formazione del personale politiche, strumenti, contenuti e metodi per l’apprendimento continuo Quaderno n. 4 Collana della formazione a cura del Servizio formazione febbraio 2009 Direzione Generale Settore Organizzazione e formazione INDICE Presentazione ………………………………………….….……………………………………………………………………………………………….. 3 Introduzione ………………………………………………….…..………………………………………………….……………………………..…….. 5 PARTE PRIMA Governance della formazione alla Provincia di Milano: evoluzione di un sistema sotto il profilo strutturale e gestionale ……………………………………….…..………………………………………………………………………… 7 2. La formazione come sistema. Strutturazione e consolidamento del processo di lavoro e dei suoi principali strumenti operativi ………….….….………………………………………...….….… 2.1 Gestione della formazione: il processo di lavoro, gli strumenti operativi …….…….……. 2.2 Gli attori della formazione. Quale ruolo? ……………………………………….……………….…….……..………… 2.3 Sviluppo della domanda e definizione dei Piani di formazione ………………….………..………… 9 10 14 16 3. Figure professionali e competenze per la formazione ………………………….……………..………………. 3.1 Gli esperti del Servizio formazione ………………………………………………………..………………….……………… 3.2 I referenti interni della formazione ……………………………………………………………..……...…………………. 3.3 L’assistente/tutor d’aula ……………………………………………………………………………………….………………………. 3.3.1 Il protocollo dell’assistente d’aula ………………………………………………………….……………………. 3.3.2 La scheda tipo di osservazione d’aula …………………………………………..……….……………………. 24 24 25 27 28 30 1. Il contesto organizzativo PARTE SECONDA Strategie e politiche formative “in movimento”: dalla formazione all’apprendimento 1. Premessa …………………………….…………………………………………………………………………..…………………………………………… 34 2. Gli indirizzi strategici per la valorizzazione delle persone e delle competenze ..…... 36 3. I Piani di formazione 38 …………………………………………………………………………………………..……….………………………… 39 39 4. Quando la formazione accompagna il cambiamento sostenendo le persone ………….….. 4.1 Un progetto per il personale di nuova assunzione: percorsi di formazione guidati ... 4.2 Piani Individuali di Sviluppo delle competenze per la specializzazione e il potenziamento dei funzionari ……………………………………………….………………………………………………….…… 4.3 Il primo master in “management pubblico” per funzionari ad alto potenziale ……...… 41 44 Conclusioni 46 ………………………………………………………………………………………………………………………………………….………….. Sala Giunta, “Apoteosi di Angelo della Vecchia nel segno delle virtu” di Giovanbattista Tiepolo 2 Presentazione Presento con piacere questo opuscolo, frutto del lavoro di persone che con impegno intendono contribuire a fare della Provincia di Milano una realtà ancora più attiva, dinamica e sensibile a ciò che avviene nella società e nel nostro territorio. Un ente altro non è che il lavoro serio e costante di tanti: di tutte le persone che ogni giorno si sforzano di tradurre in risultati concreti gli indirizzi e le politiche e di dare risposte alle esigenze e ai problemi dei cittadini. Proprio queste persone sono la prima fonte di energia per l’Ente; il loro impegno, le loro esperienze e competenze costituiscono un patrimonio essenziale, che va valorizzato e premiato. La consapevolezza del valore del lavoro accompagna da anni i programmi di formazione, sviluppo e crescita che la Provincia di Milano realizza per garantire a tutti i dipendenti e le dipendenti opportunità di crescita culturale, professionale e personale. Investire sulle persone, sul loro impegno e contributo, è la scelta giusta nonché la risposta migliore ad un mondo sempre più complesso e perciò, talvolta, difficile e l’impegno nella formazione è prova concreta e attuale di queste parole. É questa la via per rendere la nostra Provincia più preparata e pronta rispetto alle sfide di continua modernizzazione che l’attendono. Ritengo che ciò non sia poco. Tutt’altro. Alberto Grancini Assessore alla sicurezza, lotta all’usura, caccia e pesca, polizia provinciale, personale 3 Sala degli affreschi 4 Introduzione Quattro anni fa la pubblicazione dei primi opuscoli della formazione, oggi - dopo un tempo se vogliamo breve, ma intenso dal punto di vista dell’evoluzione del nostro fare formazione sentiamo l’esigenza di concederci un momento di riflessione, per una sorta di messa a punto di un lavoro che ci pare abbia prodotto alcuni, interessanti elementi di innovazione. Consapevoli di quanto siamo diversi rispetto ai primi passi, ma anche di quanto l’oggi contenga di tali inizi, ci è parso utile ripercorrere brevemente la nostra storia, evidenziando come nel tempo abbia preso corpo un “sistema”, che ha cercato di dare alla funzione formazione valore e peso in ambito organizzativo e che, una volta strutturato e consolidato, ha concentrato le proprie energie su un obiettivo fondamentale: coniugare le ragioni dell’Ente con quelle delle persone. La prima parte di questo opuscolo descrive l’evoluzione di un servizio che, pur avendo privilegiato inizialmente lo sviluppo di strumenti operativi ed organizzativi, orientati all’efficienza, è comunque avvenuta in coerenza con l’evolversi delle politiche di gestione, valorizzazione e sviluppo del personale. La seconda parte cerca di illustrare come la formazione non solo si sia mostrata sensibile e partecipe del processo di rinnovamento che ha segnato la Pubblica amministrazione nell’ultimo decennio, ma anzi abbia saputo, almeno in parte, prefigurare alcuni passaggi cruciali del cambiamento. Infatti, spostando l’attenzione dal sistema alle persone, e quindi verso le competenze, la formazione ha puntato a fornire validi strumenti per accompagnare il cambiamento, richiesto dall’evoluzione continua del lavoro e soprattutto, da un’istanza sociale forte, che non può essere inascoltata. Il valore di un’organizzazione si colloca oggi, sempre più, nelle persone, nel contributo della loro professionalità e competenza e nella loro volontà di contribuire a svolgere un’azione socialmente utile. In questo clima culturale si è mossa la formazione in questi anni, consapevole dell’importanza del proprio ruolo in campo organizzativo, ma anche conscia della necessità di sviluppare la sua azione in sintonia con gli altri soggetti e strumenti gestionali. Giancarlo Dardano Direttore Settore organizzazione e formazione 5 6 PARTE PRIMA Governance della formazione alla Provincia di Milano: evoluzione di un sistema sotto il profilo strutturale e gestionale 1. Il contesto organizzativo La Provincia di Milano è caratterizzata da una certa complessità, sia sotto il profilo delle funzioni e competenze di cui è titolare o delegata, sia in riferimento all’assetto organizzativo e alla dotazione organica. Attualmente, febbraio 2009, conta circa 2.500 dipendenti, suddivisi in: dirigenti (60), quadri, ossia titolari di posizioni organizzative (180), funzionari (circa 650) e personale operativo e di supporto (circa 1600). Negli ultimi anni si sono succedute diverse riorganizzazioni, conseguenti a scelte di indirizzo politico-amministrativo, comportanti significative ricadute sul piano strutturale, organizzativogestionale ed operativo. In particolare, hanno influito sulla cultura gestionale, e continueranno ad incidere nel prossimo futuro: la precisazione del ruolo delle “posizioni organizzative” in senso gestionale, ossia nell’ambito di una managerialità intermedia caratterizzata sia dal possesso di competenze specialistiche di livello avanzato, il “mestiere”, che dall’esercizio di funzioni direttive delegate, circoscritte alla gestione delle risorse umane, economiche e strumentali assegnate. L’effettivo riconoscimento di tale ruolo, la cui istituzione risale al 2001, sul piano formale e sostanziale è avvenuto gradualmente. Sono occorsi, infatti, diversi anni perché una funzione così nuova, che evoca concetti organizzativi di tipo privatistico inconsueti in ambito pubblico, conducesse ad un cambiamento culturale nelle persone, e quindi nell’organizzazione, contrassegnato da: • decentramento delle responsabilità, in quanto le decisioni di livello più gestionale e operativo sono assunte da figure professionali non apicali, quali sono appunto le “posizioni organizzative” responsabili dei Servizi, con maggiore rapidità e una conseguente semplificazione del processo decisionale; • accentuazione della cultura della valutazione, del merito e del risultato giacché tali posizioni hanno carattere di temporaneità e sono legate al livello di performance e di risultati conseguiti; • introduzione di vere prospettive di carriera per un numero significativo di persone in passato “appiattite” senza rimedio nella categoria antecedente la dirigenza. Novità, queste, tutte significative in un mondo pubblico dominato dal “mansionarismo” e dalla staticità organizzativa. La stabilizzazione negli organici di circa 400 precari, avvenuta per lo più in un’unica soluzione, che ha rappresentato, indubbiamente, un evento rilevante sul piano del riconoscimento del valore del lavoro pubblico e sul fronte dell’impatto organizzativo, offrendo l’opportunità di migliorare gli strumenti gestionali utilizzati per l’inserimento, l’orientamento e la crescita professionale delle persone (cfr. PARTE SECONDA, par. 4.1 – Un progetto per il personale di nuova assunzione: percorsi di formazione guidati). 7 La costituzione della Provincia di Monza-Brianza, prevista per il 2009, avvenimento che vede la Provincia di Milano protagonista nel definire quelli che saranno gli assetti organizzativi sia della futura Provincia di Monza-Brianza sia della Provincia di Milano, inevitabilmente diversa. La modifica degli assetti è iniziata dai settori maggiormente coinvolti ed è andata coinvolgendo tutto l’Ente in un percorso di revisione strutturale e di reingegnerizzazione dei processi. La creazione dell’Agenzia per la formazione, l’orientamento e il lavoro, che ha interessato alcune centinaia di dipendenti, ha comportato - a fronte di un mutamento della mission della neonata Agenzia - un intervento cospicuo sul piano delle competenze tecniche e trasversali possedute dagli operatori ed un impegno della formazione, protrattosi per oltre due anni, nell’azione di accompagnamento delle persone verso un radicale cambiamento della propria condizione lavorativa (cfr. scheda di approfondimento allegata all’opuscolo). Accanto a tali eventi, alcuni dei quali particolari e specifici della Provincia di Milano, altri, comuni al mondo del lavoro pubblico, hanno influito sugli assetti e sulle politiche organizzative: • la necessità di proseguire ed accentuare lo sviluppo tecnologico dell’Ente, strumento inevitabile per il miglioramento dell’efficienza; • l’esigenza di coniugare la diminuzione delle risorse (economiche, umane e strumentali) con la contemporanea richiesta di miglioramento della qualità dei servizi offerti alla comunità; • la complessità del lavoro derivante, a sua volta, da un’accresciuta complessità sociale, normativa, tecnica e territoriale, accentuatasi negli ultimi anni. Tutti elementi questi che hanno condotto l’Ente ad agire con maggior intensità sulle persone, a contare sempre più sulle competenze di cui esse sono portatrici, vera e propria risorsa da coltivare, valorizzare, non disperdere. 8 2. La formazione come “sistema”. Strutturazione e consolidamento del processo di lavoro e dei suoi principali strumenti operativi La formazione del personale alla Provincia di Milano ha una storia, iniziata all’incirca nel 19971 quando fu condotta la prima analisi del fabbisogno formativo dell’Ente e si concretizzò il primo Piano di formazione generale del personale. Storia caratterizzata da una continua ricerca e messa a punto di strumenti organizzativi, operativi, tecnologici, che potessero contribuire a dare forma ad un vero e proprio sistema formazione, garante di continuità, solidità, programmazione ed efficienza delle attività di formazione e sviluppo del personale. Ripensando oggi, a distanza di oltre dieci anni, ai primi passi del “sistema formazione” verrebbe da sintetizzarne così il processo evolutivo sotto il profilo strutturale: un impegno costante per far sì che la formazione potesse gradualmente “prendere posizione nell’organizzazione”, nel senso di entrare a far parte a tutti gli effetti del sistema di governo delle risorse umane, insieme agli altri strumenti di assunzione, mobilità, gestione e sviluppo del personale. Una collocazione, quindi, non sporadica e occasionale, non “dovuta” a ragioni di adempimento amministrativo, ma “voluta e dovuta” al riconoscimento del valore del capitale umano, collegata a una diversa strategia di gestione delle persone, nel momento in cui il rigido sistema organizzativo del lavoro pubblico, fatto di livelli, mansioni e ruoli definiti, aveva la necessità di rendersi più flessibile. È nata così l’esigenza di una nuova strategia di gestione delle persone che, anche se non è sempre stata chiara, coerente e lineare, come spesso accade nelle organizzazioni, di fatto si è evoluta necessariamente verso una “valorizzazione del lavoro delle persone”, nel senso di un riconoscimento del fondamentale contributo che le persone apportano alle organizzazioni rendendo disponibile il patrimonio di competenze di cui sono detentrici. A partire dal 1997, quindi, la Provincia ha gradualmente strutturato e consolidato un “sistema formativo” in cui gli strumenti operativi ed organizzativi, predisposti per il funzionamento del Servizio, hanno sostenuto un’evoluzione delle politiche di formazione, caratterizzate da un passaggio fondamentale: da una formazione spontanea, sporadica, sostanzialmente interaziendale, su richiesta individuale, oppure generalizzata e contingente perché legata a necessità di addestramento tecnico; a una formazione programmata sulla base di un’analisi del fabbisogno, quindi garantita e continua, mirata alle specifiche esigenze espresse dai diversi settori e dalle diverse professioni dell’Ente, costruita sempre più “su misura”, radicata nel presente, di cui sa riconoscerne i bisogni, e nel contempo proiettata verso il futuro, in quanto portatrice di stimoli e nuovi paradigmi. I primi anni sono stati necessariamente caratterizzati da un’enfasi sulla creazione del “sistema”. Gli investimenti, in termini di attenzione e cura, si sono concentrati su alcuni elementi operativi strategici dal punto di vista funzionale, quali: 1 É a partire dalla metà degli anni ’90, precisamente nel 1995 e successivamente nel 2001, che il legislatore interviene sul tema con due direttive della Funzione Pubblica che forniscono indirizzi precisi in materia di formazione per il personale della Pubblica Amministrazione. É degli stessi anni l’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del pubblico impiego che introduce, per la prima volta, uno strumento normativo indispensabile a sostenere concretamente le attività formative: l’obbligo per gli enti pubblici di dedicare alla formazione un budget pari almeno all’1% della spesa per il personale. 9 la strutturazione di un processo di lavoro, condiviso dai diversi soggetti che vi intervengono con ruoli diversi, come asse portante di tutta l’attività di formazione: dall’analisi del fabbisogno, alla realizzazione dei corsi, alla valutazione e rendicontazione; l’informatizzazione di tale processo di lavoro, con la messa a punto negli anni di un data base gestionale in grado di migliorarne gli aspetti operativi e gestirne tutti i momenti; la costruzione di un canale di comunicazione, a disposizione dei committenti e dei destinatari delle attività formative, rapido, semplice ed efficiente, rappresentato dal Sito Intranet della formazione. Luogo unico di raccolta, visione, utilizzo di tutto ciò che riguarda la formazione nell’Ente: dalla fase dell’analisi del fabbisogno - attraverso l’apposito applicativo di analisi organizzativa - alla gestione delle iscrizioni, delle partecipazioni, all’aggiornamento del training formativo di ciascun dipendente, alla consultazione del materiale didattico relativo alle varie iniziative, ai corsi on line; la definizione di Linee guida per la formazione, in cui gli orientamenti assunti dall’Ente in materia di formazione e sviluppo del personale sono recepiti e condivisi. Gli stessi sono richiamati nel Regolamento degli uffici e dei servizi in un apposito articolo (art. 30 – Formazione ed aggiornamento del personale). Le Linee guida specificano: le fonti di finanziamento, la struttura dei programmi di formazione, il processo di lavoro per l’elaborazione dei piani, con relativi strumenti, tempi, attori e ruoli, i criteri di accesso alla formazione, lo svolgimento delle attività, la certificazione. Vediamo ora il punto di evoluzione di tale sistema, oggi, nei suoi caratteri fondamentali e più significativi. 2.1 Gestione della formazione: il processo di lavoro, gli strumenti operativi L’attuale assetto del sistema formativo dell’Ente, gestito in modo centralizzato attraverso un Servizio dedicato, è sinteticamente rappresentato nel grafico che segue (cfr. grafico - Processo di elaborazione dei piani di formazione). Il processo di lavoro, che consente la definizione delle attività, il loro sviluppo, la realizzazione e valutazione, è di fatto un processo circolare, un ciclo continuo in cui l’ultima fase, quella della valutazione, si ricollega direttamente alla prima, quella in cui – sulla base anche dei risultati delle attività già svolte – si identificano i bisogni da accogliere nei nuovi programmi formativi. É possibile identificare quattro macro fasi di lavoro: • • • • FASE 1: analisi dei bisogni formativi FASE 2: progettazione iniziative FASE 3: erogazione/gestione iniziative FASE 4: valutazione Ciascuna di esse costituisce a sua volta un processo di lavoro, in cui sono identificati gli input ed i relativi output, per realizzare il quale i diversi soggetti, coinvolti con ruoli e funzioni diversificate, impiegano gli strumenti organizzativi e operativi richiamati nella rappresentazione grafica. 10 grafico - Processo di elaborazione dei piani di formazione OUTPUT FASE 1: analisi dei bisogni formativi INPUT bisogni Attività svolte: 1. rilevazione della domanda formativa dell’Ente; 2. analisi della domanda: individuazione dei bisogni formativi e della priorità; 3. elaborazione piano esecutivo formazione; 4. contrattazione decentrata; 5. approvazione/adozione Piano di formazione. FASE 2: progettazione iniziative INPUT piano di formazione Attività svolte: 1. programmazione iniziative 2. acquisizione fornitura servizi didattici 3. progettazione dei corsi: macro e microprogettazione 4. personalizzazione FASE 3: erogazione/gestione iniziative INPUT progetti formativi Attività svolte: 1. Pianificazione operativa: calendari corsi, apertura e gestione iscrizioni, convocazione partecipanti, predisposizione materiale didattico 2. assistenza d’aula 3. tutoraggio corsi FASE 4: valutazione INPUT corsi Attività svolte: 1. verifiche apprendimento 2. valutazione gradimento corsi 3. valutazione ricaduta organizzativa 4. informativa ai dirigenti 5. rilascio attestati piano di formazione SOGGETTI COINVOLTI: - Servizio formazione - Dirigenti, referenti formazione - Settore Gestione del personale STRUMENTI: - Sito Intranet Formazione (applicativo on line per la rilevazione), Sistema informativo formazione - Incontri/interviste OUTPUT progetti formativi SOGGETTI COINVOLTI: - Servizio formazione - Dirigenti, referenti formazione - Fornitori dei servizi formativi STRUMENTI: - Gare (cottimo fiduciario), acquisti diretti - Incontri: committenza e fornitori OUTPUT corsi SOGGETTI COINVOLTI: - Servizio formazione - Formatori - Tutor, assistenti d’aula STRUMENTI: - Sito Intranet Formazione (applicativo on line per le iscrizioni), Sistema informativo formazione - Protocollo assistente d’aula OUTPUT risultati, attestati SOGGETTI COINVOLTI: - Servizio formazione, Formatori - Dirigenti, referenti formazione, destinatari STRUMENTI: - Test, questionari, schede rilevazione - Incontri, colloqui, report - Sistema informativo formazione INPUT nuovi bisogni 11 La presenza di strumenti è il presupposto indispensabile perché la formazione si collochi fra il momento della selezione, come governo delle professionalità in entrata, e il momento dell’evoluzione, come politica di adeguamento delle competenze, di previsione e sviluppo di percorsi di carriera coerenti e funzionali agli obiettivi dell’Ente, quindi all’interno del processo relativo alle politiche del personale. Sostanzialmente la messa a punto di tali strumenti, avvenuta gradualmente secondo un percorso sviluppatosi in coerenza con le scelte che l’Ente è andato operando sul piano organizzativo e strutturale, ha condotto oggi ad un sistema in cui essi contribuiscono a garantire: • continuità dell’azione formativa, attraverso gli stanziamenti economici e i piani pluriennali e annuali di formazione del personale; • legittimità, rispetto agli altri sistemi interni di governo delle risorse umane, attraverso il riconoscimento della funzione (Servizio dedicato, Linee guida, art. 30 del Regolamento degli uffici e dei servizi); • sintonia e raccordo con l’organizzazione, favoriti dall’analisi del fabbisogno, dalla progettazione mirata e personalizzata delle iniziative formative, dal collegamento stretto con i sistemi di programmazione e controllo in vigore; • efficienza del servizio, garantita da un miglioramento continuo della tecnologia che ha consentito, nel tempo, di informatizzare l’intero processo di lavoro; • qualità dei prodotti, quindi dei corsi, favorita dall’evolversi delle competenze professionali all’interno del Servizio formazione. Evoluzione che ha consentito di migliorare la capacità di analisi, di progettazione, di ricercare formatori ed esperti esterni all’Ente e di sviluppare, inoltre, maggiore abilità nell’orientare le scelte delle persone, con un ruolo sempre più di supporto metodologico e di orientamento. Gli strumenti messi a punto e attualmente attivi sono riportati nelle due tabelle seguenti: nella prima tabella sono raccolti gli strumenti operativi che contribuiscono a migliorare l’efficienza del processo di lavoro, consentendo di ottimizzare i tempi di lavoro con l’esecuzione rapida delle attività amministrative, gestionali e di supporto ruoutinarie la cui standardizzazione libera tempo per attività di maggior rilievo, interesse e contenuto professionale (tab. 1 – Strumenti operativi a supporto dell’efficienza del processo di lavoro); nella seconda tabella sono richiamati gli strumenti di valenza più organizzativa, finalizzati alla garanzia della stabilità del sistema ed all’efficacia dell’azione formativa. Sono gli strumenti che spostano l’impegno sulla qualità del servizio, in quanto strettamente legati al risultato delle attività, sia in termini di risposte ai bisogni individuali delle persone che in termini più generali di obiettivi organizzativi e gestionali (tab. 2 – Strumenti organizzativi a garanzia della stabilità ed efficacia delle azioni formative). 12 tab. 1 - Strumenti operativi a supporto dell’efficienza del processo di lavoro strumento funzione SISTEMA INFORMATIVO FORMAZIONE (data base gestionale) • Monitoraggio attività, rilevazione statistica • Produzione di dati per: analisi del fabbisogno formativo, programmazione e progettazione attività, verifica dei risultati, elaborazione di reports SITO INTRANET DELLA FORMAZIONE comprende: Luogo di: NOTIZIE E INFORMAZIONI su: • • • • • • criteri per la formazione piani di formazione annuali programmi dei corsi materiale didattico dei corsi calendari di erogazione news del Servizio formazione APPLICATIVO PER L’ANALISI DEL FABBISOGNO, con: • schede di analisi organizzativa • repertori delle competenze fondamentali per le principali attività • profili professionali di ciascun dipendente • training formativo di ciascun dipendente APPLICATIVO PER L’ISCRIZIONE AI CORSI, con: • • • • iscrizione on line ai corsi calendari e aule composizione delle classi planning di iscrizione per Settore • informazione e comunicazione con la committenza e con i destinatari delle iniziative • ricerca di informazioni circa le attività formative in ogni fase del processo • consultazione e documentazione sulle materie trattate nei corsi • • • • Analisi del fabbisogno guidata Contestualizzazione con i sistemi di programmazione e controllo Collegamento con gli altri strumenti di gestione delle persone Aggiornamento sulle attività formative di ciascun dipendente • Iscrizione diretta ai corsi • Visione diretta dei calendari delle attività • Aggiornamento in tempo reale delle iscrizioni per settore 13 tab. 2 - Strumenti organizzativi a garanzia della stabilità ed efficacia delle azioni formative strumento funzione STANZIAMENTO ECONOMICO IN BILANCIO (Budget della formazione) • Certezza della funzione • Stabilità SERVIZIO DEDICATO REGOLAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI - art. 30 “Formazione ed aggiornamento del personale” • Uniformità della gestione • Competenze specifiche • Raccordo con le politiche e coordinamento con l’organizzazione nel complesso (coerenza organizzativa) • Visione complessiva e coordinata • Monitoraggio delle attività • • • • Collocazione negli assetti organizzativi dell’Ente Coerenza con la vision dell’Ente Legittimazione della funzione Riconoscimento ruolo e funzione RETE INTERNA DEI REFERENTI DELLA FORMAZIONE • • • • • • Raccordo con le direzioni dell’Ente Conoscenza esigenze tecniche specifiche Coerenza con la mission dell’Ente Supporto alla dirigenza Rapporto diretto con destinatari Coordinamento attività nel complesso ASSISTENTI D’AULA/TUTOR • • • • • Garanzia presidio erogazione Qualità del servizio Verifica/controllo esecuzione Interfaccia Servizio, utenti, relatori Supporto verifica risultati LINEE GUIDA DELLA FORMAZIONE 2.2 Gli attori della formazione. Quale ruolo? Diversi gli attori che concorrono a determinare il processo della formazione nel suo complesso: La committenza politica, rappresentata dal Presidente della Provincia, dagli Assessori che indirettamente, attraverso le linee programmatiche di mandato e i programmi dei singoli assessorati, indicano le linee di indirizzo, orientano i risultati, evidenziano gli orizzonti delle politiche per il personale. Il Direttore generale che interviene con maggior peso declinando le politiche in obiettivi gestionali, definendo quindi le priorità di investimento e di intervento, evidenziando le strategie formative in sintonia con gli altri programmi di gestione e sviluppo delle persone. Egli è fondamentalmente garante della coerenza complessiva delle attività formative rispetto ai principi organizzativi ed ai programmi di mandato. I dirigenti delle diverse strutture ed i titolari di posizione organizzativa che svolgono un ruolo fondamentale e cruciale nella fase di rilevazione del fabbisogno, nella qualificazione della domanda di formazione, nonché nella valutazione della ricaduta organizzativa. Essi, infatti, in quanto responsabili dello sviluppo delle risorse umane loro assegnate, hanno il compito di: individuare problemi e carenze, identificare il conseguente fabbisogno formativo, prefigurare sviluppi rispetto alle attività svolte dal settore di cui sono responsabili, individuare aree di sviluppo tecnico e specifico verso cui indirizzare i collaboratori, coinvolgere il personale nei progetti formativi, scegliere il personale da iscrivere alle iniziative di formazione. 14 La dirigenza è anche direttamente coinvolta nella valutazione dei risultati, in particolare nel momento della valutazione della ricaduta organizzativa quando è chiamata, dal Servizio formazione, ad esprimere pareri e valutazioni su corsi aventi valore strategico, per la specifica direzione o per l’Ente in generale. Il Servizio formazione che svolge, ovviamente, la funzione principale, presidiando tutte e 4 le fasi del processo di definizione, pianificazione, programmazione e realizzazione dell’azione formativa. In pratica: • • • • • • • • • rileva il fabbisogno formativo assistendo la dirigenza e fornendo il supporto tecnico e metodologico per: l’analisi organizzativa, la rilevazione delle criticità, l’individuazione delle soluzioni da sviluppare con interventi formativi, l’identificazione degli obiettivi formativi; analizza le proposte espresse dalla dirigenza, le elabora e redige il Piano di formazione; individua/concorda le priorità e formula il Piano esecutivo; acquisisce le forniture dei servizi didattici; personalizza i progetti formativi individuando le finalità formative e gli obiettivi didattici specifici, con il supporto dei docenti, della committenza, dei destinatari e dei tutor; programma le attività e gestisce l’erogazione dei corsi, verificandone l’esecuzione attraverso l’assistenza d’aula; progetta ed effettua la valutazione del gradimento dei partecipanti (customer satisfaction), dell’apprendimento (in collaborazione con i docenti), della ricaduta organizzativa (coinvolgendo la dirigenza e i partecipanti stessi); collabora alla rilevazione della soddisfazione della committenza, svolta da società esterna; relaziona annualmente sull’andamento della formazione, proponendo sviluppi e miglioramenti. I referenti interni della formazione, persone individuate dalle direzioni sulla base di caratteristiche e competenze di profilo indicate dal Servizio formazione, che supportano la dirigenza nelle attività di individuazione del fabbisogno formativo (cfr. PARTE PRIMA, paragrafo 3.2 – I referenti interni della formazione). Gli assistenti/tutor d’aula, che presidiano la fase dell’erogazione dei corsi garantendo l’efficienza organizzativa nel momento concreto dell’aula e rivestono un ruolo chiave in una prima verifica, sul campo, della bontà della progettazione (cfr. PARTE PRIMA, paragrafo 3.3 – L’assistente/tutor d’aula). I destinatari delle attività, quindi tutti i dipendenti dell’Ente, che segnalano direttamente ai propri capi esigenze personali, ma anche bisogni più generali che essi rilevano nello svolgimento delle attività assegnate. Spesso essi sono coinvolti dal Servizio formazione nella fase di analisi del fabbisogno (riunioni, focus groups, assessment, colloqui) ed anche in momenti di progettazione delle iniziative. Ovviamente essi sono parte attiva della fase di valutazione attraverso la customer satisfaction, che viene svolta per ogni corso, lo svolgimento delle prove di apprendimento oppure attraverso la partecipazione alle attività di valutazione della ricaduta in termini organizzativi, quando contemplata dai progetti formativi. Le Organizzazioni sindacali, che intervengono principalmente in fase di contrattazione decentrata, quando si approvano i programmi formativi. Nulla vieta che esse possano intervenire anche in altri momenti, per proporre iniziative di formazione ritenute importanti o suggerire miglioramenti. Ma, a parte l’ambito della contrattazione, esse non dispongono, al momento, di altri strumenti specifici o ambiti di intervento. Tutti i ruoli sono rilevanti, alcuni di essi però possono definirsi “ruoli chiave” rispetto al modello gestionale attuato, in quanto appositamente introdotti o modificati nelle loro funzioni nel corso del tempo, al fine di rafforzare il sistema e di segnarne l’evoluzione in senso qualitativo. A questi ruoli è dedicato un approfondimento al successivo capitolo 3 - Figure professionali e competenze per la formazione. 15 2.3 Sviluppo della domanda e definizione dei Piani di formazione Descritto l’impianto del “sistema” formativo può essere utile vedere, seppure in modo molto sintetico, come funziona. In particolare, vale la pena approfondire la fase che conduce dalla “formulazione della domanda di formazione” alla “composizione dei Piani di formazione” e quindi alla “progettazione dei vari corsi”. Tale fase, diagnostica e di prima progettazione delle iniziative, è cruciale e fondamentale per l’efficacia e, quindi, per il raggiungimento dello scopo della formazione. Infatti, l’analisi del fabbisogno, l’individuazione delle aree di intervento, le scelte progettuali in merito alle ricadute attese e alle metodologie ritenute più idonee, prefigurano l’esito dell’intero processo. Inoltre ciò consente di precisare meglio l’utilizzo di alcuni strumenti operativi e le funzioni dei soggetti descritti nei paragrafi precedenti. A tale proposito si richiama l’articolo pubblicato su FOR – Rivista per la formazione, dedicato all’esperienza della Provincia di Milano, in tema di “formulazione della domanda formativa” e di cui si riporta un ampio stralcio2: La domanda di formazione, se si considera un singolo e specifico intervento formativo, solitamente coincide con l’esplicitazione, seppur sommaria, di un particolare problema o di una inadeguatezza, di un determinato obiettivo da raggiungere, di un’aspirazione, da cui prende avvio un percorso nel quale committenza e professionisti della formazione (esperti delle materie in argomento, destinatari della formazione, insieme ad altre figure che intervengono nel processo formativo) analizzano il contesto, rilevano ed elaborano dati, in una relazione che vede interpretare ruoli differenti, orientati ad un obiettivo comune: trovare una soluzione formativa appropriata a quel problema, in quel preciso contesto e momento. In un’organizzazione complessa, però, l’esplicitazione della domanda formativa non si esprime in un unico episodio, ma segue un percorso a tappe che inizia con un momento organizzativo più generale – quello della definizione dei bisogni formativi complessivi dell’azienda – in cui diverse figure, rappresentanti distinti ruoli organizzativi, leggono l’organizzazione da punti di vista differenti a seconda del ruolo rivestito, col fine comune di intercettare le molteplici domande formative, derivanti sia dai bisogni dell’organizzazione (la vision e la mission) – e quindi dagli orizzonti aziendali fino agli obiettivi di lavoro – sia scaturenti dalle esigenze di sviluppo professionale di ogni singolo individuo. È questa una fase necessaria, che fa parte di un processo di pianificazione, programmazione, gestione e valutazione delle attività formative tanto più indispensabile quanto più l’organizzazione è grande e complessa, garantendo tale processo la coerenza fra le diverse attività programmate, cioè la sintonia con la mission e la vision dell’azienda, la continuità e stabilità delle azioni formative, la rispondenza a standard di qualità definiti, la sintonia con lo sviluppo organizzativo nel suo complesso. […] Come si può dedurre dalla descrizione proposta del “sistema formazione” della Provincia di Milano, la definizione della domanda formativa si sviluppo per gradi, secondo un percorso che attraversa ed entra nei diversi livelli del processo formativo. 1° livello, della macroanalisi organizzativa Il primo livello è quello della ricognizione del fabbisogno nel complesso, quando l’analisi organizzativa generale – condotta dal Servizio formazione in collaborazione con la committenza (i dirigenti dell’ente), su indirizzo della direzione generale e col supporto di altri soggetti qualificati (i referenti della formazione nelle diverse direzioni) – porta all’individuazione di tutte le esigenze formative, a livello macro, diffuse nell’ente (aree di intervento, macro percorsi, ambiti tematici), con una prima indicazione delle priorità e delle aree di maggior investimento. Questa prima fase di analisi, svolta sui tre livelli, organizzativo, professionale e personale, e per la quale ci si avvale dei dati di risultato dei Piani formativi precedenti, dei documenti di programmazione, controllo e progettazione delle attività, dei dati rilevabili delle altre funzioni di 2 L’articolo, a cura di Maria Cecilia Scaldalai - responsabile Servizio Formazione Provincia di Milano - è stato pubblicato sulla rivista FOR, FrancoAngeli, Milano, n. 65, ottobre-dicembre 2005. 16 sviluppo organizzativo (piano assunzioni, sviluppi professionali orizzontali e verticali, sistema premiante ecc.), oltre che delle dirette indicazioni dei dirigenti, consente un primo disegno del piano degli interventi formativi, in termini di mappa delle tematiche che saranno sviluppate, articolata in ambiti formativi (formazione trasversale, di sviluppo professionale, tecnologico, per l’aggiornamento continuo o per il consolidamento di competenze, per lo sviluppo di nuovi percorsi professionali, sperimentazioni ecc) e consente altresì una prima allocazione delle risorse economiche e della loro distribuzione a livello di strutture dell’ente, e per intervento. L’output di tale fase consiste nella redazione di un primo Piano di massima. […] 2° livello, per la macro progettazione dei percorsi formativi In un secondo momento, una volta espresso e circoscritto il bisogno, definite le aree di intervento ed adottato il Piano di formazione complessivo dell’ente, ciascuna domanda formativa viene ripresa in considerazione, analizzata caso per caso e ancor meglio esplicitata, per giungere a definire ciascun progetto. È questa la fase di macro progettazione di ciascun intervento in cui la dirigenza, i referenti della formazione, gruppi scelti di destinatari della formazione, col coordinamento ed il supporto del Servizio formazione, partendo dal problema già analizzato ed espresso, lo sviluppano nelle sue implicazioni e ne individuano gli ambiti di influenza e di insistenza (dal punto di vista cognitivo, comportamentale, organizzativo-gestionale, procedurale, tecnologico ecc.) e giungono quindi alla definizione degli obiettivi formativi, delle competenze da sviluppare, dei risultati da perseguire, del livello e del tipo di valutazione dei risultati che si vorrà condurre, a seconda del tipo di intervento. In sostanza, in questa seconda fase la domanda viene razionalizzata, strutturata ed organizzata in interventi formativi specifici, delineati nella loro macro struttura. Questa fase, qui descritta molto sinteticamente, in realtà richiede diversi passaggi e momenti di confronto, elaborazione, contrattazione fra il Servizio formazione ed i soggetti che intervengono nel processo, ed è tanto più impegnativa quanto più il percorso di apprendimento è complesso, o risponde ad esigenze strategiche e di considerevole impatto sull’organizzazione. È però un passo indispensabile in quanto fornisce i dati essenziali per passare alla terza ed ultima fase, quella della micro progettazione, che è infatti preceduta dalla raccolta dei dati necessari alla costruzione dei capitolati di gara per l’acquisizione dei servizi didattici e per la scelta dei professionisti cui affidare il completamento dell’iter progettuale ed il servizio didattico. L’output di questo secondo momento progettuale consiste nella redazione del Piano di formazione esecutivo, in cui ogni percorso è definito nelle sue linee generali: caratteristiche, finalità, obiettivi, risultati attesi, scelte in ordine alla valutazione (eventualmente, prima individuazione degli indicatori di risultato) e nella definizione delle caratteristiche e specifiche tecniche del servizio didattico e dei formatori. 3° livello, per la micro progettazione dell’intervento Dopo la scelta dei formatori, esterni nella maggior parte dei casi e individuati per ciascun specifico intervento, o per interventi raggruppati in aree formative omogenee, si completa l’iter progettuale con l’ultima fase, quella della micro progettazione, condotta dal Servizio formazione insieme ai professionisti ed esperti individuati. In questa fase, il Servizio formazione si fa carico di riportare ai formatori il bisogno così come è stato rilevato, analizzato ed identificato. Pur essendo ogni percorso formativo individuato nei suoi elementi principali, il Servizio formazione, senza prefigurare soluzioni già confezionate, fornisce ai consulenti tutti i dati, la documentazione e le necessarie indicazioni perché essi possano completare l’analisi, approfondire il bisogno, indicare e proporre soluzioni diverse fra le quali scegliere. Anche in questo terzo livello di progettazione viene coinvolta la dirigenza, e talvolta i destinatari, dipendentemente dalla complessità e dalla valenza del progetto. […] 17 Delineato dunque il percorso che dalla “definizione della domanda formativa” conduce alla “progettazione delle varie iniziative”, percorso in cui gli attori coinvolti nelle varie fasi si avvalgono di strumenti operativi tecnologici di rilievo, vale la pena soffermarsi, in particolare, sull’applicativo che viene utilizzato a supporto della rilevazione dei fabbisogni formativi, per vederne brevemente le caratteristiche e la funzionalità. L’applicativo consiste in tre schede informatizzate, che rappresentano un’evoluzione tecnologica della prima scheda cartacea del 1997, più una quarta scheda di “cancellazione di precedenti richieste”. Le tre schede principali sono così strutturate: • • • SCHEDA 1 - per richiedere un corso già presente nel Piano di formazione SCHEDA 2 - per richiedere un corso nuovo SCHEDA 3 - per richiedere un’iniziativa in coprogettazione con il Servizio formazione per interventi complessi, aventi una significativa ricaduta sul piano organizzativogestionale Esse sono state pensate per guidare l’attività di analisi del fabbisogno derivante da: problemi riscontrati, nuovi processi di lavoro, nuovi servizi da attuare, nuovi o complessi obiettivi di lavoro, progetti per i quali occorrono nuove competenze. In sostanza puntano a definire chiaramente il problema, o meglio ad inquadrare il punto di partenza della richiesta di formazione. Dopo aver individuato il “punto di partenza” e aver scelto, di conseguenza, la scheda ritenuta più idonea alle esigenze rilevate, si procede alla sua compilazione. Ciascuna delle tre schede, attraverso una serie di domande mirate, fornisce un valido supporto all’attività di identificazione dei risultati attesi dal corso e delle aree formative da considerare, proponendo dei repertori di competenze da cui selezionare ciò che interessa. Tali repertori derivano da un’analisi complessiva, continuamente aggiornata, delle principali funzioni ed attività dell’Ente, e delle competenze necessarie per il loro svolgimento. Competenze che sono state distinte in CONOSCENZE e CAPACITÀ e, a loro volta, differenziate in: CONOSCENZE CAPACITÀ amministrazione, finanza, controllo intellettuale giuridico normativa innovativa personale e organizzazione relazionale sistemi informativi e telecomunicazioni emozionale tecnica gestionale Le schede, da ultimo, permettono di fare una prima scelta dei destinatari, che sarà poi verificata nei successivi livelli di progettazione. Per condurre il dirigente a valutare la congruenza fra scelta del partecipante, profilo professionale, competenze già possedute dal soggetto in questione e corso proposto, ogni nominativo è automaticamente collegato al profilo professionale di appartenenza, in cui sono descritte funzioni, ruoli, attività e competenze richieste, ed al training formativo, in cui sono contenute tutte le attività di formazione cui il dipendente ha partecipato. 18 In sostanza tale applicativo svolge molteplici funzioni: al Servizio formazione fornisce gli elementi principali per definire e strutturare le necessità formative rilevate dai responsabili, consentendo la strutturazione di un piano di massima (aree formative, numero complessivo ore d’aula, previsione dei partecipanti, numero delle edizioni ecc.). Permette, inoltre, di individuare i macro percorsi formativi e di allocare le risorse economiche disponibili, fornisce utili elementi per individuare gli interventi ritenuti prioritari o strategici; per la dirigenza rappresenta un supporto metodologico finalizzato alla rilevazione del bisogno formativo della propria direzione, fornendo i primi utili elementi per presidiare la domanda formativa (scelta dei destinatari della formazione). Fornisce, inoltre, strumenti e dati che consentono alla dirigenza di elaborare reports delle richieste per tipo di intervento, per persona, per settore e reports sulle ore di formazione previste, sia individualmente sia globalmente. Ciò consente di valutare in anticipo l’impatto della formazione sulla propria struttura e, conseguentemente, di graduare gli interventi, di rivedere o ridimensionare la richiesta di formazione, rispetto alle altre esigenze di lavoro. Nelle pagine che seguono, a titolo esemplificativo, si riportano la SCHEDA N. 2 e la SCHEDA N. 3, utilizzate dalle direzioni per la segnalazione di iniziative non comprese nel Piano di formazione e ritenute, pertanto, più significative dal punto di vista delle informazioni contenute. 19 20 segue SCHEDA 2 21 22 segue SCHEDA 3 23 3. Figure professionali e competenze per la formazione Nel paragrafo 2.2 sono stati esaminati i soggetti che intervengono nel processo della formazione e disegnati, in breve, ruolo e principali funzioni. L’esame degli attori della formazione rimanda ad un possibile approfondimento in merito ad alcuni di essi, identificabili come più incisivi nel modello di governance attuato, in cui sviluppare il tema dal punto di vista delle competenze chiave che tali soggetti mettono in campo. Si tratta: • degli esperti del Servizio formazione che presidiano la funzione gestendone il processo; • dell’assistente/tutor d’aula, ruolo presente sin dall’inizio ma che nel tempo ha assunto maggior rilievo dilatando la propria funzione da semplice assistenza a vero e proprio tutor e valutatore dei percorsi; • dei referenti interni della formazione, presenti nei vari settori dell’Ente, che costituiscono la rete di consulenti interni istituita col fine principale di migliorare la conoscenza delle singole strutture e quindi di individuare con più precisione e rapidità problemi ed esigenze specifiche delle tante e diverse professionalità dell’Ente. Tre ruoli questi che vanno oltre l’apporto professionale specifico che ciascuno di essi esprime, per unirsi in una comune e condivisa funzione di diffusione della cultura della formazione come valore per le persone e per l’Ente. I momenti d’aula sono occasione di stimolo e riflessione per i partecipanti sui diversi aspetti del vivere l’organizzazione. Sono opportunità per scambi e confronti anche sui tanti cambiamenti che hanno attraversato e stanno attraversando il mondo del lavoro pubblico e, poiché i cambiamenti culturali non avvengono mai per imposizione ed in una sola volta ma gradualmente e, si potrebbe dire, pazientemente, essi necessitano di cure e azioni costanti e capillari. É importante, quindi, far crescere culturalmente l’organizzazione con azioni che, nel tempo, raggiungono ogni ambito dell’Ente, lo sensibilizzano, lasciando però a tutti il tempo necessario per “digerire” il cambiamento culturale. Le osservazioni proposte di seguito si riferiscono, ovviamente, all’esperienza concreta della Provincia di Milano e scaturiscono dal contesto in cui la “formazione” si è mossa negli anni. 3.1 Gli esperti del Servizio formazione Si è detto che il Servizio formazione gestisce le attività con modalità centralizzata: dall’analisi del fabbisogno, alla definizione di piani di formazione, alla macro progettazione in house delle azioni, fino all’erogazione dei corsi e loro valutazione. Esso quindi riveste un ruolo fondamentale sia sotto il profilo gestionale, e quindi in termini di efficienza dell’azione, sia sul piano strategico, metodologico e di indirizzo, quindi sotto il profilo del risultato in termini di efficacia degli interventi realizzati, di garanzia di buona coerenza fra attività realizzate e mission dell’Ente. Il ruolo agito dal Servizio formazione comporta caratteristiche e requisiti dei suoi operatori di livello professionale qualificato, rispondente all’esercizio di competenze sia specialistiche che di contesto, o trasversali, elevate. Nella tabella che segue sono elencate le principali figure professionali, necessarie ad un buon funzionamento del servizio, collegate alle 4 macro fasi del processo di lavoro della formazione. Sono evidenziate anche le competenze che tali professioni esprimono e che costituiscono il “patrimonio di saperi” indispensabile perché l’esercizio della funzione formazione sia svolto secondo principi di qualità. 24 tab. 3 – Competenze per la formazione PROCESSO fase/attività FIGURE PROFESSIONALI COMPETENZE (capacità/conoscenze) 1 Analisi dei bisogni formativi (diagnosi, rilevazione della domanda formativa dell’Ente) Analista di organizzazione, esperto in sistemi di indagine, comunicazione, statistica, informatico (elaborazione dati e definizione dei piani di formazione) Analista di organizzazione, formatore, informatico CAPACITÀ • analisi, problem finding e problem solving, visione d’insieme, intuizione, flessibilità del pensiero, logica, intelligenza sociale, adattabilità relazionale, assertività CONOSCENZE • progettazione organizzativa, metodologie e tecniche di rilevazione, analisi ed elaborazione, statistica, organizzazione, sviluppo risorse umane, informatica 2 Progettazione iniziative (progettazione dei corsi, programmazione ed acquisizione dei servizi didattici) Formatore, progettista di formazione, esperto delle materie trattate nei corsi, esperto in qualità, esperto amministrativo e forniture servizi, tutor CAPACITÀ: • problem solving, analisi e sintesi, visione d’insieme, relazione e comunicazione, coinvolgimento e motivazione CONOSCENZE: • andragogia, psicologia dell’apprendimento, gestione per competenze, metodologia e didattica dell’apprendimento negli adulti, relazione e comunicazione, tecniche di progettazione, budgeting, controllo qualità, diritto amministrativo e procedure interne 3 Erogazione/gestione iniziative (pianificazione operativa, calendari corsi, gestione della attività formative) Tutor, assistente d’aula, project manager, informatico CAPACITÀ: • analisi e sintesi, organizzazione e programmazione, controllo e verifica, orientamento al risultato, osservazione, intuito e sensibilità, relazione, comunicazione, ascolto, orientamento al cliente, flessibilità ed adattabilità CONOSCENZE: • tecniche di pianificazione, programmazione e controllo attività, informatica, psicologia della relazione, didattica d’aula, concetti qualità e customer satisfaction, utilizzo strumentazione d’aula, scrittura efficace 4 Valutazione (controllo e verifica dei risultati) Esperto in controllo attività, esperto qualità, tutor/assistente d’aula, formatore CAPACITÀ: • analisi e sintesi, osservazione critica, visione d’insieme, relazione, logica, intuizione CONOSCENZE: • metodi e strumenti di programmazione, organizzazione e controllo attività, gestione del tempo, elementi di qualità dei servizi, psicologia, tecniche di comunicazione interpersonale, didattica d’aula, informatica, tecniche di rilevazione ricaduta organizzativa, tecniche di valutazione risultati 3.2 I referenti interni della formazione Altra figura chiave, si è detto, è quella del “referente interno della formazione”, introdotto in tutti i settori dell’Ente allo scopo di creare una rete di esperti della formazione. Nella tabella che segue sono riassunti i compiti e le funzioni di tale figura e, collegate ad esse, le competenze espresse da coloro che rivestono l’incarico. 25 tab. 4 – Competenze per il referente interno della formazione FASE processo compiti/attività 1 Concorrono al rilevamento dei bisogni formativi ed all’elaborazione delle proposte di Piano di formazione, ognuno per la propria area di appartenenza Analisi dei bisogni formativi 2 Progettazione iniziative Collaborano, in taluni casi, alla progettazione dei corsi, soprattutto quelli finalizzati allo sviluppo professionale 3 Erogazione/ gestione iniziative Provvedono, in accordo con il Servizio formazione, alle iscrizioni dei destinatari alle varie iniziative formative 4 Valutazione Collaborano alla verifica dell’apprendimento e della ricaduta organizzativa per le iniziative di propria competenza 1-2-4 competenze CAPACITÀ: • analisi, sintesi, visione d’insieme, problem solving, relazione, comunicazione, negoziazione, logica, intuizione CONOSCENZE: • metodi e strumenti di indagine organizzativa, elaborazione dati, elementi di apprendimento negli adulti, qualità dei servizi, metodi e tecniche di comunicazione interpersonale, elementi di valutazione della formazione, informatica Partecipano alle riunioni convocate dal Servizio formazione e collaborano a diffondere l’informazione Svolgendo un’azione costante di raccordo fra Servizio formazione e settori dell’Ente, il referente interno rappresenta un valido strumento per garantire maggior collegamento tra bisogni organizzativi e professionali ed attività di formazione, rappresentando nel contempo un collaboratore privilegiato del Servizio formazione, dal quale riceve: indicazioni, linee guida, dati e documentazione, assistenza, supporto metodologico e strumentale. L’individuazione delle persone idonee a ricoprire tale ruolo tiene conto di alcune “qualità” di fondo essenziali, che potremmo riassumere in: • • • • • • interesse alla formazione e allo sviluppo delle persone predisposizione a “captare” le esigenze del gruppo con il quale si trovano ad agire orientamento a trasformarle in una ipotesi formativa predisposizione al lavoro con gli altri capacità di rapportarsi e di comunicare efficacemente alta motivazione ad impegnarsi in un processo che non è solo di studio, ma anche di revisione del modo di lavorare proprio e del gruppo di appartenenza. Il ruolo del referente interno è proposto nel contesto del processo formativo, nell’ambito del quale trova collocazione soprattutto nella FASE 1 – Analisi del bisogno formativo, con particolare riferimento all’attività di “diagnosi”, ossia di rilevazione, analisi ed elaborazione dei dati e degli elementi che porteranno a individuare i bisogni di formazione e a definire i relativi piani di intervento. In pratica, nell’ambito della direzione di appartenenza, il referente supporta il dirigente nell’attività di analisi organizzativa attraverso la quale diagnosticare problemi e criticità, portare in evidenza nuove prospettive di lavoro, individuare nuove e diverse modalità organizzative, studiare modi per adeguarsi a nuove competenze. Nelle fasi dedicate alla progettazione dei percorsi formativi ed alla verifica dei risultati (FASI 2 e 4 del processo), i referenti svolgono un ruolo di supporto e collaborazione con il Servizio formazione, quindi una funzione guidata in cui il livello di autonomia e discrezionalità risulta essere in qualche modo contenuto. 26 Il referente della formazione svolge anche un’importante funzione di verifica, nel proprio ambito lavorativo, in merito all’accesso delle singole persone alle attività formative. A tal fine, dispone di tutti gli strumenti idonei a monitorare la partecipazione delle persone alla formazione e, conoscendo le esigenze specifiche del proprio settore, è in grado di contribuire sostanzialmente a regolare la domanda formativa dei singoli, sia sotto il profilo dell’individuo che dal punto di vista del fabbisogno complessivo del Settore di appartenenza. Oltre a tali funzioni, legate al risultato più immediato della formazione, il referente svolge un’azione rilevante nella diffusione della cultura della formazione quale strategia possibile per migliorare le condizioni di lavoro, le performances, raggiungere prima e meglio i risultati. 3.3 L’assistente/tutor d’aula Nelle pagine precedenti si è detto che molta attenzione è stata riservata negli anni alla qualità del servizio. In particolare si è investito di specifica cura il momento dedicato alla progettazione personalizzata dei corsi, svolta dal Servizio formazione in collaborazione con la committenza, i referenti interni della formazione, i destinatari ed i fornitori dei servizi didattici. La cura della progettazione, oltre agli aspetti metodologici, di contenuto e di risultato, rimanda anche all’esecuzione delle attività e quindi alla fase di erogazione dei corsi. A tale proposito, ci si è posti la questione della garanzia di uno standard minimo nella fase dell’erogazione delle attività formative, da garantire attraverso una figura professionale da costruire e coltivare con attenzione: quella dell’assistente d’aula e tutor dei corsi Anche tale soggetto è parte essenziale del processo di lavoro della formazione, in cui è collocato principalmente nella fase di gestione e valutazione delle attività, ma che si intreccia anche con le attività di analisi e progettazione. Per tale ruolo sono stati definiti gli elementi essenziali che lo caratterizzano, le funzioni, i vincoli, i fini e gli strumenti di lavoro. Da tali elementi derivano le competenze e caratteristiche che l’assistente d’aula e tutor dei corsi deve possedere e sviluppare per raggiungere un livello professionale adeguato. L’attività di assistenza d’aula, svolta nella maggior parte dei casi da personale interno al Servizio formazione, non assolve certamente una funzione marginale o secondaria nel processo di realizzazione della formazione, ma - essendo di fatto responsabile del momento dell’erogazione dell’attività formativa e dell’impatto di quest’ultima sull’utenza - costituisce un momento importante e delicato che, per certi versi, può sensibilmente condizionare la percezione che il destinatario della formazione avverte circa la qualità del servizio offerto. Con la sua funzione, l’assistente d’aula, garantisce il corretto svolgimento dell’attività, ne controlla la realizzazione ed il risultato, rappresenta l’elemento di correlazione fra il docente ed i partecipanti, ai quali deve garantire, rispettivamente, le migliori condizioni di attuazione della funzione docente, la soddisfazione delle aspettative in termini di organizzazione dell’evento formativo. Egli riferisce della sua attività al docente, al progettista dell’azione formativa, all’analista di organizzazione ai quali fornisce elementi indispensabili per la valutazione dei risultati. Per tali ragioni, tale attività è stata ben definita in termini di professionalità, ne è stato delineato il profilo ed assegnato il ruolo ed è stata dotata, inoltre, di strumenti di lavoro. La tabella seguente illustra sinteticamente le principali funzioni, i requisiti di base e le competenze di tale figura professionale. 27 tab. 5 – Profilo e ruolo dell’assistente d’aula scopo/funzione requisiti di base competenze • favorisce il rapporto fra relatore e partecipanti ai corsi • attenzione, iniziativa, intuito • precisione, spirito di osservazione • interesse alla formazione • propensione ai rapporti interpersonali • cortesia CAPACITÀ: • analisi e sintesi, osservazione critica, visione d’insieme, relazione, comunicazione, logica, intuizione CONOSCENZE: • metodi e strumenti di programmazione, organizzazione e controllo attività, gestione del tempo, elementi di qualità dei servizi, psicologia, tecniche di comunicazione interpersonale, elementi di didattica, informatica • cura e verifica le attività di preparazione dell’evento • assicura il corretto svolgimento delle attività d’aula • interviene nella soluzione di problemi pratici ed organizzativi Per lo svolgimento delle attività affidate, l’assistente d’aula è formato, costantemente aggiornato, ed è supportato da strumenti operativi che ne facilitano i compiti. Disponendo di diversi assistenti d’aula, talvolta anche esterni al Servizio formazione ed all’Ente, gli strumenti operativi messi a disposizione delle persone chiamate a svolgere funzioni di assistenza ai corsi risultano indispensabili anche per garantire uno standard di qualità minimo del servizio reso. Di seguito si riportano i due principali strumenti operativi: il protocollo dell’assistente d’aula e la scheda tipo di osservazione d’aula. 3.3.1 Il protocollo dell’assistente d’aula Rappresenta lo strumento di lavoro fondamentale dell’assistente. In esso sono fornite le indicazioni fondamentali a cui ogni assistente si deve attenere. In sostanza, si può dire che esso costituisca una sorta di guida, di check list di attività, un chiaro riferimento che consente all’assistente di mantenere un comportamento corretto e professionale. Nel protocollo sono descritti i compiti che l’assistente deve svolgere prima delle lezioni e durante. Vi si riportano anche le indicazioni circa il comportamento da tenere in aula, nei confronti dei partecipanti e del relatore. Il comportamento descritto, a cui l’assistente deve attenersi, ne mette in evidenza la professionalità, il ruolo e le responsabilità. Oltre a rappresentare un aiuto per l’assistente d’aula, il protocollo è di fatto un documento che ne legittima la funzione ed il ruolo, nei confronti del relatore e dei partecipanti ai corsi. É questo un aspetto la cui importanza non va sottovalutata: perchè l’assistente possa esercitare la propria funzione senza malintesi, problemi o difficoltà è necessario che gli sia riconosciuto e legittimato il ruolo, oltre che con la professionalità che egli è in grado di esprimere, anche con un documento formale. Nelle pagine che seguono si riporta per intero il protocollo dell’assistente d’aula. 28 COMPITI DELL’ASSISTENTE D’AULA L’assistente d’aula è il tramite tra il docente e i partecipanti e, pertanto, dovrebbe favorire l’apprendimento di questi ultimi mediante la creazione di un clima sereno e proficuo. In particolare, l’assistente d’aula è responsabile della gestione dell’aula stessa e di tutti gli strumenti didattici e operativi in essa contenuti. Si possono evidenziare i seguenti compiti: Convocazione dei corsisti L’assistente d’aula deve provvedere a convocare i partecipanti al corso, mediante una comunicazione scritta in cui siano indicati il luogo, la data e l’orario di svolgimento del corso. Il giorno precedente la realizzazione dello stesso, dovrà contattare personalmente i corsisti che occupano posizioni dirigenziali, per rammentare loro l’iniziativa e per accertarsi che possano prendervi parte. Preparazione iniziale dello spazio-aula Quest’attività deve avvenire prima dell’inizio della lezione. Particolare cura dovrà essere posta alla logistica e all’organizzazione dell’aula (previo accordo con il docente), alla predisposizione del materiale e degli strumenti didattici necessari e alla rimozione di quelli non più in uso. In particolare, occorrerà verificare il funzionamento degli strumenti audiovisivi (lavagna luminosa, videoregistratore, ecc.) e preparare i fogli di presenza, in modo che siano facilmente visibili ai partecipanti. Ricevimento dei corsisti Tale funzione deve essere esplicata in modo cortese e professionale. L’assistente d’aula consegnerà ai corsisti l’eventuale materiale didattico, fornirà informazioni richieste e ascolterà esigenze particolari. È necessario mantenere un atteggiamento pronto, sorridente, cordiale ma, nel contempo, professionale. Rilevazione delle presenze L’assistente d’aula è responsabile della rilevazione delle presenze. In caso di ritardo, è facoltà dell’assistente d’aula ammettere o non ammettere un corsista Inizio della lezione L’assistente d’aula, in accordo col docente, stabilisce l’inizio ed il termine delle lezioni, regolamenta la durata degli intervalli. All’inizio delle lezioni, segnala al docente l’esistenza di eventuali problemi che non ha potuto preventivamente risolvere. L’assistente d’aula prende posto tra i partecipanti in modo da essere visibile dal docente. Durante la lezione L’assistente d’aula non si configura come un partecipante e, pertanto, non parteciperà (salvo casi eccezionali, autorizzati in precedenza dal docente) alle attività tipiche in cui sono coinvolti i corsisti, quali: • prendere parte a esercitazioni, simulazioni, role-play, ecc. • rispondere a domande • chiedere informazioni o ulteriori spiegazioni Durante lo svolgimento del corso, l’assistente d’aula interverrà per: • • • la distribuzione del materiale utilizzato nelle esercitazioni la preparazione di aulette per i lavori in sottogruppi il ritiro del materiale delle esercitazioni (compresi i testi) al termine delle stesse. Eventuali richieste dei partecipanti di trattenere i testi, dovranno essere concordati con il docente. Nei momenti di intervallo È compito dell’assistente d’aula provvedere alla gestione del tempo d’intervallo. Egli è, infatti, responsabile della presenza in aula dei partecipanti nei termini stabiliti per la ripresa e dovrà esplicare tale funzione di “richiamo” con molto tatto e sensibilità. Durante l’intervallo, dovrà controllare e riordinare l’eventuale materiale usato dal docente (lavagna a fogli mobili, pennarelli, ecc.) e verificare che tutti i partecipanti abbiano apposto la propria firma sul foglio di presenza (in caso contrario, segnalare con gentilezza questa mancanza). 29 Termine delle lezioni L’assistente d’aula è responsabile del recupero del materiale didattico e del riordino dell’aula, secondo le istruzioni che gli saranno fornite dal docente. Inoltre, deve provvedere a recuperare i fogli di presenza, avendo cura di consegnarli al Servizio formazione al termine del corso. Nel caso in cui il modulo formativo possa ritenersi concluso, l’assistente d’aula dovrà distribuire ai partecipanti la scheda di valutazione dello stesso, avendo cura di sottolineare (sempre con tatto e cortesia) la necessità che sia compilata e restituita il più presto possibile. Rapporto con i docenti (relatori) L’assistente d’aula è principalmente assistente del docente. Dovrà, pertanto, rapportarsi con quest’ultimo in termini di pronta collaborazione e cortesia, cercando di risolvere i problemi che il docente evidenzia. In tali circostanze, dovrà dimostrare le proprie capacità di iniziativa e di gestione della situazione. Situazioni particolari In alcuni casi, l’assistente potrà partecipare alle attività di formazione, in qualità di osservatore o prendendo parte alle esercitazioni. Ciò potrà avvenire soltanto in seguito ad accordo esplicito con il docente. 3.3.2 La scheda tipo di osservazione d’aula La scheda di osservazione d’aula è un altro valido supporto per l’assistente che svolge anche funzioni di osservazione d’aula. Una guida in base alla quale l’assistente svolge le funzioni di “osservatore” dell’attività didattica, seguendo un percorso definito che precisa quali sono gli aspetti da considerare. Si è detto, infatti, che spesso le funzioni di assistenza d’aula e di tutor sono svolte dalla medesima persona. Ciò avviene per ragioni di scarsa disponibilità di risorse umane, ma sempre più spesso anche perchè il ruolo dell’assistente cresce nel tempo, a mano a mano che la persona che ne svolge la funzione acquisisce professionalità, matura esperienza. Capita frequentemente che alle funzioni proprie dell’assistente d’aula, descritte nelle pagine precedenti, si aggiungano quelle specifiche e peculiari del tutor. In tali casi, la linea di demarcazione fra assistente d’aula e tutor viene ad essere meno netta, meno identificabile. La scheda che segue pone in evidenza le particolari attività richieste ad un tutor, quali: • • • • l’osservazione delle dinamiche d’aula, del clima la verifica dello svolgimento del programma stabilito la valutazione delle tecniche didattiche la valutazione delle capacità relazionali del formatore e la sua competenza tecnica É evidente che lo svolgimento di tali attività implica una diversa professionalità e richiede il possesso di ulteriori competenze, come: andragogia, psicologia dell’apprendimento, metodologia e didattica, tecniche di comunicazione, elementi di progettazione delle azioni formative, valutazione dei progetti, sistemi di rilevazione della soddisfazione. Un esempio della scheda di osservazione d’aula è riportato nelle pagine successive. 30 SCHEDA OSSERVAZIONE AULA Corso: ………………………………………………………. data: …………………………… DIDATTICA/METODOLOGICA 1. Rispetto del programma didattico stabilito 1 2 3 4 5 2. Chiarezza, continuità e sequenza logica degli argomenti trattati 1 2 3 4 5 3. Grado di integrazione fra il relatore e i partecipanti 1 2 3 4 5 4. Metodologia adottata - lezioni teoriche Più tempo Stesso tempo Meno tempo - esercitazioni e simulazioni Più tempo Stesso tempo Meno tempo - discussione plenaria Più tempo Stesso tempo Meno tempo 5. Efficacia delle schematizzazioni grafiche eventualmente adottate (slides, lavagna fogli mobili, ecc.) 1 6. Osservazioni/note 2 3 4 5 (utili per illustrare le valutazioni espressi nei punti 1, 2, 3 e 5 e per ulteriori considerazioni) ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… LEGENDA: 1= insoddisfacente; 2= poco soddisfacente; 3=adeguato; 4= soddisfacente; 5=più che soddisfacente 31 PARTECIPAZIONE E MOTIVAZIONE DEL GRUPPO Livello motivazionale espresso dall’aula Eventuali criticità emerse nel gruppo Grado di coinvolgimento, attenzione, collaborazione dei partecipanti Clima d’aula __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ __________________________________________________________________________ 32 Riepilogando, l’assistente oltre ad organizzare e gestire l’aula, svolge anche le seguenti attività di tutorship: • valuta l’attività di docenza e la rispondenza fra progetto didattico ed azione formativa attraverso l’utilizzo della scheda di osservazione d’aula; • realizza per tutti i corsi la rilevazione della soddisfazione dei partecipanti tramite appositi questionari, personalizzati in base ad ogni progetto formativo. Il questionario prende in considerazione tutti gli aspetti inerenti l’iniziativa per i quali si ritiene necessario avere una valutazione: da quelli logistici e organizzativi, al programma e alla metodologia utilizzata, dai supporti didattici, ai relatori, al clima d’aula ecc.; • effettua la verifica dell’apprendimento, secondo modalità individuate in fase di progettazione dei corsi. Questo secondo livello di valutazione, riguardante la misura dell’apprendimento inteso come superamento del gap di competenze inizialmente rilevato, è effettuato per le iniziative di maggior rilievo; • rileva l’efficacia dell’azione formativa con specifiche “schede di rilevazione della ricaduta organizzativa a media distanza”, rivolte sia alla committenza che all’utenza del Servizio formazione. Data la complessità della rilevazione e considerati i costi elevati che essa richiede, in termini di risorse umane dedicate e di tempo, tale attività viene prevista in fase di progettazione dell’iniziativa, in accordo con la dirigenza, ed è svolta per la formazione-intervento, a supporto di progetti speciali e strategici. 33 PARTE SECONDA Strategie e politiche formative “in movimento”: dalla formazione all’apprendimento 1. Premessa Come già ampiamente evidenziato, la storia del “sistema formazione” della Provincia di Milano ci presenta un percorso di “costruzione” che ha consentito un livello di sviluppo strutturale ed organizzativo che è andato oltre il piano dell’efficienza. In questi ultimi anni sono emersi il senso e lo scopo del sistema stesso, ovvero uno strumento imprescindibile nella gestione e sviluppo delle risorse umane, capace di “prefigurare e interpretare” il cambiamento e agire, conseguentemente, in modo efficace, flessibile e dinamico nell’organizzazione e sulle persone, per sostenere piccole e grandi rivoluzioni che ogni cambiamento inevitabilmente comporta. Negli ultimi anni uno dei cambiamenti più significativi, che ha dato nuovo impulso alle strategie e politiche formative, è stato quello della “scoperta” da parte della Pubblica Amministrazione (PA) delle proprie risorse umane. Si è trattato di un vero e proprio rinnovamento all’interno della PA, che ha avuto inizio con la Legge n. 142/1990, una sorta di “apripista” di un lungo periodo di riforme dell’ordinamento locale (riforma elettorale, leggi Bassanini, leggi sull’accesso e partecipazione dei cittadini agli atti e ai procedimenti, riforma Titolo V della Costituzione, per citarne alcune). Alla base di tutto la volontà di trasformare la PA, mettendo al centro della sua azione il servizio ai cittadini e la razionalizzazione nell’impiego delle risorse pubbliche. Si è cominciato così ad utilizzare termini come efficienza, risultati e obiettivi, servizio e qualità. Insieme a questi entrano dalla porta concetti fondamentali come programmazione, valutazione e controllo strategico. Il risultato di questo processo di trasformazione della PA rispetto all’organizzazione del lavoro e alla gestione del personale è stato il passaggio al lavoro per obiettivi e risultati, con la conseguente destrutturazione della logica del lavoro per adempimenti, in pratica l’abbandono delle rigidità del “mansionarismo” e la valorizzazione delle conoscenze e delle competenze, quindi delle risorse umane. Si è puntato perciò sulle persone e concetti come autonomia e responsabilità sono diventati la pietra miliare su cui si è costruito il nuovo paradigma della PA. É stata così sancita la separazione delle responsabilità gestionali da quelle amministrative (D.lgs 29/93) e avviato il processo di privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, che ha definito il contenuto della prestazione lavorativa in modo nuovo rispetto al precedente sistema delle qualifiche funzionali. Con il nuovo ordinamento professionale (CCNL del 31/3/99) è stato introdotto un nuovo schema di classificazione del personale per categorie, con la descrizione dei profili professionali per ciascuna categoria. I principi essenziali del nuovo ordinamento, fonte di notevole spinta al rinnovamento, possono essere sintetizzati nei seguenti punti: 34 la flessibilità interna del lavoro, che deriva proprio dalla classificazione del personale non più negli 8 rigidi livelli bensì in quattro categorie, denominate rispettivamente A-B-C-D, che in sostanza costituiscono dei macrocontenitori in cui trovano collocazione ampie famiglie professionali. Queste ultime sono declinate in profili professionali, nei quali responsabilità, autonomia, funzioni, prestazioni e comportamento organizzativo atteso, sono differenziati secondo una progressione economica interna a ciascuna categoria (progressione orizzontale) . lo sviluppo della retribuzione correlato alle competenze professionali del lavoratore, idoneamente verificate attraverso un sistema di valutazione. Si tratta, pertanto, di un sistema del tutto congeniale tanto alla “flessibilità organizzativa”, quanto alla “tutela sostanziale della professionalità e potenzialità del dipendente”, che ha la possibilità di effettuare progressioni retributive sia all’interno del medesimo profilo (progressione orizzontale) sia tra profili appartenenti a categorie diverse. L’elemento di assoluto rilievo di tale nuovo assetto è dato innanzitutto dall’aver associato la progressione economica alla competenza posseduta dalla persona; la qual cosa spiega come il differenziale retributivo tra due lavoratori appartenenti alla stessa categoria sia dato proprio dal diverso grado di conoscenze e capacità che caratterizza i due soggetti. Un’ulteriore innovazione introdotta dal CCNL del 31/3/99 è stata la creazione all’interno della PA di una classe manageriale intermedia, attraverso l’istituto delle posizioni organizzative. Infatti, il processo di riforma della PA ha interessato non solo le funzioni di livello dirigenziale con l’avvenuta attribuzione di responsabilità diretta in campo gestionale, ma in modo sempre più significativo anche i funzionari dell’area direttiva, attraverso l’affidamento di funzioni subdirigenziali, mediante incarichi temporanei di tipo fiduciario, correlati alla professionalità e ai risultati, quindi fortemente legati alla valutazione (cfr. capitolo 1 – PARTE PRIMA). Tutto ciò si traduce, in sostanza, nell’aver introdotto nell’attività di pubblico impiego il concetto di carriera collegata al merito. Si è passati ad una cultura organizzativa focalizzata non più sul job predefinito, ma sulla gestione di competenze che le persone rendono disponibili per il raggiungimento degli obiettivi. Infatti, in una gestione per mansioni il focus della progettazione organizzativa e del profilo professionale è sull’organizzazione e sul job, il quale è predefinito e relativamente rigido e la retribuzione dipende unicamente dal peso della posizione; al contrario la gestione per competenze focalizza l’attenzione sulla persona e sulle sue capacità e conoscenze. In questi termini l’attività professionale, intesa come espressione ed applicazione di esperienze e competenze, che per definizione non sono certo statiche bensì in continua evoluzione, viene esercitata dal singolo dipendente con modalità dinamiche, flessibili e con crescenti prospettive di sviluppo. Quindi è del tutto consequenziale ed evidente l’importanza di orientare ed attivare politiche formative verso una gestione per competenze, il cui fulcro non è limitato alla semplice individuazione e sviluppo delle stesse, bensì comprende anche l’attivazione di strategie per individuare il punto d’innesco che stimola efficacemente l’apprendimento della persona. Oggi le strategie e politiche formative sono quindi in movimento intorno alla persona, per orientarla verso la consapevolezza del proprio potenziamento, innescando le motivazioni ritenute fondamentali per l’apprendimento. 35 2. Gli indirizzi strategici per la valorizzazione delle persone e delle competenze Le politiche formative degli ultimi anni sono state contrassegnate da un cambiamento radicale rispetto al focus e agli orientamenti delle attività, contribuendo in modo sostanziale a sostenere il processo di rinnovamento organizzativo caratterizzato dalla “scoperta” delle persone. La formazione ha fornito alcuni strumenti per la loro valorizzazione, si è mossa in sintonia con quanto veniva richiesto da un nuovo “sentimento organizzativo”, magari non sempre e non da tutti percepito e condiviso, ma che di fatto ha guidato le strategie di governo delle persone e di organizzazione del lavoro in ambito pubblico: il personale non è un costo, un “peso”, una “zavorra” il personale è la ricchezza di un’organizzazione, un valore, una risorsa L’organizzazione quindi non è un’entità astratta che si muove motu proprio, essa è la somma dei contributi delle singole persone al proprio lavoro quotidiano, dei singoli “saperi”, e funziona non solo secondo regole stabilite e dichiarate ma soprattutto secondo “culture” coltivate, sviluppate, sostenute ed interpretate dalle persone. La scoperta del valore delle persone, della “volontarietà” dell’impegno che esse decidono di dedicare al proprio lavoro, della irrinunciabilità delle competenze di cui le persone, e non l’Ente in senso astratto, sono detentrici, ha guidato le strategie formative segnando in modo netto il passaggio così definibile: dalla formazione all’apprendimento Aver posto l’apprendimento al centro delle strategie formative ha obbligatoriamente condotto ad un cambiamento di rotta: il baricentro della formazione non è più il “sistema formativo” nel complesso, ma “le persone”, prese singolarmente e nel contesto lavorativo. Gli indirizzi strategici cui si sono orientate le azioni formative possono sintetizzarsi nei seguenti maggiori aspetti: • intensificazione del coinvolgimento diretto dei dipendenti nella formazione, a partire dal momento dell’analisi del fabbisogno fino alla progettazione e valutazione dei risultati; • responsabilizzazione delle persone rispetto alle scelte di sviluppo professionale e quindi di formazione e aggiornamento; • valorizzazione delle competenze che le persone esprimono lavorando quale patrimonio da cui partire per aggiungere valore alle esperienze formative di ciascuno; • ascolto delle esigenze non solo dell’organizzazione ma anche dei singoli in un’ottica di “coerenza organizzativa”, cioè cercando di unire sempre più le persone all’organizzazione; • messa in campo di metodologie di apprendimento non tradizionali, più efficaci; • orientamento della formazione alla ricerca di soluzioni lavorative condivise e praticabili nel proprio contesto di lavoro. Tali indirizzi sono stati tradotti in alcuni macro obiettivi gestionali per raggiungere i quali sono state realizzate azioni mirate, alcune di nuova introduzione, altre frutto di evoluzione di passate esperienze. É possibile sintetizzare in un quadro lo sviluppo di tali politiche e vedere poi nei paragrafi seguenti come e con quali risultati sono state realizzate (cfr. tab. 6 – Macro obiettivi gestionali per la formazione. Azioni e risultati). 36 tab. 6 - Macro obiettivi gestionali per la formazione. Azioni e risultati POLITICA: SVILUPPARE/SOSTENERE L’ORGANIZZAZIONE obiettivo azioni MIGLIORARE LA GESTIONE Controllo della domanda DELLA DOMANDA DI modi/progetti • Sostegno dell’innovazione di sistemi gestionali con l’azione formativa • Azioni formative in ambito tecnico, mirate a sostenere i singoli sistemi gestionali • Formazione specifica per i diversi “ruoli” organizzativi • Utilizzo della formazione come agente o supporto nei progetti di riorganizzazione o cambiamento • Corsi di formazione gestiti in coprogettazione con le Direzioni riorganizzate • Programmi formativi mirati a sostenere le persone in situazioni di cambiamento, a valorizzarne il ruolo e il contributo • FORMAZIONE RICERCARE MAGGIOR COERENZA TRA FORMAZIONE E SCELTE ORGANIZZATIVE SOSTENERE LE POLITICHE DI CAMBIAMENTO ORGANIZZATIVO risultato • Impegno del Servizio formazione nel presidio diretto della domanda • Orientamenti e indicazioni per i referenti della formazione • Tetto massimo di corsi per anno, a persona e per settore • • • Limitazione domanda di formazione Maggior equilibrio nelle partecipazioni Accettazione consapevole di nuove culture organizzative Miglioramento della motivazione Diminuzione resistenza al cambiamento Stimolazione atteggiamento partecipativo e responsabile delle persone POLITICA: VALORIZZARE LE PERSONE E LE LORO RISORSE obiettivo azioni modi/progetti risultato MIGLIORARE L’EFFICACIA • Indirizzo della domanda Aumento corsi personalizzati Ricerca di maggior sintonia organizzativa • Coinvolgimento del personale nella progettazione delle iniziative di formazione (focus group di progettazione) Utilizzo di metodologie di apprendimento innovative e di tipo esperienziale (consulenza d’aula, project work) • Coinvolgimento diretto delle persone Valorizzazione competenze e ruoli • Piani Individuali di Sviluppo delle competenze Master in management pubblico per funzionari ad alto potenziale • • • Aumento motivazione Responsabilizzazione Potenziamento Bilanci di competenze e percorsi di formazione guidati, in sintonia con la mission dell’Ente, per personale di nuova o recente assunzione • Valorizzazione e ottimizzazione competenze Assicurazione kit di conoscenze di base e distintive comune Inserimento rapido nel lavoro Cultura organizzativa Presidio competenze chiave DELLA FORMAZIONE • • SOSTENERE LE PERSONE • NEL PROPRIO PROGETTO DI CRESCITA PROFESSIONALE ORIENTARE/GUIDARE LE PERSONE NELL’ORGANIZZAZIONE • Messa a punti di sistemi di orientamento, guida loro applicazione • • • • • • • • • Limitazione domanda formazione generica Aumento domanda contestualizzata Outputs della formazione immediatamente spendibili nel lavoro 37 3. I Piani di formazione Seguendo la strategia illustrata, i Piani di formazione annuale sono stati formulati secondo due linee di riferimento: una nel senso della continuità e coerenza con le azioni svolte negli anni precedenti. Molte delle azioni hanno visto un protrarsi e uno sviluppo, susseguitisi negli anni, perché spesso da alcune prime esperienze sono sorte, a volte sono state propriamente “stanate”, altre esigenze. Sovente i risultati delle iniziative hanno rimandato ad altre azioni, che ne hanno sviluppato ed approfondito aspetti; altre volte le esigenze organizzative hanno imposto di riformulare le proposte, oppure di ampliarle. Ciò è valso in particolare per la formazione specialistica o di sviluppo professionale, come pure per l’aggiornamento normativo o tecnologico che di fatto non vedono mai una cessazione bensì un evolversi nel tempo. una nel senso dell’innovazione e del cambiamento, cioè lo sviluppo di nuove aree di intervento, accompagnate da nuovi approcci e metodi. In particolare, negli ultimi due anni, è stato operato un cambiamento nella struttura dei piani con l’inserimento di un’area dedicata alla “coprogettazione”, cioè un’area di intervento privilegiato per le iniziative a sostegno di progetti strategici o di innovazione organizzativa. Attualmente i Piani di formazione, per un dettaglio dei quali si rimanda alle schede di approfondimento allegate in fondo all’opuscolo, sono strutturati in tre aree formative: AREA 1 - per lo sviluppo di competenze trasversali, che raccoglie iniziative di formazione finalizzate all’acquisizione di competenze in ambito relazionale. In particolare tali iniziative sono orientate alla costruzione di relazioni di lavoro efficaci, al fine di garantire i comportamenti organizzativi attesi dai ruoli professionali, alla comunicazione e relazione col cittadino e coi diversi soggetti che interagiscono con l’Ente, alla soddisfazione – tramite una scrittura efficace – dell’esigenza dei cittadini di avere accesso alle informazioni (chiarezza comunicativa, trasparenza, superamento del linguaggio burocratico). Sempre in tale area risiedono i corsi per l’acquisizione di conoscenze informatiche di base ritenute indispensabili per lavorare in un ambiente tecnologicamente avanzato; 2 - dello sviluppo professionale e della formazione specialistica che raccoglie i corsi di specializzazione delle specifiche professionalità, espressione diretta delle richieste provenienti dai diversi Settori. Si tratta dei corsi per la polizia locale, per gli operatori sociali, i tecnici (ingegneri, geometri, architetti), il personale amministrativo ai vari livelli, il personale delle segreterie e degli staff, gli operatori economici ecc.; AREA AREA 3 - degli interventi a supporto del cambiamento organizzativo e dei progetti strategici. In tale area sono inserite le iniziative che accompagnano e sostengono il cambiamento organizzativo, le riorganizzazioni, i progetti rilevanti che insistono trasversalmente sugli assetti organizzativi. Per l’approfondimento si rimanda al paragrafo successivo. Nel complesso, i Piani garantiscono la disponibilità ogni anno di circa 100 corsi diversi, pari a oltre 3.000 ore d’aula e a circa 35.000 ore/uomo di formazione. I maggiori investimenti, in termini di ore dedicate e di risorse economiche risiedono nella formazione tecnica e tecnologica, di sviluppo professionale; in termini di particolare rilevanza sul piano organizzativo-gestionale, riguardano tutte le azioni “dedicate”, cioè quelle espressione di particolare valore strategico. 38 4. Quando la formazione accompagna il cambiamento sostenendo le persone Sul fronte del sostegno e della valorizzazione delle persone, e delle competenze di cui sono portatrici, quindi nel senso dello sviluppo di quelle logiche organizzative che maggiormente contribuiscono a cambiare la cultura del lavoro pubblico, si riportano a titolo esemplificativo, tre progetti di peculiare rilievo: il progetto speciale di accompagnamento e di inserimento del personale di nuova assunzione che ha introdotto nell’Ente il bilancio di competenze e i percorsi di formazione guidati per l’inserimento lavorativo e la formazione sulle competenze di base e distintive; i Piani Individuali di Sviluppo delle competenze con cui si è sperimentato il counseling di orientamento unitamente al bilancio di competenze a scopo formativo e di potenziamento; il primo master in “management pubblico” dedicato e specifico della Provincia di Milano per elevate professionalità. Nelle schede di approfondimento allegate all’opuscolo, sono riportati anche altri progetti significativi sul fronte delle politiche di sostegno e sviluppo dell’organizzazione. 4.1 Un progetto per il personale di nuova assunzione: percorsi di formazione guidati A dicembre 2007, la Provincia di Milano ha immesso stabilmente nei propri ruoli organici oltre 400 dipendenti che avevano con l’Ente un contratto a tempo determinato. La stabilizzazione di un così cospicuo numero di persone è un evento organizzativo rilevante, come già evidenziato nelle prime pagine. É uno sguardo aperto sul futuro dell’Ente, su cui investire da subito, che pone in primo piano alcuni risvolti gestionali, essenziali al fine di garantire all’Ente l’inserimento di nuovo personale in modo rapido e soprattutto efficace. Il processo di assunzione di tale personale si è sviluppato attraverso l’attività congiunta di più direzioni: la Direzione del Personale e sistemi informativi per le operazioni di selezione e assegnazione delle persone, la Direzione Organizzazione e formazione per la definizione di un piano formativo di accompagnamento orientato all’accoglienza, alla valorizzazione delle competenze già maturate e allo sviluppo di altre attese dal ruolo assegnato, alla guida per un inserimento tempestivo, all’orientamento professionale. orientare, sostenere, valorizzare le persone che sono entrate a far parte stabilmente dell’organizzazione provinciale sono le linee guida di questo progetto, le ragioni per cui si è avviato in forma sperimentale un sistema di formazione guidata che possa garantire a tutti l’acquisizione o il consolidamento di “saperi” considerati alla base dell’attività lavorativa in Provincia. Una doppia opportunità: per le persone che vengono in tal modo sostenute individualmente nel processo di inserimento, orientate nel costruire un percorso di sviluppo coerente con le proprie aspettative e con gli obiettivi dell’organizzazione, valorizzate per quanto già conoscono e sostenute nel completare e arricchire il proprio patrimonio di conoscenze; per l’Ente che si garantisce una sapere minimo comune e diffuso, che favorisce in tal modo la flessibilità organizzativa, orientando le scelte formative coerentemente con le funzioni da svolgere e con le professionalità necessarie al compimento della propria mission. 39 Inoltre, un’occasione per migliorare la capacità di costruire insieme alle persone e ai dirigenti piani di formazione il più possibile vicini alle esigenze dei lavoratori e nel contempo rispondenti agli obiettivi gestionali dell’Ente. Il progetto neoassunti si colloca, coerentemente con il contesto descritto nella PRIMA PARTE di questo opuscolo, in un ambito di rafforzamento della capacità di indirizzare la formazione: sia dal punto di vista delle singole persone che, una volta entrate a far parte stabilmente dell’Ente, vengono collocate in posizioni e ruoli organizzativi corrispondenti a profili professionali e pertanto orientate su precisi binari professionali; sia dal punto di vista organizzativo-gestionale per cui è determinante per l’Ente essere in grado di indirizzare la crescita professionale delle proprie risorse umane coerentemente con le strategie e gli obiettivi gestionali, le finalità e quindi le mission aziendali, nonché di monitorare l’evoluzione delle competenze espresse e di individuare quelle da sviluppare. Dal punto di vista della funzione formazione, la costruzione di percorsi di apprendimento orientati risponde all’esigenza di riuscire a svolgere non solo un ruolo di programmatore e gestore di buone iniziative di formazione, ma anche di orientare e guidare le persone nel perseguire sentieri di crescita professionale coerenti con le proprie aspirazioni e nel contempo in sintonia con l’organizzazione. Fra i molteplici scopi perseguibili è stata fatta una scelta, in ordine ad alcune finalità ritenute prioritarie, optando quindi per: • • • • • il rafforzamento della fase di diagnosi, quindi per indirizzare l’insistenza e i risultati all’ambito della metodologia di analisi del fabbisogno formativo cercando di potenziarne le capacità di indagine e di analisi in particolare degli elementi individuali; la sperimentazione di uno strumento operativo idoneo a svolgere un’attività di orientamento delle persone verso la costruzione di un contenuto professionale fatto di esperienza di lavoro, studio e formazione coerentemente composti; la costruzione di percorsi di inserimento lavorativo e di sviluppo coerenti con gli assetti organizzativi, con le funzioni esercitate e le attività svolte da ciascuno; la promozione della flessibilità organizzativa garantendo a tutti l’acquisizione di competenze non specialistiche dei ruoli ricoperti, queste ultime garantite dalla formazione specialistica, ma di competenze trasversali e di contesto, insieme alle competenze distintive che costituiscono il patrimonio del nostro Ente; la verifica e nel contempo la valorizzazione delle competenze già possedute. Tali scopi hanno condotto alle scelte successive, caratterizzate da: • • • • • circoscrizione dell’analisi alle sole competenze trasversali, di contesto e distintive ed esclusione delle competenze inerenti il comportamento organizzativo atteso e della specificità della posizione ricoperta da ciascun dipendente, che continuano ad essere considerate nei piani di formazione specialistica; contestualizzazione dei percorsi di ingresso nei profili professionali (coerenza con le funzioni organizzative), punto di partenza e di riferimento (un percorso per ciascun profilo) e pesatura dei percorsi sulle categorie professionali; coinvolgimento delle persone, dei responsabili (dirigenti e quadri) nella fase di bilancio delle competenze, e loro formazione per l’applicazione corretta della metodologia; messa a disposizione di linee guida per i colloqui di orientamento, di supporto metodologico esercitato dal Servizio formazione, di uno strumento operativo informatizzato da utilizzare (scheda individuale di bilancio delle competenze in parte precostruita); assistenza alle direzioni nell’applicazione del modello. 40 Come si è proceduto? In sintesi con: • • • • • • rilevazione dei profili professionali inseriti in ruolo, analisi delle informazioni contenute nella descrizione dei profili in termini di attività, grado di autonomia e responsabilità, conoscenze fondamentali richieste per lo svolgimento delle attività; mappatura delle competenze fondamentali, distintive, generali e diffuse nell’Ente, tenendo conto della dimensione delle competenze professionali attese nei principali processi di lavoro; pesatura delle competenze mappate sui profili professionali, valutando per ciascuno di essi il grado di padronanza delle competenze da acquisire; formulazione del kit di competenze di base per ogni profilo professionale come modello di riferimento per prestazioni attese, con pesatura sulle categorie; definizione e progettazione dei relativi percorsi formativi, per ciascun profilo professionale, articolati in 4 aree: amministrativo-contabile; organizzativo-gestionale; comunicazione e relazione; informatica; strutturazione di un sistema informatizzato di bilancio di competenze, composto da scheda individuale di bilancio contenente: dati personali, titolo di studio, formazione già svolta, profilo professionale di inserimento, percorso di inserimento consigliato, una prima analisi del gap di conoscenze da verificare nel colloquio. A seguito di colloqui individuale fra dipendente e proprio capo: • • • valutazione del gap di competenze (possedute/attese dal profilo) per ciascun assunto formulazione dei piani di formazione personali per l’inserimento, pluriennali acquisizione dei servizi didattici, erogazione dei corsi, valutazione dei risultati 4.2 Piani Individuali di Sviluppo delle competenze per la specializzazione e il potenziamento dei funzionari La sperimentazione di Piani Individuali di Sviluppo delle competenze (PINS)3, con applicazione di una metodologia che si riferisce al bilancio di competenze ed al counseling di orientamento, nasce in un contesto di politiche formative che, come si è visto, può essere definito “evoluto e maturo”. Quando nel 2006-2007 il progetto ha preso forma i tempi erano infatti maturi per condurre le persone ed i responsabili in un percorso in cui il fulcro non fosse l’organizzazione, con le sue esigenze tecniche, gestionali, operative o politiche, bensì le singole persone, individui diversi e distinti. La riflessione, che ha condotto allo sviluppo del progetto, ha avuto inizio da un dubbio: tutto ciò che era stato costruito negli anni – ossia un sistema formativo consolidato, tecnologicamente evoluto, garante di una formazione continua, programmata sulla base di un’approfondita analisi del bisogno, realizzata attraverso corsi progettati ad hoc e con l’impiego di formatori altamente qualificati – era o non era garanzia di risultato, seppure in modo indiretto? La risposta, se si vuole ovvia, è no. Il risultato dell’apprendimento, infatti, è fortemente legato alla motivazione, e quindi alle ragioni personali che spingono ad intraprendere percorsi di formazione. Il legame dell’apprendimento con la bontà del prodotto (i corsi, la qualità dei relatori) o con l’efficienza del servizio (tecnologia, accesso, comunicazione ecc.) è ovvio che esiste, ma è un legame debole. Anche la coerenza delle proposte formative con i bisogni dell’organizzazione è un elemento importante, ma non correlabile comunque al risultato, quanto meno non da sola. Nella fase della valutazione di ciò che la formazione produce, o genera, in ambito organizzativo, l’attenzione si focalizza necessariamente sulle ragioni dell’apprendere e non sulla ricerca esasperata di tecniche, parametri, indicatori di risultato, quindi ancora una volta di strumenti gestionali. 3 L’argomento è stato sviluppato in un articolo, di Giulia Bussi e Maria Cecilia Scaldalai, pubblicato sulla rivista Pagine Mida, n. 13, 2008. Ampi stralci di tale articolo sono stati riportati in questo paragrafo. 41 Il momento è stato quindi favorevole per spostare il punto di vista: dalla formazione come processo e strumento all’apprendimento e quindi alle persone A ciò si può aggiungere un ulteriore elemento che la storia della formazione nell’Ente, così come si è evoluta, ha portato in evidenza. La dirigenza ha nel tempo sviluppato una cultura della formazione come strumento fondamentale per la crescita e valorizzazione delle persone ma, nei fatti, ha continuato a gestire con difficoltà il momento della domanda formativa col singolo dipendente. Questo ha spesso comportato uno slittamento verso una domanda formativa eccessiva, di difficile presidio, non allineata ai bisogni dell’Ente, e - paradossalmente - anche con quelli delle persone. Quindi due diversi elementi: l’attenzione alle persone, in quanto veri soggetti della formazione e un certo disallineamento della domanda coi bisogni dell’Ente hanno condotto a sperimentare una modalità di analisi del fabbisogno che, ampliando il campo di indagine a livello personale, contribuisse a unire il più possibile persone e organizzazione, a stimolare energie, a potenziare e motivare le persone. L’idea quindi di costruire insieme alle persone Piani di sviluppo e di crescita individuali ha rappresentato per noi un primo importante passo verso la costruzione di una organizzazione che apprende e cresce, ed in cui concretamente ogni persona dovrebbe essere messa in grado di utilizzare e spendere le proprie conoscenze in un ambito lavorativo stimolante. I PINS, quindi: si fondano sui seguenti presupposti: • l’apprendimento è un processo volontario della persona, che avviene se c’è l’interesse e la motivazione, un concetto scontato, se vogliamo, ma alla fine poco valorizzato. Interesse e motivazione possono essere attivati a condizione che la persona sia protagonista del processo formativo, contribuendo a definirne obiettivi e scelte, sin dall’inizio; • l’apprendimento non si limita alla comprensione e memorizzazione di temi, ma si completa con l'applicazione di quanto appreso nel contesto operativo in cui la persona agisce; • cambiamento e apprendimento sono momenti fortemente interconnessi. Imparare ad apprendere facilita il cambiamento della persona e la comprensione del cambiamento dell'ambiente in cui la stessa opera. La consapevolezza di poter apprendere e l'esercizio continuo di apprendimento favoriscono la riduzione di fenomeni quali “resistenza al cambiamento” e “obsolescenza professionale”. Il cambiamento organizzativo altro non è, dunque, che la fase conclusiva di un processo di apprendimento; consistono e si sostanziano in un progetto di apprendimento che la persona sviluppa partendo da un’analisi dei propri desideri e delle proprie predisposizioni. Analisi svolta con il supporto di professionisti (counseling) ed integrata eventualmente con assessment per l’individuazione di aree di criticità rispetto alle attese del ruolo ricoperto. Vengono contemporaneamente approfondite vision, mission e obiettivi dell’organizzazione per dare alle persone coinvolte un quadro di riferimento in cui collocarsi e rispetto al quale individuare possibili competenze chiave da sviluppare. L’iniziativa viene presentata alle persone come un progetto, anziché come un corso di formazione; come un progetto per sé, da costruire sulla base dei propri obiettivi e di ciò che ciascuno desidera raggiungere per il proprio sviluppo professionale; 42 si realizzano chiedendo alle persone di immaginarsi prima e descrivere poi un progetto di sviluppo per sé, basato sull’identificazione: di un chiaro obiettivo personale, del tempo definito da dedicare al progetto, di un contesto organizzativo preciso in cui realizzarlo (il mio servizio, oppure anche un’altra Direzione); con l’evidenza del legame tra l’obiettivo individuale e almeno un obiettivo organizzativo. Tutto questo viene fatto a partire da un desiderio, chiedendo loro di proiettarsi con l’immaginazione avanti nel tempo, tra qualche anno e di identificare cosa faranno e come si sentiranno in una giornata di lavoro che sia una bella giornata tra qualche tempo. Dopo che hanno provato a proiettarsi nel futuro si chiede loro di contestualizzare questa visione di sé in Provincia di Milano costruendo possibili scenari organizzativi. Gli scenari sono realtà possibili e aiutano le persone a passare dal desiderio alle opportunità concrete. A questo punto il metodo prevede che le persone, una volta che hanno identificato un ruolo/un obiettivo, si chiedano che cosa devono imparare per arrivare fin lì, quali sono le competenze che serviranno loro per svolgere una certa attività che hanno identificato essere il loro obiettivo e poi quali sono le competenze che hanno già oggi e quelle per le quali considerano di doversi rinforzare (bilancio di competenze). Tutto ciò porta alla definizione dei gap di conoscenze, primo passo per costruire un percorso di crescita, cui fanno seguito, con un certo numero di passaggi, l’individuazione di specifici obiettivi, l’esplicitazione degli strumenti e dei mezzi necessari per realizzarli ed infine la stesura di un progetto di sviluppo personale che comprende: • la partecipazione ad iniziative di formazione che l’Ente, nella figura del dirigente, sostiene a garantisce • l’elaborazione di progetti, concordati col proprio responsabile, in cui portare ad applicazione competenze e abilità • ricerche e studi condotti anche in collaborazione con altri soggetti • esperienze in altri contesti lavorativi, oppure affiancamenti per arricchire la propria esperienza professionale In tutta questa attività, il soggetto principale è ciascun individuo. I rispettivi dirigenti assumono un ruolo non più di input o di regolazione, bensì di garanzia di fattibilità, di percorribilità. Sostanzialmente essi esercitano un ruolo di indirizzo a monte del processo di sviluppo dei piani, e una funzione di valutazione della compatibilità dei Piani formulati dai partecipanti con gli obiettivi dell’Ente e del proprio servizio. In questo modo si preserva il potere decisionale della persona, del partecipante, inserendolo però in un preciso contesto organizzativo. Come è intuibile dalla seppur breve descrizione, il metodo prevede la responsabilizzazione della persona nella costruzione e nella successiva realizzazione di un progetto di apprendimento. Il patto forte fra organizzazione e persona sta nel mettere a disposizione risorse e spazi di libertà a fronte dell'impegno a portare a compimento il progetto formativo con continuità e sistematicità. Idealmente il processo di apprendimento di ogni persona dovrebbe continuare per tutta la vita lavorativa. Il condividere questa idea permette di porre delle basi di consapevolezza e coinvolgimento significative. Libertà e responsabilità personali vengono ugualmente stimolate, dando spazio a interessi e predisposizioni in cambio di un significativo impegno verso l'apprendimento continuo. Questo il valore grande del progetto. Questa anche la forza che sposta il comportamento organizzativo delle persone da passività ad attività, che stimola energie e che motiva ad impegnarsi nel produrre comportamenti adeguati. 43 4.3. Il primo master in “management pubblico” per funzionari ad alto potenziale Il master “management del governo locale”, realizzato dalla Provincia di Milano per i livelli direttivi intermedi, è un prodotto del progetto PINS . I funzionari e i titolari di posizioni organizzative, nell’aderire al progetto PINS, hanno intrapreso un percorso di riflessione costruttiva del proprio potenziamento, hanno colto i segnali del cambiamento intorno a loro, hanno avvertito l’esigenza di rinforzare determinate competenze chiave in coerenza con il contesto organizzativo, hanno quindi tradotto in azioni progettuali le proprie aspirazioni e predisposizioni. Da tutto ciò si è rilevata un’esigenza diffusa: acquisire e sviluppare competenze manageriali, per una gestione integrata e strategica dell’organizzazione pubblica e dei suoi processi, che peraltro ha coinciso con significativi processi di cambiamenti ed azioni strategiche attivate dalla Provincia di Milano, alcune di queste già citate, quali: • • • l’accompagnamento all’istituzione della nuova Provincia Monza Brianza, e in parallelo il riassetto organizzativo della Provincia di Milano la creazione dell’Agenzia per la formazione l’orientamento e il lavoro il progetto Città di città, espressione innovativa di pianificazione strategica territoriale volta a promuovere nuove idee e nuovi progetti che possano essere messi in campo dalla stessa Provincia, dai Comuni e da altri attori economici, sociali e istituzionali É emerso, pertanto, in tutta evidenza il motivo di valore che ha sovrastato l’intera iniziativa formativa: la valenza strategica delle competenze manageriali nelle responsabilità gestionali La complessità di gestione ha infatti reso sempre più importante e critico il ruolo di chi ricopre posizioni di responsabilità gestionali, per le quali occorrono solide competenze manageriali. Per rispondere, quindi, alle esigenze di crescita e sviluppo tanto individuali quanto organizzative, si è voluto offrire un percorso formativo che fosse al tempo stesso qualificante, completo, innovativo, aperto alle professionalità interne della Provincia di Milano, per costruire una comunità professionale di alto profilo nella quale sviluppare contatti e condividere best practices. Si è pensato a lungo se rispondere all’esigenza formativa offrendo un percorso valido, ma già “confezionato”, o se invece cogliere l’occasione per una progettazione di un master “tagliato su misura” per i funzionari quadri dell’Ente, da caratterizzare con una metodologia didattica particolarmente articolata e strutturata. Si è optato per la progettazione interna di un percorso che fosse completo tanto nei contenuti, innovativi e attinenti a strumenti di governance di realtà medie e complesse come quella della Provincia di Milano, quanto nella presenza di strumenti appositamente “ragionati” per accompagnare l’apprendimento dei partecipanti. Pertanto, il gruppo di progettazione, composto da qualificati formatori ed esperti di governance e pianificazione strategica territoriale, si è così orientato su tematiche di management pubblico, comprensive di contenuti gestionali innovativi legati a modelli di governo per lo sviluppo locale, con lo scopo di: • costruire un percorso ad hoc di studio e riflessione sulla complessità della regione urbana milanese, ed in particolare sul ruolo esercitato dalla Provincia di Milano come soggetto facilitatore di processi di governance, e attivatore di reti e visioni condivise fra diversi soggetti pubblici e privati presenti in un territorio in continua evoluzione; 44 • pensare, quindi, ad un intervento formativo qualificante diverso da quelli presenti nello scenario dell’offerta formativa manageriale, da caratterizzare con un’impostazione didattica quanto più possibile esperienziale, da collegare, pertanto, alla conoscenza dei più significativi ed eccellenti casi di governance territoriali, e alle attuali realtà professionali degli stessi partecipanti; • valorizzare e accrescere le conoscenze professionali dei quadri manageriali di livello intermedio dell’Ente partecipanti all’iniziativa, con articolate e strutturate metodologie di apprendimento teorico/pratico, tali da permettere l’unione di capacità analitiche e progettuali, offrendo durante il percorso strumenti idonei alla lettura e comprensione dei fenomeni di cambiamento economico/sociale del territorio, per far acquisire nel contempo le competenze necessarie per la predisposizione, realizzazione e gestione di progetti di sviluppo locali. In base alle scelte progettuali sopra descritte, si è definita la modalità di apprendimento e la relativa struttura didattica. Per il target dei partecipanti, e per gli obiettivi posti a fondamento dell’intera iniziativa, ci si è orientati verso una modalità di apprendimento costruttivistica, ossia l’apprendimento inteso come un processo personale attivo, intenzionale e collaborativo, che viene attivato a più livelli, con approcci e modalità differenti, secondo una struttura didattica a matrice (cfr. scheda “Management del governo locale” allegata all’opuscolo). La struttura didattica del master consente un apprendimento progressivo in cui intervengono trasversalmente i seguenti fattori: • l’assessment center, svolto in plenaria da un formatore master psicologo del lavoro con la somministrazione di test individuali (big five), per un’esplorazione sulle caratteristiche comportamentali e qualità individuali, per un’analisi delle motivazioni formativo professionali e per l’individuazione delle competenze manageriali in ingresso; • i colloqui individuali di accompagnamento, svolti dal formatore psicologo del lavoro con ciascun partecipante per l’analisi del processo di apprendimento durante il master, e per l’approfondimento delle analisi delle competenze acquisite; • le attività progettuali - project work, finalizzate all’individuazione di possibili e realistiche soluzioni su tematiche di particolare complessità e per le quali i partecipanti, con la guida di docenti coordinatori dei project, utilizzano le conoscenze teoriche e tecniche apprese durante il percorso formativo e attivano nel contempo le proprie abilità e competenze; • le testimonianze di importanti e significative esperienze di governance e pianificazione strategica territoriale, presentate in aula direttamente dai protagonisti, che pongono in evidenza come sia possibile realizzare tali esperienze, a fronte di un contesto normativo di riferimento comune a tutti gli Enti Locali, e con ruoli professionali e attività analoghe a quelle dei partecipanti al master. Il master si conclude con la presentazione dei project work e delle tesine individuali davanti a una commissione esaminatrice. 45 Conclusioni A conclusione di queste pagine - che hanno offerto l’opportunità di “fermarsi” un po’ a riflettere sulle cose fatte, di staccarsi dalla “contingenza del fare” per sistematizzare, in un contesto di più largo respiro, le molteplici scelte, ragioni, opportunità che talvolta si susseguono con un ritmo tale da farne quasi perdere di vista il peso e l’orizzonte - più che delineare prospettive, che possono dirsi già contenute ed enunciate nelle esperienze raccontate, può essere utile evidenziare alcuni elementi dai quali trarre spunti per il cammino futuro. Il lavoro pubblico, che secondo alcuni è immobile, pigro ed obsoleto, per quanto riguarda l’esperienza della Provincia di Milano invece si è mosso, e molto, nel senso della sburocratizzazione, della tecnologia, del risultato, quindi dell’attenzione al cittadino, dell’efficienza. Si è mosso verso una cultura del “valore del lavoro pubblico”, della consapevolezza del contenuto sociale e civile dell’operare in tale ambito. Cultura che coinvolge le persone, e in tal caso gli operatori pubblici, in un percorso di conquista di autostima attraverso l’impegno e la responsabilità. Percorso difficile perché spesso dall’esterno non giungono apprezzamenti bensì più facilmente critiche, ma inevitabile per la sopravvivenza del servizio pubblico. Questo movimento verso la consapevolezza, e quindi verso la capacità di produrre servizi non solo efficienti ma anche efficaci, non è un movimento facile, e neppure chiaro e lineare, ma è comunque un percorso intrapreso e che non si arresta. L’inevitabile conseguenza di tutto ciò, di cui si è parlato in queste pagine in più riprese, è un “vento culturale” che in passato era estraneo al mondo pubblico, e che conduce le organizzazioni a guardarsi dentro, a mettere mano alle proprie logiche organizzative, a concentrare i propri sforzi verso tutto ciò che può essere utile a: • valorizzare per utilizzare al meglio le proprie risorse, e prima di tutto quelle umane, che significa riconoscere ma anche coltivare le competenze che esse esprimono e che in sostanza rappresentano la fonte di energia più rilevante nella produzione di servizi; • creare ambienti di lavoro stimolanti in cui le persone possano trovare sufficiente motivazione per rendere disponibile l’esperienza di cui sono portatrici, con impegno e serietà, con rinnovato slancio; • guardare al futuro, quindi lavorare oggi per creare il domani. Ciò vuol dire continuo rinnovamento tecnologico, culturale, valorizzazione delle intelligenze e della creatività, coraggio nel mettere in discussione ciò che negli anni si è sedimentato, stabilizzato, per cercare di affrontare la complessità e mutevolezza del lavoro con capacità di adattamento, “sensibilità evolutiva”. Dal punto di vista delle politiche di formazione e sviluppo del personale tutto ciò non può fare altro che enfatizzare l’imprescindibilità della conoscenza e quindi la necessità di disporre di un’organizzazione capace di apprendere L’apprendimento continuo infatti è lo strumento principale di cui le persone possono disporre per essere in grado di affrontare le richieste di un mondo del lavoro in continua e rapida evoluzione. 46 La formazione che si delinea su questo scenario è contraddistinta da due principali caratteri: dinamicità e inclusività, così declinabili: Dinamicità: come capacità di leggere il presente in tutta la sua complessità, ma anche di proiettarsi nel futuro, e quindi di staccarsi da questo presente. Ciò prefigura una formazione con i piedi nell’oggi e la testa nel domani, capace di identificare ciò che possiede, di conferirgli valore e nel contempo di considerarlo sempre un punto di partenza per andare oltre. Inclusione: nel senso di essere parte attiva di un sistema. Questo senso di inclusione si declina nella capacità della formazione di prefigurare e riconoscere valori e significati, di condividere orizzonti e scopi con coloro che li identificano, interpretano, raggiungono. Dall’inclusione nasce la “ragione per cui si agisce”, intesa come senso delle cose e del fare. Tutto ciò riporta al riconoscimento delle persone come motore dell’organizzazione e come baricentro dell’azione formativa che trova la propria mission nel lavorare per e con le persone. 47 Direttore Generale Giancarlo Saporito Direttore Settore organizzazione e formazione Giancarlo Dardano Responsabile Servizio formazione Maria Cecilia Scaldalai Team Servizio formazione Paola Francesca Agugliaro, Marta Anelli, Fabiola Buda, Silvia Fozzer, Alberto Grilli, Maria Rita Zanini e-mail: [email protected] Testi di Maria Cecilia Scaldalai e Paola Francesca Agugliaro Progetto grafico copertina Barbara Forti, Settore comunicazione Editing Marta Anelli Milano, febbraio 2009 Stampa a cura di Tipografia Litografia A. Scotti s.r.l. via Circonvallazione, 47 – 20040 Cornate d’Adda (Mi) 48