la Biblioteca di via Senato Milano mensile anno II n.4 – aprile 2010 I Diari di Mussolini, in anteprima Ugo Finetti Sommaruga, Carducci e la vicenda di Ça ira Alberto Brambilla Una bibliografia di Malaparte, la prima puntata Matteo Noja la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.4 – MILANO, APRILE 2010 Sommario 5 I Diari di Mussolini in BvS I PENSIERI DEL DUCE, GIORNO DOPO GIORNO di Ugo Finetti 15 Il Fondo dedicato al mitico editore SOMMARUGA, CARDUCCI E LA STORIA DI “ÇA IRA” * di Alberto Brambilla 20 Tutti gli scritti del suo archivio/1 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE di Matteo Noja 25 inSEDICESIMO – le rubriche APPUNTAMENTI, PARLARE DI CURZIO MALAPARTE, I CATALOGHI, L’INTERVISTA D’AUTORE, RECENSIONI, MOSTRE E ASTE 41 Chicche per bibliofili QUEL “GAZZETTIERE” CHE FECE SCOPRIRE L’AMERICA AGLI ITALIANI di Annette Popel Pozzo 49 Libri illustrati in BvS LA SCALA D’ORO, GRANDI OPERE ILLUSTRATE PER PICCOLI LETTORI di Chiara Nicolini 57 Il libro ritrovato I "SECOLI BASSI” DI MILANO DA CARLO MAGNO AI VISCONTI di Chiara Bonfatti e Margherita Dell’Utri 62 BvS: un’utopia sempre in fieri RECENTI ACQUISIZIONI DELLA NOSTRA BIBLIOTECA di Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo 64 La pagina dei lettori BIBLIOFILIA A CHIARE LETTERE * tratto da una relazione tenuta a Parma il 21 dicembre 2009, al seminario di studi “Poesia italiana fra Sette e Ottocento. Arcadia, Lumi, Rivoluzione” Consiglio di amministrazione della Fondazione Biblioteca di via Senato Marcello Dell’Utri (presidente) Giuliano Adreani, Carlo Carena, Fedele Confalonieri, Maurizio Costa, Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel, Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli, Carlo Tognoli Direttore responsabile Angelo Crespi Segretario Generale Angelo De Tomasi Raccolta pubblicitaria Margherita Savarese Collegio dei Revisori dei conti Achille Frattini (presidente) Gianfranco Polerani, Francesco Antonio Giampaolo Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Fondazione Biblioteca di via Senato Elena Bellini segreteria mostre Chiara Bonfatti sala Campanella Sonia Corain segreteria teatro Giacomo Corvaglia sala consultazione Marcello Dell’Utri conservatore Claudio Ferri direttore Luciano Ghirelli servizi generali Matteo Noja responsabile dell’Archivio e del Fondo Moderno Donatella Oggioni responsabile teatro e ufficio stampa Annette Popel Pozzo responsabile del Fondo Antico Gaudio Saracino servizi generali Stampato in Italia © 2010 – Biblioteca di via Senato Edizioni Tutti i diritti riservati Ufficio di redazione Matteo Tosi e Gianluca Montinaro Progetto grafico e impaginazione Elena Buffa Direzione e redazione Via Senato, 14 – 20121 Milano Tel. 02 76215318 Fax 02 782387 [email protected] www.bibliotecadiviasenato.it Bollettino mensile della Biblioteca di via Senato Milano distribuito gratuitamente Referenze fotografiche Saporetti Immagini d’Arte Snc, Milano L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Immagine in copertina: Benito Mussolini, immagine tratta dal libro DUX di Margherita Sarfatti. Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Reg. Trib. di Milano n. 104 del 11/03/2009 la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.4 – MILANO, APRILE 2010 Editoriale edichiamo principalmente ai diari finora inediti di Mussolini questo numero del bollettino, annunciando che le cinque agende originali relative agli anni 1935 – 1939 arricchiscono già l’Archivio della nostra Biblioteca. In attesa della pubblicazione integrale dei diari diamo qui qualche anticipazione con la scelta delle pagine che riteniamo più adatte alla nostra pubblicazione e che si susseguiranno fino al prossimo autunno. Continua, poi, la bibliografia ragionata di Malaparte in concomitanza con la Mostra che prosegue con crescente interesse. D aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 5 Tre pagine “letterarie” per iniziare, poi quelle su Hitler e altre ancora I PENSIERI DEL DUCE, GIORNO DOPO GIORNO I tanto bistrattati Diari di Mussolini finalmente in via Senato UGO FINETTI Diari da cui sono tratte queste pagine sono «genuiticolare nei rapporti con il Vaticano). «Ora dovrò fidarmi ni», «assolutamente vera la calligrafia di Mussolini», di tutti» disse il Duce alla sua morte. E questo stato d’ani«è proprio il tipo di diario che secondo me Mussolini mo lo troviamo nelle pagine – dalla panoramica sui geavrebbe voluto scrivere», «i documenti hanno una vera rarchi del Gran Consiglio a quella sui candidati alla proimportanza storica e debbono essere pubblicati»: così, pria successione - come un monologo che evoca tante da Londra, si è espresso lo storico Denis Mack Smith dopersone che lo circondano nella vita politica, ma senza po averli visionati. che nessuno riesca a stabilire con Mussolini un rapporto L’illustre storico di sinistra è stato tra gli esperti di autentica fiducia. Una solitudine che diventa sempre che furono coinvolti per valutare (con test anche sull’inpiù distanza rispetto a quanti lo circondano proponendo chiostro e sulla carta) l’attendibilità di questi “Diari” una lettura del rapporto tra Mussolini e il fascismo di quando fecero la loro prima apparizione in Gran Bretamassima responsabilità, ma non di identificazione. gna e in conclusione le perizie d’Oltremanica ne propoSul piano storico, pagine molto interessanti sono, sero l’autenticità. ad esempio, quelle che riguardano Hitler, in particolare Che Benito Mussolini avesse tenuto un diario netra il 1937 e il 1939. Troviamo rispecchiate tre fasi. Con il gli anni Trenta, infatti, è stato per molti storici più che viaggio a Monaco e Berlino, abbiamo un rapporto iniziaun’ipotesi. In particolare Renzo De Felice, all’epoca le di corteggiamento e di seduzione da parte del leader della stesura del volume conclusivo della sua biografia di nazista con un Mussolini affascinato e convinto di poter Mussolini, ne era certo. padroneggiare il rapporto. Successivamente, si fa strada Questi testi – della cui autenticità non si cesserà nel Duce una sorta di inquietudine nel rendersi conto di certo di dibattere - rappresentano quindi un’occasione aver imboccato una strada di alleanza irreversibile e di di verifica della lettura storica della figura di Mussolini. cui sfuggono le redini. Infine, nel 1939, vediamo come Sono molteplici gli spunti di riflessione e di indagine sia ormai le parti si siano invertite e la situazione precipiti sul piano umano sia per la ricostruzione dei fatti storici. verso la guerra, con Mussolini messo in scacco matto e La scrittura interpreta molto lo stato d’animo della relegato in posizione subalterna nel momento in cui solitudine in cui Mussolini piombò dal 1931 con l’imHitler a sorpresa può gelare il mondo occidentale con il provvisa scomparsa del fratello Arnaldo, di due anni più patto Ribbentrop-Molotov. giovane, che era sempre stato il suo alter ego anche nelle Nel complesso, questi Diari sollecitano quindi non vicissitudini politiche di giovani souna versione benevola, ma non “decialisti. Ogni sera si telefonavano e moniaca” di Mussolini e del suo ruoUgo Finetti, giornalista e saggista, Benito non solo si sfogava con Arnallo nel ’900 italiano. La storia d’Italia do, ma anche si confrontava (il franon può essere ricostruita e, sopratsi occupa di Resistenza e Fascismo, tello, direttore del Popolo d’Italia, ebtutto, compresa seguendo il cartone temi cui ha dedicato libri, seminari, be infatti iniziativa autonoma in paranimato di una lettura classista. réportage e programmi televisivi I 6 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 Da Balzac al “Cesare” di Shakespeare, un Mussolini lettore e uomo di lettere on appena Marcello Dell’Utri annunciò di avere trovato in Svizzera cinque agende di Benito Mussolini, fu subito un fiorire di polemiche in merito alla loro attendibilità e autenticità. E ogni parte, naturalmente, aveva dalla propria il dotto parere di storici e grafologi interpellati ad hoc, così da poter affermare con la dovuta forza la propria verità. Senza la pretesa di convincere nessuno, vogliamo comunque concederci il piacere di annunciare che quei famigerati Diari sono arrivati a Milano, e che sono finalmente entrati a far parte dei fondi della nostra Biblioteca, arricchendola di un documento storico realmente più unico che raro. Una sorta di autobiografia del Duce in presa diretta, scritta giorno dopo giorno tra il 1935 e il 1939, annotando pensieri, aneddoti, riflessioni e giudizi sul mondo e sui suoi protagonisti di allora, su se stesso e sui suoi collaboratori. Pagine diversissime tra loro sia per il tono sia per il contenuto, dove incontriamo un Mussolini energico e sferzante come quello dei suoi celebri discorsi, ma anche N un Duce sfinito da tutta la servile retorica che lo circonda, un uomo che dimostra di conoscere bene i pregi e i difetti degli uomini e che, sentendosi solo, approfitta spesso di questi fogli per ritagliarsi uno spazio per la propria riflessione. Nessun pensiero e nessuna affermazione qui riportata potrà mai cambiare il corso della storia, il che è evidente, ma è altrettanto indubbio che questo incontro con il Mussolini “privato”, come nota anche Ugo Finetti in queste stesse pagine, ne restituisce almeno un’immagine non “demoniaca”. Nei prossimi numeri di questo bollettino presenteremo in anteprima altre pagine scelte fin quando, presumibilmente dal prossimo autunno, le cinque agende non saranno pubblicate a cura di noti storici e studiosi. Intanto, come anteprima dell’anteprima, alcuni appunti di un Mussolini ispirato da Shakespeare o che riflette su Balzac, o ancora che sogna una vecchiaia tra i propri libri; nel prossimo numero, invece, una selezione di lucide riflessioni su Hitler e sulla sua sete di potere, da cui ne emerge un giudizio tutt’altro che positivo. aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 7 10 marzo 1935 Domenica quasi primaverile – riposo e letture – “Cesare” di Shakespeare in edizione francese – un poco prolisso, ma interessante. Il testo ha dei punti vitali, ma il Cesare della realtà storica è diverso da quello del dramma. Era – o doveva essere un uomo di una straordinaria ingenuità Il popolo lo portò alle stelle – lo adorò – Egli valeva indubbiamente valeva ma l’esaltazione popolare è impressionante. Dopo morto tutti lo odiavano o sostenevano di averlo odiato – un tiranno un oppressore. Tutta Roma lo esacrò – L’opera di Shakespeare propone un Cesare quasi quasi arreso all’ultimo atto della sua vita – la fine non è più tragica ma una soluzione logica inevitabile – Cesare era al termine della sua missione sapeva che l’avrebbero assassinato. Lasciò fare quasi con indifferenza – le luci della sera mi riconducono alla realtà della giornata domenicale che ho trascorso con i truci fantasmi di un passato ormai enormemente lontano – Una riflessone su Cesare e sulla sua morte a partire dall’omonimo dramma di William Shakespeare 8 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 17 gennaio 1936 I venti scirocchi portano la pioggia, il mare color d’ardesia scivola sulle lunghe ondate nell’eterno andare……. Le giornate piovigginose mi sono sempre piaciute – mi ricreano, mi conciliano la quiete e l’irresistibile desiderio di leggere……. Non è mai troppo il tempo che mi rimane per leggere – Quando sarò abbastanza vecchio e vivrò nella totale pace della campagna romagnola, lontano dalla vita politica dalle ansie e dalle normali delusioni ovvero dalle tante soddisfazioni……. allora quanto leggerò! Respirerò l’aria fresca della campagna e leggerò, e – con questa prospettiva si dovrebbe chiudere la mia faticosa vita – La voglia di leggere e la promessa fatta se stesso di fuggire un giorno dalla politica per ritirarsi fra i libri aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 11 27 luglio 1936 Honoré de Balzac che alimentò le mie letture giovanili era uno scrittore singolare – Lessi di lui un “Balzac en pantoufles” di Leon Gozlon – e “Balzac sa vie et ses ouvres d’aprés sa correspondance” opera di sua sorella Laure. Honoré era strano sosteneva che l’uomo per ascendere le vie del successo deve essere parsimonioso in tutto – la rinuncia è maestra di vita. La castità dei sensi era una sua convinzione – egli si premuniva dalle tentazioni – era frugale non beveva non fumava si compiaceva di indossare una lunga palandrana bianca come un peplo. Ma i suoi romanzi rispecchiavano uno stile piacevolmente moderno – efficace conclusivo avvincente. Ho letto quasi tutte le sue opere e ne ho tratto molto insegnamento. Egli ripeteva agli amici che la castità dava allo spirito una forza imprevedibile – consigliava di non giocare con l’amore – diceva che l’uomo innamorato perdeva un’alta percentuale del suo tempo in futilità a danno di cose molto più utili e proficue L’uomo innamorato si incretinisce presto e forse non aveva torto. Se poi l’uomo varca i limiti concessi dagli anni ai certami amorosi allora – è meglio non parlarne – l’incretinimento avanza a dismisura Riflessioni su Balzac, letto quasi integralmente in gioventù, e sulla sua “castità dei sensi” tª%JTOFZtª%JTOFZ1JYBStª1MBZ&OU.POEP)PNF&OU t5."UMBOUZDB4Q""OJNBUFE4FSJFTª"UMBOUZDB4Q".PPOTDPPQ4"4"MMSJHIUTSF DPODFQUDBSEBOEVTFECZ)JEEFO$JUZ(BNFTVOEFSMJDFOTFXXXCFMMBTBSBDPNtª(JPDIJ1SF[JPTJ4QBBOE.BSBUIPO FTFSWFE tª)JEEFO$JUZ(BNFT*ODªoDPODFQUDBSE"MMSJHIUTSFTFSWFE#&--"4"3"JTBUSBEFNBSLPG aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 15 Il Fondo BvS dedicato al mitico editore SOMMARUGA, CARDUCCI E LA STORIA DI “ÇA IRA” Dalla plaquette della prima edizione, tirata a Roma nel 1883 ALBERTO BRAMBILLA* Presento qui i passaggi più significativi del testo letto il 21 dicembre 2009 nella Sala Maria Luigia della Biblioteca Palatina di Parma in occasione dell’incontro di studio Poesia italiana fra Sette e Ottocento. Arcadia, Lumi, Rivoluzione. ell’elegante plaquette sommarughiana della prima edizione di Ça ira, stampata in Roma il 10 maggio 1883 e che possiamo consultare nella ricca collezione della Biblioteca di via Senato, il testo si apriva con una citazione del tedesco Goethe («Oggi da questo luogo s’inizia una nuova era nella storia del mondo e voi potrete dire di esservi stati presenti»)1: come ad affermare che in Ça ira si trattava di una vicenda epocale, di una conquista davvero universale. In quanto tale, essa era pienamente riconosciuta anche da colui che poteva sembrare un avversario, dopo che la guerra franco-prussiana aveva con forza aperto un confronto tra spirito latino e cultura tedesca. Così operando, Carducci ribadiva che quelli generati dalla Rivoluzione francese erano valori universali e condivisibili, e perciò paragonabili al sacrificio dello spartano Leonida contro l’invasore persiano (così si legge nel finale del sonetto X): come allora erano in gioco i valori della libertà contro la tirannia. Tale insistenza si spiega con un preoccupante quadro politico, in cui il governo italiano, contraddicendo un lungo periodo di alleanze, aveva sciolto il legame con la sorella transalpina, schierandosi con gli Imperi centrali e abbandonando al loro destino le terre irredente. Filosofie vincenti sembravano essere state generate dalle ceneri ancora calde di Sedan, accantonando o comunque li- N mitando le conquiste della Rivoluzione francese, come ancora ricordava il Carducci aprendo le Note che concludevano la plaquette: «Oggi è vezzo, non saprei se teorico, voler abbassare o impiccolire la rivoluzione francese: con tutto ciò il settembre del 1792 resta pur sempre il momento più epico della storia moderna» (p. 59). I versi di Ça ira i si collocavano dunque nel pieno di un dramma storico, italiano ed europeo; che era in qualche modo anche una lacerazione personale, con Carducci che stava gradualmente passando dall’accesa fede repubblicana della giovinezza a più realistiche posizioni filo-monarchiche, senza comunque transigere sulla necessità di alcuni valori sociali e civili di fondo. Questo intricato nodo di questioni storiche e politiche, qui per forza di cose solo accennato, legittima e anzi spiega perfettamente l’inserimento del lavoro di Stefania Baragetti2 nella “Biblioteca Scientifica” dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, e anche giustifica il titolo scelto, Carducci e la rivoluzione. I sonetti di Ça ira. In linea con questa scelta condivisibile, opportunamente l’autrice dedica la prima parte del volume a due densi capitoli che affrontano il tema davvero centrale di Carducci poeta civile (pp. 11-42), approfondendo poi le Idee sulla rivoluzione (pp. 43-66). Sono pagine meditate e ben documentate che ricapitolano una questione complessa, aperta ancora a diverse interpretazioni, letture che saranno certo facilitate dai documenti e dagli stimoli offerti con profusione, attingendo a testi carducciani minori o poco frequentati. In questa veloce presentazione cercherò anch’io di riprendere qualche suggerimento là proposto, offrendo a mia volta spunti forse di qualche rilievo. 16 Non dimenticando in primo luogo che Carducci era soprattutto un poeta. Attraverso i versi di Ça ira (con la ripresa della più classica delle forme metriche, il sonetto) egli tenta con successo di dare un saggio di poesia epica moderna, capace di stringere in un pugno di versi vicende forti di cultura, mirabilmente fondendo poesia e ricostruzione del passato. Così la collana dei dodici sonetti sintetizza un momento intenso della Rivoluzione francese (non a caso Carducci fa ampio uso dei testi storiografici di Thomas Carlyle, Louis Blanc e Jules Michelet). Sarà forse per questo motivo intrinsecamente poetico che tra i versi di Ça ira pullulano ombre ed ectoplasmi («montanti fantasimi» (I), «azzurri cavalier bianchi e vermigli» (II) la «forma» della vecchia filatrice dei destini (III), «gruppo d’antiche statue», «oscure torme d’uomini» (VI), «una bieca druidica visione» e poi nel sonetto X l’apparizione di Baiardo, Giovanna d’Arco, Vergingetorige e Dumouriez). la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 Ma anche e ancor più si addensano nomi di luoghi (basti pensare ai versi che introducono il primo sonetto, dove si ricordano “i colli di Borgogna”, la “val di Marna” ed il “suol piccardo”: però il poeta si guarda bene dal citare la Lorena, che pure fu teatro bellico importante, da poco passata ai vincitori prussiani); e appunto personaggi (qui ritornano alla mente i giovani eroi della rivoluzione Kléber Hoche Desaix Murat e Marceau ricordati nel sonetto II), tutti definiti con assoluta precisione geografica e storica, sulla base di un’ampia documentazione. In più, c’è come sempre in Carducci il desiderio vivissimo, la necessità interiore, di congiungere presente e passato, collegando così gli “antichi eroi” (V) con i nuovi paladini; ciò attraverso una sorta di catabasi nelle viscere della storia francese, infine risalendo dalle origini druidiche alle vicende medievali e moderne, attraverso il filo della monarchia francese poi inesorabilmente spezzato dalla Nemesi (una modalità diciamo così “poetica” per aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano interpretare la storia piegandola ad esigenze “morali”). Naturalmente l’esperimento francese – che come visto aveva effetti concreti sul presente del nostro Paese si inseriva in un più vasto laboratorio poetico specificatamente “italiano” in cui il grande artiere tentava di forgiare un’epica nazionale, resa tuttavia più complessa dalla frastagliata e lacerata storia del Paese di recente unito nel nuovo Regno. Esemplare in questa direzione è la lunga e irrisolta tessitura de La canzone di Legnano, di cui il Carducci pubblicava comunque (nel 1879) la parte iniziale. Ma non poteva ulteriormente rimandare il confronto fra passato e presente, che si imponeva comunque con forza travolgente, come appunto era il caso di Ça ira. Ma se l’aura della poesia poteva forse ancora riscaldare le gesta del passato, più ostica doveva sembrare a Carducci la rappresentazione del presente, non moralmente sempre lodevole, e che tuttavia non poteva essere ignorato. Restava comunque da riscrivere in maniera unitaria e convincente la storia appena trascorsa, lasciando ai posteri una memoria sicura e condivisibile del Risorgimento italiano. Qui Calliope doveva gradatamente lasciare il passo a Clio e i poeti agli storici di professione, come del resto lo stesso Carducci aveva per primo indicato attraverso una lunga serie di commemorazioni (Mazzini, Garibaldi, Goffredo Mameli, il Tricolore), ove lo studio accurato dei fatti si mescolava alla passione e all’impegno civile. Si apriva dunque il percorso tortuoso che doveva sfociare non in un’ode ma nei due corposi volumi delle Letture del Risorgimento italiano (Zanichelli, 1895-1896)3. Dopo questa parentesi che serve tuttavia a dare il senso di un’evoluzione costante quanto faticosa, offrendo un percorso in un certo senso parallelo a quello segnalato dalla Baragetti, torniamo all’importante volume carducciano, che nella seconda parte affronta La genesi di Ça ira (pp. 67-83), facendo un uso attento dei carteggi carducciani, in particolare delle lettere inviate a Giuseppe Chiarini, Severino Ferrari e come è ovvio all’editore Angelo Sommaruga. A questo riguardo può essere utile avvertire che alcuni autografi di tali lettere (credo già comprese nell’Edizione Nazionale), sono di recente comparsi sul mercato antiquario4; il corpus quasi completo della corrispondenza ricevuta dal Sommaruga (comprese altre lettere carducciane) è invece diversamente confluito, insieme a molto altro materiale, nella sezione Autografi della Biblioteca di via Senato a Milano5: una lettura diretta degli autografi potrà dunque ritoccare o integrare il testo dell’Edizione Nazionale in più punti, offrendo maga- 17 ri qualche dato supplementare per la storia dell’edizione di Ça ira. Dopo la necessaria introduzione, il volume della Baragetti oggetto qui di analisi presenta i testi dei dodici sonetti, corredati da ampie spiegazioni storiche e da annotazioni di carattere metrico e interpretativo. Il lettore è così accompagnato verso per verso all’interno dei testi, di cui la curatrice indaga con dovizia ogni possibile sfumatura, utilizzando con sicurezza i migliori commenti precedenti (dal duo consolidato Mazzoni-Picciola a Demetrio Ferrari, a Giambattista Salinari, Mario Saccenti e in particolare a Vittorio Gatto, già autore di un notevole lavoro su Ça ira, Roma, Archivio Guido Izzi, 1989), rintracciando le fonti più disparate sia della tradizione sia all’interno della più ristretta produzione carducciana. È qui difficile isolare gli apporti originali della Baragetti, ma credo siano in qualche caso determinanti. Fanno poi seguito Reazioni, giudizi, commenti (pp. 153-171), che offrono un quadro significativo dell’ampia discussione suscitata dai versi settembrini (sia in Italia sia all’estero), dibattito al quale Carducci parteciperà con la consueta incisività (in particolare confutando le obiezioni di Ruggiero Bonghi), pubblicando direttamente in volume le prose polemiche con il medesimo titolo di Ça ira (Roma, Sommaruga, 1883), infine confluite in Confessioni e battaglie.6 Il contributo più importante e innovativo si trova nella corposa Appendice (pp. 73-241) in cui la Baragetti si cimenta con sicurezza nell’edizione critica di Ça ira, fatica che con poche modifiche credo potrà essere vantaggiosamente inserita nella Nuova Edizione Nazionale. Chiudono il volume un’aggiornata e puntuale Bibliografia (p. 243-253) e l’indispensabile Indice dei nomi. Soffermiamoci un poco sull’edizione vera e propria. Basandosi sulla princeps sommarughiana, data opportunamente a testo, la Baragetti offre della corona poetica un duplice apparato, genetico ed evolutivo. Nel primo caso, trascrive con cura gli autografi di Casa Carducci, non cadendo però nell’errore consueto di trascurare i testimoni altrove dispersi. Importanti autografi si trovano infatti nella Biblioteca Civica di Verona (Carteggio Betteloni), mentre nell’Ambrosiana di Milano (Carteggio Casati) si conserva una prova di stampa del sonetto III, non datata e con correzioni autografe, esempio interessante di un collezionismo carducciano per altro diffusosi 18 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 zanichelliano delle Poesie del 1901. Intorno al volumetto sommarughiano vale la pena di spendere qualche parola, perché esso propone almeno un paio di problemi, o perlomeno di curiosità (sia sulla sua storia editoriale sia sull’aspetto grafico), che vorrei proporre in conclusione. Come anche ricorda William Spaggiari nella densa e illuminante premessa, la plaquet-te, come recita il colophon fu stampata «in Roma il 10 maggio 1883» in edizione di «24.000 copie». Su questo dato quantitativo (o almeno sulla sua attestazione ufficiale) avrei qualche dubbio, pur considerando l’indiscussa fama dell’autore. L’editore romano non era comunque nuovo a trovate pubblicitarie per incrementare le vendite e dunque è lecito il sospetto e dunque un’indagine supplettiva. La perplessità nasce dalla costruzione tipografica del volumetto; nell’esemplare che ho studiato, ad esempio, sia in copertina che nel frontespizio si legge «1° migliaio», mentre il colophon già sentenzia la cifra delle ben più numerose copie impresse. già vivente il poeta. La Baragetti prende anche in considerazione la bozza di stampa del sonetto V riprodotta nella tavola fra p. 96 e 97 del volume di Angelo Sommaruga, Cronaca Bizantina (1881-1885), Note e ricordi, Milano, Mondadori 1941. Dalle informazioni ricavate in apparato credo di poter riconoscere in questa riproduzione la bozza originale che è ora confluita nella già ricordata Biblioteca milanese di via Senato; tale documento è in buona compagnia, perché fa parte di un manipolo formato dalle bozze dei sonetti I, IV, V, VI, VIII, IX, XI, XII. Questi documenti, di cui la curatrice non poteva oggettivamente essere al corrente, perché finora mai segnalati pubblicamente, potranno agevolmente essere inseriti in apparato, non apportando per altro varianti significative. Per quanto riguarda l’aspetto cosiddetto evolutivo, la studiosa propone in apparato il meticoloso raffronto delle edizioni a stampa, dalla plaquette romana all’edizione bolognese delle Rime nuove (Zanichelli, 1887) in cui confluiscono i settembrini, fino all’ultima pubblicazione vigilata dall’autore nel volume unico Bisognerebbe dunque ipotizzare, almeno in teoria, una stampa dichiarata di 24.000 copie in totale, divisa però in 24 diverse tirature ciascuna di mille esemplari puntualmente segnalati di volta in volta. E in effetti mi è capitato di imbattermi in copie con indicazioni diverse: la Biblioteca di via Senato, per esempio, possiede esemplari contrassegnati con 1°, 5°, 7°, 15° e 16° migliaio. Tale procedimento appare piuttosto insolito (di norma il conteggio totale si fa alla fine e non all’inizio!) e certo non è economico dal punto di vista della realizzazione tecnica: si è infatti costretti a reimpostare graficamente ogni volta copertina e frontespizio per apporvi il millesimo. Quindi qualcosa forse non torna e i sospetti intorno all’operato del Sommaruga permangono. All’interno della composizione grafica, piuttosto singolare è infine l’apparato iconografico o, meglio, decorativo utilizzato dall’editore con il consenso dell’autore, di solito attento a ogni minimo particolare. Il volume della Baragetti ci offre purtroppo solo un piccolo esempio riproducendo in copertina un particolare tratto dal frontespizio, ma vale la pena di sfogliare idealmente le pagine interne per rendersi direttamente conto dell’accurata confezione della plaquette, magari cominciando dalla copertina (in tre colori, nero ovviamente e poi rosso e azzurro su sfondo bianco)7 in cui il titolo Ça ira è collocato di traverso, infrangendo la con- aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano sueta simmetria e coprendo in parte il sottotitolo Settembre MDCCXCII. Il testo è ripartito ovviamente in XII sonetti, ma la costruzione di ogni singola sezione (quattro pagine in totale) segue uno schema prestabilito, che si può così sintetizzare: pagina dispari (quella di destra) bianca con al centro il solo numero romano corrispondente al sonetto; pagina seguente con fregio a inchiostro nero; pagina successiva con il testo in nero del sonetto, iniziale e fregio al margine superiore in inchiostro rosso; pagina seguente con fregio rosso. Tale “sistema testuale-decorativo” si ripete perciò dodici volte8. Ciò che lascia stupiti – almeno con gli occhi di un lettore di oggi – è l’assoluta distanza, se non estraneità, fra contenuto del testo e apparato decorativo. Ça ira come sappiamo trabocca di energia, persino di sangue e di violenza (basti pensare all’episodio, assai contestato, della morte della principessa di Lamballe, il cui corpo fu straziato e abbandonato «in mezzo de la via»). A fronte di tutto ciò, l’edizione Sommaruga propone un corredo decorativo assolutamente autonomo e in qualche modo opposto rispetto al contenuto, in esso infatti sono esclusivamente presenti fregi classicheggianti (in inchiostro nero) e figurine di donna (in rosso) che come le Muse rappresentano attività intellettuali e artistiche, quali l’architettura (p.12), la pittura (p. 16), la scultura o la musica, magari accompagnate da ben pasciuti e divertiti putti. Ne risulta un caso interessante di non omogeneità tra contenuto e illustrazione, che 1 L’originale tedesco diceva: […] “Diesmal sagte ich: ‘von hier und heute geht eine neue Epoche der Weltgeschichte aus, und ihr könnt sagen, ihr seid dabei gewesen’“ (J.W. Goethe, Campagne in Frankreich, 1792 Frankfurt am Main, Deutscher Klassiker Verlag, 1994, p. 436: la traduzione sopra usata nel testo è di Edvige Levi, Firenze, Rinascimento del libro, 1931, p. 98, poi Palermo, Sellerio, 1981). Per maggiori dettagli cfr. G. Carducci, Opere scelte, vol. I, Poesie, a cura di Mario Saccenti, Torino, Utet, 1993, p. 681. 2 S. Baragetti, Carducci e la rivoluzione. I sonetti di Ça ira. Storia, edizione, commento. Premessa di William Spaggiari, Roma, Gangemi Editore, 2009 (“Istituto per la storia del Risorgimento italiano”. Biblioteca Scientifica, serie II: Fonti, vol. XCVII). 3 Nella stampa le date di pubblicazione dei due volumi sono però posticipate di un anno : 1896 e 1897, come conferma il catalogo Le edizioni Zanichelli, 18591939, Bologna, Zanichelli, 1984, pp. 315-316 e 327-328: A. 19 aveva naturalmente avuto un precedente nella collezione elzeviriana di Zanichelli. *Université de Besançon Brambilla, ‘Architetto del santo edifizio’. Appunti sulle “Letture del Risorgimento italiano” di Giosuè Carducci e su una recente riedizione, “Clio”, XLV, 1, 2009, pp. 119-131. 4 Cfr. al riguardo il catalogo Asta Bolaffi Ambassador. Autografi e documenti storici (10 dicembre 2008), lotto 107, pp. 45-46. 5 Cfr. il Catalogo del Fondo Angelo Sommaruga della Biblioteca di via Senato, a cura di Matteo Noja, nel libro-catalogo La Scapigliatura e Angelo Sommaruga. Dalla bohème milanese alla Ro- ma bizantina, edito dalla medesima Biblioteca, Milano, 2009, pp. 69-134. 6 Si veda ora G. Carducci, Ça ira, in Confessioni e battaglie, pp. 309-356 (a cui si rinvia per la storia editoriale). 7 Non è da escludere che in tal modo si volesse alludere ai colori della bandiera francese, confermando graficamente quello che il volumetto conteneva. 8 Fa solo eccezione la partenza del I sonetto, che a sinistra ha una bianca e poi a sinistra il numero romano. 20 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 Tutti gli scritti del suo archivio /1 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli MATTEO NOJA pratese Sem Benelli (1877-1949), poeta e drammaturgo el tentativo di schedare le varie opere presenti affermato, autore della Cena delle beffe, in visita alla città nell’Archivio Malaparte, ci siamo resi conto di natale. Il tredicenne Curt declamò nella sala comunale di quanto fosse necessario aggiornare le biblioPrato questa poesia davanti a un pubblico entusiasta e grafie dello scrittore pratese anche alla luce delle recenti Mersiade Baldi, marito della balia, detto “balio”, prorupscoperte e pubblicazioni di opere inedite e di raccolte di pe con orgoglio in un «l’ho allattato io! l’ho allattato io!» articoli apparsi su giornali e riviste. [Non menzionato in Gambetti Vezzosi. In BaronPer questo, partendo dall’encomiabile lavoro di celli n. 1, p. 271] Vittoria Baroncelli dal titolo Bibliografia generale delle opere di Malaparte [in Malaparte scrittore d’Europa. Atti del convegno (Prato 1987) e altri contributi. Coordinazione di GianNozze Adele Giorgi - Aristide D’Amico ni Grana, Prato, Comune di Prato-Marzorati Editore, 31 dicembre 1913, Prato, s.t., 1913, 7 p. ; 22 cm 1991; pp. 265-373] e dal voluminoso Rarità bibliografiche Pubblicazione per nozze, non registrata nelle bibliogradel Novecento italiano. Repertorio delle edizioni originali a cufie. Probabilmente stampata per le nozze della figlia del ra di Lucio Gambetti e Franco Vezzosi [Milano, Edizioni preside del Liceo Cicognini, Paolo Giorgi, noto dantista. Silvestre Bonnard, 2007], abbiamo A Giovanni Marradi. Kurt Succercato di offrire agli studiosi, agli kert studente di prima liceale. Prato, appassionati e ai collezionisti alcune BVS: MALAPARTE IN MOSTRA Liceo Cicognini, 10 maggio 1914 notizie incrociandole con quelle dei Prosegue fino al 26 settembre 2010 Prato, s.t., 1914, 12 p. ; 25 cm lavori citati sopra. Poesia in onore del poeta Giovanni Oltre alle opere in edizione ori“Malaparte. Arcitaliano nel mondo”, ginale abbiamo anche elencato gli Marradi (1852-1922) in visita al Lila grande mostra che la Biblioteca articoli usciti a firma Malaparte sulla ceo Cicognini in qualità di Provvedidi via Senato dedica al talento dello sua prestigiosa rivista Prospettive. tore agli studi. Marradi, con il presiscrittore pratese e, prima ancora, de del Liceo, Paolo Giorgi, fu tra i al fascino magnetico della sua figura A Sem Benelli, di Curt Suckert, primi estimatori di Curt Suckert. di uomo e di intellettuale sui generis. alunno tredicenne della IV ginnasio del [Gambetti Vezzosi lo cita in Un inedito allestimento svela così Regio Collegio Cicognini di Prato, Toedizione di 800 copie n.n.; Baroncelalcune carte del suo archivio personale, scana li n. 2, p. 271]. lettere e documenti che si affiancano Prato, Tip. Succ. Vestri, 1912 4 p.; a varie edizioni dei suoi libri e a diverse Pubblicazione che segna l’esordio Alla Brigata Cacciatori delle Alpi fotografie scattate dallo stesso Curzio. letterario di Curt Suckert, dedicata al (51-52). Canzone Per informazioni: 02/76215314-323 N aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Prato, Tip. Pratese M. Martini, 1918, 11 p. Poesia intrisa di toni patriottici, anche se segnata dalle considerazioni critiche di Malaparte dopo Caporetto. Precede una lettera dedicatoria a Peppino Garibaldi, comandante della Brigata, nipote dell’Eroe dei Due Mondi. La Brigata di volontari denominata “Cacciatori delle Alpi” fu istituita da Giuseppe Garibaldi al tempo della seconda guerra di indipendenza (1859). Durante la prima guerra mondiale sostenne combattimenti sulla Marmolada (1915: Passo Fedaia - Sasso di Mezzodì; 1916: Forcella Seranta), sul Piave (1917) e in Francia (1918: Bois de Courton, Bligny, Reims, Sissone). «Quando l’Italia entrò in guerra […] quasi tutti gli appartenenti alla Sezione giovanile pratese del Partito repubblicano, cioè 23 giovani operai, si arruolarono con me nella Brigata Cacciatori delle Alpi dove i garibaldini delle Argonne si erano dati appuntamento». [Gambetti Vezzosi 2007, p. 486; Baroncelli n. 3, p. 271; è il primo libro dell’A. a essere segnalato nel Catalogo generale della Libreria italiana del Pagliaini (3º suppl., vol. II, p. 604)] Viva Caporetto! Prato, Stab. Tipo-litografico M. Martini, 1921, 138 p. ; 21 cm Libro introvabile, qualcuno ne ha messo in dubbio l’esistenza; una copia su ICCU alla Biblioteca della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Il volume, edito a spese dell’Autore, venne subito sequestrato; Malaparte lo fece però ristampare con il titolo seguente: 21 La rivolta dei santi maledetti Varsavia [ma Roma], Edizioni di “Oceanica”, 1921 138 p. ; 20 cm Anche questa edizione fu sequestrata dalle autorità. Della seconda edizione con il nuovo titolo, ne esistono alcune varianti stampate dalla Tip. Martini di Prato e da Rassegna Internazionale di Roma [questa con una breve nota di Guglielmo Lucidi, direttore della Rassegna, che ricorda il valore militare e il patriottismo dell’Autore]. Alcune presentano la pecetta “Libreria Editrice La Cultura”. La terza edizione riporta la segnalazione dell’edizione e in aggiunta ha Ritratto delle cose d’Italia, degli eroi, del popolo, degli avvenimenti, delle esperienze e inquietudini della nostra generazione [Roma, Rassegna Internazionale, 1923; 278 p. ; 22 cm]. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 486: «Saggio firmato C. Erich Suchert, composto nel 1920 in Belgio, proposto a Prezzolini, che lo rifiutò e una volta pubblicato, lo stroncò. Edizione sequestrata per una disposizione di Giolitti, anche in conseguenza degli assalti alle librerie da parte dei nazionalisti, che non tolleravano l’atteggiamento dissacrante dell’A. Analoga sorte toccherà alle due edizioni successive»; Baroncelli n. 4, p. 271-2] Le nozze degli eunuchi Roma, Casa editrice Rassegna Internazionale, 1922, 151 p.; 19 cm; edizione di 1500 copie num. e 2500 senza num. Dopo le velenose polemiche seguite alla pubblicazione di Viva Caporetto (poi La rivolta dei santi maledetti), ambientatosi nel mondo culturale della capitale, Suckert scrive questa favola satirica dei letterati del tempo, veri e propri 22 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 6, p. 272] eunuchi incapaci di possedere l’arte; è preceduta da Il cordone ombelicale [Parigi 1919-Roma 1921] e seguita da La caricatura di Faust [Bruxelles 1919]. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 486-7; Baroncelli n. 5, p. 272] L’Europa vivente. Teoria storica del sindacalismo nazionale Con prefazione di Ardengo Soffici, Firenze, La Voce, 1923, (I Problemi del Fascismo), XLVIII, 128 p.; 20 cm Giuseppe Prezzolini lo invita a collaborare con la casa editrice La Voce e gli affida la cura di una collana dal titolo “I Problemi del Fascismo”: ne uscirono dieci titoli. I primi due sono questo di Suckert, con prefazione di Soffici, e quello di Soffici dal titolo Battaglia fra due vittorie [XXXVI, 213 p.; 20 cm] preceduto da Ragguaglio sullo stato degli intellettuali rispetto al fascismo di Curzio Suckert [Baroncelli lo cita al n. 7, p. 272: il testo verrà poi riproposto in Italia barbara edito da Gobetti]. Il volume di Suckert verrà tradotto in francese nel 1927 per l’editore Félix Alcan (L’Italie contre l’Europe), con la prefazione del critico Benjamin Cremieux, che già si era adoperato per far conoscere Pirandello in Francia. Italia barbara Torino, Piero Gobetti Editore, 1925 [ma in copertina 1926], 128 p.; 20 cm Questo è il primo libro che riporta come nome dell’autore Curzio Malaparte. La nota di Gobetti a mo’ di prefazione farà rumore: «Presento al mio pubblico il libro di un nemico. Coi nemici si vuole essere generosi: qui poi Curzio Suckert ci aiuta a combatterlo. Mi piace essere settario-intransigente, non settario-filisteo. Ho giurato di non rinunciare mai a capire né ad essere curioso. Curzio Suckert dunque è la più forte penna del fascismo: io non gli farò l’oltraggio di confutarlo. Confutare immagini, opporre politica a variopinta fantasia e a stile pittoresco non è di mio gusto. Il mio antifascismo non combatte mulini a vento. Gli spiriti bizzarri amo lasciar sbizzarrire e anche della loro faziosa toscana letteratura, quando è letteratura, applaudirli. Sono oppositore: né melanconico, né pedante». Il volume verrà ristampato nel 1928, a cura di Longanesi, presso La Voce Anonima Editrice di Roma: il testo non cambierà, mancherà solo la prefazione di Gobetti. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 8, p. 272] Il reame dei cornuti di Francia In “L’Italiano”, 28 febbraio – 15 novembre 1926 Il romanzo, ambientato presumibilmente agli inizi del Novecento, fu uno dei molti che Malaparte lasciò incompiuti; su “L’Italiano” ne uscirono solo cinque puntate: Come fu che partii in Francia; Mio arrivo a Livorno; A bordo della Pomona; Elogio dei fagioli; La capra e la diavola nera. [Baroncelli lo cita negli articoli scritti per la rivista di Longanesi, n. 23 p. 317] Avventure di un capitano di sventura Roma, La Voce, 1927 144 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale 22 copie num. Edizione a cura di Leo Longanesi. Romanzo picaresco ambientato tra i cenciaioli di Prato all’inizio del secolo; una delle pochissime opere non autobiografiche – nonostante il protagonista si chiami Malaparte – dal tipico sapore strapaesano. Il romanzo venne apprezzato da d’Annunzio. aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 23 Malaparte divenne direttore della casa editrice La Voce nel 1926, subentrando a Giuseppe Prezzolini (18821982) che partì per Parigi come nuovo segretario dell’ufficio culturale della Società delle Nazioni. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487: «Brossura decorata a 2 colori con xilografia di Leo Longanesi (2 duellanti e una farfalla, che richiamano il fregio poi usato dalle edizioni Longanesi)» cioè le due spade, prese ad emblema in onore del cognome della moglie, Maria Spadini, figlia del pittore Armando; Baroncelli n. 9, p. 272] L’Arcitaliano. Cantate Roma, La Voce, 1928 [finito di stampare nel 1927], 110 p.; 23 cm; tiratura di 1500 copie più 100 num. Edizione a cura di Leo Longanesi. Viene stampata la seconda edizione nello stesso anno. Raccolta di cantate “saporose e scurrili”, rette da una sorprendente sapienza “linguaiola” da cantastorie di strapese, in una continua ricerca di effetti verbali ottenuti senza lasciarsi andare a impeti feroci e bislacchi come da più parti si vuol far credere. Il volume è arricchito da 53 piccole xilografie in verde di Longanesi. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 10, p. 273] Intelligenza di Lenin Milano, Fratelli Treves, 1930, 174 p.; 18 cm Il volume raccoglie gli articoli sulla Russia della rivoluzione, pubblicati su “La Stampa”. È il primo saggio politico dopo Italia barbara e L’Europa vivente, che mostra una completa maturazione di Malaparte e una sua più penetrante capacità di analisi. Il libro verrà poi tradotto in francese nel 1949, a cura di René Novella, presso l’editore Rocher di Monaco, con il titolo, voluto da Malaparte, L’oeuf rouge. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 11, p. 273] I custodi del disordine Torino, Fratelli Buratti, 1931, (Scrittori contemporanei, a cura di Mario Gromo), 51 p.; 20 cm Il saggio era stato annunciato dall’editore Ribet nel 1929 con il titolo Il brigante letterario; la grafica del volume fu curata dal geniale critico d’arte, amico di Gobetti, Edoardo Persico [1900-1936]. In questo pamphlet Malaparte sostiene che la rivoluzio- ne risorgimentale fu stroncata dai liberali della destra e della sinistra storica e che il fascismo invece ne è l’ideale prosecuzione. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 12, p. 273] Sodoma e Gomorra Milano, Fratelli Treves, 1931, 218 p.; 19 cm Grafica a cura di Leo Longanesi. Questa raccolta di racconti segna il passaggio dall’epoca dell’espressione narrativa “strapaesana”, fino ad allora adottata da Malaparte, a quella sognante e surreale, che sarà alla base delle sue migliori opere narrative. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 487; Baroncelli n. 13, p. 273] [Nel 1931 Malaparte scrive la prefazione al libro dello scrittore tedesco Rene Fülop-Miller, Il volto del bolscevismo, edito a Milano da Bompiani]. –fine prima parte SHARON STONE WEARS ROSE COLLECTION - WWW.DAMIANI.COM MILANO: VIA MONTENAPOLEONE • ROMA: VIA CONDOTTI • FIRENZE: VIA DE’ TORNABUONI • VENEZIA: SALIZADA SAN MOISÈ SAN MARCO • NAPOLI: VIA FILANGIERI • PORTO CERVO: PIAZZETTA PORTOCERVO • TORINO: VIA ROMA • VERONA: VIA MAZZINI • BOLOGNA: VIA FARINI • IN TUTTI I NEGOZI ROCCA E IN SELEZIONATE GIOIELLERIE aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 25 inSEDICESIMO APPUNTAMENTI, PARLARE DI CURZIO MALAPARTE, I CATALOGHI, L’INTERVISTA D’AUTORE, RECENSIONI, MOSTRE E ASTE APPUNTAMENTI A TUTTA PAGINA Il meglio del collezionismo a Milano, inediti letterari e un laboratorio scenico-musicale di matteo tosi ALLA PERMANENTE, CINQUE GIORNI DEDICATI AL BELLO Cinquanta selezionatissimi galleristi italiani e stranieri saranno i protagonisti della terza edizione di “Collezioni d’Arte”, la grande manifestazione dedicata al collezionismo antiquario e a quello di arte antica e moderna che si terrà dal 5 al 9 maggio prossimi al Palazzo della Permanente di Milano. Una mostra che si conferma di altissimo livello sia culturale sia commerciale, riuscendo a perseguire il culto del bello in campi anche diversissimi tra loro come pittura, arredamento, gioielleria, arte tessile, grafica, scultura ed editoria. Una varietà che si riverbera anche nel tempo e nello spazio, visto che le opere esposte coprono uno spettro che va dalle epoche classiche dell’Estremo Oriente alla contemporaneità del nostro Novecento, passando naturalmente dagli storici maestri dell’arte occidentale e spaziando fino all’arte tribale africana. Impossibile riassumere in queste poche righe la varietà e la qualità dell’offerta, ma non si può non segnalare uno specifico focus su De Chirico, “un’ipotesi di collezione tra scultura, pittura, grafica e arti applicate del XX secolo, dedicata alla Maschera”, oltre a una bella selezione di libri antichi e di pregio, impreziositi da preziose legature e rare illustrazioni d’autore. Più di tremila, comunque, le opere esposte, molte delle quali inedite o mai esposte al pubblico, a testimonianza dell’attento lavoro di ricerca svolto da tutte le realtà coinvolte per poter interagire con un pubblico di appassionati e collezionisti ogni volta più attenti e competenti. www.collezionidarte.eu UNA “NOTTE INQUIETA” PER DARE CORPO A OGNI TESTO Sempre attenta alle nuove esigenze e strategie di comunicazione in ambito librario e culturale, la casa editrice Marcos y Marcos organizza, dal 19 al 22 maggio alla Triennale Bovisa di Milano, la prima edizione di Notte inquieta, “laboratorio di interpretazione teatrale e musicale del testo”. Il corso, una sorta di workshop continuo dal costo di 200 euro, ruota attorno all’omonimo linro di Albrecht Goes, e si concluderà con un’apertura al pubblico attraverso una presentazione -performance del lavoro svolto durante le quattro giornate “di classe”. Info: [email protected] UN’OFFICINA DI INEDITI SUL MONDO CHE VERRÀ Sempre a Milano e a inizio maggio (Palazzina Liberty, dal 5 al 7) va in scena il festival letterario Officina Italia che per questa edizione ha scelto come tema “il mondo che verrà”, su cui far confrontare i diversi ospiti, da Vinicio Capossela ad Antonio Moresco e da Luigi Guarneri a Sergio Altieri ed Elena Janeczek. www.officinaitalia,net 26 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 MALAPARTE, NON SOLO MOSTRA I suoi dialoghi con arte e architettura, “letti” insieme alle carte del suo archivio di isabella bertario DUE RIFLESSIONI A VOCE ALTA SU CURZIO E IL SUO MONDO ome di consueto, oltre a un fitto cartellone di visite guidate ed eventi direttamente collegati al loro percorso espositivo, le mostre organizzate dalla Fondazione Biblioteca di via Senato sono affiancate da diversi appuntamenti di corredo: incontri, lezioni o brevi conferenze che mirano ad approfondire la conoscenza del tema o del personaggio in questione, anche al di là delle opere e delle immagini comprese nell’allestimento. Non sfugge a questa regola nemmeno “Malaparte. Arcitaliano nel mondo”, il primo suggestivo passo per valorizzare l’archivio e il lascito librario del discusso autore pratese. Protagonista di queste dotte “divagazioni sul tema”, la professoressa Isabella Bertario che, forte della propria esperienza C VISITE GUIDATE • Visita guidata pomeridiana 5 maggio Punto di ritrovo: h. 16.00 presso la biglietteria della mostra Iniziativa gratuita con prenotazione obbligatoria al n. 02 76215323-314 Durata: 45’ Pausa pranzo in mostra Visita guidata con aperitivo 12 maggio Punto di ritrovo: h. 13.00 presso la biglietteria della mostra e competenza in materia di arte contemporanea, ha analizzato in due diverse conferenze il panorama artistico di quegli anni e, in particolare, la passione di Malaparte per l’architettura. Affinché le sue non rimanessero parole destinate ai soli amici milanesi della Biblioteca, le abbiamo chiesto di riassumere anche per questo nostro bollettino le tematiche e gli sviluppi critici di questi suoi interventi, a partire dalla conferenza intitolata “Arte di regime Arte di opposizione”, che sarà ripetuta anche lunedì 24 maggio alle ore diciotto. Arte di regime Arte di opposizione Dagli anni ’20 ai ’50 l’Italia è terreno di incontro e scontro di artisti che devono fare i conti con la situazione politica; dall’adesione al regime fascista alla Resistenza. In questa dialettica emerge la posizione di due gruppi e dei rispettivi protagonisti: Novecentocon Sironi, Correntecon Guttuso. Nel ritorno all’ordine che aveva caratterizzato l’espressione artistica del primo Dopoguerra, ruolo propulsivo a livello europeo occupa la produzione italiana che trova diffusione attraverso la rivista Valori Plastici fondata da Mario Broglio nel 1918. Sulla scia dell’arte figurativa e conservatrice promossa dalla rivista, fa la sua comparsa il gruppo Novecento nato attorno alla figura di Margherita Sarfatti, che raduna alcuni artisti pronti a presentarsi pubblicamente nel 1923 con una mostra alla Galleria Pesaro di Milano. Gli artisti, che hanno in comune una pittura figurativa e l’uso di tecniche tradizionali, sono inizialmente sette e fra di essi spiccha la personalità e l’intensità espressiva di Mario Sironi, soprattutto nelle sue note periferie urbane. La presenza di Mussolini in occasione dell’inaugurazione, seppur in veste non ufficiale, segna inevitabilmente, di lì a poco, un’identificazione della produzione del gruppo con l’Italia fascista, che intuisce la Costo: € 5 con prenotazione obbligatoria al n. 02 76215323-314 Durata: 1 h. (30’ visita guidata + 30’ aperitivo) CONFERENZA A cura di Opera d’arte Senza prenotazione fino a esaurimento posti Visita guidata e happy hour giovedì 20 maggio Punto di ritrovo: h. 19.00 presso la biglietteria della mostra Costo: € 5 con prenotazione obbligatoria al n. 02 76215323-314 Durata: 1 h. (30’ visita guidata + 30’ aperitivo) giovedì 20 maggio – h. 18.00 Malaparte e gli architetti “Regista” attento della sua splendida Villa di Capri Malaparte ci accompagna idealmente alla scoperta dei maestri dell’architettura europea della prima metà del Novecento. lunedì 24 maggio – h. 18.00 aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 27 potenzialità comunicativa di un’arte al servizio della propaganda. A partire dagli anni Trenta, per tale ragione, molti componenti del gruppo si piegano a una pittura estremamente retorica e celebrativa riducendo l’impatto del movimento a una sorta di autarchia nazionale. Seppur oggi non è corretto generalizzare questa identificazione, in quanto lo spirito autentico del “gruppo della Sarfatti” era quello di riportare Milano in prima linea come sede di movimenti artistici, molti intellettuali e pittori dell’epoca cercano un’alternativa all’estetica di Novecento che possa esprimere un’opposizione al regime totalitario. Si raduna così, contestualmente alla rivista Corrente fondata nel 1938 da Ernesto Treccani, un gruppo di artisti accomunati da un’ansia di apertura alla cultura europea dalla quale erano esclusi a causa proprio dell’isolamento culturale fascista. Riferimento estetico, ma anche morale, è Picasso con il Guernica che propone un’arte impegnata e desiderosa di leggere e giudicare le vicende storiche contemporanee. Emerge come voce importante del gruppo il siciliano Renato Guttuso, che partecipò attivamente a Corrente e, iscritto dal 1940 al Partito Comunista, fece del suo atelier romano una cellula dell’attività antifascista”. Malaparte e gli architetti Regista attento della sua Villa di Capri costruita nel 1938, Malaparte ci accompagna idealmente alla scoperta dei maestri e del gusto architettonico internazionale della prima metà del Novecento. La splendida Villa Malaparte “incastrata” fra gli scogli e le rocce di Capo Massullo a Capri, seppur attribuita all’architetto Adalberto Libera che probabilmente fu solo inizialmente coinvolto nel lavoro, è stata progettata e pensata dallo stesso Malaparte come una sorta di autobiografia, tanto da definirla “Una casa come me”. Molte sono le suggestioni che rimandano, nella lettura e nell’analisi di questa costruzione, ai grandi protagonisti e alle correnti architettoniche della prima metà del Ventesimo secolo. Immediato è, innanzi tutto, il richiamo al rapporto che in questo progetto è stato stabilito fra il contesto paesaggistico impervio e l’architettura: l’esterno della villa è attento all’inserimento armonioso nel luogo, l’interno è tutto “proteso” a dialogare con l’orizzonte e con la luce che viene continuamente esaltata. Questo non può non farci correre alla mente, con le dovute cautele, le immagini delle architetture organiche di Frank Lloyd Wright. Le linee semplici che definiscono l’austera villa, ma anche la grande terrazza con la parete ondeggiante, ne fanno una delle opere più riuscite e interessanti del razionalismo italiano del quale, del resto, era voce l’architetto e urbanista Libera al quale, come già detto, viene da molti impropriamente attribuito il progetto. Ma non mancano in tutto ciò anche segni che ci rimandano alla scuola di Le Corbusier. Da ultimo, non si può non soffermarsi sull’aiuto che Malaparte riceve nella decorazione degli interni dal pittore Alberto Savinio che realizza, per esempio, il disegno con la lira di Orfeo per le piastrelle dello studio. Questo dialogare fra architettura e design, arte e artigianato è un riecheggiare dello spirito e dell’aspirazione propria del Bauhaus di creare un’opera d’arte totale”. Arte di regime, arte di opposizione Dagli anni Venti agli anni Cinquanta l’Italia è terreno di incontro e scontro di grandi artisti che devono “fare i conti” con la situazione politica; dall’adesione al regime fascista alla resistenza la dialettica delle diverse posizioni di alcuni grandi artisti: da Sironi a Guttuso, da Novecento a Corrente l’arte racconta la storia degli italiani. informazioni tel. 02 76215323-318. Presso il Teatro di Verdura della Fondazione commento e proiezione dei film: MALAPARTE A TEATRO Prenotazione obbligatoria per informazioni tel. 02 76215323-318 Presso il Teatro di Verdura della Fondazione MALAPARTE AL CINEMA Prenotazione obbligatoria, per La Pelle (1981) di Liliana Cavani con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Burt Lancaster Il Cristo Proibito (1951) un film di Curzio Malaparte con Raf Vallone, Elena Varzi, Alain Cuny, Gino Cervi Letture con Sandro Lombardi. Per maggiori informazioni e per il calendario dettagliato degli appuntamenti consultare il sito internet www.bibliotecadiviasenato.it, oppure telefonare al n. 02 76215323-314 28 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 IL CATALOGO DEGLI ANTICHI parte dei libri illustrati più famosi del Settecento. Libreria Antiquaria Mediolanum Via del Carmine, 1 – 20121 Milano www.libreriamediolanum.com Libri da leggere per comprare libri DA CRISTOFORO COLOMBO AD ALEXIS DE TOCQUEVILLE di annette popel pozzo Il Polifilo Libri Rari New York Antiquarian Book Fair 2010 In occasione della più grande mostra mercato internazionale per il libro antico e moderno di pregio - la New York Antiquarian Book Fair (9-11 aprile 2010) – presentiamo due librerie antiquarie italiane che hanno partecipato come espositori all’evento con un loro catalogo appositamente stampato. I PRIMI RACCONTI E LE PRIME CARTE DELLE “NUOVE INDIE” Libreria Antiquaria Mediolanum New York Antiquarian Book Fair 2010 Il catalogo della libreria Mediolanum per la cosidetta “ArmoryShow” di New York si presenta con la giusta combinazione di libri d’interesse per il mercato e per il collezionista americano. Non mancano naturalmente opere legate alla scoperta e alla storia del proprio continente. In vendita troviamo la rara prima edizione del Summario de la generale historia de l’Indie Occidentali, completa delle tre parti (Venezia, Stefano Nicolini da Sabbio, 1534, legatura in pergamena settecentesca, €48.000): la celebrità dell’opera deriva dal fatto che contiene la prima carta geografica stampata di Santo Domingo. Segnaliamo anche la prima edizione francese del Voyage au Bresil dans les années 1815, 1816 et 1817 del celebre esploratore Maximilian, principe di Wied-Neuwied (Parigi, Bertrand, 1821-1822, €8.500). L’edizione comprende tre volumi di testo e un atlante in folio con numerose carte e tavole, in parte colorate a mano. Si osservano nel catalogo della libreria Mediolanum belle e famose edizioni, ornate di un ricco apparato figurativo. Non passa inosservata la stupenda opera del noto diplomatico e vulcanologo britannico William Hamilton, Campi Phlegraei (Napoli, Pietro Fabris, 1776-1779, legatura coeva in mezza pelle, €90.000). Le sue Osservazioni sui vulcani delle Due Sicilie, grazie alle bellissime grandi tavole colorate a mano, fanno Nel catalogo del Polifilo spicca l’editio princeps della prima biografia di Cristoforo Colombo, Historie nelle quali s’ha particolare & vera relatione della vita, & de’ fatti dell’Ammiraglio D. Christoforo Colombo (Venezia, Francesco de Franceschi, 1571, €18.000). L’opera fu scritta da suo figlio Fernando che accompagnò il padre anche nell’ultimo viaggio di esplorazione delle coste della terra ferma centroamericana. L’edizione contiene anche quella che è verosimilmente la più antica descrizione degli indiani d’America (Scrittura di fra Roman delle antichità degl’Indiani). Non si può pensare a un titolo più adatto per il collezionista americano. Un’altra opera fondamentale in una biblioteca americana è quella di Alexis de Tocqueville, De la Démocratie en Amérique (Parigi, Gosselin, 1835 1840, 4 volumi in legatura coeva, €40.000). Risultato di un suo soggiorno negli Stati Uniti, l’opera fa parte dei più importanti testi politici e sociali sugli Stati Unitie sull’America tutta. Siccome le due parti furono stampate a distanza di qualche anno, difficilmente si trova un set in legatura uguale come quello offerto dal Polifilo. Il Polifilo Libri Rari Via Borgonuovo, 3 – 20121 Milano www.polifilo.com aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano IL CATALOGO DEI MODERNI Libri da leggere per comprare libri di matteo noja I VENTI ANNI DE L’ARENGARIO E LA CONTESTAZIONE L’Arengario Studio Bibliografico 1965-1980 Il design italiano del libro di controcultura Ci giunge l’invito a partecipare a una festa. Viene da Bruno e Paolo Tonini dello Studio bibliografico L’Arengario. Venti anni dopo l’uscita del loro primo catalogo vogliono festeggiare l’attività, aprendo, dal 18 al 27 maggio p.v., la loro casa agli amici, ai collezionisti, agli studiosi e ai curiosi che vorranno prenotare la visita per telefono. «Libri, disegni, oggetti, documenti, fotografie saranno esposti per essere non solo guardati ma toccati, discussi e confrontati nell’ambiente in cui quotidianamente si trovano e “vivono”: la casa. Aprire al pubblico la propria casa ha il significato di abolire i confini fra la cultura e la vita, fra il piacere di possedere e la gioia di condividere…». Incuriositi da tanta generosità nel “condividere” i loro tesori, siamo andati a vedere cosa offrono i loro ultimi cataloghi in rete. Ci colpisce, anche perché vicino a una mostra tenuta nell’inverno 2008 nella nostra Biblioteca (Passare il segno. La forma della contestazione), il catalogo 1965-1980 Il design italiano del libro di controcultura, che offre una serie di 45 libri, opuscoli e riviste del periodo caldo della contestazione, del periodo in cui cambiava il modo di comunicare e di esprimere le idee in Italia e nel mondo. Si parte dall’icona del periodo, Ernesto “Che” Guevara [1928-1967], di cui viene proposto Da un altro Vietnam [Roma, La Sinistra-Edizioni Samonà e Savelli, 1967; seconda edizione, pp.16, €60,00]; anche se un po’ sbiadita, l’icona è ancora di moda: con basco, sigaro e barba incolta, il suo volto senza tempo affascina le giovani generazioni per il piglio generoso, irriverente e coraggioso. Subito dopo segue l’altra imprescindibile icona di quegli anni, Mao Tse-Tung [1893-1976] con Citazioni. Il breviario delle Guardie Rosse. A cura di Giorgio Zucchetti [Milano, Longanesi, 1967; quarta edizione, pp.266, €150]. Si tratta della ristampa dell’edizione Longanesi del febbraio 1967, quarta italiana in ordine di tempo, ma la prima condotta direttamente sul testo cinese. Il catalogo poi si snoda passando tra riviste come “BIT [B°t] arte oggi in Italia / art: what’s happening today in Italy”, “La Sinistra” con testi di Lucio Colletti, un testo di Regis Debray, per soffermarsi su La strage di stato. Controinchiesta [Roma, La Nuova Sinistra - Edizioni Samonà e Savelli, 1970; pp.160, €130], libro che andò esaurito in un solo giorno. E così via, citando Joan Baez con le musiche di Morricone, i Fratelli Soledad, William Burroughs e “Lotta Continua”, “Fallo”, sino ad arrivare a “Puzz” con il fascicolo n. 10 “Oedipuzz Rex” [Milano, stampato in proprio, 1973; pp.44, €200] con fumetti di Max Capa, Jannuzzi, Mellana e altri. Rivista situazionista, 29 creata da Max Capa, che aveva come direttore responsabile Marcello Baraghini. «Esce dal 1971 al 1976 con periodicità irregolare e diversi formati» con lo scopo «di distruggere l’arte tradizionale sfruttando le sue stesse armi». Poi, ancora, Contro la famiglia. Manuale di autodifesa e di lotta per i minorenni [Roma, Stampa Alternativa, (1975); pp.94, €250] in prima edizione, nella tiratura a prezzo ridotto, che differisce dall’edizione Savelli per il formato, la copertina riprodotta in grigio anziché a colori e il retro di copertina. «Questa edizione fu sequestrata e tutti gli esemplari confiscati vennero distrutti per ordine del Tribunale. Il direttore di Stampa Alternativa Marcello Baraghini fu condannato a 18 mesi. Determinante per la condanna fu il disegno “Toccarsi è bello”, nel quale è rappresentata una donna nuda che si masturba». Non mancano certamente le mitiche inchieste Guru Cola e Babbo Marx… tu che ne pensi? che segnano il passaggio a una nuova contestazione, molto meno violenta e che più riguardava lo stile di vita, senza dimenticare è il 77 con le fotografie di Tano d’Amico, lo pseudo-Berlinguer di Lettere agli eretici per approdare a un curioso volantino Sancta Patti Smith [Roma, Stampa Alternativa, (s.d. ma 1978); foglio stampato al recto e al verso, ritratto di Patti Smith al recto e testo al verso, €150] Il testo recita: «Lo Stato Vaticano, accogliendo l’autorevole proposta dell’Imperatore di Uganda Idi Dada Ammin, annuncia la solenne cerimonia di beatificazione della Sorella Patti Smith, di origine etiope-americana. Papa Woytila [...] officierà personalmente la cerimonia di Beatificazione sul sacrato della Basilica di S. Pietro». Buon anniversario . L’Arengario Studio Bibliografico via Pratolungo, 192 – Gussago (BS) www.arengario.it COMUNICAZIONE SOCIALE Ogni anno Mediaset offre sulle sue reti passaggi televisivi gratuiti ad associazioni no-profit che operano nel nostro Paese per fini sociali e umanitari. LA PRIMA CONCESSIONARIA IN EUROPA www.publitalia.it 32 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 L’intervista d’autore I 55.000 LIBRI CHE PADRE SERGIO VUOLE DONARE ALLA SUA VALLE di luigi mascheroni a bibliofilia, soprattutto quando si declina in bibliomania, è uno di quei rari casi in cui la quantità vale più della qualità. La biblioteca di padre Sergio De Piccoli, monaco benedettino che ha dedicato la vita a Dio e ai libri, è la dimostrazione che il numero, l’accumulo e il collezionismo disordinato possono avere un fascino uguale o superiore alla ricerca del pezzo raro, la prima edizione, la raccolta specializzata… La missione, in questo caso, è reclutare sempre nuovi fedeli, sulla reale bontà dei quali si è disposti anche a chiudere un occhio. Quando padre Sergio De Piccoli, 32 anni fa, arrivò a Marmora, in Alta Valle Maira, sopra a Cuneo, nella sua casa - la canonica del monastero benedettino più alto d’Europa, a 1.548 metri sul livello del mare – aveva appena duemila libri. Oggi, a 80 anni d’età, ha superato i 55mila. Umberto Eco ne avrà di più belli e di maggior valore, ma di meno. Una piccola soddisfazione. A Marmora - un paesino per modo di dire: d’inverno conta una ventina di abitanti- padre Sergio ha scelto di vivere in solitudine e silenzio circondato dalla natura e dai suoi libri. Che sono – dice – il suo hobby, il suo vizio, la sua L imparare, è per questo che li raccolgo tutti, senza eccezioni”. passione, l’altra faccia della fede. Dopo aver celebrato Messa, il tempo lo trascorre o leggendo o catalogando libri con il suo vecchio computer. Padre Sergio, quando ha iniziato ad avere a che fare con i libri? “Io sono nato in mezzo ai libri. Mio padre era tipografo e rilegatore ufficiale della parrocchia di Sant’Andrea, in corso Lodi a Milano. Come si faceva ai quei tempi, i bambini si “mettevano sotto” subito a lavorare. E così già da piccolissimo mi occupavo di scucire e disfare i libri che portavano a mio padre perché li rilegasse. Io ne approfittavo per leggerli gratis, a partire dalla collana per ragazzi della Salani. I Promessi Sposi e I miserabili quando arrivai alle medie li avevo già divorati. Nei libri c’è tutto il mondo. Ci dicono cosa è successo, ciò che succede e anche ciò che succederà. In ogni libro c’è qualcosa da La sua collezione quando è cominciata? “Quando sono diventato monaco, a Roma. La biblioteca dell’abbazia di San Paolo fuori le Mura, dove rimasi per 15 anni, era ricchissima. E lì ho cominciato ad acquistare e raccogliere libri per farmi una mia bibliotechina. Poi da quando fui trasferito a Giaveno, vicino a Torino, ho messo insieme il nucleo della mia collezione, circa duemila volumi, che mi portai qui, a Marmora. Oggi i volumi sono 55mila e 200. Li catalogo minuziosamente, e la cifra è sempre aggiornata”. Che genere di libri sono? Immagino non soltanto di storia della Chiesa e delle religioni… “No, infatti. Però per la maggior parte si tratta di saggistica. Quindi storia, religione e teologia, ma anche filosofia, politica, architettura: dai testi marxisti al fascismo, dall’arte medievale alla sociologia, e poi memorie, biografie, ma anche scienza… Diciamo che non ho mai acquistato molti romanzi, però tanti me li hanno regalati o lasciati in donazione. Comunque ho di tutto: i Classici Ricciardi dell’Einaudi, l’Universale Scientifica Boringhieri, quasi tutte le collane del Mulino, le “Biblioteche” della Laterza, i classici aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Utet, i volumi della Associazione Biblica Italiana, ma anche i tascabili della Mondatori, Garzanti, Feltrinelli. E poi Enciclopedie. Moltissime, a partire dal Dizionario biografico Treccani, che ho fino all’ultimo volume pubblicato fino a oggi. Tanti libri, è vero. Ma nulla di particolare valore bibliofilo. Niente incunaboli o cinquecentine: solo editoria moderna. Come dispone i libri sugli scaffali, che ordine segue? Alla biblioteca ho dedicato un intero piano della casa, cinque stanze corridoi inclusi. Qualcosa a metà tra il labirinto e la miniera. E l’ordine è rigorosissimo: i libri non sono divisi per argomenti ma per case editrici e collane. Mi piace l’aspetto estetico della mia biblioteca: quindi preferisco ripiani con volumi tutti uguali per colore e formato. Quanto spende in libri? Praticamente tutto il mio assegno di congrua, tolte le spese per mangiare. Ma i libri li acquisto solo dalle case editrici che mi fanno uno sconto, o dai Remainder’s. Quasi sempre per corrispondenza. E poi molti libri me li regalano quando sgombrano le cantine, o fanno i traslochi. Prendo tutto: a caval donato non si guarda in bocca. I doppioni li regalo. Mai buttare un libro. I suoi autori preferiti? Da buon milanese dovrei dire Sant’Ambrogio. E il libro preferito? Non è una domanda da fare a un religioso. Ovviamente la Bibbia. Le piace ancora leggere, dopo 80 anni passato chino sui libri? La verità? Sempre meno. Ho letto 33 tutto il leggibile. Oggi difficilmente leggo un testo dall’inizio alla fine. Leggo per frammenti, alcune parti che mi interessano in modo particolare. Nessuno scrive più nulla di nuovo. Molti bibliomani dicono che in fondo il furto di libri non è un peccato. Lei che è monaco cosa diice? Io non ho mai rubato libri. Semmai sono gli altri che me li chiedono in prestito e non me li restituiscono. Dicono che una vera biblioteca deve essere aperta, che i libri devono girare… Sarà vero, ma io non me la sento. I libri voglio tenermeli vicino. A chi li lascerà? Ho già fatto la donazione al comune di Marmora che si è impegnato a costruire una biblioteca, così i libri alla fine torneranno alla gente. Ma chissà se si riuscirà. Non ci sono mai soldi quando si tratta di libri… 34 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI L’editoria e le nuove tecnologie, i cartoons e la tradizione, un giallo e un saggio morale di matteo noja e matteo tosi LE NOSTRE PAGINE, PRESTO, NON SARANNO PIÙ DI CARTA Francesco Cataluccio, che ha diretto le case editrici Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri, ci lancia un sasso; anzi, visto il nome della collana in cui compare il testo, un “gransasso”: è il suo libretto Che fine faranno i libri? edito da Nottetempo. Il sasso ci colpisce in pieno lasciandoci per un po’ tramortiti. Che fine faranno gli oggetti del desiderio di molti di noi “libridinosi”, disposti spesso a fare cose indicibili per poter toccare e possedere quelle straordinarie creature che sono i libri? Che fine faranno i libri di carta, incalzati dalle nuove tecnologie, dai famigerati e-books? Cataluccio ci comunica che non c’è scampo: manca poco alla fine del libro e del suo essere carta e inchiostro, del suo essere un agglomerato di segni alfabetici con un senso più o meno compiuto, del suo essere la macchina più semplice per sollecitare la fantasia dell’uomo. Ce lo comunica dolcemente, quasi sottovoce, facendoci così digerire la presenza di un oggetto rivoluzionario che comunque già dal nome si pone gentilmente: si chiama “Kindle” ed è un lettore di eBook, commercializzato da Amazon, che ha un crescente successo tra tante persone che navigano in internet, giovani e non più giovani. Ci comunica, come consolazione, che non tutto il contorno del libro perirà con lui, anzi c’è il rischio che alla fine qualcuno ci guadagni. I mestieri intorno al libro [e a giornali e riviste, fatalmente] potranno trovare nuove applicazioni, nuovi sbocchi applicandosi al mondo virtuale – ma non virtuoso, supponiamo – della rete. Gli autori, ma anche i traduttori, i redattori e gli impaginatori rimarranno figure centrali intorno a quello che sarà il libro nel futuro: smaterializzato della sua struttura, del libro rimarrà viva l’idea, la lettura. La nuova natura elettronica permetterà al libro di essere vivo, continuamente aperto alle modificazioni, costantemente aggiornabile. Permetterà ai lettori di scambiarsi comunicazioni gli uni con gli altri, di diventare una vera e propria comunità di discussione, riuscendo a interagire con gli autori e gli editori, intorno a una nuova idea di lettura, una lettura collettiva e condivisa. Come chiosa alle sue informazioni, Cataluccio cita una frase importante dall’avvincente La vigna del testo del filosofo austriaco Ivan Illich [edito da Cortina nel 1996, che nell’edizione originale riportava come sottotitolo: “Un commento al Didascalicon di Ugo di San Vittore”]: «Il libro non è più la metafora fondamentale dell’epoca; il suo posto è stato preso dallo schermo. Il testo alfabetico non è che uno dei tanti modi di codificare qualcosa che viene ora chiamato messaggio […] assistiamo alla dissoluzione della tecnica alfabetica nel miasma della comunicazione». Forse è vero che il libro non riesce più a trasferire il significato del nostro sapere, sopravanzato da nuove tecnologie più suadenti – o solo più comode –, come forse è vero che il pc riesce a essere l’icona più rappresentativa del nostro tempo e delle nostre conoscenze. Ma forse è anche vero che in un periodo in cui un mondo nuovo va affermandosi, senza diventare apocalittici, si può dire che il vecchio libro nella sua secolare essenza cartacea rimane una risorsa economicamente vantaggiosa per testimoniare la nostra cultura, una risorsa quasi ecologica se si trovasse un surrogato della carta – o se ne perseguisse il recupero –, perché non richiede altra energia che le mani e la curiosità dell’uomo. Forse è vero che andrebbe ridiscussa la libera circolazione e la libera disponibilità dei libri, ripensando ai diritti d’autore, all’editoria nel suo complesso, alle biblioteche e alla loro vocazione. aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Il tutto in un’epoca che, finalmente riconoscendo nella cultura una risorsa primaria e vitale per l’uomo, vuole favorire la «conoscenza come bene comune», seguendo il suggerimento di Charlotte Hess e Elinor Ostrom (Premio Nobel per l’Economia nel 2009), che considerano la conoscenza un bene necessario a tutti, che deve essere disponibile come l’acqua e come l’aria. In appendice, per avvalorare il concetto di una libera circolazione dei saperi, Cataluccio ricorda affettuosamente il padre, professore universitario, e la sua cospicua biblioteca aperta a tutti quelli che, studenti o curiosi, volevano consultarla. Se il libro deve finire la sua storia speriamo avvenga in un futuro prossimo, uno dei tanti che questa epoca di transizione ci propone e non sia già un incombente, ma ancora precoce, destino. Francesco M. Cataluccio, “Che fine faranno i libri?”, Roma, edizioni nottetempo, 2010 (collana gransasso); pp.60, €6,00 35 UN INSOLITO THRILLER DOVE LA STAR È LA LETTERATURA È un vero e proprio racconto sulla falsificazione letteraria l’ultima fatica di David Belbin, L’Impostore, un thriller originale e divertente indirettamente animato dai grandi classici delle lettere universali. Il protagonista, infatti, simpaticamente battezzato Mark Trade, ha una smodata passione per la scrittura e un innato talento nell’imitare le “voci” di Hemingway, J.D. Salinger, Graham Greene e molti altri ancora, potendosi così guadagnare da vivere grazie a finti racconti di autori famosi appositamente scritti per un libraio antiquario di Parigi. Chiusa l’esperienza francese e tornato in Inghilterra, poi, Mark trova lavoro in una nota rivista londinese e sembra così aver trovato la propria dimensione. Ma i “falsi” del suo passato tornano a scombussolargli l’esistenza. David Belbin, “L’Impostore”, Isbn edizioni, Torino 2010, pp.320, €17,00 SIMONE MASSI, UN ILLUSTRATORE “ALL’ANTICA” CHE DISEGNA SU CARTA TUTTE LE TRAME DEL SUO CINEMA D’ANIMAZIONE e il saggio di Francesco Cataluccio lascia presagire l’imminente fine del libro di carta, destinato a dissolversi presto nell’etere, questa sorta di filmografia ragionata - e molto altro - di Simone Massi (“Poesia Bianca”, a cura di Roberto Della Torre per i Quaderni della Fondazione Cineteca Italiana, Milano 2010, S pp.128, €20,00, con dvd) sembra dimostrare che il mondo giovane dei “corti” animati guarda ancora con passione al lavoro su carta, all’artigianalità delle tavole. Ormai pluripremiato in tutti i festival europei, infatti, il quarantenne filmaker marchigiano stupisce proprio per il rifiuto di ogni “trucco” o artificio nella preparazione delle proprie veloci pellicole, dove anzi l’originalità del tratto fa da vera cifra distintiva. FERDINANDO SCIANNA E L’ETICA DELLA FOTOGRAFIA Indiscusso maestro dell’obiettivo con all’attivo mostre e pubblicazioni infinite dei suoi lavori fotografici più intensi, w famoso soprattutto per i suoi costanti rapporti con il mondo intellettuale non solo italiano (e in particolare con gli scrittori, il suo conterraneo Leonardo Sciascia e Jorge Luis Borges su tutti), Ferdinando Scianna questa volta sceglie di far tacere i propri scatti e, anzi, di ragionare su di essi. Non da un punto di vista tecnico o formale, però, bensì da un’angolazione “morale” e deontologica, provando a fare il punto sul concetto di etica nel fotogiornalismo. Proprio in questi ultimi decenni in cui le immagini hanno preso il sopravvento come “fonte” di verità e di opinioni, infatti, il fotografo siciliano si pone intriganti quesiti sulle ambiguità morali insite nel lavoro suo e dei suoi colleghi, troppo spesso a caccia di tragedie da raccontare o, ancora peggio, da strumentalizzare per dimostrare una tesi preconcetta, con il solo risultato di averci resi insensibili alla morte. Ferdinando Scianna, “Etica e fotogiornalismo”, Electa (pesci rossi), Milano 2010, pp.76, €19,00 36 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 ANDANDO PER MOSTRE Nuovi Futuristi, planisferi utopici e giocosi, le terre di Guareschi e la magia dell’Egitto di matteo tosi DOPO I 100 DEL MANIFESTO DI MARINETTI, UNO “NUOVO” onostante l’antico e mai sopito ostracismo patito in patria dai futuristi italiani, tali e tante sono state le celebrazioni per il centenario del primo Manifesto di Filippo Tommaso Marinettil (il più noto al mondo in materia di arti figurative) che mostre ed eventi dedicati a lui e al Movimento tutto si stanno facendo registrare anche in questo principio di 2010, più o meno lungo tutto lo Stivale.Una, Un’esposizione, in particolare, si segnala per la novità dell’analisi svolta e per il tentativo di “chiudere” questo lungo anno di festeggiamenti prendendo spunto, a 25 anni di distanza, da quella sorta di manifesto che il talent scout milanese Luciano Inga Pin dedicò al cosiddetto Nuovo Futurismo. Definizione da lui stesso coniata per indicare un gruppo di undici giovani artisti che con la loro arte coloratissima e scanzonata, con i loro soggetti “metropolitani” e con i loro materiali N IL NUOVO FUTURISMO BUSTO ARSIZIO, FONDAZIONE BANDERA PER L’ARTE, FINO AL 30 MAGGIO Info: tel. 0331/322311 www.fondazionebandera.it In alto: Battista Luraschi, Ricantis per solo blu e rosso, 2010 Qui sopra: Clara Bonfiglio, Donne, 1984 In basso: Dario Brevi, Una crociera movimentata, 1984 sperimentali sembravano voler raccogliere l’eredità di quel manipolo di Futuristi ispirati soprattutto da Balla e Depero, e cioè portatori di istanze “anti naturali” e urbane, che vedevano nell’artificio e nel “gioco” il nuovo scopo dell’arte. La mostra curata dal professor Renato Barilli, allora, anche per rendere omaggio al loro scopritore (scomparso lo scorso inverno) e per sottolinearne l’intuizione, è la prima a riunire Marco Lodola e tutti gli altri Nuovi Futuristi (Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Gianni Cella, Andrea Crosa, Innocente, Battista Luraschi, Luciano Palmieri, Plumcake, Umberto Postal) dopo la troppo rapida scissione del gruppo e a ripresentarne sia i lavori “storici” (pensati intorno agli spazi della mitica galleria Il Diagramma), sia i frutti dei diversi percorsi intrapresi individualmente dalla fine degli Anni Novanta a oggi. Pur nella maturazione della poetica e dei linguaggi, quasi per tutti gli artisti in mostra, rimane inalterato l’uso di plastiche, resine, luci, neon e materiali sintetici di ogni tipo e di tutti i colori, per raccontare quella voglia di pura estetica e spensieratezza tipica della cosiddetta Milano da bere e che fece parlare Inga Pin di «edonismo metropolitano», in opposizione al concettualismo della nostra pittura. aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 37 SOLDATINI SU TELA, ECCO GLI ATLANTI DI PAOLO CERIBELLI SCORCI DELLA “BASSA” E DELLE SUE GENTI IN OMAGGIO A GIOVANNINO GUARESCHI ltrettanto colorata, giocosa, meneghina, irriverente e innovativa nei materilai della grande collettiva “neofuturista” in scena a Busto Arsizio è la personale di Paolo Ceribelli presso la Galleria Glauco Cavaciuti di Milano (“Toy Soldiers Era”, dal 14 maggio al 19 giugno; info: tel. 02/45491682; www.glaucocavaciuti.com) con una ventina di opere esposte. Ma se l’esposizione bustocca strizza l’occhio ai bibliofili per via dello stretto legame con uno dei più noti e pubblicati “manifesti” d’arte della nostra storia, i lavori del giovane artista milanese (classe 1978) lo fanno un sentito omaggio a Giovannino Guareschi e ai suoi Peppone e Don camillo la duplice mostra con cui Paolo Simonazzi espone circa un centinaio di scatti a colori dedicati alla Bassa parmense e reggiana (“Mondo Piccolo”, Museo A È Brescello e Guareschi di Brescello dal 2 maggio al 13 giugno – info: 0522/ 482564 – Museo Il Mondo piccolo di Fontanelle fino al 27 giugno – 0521/ 374714). I protagonisti, infatti, sono quei dettagli e quegli angoli poco visibili che appartengono al- in virtù della ben nota passione degli amanti della “carta” per i globi, i planisferi e le mappe di ogni sorta, spesso collezionati attraverso i secoli come prezioso corredo “volante” di diverse biblioteche e raccolte. Il lavoro di Paolo Ceribelli, infatti, dopo essersi concentrato sulla semplicità dei gesti quotidiani attraverso la pittura, la scultura in gesso, la fotografia, l’arte muraria e il collage, oggi è tornato alla tela ed è interamente dedicato al tema delle carte geografiche, reinventate sia I FONDI “EGIZIANI” DELLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI PISA PER RICORDARE IPPOLITO ROSELLINI E LA SUA CAMPAGNA DI SCAVI ltre 200 reperti risalenti all’Egitto dei Faraoni, oltre a disegni e manoscritti O provenienti dalle collezioni di diverse istituzioni toscane e in particolare dai fondi della Biblioteca dell’ateneo pisano danno vita a “Lungo il Nilo”, la grande mostra ospitata a Palazzo Blu (fino al 25 luglio; info: 199/285141) per celebrare la spedizione Franco-Toscana tra Alessandria e Abu Simbel (1828-1829), guidata da Jean-François Champollion, che nel 1822 aveva decifrato la celeberrima Stele di Rosetta, e dall’archeologo pisano Ippolito Rosellini. Sedici mesi di scavi e perpezie di ogni tipo, da cui tornarono con un vero e proprio tesoro di annotazioni, scoperte e meravigliosi disegni acquerellati copiati in diretta dalle pareti di tombe, templi e sarcofagi: il viaggio alle origini di tutto quanto oggi sappiamo su quella civiltà. la memoria e alla storia minima di una zona e dei suoi abitanti, legati a doppio filo con le vicende del Grande fiume, il Po. nella “sostanza” che nella materia, certamente in omaggio a Boetti, ma anche a quella dimensione plastica e ludica che sta caratterizzando l’arte contemporanea tutta. “Cartine”, territori e bandiere, infatti, prendono forma attraverso l’accostamento di interi manipoli di soldatini in plastica immersi in bagni di colore e poi accostati fittamente, in modo da ridisegnare fedelmente la forma del mondo e dei suoi continenti, ma da stravolgerne colori e “appartenenze”. Il Nord America, ad esempio, qualche volta si colora delle stelle e strisce statunitensi, ma altre di quelle cubane, se non addirittura della bandiera del Sol Levante. E spesso, alcuni porzioni dell’ecumene si ripetono due volte, l’una diversa dall’altra per aumentare l’effetto straniante dell’insieme. 38 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 IN MOSTRA, I LIBRI D’ARTISTA DEI “CENTO AMICI DEL LIBRO” 44 edizioni tirate dalla storica associazione di matteo tosi SPAZIO ALLE IMMAGINI, NEL TEMPIO DEI LIBRI SCRITTI Mentre a Milano continua l’esposizione che Palazzo Reale dedica ai capolavori della Collezione Consolandi, Firenze inaugura una breve ma intensa mostra anch’essa dedicata al fascino dei libri d’artista, ma con lo specifico intento di valorizzare le quarantaquattro edizioni a tiratura limitata (circa 120 - 130 esemplari l’una) prodotte dalla storica Associazione “I Cento Amici del Libro” lungo i settant’anni della propria storia. Prestigiosissima la sede scelta, la Tribuna Dantesca della Biblioteca Nazionale Centrale, e altrettanto insigne il comitato scientifico (Sandro Parmiggiani, Piero Scapecchi, Silvia Alessandri, Francesca Filippeschi) che ha curato la mostra, prodotta in collaborazione con Palazzo Magnani di Reggio Emilia, per esporre come meglio si conviene questi splendidi volumi stampati da famosi tipografi come l’Officina Bodoni di Giovanni Mardersteig che utilizzano i caratteri mobili. Libri dove “dialogano” testi di grandi scrittori del passato e del presente (Tasso, Marco Aurelio, Apuleio, Tacito, Alberti, Poliziano, Machiavelli, Bonvesin de la Riva, Pascoli, Palazzeschi, D’Annunzio, Gozzano, Svevo, e molti altri) e opere grafiche realizzate da artisti, tra cui Annigoni, Renato Guttuso, Mino Maccari, Tamburi, Mattioli, Tommasi Ferroni, Ruggero Savinio, Melotti, Minguzzi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Walter Valentini, Emilio Isgrò, e Tullio Pericoli. Il percorso della mostra diventa così una perfetta “antologia ragionata” della storia del libro d’artista in Italia lungo tutto il secondo Novecento e oltre, dove si nota con facilità il graduale passaggio da una fase in cui l’artista, spesso attraverso un linguaggio PAROLE FIGURATE FIRENZE, BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE, FINO ALL’8 MAGGIO Info: tel. 055/24919257 www.bncf.sbn.it figurativo, si limita a “illustrare” un testo preesistente, a un’altra dove lo stesso stabilisce con il testo corrispondenze e consonanze, per finire con quei libri ideati da un artista e da lui concepiti come autonoma opera d’arte. «Nel rapporto tra parola e immagine – scrive, infatti, Sandro Parmiggiani in catalogo –, si danno molte possibilità, ma comunque ciò che è essenziale è che la lettura del testo e lo sguardo sull’opera si arricchiscano vicendevolmente dell’apporto della “lingua” parallela, in una sorta di “dialogo”, di vis-à-vis che non è un puro rispecchiamento – pensiamo alla scoperta che noi facciamo del nostro viso nello specchio... –, ma scoperta e irruzione di elementi nuovi, svelamento di una parte del mistero che ogni opera vera racchiude in sé». Un concetto che la mostra riesce a spiegare perfettamente anche senza parole, dimostrando come la riuscita di un libro d’artista non dipenda solo dalla qualità del testo e delle immagini che lo accompagnano, ma anche dal “progetto” che l’editore riesce a plasmare intorno ai soggetti coinvolti. 40 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 TRA APRILE E MAGGIO, È TUTTO UN INCANTO Occhi puntati sulla Germania e sull’Europa di annette popel pozzo DAL 27 AL 30 APRILE, DAL 3 AL 5 MAGGIO, MONACO DI BAVIERA Asta – Reiss & Sohn Info: www.reiss-sohn.de Con tre cataloghi e più di 5.000 lotti tra stampe, incisioni, manoscritti e libri a stampa, l’asta di Reiss & Sohn inizia una stagione molto promettente. Segnaliamo sia la prima edizione illustrata di Vitruvio, De architectura libri decem (Venezia, Tacuino, 1511, lotto 1125, stima €30.000; il curatore Fra Giocondo progettò anche il ponte sulla Senna presso Notre Dame e fu collaboratore di Raffaello alla fabbrica di San Pietro) sia la prima edizione di Vitruvio in volgare (Como, Gotardo da Ponte, 1521, lotto 1126, stima €10.000; le figure del Duomo di Milano sono considerate le prime autentiche rappresentazioni gotiche a stampa). Asta – Hartung Info: www.hartung-hartung.com Un bel gruppo di libri d’ore sarà messo all’asta da Hartung. Tra i libri del Cinque e Seicento segnaliamo un raro Sammelband contenente 8 opere di Pico della Mirandola, in parte in prima edizione (Opera aurea et bracteata, Strasburgo, Knobloch, 1506-1507, lotto 180, stima €5.000). KÖNIGSTEIN IM TAUNUS IL 29 APRILE, PARIGI Asta – Livres Modernes Info: www.alde.fr Quasi 400 lotti: Baudelaire, Colette, Flaubert, Proust e Verlaine in edizioni di pregio, a tirature limitate e in belle legature amatoriali. DAL 29 APRILE AL 2 MAGGIO, LONDRA Fiera – London Original Print Fair Info: www.londonprintfair.com Venticinque anni dedicati a xilografie, incisioni e stampe. Nuove acqueforti di Peter Blake e Damien Hirst e persino rare opere di Rembrandt e Picasso. DAL 4 AL 7 MAGGIO, MONACO DI BAVIERA Asta – Zisska & Schauer Info: www.zisska.de Zisska & Schauer impressiona con una bella seconda edizione di Giovanni Simonetta, Commentarii rerum gestarum Francisci Sfortiae Mediolanensium ducis, Milano, Zaroto, 1486. Come risulta dalla rubricazione, l’esemplare probabilmente appartenne alla famiglia dei duchi Sforza (lotto 151, stima €10.000). IL 6 MAGGIO, LONDRA Asta – Travel, Atlases, Maps and Natural History Info: www.sothebys.com Libri d’architettura (Vitruvius Britannicus, 1725, lotto 24, stima £10.000-15.000), atlanti (spesso colorati a mano come Le Théatre du Monde di Joannes e Willem Blaeu, Amsterdam, 1640-1643, lotto 26, stima £35.00045.000) e l’importantissima Suma de geographia di Martin Fernandez de Inciso (Siviglia, Andrei de Burgos, 1546, terza edizione, esemplare di Harrison Horblit, lotto 62, stima £65.000-85.000). IL 6 MAGGIO, LONDRA Asta – The Benevento Collection, Important Maps ans Atlases Info: www.sothebys.com In asta gli atlanti del collezionista americano Francis Benevento. Particolarmente interessante l’Atlas Major di Joannes Blaeu (Amsterdam, 1662-1681, 11 volumi in 12, lotto 67, stima £180.000-220.000), in precedenza appartenuto a Lord Wardington. 09.05.2010, MILANO Mostra mercato – Vecchi Libri in Piazza Info: http://maremagnum.com/Diaz/ DAL 13 AL 16 MAGGIO, BARCELLONA Mostra mercato – Barcelona International Antiquarian Book Fair Info: www.barcelonabookfair.com Circa 50 espositori provenienti da Spagna, Francia, Inghilterra, Germania e Portogallo. Interessante l’iniziativa di offrire ai visitatori una valutazione gratuita di libri antichi portati in mostra. IL 14 E 15 MAGGIO, BERLINO Asta – Hauff & Auvermann Info: www.hauff-und-auvermann.de Un’offerta molto vasta tra libri in facsimile, bibliografia, riviste, libri per bambini, stampe decorative, manoscritti e libri antichi. IL 17 E 18 MAGGIO, AMBURGO Asta – Ketterer Kunst Info: www.kettererkunst.de Segnaliamo un album di fotografie di 67 vedute dell’Italia, 1881-1888, a un prezzo di stima davvero abbordabile (lotto 36, stima €500). aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 41 BvS: una chicca per veri bibliofili Quel “Gazzettiere” che fece scoprire l’America agli italiani Alla scoperta di un’impresa editoriale ANNETTE POPEL POZZO M olti libri, soprattutto i libri antichi, vanno riscoperti perché per la distanza del tempo, la loro storia editoriale e la loro collocazione storico-culturale non sono più familiari al lettore di oggi. Questo principio vale più che mai per il Gazzettiere Americano che, stampato quasi 250 anni orsono in prima e unica edizione, è presente in una bella copia con barbe e legatura coeva nel Fondo antico della Biblioteca di via Senato a Milano, ed è oggi esemplare oggetto di bibliofilia per via dello stupendo apparato illustrativo sulle Americhe. Vale dunque la pena mettere in rilievo diversi altri aspetti di quest’opera singolare. Annunciato da un titolo lunghissimo, Il Gazzettiere Americano contenente un distinto ragguaglio di tutte le parti del Nuovo Mondo della loro situazione, clima, terreno, prodotti, stato antico e moderno, merci, manifatture, e commercio con una esatta descrizione delle città, piazze, porti, baje, fiumi, laghi, montagne, passi, e fortificazioni il tutto destinato ad esporre lo stato presente delle cose in quella parte di globo, e le mire, e interessi delle diverse potenze, che hanno degli stabilimenti in America. Tradotto dall’inglese e arricchito di aggiunte, note, carte, e rami, fu pubblicato da Marco Coltellini all’Insegna della Verità, a Livorno, nel 1763 in tre grandi volumi di formato 4to (Repertori bibliografici: Sabin 26814; Howes, A 207; Olschki Choix 907). Nella copia della Biblioteca di via Senato si trova rilegato anche un annuncio editoriale di due pagine dell’edizione, probabilmente estrapolato dalle “Novelle letterarie” fiorentine per l’anno 1763, nel quale si dice che «questa è Traduzione dall’Originale Inglese, scritto da un Autore di merito insigne, e dato alla luce in Londra da A. Mellar [i.e. Millar], e I. e R. Tonson, in Strand. lo scorso anno 1762», e che «il prezzo per gli Associati saranno dieci Lire il Tomo Moneta Fiorentina». Si tratta, infatti, dell’American Gazetteer Containing a distinct Account of all the Parts of the New World. L’estremamente precisa traduzione italiana, per di più usando la parola “gazzettiere”, che semanticamente è assai poco diffusa nella nostra lingua, pare mostrare un orientamento molto fedele all’originale anglosassone. A una considerazione più attenta, si rivelano però importanti differenze. Mentre la versione inglese comprende tre volumetti di circa 18 cm con solo qualche carta geografica ripiegata, la pubblicazione italiana in tre grandi volumi contiene 77 splendide tavole incise in rame, aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano delle quali molte ripiegate fuori testo, raffiguranti carte geografiche, piante topografiche, vedute delle principali città, costumi di diversi luoghi, animali spesso sconosciuti in Europa e metodi per lavorare prodotti tipici, per la penna di rinomati artisti come il livornese Giuseppe Maria Terreni, Verecondo Rossi, Violante Vanni (insolito caso di incisore donna, nota per l’opera Storia naturale degli uccelli, Firenze, 1767-1776), Andrea Scacciati, Antonio e Ferdinando Gregari, e Carlo Faucci. I cambiamenti rispetto all’assai più modesto tascabile inglese sono dovuti in primo luogo alla necessità di assicurare il successo delle vendite presso il pubblico italiano, ma in secondo luogo anche per far meglio di analoghe pubblicazioni sul medesimo tema, come la traduzione italiana del volume di Edmund e William Burke, Storia degli stabilimenti europei in America divisa in sei parti nelle quali oltre una breve notizia della scoperta, e conquiste fatte in quella parte di mondo de’ costumi, e maniere de’ popoli originarj, si da un’esatta descrizione delle cola stabilite colonie, stampata sempre nel 1763, a Venezia presso Giambattista Novelli e Antonio Graziosi. Interessante anche il fatto che questa singolare e impressionante pubblicazione del “Gazzettiere” appaia immediatamente dopo il Saggio sopra l’opera in musica di Francesco Algarotti, del 1763, co- 43 me seconda opera uscita dai torchi di Marco Coltellini (1724-1777), che proprio nel 1762 aveva acquistato la tipografia di Giovanni Paolo Fantechi. Non è da dimenticare, inoltre, che sempre a Coltellini si deve la prima edizione del Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, che apparve in forma anonima nel 1764, dunque solo un anno dopo la princeps del “Gazzettiere”. Nel 1770-1778, poi, Coltellini con la Stamperia degli editori pubblicò la terza edizione della Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. Oltre al mestiere editoriale, Coltellini si distingueva come librettista e poeta. Nel 1764, venne nominato successore di Metastasio come poeta di corte a Vienna, e dal 1772 fino alla morte nel 1777 fu li- 44 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 brettista del Teatro Imperiale di San Pietroburgo. Un dettaglio spesso dimenticato: il noto editore Tommaso Masi e suo figlio Glauco furono rispettivamente il nipote ex-sorore e il pronipote di Marco Coltellini. Di particolare importanza sono l’anno e il luogo di pubblicazione di questa edizione. Il trattato di Parigi del 1763 – data di pubblicazione del “Gazzettiere” – mise fine alla guerra dei sette anni (1756-1763), che aveva coinvolto gran parte degli Stati europei e le rispettive colonie. La monarchia britannica ottenne con il trattato l’espulsione dei francesi dall’America settentrionale e anche il controllo di numerosi territori francesi nell’America centrale. Oltre all’aspetto politico, questi cambiamenti sono particolarmente importanti per l’economia. A Livorno – dove fu edito il “Gazzettiere” – risiedeva una nutrita colonia inglese che guadagnava in importanza politica ed economica grazie ai successi della madrepatria. Livorno era allora una città relativamente cosmopolita, aperta e tollerante. La proclamazione di Livorno come porto franco nel 1618 e l’emanazione delle cosiddette “Leggi Livornine” diedero alla città grande sviluppo demografico ed economico. Il Granducato di Toscana passava alla casa asburgo-lorena attraverso la Reggenza di Francesco Stefano di Lorena (dal 1737 al 1765) che si concretizzava nel principato di Pietro Leopoldo (dal 1765 al 1790). Stabilitosi a Firenze da Vienna, il granduca – chiaro esempio di sovrano illuminato – iniziò un pro- aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano gramma di riforme nel senso di una politica liberista. Favorì lo sviluppo a Firenze dell’Accademia dei Georgofili, che promuoveva la diffusione di nuove tecniche per l’agricoltura, presupposto per il rinnovamento dell’economia e una geografia agraria. In un clima e contesto tanto aperti, favorevoli all’Illuminismo e contrari a restrizioni e censure, vanno anche collocate le pubblicazioni della princeps di Beccaria e della terza dell’Enciclopédie delle quali ho detto. Non è questa la sede adatta per illustrare le varie e mutanti immagini delle Americhe nella cultura italiana dalla scoperta del 1492 in avanti, ma va lo stesso richiamata l’attenzione sul notevole tempismo di Coltellini, che lancia il Gazzettiere Americano in anni che vedono un crescente interesse per il Nuovo Continente, per i suoi prodotti e le eventuali possibilità di commercio. Informazioni di derivazione filoinglese sulle Americhe avevano già raggiunto la Toscana grazie al periodico Magazzino italiano (17521753) e alla sua continuazione Magazzino toscano d’instruzione e di piacere (1754-1757), entrambi stampati a Livorno da Antonio Santini e Compagni stampatori. La pregnanza foriera di sviluppi dell’assetto politico-economico delle Americhe di allora era stata messa in rilievo molto chiaramente nella prefazione del “Gazzettiere”, quando l’editore dichiara che «l’oggetto primario di questo libro non è il discoprimento dell’America, nè l’istoria prima della sua conquista», ma «lo stato attuale delle cose in quella parte di mondo; il progresso degli stabilimenti fattivi dagl’Europei; l’avanzamento dell’arti, manifatture, e piantazioni, […] la qualità e bontà delle produzioni che vi si coltivano, […] onde sembra piuttosto destinato a mettere in chiaro lume i diritti dei Sovrani respettivi, che vi possiedono, colla maniera di promuoverli, e dilatarli; ad illuminare i mercanti su i loro interessi, a dirigere i naviganti sulle loro corse, ed il tutto insieme a dar delle notizie, che non servano soltanto ad appagare una mera curiosità, ma a porgere ancora delle cognizioni utili su ciò che abbia, o possa avere qualche relazione con noi». Nel “Gazzettiere” sono riportati in ordine alfabetico sub voce paesi, regioni, isole, città, laghi, fiumi, montagne e coste marine con grande attenzione per il contesto storico-politico, geografico (includendo fauna e flora, clima e co- 45 stumi locali) ed economico (descrizione delle risorse naturali, dei prodotti derivanti e delle possibilità commerciali). Oltre a splendide carte geografiche di regioni, coste e fiumi, troviamo le piante o le vedute di importanti città, tra cui il porto d’Acapulco, L’Avana, Lima, Québec, Quito, Santo Domingo, Sant’Eustachio e Santiago del Cile. Nelle tavole vengono raffigurati animali tipici dell’America allora sconosciuti in Europa come l’opossum della famiglia dei marsupiali («questo è grande come un Gatto, e ha oltre il ventre commune a tutti gli altri Animali un altro ventre inferiore, con una grande apertura verso le gambe posteriori»), il tucano del Brasile, il castoro, l’armadillo, il colibrì, il pellicano d’America o lo scoiattolo volante della Virginia, del quale si legge che «è una specie, che si trova in tutte le parti dell’America Setrentrionale, e specialmente nella Virgina. Pendono lungo i suoi fianchi certe pelli rilasciate, dalle gambe d’avanti fino a quelle di dietro, che nell’atto di saltare si tendono moltissimo». Sebbene siano descritte nei dettagli nel testo, mancano in genere le tavole botaniche, a eccezione di quelle che raffigurano piante dalla cui lavorazione si ottengono prodotti tipici d’interesse commerciale economico, come il tabacco, l’indaco, il cotone e la canna da zucchero. Le tavole illustrano il metodo di produzione e sono generalmente ornate da un cartiglio che descrive attraverso didascalie le varie fasi di lavorazione. Sul tabac- aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano co, riportato alla voce “Virginia” leggiamo che è «la mercanzia principale della Virginia, vi si coltiva tanto, […] ed in conseguenza questa produzione viene a un prezzo molto discreto […] quella specie di Tabacco dolce, che cresce sopra i Fiumi James, e Jork, vien riputato il migliore del mondo», e dello zucchero, alla voce “Jamaica”, si dice che è «la grande, e miglior mercanzia dell’Indie Occidentali, e specialmente della Jamaica […] Ma i primi che lo coltivarono in America furono i Portoghesi, e lo messero in tal credito, che è poi divenuto un capo universalissimo del lusso Europeo». Anche se scoperti e conosciuti già da tempo, lo zucchero, il cacao e il caffè americani erano reputati di migliore qualità e meno costosi. Ne nacque un fiorente traffico d’importazione che rese il prodotto, per quanto sempre di lusso, di uso più comune. Non per nulla, nel famoso affresco dell’apoteosi di Apollo e i quattro continenti, realizzato da Giovanni Battista Tiepolo nel soffitto delle scale della residenza di Würzburg – eseguito dieci anni prima della stampa del “Gazzettiere” – l’America è raffigurata da una donna seduta su un coccodrillo, che dà risalto all’elemento selvatico, ma che si fa portare da un servo alla sua destra un vassoio con una tazza di caffè o cioccolato, entrambi tanto amati dagli Europei. Il contenuto informativo del 47 Gazzettiere Americano divenne velocemente obsoleto a causa dell’incalzare degli eventi storici, che nel 1776 avrebbero portato alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America e poi alla separazione dalla madrepatria Inghilterra, ma rimase sicuramente una fonte sicura e ben documentata sulle Americhe alla fine della guerra dei sette anni. Si tratta di un’impresa editoriale resa possibile soltanto dalla concreta situazione storica di Livorno dell’epoca e dal notevole tempismo di Coltellini. Consapevole dell’importanza del testo, nel 2003 il comune di Livorno ha publicato, a 240 anni di distanza dalla princeps, un facsimile del “Gazzettiere”, sottolineandone l’importanza storica. 2 aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 49 Libri illustrati in BvS La Scala d’Oro, grandi opere illustrate per piccoli lettori L’intera collana originale e in ottime condizioni è una rarità CHIARA NICOLINI L a Scala d’Oro è una delle più famose collane italiane del XX secolo di libri per bambini. Capita spesso di trovarne volumi sparsi sulle bancarelle dei mercatini, ma si tratta per lo più di ristampe (meno belle dal punto di vista della veste grafica rispetto alle originali), o di prime edizioni in cattive condizioni: il fragile dorso della legatura cartonata è di solito danneggiato, quando non del tutto assente. Riuscire a vedere l’intera collana originale – 92 volumi più uno fuori serie – e in ottime condizioni, è dunque un’occasione rara. La Biblioteca di via Senato ne possiede una copia pressoché perfetta, con addirittura le sovraccoperte in carta velina e le due custodie originali per i volumi della settima e dell’ottava serie. duate» perché create secondo le capacità cognitive di ciascuna delle età a cui erano indirizzate. La scelta di temi, linguaggio, caratteri tipografici e stile illustrativo si evolve dunque parallelamente alla crescita dei piccoli lettori: le prime cinque serie, rivolte a bimbi dai sei ai dieci anni, hanno un formato in quarto, caratteri grandi, un numero di pagine minore e sono interamente illustrate a colori; le ultime tre, per ragazzini dagli undici ai tredici anni, hanno un for- Pubblicata dalla casa editrice torinese UTET tra il 1932 e il 1936 e destinata a un pubblico dai sei ai tredici anni, la Scala d’Oro è suddivisa in otto serie di letture. Nel programma editoriale apposto dai direttori Vincenzo Errante e Fernando Palazzi al termine di ciascun volume, le serie sono definite «scrupolosamente gra- 4 mato in ottavo, caratteri più piccoli, molte più pagine, e sono illustrate da tavole a colori e illustrazioni in bianco e nero nel testo. Muta inoltre il numero di volumi per serie: otto nelle prime due, dieci nella terza, dodici nella quarta e quinta, quattordici nella sesta, settima e ottava. Resta invece costante nella collana il livello qualitativo dei testi: oltre 50 selezionati tra i «capolavori classici di tutte le letterature» e rielaborati «dai migliori scrittori italiani per ragazzi», più 26 «opere originali istruttive che, divertendo il piccolo lettore con la forma aneddotica, agile, avvincente, gli impartiscono utili nozioni scientifiche, storiche, religiose. Per tal modo la nostra collana costituisce una propria e vera Enciclopedia per ragazzi». Qualunque bambino cresciuto leggendo tutti i volumi della Scala d’Oro poteva sfoggiare a quattordici anni una cultura letteraria strabiliante, soprattutto se paragonata ai suoi coetanei di oggi. A sei anni scopriva Esopo, Fedro, La Fontane, Daudet e Tolstoi; a sette Turghieneff e l’epopea dei Nibelungi; a otto Boccaccio, Dickens, Hugo, Swift e le leggende del Graal; a nove Maupassant, Rabe- 50 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 1 lais e Defoe; a dieci Omero e il Faust di Goethe; a undici Verne, Dumas, Stevenson, Goldoni, Shakespeare e il romanzo picaresco spagnolo con La vita avventurosa di Lazzarino di Tormes; a dodici Tasso, Molière, Scott, e la tragedia greca; a tredici Don Chisciotte, Guerra e Pace, i racconti di Edgar Allan Poe e Il mulino sulla Floss di George Eliot. Certo, si trattava pur sempre di adattamenti, e di sicuro i racconti di Boccaccio proposti non includevano quello in cui si parla di «rimettere il diavolo in inferno» (anche perché tutti i volumi erano «scritti e riveduti col rispetto assoluto della morale e della più corretta educazione» per non «offendere la coscienza delicata del fanciullo»). Eppure la scelta dei testi, per quanto stranamente lacunosa (mancano ad esempio Alice nel 3 Paese delle Meraviglie e Pinocchio), era colta e vasta, ma anche curatissima nella grammatica, nell’ortografia, nella punteggiatura e perfino «nella retta accentuazione fonetica». Un tale impegno non poteva non prendere in attenta considerazione anche la veste grafica dell’opera. E infatti, al settimo e ultimo punto della loro dichiarazione d’intenti, Errante e Palazzi scrissero: «Ogni volume è una gioia per gli occhi, essendo illustrato con un’abbondanza inusitata di figure, tricromie, carte geografiche, disegni, ecc., dei migliori pittori e illustratori». L’impresa fu assegnata a 19 illustratori italiani, molti dei quali contribuirono a diversi volumi (sono in testa Gustavino con 15, e Filiberto Mateldi con 14). Di sicuro la “Scala d’Oro” contiene «un’abbondanza inusitata di figure». Quanto al fatto che tutti e 93 siano una gioia per gli occhi, dipende dai punti di vista. Per i bambini di allora doveva essere senz’altro così. Per un collezionista d’oggi, i volumi che hanno superato la prova del tempo e mantengono ancora una loro attrattiva dal punto di vista grafico sono in realtà solo una trentina. I più belli sono quelli di Filiberto Mateldi e del russo Vsevolode Nicoúline. aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 51 5 Autore di uno stile sintetico ed esuberante basato sull’uso di colori primari puri e squillanti, Mateldi illustrò per i più piccini libri di fiabe classiche (come Quando re leone imperava, 1938, serie I, n. 1, fig 1 e L’asino d’oro e altre favole, 1939, serie 2, n. 1), di scienze naturali (Piccoli di animali e animali piccoli, 1938, serie III, n. 9), di storia sociale (Come si lavora nel mondo, 1934, serie III, n. 8 e Il libro dei treni, serie IV, n. 11), due deliziosi volumi di filastrocche (I passatempi del giovedì, 1932, serie II, n. 8 e Il libro delle ore gioconde, 1936, serie V, n. 11) e un fantastico I viaggi di Gulliver (1938, serie III, n. 6, fig 2). Le pagine di questi testi sono cosparse di figurine talvolta appena tratteggiate, ma sempre animatissime nelle espressioni e nei gesti. Nei volumi realizzati per la sesta, settima 6 e ottava serie, che contengono solo illustrazioni stampate in bianco e nero e tavole impresse in quadricromia, la verve cromatica viene meno, ma lo stile di Mateldi resta comunque arguto e fantasioso, come dimostra l’antologia goldoniana del ’32 (I racconti di papà Goldoni, serie VI, n. 10, fig 3). Per le prime cinque serie, l’ar- tista disegnò anche i risguardi e la buffa vignetta all’occhiello, con una volpe blu in frac che invita i bimbi a entrare nel meraviglioso mondo della Scala d’Oro (fig 4). La medesima vivacità cromatica caratterizza anche uno dei tre testi di argomento religioso della collana, La buona novella (1933, serie II, n. 7, fig 5), splendidamente figurato da Luigi Melandri. Il russo Vsevolode Nicoúline si trasferì in Italia nel 1920 e divenne uno dei più noti illustratori di libri per bambini. Echi della grafica inglese e russa a cavallo tra Otto e Novecento pervadono le sue immagini, nelle quali linee di contorno nette definiscono con precisione fattezze umane e animali, dettagli naturalistici e architettonici, abiti riccamente ornati e trame di cotte medioevali. Nicoúline contribuì a sette volumi della Scala d’Oro – tre in formato in 9 aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 53 7 8 12 10 quarto e quattro in ottavo – tutti bellissimi. Si tratta per lo più di libri di leggende (Le leggende del Gral, 1938, serie III, n. 4; I Cavalieri di Artù, 1935, serie IV, n. 3; Le avventure di Candullino, 1936, serie V, n. 2, fig 6); La leggenda di Enea, 1940, serie VI, n. 1), affiancati da un’edizione dei racconti di Edgar Allan Poe (Racconti straordinari, 1940, serie VIII, n. 9) e da due antologie teatrali: Nel regno di Melpòmene (1940, serie VII, n. 9), che raccoglie «Tragedie celebri di tutti i tempi», e Nel regno di Ariele (1938, serie VI, n. 9, fig 7), selezione di drammi shakespeariani. A colori o in bianco e nero, ogni illustrazione di Nicoúline è un piccolo capolavoro. Se l’influsso dell’inglese William Heath Robinson e del russo Ivan Bilibin è percepibile nell’opera di Nicoúline, non si può fare a meno di notare come molte delle illustrazioni realizzate da Enrico Mauro Pinochi per Il romanzo di Sigfrido (1939, serie II, n. 4, fig 8) citino quasi letteralmente quelle del celebre Die Nibelungen figurato da Carl Otto Czeschka (Vienna Gerlach’s Jegendbücherei, 1909). Tra nani barbuti, draghi 54 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 13 fiammeggianti e guerrieri colorati come arlecchini, Il romanzo di Sigfrido dev’essere molto piaciuto ai bimbi dell’epoca, ed è anche uno dei volumi della “Scala” più desiderabili dal punto di vista collezionistico. Come pure il ciclo di Tompusse – Tompusse e le bestie (1932, serie I, n. 4), Tompusse e i mestieri (1932, serie I, n. 5) e Tompusse e il romano antico (1933, serie II, n. 6, fig 9) – scritto da Mario Buzzichini e illustrato da Carlo Bisi. Definito dall’autore come «discendente di quel Tom Pouce (che vorrebbe dire Tommaso Pulce), il nano più raro del mondo», Tompusse è un bambino vispo e intelligente che vive molteplici avventure assieme alla sorellina Pippoletta e al prode bassotto Dammilosso. Le sue vicende sono descritte in modo divertente e istruttivo, e profusamente illustrate da immagini a uno o più co- 14 11 lori, nel testo e a piena pagina, varie nello stile e ricche nei contenuti. Alcune conservano echi dell’originale impostazione futurista di Bisi, visibile soprattutto in Tompusse e il romano antico, dove il piccolo protagonista illustra a un centurione i prodigi della tecnica moderna. Bisi fu anche inventore di vari personaggi di successo per Il Corriere dei Piccoli: ad esempio il celeberrimo Sor Pampurio. Tra i volumi della Scala d’Oro degni di nota dal punto di vista grafico metterei inoltre Gargantua e Pantagruel (1935, serie IV, n. 5, fig 10) illustrato da Gino Baldo e Don Chisciotte (1935, serie VIII, n. 3, fig 11) figurato da Piero Bernardini. Entrambi gli artisti svilupparono uno stile sintetico, decorativo e pieno di umorismo, sebbene Baldo prediligesse linee morbide e tondeggianti e Bernardini, al contrario, tratti tesi e spigolosi. La storia è grande protagonista della Scala d’Oro, in forma sia di adattamenti di racconti e romanzi ambientati nel passato, sia di scritti aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 55 15 originali che narrano le vicende di personaggi come Alessandro Magno, Attila o Matilde di Canossa. Il commento grafico che accompagna questi testi mostra generalmente grande attenzione alla precisa ricostruzione di scenari e costumi. Ne sono un esempio I grandi viaggiatori (1935, serie IV, n. 9) illustrato da Golia, il Quo Vadis? (1940, serie V, n. 4) di Marina Battigelli, I racconti della lupa (1936, serie V, n. 7) di Carlo Parmeggiani, I costumi dei popoli antichi (1936, serie V, n. 8) di Mario Zampini, e molti dei volumi figurati da Carlo Nicco – ad esempio Capitani, corsari e avventurieri (1936, serie V, n. 10, fig 12), Luci e ombre della storia (1934, serie VII, n. 11) e I cavalieri dell’ideale (1939, serie VIII, n. 13). Nicco è anche autore delle delicate testatine che ornano il volume fuori collana Guerra e fascismo di Leo Pollini, stampato nel 1934 e illustrato con fotografie a colori o in bianco e nero (ritratti dei protagonisti della storia italiana dalla Prima guerra mondiale all’avvento del Fascismo, immagini di soldati e di balilla, dirigibili ed edifici distrutti dalla guerra, ecc). Questa pubblicazione è realizzata al solo fine di rendere omaggio all’ideologia politica dominante, cui non viene fatto cenno alcuno in nessun altro volume della collana, nonostante uscisse in piena epoca fascista. La collana comprende altri libri, in tutto una decina, illustrati da immagini fotografiche. Sono testi di geografia, arte, scienza e tecnica come In giro per l’Italia (1938, serie I, n. 10), Il libro dei sette colori (1933, serie VI, n. 11), Il libro del mare (1938, serie VI, n. 13) e Ingegneria divertente (1934, serie VII, n. 13). Ho scelto di tenere per ultimo Gustavino (nome d’arte di Gustavo Rosso), sebbene sia stato l’illustratore più prolifico della Scala d’Oro, perché mi pare che il suo stile sia ripetitivo e nel complesso poco fantasioso dal punto di vista dell’arte grafica. I suoi disegni indubbiamente ben eseguiti e vividi, non riescono tuttavia a superare la soglia della mera visualizzazione dei testi (Nel paese della fate, 1932, serie I, n. 3, fig 13 e La Gerusalemme liberata, serie VII, n. 10, fig 14). Occorre riconoscere però che fu proprio Gustavino a creare la splendida immagine simbolo di tutta la collana, riprodotta sulle sguardie dei volumi in ottavo: una scala stampata in oro che ascende verso un cielo nel quale volano un cavallo alato e un biplano (fig 15). aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 57 BvS: il libro ritrovato I “Secoli Bassi” di Milano da Carlo Magno ai Visconti L’incredibile ricerca storica del conte Giulini in due opere di pregio CHIARA BONFATTI E MARGHERITA DELL’UTRI L ungo gli scaffali del fondo di edizioni milanesi della Sala Campanella lo sguardo inevitabilmente si sofferma sull’imponente presenza della prima edizione dell’opera storica del conte Giorgio Giulini (1714-1780): Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della città, e della campagna di Milano, ne’ secoli bassi. Raccolte, ed esaminate dal conte Giorgio Giulini, e dedicate all’altezza reale dell’arciduca Pietro Leopoldo nato principe d’Ungheria, e di Boemia. Parte I [- IX]. Milano, Giovanni Battista Bianchi, 1760-1765. 9 volumi in 4to. Continuazione delle Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della città, e della campagna di Milano ne’ secoli bassi. Raccolte, ed esaminate dal conte Giorgio Giulini. Parte I [- III]. Milano, Giovanni Battista Bianchi, 1771-1774. 3 volumi in 4to. Incipit delle Memorie con la vignetta calcografica raffigurante la Basilica di Sant’Ambrogio e il capilettera calcografico abitato dalla Basilica di San Lorenzo, vol. I, p. 1. Questi rari volumi soggiornavano un tempo nelle nobili librerie di Leone Weillschott, come testimonia l’ex libris applicato dalla figlia Guastalla-Weillschott quando alla morte del padre, il 15 dicembre 1884, ricevette in eredità la preziosa raccolta di circa venticinquemila volumi e tremila opuscoli. La biblioteca di Leone Weillschott rappresenta una di quelle che storicamente sono le cinque più ricche biblioteche private e raccolte di prestigio, alla pari di quella dei Vallardi, dei principi Trivulzio, dei duchi Melzi, dei conti Sola-Busca e di Damiano Muoni (cfr. Gianfranco Tortorelli, Biblioteche nobiliari e circolazione del libro tra Settecento e Ottocento. Bologna, Pendragon, 2002, p. 91). Sui contropiatti posteriori dei volumi è rintracciabile inoltre una nota manoscritta con la collazione dei fascicoli che compongono l’edizione, effettuata nel 1880 da Gottardo Delfinoni, nobile avvocato milanese, noto per la sua raccolta di interesse archeologico. Nella prefazione dell’opera il conte Giorgio Giulini delinea il suo intento di dedicarsi alle antichità milanesi, intento che nasce dalla sua percezione della quasi totale assenza di notizie e memorie relative ai secoli bassi di Milano e dall’imprecisione con la quale tale periodo era stato tracciato dagli storici che lo avevano preceduto; egli afferma infatti che «la difficoltà maggiore consiste nell’istruirsi di ciò, che spetta ai secoli di mezzo, ch’io chiamerò, Secoli bassi, dal fine dell’ottavo al principio del decimoquarto; perché ci restano delle memorie non poche di quegli anni in alcuni Edificj, e Sculture, e Musaici, e Iscrizioni, in qualche rozzo Autore contemporaneo, e in parecchie pergamene; ma bisogna con gran fatica ricercarle, e con molto maggiore esaminarle, per ricavarne le occulte verità» (p. [10-11]). Egli sottolinea fermamente l’importanza di poter avere un’unica opera che raccolga le memorie storiche della città di Milano lungo circa cinque secoli, dall’arrivo di Carlo Magno in Italia fino allo stabilirsi del dominio di Matteo Visconti e precisamente dal 774 al 1311. Il suo piano dell’opera è ben definito: «Ecco dunque ch’io 58 m’accingo a fare una Raccolta, ed un Esame delle Memorie spettanti alle Antichità Milanesi de’ secoli bassi, riducendole a tre Capi, cioè alla Storia, al Governo, ed alla Descrizione della Città, e Campagna di Milano» (p. [12]). Tutte le notizie raccolte nelle sue Memorie sono disposte cronologicamente quasi a formare veri e propri annali, ma l’Autore preferisce ripartire la propria opera in libri attraverso i quali fornisce documenti sulla storia la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 della città nel Medioevo, soffermandosi in particolare su eventi poco conosciuti o dimenticati. Nella ricerca delle proprie fonti l’Autore si imbatte nella dura realtà dello stato degli archivi che gli consente una risentita polemica: «Molti de’ nostri archivj sono in un totale disordine, onde converrebbe non avere altra occupazione, se non quella di esaminarli, per raccogliere tutto ciò, che in essi contiensi di utile, o di pregevole. Altri poi, il che cagiona ancora un maggior dispiacere, quantunque copiosi sieno, e ben ordinati, per la troppo scrupolosa custodia di chi gli ha in guardia, sono affatto inaccessibili» (p. [16]). Il conte Giulini e lo stampatore Giovanni Battista Bianchi si accordano sulla tiratura dell’edizione, stabilendo la stampa di 750 copie, con un nuovo carattere tipografico denominato silvio, su carta distinta «dovendo aver presente lo aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 59 A sinistra: Grande tavola calcografica della carta topografica della città di Milano, vol. IX, prima della p. 145. A destra: Grande tavola calcografica ove è raffigurata la carta corografica della campagna milanese, vol. IX, prima della p. 89. stampatore che il libro dee presentarsi ai Sovrani» (Nel secondo centenario della nascita del conte Giorgio Giulini istoriografo milanese. Milano, Stucchi Ceretti e C., 1916, vol. I, p. 32). La nota edizione è impreziosita da splendide tavole calcografiche nonché da testatine, finalini e capilettera degli incisori Giulio Cesare Bianchi e Giacomo Mercoli. La prima tavola con il ritratto calcografico del dedicatario, l’arciduca Pietro Leopoldo, è seguita da numerose altre incisioni che raffigurano importanti monumenti della città di Milano. Il nono e ultimo volume delle Memorie contiene due grandi tavole ripiegate che consistono in una carta corografica e una topografica: uno dei fini principali del Giulini fu infatti quello di illustrare la corografia della campagna e la topografia della città di Milano nei secoli bassi. A p. 145 della Dichiarazione della carta topografica contenuta nel volume 9 il conte Giulini afferma: «Nel formare la Carta, che rappresenta la Città di Milano, qual era ne’ secoli bassi, non mi sono attenuto ad un tempo determinato, come ho fatto nell’altra [i.e. Carta corografica]; ma ho voluto che in essa si vedessero tutti gli edificj principali, de’ quali ho fatto menzione nella mia Opera, quantuque altri non vi sieno stati che ne’ primi tempi, de’ quali ho trattato, poi sieno stati distrutti, ed altri non abbiano avuta la sua origine, che ne’ più moderni secoli fra quelli, di cui ho ragionato. Per esempio io ho poste nel mio disegno le Mura antiche di Milano fabbricate da Massimiano, quantunque poi sieno state distrutte da Federigo Barbarossa, e vi ho aggiunto anche l’altro giro de’ Bastioni del Fossato, il quale non fu eretto, che pochi anni prima della rovina delle antiche Mura. Io ho notato gli antichi Regj Palazzi a San Giorgio, e a Sant’Ambrogio, l’Arco Romano, il Teatro, il Circo, ed altri edificj, che o prima, o per lo meno nella mentovata distruzione di Federigo Barbarossa perirono; e nulla meno ho notato i Palazzi del Broletto Vecchio, del Broletto Nuovo, e diversi Monisteri, e Chiese, che non riconoscono la loro origine prima del secolo decimoterzo». L’importante contributo dell’istoriografo milanese è testimoniato anche dalla stima di numero- 60 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano si colleghi e amici. In una lettera del 13 luglio del 1760 il conte Giuseppe Maria Imbonati (16881768) scrive all’amico Giulini: «Con tutta la confidenza e insieme con tutta la contentezza Vi significo in poco di aver letto, anzi divorato, il vostro eruditissimo libro» (op. cit., p. 80). Allo stesso modo Pietro Verri, nella prefazione alla A sinistra: Tavola calcografica raffigurante la facciata dell’antica Chiesa Metropolitana sulla quale è stata edificata la gran Fabbrica del Duomo di Milano, vol. VI, prima della p. 371. Sopra: Tavola ripiegata con l’incisione in rame della Chiesa di San Marco, vol. VIII, prima della p. 115. sua Storia di Milano (Milano, Giuseppe Marelli, 1783, t. I, p. VIII), anch’essa presente nel fondo di edizioni milanesi della Sala Campanella, mette in risalto il conte nelle vesti di esperto antiquario affermando: «Il conte Giulini non ha pensato mai di pubblicare la storia di Milano: egli ha pubblicato tutte le memorie opportune a servire alla storia, alle private e pubbliche ragioni, alla curiosa erudizione generalmente». Il grande successo ottenuto dalle Memorie porta ben presto l’amico conte Firmian, plenipotenziario presso il Governo della Lombardia Austriaca, e il principe di Kaunitz, Gran Cancelliere di Corte dell’imperatrice Maria Teresa, a spronare il Giulini affinchè estenda le sue ricerche a tutta l’e- 61 poca visconteo sforzesca. L’Autore si dichiara disposto a impegnarsi nella continuazione dell’opera solo nel caso in cui gli vengano assicurati «aiuti di libri e di persone» e la sua richiesta viene immediatamente soddisfatta con la garanzia di libero accesso agli archivi governativi, all’archivio civico e alla biblioteca Pertusati. I tre volumi della Continuazione delle Memorie escono come supplemento alla sua mirabile impresa storiografica coprendo il periodo storico dal 1331 al 1447 e la loro stesura impegna il Giulini così profondamente da procurargli una notevole debilitazione fisica e lo induce, assai stremato, a interrompere la sua impresa erudita lasciando incompiuto il quarto volume mai pubblicato. 62 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 BvS: un’utopia sempre in fieri Recenti acquisizioni della Biblioteca di via Senato Una secentesca chicca siciliana e una Leda dannunziana di pregio Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo Apollinaire, Guillaume (18801918). Le Bestiaire ou Cortège d’Orphée. Parigi, a spese dell’Artista, 1962. 1 volume con suite. Esemplare dell’Artista su carta vélin d’Arches di questa edizione di pregio, illustrata da 33 splendide incisioni originali al bulino di Tavy Notton, accompagnata da una suite in cui sono raccolte altre 33 tavole in nero, 33 in bistrò, 1 planche refusée e 9 impresse su seta. Auria, Vincenzo (1625-1710); Mongitore, Antonino (1663-1743). La Sicilia inventrice, o vero, Le invenzioni lodevoli nate in Sicilia, opera del dottor d. Vincenzo Auria palermitano. Con li divertimenti geniali, osservazioni, e giunte all’istessa di d. Antonino Mongitore sacerdote palermitano. Palermo, Felice Marino, 1704. 2 parti in un tomo. Rara e unica edizione di una delle opere più curiose sulla Sicilia, iniziata da Vincenzo Auria e completata dal Mongitore. Gli Autori vi descrivono invenzioni e scoperte, talvolta stravaganti, di illustri siciliani, tra i quali spicca il medico e matematico Giovanni Battista Hodierna. Il Mongitore apporta ad esempio aggiunte relative a cibi inventati in Sicilia e da siciliani, al modo di bere, alle vesti di pelle, alla veste talare, all’unguento megaleo, a nuovi medicamenti, fiori di talco, e di smalto, alle tonnare, al lavoro del corallo, al gioco del cottabo, ecc. Esemplare donato da don Pietro de Valguarnera al conte Filippo Domenico Beraudo di Pralormo senatore della Repubblica e nel 1730 Reggente della Gran Cancelleria del Regno (Mira, I, p. 59). Autore, Raffaele (fl. 1817). Sullo spirito delle leggi di polizia saggio di Raffaele Autore. Napoli, Stamperia del Giornale del Regno delle Due Sicilie, 1817. Curioso il capitolo VII che reca il titolo Dell’arresto preventivo e in cui l’Autore afferma: “La polizia che veglia alla tutela della tranquillità di ciascuno, mezzo trascurar non dee, onde il vizio vigor non prenda; e vedendolo sul punto di convertirsi in delitto, con l’arresto preventivo procurar dee d’impedirlo, affinchè con forza quanto occulta altrettanto robusta i fondamenti non scuota dell’edificio sociale, ed il faccia miseramente crollare. Svanito però il peri- colo di attuarsi la prava intenzione del cittadino, cessa l’opera della polizia, ed al cittadino, renduto innocuo, è restituita la libertà civile” (p. 43). Bartoli, Daniello (16081685). La ricreazione del savio con un breve ragguaglio della vita dell’autore volume unico. Napoli, Borel e Bompard, 1839. Si tratta del primo volume delle Opere del padre Daniello Bartoli della Compagnia di Gesù. La Ricreazione del savio fu una di quelle operette che il Bartoli compose a svago e ricreazione dell’incompiuta impresa editoriale dell’Istoria della Compagnia di Gesù. Dio e il savio sono i protagonisti di quest’opera suddivisa in due libri di sedici capitoli ciascuno e ricoprono rispettivamente i ruoli di artefice e decifratore sulla falsa riga di un metodo prima induttivo e poi deduttivo (De Backer/Sommervogel, I, p. 982). Certani, Giacomo (sec. XVII). La verità vendicata cioè Bologna difesa dalle calunnie di Francesco Guicciardini osservazioni istoriche dell’abbate Giacomo Certani canon. dott. teologo colleg. filosofo, e nell’Università di Bologna pu- aprile 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano blico profess. di filosofia morale. Dedicate all’eminentiss. sig. cardinale Cesare Fachenetti. Bologna, eredi di Evangelista Dozza, 1659. Prima e unica edizione delle osservazioni dell’abate Certani, professore dello Studio di Bologna, contro le inesatte e spesso calunniose asserzioni sulla storia di Bologna di Francesco Guicciardini. Esemplare appartenuto ad Arthur Hugh Smith Barry di Marbury Hall (1843-1925), primo barone di Barrymore e politico conservatore angloirlandese (Vinciana, I, n. 695). Constitucion política de la monarquía española, paomulgada [sic] en Cádiz á 19 de Marzo de 1812. Barcellona, Manuel Sauri, 1835. Rara edizione della Costituzione spagnola denominata La Pepa. Oltre ad essere la prima, è nota per essere una delle più liberali del tempo. Relativamente all’origine del nomignolo di La Pepa esistono due differenti versioni: la prima ritiene che derivi dal fatto che sia stata promulgata il giorno di San José, la seconda è motivata dall’essere stata promulgata in opposizione al governo di José I, chiamato popolarmente Pepe Botella. La Pepa restò in vigore soltanto due anni, ovvero fino al 24 marzo del 1814 che vide il ritorno in Spagna di Fernando VII. In seguito ritornò in vigore durante il Trienio Liberal (1820-1823) e poi dal 1836 al 1837. La Costituzione stabiliva il suffragio e la libertà di stampa, aboliva l’inquisizione, determinava la suddivisione dei territori e la libertà dell’industria. La questione americana fu uno dei temi più complessi poiché le Corti delinearono attraverso la costituzione un’organizzazione territoriale, politica e amministrativa che includeva i territori americani. D’Annunzio, Gabriele (18631938). La Léda sans cygne récit de la lande suivi d’un Envoi a la France traduit de l’italien par André Doderet. Parigi (Coulommiers), Calmann-Lévy (Imprimerie Paul Brodard), 1922. Uno dei 70 esemplari su carta a tino Blanchet-Kléber con la firma autografa di uno dei massimi dannunzisti francesi, Guy Tosi, uscita nella collana Aspects de l’inconnu. La Leda senza cigno, pubblicato per la prima volta a puntate nell’estate del 1913 sul Corriere della Sera, è un lungo racconto che narra delle delusioni di una giovane donna e del suo triste vivere quotidiano. Nell’edizione in volume del 1916 D’Annunzio volle accompagnare La Leda con una Licenza, qui tradotta come Envoi a la France, ricca di ricordi autobiografici. Gaetani, Cesare (1718-1808); Avolio, Francesco di Paola; Logoteta, Giuseppe. Pescagioni del conte Della Torre Cesare Gaetani de’ marchesi di Sortino, diputato ai Regj Studj, custode del fonte d’Aretusa, e suoi agricoltori, pastori, e pescatori aretusini. Siracusa, Stamperia vescovile e senatoria e Francesco Maria Pulejo, 1797. Prima edizione considerata rara, nonché primo libro a stampa in cui compare l’immagine di una tonnara. Si tratta di un vero e proprio inno alla pesca come si evince dalla Prefazione: “La pesca, ch’io soglio annualmente fare nella tonnara di Fontanebianche, siccome colà mi trattiene ne’ due mesi di maggio, e di giugno, per profittare di quell’aria, che per la sua purità rallegra, e ricrea; così mi dà agio a scrivere qualche cosa, che analoga, e confacente sia all’esercizio pescareccio; e di scriverla in guisa poetica, giacchè a un simil genere di vita oziosa, e solitaria vuol- 63 si riferire la origine di tal’arte, la quale Ci fa senza fatica - Innamorar dell’innocenza antica”. Il testo si compone di 25 idilli, di uno scritto di Giuseppe Logoteta Sopra l’uso, e l’astinenza dè pesci presso gli antichi, e di un Manifesto (p. 333) che anticipa l’uscita di un’opera dell’Avvocato Francesco di Paola Avolio Riflessioni sopra le leggi sicole intorno alla pesca (Palermo, Reale stamperia, 1805). A p. 312 si rileva un elenco delle tonnare presenti in Sicilia. Ceresoli p. 260: “Opera molto rara ignota alle bibliografie specializzate [...] che può considerarsi un classico della letteratura pescatoria italiana” (Mira I, 376). Giobert, Giovanni Antonio (1761-1834). Traité sur le pastel et l’extraction de son indigo. Par M.r Giobert, professeur de Chimie à Turin, directeur de l’école impériale pour la fabrication de l’indigo, membre de plusieurs académies et sociétés savantes. Imprimé par ordre de sa Majesté impériale et royale. Parigi, Imprimerie impériale, 1813. Prima edizione, pubblicata e stampata a spese del governo francese nel 1813. L’occasione fu la partecipazione del chimico piemontese Giobert ad un concorso per la produzione della tintura color indaco, usata per la colorazione delle stoffe. Il concorso, voluto dal Governo stesso, fu indetto per ovviare alla totale assenza di approvigionamenti di tale materia prima in seguito al blocco continentale voluto da Napoleone. Giobert riuscì a scoprire un procedimento in grado di estrarre la tintura da un vegetale denominato Isatis tintoria. Tale fu l’importanza del suo contributo da determinare il conferimento del premio a Parigi e della dirigenza di una scuola per l’estrazione dell’indaco a Chieri. 64 la Biblioteca di via Senato Milano – aprile 2010 La pagina dei lettori Bibliofilia a chiare lettere Come consultare i nostri fondi e che cosa si trova sul nostro sito Da un numero di questa rivista, sono venuto a conoscenza della vostra Fondazione e, navigando in internet, ho visto che tra i vostri fondi ve n’è uno che mi interessa particolarmente. Quali sono le modalità per accedere al vostro materiale bibliografico? Roberto Piganti Gentile Roberto, per quel che riguarda i fondi moderni della biblioteca (fantascienza, impresa et al.) è prevista una consultazione “interna”, nella nostra sala di lettura, via appuntamento telefonico. Una parte di tali fondi è già consultabile dal catalogo online del nostro sito (www.bibliotecadiviasenato.it) e potrà anche chiedere al personale della biblioteca di fare le opportune ricerche nel database interno in relazione alle sue esigenze e al materiale bibliografico di suo interesse. Ho visitato recentemente la mostra su Pasolini presso la vostra biblioteca e vorrei esprimervi il desiderio di consultare uno dei volumi esposti. È possibile? Se sì, a chi devo rivolgermi? Marco Grechi Gentile Marco, al termine della mostra “Immagini Corsare”, ovvero a partire dal prossimo 12 luglio, sarà possibile consultare i volumi esposti prendendo appuntamento con la biblioteca e chiedendo del Dott. Matteo Noja, responsabi- Che tipo di biblioteca è vostra? È aperta al pubblico? Avete un catalogo accessibile da Internet? Lisa Bergamini Se volete scrivere: [email protected] Tutti i numeri sono scaricabili in formato pdf dal sito www.bibliotecadiviasenato.it le del fondo del Novecento, che le dirà anche se il volume di suo interesse è effettivamente ammesso alla consultazione. Passando per via Senato mi sono imbattuta nella vostra rivista e nella vostra Fondazione. Non sapevo dell’esistenza di una biblioteca da quelle parti e ho pensato si trattasse di un’altra sede dell’Archivio di Stato. E invece no. Gentile Lisa, quella di via Senato è la biblioteca di una Fondazione privata nata nel 1997 che apre al pubblico su appuntamento, solo per la consultazione dei propri fondi. Il patrimonio librario è costituito da fondi specializzati e a esso si affiancano le diverse attività legate alla bibliofilia, quali mostre di stampo soprattutto bibliografico, presentazioni di novità editoriali, ma anche concerti e rassegne teatrali. Sul sito www.bibliotecadiviasenato.it è presente un catalogo online parziale dei nostri fondi moderni in fase di aggiornamento continuo. Nel vostro stand alla Fiera del Libro Antico ho trovato alcuni numeri di questa nuova rivista e ho saputo della chiusura de “l’Erasmo”. Mi piacerebbe molto recuperare i numeri che mi mancano di entrambe le pubblicazioni, sono ancora in vendita? Nicole Lodi Gentile Nicole, bisogna verificare se i numeri dell’Erasmo a lei mancanti siano ancora disponibili: ci contatti pure allo 02/76215318 per le sue richieste. Quanto a questo bollettino, invece, sul nostro sito ci sono tutti gli arretrati in pdf . ARMANDO TESTA T H E R E A L E X P E R I E N C E w w w. l a v a z z a . c o m