Associazioni Senza Fini di Lucro: “Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Genova”
ANNO XXIV - Numero 1 - gennaio-febbraio 2011
Iniziamo l’anno 2011 con una
certezza: la “crisi” che perdura.
Non è bastato un anno a farla
sparire, anzi per alcuni aspetti,
in particolare per la disoccupa-
zione, si è andati peggiorando.
A capodanno sembra a volte
che ci si illuda di poter spazzare i vecchi problemi con gli auguri per il nuovo anno, come
se magicamente quello che inizia facesse ripartire daccapo la
propria vita e le vicende del
mondo. Mai come allo spuntare di quest’anno il rito dei festeggiamenti e dei brindisi ha suonato falso; nessuno di noi ha fondate
speranze che i timidi segnali di ripresa – più profetizzati che reali – possano produrre a breve una
situazione migliore.
La prima novità sta
allora nell’imparare a
convivere con la crisi
in atto. E dobbiamo impararlo tutti. A cominciare dai potenti, che pro-
Anno nuovo
vecchia “Crisi”
clamano l’inversione di tendenza e a malapena riescono a
tentare di limitare i danni. Per
finire a ciascuno di noi che deve continuare a rimboccarsi le
maniche e ad aguzzare l’ingegno per arrivare dignitosamente alla fine del mese.
Se è tempo di sacrifici e rinunce, bisogna almeno
distribuirli un po’ meglio;
in troppi hanno già perso il lavoro, la sicurezza del domani,
progressivamente la casa, e
pure il pane quotidiano. In
qualche modo stanno pagan-
do per tutti noi. E noi non possiamo restare indifferenti,
preoccupati soltanto di difendere il nostro benessere pur se
ridimensionato. Nessuno, a
quanto pare, ha la ricetta per
risolvere i problemi. I governanti non riescono che a ta-
Periodico dell’Opera Diocesana “VILLAGGIO DEL RAGAZZO”
www.villaggio.org - e mail: [email protected]
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gliare drasticamente le spese a
tutti i livelli; e i tagli colpiscono
prima di tutto “il sociale”, sempre le persone più deboli. Finiranno a pezzi.
Non usciremo dalla crisi se
non con una forte responsabilità comunitaria e con
la capacità di adattarci alla
situazione reale. La proposta di un nuovo contratto di lavoro alla Fiat forse ci insegnerà
qualcosa, anche le condizioni
di miglior favore acquisite in
tempi migliori possono essere
ridiscusse e adeguate alla stretta dei tempi odierni. Non è da
ieri che chi vuole restare a galla nel lavoro va stringendo tutto ciò che può: privilegi, sprechi, assenteismo, personale,
spese di gestione, ecc. È definitivamente finito il mito
del lavoro sicuro, della garanzia di un posto tranquillo e comodo per tutta
la vita lavorativa, dell’impiego da imboscati, magari raggiunto con spinte e
raccomandazioni, intoccabile a prescindere dalle capacità e dai risultati. Anche
il pubblico impiego ha dato segnali di inversione di tendenza
e dovrà arrivare, per il bene del
Paese, all’efficienza del privato
che lotta tutti i giorni per la sopravvivenza.
Il Presidente della Repubblica ha richiamato all’attenzione di tutti il dramma
della disoccupazione giovanile. Come potranno i giovani far cambiare lo stato delle
cose, che noi abbiamo lasciato
degenerare, se non potranno
nemmeno entrare in larga percentuale nel mondo del lavoro? Una famiglia su quattro ha
da affrontare oggi la difficile
collocazione al lavoro dei figli!
E intanto continua il lavoro ne-
ro, continua lo sfruttamento
degli immigrati. Mica vero che
ci prendono i posti di lavoro!
Normalmente riescono a entrare, diventano addirittura necessari, nei mestieri che noi
non vogliamo più fare. Continuano i nostri giovani a rifiutare i lavori umili, manuali, considerati troppo pesanti e faticosi,
poco dignitosi; soprattutto poco comodi: “piuttosto che
spezzarsi la schiena meglio vivere a carico dei genitori, intanto, finché possono, non ci
fanno mancare niente, e possiamo pure lamentarci per la
inoccupazione!”. E tanti genitori non riescono a smettere di
pensare che il figlio – che ha
studiato – certi mestieri non li
può fare.
Occorre, se non per furbizia almeno per forza, diventare realisti: prendere
al volo le opportunità di lavoro qualunque esse siano, senza puzza sotto il naso, anche se si dovesse
spalar letame. Occorre pure capire che spesso la
scuola non prepara all’inserimento lavorativo e quindi la formazione professionale è oggi più di prima assolutamente necessaria:
corsi, voucher, tirocini, apprendistato, work experiences, ecc. E magari in
più settori, per avere più
opportunità e flessibilità.
Bisogna tornare a far gavetta,
a saper dimostrare le capacità,
il temperamento e l’applicazione sul lavoro; e sacrificare il divertimento a vantaggio del lavoro. Bisogna anche far posto
ai giovani rinunciando ai consulenti pensionati o accontentandosi della pensione senza
fare un altro mestiere, magari
in nero.
Per i pensionati che vogliono
rendersi utili, non a sé ma agli
altri, è aperto il grande e meraviglioso campo del volontariato! Oppure alcuni di loro, mettendo a frutto l’esperienza, potrebbero accompagnare dei
giovani a inventare nuove opportunità di occupazione.
C’è chi sta peggio, le cosiddette fasce deboli: invalidi di ogni tipo, persone
in difficoltà per il proprio
vissuto.
Per molti di loro oggi – nonostante il settore dedicato del
Centro per l’Impiego – solo fame e disperazione di sentirsi
emarginati. Sono l’anello più
debole; per loro le risorse dobbiamo trovarle e inventarle noi:
hanno diritto al lavoro anche
se non sono competitivi nella
produttività. In tempo di crisi
occorre moltiplicare gli sforzi
per l’inclusione sociale, dalle
pubbliche istituzioni ai privati,
alle esperienze cooperativistiche. E sul posto di lavoro occorre solidarietà, pazienza,
condivisione per compensare lavorando un po’ di più – la fatica di chi non regge i ritmi.
E se la “crisi” riuscisse a
spezzare un po’ il nostro
egoismo? Oltre un necessario bilanciamento dei diritti e doveri, dobbiamo
capire che la società non
progredisce perché ciascuno riesce a fare i propri interessi, ma quando il bene
comune diventa l’obiettivo
primario di tutti. Se siamo
disposti a imparare le salutari lezioni che la situazione attuale ci sta imponendo, proprio in questo modo riusciremo, ognuno per
la sua parte, a porre le
condizioni per superarla.
prete Rinaldo
di Lele Girlando
L’inaugurazione di un nuovo modulo di comunità è
finalmente avvenuta sabato 30 ottobre; la presenza
persone perché si realizzino.
L’incontro con l’ingegnere è
stato l’incontro con chi ha condiviso con lui gli ideali e ha
delle Autorità, della famiglia
Chiarella, dei familiari degli
ospiti, dei colleghi degli altri
Centri del Villaggio ha sottolineato l’importanza dell’avvenimento. Mi voglio soffermare su
tre punti che mi hanno particolarmente emozionato. Il primo, la benedizione della targa
posta all’ingresso: CENTRO
FRANCO CHIARELLA. Da tempo chiamiamo il Centro con
questo nome e lo abbiamo
sempre fatto con un certo automatismo. E invece no. Si tratta di sottolineare la storia e di
ricordare che quel che ha fatto
don Nando lo ha fatto perché
alla sua energia si sono aggiunte altre energie. Il nostro
prete ha sempre pensato che
le idee, i sentimenti buoni, gli
ideali, ci sono nel cuore delle
contribuito a realizzarli. Quella
mattina era presente anche un
gruppo di persone del C.A.I.,
amici dell’”inzegné” e gli affe-
zionati nipoti. Un altro momento importante, la presenza di un vecchio collaboratore, oggi a riposo, che del Villaggio conosce “quasi” tutto; si
tratta di una persona che non
ha mai lavorato direttamente
con i tossicodipendenti ma che
ci ha osservato lavorare per
molto tempo con attenzione e
affetto. Il terzo punto: durante quella mattinata, ho cercato di salutare personalmente
tutti i partecipanti. Due persone si sono presentate dicendo
il loro nome e aggiungendo
“semmu de San Pè” (siamo di
San Pietro). Due persone del
quartiere dove si trova la Comunità. Anche in questo caso
emerge un legame con la nostra storia. La Comunità pensata dal nostro Fondatore è per
la città. Sorge, cresce e si sviluppa impastando pregiudizi,
speranze, fatiche, vittorie, ringraziamenti e scuse.
CENTRO FRANCO CHIARELLA
Semmu de San Pè de canne
3
Verso la vetta
con Franco Chiarella, ingegnere e uomo di fede
di don Nando
Ringraziamo i nipoti Salvatore,
Lorenzo e Giuseppe Chiarella,
che ci hanno trasmesso e concesso di pubblicare questo inedito di don Nando (ottobre
1985), in cui traspare la sublime penna del prof. Gigetto
Negri.
***
Mi raccolgo, come in un colloquio interiore e lo rivedo nitido
e vivo.
La sua persona agile, il suo sorriso, il suo sguardo, la sua mano.
Come vibrava nel ricordare e
nel progettare. Come capiva le
esigenze degli altri.
Quando faceva un piacere era
come se lo ricevesse.
Pensoso nel soppesare e ascoltare. Rapido nella decisione.
Costruttore e scalatore. I problemi degli uomini e i segreti
della natura.
Il lavorare fervido per la comunità e il lento calcolato ascendere in silenzio.
Il suo incontro con il dolore.
Il sapere e lo sperare. L’accogliere.
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Per noi era l’ingegnere. Franco…
Ero nella sua casa, lui celibe
con due sorelle. Una volta la
famiglia era numerosa. Poi alcuni si erano formata la loro famiglia nuova, altri se li era portati con sé Sorella Morte.
Ma dai rimasti in casa e da
quelli che vivevano fuori, e pur
sempre uniti, Franco era guardato come il punto di riferi-
mento. Lo si è visto nella stanza di lui malato. Era, si può dire, il perno. La famiglia che egli
non aveva impiantato per sé,
viveva nel convergere di tutti
intorno alla sua persona. Coglievano la forza del suo sentire, la lucidità del suo giudizio.
Vedevano in lui il “costruttore”.
Era difatti quella la sua professione.
Costruttore di case, per la dimora degli uomini. Case ariose, con una dignità di struttura, dove le famiglie potessero
vivere e trovarsi. Case in cui le
famiglie si sentissero unite sotto il suggello, immancabile sulla facciata, della Madonna dell’Ulivo.
Edificatore di templi, per la liturgia del Signore. Chiese nuove, che unissero modernità e
FRANCESCO CHIARELLA
Ingegnere
Cavaliere di Gran Croce
di San Silvestro
1916 - 1985
sacralità. Restauro di chiese antiche, a cui si volgeva con reverenza. Restauro pieno d’amore, chino l’ingegnere a cogliere il respiro dei secoli trascorsi, rimuovendo le soprastrutture nell’intento di ritrovare la pietra viva, l’autentico, il
senso religioso che dal lontano
passato godeva – e lui l’avvertiva sensibilmente – di comunicarsi e di ritrovarsi attuale.
Penso al fervore con cui si
muoveva, attento e sospeso,
entro la Basilica dei Fieschi. La
più bella e la più suggestiva
delle chiese del nostro paesaggio.
Due iniziative gli furono particolarmente care. Perché, credo, gli parvero singolarmente
necessarie e perché erano insieme case e chiese.
La casa delle Monache oranti,
a cui dedicò tutte le risorse della sua abilità tecnica e in cui si
immerse come in un dono del
suo spirito. Poter essere-con,
unito-in, vicino nell’impegno a
chi si separava da tutto facendosi per tutti preghiera.
E con la casa della preghiera, la
casa dell’azione che è preghiera, perché accoglie e salva.
Il pensiero va all’Opera del Villaggio del Ragazzo, ai padiglioni del Centro Professionale
di San Salvatore: i laboratori, le
scuole, la palestra, la piccola
chiesa con l’abside incrostata
di tessere musive, suggestione
dorata che spiega e firma il
complesso. E le costruzioni del
Centro di Pian dei Mucini a
Massa Marittima, dove ogni
particolare è stato studiato,
analizzato, discusso, risolto in
collaborazione e felice armonia.
Quante altre realizzazioni si affollano, che non si contano: i
lavori nell’episcopio, la sistemazione della Casa diocesana
Francesco Marchesani. Ultima
condotta a termine, la ristrutturazione del grandioso edificio
di San Filippo, destinato a nuova sede delle opere sociali per
la parrocchia di San Giovanni
Battista.
Tra tanti lavori appassionanti
vorrei isolare un fiore, che gli
prendeva l’anima in vista dei
destinatari umili e anziani. Impegno onde il vecchio Ricovero Torriglia uscì rinnovato, fatto
albergo accogliente per la serenità dei provati dalla vita.
Ma, ancora nelle ultime settimane, il suo pensiero si volgeva di nuovo al Villaggio, al palazzo secentesco di Castiglione
che attendeva il ripristino per
la terapia e il recupero sociale
dei tossicodipendenti, i giovani
minati da un’infelicità oscura.
Ed egli si illuse, generosamente, di poter ancora servire,
quando il Signore gli domandava solo il “Sì” alla Sua chiamata definitiva.
Gli soccorse allora più volte il ricordo delle sue montagne - le
Alpi e le Apuane - di cui aveva
scalato le cime, mosso da esigenza di elevazione, anelante
a purezza, e felice di cimentarsi con la roccia, gioioso di contemplare quel paesaggio intatto, nel silenzio religioso e nella
cooperazione fraterna al suo
CAI.
Si ritempravano le sue forze, si
ossigenava l’anima.
Ne scendeva a progettare e a
costruire. Rientrava nella sua
casa tra gli olivi, dove giungeva il suono delle campane dalla chiesa di Bacezza, la parrocchia tanto venerata con l’immagine prodigiosa e bella della Vergine Madre.
Le case, le chiese - la famiglia,
il santuario - le cime dei monti.
E intanto si profilava, sempre
più prossima, la vetta della
montagna di Dio.
Per tradizione familiare e per
convinzione sua, era lassù che
si guardava come alla mèta.
Ma la vita lo impegnava ancora. Anche dopo che il male ebbe fatta la sua apparizione e la
prima devastazione.
Tenace come il rocciatore.
Poi, alla fine, disteso. Nei lunghi giorni del dolore. Capace
ancora di sorridere. Eppure
non senza mestizia. Raccoglimento assorto.
L’ultima marcia, nell’apparente
immobilità.
Che segreto mistero il soffrire!
Diventò per lui un immergersi
sempre più nel clima che trascende l’umano.
Era pronto. Accolse la Messa, e
l’Olio che segna e consacra, e
l’Ostia che assimila a Dio.
Scendeva per lui il crepuscolo,
un lento staccarsi...
Restava accesa la lampada.
La Fede illumina la sua casa.
LE CALDARROSTE
SONO PRONTE...
A novembre, tradizionale castagnata per i ragazzi dell’Acquarone promossa dalla Associazione genitori. Tutti pronti a gustare...
... ma qualcuno si è pure scaldato a far fuoco e a
rigirare il padellone.
... BUON APPETITO
A TUTTI!
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CENTRO ACQUARONE
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Piovono libri... piovono applausi
a cura di Marina Berti
Per il secondo anno consecutivo “Noi, quelli della lettura” del Centro Benedetto Acquarone, siamo stati coinvolti, venerdì 29 ottobre, nella manifestazione “Piovono libri”, promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova
e patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali.
L’invito è partito dalla Biblioteca Civica di Lavagna, in quanto è dal 2009 che facciamo parte di
un progetto di diffusione e promozione della lettura. E in occasione del trentennale dalla scomparsa di Gianni Rodari, autore di fiabe per bambini e adulti, il nostro gruppo
si è cimentato in pubbliche letture. La novità di quest’anno è
stata la presentazione di un
componimento poetico in rima, liberamente reinterpretato
da noi con un accompagnamento musicale ed una breve
“pieces” teatrale, all’interno
della quale si è esibita Barbara,
valorizzata nella sua performance da un eclettico Ottaviano nei panni di Totò.
I lavori sono stati introdotti dal
mitico Roberto, con la seguente scaletta:
- il trio Paolo, Fabiana e Carla con la fiaba “A sbagliare le storie”, il cui titolo è stato letto da Emanuele;
- il duetto Sara e Barbara in “Bambini e Bambole”;
- il debuttante Edoardo in coppia con Enrico in
“L’Omino di niente”;
- la veterana Fabiana con l’evergreen Claudio in
“La torta in cielo”;
- il trio musicale Paolo, Marina e Fabiana con la
coppia rivelazione Barbara e Ottaviano, in “Gli
uomini di vetro”.
Michela ha introdotto i vari brani ed ha narrato
le storie, che erano state anche riprodotte graficamente su cartellone.
LE NOSTRE EMOZIONI:
È stata fonte di orgoglio presentare la manife-
stazione, per il prossimo appuntamento vorrei
sperimentare anche io il ruolo di artista di strada.
Ringrazio di cuore Ivana che ha promosso l’iniziativa (Roberto);
Mi è spiaciuto non poter partecipare anche se da
casa sono stata molto vicina ai miei compagni
(Charis);
Partecipare per il secondo anno a questa manifestazione mi ha permesso di essere più attenta e
disinvolta di fronte ad un pubblico nuovo (Carla);
I due momenti più belli per me sono stati il concerto della banda e la performance di Barbara
che mi piacerebbe tanto risentire (Paola);
Mi sono sentita padrona della
scena come una vera e propria star! (Fabiana);
Il mio debutto è stato proprio
emozionante; mi tremava la
voce, ma è stato proprio bello
vincere la timidezza e far sentire la mia lettura al pubblico
(Emanuele);
Anche io ho letto per la prima
volta di fronte a tanti bambini
che sono stati per me la cosa
più bella (Enrico);
Ho affrontato la nuova prova con tranquillità,
perché avevo vicino Ottaviano, che mi ha aiutata a vincere la forte emozione (Barbara);
È la prima volta che recito all’aperto e ho provato tanta contentezza (Edoardo);
Ho provato una grande gioia quando ho letto
ad alta voce il titolo “La torta in cielo” (Claudio);
Sono stata felice di presentare ai bambini presenti in piazza le mie opere artistiche! (Michela);
Mi è piaciuto leggere la poesia e cantare per la
prima volta in pubblico accompagnato dalla chitarra! (Paolo).
È stata una vera e propria festa del libro e dei
bambini, i quali hanno gioito e cantato insieme
a noi sotto una pioggia di coriandoli. Siamo così soddisfatti dell’esperienza che abbiamo già
aderito alla prossima manifestazione sull’intercultura prevista a maggio.
Anche quest’anno ci siamo ritrovati al tradizionale incontro degli Ex allievi/e.
Un gradito ritorno nel Centro di San Salvatore.
Il tema della serata era: le nuove e vecchie sfide
del Centro. Si è iniziato con la Santa Messa e l’omelia, che ha unito memoria e attualità. Sono seguiti più interventi, aperti dal nuovo Direttore del
Centro, Nicola Visconti, che ha illustrato le nuo-
ne “Don Nando Negri” O.N.L.U.S. da parte del
suo Presidente: don Emilio Arata, che ha presentato una nuova brochure dove sono dichiarati:
scopi, finalità e modalità di aiuto per far crescere
l’associazione; con invito a divulgare il più possibile tale opuscolo.
Le figure di don Nando, don Roberto e don Antonio erano nei ricordi, nelle parole, ma anche
ve sfide partendo dai suoi ricordi di momenti passati con don Nando, proprio per sottolineare come le nuove sfide siano sovrapponibili con quelle vecchie, affrontate nei 64 anni del Villaggio
appena compiuti. Il Coordinatore didattico della
Formazione Professionale, Marino Bianchi, ha illustrato, sotto forma di numeri, la realtà della Formazione Professionale oggi, ponendo in risalto le
differenze fra le necessità dei ragazzi di Villa Parma e quelle degli attuali allievi. Successivamente
ha presentato gli ultimi due “ingressi” tra i formatori della Formazione Professionale del Villaggio: due giovani che con toccanti testimonianze
hanno espresso la voglia dirompente di entrare a
far parte della grande famiglia dei villaggini.
Giovanni Bringiotti, coordinatore organizzativo
della Formazione Professionale, ha raccontato
con alcuni flash l’impegno formativo con gli attuali allievi. Una esperienza che non può lasciare
indifferenti ed è una gradevole sorpresa ogni
giorno.
Si è concluso con l’illustrazione della Associazio-
negli occhi e nel sorriso di ogni presente. Una
cosa straordinaria.
Una gustosa cena si è arricchita di tanti incontri
e dialoghi personali tra chi da anni si riconosce
in questo appuntamento prezioso, in cui ritrovarsi e ritrovare le origini del Sorriso che abbiamo
nel cuore. Ci siamo salutati con l’impegno di esserci anche nel 2011.
EX ALLIEVI/E
Affrontare la crisi
con il coraggio degli inizi
7
FORMAZIONE PROFESSIONALE
8
Con una buona squadra
scommessa vincente
di Rio & Co.
Quante volte siamo arrivati, con mano tesa verso l’altro, al punto del “ci scommettiamo?”
Nel novembre del 2009 i coordinatori della Formazione Professionale mi hanno chiamato per
chiedermi: “Vuoi fare il tutor del 4°anno, Manutentore Industriale?”.
Il Villaggio e Ente “Forma” affrontavano questa
esperienza per la prima volta in un terreno di
sperimentazione anche per la Regione Liguria.
Quindi, sin da subito, il quarto anno per il Diploma Professionale IFP per me ha suonato come una vera e propria scommessa. Le idee e le
indicazioni sicure erano poche, altre regioni avevano già cominciato con la sperimentazione
qualche mese prima, ma non v’era nulla di codificato. Inoltre, si aggiungeva l’incognita di un
unico corso realizzato con allievi qualificati in
due Centri ognuno con proprie impostazioni organizzative e differenti indirizzi professionali
(meccanico, elettrico e termoidraulico).
Con Antonio, il nostro progettista, davanti a un
foglio bianco ci siamo chiesti: “E adesso?”
C’era un progetto da mettere su carta con contenuti dettagliati. Regione Liguria con il suo staff
ha da subito mostrato il valore che attribuiva a
questo progetto, mettendo in campo i suoi uomini migliori per affiancarci e accompagnarci.
Ma il vero colpo vincente è stato il metodo di lavoro comune nella diversità dei ruoli: far circolare le idee progettuali affinché ciascuno le faccia
proprie e vi porti il suo contributo. Con l’aiuto di
altri docenti, tutor, coordinatori, seppure impegnati in altri corsi, abbiamo sviluppato il “progetto di dettaglio”, ovvero, tutto ciò che i ragazzi dovevano affrontare indicandone tempi, luoghi e modalità. Ripensando a questa fase di lavoro, sembrava un turbinio di idee, indicazioni e
suggerimenti che passava dall’uno all’altro e
prendeva forma nelle mani del progettista. Un
vero sforzo, ma anche una grande soddisfazione, lavorare così.
Il 3 Dicembre 2009 abbiamo iniziato il corso con
13-14 allievi che sono poi aumentati a 17-18 in
poco tempo. Forse anche tra gli allievi qualcuno
l’ha vista come scommessa e da subito si è potuto notare come ragazzi provenienti da due
Centri diversi hanno fatto gruppo. Ognuno con
i propri difetti, le proprie certezze e le proprie
perplessità, con i propri “spigoli” caratteriali. Dei
loro differenti percorsi formativi hanno fatto un
punto di forza. Uno aiutava l’altro, gli elettricisti
aiutavano i termoidraulici, e viceversa, come in
una vera squadra.
Gli insegnanti si sono prodigati sin da subito in
veri e propri percorsi personalizzati cercando di
costruire una piattaforma comune da dove si è
potuto lavorare anche a gruppi. Bruno, il coordinatore del corso, coadiuvato da Marino e Giovanni, coordinatori dei corsi di prima formazione, si sono spesi per la riuscita del Corso stesso
accompagnando i ragazzi lungo tutto l’arco dell’anno. Hanno condiviso e sostenuto le fragilità
dei ragazzi e la nuova esperienza del sottoscrit-
to. Gli allievi, frequentando in serale dalle 17.00
alle 22.00, nella calma della sera hanno potuto
vedere il Villaggio come luogo non solo di scuola o di lavoro, ma come una piccola cittadina viva sino a ora tarda. Il Direttore del Centro ha reso disponibile l’utilizzo della mensa a titolo gratuito, come contraccambio all’impegno quotidiano di allievi che durante il giorno erano impegnati nel loro lavoro. L’alta qualità delle cene
è stata apprezzata da tutti e inoltre il momento
della mensa era diventato un appuntamento
per andare a salutare sia la “vecchiettina” Apol-
lonia, sia la brava, disponibile e sempre sorridente signora Pasqua: la cuoca.
Un vero momento conviviale: all’inizio sembravano prevalere i contrasti tra i ragazzi di diverse
etnie, ma il risultato finale è stato un gruppo di
ragazzi affiatato, pronto a servirsi pure a tavola.
Col passare del tempo il gruppo si è assottigliato. Qualcuno ha trovato lavoro, altri hanno avu-
to un aumento di responsabilità nell’azienda e
per incompatibilità di orari hanno dovuto scegliere. Un allievo ha avuto un problema in casa.
Alla fine sono rimasti solo otto. L’ultimo mese è
stato letteralmente una corsa verso l’esame. Docenti, allievi, tutor e coordinatori non avevano
orari, con l’obiettivo di mettere ognuno in condizione di affrontare l’esame finale.
Nei giorni dell’esame a metà dicembre gli allievi
hanno messo in campo tutte le abilità e le conoscenze acquisite con buon risultato. Ho notato
con piacere che durante la prova orale, invece di
andarsene al termine del proprio colloquio, tutti
sono rimasti per sostenere, con la propria presenza, l’esame dei compagni di classe.
L’anno formativo è scivolato via e sono sicuro
che i ragazzi si porteranno per sempre dentro il
cuore questo tempo passato al Villaggio insieme
ai compagni di viaggio. Questo era il desiderio
di don Nando: il nostro compito non si esaurisce
col formare alla professione, sarebbe molto riduttivo, sebbene molto importante. Egli ci ha insegnato l’impegno e la fierezza di contribuire a
formare l’uomo e di essere strumento nelle mani del Maestro.
Dopo qualche giorno dalla fine del corso ho ricevuto una convocazione da Nicola, direttore
del Centro. Ci teneva, insieme con Marino e Giovanni, ad evidenziare la gioia per l’obiettivo raggiunto. Ben oltre la formalità ci siamo scambiati
la gratitudine e la soddisfazione per il buon lavoro svolto insieme.
Scommessa vinta! Chissà se prete Rinaldo ci offrirà almeno un caffè?
Venerdì 11 marzo
Teatro Cantero - Chiavari
ore 21
SPETTACOLO DEI PUBBLICI AMMINISTRATORI
Onorevoli, consiglieri regionali e provinciali, sindaci, ecc.
SIAMO INVITATI
119
FORMAZIONE PROFESSIONALE
10
Operatori Socio Sanitari (O.S.S.)
di Giovanni Garibaldi
Il Villaggio del Ragazzo in
ATI (Associazione Temporanea di Impresa) con l’Ente Forma, con il Consorzio
di Cooperative Sociali “Roberto Tassano” ed in partenariato con l’ASL4 Chiavarese ha svolto nel periodo luglio 2009 - settembre
2010 alcuni percorsi formativi di riqualifica e di
prima qualifica rivolti al
settore socio-sanitario, cofinanziati dall’Unione Europea e dalla Regione Liguria.
Per il Villaggio è stata una
nuova esperienza formativa
che comunque ha permesso
di dare eccellenti risultati grazie alle sinergie organizzative
profuse dagli aderenti all’ATI
ed in particolare grazie all’ottima collaborazione e disponibilità della Scuola Infermieri di Chiavari che ha
fornito preziosi suggerimenti
e consigli per raggiungere al
meglio gli obiettivi previsti dal
progetto.
I primi due percorsi formativi
hanno riguardato la riqualificazione di utenti già in possesso
di qualifiche socio-sanitarie
(OSA, Adest, OTA) e le attività
sono state diversificate in termini di discipline didattiche e
di tirocini sulla base della formazione pregressa dei partecipanti.
I due corsi di prima formazione, della durata di 1200 ore, rivolti ad occupati e disoccupati
senza qualifica nell’ambito socio-sanitario, hanno interessato
complessivamente 44 allievi se-
lezionati tra un sostenuto numero di candidati.
Lo sviluppo corsuale ha visto la
suddivisione del percorso in
due moduli, “modulo di base”
e “modulo professionalizzante”, le cui docenze si sono svolte presso il Villaggio del Ragazzo e presso l’Ente Forma e sono state supportate da incontri
teorico-pratici svolti presso i laboratori della Scuola Infermieri
di Chiavari.
Successivamente gli allievi hanno potuto applicare e perfezio-
nare le tecniche acquisite durante il percorso teorico tramite le significative esperienze
dei tirocini.
Questi importanti percorsi di
“formazione in situazione” hanno interessato, per la parte sanitaria, le Strutture Complesse
dell’ASL4 Chiavarese e, in particolare, sono stati coinvolti i reparti di chirurgia e di medicina
degli ospedali di Lavagna e di
Sestri Levante.
Altrettanto significative, dal
punto di vista dell’arricchimento professionale, sono state le
varie esperienze effettuate nelle strutture socio-assistenziali
del territorio, che hanno colla-
borato attivamente all’accoglienza e alla formazione dei tirocinanti: in particolare, gli allievi hanno potuto scegliere
percorsi individualizzati e confrontarsi con diverse realtà
presso residenze protette, centri diurni per anziani, centri semiresidenziali e residenziali per
portatori di handicap, comunità terapeutiche, servizi di assistenza domiciliare, presidi
ospedalieri (es. hospice), ecc.
Ad integrazione del percorso
formativo sono state effettuate
altre esperienze significative
quali la visita ad una struttura
residenziale e centro riabilitativo dove gli allievi hanno potuto apprezzare l’ottima organizzazione di una comunità
che ospita utenti con varia
disabilità ed in particolare la
lezione (davvero difficile da
acquisire in aula!) è stata che
l’impegno e la dedizione a seguire un diversamente abile
sono ricompensati con un dono, grande nella sua “semplicità”: imparare ad ascoltare il
prossimo.
Altri momenti decisamente formativi sono stati la visita presso
un’azienda specializzata nei
presidi medico-sanitari ortopedici e le attività pratiche svolte
presso i laboratori della Scuola
Infermieri di Chiavari. Durante
tali incontri gli allievi hanno potuto effettuare prove sulle migliori tecniche utilizzate per la
movimentazione del paziente
ed hanno potuto aggiornarsi
sulle novità in materia utilizzando presidi innovativi di supporto alla deambulazione.
Saremo famosi?
di Luca Campomenosi
Martedì 9 novembre dalle
14:00 alle 15:00 tutti sintonizzati su Radio 19 per ascoltare il
meglio delle interviste a personaggi famosi e illustri.
E chi saranno mai? I ragazzi
della Formazione Professionale
del Villaggio.
Uno speaker di Radio 19 ha intervistato alcuni di noi e ci ha
dato anche la possibilità di farci sognare per un giorno di essere il Sindaco di una città e di
fare una campagna elettorale,
slogan compresi.
Le domande dell’intervista erano semplici e immediate: «Perché hai scelto questa scuola?
Quali sono le materie che non
ti piacciono? Hai mai “marinato” la scuola? Cosa pensi dei ragazzi che fanno abuso di alcool? Se vincessi alla lotteria
cosa faresti?» e tante altre. Devo dire che siamo stati bravi a
rispondere senza esitazioni e
senza farci intimorire dal microfono.
Poi alcuni di noi si sono lanciati in politica e hanno avuto la
possibilità di sognare in gran-
de: «Cosa faresti se fossi Sindaco?» Tante sono state le idee
nuove e innovative... volete sapere quali? Peccato per voi se
non le avete ascoltate!
Al Torneo della
Befana, promosso ed
egregiamente organizzato
dall’A.S.D. Villaggio Calcio, il
vescovo mons. Tanasini ci ha
fatto la sorpresa gradita della
sua presenza e di un saluto ai
ragazzi e ai genitori. Ha detto
che sogna un calcio in cui
“non si gioca per vincere” ma
per il gusto del gioco, dello
sport e dell’incontro con tanti
altri sportivi.
11
LAMPADE ARDENTI
12
Anche in adorazione i nostri dubbi
ci tengono svegli
di mons. Piero Marini presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali
Il Vescovo Piero Marini ha presieduto con gioia la solenne
celebrazione annuale delle
“Lampade ardenti” l’11 dicembre. Lo ringraziamo di cuore
pubblicando alcuni stralci della
sua omelia.
«Celebriamo l’eucaristia nella
terza domenica di Avvento. Il
Signore Gesù è venuto sulle
strade della Palestina, viene
sulle strade della storia,
viene nella nostra vita,
viene continuamente a
bussare alla porta del
nostro cuore. E oggi la liturgia ci annuncia questa venuta. [...] Sì, il Signore viene. Viene, e la
terra arida fiorisce, si trasforma in una terra verdeggiante. Il Signore viene nel nostro cuore e il
deserto si riempie di vita
e di gioia. Eppure, dentro di noi c’è qualche
dubbio. Il Signore viene
a rinnovare il mondo ma
noi vediamo che il mondo continua ad essere
una terra arida che produce ingiustizia e malvagità. Il Signore viene nel
nostro cuore, eppure,
ciascuno di noi si trova
sempre uguale, con gli stessi
peccati, con gli stessi difetti. Il
dubbio che è venuto a San
Giovanni Battista.[...] Per lui, il
Cristo era un giudice che doveva venire come un fuoco purificatore. E invece Gesù si presenta come un uomo umile,
misericordioso... perciò Giovanni manda i suoi discepoli a
domandare al Signore: “Sei tu
quello che deve venire, oppure
dobbiamo aspettarne un altro?” [...] Ai dubbi di Giovanni
Battista, ai nostri dubbi, il Signore risponde sempre allo
stesso modo. La venuta di Dio
non è in ciò che è straordinario, non viene in modo da attirare l’attenzione, nella collera,
nel fuoco, nello sconvolgimento degli astri, nella natura, nel-
le apparizioni fantasiose. La venuta di Dio si manifesta nell’amore. [...] Dio non ha mandato suo figlio per giudicare il
mondo come un giudice impietoso. Ha mandato suo figlio
per salvare il mondo e per usare misericordia.
[...] Anche la venuta del Signore, in questa celebrazione che
noi compiamo, è una venuta
nel nascondimento, nei segni.
Il Signore viene a fare comunione con noi, ma negli elementi semplici e umili della vita: il pane e il vino. L’eucaristia
è un gesto di amore per noi,
continua la testimonianza di
Gesù, il modo di Dio è il modo
dell’amore: “Questo è il mio pane e il mio corpo offerto per
voi. Questo vino è il mio sangue che è sparso per
voi”. È questo il gesto
di amore che si compie
ogni volta che noi celebriamo l’eucaristia. È lo
stile della venuta di Dio
in mezzo a noi.
Cari amici, so che voi fate parte delle “Lampade
ardenti” e voi, noi, abbiamo questa frequentazione con l’eucaristia,
perché partecipiamo alla celebrazione, perché
adoriamo il Signore, dopo la celebrazione dell’eucaristia nel santissimo sacramento. Queste non sono due realtà
contrapposte ma sono
due forme che manifestano una stessa e identica realtà. Sono due
modi diversi e complementari di amare il mistero dell’eucaristia. Bisogna innanzi
tutto ricordare che la celebrazione dell’eucaristia, che noi
stiamo compiendo, è il primo e
più grande atto di adorazione.
Quando noi diciamo “Il gloria”
noi ripetiamo: noi ti adoriamo,
ti benediciamo, ti glorifichiamo. Sono i verbi della nostra
fede, della nostra celebrazio-
ne. Ce l’ha detto anche il nostro Papa Benedetto: “L’adorazione eucaristica non è che il
nostro ovvio sviluppo della celebrazione eucaristica, la quale
è in se stessa il più grande atto
di adorazione della Chiesa
L’eucaristia che noi adoriamo
fuori della Messa è la presenza
del Signore in mezzo alla sua
Chiesa. Stare silenziosamente
davanti al Signore significa riconoscere che lui è presente.
Realmente, cioè, una presenza
viva, vera e efficace”. [...] Ascoltiamo Giovanni Paolo II: “La
presenza di Gesù nel tabernacolo deve costituire come un
polo di attrazione per un numero sempre più grande di
anime innamorate di lui, capace di stare a lungo ad ascoltarne la voce e quasi a sentire i
palpiti del cuore: gustate, vedete, quanto è buono il Signore”.
Ma ricordiamoci che per ascoltare la sua parola dobbiamo
partecipare alla sua celebrazione. Il Signore nell’adorazione
fuori della Messa non parla,
non ha voce. La sua voce l’ascoltiamo solo quando celebriamo l’eucaristia e ascoltiamo
la parola di Dio.
[...] Cari fratelli e sorelle, noi siamo spesso in contatto con l’eucaristia eppure sempre ci accompagna il dubbio degli uomini di ogni luogo e di ogni
tempo: “Non ho forse sbagliato tutto? A non rubare, a fare
la persona onesta, a perdonare
il prossimo, a pregare, a sacrificarmi per la comunità?”. Ai genitori può venire il dubbio:
“Non ho forse sbagliato a sacrificarmi per i figli, a non tradire l’unità della famiglia, ad
andare in chiesa la domenica?ë Non sbaglio forse quando mi sacrifico per i poveri?
Quando mi impegno per la
giustizia sociale, per un avvenire migliore, per il rispetto della
natura, per la fraternità fra i popoli, per aiutare a far cessare la
guerra o la fame nel mondo?”
Sono dubbi che vengono. È la
domanda che si posero gli
apostoli quando è morto il Signore Gesù. Venne preso, umiliato, crocifisso ed ucciso. È la
situazione dei due discepoli di
Emmaus: “Noi speravamo”. È il
loro dubbio che diventa il nostro dubbio. “Noi speravamo
che Egli ci avrebbe guarito,
che avrebbe esaudito le nostre
preghiere”. Quante volte ripetiamo anche noi: “Noi speravamo”. Ma la risposta di Gesù è
sempre la stessa. Egli viene in
questa celebrazione come Colui che ci dà la testimonianza
dell’amore. Abbiamo sentito
nel Vangelo poco fa questa parola: “Beati”. Allora saremo
beati anche noi, se riusciamo a
prolungare nel tempo della nostra vita il gesto di amore di Gesù che noi esperimentiamo
nell’eucaristia. Il corpo dato per
noi, il sangue versato per noi.
[...] Beati noi se sapremo essere piccoli e umili per scoprire la
presenza del Signore anche
negli avvenimenti quotidiani e
piccoli della nostra vita. Beati
noi, se continueremo a sperare
in lui nonostante le difficoltà
della vita. “Fate questo in memoria di me” ci dice il Signore
nell’eucaristia. E allora ogni
volta che noi partecipiamo all’eucaristia riceviamo un comando del Signore. Non solo a
ripetere il rito, la celebrazione,
ad ascoltare la sua parola, a fare comunione con Lui, ma anche a dare la testimonianza
dell’amore nella nostra vita.
[...] Attraverso di noi, nella continuazione di quell’atto di amore che Gesù ha avuto per noi,
potremo dire veramente che la
terra arida del mondo può rifiorire, che il deserto arido dei
cuori può ridare speranza. È
ciò che noi vogliamo e desideriamo fare ogni volta che celebriamo l’eucaristia, ogni volta
che adoriamo il Signore presente nel sacramento».
Una serata di musica e di emozioni con i ragazzitralestelle e gli
artistisenzanome, che lo scorso 19 novembre hanno inaugurato il
Glee Club al Centro Benedetto Acquarone (aperto tutti i lunedì e giovedì
presso il Centro dalle 21 alle 23). Unisciti a noi!
13
Dieci anni in Veglia
a cura del diacono Francesco Pignataro
Il 3 ottobre 2000, per iniziativa
di don Nando, iniziò l’Adorazione Eucaristica notturna nella Cappellina del Centro Acquarone, invitante per la preghiera silenziosa.
La bellezza dell’intimità con Gesù è facilitata dal silenzio assoluto, che è preludio all’incontro
con Dio.
Gli adoratori notturni, da subito chiamati “Lampade ardenti”
dall’allora Vescovo diocesano
Mons. Alberto Maria Careggio,
fanno parte di una Associazione che ne porta il nome. Sono
trascorsi dieci anni da quando
la nostra cappella accoglie di
notte i fedeli che in qualche
modo vogliono incontrare Gesù Eucaristia per poter vivere
un’esperienza personale.
Circa 250 persone attualmente
aderiscono all’Associazione e si
impegnano sei volte l’anno, a
mesi alterni, davanti al Signore.
Sono persone di ogni età ed
estrazione sociale, in prevalenza di Chiavari, ma anche dei
paesi limitrofi sia delle riviere
che dell’entroterra, molti sono
aderenti a Gruppi, Associazioni, Movimenti.
10
14
ALCUNE TESTIMONIANZE
- «Ogni volta che entravo in
chiesa... mi fermavo davanti al
tabernacolo e meccanicamente recitavo qualche preghiera
di ringraziamento perché così
mi era stato insegnato... Ora
sono qui in compagnia di Lui...
tante volte mi capita di stare
davanti a Lui... parlandogli col
cuore... Con il suo aiuto ed un
pizzico di volontà, ho modella-
to alcuni lati del mio carattere...»
- Un sacerdote: «Ringraziamo il
Signore di questa bella e importante esperienza... perché
crediamo che dallo sguardo fisso su Cristo è possibile far diventare le nostre parrocchie vere scuole di comunione».
- «Di fronte al silenzio eloquen-
- «In auto mi scendevano lacrime di gioia, sembrava il giorno
del mio matrimonio, in cui non
vedi l’ora di arrivare in Cappella per incontrare il tuo futuro
sposo. Quella prima notte stranamente era caldissima, con
un manto di stelle che brillavano in cielo e con un infinito silenzio tutto intorno a me».
te mi riesce difficile trovare le
parole se non quelle di una
profonda gratitudine a Dio per
i doni di grazia che ha fatto riardere tante nostre famiglie».
- «... Vorrei ringraziarvi con tutto il cuore e con tutta l’anima
perché mi avete fatto conoscere meglio Colui che si è offerto
per noi..., mi avete fatto capire
l’importanza di adorare Gesù
Eucaristia... e mi avete spinto a
credere nella sua efficacia con
fede!»
- «L’Adorazione Eucaristica, che
si è protratta per tutta la notte,
è stata da me partecipata al di
là di ogni previsione, segno di
un accresciuto desiderio di tutti di “vegliare” con il Signore».
- «Ho scelto di adorare nelle
ore notturne proprio per questo silenzio, fuori e dentro me,
perché in quelle ore non mi
distraggo dalla lavatrice che
devo fare quando torno a casa
o da ciò che devo cucinare o
dagli impegni missionari che
ho col mio sposo, ecc.»
Per partecipare alla Adorazione Eucaristica notturna, dalle ore 22 alle 4 del mattino (orario flessibile per le persone con particolari impegni di
lavoro al mattino), telefonare
alla segreteria del Centro Acquarone: 0185/5906266
oppure al diacono Francesco:
347/5486452.
Un angelo di nome Dina
Fra le tante persone meritevoli
che hanno fatto parte della famiglia del Villaggio, non si può
dimenticare un “Angelo” mandato dalla Divina Provvidenza:
questo angelo si chiamava “Dina” divenuta la direttrice del reparto femminile. Un’anima votata totalmente a far del bene, a
far conoscere e amare il Signore.
Sapeva vivere con gioia, tutto
era bello, tutti erano buoni, solo
confidava nel Signore: da Lui attingeva l’energia, il coraggio per
affrontare il suo programma di
lavoro. Ecco allora la mamma
educatrice, consigliera, amica.
Era instancabile, attenta nei bisogni degli altri, si faceva umile
nel suo modo di agire e di avvicinare gli altri. Per svolgere meglio i suoi compiti pensava che
era necessario avere delle collaboratrici: così sceglieva ragazze
volenterose e pronte ad aiutarla:
“le assistenti”. Gruppo che seguiva ogni giorno, stava in mezzo a loro e avvicinava singolarmente per suggerire un consiglio, per dare uno sprone, un incoraggiamento. Formò una piccola biblioteca per poter distribuire libri, soprattutto di formazione cristiana, e di preparazione per una futura famiglia. Formò anche una squadra di palla-
canestro trovando pure un
istruttore e accompagnava spesso le ragazze quando c’erano le
partite.
Era schietta, zelante, cercava di
nascondere i sacrifici per non
turbare gli altri. Alla sera prima
di andare a casa si fermava nella sua stanzetta “direzione” a
pregare per ringraziare il buon
Dio e la Madonna dei Bambini.
Teneva in tasca un libricino “L’imitazione di Cristo” e leggeva
ogni giorno una paginetta dalla
quale, diceva, «attingo l’aiuto e
la forza per far affrontare la giornata». Durante il periodo pasquale leggeva sempre la passione di Gesù e quando “Gesù portava la croce, quando Gesù era
crocifisso” si fermava commossa
e piangeva.
A San Salvatore, dopo il trasferimento da Lavagna, le sue responsabilità aumentarono: c’era
il dopo scuola delle Medie. Visitava ogni giorno tutte le classi e
si accertava che tutte avessero
fatto i compiti e fossero pronte
per il giorno dopo. Le ragazze
delle Scuole Medie, dopo la licenza, entravano nel laboratorio di cucito e maglieria. Erano
molto numerose e quindi c’erano problemi sia per reperire insegnanti sia in seguito per tro-
vare per loro un lavoro redditizio. Lei però riuscì a trovare commesse di lavoro tanto che, in seguito, il suo desiderio di dare un
compenso in denaro per ciò che
veniva svolto fu esaudito. E anche qui era riuscita nel suo intento proprio perché diceva:
«Con la preghiera e l’umiltà e la
grande fiducia nel Signore si ottiene tutto!»
Tutte le ragazze le hanno voluto
bene. Il Signore, però, volle mettere alla prova ancora la sua fedeltà, la sua adorazione: una
malattia grave e lunga l’allontanò dalle sue abituali attività. Costretta a letto, sopportò in silenzio le sue sofferenze e i suoi dolori. Sorrideva e confortava chi
l’avvicinava. Era solita dire: «Grazie Gesù che sei stato tanto buono con me, che mi hai dato tanti doni, grazie!»
Un giorno del mese di aprile,
l’angelo che la Provvidenza aveva mandato in terra in mezzo a
tante “figlie sue” tornò al cielo
per ricevere il premio che il
buon Dio aveva preparato.
Chi l’ha conosciuta certamente
conserva nel suo cuore, ancora
oggi, un pensiero affettuoso e le
rivolge un grazie sincero per il
bene ricevuto.
Una delle sue ragazze
Sig.na Dina invitano a ricordarla nel
40° della sua partenza per il cielo
Le “ragazze” della
venerdì 15 aprile
* ore 19 Santa Messa
* ore 20 cena
Centro di San Salvatore prenotazione cena allo 0185 3751
15
SCUOLA SECONDARIA
don Emilio Arata
A cura del nostro referente
16
I nuovi gioielli della nostra scuola
del prof. Gianfranco Bo
Un Villaggio da edificare con Gesù
Omelia rivolta al nostro personale nel 64° compleanno del Villaggio
In queste pagine vi abbiamo presentato gli alunni delle classi di prima media dell'a.s. 2010-11.
Ogni anno i nuovi ragazzi che entrano nella nostra scuola sono sempre più al passo con le tecnologie informatiche. Per loro, scambiarsi dati
con il bluetooth, cercare notizie sul web con
Google o comunicare con messenger è familiare
come mangiare pane e nutella.
Auguriamo a tutti gli alunni che questo loro patrimonio di abilità, che spesso usano solo per divertirsi, possa diventare una utile risorsa per migliorare i loro apprendimenti.
1117
10
La libertà religiosa, via per la pace
Pubblichiamo alcuni stralci del
Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 44a Giornata Mondiale della Pace
18
“All’inizio di un Nuovo Anno il
mio augurio vuole giungere a
tutti e a ciascuno; è un augurio
di serenità e di prosperità, ma è
soprattutto un augurio
di pace. Anche l’anno
che chiude le porte è
stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione,
dalla discriminazione,
da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa. Il mio pensiero si
rivolge in particolare alla cara terra dell’Iraq,
che nel suo cammino
verso l’auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario
di violenze e attentati.
(...) Nonostante gli insegnamenti della storia e
l’impegno degli Stati,
delle Organizzazioni internazionali a livello
mondiale e locale, delle
Organizzazioni non governative e di tutti gli
uomini e le donne di
buona volontà che
ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione.
In particolare, in Asia e in Africa le principali vittime sono i
membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito
di professare liberamente la
propria religione o di cambiarla, attraverso l’intimidazione e
la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni
essenziali, giungendo fino alla
privazione della libertà personale o della stessa vita (…) Vi
sono poi forme più sofisticate
di ostilità contro la religione,
che nei Paesi occidentali si
esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura
della maggioranza dei cittadini. Esse fomentano spesso l’odio e il pregiudizio e non sono
coerenti con una visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni (…) La difesa della religione passa attraverso la difesa
dei diritti e delle libertà delle
comunità religiose. (...) In particolare per la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l’identità della maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il dialogo
e per il reciproco arricchimento
culturale.
(…) La pace è un dono
di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente
compiuto. Una società
riconciliata con Dio è
più vicina alla pace,
che non è semplice assenza di guerra, non è
mero frutto del predominio militare o economico, né tantomeno di
astuzie ingannatrici o
di abili manipolazioni.
La pace invece è risultato di un processo di
purificazione ed elevazione culturale, morale
e spirituale di ogni persona e popolo, nel
quale la dignità umana
è pienamente rispettata (…) La
libertà religiosa è un’autentica
arma della pace, con una missione storica e profetica. Essa
infatti valorizza e mette a frutto
le più profonde qualità e potenzialità della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore il mondo.
Dovunque abitiamo noi
Dio è di casa
di Luca Sardella
Il ritorno a casa, dopo la Messa di mezzanotte,
resta scandito per molti da un rito che ha come
la forza di “prolungare” il mistero celebrato. Quel
piccolo bimbo, custodito con cura tra le cose più
care, può finalmente trovare dimora nella piccola grotta sistemata nel presepe. È Natale!
“Yehoshua”, Gesù, “il Signore salva”: quel bimbo
porta il sorriso di Dio sull’umanità. Il Dio, che
aveva modellato Adamo con la polvere del suolo, è diventato Lui stesso polvere del nostro suolo. Il vasaio, che aveva plasmato l’uomo come
un vaso di argilla, aveva scelto la stessa argilla
per terminare il suo esodo verso di noi. L’impensabile di Dio, il prodigio più grande, è proprio
questo: Dio è diventato vicenda umana, fedele
compagno di viaggio, compassione di amore
che restituisce vigore alla nostra speranza. Per
questo il presepe conserva nella sua semplicità
una carica profetica capace di fare breccia nel
cuore dell’uomo.
Oggi c’è chi, lavorando di fantasia, ha scelto di
ambientare la natività di Gesù nei luoghi di lavoro, chi nei limiti più marcati dell’esistenza umana. Altri ancora nell’ordinarietà dei nostri ben riconoscibili borghi. Ma anche in zone di guerra
dove si fatica a trovare la pace. Il Natale, del
resto, è proprio questo: Dio nasce per far
fiorire l’umano che è in noi. E allora non
c’è luogo o situazione di vita che non sia
scelta dal Signore per porre la sua dimora
con noi.
Il Villaggio nei giorni che precedevano il Natale
ha preparato con immutata passione i presepi
nelle varie strutture. In quel grande laboratorio
di vita e di formazione – che costituisce una
grande ricchezza per il nostro territorio – l’evento della nascita di Gesù è stato posto al centro.
Scelta non scontata: è guardando all’evento del
“Dio-vicino” e del Dio che si consegna vulnerabile al tempo che il Villaggio educa ad un nuovo
sguardo sugli altri e sul mondo.
Porre al centro il presepe, allora, non è soltanto
sterile abitudine incapace di svelarne il senso ed
aprire orizzonti nuovi. La straordinaria novità del
divino che sceglie di abitare l’umano ha la forza
di restituire dignità alla nostra umanità, qualunque essa sia. Il Villaggio è un luogo che per
vocazione sceglie di praticare percorsi di
reciproca umanizzazione. Il presepe conserva la sua carica profetica: Gesù ha rivelato non
solo che Dio è amore, ma ha raccontato con la
sua vita il modo stesso di amare di Dio. Un amore che diventa compagnia all’uomo, un amore
fedele, generoso, paziente, misericordioso. Alla
luce del presepe, lo stile dell’amore di Dio per
ogni uomo diventa la grammatica umana con la
quale impostare ogni nostra azione: Scriveva
von Balthasar: “La fede cristiana non può intendersi che come un inserimento nell’atteggiamento più intimo di Gesù”.
La cura quotidiana nei confronti dei disabili, dei
deboli, l’attenzione al bene e alla crescita dei ragazzi, la formazione professionale dei giovani acquistano in questa luce un nuovo sguardo: mettere al centro il presepe – il Dio che in Gesù
diventa vicenda umana – è un richiamo a “vedere” sul serio l’infinito valore dell’umano e della
prossimità, per educarci a riconoscere il Suo volto nei volti ordinari che riempiono la normalità
della storia di ciascuno. E così ogni giorno sarà
ancora Natale.
Distribuzione viveri per famiglie indigenti
Centro di San Salvatore: il martedì ore 14/16 * il venerdì ore 16/18
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20
RICEVIAMO I RINGRAZIAMENTI DA BALI (INDIA) per il
materiale tecnico inviato dalle ragazze del Villaggio Volley.
Non solo sport... attraverso lo
sport possiamo essere operatori
di pace. La promozione dell’attività sportiva è il primo strumento
per la diffusione di quella cultura
di pace che può trasformare questo vecchio mondo.
Il Villaggio Volley sprona tutti gli
sportivi a operare per la pace in
tutti i campi della nostra vita.
La seconda tappa maschile del
Torneo Bussinello si è svolta
domenica 21 novembre a Carasco e a Chiavari e ha incoronato Merate, impostasi in rimonta nella finale tutta lombarda con il Volley Segrate
1978. Sei le squadre partecipanti alla manifestazione, provenienti da Lombardia, Emilia
Romagna e Liguria: oltre ai sopra citati Merate e Volley Segrate, si sono esibiti Carige Genova, Bre Banca Lannuti Cuneo, Scuola Pallavolo Anderlini
e Diavoli Rosa Brugherio.
Nella finalissima il Volley Segrate subisce il prepotente ritorno
di Merate che si aggiudica nettamente il secondo set di spareggio guadagnando così un
inaspettato quanto meritato
pass per la finale di Pasqua del
torneo a Modena.
Da sottolineare l’organizzazione locale della Scuola di Pallavolo Carasco, in collaborazione
con Villaggio Volley, che ha
Un caloroso pubblico ha sfidato il gelo siberiano
per assistere al derby tra Villaggio Basket e
Aurora Basket Chiavari, gara valida per il Cam-
pionato Regionale di Promozione, Girone D. Le
aspettative non sono andate deluse: al PalaVillaggio (cosi è stata affettuosamente soprannominata la Palestra del Centro di San Salvatore) le
regalato ai partecipanti davvero una giornata indimenticabile con palazzetti gremiti e premiazioni ricchissime.
Alessandro Assarini
due squadre hanno dato vita ad un match esaltante. L’apice della suspense al terzo quarto
quando entrambe hanno raggiunto un risultato
di parità. Una partita disputata con grande sportività da tutti gli atleti, che si sono
contesi ogni canestro, regalando ai presenti continue emozioni. I Cinghiali Biancorossi del Coach Jacopo Croce hanno
vinto 59 a 47, conseguendo la sesta vittoria consecutiva che li conferma in testa alla classifica.
«Una vittoria che dedichiamo a Jacopo, assente per improrogabili impegni – dichiara
Matteo Landò, che in questa occasione ha
diretto gli atleti villaggini – Partita tirata ma
comunque sempre sotto controllo, potevamo fare di più, soprattutto nei primi due
quarti. Abbiamo avuto troppa frenesia in
attacco – prosegue il giovane atleta di Villaggio Basket – ma alla lunga è venuto fuori il
cuore biancorosso».
Angelo Coriandolo
SPORT&DINTORNI
Più sportivi, più lieti
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Domenica 13 febbraio
Centro di San Salvatore
N.S. di Lourdes - Giornata del malato
ore 15.30 - il Vescovo presiederà S. Messa e fiaccolata
Invitati speciali: anziani, malati, disabili
Le vostre offerte - il nostro grazie
Angela Migliavacca Campi - Guglielma Gori - Dante
Sergio Costa - Bruno Milia - Lina Costa ved. Raffo i.m.
dei defunti Costa, Raffo e Arata - Italo Sivori - Amalia
Damico e figli i.m. di Gino Parodi - Lino Zampol - Maria
Andrea Podestà - Mariella Mariani - Monica Brignardello Susini - Monastero Carmelitane Scalze di Genova - Giovanni Brusco - Maddalena Giorgini - Maria Isabella Giuliana Di Cocco i.m. dei propri defunti - Maria
Terzi - N.N. i.m. di Giovanni Mantero - Agostino Biggi - Ravenna i.m. dei propri cari - Maria Rosa Olivari - Nadia
Maggi i.m. di Vittorio Maggi - Laura Re i.m. di Maria
Luigi e Damiano Moglia - Francesco Tiscornia i.m. di
mamma Angelita - Armando Gaia i.m. dei propri defun- Robotti - Luca Bottari - Suore Rosminiane di Chiavari Tina Passeri i.m. del fratello Enrico - Andrea e Simone
ti - Roberto Bernardello - Guglielmo Ferraris - Giacomo
Folli - Fam. Razzetti - Bisso i.m. di Angelo Sanguineti Costamagna - Pietro Mongiardino - Giuliana Romeni
i.m. dei propri defunti - Pietro Malerba i.m. di Marcello - Fam. Gardella - Corrado Centanaro - Francesco Ottone
Michele Tordo i.m. dei suoi cari - Enrico Nicolini - Luisa - Maria Vittoria Pangos - Giancarlo Sanguineti - Silvio
Lauri i.m. di don Nando - Olga Nizza - Andreina Prato - Gigliato - Elvia Giulia Pianello Macchiavello - Francesco
Bavestrello - Vincenzo Gatti i.m. di Norma - Adriano
Andrea Sanguineti - Stefania Delucchi - Lucio Folilela Guglielmetto - Franco Passera - Luigi Broglia - Luigia
Solari Sanguineti i.m. di Sandro Pinasco - Maria Fulle
i.m. di don Nando - Alessandro Sassi - Offerte raccolte
in occasione dei funerali e il personale degli uffici
amministrativi del Villaggio del Ragazzo i.m. di
Annunziata Galeni ved. Ghio
Don Nando Negri onlus
Per i lavori al Centro di Sampierdicanne
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L’intraprendente e inossidabile gruppo degli
“Ommi de Ruinà” hanno reso dolce il passaggio al nuovo anno per tante persone con
tazzoni fumanti di zabaione.
I ragazzi dell’Acquarone, beneficiati ancora
una volta, ringraziano e applaudono per la
generosa offerta.
Giovanna Tiscornia - Alessandro Thellung - Gina
Garbarino - Mara e Michele nel giorno del loro matrimonio - Nicola Queirolo - Nino Ghirlanda - Mario Conti
- Nick e Alba Picinich - Rosa Lagomarsino - N.N. i.m. dei
suoi defunti - Pro Loco Leivi i.m. di Alfredo e Anna
Zappettini - Ipercoop “I Leudi” i.m. di Monica Personale ATP i.m. di don Bruno Nicolini - Fam.
Domenichini i.m. di Gino Parodi - Condomini di Via
Marsala 14 a Chiavari i.m. di Oscar Signorini - Elena
Zampogna i.m. della sorella Rosella - Maria a ricordo
del figlio Luca - Isabella Devoto
Centro Benedetto Acquarone
Mario e Lina Zavattaro - Biagio, Francesca M., Carla,
Maria Franca, Marialina, Francesca B., Gianna, Franca,
Anna Gloria, Laura, Giacomina, Lucina, Guglielmina
i.m. di Gabriella Castagnola - Fam. Anzellotti i.m. di
Adriano Del Bon - Anna Rocca i.m. di Clara Massucco Dipendenti Enel, parenti, amici e conoscenti i.m. di
Nico Biglia - Luigi Viacava - Comunità neocatecumenale
di Sestri Levante - Paolo Tolu i.m. di Gino Parodi Associazione Albergo dei Fanciulli di Genova - CAT 12
Bonventi
OFFERTE PER I LAVORI
DI RISTRUTTURAZIONE DEL
CENTRO DI SAMPIERDICANNE
Il secondo piano del Centro è finito e vi è già
installata la Comunità doppia diagnosi.
Proseguono i lavori per il primo piano e il tetto.
Sono previste spese per altri €470.000,00, solo
in parte coperti da contributi già assegnati.
Ci affidiamo ancora una volta alla Provvidenza e
alla vostra solidarietà.
Grazie a...
...“Bambi” di Sestri Levante, che ha donato giocattoli per le nostre pesche di beneficenza...
... Giulia Roffo e a sua mamma Paola, che ci
hanno donato dei giochi bellissimi...
Per le offerte
Villaggio del Ragazzo
C/C N° 13460/80
Banca CARIGE
IBAN: IT 82 X 06175 31950 000001346080
***
Associazione don Nando Negri-Onlus
C/C N. 50 - Agenzia di Chiavari
Banco di Chiavari e della Riviera Ligure
GRUPPO BANCA POPOLARE DI LODI S.P.A.
IBAN: IT 20 M 05164 31950 000000000050
C/C Postale N. 86651981
Intestato a “Associazione Don Nando Negri - Onlus”
IBAN:
IT 52 A 07601 01400 000086651981
Periodico
Direzione e Redazione
• 16030 -San Salvatore(Ge)
Via IV Novembre 115 Tel. 0185/3751 www.villaggio.org - e-mail: [email protected]
Autorizzazione Tribunale n°1/88 del 26/1/1988
•
Direttore
PRETE RINALDO ROCCA
Direttore Responsabile
GIACOMO FERRERA
Responsabile di Redazione
ANGELO CORIANDOLO
Redazione
Adriana Aiello• Emilio don Arata• Alessandro Assarini•
•
•
•
Giuseppe Ferroggiaro• Raffaele Girlando• Mariarosa Ivani•
Armando Montagni• prete Rinaldo Rocca• Franco Zampogna
Editrice
Al Centro Acquarone sono arrivate due auto
usate in ottimo stato.
Dall’alto:
La Fiat Multipla regalata da Maria Bozzo ved.
Norero e dall’Associazione don Nando
Negri Onlus
La Citroën donata dalla Fondazione Arte
della seta “Livio” di Firenze
•
Opera Diocesana Madonna dei Bambini VILLAGGIO DEL RAGAZZO
• 16043 Chiavari (Ge) Piazza N.S. dell’Orto
•
Impaginazione
“GOLFO TIGULLIO”a.r.l.
Coop Sociale • 16043 Chiavari (Ge) Via dei Lertora 41
Stampa
MICROART’S s.p.a.
•
16036 Recco (Ge) Via dei Fieschi 1/A • Tel 0185/730111
Pubblicazione inviata solo ed esclusivamente a titolo gratuito
11
1923
“Premio bontà don Nando Negri”
Edizione 2011
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Don Nando Negri Organizzazione Non Lucrativa di Utilità
Sociale (ONLUS)” bandisce il secondo “Premio
bontà don Nando Negri” da assegnare ad
una persona, specialmente di giovane età, che si
è distinta nel donare molto di sé agli altri, sull’esempio del caro don Nando.
Sarà un riconoscimento non in danaro che verrà consegnato ufficialmente nei primi giorni di
luglio, in occasione della celebrazione dell’anniversario dell’ingresso di don Nando nella Gloria
del Padre.
Con il presente bando l’Associazione, nel rinnovare l’iniziativa, sottolinea che tutti possono inviare segnalazioni di persone meritevoli del nostro territorio.
Crediamo sempre di interpretare un particolare
della figura di don Nando: avere il suo recapito
nel Villaggio, ma correre con gli occhi, con la
mente e con il cuore rivolto dovunque occorres-
Associazione Don Nando Negri
O.N.L.U.S.
se condivisione e amore.
° Le segnalazioni dovranno pervenire entro
il 30 aprile 2011
* In forma scritta e controfirmata all’indirizzo:
Associazione “Don Nando Negri - ONLUS”
Via IV Novembre 115 - 16030 Cogorno
* oppure per posta elettronica:
[email protected]
° La giuria sarà formata dai membri del Consiglio e presieduta da una personalità del Tigullio
° Per informazioni tel 340 4929681
Lì, 17/12/2010
Il Presidente
don Emilio Arata
Finalmente sono stati versati i
22.871,13 euro
dal 5xmille dell’anno 2008.
Codice Fiscale per 5
x 1000
90054900106
Caro
don Nando
Caro don Nando,
ti ricordo in movimento.
Avevi sempre mille cose da fare, da
realizzare, da ottenere.
E ci parlavi, ci contagiavi con il tuo
entusiasmo.
I tuoi occhi celesti brillavano e ci trasmettevi la
tua fede.
L’Associazione ringrazia gli
823 gentili contribuenti.
Ci parlavi di Gesù e della Madonna come se fossero lì con noi.
Li sentivamo molto vicini e vivevamo con tanta
serenità.
E poi, non possiamo fare a meno di immaginarti con monsignor Marchesani che, con il suo dolce sguardo, conquistava tutti.
Ciao
Clara Lauri
ATTENZIONE
In caso di mancato recapito, rinviare all’Ufficio Postale di Genova Brignole per la restituzione al mittente, che si impegna a
pagare la relativa tassa.
DESTINATARIO SCONOSCIUTO
TRASFERITO
DECEDUTO
INDIRIZZO INESATTO
RIVISTA RESPINTA
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