^^^;
r
H
"
1
CD
S
LT)
C^
co
1
>^.^
,
PERIODICO BIMESTRALE
SCELTA
DI
CURIOSITÀ LETTERARIE
INEDITE O RARE
DAL SECOLO
In
Appendice alla
XIII
Collezione
di
AL XVII.
Opere
o
inedit*-
rare.
-tH^
Dispensa LXXIX.
PREZZO LIRE 2
Di questa
SCELTA usciranno
metti all'anno:
la
tiratura
numero non maggiore
sarà uniformato al
spensa
,
num.
di
di
dieci o dodici Volu-
^ssi
verrà eseguita in
esemplari
dei fogli
di
202
e alla quantità degli esemplari
carta e caratteri
,
:
il
prezzo
ciascheduna ditirati
:
sesto
uguali al presente fascicolo.
Gaetano Romagnoli.
alletto
N/.
1.
Novelle
2.' Lezione
OPUSCOLI GIÀ PUBBLICATI
incerti autori
o vero Cicalamento di M. Bartolino
d'
7.
Martirio d' una Fanciulla Faentina
Due novelle morali
Vita di messer Francesco Petrarca
Storia d' una Fanciulla tradita da un suo amante
Commento di ser Agresto Ficaruolo
8.
La Mula,
9.
Dodici Conti Morali
3.
4.
5.
6.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
39.
20.
la
Chiave
e
Madrigali
.
La Lusignacca
Dottrina dello Schiavo di Bari
Passio
Vangelo di Nicodemo
Sermone di S. Bernardino da Siena
Storia d'una crudel matrigna
Il Lamento della B. V. Maria e le Allegrezze in rima
Il Libro della vita contemplativa
Brieve Meditazione sui beneficii di Dio
La Vita di Romolo
Il Marchese di Saluzzo e la Griselda
Novella di Pier Geronimo Gentile Savonese. Vi è unito:
Un' avventura amorosa di Ferdinando D' Aragona.
Vi è pure unito
11
L.
3.
»
5.
»
1.
»
1.
»
1.
»
1.
»
5.
»
1.
»
4.
»
2.
—
25
50
25
75
50
»
1.
»
2.
»
1.
50
50
50
50
50
»
1.
50
»
1.
»
2.
»
2.
»
2.
»
2.
—
—
2.
50
:
Roma
»
Le Compagnie de' Battuti in
21. Due Epistole d' Ovidio
»
»
22. Novelle di Marco Mantova scrittore del Secolo XVI
23. Dell' Illustra et famosa historia di Lancillotto dal Lago »
»
24. Saggio del Volgarizzamento antico
25. Novella del Gerbino in ottava rima
»
»
26. Trattatene delle virtù
27. Negoziazione di Giulio Ottonelli alla Corte di Spagna »
»
28. Tancredi Principe di Salerno
»
29. Le Vite di
e T. Ostilio
30. La Epistola di S. Iacopo e i capitoli terzo e quarto del
»
Vangelo di S. Giovanni
»
81. Storia di S. Clemente Papa
»
32. Il Libro delle Lamentazioni di leremia
»
33. Epistola di Alberto degli Albizzi a Martino
»
34. I Saltarelli del Bronzino Pittore
»
35. Gibello. Novella inedita in ottava rima
»
36. Commento a una Canzone di Francesco Petrarca
»
37. Vita e frammenti di Saffo da Mitilene
»
38. Rime di Stefano Vai rimatore pratese
»
39. Capitoli delle monache di Pontetetto presso Lucca
*
40. Il libro della Cucina del Secolo XIV
»
41. Historia della Reina D' Oriente.
»
42. La Fisiognomia. Trattatalo
»
43. Storia della Reina Ester
»
44. Sei Odi inedite di Francesco Redi
»
45. La Istoria di Mnria per Ravenna
Numa
,
V
2.
5.
3.
50
2.
—
—
—
—
2.
^
2.
2.
2.
2.
2.
—
3.
2.
2.
•
2.
'
3.
2.
50
3.
2.
2.
50
6.
3.
2.
1.
2.
2
50
50
—
—
CANTARE
DEL BEL GHERARDINO
NOVELLA CAVALLERESCA
IN
OTTAVA KIMA
DEL SECOLO XIV
I
Non
irxai /iti ciui
PRESSO '.\I;JAN-
1867
stampata
ROMAGNOLI
di soli 202 esemplari
ordinatamente numerati.
Edizione
]Sr.
Regia Tipografia.
163
AD
xVLESSANDRO
D'
ANCONA
PROFESSORE
DI
LETTERATLRA IT\L1A^A
NELL' università
cCQ-
di
PISA
,
M^^M^Ì^%^.
v^o
e
popolare
poesia
i-'a
evo
sing-olarmente
Storie e
le
i
tempi
dri.
gi
e
si
i
e
quali
costumi
i
e
,
le
dai linguisti
da' veraci
trovano
vi
dipinti
de' nostri
pa-
Intorno a coteste produzioni og-
va favellando assai copiosamente
assennatamente
valentuomini
per
,
meno che
apprezzati non
,
medio
Novelle appo alcuui sono in
grande considerazione
eruditi
del
Racconti
i
ciò
che
,
e
più
dai
in
concerne
ispezial
la
illustri
modo
letteratura
6
orientale, dai sig-iiori
safia,
Teza
D'Ancona, Mus-
A
Wesselofsky.
e
tanta
profonda ed isvariata loro dottrina
io
non saprei che aggiungere; onde chi
n'
abbia uopo, ricorra
zioni
predetti
de'
disserta-
alle
letterati
poste
,
capo della liappresentazione di
a
Salita
Uliva, della Leggenda di Sant'Albano,
del Libro de' Sette Savi, della Crescen-
Novella del a
zia, della
Dacia,
ec.
ec.
fglia
del re di
che poco o nulla la-
,
sciano a desiderare.
Da buon tempo
intitolata
io
possedeva copia
Novella in ottava rima,
di un' antica
Cantare del Bel
rardino,
era accinto per
lo
me
trovandovi
molto
era fugg-ito
n'
tali
mi
addietro a volerla
ridurre in ordine di stampa,
pre poi
€ilie-
divisa in due parti. Io
difetti
ma sem1'
animo
,
da non potersi
agevolmente emendare. Ora a
questi passati dì
,
rovistando
io
alcune
mie vecchie carte, avvenne che di bel
nuovo giunsemi alle mani quella trascrizione.
Di
buona voglia
la rilessi
7
tutta da capo a fine,
che pur non eran
e
tali
mi assicurai,
magag-ne da
le
non potervisi rimediare acconciamente
con un po' di pazienza
Posimi tosto
buon senno.
e di
opera ed in breve ne
all'
venni a capo nella forma che voi vedrete; la quale, se
amore
mia non m' inganna,
è
della cosa
mo-
tornata in
do, salvo pochissimi luoghi, da doversene contentare eziandio
i
più schi-
filtosi.
Strano, secondo
tempi in cui fu
conto, nel quale
raviglie d' ogni
^trasformazioni
le
mi
,
questo rac-
non mancano
genere
:
le
,
tornei
i
,
ma-
le
Fate
le
amori
gli
fortune di mare
vi
costume dei
il
scritto, è
prodigi
,
nell'
ar-
signoreggiano copiosamente.
Un
messer Lione a
,
i
Roma, padre
di
tre
figliuoli, viene in fin di vita: racco-
manda
al
primogenito
il
minore, ch'era
di
modo
cortese e prodigo del suo avere.
Morto
Gherardino, giovinetto fuor
il
padre, Gherardino prosegue senza
misura nelle sue larghezze
:
i
fratelli
,
8
se ne
isdegnano
da
e
lui si dividono,
assegnandogli parte del tesoro. Gherardino
in
,
consuma
e
balia
se
di
in breve
il
medesimo
suo patrimonio,
poverissimo partesi di
Roma
insieme
un fedel servidore. Dopo lungo
camminare pervengono a una pianura,
dove era un nobile castello: quivi assaliti da un serpente e da un feroce
orso, appresso lungo e fiero combattimento, ne restano vittoriosi, 1' uno
con
e
r altro uccidendo. Erano,
della
i
fratelli
Fata Bianca, che abitava quel
che,
castello, e
meglio
a
ella
sola
donneggiare, per sua arte gli avea così
trasformati. Gherardino e
entrano
vidore
arditi
al
il
fedel sercastello
salgono, non impediti da alcuno,
scale del
real
palazzo. Quivi
veder persona, trovano
il
,
,
e
le
senza
bisogmevole
per ristorarsi delle fatiche sostenute;
vengon
serviti d'
una
ricca cena, e
poscia vanno a prender riposo in son-
tuoso
di
letto.
La Fata
Gherardino, ed
ei
si
se
corica a fianco
ne giova. Per
9
mesi mena CTherurdino
tre
capo
in
vita,
riìa
dall'
amor
essi, costretto
di
di patria, entragli
e la
traddice;
madre. La Fata
ma
veramente
lei
entro
1'
,
i
con-
gli
pur sentendolo fermo nel
suo proposito,
si
ruzzo
il
amici
di ritornarvi a rivedere gli
fratelli
felice
si
contenta,
n' è alla fine
dia parola d' essere a
le
anno. Alla partenza
for-
il
nisce di cavalli, di donzelli e di tesoro, e
giunta
dà un guanto fa-
gli
buon prò,
tato, dicendogli n'avesse
ma
che,
s' e'
manifestasse ad
quel che tra loro accadeva
alcuno
egli per-
,
derebbe in un attimo tutto
ciò
che
avea guadagnato. Parte Gherardino
insiem colla sua compagnia per
dove appressandosi,
renti e gli
avuto
amici
vanno
nella
Quivi trovandosi
lui
Roma;
i
pa-
avean
incontrogli
,
^^anto Padre, a far-
il
onore; sicché egli
trionfalmente
popolo,
perchè di
contezza,
non eccettuato
gli
,
il
,
arriva
cittade
da più
e
quasi
eterna.
più amici
viene ricliiesto della sua condiziono
,
,
10
ed egli cautamente a ciascun
sconde
;
ma
che
fiducia
a
tutto
io
il
Sparisce
manifesta.
incantesimo e
del g'uanto, e
madre,
un
inspirava la
g-l'
lei
ogni
tratto
na-
la
sospinto per ultimo dalla
Gherardino
virtù
la
men
in
che
dico, divenuto tapino, per dispe-
rato partesi novellamente di
Roma
col
suo fido Marco per ricondursi alla Bianca
una sera, lungo
Fata. Giunti
il
mare ad una fonte, dove scaricavasi
un fiume, e, valicando, amendue vi
caddero entro. La sorella della Fata
e
vi sopraggiugne in una navicella
,
,
scampagli
,
traendoli e riparandoli ad
una roccia: quindi
Fata, narrando
rardino
in
fangoso
assai
chetta
La
quel
,
mare
se ne ritorna alla
avvenimento. Ghetanto
entra
,
veggendosi
,
una bar-
per
a fin di nettarsi
improvvisamente una
vasi
ed
,
in
1'
ei
si
:
le-
fortuna
rimane a discrezione
di
essa.
sorella della Fata, di ritorno alla
roccia, è dolentissima
Gherardino,
e
non trovandovi
trema per
1'
ira
di lei
:
11
ma
scampo
mare
pur, non es.senduci allora
alcuno,
dà pace,
«i
pensi
e
in
con Marco per alla volta del castello
della Fata.
l'
altro
isoletta
Viaggio facendo,
innamora,
,
quivi
temperano
guendo
e, fatto sosta a
ardenti fiamme. Prose-
le
appresso
cammino
loro
il
gnato luogo. La Fata
lo
Gherardino
dolore
,
un"
vicendevolmente rat-
pervengono prosperevolmente
dovi
un del-
1'
ma
al
non veggen-
,
mena smanie
,
pure
.
desi-
per
ispera che entro
r anno potrà rivederlo e abbracciarlo.
Gherardino
in balia della fortuna
proda in Alessandria
stiano, è fatto
e
,
gella di corte, che avea
di
per costume
portar mangiare a coloro,
sembrale molto
vede:
La reina
,
fattolo
invaghisce, e
messo
servigi di corte
sua persona
il
bello, e raccontalo alla
reina sua Signora.
a sé trarre, ne
a'
,
prigione.
ap-
come criUna dami-
come
valletto, della
gli è cortese.
La Bianca
Fata intanto, scorso l'anno non veg-
gendo Gherardino,
e
volonterosa pur
12
marito
di
neo
lei
e chi
,
e fia
,
fama
avrà
Signore
va, ed
lui
Re
nuUostante
,
della reina
prega uccidere
La
Ghe-
coronato.
Soldano accorre,
il
rardin parimente
posizioni
trionfo sposerà
il
e
die
,
un tor-
apparecchi a
s'
n'
bando
andare
fa
,
prode
oo*ni
e
op-
le
la quale infine
;
Soldano, perchè
il
marito affatto disutile
a'
bisogni della
sua giovanezza, (jherardino corre
volte la giostra, e
citore; ed ucciso
Fata,
e
divien
sorella della
il
Re
sempre
termina
tre
vin-
Soldano, sposa
la
paese;
la
di quel
Fata concede per moglie
a Marco, e la vedova del
un donzello
n' è
di
Soldano a
grande legnaggio. Qui
la favola, che
ogni buon co-
noscitore vedrà dall' intreccio venirci
senza dubbio da tradizioni oltramontane
,
quantunque
una romana
Il
nome
1'
Autor
la
chiami
storia.
non ap-
del poeta toscano
parisce di sorta alcuna; sappiamo però
da
de'
lui
stesso che
un
tal
parlare fu
primai che muse in rima
:
con ciò
,
manifesta apertamente che diverse altre scritture egli
e
poscia.
componesse
trascritto, porta la data delli
innanzi
ma
15 marzo
buona ragione ci
credere che cotesto non può essere
del 1383,
fa
e
cod. Magliabech., onde è
11
r autografo,
og-ni
e
([ue'
il poemetto
Or nel torno di
che quindi
sia d' assai anteriore.
tempi, chi sopra gli altri distin-
guevasi in
ponimenti
fatta
sì
Senza
V
maniera
dubbio
di
com-
Antonio
Pucci. Antonio Pucci era per altro assai
vecchio nel
1373: posto che egli
sia autore di questo Cantare, essendo
de' priniai
quando
parlan che minse
al
voglia dare
il
almeno verso
il
in quel
Ciò è a dire innanzi che
la
,
compilazione
la
1335 o
si
principale
signif. di
converrebbe riporne
componesse
in rima
vocabolo primajo non
il
torno!
Boccaccio
suh Teseidc. Per ver dire
mostrasi in questo nostro Cantare che
la
alla
Stanza
non
fosse
ancora ridotta
sua perfezione, come
ottave
1, 11, 12, 14,
ritraesi dalle
che senza inter-
14
razione di senso
e di
di sei endecasillabi
che vidi in
costrutto, sono
V una;
modo
però
componimenti.
altri antichi
Pucci avea veramente per costume
Il
di
manifestare
il
nome
suo
il
,
che
qui non fece: tale usanza potrebbe tuttavia essere venuta in lui nel proce-
der degli anni.
Nella Reina d' Oriente
:
Antonio Pucci al vostro onor 1' ha
Anton Pucci rimò questo cantare.
E
nel Gismirante
Al vostro onor questo
E
fé
fatto.
:
Antonio Pucci.
nella Storia di Apollonio:
Al vostro onore rimò questo Antonio.
Ciò nondimeno
tare
,
,
per ben conside-
sua parte questo Can-
rato da ogni
sembrami dallo stile e da certi
modi che non sia molto lungi
peculiari
dagli altri suoi poemetti. Intorno alle
Tradizioni popolari nei
tonio
Pucci
poemi di
merita di essere
ben ponderata
la Dissertazione
timamente ne ha pubblicato
tissimo sig. A. Wesselofsky.
An-
letta
e
che ul-
1'
erudi-
IT)
K
tratto dal cod.
num. 1272
scrisse
Magliabechiano,
della Classe Vili. Chi lo
mostra fosse un solenne igno-
rante, perchè gli errori vi sono a iosa;
né per quanto m' abbia fatto frugare
e rifrugare nelle Biblioteche toscane,
m'
è riuscito se
ne scovi
alcun altro
da giovarmene per un
ras.
Vero
è
che son
raffronto.
che leggiermente
tali
meno
buona
e
senza venir
io
ho potuto emendargli, restituendone
alla
fede,
per avventura la lezione primitiva delautore. Le parole e
l'
le
sillabe
da
me
aggiunte leggonsi tra parentesi quadre.
Ogni
lieve
luogo
a suo
,
mutamento
salvo
la
fu notato
riduzione del
metro, il quale trovasi sempre o quasi
sempre negli antichi codici errato. I
nostri padri
nucci
,
,
come pur notava
pronunziavano
il
Nan-
altrimenti
di
aggiugnendo ciò che
superfluo o che mancava.
noi, levando o
v'
avea di
Così
Che
,
a cag.
pp<,'-li
d'
esempio, ove leggesi
pecc;itori pondosii in croce.
:
16
Posi
Che
:
peccator pendesti in croce.
peg-li
Or
chi
non vede che quello
i
vi
sta a pig-ione?
Più sotto:
Però vo' fare perfetto incominciare
Fognai Ve
chiedendo
la
finale del fare, così ri-
misura del verso
:
Però vo' far perfetto incominciare.
Più sotto ancora
E
ritornare al
:
buono detto
di
prima.
Ir:
E
ritornare al
E
buon detto
cosi via via.
Onde
contenendomi, senza
di
prima.
per tal
modo
tog'lier della
sua
sembrami ne
discreto componiriuscito un
sia
da
non istare sotto a
e
tale
mento,
tanti altri di simil foggia. Or ci ri-
originalità al poemetto,
mane
gine
dire
di
qualcosa
intorno
questo poemetto.
sicurtà del fatto
all'
ori-
A maggiore
mio stimai bene sen-
tirne
1'
avviso del sig. prof. Alessan-
dro D'Ancona, versatissimo nelle diletterature
verse
europee
sunto
e
orientali,
del
racconto.
cui
trasmisi
Egli
,
delli
20 marzo, risposemi tosto
il
cortese e gentile
nore seguente
M'
;
come
rardino.
nel te-
—
affretto a riscontrare
sua contenente
in data
è,
il
ultima
1'
Ghe-
sunto del Bel
poema evidentemente
Il
ò,
per
quel che spetta alla favola, congesto
di
vari elementi
romanzeschi
più gran parte sono tratti
thénopex
la
Par-
romanzo
Questo
de Blois.
ma
,
dal
fu pubblicato in 2 voli, nel 1834,
ma
un sunto se ne trova nei Fabeiaux
di Legrand d' Aussj, voi. V. 203-318
e nelle
Notices et Extraits de la Bi-
blioth.
du Roi
Il
giunger
incantato
Fata
e
,
1'
il
la
voi. IX parte 2. p.
visita
1'
madre per penetrare
rompersi
notturna
amore successivo
tenza del cavaliere e
li
1-84.
cavaliere ad un castello
,
la
della
par-
insistenza della
il
suo secreto
dell' iiifantesiino
e
per quella
J8
indiscreta
sono elementi
rivelazione,
che trovansi anco nel Partenopeo, con
meschianza
g-iunte
però
o
episodi.
Di
qui
in poi
di
altri
due poemi
i
hanno minori rassomiglianze,
ma
Partenopeo come nel Gherardino,
si
ricongiunge
penitenza,
all'
nel
l'eroe
amata dopo lunga
guadag'nandosela come
e
prezzo di valore dimostrato in un torneo, bandito dalla Fata per scegliere
uno sposo
nella persona del cavaliere
che superi tutti gli
Neil' articolo
Wesselofskj
amico
quale
si
le
mando una
nota che
il
altri.
sul
Pucci del mio
—
del
articolo
tiratura a parte
Pucci compose
i
—
suoi
poemi mettendo insieme episodi romanzeschi tolti da varie parti. Il Gherardino ha questo carattere, ed esemplando
che
lo
sembra
il
Partenopeo non
si
può
dire
imiti in tutto: onde tanto più
credibile
la
sua
congettura
che autore del poemetto sia appunto
Antonio Pucci.
19
Ecco quanto so
La prego
mento.
pronto
Non vago
che onesti,
n'ho
centoventi
soli
—
propagare
di
io
sempre
a tenermi
suoi servigi.
ai
questo argo-
di
fatti
libri
nien
imprimere
esemplari per ordine
numerati, in servigio
de' cultori e dei
Ca-
raccoglitori delle antiche Novelle
valleresche in rima. Se cotestafia gradita, non tarderò molto a dare nella
medesima forma La Storia
stano
e
nello
stesso
servir
codice,
corredo
di
sti
e
di
quale
la
potrà
Ta-
famosa
alla
vola Ritonda, pubblicata
dalla
Tri-
di
Reina Isotta che leggesi
della
non ha guari
Commissione Governativa pe'telingua; opera che a vergogna
a vitupero delle nostre lettere stas-
sene
là, senza
ingombrare
tore;
alcuno,
ad
(juale, dagli associati alT in-
il
fuori,
richiamo
gli scaffali del libraio edi-
pochissimi esemplari ne avrebbe
venduti
se
,
dall'
Francia
e
vanno
buoni
i
Inghilterra
più dalhi
libri,
(Tcrmauia
dalla
,
,
dove
non fosse stata
20
richiesta.
Non abbiamo
per avventura
opera, stampata per la prima volta a
di nostri, che questa possa,
ma
già avanzare,
va
la letteratura
tempi
guistico!
modo
nazionale in cotesti
di delirio e di
Ed
strano
è
,
non dirò
uguagliare: or così
vandalismo lin-
pur strano,
e
sopram-
che a quando a quando
schizzin fuori cotali lattonzoli in lette-
ratura, ancora
quasi col bottone
sul bellico, a censurare
il
Guicciardini
,
il
Davanzati
il
mili altri celebri uomini
,
in
Boccaccio,
e
si-
glorie della
nazione da più secoli in qua, di cui
appena siam degni
nomi.
Ma così
va
la
di
pronunziare
i
bisogna dove boria
fanciullesca alligna!
Bologna, 25 Marzo, 1867.
FRANCESCO ZAMBRINI.
—
.
CANTAKE
^
DE LO BEL 6HERARDIN0
AL NOMK Dinmn. AMKN
.A.
(lì
ir>
(li
]VIarzc>
,
i:^f)J
CANTARE PRIMO
I.
(J
Geso Cristo
fiiiliuol di
Maria,
C;ho pegli pcccator pendesti in croce,
Concedi ii^razia nella mente nmia.
Favoregg-iando me colla tua voce
Clf io dica cosa eh' a te non offenda
E questa
.
prente volontier la "ntenda.
II.
Conciosia cosa che questo parlare
Sìa de' primi eli' io mai n)issi in rima.
Però vo' far perfetto incominciare,
E ritornare al buon detto di prima.
Siedi' a costor che mi stanno ascoltare
Piaccia e diletti dal piede alla cima;
Però averete ad ascoltar memoria
Ch" io vi furò d" una romana storia
,
,
2*2
III.
Nella città di
Roma
anticamente
Aveva una colonna a Campidog-lio,
Che v'era scritto ogni huom prode e valente.
Sag-g-io e cortese, come lègger soglio:
Sicché, tornando brieve a convenente,
D' un franco cavalier contar vi voglio,
Che fu figliuolo di messer Lione,
Signor del patrimonio per ragione.
IV.
Quando messer Lìon venne a la morte
Chiamò suo' tre figliuoli a capo chino,
E
[a]
'1
maggior, che dovea regger
la corte
Raccomandò quel eli' era più fantino
(E que' fu quegli che fu tanto forte,
Che fu chiamato Lo bel Gherardino
Dicendo: Gherardin ti raccomando;
Passò di questa vita lagrimando.
Y.
Dopo la morte di questo Signore
Rimason tre fra tei co mqlto avere,
E
il
più cortese di lor fu il minore,
corte volle mantenere:
Che sempre
E
gli fratelli n' avien gran dolore.
Perchè facealo contra al lor volere.
E' gli assegnaron parte del tesoro;
E' fu contento, e partissi da loro.
)
.
'2:ì
VI.
Se prima tenne corte
co' fratelli
Poi la tenne mag-g-ior sette cotanti
Con bracchi
e veltri e virtudosi uccelli,
Palafreni e cavai co molti fanti,
Sempre vestendo
di mi molti donzelli,
Cavalier convitando e mercatanti:
Sicché per Roma e per ciascnn cammino
Si rn«>ionava del Bel Gliernrdino.
VII.
Oltra misura fu tanto cortese;
Che poco tempo
lo potè durare,
sua povertà fu si palese.
Che gli serg-ienti incominciò a cacciare;
E non avendo di che fa' le spese.
Senza cavallo non sapéa stare.
E gli frategli cog-li suo parente
Non voleano di lui udir mente.
E
la
Vili.
E un donzel, che suo vita procura
Di tristizia e di dolor moria;
Ma pensossi d" andare nlla ventura
Per esser fuor di tal malinconia.
E
,
quel donzel. c'amava oltra misura
Chiamò seg-retamente, e si dicia:
Or vuo' tu venir meco, Marco Bello,
E trattorotti come mio fratello?
1,,
•24
IX.
E
Per
E
qnv\ donzello iieente gli disdisse,
la vog-lia eh' a vìe di lui servire;
di presente
g-li
rispiiose e disse:
Io vo' con teco vivere e morire.
E
A
innanzi che di
Roma
e' si
partisse
creatura noi fece a sentire:
'N su n' un ronzino, ciascheduno armato
Di Roma si partiron di celato.
E cavalcando
Più
e
tutti traspensati
più giorni sanza dimorare,
Pur una notte in un luogo arrivati.
Che non v' aveva casa ove albergare.
E
senza cena, la notte affannati,
ristetton per ciò di cavalcare.
quando venne in su V albor del giorno.
Non
E
E Marco
Bello
si
guardò
d'
intorno.
XI.
E, rag-guardando per quella pianura,
Ebbe veduto un
nobile castello
Ch' era cierchiato d' altissime mura,
Ch' al mondo non aveva un par di quello,
E entro sì vi aveva uno bel palagio:
Ciascun cavalca là per prender agio.
XII.
E
cavnlcaiido [su] per quella parte
[2,.
Davanti a Gherardin venne un serpente;
E uno errando orso (ciò dicon le earte)
Assali Marco Bel subitamente:
E cosi g-li assalirou su la strada.
Onde ciascun cacciò mano alla spada.
XIII.
E
1" aria
volando.
Davanti a Gherardin trasse a ferire;
E Gherardin si difendea col brando,
Però che sapea ben dello schermire;
Dicendo: Iddio, a te mi raccomando.
lo
serpente, per
Xon mi lasciar cosi impedimentirt»
Inperò che là ove il serpen* toccava
ColTalie. tutte Tarme prli taiiliava.
!
XIV.
A Gherardin
ne paria molto male.
Che lo serpente g-li facia tal j^uerra:
Uno colpo ^^li die nel mezzo all'ale.
Che di presente cadde morto in terra;
E
nel cader che fc misse ^ran iruai.
E
dispari che non
si
vidde mai
26
XV.
Morto il sei'peiitte, e Gherardiu provide
Marco Bel, che combattea coli' orso,
Gridando a voce: l' orso mi conquide.
Se da te, Gherardin, non òe soccorso.
E Gherardin, che in prima lo previde,
A
Isprona
E come
Marco
ronzino e in ver li fu corso;
V orso lo vidde venire,
il
lascine, e lui trasse a ferire.
XVI.
Uno animai cosi feroce e visto,
Che non si vidde mai tra 1' altre tiere (3),
Che colla branca quel ronzin fé tristo,
Che morto cadde sotto al cavaliere.
E
egli chiamando forte: lesù Cristo,
Ora m' aiuta, che mi fae mestiere!
E da Marco non potea avere aiuto.
Però che nvea
og-ni valor perduto.
XVII.
E Gherardin si levò prestamente
Colla spada taglien', senza far resta (4),
E in ver de 1' orso nequitosamente
Uno colpo g-li die sopra la testa,
Che r ebbe fesso infino al bianco dente;
E Marco Bello ne facea g-ran festa!
E nel cader che fé, disse: donzello.
Tu ài morto il Signor d' esto castello!
WIII.
E
Gherardiri, eh' avea la bestia
morta a
.
Maravig-liossi, che l'udì parlare.
E
nella
A
quel
mente tutto
si
conforta.
presono ad andare;
E quando fumo f^iunti a quella porta
E Marco Bello incominciò a picchiare.
La porta fue aperta immantanente
Chi se l'apvisson non viddon nrenle.
palaii'io
.
:
XIX.
E scavalcar, montan" su pe* le scale
Que' che V un l'altro ma' non abandona.
E, quando fumo g-iunti in su le sale (6,.
Non vi trovar né bestia né personal
E
E
in quello
tempo
lo
freddo non cale
in fra loro insieme si rairiona
Per
tal
(8)
'7:
;
maniera dimorando nn poco,
Ad un cammiu
vidon racceso un fuoco.
XX.
Sicché ciascun
Che
chi
"1
fucea muravi^-lia
si
:
facesse non potien vedere.
Guardandosi d'intorno a basse ciglia.
Per iscaldarsi andarono a sedere.
Fra loro insieme ciaschedun pispig-lia:
Se da manfriare avessomo e da bere.
.Vvventurati sarem sette tanti (9)
Più che non fnnio
cavalieri erranti
'
i
:
.
28
XXI.
BiMicliè
Ciò
elle
persona non
vi
si
vedesse^.
dicien fra lor erano intesi:
E
tavole imbastite furon messe.
Fornite ben di molti belli arnesi.
E le lumiere v'eran molte e spesse:
E que* baroni per le man fur presi.
E po' e" a tavola fur jyli baroni.
Fumo recate molte imbandia'ioni.
XXII.
Molto fur ben
Ma non vedien
E poi, istando
serviti a quella
cena
serg-enti ne scudieri!
in così fatta
mena,
Avevan sopra ciò molti pensieri;
Onde ciascun di lor ne stava in pena,
E quasi non mang-iavan volentieri.
E quando ebben cenato, e' ritornarono
Al fuoco, donde prima
si
levarono.
XXIII.
Quando
fu tempo d'andare a dormire,
zambra ne furon menati (10),
uno bel letto, eh' io noi potre' dire
In bella
E
[a]
Bel Gherardin vi
si
Et una damigella,
fu coricato.
al
vero dire,
Si fue spogliata di presente a lato
,
Dicendo: non aver di me spavento,
Ch' io son colei che ti farò contento.
..
29
XXIV
E Gheiardiii che le parole intese.
Rassicurato fu co lei nel letto;
E la donzella fra le braccia prese.
Che di bellezze non avea difetto;
,
E
sopra
il
Baciando
E
s"
1'
bianco petto si distese.
un Y altro con gran diletto.
egli è ver,
Più e più volte
come
libro dimostrji
il
damor
.
feciono giostra.
XXV.
Signor"
,
sacciate cìw questa donzella
chiamar la Fata Bianca.
E mantenea cittadi e castella
Con molta quantità (11), se il dir non manca.
Si facea
Del serpente e
dell'
orso era sorella
:
Delle sette arti vertudiosa e franca
Contrafatti per arte gli fen stare.
Per poter meglio il suo signoreggiare.
XXVI
(^^)u;indo
ebbono assaggiato il dolce pome.
l'altro al suo dimino.
il dom.andò del nome
Avendo l'uno
E la donzella
E
E
egli rispuose:
pò" sì le
contò
Della citta di
E come
Lo Bel Gherardino.
il perché e il come
Roma
e' si
partino
tutto ciò chcd egli avia
Egli avea speso in
(12).
,
[farei cortesiM,
.
.
.
30
XXVII.
E quando
.
quella damig*ella int^'se
.
Siccome cortese e larg-o era istato,
D' una amorosa fiamma il cor 1' accese,
Che non trovava posa in nessun lato (13);
E Gherardino fra le braccia prese,
E con bramosa vog-lia l'à baciato.
Et e' veg-g-endo la sua innamoranza
Come da prima incominciò la danza.
XXVIII.
Come
E
del i^iorno apparve alcuno albore.
la donzella sì si fu levata.
Et una roba
A
d'
un
ricco colore
Gherardin ebbe recata.
E poi a Marco Bel, suo servidore,
Un'altra bella n' ebbe rapportata.
lo Bel
E quando tempo
fu, sì si levarono.
Vestirsi queg-li, e
li
lor
non trovarono.
XXIX.
Se Gherardin parca prima giocondo
Ch' avesse roba di sì g-ran valenza
Ben parea poi Signor di questo mondo
Tanto era bella la sua appariscenza!
Di zambra uscì e Marco Bello secondo
Che non v' era persona di presenza
Se non quella donzella che g-li g-uata
Che nolla veg-gon perchè sta celata.
.
,
,
.
,
.
31
XXX.
Disse Bel Gherar-iino allo scudiere:
Andiamo un poco
E uno
di fuori a sollazzo
bel palafreno e
uno destriere
(14)
Trovar sellati, e non v' avea rag-azzo!
Montarvi suso, e non v' avieno ostiere!
Gherardin corre il destriere a sollazzo
E beMo mena a destra ed a sinestra;
E la donzella stava alla finestra.
XXXI.
(Quando a lor parve tanto essere stati,
E' tornaro al palaorio a disinare
:
erano avezzati
D'uscir di fuori un poco a sollazzare:
E ogni volta, quand' erano tornati.
Trovavan cotto per poter mangiare.
E ogni notte, per diletto avea
Bel Gherardin queir che il di no vede;i.
Et
og-ni
giorno
s'
,
XXXII.
Tre mesi e ]iiù cotal maniera tenne.
Bel Gherardin con allegrezza, e strada (15):
Et una notte si gli risovenne
Della sua gente e della sua contrada:
E que' che quella pena [si] sostenne
(E non vedea quella che sì Tagrada'
E' con temenza alla donzella disse.
The le piacesse, ohe si dipartisse.
.
,
,
.
,
32
XXXIII.
E
disse:
Dama, non
Se contro a la tua
adimando
vi sia
vog-lia io
e cheg-gio
t'
S'
alcuna cosa nel mio dir
Roma
i'
parlassi;
perdonanza
Io
D' andare ad
scusanza
ti
fallassi
:
ò grande disianza
:
Di subito morrei, s'io non v'andassi.
Però ti prieg-o che tu mi contenti
Ch'io veder possa gli amici e' parenti.
XXXIV.
E
la donzella al cor
n'ebbe g*ran doglia,
Ch' a gran fatica gli fece risposta.
Per Gherardin tremava come foglia,
Considerando che da lei si scosta (16).
Ma pur veggendo sua bramosa voglia,
Si gli rispuose quando ella ebbe sosta:
Ben eh' il mio cor del tuo partir tormenta,
Po' eh' a te piace e io ne son contenta.
,
,
XXXV.
A
E
E
la partita gli
donò uno guanto
disse: ciò che vuogli
,
comanda
.
:
tu l'avrai; non chiederesti tanto.
Cavalieri, o danari o [ver] vivanda!
Queste parole gli disse con pianto;
Ma
finalmente così gli comanda;
Non
Che
sia
persona a cu'
lo manifesti
ciò (rhe tu averai, sì perderesti;
,,
.
XXXVI.
E
Con
Di
quella gente che tu troverai
teco
mena,
eh'
e' ti
ubidiranno:
me
sovente ti ricorderai:
Ma fa che tu ci sia in capo all'anno:
In tua presenza allor mi vederai
Con molte dame che mi serviranno;
E
sposerà' mi a grandissimo onore
Sarò tua donna e tu siei il mio Sip-nore.
:
XXXVII.
Perche ad
Roma
Bel Gherardin
,
da
torna volentieri
lei
prese commiato.
E' covertati trovò due destrieri,
Si che 'Ciascuno a cavallo è montato (17):
E mille cinquecento cavalieri
Trovò fuor
E
E
del castello in su in un prato;
sessanta vestiti ad una tag-lia
molta salmeria, se Iddio mi vaglia.
XXXVIII.
Siccome valoroso Capitano.
Bel Gherardin disse lor: calvalcate.
E<rUn gridar: viva il baron sovrano
Con molte trombe innanzi apparecchiate:
Et ogni gente fuggia per lo piano.
I
E
cosi cavalcaro più giornate.
Tanto che fur
E
la
novella
a
nel contado di
la
città si
Roma
.
noma.
3
,
,
34
XXXIX.
Quando
Roma, a cinque
fur pressi a
Tender vi fé trabacche e padiglioni;
E il Padre Santo se ne maraviglia,
Che non sapea di lor condizioni
Montò a cavallo con sua famiglia
Con compagnia di molti altri baroni
Et altra gente molta e' suoi fratelli
Contra a costoro andaro per vedelli.
mig-lia.
:
;
,
XL.
Et il Padre Santo be' '1 cognoscea
Siecome egli era di grande legnaggio,
E, co' fratelli insieme gli dicea
Donde avestu cotanto baronaggio?
:
,
E egli a tutti quanti rispondea:
Come Iddio volle, io òe tal signoraggio.
E tanto non poteron domandare,
Che volesse
altro [lor] manifestare.
XLl
Con grande onore ne la città entrava
Bel Gherardin e sua gente pregiata.
Et ogni gente si maravigliava
Della gran baronia eh' avie menata
E tutta gente di lor ragionava,
Faciendo festa della sua tornata
E co' fratelli in casa si ridusse
Con quella gente eh' a Roma condusse.
:
,,
35
XLII.
Si bella corte teune quel barone,
Che dir non si potrebbe ne contare.
Se v' arrivava giulare o buffone
Era vestito sanza addomandare
E non sapean neun suo condizione
;
.
Come potesse sì cortesegg-iare!
E ben tre mesi fé corte bandita,
Che per vertù
del
guanto era
fornita.
XLIII.
E una
E
E
la
ebbono cenato,
chiamò segretamente,
figliuolo mio, dove se' stato.
sera, quand'
madre
disse:
il
Po' che del tuo partir fui
sì
dolente?
E poi appresso l'ebbe dimandato
Come potea tener cotanta gente
E finalmente tanto il dimandoe
,
:
Che
ciò eh' egli avie fatto le contoe.
XLIV.
E
disse
,
siccome egli avea avuta
La Fata Bianca che l'era suo
E come la parola fu compiuta.
,
sposa.
Dipartissi la gente et ogni cosa
E
,
guanto fu perduta!
Onde suo madre fu molto crucciosa.
E Gherardiiio o Marco, lagrimando
la vertù del
Partirsi, p
lei
lasciaron sospirando.
.
,
36
XLV.
Ili un ronzio ciaschedun sbig-ottito,
Gherardin mosse lo ronzin predetto
E cavalcando, partesi (18) smarrito!
E rag-ionando andava il suo difetto.
Siccome della Fata fu marito
Nel secondo Cantar vi sarà detto
;
,
E come
del paese fu Signore.
Questo Cantare è detto
al
vostro onore.
CANTARE SECONDO
O
Padre, e Figlio, e Spirito Santo,
ci facesti in questo mondo,
Al vostro onor comincio questo Canto.
Bencliè ['n] semplicitade og-n' ora abondo,
Concedi g-razia ne lo mio cor tanto,
Ch'assai più bello sia esto secondo (19);
E se a lo primo avessi a voi fallato.
Per lo secondo fie ben ristorato.
Che venir
II.
Signori e buona gente, voi sapete,
in prima è Tuom discepol che maestro
E le vertù, eh' ag-li uomini vedete,
Procedon dal Signor, Padre cilestro (20)
Vero: s'i' fallo, non mi riprendete,
Che di tal' arte non son ben maestro
Che
:
Che
Ciò
vi vo" diro, col piacer divino.
clie
intervenne a Marco e a Glierardino
;
38
III
Neil' altro
Come a
E come
Cantar sapete eh'
madre manifestò
io dissi,
guanto,
suo gente dipartissi,
E rimasono in tormento ed in pianto;
Or vi dirò che, seguitando, addissi (21).
Pognendo ogni pensier da 1' uno canto,
la
il
la
Ascoltate, Signori, in cortesia,
Ch' lo
v'
intendo trarre malinconia.
lY.
Bel Gherardino e Marco
si
partieno,
Addolorati nel core amendue,
E come fuori della città uscieno,
Gherardin disse il fatto come fue.
Dicendo: Marco mio, come faremo (22),
Che danar né derrate non ci à piue?
E Marco disse: non ci sgomentiamo,
A quella dama ancor ci ritorniamo.
Et cavalcando insieme per costume,
Arrivarne una sera lungo il mare
Ad una fonte dove mette' un fiume,
Che '1 conveniva loro pur passare.
Et era notte e non si vedea lume.
Ma pure incominciarono a passare.
E come furono nel mezzo del varco
Dentro
vi
(23).
cadde Gherardino e Marco.
,
,,
.
,
,
39
VI.
fium fuggiva (24)
non vedea (25).
Così ciascun tornando in ver la riva.
La sua disaventura ognun piangea.
Et in quel tanto una donna appariva
Ciascun ronzino per
E' cavalier'
1'
un V
lo
altro
una navicella, e si dicea
Deh come ti sta bene ogni mal
In
:
!
1
Bel Gherardin
,
po'
che voluto V
eh' ài
ài
!
VII.
E
E
E
nella nave Bel
Gherardin chiama
medicollo, eh' avea sconcio il braccio,
disse: io son serocchia della dama,
Per lo suo amor ti fo quel eh' io ti faccio
Però che soe che cotanto t' ama
Sì ti volli cavar di questo laccio.
Ad una rocca, che era in mar, menolli
Dentro v" entrar così fangosi e molli.
;
Vili.
La dama si partìo, e quel valletto
Riman con Marco Bel malinconoso
E
E
riguardandosi V un V altro il petto
Gherardin, veggendosi fangoso,
Uscì e entrò in uno barchetto (26)
Sol per lavarsi dov' era terroso.
Come la nave fùe di lui carca (27)
Una
fortuna
menò
via la barca.
:
40
IX
Et la donzella fu tanto maestra,
Che g-li fé pace far colla scrocchia
(28)
;
E poi si partì valorosa e destra,
E entrò in mare e fu presso alla rocca
E chiamò Marco, eh' era a la finestra,
A maggior
boce che 1' uscìe di becca
Perchè Bel Gherardin non v'avea scorto
Fra suo cuor disse questi fia morto
:
Quando
:
(29),
!
ne la rocca fue entrata,
gran lamento.
Ella dicea o lassa isventurata
Ov' è lo mio Signor che io nollo sento ?
Or ben si crederà la Bianca Fata,
Ch' io r abbia fatto questo a tradimento
Dimmi, che n'è, o io m' uccideraggio.
Et e' rispuose et io vel conteraggio
ella
Trovoe Marco
far sì
:
!
,
!
:
XI.
Vedendosi fangoso, come adviso.
Disse
E'
si
Che
il donzel, battendosi la gota,
volea lavar suo mani e viso,
si v'
era cotanto pien di
mota
!
Guardandol io da la hnestra a fiso,
Entrar lo vidi in una barca vota,
E come
Una
vi fu entro, in fede mia,
fortuna venne e menol via.
,
,
41
XII.
ci diam più ira.
mise Marco Bello entro la nave.
navicando, tanto fiso il mira,
Ch' amor nel cor ne le mise una chiave.
Sicché parlando, per amor sospira:
Disse
la
donna: non
E
E
E
mar
rairionando, per lo
La barchetta
Sicché
la
in
dama
una
soave.
isola percosse.
tutta
si
riscosse.
XIII.
E Marco Bello che di ciò s'avvide
Che la donzella avie avuta paura
Co lei insieme forte se ne ride,
E
dice: or [donna mia] te rassicura,
Ch'
io
Se
io
E
E
i30)
t'
inprometto, eh' amor mi conquide,
non g-odo tuo gentil
fig-nra.
poi discese in terra quel donzello.
appiccò
la
nave ad uno albusoelìo.
XIV.
E
Che
E
la donzella del
legno discese,
forse voglia di lui u' ae mag-giore,
contra a lui niente
si
contese
:
In su l'erbette sopra al bir;nco fioro
Marco Bello
di lei diletto prese
Parecchie volte, baciandola d'amore.
E
poi andaron nella navicella
Per ritornare alla Bianca donzella.
,
, ,,
,
42
XV.
g"li aspetta con letizia
Gherardin co lor (31) non vede
Nello suo cuor sì n' ebbe gran tristizia
E che fie morto veramente crede:
Ma pur udendo che sanza malizia
L' aqua sì '1 n' à menato si die fede
Che fosse vivo, così fatto stando;
E stette insin che fu compiuto l'anno.
La Fata che
E
lo Bel
,
XVI.
E lo Bel Gherardin per la fortuna
Al porto d' Alessandria fu arrivato
Là ove molta gente si raguna
,
;
In quella notte
E
noi vedea
,
il
mare fue crucciato
1' aria bruna
tanto era
In quella terra così era usato,
se v'arriva [va] ninno cristiano,
Sì'e era imprigionato dal Soldano.
Che
XVII.
In quella notte fur presi e legati,
E fur menati davanti
E comandò che sieno
al Signore,
imprigionati
Tutti i Cristian per maggior disinore.
Così fur nella prigìon serrati
Tutti i Cristian ciaschedun ad furore.
Gherardin dall'uno canto si stava,
E mai
nel viso
non
si
rallegrava.
,
,.
43
XVIII.
Et quando venne
terza, la mattina.
mang-iare a'prig-ioni.
Che per usanza mandava la reina
Di quel che mang-iava ella e" suoi baroni
E lo Bel Gherardin per cenno inchina
Dimmi cl)i se' e vo' che mi perdoni.
Una che dava
,
:
,
Et
e"
rispuose molto volentieri:
sono un damicel che fu pres*
Io
ieri.
XIX.
Et
E
la
donzella ad casa fu redita,
disse a la reina di costui
:
Madonna mia in tempo di mie vita
Non viddi un bel donzel come colui
E come ella ebbe la parola udita
,
!
Subitamente innamoroe di lui
E fecelo venire ad sé davanti,
Et e' s' ing-inocchiò con be' sembianti
(32).
XX.
nel visa^^tiSì
'1
domandò:
sapresti tu servire?
Et e' rispuose: molto di vantagg-io.
Di coppa e di coltel me' e' altro sire.
Et
ella veg-g-endol
Si
'1
dimandòe
,
cotanto
sag-g-io
se vuole ubbidire.
Et e' rispuose molto volonticre
Farò, Madonna, ciò che v" e in piacere.
:
,
44
XXI.
Così tu Glierardiii suo servidore
.
molto sottile:
E quel signor gli puose molto amore,
Che quasi tutti g-li altri tenne ad vile.
E la reina ne 'nfìammò nel core,
Perchè ella il vedea tanto gentile
Ella li disse: il tuo amor mi bisognn
E egli rispnose con molta vergogna:
Che
di tale arte era
!
XXII.
Io v' addomando e cheggio perdonanza
Ch' V non farei cotal fallo al signor mio.
Et ella il prese con molta baldanza,
Dicendo: se tu non fai quel eh' io disio.
che non è mia usanza
Io griderò
,
E
E
E
,
morire in fé di Dio.
in quel punto gli gittò il braccio in collo;
così il prese per forza e baciollo.
farotti
,
XXIII.
veggendo che non può stornnre,
non faccia il suo comandamento,
Fra suo cuor disse: e' mi convien pur fare,
Et
Che
e'
egli
Ed io ne vo' (33) fornire il suo talento.
E sì la prese sanza più indugiare;
E
del gran disio, eh' è pien d'alimento,
Al suo voler di quelle rose colse,
E poscia per più volte se ne tolse
.
45
XXIV
Istando Gherardino in tale stato.
La Fata Bianca fa di lui cercare.
Quando ella vede che non Va trovato,
Disse: al postutto io mi vo" maritare;
Perch'ella vede che
1"
anno
è passato,
Che per sua donna la dovie sposare.
AUor per tutto il mondo il bando manda:
Gli amici priega e" servi comanda
XXV
Da
la Fata
che si mostra
prode uomo e di g-rande ardimento
De Tarme s' apparecchie e facci g-iostra
E per combatter vada al torniamento.
E chi avrae 1" onor di quella giostra.
La sposerae con grande adornamento:
Siccome Re Signore fia chiamato
[Ej a la donzella insieme incoronato.
parte de
.
.
C ogni
,
XXVI.
Soldano udì quel bando andare
Per Alessandria, mosse con sua gente
E lo Bel Gherardin volle menare.
E* non volea per essere ubidente (sic).
Quando fu ito incominciò a parlare
A la reina molto umilemente
Datemi parola, alla reina
di' io vada a quello stormo domattina.
Quando
il
.
.
,
,
46
XXVII.
Disse
Che tu
Ma
la
ti
dama:
avresti tanto ardire,
dipartissi e
volontier vi
Se
io credessi
Et
e'
rispuose:
me
lasciassi?
lascerei ire
ti
che tu a me tornassi.
dama, a lo ver dire,
Non potrebbe stornar eh' io non v' andassi,
Che io credo sposar quella fanciulla;
Di ritornar non
v'
imprometto nulla.
XXVIII.
Quando
ella vide eh' elli era
acconcio
D'andare a quello stormo sanza
fallo,
Sì gli rispuose portandoli broncio
:
Sanza te mai non avrò buono stallo
Ma ben che la tua andata mi sia sconcio.
Io pur ti donerò arme e cavallo
Ma tu mi giurerai, se Dio ti vaglia,
D' uccidere il Soldan nella battaglia.
,
;
;
XXIX.
Però che mi pare tanto invecchiato.
Che non vai nulla
Non posso sofferir
a la
mia giovanezza;
di stargli a lato.
Pensando che à a goder
la
mia
bellezza
!
[Prenditi cura a provveder mio stato (34)];
Se ti vien fatto per me tal prodezza.
A lo tuo senno mi mariterai
Saroe contenta più che fossi mai.
:
,,
47
XXX.
Poi
g-li
douoe
tre veste di
zendado;
Una verde, una bianca, una vermiglia,
E tre destrier che si veg-gon di rado
Più begli intorno a cinquecento miglia.
De r aver tolse quanto li fu a grado
Donzelli e fanti con molta famiglia
Trabacche e padiglion poi si partio
Da la donzella e accomandossi a Dio.
,
,
XXXI.
E
tanto cavalcò per più giornate
Che giunse presso
a lo stormo predetto.
allungossi ben due balestrate
Per istar più celato in un boschetto.
E
E
disse a la sua gente or m' aspettate
Ch' io vo' veder come il campo è corretto.
E vidde il Soldano ch'era campione
;
,
,
E
ritornoe inverso
il
padiglione.
XXXII.
mattina, come apparve il giorno,
Fata Bianca vae agli balconi
Con molte dame e damigelle intorno
Per veder que' che votasse gli arcioni.
Come la gente udì sonare il corno
Per la battaglia, parean leoni.
Quale era proe o quale era codardo;
Il Soldan sopra tutti era gagliardo!
Et
E
la
la
.
,
48
XXXIII.
Et
lo
Bel Glierardin veg-gendo questo,
Che quel Soldau
In sul destriere
si malamente lancia (35),
montò armato e destro (36):
scudo et imbracciò la lancia.
Vegg-endo che '1 Soldan fa tal molesto
Di questa gente non gli parìe ciancia!
Veg-gendo ehe ciascun contro a lui perde,
Andogli incontro colla vesta verde.
Pig-liò lo
,
XXXIV.
Et tal colpo gli dio sopra lo scudo
Che 1 fé a terra del destrier cascare (37).
Agli altri si volge col brando ignudo
Beato chi me' lo puoe levare
Però e' ogni suo colpo è tanto crudo
Chi ne pruova uno, non ne può scampare;
Sicché il campo fu suo per questa volta,
;
!
,
Poi ritornoe nella selva folta.
XXXV.
Disse la dama, eh" è stata a vedere:
il cavalier di verde tinto?
da la gente noi potè sapere
Dove andò
E
Chi fosse que'
e'
avìe lo stormo vinto.
Altri dicea: egli è
uno cavaliere,
cavallo di verde dipinto!
E di lui non e altri che risponda;
Sicché vedrello alla volta seconda.
Egli e
il
,
.
40
XXXVI.
Al secondo sonar l'altro mattino,
El Soldan d'Alessandria die per costa
E quale iscontra al dubbioso cammino
La suo venuta molto cara costa
E combattendo come Paladino,
Rimase il campo a lui in poca sosta,
Gli altri fug-g-endo il Soldan seguitando
Mettendogli per terra scavalcando.
:
,
:
.
,
XXXVII.
E
Bel Gherardin molto sdegnosse
Veggendo che "1 Soldano era vincente
Dal padiglion di subito si mosse
lo
(38).
:
,
Inver di lui cavalca arditamente,
E per sì gran possanza lo percosse
Che morir crede quando il colpo sente
E sbalordito fuggie e non soggiorna:
E Gherardino al padiglion ritorna.
,
XXXVIII.
Tutta la gente che d'intorno stava
Cridavan viva il cavalier vermiglio
E la donzella si maravigliava
:
I
,
E
E
colle
dame
faceva consiglio:
punto nel suo cuore pensava
Sed e' ci torna io gli darò di piglio
E dice a 1' altre deh guatate donde
Dello stormo esce e dove si nasconde
in quel
'.
.
:
!
:
,
50
XXXIX.
La Fata Bianca
Addormentar non
E
al
cavalier pensando,
si
puotè
nel suo cuore giva
Chi
la notte,
immaginando
:
che vien pure a so dotte (39)?
Quando lo stormo [à] vinto, tal domando (40)
Par che nascoso sia sotto le grotte
Il cuore in corpo tutto mi si strugg-e
Di voglia di saper perchè si fuggp.
sare' que'
!
XL
E uno pensier nel core levo adesso
Sarebbe questi il mio antico sposo?
Io lo 'nprometto a Dio, che se fosse esso.
Altro marito che lui i' tor non oso (41),
Conciosia cosa eh' io gliel' ò inpromesso
Senza lui ma' non credo aver riposo
E disse: Signor mio, datemi grazia,
Ch' io abbia del suo amor la mente sazia.
:
:
!
XLI.
Et quando
giorno chiaro fu apparito
gli stormenti,
E' cavalieri fumo a il cerchio vito (42),
Fece sonar
il
le
trombe e
E
molti fan pensier d'esser vincenti.
tanto giunse il cavaliere ardito
Ciò fu il Soldan con altri sofficienti.
A
;
.
Che per un suo nipote combattea
Che per marito a lei darlo credea.
,
,
, , .
.
XLII.
Quando le schiere furon tutte fatte.
Presente quella eh' è cotanta chiara.
E il Soldan che in sul campo combatte
Fa tristo quel che innanzi g-li si para,
Però che del destrier morto l'abatte
E tal ventura ad molti costa cara
E molta g-ente g-li fu^g-iva innanzi.
Sicché è mestier che tutti g-li altri avanzi.
,
!
XLIII.
Vegg-endo la donzella che il Soldano
Gli altri baron di prodezza avanza[vaj,
Pensando aver per marito un pagano
Nella sua mente forte dubitava
E spesse volte a V alto (43) Iddio sovrano
Nella suo mente si raccomandava
E dicea: Sig-nor mio, se t' è in piacere,
,
Fa ritornare
il
franco cavaliere
1
XLIV.
Et lo Bel Gherardino niente tarda:
Coir arme bianca uscìe della trabacca.
E la donzella che da lungre il g-uarda,
Che correndo il cavallo venne in stracca
Fra r altre dice di color g-ag-liarda
Questo Soldano ci è omai per acca (44)
Ch' io veg-g-io il cavalier, eh' è cosi franco.
A lo stormo tornar vestito a bianco.
,
:
,
,
52
XLV.
Come
a lo stormo
Riconobbe
E
il
1 buon destrier
Abbassa
1'
il
Bel Gherardin g-iunse.
Soldano a
deg-li
l'
armadura
speroni punse
asta e in ver di Ini procura
:
,
co la lancia in tal modo l'agg-iunse,
Che il fé cadere in su la terra dura.
E qui ismonta[ndo] di franchezza giusto.
E
E' tagliog-li la testa da lo 'nbusto.
XLVI.
E
rimontò a cavallo arditamente
Più presto che non fu giammai levriere.
Innanzi li fuggìa tutta la gente,
Gridando: viva il franco cavaliere
Così del campo rimase vincente
Come i' lion, signor de l'altre fiere.
Incoronato insieme fue co lei,
Con tale onor che contar noi potrei,
!
XLVII.
Po'
Gran
a la Fata ebbe dato 1' anello
festa fae che 1' àe ricognosciuto.
e'
,
Marco Bello,
sempre con seco tenuto.
E quella del Soldan diede a un donzello
Di grande legnaggio, cortese e saputo;
E novanta anni vivette Signore.
Questo Canto è compiuto ad vostro onore.
E
la scrocchia diede a
Et à
lo
Amen Amen Amen.
.
nsroTE
(1)
Il
cod.
altra misura amava.
e'
:
(2) Il cod.: per quella pianura.
(3)
11
cod.: Che non
si
vidde giamai tra l'al-
tre bestie.
(4) Il cod.: tagliente
(5)
Il
cod.
E
:
sanza /arresta.
Gherardino
eh' avrà
morto
le
bestie.
(6) Il cod.
0)
:
cod.
:
(8) Il cod.
:
(9)
Il
Il
Cod.
(10) Così
in su
E
E
:
il
(11) Così
così assol.
,
il
scaU-
tempo
lo
freddo non cala.
infra alloro insicmn ragionando.
saremo
sette cotanti.
cod.: è tolta
zambre l'un
belle
le
in quel
l'altro
cod.:
la
rima:
forse:
In
menato.
sembrami che quantità, posto
di abbondanza d'ogni cosa
abbia forza
occorrente.
(12) Il ms.:
Gherardino
in
e' si
partic
persona
di
;
e certo che,
sé
parlando
medesimo, andrebbe
.
54
meglio partio
;
ma
rima
e la
sta pur bene eziandio
poi ? ad ogni
come ho racconciato,
rendo la sua partenza eziandio a quella
in nessuno loco.
(13) Il ms.
di
modo
rife-
Marco.
:
(14) Il cod.
('15]
destiere.
:
11 cod.
rardino con allegrezza
(16) Il cod.
maniera tennero
cotale
:
da
:
bel Glie-
trada.
e
lui si parte,
montarono:
[il) II cod.: si
(18) Il cod.: pariesi.
(19)
Che
il
secondo:
cod.
il
Ms. padre cilesto.
ho cambiato in addissi
(21) Addussi; il cod.
per forza della rima non solo, ma del buon senso:
vale, come è ben chiaro
quel che, seguitando si
(20)
:
:
,
,
addice
(22)
Rimato per assonanza
antichi: ne vedremo altri ess.
(23) valico
(24)
il
:
Vedeano: cosi
(26)
Borghetto: così
ms.
il
il
es.; certo harchetto
masi anche
Fu
(28)
Così legge
di lui carica:
cod,,
ma non
in alcuni
ne vidi
luoghi chia-
Vedea:
(30)
La
(31)
Lui:
(32)
Et
il
vidde:
il
cod.
cod. per assonanza di rima,
cod.
il
cod.
cod.
il
egli
il
xv stando, che rima con anno.
alla ottava
(29)
:
horchiello.
(27)
come
gli
innanzi.
cod.
(25)
altro
come usavano
cod.
il
:
Fuggia
,
piìi
s''
inginochiò con begli sembianti:
rod.
(33) Il cod.
(34)
Manca
:
sed io
non vo\
nel cod. .senza indizio di la<Tuna.
il
55
(35)
il
cod.
Che quel Soldati facic
malamente
sì
così
:
forse lacia, siucope di lancia.
:
cod.
(36) Il
armato
cosi
:
e
destro
:
per asso-
nanza.
(31)
Cadere:
(38) Il cod.:
cod.
il
ma come regge
reggendo questo:
veggendo questo? così non potè lasciar scritto Tautore.
(39) Il cod. legge: Chi sarebbe que' che vien
pure assodotte. Pensai bene di troncare sarebbe in
sare' per la
misura del verso, essendoci abbastan-
za noto che simili voci
comunque
.
si
scrivessero
pronunziarono tronche, nella guisa
stessa che noi or diciamo e' per egli, que' per
quegli, coralmenf per coralmente, divenen' per
intere, pur
si
divenendo ecc. Divisi poi Vassodoite
e cioè
in
perchè nulla
ci
a a fare.
me
in
fognando una
a so dotte,
A
tre parti,
delle
due
so dotte equivale
,
s,
co-
alla sua volta
alle sue ore
a
è ben chiaro
tempo opportuno, e simili. So per suo, sua, sue e
,
,
,
suoi venne usato dai trecentisti: procede dal Pro-
venzale sus
ornai
il
gion
è
Franco Sacchetti
tempo
che
H
so.
Lo
sia
determinato
tempo
:
stesso: Se
so.
'n
altro
trova
il
spenda
mal, ra-
Parimenti dotta per ora
trova
si
E
Nelle favole di Esopo. Mossesi troppo tardi
gingnere a dotta, studiava
aspre
e
forti bastonate.
E
e
spesso negli antichi.
il
nel
hestiuolo con
Pulci
,
e
per
parole
Morgante
:
Fue un mactl di gente in poca dotta. E nel Firenzuola, Novella quarta: Si vnira a star con lei di
buone dotte.
(40)
Gerundio da domare.
(41)
Non
soe
:
il
cod.
56
(42) Il coti,
cerchiovito
Petrarca:
:
legge:
E
di vitto per
qui
i
cavalieri
vinto
con un solo
vito
furono ad
abbiamo un
t
es.
il
nel
in forza della
rima.
(43) Il cod.. altro.
(44; Cioè
per
niente
:
il
Vocabolario manca
d' es. ant.
r=^
46. Trattatello della verginità
47. Lamento di Fiorenza
48. Un Viag-g-io a Perug-ia
49. Il Tesoro. Canto carnascialesco
50. Storia di Fra Michele Minorità
51. Dell' Arte del vetro per musaico
52-53. Leggende di alcuni Santi e Beati
54. Regola dei Frati di S. Iacopo
55. Lettera de' Fraticelli a tutti i cristiani
56. Giacoppo novella e la Ginevra novella inoominojata
57. La leggenda di Sant' Albano
58. Sonetti giocosi
59. Fiori di Medicina
60. Cronachetta di S. Germignano
61. Trattato di Virtù morali
62. Proverbi di messer Antonio Cornazano
63. Fiore di Filosotl e di molti savi
64. Il libro dei Sette Savi di
65. Del libero arbitrio. Trattato di S. Bernardo
66. Delle Azioni e sentenze di Alessandro De' Medici
67. Pronostichi d' Ipocrate. Vi è unito:
Della scelta di curiosità letterarie
68. Lo stimolo d'Amore attribuito a S. Bernardo. Vi è unito:
La Epistola di S. Bernardo e Raimondo
69. Ricordi sulla vita di F. Petrarca e di M. Laura
70. Tractato del Diavolo co' Monaci
71. Due Novelle
72. Vbbie Ciancioni e Ciarpe
73. Specchio dei peccatori attribuito n S. Agostino
74. Consiglio contro la pistolenza
75-76. Il volgarizzamento delle favole di Golfredo
77. Poesie minori del Secolo XIV
78. Due Sermoni di Santo Efrem e la Laudazione di losef
79. Cantare del Bel Gherardino
80. Fioretti dell' una e dell' altra fortuna di F. Petrarca
81. Cecchi Gio. Maria. Compendio di più ritratti
82. Rime di Bindo Bonichi da Siena edite ed inedit.
83. La Istoria di Ottinello e Giulia
84. Pistola di S. Bernardo a" Frati del monte di Dio
85. Tre Novelle Rarissime del Secolo XIV
,
Roma
861 862 87-88.
89.
Il Paradiso degli Alberti
Lionessa. Cantare inedito del Secolo XIV aggiuntovi una Novella del Pecorone. Vi è unito:
Libro degli ordiuamenti de la compagnia di S. M. del
Carmino
93.
94.
95.
96.
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2.
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50
50
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—
—
50
50
—
—
-
Madonna
,
90. Alcune Lettere famigliari del Secolo XIV
91. Profezia della Guerra di Siena. Vi è unito:
Delle Favole di Galfredo. Vi è pure unito:
92.
—
—
L.
Due Opuscoli Rarissimi del Secolo XVI
Lettere di Diomede Borghesi. Vi è unito:
Quattro Lettere inedite di Daniello Bartoli
Libro di Novelle Antiche
Poesie Musicali dei Secoli XIV,
e XVI
L" Orlandino. Canti due
La Contenzione di Mona Costanza e Biagio
XV
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98.
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101.
102.
103.
104.
105.
106.
107.
108.
109.
110.
111.
112.
Novellette morali Apologhi di S. Beriiardii o
di Clarice Orsini
Un Viaggio
La Leggenda di Vergogna
Femia (II) Sentenziato
Lettere inedite di B. Cavalcanti
Libro Segreto di G. Dati
Lettere di Bernardo Tasso
Del Tesoro volgarizzato di B. Latini. Libro
Gidino. Trattato dei Ritmi Volgari
Leggenda
di
Adamo
50
1.
7.
50
7.
8.
3..
50
80
7.
1
ed Eva
Novellino Provenzale
Lettere di Bernardo Cappello
Petrarca. Parma Liberata. Canzone
Epistola di S. Girolamo ad Enstochio
Novellette di Curzio MarignoUi
Il Libro di Theodolo o vero la visione di Tantolo
113-114. Mandavilla Giovanni. Viaggi. Voi. 2.
115. Lettere di Pietro Vettori
116. Lettere volgari del Secolo XIII
117. Salviati Leonardo. Rime
^
118. La Seconda Spagna e V Acquisto di Ponente
119. Novelle di Giovanni Sercambi
120. Bianchini. Carte da Giuoco in servigio dell' Istoria
121. Scritti vari di G. B. Adriani e di Marcello suo figliuolo
DI
3.
7.
10.
1.
50
50
8.
4.
6.
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7.
3.
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4.
14.
2.
6.
50
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4.
12.
12.
3.
9.
50
50
PROSSIMA PUBBLICAZIONE
fra i mesi dell'anno di Fra Buonvicino da Riva, scrittura
inedita del Secolo XIII, a cura del prof. Eduardo Lidforss.
Libro di Favole e Novelle orientali, antico volgarizzamento, a cura
del prof. E. T.
Batecchio. Commedia di Maggio, a cura del cav. Luciano Banchi.
Viaggio di Carlo Magno a S. Jacopo di Gallizìa, per cura del dott.
Tenzone
A. Ceruti.
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University of Toronto
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REMOVE /
THE
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