la rivista di
www.officedistribution.eu
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autunno 2015
o
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od
ANNO IV - N° 11
la rivista di
ANNO IV - N° 11
autunno 2015
4
Il futuro della mobilità urbana
di Aldo Francesca
sommario
3
Il Punto
di Andrea Ghidini
Cataloghi tematici OD
di Serena Maiellaro
6
5
Storie di vita:
Woodman
Incontro con i testimonial:
Proced di Dosson di Casier (TV)
dall’inviato della Redazione
di Luca Brambilla
7
Quanto fa bene
raccontare il proprio
cancro in rete
di Rosanna Fiorino
10
8
Il mondiale
di Rugby 2015
Incontro con i testimonial:
GeyCart di Soncino (CR)
dall’inviato della Redazione
di Franco Grossi
11
La mia storia:
un sogno diventato
realtà
9
di Andrea Mattioli
13
Alcune tappe nella
storia della scuola
Il quartiere Lambrate
di Raffaella Scarpitta
di Fabio Pozzoni
L’autunno
e i suoi sapori...
di Paola Invernizzi
15
Indicatori del settore
di Giuseppe Bellamace
12
Expo ormai al traguardo
di Stefano Morelli
www.officedistribution.eu
LA RIVISTA DI OFFICE DISTRIBUTION
(AUT. TRIB. MILANO 442 DEL 30-11-2012)
14 Passione per le moto
di Giampaolo Bottello
Direttore Responsabile:
ANDREA GHIDINI
Sede di Redazione:
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Progetto Grafico:
GIERRE SRL - BERGAMO
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NOVECENTO GRAFICO - BERGAMO
| SOMMARIO
il
PUNTO
I
n questo numero,
che va in stampa a
fine settembre, troverete il mio invito al Big
Buyer di Bologna nei
giorni 25-26-27 novembre. Si tratta della 20a edizione
di questa mostra che, in Italia,
rappresenta l’appuntamento
più importante per gli espositori e gli appassionati dei prodotti da ufficio, di cancelleria,
cartoleria e scuola. Anche
quest’anno saremo presenti con due stand, nel primo,
quello istituzionale, troverete
i nostri agenti e i funzionari di
Sede, per rinnovare un incontro ormai tradizionale e raccontare le novità di OD; nel
secondo stand, presenteremo
gli strumenti informatici che
Office Distribution mette a disposizione per favorire l’attività dei clienti; Vi attendiamo
numerosi.
In un mondo in cui ogni giorno diventiamo tutti più consumatori di servizi che di beni,
e escono nuovi prodotti sem-
pre più avanzati, vogliamo
anche noi concorrere alla
richiesta di servizi; di questo
ed altro parleremo nei nostri incontri.
di Andrea Ghidini
Cataloghi tematici OD
Q
uando l’ampiezza e la profondità dell’assortimento raggiungono dimensioni notevoli, è facile
che anche il cliente più esigente
trovi quello che sta cercando. Allo
stesso tempo, però, è possibile che
non si riesca a capire come catturare l’attenzione dei clienti su una
determinata categoria di articoli,
proprio perché questa è presentata
all’interno di un catalogo generale
molto corposo, fra tante altre categorie, magari più familiari per il
cliente.
È per rispondere a questo tipo di
bisogno commerciale che OD ha
lanciato nel 2014 i suoi primi due
cataloghi tematici: “Arredo & Visual” e “Prodotti per Comunità”.
Il concept di questi strumenti di
vendita è semplice: si tratta di mini
cataloghi, di poche decine di pagine, dedicati ad un gruppo specifico di prodotti appartenenti ad un
mondo comune.
Nel caso di “Prodotti per Comunità”, questo insieme di articoli corrispondeva a quelli dell’omonimo
capitolo del Catalogo Generale OD,
nel caso di “Arredo & Visual”, invece, il cataloghino era dato dall’unione di due capitoli separati, ma
in sinergia tra loro.
Entrambi i cataloghi tematici riportavano di fatto la selezione di
prodotti a catalogo OD, ma presentandoli in maniera più accattivante, con foto più grandi,
immagini ambientate ed una
grafica diversa. La consultazione risultava, di conseguenza,
più piacevole, simile a quella di
una rivista piuttosto che di un
catalogo prodotti. Abbinati a dei
listini prezzi ad hoc, i cataloghini
potevano essere utilizzati anche
come opuscoli promozionali sulle rispettive categorie merceologiche.
Sulla falsariga di quanto fatto nel
2014, nel 2015 OD ha riproposto i
cataloghi tematici aggiungendovi
una terza uscita: “Macchine per Ufficio”. La filosofia di fondo rimaneva
la stessa ma, in più, il cliente OD disponeva di un ulteriore strumento
di vendita su una categoria strategica, forte ancor di più di prima
grazie all’inserimento dei distruggidocumenti, delle plastificatrici,
delle rilegatrici e delle taglierine
Titanium.
Cosa succederà quindi nel 2016?
Se la natura dei cataloghi tematici
ha a che fare necessariamente con
la focalizzazione su un particolare
tema, non dovrà stupire un’ulteriore spinta verso la segmentazione in
categorie ancora più circoscritte,
così da raggiungere i clienti finali
DALLA REDAZIONE
|
con un’offerta ancora più mirata. Per valorizzare la gamma di
prodotti resa disponibile da OD,
al di là della suddivisione in capitoli del Catalogo Generale, non
è da escludere una maggiore integrazione tra sottocategorie in
qualche modo correlate anche
se inserite a catalogo in capitoli
diversi.
È certo che, anche il prossimo
anno, i cataloghi tematici saranno l’ideale completamento del
Catalogo Generale: strumenti
perfetti per una proposizione
ancora più efficace al cliente in
chiave promozionale, o no, ma
sempre di grande impatto.
Serena Maiellaro
3
Il futuro della
mobilità urbana
F
inite le vacanze si torna al lavoro, ad affrontare tutte le problematiche e gli impegni quotidiani.
La prima cosa che si nota (che non
manca a nessuno...) quando torniamo in ufficio è il traffico e i disastrosi mezzi pubblici.
È calcolato che mediamente passiamo l’equivalente di 15 giorni
all’anno in coda - pari a tre anni di
vita: 75 minuti quotidiani. Un dato
sconfortante, rivelato dai ricercatori
di TomTom, azienda olandese che
produce i sistemi di navigazione
satellitare, da abbinare a 653 ore in
attesa dei mezzi, ovvero 27 giorni,
girovagando sulla piattaforma in
attesa del treno o aspettando che
il bus passi e... ancora 72 minuti al
giorno per gli spostamenti, secondo una ricerca del Censis, è il tempo
impiegato tra andata e ritorno dai
pendolari italiani (ovvero 13 milioni
di concittadini).
Possiamo immaginare l’impatto
ambientale, economico e sociale, che hanno questi numeri nelle
grandi città e sul pianeta, soprattutto associati alle grandi crescite
demografiche nei paesi in crescita.
Le aziende che si occupano di mobilità e trasporti muovono un mercato da oltre 20 miliardi.
I fattori di crescita per le aziende
sono legati all’innovazione, alla riduzione dei consumi energetici, ai
servizi avanzati e a un modello di
trasporto più sostenibile e pulito.
“Smart City Tracker” è il nome del
nuovo studio recentemente pubblicato da PikeResearch, che affronta
questo tema della mobilità
urbana, che interessa sempre più Paesi, impegnati
in progetti Smart City per
migliorare la gestione del
traffico, offrire mezzi di
trasporto alternativi e inquinare meno.
4
|
DALLA REDAZIONE
I 130 progetti illustrati da PikeResearch
servono a fornire possibili soluzioni,
grazie all’utilizzo dell’ICT, perché in
futuro la questione della mobilità urbana diventerà sempre più nevralgica
e costituirà una possibilità di crescita
per le aziende che vi si dedicheranno.
La crescita di servizi e infrastrutture per
le cosiddette città intelligenti o smart
city, ovvero città che adottano sistemi
intelligenti e nuove tecnologie per ridurre l’inquinamento e la congestione
del trasporto in città, avverrà grazie ai
segmenti Smart Energy, Smart Transportation e Smart Security.
Si ha un’idea della portata di questo
potenziale di mercato considerando
che soltanto l’Energy Management
varrà entro il 2016 circa 81 miliardi di
dollari, il settore dei trasporti intelligenti supererà i 70 miliardi, mentre
la sicurezza delle infrastrutture, degli
edifici e dei cittadini varrà circa 308
miliardi di dollari.
Lo studio “Smart City Tracker” propone
una panoramica sulle nuove tecnologie applicabili alla mobilità urbana.
Si tratta di sensori che vengono posizionati su auto, mezzi pubblici, incroci, edifici, network di video sorveglianza e infrastrutture digitali di sostegno
alla rete stradale urbana e extraurbana.
Questi sensori raccolgono in tempo
reale i dati, che vengono inviati via
wireless alle centrali di elaborazione
dati, per poi confluire in applicazioni
a disposizione dell’utente urbano, attraverso app negli smartphone, tablet
e pc.
Per evitare la congestione del traffico,
che aumenta notevolmente l’inquinamento urbano, si stanno elaborando
sistemi fruibili dal cittadino per avere
informazioni sulla mobilità, chiamati
appunto servizi di infomobilità e dalle
autorità, per creare una strategia di intervento mirata.
I Big Data, il Cloudcomputing e Internet of Things giocheranno, un
ruolo fondamentale per la gestione
del flusso dati, degli interventi da remoto e per l’offerta di nuovi servizi di
infomobilità in tempo reale.
Si tratta di nuovi sistemi intelligenti di
gestione informatica, mentre Internet
of Things è la possibile evoluzione
dell’uso della Rete: gli oggetti si renderanno riconoscibili e acquisiranno
“intelligenza” comunicando dati su se
stessi (come se un semaforo segnalasse automaticamente che gli si è spenta la lampadina).
L’innovazione tecnologica deve però
essere rivolta anche ai veicoli. I mezzi di trasporto del domani saranno
veicoli a trazione elettrica, che non
inquinano e non emettono rumori
assordanti. Le città intelligenti devono
dotarsi di stazioni per la ricarica elettrica della batteria, per coprire l’intera
area metropolitana, e devono alimentare queste stazioni con energia proveniente da fonti rinnovabili.
Il rapporto evidenzia quindi una concatenazione, in cui nuove tecnologie
portano ad altri nuovi sistemi, in un
processo di innovazione che investe
diversi ambiti: dalle tecnologie innovative come le Smart Grid e gli Smart
Meter, fino all’edilizia intelligente, alle
nuove reti idriche e ai servizi di e government. La cosiddetta Smart Grid è
una rete di informazione che gestisce
in modo intelligente la rete elettrica, evitando sprechi, sovraccarichi e
cadute di tensione. Gli Smart Meter
sono invece dei contatori intelligenti,
a cui le amministrazioni si possono affidare per controllare i consumi e gli
sprechi. Per servizi di e.government,
invece, lo studio intende un’apertura
della Pubblica Amministrazione verso i cittadini, le aziende e le organizzazioni di rappresentanza territoriale,
con tutti i canali di comunicazione di
cui dispone.
di Aldo Francesca
Incontro con i testimonial del mercato
P
roseguendo il nostro viaggio
alla ricerca dei protagonisti
del mercato dei prodotti da ufficio, approdiamo nel Nordest, zona
che ha dato, nel corso degli anni,
uno sviluppo significativo alla crescita del tessuto economico del
paese, anche per la operosità e la
dedizione al lavoro degli operatori
locali. Siamo nelle immediate vicinanze di Treviso, vicino al fiume
Sile, che scorre, in un ambiente
verde e rigoglioso, verso la laguna
di Venezia.
del nostro paese che seguono altri
ritmi e vivono in situazioni molto diverse? E come vede il Nordest oggi?
Oggi il Nordest, come si è formato ed è cresciuto, è solo un ricordo; negli anni abbiamo avuto un
esodo di aziende prima verso Est e
poi in altre parti del mondo. Pensiamo alla De Longhi: il mercato
cinese offre una platea di milioni
di consumatori; è logico che un’azienda si posizioni dove le condizioni siano più favorevoli al proprio
sviluppo. Il nostro sistema politico
Ci accoglie il titolare, Antonio Veschetti, che, con squisita cortesia,
acconsente a questa intervista:
Ho letto con attenzione il codice etico
della Proced, apprezzandone i principi che la ispirano e che condivido,
sia al livello personale che aziendale.
Mi spiega perché un’attenzione così
marcata a norme comportamentali importanti e che tutti dovrebbero
mantenere nei loro rapporti?
Vede, nel lavorare con gli enti pubblici, ed anche con aziende medio-grandi, a volte i nostri agenti
potrebbero essere tentati di usare
scorciatoie non in linea con la politica della nostra Azienda. Noi cerchiamo di mantenere un approccio
diverso. Il codice etico serve anche
a dare loro un segnale forte; infatti
si parla di buona reputazione, lealtà, trasparenza e collaborazione.
È necessario mantenere un codice
di comportamento in tutti i rapporti interni ed esterni alla società.
Siete un’Azienda del Nordest, nata e
sviluppata in un contesto produttivo
molto attivo e dinamico; come vedete il vostro approccio con altre realtà
non ha recepito l’importanza di ridurre la pressione fiscale; da ciò la
necessità di decentrare e depotenziare le attività sul territorio. Ancora
oggi i paesi confinanti, penso alla
Serbia, alla Croazia, alla stessa Austria, offrono sovvenzioni gratuite
per nuovi insediamenti. E noi del
Nordest, oltre che lavoratori, fino
ad ora grandi creatori di lavoro
stiamo assistendo ad un ridimensionamento che purtroppo non è
ancora finito.
Ci racconta la sua esperienza? Come
nasce Proced?
Proced è l’abbreviazione di Prodotti Centro Elaborazione Dati. Nasce
da una precedente esperienza dei
fondatori nella vendita di elaboratori elettronici prima e passata poi
alla vendita di prodotti ausiliari per
gli stessi. Nasce come azienda autonoma nel 1987 ed opera nel settore informatico fino al ’93/’94; poi
diventa fornitrice di materiali per
ufficio, prima per il Triveneto, poi
per le altre regioni italiane, pur con
le dovute cautele. Crisi e particolari
situazioni con pessime esperienze
di pagamento impongono notevoli impedimenti ad una crescita
uniforme sul territorio.
Crede al valore aggiunto della logistica, sia interna che fornita da
aziende specializzate? Quale percentuale di successo crede sia da
riferire ad un elevato servizio di
consegna?
Sono convinto che l’80% del successo della Azienda dipende dal
servizio che viene fornito dalla
logistica. Noi l’abbiamo interna
e la gestiamo con moltissima
attenzione. Per le consegne utilizziamo corrieri di importanza
nazionale.
Quale è la famiglia di prodotti che
negli anni ha avuto maggior esplosione di vendite rispetto al preventivato? E quale, a suo giudizio, il
flop più imprevisto?
Ultimamente stiamo ottenendo
grande soddisfazione con i prodotti di pulizia; prima non distribuivamo questo tipo di prodotti,
e ci ha piacevolmente colpito la
loro penetrazione. Per le famiglie
di prodotti che non hanno avuto
il risultato sperato, guarderei ai
prodotti di antinfortunistica, più
per le complicazioni che per altro. Per la loro vendita sono indispensabili competenze diverse,
ed è necessario investire molto
in formazione.
Come vede l’incremento delle vendite e.commerce? Che sia positivo
è innegabile; ma quali vantaggi
può portare al nostro settore?
Alcuni vantaggi sono evidenti
e importanti: senza alcun dubbio il pagamento anticipato,
poi la fidelizzazione; se imparo
una semplice procedura di acquisto, sono portato a ripeterla
anche le volte successive, senza cercare alternative. Parlare di
e.commerce solo come acquisto
di prodotti è riduttivo; si devono
far apprezzare anche tutti i servizi ad esso collegati.
Proced è certificata ISO 9001; quale impatto ha avuto la certificazio-
|
5
DAI CLIENTI
ne sulle strutture aziendali? E quali
vantaggi sono tuttora evidenti?
Ho scelto di certificare l’azienda
e incrementare le competenze,
per controllare i processi aziendali e migliorarne le prestazioni.
Tutti gli strumenti offerti, le non
conformità, il riesame della Direzione, gli indicatori, sono funzionali a far emergere gli errori
ed a correggerli. Sono anche un
aiuto per un check-up completo
dell’azienda e modificare le abitudini che pregiudicano il servizio.
Che giudizio dà sui cataloghi cartacei, che hanno facilitato per anni
la ricerca di prodotti e una loro selezione facilitata?
È uno strumento dal quale purtroppo non si può prescindere; i
costi sono elevati, ha bisogno di
continue ristampe ed aggiornamenti, anche perché non vengono più prodotti alcuni articoli
o esce dal mercato qualche fornitore. Il catalogo ha un effetto
vetrina; la consultazione dei prodotti sembra più rapida e ha grande
utilizzo da parte degli agenti. Negli
ultimi tempi, comunque, ne sta diminuendo il consumo.
Utilizzate i cataloghi tematici che
vi vengono proposti anche da OD?
Quali vantaggi ritenete possibili, offrendo prodotti totalmente diversi da
quelli attualmente core-businnes?
Sono importanti e li utilizziamo
con buoni risultati. Noi stessi facciamo cataloghi per i più svariati
settori; cito ad esempio: la modulistica, gli alberghi, i commercialisti.
I servizi che offrite ai vostri clienti
(web-shop, e-service, sito interattivo) servono a legarli maggiormente
al vostro marchio? E che risposta ottenete da chi ne fa uso da più tempo?
Sono servizi nati per facilitare il lavoro dei clienti, li fidelizza e li invita
a risparmiare. Ad esempio il timbro
online, un semplice strumento che,
realizzato dal cliente stesso, può
essere utilizzato più volte in funzione della necessità; un prodotto
povero il cui costo viene reso minimo. Abituano il dipendente che
acquista ad operare con oculatezza ed in autonomia, creando le
modalità per operare già nel solco
di una organizzazione finale.
Quale futuro vede per il nostro settore? È ancora possibile un incremento
di vendita con i prodotti tradizionali, od ormai si deve solo ampliare la
base dell’offerta?
La crescita è possibile solo se diminuirà il numero degli operatori;
e questo risultato è già destinato
a realizzarsi in modo naturale, vista la presenza massiccia di nuove
occasioni di vendita in modo non
tradizionale: Amazon, GDO, ecc.
Diventa quindi obbligatorio l’allargamento dell’offerta, inserendo
sempre nuove opportunità e nuovi
prodotti. Poi chi ne è capace e avrà
maggior fortuna, resterà a testimoniare il futuro di questo settore.
Storie di vita:
Woodman
urante le letture estive sotto
l’ombrellone mi sono imbattuto nell’interessante storia (che
ora voglio condividere con voi)
di Nicholas Woodman, un signore californiano di 40 anni, e dell’idea che gli ha cambiato la vita.
Fin da giovane Nicholas ama le
grandi sfide, sia nello sport (quelli estremi sono la sua passione)
che nel business. Decide di investire prima nell’e.commerce, per
vendere materiale elettronico
online, ma i clienti stentano ad
arrivare e quindi l’avventura finisce presto.
Con la seconda società di promozioni on line, la Funbug, gli
affari sembrano migliorare.
A quei tempi - fine degli anni
Novanta - per chiunque si butti
su Internet sembra che la strada
per un futuro da milionario sia
spianata, senonché l’esplosione
della bolla speculativa sui titoli del
settore manda all’aria i suoi piani e
il secondo fallimento non tarda a
presentarsi.
Per “disintossicarsi” dalla delusione di Funbug, Nicholas prepara un
viaggio con destinazione Australia
e Indonesia, dove intende fare surf
e ritrovare energie per nuove avventure.
Vorrebbe riprendere le sue evoluzioni sul surf, allora compra una
piccola telecamera impermeabile e la lega al polso con un elastico, per
avere le mani libere.
Nasce così la “lifecam” GoPro. Passa il
resto della vacanza
in un appartamento,
ad assemblare pezzi
e creare un prototipo.
Questa volta è convinto di farcela, quindi mette
30mila dollari di soldi propri e
chiede un prestito ai genitori.
Fonda la Woodman Labs, realizza i
primi prototipi e forma un team di
otto persone, con cui gira l’America
con un furgoncino per presentare
la sua invenzione a eventi sportivi per sport estremi e ai negozi di
surf.
Vende i primi prototipi e in poco
tempo l’azienda genera 350mila
dollari l’anno (è il 2004).
All’inizio evita gli investitori che
bussano alla sua porta, ancora
“scottato” dal suo precedente fallimento. Ma poi cede, convinto della necessità di inserire capitali in
azienda per ampliare la sua
società. E li ottiene.
Mr. Nicholas Woodman,
oggi è il Ceo più pagato al mondo (con
un patrimonio di
2,8 miliardi di dollari) e la sua azienda, che conta 500
dipendenti, nel 2014
ha venduto 5,2 milioni
di GoPro in tutto il mondo.
Niente male per uno che voleva
solo farsi una foto mentre faceva
surf.
6
| DALLA REDAZIONE
D
L’inviato della Redazione
di Luca Brambilla
Quanto fa bene raccontare
il proprio cancro in rete
N
ato inizialmente come spazio
dove pubblicare informazioni
di carattere scientifico, con il passare degli anni il web ha cominciato ad aprirsi ai contenuti pubblicati
dagli utenti, fino a diventare web
2.0. Strumento di facile fruizione, il
blog - il diario online - rappresenta
un classico esempio di contenuto
personale condiviso con gli utenti
di Internet.
Una delle prime piattaforme gratuite a offrire questo servizio in
Italia è stata Splinder. Da sempre
appassionata delle nuove forme
di comunicazione, cominciai
anche io a scrivere in un blog,
Stories from the underground,
(camdenrosie.wordpress.com)
che aprii nel maggio 2004, con
l‘intento di raccontare principalmente di musica e concerti.
Non avrei mai immaginato che di
lì a poco il destino avrebbe cambiato la mia vita e quella del mio
blog. Ospite indesiderato e silenzioso, il cancro si era sviluppato
nel mio stomaco alle soglie dei
35 anni, impedendomi progressivamente di alimentarmi. Nel giro
di poco tempo mi trovai a subire
l’asportazione totale dello stomaco, seguita da sei mesi di chemioterapia. Un momento della
mia vita veramente difficile, una
situazione in cui paura, disagio e
malessere erano le emozioni presenti quotidianamente nella mia
esistenza. Quando viene diagnosticato il cancro, infatti, si scoperchia il vaso di Pandora dentro al
quale teniamo rinchiusa la con-
sapevolezza che in fondo siamo
mortali e che, dall‘oggi al domani,
potremmo non esserci più.
Il bisogno di portare alla luce
queste mie paure mi portò pian
piano a trasformare il mio blog in
un cancer blog, il luogo virtuale dove raccontare i vissuti della
malattia, dove descrivere le paure legate alle terapie, agli esami di
controllo periodici. Continuai ad
alternare post sulla musica e post
sulle mie difficoltà quotidiane
nell‘affrontare la malattia.
Sapere che al di là del monitor
c’era sempre qualcuno pronto a
tendere la mano, a sostenermi
anche solo con un breve commento, mi fece incredibilmente
bene.
Nel frattempo mi accorsi che nel
web c‘erano altre donne, più o
meno mie coetanee, che avevano iniziato a raccontare le proprie esperienze con il cancro in
un blog. Prima una, poi due, poi
tante. Iniziammo a tenerci in
contatto, ci confrontammo con
le nostre esperienze di cancer
blogger e coniammo il termine blogterapia. Perché tenere
un blog, un diario della nostra
malattia, - ci rendemmo conto
tutte insieme -, era una vera e
propria terapia che ci faceva sentire meglio. Se ne accorse anche
l‘Airc - Associazione Italiana per
la Ricerca sul Cancro - che dedicò un articolo ai nostri blog
sul notiziario Fondamentale del
giugno 2010.
Nacque così il portale Oltreil-
DAI FORNITORI
|
cancro www.oltreilcancro.it,
nel quale decidemmo di raccogliere i post più significativi dei nostri blog, per fornire
supporto a chi iniziava in quel
momento ad affrontare il proprio percorso con il cancro,
malattia per la quale spesso la
cosa più difficile è anche solo
pronunciarne il nome, che
porta con sé troppe paure.
Sono già passati 5 anni dalla
nascita del portale, alcune delle nostre cancer bloggers purtroppo non ci sono più, ma i
blog sul cancro in rete si sono
moltiplicati, alcuni ospitati da
importanti testate giornalistiche, altri nascono ormai direttamente come seguitissime
pagine Facebook.
Si parla sempre più concretamente di medicina narrativa,
di espressione delle emozioni
e delle paure dei pazienti attraverso la scrittura.
Case farmaceutiche e istituti
ospedalieri e di ricerca hanno
avvertito l’esigenza di studiare
in che modo le storie narrate
dai pazienti influiscano sui percorsi di cura e in quale maniera la narrazione sia strumento
utile e terapeutico. Al centro di
questa ricerca, un‘alleanza tra
medico e paziente per raggiungere diagnosi più veloci e cure
più efficaci grazie all‘espressione diretta da parte del paziente
dei propri bisogni psicologici e
di comunicazione del proprio
vissuto relativo alla malattia.
Per quel che mi riguarda, il mio
blog è ancora aperto dopo 11
anni, adesso i miei post sono
tornati ad ospitare recensioni
di musica, concerti e libri con
maggiore spensieratezza, ma il
blog è stato davvero un valido
aiuto nel mio percorso di guarigione dal cancro.
di Rosanna Fiorino
di Avery Tico Srl
7
Incontro con i testimonial del mercato
N
el nostro viaggio in Italia alla
ricerca delle testimonianze
tra i più qualificati operatori del
settore, oggi arriviamo a Soncino,
in provincia di Cremona, a circa 50
km da Milano, per incontrare il sig.
Giacomo Orsini, Presidente della Gey Cart, che insieme ai fratelli
Arturo e Claudio gestisce un’importante azienda di forniture per
prodotti da ufficio.
Due anticipazioni: prima di entrare in Azienda, facciamo un breve
giro turistico per Soncino e scopriamo un bel borgo medioevale al centro della pianura padana,
molto suggestivo con una Rocca
Sforzesca in ottime condizioni ed
un Museo della Stampa che invitiamo tutti a visitare; questa nostra
Italia è proprio bella! E poi, appena
entrato nel suo ufficio, il sig. Orsini mi mostra una selezione delle
nostre riviste, introducendomi ad
una piacevole intervista; vuol dire
che i nostri sforzi per stampare un
“giornalino” che andasse dai clienti
e fosse ben apprezzato hanno lasciato un segno e ci stimolano a
proseguire con aumentato impegno. Ecco l’intervista:
La vostra Azienda nasce nel 1999;
quale importanza ha rivestito l’import nella crescita della Società?
È il nostro marchio di fabbrica,
quello che ci distingue dagli altri.
Tutto nasce dalle mie esperienze
precedenti in aziende del settore;
quando ho aperto Gey Cart ho
sviluppato questo aspetto delle
mie competenze continuando a
mantenere contatti con fornitori
esteri, acquistando prodotti che
altri concorrenti non hanno o non
distribuiscono.
Siete molto attenti alla formazione
degli agenti di vendita ed alla crescita della loro cultura personale e professionale. Siete soddisfatti di questa
scelta?
Gli agenti sono fondamentali e
rappresentano un valore aggiunto
per l’azienda. La vendita è un trasferimento di emozioni; e se non
ho collaboratori motivati, i risultati non arrivano e le vendite non si
8
incrementano. Inoltre tutti devono
stare bene; se non c’è qualità di vita
lavorativa, difficilmente si raggiungono performance importanti e soprattutto non si riescono a mantenere
nel lungo periodo.
La fiducia e le relazioni interpersonali
sono valori che condividete al vostro
interno e con i clienti; quale ruolo rappresentano per la crescita e la comprensione delle esigenze dei clienti?
Rappresentano un aspetto fondamentale; ma non solo con i collaboratori interni e con i clienti, anche per
e con i fornitori. Puntare su questi valori vuol dire cambiare notevolmente
la situazione. Le elenco, senza ordine
di merito, quali sono questi valori nei
quali noi crediamo:
• condividere gli obiettivi scelti
• sposare progetti comuni
• mantenere una estrema chiarezza
nei rapporti
• coinvolgere tutti i protagonisti
• offrire per ricevere.
Voi avete la Sede in provincia di Cremona ed un ufficio Commerciale nelle
vicinanze di Firenze; che differenza esiste nel lavorare a contatto tra una operosa provincia lombarda ed una città
prestigiosa come Firenze?
È un falso problema; sostanzialmente
non vi sono differenze. Le differenze
le fanno gli uomini, sul campo. Certo,
in luoghi diversi devi usare il linguaggio locale; ma sono fondamentali la
fiducia che ispiri al cliente e le competenze che sai offrire.
Anche a Cremona esistono nicchie
di eccellenza e specializzazioni (pensi ai liutai), così come a Firenze, nelle colline circostanti, si trova ancora
un sano tessuto rurale e contadino.
E poi le radici nella terra, che è sinonimo di forza; io credo moltissimo in
questo legame che ci unisce alle nostre tradizioni.
| DAI CLIENTI
Quale è la famiglia di prodotti che negli anni ha avuto maggior esplosione di
vendite rispetto al preventivato? E quale, a suo giudizio, il flop più imprevisto?
Per quanto mi riguarda, un grosso incremento hanno avuto i prodotti di
cancelleria in generale, e poi i consumabili Starline in cui noi crediamo
molto; ma negli ultimi anni molto
hanno concorso alla crescita le nuove famiglie: infortunistica, prodotti
per comunità, arredi, ecc...
Flop evidenti non ne vedo; certo non
è cresciuto come si sperava lo smaltimento dei toner, ma ciò dipende
dalla mancata sensibilizzazione delle
persone: il cliente non ha recepito
l’importanza del servizio, che non
potrà decollare fino a quando non
aumenteranno (e verranno applicate) le sanzioni.
Come si è modificato il mondo office negli ultimi 10 anni? E quale futuro intravedete all’orizzonte per questa
attività così importante nel tessuto sociale?
Noi dieci anni fa chiudevamo per
ferie un mese intero; oggi facciamo
solo sette giorni in agosto. E poi il
servizio è diventato sempre più qualificato e sempre più veloce. Chi non
cambia e non si adegua automaticamente verrà tagliato fuori e non sopravviverà. Il futuro non posso conoscerlo; so solo che saranno sempre
più necessari software e strumenti
informatici sofisticati, organizzazione ferrea e ordinata e poi la logistica,
che servirà a rendere professionale il
nostro lavoro.
Quali prodotti nuovi sono in arrivo sul
mercato? Si intravedono novità importanti in grado di creare nuovi interessi?
Non intravedo in arrivo prodotti rivoluzionari; il nuovo è il modo di
approcciarsi con il cliente. Al cliente dobbiamo vendere più cose, se
vuole la nostra attenzione e la nostra
professionalità. E poi specializzarsi;
è fondamentale che ciascuno faccia
bene il proprio lavoro, le tempistiche
di consegna: chi acquista vuole ricevere subito quanto ordinato, non
vuole o non può più farsi scorte. La
velocità di consegna è indispensabile. Bisogna saperlo consigliare nel
suo interesse, anche per evitargli errori e costi imprevisti.
Quale importanza rivestono oggi i
cataloghi cartacei in un mondo digitalizzato? Ricordo che per anni i cataloghi hanno rappresentato il modo
più moderno per favorire un acquisto
consapevole e offrire un confronto tra
prodotti.
Ormai serve soltanto per le persone che, senza questo strumento, si
sentono perse. Dobbiamo fornirlo
ancora a chi lo ritiene indispensabile;
e ci sono ancora al massimo il 10%
dei clienti che lo utilizzano. Oggi con
il web, l’e.commerce, e tramite pc,
tablet e smartphone, le ricerche sui
prodotti sono cambiate rispetto al
passato.
Approva le scelte di OD che cerca di
ampliare le possibilità di vendere anche prodotti lontani dal tradizionale
panel dei rivenditori da ufficio?
Noi siamo in sintonia completa con
OD; abbiamo instaurato un ottimo
rapporto che darà sempre più frutti.
Condividiamo, di conseguenza, le
iniziative intraprese, tra cui l’inserimento in vendita di prodotti lontani
dai tradizionali articoli che offrivano
da sempre i negozi per prodotti da
ufficio.
Come giudica la crescita delle vendite
in drop, nuovo servizio inesistente solo
pochi anni orsono, e offerto per ottimizzare le consegne?
Per noi è l’area con il tasso percentuale di crescita più alto. Aiuta sicuramente la vendita e ci allinea ai
maggiori competitor nazionali e
esteri. È una scelta lungimirante i
cui effetti si vedranno nel tempo
e dalla quale sarà difficile retrocedere.
Vuole aggiungere qualcosa?
Se permette, approfitto di questa
intervista per manifestare la soddisfazione di aver instaurato con OD
un dialogo costruttivo e questo
con ogni persona, da Ivan a Paola,
a Marcello, a Piero, senza andare a
livelli maggiori. Il colloquio è sempre aperto e cordiale, le risposte
veloci e precise; insomma per noi,
che prevediamo il raddoppio del
fatturato nei prossimi cinque anni,
OD è un’Azienda di riferimento ed
un ottimo compagno di viaggio,
inoltre non mancano mai di farci
sentire “speciali”.
L’inviato della Redazione
Il quartiere Lambrate
L
e città sono come le persone:
anime in divenire, volti mutevoli con cicatrici di mille avventure. A
volte basta soffermarsi anche solo su
un quartiere per capire l’evoluzione
di una città. È il caso di Lambrate, un
tempo un piccolo borgo (i primi insediamenti sulle rive del fiume Lambro risalirebbero all’età del bronzo),
ora un quartiere urbano della periferia nord orientale di Milano. Nel 1923,
il borgo Lambrate è annesso a Milano e iniziano i primi grandi cambiamenti. L’assetto strutturale della zona
viene infatti modificato dal passaggio
della ferrovia. Si formano i circoli del
dopolavoro ferroviario, il più noto
quello dell’Ortica, ora convertito in
trattoria e balera.
Ma è soprattutto nel secondo dopoguerra, negli anni del boom economico, che Lambrate si sviluppa
in relazione alla localizzazione di
importanti industrie. Il simbolo del
quartiere diviene la Lambretta (Innocenti), che deve il suo nome proprio
al Lambro.
L’antico centro agricolo diventa sobborgo operaio. Quando la città si
orienta sempre più verso il terziario,
ancora una volta Lambrate cambia
volto: le grandi industrie lasciano il
quartiere. Gli stabilimenti Innocenti,
dopo anni di crisi e cambi al vertice, cessano la produzione nel 1993,
lasciandosi alle spalle aree libere ed
edifici dismessi da convertire.
Oggi di questi stabilimenti non c’è
quasi più traccia: al loro posto un
quartiere residenziale e attività commerciali.
Tra gli edifici sopravvissuti c’è la palazzina uffici della Innocenti Commerciale di via Pitteri, riconvertita a
residenza sanitaria assistenziale.
Sono in completo stato d’abbandono
i capannoni dell’azienda metalmeccanica INNSE. Tutta questa area è
oggetto di un progetto di riqualificazione per creare un polo culturale
nel quartiere, nel tentativo di capovolgerne il ruolo periferico.
DALLA REDAZIONE
|
In tal senso si spiega il posizionamento nella zona dell’Istituto di
Design in via Ventura, nonché il
“fuori salone” nella settimana del
Salone del Mobile. Non grandi divertimenti serali, ma si consiglia di
passare nel Birrificio: birra artigianale spillata dal 1996. (Al quartiere
dedicata anche una bock). Da borgo rurale, a polo industriale, passando per il degrado post-industriale, arrivando alla conversione
culturale. Quando si pensa a una
città bisogna sempre ricordarsi
che “non dice il suo passato, ma
lo contiene come le linee d’una
mano” (Italo Calvino).
di Raffaella Scarpitta
9
Il mondiale
di Rugby 2015
l 22 maggio 1987 si giocò la
prima partita della prima edizione dei mondiali di rugby a 15
giocatori a Auckland in Nuova
Zelanda.
Gli All Blacks, padroni di casa ed
in realtà padroni del mondo in
campo rugbistico, incontravano l’Italia.
Risultato finale 70 a 6 per loro,
12 mete a zero, l’ala John
Kirwan segnò una meta facendo settanta metri di campo,
scartando tutti.
Mi ricordo molto bene di
quell’edizione: vivevo da solo,
la mia modestissima carriera di rugbista non era ancora completamente esaurita e
condividevo la grande passione
per questo sport, che ancora
non aveva in Italia la visibilità
e la popolarità di oggi, con un
gruppo di amici che sfidavano
con me, cioè a casa mia, le 12
ore di fuso orario per vedere
questi incontri che iniziavano
alle 5 del mattino con squadre
mitiche mai viste.
Era la prima coppa del mondo
di Rugby. Fino ad allora le varie federazioni, emisfero sud ed
emisfero nord, organizzavano
test match e trasferte periodiche per far incontrare club e
nazionali.
Uno dei motivi, forse il meno
conosciuto, che indusse le varie federazioni ad organizzare “il
mondiale” è stato quello di dover fronteggiare l’emorragia di
giocatori che progressivamente
migravano per motivi economici
dalla disciplina a 15 a quella a 13
giocatori, modalità di gioco nata
in Inghilterra e sviluppatasi poi
nell’emisfero sud che fin dall’inizio si orientò verso il professionismo. La coppa del mondo avrebbe definitivamente fatto uscire il
rugby a 15 dal dilettantismo che
ne era caratteristica fondante.
La Coppa William Webb Ellis porta
il nome di chi, si dice, sia stato il
creatore di questo gioco agli inizi
dell’800.
Non ci sono documenti certi,
ma è suggestivo pensare che nel
1823 questo pastore protestante
colto da “raptus” abbia, durante
una
partita di calcio
nel college
della cittadina di Rugby, preso in
mano il pallone e l’abbia
schiacciato
in terra oltre
la linea di porta, inseguito dagli
avversari che in ogni modo cercavano di fermarlo.
Il 18 settembre prossimo inizierà
in Inghilterra l’ottava edizione del
mondiale, a cui parteciperanno
20 squadre che, divise in quattro gruppi, daranno il sangue per
fare bella figura, perché nel rugby
quello che ancora conta di più è
fare bella figura. Certamente l’idea di vincere non è esclusa, ma,
dato che in questo sport vince
sempre il più forte ed è praticamente esclusa la possibilità di risultati fortuiti, si sanno già i nomi
di chi si contenderà la coppa.
Delle ultime sette edizioni, sei sono state vinte
dalle squadre dell’emisfero sud e solo una dall’Inghilterra, che, giocando
in casa quest’anno, venderà certamente molto
cara la pelle.
L’Italia ha un girone difficile, ma non proibitivo.
Francia, Irlanda, Canada, Romania; ha vinto
in passato con tutte le
10
| DALLA REDAZIONE
I
squadre del gruppo, è scontato
comunque che, passandone due
per ogni gruppo, per battere la
Francia, con cui esordiremo il 19
a Twickenham, tempio londinese
del rugby con 82.000 posti, e l’Irlanda, vincitrice delle due ultime
edizioni del 6 Nazioni, dovrà fare
importanti straordinari.
In questi trent’anni il rugby è
cambiato molto: le prestazioni
fisiche oggi sono impressionanti,
i contatti in campo fanno saltare
sulla poltrona, la pressione e l’intensità delle partite è asfissiante,
probabilmente la meta di Kirwan
dell’87 non sarebbe possibile, tutti vanno a 100 all’ora, ma l’estro e
la fantasia sono ancora le componenti più avvincenti di questo
sport e, mescolate al fisico, alla
volontà, al coraggio, ne fanno più
che mai uno sport unico.
Io ci sarò, ovviamente a casa, non
vivo più da solo e la mia compagnia non verrà alle 5 del mattino
a vedere i match con delle birre
perché faceva “uomo rude”. Certamente qualcosa è andato perso nella coreografia e nel pathos
di quegli incontri di 28 anni fa,
ma una cosa è certa: l’emozione
dell’attesa è la stessa!
Nonostante oggi il rugby si veda
parecchio in televisione, siamo
lontani anni luce dalla quotidiana,
strabordante, ridondante, eccessiva presenza del calcio e per gli
appassionati di questo sport sarà
ancora una volta l’evento con la
E maiuscola a cui nessuno vorrà
mancare.
di Franco Grossi
La mia storia:
un sogno diventato realtà
A
volte nella vita si verificano avvenimenti davvero straordinari, ma,
pur facendo parte dell’ambiente in
cui viviamo, non diamo loro, al momento, eccessiva importanza, anche
se si ripetono.
Nel maggio dell’anno 1992 frequentavo la Scuola Media - con indirizzo
musicale - (la Scuola era parte integrante del Conservatorio G. Rossini
della mia città) poiché, ci tengo a dire,
per la musica avevo una particolare
predilezione e un’ottima disposizione
ad apprenderla.
Avendo in animo di fare una gita scolastica e dovendo fare una foto ricordo
con tutti gli alunni, il caso volle che ci
allinearono davanti ad un prestigioso
negozio di cancelleria, con la scritta
bene in evidenza: CANCELLERIA BAIOCCHI: il più importante della città.
Qualche mese dopo (altra coincidenza) in un giorno di settembre, poco
prima dell’inizio dell’anno scolastico,
mia madre mi chiese di accompagnarla per acquistare materiale da ufficio per la Società dove lavorava: era
la Segretaria responsabile per la sede
di Pesaro, di una prestigiosa Azienda
con sede a Roma. “Così - disse - potrai approfittare dell’occasione per
rinnovare il materiale scolastico per
il nuovo anno”. Naturalmente fui ben
lieto dell’invito, anche perché avevo
già “visionato” con i miei compagni i
nuovi zaini, i diari, i quaderni più appariscenti dai disegni e colori più in
voga, già in bella mostra ed esposti
come vere primizie! Quel negozio
dove saremmo andati era il più bello e rifornito della città: era proprio la
“CANCELLERIA BAIOCCHI”!
Giunti nel negozio, oltre al titolare,
Sig. Baiocchi, notammo la presenza
anche della sua gentile consorte, che
mia madre conosceva molto bene.
Dopo alcuni saluti di rito e di benvenuto, il Sig. Baiocchi - lo ricordo ancor oggi molto bene - rivolgendosi a
me e accarezzandomi la testa, mi disse: “cresci in fretta giovanotto, perché
quando avrai l’età giusta, potrai entrare a far parte della mia organizzazione: abbiamo bisogno di giovani simpatici, dinamici e di ottima presenza!”.
Io, chiaramente meravigliato, risposi
che ne sarei stato davvero lieto e, arrossendo, lo ringraziai della proposta.
Se avesse saputo che ciò era il mio
più grande desiderio: lavorare in una
splendida Cancelleria-Cartoleria!
Nell’anno 2002 ebbi la prima opportunità di lavoro con uno zio, molto
conosciuto, titolare di un complesso
di esposizione e vendita di computer, arredi per ufficio, e cancelleria del
settore: fu il mio ingresso nell’attività
lavorativa. Ne fui attratto irresistibilmente anche perché il computer e
le sue applicazioni mi affascinavano.
(Mio padre quando avevo sei anni mi
acquistò il primo Commodore 64).
Dopo due anni (la sede di lavoro era
a circa 20 km.) ebbi un’altra opportunità: questa volta nella mia città;
cosicché lasciai a malincuore la Ditta dello zio, ed entrai a far parte di
questa nuova ditta. Ma la vera svolta
- decisiva - quasi un segno del destino, avvenne nell’anno 2006. Seppi
da un’amica di famiglia, commessa
presso la Ditta Baiocchi, che un giovane dipendente aveva trovato un
nuovo lavoro e che la Ditta selezionava giovani particolarmente esperti
e di comprovata capacità nel settore
di cartoleria, cancelleria, e accessori
per ufficio.
Memore delle parole del Sig. Baiocchi, quando anni addietro mi aveva
proposto a tempo debito, di far parte
della sua organizzazione, senza tanti
indugi, presi subito, - come si dice - la
palla al balzo e mi presentai per sostenere il colloquio come da prassi,
con la massima fiducia.
Fu così che, con un curriculum altamente valido e, fiducioso nelle parole
espresse allora dal Sig. Baiocchi, venni assunto immediatamente.
Qui raggiunsi il massimo dell’esperienza, quella padronanza completa nella vendita di prodotti, forte di
un’eccellente memoria e, grazie alla
loquacità nel linguaggio con i rappresentanti, potevo ritenermi davvero
soddisfatto.
Sono rimasto in questa Ditta per oltre
sei anni, poi improvvisamente, una
persistente crisi dell’economia italiana, aggravata da un insostenibile carico fiscale - oltre ogni logica - sulle
piccole e medie aziende, la Ditta è
stata costretta a cessare la sua attività. È stato davvero scioccante per me,
ma a quel punto mi sono autoesaminato e parlando con i miei famigliari,
con la mia fidanzata Pamela (li ringra-
DAI CLIENTI
|
zio di cuore per tutto l’aiuto morale
e di incoraggiamento datomi) ho
trovato la forza e la determinazione di dare corso ad un’avventura
(quasi impossibile) aprendo un negozio di Cancelleria.
I fatti mi stanno dando ragione e,
sempre sorretto dalla mia incrollabile volontà, dal sostegno di Pamela e dei miei famigliari, procedo
con sicurezza. Sono trascorsi oltre
tre anni, passo dopo passo, forte
della stima dei miei clienti, dei miei
fornitori, e dei vari rappresentanti
guardo sempre avanti.
Mi preme citare e ringraziare l’amico rappresentante Walter Bottani, e in particolar modo la Ditta
Office Distribution, prestigiosissima Azienda a livello nazionale ed
internazionale, che mi hanno dispensato ottimi suggerimenti,
nonché fornito prodotti di altissima
qualità. Walter mi ha sempre incoraggiato e appoggiato riscontrando
in me ottima capacità organizzativa, acume negli acquisti per poter
soddisfare al meglio le richieste,
i desideri e le necessità dei clienti
(anche i più esigenti).
Ora ho recentemente cambiato
negozio, ben più grande, completo
e commercialmente più interessante. L’ho abbellito con nuovi prodotti, apparecchiature elettroniche,
per fronteggiare le nuove esigenze,
con la certezza di migliori servizi.
Una mia riflessione finale: a volte
nella vita anche un sogno si può
realizzare, soprattutto se è fermamente sostenuto da una incrollabile volontà. Allora questo connubio,
qual magia, si evolve al punto di
tramutare quel sogno in una meravigliosa realtà.
ANDY PUNTO CANCELLERIA
di Andrea Mattioli, Pesaro
11
Expo ormai
al traguardo
P
ochi giorni al traguardo. L’Expo
ha investito l’ultimo milione e
mezzo del suo budget per la volata
finale. Tra concerti, eventi, giornate
speciali “siamo totalmente in corsa ha detto il commissario Beppe Sala
- per raggiungere i 20 milioni di visitatori”. Per tutti i gusti e soprattutto
per tutte le età: dai Kolors, vincitori
di Amici, al ritorno di Edoardo Bennato, dal rap di Emis Killa alla ricerca
del tempo perduto addirittura con
gli Inti-Illimani, tutti gratis all’Open
Theatre per il “pueblo unido” dell’Expo. Con la dovuta prudenza per gli
eventi di richiamo sicuro (migliaia di
etilometri in arrivo per la Festa della
birra... non è uno scherzo) e cauto
ottimismo, come si dice, sui numeri
finali: “L’unica incognita è il meteo.
Ma il flusso giornaliero attuale è di
130-140 mila visitatori, e si è stabilizzato. Dal 14 settembre riprenderanno anche le scuole. Dobbiamo solo
andare avanti così”. Se “a fine agosto
eravamo a 13,7 milioni”, come ricorda ancora Sala, “avanti così” significa
chiudere almeno a 19 milioni “Il meteo può spostare i numeri anche di
un 20 per cento sul singolo giorno.
Ma 4-5 milioni di biglietti negli ultimi
due mesi sono verosimili”.
Cosa ne sarà degli edifici di Expo
Milano 2015 dopo la fine dell’esposizione?
Fra gli edifici che saranno conservati una volta terminato il semestre di
Expo Milano 2015, ci sarànno:
• Padiglione Italia: un edificio di
12.000 mq che ha il compito di
rappresentare lo Stato e il Governo
italiano. L’edificio ospiterà eventi e
spazi espositivi istituzionali che rappresenteranno la ricchezza del nostro Paese. Le altre strutture lungo il
Cardo saranno invece temporanee e
sostenibili dal punto di vista ambientali... sono state, infatti, pensate per
essere smontate e trasferite in altro
luogo, così da essere riutilizzate al
termine di Expo Milano 2015.
12
• Cascina Triulza è l’edificio dedicato
alla società civile: il progetto per il restauro del fabbricato di fine Ottocento
prevede un recupero e una riqualificazione dell’edificio con elevate prestazioni energetico-ambientali. Durante
Expo Milano 2015 la Cascina ha accolto
workshop, spettacoli, laboratori, mostre e mercati.
L’installazione delle aree verdi è invece
volta a riqualificare il territorio: saranno piantati alberi, piante acquatiche,
arbusti e piante erbacee. Due edifici
imponenti, concepiti però come temporanei, sono l’Open Air Theatre, che
ospitare circa 11.000 persone su prato
e gradinate, e l’Expo Centre, che ospita convegni, dibattiti e spettacoli. I due
edifici sono stati costruiti razionalizzando i costi in vista della loro natura
transitoria. Infine tutte le Architetture
di Servizio (spazi di ristorazione, servizi igienici etc.) sono pure destinate ad
essere smontate alla fine dell’evento
(sono costruite interamente di prefabbricati in legno).
E l’Albero della Vita? Forse in piazzale
Loreto a Milano?
Simbolo di Expo 2015: chissà se diventerà un’icona di Milano, come lo sono
stati altri monumenti ideati appositamente per le Esposizioni Universali che
si sono svolte nei vari Paesi del mondo
e che tuttora sono ammirati da migliaia
di turisti. Per Milano Expo nel 1906 l’area di Parco Sempione e dell’ex Fiera di
Milano dove oggi sorge City Life, furono dedicate al tema dei trasporti per festeggiare l’apertura del grande Traforo
del Sempione. L’esposizione ha lasciato
il terzo acquario più antico d’Europa,
l’Acquario Civico, uno dei monumenti più significativi del liberty milanese,
ideato dall’architetto Sebastiano Locati.
Ma alla fine di tutto l’obiettivo di
EXPO?
L’obiettivo di EXPO 2015 è dare risposte
concrete ad una grande sfida: “riuscire a
garantire cibo sano, sicuro e sufficiente
| DALLA REDAZIONE
per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta
e dei suoi equilibri”.
• Favorire lo sviluppo sostenibile e la
protezione dell’ambiente, a dimostrazione dello stretto legame tra la disponibilità di cibo sufficiente, buono
e sano, per tutti i popoli e lo sviluppo
sostenibile.
• Focus sulla cooperazione in materia
di sviluppo, creando l’occasione per
fare il punto sul sistema degli scambi
economici e commerciali, focalizzando l’attenzione sulle criticità e le opportunità di integrazione economica
dei Paesi.
• Promuovere scelte informate per produttori e consumatori, creando una
piattaforma di dialogo per tutti, che
ruota attorno al settore alimentare, istituzioni pubbliche e private, associazioni, imprenditori, consumatori, mondo
della ricerca e della cultura, al fine di
suscitare consapevolezza sui rispettivi
ruoli in un’ottica internazionale.
Expo 2015 ha affrontato la tematica
universale e complessa della nutrizione
da un punto di vista ambientale, storico, culturale, antropologico, medico,
tecnico-scientifico ed economico.
Il tema è stato declinato in tutto il sito
espositivo, sviluppando tre macro aree:
BENESSERE, ALIMENTAZIONE E SALUTE, attraverso i sottotemi:
• Scienza e tecnologia per la sicurezza
e la qualità alimentare.
• Scienza e tecnologia per l’agricoltura
e la biodiversità.
• Innovazione della filiera agroalimentare.
• Educazione alimentare.
• Alimentazione e stili di vita.
• Cibo e cultura.
• Cooperazione e Sviluppo nell’alimentazione.
Sarà riuscito l’Expo nel suo intento?
Tante le riserve e i dubbi...
di Stefano Morelli
Alcune tappe nella
storia della scuola
La chiesa Nella prima parte del Medioevo fu l’unico ente in grado di offrire
istruzione e scolarizzazione, attraverso
le scuole parrocchiali (che fornivano
un’alfabetizzazione di base) le scuole
vescovili e le scuole cenobiali dell’ordine
benedettino, focalizzate sulla preparazione del clero, ma in alcuni casi aperte
ad ammettere studenti laici. Le istituzioni laiche se ne occuparono dal XII secolo, ma rimase importante il ruolo di
alcuni ordini religiosi per l’istruzione in
volgare dei ragazzi dei ceti popolari, in
particolare le Scuole Pie fondate da San
Giuseppe Calasanzio (gli Scolopi) molto attenti alla formazione umanistica e
matematica elementare.
I sovrani “illuminati” delle repubbliche
napoleoniche italiane L’Illuminismo
e la Rivoluzione Francese ebbero un
impatto significativo anche nel modo
di concepire l’istruzione: tutti i cittadini, sia maschi che femmine, dovevano
accedere all’istruzione primaria gratuitamente. I livelli superiori, finalizzati
a sviluppare i talenti, dovevano essere
all’insegna dell’uguaglianza, non dell’istruzione, ma delle opportunità. Nell’inizio Ottocento furono introdotti in Italia i
primi licei, sul modello di quelli francesi.
Gabrio Casati La legge (1859) del Regno di Sardegna che porta il suo nome
fu l’ordinamento scolastico che adottò
il Regno d’Italia e restò in vigore fino
al Fascismo. Casati progettò una scuola elementare divisa in due bienni e un
successivo percorso formativo che si
divaricava in formazione tecnica e formazione ginnasiale, quest’ultima solo
a pagamento. Era una concezione di
educazione elitaria, non a caso la legge
iniziava con la disciplina dell’istruzione
superiore e non, come sarebbe stato
più logico, con quella dell’istruzione
elementare. Tracciava una netta separazione tra la formazione tecnica, volta
a formare la classe operaia specializzata, e quella classica, volta a formare le
classi dirigenti. La legge sancì l’obbligatorietà e la gratuità del primo biennio
dell’istruzione elementare; peraltro, pur
minacciando pene a coloro che trasgredivano l’obbligo, non specificò quali
fossero queste pene, né lo fece il codice
penale, con il risultato che le disposizioni sull’obbligo scolastico furono ampiamente disattese: molte famiglie preferivano tenere i bambini a casa per i lavori
dei campi. I comuni dovevano finanziare le proprie scuole: quelli con minori
risorse avevano difficoltà ad assumere
maestri sufficientemente qualificati.
Giovanni Gentile La sua riforma si sostanziò in diversi atti normativi emanati nel 1923. Gentile privilegiò le materie umanistico-filosofiche a scapito
di quelle scientifiche. Fu confermato il
carattere elitario del sistema scolastico:
L’autunno e i suoi sapori...
L’estate dei piatti freschi è conclusa: insalate miste, mozzarelle, risi e paste fredde
cedono il posto ai piatti caldi e succulenti
di questa stagione, con il suo tripudio di
colori. È il momento dei funghi che avvolgono botteghe, vie e ristoranti con il loro
profumo inebriante, che ogni volta mi fa
venire l’acquolina in bocca... Vol au vent,
un succulento risotto, le tagliatelle, gli ossibuchi, lo spezzatino e persino il dolce...
ce n’è per tutti i gusti. Uno dei miei piatti
preferiti dell’autunno, è proprio lo spezzatino con funghi porcini adagiato su una
succulenta polenta fumante. La ricetta è
molto semplice.
Ingredienti (4 persone)
500 gr di spezzatino di vitello
500 gr di funghi porcini freschi
500 gr di salsa di pomodoro
Farina q.b.
Olio
Sale, pepe o un pizzico di peperoncino
½ bicchiere di vino bianco
Prezzemolo tritato q.b.
Preparazione > Infarinare i bocconcini di carne. Scaldare l’olio in una pentola
antiaderente e far rosolare perfettamente
la carne. Sfumare lo spezzatino con il vino
e quando quest’ultimo è evaporato, aggiungere i funghi, precedentemente puliti
e tagliati a fettine, la salsa di pomodoro e
un paio di bicchieri di acqua tiepida. Salare e pepare a gusto. Si può sostituire il
pepe con un pizzico di peperoncino. Coprire e lasciar cuocere una quarantina di
minuti, mescolando di tanto in tanto. Se
necessario, aggiungere acqua. Qualche
minuto prima della fine della cottura, aggiungere il prezzemolo tritato.
Consiglio > Si possono utilizzare anche i funghi secchi, lasciati precedentemente in ammollo in acqua tiepida.
LA POLENTA > La fortuna è di chi può
cuocere la polenta nel paiolo di rame,
sulla stufa a legna, come una volta (vero
papà?). Mescolando con il bastone di le-
DALLA REDAZIONE
|
soltanto ai diplomati del liceo classico era consentita l’iscrizione a qualunque facoltà universitaria. La riforma Gentile prevedeva cinque anni di
scuola elementare uguale per tutti,
con due cicli ed un grado preparatorio alla scuola elementare di tre
anni (la scuola materna). La scuola
media inferiore, con diversi percorsi:
avviamento professionale di tre anni
per gli alunni con meno possibilità
familiari, il ginnasio quinquennale e
i “corsi inferiori”, solitamente di quattro anni, degli istituti tecnici, istituti
magistrali, istituti d’arte e conservatori. Poi la scuola media superiore.
Si debbono a questa riforma la formalizzazione e l’implementazione
della scuola materna, l’innalzamento
dell’obbligo scolastico a 14 anni e la
creazione di un’apposita scuola per
la formazione dei maestri, l’istituto
magistrale. Il maestro doveva essere non solo il punto di riferimento e
modello per i suoi allievi, ma anche
il centro di tutta la cultura del paese,
tanto che venne stabilito l’”obbligo di
residenza” per i maestri nel comune
della loro scuola. La prima consistente modifica di questa riforma si
avrà solo nel 1962, con l’abolizione
dell’avviamento professionale e la
creazione della scuola media unificata, dopo la quale era possibile accedere senza esame d’ammissione a
qualsiasi scuola superiore, licei compresi.
di Fabio Pozzoni
gno, dal basso verso l’alto, fino a quando la polenta non si stacca dai bordi.
Per tutti gli altri... si può preparare una
buona polenta anche sui fornelli tradizionali.
Ingredienti (4 persone)
400 gr di farina gialla (io preferisco e
utilizzo la farina per Polenta Taragna)
1 lt ½ di acqua
Sale grosso q.b.
Preparazione > Portare l’acqua ad
ebollizione. Aggiungere il sale. Aggiungere la farina a pioggia, mescolando
con la frusta. Quando risulterà tutto
stemperato e omogeneo procedere
con la cottura fino a che la polenta non
si stacca dalle pareti della pentola. Se
non si dispone di paiolo elettrico, mescolare continuamente la polenta. A
cottura ultimata versare la polenta su
un tagliere e servire calda... accompagnata dal nostro spezzatino.
di Paola Invernizzi
13
Passione
per le moto
Q
uest’anno, per l’imponente
presenza di Expo, le date
slittano di qualche giorno: l’esposizione mondiale del motociclismo EICMA aprirà le porte al
pubblico da giovedì 19 a domenica 22 novembre.
EICMA: l’unico contenitore in
grado di descrivere l’universo
delle 2 Ruote in ogni suo aspetto. Si conferma l’evento più importante del mondo, tanto da
garantire una presenza di pubblico, di operatori del settore
e stampa che nessun altro appuntamento può vantare.
Ho vissuto il mondo delle moto
fin dagli anni ’70, ed è cambiato tantissimo, come è cambiata
la società. Quello era il mondo
del senza: senza casco, senza
cintura, senza telefonino. Un
mondo più semplice, con meno
cose, ma con più sogni. Io ho
nostalgia di quegli anni, di quella musica. I piloti si vedevano e
si divertivano tra loro, il clima
era davvero bello.
Tutto era meno tecnologico:
ABS, mappature, centraline, sospensioni progressive, navigatori. Le protezioni per il nostro
corpo si limitavano a: casco,
guanti di pelle, stivali e ovviamente giubbotto; la tuta di pelle era una rarità, almeno nella
mia regione, la si poteva vedere
indossata solo dai mototuristi
tedeschi. I tempi cambiano e
non possiamo pretendere che
i giovani oggi usino una moto
vecchia di trent’anni, non usino il telefonino e la tecnologia
odierna per essere considerati
“duri e puri”. Noi l’abbiamo fatto
perché quello c’era... avessimo
14
avuto più tecnologia a disposizione l’avremmo usata. Come del
resto stiamo facendo oggi: ho in
garage una moto che ha quasi
trent’anni, ma che non uso più,
preferisco guidare una moto più
moderna, sicura, affidabile, meno
inquinante, più comoda. Io ho
esordito in sella ad una moto da
cross all’età di 13 anni, ma prima di
allora comunque ho sempre amato le acrobazie. Con la bicicletta
ho imparato a pedalare all’indietro
seduto sul manubrio. A 15 anni ho
imparato a impennare col Ciao, a
20 a guidare e impennare con una
Yamaha 600. Da allora ho avuto
decine di moto e molteplici avventure. Lo facevo inizialmente
nelle strade, da cretino, ero molto
giovane e nessuno è perfetto. E
naturalmente l’ho pagata. È andata così...
Lì per lì, feci finta di niente, e tornai a casa, ma parcheggiai sotto il
Pronto Soccorso.
E sono consapevole di avere avuto fortuna, perché ammazzarsi
con le stupidate purtroppo è facilissimo.
Da ragazzi si fanno molte sciocchezze, l’importante è sapere cosa
si rischia, avere fortuna e soprattutto sapersi fermare.
Per questo ci sono le piste e gli
spazi organizzati: guidare la moto
in pista, a tutti i livelli -dal principiante al pilota-, è un vero e proprio sport, estremamente faticoso
a livello sia fisico che mentale...
20 minuti in pista sono un tempo
infinito! Si esce stremati. E c’è bisogno di preparazione fisica e di
concentrazione a livelli che sulla
strada sono semplicemente inimmaginabili.
| DAGLI AGENTI
In pista ci sono delle regole non
scritte, spesso, ma dettate dal
buon senso. Qualche “smanettone
da strada di montagna” storcerà il
naso, ne sono sicuro, per un motivo semplice: chi è abituato ad usare la strada come un luogo in cui
le regole vengono puntualmente infrante, non può concepire il
fatto che la sicurezza sia la base
essenziale del divertimento. Se lo
facesse, non riuscirebbe ad osare
così tanto per strada, rischiando la
propria e l’altrui incolumità.
Oggi non ci penso proprio a rischiare oltre il dovuto e le acrobazie per strada non mi interessano,
non amo nemmeno il freestyle.
E poi gente come Sergio Canobbio e il suo Show Action Group,
o come Chris Pfeiffer e tanti altri
professionisti dell’acrobazia, come
credete che abbiano cominciato? Da ragazzi sulla strada, come
ho fatto io, come han fatto tanti.
L’importante è sapersi fermare in
tempo, oppure decidere che l’acrobazia è la propria vita e farla
soltanto nei posti adeguati.
Godiamoci la 73a esposizione
mondiale del motociclismo.
di Giampaolo Bottello
W
E
N
INDICATORI DEL SETTORE
L’
aggiornamento dei dati relativi al trimestre in corso, rappresentano un ulteriore importante passo di
consolidamento della crescita che già (per coloro che lo ricordano) avevamo espresso nella stessa rubrica del numero precedente.
Questa volta, a differenza dei numeri dell’inI Beni durevoli: le vendite del mercato italiano 2010/2015
tera Europa visti la volta scorsa, analizziamo più precisamente quelli relativi al nostro
paese.
Il dato ci conferma che non solo vi è un arresto della caduta delle vendite come valore
aggregato, ma si consolida una ripresa dei
consumi che vediamo misurabile ormai già
dal gennaio di questo anno.
Non si tratta di ripresa dal forte impatto sui
numeri, ma quel +2,4% ha un valore di estremo significato che lascia il mercato fuori dalle ansie di continuo arretramento a cui eravamo, purtroppo, ormai abituati dal lontano
2008.
Vendite Italia IT agosto 2014 - luglio 2015
Confronto con anno precedente
PERCENTUALI - AGO 2014 / LUG 2015
19%
10%
53%
5%
4%
4%
2%
Hardware
Components
Input Devices
Multimedia
Network Data Comm.
Software
Office Hardware
Office Supplies
Tot. Mio
50%
5%
4%
2%
4%
4%
10%
20%
€ 4.330,8
-3,6%
3%
Variazione
20%
10%
4%
50%
5%
4%
Hardware
-8%
Components
-2%
Input Devices
+8%
Multimedia
+13%
Network Data Comm.
+4%
Software
2%
Office Hardware
4%
Office Supplies
In estrema sintesi, sembra ormai definitivo il
manifestarsi delle certezze di una ripresa debole ma costante che si può misurare, come
detto, già da qualche trimestre.
Una situazione di ripresa costante che però,
a differenza dei dati storici che dagli anni ‘70
ad oggi misurano i flussi degli stessi capitoli
di acquisto, non ha al momento forza tale da
definirsi “rimbalzo”.
+3%
-3%
+2%
Nello specifico, il mondo dell’Information
Technology soffre ancora della caduta delle vendite dell’HW che, anche questo ultimo
anno, confermano il dato negativo arretrando di un ulteriore 8% non compensato dalle migliori vendite degli “Input Device” e dei
prodotti Multimedia (oltre che dal SW, sia pur
in valore minore).
La buona notizia, per noi che viviamo in
questo mercato, è che il comparto “Office”,
nonostante il calo dell’HW sia consistente, ha
arrestato la sua discesa invertendo, sia pur in
maniera debole, il trend e consuntivando un
+0,3% a fronte delle buone porformance di
alcune importanti voci che caratterizzano le
classi di prodotto misurate.
Vendite Italia OFFICE agosto 2014 - luglio 2015
Confronto con anno precedente
1%
37%
5%
PERCENTUALI - AGO 2014 / LUG 2015
26%
28%
1%
1%
1%
Giuseppe Bellamace
1%
4%
25,5%
39%
Scanners
Printers
MFD
Calculators
Data Video Pro
Coated Paper
Inkjetcartridge
Laser Cartridge
Tot. Mio
28%
1%
1%
1%
??? |
1%
4%
25%
1%
1%
1%
28%
39%
€ 1.334,2
0,30%
Variazione
Scanners
-15%
Printers
-11%
MFD
-2%
Calculators
-2%
Data Video Pro
-4%
Coated Paper
Inkjetcartridge
Laser Cartridge
+4%
0%
+4%
15
25.26.27 NOVEMBRE 2015
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