NOIGENITORI
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2009
Il lupo, il ragazzo,
e l'incontro possibile
Dal Cile
per “Vicini di Pace”
La leggenda
della lucciola
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Noi Genitori n. 04 Dicembre 2009
Pubblicazione della Cooperativa
Servizi Scuole Materne
Via della Rocca, 16 | 25122 Brescia
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Presidente:
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Redazione:
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Direttore Responsabile:
Luigi Morgano
grafica:
Maurizio Castrezzati
realizzazione:
Cidiemme - Brescia
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L’occhio
del lupo
... e il ragazzo: l’incontro
delle diversità.
L’uno dentro la gabbia
di uno zoo,
l’altro inchiodato
lì davanti: fermo.
Si sfidano a conoscersi…
A CURA DI DON ANGELO
Il lupo non ha una grande opinione
della figura umana: tante volte ha incontrato l’uomo che sparava per impossessarsi della sua pelle. Era arrivato a concludere che “gli uomini sono
quelli che hanno due pelli: la prima
nuda, senza un pelo; la seconda è la
nostra”. In più hanno sempre un fucile, perché hanno sempre paura dei
lupi. Il ragazzo è lì davanti, fermo, lo
sguardo fisso sul lupo: scopre che ha
un occhio solo. Per metterlo a suo agio,
chiude un occhio anche lui. Anche a
lui hanno insegnato ad aver paura del
lupo. Tante volte gli hanno detto: “ non
uscire: fuori c’è il lupo!”. Adesso è lì,
davanti. Sa che vengono da due mondi diversi: per Pennac, autore del libro
L’occhio del lupo – bellissimo! chi non
l’ha letto corra a comperarlo – l’uno
si chiama “Alaska” e l’altro “Africa”.
Alaska richiama gelo, ghiaccio, temperatura invivibile per la pelle dell’uomo;
Africa richiama foreste verdeggianti e
fiumi imponenti. Due mondi diversi e
lontani che ora stanno uno di fronte
all’altro in uno spazio ristretto, divisi
solo da un’inferriata.
Pupille vive per vedere
“Dove nascono, in fin dei conti, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino casa. In posti così piccoli e
vicini che non possono essere visti in
nessuna mappa.
Eppure questi luoghi sono il mondo
dell’individuo: il quartiere in cui vive,
la scuola che frequenta, la fabbrica
o l’ufficio in cui lavora. Questi sono i
posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità
e nella dignità. Se questi diritti non
hanno significato là, significano poco
ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno
nel resto del mondo” (Eleanor Roosevelt, 1958).
Il posto piccolo è lì, diventa il luogo
del “riconoscimento universale”: le
diversità restano tali, ma alla fine lupo
e ragazzo scoprono di avere la pupilla
viva per guardarsi in profondità. Sono
felici d’avere due grandi storie diverse
da raccontarsi: uno del Grande Nord,
l’altro dell’Africa. E, conclude Pennac
nel suo racconto, “gli splendidi Alberi dell’Africa Verde invadono i viali
e su tutto e su tutti cade la neve (in
primavera!), la dolce neve silenziosa
dell’Alaska, che ricopre tutto, custodendo i segreti”.
Una metafora per raccontare come “in
tanti luoghi piccoli” come le case, come le Scuole dell’Infanzia, le diversità
si incontrano, perché sanno guardarsi
con la “pupilla viva”. Nel racconto il
veterinario e il medico purtroppo dicono: “non ci capiamo niente”. Perché non c’è peggior cieco di chi non
vuol vedere!
Ma – glielo auguriamo di cuore – se
hanno la forza di volere anch’essi la
pupilla viva, capiranno e ne saranno felici! Suggerisco loro un posto riservato
da cui guardare: le Scuole dell’Infanzia. Poco importa di quale ispirazione:
ovunque s’incontrano bambini si può
vedere lo spettacolo nuovo, le diversità s’incontrano e giocano insieme.
I bambini sono sempre i primi a mostrarci che “il regno di Dio è vicino; è
in mezzo a noi!”. Restano fuori dalla
novità “gli uomini col fucile!”.
03
Scuole dell’infanzia e
immigrazione
Il Ministero dell’Interno nel 1942 cercò di fermare gli espatri a Bucarest, dove i nostri
connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva
chiamato “italiano”. Documenti di un’epoca nella quale a varcare le frontiere erano i poveri
del nostro Paese, a volte criminali, spesso criminalizzati.
A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta un gruppo di emigranti in attesa di partire. Diceva
il “Corriere della Sera” del 6-03-1971: “Per un italiano che approda in Svizzera è un reato
anche portare troppe valigie”.
“L’immigrazione e l’emigrazione –
scrive Esteban Tabares – sono fenomeni di dispersione e di rottura:
separazione dal proprio mondo e dai
propri cari. Quando una persona emigra, perde la sua patria e molte altre
cose, e corre il rischio di perdere il
suo Dio o al contrario, di afferrarsi
alla propria fede come forte nucleo
identitario da opporre al nuovo ambiente sociale. D’altro lato, i credenti
nati qui possono sentirsi minacciati
dalla presenza di “altri dei”, cioè dalla vicinanza obbligata a persone di
religioni diverse”. Sta avvenendo tra
molti adulti d’oggi che s’aggrappano
al “loro Dio” come elemento identitario di difesa e di contrasto.
Nelle Scuole d’Infanzia di ispirazione cristiana, il progetto educativo
accompagna i bambini nella comune esplorazione “dell’esperienza religiosa” e a “riformulare la fede e le
pratiche religiose proprie per dare loro nuovo fondamento e senso”. Non
vogliamo che crescano “uomini col
fucile”, ma “creature nuove”, capaci di vivere dentro una novità globale
disarmata: questo sarà il loro mondo;
migliore di quello in cui viviamo noi
adulti di oggi.
Scrive ancora Esteban Tabares: “L’immigrazione pone in contatto quotidiano
genti che prima non si conoscevano.
Gli stereotipi e i pregiudizi condizionano tutti ed emergono con maggior forza
quando si deve vivere fianco a fianco.
Gli immigrati sono “l’altro”, quello che
rompe i nostri schemi e le nostre barriere culturali, la nostra sicurezza e la
nostra comodità acquisita. Avvicinarci
reciprocamente e vivere “accanto” la
diversità umana, culturale e religiosa è
un’occasione propizia per renderci più
universali, più ecumenici”.
La scuola dell’infanzia accoglie bambini “l’uno, altro per l’altro”, privi di
pregiudizi e stereotipi e proprio per
questo capaci – come ha detto il Papa nella sua visita a Brescia l’8 novembre 2009 – di un “mondo fraterno in cui ognuno non viva per sé ma
per gli altri”: è questo l’obiettivo di un’
educazione che fonda se stessa sulla
Verità di Cristo.
Il Papa, i bresciani,
i bambini
Il Papa nella sua omelia in piazza Paolo VI ha elencato sinteticamente le
“sfide del presente: crisi, immigrazione, educazione delle nuove generazioni”. Tre ambiti nei quali noi adulti –
se onesti – ci sentiamo tutti più fragili
(chi urla più forte è il più fragile!).
Per affrontare insieme queste crisi il
Papa ha ricordato le tre parole-chiave del Magistero papale del bresciano Paolo VI: coscienza, rinnovamento, dialogo.
È questo il tempo per noi adulti di
possedere le chiavi per aprire ai nostri figli le porte della coscienza, del
rinnovamento, del dialogo. Non sono
state le parole della nostra educazione, ci sentivamo più omogenei e quindi “più fermi”. Papa Benedetto XVI da
tempo parla di “emergenza educativa”. Ci farebbe comodo pensare che
in emergenza educativa siano i più
giovani. No, in emergenza educativa
siamo noi adulti. Troppo spesso facciamo esperienze senza pensarne la
ricaduta sui più giovani, ci sentiamo
“moderni” e quindi non bisognosi di
rinnovamento. Piuttosto che al dialogo
preferiamo affidarci “al fucile!”.
Che i nostri bambini ci aiutino a cambiare. Abbiamo bisogno di imparare
“ad agire come si pensa – come diceva Paolo VI – e non a pensare come si agisce”. Nelle Scuole materne d’ispirazione cristiana mettiamo
a fondamento dell’azione educativa
“la Verità di Cristo – come scriveva
Paolo VI –, perché convinti che sia la
sola che ci dà la certezza di educare
alla libertà”.
Cari genitori, respirate quest’afflato
dalle Scuole dell’Infanzia frequentate dai vostri bambini. Avendo a fondamento la Verità di Cristo ci sentiamo “in coscienza” di non temere il
“rinnovamento” e “il dialogo”. Proprio come nel racconto di Pennac:
“Il lupo confessa a se stesso: “ora
ci vedo, perché ora c’è quel ragazzo
che agli animali d’Africa ha raccontato del Grande Nord; a Lupo azzurro
ha raccontato delle Afriche. E tutti si
sono messi a sognare, anche quando
non dormono”. A sognare un mondo
diverso, nuovo!
Bambini e mondialità
“Essere cittadini del mondo”: chi meglio dei nostri bambini sta vivendo
questa realtà?! Non come possibilità lontana, slegata al loro futuro,
ma come quotidianità, intrinseca al loro vissuto. La nostra infanzia, sin
dalle prime ore di vita, nei nidi degli ospedali, è stata immediatamente
proiettata in un “villaggio globale”, dove i confini geografici, religiosi,
culturali sono diventati entità sempre più flessibili e in continua fusione.
Scontro o incontro?
Nelle scuole, nelle associazioni sportive, nei luoghi di incontro
e di svago la parola d’ordine è “mondialità”, che significa “diversità,
ricchezza, opportunità, scambio e… talvolta scontro”. Lo scontro,
se guidato dall’adulto, è pur sempre un’occasione di confronto, di presa
di coscienza del fatto che chi mi circonda è un altro Io che,
come me, ha Diritti e Doveri (proprio come me).
“Io posso fare certe cose… lui no perché…”: quante volte
abbiamo sentito pronunciare queste frasi dai nostri
bambini, ragazzi, o talvolta anche noi siamo caduti
nella tentazione di dirle. Poniamoci allora questa
semplice ma fondamentale domanda: “Chi è
l’altro, colui che mi sta di fronte?”, perché
non deve essere rispettato, amato, protetto,
accettato, aiutato, valorizzato, come invece
io “pretendo” avvenga nei miei confronti?
Anche lui, guardando me, coglierà differenze,
contrasti, divergenze rispetto al suo modo di
vivere; anche io per lui sono uno straniero,
ma spesso solo in una direzione si dirige
l’”assalto” al “diverso”.
Quale modus vivendi
Modus vivendi è un substrato sul quale si
costruisce l’azione educativa giornaliera dei
genitori e degli insegnanti, un binario che guida
i nostri interventi, le nostre spiegazioni, le risposte
da fornire ai nostri bambini.
La scuola dell’infanzia è il luogo più naturale
dove l’incontro con il mondo avviene in modo
gioioso, giocoso, senza traumi, perché non vi
sono più corse, da parte del bambino, nel cercare
di dimostrare la sua bravura nel fare questo o quello.
Tutti i piccoli hanno le stesse necessità: di essere accuditi,
guidati ed educati con competenza e tanto affetto. In Asia, Africa, Europa,
America, Oceania…nulla vale se non il bene di questi futuri cittadini, che
oggi chiedono una cosa semplice: vivere la loro infanzia con serenità,
senza subire le discriminazioni
di adulti troppo stressati dal quotidiano e lontani da una concreta
educazione alla mondialità.
Perciò non facciamoci intimorire dalle barriere (proprio vent’anni fa
è caduto anche il Muro di Berlino!), dalle differenze, dai problemi che
inevitabilmente si incontrano: dobbiamo sforzarci di costruire ponti…
ce lo chiedono i bambini.
Emma Franzoni
05
Papà Natale.
Un regalo al giorno
da un padre a un figlio…
aspettando il Natale
(di Alberto Pellai)
24 filastrocche per aspettare e vivere
il Natale tra padre e figli, creando
un’atmosfera carica di significato,
con pagine attive, che permettono
di “usare” il libro insieme.
Ogni capitolo è presentato come
un dono (del gioco, dell’allegria,
della magia...): dove le illustrazioni
precedono un breve commento
dedicato ai papà: filastrocche e
riflessioni educative si alternano
con armonia, secondo lo stile della
“narrativa psicologicamente orientata”,
di cui l’autore è un sostenitore.
(San Paolo, 14 Euro)
La tragedia di Elvis
Si chiamava Elvis e aveva 6 anni.
È morto giorni fa a Napoli, rione Sanità.
Avvelenato da un braciere…
Era in casa con la madre (lei in gravissime condizioni). Non avevano i soldi
per pagare la bolletta della luce, e l’Enel aveva staccato i fili. È morto a soli 6 anni
Elvis, ed è finito solo nelle pagine di cronaca, in fondo ai giornali.
Dove tutto passa e si dimentica. Venivano da Capo Verde, con regolare permesso
di soggiorno, sottolinea il resoconto della cronaca.
Come se ci fossero morti irregolari e morti regolari. La madre,
in coma farmacologico, nutre poche speranze
di farcela. Dormivano abbracciati in un soppalco ed il monossido di carbonio ha
ucciso il bambino. Essendo abituati a tutto, questa è solamente pura cronaca.
Ma non è così. Queste vergognose storie non sono datate 1862, ma 2009.
I «miserabili» sono quelli che non ce la fanno ad andare avanti,
o forse gli altri? La vita di Elvis dovrebbe divenire oggetto di riflessione e non cadere
nel dimenticatoio del nostro giardino mediatico, dove il vento spazza e mescola
sempre tutto. Mentre i nostri figli giocano con la playstation o vanno a nuoto,
altri muoiono, di notte, perché non hanno i soldi per scaldarsi.
Manca all’appello una vita. L’ennesima. Quella di Elvis. Anni 6. Morto avvelenato
da un braciere. Chiedeva il suo spazio, ma gli è stato negato.
Resta un'unica consolazione: se tutto torna indietro, in questa o nell’altra vita,
ci sarà una coscienza che risponderà di questa morte.
Leggiamo insieme
la Bibbia
(a cura di Ellis Gwen)
Un’autentica “prima Bibbia”
rilegata da leggere
e guardare insieme,
adulti e bambini.
Oltre 200 episodi tratti
dall’intero arco del
Libro dei libri:
dalla Creazione a Noè,
da Abramo a Giuseppe,
dalla storia di Gesù
a quella di San Paolo…
I disegni vivacizzano le storie
mentre i testi,
pur adeguati ai piccoli lettori,
sono fedeli alle traduzioni
più recenti.
(Ellenici - Velar - Isg, 22 Euro)
Non calpestate i nostri diritti
Al centro... tu!
(AA.VV.)
In occasione del ventennale
della Convenzione
sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
esce un particolare libro di storie,
scritto da dieci autori e altrettanti
illustratori.
Ogni racconto prende spunto
da un articolo della Convenzione,
come la storia ispirata al diritto alla salute,
scritta da Chiara Carrer e illustrata
da Anna Lavatelli,
o quella sul diritto al gioco,
scritta da Giorgio Scarabattolo
e illustrata da Anna Vivarelli.
La prefazione è di Clio Napolitano,
moglie del Presidente della Repubblica,
Giorgio, mentre il ricavato della vendita
sarà devoluto all’Unicef.
(Piemme, 10 Euro)
fism nazionale
Via della Pigna, 13/A - 00186 Roma
tel. 06.69870511- 06.69873077
fax 06.69925248
www.fism.net
e-mail: [email protected]
copertina - Al centro tu!-3.indd 1
I quadernI formatIvI della fISm
Vademecum per l’inclusione nelle scuole dell’infanzia
FISM
FEDERAZIONE
ITALIANA
SCUOLE MATERNE
25/08/2009 15.58.30
Al centro …tu!
Realizzato dal Gruppo di lavoro
per la disabilità, Regione
Lombardia, composto da E. Casali,
B. Girardi, B. Rossi e M. Ubbiali,
il libro intende aiutare
gli educatori ad intraprendere
serenamente il cammino
dell’accoglienza di un bambino
diversamente abile o con difficoltà
nelle scuole della Fism, nella
convinzione che ciò giovi anche
all’inserimento
di ciascun bambino.
La diversità è vista come risorsa,
anche se non è facile costruire
una scuola inclusiva. Il testo
prende in esame i diversi aspetti
dell’accoglienza, con al centro il
principio di dignità della persona.
(I Quaderni formativi della Fism)
Maestra coraggio in
un asilo di Torino
Karim compirà 5 anni a gennaio, ma dimostra molto più della sua età.
È un bimbo bellissimo, sopracciglia scurissime,
occhi luminosi e vispi come lui.
Da una settimana è ricoverato in una camera di isolamento
nel reparto di Cardiologia dell'ospedale Regina Margherita.
Deve la vita alla maestra di scuola materna, Giuseppina,
che quindici giorni fa l’ha salvato da uno choc cardiaco
con dieci minuti di massaggio cardiaco e di respirazione artificiale.
Ha sentito il polso, non c’era battito.
Non ha ceduto un istante, malgrado sembrasse tutto inutile:
Karim non riapriva gli occhi, ma non s’è data per vinta. (…)
Karim è vivo grazie alla sua maestra,
e continuerà ad esserlo grazie ad un piccolo defibrillatore sottopelle
impiantato per la prima volta in Piemonte (…)
“Ho fatto un gesto spontaneo, il gesto di una madre.
Forza della disperazione: dovevo salvare quel bambino,
un mio bambino…”.
Giuseppina è la maestra d’asilo che ha strappato Karim alla morte (…)
Karim le ha regalato una macchinina rossa,
il suo modo per dire grazie e per tutto il giorno,
mentre i medici operavano il bambino,
Giuseppina ha tenuto stretta a sé quella macchinina.
(da La Stampa, 31 ottobre 2009)
07
“Vicini
di Pace”
fa rotta
sul Cile
Sette educatrici
sudamericane
ospiti delle scuole
bresciane
Appuntamento a febbraio
del prossimo anno,
per rinnovare l'esperienza
dello scambio
professionale e della
conoscenza
fra le educatrici
delle scuole
bresciane e,
stavolta, alcune
loro colleghe cilene
Bienvenide!
Cile
Grazie ai contatti e alla collaborazione
con tre maxi scuole materne degli Artigianelli di Padre Piamarta in Cile, sette
educatrici verranno a Brescia per tutto
il mese di febbraio 2010, ospiti delle
scuole che si stanno rendendo disponibili, per un gemellaggio tutto particolare, che alla conoscenza dei rispettivi metodi educativi aggiungerà tante
occasioni per stare con i bambini, per
dialogare e per conoscersi.
A questo proposito è stata costituita
un’apposita commissione – che fa rife-
rimento, all’interno dell’Adasm, all’Aesma (Associazione educatrici di scuola
materna) – composta da alcune insegnanti, che si stanno impegnando per
la gestione del mese di permanenza in
Italia delle colleghe cilene.
Passo per passo
Già, perché un mese può passare in
un battibaleno o può essere molto
lungo, dipende da come è bene organizzato o meno. In calendario saranno
così messi alcuni temi peculiari da approfondire insieme relativi al modo di
insegnare, come il gioco, l’esperienza
interculturale, la valutazione, l’uso dei
tempi e degli spazi, l’idea di bambino,
l’idea di famiglia… con la possibilità
di approfondimenti attraverso tavole
rotonde a tema.
Il lavoro sarà definito in modo da sviluppare gli aspetti teorici dell’esperienza pedagogica bresciana (con visite all’Istituto Pasquali-Agazzi e alla
Scuola materna Agazzi), senza tralasciare gli aspetti principali del metodo
Montessori. Ma non si rinuncerà ad un
approccio anche molto pratico, basa-
22/04/2008 1
ietà 2008 n. 05-1.indd 1
di Pace - Iniziativa di solidar
cartolina 10x15 - Vicini
cartol
materna di
di Brescia per costruire la scuola nata Ferrari
e Dms onlus. Le scuole Adasm
2008. Adasm Fism Brescia
. Illustrazione originale di AntonGio
… giocando si cresce”
Iniziativa di solidarietà
“Mi piace giocare perché
Mesrobian a Beirut - Libano.
VICINI DI PACE
rietà 2008 n. 01-1.indd
- Iniziativa di solida
ina 10x15 - Vicini di Pace
22/04/2008 8.44.46
2
“Vicini di Pace” un anno fa
La prima volta
vennero da Beirut
to sull’interazione circa “come si fa da
voi, come si fa da noi, aspetti comuni e
aspetti peculiari dei rispettivi metodi di
insegnamento…”. Le visite riguarderanno varie scuole, ma anche l’Istituto
Artigianelli di Brescia, naturalmente,
prima di dedicarsi a un po’ di sano turismo (del resto siamo in Italia, no?!) con
la visita della nostra bella città e possibili escursioni ad alcune mete classiche (Venezia, Roma, Firenze…).
Quando i taccuini saranno pieni di impressioni, così come la memoria delle
loro fotocamere, prima di far ritorno a
casa le maestre cilene saranno impegnate in un incontro finale di valutazione
e di riflessione sull’esperienza trascorsa: un importante momento di verifica
del lavoro svolto e dell’efficacia della
proposta. Il progetto prevede anche la
possibilità di uno scambio “alla pari”,
nel senso che in futuro alcune educatrici delle scuole d’infanzia bresciane
potranno ricambiare la visita volando in
Cile, ospiti a loro volta delle scuole locali, per un confronto diretto con le realtà
educative del Paese sudamericano.
Nell’attesa dell’incontro, servirà anche ripassare un po’ di spagnolo…
È già passato un anno! Risale infatti a novembre 2008 la prima tappa del
progetto “Vicini di Pace”, con la venuta a Brescia delle maestre libanesi
Caroline e Tsoler, nel quadro di un progetto di solidarietà avviato dall’Adasm con DMS onlus per la costruzione e l’avviamento di un Polo scolastico
per l’infanzia nel quartiere armeno cattolico di Mesrobian, a Beirut.
Le insegnanti libanesi furono ospitate a Brescia nella Scuola S. Maria di Nazareth, per un’esperienza di scambio professionale ed umano che è risultata molto soddisfacente. Basta riprendere le parole della maestra Mirella
Bresciani, coinvolta nel progetto: “Sin dal giorno del loro arrivo, i bambini
hanno accolto Carol e Soler (e anche l’interprete Rehab) con molta curiosità e gioia, perché si sono accorti subito che anche se parlavano una lingua
diversa e strana (l’arabo) ed erano arrivate con l’aereo da lontano, erano
semplicemente ‘altre maestre’.
Abbiamo inserito la loro presenza a scuola con noi in un’attività che è culminata in una festa per il compleanno del fondatore della nostra scuola,
Padre Giovanni Piamarta. Carol e Tsoler hanno poi preparato un’attività di
conoscenza del loro paese, il Libano e hanno fatto vedere ai bambini: la
bandiera, il costume tipico col Tarbusc, il particolare cappello. Ci siamo
dunque accorti che conoscere usi e costumi degli uomini che abitano in
altre parti del mondo ci fa cogliere la loro diversità, ma soprattutto le somiglianze con noi.
La conoscenza, lo studio, la cultura permettono di apprezzare, di vedere
la bellezza e in definitiva, di amare tutti gli uomini e di provare sentimenti
di amicizia con il mondo”.
Inoltre, durante la loro permanenza furono organizzate apprezzate visite
ad altre scuole della provincia e ad istituti pedagogici, in cui Carol e Tsoler
riscontrarono la vivacità della proposta educativa del nostro territorio.
Oggi i contatti con le maestre libanesi sono ancora vivi, in attesa che qualche maestra italiana vada a Beirut per ricambiare la visita.
09
Natale,
una festa
in famiglia
PATRIZIA ENZI
Fin dal mese di novembre fervono
i preparativi per il Natale: ovunque
spuntano luminarie, alberi addobbati, luci di mille colori, vetrine con sorprendenti effetti…..
Man mano che i giorni passano le persone vengono prese da una particolare
frenesia, in molte case si pensa a come ornare porte, finestre e stanze, se
fare l’albero di Natale, il presepe, o tutti e due. La gente si affretta, entra ed
esce da supermercati, negozi e centri
commerciali con borse, borsine e borsoni, con carrelli carichi fino all’inverosimile di pacchi e pacchetti.
I bambini cominciano a pensare e a
sognare: “cosa mi porterà Santa Lucia?”, “che giocattoli mi lascerà Babbo Natale (o Gesù Bambino)?”
Ritrovarsi
Natale dovrebbe essere l’occasione
per scambiarsi dei doni, per apprezzare la convivialità e il piacere di stare
a tavola, gioendo di questi momenti
con chi ami di più.
Questa è la festa che riunisce tutti
perché tutti, anche i più lontani, per
questa occasione, spesso desiderano
a ricordarci bambini nello stupore,
nella meraviglia? Cosa ne è stato di
quel batticuore e di quella emozione
nell’attesa di Santa Lucia o di Babbo
Natale? Preparate anche voi la stradina di caramelle, di frutta secca o
di mandarini? Addobbate l’albero e il
presepe con i vostri bambini?
Ci rispecchiamo in ciò che provano i
nostri figli oggi?... o troppo spesso diciamo: ”ai miei tempi era diverso!”.
Una festa attesa
tornare a casa, spinti dal desiderio di
ritrovarsi con i propri cari. Sembra
quasi che si voglia riscoprire il gusto e
l’importanza di stare in famiglia, come
se non ci si fosse mai resi conto che
il bene, cercato troppo spesso così
lontano, sia sempre stato lì a portata
di mano, custodito con tanto amore,
proprio nella nostra casa.
E poi, in fondo, quanti giorni di Natale, che appartengono al passato, ci
ricordiamo? Quali odori e profumi ce
li fanno venire in mente? Riusciamo
Ricordate che fin dalla notte dei tempi
il bambino è sempre “bambino”, porta
con sé la gioia di vivere, la voglia di
crescere, di sperimentare le sue emozioni. Certamente cambiano i tempi,
cambiano i giochi e i giocattoli, ma il
fascino della fantasia e dell’immaginazione gli appartiene da sempre.
Forse i bambini non riescono più a
provare il gusto dell’attesa, il desiderio
di un giocattolo e la gioia di alzarsi la
mattina di Natale (magari molto presto!) scoprendo cosa c’è sotto l’albero.
Forse il consumismo ha contribuito a
far sì che accadesse tutto ciò.
Come genitori dovremmo aiutare i
Lasciate che io
possa nascere …
(di anonimo)
Lasciate che io consoli ogni dolore,
lasciate che io liberi ogni oppresso,
che ogni persona possa urlare la sua dignità,
che ogni bambino possa colorare il soffio del vento
e ogni piazza si affolli.
Cercatemi tra questa folla,
non dimenticatemi!
Lasciate che io possa nascere in questa notte.
nostri figli a riappropriarsi del fascino
e della magia del Natale, della festa
“attesa” perché il Natale non è una
festa come le altre!
La parte che più conta è invisibile agli
occhi, nascosta tra le pieghe del cuore. Natale è un giorno di gioia perché
è la festa di un bambino che è venuto
al mondo per provare che l’amore può
cambiare le “cose”, può trasformare il
mondo, che la pace non è poi così impossibile. È la festa di una mamma e di
un papà che, nonostante le dure prove
che li attenderanno, hanno accolto la
volontà di Dio con gioia e serenità.
Nell’educare e crescere i nostri figli dovremmo avere la consapevolezza che
essere genitori non è affatto un compito facile e la fatica è davvero tanta. Il
“Natale” di ogni bambino, l’evento della sua nascita, dovrebbe essere l’inizio
di un’avventura meravigliosa che è la
vita, con tutte le fatiche che comporta
il crescere e il divenire. È una fatica che
deve essere condivisa, che può essere
affrontata, mai evitata, con l’amore e
l’affetto della propria famiglia.
Un augurio di cuore affinchè possiate
trascorrere un meraviglioso Natale.
La leggenda della lucciola
Una storia piccina come il protagonista
Ad adorare il Bambino Gesù nella capanna di Betlemme,
insieme con gli altri animali, andarono anche gli insetti.
L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori,
la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta.
La vespa, non sapendo cosa offrire, promise di non pungere più.
La mosca rinunciò al ronzio per vegliare sul sonno di Gesù.
Solo un insetto piccolo piccolo non osò avvicinarsi
al Bambino perché non aveva nulla da offrire.
Se ne stette timido sulla soglia:
eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore.
Ma, proprio quando se ne stava andando sconsolato,
Gesù gli fece un grande sorriso.
Commosso, l’insetto volò fino alla mangiatoia e si posò sulla manina
del piccolo. Era così emozionato che gli occhi gli si riempirono di lacrime.
Scivolando giù, una di queste, grossa e lucente,
cadde proprio sul palmo della piccola mano.
Maria e Giuseppe dissero al piccolo insetto:
“Grazie, questo è davvero un regalo bellissimo.”
In quel momento un raggio di luna,
che entrava dalla finestra, illuminò la lacrima.
Divenne così una goccia di luce e, da quel giorno,
il piccolo insetto portò sempre con sé questo raggio luminoso
in ricordo di Gesù Bambino e si chiamò “lucciola”.
011
11
A volte guardo i bambini e vedo che “ridono di
niente”; il loro non è un riso costruito, che scaturisce, come per la barzelletta che obbliga a
ridere, ma piuttosto nasce dalla leggerezza di
chi sa aprirsi alla vita con stupore, di fronte alle
novità e alle contraddizioni del reale.
Una leggerezza che noi tutti dovremmo recuperare, perché lo sguardo di stupore sul mondo
può essere la lente attraverso la quale affrontare il nostro quotidiano.
Noi adulti dobbiamo imparare ad amare la vita e a coglierne la luce non perché attanagliati dalla paura e dalla fretta, ma perché accesi
dalla passione per l’esistenza.
Se il quotidiano può diventare il luogo della solitudine, del rimpianto, della delusione, esso è anche il luogo delle relazioni, il luogo dell’incontro;
del “fare casa”. Che cosa significa “fare casa”?
Significa non subire il quotidiano, ma esserne
protagonisti: sono io che, nei gesti della ”cura”,
dò valore al tempo presente che vivo, dò senso
alle cose che faccio, introducendo bagliori di
vita nell’oscurità dell’esistenza, nell’apparente inutilità del gesto quotidiano. Certo il tempo
che ogni giorno vivo non è “eccezionale”, ma
è il tempo nel quale posso tessere rapporti di
comunione, di dialogo, di familiarità, di amore.
Ed è il “mio” tempo, l’unico.
Auguri di
Buon Natale
e Felice 2010
da “Noi Genitori”
dalle scuole
Vivere nel quotidiano
il nuovo anno
Scuola “Passerini”
di Bovezzo
Nuove mura per la scuola
Lo scorso sabato 27 giugno Bovezzo ha vissuto una giornata di festa particolare, perché è stata inaugurato il nuovo edificio dove avrà sede la Scuola dell’Infanzia “Passerini”. Un’istituzione che è un pezzo di storia, nata da una
intuizione, nel lontano 1905, del Cav. Angelo Passerini, che
ha dato un forte contributo alla scolarizzazione di tutta
la comunità di Bovezzo e dei paesi limitrofi, non solo per
qualità del servizio pedagogico ma anche e soprattutto
nel segno di un intervento educativo cristiano.
La Santa Messa è stata celebrata per l’occasione – insieme a don Battista Gatteri, don Giuseppe Savio e don
Giuseppe Facconi – da mons. Bruno Foresti, che ha sottolineato il valore fondamentale per una comunità cristiana
di ambienti educativi organizzati ed affidabili in cui crescere le nuove generazioni: essi costituiscono un punto di
riferimento imprescindibile per le famiglie e per i bambini.
Don Angelo Chiappa, in rappresentanza dell’Adasm-Fism
a cui la scuola Passerini aderisce, ha portato l’augurio del
Vescovo di Brescia mons. Luciano Monari alle numerose
famiglie con bambini presenti. Poi, con l’intervento di tut-
te le autorità, il momento sempre emozionante del taglio
del nastro, con la banda musicale, i palloncini colorati e
la visita agli ambienti, davvero belli e accoglienti, dove
per il prossimo anno scolastico si sono iscritti 50 nuovi
bambini, che si aggiungono a quelli già iscritti consentendo l’apertura di una nuova sezione.
Fra le particolarità della nuova scuola, gli accorgimenti
per ridurre le spese di illuminazione e di riscaldamento,
frutto di studi architettonici che si sposano alle più moderne soluzioni tecnologiche disponibili. Inoltre, una nuova
e ampia cucina, che consentirà alle bravissime cuoche
di cucinare al meglio i prodotti che arrivano freschi ogni
giorno dal mercato locale. La forma della scuola prende
spunto dalla pianta delle chiese a croce romana: alla fine della navata maggiore vi era un’arcata, che precedeva il coro e l’altare maggiore. La chiave di volta dell’arco
è protetta da una croce di San Benedetto, che riporta la
data di fondazione e quella di posa della prima pietra.
Durante la giornata di festa è stato presentato anche il
libro, curato da Mauro Toninelli “Mamma, l’ho imparato
al Passerini”, in cui sono stati raccolti più contributi che
ripercorrono la storia dell’Ente morale dalle origini ad oggi,
con uno sguardo ampio al contesto storico, sociale e culturale nazionale. Completa il volume una sezione dedicata
ai bambini, con una fiaba illustrata da Simona Bonafini,
che ripercorre con fantasia le origini dell’istituto e fornisce informazioni legate alla scuola dell’infanzia.
13
dalle scuole
Con la
testimonianza
di chi li ha
conosciuti ed
apprezzati,
pubblichiamo
i ricordi di due
amministratori
e di una maestra
delle nostre
scuole,
che ci hanno
lasciato negli
ultimi tempi.
Scuole materne
di Darfo Boario
Pietro Burlotti, grazie!
Scuola dell’infanzia
“La Vittoria”
di Provaglio d’iseo
A ricordo di Angelo Gotti
Vogliamo esprimere il nostro vivo cordoglio per la scomparsa del Commendatore Pietro Burlotti. Persona di spicco dell’imprenditoria bresciana, grande
benefattore, uomo dalla straordinaria
sensibilità umana e cristiana, il signor
Burlotti lascia nella comunità di Darfo Boario Terme e in tutti noi un vuoto difficilmente colmabile. In qualità di
Presidenti delle scuole materne delle
frazioni del nostro Comune vorremmo,
in queste poche righe, ringraziare con
estrema commozione una persona che
è sempre stata vicina con generosità e
disinteresse alle nostre piccole realtà e
a tanti gruppi associativi che operano in
campo sociale. Nei confronti della comunità civile e religiosa e in particolare
verso le scuole materne dove da sempre si crescono e si formano le nuove
generazioni, Egli ha sempre mostrato
grande apertura, condivisione e interessamento fattivo. Questo atteggiamento
di partecipazione gli veniva spontaneo
Nella Chiesa parrocchiale di Provaglio
d’Iseo, sabato 10 ottobre, un lungo applauso alla fine del rito funebre rendeva omaggio al geom. Angelo Gotti, per il
suo impegno civile e sociale svolto nella
comunità, legato in particolar modo alla Scuola Materna paritaria “La Vittoria”,
Ente Morale di cui è stato protagonista
prima come consigliere, poi come Presidente. La sua prestanza fisica incuteva a
chi lo conosceva per la prima volta una
sorta di timore, che man mano si dissolveva allorché il suo sguardo si mostrava
dietro un sorriso bonario, attento sempre
a chi aveva davanti, paziente nell’ascoltare e a dare il proprio consiglio. Di lui ci
si poteva fidare, si poteva contare sulla
sua parola, era un gigante buono ma non
ingenuo. La sua formazione professionale, politica e religiosa agli inizi degli anni
‘60 aveva radicato in lui i valori della Responsabilità, Libertà, Educazione, come
pilastri di una società civile più giusta ed
equa. Questa sua passione lo ha portato
all’inizio degli anni ‘70 ad interessarsi in
prima persona della nostra scuola; erano anni difficili, dove le ideologie di par-
ed era frutto dei suo sentirsi saldamente radicato in una dimensione collettiva. Come non ricordare la sua Presidenza quarantennale alla scuola materna di Corna? Il suo legame con questo ente è
stato davvero unico e verso il personale lavorativo e tutti i bambini
che sono passati in questo istituto mostrava il suo amore paterno.
Sotto la sua presidenza fu costruita nel 1977 la nuova scuola, ampliata nei servizi negli anni Novanta. Poi fu acquistata un’area verde da destinare a parco giochi e, da ultimo, l’impegnativo progetto
che porterà all’ampliamento della struttura della scuola materna ed
alla creazione dell’asilo nido. Ma l’opera del signor Pietro Burlotti si
è spinta anche oltre i confini della propria frazione: a Darfo come a
Bessimo, ad Angone come a Erbanno, a Gorzone come a Montecchio abbiamo avuto modo di apprezzare il suo interessamento e,
quando ci rivolgevamo a Lui nei momenti di difficoltà, ci rispondeva con un sorriso e tendeva la mano, spronandoci ad affrontare il
problema senza sottrarsi dall’aiuto concreto. Ecco l’immagine che
il signor Burlotti ci ha lasciato: grande punto di riferimento, esempio per attaccamento alla propria comunità e alla gente che la vive
e che, come noi, lavora per farla crescere. Sotto la sua guida e il
suo esempio continueremo ad impegnarci affinchè il seme che Lui
ha gettato e coltivato in questi quarant’anni possa germogliare favorendo la crescita della nostra comunità.
Scuola
“G. B. Fava”
Zocco di Erbusco
I Presidenti e gli Amministratori delle Scuole Materne autonome
di Darfo Boario (Angone, Bessimo, Corna, Darfo, Erbanno, Gorzone, Montecchio)
Ciao, cara maestra…
tito imponevano che “solo lo Stato può educare”. Angelo, insieme a
tanti amici, si erse con fermezza a difesa di una realtà che chiedeva
di essere libera di educare nel rispetto di tutti, con quella identità cristiana che aveva contraddistinto intere generazioni di provagliesi. Fu
una battaglia sulla Libertà e su cosa fosse giusto fare, con tutti i rischi
connessi: oggi potremmo dire una difesa del “bene comune” e della
“sussidiarietà” come insegna la Dottrina sociale della Chiesa. Nel pieno vigore dei suoi anni, ebbe altri incarichi nel mondo civile e politico
del nostro paese, ma il legame con la Scuola dell’infanzia è sopravvissuto a tutto il resto, persino alla malattia, che lo rendeva stranamente vulnerabile ai nostri occhi. Angelo sapeva dare a chi gli era vicino
tranquillità nell’operare quotidiano. La sua dedizione verso la scuola
non era una storia di protagonismo umano, ma sincero affetto. Sempre ha cercato nella nostra comunità chi avesse nel cuore la sua stessa gratuita e disinteressata passione per la scuola materna e potesse
contribuire a questa storia bellissima. Ecco come le nostre vite si sono incrociate, caro Angelo, molto abbiamo condiviso in questi anni. La
tua testimonianza insegna a tutti noi che non si può amare un’opera
senza una fede, una speranza che questa stessa opera possa vincere
la morte ed il tempo, consapevoli che l’importante sia amare la realtà
della nostra scuola con la certezza cristiana, che ci insegna che dove
non arriva l’uomo arriva Dio con la sua Provvidenza. Ora che hai passato il testimone, terremo nel nostro cuore il tuo esempio e vogliamo
ricordarti così, generoso e pronto al “fare”. Siamo sicuri che adesso il
Buon Dio ti ha assegnato una nuova Scuola e il tuo sorriso veglia sui
bambini che giocano nel giardino dell’eden!
Il Consiglio di Amministrazione
Oggi, come sempre,
i genitori hanno bisogno
di aiuti per educare
i loro figli.
Ci sono persone
che dedicano non solo
il loro lavoro,
ma tutta la vita
nell’educare i figli
degli altri.
È stata questa
la caratteristica
della maestra
Anna Maria Corioni.
Tutta la comunità
di Zocco, è riconoscente
per la sua passione
alla scuola materna che
considerava la sua casa.
È significativo
che sia morta proprio
tra i suoi bambini.
Lascia un ricordo
di generosità,
disponibilità e attenzione.
15
i bambini, i giochi, la festa!
Vieni in gita a Seridò!
Ingresso libero
per i bambini
fino a 12 anni
2010
Adasm Fism Brescia
ASSOCIAZIONE DEGLI ASILI E DELLE SCUOLE MATERNE
www.serido.it
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APRILE
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CENTRO FIERA DEL GARDA MONTICHIARI (BRESCIA)
ORARIO CONTINUATO DALLE 9.30 ALLE 19.00
adasm fism
L’Adasm-Fism (Associazione degli Asili e delle Scuole Materne autonome) è nata a Brescia nel 1966. Oggi associa 263 scuole dell’infanzia di città e provincia.
Nelle scuole associate operano circa 1.400 educatrici, accogliendo ogni giorno
oltre 20.000 bambini, fra i quali circa 2.300 stranieri. L’organizzazione delle scuole Adasm-Fism si ispira a un preciso Progetto educativo e consente di rispondere
anche alle esigenze di 160 bambini disabili, inseriti quotidianamente in oltre 100
scuole. Negli ultimi anni sono stati aperti 70 asili nido, che ospitano attualmente
circa 1.300 bambini e occupano oltre 140 educatrici. La gestione amministrativa
di tutte le scuole Adasm-Fism Brescia impegna ogni anno oltre 1.200 amministratori che svolgono il loro incarico con passione, dedizione, competenza e gratuità.
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