Ercolano,
una storia nel tempo
TESTIMONIANZE DI FILOSOFI E SGUARDI DI ARTISTI
Progetto scientifico / Scientific Project
Loredana Conti
Coordinamento mostra / Exhibition Coordination
Maria Cristina Di Martino
Enti promotori / Promoters
Fondazione CIVES
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Biblioteca Nazionale di Napoli
Biblioteca Universitaria di Napoli
Comitato d’indirizzo / Steering Committee
Anna Bolognese (Direttore Biblioteca Universitaria di Napoli / Director of Biblioteca Universitaria di Napoli)
Ciro Cacciola (Direttore Generale Fondazione Cives / Director General of Fondazione Cives)
Antonio Gargano (Segretario Generale Istituto Italiano per gli Studi Filosofici / Secretary General Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Luigi Lucarelli (Commissario Fondazione Cives / Commissioner Fondazione Cives)
Gerardo Marotta (Presidente Istituto Italiano per gli Studi Filosofici / President of Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Vera Valitutto (Direttore Biblioteca Nazionale di Napoli / Director of Biblioteca Nazionale di Napoli)
Comitato scientifico / Scientific Committee
Emilia Ambra (Biblioteca Nazionale di Napoli)
Valerio Cacace (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Teresa Castaldo (Biblioteca Universitaria)
Loredana Conti (Responsabile culturale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici / Cultural Director, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Maria Cristina Di Martino (Coordinamento mostra / Coordination of Exhibition)
Maria Gabriella Mansi (Biblioteca Nazionale di Napoli)
Maria Rascaglia (Biblioteca Nazionale di Napoli)
Maria Lucia Siragusa (Biblioteca Universitaria)
Coordinamento editoriale / Editorial coordination
Ciro Cacciola
Progetto grafico / Graphic Design
- Brain Storm Srl
Digitalizzazione e ottimizzazione immagini / Image Scanning and Optimisation
Antonio Riccio
Intervento finanziato da PAC III
MOSTRA BIBLIOGRAFICA,
DOCUMENTARIA
E ICONOGRAFICA
Presentazione
Presentation
In un sistema territoriale dalle innumerevoli risorse naturalistiche, paesaggistiche e storicoartistiche di grande rilevanza e qualità intrinseca, anche se non ancora pienamente valorizzate in
forma strutturata ed integrata, l’area archeologica di Ercolano si pone come attrattore forte, come
leva strategica per uno sviluppo economico e sociale regionale in cui si affiancano e si integrano le
esigenze della tutela con quelle della fruizione, anche a fini turistici, del patrimonio.
Herculaneum is set in an area blessed with countless fabulous resources: nature and landscapes,
history and art. Although these resources have not yet been fully exploited in a structured and
integrated way, the archaeological site of Herculaneum is a great magnet for regional economic and
social development. The need to protect this environment goes hand-in-hand with the need to exploit
this heritage to increase tourism.
Il ruolo strategico della città vesuviana nello sviluppo e valorizzazione del patrimonio archeologico,
storico-artistico e culturale della Campania è confermato e rafforzato dalla recente candidatura di
Ercolano a capitale italiana della cultura per il 2016, fortemente voluta dalle istituzioni cittadine.
The strategic role of this Vesuvian town in the development and enhancement of the archaeological,
historic, artistic and cultural heritage of Campania has been confirmed and enhanced by the recent
nomination of Herculaneum as Italian Capital of Culture for 2016, strongly supported by the civic
institutions.
Nell’ambito di tale ruolo strategico, opera la Fondazione Cives e il MAV (Museo Archeologico Virtuale),
nel cui spazio museale, attraverso un percorso interattivo dotato di oltre settanta installazioni
multimediali, le aree archeologiche campane, Pompei, Ercolano, Baia, Stabia sono trasferite in una
dimensione virtuale che offre al visitatore nuove opportunità di fruizione e di intrattenimento.
Dalla realtà virtuale allo spazio fisico: per le migliaia di turisti e residenti che ogni giorno affollano
il sito archeologico, visitare gli Scavi di Ercolano, soffermarsi per le strade e i vicoli, entrare nelle
domus o nelle tabernae significa ripercorrere a ritroso la strada del tempo, per ritrovare le radici
della tradizione culturale dell’Occidente assaporando l’atmosfera e rivivendo la quotidianità della
città vesuviana.
6
La mostra “Ercolano, una storia nel tempo” - e il catalogo che la correda - si propone di essere
una via diversa, e complementare, per “leggere” Ercolano attraverso le preziose testimonianze
documentarie ed iconografiche esposte e attraverso il ricco apparato multimediale che attualizza
ambienti, personaggi e situazioni. Nel percorso espositivo, pertanto, scorrono e si integrano voci di
filosofi, testimonianze di viaggiatori, sguardi di artisti e di poeti. La scelta di affiancare nel percorso
materiale bibliografico e iconografico, proveniente dalle collezioni storiche della Biblioteca Nazionale
di Napoli, della Biblioteca Universitaria di Napoli e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ed i
contenuti multimediali del MAV si pone come obiettivo di costruire un prodotto che consente approcci
diversi e letture diverse e che mira a intercettare differenti bisogni d’informazione e di formazione:
una mostra, quindi, destinata allo studioso, al ricercatore, ma anche allo studente e al cittadino.
La mostra Ercolano, una storia nel tempo è stata anche un’occasione di lavoro comune per quattro
prestigiose Istituzioni campane, con differenti profili istituzionali e di servizio: l’Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, che ospita la mostra e gli eventi culturali collaterali, la Fondazione Cives di Ercolano,
la Biblioteca Nazionale di Napoli e la Biblioteca Universitaria di Napoli che hanno messo a sistema
competenze ed esperienze e che hanno reso fruibili, nel rispetto dei vincoli di tutela e conservazione,
segmenti significativi del loro patrimonio. Il catalogo vuole essere un agile sussidio bibliografico e
una guida alla mostra, di cui ripercorre le scelte tematiche ed espositive.
La mostra e l’intero progetto “Mav on Tour. Un museo itinerante di Pompei e Ercolano” di cui
essa fa parte, rappresentano un’occasione per ampliare l’impegno della Fondazione Cives nella
valorizzazione e promozione del territorio e dell’archeologia vesuviana.
Ciro Cacciola
Direttore Generale Fondazione Cives/Curatore Progetto Mav on tour
In the context of this strategic role, the Fondazione CIVES and the MAV (Virtual Archaeological
Museum) are major players. The Museum offers an interactive display with over seventy multimedia
installations in which the archaeological areas of Campania, i.e. Pompeii, Herculaneum, Baiae and
Stabiae, are recreated in virtual reality for visitors to explore and enjoy.
From virtual reality to physical space: for the thousands of tourists and residents who flock to the site
every day, to visit the archaeological ruins of Herculaneum, linger in the streets and alleys, enter the
domus or tabernae means to take a walk back through time, to discover the roots of Western cultural
tradition, enjoying the atmosphere and re-living the everyday life of the Vesuvian city.
The exhibition Ercolano: una storia nel tempo (Herculaneum, a History through Time), with
its accompanying catalogue, aims to offer a different and complementary way of interpreting
Herculaneum through the important documentary and iconographic evidence displayed and through
the rich multimedia apparatus that brings back to life environments, characters and situations.
Here visitors experience an intermingling flow of voices of philosophers, tales of travellers and
impressions of artists and poets. The decision to include bibliographic materials and iconography,
from the historical collections of the National Library of Naples, the University Library of Naples and
the Library of the Italian Institute for Philosophical Studies, along with multimedia content of the
MAV, aims to build a product allowing different approaches and different readings. Its purpose is also
to identify different information and training requirements, making it an exhibition for scholars and
researchers, but also for students and citizens.
The exhibition Herculaneum: a History through Time has also been an opportunity to work together
for four prestigious institutions of Campania, with different institutional and service profiles: the
Italian Institute for Philosophical Studies, which houses the exhibition and its collateral cultural
events, the Fondazione CIVES of Herculaneum, the National Library of Naples and the University
Library of Naples, which have contributed skills and expertise and made accessible, within the
constraints of conservation and protection, significant segments of their assets. The catalogue is
designed to be a useful bibliographic support and guide to the exhibition, illustrating the choices of
themes and displays.
The Exhibition and the whole Project “MAV on Tour: an itinerant Museum of Pompeii and Herculaneum”,
of which it is a part, are an opportunity to highlight the commitment of the Fondazione CIVES in
enhancing and promoting Vesuvian archaeology and the area.
Ciro Cacciola
General Director Fondazione CIVES/Curator MAV on Tour Project
Prefazione
Preface
Come ci ha insegnato Giovanni Pugliese Carratelli, per oltre vent’anni Direttore dell’Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici, e come amava ripetere Hans-Georg Gadamer, per altrettanto tempo decano del
corpo docente dell’Istituto, la meditazione filosofica ha avuto uno sviluppo nella Magna Grecia prima
ancora che nel territorio della madrepatria dei coloni Greci d’Occidente. “Atene, fulgore della Grecia, ma
tarda rispetto alla Magna Grecia del VI secolo avanti Cristo!”, esclamò una volta Gadamer. È nella Magna
Grecia che sono stati posti i fondamenti della civiltà intellettuale dell’intero mondo antico.
Philosophical cogitation developed in Magna Graecia even before it began in the fatherland of the
Greek colonisers of the West. This is what Giovanni Pugliese Carratelli, for over twenty years Director
of the Italian Institute for Philosophical Studies, taught, as did Hans-Georg Gadamer, Dean of the
Faculty of the Institute for the same number of years. Gadamer once exclaimed: “Athens, splendour
of Greece, was tardy in relation to Magna Graecia of the 6th century BC!” It was in Magna Graecia that
the foundations of the intellectual civilization of the whole world were set.
A Crotone, a Elea, ad Agrigento si ritrovano le radici della ricca e feconda eredità spirituale che ha
avuto tanta parte nella formazione della civiltà europea: l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, a
partire dai suoi primi, fecondi anni di vita, ha tracciato le linee di una ampia attività scientifica a
partire dai testi della scuola di Epicuro e dell’Accademia platonica.
The roots of the rich and fruitful spiritual heritage that has had such a large part in the formation of
European civilization are found at Crotone, at Elea, at Agrigento. The Italian Institute for Philosophical
Studies, starting from its early fruitful years, has outlined the broad scientific activity starting with the
texts of the School of Epicurus and the Platonic Academy.
“Posso dire di aver realizzato il sogno della mia vita di studioso: sottrarre i papiri ercolanesi alla
cappa del silenzio che li aveva avvolti, una coltre più pesante di quella lavica che per quasi 1700
anni li aveva sepolti”, questo dichiarava Marcello Gigante, Direttore del Centro per lo Studio dei Papiri
Ercolanesi, allorché l’Istituto dava vita al catalogo scientifico del fondo dei papiri e alla collana di
edizioni critiche “La Scuola di Epicuro”, con l’intento di restituire alla cultura viva i testi dimenticati
della scuola epicurea di Filodemo. La proposta alla cultura mondiale di una riscoperta di testi del
mondo greco proseguiva ben presto con “La Scuola di Platone”, la raccolta di edizioni critiche di testi
dell’Accademia platonica, coordinata anch’essa da Marcello Gigante. La pubblicazione dei volumi
della “Scuola di Epicuro” si è intrecciata con quella di altre opere ercolanesi promosse dall’Istituto
e dirette da Marcello Gigante: Il Catalogo dei papiri ercolanesi; I papiri ercolanesi oggi, i due tomi di
I.C.Mc Ilwaine Herculaneum: A guide to Printed Source; Philodems Academica. Die Berichte ueber
Platon und die Alte Academie in zwei herculanensischen Papyri, a cura di Konrad Gaiser, il catalogo
della mostra Epicuro e l’epicureismo, realizzata in collaborazione con la Biblioteca Nazionale di
Napoli e il Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi.
“I can say that my dream of a lifetime as a scholar has come true: to save the Herculaneum papyri
from the cloak of silence that had enveloped them, a cover thicker than the lava that had buried
them for almost 1700 years.” These were the words of Marcello Gigante, Director of the Centre for
the Study of the Herculaneum Papyri, when the Institute produced the scientific catalogue of the
papyri and the series of critical editions, “The School of Epicurus,” with the intent of bringing the
forgotten texts of the Epicurean School of Philodemus back into living culture. The presentation
to world culture of the rediscovered texts of the Greek world continued with “The School of Plato”,
the collection of critical editions of texts of Plato’s Academy, also coordinated by Marcello Gigante.
The publication of the volumes of the “School of Epicurus” has been intertwined with that of other
works from Herculaneum promoted by the Institute and directed by Marcello Gigante: Catalogo dei
papiri ercolanesi; I papiri ercolanesi oggi, (Catalogue of the Herculaneum Papyri; the Herculaneum
Papyri Today), the two tomes by I.C.Mc Ilwaine; Herculaneum: A guide to Printed Source; Philodems
Academica. Die Berichte ueber Platon und die Alte Academie in zwei herculanensischen Papyri,
edited by Konrad Gaiser, the catalogue of the exhibition Epicuro e l’epicureismo (Epicurus and
Epicureanism), in collaboration with the National Library of Naples and the International Centre for
the Study of the Herculaneum Papyri.
Al grande plauso internazionale che, fin dall’apparizione dei primi volumi, riscuotevano le opere afferenti
a “La Scuola di Epicuro”, faceva riscontro l’altrettanto intensa attenzione degli studiosi di tutto il mondo
per i volumi della serie “La Scuola di Platone”. Scriveva in proposito Marcello Gigante: ”L’importanza di
questa serie non è sfuggita agli storici del pensiero antico, ai platonici di sponda opposta, dal Cherniss,
fautore della dottrina delle idee, agli Amici di Tubinga, che privilegiano la dottrina dei princìpi”.
Queste due grandi imprese editoriali erano rese possibili dalla generosa ed entusiastica collaborazione
di Francesco del Franco, che - sulle orme di una raffinata eredità di gusto per l’intrapresa editoriale,
che gli veniva dal padre Costantino - insieme con la consorte, studiosa di antichità romane, Nella
Castiglione Morelli, aveva dato vita alla casa editrice Bibliopolis, che affiancava con competenza ed
efficacia l’Istituto fin dalla sua fondazione.
Nel 1986 appariva il primo volume dell’edizione critica con traduzione in italiano delle Enneadi di
Plotino, a cura di Vincenzo Cilento, amico e sodale negli studi di Giovanni Pugliese Carratelli, alle cui
The great international acclaim received since the appearance of the first volumes of the works
pertaining to “The School of Epicurus”, was matched by the equally intense attention of scholars from
around the world for the volumes of the series “The School of Plato”. Marcello Gigante wrote about
this: “The importance of this series has not escaped the historians of ancient thought, the Platonists
on the opposite side, from Cherniss, a proponent of the theory of ideas, to the Friends of Tübingen,
who favour the doctrine of principles.”
These two major publishing projects were made possible thanks to the generous and enthusiastic
collaboration of Francesco del Franco, who has inherited the legacy of a fine taste for publishing
enterprise from his father Constantine. Together with his wife Nella Castiglione Morelli, a scholar of
Roman antiquities, Constantine created the publishing company Bibliopolis, which has competently
and effectively flanked the Institute since its foundation.
7
linee di ricerca si ispirava l’Istituto nell’ampliare i propri progetti di studio sul Vicino e Medio Oriente
da una parte, e dall’altra sul fruttificare dei semi della civiltà greca nell’Italia meridionale, sul suolo
della antica Magna Grecia, a partire da Bessarione e Cusano, per proseguire col naturalismo italiano
del Rinascimento di Bernardino Telesio, di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella. Il lavoro di
ricerca dell’Istituto si prefiggeva di colmare lo iato fra civiltà antica e moderna e, sotto la direzione
di Paul Oscar Kristeller, fiorivano gli studi sulla Scuola medica salernitana, raccolti nella collana
“Hippocratica Civitas”, mentre Massimiliano Pavan e lo stesso Pugliese Carratelli animavano gli studi
su “La sapienza dei Greci nelle lingue del Vicino Oriente”.
8
Il progetto di ricerche sul tema “Il recupero dei testi classici attraverso recezioni in lingue del Vicino e Medio
Oriente” portava all’aggregazione di vari Dipartimenti e Istituti universitari italiani, trovando rispondenza
di adesioni da parte di gruppi specialistici nelle diverse lingue e diventando un nucleo catalizzatore delle
iniziative in campo internazionale, dedicate al tema della trasmissione dell’eredità della cultura classica
nelle varie lingue: georgiano, armeno, siriaco, ebraico, arabo, copto, etiopico, slavo antico. Ma l’eredità
pitagorica, eleatica e platonica, arricchita da successive tradizioni, riaffiora nella cultura europea dell’età
moderna e ne sono testimonianza alcune delle preziose “cinquecentine” presentate in questa Mostra.
Questa eredità riviveva, come si è detto, grazie a pensatori fioriti sul territorio di quella che era stata la
Magna Grecia, Giordano Bruno primo fra tutti. E all’opera di Giordano Bruno l’Istituto Italiano per gli Studi
Filosofici ha dedicato cure prolungate e tenaci, giungendo alla pubblicazione di tutti i “Dialoghi italiani” in
lingua francese con a fronte l’edizione critica di Giovanni Aquilecchia. A questa splendida impresa editoriale,
condotta in collaborazione con Les Belles Lettres, hanno fatto seguito edizioni bruniane curate dall’Istituto
in lingua portoghese,rumena, cinese,giapponese. Attualmente l’Istituto, grazie alla competenza di un
esperto filologo e umanista, Andrei Rossius, lavora all’edizione di un documento bruniano di eccezionale
valore,il cosidetto “Codice di Mosca” o “Codice Norov”, unica fonte manoscritta risalente direttamente a
Bruno, contenente opuscoli e abbozzi scritti di sua mano. Pochi anni dopo la morte di Giordano Bruno il
tesoro del pensiero greco veniva messo a base dell’Accademia dei Lincei da Federico Cesi, suo fondatore,
ammiratore della “Scola di Pytagora e di Platone”. I seminari e le pubblicazioni dell’Istituto sono la
testimonianza di una prolungata attenzione alla storia dei Lincei e delle Accademie napoletane: la mostra
su “Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei”, organizzata dall’Accademia e dall’Istituto, fu
esposta a Napoli in Villa Pignatelli, con la direzione di Giuseppe Montalenti, a Cesi, a Venezia, a Ginevra
(nella sede del CERN) e in vari altri centri. Il lavoro dell’Istituto è proseguito su questa scia, rivalutando tutta
la tradizione dell’umanesimo meridionale, con la pubblicazione, fra l’altro, di testi di Gianvincenzo Gravina
(di cui ci si propone l’edizione critica completa delle opere a cura di un appassionato studioso, Paolo De
Angelis, membro del Comitato scientifico dell’Istituto), di Giuseppe Maria Galanti, di Pietro Giannone, di
Antonio Genovesi, di Gaetano Filangieri, di Francesco Mario Pagano, di tutta quella tradizione, cioè, che è
confluita nel generoso tentativo della Repubblica napoletana del 1799, primo esempio di una Repubblica
retta da filosofi, secondo l’insegnamento platonico, alla ricostruzione della cui storia l’Istituto ha dedicato
ogni sforzo per riparare alla devastazione della memoria operata dalla controrivoluzione. Né è stata
trascurata l’immensa opera di Giambattista Vico, la cui Scienza Nuova è apparsa per la prima volta in
edizione completa in lingua tedesca grazie all’iniziativa dell’Istituto e alla competenza di Vittorio Hoesle e
Christoph Jermann.
1986 saw the publication of the first volume of the critical edition with translation into Italian of the
Enneadi of Plotinus, by Vincenzo Cilento, a friend and companion in studies of Giovanni Pugliese
Carratelli, whose lines of research inspired the Institute to broaden its study projects on the Near
and Middle East, as well as into the ways the seeds of Greek civilization had borne fruits in southern
Italy, on the soil of the ancient Magna Graecia, from Bessarion and Cusano, continuing with the Italian
Naturalism of the Renaissance of Bernardino Telesio, Giordano Bruno and Tommaso Campanella.
The Institute’s research work aimed at bridging the gap between ancient and modern civilization;
under the direction of Paul Oscar Kristeller, the studies on the Salerno Medical School, collected in the
series “Hippocratica Civitas”, flourished, while Massimiliano Pavan and Pugliese Carratelli himself
animated the studies on “The wisdom of the Greeks in the languages of the Near East.”
The research project on “The recovery of classical texts through influxes in languages of the Near and
Middle East” led to the aggregation of various Italian Departments and Colleges, receiving ratifications
among specialist groups in the various languages and becoming a catalyst core for initiatives in the
international arena, dedicated to the theme of the transmission of the legacy of classical culture in
the various languages: Georgian, Armenian, Syriac, Hebrew, Arabic, Coptic, Ethiopian, Ancient Slavonic.
But the Pythagorean, Eleatic and Platonic legacy, enriched by successive traditions, resurfaces in the
European culture of the modern age, as proven by some of the precious 16th century books presented
in this Exhibition. As mentioned previously, this legacy was brought back to life thanks to the thinkers
who flourished on the territory of what had been the Magna Graecia, first and foremost Giordano Bruno.
And the Italian Institute for Philosophical Studies has dedicated prolonged and persistent studies to
the work of Giordano Bruno, leading to the publication of all the “Italian Dialogues” in French, with
the critical edition by Giovanni Aquilecchia opposite. This wonderful publishing project, conducted in
collaboration with Les Belles Lettres, was followed by Giordano Bruno editions published by the Institute
in Portuguese, Romanian, Chinese, and Japanese. Currently the Institute, thanks to the expertise of a
knowledgeable philologist and humanist, Andrei Rossius, is working on the publication of a document
by Bruno of exceptional value, the so-called “Moscow Code” or “Norov Code”, the only manuscript source
dating back directly to Bruno, containing brochures and sketches written by his hand. A few years aſter
the death of Giordano Bruno, the treasure of Greek thought became the basis of the Accademia dei
Lincei, founded by Federico Cesi, an admirer of the School of Pythagoras and Plato. The seminars and
publications of the Institute are evidence of sustained attention to the history of the Lincei and of the
Neapolitan Academies. The exhibition “Federico Cesi and the founding of the Accademia dei Lincei”,
organized by the Academy and the Institute, was held at Villa Pignatelli in Naples, curated by Giuseppe
Montalenti, as well as in Cesi, Venice, Geneva (in the CERN Headquarters), and in various other places.
The Institute’s work has continued on this path, revaluating the entire southern tradition of humanism,
with the publication, among other things, of texts by Gianvincenzo Gravina (of which we present the
critical edition of the complete works by a passionate scholar, Paolo De Angelis, member of the
Scientific Institute), Giuseppe Maria Galanti, Peter Giannone, Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri,
and Francesco Mario Pagano. In other words, of the entire tradition that converged in the generous
attempt of the Neapolitan Republic of 1799, the first instance of a Republic ruled by philosophers,
according to the teachings of Plato. The Institute has devoted every effort to reconstructing the history
Questa assidua, ininterrotta, quarantennale opera di vivificazione delle conquiste culturali della
Magna Grecia nel corso di tutta la sua storia è stata svolta a vantaggio delle giovani generazioni
nello spirito di Umberto Zanotti Bianco, che, con la sua Associazione Nazionale per gli Interessi
del Mezzogiorno d’Italia, fondava scuole e biblioteche per rafforzare, fuori di ogni provincialismo,
l’identità culturale del Paese nella riaffermazione del primato della paidéia.
È pertanto con grande soddisfazione che l’Istituto ha organizzato nella propria sede di Palazzo Serra
di Cassano la mostra bibliografica “Ercolano:una storia nel tempo”, che si incastona in maniera
spontanea nel lavoro di cui abbiamo tentato di delineare rapidamente il tracciato. E nell’esprimere la
soddisfazione dell’Istituto, ci sembra doveroso ringraziare la Fondazione Cives di Ercolano, i direttori
della Biblioteca Nazionale di Napoli e della Biblioteca Universitaria di Napoli, e manifestare il nostro
apprezzamento in particolare a tutti gli studiosi del comitato scientifico che hanno fortemente voluto
e con passione costruito questa Mostra: a loro vanno tutta la nostra gratitudine e la nostra stima.
Gerardo Marotta
Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
of the Republic, and to repairing the ravages of its memory made by the counter-revolution. Nor has it
neglected the immense work by Giambattista Vico, whose Scienza Nuova (New Science) appeared for
the first time in a complete edition in German thanks to the initiative of the Institute and the expertise
of Vittorio Hoesle and Christoph Jermann.
This constant, uninterrupted, forty year-long effort to invigorate the cultural achievements of Ancient
Greece throughout its history has been carried out for the benefit of the younger and future generations
in the spirit of Umberto Zanotti Bianco, who, with his National Association for the Interests of the
South of Italy, eschewing all provincialism, founded schools and libraries to strengthen the cultural
identity of the country in the reaffirmation of the primacy of its paidéia.
It is therefore with great satisfaction that the Institute organized at its headquarters in Palazzo Serra
di Cassano the bibliographic exhibition “Herculaneum: a History of Time”, which fits naturally into the
work we have briefly outlined. And in expressing the satisfaction of the Institute, it seems only right
to thank the Fondazione Cives of Herculaneum, the directors of the National Library of Naples and of
the University Library of Naples, and in particular to express our appreciation to all the scholars of
the Scientific Committee who have eagerly supported and passionately created this Exhibition: they
have all our gratitude and our respect.
Gerardo Marotta
President of Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
9
La Biblioteca Nazionale
di Napoli
La fondazione della Biblioteca di Napoli risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando - in
applicazione di un regio decreto - si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede
del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate a Palazzo Reale e
nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana ricca di manoscritti e libri
a stampa che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare nella
nostra città nel 1736. Il trasferimento nella nuova sede era stato avviato nel 1784 e solo dopo molti
anni fu possibile aprirla ufficialmente al pubblico, il 13 gennaio 1804, sotto il regno di Ferdinando IV
di Borbone. La Biblioteca assunse allora il nome di Reale Biblioteca di Napoli; nel 1816 essa divenne
Reale Biblioteca Borbonica e nel 1860 fu dichiarata Biblioteca Nazionale.
10
Con l’Unità d’Italia la Biblioteca di Napoli fu ulteriormente arricchita con i fondi provenienti dalla
soppressione degli ordini religiosi e con importanti doni e lasciti tra cui ricordiamo i manoscritti
leopardiani pervenuti per lascito testamentario di Antonio Ranieri e la biblioteca teatrale del conte
Edoardo Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l’Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da
Carlo di Borbone al fine di custodire e svolgere i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 17521754. L’originaria sede del Palazzo degli Studi era divenuta nel frattempo inadeguata alle dimensioni
ed alle necessità di una Biblioteca che tanto si era accresciuta nel tempo. Iniziò così il dibattito sulla
scelta dell’edificio da destinare a tale uso, dibattito protrattosi fino al 1922 quando, grazie soprattutto
all’interessamento di Benedetto Croce, ne fu deliberato il trasferimento a Palazzo Reale nel 1923. In
quegli anni furono annesse alla Nazionale la Biblioteca del Museo di San Martino, la Brancacciana –
la più antica biblioteca pubblica napoletana -, la Provinciale, la San Giacomo. Nel 1923 in seguito al
trattato di Saint-Germain ed alla Convenzione artistica di Vienna, furono consegnati alla Nazionale di
Napoli i preziosissimi manoscritti che nel 1718 Carlo VI d’Asburgo aveva forzatamente fatto trasferire
a Vienna dal convento agostiniano di San Giovanni a Carbonara e da altri conventi napoletani e che
comunemente sono chiamati “ex viennesi”.
Negli ultimi decenni l’Istituto si è notevolmente ar ricchito di pregevoli collezioni, quali i fondi a
stampa Doria e Pontieri, nonché di un vasto corpus di autografi crociani e degli archivi di Domenico
Morelli, Gherardo Marone, Eduardo De Filippo. La Biblioteca è sede del Polo Napoli per il Servizio
Bibliotecario Nazionale (SBN).
Oltre alla partecipazione a mostre in Italia e all’estero, sia con la compartecipazione sia con il prestito
del suo prezioso materiale, l’Istituto si fa continuamente promotore, di conferenze, presentazioni
di libri, mostre di vario genere, eventi culturali e didattici che lo rendono ormai da anni un polo
culturale ineludibile per la cultura meridionale. Il patrimonio librario manoscritto e a stampa della
Nazionale di Napoli è molto cospicuo: ai 2.000.000 di volumi si aggiungono 5.000 incunaboli, circa
19.000 manoscritti, 1.800 papiri ercolanesi nonché un nutrito numero di lettere, bandi, pergamene,
carte geografiche, disegni, fotografie e materiale digitale.
The National Library of Naples
The National Library of Naples originated in the late 18th century, when, following a Royal Decree, the
library collections until then kept in the Royal Palace and in the Royal Palace of Capodimonte were
gradually transferred to the Palazzo degli Studi, which now houses the Archaeological Museum, The
collections include the famous Farnese Library, with huge numbers of manuscripts and printed books
that Charles of Bourbon, son and heir of Elisabetta Farnese, had brought to Naples in 1736.
The move to the new premises began in 1784 but it was many years before the Library was officially
opened to the public, on 13 January 1804, under the reign of Ferdinand IV of Bourbon. The Library
was then called the Reale Biblioteca di Napoli (Royal Library of Naples); in 1816 it was renamed the
Real Biblioteca Borbonica (Royal Bourbon Library) and in 1860 it was declared Biblioteca Nazionale
(National Library).
Aſter the Unification of Italy, the Biblioteca di Napoli (Library of Naples) was further enriched with
collections from the suppressed religious orders and with major giſts and bequests, including
manuscripts by Giacomo Leopardi bequeathed by Antonio Ranieri and the Theatre Library of Count
Edoardo Lucchesi Palli. In 1910 the Herculaneum Papyri Workshop, founded by Charles of Bourbon
for the unrolling and preservation of the papyri from the Herculaneum excavations of 1752 to 1754,
was annexed to the Library.
In the meantime the original site of the Palazzo degli Studi had become inadequate aſter the Library’s
massive growth in size and needs over the years. Thus began the debate on the choice of a suitable
building to house it. The debate lasted until 1922 when, mainly thanks to the intervention of Benedetto
Croce, it was decided to transfer the Library to the Royal Palace in 1923.
At that time the Library of the Museum of San Martino, the Brancaccio Library (the oldest public
library in Naples), the Provincial Library, and the San Giacomo Library were all annexed to the
National Library. In 1923, following the Treaty of Saint-Germain and the Vienna Art Convention, the
priceless manuscripts that in 1718 Charles VI of Hapsburg had forcibly transferred to Vienna from the
Augustinian Monastery of San Giovanni a Carbonara and other Neapolitan monasteries commonly
referred to as “former Viennese” were transferred to the National Library of Naples.
In recent decades, the Institute has been greatly enriched with valuable collections, such as the Doria
and Pontieri printed collections, as well as a large body of autographs by Benedetto Croce and the
archives of Domenico Morelli, Gherardo Marone, and Eduardo De Filippo. The library is home to the
Polo Napoli for the National Library Service (SBN).
In addition to participating in exhibitions in Italy and abroad, both jointly and with loans of its
important resources, for years the Institute has constantly promoted conferences, book launches,
exhibitions of various kinds, cultural and educational events, which have made it a pivotal centre
of southern culture. The National Library of Naples owns an impressive 2,000,000 printed volumes,
5,000 incunabula, 19,000 manuscripts, 1,800 Herculaneum papyri, as well as a large number of
letters, announcements, scrolls, maps, drawings, photographs and digital material.
La Biblioteca Universitaria
di Napoli
Nel centro storico della città, nell’antica Casa del Salvatore dei Gesuiti attigua alla Chiesa del Gesù
Vecchio in via Paladino, ha la sua sede la Biblioteca Universitaria di Napoli, Istituto del Ministero
dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. La suggestiva struttura risale al XVI secolo, su
progetto dell’architetto Giovanni De Rosis per il chiostro cinquecentesco e di Giuseppe Valeriano
per il porticato, il cortile del Salvatore e il primo piano. L’edificio in cui si trova la Biblioteca è stato
teatro di eventi storici di rilievo: nella monumentale sala di lettura si è riunito per la prima volta il
Parlamento napoletano dopo la rivoluzione del 1848, mentre l’edificio è stato quartier generale del
Comando delle forze armate americane durante il Secondo Conflitto. L’attuale Biblioteca Universitaria
ha origine da un decreto di Ferdinando I di Borbone del 4 dicembre 1816 che unifica la Biblioteca dello
Studium con la Biblioteca Gioacchina fondata da Gioacchino Murat. Dopo l’unificazione italiana del
1861, la Biblioteca, già arricchita dalle importanti raccolte dei due aristocratici napoletani Orlando e
Taccone, fu implementata con l’aggiunta delle collezioni dei monasteri soppressi (1866) e di diverse
raccolte private quali Viti, del Gaizo, Briganti, Aievoli, Panceri, Casanova.
Il ricchissimo patrimonio bibliografico è costitutito da circa un milione di volumi, tra cui 140
Manoscritti, più i carteggi, 468 Incunaboli, oltre 4000 Cinquecentine comprendenti anche 216 Aldine,
300 Bodoniane, una Collezione dantesca il cui nucleo originario è costituito dalla cospicua raccolta
di circa 470 opere donate nel 1872 dal marchese Alfonso Della Valle di Casanova. Possiede, inoltre,
1200 volumi di legature pregiate provenienti dalla Biblioteca Privata dei Borbone
Il profilo istituzionale della Biblioteca Universitaria di Napoli, le linee di sviluppo del suo patrimonio e il
suo duplice ruolo di biblioteca universitaria e di biblioteca pubblica hanno orientato le scelte politicostrategiche dell’Istituto verso il consolidamento progressivo di una efficiente architettura di servizi
per gli utenti, il cui target, definito anche attraverso una costante analisi di comunità, ha determinato
lo sviluppo di una intensa attività di formazione e documentazione, accanto alla tradizionale attività
di informazione e supporto alla ricerca.
University Library of Naples
Located in the old city centre, the ancient Jesuit Casa del Salvatore (House of the Saviour), adjacent
to the Church of Gesù Vecchio in Via Paladino, houses the University Library of Naples, Institute of the
Ministry of Heritage and Culture and of Tourism. The impressive structure dates back to the sixteenth
century. Architect Giovanni De Rosis designed the Cloister, and Giuseppe Valeriano the Porch, the
Courtyard, called Cortile del Salvatore, and the first floor. The building that houses the Library has
been the scene of major historical events: aſter the 1848 revolution the Neapolitan Parliament met
for the first time in its monumental reading room, while during World War Two the building was the
Headquarters of the US Armed Forces Command. The current University Library originates from a
decree of Ferdinand I of Bourbon of 4 December 1816, which unified the Biblioteca dello Studium with
the Biblioteca Gioacchina founded by Joachim Murat. Aſter the Italian unification in 1861, the Library,
which was already flourishing thanks to the important collections of two Neapolitan aristocrats,
Orlando and Taccone, was further enriched with collections from the dissolution of the monasteries
(1866) and with several private collections, such as those of Viti, del Gaizo, Briganti, Aievoli, Panceri
and Casanova.
The Library’s rich bibliographic heritage comprises around one million volumes, including 140
Manuscripts, plus the Correspondences, 468 Incunabula, over 4000 16th Century editions, including
216 Aldines, 300 Bodonian bindings, a Dante collection whose original nucleus comprises the large
collection of about 470 works donated in 1872 by the Marquis Alfonso Della Valle di Casanova. It also
contains 1,200 volumes of valuable bindings from the Private Library of the Bourbons.
The institutional profile of the University Library of Naples, the development of its heritage, and its
dual role of University Library and Public Library have guided the political and strategic choices of the
Institute towards the progressive consolidation of an efficient structure of services for users, whose
target, partly determined through constant analysis of the community, has led to the development of
intensive training and documentation activities, in addition to its traditional activities of information
and support for research.
11
12
Voci di filosofi dell’antichità
Voices of ancient philosophers
La biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha origine nel 1975, anno di fondazione
dell’Istituto, con il contributo determinante degli ingenti fondi librari acquisiti precedentemente dal
suo presidente, l’avvocato Gerardo Marotta, a seguito di un’accumulazione sistematica, protratta per
diversi decenni in tutti i campi della cultura. L’incremento successivo ha registrato coerentemente
nelle sue linee di aggiornamento la dinamica multidisciplinare delle attività dell’Istituto,
programmaticamente ostile a qualsiasi rigido specialismo o separazione tra “le due culture”. Il nucleo
più consistente rimane comunque quello delle opere di filosofia, storia, diritto, scienze politiche, ma
non meno rappresentate sono le collezioni riconducibili alle altre discipline che fanno parte delle
scienze umane in senso lato e, in linea generale, all’ambito scientifico. La consistenza complessiva
della biblioteca può essere stimata in circa 300.000 volumi, ancora in attesa di una sistemazione
adeguata che li renda pienamente fruibili. Il settore dei periodici, per ora il solo completamente
accessibile, conferma questi tratti distintivi, con un numero totale di circa 1.600 testate in cui si
rispecchiano le correnti più rappresentative e autorevoli della ricerca e degli studi nell’ambito delle
scienze umane.
The library of the Italian Institute for Philosophical Studies was created in 1975, the year the Institute
was founded, with the vital contribution of the substantial book collections previously acquired by
its President, lawyer Gerardo Marotta, thanks to a systematic accumulation that lasted for several
decades across all cultural fields. The next development consistently included in its updates the
Institute’s dynamic multi-disciplinary activities, programmatically hostile to any rigid specialization
or separation between “the two cultures”. The largest group still comprises works of Philosophy,
History, Law, Political Science, but also other disciplines that are included in Human Sciences in the
broadest sense and, in general, the scientific field. The overall size of the library can be estimated at
approximately 300,000 volumes, which are still waiting for suitable accommodation that will make
them fully accessible. The journal sector confirms this data, with a total number of around 1,600
newspapers/mastheads reflecting the current most representative and authoritative researches and
studies in the Humanities.
La raccolta filosofica allinea edizioni italiane e straniere di pensatori di tutte le epoche, corredate
da monografie e repertori su temi e maestri della filosofia. Trovano dunque ampio spazio i classici
dell’antichità greco-romana, a partire dalle prime edizioni a stampa, la cui presenza nella biblioteca
testimonia anche l’intento di allestire un panorama il più possibile completo del recupero e
dell’interpretazione degli originali a noi pervenuti.
Nei secoli XV e XVI fiorisce la grande stagione dell’ Umanesimo, attraversata da una rinnovata
tensione alla lettura ed alla riproposizione integrale delle lezioni del passato, ispirata da un rigore che
non è solo filologico, perché sostenuto dalla volontà di aprire un confronto assiduo con interlocutori
da interpretare, da ricollocare nella loro dimensione storica. Gli umanisti “erano uomini per cui
l’antico non rappresentava un campo di ricerche erudite e curiose, ma un paradigma. L’umanità
classica non solo aveva raggiunto una rara pienezza ed armonia di vita, ma l’aveva mirabilmente
espressa e consegnata in opere d’arte e di pensiero, perfette come quella vita. Entrare in contatto
con esse, e per esse con gli spiriti che vi si erano trasfusi, significava avviare un ideale colloquio con
uomini completi, apprendere da loro il significato di una vita completa”1.
Testimonianza di questa temperie culturale l’edizione integrale veneziana in quattro tomi delle opere
di Cicerone2, impressa dai torchi di Lucantonio Giunta tra 1534 e 1537, per le cure di Andrea Navagero
e Pietro Vettori, autore delle Explicationes che chiudono il quarto tomo (1). Ma il vero e proprio evento,
“destinato a incidere così profondamente, lungo mezzo millennio, nello spirito dell’Occidente”3, è
la pubblicazione, nel 1484, dei testi di Platone tradotti da Marsilio Ficino. Si tratta dello sbocco di
un travaglio trentennale, che godrà di un’immensa fortuna culturale e editoriale, come attestano le
The Philosophy collection aligns Italian and foreign editions by thinkers of all ages, accompanied by
monographs and indexes of subjects and teachers of philosophy. Therefore ample space is devoted
to classical Greek and Roman antiquity, from the first printed editions, whose presence in the library
also demonstrates the intention of creating a panorama as complete as possible of the recovery and
interpretation of the extant originals.
In the Fiſteenth and Sixteenth Centuries the great age of Humanism flourished, characterised by a
renewed interest in reading and a complete revival of the lessons of the past, inspired by a rigour that
was not only philological. It was sustained by the will to enter into a dialogue with regular partners to
interpret and examine them in their historical context. Humanists “were men for whom antiquity was
not a field of scholarly inquisitive research, but a paradigm. Classical Humanity had not only reached
a rare harmony and fullness of life, but had also admirably expressed and delivered it in works of art
and thought, as perfect as that life. To be in touch with them and through them with the spirits who
were transfused in them meant to start an ideal conversation with complete men, to learn from them
the meaning of a full life”1. Evidence of this cultural climate is the Venetian edition in four volumes of
the works of Cicero2, from the presses of Lucantonio Giunta between 1534 and 1537, edited by Andrea
Navagero and Pietro Vettori, author of the Explicationes that close the fourth volume (1). But the real
event that “would affect the spirit of the West so deeply over half a millennium”3 was the publication,
in 1484, of the texts of Plato translated by Marsilio Ficino. This was the result of a thirty-year labour,
which would achieve immense cultural and publishing recognition, as attested by the editions of
Frobenius in 1539 (2) and Bonelli in 1556 (4) (Fig. 1), which use a new comparison with the originals
by the Greek scholar and theologian Simone Grineo. Frobenius had already published Ficino’s Plato
in 1532 and would republish it several other times during the Sixteenth Century. In 1602 in Frankfurt
E. Garin, L’Umanesimo italiano, Bari, Laterza, 1952, p.102. - 2 L’Istituto possiede il quarto tomo, contenente le opere filosofiche. Mancano sia le Explicationes di Vettori sia gli indici. Il frontespizio, ampiamente restaurato, reca un fregio incollato sull’inizio del titolo, a coprirne le prime parole:
Quartus tomus in quo, lasciando come titolo visibile : Marci Tullii Ciceronis Opera Philosophica.
1
1
E. Garin, L’Umanesimo italiano, Bari, Laterza, 1952, p.102. - 2 The Institute has the fourth volume, containing the philosophical works. The Explicationes by Vettori and the indexes are missing. The title page, extensively restored, bears a frieze pasted over the beginning of the title, which
covers the first words: Quartus tomus in quo, leaving as visible title: Marci Tullii Ciceronis Opera Philosophica.
13
edizioni di Froben del 1539 (2) e di Bonelli del 1556 (4) (Fig. 1), che si avvalgono di un nuovo confronto
con gli originali del teologo e grecista Simone Grineo. Froben aveva già pubblicato il Platone di Ficino
nel 1532 e lo ripubblicherà numerose altre volte nel corso del XVI secolo. Nel 1602 l’editore Claude
Marne propone a Francoforte ancora la versione ficiniana, stavolta affiancata dal testo greco (5) (Fig. 2).
Una nuova traduzione delle opere di Platone dovuta a Dardi Bembo, stavolta in lingua italiana, dei
primi del Seicento (Venezia, appresso Domenico Nicolini, 1601), riappare nella stessa città tra 1742
e 1743 all’insegna “Al secolo delle lettere” di Bettinelli, l’editore di Goldoni e Metastasio con “le note
e gli argomenti” del filosofo e teologo francese Jean de Serres (9).
I sei scritti sulla logica di Aristotele, con il titolo generale Organum, pubblicati a Venezia nel 1554
dall’officina Erasmiana di Vincenzo Valgrisi (il francese Vincent Vaugris) nella traduzione di Severino
Boezio (3), precedono la raccolta delle opere dello stagirita apparsa a Parigi ad opera della Stamperia
Reale nel 1619, per le cure di filologi e filosofi come Adrien Turnèbe, Isaac Casaubon, Giulio Pace,
Ciriaco Strozzi, Guillaume du Val (7).
Tra le versioni in italiano delle opere di Aristotele prodotte dal fervore degli umanisti, la traduzione
italiana di Annibal Caro della Retorica, pubblicata per la prima volta nel 1570 (Venezia, al segno della
Salamandra), è riedita nel 1826 a Milano da Felice Rusconi con l’aggiunta dell’“introduzione allo
studio della medesima” del filosofo cipriota Giason de Nores (11), a sua volta apparsa per la prima
volta a Padova, presso Paolo Meietti, nel 1584.
14
Di una delle fonti più accreditate per la ricostruzione delle biografie e dell’ambiente in cui operarono
i filosofi dell’antichità, le Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, l’edizione veneziana del 1606 di Giovanni
Bertoni propone un compendio largamente infedele, in qualche caso del tutto arbitrario, opera
dell’ecclesiastico Giovanni Astolfi (6).
Un’edizione svizzera della fine del Seicento in quattro lingue attesta la fortuna internazionale, perdurante
dall’antichità, degli insegnamenti di vita dello stoico Epitteto, tradotto anche da Leopardi (8).
Le edizioni di Oxford e di Lipsia delle opere di Platone curate da Nathan Foster (cinque dialoghi con
testo greco accompagnato da traduzione latina) (10) e da Christoph Schneider in tre volumi (12)
possono essere considerate anticipatrici delle grandi imprese filologiche condotte in Gran Bretagna
e in Germania su testi filosofici e letterari dalle prestigiose collane editoriali Scriptorum Classicorum
Bibliotheca Oxoniensis, avviata nel 1898, e Bibliotheca Scriptorum Graecorum et Romanorum
Teubneriana, nata nel 1849.
L’edizione Teubner 1906 della Metaphysica di Aristotele per le cure di Wilhelm von Christ (13) è una
riproposizione di quella già uscita nel 1886 per lo stesso editore.
3
Così ancora Garin, Marsilio Ficino e il ritorno di Platone, in Marsilio Ficino e il ritorno di Platone. Studi e documenti Firenze, Olschki, 1986, p. 3.
3
Garin, Marsilio Ficino e il ritorno di Platone, in Marsilio Ficino e il ritorno di Platone. Studi e documenti Firenze, Olschki, 1986, p. 3.
publisher Claude Marne also published Ficino’s version, this time accompanied by the Greek text (5) (Fig. 2).
A new translation of Plato’s works by Dardi Bembo, this time in Italian, from the early Seventeenth
Century (Venice, Domenico Nicolini, 1601), reappeared in the same city between 1742 and 1743 under
the banner of “Al secolo delle lettere” by Bettinelli, the publisher of Goldoni and Metastasio with “notes
and subjects” by the French philosopher and theologian Jean de Serres (9).
The six writings on the logic of Aristotle, with the general title Organum, published in Venice in 1554
by the Erasmian workshop of Vincenzo Valgrisi (the French Vincent Vaugris) in the translation by
Severinus Boethius (3), precede the collection of the works by the Stagirite that appeared in Paris
produced by the Royal Printing House in 1619, curated by philologists and philosophers such as
Adrien Turnèbe, Isaac Casaubon, Giulio Pace, Ciriaco Strozzi, Guillaume du Val (7).
Among the Italian versions of the works of Aristotle produced thanks to the fervour of the humanists,
the Italian translation by Annibale Caro of the Rhetoric, published for the first time in 1570 (Venice,
Salamandra), was republished in 1826 in Milan by Felice Rusconi with the addition of an “introduction
to the study of the same” by the Cypriot philosopher Giason de Nores (11), which, in turn, was
published for the first time in Padua, by Paolo Meietti in 1584.
One of the most reliable sources for reconstructing the biographies and the environment in which
the ancient philosophers operated, the Lives of the Philosophers by Diogenes Laertius, the Venetian
1606 edition by Giovanni Bertoni offers a compendium that is largely unfaithful and in some cases
completely arbitrary, by the ecclesiastic Giovanni Astolfi (6).
A late Seventeenth Century Swiss edition in four languages demonstrates the continued international
success, since ancient times, of the lessons of life by the Stoic Epictetus, also later translated by
Giacomo Leopardi (8).
The Oxford and Leipzig editions of Plato’s works edited by Nathan Foster (five dialogues with Greek
text accompanied by Latin translation) (10) and Christoph Schneider in three volumes (12) can
be considered as precursors of the large philological enterprises conducted in Great Britain and
Germany on philosophical and literary texts from the prestigious collections of books Scriptorum
Classicorum Bibliotheca Oxoniensis, launched in 1898, and Bibliotheca Scriptorum Graecorum et
Romanorum Teubneriana, started in 1849.
The 1906 Teubner edition of Aristotle’s Metaphysica curated by Wilhelm von Christ (13) is a
republication of the 1886 edition by the same publisher.
Le antichità ercolanesi nelle pubblicazioni
dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha dedicato molti programmi di studio e ricerca al tema
delle antiche civiltà, da quelle del Vicino Oriente, diretti dallo storico dell’antichità Giovanni Pugliese
Carratelli, a quelle della Grecia classica ed ellenistica. Tra questi ultimi vanno ricordati soprattutto
“La scuola di Platone” e “La scuola di Epicuro”, promosse dal filologo classico e papirologo Marcello
Gigante, fondatore del CISPE, Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi. Entrambi i
progetti sono culminati nelle collane omonime della casa editrice Bibliopolis, fondata nel 1976 da
Francesco del Franco e dalla moglie Nella Castiglione Morelli in stretto collegamento con l’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici e con gli stimoli culturali provenienti dalla sua attività. In particolare la
collana “La scuola di Epicuro”, iniziata nel 1978, si pone in continuità ideale con le precedenti iniziative
finalizzate a divulgare i testi dei papiri ercolanesi, come il primo volume della Herculanensium
Voluminum Collectio Prior del 1793, gli undici tomi della Collectio altera pubblicata dopo l’Unità
d’Italia e l’unico della Collectio Tertia, pubblicato nel 1914. Al fine di “liberare i testi ercolanesi
da un dannoso e sterile specialismo che li avvolgeva in segni indecifrabili e oscuri e li sottraeva
all’intelligenza dei filologi”4, le nuove edizioni informano nei dettagli sui papiri pubblicati: stato di
conservazione, scrittura, disegni, precedenti edizioni, bibliografia. Le linee costitutive del sodalizio
epicureo stabilitosi nella Villa dei Pisoni vengono restituite attraverso i testi dei Maestri successori
di Epicuro, illuminandone anche i tratti distintivi delle personalità, dal primo erede Ermarco al
terzo scolarca Polistrato, autore della polemica antiscettica Sul disprezzo irrazionale delle opinioni
popolari [PHerc. 336/1150] (proposta nell’edizione curata da G. Indelli) (14), a Filodemo, l’autore più
rappresentato nella biblioteca di Ercolano. Del filosofo di Gadara, A.J. Neubecker ha curato il volume
dedicato al quarto libro di Sulla musica, l’unico conservato (15), in cui la sua analisi critica consente
una ricostruzione attendibile del pensiero sulla musica dello stoico Diogene di Babilonia. Sempre di
Filodemo L’ira, pubblicato da G. Indelli (16), precedentemente edito da Gomperz e Wilke, secondo
Gigante “uno dei libri più belli che consente una caratterizzazione dello scrittore epicureo”5, in cui la
polemica sulle passioni si sviluppa con toni di alto valore letterario. Frammenti di papiri ercolanesi
concorrono a convalidare l’edizione critica del 2002 di Enrico Flores del De rerum natura (17) e, allo
stesso tempo, la tesi della presenza ad Ercolano, negli anni tra 50 e 40 a.C., delle opere di Lucrezio.
Le opere di Filodemo, in particolare l’Academicorum Historia, hanno anche costituito, come le Vite
dei filosofi di Diogene Laerzio, un accesso privilegiato alla conoscenza della storia dell’Accademia. Il
grande studioso di Platone Konrad Gaiser la commenta in una traduzione parziale, a partire dai PHerc
1021 e 164, per i tipi dell’editore Fromann Holzboog, sotto il titolo Philodems Academica. Die Berichte
über Platon und die Alte Akademie in zwei herkulanensischen Papyri (18).
The antiquities of Herculaneum
in the publications of the Italian Institute
for Philosophical Studies
The Italian Institute for Philosophical Studies has devoted many programmes of study and research
to the theme of ancient civilizations, from the Near East, directed by the antiquities historian Giovanni
Pugliese Carratelli, to Classical and Hellenistic Greece. Among recent examples of special note
are “The school of Plato” and “The School of Epicurus”, promoted by the classical philologist and
papyrologist Marcello Gigante, founder of the CISPE, International Centre for the Study of the Papyri of
Herculaneum. Both projects have culminated in a series of publications with the same title produced
by the publisher Bibliopolis, founded in 1976 by Francesco del Franco and his wife Nella Castiglione
Morelli, in close collaboration with the Italian Institute for Philosophical Studies and with cultural
stimuli from its activities. In particular the series “The School of Epicurus,” begun in 1978, perfectly
continues the previous initiatives to disseminate the texts of the papyri of Herculaneum, as the first
volume of Herculanensium Voluminum Collectio Prior of 1793, the eleven volumes of Collectio Altera
published aſter the unification of Italy, and the only one of the Collectio Tertia, published in 1914. In
order to “liberate the texts of Herculaneum from a damaging and sterile specialism that enveloped
them in obscure and indecipherable signs and removed them from the study of philologists”4, the
new editions give detailed information on each published papyrus: condition, writing, drawings,
previous editions, bibliography. The constituent lines of the Epicurean association that established
itself in the Villa dei Pisoni are brought back to life through the texts of the Masters who succeeded
Epicurus, also illuminating the distinctive features of the personalities, from the first heir Hermarchus
to the third scholarch Polystrate, author of the anti-sceptic controversy, On irrational contempt of
popular opinions [ PHerc. 336/1150] (presented in the edition by G. Indelli) (14), to Philodemus, the
author most frequently represented in the Library of Herculaneum. The philosopher of Gadara, A.J.
Neubecker, has edited the volume dedicated to the fourth book of On Music, the only one preserved
(15), in which his critical analysis allows a reliable reconstruction of the thinking about music of the
Stoic Diogenes of Babylon. Also by Philodemus, On Anger, published by G. Indelli (16), previously
published by Gomperz and Wilke, according to Gigante “one of the most beautiful books that allows
a characterization of the Epicurean author”5, where the vexed question of passions is explored with
tones of high literary value. Fragments of papyri from Herculaneum contribute in validating the 2002
critical edition by Henry Flores of De Rerum Natura (17) and, at the same time, the argument of
the presence in Herculaneum, in the years between 50 and 40 BC, of the works of Lucretius. The
works of Philodemus, in particular Academicorum Historia, also constituted, as did the Lives of the
Philosophers by Diogenes Laertius, a privileged access to understanding the history of the Academy.
4
M. Gigante, La Scuola di Platone e La scuola di Epicuro. Quindici anni da lavoro ecdotico, “La parola del passato” n. 277, 1994, p. 308. - 5 M. Gigante, La Scuola di Platone e La scuola di Epicuro. Quindici anni da lavoro ecdotico cit., p.317.
4
M. Gigante, La Scuola di Platone e La scuola di Epicuro. Quindici anni da lavoro ecdotico, “La parola del passato” n. 277, 1994, p. 308. - 5 M. Gigante, La Scuola di Platone e La scuola di Epicuro. Quindici anni da lavoro ecdotico cit., p.317.
15
The great scholar of Plato, Konrad Gaiser, comments in a partial translation, beginning with the
PHerc 1021 and 164 typeset by Fromann Holzboog, with the title Philodems Academica. Berichte über
die Platon und die Alte Akademie in zwei herkulanensischen Papyri (18).
In 1993, at the International Congress on the topic “Greek and Roman Epicureanism”, the National
Library of Naples - which since 1910 houses the Officina dei Papiri Ercolanesi - the CISPE, and the
Italian Institute for Philosophical Studies have promoted and staged a bibliographic and documentary
exhibition on its history and activities, displaying documents and memorabilia (21). One of the
Officina’s tasks is the conservation and protection of the papyri found in the area of Herculaneum
affected by the eruption of 79 AD, but also the documentation of the study activities, especially those
relating to the unrolling of the papyri and the techniques used. Other key works for in-depth research
on the papyri of Herculaneum are the Catalogo edited by Marcello Gigante (22), updated in 1989 and
in 2000, later included in the Catalogo multimediale dei papiri ercolanesi, edited by G. Del Mastro,
and the bibliography Herculaneum by librarian I.C. McIlwaine (19 and 20), which updates to 2007 an
earlier edition from 1980, which also documents the sources found on the Web and digital media.
The 1980 edition already offered “the first concrete global vision of what has been produced on
Herculaneum”, “not only a guide to printed sources, but also a wealth of information and facts about
the protagonists of antiquarian, archaeological and historical research”6.
1. Platone, omnia divini Platonis opera tralatione
Marsiliii Ficini. Venezia, G. M. Bonelli, 1556.
16
2. Platone, opera omina...Marsilio Ficino interprete.
Francoforte, Claude Marne, 1602
Nel 1993, in occasione del Congresso internazionale sul tema “L’epicureismo greco e romano”,
la Biblioteca Nazionale di Napoli - che ospita dal 1910 l’Officina dei Papiri Ercolanesi - il CISPE e
l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici hanno promosso e allestito una mostra bibliografica e
documentaria che ne ha rievocato la storia e le attività, attraverso l’esposizione di documenti e cimeli
(21). L’Officina prevede tra i suoi compiti la conservazione e la tutela dei papiri rinvenuti nell’area
ercolanese interessata dall’eruzione del 79 d.C., ma anche della documentazione relativa alle attività
di studio, soprattutto quelle relative alle operazioni di svolgimento e alle tecniche utilizzate. Altre
opere fondamentali per l’approfondimento delle ricerche sui papiri ercolanesi il Catalogo curato da
Marcello Gigante (22), aggiornato nel 1989 e nel 2000, poi confluito nel Catalogo multimediale dei
papiri ercolanesi curato da G. Del Mastro e il repertorio bibliografico Herculaneum della bibliotecaria
I.C. McIlwaine (19 e 20), che aggiorna al 2007, documentando anche le fonti reperite nel web e su
supporti digitali, un suo precedente lavoro, risalente al 1980, che già aveva offerto “la prima visione
concretamente globale di quanto è stato prodotto sulla città campana”, “non solo una guida alle fonti
stampate, ma anche una miniera di dati e fatti su protagonisti della ricerca antiquaria, archeologica
e storica”6.
Valerio Cacace
6
Dall’ Introduzione di M. Gigante a I.C. McIlwaine, Herculaneum. A Guide of Printed Sources. Napoli, Bibliopolis, 1988, p. 14.
6
From the Introduzione by M. Gigante to I.C. McIlwaine, Herculaneum. A Guide of Printed Sources. Naples, Bibliopolis, 1988, p. 14.
Valerio Cacace
La scoperta di Ercolano.
Suggestioni dal Grand Tour
The discovery of Herculaneum.
Fascination of the Grand Tour
La scoperta di Ercolano nel 1738, seguita da quella di Pompei un decennio più tardi, segna
una svolta straordinaria nei tradizionali percorsi del Grand Tour: Napoli si affianca a Roma
nel porsi come l’itinerario privilegiato del viaggio in Italia. Le due piccole città campane,
riaffiorate dalle ceneri e dalla lava vesuviana, diventano tra le tappe più ricercate dai
viaggiatori - artisti e letterati - sui quali esercitano un fascino e una suggestione del tutto
inusitati. Alla grandiosità dei monumenti romani in cui si condensano le memorie classiche
fa infatti riscontro la dimensione quotidiana dell’antichità, riemersa intatta negli oggetti e
nelle tracce di un vivere restituito miracolosamente allo sguardo interessato e curioso di
una comunità di touristes divenuta nel corso del secolo dei lumi “la più numerosa e libera
accademia itinerante che la civiltà occidentale abbia mai conosciuto”1. Una comunità di
viaggiatori nata agli esordi del Seicento in Inghilterra per i quali la pratica del viaggio diviene
una istituzione per la formazione della classe dirigente inglese, come esplicitamente asserito
da Francis Bacon, per il quale il viaggio di istruzione costituisce esperienza indispensabile
per chiunque voglia assumere un ruolo dominante nella società. Ad essi si uniscono poi
francesi attratti soprattutto dalle antichità romane, olandesi, svedesi, tedeschi, per i quali
alla memoria del classico si aggiunge il senso di una natura, quale quella del sud d’Italia,
percepita come incontaminata ed arcadica.
The discovery of Herculaneum in 1738 and of Pompeii a decade later brought about a
watershed in the traditional itinerary of the Grand Tour: Naples joined Rome as an unmissable
stop in Italy. The two small towns of Campania that had emerged from the ashes and lava of
Vesuvius fascinated most travellers, particularly artists and writers. In contrast to the classical
grandeur of the Roman sights, they revealed the commonplace aspects of life, an atmosphere
evoked by the everyday objects that had miraculously been returned to the gaze of a curious
and interested community of touristes, who had become in the century of Enlightenment “the
largest open itinerant academy that Western civilization has ever known” 1. It was a community
of travellers that had developed in the early 17th century in England. For them the journey
became an institution for the education of the British ruling class, as explicitly stated by Francis
Bacon, who considered the educational journey an essential experience for anyone wanting
to have a dominant role in society. They were joined by tourists of other nationalities: French,
attracted mainly to Roman antiquity, Dutch, Swedish and German, who were not only attracted
to the classical sights but also fascinated by unspoiled and Arcadian nature, such as that in
the South of Italy.
È impressionante il numero e la varietà dei personaggi che visitarono Napoli e i suoi dintorni:
artisti, scrittori, scienziati, diplomatici, semplici viaggiatori spinti non solo da interessi
archeologici e artistici ma soprattutto animati da un entusiasmo maturato nelle letture
classiche e nella temperie del dibattito illuministico. Napoli dunque come tappa d’obbligo
per i viaggiatori alla scoperta dell’antichità, ma non solo. Il viaggio, considerato innanzitutto
come un’avventura dello spirito, un confronto con un mondo sconosciuto, si rivela ricco
di tensioni illuministiche: la scoperta di Ercolano e Pompei può considerarsi un elemento
di omologazione di questo corteo di viaggiatori di varia provenienza, che contribuiscono a
creare quel cosmopolitismo tipico della cultura settecentesca, il cui segno più evidente è
il maturare dell’idea di un’Europa a carattere sovranazionale 2. A metà del Settecento, con
l’inizio degli scavi di Ercolano, anche l’immagine dell’Italia agli avidi occhi dei viaggiatori
assume una diversa configurazione: il mito dell’Italia rinascimentale, denso di immagini
letterarie ed artistiche attraverso le quali si era diff usa una rivoluzione culturale di rilievo
assolutamente internazionale, cede all’evocazione di un’Italia classica e archeologica,
che trova nel Meridione le radici della civiltà, in cui sopravvivono miti e riti ormai altrove
cancellati dalla civilisation3 . In quest’ottica le voyage prenderà, com’è noto, altre direzioni:
An impressive number and variety of people visited Naples and its surroundings: artists, writers,
scientists, diplomats, simple travellers driven not only by archaeological and artistic interests
but above all animated by an enthusiasm acquired reading the classics and in the climate of
debate of the Enlightenment. So a visit to Naples became a must for travellers to discover not
only antiquity, but much more. The trip, considered primarily an adventure of the spirit, an
exploration of an unknown world, was characteristic of the Enlightenment. The discovery of
Herculaneum and Pompeii can be considered an endorsement of this procession of travellers
from various places, who together created that cosmopolitanism typical of 18th century
culture, its most noticeable characteristic being the development of the idea of a supranational
Europe2. In the mid-18th century, with the initial excavations at Herculaneum, Italy began to
present a different image to the avid eyes of travellers. The myth of Renaissance Italy, steeped
in literary and artistic images that had fostered an international cultural revolution, was now
overshadowed by images of classical and archaeological Italy, with the roots of civilization in
the South, where myths and rites, vanished in the rest of civilitation3, still survived. In this light,
travellers on le voyage began exploring other directions: successive generations of travellers
discovered Sicily and later the cradles of the Magna Graecia civilisation, later still venturing
further East, to Egypt, Greece, and the Eastern countries.
“When the ghosts of the city buried in 79 AD appeared… the ancient world experienced an
17
successive generazioni di viaggiatori si porranno alla scoperta della Sicilia prima e delle
fonti della civiltà magno-greca per volgersi, poi, ancora più a Oriente, verso l’Egitto, la
Grecia, i paesi orientali.
“Quando apparvero alla ribalta i fantasmi delle città seppellite nel 79 d.C….l’esperienza del
mondo antico conobbe le fasi di una passionalità travolgente…”4. Queste parole ben rendono
il clima intellettuale che si creò in Europa in seguito alla lungimirante decisione di Carlo III di
Borbone di riprendere e sviluppare, sotto la guida dell’ingegnere spagnolo Rocco Gioacchino De
Alcubierre, gli scavi archeologici già iniziati ad Ercolano, in un’area nella quale erano stati trovati
alcuni antichi reperti. Dell’ammirazione e dello stupore suscitati dall’evento sono testimonianza
notevolissima lettere, diari, ricordi di viaggio dei tanti touristes, che fissarono sulla pagina scritta
la memoria di un’avventura irripetibile. A questi si affianca la documentazione iconografica,
di grande forza evocativa, nella quale pittori, architetti, scultori, incisori riversarono la loro
esperienza visiva5. A queste testimonianze, che scandiscono le tappe del percorso espositivo
della mostra nelle sezioni dedicate al vedutismo e al Grand Tour, è affidata la rievocazione dei
momenti più significativi della vicenda ercolanense 6 .
18
Ad introduzione del discorso sulle città sepolte forte impatto rivestono alcune opere
tipologicamente diverse, ma tutte dedicate al grande protagonista dell’evento, il Vesuvio,
immagine di sublime terrore ma anche di scenografico fascino. Particolarmente attivo negli
anni che accompagnarono le scoperte archeologiche, il vulcano e il territorio circostante
compaiono in una pianta di Petrini realizzata nel 1761, che con grande precisione annota
luoghi e villaggi, rievocando l’eruzione dell’anno precedente, in cui il vulcano manifestò
un’intensissima attività sismica ed eff usiva. L’analisi dei fenomeni collegati alle eruzioni
era in realtà stata oggetto di studio appassionato, ma anche, spesso, di scarsa attendibilità
scientifica. Sarà sir William Hamilton, ambasciatore inglese nel Regno di Napoli, scienziato
e studioso dei fenomeni naturali della zona vesuviana e flegrea, con la sua opera dedicata
ai Campi Phlegraei - corredata da cinquantaquattro gouaches realizzate da Pietro
Fabris con precisione ed eleganza, e con il testo in inglese e francese - a documentare
iconograficamente, in modo organico, gli straordinari fenomeni eruttivi in particolare
dell’anno 1767 (figg. 1, 2, 3).
A sottolineare la necessità dell’ approfondimento di una realtà che appariva in continua
trasformazione- il formarsi di nuove bocche eruttive, le variazioni di forma del monte - uno
studio del padre somasco Giovanni Maria Della Torre sulla stessa eruzione, esaminata e
descritta giorno per giorno. Uomo di solida cultura scientifica, fra i più considerati dal re
che gli affidò tantissimi importanti incarichi, socio dell’Accademia Ercolanese, consulente
overwhelming passion...” These words epitomise the intellectual climate that was created in
Europe as a result of Charles III of Bourbon’s far-sighted decision to resume and develop,
under the guidance of the Spanish engineer Rocque Joaquin De Alcubierre, the archaeological
excavations already begun at Herculaneum, in an area where several ancient artefacts had
been found. The excavations inspired amazement and delight, as testified by letters, diaries, and
travelogues of the many touristes who were eager to capture in writing memories of their oncein-a-lifetime adventure . Powerfully evocative iconographic documentation was also produced, as
painters, architects, sculptors and engravers reproduced their visual experiences 5. This evidence,
displayed along the route of the exhibition in the sections devoted to landscape painting and the
Grand Tour, is entrusted with evoking the highlights of the story of Herculaneum 6.
1. W. Hamilton, Campi Phlegraei, Napoli 1776, tav. V
Introducing the subject of the buried city, a diverse array of striking exhibits are all dedicated
to the great protagonist, Mount Vesuvius, an image of sublime terror but also of scenic
charm. Particularly active in the years that accompanied the archaeological discoveries,
the volcano and the surrounding area appear on a map by Petrini in 1761, which with great
accuracy noted places and villages, recalling the eruption of the previous year, when the
volcano produced an intense seismic and effusive activity. Analysis of phenomena related to
the eruptions had been the subject of passionate studies, though these had often suffered a
lack of scientific reliability.
The extraordinary eruptions, in particular those of 1767 (Fig. 1, 2, 3), were iconographically
documented in a systematic way by Sir William Hamilton, British Ambassador to the Kingdom of
C. De Seta, Vedutisti e viaggiatori in Italia tra Settecento e Ottocento, Torino, Bollati Boringhieri, 1999, p. 15 - 2 Per il carattere cosmopolita che assume il viaggio in Italia a metà Settecento cfr. C.De Seta, L’Italia del Grand Tour. Da Montaigne a Goethe, Napoli, Electa, 1996,
pp.155 e sgg. - 3 L’immagine dell’Italia agli occhi dei viaggiatori stranieri è analizzata da L. Fino, Ercolano e Pompei tra ‘700 e ‘800, Napoli, Grimaldi, 2005, p. 19 - 4 A. Ottani Cavina, Il Settecento e l’antico in Storia dell’arte italiana, Torino, Einaudi, 1982, v. VI, t. II, p. 608 - 5 Una prima sintesi
sulle caratteristiche del viaggio in Italia, centrato essenzialmente sulle tematiche dell’esperienza visiva e del testo letterario si deve a C. De Seta, Vedutisti cit., pp. 15-24
1
1
C. De Seta, Vedutisti e viaggiatori in Italia tra Settecento e Ottocento, Turin, Bollati Boringhieri, 1999, p. 15 - 2 For the cosmopolitan character of the journey to Italy in the mid-18th century, see C.De Seta, L’Italia del Grand Tour. Da Montaigne a Goethe, Naples, Electa, 1996, pp.155 ff - 3 Italy’s image in
the eyes of foreign travelers is analysed by L. Fino, Ercolano e Pompei tra ‘700 e ‘800, Naples, Grimaldi, 2005, p. 19 - 4 A. Ottani Cavina, Il Settecento e l’antico in Storia dell’arte italiana, Turin, Einaudi, 1982, v. VI, t. II, p. 608 - 5 A first synthesis on the characteristics of the journey to Italy, centred mainly
on issues of visual experience and literary text, was by C. De Seta, Vedutisti cit., pp. 15-24
per gli aspetti geologici e vulcanologici, il Della Torre si dedicò per più di un ventennio
all’osservazione e alla disamina dell’attività del Vesuvio, tanto da essere considerato
il più esperto conoscitore dell’argomento. Non era certamente un caso che i viaggiatori
stranieri ricorressero a lui per essere guidati nelle pericolose escursioni sul monte e non
stupisce che il suo nome figuri costantemente nella ricca letteratura di viaggi. Al circolo
degli studiosi interessati ai fenomeni naturali vesuviani che strinsero ovvi rapporti con
l’Hamilton, appartenne anche Gaetano de Bottis, il cui contributo mette in evidenza il ruolo
di Napoli e del Regno nella seconda metà del Settecento. Il suo Ragionamento istorico
dell’incendio del monte Vesuvio... sull’eruzione del Vesuvio del 1770, coniugherà, attraverso
il corredo di tavole incise, verità documentaria ed effetto pittoresco.
A riprova delle profonde innovazioni della concezione cartografica nella seconda metà
del secolo, la Topografia dell’agro napoletano di Rizzi Zannoni incisa nel 1793 da Giuseppe
Guerra riproduce il territorio napoletano e le sue adiacenze, secondo i più aggiornati criteri
cartografici assimilati dall’autore nella sua formazione europea (fig.4).
Naples, scientist and scholar of the natural phenomena of the Vesuvian and Phlegraean areas.
His Campi Phlegraei (Phlegraean Fields), with text in English and French, was accompanied by
fiſty gouaches produced by Pietro Fabris with precision and elegance.
The need to investigate the volcano’s condition, which seemed to be in a constant state of flux
(formation of new vents, changes in its shape), was highlighted in a study by the Somaschan
priest Father Giovanni Maria Della Torre on the eruption of the same year, which examined and
described the conditions on a daily basis. He was a man of solid scientific culture, among the most
respected by the King, who offered him several important positions; a member of the Accademia
Ercolanese, consultant for the geological and volcanological aspects, Della Torre dedicated
himself for over twenty years to the observation and analysis of the activities of the Vesuvius, so
much so that he was considered the most qualified expert in the field.
19
3. W. Hamilton, Campi Phlegraei, Napoli 1776, tav. X
2. W. Hamilton, Campi Phlegraei, Napoli 1776, tav. VI
Al pari del Vesuvio, Ercolano è una meta privilegiata del Grand Tour. Tra i primi ad
interessarsi agli scavi fu il francese Charles-Nicolas Cochin, disegnatore e incisore molto
noto negli ambienti letterari parigini. Il suo desiderio di conoscere l’Italia fu intercettato
dalla marchesa di Pompadour, nel momento in cui la favorita del re stava organizzando
un sontuoso viaggio di istruzione in Italia per il fratello, Monsieur de Vandières, destinato
ad una brillante carriera a corte. Cochin è fra gli accompagnatori e scrive gran parte del
suo Voyage nel corso del viaggio - iniziato nel 1749 - con la precisa intenzione di fornire
ad un pubblico specializzato non un repertorio enciclopedico delle cose notevoli viste, ma
una rassegna dettagliata della pittura in Italia. La grande fortuna dell’opera, uscita nel
It was certainly no coincidence that foreign travellers should turn to him for guidance in the
dangerous trips up the mountain and it is not surprising that his name appears constantly
in the abundant travel literature. The circle of scholars interested in the Vesuvian natural
phenomena, who obviously were in touch with Hamilton, included Gaetano de Bottis, whose
contribution highlights the role of Naples and the Kingdom in the second half of the 18th
century. His Ragionamento istorico dell’incendio del monte Vesuvio... (Historical reasoning on
the fire of Mount Vesuvius…) on the 1770 eruption of Vesuvius, used engraved plates to combine
documentary truth and picturesque effect.
Evidence of the major innovations of the mapping concept in the second half of the century
can be seen in Topografia dell’agro napoletano (Topography of the Neapolitan Countryside)
by Rizzi Zannoni, engraved in 1793 by Giuseppe Guerra, which maps the area of Naples and
its surroundings, according to the latest cartographic criteria learnt by the author during his
training in Europe (Fig. 4).
1756 ma qui presente nell’edizione del 1758 e destinata a divenire un punto di riferimento
per viaggiatori non solo francesi, risiede proprio nel suo carattere di opera specializzata,
che privilegia lo specifico settore delle arti figurative (fig. 5, 6). Qualche anno prima
Cochin aveva pubblicato le Observations…, in collaborazione con l’architetto Bellicard:
grande il valore storico delle pagine scritte dall’autore francese, le prime sulla pittura di
Ercolano. I disegni che corredano i testo sono di mediocre qualità, realizzati a memoria
poiché, com’è noto, era stato vietato dal re la riproduzione dei reperti ercolanesi. L’opera
di Cochin è una delle fonti conosciute dall’astronomo Lalande, autore della più ampia e
sistematica descrizione dell’Italia, che visita accuratamente nel corso del 1765 -1766.
L’esperienza del viaggio e la lettura delle fonti, soprattutto italiane, consentono al Lalande
di pubblicare un’opera di vasto respiro che si impone sul mercato internazionale tanto da
divenire modello per le descrizioni posteriori.
5. C.N. Cochin - J. C.N. Bellicard, Observations sur les antiquités d’Herculanum, Paris 1757, antiporta e frontespizio
20
4. G.A. Rizzi Zannoni, Topografia dell’agro napoletano con sue adiacenze, Napoli, 1793
Definito da De Seta “un entusiasta ammiratore di Napoli come pochi prima e dopo di lui:
capace di giustificare e comprendere persino gli aspetti…meno graditi ai viaggiatori”7,
Lalande scrive pagine dalle quali traspare la passione per l’antiquaria e gli scavi
archeologici, che assumono un valore simbolico, quello di svelare al mondo il significato
autentico delle nostre origini.
Ma è sul piano iconografico che prende corpo l’opera forse più straordinaria del Settecento,
il Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicilie in cinque volumi
apparsi tra il 1781 e il 1786 (fig. 7, 8). Promosso dal genio imprenditoriale dell’abate di SaintNon, il Voyage è il risultato di ben 15 anni di lavoro di un gruppo numeroso di collaboratori:
Like Mount Vesuvius, Herculaneum was a favourite destination of the Grand Tour. Among
the first to be interested in the excavations was the Frenchman Charles-Nicolas Cochin, a
draughtsman and engraver who was well-known in the literary circles of Paris. His desire to
explore Italy became known to the Marquise de Pompadour, when the King’s favourite mistress
was organizing a sumptuous journey of education in Italy for her brother, Monsieur de Vandières,
who was destined for a brilliant career at court. Cochin was part of his entourage. He wrote much
of his Voyage while on the trip, which began in 1749, with the intention of providing the public
not with an encyclopaedic repertoire of the remarkable things he had seen, but with a detailed
overview of painting in Italy. The great success of the work, published in 1756 (though the copy kept
here is the 1758 edition) and destined to become a must-have for travellers (not just French), was
due to its specialised focus, which was on the figurative arts (fig. 5, 6). Cochin had published his
Observations .., in collaboration with the architect Bellicard: this work by the French author was of
great historical value, the first on the paintings of Herculaneum. The drawings that accompany the
text are mediocre: they were done from memory as the King had banned any reproduction of the
finds of Herculaneum. Cochin’s work is one of the known sources referenced by the astronomer
Lalande, author of the most comprehensive and systematic description of Italy, which he visited
extensively in 1765-1766. His experiences while travelling, along with the (mainly Italian) sources
he read, allowed Lalande to publish a wide-ranging work that wowed the international market
and became a model for subsequent descriptions.
a Dominique Vivant-Denon si devono i testi, a uno stuolo di artisti francesi la parte grafica,
che impegnò gli artisti in un viaggio di circa due anni per l’Italia. La felice intuizione di
dedicare la monumentale opera al regno delle Due Sicilie, scarsamente conosciuto ma
di sicura attrazione nel momento felice della riscoperta delle antichità, da un lato salda
la tradizione del Grand Tour con quella delle scoperte archeologiche, di cui tramanda
l’immagine, dall’altro fissa i paradigmi entro i quali si colloca l’estetica del Voyage. Al centro
è la natura con i suoi fenomeni e la terribilità delle sue manifestazioni; ma anche la storia,
che consente di recuperare la natura attraverso l’antico, in una unità ormai perduta.
Defined by De Seta as “an enthusiastic admirer of Naples like few before and aſter him: able
to justify and understand even those aspects less welcome to travellers” 7 , Lalande’s writings
reflected his passion for antiquities and archaeological excavations, in which he perceived a
symbolic value, i.e. revealing to the world the true meaning of our origins.
7. J.-C. Richard de Saint - Non, Voyage pittoresque, Paris 1782, v. I, pt. II, frontespizio - 8. J.-C. Richard de Saint - Non,
Voyage pittoresque, Paris 1782, v. I, pt. II, tav. 36
6. C.N. Cochin - J.C. Bellicard, Observations sur les antiquitès d’Herculanum, Paris 1757, tav. 16
La narrazione del viaggio sotto forma epistolare connota due opere edite all’inizio
dell’Ottocento e esposte a chiusura della sezione: la prima di Dupaty - avvocato al
Parlamento di Bordeaux - per il quale il coinvolgimento nell’avventura italiana risulta
essenzialmente di carattere emotivo. La scoperta del mondo antico appare in lui orientata
verso una dimensione di sogno, non tanto di conoscenza e studio (fig. 9). Di tutt’altro
tenore le lettere dell’abate Barthélemy, inviate al conte di Caylus, suo protettore e autorità
indiscussa in campo antiquario, scritte nel 1755, anno del viaggio in Italia. L’interesse delle
lettere, pubblicate postume nel 1801, è notevole, soprattutto in riferimento al racconto della
ripresa degli scavi ad Ercolano, che aveva portato al ritrovamento dei papiri, un evento
di grandissimo attrattiva per i viaggiatori stranieri. L’abate è uno dei primi testimoni della
But arguably the most extraordinary work of the 18th century was iconographic: the Voyage
pittoresque description ou des royaumes de Naples et de Sicilie, published in five volumes
between 1781 and 1786 (Fig. 7, 8). Sponsored by the entrepreneurial genius of the Abbot of
Saint-Non, the Voyage is the result of 15 years of work by a large group of collaborators:
Dominique Vivant-Denon produced the texts, a throng of French artists the artwork, which
engaged them on a journey in Italy for about two years. The idea of dedicating a monumental
work to the Kingdom of the Two Sicilies, little known but sure to fascinate at a time of
enthusiastic rediscovery of antiquity, was inspired. On the one hand it reinforced the tradition
of the Grand Tour with its images of archaeological discoveries, on the other it established
the aesthetic paradigms of the Voyage. Nature, with its phenomena and the awesomeness of
its manifestations, is central to it, while history is a means of recovering nature through the
antique, in a union that the present has lost.
Two works published in the early 19th century and exhibited at the end of the section present
an epistolary narration of the journey. The first is by Dupaty, a lawyer at the Parliament of
Bordeaux, for whom involvement in the Italian adventure was essentially emotional. For him
the discovery of the ancient world appears projected more toward a dimension of dream than of
knowledge and study (Fig. 9). Of a different tenor are the letters sent by Abbot Barthelemy to the
Count of Caylus, his protector and undisputed authority in the field of antiques, written in 1755,
21
vicenda, nella quale si addentra descrivendo le tecniche di srotolamento e le distruzioni
di molti rotoli. Non solo. Barthélemy aff ronta il problema della metodologia degli scavi, si
occupa delle questioni relative al restauro dei reperti, si esprime sul divieto di disegnare
le pitture imposto dal re, che ne temeva la divulgazione prima della presentazione delle
Antichità. L’opera, che costituisce una testimonianza molto accurata dell’esperienza vissuta
dall’autore, ebbe il merito di proiettare su uno scenario europeo i problemi straordinari che
le scoperte continue ponevano al mondo intellettuale.
Del tutto originale è il ricordo di Ercolano, che
si legge nel Musical Tour… del musicologo
inglese Charles Burney, resoconto del
viaggio effettuato in Italia intorno agli
anni ’70 del XVIII secolo. I teatri, la grande
tradizione musicale, le antichità di Pompei
e Ercolano sono i punti nodali del suo
itinerario campano, nel quale l’incontro
con l’ambasciatore inglese Hamilton si
rivela ricco di sollecitazioni.
the year of his travels in Italy. The letters, published posthumously in 1801, are of considerable
interest, especially their reference to the resumed excavations at Herculaneum, which had led
to the discovery of the papyri, an event of great attraction for foreign travellers. The Abbot was
one of the first witnesses of the events, and describes the techniques of unrolling the papyri
and the accidental destruction of many of the scrolls. But this was not all. Barthelemy also
addresses the question of the methodology of the excavations, deals with the issues related to
the restoration of the finds, gives his opinion on the veto on drawing the paintings imposed by
the King, who feared their disclosure before the presentation of Antichità. The work, which is a
detailed account of the author’s experience, had the merit of projecting onto the European stage
the extraordinary problems that the continuous discoveries posed to the intellectual world.
Musical Tour, by the English musicologist Charles Burney, takes a completely different look
at Herculaneum. It is an account of his voyage in Italy around the 1770s. The theatres, the
great musical tradition, the antiquities of Pompeii and Herculaneum are the key points of his
itinerary in Campania, where his meeting with the British ambassador Hamilton proves to be
very stimulating.
Emilia Ambra
22
9. C.M. Mercier Dupaty, Lettres sur l’Italie en 1785, Paris
1809, t. III, antiporta.
6
Per la produzione editoriale del periodo cfr. anche Epicuro e l’Epicureismo nei papiri ercolanesi, Napoli, Istituto italiano per gli studi filosofici, 1993. Catalogo, sezione prima, pp. 115-167 - 7 C. De Seta, L’Italia cit., p.160
6
For the publications of the period see also Epicuro e l’Epicureismo nei papiri ercolanesi, Naples, Italian Institute for Philosphical Studies, 1993. Catalogue, section one, pp. 115-167 - 7 C. De Seta, L’Italia cit., p.160
Emilia Ambra
Carlo di Borbone
e gli Scavi di Ercolano
1. Ritratto di Carlo III, in Le Antichità di Ercolano
esposte 1757-1792.
Il 10 maggio del 1734 Carlo di Borbone entrò
in Napoli accolto da una folla festante, il 3
luglio del 1735 fu incoronato Re utriusque
Siciliae. “[…] grande obbligo ebbero, e dovettero
professare a Dio i Regni di Napoli e Sicilia,
perchè loro avesse conceduto nella persona
di Re Carlo, un Sovrano di somma clemenza, e
di retta amministrazione della Giustizia. […] per
suo desiderio, che maggiormente fiorissero
le arti, e le scienze, e per la maravigliosa
scoperta delle Città di Pompeja, e di Ercolano,
nominate da Strabone, […] ne’ vecchi tempi
profondamente seppellite sotterra da’ tremuoti,
e dalle bituminose fiumare del Vesuvio”, così
scriveva Onorato Gaetani nel suo Elogio storico
di Carlo III re delle Spagne, pubblicato a Napoli,
nella Stamperia reale, nel 1789 1 .
In effetti, la venuta di Carlo III segna una svolta radicale nel Regno.
Con la collaborazione di Bernardo Tanucci, “toscano intelligente” e professore all’Università
di Pisa, Carlo indirizzò la sua politica soprattutto a costituire uno stato saldo, capace
d’imporre l’ubbidienza a tutti i sudditi. Limitò i privilegi del baronato feudale e del clero,
abolì l’inquisizione e ridusse gli ordini religiosi, incamerandone i beni a favore del demanio
statale. Provvide, poi, all’“abbellimento” della capitale: ampliò il Palazzo reale, fece
costruire il teatro San Carlo, il più grande e sontuoso dell’epoca, in appena otto mesi, il
Palazzo di Capodimonte, la Reggia di Caserta, “destinata ad essere il Versailles della Corte
di Napoli”2. (fig.1)
La sua monarchia “assoluta e illuminata” segnò un periodo di crescita e sviluppo, e di grande
vivacità culturale, scientifica e artistica.
Charles of Bourbon
and Herculaneum
On 10 May 1734 Charles of Bourbon entered Naples greeted by a cheering crowd, on 3 July
1735 he was crowned Re utriusque Siciliae. “[...] the Kingdoms of Naples and Sicily felt great
obligation, and professed to God that they had been given, in the person of King Charles, a
sovereign of utmost clemency, and fair administration of justice. [...] For his desire that the
arts and science should flourish, and for the marvellous discovery of the cities of Pompeja,
and Herculaneum, named by Strabo, [...] in the ancient times deeply buried below ground by
earthquakes and the bituminous torrents of Vesuvius”, wrote Onorato Gaetani in his Elogio
storico di Carlo III re delle Spagne (Historical Praise of Charles III, King of the Spains), published
in Naples by the Royal Printing House in 1789 1 .
The arrival of Charles III did in fact mark a radical change of direction in the Kingdom.
With the collaboration of Bernardo Tanucci, an “intelligent Tuscan”, professor at the
University of Pisa, Charles’ main aim was to establish a firm rule, able to impose
obedience on all his subjects. He limited the privileges of the feudal baronage and clergy,
he abolished the Inquisition and a number of religious orders, taking over their assets as
Crown property. He then proceeded to “embellish” the capital city: he expanded the Royal
Palace, built the Teatro San Carlo, the largest and most lavish theatre of the time, in
just eight months, the Palace of Capodimonte, the Palace of Caserta, “intended to be the
Versailles of the Court of Naples”2. (Fig.1)
His reign was “absolute and enlightened” and marked a period of growth and development,
and of great cultural, artistic and scientific vitality. But what brought this young state and
King Charles into the limelight of the European scene was the discovery of Herculaneum. The
excavations, in addition to arousing keen interest in contemporary European society, influenced
and impressed the taste and fashion of the whole era. Abbot Galiani, in a letter to Tanucci, wrote:
“[...] all the goldsmiths, jewellers, carriage decorators, lintel makers, upholsterers, ornament
makers, need this book (Le Antichità di Ercolano esposte) (The Antiquities of Herculaneum
displayed) [...]. They no longer make bronzes, carvings, paintings, that are not copies from
Herculaneum”3 . The creation of museum complexes of extraordinary importance, open to the
public and a must-see for every cultured visitor and scholar, put Naples in a leading position
not only in Italy but also in Europe.
O. Gaetani, Elogio storico di Carlo III re delle Spagne, Napoli, 1789, p. 64. - 2 Ivi, p. 65. - 3 La lettera di Galiani a Tanucci è riportata da F. BOLOGNA, “La riscoperta di Ercolano”, in F. Zevi (a cura di), Le Antichità di Ercolano, Napoli, 1988, p. 84. - 4 Cfr. C. De
Seta, Architettura, ambiente e società a Napoli nel ’700, in I Borbone di Napoli e i Borbone di Spagna: un bilancio storiografico, a cura di M. Di Pinto, Napoli, 1985, vol. II, p. 241-256. - 5 Cfr. F. Zevi, La scoperta di Ercolano, in Storia e civiltà della Campania. Il
Settecento, Napoli,1994, p. 470. - 6 F. Galiani, Opere, a cura di F. Diaz e di L. Guerci, Milano-Napoli, 1958, p. 855.
1
1
O. Gaetani, Elogio storico di Carlo III re delle Spagne, Naples, 1789, p. 64. - 2 Ibidem., p. 65. - 3 Galiani’s letter to Tanucci is quoted by F. BOLOGNA, “La riscoperta di Ercolano”, in F. Zevi (edited by), Le Antichità di Ercolano, Naples, 1988, p. 84. - 4 See C.
De Seta, Architettura, ambiente e società a Napoli nel ’700, in I Borbone di Napoli e i Borbone di Spagna: un bilancio storiografico, edited by M. Di Pinto, Naples, 1985, vol. II, p. 241-256. - 5 See F. Zevi, La scoperta di Ercolano, in Storia e cIbidem.ltà della
Campania. Il Settecento, Naples,1994, p. 470. - 6 F. Galiani, Opere, edited by F. Diaz e di L. Guerci, Milan-Naples, 1958, p. 855.
23
Ma ciò che portò alla ribalta dello scenario europeo questo giovane stato e Re Carlo fu la
riscoperta di Ercolano. Gli scavi, oltre a suscitare un vivissimo interesse nella società europea
del tempo, influenzarono e improntarono il gusto e la moda di tutta l’epoca. L’abate Galiani, in
una lettera al Tanucci, scriveva: “[…] tutti gli orefici, bigiuttieri, pittori di carrozze, sovrapporte,
tappezzieri, ornamentisti hanno bisogno di questo libro (Le Antichità di Ercolano esposte)
[…]. Non si fanno più bronzi, intagli, pitture, che non si copino dall’Ercolano”3. La creazione
di complessi museali di straordinaria importanza, visitabili dal pubblico e meta obbligata per
ogni studioso e visitatore colto, fece acquistare a Napoli una posizione di primo piano non solo
in Italia, ma anche in Europa.
Questo interesse per la cultura antiquaria e il gusto neoclassico, che pervase l’Europa del
Settecento, non ebbe ripercussioni nella civiltà artistica napoletana del secondo Settecento
ad eccezione del settore della porcellana 4. Testimonianza di ciò fu l’opera di Domenico
Venuti, direttore della Real Fabbrica di porcellana, Spiegazione d’un servizio da tavola dipinto
e modellato in porcellana nella Real Fabbrica di Sua Maestà il Re delle Sicilie sopra la serie de’
vasi e pitture esistenti nel Real Museo Ercolanese […], pubblicata a Napoli nel 1782.
24
Gli scavi di Ercolano ebbero inizio nel 1738 per volere di Carlo III di Borbone mentre faceva
costruire la Reggia di Portici. In effetti i rinvenimenti dei primi reperti risalgono al 1710 allorquando
un contadino, Giovanni Battista Nocerino, detto Enzecchetta, nello scavo di un pozzo situato in
prossimità della chiesa di San Giacomo a Resina, rinvenne diversi marmi pregiati.
Il principe di Lorena, Emanuele Maurizio d’Elboeuf, che stava innalzando e decorando una
villa al Granatello di Portici, venuto a conoscenza di tali ritrovamenti, acquistò il pozzo, e
per nove mesi, fino al 1711, condusse una prima sommaria esplorazione tramite una serie
di cunicoli sotterranei. Vennero alla luce colonne di marmo, tre bellissime statue muliebri
donate ad Eugenio di Savoia (oggi al Museo di Dresda) e un’enorme lastra con un’iscrizione
in cui si faceva menzione di Appius Pulcher. Il d’Elboeuf attinse da questi scavi materiali
e reperti per la sua villa, altri furono portati anche in Francia (nella chiesa di St. Etienne
a Elbeuf sur Seine sono presenti marmi ercolanesi). Successivamente gli scavi vennero
interrotti per l’intervento della magistratura per timore di danni ai fabbricati soprastanti.
Di notevole importanza per la storia degli scavi del periodo borbonico sono le opere di Carlo
Bonucci, Le due Sicilie. Ercolano, Napoli,1835, e di Michele Ruggiero, Storia degli scavi di
Ercolano ricomposta su’ documenti superstiti, Napoli, 1885.
Il primo periodo degli scavi, “periodo eroico e fortunato”, quello delle grandi scoperte, che va
dal 1738 al 1763, diretto dall’ingegnere militare Alcubierre (tranne un breve periodo dal 1740 al
1745), proseguì con la tecnica dei cunicoli sotterranei e dei pozzi di discesa e di areazione fino
al 1828, quando furono autorizzati gli scavi “a cielo aperto”, eseguiti fino al 1875.
Nella direzione degli scavi si susseguirono Francesco Porro (1741), Pierre Bardet (fino a1745),
poi di nuovo Roque J. De Alcubierre, coadiuvato dall’architetto Karl Weber (fino al 1764), e da
This interest in culture and the neoclassical taste that pervaded Europe in the 18th century
did not have repercussions on the Neapolitan artistic culture of the late 18th century except in
the porcelain industry4 . Proof of this was the work of Domenico Venuti, director of the Royal
Porcelain Factory. Spiegazione d’un servizio da tavola dipinto e modellato in porcellana nella
Real Fabbrica di Sua Maestà il Re delle Sicilie sopra la serie de’ vasi e pitture esistenti nel Real
Museo Ercolanese […] Explanation of tableware, made in porcelain and painted in the Royal
Factory of His Majesty the King of the Sicilies above the series of vases and paintings existing
in Royal Herculaneum Museum [...]), published in Naples in 1782.
The excavations of Herculaneum began in
1738 by order of Charles III of Bourbon while
he was building the Palace of Portici. However,
the first finds actually date back to 1710
when a farmer, Giovanni Battista Nocerino,
nicknamed “Enzecchetta”, while digging a
well located near the church of San Giacomo
in Resina, unearthed several pieces of fine
marble.
The Prince of Lorraine, Emmanuel Maurice
of Elboeuf, who was building and decorating
a villa at Granatello, Portici, heard of these
finds, and bought the well. For nine months,
up to 1711, he led a first brief exploration
through a series of underground tunnels. The
2. O. A. Baiardi, Prodromo delle antichità di Ercolano, 1752.
finds included marble columns, three beautiful
statues of females, which were donated to Eugene of Savoy (now in the Museum of Dresden)
and a huge slab with an inscription mentioning Appius Pulcher. Elboeuf used some of the
materials and objects for his villa, others were taken to France (the church of St. Etienne in
Elbeuf-sur-Seine contains marbles from Herculaneum). The excavations were later interrupted
by the intervention of the judiciary for fear of damage to the buildings above.
Of great importance for the history of the excavations of the Bourbon period are the works
by Carlo Bonucci, Le due Sicilie. Ercolano (The Two Sicilies. Herculaneum), Naples, 1835, and
Michele Ruggiero, Storia degli scavi di Ercolano ricomposta su’ documenti superstiti (History of
Herculaneum reassembled from surviving documents), Naples, 1885.
During the first period of the excavations from 1738 to 1763, a “heroic and fortunate period,”
the time of the great discoveries, directed by the military engineer Alcubierre (except for a brief
period from 1740 to 1745), the technique of underground tunnels and descent and ventilation
wells continued to be used until 1828, when “open air” excavations were authorized and were
carried out until 1875.
Francesco La Vega (1764-1780). Quest’ultimo poi, fu architetto direttore sino al 1804 seguito
da Pietro La Vega (1804-1806).
In questo periodo si completò l’esplorazione del Teatro. Un ruolo di primo piano ebbe,
all’inizio delle scoperte borboniche di Ercolano, l’erudito Marcello Venuti, che lavorava
a corte come soprintendente alla Biblioteca e alla Galleria Farnese, ed aveva seguito
personalmente gli scavi almeno fino al 1740. Egli, esaminando alcuni frammenti di iscrizioni
scoperte, comprese che le colonne e le statue rinvenute provenivano dal Teatro e non dal
Tempio di Ercole come si era pensato.
The following directors of the excavations were Francesco Porro (1741), Pierre Bardet (until 1745),
then again Roque J. De Alcubierre, assisted by architect Karl Weber (until 1764), and by Francisco
La Vega (1764-1780). The latter was then architect and director until 1804 followed by Pietro La
Vega (1804-1806).
During this period exploration of the Theatre was completed. At the beginning of the Bourbon
discoveries at Herculaneum, a leading role was played by the scholar Marcello Venuti, who
worked at the court as supervisor of the Library and at the Galleria Farnese, and personally
supervised the excavations until at least 1740. Examining some fragments of inscriptions
discovered, he realised that the columns and statues found were from the Theatre, not the
Temple of Hercules, as had previously been believed.
The court of Naples reserved the monopoly of guarding and publishing this archaeological
heritage. King Charles claimed as exclusive sovereign privilege not only the possession of every
minimum fragment of antiquity, but also the right to draw “figures”, i.e., reproductions and
drawings5, F. Galiani wrote “[...] the King, among the many and important preoccupations of his
reign, wants to reserve for himself the glory of publishing with the greatest possible accuracy
and examination the portentous discoveries made under his happy reign6[…]” . Despite the royal
vetoes, Marcello Venuti and Anton Francesco Gori were among the first popularisers of the
discoveries of Herculaneum.
3. Casa d’Argo, Peristilio, in A. Maiuri, Ercolano, 1932
La corte di Napoli si riservò il monopolio di custodire e di rendere pubblico tale patrimonio
archeologico. Re Carlo, infatti, rivendicava come esclusivo sovrano privilegio, non solo
il possesso del minimo frammento di antichità, ma anche il diritto di trarne “figura”, cioè
riproduzioni e disegni5, “[…] avendo lo stesso Re - scriveva F. Galiani – fra le tante e gravi
cure del regnare, voluto riservare a se la gloria di pubblicare colla maggior possibile
esattezza ed esame le scoperte portentose fatte sotto il suo felice regno6 […]”. Nonostante
i divieti regii, Marcello Venuti e Anton Francesco Gori rappresentano i primi divulgatori delle
scoperte ercolanesi.
Nel 1748, infatti, Marcello Venuti pubblica a Roma l’opera, poi tradotta all’estero, Descrizione
delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano, ritrovata vicino Portici; Anton Francesco Gori
dà alle stampe, sempre nello stesso anno a Firenze, Notizie del memorabile scoprimento
della città di Ercolano vicina a Napoli, del suo famoso teatro […].
I tesori asportati dal Teatro, dalla Basilica e dalla Villa dei Papiri (statue marmoree, bronzi,
iscrizioni, pitture, suppellettili e papiri) furono trasferiti nella Reggia di Portici che in seguito
divennero il primo nucleo delle raccolte di antichità del Museo Ercolanese di Portici.
In 1748, in Rome, Marcello Venuti published the work, Descrizione delle prime scoperte
dell’antica città di Ercolano, ritrovata vicino Portici (Description of the first discoveries of the
ancient city of Herculaneum, found near Portici), later translated into other languages. In the
same year, in Florence, Anton Francesco Gori published Notizie del memorabile scoprimento
della città di Ercolano vicina a Napoli, del suo famoso teatro […] (News of the memorable
discovery, in the city of Herculaneum near Naples, of its famous Theatre [...].
The treasures removed from the theatre, the Basilica and the Villa of the Papyri (marble statues,
bronzes, inscriptions, paintings, furnishings and papyri) were transferred to the Royal Palace
in Portici and later became the nucleus of the collections of antiquities of the Herculaneum
Museum of Portici.
The sovereign, back in 1746, had summoned to court the scholar Antonio Baiardi to write a
work on the ancient Herculaneum and illustrate the “Antiquities”. However, in the five volumes
of the Prodromo delle antichità di Ercolano (Preface to the antiquities of Herculaneum) of 1752,
instead of devoting himself, as promised, to the introduction of the description of the antiquities,
he expatiated in “abstruse metrological and chronological discussions about the various
Hercules”, and promised to illustrate subsequently, in two volumes to follow, the antiquities
found. (Fig. 2-3)
Disdain for Baiardi’s unbearable long-windedness was great. In December 1755, Charles III, at
the request of Minister Tanucci, established the Royal Academy of Herculaneum, “comprising
25
fiſteen members, who had the task of publishing and illustrating the recovered antiquities [...]
as well as the task of reading and interpreting the texts contained in the recovered papyri7” .
In 1757 the first volume of Le Antichità di Ercolano esposte was published (Fig.4). The plan was
to publish forty volumes, however, only eight were issued, the last in 1792. For the creation of
this impressive work, renowned draughtsmen, engravers, and architects of the time flocked
to Naples, including Luigi Vanvitelli, Giovan Battista Nolli and his son Carlo, Camillo Paderni,
Rocco Pozzi and the Morghen brothers. (Fig.5-8)
In 1759 Charles moved to the throne of Spain,
leaving Naples to his son Ferdinand and the
regency of Tanucci. This was the beginning of
a slow-down in the rate of reforms and of the
cultural decline of the Bourbon court.
4. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol. I.
5. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol.I, tav. 6
Il sovrano, già nel 1746, aveva chiamato a corte lo studioso A ntonio Baiardi affinché scrivesse
un’opera sull’antica Ercolano e ne illustrasse le “Antichità”.
26
Questi, però, nei cinque volumi del Prodromo delle antichità di Ercolano del 1752, invece
di dedicarsi, come aveva promesso, all’introduzione della descrizione delle antichità, si
dilungava in “astruse discettazioni metrologiche e cronologiche sui vari Ercole”, e prometteva
di illustrare successivamente, in altri due tomi, le antichità rinvenute. (Fig. 2, 3)
Lo sdegno per le insopportabili lungaggini del Baiardi fu grandissimo. Nel dicembre del 1755
Carlo III, sotto la spinta del Ministro Tanucci, istituì la Regia Accademia Ercolanese, “composta
da quindici membri, che avevano il compito di pubblicare e illustrare gli oggetti antichi
recuperati […] nonché il compito di leggere e interpretare i testi contenuti nei papiri recuperati7”.
Nel 1757 fu pubblicato il primo volume de Le Antichità di Ercolano esposte. (Fig. 4) Il piano
dell’opera prevedeva la pubblicazione di quaranta volumi ma ne furono pubblicati otto,
l’ultimo nel 1792. Per la realizzazione di questa imponente opera, convennero a Napoli
i maggiori disegnatori, incisori, architetti dell’epoca, fra i quali: Luigi Vanvitelli, Giovan
Battista Nolli e suo figlio Carlo, Camillo Paderni, Rocco Pozzi e i fratelli Morghen. (Fig. 5, 8)
Nel 1759 Carlo passò sul trono di Spagna, lasciando a Napoli il figlio Ferdinando affidato
alla reggenza del Tanucci. Il moto delle riforme cominciò ad arrestarsi così come iniziò il
declino culturale della corte borbonica.
The departure of the King created setbacks in
various fields: the academics reported a crisis
that lasted until 1787, when Ferdinand IV
restored the Accademia Ercolanese, replacing
deceased members with other scholars.
The crisis caused by Charles’ departure also
emerges in various documents relating to
the papyri. Father Piaggio, writing to Tanucci,
lamented the enthusiasm of the scholars
aroused by the early unrolling of the papyri,
and deplored the downturn: “Why, since the
6. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol.I, tav. 8
King’s departure, have these Papyri become
so different, why are these miracles, these pieces of paradise, considered unworthy to be
printed?8”
There were also repercussions in the production of antiques.
On 17 November 1764 Tanucci wrote to Ferdinando Galiani: “Weber is dead; Alcubierre is
boorish and puerile. Everything is between those two. All Gori, Venuti, Martorelli, Paden is a
messy jumble of facts, [...]. This haste must subside; pause and read these lengthy tomes of the
Academy, which, in five years since the departure of the King, has produced three volumes9[...]” .
Charles of Bourbon deserves the credit for having given the first impulse to archaeology. In
1872 the art historian Carl Justi wrote that, without the Bourbon, there would have been no
R. Ciardiello, L’archeologia dei Borbone nella cultura europea, in I Borbone di Napoli, Napoli, 2009, p.138. - 8 D. Bassi, Altre lettere inedite del P. Antonio Piaggio e spigolature delle sue “Memorie”, in “Archivio storico per le province napoletane”, 33, 1908, p.
284. - 9 B. Tanucci, Lettere a Ferdinando Galiani, a cura di F. Nicolini, Bari, 1914, Lettera XCII, vol. I. - 10 Cfr. M. Gigante, Carlo III e i Papiri Ercolanesi, in “Cronache Ercolanesi”, 11, 1981, p. 18. - 11 M. Gigante, Carlo III e i Papiri Ercolanesi, in I Borbone di Napoli
e i Borbone di Spagna,cit., vol. I, p. 240.
7
R. Ciardiello, L’archeologia dei Borbone nella cultura europea, in I Borbone di Napoli, Naples, 2009, p.138. - 8 D. Bassi, Altre lettere inedite del P. Antonio Piaggio e spigolature delle sue “Memorie”, in “ArchIbidem.o storico per le province napoletane”, 33,
1908, p. 284. - 9 B. Tanucci, Lettere a Ferdinando Galiani, edited by F. Nicolini, Bari, 1914, Lettera XCII, vol. I. - 10 See M. Gigante, Carlo III e i Papiri Ercolanesi, in “Cronache Ercolanesi”, 11, 1981, p. 18. - 11 M. Gigante, Carlo III e i Papiri Ercolanesi, in I Borbone
di Napoli e i Borbone di Spagna,cit., vol. I, p. 240.
7
7. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol.I, tav. 39
La partenza del sovrano, infatti, segnò una battuta d’arresto in vari campi: gli Accademici
denunciarono una crisi che durò sino al 1787 quando Ferdinando IV restaurò l’Accademia
Ercolanese rimpiazzando i soci defunti con altri studiosi. La crisi provocata dalla partenza
di Carlo emerge anche in diversi documenti relativi ai papiri. Padre Piaggio, scrivendo al
Tanucci, rimpiangeva gli entusiasmi suscitati nei dotti ai primi svolgimenti, ne denunciava la
svolta negativa: “Or come mai, dopo la partenza di quello, questi Papiri sono diventati così
diversi che si sono stimati indegni fin ora di mettersi alle stampe questi miracoli, questi
pezzi di Paradiso?”8
Ripercussioni si ebbero anche nella produzione antiquaria.
Il 17 novembre 1764 Tanucci scriveva a Ferdinando Galiani: “È morto Weber; Alcubierre è
alpestre e infante. Tutto sta tra quei due. Tutto Gori, Venuti, Martorelli, Paderni è un miscuglio
disordinato di fatti, […]. Codeste frette, dunque, si plachino, e con pausa leggete questi materassi
dell’accademia la quale in cinque anni dopo la partenza del re, ha prodotti tre tomi9 […]” .
A Carlo di Borbone bisogna riconoscere il merito di aver dato il primo impulso all’archeologia.
Di lui, lo storico dell’arte, Carl Justi, nel 1872 scrisse che, senza il Borbone, non vi sarebbero
stati gli scavi e che a lui dobbiamo “la scoperta, lo scavo, la conservazione e la pubblicazione
delle città sotterranee e il grande Museo che ne derivò”10. Marcello Gigante, riprendendo
quanto sostiene l’archeologo tedesco Reinhard Herbig nell’articolo Don Carlos von Bourbon als
Ausgr äber von Herculaneum und Pompeji (1960), afferma che “Carlo di Borbone fu un grande
dilettante, […] un dilettante consapevole, un appassionato e instancabile mecenate: a lui capitò
di essere tutto ciò che un archeologo desidera di essere: progettista, scavatore, custode e
pubblicista. L’Herbig – sono sempre parole di Gigante – lo saluta come “re archeologo” e indica
nello scavo della Villa dei Papiri la corona di quel primo periodo di scavi, “il centro luminoso
delle meritate ricompense” per l’attività di Don Carlos intesa a ridestare le città morte11.
Teresa Castaldo
8. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol. I, tav. 47.
excavations, and that we owe him “the discovery, the excavation, the conservation and the
publication of the buried cities and the Great Museum that ensued”10. “Marcello Gigante, echoing
the opinion of German archaeologist Reinhard Herbig in his article Don Carlos von Bourbon als
Ausgr äber von Herculaneum und Pompeji (1960), states that “Charles of Bourbon was a great
amateur, [...] a conscious amateur, a passionate and tireless patron: he happened to be all
that an archaeologist aspires to be: designer, digger, guardian and publicist. Herbig - Gigante
continues - salutes him as “archaeologist King” and identifies the excavation of the Villa of the
Papyri as the crown of that first period of excavations, “the luminous centre of the deserved
rewards” for the work of Don Carlos aimed at waking the dead cities11.
Teresa Castaldo
27
Gli scavi dalla
Restaurazione ad oggi:
la svolta di Amedeo Maiuri
The excavations from the
Restoration era to date:
Amedeo Maiuri’s breakthrough
La Restaurazione del 1816, dopo la breve parentesi murattiana, vede il ritorno di Ferdinando
di Borbone col titolo di I re delle Due Sicilie.
Aſter the brief Murat parenthesis, the Restoration of the monarchy in 1816 saw the reinstatement
of Ferdinand of Bourbon with the title of King of the Two Sicilies.
A ntonio Bonucci continua l’incarico di Direttore dei Lavori fino al 1825, senza ottenere grandi
risultati per mancanza di risorse, vanificando l’entusiasmo e l’attività di scavo dei Murat.
Antonio Bonucci continued as Director of Works until 1825, without great results due to lack of
resources, nullifying the enthusiasm and results achieved under Murat.
Francesco I, dopo circa 63 anni di stallo dei lavori, ha il merito di far riprendere gli scavi di
Ercolano nel 1828, incaricando come Direttore l’archeologo ed architetto Carlo Bonucci. Inizia,
quindi, con grande rigore scientifico, una nuova tecnica di scavo definita a “cielo aperto”,
ben diversa dalle sperimentazioni precedenti con cunicoli e pozzi che hanno portato danni
irreversibili alle strutture. Come egli stesso descrive, la città antica è ancora sotterrata sotto
una coltre ininterrotta di campagne e orti fino al mare, aspetto che gli ha facilitato il lavoro di
scavo scendendo al primo livello della città, sepolta sotto 41 palmi di materiale vulcanico1.
28
2. Casa d’Argo, il portico, in A. Maiuri, Ercolano, 1932.
Acquerello di Ermilio Lazzari.
1. Casa d’Argo, sezione, in C. Bonucci, Ercolano, 1835
Con la sua direttiva, lungo il terzo cardo della Insula II, viene alla luce tra il 1828 e il 1835 l’elegante
Casa di Argo, (fig. 1) che deve la denominazione ad un dipinto, poi scomparso, di Argo a guardia
della ninfa Io2. (fig. 2-3).
3. Le Antichità di Ercolano esposte. Vol.I, tav. 6
Aſter 63 years of stalled excavations, in 1828 Francis I had the merit of resuming work at
Herculaneum by appointing the archaeologist and architect Carlo Bonucci as Director. With
great scientific rigour he initiated the new “open air” excavation technique, which was very
different from the previous experiments with tunnels and wells that had wreaked irreversible
damage to the structures. He described the ancient town as still buried beneath a blanket of
uninterrupted countryside and gardens stretching to the sea, which made it easier for the
excavation work and extended down to the first level of the city, buried beneath 41 palms of
volcanic material1.
Under his directive, the elegant House of Argus (Fig. 1) came to light between 1828 and 1835
L’entusiasmo dell’archeologo traspare nella
descrizione degli ambienti: la struttura ha “un
pavimento di mosaico fregiato di meandri. Le
mura son dipinte con architetture, paesaggi
ed ornamenti variati e capricciosi”. Il portico
presenta “mura con pitture d’uccelli, fiori,
paesaggi, animali, ed architetture immaginarie,
a fondo nero”3 .
4. Casa dello Scheletro, cortile e sacello in A. Maiuri,
Ercolano. Acquerello di Ermilio Lazzari.
Nel 1829, insistendo sul terzo cardo, iniziano
gli scavi della Casa del Genio, terminati
nel 1850. A Carlo Bonucci si deve anche il
rinvenimento della Casa dello Scheletro,
dissepolta tra il 1830 e il 1831 (fig. 4). La Casa
dell’Albergo, che egli inizia a scavare tra il
1852 e il 1875 e completata da Amedeo Maiuri
nel 1927, ha la caratteristica di essere l’unica
a possedere un quartiere termale.
Un periodo di stasi si ha nel ventennio che precede l’Unita d’Italia, subito seguito da un nuovo
impulso ai lavori promosso dal governo che incarica dal 1863 al 1875 come Soprintendente
Direttore degli scavi, nonché Direttore del Museo Nazionale di Napoli, Giuseppe Fiorelli, che
caratterizza la sua attività con un grande rigore scientifico, portando alla luce due insulae
e la parte meridionale delle Terme. A lui si deve la pubblicazione delle Notizie degli scavi, un
bollettino periodico in cui si aggiornano i ritrovamenti.
Gli succede dal 1875 al 1893 Michele Ruggiero, ingegnere ed architetto più noto per la sua
attività a Pompei. Collaboratore del Fiorelli, aveva già consolidato le strutture man mano
che venivano alla luce e ricostruito le parti mancanti, in contrasto con lo stesso Fiorelli che
rifiutava l’integrazione perché non originale. Nella sua Storia degli scavi di Ercolano, del
1885, attraverso i documenti, annota con meticolosità scientifica tutta l’attività operativa
sul territorio, a partire dal primo rinvenimento, relativo al Teatro nel 1738, fino al 1884,
includendo appunti di Joachim de Alcubierre, Francesco La Vega, e altri Direttori che si sono
succeduti, suddividendo l’opera in due parti: Scavamenti sotterranei e Scavamenti scoperti.
Succede a Ruggiero dal 1893 al 1900 e, successivamente, dal 1906 al 1910 un suo
collaboratore, Giulio De Petra, grande archeologo, che interpreta le apochae Iucundianae,
le tavolette di L. Caecilius Jucundus ritrovate a Pompei. De Petra rivolge grande attenzione
along Cardo III in Insula II. The house is named aſter a painting (which later disappeared) of
Argus guarding the nymph Io2 (Fig. 2-3).
The archaeologist’s enthusiasm is reflected in his description of the rooms: the structure has “a
mosaic floor adorned with meanders. The walls are painted with architecture, landscapes and
varied and whimsical ornamentations”. The porch has “walls with paintings of birds, flowers,
landscapes, animals, and imaginary architecture, on a black background”3 .
Continuing along Cardo III, the excavation of the House of the Genius began in 1829 and ended
in 1850. Carlo Bonucci was also responsible for the discovery of the House of the Skeleton,
unearthed between 1830 and 1831 (Fig. 4). The excavations he began on the House of the
Hotel between 1852 and 1875 were completed by Amedeo Maiuri in 1927; the house has the
distinction of being the only one to own a thermal area.
Two decades of stagnation preceded the Unification of Italy, immediately followed by a new
impetus promoted by the government, which for the period 1863-1875 appointed Giuseppe
Fiorelli Superintendent Director of the Excavations as well as Director of the National Museum
of Naples. His work was characterized by scientific rigour, bringing to light two insulae and the
southern part of the Thermal Baths. He was responsible for the publication of the Notizie degli
scavi, a regular newsletter with updates on the finds.
He was succeeded 1875-1893 by Michele Ruggiero, an engineer and architect best known for
his work in Pompeii. Collaborator of Fiorelli, he had already consolidated the structures as they
came to light and reconstructed the missing parts, in contrast with Fiorelli himself, who had
rejected the integration of what was not original. In his Storia degli scavi di Ercolano, 1885,
he meticulously documented all activity across the entire area, from the first find, relating to
the Theatre in 1738, up to 1884, including notes by Joachim de Alcubierre, Francesco La Vega,
and the subsequent Directors, dividing the work into two parts: Scavamenti sotterranei and
Scavamenti scoperti (Underground Digs and Open-Air Digs).
From 1893 to 1900 and from 1906 to 1910 Ruggiero was succeeded by one of his collaborators,
Giulio De Petra, a great archaeologist, who interpreted the apochae Iucundianae, the tablets
by L. Caecilius Jucundus found in Pompeii. De Petra paid great attention to the 18th century
document and at Herculaneum his studies focused entirely on the reconstruction of the
excavation of the Villa of the Pisones, also ideally returning to their original setting the finds he
recognized among the thousands of the National Museum.
Aſter a brief tenure of Ettore Pais, who had the merit of creating the rails for transporting
waste materials, from 1905 to 1910, the next Director of Excavations was Antonio Sogliano,
another collaborator of Michele Ruggiero. At this time the Italian government rejected Charles
1
Cfr. C. Bonucci, Ercolano, Napoli, dalla Stamperia e cartiera del Fibreno, 1835, p.32-36. - 2 Cfr. ivi, p. 36-42. - 3 Ivi, p. 36-37. - 4 Cfr. A. Maiuri, Pompei ed Ercolano fra case ed abitanti, Padova, le Tre Venezie, 1950, p. 225-226. - 5 G. Roghi, Con Amedeo Maiuri
scompare un mito dell’archeologia italiana: lo stregone di Pompei, in “L’Europeo”, 1963, n.15, p. 90-93.
1
See C. Bonucci, Ercolano, Napoli, dalla Stamperia e cartiera del Fibreno, 1835, p.32-36.- 2 See ibidem. p. 36-42. - 3 Ibidem. p. 36-37. - 4 See A. Maiuri, Pompei ed Ercolano fra case ed abitanti, Padova, le Tre Venezie, 1950, p. 225-226. - 5 G. Roghi, Con
Amedeo Maiuri scompare un mito dell’archeologia italiana: lo stregone di Pompei, in “L’Europeo”, 1963, n.15, p. 90-93.
29
al documento settecentesco e ad Ercolano le sue ricerche sono incentrate esclusivamente
sulla ricostruzione dello scavo del complesso della Villa dei Pisoni, ricollocando idealmente
nel luogo originario anche i reperti riconosciuti tra le migliaia del Museo Nazionale.
Waldstein’s proposal to establish an international committee to facilitate the excavation
of Herculaneum in 19064. From 1877 to 1927 the excavations stagnated, while efforts were
focused on Pompeii.
A breakthrough for the resumption of activities occurred with Amedeo Maiuri, defined in an
article by Gianni Roghi in the Europeo as the “Wizard of Pompeii”5. He began his career as
an archaeologist in Crete, from 1912 to 1924, when he was appointed Superintendent of
Antiquities of Campania and Molise and Director of the Excavations of Pompeii. He held this
position until 1961, bringing to light around four hectares of buried area. His idea was to create
a sort of open-air museum, an area in which to stroll and relive ancient history. To this end
he put together a team of gardeners, archaeologists, restorers and engineers with whom to
address the first obstacle, i.e. the damage to the buildings created by the first Bourbon tunnel
excavations (Fig. 5).
Through the study of the map of the ancient city and the work carried out over approximately
two centuries, he conjectured that Herculaneum, unlike Pompeii, had been strongly influenced
by the Greeks from Neapolis6 .
30
5. I vecchi scavi di Ercolano in A. Maiuri, Ercolano, 1932, p. 5.
Dopo una breve parentesi di Ettore Pais che ha avuto il merito di realizzare delle rotaie per il
trasporto dei materiali di risulta, succede alla Direzione degli Scavi, dal 1905 al 1910, A ntonio
Sogliano, anch’egli collaboratore di Michele Ruggiero. Sono gli anni in cui il governo italiano
boccia la proposta di Charles Waldstein di costituire un comitato internazionale per favorire
gli scavi di Ercolano nel 1906 4 .
Gli anni che vanno dal 1877 al 1927 vedono comunque una stagnazione dei lavori di scavo,
che vengono concentrati su Pompei.
Una svolta decisiva per la ripresa delle attività viene data da Amedeo Maiuri, definito da
Gianni Roghi in un articolo sull’Europeo lo “stregone di Pompei”5 . Inizia la sua attività
di archeologo a Creta, dal 1912 al 1924, anno in cui viene nominato Soprintendente alle
Antichità della Campania e del Molise e Direttore degli Scavi di Pompei, carica che ha
mantenuto fino al 1961, portando alla luce circa quattro ettari di area sepolta. La sua idea
è quella di creare una sorta di museo a cielo aperto, un’area in cui passeggiare rivivendo
la storia antica e per questo costituisce una squadra di giardinieri, archeologi, restauratori
e ingegneri, con i quali deve risolvere il primo ostacolo che è il danno creato agli edifici dai
primi scavi borbonici a cunicolo (fig. 5).
Attraverso lo studio della pianta dell’antica città ed i lavori svolti in circa due secoli, ipotizza
che Ercolano, a differenza di Pompei, abbia subito un forte influsso dai greci di Neapolis 6.
6. Casa a Graticcio, cortile in A. Maiuri, Ercolano.
Acquerello di Ermilio Lazzari.
7. Casa dell’Atrio a Mosaico, portico in A. Maiuri,
Ercolano, 1932. Acquerello di Ermilio Lazzari.
Maiuri immediately set about having the relevant areas expropriated for the new excavations,
which began in 1927, first involving the old town and subsequently the more modern town by
the sea. Between 1927 and 1929 he completed excavations of the total area included in Insula
III, finishing the work carried out by Carlo Bonucci on the House of the Skeleton (of which he
lamented that a rare example of a covered atrium was destroyed in the 18th century excavations),
Si attiva subito per fare espropriare le aree destinate alla nuove attività di scavi, iniziati
nel 1927, prima rivolti alla cittadina antica e poi a quella più moderna, orientata verso il
mare. Tra il 1927 e il 1929 completa l’area compresa nell’Insula III, terminando gli scavi
iniziati dal Bonucci della Casa dello Scheletro (della quale lamenta che fu distrutto nello
scavo ottocentesco un raro esempio di atrio coperto), della Casa dell’Albergo e della Casa
del Graticcio (fig. 6). Quest’ultima è un’abitazione plurifamiliare costruita in economia in opus
craticium, una struttura muraria sottile in legno e canne.
the House of the Hotel, and the House of the Latticework (fig. 6). The latter is an apartment block
economically constructed in opus craticium, a thin wall structure of wood and reeds.
Tra il 1929 e il 1932 Amedeo Maiuri scava tutta la superficie dell’Insula IV, facendo emergere
alcune tra le ville più belle, come la Casa dell’Atrio a mosaico (fig. 7) che deve il nome al
famoso pavimento mosaicato a figure geometriche in bianco e nero. La Casa dei Cervi,
una delle due case panoramiche dell’Insula IV, in cui sono state rinvenute statue di cervi
azzannati dai cani, presenta nelle sale tricliniari un esempio pregevole di pavimento in
opus sectile (marmi colorati ad intarsio) e un grande quadriportico chiuso a finestre, il
cryptorticus, innovazione romana del peristilio greco (fig. 8-9).
Sempre seguendo l’Insula IV, della Casa
d’Alcova, fortemente danneggiata dagli scavi
borbonici ci è rimasto un affresco sbiadito
di Arianna abbandonata da Teseo. Tutti gli
edifici di quest’area sono rivolti verso il mare.
Particolare è anche la Casa del Tramezzo
di Legno, così denominata per un tramezzo
costruito a porta che separa l’atrio dal tablinum.
Costruita in epoca preromana (I secolo a.C.) e
ristrutturata in epoca giulio-claudia, viene
portata alla luce tra il 1927 e il 1933 (fig.10)7 .
Contemporaneamente, tra il 1931 e il 1934,
Maiuri rivolge la sua attenzione verso il corso
di Resina, dove, a monte del decumano,
completa gli scavi delle Terme del Foro,
già note all’Alcubierre, iniziati nel 1873. A
8. Casa dei Cervi, interno di una sala a pareti rosse, in A.
pianta quadrata, di età giulio-claudia, sono
Maiuri, Ercolano, 1932. Acquerello di Ermilio Lazzari.
di struttura più semplice di quelle di Pompei,
con netta separazione tra la zona maschile e quella femminile. Nel frattempo emergono la
Casa Sannitica, la Casa di Nettuno e la Casa dell’Atrio Corinzio. Di poco successiva è la messa in
luce completa della Casa del Bicentenario, circa due secoli dopo i primi scavi.
9. Casa dei Cervi, triclinio, in A. Maiuri, Ercolano, 1932.
Acquerello di Ermilio Lazzari.
10. Casa del Tramezzo di Legno, portico e giardino, in A.
Maiuri, Ercolano, 1932. Acquerello di Ermilio Lazzari.
31
Between 1929 and 1932 Amedeo Maiuri excavated the entire surface of Insula IV, unearthing
some of its most beautiful villas, such as the House of the Mosaic Atrium (Fig. 7), which owes
its name to the famous mosaic floor with black and white geometric figures. The House of the
Deer, one of the two panoramic houses of Insula IV, contains statues of deer mauled by dogs
and its triclinia contain an exquisite example of floor in opus sectile (inlaid coloured marble)
and a large quadriporticus closed off with windows, the cryptorticus, a Roman innovation of the
Greek peristyle (Fig. 8-9).
Continuing along Insula IV, the House of the Alcove had been seriously damaged by the
Bourbon excavations, though there remained a faded fresco of Ariadne abandoned by Theseus.
All the buildings in this area face the sea. Another notable building is the House of the Wooden
Partition, thus named for a partition built as a door separating the lobby from the tablinum. Built
in pre-Roman times (first century BC) and rebuilt in the Julio-Claudian era, it was brought to
light between 1927 and 1933 (Figure 10)7.
At the same time, between 1931 and 1934, Maiuri turned his attention to Corso Resina, further
up from the decumanus, where he completed the excavation of the Thermal Baths of the Forum,
6
Cfr. A. Maiuri, Ercolano, Roma-Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1932, p. 24, 47-48 - 7 Cfr. A., M. de Vos, Pompei, Ercolano, Stabia, Roma-Bari, Laterza, 1982, p. 268-269 - 8 Cfr. M. Venuti, Descrizione delle prime scoperte dell’antica città d’Ercolano
ritrovata vicino a Portici,villa della maestà del re delle Due Sicilie distesa dal cavaliere marchese don Marcello de Venuti…, In Venezia, appresso Lorenzo Baseggio, 1749, p. 52-53. - 9 Cfr. ivi, p. 54-57.
See A. Maiuri, Ercolano, Roma-Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1932, p. 24, 47-48 - 7 See A., M. de Vos, Pompei, Ercolano, Stabia, Roma-Bari, Laterza, 1982, p. 268-269 - 8 See M. Venuti, Descrizione delle prime scoperte dell’antica città d’Ercolano
ritrovata vicino a Portici,villa della maestà del re delle Due Sicilie distesa dal cavaliere marchese don Marcello de Venuti…, In Venezia, appresso Lorenzo Baseggio, 1749, p. 52-53. - 9 See ibidem. p. 54-57.
6
Dal 1939 al 1942 Amedeo Maiuri continua la sua opera fino alle prime case di Resina,
scoprendo tutta l’Insula IV, con la Casa del salone Nero e completando la Casa dei Due Atrii.
Il materiale di risulta degli immensi lavori scavo, circa un milione di metri cubi viene utilizzato
per bonificare i terreni circostanti ancora acquitrinosi e per la costruzione dell’autostrada
Napoli-Salerno.
La parte centrale più interessante degli scavi, comprendente la Basilica, i templi del Foro ed
il Teatro, è ancora interrata. Un discorso a sé merita il Teatro, considerato erroneamente in un
primo tempo il tempio di Ercole e identificato successivamente da Marcello Venuti, dopo aver
esaminato un frammento d’iscrizione sull’architrave8. Costruito da Lucius Annius Mamianus
Rufus, è considerato il primo ritrovamento archeologico di Ercolano, grazie al colonnello
Emanuele Maurizio di Lorena, principe d’Elboeuf. Questi, venuto a conoscenza nel 1710 di
alcuni reperti trovati dal contadino Giovanni Battista Nocerino - detto “Enzechetta” - mentre
scavava un pozzo, acquista il terreno e inizia subito gli scavi9.
Attraverso una rete di cunicoli riesce ad esplorare alcune sezioni del Teatro, come il
palcoscenico e i tribunalia, ma, per il pericolo di crolli dell’area soprastante abitata,
interrompe i lavori (fig. 11). A lui, però, si attribuisce anche l’opera indisturbata di saccheggio
dei reperti e dei marmi del Teatro.
32
Nel 1738, anno ufficiale dell’inizio degli scavi di Ercolano, riprendono di nuovo le perlustrazioni
sotterranee del Teatro per opera di Rocque Joaquin de Alcubierre, ingegnere di Carlo III di
Borbone, portando alla luce statue di pregevole fattura, bronzi, iscrizioni in marmo. A lui si
deve anche la prima pianta tratteggiata del Teatro, perfezionata successivamente da Karl
Jakob Weber e da Francesco La Vega. Il Weber propone anche uno scavo sistematico a
cielo aperto, ma solo nel 1865 si restaura la discesa nel Teatro. Dopo un lungo intervallo,
risalgono al 1993 e al 1997-98 dei nuovi rilievi curati dalla Soprintendenza di Pompei, a cui
sono seguiti due piccoli scavi. Fino ad oggi, dell’antica Ercolano sono stati riportati in superficie
solo quattro dei venti ettari utili per gli scavi.
Dopo l’interruzione dovuta al Secondo Conflitto, i lavori riprendono nel 1958, liberando buona
parte del III cardo, ma un vera svolta si ha solo dal 1981 con la direzione di Giuseppe Maggi,
quando, nei pressi delle Terme Suburbane, emerge l’antica costa di Ercolano, con un primo
gruppo di scheletri umani ammassati, a cui si sono uniti i ritrovamenti di altri gruppi di resti
umani lungo il complesso termale e la costa, sino al ritrovamento nel 1982 di una barca di
foggia romana rovesciata con un rematore ed un militare. Questa rivoluzionaria scoperta
dimostra che gli abitanti di Ercolano non avevano effettuato un esodo di massa verso l’interno,
ma, come a Pompei, cercarono la fuga verso il mare che allora lambiva la rocca.
Maria Lucia Siragusa
already known to Alcubierre, which had begun in 1873. Dating back to the Julio-Claudian age, they
are built on a square plan with a simpler structure than those of Pompeii and a clear separation
between the male and female areas. During this time the Samnite House, the House of Neptune
and the House of the Corinthian Atrium were brought to light. Shortly aſterwards the House of the
Bicentennial was fully brought to light, around two centuries aſter the first excavations.
From 1939 to 1942 Amedeo Maiuri continued his work on the first houses of Resina, unearthing
the entire Insula IV, with its House of the Black Hall and completing the House of the Two Atria.
He used the waste materials from the huge excavation works, about one million cubic meters,
to reclaim the surrounding land, which was still waterlogged, and for the construction of the
Naples-Salerno motorway.
The central area of the most interesting part of the excavations, including the Basilica, the
Temples of the Forum and the Theatre, is still underground. The Theatre merits a separate
discussion. Originally mistaken for the Temple of Hercules and subsequently correctly identified
by Marcello Venuti aſter he examined a fragment of inscription on the architrave8. Built by
Lucius Annius Mamianus Rufus, it is considered the first archaeological find of Herculaneum,
thanks to Colonel Emmanuel Maurice de Lorraine, Prince of Elboeuf. In 1710, when he heard
that the farmer Giovanni Battista Nocerino, nicknamed “Enzechetta”, had come across some
artefacts while digging a well, he bought the land off him and immediately started excavations9.
Through a network of tunnels he was able to explore some sections of the Theatre, such as the
stage and the tribunalia, but, because of the danger of collapse of the area above, which was
inhabited, he interrupted the work (fig. 11). However, he is also believed to have looted relics
and marble from the Theatre, unchallenged.
In 1738, official starting date of the excavations at Herculaneum, Rocque Joaquin de
Alcubierre, an engineer during the time of Charles III of Bourbon, restarted investigations of the
underground Theatre, bringing to light valuable statues, bronzes, and marble inscriptions. To
him we owe the first plan of the Theatre, later perfected by Karl Jakob Weber and Francisco La
Vega. Weber also performed systematic open-air excavations, but the descent into the theatre
was only restored in 1865. There followed a long interval until 1993 and 1997-98, when new
surveys were carried out by the Superintendence of Pompeii, which were followed by two minor
excavations. To date, of the twenty hectares of the ancient Herculaneum to be excavated, only
four have been unearthed.
Aſter the interruption caused by World War II, work resumed in 1958, uncovering much of Cardo III,
but a real watershed occurred in 1981, under the direction of Giuseppe Maggi. Near the Suburban
Baths the ancient coast of Herculaneum emerged, with a first pile of human skeletons; other
groups of human remains were later discovered along the Thermal Complex and the coast. In
1982 an upturned Roman-style boat with a rower and soldier was discovered. This enlightening
discovery shows that the people of Herculaneum had not made a mass exodus to the hinterland,
but, as at Pompeii, had tried to escape via the sea, which at the time lapped the citadel.
Maria Lucia Siragusa
Le Antichità edite
The Antiquities in Publications
Un osservatorio privilegiato per seguire
le complesse vicende che hanno inizio nel
1738 con la scoperta di Ercolano, seguita
dieci anni dopo da quella di Pompei, è
costituito dalle numerose pubblicazioni
che abbracciano il settore antiquario, in
particolare dalle Antichità di Ercolano
esposte1 (fig.1). Un’opera fondamentale
alla quale dettero il loro contributo
istituzioni diverse, dalla Stamperia Reale,
nata nel Palazzo reale di Napoli anche
per un’impresa editoriale di tale portata 2,
all’Accademia Ercolanese, creata per
l’illustrazione ufficiale delle antichità e
alla Scuola di incisione, che aveva sede nel
Museo Ercolanese di Portici. Gli scavi di
1. Le Antichità di Ercolano esposte, Napoli 1757, t. I,
antiporta
Ercolano si rivelarono per il regno di Carlo
di Borbone, giunto a Napoli solo quattro
anni prima della scoperta della città sepolta, una vera e propria operazione culturale e
politica finalizzata ad un progetto di valorizzazione e di divulgazione attraverso l’ istituzione
di un museo e la realizzazione del disegno editoriale delle Antichità.
A good vantage point from which to follow
the complex chain of events that began
with the discovery of Herculaneum in 1738
and of Pompeii ten years later is offered
by the numerous publications dedicated to
these antiquities, in particular Antichità di
Ercolano esposte1 (Herculaneum Antiquities
Displayed) (Fig.1). This was a key publication
to which several institutions contributed,
from the Royal Printing House, founded in
the Royal Palace of Naples for this publishing
enterprise2, the Accademia Ercolanese,
created to produce official illustrations of
the exhibits, and the Scuola di Incisione
(School of Engraving), which was located
in the Herculaneum Museum at Portici.
2. Le Antichità di Ercolano esposte, Napoli 1757, t. I,
ritratto di Carlo di Borbone
For the reign of Charles of Bourbon, who
had arrived in Naples just four years prior
to the discovery of the buried city, Herculaneum became a cultural and political project,
with the establishment of a museum and a publishing venture to develop and disseminate
understanding of the Antiquities. The excavations of Herculaneum were ‘excavations of the
king and for the king’3. The finds were jealously guarded and hidden from the eyes of visitors
and scholars until the Neapolitan court gave the green light for publication. The King of Naples,
instaurator scientiarum et artium, would have the task of publicising the excavations in Europe,
the same King who in the portrait on the front page of the first volume of Antichità, dedicated to
Pitture, (Paintings) appears as the true discoverer of Herculaneum (Fig. 2).
Furono quelli di Ercolano gli ‘scavi del re e per il re’3 . Le scoperte vennero gelosamente
custodite e nascoste agli occhi dei visitatori e degli studiosi in attesa che la stessa corte
napoletana desse il via libera alle pubblicazioni. Al re di Napoli, instaurator scientiarum et
artium, sarebbe spettato il compito di diffondere in Europa l’immagine degli scavi, al re che
nel ritratto posto in apertura del primo volume delle Antichità, dedicato alle Pitture, appare
come il vero scopritore di Ercolano (fig. 2).
Incaricato di documentare le scoperte archeologiche e di descrivere i reperti venuti alla
luce dagli scavi fu monsignor Ottavio Antonio Bayardi, erudito di Parma legato da rapporti
di parentela con il ministro Fogliani, preceduto da una solida fama di valente antiquario.
Monsignor Ottavio Antonio Bayardi, scholar from Parma linked by kinship with Minister Fogliani
and a renowned antiquarian, was commissioned to document the archaeological discoveries
and describe the unearthed artefacts. Disappointment with Bayardi’s with Prodromo delle
Antichità d’Ercolano (Preface to the Antiquities of Herculaneum), printed between 1752 and
1756, and Catalogo degli antichi monumenti dissotterrati dalla discoperta città d’Ercolano
Cfr. M. G. Mansi, Libri per il re. Le Antichità di Ercolano esposte, in Herculanense Museum. Laboratorio sull’antico nella reggia di Portici a cura di Renata Cantilena e Annalisa Porzio, Napoli, Electa Napoli, 2008, p. 115-145. - 2 Sulle origini e la storia della
Stamperia Reale cfr. M. G. Mansi – A. Travaglione, La Stamperia Reale di Napoli 1748-1860. Presentazione di M. Giancaspro, Napoli, Biblioteca Nazionale di Napoli, 2002.- 3 Cfr. F. Zevi, Gli scavi di Ercolano e le Antichità, in Le Antichità di Ercolano. Testi di
Raffaele Ajello, Ferdinando Bologna, Marcello Gigante, Fausto Zevi, Napoli, Banco di Napoli, 1988, p. 20. - 4 Il progetto originale prevedeva la pubblicazione di quaranta volumi.
1
1
See M. G. Mansi, Libri per il re. Le Antichità di Ercolano esposte, in Herculanense Museum. Laboratorio sull’antico nella reggia di Portici edited by Renata Cantilena and Annalisa Porzio, Naples, Electa Napoli, 2008, p. 115-145. - 2 On the origins and history
of the Royal Printing House, see M. G. Mansi – A. Travaglione, La Stamperia Reale di Napoli 1748-1860. Presentatoion by M. Giancaspro, Naples, Biblioteca Nazionale di Napoli, 2002. - 3 See F. Zevi, Gli scavi di Ercolano e le Antichità, in Le Antichità di
Ercolano. Texts by Raffaele Ajello, Ferdinando Bologna, Marcello Gigante, Fausto Zevi, Naples, Banco di Napoli, 1988, p. 20. - 4 The original project envisioned the publication of forty volumes.
33
La delusione suscitata dall’opera di Bayardi con il Prodromo delle Antichità d’Ercolano,
stampato fra il 1752 e il 1756, e il Catalogo degli antichi monumenti dissotterrati dalla
discoperta città di Ercolano uscito nel 1754, condusse, per iniziativa del ministro Bernardo
Tanucci, alla costituzione nel 1755 dell’Accademia Ercolanese, finalizzata all’illustrazione
delle Antichità. Al segretario Nicola Valletta, a cui successe Pasquale Carcani, spettava il
compito di unificare gli studi collettivi approntati dagli accademici – 15 in tutto - e discussi
nelle sessioni di lavoro presso la segreteria di Tanucci nel Palazzo Reale di Napoli.
(Catalogue of Ancient Monuments extracted from the unearthed city of Herculaneum) released
in 1754, led to the establishment in 1755 of the Accademia Ercolanese, created on the initiative
of Minister Bernardo Tanucci, with the aim of the illustrating the Antiquities. Secretary Nicola
Valletta, who was succeeded by Pasquale Carcani, had the task of unifying the collective studies
prepared by academics - 15 in all - discussed in the work sessions at Tannucci’s secretariat in
the Royal Palace of Naples.
Per la pubblicazione delle Antichità confluirono a Napoli da tutta Italia i migliori disegnatori e
incisori del tempo, costituendo quella che è stata comunemente definita “Scuola di Portici”.
Occorrevano artisti di fama per un’operazione attesa con impazienza dal mondo accademico
e che avrebbe contribuito da un lato a propagandare l’immagine della dinastia borbonica,
dall’altro a diffondere in Europa un nuovo repertorio decorativo. Insieme a Camillo Paderni,
pittore romano e poi custode del museo, fra i primi ad arrivare a Portici furono il disegnatore
spagnolo Francesco La Vega, il disegnatore e incisore Nicola Vanni, gli incisori Nicola Billy
e Rocco Pozzi. Ad essi si aggiunse una fitta schiera di artisti, tra i quali ricordiamo i fratelli
Filippo e Giovanni Elia Morghen, Carlo e
Nicola Orazi, Carlo Nolli, Giuseppe Aloja,
Giovanni Casanova, Vincenzo Campana,
Francesco Cepparuli.
34
3. Le Antichità di Ercolano esposte, Napoli 1757, t. I,
prefazione
Luigi Vanvitelli, impegnato nella realizzazione
della reggia di Caserta, dette un importante
contributo al primo tomo delle Antichità. Il
suo inervento riguardò l’alfabeto, il rame
della prefazione con il Vesuvio in eruzione,
(fig. 3) la finale che raffigura Ercole che
sostiene il mondo e, probabilmente, la mise
en page complessiva del volume. Parte delle
incisioni realizzate - 614 tavole e 365 testate
e finalini - confluirono negli otto tomi delle
Antichità usciti fra il 1757 e il 1792 dai torchi
della Stamperia Reale, di cui cinque relativi
alle pitture, due ai bronzi, l’ultimo, l’ottavo,
alle lucerne, ai candelabri, alle lanterne,
“instrumenta domestica” .
Un anno dopo vedeva la luce “affrettato da’ voti di tutta intera la repubblica delle Lettere”5 il
primo tomo degli Herculanensium voluminum - la cosiddetta Collectio prior - dedicato al
quarto libro Sulla Musica di Filodemo di Gadara (PHerc. 1497). Un nuovo capitolo della storia
delle antichità si era aperto con la scoperta dei rotoli carbonizzati - tra il 1752 e il 1754 -
4. G. Castrucci, Tesoro Letterario di Ercolano, Napoli 1852, tav. 4
For the publication of Antichità the cream ofItalian draughtsmen and engravers of the time
flocked to Naples, creating what became known as the “School of Portici”. Renowned artists
were needed for the project eagerly awaited by academia, which would help on the one hand
to publicize the image of the Bourbon dynasty, and on the other to divulge a new decorative
repertoire in Europe. Along with Camillo Paderni, Roman painter and later keeper of the
museum, among the first to arrive in Portici were the Spanish draughtsman Francisco La Vega,
the draughtsman and engraver Nichola Vanni, and engravers Nicola Billy and Rocco Pozzi. They
were joined by a throng of artists, among whom the brothers Filippo and Giovanni Elia Morghen,
Carlo and Nicola Orazi, Carlo Nolli, Giuseppe Aloja, Giovanni Casanova, Vincenzo Campana and
Francesco Cepparuli.
Luigi Vanvitelli, engaged in the construction of the Palace of Caserta, made a major contribution
to the first volume of Antichità. His intervention concerned the lettering, the copperplate of the
preface with Mount Vesuvius erupting (Fig. 3), the tailpiece depicting Hercules holding up the
world and probably the general mise en page of this volume. Part of the engravings - 614 plates
and 365 headings and tailpieces - merged in the eight tomes of Antichità published between
in quella che sarebbe diventata universalmente nota come Villa dei Papiri. La consapevolezza
di aver aggiunto un importante tassello alle scoperte archeologiche, un’intera biblioteca
dell’antichità giunta fino alla metà del XVIII secolo senza la mediazione degli scriptoria monastici
del medioevo, condusse, dopo alcuni fallimentari tentativi di svolgimento, all’arrivo a Portici del
padre scolopio Antonio Piaggio nel luglio del 1753. Piaggio si dedicò con grande passione ai
lavori di svolgimento e di trascrizione dei papiri e all’ideazione della macchina per lo svolgimento
(fig. 4) che suscitò grande ammirazione tra i contemporanei a cominciare da Johann Joachim
Winckelmann che, ospite dello scolopio, potè osservarla in funzione personalmente6.
I papiri grazie al Piaggio cessano di essere un reperto archeologico e ridiventano libri7.
“Mais ce qui frappe et étonne peut-être encore davantage, ce sont des manuscrits brûlés
qui gardent dans cet état les pensées qui leur ont été confiées”8. Così scriveva CharlesMarguerite Mercier Dupaty, avvocato generale al parlamento di Bordeaux, in visita al
museo di Portici nel 1785. L’incarico dell’interpretazione dei papiri fu affidato ad Alessio
Simmaco Mazzocchi e al suo allievo Nicola Ignarra ambedue accademici ercolanesi.
L’Officina in cui lavorava padre Piaggio con il suo collaboratore Vincenzo Merli era situata
nel Museo di Portici e lo scolopio lavorava a stretto contatto con il direttore Camillo Paderni
che per primo si era attribuito il merito del riconoscimento. Il piano editoriale previsto per i
papiri era in linea con il progetto seguito per le altre Antichità. Per ogni papiro al disegno di
ciascuna colonna, eseguito facsimilarmente senza tralasciare le lacune, seguiva l’incisione
del rame poi consegnato alla Stamperia Reale per le prove di stampa e la definitiva
approvazione. La pagina stampata presentava a sinistra la singola colonna di scrittura, a
fronte il testo greco con le integrazioni in rosso affiancato dalla traduzione latina.
L’opera pubblicata anonima in 11 volumi dal 1793 al 1855 contiene l’edizione di 19 papiri a
cura di Carlo Maria Rosini e degli interpreti dell’Officina dei Papiri9.
Lo stesso Rosini nel 1797 pubblicò in nome dell’Accademia Ercolanese la Dissertatio isagogica
ad Herculanensium voluminum explanationem, sulla base della dissertazione inedita di Alessio
Simmaco Mazzocchi che all’illustrazione dei papiri - prevista in un primo tempo nel sesto
volume delle Antichità - avrebbe voluto far precedere un’opera in tre parti, rimasta inedita per
la pubblicazione della Collectio prior.
La grande impresa editoriale delle Antichità si rivelò ai fini di una reale diffusione sul mercato
librario piuttosto lenta e limitata. I volumi erano considerati da Carlo di Borbone proprietà
privata e inviati in dono alle corti europee al di fuori di quei circuiti intellettuali per i quali le
scoperte ercolanesi costituivano oggetto di dibattito e di riflessione fin dai primi ritrovamenti.
1757 and 1792 by the Royal Printing presses, of which five covered the paintings, two the bronzes,
and the eighth and last, “instrumenta domestica” , i.e. lamps, candlesticks and lanterns.
The following year saw the publication, “hastened by the eagerness of the whole Republic of
Letters”6 , of the first volume of Herculanensium voluminum - the so-called Collectio prior dedicated to the fourth book, Sulla Musica, by Filodemo di Gadara (PHerc. 1497). A new chapter
in the history of antiquity had opened with the discovery, between 1752 and 1754, of the charred
scrolls in what would become universally known as the Villa of the Papyri. The knowledge of
having added an important element to archaeological discovery, a complete library of antiquity
that had reached the mid Eighteenth Century without the mediation of monastic scriptoria of
the Middle Ages, led to the arrival in Portici in July 1753, aſter several unsuccessful attempts
at unrolling the papyri, of Piarist Father Antonio Piaggio. Piaggio devoted himself with great
passion to unrolling and transcribing the papyri and invented the unrolling machine (Fig. 4).
This aroused great admiration among his contemporaries, starting with Johann Joachim
Winckelmann who, as Piaggio’s host, had the opportunity of personally observing it in
operation (Fig. 4)6.
Thanks to Piaggio, the papyri regained their status of books rather than archaeological exhibits7.
“Mais ce qui frappe et étonne peut-être encore davantage, ce sont des manuscrits brûlés qui
gardent dans cet état les pensées qui leur ont été confiées”8. Thus wrote Charles-Marguerite
Mercier Dupaty, Attorney General to the Parliament of Bordeaux, on a visit to the museum of
Portici in 1785. The task of interpreting the papyri was entrusted to Alessio Simmaco Mazzocchi
and his disciple Nicola Ignarra, both Herculaneum scholars. The Workshop where Piaggio
worked with his collaborator Vincenzo Merli was located in the Museum of Portici and he also
worked closely with the director Camillo Paderni. The editorial plan devised for the papyri was
in line with the design of the other volumes of Antichità. For each papyrus, the design of each
column, made as a facsimile with no gaps omitted, was followed by engraving on copperplate
that was delivered to the Royal Printing House for proofing and final approval. On the leſt, the
printed page showed the single column of writing, facing it was the Greek text with additions in
red, the Latin translation at its side.
The work, published anonymously in 11 volumes from 1793 to 1855, contained 19 papyri edited
by Carlo Maria Rosini and the interpreters of the Officina dei Papiri9.
In 1797 in the name of the Accademia Ercolanense, Rosini published the Dissertatio isagogica
ad Herculanensium voluminum explanationem, based on the unpublished dissertation by
Alessio Simmaco Mazzocchi.
L’espressione è usata dagli accademici ercolanesi nella dedica all’ottavo volume delle Antichità. - 6J.J. Winckelmann, Lettera sulle scoperte di Ercolano al sig. conte Enrico di Brühl, in Opere, t. VII, Prato, Giachetti, 1831, pp. 226-28. - 7 A. Travaglione,
Testimonianze su Padre Piaggio, in Epicuro e l’epicureismo nei Papiri Ercolanesi, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi filosofici, 1993, p. 66. - 8 C.M.J.B. Mercier Dupaty, Lettres sur l’Italie en 1783, III, Paris, chez Desenne et Maradan, 1809, p. 54. - 9 La Collectio
altera apparve tra il 1862 e il 1876 in undici volumi. - 10 Antiquités d’Herculanum gravées par Th. Piroli et publiées par F. et P. Piranesi, I, À Paris, chez Piranesi frères, Leblanc imprimeur-libraire, 1804, p.V. - 11 F.M. Avellino, [Il Tempio di Iside]. [Napoli, Stamperia
Reale, 1851].
5
5
The expression was used by the Herculaneum scholars in the dedication of the eighth volume of the Antichità. - 6 J.J. Winckelmann, Lettera sulle scoperte di Ercolano al sig. conte Enrico di Brühl, in Opere, t. VII, Prato, Giachetti, 1831, pp. 226-28. - 7 A. Travaglione,
Testimonianze su Padre Piaggio, in Epicuro e l’epicureismo nei Papiri Ercolanesi, Naples, Istituto Italiano per gli Studi filosofici, 1993, p. 66. - 8 C.M.J.B. Mercier Dupaty, Lettres sur l’Italie en 1783, III, Paris, chez Desenne et Maradan, 1809, p. 54. - 9 The Collectio
altera appeared between 1862 and 1876 in 11 volumes. - 10 Antiquités d’Herculanum gravées par Th. Piroli et publiées par F. et P. Piranesi, I, À Paris, chez Piranesi frères, Leblanc imprimeur-libraire, 1804, p.V. - 11 F.M. Avellino, [Il Tempio di Iside]. [Naples, Royal
35
Solo negli anni Settanta del Settecento i volumi cominciarono ad essere posti in vendita a
prezzi tuttavia molto elevati. Per questo motivo delle Antichità cominciarono ad uscire edizioni
di minore costo e di minore formato, che valevano a mantenere vivo l’eco delle grandi scoperte
in tutta Europa. Tra il 1804 e il 1806 i fratelli Piranesi curarono a Parigi un’edizione in sei volumi
delle Antiquités d’Herculanum eseguite all’acquaforte da Tommaso Piroli (fig. 5 e 6) - seconda
rispetto alla princeps uscita a Roma a partire dal 1789 - sottolineando l’importanza “de mettre
cette riche Collection à portée d’un grand nombre d’amateurs et d’artistes et de suppléer à la
grande Édition in-folio de Naples, assez rare et très dispendieuse”10.
Book sales of the major publishing venture of the Antichità turned out to be slow and limited.
Charles of Bourbon considered the volumes his private property and sent them as giſts to
European courts outside the intellectual circles that had been fascinated by Herculaneum since
the first discoveries. It was only in the 1870s that the volumes began to be offered for sale, albeit
at very high prices. For this reason smaller and cheaper editions of Antichità began to appear,
fanning the flame of interest in these great discoveries across Europe. Between 1804 and 1806
the Piranesi brothers in Paris published a six-volume edition, Antiquités d’Herculanum, with
etchings by Tommaso Piroli (Figs. 5 and 6), the second one aſter the princeps published in
Rome in 1789 - underlining the importance “de mettre cette riche Collection à portée d’un grand
nombre d’amateurs et d’artistes et de suppléer à la grande Édition in-folio de Naples, assez
rare et très dispendieuse”10.
36
5. Antiquités d’Herculanum, Paris 1804, t. I, tav. 1
Al settore antiquario si ricollega anche l’opera Gli ornati delle pareti ed i pavimenti delle
stanze dell’antica Pompei incisi in rame, pubblicata nel 1796 che riprendeva nel frontespizio
l’arme di Carlo di Borbone disegnata da Camillo Paderni ed incisa da padre Antonio Piaggio,
già apparsa sul frontespizio del Catalogo di Bayardi. La pubblicazione dell’opera si sarebbe
protratta fino al 1838, riproponendo in una visione ormai attardata dell’antico anche le
splendide tavole dei disegnatori ed incisori del secolo precedente. Del resto di lunghissima
gestazione fu anche la preparazione dell’opera dedicata al tempio di Iside a Pompei la cui
scoperta e i cui primi disegni risalivano agli anni ’60 del Settecento, ma che avrebbe visto la
luce, peraltro in forma incompleta solo alla metà del secolo seguente11.
Ai primi anni dell’Ottocento risale la grande impresa editoriale del Real Museo Borbonico
apparsa per i tipi della Stamperia Reale dal 1824 al 1867 in 16 volumi per divulgare l’immenso
patrimonio conservato nel museo. Curata da Antonio Niccolini, che sottoscrisse tutte le tavole
incise e le litografie a corredo dei volumi, l’opera è aperta dalla raffigurazione della statua di
6. Antiquités d’Herculanum, Paris 1804, t. I, tav. 6
The Antiquities were also described in the publication “Gli ornati delle pareti ed i pavimenti
delle stanze dell’antica Pompei incisi in rame” (The ornaments of the walls and the floors of
the rooms of ancient Pompeii engraved in copper), published in 1796, which reproduced on the
title page the coat of arms of Charles of Bourbon, designed by Camillo Paderni and engraved
by Father Antonio Piaggio, which had already appeared on the cover of Bayardi’s Catalogo.
Publication of the work continued until 1838 and included the splendid plates by draughtsmen
and engravers of the previous century. Publication of the work dedicated to the temple of Isis in
Pompeii also took a long time: the Temple was discovered and the first images were produced
in the early 1760s, but the book was only published, and in an incomplete form at that, in the
middle of the following century11. The great publishing venture of the Real Museo Borbonico
was printed by the Royal Printing House between 1824 and 1867 in 16 volumes, to divulge the
immense heritage preserved in the museum. Edited by Antonio Niccolini, who undersigned all
the engraved plates and lithographs accompanying the volumes, it opens with a picture of the
statue of Ferdinand I of Bourbon by Antonio Canova, located on the ledge of the main staircase
of the Royal Museum (Fig. 7). From Charles of Bourbon to Ferdinand I: first the Antichità di
Ercolano and subsequently the Real Museo Borbonico eternalised the exhibits of Herculaneum,
introducing them to an ever widening audience while preserving a unique heritage that brings
us back to a society frozen in 79 AD.
Maria Gabriella Mansi
7. Real Museo Borbonico, Napoli 1824, v. I, statua di Ferdinando I di Borbone
Ferdinando I di Borbone di Antonio Canova, collocata sul ripiano della scala principale del Real
Museo (fig. 7). Da Carlo di Borbone a Ferdinando I: reperti ercolanesi trovano nelle Antichità di
Ercolano, prima e nel Real Museo Borbonico poi la loro eternizzazione e la loro divulgazione
verso un pubblico sempre più ampio, mantenendo inalterato un patrimonio unico al mondo,
che ci riporta ad una società cristallizzatasi nel 79 d.C.
Maria Gabriella Mansi
37
Dal Museo di Portici
al Real Museo Borbonico
From the Museum of Portici
to the Royal Bourbon Museum
Fin dall’ottobre 1738 Carlo di Borbone scelse come luogo di villeggiatura Portici, al
tempo meta preferita dalle principali famiglie dell’aristocrazia napoletana. Per realizzare
un’adeguata residenza ai sovrani, nel giro di pochi anni furono acquistate alcune fra le più
eleganti dimore patrizie circondate da boschi lussureggianti che si spingevano dalle falde
del Vesuvio fino alle acque del Granatello.
From October 1738, Charles of Bourbon chose Portici, at the time favoured by the main
families of the Neapolitan aristocracy, as a holiday resort. To create an appropriate residence
for the sovereigns, within a few years some of the most elegant aristocrats’ residences
were purchased, surrounded by thick forests that stretched from the foot of Vesuvius to the
waterfront of the port of Granatello.
Thus the Royal Site of Portici took shape. It consisted of a main building, the Royal Palace,
which was newly built, and of many buildings and cottages, restored or rebuilt and used
as quarters for the court staff or to house the stables (Fig. 1). In the lower woods one can
still make out Villa Palena and Palazzo Caramanico, purchased in 1740 by Prince James
Aquinas. Initially used as a repository of materials from the excavations, a decade later the
building would become the seat of the Herculanense Museum. Its exhibits would include
the magnificent archaeological finds preserved in the Villa d’Elboeuf purchased for the
considerable sum of 5,250 ducats1.
Many of the works of art found during excavations at Herculaneum comprised the most
valuable part of the fixtures and furnishings of the Royal Palace. The famous statues by Balbi
(father and son) were placed in the lobbies of the upper and lower palaces, large sculptures
in marble and bronze were placed in the gardens, mosaics were used in the construction of
the floors of the rooms, while paintings, cameos and small busts were accommodated in the
royal apartments. In the Queen’s rooms there was a private cabinet containing rare items,
which were later incorporated into the museum exhibition, such as the monochromes on
marble from Herculaneum and the busts found in the Villa of the Papyri. According to reports
from Winckelmann, a project that was not realized because of static problems had originally
envisaged, in the north wing on the first floor of the upper Palace, a gallery containing massive
imperial statues and decorated with columns in yellow marble from Gesualdo and antique
green marble2.
38
1. A. Giuli, Veduta del Real Palazzo di Portici, Napoli [dopo il 1833]
Prese corpo così il real sito di Portici, composto da un edificio principale - il Palazzo Reale - di
nuova costruzione e da numerosi edifici e casini, restaurati o riedificati, che furono riservati
agli alloggi per il personale di corte o destinati a ospitare le scuderie (fig. 1). Nel bosco inferiore
si individuano ancora oggi Villa Palena e Palazzo Caramanico, acquistato nel 1740 dal principe
Giacomo d’Aquino. Utilizzato inizialmente come deposito dei materiali provenienti dagli scavi,
l’edificio sarebbe divenuto dieci anni dopo la sede dell’Herculanense Museum. Al suo interno
The halls of Palazzo Caramanico displayed inscriptions, marbles, bronzes, lamps, pottery,
glass, tools of different arts, a rare collection of food, medals, cameos and papyri. The frescoes,
by far the most popular works with the visitors, were initially placed in the “Museum of
Paintings” at the higher Palace. It was only in the late ‘80s that they were transferred into
sixteen rooms on the ground floor of the Museum. On the first floor there were eighteen rooms
in which small objects were placed in walnut and crystal-glass vitrines. Some exhibits were
arranged on stands made from pieces of furniture from houses that had been excavated.
As Renata Cantilena observed, the criterion of arrangement of the works reflects the canons of
avrebbero trovato posto, tra gli altri, gli splendidi reperti archeologici conservati nella Villa
d’Elboeuf acquistata per l’ingente somma di 5.250 ducati1.
In realtà, molte delle opere d’arte trovate nel corso degli scavi a Ercolano costituirono
la parte più preziosa dell’arredo del Palazzo Reale. Le famose statue dei Balbi - padre
e figlio - furono poste negli atri dei Palazzi superiore e inferiore, sculture in marmo e in
bronzo di grandi dimensioni furono collocate nei giardini, mosaici furono utilizzati nella
realizzazione dei pavimenti delle sale, mentre pitture, cammei e busti di piccole dimensioni
furono sistemati negli appartamenti reali. Nelle stanze della regina era stato allestito un
vero e proprio gabinetto privato di oggetti rari - confluiti in seguito nel percorso museale
- come i monocromi su marmo ercolanesi e i busti ritrovati nella Villa dei Papiri. Secondo
quanto riferisce Winckelmann, un progetto mai realizzato per problemi statici prevedeva di
allestire, nell’ala settentrionale al primo piano del Palazzo superiore, una galleria di statue
imperiali di grandi dimensioni ornata da colonne in marmo giallo di Gesualdo e verde antico 2.
Nelle sale di Palazzo Caramanico erano esposti iscrizioni, marmi, bronzi, lampade,
terracotte, vetri, utensili delle diverse arti, la rarissima raccolta delle derrate, medaglie,
cammei e i papiri. Gli aff reschi, di gran lunga le opere più apprezzate dai visitatori, furono
collocati dapprima nel “Museo delle Pitture” al Palazzo superiore. Solo alla fine degli anni
’80 essi furono trasportati in sedici vani al piano terra del Museo, mentre al primo piano si
contavano diciotto vani in cui gli oggetti di piccole dimensioni erano collocati in vetrine di
noce munite di cristalli. Alcuni reperti erano sistemati su tavoli realizzati con parti di arredo
provenienti da case scavate.
Come osserva Renata Cantilena, il criterio di disposizione delle opere riflette i canoni
dell’antiquaria settecentesca: “gli oggetti di arredo della vita quotidiana sono ordinati
per categorie (tripodi, candelabri, lucerne, strumenti chirurgici, strumenti musicali,
instrumentum domesticum, tintinnabula, pesi e bilance, armi, ecc.) e esposti nelle sale
raggruppati a seconda dei genera”4 . L’unica soluzione espositiva, che era in grado di inserire
gli oggetti nel rispettivo contesto d’uso, prevedeva l’allestimento in una sala di una vera e
propria cucina con forno, pentole, stoviglie, mestoli, piatti e utensili appesi anche alle pareti.
Per un breve periodo furono ricostruiti gli ambienti che ospitavano la biblioteca della Villa
dei Papiri: accanto ai rotoli carbonizzati fu disposto non solo il corredo dell’instrumentum
scriptorium, ivi comprese le tabulae cerate e le relative pitture parietali che le raffiguravano,
ma furono inseriti anche i busti-ritratti degli uomini illustri che, secondo la tradizione della
Roma del I secolo d.C., dovevano essere presenti nelle dimore delle élites culturali4.
Récits de voyage e corrispondenze di illustri visitatori non si limitano ad off rire descrizioni
puntuali degli allestimenti museali originari e delle variazioni apportate nel tempo, ma
18th century antique trade: “furnishing objects of everyday life are sorted by category (tripods,
candelabra, lamps, surgical instruments, musical instruments, instrumentum domesticum,
tintinnabula, weights and scales, weapons, etc.) and displayed in the rooms grouped according
to genera”3. In order to show objects in their context of use, a real kitchen was set up, with oven,
pot and pans, tableware and ladles, and utensils also hung from the walls.
For a brief period the rooms that housed the library of the Villa dei Papiri were reconstructed:
alongside charred scrolls were displayed not only the kits of instrumentum scriptorium, including
the waxed tabulae and the related wall paintings that depicted them, but also the portrait-busts
of the illustrious men who, in the tradition of Rome in the first century AD, had to be present in the
homes of the cultural elite4.
Récits de voyage and correspondences of distinguished visitors offer not only detailed
descriptions of the original museum displays and the modifications made over time, but also
beautiful drawings such as the polychrome floor depicting the head of Medusa by Jacques
François Delannoy5.
It is also worth noting the initial choice of exhibiting, within the ordinary display, phalluses and
small ithyphallic statues with bells, bronze figurines depicting the god Priapus, protector of
the generating forces of nature; later, for reasons of discretion, this material was moved to a
reserved section that required a special permit for access.
In 1759, Charles of Bourbon’s departure for Madrid marked the beginning of a downward spiral
in the short life of the Museum. While the accumulation of new exhibits in the halls was likely to
alter the balance of the exhibition, the attention of government authorities and experts in those
years was mainly focused on completing the demanding project of publishing the Antichità di
Ercolano.
In the last decades of the century the need to transfer the museum collection into a more
appropriate environment was combined with an ambitious plan to set up inside the Palazzo
degli Studi a great central museum of the arts, in which to bring together the vast artistic
and archaeological heritage preserved in the Herculaneum Museum of Portici and the Farnese
Museum of Capodimonte. The political events of the Napoleonic era deferred the realization of
this project to the following century, even though, in the collective imagination, the transfer of
the treasures of Herculaneum was identified with the triumphal march depicted by Duplessis
Berteaux in the engraving that Saint-Non included in Voyage pittoresque (Fig. 2).
In fact, as noted by Andrea Milanese, the French decade gave a decisive contribution to the birth
of the Royal Museum. Although deprived of the considerable collections taken by Ferdinand IV
to Palermo in 1798 and 1806, through the efforts of Michele Arditi, director of the Museum and
1 Cfr. L. Santoro, Il Palazzo Reale di Portici, in Ville Vesuviane del Settecento, Napoli, ESI, 1959, pp.198-202. - 2 J.J. Winckelmann, Lettera sulle scoperte di Ercolano al sig. conte Enrico Bruhl, 1762, a cura di F. Strazzullo, Napoli, 1981, p. 131. - 3 R. Cantilena,
Herculanense Museum. Un breve viaggio tra memorie del Settecento, in Herculanense Museum. Laboratorio sull’antico nella Reggia di Portici, Napoli, Electa Napoli, 2008, p.81
Cfr. L. Santoro, Il Palazzo Reale di Portici, in Ville Vesuviane del Settecento, Naples, ESI, 1959, pp.198-202. - 2 J.J. Winckelmann, Lettera sulle scoperte di Ercolano al sig. conte Enrico Bruhl, 1762, edited by F. Strazzullo, Naples, 1981, p. 131. - 3 R. Cantilena,
Herculanense Museum. Un breve viaggio tra memorie del Settecento, in Herculanense Museum. Laboratorio sull’antico nella Reggia di Portici, Naples, Electa Napoli, 2008, p.81.
1
39
presentano anche disegni di grande suggestione come quello del pavimento policromo
raffigurante la testa della Medusa eseguito da Jacques François Delannoy 5.
the kingdom’s Superintendent at the excavations, the Museum was able to acquire an efficient
organization for both the exhibition aspect itself and the administrative structure and work
Degna di nota è, inoltre, la scelta iniziale di esporre nel percorso ordinario falli e piccole
statue itifalliche con campanelli, figurine in bronzo raffiguranti il dio Priapo, protettore delle
forze generatrici della natura; ragioni di convenienza avrebbero suggerito in seguito la
sistemazione di questo materiale in una sezione riservata a cui si poteva accedere con un
permesso speciale.
organization6. Arditi’s technical and cultural competence was supported by the forward-looking
cultural policy of Napoleon’s clan, who placed the museum under the Ministry of the Interior and
devoted particular attention to the protection and enhancement of the archaeological material7.
Nel 1759, la partenza di Carlo di Borbone per Madrid segna l’inizio di una parabola
discendente nella breve vita del Museo. Se da un lato l’accumularsi dei nuovi reperti nelle
sale rischiava di alterare l’equilibrio del percorso espositivo, dall’altro l’attenzione delle
autorità governative e degli esperti era rivolta in quegli anni soprattutto al compimento
dell’impegnativa impresa editoriale riguardante la pubblicazione delle Antichità di Ercolano.
40
Negli ultimi decenni del secolo l’esigenza di trasferire la raccolta museale in ambienti più
consoni si coniugava con l’ambizioso progetto di istituire nell’antico Palazzo degli Studi un
grande museo centrale delle arti, nel quale riunire il vasto patrimonio artistico e archeologico
custodito nel Museo Ercolanese di Portici e nel Museo Farnesiano di Capodimonte. Gli
avvenimenti politici dell’età napoleonica avrebbero differito al nuovo secolo la realizzazione
di tale progetto, anche se nell’immaginario collettivo il trasferimento dei tesori di Ercolano
si sarebbe identificato nella marcia trionfale raffigurata da Duplessis Berteaux nell’incisione
che il Saint-Non ha inserito nel Voyage pittoresque (fig. 2).
In realtà, come ricorda Andrea Milanese, il decennio francese fornì un contributo
determinante alla nascita del Museo Reale. Benché privo delle cospicue raccolte portate
da Ferdinando IV a Palermo nel 1798 e nel 1806, grazie all’impegno di Michele Arditi,
direttore del Museo e Soprintendente agli scavi del Regno, il Museo riuscì a dotarsi di una
valida organizzazione sia per l’assetto espositivo che per la struttura amministrativa e
l’organizzazione del lavoro 6. La competenza tecnica e culturale di Arditi fu sostenuta dalla
lungimirante politica culturale dei Napoleonidi che posero il Museo alle dipendenze del
Ministero dell’Interno e dedicarono particolare attenzione alla tutela e alla valorizzazione
del materiale archeologico 7.
Il ritorno a Napoli dei Borbone e il rientro dei materiali portati a Palermo consentirono dal 1817
l’apertura del Museo che, da quella data, prese la denominazione di “Real Museo Borbonico”.
Arditi, ancora per qualche anno alla guida dell’Istituto, fu coadiuvato da Giovan Battista
Finati, nominato unico ispettore. Ad entrambi si deve la sistemazione definitiva dei materiali
nelle sale e nei cortili dell’edificio che, oltre al Museo, ospitava la Biblioteca, l’Officina dei
Papiri e l’Istituto di Belle Arti. A Finati, socio dell’Accademia Ercolanese di Archeologia e
direttore della Real Tipografia, si deve la prima guida del Museo, apparsa nel 1817 e ampliata
nella seconda edizione del 1842. Un’accurata pianta del pian terreno dell’edificio, definito con
2. J.-C. Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque, Paris 1782, v. I, pt. II, tav. 95
The return of the Bourbons to Naples and the recovery of the materials taken to Palermo
enabled the opening of the Museum in 1817: from then, it was known as the “Royal Bourbon
Museum”. Arditi, for a few more years at the helm of the Institute, was assisted by Giovan
Battista Finati, appointed sole Inspector. Both were responsible for the final positioning of
the materials in the halls and courtyards of the building, which, in addition to the Museum,
housed the Library, the Papiri Workshop and the Institute of Fine Arts. Finati, member of the
Herculaneum Academy of Archaeology and Director of the Royal Printing House, produced the
first guide of the Museum, which appeared in 1817 and was enlarged in the second edition of
1842. An accurate plan of the ground floor of the building, defined by the author with pride as the
“Palace of Taste”, allowed visitors to follow the layout of the collections, which, unsurprisingly,
opened with the “Collection of Herculaneum Frescoes.” In addition to the Museum of Statues,
set up during the decade, there were the “Portico of Bronze Statues”, and, on the first floor, the
“Cabinet of Precious Objects”, the “Cabinet of Obscene Objects” and the “Apartment of Minute
Bronzes”. December 1821 saw the opening of the “Gallery of Egyptian Items”, later called the
orgoglio dall’autore la “Reggia del Gusto”, consente di seguire la disposizione delle raccolte
che, non a caso, si aprivano con la “Collezione degli aff reschi ercolanesi”. In aggiunta al
Museo delle statue, allestito durante il decennio, era stato predisposto il “Portico delle
statue in bronzo”, mentre al primo piano furono creati il “Gabinetto degli oggetti preziosi”,
quello degli “Oggetti osceni” e l’“Appartamento dei bronzi minuti”. Al dicembre 1821 risale
l’inaugurazione della “Galleria di cose egizie”, poi denominata “Collezione de’ monumenti
egiziani”, resa possibile dalle recenti acquisizioni della raccolta Borgia. L’anno seguente la
costituzione del “Gabinetto degli oggetti etruschi, oschi, volschi e greco antichi” completava
l’ordinamento cronologico delle raccolte museali che prevedeva a seguire l’esposizione
delle opere di epoca greco-romana già allocate in sezioni autonome nella sistemazione
precedente.
“Collection of Egyptian Monuments”, thanks to the recent acquisitions of the Borgia Collection.
The following year, the creation of the “Cabinet of Etruscan, Oscan, Volscian and Ancient Greek
Objects” completed the chronological order of the museum collections, following the layout
of objects from the Graeco-Roman period already allocated in independent sections in the
previous arrangement.
41
4. G. Finati, Il Regal Museo Borbonico, Napoli 1842, Pian terreno dell’Edificio del Real Museo Borbonico
3. G. Finati, Il Regal Museo Borbonico, Napoli 1842, frontespizio
Il Regal Museo Borbonico di Finati , articolato secondo descrizioni puntuali ma agili dei singoli
ambienti, costituì un modello di descrizione catalografica adottato per l’intero secolo(fig. 3,
4). A titolo esemplificativo basti ricordare Le mystagogue, la fortunata guida realizzata in
lingua francese nel 1848 da Bernardo Quaranta, docente di archeologia e letteratura greca
presso l’ateneo napoletano, studioso dei papiri e socio dell’Accademia Ercolanese.
Finati’s Regal Museo Borbonico, organised according to lively but accurate descriptions of
each room, became a model of catalogue-compiling adopted for the entire century (Fig. 3, 4).
An example is Le mystagogue, the successful guide published in French in 1848 by Bernardo
Quaranta, professor of Greek Literature and Architecture at the University of Naples, papyri
scholar and member of the Accademia Ercolanese. To him, among other things, we also owe
over five hundred descriptions of the illustrated catalogue of the Royal Bourbon Museum, which
was published in sixteen volumes between 1824 and 1857, produced by the Royal Printing House
and directed by Antonio Niccolini, director of the Royal Institute of Fine Arts (Fig. 5, 6). Each entry
Cfr. ivi, p. 84. - 5 Ivi, p. 85 e nota 41 a p. 92 - 6 Cfr. A. Milanese, Sulla formazione e i primi allestimenti del Museo reale di Napoli (1777-1830), in Beni culturali a Napoli nell’Ottocento. Atti del convegno di studi presso l’Archivio di Stato di Napoli, 5-6
novembre 1997, Roma, MIBAC- Direzione Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 143-144
4
Cfr. Ibidem, p. 84. - 5 Ibidem, p. 85 and note 41 on p. 92 - 6 Cfr. A. Milanese, Sulla formazione e i primi allestimenti del Museo reale di Napoli (1777-1830), in Beni culturali a Napoli nell’Ottocento. Atti del convegno di studi presso l’Archivio di Stato di Napoli,
5-6 novembre 1997, Rome, MIBAC- Direzione Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 143-144.
4
42
5. Real Museo Borbonico, Napoli 1825, v. II, antiporta e incipit
6. Real Museo Borbonico, Napoli 1825, v. II, tav. 38
A lui si devono, tra l’altro, oltre cinquecento descrizioni del catalogo illustrato del Real
Museo Borbonico apparso in sedici volumi tra il 1824 e il 1857 per i tipi della Stamperia Reale
e diretto da Antonio Niccolini, direttore del Real Istituto di Belle Arti (fig. 5, 6). Ogni scheda è
corredata da una tavola realizzata con la tecnica dell’incisione a contorno, ritenuto “come il
più capace di esattezza nel disegno, ed insieme il più rapido, e il meno dispendioso”8. Benché
il piano dell’opera preveda la raffigurazione e la descrizione di tutti gli oggetti e le opere
d’arte esposte nelle diverse sezioni, il curatore dedica particolare attenzione alle collezioni
archeologiche provenienti da Ercolano e da Pompei nella convinzione che tali monumenti
rendono il Museo “unico al mondo”, in quanto “sepolti e in un conservati con intere città
dal vicino Vulcano, risorgono dopo diciotto secoli a indurre nelle colte nazioni meraviglia e
diletto […] e ne fecero ricchissimo universale tesoro, da cui le arti moderne traggono il bello
e l’eleganza, che esse ovunque diffondono nelle opere sublimi e ne’ lavori de’ semplici arredi”9.
is accompanied by a plate created with the technique of contour engraving, considered “the
most capable of accuracy in the design, and at the same time the fastest and the least costly.”8
Although the plan of the publication provides for the representation and description of all the
objects and works of art displayed in the different sections, the curator focused especially
on the archaeological collections from Herculaneum and Pompeii in the belief that these
monuments make the Museum “unique in the world” as “they were buried and preserved with
whole towns by the nearby Volcano, which are being resurrected aſter eighteen centuries to
arouse wonder and delight in cultured nations [...] and celebrated as a rich universal treasure,
inspiring modern arts with beauty and elegance, which they spread everywhere in sublime
works and simple furnishings.9”
Maria Rascaglia
Maria Rascaglia
7 Cfr. C. Lenza, “L’utilità dell’esempio e della buona imitazione”. Lo studio dei monumenti tra erudizione e divulgazione di modelli, in L’idea dell’Antico nel Decennio francese, Napoli, Giannini, 2010, p. 207 sgg. - 8 A. Nicolini, Al lettore, in Real Museo
Borbonico, v. I, Napoli, Stamperia Reale, 1824, p. 7. - 9 Ivi, pp. 1-2
7 Cfr. C. Lenza, “L’utilità dell’esempio e della buona imitazione”. Lo studio dei monumenti tra erudizione e divulgazione di modelli, in L’idea dell’Antico nel Decennio francese, Naples, Giannini, 2010, p. 207 ff. - 8 A. Nicolini, Al lettore, in Real Museo Borbonico,
v. I, Naples, Stamperia Reale, 1824, p. 7. - 9 Ibidem, pp. 1-2.
Percorso espositivo
1. VOCI DI FILOSOFI
1.1. Una selezione di opere dalle collezioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
MARCO TULLIO CICERONE
Opera philosophica.
Venezia, L. Giunta, 1536, v. IV.
PLATONE
Omnia divini Platonis opera tralatione Marsilii Phicini.
Basilea, H. Froben-N. Episcopius, 1539.
ARISTOTELE
Organum … Boethio Severino interprete.
Venezia, V. Valgrisi, 1554.
PLATONE
Omnia divini Platonis opera tralatione Marsilii Ficini.
Venezia, G.M. Bonelli, 1556.
PLATONE
Άπαντα τα σωζόµενα. Opera omnia …Marsilio Ficino interprete.
Francoforte, Cl. De Marne-eredi J. Aubry, 1602.
DIOGENE LAERZIO
Delle vite de’ filosofi.
Venezia, G.B. Bertoni, 1606.
ARISTOTELE
Opera omnia.
Parigi, Imprimerie royale, 1619.
ARISTOTELE
Metaphysica.
Lipsia, B.G. Teubner, 1906.
1.2. Le antichità ercolanesi nelle edizioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
POLISTRATO
Sul disprezzo irrazionale delle opinioni popolari [PHerc. 336/1150].
Napoli, Bibliopolis, 1978.
FILODEMO
Über die Musik IV. Buch [PHerc. 1497].
Napoli, Bibliopolis, 1986.
FILODEMO
L’ira [PHerc. 182].
Napoli, Bibliopolis, 1988.
TITO LUCREZIO CARO
De rerum natura. 1, (Libri I-III).
Napoli, Bibliopolis, 2002.
KONRAD GAISER
Philodems Academica. Die Berichte über Platon und die Alte Akademie in zwei herkulanensischen Papyri.
Stuttgart-Bad Cannstatt, Frommann-Holzboog, 1988.
I.C. MCILLWAINE
Herculaneum: A Guide to Printed Sources.
Napoli, Bibliopolis, 1988, v. I.
I.C. MCILLWAINE
Herculaneum: A Guide to Sources 1980-2007.
Napoli, Bibliopolis, 2009.
Epicuro e l’epicureismo nei Papiri Ercolanesi.
Napoli, nella sede dell’Istituto, 1993.
EPITTETO
La politica morale d’Epitteto posta in quatro delle più celebri lingue dell’Europa.
Einsiedeln, J.H. Ebersbach, 1694.
MARCELLO GIGANTE
Catalogo dei papiri ercolanesi.
Napoli, Bibliopolis, 1979.
PLATONE
Opere di Platone tradotte da Dardi Bembo.
Venezia, G. Bettinelli, 1742-1743, v. I.
2. La scoperta di Ercolano
PLATONE
Dialogi V.
Oxford, Clarendon Press-J. Fletcher, 1752.
ANNIBALE CARO
La rettorica di Aristotile fatta in lingua toscana dal commendatore Annibal Caro.
Milano, F. Rusconi, 1826, v. I.
PLATONE
Opera.
Lipsia, B.G. Teubner, 1830, v. I.
2.1. I luoghi: cartografia, vedutismo e Grand Tour
CARTOGRAFIA
GIOVANNI ANTONIO RIZZI ZANNONI
Topografia dell’agro napoletano con sue adiacenze.
Napoli, 1793.
DOMENICO SPINA
Pianta e veduta del Monte Vesuvio dalla parte meridionale e colla situazione de’ villaggi ed altri
luoghi circonvicini secondo lo stato dell’anno 1761 e coll’accurata descrizione dell’eruzione fatta
nel dicembre del 1760.
Napoli, N. Petrini, 1761.
43
FRANCESCO LA VEGA
Topographia Herculanensis qua eius agri facies prout olim ante quam celeberrima Vesuvii
eructatione…
[Napoli, 1797].
CHARLES-MARGUERITE MERCIER DUPATY
Lettres sur l’Italie en 1785.
Paris, Desenne et Maradan, 1809, v. III.
VEDUTISMO
LA STORIA DEGLI SCAVI
GIOVANNI MARIA DELLA TORRE
Storia e fenomeno del Vesuvio esposti dal P. D. Gio. Maria Della Torre…
Napoli, G. Raimondi,1755.
ONORATO GAETANI
Elogio storico di Carlo III re di Spagna.
Napoli, Stamperia Reale, 1789.
GIOVANNI MARIA DELLA TORRE
Incendio del Vesuvio il 19 ottobre 1767.
Napoli, G. Campo, 1767.
ROQUE JOAQUÍN DE ALCUBIERRE
Noticia de las alajas de Ercolano, Pompei y Estabia.
In C. Gallavotti, Nuovo contributo alla storia degli scavi borbonici di Ercolano, «Rendiconti della R.
Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», n.s., XVIII, 1939-1940, v. XX, p. 278-292.
GAETANO DE BOTTIS
Ragionamento istorico dell’incendio del monte Vesuvio che cominciò nell’anno 1770. E delle varie
eruzioni, che ha cagionate.
Napoli, Stamperia Simoniana, 1776.
GAETANO DE BOTTIS
Ragionamento istorico intorno all’eruzione del Vesuvio che cominciò il dì 29 luglio nell’anno 1779
e continuò fino al giorno 15 del seguente mese di agosto.
Napoli, Stamperia Reale, 1779.
GRAND TOUR
44
CHARLES -NICOLAS COCHIN, JÉRÔME-CHARLES BELLICARD
Observations sur les antiquités d’Herculanum...2.nde éd.
Paris, Ch. A. Jombert, 1755.
CHARLES-NICOLAS COCHIN
Voyage d’Italie.
Paris, A. Jombert, 1758, v. I.
CHARLES-NICOLAS COCHIN, JÉRÔME-CHARLES BELLICARD
Observations sur les antiquités d’Herculanum avec quelques reflexions sur la peinture et la
sculpture des anciens et une courte description de plusieurs antiquites des environs de Naples.
Paris, A. Jombert, 1757.
2.2. Gli scavi dal Settecento al Real Museo Borbonico
ANDREA DE JORIO
Notizia su gli scavi di Ercolano.
Napoli, Stamperia Francese, 1827.
MARCELLO VENUTI
Descrizione delle prime scoperte dell’antica città d’Ercolano ritrovata vicino a Portici.
Roma, Bernabò e Lazzarini, 1748.
MARCELLO VENUTI
Descrizione delle prime scoperte dell’antica città d’Ercolano ritrovata vicino a Portici…
Venezia, L. Baseggio, 1749.
GAETANO D’ANCORA
Prospetto storico-fisico degli scavi di Ercolano e di Pompei e dell’antico e presente stato del Vesuvio.
Napoli, Stamperia Reale, 1803.
ANTON FRANCESCO GORI
Notizie del memorabile scoprimento della città di Ercolano vicina a Napoli.
Firenze, Stamperia Imperiale, 1748.
DOMENICO ROMANELLI
Viaggio a Pompei e a Pesto e di ritorno ad Ercolano.
Napoli, Perger, 1811.
JÉRÔME DE LALANDE
Voyage en Italie.
Genève, s.t., 1790, v. VI.
BENEDETTO VULPES
Illustrazione di tutti gli strumenti chirurgici scavati in Ercolano e in Pompei...
Napoli, Stamperia Reale, 1847.
GABRIEL SEIGNEUX DE CORREVON
Lettres sur la decouverte de l’ancienne ville d’Herculane, et de ses principales antiquités.
Yverdon, s.t., 1770, v. I.
CARLO BONUCCI
Le due Sicilie. Ercolano.
Napoli, Stamperia e cartiera del Fibreno, 1835.
JEAN-JACQUES BARTHÉLEMY
Voyage en Italie.
Paris, F. Buisson, 1801.
MICHELE RUGGIERO
Storia degli scavi di Ercolano ricomposta su’ documenti superstiti.
Napoli, tip. dell’Accademia Reale delle Scienze, 1885.
JEAN JACQUES BARTHÉLEMY
Les antiquités d’Herculanum.
In Oeuvres complètes.
Paris, A. Belin, Bossange père et Fils, Bossange Frères, 1821, tome IV, première partie.
AMEDEO MAIURI
Ercolano.
Roma - Novara, Istituto Geografico de Agostini, 1932.
LE ANTICHITÀ
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I.
BERNARDO QUARANTA
Le mystagogue. Guide géneral du Musée Royal Bourbon.
Naples, N. Fabricatore, 1846.
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I., tav. V.
[Teseo in Creta vincitore sul Minotauro]
3. La Villa dei Papiri
Dissertationis isagogicae ad Herculanensium voluminum explanationem pars prima.
Napoli, ex Regia Typographia, 1797.
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I, tav. VI.
[Ercole che contempla Telefo allattato dalla cerva]
ANDREA DE JORIO
Officina de’ papiri.
Napoli, Stamperia Francese, 1825.
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I, tav. XVI..
[Fauno che tenta di baciare una Ninfa]
GIACOMO CASTRUCCI
Tesorio letterario di Ercolano, ossia la Reale Officina dei Papiri ercolanesi.
Napoli, Stamperia e Cartiere del Fibreno, 1852.
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I, tav. XXXIX.
[Architettura ornamentale]
GIOVANNI BATTISTA CASANOVA, CARLO MALESCI
Prova di stampa di una colonna del papiro Pherc 1675, col. XI.
[Napoli, sec. XVIII, seconda metà].
Le Antichità di Ercolano esposte.
Napoli, Regia Stamperia, 1757, v. I, tav. XLV.
[Architettura ornamentale]
GIULIO DE PETRA
I monumenti della villa ercolanese.
In Pompei e la Regione Sotterrata del Vesuvio nell’anno 79…
Napoli, Giannini, 1879, p. 251-271.
OTTAVIO ANTONIO BAYARDI
Prodromo delle antichità d’Ercolano alla maestà del re delle Due Sicilie Carlo infante di Spagna….
Napoli, Regale Stamperia Palatina, 1752.
Dal Museo di Portici al Real Museo Borbonico
Piante generali ed altri particolari di alcuni siti delle Reali Delizie di Portici presentate alla Real
Maestà Sua dal cav. D. Vespasiano Macedonio intendente delle stesse reali delizie.
[Napoli, sec. XVIII, seconda metà].
AUGUSTO GIULI
Veduta del Real Palazzo di Portici dalla parte del Granatello.
Napoli, litografia Richter, [sec. XIX, metà].
DOMENICO VENUTI
Spiegazione d’un servizio da tavola dipinto e modellato in porcellana nella Real Fabbrica
di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie sopra la serie de’ vasi, e pitture esistenti nel Real Museo
Ercolanense…
Napoli, V. Flauto, 1782.
Raccolta delle più interessanti dipinture e de’ più belli musaici rinvenuti negli scavi di Ercolano, di
Pompei e di Stabia che ammirasi nel Museo Reale Borbonico.
Napoli, s.t., [1830].
GIOVAN BATTISTA FINATI
Il Regal Museo Borbonico.
Napoli, Stamperia Regale, 1842.
45
www.museomav.it
www.mavontour.com
www.iisf.it
Scarica

MostraErcolano int.indd - Istituto Italiano per gli Studi Filosofici