DOSSIER MUSEO E PARCO ARCHEOLOGICO DELLE NAVI
ANTICHE DI PISA
1. INQUADRAMENTO TERRITORIALE
Superficie e confini
Pisa si trova ad una decina di chilometri dal mare sulle rive del fiume Arno, ad un’altezza di 4
metri s.l.m.; la posizione geografica particolarmente favorevole fa sì che la città sia un nodo di
comunicazione (viaria, ferroviaria e aeroportuale) fondamentale a livello regionale e nazionale.
L’estensione territoriale del Comune di Pisa è 187,1 Kmq con una densità di popolazione pari a
488,89 abitanti per Kmq (di cui il 52,64% donne e 47,36% uomini); per quanto riguarda il centro
storico la sua estensione è pari a 8 Kmq con una densità di popolazione di 1625,35 abitanti per
Kmq (di cui il 53,35% donne e il 46,64% uomini).
Il Cantiere delle Navi Antiche di Pisa è ubicato poco all'esterno delle mura della città
medievale, in direzione del mare. Qui nel 1998, in occasione della costruzione di un centro
direzionale delle Ferrovie dello Stato, in seguito al rinvenimento di manufatti lignei, si decise di
procedere, nel minor tempo possibile, all'esplorazione del
sito e fu quindi allestito un cantiere di carattere estensivo,
corrispondente all'area interessata. Il ritmo incalzante dei
rinvenimenti (con 16 relitti, interi o parzialmente
conservati, individuati in pochi mesi) portò nell'estate nel
1999 alla decisione di destinare il sito alla ricerca. Dal
dicembre dello stesso anno, stipulato l'accordo che
passava alla Soprintendenza ai Beni Archeologici per la
Toscana la piena responsabilità dell'area, si è proceduto
con una nuova strategia di intervento che, secondo i
principi della stratigrafia archeologica, permettesse il
recupero e il trasferimento dei relitti individuati in luoghi
adatti alla conservazione e al restauro. Il sito è stato quindi
trasformato in un vero e proprio cantiere di scavo e di
restauro, che risulta oggi esemplare per attrezzature e
tecniche impiegate, normativa di sicurezza e accessibilità
per il pubblico e per gli studiosi.
Il Paesaggio e le sue mutazioni1
Il quadro ambientale e geografico dell’area su cui sorse e si sviluppò l’insediamento di Pisa
etrusca e romana risulta oggi notevolmente diverso rispetto a quello antico. Se gli apporti
alluvionali dell’Arno hanno nel tempo allontanato, e non di poco, la linea di costa, il progressivo
impaludamento della zona, dovuto all’abbandono delle difese idriche legate al sistema
centuriato, unitamente all’innalzamento del livello del mare e al degrado idrologico
conseguente alla crisi politica, economia e demografica che la città conobbe in età tardoantica,
nonché le successive intense opere di bonifica realizzate a partire dall’età medioevale, hanno
apportato significative modifiche alle caratteristiche del paesaggio.
Le ricerche finora effettuate con prospettive e metodologie diversificate hanno, tuttavia,
permesso di ricostruire un panorama di una città sorta a ridosso di un complesso sistema
1
A cura di Marco Benvenuti, Marta Mariotti, Pasquino Pallecchi, Mario Sagri
1
lagunare costiero, in una regione segnata dalla presenza di due fiumi, l’Arno e l’ora scomparso
Auser, oltre che da canali e corsi e d’acqua minori, in un quadro che può ricordare, pur con le
dovute differenze, quello di Venezia e delle foci del Malamocco.
La linea di costa era molto più arretrata rispetto all’attuale2 e l’area che dalla città, che stando
alle notizie fornite da Strabone (fig. 2) (V, 5, 2) distava dal mare circa 20 stadi (poco meno di
quattro chilometri), si estendeva fino alla costa, era coperta da ampie sacche lagunari che
raggiungevano il fianco occidentale del cordone sabbioso di San Guido, lasciando vaste dune
emerse, dove fin dalle età più antiche sono documentate tracce di presenze umane caratterizzate
da forme stabili.
La pianura pisana rappresenta la porzione esposta di un bacino sedimentario sviluppatosi a
partire dal Miocene Superiore (circa 10 milioni di anni fa) e successivamente interessato
dall’accumulo di depositi sedimentari di ambiente continentale e marino.
L’attuale configurazione della piana costiera comincia a delinearsi con l’inizio dell’era
Quaternaria, quando il graduale abbassamento del livello marino porta alla deposizione di
sedimenti sabbiosi di spiaggia fino ai depositi continentali del Pliocene Medio. Dal Pleistocene
la pianura viene interessata da almeno due importanti fasi di fluttuazione del livello marino
dovute alle variazioni climatiche che portarono alle ultime fasi glaciali. A seguito di ciascuna
fase glaciale la pianura costiera doveva presentarsi più estesa di quella attuale e interessata da
valli fluviali in parte colmate da sedimenti ghiaino-sosabbiosi.
I successivi miglioramenti climatici portarono nuovamente alla riduzione dell’area costiera con
deposizione di sabbie di spiaggia e sedimenti di laguna.
Quando l’uomo occupa la pianura di Pisa la linea di costa, rispetto alla posizione attuale, si
trova molto spostata verso terra. In questo periodo il livello del mare si ritiene fosse 1-2 m più
basso di quello attuale. La piana è caratterizzata da una fase climatica fredda, la cosiddetta
piccola era glaciale coincidente con l’età del Ferro, compresa tra 900 e 300 a.C., e non risulta
interessata da piene catastrofiche paragonabili a quelle del successivo periodo romano.
In età romana l’area pisana risulta già interessata da numerosi insediamenti localizzati in
una piana alluvionale costiera interessata dalla presenza di numerosi tracciati fluviali che
vagavano nella pianura con andamento meandriforme con frequenti variazione dell’alveo. In
questo periodo parte della pianura viene spesso sommersa da acque fluviali e marine che,
ristagnando in permanenza, tendono nel tempo a creare zone paludose. Sono infatti ancora
presenti diverse zone umide, il padule di Agnano ai piedi del monte Pisano e il sistema StagnoColtano oltre il lago di Bientina e le zone ancora interessate da acqua marina tra le dune
sabbiose del litorale.
I principali corsi d’acqua sono l’Arno (Arnus) ed il Serchio (Auser). Il primo e sicuramente il più
importante, aveva uno sbocco diretto in mare dividendosi in tre rami, oggi difficilmente
localizzabili nel loro antico percorso, mentre l’Auser, o il suo ramo principale, confluiva con
l’Arno in corrispondenza della città di Pisa.
Con il variare delle condizioni climatiche, caratterizzate da un generale aumento della
piovosità, si determina un forte aumento del carico detritico dei corsi d’acqua, grazie poi
all’attività antropica (aumento delle aree coltivate, centuriazioni, diboscamenti, bonifiche
eccetera) si modifica anche l’assetto geomorfologico della piana di Pisa: la linea di costa si
allontana a causa del deposito dei sedimenti trasportati dai fiumi e dall’Arno in particolare,
l’Auser abbandona definitivamente il ramo di Bientina e non si unisce più all’Arno, ma
raggiunge autonomamente il mare secondo un percorso localizzabile immediatamente a nord
del braccio settentrionale dell’Arno, per poi spostarsi gradualmente verso l’attuale corso. Il
2
Per il problema della linea di costa e delle sue variazioni cfr. PASQUINUCCI M.-MAZZANTI R., The Evolution of the Luni-Pisa
Coastline (II Cent. B.C.- Second Half of the XIX Cent.), in BIRD E. C. F.-FABBRI P. (edd.), Coastal Problems in the
Mediterranean Sea, Bologna 1983, pp.47 e segg.; IIDEM, L’evoluzione del litorale lunense-pisano fino alla metà del XIX secolo,
in Bollettino della Società Geografica Italiana 10-11, 1983, pp.605 e segg.; IIDEM, La costa tirrenica da Luni a Portus
Cosanus, in Déplacements des lignes de rivage en Méditérranée, Paris 1987, pp.95 e segg.
2
contesto vegetale della pianura è caratterizzato dalla presenza di piante arboree tipiche di un
bosco mesofilo planiziale del quale fanno parte querce caducifoglie, come la farnia, e piante
igrofile, come l’ontano e il salice, che testimoniano la contiguità di corsi o specchi d’acqua dolce,
oppure zone dove la falda freatica è pressoché superficiale.
Tra i caratteri ambientali sopra illustrati è importante porre attenzione alle intense
precipitazioni, queste, concentrate in brevi intervalli di tempo, dovevano ripetersi
periodicamente generando esondazioni catastrofiche dei fiumi che attraversano l’area pisana.
Queste alluvioni si verificano a causa delle rotte d’argine attraverso le quali si rovesciano
enormi quantità di sedimenti sabbiosi nella pianura formando estesi ventagli di rotta che
andavano a colmare le depressioni del terreno depositando sedimenti insieme ai materiali
travolti. L’occorrenza di eventi alluvionali catastrofici durante l’epoca romana è confermata dai
dati storici relativi alle frequenti esondazioni del fiume Tevere, che hanno interessato la città di
Roma dal 200 a.C. al 200 d.C.
In questo contesto trova la sua collocazione un antico canale, a percorso circa est-ovest collocato
tra l’abitato romano di Pisa e il mare, verosimilmente inattivo e che doveva rappresentare un
paleoalveo di un corso d’acqua che si era spostato da quest’area. Il paleoalveo si trovava
comunque in comunicazione con il mare in modo da essere utilizzato dalle navi per avvicinarsi
verso l’antica città di Pisa. Un tratto di questo paleoalveo è compreso nell’area golenale in cui
sono state ritrovate le antiche navi romane. Il paleoalveo era quindi una depressione profonda
almeno 4-5 metri come sembrano mostrare le evidenze archeologiche. Infatti, questo
attualmente mostra al centro una profondità dal piano di campagna di circa 6-7 metri, mentre in
aree contigue al cantiere di San Rossore sono stati rinvenuti superfici antropizzate dell’età del
Ferro ed etrusche a circa 2 metri di profondità. La presenza dei relitti e di parte del loro carico
deve quindi essere dovuta al verificarsi di eventi riconducibili ad alluvioni di un corso d’acqua
principale identificabile nel braccio principale dell’Arno. Infatti in concomitanza con periodi
caratterizzati da forte piovosità questo fiume era interessato da piene eccezionali e costretto a
rompere i suoi argini. Una di queste rotture di argine, localizzata in corrispondenza di una ansa
vicina al canale prima descritto, interessato dalla presenza delle navi romane, riversava grandi
quantità di acqua e sedimenti nel canale stesso, travolgendo le navi in sosta, o in transito, e
coprendole di sedimenti e andando a costituire gli attuali depositi archeologici rinvenuti nel
Cantiere delle Antiche Navi di Pisa. La calibrazione cronologica dei diversi eventi
deposizionali indica che le piene catastrofiche dell’Arno avevano una ricorrenza pressoché
secolare e che, tra un evento e l’altro, il transito era ripristinato in considerazione della grande
rilevanza commerciale del sito nell’economia della Pisa romana e del fatto che le alluvioni non
colmavano completamente la depressione.
Idrografia 3
La realtà geografica su cui sorse Pisa appare segnata dalla presenza di due fiumi principali,
l’Arno e l’Auser, e di corsi d’acqua secondari, dallo stretto rapporto tra le alture non molto
elevate su cui fu fondato l’insediamento ed il mare, nonché dalla presenza di lagune costiere e
paludi.
Le profonde trasformazioni geo-idrografiche succedutesi in questo settore del bacino dell’Arno
a partire dall’alto Medioevo, cui vanno aggiunte le inevitabili trasformazioni subite
dall’insediamento pisano al momento della colonia augustea, costituiscono seri ostacoli alla
ricostruzione del paesaggio al cui interno si sviluppò la più antica realtà di Pisa. Infatti se da un
lato gli apporti alluvionali dell’Arno hanno nel tempo allontanato di circa sei chilometri la linea
di costa, dall’altro il progressivo impaludamento della zona, dovuto all’abbandono delle difese
idriche legate al sistema centuriato, unitamente all’innalzamento del livello del mare e al
degrado ideologico conseguente alla crisi politica, economica e demografica che il centro di Pisa
3
A cura di Stefano Bruni
3
conobbe in età tardoantica, nonché le successive ed intense opere di bonifica realizzate a partire
dall’età medievale, hanno apportato significative modifiche alle caratteristiche del paesaggio.
I risultati di non poche ricerche, condotte per lo più da geografi combinando i dati che
l’archeologia ha fornito in questi ultimi anni con quelli della topografia e della geografia storica,
rivelano un paesaggio le cui caratteristiche appaiono nel tempo estremamente mutevoli.
Di Pisa e del suo paesaggio in età antica fanno menzione alcuni scrittori greci e romani, ma la
testimonianza più ricca risulta quella di Strabone (V, 2, 5, C 222), che pur datando in età
augusteo-tiberiana riporta elementi di maggiore antichità, le cui notazioni permettono di
puntualizzare la distanza dal mare di circa 20 stadi (circa 3,8 km.) e la collocazione di Pisa alla
confluenza di due fiumi: l’Auser, proveniente da nord, e l’Arno, da oriente diviso in tre rami.
Per quanto i corsi dell’Arno e dell’Auser non siano rimasti immutati nel tempo e sulla loro
situazione in età arcaica e classica, come più in generale sull’idrografia dell’intero territorio
pisano si abbiano assai scarse informazioni, tuttavia dati di un certo rilievo per la ricostruzione
dell’antico territorio pisano provengono da recenti indagini geomorfologiche ed archeologiche e
dall’interpretazione della fotografia aerea.
Il percorso dell’Arno differiva in larga misura da quello odierno, e dei tre rami cui fa accenno
Strabone, il percorso settentrionale, su cui si attestò l’insediamento pisano, aveva un andamento
molto più sinuoso dell’attuale, formando una serie di anse sia a monte che a valle della città4.
Le immagini telerilevate e delle fotografie aeree hanno evidenziato nel settore ad oriente della
città una serie di paleoalvei, di cui l’assenza di indicazioni di carattere cronologico impedisce di
valutare l’incidenza nel panorama del territorio nel corso delle età più antiche. Studi recenti
hanno comunque permesso di ricostruire il corso dell’Arno in età medievale.
Per quanto riguarda il tracciato inferiore a valle di Pisa, sappiamo che il fiume, lasciata la città
all’incirca all’altezza della Terzana di età medioevale, formava una curva volta con l’estremità
del suo arco verso sud (in parte ricalcata dal percorso della via di Quarantola), risalendo verso
nord-ovest nell’area di Barbaricina con un meandro molto più ampio, tagliato nel 1771 nel corso
dei lavori di bonifica voluti da Pietro Leopoldo. Proseguiva, poi, sinuoso piegando verso sudovest secondo il percorso in larga misura ricalcato dalla strada della Vettola, che venne
rettificato nel 1338, quando la Repubblica Pisana modificò il tracciato inferiore dell’Arno. La
foce di questo ramo, che andrà considerata all’interno del quadro degli apparati deltizi del
fiume, doveva trovarsi in età antica all’altezza della zona di San Piero a Grado5.
Il percorso dell’Auser rappresenta uno dei temi più dibattuti negli studi sulla topografia di
Pisa.
Il fiume, il cui aspetto attuale risultà notevolmente diverso, proveniva dalla pianura di Lucca,
dove creava due rami; uno di essi scorreva a nord dei Monti Pisani e andava ad immettersi
nell’ora scomparso lago di Sesto per poi confluire nell’Arno all’altezza di Vicopisano, l’altro
ramo, superata la stretta fra Riprafratta fra il Monte Pisano ed i Monti d’Oltre Serchio,
all’altezza dell’attuale Ponteasserchio si inseriva in quella che adesso è la pianura di Pisa.
Il percorso di questo secondo ramo, quello ‘pisano’, appare incerto e non solo per l’età antica;
ancora nell’alto medioevo il corso del fiume sembra caratterizzato da tre corsi d’acqua distinti:
l’Auser, il Tubra e l’Auserculus. Quest’ultimo corrisponde all’attuale Serchio, ma aveva
anch’esso un corso leggermente diverso dall’attuale; il Tubra doveva scorrere più a nord,
attraverso l’abitato di Vecchiano.
Per quanto riguarda l’Auser, oggetto di massicce opere idrauliche nel corso del medioevo, che
ne hanno radicalmente trasformato le caratteristiche, l’esame di foto da satellite e recentissime
analisi di immagini termografiche registrate in notturna da piattaforma aerea hanno permesso
4
Si veda, per tutta la questione, CECCARELLI LEMUT M. L.-MAZZANTI R.-MORELLI P., Il contributo delle fonti storiche alla
conoscenza della geomorfologia. B.b. il “sistema Arno”, in MAZZANTI R. (ed.), La pianura di Pisa e i rilievi contermini. La
natura e la storia, [Memorie della Società Geografica Italiana, vol. L,], Roma 1994, pp.412 e segg.
5
Sulle modifiche del corso dell’Arno e i vari interventi si veda ora BENVENUTI A., Da Pisa alle foci dell’Arno nel Medioevo, Pisa
1996, nonché anche IDEM, Barbaricina e San Rossore dagli ultimi Medici ai Savoia, Pisa 1987.
4
di individuare nell’area dell’attuale centro urbano di Pisa una fitta rete di alvei fossili sepolti, in
gran parte da riferirsi ad epoche precedenti l’età storica. Il fiume sviluppava il suo alveo con
tratti meandriformi costeggiando il lato di ponente del Monte Pisano per poi dirigersi verso
Pisa ed immettersi nell’Arno verosimilmente nell’area degli Arsenali
All’altezza della curva Sud dello stadio dall’Auser si staccava un altro ramo che, piegando a
destra e passando all’incirca nel punto dove fu aperta nel medioevo la Porta di San Ranierino,
scendeva con un’ampia curva nell’area occupata dall’ospedale medievale al margine
meridionale della piazza del Duomo; formava quindi un bacino relativamente esteso nel settore
a nord-est della città medievale, dove gli scavi ancora in corso hanno permesso di individuare i
resti del porto urbano, per curvare ancora verso nord. Qui, poco prima di sfociare in mare, nella
zona delle Cascine Nuove presso l’area del cimitero della chiesa di San Lussorio, deve
localizzarsi il cosiddetto Porto delle Conche.
La confluenza dei due fiumi doveva costituire un serio pericolo per la sopravvivenza
dell’insediamento, come sembrano confermare, tra l’altro, le ricerche archeologiche condotte nel
territorio immediatamente a nord della città dove sono stati recuperati consistenti resti di
un’opera di canalizzazione risalenti alla piena età classica.
Flora e Fauna
Il materiale osteologico animale rinvenuto nello scavo delle Navi Antiche di Pisa6
Lo scavo nell’area del complesso ferroviario di Pisa-San Rossore ha permesso di recuperare
una ingente quantità di reperti ossei animali rinvenuti sia all’interno dei relitti che nei fondali
sabbiosi-argillosi del bacino.
Lo studio ha permesso di rilevare come la gran parte del materiale osteologico sia costituita
da reperti di mammiferi; sono stati trovati anche alcuni reperti di avifauna e di ittiofauna, pochi
resti di rettili sia terrestri (testuggine) che marini (tartaruga) e due reperti di fauna marina
particolare: un esemplare integro di granchio di piccole dimensioni ed una singola chela.
Tutti questi animali sono stati usati sotto varie forme e nelle maniere più disparate dalle
genti che hanno frequentato la località e che hanno lavorato in loco: possono essere stati animali
tipici frequentatori di quel particolare ambiente o imbarcati e usati a bordo delle varie
imbarcazioni sia come bestie da compagnia che da guardia.
La maggior parte di questa fauna ha rappresentato sicuramente una fonte primaria
alimentare sia diretta, quali le carni conservate, che indiretta, quali le provviste a lunga
conservazione; sulle navi mercantili che commerciavano a lungo raggio erano infatti imbarcati
animali vivi, che garantivano ai marinai carne fresca anche durante i tragitti più lunghi.
Dall’esame del materiale osteologico riguardante la Fauna domestica risulta ben chiaro che i
Suini costituiscono la specie più rappresentata e più abbondante (il 48,1%), seguita a breve
distanza dai Bovini (il 25,1%) e dai Capro-ovini (il 20,3%); ad essi si affiancano, in maniera
diversa e in quantità a volte minime, il Cavallo, il Cane e il pollame, animali sì domestici ma
utilizzati per altri scopi, mentre le altre specie sono presenti ma in maniera del tutto occasionale.
Per quanto riguarda le specie selvatiche, è significativa la scarsa quantità numerica dei resti
ossei, date la particolarità ambientali del luogo. Gli animali selvatici fanno infatti solo una
comparsa occasionale: alcuni di essi possono essere stati cacciati, quali la Volpe, la Lepre e il
Coniglio selvatico, il Cervo e il Capriolo, essendo tipici abitatori o frequentatori delle zone
boschive e palustri esistenti nei dintorni dell’area urbana della Pisa romana, mentre la Lontra
sembra appartenere all’ambiente naturale del bacino fluviale. Compare in maniera sporadica la
testuggine terrestre, di cui è stato trovato anche un carapace quasi completo. Ci sono anche
alcuni reperti di tartaruga marina: difficile stabilire se la sua presenza sia legata ad azioni
umane o se qualche esemplare sia potuto arrivare in loco, risalendo i corsi d’acqua salmastra.
6
A cura di Sorrentino
5
Evento del tutto particolare è stato il ritrovamento di un frammento osseo di mascellare
sinistro, recante ancora ben inserito nel suo alveolo il grosso dente canino, appartenente a un
Leone. Dalle indicazioni degli indici misurati sul dente si tratta, con buona probabilità, di un
esemplare di femmina giovane/semi-adulta. Il ritrovamento di questo reperto può confermare
un certo tipo di commercio e di trasporto marittimo di animali dalle coste africane a quelle
italiane.
2 - Inquadramento storico
Vicende storiche dell’area Comunale dall’età etrusca all’età
contemporanea
Le origini di Pisa sono ancora oggi incerte; esistono tesi su una sua possibile origine ligure o
greca, di certo sappiamo che i più antichi ritrovamenti archeologici risalgono all’Età del Bronzo,
mentre abbiamo notizia di un insediamento etrusco a partire dal VI secolo; in seguito Pisa fu
anche colonia romana.
Se gli straordinari capolavori che si innalzano dal prato della piazza del Duomo costituiscono un
imperituro ricordo della grandezza della luminosa stagione della Repubblica marinara di età
medioevale e gli Arsenali dell’area della Cittadella rappresentano il segno tangibile del ruolo di
Pisa nella politica marittima del Granducato mediceo, la ricerca archeologica e le scoperte hanno
da tempo evidenziato come l’insediamento alle foci dell’Arno trovi, fin dalle origini, una sua
compiuta collocazione in una dimensione squisitamente marittima e tirrenica.
Lasciando da parte i materiali del tardo eneolitico-prima età del bronzo, alcuni dei quali trovano
significativi confronti con quelli dell’isola d’Elba7, lo straordinario complesso monumentale
recuperato tra il 1992 e il 1998 nell’area della necropoli etrusca nei terreni di via San Jacopo ha
aperto uno spiraglio nella più antica storia della città, restituendoci la tomba di un grande
principe la cui aristeia si caratterizza con una serie di eloquenti segni che marcano e sottolineano
il suo legame con il mare e gli aspetti marinari del suo potere. In parallelo gli autori antichi
hanno più volte ricordato il ruolo marittimo di Pisa, attribuendo ad uno dei suoi mitici fondatori,
Piseus, l’invenzione di un fondamentale elemento dell’ingegneria navale, i rostra (PLINIO,
Nat.Hist., VII, 56, 201) e ricordando, seppur indirettamente, la fiorente attività degli arsenali della
città (STRABONE, V, 5, 2).
In età romana Pisa risulta presto schierata a favore di Roma nella sua politica espansionistica ed
il suo sistema portuale è spesso citato come base per la flotta romana. Perduto il controllo di
parte del territorio con la fondazione di Lucca e Luni, diviene municipium nell'86 a.C. e colonia
Opsequens Iulia in età augustea. Alle testimonianze letterarie ed epigrafiche non fa però
riscontro una adeguata documentazione archeologica, anche per l'insistenza della città
medievale su quella antica. Unica emergenza monumentale della città romana sono le
cosiddette terme “di Nerone” (fine del I sec. d.C.) con la sala internamente ottagonale per i
bagni di aria calda, ubicate in largo del Parlascio. Gli scavi condotti invece in piazza dei
Miracoli hanno messo in luce parte di un quartiere di domus private, abbandonate per la
trasformazione funzionale dell'area nel IV-V sec. d.C.
Con la deduzione della Colonia Opsequens Iulia deve essere stato tracciato anche il reticolo
centuriale pisano, di cui rimangono tracce ancora visibili nelle foto aeree della campagna e
persistenze nell'andamento dei tracciati stradali. La centuriazione pisana è stata definita, dopo
un'intensa opera di disboscamento, sfruttando come limiti per la divisione in lotti i canali, che
nel contempo costituivano comode vie di comunicazione e servivano a drenare la zona. Nel
7
BRUNI S., Prolegomena a Pisa etrusca, in Pisa, piazza Dante: uno spaccato della storia pisana. La campagna di scavo 1991,
Pontedera 1993, pp.34 e segg.; IDEM, Pisa etrusca. Anatomia di una città scomparsa, Milano 1998, pp.74 e segg. [d’ora in poi
citato: Pisa etrusca].
6
cantiere delle Navi Antiche è stato messo in luce l'incrocio tra un canale centuriale e il fiume
Auser , mentre le indagini condotte sui pollini hanno confermato l'esistenza presso il fiume di
lotti di rispetto, inquadrati quindi nella centuriazione ma lasciati incolti
Nell’XI secolo Pisa divenne una delle Quattro Repubbliche Marinare più potenti insieme a
Venezia, Genova e Amalfi; la marina pisana in questo periodo assicurò alla città il dominio del
Mediterraneo occidentale per gran parte del Medioevo.
Il Medioevo fu appunto il periodo di massimo splendore economico, politico ed artistico per la
città di Pisa, splendore di cui rimangono testimonianze nella forma del centro storico, nei
numerosi edifici religiosi e civili, nelle piazze e nei tipici vicoli stretti che corrono perpendicolari
all’Arno.
Nel XV secolo, quando il porto iniziò a perdere valore e ad indebolire Pisa in ogni settore, la
città venne conquistata da Firenze sotto la quale rimase fino all’ascesa politica dei Medici.
Nella seconda metà del Cinquecento Pisa fu soggetta ad una ripresa caratterizzata dallo
sviluppo dell’Università e dall’istituzione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano.
Grazie al suo patrimonio artistico e monumentale oggi Pisa è una delle città più attraenti per il
turismo italiano, le stagioni ideali per visitarla sono l'estate, per la bellezza che offre il suo
litorale, e fine estate – inizio autunno, per le sfumature che assumono le colline toscane.
Pisa, come altre antichissime città italiane, ha un’identità fisica precisa, nonostante presenti
quelle contraddizioni, tipiche delle città italiane, delle identità multiple e stratificate, difficili da
ridurre a unità.
Infatti l’impianto medievale, la forma originale della città, una città murata e turrita, è rimasta
l’anima “fisica”, invincibilmente visibile con l’aggiunta del mirabile prato su cui sono fioriti
Duomo, Battistero, Torre e Camposanto.
Urbanistica antica e storia lasciano un eccezionale patrimonio, in parte da recuperare e
valorizzare, come fonte di identità e come risorsa.
Insieme al patrimonio storico – artistico Pisa assume un ruolo di sostegno e promozione di una
“funzione” di servizio per l’area geografica estesa per funzioni che la città ha coltivato nel
tempo: la formazione superiore, la ricerca, la sanità.
Negli ultimi decenni le tradizionali istituzioni (l’Università, la Scuola Normale, la Scuola
Sant’Anna, il CNR, l’Ospedale di S. Chiara) hanno inciso profondamente nel cuore della
comunità un nuovo carattere di piccola capitale, con una serie di traumi profondi, modifiche
strutturali in parte ancora da metabolizzare.
Oggi la città ospita giornalmente circa 50.000 persone in più rispetto ai suoi residenti ufficiali
(circa 95.000), senza contare i turisti.
Da tutta Italia si viene a Pisa per studiare, lavorare, ricercare, per cure nei settori ospedallieri
d’avanguardia e anche per fare il soldato, di leva o di cariera.
Dal punto di vista industriale, la grande industria se n’è andata, ma c’è spazio per la piccola e
media industria, soprattutto nei settori innovativi, ai quali la ricerca può fare da supporto:
dall’informatica alla piccola cantieristica di qualità, dalla meccanica fine alla farmaceutica, alla
biomeccanica.
Pisa è nata storicamente in un nodo infrastrutturale, è nata perchè la sua posizione geografica lo
imponeva già in tempi protostorici e oggi che la mobilità si impone come argomento
insostituibile di sviluppo, a maggior ragione Pisa si può porre come cuore e cervello della
Toscana occidentale (vedi porto, aeroporto, ferrovie, ecc).
Ancora va sottolineato che in città l’associazionismo è vivacissimo con una cospicua capacità di
autoorganizzazione, imprenditorialità e espressione di elevati livelli di creatività.
Si tratta nel complesso di una città aperta nelle sue strutture e una città riservata, ma viva nel
suo carattere. Alla ricerca di un’identità intesa non semplicemente come somma degli addendi
passati e presenti, ma piuttosto come risultato di una ricerca delle tangenti che disegnano un
futuro, un progetto all’interno del processo collettivo europeo di crescita delle culture urbane.
7
3 – Le Risorse del Territorio
Demografia
Negli ultimi anni si è rilevato un aumento della popolazione in tutto il territorio pisano, basti
osservare che dal 2000 al 2004 le persone residenti nella periferia di Pisa sono passate da 381.119
a 391.145 aumentando di circa il 2,63% e quelle residenti nella città sono passate da 85.379 a
91.472 aumentando del 7,13% circa; soltanto nel centro storico si è registrata una diminuzione
della popolazione residente che è passata da 13.213 a 13.004 (diminuzione del 1,6% circa). Dal
2001 al 2004 si è verificato anche un aumento della popolazione non residente che è passata da
15.833 a 16.432 aumentando di circa il 3,78%.
La crescita demografica è in costante aumento ancora oggi e, secondo una previsione basata sui
dati recenti, Pisa potrebbe arrivare a 412.000 abitanti entro il 2023 (dati della proiezione
“Toscana 2020, una regione verso il futuro” dell’IRPET).
Altro dato positivo è il continuo flusso di ricambio lavorativo che porta un costante tasso di
incremento dei nuovi residenti; in questo modo Pisa riesce a mantenere un equilibrio fra le
persone che escono dal comune e quelle che vi entrano e attua delle politiche attente al ritorno
residenziale soprattutto nelle zone del centro.
Per quanto riguarda l’età media della popolazione possiamo osservare che la popolazione
residente in città ha un’età media di 45 anni (piuttosto vicina alla media nazionale che è di 43,5
anni), questo significa che si ha uno sbilanciamento verso le classi più anziane che rimarrà
inalterato nel tempo anche se è previsto un aumento del tasso di fecondità.
La popolazione cittadina non residente, invece, ha un’età media di 26,8 anni; come è facilmente
intuibile il dato è influenzato dall’altissima presenza di studenti universitari fuori sede.
L’alto numero di studenti e di anziani influenza la composizione della famiglia, infatti dai dati
del 2004 risulta che il 40% delle famiglie di Pisa sono formate da una sola persona.
Sulla demografia pisana incide anche l’alto tasso di immigrati presenti e impiegati nei servizi.
Caratteristiche socio economiche della popolazione
Il livello di educazione della popolazione risulta essere inferiore rispetto a quello nazionale;
confrontando i dati del 2004 si osserva che la percentuale di persone con un’educazione
secondaria è 54% per gli abitanti della città e 53% per quelli della periferia (quella nazionale è
73%). Per quanto riguarda il livello più alto di educazione la percentuale delle persone che
l’hanno raggiunta scende a 18% sia per gli abitanti della città che per quelli della periferia;
questo valore è piuttosto vicino a quello nazionale (22%). I dati che maggiormente si
allontanano da quelli nazionali sono quelli riguardanti l’educazione primaria, infatti, mentre la
percentuale nazionale di persone che hanno ricevuto solo un’educazione primaria è del 5%, nel
territorio di Pisa sfiora il 29%.
Ad oggi Pisa può vantare un numero considerevole di istituti di educazione superiore
(Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore e una scuola per
mediatori linguistici) il cui numero di iscritti è rimasto praticamente invariato negli ultimi anni.
Notizie positive ci vengono dall’analisi del tasso di impiego della popolazione sia maschile che
femminile in tutto il territorio pisano: fra il 2000 e il 2004: l’occupazione maschile in città è
passata dal 59,1% all’ 83,3% e quella femminile dal 36,5% al 65,2%, mentre nelle zone periferiche
l’occupazione maschile è passata dal 59,1% al 61,4% e quella femminile dal 36,5% al 41,4%.
Conseguentemente a questo è possibile osservare che il tasso di disoccupazione nel territorio di
Pisa è minore rispetto alla media nazionale (si va dal 3,5% per gli uomini contro il 6,8%
nazionale, al 6,0% per le donne contro il 10,4% nazionale); inoltre questo tasso è in continua
discesa (dal 2000 al 2004 il totale di disoccupati è sceso dal 4,8% al 4,5%).
8
Anche per quanto riguarda il tasso specifico di attività si è registrato un aumento in tutto il
territorio della provincia: dal 2000 al 2004 il tasso di attività maschile in ambiente cittadino è
passato dal 60,5% al 76,4% e quello femminile dal 39,9% al 57,1%, mentre nelle zone periferiche
il tasso di attività maschile è passato dal 76,1% al 76,3% e quello femminile è diminuito
passando dal 55,4% al 53,2%.
Dati molto negativi ci vengono invece dall’indagine su reddito e consumo pro capite, che sono i
parametri usati per determinare la “povertà” del Comune. Pisa risulta essere all’ultimo posto
nella regione Toscana con reddito medio annuo pro capite di 15.352 euro (la media Toscana e
15.362 euro) e un consumo medio annuo pro capite di 13.452 euro (contro i 13.704 euro
nazionali).
Analisi delle Attività (agricole, artigianali, industriali)
Di fatto esiste una tenuta dei già buoni livelli occupazionali, una situazione di eccellenza del
collocamento pisano, ingenti investimenti in formazione professionale e a sostegno dei settori
economici locali, come pure positiva esperienza dei tirocini formativi .
I dati sull’occupazione della provincia di Pisa sono molto positivi da un punto di vista
quantitativo: gli occupati in provincia crescono da anni e la nostra provincia ha negli anni
superato quella situazione di alta disoccupazione che l’ha caratterizzata nelle fasi più profonde
di ristrutturazione del tessuto industriale locale.
L’aumento del lavoro autonomo è accompagnato da un vertiginoso aumento del numero delle
aziende in provincia di Pisa :
o il numero delle aziende con dipendenti quasi raddoppia nell’arco di sei anni,
passando da circa 7.000 aziende nel ’98 a quasi 13.000 unità produttive nel 2003.
o In termini numerici è stato assai più forte l’incremento delle aziende con dipendenti
(complessivamente +639) che quello dei lavoratori (+378). Tuttavia le aziende sono
sempre più piccole, generalmente poco strutturate e con scarse propensioni
all’innovazione (solo cinque aziende su cento fanno parte di consorzi costituitesi per
favorire l’innovazione).
Questo è un dato suscettibile di una doppia lettura.
o Da un lato, è la dimostrazione della vitalità che caratterizza il nostro territorio,
vitalità che nasce dallo spirito di iniziativa dei nostri imprenditori, ma anche dal
fatto che nel nostro territorio si sono costruite, attraverso lungimiranti scelte
politiche, le condizioni che garantiscono anche adesso, durante un ciclo negativo,
questi tassi di crescita.
o Dall’altro lato, è vero che i processi di ristrutturazione aziendali, ancora in essere,
fanno sempre più ricorso alla esternalizzazione della produzione e alla
frantumazione delle attività imprenditoriali.
La dimensione delle nostre imprese nei settori tradizionali manifatturieri è molto ridotta. Un
esempio ne è la media di addetti per singola azienda del settore del mobile: 3,52 addetti per
ogni impresa.
La situazione dei comparti produttivi in provincia di Pisa:
• Forte crescita di Farmaceutico, Alimentare, Costruzioni, Servizi, Cantieristica. La
cantieristica apre la possibilità ad un “indotto largo” che coinvolge già da adesso
parte della provincia, che è trasversale ai settori e che potrebbe occupare quasi un
migliaio di addetti.
• Stabili Turismo, Legno, Vetro, Elettronica, New economy.
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•
Maggiore difficoltà per Mobile, Calzature, Pelli, Cuoio, Meccanica con riduzioni che
vanno dal 10 al 15%.
L’apparato produttivo ricopre senza dubbio un ruolo di primo piano su scala regionale e
nazionale; occorre partire dalla valenza strategica dei nostri sistemi economici territoriali che
sono:
• un parco scientifico e tecnologico
• il polo sanitario pisano
• un sistema formativo di eccellenza e ricerca
• un sistema di beni culturali e monumentali inserito in un contesto ambientale di
grande rilievo
• la grande impresa metalmeccanica e le PMI dell’indotto
• il distretto conciario
• il sistema del legno e mobile
• il polo geotermico e la chimica
• la nuova economia e i settori innovativi (biomedico, farmaceutico).
Analisi delle Attività turistiche
Nel comune di Pisa le strutture di pernottamento per turisti sono in continuo aumento, sia come
numero che come tipologia, e riescono a soddisfare ogni tipo di esigenza; si va dagli hotel a 5
stelle (nel centro storico sono disponibili 40 posti letto) ai campeggi e Bed & Breakfast
disseminati in tutto il territorio comunale.
Generalmente i turisti che pernottano a Pisa hanno sempre preferito delle strutture alternative
rispetto agli hotel, ma dal 2000 al 2004 la percentuale di coloro che scelgono questa opzione è
ulteriormente salita passando dal 75% all’84%.
In passato le strutture ricettive della città sono state poco adeguate ed insufficienti rispetto
all’offerta culturale della città e negli ultimi anni si sta verificando un forte interesse da parte
dell’imprenditoria ad investire nel settore alberghiero (da pochissimo tempo sono stati aperti
due nuovi alberghi di qualità).
Comunque nel complesso la struttura del settore turistico ha storicamente evidenziato una
fragilità rispetto alle potenzialità strutturali della città e, nel quadro di interventi per
l’ampliamento e miglioramento della capacità ricettiva, si tratta di prevedere una
destagionalizzazione dei flussi e l’applicazione di tariffe competitive per i diversi periodi
dell’anno.
Le risorse culturali
•
Patrimonio storico – artistico
Il più importante polo turistico d’attrazione della città di Pisa è indubbiamente la Piazza
dei Miracoli con la Torre Pendente, la Cattedrael, il Battistero ed il Cimitero
Monumentale.
Altro luogo di eccellenza è la Piazza dei Cavalieri, dove ha sede la Scuola Normale
Superiore di Pisa, la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri ed il Palazzo dell’Orologio. Si
ricordano inoltre due Musei Nazionali: il Museo di Palazzo Reale ed il Museo di S.
Matteo e numerosi siti archeologici. SI ricorda inoltre uno dei rari esempi di arte gotica
pisana: la piccola chiesa di Santa Maria della Spina, sulle rive dell’Arno.
•
Le Università di Pisa
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Uno dei settori che distinguono Pisa è quello Universitario: l’Università Pubblica di Pisa
data dal 1343. Di altissima considerazione internazionale le due altre Università Pisane:
Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale Superiore.
•
Centri di ricerca
Pisa è caratterizzata dalla presenza di centri di ricerca a livello nazionale, ad esempio il
CNR e l’IFN.
Anche il numero dei ricercatori che lavorano per l’Università o per i centri di ricerca è
piuttosto alto, infatti si parla di 293 ricercatori (in Italia il numero di ricercatori che
lavora corrisponde al 2,3% della popolazione).
•
Settore informatico
Il settore informatico rappresenta un settore dominante a Pisa. Due diversi Istituti
conducono ricerche complementari ad altissimo livello: L’Istituto per la telematica le cui
attività sono focalizzate verso un ambito più applicativo e sul trasferimento di
tecnologie, e l’istituto di computo matematico rivolto invece alla ricerca di base.
Dal 2002 questi due istituti si sono riuniti nell’IIT Istituto per l’Informatica e la
Telematica che può vantare importanti e numerose collaborazioni con università a
livello internazionale, ubbliche Amministrazioni e industrie.
•
Il parco naturale
Il Parco Naturale Regionale di “San Rossore Migliarino Massaciuccoli” copre l’80% del
territorio.
Pisa, nel complesso, possiede un buon livello sia qualitativo sia quantitativo come offerta di
spazi e luoghi di ricerca e formazione nel campo dei musei, degli edifici storici, delle biblioteche
e degli archivi.
Inoltre nel Comune di Pisa risiedono un gran numero di associazioni e società in campo
culturale con propri programmi e progetti di attività che si intrecciano e spesso sostanziano le
attività istituzionali dell’ente locale.
Ancora, per lo specifico tessuto sociale della città, sono presenti professionalità e specifiche
competenze in campo artistico e spettacolare.
Il Comune di Pisa, sia come promotore, sia in collaborazione con il tessuto associativo,
periodicamente organizza manifestazioni culturali, tra cui segnaliamo:
• Festival di musica sacra “Anima Mundi”
• Festival “Nessiah” (festival di cultura ebraica)
• Festival Metarock
• Festival Go Jazz
• Festival di Musica Antica
• Forum delle associazioni
Particolarmente importanti sono le manifestazioni legate ai giovani artisti:
• Circuito GAI nazionale e internazionale
• Biennale arte contemporanea
E quelle che mirano a mettere il mondo scolastico in contatto con le problematiche di
valorizzazione del territorio:
• Progetto “La scuola adotta un Monumento”
• Progetto Tumulo Etrusco
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Pisa, inoltre, è attiva nell’organizzazione di mostre, nell’ultimo anno, ad esempio, è stata
realizzata la mostra “Alkedo. Navi e commerci della Pisa romana” sviluppata intorno al
cantiere delle Navi Romane.
Attualmente la municipalità sta favorendo e sostenendo l’individuazione di nuovi percorsi
professionali in campo musicale, teatrale e grafico.
L’industria culturale
Arsenale
Comprende una sala cinematografica con 4 proiezioni giornaliere, una biblioteca specializzata
su cinema e video, una sala di lettura, una saletta per il video e una postazione internet a
disposizione dei soci.
Aperto nel 1982, l'Arsenale si distingue per la particolarità della sua programmazione: quattro
film diversi ogni giorno, raggruppati in cicli monotematici, ma anche film in lingua originale,
incontri con autori, cinema muto con accompagnamento musicale.
Le proiezioni sono accompagnate da materiale illustrativo, generalmente offerto gratuitamente
agli spettatori.
Molte sono le iniziative e rassegne realizzate in collaborazione con l'Università di Pisa, le
ambasciate, i teatri e le associazioni sia locali che nazionali.
Teatro del Tè
Nasce nel febbraio 1992 con il nome Buritì Teatro Cultura con i propositi di porre a confronto
l'espressione teatrale con la ricerca etnologica, drammaturgica e gli elementi invivibili in noi e
nella società. Nel 1995 cambia nome in Teatro del Tè.
Casa della Città Leopolda
La Leopolda è un centro socio-culturale che propone attività organizzate direttamente e ospita
iniziative promosse da soggetti esterni.
Le iniziative realizzate direttamente si articolano in eventi culturali, attività sociali, progetti nel
campo della formazione.
Co.IDRA
Co.Idra nasce nel 1983 da un gruppo di giovani laureati in diverse discipline, Archeologia,
Architettura, Geografia, Geologia, Storia, con lo scopo di operare nell’ambito della ricerca, della
documentazione, della conservazione e della valorizzazione dei Beni Culturali. Nel corso degli
anni, le competenze e la professionalità della Cooperativa si sono rafforzate ed ampliate
facendo di Co.IDRA un partner indispensabile per la fornitura di servizi “chiavi in mano” in
diversi settori dei Beni Culturali, in particolar modo nel campo dell'Archeologia. Grazie ad un
lavoro interdisciplinare, svolto da un'équipe di persone qualificate e dotate di grande
esperienza professionale, si sono infatti potute sperimentare metodologie innovative sia nello
scavo che nel rilievo dei reperti e seguire tutte le varie fasi del lavoro: dalla scoperta ed il primo
rinvenimento, alle mostre, dalle visite guidate sul cantiere, ai rapporti con la stampa.
Cinema – Teatro Lux
Nel 1999 un gruppo di privati cittadini decide di recuperare alla città di Pisa uno spazio
suggestivo, adiacente alla Chiesa di Santa Caterina, di proprietà del Seminario, con l’idea di
farne un centro vivo di cultura e di comunicazione.
Nel 2001, dopo due anni, il CinemaTeatroLux riapre le porte, come teatro e laboratorio di
formazione per le professioni della cultura.
Oggi il Lux è un centro attivo, conosciuto e frequentato, di ricerca, sperimentazione e
produzione per le arti dello spettacolo e della comunicazione.
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Il Lux ha tre anime (la comunicazione, l’arte, la formazione) che convivono e interagiscono nel
luogo, impersonate da tre strutture autonome ma operanti in stretto collegamento: la Società di
servizi alla cultura Techne, La Compagnia del TeatroLux, l’Agenzia di formazione e
promozione sociale (accreditata presso la Regione Toscana) CinemaTeatroLux.
L’idea nella quale si riconoscono i tre soggetti è che la comunicazione, il teatro e la cultura
costituiscono delle risorse preziose per le persone e il territorio, in grado di attivare processi
importanti di conoscenza, di crescita e di condivisione tra gli individui, i gruppi e le
organizzazioni: promuovere e diffondere queste attività è il compito nel quale convergono
impegni e proposte delle tre agenzie.
Il Lux si configura come la sede ideale di un centro stabile di ricerca, produzione e formazione
per la comunicazione, l’arte e le nuove tecnologie.
Teatro Sant’Andrea
Oltre a fornire una regolare programmazione di spettacoli teatrali di avanguardia è anche sede
di una Scuola di Espressione Teatrale che articola i suoi corsi su più livelli di esperienza.
Teatro Verdi
Fin dal 1979 le attività sono organizzate, dirette e gestite dall'Associazione Teatro di Pisa, nata
su iniziativa degli Enti Locali del territorio. Nel 2002 l'Associazione è stata trasformata in
Fondazione.
Le attività del Teatro interagiscono con l'obiettivo non solo di soddisfare una domanda quanto
mai diversificata ma anche di attrarre nuovi spettatori, stimolare nuove curiosità, creare un
pubblico più consapevole, contribuire alla crescita culturale della città. Una strategia, questa,
che non può prescindere da rapporti con le altre realtà del territorio e non solo: è dunque ad
una dinamica politica di rete che il Teatro di Pisa guarda con favore.
Il Teatro di Pisa svolge infine una funzione di servizio ospitando convegni, iniziative culturali e
di spettacolo, presentazioni di libri, appuntamenti promossi da Enti locali, associazioni, istituti
universitari, banche ed altre realtà cittadine, e mettendo a disposizione del territorio il proprio
patrimonio di professionalità e competenza.
Una particolare rilevanza è rivestita dal settore della Formazione.
Le risorse del Patrimonio storico artistico ed etnografico
Il Comune di Pisa può vantare un gran numero di punti di eccellenza storico – artistica che
vanno dai musei, ai siti archeologici, agli edifici storici, spesso utilizzati come sedi di biblioteche
specializzate, agli archivi, in particolare :
•
•
Museo Nazionale di San Matteo
Raccoglie opere provenienti dai principali edifici ecclesiastici della città e del
territorio. La collezione di scultura lapidea comprende opere dal primo medioevo al
Cinquecento, tra cui spiccano notevoli testimonianze del periodo "romanico" e i
capolavori di Nicola Pisano e Donatello. Ricchissima la collezione di pittura, che
annovera circa duecento dipinti, dagli inizi del XII secolo al Cinquecento; la
pinacoteca, una delle più notevoli al mondo, conserva mirabili tavole di Berlinghiero
Volterrano, Giunta Pisano, Simone Martini, Lippo Memmi, Francesco Traini,
affiancate, per il Quattrocento, dalle opere eccelse di Masaccio, del Beato Angelico,
di Benozzo di Lese e del Ghirlandaio. Il Museo conserva anche importanti
testimonianze di codici miniati (secoli XII-XIV), di scultura lignea del Trecento e del
Quattrocento, di ceramiche medievali (bacini ceramici islamici e maioliche arcaiche
pisane).
Museo dell’Opera del Duomo
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•
•
Il Museo conserva il "Tesoro" della Basilica primaziale della città; sculture dei Pisano
e di Tino di Camaino, tarsie lignee, corali miniati, argenterie e paramenti sacri,
dipinti, opere di grafica ed alcuni piccoli oggetti archeologici.
Piazza dei Miracoli
Nel momento del suo maggiore prestigio e potenza, Pisa, città in grande espansione,
volle innalzare la sua Chiesa più importante, coronata dal Campanile, dal Battistero
e dal Camposanto: l’architettura dei quattro edifici, la loro armonia, non fu il frutto
di una mente sola, essendo la piazza il risultato dell’opera dei più geniali architetti
che lavorarono in periodi diversi alla loro edificazione.
o
Cattedrale
I lavori per la costruzione del Duomo iniziarono nel 1063 ad sotto la direzione di
Buscheto; come luogo per la realizzazione dell’edificio fu scelto uno spazio aperto e
fuori delle mura più antiche. Nella sua concezione, il Duomo, dedicato a Santa Maria
Assunta, avrebbe dovuto raccogliere intorno alla grande cupola il movimento
architettonico di tutto l’insieme dell’edificio sacro; cento anni più tardi, un altro
grande architetto, Rainaldo, concepì e diresse l’allungamento delle tre campate,
terminando la splendida facciata e innalzando la navata fino al completamento del
Duomo, unico e grandioso, quale ancor oggi si vede.
o
Battistero
La costruzione del Battistero fu iniziata nel 1153 dal Diotisalvi, architetto della chiesa
del Santo Sepolcro. Il monumento fu riedificato nel 1278, come dice una iscrizione
che appare fra due pilastri all’interno del Battistero.
Mancano notizie precise sul procedere dei lavori del Battistero e sul modo col quale
esso venne costruito nella forma presente. L’ordine di archetti che circonda il
Battistero è ornato con teste e sculture attribuite a Nicola e Giovanni Pisano e
ritenute tra le loro opere più importanti. Al centro del monumento è il bellissimo
fonte battesimale e, vicino all’altare, sorge il pulpito, opera dal grande Nicola Pisano
nel 1260.
o
Torre Pendente
La prima pietra del Campanile fu posta nel 1173. Se è possibile rintracciare gli autori
autografi degli altri monumenti della piazza, il Campanile non è firmato. Nell’anno
1185 si verificò il cedimento basamentale e la conseguente inclinazione che comportò
il blocco dei lavori per quasi un secolo. La continuazione fu affidata a Giovanni di
Simone, che, proprio in quegli anni, aveva lavorato sul San Francesco, con il suo
ardito campanile; l’architetto dimostrò straordinaria perizia nel limitare le
conseguenze della pendenza e così i lavori continuarono fino al 1284, data della
sconfitta navale della Meloria. L’ultimo anello del Campanile, il settimo, adibito a
cella campanaria, fu concepito e realizzato da Tommaso Pisano attorno alla metà del
XIV secolo.
o
Camposanto Monumentale
Fu fondato nel 1277 su progetto di Giovanni di Simone e completato nel 1464. In esso
si trovava la meravigliosa serie di affreschi che fu rovinata disastrosamente nel
bombardamento dell’agosto 1944. Il recupero degli affreschi si presentò difficile e
furono i lavori dì “strappo” a riportare alla luce le tracce originali delle opere degli
artisti sopracitati. Restituite alla loro bellezza le sinopie costituiscono l’attrattiva del
Museo delle Sinopie.
Museo delle Sinopie
Istituito recentemente con criteri museografici moderni e rigorosi, negli ambienti del
medioevale Ospedale Nuovo della Misericordia, il Museo raccoglie i disegni
preparatori degli affreschi che decoravano il Camposanto Monumentale prima delle
distruzioni dell'ultima guerra. Questo incalcolabile patrimonio e' stato recuperato e
restaurato.
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•
•
•
•
•
•
Cimitero Ebraico
Il Cimitero attuale è attestato dal 1674, anno in cui il Granduca Ferdinando II
reclamò il terreno dove era posto il precedente cimitero. Dal punto di vista storico, il
Cimitero si configura come un'importantissima testimonianza della composizione
della comunità ebraica in Pisa, che accolse tra Sei e Settecento gli espulsi da Spagna e
Portogallo. Alla Fine del Settecento emerge invece un incremento degli Ebrei di
provenienza italiana. In memoria delle vittime dei campi di concentramento nel
Cimitero è presente una lapide. Il valore storico del Cimitero consiste anche nella
varietà delle lapidi, che possono essere considerate una testimonianza
dell'evoluzione artistica e culturale, a partire dalle forme tradizionali a
parallelepipedo, alle steli di stile spagnolo – portoghese, fino agli esempi in stile
Impero, Neogotico e Liberty.
Domus Galileana
Raccoglie manoscritti, documenti autografi, libri di Galileo Galilei e dei suoi
discepoli; vi e' anche custodita la dinamo di Antonio Pacinotti. E’ sede di una ricca
biblioteca specializzata. La "Domus", inoltre, è sede di studi Galileiani e di storia
della scienza.
Domus Mazziniana
L’Istituto conserva una raccolta mazziniana (lettere, documenti e oggetti personali di
Mazzini) costituita in gran parte dal lascito della famiglia Nathan allo Stato; inoltre
offre un servizio di consultazione bibliotecaria e archivistica.
A partire dalla fondazione dell’Istituto viene redatto il Bollettino della Domus
Mazziniana che raccoglie contributi, edizioni, comunicazioni e saggi di argomento,
in senso lato, mazziniano.
Cantiere delle Navi Antiche
Ubicato poco all'esterno delle mura della città medievale, in direzione del mare. Qui
nel 1998, in occasione della costruzione di un centro direzionale delle Ferrovie dello
Stato, in seguito al rinvenimento di manufatti lignei, si decise di procedere, nel
minor tempo possibile, all'esplorazione del sito e fu quindi allestito un cantiere di
carattere estensivo, corrispondente all'area interessata. Il ritmo incalzante dei
rinvenimenti (con 16 relitti, interi o parzialmente conservati, individuati in pochi
mesi) portò nell'estate nel 1999 alla decisione di destinare il sito alla ricerca. Dal
dicembre dello stesso anno, stipulato l'accordo che passava alla Soprintendenza la
piena responsabilità dell'area, si è proceduto con una nuova strategia di intervento
che, secondo i principi della stratigrafia archeologica, permettesse il recupero e il
trasferimento dei relitti individuati in luoghi adatti alla conservazione e al restauro.
Il sito è stato quindi trasformato in un vero e proprio cantiere di scavo, che risulta
oggi esemplare per attrezzature e tecniche impiegate, normativa di sicurezza e
accessibilità per il pubblico e per gli studiosi.
Chiesa di Santa Maria della Spina
Straordinario esempio di gotico pisano. La sua realizzazione risale al 1230; deve il
suo nome al fatto che dal 1333 custodisce come reliquia una spina della corona di
Cristo. Originariamente era situata sul greto del fiume Arno, ma nel 1861 venne
completamente smontata e rimontata ad una quota superiore per salvarla dai
pericoli dovuti alle piene.
Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri
Fu eretta su progetto di Giorgio Vasari nel 1565-68 come chiesa dei Cavalieri
dell’Ordine di Santo Stefano. Il campanile, progettato anch’esso dal Vasari, è del
1570-1572. La facciata marmorea fu progettata da Giovanni de’ Medici nel 1602.
L’interno ha un ricco soffitto ligneo dorato con tele raffiguranti le imprese militari
dell’Ordine.
Gipsoteca di Arte Antica
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Gli spazi della chiesa di San Paolo all’Orto, già destinati alla liturgia, accolgono oggi
la collezione di calchi, secondo un percorso tematico – cronologico che illustra una
selezione di opere dell’arte severa e tardo arcaica greca e di età classica collocate
nell’area del coro, cui si contrappongono dall’altro lato esemplari di età ellenistica e
romana. Alle navate laterali sono riservate opere del rilievo funerario etrusco, oltre
alla celebre Lupa capitolina, e elementi del rilievo architettonico del Partenone
ateniese, contrapposte a esemplari di stele funerarie attiche.
Museo di Anatomia Umana
Ubicato nella Scuola Medico - Chirurgica di Pisa, presso la Sezione di Anatomia
Umana del Dipartimento di Morfologia Umana e Biologia Applicata dell'Università
degli Studi di Pisa, il Museo fu inaugurato il 15 novembre 1832. La collezione
anatomica, databile a metà Ottocento, comprende diverse raccolte: osteologica,
sindesmologica, angiologica, splanctologica ed embriologica.
Museo ed Orto Botanico
Situato molto vicino alla celebre Torre, l’Orto Botanico è sede di ricerca scientifica, di
conservazione di semi di piante minacciate e di manifestazioni relative ad aspetti del
territorio pisano e toscano; inoltre è aperto al pubblico e mette a disposizione delle
scuole numerosi percorsi didattici.
Museo Nazionale di Palazzo Reale
Ha sede in uno dei palazzi più importanti della città, residenza ufficiale delle
dinastie granducali dei Medici e dei Lorena e di quella reale dei Savoia in epoca post
- unitaria. Alle sale dell'ampio palazzo poste al primo piano è stato restituito
l'aspetto della dimora signorile con ambienti decorati e mobili d'epoca; al loro
interno sono esposte importanti opere: dai ritratti ufficiali di corte, alle armature
storiche del Gioco del Ponte, alle collezioni private. Il museo inoltre ospita e
promuove frequenti esposizioni tematiche.
Museo Nazionale degli Strumenti di Calcolo
Gestito dalla Fondazione Galileo Galilei, il museo si occupa di conservare, esporre e
restaurare gli strumenti scientifici. Inoltre, attraverso “Calcolandia _ Spazio dedicato
ai più piccoli” si occupa anche della didattica.
Museo di Storia Naturale e del Territorio
Per la costituzione del Museo di Storia Naturale e del Territorio, nel 1979 venne
proposta quale sede la Certosa di Calci e nel 1981 la Facoltà di Scienze deliberò la
realizzazione del museo ed il trasferimento di tutte le collezioni (di mineralogia,
paleontologia e zoologia), ad eccezione di quelle botaniche.
Nel 1985 il museo venne formalizzato nello stato giuridico di Centro
Interdipartimentale con uno statuto che definisce tra le sue finalità il conservare e
rendere fruibili le collezioni, lo svolgere attività di ricerca e didattica nelle scienze
naturali, il promuovere la cultura naturalistica. Nell'attuale sede, nonostante i limiti
espositivi dettati dai vincoli architettonici, i percorsi ostensivi risultano ricchi di
fascino grazie all'integrarsi degli elementi scientifico naturalistici e di quelli storico –
artistici.
Tumulo Etrusco di via S. Iacopo
Si tratta di un tumulo etrusco (detto “Tomba del Principe”) di cospicue dimensioni
che costituisce l’elemento di spicco di una vasta necropoli, riferibile al VII -VI sec.
a.C., individuata nel sobborgo di Gagno, di fianco alla Via San Iacopo. Questo sito,
unitamente alle altre testimonianze d’età etrusca affiorate nella porzione di città a
nord dell’Arno (Piazza del Duomo, Arena Garibaldi), conferma l’antichità dei primi
insediamenti nel territorio pisano.
Basilica romanica di San Piero a Grado
La chiesa sorge maestosa e isolata fuori dal centro cittadino nel luogo dove, secondo
la tradizione, sarebbe sbarcato San Pietro. La basilica romanica è cinta da lesene e
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•
•
adorna di archetti pensili e scodelle in maiolica. L’interno è decorato con colonne di
spoglio e capitelli classici, affreschi trecenteschi e resti di una basilica paleocristiana
costruita un ambiente romano.
Torre guelfa
Si trova in una delle zone più suggestive di Pisa, quella della Cittadella Vecchia nella
quale, a partire dal 1220 la Repubblica di Pisa aveva spostato tutte le attività di
cantieristica navale e l’arsenale. La costruzione della Torre Guelfa risale all’inizio del
Quattrocento. Nella seconda metà del XVI secolo gli ambienti dell’arsenale furono
destinati all’allevamento dei cavalli, mentre tutte le attività cantieristiche vennero
spostate nell’ex Giardino dei Semplici. A partire dal Settecento, e per tutto
l’Ottocento, gli ambienti della Cittadella furono adibiti a depositi, stalle e caserme
militari. Infine, nel 1944 tutta l’area fu gravemente colpita dai bombardamenti, la
torre Guelfa fu completamente distrutta e solo nel 1956 fu ricostruita
riproponendone l’aspetto originario.
I recenti restauri, condotti dall’amministrazione comunale, hanno permesso
l’apertura della torre al pubblico, offrendo ai pisani ed ai turisti una veduta
suggestiva di Pisa.
All’interno della torre sono stati esposti alcuni stemmi provenienti da vari edifici,
cittadini alcuni dei quali appartenuti alle famiglie dei Capitani e dei Commissari
fiorentini succedutisi nel governo della città.
Archivio di Stato
Ha sede in Palazzo Toscanelli. La biblioteca dell’Archivio di Stato è una biblioteca
interna che non può offrire un servizio di prestito, ma gli studiosi possono
consultare in sala studio i libri necessari per le loro ricerche. Sono disponibili circa
24.000 opere e 224 testate di periodici che riguardano soprattutto i campi della storia
istituzionale e della storia locale. Oltre ai volumi acquistati per motivi di studio in
anni recenti, vi è anche una notevole collezione di testi confluiti nell’istituto assieme
ai fondi archivistici di enti e famiglie locali, e fra questi vi sono pubblicazioni antiche
e pregiate, a partire dal Cinquecento.
L’Archivio di Stato fornisce anche un servizio di fotoriproduzione e un servizio
didattico rivolto alle scuole; inoltre ospita al suo interno un laboratorio di legatoria e
restauro e una scola di archivistica, paleografia e diplomatica.
Biblioteca Comunale
La biblioteca, oltre a fornire il normale servizio di prestito, offre anche un servizio di
prestito interbibliotecario che consente agli utenti di richiedere libri alle biblioteche
toscane, qualora non riuscissero a trovarle in quella comunale.
La Bibliteca Comunale, inoltre, dispone di un’emeroteca, in cui è possibile leggere
quotidiani e riviste, e di una sezione locale che raccogli circa 5.000 volumi e materiali
di varie tipologie (opuscoli, periodici, cartoline, fotografie, libri antichi e manoscritti)
attinenti alla città di Pisa e alla Toscana.
Tutte queste strutture vengono visitate generalmente da un numero abbastanza elevato di
persone (vedi tabella seguente), nel 2004 i siti archeologici sono stati visitati da 2.118.396
persone, mentre i musei soltanto da 149.744.
Sito
Museo Nazionale di San Matteo
Museo dell’Opera del Duomo
Cattedrale
Battistero
Numero Visitatori
2004
Visit. 2005: 13.000
76.609
947.267
576.688
17
Torre Pendente
Camposanto Monumentale
Museo delle Sinopie
Cimitero Ebraico
Domus Galileana
Domus Mazziniana
Cantiere delle Navi Antiche
Antiquarium
Chiesa di Santa Maria della Spina
Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri
Gipsoteca di Arte Antica
Museo di Anatomia Umana
Museo ed Orto Botanico
Certosa di Pisa
Museo Nazionale di Palazzo Reale
Museo Nazionale degli Strumenti di Calcolo
Tumulo Etrusco
Basilica romanica di San Piero a Grado
Torre guelfa
294.111
206.217
57.455
2.800
1.680
N.A.
Non esistente nel periodo
Non aperto al pubblico
13.478
25.000
Aperto da giugno 2005
About 1.000
Chiuso per lavori
35.000-40.000
9.000-10.000
6.820
Chiuso per lavori
6.000
791
Le linee di politica culturale del Comune di Pisa
Nel quadro di un rapporto tra le strategie culturali e le politiche locali, va ancora una volta
sottolineato che Pisa si contraddistingue come una città con un altissimo numero di associazioni
culturali e un livello di “creatività” in campo artistico molto alto e orientato in forme espressive
originali, per questo di fatto esiste:
• Offerta spettacolare diversificata con realizzazione di stagioni mirate a fasce di pubblico
differenziate
• Utilizzo della creatività e delle risorse artistiche come promozione del bene culturale
• Stretta integrazione delle forme tecnologiche più avanzate a livello artistico e scientifico
con la tutela e la definizione di nuovi percorsi per la fruizione del bene culturale in senso
lato.
Il panorama culturale cittadino è molto ampio e variegato, sia dal punto di vista istituzionale,
sia da quello dell’iniziativa privata, in particolare:
• Istituzioni cittadine legate al decentramento amministrativo statale e regionale, con
livelli di autonomia almeno a livello legislativo (vedi nuovo Codice Beni Culturali):
Soprintendenza Beni Artistici Architettonici, Soprintendenza Archeologica
• Forme organizzative di “industrie culturali” espresse dal territorio: Fondazione Teatro
Pisa, Cinemateatro Lux, Associazione Casa Città Leopolda, Associazione Arsenale,
Cooperativa Alfea.
In questo si inserisce in maniera precisa il ruolo dell’ente locale territoriale, il Comune, che
annovera tra i propri istituzionali la cultura intesa sia come tutela e valorizzazione del bene
culturale sia come coordinamento e supporto alle forme organizzate sul territorio. In particolare
il Comune, attraverso l’assessorato alla cultura, gestisce e coordina tutte le attività culturali
nelle varie forme .
Il sindaco, all’inizio del proprio mandato legislativo, propone e adotta un proprio programma, e
nella fase attuale ha delegato le competenze in materia di cultura all’assessore alla cultura, beni
culturali e politiche giovanili, che realizza strategie e obiettivi come di seguito precisati.Esiste
nella pubblica amministrazione una pianificazione strategica, legata al programma di mandato
18
del sindaco, degli interventi culturali tesi alla promozione dell’industria culturale e allo
sviluppo del turismo, in particolare :
• Obiettivo qualità della vita legato alle Politiche culturali e del tempo libero che si
concretizzano nel sostegno e valorizzazione dell’associazionismo culturale, costituzione
rete teatrale, consolidamento dell’offerta musicale qualificata, attuazione di specifiche
politiche per i giovani, realizzazione di itinerari turistico-culturali.
• Obiettivi sviluppo della città e qualità urbana che individuano, all’interno di un piano
complessivo di sviluppo urbanistico, una promozione e un’incremento dell’offerta
culturale e turistica, una rivitalizzazione del centro storico e, soprattutto, il
completamento di un Sistema Museale Cittadino (Museo Grafica Palazzo Lanfranchi,
Museo delle navi romane, Cittadella Galieana, Polo Espositivo San Michele Scalzi).
Ovviamente le linee di azione sopra descritte richiedono la più ampia concertazione tra attori
pubblici e privati al fine di creare un vero e proprio sistema integrato dell’offerta culturale.
A titolo esemplificativo citiamo la realizzazione di grosse mostre (Vedi “Pisa e il mediterraneo”,
“Cimabue e la pittura pisana del ‘300”) e grandi eventi di forte impatto comunicativo.
Ai fini della valorizzazione del patrimonio culturale di Pisa non devono essere dimenticati i
progetti riguardanti Palazzo Lanfranchi, la Stazione Leopolda e i Vecchi Macelli:
Palazzo Lanfranchi
Situato sul Lungarno Galileo Galilei, Palazzo Lanfranchi è stato realizzato fra Cinquecento
e Seicento anche se ha ricevuto un primo assetto unitario nel Trecento.
Nel 1539 venne acquistato dal canonico Alessandro Lanfranchi che vi fece realizzare
un’importante opera di ristrutturazione la quale attribuì sostanzialmente la forma attuale
al complesso.
Nel 1952 il Comune di Pisa è divenuto proprietario del Palazzo e ha promosso lavori di
restauro fra il 1976 e il 1980 che hanno permesso di capire che nel corso del tempo le
strutture non hanno subito grandi cambiamenti nonostante i numerosi passaggi di
proprietà.
A partire dagli anni Ottanta Palazzo Lanfranchi ospita esposizioni d’arte ideate dal
Comune in collaborazione con l’Università di Pisa con associazioni del territorio e con
istituzioni pubbliche e private italiane e straniere.
Oggi il Comune, in collaborazione con l’Università di Pisa, ha progettato la
trasformazione di Palazzo Lanfranchi in sede museale – espositiva dedicata
prevalentemente alla produzione grafica, in questo modo si permetterà un’adeguata
collocazione e valorizzazione della collezione del Gabinetto Disegni e Stampe
dell’Università di Pisa che si sviluppa intorno al lascito Timpanaro.
Stazione Leopolda
Il complesso ha preso il nome dal Granduca Leopoldo II che nel 1844 fece realizzare il
primo asse ferroviario Pisa – Livorno.
La progettazione della Stazione Leopolda venne affidata all’architetto fiorentino Giuseppe
Martelli; in realtà il progetto originario venne realizzato solo in parte, ma le caratteristiche
architettoniche e strutturali furono rispettate.
Nel 1871, con la realizzazione della nuova Stazione Centrale, la Stazione Leopolda venne
soppressa, pur continuando a funzionare come scalo merci fino al 1929; poi, dal 1929 al
1933, fu sede del mercato ortofrutticolo cittadino.
Nel 1994 molte associazioni hanno proposto di far diventare l’ex stazione un centro
culturale e sociale; nel 1996 il Comune ha iniziato i lavori di restauro e dal 2002 gli spazi
sono aperti.
Oggi il Comune ha affidato la gestione del complesso all’associazione “Casa della Città
Leopolda” che promuove attività sociali, culturali ed eventi interdisciplinari.
19
Gli spazi della Leopolda comprendono: Salone Storico (area polifunzionale di pregio
storico e architettonico), Sala Convegni, Centro Multimediale, Ludoteca, Fumettoteca, Sala
Prove per il teatro, la danza e la musica.
Vecchi Macelli
Nel 1989 il Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa istituisce il Centro per la
Conservazione e lo Studio degli Strumenti Scientifici, con il fine di identificare,
classificare, restaurare e conservare strumenti scientifici o qualsiasi altra cosa che abbia un
valore storico di competenza del Dipartimento. Nello stesso anno il Centro viene
riconosciuto ente museale; riceve in assegnazione tutta la collezione Pacinotti
(precedentemente in deposito alla Domus Galileiana) e alcune stanze al Dipartimento di
Fisica in Piazza Torricelli da utilizzare come sede.
Negli anni Novanta nasce l’idea di realizzare un museo dei calcolatori che verrà approvata
dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.
Nel 1994 si forma un gruppo di lavoro con lo scopo di organizzare le attività del Centro,
contemporaneamente il Comune di Pisa concede per 99 anni il complesso dei Vecchi
Macelli cittadini all’Università di Pisa perché venga costituita la “Cittadella Galileana” a
partire dal museo.
Nel 1995 iniziano i lavori di restauro nell’area dei Vecchi Macelli, il museo prende il nome
di Museo degli Strumenti per il Calcolo e si decide di affidarne la gestione ad una
fondazione di cui faranno parte l’Università di Pisa, il Comune di Pisa, la Provincia di Pisa
e altri enti: la Fondazione Galileo Galilei (il cui statuto venne appositamente riscritto).
Nel 2001 il Dipartimento di Fisica affida in comodato alla Fondazione Galileo Galilei tutte
le Collezioni museali del Centro, tutti i mobili, le attrezzature, l'hardware e il software in
uso presso il Centro.
Per quanto riguarda il sito del Museo, nell’area dei Vecchi Macelli sono disponibili cinque
edifici piuttosto grandi, destinati ad essere impiegati come aree espositive, all’interno di
un parco circondato da mura. Oggi alcuni di questi edifici sono allestiti, altri sono in
allestimento o in ristrutturazione, in ogni caso i lavori dovrebbero essere portati a termine
entro il 2007.
In relazione al progetto di realizzazione della “Cittadella Galileana” Pisa si è proposta fra
le città italiane che, in base ad un nuovo Disegno di Legge, dovrebbero ricevere
finanziamenti statali in occasione delle Celebrazioni Galileane.
Attività di cooperazione
Le attività di cooperazione nel settore culturale a Pisa prevedono sia la realizzazione di rapporti
stabili in forme consolidate e strutturate sia la promozione di manifestazioni legate a singoli
progetti, questo in particolare nei rapporti con l’imprendotoria privata.
Citiamo a titolo esemplificativo :
• Protocollo Intesa Fondazione Cassa Risparmio/Soprintendenza Artistica/Comune di
Pisa teso ad una programmazione congiunta dei grandi eventi culturali;
• Fondazione Cassa Risparmio come socio della Fondazione Teatro di Pisa;
• Sponsorizzazioni imprese private su specifici progetti (vedi Enel Ricerche – Festival
Letteratura e Scienze, Italgas – Mostre arte contemporanea Cosmopolitan – iniziative
promozione cinematografica);
• Museo Grafica e relativo piano di realizzazione Fondazione con sperimentazione
annuale di convenzione con Università degli Studi per gestione sperimentale congiunta;
• Convenzione Casa Città Leopolda e Comune di Pisa finalizzata alla gestione e alla
realizzazione di polo culturale negli spazi della Stazione Leopolda;
• Protocollo Intesa Università di Pisa per realizzazione Cittadella Galileana negli spazi dei
Vecchi Macelli.
20
Inoltre va ricordato che tutte le iniziative promosse dal Comune sono sempre in stretto rapporto
con il tessuto associativo, che spesso riesce anche a proporsi globalmente come soggetto
attuatore di progetti di ampio respiro.
Le collaborazioni, oltre che sul piano locale, spesso riescono a superare il localismo e ad inserirsi
in una dimansione regionale (festival musicali, rete teatrale), nazionale (circuiti museali, mostre
d’arte) e talvolta europea (rete mediterraneo, centri restauro).
Investimenti
Gli investimenti in campo culturale derivano, oltre che da fondi propri di bilancio del comune
appositamente finalizzati a questo settore, dalle seguenti fonti di finanziamento:
• Provincia di Pisa attraverso leggi regionali (LR 45/2000, 3372004)
• Regione Toscana
anche attraverso i fondi strutturali sull’asse di intervento
“Infrastrutture per attività culturali”
• Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa
• Programmi Comunitari
• Sponsor privati locali e non
Oltre che le spese correnti, va ricordato che da parte del comune esistono investimenti
strutturali molto forti nel recupero funzionale di spazi storico – artistici (Palazzo Lanfranchi,
Complesso San Michele Scalzi, Stazione Leopolda, Vecchi Macelli) e da questo ne deriva una
problematica aperta in merito alle forme gestionali che dovranno essere individuate per tali
spazi.
Un grande programma di lavori pubblici si è anche sviluppato in sinergia con l’iniziativa
privata, con i piani di sviluppo delle grandi aziende e degli enti presenti nel nostro territorio
(FFSS, Università, Azienda Ospedaliera, USL, Diritto allo Studio, Aereoporto, Forze Armate),
con i piani d’investimento delle imprese pubblico – private che operano nel settore dei servizi
(acqua, energia, rifiuti, telecomunicazioni).
Di fatto le opere pubbliche hanno contribuito alla scelta strategica di valorizzare la risorsa
culturale pisana, di recuperare le testimonianze urbanistiche ed artistiche e le dimensioni
urbane favorevoli alla riscoperta e alla vivibilità della città ,di far leva sulle pricipali bellezze
storico – artistiche come potente volano di sviluppo della città.
4. Il Sito Archeologico delle Navi Antiche di Pisa
Il sito8
Negli otto anni trascorsi dalla scoperta del contesto delle navi antiche di Pisa ad oggi,
l’interpretazione del contesto e dei rinvenimenti ha subito una notevole trasformazione.
Dalle prime attività di scavo, con modalità e caratteristiche di emergenza, si è infatti passati
gradualmente ad un affinamento delle tecniche di scavo e di documentazione specifiche per
questi tipi di contesto. L’esatta collocazione degli eventi in una sequenza stratigrafica, che si
avvia ad essere completa, consente inoltre l’incrocio interdisciplinare dell’evidenza archeologica
con le sempre più numerose notizie provenienti dalle analisi fisico- chimiche effettuate sui
depositi e sui rinvenimenti, oltre all’inquadramento del contesto pisano in una sempre più
puntale e precisa collocazione paleoambientale e topografica. I dati ricavati, se incrociati con le
poche – ma significative – notizie forniteci dalle fonti consentono ormai di abbozzare una
interpretazione sufficientemente plausibile del contesto e degli eventi che lo hanno generato.
L’ambiente naturale
8
A cura di Andrea Camilli – Direttore Archeologo Soprintendenza Beni Archeologici per la Toscana
21
Ci troviamo nella piana alluvionale dell’Arno, in prossimità di quello che fu il centro etrusco e
poi la colonia romana di Pisae, poche centinaia di metri a monte dalla confluenza dei due fiumi,
l’Arno e l’Auser, che hanno protetto la formazione dell’abitato. La presenza di questi due corsi
d’acqua, oltre a caratterizzare così marcatamente il paesaggio, è la causa diretta della
formazione del contesto. Una serie di disastrose alluvioni dell’Arno, succedutesi nello spazio di
almeno nove secoli, travolsero infatti quanto incontravano sul loro cammino, per depositarlo
nell’ansa dell’Auser, spostando progressivamente il corso di questo fiume sempre più a nord,
fino alla sua separazione dall’Arno, al suo definitivo sbocco a mare, e alla riduzione della
funzione commerciale dovuta alla riduzione della sua portata, come la trasformazione
omonastica Auser – Auserculus – Serchio sembra testimoniare.
Le indagini paleoambientali ci testimoniano, per la fase etrusca (la prima tangibilmente
documentata nel cantiere) un ambiente boschivo (ontano, salice, pioppo), con una ridotta
presenza di pollini relativi a coltivazioni e un ambiente dalle connotazioni fluvio-palustri.
Nel VI secolo a.C., sulla riva dell’Auser, si insedia un gruppo di capanne absidate, distanti pochi
metri dalla riva del fiume, che per questo viene rinforzata da una palizzata di contenimento e
da una notevole massicciata
in blocchi irregolari di calcare6. L’insediamento si inserisce in quel modello insediativo sparso,
che caratterizza il territorio pisano di età etrusca; se anche l’economia di questi abitati doveva
essere essenzialmente di sussistenza, tuttavia il rinvenimento di vasellame figurato di un certo
qual pregio sembra evocare una certa floridezza, generata dal profondo inserimento di Pisa
nella rete dei traffici commerciali arcaici, seguendo la vocazione storicamente marinara riferita
proprio per questo periodo anche da Strabone.
Una sostanziale modifica dell’ambiente si può riscontrare agli inizi del II secolo a.C. Se anche i
dati relativi a questa fase sono al momento tutt’altro che certi, possiamo intravedere un primo
consistente evento alluvionale,
tale da far avanzare la riva fluviale di diversi metri verso nord e da coinvolgere una nave da
carico di grandi dimensioni, la cosiddetta nave “ellenistica”, che smontatasi nel naufragio, ha
disseminato carico e suppellettili di bordo su una ampia area dello scavo. La nave, carica di
anfore greco-italiche, imbarcate in un qualsiasi porto dell’arco tirrenico, era originaria della
Spagna, e aveva probabilmente fatto uno scalo tecnico a Marsiglia prima di giungere nel mare
di Pisa.
La colonizzazione romana
Il paesaggio pisano ha una consistente trasformazione con la deduzione della colonia Opsequens
Iulia Pisana. I lotti di terreno da assegnare ai coloni furono infatti ricavati nella piana, con
l’impostazione di un reticolo centuriate dei canonici 710 metri di lato, nell’interno del quale
furono irreggimentati i numerosi corsi d’acqua che caratterizzavano l’ambiente.
La fitta rete di canali ortogonali ebbe come diretto risultato la bonifica delle aree paludose e,
facilitando il trasporto via acqua, avviò una intensa opera di disboscamento, ben evidente,
pochi anni più tardi, dalle parole
di Strabone sul primato pisano delle esportazioni di legname. Il disboscamento è testimoniato,
sul cantiere, anche dalla sostanziale riduzione dei pollini delle specie arboree; mancano tuttavia,
consistenti attestazioni di
pollini di specie coltivate, mentre prevalgono le specie erbacee di tipo palustre e di sponda
fluviale. Incrociando questi dati con l’esame delle tracce centuriali, possiamo ipotizzare la
presenza di una area demaniale, golenale,
del tipo testimoniato dal Catasto di Orange, vale a dire una area di lotti attraversati dal fiume,
lasciati incolti sotto forma di ager publicus o meglio di subseciva, terreni non occupabili a
carattere stabile ma sfruttabili per attività
collaterali (raccolta di legna, pastorizia eccetera) dalla collettività dei coloni. Proprio in
corrispondenza del cantiere sono state trovate le tracce dello sbocco di uno di questi canali,
rinforzato da spallette in muratura, sulla
22
riva del fiume.
L’aspetto della piana pisana, a parte la regolarità dei canali, non doveva essere dissimile
dall’attuale delta padano; sui canali e sui corsi d’acqua transitavano numerose imbarcazioni, di
taglia anche consistente; non abbiamo tuttavia alcuna evidenza di strutture portuali certamente
localizzabili intorno alla città; anche quelle originariamente identificate come tali sul cantiere, si
sono rivelate strutture collegate con l’abitato e la sistemazione della riva fluviale di età etrusca,
attrezzatura mobile di bordo o strutture di rinforzo dei canali centuriali; dobbiamo per il
momento quindi ritenere che le merci che giungevano a Pisa, con una modalità uso
assolutamente comune nell’antichità, venissero trasbordate dalle navi da carico alle
imbarcazioni minori, per poi venire consegnate e distribuite capillarmente.
Le alluvioni e l’alluvione “augustea”
L’intenso disboscamento ipotizzato sulla base delle fonti e dei dati disponibili, e il conseguente
dissesto idrogeologico, possono essere considerati una, se non la principale, causa della
formazione del deposito delle navi. A meno di un secolo dalla deduzione della colonia, intorno
al 10 d.C., si verifica una disastrosa piena dell’Arno, che travolge e porta con se due navi di
grandi dimensioni e numerose barche fluviali, oltre a suppellettili e resti di tutto ciò che aveva
incontrato sulla sua strada. Questa sarà solo una, anche se una delle più intense, tra le alluvioni
identificate nel corso dello scavo. La cronologia dei materiali associati alle imbarcazioni ha
permesso, per il momento, di identificarne almeno altre cinque.
L’alluvione non travolge solo le navi e le barche che transitavano per la fitta rete di canali, ma
anche quanto si trovava sulla riva fluviale o in prossimità di essa; all’interno degli strati di
alluvione si è infatti rinvenuta una gran quantità di materiali eterogenei, quali macerie, tronchi
d’albero, nuclei di foglie e residui di piante, addirittura una piccola statua e la sepoltura in
anfora di un neonato. L’alluvione “augustea” ci ha restituito uno dei reperti navali più rilevanti,
quello su cui si incentra la presente esposizione20: una veloce imbarcazione a remi, tra i relitti
più completi mai rinvenuti, che ha restituito, inciso su di una panca, il probabile nome Alkedo,
singolare scritta in caratteri greci ma trasposizione del latino alcedo, gabbiano. Oltre alla nave a
remi (originariamente identificata con la lettera “C”), questa alluvione ha coinvolto un gran
numero di imbarcazioni minori e da trasporto.
Uno degli esemplari più rilevanti a riguardo è la nave B, una nave da carico di medie
dimensioni, il cui carico ha riservato numerose sorprese: le anfore che lo costituivano, infatti, di
produzione ispanica e adriatica, sono state probabilmente riutilizzate, forse in un porto della
Campania, per contenere carichi eterogenei. Nello scavo del carico, gli archeologi hanno fatto
una macabra scoperta; sotto al cumulo di anfore riversatesi sul fondale con il naufragio, giaceva
lo scheletro di un marinaio, evidentemente morto nel naufragio, ancora abbracciato al suo cane.
23
Dal I secolo d.C. in poi comincia
la serie di alluvioni che
interessano, a cadenza almeno
cinquantennale, la piana pisana;
i numerosi relitti coinvolti, con i
loro carichi, hanno restituito un
quadro estremamente vivido dei
commerci marittimi antichi.
Altro aspetto che viene messo in
luce dallo scavo, è il quadro
dell’economia locale legata allo
sfruttamento
dell’ambiente.
All’interno dei depositi si
rinvengono oggetti connessi con la vita di palude
e con le attività di pesca e raccolta fluviale.
Un relitto di particolare rilievo, è la nave A. Si tratta, infatti,
di una nave da carico di dimensioni ragguardevoli, quasi del
tutto da scavare in quanto, per metà, fuori dal perimetro del
cantiere. La presenza di una nave da
carico di grandi dimensioni ci mostra come il traffico
commerciale che interessava la fitta rete pisana di canali
fosse vario.
Il relitto più recente identificato sul cantiere, è quello di una
nave da carico, la nave D, rovesciata, che ha conservato gran
parte della opera morta (vale a dire il ponte). La nave D, il cui
carico si è riversato all’esterno della nave nel corso del
naufragio, è stata da poco datata con metodi radiometrici al
VII secolo d.C.
L’interesse dell’imbarcazione è dato soprattutto dal fatto che
è stata costruita con la tecnica moderna, a scheletro, vale a
dire fissando il fasciame su uno scheletro precostituito anziché a guscio, cioè partendo dallo
scafo come nelle imbarcazioni più antiche, e ciò consentirebbe di precisare meglio questa
importante trasformazione della tecnica navale.
Al momento non abbiamo dati successivi al VII secolo d.C., perché le modalità di scoperta del
sito hanno comportato la perdita dei livelli più recenti; si spera che nei previsti allargamenti
dell’area di scavo si possano documentare contesti più recenti in modo da completare questa
unica sequenza archeologica, che ci fornisce un
quadro sostanzialmente unico dell’evoluzione di una piana fluviale in età classica.
Cantiere, Restauro, Museo: Un progetto complessivo9
Nella straordinaria e complessa vicenda delle navi antiche di Pisa, una delle caratteristiche più
evidenti e significative è rappresentata dalla immediata consapevolezza, da parte di tutti coloro
che vi furono coinvolti, della necessità di legare fra loro i tre aspetti fondamentali della ricerca
sul terreno, della conservazione dei manufatti tornati in luce (soprattutto se di natura organica),
ed infine della loro sistemazione definitiva al servizio del pubblico.
Fin dal ritrovamento dei primi scafi, il cruciale problema tecnico posto da una tale mole di
legno bagnato (una delle procedure di restauro più difficile ed ancora priva di protocolli
9
A cura di Angelo Bottini
24
operativi definiti e condivisi, specie nei confronti di relitti di grandi dimensioni) si è infatti
saldato alla scelta di un luogo adatto alla loro collocazione nella non breve fase di lavoro.
D’altra parte, la complessità stessa, in termini archeologici, della gestione del cantiere di scavo,
aggravata dall’obbligo di rimanere nei rigidi parametri di sicurezza imposti dall’essere inseriti
in un’area ferroviaria pienamente operativa, prefigurava le difficoltà che, su tutt’altro piano, si
sarebbero manifestate nell’allestimento prima e, quindi, nella vita di uno spazio idoneo non solo
a contenere in via definitiva le navi ma a farne anche il centro di una struttura espositiva in
grado di catturare l’attenzione e l’interesse di un pubblico variegato nella sua origine e
composizione, quale quello che frequenta oggi una città come Pisa, spingendo a prolungare un
soggiorno oggi in prevalenza troppo fugace.
A ben vedere, “le navi di Pisa” hanno insomma rappresentato - e rappresentano ancora - una
sorta di summa di tutti i principali e non semplici problemi che possono presentarsi sia a chi
deve prendersi cura del nostro patrimonio archeologico per dovere istituzionale, sia a chi è
chiamato a farsi carico del suo inserimento nella complessità della vita di una città moderna,
dunque lo Stato (il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e quello delle Infrastrutture e
Trasporti, che gioca in questo caso un ruolo tecnico vitale) come le diverse espressioni
dell’autogoverno locale, dalla Regione al Comune, senza naturalmente dimenticare l’apporto di
una realtà fondamentale quale quella del mondo della ricerca, coinvolto questa volta fin dalle
prime battute, come mostrano
la funzione svolta dalla Scuola Normale Superiore in molti passaggi-chiave della vicenda, e la
collaborazione di tanti studiosi di diversa provenienza. A distanza di un quinquennio, si può
così osservare come le nostre navi siano divenute da un lato punto di riferimento stabile della
ricerca scientifica sia in campo strettamente archeologico sia nel settore degli studi sulla
marineria e sulla tecnica navale antica, dall’altro occasione di messa a punto di una
sperimentazione a grande scala delle diverse tecniche di trattamento del legno bagnato, che
immaginiamo possa risultare utile anche nel caso dei molti altri rinvenimenti analoghi che si
sono andati verificando nel corso degli ultimi anni in Italia.
A sua volta, la scelta, operata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, in
pieno accordo con le strutture centrali del Ministero, di allestire il relativo laboratorio a pochi
passi dallo scavo, all’interno dell’area dello scalo ferroviario di San Rossore, ha permesso di dar
vita ad un primo percorso di visita (giudicato indispensabile da tutti gli studiosi fino dai primi
momenti della ricerca) che inizia a fornire risposte concrete alle esigenze di informazione e di
coinvolgimento manifestate a più riprese dalla cittadinanza pisana. Lo stesso Centro di Restauro
del Legno Bagnato, nell’espletare le sue funzioni inerenti ai rinvenimenti del cantiere (oltre a
quelli di altri scavi, anche da altre regioni d’Italia) sarà una palestra per la formazione di
giovani specialisti, tramite l’istituzione di corsi e seminari in collaborazione con enti universitari
e di ricerca.
Da ultimo, il percorso più complesso, quello che deve condurre alla nascita del museo, per
unanime e precoce decisione previsto nei bellissimi ed evocativi spazi demaniali degli Arsenali
Medicei in riva all’Arno, premessa di un più ampio ricupero di tutta l’area della Cittadella.
Su questa strada (sarebbe ingenuo negare ciò che appare palese agli occhi di tutti gli
osservatori) non tutte le scelte sono state operate e non tutti gli impegni necessari adottati;
sarebbe tuttavia altrettanto sbagliato affermare che il tempo sia per questo trascorso invano:
non va infatti dimenticato il fatto che i tempi tecnici previsti dalle procedure di restauro non
consentono di disporre degli scafi prima di un certo numero di anni di trattamento.
Nel frattempo, è stato peraltro possibile sviluppare uno specifico studio di fattibilità che
indicasse la dimensione economica del progetto ed i costi della successiva gestione, che dovrà
essere messa a punto dal punto di vista politico, valutando anche gli esiti di esperienze e
realizzazioni compiute altrove sul piano delle forme giuridiche ed amministrative, ed impostare
una prima bozza di progetto scientifico ed informativo, ancora una volta in stretta
collaborazione con la Scuola Normale Superiore.
25
Le proposte che ne scaturiranno troveranno un termine di riscontro concreto nel sistema di
allestimenti temporanei, che si deciso di organizzare in attesa, appunto, di poter disporre di un
primo scafo completamente restaurato (probabilmente verso la fine del 2006), ad iniziare da
questa stessa mostra, incentrata sulla ricostruzione - di necessità molto limitata - di una delle
concrete situazioni di rinvenimento.
Verso un Museo delle Navi di Pisa 10
La storia
Non fa meraviglia che l’unicità del contesto di Pisa-San Rossore – uno dei cantieri archeologici
più complessi del Mediterraneo per quantità e qualità dei ritrovamenti e delle problematiche
connesse – abbia posto fin dal primo momento il problema della musealizzazione dei reperti.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nomina dunque una Commissione scientifica
(Carmine Ampolo, Angelo Bottini, Stefano Bruni, Corrado Bucci Morichi, Paolo Galluzzi,
Michel Gras, Pier Giovanni Guzzo, Patrick Pomey, Salvatore Settis) che produce una Prima
Relazione (14 settembre 2000) nella quale si individua innanzitutto la sede del futuro Museo: gli
Arsenali Medicei, un complesso monumentale che evoca la grandezza marinara della città e che
nel 1999 aveva già ospitato una mostra dei reperti dello scavo. Tale scelta costituirà un punto
fermo in tutti i lavori successivi.
Nella Relazione si individuano inoltre altre linee portanti: si pensa, infatti, a un Museo della
Navigazione che “... attraverso le navi di Pisa, racconterà una storia più vasta, quella delle rotte
commerciali nel Mediterraneo, delle tecnologie della navigazione, della circolazione di persone,
degli scambi di merci e culture”.
Un Museo caratterizzato dal “… legame tra scavo, restauro e Museo... come un percorso
articolato in tre poli...”, “... dall’interazione tra ricerca, musealizzazione e formazione...”, e “...
dall’integrazione fra vari ambiti di ricerca...”. La stessa commissione scientifica, ampliata
(Guglielmo Malchiodi, Riccardo Di Donato, Anna Maria Mignosi Tantillo), offre poi nella
Seconda Relazione (16 luglio 2001) un quadro tecnico-scientifico del contesto urbano e del
complesso degli Arsenali Medicei.
Ma il 2001 vede anche un’altra importante iniziativa nel Seminario Internazionale sul Restauro: la
Conservazione dei legni provenienti da antichi relitti (30 giugno - 1 luglio) che la Scuola Normale
Superiore di Pisa, con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed il contributo
della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, organizza per stimolare un fattivo e diretto
confronto tra diverse teorie e tecniche di trattamento.
L’anno seguente, invece, un Laboratorio Europeo di Ricerca e Valorizzazione delle Navi di Pisa
(Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e Comune di Pisa) delinea il percorso da
seguire a partire dallo scavo fino all’allestimento museale, sottolineando gli aspetti di
interdisciplinarità propri del cantiere di San Rossore, e analizzando la museografia europea
applicata alla salvaguardia e alla esposizione di antichi relitti e di reperti archeologici.
Al Comune di Pisa si deve poi uno Studio di Fattibilità per la riqualificazione di aree della città,
secondo cui il futuro Museo delle Navi presso gli Arsenali Medicei, ubicati nel centro storico di
Pisa,
in prossimità dei principali collegamenti viari e ferroviari, dovrà rappresentare la prima tappa
di un nuovo e più articolato percorso di visita alla città, non più focalizzato sulla sola Piazza dei
Miracoli, e diventare il baricentro di un’offerta museale riorganizzata sull’asse dei Lungarni.
Nel 2004 la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa promuove uno Studio di Prefattibilità relativo
al Progetto di Musealizzazione delle Navi romane, affidato all’Università Bocconi di Milano (Centro
ASK, Art, Science and Knowledge: Coordinamento: Paola Dubini; Gruppo di lavoro: Luca
Martinazzoli, Francesco Saviozzi) e alla Scuola Normale Superiore di Pisa (Coordinamento: Maria
10
A cura del Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del Mondo Antico della Scuola Normale Superiore di Pisa
26
Cecilia Parra; Gruppo di lavoro: Alessandro Corretti, Michela Gargini), con la consulenza esterna
di Anna Maria Visser. Lo studio si articola in una preliminare descrizione delle caratteristiche
di base del futuro Museo, per poterne meglio definire il posizionamento nell’ambito della
museografia europea, e le ricadute di queste scelte sugli aspetti organizzativi, economici e
gestionali. In particolare si elabora una scansione temporale delle attività volta alla costituzione
e messa a regime del Museo, dalla delineazione dell’assetto dirigenziale alla valutazione del
rapporto costi/ricavi a breve e medio termine. Grande attenzione viene dedicata alle aspettative
della comunità locale, per individuare il corretto rapporto tra il futuro Museo e la realtà
cittadina, in relazione anche alle prospettive di sviluppo urbano.
Quasi senza soluzione di continuità, nel 2005 – mentre inaugura un nuovo percorso di visita del
Cantiere di Scavo e dei Laboratori ad esso connessi – la Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Toscana affida alla Scuola Normale Superiore di Pisa l’incarico di redigere uno Studio
propedeutico alla progettazione del Museo delle Navi in cui vengano definite le linee guida di
realizzazione del complesso museale (coordinamento: Maria Cecilia Parra; consulenti per gli aspetti
storici e archeologici: Alessandro Corretti, Michela Gargini; consulenti per gli aspetti museologici:
Pierdomenico Baccalario, Maria Luisa Catoni; supporto grafico: Cesare Cassanelli).
Linee guida del complesso museale: le proposte della Scuola Normale Superiore di Pisa
Il gruppo di lavoro della Scuola Normale Superiore di Pisa, muovendosi sulla linea dei
precedenti studi, traccia una possibile fisionomia del futuro Museo, attraverso l’individuazione
dei temi e degli indirizzi museografici principali.
Questo naturalmente sia in rapporto alla natura del materiale da esporre, sia in relazione alle
possibili tipologie di pubblico. Individuando le diverse categorie di visitatori, se ne sono
analizzate le aspettative e le modalità di coinvolgimento, al fine di determinare i rispettivi ausili
per la comunicazione museale.
L’acquisizione di dati architettonici, archeologici, bibliografici, museologici e museografici ha
fornito le basi da cui partire per la redazione delle linee guida del complesso museale pisano.
È stato infatti definito un possibile percorso espositivo per nuclei tematici, prendendo in
considerazione i relitti e i materiali già asportati, le tematiche scaturite dai ritrovamenti, i
contesti archeologici e paleoambientali. Di un contesto in particolare è stata fatta
un’esemplificazione più dettagliata, in modo da fornire un’idea tangibile e visiva (anche
mediante un corredo grafico più definito) del tipo di esposizione ritenuta più efficace e
appropriata.
Sono state anche valutate le possibili attività promozionali del futuro Museo, volte a mantenere
vivo l’interesse del pubblico, sia nel periodo antecedente alla sua apertura a pieno regime sia
nella fase successiva al suo pieno funzionamento.
Ai fini della musealizzazione e della successiva e complessa gestione del Museo e di tutte le sue
“attività” è stata anche proposta la realizzazione di un database, di cui si è fornito lo schema
concettuale.
Cosa farà il Museo
Il Museo vivrà un rapporto dinamico con il cantiere di scavo – destinato a prolungarsi per molti
altri anni ancora – e i laboratori di restauro a esso connessi: rappresenterà quindi il punto di
arrivo di un’attività di ricerca che partendo dallo scavo, attraverso i laboratori di restauro,
alimenterà l’offerta espositiva.
Questa “filiera” garantirà l’alto livello scientifico dei messaggi proposti al visitatore, e anzi vedrà
nel Museo stesso uno stimolo alle ricerche sulla navigazione antica, sulle tecniche di
conservazione e restauro dei legni e degli altri reperti organici imbevuti di acqua, e in generale
su tutto quanto possa essere di volta in volta relazionato al complesso delle navi di San Rossore.
Il costante rapporto con la ricerca permetterà inoltre di rinnovare periodicamente il messaggio
museale, attraverso l’esposizione di nuovi reperti e l’organizzazione di eventi temporanei e mostre
itineranti.
27
Il Museo sarà luogo d’incontro tra istituzioni analoghe, promuoverà studi multidisciplinari,
scambi di idee, ricerche, progetti; potrà fornire servizi e consulenze esterne ad altri Musei o
Istituzioni Universitarie italiane e straniere.
Dentro il Museo
Nel percorso museale suggerito le navi ed i reperti sono i “protagonisti del Museo” e costituiscono
il punto di partenza per un viaggio nel Mediterraneo antico, spazio vivo di incontro e luogo di
interazione di culture, uomini e cose: oggi come ieri, il presente come specchio del passato.
I percorsi di visita varieranno per livello di approfondimento e modalità di comunicazione; per
esempio, ad un approccio più “scientifico” – basato su contenuti tecnici e destinato ad un
pubblico specialistico – si affiancherà un itinerario più “emotivo”, in cui il visitatore verrà più
direttamente invitato a rivivere situazioni ed atmosfere del passato, sia mediante ricostruzioni
virtuali sia attraverso specifici laboratori didattici, con attività che spazieranno – per esempio –
dalla partecipazione a esperimenti di carpenteria a brevi percorsi sulla replica di una delle
antiche navi.
La tecnologia sarà dunque lo strumento privilegiato di comunicazione e caratterizzerà fortemente
la fisionomia del Museo delle Navi di Pisa.
Il Cantiere11
Fin dai primi approcci avvenuti nell’anno 2000,
quando il cantiere è passato dalla gestione
diretta di RFI a quella coordinata dalla
Soprintendenza ai Beni Archeologici di Firenze
e dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti
dal Settore Infrastrutture di Pisa, è emersa in
tutte le sue sfaccettature , la particolare atipicità
del cantiere nella misura in cui si doveva
conciliare la pianificazione degli interventi di
recupero dei reperti e dei relitti con la
contemporanea messa in sicurezza del cantiere e
dei materiali.
Inoltre, proprio per la sua particolare natura e
“unicità” fu subito chiaro che il cantiere non poteva essere considerato una riserva per i soli
addetti ai lavori ma, stante le continue richieste e pressioni, doveva essere reso accessibile al
grande pubblico.
Per l’adeguamento agli standard di sicurezza effettuato nei primi anni di lavoro, si è dovuto
tenere conto della presenza della linea ferroviaria Genova-Roma prospiciente il cantiere, della
stabilità e durata nel tempo delle parancole a sostegno delle parete dello scavo, dell’attività degli
archeologi per il recupero dei relitti e della presenza dei visitatori durante le normali attività di
cantiere. Il passo successivo è stato quello che ha consentito di attrezzare l’area secondo le
esigenze manifestate dalla Soprintendenza, realizzando gli uffici per la Direzione dei
Lavori ed i primi ricoveri per i numerosi reperti erano stati depositati a titolo oneroso presso
magazzini esterni.
L’entità del materiale proveniente dallo scavo ha indotto gli archeologi ad estendere la ricerca
per delimitare i confini del sito stesso ed ad individuare la presenza di ulteriori reperti. A tal fine
è iniziata una campagna di indagine sul lato ovest, che ha confermato la presenza di ulteriori
reperti. Contemporaneamente è stata avviata la costruzione di un magazzino per accogliere le
migliaia di cassette contenenti il materiale ceramico, e non, rinvenuto durante le operazioni di
scavo.
11
A cura di Roberto Puccetti e Sauro Gaddi
28
La decisione assunta dal Ministero dei Beni Culturali di realizzare presso il cantiere le strutture
atte ad ospitare il Centro di Restauro del Legno Bagnato, focalizzando l’attenzione sulle navi già
recuperate e sull’enorme quantità di materiale in attesa di restauro, ha comportato l’abbandono di
tali indagini e la necessità di acquisire da RFI un’ulteriore area a nord per la realizzazione di
ulteriori capannoni destinati ad accogliere il Centro di Restauro del Legno Bagnato.
L’attuale configurazione consta di tre poli attigui che permettono di continuare l’attività di
scavo, lo studio il trattamento ed il restauro in loco dei reperti; nello stesso tempo è assicurata al
pubblico la possibilità di poter seguire lo svolgimento delle operazioni durante le varie fasi.
Tutto ciò in attesa della realizzazione del Museo del Mediterraneo che ospiterà le navi restaurate
ed il Laboratorio di Restauro.
Superficie
Il cantiere di scavo delle Navi Antiche è ubicato alla periferia di Pisa, nell’area dello scalo
ferroviario di S. Rossore.
Vicinissimo alla famosa Piazza dei Miracoli con la Torre pendente, circa 500 metri in linea
d’aria, è facilmente raggiungibile dall’autostrada, dall’aeroporto e naturalmente per il turista che
arriva in treno.
L’ingresso del cantiere è ubicato sul proseguo di via Andrea Pisano; recentemente il tratto di
strada a fondo chiuso che consente l’accesso al cantiere è stato rinominato ”via Ranuccio
Bianchi Bandinelli”, in omaggio al grande archeologo del nostro secolo, scomparso nel 1975.
L’area del cantiere di scavo vero e proprio di circa mq. 7.000 era destinata alla realizzazione da
parte di RFI del nuovo Centro Direzionale della tratta ferroviaria Tirrenica Nord; iniziati i lavori
nel 1998 l’area fu definitivamente abbandonata nel gennaio 2000, quando ci si rese conto che lo
sviluppo dello cavo archeologico non era più compatibile con la progettazione iniziale in ragione
dell’eccezionale numero di relitti riportati alla luce.
Il cantiere attuale occupa un area di mq. 10.650 di cui mq. 3.500 interessati dalla scavo vero e
proprio, ad una profondità variabile tra ml. 5,50 e ml. 9,00 sotto il piano di campagna. L’area
coperta dalle attrezzature prefabbricate di servizio (ingresso, foresteria, centro accoglienza e
direzionale etc.) è di circa mq. 500 mentre i laboratori di primo intervento ed il Centro di
Restauro del Legno Bagnato occupano mq. 1.700.
A fianco del cantiere, lato ovest, si estende un’area sottoposta a vincolo archeologico di circa
mq. 10.000, ancora completamente da esplorare.
Il percorso ed il complesso
Arrivando al cantiere con un automezzo, troviamo l’accesso carraio riservato ai mezzi di lavoro
ed al personale di servizio.
Il visitatore avrà comunque a disposizione un successivo accesso aperto nel muro di recinzione,
facilmente individuabile, grazie ad una serie di cartelli indicatori. Chi viene da Piazza dei
Miracoli o dalla Stazione ferroviaria può usufruire dell’ingresso pedonale riservato ai visitatori
del cantiere e del Centro di Restauro. L’ingresso visitatori ove sono ubicati il book-shoop e la
biglietteria è direttamente collegato alla portineria del cantiere: il visitatore potrà così assumere
sempre informazioni aggiornate sia sull’andamento dello varie attività di scavo che sui percorsi
usufruibili.
29
Seguendo un percorso attrezzato che si snoda lungo il perimetro dell’area di scavo, si possono
raggiungere i fabbricati del Centro Direzionale e dei Laboratori di Primo Intervento. Le due
terrazze in ferro in aggetto oltre la barriera del palancolato, permettono una completa visione
dell’area di scavo ed è possibile così individuare l’ubicazione delle navi già scavate ed osservare
gli archeologi impegnati nell’opera di recupero dei vari reperti.
Il complesso del Centro Direzionale (completato nel 2006), oltre all’ingresso attrezzato con le
vetrine dei reperti già restaurati ed i pannelli illustranti la storia del cantiere, ospita la saletta
delle conferenze e delle proiezioni; attraverso un corridoio semicircolare è possibile accedere ai
laboratori di primo intervento.
attraverso ampie vetrate i visitatori possono assistere ad alcune fasi del restauro sia delle
terrecotte che dei legni.
Un video al plasma
consente inoltre di poter
seguire le operazioni
che
si
svolgono
all’interno
dei
laboratori
non
accessibili: il chimico e
geologico, il centro
cartografico ed infine il
laboratorio del restauro
del legno con la
colofonia, questa fase
interessantissima,
a
causa della particolare
composizione
dei
solventi e della tempera
di lavoro, non può
essere
direttamente
accessibile al pubblico.
Oltrepassati i laboratori e la zona dei servizi tecnici, si costeggia il magazzino dei reperti con il
laboratorio di ceramologia per portarsi fino all’estremo del cantiere, dove, attraverso un rampa di
acceso si può entrare all’interno del Centro di Restauro vero e proprio.
La prima cosa che il visitatore può vedere, attraverso alcune “finestre”, è l’impianto di
atomizzazione della nave “D”, si entra poi nel locale climatizzato che ospita il grande
liofilizzatore. Non resta che accedere nell’ampio spazio del centro per trovarsi al cospetto delle
navi già recuperate ed in fase di restauro; mentre si osservano le altre apparecchiature necessarie
al restauro del legno bagnato, si esce dal capannone.
La visita è finita: non resta che riprendere il percorso verso l’uscita costeggiando ancora la buca
dello scavo ( magari riaffacciandosi a vedere ancora una volta i reperti affiorare dalla sabbia) per
ritrovarsi di fronte all’accesso visitatori ed uscire così di nuovo in strada.
30
Una piccola foresteria all’ingresso del cantiere è destinata ad accogliere studenti e ricercatori
provenienti dalle università italiane e straniere.
La Scoperta delle Navi Antiche di Pisa. Un occasione per la
riorganizzazione dei percorsi culturali della città
La straordinaria scoperta archeologica del porto urbano di Pisa nell’area ferroviaria della
stazione di San Rossore avvenuta verso la fine del 1998, ha dato avvio ad un ampio progetto di
riqualificazione della città volto a rendere fruibile nel suo complesso il ricco patrimonio
culturale.
La necessità concreta di realizzare il Museo delle Navi Romane (spazio espositivo individuato
nel recupero degli Arsenali Medicei) ha fornito all’Amministrazione Comunale un’opportunità
utile per valutare e delineare lo sviluppo futuro della città in relazione anche alla valorizzazione
del patrimonio immobiliare presente nel tessuto storico, con particolare riferimento a caserme
militari, palazzi ed aree demaniali.
L’Accordo del 18 aprile 2001 con il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri
(Ministero della Difesa, dei Beni Culturali, delle Finanze, del Tesoro e del Bilancio, della Agenzia
del Demanio, dal Comando generale della Guardia di Finanza, dalla Università di Pisa,
dall’Azienda per il DSU, dalle Regione Toscana e dal Comune di Pisa) costituisce lo strumento
principale per l’avvio di questo programma.
Il ritrovamento delle Navi e del Porto urbano di Pisa ha costituito il punto di partenza per una
nuova riflessione sulla città, dalle funzioni turistico – ricettive ed istituzionali all’intero tessuto
urbano in un’ottica di valorizzazione e riqualificazione del centro storico e particolarmente
dell’area Ovest della città, in cui sono localizzati appunto gli Arsenali Repubblicani e Medicei
nell’area dell’antica Cittadella. Quest’area diverrà porta di accesso e cerniera del sistema
museale pisano che si sviluppa ad Ovest in un percorso che va dagli Arsenali Medicei (destinati
ad accogliere il Museo della Navigazione), alla Cittadella Scientifica Tecnologica (localizzato
negli ex Macelli Comunali), e seguendo il corso dell’Arno, nel sistema museale dei Lungarni con
il Palazzo Reale, il potenziamento del Museo di S. Matteo, il Palazzo Lanfranchi e il nuovo
museo in Palazzo Giuli.
Nell’ambito delle politiche di intervento culturale del Comune di Pisa e della Regione Toscana in
generale, la costruzione di sistemi museali territoriali ha assunto già da diversi anni un ruolo
rilevante e questo si è tradotto in azioni progettuali tese ad approfondire le vocazioni territoriali
di singole aree, forme di collaborazione concertate e costituzione di reti specializzate, al fine di
migliorare le strategie di intervento culturale e la qualità della comunicazione delle stesse.
Pisa, in particolare, sta lavorando per costruire un vero e proprio percorso dell’arte in città,
attraverso il coinvolgimento di quanti – istituzioni, privati, associazioni – sono impegnati su
questo fronte.
In quest’obiettivo si ritrova una delle vocazioni principali della città di Pisa una città d’arte per
storia e vocazione, che insieme al patrimonio storico – artistico prettamente medievale, gode di
collezioni appartenenti a tutte le età della storia dell’arte in parte già godibili all’interno dei
musei nazionali di Palazzo Reale e di San Matteo.
Così è nato un progetto di sviluppo di una rete museale che si districhi sull’asse dei lungarni
partendo dalla Cittadella fino alle Piagge.
Alla Cittadella Tecnologica, nello spazio dei Vecchi Macelli, si affiancherà il Museo della
Navigazione, negli Arsenali Medicei; poi, scendendo verso il centro, percorrendo i lungarni, si
trovano i musei nazionali di Palazzo Reale e di San Matteo.
31
Tre grandi novità completeranno il percorso e daranno un contributo importante al Sistema
Museale: il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi12, prossimo all’apertura, il Centro d’Arte
Contemporanea di San Michele degli Scalzi13 e la collezione della Fondazione Cassa di
Risparmio di Pisa presso Palazzo Giuli.
La percezione da parte dei cittadini e fruitori
La riapertura al pubblico del cantiere delle Navi Antiche di Pisa e del Centro di restauro del
Legno bagnato risale al 18 dicembre 2005. Il 18 Luglio 2006 il cantiere si è arricchito della Mostra
“ALKEDO. Navi e Commerci nella Pisa antica”
In questi mesi si è avuta una discreta affluenza di pubblico e l’interesse cittadino non è mai
scemato nonostante siano passati ormai 9 anni dalla scoperta e negli anni siano state organizzate
numerose mostre sull’argomento.
Al contrario, eventi specifici, destinati in particolare al pubblico pisano (3 aperture straordinarie
anche notturne ed uno spettacolo teatrale in cantiere in occasione delle notte bianca pisana il 29
settembre) hanno registrato una grande affluenza di pubblico.
L’interesse sempre mostrato verso tutti gli eventi relativi alle Navi Antiche rivela dunque una
percezione positiva da parte della cittadinanza pisana e del più vasto pubblico.
Affluenza visitatori Cantiere Navi Antiche di Pisa
Anno 2006
Numero visitatori
1000
774
800
672
572
600
426
380
400
200
253
131
93
210
226
19
0
0
11
12
13
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
I dati sono relativi a dicembre 2005 (unico giorno di apertura il 30/12/2005) ed al 2006 fino ad
ottobre.
I giorni di apertura settimanale sono 3.
5. Bibliografia:
AGGIUNGERE DIAGNOSIS DOCUMENT 3C
Il Contesto
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Livorno. Valorizzazione e ricerche, atti del convegno (Livorno 7 dicembre 2004), Pisa 2005, pp. 2944.
12
Il Museo della Grafica – che ospiterà le 10.000 opere del Gabinetto delle Stampe dell’Università di Pisa – sarà non solo una sede
espositiva per le opere, ma un centro di studio, ricerca, dibattito, un palazzo che ospiterà mostre temporanee e che sarà in grado di
recepire nuove donazioni ed arricchire la collezione. Il palazzo vanterà un allestimento originalissimo, completamente realizzato in
vetro, sperimentato per la prima volta in questa struttura.
13
Il centro d’arte contemporanea di San Michele degli Scalzi, per il quale sono già iniziati i lavori di recupero, avrà spazi polivalenti,
pronti ad ospitare tutte le forme d’arte contemporanea, dal video all’installazione, dal teatro alla danza.
32
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