UN LAVORO INEDITO
DI PIETRO SORGENTE
Nella raccolta di oggetti di arte locale d'età medievale e moderna (1)
conservata per la scarsezza di ambienti del Museo provinciale « S. Castromediano » di Lecce in alcuni locali di deposito, esiste con la segnatura di inventario n. 3480 una formella circolare (diam. 0,21) di terracotta colorata
figurante entro cornice sagomata di color nero il busto in rilievo di Sant'0ronzo in abiti pontificali.
Il rovescio di tale formella, rustico e appena sbozzato dalla stecca che
lo lavorò, porta scritto a matita in caratteri minuscoli « Fattura di Pietro
Surgente » e la medesima indicazione - forse della stessa mano e di tipica
grafia ottocentesca - è riportata in inchiostro nero ma quasi svanito su di
un ingiallito biglietto incollato ai quattro angoli da sgocciolature di lacca rossa.
Come la maggior parte delle opere conservate in deposito, anche di
questa la provenienza è incerta.
Ma chi fu Pietro Surgente?
Egli che più familiarmente i contemporanei chiamarono mesciu Pietru
.te li Cristi nacque in Lecce il 10 giugno 1.742 figlio di Domenico e di Rosa
, Bardi e al fonte battesimale al quale fu condotto due giorni dopo dal
padrino D. Carlo Patarnello da Lecce, procuratore di Giuseppe Fontanella
pure leccese, gli furono imposti gli altri nomi di Maria, Francesco, Paolino,
Lazzaro e Oronzo (2).
Dall'atto di morte (3) rogato per il sindaco Luigi Quarta, ufficiale dello
stato civile del Comune di Lecce, si rileva che si presentarono innanzi a lui
a dichiarare l'avvenuto decesso (18 febbraio 1827) di Pietro Surgente, di pro-
tessione statuario, vedovo della fu Madonna Antonino prima e marito della
(1) Per le considerazioni su l'interesse ed il valore di tali opere, cfr. P. Romanelli e
M. Bernardini, Il Museo Castromediano di Lecce. sezione medioevale e moderna, Roma,
La Libreria dello Stato, 1932, pp. 100 - 1. •
(2) Tanto risulta dall'atto di nascita conservato nel libro dei nati del 1742, vol. XXXII
dell'Archivio della parrocchia cattedrale. Tale atto fu pubblicato insieme con quello di morte
da N. Vacca in nota, rispettivamente nn. 5 e 4, ad un suo studio, Appunti storici sulla
cartapesta leccese (Nuove ricerche). in « Rinascenza Salentina», 1934, II, pp. 175 - 6.
(3) Tale atto reca quale anno della nascita del S., il 1737 e diversi, da come invece appaiono nell'atto di nascita, i nomi dei genitori.
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superstite Fortunata Renna tale signor Giuseppe Crispino di anni trenta
di professione proprietario, regnicolo domiciliato a Lecce e Oronzo Greco di
anni ventuno di professione statuario regnicolo, domiciliato a Lecce (1).
Al dire del De Simone (2) che fu il primo A. ad occuparsi di questo
antico mastro della cartapesta leccese e di essa in genere quale arte minoré,
Pietro te li Cristi ebbe una figlia di nome Maddalena meglio conosciuta a
motivo del genere di attività in cui eccelleva il padre, come D. Nena de'
Cristi, la quale, negli ultimi suoi anni, fu accolta nel leccese Conservatorio.
di Sant'Anna, ritiro di vergini e di signore appartenenti ad alcune prime
famiglie dell'aristocrazia cittadina (3).
Il Castromediano in risposta all'opuscolo che gli aveva inviato con un
gentile indirizzo il caro Luigi a quello aggiunse con una lettera pubblicata
sul settimanale cittadino « Corriere Meridionale » (4) alcune più precise notizie intorno al cognome Surgente - fino allora ignorato dall'altro sostituito te
li Cristi - e all'attività documentata che, innanzi questo lavoro conservato.
nel Museo di Lecce, si riduceva alla sola statua del santo Patrono di Lizzanello, il protomartire Lorenzo assunto in gloria, esistente nella parrocchiale
di quel paese.
Tale statua firmata, come osservò il Castromediano, « Maestro Pietro
Surgent.e fece nel 1782», che è un buon lavoro di perizia artigiana, ci sembra,
come abbiamo rilevato altra volta (5), sia derivata dal gruppo in legno veneziano di S. Giovanni Evangelista conservato nel maggiore altare della
chiesa delle benedettine di Lecce.
(1) Vincenzo O. Greco, discepolo del Surgente, nacque come si rileva da tale atto, il
1806 (Data diversa, invece, in A. Foscarini, Artisti salentini, mss. n. 329 conservato pressa
la Bib. prov.le di Lecce). Plasmò il 1833 per l'altare maggiore dell'allora chiesa dei Gesuiti,'
S. Francesco della Scarpa la colossale statua di S. Giuseppe Patriarca. P. Palumbo, Lecce
vecchia, Lecce, G. Martello Ed., 1912, p. 102. G. Barrella S. J., S. Francesco della Scarpa
in Lecce, (Collegio Palmieri) 1219 - 1918, .Lecce, R. Tip. Ed. Salentina, 1921, p. 28. Foscarini, mss. cit., p. 211, id., Guida storico - artistica di Lecce, Tip. V. Conte, 1929, p. 39.
(2) L. G. De Simone, La plastica cartacea in Lecce, opuscolo dedicato: Alla nobile
Damigella Giuseppina 'Crispi nel sito giorno onomastico del 1893, questa notizia d'una
delle arti minori operate in Lecce - L. G. .De Simone offre. Trani, Vecchi, 1893, p. 8.
(3) Esse furono, dapprima, secondo la disposizione testamentaria di Berardino Verardi
del 7 dicembre 1679, di quella esecutrice Teresa Paladini sposa del fondatore, di casa Verardi,
Paladini, Cicala, Persone, Bozzi, Ventura, Prato, Corso, Guarini e Scaglione. Col rogito di
nomina di tali casati redatto il 14 marzo 1687 per notar Staibano riprodotto e riconfermato
in regolamento il 7 maggio 1700 per notar Trubaci e munito di R. Assenso, essi si ridussero a quelli Paladini, Cicala, Afflitti, Ventura, Prato, Carducci, Corso, Guarini, Erriquez e
Scaglione ai quali si aggiunse quello dei Maremonte.
De Simone, Lecce e i suoi monumenti, vol. I, Tip. G. Campanella, 1874, pp. 148 - 9.
L. Paladini, Conservatorio di S. Anna in Lecce, Lecce, Tip. Sociale Cooperativa, 1905,
p. 10 e segg. Palumbo, Storia di Lecce, Lecce, Stab. tip. Giurdignano, 1910, pp. 229 - 30.
(4) 1893, a. IV, n. 17. Pel Castromediano D. Nena de' Cristi è la sorella di mastro
Pietro. Lo stesso A. non fa parola d i tale formella né nelle Itelazioni nè tampoco nelle
precisazioni contenute nella lettera. Presumiaino, però, che essa sia entrata a far parte della
raccolta del Museo dopo il 1893.
(5) M. Paone (Artas), Guida di Lecce, via Arte della Cartapesta, III, nel settimanale « Voce del Sud », a. 1959, VI, n. 11.
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La produzione di lavori in cartapesta e terracotta, per la maggior parte
di soggetto religioso e in specie di crocefissi che all'artigiano valse il cognome nuovo, ebbe bottega, come ricordano i citati a., in un locale sito in
Lecce nell'allora via dei Teatini, attuale corso Vittorio Emanuele II, al cív.
num. 16 nel Drogo dove oggi è la cartoleria Pedone.
Dal Palumbo conosciamo che il Surgente fu anche assai felice caricaturista e questo A., in un vivacissimo suo bozzetto, ricorda infatti di tali bambocciate - delle quali ai suoi tempi si era fatta una Esposizione (1) - la caricatura, che a quello si attribuiva, di un medico a nome Vito Sperti.
Fra i discepoli del Surgente che nella loro età si acquistarono fama di
virtuosi artefici furono il già ricordato Vincenzo O. Greco, Francesco Calabrese
detto mesciu Chiccu Pierdifumu,e il più conosciuto Antonio Maccagnani (2).
Per tornare alla nostra formella diremo che ci sembra poterla assegnare
ad una età compresa tra la fine del sec. XVIII e i primi del seguente per
lo schema che imita gli smalti su ardesia e le pitture su vetro, tela o legno
che proprio in quel periodo si usava tenere in circolari cornici sagomate e
comunque intagliate in legno scuro.
È quindi da credere che la cartapesta, e comunque la plastica di materie
poco costose operate da locali artigiani provetti, abbia imitato per la soddisfazione delle classi meno abbienti i più evoluti e costosi prodotti d'arte
e di uso più comune che a quel tempo giungevano in provincia da centri
esportatori già famosi per traffici quali Venezia, Roma e Napoli.
E questa e nessuna altra è infatti da sempre la funzione dell'arte minore.
La figurazione del santo è quella tradizionale della iconografia ufficiale
inaugurata da Gio v. Andrea Coppola, illustre pittore da Gallipoli, per il quadro di questo santo eseguito il 1656 e destinato per l'altare situato nel braccio destro del transetto nella Cattedrale di Lecce.
Il busto del santo posto nel campo di color cilestro, circondato dalla
leggenda S. ORONTIV S. Lupiensium. Patronus è ricoperto dalla mitria lamata gialla e decorata con volute dalla quale scendono le bende frangiate e,
sul camice di color giallognolo, dal manto scarlatto ricamato a fiorami gialli
e volute.
Il santo volge il capo barbuto a destra in espressione di rapimento estatico.
L'avambraccio destro è sollevato verso il petto, la mano disposta in segno di benedizione.
La sinistra fra le pieghe del manto, di buon effetto, regge il pastorale
d'oro.
La cornice sagomata e dipinta di nero è forata in alto da due piccoli
buchi disposti in fascia. per permettere di passarvi un cordoncino e sospendere la formella al muro.
MICHELE PAONE
(1) La Mostra della Caricatura leccese (14 giugno 1908) bozzetto di Lecce vecchia
pp. 153 - 68. Ignoriamo dove siano raccolte o forse andate disperse insieme con cotesta statuetta, quelle altre citate da questo A., del Podo, di Chiccu _Nasone, del Rossi e di altri.
giocosi artigiani della cartapesta e della terracotta.
(2) Foscarini; mss., citato, in parte pubblicato a cura di T. Pellegrino in «Informazioni
archivistiche e bibliografiche sul Salento », :1957, I, nn. 1, 2, 3, 4. 1958, Il, nn. 1, 2.
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un lavoro inedito di pietro sorgente