COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE INDICE 1. PARTE GENERALE 1.1. Premessa
1.2. Articolazione del piano
1.3. Contenuti del piano
1.4. Obbligo dell’aggiornamento
1.5. Obbligo dell’informativa
1.6. Evoluzione del quadro normativo
1.7. L’impianto normativo di riferimento
1.8. Principali dati di base relativi al territorio comunale
1.9. Inquadramento territoriale
1.10. Dati sulla popolazione
1.10.1. Andamento demografico della popolazione
1.10.2. Variazione percentuale della popolazione
1.10.3. Flusso migratorio della popolazione
1.10.4. Movimento naturale della popolazione
1.11. Dati sulle infrastrutture
1.12. Ambiente fisico
1.12.1. Condizioni geomorfologiche, idrologiche e geologiche
1.12.2. Caratteri geotettonici e geosismici
1.13. Elenco degli scenari di rischio esistenti
1.14. Rischio sismico
1.14.1. Sismicità del territorio
1.14.2. La vulnerabilità sismica del territorio
1.15. Rischio frane
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1.15.1. Il contesto di riferimento
1.15.2. Il PAI – Piano di Assetto Idrogeologico
1.15.3. Metodologie e criteri per la valutazione del rischio
1.15.4. Individuazione delle aree in frana
1.15.5. Valutazione dei livelli di rischio e perimetrazione aree
1.15.6. Breve descrizione dello scenario atteso
1.16. Rischio idraulico
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1.16.1. Il contesto di riferimento
1.16.2. Il modello ideologico-idraulico
1.16.3. Valutazione dei livelli di rischio e perimetrazione aree
1.16.4. Breve descrizione dello scenario atteso
1.17. Rischio incendio d’interfaccia
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1.17.1. Analisi del rischio incendio d’interfaccia
1.17.2. Scenari di rischio
1.17.3. Definizione e perimetrazione delle fasce e aree
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1.17.4. Valutazione della pericolosità
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1.17.5. Breve descrizione dello scenario atteso
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RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 2 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.18. Analisi di ulteriori rischi
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2. LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
2.1. Il Centro Operativo Comunale – COC
2.2. Le Funzioni di supporto
2.3. Designazione dei Responsabili delle funzioni di supporto
2.4. Attività dei Responsabili delle Funzioni di Supporto
2.5. Le aree di emergenza
2.5.1. Area di ammassamento Soccorritori e Risorse
2.5.2. Le aree di attesa della popolazione
2.5.3. Le aree di ricovero della popolazione ARP
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IL MODELLO D’INTERVENTO
3.1. L’organizzazione dell’emergenza: Il metodo Augustus
3.2. Il modello d’intervento comunale
3.3. Tipologie di eventi attesi
3.4. Il Sindaco
3.5. La salvaguardia della popolazione
3.6. Rapporti con le istituzioni locali per la continuità amministrativa
3.7. Informazione alla popolazione
3.8. Ripristino della viabilità e dei trasporti
3.9. Funzionalità delle telecomunicazioni
3.10.Funzionalità dei servizi essenziali
3.11.Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali
3.12.Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose
3.13.Compiti dei responsabili di funzione
3.14.Struttura dinamica del piano:aggiornamento dello scenario
3.15.Le esercitazioni
3.16.Sistema di comando e controllo
3.17.Attivazioni in emergenza
3.18.Reperibilità dei Titolari di funzione del COC
3.19.Delimitazione delle aree a rischio
3.20.Gestione dell’emergenza in caso di evento sismico
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SCHEDE OPERATIVE PER LE PROCEDURE IN EMERGENZA
Appendice 1 Appendice 2 Appendice 3 Appendice 4 -
Modello d’intervento rischio sismico
Modello d’intervento rischio incendi – frane – idraulico
Modello d’intervento altri rischi
Modulistica utile
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Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 3 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1. PARTE GENERALE 1.1. Premessa Il presente Piano di Emergenza Comunale di Protezione Civile rappresenta lo strumento di pianificazione dell’emergenza a livello comunale, redatto ai sensi della L. 225/1992, come modificata dalla Legge 100/2012 e sostituisce ogni altro previgente piano o provvedimento comunque denominato, fino al successivo aggiornamento. 1.2. Articolazione del piano Con l’obiettivo di renderne massima l’intelligibilità dei contenuti e risalire con rapidità e precisione alle informazioni necessarie, il presente piano è stato formato in coerenza con le disposizioni diramate dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed in particolar modo con le indicazioni che rendono uniforme ed univoca la stesura e la lettura degli elaborati dei piani comunali di emergenza su tutto il territorio nazionale. A tal fine, il documento è composto dalle seguenti tre parti: 1) Parte generale; 2) Lineamenti della pianificazione; 3) Modello d’intervento. Nella parte generale sono contenute le informazioni utili alla conoscenza del territorio, requisito essenziale per una corretta pianificazione di emergenza. L’analisi del territorio viene effettuata tenendo conto: - degli aspetti geomorfologici (presenza o meno di pianura, colline, montagne, ecc.) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 4 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - degli aspetti geologici (descrizione delle rocce presenti sul territorio) e dell’uso del suolo; -
degli aspetti idrografici (presenza o meno di fiumi e torrenti con studio del loro alveo); -
degli aspetti insediativi presenti nell’area a rischio (numero di residenti e non, presenza di persone non autosufficienti, scuole, ospedali, eventuali flussi turistici, grandi vie di comunicazione come autostrade e ferrovie, ecc.). All’analisi del territorio segue l’analisi dei rischi presenti, effettuata con l’utilizzo di carte (per esempio quelle sul rischio sismico o sulle zone esondabili). Oltre ai rischi naturali (sismico, idrogeologico, ecc.) sono trattati anche i rischi cosiddetti antropici, ossia causati dall’interazione fra uomo e territorio, legati ad esempio alle industrie presenti sul territorio o ad eventuali grandi vie di comunicazione come strade di grande scorrimento, tratti ferroviari, ecc. Grazie all’analisi dei rischi presenti sul territorio è possibile prevedere in parte quello che potrebbe accadere sul territorio. Nella seconda parte del piano, dedicata ai lineamenti della pianificazione, sono descritte tutte le attività che, in qualche misura, possono mitigare i danni nel momento in cui si verifica l’evento. In questa parte viene trattato il Centro Operativo Comunale ‐ C.O.C. e le sue funzioni di supporto, in coerenza con le linee indicate dal metodo Augustus, di riferimento a livello nazionale. Vengono altresì indicate le aree di emergenza, nelle distinte articolazioni di aree di ammassamento soccorritori e risorse, aree di attesa della popolazione, aree di ricovero della popolazione, ecc. Nella terza parte del piano viene trattato il cosiddetto modello di intervento, attraverso la descrizione ed il dettaglio delle procedure che, attraverso il C.O.C., regolano l’intervento delle forze di soccorso e di protezione civile, quali Vigili del RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 5 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Fuoco, Carabinieri, Polizia, personale comunale, organizzazioni dei Volontari di protezione civile, personale medico del 118, imprese edili, fornitori, ecc. 1.3. Contenuti del piano Il Piano di Emergenza Comunale è il progetto di tutte le attività coordinate e di tutte le procedure che dovranno essere adottate per fronteggiare un evento calamitoso atteso in un determinato territorio, in modo da garantire l'effettivo ed immediato impiego delle risorse necessarie al superamento dell'emergenza ed il ritorno alle normali condizioni di vita. Il Piano di Emergenza è il supporto operativo al quale il Sindaco si riferisce per gestire l'emergenza col massimo livello di efficacia. Il successo di un piano è funzione della conoscenza quanto più approfondita delle vulnerabilità territoriali ed antropiche, nonché della capacità di organizzare una catena operativa finalizzata al superamento dell'evento. Definiti questi due aspetti, il Sindaco, in qualità di Autorità Locale di Protezione Civile, disporrà di un valido riferimento per un percorso organizzato in grado di sopperire alla confusione conseguente ad ogni evento calamitoso. Nella sostanza, il piano deve rispondere alle seguenti quattro domande: 1) Quali eventi calamitosi possono ragionevolmente interessare il territorio comunale? 2) Quali persone, strutture e servizi ne saranno coinvolti o danneggiati? 3) Quale organizzazione operativa è necessaria per ridurre al minimo gli effetti dell'evento con particolare attenzione alla salvaguardia della vita umana? 4) A chi vengono assegnate le diverse responsabilità nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze? RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 6 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Per poter soddisfare queste necessità occorre innanzitutto definire gli scenari di rischio sulla base della vulnerabilità della porzione di territorio interessata (aree, popolazione coinvolta, strutture danneggiabili, etc.) al fine di poter disporre di un quadro globale ed attendibile relativo all'evento atteso e quindi poter dimensionare preventivamente la risposta operativa necessaria al superamento della calamità con particolare attenzione alla salvaguardia della vita umana (quanti vigili del fuoco, quanti volontari, quali strutture di comando e controllo, quali strade o itinerari di fuga, quali strutture di ricovero, aree sanitarie, etc. ). Il piano è dunque uno strumento di lavoro tarato su una situazione verosimile sulla base delle conoscenze scientifiche dello stato di rischio del territorio, aggiornabile e integrabile non solo in riferimento all'elenco di uomini e mezzi, ma soprattutto quando si acquisiscano nuove conoscenze sulle condizioni di rischio che comportino diverse valutazioni degli scenari, o ancora quando si disponga di nuovi o ulteriori sistemi di monitoraggio e allerta alla popolazione. A livello provinciale, il piano individuerà, a scala intercomunale o provinciale, da un lato le situazioni che possono configurare un'emergenza più estesa del singolo comune, dall'altro le situazioni, anche localizzate, di maggior rischio, segnalando, quando occorre, la necessità di un approfondimento relativo ad alcuni aspetti riferiti alla scala comunale. A livello comunale, si rende necessario arrivare ad un maggiore dettaglio che consenta agli operatori delle varie componenti della Protezione Civile di avere un quadro di riferimento corrispondente alla dimensione dell'evento atteso, della popolazione coinvolta, della viabilità alternativa, delle possibili vie di fuga, delle aree di attesa, di ricovero, di ammassamento e così via. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 7 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.4. Obbligo dell’aggiornamento Ai sensi dell’art. 15 della Legge 12 luglio 2012, n. 100, recante disposizioni urgenti in materia di riordino della protezione civile, a modifica della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile), con il presente strumento il Comune di Curinga adempie all’obbligo normativo della verifica e dell’aggiornamento dello strumento pianificatorio di competenza, mediante approvazione in Consiglio Comunale del presente Piano di Emergenza Comunale, redatto secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ‐ Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Calabria – Dipartimento Presidenza – Settore Protezione Civile. 1.5. Obbligo dell’informativa L’Amministrazione Comunale di Curinga, con la delibera giuntale n. 173 del 30 dicembre 2014, ha disposto la redazione del presente piano di protezione civile comunale, quale azione di propria competenza, ponendo le basi per la costituzione di una rinnovata pianificazione dell’emergenza, rivolta alla tutela della popolazione esposta ai rischi naturali ed a quelli connessi alle attività umane. Particolare attenzione è stata posta all’informativa dei contenuti del piano ed alla diffusione dei corretti comportamenti da assumere sia in fase di prevenzione che in condizioni di emergenza. A tal fine, è garantita la massima pubblicità del piano con tutti i mezzi a disposizione dell’Amministrazione. Tutti gli elaborati costitutivi il piano, a seguito dell’approvazione, saranno scaricabili in formato pdf (portable document format) sul sito istituzionale del RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 8 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Comune di Curinga all’indirizzo www.comune.curinga.cz.it ‐ sezione Protezione Civile. La sezione “Protezione Civile” del sito ufficiale conterrà, oltre agli avvisi diramati da Prefettura e/o Protezione Civile Regionale, tutte le informazioni utili da sapere in caso di emergenza. Nella medesima sezione sarà possibile scaricare la versione opuscolo, ossia tascabile del piano, con i principali riferimenti, le informazioni sui corretti comportamenti da tenere in caso di emergenza e tutti gli avvisi utili rivolti alla popolazione. L’Amministrazione, con proprio atto, provvederà alla calendarizzazione periodica delle esercitazioni di protezione civile, sia quelle cosiddette per posti di comando, sia quelle generali rivolte alla popolazione. Negli elaborati di piano sono altresì evidenziati i siti di maggior traffico (luoghi pubblici di particolare affollamento, ecc.), nei quali installare sistemi informativi dedicati alle informative in materia di protezione civile. Quale ulteriore obbligo d’informativa generale, a seguito dell’approvazione in Consiglio Comunale, copia del presente piano di emergenza comunale viene trasmessa ai seguenti soggetti: 1. Sindaco 2. Vice Sindaco 3. Assessore delegato alla protezione civile 4. Segretario Comunale 5. Presidente del Consiglio Comunale 6. Presidente dell’Unione dei Comuni Monte Contessa 7. Soggetti componenti il C.O.C. 8. Dipartimento Regionale di Protezione Civile RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 9 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 9. Prefettura di Catanzaro 10. Comando dei Vigili del Fuoco di Catanzaro 11. Questura di Catanzaro 12. Comando locale dei Carabinieri competente per territorio 13. Comando locale della Guardia di Finanza competente per territorio 14. Corpo Forestale dello Stato 15. Ferrovie della Calabria 16. A.S.P. di Catanzaro (Direzione Sanitaria) 17. A.S.P. di Catanzaro (Servizio 118) 18. A.R.P.A.CAL 19. Consorzio di Bonifica Tirreno catanzarese 20. A.N.A.S. Compartimento di Catanzaro 21. SoRiCal sede di Lamezia Terme 22. Comune di San Pietro a Maida 23. Comune di Lamezia Terme 24. Comune di Maida 25. Comune di Jacurso 26. Comune di Pizzo 27. Comune di Francavilla Angitola 28. Comune di Filadelfia 1.6. Evoluzione del quadro normativo Il suddetto piano è uniformato all’impianto normativo in materia di Protezione Civile, introdotto con l’entrata in vigore della Legge 12 luglio 2012, n. 100, recante disposizioni urgenti in materia di riordino della protezione civile, che ha RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 10 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE novellato la legge 24 febbraio 1992, n. 225, nota come legge quadro della protezione civile a livello nazionale. Dal punto di vista meramente operativo, una prima novità introdotta dalla Legge 100/2012 riguarda la modifica dell’art. 2 della Legge 225/1992, nella parte relative alle tipologie degli eventi emergenziali. Con la nuova stesura, vengono precisate le tempistiche per l’impiego dei mezzi e dei poteri straordinari per fronteggiare l’emergenza di livello elevato, ossia delle calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo. Viene altresì largamente riscritto l’art. 3 della Legge 225/1992, nella parte dedicata alle attività di protezione civile: accanto alle attività di “previsione e prevenzione dei rischi”, di “soccorso alle popolazioni” e “superamento dell’emergenza”, vengono inserite ulteriori attività necessarie ed indifferibili, quali quelle dirette “al contrasto dell’emergenza” e alla “mitigazione del rischio”. Ed ancora, l’idea di previsione contenuta nella Legge 225/1992 viene superata con l’introduzione del concetto di “identificazione degli scenari di rischio probabili”. Inoltre si specifica che sono attività di previsione quelle dirette “dove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei livelli di rischio attesi”. Con la novellata normativa viene altresì aggiornato il concetto di prevenzione. Nella generale definizione di prevenzione prevista dalla Legge 225/1992 si esplicitano le singole attività volte a evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi. Queste attività, definite “non strutturali”, sono: l’allertamento, la pianificazione dell’emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile, l’informazione alla popolazione, l’applicazione della normativa tecnica e le esercitazioni. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 11 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Non subisce modifiche la definizione di superamento dell’emergenza che consiste nell’attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative ‐ necessarie e non rinviabili ‐ volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita. Le modalità con cui si realizza tale attuazione sono disciplinate dall’art. 5 che è stato modificato e integrato per definire con chiarezza come avviene il subentro delle amministrazioni competenti in via ordinaria. Un’interessante novità riguarda la pianificazione urbanistica, in particolare i piani e i programmi di gestione, tutela e risanamento del territorio, che devono essere coordinati con i piani di emergenza di protezione civile, con particolare riferimento ai piani di emergenza comunali e ai piani regionali di protezione civile. La modifica di questo comma ribalta la precedente impostazione che prevedeva che fossero le attività di protezione civile a doversi armonizzare con i programmi territoriali. La legge 100/2012 modifica e integra in modo significativo l’art. 5 della Legge 225/1992, sul quale era intervenuta prima la Legge 10/2011, poi la sentenza n. 22 del 13‐16 febbraio 2012 della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimi i commi 5‐quater e 5‐quinquies. Lo stato di emergenza può essere dichiarato anche “nell’imminenza” e non solo “al verificarsi” di calamità naturali oppure connesse all'attività dell'uomo che per intensità ed estensione devono essere fronteggiate con immediatezza di intervento con mezzi e poteri straordinari. Lo stato di emergenza viene deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, di un Ministro con portafoglio o del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Segretario del Consiglio. La richiesta può giungere anche dal Presidente della Regione interessata, di cui comunque va acquisita l’intesa. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 12 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Viene definita la durata e l’estensione territoriale dello stato di emergenza. La durata non può, di regola, superare i 90 giorni e può essere prorogata, di regola, per un massimo di 60 giorni, con ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri. In relazione all’emergenza, viene individuata anche “l’amministrazione pubblica competente in via ordinaria” che coordina gli interventi conseguenti l’evento allo scadere dello stato di emergenza. Agli interventi si provvede anche con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, ma nei limiti e secondo i criteri indicati con la dichiarazione dello stato di emergenza e nel rispetto dell’ordinamento giuridico. Le ordinanze sono emanate dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, se non è diversamente stabilito con la deliberazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. L’attuazione delle ordinanze è curata, in ogni caso, dal Capo del Dipartimento. Prima, le ordinanze venivano emanate dal Presidente del Consiglio dei Ministri o da un Ministro da lui delegato. L’emanazione richiede l’acquisizione preventiva delle regioni territorialmente interessate. La principale modifica all’art. 14 è al comma 2 (si riferisce alle competenze del Prefetto) e prevede che al verificarsi di un evento di tipo b) o c) il Prefetto assuma la direzione unitaria dei servizi di emergenza a livello provinciale coordinandosi con il Presidente della Regione, oltre che raccordando le proprie iniziative con gli interventi dei Sindaci dei Comuni interessati. Rimane, invece, sostanzialmente inalterata la formulazione del comma 3: il Prefetto, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, opera quale delegato del Presidente del Consiglio dei Ministri, o per sua delega, di un Ministro con portafoglio o del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Segretario del Consiglio, con i poteri di cui al comma 2 dell’art. 5 della legge 225/1992. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 13 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Tale disposizione, tuttavia, trova effettiva attuazione soltanto nel caso in cui sia espressamente richiamata dalla deliberazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. Se ciò non avviene, l’esercizio del potere di ordinanza resta attribuito al Capo del Dipartimento della Protezione Civile, così come previsto dal comma 2 dell’art. 5 della stessa legge. Le modifiche all’art. 15 riguardano da vicino le competenze comunali e definiscono le attribuzioni del sindaco e le novità riguardanti il piano di emergenza comunale. La Legge 100/2012 ribadisce il ruolo del Sindaco autorità comunale di protezione civile e precisa, al comma 3, che il Sindaco assume la direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio del Comune e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite. Per quanto concerne infine il piano comunale, la norma introduce l’obbligo, per ciascun comune di approvare, con deliberazione consiliare, il piano di emergenza comunale ‐ redatto secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e delle Giunte regionali ‐ e provvede alla verifica e all'aggiornamento periodico di questo strumento. Copia del piano deve essere trasmessa alla Regione, alla Prefettura‐
Ufficio territoriale del governo e alla Provincia territorialmente competenti. Dall’attuazione di queste nuove disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 1.7. L’impianto normativo di riferimento Norme di livello nazionale: - Legge 24 febbraio 1992, n. 225 “Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile”, come modificata dalla Legge 12 luglio 2012, n. 100; RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 14 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali in attuazione del Capo I della Legge 15 marzo 1997, n. 59 (artt. 107, 108, 109); - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, concernente “Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze”; - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004, concernente “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile.”; - Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2007, n. 3606 “Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare lo stato di emergenza in atto nei territori delle regioni Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia in relazione ad eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione”. Norme di livello regionale: - Legge Regionale della Calabria 10 febbraio 1997, n. 4; - Deliberazione della Giunta Regionale della Calabria 25 marzo 2010, n. 261 – Disciplinare per le verifiche tecniche in materia di protezione civile; - Deliberazione della Giunta Regionale della Calabria 24 luglio 2007, n. 472 ‐ Approvazione linee guida per la pianificazione di protezione civile; - Deliberazione della Giunta Regionale della Calabria 29 marzo 2007, n. 172 – Approvazione Direttiva regionale per l’allertamento per il rischio idrogeologico ai sensi della Dir. del Presidente del Consiglio dei Ministri 27/2/2004 e s.m.i.; - Regolamento regionale 29 aprile 2003, n. 5 ‐ Regolamento di attuazione dell’albo regionale del volontariato di Protezione Civile. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 15 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.8. Principali dati di base relativi al territorio comunale Tav. 1 (stralcio cartografia Servizio Google Maps) 9
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PRINCIPALI DATI TERRITORIALI CURINGA Coordinate sessagesimali 38°49′36″N 16°18′50″E Coordinate UTM 4298362 614051 33S Superficie 52,53 kmq Altitudine 380 m s.l.m. Abitanti 6722 (31/03/2013) Densità 227,96 ab/kmq PROSSIMITA’ CON I CENTRI STRATEGICI (ogni centro è contraddistinto da un numero riportato sulla Tavola 1) C.O.M. 13 S. Pietro a Maida – Sede C.O.M. (1) Km 7,8 Maida (2) Km 11,0 Jacurso (3) Km 15,7 Sede Protezione Civile Regionale Catanzaro – elisuperficie (4) Km 35,7 Prefettura di Catanzaro ‐ p.zza Prefettura – Catanzaro (5) Km 38,4 Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme (6) Autostrada A3 Sa‐Rc – svincolo di Lamezia Terme e stazione primaria della linea ferroviaria tratto Na‐Rc (7) Stazione ferroviaria Acconia (8) A.S.P. Catanzaro Ospedale Civile di Lamezia Terme – elisuperficie ‐ (Pronto Soccorso) (9) Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio (Pronto Soccorso) (5) Km 18,5 RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Km 17,1 Km 6,2 Km 20,1 Km 39,1 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 16 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.9. Inquadramento territoriale Il territorio del Comune di Curinga occupa una cospicua parte della Piana di S. Eufemia e dell’omonimo golfo, elevandosi dalla riva del Mar Tirreno fino alle pendici del Monte Contessa, ad una quota di circa 650 mt. s.l.m. Confina a Sud con i territori comunali di Pizzo, Francavilla Angitola e Filadelfia, a Nord con quelli di Lamezia Terme e San Pietro a Maida, ad Est con lo stesso S. Pietro a Maida e Jacurso ed a Ovest con il Mar Tirreno. Nella parte collinare del territorio comunale è ubicato il capoluogo, ad una quota di mt. 380 s.l.m. A valle del capoluogo, in pianura e a tre km dal mare è situata la frazione più popolosa (circa 2500 abitanti), quella di Acconia di Curinga. Esistono poi ulteriori nuclei abitati, di dimensioni più modeste, alcuni dei quali sorgono in montagna (Bellifico, Centone, Iencarella, San Salvatore, Zecca, ecc.), altri più prosimi ad Acconia
(Calavrici, Ergadi, Ferriolo, Romatisi, Torrevecchia, ecc.). 1.10. Dati sulla popolazione 1.10.1. Andamento demografico della popolazione Si riporta di seguito l’andamento demografico della popolazione residente nel comune di Curinga dal 2001 al 2014. (Fonte: pubblicazioni ISTAT ‐ www.istat.it). RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 17 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE La tabella che segue riporta il dettaglio della variazione della popolazione residente al 31 dicembre di ogni anno. Vengono riportate ulteriori due righe con i dati rilevati il giorno dell'ultimo censimento della popolazione e quelli registrati in anagrafe il giorno precedente. La popolazione residente a Curinga al censimento 2011, rilevata il giorno 9 ottobre 2011, è risultata composta da 6.708 individui, mentre alle Anagrafi comunali ne risultavano registrati 6.787. Si è, dunque, verificata una differenza negativa fra popolazione censita e popolazione anagrafica pari a 79 unità (‐1,16%). Per eliminare la discontinuità che si è venuta a creare fra la serie storica della popolazione del decennio intercensuario 2001‐2011 con i dati registrati in Anagrafe RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 18 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE negli anni successivi, si ricorre ad operazioni di ricostruzione intercensuaria della popolazione. I grafici e le tabelle di questa pagina riportano i dati effettivamente registrati in Anagrafe. 1.10.2. Variazione percentuale della popolazione Nel grafico che segue sono riportate le variazioni annuali della popolazione di Curinga espresse in percentuale a confronto con le variazioni della popolazione della provincia di Catanzaro e della regione Calabria. 1.10.3. Flusso migratorio della popolazione Il grafico seguente visualizza il numero dei trasferimenti di residenza da e verso il comune di Curinga negli ultimi anni. I trasferimenti di residenza sono riportati come iscritti e cancellati dall'Anagrafe del comune. Fra gli iscritti, sono evidenziati con colore diverso i trasferimenti di residenza da altri comuni, quelli dall'estero e quelli dovuti per altri motivi (ad esempio per rettifiche amministrative). RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 19 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE La tabella seguente riporta il dettaglio del comportamento migratorio dal 2002 al 2014. Vengono riportate anche le righe con i dati ISTAT rilevati in anagrafe prima e dopo l'ultimo censimento della popolazione. 1.10.4. Movimento naturale della popolazione Il movimento naturale di una popolazione in un anno è determinato dalla differenza fra le nascite ed i decessi (saldo naturale). Le due linee del grafico in RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 20 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE basso riportano l'andamento delle nascite e dei decessi negli ultimi anni. L'andamento del saldo naturale è visualizzato dall'area compresa fra le due linee. La tabella successiva riporta il dettaglio delle nascite e dei decessi dal 2002 al 2014. Vengono riportate anche le righe con i dati ISTAT rilevati in anagrafe prima e dopo l'ultimo censimento della popolazione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 21 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.11. Dati sulle infrastrutture Il territorio comunale di Curinga è collegato alle principali infrastrutture viarie (Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria, SS.280 Lamezia Terme – Catanzaro e SS.18
(Tirrenica) attraversolaSP. 87, laSS.19 dir, laSP. 113 e laSP. 115. Mediante questo
sistema di viabilità sono garantiti i collegamenti: - con Catanzaro, sede di Prefettura, Dipartimento Protezione Civile Regionale, presidi ospedalieri ASP Pugliese Ciaccio; - con S. Pietro a Maida Terme, sede C.O.M. 12, presidio ospedaliero ASP Catanzaro, Aeroporto Internazionale, Stazione Ferroviaria RFI. Esiste poi una rete di strade provinciali che intersecano il territorio comunale e realizzano i collegamenti tra il capoluogo con gli altri comuni contermini e con le frazioni o località interne. I collegamenti più importanti sono rappresentati dalla SP. 90 in direzione S. Pietro a Maida e Maida che, poi, innestandosi nella SP. 162/2 conduce a Jacurso, la SP. 91 che, proseguendo nella SP. 1, porta al comune di Filadelfia e poi a quello di Francavilla Angitola, la SP. 114, che conduce alla frazione di Acconia, per poi proseguire, attraverso la SS. 18, verso il territorio del comune di Pizzo. Il sistema dei trasporto su rotaia, marcatamente ridotto, è sostituito dal servizio mediante autobus che garantisce il collegamento con i comuni limitrofi ed i centri maggiori di Lamezia Terme e Catanzaro. 1.12. Ambiente fisico (Fonte relazione generale PSA Curinga ‐ S. Pietro a Maida) Il territorio che ospita il comune di Curinga è confinato tra le propaggini della catena delle Serre a Sud ed a Sud‐Est, dalla linea di costa ad ovest e dalla pianura costiera lametina a nord. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 22 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE L’assetto morfologico si presenta diversificato in tre principali tipologie topografiche: la pianura costiera monotona topograficamente nel suo insieme fino alla linea di costa bagnata dal Mar Tirreno; l’altopiano, che ospita l’abitato di Curinga, la fascia dei rilievi a cime e costoni differenziati (come Monte Contessa q. 881). Queste aree in rilievo si collegano alle fasce depresse con incisioni vallive più o meno profonde che ne intaccano la continuità (W.M. DAVIS 1899) e che costituiscono i rami superiori del Turrina (asta principale dell’intero territorio). 1.12.1. Condizioni geomorfologiche, idrologiche e geologiche L’accentuata acclività dei versanti denota il rapido sollevamento tettonico che la catena serrese ha subito nel Pliocene Superiore, ciò ha comportato di conseguenza lo sviluppo di un grande numero di incisioni che al margine dell’altopiano delle Serre drenano ed erodono il bordo causando la regressione verso monte e la riduzione progressiva della continuità e dell’estensione della catena. Sui crinali delle dorsali articolate e differenziate si inserisce la maggior parte dei nuclei abitati. Sulla pianura costiera si trova l’insediamento urbano della frazione di Acconia con gli agglomerati di Torrevecchia, Ferriolo, Cerzeto, Prato S. Irene e S. Giovanni; mentre sul primo altopiano che si raccorda direttamente con la fascia costiera risiede il centro abitato di Curinga. I corsi d’acqua, tutti a carattere torrentizio, hanno intaccato molto profondamente il territorio originariamente terrazzato, asportando i litotipi facilmente erodibili quali le coperture alterate ed arenitizzate dei gneiss, i conglomerati, le argille e le sabbie, questi nello sfociare nella zona di litorale RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 23 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE abbandonano, per la diminuita pendenza e per la conseguente diminuzione dell’energia della corrente, i materiali trasportati che finiscono con l' accumularsi in conoidi, ben visibili nelle foto aeree, alla base dei rilievi. In realtà la zona compresa tra la costa e le prime propaggini montuose, sulla quale poggia Acconia e la Stazione di San Pietro a Madia è formata da antiche conoidi del torrente Turrina e del fiume Amato. Geologicamente parlando, e secondo la più quotata teoria, i terrazzi marini hanno avuto origine per l’effetto dovuto alle grandi glaciazioni ed al costante sollevamento della Penisola Calabrese (Prof. Raimondo Selli ‐ LE QUATERNARIE MARIN DU VERSANT ADRIATIQUE ‐ IONIEN DE LA PENINSULE ITALIENNE ‐ Prof. Emilio Cortese ‐ DESCRIZIONE GEOLOGICA DELLA CALABRIA ). La facies di deposito era la zona più prossima alla linea di battigia, pertanto la sedimentazione era, per la massima parte, sabbiosa con granulometria da media a grossa. In tali condizioni ambientali è possibile che il sedimento, originariamente depositato, potesse avere granulometria variabile sconfinando anche oltre ai limiti della categoria sabbiosa (apporti torrentizi ‐ mareggiate ecc.. ) sia verso la parte più fine ( limo ) che verso la parte più grossa ( ghiaia ). Nel caso particolare il sedimento sabbioso di terrazzo marino ha subìto un generale degrado, causato dagli agenti esogeni. Visto l’inquadramento globale, a livello geologico, è quindi probabile che il materiale depositato originariamente (sabbie e/o sabbie ghiaiose) sia rimasto parzialmente alterato; il risultato della parte alterata è un prodotto granulometricamente riconducibile ad una sabbia con limo con livelli ghiaiosi ed argillosi. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 24 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Tracciando delle sezioni ideali, orientando la prima dalla costa fino alla quota più in risalto di 713 mt. s.l.m. posta in prossimità del confine Nord‐Est nella Contrada Zecca, si evidenzia un profilo piatto per i primi 5,5 Km (pianura costiera) e dopo avere superato la prima scarpata di lunghezza circa 700 mt di raccordo con l’abitato di Curinga il profilo individua un primo ampio terrazzo esteso 2,5 Km circa con quota media 420 m s.l.m. e successivamente un secondo terrazzo “Piani di Corda” posto ad una quota media di 600 mt, superata la scarpata di S. Elia Vecchio; il profilo infine giunge alla quota più in risalto sopra detta, con gradienti di acclività gradualmente crescenti. Le principali linee d’impluvio, che consentono il deflusso superficiale delle acque meteoriche, sono rappresentate dai torrenti Turrina – S. Eufrasio ‐ La Grazia ed altre aste inferiori. Ma è il Turrina l’asta più importante dell’intero territorio per estensione e per la collocazione. Da un punto di vista geologico, sono diversi i settori che si riscontrano sul territorio in esame. Dalle forme ondulate dell’area a più alta quota, dove esigue coperture terrigene continentali sono sostenute in gran parte dalle formazioni cristalline, fa contrasto l'aspetto giovanile dei terreni intaccati dai numerosi solchi erosivi che si dipartono dai bordi della fascia pianeggiante. In lunghi tratti questi "solchi erosivi" assumono l’aspetto di larghe e profonde fosse i cui versanti sono localmente interessati da fenomeni di dissesto con conseguente presenza di accumuli detritici in ampie zone di fondovalle. Il settore a Nord Nord‐Ovest è caratterizzato dalla presenza di parte di quello che una volta era una ben più estesa superficie d’erosione sulle rocce gneissiche generata, in questo caso, dall'azione degli agenti atmosferici che hanno trasformato RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 25 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE le rocce cristalline affioranti in una alterazione rossastra e in sottili coperture eluviali. Anche per l’area in studio, come per ogni altro territorio, la forma e la varietà del paesaggio sono in stretto rapporto principalmente con la litologia, con i fattori climatici specifici e con la tettonica. Qui infatti la morfologia aspra e spesso accidentata delle zone a più alta quota è da attribuirsi all'azione incisiva dell’acqua piovana che, fluendo liberamente, dilava i versanti molto acclivi e scava su di essi solchi sempre più profondi. Naturalmente sull’aggressività dell’acqua influisce notevolmente la resistenza opposta dai tipi litologici affioranti. In questo caso è giustificata la presenza rilevante, nelle fasce di versante, di rocce relativamente tenere quali: alterazioni arenitizzate mal cementate dei gneiss, sabbioni, argille e conglomerati che a loro volta favoriscono l’azione disgregante delle acque fluviali con conseguente innesco di fenomeni di intensa erosione e/o modesti fenomeni franosi lungo i pendii più acclivi e meno protetti. Sul piano geomorfologico si riscontra principalmente erosione attiva in corrispondenza delle linee d’impluvio principali. Tale tipo di dissesto è accentrato nelle zone a scarsa vegetazione e dove mancano opere a difesa del suolo. Nelle aree argillose di Agrosini, S. Salvatore e Nucarelli si rinvengono limitatissime zone in "creep", in cui la parte superficiale più allentata e facilmente imbibibile si mobilizza lentamente, ma ciclicamente, sotto l'azione combinata della variazione del grado di umidità, della pressione interstiziale e delle sollecitazioni gravitative. Avendo accertato che in tutta l’area esaminata, le formazioni sedimentarie non presentano né una giacitura preferenziale, né una stratificazione ben definita RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 26 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE (generalmente si ha sovrapposizione stratigrafica normale che rispecchia in superficie la conformazione del substrato roccioso sottostante), si può affermare che il grado di stabilità dei litotipi sedimentari è condizionato, in questo caso, dalla inclinazione del pendio e dalle caratteristiche geomeccaniche intrinseche di ciascun deposito, come ad esempio la resistenza al taglio, la compressibilità, ecc. ecc.. Così le alterazioni gneissiche, prevalenti nell’intorno di Curinga, sono condizionate nella loro stabilità dalle dimensioni e dalle forme degli elementi detritici, dal contenuto in argilla, dalla quantità di acqua presente nel corpo della formazione e tra questa e il substrato d’appoggio; mentre le alluvioni fluviali sono condizionate dal grado di porosità che, permettendo l’assorbimento di notevoli quantitativi d’acqua, anche se poco permeabili, le rende molto plastiche e compressibili. In generale i pochi dissesti presenti nel territorio analizzato sono concentrati nelle fasce più montuose ed interessano gli affioramenti gneissici alterati, sono di entità volumetrica limitata ed interessano la parte superficiale del suolo, mentre nelle fasce di fondovalle si riscontra una generale buona stabilità dei depositi alluvionali, eccezion fatta per alcuni piccoli dissesti localizzati in bruschi versanti che interessano, essenzialmente, la parte superficiale dei gneiss alterati ed arenitizzati. Da un’analisi delle conoscenze, acquisite durante le fasi d'indagine geologica, si evince subito la notevole varietà degli affioramenti presenti. In un territorio abbastanza ristretto di 5.147 Ha sono racchiuse varie formazioni geologiche che vanno dal gruppo delle rocce ignee intrusive e metamorfiche al gruppo delle sedimentarie; può dirsi pure che nell’area rilevata sia contenuta buona parte della storia geologica della Calabria in cui affiorano dai terreni calabresi più antichi, quali i gneiss e scisti, ai depositi più recenti come le RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 27 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE alluvioni di fondovalle dei vari torrenti. Ne vengono fuori quindi una serie di problematiche geologiche molto differenti ed una notevole varietà del paesaggio. In grandi linee possono distinguersi due gruppi dominanti di litotipi: quello delle rocce cristalline metamorfiche e quello delle rocce sedimentarie. Le prime costituiscono l’impalcatura dell'intero territorio comunale, le seconde sono dei depositi legati a fasi di alluvionamento fluviale derivanti dall’opera demolitrice e dal trasporto delle acque. Le rocce cristalline metamorfiche, rappresentate prevalentemente da gneiss kinzigitici quarzobiotitici‐granatiferi intercalati da dioriti ed anfiboli, affiorano principalmente nella parte alta del territorio, a costituire tutte le alture montuose che circondano l’abitato di Curinga. I depositi sedimentari alluvionali, eccezion fatta per le coperture conglomeratiche continentali a matrice sabbiosa‐siltosa dei limitatissimi terrazzi morfologici, si rinvengono nelle aree altimetriche più basse e si addossano sul complesso cristallino di base. Dal punto di vista tettonico, le rocce kinzigitiche non presentano evidenti disturbi connessi a fenomeni di sovrascorrimento o comunque riconducibili a sollecitazione a componente tangenziale. 1.12.2. Caratteri geotettonici e geosismici Risalendo nel tempo alla sismicità del territorio calabrese si può valutare come esso sia stato interessato da una lunga serie di terremoti tutti di notevole entità, tra quelli più violenti e dei quali si è cominciato ad avere cronaca e notizie storiche, possiamo citare i sismi del 1638, del 1659, del 1783, del 1894, del 1905 fino a quello di più recente e catastrofica memoria del 1908. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 28 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Quello più tristemente noto resterà il sisma del 1783, caratterizzato oltre che dall’elevato numero di morti e dalla distruzione di manufatti in genere, dallo sconvolgimento geomorfologico subito dalla regione nelle aree sconvolte dal sisma, che innescò numerosi e considerevoli movimenti franosi che portarono a valle interi insediamenti urbani, con la creazione di sbarramenti su diversi corsi d'acqua che facilitarono la formazione di piccoli laghi. La più forte e prolungata delle scosse ebbe la durata di tre minuti. In tempi più recenti, a partire dal 1955, l’Osservatorio Geofisico di Reggio Calabria ha registrato nell'anno in questione 47 sismi di tipo " domestico " (per domestico si intende un sisma la cui distanza epicentrale è inferiore ai 100 Km); durante il 1967 ha registrato 41 scosse domestiche. Questi dati, riferiti a due anni campione e con attinenza ai giorni nostri, testimoniano come tuttora il territorio calabrese ed anche quello vibonese, nel cui comprensorio ricade l’ambito comunale di Curinga, siano continuamente interessati da fenomeni di natura sismica. Anche nell’ambito di una zona a sismicità elevata possono definirsi delle aree nelle quali l’originale intensità di una scossa sismica, ferme restando la sua distanza ipocentrale e la direzione di propagazione della stessa, può essere amplificata o attenuata dalla natura viscoelastica, stratigrafica e morfologica (morfologia sia superficiale che profonda) dei terreni che attraversa. Così ad esempio, una condizione geostrutturale che di più esalta localmente l'intensità di una scossa sismica è data dalle esigue coperture detritiche poggianti su un basamento rigido, di tipo metamorfico cristallino. E’ anche vero che bisogna tenere conto di tutto quanto influisce sul contenuto spettrale e sull'amplificazione della vibrazione che si propaga dall'ipocentro di un sisma fino ad ogni struttura o manufatto e della sua interazione con il terreno. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 29 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE E’ tuttavia possibile, una volta noto il quadro geologico di una certa area, individuarne il possibile rischio in chiave sismica. Dal punto di vista geosismico, le condizioni geologiche locali rappresentano alcuni dei numerosi parametri che intervengono nel determinare le caratteristiche e l'intensità del movimento causato da un sisma in corrispondenza di un dato punto della superficie terrestre. Per quanto riguarda la geologia, all’interno del territorio in esame numerose osservazioni hanno evidenziato che l'intensità sismica varia in funzione della: a) litologia, profondità e giacitura del substrato; b) morfologia superficiale e del substrato; c) litologia dei depositi superficiali, loro spessore, estensione e giacitura; d) profondità della falda freatica. La concomitanza dei fattori più sfavorevoli può far incrementare l’intensità fino a 4 volte rispetto ad un corpo roccioso di riferimento (es. roccia cristallina compatta). Particolare importanza assume la profondità della falda. E’ noto, infatti, che le scosse sismiche influiscono sulle caratteristiche tecniche dei terreni incoerenti, specialmente se interessati da falda acquifera. A tal proposito è quindi importante determinare il coefficiente sismico del sottosuolo con un buon grado di approssimazione, al fine di scongiurare errori di valutazione dell’intensità sismica che possono ripercuotersi, in modo determinante, sulle previsioni progettuali. In linea di massima si può affermare che per i terreni sciolti della pianura costiera, quali sono quelli su cui poggia l’abitato di Acconia, con spessori di diverse decine di metri, tale coefficiente assume, in genere, valori elevati, il che significa che l’entità della scossa sismica sortisce maggiorazioni in parte mitigate dall’assorbimento di energia elastica da parte dei materiali incoerenti attraversati. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 30 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE E’ da ricordare, altresì che tali terreni sono interessati da falda idrica che, ai fini sismici gioca un ruolo disequilibratore della massa rocciosa, in quanto, sotto scossa sismica, i materiali sciolti in essa immersi, accentuano le loro caratteristiche sfavorevoli a la statica dei manufatti in essi fondati. Come si può facilmente arguire, sono tante le implicazioni tecniche che intervengono a complicare il problema sismico da non consentirne una adeguata soluzione se non che sulla base di parametri tecnici idoneamente determinati. Va infine detto che le aree di pianura costiera non sono interessate da accidenti tettonici, ma che, al contrario, il paesaggio appare più omogeneo e tettonicamente più tranquillo rispetto alle aree più interne del territorio comunale. Per le altre aree del territorio comunale, cioè quelle a Est‐Sud Est, ad altimetria più elevata e a morfologia montuosa dove poggiano gli abitati del capoluogo e delle altre frazioni, qualora la superficie freatica si trova appena al di sotto delle fondazioni, l'incremento d'intensità sismica assume un valore vicino o superiore all'unità. L’influenza della falda cessa, se la superficie freatica si trova al di sotto di 10 metri di profondità. Per le zone di faglia (molto numerose in questo settore territoriale), per quanto risulti incerta una corretta quantificazione dell'incremento locale dell’intensità sismica, l’incremento è da considerarsi molto elevato o comunque elevato, come si é costantemente rilevato dall’entità e dalla distribuzione dei danni subiti durante il sisma dalle costruzioni ubicate nella zona d'influenza delle faglie, come nell'abitato di Curinga. Dal punto di vista tettonico, la parte interna del territorio comunale di Curinga è interessata da una serie di movimenti di tipo rigido a carattere distensivo mediante faglie normali e fratture. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 31 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Tali disturbi sono difficilmente rilevabili sul terreno e ciò per diversi motivi, tra i quali: uniformità litologica del complesso roccioso interessato; intensa degradazione superficiale della roccia e forte allentamento meccanico; comportamento essenzialmente fragile degli gneiss kinzigitici e degli scisti alle varie sollecitazioni meccaniche, il che favorisce per lo più lo sviluppo di fasce cataclastiche anziché di superfici nette in corrispondenza dei maggiori fenomeni disgiuntivi. Quindi, considerato che le rocce cristalline in superficie, siano esse cataclastizzate o fratturate, si presentano di norma uniformemente arenitizzate, per le osservazioni sulla tettonica, ci si è quasi esclusivamente basati sull'interpretazione delle foto aeree d'alta quota ed in alcuni casi lungo alcune valli. In particolare dove l'alveo torrentizio, profondamente incassato, incide rocce relativamente poco degradate, è stato possibile notare una fitta successione di fratturazioni isoorientate e con ugual immersione, le quali hanno consentito qui il rilevamento di probabili linee di faglia e di frattura. I dati così desunti hanno permesso di individuare la presenza di un sistema di fratture con il seguente orientamento: ∙ una prima serie di fratture orientate secondo una direttrice NNE ‐ SSW; ∙ una seconda serie orientate secondo una direttrice E ‐ W; ∙ un'altra con andamento NNW ‐ SSE. Di questi sistemi il primo, che poi corrisponde al ben noto sistema "appenninico‐ tirrenico", è quello che più marcatamente si rileva sul terreno e condiziona in maniera evidente il reticolo idrografico susseguente al sollevamento più recente. Il secondo sistema di fratturazione, legato invece a fasi tettoniche più antiche e verosimilmente pre‐quaternarie, è maggiormente evidente e condiziona la morfologia ed il reticolo idrografico superficiale, in corrispondenza di quelle aree RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 32 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ormai relitte, sulle quali non si è ancora decisamente impostata una morfologia coerente alle principali direttrici di frattura legate al sollevamento ultimo della catena ed ancora attive. L’analisi statistica delle direzioni d'impluvio confrontata con quella relativa alle direzioni di fratturazione, ha consentito il riscontro di una sostanziale corrispondenza tra l’orientazione delle incisioni torrentizie e, appunto, le direzioni di fratturazione. In ogni caso è da evidenziare che i criteri seguiti per lo studio tettonico dell'area, consentono di dire che sono state rilevate fratture e/o faglie certe interessanti le aree di probabile sviluppo sia esso urbano che industriale, come le faglie che si dipartono dall' alveo del T. Turrina e interessano il vecchio centro urbano di Curinga e quelle che interessano gli abitati delle frazioni S. Salvatore, Croce Cappello e lencarella. 1.13. Elenco degli scenari di rischio esistenti Nel presente piano sono stati analizzati i seguenti scenari di rischio atteso: -
Rischio sismico (su tutto il territorio) -
Rischio frane (nelle aree sottoposte a rischio elevato o molto elevato) -
Rischio idraulico (nelle aree sottoposte a rischio elevato o molto elevato) -
Rischio incendio d’interfaccia (nelle aree boschive) -
Rischi derivanti da piovaschi violenti con allagamenti -
Rischi per nevicate a bassa quota, gelate (sul territorio montano) -
Rischi per trombe d’aria o venti forti (su tutto il territorio) -
Rischi derivanti da incidenti ferroviari (in prossimità dei tratti ferroviari) -
Rischio relativi ad incendi di singoli edifici (su tutto il territorio) -
Rischi relativi a crolli di edifici singoli od accorpati (su tutto il territorio) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 33 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Nelle pagine che seguono sono riportate, in dettaglio, le principali informazioni riguardanti i singoli rischi. 1.14 RISCHIO SISMICO 1.14.1. Sismicità del territorio Ai sensi dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, n. 3274, il territorio comunale di Curinga è classificato in zona sismica 1 ad elevata sismicità catastrofica. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 34 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE L’elevata sismicità del territorio è funzione di una lunga serie storica di eventi succedutisi e aggiornata di continuo negli elenchi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Bologna, come si rileva dalla serie riportata di seguito, relativa ai sismi di magnitudo superiore a 4,50, con epicentro nel territorio calabrese negli ultimi cinquecento anni. ELENCO TERREMOTI IN CALABRIA NEGLI ULTIMI 500 ANNI (estratto dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, versione 2004 ‐ CPTI04 ‐ INGV, Bologna) N.ro 246 Anno 1549 Mese 5 251 1556 11 299 1601 305 1609 316 Giorno LOCALITA' 31 VILLA S.GIOVANNI
Lat 38,250
Lon 15,667 MAGNITUDO
4,83
17 COSENZA 39,303 16,251 5,17
8 10 VILLA S.GIOVANNI 38,250 15,667 4,83
7 20 NICASTRO 38,968 16,353 5,57
1619 1 5 CALABRIA 39,000 16,500 5,17
319 1621 8 9 CALABRIA 39,417 16,083 5,17
327 1626 4 4 Girifalco 38,820 16,420 6,08
341 1638 3 27 Calabria 39,030 16,280 7,00
342 1638 6 8 Crotonese 39,280 16,820 6,60
361 1659 11 5 Calabria centrale 38,700 16,250 6,50
391 1687 10 443 1706 3 447 1707 3 453 1712 7 458 1715 474 2 TROPEA 38,674 15,898 5,17
38,204 15,640 4,63
38,500 16,250 5,17
16 CALABRIA MER. 38,203 16,032 4,65
2 21 REGGIO CALABRIA 38,234 15,812 4,68
1720 9 12 GERACE 38,229 15,885 5,03
479 1724 8 38,250 15,667 5,17
490 1728 5 39,000 16,250 4,83
506 1735 9 6 VIBO VALENTIA 38,677 16,129 4,83
522 1743 12 7 CALABRIA MERID. 38,580 16,139 5,79
529 1747 9 573 1767 7 577 1770 6 598 1777 6 626 1783 627 19 REGGIO CALABRIA 3 CALABRIA 3 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,667 4,83
39,380 16,280 5,83
8 REGGIO CALABRIA 38,108 15,647 5,03
6 CALABRIA 38,981 15,616 5,53
2 5 Calabria 38,300 15,970 6,91
1783 2 6 Calabria meridionale 38,220 15,630 5,94
628 1783 2 7 Calabria 38,580 16,200 6,59
629 1783 3 1 Calabria centrale 38,770 16,300 5,92
630 1783 3 28 Calabria 38,780 16,470 6,94
637 1784 10 14 GERACE 38,293 16,210 5,09
639 1785 3 17 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 5,03
668 1791 10 13 Calabria centrale 38,630 16,270 5,92
749 1821 8 38,944 16,452 5,37
755 1824 12 11 ROSSANO 39,540 16,588 5,53
771 1828 3 12 PALMI 38,526 15,996 5,33
789 1831 4 9 STILO 38,500 16,500 5,03
797 1832 3 8 Crotonese 39,070 16,900 6,48
808 1835 10 12 Cosentino 39,330 16,300 5,91
811 1836 4 25 Calabria settent. 39,570 16,730 6,16
812 1836 5 38,100 15,650 5,17
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 NICASTRO VILLA S.GIOVANNI 14 Cosentino 2 CATANZARO 4 REGGIO CALABRIA Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 35 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 829 1839 8 18 COSENZA 39,300 16,250 4,83
830 1839 8 27 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 4,83
831 1840 4 24 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 4,83
835 1841 3 20 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 5,17
838 1841 8 15 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 4,83
857 1846 9 11 ROSSANO 39,583 16,667 4,83
865 1848 10 38,100 15,650 4,83
875 1851 2 15 CATANZARO 38,900 16,600 4,63
876 1851 4 11 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,583 4,83
879 1852 1 23 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 5,17
881 1852 5 13 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 5,17
893 1854 2 12 Cosentino 39,250 16,300 6,15
900 1855 9 20 COSENZA 39,300 16,250 5,17
970 1870 10 4 Cosentino 39,220 16,330 6,16
979 1872 10 8 COSENZA 39,300 16,250 5,17
987 1873 9 11 COSENZA 39,300 16,250 5,17
1009 1876 9 13 REGGIO CALABRIA 38,100 15,650 5,17
1087 1883 7 25 COSENZA 39,300 16,267 4,83
1117 1886 3 6 COSENTINO 39,338 16,191 5,56
1136 1887 12 3 Calabria settent. 39,570 16,220 5,52
1153 1889 10 5 TROPEA 38,683 15,900 4,63
1216 1894 11 16 Calabria meridionale 38,280 15,870 6,05
1240 1895 9 15 SERRA S.BRUNO 38,583 16,383 4,83
1251 1285 1896 1897 4 12 38,267 39,250 15,883 16,700 4,83
4,83
1346 1901 6 38,900 16,600 4,83
1420 1905 9 38,670 16,070 7,06
1463 1907 10 38,130 16,020 5,93
1472 1908 3 39,128 16,313 4,81
1495 1908 12 28 Calabria meridionale 38,150 15,680 7,24
1509 1909 7 1 CALABRO MESSINESE 38,147 15,598 5,55
1519 1909 11 38,167 15,583 5,17
1522 1909 12 38,367 16,083 4,63
1529 1910 3 31 CARAFFA 38,867 16,517 4,63
1535 1910 6 13 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,583 4,83
1539 1910 11 18 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,583 5,17
1540 1910 12 12 MILETO 38,600 16,033 4,63
1551 1911 6 18 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,583 4,83
1570 1912 11 38,800 16,267 4,63
1579 1913 6 27 NICASTRO 38,983 16,267 4,83
1580 1913 6 28 VILLA S.GIOVANNI 38,167 15,583 4,63
1581 1913 6 28 Calabria settentrion 39,530 16,230 5,65
1619 1915 9 11 REGGIO CALABRIA 38,100 15,700 4,83
1699 1920 1 27 COSENZA 39,300 16,300 4,83
1804 1928 3 7 CAPO VATICANO 38,544 16,037 5,90
1819 1929 2 22 VILLA S.GIOVANNI 38,200 15,600 4,63
1871 1932 1 2 CROTONESE 39,096 16,958 5,62
1913 1936 4 7 VIBO VALENTIA 38,717 16,200 4,70
1972 1941 5 28 S.EUFEMIA 38,267 15,867 4,83
1999 1946 3 15 VILLA S.GIOVANNI 38,200 15,600 4,83
2007 1947 5 11 Calabria centrale 38,650 16,520 5,71
2008 1947 6 29 COSENZA 39,300 16,250 4,83
2039 1949 12 38,117 15,583 4,83
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 7 REGGIO CALABRIA 1 S.EUFEMIA 6 LAGO AMPOLLINO 20 CATANZARO 8 Calabria 23 Calabria meridionale 1 NICASTRO 20 VILLA S.GIOVANNI 8 CITTANOVA 7 FILADELFIA 9 REGGIO CALABRIA Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 36 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 2069 1953 2 25 VIBO VALENTIA 38,700 16,100 4,63 2126 2129 1958 7 13 SERSALE 39,083 16,800 4,83
1958 10 27 PIANOPOLI 38,983 16,433 5,03
2199 1963 11 12 LUZZI 39,500 16,317 4,63
2216 1965 10 39,250 16,250 4,63
2257 1968 7 17 VIBO VALENTIA 38,700 16,200 4,63
2283 1970 6 29 ISOLA CAPO RIZZUTO 39,000 17,100 4,90
2319 1973 4 13 SCANDALE 39,100 16,983 4,89
2384 1978 3 11 Calabria meridionale 37,967 16,183 5,36
2416 1980 12 38,733 16,167 4,90
2453 1986 9 19 COSTA CALABRA OCC. 39,393 15,866 4,72
2465 1988 4 13 POLLINO 39,764 16,275 4,98
2504 1996 2 25 COSTA CALABRA OCC. 38,734 15,792 4,85
2538 2001 5 17 GOLFO DI S.EUFEMIA 38,808 15,864 5,60
2545 2002 4 17 COSTA CALABRA OR. 39,684 16,880 4,92
1 ROGLIANO 9 VIBO VALENTIA L’estratto del Catalogo parametrico dei terremoti italiani dell’INGV di Bologna e riferiti al solo territorio calabrese negli ultimi 5 secoli, riporta un numero veramente alto (maggiore di 100 episodi registrati) di eventi con magnitudo Richter superiore a 4,50. Tra questi, sono numerosi i terremoti di una certa significatività. Il secolo appena trascorso ha fatto registrare terremoti fra i più catastrofici in Calabria: il terremoto del Golfo di Sant’Eufemia del 1905 (XI MCS), il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908 (XI MCS), ed altri ancora, con epicentri molto vicini al territorio di Curinga. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 37 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Nonostante tali terremoti distruttivi abbiano interessato vasti territori della regione e siano stati numerosi e anche molto recenti, quelli che hanno contrassegnato la storia sismica del comune di Curinga e che a memoria d’uomo vanno ricordati come i più distruttivi e rovinosi sono accaduti nel 1638 e, soprattutto, nel 1783. In particolare, il sisma del 1783 distrusse completamente Acconia e danneggiò gravemente Curinga che, negli anni successivi, venne completamente ricostruita. 1.14.2. La vulnerabilità sismica del territorio La legge 100/2012 ha introdotto la necessità di definire gli scenari di rischio sulla base della vulnerabilità sismica del territorio interessato. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 38 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Lo studio della vulnerabilità sismica implica un’analisi sugli impatti al suolo dell’evento, sull’esposizione della popolazione, sulle propensione delle strutture a subire danni, sulle concause che generano effetti combinati ed a catena. Questa ricerca è finalizzata all’acquisizione di un quadro globale ed attendibile relativo all'evento atteso ed alla conoscenza preventiva della risposta operativa necessaria al superamento della calamità, con particolare attenzione alla salvaguardia della vita umana. La trattazione della vulnerabilità sismica del territorio comunale di Curinga e la conseguente valutazione dei possibili effetti locali indotti dal sisma, ha interessato: -
il suolo, attraverso i fattori intrinseci che, in presenza di evento sismico, amplificano gli effetti di danno e determinano la risposta sismica locale; -
il patrimonio edilizio, ovvero l’insieme dei parametri indicatori quali i requisiti strutturali, la configurazione planoaltimetrica, l’epoca di costruzione, la destinazione d’uso e la norma antisismica di riferimento; -
la popolazione residente e quella presente nel territorio esposto all’evento; -
il sistema di infrastrutture, in termini di capacità, accessibilità e collegamento dall’esterno. La trattazione della vulnerabilità sismica del territorio comunale di Curinga è desumibile dalla “Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica”, nell’ambito dello “Studio di microzonizzazione sismica” approntato dal medesimo comune, i cui esiti sono riportati graficamente nello stralcio cartografico di seguito riportato. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 39 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE CURINGA CAPOLUOGO
ACCONIA RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 40 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 41 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.15. RISCHIO FRANE 1.15.1 Il contesto di riferimento (Fonte Relazione Generale PAI Regione Calabria) La forma del territorio calabrese, che assume l’andamento ad arco (Arco Calabro‐
Peloritano), rappresenta l’attuale stato di massima distorsione della catena Appennino‐Maghrebide che raccorda gli assi NW‐SE dell'Appennino meridionale con quelli E‐W delle Maghrebidi, che comprendono l’area siciliana. Tale torsione, con velocità ed entità di espansione massime nella parte meridionale, è legata all’attività geodinamica profonda (convergenza tra il blocco euroasiatico e quello africano), che comporta una forte attività tettonica, con l’insorgere di terremoti, un generale sollevamento con la genesi di forti energie di rilievo In tale contesto, l'edificio tirrenico dell'Arco Calabro risulta formato da una serie di falde sovrapposte che iniziano con un basamento cristallino pre‐Mesozoico (con marcate analogie con la struttura Austro‐sudalpina) talvolta coperto da una fascia meso‐cenozoica con caratteristiche simili a quella delle Alpi. Si tratta di falde derivanti da tale margine alpino impilatesi inizialmente con “direzione europea”. Successivamente, la struttura di rocce molto antiche, è stata trasportata in blocco con “direzione” africana ed incorporata alla catena Appenninico‐Maghrebide, in fase di costruzione. Questa tendenza evolutiva, fortemente attiva nel Paleocene e Miocene, ha avuto forti impulsi nel Quaternario ed è ancora attiva. E’ a questa evoluzione che deve essere attribuita la genesi di importanti discontinuità (faglie e fratture), successivamente ereditate dalle masse rocciose, e la formazione di horst (alti) e graben (ampie depressioni, Graben del Crati, di Paola, di Catanzaro, del Mesima ecc.), con la deposizione all'interno di quest'ultimi di terreni sedimentari continentali e marini per lo più sabbioso‐argillosi e conglomeratici Le conseguenze di tale dinamica sono rappresentate, da un lato, dallo sviluppo di elevate energie di RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 42 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE rilievo e, quindi, di versanti acclivi e instabili anche a causa del generale decadimento dei caratteri fisici dei terreni e, dall’altro, dalla repentina modifica della circolazione delle masse d’aria, sia di provenienza jonica sia tirrenica. Sulla base dei dati ad oggi disponibili, l'Arco Calabro può essere suddiviso in macrozone, separate dalle grandi strutture depressionarie trasversali originatesi a partire dal PlioPleistocene: • Macrozona Catena Costiera‐Sila; • Macrozona Serre‐Aspromonte. La macrozona che interessa più da vicino il territorio di Curinga è ovviamente quella della Catena Costiera‐Sila, caratterizzata dalla presenza sia di metamorfiti ofiolifere di basso, medio ed alto grado, oggi affioranti dopo una precoce subduzione, sia di lembi del basamento cristallino correlabili alle unità liguri‐
piemontesi e a quelle austroalpine delle Alpi occidentali. Le forte energie di rilievo e la natura litologica degli affioramenti di questa zona, che comprendono anche argilliti, argilloscisti e filladi, conferiscono un elevato grado di erosione e instabilità che si manifesta con movimenti di massa diffusi e spesso di grandi dimensioni. I corsi d’acqua sono poco evoluti e presentano elevate pendenze dell’alveo: in tali condizioni gli eventi climatici innescano portate di piena molto elevate con forti tassi di erosione nelle zone montane, al di sopra dei 500 m s.l.m., ed esondazioni e alluvionamenti nelle parti poste alle quote più basse. 1.15.2. Il PAI – Piano di Assetto Idrogeologico Come sancito dall’art. 1 bis comma 5 della Legge 11 dicembre 2000, n. 365, il Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), previsto dal D.Lgs. 180/1998, ha valore sovraordinatorio sulla strumentazione urbanistica locale. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 43 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Pertanto, ogni Comune, nell’aggiornamento della propria programmazione urbanistica, deve adeguarsi ai suoi contenuti. Il PAI persegue le finalità del D. Lgs. 180/1998 emanato per accelerare quanto già previsto dalla legge organica ed ordinaria sulla difesa del suolo n. 183/1989. Il Piano è finalizzato alla valutazione del rischio di frana ed alluvione, con l’aggiunta del rischio erosione costiera. In conformità al DPCM 20 settembre 1998, sono definiti quattro livelli di rischio: R4 – rischio molto elevato: quando esistono condizioni che determinano la possibilità di perdite di vite umane o gravi lesioni alle persone; danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture; danni gravi alle attività socio‐economiche; R3 – rischio elevato: quando esiste la possibilità di danni a persone o beni; danni funzionali ad edifici ed infrastrutture che ne comportino l’inagibilità; interruzione di attività socio‐economiche; R2 – rischio medio: quando esistono condizioni che determinano la possibilità di danni minori agli edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale senza pregiudizio diretto per l’incolumità delle persone e senza compromettere l’agibilità e la funzionalità delle attività economiche; R1 – rischio basso: per il quale i danni sociali, economici e al patrimonio ambientale sono limitati. L’individuazione delle aree a diversa pericolosità per rischio farne di cui al presente PPC fa riferimento a questi livelli di rischio ed alla metodologia per la valutazione del rischio medesimo introdotti dal Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Calabria. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 44 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.15.3. Metodologie e criteri per la valutazione del rischio Le priorità di analisi nella prima fase di elaborazione del PAI sono state riferite a livello di comune con indicatori di rischio di frana da elevato a molto elevato di cui al Piano straordinario adottato ai sensi dell’art. 1 del D.L. 180/1998; alle aree di accertata pericolosità sulla base dell’elevato indice di franosità (aree programma 3, 9, 10); ai centri abitati soggetti a misure di salvaguardia adottate ai sensi della legge 225/1992. In coerenza al disposto del D.L. 180/1998, sono state prese in considerazione le frane già presenti mentre è stata rinviata alla fase successiva all’adozione del PAI l’analisi di quelle di prima generazione. Gli standard di lavoro e le specifiche adottate sono stati elaborati, sulla base delle disposizioni normative vigenti, in modo da pervenire alla definizione, sia pure qualitativa, dei fattori di rischio in maniera che essi risultino univoci, accurati ed uniformi. La definizione dei parametri di valutazione è riferita al Rapporto UNESCO di VARNES & IAEG (1984) rielaborato dal CNR GNDCI (1994) oltre che alle metodologie utilizzate e calibrate in altre Regioni (Prestininzi, 2000). I parametri di rischio sono definiti nel modo seguente: INTENSITA’: (I) = magnitudo del fenomeno distruttivo espressa in scala relativa od in funzione di grandezze caratterizzanti il fenomeno (velocità, volume, energia, ecc.) PERICOLOSITA’: (H) = probabilità che il fenomeno si verifichi in una data area entro un dato periodo temporale. ELEMENTI A RISCHIO: (E) = persone, attività economiche, reti, beni ambientali e culturali ubicati in una data area esposta a rischio che possono subire danno. VALORE DEGLI ELEMENTI A RISCHIO: (W) = espresso in termini monetari od in unità degli elementi esposti. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 45 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE VULNERABILITA’: (V) = perdita di valore prodotta dal verificarsi di un evento di data pericolosità ed intensità su uno o più elementi esposti. DANNO POTENZIALE: (Wl) = perdite potenziali prodotte dal verificarsi di un evento di data intensità. WL = W(E) V(I,E) RISCHIO SPECIFICO: (Rs) = grado di perdite atteso in conseguenza di un dato evento di nota intensità (I) e con probabilità annua per un dato elemento a rischio (E). Rs(E,I)=H(I) V(I;E). RISCHIO TOTALE: (R) = valore atteso del danno (espresso in costo annuo) sul complesso degli elementi a rischio in conseguenza di un dato evento: R(I;E) = H(I) V(I;E) W(E) = Rs (I;E) W(E) = H(I) WL (I;E). L’atto di indirizzo e coordinamento di cui al DPCM 11 settembre 1998 prevede che gli elementi a rischio da considerare sono in ordine prioritario: 1. l’incolumità delle persone, 2. gli abitati, 3. le aree degli insediamenti produttivi, degli impianti tecnologici di rilievo, 4. le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione strategiche, 5. il patrimonio ambientale ed i beni culturali di interesse rilevante, 6. le aree sede dei servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, le strutture ricettive e le infrastrutture primarie. L’ordine di priorità adottato ha consentito la valutazione del rischio di frana per 837 centri abitati della Calabria e di alcuni Comuni della Basilicata (Comuni ricadenti nel Bacino interregionale del Lao, L.R. 34/96) e la valutazione della pericolosità per le reti infrastrutturali fondamentali. Alla successiva fase post adozione, sono demandate le valutazioni a carattere preventivo del rischio correlabile alle frane di prima generazione, mediante sperimentazione e standardizzazione della metodologia su aree campione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 46 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Il DPCM 11 settembre 1998 definisce due fasi di sviluppo dell’analisi di rischio che sono state appositamente pianificate per la Regione Calabria in funzione delle priorità e degli obiettivi oltre che della disponibilità degli elementi conoscitivi, dei supporti di base e dei tempi assegnati: FASE 1 – individuazione delle aree in frana attraverso le informazioni disponibili; FASE 2 – valutazione dei livelli di rischio e perimetrazione delle aree. 1.15.4. Individuazione delle aree in frana L’organizzazione della prima fase di raccolta di documentazione, in ordine alla pericolosità nelle aree da esaminare prioritariamente, ha riguardato fonti per loro natura eterogenee e diacroniche, alle quali, di conseguenza, è stato attribuita una valenza di sola segnalazione e/o localizzazione o di individuazione, perimetrazione e catalogazione di evento. Basti, al riguardo, considerare che sono state esaminate fonti storiche, giornalistiche, corrispondenze epistolari e pubblicazioni scientifiche. Si è trattato dunque di raccogliere, sistematizzare e organizzare i dati in database alfanumerici e cartografici. Tra le attività di raccolta di informazioni svolte in tale ambito rientra l’invio e la compilazione di una SCHEDA INFORMAZIONE da parte dei Comuni che, quasi tutti (380 su 409), hanno fornito utili informazioni e documentazione. Successivamente, si è proceduto all’analisi fotointerpretativa dei fenomeni franosi utilizzando le seguenti levate aeree: 1) IGM 1956 a scala nominale 1:33.000; 2) SCAME, 1978, scale nominali 1:18.000 ed 1:9000; 3) IGM 1992‐94, scala nominale 1:33.000. I dati rilevati mediante l’uso della SCHEDA DI FOTOINTERPRETAZIONE, elaborata dal CNR IRPI, sono stati rappresentati su ortofotopiano 1:10.000 derivato dalla sovrapposizione delle ortoimmagini digitali a colori 1998/99 (riprese RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 47 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE aerofotogrammetriche e produzione CGR s.p.a. per conto di Telcal) con la Carta 1:10.000 Casmez 1956 o carte locali a scala più grande. I fattori litologici e tettonici sono stati dedotti dalla Carta Geologica a scala 1:25.000 acquisita in formato raster. L’analisi aerofotografica è stata integrata e completata da rilevazioni in situ e dalla compilazione della SCHEDA DI RILEVAMENTO, elaborata dal CNR IRPI e dai tecnici regionali, sulla base della scheda IFFI (Inventario dei fenomeni franosi italiani) dei SS.TT.NN. adattata alla Calabria. Lo sviluppo delle attività sopra elencate ha condotto alla costruzione della “Carta Inventario dei fenomeni franosi” a scala 1:10.000 e del relativo database. Si riportano di seguito gli stralci delle principali Tavole di analisi dei fenomeni franosi registrati nel territorio di Curinga. STRALCIO CARTA INVENTARIO DEI CENTRI ABITATI INSTABILI Elaborato 15.1 ‐ Tav. 079‐039 del PAI – Cartografazione e classificazione dei fenomeni franosi – Comune di Curinga RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 48 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.15.5. Valutazione dei livelli di rischio e perimetrazione delle aree Tenuto conto delle metodologie sancite dal DPCM del 29.9.1998, si è giunti alla perimetrazione e quindi alla valutazione del rischio attraverso un percorso incrociato su cui convergono diversi fattori: ‐ dati di archivio; ‐ analisi degli strumenti urbanistici; ‐ scheda di rilevamento a cura degli uffici tecnici comunali; ‐ fotointerpretrazione in scala 1:10.000; ‐ sopralluogo di verifica; ‐ confronto diretto con gli Enti Locali in sede di osservazioni. Nello specifico il territorio di Curinga presenta la seguente zonizzazione del rischio frane. STRALCIO CARTA INVENTARIO DELLE FRANE E DELLE RELATIVE AREE A RISCHIO Elaborato 15.2 ‐ Tav. 079‐039 del PAI – Perimetrazione delle aree a rischio e/o pericolo di frana ‐ Comune di Curinga LEGENDA
Aree a rischio Come si desume dalle carte del rischio frane, il territorio comunale di Curinga: ‐ un’area della superficie di circa 21,76 ha in zona R3 – rischio elevato ‐ un’area della superficie di circa 8,97 ha in zona R4 – rischio molto elevato RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 49 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE TERRITORIO COMUNALE IN ZONA A MOLTO ELEVATO (R4) O ELEVATO (R3) Zona Classe Stima Infrastrutture rischio popolazione interessata R4 Via Nazionale – Via Ospizio – Circa 1000 Tratti di viabilità comunale e Piazza Immacolata – Via Roma provinciale – Salita Calvario – Corso Garibaldi – Via Tre Canali R4 Via Roma – Corso G. Garibaldi Circa 150 Tratti di viabilità comunale R3 Via Santuario – Via C. Colombo Circa 400 Tratti di viabilità comunale e – Via Crocella – Via Notar Cola provinciale – Via S. Rocco – Via G. Vono R3 Via De Gasperi – Via Nazionale Circa 200 Tratti di viabilità comunale e provinciale ZONA R4 (Via Nazionale – Via Ospizio – Piazza Immacolata ‐ Via Roma – Salita Calvario – Corso Garibaldi – Via Tre Canali) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 50 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ZONA R4 (Via Roma – Corso G. Garibaldi) ZONA R3 (Via Santuario – Via C. Colombo – Via Crocella – Via Notar Cola – Via S. Rocco – Via G. Vono) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 51 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ZONA R3 (Via De Gasperi – Via Nazionale) 1.15.6. Breve descrizione dello scenario atteso L’evento massimo atteso corrisponde all’attivazione o alla riattivazione di più movimenti franosi fra quelli cui è associato un rischio molto elevato ed elevato. In seguito al verificarsi della calamità lo scenario che si potrebbe verificare, in progressione alla evoluzione dell’evento, è il seguente: 1. agitazione delle persone presenti sul luogo, ove il terreno mostri i principali segni premonitori dell’evento, e nelle immediate vicinanze; 2. agitazione degli animali da allevamento; 3. danni alle infrastrutture stradali, condotte fognarie, condotte d’adduzione idrica o del metano eventualmente presenti; 4. danni strutturali e non strutturali ad edifici in muratura ed intelaiate; 5. danni alle coltivazioni eventualmente presenti nelle zone di distacco o di piede; RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 52 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 6. coinvolgimento di persone, vista il carattere improvviso dell’evento, con rischio per l’incolumità per gli occupanti gli edifici e/o per gli automobilisti in transito; 7. interramento delle acque di falda. In presenza di uno o più segni evolutivi del fenomeno, devono essere messi in pratica le procedure previste nella sezione del presente piano denominata “Modello d’intervento”, ai cui dettagli si rimanda fin d’ora. 1.16 RISCHIO IDRAULICO 1.16.1 Il contesto di riferimento (Fonte Relazione Generale PAI Regione Calabria) Anche per la trattazione del rischio idraulico, così come il rischio frane, ai fini del presente piano ci si avvale dello studio idrologico – idraulico con riferimento ai fenomeni di piena, contenuto nel Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) prodotto dall’Autorità di Bacino Regionale (ABR) della Calabria. Il PAI si conforma a quanto espresso nell’«Atto di indirizzo e coordinamento», approvato con D.P.C.M. 29/09/98, relativo all’adozione, da parte delle Autorità di Bacino e delle Regioni, di Piani Stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico, che contengano in particolare l’individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, e all’adozione in tali aree di misure di salvaguardia. Nell’atto suddetto si premette che, visto il carattere emergenziale del D.L. n.180/1998, l’individuazione e perimetrazione sia delle aree a rischio, sia di quelle dove la maggiore vulnerabilità del territorio si lega a maggiori pericoli per le persone, le cose e il patrimonio ambientale, vanno perciò intese come suscettibili di perfezionamento, non solo dal punto di vista delle metodologie di individuazione e perimetrazione, ma anche, conseguentemente, nella stessa scelta sia delle aree collocate nella categoria di prioritaria urgenza, sia delle altre. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 53 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE L’individuazione esaustiva delle possibili situazioni di pericolosità dipendenti dalle condizioni idrogeologiche del territorio può essere realizzata attraverso metodologie complesse, capaci di calcolare la probabilità di accadimento in aree mai interessate in epoca storica da tali fenomeni. Tuttavia, i limiti temporali imposti dalla norma per realizzare la perimetrazione delle aree a rischio consentono, in generale, di poter assumere, quale elemento essenziale per la individuazione del livello di pericolosità, la localizzazione e la caratterizzazione di eventi avvenuti nel passato riconoscibili o dei quali si ha al momento presente cognizione. Per quanto attiene la valutazione del rischio dipendente da tali fenomeni di carattere naturale, si fa riferimento alla sua formulazione ormai consolidata in termini di rischio totale, considerando il prodotto di tre fattori: 1) pericolosità o probabilità di accadimento dell’evento calamitoso; 2) valore degli elementi a rischio (intesi come persone, beni localizzati, patrimonio ambientale); 3) vulnerabilità degli elementi a rischio (che dipende sia dalla loro capacità di sopportare le sollecitazioni esercitate dall’evento, sia dall’intensità dell’evento stesso). Si dovrà far riferimento a tale formula solo per la individuazione dei fattori che lo determinano, senza tuttavia porsi come obiettivo quello di giungere a una valutazione di tipo strettamente quantitativo. In assenza di adeguati studi idraulici e idrogeologici, la individuazione delle aree potrà essere condotta con metodi speditivi, anche estrapolando da informazioni storiche oppure con criteri geomorfologici e ambientali, ove non esistano studi di maggiore dettaglio. Pertanto, la valutazione del rischio è stata conseguita utilizzando: RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 54 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1) i risultati di modelli idrologico‐idraulici, che hanno permesso di individuare le sezioni di esondazione per portate di piena con assegnati tempi di ritorno, usualmente pari a T=20÷50, 100÷200 e 300÷500 anni; 2) criteri geomorfologici, per tener conto dell’andamento plano‐altimetrico degli alvei fluviali e delle evidenze relative ai depositi alluvionali conseguenti a fenomeni di trasporto dei materiali solidi; 3) le informazioni storiche, da cui si è dedotto per i vari eventi alluvionali in quali località si siano verificate le inondazioni; 4) le aerofotogrammetrie, utili per l’osservazione delle tracce di piena. 1.16.2 Il modello idrologico‐idraulico Nei bacini in cui si disponeva della necessaria mole di dati (rilievi topografici di dettaglio, altezze di precipitazione registrate, etc.), si è proceduto alla caratterizzazione morfometrica del bacino e del reticolo idrografico (area, perimetro, curva ipsografica e altitudine media, profilo longitudinale con lunghezza e pendenza media dell’asta principale, fattori di forma), al calcolo del tempo di corrivazione del bacino, all’adozione di un modello idrologico per la stima della massima portata al colmo di piena con assegnato tempo di ritorno e di un modello idraulico per la localizzazione delle sezioni trasversali degli alvei fluviali insufficienti al convogliamento della suddetta portata e per la delimitazione delle aree inondabili. Il modello idrologico utilizzato per la definizione delle massime portate al colmo di piena con assegnato tempo di ritorno parte dalla procedura di Valutazione delle Piene (VAPI)3 per quanto riguarda l’inferenza statistica relativa alle piogge, in modo da risalire alle portate attraverso un metodo di trasformazione degli afflussi meteorici in deflussi superficiali. Tale scelta si è resa necessaria in quanto, allo stato attuale delle conoscenze, l’informazione idrologica disponibile per le piene in RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 55 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Calabria risulta fortemente carente e, di conseguenza, l’inferenza statistica delle portate, pur teoricamente raccomandabile, fornisce risultati giocoforza meno attendibili rispetto all’analisi delle precipitazioni. Per quanto riguarda il modello idraulico, nella maggior parte dei casi si è ricorsi a un modello monodimensionale, le cui approssimazioni sono risultate largamente accettabili in alvei incassati e con pendenze significative, in cui la componente longitudinale del vettore velocità prevale su quelle trasversali. Infatti, nella realtà calabrese, l’organizzazione dei reticoli idrografici è fortemente condizionata dall’orografia, per cui si riscontra un elevato numero di piccoli bacini in cui piene improvvise si propagano rapidamente a valle, interessando aree golenali solitamente ben definite. Nei casi in cui non è stato possibile, per carenza di dati (in particolare di rilievi topografici), procedere con la metodologia sopra descritta e in assenza di documentazioni storico cronachistiche relative a eventi di piena, si è adottato il criterio geomorfologici di seguito esposto. 1) Sono state considerate a rischio le aree alluvionali, di cui alla cartografia allegata C5‐RI, comprendenti l’intero alveo di magra dei tronchi pedemontani e terminali, in quanto la presenza dei depositi alluvionali stessi induce a ritenere tali aree soggette al passaggio di piene non contenibili nell’alveo di magra, anche con concomitanti fenomeni di trasporto solido. Sono state escluse da questa categoria, qualora perimetrate, le aree esterne ad argini ritenuti insormontabili rispetto a piene con T=200 anni. 2) Sono state considerate aree a rischio le aree di conoidi pedemontane attive o di recente formazione, di cui alla cartografia allegata C5‐RI, ove è manifesta la presenza di un alveo fluviale. Sono state escluse da questa categoria, qualora RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 56 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE perimetrate, le aree protette da opere di sistemazione idraulica ritenute insormontabili rispetto a piene con T=200 anni. 3) Sono state considerate a rischio le aree individuate sulla base di analisi aerofotointerpretativa, dalla quale sono risultati riconoscibili i fenomeni di inondazione causati dal corso d’acqua. Sono state escluse le aree ove sono stati effettuati interventi di sistemazione successivi alla data del volo aereo analizzato e interpretato, tali da garantire il contenimento di una piena con T=200 anni. Sulla base della documentazione storico‐cronachistica disponibile negli archivi AVI del GNDCI e SIRICA dell’Autorità di Bacino Regionale, nonché contenuta nelle informative dei Comuni, sono stati individuati tratti fluviali interessati in passato da eventi alluvionali, che hanno causato danni a persone o cose. In mancanza di calcoli idraulici, per tali tronchi si è stabilito un criterio di delimitazione delle aree a rischio, secondo che essi siano privi o dotati di argini o attraversamenti. 1) Esondazione in caso di alvei privi di argini e attraversamenti. Si è considerata a rischio l’area comprendente il corso d’acqua delimitata dall’intersezione tra il terreno e un piano orizzontale tracciato a una quota superiore di 7 metri a quella del punto più depresso della sezione trasversale. L’area a rischio non sarà in ogni caso estesa per più di L metri, essendo L il prodotto dell’ordine di Horton dell’asta considerata (desumibile dal CD del Catasto dei reticoli fluviali) per 15, a destra e a sinistra delle sponde dell’alveo ordinario. 2) Esondazione in caso di presenza di argini. Si è considerata a rischio l’area comprendente il corso d’acqua delimitata dall’intersezione tra il terreno e un piano orizzontale tracciato a una quota superiore di 1 metro a quella del punto più elevato delle arginature. L’area a rischio non sarà in ogni caso estesa per più di L metri, essendo L il prodotto dell’ordine di Horton dell’asta considerata (desumibile dal CD del Catasto dei reticoli fluviali) per 10, a RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 57 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE destra e a sinistra delle sponde dell’alveo ordinario. Sono state escluse da questa categoria le aree esterne ad argini, ritenuti insormontabili rispetto a piene con tempo di ritorno T=200 anni. 3) Esondazioni causate dalla presenza di attraversamenti. Si è considerata a rischio l’area comprendente il corso d’acqua delimitata dall’intersezione tra il terreno e un piano orizzontale tracciato a una quota superiore di 1 metro a quella del punto più elevato dell’estradosso dell’impalcato dell’attraversamento. L’area a rischio non sarà in ogni caso estesa per più di L metri, essendo L il prodotto dell’ordine di Horton dell’asta considerata (desumibile dal CD del Catasto dei reticoli fluviali) per 10, a destra e a sinistra delle sponde dell’alveo o delle spalle del ponte, qualora questa condizione risulti più cautelativa. Sono state escluse da questa categoria le aree esterne a tratti d’alveo in cui siano presenti attraversamenti ritenuti insormontabili rispetto a piene con tempo di ritorno T=200 anni. Restano valide le prescrizioni di cui al precedente punto in presenza di arginature. 4) Criteri generali per l’assegnazione delle classi di rischio Nella scelta delle classi di rischio, si è tenuto conto dei seguenti elementi: a) se il calcolo idraulico ha mostrato esondazioni in specifiche sezioni trasversali, in sponda destra o in sponda sinistra o in entrambe, il livello di rischio è stato valutato in maniera inversamente proporzionale al tempo di ritorno e proporzionale all’importanza degli elementi esposti. Nelle sezioni risultate critiche per T=20÷50 anni, e in presenza di edifici, strutture viarie principali e aree industriali, si è stabilito un livello di rischio R4. Analogamente, nel caso di esondazioni per T=100÷200 anni, si è scelto il livello di rischio R3. Infine, per T=500 anni, il rischio è stato valutato come R2 o R1; RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 58 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE b) nelle sezioni in cui il calcolo idraulico non ha mostrato esondazioni, ma per le quali risulta dalle informazioni storiche e aerofotogrammetriche che le stesse esondazioni sono occorse, per rotture di argini o sormonti, si è preferito operare delle scelte di classi di rischio cautelative. Ciò tiene in considerazione i limiti del calcolo idraulico. Pertanto, nel caso di informazioni tratte da documentazione storico‐
cronachistica riguardante località soggette a inondazioni negli eventi del passato, il livello di rischio adottato varia da R1 (aree allagate o allagabili in base all’andamento altimetrico della zona) a R2 (aree inondate con danni economici meno rilevanti) a R3 (aree inondate con danni economici più rilevanti). Nel caso in cui la perimetrazione effettuata secondo i criteri sopra esposti abbia condotto alla delimitazione di aree a rischio di notevole estensione, non si può escludere, comunque, che all’interno di queste vi siano delle sub‐aree con livello di rischio differente da quello adottato. Il perfezionamento della procedura di classificazione del rischio, secondo il dettato della legge, potrà avvenire con studi idraulici più approfonditi, basati su rilievi topografici areali di dettaglio, in particolare per le zone ritenute allagabili con l’utilizzo di modelli bidimensionali. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 59 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE AREE VULNERATE ED ELEMENTI A RISCHIO Tav. AV 79039 del PAI – Comune di Curinga LEGENDA
Inondazioni
Allagamenti
1.16.3. Valutazione dei livelli di rischio e perimetrazione delle aree Tenuto conto delle metodologie sancite dal DPCM del 29.9.1998, si è giunti alla perimetrazione e quindi alla valutazione del rischio attraverso un percorso incrociato su cui convergono diversi fattori: ‐ dati di archivio; ‐ analisi degli strumenti urbanistici; ‐ scheda di rilevamento a cura degli uffici tecnici comunali; ‐ fotointerpretrazione in scala 1:10.000; ‐ sopralluogo di verifica; ‐ confronto diretto con gli Enti Locali in sede di osservazioni. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 60 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE PERIMETRAZIONE AREE A RISCHIO IDRAULICO Tav. RI 79039 del PAI – Comune di Curinga Legenda
Aree a rischio
Aree, punti e zone di attenzione
RISCHIO R1
AREE DI ATTENZIONE
RISCHIO R2
PUNTI DI ATTENZIONE
RISCHIO R3
ZONE DI ATTENZIONE
RISCHIO R4
Dall’esame delle carte del rischio Idraulico, pubblicate nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Calabria , il territorio comunale di Curinga presenta: RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 61 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE DATI RISCHIO IDRAULICO TERRITORIO COMUNALE DI CURINGA
AREE IN CLASSE DI RISCHIO R1 0,00 kmq
AREE IN CLASSE DI RISCHIO R2 0,00 kmq
AREE IN CLASSE DI RISCHIO R3 0,00 kmq
AREE IN CLASSE DI RISCHIO R4 0,00 kmq
AREE DI ATTENZIONE 1,417 kmq
ZONE DI ATTENZIONE 7,110 km
2
PUNTI DI ATTENZIONE 1.16.4. Breve descrizione dello scenario atteso Al verificarsi e al progredire dell’evento si ha: 1. agitazione delle persone coinvolte; 2. allagamento ed inagibilità delle strade di collegamento nelle immediate vicinanze dei corsi d’acqua; 3. allagamento con conseguenti lesioni sulle infrastrutture stradali (ponti, ecc…); 4. intasamento delle caditoie stradali; 5. allagamento di tutti i piani terra delle abitazioni ricadenti nelle aree soggette ad inondazione generalmente destinati ad esercizi commerciali; 6. allagamenti ed eventuali travolgimenti di mezzi presenti. Le procedure operative da mettere in atto all’accadere dell’emergenza sono descritte in dettaglio alla parte dedicata al modello d’intervento, alla quale si rimanda per ogni maggiore approfondimento. 1.17. RISCHIO INCENDIO D’INTERFACCIA 1.17.1. Analisi del rischio incendio d’interfaccia (Fonte “Manuale Operativo per la predisposizione di un Piano Comunale o Intercomunale di P.C. – Dipartimento Nazionale di Protezione Civile – Roma – Ottobre 2007)
Per interfaccia urbano‐rurale si definiscono quelle zone, aree o fasce, nelle RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 62 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE quali l‘interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta; cioè sono quei luoghi geografici dove il sistema urbano e quello rurale si incontrano ed interagiscono, così da considerarsi a rischio d‘incendio di interfaccia, potendo venire rapidamente in contatto con la possibile propagazione di un incendio originato da vegetazione combustibile. Tale incendio, infatti, può avere origine sia in prossimità dell‘insediamento, sia come incendio propriamente boschivo per poi interessare le zone di interfaccia. Nel presente documento, l‘attenzione sarà focalizzata sugli incendi di interfaccia, per pianificare sia i possibili scenari di rischio derivanti da tale tipologia di incendi, sia il corrispondente modello di intervento per fronteggiarne la pericolosità e controllarne le conseguenze sull‘integrità della popolazione, dei beni e delle infrastrutture esposte. Gli obiettivi specifici di questo settore sono quindi quelli di definire ed accompagnare i diversi soggetti per la predisposizione di strumenti speditivi e procedure per: a) applicare alla scala comunale il sistema preposto alla previsione della suscettività all‘innesco e della pericolosità degli incendi boschivi ed al conseguente allertamento; b) individuare e comunicare il momento e le condizioni per cui l‘incendio boschivo potrebbe trasformarsi e/o manifestarsi quale incendio di interfaccia determinando situazioni di rischio elevato, e molto elevato, da affrontare come emergenza di protezione civile; c) fornire al responsabile di tali attività emergenziali un quadro chiaro ed univoco dell‘evolversi delle situazioni al fine di poter perseguire una tempestiva e coordinata attivazione e progressivo coinvolgimento di tutte le componenti di protezione civile, istituzionalmente preposte e necessarie all‘intervento; d) determinare sinergie e coordinamento tra le funzioni: i) di controllo, contrasto e spegnimento dell‘incendio boschivo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 63 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE prioritariamente in capo al Corpo Forestale dello Stato ed ai Corpi Forestali Regionali; ii) di pianificazione preventiva, controllo, contrasto e spegnimento dell‘incendio nelle strette vicinanze di strutture abitative, sociali ed industriali, nonché di infrastrutture strategiche e critiche, prioritariamente in capo al C.N.VV.F.; iii) di Protezione Civile per la gestione dell‘emergenza in capo prioritariamente all‘autorità comunale. 1.17.2. Scenari di rischio Di seguito si propone una metodologia generale per poter individuare le aree a rischio incendi di interfaccia ed essere di supporto nell‘individuazione dei possibili scenari di evento sia in fase di pianificazione che in fase di gestione dell‘emergenza. In generale è possibile distinguere tre differenti configurazioni di contiguità e contatto tra aree con dominante presenza vegetale ed aree antropizzate: •
interfaccia classica: frammistione fra strutture ravvicinate tra loro e la vegetazione; •
interfaccia mista: presenza di molte strutture isolate e sparse nell‘ambito di territorio ricoperto da vegetazione combustibile; •
interfaccia occlusa: zone con vegetazione combustibile limitate e circondate da strutture prevalentemente urbane (come ad esempio parchi o aree verdi o giardini nei centri urbani). 1.17.3. Definizione e perimetrazione delle fasce e delle aree di interfaccia Per interfaccia in senso stretto si intende quindi una fascia di contiguità tra le strutture antropiche e la vegetazione ad essa adiacente esposte al contatto con i sopravvenienti fronti di fuoco. In via di approssimazione la larghezza di tale fascia è RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 64 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE stimabile tra i 25‐50 metri e comunque estremamente variabile in considerazione delle caratteristiche fisiche del territorio, nonché della configurazione della tipologia degli insediamenti. Tra i diversi esposti particolare attenzione andrà rivolta alle seguenti tipologie: •
ospedali (non presente nel territorio comunale)
•
insediamenti abitativi (sia agglomerati che sparsi) •
scuole •
insediamenti produttivi; •
luoghi di ritrovo (stadi, palestre, aree picnic, luoghi di balneazione) •
infrastrutture ed opere relative alla viabilità ed ai servizi essenziali e strategici. Per valutare il rischio conseguente agli incendi di interfaccia è prioritariamente necessario definire la pericolosità nella porzione di territorio ritenuta potenzialmente interessata dai possibili eventi calamitosi ed esterna al perimetro della fascia di interfaccia in senso stretto e la vulnerabilità degli esposti presenti in tale fascia. Nel seguito la fascia di interfaccia in senso stretto“ sarà denominata di interfaccia“. Sulla base della carta tecnica regionale (almeno 1:10.000), ed ove accessibile, sulla carta forestale e sulle ortofoto disponibili nel Sistema Informativo della Montagna, dovranno essere individuate le aree antropizzate considerate interne al perimetro dell‘interfaccia. Per la perimetrazione delle predette aree, rappresentate da insediamenti ed infrastrutture, si dovranno creare delle aggregazioni degli esposti finalizzate alla riduzione della discontinuità fra gli elementi presenti, raggruppando tutte le strutture la cui distanza relativa non sia superiore a 50 metri. Successivamente si traccerà intorno a tali aree perimetrate una fascia di contorno (fascia perimetrale) di larghezza pari a circa 200 m. Tale fascia sarà utilizzata per la valutazione sia della pericolosità che delle fasi di allerta da porre in essere così come successivamente descritto nelle procedure di RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 65 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE allertamento. 1.17.4. Valutazione della pericolosità La metodologia che si propone è basata sulla valutazione anche speditiva delle diverse caratteristiche vegetazionali predominanti presenti nella fascia perimetrale, individuando così delle sotto‐aree della fascia perimetrale il più possibile omogenee sia con presenza e diverso tipo di vegetazione, nonché sull‘analisi comparata nell‘ambito di tali sotto‐aree di sei fattori, cui è stato attribuito un peso diverso a seconda dell‘incidenza che ognuno di questi ha sulla dinamica dell‘incendio. Tale analisi speditiva e relativa a ciascuna delle sotto‐aree identificate potrà essere predisposta quantomeno sulla base della carta tecnica regionale (almeno 1:10.000), e di rilevamenti in situ, ma ove possibile potrà essere sostenuta da carte quali quelle forestali e dell‘uso del suolo, delle ortofoto ecc., rese disponibili attraverso il Sistema Informativo della Montagna, in formato cartaceo o su base GIS. I fattori da prendere in considerazione sono i seguenti: Tipo di vegetazione: le formazioni vegetali hanno comportamenti diversi nei confronti dell‘evoluzione degli incendi a seconda del tipo di specie presenti, della loro mescolanza, della stratificazione verticale dei popolamenti e delle condizioni fitosanitarie. Partendo dalla carta tecnica regionale, è da individuare il tipo di vegetazione tramite carta forestale, o carta uso del suolo o ortofoto o tramite rilevamenti in situ. Densità della vegetazione: rappresenta il carico di combustibile presente che contribuisce a determinare l‘intensità e la velocità dei fronti di fiamma. Partendo dalla carta tecnica regionale è da individuare tramite ortofoto o rilevamenti in situ. Pendenza: la pendenza del terreno ha effetti sulla velocità di propagazione dell‘incendio: il calore salendo preriscalda la vegetazione sovrastante, favorisce la perdita di umidità dei tessuti, facilita in pratica l‘avanzamento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 66 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE dell‘incendio verso le zone più alte. Ê da individuare attraverso l‘analisi delle curve di livello della carta topografica o dai rilevamenti in situ. Per la valutazione di questo parametro, qualora la zona presentasse una complessa orografia, si dovrà considerare all‘interno della sotto‐area la parte più vicina agli insediamenti perimetrati. Incendi pregressi: particolare attenzione è stata posta alla serie storica degli incendi pregressi che hanno interessato il nucleo insediativo e la relativa distanza a cui sono stati fermati. Questi dati potranno essere reperiti presso il Corpo Forestale dello Stato. Sovrapponendo i dati delle perimetrazione degli incendi pregressi alla carta in fig. 2 (sotto‐aree della fascia perimetrale) sarà possibile identificare gli eventi che hanno interessato la zona e valutarne la distanza dagli insediamenti perimetrati. Maggior peso sarà attribuito a quegli incendi che si sono avvicinati con una distanza inferiore ai 100 metri dagli insediamenti. L‘assenza di informazioni sarà assunta equivalente ad assenza di incendi pregressi. Sulla base delle risultanze delle informazioni a sua disposizione il sindaco dovrà svolgere delle azioni che garantiscono una pronta risposta del sistema di protezione civile al verificarsi degli eventi. I livelli e la fasi di allertamento sono:
‐ nessuno: alla previsione di una pericolosità bassa riportata dal Bollettino giornaliero; ‐ pre‐allerta: la fase viene attivata per tutta la durata del periodo della campagna RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 67 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE A.I.B. (dichiarato dal Presidente del Consiglio dei Ministri); oppure al di fuori di questo periodo alla previsione di una pericolosità media, riportata dal Bollettino; oppure al verificarsi di un incendio boschivo sul territorio comunale; ‐ attenzione: la fase si attiva alla previsione di una pericolosità alta riportata dal Bollettino; ‐ preallarme: la fase si attiva quando l‘incendio boschivo in atto è prossimo alla fascia perimetrale e, secondo le valutazioni del DOS, andrà sicuramente ad interessare la fascia di interfaccia; ‐ allarme: la fase si attiva con un incendio in atto che ormai è interno alla fascia perimetrale. 1.17.5. Breve descrizione dello scenario atteso L’evento massimo atteso corrisponde al verificarsi di più focolai contemporanei su tutte le zone boschive. Qualora ciò dovesse verificarsi lo scenario prevedibile sarebbe: 1. formazione di fiamme più o meno alte in funzione del tipo di vegetazione presente; 2. generazione di fumi più o meno densi che tendono a saturare l’aria circostante e che possono interessare le aree adiacenti in funzione delle condizioni dei venti; 3. estensione dei focolai in funzione della direzione ed entità dei venti; 4. agitazione di eventuali persone ed animali coinvolti; 5. impraticabilità di eventuali strade e/o sentieri; 6. distruzione di eventuali case, infrastrutture presenti e naturalmente della vegetazione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 68 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1.18. ANALISI DI ULTERIORI RISCHI
Accanto ai rischi di origine sismica, geomorfologia e d’incendio, il presente piano considera anche alcune emergenze che, in ogni caso, richiedono l’attivazione delle competenze di Protezione Civile, in modo da limitare il disagio ed eventuali danni a persone ed infrastrutture. Tra i rischi di micro emergenza si sono considerati: - RISCHI DERIVANTI DA PIOVASCHI VIOLENTI CON ALLAGAMENTI; - RISCHI PER NEVICATE RARE A BASSA QUOTA, GELATE; - RISCHI PER TROMBE D’ARIA O VENTI FORTI; - RISCHI DERIVANTI DA INCIDENTI FERROVIARI; - RISCHI RELATIVI AD INCENDI DI SINGOLI EDIFICI; - RISCHI RELATIVI A CROLLI DI EDIFICI SINGOLI OD ACCORPATI; - RISCHI DERIVANTI DALLA FUGA DI SOSTANZE TOSSICHE. Ovviamente non tutti gli eventi meteorologici previsti o incidenti umani si trasformano necessariamente in interventi di protezione civile. La maggior parte degli eventi causati da fenomeni meteorologici avversi si limitano infatti ad una fase di attenzione, nei confronti della quale viene comunque esercitata dalla struttura comunale un’attività di preallerta e, in alcuni casi, di monitoraggio dell’evolversi dello scenario atteso. Parimenti, anche la maggior parte degli eventi improvvisi, ossia non preceduti da preventive segnalazioni, al loro manifestarsi non richiedono di essere trattati con le procedure e le modalità di protezione civile. In effetti, i più ricorrenti casi di distacchi di parti di intonaci dai prospetti dei fabbricati, o gli incendi più frequenti, ovvero i limitati casi di allagamento di piani seminterrati a seguito di forti piogge, vengono affrontati ordinariamente dai Vigili del Fuoco e/o dalla Polizia Municipale e da altre RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 69 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE strutture comunali e non configurano operazione da coordinare in ambito di protezione civile. Nei casi in cui, invece, l’evento presenta: - pericolo concreto, immediato ed attuale per la pubblica incolumità di persone e cose; - necessità di intervenire sulla modifica della viabilità pubblica per evitare l’esposizione al rischio; - necessità di evacuare la popolazione coinvolta e verificare ipotesi di sistemazione alloggiativa temporanea presso familiari e/o strutture ricettive; - necessità di effettuare interventi di transennamento e/o di messa in scurezza nei confronti della pubblica incolumità; - necessità di effettuare lavorazioni intese al ripristino delle condizioni di sicurezza in condizioni di emergenza; - necessità di interventi sanitari per presenza di persone disabili e/o non autosufficienti; - altre eventuali implicazioni che richiedono interventi di uno o più funzioni di supporto allora il Responsabile della Protezione Civile è autorizzato ad agire in regime di evento di protezione civile, adottando i modelli d’intervento previsti dal presente piano. Si riportano in forma schematica le principali informazioni relative ai singoli scenari di rischio atteso: RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 70 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 1 PIOVASCHI VIOLENTI CON ALLAGAMENTI Località Tipo di scenario Fonte di allerta Intero territorio Scenario di rischio per eventi meteorologici Allerta Meteo diramata da Protezione Civile Regionale e/o Prefettura Elementi a rischio Strade di comunicazione Abitazioni (piani bassi e/o poste in zone ortograficamente depresse) Breve descrizione dello L’evento massimo atteso è una pioggia di elevata intensità che scenario atteso genera allagamenti in tutti i punti di depressione, a volte associati all’attivazione di fenomeni di dissesto diffuso. Al verificarsi e all’evolvere dell’evento, lo scenario è: 1. intasamento degli elementi di scolo delle strade presenti; 2. trasporto di materiale solido (vegetazione, fango, sassi, ecc…); 3. allagamento parziale di strade o di spiazzi; 4. disagio alla circolazione per impraticabilità delle aree coinvolte; 5. allagamenti di magazzini o piani terra di abitazioni eventualmente presenti nelle aree a rischio; 6. trasporto di fango sulle vie di comunicazione; 7. danni alle colture; 8. rottura di arbusti e alberi. Modello d’intervento Ved. Capitolo 3 - Modello d’Intervento
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 71 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 2 NEVICATE A BASSA QUOTA E GELATE Località Tipo di scenario Fonte di allerta Elementi a rischio Intero territorio Scenario di rischio per eventi meteorologici Allerta Meteo diramata da Protezione Civile Regionale e/o Prefettura Strade di comunicazione Abitazioni con tetti vetusti Adduzione idrica e linee telefoniche Colture Breve descrizione dello Al verificarsi e al progredire dell’evento si ha: scenario atteso 1. disagio alla circolazione sulle vie principali e secondarie, 2. blocchi alla circolazione con isolamento temporaneo di alcune località; 3. interruzione di linee elettriche e telefoniche per la caduta di rami e/o alberi; 4. inutilizzo di acquedotti per possibili formazioni di ghiaccio; 5. crolli di vecchie coperture per le azioni di sovraccarico della neve; 6. danni alle colture. Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 - Modello d’Intervento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 72 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 3 TROMBE D’ARIA E VENTI FORTI Località Tipo di scenario Fonte di allerta Elementi a rischio Intero territorio Scenario di rischio per eventi meteorologici Allerta Meteo diramata da Protezione Civile Regionale e/o Prefettura Strade di comunicazione Abitazioni con tetti vetusti Adduzione idrica e linee telefoniche Colture Breve descrizione dello Al verificarsi e al progredire dell’evento si ha: scenario atteso 1. disagio alla circolazione sulle vie principali e secondarie, specie ai mezzi telonati, 2. sradicamento di alberi; 3. scoperchiamento delle coperture di edifici, soprattutto quelli vetusti 4. danneggiamento di strutture esili 5. danni a persone e cose per oggetti consistenti trasportati dal vento 6. interruzione di linee elettriche e telefoniche per caduta di tralicci o alberi Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 Modello d’Intervento
Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 4 RISCHIO DA INCIDENTE FERROVIARIO Località Tipo di scenario Fonte di allerta Elementi a rischio Territorio prossimo alla linea ferrata Scenario di rischio per errore umano o accidentale e/o naturale indotto Nessuna (percezione diretta da parte della popolazione coinvolta) Strade di comunicazione adiacenti la ferrovia Abitazioni adiacenti la ferrovia Breve descrizione dello Al verificarsi e al progredire dell’evento si ha: scenario atteso 1. agitazione delle persone coinvolte in prima persona ed eventuali danni; 2. agitazione delle persone presenti nelle immediate vicinanze; 3. blocco della circolazione ferroviaria e delle aree adiacenti qualora l’evento si estenda oltre il rilevato ferroviario; 4. danneggiamento di infrastrutture; 5. sviluppo di incendi, esalazione di fumi o vapori. Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 - Modello d’Intervento l
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 73 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 5 INCENDI DI SINGOLI EDIFICI Località Intero territorio Tipo di scenario Scenario di rischio per incendi di singoli edifici Fonte di allerta Nessuna (percezione diretta da parte della popolazione coinvolta) Elementi a rischio Abitazioni e/o sedi di Attività produttive Breve descrizione dello L’evento massimo che ci si può attendere è il verificarsi di eventi scenario atteso simultanei in una o più zone del territorio comunale. 1. agitazione delle persone coinvolte in prima persona; 2. agitazione della folla presente nelle immediate vicinanze del luogo oggetto del sinistro; 3. danneggiamento dei mezzi presenti nelle immediate vicinanze dei luoghi interessati; 4. danneggiamento delle vie di comunicazioni dell’area; 5. blocco della circolazione nelle aree interessate; 6. danneggiamento delle strutture adiacenti con il perdurare delle condizioni. Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 -Modello d’Intervento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 74 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 6 CROLLI DI EDIFICI SINGOLI E/O ACCORPATI Località Tipo di scenario Intero territorio Scenario di rischio per collassi parziali o totali di edifici fatiscenti Va precisato che rientrano in problematiche da trattare con il presente Piano di Protezione Civile esclusivamente i casi in cui si registrano crolli di parti strutturali o rovine totali di edifici, richiedendosi in tale evenienze interventi da parte dei responsabili delle funzioni di supporto. Fonte di allerta Nessuna (percezione diretta da parte della popolazione coinvolta) Elementi a rischio Abitazioni fatiscenti e/o degradate Strade urbane tra fronti vicini Breve descrizione dello L’evento massimo che ci si può attendere è il verificarsi di eventi scenario atteso simultanei in una o più zone del territorio comunale. 1. Peggioramento del quadro fessurativo nel periodo prossimo al verificarsi dell’evento (non sempre avvertibile con congruo anticipo) 2. agitazione delle persone coinvolte in prima persona; 2. agitazione della folla presente nelle immediate vicinanze del luogo oggetto del sinistro; 3. danneggiamento dei mezzi presenti nelle immediate vicinanze dei luoghi interessati; 4. danneggiamento delle vie di comunicazioni dell’area; 5. blocco della circolazione nelle aree interessate; 6. danneggiamento delle strutture adiacenti con il perdurare delle condizioni; 7. evacuazione e sgombero della popolazione a rischio. Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 - Modello d’Intervento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 75 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Scheda Scenario di rischio proveniente da: N. 7 FUGHE DI SOSTANZE TOSSICHE Località Tipo di scenario Intero territorio Scenario di rischio per incendi e/o collassi parziali o totali di singoli edifici Fonte di allerta Nessuna (percezione diretta da parte della popolazione coinvolta) Elementi a rischio Strade Abitazioni ‐ Fabbriche Popolazione Breve descrizione dello Al verificarsi e al progredire dell’evento si ha: scenario atteso 1. dispersione di sostanze nell’ambiente per sversamento e/o spargimento e/o altre modalità di fughe; 2. agitazione delle persone coinvolte e presenti (in strada o nelle abitazioni vicine) nei pressi dell’incidente; 3. blocco della circolazione nelle vie sede dell’evento; 4. intossicazione delle persone presenti e vicini il luogo dell’evento. Modello d’Intervento Ved. Capitolo 3 Modello d’Intervento 2. LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE 2.1. Il Centro Operativo Comunale ‐ COC Il metodo Augustus, strumento di pianificazione dell’emergenza di riferimento per la Protezione Civile Italiana, attraverso l’istituzione delle nove funzioni di supporto, si prefigge di raggiungere i due obiettivi primari per rendere efficace ed efficiente il piano di emergenza, e cioè: 1) avere per ogni funzione di supporto una disponibilità di risorse; 2) affidare ad un responsabile della funzione di supporto sia il controllo della specifica operatività, sia l’aggiornamento di questi dati nell’ambito del piano di emergenza. Inoltre far lavorare in “tempo di pace” i vari responsabili delle funzioni di supporto per l’aggiornamento del piano di emergenza, favorisce l’attitudine alla collaborazione in situazioni di emergenza, dando immediatezza alle risposte di RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 76 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE protezione civile che vengono coordinate nella Sala Operativa. Con l’approvazione del presente Piano di Protezione Civile diventa a tutti gli effetti attivo il Centro Operativo Comunale (COC), ossia la struttura di cui si avvale il Sindaco per coordinare interventi di emergenza che accadono sul territorio di competenza. Il COC sarà organizzato in nove funzioni di supporto, ossia in altrettanti specifici ambiti di attività che richiedono l‘azione congiunta e coordinata di soggetti diversi. Tali funzioni sono opportunamente stabilite nel Metodo Augustus e nel piano di emergenza, sulla base degli obiettivi previsti, nonché delle effettive risorse disponibili sul territorio comunale. Per ciascuna di esse il Sindaco, Autorità Comunale di Protezione Civile, con proprio decreto, nomina i soggetti responsabili delle funzioni di Protezione Civile. Il Centro Operativo Comunale di Curinga sarà ubicato presso la sede del Palazzo Municipale di viale Madre Vincenzina Frijia. Sono di seguito riportate le principali specifiche. Indirizzo Numero di telefono Fax Email Email pec Viale Madre Vincenzina Frijia, 2 0968.739323 0968.739156 [email protected] [email protected] 2.2. Le Funzioni di supporto Di seguito vengono elencate le funzioni di supporto da attivare per la gestione di emergenze connesse alle diverse tipologie di rischio; per ciascuna funzione vengono indicati, tra parentesi, i soggetti e gli enti che generalmente ne fanno parte, con i relativi principali compiti in emergenza. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 77 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE FUNZIONE 1 ‐ TECNICO SCIENTIFICA A DI PIANIFICAZIONE Il referente sarà il responsabile della Protezione Civile Comunale, colui che dovrà
mantenere e coordinare tutti i rapportii tra le varie componenti scientifiche e
tecniche. FUNZIONE 2 ‐ SANITÀ’, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA Saranno presenti nella funzione i responsabili della Sanità locale, le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. Il referente ne curerà le relazioni tra la struttura e l’organizzazione dell’emergenza. FUNZIONE 3 ‐ VOLONTARIATO I compiti delle organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla tipologia delle attività esplicate dall’organizzazione e dai mezzi a disposizione. Pertanto nel centro operativo, prenderà posto il coordinatore di questa funzione che provvederà, in “tempo di pace”, ad organizzare esercitazioni congiunte con le altre forze preposte all’emergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative delle organizzazioni. FUNZIONE 4 – MATERIALI E MEZZI La funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione, attraverso il censimento dei materiali e mezzi comunque disponibili e normalmente appartenenti ad enti locali, volontariato etc., deve avere un quadro costantemente aggiornato delle risorse disponibili. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 78 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE nell’area dell’intervento. Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il Sindaco rivolgerà richiesta al Prefetto competente. FUNZIONE 5 – SERVIZI ESSENZIALI A questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l’efficienza e gli interventi sulla rete. L’utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque diretta dal rappresentante dell’Ente di gestione nel Centro operativo. Tutte queste attività devono essere coordinate da un unico funzionario comunale. FUNZIONE 6 – CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE Il censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dell’evento calamitoso e per stabilire gli interventi d’emergenza. Il responsabile della funzione, al verificarsi dell’evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a: • persone • edifici pubblici • edifici privati • impianti industriali • servizi essenziali • attività produttive • opere di interesse culturale • infrastrutture pubbliche RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 79 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE • agricoltura e zootecnia Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarrà di funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune o del Genio Civile regionale e di esperti del settore sanitario, industriale e commerciale. E’ altresì ipotizzabile l’impiego di squadre miste di tecnici dei vari Enti per le verifiche speditive di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti. FUNZIONE 7 – STRUTTURE OPERATIVE LOCALI Il responsabile della funzione dovrà coordinare le varie componenti locali istituzionalmente preposte alla viabilità. FUNZIONE 8 – TELECOMUNICAZIONI Il coordinatore di questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale della Telecom, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’organizzazione dei radioamatori presenti sul territorio, predisporre una rete di telecomunicazione non vulnerabile. FUNZIONE 9 – ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Per fronteggiare le esigenze della popolazione dovrà presiedere questa funzione un funzionario dell’Ente locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come “zone di attesa e/o ospitanti”. Il funzionario dovrà fornire un quadro delle disponibilità di alloggiamento e dialogare con le autorità preposte alla emanazione degli atti necessari per la messa a disposizione degli immobili o delle aree. Attraverso l’attivazione delle funzioni comunali e l’attività dei responsabili RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 80 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE delle funzioni comunali si avrà quindi la possibilità di tenere sempre efficiente il piano di emergenza, che per la prima volta vede per ogni argomento (funzione) un unico responsabile sia in emergenza e non. Questo consente al Sindaco di avere nel Centro Operativo esperti che già si conoscono e lavorano nel piano e quindi di raggiungere una miglior omogeneità fra i suoi componenti e le strutture operative altrimenti diversificati fra di loro per procedure interne, mentalità e cultura. Ciascuna funzione, per il proprio ambito di competenze, valuta l‘esigenza di richiedere supporto alla Prefettura e/o alla Protezione Civile della Regione, in termini di uomini, materiali e mezzi, e ne informa il Sindaco. Il Centro Operativo Comunale, attraverso la struttura della Segreteria del Sindaco ed il coordinamento del Responsabile della Protezione Civile, provvede al raccordo tra le diverse funzioni di supporto, favorendone il collegamento con il Sindaco anche attraverso opportune periodiche riunioni, e si occupi dell‘attività amministrativa, contabile e di protocollo nonché del rapporto con la Protezione Civile della Regione, Prefettura, Provincia e altri Comuni. Le funzioni di supporto, così come precedentemente elencate, possono essere accorpate, ridotte o implementate secondo le necessità operative connesse alla gestione dell‘emergenza e sulla base delle caratteristiche e disponibilità del comune. Si ritiene, tuttavia, che per garantire il funzionamento del Centro Operativo in una qualsiasi situazione di emergenza è almeno necessaria l‘attivazione delle seguenti funzioni: • Tecnica e di pianificazione • Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria • Volontariato • Assistenza alla popolazione RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 81 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE • Strutture operative locali e viabilità In “tempo di pace“ è compito delle funzioni predisporre tutti gli elementi ed adottare tutte le iniziative necessarie per garantire al funzionalità e l‘efficienza del Centro Operativo in situazione di emergenza, anche attraverso la definizione di specifici “piani speditivi di settore“. 2.3. Designazione dei Responsabili delle funzioni di supporto Funzioni di supporto Responsabile Responsabile Area Urbanistica e Protezione Civile Funzione 1 ‐ Tecnica e pianificazione Funzione 2 ‐ Sanità, veterinaria, assistenza psicologica, assistenza sociale Funzione 3 ‐ Volontariato, Segreteria, amministrazione contabile Funzione 4 ‐ Materiali e mezzi ‐ Funzione 5 ‐ Servizi essenziali e attività scolastica – Funzione 6 ‐ Censimento danni a persone e cose Funzione 7 ‐ Strutture operative locali,
viabilità ‐ Funzione 8 ‐ Telecomunicazioni Funzione 9 ‐ Logistica per la popolazione Responsabile ASP Responsabile Ufficio Economato Responsabile Area Tecnica Responsabile Polizia locale Responsabile Servizi Sociali 2.4. Attività dei Responsabili delle Funzioni di Supporto Funzione 1 ‐ Tecnica e di pianificazione In condizioni ordinarie - rilevare i dati territoriali e mantenere aggiornato il quadro conoscitivo dei rischi e degli scenari di evento - aggiornare la cartografia tecnica comunale - verificare ed aggiornare la disponibilità e le condizioni delle aree di emergenza In caso di evento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 82 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - coordinare i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche, cui é richiesta un'analisi conoscitiva del fenomeno ed un'interpretazione dei dati provenienti dal monitoraggio Funzione 2 ‐ Sanità, veterinaria, assistenza psicologica e assistenza sociale In condizioni ordinarie - verificare ed aggiornare i dati di competenza - mantenere elenchi aggiornati dei disabili e delle persone con particolari esigenze In caso di evento - gestire tutti gli aspetti sanitari e psicologici della popolazione legati all'emergenza - coordinare le attività svolte dai responsabili della sanità locale e delle Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario - gestire la messa in sicurezza del patrimonio zootecnico - gestire gli aspetti sociali della popolazione connessi all'emergenza - assicurare 1'assistenza ai disabili Funzione 3 ‐ Volontariato, segreteria e amministrazione contabile In condizioni ordinarie - mantenere aggiornato il quadro delle risorse afferenti al volontariato disponibili sul territorio comunale (uomini, specializzazioni, mezzi) - mantiene la contabilità del servizio In caso di evento RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 83 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - gestire e coordinare i volontari, destinando uomini e mezzi al supporto delle operazioni di presidio, salvaguardia, soccorso ed assistenza. - gestire il protocollo delle comunicazione. - registrerà ogni atto facente capo a spesa, in modo da tenere aggiornata la situazione contabile di ogni spesa pubblica. Funzione 4 ‐ Materiali e mezzi, Funzione 5 ‐ Servizi essenziali, attività scolastica e Funzione 6 ‐ Censimento danni a persone cose In condizioni ordinarie - censire materiali e mezzi appartenenti ad enti locali, volontariato, privati (elenchi detentori di risorse) che potrebbero essere utili in caso di emergenza - mantenere i contatti con le Società erogatrici dei servizi (Enel, Gas, Telecomunicazioni, smaltimento rifiuti, Acquedotti, Provveditorato agli studi) - aggiornare costantemente la situazione circa l'efficienza delle reti di distribuzione per garantire la continuità nell'erogazione e la sicurezza delle reti - verificare l'esistenza di piani di evacuazione delle scuole - organizzare le squadre di tecnici delle UTMC e fornire loro idoneo materiale per effettuare il monitoraggio a vista delle situazioni di possibile crisi - predisporre le squadre e la modulistica per il rilevamento tempestivo dei danni In caso di evento - gestire le risorse disponibili in ambito comunale, fornendo un quadro aggiornato delle disponibilità - garantire la funzionalità dei servizi essenziali coordinando i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 84 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - gestire il censimento dei danni a persone e cose - indicare gli interventi urgenti per eliminare situazioni di pericolo Funzione 7 ‐ Strutture operative locali, viabilità e Funzione 8 ‐ Telecomunicazioni In condizioni ordinarie - acquisire i dati relativi alle comunicazioni utili ai fini dell'attività di soccorso - predispone una rete di telecomunicazioni alternativa affidabile - redigere il piano di viabilità, individuando cancelli e vie di fuga e quanto necessario per il deflusso della popolazione da evacuare ed il trasferimento nei centri di accoglienza In caso di evento - garantire le telecomunicazioni - coordinare le varie strutture operative preposte alla viabilità, alla circolazione, al presidio dei cancelli di accesso alle zone interessate, alla sorveglianza degli edifici evacuati Funzione 9 ‐ Logistica per la popolazione In condizioni ordinarie - verificare la disponibilità delle risorse necessarie per l'assistenza alla popolazione In caso di evento - garantire l'assistenza logistica alla popolazione, fornendo risorse e promuovendo la realizzazione e la gestione di aree attrezzate per fornire i servizi necessari RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 85 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE - coordina i messaggi d'allarme alla popolazione La seguente scheda dovrà essere compilata, aggiornata periodicamente ed inviata alla Sala Operativa Regione Calabria e Prefettura. COMUNE DI CURINGA DATI RIEPILOGATIVI ESSENZIALI AGGIORNATI AL 28/10/2015 Sede Municipale Indirizzo Viale Madre Vincenzina Frijia, 2 Telefono 0968.739313 Fax 0968.739156 Email [email protected] Sala Operativa Indirizzo Telefono Cellulare Fax Email Viale Madre Vincenzina Frijia, 2 0968.739323 339.2222185 (geom. Cannella Antonino)
0968.739156 [email protected] Sindaco Nome e Cognome Recapiti telefonici Ing. Domenico Maria Pallaria
342.0075886 Responsabile Comunale di Protezione Civile Nome e Cognome Arch. Nicola Salvatore Vasta Qualifica Responsabile Area Urbanistica e Protezione Civile Recapiti telefonici 0968.739312 RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 86 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO
CENTRO OPERATIVO COMUNALE DI CURINGA
UBICAZIONE: C/o Sede Municipale DOTAZIONE N° TELEFONO / CELLULARE REPERIBILE H24: 3392222185 FAX N° 1 RX : 0968.739156 PC: n. 3 Desktop e n. 1 Notebook FUNZIONI DI SUPPORTO E RELATIVI REFERENTI FUNZIONE NOMINATIVO SINDACO Ing. Domenico Maria Pallaria
1 ‐ TECNICO SCIENTIFICA Arch. Nicola Salvatore Vasta 2 – SANITA’ Responsabile ASP 3 ‐ VOLONTARIATO Responsabile Ufficio Economato 4 ‐ MATERIALI E MEZZI Responsabile Area Tecnica 5 ‐ SERVIZI ESSENZIALE ED ATTIVITA’ Responsabile Area Tecnica SCOLASTICHE 6 ‐ CENSIMENTO DANNI A PERSONE E Responsabile Area Tecnica COSE 7 ‐ STRUTTURE OPERATIVE E LOCALI Responsabile Polizia Locale 8 ‐ TELECOMUNICAZIONI Responsabile Polizia Locale 9 ‐ ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Responsabile Servizi Sociali RECAPITO TELEFONICO
342.0075886 0968.739312 0968.739332 0968.739334 0968.739334 0968.739334 0968.739323 0968.739323 0968.739319 SQUADRA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE QUALIFICA Tecnico Comunale Operaio comunale Operaio comunale Agente Polizia locale NOMINATIVO Geom. Filippo Rondinelli Sig. Domenico De Vito Sig. Francesco Briatico Geom. Antonino Cannella RECAPITO TELEFONICO 333.1081870 368.7846496 328.8133945 339.2222185 MEZZI ED ATTREZZATURE COMUNALI N. TIPO AUTOMEZZO TARGA o Telaio 1 Terna escavatrice gommata AEC583 2 Trattore FIAT CZ017001 3 Autocarro FIAT Daily CZ560044 4 Motocarro Ape Piaggio DB71916 5 Lancia Lybra BH077VS 6 Fiat Punto CF872LF 7 Fiat Punto (Polizia locale) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 87 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE UNITA’ TECNICHE MOBILI COMUNALI (UTMC) COMPOSIZIONE UTMC COGNOME NOME QUALIFICA
ENTE TELEFONO
De Vito Briatico Gugliotta Trovato Operatore Operatore Autista Operatore Comune Curinga Comune Curinga Comune Curinga Comune di Curinga 368.7846496
328.8133945
339.3150996 340.7254696 Domenico Francesco Pietro Angelo ATTREZZATURA IN DOTAZIONE UTMC AUTOVEICOLO: Terna escavatrice gommata ‐ Targa AEC583 AUTOVEICOLO: Autocarro FIAT Daily – Targa CZ560044 AUTOVEICOLO: Fiat Punto ‐ Targa CF872LF TELEFONI: SI RICETRASMITTENTI: NO 2. 5. Le aree di emergenza 2.5.1. Area di ammassamento Soccorritori e Risorse L’area di ammassamento soccorritori e risorse individuata nel presente piano garantisce un razionale impiego dei soccorritori e delle risorse nelle zone di intervento. A tal fine è stata individuata un’area (per brevità denominata ASR), della superficie scoperta di circa 15.500 mq, sita nella zona PIP in località Callipo della frazione di Acconia di Curinga , direttamente collegata a mezzo della S.P. 214, con la SS. 18 e quindi con l’Autostrada A3 Sa‐Rc e con l’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme. Quella individuata rappresenta un’area strategica per centralità e connessione con le maggiori infrastrutture aeroportuali, ferroviarie e stradali regionali, è lontana da ogni tipo di rischio geomorfologico e garantisce un ottimo collegamento con i centri urbani del C.O.M. Si riporta di seguito la scheda dell’Area di Ammassamento Soccorritori e Risorse. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 88 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SCHEDA 1 AREA DI AMMASSAMENTO SOCCORRITORI E RISORSE ZONA PIP Acconia di Curinga (ASR) Individuazione Ubicazione Zona PIP‐ loc. Callipo Acconia di Curinga Proprietà Pubblica Coordinate 38.840408, 16.256999 Caratteristiche generali Aree di parcheggio realizzate all’interno del P.I.P. di località Callipo della Frazione di Acconia di Curinga, di superficie scoperta pari a circa mq 15.500 asfaltati.
Destinazione abituale Parcheggio area PIP Distanze dalle infrastrutture di trasporto Accessibilità Distanza dai centri abitati afferenti al COM 13 Larghezza Viabilità Collegamenti diretti Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme: km 13,80 Rete Ferroviaria Italiana (stazione Lamezia T. Centrale): km 13,40 Autostrada A3 SA‐RC ‐ svincolo Lamezia Terme: Km 12,90 SS. 18 Tirrenica Inferiore: km 2,00
Distanza Tempi Località Viabilità
(km) (min) Curinga SP. 114 ‐ Via C. 7,70 9 Capoluogo Colombo
S. Pietro a Maida
Viale Stazione – SP. 12,80 19 sede C.O.M. 13 113
Viale Stazione – SP. Maida 16,00 23 113 – SS. 19 Dir.
Viale Stazione – SP. Jacurso 20,70 31 113 – SS. 19 Dir. – SP. 162/2
L > 8,00 ml
SP. 214 – SS. 18 verso svincolo per A3 Elisuperficie Direttamente nell’area
Requisiti Estensione Superficie complessiva circa mq 15.500 asfaltati
Fornitura servizi Dotazione propria: Rete illuminazione pubblica Dotazione a mezzo degli edifici contigui: Rete elettrica, Rete telefonica, Rete Internet, Rete idrica, Rete fognaria
Collaudo statico Strutture vicine collaudate con la normativa sismica vigente
Presenza vincoli nessuno
Nelle immagini che seguono è raffigurata una vista panoramica e uno scorcio dai quali si evidenziano la giacitura perfettamente pianeggiante e la qualità del fondo stradale. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 89 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 90 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 2.5.2. Le aree di attesa della popolazione Le Aree di Attesa della Popolazione (AAP) sono i luoghi dove potrà confluire la popolazione residente nelle aree colpite da calamità, ricevendo le dovute informazioni ed in cui le persone evacuate e/o bisognose di sistemazione saranno accolte per essere poi trasferite alle Aree di Ricovero della Popolazione (ARP). Le AAP sono i luoghi di ricongiungimento dei nuclei familiari e di prima accoglienza. In tali aree la popolazione potrà ricevere, oltre alle prime informazioni sull’evento, i primi generi di conforto. Le AAP previste dal piano sono essenzialmente degli spazi pubblici non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Le AAP saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno. Nel piano sono state rilevate 4 AAP indicate nella tabella seguente. Aree di Attesa della Popolazione ‐ AAP Area di attesa di riferimento per la popolazione di Curinga e frazioni limitrofe Curinga e frazioni limitrofe Acconia e frazioni limitrofe Acconia e frazioni limitrofe Individuazione AAP
AAP1 AAP2 AAP3 AAP4 Campo sportivo Curinga Campetti ‐ area giochi Curinga Campo sportivo Acconia Piazza San Giovanni Acconia Si riportano di seguito le schede delle Aree di Attesa prioritarie o di tipo A RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 91 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SCHEDA 2 AREA DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE – AAP n. 1 CAMPO SPORTIVO CURINGA Individuazione Requisiti Ubicazione Centro urbano del capoluogo
Proprietà Comune di Curinga
Coordinate 38,828122 16,318154
Caratt. generali Area scoperta pubblica
Destinazione Larghezza Viabilità accesso Collegamenti diretti Estensione Area destinata a campo sportivo
L > 6,00 ml
Via M. Vincenzina Frijia, Via S. Giovanni Precursore, SP 115, Via Nazionale Sup. complessiva mq 5.000 circa a giacitura pianeggiante
Rete elettrica, Rete idrica, Rete fognaria, Rete illuminazione Fornitura servizi pubblica (dotazioni riferite agli edifici pubblici vicini)
Collaudo statico Strutture non soggette a collaudo
Presenza vincoli Sull’area nessun vincolo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 92 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SCHEDA 3 AREA DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE – AAP n. 2 CAMPETTI – AREA GIOCHI Individuazione Requisiti Ubicazione Centro urbano del capoluogo
Proprietà Comune di Curinga
Coordinate 38,828416 16,312583 Caratt. generali Area scoperta pubblica
Destinazione Area destinata a campetti ed area giochi
Larghezza L > 6,00 ml
Viabilità accesso Collegamenti Via D. Perugino, Viale M. Vincenzina Frijia diretti Supurficie complessiva mq 3200 circa a giacitura sub Estensione pianeggiante
Rete elettrica, Rete idrica, Rete fognaria, Rete illuminazione Fornitura servizi pubblica (dotazioni riferite agli edifici pubblici vicini)
Collaudo statico Strutture non soggette a collaudo
Presenza vincoli Sull’area nessun vincolo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 93 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SCHEDA 4 AREA DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE – AAP n. 3 CAMPO SPORTIVO ACCONIA Individuazione Requisiti Ubicazione Frazione Acconia di Curinga
Proprietà Comune di Curinga
Coordinate 38,838760 16,271332 Caratt. generali Area scoperta pubblica
Destinazione Larghezza Viabilità accesso Collegamenti diretti Estensione Area destinata a campo sportivo
L > 6,00 ml
Via Dante Alighieri (SP. 14) Sup. complessiva mq 6000 circa a giacitura pianeggiante
Rete elettrica, Rete idrica, Rete fognaria, Rete illuminazione Fornitura servizi pubblica (dotazioni riferite agli edifici pubblici vicini)
Collaudo statico Strutture non soggette a collaudo
Presenza vincoli Sull’area nessun vincolo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 94 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE SCHEDA 5 AREA DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE – AAP n. 4 PIAZZA S. GIOVANNI BATTISTA E CAMPETTO POLIVALENTE Individuazione Requisiti Ubicazione Frazione Acconia di Curinga
Proprietà Comune di Curinga
Coordinate 38,838501 16,262771 – 38,838247 16,261473 Caratt. generali Area scoperta pubblica
Destinazione Larghezza Viabilità accesso Collegamenti diretti Piazza pubblica e campetto polivalente
L > 6,00 ml
Viale Stazione, Via Dante Alighieri (SP. 114), Via S. Giovanni, Via A. Manzoni Sup. complessiva mq 2.100 circa a giacitura sub Estensione pianeggiante
Rete elettrica, Rete idrica, Rete fognaria, Rete illuminazione Fornitura servizi pubblica (dotazioni riferite agli edifici pubblici vicini)
Collaudo statico Strutture non soggette a collaudo
Presenza vincoli Sull’area nessun vincolo RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 95 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 2.5.3. Le aree di ricovero della popolazione ARP
Le Aree di Ricovero della Popolazione (ARP) sono luoghi del territorio comunale in grado di soddisfare le esigenze di alloggiamento temporaneo della popolazione colpita da un evento calamitoso. Si tratta di strutture ed aree pubbliche generalmente edifici scolastici e/o impianti sportivi posti in "luogo sicuro", dotate dei servizi essenziali (energia elettrica, rete idrica, riscaldamento, servizi igienici, rete telefonica ecc). Al verificarsi dell’evento, saranno le condizioni ambientali generali a determinare scelte alloggiative al coperto ovvero mediante tendopoli. Il presente Piano individua una serie di strutture per il ricovero temporaneo della cittadinanza, di facile accesso, facilmente collegabili con i servizi essenziali e ovviamente, non soggette a rischi incombenti. Le Aree Ricovero Popolazione previste nel Piano sono di seguito elencate: Aree di Ricovero della Popolazione N. ARP1 ARP2 ARP3 ARP4 ARP5 Area Centro Polivalente Curinga Centro Polivalente Acconia Delegazione comunale Acconia Istituto comprensivo Curinga Istituto comprensivo Acconia RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Indirizzo
Via Domenico Perugino Via San Giovanni Via San Giovanni Via Domenico Perugino Via Prato S. Irene Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 96 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 3. IL MODELLO D’INTERVENTO 3.1. L’organizzazione dell’emergenza: Il metodo Augustus “Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose”. Così duemila anni fa, l’imperatore Ottaviano Augusto coglieva pienamente l’essenza dei concetti che oggi indirizzano la moderna pianificazione di emergenza, che si impernia proprio su concetti come semplicità e flessibilità. In sostanza: non si può pianificare nei minimi particolari, perché l’evento ‐ per quanto previsto sulla carta ‐ al suo “esplodere” è sempre diverso. Il metodo Augustus nasce da un bisogno di unitarietà negli indirizzi della pianificazione di emergenza che, purtroppo, fino ad oggi ha visto una miriade di proposte spesso in contraddizione fra loro perché formulate dalle varie amministrazioni locali e centrali in maniera tale da far emergere solamente il proprio “particolare”. Tale tendenza ha ritardato di molto il progetto per rendere più efficaci i soccorsi che si muovono in un sistema complesso tipico di un paese come il nostro. Le linee guida del metodo Augustus, oltre a fornire un indirizzo per la pianificazione di emergenza, flessibile secondo i rischi presenti nel territorio, delineano con chiarezza un metodo di lavoro semplificato nell’individuazione e nell’attivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile. Nel nostro paese non mancano (o, comunque, non mancano sempre) i materiali ed i mezzi: mancano soprattutto gli indirizzi sul come attivare queste risorse in modo sinergico. Per realizzare questo obiettivo è necessario che già in fase di pianificazione dell’emergenza siano introdotte le funzioni di supporto con RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 97 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE dei responsabili in modo da tenere “vivo” il piano, anche attraverso periodiche esercitazioni ed aggiornamenti. Nel metodo Augustus sono ben sviluppati questi concetti per le competenze degli Enti territoriali proposte alla pianificazione (per gli eventi di tipo a) e b) art. 2 L.225/92), ove viene evidenziato che attraverso l’istituzione delle funzioni di supporto nelle rispettive sale operative (9 funzioni per i comuni e 14 per le provincie e regioni) si raggiungono due obiettivi primari per rendere efficace ed efficiente il piano di emergenza: a) avere per ogni funzione di supporto la disponibilità delle risorse fornite da tutte le amministrazioni pubbliche e private che vi concorrono; b) affidare ad un responsabile della funzione di supporto sia il controllo della specifica operatività, sia l’aggiornamento di questi dati nell’ambito del piano di emergenza. Inoltre far lavorare in “tempo di pace” i vari responsabili delle funzioni di supporto per l’aggiornamento del piano di emergenza fornisce l’attitudine alla collaborazione in situazioni di emergenza, dando immediatezza alle risposte di protezione civile che vengono coordinate nelle Sale Operative. Per coloro che non sono proprio tecnici dell’emergenza è opportuno sapere che esistono due livelli di intervento, ognuno con specifiche funzioni: il modello di intervento provinciale, con a capo l’Autorità di Protezione Civile rappresentata dal Prefetto, nel quale operano il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) e la Sala Operativa Provinciale, ed il modello comunale, con a capo l’Autorità Locale di Protezione Civile, costituita dal Sindaco, nel quale operano i Centri Operativi RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 98 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Comunali (COC), coordinati dalla struttura decentrata del coordinamento Provinciale: il Centro Operativo Misto (COM) ove si individuano le strategie generali d’intervento. Il presente piano si riferisce ovviamente nel dettaglio esclusivamente al modello d’intervento comunale: nelle pagine che seguono sono riportate le principali informazioni su procedure, modalità operative e struttura organizzativa che fanno capo al Sindaco. Prima di passare all’approfondimento del modello d’intervento comunale si ritiene opportuno accennare alle funzioni affidate ai Centri Operativi Misti (COM), vere e proprie strutture decentrate del coordinamento provinciale, che fanno da collegamento tra le due dimensioni territoriali e sono finalizzate a realizzare, con efficacia, la direzione unitaria dei servizi di emergenza coordinata direttamente dal CCS a livello provinciale con gli interventi dei Sindaci dei Comuni afferenti al COM stesso. Nella pianificazione dell’emergenza a livello della provincia di Catanzaro, il territorio di Curinga fa riferimento al COM 13, unitamente ai Comuni di Maida, S. Pietro a Maida e Jacurso. Nella tabella che segue sono riportati i principali dati territoriali riferiti ad i comuni del COM 13: COMUNI AFFERENTI AL COM 13 Comune Abitanti Altitudine (m s.l.m.) CURINGA 6.778 380 MAIDA 4.522 299 S. PIETRO A MAIDA (sede COM 13) 4.242 355 JACURSO 628 441 Totale
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 16.170
Superficie (kmq) 52,53 58,34 16,45 21,00 148,32 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 99 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE La sede del Centro Operativo Misto – COM n. 13 ‐ è allocata nel Palazzo municipale di San Pietro a Maida, sito in viale I Maggio 1 (Coordinate 38.847850, 16.347134). Il COM si insedia ogni qualvolta l’evento interessa un’area sovracomunale che necessita un impiego consistente di interforze e l’assunzione di una direzione unitaria con il coinvolgimento delle Autorità comunali, provinciali e regionali di Protezione Civile Anche se l’ambito di applicazione del presente Piano di Protezione Civile si limita al solo territorio comunale di competenza, si evidenzia in questa sede la necessità di estendere la pianificazione dell’emergenza a livello sovracomunale, con il coinvolgimento degli altri comuni del COM 13. Questa esigenza nasce dalla consapevolezza che solo attraverso la condivisione di azioni di programmazione coordinate tra i Comuni del COM potranno raggiungersi livelli adeguati di efficienza ed efficacia dell’azione di coordinamento del COM in fase di emergenza. E’ pertanto necessario sperimentare a breve una fase comune di programmazione coordinata, finalizzata: - alla stesura di un piano di emergenza quadro, a livello di COM 13, in grado di collezionare i singoli piani comunali ed assumere informazioni unitarie su eventi attesi, rischi, risorse a disposizione per tutto il territorio dei 4 comuni; - alla raccolta delle singole procedure operative a livello di Responsabili di funzione di tutti i Comuni del COM; - alla realizzazione sull’intero territorio del COM 13 di azioni di informazione della popolazione e campagne di simulazione per apprendere i corretti comportamenti da assumere in fase di emergenza. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 100 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Il coordinamento potrà essere attivato nell’ambito della collaborazione tra le singole Autorità locali e le relative strutture tecnico‐operative, sperimentata in occasione delle operazioni di prevenzione dell’emergenza curate dalla Prefettura di Catanzaro. 3.2. Il modello d’intervento comunale Adattando al territorio comunale i lineamenti di pianificazione del metodo Augustus è stato possibile realizzare un sistema complesso di procedure da attuare all’accadere degli eventi di protezione civile, tenendo conto di specificità, compiti e livelli di responsabilità da assegnare ai soggetti responsabili delle funzioni di supporto. 3.3. Tipologie di eventi attesi L’articolo 2 della Legge 225/1992 individua la seguente tipologia degli eventi, in relazione agli ambiti di competenze: •
eventi tipo A: eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria; •
eventi tipo B: eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; •
eventi tipo C: calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 101 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 3.4. Il Sindaco Il Sindaco, quale Autorità di protezione civile, è ente esponenziale degli interessi della collettività che rappresenta. Di conseguenza ha il compito prioritario della salvaguardia della popolazione e la tutela del proprio territorio. Il Sindaco, attraverso l’attuazione dei contenuti del presente piano, organizza la risposta di protezione civile sul proprio territorio ed opera con le funzioni dirette conferite dal D. Lgs 31 marzo 1998, n. 112, più noto come «Decreto Bassanini», sia in fase di pianificazione che di attuazione di interventi urgenti in caso di crisi per eventi classificati A e B di cui all’art. 2, L. 225/92. Al verificarsi dell’emergenza il Sindaco, o suo Delegato, assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso in ambito comunale e ne dà comunicazione al Prefetto al Presidente della Giunta Regionale e al Presidente della Provincia. Il Sindaco per l’espletamento delle proprie funzioni deve avvalersi di un Centro Operativo Comunale (COC). 3.5. La salvaguardia della popolazione Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate all’allontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per l’assistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.) Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il primo soccorso sanitario entro poche ore dall’evento. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 102 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 3.6. Rapporti con le istituzioni locali per la continuità amministrativa Uno dei compiti prioritari del Sindaco è quello di mantenere la continuità amministrativa del proprio Comune (anagrafe, ufficio tecnico, servizi sociali etc.) provvedendo, con immediatezza, ad assicurare i collegamenti con la Regione, la Prefettura, la Provincia. Ogni Amministrazione, nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla Legge, dovrà supportare il Sindaco nell’attività di emergenza. 3.7. Informazione alla popolazione E’ fondamentale che il cittadino delle zone direttamente o indirettamente interessate all’evento conosca preventivamente: • le caratteristiche essenziali di base del rischio che insiste sul proprio territorio; • le predisposizioni del piano di emergenza nell’area in cui risiede; • come comportarsi, prima, durante e dopo l’evento; • con quale mezzo ed in quale modo verranno diffusi informazioni ed allarmi. 3.8. Ripristino della viabilità e dei trasporti Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti; del trasporto delle materie prime e di quelle strategiche; l’ottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e l’accesso dei mezzi di soccorso nell’area colpita. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 103 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 3.9. Funzionalità delle telecomunicazioni La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nell’area colpita attraverso l’impiego necessario di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovrà mantenere la funzionalità delle reti radio delle varie strutture operative per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi, etc. In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto la quale garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi mirati per ridare piena funzionalità alle telecomunicazioni. 3.10. Funzionalità dei servizi essenziali La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante l’utilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti, dovrà prevedere l’impiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato, prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza. 3.11. Censimento e salvaguardia dei Beni Culturali Nel confermare che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile”, messo in crisi da una situazione di grandi disagi fisici e RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 104 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE psicologici, è comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo specifiche squadre di tecnici per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure. 3.12. Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose L’adozione di una modulistica unica è funzionale al ruolo di coordinamento e indirizzo che il Sindaco è chiamato a svolgere in caso di emergenza. La raccolta dei dati, prevista da tale modulistica, è suddivisa secondo le funzioni comunali previste per la costituzione del Centro Operativo Comunale. Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati che risultano omogenei e di facile interpretazione. 3.13. Compiti dei responsabili di funzione Il Sindaco, con proprio provvedimento, incarica il responsabile di ogni funzione di supporto individuata nel presente Piano, oltre che il suo sostituto. L’incarico ha una durata massima riferita alla consiliatura in carica. Ciascun responsabile incaricato curerà a sua volta la gestione delle procedure d’emergenza, secondo le previsioni dettagliate in un proprio piano particolareggiato, che diventa in tal senso strumento di dettaglio del presente piano di protezione civile per la specifica funzione di supporto. Il piano particolareggiato è un elenco di dati conoscitivi utili ad esercitare nel concreto la specifica funzione in caso di emergenza e viene mantenuto RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 105 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE costantemente aggiornato dal responsabile di funzione o suo delegato. Oltre ai suddetti dati, il piano particolareggiato contiene il dettaglio delle singole operazioni e le modalità di impiego assegnate alle risorse umane interne all’ente. 3.14 Struttura dinamica del piano: aggiornamento dello scenario, delle procedure Attraverso l’aggiornamento dei piani particolareggiati si mantiene attuale il presente Piano di Protezione Civile. L’aggiornamento del presente Piano è previsto in caso di mutamento di uno scenario di rischio, ovvero di modifiche sostanziali nelle schede costitutive il piano medesimo. Poiché la pianificazione di emergenza risente fortemente della dinamicità dell’assetto del territorio, sia dal punto di vista fisico che antropico, occorre tenere costantemente aggiornati i seguenti parametri: • evoluzione dell’assetto del territorio; • aggiornamento delle tecnologie scientifiche per il monitoraggio; • progresso della ricerca scientifica per l’aggiornamento dello scenario dell’evento massimo atteso. In ogni caso, a cadenza biennale dalla sua approvazione, si procederà a verifica generale del Piano e/o riallineamento dei suoi contenuti per una migliore efficienza organizzativa. 3.15. Le esercitazioni Le esercitazioni rivestono un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle singole strutture operative previste dal piano di emergenza; sarà quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza comunale, redatto su uno specifico scenario di un RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 106 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE evento atteso, in una determinata porzione di territorio. Per far assumere al piano stesso sempre più le caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato, sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie: • esercitazioni, anche senza preavviso, per le strutture operative previste nel piano; • esercitazioni congiunte tra le strutture operative e la popolazione interessata all’evento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamità); • esercitazioni periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e dell’efficienza dei collegamenti. Ad una esercitazione a livello comunale devono partecipare tutte le strutture operanti sul territorio coordinate dal Sindaco. La popolazione, qualora non coinvolta direttamente, deve essere informata dello svolgimento dell’esercitazione. 3.16. Sistema di comando e controllo Il Sindaco per assicurare nell’ambito del proprio territorio comunale la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita, provvede ad organizzare gli interventi necessari dandone immediata comunicazione al Prefetto, Presidente della Giunta Regionale e il Presidente della Giunta Provinciale che lo supporteranno nelle forme e nei modi secondo quanto previsto dalla norma. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 107 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Il Sindaco o suo delegato, al verificarsi dell’emergenza, nell’ambito del territorio comunale, si avvale del Centro Operativo Comunale per la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita. Il Centro Operativo Comunale è ubicato nella sede del Palazzo Municipale di via Madre Vincenzina Frijia. La struttura del Centro Operativo Comunale si configura secondo nove funzioni di supporto: – Tecnica e di Pianificazione – Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria – Volontariato – Materiali e mezzi – Servizi essenziali e attività scolastica – Censimento danni a persone e cose – Strutture operative locali – Telecomunicazioni – Assistenza alla popolazione Ogni singola funzione avrà un proprio responsabile che in, “tempo di pace”, aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e, in caso di emergenza, nell’ambito del territorio comunale, affiancherà il Sindaco nelle operazioni di soccorso. Per maggiori dettagli sulle funzioni di supporto si rimanda alla specifica parte del piano ad essa dedicata. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 108 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 3.17. Attivazioni in emergenza Rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal Sindaco e si articolano come di seguito riportato: • reperibilità dei titolari di funzione del Centro Operativo Comunale; • delimitazione delle aree a rischio; • predisposizione delle aree di ammassamento dei soccorritori; • allestimento delle aree di ricovero della popolazione. 3.18. Reperibilità dei Titolari di funzione del Centro Operativo Comunale Il Centro Operativo del Comune è composto dai responsabili delle 9 funzioni di supporto che saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti in aree sicure e facilmente accessibili. In caso di evento la cui percezione è diretta (tipo un evento sismico), il responsabile di funzione raggiunge il COC per autoconvocazione. Negli altri casi il responsabile di funzione è convocato dal Responsabile della Protezione Civile Comunale, su disposizione del Sindaco. 3.19. Delimitazione delle aree a rischio Tale operazione avviene tramite l’istituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilità che hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita nell’area a rischio. La predisposizione dei cancelli dovrà essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni. 3.20. Gestione dell’emergenza in caso di evento sismico La gestione dell’emergenza in caso di evento sismico si esplica in due compiti fondamentali: RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 109 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE 1. assicurare condizioni di vita dignitose alla popolazione colpita da calamità; 2. verificare l’entità dei danni a case, strutture e/o persone. In particolare si dovrà dare priorità alle seguenti operazioni: • individuazione delle aree urbane più colpite e/o degli edifici pericolanti e/o pericolosamente lesionati, con particolare riguardo alle strutture di pubblica utilità. In tal senso si procederà, oltre a rispondere alle segnalazioni della popolazione, ad ispezioni che partiranno dalle aree potenzialmente più vulnerabili (Aree di centro storico) estendendosi progressivamente verso le aree meno vulnerabili (Aree periferiche e/o di recente costruzione); • ispezione e verifica dell’agibilità delle strade per consentire, nell'immediato, l'organizzazione dei soccorsi; • assistenza alla popolazione confluita nelle Aree di Attesa della Popolazione (AAP) attraverso l’invio immediato in queste aree di un primo gruppo di volontari, polizia municipale, personale medico, per focalizzare la situazione ed impostare i primi interventi; • predisposizione di gruppi S.A.R. per interventi di soccorso e per accertamento o meno di persone sepolte. In caso di persone ferite prigioniere delle macerie saranno fatte intervenire squadre di volontari per sgombero macerie e detriti. Questi interventi dovranno essere eseguiti con escavatori leggeri e/o meglio manualmente; • assistenza ai feriti gravi o comunque con necessità di interventi di urgenza medico ‐ infermieristica che si può realizzare attraverso il preliminare passaggio per il P.M.A. (Presidio Medico Avanzato), ove saranno operanti medici ed infermieri professionali; RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 110 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE • assistenza a persone anziane, bambini e soggetti portatori di handicap. Tali soggetti troveranno ospitalità e prima accoglienza presso le Aree di Ricovero della Popolazione (ARP) predisposte; • evacuazione della popolazione colpita in zone in cui non vi sono edifici pericolanti e/o nei centri di emergenza appositamente predisposti (ARP); • ripristino della viabilità ed attivazione dei blocchi e controllo della circolazione; • riattivazione delle telecomunicazioni e/o installazione di una rete alternativa; Successivamente, superata la fase iniziale dell’emergenza, si potrà provvedere a: • ispezione degli edifici al fine di appurare l'agibilità e quindi accelerare, ove possibile, il rientro della popolazione; • ispezione e verifica delle condizioni delle principali opere d’arte stradale (cavalcavia, sottopassi, ponti) e fluviale (argini). In caso di necessità dovranno essere eseguiti gli interventi urgenti (eventualmente provvisori) atti ad evitare danni a persone e a cose o a ridurre il progredire dei dissesti; • ripristino della funzionalità dei Servizi Essenziali, al fine di assicurare l’erogazione di acqua, elettricità, gas e servizi telefonici, oltre a garantire lo smaltimento dei rifiuti, sia provvedendo a riparazioni urgenti e provvisorie, ovvero all’occorrenza utilizzo di apparecchiature di emergenza (per es. gruppi elettrogeni, autoclavi, etc.), sia provvedendo con mezzi alternativi di erogazione (per es. autobotti, etc.) avvalendosi per questo di personale specializzato addetto alle reti di servizi secondo i piani d’emergenza predisposti da ciascun Ente/Gestore; • mantenimento della continuità dell’ordinaria amministrazione del Comune (anagrafe, ufficio tecnico, etc.) provvedendo, prima possibile, ad assicurare i collegamenti con la Prefettura, La Provincia e la Regione; • per la messa in sicurezza di reperti e altri beni artistici. Per il dettaglio delle varie attività previste e competenti ogni funzione di supporto e RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 111 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE di quelle correlate, si rimanda alle schede relative all’emergenza sismica di cui alla presente appendice. NORME DI COMPORTAMENTO PER LA POPOLAZIONE I cittadini dovranno essere in grado di reagire nel modo corretto allo stato di emergenza seguente l’evento sismico. Pertanto sarà necessario che la popolazione sia preventivamente coinvolta con procedure educative indispensabili per affrontare con ordine la fase d’emergenza. A tale fine saranno organizzati, in “tempo di pace”, incontri preventivi con la cittadinanza durante i quali illustrare i contenuti del piano, i rischi in esso esplicati e le procedure comportamentali in caso di emergenza. In particolare, per quanto concerne il rischio sismico, la popolazione dovrà essere edotta almeno dei contenuti del seguente decalogo: Prevenzione • Avere scorta di cibo ed acqua potabile per le emergenze, tenere una borsa con i medicinali più frequenti, tenere una radio con batterie di scorta. • Conoscere la posizione delle utenze domestiche ed avere conoscenza sulle manovre necessarie per poterle escludere. • Tenere un elenco aggiornato dei numeri telefonici di soccorso corredato da una cartina stradale della città. • Avere a disposizione in casa almeno un estintore. • Discutere in famiglia dei comportamenti da tenere in caso di emergenza (scossa e dopo scossa). • Partecipare, se possibile, alle esercitazioni e/o alle campagne informative promosse dalla Protezione Civile Comunale. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 112 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Durante la scossa • Non farsi prendere dal panico, restare calmi e tranquillizzare gli altri familiari. • Non uscire di casa se si abita in palazzine a più piani per non rischiare di rimanere bloccati lungo le scale. Uscire solo se la porta immette sul pianerottolo o su giardino e in ogni caso abbandonare l’edificio con calma, facendo uscire prima donne, bambini , anziani e malati. Una volta usciti non sostare mai nelle vicinanze dell’edificio. • Non utilizzare mai ascensori ne montacarichi onde evitare di rimanere bloccati dentro. • In caso di permanenza nell’edificio, trovare riparo sotto le strutture portanti quali architravi e muri maestri, angoli delle pareti e vani porte. Una valida protezione è offerta dai letti e dai tavoli, sotto i quali ripararsi in posizione distesa o inginocchiata. Se possibile proteggersi il capo con cuscini e/o altro. • Non sostare in vicinanza di finestre e vetrate che potrebbero frantumarsi. • Non sostare in vicinanza di linee elettriche. Dopo la scossa • Verificare che non vi siano feriti, restare calmi e tranquillizzare gli altri familiari. • Verificare che non vi siano fughe di gas e/o rotture all’impianto idrico. In ogni caso non accendere luce, non usare candele e/o qualsiasi altra fiamma. Usare solo lampade a batteria. Gli impianti elettrici devono comunque ritenersi sempre in tensione, quindi prima di accedere ad essi deve essere richiesto l’intervento di ENEL. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 113 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE • In caso di abbandono dell’edificio chiudere gas, acqua e corrente elettrica. • Verificare gli eventuali danni subiti dall’abitazione e in caso si ravvedano situazioni pericolose chiedere il parere di un tecnico (contattare il Comune – Centralino Polizia Municipale) e nel dubbio abbandonare la casa; chiudere la casa prima di uscire. • Se l’erogazione dell’energia elettrica lo rende possibile, sintonizzarsi su RAI 3 e/o altre Reti televisive locali e sulle radio nazionali e locali per conoscere in continuo le notizie diramate dalla Protezione Civile in merito all’evolversi della situazione. Altrimenti accendere radio portatili e sintonizzarsi su reti nazionali e/o locali. • Non usare il telefono, se non è strettamente necessario. Lasciare libere le linee per le comunicazioni d’emergenza. • Non avvicinatevi ad animali visibilmente spaventati. • Non usare l’automobile, lasciare le strade libere per i soccorsi. Se vi trovate a bordo (in viaggio) evitate di percorrere ponti, gallerie, sottopassi e/o strade franate (con edifici pericolanti ai bordi). • Evitare strade strette o ingombrate. • Non sostare sotto cornicioni o muri pericolanti, ma solo in luoghi aperti. Restare lontano dai muri e dagli edifici pericolanti. Non rifugiarsi in cantine, nei sottopassi. • Pulire subito eventuali fuoriuscite di liquidi infiammabili o comunque pericolosi. • Restare lontano da eventuali linee elettriche danneggiate. • Raggruppare gli altri componenti della famiglia e se necessario abbandonare la casa, raggiungendo l’area di attesa e/o ricovero RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 114 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE popolazione stabilito dal Piano di Emergenza comunale e segnalato dalle Autorità. Si riportano di seguito in APPENDICE 1 le richiamate schede da utilizzarsi in caso di emergenza sismica. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 115 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE APPENDICE 1 MODELLO D’INTERVENTO PROCEDURE GESTIONE EMERGENZA Modello valido per: RISCHIO SISMICO RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 116 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: Emergenza Sismica ATTIVAZIONE SALA OPERATIVA C.O.C. Operatore: Responsabile P.M. ovvero l’Ufficiale di P.M. più alto in grado presente in servizio al Comando
AZIONI Scheda 1 CRONOPROGRAMMA (ore)
1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I
Azione 1 1.1 All’accadere dell’evento, raggiunge la Sala Operativa dove è ubicato l’apparato radio manovrato da Vigile con mansioni di centralinista 1.2 Verifica insieme al personale presente le condizioni generali della Sala Operativa, in particolare le condizioni di agibilità e lo stato di funzionamento delle apparecchiature. 1.3 Se la Sala Operativa presenta problemi di inagibilità, ovvero se le apparecchiature presenti nella Sala Operativa non sono funzionanti, dispone il temporaneo trasferimento delle funzioni di Telecomunicazione in locale sicuro, ovvero presso la radiomobile in dotazione. Questa azione viene svolta in collaborazione con la Funzione 8 – Telecomunicazioni eventualmente presente in continuo per tutta la fase dell’emergenza
1.4 Coordina le operazioni di attivazione e funzionamento della Sala Operativa. Azione 2 2.1 Ripristina il contatto radio con il C.O.M. ed eventualmente con la Prefettura e la Protezione Civile Regionale attraverso l’apparato radio in dotazione. 2.2 Attiva una seppur minima rete di collegamento radio con le pattuglie ed il personale in servizio dislocato sul territorio. 2.3 Si collega con le Autorità Comunali di Protezione Civile degli altri Comuni del C.O.M. 13, ch e dispongono di radio alimentata a 12 Volt, collegata nella frequenza di emergenza 2.4 Ovemai non si riuscisse a raggiungere uno o più comuni del C.O.M., dispone ad autopattuglia di PM il raggiungimento della Stazione dei CC. Più vicina, in modo da stabilire un contatto radio con la Stazione dei CC. del Comune non ancora collegato
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 117 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: Emergenza Sismica
ATTIVAZIONE UNITA’ DI CRISI Operatore: Sindaco Scheda o Assessore Delegato o V.Sindaco AZIONI
2 CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 A seguito dell’evento sismico, tenendo conto dei tempi di percorrenza in condizioni di emergenza, il Sindaco raggiunge la sede del Palazzo Municipale e convoca l’Unità Comunale di Crisi. In ogni caso, all’accadere dell’evento, ciascun dipendente comunale nominato responsabile delle seguenti funzioni: 1.‐Tecnico scientifica/pianificazione 2.‐ Sanità, Ass. Sociale e Veterinaria 3.‐ Volontariato 4.‐ Materiali e mezzi 5.‐ Servizi essenziali 6.‐ Censimento danni a persone e cose 7.‐ Strutture Operative locali e Viabilità 8.‐ Telecomunicazioni 9.‐ Assistenza popolazione è da ritenersi autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi ed è tenuto ad attivare la funzione di competenza, secondo la propria organizzazione interna. Azione 2 Dell’attivazione dell’Unità di Crisi il Sindaco ne dà comunicazione a − Prefettura − Provincia − Regione Azione 3 Il Sindaco mantiene, attraverso il proprio ufficio in continuo per tutta la fase dell’emergenza
stampa, i contatti con gli organi d’informazione
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 118 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Emergenza Sismica
Operatore: Resp. Funzione 1 Operazione: MONITORAGGIO EVENTO/INTERVENTI (Tecnico Scientifica/pianificazione) o suo delegato AZIONI Scheda 3 CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
1.1 All’accadere dell’evento è autoconvocato all’Unità Comunale di Azione 1 Crisi e pertanto raggiunge il centro di telecomunicazione attivo collegato con il C.O.M., la Protezione Civile Regionale e la Prefettura 1.2 Attiva il monitoraggio dell’evento, tenendo i contatti con i vari Enti, componenti scientifiche e tecniche cui è richiesta un’analisi conoscitiva sull’evento verificatosi e sul rischio associato 1.3 Mantiene un quadro aggiornato dello scenario dei danni subiti dal territorio e degli interventi eseguiti e/o in corso, coordinandosi con la Funzione 9 Censimento danni in continuo per tutta la fase dell’emergenza
in continuo per tutta la fase dell’emergenza
Azione 2 2.1 Attiva il coordinamento del personale dell’Ufficio Tecnico per la verifica a vista dell’agibilità: ‐ della Sala Operativa COC ‐ delle aree di attesa della popolazione ‐ delle aree di ammassamento soccorsi e risorse ‐ delle aree di ricovero popolazione 2.2 Ad ogni esito positivo di verifica comunica la disponibilità della struttura al Resp. di Funzione 2 Sanità – Assistenza Sociale RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 in continuo per tutta la fase dell’emergenza
in continuo per tutta la fase dell’emergenza
Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 119 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: INTERVENTI SANITARI E DI ASSISTENZA SOCIALE Emergenza Sismica
Operatore: Resp. Funzione 2 (Sanità ‐ Assistenza Sociale) Scheda
4 CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
AZIONI Azione 1 1.1 All’accadere dell’evento è autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi, cerca il collegamento con l’Autorità di P.C. e raggiunge la Sala Operativa 1.2 Cerca il collegamento con le strutture sanitarie presenti sul territorio (primo fra tutti l’Ospedale Civile di Lamezia Terme) anche avvalendosi di pattuglia di P.M., al fine di assumere informazioni di massima su eventuali danni subiti Azione 2 2.1 Mantiene costanti contatti con le strutture sanitarie accertandosi che le stesse abbiano attivato i piani interni di sicurezza. Predispone eventuali operazioni di supporto urgente (se necessario coordinandosi con la Funzione 3‐ Volontariato). 2.2 Rintraccia le famiglie dei disabili e non autosufficienti e/o bisognose di assistenza, per un loro possibile prelievo e trasferimento nelle aree di ricovero (ARP) e/o soccorso. 2.3 Allerta il Volontariato con funzioni sanitarie per la predisposizione di P.M.A. 2.4 Effettua il censimento dei feriti, dei dispersi, dei in continuo per tutta la fase dell’emergenza
senza tetto e delle eventuali vittime 2.5 invia personale per l’attivazione delle Aree di Attesa della popolazione (AAP) e squadre sanitari per le Aree di Ricovero della popolazione (ARP) (su richiesta Funzione 9‐Assistenza alla popolazione)
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 120 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: SUPPORTO PER INTERVENTI DI ASSISTENZA SANITARIA URGENTI, ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE, RIMOZIONE MACERIE
Emergenza Sismica
Operatore: Resp. Funzione 3 (Coordinamento Volontari di Protezione Civile) AZIONI Scheda
5
CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 1.1. All’accadere dell’evento è autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi, si mette in contatto con l’Autorità di P.C. e con la Sala Operativa 1.2. Avvalendosi della rete di telecomunicazione d’emergenza, mantiene costanti contatti con i Responsabili delle strutture di Volontariato attivando il coordinamento della specifica funzione, al fine di fornire supporti per interventi di assistenza sanitaria, assistenza alla popolazione, rimozione macerie, allestimento aree di emergenza, rintraccio persone disabili, assistenza alle operazioni di viabilità, ecc. in continuo per tutta la fase dell’emergenza
Azione 2
2.1 Coordina le squadre di volontari per il in continuo per tutta la fase dell’emergenza
presidio delle aree AAP e ARP
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 121 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: PRIMI INTERVENTI Emergenza Sismica
Operatore: Resp. Funzione 4 (Materiali e mezzi) AZIONI Scheda
6
CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 1.1
1.2
All’accadere dell’evento sismico è autoconvocato quale componente dell’Unità Comunale di Crisi e pertanto cerca il collegamento con la Sala Operativa Comunale per i primi interventi Avvia la propria struttura secondo la prevista organizzazione interna, finalizzata a dare assistenza alla logistica dell’emergenza Azione 2 2.1 Dispone il trasporto dei materiali necessari (transenne, cartelli) presso i luoghi ove necessitano, consegnandoli al personale dei volontari per il loro presidio 2.2 Avvisa le ditte private dello stato di emergenza in atto affinché forniscano la necessaria reperibilità di personale e mezzi d’opera per gli interventi rimozione macerie, di demolizione ecc 2.3 Predispone mezzi per il ritiro dalle ditte/magazzini e trasporto di generi di primo conforto (acqua, generi alimentari, coperte, teli impermeabili ecc.) alle Area di Attesa della Popolazione AAP e/o alle Aree di Ricovero della Popolazione ARP (su richiesta Funzione 9 ‐ Assistenza popolazione) RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 122 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: VERIFICA e RIPRISTINO SERVIZI ESSENZIALI Emergenza Sismica Operatore: Resp. Funzione 5 (Servizi essenziali) AZIONI Scheda
7 CRONOPROGRAMMA (ore)
1I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 a.
All’accadere dell’evento sismico è autoconvocato quale componente dell’Unità Comunale di Crisi e pertanto cerca il collegamento con la Sala Operativa Comunale per le prime verifiche b.
Verifica lo stato dei servizi essenziali sul territorio (rete idrica, fognaria, elettrica, gas metano), coordinandosi con gli Enti erogatori per eventuali interventi di ripristino e/o riparazione provvisoria. Verifica i danni subiti dalle reti di telecomunicazione fissa e mobile e mantiene i contatti con le aziende erogatrici del servizio Cura un registro con i dati relativi all’ubicazione dell’interruzione del servizio, le cause dell’interruzione, la gravità (se riattivabile o meno nelle 24 ore successive) e una valutazione sui danni indotti. Si coordina con LAMEZIA MULTISERVIZI S.p.A. per la raccolta e per lo smaltimento dei rifiuti (compresi gli RSU se non raccolti antecedentemente all’evento). c.
d.
e.
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 123 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: Emergenza Sismica ISPEZIONE EDIFICI E INFRASTRUTTURE Operatore: Resp. Funzione 6 (Censimento danni) AZIONI Scheda
8 CRONOPROGRAMMA (ore)
1I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 1.1 All’accadere dell’evento sismico è autoconvocato quale componente dell’Unità Comunale di Crisi e pertanto raggiunge il Palazzo Municipale, punto di raccolta per i componenti le squadre dei tecnici comunali 1.2 In ambito di Unità di Crisi, appresa l’entità dell’area di rischio, viene decisa la priorità di interventi di censimento danni. Azione 2
2.1 Coordina e organizza squadre per l’ispezione e la verifica dell’agibilità di strade (verifica percorribilità, opere d’arte stradali, edifici pericolanti prospicienti la viabilità etc.), con priorità per la viabilità principale 2.2 Coordina e organizza squadre per l’ispezione e la verifica dell’agibilità degli edifici di pubblica utilità, delle AAP e ARP (preventivamente all’attivazione) e/o a seguito di segnalazione di cittadini, al fine di accelerare, se possibile, una ripresa delle funzioni pubbliche ed il rientro in casa della popolazione. 2.3 Coordina e organizza squadre per l’ispezione e la verifica dell’agibilità degli edifici privati all’interno delle aree coinvolte. 2.4 Coordinandosi con la Soprintendenza predispone squadre di tecnici per la messa in sicurezza di reperti e altri beni artistici in aree sicure. 2.5 Tiene a ggiornati regi stri contenenti d ati sugli
edifici distrutti o fortemente compromessi e loro
ubicazione, nonché sugli edifici con danni strutturali e loro ubicazione. 2.6 Valuta i tempi di ripresa delle attività negli edifici
pubblici come scuole o altri uffici coinvolti
2.7 Valuta i tempi di ripresa di attività di produzione
e vendita
2.8 Compila app osite sch ede di rilevament o danni
e co nsidera l’eventu ale ne cessità di
predisporre ordinanze di sgombero RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 124 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Emergenza Sismica Operatore: Resp. Funzione 7 (Strutture Operative Locali e Viabilità) AZIONI Azione 1 1.1 All’accadere dell’evento è autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi, cerca il collegamento con l’Autorità di P.C. e raggiunge la Sala Operativa 1.2 Cerca il collegamento con le Strutture Operative presenti sul territorio 1.3 Allerta il personale della Polizia Municipale per l’eventuale invio in punti di monitoraggio e l’attivazione dei cancelli previsti 1.4 Predispone un piano del traffico con una viabilità d’emergenza e ne verifica l’adeguatezza, in base alle condizioni del territorio Azione 2 2.1 Attua il piano del traffico d’emergenza precedentemente predisposto ed attiva i cancelli previsti 2.2 Istituisce divieti di sosta, di accesso e blocchi circolazione nei tratti di viabilità interessati da crolli, opere d’arte stradali non agibili, edifici pericolanti. Predisposizione squadre personale e attivazione cancelli e traffico in entrata uscita dalla città e/o zone interessate da evento. 2.3Partecipa al coordinamento delle squadre (gruppi S.A.R.) interforze, per la ricerca e il primo soccorso ai cittadini rimasti bloccati sotto le macerie. 2.4 Allerta le ditte e la funzione tecnica comunale per Operazione: ORGANIZZAZIONE PRONTO INTERVENTO Scheda
9 CRONOPROGRAMMA (ore)
1I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
l’invio dei mezzi necessari per la rimozione di veicoli danneggiati e/o che dovessero ostacolare le operazioni di sgombero da macerie e/o di soccorso. 2.5 Tiene aggiornati registri contenenti dati sull’ubicazione delle interruzioni viarie, sulla causa dell’interruzione ed esprime valutazioni sulla gravità dell’interruzione e sulla necessità di
percorsi alternativi o interventi speciali 2.6 Individua le più vicine piste per l’atterraggio degli elicotteri rispetto alle aree disastrate.
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 125 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: VERIFICA FUNZIONALITA’ RETE Emergenza Sismica Operatore: Resp. Funzione 8 (Telecomunicazioni) AZIONI Scheda
10 CRONOPROGRAMMA (ore)
1I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 1.1 E’ autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi, cerca il collegamento con l’Autorità di P.C. e raggiunge la Sala Operativa 1.2 Verifica ed assicura la funzionalità della strumentazione radio della Sala Operativa 1.3 Mantiene i contatti co n t utte le altre strutture
operative de i Carabinie ri, Vigili del Fuoco,
Polizia, del la Prefe ttura, della
Polizia
Municipale e delle
Orga nizzazioni d i
volontariato con funzioni di TLC RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 126 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Operazione: INTERVENTI URGENTI DI ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Emergenza Sismica
Operatore: Resp. Funzione 9 (Assistenza alla Popolazione) AZIONI Scheda
11 CRONOPROGRAMMA (ore) 1 I 2 I 3 I 4 I 5 I 6 I 7 I 8 I 9 I 10 I
Azione 1 1.3 All’accadere dell’evento è autoconvocato all’Unità Comunale di Crisi, cerca il collegamento con l’Autorità di P.C. e raggiunge la Sala Operativa 1.4 Riceve le informazioni sull’agibilità delle Aree di Attesa della Popolazione AAP e dispone l’attivazione a seconda dell’estensione e della localizzazione dell’area di crisi Azione 2 2.1 Individua le esigenze della popolazione e ne fa richiesta al Sindaco, al Prefetto e/o stabilisce convenzioni con ditte di servizi (catering, vestiario, alimenti non deteriorabili, letti, tende, containers) 2.2 Organizza un censimento delle persone senza tetto ed aggiorna registri in cui sono riportate le destinazioni presso le Aree di Ricovero di ogni famiglia evacuata 2.3 Verifica le condizioni igieniche nei campi e garantisce la presenza di bagni chimici ed il servizio di periodica pulitura 2.4 Allestisce le Aree d’Accoglienza e tiene i rapporti con la Regione per eventuali richieste di materiali RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 127 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE APPENDICE 2 MODELLO D’INTERVENTO PROCEDURE GESTIONE EMERGENZA Modello valido per: RISCHIO INCENDIO BOSCHIVO O D’INTERFACCIA RISCHIO FRANE RISCHIO IDRAULICO RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 128 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE LE FASI DELL’INTERVENTO A seconda dell’evento atteso, nell’evolversi di uno scenario di rischio possono o meno ricorrere le seguenti fasi: •
Attenzione; •
Preallarme; •
Allarme; •
Soccorso. ATTIVAZIONE E DISATTIVAZIONE L’attivazione e la disattivazione delle diverse fasi previste dal Piano Comunale di Emergenza sono disposte dal Sindaco. Ai sensi della vigente Struttura Amministrativa dell’Ente (macrostruttura), per la gestione dell’emergenza, il Sindaco è coadiuvato nella gestione dell’emergenza dal Responsabile della Protezione Civile Comunale. L’attivazione e la disattivazione sono disposte: − sulla base dei livelli di allerta attivati o disattivati dalla Protezione Civile Regionale; − a seguito di segnalazioni, pervenute direttamente al Comune, di eventi in atto sul territorio, previa verifica dell’attendibilità della segnalazione. ATTIVITÀ DA SVOLGERE NELLE DIVERSE FASI DELL’EMERGENZA Nel caso di scenari di rischio incendi e/o idrogeologico di portata tale da attivare le funzioni del COC e, nell’evolversi, anche del COM, per ciascuna delle fasi del Piano di Emergenza corrispondono le azioni riportate nelle seguenti tabelle. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 129 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE LIVELLI DI ALLERTA RISCHIO INCENDI DI RISCHIO IDROGEOLOGICO E/O INTERFACCIA IDRAULICO - Periodo Campagna AIB - messaggio con previsione di - Bollettino pericolosità criticità moderata conseguente media alla possibilità di fasi - Incendio boschivo in atto temporalesche intense - messaggio per evento in atto con criticità ordinaria - Messaggio con - messaggio con previsione di pericolosità alta criticità elevata conseguente alla - Possibile propagazione possibilità di fasi temporalesche dell’incendio verso la intense fascia perimetrale - messaggio per evento in atto con criticità moderata - superamento di soglie riferite ai sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali ‐ Evento in atto che - messaggio per evento in atto con sicuramente interesserà criticità elevata la fascia perimetrale - superamento di soglie riferite ai sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali ‐ Incendio in atto interno superamento di soglie riferite ai alla fascia perimetrale sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali che determinano pericolo per la pubblica incolumità FASI OPERATIVE ATTENZIONE PREALLARME ALLARME EMERGENZA ATTIVITA’ Il Sindaco avvia e mantiene i contatti con le strutture operative locali attraverso il Responsabile della Protezione Civile Comunale Attivazione del Presidio Operativo, con la convocazione del Responsabile della Protezione Civile Comunale ed il Responsabile della funzione tecnica di valutazione e pianificazione (Funzione 1). Attivazione del Centro Operativo Comunale Soccorso ed evacuazione della popolazione Il rientro da ciascuna fase operativa ovvero il passaggio alla fase successiva viene disposto, in base al tipo di evento ed a ragion veduta, dal Sindaco anche sulla base delle comunicazioni del Centro Coordinamento Soccorsi ovvero della Sala Operativa Regionale della Protezione Civile (per eventi di tipo B o C). PROCEDURE OPERATIVE Nel caso di scenari di rischio, a ciascuna delle fasi del Piano di Emergenza, corrispondono le procedure riportate nelle seguenti tabelle insieme all’indicazione del soggetto che deve sviluppare l’azione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 130 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE OBIETTIVO GENERALE Funzionalità del sistema di allerta locale FASE DI ATTENZIONE ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE Il Sindaco o delegato, proporzionalmente all’intensità dell’evento ed all’estensione dell’area interessata: - preavvisa i responsabili delle funzioni 1 e 3 (Tecnica e di pianificazione e Volontariato) - attiva il monitoraggio dei punti critici attraverso le risorse disponibili e/o reperibili (UTMC) - avvia le comunicazioni con i Sindaci dei Comuni limitrofi, le strutture operative locali presenti sul territorio, la Prefettura‐UTG, la Provincia e la Sala Operativa Regionale OBIETTIVO GENERALE Funzionalità del sistema di allerta locale Coordinamento Operativo Comunale FASE DI PREALLARME ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE Il Sindaco o delegato: garantisce l’acquisizione delle informazioni attraverso la verifica dei collegamenti radio, telefonici, fax con il Dipartimento di Protezione Civile della Regione Calabria e la Prefettura‐UTG, per la ricezione dei bollettini di allerta ed altre comunicazioni provenienti dalle strutture operative. Al verificarsi dell’evento, si costituisce una segreteria operativa che coadiuva il Sindaco e svolge tutte le pratiche del caso, annotando prima manualmente (diario operativo) e successivamente registrando con sistemi informatici il susseguirsi degli interventi dall’apertura alla chiusura del COC. Raccoglie quindi tutte le richieste di aiuto, sopralluogo, ecc. … dalle varie funzioni e relativo movimento di uomini e mezzi. Fa da filtro telefonico indirizzando le varie chiamate alle funzioni preposte con ordine stabilito di priorità. ATTIVAZIONE Il Sindaco o delegato: - attiva il responsabile della funzione tecnica di DEL PRESIDIO valutazione e pianificazione, Volontariato e OPERATIVO segreteria (Funzione 1, 3) - preavvisa i referenti delle altre funzioni di supporto e li avvisa dell’avvenuta attivazione del presidio operativo comunale - invia la squadra UTMC per il controllo dei punti critici o sensibili - allerta le associazioni socio‐sanitarie per probabili trasferimenti di infermi e diversamente abili in aree predefinite - attiva il presidio territoriale RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 131 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ATTIVAZIONE DEL SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO Comunicazioni Il Sindaco o delegato: - si mette in comunicazione con la Regione, la Prefettura‐UTG, la Provincia, i Comuni limitrofi, le strutture locali delle forze dell’ordine, Vigili del fuoco e il Corpo Forestale dello Stato, informandoli dell’avvenuta attivazione della struttura operativa comunale - attiva la Funzione n. 5 (Telecomunicazione) Funzione n. 5 - attiva il contatto con i referenti locali degli Enti gestori dei servizi di telecomunicazione e dei radioamatori; predispone le dotazioni per il mantenimento delle comunicazioni in emergenza con l Presidio territoriale e le squadre di volontari inviate o da inviare sul territorio; - verifica il funzionamento del sistema di comunicazioni adottato; - fornisce e verifica gli apparecchi radio in dotazione; - garantisce il funzionamento delle comunicazioni in allarme. FASE DI ALLARME OBIETTIVO GENERALE ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE
Il Sindaco o delegato: - attiva il Centro Operativo Comunale con la convocazione delle altre funzioni di supporto e, a ragion veduta, sulla base delle informazioni ricevute dalle UTMC e sulla base di ulteriori sopralluoghi, dispone le azioni di salvaguardia, con la conseguente interdizione delle aree (con predisposizione dei cancelli) a rischio e con l’eventuale sgombero delle Coordinamento persone coinvolte dall’evento. Operativo Locale Attivazione del La Funzione n. 1: sistema di comando - riceve gli allertamenti trasmessi dalla Regione e controllo e/o dalla Prefettura - si accerta della presenza sul luogo dell’evento della UTMC - stabilisce un contatto con il Responsabile dell’Intervento Tecnico Urgente (V.V.F. o C.F.S.); in caso di rischio idraulico con il responsabile tecnico del monitoraggio RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 132 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Monitoraggio e sorveglianza del territorio Assistenza sanitaria Presidio Territoriale Il Coordinatore del COC in collaborazione della Funzione n. 1: - organizza le attività delle squadre di presidio territoriale per la ricognizione delle aree esposte a rischio, l’agibilità delle vie di fuga (in collaborazione con la Funzione n. 8) e la valutazione della funzionalità delle aree di emergenza. - Rinforza l’attività di presidio territoriale che dovrà dare indicazioni precise sullo stato dei luoghi e sull’eventuale progressione dello stato di pericolo Valutazione scenari La Funzione n. 1 di rischio - raccorda l’attività delle diverse componenti tecniche al fine di seguire costantemente l’evoluzione dell’evento, provvedendo ad aggiornare gli scenari di rischio previsti dal piano di emergenza, con particolare riferimento agli elementi a rischio; - mantiene costantemente i contatti e valuta le informazioni provenienti dal Presidio territoriale; - provvede all’aggiornamento dello scenario sulla base delle osservazioni del Presidio Territoriale Censimento La Funzione n. 2: - contatta le strutture sanitarie individuate in Strutture fase di pianificazione e vi mantiene contatti costanti; - verifica la disponibilità delle strutture deputate ad accogliere i pazienti in trasferimento; - verifica la disponibilità delle strutture deputate ad accogliere animali Verifica Presidi La Funzione n. 3: - allerta le associazioni di volontariato in fase di pianificazione per l’utilizzo in caso di peggioramento dell’evoluzione dello scenario per il trasporto, assistenza alla popolazione presente nelle strutture sanitarie e nelle abitazioni in cui sono presenti malati gravi La Funzione n. 2: ‐ allerta e verifica la effettiva disponibilità delle risorse delle strutture sanitarie da inviare alle aree di ricovero della popolazione RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 133 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Assistenza alla popolazione La Funzione n. 1: - aggiorna in tempo reale il censimento della popolazione presente nelle aree di rischio, con particolare riferimento ai soggetti vulnerabili; La Funzione n. 3: - raccorda le attività con i volontari e le strutture operative per l’attuazione del piano di evacuazione; La Funzione n. 4: - si assicura della reale disponibilità di alloggio presso i centri e le aree di accoglienza individuate nel piano; - effettua un censimento presso le principali strutture ricettive nella zona per accertarne l’effettiva disponibilità; - predispone l’Ordinanza per la chiusura delle scuole La Funzione n. 6: - verifica la funzionalità dei sistemi di allarme predisposti per gli avvisi alla popolazione; Informazione alla - allerta le squadre individuate per la popolazione diramazione dei messaggi di allarme alla popolazione con l’indicazione delle misure di evacuazione determinate La Funzione n. 4: - verifica le esigenze e le disponibilità di materiali e mezzi necessari all’assistenza alla Disponibilità di popolazione ed individua le necessità per la materiali e di mezzi predisposizione e l’invio di tali materiali presso le aree di accoglienza della popolazione; - stabilisce i collegamenti con le imprese preventivamente individuate per assicurare il pronto intervento; - predispone ed invia i mezzi comunali necessari allo svolgimento delle operazioni di evacuazione La Funzione n. 4: - richiede se necessario l’invio nelle aree di ricovero del materiale necessario Efficienza delle aree all’assistenza alla popolazione; di emergenza - verifica l’effettiva disponibilità delle aree di emergenza con particolare riguardo alle aree di accoglienza per la popolazione Predisposizione misure di salvaguardia RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 134 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Elementi a Rischio e Funzionalità dei servizi essenziali Censimento Contatti con le strutture a rischio Impiego delle strutture operative Attivazione Predisposizione di uomini e mezzi RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 La Funzione n. 1: - individua sulla base del censimento effettuato in fase di pianificazione gli elementi a rischio che possono essere coinvolti nell’evento in corso; La funzione n. 4: - invia sul territorio i tecnici e le maestranze per verificare la funzionalità e la messa in sicurezza delle reti dei servizi comunali; - verifica la predisposizione di specifici piani di evacuazione per un coordinamento delle attività. La Funzione n. 4: - mantiene i rapporti con i rappresentanti degli enti e delle società erogatrici dei servizi primari; La Funzione n. 1: - allerta i referenti individuati per gli elementi a rischio che possono essere coinvolti nell’evento in corso e fornisce indicazioni sulle attività intraprese. La Funzione n. 6: - verifica la percorribilità delle infrastrutture viarie; - assicura il controllo permanente del traffico da e per le zone interessate dagli eventi previsti o già in atto inviando volontari e/o polizia locale La Funzione n. 4: - predispone ed effettua il posizionamento degli uomini e dei mezzi per il trasporto della popolazione nelle aree di accoglienza, La Funzione n. 6: - predispone le squadre per la vigilanza degli edifici che possono essere evacuati; - predispone ed effettua il posizionamento degli uomini e dei mezzi presso i cancelli individuati per vigilare sul corretto deflusso del traffico. Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 135 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Impiego del Volontariato La Funzione n. 3: - predispone ed invia, lungo le vie di fuga e nelle aree di attesa, gruppi di volontari per l’assistenza alla popolazione; - insieme alla Funzione n. 2 predispone con le associazioni socio‐sanitarie l’evacuazione di persone diversamente abili. FASE DI FINE EMERGENZA OBIETTIVO GENERALE ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE Il Sindaco o delegato: - Sulla base dell’evolversi dell’emergenza, informa la Prefettura, la Provincia e la Regione Calabria dichiarando cessato lo Funzionalità del sistema di allerta locale stato di allerta e chiude il C.O.C. - Informa la popolazione sull’evolversi degli eventi; - Cura, successivamente, dalla segreteria, la gestione burocratico‐amministrativa del post emergenza (es. richiesta danni, manutenzione strade, ecc….) che sia correttamente demandata agli uffici competenti in ambito comunale ordinario, - Dispone l’accertamento ed il censimento dei danni che dovrà essere effettuato dagli organi istituzionali a ciò preposti. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 136 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE APPENDICE 3 MODELLO D’INTERVENTO PROCEDURE GESTIONE EMERGENZA ALTRI RISCHI Modello valido per: RISCHIO PER PIOVASCHI VIOLENTI CON ALLAGAMENTI; RISCHIO PER NEVICATE A BASSA QUOTA, GELATE; RISCHIO PER TROMBE D’ARIA O VENTI FORTI; RISCHIO DERIVANTE DA INCIDENTI FERROVIARI; RISCHIO RELATIVO AD INCENDI DI SINGOLI EDIFICI; RISCHIO PER CROLLI DI EDIFICI SINGOLI OD ACCORPATI; RISCHIO DERIVANTE DALLA FUGA DI SOSTANZE TOSSICHE. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 137 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE LE FASI DELL’INTERVENTO A seconda dell’evento atteso, nell’evolversi di uno scenario di rischio possono o meno ricorrere le seguenti fasi: •
Attenzione; •
Preallarme; •
Allarme; •
Soccorso. La fase di attenzione e preallarme è ipotizzabile solo per gli scenari di rischio per eventi meteorologici avversi: ‐ piovaschi violenti con allagamenti; ‐ nevicate a bassa quota, gelate; ‐ venti forti ‐ formazione di onde anomale, tsunami. Non avviene negli altri casi trattati: ‐ trombe d’aria; ‐ incidenti ferroviari; ‐ incendi di singoli edifici; ‐ crolli di edifici singoli od accorpati; ‐ fuga di sostanze tossiche. ATTIVAZIONE E DISATTIVAZIONE L’attivazione e la disattivazione delle diverse fasi previste dal Piano Comunale di Emergenza sono disposte dal Sindaco. L’attivazione e la disattivazione sono disposte: − sulla base dei livelli di allerta attivati o disattivati dalla Protezione Civile Regionale; − a seguito di segnalazioni, pervenute direttamente al Comune, di eventi in atto sul territorio, previa verifica dell’attendibilità della segnalazione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 138 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ATTIVITÀ DA SVOLGERE NELLE DIVERSE FASI DELL’EMERGENZA Nella maggioranza dei casi, gli scenari di rischio si presentano limitati per estensione e per questo generalmente riconducibili ad una evento di tipo A. Pur non escludendo situazioni in cui lo scenario possa evolversi in un evento di portata maggiore, nella quasi totalità dei casi il modello di intervento prevede un’attività esclusivamente a livello di COC. Nel caso in cui l’evolversi dell’evento porta ad attivare le funzioni del COM, si rimanda al modello d’intervento dettagliato nell’appendice 2. Nel caso generale in cui l’evento si mantiene quale evento di tipo A, ciascuna delle fasi del Piano di Emergenza corrispondono le azioni riportate nelle seguenti tabelle. ATTIVITA’ PER RISCHI LEGATI AD EVENTI METEOROLOGICI AVVERSI (Piovaschi con allagamenti – nevicate a bassa quota – gelate – venti forti) AVVISI DI ALLERTA - messaggio con previsione di criticità moderata conseguente alla possibilità di eventi meteorologici avversi - messaggio per evento in atto con criticità ordinaria - messaggio con previsione di criticità elevata - messaggio per evento in atto con criticità moderata - superamento di soglie riferite ai sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali - messaggio per evento in atto con criticità elevata - superamento di soglie riferite ai sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali superamento di soglie riferite ai sistemi di allertamento locale, o peggioramento della situazione nei punti critici monitorati dai Presidi territoriali che determinano pericolo per la pubblica incolumità RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 ATTIVITA’ FASI OPERATIVE ATTENZIONE PREALLARME ALLARME Il Sindaco avvia e mantiene i contatti con le strutture operative locali attraverso il Responsabile della Protezione Civile Comunale Il Sindaco o suo delegato attiva il Presidio Operativo, con la convocazione del Responsabile della Protezione Civile Comunale ed il Responsabile della funzione tecnica di valutazione e pianificazione (Funzione 1). Il Sindaco o suo delegato attiva il Centro Operativo Comunale Soccorso ed evacuazione della popolazione
EMERGENZA Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 139 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ATTIVITA’ PER ALTRI RISCHI (Incidenti ferroviari ‐ Incendi di fabbricati – Crolli di fabbricati – Trombe d’aria ‐ Fughe di sostanze tossiche) AVVISI DI ALLERTA FASI OPERATIVE ATTIVITA’ Nessun avviso ATTENZIONE Limitata all’ordinario Nessun avviso PREALLARME - percezione diretta e/o segnalazione al centralino del Comando di Polizia Municipale e/o direttamente al Sindaco da parte di cittadini e/o Vigili del Fuoco o altre FF.OO. ALLARME Scenario di danno in atto EMERGENZA Limitata all’ordinario Il Responsabile della Protezione Civile Comunale valuta l’entità dell’evento, la sua possibile evoluzione ed invia personale comunale per coadiuvare gli interventi di competenza, portando a conoscenza il Sindaco dell’accadimento in corso. Se l’evento lo richiede, il Responsabile della Protezione Civile avvisa uno o più Responsabili di funzione per l’attivazione di specifici interventi di settore. In casi più gravi, avvisa il Sindaco della necessità di attivare il COC Il Sindaco e/o il Responsabile della Protezione Civile, ovvero il COC nei casi in cui è costituito, attivano le procedure operative previste dal modello d’intervento, con priorità per il soccorso e l’evacuazione della popolazione interessata dall’evento.
Il rientro da ciascuna fase operativa ovvero il passaggio alla fase successiva viene disposto, in base al tipo di evento ed a ragion veduta, dal Sindaco. Per eventuali eventi di tipo B o C, il Sindaco si coordinerà sulla base delle comunicazioni del Centro Coordinamento Soccorsi ovvero della Sala Operativa Regionale della Protezione Civile. PROCEDURE OPERATIVE Nel caso di scenari di rischio trattati nella presente appendice, a ciascuna delle fasi del Piano di Emergenza, corrispondono le procedure riportate nelle seguenti tabelle insieme all’indicazione del soggetto che deve sviluppare l’azione. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 140 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE PROCEDURE DI EMERGENZA (Piovaschi con allagamenti – nevicate a bassa quota – gelate – trombe d’aria – venti forti – Incidenti ferroviari ‐ Incendi di fabbricati – Crolli di fabbricati – Fughe di sostanze tossiche) FASE DI EMERGENZA OBIETTIVO GENERALE ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE Il Sindaco o delegato: per eventi che riguardano aree di rischio limitate a fabbricati singoli o accorpati (incendi, crolli di parti strutturali): - attiva il proprio sistema di controllo inviando una squadra di Vigili Urbani per ricevere informazioni dettagliate e, se il caso lo richiede, invia altro personale comunale per un sopralluogo; - se si rende necessario un intervento di una o più funzioni di supporto previste dal Piano, convoca i Attivazione relativi Responsabili di funzione; Coordinamento del sistema di Operativo Locale comando e - se l’evoluzione dello scenario lo richiede, attiva il Centro Operativo Comunale con la convocazione delle controllo altre funzioni di supporto e dispone le azioni di salvaguardia, con la conseguente interdizione delle aree a rischio e con l’eventuale sgombero delle persone coinvolte dall’evento. per eventi che riguardano vaste aree di territorio (incidenti industriali, incidenti ferroviari, fughe di sostanze tossiche, nevicate a bassa quota, trombe d’aria, venti forti, formazione di onde anomale): - attiva il Centro Operativo Comunale con la convocazione delle altre funzioni di supporto, dispone le azioni di salvaguardia, con la conseguente interdizione delle aree a rischio e con l’eventuale sgombero delle persone coinvolte dall’evento. Il Responsabile della Protezione Civile: - riceve gli allertamenti ricevuti dalla Sala Operativa del COC e/o trasmessi dalla Regione e/o dalla Prefettura - si accerta della presenza sul luogo dell’evento di personale comunale (UTMC) - stabilisce un contatto con il Responsabile degli Enti e/o FF.OO intervenuti RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 141 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Monitoraggio e sorveglianza del territorio Assistenza sanitaria Assistenza alla popolazione Il Responsabile della Protezione Civile Comunale, in collaborazione della Funzione n. 1: - organizza le attività delle squadre di presidio territoriale per la ricognizione delle aree esposte a rischio, l’agibilità delle vie di fuga (in collaborazione con la Funzione n. 8) e la valutazione della funzionalità delle aree di emergenza. - Rinforza l’attività di presidio territoriale che dovrà dare indicazioni precise sullo stato dei luoghi e sull’eventuale progressione dello stato di pericolo Valutazione La Funzione n. 1 scenari di - raccorda l’attività delle diverse componenti tecniche al rischio fine di seguire costantemente l’evoluzione dell’evento, provvedendo ad aggiornare gli scenari di rischio previsti dal piano di emergenza, con particolare riferimento agli elementi a rischio; - mantiene costantemente i contatti e valuta le informazioni provenienti dal Presidio territoriale; - provvede all’aggiornamento dello scenario sulla base delle osservazioni del Presidio Territoriale La Funzione n. 2: - contatta le strutture sanitarie individuate in fase di pianificazione e vi mantiene contatti costanti; Censimento - verifica la disponibilità delle strutture deputate ad Strutture accogliere i pazienti in trasferimento; La Funzione n. 3: - allerta le associazioni di volontariato per l’utilizzo in caso di peggioramento dell’evoluzione dello scenario per il trasporto, assistenza alla popolazione presente Verifica nelle strutture sanitarie e nelle abitazioni in cui sono Presidi presenti malati gravi La Funzione n. 2: ‐ allerta e verifica la effettiva disponibilità delle risorse delle strutture sanitarie da inviare alle aree di ricovero della popolazione La Funzione n. 1: - aggiorna in tempo reale il censimento della popolazione presente nelle aree di rischio, con particolare riferimento ai soggetti vulnerabili; Predispo‐ La Funzione n. 3: sizione misure - raccorda le attività con i volontari e le strutture di operative per l’attuazione del piano di evacuazione; salvaguardia La Funzione n. 4: - si assicura della reale disponibilità di alloggio presso i centri e le aree di accoglienza individuate nel piano Presidio Territoriale RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 142 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Elementi a Rischio e Funzionalità dei servizi essenziali ovvero presso alloggi comunali eventualmente disponibili; - effettua un censimento presso le principali strutture ricettive nella zona per accertarne l’effettiva disponibilità; - predispone l’Ordinanza per la chiusura delle scuole La Funzione n. 6: - verifica la funzionalità dei sistemi di allarme Informazione predisposti per gli avvisi alla popolazione; alla - allerta le squadre individuate per la diramazione dei popolazione messaggi di allarme alla popolazione con l’indicazione delle misure di evacuazione determinate La Funzione n. 4: - verifica le esigenze e le disponibilità di materiali e mezzi necessari all’assistenza alla popolazione ed Disponibilità individua le necessità per la predisposizione e l’invio di di materiali e tali materiali presso le aree di accoglienza della di mezzi popolazione; - stabilisce i collegamenti con le imprese preventivamente individuate per assicurare il pronto intervento; - predispone ed invia i mezzi comunali necessari allo svolgimento delle operazioni di evacuazione La Funzione n. 4: Efficienza - richiede se necessario l’invio nelle aree di ricovero del delle aree di materiale necessario all’assistenza alla popolazione; - verifica l’effettiva disponibilità delle aree di emergenza emergenza con particolare riguardo alle aree di accoglienza per la popolazione La Funzione n. 1: - individua sulla base del censimento effettuato in fase di pianificazione gli elementi a rischio che possono essere coinvolti nell’evento in corso; La funzione n. 4: Censimento - invia sul territorio i tecnici e le maestranze per verificare la funzionalità e la messa in sicurezza delle reti dei servizi comunali; - verifica la predisposizione di specifici piani di evacuazione per un coordinamento delle attività. La Funzione n. 4: Contatti con - mantiene i rapporti con i rappresentanti degli enti e le strutture a delle società erogatrici dei servizi primari; rischio La Funzione n. 1: - allerta i referenti individuati per gli elementi a rischio che possono essere coinvolti nell’evento in corso e RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 143 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE fornisce indicazioni sulle attività intraprese. Impiego delle strutture operative Attivazione Predispo‐
sizione di uomini e mezzi Impiego del volontariato RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 La Funzione n. 6: - verifica la percorribilità delle infrastrutture viarie; - assicura il controllo permanente del traffico da e per le zone interessate dagli eventi previsti o già in atto inviando volontari e/o polizia locale La Funzione n. 4: - predispone ed effettua il posizionamento degli uomini e dei mezzi per il trasporto della popolazione fuori dall’area di rischio La Funzione n. 6: - predispone le squadre per la vigilanza degli edifici che possono essere evacuati; - predispone ed effettua il posizionamento degli uomini e dei mezzi presso i cancelli individuati per vigilare sul corretto deflusso del traffico. La Funzione n. 3: - predispone ed invia, lungo le vie di fuga e nelle aree di attesa, gruppi di volontari per l’assistenza alla popolazione; - insieme alla Funzione n. 2 predispone con le associazioni socio‐sanitarie l’evacuazione di persone diversamente abili. Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 144 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE FASE DI FINE EMERGENZA OBIETTIVO GENERALE ATTIVITA’ DELLA STRUTTURA OPERATIVA COMUNALE Il Sindaco o delegato: ‐ Sulla base dell’evolversi dell’emergenza, informa la Prefettura, la Provincia e la Regione Calabria dichiarando cessato lo stato di allerta e Funzionalità del sistema di allerta locale chiude il C.O.C. ‐ Informa la popolazione sull’evolversi degli eventi; ‐ Cura, successivamente, dalla segreteria, la gestione burocratico‐amministrativa del post emergenza (es. richiesta danni, manutenzione strade, ecc….) che sia correttamente demandata agli uffici competenti in ambito comunale ordinario; ‐ Dispone l’accertamento ed il censimento dei danni che dovrà essere effettuato dagli organi istituzionali a ciò preposti. RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 145 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE APPENDICE 4 MODULISTICA UTILE RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 146 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ESEMPLIFICAZIONE NOTA INFORMATIVA AL SINDACO Il giorno ______________________________________ alle ore ______________ è stato segnalato
che nel Comune di ___________________________________________________________
Provincia di __________________________________ si è verificato quanto segue (descrizione
dell’evento):______________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
Gravità _________________________________________________________________________
Segnalazione proveniente da ________________________________________________________
Tramite (Tel. – Fax – altro) _________________________________________________________
Abbiamo verificato la veridicità dell’informazione attraverso _______________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
Abbiamo verificato che la Prefettura è informata ________________________________________
L’evento ha prodotto:
Danni a persone __________________________________________________________________
Danni alle infrastrutture ____________________________________________________________
________________________________________________________________________________
Si provvederà nell’immediato ad attivare i settori interessati ed il personale Comunale di servizio.
Verrà inoltrato un rapporto più dettagliato.
FIRMA DEL FUNZIONARIO DI TURNO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 147 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE NOTA SEGNALAZIONE EVENTO CALAMITOSO - Alla Prefettura
della provincia di _____________________
- Al Presidente della Giunta Regionale
e p.c. Al Dipartimento della Protezione Civile
Presidenza del Consiglio dei Ministri
ROMA
Prot. ____________ del __________________
Causa gravissima situazione creatasi in seguito a ________________________________________
che habet interessato il territorio di ___________________________________________________
il giorno ______________________ riscontrata impossibilità fronteggiare evento anomalo con
mezzi e poteri propri, rappresentasi urgente necessità di intervento degli organi in indirizzo.
Sono state avviate le seguenti iniziative ________________________________________________
________________________________________________________________________________
L’intera Struttura di protezione civile è operante con n. ________________________ uomini e con
n. ________________ mezzi.
La sala operativa attivata dispone dei seguenti numeri telefonici e fax ________________________
Restasi in attesa di urgente riscontro.
Data ________________________ Ora __________________
F.to IL SINDACO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 148 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE NOTA DIRAMAZIONI STATO DI ALLARME Prot. ____________ del __________________
Sulla base dell’avvenuta segnalazione _________________________________________________
da parte di ______________________________________ mediante fono-fax-altro _____________
è diramato “lo stato di allarme”, alle componenti sottoelencate, per garantire l’immediata
attivazione delle stesse nella struttura comunale di protezione civile.
La sala operativa è in funzione con i seguenti numeri di tel. E di fax _________________________
-
Assessore delegato
-
VV.UU.
-
C.F.S.
-
VV.FF.
-
Carabinieri
-
Enel
-
Telecom
-
Polizia stradale
-
Guardia di Finanza
-
A.N.A.S.
-
A.S.L.
-
Aziende municipalizzate
-
Organizzazioni di volontariato
F.to IL SINDACO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 149 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE FACSIMILE MANIFESTO DI AVVISO ALLA POPOLAZIONE Comune di Pianopoli
Provincia di Catanzaro
IL SINDACO
Rende noto
che, a seguito dell’evento (specificare) ________________________________________________
________________________________________________________________________________
verificatosi alle ore _____________ del giorno ____________________ è stata attivata la Struttura
comunale di protezione civile ubicata in via ____________________________________ n. ______
Allo stato, sono state avviate le seguenti iniziative _______________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
Si rende noto, altresì, che l’area attrezzata per la popolazione è ubicata nella zona di
________________________________________________________________________________
Risulta impegnato, allo stato, sia il personale della struttura comunale di P.C. che (specificare altro
personale impegnato) ______________________________________________________________
________________________________________________________________________________
Sono stati attivati i seguenti numeri di telefono per le informazioni del caso ___________________
________________________________________________________________________________
La popolazione dovrà porre la massima attenzione ai successivi avvisi diramati da questo Comune e
dalle Autorità competenti, attenendosi scrupolosamente alle norme di comportamento indicate.
F.to IL SINDACO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 150 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE FACSIMILE TRACCIA COMUNICATO STAMPA - At Agenzie stampa
- At redazioni quotidiani locali
Data ______________________ Ora _____________
Sulla
scorta
delle
informazioni
e
dei
dati
in
nostro
possesso,
si
Comunica
che
__________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
nel territorio di __________________________________________________ alle ore __________
del giorno ______________________ si è verificato (descrivere l’evento) ____________________
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Le iniziative, allo stato, intraprese riguardano: __________________________________________
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sono impegnate le forze di seguito indicate _____________________________________________
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Per le informazioni del caso, sono attivi i seguenti numeri telefonici _________________________
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eventuali prescrizioni o misure preventive, saranno diramate successivamente in caso di necessità.
Al momento la situazione è sotto controllo.
F.to IL SINDACO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 151 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE FACSIMILE SCHEDA VERIFICA STABILITÀ A SEGUITO DI SISMA O DI ALTRO EVENTO CALAMITOSO NUMERO SCHEDA _____________________
Data ____________________
Tecnico _______________________________ Ente di appartenenza ________________________
Edificio sito in via ___________________________________________________ N. ___________
Comune di _______________________________________________________ Prov. __________
Riferimento cartografico o zona ______________________________________________________
Dati metrici ______________________________________________________________________
Piano dov’è ubicato l’alloggio _______________________________________________________
Numero persone occupanti l’alloggio _________________________________________________
Abitato dalla famiglia ______________________________________________________________
Cognome e nome del proprietario ____________________________________________________
Indirizzo del proprietario ___________________________________________________________
Descrizione del danno _____________________________________________________________
Nessun danno
SI
NO
Puntellamento
SI
NO
Danno lieve
SI
NO
Danno gravissimo
SI
NO
Danno medio
SI
NO
Danno totale
SI
NO
Danno grave
SI
NO
Provvedimenti adottati: transennature – demolizioni – puntellamento – sgombero edifici adiacenti.
Puntellamento effettuato da _________________________________________________________
Transennatura effettuata da _________________________________________________________
Materiale impiegato per puntellamento ________________________________________________
messo a disposizione da ____________________________________________________________
Materiale per transennatura _________________________________________________________
messo a disposizione da ____________________________________________________________
Si richiede consulto con altro tecnico
SI
NO
F.to IL TECNICO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 152 COMUNE DI CURINGA PIANO DI EMERGENZA COMUNALE ESEMPIO DI ORDINANZA Comune di _____________________
Provincia _______________________
ORDINANZA n. _________________
Ad oggetto ______________________________________________________________________
IL SINDACO
quale autorità di protezione civile
Vista la legge n. 225 del 14 febbraio 1992 art. 15;
Vista la legge regionale n. 4 del 10 febbraio 1997;
Vista la legge n. 142 dell’8 giugno 1990;
Vista la legge n. ______________________
Vista la legge n. ______________________
Considerato che gli eventi abbattutisi sul territorio del Comune _____________________________
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Ravvisata la necessità di disporre l’attuazione immediata dei primi interventi urgenti ed indifferibili
finalizzati al soddisfacimento delle esigenze della popolazione, alla tutela della salute ed igiene
pubblica, al recupero delle condizioni di agibilità e funzionalità delle infrastrutture pubbliche e
private;
ORDINA
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________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
La mancata ottemperanza della presente ordinanza, comporterà, a carico dei trasgressori, le
conseguenti sanzioni amministrative con Comunicazione alla autorità giudiziaria e ad ogni altra
competente autorità interessata per l’accertamento di altre eventuali responsabilità.
F.to IL SINDACO
RELAZIONE GENERALE Elaborazione ottobre 2015 Il Redattore Ing. Mauro Mendicino 153 
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Relazione Generale Piano Emergenza Curinga