la Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno II
n.4 – aprile 2010
I Diari
di Mussolini,
in anteprima
Ugo Finetti
Sommaruga,
Carducci e la
vicenda di Ça ira
Alberto Brambilla
Una bibliografia
di Malaparte,
la prima puntata
Matteo Noja
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.4
–
MILANO,
APRILE
2010
Sommario
5 I Diari di Mussolini in BvS
I PENSIERI DEL DUCE,
GIORNO DOPO GIORNO
di Ugo Finetti
15 Il Fondo dedicato al mitico editore
SOMMARUGA, CARDUCCI
E LA STORIA DI “ÇA IRA” *
di Alberto Brambilla
20 Tutti gli scritti del suo archivio/1
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
di Matteo Noja
25 inSEDICESIMO – le rubriche
APPUNTAMENTI, PARLARE
DI CURZIO MALAPARTE,
I CATALOGHI, L’INTERVISTA
D’AUTORE, RECENSIONI,
MOSTRE E ASTE
41 Chicche per bibliofili
QUEL “GAZZETTIERE” CHE
FECE SCOPRIRE L’AMERICA
AGLI ITALIANI
di Annette Popel Pozzo
49 Libri illustrati in BvS
LA SCALA D’ORO, GRANDI
OPERE ILLUSTRATE
PER PICCOLI LETTORI
di Chiara Nicolini
57 Il libro ritrovato
I "SECOLI BASSI” DI MILANO
DA CARLO MAGNO
AI VISCONTI
di Chiara Bonfatti
e Margherita Dell’Utri
62 BvS: un’utopia sempre in fieri
RECENTI ACQUISIZIONI
DELLA NOSTRA BIBLIOTECA
di Chiara Bonfatti, Giacomo
Corvaglia e Annette Popel Pozzo
64 La pagina dei lettori
BIBLIOFILIA
A CHIARE LETTERE
* tratto da una relazione tenuta a Parma
il 21 dicembre 2009, al seminario di studi
“Poesia italiana fra Sette e Ottocento.
Arcadia, Lumi, Rivoluzione”
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Questo periodico è associato alla
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11/03/2009
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.4
–
MILANO,
APRILE
2010
Editoriale
edichiamo principalmente ai diari finora
inediti di Mussolini questo numero del
bollettino, annunciando che le cinque
agende originali relative agli anni 1935 – 1939
arricchiscono già l’Archivio della nostra
Biblioteca.
In attesa della pubblicazione integrale
dei diari diamo qui qualche anticipazione con
la scelta delle pagine che riteniamo più adatte
alla nostra pubblicazione e che si susseguiranno
fino al prossimo autunno.
Continua, poi, la bibliografia ragionata
di Malaparte in concomitanza con la Mostra
che prosegue con crescente interesse.
D
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
5
Tre pagine “letterarie” per iniziare, poi quelle su Hitler e altre ancora
I PENSIERI DEL DUCE,
GIORNO DOPO GIORNO
I tanto bistrattati Diari di Mussolini finalmente in via Senato
UGO FINETTI
Diari da cui sono tratte queste pagine sono «genuiticolare nei rapporti con il Vaticano). «Ora dovrò fidarmi
ni», «assolutamente vera la calligrafia di Mussolini»,
di tutti» disse il Duce alla sua morte. E questo stato d’ani«è proprio il tipo di diario che secondo me Mussolini
mo lo troviamo nelle pagine – dalla panoramica sui geavrebbe voluto scrivere», «i documenti hanno una vera
rarchi del Gran Consiglio a quella sui candidati alla proimportanza storica e debbono essere pubblicati»: così,
pria successione - come un monologo che evoca tante
da Londra, si è espresso lo storico Denis Mack Smith dopersone che lo circondano nella vita politica, ma senza
po averli visionati.
che nessuno riesca a stabilire con Mussolini un rapporto
L’illustre storico di sinistra è stato tra gli esperti
di autentica fiducia. Una solitudine che diventa sempre
che furono coinvolti per valutare (con test anche sull’inpiù distanza rispetto a quanti lo circondano proponendo
chiostro e sulla carta) l’attendibilità di questi “Diari”
una lettura del rapporto tra Mussolini e il fascismo di
quando fecero la loro prima apparizione in Gran Bretamassima responsabilità, ma non di identificazione.
gna e in conclusione le perizie d’Oltremanica ne propoSul piano storico, pagine molto interessanti sono,
sero l’autenticità.
ad esempio, quelle che riguardano Hitler, in particolare
Che Benito Mussolini avesse tenuto un diario netra il 1937 e il 1939. Troviamo rispecchiate tre fasi. Con il
gli anni Trenta, infatti, è stato per molti storici più che
viaggio a Monaco e Berlino, abbiamo un rapporto iniziaun’ipotesi. In particolare Renzo De Felice, all’epoca
le di corteggiamento e di seduzione da parte del leader
della stesura del volume conclusivo della sua biografia di
nazista con un Mussolini affascinato e convinto di poter
Mussolini, ne era certo.
padroneggiare il rapporto. Successivamente, si fa strada
Questi testi – della cui autenticità non si cesserà
nel Duce una sorta di inquietudine nel rendersi conto di
certo di dibattere - rappresentano quindi un’occasione
aver imboccato una strada di alleanza irreversibile e di
di verifica della lettura storica della figura di Mussolini.
cui sfuggono le redini. Infine, nel 1939, vediamo come
Sono molteplici gli spunti di riflessione e di indagine sia
ormai le parti si siano invertite e la situazione precipiti
sul piano umano sia per la ricostruzione dei fatti storici.
verso la guerra, con Mussolini messo in scacco matto e
La scrittura interpreta molto lo stato d’animo della
relegato in posizione subalterna nel momento in cui
solitudine in cui Mussolini piombò dal 1931 con l’imHitler a sorpresa può gelare il mondo occidentale con il
provvisa scomparsa del fratello Arnaldo, di due anni più
patto Ribbentrop-Molotov.
giovane, che era sempre stato il suo alter ego anche nelle
Nel complesso, questi Diari sollecitano quindi non
vicissitudini politiche di giovani souna versione benevola, ma non “decialisti. Ogni sera si telefonavano e
moniaca” di Mussolini e del suo ruoUgo Finetti, giornalista e saggista,
Benito non solo si sfogava con Arnallo nel ’900 italiano. La storia d’Italia
do, ma anche si confrontava (il franon può essere ricostruita e, sopratsi occupa di Resistenza e Fascismo,
tello, direttore del Popolo d’Italia, ebtutto, compresa seguendo il cartone
temi cui ha dedicato libri, seminari,
be infatti iniziativa autonoma in paranimato di una lettura classista.
réportage e programmi televisivi
I
6
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
Da Balzac al “Cesare” di Shakespeare,
un Mussolini lettore e uomo di lettere
on appena Marcello
Dell’Utri annunciò
di avere trovato
in Svizzera cinque agende
di Benito Mussolini, fu subito un
fiorire di polemiche in merito alla
loro attendibilità e autenticità.
E ogni parte, naturalmente,
aveva dalla propria il dotto parere
di storici e grafologi interpellati
ad hoc, così da poter affermare
con la dovuta forza la propria
verità.
Senza la pretesa
di convincere nessuno, vogliamo
comunque concederci il piacere
di annunciare che quei famigerati
Diari sono arrivati a Milano,
e che sono finalmente entrati
a far parte dei fondi della nostra
Biblioteca, arricchendola di un
documento storico realmente più
unico che raro. Una sorta
di autobiografia del Duce in presa
diretta, scritta giorno dopo giorno
tra il 1935 e il 1939, annotando
pensieri, aneddoti, riflessioni
e giudizi sul mondo e sui suoi
protagonisti di allora, su se stesso
e sui suoi collaboratori.
Pagine diversissime tra loro
sia per il tono sia per il contenuto,
dove incontriamo un Mussolini
energico e sferzante come quello
dei suoi celebri discorsi, ma anche
N
un Duce sfinito da tutta la servile
retorica che lo circonda, un uomo
che dimostra di conoscere bene
i pregi e i difetti degli uomini
e che, sentendosi solo, approfitta
spesso di questi fogli
per ritagliarsi uno spazio
per la propria riflessione.
Nessun pensiero e nessuna
affermazione qui riportata potrà
mai cambiare il corso della storia,
il che è evidente, ma è altrettanto
indubbio che questo incontro con
il Mussolini “privato”, come nota
anche Ugo Finetti in queste stesse
pagine, ne restituisce almeno
un’immagine non “demoniaca”.
Nei prossimi numeri
di questo bollettino presenteremo
in anteprima altre pagine scelte
fin quando, presumibilmente
dal prossimo autunno, le cinque
agende non saranno pubblicate
a cura di noti storici e studiosi.
Intanto, come anteprima
dell’anteprima, alcuni appunti
di un Mussolini ispirato
da Shakespeare o che riflette su
Balzac, o ancora che sogna una
vecchiaia tra i propri libri;
nel prossimo numero, invece,
una selezione di lucide riflessioni
su Hitler e sulla sua sete di potere,
da cui ne emerge un giudizio
tutt’altro che positivo.
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
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10 marzo 1935
Domenica quasi primaverile –
riposo e letture – “Cesare” di Shakespeare
in edizione francese – un poco prolisso,
ma interessante.
Il testo ha dei punti vitali, ma il Cesare della
realtà storica è diverso da quello del dramma.
Era – o doveva essere un uomo di una
straordinaria ingenuità
Il popolo lo portò alle stelle – lo adorò –
Egli valeva indubbiamente valeva ma
l’esaltazione popolare è impressionante.
Dopo morto tutti lo odiavano o sostenevano di
averlo odiato – un tiranno un oppressore.
Tutta Roma lo esacrò –
L’opera di Shakespeare propone un Cesare quasi
quasi arreso all’ultimo atto della sua vita – la
fine non è più tragica ma una soluzione logica
inevitabile – Cesare era al termine della sua
missione sapeva che l’avrebbero assassinato.
Lasciò fare quasi con indifferenza – le luci della
sera mi riconducono alla realtà della giornata
domenicale che ho trascorso con i truci fantasmi
di un passato ormai enormemente lontano –
Una riflessone su Cesare e sulla
sua morte a partire dall’omonimo
dramma di William Shakespeare
8
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
17 gennaio 1936
I venti scirocchi portano la pioggia, il mare color
d’ardesia scivola sulle lunghe ondate nell’eterno
andare…….
Le giornate piovigginose mi sono sempre
piaciute – mi ricreano, mi conciliano la quiete
e l’irresistibile desiderio di leggere…….
Non è mai troppo il tempo che mi rimane
per leggere –
Quando sarò abbastanza vecchio e vivrò
nella totale pace della campagna romagnola,
lontano dalla vita politica dalle ansie e dalle
normali delusioni ovvero dalle tante
soddisfazioni…….
allora quanto leggerò!
Respirerò l’aria fresca della campagna e leggerò,
e – con questa prospettiva si dovrebbe chiudere la
mia faticosa vita –
La voglia di leggere e la promessa
fatta se stesso di fuggire un giorno
dalla politica per ritirarsi fra i libri
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
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27 luglio 1936
Honoré de Balzac che alimentò le mie
letture giovanili era uno scrittore singolare –
Lessi di lui un “Balzac en pantoufles” di Leon
Gozlon – e “Balzac sa vie et ses ouvres d’aprés
sa correspondance” opera di sua sorella Laure.
Honoré era strano sosteneva che l’uomo
per ascendere le vie del successo deve essere
parsimonioso in tutto – la rinuncia è maestra
di vita.
La castità dei sensi era una sua convinzione –
egli si premuniva dalle tentazioni – era frugale
non beveva non fumava si compiaceva di indossare
una lunga palandrana bianca come un peplo.
Ma i suoi romanzi rispecchiavano uno stile
piacevolmente moderno – efficace conclusivo
avvincente. Ho letto quasi tutte le sue opere e ne
ho tratto molto insegnamento. Egli ripeteva agli
amici che la castità dava allo spirito una forza
imprevedibile – consigliava di non giocare con
l’amore – diceva che l’uomo innamorato perdeva
un’alta percentuale del suo tempo in futilità
a danno di cose molto più utili e proficue
L’uomo innamorato si incretinisce presto
e forse non aveva torto. Se poi l’uomo varca
i limiti concessi dagli anni ai certami amorosi
allora – è meglio non parlarne – l’incretinimento
avanza a dismisura
Riflessioni su Balzac, letto quasi
integralmente in gioventù, e sulla
sua “castità dei sensi”
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aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
15
Il Fondo BvS dedicato al mitico editore
SOMMARUGA, CARDUCCI
E LA STORIA DI “ÇA IRA”
Dalla plaquette della prima edizione, tirata a Roma nel 1883
ALBERTO BRAMBILLA*
Presento qui i passaggi più significativi del testo letto
il 21 dicembre 2009 nella Sala Maria Luigia
della Biblioteca Palatina di Parma in occasione
dell’incontro di studio Poesia italiana fra Sette
e Ottocento. Arcadia, Lumi, Rivoluzione.
ell’elegante plaquette sommarughiana della prima edizione di Ça ira, stampata in Roma il 10
maggio 1883 e che possiamo consultare nella
ricca collezione della Biblioteca di via Senato, il testo si
apriva con una citazione del tedesco Goethe («Oggi da
questo luogo s’inizia una nuova era nella storia del mondo e voi potrete dire di esservi stati presenti»)1: come ad
affermare che in Ça ira si trattava di una vicenda epocale,
di una conquista davvero universale. In quanto tale, essa
era pienamente riconosciuta anche da colui che poteva
sembrare un avversario, dopo che la guerra franco-prussiana aveva con forza aperto un confronto tra spirito latino e cultura tedesca. Così operando, Carducci ribadiva
che quelli generati dalla Rivoluzione francese erano valori universali e condivisibili, e perciò paragonabili al sacrificio dello spartano Leonida contro l’invasore persiano (così si legge nel finale del sonetto X): come allora erano in gioco i valori della libertà contro la tirannia.
Tale insistenza si spiega con un preoccupante quadro politico, in cui il governo italiano, contraddicendo
un lungo periodo di alleanze, aveva sciolto il legame con
la sorella transalpina, schierandosi con gli Imperi centrali e abbandonando al loro destino le terre irredente. Filosofie vincenti sembravano essere state generate dalle ceneri ancora calde di Sedan, accantonando o comunque li-
N
mitando le conquiste della Rivoluzione francese, come
ancora ricordava il Carducci aprendo le Note che concludevano la plaquette: «Oggi è vezzo, non saprei se teorico,
voler abbassare o impiccolire la rivoluzione francese: con
tutto ciò il settembre del 1792 resta pur sempre il momento più epico della storia moderna» (p. 59).
I versi di Ça ira i si collocavano dunque nel pieno di
un dramma storico, italiano ed europeo; che era in qualche modo anche una lacerazione personale, con Carducci che stava gradualmente passando dall’accesa fede repubblicana della giovinezza a più realistiche posizioni filo-monarchiche, senza comunque transigere sulla necessità di alcuni valori sociali e civili di fondo.
Questo intricato nodo di questioni storiche e politiche, qui per forza di cose solo accennato, legittima e anzi spiega perfettamente l’inserimento del lavoro di Stefania Baragetti2 nella “Biblioteca Scientifica” dell’Istituto
per la storia del Risorgimento Italiano, e anche giustifica
il titolo scelto, Carducci e la rivoluzione. I sonetti di Ça ira.
In linea con questa scelta condivisibile, opportunamente
l’autrice dedica la prima parte del volume a due densi capitoli che affrontano il tema davvero centrale di Carducci
poeta civile (pp. 11-42), approfondendo poi le Idee sulla rivoluzione (pp. 43-66). Sono pagine meditate e ben documentate che ricapitolano una questione complessa, aperta ancora a diverse interpretazioni, letture che saranno
certo facilitate dai documenti e dagli stimoli offerti con
profusione, attingendo a testi carducciani minori o poco
frequentati. In questa veloce presentazione cercherò anch’io di riprendere qualche suggerimento là proposto,
offrendo a mia volta spunti forse di qualche rilievo.
16
Non dimenticando in primo luogo che Carducci
era soprattutto un poeta. Attraverso i versi di Ça ira (con
la ripresa della più classica delle forme metriche, il sonetto) egli tenta con successo di dare un saggio di poesia epica moderna, capace di stringere in un pugno di versi vicende forti di cultura, mirabilmente fondendo poesia e
ricostruzione del passato. Così la collana dei dodici sonetti sintetizza un momento intenso della Rivoluzione
francese (non a caso Carducci fa ampio uso dei testi storiografici di Thomas Carlyle, Louis Blanc e Jules Michelet). Sarà forse per questo motivo intrinsecamente poetico che tra i versi di Ça ira pullulano ombre ed ectoplasmi
(«montanti fantasimi» (I), «azzurri cavalier bianchi e
vermigli» (II) la «forma» della vecchia filatrice dei destini (III), «gruppo d’antiche statue», «oscure torme d’uomini» (VI), «una bieca druidica visione» e poi nel sonetto
X l’apparizione di Baiardo, Giovanna d’Arco, Vergingetorige e Dumouriez).
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
Ma anche e ancor più si addensano nomi di luoghi
(basti pensare ai versi che introducono il primo sonetto,
dove si ricordano “i colli di Borgogna”, la “val di Marna”
ed il “suol piccardo”: però il poeta si guarda bene dal citare la Lorena, che pure fu teatro bellico importante, da poco passata ai vincitori prussiani); e appunto personaggi
(qui ritornano alla mente i giovani eroi della rivoluzione
Kléber Hoche Desaix Murat e Marceau ricordati nel sonetto II), tutti definiti con assoluta precisione geografica
e storica, sulla base di un’ampia documentazione.
In più, c’è come sempre in Carducci il desiderio vivissimo, la necessità interiore, di congiungere presente e
passato, collegando così gli “antichi eroi” (V) con i nuovi
paladini; ciò attraverso una sorta di catabasi nelle viscere
della storia francese, infine risalendo dalle origini druidiche alle vicende medievali e moderne, attraverso il filo
della monarchia francese poi inesorabilmente spezzato
dalla Nemesi (una modalità diciamo così “poetica” per
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
interpretare la storia piegandola ad esigenze “morali”).
Naturalmente l’esperimento francese – che come
visto aveva effetti concreti sul presente del nostro Paese si inseriva in un più vasto laboratorio poetico specificatamente “italiano” in cui il grande artiere tentava di forgiare un’epica nazionale, resa tuttavia più complessa dalla
frastagliata e lacerata storia del Paese di recente unito nel
nuovo Regno. Esemplare in questa direzione è la lunga e
irrisolta tessitura de La canzone di Legnano, di cui il Carducci pubblicava comunque (nel 1879) la parte iniziale.
Ma non poteva ulteriormente rimandare il confronto fra
passato e presente, che si imponeva comunque con forza
travolgente, come appunto era il caso di Ça ira. Ma se
l’aura della poesia poteva forse ancora riscaldare le gesta
del passato, più ostica doveva sembrare a Carducci la rappresentazione del presente, non moralmente sempre lodevole, e che tuttavia non poteva essere ignorato. Restava comunque da riscrivere in maniera unitaria e convincente la storia appena trascorsa, lasciando ai posteri una
memoria sicura e condivisibile del Risorgimento italiano. Qui Calliope doveva gradatamente lasciare il passo a
Clio e i poeti agli storici di professione, come del resto lo
stesso Carducci aveva per primo indicato attraverso una
lunga serie di commemorazioni (Mazzini, Garibaldi,
Goffredo Mameli, il Tricolore), ove lo studio accurato
dei fatti si mescolava alla passione e all’impegno civile. Si
apriva dunque il percorso tortuoso che doveva sfociare
non in un’ode ma nei due corposi volumi delle Letture del
Risorgimento italiano (Zanichelli, 1895-1896)3.
Dopo questa parentesi che serve tuttavia a dare il
senso di un’evoluzione costante quanto faticosa, offrendo un percorso in un certo senso parallelo a quello segnalato dalla Baragetti, torniamo all’importante volume carducciano, che nella seconda parte affronta La genesi di Ça
ira (pp. 67-83), facendo un uso attento dei carteggi carducciani, in particolare delle lettere inviate a Giuseppe
Chiarini, Severino Ferrari e come è ovvio all’editore Angelo Sommaruga. A questo riguardo può essere utile avvertire che alcuni autografi di tali lettere (credo già comprese nell’Edizione Nazionale), sono di recente comparsi sul mercato antiquario4; il corpus quasi completo della
corrispondenza ricevuta dal Sommaruga (comprese altre
lettere carducciane) è invece diversamente confluito, insieme a molto altro materiale, nella sezione Autografi
della Biblioteca di via Senato a Milano5: una lettura diretta degli autografi potrà dunque ritoccare o integrare il testo dell’Edizione Nazionale in più punti, offrendo maga-
17
ri qualche dato supplementare per la storia dell’edizione
di Ça ira.
Dopo la necessaria introduzione, il volume della
Baragetti oggetto qui di analisi presenta i testi dei dodici
sonetti, corredati da ampie spiegazioni storiche e da annotazioni di carattere metrico e interpretativo. Il lettore
è così accompagnato verso per verso all’interno dei testi,
di cui la curatrice indaga con dovizia ogni possibile sfumatura, utilizzando con sicurezza i migliori commenti
precedenti (dal duo consolidato Mazzoni-Picciola a Demetrio Ferrari, a Giambattista Salinari, Mario Saccenti e
in particolare a Vittorio Gatto, già autore di un notevole
lavoro su Ça ira, Roma, Archivio Guido Izzi, 1989), rintracciando le fonti più disparate sia della tradizione sia all’interno della più ristretta produzione carducciana. È
qui difficile isolare gli apporti originali della Baragetti,
ma credo siano in qualche caso determinanti.
Fanno poi seguito Reazioni, giudizi, commenti (pp.
153-171), che offrono un quadro significativo dell’ampia
discussione suscitata dai versi settembrini (sia in Italia sia
all’estero), dibattito al quale Carducci parteciperà con la
consueta incisività (in particolare confutando le obiezioni di Ruggiero Bonghi), pubblicando direttamente in volume le prose polemiche con il medesimo titolo di Ça ira
(Roma, Sommaruga, 1883), infine confluite in Confessioni e battaglie.6
Il contributo più importante e innovativo si trova
nella corposa Appendice (pp. 73-241) in cui la Baragetti si
cimenta con sicurezza nell’edizione critica di Ça ira, fatica che con poche modifiche credo potrà essere vantaggiosamente inserita nella Nuova Edizione Nazionale.
Chiudono il volume un’aggiornata e puntuale Bibliografia (p. 243-253) e l’indispensabile Indice dei nomi.
Soffermiamoci un poco sull’edizione vera e propria. Basandosi sulla princeps sommarughiana, data opportunamente a testo, la Baragetti offre della corona
poetica un duplice apparato, genetico ed evolutivo. Nel
primo caso, trascrive con cura gli autografi di Casa Carducci, non cadendo però nell’errore consueto di trascurare i testimoni altrove dispersi. Importanti autografi si
trovano infatti nella Biblioteca Civica di Verona (Carteggio Betteloni), mentre nell’Ambrosiana di Milano (Carteggio Casati) si conserva una prova di stampa del sonetto III,
non datata e con correzioni autografe, esempio interessante di un collezionismo carducciano per altro diffusosi
18
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
zanichelliano delle Poesie del 1901.
Intorno al volumetto sommarughiano vale la pena di spendere qualche parola, perché esso propone almeno un paio di problemi, o perlomeno di curiosità (sia
sulla sua storia editoriale sia sull’aspetto grafico), che
vorrei proporre in conclusione. Come anche ricorda
William Spaggiari nella densa e illuminante premessa, la
plaquet-te, come recita il colophon fu stampata «in Roma il
10 maggio 1883» in edizione di «24.000 copie». Su questo dato quantitativo (o almeno sulla sua attestazione ufficiale) avrei qualche dubbio, pur considerando l’indiscussa fama dell’autore. L’editore romano non era comunque nuovo a trovate pubblicitarie per incrementare
le vendite e dunque è lecito il sospetto e dunque un’indagine supplettiva. La perplessità nasce dalla costruzione
tipografica del volumetto; nell’esemplare che ho studiato, ad esempio, sia in copertina che nel frontespizio si legge «1° migliaio», mentre il colophon già sentenzia la cifra
delle ben più numerose copie impresse.
già vivente il poeta.
La Baragetti prende anche in considerazione la
bozza di stampa del sonetto V riprodotta nella tavola fra
p. 96 e 97 del volume di Angelo Sommaruga, Cronaca Bizantina (1881-1885), Note e ricordi, Milano, Mondadori
1941. Dalle informazioni ricavate in apparato credo di
poter riconoscere in questa riproduzione la bozza originale che è ora confluita nella già ricordata Biblioteca milanese di via Senato; tale documento è in buona compagnia, perché fa parte di un manipolo formato dalle bozze
dei sonetti I, IV, V, VI, VIII, IX, XI, XII. Questi documenti, di cui la curatrice non poteva oggettivamente essere al corrente, perché finora mai segnalati pubblicamente, potranno agevolmente essere inseriti in apparato, non apportando per altro varianti significative.
Per quanto riguarda l’aspetto cosiddetto evolutivo, la studiosa propone in apparato il meticoloso raffronto delle edizioni a stampa, dalla plaquette romana
all’edizione bolognese delle Rime nuove (Zanichelli,
1887) in cui confluiscono i settembrini, fino all’ultima
pubblicazione vigilata dall’autore nel volume unico
Bisognerebbe dunque ipotizzare, almeno in teoria,
una stampa dichiarata di 24.000 copie in totale, divisa però in 24 diverse tirature ciascuna di mille esemplari puntualmente segnalati di volta in volta. E in effetti mi è capitato di imbattermi in copie con indicazioni diverse: la Biblioteca di via Senato, per esempio, possiede esemplari
contrassegnati con 1°, 5°, 7°, 15° e 16° migliaio. Tale procedimento appare piuttosto insolito (di norma il conteggio totale si fa alla fine e non all’inizio!) e certo non è economico dal punto di vista della realizzazione tecnica: si è
infatti costretti a reimpostare graficamente ogni volta
copertina e frontespizio per apporvi il millesimo. Quindi
qualcosa forse non torna e i sospetti intorno all’operato
del Sommaruga permangono.
All’interno della composizione grafica, piuttosto singolare è infine l’apparato iconografico o, meglio,
decorativo utilizzato dall’editore con il consenso dell’autore, di solito attento a ogni minimo particolare. Il
volume della Baragetti ci offre purtroppo solo un piccolo esempio riproducendo in copertina un particolare
tratto dal frontespizio, ma vale la pena di sfogliare
idealmente le pagine interne per rendersi direttamente
conto dell’accurata confezione della plaquette, magari
cominciando dalla copertina (in tre colori, nero ovviamente e poi rosso e azzurro su sfondo bianco)7 in cui il
titolo Ça ira è collocato di traverso, infrangendo la con-
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
sueta simmetria e coprendo in parte il sottotitolo Settembre MDCCXCII.
Il testo è ripartito ovviamente in XII sonetti, ma la
costruzione di ogni singola sezione (quattro pagine in
totale) segue uno schema prestabilito, che si può così
sintetizzare: pagina dispari (quella di destra) bianca con
al centro il solo numero romano corrispondente al sonetto; pagina seguente con fregio a inchiostro nero; pagina successiva con il testo in nero del sonetto, iniziale e
fregio al margine superiore in inchiostro rosso; pagina
seguente con fregio rosso. Tale “sistema testuale-decorativo” si ripete perciò dodici volte8. Ciò che lascia stupiti – almeno con gli occhi di un lettore di oggi – è l’assoluta distanza, se non estraneità, fra contenuto del testo e apparato decorativo. Ça ira come sappiamo trabocca di energia, persino di sangue e di violenza (basti
pensare all’episodio, assai contestato, della morte della
principessa di Lamballe, il cui corpo fu straziato e abbandonato «in mezzo de la via»).
A fronte di tutto ciò, l’edizione Sommaruga propone un corredo decorativo assolutamente autonomo e
in qualche modo opposto rispetto al contenuto, in esso
infatti sono esclusivamente presenti fregi classicheggianti (in inchiostro nero) e figurine di donna (in rosso)
che come le Muse rappresentano attività intellettuali e
artistiche, quali l’architettura (p.12), la pittura (p. 16),
la scultura o la musica, magari accompagnate da ben
pasciuti e divertiti putti. Ne risulta un caso interessante
di non omogeneità tra contenuto e illustrazione, che
1
L’originale tedesco diceva: […]
“Diesmal sagte ich: ‘von hier und
heute geht eine neue Epoche der
Weltgeschichte aus, und ihr
könnt sagen, ihr seid dabei gewesen’“ (J.W. Goethe, Campagne in Frankreich, 1792 Frankfurt am Main, Deutscher Klassiker Verlag, 1994, p. 436: la traduzione sopra usata nel testo è
di Edvige Levi, Firenze, Rinascimento del libro, 1931, p. 98, poi
Palermo, Sellerio, 1981). Per
maggiori dettagli cfr. G. Carducci, Opere scelte, vol. I, Poesie, a
cura di Mario Saccenti, Torino,
Utet, 1993, p. 681.
2
S. Baragetti, Carducci e la rivoluzione. I sonetti di Ça ira. Storia,
edizione, commento. Premessa
di William Spaggiari, Roma,
Gangemi Editore, 2009 (“Istituto
per la storia del Risorgimento
italiano”. Biblioteca Scientifica,
serie II: Fonti, vol. XCVII).
3
Nella stampa le date di pubblicazione dei due volumi sono però posticipate di un anno : 1896
e 1897, come conferma il catalogo Le edizioni Zanichelli, 18591939, Bologna, Zanichelli, 1984,
pp. 315-316 e 327-328: A.
19
aveva naturalmente avuto un precedente nella collezione elzeviriana di Zanichelli.
*Université de Besançon
Brambilla, ‘Architetto del santo
edifizio’. Appunti sulle “Letture
del Risorgimento italiano” di
Giosuè Carducci e su una recente
riedizione, “Clio”, XLV, 1, 2009,
pp. 119-131.
4
Cfr. al riguardo il catalogo Asta
Bolaffi Ambassador. Autografi e
documenti storici (10 dicembre
2008), lotto 107, pp. 45-46.
5
Cfr. il Catalogo del Fondo Angelo Sommaruga della Biblioteca
di via Senato, a cura di Matteo
Noja, nel libro-catalogo La Scapigliatura e Angelo Sommaruga.
Dalla bohème milanese alla Ro-
ma bizantina, edito dalla medesima Biblioteca, Milano, 2009,
pp. 69-134.
6
Si veda ora G. Carducci, Ça ira,
in Confessioni e battaglie, pp.
309-356 (a cui si rinvia per la
storia editoriale).
7
Non è da escludere che in tal
modo si volesse alludere ai colori della bandiera francese, confermando graficamente quello
che il volumetto conteneva.
8
Fa solo eccezione la partenza
del I sonetto, che a sinistra ha
una bianca e poi a sinistra il numero romano.
20
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
Tutti gli scritti del suo archivio /1
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli
MATTEO NOJA
pratese Sem Benelli (1877-1949), poeta e drammaturgo
el tentativo di schedare le varie opere presenti
affermato, autore della Cena delle beffe, in visita alla città
nell’Archivio Malaparte, ci siamo resi conto di
natale. Il tredicenne Curt declamò nella sala comunale di
quanto fosse necessario aggiornare le biblioPrato questa poesia davanti a un pubblico entusiasta e
grafie dello scrittore pratese anche alla luce delle recenti
Mersiade Baldi, marito della balia, detto “balio”, prorupscoperte e pubblicazioni di opere inedite e di raccolte di
pe con orgoglio in un «l’ho allattato io! l’ho allattato io!»
articoli apparsi su giornali e riviste.
[Non menzionato in Gambetti Vezzosi. In BaronPer questo, partendo dall’encomiabile lavoro di
celli n. 1, p. 271]
Vittoria Baroncelli dal titolo Bibliografia generale delle opere di Malaparte [in Malaparte scrittore d’Europa. Atti del convegno (Prato 1987) e altri contributi. Coordinazione di GianNozze Adele Giorgi - Aristide D’Amico
ni Grana, Prato, Comune di Prato-Marzorati Editore,
31 dicembre 1913, Prato, s.t., 1913, 7 p. ; 22 cm
1991; pp. 265-373] e dal voluminoso Rarità bibliografiche
Pubblicazione per nozze, non registrata nelle bibliogradel Novecento italiano. Repertorio delle edizioni originali a cufie. Probabilmente stampata per le nozze della figlia del
ra di Lucio Gambetti e Franco Vezzosi [Milano, Edizioni
preside del Liceo Cicognini, Paolo Giorgi, noto dantista.
Silvestre Bonnard, 2007], abbiamo
A Giovanni Marradi. Kurt Succercato di offrire agli studiosi, agli
kert studente di prima liceale. Prato,
appassionati e ai collezionisti alcune
BVS: MALAPARTE IN MOSTRA
Liceo Cicognini, 10 maggio 1914
notizie incrociandole con quelle dei
Prosegue fino al 26 settembre 2010
Prato, s.t., 1914, 12 p. ; 25 cm
lavori citati sopra.
Poesia in onore del poeta Giovanni
Oltre alle opere in edizione ori“Malaparte. Arcitaliano nel mondo”,
ginale abbiamo anche elencato gli
Marradi (1852-1922) in visita al Lila grande mostra che la Biblioteca
articoli usciti a firma Malaparte sulla
ceo Cicognini in qualità di Provvedidi via Senato dedica al talento dello
sua prestigiosa rivista Prospettive.
tore agli studi. Marradi, con il presiscrittore pratese e, prima ancora,
de del Liceo, Paolo Giorgi, fu tra i
al fascino magnetico della sua figura
A Sem Benelli, di Curt Suckert,
primi estimatori di Curt Suckert.
di uomo e di intellettuale sui generis.
alunno tredicenne della IV ginnasio del
[Gambetti Vezzosi lo cita in
Un inedito allestimento svela così
Regio Collegio Cicognini di Prato, Toedizione di 800 copie n.n.; Baroncelalcune carte del suo archivio personale,
scana
li n. 2, p. 271].
lettere e documenti che si affiancano
Prato, Tip. Succ. Vestri, 1912 4 p.;
a varie edizioni dei suoi libri e a diverse
Pubblicazione che segna l’esordio
Alla Brigata Cacciatori delle Alpi
fotografie scattate dallo stesso Curzio.
letterario di Curt Suckert, dedicata al
(51-52). Canzone
Per informazioni: 02/76215314-323
N
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Prato, Tip. Pratese M. Martini, 1918, 11 p.
Poesia intrisa di toni patriottici, anche se segnata dalle
considerazioni critiche di Malaparte dopo Caporetto.
Precede una lettera dedicatoria a Peppino Garibaldi, comandante della Brigata, nipote dell’Eroe dei Due Mondi.
La Brigata di volontari denominata “Cacciatori delle Alpi” fu istituita da Giuseppe Garibaldi al tempo della seconda guerra di indipendenza (1859). Durante la prima
guerra mondiale sostenne combattimenti sulla Marmolada (1915: Passo Fedaia - Sasso di Mezzodì; 1916: Forcella Seranta), sul Piave (1917) e in Francia (1918: Bois de
Courton, Bligny, Reims, Sissone). «Quando l’Italia entrò
in guerra […] quasi tutti gli appartenenti alla Sezione giovanile pratese del Partito repubblicano, cioè 23 giovani
operai, si arruolarono con me nella Brigata Cacciatori
delle Alpi dove i garibaldini delle Argonne si erano dati
appuntamento».
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 486; Baroncelli n. 3, p.
271; è il primo libro dell’A. a essere segnalato nel Catalogo generale della Libreria italiana del Pagliaini (3º suppl.,
vol. II, p. 604)]
Viva Caporetto!
Prato, Stab. Tipo-litografico M. Martini, 1921, 138 p. ;
21 cm
Libro introvabile, qualcuno ne ha messo in dubbio l’esistenza; una copia su ICCU alla Biblioteca della Fondazione Istituto Gramsci di Roma.
Il volume, edito a spese dell’Autore, venne subito sequestrato; Malaparte lo fece però ristampare con il titolo seguente:
21
La rivolta dei santi maledetti
Varsavia [ma Roma], Edizioni di “Oceanica”, 1921
138 p. ; 20 cm
Anche questa edizione fu sequestrata dalle autorità. Della
seconda edizione con il nuovo titolo, ne esistono alcune
varianti stampate dalla Tip. Martini di Prato e da Rassegna Internazionale di Roma [questa con una breve nota di
Guglielmo Lucidi, direttore della Rassegna, che ricorda
il valore militare e il patriottismo dell’Autore]. Alcune
presentano la pecetta “Libreria Editrice La Cultura”.
La terza edizione riporta la segnalazione dell’edizione e
in aggiunta ha Ritratto delle cose d’Italia, degli eroi, del popolo,
degli avvenimenti, delle esperienze e inquietudini della nostra
generazione [Roma, Rassegna Internazionale, 1923; 278
p. ; 22 cm].
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 486: «Saggio firmato C.
Erich Suchert, composto nel 1920 in Belgio, proposto a
Prezzolini, che lo rifiutò e una volta pubblicato, lo stroncò. Edizione sequestrata per una disposizione di Giolitti,
anche in conseguenza degli assalti alle librerie da parte
dei nazionalisti, che non tolleravano l’atteggiamento dissacrante dell’A. Analoga sorte toccherà alle due edizioni
successive»; Baroncelli n. 4, p. 271-2]
Le nozze degli eunuchi
Roma, Casa editrice Rassegna Internazionale, 1922, 151
p.; 19 cm; edizione di 1500 copie num. e 2500 senza num.
Dopo le velenose polemiche seguite alla pubblicazione di
Viva Caporetto (poi La rivolta dei santi maledetti), ambientatosi nel mondo culturale della capitale, Suckert scrive
questa favola satirica dei letterati del tempo, veri e propri
22
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 6, p.
272]
eunuchi incapaci di possedere l’arte; è preceduta da Il cordone ombelicale [Parigi 1919-Roma 1921] e seguita da La
caricatura di Faust [Bruxelles 1919].
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 486-7; Baroncelli n. 5,
p. 272]
L’Europa vivente.
Teoria storica del sindacalismo nazionale
Con prefazione di Ardengo Soffici, Firenze, La Voce,
1923, (I Problemi del Fascismo), XLVIII, 128 p.; 20 cm
Giuseppe Prezzolini lo invita a collaborare con la casa
editrice La Voce e gli affida la cura di una collana dal titolo
“I Problemi del Fascismo”: ne uscirono dieci titoli. I primi due sono questo di Suckert, con prefazione di Soffici, e
quello di Soffici dal titolo Battaglia fra due vittorie
[XXXVI, 213 p.; 20 cm] preceduto da Ragguaglio sullo stato degli intellettuali rispetto al fascismo di Curzio Suckert [Baroncelli lo cita al n. 7, p. 272: il testo verrà poi riproposto
in Italia barbara edito da Gobetti].
Il volume di Suckert verrà tradotto in francese nel 1927
per l’editore Félix Alcan (L’Italie contre l’Europe), con la
prefazione del critico Benjamin Cremieux, che già si era
adoperato per far conoscere Pirandello in Francia.
Italia barbara
Torino, Piero Gobetti Editore, 1925 [ma in copertina
1926], 128 p.; 20 cm
Questo è il primo libro che riporta come nome dell’autore Curzio Malaparte. La nota di Gobetti a mo’ di prefazione farà rumore: «Presento al mio pubblico il libro di
un nemico. Coi nemici si vuole essere generosi: qui poi
Curzio Suckert ci aiuta a combatterlo. Mi piace essere
settario-intransigente, non settario-filisteo. Ho giurato
di non rinunciare mai a capire né ad essere curioso. Curzio Suckert dunque è la più forte penna del fascismo: io
non gli farò l’oltraggio di confutarlo. Confutare immagini, opporre politica a variopinta fantasia e a stile pittoresco non è di mio gusto. Il mio antifascismo non combatte
mulini a vento. Gli spiriti bizzarri amo lasciar sbizzarrire
e anche della loro faziosa toscana letteratura, quando è
letteratura, applaudirli. Sono oppositore: né melanconico, né pedante».
Il volume verrà ristampato nel 1928, a cura di Longanesi,
presso La Voce Anonima Editrice di Roma: il testo non
cambierà, mancherà solo la prefazione di Gobetti.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 8, p.
272]
Il reame dei cornuti di Francia
In “L’Italiano”, 28 febbraio – 15 novembre 1926
Il romanzo, ambientato presumibilmente agli inizi del
Novecento, fu uno dei molti che Malaparte lasciò incompiuti; su “L’Italiano” ne uscirono solo cinque puntate: Come fu che partii in Francia; Mio arrivo a Livorno; A
bordo della Pomona; Elogio dei fagioli; La capra e la diavola
nera.
[Baroncelli lo cita negli articoli scritti per la rivista
di Longanesi, n. 23 p. 317]
Avventure di un capitano di sventura
Roma, La Voce, 1927
144 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale 22 copie num.
Edizione a cura di Leo Longanesi.
Romanzo picaresco ambientato tra i cenciaioli di Prato
all’inizio del secolo; una delle pochissime opere non autobiografiche – nonostante il protagonista si chiami Malaparte – dal tipico sapore strapaesano. Il romanzo venne
apprezzato da d’Annunzio.
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
23
Malaparte divenne direttore della casa editrice La Voce
nel 1926, subentrando a Giuseppe Prezzolini (18821982) che partì per Parigi come nuovo segretario dell’ufficio culturale della Società delle Nazioni.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487: «Brossura decorata a 2 colori con xilografia di Leo Longanesi (2 duellanti e
una farfalla, che richiamano il fregio poi usato dalle edizioni Longanesi)» cioè le due spade, prese ad emblema in
onore del cognome della moglie, Maria Spadini, figlia del
pittore Armando; Baroncelli n. 9, p. 272]
L’Arcitaliano. Cantate
Roma, La Voce, 1928 [finito di stampare nel 1927], 110
p.; 23 cm; tiratura di 1500 copie più 100 num.
Edizione a cura di Leo Longanesi. Viene stampata la seconda edizione nello stesso anno.
Raccolta di cantate “saporose e scurrili”, rette da una sorprendente sapienza “linguaiola” da cantastorie di strapese, in una continua ricerca di effetti verbali ottenuti senza
lasciarsi andare a impeti feroci e bislacchi come da più
parti si vuol far credere.
Il volume è arricchito da 53 piccole xilografie in verde di
Longanesi.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 10, p.
273]
Intelligenza di Lenin
Milano, Fratelli Treves, 1930, 174 p.; 18 cm
Il volume raccoglie gli articoli sulla Russia della rivoluzione, pubblicati su “La Stampa”. È il primo saggio politico dopo Italia barbara e L’Europa vivente, che mostra una
completa maturazione di Malaparte e una sua più penetrante capacità di analisi.
Il libro verrà poi tradotto in francese nel 1949, a cura di
René Novella, presso l’editore Rocher di Monaco, con il
titolo, voluto da Malaparte, L’oeuf rouge.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 11, p.
273]
I custodi del disordine
Torino, Fratelli Buratti, 1931, (Scrittori contemporanei, a cura di Mario Gromo), 51 p.; 20 cm
Il saggio era stato annunciato dall’editore Ribet nel
1929 con il titolo Il brigante letterario; la grafica del volume fu curata dal geniale critico d’arte, amico di Gobetti,
Edoardo Persico [1900-1936].
In questo pamphlet Malaparte sostiene che la rivoluzio-
ne risorgimentale fu stroncata dai liberali della destra e
della sinistra storica e che il fascismo invece ne è l’ideale
prosecuzione.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 12, p.
273]
Sodoma e Gomorra
Milano, Fratelli Treves, 1931, 218 p.; 19 cm
Grafica a cura di Leo Longanesi.
Questa raccolta di racconti segna il passaggio dall’epoca
dell’espressione narrativa “strapaesana”, fino ad allora
adottata da Malaparte, a quella sognante e surreale, che
sarà alla base delle sue migliori opere narrative.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 13, p.
273]
[Nel 1931 Malaparte scrive la prefazione al libro
dello scrittore tedesco Rene Fülop-Miller, Il volto del bolscevismo, edito a Milano da Bompiani].
–fine prima parte
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aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
25
inSEDICESIMO
APPUNTAMENTI, PARLARE DI CURZIO MALAPARTE, I CATALOGHI,
L’INTERVISTA D’AUTORE, RECENSIONI, MOSTRE E ASTE
APPUNTAMENTI A TUTTA PAGINA
Il meglio del collezionismo a Milano, inediti
letterari e un laboratorio scenico-musicale
di matteo tosi
ALLA PERMANENTE, CINQUE
GIORNI DEDICATI AL BELLO
Cinquanta selezionatissimi galleristi
italiani e stranieri saranno i protagonisti
della terza edizione di “Collezioni d’Arte”,
la grande manifestazione dedicata
al collezionismo antiquario e a quello
di arte antica e moderna che si terrà
dal 5 al 9 maggio prossimi al Palazzo
della Permanente di Milano. Una mostra
che si conferma di altissimo livello
sia culturale sia commerciale, riuscendo
a perseguire il culto del bello in campi
anche diversissimi tra loro come pittura,
arredamento, gioielleria, arte tessile,
grafica, scultura ed editoria. Una varietà
che si riverbera anche nel tempo
e nello spazio, visto che le opere esposte
coprono uno spettro che va dalle epoche
classiche dell’Estremo Oriente
alla contemporaneità del nostro
Novecento, passando naturalmente
dagli storici maestri dell’arte occidentale
e spaziando fino all’arte tribale africana.
Impossibile riassumere in queste
poche righe la varietà e la qualità
dell’offerta, ma non si può non segnalare
uno specifico focus su De Chirico,
“un’ipotesi di collezione tra scultura,
pittura, grafica e arti applicate del XX
secolo, dedicata alla Maschera”,
oltre a una bella selezione di libri antichi
e di pregio, impreziositi da preziose
legature e rare illustrazioni d’autore.
Più di tremila, comunque, le opere
esposte, molte delle quali inedite o mai
esposte al pubblico, a testimonianza
dell’attento lavoro di ricerca svolto
da tutte le realtà coinvolte per poter
interagire con un pubblico di appassionati
e collezionisti ogni volta più attenti
e competenti.
www.collezionidarte.eu
UNA “NOTTE INQUIETA” PER
DARE CORPO A OGNI TESTO
Sempre attenta alle nuove
esigenze e strategie di comunicazione in
ambito librario e culturale, la casa
editrice Marcos y Marcos organizza,
dal 19 al 22 maggio alla Triennale Bovisa
di Milano, la prima edizione di Notte
inquieta, “laboratorio di interpretazione
teatrale e musicale del testo”.
Il corso, una sorta di workshop
continuo dal costo di 200 euro, ruota
attorno all’omonimo linro di Albrecht
Goes, e si concluderà con un’apertura
al pubblico attraverso una presentazione
-performance del lavoro svolto durante
le quattro giornate “di classe”.
Info: [email protected]
UN’OFFICINA DI INEDITI
SUL MONDO CHE VERRÀ
Sempre a Milano e a inizio maggio
(Palazzina Liberty, dal 5 al 7) va in scena
il festival letterario Officina Italia che per
questa edizione ha scelto come tema “il
mondo che verrà”, su cui far confrontare
i diversi ospiti, da Vinicio Capossela
ad Antonio Moresco e da Luigi Guarneri
a Sergio Altieri ed Elena Janeczek.
www.officinaitalia,net
26
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
MALAPARTE, NON SOLO MOSTRA
I suoi dialoghi con arte e architettura,
“letti” insieme alle carte del suo archivio
di isabella bertario
DUE RIFLESSIONI A VOCE ALTA
SU CURZIO E IL SUO MONDO
ome di consueto, oltre a un fitto
cartellone di visite guidate
ed eventi direttamente collegati
al loro percorso espositivo, le mostre
organizzate dalla Fondazione Biblioteca
di via Senato sono affiancate da diversi
appuntamenti di corredo: incontri, lezioni
o brevi conferenze che mirano
ad approfondire la conoscenza del tema
o del personaggio in questione, anche
al di là delle opere e delle immagini
comprese nell’allestimento.
Non sfugge a questa regola nemmeno
“Malaparte. Arcitaliano nel mondo”,
il primo suggestivo passo per valorizzare
l’archivio e il lascito librario del discusso
autore pratese. Protagonista di queste
dotte “divagazioni sul tema”,
la professoressa Isabella Bertario che,
forte della propria esperienza
C
VISITE GUIDATE
• Visita guidata pomeridiana
5 maggio
Punto di ritrovo: h. 16.00 presso la
biglietteria della mostra
Iniziativa gratuita con prenotazione
obbligatoria al n. 02 76215323-314
Durata: 45’
Pausa pranzo in mostra
Visita guidata con aperitivo
12 maggio
Punto di ritrovo: h. 13.00 presso la
biglietteria della mostra
e competenza in materia di arte
contemporanea, ha analizzato in due
diverse conferenze il panorama artistico
di quegli anni e, in particolare, la passione
di Malaparte per l’architettura.
Affinché le sue non rimanessero
parole destinate ai soli amici milanesi
della Biblioteca, le abbiamo chiesto
di riassumere anche per questo nostro
bollettino le tematiche e gli sviluppi critici
di questi suoi interventi, a partire dalla
conferenza intitolata “Arte di regime Arte
di opposizione”, che sarà ripetuta anche
lunedì 24 maggio alle ore diciotto.
Arte di regime Arte di opposizione
Dagli anni ’20 ai ’50 l’Italia è terreno di
incontro e scontro di artisti che devono fare i conti con la situazione politica; dall’adesione al regime fascista alla Resistenza.
In questa dialettica emerge la posizione di
due gruppi e dei rispettivi protagonisti: Novecentocon Sironi, Correntecon Guttuso.
Nel ritorno all’ordine che aveva caratterizzato l’espressione artistica del primo
Dopoguerra, ruolo propulsivo a livello europeo occupa la produzione italiana che
trova diffusione attraverso la rivista Valori
Plastici fondata da Mario Broglio nel 1918.
Sulla scia dell’arte figurativa e conservatrice promossa dalla rivista, fa la sua comparsa il gruppo Novecento nato attorno alla
figura di Margherita Sarfatti, che raduna
alcuni artisti pronti a presentarsi pubblicamente nel 1923 con una mostra alla Galleria Pesaro di Milano. Gli artisti, che hanno
in comune una pittura figurativa e l’uso di
tecniche tradizionali, sono inizialmente
sette e fra di essi spiccha la personalità e
l’intensità espressiva di Mario Sironi, soprattutto nelle sue note periferie urbane.
La presenza di Mussolini in occasione
dell’inaugurazione, seppur in veste non
ufficiale, segna inevitabilmente, di lì a poco, un’identificazione della produzione del
gruppo con l’Italia fascista, che intuisce la
Costo: € 5 con prenotazione obbligatoria
al n. 02 76215323-314
Durata: 1 h. (30’ visita guidata + 30’
aperitivo)
CONFERENZA
A cura di Opera d’arte
Senza prenotazione
fino a esaurimento posti
Visita guidata e happy hour
giovedì 20 maggio
Punto di ritrovo: h. 19.00 presso la
biglietteria della mostra
Costo: € 5 con prenotazione obbligatoria
al n. 02 76215323-314
Durata: 1 h. (30’ visita guidata + 30’
aperitivo)
giovedì 20 maggio – h. 18.00
Malaparte e gli architetti
“Regista” attento della sua splendida
Villa di Capri Malaparte ci accompagna
idealmente alla scoperta dei maestri
dell’architettura europea della prima
metà del Novecento.
lunedì 24 maggio – h. 18.00
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
27
potenzialità comunicativa di un’arte al
servizio della propaganda. A partire dagli
anni Trenta, per tale ragione, molti componenti del gruppo si piegano a una pittura
estremamente retorica e celebrativa riducendo l’impatto del movimento a una sorta di autarchia nazionale. Seppur oggi non
è corretto generalizzare questa identificazione, in quanto lo spirito autentico del
“gruppo della Sarfatti” era quello di riportare Milano in prima linea come sede di
movimenti artistici, molti intellettuali e
pittori dell’epoca cercano un’alternativa
all’estetica di Novecento che possa esprimere un’opposizione al regime totalitario.
Si raduna così, contestualmente alla
rivista Corrente fondata nel 1938 da Ernesto Treccani, un gruppo di artisti accomunati da un’ansia di apertura alla cultura
europea dalla quale erano esclusi a causa
proprio dell’isolamento culturale fascista.
Riferimento estetico, ma anche morale, è
Picasso con il Guernica che propone un’arte impegnata e desiderosa di leggere e giudicare le vicende storiche contemporanee.
Emerge come voce importante del
gruppo il siciliano Renato Guttuso, che
partecipò attivamente a Corrente e, iscritto dal 1940 al Partito Comunista, fece del
suo atelier romano una cellula dell’attività
antifascista”.
Malaparte e gli architetti
Regista attento della sua Villa di Capri
costruita nel 1938, Malaparte ci accompagna idealmente alla scoperta dei maestri e
del gusto architettonico internazionale
della prima metà del Novecento.
La splendida Villa Malaparte “incastrata” fra gli scogli e le rocce di Capo Massullo
a Capri, seppur attribuita all’architetto
Adalberto Libera che probabilmente fu solo inizialmente coinvolto nel lavoro, è stata
progettata e pensata dallo stesso Malaparte come una sorta di autobiografia,
tanto da definirla “Una casa come me”.
Molte sono le suggestioni che rimandano, nella lettura e nell’analisi di questa
costruzione, ai grandi protagonisti e alle
correnti architettoniche della prima metà
del Ventesimo secolo.
Immediato è, innanzi tutto, il richiamo
al rapporto che in questo progetto è stato
stabilito fra il contesto paesaggistico impervio e l’architettura: l’esterno della villa è
attento all’inserimento armonioso nel luogo, l’interno è tutto “proteso” a dialogare
con l’orizzonte e con la luce che viene continuamente esaltata. Questo non può non
farci correre alla mente, con le dovute cautele, le immagini delle architetture organiche di Frank Lloyd Wright.
Le linee semplici che definiscono l’austera villa, ma anche la grande terrazza con
la parete ondeggiante, ne fanno una delle
opere più riuscite e interessanti del razionalismo italiano del quale, del resto, era
voce l’architetto e urbanista Libera al quale, come già detto, viene da molti impropriamente attribuito il progetto. Ma non
mancano in tutto ciò anche segni che ci rimandano alla scuola di Le Corbusier.
Da ultimo, non si può non soffermarsi
sull’aiuto che Malaparte riceve nella decorazione degli interni dal pittore Alberto Savinio che realizza, per esempio, il disegno
con la lira di Orfeo per le piastrelle dello
studio. Questo dialogare fra architettura e
design, arte e artigianato è un riecheggiare
dello spirito e dell’aspirazione propria del
Bauhaus di creare un’opera d’arte totale”.
Arte di regime, arte di opposizione
Dagli anni Venti agli anni Cinquanta
l’Italia è terreno di incontro e scontro di
grandi artisti che devono
“fare i conti” con la situazione politica;
dall’adesione al regime fascista alla
resistenza la dialettica delle diverse
posizioni di alcuni grandi artisti: da
Sironi a Guttuso, da Novecento a
Corrente l’arte racconta la storia degli
italiani.
informazioni tel. 02 76215323-318.
Presso il Teatro di Verdura della
Fondazione commento e proiezione dei
film:
MALAPARTE A TEATRO
Prenotazione obbligatoria
per informazioni tel. 02 76215323-318
Presso il Teatro di Verdura
della Fondazione
MALAPARTE AL CINEMA
Prenotazione obbligatoria, per
La Pelle (1981)
di Liliana Cavani
con Marcello Mastroianni, Claudia
Cardinale, Burt Lancaster
Il Cristo Proibito (1951)
un film di Curzio Malaparte
con Raf Vallone, Elena Varzi, Alain Cuny,
Gino Cervi
Letture con Sandro Lombardi.
Per maggiori informazioni
e per il calendario dettagliato
degli appuntamenti consultare
il sito internet
www.bibliotecadiviasenato.it, oppure
telefonare al n. 02 76215323-314
28
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
IL CATALOGO
DEGLI ANTICHI
parte dei libri illustrati più famosi del
Settecento.
Libreria Antiquaria Mediolanum
Via del Carmine, 1 – 20121 Milano
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Libri da leggere
per comprare libri
DA CRISTOFORO COLOMBO
AD ALEXIS DE TOCQUEVILLE
di annette popel pozzo
Il Polifilo Libri Rari
New York Antiquarian Book Fair 2010
In occasione della più grande
mostra mercato internazionale
per il libro antico e moderno
di pregio - la New York Antiquarian
Book Fair (9-11 aprile 2010) –
presentiamo due librerie antiquarie
italiane che hanno partecipato come
espositori all’evento con un loro
catalogo appositamente stampato.
I PRIMI RACCONTI E LE PRIME
CARTE DELLE “NUOVE INDIE”
Libreria Antiquaria Mediolanum
New York Antiquarian Book Fair 2010
Il catalogo della libreria
Mediolanum per la cosidetta “ArmoryShow” di New York si presenta con la
giusta combinazione di libri d’interesse
per il mercato e per il collezionista
americano. Non mancano naturalmente
opere legate alla scoperta e alla storia
del proprio continente. In vendita
troviamo la rara prima edizione
del Summario de la generale historia
de l’Indie Occidentali, completa delle tre
parti (Venezia, Stefano Nicolini da
Sabbio, 1534, legatura in pergamena
settecentesca, €48.000): la celebrità
dell’opera deriva dal fatto che contiene
la prima carta geografica stampata
di Santo Domingo. Segnaliamo anche
la prima edizione francese del Voyage
au Bresil dans les années 1815, 1816
et 1817 del celebre esploratore
Maximilian, principe di Wied-Neuwied
(Parigi, Bertrand, 1821-1822, €8.500).
L’edizione comprende tre volumi
di testo e un atlante in folio
con numerose carte e tavole, in parte
colorate a mano. Si osservano
nel catalogo della libreria Mediolanum
belle e famose edizioni, ornate
di un ricco apparato figurativo.
Non passa inosservata la
stupenda opera del noto diplomatico
e vulcanologo britannico William
Hamilton, Campi Phlegraei (Napoli,
Pietro Fabris, 1776-1779, legatura coeva
in mezza pelle, €90.000).
Le sue Osservazioni sui vulcani
delle Due Sicilie, grazie alle bellissime
grandi tavole colorate a mano, fanno
Nel catalogo del Polifilo spicca
l’editio princeps della prima biografia
di Cristoforo Colombo, Historie nelle
quali s’ha particolare & vera relatione
della vita, & de’ fatti dell’Ammiraglio
D. Christoforo Colombo (Venezia,
Francesco de Franceschi, 1571,
€18.000). L’opera fu scritta da suo figlio
Fernando che accompagnò il padre
anche nell’ultimo viaggio
di esplorazione delle coste della terra
ferma centroamericana.
L’edizione contiene anche quella
che è verosimilmente la più antica
descrizione degli indiani d’America
(Scrittura di fra Roman delle antichità
degl’Indiani). Non si può pensare a un
titolo più adatto per il collezionista
americano. Un’altra opera fondamentale
in una biblioteca americana è quella di
Alexis de Tocqueville, De la Démocratie
en Amérique (Parigi, Gosselin, 1835 1840, 4 volumi in legatura coeva,
€40.000).
Risultato di un suo soggiorno
negli Stati Uniti, l’opera fa parte dei più
importanti testi politici e sociali sugli
Stati Unitie sull’America tutta. Siccome
le due parti furono stampate a distanza
di qualche anno, difficilmente si trova
un set in legatura uguale come quello
offerto dal Polifilo.
Il Polifilo Libri Rari
Via Borgonuovo, 3 – 20121 Milano
www.polifilo.com
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
IL CATALOGO
DEI MODERNI
Libri da leggere
per comprare libri
di matteo noja
I VENTI ANNI DE L’ARENGARIO
E LA CONTESTAZIONE
L’Arengario Studio Bibliografico
1965-1980 Il design italiano del libro
di controcultura
Ci giunge l’invito a partecipare a
una festa. Viene da Bruno e Paolo Tonini
dello Studio bibliografico L’Arengario.
Venti anni dopo l’uscita del loro primo
catalogo vogliono festeggiare l’attività,
aprendo, dal 18 al 27 maggio p.v., la loro
casa agli amici, ai collezionisti, agli
studiosi e ai curiosi che vorranno
prenotare la visita per telefono.
«Libri, disegni, oggetti, documenti,
fotografie saranno esposti per essere
non solo guardati ma toccati, discussi
e confrontati nell’ambiente in cui
quotidianamente si trovano e “vivono”:
la casa. Aprire al pubblico la propria casa
ha il significato di abolire i confini
fra la cultura e la vita, fra il piacere
di possedere e la gioia di condividere…».
Incuriositi da tanta generosità nel
“condividere” i loro tesori, siamo andati
a vedere cosa offrono i loro ultimi
cataloghi in rete.
Ci colpisce, anche perché vicino
a una mostra tenuta nell’inverno 2008
nella nostra Biblioteca (Passare il segno.
La forma della contestazione), il catalogo
1965-1980 Il design italiano del libro di
controcultura, che offre una serie di 45
libri, opuscoli e riviste del periodo caldo
della contestazione, del periodo in cui
cambiava il modo di comunicare e di
esprimere le idee in Italia e nel mondo.
Si parte dall’icona del periodo,
Ernesto “Che” Guevara [1928-1967],
di cui viene proposto Da un altro Vietnam
[Roma, La Sinistra-Edizioni Samonà e
Savelli, 1967; seconda edizione, pp.16,
€60,00]; anche se un po’ sbiadita, l’icona
è ancora di moda: con basco, sigaro
e barba incolta, il suo volto senza tempo
affascina le giovani generazioni per il
piglio generoso, irriverente e coraggioso.
Subito dopo segue l’altra imprescindibile
icona di quegli anni, Mao Tse-Tung
[1893-1976] con Citazioni. Il breviario
delle Guardie Rosse. A cura di Giorgio
Zucchetti [Milano, Longanesi, 1967;
quarta edizione, pp.266, €150]. Si tratta
della ristampa dell’edizione Longanesi
del febbraio 1967, quarta italiana
in ordine di tempo, ma la prima condotta
direttamente sul testo cinese.
Il catalogo poi si snoda passando
tra riviste come “BIT [B°t] arte oggi
in Italia / art: what’s happening today
in Italy”, “La Sinistra” con testi di Lucio
Colletti, un testo di Regis Debray,
per soffermarsi su La strage di stato.
Controinchiesta [Roma, La Nuova Sinistra
- Edizioni Samonà e Savelli, 1970; pp.160,
€130], libro che andò esaurito in un solo
giorno.
E così via, citando Joan Baez con le
musiche di Morricone, i Fratelli Soledad,
William Burroughs e “Lotta Continua”,
“Fallo”, sino ad arrivare a “Puzz” con il
fascicolo n. 10 “Oedipuzz Rex” [Milano,
stampato in proprio, 1973; pp.44, €200]
con fumetti di Max Capa, Jannuzzi,
Mellana e altri. Rivista situazionista,
29
creata da Max Capa, che aveva come
direttore responsabile Marcello Baraghini.
«Esce dal 1971 al 1976 con periodicità
irregolare e diversi formati» con lo scopo
«di distruggere l’arte tradizionale
sfruttando le sue stesse armi».
Poi, ancora, Contro la famiglia.
Manuale di autodifesa e di lotta per i
minorenni [Roma, Stampa Alternativa,
(1975); pp.94, €250] in prima edizione,
nella tiratura a prezzo ridotto,
che differisce dall’edizione Savelli per il
formato, la copertina riprodotta in grigio
anziché a colori e il retro di copertina.
«Questa edizione fu sequestrata e tutti gli
esemplari confiscati vennero distrutti per
ordine del Tribunale. Il direttore di
Stampa Alternativa Marcello Baraghini fu
condannato a 18 mesi. Determinante per
la condanna fu il disegno “Toccarsi è
bello”, nel quale è rappresentata una
donna nuda che si masturba».
Non mancano certamente le
mitiche inchieste Guru Cola e Babbo
Marx… tu che ne pensi? che segnano il
passaggio a una nuova contestazione,
molto meno violenta e che più riguardava
lo stile di vita, senza dimenticare è il 77
con le fotografie di Tano d’Amico, lo
pseudo-Berlinguer di Lettere agli eretici
per approdare a un curioso volantino
Sancta Patti Smith [Roma, Stampa
Alternativa, (s.d. ma 1978); foglio
stampato al recto e al verso, ritratto
di Patti Smith al recto e testo al verso,
€150] Il testo recita: «Lo Stato Vaticano,
accogliendo l’autorevole proposta
dell’Imperatore di Uganda Idi Dada
Ammin, annuncia la solenne cerimonia
di beatificazione della Sorella Patti Smith,
di origine etiope-americana. Papa Woytila
[...] officierà personalmente la cerimonia
di Beatificazione sul sacrato della Basilica
di S. Pietro». Buon anniversario .
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32
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
L’intervista d’autore
I 55.000 LIBRI CHE PADRE SERGIO
VUOLE DONARE ALLA SUA VALLE
di luigi mascheroni
a bibliofilia, soprattutto quando
si declina in bibliomania, è uno
di quei rari casi in cui la
quantità vale più della qualità. La
biblioteca di padre Sergio De Piccoli,
monaco benedettino
che ha dedicato la vita a Dio
e ai libri, è la dimostrazione
che il numero, l’accumulo
e il collezionismo disordinato possono
avere un fascino uguale
o superiore alla ricerca del pezzo raro,
la prima edizione, la raccolta
specializzata… La missione, in questo
caso, è reclutare sempre nuovi fedeli,
sulla reale bontà dei quali si è disposti
anche a chiudere un occhio.
Quando padre Sergio De Piccoli,
32 anni fa, arrivò a Marmora, in Alta
Valle Maira, sopra a Cuneo, nella sua
casa - la canonica del monastero
benedettino più alto d’Europa, a 1.548
metri sul livello del mare – aveva
appena duemila libri.
Oggi, a 80 anni d’età, ha
superato i 55mila. Umberto Eco
ne avrà di più belli e di maggior
valore, ma di meno. Una piccola
soddisfazione.
A Marmora - un paesino per
modo di dire: d’inverno conta una
ventina di abitanti- padre Sergio ha
scelto di vivere in solitudine
e silenzio circondato dalla natura
e dai suoi libri. Che sono – dice –
il suo hobby, il suo vizio, la sua
L
imparare, è per questo che li raccolgo tutti,
senza eccezioni”.
passione, l’altra faccia della fede.
Dopo aver celebrato Messa,
il tempo lo trascorre o leggendo
o catalogando libri con il suo vecchio
computer.
Padre Sergio, quando ha iniziato
ad avere a che fare con i libri?
“Io sono nato in mezzo ai libri. Mio
padre era tipografo e rilegatore ufficiale
della parrocchia
di Sant’Andrea, in corso Lodi a Milano.
Come si faceva ai quei tempi, i bambini si
“mettevano sotto” subito a lavorare.
E così già da piccolissimo mi occupavo di
scucire e disfare i libri che portavano a
mio padre perché li rilegasse. Io ne
approfittavo per leggerli gratis, a partire
dalla collana per ragazzi della Salani.
I Promessi Sposi e I miserabili quando
arrivai alle medie li avevo già divorati. Nei
libri c’è tutto il mondo. Ci dicono cosa è
successo, ciò che succede e anche ciò che
succederà. In ogni libro c’è qualcosa da
La sua collezione quando
è cominciata?
“Quando sono diventato monaco, a
Roma. La biblioteca dell’abbazia
di San Paolo fuori le Mura, dove rimasi per
15 anni, era ricchissima. E lì ho cominciato
ad acquistare e raccogliere libri per farmi
una mia bibliotechina. Poi da quando fui
trasferito a Giaveno, vicino a Torino, ho
messo insieme
il nucleo della mia collezione, circa
duemila volumi, che mi portai qui,
a Marmora. Oggi i volumi sono 55mila
e 200. Li catalogo minuziosamente,
e la cifra è sempre aggiornata”.
Che genere di libri sono? Immagino
non soltanto di storia della Chiesa e delle
religioni…
“No, infatti. Però per la maggior
parte si tratta di saggistica. Quindi storia,
religione e teologia, ma anche filosofia,
politica, architettura: dai testi marxisti al
fascismo, dall’arte medievale alla
sociologia, e poi memorie, biografie, ma
anche scienza… Diciamo che non ho mai
acquistato molti romanzi, però tanti me
li hanno regalati o lasciati
in donazione. Comunque ho di tutto:
i Classici Ricciardi dell’Einaudi,
l’Universale Scientifica Boringhieri, quasi
tutte le collane del Mulino,
le “Biblioteche” della Laterza, i classici
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Utet, i volumi della Associazione Biblica
Italiana, ma anche i tascabili della
Mondatori, Garzanti, Feltrinelli.
E poi Enciclopedie. Moltissime, a partire
dal Dizionario biografico Treccani,
che ho fino all’ultimo volume pubblicato
fino a oggi. Tanti libri, è vero. Ma nulla di
particolare valore bibliofilo. Niente
incunaboli o cinquecentine: solo editoria
moderna.
Come dispone i libri sugli scaffali,
che ordine segue?
Alla biblioteca ho dedicato
un intero piano della casa, cinque stanze
corridoi inclusi. Qualcosa a metà tra il
labirinto e la miniera.
E l’ordine è rigorosissimo: i libri non sono
divisi per argomenti ma per case editrici
e collane. Mi piace l’aspetto estetico
della mia biblioteca: quindi preferisco
ripiani con volumi tutti uguali per colore
e formato.
Quanto spende in libri?
Praticamente tutto il mio assegno
di congrua, tolte le spese per mangiare.
Ma i libri li acquisto solo dalle case editrici
che mi fanno uno sconto,
o dai Remainder’s. Quasi sempre per
corrispondenza. E poi molti libri me li
regalano quando sgombrano le cantine, o
fanno i traslochi. Prendo tutto: a caval
donato non si guarda in bocca.
I doppioni li regalo. Mai buttare un libro.
I suoi autori preferiti?
Da buon milanese dovrei dire
Sant’Ambrogio.
E il libro preferito?
Non è una domanda da fare a un
religioso. Ovviamente la Bibbia.
Le piace ancora leggere, dopo 80
anni passato chino sui libri?
La verità? Sempre meno. Ho letto
33
tutto il leggibile. Oggi difficilmente leggo
un testo dall’inizio alla fine. Leggo per
frammenti, alcune parti che mi
interessano in modo particolare. Nessuno
scrive più nulla di nuovo.
Molti bibliomani dicono
che in fondo il furto di libri non è un
peccato. Lei che è monaco cosa diice?
Io non ho mai rubato libri. Semmai
sono gli altri che me li chiedono in prestito
e non me li restituiscono. Dicono che una
vera biblioteca deve essere aperta, che i
libri devono girare… Sarà vero, ma io non
me la sento. I libri voglio tenermeli vicino.
A chi li lascerà?
Ho già fatto la donazione
al comune di Marmora che si è impegnato
a costruire una biblioteca, così i libri alla
fine torneranno alla gente. Ma chissà se si
riuscirà. Non ci sono mai soldi quando si
tratta di libri…
34
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI
L’editoria e le nuove tecnologie, i cartoons
e la tradizione, un giallo e un saggio morale
di matteo noja e matteo tosi
LE NOSTRE PAGINE, PRESTO,
NON SARANNO PIÙ DI CARTA
Francesco Cataluccio, che ha
diretto le case editrici Bruno Mondadori
e Bollati Boringhieri, ci lancia un sasso;
anzi, visto il nome della collana in cui
compare il testo, un “gransasso”: è il suo
libretto Che fine faranno i libri? edito
da Nottetempo. Il sasso ci colpisce
in pieno lasciandoci per un po’ tramortiti.
Che fine faranno gli oggetti
del desiderio di molti di noi “libridinosi”,
disposti spesso a fare cose indicibili
per poter toccare e possedere quelle
straordinarie creature che sono i libri?
Che fine faranno i libri di carta,
incalzati dalle nuove tecnologie,
dai famigerati e-books?
Cataluccio ci comunica che non c’è
scampo: manca poco alla fine del libro
e del suo essere carta e inchiostro,
del suo essere un agglomerato di segni
alfabetici con un senso più o meno
compiuto, del suo essere la macchina più
semplice per sollecitare la fantasia
dell’uomo.
Ce lo comunica dolcemente, quasi
sottovoce, facendoci così digerire
la presenza di un oggetto rivoluzionario
che comunque già dal nome si pone
gentilmente: si chiama “Kindle” ed è
un lettore di eBook, commercializzato
da Amazon, che ha un crescente successo
tra tante persone che navigano
in internet, giovani e non più giovani.
Ci comunica, come consolazione,
che non tutto il contorno del libro perirà
con lui, anzi c’è il rischio che alla fine
qualcuno ci guadagni. I mestieri intorno
al libro [e a giornali e riviste, fatalmente]
potranno trovare nuove applicazioni,
nuovi sbocchi applicandosi al mondo
virtuale – ma non virtuoso, supponiamo
– della rete. Gli autori, ma anche
i traduttori, i redattori e gli impaginatori
rimarranno figure centrali intorno
a quello che sarà il libro nel futuro:
smaterializzato della sua struttura,
del libro rimarrà viva l’idea, la lettura.
La nuova natura elettronica
permetterà al libro di essere vivo,
continuamente aperto alle modificazioni,
costantemente aggiornabile. Permetterà
ai lettori di scambiarsi comunicazioni
gli uni con gli altri, di diventare una vera
e propria comunità di discussione,
riuscendo a interagire con gli autori
e gli editori, intorno a una nuova idea di
lettura, una lettura collettiva e condivisa.
Come chiosa alle sue informazioni,
Cataluccio cita una frase importante
dall’avvincente La vigna del testo del
filosofo austriaco Ivan Illich [edito da
Cortina nel 1996, che nell’edizione
originale riportava come sottotitolo: “Un
commento al Didascalicon di Ugo di San
Vittore”]: «Il libro non è più la metafora
fondamentale dell’epoca; il suo posto
è stato preso dallo schermo. Il testo
alfabetico non è che uno dei tanti modi
di codificare qualcosa che viene ora
chiamato messaggio […] assistiamo
alla dissoluzione della tecnica alfabetica
nel miasma della comunicazione».
Forse è vero che il libro non riesce
più a trasferire il significato del nostro
sapere, sopravanzato da nuove tecnologie
più suadenti – o solo più comode –, come
forse è vero che il pc riesce a essere
l’icona più rappresentativa del nostro
tempo e delle nostre conoscenze.
Ma forse è anche vero che
in un periodo in cui un mondo nuovo va
affermandosi, senza diventare apocalittici,
si può dire che il vecchio libro nella sua
secolare essenza cartacea rimane una
risorsa economicamente vantaggiosa
per testimoniare la nostra cultura, una
risorsa quasi ecologica se si trovasse
un surrogato della carta – o se ne
perseguisse il recupero –, perché
non richiede altra energia che le mani
e la curiosità dell’uomo.
Forse è vero che andrebbe
ridiscussa la libera circolazione e la libera
disponibilità dei libri, ripensando ai diritti
d’autore, all’editoria nel suo complesso,
alle biblioteche e alla loro vocazione.
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Il tutto in un’epoca che, finalmente
riconoscendo nella cultura una risorsa
primaria e vitale per l’uomo, vuole
favorire la «conoscenza come bene
comune», seguendo il suggerimento
di Charlotte Hess e Elinor Ostrom (Premio
Nobel per l’Economia nel 2009),
che considerano la conoscenza un bene
necessario a tutti, che deve essere
disponibile come l’acqua e come l’aria.
In appendice, per avvalorare
il concetto di una libera circolazione
dei saperi, Cataluccio ricorda
affettuosamente il padre, professore
universitario, e la sua cospicua biblioteca
aperta a tutti quelli che, studenti
o curiosi, volevano consultarla.
Se il libro deve finire la sua storia
speriamo avvenga in un futuro prossimo,
uno dei tanti che questa epoca di
transizione ci propone e non sia già un
incombente, ma ancora precoce, destino.
Francesco M. Cataluccio,
“Che fine faranno i libri?”,
Roma, edizioni nottetempo, 2010
(collana gransasso); pp.60, €6,00
35
UN INSOLITO THRILLER DOVE
LA STAR È LA LETTERATURA
È un vero e proprio racconto
sulla falsificazione letteraria l’ultima
fatica di David Belbin, L’Impostore,
un thriller originale e divertente
indirettamente animato dai grandi
classici delle lettere universali.
Il protagonista, infatti, simpaticamente
battezzato Mark Trade, ha una smodata
passione per la scrittura e un innato
talento nell’imitare le “voci”
di Hemingway, J.D. Salinger, Graham
Greene e molti altri ancora, potendosi
così guadagnare da vivere grazie a finti
racconti di autori famosi appositamente
scritti per un libraio antiquario di Parigi.
Chiusa l’esperienza francese e tornato
in Inghilterra, poi, Mark trova lavoro
in una nota rivista londinese e sembra
così aver trovato la propria dimensione.
Ma i “falsi” del suo passato tornano
a scombussolargli l’esistenza.
David Belbin, “L’Impostore”, Isbn
edizioni, Torino 2010, pp.320, €17,00
SIMONE MASSI, UN ILLUSTRATORE “ALL’ANTICA” CHE DISEGNA
SU CARTA TUTTE LE TRAME DEL SUO CINEMA D’ANIMAZIONE
e il saggio
di Francesco
Cataluccio lascia
presagire l’imminente
fine del libro di carta,
destinato a dissolversi
presto nell’etere, questa
sorta di filmografia
ragionata - e molto
altro - di Simone Massi
(“Poesia Bianca”, a cura
di Roberto Della Torre
per i Quaderni della
Fondazione Cineteca
Italiana, Milano 2010,
S
pp.128, €20,00, con
dvd) sembra dimostrare
che il mondo giovane
dei “corti” animati
guarda ancora con
passione al lavoro su
carta, all’artigianalità
delle tavole. Ormai
pluripremiato in tutti i
festival europei, infatti,
il quarantenne filmaker
marchigiano stupisce
proprio per il rifiuto di
ogni “trucco” o artificio
nella preparazione delle
proprie veloci pellicole,
dove anzi l’originalità
del tratto fa da vera
cifra distintiva.
FERDINANDO SCIANNA
E L’ETICA DELLA FOTOGRAFIA
Indiscusso maestro dell’obiettivo
con all’attivo mostre e pubblicazioni
infinite dei suoi lavori fotografici più
intensi, w famoso soprattutto per i suoi
costanti rapporti con il mondo
intellettuale non solo italiano
(e in particolare con gli scrittori, il suo
conterraneo Leonardo Sciascia e Jorge
Luis Borges su tutti), Ferdinando Scianna
questa volta sceglie di far tacere i propri
scatti e, anzi, di ragionare su di essi. Non
da un punto di vista tecnico o formale,
però, bensì da un’angolazione “morale”
e deontologica, provando a fare il punto
sul concetto di etica nel fotogiornalismo.
Proprio in questi ultimi decenni in cui le
immagini hanno preso il sopravvento
come “fonte” di verità e di opinioni,
infatti, il fotografo siciliano si pone
intriganti quesiti sulle ambiguità morali
insite nel lavoro suo e dei suoi colleghi,
troppo spesso a caccia di tragedie
da raccontare o, ancora peggio, da
strumentalizzare per dimostrare una tesi
preconcetta, con il solo risultato di
averci resi insensibili alla morte.
Ferdinando Scianna,
“Etica e fotogiornalismo”, Electa (pesci
rossi), Milano 2010, pp.76, €19,00
36
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
ANDANDO PER MOSTRE
Nuovi Futuristi, planisferi utopici e giocosi,
le terre di Guareschi e la magia dell’Egitto
di matteo tosi
DOPO I 100 DEL MANIFESTO
DI MARINETTI, UNO “NUOVO”
onostante l’antico e mai sopito
ostracismo patito in patria dai
futuristi italiani, tali e tante sono
state le celebrazioni per il centenario
del primo Manifesto di Filippo Tommaso
Marinettil (il più noto al mondo
in materia di arti figurative) che mostre
ed eventi dedicati a lui e al Movimento
tutto si stanno facendo registrare anche
in questo principio di 2010, più o meno
lungo tutto lo Stivale.Una,
Un’esposizione, in particolare,
si segnala per la novità dell’analisi svolta
e per il tentativo di “chiudere” questo
lungo anno di festeggiamenti
prendendo spunto, a 25 anni di distanza,
da quella sorta di manifesto che
il talent scout milanese Luciano Inga Pin
dedicò al cosiddetto Nuovo Futurismo.
Definizione da lui stesso coniata
per indicare un gruppo di undici giovani
artisti che con la loro arte coloratissima
e scanzonata, con i loro soggetti
“metropolitani” e con i loro materiali
N
IL NUOVO FUTURISMO
BUSTO ARSIZIO,
FONDAZIONE BANDERA
PER L’ARTE,
FINO AL 30 MAGGIO
Info: tel. 0331/322311
www.fondazionebandera.it
In alto: Battista Luraschi, Ricantis per solo blu e rosso, 2010 Qui sopra: Clara Bonfiglio, Donne,
1984 In basso: Dario Brevi, Una crociera movimentata, 1984
sperimentali sembravano voler
raccogliere l’eredità di quel manipolo
di Futuristi ispirati soprattutto da Balla
e Depero, e cioè portatori di istanze “anti
naturali” e urbane, che vedevano
nell’artificio e nel “gioco” il nuovo scopo
dell’arte.
La mostra curata dal professor
Renato Barilli, allora, anche per rendere
omaggio al loro scopritore (scomparso lo
scorso inverno) e per sottolinearne
l’intuizione, è la prima a riunire Marco
Lodola e tutti gli altri Nuovi Futuristi
(Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario
Brevi, Gianni Cella, Andrea Crosa,
Innocente, Battista Luraschi, Luciano
Palmieri, Plumcake, Umberto Postal) dopo
la troppo rapida scissione
del gruppo e a ripresentarne sia i lavori
“storici” (pensati intorno agli spazi
della mitica galleria Il Diagramma),
sia i frutti dei diversi percorsi intrapresi
individualmente dalla fine degli Anni
Novanta a oggi.
Pur nella maturazione della poetica
e dei linguaggi, quasi per tutti
gli artisti in mostra, rimane inalterato
l’uso di plastiche, resine, luci, neon
e materiali sintetici di ogni tipo e di tutti i
colori, per raccontare quella voglia
di pura estetica e spensieratezza tipica
della cosiddetta Milano da bere e che
fece parlare Inga Pin di «edonismo
metropolitano», in opposizione
al concettualismo della nostra pittura.
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
37
SOLDATINI SU TELA, ECCO GLI
ATLANTI DI PAOLO CERIBELLI
SCORCI DELLA “BASSA” E DELLE SUE GENTI
IN OMAGGIO A GIOVANNINO GUARESCHI
ltrettanto colorata, giocosa,
meneghina, irriverente
e innovativa nei materilai
della grande collettiva “neofuturista”
in scena a Busto Arsizio è la personale di
Paolo Ceribelli presso la Galleria Glauco
Cavaciuti di Milano (“Toy Soldiers Era”,
dal 14 maggio al 19 giugno; info: tel.
02/45491682; www.glaucocavaciuti.com)
con una ventina di opere esposte.
Ma se l’esposizione bustocca
strizza l’occhio ai bibliofili per via dello
stretto legame con uno dei più noti
e pubblicati “manifesti” d’arte
della nostra storia, i lavori del giovane
artista milanese (classe 1978) lo fanno
un sentito omaggio
a Giovannino Guareschi e ai suoi Peppone e Don camillo la duplice mostra con cui Paolo Simonazzi espone circa
un centinaio di scatti a
colori dedicati alla Bassa
parmense e reggiana
(“Mondo Piccolo”, Museo
A
È
Brescello e Guareschi di
Brescello dal 2 maggio al
13 giugno – info: 0522/
482564 – Museo Il Mondo piccolo di Fontanelle
fino al 27 giugno – 0521/
374714). I protagonisti,
infatti, sono quei dettagli
e quegli angoli poco visibili che appartengono al-
in virtù della ben nota passione
degli amanti della “carta” per i globi, i
planisferi e le mappe di ogni sorta,
spesso collezionati attraverso i secoli
come prezioso corredo “volante”
di diverse biblioteche e raccolte.
Il lavoro di Paolo Ceribelli, infatti,
dopo essersi concentrato sulla semplicità
dei gesti quotidiani attraverso la pittura,
la scultura in gesso, la fotografia, l’arte
muraria e il collage, oggi è tornato alla
tela ed è interamente dedicato al tema
delle carte geografiche, reinventate sia
I FONDI “EGIZIANI” DELLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI PISA PER
RICORDARE IPPOLITO ROSELLINI E LA SUA CAMPAGNA DI SCAVI
ltre 200 reperti
risalenti all’Egitto
dei Faraoni, oltre
a disegni e manoscritti
O
provenienti dalle collezioni di diverse istituzioni
toscane e in particolare
dai fondi della Biblioteca
dell’ateneo pisano danno
vita a “Lungo il Nilo”, la
grande mostra ospitata a
Palazzo Blu (fino al 25 luglio; info: 199/285141)
per celebrare la spedizione Franco-Toscana tra
Alessandria e Abu Simbel
(1828-1829), guidata da
Jean-François Champollion, che nel 1822 aveva
decifrato la celeberrima
Stele di Rosetta, e dall’archeologo pisano Ippolito
Rosellini. Sedici mesi di
scavi e perpezie di ogni tipo, da cui tornarono con
un vero e proprio tesoro
di annotazioni, scoperte e
meravigliosi disegni acquerellati copiati in diretta dalle pareti di tombe, templi e sarcofagi: il
viaggio alle origini di tutto quanto oggi sappiamo
su quella civiltà.
la memoria e alla storia
minima di una zona e dei
suoi abitanti, legati a
doppio filo con le vicende
del Grande fiume, il Po.
nella “sostanza” che nella materia,
certamente in omaggio a Boetti,
ma anche a quella dimensione plastica
e ludica che sta caratterizzando l’arte
contemporanea tutta.
“Cartine”, territori e bandiere,
infatti, prendono forma attraverso
l’accostamento di interi manipoli
di soldatini in plastica immersi in bagni
di colore e poi accostati fittamente,
in modo da ridisegnare fedelmente
la forma del mondo e dei suoi
continenti, ma da stravolgerne colori
e “appartenenze”.
Il Nord America, ad esempio,
qualche volta si colora delle stelle
e strisce statunitensi, ma altre di quelle
cubane, se non addirittura della bandiera
del Sol Levante. E spesso, alcuni porzioni
dell’ecumene si ripetono due volte, l’una
diversa dall’altra per aumentare l’effetto
straniante dell’insieme.
38
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
IN MOSTRA, I LIBRI D’ARTISTA
DEI “CENTO AMICI DEL LIBRO”
44 edizioni tirate dalla storica associazione
di matteo tosi
SPAZIO ALLE IMMAGINI,
NEL TEMPIO
DEI LIBRI SCRITTI
Mentre a Milano continua
l’esposizione che Palazzo Reale dedica
ai capolavori della Collezione
Consolandi, Firenze inaugura una breve
ma intensa mostra anch’essa dedicata al
fascino
dei libri d’artista, ma con lo specifico
intento di valorizzare le
quarantaquattro edizioni a tiratura
limitata (circa 120 - 130 esemplari
l’una) prodotte dalla storica
Associazione “I Cento Amici
del Libro” lungo i settant’anni
della propria storia.
Prestigiosissima la sede scelta,
la Tribuna Dantesca della Biblioteca
Nazionale Centrale, e altrettanto insigne
il comitato scientifico (Sandro
Parmiggiani, Piero Scapecchi, Silvia
Alessandri, Francesca Filippeschi)
che ha curato la mostra, prodotta
in collaborazione con Palazzo Magnani
di Reggio Emilia, per esporre come
meglio si conviene questi splendidi
volumi stampati da famosi tipografi
come l’Officina Bodoni di Giovanni
Mardersteig che utilizzano i caratteri
mobili. Libri dove “dialogano” testi
di grandi scrittori del passato
e del presente (Tasso, Marco Aurelio,
Apuleio, Tacito, Alberti, Poliziano,
Machiavelli, Bonvesin de la Riva, Pascoli,
Palazzeschi, D’Annunzio, Gozzano,
Svevo, e molti altri) e opere grafiche
realizzate da artisti, tra cui Annigoni,
Renato Guttuso, Mino Maccari, Tamburi,
Mattioli, Tommasi Ferroni, Ruggero
Savinio, Melotti, Minguzzi, Arnaldo
Pomodoro, Mimmo Paladino, Walter
Valentini, Emilio Isgrò, e Tullio Pericoli.
Il percorso della mostra diventa
così una perfetta “antologia ragionata”
della storia del libro d’artista in Italia
lungo tutto il secondo Novecento e
oltre, dove si nota con facilità il
graduale passaggio da una fase in cui
l’artista, spesso attraverso un linguaggio
PAROLE FIGURATE
FIRENZE, BIBLIOTECA
NAZIONALE CENTRALE,
FINO ALL’8 MAGGIO
Info: tel. 055/24919257
www.bncf.sbn.it
figurativo, si limita a “illustrare” un
testo preesistente, a un’altra dove lo
stesso stabilisce con il testo
corrispondenze
e consonanze, per finire con quei libri
ideati da un artista e da lui concepiti
come autonoma opera d’arte.
«Nel rapporto tra parola
e immagine – scrive, infatti, Sandro
Parmiggiani in catalogo –, si danno
molte possibilità, ma comunque ciò che
è essenziale è che la lettura del testo
e lo sguardo sull’opera si arricchiscano
vicendevolmente dell’apporto della
“lingua” parallela, in una sorta
di “dialogo”, di vis-à-vis che non è
un puro rispecchiamento – pensiamo
alla scoperta che noi facciamo del
nostro viso nello specchio... –, ma
scoperta
e irruzione di elementi nuovi,
svelamento di una parte del mistero che
ogni opera vera racchiude in sé».
Un concetto che la mostra riesce
a spiegare perfettamente anche senza
parole, dimostrando come la riuscita
di un libro d’artista non dipenda solo
dalla qualità del testo e delle immagini
che lo accompagnano, ma anche
dal “progetto” che l’editore riesce
a plasmare intorno ai soggetti coinvolti.
40
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
TRA APRILE E MAGGIO,
È TUTTO UN INCANTO
Occhi puntati sulla Germania e sull’Europa
di annette popel pozzo
DAL 27 AL 30 APRILE,
DAL 3 AL 5 MAGGIO,
MONACO DI BAVIERA
Asta – Reiss & Sohn
Info: www.reiss-sohn.de
Con tre cataloghi e più di 5.000
lotti tra stampe, incisioni, manoscritti
e libri a stampa, l’asta di Reiss & Sohn
inizia una stagione molto promettente.
Segnaliamo sia la prima edizione
illustrata di Vitruvio, De architectura libri
decem (Venezia, Tacuino, 1511, lotto
1125, stima €30.000; il curatore Fra
Giocondo progettò anche il ponte sulla
Senna presso Notre Dame e fu
collaboratore di Raffaello alla fabbrica
di San Pietro) sia la prima edizione
di Vitruvio in volgare (Como, Gotardo
da Ponte, 1521, lotto 1126, stima
€10.000; le figure del Duomo di Milano
sono considerate le prime autentiche
rappresentazioni gotiche a stampa).
Asta – Hartung
Info: www.hartung-hartung.com
Un bel gruppo di libri d’ore sarà
messo all’asta da Hartung. Tra i libri
del Cinque e Seicento segnaliamo
un raro Sammelband contenente 8 opere
di Pico della Mirandola, in parte in prima
edizione (Opera aurea et bracteata,
Strasburgo, Knobloch, 1506-1507, lotto
180, stima €5.000).
KÖNIGSTEIN IM TAUNUS
IL 29 APRILE, PARIGI
Asta – Livres Modernes
Info: www.alde.fr
Quasi 400 lotti: Baudelaire,
Colette, Flaubert, Proust e Verlaine
in edizioni di pregio, a tirature limitate
e in belle legature amatoriali.
DAL 29 APRILE AL 2
MAGGIO, LONDRA
Fiera – London Original Print Fair
Info: www.londonprintfair.com
Venticinque anni dedicati
a xilografie, incisioni e stampe. Nuove
acqueforti di Peter Blake e Damien Hirst
e persino rare opere di Rembrandt
e Picasso.
DAL 4 AL 7 MAGGIO,
MONACO DI BAVIERA
Asta – Zisska & Schauer
Info: www.zisska.de
Zisska & Schauer impressiona con
una bella seconda edizione di Giovanni
Simonetta, Commentarii rerum gestarum
Francisci Sfortiae Mediolanensium ducis,
Milano, Zaroto, 1486. Come risulta dalla
rubricazione, l’esemplare probabilmente
appartenne alla famiglia dei duchi Sforza
(lotto 151, stima €10.000).
IL 6 MAGGIO, LONDRA
Asta – Travel, Atlases, Maps and Natural
History
Info: www.sothebys.com
Libri d’architettura (Vitruvius
Britannicus, 1725, lotto 24, stima
£10.000-15.000), atlanti (spesso colorati
a mano come Le Théatre du Monde
di Joannes e Willem Blaeu, Amsterdam,
1640-1643, lotto 26, stima £35.00045.000) e l’importantissima Suma
de geographia di Martin Fernandez
de Inciso (Siviglia, Andrei de Burgos,
1546, terza edizione, esemplare
di Harrison Horblit, lotto 62, stima
£65.000-85.000).
IL 6 MAGGIO, LONDRA
Asta – The Benevento Collection,
Important Maps ans Atlases
Info: www.sothebys.com
In asta gli atlanti del collezionista
americano Francis Benevento.
Particolarmente interessante l’Atlas
Major di Joannes Blaeu (Amsterdam,
1662-1681, 11 volumi in 12, lotto 67,
stima £180.000-220.000), in precedenza
appartenuto a Lord Wardington.
09.05.2010, MILANO
Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza
Info: http://maremagnum.com/Diaz/
DAL 13 AL 16 MAGGIO,
BARCELLONA
Mostra mercato – Barcelona
International Antiquarian Book Fair
Info: www.barcelonabookfair.com
Circa 50 espositori provenienti
da Spagna, Francia, Inghilterra, Germania
e Portogallo. Interessante l’iniziativa
di offrire ai visitatori una valutazione
gratuita di libri antichi portati in mostra.
IL 14 E 15 MAGGIO,
BERLINO
Asta – Hauff & Auvermann
Info: www.hauff-und-auvermann.de
Un’offerta molto vasta tra libri
in facsimile, bibliografia, riviste, libri
per bambini, stampe decorative,
manoscritti e libri antichi.
IL 17 E 18 MAGGIO,
AMBURGO
Asta – Ketterer Kunst
Info: www.kettererkunst.de
Segnaliamo un album di fotografie
di 67 vedute dell’Italia, 1881-1888,
a un prezzo di stima davvero abbordabile
(lotto 36, stima €500).
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
41
BvS: una chicca per veri bibliofili
Quel “Gazzettiere” che fece
scoprire l’America agli italiani
Alla scoperta di un’impresa editoriale
ANNETTE POPEL POZZO
M
olti libri, soprattutto i libri antichi, vanno riscoperti perché per la distanza del tempo, la loro storia editoriale e la loro collocazione storico-culturale non sono più familiari
al lettore di oggi. Questo principio
vale più che mai per il Gazzettiere
Americano che, stampato quasi 250
anni orsono in prima e unica edizione, è presente in una bella copia
con barbe e legatura coeva nel Fondo antico della Biblioteca di via Senato a Milano, ed è oggi esemplare
oggetto di bibliofilia per via dello
stupendo apparato illustrativo sulle
Americhe. Vale dunque la pena
mettere in rilievo diversi altri
aspetti di quest’opera singolare.
Annunciato da un titolo lunghissimo, Il Gazzettiere Americano
contenente un distinto ragguaglio di
tutte le parti del Nuovo Mondo della
loro situazione, clima, terreno, prodotti, stato antico e moderno, merci, manifatture, e commercio con una esatta
descrizione delle città, piazze, porti,
baje, fiumi, laghi, montagne, passi, e
fortificazioni il tutto destinato ad
esporre lo stato presente delle cose in
quella parte di globo, e le mire, e interessi delle diverse potenze, che hanno
degli stabilimenti in America. Tradotto dall’inglese e arricchito di aggiunte,
note, carte, e rami, fu pubblicato da
Marco Coltellini all’Insegna della
Verità, a Livorno, nel 1763 in tre
grandi volumi di formato 4to (Repertori bibliografici: Sabin 26814;
Howes, A 207; Olschki Choix 907).
Nella copia della Biblioteca di
via Senato si trova rilegato anche
un annuncio editoriale di due pagine dell’edizione, probabilmente
estrapolato dalle “Novelle letterarie” fiorentine per l’anno 1763, nel
quale si dice che «questa è Traduzione dall’Originale Inglese, scritto da un Autore di merito insigne, e
dato alla luce in Londra da A. Mellar [i.e. Millar], e I. e R. Tonson, in
Strand. lo scorso anno 1762», e che
«il prezzo per gli Associati saranno
dieci Lire il Tomo Moneta Fiorentina».
Si tratta, infatti, dell’American Gazetteer Containing a distinct
Account of all the Parts of the New
World. L’estremamente precisa
traduzione italiana, per di più
usando la parola “gazzettiere”, che
semanticamente è assai poco diffusa nella nostra lingua, pare mostrare un orientamento molto fedele
all’originale anglosassone. A una
considerazione più attenta, si rivelano però importanti differenze.
Mentre la versione inglese comprende tre volumetti di circa 18 cm
con solo qualche carta geografica
ripiegata, la pubblicazione italiana
in tre grandi volumi contiene 77
splendide tavole incise in rame,
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
delle quali molte ripiegate fuori testo, raffiguranti carte geografiche,
piante topografiche, vedute delle
principali città, costumi di diversi
luoghi, animali spesso sconosciuti
in Europa e metodi per lavorare
prodotti tipici, per la penna di rinomati artisti come il livornese
Giuseppe Maria Terreni, Verecondo Rossi, Violante Vanni (insolito
caso di incisore donna, nota per
l’opera Storia naturale degli uccelli,
Firenze, 1767-1776), Andrea
Scacciati, Antonio e Ferdinando
Gregari, e Carlo Faucci.
I cambiamenti rispetto all’assai più modesto tascabile inglese
sono dovuti in primo luogo alla necessità di assicurare il successo delle vendite presso il pubblico italiano, ma in secondo luogo anche per
far meglio di analoghe pubblicazioni sul medesimo tema, come la
traduzione italiana del volume di
Edmund e William Burke, Storia
degli stabilimenti europei in America
divisa in sei parti nelle quali oltre una
breve notizia della scoperta, e conquiste
fatte in quella parte di mondo de’ costumi, e maniere de’ popoli originarj, si da
un’esatta descrizione delle cola stabilite
colonie, stampata sempre nel 1763, a
Venezia presso Giambattista Novelli e Antonio Graziosi.
Interessante anche il fatto che
questa singolare e impressionante
pubblicazione del “Gazzettiere”
appaia immediatamente dopo il
Saggio sopra l’opera in musica di
Francesco Algarotti, del 1763, co-
43
me seconda opera uscita dai torchi
di Marco Coltellini (1724-1777),
che proprio nel 1762 aveva acquistato la tipografia di Giovanni Paolo Fantechi. Non è da dimenticare,
inoltre, che sempre a Coltellini si
deve la prima edizione del Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, che
apparve in forma anonima nel
1764, dunque solo un anno dopo la
princeps del “Gazzettiere”. Nel
1770-1778, poi, Coltellini con la
Stamperia degli editori pubblicò la
terza edizione della Encyclopédie di
Diderot e D’Alembert.
Oltre al mestiere editoriale,
Coltellini si distingueva come librettista e poeta. Nel 1764, venne
nominato successore di Metastasio
come poeta di corte a Vienna, e dal
1772 fino alla morte nel 1777 fu li-
44
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
brettista del Teatro Imperiale di
San Pietroburgo. Un dettaglio
spesso dimenticato: il noto editore
Tommaso Masi e suo figlio Glauco
furono rispettivamente il nipote
ex-sorore e il pronipote di Marco
Coltellini.
Di particolare importanza
sono l’anno e il luogo di pubblicazione di questa edizione. Il trattato
di Parigi del 1763 – data di pubblicazione del “Gazzettiere” – mise
fine alla guerra dei sette anni
(1756-1763), che aveva coinvolto
gran parte degli Stati europei e le
rispettive colonie. La monarchia
britannica ottenne con il trattato
l’espulsione dei francesi dall’America settentrionale e anche il controllo di numerosi territori francesi nell’America centrale. Oltre all’aspetto politico, questi cambiamenti sono particolarmente importanti per l’economia. A Livorno – dove fu edito il “Gazzettiere”
– risiedeva una nutrita colonia inglese che guadagnava in importanza politica ed economica grazie ai
successi della madrepatria.
Livorno era allora una città
relativamente cosmopolita, aperta e tollerante. La proclamazione
di Livorno come porto franco nel
1618 e l’emanazione delle cosiddette “Leggi Livornine” diedero
alla città grande sviluppo demografico ed economico. Il Granducato di Toscana passava alla casa
asburgo-lorena attraverso la Reggenza di Francesco Stefano di Lorena (dal 1737 al 1765) che si concretizzava nel principato di Pietro
Leopoldo (dal 1765 al 1790). Stabilitosi a Firenze da Vienna, il
granduca – chiaro esempio di sovrano illuminato – iniziò un pro-
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
gramma di riforme nel senso di
una politica liberista. Favorì lo
sviluppo a Firenze dell’Accademia dei Georgofili, che promuoveva la diffusione di nuove tecniche per l’agricoltura, presupposto
per il rinnovamento dell’economia e una geografia agraria. In un
clima e contesto tanto aperti, favorevoli all’Illuminismo e contrari a restrizioni e censure, vanno
anche collocate le pubblicazioni
della princeps di Beccaria e della
terza dell’Enciclopédie delle quali
ho detto.
Non è questa la sede adatta
per illustrare le varie e mutanti immagini delle Americhe nella cultura italiana dalla scoperta del 1492 in
avanti, ma va lo stesso richiamata
l’attenzione sul notevole tempismo
di Coltellini, che lancia il Gazzettiere Americano in anni che vedono
un crescente interesse per il Nuovo
Continente, per i suoi prodotti e le
eventuali possibilità di commercio.
Informazioni di derivazione filoinglese sulle Americhe avevano già
raggiunto la Toscana grazie al periodico Magazzino italiano (17521753) e alla sua continuazione Magazzino toscano d’instruzione e di piacere (1754-1757), entrambi stampati a Livorno da Antonio Santini e
Compagni stampatori.
La pregnanza foriera di sviluppi dell’assetto politico-economico delle Americhe di allora era
stata messa in rilievo molto chiaramente nella prefazione del “Gazzettiere”, quando l’editore dichiara
che «l’oggetto primario di questo
libro non è il discoprimento dell’America, nè l’istoria prima della sua
conquista», ma «lo stato attuale
delle cose in quella parte di mondo;
il progresso degli stabilimenti fattivi dagl’Europei; l’avanzamento
dell’arti, manifatture, e piantazioni, […] la qualità e bontà delle produzioni che vi si coltivano, […] onde sembra piuttosto destinato a
mettere in chiaro lume i diritti dei
Sovrani respettivi, che vi possiedono, colla maniera di promuoverli, e
dilatarli; ad illuminare i mercanti
su i loro interessi, a dirigere i naviganti sulle loro corse, ed il tutto insieme a dar delle notizie, che non
servano soltanto ad appagare una
mera curiosità, ma a porgere ancora delle cognizioni utili su ciò che
abbia, o possa avere qualche relazione con noi».
Nel “Gazzettiere” sono riportati in ordine alfabetico sub voce
paesi, regioni, isole, città, laghi,
fiumi, montagne e coste marine
con grande attenzione per il contesto storico-politico, geografico (includendo fauna e flora, clima e co-
45
stumi locali) ed economico (descrizione delle risorse naturali, dei prodotti derivanti e delle possibilità
commerciali).
Oltre a splendide carte geografiche di regioni, coste e fiumi,
troviamo le piante o le vedute di
importanti città, tra cui il porto
d’Acapulco, L’Avana, Lima, Québec, Quito, Santo Domingo, Sant’Eustachio e Santiago del Cile.
Nelle tavole vengono raffigurati
animali tipici dell’America allora
sconosciuti in Europa come l’opossum della famiglia dei marsupiali
(«questo è grande come un Gatto, e
ha oltre il ventre commune a tutti
gli altri Animali un altro ventre inferiore, con una grande apertura
verso le gambe posteriori»), il tucano del Brasile, il castoro, l’armadillo, il colibrì, il pellicano d’America
o lo scoiattolo volante della Virginia, del quale si legge che «è una
specie, che si trova in tutte le parti
dell’America Setrentrionale, e specialmente nella Virgina. Pendono
lungo i suoi fianchi certe pelli rilasciate, dalle gambe d’avanti fino a
quelle di dietro, che nell’atto di saltare si tendono moltissimo».
Sebbene siano descritte nei
dettagli nel testo, mancano in genere le tavole botaniche, a eccezione di quelle che raffigurano
piante dalla cui lavorazione si ottengono prodotti tipici d’interesse
commerciale economico, come il
tabacco, l’indaco, il cotone e la
canna da zucchero.
Le tavole illustrano il metodo di produzione e sono generalmente ornate da un cartiglio che
descrive attraverso didascalie le
varie fasi di lavorazione. Sul tabac-
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
co, riportato alla voce “Virginia”
leggiamo che è «la mercanzia
principale della Virginia, vi si coltiva tanto, […] ed in conseguenza
questa produzione viene a un
prezzo molto discreto […] quella
specie di Tabacco dolce, che cresce
sopra i Fiumi James, e Jork, vien
riputato il migliore del mondo», e
dello zucchero, alla voce “Jamaica”, si dice che è «la grande, e miglior mercanzia dell’Indie Occidentali, e specialmente della Jamaica […] Ma i primi che lo coltivarono in America furono i Portoghesi, e lo messero in tal credito,
che è poi divenuto un capo universalissimo del lusso Europeo».
Anche se scoperti e conosciuti già da tempo, lo zucchero, il
cacao e il caffè americani erano reputati di migliore qualità e meno
costosi. Ne nacque un fiorente
traffico d’importazione che rese il
prodotto, per quanto sempre di
lusso, di uso più comune.
Non per nulla, nel famoso
affresco dell’apoteosi di Apollo e i
quattro continenti, realizzato da
Giovanni Battista Tiepolo nel
soffitto delle scale della residenza
di Würzburg – eseguito dieci anni
prima della stampa del “Gazzettiere” – l’America è raffigurata da
una donna seduta su un coccodrillo, che dà risalto all’elemento selvatico, ma che si fa portare da un
servo alla sua destra un vassoio
con una tazza di caffè o cioccolato, entrambi tanto amati dagli
Europei.
Il contenuto informativo del
47
Gazzettiere Americano divenne velocemente obsoleto a causa dell’incalzare degli eventi storici, che
nel 1776 avrebbero portato alla
Dichiarazione d’indipendenza
degli Stati Uniti d’America e poi
alla separazione dalla madrepatria
Inghilterra, ma rimase sicuramente una fonte sicura e ben documentata sulle Americhe alla fine della guerra dei sette anni. Si
tratta di un’impresa editoriale resa possibile soltanto dalla concreta situazione storica di Livorno
dell’epoca e dal notevole tempismo di Coltellini. Consapevole
dell’importanza del testo, nel
2003 il comune di Livorno ha publicato, a 240 anni di distanza dalla princeps, un facsimile del “Gazzettiere”, sottolineandone l’importanza storica.
2
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
49
Libri illustrati in BvS
La Scala d’Oro, grandi opere
illustrate per piccoli lettori
L’intera collana originale e in ottime condizioni è una rarità
CHIARA NICOLINI
L
a Scala d’Oro è una delle più
famose collane italiane del
XX secolo di libri per bambini. Capita spesso di trovarne volumi
sparsi sulle bancarelle dei mercatini,
ma si tratta per lo più di ristampe
(meno belle dal punto di vista della
veste grafica rispetto alle originali), o
di prime edizioni in cattive condizioni: il fragile dorso della legatura cartonata è di solito danneggiato, quando non del tutto assente. Riuscire a
vedere l’intera collana originale – 92
volumi più uno fuori serie – e in ottime condizioni, è dunque un’occasione rara. La Biblioteca di via Senato
ne possiede una copia pressoché perfetta, con addirittura le sovraccoperte in carta velina e le due custodie originali per i volumi della settima e dell’ottava serie.
duate» perché create secondo le capacità cognitive di ciascuna delle età
a cui erano indirizzate. La scelta di
temi, linguaggio, caratteri tipografici e stile illustrativo si evolve dunque
parallelamente alla crescita dei piccoli lettori: le prime cinque serie, rivolte a bimbi dai sei ai dieci anni,
hanno un formato in quarto, caratteri grandi, un numero di pagine minore e sono interamente illustrate a colori; le ultime tre, per ragazzini dagli
undici ai tredici anni, hanno un for-
Pubblicata dalla casa editrice
torinese UTET tra il 1932 e il 1936 e
destinata a un pubblico dai sei ai tredici anni, la Scala d’Oro è suddivisa in
otto serie di letture. Nel programma
editoriale apposto dai direttori Vincenzo Errante e Fernando Palazzi al
termine di ciascun volume, le serie
sono definite «scrupolosamente gra-
4
mato in ottavo, caratteri più piccoli,
molte più pagine, e sono illustrate da
tavole a colori e illustrazioni in bianco e nero nel testo. Muta inoltre il
numero di volumi per serie: otto nelle prime due, dieci nella terza, dodici
nella quarta e quinta, quattordici
nella sesta, settima e ottava.
Resta invece costante nella collana il livello qualitativo dei testi: oltre 50 selezionati tra i «capolavori
classici di tutte le letterature» e rielaborati «dai migliori scrittori italiani
per ragazzi», più 26 «opere originali
istruttive che, divertendo il piccolo
lettore con la forma aneddotica, agile, avvincente, gli impartiscono utili
nozioni scientifiche, storiche, religiose. Per tal modo la nostra collana
costituisce una propria e vera Enciclopedia per ragazzi».
Qualunque bambino cresciuto
leggendo tutti i volumi della Scala
d’Oro poteva sfoggiare a quattordici
anni una cultura letteraria strabiliante, soprattutto se paragonata ai suoi
coetanei di oggi. A sei anni scopriva
Esopo, Fedro, La Fontane, Daudet e
Tolstoi; a sette Turghieneff e l’epopea dei Nibelungi; a otto Boccaccio,
Dickens, Hugo, Swift e le leggende
del Graal; a nove Maupassant, Rabe-
50
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
1
lais e Defoe; a dieci Omero e il Faust
di Goethe; a undici Verne, Dumas,
Stevenson, Goldoni, Shakespeare e
il romanzo picaresco spagnolo con
La vita avventurosa di Lazzarino di
Tormes; a dodici Tasso, Molière,
Scott, e la tragedia greca; a tredici
Don Chisciotte, Guerra e Pace, i racconti di Edgar Allan Poe e Il mulino
sulla Floss di George Eliot.
Certo, si trattava pur sempre di
adattamenti, e di sicuro i racconti di
Boccaccio proposti non includevano
quello in cui si parla di «rimettere il
diavolo in inferno» (anche perché
tutti i volumi erano «scritti e riveduti
col rispetto assoluto della morale e
della più corretta educazione» per
non «offendere la coscienza delicata
del fanciullo»). Eppure la scelta dei
testi, per quanto stranamente lacunosa (mancano ad esempio Alice nel
3
Paese delle Meraviglie e Pinocchio), era
colta e vasta, ma anche curatissima
nella grammatica, nell’ortografia,
nella punteggiatura e perfino «nella
retta accentuazione fonetica».
Un tale impegno non poteva
non prendere in attenta considerazione anche la veste grafica dell’opera. E infatti, al settimo e ultimo punto
della loro dichiarazione d’intenti,
Errante e Palazzi scrissero: «Ogni
volume è una gioia per gli occhi, essendo illustrato con un’abbondanza
inusitata di figure, tricromie, carte
geografiche, disegni, ecc., dei migliori pittori e illustratori». L’impresa fu assegnata a 19 illustratori italiani, molti dei quali contribuirono a diversi volumi (sono in testa Gustavino
con 15, e Filiberto Mateldi con 14).
Di sicuro la “Scala d’Oro” contiene «un’abbondanza inusitata di figure». Quanto al fatto che tutti e 93
siano una gioia per gli occhi, dipende
dai punti di vista. Per i bambini di allora doveva essere senz’altro così.
Per un collezionista d’oggi, i volumi
che hanno superato la prova del tempo e mantengono ancora una loro attrattiva dal punto di vista grafico sono in realtà solo una trentina. I più
belli sono quelli di Filiberto Mateldi
e del russo Vsevolode Nicoúline.
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
51
5
Autore di uno stile sintetico ed
esuberante basato sull’uso di colori
primari puri e squillanti, Mateldi illustrò per i più piccini libri di fiabe
classiche (come Quando re leone imperava, 1938, serie I, n. 1, fig 1 e L’asino
d’oro e altre favole, 1939, serie 2, n. 1),
di scienze naturali (Piccoli di animali e
animali piccoli, 1938, serie III, n. 9), di
storia sociale (Come si lavora nel mondo, 1934, serie III, n. 8 e Il libro dei treni, serie IV, n. 11), due deliziosi volumi di filastrocche (I passatempi del giovedì, 1932, serie II, n. 8 e Il libro delle
ore gioconde, 1936, serie V, n. 11) e un
fantastico I viaggi di Gulliver (1938,
serie III, n. 6, fig 2).
Le pagine di questi testi sono
cosparse di figurine talvolta appena
tratteggiate, ma sempre animatissime nelle espressioni e nei gesti. Nei
volumi realizzati per la sesta, settima
6
e ottava serie, che contengono solo
illustrazioni stampate in bianco e nero e tavole impresse in quadricromia,
la verve cromatica viene meno, ma lo
stile di Mateldi resta comunque arguto e fantasioso, come dimostra
l’antologia goldoniana del ’32 (I racconti di papà Goldoni, serie VI, n. 10,
fig 3). Per le prime cinque serie, l’ar-
tista disegnò anche i risguardi e la
buffa vignetta all’occhiello, con una
volpe blu in frac che invita i bimbi a
entrare nel meraviglioso mondo della Scala d’Oro (fig 4).
La medesima vivacità cromatica caratterizza anche uno dei tre testi
di argomento religioso della collana,
La buona novella (1933, serie II, n. 7,
fig 5), splendidamente figurato da
Luigi Melandri.
Il russo Vsevolode Nicoúline si
trasferì in Italia nel 1920 e divenne
uno dei più noti illustratori di libri
per bambini. Echi della grafica inglese e russa a cavallo tra Otto e Novecento pervadono le sue immagini,
nelle quali linee di contorno nette
definiscono con precisione fattezze
umane e animali, dettagli naturalistici e architettonici, abiti riccamente
ornati e trame di cotte medioevali.
Nicoúline contribuì a sette volumi
della Scala d’Oro – tre in formato in
9
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
53
7
8
12
10
quarto e quattro in ottavo – tutti bellissimi. Si tratta per lo più di libri di
leggende (Le leggende del Gral, 1938,
serie III, n. 4; I Cavalieri di Artù,
1935, serie IV, n. 3; Le avventure di
Candullino, 1936, serie V, n. 2, fig 6);
La leggenda di Enea, 1940, serie VI, n.
1), affiancati da un’edizione dei racconti di Edgar Allan Poe (Racconti
straordinari, 1940, serie VIII, n. 9) e
da due antologie teatrali: Nel regno di
Melpòmene (1940, serie VII, n. 9), che
raccoglie «Tragedie celebri di tutti i
tempi», e Nel regno di Ariele (1938,
serie VI, n. 9, fig 7), selezione di
drammi shakespeariani. A colori o in
bianco e nero, ogni illustrazione di
Nicoúline è un piccolo capolavoro.
Se l’influsso dell’inglese William Heath Robinson e del russo
Ivan Bilibin è percepibile nell’opera
di Nicoúline, non si può fare a meno
di notare come molte delle illustrazioni realizzate da Enrico Mauro Pinochi per Il romanzo di Sigfrido (1939,
serie II, n. 4, fig 8) citino quasi letteralmente quelle del celebre Die Nibelungen figurato da Carl Otto Czeschka (Vienna Gerlach’s Jegendbücherei, 1909). Tra nani barbuti, draghi
54
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
13
fiammeggianti e guerrieri colorati
come arlecchini, Il romanzo di Sigfrido dev’essere molto piaciuto ai
bimbi dell’epoca, ed è anche uno dei
volumi della “Scala” più desiderabili
dal punto di vista collezionistico.
Come pure il ciclo di Tompusse
– Tompusse e le bestie (1932, serie I, n.
4), Tompusse e i mestieri (1932, serie I,
n. 5) e Tompusse e il romano antico
(1933, serie II, n. 6, fig 9) – scritto da
Mario Buzzichini e illustrato da Carlo Bisi. Definito dall’autore come
«discendente di quel Tom Pouce
(che vorrebbe dire Tommaso Pulce),
il nano più raro del mondo», Tompusse è un bambino vispo e intelligente che vive molteplici avventure
assieme alla sorellina Pippoletta e al
prode bassotto Dammilosso. Le sue
vicende sono descritte in modo divertente e istruttivo, e profusamente
illustrate da immagini a uno o più co-
14
11
lori, nel testo e a piena pagina, varie
nello stile e ricche nei contenuti. Alcune conservano echi dell’originale
impostazione futurista di Bisi, visibile soprattutto in Tompusse e il romano
antico, dove il piccolo protagonista illustra a un centurione i prodigi della
tecnica moderna. Bisi fu anche inventore di vari personaggi di successo per Il Corriere dei Piccoli: ad esempio il celeberrimo Sor Pampurio.
Tra i volumi della Scala d’Oro
degni di nota dal punto di vista grafico metterei inoltre Gargantua e
Pantagruel (1935, serie IV, n. 5, fig
10) illustrato da Gino Baldo e Don
Chisciotte (1935, serie VIII, n. 3, fig
11) figurato da Piero Bernardini.
Entrambi gli artisti svilupparono
uno stile sintetico, decorativo e
pieno di umorismo, sebbene Baldo
prediligesse linee morbide e tondeggianti e Bernardini, al contrario, tratti tesi e spigolosi.
La storia è grande protagonista
della Scala d’Oro, in forma sia di
adattamenti di racconti e romanzi
ambientati nel passato, sia di scritti
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
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originali che narrano le vicende di
personaggi come Alessandro Magno, Attila o Matilde di Canossa. Il
commento grafico che accompagna
questi testi mostra generalmente
grande attenzione alla precisa ricostruzione di scenari e costumi. Ne
sono un esempio I grandi viaggiatori
(1935, serie IV, n. 9) illustrato da Golia, il Quo Vadis? (1940, serie V, n. 4) di
Marina Battigelli, I racconti della lupa
(1936, serie V, n. 7) di Carlo Parmeggiani, I costumi dei popoli antichi (1936,
serie V, n. 8) di Mario Zampini, e
molti dei volumi figurati da Carlo
Nicco – ad esempio Capitani, corsari e
avventurieri (1936, serie V, n. 10, fig
12), Luci e ombre della storia (1934, serie VII, n. 11) e I cavalieri dell’ideale
(1939, serie VIII, n. 13).
Nicco è anche autore delle delicate testatine che ornano il volume
fuori collana Guerra e fascismo di Leo
Pollini, stampato nel 1934 e illustrato con fotografie a colori o in bianco e
nero (ritratti dei protagonisti della
storia italiana dalla Prima guerra
mondiale all’avvento del Fascismo,
immagini di soldati e di balilla, dirigibili ed edifici distrutti dalla guerra,
ecc). Questa pubblicazione è realizzata al solo fine di rendere omaggio
all’ideologia politica dominante, cui
non viene fatto cenno alcuno in nessun altro volume della collana, nonostante uscisse in piena epoca fascista.
La collana comprende altri libri, in tutto una decina, illustrati da
immagini fotografiche. Sono testi di
geografia, arte, scienza e tecnica come In giro per l’Italia (1938, serie I, n.
10), Il libro dei sette colori (1933, serie
VI, n. 11), Il libro del mare (1938, serie
VI, n. 13) e Ingegneria divertente
(1934, serie VII, n. 13).
Ho scelto di tenere per ultimo
Gustavino (nome d’arte di Gustavo
Rosso), sebbene sia stato l’illustratore più prolifico della Scala d’Oro,
perché mi pare che il suo stile sia ripetitivo e nel complesso poco fantasioso dal punto di vista dell’arte
grafica. I suoi disegni indubbiamente ben eseguiti e vividi, non riescono tuttavia a superare la soglia
della mera visualizzazione dei testi
(Nel paese della fate, 1932, serie I, n.
3, fig 13 e La Gerusalemme liberata,
serie VII, n. 10, fig 14). Occorre riconoscere però che fu proprio Gustavino a creare la splendida immagine simbolo di tutta la collana, riprodotta sulle sguardie dei volumi
in ottavo: una scala stampata in oro
che ascende verso un cielo nel quale
volano un cavallo alato e un biplano
(fig 15).
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
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BvS: il libro ritrovato
I “Secoli Bassi” di Milano
da Carlo Magno ai Visconti
L’incredibile ricerca storica del conte Giulini in due opere di pregio
CHIARA BONFATTI
E MARGHERITA DELL’UTRI
L
ungo gli scaffali del fondo di
edizioni milanesi della Sala
Campanella lo sguardo inevitabilmente si sofferma sull’imponente presenza della prima edizione
dell’opera storica del conte Giorgio
Giulini (1714-1780):
Memorie spettanti alla storia, al
governo, ed alla descrizione della città,
e della campagna di Milano, ne’ secoli
bassi. Raccolte, ed esaminate dal conte
Giorgio Giulini, e dedicate all’altezza
reale dell’arciduca Pietro Leopoldo nato
principe d’Ungheria, e di Boemia. Parte I [- IX]. Milano, Giovanni Battista
Bianchi, 1760-1765. 9 volumi in
4to.
Continuazione delle Memorie
spettanti alla storia, al governo, ed alla
descrizione della città, e della campagna di Milano ne’ secoli bassi. Raccolte,
ed esaminate dal conte Giorgio Giulini.
Parte I [- III]. Milano, Giovanni
Battista Bianchi, 1771-1774. 3 volumi in 4to.
Incipit delle Memorie con la vignetta
calcografica raffigurante la Basilica
di Sant’Ambrogio e il capilettera
calcografico abitato dalla Basilica
di San Lorenzo, vol. I, p. 1.
Questi rari volumi soggiornavano un tempo nelle nobili librerie di Leone Weillschott, come
testimonia l’ex libris applicato dalla figlia Guastalla-Weillschott
quando alla morte del padre, il 15
dicembre 1884, ricevette in eredità
la preziosa raccolta di circa venticinquemila volumi e tremila opuscoli.
La biblioteca di Leone Weillschott rappresenta una di quelle
che storicamente sono le cinque
più ricche biblioteche private e
raccolte di prestigio, alla pari di
quella dei Vallardi, dei principi
Trivulzio, dei duchi Melzi, dei
conti Sola-Busca e di Damiano
Muoni (cfr. Gianfranco Tortorelli,
Biblioteche nobiliari e circolazione del
libro tra Settecento e Ottocento. Bologna, Pendragon, 2002, p. 91). Sui
contropiatti posteriori dei volumi
è rintracciabile inoltre una nota
manoscritta con la collazione dei
fascicoli che compongono l’edizione, effettuata nel 1880 da Gottardo Delfinoni, nobile avvocato
milanese, noto per la sua raccolta
di interesse archeologico.
Nella prefazione dell’opera il
conte Giorgio Giulini delinea il suo
intento di dedicarsi alle antichità
milanesi, intento che nasce dalla
sua percezione della quasi totale assenza di notizie e memorie relative
ai secoli bassi di Milano e dall’imprecisione con la quale tale periodo era
stato tracciato dagli storici che lo
avevano preceduto; egli afferma infatti che «la difficoltà maggiore
consiste nell’istruirsi di ciò, che
spetta ai secoli di mezzo, ch’io chiamerò, Secoli bassi, dal fine dell’ottavo al principio del decimoquarto;
perché ci restano delle memorie
non poche di quegli anni in alcuni
Edificj, e Sculture, e Musaici, e
Iscrizioni, in qualche rozzo Autore
contemporaneo, e in parecchie
pergamene; ma bisogna con gran
fatica ricercarle, e con molto maggiore esaminarle, per ricavarne le
occulte verità» (p. [10-11]).
Egli sottolinea fermamente
l’importanza di poter avere un’unica opera che raccolga le memorie
storiche della città di Milano lungo
circa cinque secoli, dall’arrivo di
Carlo Magno in Italia fino allo stabilirsi del dominio di Matteo Visconti e precisamente dal 774 al
1311. Il suo piano dell’opera è ben
definito: «Ecco dunque ch’io
58
m’accingo a fare una Raccolta, ed
un Esame delle Memorie spettanti
alle Antichità Milanesi de’ secoli
bassi, riducendole a tre Capi, cioè
alla Storia, al Governo, ed alla Descrizione della Città, e Campagna
di Milano» (p. [12]). Tutte le notizie raccolte nelle sue Memorie sono
disposte cronologicamente quasi a
formare veri e propri annali, ma
l’Autore preferisce ripartire la propria opera in libri attraverso i quali
fornisce documenti sulla storia
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
della città nel Medioevo, soffermandosi in particolare su eventi
poco conosciuti o dimenticati.
Nella ricerca delle proprie
fonti l’Autore si imbatte nella dura
realtà dello stato degli archivi che
gli consente una risentita polemica: «Molti de’ nostri archivj sono
in un totale disordine, onde converrebbe non avere altra occupazione, se non quella di esaminarli,
per raccogliere tutto ciò, che in essi
contiensi di utile, o di pregevole.
Altri poi, il che cagiona ancora un
maggior dispiacere, quantunque
copiosi sieno, e ben ordinati, per la
troppo scrupolosa custodia di chi
gli ha in guardia, sono affatto inaccessibili» (p. [16]).
Il conte Giulini e lo stampatore Giovanni Battista Bianchi si
accordano sulla tiratura dell’edizione, stabilendo la stampa di 750
copie, con un nuovo carattere tipografico denominato silvio, su carta
distinta «dovendo aver presente lo
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
59
A sinistra: Grande tavola calcografica
della carta topografica della città di
Milano, vol. IX, prima della p. 145.
A destra: Grande tavola calcografica
ove è raffigurata la carta corografica
della campagna milanese, vol. IX,
prima della p. 89.
stampatore che il libro dee presentarsi ai Sovrani» (Nel secondo centenario della nascita del conte Giorgio
Giulini istoriografo milanese. Milano, Stucchi Ceretti e C., 1916, vol.
I, p. 32). La nota edizione è impreziosita da splendide tavole calcografiche nonché da testatine, finalini e capilettera degli incisori Giulio Cesare Bianchi e Giacomo
Mercoli. La prima tavola con il ritratto calcografico del dedicatario,
l’arciduca Pietro Leopoldo, è seguita da numerose altre incisioni
che raffigurano importanti monumenti della città di Milano. Il nono
e ultimo volume delle Memorie
contiene due grandi tavole ripiegate che consistono in una carta corografica e una topografica: uno dei
fini principali del Giulini fu infatti
quello di illustrare la corografia
della campagna e la topografia della
città di Milano nei secoli bassi. A p.
145 della Dichiarazione della carta
topografica contenuta nel volume 9
il conte Giulini afferma: «Nel formare la Carta, che rappresenta la
Città di Milano, qual era ne’ secoli
bassi, non mi sono attenuto ad un
tempo determinato, come ho fatto
nell’altra [i.e. Carta corografica];
ma ho voluto che in essa si vedessero tutti gli edificj principali, de’
quali ho fatto menzione nella mia
Opera, quantuque altri non vi sieno
stati che ne’ primi tempi, de’ quali
ho trattato, poi sieno stati distrutti,
ed altri non abbiano avuta la sua
origine, che ne’ più moderni secoli
fra quelli, di cui ho ragionato. Per
esempio io ho poste nel mio disegno le Mura antiche di Milano fabbricate da Massimiano, quantunque poi sieno state distrutte da Federigo Barbarossa, e vi ho aggiunto
anche l’altro giro de’ Bastioni del
Fossato, il quale non fu eretto, che
pochi anni prima della rovina delle
antiche Mura. Io ho notato gli antichi Regj Palazzi a San Giorgio, e a
Sant’Ambrogio, l’Arco Romano, il
Teatro, il Circo, ed altri edificj, che
o prima, o per lo meno nella mentovata distruzione di Federigo Barbarossa perirono; e nulla meno ho notato i Palazzi del Broletto Vecchio,
del Broletto Nuovo, e diversi Monisteri, e Chiese, che non riconoscono la loro origine prima del secolo decimoterzo».
L’importante contributo dell’istoriografo milanese è testimoniato anche dalla stima di numero-
60
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
si colleghi e amici. In una lettera
del 13 luglio del 1760 il conte Giuseppe Maria Imbonati (16881768) scrive all’amico Giulini:
«Con tutta la confidenza e insieme
con tutta la contentezza Vi significo in poco di aver letto, anzi divorato, il vostro eruditissimo libro»
(op. cit., p. 80). Allo stesso modo
Pietro Verri, nella prefazione alla
A sinistra: Tavola calcografica
raffigurante la facciata dell’antica
Chiesa Metropolitana sulla quale è
stata edificata la gran Fabbrica del
Duomo di Milano, vol. VI, prima
della p. 371.
Sopra: Tavola ripiegata con l’incisione
in rame della Chiesa di San Marco,
vol. VIII, prima della p. 115.
sua Storia di Milano (Milano, Giuseppe Marelli, 1783, t. I, p. VIII),
anch’essa presente nel fondo di
edizioni milanesi della Sala Campanella, mette in risalto il conte
nelle vesti di esperto antiquario affermando: «Il conte Giulini non ha
pensato mai di pubblicare la storia
di Milano: egli ha pubblicato tutte
le memorie opportune a servire alla storia, alle private e pubbliche
ragioni, alla curiosa erudizione generalmente».
Il grande successo ottenuto
dalle Memorie porta ben presto l’amico conte Firmian, plenipotenziario presso il Governo della
Lombardia Austriaca, e il principe
di Kaunitz, Gran Cancelliere di
Corte dell’imperatrice Maria Teresa, a spronare il Giulini affinchè
estenda le sue ricerche a tutta l’e-
61
poca visconteo sforzesca. L’Autore
si dichiara disposto a impegnarsi
nella continuazione dell’opera solo nel caso in cui gli vengano assicurati «aiuti di libri e di persone» e
la sua richiesta viene immediatamente soddisfatta con la garanzia
di libero accesso agli archivi governativi, all’archivio civico e alla biblioteca Pertusati.
I tre volumi della Continuazione delle Memorie escono come
supplemento alla sua mirabile impresa storiografica coprendo il periodo storico dal 1331 al 1447 e la
loro stesura impegna il Giulini così
profondamente da procurargli una
notevole debilitazione fisica e lo
induce, assai stremato, a interrompere la sua impresa erudita lasciando incompiuto il quarto volume
mai pubblicato.
62
la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
BvS: un’utopia sempre in fieri
Recenti acquisizioni della
Biblioteca di via Senato
Una secentesca chicca siciliana e una Leda dannunziana di pregio
Chiara Bonfatti,
Giacomo Corvaglia
e Annette Popel Pozzo
Apollinaire, Guillaume (18801918). Le Bestiaire ou Cortège d’Orphée. Parigi, a spese dell’Artista,
1962. 1 volume con suite.
Esemplare dell’Artista su carta
vélin d’Arches di questa edizione di
pregio, illustrata da 33 splendide incisioni originali al bulino di Tavy
Notton, accompagnata da una suite
in cui sono raccolte altre 33 tavole in
nero, 33 in bistrò, 1 planche refusée e
9 impresse su seta.
Auria, Vincenzo (1625-1710);
Mongitore, Antonino (1663-1743).
La Sicilia inventrice, o vero, Le invenzioni lodevoli nate in Sicilia, opera del
dottor d. Vincenzo Auria palermitano.
Con li divertimenti geniali, osservazioni, e giunte all’istessa di d. Antonino
Mongitore sacerdote palermitano. Palermo, Felice Marino, 1704. 2 parti
in un tomo.
Rara e unica edizione di una
delle opere più curiose sulla Sicilia,
iniziata da Vincenzo Auria e completata dal Mongitore. Gli Autori vi
descrivono invenzioni e scoperte,
talvolta stravaganti, di illustri siciliani, tra i quali spicca il medico e matematico Giovanni Battista Hodierna.
Il Mongitore apporta ad esempio
aggiunte relative a cibi inventati in
Sicilia e da siciliani, al modo di bere,
alle vesti di pelle, alla veste talare, all’unguento megaleo, a nuovi medicamenti, fiori di talco, e di smalto,
alle tonnare, al lavoro del corallo, al
gioco del cottabo, ecc. Esemplare
donato da don Pietro de Valguarnera al conte Filippo Domenico Beraudo di Pralormo senatore della
Repubblica e nel 1730 Reggente
della Gran Cancelleria del Regno
(Mira, I, p. 59).
Autore, Raffaele (fl. 1817). Sullo spirito delle leggi di polizia saggio di
Raffaele Autore. Napoli, Stamperia
del Giornale del Regno delle Due Sicilie, 1817.
Curioso il capitolo VII che reca il titolo Dell’arresto preventivo e in
cui l’Autore afferma: “La polizia che
veglia alla tutela della tranquillità di
ciascuno, mezzo trascurar non dee,
onde il vizio vigor non prenda; e vedendolo sul punto di convertirsi in
delitto, con l’arresto preventivo procurar dee d’impedirlo, affinchè con
forza quanto occulta altrettanto robusta i fondamenti non scuota dell’edificio sociale, ed il faccia miseramente crollare. Svanito però il peri-
colo di attuarsi la prava intenzione
del cittadino, cessa l’opera della polizia, ed al cittadino, renduto innocuo, è
restituita la libertà civile” (p. 43).
Bartoli, Daniello (16081685). La ricreazione del savio con un
breve ragguaglio della vita dell’autore
volume unico. Napoli, Borel e Bompard, 1839.
Si tratta del primo volume delle Opere del padre Daniello Bartoli della
Compagnia di Gesù.
La Ricreazione del savio fu una di
quelle operette che il Bartoli compose a svago e ricreazione dell’incompiuta impresa editoriale dell’Istoria
della Compagnia di Gesù. Dio e il savio
sono i protagonisti di quest’opera
suddivisa in due libri di sedici capitoli ciascuno e ricoprono rispettivamente i ruoli di artefice e decifratore
sulla falsa riga di un metodo prima
induttivo e poi deduttivo (De Backer/Sommervogel, I, p. 982).
Certani, Giacomo (sec. XVII).
La verità vendicata cioè Bologna difesa
dalle calunnie di Francesco Guicciardini
osservazioni istoriche dell’abbate Giacomo Certani canon. dott. teologo colleg.
filosofo, e nell’Università di Bologna pu-
aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
blico profess. di filosofia morale. Dedicate all’eminentiss. sig. cardinale Cesare
Fachenetti. Bologna, eredi di Evangelista Dozza, 1659.
Prima e unica edizione delle
osservazioni dell’abate Certani, professore dello Studio di Bologna, contro le inesatte e spesso calunniose asserzioni sulla storia di Bologna di
Francesco Guicciardini. Esemplare
appartenuto ad Arthur Hugh Smith
Barry di Marbury Hall (1843-1925),
primo barone di Barrymore e politico conservatore angloirlandese
(Vinciana, I, n. 695).
Constitucion política de la monarquía española, paomulgada [sic] en Cádiz á 19 de Marzo de 1812. Barcellona, Manuel Sauri, 1835.
Rara edizione della Costituzione spagnola denominata La Pepa. Oltre ad essere la prima, è nota per essere una delle più liberali del tempo.
Relativamente all’origine del nomignolo di La Pepa esistono due differenti versioni: la prima ritiene che
derivi dal fatto che sia stata promulgata il giorno di San José, la seconda è
motivata dall’essere stata promulgata in opposizione al governo di José I,
chiamato popolarmente Pepe Botella. La Pepa restò in vigore soltanto
due anni, ovvero fino al 24 marzo del
1814 che vide il ritorno in Spagna di
Fernando VII. In seguito ritornò in
vigore durante il Trienio Liberal
(1820-1823) e poi dal 1836 al 1837.
La Costituzione stabiliva il suffragio
e la libertà di stampa, aboliva l’inquisizione, determinava la suddivisione
dei territori e la libertà dell’industria.
La questione americana fu uno dei
temi più complessi poiché le Corti
delinearono attraverso la costituzione un’organizzazione territoriale,
politica e amministrativa che includeva i territori americani.
D’Annunzio, Gabriele (18631938). La Léda sans cygne récit de la
lande suivi d’un Envoi a la France traduit de l’italien par André Doderet. Parigi (Coulommiers), Calmann-Lévy
(Imprimerie Paul Brodard), 1922.
Uno dei 70 esemplari su carta
a tino Blanchet-Kléber con la firma
autografa di uno dei massimi dannunzisti francesi, Guy Tosi, uscita
nella collana Aspects de l’inconnu. La
Leda senza cigno, pubblicato per la
prima volta a puntate nell’estate del
1913 sul Corriere della Sera, è un
lungo racconto che narra delle delusioni di una giovane donna e del
suo triste vivere quotidiano. Nell’edizione in volume del 1916 D’Annunzio volle accompagnare La Leda
con una Licenza, qui tradotta come
Envoi a la France, ricca di ricordi autobiografici.
Gaetani, Cesare (1718-1808);
Avolio, Francesco di Paola; Logoteta, Giuseppe. Pescagioni del conte Della Torre Cesare Gaetani de’ marchesi di
Sortino, diputato ai Regj Studj, custode
del fonte d’Aretusa, e suoi agricoltori,
pastori, e pescatori aretusini. Siracusa,
Stamperia vescovile e senatoria e
Francesco Maria Pulejo, 1797.
Prima edizione considerata rara, nonché primo libro a stampa in
cui compare l’immagine di una tonnara. Si tratta di un vero e proprio inno alla pesca come si evince dalla
Prefazione: “La pesca, ch’io soglio
annualmente fare nella tonnara di
Fontanebianche, siccome colà mi
trattiene ne’ due mesi di maggio, e di
giugno, per profittare di quell’aria,
che per la sua purità rallegra, e ricrea;
così mi dà agio a scrivere qualche cosa, che analoga, e confacente sia all’esercizio pescareccio; e di scriverla
in guisa poetica, giacchè a un simil
genere di vita oziosa, e solitaria vuol-
63
si riferire la origine di tal’arte, la quale Ci fa senza fatica - Innamorar dell’innocenza antica”. Il testo si compone di 25 idilli, di uno scritto di Giuseppe Logoteta Sopra l’uso, e l’astinenza dè pesci presso gli antichi, e di un
Manifesto (p. 333) che anticipa l’uscita di un’opera dell’Avvocato
Francesco di Paola Avolio Riflessioni
sopra le leggi sicole intorno alla pesca
(Palermo, Reale stamperia, 1805). A
p. 312 si rileva un elenco delle tonnare presenti in Sicilia. Ceresoli p. 260:
“Opera molto rara ignota alle bibliografie specializzate [...] che può considerarsi un classico della letteratura
pescatoria italiana” (Mira I, 376).
Giobert, Giovanni Antonio
(1761-1834). Traité sur le pastel et
l’extraction de son indigo. Par M.r Giobert, professeur de Chimie à Turin, directeur de l’école impériale pour la fabrication de l’indigo, membre de plusieurs
académies et sociétés savantes. Imprimé
par ordre de sa Majesté impériale et royale. Parigi, Imprimerie impériale,
1813.
Prima edizione, pubblicata e
stampata a spese del governo francese nel 1813. L’occasione fu la partecipazione del chimico piemontese
Giobert ad un concorso per la produzione della tintura color indaco,
usata per la colorazione delle stoffe.
Il concorso, voluto dal Governo
stesso, fu indetto per ovviare alla totale assenza di approvigionamenti di
tale materia prima in seguito al blocco continentale voluto da Napoleone. Giobert riuscì a scoprire un procedimento in grado di estrarre la tintura da un vegetale denominato Isatis
tintoria. Tale fu l’importanza del suo
contributo da determinare il conferimento del premio a Parigi e della
dirigenza di una scuola per l’estrazione dell’indaco a Chieri.
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la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010
La pagina dei lettori
Bibliofilia a chiare lettere
Come consultare i nostri fondi e che cosa si trova sul nostro sito
Da un numero di questa rivista,
sono venuto a conoscenza della vostra
Fondazione e, navigando in internet,
ho visto che tra i vostri fondi ve n’è uno
che mi interessa particolarmente. Quali sono le modalità per accedere al vostro
materiale bibliografico?
Roberto Piganti
Gentile Roberto, per quel che riguarda i fondi moderni della biblioteca (fantascienza, impresa et
al.) è prevista una consultazione
“interna”, nella nostra sala di lettura, via appuntamento telefonico.
Una parte di tali fondi è già consultabile dal catalogo online del nostro
sito (www.bibliotecadiviasenato.it)
e potrà anche chiedere al personale
della biblioteca di fare le opportune
ricerche nel database interno in relazione alle sue esigenze e al materiale bibliografico di suo interesse.
Ho visitato recentemente la mostra su Pasolini presso la vostra biblioteca e vorrei esprimervi il desiderio di
consultare uno dei volumi esposti. È
possibile? Se sì, a chi devo rivolgermi?
Marco Grechi
Gentile Marco, al termine della
mostra “Immagini Corsare”, ovvero a partire dal prossimo 12 luglio, sarà possibile consultare i volumi esposti prendendo appuntamento con la biblioteca e chiedendo
del Dott. Matteo Noja, responsabi-
Che tipo di biblioteca è vostra? È aperta
al pubblico? Avete un catalogo accessibile da Internet?
Lisa Bergamini
Se volete scrivere:
[email protected]
Tutti i numeri sono scaricabili
in formato pdf dal sito
www.bibliotecadiviasenato.it
le del fondo del Novecento, che le
dirà anche se il volume di suo interesse è effettivamente ammesso alla consultazione.
Passando per via Senato mi sono
imbattuta nella vostra rivista e nella
vostra Fondazione. Non sapevo dell’esistenza di una biblioteca da quelle parti e ho pensato si trattasse di un’altra sede dell’Archivio di Stato. E invece no.
Gentile Lisa, quella di via Senato è
la biblioteca di una Fondazione
privata nata nel 1997 che apre al
pubblico su appuntamento, solo per
la consultazione dei propri fondi. Il
patrimonio librario è costituito da
fondi specializzati e a esso si affiancano le diverse attività legate alla
bibliofilia, quali mostre di stampo
soprattutto bibliografico, presentazioni di novità editoriali, ma anche concerti e rassegne teatrali. Sul
sito www.bibliotecadiviasenato.it è
presente un catalogo online parziale dei nostri fondi moderni in
fase di aggiornamento continuo.
Nel vostro stand alla Fiera del Libro Antico ho trovato alcuni numeri di
questa nuova rivista e ho saputo della
chiusura de “l’Erasmo”. Mi piacerebbe
molto recuperare i numeri che mi mancano di entrambe le pubblicazioni, sono
ancora in vendita?
Nicole Lodi
Gentile Nicole, bisogna verificare
se i numeri dell’Erasmo a lei mancanti siano ancora disponibili: ci
contatti pure allo 02/76215318
per le sue richieste. Quanto a questo
bollettino, invece, sul nostro sito ci
sono tutti gli arretrati in pdf .
ARMANDO TESTA
T H E
R E A L
E X P E R I E N C E
w w w. l a v a z z a . c o m
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