fosse
morto per salvarli. Fecero altri
discepoli e battezzarono
molte persone.
Il Signore ci chiede di fare
la stessa cosa; quando
parliamo agli altri
di cose per noi
importanti, ci
appassioniamo; non
dovrebbe essere così anche
quando facciamo conoscere
Gesù? Dovremmo trovare dei
modi efficaci per trasmettere
ogni giorno ciò che egli significa
per noi. Talvolta possiamo usare
le parole, in altre circostanze può
essere il nostro comportamento
a mostrare quanto Gesù ami
ognuno di loro.
In Matteo 24:14, Gesù ha
promesso che la buona novella
del regno di Dio sarebbe stata
predicata a ciascuno (cercate di
fare imparare a memoria questo
versetto ai bambini). Questo
significa che non tutti potranno
ascoltarla mentre sono seduti in
chiesa; il Signore vuole che ne
parliamo con i nostri amici a
scuola e con quelli che abitano
vicino a noi. Non importa a chi o
dove parliamo della buona
novella, quello che conta è farla
davvero conoscere al prossimo.
Mi riguarda da vicino
Aiutate i bambini a creare dei
segnalibro che rechino scritto il
loro versetto preferito su Gesù.
Usate adesivi e pennarelli per
decorarli. Dite loro di donare il
segnalibro a un vicino di casa.
Fate fare ai bambini una prova su
quello che potrebbero dire nel
consegnare il segnalibro, per
esempio spiegando perché
amano Gesù e perché credono
che egli tornerà presto.
Che ne pensi?
1. Quale cosa indossata da
Tony gli ricordava di parlare
della ricerca sul cancro?
2. Perché a volte è difficile
spiegare agli altri per quale
motivo amiamo Gesù?
3. In che modo possiamo
ricordarci di parlare ogni giorno
a qualcuno di Gesù?
4. Dove possiamo parlare di
Gesù e con chi? Che cosa
possiamo dire?
In azione!
Fate progettare ai bambini un
poster promemoria da attaccare
nella loro stanza. Usate foto o
altre cose che possano aiutarli a
ricordare che ogni giorno devono
parlare di Gesù a qualcuno.
* Deena Bartel-Wagner
è titolare del servizio
Verbal Oxygen Creative.
La sua passione
è raccontare e scrivere
sulla figura di Gesù. Vive a Spencerport,
New York.
SETTIMANA DI PREGHIERA 2008
31
Messaggio del presidente
della Conferenza Generale
Cari fratelli,
Le letture della settimana di
preghiera 2008 hanno come
argomento i segni dei tempi.
I segni sono importanti, perché
Gesù li ha identificati per noi
e colmati di significato.
Egli sapeva che il cammino
cristiano dei suoi servitori
sarebbe stato lungo e, a tratti,
difficoltoso. Ha fatto riferimento
ad alcuni fenomeni naturali,
alla vita politica e sociale, alla
condizione spirituale degli esseri
umani e alle varie fasi nello
sviluppo del suo piano per
la razza umana perché fossero
i segni indicatori posti lungo
il cammino a ricordarci il suo
prossimo ritorno. Nello studio
dei segni condivideremo insieme
il loro scopo e il significato,
come anche i rischi connaturati
alla scelta di renderli il centro
della nostra vita o di ignorarli.
Vogliamo incoraggiarvi a sviluppare un approccio equilibrato
e attento agli eventi attuali alla
luce della profezia biblica.
I segni legati all’incremento
della violenza potrebbero
sconvolgere la nostra pace
interiore, ma discuterne significa
cercare di rinforzare la nostra
certezza relativa alla presenza
della grazia di Dio accanto a noi
in un contesto di paura e
soprusi. I segni che indicano
❝La cosa veramente
importante è
che i segni annunciano
la venuta di Cristo❞
corruzione morale e sfruttamento dei bisognosi da parte
dei potenti dovrebbero
motivarci a preservare la nostra
santità e ad alzare la nostra voce
a difesa degli oppressi. Poi ci
sono segni che riguardano la
minaccia rappresentata dallo
spiritualismo nella sua diversità
di espressioni; più di qualsiasi
altra cosa, lo spiritualismo
costituisce una contraffazione
per il rinnovamento biblico
di coloro i quali hanno riposto
la propria fede in Gesù e sono
guidati dallo Spirito Santo.
Ma la chiesa si trova anche
ad affrontare pericoli
provenienti dal mondo cristiano,
che si materializzano nelle figure
di falsi maestri e falsi profeti.
I segni ci mettono in stato
d’allerta di fronte a questi
possibili rischi.
La cosa veramente importante
è che i segni annunciano
la venuta di Cristo: questa
dovrebbe essere il nostro
principale centro d’interesse il ritorno di Cristo in gloria!
Quell’evento e i segni stessi
non possono essere scissi
dalla responsabilità cristiana
della proclamazione del Vangelo
al mondo intero. Per noi
avventisti è questo il vero
significato della globalizzazione.
Il bisogno è globale, il messaggio
è globale e lo è anche il ritorno
di Cristo. Mentre leggerete
queste riflessioni, permettete
allo Spirito di parlarvi personalmente e siate pronti a rinnovare
la vostra speranza.
* Jan Paulsen
è il presidente
della Conferenza
Generale della
chiesa avventista.
Le chiese più generose sono anche più ricche spiritualmente
«Le chiese che sistematicamente e generosamente sostengono l’opera di Dio, sono anche le più ricche
spiritualmente. La vera generosità dei discepoli di Cristo è quella che li porta a identificare i propri interessi con quelli
del Maestro. Dio ha voluto che gli ebrei e il suo popolo, fino alla fine dei tempi, adottassero questo piano che
richiede delle offerte proporzionate alle entrate. Il piano della salvezza fu elaborato a prezzo di un sacrificio infinito:
il sacrificio del Figlio di Dio. Il messaggio del Vangelo, che scaturisce dalla croce di Cristo, condanna l’egoismo e
incoraggia la generosità. Non ci si deve lamentare perché gli appelli alla generosità aumentano continuamente.
Dio, nella sua lungimiranza, esorta i suoi figli a uscire dalla loro limitata sfera d’azione per lanciarsi in grandi imprese.
In quest’epoca di fitte tenebre spirituali è richiesto un impegno senza limiti. La mondanità e l’avidità distruggono
le forze vitali del popolo di Dio. I credenti devono comprendere che è Dio, nella sua misericordia, a moltiplicare le
richieste di denaro. L’angelo di Dio considera la beneficenza sullo stesso piano della preghiera. Nel caso di Cornelio,
l’angelo disse: “Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, come una ricordanza, davanti a Dio” (At10:4)» Tesori delle testimonianze, vol. 1, p. 264.
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settimana di preghiera-2008 - Avventisti del Settimo Giorno