«Più siamo in numero concordi nel procurare un bene, più riesce facile il conseguirlo». Lorenzo Guetti (in Almanacco Agrario, 1891) Annuario 2005/06 Istituto di Istruzione Lorenzo Guetti Via Durone TIONE DI TRENTO Tel. 0465 321735 - Fax 0465 322811 email: [email protected] www.istitutodiistruzione.it Primo numero a cura di Franco Brunelli Si ringraziano tutti i docenti, studenti, personale amministrativo e studiosi per la collaborazione. Fotografie: Biagio Comitini (le classi) Grafica: Danilo Dallabrida (DALLA srl) - Mezzolombardo (TN) Impaginazione e stampa: Antolini Centro Stampa - Tione di Trento Liceo con indirizzi: 2 Scientifico Scientifico delle professioni del turismo di montagna Linguistico Socio Psico Pedagogico Tecnico con indirizzi: I.G.E.A. Geometri Biennio Industriale Corsi serali: Geometri I.G.E.A Liceo delle Scienze Sociali S Sommario ommario Presentazioni Il saluto del Dirigente scolastico ________ Uno strumento per migliorare _________ Lorenzo Guetti: un grande giudicariese __ La cooperazione nel Trentino oggi ______ Interventi esterni Territorio, formazione e sviluppo ______ Una riforma da riformare? Riflessioni sulla nuova scuola superiore _________ Il declino del programma della scuola istituzionale: il liceo _________________ Il malessere in adolescenza tra crescita e disagio __________________________ Staff ____________________________ Docenti _________________________ Personale A.T.A. _________________ Consiglio dIstituto _______________ La progettualità di Istituto La funzione educativa della scuola ______ LAutovalutazione di Istituto __________ Una politica per la qualità ____________ Noi e il risparmio energetico __________ Da Hiroshima a Chernobyl: la problematica energetica ____________ Accordo di rete ____________________ Progetto Continuità _________________ Alunni stranieri ____________________ Progetto CLIL _____________________ La banda musicale __________________ 4 6 8 11 12 16 18 26 29 30 31 32 34 36 38 40 42 44 45 46 47 48 Il Gruppo teatro ___________________ LApostrofo _______________________ Orientamento _____________________ Orientamat _______________________ Costruire storia ____________________ Certificazioni linguistiche ed ECDL _____ La biblioteca ______________________ Scuola, territorio, ambiente ___________ Motivazione e metodo di studio _______ Scuola e genitori ___________________ Oltre le barriere degli occhi ___________ Biennio unico serale _________________ 49 50 52 54 55 56 57 58 60 61 62 63 Esperienze significative Le nostre Olimpiadi _________________ Educazione e formazione, scuola e lavoro Lo scambio linguistico _______________ La settimana linguistica _______________ Webvalley ________________________ 64 66 68 69 70 Studenti e Classi 1° Scientifico A ____________________ 1° Scientifico B ____________________ 1° Scientifico C ____________________ 1° Scientifico M ____________________ 2° Scientifico A ____________________ 2° Scientifico B ____________________ 2° Scientifico C ____________________ 3° Scientifico A ____________________ 3° Scientifico B ____________________ 3° Scientifico C ____________________ 4° Scientifico A ____________________ 4° Scientifico B ____________________ 4° Scientifico C ____________________ 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 5° Scientifico A ____________________ 5° Scientifico B ____________________ 5° Scientifico C ____________________ 1° Linguistico A ____________________ 1° Linguistico B ____________________ 2° Linguistico A ____________________ 3° Linguistico A ____________________ 4° Linguistico A ____________________ 5° Linguistico A ____________________ 1° Socio Psico Pedagico A ____________ 2° Socio Psico Pedagico A ____________ 3° Socio Psico Pedagico A ____________ 4° Socio Psico Pedagico A ____________ 5° Socio Psico Pedagico A ____________ 1° Ragioneria A ____________________ 1° Ragioneria B ____________________ 2° Ragioneria A ____________________ 2° Ragioneria B ____________________ 3° Ragioneria A ____________________ 4° Ragioneria A ____________________ 4° Ragioneria B ____________________ 5° Ragioneria A ____________________ 5° Ragioneria B ____________________ 1° Geometri A ____________________ 2° Geometri A ____________________ 2° Geometri B _____________________ 3° Geometri A ____________________ 3° Geometri B _____________________ 4° Geometri A ____________________ 4° Geometri B _____________________ 5° Geometri A ____________________ 1° Istituto Tecnico Industriale A _______ 2° Istituto Tecnico Industriale A _______ Corsi serali ________________________ 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 3 i del Dirigent Il saluto l saluto del Dirigente scolastico Gianbattista Rossi 4 È questo il primo Annuario del nostro istituto. La pubblicazione e la distribuzione avvengono in coincidenza con lintitolazione della nostra scuola a Lorenzo Guetti. LIstituto di Istruzione di Tione, nato nel 2000 dallunificazione del Liceo Scientifico Primo Levi e dellIstituto Tecnico Luigi Einaudi, disponeva già di una importante e diversificata offerta formativa che è stata rafforzata in questi anni con lintroduzione del Biennio unico integrato e del Liceo delle Scienze Sociali nel corso serale. Dal settembre scorso è attivo il Liceo Scientifico per le professioni del Turismo di Montagna. Il nostro istituto può, a ragione, considerarsi oggi come scuola polo già attrezzata per le riforme scolastiche che sono necessarie per affrontare le sfide che la nuova Europa e il mondo nuovo pongono. Sfide che tutti noi, nessuno escluso, dovremo saper accettare e superare con la partecipazione, il confronto e la responsabilità per contribuire allo sviluppo della persona umana e garantire il successo formativo a ciascun alunno. Obiettivi che si perseguono con il lavoro quotidiano, che si costruiscono e raggiungono pazientemente, insieme, giorno dopo giorno, vivendo bene la scuola ordinaria (lezioni, attività laboratoriali, recuperi, sportelli) e quella dei progetti integrativi, sostegno importante della prima e spesso ordinaria essa stessa. Molti sono stati e sono i temi affrontati, le attività, gli specialisti incontrati, molti gli interventi organizzativi e strutturali. Molto è stato fattto e si fa, ma non tutto si sa. Le criticità non mancano. Linformazione, la circolazione delle idee, tanto cara ai primi umanisti, è una di quelle. Con impegno e determinazione la stiamo perseguendo e questo annuario può esserne uno degli strumenti. Perché un annuario? Per ricordare, per avere memoria storica di quel che si fa in un periodo importante del nostro tempo, della nostra vita; in particolar modo per i ragazzi e i docenti che li aiutano nella crescita e nelle ricerca individuale e collettiva. Perché questa scuola e il suo ricordo siano parte, si spera positiva, di ognuno, che saprà riconoscere non solo compagni e professori, ma anche il contributo determinante alla formazione di sé come persona e cittadino. Un Annuario è strumento indispensabile per fare il punto, riflettere, migliorare. Perché, pur nellampia e articolata attività curricolare e nelle numerose offerte di progetti integrativi, si possa cominciare a definire una sintesi per meglio progettare e proseguire gli anni successivi. Un annuario non può essere solo il ritratto di una scuola; deve promuovere dibattito e maturare riflessioni sulluniverso scolastico e giovanile. Deve anche porre domande. Per questo, accanto alla biografia di don Guetti, curata da Luciano Imperadori, abbiamo pensato di proporre saggi di Carlo Buzzi, Giuseppe Maiolo, Silvio Goglio e Rosario Drago, su alcune delle problematiche di maggior attualità che riguardano la scuola e il mondo giovanile. Di come è e di quel che avviene nella nostra scuola, giovane ma molto attiva, leggerete nelle pagine successive. Avremo tempo, nei prossimi anni, di ospitare contributi che ne ricostruiscano la breve ma intensa storia. Perché un nome? Perché Istituto di Istruzione è definizione dettata dalla norma, ma anonima. Un nome, e già lo era- no stati in modo forte i due precedenti, crea appartenenza, responsabilità, memoria, stima. Lorenzo Guetti è un nome legato al progresso della gente del nostro territorio e alla sua storia, ad unidea concreta e universale di confrontarsi, agire, organizzare: quella della cooperazione e della responsabilità di ciascuno. Unidea dal forte intento pedagogico. È a questo che abbiamo guardato nella scelta: allopera formativa, alla personalità pedagogica del gran giudicariese, come bene scrisse il prof. Franco Bertoldi, di cui ho ricordo vivissimo, e come sottolineò la bella mostra dellaltranno curata da docenti e alunni. La scuola è il luogo dove ci si forma, dove si trascorrono anni decisivi per le donne e gli uomini di domani. È studio, scambio, confronto, curiosità, comunità, condivisione di esperienze, affetti, sentimenti anche opposti, speranze. È importante che ci si stia bene. Noi abbiamo la fortuna di viverla in un edificio funzionale e ricco di attrezzature. Io ho frequentato il Guetti, diranno i nostri ragazzi e mi auguro con soddisfazione e consapevolezza di appartenere ad una comunità. Questo è il nostro primo Annuario, con tutti i limiti e i pregi delle opere prime e le innumerevoli correzioni che ci verranno suggerite. Lantica metafora del viaggio è sempre attuale. Importante era salpare. Noi ci abbiamo provato. Per correr miglior acque Grazie a tutto il personale che con impegno e dedizione ha contribuito alla realizzazione delle attività del Progetto di Istituto. Un ringraziamento particolare agli istituti di credito cooperativo che hanno finanziato senza esitazione ledizione dellAnnuario (Cassa Rurale di Tione Ragoli e Montagne, Cassa Rurale dellAlto Chiese, Cassa Rurale di Pinzolo, Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella), al prof. Franco Brunelli che con perizia lha curata, al prof. Biagio Comitini per le belle fotografie, a quanti vi hanno scritto, al personale di segreteria e a tutti coloro che hanno comunque contribuito alla realizzazione. Ora cominciamo a leggerlo, lannuario del Guetti di Tione, con curiosità e un po di orgoglio. Presentazioni te scolastico 5 U Uno strumento per m no strumento per migliorare Riccardo Maturi Presidente del Consiglio di Istituto 6 In tempi nei quali si sta perdendo il senso della propria storia e della propria memoria, fissare i ricordi, le persone e gli avvenimenti di una comunità viva, comè il nostro Istituto, in una pubblicazione annuale, significa aiutarci non solo a ricordare il passato, ma a verificare, anno dopo anno, i nostri progressi. Significa anche rinsaldare i legami, interni tra docenti e studenti ed esterni con le nostre comunità giudicariesi. Questo primo Annuario vuol quindi essere uno strumento dinformazione, ma anche di dialogo con le famiglie e con i diversi soggetti pubblici e privati, che aiuti a superare la separazione tra scuola e territorio. Il percorso verso la qualità globale, intrapreso dal nostro Istituto, presuppone un forte rapporto con i diversi portatori dinteresse che ruotano attorno alla nostra scuola: studenti, docenti, famiglie, imprese e comunità. Questo rapporto può trovare nellAnnuario uno strumento importante non solo di comunicazione, ma anche di verifica dei progetti e degli impegni presi. Esso sarà anche e soprattutto, ci auguriamo, uno strumento di collegamento col territorio affinché la scuola sia sempre più presente in forma attiva nella vita comunitaria e in grado di rispondere alle esigenze mutevoli del contesto sociale e ai bisogni professionali delleconomia locale. Va certamente in questa direzione la felice idea, che si è finalmente concretizzata, di istituire un Liceo per le professioni del turismo di montagna che risponde allesigenza, sempre più sentita, di un turismo sostenibile, legato al territorio, alla sua storia, al suo ambiente naturalistico e umano. Il contesto economico e sociale è in rapido mutamento, anche a causa dei grandi fenomeni di globalizzazione e dinterdipendenza che collegano sempre più le nostre comunità ad un mondo sempre più piccolo. Per non smarrire il senso del nostro operare o, come oggi si dice, la mission del nostro Istituto, dobbiamo quindi sforzarci di sintetizzare il nostro messaggio, di diffondere le nostre esperienze, di aprirci al nuovo che avanza senza perdere la nostra identità. Fa parte di questa identità anche il nome. Finora il nostro Istituto, anche a causa della sua giovane età, non aveva un nome. Adesso, dopo un positivo e aperto confronto, abbiamo unanimemente deciso di intitolare la scuola a Lorenzo Guetti, il fondatore della cooperazione trentina. Un grande giudicariese, vissuto alla fine dellOttocento, le cui idee di solidarietà e di mutualità sono tuttora attuali e certo utili anche per le nuove generazioni che desiderano vivere in un mondo più giusto e più solidale anche dal punto di vista economico. Egli fu anche tra i primi a studiare il fenomeno dellemigrazione transoceanica. Un tempo le Valli Giudicarie erano terra di esodo. Migliaia e migliaia di persone partirono dalle nostre valli per andare in ogni parte del mondo Presentazioni migliorare in cerca di fortuna. In ogni famiglia è ancora vivo il ricordo di questo fenomeno che significò lunghi viaggi, difficoltà di integrazione nei nuovi Paesi e sacrifici durissimi. Per fortuna lo sviluppo economico e sociale del Trentino di oggi consente ai giovani di non essere più obbligati a lasciare la propria terra e la propria famiglia in cerca di lavoro. Ciò, in parte, è anche grazie alla cooperazione che offre, anche nei nostri paesi, decine e decine di posti di lavoro e costituisce un modello anche internazionale come riconosce lOCSE (Organismo per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che di recente ha aperto una sede a Trento. Il richiamo a Lorenzo Guetti è quindi un modo per ricordare la storia della nostra gente, ma anche per guardare al futuro con maggiore serenità. 7 L Guetti: un g Lorenzo orenzo Guetti: un grande giudicariese Luciano Imperadori 8 Oggi i giovani, e non solo loro, hanno bisogno di figure forti alle quali ispirarsi. Uomini che, lungi dal procurare linteresse proprio, hanno operato per tutta la vita per il bene comune, magari rimanendo povere come quando avevano iniziato il loro impegno politico e sociale. La grandezza e la fama di queste persone non si misura dalla quantità di potere o di denaro accumulato, ma dalla loro forza morale, dal loro impegno sociale, dal loro comportamento etico. E questo il caso di don Lorenzo Guetti, padre e fondatore della cooperazione nel Trentino. Egli nacque a Vigo Lomaso il 6 febbraio 1847 e morì a Fiavè il 19 aprile del 1898. Primogenito di una numerosa famiglia contadina fu popolano di nascita - come disse di lui lamico e conterraneo don Geremia Dalponte - nel senso totale e nobile della parola: di cuore, di mente, di sentimenti e di opere. Lemigrazione Ordinato sacerdote nel 1870 fu destinato ad una delle zone più povere del Trentino: Terragnolo in Vallarsa e poi fu inviato nella zona del Bleggio e del Lomaso dove, accanto al magistero spirituale, operò instancabilmente per alleviare le misere condizioni della povera gente alla quale dedicò la sua vita e la sua attività. Esperto agronomo, presidente del Consorzio Agrario Distrettuale di S.Croce di Bleggio, culla della cooperazione trentina, e membro autorevole della Giunta Provinciale della Sezione di Trento del Consiglio Provinciale dAgricoltura, fu il primo presidente della Federazione Trentina della Cooperazione che, allepoca, si chiamava Federazione delle Casse Rurali e dei Sodalizi Cooperativi della parte italiana della Provincia. Fu tra i primi a studiare il fenomeno dellemigrazione compilando una Statistica dellemigrazione avvenuta nel Trentino dal 1870 in poi (Monauni Trento 1899). Da questa meticolosa ricerca, realizzata attraverso un dettagliato questionario inviato a tutti i parroci del Trentino, risulta che gli emigranti oltreoceano, in venti anni, dal 1870 al 1990, furono ben 23.846, dei quali grande giudicariese e La questione sociale Impegnato a risolvere la questione sociale pur ispirando la sua opera allinsegnamento evangelico, si oppose alla componente confessionale del movimento cattolico auspicando una cooperazione che raccogliesse tutti gli uomini trentini di buona volontà, come lui stesso scrisse nel suo testamento spirituale: Il Testamento di don Mentore, pubblicato sullAlmanacco Agrario per lanno 1898. Lorganismo delle istituzioni da noi iniziate - scrisse allinizio di questo Almanacco - è sempre animato dallo spirito di generosità e di sacrificio in pro del popolo; nessun interesse personale, nessun f ine secondario, fuori dal pubblico bene, sta nascosto sotto le chiare parole dei nostri statuti. Noi non facciamo né politica, né propaganda di combattimento o di lotta in tutto questo nostro movimento cooperativo; noi raccogliamo gli uomini trentini di buona volontà. La cooperazione fu allora la risposta alla disgregazione sociale e alla crisi economica che attanagliava il Trentino di fine 800; una proposta innovativa che vedeva il miglioramento del singo- lo, possibile solo nel quadro di una crescita complessiva di tutta la comunità, ricuperando gli antichi vincoli di solidarietà e di democrazia contenuti negli statuti medioevali che regolavano la vita delle comunità alpine. La vera innovazione, infatti, non è mai qualcosa di completamente nuovo e radicale, ma consiste nella capacità di inserire una cultura precedente in un contesto nuovo. Così lantica cultura di governo delle comunità locali attraverso regole, diritti e doveri, fu ricuperata nel contesto della modernità proprio utilizzando il nuovo strumento della cooperazione mutuato, sia dal Nord, attraverso lesperienza di Raiffeisen (1818-1888), che dal Sud, attraverso lesperienza diretta degli emigranti in Piemonte che avevano visto allopera le prime cooperative italiane. Supremo intento della questione sociale - sta scritto nellopuscolo stampato nel 1899 dalla tipografia Scotoni e Vitti nel ricordo di don Guetti - dovrebbe essere subordinare gli interessi egoistici al benessere generale della Società. Per molti la questione si riduceva ai diritti, agli interessi, alle condizioni degli operai delloff icina e delle miniere, i quali hanno la forza del numero e la facilità di intendersi e di sperare. Ma la questione sociale riguardava anche i lavoratori della terra, gli operai dei campi che durano al sole, alle intemperie, dando alla società lalimento, allindustria la materia prima. Essi meritavano che seriamente si prendessero a cuore i loro interessi come fece appunto don Lorenzo Guetti. Lautonomia del Trentino Don Guetti fu anche un fiero difensore dellautonomia del Trentino da non confondersi con lirredentismo. La maggior parte dei trentini erano, infatti, autonomisti, ma non irredentisti. Nazionale vuol dire trentino ed italiano, non vuol dire niente affatto italianissimo come vogliono intendere a Vienna e a Innsbruck - scriveva don Guetti su La Voce Cattolica il 16 giugno 1885 - né garibaldino né irredentista, ma semplicemente suddito austriaco si, ma italiano, trentino e quindi non essere impediti a far uso della nostra lingua, che nel Paese nostro siano concessi i pubblici impieghi a cittadini nostri e non già preferiti i non italiani, che gli affari nostri, dopo Vienna, siano trattati da noi e non essere messi sotto indecorosa tutela di amministratori parzialissimi, che a Trento vi sia una Dieta con rispettiva Giunta amministrativa e che, tranne gli introiti diretti in favore dello Stato, quelli della nostra Provincia che paghiamo noi, invece di passare il Brennero, restino qui da noi pei nostri bisogni ecc.. Linaugurazione del monumento a Dante Alighieri a Trento, l11 ottobre 1896, rappresentò il segno evidente dei sentimenti autonomisti dei trentini. Proprio in tale occasione Tridentino, uno dei tanti pseudonimi sotto i quali amava celarsi don Guetti, scriveva per il giornale La Lega Lombarda: Tutto il Trentino concorse ad innalzare questo palladio della nostra nazionalità e lo volle porre in questa sua capitale gioiosa per dire alluniverso, fino Presentazioni 14.060 ebbero un esito buono, 1.651 purtroppo cattivo e di ben 8.135 persone non si ebbero più notizie. Don Guetti sollecitò più volte la protezione, lorientamento e laiuto dei nostri emigranti allo scopo di combattere gli strozzini ed i sensali di carne umana che non mancavano nemmeno allepoca. 9 10 al dì delluniversale giudizio: Noi trentini, italiani siamo ed italiani dobbiamo essere sempre. Il curato del Bleggio fu addirittura messo sotto inchiesta dalla polizia austriaca per aver raccolto le offerte per questo monumento, persino tra gli scolari della Quadra, e le autorità fecero pressione sul Vescovo Eugenio Carlo Valussi, affinché don Guetti fosse trasferito in altra curazia, cosa che fortunatamente non avvenne. Lorenzo Guetti, neoeletto deputato alla Dieta di Innsbruck, scriveva a La Famiglia Cristiana il 3 gennaio 1892: Anzi tutto mi affretto a dichiararvi che considero lautonomia del nostro Paese come il caposaldo dei suoi interessi e della sua vita politica, come lunico mezzo ef f icace per risollevarlo dallaccasciamento in cui giace, per sviluppare le latenti sue risorse, risanare la piaga, che minaccia cancrena, dei nostri Comuni. Conseguentemente io la voglio, come qualunque buon patriota e la voglio vera, reale, corrispondente ai suoi bisogni, che non sono né piccoli né pochi. Questautonomia poi la vorrei accompagnata ed attuata con una riforma elettorale veramente democratica: allargamento del diritto di voto pel popolo; maggior numero di seggi per esso nei consessi amministrativi provinciali. Lorenzo Guetti sarà eletto plebiscitariamente anche al Reichsrat di Vienna, il 12 marzo 1897, la prima volta che, con la riforma Badeni, fu introdotto il voto a suffragio universale, anche se solo maschile. La nascita del sistema cooperativo Incisivo e, a volte, graffiante giornalista pubblicista, don Guetti lasciò numerosi scritti spesso in forma dialogica per essere ben compreso anche dalla gente più umile alla quale occorreva presentare fatti e non solo proposte. Il popolo è sempre pigro nelle vie del progresso, anzi è retrivo - scriveva sul Bollettino della Sezione di Trento del Consiglio Provinciale dellAgricoltura il 19 febbraio 1895 - quando non vede che cose che luccicano o non sente che parole, ma quando vede i fatti e fatti eloquenti, allora si muove, anzi corre, sicché non poche volte ha bisogno di freno che regoli il movimento in avanti. La nascita della prima cooperativa di consumo a Santa Croce di Bleggio (1890) e poi della prima Cassa Rurale alla Quadra (1892) seguita da quella di Fiavè fecero scrivere al fondatore: Quadra e Fiavè ruppero i ghiacciai del vicino Adamello e ne sgorgò una corrente vitale che ravviverà tutto il Trentino. La visione dei primi cooperatori era molto lucida. Non si trattava di fondare spontaneamente tante piccole cooperative, ma di costruire un sistema a rete fin dallorigine, articolato in strutture di primo grado, le cooperative, formate da persone, e di secondo grado, i Consorzi tra cooperative. Al centro del sistema venne fondata, nel 1895, la Federazione dei Consorzi Cooperativi e don Guetti ne fu il primo presidente. La cooperazione nel Trentino oggi Linsegnamento di don Lorenzo Guetti ha dato vita ad un sistema cooperativo che ha caratterizzato la storia del Trentino. Esso è profondamente radicato nella cultura, nelle comunità e nelle economie locali. Ancor oggi non cè paese o valle, in provincia di Trento, dove non operi almeno una cooperativa. Le imprese cooperative rappresentano un sistema capillare che taglia trasversalmente ogni campo produttivo o settore della società trentina, un vero e proprio laboratorio cooperativo. Su una popolazione di circa 500 mila abitanti, nel Trentino, si contano oltre 200 mila soci di cooperative. Non sono tutte persone fisiche perché una persona può essere socia di più cooperative, purché non in contrasto tra loro, ma sicuramente sono più di 150 mila i trentini che sono coinvolti nel sistema cooperativo. Se poi si raffronta il numero delle cooperative (700) con quello dei Comuni (223) possiamo constatare come, in media, ogni Comune vanti la presenza di almeno 3 cooperative. La cooperazione è un vero e proprio sistema operante sia nel campo dellagricoltura, con le cooperative agricole che trasformano oltre il 90% della produzione agricola, che nel campo del credito, con le Casse Rurali Banche di Credito Cooperativo che detengono quasi il 70% del mercato. Nel settore del consumo le Famiglie Cooperative sono diffuse soprattutto nelle valli alpine e la loro presenza ha contribuito a mantenere le persone sulla montagna. Esistono poi nuove cooperative nel campo produttivo: le cooperative di produzione e lavoro; nel settore delle vecchie e nuove povertà: le cooperative sociali; nei servizi: le cooperative di servizio; nel settore abitativo: le cooperative edilizie, e persino nel settore energetico: i consorzi per la produzione dellenergia elettrica. Presentazioni La Federazione - scriveva il fondatore nel suo testamento spirituale - è chiamata innanzi tutto a tener unite le sparse sorelle delle singole vallate ad un centro unico, non solo, ma suo scopo principale è quello di vigilare affinché le società federate vivano e prosperino procurando tutto quel vantaggio che si aspettavano i fondatori. Alla Federazione fece seguito, nel 1897, il Banco di San Vigilio come Cassa Centrale delle Casse Rurali, che, anche se non fu messo in grado di operare, anticipò i tempi. Nel 1899 fu fondato il SAIT che si occupava dellacquisto allingrosso delle merci per le Famiglie cooperative. Purtroppo don Guetti non poté vedere concretizzarsi tutte le sue intuizioni perchè morì prematuramente il 19 aprile 1898 nel pieno del suo impegno pastorale, politico e sociale. Al suo funerale, come dicono le cronache dellepoca, accorsero migliaia di trentini formando un corteo funebre, di oltre un chilometro, che da Fiavè arrivava fino a Vigo Lomaso. Sulla sua tomba nel cimitero di Vigo Lomaso, accanto al Battistero, è ancora scritto: Sacerdote informato alla carità di Cristo, amico del popolo, dei miglioramenti agrari appassionato promotore, fondatore e apostolo della cooperazione nel Trentino, strenuo propugnatore dei diritti del Paese, morì sulla breccia, f iducioso nella vittoria finale. 11 T Territorio, formazion erritorio, formazione e sviluppo Silvio Goglio Dal 1985 è Professore associato in Economia politica all'Università di Trento, dove lavora dal 1973 quale ricercatore. Ha svolto intensa attività di ricerca, molta di questa presso università straniere, quali l'Institute of Economics, Hungarian Academy of Sciences di Budapest, il Department of Geography, University of Durham (UK), il Centre de Estudis i Planificaciò (CEP), Barcelona (Spagna) e l' Italian American Institute, City University di New York. 12 Le trasformazioni che stanno interessando le economie moderne pongono ai sistemi di istruzione e formazione delle sfide che possono essere vinte solo con un grande sforzo e notevoli investimenti: in particolare richiedono di uscire da una visione 'scolastica', in una certa misura autoreferenziale, quando non difensiva di posizioni acquisite, per collegarsi più organicamente non solo alla realtà economico-produttiva, ma anche alle esigenze, individuali e collettive, espresse dall'evolversi dell'intera società. Non richiedono quindi, come spesso si vuole intendere, per lo più per non mettersi in discussione, un appiattimento del congiunto istruzione-formazione sulle esigenze delle imprese, ma la realizzazione di un meccanismo sociale in grado di sviluppare dinamicamente competenze e attitudini, procedendo ad una ridefinizione del rapporto tra sistema educativo, mondo del lavoro e società nel suo complesso. Si tratta di un percorso che non solo non può prescindere dal coordinamento fra le diverse competenze coinvolte, ma che, ancor più a monte, presuppone conoscenza e progettualità delle linee di sviluppo dei territori e delle conseguenti necessità di capitale umano. In altre parole, le nuove forme in cui si esplica la competitività economica non permettono più la reciproca indifferenza, quando non diffidenza, tra mondo formativo e mondo produttivo: essi devono integrarsi e vicendevolmente potenziarsi in una società organica e nello stesso tempo complessa. Quali sono le evoluzioni storiche che maggiormente incidono su queste trasformazioni? Innanzi tutto, quel complesso fenomeno che viene chiamato globalizzazione e che comprende la crescente internazionalizzazione degli scambi, l'estendersi delle relazioni produttive a scala mondiale, la diffusione dell'informazione, nonché la possibilità di interazione a distanza in tempo reale, grazie alla mediazione della comunicazione digitale. Esso sta provocando in molti settori, benché non in tutti, un indebolimento del sistema protettivo rappresentato dai mercati nazionali o locali, dove la concorrenza era più regolamentata, e dunque un aumento della competitività. In secondo luogo, la crescente proporzione di aspetti immateriali non solo nei consumi finali, come indica la quota dei servizi sul prodotto sociale, ma anche, se non in maggior misura, nella composizione dei fattori produttivi. La caratteristica di fondo delle moderne economie e della competitività che si instaura tra di esse è di essere sempre più basata sulla produzione di conoscenza, sull'innovazione e dunque sulla capacità di differenziazione. La capacità di differenziare la produzione deriva infatti dal saper produrre conoscenza e dal saperla organizzare a fini produttivi. Infine, il riconoscimento che lo sviluppo non è più solo riconducibile agli agenti strettamente economici, quali le imprese, ma anche all'ambiente locale del quale questi fanno parte. Le economie di produzione si ottengono attraverso una organizzazione complessa e più vasta dell'impresa: lo sviluppo è un risultato di sistema, cioè il frutto dell'interazione fra economia e società. Assume di conseguenza importanza strategica il territorio, inteso quale referente di risorse umane e sociali oltre che materiali. Ciò significa, tra l'altro, che le politiche per lo sviluppo non possono limitarsi ad interventi indifferenziati dal centro alla periferia, ma devono essere in grado, con interventi specifici, di stimolare e sostenere la crescita endogena dal basso. I tre aspetti sono interagenti. Se la conoscenza e la sua organizzazione a fini produttivi sono in misura significativa territorialmente caratterizzate, non si può distinguere tra sviluppo economico e sociale: lo sviluppo nel suo complesso è la capacità di tutte le organizzazioni del sistema sociale - dalle imprese alle famiglie, dal sistema educativo all'operatore pubblico - di collaborare ed evolvere in una certa sintonia. Un dato territorio non deve essere visto come un semplice contenitore nel quale possono essere più o meno presenti generiche risorse che attraggono la localizzazione di attività economiche, bensì come un ambiente in grado di sviluppare processi di apprendimento collettivo attraverso una intensa interazione fra una pluralità di soggetti. La concorrenza si fonda sempre più su quelle competenze che sono in grado di realizzare miglioramenti dinamici. In particolare, la crescente ampiezza dei mercati favorisce una maggiore varietà dei bisogni, cioè della domanda, e di conseguenza la specializzazione dell'offerta, sotto forma di prodotti, processi e conoscenze, a scapito della omogeneità e della standardizzazione. Ciò non può che far risaltare quelle specificità territoriali che sono in grado di seguire l'evoluzione della domanda mondiale, aderendo ai nuovi bisogni e alle nuove possibilità. In questo nuovo processo competitivo i sistemi locali sono una 'riserva' naturale di varietà, perché essi hanno nel tempo alimentato competenze specializzate e sensibilità particolari che non possono essere 'acquistatÈ sul mercato: si tratta di risorse localizzate, non trasferibili, che discendono dal fare esperienza in un certo luogo ed entro uno specifico sistema di relazioni. Se alcuni territori sono più dinamici, più innovativi e dunque più competitivi, ciò è dovuto al fatto che essi meglio sanno rispondere alle esigenze tecnologiche e di mercato, senza perdere tuttavia la loro individualità. Il successo di un territorio è dunque riconducibile alle caratteristiche del suo capitale umano, oltre Interventi esterni ne e sviluppo 13 14 che di quello sociale, ed alla sua capacità di rapportarsi e reagire alle sollecitazioni del contesto esterno, cioè di inserirsi nel processo innovativo e nella divisione internazionale del lavoro. L'investimento in capitale umano costituisce dunque uno degli assi portanti delle strategie di sviluppo territoriale e la formazione ne è uno strumento chiave. Ma se lo sviluppo è sempre di più fondato sulla concorrenza territoriale, l'investimento in capitale umano non può limitarsi ad essere indifferenziato e omogeneo. È vero che debbono essere forniti i codici che permettono l'acquisizione della conoscenza generale codificata, e questo rimane un compito, ai vari livelli, del sistema educativo di base. Tuttavia sempre più importanti, strategiche, divengono le possibilità di aggiornamento, le abilità nel trasformare la conoscenza codificata in conoscenza operativa, i meccanismi di trasmissione della conoscenza operativa e le capacità di produrre nuova conoscenza rapportandosi con quanto viene elaborato all'esterno del sistema. Si aprono qui spazi enormi per quello che possiamo chiamare un processo di formazione permanente del capitale umano, purché si tenga presente che esso va considerato una risorsa specifica e non generica. Ciò significa che il processo di formazione deve essere calibrato sulla realtà locale ed in buona misura autogovernato. In altre parole, la conoscenza da trasmettere non può essere disgiunta da un proprio modello di svilup- po, territorialmente caratterizzato, deve cioè essere l'espressione dinamica di un sistema socioeconomico. In particolare, la formazione deve coinvolgere con precise responsabilità, non solo decisionali, ma anche di rischio, le imprese e le forze sociali, procedendo congiuntamente alla progettualità concertata dello sviluppo stesso. Ciò significa consolidare il rapporto tra formazione e mondo delle imprese, ed in particolare risolvendo il problema della formazione interna alle imprese; consolidare il rapporto tra formazione e avviamento al lavoro e in generale con le politiche attive del lavoro; coinvolgere le parti sociali, rispettando il principio della sussidiarietà. Operativamente è necessario procedere a sviluppare sistemi di formazione integrata del lavoro e di formazione professionale per difendere e accrescere l'occupazione, delineando strategie sostenibili e complete che favoriscano una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici ed economici, promuovendo l'acquisizione di qualifiche corrispondenti alle esigenze del mercato del lavoro. D'altro canto gli interventi formativi devono essere mirati alle caratteristiche e vocazioni (cioè ai vantaggi competitivi) locali, tenendo presente che i fabbisogni formativi devono essere derivati non solo dai fabbisogni professionali, ma dalle caratteristiche dei soggetti, dai contesti di riferimento. In secondo luogo, è necessario rimuovere quegli ostacoli che si frappongono all'investimento nelle risorse umane e allo sviluppo della formazione nell'ambito dell'impresa. Ciò può essere fatto creando un ambiente, non solo economico, ma socio culturale, favorevole alla nascita di nuove imprese, nonché alla crescita delle PMI esistenti. A questo fine bisogna sensibilizzare la società civile, in particolare i giovani e le donne, allo spirito imprenditoriale economico, facendo conoscere le condizioni che consentono di sviluppare i mercati del capitale di rischio e l'accesso a tali mercati, e cercando di spezzare la cultura del garantismo. Va inoltre superata la discrasia tra domanda e offerta di competenze sul mercato del lavoro. La scuola è lontana dal mondo del lavoro e spesso la stessa formazione non risponde alle esigenze pro- presuppone una diversa formazione, più elastica e rispondente, che sappia mobilitare i saperi acquisiti in relazione alle dinamiche che investono le situazioni di lavoro. Infine il sistema formativo deve sapere proporre a chi è stato precedentemente escluso o non è stato sufficientemente motivato l'opportunità di recuperare la formazione perduta. Anche da qui cresce l'esigenza di ideare percorsi originali rispetto al modello standard del sistema scolastico. Un'economia competitiva non può permettersi di sprecare risorse umane, forse creative, lasciandole inutilizzate o emarginate solo perché non sanno adattarsi alle esigenze di un meccanismo educativo standardizzato. In questo senso la rigidità autoreferenziale del sistema educativo costituisce un vero delitto sociale ed economico. Si tratta di obiettivi ambiziosi. Occorre puntare ad un sistema culturale-formativo: che non si limiti a trasferire conoscenza, ma che induca capacità e volontà di apprendere e continuamente modificare le proprie conoscenze; che diffonda in termini più ampi la capacità e l'abitudine al cambiamento, alla formazione continua, alla rimessa in discussione delle competenze e dei risultati acquisiti; che stimoli imprenditorialità, cioè propensione al rischio e capacità di immettere nel circolo economico le nuove conoscenze. In altre parole occorre un sistema culturale-formativo che sappia coniugare il diritto di cittadinanza, di autorealizzazione e crescita culturale con il buon esito economico. Tutto ciò presuppone la soluzione di notevoli problemi. A livello culturale, un rinnovamento che coinvolga in sintonia tutte e tre le componenti di un sistema produttivo territoriale, imprese, istituzioni e società civile. Non sono solo l'apprendimento e l'imprenditorialità nel campo strettamente economico che vanno rinvigoriti, ma anche quelli in campo sociale e politico-amministrativo. A livello strategico, la capacità di raccordare la formazione con la visione del percorso del territorio. A livello operativo, la formazione dei formatori, chiamati ad operare in un sistema in continuo aggiornamento conoscitivo e creazione di conoscenze caratterizzanti, non standardizzate. Interventi esterni duttive: si propongono contenuti generici o non rispondenti alle necessità competitive del sistema produttivo territoriale. È dunque necessario stabilire una cooperazione non episodica tra scuola e lavoro e una maggiore conoscenza delle specificità territoriali, sapendo anche programmare sul lungo periodo la formazione di nuove qualifiche e figure professionali. Da un punto di vista dinamico esiste un ritardo temporale tra domanda e offerta sul mercato del lavoro. Molte figure professionali necessarie alla produzione rimangono scoperte. Di qui la necessità di più organici rapporti con le imprese, le quali devono d'altro canto scommettere di più sulla formazione permanente per essere competitive e assicurare l'adeguamento delle figure professionali alle esigenze produttive. Vi sono poi problemi di riadattamento delle competenze dovuti alla maggiore frequenza delle crisi professionali. Il sistema di formazione professionale dovrebbe fronteggiare le crisi offrendo alle imprese strumenti per anticiparle. È nell'anticipazione degli strumenti innovativi a sostegno della formazione continua, mettendo a disposizione nuovi servizi, che si gioca un nuovo raccordo con le imprese. Poiché la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro comporta un crescendo di contratti più flessibili, diviene necessaria una preparazione a sapersi muovere in questo nuovo contesto. La capacità del mercato del lavoro ad adattarsi ai mutamenti strutturali dell'economia 15 U Una riforma da rifo na riforma da riformare? Riflessioni Carlo Buzzi È Professore associato presso l'Università degli studi di Trento (dal 2001), dove ha insegnato e insegna "Sociologia (Istituzioni di), "Sociologia della famiglia", "Sociologia del mutamento", "Sociologia dell'educazione". È Delegato del rettore dell'Università di Trento per l'orientamento dal 1999; è stato anche membro del Comitato scientif ico dell'IPRASE del Trentino dal 1996 al 1999. Numerose le pubblicazioni al suo attivo. Tra le altre: Giovani, affettività, sessualità, Il Mulino, Bologna, 1998, La salute del futuro, il Mulino, Bologna, 1994. 16 Dopo la riforma della scuola dell'infanzia e del primo ciclo (inizio 2004), dopo l'istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo (fine 2004), dopo il diritto-dovere all'istruzione e alla formazione (inizio 2005), verso la fine dell'anno scorso sono stati pubblicati i due ultimi decreti legislativi che completano le riforme promosse dal ministro Moratti nell'arco della presente legislatura: il decreto sulla riforma del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione e quello sulla formazione per l'accesso all'insegnamento. Le caratteristiche della riforma delle scuole superiori sono note ed hanno già suscitato un ampio dibattito e numerose prese di posizione. Può essere tuttavia utile richiamare alcuni tratti salienti. Otto saranno i percorsi degli studi superiori di tipo liceale: il liceo artistico (che dal secondo biennio si differenzierà nei tre indirizzi di arti figurative, di architettura, design, ambiente, di audiovisivi, multimedia, scenografia); il liceo classico; il liceo economico (diviso dal secondo biennio nel filone aziendale e in quello istituzionale); il liceo linguistico; il liceo musicale e coreutico; il liceo scientifico; il liceo delle scienze umane; il liceo tecnologico (il più articolato, che prevede a partire dal secondo biennio otto indirizzi: meccanico-meccatronico; elettrico e elettronico; informatico, grafico e comunicazione; chimico e materiali; produzioni biologiche e biotecnologie alimentari; costruzione, ambiente, territorio; logistica e trasporti; tecnologie tessili, dell'abbigliamento e della moda). Gli aspetti più critici riguardano tuttavia la divaricazione precoce tra percorsi liceali e percorsi professionali che obbligherà alla scelta gli studenti all'età di 13/14 anni. In altre parole, l'altra "gamba" del sistema, finalizzata al veloce inserimento nel mondo del lavoro, raggrupperà l'attuale istruzione professionale con la formazione professionale e, pur sotto l'enunciato della pari dignità e la dichiarata possibilità di passare da un sistema all'altro, di fatto distinguerà il percorso formativo di un giovane dopo solo otto anni di scuola, alla fine del primo ciclo. Il percorso professionale durerà dai tre ai cinque anni: tre per ottenere un prima qualifica e assolvere l'obbligo formativo, quattro per chi sceglie di accedere ai corsi Ifts (alta formazione professionale) ed è anche previsto un quinto anno facoltativo di preparazione all'esame di stato che permetterebbe l'iscrizione all'Università. Al di là dei giudizi che si possono dare sui vari dettagli della riforma, la domanda centrale è se sia una soluzione equa o se invece accentui le condizioni di disuguaglianza sociale, costringendo giovani e famiglie ad optare per un percorso o per un altro prima della fine dell'obbligo scolastico, quando la dichiarata equivalenza di tali percorsi appare del tutto inconsistente. Si peggiora, infatti, la già deleteria gerarchia non scritta, ma socialmente riconosciuta, tra gli attuali ordini scolastici che attribuiscono il massimo prestigio ai licei, seguiti dagli istituti tecnici, da quelli professionali per finire con la formazione professionale, considerata la soluzione di assoluto ripiego nel rmare? campo dei processi educativi. La riforma, lungi dal mettere in discussione gli assetti dell'oggi, prospetta un domani dove la divisione si ripropone compattata e razionalizzata. Vi è un altro aspetto che rende problematico una scelta di percorso precoce e riguarda le mutate condizioni che caratterizzano l'età adolescenziale, da una parte, e le tendenze evolutive della cultura giovanile, dall'altra. Riguardo alla prima questione è indubbio che negli ultimi decenni si sia ampliato lo spazio occupato dall'età adolescenziale nei processi di crescita delle nuove generazioni; ciò in connessione con il dilatarsi dei percorsi di transizione ai ruoli adulti che si sono vieppiù allungati e complessificati. In altre parole oggi si rimane per più tempo adolescenti di quanto succedeva nel passato. Con questo diventa più problematica l'anticipazione di una scelta esistenziale così importante per i propri destini futuri come quella di seguire un percorso liceale che condurrà quasi immancabilmente agli studi universitari (già oggi oltre il 70% dei diplomati trentini si iscrive ad una Università) oppure un percorso professionale che introdurrà il giovane precocemente nel mondo del lavoro. Ci si può chiedere: un ragazzo o una ragazza di poco più di 13 anni è in grado di compiere una scelta consapevole? Famiglie ed insegnanti del primo ciclo possono esprimere con certezza un giudizio sulle sue potenziali capacità di apprendimento o sulle sue motivazioni, in continua trasformazione, data la giovane età? Sulle tendenze evolutive della cultura giovanile, è noto come alcuni tratti si siano consolidati. Ad esempio un primo elemento caratteristico sembra essere la proiezione nel presente delle nuove generazioni: in un mondo incerto, caratterizzato da rapidi ritmi di trasformazione, il futuro appare per molti versi sempre più difficile da prevedere; emergono così orientamenti al pragmatismo che privilegiano obiettivi a medio o breve periodo. Ma l'attuale assetto proposto dalla riforma prevede invece un'idea del proprio percorso di crescita già ben chiara e circostanziata fin dall'inizio. Come conciliare le esigenze di un sistema che richiede programmazione personale con la crescente incapacità giovanile di proiettarsi nel futuro? Quali sono gli spazi per aiutarlo alla scelta se questa avviene così precocemente? Una seconda tendenza culturale è quella della reversibilità delle scelte: l'insicurezza di base per i propri destini determina che ogni comportamento e ogni scelta venga considerata revocabile; nulla deve apparire irreversibile in una società incerta e contraddittoria, tutto è vissuto in chiave contingente e temporanea. Il risultato è che si evitano tutte le decisioni che sottendono scelte di vita definitive. Una recente ricerca condotta dall'Università di Trento ha messo, ad esempio, in luce che i processi decisionali degli stessi diplomandi sono assai difficili e complessi: molti giovani che frequentano il quinto anno di una scuola media superiore spesso non sanno scegliere cosa fare dopo l'esame di stato e, nonostante una sempre più ampia disponibilità di informazioni, si riducono a com- piere scelte affrettate "dell'ultimo momento", poco meditate e spesso predittive di futuri fallimenti nel percorso di studio universitario. Se il processo di scelta appare così difficile a 19 anni, è veramente utopico pensare che, all'inizio dell'adolescenza, ovvero a poco più di 13 anni, un giovane possa avere la pur minima competenza per operare una scelta consapevole, duratura e, in buona sostanza, non reversibile (la possibilità di cambiare percorso sembra essere più teorica che pratica e non è difficile prevedere che si applicherà unidirezionalmente dai licei alla formazione professionale nei casi di fallimento, esattamente come succede anche oggi). Detto ciò, l'unica vera novità, invero ancora piuttosto oscura, è la possibilità che, al compimento del quindicesimo anno di età i diplomi e le qualifiche si possano conseguire in alternanza scuolalavoro o attraverso l'apprendistato. Infine un'ultima considerazione sull'applicabilità della riforma Moratti. Precisato che in seguito all'esito delle prossime elezioni politiche di aprile tutte le innovazioni previste potrebbero subire radicali modifiche o essere addirittura azzerate, le indicazioni sulle possibili sperimentazioni dei nuovi licei già dal prossimo anno scolastico in attesa dell'entrata in vigore della legge dall'anno 2007/08 hanno prodotto, in un clima di grande incertezza e instabilità, e senza copertura finanziaria, una situazione di confusione con pesanti ricadute sulla funzionalità delle scuole e sull'azione dei dirigenti scolastici. È dunque prevedibile che ben pochi istituti aderiranno all'iniziativa. Interventi esterni sulla nuova scuola superiore 17 I del programm Il declino l declino del programma della scuola istit Rosario Drago È stato preside per tanti anni, poi dal 1992 responsabile del settore legislativo dell'Associazione Nazionale Presidi; ha fatto parte delle commissioni ministeriali per la redazione dei decreti sull'autonomia scolastica e la riforma dei programmi delle scuole secondarie superiori. È consulente OCSE e del Servizio istruzione della PAT. Ha pubblicato parecchi testi, tra i quali "Carta della scuola e innovazione", "Insegnante e maestro", "Insegnanti professionisti". 18 Introduzione Al di là delle ideologie, delle retoriche e perfino delle teologie religiose o laiche, la scuola ha sempre avuto come missione quella di produrre "beni" diversi e "valori" diversi, relativamente antagonisti tra loro. Tutti i sistemi scolastici si sono costruiti su un compromesso, su alcune scelte o meglio combinazioni tra principi opposti. Così, da quando esiste, la scuola si è data come compito quello di socializzare i ragazzi per farne individui socialmente integrati nel mondo, ma, dall'altra parte, la scuola è stata "inventata" anche per produrre soggetti autonomi e critici definiti da valori più universali di quanto non fossero le norme banali della vita sociale: cittadini, cristiani, essere dotati di ragione. Nelle società democratiche che furono quelle dell'esplosione della scolarizzazione, la scuola ha voluto produrre uguaglianza delle opportunità, se non uguaglianza sociale, ma dall'altro ogni scuola stabilisce delle gerarchie, classifica e seleziona gli allievi, distribuisce diplomi e posizioni e attraverso tale attività la scuola è anche uno strumento di ineguaglianza. Come spiegare la sopravvivenza di queste contraddizioni? Forse l'ipotesi della scuola istituzione, di cui il liceo è stato il modello più resistente, può darci qualche indicazione e qualche pista di ricerca. In effetti, la scuola per secoli ha funzionato secondo un vero e proprio programma istituziona- le, di cui una delle virtù è stata quella di ridurre, ovvero neutralizzare, la maggior parte delle contraddizioni di principio a cui abbiamo sopra accennato. Da circa un trentennio osserviamo il declino di questa forma di socializzazione scolastica, che ha come conseguenza una "esplosione" delle contraddizioni tra i principi che organizzano l'azione pedagogica e l'organizzazione scolastica liceale. Il programma dell'istituzione-scuola liceale Si può pensare che, dalla scuola cristiana alla scuola dell'Italia unita, il lavoro scolastico si è compiuto in una forma stabile, in una forma invariabile indipendente dai valori manifestati dall'istituzione. Questa forma può essere caratterizzata da quattro elementi ciascuno dei quali è in grado di ridurre alcune delle contraddizioni tra i principi e gli obiettivi perseguiti. 1. La scuola funziona come un programma istituzionale quando essa si colloca sotto il regno di principi fuori dal mondo, sacri e coerenti. La scuola cristiana tende a costruire uomini di fede secondo il dogma e i riti che ne derivano e va da sé che questi dogmi non sono contraddittori e per definizione essi rendono compatibile il bene e il vero, la conoscenza e la virtù, la saggezza e la scienza. Quando, in Italia, la rivoluzione nazionale ha cambiato i valori e la finalità della scuola, ma della scuola istituzione quando ha sostituito la fede con la ragione e la comunità dei cristiani con quella dei cittadini, essa non ha rinunciato all'affermazione della coerenza dei suoi principi ancora una volta "fuori al mondo", come quelli della Chiesa. Non solamente gli insegnanti (i maestri) dell'Italia unita erano "consacrati", come i preti, ma pensavano che la libertà (contro la Chiesa), l'eguaglianza, la Nazione fossero perfettamente conciliabili, che la formazione della coscienza nazionale e lo sviluppo della scienza e della ragione non fossero che una sola e medesima cosa. Per dirlo in altre parole, desideroso di fondare un soggetto universale, il cristiano o il cittadino, il programma istituzionale ha sviluppato vere e proprie teologie istituzionali, collocandosi nel regno dei principi sacri e coerenti. In questo contesto, non sono le domande della società che fissano le finalità della scuola, ma sono i valori delle istituzioni stesse, definiti dai chierici. Questa logica comporta due conseguenze: l la prima di queste conseguenze è il ruolo della vocazione. Gli insegnanti non sono definiti come professionisti e specialisti, ma come uomini di vocazione, attori la cui principale virtù è di credere nei principi dell'istituzione e di incarnarli. Come il prete incarna la presenza di Dio sulla terra, l'insegnante della nostra Italia unita incarna le virtù della Nazione: il patriottismo, la ragione, la scienza Questa vocazione fonda la legittimità e l'autorità del maestro che un po' partecipa del sacro. Gli insegnanti non rendono conto alla società e alla diversità delle domande e dei bisogni, essi rispondono ai valori dell'istituzione. Inoltre, il modello della vocazione è incaricato di mettere in opera un processo pedagogico fondato sul gioco dell'identificazione di tipo platonico: l'allievo si identifica con il maestro ed è tenuto a identificarsi con i valori e la cultura del maestro stesso; l la seconda conseguenza del carattere coerente e sacro dei principi dell'istituzione implica che la scuola funzioni come un monastero o santuario, di un ordine regolare. Le leggi della scuola non sono quelle della società, le domande sociali non vi entrano, i sessi sono separati Nella scuola unitaria, l'insegnante non conosce che "scolari", non bambini o adolescenti, nella stessa miniera che la Chiesa non conosce che anime. La cultura scolastica è soprattutto scolastica. Essa colloca le discipline più astratte e le meno "utili" al di sopra di tutto, e le discipline più pratiche e le più "utili" sono anche le meno valorizzate dalla scuola. 2. Il programma istituzionale non si rivolge che a dei "credenti", a dei "privilegiati" e ai cosiddetti "bisognosi e meritevoli" disposti, per nascita o per talento, a giocare il gioco della scuola. Così il santuario è stato mantenuto finché i sistemi scolastici sono stati fortemente gerarchizzati e finché hanno realizzato una forte selezione a monte degli studi secondari. Fino agli anni '60, tutti i sistemi hanno operato una selezione scolastica, e dunque sociale, al termine della scuola elementare, aperta a tutti fin dall'inizio del Novecento. Il santuario presenta dunque un prezzo elevato: distanza della scuola dalla società, separazione netta tra l'adolescente che appartiene alla famiglia e lo "scolaro" che appartiene alla scuola, forte selezione prima dell'ingresso nel percorso degli studi lunghi. 3. Questa logica del santuario neutralizza largamente le tensioni tra le diverse finalità delle scuole: la scuola elementare fornisce le basi e i rudimenti di una cultura nazionale, la scuola professionale deve preparare i ragazzi del popolo a certi mestieri, maschi e femmine vivono separati, l'inse- Interventi esterni tuzione: il liceo 19 gnamento secondario offre una cultura umanistica e scientifica "gratuita" ai privilegiati per nascita o per talento. Queste sono le dighe che cederanno a cominciare dal secondo dopoguerra. 20 4. Il programma istituzionale si basa infine su una credenza fondamentale. Quella della continuità tra socializzazione e soggettivizzazione, cioè costruzione del soggetto. Questa credenza, vecchia come la scuola cristiana e l'insegnamento religioso, presuppone che l'obbedienza dell'allievo a una disciplina oggettiva e razionale produca la libertà; essa afferma che la socializzazione dell'individuo condotta nell'istituzione costruisce un soggetto autonomo capace di libertà e di critica, perché può condurre la sua azione in funzione di principi universali. Per diventare un soggetto, il ragazzo deve essere sradicato dalle culture private e sociali della sua famiglia e del suo ambiente, deve essere sottomesso alle regole oggettive della disciplina scolastica e della Grande Cultura. A rigore di termini, a forza di obbedienza e di disciplina intellettuale e fisica, questo ragazzo unico e singolare diventerà un soggetto universale capace di critica e di libertà. Anche in questo caso, tale credenza attenua sensibilmente alcune delle contraddizioni del progetto educativo, in particolare la tensione tra l'obiettivo della socializzazione e quello dello sviluppo dell'individuo. Nel programma istituzionale si può credere che questi obiettivi siano conciliabili per- ché i valori universali e la grande cultura permettono, da soli, di riconciliare l'espressione individuale e l'appartenenza collettiva. Il declino del liceo. Durante gli ultimi trent'anni, la maggior parte dei paesi europei hanno visto declinare la forma della scuola istituzione in molti modi: la modernizzazione culturale che rende più sensibili alla diversità dei valori, la massificazione che ha sgretolato le pareti del monastero, facendo entrare il "disordine sociale" nelle aule delle scuole. Si può elencare la lista di questi disordini che gli insegnamenti percepiscono come un crisi dell'ordine regolare: l la massificazione dell'insegnamento secondario ha inaugurato l'ingresso di nuovi studenti che non sono né privilegiati né "meritevoli e bisognosi", ma sono ragazzi e ragazze che introducono la loro vita e la loro cultura giovanile dentro la scuola. Con essi, i problemi sociali, la delinquenza, la violenza, la disoccupazione, l'immigrazione sono entrati anche nella scuola che se ne è trovata destabilizzata ovunque; l la scuola di massa accentua in modo considerevole l'importanza dei diplomi e la mancanza di un diploma può diventare un handicap anche se il valore del diploma è soggetto a una processo inflativo. Questa logica sviluppa un utilitarismo scolastico e il programma dell'istituzione si trasforma in mercato scolastico sul quale gli individui vanno cercando i beni necessari alla loro integrazione sociale. In sostanza, il programma della scuola istituzione proteggeva il suo santuario grazie a un selezione situata a monte della scuola. L'obiettivo scolastico era quello dell'elitismo, delle selezione precoce delle élite in un sistema scolastico fortemente orientato in funzione delle diverse categorie sociali. In questo sistema, il principio di ingiustizia era situano fuori dalla scuola, la causa di ineguaglianza sembrava essere nella società. Con la massificazione, il modello di eguaglianza di opportunità sostituisce quello elitario perché tutti gli allievi hanno il diritto, a priori, alle stesse possibilità di successo. Sotto lo choc della massificazione, la coscienza critica ha rimpiazzato la credenza "ingenua" nella coerenza dei valori e dei principi. Sarebbe sbagliato credere che gli insegnanti non credano più nei valori del loro lavoro, ma sanno che questo lavoro manifesta sovente valori contraddittori e che la libertà, l'eguaglianza, ecc. non sempre vanno d'accordo con la scuola. Nel caso italiano, la massificazione della scuola ha portato con sé il regno del pensiero critico e la "coscienza infelice" degli insegnanti. Essi non credono più che il mantenimento dell'eccellenza dei risultati degli studenti e l'eguaglianza delle opportunità siano perfetta- mente compatibili, pensano che la formazione socialmente utile all'economia non sia sempre in grado di difendere e affermare la cultura, e sanno anche che la cultura scolastica non beneficia più della stessa legittimità di una volta, al tempo in cui essa possedeva un certo monopolio della grande cultura. Oggi, i media costituiscono una sfida, proponendo altre modalità di aprirsi al mondo, e la scuola conduce una vera battaglia, quando deve, Il mondo della scuola è diventato una spazio di discussione sui metodi e sui fini della scuola, da ciascun scuola ci si attende che essa trovi il proprio stile, il proprio modo di mettere in ordine le sue finalità e i suoi principi di giustizia. Gli insegnanti professionisti sostituiscono gli uomini di vocazione perché la credenza nei valori dell'istituzione non è più sufficiente quando gli utenti non sono più, a priori, dei "credenti". L'identificazione con i principi coerenti non permette più di fondare l'autorità del maestro sul carisma e la tradizione. Bisogna quindi che il maestro e l'insegnante diventino dei pedagoghi, dei professionisti, degli esperti e non solamente "preti" e "artisti". La loro formazione si fa più prolungata, sono tenuti a lavorare in gruppo e, soprattutto, una gran parte della loro legittimità risiede sulla loro efficacia, in ogni caso sull'efficacia che sono in grado di dimostrare. Dappertutto questa professionalizzazione provoca il rafforzamento dell'organizzazione, mentre il programma istituzionale poggiava su organizzazioni estremamente semplici dato che tutti gli attori erano impegnati a condividere gli stessi obiettivi. La scuola attuale è coinvolta in un processo continuo di divisione del lavoro con una complessità crescente dell'organizzazione. Le politiche educative sostituiscono progressivamente le teologie scolastiche, i sistemi di valutazione si impongono un po' dappertutto In breve, gli insegnanti non sono più dei chierici, diventano professionisti laici, quasi ovunque, anche se molti di essi non lo sopportano sia perché le trasformazioni della scuola sono state rapide e violente, sia perché hanno la sensazione che la società si attenda da loro troppo o tutto. Con il declino del programma della scuola istituzione, la scuola è combattuta da una doppia immagine di individualismo. Da una parte l'allievo e la sua famiglia appaiono come degli attori razionali e utilitaristici che cercano di acquisire un bene scolastico (al minor costo) sempre più indispensabile e l'insegnante è sottomesso ai vincoli di efficacia, per cui il regno della didattica si insinua nella formazione degli insegnanti. Per altro verso, ciascuno studente è anche considerato come un adolescente unico che deve "svilupparsi" e realizzare la propria natura. Così, la scuola è continuamente sottomessa a una doppia critica: essa è sempre o troppo poco o non abbastanza efficace. Interventi esterni allo stesso tempo, favorire l'eccellenza e assicurare l'uguaglianza delle opportunità, contribuire allo sviluppo delle competenze economiche, difendere la grande cultura, socializzare gli allievi, assicurare il loro libero sviluppo della personalità. Il regno delle contraddizioni. Il declino del programma dell'istituzione scolastica ha fatto esplodere un certo numero di con- 21 traddizioni tanto più irriducibili, quanto più i diversi termini sono ugualmente valorizzati. Si possono qui richiamare alcune di queste contraddizioni. Cultura comune e differenziazione. 22 La scuola è stata un attore essenziale della costruzione degli stati nazionali moderni, essa ha definito la cultura comune, quella che ciascun futuro cittadino doveva ricevere: apprendimenti fondamentali, storia nazionale, rudimenti delle scienze Ma che cosa ne è oggi di questa cultura comune quando sappiamo che lo stesso quadro nazionale è cambiato, quando le conoscenze percepite come elementari si sono moltiplicate, quando ci aspettiamo da tutti numerose competenze? Dappertutto si pone un problema di definizione di questa cultura. E si pone tanto più in quanto essa deriva da una scelta politica molto più che pedagogica, perché si tratta soprattutto di garantire uno stock di conoscenze e di competenze a tutti, piuttosto che preparare agli studi futuri. Ma il problema della cultura comune non è solo un problema di contenuti, è anche un problema di soglia. In che momento la scolarità e secondo quali procedure bisogna operare la differenziazione degli studenti e la selezione? Nella gran parte dei paesi, questo problema si gioca alla fine della scuola media tra i 12 e i 16 anni. Certi paesi hanno scelto di mantenere la selezione all'ingresso dell'insegnamento secondario, se- parando nettamente cultura generale da una parte e formazione tecnica e professionale dall'altra. Questa soluzione ha il vantaggio di facilitare il lavoro pedagogico, di rispondere alla domande segregative delle classi medie e di evitare l'affollamento dei percorsi di formazione generale. Di contro, questa soluzione introduce una forte differenziazione sociale tra i diversi percorsi e non fornisce sempre risultati eccellenti. Altri paesi hanno risolutamente scelto la formazione comune fino al termine della scuola media. È il caso dei paesi scandinavi che operano la selezione a partire dai 16 anni. Questa soluzione presenta il vantaggio di assicurare una migliore eguaglianza delle opportunità e buoni risultati collettivi. Di contro, essa non sembra affatto facile da realizzare perché necessita di personale molto qualificato e numeroso. Nei fatti, la maggior parte dei paesi non ha scelto veramente. Essi affermano il principio della scuola media, della comprensività unica, ma consentono al suo interno una grande differenziazione Cultura e utilità. Abbiamo l'abitudine di considerare che l'educazione deve offrire una cultura generale che faccia partecipi gli allievi dell'eredità lasciataci dalle ge- nerazioni precedenti. Ogni scuola cerca di diffondere una grande cultura tradizionale e di sviluppare competenze generali nelle lettere, nelle scienze, in matematica, in nome delle loro virtù intellettuali e formative. Per un altro verso, bisogna considerare anche che in società in cui il sapere è una forza produttiva, la formazione scolastica produce capitale umano e costituisce un investimento economico che deve formare gli allievi ad attività tecniche e sociali immediatamente utili. Il programma istituzionale aveva così fortemente gerarchizzato queste due concezioni dell'utilità scolastica in modo tale che non apparivano contraddittorie. Gli allievi infatti erano orientati verso la formazione professionale corta perché sembravano incapaci di perseguire gli studi generali lunghi. Non importa se questa contraddizione tra cultura e utilità sia tra le più acute, e non solamente per ragioni intellettuali. In effetti il modo in cui viene composta la contraddizione tra queste due culture fa parte di quella particolare rappresentazione sociale che contrappone le professioni intellettuali alle professioni manuali e tecniche. In generale, i sindacati e i dirigenti di impresa sono favorevoli alla formazione tecnica utile, mentre il mondo degli insegnanti resta ancorato alla grande cultura scolastica disinteressata. I primi sono favorevoli alle competenze, i secondi ai saperi. Ma in tutti i casi, la scuola si è immobilizzata in questa contraddizione strutturale, dalla quale non riesce ad uscire. Eguaglianza e merito. Viviamo in società democratiche e liberali. In quanto democratiche, le nostre società affermano la priorità assoluta del principio dell'eguaglianza di tutti. Ciò non significa ovviamente che siamo tutti eguali, ma significa che tutti possiamo pretendere di diventare uguali per mezzo dell'eguaglianza delle opportunità. Ogni ragazzo, qualunque sia la diversità della nascita, può pretendere di avere successo a scuola e, in generale, noi rifiutiamo di escludere i ragazzi da questo processo di eguaglianza che siano maschi o femmine, poveri o ricchi, indigeni o stranieri. Nello stesso tempo, viviamo in società liberali collocate nel segno della competizione che permette di distinguere i migliori in funzione del loro merito. Su questo piano, lo sport è diventato una specie di metafora generale della vita scolastica perché propone il principio della competizione giusta che produce disuguaglianze indiscutibili. La scuola è collocata nel cuore di questa contraddizione del principio di giustizia: essa afferma l'eguaglianza di principio di tutti gli allievi e la sua capacità di produrre ineguaglianze giuste a partire dalle sue classificazione e dalla sue gerarchie. Ma il vero problema della scuola è proprio quello di produrre "ineguaglianze giuste". Per risolvere questa antinomia, la scuola deve costruire prove di giustizia più trasparenti possibili; il mercato scolastico non deve essere un "mercato nero". Ed è anche importante che la scuola non aggiunga le ingiustizie sco- Interventi esterni interna al sistema. È il caso della Gran Bretagna e dei paesi latini. Ci si sforza di giocare la diversificazione all'interno dell'unità. I risultati non sono affatto eccellenti, l'eguaglianza è piuttosto debole e le difficoltà pedagogiche riscontrate dagli insegnanti sembrano piuttosto pesanti quando le finalità della scuola media restano quelle del piccolo ginnasio, cioè dell'insegnamento secondario liceale. In ogni caso, esiste una contraddizione tra il principio della cultura comune e quello della differenziazione, tensione meno acuta al tempo del programma istituzionale, quando l'insegnamento secondario era riservato a un élite. La massificazione ha dislocato il corso della selezione e in molti casi tale corso resta incerto, il che comporta che i processi impliciti di selezione siano più pesanti di quelli espliciti. I genitori più informati scelgono le scuole ed anche le sezioni e gli insegnanti che fanno la differenza. Sul piano pedagogico, questa contraddizione impone la stessa sfida: bisogna imparare a insegnare a un pubblico eterogeneo. Sul piano politico, tutti i paesi europei oscillano tra il centralismo e il decentramento, e si pongono gli stessi problemi relativi alla direzione efficace del sistema. 23 lastiche a quelle sociali. È per questa ragione che le politiche egualitarie sono progressivamente associate a politiche di equità tese a produrre l'eguaglianza a partire dalle ineguaglianze culturali e sociali degli individui. Alcuni paesi hanno fatto le loro scelte, altri, come l'Italia, sono più timide, ma il problema è comune a tutti. Le sfide per gli individui L'accentuazione delle contraddizione scolastiche comporta numerose conseguenze sull'esperienza di ciascun individuo. I problemi e le tensioni, che il programma istituzionale riusciva a ridurre o a risolvere, sono oggi trasferiti sugli individui, i quali non possono più fare affidamento su riferimenti o credenze indiscutibili. La sfida della motivazione. 24 La fine del programma istituzionale ha profondamente indebolito la natura stessa della relazione pedagogica. È sempre più raro che l'insegnante e degli allievi si accordino spontaneamente sulla stessa concezione dei loro ruoli e delle loro attese reciproche. Tocca agli studenti pensare alla loro motivazione e, soprattutto, agli insegnanti motivare i loro allievi. È raro che lo studente uscito dalla massificazione scolastica sia stato "programmato" dalla sua famiglia per aderire al senso degli studi prolungati nei quali è impegnato. Se l'utilità sociale degli studi non è affatto messa in discussione, accade sovente che il senso di inutilità si ritrovi nel caso in cui il fine professionale degli studi è più incerto. Infine, l'interesse intellettuale per gli studi non si basa più sul monopolio della cultura scolastica: oggi la maggioranza degli adolescenti possono credere che i media aprano loro le porte del mondo più di quanto possa fare la scuola e alcuni di loro pensano che non si diventa veramente adulti che fuori dalla scuola. In altre parole, nella misura in cui gli studi si allungano e che tutti vi sono implicati, il senso degli studi non è scontato, è vissuto come un problema perché gli allievi devono costruire le motivazioni che non sono loro date dall'istituzione. Questa crisi delle motivazioni diventa la principale difficoltà del mestiere dell'insegnante quando esso non si esercita in classi costituite dall'elite scolastiche o sociali. Prima di fare lezione, il professore deve motivare gli allievi, deve ricostruire la sua autorità, deve impegnarsi soggettivamente in una relazione pedagogica affinché gli allievi si impegnino a loro volta. In tutta Europa la stessa lamentela: il mestiere di insegnante diventa sempre più difficile, più stressante, in tutta Europa perde il suo prestigio e in alcuni paesi si presentano serie difficoltà di reperire insegnanti. A questa sfida della motivazione si aggiunge il fatto che la fiducia nell'educazione e nella scuola ha perso il suo carattere di "incanto". La scuola offre servizi, ma non incarna più i valori sacri del progresso, della cultura e della Nazione. Gli inse- gnanti hanno dunque l'impressione di una decadenza proprio allora che, paradossalmente, l'educazione scolastica non ha mai avuto tanto peso sulla vita sociale e sui destini sociali dell'individuo. La sfida della giustizia. La scuola democratica di massa, la scuola postindustriale mette gli allievi di fronte alla sfida della giustizia. Come abbiamo visto, da una parte gli studenti sono tutti eguali, ma, da un altro punto di vista, sono tutti diversi e la scuola è il momento della vita dove si scontra la loro uguaglianza fondamentale e il loro merito relativo, è il momento dove essi debbono ri-dimensionare i loro progetti, il momento in cui cominciano a percepire ciò che sarà il loro destino. Molti allievi superano facilmente questa prova. Altri meno e decidono strategie di "exit", di abbandono e, poco a poco, si allontanano dalla scuola per conservare una certa stima di sé. Altri, infine, reagiscono a questa sfida scegliendo l'impegno in condotte devianti e violente. Sappiamo che, specialmente in alcuni paesi d'Europa, la violenza scolastica è uno dei problemi maggiori. Dal punto di vista della giustizia, l'antinomia fondamentale della scuola è quella che oppone un modello di successo scolastico definito come accessibile a tutti e la competizione del merito che dimostra che questa eguaglianza non è mai possibile. Questa contraddizione diventa la sfida soggettiva più grande per gli individui. Oggi, il buon liceo non è quello che riesce a realizzare in modo perfetto un programma di socializzazione coerente ed omogenea. È piuttosto quello che sa combinare insieme valori e principi contraddittori. Per questa ragione, è probabile che mai più i nostri sistemi scolastici ritroveranno la stabilità di una volta, come avviene anche per le altre istituzioni. Tuttavia, il declino dell'istituzione e lo sviluppo di antinomie scolastiche esigono che la scuola rinforzi la sua capacità educativa. Essa non può attenuare lo choc dei principi antagonistici, soprattutto quello dell'eguaglianza e del merito, se non nella misura in cui offrirà agli allievi una spazio educativo e di riconoscimento individuale, permetterà a ciascuno di realizzare i propri talenti e le proprie potenzialità indipendentemente dal solo merito o dai soli risultati. È importante dunque che la scuola ritrovi qualcosa dell'ordine del santuario, ma di una santuario che non sia più uno spazio separato e fuori dal mondo, in grado di proteggere il tempo dell'infanzia e dell'adolescenza dalle maggiori contraddizioni che lacerano la vita individuale. Forse, per realizzare questo progetto, bisognerebbe che la scuola riducesse la presa quasi totale sui giovani dai due ai vent'anni, e che le nostre società accettassero che l'educazione è una dimensione di tutta la vita, dentro e fuori della scuola. Interventi esterni Conclusione 25 I Il malessere in adoles l malessere in adolescenza tra crescita e Giuseppe Maiolo Psicologo psicoterapeuta, psicoanalista di orientamento junghiano, vive e lavora a Bolzano. Già presidente dell'Ordine degli Psicologi, ha fondato e diretto un Centro studi e un consultorio familiare, e fin dagli anni Settanta si è occupato di problemi dell'età evolutiva e di formazione dei genitori. Ha curato alcune pubblicazioni di divulgazione psicologica e dirige il giornale nazionale dell'Ordine degli Psicologi. 26 Crisi adolescenziale come forma di crescita Negli ultimi tempi la comunità degli adulti e la società in genere si mostra sempre più preoccupata della realtà giovanile e dei suoi comportamenti. Per un certo verso però si potrebbe dire che oggi si parla e si discute di disagio giovanile forse più di quanto poi si riesca a fare concretamente per arginare o prevenire il malessere. Si producono così molte analisi che hanno l' obiettivo di cercare risposte agli interrogativi relativi alla condizione adolescenziale, ovvero descrivere il malessere, individuare la consistenza numerica dei soggetti realmente coinvolti nel disagio e definire le tipologie di giovani che presentano caratteristiche significative. Tuttavia la maggior parte di queste indagini, benché importanti e utili, spesso costituiscono ricerche socio-epidemiologiche che hanno lo scopo di studiare la consistenza e la diffusione di quel disagio come categoria patologica. Per quanto riguarda invece il pianeta adolescenti, nel fotografare le realtà giovanili, bisognerebbe prima di tutto sgomberare il campo da un equivoco: l'adolescenza non è una malattia. Essa infatti, come dicono Fabbrini e Melucci " non è solo crisi e disagio, ma spinta vitale verso il cambiamento, appello al mondo adulto perché ascolti la parola del passaggio". Questo significa che occuparsi di disagio giovanile vuol dire cogliere i tratti significativi di un percorso evolutivo che per sua natura è complesso, delicato e di per sé a rischio, come in fondo lo sono tutte quelle fasi di passaggio che ognuno affronta nel corso della vita. Ciò impone che l'adulto, prima ancora di giudicare con severità e sgomento i comportamenti di una popolazione giovanile che può sembrare affetta da un diffuso disagio, deve riconoscere che, per certi tratti generali, l'adolescente di oggi non è particolarmente diverso da quello di ieri, fatti salvi i mutati contesti sociali. Una delle cose da evitare è considerare definite e stabili quelle manifestazioni che non sono allineate con il mondo degli adulti e patologiche quelle condotte dirompenti e particolarmente oppositive che caratterizzano l'adolescenza. Per la maggior parte si tratta di comportamenti transitori e "normali" in quanto appartengono alla dimensione variabile e mutevole tipica della crescita adolescenziale. Se il corpo cambia e si trasforma con grande rapidità, se l'affettività si colora di nuove tinte a volte sgargianti e altre volte oscure e tenebrose in ragione di una quantità di nuove e alterne sensazioni che ad essa si accompagnano, non può essere diversamente per il comportamento. L'instabilità emotiva, la contraddittorietà dei pensieri e l'alternanza dei sentimenti, oscillando continuamente da un versante di esaltazione a quello della disperazione, condizionano profondamente il campionario delle manifestazioni giovanili. È un'altalena persistente di sensazioni di incertezza e precarietà, di speranza e sfiducia nei propri mezzi quella che genera con- scenza traddittorietà del pensiero e disagio dell'anima. Ma tutto ciò appartiene al processo di crescita e di sviluppo. Il malessere di oggi Se, dunque, il disagio è connaturato all'evoluzione ed è parte integrante del percorso evolutivo che si realizza in adolescenza, è altresì innegabile una falda di malessere che attraversa comunque in maniera pericolosa l'età dell'incertezza, così come da alcuni viene anche chiamata questa fase evolutiva. Oggi, in un'epoca in cui si parla di adolescenza interminabile, è possibile rintracciare il disagio, non tanto nei comportamenti devianti e nelle condotte criminali che solo in apparenza mostrano un incremento rispetto agli anni passati, quanto in un'assenza di prospettive, in un vuoto di ideali e in una diffusa sensazione di solitudine che accompagna i giovani. Ad osservare bene i dati che riguardano il fenomeno della violenza giovanile e le condotte antisociali, almeno nel nostro paese non possiamo rilevare un aumento della criminalità in questa fascia di popolazione. Come dimostrano diversi studi e ricerche longitudinali, tra cui spiccano quelle dell'Università di Pittsburg, in Italia il tasso di devianza minorile tra il 1988 e il 1994, è rimasto pressoché costante, mentre è aumenta- to negli Stati Uniti e in Canada. Se le nostre cronache sembrano consegnarci un campionario di giovani violenti e aggressivi, va detto che questo non rappresenta certamente la tendenza generale, ma l'apice di un fenomeno che spesso i media esaltano ed enfatizzano in maniera eccessiva. Ciò che oggi nel nostro attuale contesto sociale forse caratterizza di più il senso di malessere giovanile è piuttosto quel diffuso sentimento di vaghezza di valori e un diminuito senso di responsabilità individuale che attraversa tutta la collettività. Il vuoto di figure di riferimento autorevoli e l'impossibilità di confrontarsi con esse produce esperienze di isolamento e solitudine che hanno tonalità pericolosamente depressive. Quote elevate di insicurezza e l'incapacità crescente a tollerare le frustrazioni promuovono fughe all'indietro e difficoltà a separarsi. Quando mancano le sponde di contenimento emotivo e la certezza di riferimenti affettivi stabili, l'aggressività dei comportamenti presenti nella società finisce con l'essere un modello comportamentale utilizzabile senza alcuna mediazione che legittima troppo frequentemente la violenza come mezzo utile alla risoluzione dei conflitti. Si aggiunga poi che il mutato contesto sociale fatto di frenetiche e continue trasformazioni, offre quotidianamente elementi di contraddittorietà. Ciò consente di ipotizzare quanto sia più complicato il viaggio di un adolescente che deve affrancarsi dalle dipendenze infantili per diventare un Interventi esterni e disagio 27 adulto maturo e responsabile, capace di azioni e scelte proprie. Quanto più è difficoltoso lasciare le sponde rassicuranti dell'infanzia, tanto più diviene problematico avventurarsi sul terreno scomodo e traballante dei mutamenti giovanili. Le certezze si sfaldano ed è difficile trovare agganci che consentano di far crescere l'autostima. Non è facile, ma non lo è mai stato, per un ragazzo o una ragazza accettare il mutare del corpo e la disorientante variazione di prospettiva che assilla per un tempo, ora maggiore rispetto a ieri, il giovane di oggi. Quando la solitudine si fa disagio 28 È necessario un continuo sforzo di adattamento che, peraltro, produce elevate quantità di tensione e di stress, per poter accettare il cambiamento. Serve una notevole capacità decisionale per rivedere la rotta e gli obiettivi nonché tollerare le ragioni dei mutamenti fisici e psichici. Viceversa gli adolescenti di oggi sembrano più incoraggiati da genitori iperprotettivi a sostare in un limbo fatto di rinvii e di attese piuttosto che sollecitati a prendere il timone della loro imbarcazione. Se poi le trasformazioni del corpo, sempre difficili da sostenere, vengono vissute come disarmonie definitive, imbarazzanti e sgradevoli, c'è poco spazio per la fiducia in sé e nel proprio futuro. Problemi di scarsa stima di sé e depressione della speranza allagano in modo consistente i pensieri e l'integrità psichica dei giovani di oggi, perché molto più di un tempo la società e la famiglia hanno tratti di instabilità e contraddittorietà. Anche la sessualità, vistosamente messa in scena in una società che sembra aver abbattuto i vecchi tabù, diviene un approccio difficile soprattutto perché non ancora sostenuta da un lavoro di educazione ai sentimenti. Per molti versi così l'adolescenza come "nuova nascita" al mondo sociale, azzera le certezze infantili e tarpa la fiducia nel futuro. Uno degli ultimi rapporti Censis registrava drammaticamente il segno di una realtà giovanile confinata nel presente, incapace di cogliere il flusso del tempo e inchiodata ai valori effimeri del "cogli l'attimo fuggente" e del consumismo usa e getta. Benché più evoluti, i giovani del nostro tempo non solo sviluppano un rifiuto del mondo degli adulti per certi versi tipico di tutte le nuove generazioni, ma si rivelano più fragili di fronte ai continui mutamenti sociali. Tendono così ad esasperare la dimensione delle emozioni individuali e, impaludati in una pericolosa assenza di prospettiva, non trovano ideali a cui far rifermento. In questo modo nelle nuove generazioni viene a mancare, quasi totalmente, l'idea di un mondo migliore da costruire. Per la necessità di trovare un adattamento e garantirsi una qualche forma di sicurezza, molti giovani sembrano attaccarsi agli aspetti più effimeri ed esteriori del nostro modo di vivere come adulti. Alcuni in particolare si adeguano all'ipocrisia dominante e riconoscono come valori solamente il denaro, la conquista del succes- so, l'immagine sociale. Se il compito evolutivo dell'adolescente, che da sempre è quello di doversi separare dalla famiglia e dalla sua infanzia, non viene accompagnato e favorito, può diventare quasi impossibile sbarazzarsi della "maschera" del bambino usata nell'infanzia per accondiscendere i sogni e le aspettative del genitore. A mio avviso, la diffusa mancanza di adulti di riferimento sembra essere l'elemento più significativo e responsabile di quell'inaccettabile isolamento affettivo che vivono i giovani del nostro tempo. Più di ogni altra cosa è allora la solitudine che disorienta e conduce al di là del limite, oltre il confine del normale, nel terreno della sofferenza che si tinge dei colori oscuri della patologia e della devianza. Dice con acume Pietropolli Charmet che "se gestiti in modo maldestro, questi mutamenti ( ) possono portare a un eccessivo sviluppo di una parte della personalità: l'adolescente non cresce quindi in armonia ma esaspera alcuni aspetti del carattere, di per sé normali, al limite del patologico". Fabbrini A., Melucci A., L'età dell'oro. Adolescenti tra sogno ed esperienza, Feltrinelli, Milano, 1992. 2 Loeber R. and Stouthamer-Loeber M. (1998), Juvenile aggression at home and at school, in D.S. Elliott, K.R. Williams & B., Hamburg (Eds.), Violence in American schools, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 94-126. 3 Idem, Development of juvenile aggression and violence. Some common misconceptions and controversies. Am Psychol, 53, 242-259. 4 Giovani lasciati al presente: www.censis.it/censis/ricerche/2002/ giovani/index.html 5 Pietropolli Charmet G., Un nuovo padre. Il rapporto padre figlio nell'adolescenza, Mondadori, Milano, 1995. 1 taff Dirigente scolastico Docente vicario Docenti collaboratori Docenti collab. D.L.vo 626/94 Coordinatori di Indirizzo Coordinatori di Dipartimento Prof. Gianbattista Rossi Prof. Biagio Comitini Staff Staff S Prof. Innocentino Antoniolli Prof. Ilaria Pedrini Prof. Tiberio Salvaterra Prof. Giuseppina Zanelli Prof. Silvano Bonomi Prof. Alberto Tomasi Prof. Tiberio Salvaterra - Scientifico Prof. Mirella Bertolini - Linguistico Prof. Ilaria Pedrini - Socio Psico Pedagogico Prof. Nicola Spada - IGEA Prof. Innocentino Antoniolli - Geometri Prof. Alessandra Macinati - Industriale Prof. Ilaria Guidotti - SIRIO Prof. Franco Brunelli - Area Umanistica Prof. Mirella Bertolini - Area Linguistica Prof. Carlo Carè - Area Tecnica Prof. Tiberio Salvaterra - Area Scientifica 29 D Docenti ocenti 30 Anna Alamia Addolorata Liana Algeri Giancarlo Ambrogi Cristina Andrighettoni Armida Antolini Marcella Antolini Mariachiara Antolini Natalina Antolini Innocentino Antoniolli Patrizia Bentivogli Mirella Bertolini Annamaria Bianchini Francesco Bondioli Silvano Bonomi Antonio Bonvecchio Alessandra Boroni Marco Bosetti Renato Bosetti Graziella Bova Franco Brunelli Caterina Buganza Luciano Bugna Geronima Caffarena Agostino Calabrese Attilio Caldera Maria Candido Maria Caola Carlo Carè Marco Cassisa Lorenzo Cazzolli Lucia Ceschinelli Simonetta Chiozzini Luciana Coffano Biagio Comitini Mario d'Agnese Gabriella Dal Pont Carmen Dal Rì Husni Darwiche Maria Giovanna de Biase Giancarlo Di Benedetto Elena Di Francesco Paolo Dolzan Danilo Dusatti Caterina Farella Paolo Ferrari Maria Concetta Gaglio Maria Paola Galiazzo Liliana Gallazzini Elisabetta Gasperi Giuseppe Gentile Lorena Giacobazzi Laura Giordani Maria Carla Girardini Chiara Gori Alberto Gosetti Ilaria Guidotti Isabella Iandarino Rosanna Iannucci Maria Leonello Vincenza Lionetti Roberto Lissandrini Anna Litta Marika Lorenzi Vittoria Lovisatti Luca Maccabelli Alessandra Macinati Maura Maino Tatiana Marzani Michele Masè Guido Mattina Cristina Maturi Cinzia Melchiorri Maria Rosi Merli Maria Luisa Meroni Paola Mezzi Paola Montanari Massimo Mora Antonella Moratelli Lorena Nabacino Edda Nella Luisa Pane Renato Paoli Ilaria Pedrini Antonella Piacenza Paolo Piccoli Julia Marta Planker Sylviane Polin Claudia Polla Claudio Pucci Franco Puliafito Anna Riccadonna Severino Riccadonna Erminio Rizzonelli Laura Rossi Giuliana Salvaterra Tiberio Salvaterra Andrea Santini Paola Scarpari Susanna Serafini Nicola Spada Tamara Spadaccino Michele Spagnoli Roberto Strangis Paolo Pio Stuppiello Maria Tinè Giovanni Tipoldi Alberto Tomasi Filippo Tomasi Roberta Toti Maria Trinchese Carmela Vaccaro Maria Valente Michele Zambotti Giuseppina Zanelli Fabiola Zini P Personale Amministrativi Assistenti di laboratorio Marta Bagozzi Iris Cosi Amedea Degiuliani Antonietta Faraci Silvia Franchini Erica Gottardi Mafalda Maestri Adriana Molinari Nadia Nicolli Germana Pellizzari Mara Pernisi Pierluigi Salvaterra Vanda Viviani Giuseppe Mussi Luciano Radoani Renato Simoni Luca Tomazzolli Giuseppe Zambotto Collaboratori scolastici Elena Armani Franca Armani Luisa Bertini Mariassunta Bertini Maria Grazia Bonapace Raffaella Bugna Pierangela Bugna Nicola De Feo Radia Ducati Ivano Leonardi Caterina Mezzi Adriano Passardi Achille Pasi Dorina Pasi Renzo Perotti Bruna Rigotti Giuseppe Rimmaudo Vittorio Salvaterra Docenti e personale ersonale A.T.A. 31 C dIstituto Consiglio onsiglio dIstituto Dirigente scolastico Prof. Gianbattista Rossi Genitori Sig. Riccardo Maturi Sig. Mario Bertolini Sig.a Francesca Santoro Sig.a Silvana Collini Docenti Prof. Lorenzo Cazzolli Prof.ssa Maria Luisa Meroni Prof. Erminio Rizzonelli Prof. Claudio Pucci Prof.ssa Addolorata Liana Algeri Prof. Nicola Spada Prof.ssa Cinzia Melchiorri Personale A.T.A. Sig. Luciano Radoani Sig. Giorgio Bontempelli Studenti Sig. Samuel Litterini Sig.a Martina Scandolari Sig. Alessandro Viviani Studenti Consulta provinciale 32 Sig. Aldo Gottardi Sig. Nicola Cordeschi Progettualità ed esperienze 33 L La funzione educativ a funzione educativa della scuola Erminio Rizzonelli 34 Formare ed educare sono funzioni fondamentali della scuola, ma anche le più delicate, complesse e messe in discussione. La seconda, poi, in particolare, sembra fornire risultati scarsi rispetto alle aspettative, alle molteplici energie e alle ingenti risorse impiegate: basti guardare alla "cultura" e ai comportamenti di molti giovani (e adulti passati per la scuola) che non sono proprio in sintonia con i valori che la scuola cerca faticosamente di trasmettere. Non è difficile capire che le ragioni di questo solo parziale successo stanno in una divaricazione sempre più forte fra i valori e gli obiettivi proclamati dal "mondo" e quelli umanistici tradizionalmente alla base dell'azione scolastica. Molti giovani ormai pensano che la scuola insista su principi scontati, che sia lontana dalla realtà, "retorica", noiosa; talvolta addirittura che gli insegnanti non abbiano il diritto di esprimere certe valutazioni, a entrare in certi campi ritenuti strettamente privati. Alle volte si prova un senso di scoramento e, come insegnanti, la sensazione di essere sostanzialmente rimpiazzati da maestri ben più potenti, da seduttori ben più efficaci a vendere la loro merce nel mercato globale delle idee e dei valori. Si avverte di usare un canale di comunicazione debole, di avere un'audience limitata e sbadigliante. E allora questa funzione educativa che la scuola svolge attraverso un'infinità di progetti e nel lavoro quotidiano dei docenti in classe è proprio inu- tile, solo un modo per liberarsi formalmente dalle tante responsabilità che la società le rovescia addosso? Nonostante tutto pensiamo di no e questa convinzione, messa a dure prova nell'ordinarietà scolastica, si riconferma in certi casi quando i ragazzi si rivelano per quel che sono: persone alla difficile ricerca di una via percorribile in questo mondo attraente, ma in ritirata quando non hai un bisogno virtuale. Davanti agli occhi arrossati di una ragazza "tradita", ai sogni bruscamente interrotti di tanti che credevano nell'onnipotenza giovanile, alla disillusione precoce di fonte a scorciatoie irrealistiche o al malessere palese di ragazzi in aula e nella vita, nessuno, in una relazione umana significativa, può pensare che una parola, un consiglio, una messa in guardia siano stati inutili. Certamente per lasciare un segno questi "interventi" non possono essere calati come astratti compiti di stato: sarebbero spazzati via senza pietà dall'onda della cultura maggioritaria; debbono essere porti piuttosto nel caldo contesto di una comunità che si cura di se stessa, che è consapevole del suo compito educativo e che lo dimostra fattivamente. Rispetto a dieci-dodici anni fa, quando i cosiddetti Progetti salute o di promozione del benessere o di una cittadinanza responsabile, i CIC (sportelli di ascolto curati da uno psicologo) e le attività di orientamento sono divenuti obbligatori nelle scuole, molte cose sono cambiate e in meglio. I docenti prima di tutto: non li considerano più un "disturbo" della normale attività didattica da lasciar gestire agli esperti mentre loro escono di classe a fare cose più importanti, ma occasioni buone per affrontare, con l'aiuto di altri, problemi che comunque producono un impatto anche sulla riuscita del cosiddetto dialogo didattico. E poi gli esperti: hanno capito che devono lavorare gomito a gomito con gli insegnanti calibrando i loro interventi sulla "personalità" del gruppo classe, dialogando con i coordinatori e attraverso essi con i Consigli di classe. Infine la comunità, rappresentata dai genitori, dalle istituzioni e dal mondo associativo. Qui si sono raggiunti i risultati più interessanti e promettenti. Da alcuni anni la sensibilità e il coinvolgimento rispetto agli sforzi educativi della scuola sono aumentati; i genitori si sono ripresentati negli organi collegiali e dove questi non bastano hanno formato comitati dei genitori; i Comuni promuovono iniziative di largo respiro miranti a combattere il disagio e a favorire stili di vita sani e fecondi; i Servizi (in special modo quello sanitario) nel loro insieme sono entrati in una logica di rete che valorizza il tessuto formale e informale della nostra società; le Forze dell'ordine si sono sedute al tavolo della concertazione comune con gli altri attori sociali portandovi il loro specifico contributo di esperienza e di compito. E oltre a questi, altre espressioni della società civile. Una rappresentazione esemplare delle forze in campo è costituita dal Coordinamento Salute e Sicurezza-Valli Giudicarie, un organismo che si riunisce regolarmente ogni due mesi e coordina tutta una serie di attività nel campo della prevenzione e della salute che ricadono positivamente anche sulla scuola. Allora è vero che la scuola è messa alle corde nel tentativo di realizzare la proprio funzione educativa? Forse la battaglia non è persa a patto che non si pretendano risultati misurabili il giorno dopo e la comunità giudicariese non perda la speranza e l'interesse a prendersi cura del destino dei propri figli anche attraverso la scuola. Progettualità va della scuola 35 L L'Autovalutazione di Autovalutazione di Istituto Alessandra Macinati 36 Il nostro Istituto ha attivato da quattro anni un processo di Autovalutazione, che vede coinvolte, a vari livelli, tutte le componenti della scuola: alunni, genitori, docenti, personale ATA. Il coordinamento del Progetto è affidato alla Funzione Strumentale individuata dal Collegio dei Docenti a questo scopo; il lavoro è portato avanti dal Nucleo di Autovalutazione, costituito da otto docenti rappresentanti dei diversi Indirizzi in cui si articola l'Istituto. Scopo del progetto è quello di individuare delle aree di miglioramento attraverso la definizione dei punti di forza e di criticità dell'offerta formativa della scuola. L'attività del Nucleo di Autovalutazione si articola su due livelli: 1. stima dei livelli di conoscenza degli alunni; 2. valutazione dei processi. La stima del livello di conoscenza degli alunni avviene attraverso la partecipazione ad indagini nazionali ed internazionali in campo educativo. L'Istituto partecipa da quattro anni alla rilevazione degli apprendimenti promossa dal MIUR, nata come Progetto Pilota ed evolutasi in seguito come SNV (Sistema Nazionale di Valutazione). La rilevazione degli apprendimenti ha cadenza annuale e indaga le conoscenze e le abilità degli alunni di I e III superiore nelle materie di italiano, matematica e scienze attraverso la somministrazione di prove oggettive a scelta multipla. Le prove intendono valutare conoscenze e abilità ritenute irrinunciabile acquisite nel biennio precedente. La scuola compila inoltre dei questionari relativi all'organizzazione del servizio scolastico e all'analisi delle prestazioni e miglioramento. I risultati dei nostri studenti sono sempre in linea con quelli a livello provinciale, in alcuni casi migliori, e generalmente superiori ai risultati a livello nazionale. Quest'anno, per la seconda volta, l'Istituto ha partecipato al progetto OCSE-PISA, come scuola campione. Il progetto OCSE-PISA è la maggiore indagine internazionale in campo educativo, sia per il numero di Paesi coinvolti, sia per l'ampiezza del campo della valutazione. PISA è un'indagine con periodicità triennale che valuta conoscenze e abilità dei quindicenni scolarizzati. Essa mira a valutare non tanto la padronanza di parti del curricolo scolastico, ma la capacità di utilizzare conoscenze e abilità apprese anche e soprattutto a scuola per affrontare problemi e compiti analoghi a quelli che si possono incontrare nella vita reale. La valutazione riguarda i tre ambiti della lettura, della matematica e delle scienze ed alcune competenze trasversali costituite dalle competenze di problem solving: in ogni ciclo se ne approfondisce uno a rotazione (matematica in PISA 2003 e scienze in PISA 2006). La rilevazione avviene attraverso prove scritte strutturate costituite da domande a scelta multipla, domande aperte a risposta univoca e domande aperte a risposta articolata; gli studenti, i lori genitori ed il Dirigente Scolastico compilano inoltre dei questionari che raccolgono informazioni su una serie di variabili di sfondo. I risultati di PISA 2003 dei nostri studenti (70 alunni: 35 del liceo e 35 del tecnico) sono stati molto buoni, nettamente superiori a quelli a livello nazionale ed anche alla media dei paesi OCSE. La valutazione dei processi avviene attraverso la somministrazione a famiglie e studenti (gli "utenti" del servizio scolastico) di questionari sulla valutazione dell'offerta formativa. Gli ambiti indagati sono sempre gli stessi per permettere un confronto dei risultati nei diversi anni scolastici e riguardano la valutazione dell'organizzazione scolastica e della didattica. Annualmente le famiglie sono informate dei risultati emersi dall'analisi dei questionari con una relazione elaborata dal Nucleo di Autovalutazione. La maggioranza dei genitori si dichiara soddisfatta della scuola, in particolare molto positivamen- te sono valutati l'organizzazione e il clima scolastico, come pure il rapporto alunni-insegnanti, la chiarezza delle spiegazioni e la preparazione fornita. Gli studenti sono soddisfatti della scelta dell'Istituto, dell'organizzazione della scuola e dei servizi forniti dagli uffici; sono valutati positivamente anche la qualità dell'insegnamento e la chiarezza nelle spiegazioni. Un punto di criticità emerso dai questionari dei genitori e delle famiglie è stato quello del metodo di studio: la maggioranza degli studenti nell'a.s. 2004-2005 ha dichiarato di non possedere un metodo di studio in grado di garantire i migliori risultati. L'Istituto ha così attivato per gli studenti delle classi prime un corso sul metodo di studio, svoltosi nella prima settimana di scuola e che ha coinvolto due docenti per ogni classe. Quest'anno il Nucleo di Autovalutazione ha sottoposto a tutte le famiglie un questionario che ricalca a grandi linee quello degli anni scorsi; il questionario degli alunni è stato differenziato per le classi prime, terze e quinte. Progettualità i Istituto 37 U Una politica per la q na politica per la qualità Lorena Giacobazzi Il nostro Istituto è da qualche tempo impegnato nel perseguire l'obiettivo del miglioramento della qualità dei servizi formativi, progettuali, gestionali e amministrativi, a beneficio degli operatori della scuola, degli studenti e delle loro famiglie. Per raggiungere questo scopo, il nostro Istituto ha deciso di intraprendere la strada della Certificazione di Qualità secondo le norme UNI EN ISO 9001:2000, ovvero di confrontare il funzionamento della propria realtà formativa con i modelli di riferimento definiti dalle norme citate. Partendo da un'analisi critica del funzionamento dell'Istituto, abbiamo individuato quelle attività che caratterizzano il servizio fornito, analizzato i metodi migliori per il loro corretto svolgimento e infine li abbiamo codificati in procedure. Abbiamo inoltre ritenuto opportuno predisporre un sistema informativo in grado di supportare e aiutare gli operatori del nostro Istituto nel perseguimento del Sistema di Qualità. Obiettivi del Sistema di Qualità: l migliorare la qualità dell'offerta formativa in termini di trasparenza, efficacia ed efficienza; l l 38 favorire processi di rinnovamento dell' assetto organizzativo per valorizzare l'identità collettiva e le competenze dei singoli; offrire occasioni per una costante formazione ed un continuo aggiornamento dei propri operatori; l l l l l l consentire una maggiore partecipazione delle componenti scolastiche alla gestione dei processi fondamentali; avviare un sistema di rilevazione dei disservizi e delle mancanze, in grado di orientare tempestivi interventi correttivi o preventivi; individuare i punti di forza e di debolezza del sistema per pianificare meglio le strategie di miglioramento; definire i fattori di qualità del servizio scolastico anche in base alle aspettative e ai bisogni degli operatori dell'Istituto e dell'utenza; misurare il grado di soddisfazione degli operatori dell'Istituto, degli studenti e delle loro famiglie rispetto ai fattori di qualità individuati; gestire, sulla base di una scala di priorità tra i fattori individuati, il sistema scolastico mirando al costante miglioramento del servizio. Fattori di qualità per conseguire gli obiettivi del Sistema Qualità: l la crescita professionale degli operatori del servizio (docenti e personale non docente); l l i risultati del processo di apprendimento degli studenti; il grado di soddisfazione degli operatori e degli utenti della scuola; l l il clima comunicativo-relazionale interno; l le condizioni di sicurezza e benessere degli studenti e degli operatori dell'Istituto. l A. La crescita professionale degli operatori del servizio è garantita dal piano annuale di aggiornamento e formazione. Tale piano viene predisposto dal Dirigente Scolastico e presentato agli organi collegiali competenti per la delibera, tenendo conto anche delle esigenze espresse dagli stessi operatori dell'Istituto. B. I risultati del processo di apprendimento degli studenti sono analizzati tramite: l esiti delle prove di verifica somministrate durante l'anno scolastico; l l l risultati finali; esiti di eventuali prove di monitoraggio delle competenze fornite dall'organo di controllo nazionale (INVALSI, PISA); esiti degli Esami di Stato. C. Il grado di soddisfazione degli operatori e degli utenti della scuola è rilevato periodicamente con questionari relativi all'offerta formativa. I dati emersi dai questionari sono utilizzati per stabilire gli obiettivi di miglioramento del servizio. l l l D. Il clima relazionale interno è curato personalmente dal Dirigente Scolastico, dai suoi collaboratori, dalle figure di sistema e si realizza attraverso un sistema di informazione quanto più possibile efficiente ed efficace, la trasparenza delle comunicazioni, la disponibilità all'ascolto e al dialogo. E. Le condizioni di sicurezza e di benessere degli utenti e operatori del servizio sono garantite: l dalla scrupolosa osservanza delle norme di legge, per quanto di competenza dell'Istituto; l dall'aggiornamento del documento di analisi e valutazione dei rischi; dall'attenzione alla prevenzione degli infortuni negli ambienti dell'Istituto; dal controllo dell'efficienza e adeguatezza dei locali e delle attrezzature; dalla cura, dalla pulizia e igiene dei locali; dalla diffusione della cultura di tutela dell'ambiente; dall' informazione e dalla formazione del personale e degli studenti sulle norme di sicurezza e prevenzione anche con prove di simulazione delle situazioni di emergenza. Le scelte per la qualità della scuola sono emesse e firmate dal Dirigente Scolastico ed esposte negli edifici dell'Istituto, in modo tale che il loro contenuto sia diffuso a tutti i livelli. Il documento della politica per la qualità è rivisto periodicamente e può essere integrato con ulteriori obiettivi misurabili che sono definiti nel riesame del Sistema per la Qualità da parte della Direzione. In occasione delle riunioni della Commissione Qualità, vengono definiti obiettivi per la qualità sulla base delle informazioni mano a mano raccolte nell'applicazione delle procedure. Gli obiettivi vengono comunicati al personale interessato affinché, attraverso il loro raggiungimento, si realizzi un percorso di continuo miglioramento del sistema scolastico interno all'Istituto. Progettualità qualità 39 Noi e Nil risparmio ene oi e il risparmio energetico Susanna Serafini 40 Scuola e attualità, scuola e vita sono un binomio che marcia sempre più assieme, molto lontano dal modello di la scuola che funzionava come ente a sé stante, impermeabile a quanto succedeva fuori delle sue mura. Ne è un esempio lampante la sensibilità ai temi dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile e del risparmio energetico, come in questo caso, che sempre più coinvolgono le attività degli studenti e modificano gli interventi delle discipline tradizionali. Il progetto di cui parliamo è nato e si è sviluppato proprio nel corso dell'ultimo anno scolastico e ha ottenuto il sostegno da parte dalla Fondazione CARITRO che lo ha finanziato con un contributo di 15.000 euro. Non male per una scuola! Il progetto è consistito in tre fasi: una di formazione dei docenti, in cui sono stati affrontati i temi del risparmio energetico, dell'uso dell'energia solare e di altre fonti alternative; un'altra di formazione degli studenti, in cui la normale programmazione curricolare è stata integrata da aspetti riguardanti le fonti energetiche rinnovabili, alternative, il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale; infine una fase pratica in cui si sono sensibilizzati gli studenti e il personale della scuola al tema proposto e in cui i concetti appresi sono stati applicati ad uno studio sul risparmio energetico relativo al nostro edificio scolastico, con una sperimentazione sul campo dell'uso dei pannelli solari sia per la produzione di acqua cal- da sia per la produzione di energia elettrica. Il progetto si è concluso con una proposta per realizzare una sistematica applicazione agli impianti di riscaldamento e di illuminazione della scuola delle metodologie studiate e sperimentate per il risparmio energetico. Un progetto all'avanguardia, che ha coinvolto gli studenti dei corsi tecnici e dei corsi liceali. Vale la pena di descriverlo più minuziosamente. La prima fase ha riguardato il monitoraggio dell'Istituto, il che ha previsto lo studio del sistema energetico della scuola (le caratteristiche tecniche dei materiali edili utilizzati e dei componenti termotecnici installati, come le caldaie, le pompe, ecc); i disegni tecnici dell'edificio e dell'impianto; le condizioni climatiche riferite al paese di Tione; la raccolta ed elaborazione dei dati, il calcolo del fabbisogno energetico/certificazione, vale a dire del consumo energetico finale dell'edificio, della classe di certificazione (Casa Clima), del fabbisogno termico dell'edificio e del suo confronto con l'energia realmente consumata. Si è proceduto poi alla valutazione di possibili soluzioni, con l'elaborazione di misure per il contenimento del consumo energetico e la successiva valutazione di fattibilità tecnico-economica degli interventi ritenuti più vantaggiosi. Quindi è stata la volta della divulgazione del risultati ottenuti, attraverso una brochure informativa e la visualizzazione dei dati e risultati sul sito della scuola, e della attuazione delle soluzioni, adottando quelle a basso costo e attuabili nel breve periodo, quali l'ottimizzare le regolazioni e l'utilizzo degli impianti, l'utilizzo di lampadine a basso consumo energetico, di sensori e temporizzatori per l'illuminazione, di valvole termostatiche. In questo contesto sono state previste anche le realizzazioni di possibili implementazioni nel lungo periodo, quali coibentazioni, schermature per la radiazione solare, collettori solari, pannelli fotovoltaici. Per la formazione degli studenti sono state programmate lezioni di approfondimento di tematiche energetiche riguardanti le fonti energetiche rinnovabili (in particolare collettori solari e pannelli fotovoltaici), le fonti energetiche alternative, il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. L'acquisto e l'installazione della centralina meteorologica e dei vari sensori previsti è stata importante per introdurre gli studenti al lavoro pratico di acquisizione ed elaborazione dei dati relativi alla questione energetica. In un'altra fase ci si è interessati della formazione dei docenti con un corso di aggiornamento sui temi del risparmio energetico e, in particolare, dell'uso dell'energia solare e di altre fonti alternative. Infine è stato coinvolto il Gruppo Teatro della scuola per una rappresentazione teatrale che portasse in scena i problemi dell'ambiente, dello sviluppo compatibile e del risparmio energetico. Progettualità ergetico 41 D Da Hirosima a Cher a Hirosima a Chernobyl: la problema Nicola Spada 42 Il 6 agosto del 1945 fu sganciata su Hiroshima la prima boma atomica della storia. La mattina del 26 aprile 1986 si verificava in Ucraina (Chernobyl) lo scoppio di un reattore nucleare presso una centrale atomica per la produzione di energia elettrica. Due date significative della storia dell'uomo. Due anniversari su cui riflettere per le enormi ripercussioni che hanno avuto sull'umanità. La storia ha senso, produce esperienza e appartenenza, come un testimone passato tra due atleti in corsa, quando induce la riflessione sui fatti attuali e sul futuro. Il nostro Istituto ha voluto un progetto che mira ad affrontare nella scuola, e rivolgendosi al territorio, la tematica dell'energia, problematica tra le più impellenti del nostro tempo. L'ambiente, l'ecosistema, la distribuzione delle risorse, le fonti energetiche limitate ed illimitate, le fonti energetiche alternative, la globalizzazione, la guerra, sono tutte questioni che possono essere legate da un unico filo: l'energia. Operativamente, il progetto è stato diviso in due tronconi: il primo ha affrontato dal punto di vista storico-sociale gli avvenimenti, con lezioni, mostre e conferenze rivolte agli studenti e ai cittadini. Il secondo filone ha invece avuto un taglio più tecnico-politico e si è concretizzato in lezioni agli studenti e nella realizzazione di un convegno sulle tematiche dell'energia rivolto a tutti gli operatori del territorio. Le iniziative più importanti, che si sono concretizzate durante il mese di aprile di quest'anno, hanno riguardato alcune conversazioni del dr. Mirco Elena, rivolte sia agli studenti che alla popolazione giudicariese, a proposito del "Disastro di Chernobyl: l'importanza della comunicazione scientifica", nonché "Chernobyl: dal disastro alla speranza" e "Da Hiroshima a Chernobyl e oltre. Le problematiche energetiche di oggi e di domani"; una mostra presso la sala esposizioni del Centro Studi Giudicarie dedicata a "Hiroshima 60 anni dopo", nella quale sono stati esposti anche alcuni rnobyl lavori degli studenti del nostro Istituto sul disastro di Chernobyl. Un'altra iniziativa, a cura del comitato "Speranza di vita", ha riguardato l'esperienza di solidarietà ai "Bambini di Chernobyl", mentre presso la libreria "La Chimera" di Tione sono stati presentati una serie di libri sull'argomento ("Chernobyl, 20 anni di verità clandestine" di S. Pochettino; "Le mele di Chernobyl sono buone" di G. Sturloni; "Chernobyl confessioni di un reporter" di I. Kostin; "Chernobyl 1986-2006..." di Legambiente) e si è tenuta una performance teatrale "Sotto il cielo di Chernobyl" con gli attori di Teatro Obliquo. Ultima iniziativa, il convegno presso l'aula conferenze del Comprensorio delle Giudicarie su "Energia: problemi e prospettive", che ha visto la partecipazione di importanti relatori, quali A. Lorenzoni, dell'Università di Padova e Bocconi di Milano, S. Ramponi, M. Fauri, dell'Università di Trento, di G. Carlino, del Servizio Energia della PAT. Al convegno, che si è concluso con l'intervento dell'assessore provinciale Bressanini, si è parlato anche di energia nelle Giudicarie con Mario Eccli, Walter Paoli, Achille Onorati, Luigi Batocchi, Giorgio Marchetti e Gianfranco Pederzolli. Progettualità atica energetica 43 A di rete Accordo ccordo di rete Franco Brunelli 44 Le scuole giudicariesi sono in rete. Tutti gli istituti scolastici che operano all'interno del territorio giudicariese, vale a dire gli Istituti Comprensivi di Tione, del Chiese, delle Giudicarie Esteriori, di Pieve di Bono e della Val Rendena, oltre all'Istituto d'Istruzione di Tione e ai Centri di Formazione Professionale CFP-ENAIP e CFP-UPT di Tione, hanno scelto di cooperare insieme per una serie di iniziative e azioni comuni che interessano tutto il mondo della scuola, dagli utenti agli operatori, al di là degli steccati del "proprio orticello". Un'iniziativa indubbiamente lungimirante, che prende spunto da una disposizione specifica in proposito (il Regolamento per l'autonomia delle scuole - DPGP 13-12/Leg. d.d. 18.10.1999 all'art. 7 stabilisce tra l'altro che "le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad esse per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali e l'ottimizzazione delle attività ad esse connesse"), ma si arricchisce delle problematiche specifiche di un territorio come quello giudicariese. Capofila di questa rete di scuole è stato scelto il nostro Istituto. Perché questa convezione? Certamente per tessere tra le scuole giudicariesi delle relazioni privilegiate che portino a forme di collaborazione intensa e proficua in alcuni campi. Quelli privilegiati risultano essere la continuità didattica, l'orientamento, la formazione dei docenti e del personale ATA, le certificazioni ECDL e linguistiche, i trasporti, la collaborazione e il confronto nei processi di autovalutazione. Le scuole, infatti, nelle loro iniziative, per un servizio sempre più attento alle richieste degli utenti, sono ormai chiamate ad operare con efficienza, efficacia ed economicità. Non avrebbe senso, ad esempio, che ogni scuola operasse da sola in una campo come quella della continuità, visto che la parola stessa implica una collaborazione tra gradi diversi di scuola; o che avesse una propria politica in tema di orientamento, tenendo presente che la stragrande maggioranza degli studenti giudicariesi che terminano la scuola secondaria di primo grado si iscrivono all'Istituto di istruzione di Tione o ai due Centri della formazione professionale; o che non si tenesse presente che le varie certificazioni linguistiche o ECDL possono essere conseguite per livelli diversi, nei differenti gradi del percorso formativo. E sono solo alcuni dei numerosi esempi che si potrebbero fare. L'accordo di rete è stato firmato nel maggio del 2004 da parte dei seguenti Dirigenti: Gianbattista Rossi (II Tione), Emilio Salvaterra (CFP ENAIP Tione), Lino Riccadonna (CFP UPT Tione), Giovanni Poletti (IC del Chiese "don Lorenzo Milani"), Vittorio Azzolini (IC Giudicarie esteriori "Giovanni Prati"), Severino Papaleoni (IC di Pieve di Bono), Dario Gelmini (IC di Tione), Vigilio Sartori (IC Val Rendena). p continuità Progetto Alberto Tomasi Il progetto nasce come evoluzione e proseguimento dei recenti corsi di aggiornamento organizzati dall'Istituto sulla continuità tra scuola media e scuola superiore. Sempre più frequentemente infatti si riscontra un distacco fra i due ordini di scuola, sia per quanto riguarda gli apprendimenti degli studenti, sia per quanto riguarda il metodo di studio e l'approccio alle singole discipline. Si è ritenuto opportuno pertanto organizzare una serie di incontri fra insegnanti delle scuole superiori e scuole medie, innanzitutto per cominciare a conoscersi e confrontarsi sulle tematiche relative alla continuità fra scuola media e scuola superiore, e in secondo luogo, ma non meno importante, per cercare di costruire qualche cosa di concreto che possa rendere tale distacco sempre meno evidente. Per questa iniziativa si è registrata la disponibilità di tutti gli istituti presenti sul territorio e pertanto alla prima riunione erano presenti insegnanti degli Istituti comprensivi di Tione, Storo, Ponte Arche e Pinzolo, nonché dell'Università Popolare Trentina e del Centro di Formazione Professionale, oltre agli insegnanti del nostro Istituto. Il lavoro da svolgere non è semplice e nemmeno di immediata attuazione: si è optato per un lavoro che prenderà spunto dai curricoli, già predisposti dagli Istituti comprensivi e che prevedono continuità tra scuole elementari e scuole medie inferiori, che verranno in un primo tempo analizzati e discussi e successivamente ampliati fino a coinvolgere l' istituto di istruzione superiore. Si cercherà in tal modo di costruire curricoli unici di Matematica, di Italiano, di Lingua straniera, che comprendano tutto il corso di studi, ridistribuendo impegni e risorse, e che possano favorire una crescita armonica e graduale degli alunni negli apprendimenti e nelle conoscenze. Progettualità rogetto continuità 45 AlunniA stranieri lunni stranieri Emy Coffano 46 Anche nella nostra scuola sono presenti ormai alunni che nel nome e nei tratti somatici richiamano terre lontane, dell'est o del sud del mondo. È una ricchezza nuova, di cui forse ancora non siamo ben consapevoli. Portano con sé una grande determinazione e competenze che aspettano d'essere scoperte. Per questo diventa importante il mezzo della lingua. Specie per chi è arrivato da poco in Italia lo scoglio del corretto uso della lingua italiana, non solo come lingua della comunicazione quotidiana ma anche come lingua "tecnica" per studiare, può trasformarsi in una barriera insormontabile al raggiungimento di un diploma o di una laurea. La legge italiana ci aiuta: si fonda su un ideale di integrazione interculturale che impone alle scuole di attivarsi per realizzare il dettato costituzionale "La scuola è aperta a tutti" (art. 34), con attenzione e non negazione delle differenze culturali. La scuola elementare e media ci precedono in questo cammino e da vari anni. Ma ora tocca anche a noi, alla scuola superiore, "sbarrierarsi". L'anno scolastico 2005/2006 ha visto nuovi ingressi di alunni di nazionalità non italiana, che sono arrivati al 6% del totale: un dato in linea con l'incremento recente della presenza di famiglie straniere in territorio giudicariese. La nuova presenza ha richiesto una nuova strategia: anzitutto la modifica della procedura di iscrizione che consenta di sapere presto e con com- pletezza di dati tutto ciò che è bene sapere del nuovo alunno non italiano. E poi l'attivazione di lezioni di rinforzo della lingua italiana, affinché questo fondamentale strumento per la comunicazione e lo studio sia acquisito in tutta la sua ricchezza di significati e di costruzioni. Ogni alunno ha potuto così disporre da subito di un bagaglio di lezioni individuali di lingua italiana, insegnata al di fuori dell'orario di scuola da docenti competenti in questa particolare didattica. Poi, laddove necessario, s'è potuto usufruire di un servizio esterno, quello dello "sportello ALI" presso il Centro Enaip di Tione, con la sua offerta di consulenza orientativa, di supporto individualizzato, di attività di gruppo finalizzate all'apprendimento della lingua. Certo ancora non ci basta; ciò a cui vogliamo puntare è ben altro. Non basta che i nuovi alunni sappiano esprimersi nella nostra meravigliosa lingua e raggiungano con noi tutti i traguardi del percorso scolastico, sociale e lavorativo; meglio sarà se - una volta raggiunta questa capacità di comunicazione reciproca - essa ci servirà a stimarci nelle nostre diverse identità. Le migrazioni, oggi come ieri, hanno messo in luce che sulla terra abbiamo bisogno gli uni degli altri: la scoperta e la collaborazione sono le facce della nostra esperienza dell'incontro interculturale. P CLIL Progetto Maria Carla Girardini Il progetto CLIL, vale a dire l'apprendimento integrato di una lingua straniera e di una disciplina non linguistica, si pone l'obiettivo di estendere a più indirizzi dell'Istituto le sperimentazioni CLIL. L'acronimo CLIL (Content and Language Integrated Learning) viene usato per definire una situazione di insegnamento/apprendimento in lingua straniera di una materia non linguistica. Per farci capire ancora meglio diremmo che attraverso i moduli CLIL si sperimenta, ad esempio, l'insegnamento delle Scienze in inglese o, sempre come esempio, la Filosofia in tedesco. In questa direzione si esprime anche il D.L. 17 ottobre 2005, quello che riforma la formazione secondaria superiore che prevede, una volta a regime, che nel quinto anno di corso dei vari indirizzi una materia non linguistica (sempre come esempio, la Fisica, la Storia dell'arte ) vengano insegnate in una lingua straniera. Una bella sfida, se si pensa al fascino ma anche alle molte implicazioni di questo approccio, ormai consolidato nel Nord-Europa (Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania), ma con interessanti sperimentazioni anche in Lombardia,Veneto, Friuli, Emilia Romagna. Avviare sperimentazioni CLIL significa conseguire obiettivi di maggiore competenza linguistica, ma anche coniugare fasi di lavoro che richiedono condivisione di obiettivi, capacità di collaborazione e disponibilità a mettersi in gioco modificando flessibilmente strategie di organizzazione della classe, modalità di comunicazione, materiali di lavoro. Il progetto è partito quest'anno scolastico anche nel nostro Istituto, dopo il semestre sabbatico di formazione riferito alle lingue straniere dello scorso anno scolastico, con alcuni percorsi di formazione linguistica e didattico-metodologica indirizzati a circa 30 docenti coinvolti; avrà una durata triennale e concluderà, opportunamente monitorato, a giugno 2008 la prima sperimentazione. Progettualità rogetto CLIL 47 L La Banda musicale a Banda musicale Silvano Bonomi 48 La Banda Musicale è una realtà un po' unica nel suo genere, che con il trascorrere degli anni, questo è il quattordicesimo, si è fatta conoscere al di fuori dei confini comunali, comprensoriali e anche in ambito europeo. Ultimamente sono nati dei proficui rapporti di collaborazione con realtà musicali diverse: a dicembre si è infatti tenuto un concerto che ha visto coinvolta anche la Banda dell'Istituto Comprensivo di Tione, un gruppo musicale giovane, nato durante l'anno scolastico 2004/2005, per iniziativa del prof. Oliva Mauro, e che ha coinvolto gli studenti dell'Istituto di Istruzione in maniera notevole. Molti alunni, infatti, nel passaggio alle scuole superiori, continuano il loro percorso musicale entrando a far parte del corpo bandistico della scuola. Continua, inoltre, la ormai quinquennale collaborazione con gli alunni dell'Istituto Comprensivo di Pieve di Bono attraverso il M° Vittorio Marchetta. I nostri bandisti, infatti, nell'arco del primo quadrimestre di quest'anno scolastico, si sono impegnati a turno a presentare agli studenti delle Scuole Medie gli strumenti di ogni sezione che compongono l'organico della banda. Per concludere questa esperienza, si è tenuto all'Auditorium del nostro Istituto una lezione-concerto finale alla presenza di tutti gli alunni di Pieve di Bono. È da sottolineare che la Banda dell' Istituto di Istruzione sta riscontrando successo anche al di fuori dell'ambito scolastico. Nel periodo natalizio, in- fatti, è intervenuta per ben due volte all'apertura delle finestre del Calendario dell'Avvento, la manifestazione che si è tenuta a Tione. Durante questo anno scolastico il corpo bandistico, attualmente formato da una sessantina di elementi, ha inglobato anche giovani musicisti provenienti dalla realtà scolastica dell' Università Popolare Trentina (UPT) di Tione. L'evento più recente, che ha visto la collaborazione della Banda dell'Istituto di Istruzione, è stato lo spettacolo svoltosi il 3 febbraio 2006 in occasione della Giornata della Memoria, durante il quale si è svolta una rappresentazione sia teatrale che musicale che ha riscontrato notevole successo fra la popolazione. Lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione di tutte le realtà scolastiche appartenenti alla Busa di Tione (ENAIP, UPT, Istituto di Istruzione e Istituto Comprensivo). In questo breve riepilogo delle esperienze della banda da inizio anno ad ora, è da ricordare in ultimo il corso "Qualità Musicale" promosso dalla Federazione delle Bande Musicali del Trentino e finanziato dal Fondo Sociale Europeo con il quale ci si propone di fornire ad un gruppo di diciassette studenti musicisti le competenze basilari per potersi un giorno inserire nelle varie realtà musicali del loro territorio. I Il Gruppo teatro Progettualità Franco Brunelli Parlare di disagio a scuola è abbastanza facile; far qualcosa per prevenirlo è un po' più complicato! In modi sarebbero tanti, ma quello del teatro è di sicuro uno dei più efficaci. Perché nello spazio del teatro non c'è posto per la passività, che inevitabilmente annoia; perché sul palcoscenico si è presenti non solo con l'intelligenza, ma con tutto il corpo; perché teatro è esprimersi, è socializzazione. Non sarà un caso allora che, nonostante i numerosissimi impegni scolastici (le 36 ore di lezione per alcuni studenti, con i relativi 2 rientri pomeridiani; le certificazioni linguistiche, i corsi di recupero, gli sportelli didattici .) il gruppo degli studenti che fanno teatro non conosca flessioni. Per forza, a fare teatro si sta bene! Il nostro Gruppo teatro, che possiede pure un nome ("L'istrione") è attivo ormai da alcuni anni e quindi vanta al suo attivo una serie di spettacoli di cui va fiero. È partito con "Papà va in TV", un racconto di Stefano Benni trasformato in commedia surreale sulla pena di morte e la televisione; ha proseguito con "Un cattivo scolaro", altro racconto di Benni, questa volta a proposito di scuola e modelli televisivi. È approdato poi a "Truthful", una paradossale commedia di Claudio Forti su televisione e disuguaglianze sociali. Molti la ricorderanno per la montagna di carta igienica che occupava la scena A quel punto arrivò il vero primo riconoscimento: al termine del Meeting di teatro, una incontro-confronto fra i grup- pi teatrali scolastici del Trentino, la COFAS, vale a dire l'associazione che raggruppa tutte le filodrammatiche di questa provincia, invitò ufficialmente la compagnia teatrale dell'Istituto a replicare lo spettacolo davanti al pubblico di "Palcoscenico trentino", la rassegna di teatro dedicata a Mario Roat. Per la verità la "gloria" non finì lì, perché quell'anno il Gruppo Teatro venne selezionato per una rassegna di teatro tra le scuola del Nord Italia e compì una trasferta a Meda, nel milanese. L'anno dopo si volle strafare e si arrivò addirittura a deregistrare un film di Sandro Baldoni, "Strane storie", e si mise in scena il conflitto tra Nord e Sud, tra ricchezza e povertà. Il successo del Meeting non arrivò, complice anche un palcoscenico troppo stretto che costrinse ad ammucchiare la scenografia . Pazienza! Infine lo scorso anno, quando fu messa in scena "La mistolaria", una commedia rifacimento di tante commedie di Plauto, scritta da quatto alunni del nostro Istituto. Spettacolo indovinato e altro invito dalla COFAS a ripresentarlo all'interno di "Palcoscenico trentino". E quest'anno? In lavorazione cè un testo di Italo Calvino, Marcovaldo, quel contadino che va in città Come andrà? In ogni caso, sarà di sicuro un successo! Progettualità l Gruppo teatro 49 L Lapostrofo apostrofo Antonella Moratelli 50 Tra i progetti che non mancano mai nell'offerta formativa di un istituto, di ogni ordine e grado, crediamo possa collocarsi il giornalino. Anche la nostra scuola, dunque, dopo un passato lontano di esperienze di informazione dei vari indirizzi che la componevano, ha da tre anni una redazione unica che si interessa di far giungere a studenti, famiglie e territorio in generale notizie sulla vita scolastica di tutte le sue componenti. Certo non è facile coinvolgere gli studenti in un progetto che preveda in un certo senso ancora studio, ricerca, scrittura e revisione dei testi: chi decide di partecipare lo fa con un impegno e una dedizione totali. Dopo un inizio che si potrebbe definire "tentativo", da due anni il nostro giornalino ha raggiunto un livello informativo e soprattutto grafico di grande rispetto; gli esordi non sono stati facili: si dovevano prendere decisioni importanti circa l'organizzazione, il taglio che si voleva dare all'impianto giornalistico ed era importante trovare un nome che trasmettesse immediatamente il messaggio che più interessava far passare, e cioè il comune sentire di un intero istituto pur in tutte le sue varietà e differenze. "L'Apostrofo" ci è sembrato un nome adatto per indicare la possibilità di unione tra diverse realtà scolastiche e territoriali che la nostra scuola comprende. Gli studenti coinvolti nel progetto hanno avuto da subito la possibilità di trovare una dimensione che più si avvicinasse alle inclinazioni personali: le varie rubriche che il giornale comprende sono quindi la testimonianza delle diversità di ognuno di loro: chi si occupa di sport, chi di musica, chi di informare sulle iniziative e progetti che rendono corposa l'offerta formativa della nostra scuola, chi ancora si occupa di commentare i fatti che accadono nel mondo, chi, infine, mette su carta la propria inclinazione alla scrittura creativa sia essa in prosa o in versi. Vedere all'opera studenti che si cimentano nella ricerca di fonti, nell'organizzazione del lavoro, nella stesura di un testo e nella sua revisione, pur non essendo chiusi nell'ambito della classe o dell'obbligo curricolare, è senza dubbio una delle soddisfazioni più grandi per un insegnante, così come è estremamente interessante e coinvolgente avere la possibilità di scambiare idee e punti di vista in un ambiente che, pur rimanendo all'interno di una dimensione scolastica, travalica il limite che inevitabilmente si pone fra studente e insegnante, per giungere ad una comunione d'intenti e una conoscenza senz'altro maggiore rispetto a quella che si può instaurare durante le normali lezioni in classe. Crediamo stia proprio qui il merito dei progetti di un istituto: raggiungere obiettivi cognitivi e formativi rendendo questi ultimi parte integrante se non fondamentale dell'intero percorso. Un ringraziamento particolare lo dobbiamo alla Cassa Rurale di Tione, Ragoli e Montagne e alla Cassa Rurale Alto Chiese che da tre anni forniscono il supporto economico per questo progetto: avere una copertura finanziaria ci ha concesso di stampare il nostro giornale in maniera professionale, presso una tipografia, con una scelta Progettualità di carta e di formato che sicuramente non avremmo potuto avere con una stampa in proprio. Tutto ciò, insieme ovviamente alle risorse interne alla redazione - idee, competenza nella scrittura e soprattutto competenza informatica e grafica ci ha permesso in questi anni di partecipare a vari concorsi indetti da organi di stampa e da associazioni culturali importanti sia provinciali sia extraregionali e di raggiungere in tutte le occasioni risultati di grande rilievo. Il nostro auspicio è che L'Apostrofo diventi sempre più il giornale di tutta la scuola e che veda la partecipazione sempre più ampia di tutte le sue componenti all'interno della redazione che, unico neo, non ha ancora un luogo materiale dove poter effettuare le proprie riunioni; speriamo che il nostro successo sul territorio garantisca il reperimento di uno spazio dedicato agli studenti che, con tanto impegno, danno vita ad un qualcosa di veramente importante! 51 O Orientamento rientamento Franco Brunelli Ilaria Pedrini 52 "Da che parte devo andare per raggiungere ?". La scuola superiore è sempre più un crocevia lungo il quale si incontrano e si ammassano le aspettative dei giovani studenti in fase di formazione. E sempre più la scuola è il luogo dell'orientamento: per aiutare gli studenti che alla scuola media devono scegliere il loro percorso di formazione superiore; per appoggiare coloro che hanno imboccato un sentiero non del tutto adatto; per indirizzare altri al mondo del lavoro e delle professioni; per spalleggiare i più che ormai si indirizzano verso il mondo degli studi universitari. Ma non dovrebbe essere tutto più facilitato in una società della comunicazione, come la nostra? Apparentemente sì, non fosse che nella babele delle informazioni, serve più che mai un "filo di Arianna" per districarsi nel labirinto. In teoria, tutti possono sapere tutto: basta navigare in internet e il modo si spalanca davanti. Per fare un esempio, il mondo dell'offerta universitaria è presente in maniera massiccia e completa, con siti che tentano di darsi il maggiore appeal possibile. Cerchi i piani di studio di un corso di laurea? Eccoli! Cerchi come funziona il sistema dei servizi che favoriscono lo studio? Ecco il bando da scaricare velocemente da casa tua! Tutto a posto? Apparentemente sì. Nella pratica il problema rimane e non viene smosso di un centimetro: cosa farò da grande? E la questione non la possono risolvere nemmeno i milioni di pagine del web, perché, come è facile comprendere, la scelta coin- volge tutta la persona, i suoi sogni e aspettative, le sue potenzialità e i valori. La scuola, dicevamo, da anni è coinvolta in una riflessione sempre più profonda su questo tema e lo stesso Servizio Istruzione della Provincia di Trento gli ha dedicato quest'anno un semestre sabbatico che ha coinvolto un docente del nostro Istituto, il prof. Claudio Pucci. Il tema tocca il cuore del sistema educativo e formativo, con la richiesta che quanto si fa a scuola non rimanga nei cieli della vuota accademia, ma sia improntato sempre più alla conoscenza di se stessi (delle proprie capacità e potenzialità), al conseguimento di competenze (saper coniugare conoscenze e abilità), alla fruizione di esperienze Orientamento al biennio L'inserimento degli alunni provenienti dalla scuola media è un momento importante, spesso decisivo, per il successivo percorso educativo e formativo: il clima della classe appena formata, la chiarezza dei messaggi, l'acquisizione di un adeguato metodo di studio, la comprensione di una situazione certo più complessa e ricca di stimoli delle precedenti, sono elementi che incidono nel vissuto degli adolescenti. Gli stessi obiettivi con cui hanno affrontato la scelta per la scuola superiore possono venir messi in discussione come approfondirsi e ricevere nuove motivazioni. Consapevole di questo delicato passaggio, la scuola si attiva per aiutare gli studenti a riflettere sulla scelta compiuta e sul loro vissuto all'interno della scuola. Lo fa con questo progetto che si avvale della consulenza di un esperto esterno, la dott.sa Mary Binelli, e di una attività che coinvolge tutti gli studenti delle classi prime e, laddove si manifesti la necessità, delle classi seconde. Nel mese di ottobre la psicologa incontra tutte le classi prime e propone agli studenti di mettere per iscritto le loro considerazioni attraverso un questionario, che viene da lei elaborato e che costituisce poi la base e per la restituzione ai docenti, tramite il coordinatore di classe, e agli alunni stessi, mediante un colloquio individuale di circa 20 minuti per studente. Si apre così per tutti gli alunni la possibilità di esprimere i propri vissuti a contatto con una persona a ciò preparata e disponibile a seguirli anche successivamente attraverso lo sportello di informazione e consulenza (C.I.C.). Il servizio e lo sportello sono aperti anche ai genitori che lo richiedano. In alcuni casi, grazie all'attività anzidetta, è possibile verificare precocemente i disagi legati ad una scelta sbagliata del proprio percorso scolastico e ipotizzare, con il consiglio di classe e la famiglia, un riorientamento verso altri indirizzi dell'Istituto o verso altre scuole. (Ilaria Pedrini) Progettualità significative vicine alla vita vera e al mondo delle future professioni. Insomma sapere, saper fare, saper essere. È quanto sostanzialmente chiedono tutte le ipotesi di riforma che da anni si discutono in Italia e che, pur nelle differenti delineazioni, almeno questo possiedono in comune. Il nostro Istituto vanta ormai da alcuni anni un sistema collaudato di iniziative per l'orientamento che coinvolgono numerosi docenti e che si possono dividere sostanzialmente in tre filoni: l nei confronti degli studenti delle scuole medie; l nei confronti degli studenti delle classi prime; l nei confronti del mercato del lavoro; l nei confronti del mondo universitario. In ogni caso, l'attività di informazione si coniuga con quella di formazione, il tutto supportato da professionisti esterni, quali ad esempio psicologi, con esperienze provate nel campo dell'orientamento e del rapporto con gli adolescenti. Tutto bene? Il lavoro è complesso e migliorerà sicuramente in futuro, grazie anche ad una maggiore coordinazione. Per ora registriamo le risposte, nella sostanza simili, di tanti studenti a cui viene chiesto il tasso di gradimento rispetto alle iniziative di orientamento: "È stato importante: ho capito tante cose di me che prima non sapevo". (Franco Brunelli) 53 O Orientamat rientamat Alessandra Boroni 54 La proposta del progetto Orientamat consiste nell'esplicitare conoscenze e competenze matematiche utili per l'ingresso nelle varie Facoltà universitarie, offrendo agli studenti attività di autovalutazione e confronto con persone esperte (i tutor). Non comprende la finalità di selezionare studenti e/o di fornire indicazioni definitive sui percorsi di studio da scegliere; si vuole, invece, fornire agli studenti la possibilità di analizzare criticamente le implicazioni della futura scelta e di confrontarsi con le richieste effettive che essa comporta. Le tipologie di attività che il progetto Orientamat propone sono tre: l Situazioni di apprendimento. Lo studente si confronta con un contesto di apprendimento simile a quello che incontrerà in ambito universitario, quando, in una lezione o in un testo, una definizione viene proposta in modo formale per poi essere utilizzata in tempi brevi. Lo studente opera con "conoscenze note in un contesto nuovo". l Questionari di autovalutazione delle conoscenze di base. Sono strutturati con domande che fanno riferimento alla stessa competenza o conoscenza, collocate in contesti diversi. Lavorando con questo strumento, lo studente incontrerà conoscenze che gli sono note e potrà verificare se è in grado di utilizzarle correttamente anche in ambiti diversi. l Percorsi di apprendimento guidato. Quando, in una delle attività precedenti, si evidenziano carenze che dipendono da una conoscenza inadeguata di un particolare argomento, lo studente può disporre di questa risorsa. Sono messi a disposizione materiali strutturati che, partendo dagli aspetti base, in un'alternanza di spiegazioni ed esempi, chiedono allo studente di costruire passo passo, attivamente, la parte di conoscenze in questione. In tutto questo percorso, gli studenti sono seguiti e interagiscono direttamente con il docente tutor individualmente o in momenti di discussione a piccoli gruppi (all'incirca è presente un tutor ogni cinque, sei studenti). In queste occasioni si tenta di costruire, assieme allo studente, una sorta di mappa delle proprie conoscenze e di capire se queste costituiscono una "rete" sufficientemente fitta da permettergli di costruire le conoscenze che gli verranno richieste negli studi universitari. C Storia Costruire Renato Paoli Il progetto "Costruire storia" è nato dalla collaborazione dell'Iprase con il Museo storico e l'Università di Trento e ha visto fin dal suo inizio - nel 2003 - il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tre Istituti superiori della Provincia, tra cui l'Istituto di istruzione di Tione (oltre all'Istituto agrario di S. Michele all'Adige e l'Iti Marconi di Rovereto). Si tratta di un progetto impostato su un rapporto di circolarità e reciproca interazione di ricerca, sperimentazione e formazione. 1. La ricerca indaga: - l'organizzazione e gli stili dei curricoli di fatto degli insegnanti trentini e gli aspetti su cui lavorare al fine di innovare la didattica della storia; - alcuni aspetti degli apprendimenti degli studenti alla fine del ciclo secondario, le loro opinioni rispetto all'insegnamento della storia, le motivazioni verso lo studio di questa disciplina e, in generale, il loro interesse verso lo studio e la conoscenza del passato. 2. La sperimentazione coinvolge molti docenti del ciclo secondario della Provincia al fine di promuovere, valorizzare e disseminare esperienze innovative di insegnamento della storia. Nel nostro istituto la sperimentazione è in corso di svolgimento e prevede l'effettuazione di un modulo didattico dedicato all'Italia del miracolo economico (1950-1960), metodologicamente impostato in forma laboratoriale. L'attività prevede infatti un ruolo attivo di ricerca ed elaborazione delle informazioni da parte degli studenti, guidati in un lavoro di analisi delle fonti primarie direttamente reperite sul territorio; si cerca insomma di utilizzare la dimensione locale della storia per ricostruire operativamente un'epoca di trasformazione che ha segnato profondamente la storia del nostro paese. 3. La formazione cerca di approfondire aspetti tematici e metodologici che la ricerca e la sperimentazione segnalano come elementi centrali, questioni che necessitano di approfondimento o punti di debolezza nella formazione dei docenti. In quest'ottica è nato il Seminario permanente di storia e didattica della storia che ha avuto una prima edizione nell'anno scolastico 20042005 e che verrà riproposto in una seconda edizione nell'anno scolastico 2005-2006. L'obiettivo del seminario e dell'intero Progetto è di condividere un percorso di riflessione che ponga le basi per l'elaborazione di un documento condiviso dai docenti trentini sui criteri di costruzione del curricolo di storia nel ciclo secondario, con particolare riferimento alla storia del Novecento e alla storia locale. L'intenzione è di elaborare un documento che sia l'esito di un percorso di ricerca e sperimentazione partecipata che coinvolge un gran numero di scuole e di docenti e che diventi un punto di riferimento per l'attività di insegnamento e apprendimento della storia nella nostra Provincia. Progettualità ostruire Storia 55 C Certificazioni linguist ertificazioni linguistiche ed ECDL Elena Di Francesco Rosi Merli Motivazioni e finalità Nell'ambito del progetto "Lingue 2000" viene offerta a tutti gli studenti la possibilità di certificare il loro livello di competenza linguistica attraverso esami effettuati da una commissione esterna. L'ente promotore è il Goethe Institut di Napoli. Queste certificazioni costituiscono un'occasione importante per potenziare la motivazione allo studio delle lingue straniere e per adeguare i livelli di competenza linguistica a quelli europei; contribuiscono inoltre a migliorare in maniera significativa l'offerta formativa del nostro Istituto. Breve storia 56 L'iniziativa di una certificazione linguistica nasce come offerta formativa dell'indirizzo linguistico nell'a.s. 1993-1994, riguarda la lingua tedesca ed è volta a conseguire i diversi livelli del Patentino di Bilinguismo della provincia di Bolzano. Con il progetto "Lingue 2000", si fa strada l'idea di una Certificazione Linguistica esterna, come requisito spendibile a livello europeo. Il progetto si sviluppa gradualmente e comprende, oltre al tedesco, l'inglese e il francese; inoltre procede nei livelli di competenza fino a raggiungere il livello B2 del Quadro Comune di Riferimento Europeo. Attualmente il coinvolgimento nelle certificazioni esterne riguarda pressoché tutti gli indirizzi del nostro Istituto con la seguente tipologia d'esame: l l l l l Zertifikat Deutsch (ZD) e Deutsch für den Beruf (DfB) per quanto riguarda la lingua tedesca; Preliminary english test (Pet) e First certificate english (Fce) per l'inglese; infine Delf scolaire per la lingua francese con un numero di 199 studenti iscritti agli esami sopracitati nell'a.s. 2004/2005 (83 per tedesco, 91 per inglese e 21 per francese) e di 183 studenti che hanno riportato risultati positivi (73 in tedesco, 91 in inglese e 19 in francese). (Elena Di Francesco) tiche ed ECDL Dall' anno scolastico 2003/2004 l'Istituto ha attivato il progetto "Certificazioni ECDL" che mira a consentire agli studenti il conseguimento della certificazione denominata "European Computer Driving Licence" rilasciata da AICA. L'attività è svolta in stretto collegamento con il progetto "Informatica", che da anni offre agli studenti dei corsi specifici per prepararsi ad affrontare i sette esami previsti per ottenere la suddetta certificazione. In fase di avvio - a.s. 2003/2004 - sono stati coinvolti 36 studenti, che hanno superato 158 esami e conseguito 16 Certificazioni. L'anno successivo gli studenti coinvolti sono diventati 120, gli esami superati 358 e le Certificazioni ottenute 16. Per il corrente anno scolastico, ci attendiamo un ulteriore e notevole incremento. Si tratta di un servizio volto ad integrare la preparazione degli studenti con strumenti indispensabili ad affrontare il prosieguo degli studi ed un proficuo inserimento nel mondo del lavoro. (Rosi Merli) La biblioteca di Elisabetta Gasperi La biblioteca del nostro Istituto dispone di circa 5000 volumi. Attualmente è in corso un lavoro di catalogazione del patrimonio librario, utilizzando schede bibliografiche e sistema di classificazione (la Classificazione Decimale Dewey) analoghi a quelli adottati dal Sistema Bibliotecario Trentino. Queste schede bibliografiche vengono poi inserite, tramite un apposito software, in un catalogo informatico consultabile sul sito Internet dell'Istituto. I testi catalogati vengono infine disposti in modo ordinato sui rispettivi scaffali per garantirne una più agevole consultazione. La biblioteca dispone pure di un fornito comparto riviste e i servizi attivati sono quelli di consulenza, consultazione e prestito dei testi; è presente anche una postazione Internet. L'obiettivo è quello di rendere la biblioteca un luogo importante della vita scolastica proprio in funzione del suo ruolo di rilievo nella diffusione dell'informazione, nella ricerca e nell'approfondimento. Progettualità ECDL 57 S territorio, am Scuola, cuola, territorio, ambiente Tiberio Salvaterra 58 Il progetto riunisce varie iniziative, rivolte alle diverse classi dell'Istituto, che hanno la comune finalità di promuovere la conoscenza e il corretto rapporto con il territorio in cui ci troviamo a vivere e operare, e che coinvolgono più discipline, in particolare Scienze Naturali, Scienze della Materia, Educazione Fisica e Storia. In questo ambito, particolare importanza assume il coinvolgimento diretto degli studenti in attività di gruppo svolte direttamente sul campo. Si tratta di un'attività di particolare interesse metodologico, che evidenzia come il primo grande laboratorio sia il territorio e permette l'osservazione diretta dei fenomeni, fondamentale per la costruzione delle conoscenze. A scuola sul Mandrone Il "Progetto Scuola-Montagna" intende sensibilizzare lo studente all'ambiente montano consentendogli un approccio corretto, consapevole e sicuro, coniugando gli aspetti culturali con quelli sportivi, offrendo ai ragazzi un momento ideale per rapportarsi con il gruppo dei coetanei al di fuori dei luoghi comuni di aggregazione, presentando nel contempo gli aspetti naturalistici che caratterizzano l'alta montagna. L'attività è rivolta alle classi quinte del Liceo Scientifico, che affrontano nell'ultimo anno del corso lo studio della Geografia generale, materia che ha pure lo scopo di educare gli studenti all'osservazione dell'ambiente circostante, montano in particolare, con occhi più consapevoli. Per lo svolgimento di questo programma è stato scelto il gruppo dell'Adamello-Presanella in quanto possiede delle peculiarità naturalistiche, geologiche, glaciologiche e storiche che difficilmente sono presenti contemporaneamente su un unico gruppo montuoso. Le rocce del massiccio dell'Adamello-Presanella costituiscono infatti un tipico esempio di rocce ignee intrusive che per di più confinano ad est con il gruppo delle Dolomiti di Brenta. Queste strutture geologiche sono molto interessanti dal punto di vista scientifico e assumono un'elevata valenza didattica soprattutto per gli studenti che dovranno affrontare l'esame di Stato comprendente le Scienze della Terra. Per quanto riguarda la glaciologia e la geomorfologia glaciale, i ghiacciai dell'Adamello sono considerati gli esempi più significativi di ghiacciaio di altopiano presenti attualmente sulle Alpi e i relativi processi morfogenetici sono particolarmente evidenti e comprensibili. L'osservatorio glaciologico "Julius Payer", allestito dalla Società degli Alpinisti Tridentini, rappresenta un utile approfondimento dei concetti trattati durante le lezioni itineranti, oltre a costituire un luogo ideale per osservazioni astronomiche. L'ambiente di alta montagna ben si presta alla visione della volta celeste, per la scarsa turbolenza atmosferica, per la limpidezza dell'aria e soprattutto per la totale assenza di inquinamento luminoso. Le testimonianze della Grande Guerra (1915/18) che, proprio sui ghiacciai dell'Adamello, vide fronteggiarsi gli Alpini italiani e i Kaiserjäger austriaci, sono Progettualità mbiente ancora decisamente evidenti, tanto che le opere presenti sulle rispettive linee riescono a far intendere meglio di qualsiasi parola la durezza e l'assurdità della guerra. Il rifugio "Città di Trento" offre un'ottima base logistica e dispone anche degli spazi necessari per lo svolgimento dell' attività didattica nel caso di condizioni meteorologiche avverse. Gli studenti rimangono quindi per tre giorni nel rifugio alpino ed effettuano escursioni al ghiacciaio e al- l'ambiente di alta montagna per l'osservazione della petrologia, idrologia, geomorfologia ed ecologia del territorio montano. La presenza, in qualità di accompagnatore, di un insegnante di storia permette poi di associare le osservazioni naturalistiche con la visita ai luoghi della Grande Guerra. Sono presenti anche delle guide alpine, per garantire un elevato standard di sicurezza, ed esperti (un geologo e un naturalista) per fornire le prime indicazioni di carattere generale necessarie per interpretare le osservazioni. 59 M Il metodo di studio otivazione e metodo di studio Claudia Polla Cristina Maturi 60 È piuttosto frequente sentire insegnanti che individuano nella mancanza di un metodo di studio una delle cause più frequenti degli insuccessi scolastici dei propri alunni. E quanti genitori se lo sentono ripetere: "Suo figlio non possiede ancora un metodo di studio!" Come se fosse facile studiare con metodo! Tale difficoltà si riscontra con maggior peso negli alunni delle prime classi, nel delicato momento di passaggio dalla scuola media alla scuola superiore. Talvolta il passaggio costituisce un piccolo choc, condito da qualche inatteso brutto voto. "Non me l'aspettavo così, il liceo...!" Molti studenti non sembrano consapevoli della necessità di fronteggiare il carico più gravoso di lavoro con una capacità organizzativa più attenta, fatta di atteggiamenti, di autodisciplina e di scelte precise. Da un paio di anni si è sperimentata l'accoglienza ai nuovi arrivati con qualche "istruzione per l'uso della scuola superiore", ossia con un percorso che aiuti a capire che lo studio è "lavoro" e che dispone di una sua "cassetta degli attrezzi". Dell'attrezzatura dello studente fanno parte anzitutto delle particolari spinte interiori - le motivazioni - che costituiscono le molle delle nostre azioni. Una fatica come quella di studiare non si regge se queste molle non sono forti e profonde. Non si può studiare solo per far contenti i genitori e per timore dei brutti voti. Oltre alle motivazioni, e ben sorretta da queste, viene poi qualche efficace tecnica di studio, che risulta un'attività complessa e composta di varie abilità: di lettura, di selezione dei contenuti, di organizzazione e memorizzazione, di autoverifica dell'apprendimento. Possibile poi che uno studio ben fatto non possa essere anche un'attività che dà gioia? È la scommessa che ci lanciamo a vicenda in questo progetto che impegna i primi giorni di scuola per tutti gli alunni delle classi prime. Il "training" comprende brevi momenti di riflessione e lavori individuali per sperimentare subito e praticamente le tecniche proposte. Certo, siamo tutti diversi e la nostra particolare tecnica per studiare può essere "speciale", ma non può essere diversa la méta: vivere con piacere e con successo il nostro lavoro di oggi, quello di studiare. ScuolaSe genitori Ilaria Pedrini Il dialogo costante e vivo con le famiglie è una metodologia di lavoro fondamentale per la scuola. Ciò è vero nei rapporti frequenti con i genitori degli alunni per quanto concerne le comunicazioni sullo sviluppo del percorso scolastico del figlio o figlia, nella partecipazione agli organi collegiali che prevedono la presenza dei genitori alla conduzione della scuola - dai consigli di classe al Consiglio di Istituto, presieduto da un genitore - e, dall'anno scolastico 2004/2005, anche nella particolare forma di vicinanza dei genitori rappresentanti attraverso il neo costituito "Comitato dei Genitori" dell'Istituto. Il Comitato, come avverte lo Statuto, attraverso le attività che radunano periodicamente le famiglie degli studenti iscritti ad uno degli otto indirizzi dell'Istituto, intende "accrescere la consapevolezza del valore della genitorialità come fondamento della qualità dell'educazione e della crescita dei figli" e "favorire la partecipazione diretta dei genitori alla vita della scuola nelle forme della rappresentanza, dell'informazione, dell'approfondimento di problematiche di propria competenza, della formulazione di suggerimenti e proposte ai vari soggetti e organismi scolastici". La presenza e la vitalità del Comitato rappresenta un grande valore per l'Istituto di Istruzione. Lo si è notato nelle serate di informazione sulle riforme scolastiche o nei momenti di restituzione degli esiti del lavoro scolastico: il confronto con famiglie attente e disponibili gratifica, incoraggia, arricchisce l'offerta formativa della scuola. E ben volentieri la scuola offre a questa autonoma espressione della soggettività dei genitori il dovuto supporto attraverso il progetto "Scuola Genitori", che sostiene la positiva interazione fra l'Istituto e il Comitato Genitori coordinandone le attività. Progettualità cuola e genitori 61 Oltre O le barriere ltre le barriere degli occhi Claudio Pucci 62 Da alcuni anni l'Istituto offre fra le altre attività il progetto "Per una cultura dell'incontro fra risorse diverse". Tale progetto si propone di sensibilizzare studenti e docenti sulle tematiche della "diversabilità" cercando di coniugare cultura e apertura verso la diversità con la proiezione di film sull'argomento, con interviste a testimoni diretti e ancora con visite a centri impegnati in questo settore (nel mese di marzo gli studenti della 4°PA, grazie al progetto, hanno visitato la Cooperativa Sociale "La Rete" e il Centro di Auto Mutuo Aiuto di Trento). Quest'anno il gruppo che guida questo progetto, formato dai proff. Rossi, Pucci e Rizzonelli, ha pensato inoltre di seguire un percorso un po' differente e di fare sì che sia piuttosto la scuola stessa a mostrare accoglienza verso la diversità, allestendo all'interno dell'Istituto una mostra di quadri e oggetti realizzati da un gruppo di persone diversamente abili di varie associazioni e cooperative sociali delle Giudicarie (Centro ANFFAS di Tione, Comunità Handicap di Roncone, Cooperativa Sociale Il Bucaneve di Storo e Laboratorio Sociale di Tione). La mostra dal titolo "Oltre le barriere degli occhi" è stata inaugurata lo scorso 3 aprile in un affollato vernissage che ha visto la partecipazione, oltre che del consulente artistico dell'ANFFAS, Nadia Ongaro (che ne ha curato l'allestimento), del Dirigente del nostro Istituto, Gianbattista Rossi, dell'assessore comprensoriale all'Istruzione, Catia Amistadi, e dell'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Tione, Giovanni Assenza. Ampia soddisfazione per l'iniziativa è stata espressa anche dai responsabili dei vari centri presenti, come il genitore referente del Centro ANFFAS di Tione, Frida Rossaro, il rappresentante di Comunità Handicap, Erminio Rizzonelli, i rappresentanti della cooperativa Il Bucaneve di Storo, Angela Battocchi, e del Laboratorio Sociale di Tione, Tommaso Oss. Per tutti si è trattato di un momento di vera integrazione che ha dato la possibilità alle persone diversamente abili del territorio giudicariese di veder riconosciuto il proprio sforzo di esprimersi al di là dei propri limiti. Da ricordare anche l'intervento del consulente artistico, Nadia Onagro, che ha sottolineato soprattutto un fatto: come sia stato importante che questa mostra sia stata allestita con la partecipazione diretta non solo dei professori, ma degli stessi studenti, una parte dei quali, la classe IV del Liceo Sociopsicopedagogico, si è messa addirittura a disposizione per fungere da guida ai compagni che la volevano visitare. B unico serale Biennio Claudio Pucci Dall'anno scolastico 2005-2006 il corso serale ha arricchito la sua proposta formativa con l'introduzione del biennio unico modulare. L'offerta serale dunque non si rivolge più soltanto a studenti lavoratori che mirano al conseguimento di un diploma quinquennale nei tre indirizzi da tempo previsti ragioneria, geometri, liceo delle scienze sociali ma anche ad adulti e lavoratori che chiedono alla scuola un supporto nell'acquisizione di singole competenze (ad esempio in ambito informatico o nelle lingue straniere), nell'approfondimento culturale, nel rientro in un percorso scolastico a suo tempo abbandonato o nella padronanza della lingua italiana. Il biennio è strutturato in un'area di discipline comuni ai tre indirizzi, per un numero di 8 o 10 moduli per ciascuna disciplina nell'arco del biennio, e in un'area di indirizzo che comprende 8 moduli della disciplina specifica dell'indirizzo scelto. Lo studente può frequentare singoli moduli e veder certificate alla fine del modulo le competenze acquisite attraverso il "libretto formativo" che lo accompagna nel percorso. Oltre al lavoro in classe, egli è seguito nel lavoro personale di studio dal docente "tutor" e può richiedere lezioni individualizzate ai docenti delle discipline per recuperare o approfondire gli argomenti trattati in aula. Per gli studenti di nazionalità non italiana sono previste lezioni individualizzate di lingua italiana come lingua per lo studio. Il ritmo della frequenza e del superamento dei FOTO ? moduli previsti è lasciato alla decisione dello studente, alle sue possibilità/volontà di rallentare o di accelerare il percorso, che non raramente conduce poi, attraverso il triennio e l'esame di stato, alla scelta di iscrizione ad una facoltà universitaria. Attraverso il biennio unico serale l'Istituto si propone di personalizzare maggiormente l'offerta formativa e di essere un servizio per il territorio nell'ottica dell'educazione permanente. Progettualità iennio unico serale 63 L Olimpiadi Le nostre e nostre Olimpiadi Luciano Bugna Alessandra Boroni Luca Tamanini Carlo Care 64 L'attività sportiva L'attività sportiva nell'anno scolastico 2005/2006 è cominciata con la fase di Istituto di corsa campestre, svoltasi a metà ottobre circa, con lo scopo di qualificare gli studenti alla fase provinciale. Al termine di quest'ultima, la migliore squadra e il vincitore assoluto di questa fase nelle categorie Allievi maschili e femminili hanno avuto accesso alla fase nazionale. Alla fase provinciale, svoltasi a Villalagarina il 24 novembre 2005, le ragazze della categoria Allievi, si sono classificate al secondo posto. Le artefici di questo exploit sono state Parisi Alice 2°SA, Lorenzi Federica 1°SM, Bazzoli Michela 1°SA e Sini Daniela 2°SA. Nella categoria Allievi i nostri ragazzi si sono classificati al settimo posto. Buono il piazzamento di Cadona Giovanni di 2°GB. Nella categoria Juniores femminile, le ragazze sono state classificate all'ottavo posto; in quella maschile, i ragazzi si sono classificati al dodicesimo posto. Il 21 febbraio, a Folgaria, si è svolta la fase provinciale di sci alpino. Le nostre ragazze più giovani si sono classificate al primo posto, accedendo di conseguenza alla fase nazionale. Bravissime le nostre atlete: Collini Maddalena 2°SB (secondo posto assoluto), Ferrazza Michelle 1°SM (settimo posto assoluto), Lorenzi Federica 1°SM (diciottesimo posto assoluto). Nella categoria Allievi maschile, i ragazzi si sono classificati al quarto posto. Il migliore dei nostri è stato Lorenzetti Mattia di 2°SC. Nella categoria Juniores femminile le ragazze si sono classificate sesto posto, con il primo posto assoluto della nostra Cinzia Franchini 5°SC. Nella categoria Juniores maschile, i ragazzi si sono classificati al sesto posto con un buon quinto posto di Armani Mauro di 5°GA. Sabato 29 maggio 2006 si è svolta ad Arco la fase provinciale dei campionati studenteschi di arrampicata sportiva. La rappresentativa del nostro istituto ha ottenuto degli ottimi risultati piazzando al primo posto la squadra Juniores maschile e la squadra Allieve, mentre la squadra Allievi si è piazzata al secondo posto. Saranno quindi i nostri juniores Giorgio Paoli e Alberto Bosetti a rappresentare il Trentino ai prossimi campionati nazionali. (Luciano Bugna) La Matematica Anche quest'anno scolastico 2005/2006 l'Istituto ha partecipato alle "Olimpiadi di matematica" nelle due fasi di Istituto e provinciale. Hanno partecipato alla prima fase, detta "Giochi di Archimede", più di cento ragazzi dell'Istituto divisi tra biennio e triennio e si sono qualificati per la fase provinciale undici studenti. La prova scritta si è svolta presso la Facoltà di Ingegneria di Mesiano - Trento il giorno 16 febbraio 2006. Un'esperienza indimenticabile! Questo è ciò che probabilmente ognuno degli undici partecipanti alla fase provinciale delle Olimpiadi della Matematica ha pensato al ritorno da Trento, nella mattina di giovedì 16 febbraio 2006. Un enorme accavallarsi di sentimenti ed emozioni irrefrenabili, ansia per il risultato finale, timore di aver commesso errori evitabili, orgoglio di aver partecipato ad un'importante competizione E benché da quella data siano trascorsi dei mesi, il ricordo e la tensione di quella mattina sono ancora vivi nella mente di ognuno di noi. Poi sono finalmente pervenuti i tanto attesi risultati: lo studente del nostro istituto che ha totalizzato il punteggio migliore è stato Andrea Cozzini di 4°SA, che con i suoi 48 punti si è collocato in dodicesima posizione; con breve distacco da lui altri ragazzi dell'istituto come Daniele Caliari di 2°RA e Nicola Ianeselli di 5°SB. Ma a prescindere dai risultati, benché molto soddisfacenti, vorrei portare all'attenzione dei letto- ri l'importanza, il divertimento e la possibilità di nuove amicizie che si possono stringere durante le lezioni di preparazione alla gara e durante la stessa competizione. Infatti ciò che mi è maggiormente rimasto impresso non sono tanto le formule algebriche o euclidee, facili da dimenticare, ma l'allegria, la simpatia e il divertimento che erano signori in quelle stupende giornate e il sorriso di soddisfazione che lasciava trapelare solo una lieve ombra di timore. È proprio questo il segreto: saper vivere ogni esperienza con atteggiamento positivo e grande felicità ed è anche questo che si può imparare prendendo parte alle Olimpiadi della Matematica. Anche se nessuno di noi è riuscito ad accedere alla fase nazionale (basti pensare che il primo classificato in Trentino ha totalizzato 91 punti), mi sento ugualmente soddisfatto della mia posizione e soprattutto felice per i ricordi di quei momenti. Mi piace concludere con la celeberrima frase di Pierre de Coubertin che, benché a prima vista banale e scontata, costituisce una sorta di comandamento per porre in rilievo l'aspetto ludico anziché agonistico di una gara: "L'importante non é vincere, ma partecipare". (Luca Tamanini) Autocad Le Olimpiadi di Autocad, organizzate dall'Istituto Fontana di Rovereto, si svolgono attraverso una selezione di Istituto, una regionale e una finale. Lo scopo principale della manifestazione è quello di "diffondere fra i giovani l'interesse per il CAD (disegno al computer) dando loro l'opportunità di affrontare, in un contesto ludico e giocoso, problemi un po' diversi, nella forma, da quelli incontrati a scuola, ma in grado di suscitare interesse in ciò che nella scuola si fa". Si tratta in sostanza di costruire con precisione un disegno partendo da un limitato numero di dati, in un tempo assegnato di 1 o 2 ore, in funzione della difficoltà dell'elaborato. Per il terzo anno consecutivo alcuni studenti del nostro istituto vi hanno partecipato qualificandosi sempre per la finale. Il primo anno (2004) è stato grazie a Marco Maffei e Fabrizio Bugna (classe 5°GA) che si sono classificati rispettivamente 1° e 3°. Lo scorso anno Norman Campidelli della classe 5°GA è giunto in finale, anche se non è riuscito a classificarsi tra i primi tre, gli unici che la giuria ha premiato. Quest'anno, con una partecipazione di 51 istituti di 34 province, la possibilità di giungere ancora in finale ci è stata data dall' abilità di Marco Capelli della classe 4°GA. La finale si è svolta il 3 maggio 2006: su 32 studenti di 16 regioni il nostro Marco Capelli, 4° GA, si è piazzato al settimo posto assoluto, primo fra i trentini. (Carlo Carè) Esperienze significative I risultati ottenuti sono incoraggianti, visto il dodicesimo posto conquistato da uno dei nostri studenti e le buone posizioni di alcuni altri nostri partecipanti. Non è mancato, sia nelle fasi preparatorie che nella gara finale, l'entusiasmo e l'interesse del gruppo di ragazzi coinvolti. Confidiamo nel fatto che allenandoci con tenacia e passione i risultati saranno sempre migliori. (Alessandra Boroni) 65 E Educazione e formaz ducazione e formazione, scuola e lavo Rosi Merli e Laura Rossi 66 "All'inizio del tirocinio non pensavo che questa esperienza potesse essere così positiva; avevo un po' di timore perché non sapevo bene che cosa mi aspettasse Durante lo stage ho capito l'importanza dello studio, il nesso tra quanto abbiamo imparato a scuola e quello che ho riscontrato nella realtà. Credo di essere cresciuta molto, ho compreso tante cose che prima sottovalutavo". Sono solo due delle tantissime testimonianze di studenti del nostro Istituto che hanno affrontato recentemente un'esperienza di alternanza scuola-lavoro o di stage, come altre volte viene chiamata. Da diversi anni il nostro Istituto promuove, nell'ambito delle attività di orientamento, questo percorso di avvicinamento alla realtà socio/economica del territorio. Il progetto, denominato "Orientamento Scuola Formazione Lavoro - Daedalus triennio", è rivolto agli studenti del triennio Geometri, Ragionieri e Liceo Socio-psico-pedagogico e mira a far conoscere agli studenti il mondo del lavoro e, più in generale, l'ambiente economico e sociale del nostro territorio per orientarli a una scelta consapevole, introdurli alla conoscenza di aspetti pratici e operativi della loro futura professione, attivando processi di connessione formativa tra il "sapere" e il "saper fare", per offrire loro l'opportunità di un primo contatto con aziende, istituzioni ed enti socio-educativo-assistenziali. zione, scuola e lavoro L'attività è articolata in tre momenti interconnessi e prevede: a. incontri in classe con esperti e operatori del mondo socio-economico su temi coerenti con il percorso didattico formativo, nonché visite guidate ad aziende ed enti socio-educativi; b. tirocini in aziende o presso enti/istituzioni, della durata minima di 3 settimane e massima di 8 settimane, che vengono effettuati nel periodo estivo, sulla base di un progetto appositamente predisposto; c. relazioni, riflessioni e rielaborazioni in classe sulle esperienze di tirocinio. La fase più significativa del percorso è proprio lo stage: "Non credevo proprio che questa esperienza mi sarebbe piaciuta così tanto. Durante queste settimane ho imparato molto e sono maturata come persona. Mi sono sentita parte attiva, integrante e utile perché mi è stata data molta responsabilità e autonomia". La testimonianza di quest'altra studentessa ci fa capire come l'esperienza dello stage determini un' importante ricaduta generale positiva: l per gli studenti, in quanto acquisiscono un bagaglio di esperienze utili per arricchire la loro formazione e, attraverso l'alternanza fra studio e lavoro, vengono agevolati nelle loro future scelte di studio e professionali; l per la scuola, che entra in rapporto diretto con il territorio e avvia collaborazioni con molte realtà socio-economiche; l per le aziende, che avviano un processo di integrazione fra mondo del lavoro e mondo della scuola. Ogni anno nel nostro Istituto vengono attivati mediamente ottanta stage. Gli studenti valutano positivamente l'esperienza di tirocinio e la consigliano ai loro compagni. Nelle loro relazioni la definiscono usando in modo ricorrente i termini "utile, interessante, istruttiva e molto significativa", in quanto "permette di mettere in pratica ciò che si è appreso a scuola, aiuta a capire in maniera diretta e semplificata la teoria, permette di rafforzare le conoscenze acquisite a scuola e di acquisirne di nuove", e di "capire se la scuola scelta è quella giusta". Le aziende, gli studi professionali e gli enti socio- educativi del territorio che in questi anni hanno ospitato i nostri studenti sono più di cento e hanno sempre dimostrato grande disponibilità a collaborare con la scuola e notevole impegno e serietà nell'accompagnare i tirocinanti nel percorso formativo. "Penso che custodirò questa esperienza come una delle più belle della mia vita e auguro a tutti di poter fare esperienze così significative e ricche di stimoli. Ho potuto verificare molti dei concetti teorici che avevo studiato a scuola e penso che un buon percorso formativo debba abbinare la teoria alla pratica il mio consiglio a tutti gli studenti è di provare questa esperienza, anche se costa un po' di fatica, perché tutta la stanchezza verrà ricompensata". Esperienze significative oro 67 L e settimane l Scambi o scambio linguistico Maria Carla Giradini 68 Lo scambio scolastico della seconda classe della sezione del Liceo Linguistico con Bretten, Baden Würtenberg, è giunto alla sua "10° edizione". Era infatti l'anno scolastico 1996/97 quando abbiamo allacciato i primi rapporti con il Melanchthon Gymnasium e, in particolare, con Falko Feierabend, docente di religione e amante dell'Italia e della sua cultura. Il collega tedesco, abilitato all'insegnamento della lingua italiana, tentava di far iniziare all'interno del proprio istituto il primo corso opzionale di italiano. Dal canto nostro, già avviati all'esperienza dello scambio dal rapporto con la Gesamtschule di Velbert, Nordrehin-Westfalen, desideravamo avviare un nuovo scambio con un ordine di scuola che, per interessi e affinità, fosse pari al nostro. Da allora molte e varie sono state le proposte e le collaborazioni all'interno delle due fasi di scambio, collocate, per quanto possibile, nel quadro della programmazione annuale delle discipline del corso. L'esperienza si è rivelata ogni anno molto coinvolgente per gli studenti e per le famiglie e ad alto potenziale di motivazione per quel che riguarda l'apprendimento linguistico. L linguistiche Mirella Bertolini La settimana linguistica è una delle tante iniziative che da anni vengono regolarmente proposte e realizzate nel nostro Istituto. Nata come offerta formativa e didattica all'interno del curricolo del Liceo Linguistico, è stata in seguito introdotta anche negli altri indirizzi di studi, seppur con frequenza e modalità diverse, dove è sempre accolta favorevolmente. Obiettivo primario è quello di rendere studenti e docenti consapevoli del processo di integrazione europea e raggiungere una dimensione comunitaria concreta attraverso l'offerta di una stimolante opportunità educativa. Il soggiorno presso famiglie straniere offre l'opportunità di vivere "da dentro" l'esperienza di soggiorno all'estero, favorisce la conoscenza dell'altro attraverso il contatto con una realtà diversa e porta ad assumere atteggiamenti più aperti e tolleranti. Inoltre, l'utilizzo quotidiano della lingua e la possibilità di praticarla in un ambiente accogliente e in un contesto autentico costituisce il miglior modo per affinare le proprie competenze linguistiche comunicative. Una parte fondamentale dell'iniziativa è costituita dalla frequenza delle lezioni presso una scuola di lingua con esperienza pluriennale nel campo dei soggiorni linguistici e riconosciuta e autorizzata da enti preposti al monitoraggio e alla valutazione dei requisiti richiesti a ciascuna scuola (amministrazione, qualità insegnamento, struttura locali, selezione alloggi). In questi ultimi anni, al fine di diversificare l'offerta formativa per il Liceo Linguistico, si è introdotta una formula diversa che sostituisce il corso di lingua con un programma di integrazione. Ciò che caratterizza il progetto è l'inserimento degli studenti italiani nelle classi di una scuola superiore pubblica dove, affiancati da studenti inglesi/irlandesi nel ruolo di "tutors", partecipano alle regolari lezioni previste dal programma della scuola che li ospita. Le finalità di questo progetto di integrazione sono costituite, oltre che dall' approfondimento delle competenze linguistiche, dalla condivisione con studenti inglesi/irlandesi di una breve esperienza scolastica, dalla conoscenza di un sistema educativo diverso dal proprio e dalla messa a confronto delle due realtà. Qualunque sia la formula adottata, la settimana linguistica è un'esperienza che fa vivere in prima persona un'esperienza che contribuisce "alla crescita degli studenti attraverso l'ampliamento degli orizzonti culturali" (C.M. 272 1991), favorisce la conoscenza e l'accettazione di usi, costumi, tradizioni e culture diversi dai nostri, potenzia ed approfondisce la formazione linguistica e assicura un aumento della motivazione e delle potenzialità degli studenti. Esperienze significative a settimana linguistica 69 W Webvalley ebvalley Marco Cassisa 70 Webvalley è un'iniziativa realizzata dall'ITC-IRST (Istituto di Ricerca Scientifica Tecnologica, un Istituto strettamente collegato con l'Università di Trento) in collaborazione con l'IPRASE ed altre istituzioni. Essa prevede una sorta di "campus" residenziale gratuito estivo di tre settimane durante le quali 20 studenti trentini delle classi quarte hanno la possibilità di utilizzare, in un laboratorio appositamente allestito, delle tecnologie informatiche per risolvere un problema, per realizzare un progetto, di natura scientifica. Il campus viene allestito in zone periferiche del Trentino (es. Luserna, S. Bernardo di Rabbi, Pozza di Fassa) ma collegate al mondo attraverso linee internet, a dimostrazione che anche zone non centrali sono in grado di accedere alla conoscenza. Il progetto "di natura scientifica" consiste tipicamente nella realizzazione di un prodotto informatico che soddisfi esigenze reali: per esempio un sistema web di immissione, gestione, visualizzazione su carte geografiche interattive di dati (per es. sui campi elettromagnetici, sulle barriere architettoniche ecc.), elaborati statisticamente. Il progetto è molto interessante, oltre che per l'apprendimento di conoscenze informatico-scientifiche con qualificati ricercatori universitari e perché permette di orientarsi per la scelta universitaria, anche perché consente agli studenti di imparare a lavorare in modo cooperativo e di escogitare strategie di auto-organizzazione e di auto-apprendimento.