In un volumetto del 1894 una delle mete montane trumpline preferite D a sempre S. Maria del Giogo è una delle mete preferite per le passeggiate dei gardonesi e di molti cittadini bresciani. Un vecchio e raro opuscolo “ Santa Maria del Giogo. Itinerario e note” pubblicato a Brescia nel 1894 dalla Tipografia giud. R. Codignola, ci fornisce l’occasione di sfogliare una pagina di vita e storia valtrumplina. Nella prima parte si descrive l’itinerario per raggiungere la meta (950 m. slm). La strada, partendo da Gardone, lungo un ripido pendio, incontra località tanto care agli escursionisti: il santello di Pusole, le Pauli nella cui chiesetta ora diroccata era conservato un quadro attribuito al Moretto , Domaro la cui osteria era tappa d’obbligo, la Cuca famosa per la sua celebrata uccellanda di proprietà Moretti, e la Palazzina. Un caratteristico vialetto perimetrato da faggi, quasi a ricreare una naturale galleria, immette alla locanda Borghesi dove, in tutta modestia, un tempo si trovavano sempre il desco preparato e il verticale che con le sue musichette accompagnava valzer, mazurche ed i balli del tempo, in cambio di qualche centesimo. Poche decine di metri ancora e risalendo una rupe rocciosa ci si trova nel praticello antistante la chiesa “romita e bianca” di S. Maria situata sul valico che divide la Valtrompia dal lago d’Iseo, dipende, dopo lunghe contese, dalla Parrocchia di Polaveno. Il passo mette in comunicazione la Valtrompia con il territorio e di conseguenza la strada del santuario era molto frequentata e dotata sin dal Medioevo di rifugi per i viandanti ed i pellegrini. I monaci cluniacensi erano custodi dell’ospizio e opera loro fu la costruzione della primitiva chiesetta. Gli ordini monastici si succedettero e nei registri della storia troviamo tracce di presenze olivetane ( da Rodengo) e benedettine (da S. Eufemia) . E’ accertato documentalmente che il monaco benedettino Teofilo Folengo ( Merlin Cocai), il celebre autore del Baldus fu rettore di S. Maria “ de Iugo” per il convento di S. Eufemia che sul monte introdusse il culto di S. Mauro e S. Bartolomeo . Le statue seicentesche dei due santi sono conservate in due nicchie che contornano quella centrale della Madonna. Lunghe, come già accennate, le contese fra Sultano e Polaveno per l’investitura del santuario (abitato nel 1577 da ben dieci monaci). Nel 1578 ( visita del vescovo Bollani) fu riconosciuto appartenente alla parrocchia di Sulzano ; nel 1669 ( visita del vescovo Giorgi ) a quella di Polaveno ; nel 1802 la Repubblica Francese con un suo decreto l’assegnò a Polaveno sia civilmente che religiosamente lasciando a Sultano e Gardone il diritto di alternarsi ogni triennio per la celebrazione del “Nome di Maria” . Nelle ultime pagine l’opuscolo riporta alcuni articoli dei giornali del tempo dai quali si può venire a conoscenza del tentativo operato da alcuni “notabili” locali ( fra i quali Giuseppe Moretti sindaco di Gardone, l’ingegner Crescenzo Abeni, il cav. Mutti, Maffio Pedretti ed altri ) che a S. Maria il 31 marzo 1894, si riunirono nella casa del dottor Cristoforo Tempini sita nelle vicinanze del santuario, per istituire una società allo scopo di edificare in S. Maria un albergo “ il cui bisogno è universalmente sentito “. Si prevedeva l’assegnazione di cinquecento azioni del valore di lire cento lire ciascuna. La somma era ritenuta indispensabile per l’acquisto del terreno a monte della chiesa e le spese dell’erigenda costruzione. Purtroppo gli anni passarono e non se ne fece nulla. Rimangono oggi a far a corollario alla chiesa la vecchia locanda Borghesi ( negli anni più volte ristrutturata) ed un ristoro gestito dall’Associazione Alpini di Polaveno. Possiamo ancora ritrovare dopo una piacevole camminata o percorrendo la carrozzabile che sale da Sultano o da Polaveno ( deviazione in località Zoadello) una splendida località dove secondo il vecchio scritto sembra non debbano arrivare le piccole noie , le cattiverie umane ,le cure della vita quotidiana e tutto ciò che attossica così spesso la vita, lassù dove si sta come fuori e al di sopra del mondo .