la rivista di www.officedistribution.eu o stimola c i d o i nte r e P Pe ri o s co di e te Periodico s t i mo olan l a tim nt Pe ri te lan mo st i autunno 2015 o ic od ANNO IV - N° 11 la rivista di ANNO IV - N° 11 autunno 2015 4 Il futuro della mobilità urbana di Aldo Francesca sommario 3 Il Punto di Andrea Ghidini Cataloghi tematici OD di Serena Maiellaro 6 5 Storie di vita: Woodman Incontro con i testimonial: Proced di Dosson di Casier (TV) dall’inviato della Redazione di Luca Brambilla 7 Quanto fa bene raccontare il proprio cancro in rete di Rosanna Fiorino 10 8 Il mondiale di Rugby 2015 Incontro con i testimonial: GeyCart di Soncino (CR) dall’inviato della Redazione di Franco Grossi 11 La mia storia: un sogno diventato realtà 9 di Andrea Mattioli 13 Alcune tappe nella storia della scuola Il quartiere Lambrate di Raffaella Scarpitta di Fabio Pozzoni L’autunno e i suoi sapori... di Paola Invernizzi 15 Indicatori del settore di Giuseppe Bellamace 12 Expo ormai al traguardo di Stefano Morelli www.officedistribution.eu LA RIVISTA DI OFFICE DISTRIBUTION (AUT. TRIB. MILANO 442 DEL 30-11-2012) 14 Passione per le moto di Giampaolo Bottello Direttore Responsabile: ANDREA GHIDINI Sede di Redazione: Via Cassino d’Alberi, 21 20067 Tribiano (Mi) Tel. 02.910000.01 - Fax 02.90633730 [email protected] www.officedistribution.eu Progetto Grafico: GIERRE SRL - BERGAMO Stampa NOVECENTO GRAFICO - BERGAMO | SOMMARIO il PUNTO I n questo numero, che va in stampa a fine settembre, troverete il mio invito al Big Buyer di Bologna nei giorni 25-26-27 novembre. Si tratta della 20a edizione di questa mostra che, in Italia, rappresenta l’appuntamento più importante per gli espositori e gli appassionati dei prodotti da ufficio, di cancelleria, cartoleria e scuola. Anche quest’anno saremo presenti con due stand, nel primo, quello istituzionale, troverete i nostri agenti e i funzionari di Sede, per rinnovare un incontro ormai tradizionale e raccontare le novità di OD; nel secondo stand, presenteremo gli strumenti informatici che Office Distribution mette a disposizione per favorire l’attività dei clienti; Vi attendiamo numerosi. In un mondo in cui ogni giorno diventiamo tutti più consumatori di servizi che di beni, e escono nuovi prodotti sem- pre più avanzati, vogliamo anche noi concorrere alla richiesta di servizi; di questo ed altro parleremo nei nostri incontri. di Andrea Ghidini Cataloghi tematici OD Q uando l’ampiezza e la profondità dell’assortimento raggiungono dimensioni notevoli, è facile che anche il cliente più esigente trovi quello che sta cercando. Allo stesso tempo, però, è possibile che non si riesca a capire come catturare l’attenzione dei clienti su una determinata categoria di articoli, proprio perché questa è presentata all’interno di un catalogo generale molto corposo, fra tante altre categorie, magari più familiari per il cliente. È per rispondere a questo tipo di bisogno commerciale che OD ha lanciato nel 2014 i suoi primi due cataloghi tematici: “Arredo & Visual” e “Prodotti per Comunità”. Il concept di questi strumenti di vendita è semplice: si tratta di mini cataloghi, di poche decine di pagine, dedicati ad un gruppo specifico di prodotti appartenenti ad un mondo comune. Nel caso di “Prodotti per Comunità”, questo insieme di articoli corrispondeva a quelli dell’omonimo capitolo del Catalogo Generale OD, nel caso di “Arredo & Visual”, invece, il cataloghino era dato dall’unione di due capitoli separati, ma in sinergia tra loro. Entrambi i cataloghi tematici riportavano di fatto la selezione di prodotti a catalogo OD, ma presentandoli in maniera più accattivante, con foto più grandi, immagini ambientate ed una grafica diversa. La consultazione risultava, di conseguenza, più piacevole, simile a quella di una rivista piuttosto che di un catalogo prodotti. Abbinati a dei listini prezzi ad hoc, i cataloghini potevano essere utilizzati anche come opuscoli promozionali sulle rispettive categorie merceologiche. Sulla falsariga di quanto fatto nel 2014, nel 2015 OD ha riproposto i cataloghi tematici aggiungendovi una terza uscita: “Macchine per Ufficio”. La filosofia di fondo rimaneva la stessa ma, in più, il cliente OD disponeva di un ulteriore strumento di vendita su una categoria strategica, forte ancor di più di prima grazie all’inserimento dei distruggidocumenti, delle plastificatrici, delle rilegatrici e delle taglierine Titanium. Cosa succederà quindi nel 2016? Se la natura dei cataloghi tematici ha a che fare necessariamente con la focalizzazione su un particolare tema, non dovrà stupire un’ulteriore spinta verso la segmentazione in categorie ancora più circoscritte, così da raggiungere i clienti finali DALLA REDAZIONE | con un’offerta ancora più mirata. Per valorizzare la gamma di prodotti resa disponibile da OD, al di là della suddivisione in capitoli del Catalogo Generale, non è da escludere una maggiore integrazione tra sottocategorie in qualche modo correlate anche se inserite a catalogo in capitoli diversi. È certo che, anche il prossimo anno, i cataloghi tematici saranno l’ideale completamento del Catalogo Generale: strumenti perfetti per una proposizione ancora più efficace al cliente in chiave promozionale, o no, ma sempre di grande impatto. Serena Maiellaro 3 Il futuro della mobilità urbana F inite le vacanze si torna al lavoro, ad affrontare tutte le problematiche e gli impegni quotidiani. La prima cosa che si nota (che non manca a nessuno...) quando torniamo in ufficio è il traffico e i disastrosi mezzi pubblici. È calcolato che mediamente passiamo l’equivalente di 15 giorni all’anno in coda - pari a tre anni di vita: 75 minuti quotidiani. Un dato sconfortante, rivelato dai ricercatori di TomTom, azienda olandese che produce i sistemi di navigazione satellitare, da abbinare a 653 ore in attesa dei mezzi, ovvero 27 giorni, girovagando sulla piattaforma in attesa del treno o aspettando che il bus passi e... ancora 72 minuti al giorno per gli spostamenti, secondo una ricerca del Censis, è il tempo impiegato tra andata e ritorno dai pendolari italiani (ovvero 13 milioni di concittadini). Possiamo immaginare l’impatto ambientale, economico e sociale, che hanno questi numeri nelle grandi città e sul pianeta, soprattutto associati alle grandi crescite demografiche nei paesi in crescita. Le aziende che si occupano di mobilità e trasporti muovono un mercato da oltre 20 miliardi. I fattori di crescita per le aziende sono legati all’innovazione, alla riduzione dei consumi energetici, ai servizi avanzati e a un modello di trasporto più sostenibile e pulito. “Smart City Tracker” è il nome del nuovo studio recentemente pubblicato da PikeResearch, che affronta questo tema della mobilità urbana, che interessa sempre più Paesi, impegnati in progetti Smart City per migliorare la gestione del traffico, offrire mezzi di trasporto alternativi e inquinare meno. 4 | DALLA REDAZIONE I 130 progetti illustrati da PikeResearch servono a fornire possibili soluzioni, grazie all’utilizzo dell’ICT, perché in futuro la questione della mobilità urbana diventerà sempre più nevralgica e costituirà una possibilità di crescita per le aziende che vi si dedicheranno. La crescita di servizi e infrastrutture per le cosiddette città intelligenti o smart city, ovvero città che adottano sistemi intelligenti e nuove tecnologie per ridurre l’inquinamento e la congestione del trasporto in città, avverrà grazie ai segmenti Smart Energy, Smart Transportation e Smart Security. Si ha un’idea della portata di questo potenziale di mercato considerando che soltanto l’Energy Management varrà entro il 2016 circa 81 miliardi di dollari, il settore dei trasporti intelligenti supererà i 70 miliardi, mentre la sicurezza delle infrastrutture, degli edifici e dei cittadini varrà circa 308 miliardi di dollari. Lo studio “Smart City Tracker” propone una panoramica sulle nuove tecnologie applicabili alla mobilità urbana. Si tratta di sensori che vengono posizionati su auto, mezzi pubblici, incroci, edifici, network di video sorveglianza e infrastrutture digitali di sostegno alla rete stradale urbana e extraurbana. Questi sensori raccolgono in tempo reale i dati, che vengono inviati via wireless alle centrali di elaborazione dati, per poi confluire in applicazioni a disposizione dell’utente urbano, attraverso app negli smartphone, tablet e pc. Per evitare la congestione del traffico, che aumenta notevolmente l’inquinamento urbano, si stanno elaborando sistemi fruibili dal cittadino per avere informazioni sulla mobilità, chiamati appunto servizi di infomobilità e dalle autorità, per creare una strategia di intervento mirata. I Big Data, il Cloudcomputing e Internet of Things giocheranno, un ruolo fondamentale per la gestione del flusso dati, degli interventi da remoto e per l’offerta di nuovi servizi di infomobilità in tempo reale. Si tratta di nuovi sistemi intelligenti di gestione informatica, mentre Internet of Things è la possibile evoluzione dell’uso della Rete: gli oggetti si renderanno riconoscibili e acquisiranno “intelligenza” comunicando dati su se stessi (come se un semaforo segnalasse automaticamente che gli si è spenta la lampadina). L’innovazione tecnologica deve però essere rivolta anche ai veicoli. I mezzi di trasporto del domani saranno veicoli a trazione elettrica, che non inquinano e non emettono rumori assordanti. Le città intelligenti devono dotarsi di stazioni per la ricarica elettrica della batteria, per coprire l’intera area metropolitana, e devono alimentare queste stazioni con energia proveniente da fonti rinnovabili. Il rapporto evidenzia quindi una concatenazione, in cui nuove tecnologie portano ad altri nuovi sistemi, in un processo di innovazione che investe diversi ambiti: dalle tecnologie innovative come le Smart Grid e gli Smart Meter, fino all’edilizia intelligente, alle nuove reti idriche e ai servizi di e government. La cosiddetta Smart Grid è una rete di informazione che gestisce in modo intelligente la rete elettrica, evitando sprechi, sovraccarichi e cadute di tensione. Gli Smart Meter sono invece dei contatori intelligenti, a cui le amministrazioni si possono affidare per controllare i consumi e gli sprechi. Per servizi di e.government, invece, lo studio intende un’apertura della Pubblica Amministrazione verso i cittadini, le aziende e le organizzazioni di rappresentanza territoriale, con tutti i canali di comunicazione di cui dispone. di Aldo Francesca Incontro con i testimonial del mercato P roseguendo il nostro viaggio alla ricerca dei protagonisti del mercato dei prodotti da ufficio, approdiamo nel Nordest, zona che ha dato, nel corso degli anni, uno sviluppo significativo alla crescita del tessuto economico del paese, anche per la operosità e la dedizione al lavoro degli operatori locali. Siamo nelle immediate vicinanze di Treviso, vicino al fiume Sile, che scorre, in un ambiente verde e rigoglioso, verso la laguna di Venezia. del nostro paese che seguono altri ritmi e vivono in situazioni molto diverse? E come vede il Nordest oggi? Oggi il Nordest, come si è formato ed è cresciuto, è solo un ricordo; negli anni abbiamo avuto un esodo di aziende prima verso Est e poi in altre parti del mondo. Pensiamo alla De Longhi: il mercato cinese offre una platea di milioni di consumatori; è logico che un’azienda si posizioni dove le condizioni siano più favorevoli al proprio sviluppo. Il nostro sistema politico Ci accoglie il titolare, Antonio Veschetti, che, con squisita cortesia, acconsente a questa intervista: Ho letto con attenzione il codice etico della Proced, apprezzandone i principi che la ispirano e che condivido, sia al livello personale che aziendale. Mi spiega perché un’attenzione così marcata a norme comportamentali importanti e che tutti dovrebbero mantenere nei loro rapporti? Vede, nel lavorare con gli enti pubblici, ed anche con aziende medio-grandi, a volte i nostri agenti potrebbero essere tentati di usare scorciatoie non in linea con la politica della nostra Azienda. Noi cerchiamo di mantenere un approccio diverso. Il codice etico serve anche a dare loro un segnale forte; infatti si parla di buona reputazione, lealtà, trasparenza e collaborazione. È necessario mantenere un codice di comportamento in tutti i rapporti interni ed esterni alla società. Siete un’Azienda del Nordest, nata e sviluppata in un contesto produttivo molto attivo e dinamico; come vedete il vostro approccio con altre realtà non ha recepito l’importanza di ridurre la pressione fiscale; da ciò la necessità di decentrare e depotenziare le attività sul territorio. Ancora oggi i paesi confinanti, penso alla Serbia, alla Croazia, alla stessa Austria, offrono sovvenzioni gratuite per nuovi insediamenti. E noi del Nordest, oltre che lavoratori, fino ad ora grandi creatori di lavoro stiamo assistendo ad un ridimensionamento che purtroppo non è ancora finito. Ci racconta la sua esperienza? Come nasce Proced? Proced è l’abbreviazione di Prodotti Centro Elaborazione Dati. Nasce da una precedente esperienza dei fondatori nella vendita di elaboratori elettronici prima e passata poi alla vendita di prodotti ausiliari per gli stessi. Nasce come azienda autonoma nel 1987 ed opera nel settore informatico fino al ’93/’94; poi diventa fornitrice di materiali per ufficio, prima per il Triveneto, poi per le altre regioni italiane, pur con le dovute cautele. Crisi e particolari situazioni con pessime esperienze di pagamento impongono notevoli impedimenti ad una crescita uniforme sul territorio. Crede al valore aggiunto della logistica, sia interna che fornita da aziende specializzate? Quale percentuale di successo crede sia da riferire ad un elevato servizio di consegna? Sono convinto che l’80% del successo della Azienda dipende dal servizio che viene fornito dalla logistica. Noi l’abbiamo interna e la gestiamo con moltissima attenzione. Per le consegne utilizziamo corrieri di importanza nazionale. Quale è la famiglia di prodotti che negli anni ha avuto maggior esplosione di vendite rispetto al preventivato? E quale, a suo giudizio, il flop più imprevisto? Ultimamente stiamo ottenendo grande soddisfazione con i prodotti di pulizia; prima non distribuivamo questo tipo di prodotti, e ci ha piacevolmente colpito la loro penetrazione. Per le famiglie di prodotti che non hanno avuto il risultato sperato, guarderei ai prodotti di antinfortunistica, più per le complicazioni che per altro. Per la loro vendita sono indispensabili competenze diverse, ed è necessario investire molto in formazione. Come vede l’incremento delle vendite e.commerce? Che sia positivo è innegabile; ma quali vantaggi può portare al nostro settore? Alcuni vantaggi sono evidenti e importanti: senza alcun dubbio il pagamento anticipato, poi la fidelizzazione; se imparo una semplice procedura di acquisto, sono portato a ripeterla anche le volte successive, senza cercare alternative. Parlare di e.commerce solo come acquisto di prodotti è riduttivo; si devono far apprezzare anche tutti i servizi ad esso collegati. Proced è certificata ISO 9001; quale impatto ha avuto la certificazio- | 5 DAI CLIENTI ne sulle strutture aziendali? E quali vantaggi sono tuttora evidenti? Ho scelto di certificare l’azienda e incrementare le competenze, per controllare i processi aziendali e migliorarne le prestazioni. Tutti gli strumenti offerti, le non conformità, il riesame della Direzione, gli indicatori, sono funzionali a far emergere gli errori ed a correggerli. Sono anche un aiuto per un check-up completo dell’azienda e modificare le abitudini che pregiudicano il servizio. Che giudizio dà sui cataloghi cartacei, che hanno facilitato per anni la ricerca di prodotti e una loro selezione facilitata? È uno strumento dal quale purtroppo non si può prescindere; i costi sono elevati, ha bisogno di continue ristampe ed aggiornamenti, anche perché non vengono più prodotti alcuni articoli o esce dal mercato qualche fornitore. Il catalogo ha un effetto vetrina; la consultazione dei prodotti sembra più rapida e ha grande utilizzo da parte degli agenti. Negli ultimi tempi, comunque, ne sta diminuendo il consumo. Utilizzate i cataloghi tematici che vi vengono proposti anche da OD? Quali vantaggi ritenete possibili, offrendo prodotti totalmente diversi da quelli attualmente core-businnes? Sono importanti e li utilizziamo con buoni risultati. Noi stessi facciamo cataloghi per i più svariati settori; cito ad esempio: la modulistica, gli alberghi, i commercialisti. I servizi che offrite ai vostri clienti (web-shop, e-service, sito interattivo) servono a legarli maggiormente al vostro marchio? E che risposta ottenete da chi ne fa uso da più tempo? Sono servizi nati per facilitare il lavoro dei clienti, li fidelizza e li invita a risparmiare. Ad esempio il timbro online, un semplice strumento che, realizzato dal cliente stesso, può essere utilizzato più volte in funzione della necessità; un prodotto povero il cui costo viene reso minimo. Abituano il dipendente che acquista ad operare con oculatezza ed in autonomia, creando le modalità per operare già nel solco di una organizzazione finale. Quale futuro vede per il nostro settore? È ancora possibile un incremento di vendita con i prodotti tradizionali, od ormai si deve solo ampliare la base dell’offerta? La crescita è possibile solo se diminuirà il numero degli operatori; e questo risultato è già destinato a realizzarsi in modo naturale, vista la presenza massiccia di nuove occasioni di vendita in modo non tradizionale: Amazon, GDO, ecc. Diventa quindi obbligatorio l’allargamento dell’offerta, inserendo sempre nuove opportunità e nuovi prodotti. Poi chi ne è capace e avrà maggior fortuna, resterà a testimoniare il futuro di questo settore. Storie di vita: Woodman urante le letture estive sotto l’ombrellone mi sono imbattuto nell’interessante storia (che ora voglio condividere con voi) di Nicholas Woodman, un signore californiano di 40 anni, e dell’idea che gli ha cambiato la vita. Fin da giovane Nicholas ama le grandi sfide, sia nello sport (quelli estremi sono la sua passione) che nel business. Decide di investire prima nell’e.commerce, per vendere materiale elettronico online, ma i clienti stentano ad arrivare e quindi l’avventura finisce presto. Con la seconda società di promozioni on line, la Funbug, gli affari sembrano migliorare. A quei tempi - fine degli anni Novanta - per chiunque si butti su Internet sembra che la strada per un futuro da milionario sia spianata, senonché l’esplosione della bolla speculativa sui titoli del settore manda all’aria i suoi piani e il secondo fallimento non tarda a presentarsi. Per “disintossicarsi” dalla delusione di Funbug, Nicholas prepara un viaggio con destinazione Australia e Indonesia, dove intende fare surf e ritrovare energie per nuove avventure. Vorrebbe riprendere le sue evoluzioni sul surf, allora compra una piccola telecamera impermeabile e la lega al polso con un elastico, per avere le mani libere. Nasce così la “lifecam” GoPro. Passa il resto della vacanza in un appartamento, ad assemblare pezzi e creare un prototipo. Questa volta è convinto di farcela, quindi mette 30mila dollari di soldi propri e chiede un prestito ai genitori. Fonda la Woodman Labs, realizza i primi prototipi e forma un team di otto persone, con cui gira l’America con un furgoncino per presentare la sua invenzione a eventi sportivi per sport estremi e ai negozi di surf. Vende i primi prototipi e in poco tempo l’azienda genera 350mila dollari l’anno (è il 2004). All’inizio evita gli investitori che bussano alla sua porta, ancora “scottato” dal suo precedente fallimento. Ma poi cede, convinto della necessità di inserire capitali in azienda per ampliare la sua società. E li ottiene. Mr. Nicholas Woodman, oggi è il Ceo più pagato al mondo (con un patrimonio di 2,8 miliardi di dollari) e la sua azienda, che conta 500 dipendenti, nel 2014 ha venduto 5,2 milioni di GoPro in tutto il mondo. Niente male per uno che voleva solo farsi una foto mentre faceva surf. 6 | DALLA REDAZIONE D L’inviato della Redazione di Luca Brambilla Quanto fa bene raccontare il proprio cancro in rete N ato inizialmente come spazio dove pubblicare informazioni di carattere scientifico, con il passare degli anni il web ha cominciato ad aprirsi ai contenuti pubblicati dagli utenti, fino a diventare web 2.0. Strumento di facile fruizione, il blog - il diario online - rappresenta un classico esempio di contenuto personale condiviso con gli utenti di Internet. Una delle prime piattaforme gratuite a offrire questo servizio in Italia è stata Splinder. Da sempre appassionata delle nuove forme di comunicazione, cominciai anche io a scrivere in un blog, Stories from the underground, (camdenrosie.wordpress.com) che aprii nel maggio 2004, con l‘intento di raccontare principalmente di musica e concerti. Non avrei mai immaginato che di lì a poco il destino avrebbe cambiato la mia vita e quella del mio blog. Ospite indesiderato e silenzioso, il cancro si era sviluppato nel mio stomaco alle soglie dei 35 anni, impedendomi progressivamente di alimentarmi. Nel giro di poco tempo mi trovai a subire l’asportazione totale dello stomaco, seguita da sei mesi di chemioterapia. Un momento della mia vita veramente difficile, una situazione in cui paura, disagio e malessere erano le emozioni presenti quotidianamente nella mia esistenza. Quando viene diagnosticato il cancro, infatti, si scoperchia il vaso di Pandora dentro al quale teniamo rinchiusa la con- sapevolezza che in fondo siamo mortali e che, dall‘oggi al domani, potremmo non esserci più. Il bisogno di portare alla luce queste mie paure mi portò pian piano a trasformare il mio blog in un cancer blog, il luogo virtuale dove raccontare i vissuti della malattia, dove descrivere le paure legate alle terapie, agli esami di controllo periodici. Continuai ad alternare post sulla musica e post sulle mie difficoltà quotidiane nell‘affrontare la malattia. Sapere che al di là del monitor c’era sempre qualcuno pronto a tendere la mano, a sostenermi anche solo con un breve commento, mi fece incredibilmente bene. Nel frattempo mi accorsi che nel web c‘erano altre donne, più o meno mie coetanee, che avevano iniziato a raccontare le proprie esperienze con il cancro in un blog. Prima una, poi due, poi tante. Iniziammo a tenerci in contatto, ci confrontammo con le nostre esperienze di cancer blogger e coniammo il termine blogterapia. Perché tenere un blog, un diario della nostra malattia, - ci rendemmo conto tutte insieme -, era una vera e propria terapia che ci faceva sentire meglio. Se ne accorse anche l‘Airc - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro - che dedicò un articolo ai nostri blog sul notiziario Fondamentale del giugno 2010. Nacque così il portale Oltreil- DAI FORNITORI | cancro www.oltreilcancro.it, nel quale decidemmo di raccogliere i post più significativi dei nostri blog, per fornire supporto a chi iniziava in quel momento ad affrontare il proprio percorso con il cancro, malattia per la quale spesso la cosa più difficile è anche solo pronunciarne il nome, che porta con sé troppe paure. Sono già passati 5 anni dalla nascita del portale, alcune delle nostre cancer bloggers purtroppo non ci sono più, ma i blog sul cancro in rete si sono moltiplicati, alcuni ospitati da importanti testate giornalistiche, altri nascono ormai direttamente come seguitissime pagine Facebook. Si parla sempre più concretamente di medicina narrativa, di espressione delle emozioni e delle paure dei pazienti attraverso la scrittura. Case farmaceutiche e istituti ospedalieri e di ricerca hanno avvertito l’esigenza di studiare in che modo le storie narrate dai pazienti influiscano sui percorsi di cura e in quale maniera la narrazione sia strumento utile e terapeutico. Al centro di questa ricerca, un‘alleanza tra medico e paziente per raggiungere diagnosi più veloci e cure più efficaci grazie all‘espressione diretta da parte del paziente dei propri bisogni psicologici e di comunicazione del proprio vissuto relativo alla malattia. Per quel che mi riguarda, il mio blog è ancora aperto dopo 11 anni, adesso i miei post sono tornati ad ospitare recensioni di musica, concerti e libri con maggiore spensieratezza, ma il blog è stato davvero un valido aiuto nel mio percorso di guarigione dal cancro. di Rosanna Fiorino di Avery Tico Srl 7 Incontro con i testimonial del mercato N el nostro viaggio in Italia alla ricerca delle testimonianze tra i più qualificati operatori del settore, oggi arriviamo a Soncino, in provincia di Cremona, a circa 50 km da Milano, per incontrare il sig. Giacomo Orsini, Presidente della Gey Cart, che insieme ai fratelli Arturo e Claudio gestisce un’importante azienda di forniture per prodotti da ufficio. Due anticipazioni: prima di entrare in Azienda, facciamo un breve giro turistico per Soncino e scopriamo un bel borgo medioevale al centro della pianura padana, molto suggestivo con una Rocca Sforzesca in ottime condizioni ed un Museo della Stampa che invitiamo tutti a visitare; questa nostra Italia è proprio bella! E poi, appena entrato nel suo ufficio, il sig. Orsini mi mostra una selezione delle nostre riviste, introducendomi ad una piacevole intervista; vuol dire che i nostri sforzi per stampare un “giornalino” che andasse dai clienti e fosse ben apprezzato hanno lasciato un segno e ci stimolano a proseguire con aumentato impegno. Ecco l’intervista: La vostra Azienda nasce nel 1999; quale importanza ha rivestito l’import nella crescita della Società? È il nostro marchio di fabbrica, quello che ci distingue dagli altri. Tutto nasce dalle mie esperienze precedenti in aziende del settore; quando ho aperto Gey Cart ho sviluppato questo aspetto delle mie competenze continuando a mantenere contatti con fornitori esteri, acquistando prodotti che altri concorrenti non hanno o non distribuiscono. Siete molto attenti alla formazione degli agenti di vendita ed alla crescita della loro cultura personale e professionale. Siete soddisfatti di questa scelta? Gli agenti sono fondamentali e rappresentano un valore aggiunto per l’azienda. La vendita è un trasferimento di emozioni; e se non ho collaboratori motivati, i risultati non arrivano e le vendite non si 8 incrementano. Inoltre tutti devono stare bene; se non c’è qualità di vita lavorativa, difficilmente si raggiungono performance importanti e soprattutto non si riescono a mantenere nel lungo periodo. La fiducia e le relazioni interpersonali sono valori che condividete al vostro interno e con i clienti; quale ruolo rappresentano per la crescita e la comprensione delle esigenze dei clienti? Rappresentano un aspetto fondamentale; ma non solo con i collaboratori interni e con i clienti, anche per e con i fornitori. Puntare su questi valori vuol dire cambiare notevolmente la situazione. Le elenco, senza ordine di merito, quali sono questi valori nei quali noi crediamo: • condividere gli obiettivi scelti • sposare progetti comuni • mantenere una estrema chiarezza nei rapporti • coinvolgere tutti i protagonisti • offrire per ricevere. Voi avete la Sede in provincia di Cremona ed un ufficio Commerciale nelle vicinanze di Firenze; che differenza esiste nel lavorare a contatto tra una operosa provincia lombarda ed una città prestigiosa come Firenze? È un falso problema; sostanzialmente non vi sono differenze. Le differenze le fanno gli uomini, sul campo. Certo, in luoghi diversi devi usare il linguaggio locale; ma sono fondamentali la fiducia che ispiri al cliente e le competenze che sai offrire. Anche a Cremona esistono nicchie di eccellenza e specializzazioni (pensi ai liutai), così come a Firenze, nelle colline circostanti, si trova ancora un sano tessuto rurale e contadino. E poi le radici nella terra, che è sinonimo di forza; io credo moltissimo in questo legame che ci unisce alle nostre tradizioni. | DAI CLIENTI Quale è la famiglia di prodotti che negli anni ha avuto maggior esplosione di vendite rispetto al preventivato? E quale, a suo giudizio, il flop più imprevisto? Per quanto mi riguarda, un grosso incremento hanno avuto i prodotti di cancelleria in generale, e poi i consumabili Starline in cui noi crediamo molto; ma negli ultimi anni molto hanno concorso alla crescita le nuove famiglie: infortunistica, prodotti per comunità, arredi, ecc... Flop evidenti non ne vedo; certo non è cresciuto come si sperava lo smaltimento dei toner, ma ciò dipende dalla mancata sensibilizzazione delle persone: il cliente non ha recepito l’importanza del servizio, che non potrà decollare fino a quando non aumenteranno (e verranno applicate) le sanzioni. Come si è modificato il mondo office negli ultimi 10 anni? E quale futuro intravedete all’orizzonte per questa attività così importante nel tessuto sociale? Noi dieci anni fa chiudevamo per ferie un mese intero; oggi facciamo solo sette giorni in agosto. E poi il servizio è diventato sempre più qualificato e sempre più veloce. Chi non cambia e non si adegua automaticamente verrà tagliato fuori e non sopravviverà. Il futuro non posso conoscerlo; so solo che saranno sempre più necessari software e strumenti informatici sofisticati, organizzazione ferrea e ordinata e poi la logistica, che servirà a rendere professionale il nostro lavoro. Quali prodotti nuovi sono in arrivo sul mercato? Si intravedono novità importanti in grado di creare nuovi interessi? Non intravedo in arrivo prodotti rivoluzionari; il nuovo è il modo di approcciarsi con il cliente. Al cliente dobbiamo vendere più cose, se vuole la nostra attenzione e la nostra professionalità. E poi specializzarsi; è fondamentale che ciascuno faccia bene il proprio lavoro, le tempistiche di consegna: chi acquista vuole ricevere subito quanto ordinato, non vuole o non può più farsi scorte. La velocità di consegna è indispensabile. Bisogna saperlo consigliare nel suo interesse, anche per evitargli errori e costi imprevisti. Quale importanza rivestono oggi i cataloghi cartacei in un mondo digitalizzato? Ricordo che per anni i cataloghi hanno rappresentato il modo più moderno per favorire un acquisto consapevole e offrire un confronto tra prodotti. Ormai serve soltanto per le persone che, senza questo strumento, si sentono perse. Dobbiamo fornirlo ancora a chi lo ritiene indispensabile; e ci sono ancora al massimo il 10% dei clienti che lo utilizzano. Oggi con il web, l’e.commerce, e tramite pc, tablet e smartphone, le ricerche sui prodotti sono cambiate rispetto al passato. Approva le scelte di OD che cerca di ampliare le possibilità di vendere anche prodotti lontani dal tradizionale panel dei rivenditori da ufficio? Noi siamo in sintonia completa con OD; abbiamo instaurato un ottimo rapporto che darà sempre più frutti. Condividiamo, di conseguenza, le iniziative intraprese, tra cui l’inserimento in vendita di prodotti lontani dai tradizionali articoli che offrivano da sempre i negozi per prodotti da ufficio. Come giudica la crescita delle vendite in drop, nuovo servizio inesistente solo pochi anni orsono, e offerto per ottimizzare le consegne? Per noi è l’area con il tasso percentuale di crescita più alto. Aiuta sicuramente la vendita e ci allinea ai maggiori competitor nazionali e esteri. È una scelta lungimirante i cui effetti si vedranno nel tempo e dalla quale sarà difficile retrocedere. Vuole aggiungere qualcosa? Se permette, approfitto di questa intervista per manifestare la soddisfazione di aver instaurato con OD un dialogo costruttivo e questo con ogni persona, da Ivan a Paola, a Marcello, a Piero, senza andare a livelli maggiori. Il colloquio è sempre aperto e cordiale, le risposte veloci e precise; insomma per noi, che prevediamo il raddoppio del fatturato nei prossimi cinque anni, OD è un’Azienda di riferimento ed un ottimo compagno di viaggio, inoltre non mancano mai di farci sentire “speciali”. L’inviato della Redazione Il quartiere Lambrate L e città sono come le persone: anime in divenire, volti mutevoli con cicatrici di mille avventure. A volte basta soffermarsi anche solo su un quartiere per capire l’evoluzione di una città. È il caso di Lambrate, un tempo un piccolo borgo (i primi insediamenti sulle rive del fiume Lambro risalirebbero all’età del bronzo), ora un quartiere urbano della periferia nord orientale di Milano. Nel 1923, il borgo Lambrate è annesso a Milano e iniziano i primi grandi cambiamenti. L’assetto strutturale della zona viene infatti modificato dal passaggio della ferrovia. Si formano i circoli del dopolavoro ferroviario, il più noto quello dell’Ortica, ora convertito in trattoria e balera. Ma è soprattutto nel secondo dopoguerra, negli anni del boom economico, che Lambrate si sviluppa in relazione alla localizzazione di importanti industrie. Il simbolo del quartiere diviene la Lambretta (Innocenti), che deve il suo nome proprio al Lambro. L’antico centro agricolo diventa sobborgo operaio. Quando la città si orienta sempre più verso il terziario, ancora una volta Lambrate cambia volto: le grandi industrie lasciano il quartiere. Gli stabilimenti Innocenti, dopo anni di crisi e cambi al vertice, cessano la produzione nel 1993, lasciandosi alle spalle aree libere ed edifici dismessi da convertire. Oggi di questi stabilimenti non c’è quasi più traccia: al loro posto un quartiere residenziale e attività commerciali. Tra gli edifici sopravvissuti c’è la palazzina uffici della Innocenti Commerciale di via Pitteri, riconvertita a residenza sanitaria assistenziale. Sono in completo stato d’abbandono i capannoni dell’azienda metalmeccanica INNSE. Tutta questa area è oggetto di un progetto di riqualificazione per creare un polo culturale nel quartiere, nel tentativo di capovolgerne il ruolo periferico. DALLA REDAZIONE | In tal senso si spiega il posizionamento nella zona dell’Istituto di Design in via Ventura, nonché il “fuori salone” nella settimana del Salone del Mobile. Non grandi divertimenti serali, ma si consiglia di passare nel Birrificio: birra artigianale spillata dal 1996. (Al quartiere dedicata anche una bock). Da borgo rurale, a polo industriale, passando per il degrado post-industriale, arrivando alla conversione culturale. Quando si pensa a una città bisogna sempre ricordarsi che “non dice il suo passato, ma lo contiene come le linee d’una mano” (Italo Calvino). di Raffaella Scarpitta 9 Il mondiale di Rugby 2015 l 22 maggio 1987 si giocò la prima partita della prima edizione dei mondiali di rugby a 15 giocatori a Auckland in Nuova Zelanda. Gli All Blacks, padroni di casa ed in realtà padroni del mondo in campo rugbistico, incontravano l’Italia. Risultato finale 70 a 6 per loro, 12 mete a zero, l’ala John Kirwan segnò una meta facendo settanta metri di campo, scartando tutti. Mi ricordo molto bene di quell’edizione: vivevo da solo, la mia modestissima carriera di rugbista non era ancora completamente esaurita e condividevo la grande passione per questo sport, che ancora non aveva in Italia la visibilità e la popolarità di oggi, con un gruppo di amici che sfidavano con me, cioè a casa mia, le 12 ore di fuso orario per vedere questi incontri che iniziavano alle 5 del mattino con squadre mitiche mai viste. Era la prima coppa del mondo di Rugby. Fino ad allora le varie federazioni, emisfero sud ed emisfero nord, organizzavano test match e trasferte periodiche per far incontrare club e nazionali. Uno dei motivi, forse il meno conosciuto, che indusse le varie federazioni ad organizzare “il mondiale” è stato quello di dover fronteggiare l’emorragia di giocatori che progressivamente migravano per motivi economici dalla disciplina a 15 a quella a 13 giocatori, modalità di gioco nata in Inghilterra e sviluppatasi poi nell’emisfero sud che fin dall’inizio si orientò verso il professionismo. La coppa del mondo avrebbe definitivamente fatto uscire il rugby a 15 dal dilettantismo che ne era caratteristica fondante. La Coppa William Webb Ellis porta il nome di chi, si dice, sia stato il creatore di questo gioco agli inizi dell’800. Non ci sono documenti certi, ma è suggestivo pensare che nel 1823 questo pastore protestante colto da “raptus” abbia, durante una partita di calcio nel college della cittadina di Rugby, preso in mano il pallone e l’abbia schiacciato in terra oltre la linea di porta, inseguito dagli avversari che in ogni modo cercavano di fermarlo. Il 18 settembre prossimo inizierà in Inghilterra l’ottava edizione del mondiale, a cui parteciperanno 20 squadre che, divise in quattro gruppi, daranno il sangue per fare bella figura, perché nel rugby quello che ancora conta di più è fare bella figura. Certamente l’idea di vincere non è esclusa, ma, dato che in questo sport vince sempre il più forte ed è praticamente esclusa la possibilità di risultati fortuiti, si sanno già i nomi di chi si contenderà la coppa. Delle ultime sette edizioni, sei sono state vinte dalle squadre dell’emisfero sud e solo una dall’Inghilterra, che, giocando in casa quest’anno, venderà certamente molto cara la pelle. L’Italia ha un girone difficile, ma non proibitivo. Francia, Irlanda, Canada, Romania; ha vinto in passato con tutte le 10 | DALLA REDAZIONE I squadre del gruppo, è scontato comunque che, passandone due per ogni gruppo, per battere la Francia, con cui esordiremo il 19 a Twickenham, tempio londinese del rugby con 82.000 posti, e l’Irlanda, vincitrice delle due ultime edizioni del 6 Nazioni, dovrà fare importanti straordinari. In questi trent’anni il rugby è cambiato molto: le prestazioni fisiche oggi sono impressionanti, i contatti in campo fanno saltare sulla poltrona, la pressione e l’intensità delle partite è asfissiante, probabilmente la meta di Kirwan dell’87 non sarebbe possibile, tutti vanno a 100 all’ora, ma l’estro e la fantasia sono ancora le componenti più avvincenti di questo sport e, mescolate al fisico, alla volontà, al coraggio, ne fanno più che mai uno sport unico. Io ci sarò, ovviamente a casa, non vivo più da solo e la mia compagnia non verrà alle 5 del mattino a vedere i match con delle birre perché faceva “uomo rude”. Certamente qualcosa è andato perso nella coreografia e nel pathos di quegli incontri di 28 anni fa, ma una cosa è certa: l’emozione dell’attesa è la stessa! Nonostante oggi il rugby si veda parecchio in televisione, siamo lontani anni luce dalla quotidiana, strabordante, ridondante, eccessiva presenza del calcio e per gli appassionati di questo sport sarà ancora una volta l’evento con la E maiuscola a cui nessuno vorrà mancare. di Franco Grossi La mia storia: un sogno diventato realtà A volte nella vita si verificano avvenimenti davvero straordinari, ma, pur facendo parte dell’ambiente in cui viviamo, non diamo loro, al momento, eccessiva importanza, anche se si ripetono. Nel maggio dell’anno 1992 frequentavo la Scuola Media - con indirizzo musicale - (la Scuola era parte integrante del Conservatorio G. Rossini della mia città) poiché, ci tengo a dire, per la musica avevo una particolare predilezione e un’ottima disposizione ad apprenderla. Avendo in animo di fare una gita scolastica e dovendo fare una foto ricordo con tutti gli alunni, il caso volle che ci allinearono davanti ad un prestigioso negozio di cancelleria, con la scritta bene in evidenza: CANCELLERIA BAIOCCHI: il più importante della città. Qualche mese dopo (altra coincidenza) in un giorno di settembre, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, mia madre mi chiese di accompagnarla per acquistare materiale da ufficio per la Società dove lavorava: era la Segretaria responsabile per la sede di Pesaro, di una prestigiosa Azienda con sede a Roma. “Così - disse - potrai approfittare dell’occasione per rinnovare il materiale scolastico per il nuovo anno”. Naturalmente fui ben lieto dell’invito, anche perché avevo già “visionato” con i miei compagni i nuovi zaini, i diari, i quaderni più appariscenti dai disegni e colori più in voga, già in bella mostra ed esposti come vere primizie! Quel negozio dove saremmo andati era il più bello e rifornito della città: era proprio la “CANCELLERIA BAIOCCHI”! Giunti nel negozio, oltre al titolare, Sig. Baiocchi, notammo la presenza anche della sua gentile consorte, che mia madre conosceva molto bene. Dopo alcuni saluti di rito e di benvenuto, il Sig. Baiocchi - lo ricordo ancor oggi molto bene - rivolgendosi a me e accarezzandomi la testa, mi disse: “cresci in fretta giovanotto, perché quando avrai l’età giusta, potrai entrare a far parte della mia organizzazione: abbiamo bisogno di giovani simpatici, dinamici e di ottima presenza!”. Io, chiaramente meravigliato, risposi che ne sarei stato davvero lieto e, arrossendo, lo ringraziai della proposta. Se avesse saputo che ciò era il mio più grande desiderio: lavorare in una splendida Cancelleria-Cartoleria! Nell’anno 2002 ebbi la prima opportunità di lavoro con uno zio, molto conosciuto, titolare di un complesso di esposizione e vendita di computer, arredi per ufficio, e cancelleria del settore: fu il mio ingresso nell’attività lavorativa. Ne fui attratto irresistibilmente anche perché il computer e le sue applicazioni mi affascinavano. (Mio padre quando avevo sei anni mi acquistò il primo Commodore 64). Dopo due anni (la sede di lavoro era a circa 20 km.) ebbi un’altra opportunità: questa volta nella mia città; cosicché lasciai a malincuore la Ditta dello zio, ed entrai a far parte di questa nuova ditta. Ma la vera svolta - decisiva - quasi un segno del destino, avvenne nell’anno 2006. Seppi da un’amica di famiglia, commessa presso la Ditta Baiocchi, che un giovane dipendente aveva trovato un nuovo lavoro e che la Ditta selezionava giovani particolarmente esperti e di comprovata capacità nel settore di cartoleria, cancelleria, e accessori per ufficio. Memore delle parole del Sig. Baiocchi, quando anni addietro mi aveva proposto a tempo debito, di far parte della sua organizzazione, senza tanti indugi, presi subito, - come si dice - la palla al balzo e mi presentai per sostenere il colloquio come da prassi, con la massima fiducia. Fu così che, con un curriculum altamente valido e, fiducioso nelle parole espresse allora dal Sig. Baiocchi, venni assunto immediatamente. Qui raggiunsi il massimo dell’esperienza, quella padronanza completa nella vendita di prodotti, forte di un’eccellente memoria e, grazie alla loquacità nel linguaggio con i rappresentanti, potevo ritenermi davvero soddisfatto. Sono rimasto in questa Ditta per oltre sei anni, poi improvvisamente, una persistente crisi dell’economia italiana, aggravata da un insostenibile carico fiscale - oltre ogni logica - sulle piccole e medie aziende, la Ditta è stata costretta a cessare la sua attività. È stato davvero scioccante per me, ma a quel punto mi sono autoesaminato e parlando con i miei famigliari, con la mia fidanzata Pamela (li ringra- DAI CLIENTI | zio di cuore per tutto l’aiuto morale e di incoraggiamento datomi) ho trovato la forza e la determinazione di dare corso ad un’avventura (quasi impossibile) aprendo un negozio di Cancelleria. I fatti mi stanno dando ragione e, sempre sorretto dalla mia incrollabile volontà, dal sostegno di Pamela e dei miei famigliari, procedo con sicurezza. Sono trascorsi oltre tre anni, passo dopo passo, forte della stima dei miei clienti, dei miei fornitori, e dei vari rappresentanti guardo sempre avanti. Mi preme citare e ringraziare l’amico rappresentante Walter Bottani, e in particolar modo la Ditta Office Distribution, prestigiosissima Azienda a livello nazionale ed internazionale, che mi hanno dispensato ottimi suggerimenti, nonché fornito prodotti di altissima qualità. Walter mi ha sempre incoraggiato e appoggiato riscontrando in me ottima capacità organizzativa, acume negli acquisti per poter soddisfare al meglio le richieste, i desideri e le necessità dei clienti (anche i più esigenti). Ora ho recentemente cambiato negozio, ben più grande, completo e commercialmente più interessante. L’ho abbellito con nuovi prodotti, apparecchiature elettroniche, per fronteggiare le nuove esigenze, con la certezza di migliori servizi. Una mia riflessione finale: a volte nella vita anche un sogno si può realizzare, soprattutto se è fermamente sostenuto da una incrollabile volontà. Allora questo connubio, qual magia, si evolve al punto di tramutare quel sogno in una meravigliosa realtà. ANDY PUNTO CANCELLERIA di Andrea Mattioli, Pesaro 11 Expo ormai al traguardo P ochi giorni al traguardo. L’Expo ha investito l’ultimo milione e mezzo del suo budget per la volata finale. Tra concerti, eventi, giornate speciali “siamo totalmente in corsa ha detto il commissario Beppe Sala - per raggiungere i 20 milioni di visitatori”. Per tutti i gusti e soprattutto per tutte le età: dai Kolors, vincitori di Amici, al ritorno di Edoardo Bennato, dal rap di Emis Killa alla ricerca del tempo perduto addirittura con gli Inti-Illimani, tutti gratis all’Open Theatre per il “pueblo unido” dell’Expo. Con la dovuta prudenza per gli eventi di richiamo sicuro (migliaia di etilometri in arrivo per la Festa della birra... non è uno scherzo) e cauto ottimismo, come si dice, sui numeri finali: “L’unica incognita è il meteo. Ma il flusso giornaliero attuale è di 130-140 mila visitatori, e si è stabilizzato. Dal 14 settembre riprenderanno anche le scuole. Dobbiamo solo andare avanti così”. Se “a fine agosto eravamo a 13,7 milioni”, come ricorda ancora Sala, “avanti così” significa chiudere almeno a 19 milioni “Il meteo può spostare i numeri anche di un 20 per cento sul singolo giorno. Ma 4-5 milioni di biglietti negli ultimi due mesi sono verosimili”. Cosa ne sarà degli edifici di Expo Milano 2015 dopo la fine dell’esposizione? Fra gli edifici che saranno conservati una volta terminato il semestre di Expo Milano 2015, ci sarànno: • Padiglione Italia: un edificio di 12.000 mq che ha il compito di rappresentare lo Stato e il Governo italiano. L’edificio ospiterà eventi e spazi espositivi istituzionali che rappresenteranno la ricchezza del nostro Paese. Le altre strutture lungo il Cardo saranno invece temporanee e sostenibili dal punto di vista ambientali... sono state, infatti, pensate per essere smontate e trasferite in altro luogo, così da essere riutilizzate al termine di Expo Milano 2015. 12 • Cascina Triulza è l’edificio dedicato alla società civile: il progetto per il restauro del fabbricato di fine Ottocento prevede un recupero e una riqualificazione dell’edificio con elevate prestazioni energetico-ambientali. Durante Expo Milano 2015 la Cascina ha accolto workshop, spettacoli, laboratori, mostre e mercati. L’installazione delle aree verdi è invece volta a riqualificare il territorio: saranno piantati alberi, piante acquatiche, arbusti e piante erbacee. Due edifici imponenti, concepiti però come temporanei, sono l’Open Air Theatre, che ospitare circa 11.000 persone su prato e gradinate, e l’Expo Centre, che ospita convegni, dibattiti e spettacoli. I due edifici sono stati costruiti razionalizzando i costi in vista della loro natura transitoria. Infine tutte le Architetture di Servizio (spazi di ristorazione, servizi igienici etc.) sono pure destinate ad essere smontate alla fine dell’evento (sono costruite interamente di prefabbricati in legno). E l’Albero della Vita? Forse in piazzale Loreto a Milano? Simbolo di Expo 2015: chissà se diventerà un’icona di Milano, come lo sono stati altri monumenti ideati appositamente per le Esposizioni Universali che si sono svolte nei vari Paesi del mondo e che tuttora sono ammirati da migliaia di turisti. Per Milano Expo nel 1906 l’area di Parco Sempione e dell’ex Fiera di Milano dove oggi sorge City Life, furono dedicate al tema dei trasporti per festeggiare l’apertura del grande Traforo del Sempione. L’esposizione ha lasciato il terzo acquario più antico d’Europa, l’Acquario Civico, uno dei monumenti più significativi del liberty milanese, ideato dall’architetto Sebastiano Locati. Ma alla fine di tutto l’obiettivo di EXPO? L’obiettivo di EXPO 2015 è dare risposte concrete ad una grande sfida: “riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente | DALLA REDAZIONE per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”. • Favorire lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente, a dimostrazione dello stretto legame tra la disponibilità di cibo sufficiente, buono e sano, per tutti i popoli e lo sviluppo sostenibile. • Focus sulla cooperazione in materia di sviluppo, creando l’occasione per fare il punto sul sistema degli scambi economici e commerciali, focalizzando l’attenzione sulle criticità e le opportunità di integrazione economica dei Paesi. • Promuovere scelte informate per produttori e consumatori, creando una piattaforma di dialogo per tutti, che ruota attorno al settore alimentare, istituzioni pubbliche e private, associazioni, imprenditori, consumatori, mondo della ricerca e della cultura, al fine di suscitare consapevolezza sui rispettivi ruoli in un’ottica internazionale. Expo 2015 ha affrontato la tematica universale e complessa della nutrizione da un punto di vista ambientale, storico, culturale, antropologico, medico, tecnico-scientifico ed economico. Il tema è stato declinato in tutto il sito espositivo, sviluppando tre macro aree: BENESSERE, ALIMENTAZIONE E SALUTE, attraverso i sottotemi: • Scienza e tecnologia per la sicurezza e la qualità alimentare. • Scienza e tecnologia per l’agricoltura e la biodiversità. • Innovazione della filiera agroalimentare. • Educazione alimentare. • Alimentazione e stili di vita. • Cibo e cultura. • Cooperazione e Sviluppo nell’alimentazione. Sarà riuscito l’Expo nel suo intento? Tante le riserve e i dubbi... di Stefano Morelli Alcune tappe nella storia della scuola La chiesa Nella prima parte del Medioevo fu l’unico ente in grado di offrire istruzione e scolarizzazione, attraverso le scuole parrocchiali (che fornivano un’alfabetizzazione di base) le scuole vescovili e le scuole cenobiali dell’ordine benedettino, focalizzate sulla preparazione del clero, ma in alcuni casi aperte ad ammettere studenti laici. Le istituzioni laiche se ne occuparono dal XII secolo, ma rimase importante il ruolo di alcuni ordini religiosi per l’istruzione in volgare dei ragazzi dei ceti popolari, in particolare le Scuole Pie fondate da San Giuseppe Calasanzio (gli Scolopi) molto attenti alla formazione umanistica e matematica elementare. I sovrani “illuminati” delle repubbliche napoleoniche italiane L’Illuminismo e la Rivoluzione Francese ebbero un impatto significativo anche nel modo di concepire l’istruzione: tutti i cittadini, sia maschi che femmine, dovevano accedere all’istruzione primaria gratuitamente. I livelli superiori, finalizzati a sviluppare i talenti, dovevano essere all’insegna dell’uguaglianza, non dell’istruzione, ma delle opportunità. Nell’inizio Ottocento furono introdotti in Italia i primi licei, sul modello di quelli francesi. Gabrio Casati La legge (1859) del Regno di Sardegna che porta il suo nome fu l’ordinamento scolastico che adottò il Regno d’Italia e restò in vigore fino al Fascismo. Casati progettò una scuola elementare divisa in due bienni e un successivo percorso formativo che si divaricava in formazione tecnica e formazione ginnasiale, quest’ultima solo a pagamento. Era una concezione di educazione elitaria, non a caso la legge iniziava con la disciplina dell’istruzione superiore e non, come sarebbe stato più logico, con quella dell’istruzione elementare. Tracciava una netta separazione tra la formazione tecnica, volta a formare la classe operaia specializzata, e quella classica, volta a formare le classi dirigenti. La legge sancì l’obbligatorietà e la gratuità del primo biennio dell’istruzione elementare; peraltro, pur minacciando pene a coloro che trasgredivano l’obbligo, non specificò quali fossero queste pene, né lo fece il codice penale, con il risultato che le disposizioni sull’obbligo scolastico furono ampiamente disattese: molte famiglie preferivano tenere i bambini a casa per i lavori dei campi. I comuni dovevano finanziare le proprie scuole: quelli con minori risorse avevano difficoltà ad assumere maestri sufficientemente qualificati. Giovanni Gentile La sua riforma si sostanziò in diversi atti normativi emanati nel 1923. Gentile privilegiò le materie umanistico-filosofiche a scapito di quelle scientifiche. Fu confermato il carattere elitario del sistema scolastico: L’autunno e i suoi sapori... L’estate dei piatti freschi è conclusa: insalate miste, mozzarelle, risi e paste fredde cedono il posto ai piatti caldi e succulenti di questa stagione, con il suo tripudio di colori. È il momento dei funghi che avvolgono botteghe, vie e ristoranti con il loro profumo inebriante, che ogni volta mi fa venire l’acquolina in bocca... Vol au vent, un succulento risotto, le tagliatelle, gli ossibuchi, lo spezzatino e persino il dolce... ce n’è per tutti i gusti. Uno dei miei piatti preferiti dell’autunno, è proprio lo spezzatino con funghi porcini adagiato su una succulenta polenta fumante. La ricetta è molto semplice. Ingredienti (4 persone) 500 gr di spezzatino di vitello 500 gr di funghi porcini freschi 500 gr di salsa di pomodoro Farina q.b. Olio Sale, pepe o un pizzico di peperoncino ½ bicchiere di vino bianco Prezzemolo tritato q.b. Preparazione > Infarinare i bocconcini di carne. Scaldare l’olio in una pentola antiaderente e far rosolare perfettamente la carne. Sfumare lo spezzatino con il vino e quando quest’ultimo è evaporato, aggiungere i funghi, precedentemente puliti e tagliati a fettine, la salsa di pomodoro e un paio di bicchieri di acqua tiepida. Salare e pepare a gusto. Si può sostituire il pepe con un pizzico di peperoncino. Coprire e lasciar cuocere una quarantina di minuti, mescolando di tanto in tanto. Se necessario, aggiungere acqua. Qualche minuto prima della fine della cottura, aggiungere il prezzemolo tritato. Consiglio > Si possono utilizzare anche i funghi secchi, lasciati precedentemente in ammollo in acqua tiepida. LA POLENTA > La fortuna è di chi può cuocere la polenta nel paiolo di rame, sulla stufa a legna, come una volta (vero papà?). Mescolando con il bastone di le- DALLA REDAZIONE | soltanto ai diplomati del liceo classico era consentita l’iscrizione a qualunque facoltà universitaria. La riforma Gentile prevedeva cinque anni di scuola elementare uguale per tutti, con due cicli ed un grado preparatorio alla scuola elementare di tre anni (la scuola materna). La scuola media inferiore, con diversi percorsi: avviamento professionale di tre anni per gli alunni con meno possibilità familiari, il ginnasio quinquennale e i “corsi inferiori”, solitamente di quattro anni, degli istituti tecnici, istituti magistrali, istituti d’arte e conservatori. Poi la scuola media superiore. Si debbono a questa riforma la formalizzazione e l’implementazione della scuola materna, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni e la creazione di un’apposita scuola per la formazione dei maestri, l’istituto magistrale. Il maestro doveva essere non solo il punto di riferimento e modello per i suoi allievi, ma anche il centro di tutta la cultura del paese, tanto che venne stabilito l’”obbligo di residenza” per i maestri nel comune della loro scuola. La prima consistente modifica di questa riforma si avrà solo nel 1962, con l’abolizione dell’avviamento professionale e la creazione della scuola media unificata, dopo la quale era possibile accedere senza esame d’ammissione a qualsiasi scuola superiore, licei compresi. di Fabio Pozzoni gno, dal basso verso l’alto, fino a quando la polenta non si stacca dai bordi. Per tutti gli altri... si può preparare una buona polenta anche sui fornelli tradizionali. Ingredienti (4 persone) 400 gr di farina gialla (io preferisco e utilizzo la farina per Polenta Taragna) 1 lt ½ di acqua Sale grosso q.b. Preparazione > Portare l’acqua ad ebollizione. Aggiungere il sale. Aggiungere la farina a pioggia, mescolando con la frusta. Quando risulterà tutto stemperato e omogeneo procedere con la cottura fino a che la polenta non si stacca dalle pareti della pentola. Se non si dispone di paiolo elettrico, mescolare continuamente la polenta. A cottura ultimata versare la polenta su un tagliere e servire calda... accompagnata dal nostro spezzatino. di Paola Invernizzi 13 Passione per le moto Q uest’anno, per l’imponente presenza di Expo, le date slittano di qualche giorno: l’esposizione mondiale del motociclismo EICMA aprirà le porte al pubblico da giovedì 19 a domenica 22 novembre. EICMA: l’unico contenitore in grado di descrivere l’universo delle 2 Ruote in ogni suo aspetto. Si conferma l’evento più importante del mondo, tanto da garantire una presenza di pubblico, di operatori del settore e stampa che nessun altro appuntamento può vantare. Ho vissuto il mondo delle moto fin dagli anni ’70, ed è cambiato tantissimo, come è cambiata la società. Quello era il mondo del senza: senza casco, senza cintura, senza telefonino. Un mondo più semplice, con meno cose, ma con più sogni. Io ho nostalgia di quegli anni, di quella musica. I piloti si vedevano e si divertivano tra loro, il clima era davvero bello. Tutto era meno tecnologico: ABS, mappature, centraline, sospensioni progressive, navigatori. Le protezioni per il nostro corpo si limitavano a: casco, guanti di pelle, stivali e ovviamente giubbotto; la tuta di pelle era una rarità, almeno nella mia regione, la si poteva vedere indossata solo dai mototuristi tedeschi. I tempi cambiano e non possiamo pretendere che i giovani oggi usino una moto vecchia di trent’anni, non usino il telefonino e la tecnologia odierna per essere considerati “duri e puri”. Noi l’abbiamo fatto perché quello c’era... avessimo 14 avuto più tecnologia a disposizione l’avremmo usata. Come del resto stiamo facendo oggi: ho in garage una moto che ha quasi trent’anni, ma che non uso più, preferisco guidare una moto più moderna, sicura, affidabile, meno inquinante, più comoda. Io ho esordito in sella ad una moto da cross all’età di 13 anni, ma prima di allora comunque ho sempre amato le acrobazie. Con la bicicletta ho imparato a pedalare all’indietro seduto sul manubrio. A 15 anni ho imparato a impennare col Ciao, a 20 a guidare e impennare con una Yamaha 600. Da allora ho avuto decine di moto e molteplici avventure. Lo facevo inizialmente nelle strade, da cretino, ero molto giovane e nessuno è perfetto. E naturalmente l’ho pagata. È andata così... Lì per lì, feci finta di niente, e tornai a casa, ma parcheggiai sotto il Pronto Soccorso. E sono consapevole di avere avuto fortuna, perché ammazzarsi con le stupidate purtroppo è facilissimo. Da ragazzi si fanno molte sciocchezze, l’importante è sapere cosa si rischia, avere fortuna e soprattutto sapersi fermare. Per questo ci sono le piste e gli spazi organizzati: guidare la moto in pista, a tutti i livelli -dal principiante al pilota-, è un vero e proprio sport, estremamente faticoso a livello sia fisico che mentale... 20 minuti in pista sono un tempo infinito! Si esce stremati. E c’è bisogno di preparazione fisica e di concentrazione a livelli che sulla strada sono semplicemente inimmaginabili. | DAGLI AGENTI In pista ci sono delle regole non scritte, spesso, ma dettate dal buon senso. Qualche “smanettone da strada di montagna” storcerà il naso, ne sono sicuro, per un motivo semplice: chi è abituato ad usare la strada come un luogo in cui le regole vengono puntualmente infrante, non può concepire il fatto che la sicurezza sia la base essenziale del divertimento. Se lo facesse, non riuscirebbe ad osare così tanto per strada, rischiando la propria e l’altrui incolumità. Oggi non ci penso proprio a rischiare oltre il dovuto e le acrobazie per strada non mi interessano, non amo nemmeno il freestyle. E poi gente come Sergio Canobbio e il suo Show Action Group, o come Chris Pfeiffer e tanti altri professionisti dell’acrobazia, come credete che abbiano cominciato? Da ragazzi sulla strada, come ho fatto io, come han fatto tanti. L’importante è sapersi fermare in tempo, oppure decidere che l’acrobazia è la propria vita e farla soltanto nei posti adeguati. Godiamoci la 73a esposizione mondiale del motociclismo. di Giampaolo Bottello W E N INDICATORI DEL SETTORE L’ aggiornamento dei dati relativi al trimestre in corso, rappresentano un ulteriore importante passo di consolidamento della crescita che già (per coloro che lo ricordano) avevamo espresso nella stessa rubrica del numero precedente. Questa volta, a differenza dei numeri dell’inI Beni durevoli: le vendite del mercato italiano 2010/2015 tera Europa visti la volta scorsa, analizziamo più precisamente quelli relativi al nostro paese. Il dato ci conferma che non solo vi è un arresto della caduta delle vendite come valore aggregato, ma si consolida una ripresa dei consumi che vediamo misurabile ormai già dal gennaio di questo anno. Non si tratta di ripresa dal forte impatto sui numeri, ma quel +2,4% ha un valore di estremo significato che lascia il mercato fuori dalle ansie di continuo arretramento a cui eravamo, purtroppo, ormai abituati dal lontano 2008. Vendite Italia IT agosto 2014 - luglio 2015 Confronto con anno precedente PERCENTUALI - AGO 2014 / LUG 2015 19% 10% 53% 5% 4% 4% 2% Hardware Components Input Devices Multimedia Network Data Comm. Software Office Hardware Office Supplies Tot. Mio 50% 5% 4% 2% 4% 4% 10% 20% € 4.330,8 -3,6% 3% Variazione 20% 10% 4% 50% 5% 4% Hardware -8% Components -2% Input Devices +8% Multimedia +13% Network Data Comm. +4% Software 2% Office Hardware 4% Office Supplies In estrema sintesi, sembra ormai definitivo il manifestarsi delle certezze di una ripresa debole ma costante che si può misurare, come detto, già da qualche trimestre. Una situazione di ripresa costante che però, a differenza dei dati storici che dagli anni ‘70 ad oggi misurano i flussi degli stessi capitoli di acquisto, non ha al momento forza tale da definirsi “rimbalzo”. +3% -3% +2% Nello specifico, il mondo dell’Information Technology soffre ancora della caduta delle vendite dell’HW che, anche questo ultimo anno, confermano il dato negativo arretrando di un ulteriore 8% non compensato dalle migliori vendite degli “Input Device” e dei prodotti Multimedia (oltre che dal SW, sia pur in valore minore). La buona notizia, per noi che viviamo in questo mercato, è che il comparto “Office”, nonostante il calo dell’HW sia consistente, ha arrestato la sua discesa invertendo, sia pur in maniera debole, il trend e consuntivando un +0,3% a fronte delle buone porformance di alcune importanti voci che caratterizzano le classi di prodotto misurate. Vendite Italia OFFICE agosto 2014 - luglio 2015 Confronto con anno precedente 1% 37% 5% PERCENTUALI - AGO 2014 / LUG 2015 26% 28% 1% 1% 1% Giuseppe Bellamace 1% 4% 25,5% 39% Scanners Printers MFD Calculators Data Video Pro Coated Paper Inkjetcartridge Laser Cartridge Tot. Mio 28% 1% 1% 1% ??? | 1% 4% 25% 1% 1% 1% 28% 39% € 1.334,2 0,30% Variazione Scanners -15% Printers -11% MFD -2% Calculators -2% Data Video Pro -4% Coated Paper Inkjetcartridge Laser Cartridge +4% 0% +4% 15 25.26.27 NOVEMBRE 2015 www.bigbuyer.info Bologna, Italy Ti aspettiamo al Big Buyer di Bologna presso il Padiglione 18, stand F19-G8 e F19-G3 con tutte le novità del 2016. Se vuoi ricevere il tuo biglietto invito contatta i nostri uffici o l’agente di zona.