Associazioni Senza Fini di Lucro: “Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Genova” ANNO XXIV - Numero 1 - gennaio-febbraio 2011 Iniziamo l’anno 2011 con una certezza: la “crisi” che perdura. Non è bastato un anno a farla sparire, anzi per alcuni aspetti, in particolare per la disoccupa- zione, si è andati peggiorando. A capodanno sembra a volte che ci si illuda di poter spazzare i vecchi problemi con gli auguri per il nuovo anno, come se magicamente quello che inizia facesse ripartire daccapo la propria vita e le vicende del mondo. Mai come allo spuntare di quest’anno il rito dei festeggiamenti e dei brindisi ha suonato falso; nessuno di noi ha fondate speranze che i timidi segnali di ripresa – più profetizzati che reali – possano produrre a breve una situazione migliore. La prima novità sta allora nell’imparare a convivere con la crisi in atto. E dobbiamo impararlo tutti. A cominciare dai potenti, che pro- Anno nuovo vecchia “Crisi” clamano l’inversione di tendenza e a malapena riescono a tentare di limitare i danni. Per finire a ciascuno di noi che deve continuare a rimboccarsi le maniche e ad aguzzare l’ingegno per arrivare dignitosamente alla fine del mese. Se è tempo di sacrifici e rinunce, bisogna almeno distribuirli un po’ meglio; in troppi hanno già perso il lavoro, la sicurezza del domani, progressivamente la casa, e pure il pane quotidiano. In qualche modo stanno pagan- do per tutti noi. E noi non possiamo restare indifferenti, preoccupati soltanto di difendere il nostro benessere pur se ridimensionato. Nessuno, a quanto pare, ha la ricetta per risolvere i problemi. I governanti non riescono che a ta- Periodico dell’Opera Diocesana “VILLAGGIO DEL RAGAZZO” www.villaggio.org - e mail: [email protected] 2 gliare drasticamente le spese a tutti i livelli; e i tagli colpiscono prima di tutto “il sociale”, sempre le persone più deboli. Finiranno a pezzi. Non usciremo dalla crisi se non con una forte responsabilità comunitaria e con la capacità di adattarci alla situazione reale. La proposta di un nuovo contratto di lavoro alla Fiat forse ci insegnerà qualcosa, anche le condizioni di miglior favore acquisite in tempi migliori possono essere ridiscusse e adeguate alla stretta dei tempi odierni. Non è da ieri che chi vuole restare a galla nel lavoro va stringendo tutto ciò che può: privilegi, sprechi, assenteismo, personale, spese di gestione, ecc. È definitivamente finito il mito del lavoro sicuro, della garanzia di un posto tranquillo e comodo per tutta la vita lavorativa, dell’impiego da imboscati, magari raggiunto con spinte e raccomandazioni, intoccabile a prescindere dalle capacità e dai risultati. Anche il pubblico impiego ha dato segnali di inversione di tendenza e dovrà arrivare, per il bene del Paese, all’efficienza del privato che lotta tutti i giorni per la sopravvivenza. Il Presidente della Repubblica ha richiamato all’attenzione di tutti il dramma della disoccupazione giovanile. Come potranno i giovani far cambiare lo stato delle cose, che noi abbiamo lasciato degenerare, se non potranno nemmeno entrare in larga percentuale nel mondo del lavoro? Una famiglia su quattro ha da affrontare oggi la difficile collocazione al lavoro dei figli! E intanto continua il lavoro ne- ro, continua lo sfruttamento degli immigrati. Mica vero che ci prendono i posti di lavoro! Normalmente riescono a entrare, diventano addirittura necessari, nei mestieri che noi non vogliamo più fare. Continuano i nostri giovani a rifiutare i lavori umili, manuali, considerati troppo pesanti e faticosi, poco dignitosi; soprattutto poco comodi: “piuttosto che spezzarsi la schiena meglio vivere a carico dei genitori, intanto, finché possono, non ci fanno mancare niente, e possiamo pure lamentarci per la inoccupazione!”. E tanti genitori non riescono a smettere di pensare che il figlio – che ha studiato – certi mestieri non li può fare. Occorre, se non per furbizia almeno per forza, diventare realisti: prendere al volo le opportunità di lavoro qualunque esse siano, senza puzza sotto il naso, anche se si dovesse spalar letame. Occorre pure capire che spesso la scuola non prepara all’inserimento lavorativo e quindi la formazione professionale è oggi più di prima assolutamente necessaria: corsi, voucher, tirocini, apprendistato, work experiences, ecc. E magari in più settori, per avere più opportunità e flessibilità. Bisogna tornare a far gavetta, a saper dimostrare le capacità, il temperamento e l’applicazione sul lavoro; e sacrificare il divertimento a vantaggio del lavoro. Bisogna anche far posto ai giovani rinunciando ai consulenti pensionati o accontentandosi della pensione senza fare un altro mestiere, magari in nero. Per i pensionati che vogliono rendersi utili, non a sé ma agli altri, è aperto il grande e meraviglioso campo del volontariato! Oppure alcuni di loro, mettendo a frutto l’esperienza, potrebbero accompagnare dei giovani a inventare nuove opportunità di occupazione. C’è chi sta peggio, le cosiddette fasce deboli: invalidi di ogni tipo, persone in difficoltà per il proprio vissuto. Per molti di loro oggi – nonostante il settore dedicato del Centro per l’Impiego – solo fame e disperazione di sentirsi emarginati. Sono l’anello più debole; per loro le risorse dobbiamo trovarle e inventarle noi: hanno diritto al lavoro anche se non sono competitivi nella produttività. In tempo di crisi occorre moltiplicare gli sforzi per l’inclusione sociale, dalle pubbliche istituzioni ai privati, alle esperienze cooperativistiche. E sul posto di lavoro occorre solidarietà, pazienza, condivisione per compensare lavorando un po’ di più – la fatica di chi non regge i ritmi. E se la “crisi” riuscisse a spezzare un po’ il nostro egoismo? Oltre un necessario bilanciamento dei diritti e doveri, dobbiamo capire che la società non progredisce perché ciascuno riesce a fare i propri interessi, ma quando il bene comune diventa l’obiettivo primario di tutti. Se siamo disposti a imparare le salutari lezioni che la situazione attuale ci sta imponendo, proprio in questo modo riusciremo, ognuno per la sua parte, a porre le condizioni per superarla. prete Rinaldo di Lele Girlando L’inaugurazione di un nuovo modulo di comunità è finalmente avvenuta sabato 30 ottobre; la presenza persone perché si realizzino. L’incontro con l’ingegnere è stato l’incontro con chi ha condiviso con lui gli ideali e ha delle Autorità, della famiglia Chiarella, dei familiari degli ospiti, dei colleghi degli altri Centri del Villaggio ha sottolineato l’importanza dell’avvenimento. Mi voglio soffermare su tre punti che mi hanno particolarmente emozionato. Il primo, la benedizione della targa posta all’ingresso: CENTRO FRANCO CHIARELLA. Da tempo chiamiamo il Centro con questo nome e lo abbiamo sempre fatto con un certo automatismo. E invece no. Si tratta di sottolineare la storia e di ricordare che quel che ha fatto don Nando lo ha fatto perché alla sua energia si sono aggiunte altre energie. Il nostro prete ha sempre pensato che le idee, i sentimenti buoni, gli ideali, ci sono nel cuore delle contribuito a realizzarli. Quella mattina era presente anche un gruppo di persone del C.A.I., amici dell’”inzegné” e gli affe- zionati nipoti. Un altro momento importante, la presenza di un vecchio collaboratore, oggi a riposo, che del Villaggio conosce “quasi” tutto; si tratta di una persona che non ha mai lavorato direttamente con i tossicodipendenti ma che ci ha osservato lavorare per molto tempo con attenzione e affetto. Il terzo punto: durante quella mattinata, ho cercato di salutare personalmente tutti i partecipanti. Due persone si sono presentate dicendo il loro nome e aggiungendo “semmu de San Pè” (siamo di San Pietro). Due persone del quartiere dove si trova la Comunità. Anche in questo caso emerge un legame con la nostra storia. La Comunità pensata dal nostro Fondatore è per la città. Sorge, cresce e si sviluppa impastando pregiudizi, speranze, fatiche, vittorie, ringraziamenti e scuse. CENTRO FRANCO CHIARELLA Semmu de San Pè de canne 3 Verso la vetta con Franco Chiarella, ingegnere e uomo di fede di don Nando Ringraziamo i nipoti Salvatore, Lorenzo e Giuseppe Chiarella, che ci hanno trasmesso e concesso di pubblicare questo inedito di don Nando (ottobre 1985), in cui traspare la sublime penna del prof. Gigetto Negri. *** Mi raccolgo, come in un colloquio interiore e lo rivedo nitido e vivo. La sua persona agile, il suo sorriso, il suo sguardo, la sua mano. Come vibrava nel ricordare e nel progettare. Come capiva le esigenze degli altri. Quando faceva un piacere era come se lo ricevesse. Pensoso nel soppesare e ascoltare. Rapido nella decisione. Costruttore e scalatore. I problemi degli uomini e i segreti della natura. Il lavorare fervido per la comunità e il lento calcolato ascendere in silenzio. Il suo incontro con il dolore. Il sapere e lo sperare. L’accogliere. 4 Per noi era l’ingegnere. Franco… Ero nella sua casa, lui celibe con due sorelle. Una volta la famiglia era numerosa. Poi alcuni si erano formata la loro famiglia nuova, altri se li era portati con sé Sorella Morte. Ma dai rimasti in casa e da quelli che vivevano fuori, e pur sempre uniti, Franco era guardato come il punto di riferi- mento. Lo si è visto nella stanza di lui malato. Era, si può dire, il perno. La famiglia che egli non aveva impiantato per sé, viveva nel convergere di tutti intorno alla sua persona. Coglievano la forza del suo sentire, la lucidità del suo giudizio. Vedevano in lui il “costruttore”. Era difatti quella la sua professione. Costruttore di case, per la dimora degli uomini. Case ariose, con una dignità di struttura, dove le famiglie potessero vivere e trovarsi. Case in cui le famiglie si sentissero unite sotto il suggello, immancabile sulla facciata, della Madonna dell’Ulivo. Edificatore di templi, per la liturgia del Signore. Chiese nuove, che unissero modernità e FRANCESCO CHIARELLA Ingegnere Cavaliere di Gran Croce di San Silvestro 1916 - 1985 sacralità. Restauro di chiese antiche, a cui si volgeva con reverenza. Restauro pieno d’amore, chino l’ingegnere a cogliere il respiro dei secoli trascorsi, rimuovendo le soprastrutture nell’intento di ritrovare la pietra viva, l’autentico, il senso religioso che dal lontano passato godeva – e lui l’avvertiva sensibilmente – di comunicarsi e di ritrovarsi attuale. Penso al fervore con cui si muoveva, attento e sospeso, entro la Basilica dei Fieschi. La più bella e la più suggestiva delle chiese del nostro paesaggio. Due iniziative gli furono particolarmente care. Perché, credo, gli parvero singolarmente necessarie e perché erano insieme case e chiese. La casa delle Monache oranti, a cui dedicò tutte le risorse della sua abilità tecnica e in cui si immerse come in un dono del suo spirito. Poter essere-con, unito-in, vicino nell’impegno a chi si separava da tutto facendosi per tutti preghiera. E con la casa della preghiera, la casa dell’azione che è preghiera, perché accoglie e salva. Il pensiero va all’Opera del Villaggio del Ragazzo, ai padiglioni del Centro Professionale di San Salvatore: i laboratori, le scuole, la palestra, la piccola chiesa con l’abside incrostata di tessere musive, suggestione dorata che spiega e firma il complesso. E le costruzioni del Centro di Pian dei Mucini a Massa Marittima, dove ogni particolare è stato studiato, analizzato, discusso, risolto in collaborazione e felice armonia. Quante altre realizzazioni si affollano, che non si contano: i lavori nell’episcopio, la sistemazione della Casa diocesana Francesco Marchesani. Ultima condotta a termine, la ristrutturazione del grandioso edificio di San Filippo, destinato a nuova sede delle opere sociali per la parrocchia di San Giovanni Battista. Tra tanti lavori appassionanti vorrei isolare un fiore, che gli prendeva l’anima in vista dei destinatari umili e anziani. Impegno onde il vecchio Ricovero Torriglia uscì rinnovato, fatto albergo accogliente per la serenità dei provati dalla vita. Ma, ancora nelle ultime settimane, il suo pensiero si volgeva di nuovo al Villaggio, al palazzo secentesco di Castiglione che attendeva il ripristino per la terapia e il recupero sociale dei tossicodipendenti, i giovani minati da un’infelicità oscura. Ed egli si illuse, generosamente, di poter ancora servire, quando il Signore gli domandava solo il “Sì” alla Sua chiamata definitiva. Gli soccorse allora più volte il ricordo delle sue montagne - le Alpi e le Apuane - di cui aveva scalato le cime, mosso da esigenza di elevazione, anelante a purezza, e felice di cimentarsi con la roccia, gioioso di contemplare quel paesaggio intatto, nel silenzio religioso e nella cooperazione fraterna al suo CAI. Si ritempravano le sue forze, si ossigenava l’anima. Ne scendeva a progettare e a costruire. Rientrava nella sua casa tra gli olivi, dove giungeva il suono delle campane dalla chiesa di Bacezza, la parrocchia tanto venerata con l’immagine prodigiosa e bella della Vergine Madre. Le case, le chiese - la famiglia, il santuario - le cime dei monti. E intanto si profilava, sempre più prossima, la vetta della montagna di Dio. Per tradizione familiare e per convinzione sua, era lassù che si guardava come alla mèta. Ma la vita lo impegnava ancora. Anche dopo che il male ebbe fatta la sua apparizione e la prima devastazione. Tenace come il rocciatore. Poi, alla fine, disteso. Nei lunghi giorni del dolore. Capace ancora di sorridere. Eppure non senza mestizia. Raccoglimento assorto. L’ultima marcia, nell’apparente immobilità. Che segreto mistero il soffrire! Diventò per lui un immergersi sempre più nel clima che trascende l’umano. Era pronto. Accolse la Messa, e l’Olio che segna e consacra, e l’Ostia che assimila a Dio. Scendeva per lui il crepuscolo, un lento staccarsi... Restava accesa la lampada. La Fede illumina la sua casa. LE CALDARROSTE SONO PRONTE... A novembre, tradizionale castagnata per i ragazzi dell’Acquarone promossa dalla Associazione genitori. Tutti pronti a gustare... ... ma qualcuno si è pure scaldato a far fuoco e a rigirare il padellone. ... BUON APPETITO A TUTTI! 105 CENTRO ACQUARONE 106 14 Piovono libri... piovono applausi a cura di Marina Berti Per il secondo anno consecutivo “Noi, quelli della lettura” del Centro Benedetto Acquarone, siamo stati coinvolti, venerdì 29 ottobre, nella manifestazione “Piovono libri”, promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova e patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’invito è partito dalla Biblioteca Civica di Lavagna, in quanto è dal 2009 che facciamo parte di un progetto di diffusione e promozione della lettura. E in occasione del trentennale dalla scomparsa di Gianni Rodari, autore di fiabe per bambini e adulti, il nostro gruppo si è cimentato in pubbliche letture. La novità di quest’anno è stata la presentazione di un componimento poetico in rima, liberamente reinterpretato da noi con un accompagnamento musicale ed una breve “pieces” teatrale, all’interno della quale si è esibita Barbara, valorizzata nella sua performance da un eclettico Ottaviano nei panni di Totò. I lavori sono stati introdotti dal mitico Roberto, con la seguente scaletta: - il trio Paolo, Fabiana e Carla con la fiaba “A sbagliare le storie”, il cui titolo è stato letto da Emanuele; - il duetto Sara e Barbara in “Bambini e Bambole”; - il debuttante Edoardo in coppia con Enrico in “L’Omino di niente”; - la veterana Fabiana con l’evergreen Claudio in “La torta in cielo”; - il trio musicale Paolo, Marina e Fabiana con la coppia rivelazione Barbara e Ottaviano, in “Gli uomini di vetro”. Michela ha introdotto i vari brani ed ha narrato le storie, che erano state anche riprodotte graficamente su cartellone. LE NOSTRE EMOZIONI: È stata fonte di orgoglio presentare la manife- stazione, per il prossimo appuntamento vorrei sperimentare anche io il ruolo di artista di strada. Ringrazio di cuore Ivana che ha promosso l’iniziativa (Roberto); Mi è spiaciuto non poter partecipare anche se da casa sono stata molto vicina ai miei compagni (Charis); Partecipare per il secondo anno a questa manifestazione mi ha permesso di essere più attenta e disinvolta di fronte ad un pubblico nuovo (Carla); I due momenti più belli per me sono stati il concerto della banda e la performance di Barbara che mi piacerebbe tanto risentire (Paola); Mi sono sentita padrona della scena come una vera e propria star! (Fabiana); Il mio debutto è stato proprio emozionante; mi tremava la voce, ma è stato proprio bello vincere la timidezza e far sentire la mia lettura al pubblico (Emanuele); Anche io ho letto per la prima volta di fronte a tanti bambini che sono stati per me la cosa più bella (Enrico); Ho affrontato la nuova prova con tranquillità, perché avevo vicino Ottaviano, che mi ha aiutata a vincere la forte emozione (Barbara); È la prima volta che recito all’aperto e ho provato tanta contentezza (Edoardo); Ho provato una grande gioia quando ho letto ad alta voce il titolo “La torta in cielo” (Claudio); Sono stata felice di presentare ai bambini presenti in piazza le mie opere artistiche! (Michela); Mi è piaciuto leggere la poesia e cantare per la prima volta in pubblico accompagnato dalla chitarra! (Paolo). È stata una vera e propria festa del libro e dei bambini, i quali hanno gioito e cantato insieme a noi sotto una pioggia di coriandoli. Siamo così soddisfatti dell’esperienza che abbiamo già aderito alla prossima manifestazione sull’intercultura prevista a maggio. Anche quest’anno ci siamo ritrovati al tradizionale incontro degli Ex allievi/e. Un gradito ritorno nel Centro di San Salvatore. Il tema della serata era: le nuove e vecchie sfide del Centro. Si è iniziato con la Santa Messa e l’omelia, che ha unito memoria e attualità. Sono seguiti più interventi, aperti dal nuovo Direttore del Centro, Nicola Visconti, che ha illustrato le nuo- ne “Don Nando Negri” O.N.L.U.S. da parte del suo Presidente: don Emilio Arata, che ha presentato una nuova brochure dove sono dichiarati: scopi, finalità e modalità di aiuto per far crescere l’associazione; con invito a divulgare il più possibile tale opuscolo. Le figure di don Nando, don Roberto e don Antonio erano nei ricordi, nelle parole, ma anche ve sfide partendo dai suoi ricordi di momenti passati con don Nando, proprio per sottolineare come le nuove sfide siano sovrapponibili con quelle vecchie, affrontate nei 64 anni del Villaggio appena compiuti. Il Coordinatore didattico della Formazione Professionale, Marino Bianchi, ha illustrato, sotto forma di numeri, la realtà della Formazione Professionale oggi, ponendo in risalto le differenze fra le necessità dei ragazzi di Villa Parma e quelle degli attuali allievi. Successivamente ha presentato gli ultimi due “ingressi” tra i formatori della Formazione Professionale del Villaggio: due giovani che con toccanti testimonianze hanno espresso la voglia dirompente di entrare a far parte della grande famiglia dei villaggini. Giovanni Bringiotti, coordinatore organizzativo della Formazione Professionale, ha raccontato con alcuni flash l’impegno formativo con gli attuali allievi. Una esperienza che non può lasciare indifferenti ed è una gradevole sorpresa ogni giorno. Si è concluso con l’illustrazione della Associazio- negli occhi e nel sorriso di ogni presente. Una cosa straordinaria. Una gustosa cena si è arricchita di tanti incontri e dialoghi personali tra chi da anni si riconosce in questo appuntamento prezioso, in cui ritrovarsi e ritrovare le origini del Sorriso che abbiamo nel cuore. Ci siamo salutati con l’impegno di esserci anche nel 2011. EX ALLIEVI/E Affrontare la crisi con il coraggio degli inizi 7 FORMAZIONE PROFESSIONALE 8 Con una buona squadra scommessa vincente di Rio & Co. Quante volte siamo arrivati, con mano tesa verso l’altro, al punto del “ci scommettiamo?” Nel novembre del 2009 i coordinatori della Formazione Professionale mi hanno chiamato per chiedermi: “Vuoi fare il tutor del 4°anno, Manutentore Industriale?”. Il Villaggio e Ente “Forma” affrontavano questa esperienza per la prima volta in un terreno di sperimentazione anche per la Regione Liguria. Quindi, sin da subito, il quarto anno per il Diploma Professionale IFP per me ha suonato come una vera e propria scommessa. Le idee e le indicazioni sicure erano poche, altre regioni avevano già cominciato con la sperimentazione qualche mese prima, ma non v’era nulla di codificato. Inoltre, si aggiungeva l’incognita di un unico corso realizzato con allievi qualificati in due Centri ognuno con proprie impostazioni organizzative e differenti indirizzi professionali (meccanico, elettrico e termoidraulico). Con Antonio, il nostro progettista, davanti a un foglio bianco ci siamo chiesti: “E adesso?” C’era un progetto da mettere su carta con contenuti dettagliati. Regione Liguria con il suo staff ha da subito mostrato il valore che attribuiva a questo progetto, mettendo in campo i suoi uomini migliori per affiancarci e accompagnarci. Ma il vero colpo vincente è stato il metodo di lavoro comune nella diversità dei ruoli: far circolare le idee progettuali affinché ciascuno le faccia proprie e vi porti il suo contributo. Con l’aiuto di altri docenti, tutor, coordinatori, seppure impegnati in altri corsi, abbiamo sviluppato il “progetto di dettaglio”, ovvero, tutto ciò che i ragazzi dovevano affrontare indicandone tempi, luoghi e modalità. Ripensando a questa fase di lavoro, sembrava un turbinio di idee, indicazioni e suggerimenti che passava dall’uno all’altro e prendeva forma nelle mani del progettista. Un vero sforzo, ma anche una grande soddisfazione, lavorare così. Il 3 Dicembre 2009 abbiamo iniziato il corso con 13-14 allievi che sono poi aumentati a 17-18 in poco tempo. Forse anche tra gli allievi qualcuno l’ha vista come scommessa e da subito si è potuto notare come ragazzi provenienti da due Centri diversi hanno fatto gruppo. Ognuno con i propri difetti, le proprie certezze e le proprie perplessità, con i propri “spigoli” caratteriali. Dei loro differenti percorsi formativi hanno fatto un punto di forza. Uno aiutava l’altro, gli elettricisti aiutavano i termoidraulici, e viceversa, come in una vera squadra. Gli insegnanti si sono prodigati sin da subito in veri e propri percorsi personalizzati cercando di costruire una piattaforma comune da dove si è potuto lavorare anche a gruppi. Bruno, il coordinatore del corso, coadiuvato da Marino e Giovanni, coordinatori dei corsi di prima formazione, si sono spesi per la riuscita del Corso stesso accompagnando i ragazzi lungo tutto l’arco dell’anno. Hanno condiviso e sostenuto le fragilità dei ragazzi e la nuova esperienza del sottoscrit- to. Gli allievi, frequentando in serale dalle 17.00 alle 22.00, nella calma della sera hanno potuto vedere il Villaggio come luogo non solo di scuola o di lavoro, ma come una piccola cittadina viva sino a ora tarda. Il Direttore del Centro ha reso disponibile l’utilizzo della mensa a titolo gratuito, come contraccambio all’impegno quotidiano di allievi che durante il giorno erano impegnati nel loro lavoro. L’alta qualità delle cene è stata apprezzata da tutti e inoltre il momento della mensa era diventato un appuntamento per andare a salutare sia la “vecchiettina” Apol- lonia, sia la brava, disponibile e sempre sorridente signora Pasqua: la cuoca. Un vero momento conviviale: all’inizio sembravano prevalere i contrasti tra i ragazzi di diverse etnie, ma il risultato finale è stato un gruppo di ragazzi affiatato, pronto a servirsi pure a tavola. Col passare del tempo il gruppo si è assottigliato. Qualcuno ha trovato lavoro, altri hanno avu- to un aumento di responsabilità nell’azienda e per incompatibilità di orari hanno dovuto scegliere. Un allievo ha avuto un problema in casa. Alla fine sono rimasti solo otto. L’ultimo mese è stato letteralmente una corsa verso l’esame. Docenti, allievi, tutor e coordinatori non avevano orari, con l’obiettivo di mettere ognuno in condizione di affrontare l’esame finale. Nei giorni dell’esame a metà dicembre gli allievi hanno messo in campo tutte le abilità e le conoscenze acquisite con buon risultato. Ho notato con piacere che durante la prova orale, invece di andarsene al termine del proprio colloquio, tutti sono rimasti per sostenere, con la propria presenza, l’esame dei compagni di classe. L’anno formativo è scivolato via e sono sicuro che i ragazzi si porteranno per sempre dentro il cuore questo tempo passato al Villaggio insieme ai compagni di viaggio. Questo era il desiderio di don Nando: il nostro compito non si esaurisce col formare alla professione, sarebbe molto riduttivo, sebbene molto importante. Egli ci ha insegnato l’impegno e la fierezza di contribuire a formare l’uomo e di essere strumento nelle mani del Maestro. Dopo qualche giorno dalla fine del corso ho ricevuto una convocazione da Nicola, direttore del Centro. Ci teneva, insieme con Marino e Giovanni, ad evidenziare la gioia per l’obiettivo raggiunto. Ben oltre la formalità ci siamo scambiati la gratitudine e la soddisfazione per il buon lavoro svolto insieme. Scommessa vinta! Chissà se prete Rinaldo ci offrirà almeno un caffè? Venerdì 11 marzo Teatro Cantero - Chiavari ore 21 SPETTACOLO DEI PUBBLICI AMMINISTRATORI Onorevoli, consiglieri regionali e provinciali, sindaci, ecc. SIAMO INVITATI 119 FORMAZIONE PROFESSIONALE 10 Operatori Socio Sanitari (O.S.S.) di Giovanni Garibaldi Il Villaggio del Ragazzo in ATI (Associazione Temporanea di Impresa) con l’Ente Forma, con il Consorzio di Cooperative Sociali “Roberto Tassano” ed in partenariato con l’ASL4 Chiavarese ha svolto nel periodo luglio 2009 - settembre 2010 alcuni percorsi formativi di riqualifica e di prima qualifica rivolti al settore socio-sanitario, cofinanziati dall’Unione Europea e dalla Regione Liguria. Per il Villaggio è stata una nuova esperienza formativa che comunque ha permesso di dare eccellenti risultati grazie alle sinergie organizzative profuse dagli aderenti all’ATI ed in particolare grazie all’ottima collaborazione e disponibilità della Scuola Infermieri di Chiavari che ha fornito preziosi suggerimenti e consigli per raggiungere al meglio gli obiettivi previsti dal progetto. I primi due percorsi formativi hanno riguardato la riqualificazione di utenti già in possesso di qualifiche socio-sanitarie (OSA, Adest, OTA) e le attività sono state diversificate in termini di discipline didattiche e di tirocini sulla base della formazione pregressa dei partecipanti. I due corsi di prima formazione, della durata di 1200 ore, rivolti ad occupati e disoccupati senza qualifica nell’ambito socio-sanitario, hanno interessato complessivamente 44 allievi se- lezionati tra un sostenuto numero di candidati. Lo sviluppo corsuale ha visto la suddivisione del percorso in due moduli, “modulo di base” e “modulo professionalizzante”, le cui docenze si sono svolte presso il Villaggio del Ragazzo e presso l’Ente Forma e sono state supportate da incontri teorico-pratici svolti presso i laboratori della Scuola Infermieri di Chiavari. Successivamente gli allievi hanno potuto applicare e perfezio- nare le tecniche acquisite durante il percorso teorico tramite le significative esperienze dei tirocini. Questi importanti percorsi di “formazione in situazione” hanno interessato, per la parte sanitaria, le Strutture Complesse dell’ASL4 Chiavarese e, in particolare, sono stati coinvolti i reparti di chirurgia e di medicina degli ospedali di Lavagna e di Sestri Levante. Altrettanto significative, dal punto di vista dell’arricchimento professionale, sono state le varie esperienze effettuate nelle strutture socio-assistenziali del territorio, che hanno colla- borato attivamente all’accoglienza e alla formazione dei tirocinanti: in particolare, gli allievi hanno potuto scegliere percorsi individualizzati e confrontarsi con diverse realtà presso residenze protette, centri diurni per anziani, centri semiresidenziali e residenziali per portatori di handicap, comunità terapeutiche, servizi di assistenza domiciliare, presidi ospedalieri (es. hospice), ecc. Ad integrazione del percorso formativo sono state effettuate altre esperienze significative quali la visita ad una struttura residenziale e centro riabilitativo dove gli allievi hanno potuto apprezzare l’ottima organizzazione di una comunità che ospita utenti con varia disabilità ed in particolare la lezione (davvero difficile da acquisire in aula!) è stata che l’impegno e la dedizione a seguire un diversamente abile sono ricompensati con un dono, grande nella sua “semplicità”: imparare ad ascoltare il prossimo. Altri momenti decisamente formativi sono stati la visita presso un’azienda specializzata nei presidi medico-sanitari ortopedici e le attività pratiche svolte presso i laboratori della Scuola Infermieri di Chiavari. Durante tali incontri gli allievi hanno potuto effettuare prove sulle migliori tecniche utilizzate per la movimentazione del paziente ed hanno potuto aggiornarsi sulle novità in materia utilizzando presidi innovativi di supporto alla deambulazione. Saremo famosi? di Luca Campomenosi Martedì 9 novembre dalle 14:00 alle 15:00 tutti sintonizzati su Radio 19 per ascoltare il meglio delle interviste a personaggi famosi e illustri. E chi saranno mai? I ragazzi della Formazione Professionale del Villaggio. Uno speaker di Radio 19 ha intervistato alcuni di noi e ci ha dato anche la possibilità di farci sognare per un giorno di essere il Sindaco di una città e di fare una campagna elettorale, slogan compresi. Le domande dell’intervista erano semplici e immediate: «Perché hai scelto questa scuola? Quali sono le materie che non ti piacciono? Hai mai “marinato” la scuola? Cosa pensi dei ragazzi che fanno abuso di alcool? Se vincessi alla lotteria cosa faresti?» e tante altre. Devo dire che siamo stati bravi a rispondere senza esitazioni e senza farci intimorire dal microfono. Poi alcuni di noi si sono lanciati in politica e hanno avuto la possibilità di sognare in gran- de: «Cosa faresti se fossi Sindaco?» Tante sono state le idee nuove e innovative... volete sapere quali? Peccato per voi se non le avete ascoltate! Al Torneo della Befana, promosso ed egregiamente organizzato dall’A.S.D. Villaggio Calcio, il vescovo mons. Tanasini ci ha fatto la sorpresa gradita della sua presenza e di un saluto ai ragazzi e ai genitori. Ha detto che sogna un calcio in cui “non si gioca per vincere” ma per il gusto del gioco, dello sport e dell’incontro con tanti altri sportivi. 11 LAMPADE ARDENTI 12 Anche in adorazione i nostri dubbi ci tengono svegli di mons. Piero Marini presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali Il Vescovo Piero Marini ha presieduto con gioia la solenne celebrazione annuale delle “Lampade ardenti” l’11 dicembre. Lo ringraziamo di cuore pubblicando alcuni stralci della sua omelia. «Celebriamo l’eucaristia nella terza domenica di Avvento. Il Signore Gesù è venuto sulle strade della Palestina, viene sulle strade della storia, viene nella nostra vita, viene continuamente a bussare alla porta del nostro cuore. E oggi la liturgia ci annuncia questa venuta. [...] Sì, il Signore viene. Viene, e la terra arida fiorisce, si trasforma in una terra verdeggiante. Il Signore viene nel nostro cuore e il deserto si riempie di vita e di gioia. Eppure, dentro di noi c’è qualche dubbio. Il Signore viene a rinnovare il mondo ma noi vediamo che il mondo continua ad essere una terra arida che produce ingiustizia e malvagità. Il Signore viene nel nostro cuore, eppure, ciascuno di noi si trova sempre uguale, con gli stessi peccati, con gli stessi difetti. Il dubbio che è venuto a San Giovanni Battista.[...] Per lui, il Cristo era un giudice che doveva venire come un fuoco purificatore. E invece Gesù si presenta come un uomo umile, misericordioso... perciò Giovanni manda i suoi discepoli a domandare al Signore: “Sei tu quello che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?” [...] Ai dubbi di Giovanni Battista, ai nostri dubbi, il Signore risponde sempre allo stesso modo. La venuta di Dio non è in ciò che è straordinario, non viene in modo da attirare l’attenzione, nella collera, nel fuoco, nello sconvolgimento degli astri, nella natura, nel- le apparizioni fantasiose. La venuta di Dio si manifesta nell’amore. [...] Dio non ha mandato suo figlio per giudicare il mondo come un giudice impietoso. Ha mandato suo figlio per salvare il mondo e per usare misericordia. [...] Anche la venuta del Signore, in questa celebrazione che noi compiamo, è una venuta nel nascondimento, nei segni. Il Signore viene a fare comunione con noi, ma negli elementi semplici e umili della vita: il pane e il vino. L’eucaristia è un gesto di amore per noi, continua la testimonianza di Gesù, il modo di Dio è il modo dell’amore: “Questo è il mio pane e il mio corpo offerto per voi. Questo vino è il mio sangue che è sparso per voi”. È questo il gesto di amore che si compie ogni volta che noi celebriamo l’eucaristia. È lo stile della venuta di Dio in mezzo a noi. Cari amici, so che voi fate parte delle “Lampade ardenti” e voi, noi, abbiamo questa frequentazione con l’eucaristia, perché partecipiamo alla celebrazione, perché adoriamo il Signore, dopo la celebrazione dell’eucaristia nel santissimo sacramento. Queste non sono due realtà contrapposte ma sono due forme che manifestano una stessa e identica realtà. Sono due modi diversi e complementari di amare il mistero dell’eucaristia. Bisogna innanzi tutto ricordare che la celebrazione dell’eucaristia, che noi stiamo compiendo, è il primo e più grande atto di adorazione. Quando noi diciamo “Il gloria” noi ripetiamo: noi ti adoriamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo. Sono i verbi della nostra fede, della nostra celebrazio- ne. Ce l’ha detto anche il nostro Papa Benedetto: “L’adorazione eucaristica non è che il nostro ovvio sviluppo della celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa L’eucaristia che noi adoriamo fuori della Messa è la presenza del Signore in mezzo alla sua Chiesa. Stare silenziosamente davanti al Signore significa riconoscere che lui è presente. Realmente, cioè, una presenza viva, vera e efficace”. [...] Ascoltiamo Giovanni Paolo II: “La presenza di Gesù nel tabernacolo deve costituire come un polo di attrazione per un numero sempre più grande di anime innamorate di lui, capace di stare a lungo ad ascoltarne la voce e quasi a sentire i palpiti del cuore: gustate, vedete, quanto è buono il Signore”. Ma ricordiamoci che per ascoltare la sua parola dobbiamo partecipare alla sua celebrazione. Il Signore nell’adorazione fuori della Messa non parla, non ha voce. La sua voce l’ascoltiamo solo quando celebriamo l’eucaristia e ascoltiamo la parola di Dio. [...] Cari fratelli e sorelle, noi siamo spesso in contatto con l’eucaristia eppure sempre ci accompagna il dubbio degli uomini di ogni luogo e di ogni tempo: “Non ho forse sbagliato tutto? A non rubare, a fare la persona onesta, a perdonare il prossimo, a pregare, a sacrificarmi per la comunità?”. Ai genitori può venire il dubbio: “Non ho forse sbagliato a sacrificarmi per i figli, a non tradire l’unità della famiglia, ad andare in chiesa la domenica?ë Non sbaglio forse quando mi sacrifico per i poveri? Quando mi impegno per la giustizia sociale, per un avvenire migliore, per il rispetto della natura, per la fraternità fra i popoli, per aiutare a far cessare la guerra o la fame nel mondo?” Sono dubbi che vengono. È la domanda che si posero gli apostoli quando è morto il Signore Gesù. Venne preso, umiliato, crocifisso ed ucciso. È la situazione dei due discepoli di Emmaus: “Noi speravamo”. È il loro dubbio che diventa il nostro dubbio. “Noi speravamo che Egli ci avrebbe guarito, che avrebbe esaudito le nostre preghiere”. Quante volte ripetiamo anche noi: “Noi speravamo”. Ma la risposta di Gesù è sempre la stessa. Egli viene in questa celebrazione come Colui che ci dà la testimonianza dell’amore. Abbiamo sentito nel Vangelo poco fa questa parola: “Beati”. Allora saremo beati anche noi, se riusciamo a prolungare nel tempo della nostra vita il gesto di amore di Gesù che noi esperimentiamo nell’eucaristia. Il corpo dato per noi, il sangue versato per noi. [...] Beati noi se sapremo essere piccoli e umili per scoprire la presenza del Signore anche negli avvenimenti quotidiani e piccoli della nostra vita. Beati noi, se continueremo a sperare in lui nonostante le difficoltà della vita. “Fate questo in memoria di me” ci dice il Signore nell’eucaristia. E allora ogni volta che noi partecipiamo all’eucaristia riceviamo un comando del Signore. Non solo a ripetere il rito, la celebrazione, ad ascoltare la sua parola, a fare comunione con Lui, ma anche a dare la testimonianza dell’amore nella nostra vita. [...] Attraverso di noi, nella continuazione di quell’atto di amore che Gesù ha avuto per noi, potremo dire veramente che la terra arida del mondo può rifiorire, che il deserto arido dei cuori può ridare speranza. È ciò che noi vogliamo e desideriamo fare ogni volta che celebriamo l’eucaristia, ogni volta che adoriamo il Signore presente nel sacramento». Una serata di musica e di emozioni con i ragazzitralestelle e gli artistisenzanome, che lo scorso 19 novembre hanno inaugurato il Glee Club al Centro Benedetto Acquarone (aperto tutti i lunedì e giovedì presso il Centro dalle 21 alle 23). Unisciti a noi! 13 Dieci anni in Veglia a cura del diacono Francesco Pignataro Il 3 ottobre 2000, per iniziativa di don Nando, iniziò l’Adorazione Eucaristica notturna nella Cappellina del Centro Acquarone, invitante per la preghiera silenziosa. La bellezza dell’intimità con Gesù è facilitata dal silenzio assoluto, che è preludio all’incontro con Dio. Gli adoratori notturni, da subito chiamati “Lampade ardenti” dall’allora Vescovo diocesano Mons. Alberto Maria Careggio, fanno parte di una Associazione che ne porta il nome. Sono trascorsi dieci anni da quando la nostra cappella accoglie di notte i fedeli che in qualche modo vogliono incontrare Gesù Eucaristia per poter vivere un’esperienza personale. Circa 250 persone attualmente aderiscono all’Associazione e si impegnano sei volte l’anno, a mesi alterni, davanti al Signore. Sono persone di ogni età ed estrazione sociale, in prevalenza di Chiavari, ma anche dei paesi limitrofi sia delle riviere che dell’entroterra, molti sono aderenti a Gruppi, Associazioni, Movimenti. 10 14 ALCUNE TESTIMONIANZE - «Ogni volta che entravo in chiesa... mi fermavo davanti al tabernacolo e meccanicamente recitavo qualche preghiera di ringraziamento perché così mi era stato insegnato... Ora sono qui in compagnia di Lui... tante volte mi capita di stare davanti a Lui... parlandogli col cuore... Con il suo aiuto ed un pizzico di volontà, ho modella- to alcuni lati del mio carattere...» - Un sacerdote: «Ringraziamo il Signore di questa bella e importante esperienza... perché crediamo che dallo sguardo fisso su Cristo è possibile far diventare le nostre parrocchie vere scuole di comunione». - «Di fronte al silenzio eloquen- - «In auto mi scendevano lacrime di gioia, sembrava il giorno del mio matrimonio, in cui non vedi l’ora di arrivare in Cappella per incontrare il tuo futuro sposo. Quella prima notte stranamente era caldissima, con un manto di stelle che brillavano in cielo e con un infinito silenzio tutto intorno a me». te mi riesce difficile trovare le parole se non quelle di una profonda gratitudine a Dio per i doni di grazia che ha fatto riardere tante nostre famiglie». - «... Vorrei ringraziarvi con tutto il cuore e con tutta l’anima perché mi avete fatto conoscere meglio Colui che si è offerto per noi..., mi avete fatto capire l’importanza di adorare Gesù Eucaristia... e mi avete spinto a credere nella sua efficacia con fede!» - «L’Adorazione Eucaristica, che si è protratta per tutta la notte, è stata da me partecipata al di là di ogni previsione, segno di un accresciuto desiderio di tutti di “vegliare” con il Signore». - «Ho scelto di adorare nelle ore notturne proprio per questo silenzio, fuori e dentro me, perché in quelle ore non mi distraggo dalla lavatrice che devo fare quando torno a casa o da ciò che devo cucinare o dagli impegni missionari che ho col mio sposo, ecc.» Per partecipare alla Adorazione Eucaristica notturna, dalle ore 22 alle 4 del mattino (orario flessibile per le persone con particolari impegni di lavoro al mattino), telefonare alla segreteria del Centro Acquarone: 0185/5906266 oppure al diacono Francesco: 347/5486452. Un angelo di nome Dina Fra le tante persone meritevoli che hanno fatto parte della famiglia del Villaggio, non si può dimenticare un “Angelo” mandato dalla Divina Provvidenza: questo angelo si chiamava “Dina” divenuta la direttrice del reparto femminile. Un’anima votata totalmente a far del bene, a far conoscere e amare il Signore. Sapeva vivere con gioia, tutto era bello, tutti erano buoni, solo confidava nel Signore: da Lui attingeva l’energia, il coraggio per affrontare il suo programma di lavoro. Ecco allora la mamma educatrice, consigliera, amica. Era instancabile, attenta nei bisogni degli altri, si faceva umile nel suo modo di agire e di avvicinare gli altri. Per svolgere meglio i suoi compiti pensava che era necessario avere delle collaboratrici: così sceglieva ragazze volenterose e pronte ad aiutarla: “le assistenti”. Gruppo che seguiva ogni giorno, stava in mezzo a loro e avvicinava singolarmente per suggerire un consiglio, per dare uno sprone, un incoraggiamento. Formò una piccola biblioteca per poter distribuire libri, soprattutto di formazione cristiana, e di preparazione per una futura famiglia. Formò anche una squadra di palla- canestro trovando pure un istruttore e accompagnava spesso le ragazze quando c’erano le partite. Era schietta, zelante, cercava di nascondere i sacrifici per non turbare gli altri. Alla sera prima di andare a casa si fermava nella sua stanzetta “direzione” a pregare per ringraziare il buon Dio e la Madonna dei Bambini. Teneva in tasca un libricino “L’imitazione di Cristo” e leggeva ogni giorno una paginetta dalla quale, diceva, «attingo l’aiuto e la forza per far affrontare la giornata». Durante il periodo pasquale leggeva sempre la passione di Gesù e quando “Gesù portava la croce, quando Gesù era crocifisso” si fermava commossa e piangeva. A San Salvatore, dopo il trasferimento da Lavagna, le sue responsabilità aumentarono: c’era il dopo scuola delle Medie. Visitava ogni giorno tutte le classi e si accertava che tutte avessero fatto i compiti e fossero pronte per il giorno dopo. Le ragazze delle Scuole Medie, dopo la licenza, entravano nel laboratorio di cucito e maglieria. Erano molto numerose e quindi c’erano problemi sia per reperire insegnanti sia in seguito per tro- vare per loro un lavoro redditizio. Lei però riuscì a trovare commesse di lavoro tanto che, in seguito, il suo desiderio di dare un compenso in denaro per ciò che veniva svolto fu esaudito. E anche qui era riuscita nel suo intento proprio perché diceva: «Con la preghiera e l’umiltà e la grande fiducia nel Signore si ottiene tutto!» Tutte le ragazze le hanno voluto bene. Il Signore, però, volle mettere alla prova ancora la sua fedeltà, la sua adorazione: una malattia grave e lunga l’allontanò dalle sue abituali attività. Costretta a letto, sopportò in silenzio le sue sofferenze e i suoi dolori. Sorrideva e confortava chi l’avvicinava. Era solita dire: «Grazie Gesù che sei stato tanto buono con me, che mi hai dato tanti doni, grazie!» Un giorno del mese di aprile, l’angelo che la Provvidenza aveva mandato in terra in mezzo a tante “figlie sue” tornò al cielo per ricevere il premio che il buon Dio aveva preparato. Chi l’ha conosciuta certamente conserva nel suo cuore, ancora oggi, un pensiero affettuoso e le rivolge un grazie sincero per il bene ricevuto. Una delle sue ragazze Sig.na Dina invitano a ricordarla nel 40° della sua partenza per il cielo Le “ragazze” della venerdì 15 aprile * ore 19 Santa Messa * ore 20 cena Centro di San Salvatore prenotazione cena allo 0185 3751 15 SCUOLA SECONDARIA don Emilio Arata A cura del nostro referente 16 I nuovi gioielli della nostra scuola del prof. Gianfranco Bo Un Villaggio da edificare con Gesù Omelia rivolta al nostro personale nel 64° compleanno del Villaggio In queste pagine vi abbiamo presentato gli alunni delle classi di prima media dell'a.s. 2010-11. Ogni anno i nuovi ragazzi che entrano nella nostra scuola sono sempre più al passo con le tecnologie informatiche. Per loro, scambiarsi dati con il bluetooth, cercare notizie sul web con Google o comunicare con messenger è familiare come mangiare pane e nutella. Auguriamo a tutti gli alunni che questo loro patrimonio di abilità, che spesso usano solo per divertirsi, possa diventare una utile risorsa per migliorare i loro apprendimenti. 1117 10 La libertà religiosa, via per la pace Pubblichiamo alcuni stralci del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 44a Giornata Mondiale della Pace 18 “All’inizio di un Nuovo Anno il mio augurio vuole giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace. Anche l’anno che chiude le porte è stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa. Il mio pensiero si rivolge in particolare alla cara terra dell’Iraq, che nel suo cammino verso l’auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenze e attentati. (...) Nonostante gli insegnamenti della storia e l’impegno degli Stati, delle Organizzazioni internazionali a livello mondiale e locale, delle Organizzazioni non governative e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione. In particolare, in Asia e in Africa le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la propria religione o di cambiarla, attraverso l’intimidazione e la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni essenziali, giungendo fino alla privazione della libertà personale o della stessa vita (…) Vi sono poi forme più sofisticate di ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini. Esse fomentano spesso l’odio e il pregiudizio e non sono coerenti con una visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni (…) La difesa della religione passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità religiose. (...) In particolare per la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l’identità della maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il dialogo e per il reciproco arricchimento culturale. (…) La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto. Una società riconciliata con Dio è più vicina alla pace, che non è semplice assenza di guerra, non è mero frutto del predominio militare o economico, né tantomeno di astuzie ingannatrici o di abili manipolazioni. La pace invece è risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo, nel quale la dignità umana è pienamente rispettata (…) La libertà religiosa è un’autentica arma della pace, con una missione storica e profetica. Essa infatti valorizza e mette a frutto le più profonde qualità e potenzialità della persona umana, capaci di cambiare e rendere migliore il mondo. Dovunque abitiamo noi Dio è di casa di Luca Sardella Il ritorno a casa, dopo la Messa di mezzanotte, resta scandito per molti da un rito che ha come la forza di “prolungare” il mistero celebrato. Quel piccolo bimbo, custodito con cura tra le cose più care, può finalmente trovare dimora nella piccola grotta sistemata nel presepe. È Natale! “Yehoshua”, Gesù, “il Signore salva”: quel bimbo porta il sorriso di Dio sull’umanità. Il Dio, che aveva modellato Adamo con la polvere del suolo, è diventato Lui stesso polvere del nostro suolo. Il vasaio, che aveva plasmato l’uomo come un vaso di argilla, aveva scelto la stessa argilla per terminare il suo esodo verso di noi. L’impensabile di Dio, il prodigio più grande, è proprio questo: Dio è diventato vicenda umana, fedele compagno di viaggio, compassione di amore che restituisce vigore alla nostra speranza. Per questo il presepe conserva nella sua semplicità una carica profetica capace di fare breccia nel cuore dell’uomo. Oggi c’è chi, lavorando di fantasia, ha scelto di ambientare la natività di Gesù nei luoghi di lavoro, chi nei limiti più marcati dell’esistenza umana. Altri ancora nell’ordinarietà dei nostri ben riconoscibili borghi. Ma anche in zone di guerra dove si fatica a trovare la pace. Il Natale, del resto, è proprio questo: Dio nasce per far fiorire l’umano che è in noi. E allora non c’è luogo o situazione di vita che non sia scelta dal Signore per porre la sua dimora con noi. Il Villaggio nei giorni che precedevano il Natale ha preparato con immutata passione i presepi nelle varie strutture. In quel grande laboratorio di vita e di formazione – che costituisce una grande ricchezza per il nostro territorio – l’evento della nascita di Gesù è stato posto al centro. Scelta non scontata: è guardando all’evento del “Dio-vicino” e del Dio che si consegna vulnerabile al tempo che il Villaggio educa ad un nuovo sguardo sugli altri e sul mondo. Porre al centro il presepe, allora, non è soltanto sterile abitudine incapace di svelarne il senso ed aprire orizzonti nuovi. La straordinaria novità del divino che sceglie di abitare l’umano ha la forza di restituire dignità alla nostra umanità, qualunque essa sia. Il Villaggio è un luogo che per vocazione sceglie di praticare percorsi di reciproca umanizzazione. Il presepe conserva la sua carica profetica: Gesù ha rivelato non solo che Dio è amore, ma ha raccontato con la sua vita il modo stesso di amare di Dio. Un amore che diventa compagnia all’uomo, un amore fedele, generoso, paziente, misericordioso. Alla luce del presepe, lo stile dell’amore di Dio per ogni uomo diventa la grammatica umana con la quale impostare ogni nostra azione: Scriveva von Balthasar: “La fede cristiana non può intendersi che come un inserimento nell’atteggiamento più intimo di Gesù”. La cura quotidiana nei confronti dei disabili, dei deboli, l’attenzione al bene e alla crescita dei ragazzi, la formazione professionale dei giovani acquistano in questa luce un nuovo sguardo: mettere al centro il presepe – il Dio che in Gesù diventa vicenda umana – è un richiamo a “vedere” sul serio l’infinito valore dell’umano e della prossimità, per educarci a riconoscere il Suo volto nei volti ordinari che riempiono la normalità della storia di ciascuno. E così ogni giorno sarà ancora Natale. Distribuzione viveri per famiglie indigenti Centro di San Salvatore: il martedì ore 14/16 * il venerdì ore 16/18 1119 10 " " " " ! % &! !%%!($$&&! !%%!($$&&!!($%&$')! !($%&$')! !$ !$)! )! &&$($%!' &&&$($%!' $! $! !%'&(!'$!"! !%'&(!'$!" "! %! !+"$(%&!' "$!"%%(!$&& %! !&$)! !+"$( %&!' !%& ) "$!" %%(!$&& '&#'+"!%%"$!%'$! '&#'+"!%%"$!%'$! #'$&! ! "$! %' &! &!"!"$!%%! "!" "$!%%! %'%%( %'%%( & &$!$%!$)! $!$%!$)! '"$!$, '"$!$, ($%&*!"$!$% ($%&*!"$!$% $!%%! %"%&%&&!$ "$%$($%"$!%%! %"%&%&&!$ "$%$($%" " " " " " " " " " " !! !!! !! 10 20 RICEVIAMO I RINGRAZIAMENTI DA BALI (INDIA) per il materiale tecnico inviato dalle ragazze del Villaggio Volley. Non solo sport... attraverso lo sport possiamo essere operatori di pace. La promozione dell’attività sportiva è il primo strumento per la diffusione di quella cultura di pace che può trasformare questo vecchio mondo. Il Villaggio Volley sprona tutti gli sportivi a operare per la pace in tutti i campi della nostra vita. La seconda tappa maschile del Torneo Bussinello si è svolta domenica 21 novembre a Carasco e a Chiavari e ha incoronato Merate, impostasi in rimonta nella finale tutta lombarda con il Volley Segrate 1978. Sei le squadre partecipanti alla manifestazione, provenienti da Lombardia, Emilia Romagna e Liguria: oltre ai sopra citati Merate e Volley Segrate, si sono esibiti Carige Genova, Bre Banca Lannuti Cuneo, Scuola Pallavolo Anderlini e Diavoli Rosa Brugherio. Nella finalissima il Volley Segrate subisce il prepotente ritorno di Merate che si aggiudica nettamente il secondo set di spareggio guadagnando così un inaspettato quanto meritato pass per la finale di Pasqua del torneo a Modena. Da sottolineare l’organizzazione locale della Scuola di Pallavolo Carasco, in collaborazione con Villaggio Volley, che ha Un caloroso pubblico ha sfidato il gelo siberiano per assistere al derby tra Villaggio Basket e Aurora Basket Chiavari, gara valida per il Cam- pionato Regionale di Promozione, Girone D. Le aspettative non sono andate deluse: al PalaVillaggio (cosi è stata affettuosamente soprannominata la Palestra del Centro di San Salvatore) le regalato ai partecipanti davvero una giornata indimenticabile con palazzetti gremiti e premiazioni ricchissime. Alessandro Assarini due squadre hanno dato vita ad un match esaltante. L’apice della suspense al terzo quarto quando entrambe hanno raggiunto un risultato di parità. Una partita disputata con grande sportività da tutti gli atleti, che si sono contesi ogni canestro, regalando ai presenti continue emozioni. I Cinghiali Biancorossi del Coach Jacopo Croce hanno vinto 59 a 47, conseguendo la sesta vittoria consecutiva che li conferma in testa alla classifica. «Una vittoria che dedichiamo a Jacopo, assente per improrogabili impegni – dichiara Matteo Landò, che in questa occasione ha diretto gli atleti villaggini – Partita tirata ma comunque sempre sotto controllo, potevamo fare di più, soprattutto nei primi due quarti. Abbiamo avuto troppa frenesia in attacco – prosegue il giovane atleta di Villaggio Basket – ma alla lunga è venuto fuori il cuore biancorosso». Angelo Coriandolo SPORT&DINTORNI Più sportivi, più lieti 21 Domenica 13 febbraio Centro di San Salvatore N.S. di Lourdes - Giornata del malato ore 15.30 - il Vescovo presiederà S. Messa e fiaccolata Invitati speciali: anziani, malati, disabili Le vostre offerte - il nostro grazie Angela Migliavacca Campi - Guglielma Gori - Dante Sergio Costa - Bruno Milia - Lina Costa ved. Raffo i.m. dei defunti Costa, Raffo e Arata - Italo Sivori - Amalia Damico e figli i.m. di Gino Parodi - Lino Zampol - Maria Andrea Podestà - Mariella Mariani - Monica Brignardello Susini - Monastero Carmelitane Scalze di Genova - Giovanni Brusco - Maddalena Giorgini - Maria Isabella Giuliana Di Cocco i.m. dei propri defunti - Maria Terzi - N.N. i.m. di Giovanni Mantero - Agostino Biggi - Ravenna i.m. dei propri cari - Maria Rosa Olivari - Nadia Maggi i.m. di Vittorio Maggi - Laura Re i.m. di Maria Luigi e Damiano Moglia - Francesco Tiscornia i.m. di mamma Angelita - Armando Gaia i.m. dei propri defun- Robotti - Luca Bottari - Suore Rosminiane di Chiavari Tina Passeri i.m. del fratello Enrico - Andrea e Simone ti - Roberto Bernardello - Guglielmo Ferraris - Giacomo Folli - Fam. Razzetti - Bisso i.m. di Angelo Sanguineti Costamagna - Pietro Mongiardino - Giuliana Romeni i.m. dei propri defunti - Pietro Malerba i.m. di Marcello - Fam. Gardella - Corrado Centanaro - Francesco Ottone Michele Tordo i.m. dei suoi cari - Enrico Nicolini - Luisa - Maria Vittoria Pangos - Giancarlo Sanguineti - Silvio Lauri i.m. di don Nando - Olga Nizza - Andreina Prato - Gigliato - Elvia Giulia Pianello Macchiavello - Francesco Bavestrello - Vincenzo Gatti i.m. di Norma - Adriano Andrea Sanguineti - Stefania Delucchi - Lucio Folilela Guglielmetto - Franco Passera - Luigi Broglia - Luigia Solari Sanguineti i.m. di Sandro Pinasco - Maria Fulle i.m. di don Nando - Alessandro Sassi - Offerte raccolte in occasione dei funerali e il personale degli uffici amministrativi del Villaggio del Ragazzo i.m. di Annunziata Galeni ved. Ghio Don Nando Negri onlus Per i lavori al Centro di Sampierdicanne 22 L’intraprendente e inossidabile gruppo degli “Ommi de Ruinà” hanno reso dolce il passaggio al nuovo anno per tante persone con tazzoni fumanti di zabaione. I ragazzi dell’Acquarone, beneficiati ancora una volta, ringraziano e applaudono per la generosa offerta. Giovanna Tiscornia - Alessandro Thellung - Gina Garbarino - Mara e Michele nel giorno del loro matrimonio - Nicola Queirolo - Nino Ghirlanda - Mario Conti - Nick e Alba Picinich - Rosa Lagomarsino - N.N. i.m. dei suoi defunti - Pro Loco Leivi i.m. di Alfredo e Anna Zappettini - Ipercoop “I Leudi” i.m. di Monica Personale ATP i.m. di don Bruno Nicolini - Fam. Domenichini i.m. di Gino Parodi - Condomini di Via Marsala 14 a Chiavari i.m. di Oscar Signorini - Elena Zampogna i.m. della sorella Rosella - Maria a ricordo del figlio Luca - Isabella Devoto Centro Benedetto Acquarone Mario e Lina Zavattaro - Biagio, Francesca M., Carla, Maria Franca, Marialina, Francesca B., Gianna, Franca, Anna Gloria, Laura, Giacomina, Lucina, Guglielmina i.m. di Gabriella Castagnola - Fam. Anzellotti i.m. di Adriano Del Bon - Anna Rocca i.m. di Clara Massucco Dipendenti Enel, parenti, amici e conoscenti i.m. di Nico Biglia - Luigi Viacava - Comunità neocatecumenale di Sestri Levante - Paolo Tolu i.m. di Gino Parodi Associazione Albergo dei Fanciulli di Genova - CAT 12 Bonventi OFFERTE PER I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DEL CENTRO DI SAMPIERDICANNE Il secondo piano del Centro è finito e vi è già installata la Comunità doppia diagnosi. Proseguono i lavori per il primo piano e il tetto. Sono previste spese per altri €470.000,00, solo in parte coperti da contributi già assegnati. Ci affidiamo ancora una volta alla Provvidenza e alla vostra solidarietà. Grazie a... ...“Bambi” di Sestri Levante, che ha donato giocattoli per le nostre pesche di beneficenza... ... Giulia Roffo e a sua mamma Paola, che ci hanno donato dei giochi bellissimi... Per le offerte Villaggio del Ragazzo C/C N° 13460/80 Banca CARIGE IBAN: IT 82 X 06175 31950 000001346080 *** Associazione don Nando Negri-Onlus C/C N. 50 - Agenzia di Chiavari Banco di Chiavari e della Riviera Ligure GRUPPO BANCA POPOLARE DI LODI S.P.A. IBAN: IT 20 M 05164 31950 000000000050 C/C Postale N. 86651981 Intestato a “Associazione Don Nando Negri - Onlus” IBAN: IT 52 A 07601 01400 000086651981 Periodico Direzione e Redazione • 16030 -San Salvatore(Ge) Via IV Novembre 115 Tel. 0185/3751 www.villaggio.org - e-mail: [email protected] Autorizzazione Tribunale n°1/88 del 26/1/1988 • Direttore PRETE RINALDO ROCCA Direttore Responsabile GIACOMO FERRERA Responsabile di Redazione ANGELO CORIANDOLO Redazione Adriana Aiello• Emilio don Arata• Alessandro Assarini• • • • Giuseppe Ferroggiaro• Raffaele Girlando• Mariarosa Ivani• Armando Montagni• prete Rinaldo Rocca• Franco Zampogna Editrice Al Centro Acquarone sono arrivate due auto usate in ottimo stato. Dall’alto: La Fiat Multipla regalata da Maria Bozzo ved. Norero e dall’Associazione don Nando Negri Onlus La Citroën donata dalla Fondazione Arte della seta “Livio” di Firenze • Opera Diocesana Madonna dei Bambini VILLAGGIO DEL RAGAZZO • 16043 Chiavari (Ge) Piazza N.S. dell’Orto • Impaginazione “GOLFO TIGULLIO”a.r.l. Coop Sociale • 16043 Chiavari (Ge) Via dei Lertora 41 Stampa MICROART’S s.p.a. • 16036 Recco (Ge) Via dei Fieschi 1/A • Tel 0185/730111 Pubblicazione inviata solo ed esclusivamente a titolo gratuito 11 1923 “Premio bontà don Nando Negri” Edizione 2011 Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Don Nando Negri Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS)” bandisce il secondo “Premio bontà don Nando Negri” da assegnare ad una persona, specialmente di giovane età, che si è distinta nel donare molto di sé agli altri, sull’esempio del caro don Nando. Sarà un riconoscimento non in danaro che verrà consegnato ufficialmente nei primi giorni di luglio, in occasione della celebrazione dell’anniversario dell’ingresso di don Nando nella Gloria del Padre. Con il presente bando l’Associazione, nel rinnovare l’iniziativa, sottolinea che tutti possono inviare segnalazioni di persone meritevoli del nostro territorio. Crediamo sempre di interpretare un particolare della figura di don Nando: avere il suo recapito nel Villaggio, ma correre con gli occhi, con la mente e con il cuore rivolto dovunque occorres- Associazione Don Nando Negri O.N.L.U.S. se condivisione e amore. ° Le segnalazioni dovranno pervenire entro il 30 aprile 2011 * In forma scritta e controfirmata all’indirizzo: Associazione “Don Nando Negri - ONLUS” Via IV Novembre 115 - 16030 Cogorno * oppure per posta elettronica: [email protected] ° La giuria sarà formata dai membri del Consiglio e presieduta da una personalità del Tigullio ° Per informazioni tel 340 4929681 Lì, 17/12/2010 Il Presidente don Emilio Arata Finalmente sono stati versati i 22.871,13 euro dal 5xmille dell’anno 2008. Codice Fiscale per 5 x 1000 90054900106 Caro don Nando Caro don Nando, ti ricordo in movimento. Avevi sempre mille cose da fare, da realizzare, da ottenere. E ci parlavi, ci contagiavi con il tuo entusiasmo. I tuoi occhi celesti brillavano e ci trasmettevi la tua fede. L’Associazione ringrazia gli 823 gentili contribuenti. Ci parlavi di Gesù e della Madonna come se fossero lì con noi. Li sentivamo molto vicini e vivevamo con tanta serenità. E poi, non possiamo fare a meno di immaginarti con monsignor Marchesani che, con il suo dolce sguardo, conquistava tutti. Ciao Clara Lauri ATTENZIONE In caso di mancato recapito, rinviare all’Ufficio Postale di Genova Brignole per la restituzione al mittente, che si impegna a pagare la relativa tassa. DESTINATARIO SCONOSCIUTO TRASFERITO DECEDUTO INDIRIZZO INESATTO RIVISTA RESPINTA