01 nel segno ottobre 2012 :01 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:39 Pagina 1 Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LXI - N°10 - Ottobre 2012 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 1 Aut. GIPA/C/RM - Una copia € 1,00 02 nel segno ottobre 2012 :02 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:39 Pagina 1 SOMMARIO NEL SEGNO DEL SANGUE Mensile della Unione Sanguis Christi dei Missionari del Preziosissimo Sangue EDITORIALE 259 200 anni, rispetto a chi? di Michele Colagiovanni MISSIONI La mucca con un ascesso pericoloso di Giuseppe Montenegro Anno LXI - N° 10 Ottobre 2012 Direttore Responsabile Michele Colagiovanni, cpps 264 SUSSIDI Il sangue di Cristo ricompone la nostra esistenza schizofrenica di Rosario Pacillo 267 INCONTRO DI PREGHIERA Stampa e fotocomposizione Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. Viale Enrico Ortolani, 149/151 00125 Zona Industriale di Acilia - Roma Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.) Redazione e Amministrazione 00181 Roma - Via Narni, 29 Tel. e Fax: 06/78.87.037 e-mail: [email protected] http://www.csscro.it http://www.sangasparedelbufalo.it 271 Con Maria ai piedi della Croce di Mauro Silvestri ATTUALITÀ Dai vizi alle virtù - La vita del giusto: avarizia di Romano Altobelli 275 I cristiani del Medio Oriente non sono in pericolo di Clara Salpietro 280 CRONACA A braccia spalancate accoglie l’assemblea di Antonio Martini 285 UMORISMO 287 Il lato comico di Comik Abbonamento annuo ordinario: € 9,50 sostenitore: € 15,00 estero: $ 22,00 C.C.P. n. 391003 UNIONE SANGUIS CHRISTI Direttore Autorizzazione Trib. Roma n. 229/84 in data 8-6-1984. Iscriz. Registro Naz. della Stampa (Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11) al n. 2704, vol. 28, foglio 25, in data 27-11-1989 Finito di stampare nel mese di Ottobre 2012 Michele Colagiovanni, cpps Redattori Italia Accordino, Claudio Amici, Anna Calabrese, Maria Damiano, Gabriella Dumo, Aldo Gnignera, Stefania Iovine, Giovanni Lucii, A. Maria Mascitelli, Vincenzo Mauro, Noemi Proietti, Angela Rencricca, Emanuela Sabellico, Mauro Silvestri, Carla Taddei. Grafica: Elena Castiglione Foto: Archivio USC Questa rivista è iscritta all’Associazione Stampa Periodica Italiana CENTRO STUDI SANGUIS CHRISTI Direttore Tullio Veglianti, cpps 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:34 Pagina Editoriale 259 I l cardinale Carlo Maria Martini è stato ormai archiviato da coloro che ne hanno fatto una clava, in occasione della sua morte, durante un assalto indegno e concertato, per offendere l’attuale potenfice e la Chiesa. Lo tireranno in ballo di tanto in tanto, sempre come il papa alternativo, o l’antipapa, il papa che avrebbero voluto al posto di quello che ha scelto lo Spirito Santo. Coloro che non vogliono bene a Benedetto XVI in realtà non vogliono bene a nessun papa perché odiano la Chiesa di cui il papa è 200 anni, rispetto a chi? di Michele Colagiovanni la fiammella che sta sul candelabro più alto. La maggior parte di costoro ammira Martini dopo averlo ignorato. Lo ammira perché è morto e perché crede di poterlo usare contro il papa e contro la Chiesa. Comportandosi così offrono la prova provata di parlare (come al solito) di ciò che non conoscono. A ogni morte di papa costoro recuperano un po’ di compren- sione per il defunto solo per dire che tutto sommato era un po’ migliore del suo successore, che deve ancora cominciare il suo mandato. Dal che noi deduciamo, adottando la loro logica e purtroppo per loro: dunque teniamocelo. Lunga vita a Benedetto XVI, giacché il successore sarà per loro certamente peggiore. Un sapientone del quale ignoro il nome ha detto grosso 259 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Editoriale 22-11-2012 14:34 Pagina Nel Segno del Sangue 260 modo che se la Chiesa fosse una società intelligente a suo tempo avrebbe eletto papa Carlo Maria Martini. Purtroppo per lui viene smentito da Martini stesso, che a proposito degli ultimi papi così si è espresso: «Ho conosciuto di persona gli ultimi pontefici: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Dobbiamo rendere grazie a Dio perché gli ultimi papi, a cominciare soprattutto da san Pio X, sono stati grandi non solo per l’equilibrio nelle questioni dogmatiche e morali, ma anche per la loro santità. Questo è un grande dono fatto alla Chiesa degli ultimi due secoli. Io ne sono testimone per gli ultimi quattro papi e devo dire che sono stati tutti uomini evangelici e sinceramente credenti». E già basterebbe questa dichiarazione per rendere di plastica la clava (come quelle che si usano a carnevale, imponenti ma vuote come palloncini) che impugnano i suoi pretoriani, non riconosciuti e non graditi e sconfessati. Ma c’è di più. Carlo Maria Martini così continua: «È un motivo in più, al di là delle ragioni dogmatiche ed ecclesiologiche, per dare al papa l’affetto e il sostegno che merita, in particolare al pontefice attuale che sta portando avanti il suo Servizio con grande spirito di sacrificio. Abbiamo entrambi la stessa età e perciò posso ben valutare quanto gli costi il suo instancabile ministero. Il Signore gli conceda la gioia di sapere che è ascoltato e seguito, perché ciò che a Lui soprattutto importa è la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo». Ecco il punto. Chi avrebbe voluto il cardinale Martini papa, se fosse intelligente, dovrebbe ascoltarlo come se lo fosse! E dovrebbe capire quale obbiettivo si prefigge Benedetto XVI, come i suoi predecessori e successori: veicolare «la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo». Alcuni e lo stesso giudice che accusa la chiesa di scarsa intelligenza si fanno forti della frase di Martini che suona così: «La Chiesa è indietro di duecento anni». Temo che essi si illudano che Martini volesse dire che la Chiesa stia duecento anni dietro a loro, e che credano di rappresentare quanto di meglio l’umanità abbia saputo dare, fino a oggi. Insomma il Cardinale avrebbe lamentato, con quella frase, di non vedere la Chiesa in trincea al fianco di tipi come quelli che lo avrebbero voluto papa. Si disilludano! Stanno giocando una partita immaginaria. Innanzitutto vediamo come tali commissari tecnici da osteria, interpreti insipienti del pensiero di Martini, facciano auto- gol con il loro schema di gioco. Ponendo la Chiesa due secoli indietro essa sarebbe al 1812. Essa era perseguitata dai poteri più forti di lei, in senso mondano. Il papa era in esilio (come essi lo vorrebbero); impedito di rivolgere la sua parola alla Chiesa universale (come essi vorrebbero). Napoleone, convinto di sapere ciò che più convenisse, tentò in quegli anni di fare del papa il ministro della religione del governo imperiale. I discorsi del papa avrebbero dovuto ricevere l’approvazione dell’imperatore prima di essere pronunciati (come costoro oggi desidererebbero, visto con quanta virulenza insorgono quando i pronunciamenti non sono graditi. Come rispecchiano, costoro, il concetto napoleonico della società! E come sono davvero essi duecento anni indietro! Non si illudano che il cardinale Martini pensasse a loro come al punto ideale in cui si sarebbe dovuta trovare la Chiesa d’oggi. Forse una parte di costoro amano sinceramente Martini perché si sentivano amati da lui, quindi accolti; ma non è amore quello che si limita a compiacersi dell’altro, qualunque cosa pensi e faccia; l’amore implicitamente o esplicitamente cristiano, che è l’unico vero, che non teme confronti perché non 260 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:34 Pagina Editoriale 261 illude su questa terra, vuol far breccia nel cuore del prossimo per proporre Cristo, perché l’amore implicito diventi esplicito, quello esplicito cresca e dove è assente si affermi. Martini amava tutti, come ogni autentico cristiano ama chiunque, con maggiore o minore capacità comunicativa da parte sua rispetto a altri, con maggiore o minore capacità percettiva da parte dei destinatari, ma di certo così motivata: veicolare «la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo». Non si può fare dono può bello a chi ci sta accanto È questa la chiave interpretativa della frase del Cardinale. La Chiesa nel suo volto percepibile è indietro perché non è in grado sempre o in misura accettabile di mettersi accanto all’uomo contemporaneo secondo le parole del Concilio: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno rice- vuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti». Si può esser certi che Martini vedesse la chiesa duecento anni indietro rispetto alla capacità di testimoniare Cristo nella situazione odierna. E allora si deve dire che egli è stato anche troppo benevolo nel suo giudizio. La Chiesa è in ritardo e lo sarà sempre, e magari fosse solo questione di duecento anni! Si tratta di millenni, rispetto a Cristo, che è sempre oltre, al di là di ogni progetto illuminista, che per quanto orgoglioso si svolge sempre dentro un sepolcro chiuso, imbiancato fuori e dentro, ma sepolcro chiuso. Si disilludano dunque coloro che sulla base di quella frase pensano di rappresentare la Chiesa che avversano meglio della Chiesa reale. È indietro di duecento anni (e anche di più) perché non è in grado di proporre in modo convincente la persona di Cristo e la forza liberante della fede in lui. Quando ciò accade tutti si inchinano o restano senza parole, come è stato il caso di madre Teresa di Calcutta, monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, don Pino Puglisi, don Andrea Santoro e, grazie a Dio, di molte altre e altri, in ogni angolo della terra; magari alcuni con una fede solo implicita in Cristo se è vero (lo ha detto Gesù stesso) che molti diranno ricevendo l’approvazione definitiva alla vita percorsa: «Signore, quando mai abbiamo fatto qualche cosa per te?”. E lui dirà: «Ogni volta che l’avete fatta ai più piccoli della Terra io l’ho considerata fatta a me». Martini ha incluso a pieno titolo tra gli operatori di giustizia tutti gli ultimi papi. Certamente Martini giudica santi tutti gli ultimi papi «al di là delle ragioni dogmatiche ed ecclesiologiche» sulle quali si può discutere e sulle quali non esistono certezze assolute e se esistono, nel vissuto concreto vanno trattate nel contesto, come anche la giustizia degli uomini ammette e pratica. Ma la legge non deve additare l’ideale, non adeguarsi al vissuto legalizzandolo. La Chiesa è indietro di due millenni perché, pur insegnando la retta via alle Nazioni, non è capace di attuare ciò che dice nel suo minuscolo Stato. La Chiesa è indietro di due millenni perché Gesù diceva: “Lasciate che i bambini vengano a me…», e oggi invece occorre fare discernimento prima di affidare i bambini a uomini di Chiesa, tali e tanti sono gli abusi che si lamentano. Ma la Chiesa è avanti di molti secoli rispetto alla società cosiddetta civile, quando insiste a costruire sulla sfera sessuale il vero amore, che si fa – cioè si 261 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Editoriale 22-11-2012 14:34 Pagina Nel Segno del Sangue 262 costruisce –, giorno per giorno, per mettere al mondo i figli che si desiderano e offrire loro l’ambiente più sereno nel quale possano prepararsi alla vita di relazione; quando predica il valore dell’uomo pari al prezzo che è stato pagato per la sua redenzione, cioè l’incarnazione del Figlio di Dio e il versamento del suo Sangue, preziosissimo. La Chiesa è così avanti da apparire irraggiungibile quando si batte perché l’uomo sia rispettato fin dall’istante del concepimento; quando pensa e dice che i rapporti di coppia devono essere sempre atti di amore piuttosto che piacevoli esercizi ginnici nei quali i corpi sono gli attrezzi. Non è indietro quando lamenta i facili divorzi; è avanti perché credere ancora all’amore eterno, piuttosto che all’amore precario, come se il sodalizio tra uomo e donna nel matrimonio fosse meno del contratto di lavoro che un industriale stipula con i suoi dipendenti. La Chiesa è avanti quando si prende cura dei tossicodipendenti, dei malati, delle prostitute e dei prostituti di fatto o virtuali, infinitamente più avanti di chi erudisce ragazze e ragazzi sul modo di sgambettare o di denudarsi, per alzare il proprio prezzo sul mercato. La Chiesa può essere indietro nelle decisioni che prende come deterrente ai vari mali; nella legislazione matrimoniale, per esempio; ma più indietro sta chi tali piaghe le produce e le incentiva. Più indietro sta chi interpreta la carità come un servizio reso a richiesta e al deluso dalla vita che vuole morire dice (a pagamento, tra l’altro): «Prego, si stenda sul lettino e provvediamo subito. In pochi secondi sarà soddisfatto. Buona fortuna». Hanno stonato nel coro coloro che hanno voluto volgere in politica la testimonianza di vita e perfino la sua morte utilizzando la rinuncia all’accanimento terapeutico e alla sedazione, che la Chiesa ammette da decenni. Ha rinunciato all’accanimento terapeutico Madre Teresa di Calcutta; ha rinunciato Giovanni Paolo II, entrambi glorificati dalla Chiesa. Entrambi hanno detto, a chi si affannava attorno per prolungare di qualche giorno la loro presenza (certamente per amore e non per sadico gusto di prolungare la sofferenza): «Lasciatemi andare...». Ma nessuno può pensare che chiedessero una iniezione letale, che certamente non sarebbe un atto di amore. Vi sono altri modi per lasciare che si lasci questo mondo senza dolori per fine della via e non perche qualcuno l’ha spenta. A parte il problema morale dell’atto in sé a cui alcuni potrebbero non dare troppa importanza, è in gioco l’educa- zione alla vita. A furia di svalutare la sacralità dell’esistenza e esasperarne il valore sulla base del godimento, presto vedremmo i centri di eutanasia caritatevole affollati da persone affette da raffreddore, incapaci di attendere i classici tre giorni dopo i quali passa. Il cardinale Martino voleva (e Benedetto XVI vuole) una Chiesa capace di essere luce del mondo, dove non vi fossero corvi e se anche qualcuno ve ne fosse, perché è inevitabile che ve ne siano, si limitassero a crocidare, solo perché è l’unica lingua che conoscono e non sanno dire altro. E se qualcuno, pervicacemente malevolo, interpretasse lo sgradevole verso che emettono come atto d’accusa, come fu nel caso di Gesù, fosse poi costretto a prendere atto che si trattava di false accuse. tanto che – in quel caso – perfino una esecuzione capitale a danno del Salvatore risultò salvifica per i colpevoli. Come è noto le affermazioni che risultano false dimostrano che la verità è un’altra. Purtroppo non sempre è così e purtroppo i corvi non crocidano sognando una Chiesa migliore, perché non è quella la via che vi conduce. La via è Gesù. Forse alla cifra data dal caritatevole cardinale Martini manca uno zero. Non duecento anni indietro, ma duemila. Da Cristo. 262 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:34 Pagina 4000 Messe Perpetue I Missionari del Preziosissimo Sangue, per facilitare la comunione di preghiera tra vivi e defunti, hanno istituito da oltre un secolo l’ Opera delle 4000 Messe Perpetue. Ogni anno vengono celebrate 4000 Messe per tutti gli iscritti, vivi o defunti. Per associarsi, o per iscrivere i propri cari, basta versare l’offerta di una Messa, una volta per sempre. Si rimane iscritti in perpetuo. Viene rilasciata una pagellina con il nome della persona iscritta. - 00181 ROMA 9 2 i, rn a N ia V om issimo Sangue s o zi re P l e [email protected] d u e ia n p : il a -m e Pia Unio 7 - c.c.p 391003 .87.03 8 Tel. e fax: 06/7 Abbonamento annuo alla Rivista Nel Segno del Sangue Ordinario: € 9,50 - Sostenitore € 15,00 Estero $ 22,00 Ringraziamo tutti coloro che rispondono con tanta generosità. 263 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:34 Pagina 264 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:35 Nel Segno del Sangue Pagina Missioni 265 La mucca con un ascesso pericoloso di Giuseppe Montenegro I Missionari, ovunque si trovino, cercano sempre di contribuire allo sviluppo totale delle persone in mezzo alle quali sono stati invitati a lavorare. Generalmente l’evangelizzazione va di pari passo con la promozione umana. Il nostro impegno è rivolto soprattutto ad aiutare intere popolazioni a rendersi autosufficienti per quanto riguarda l’istruzione, la salute, il cibo e l’abitazione. La nostra Missione in Tanzania era ben avviata, ma non c’era latte a sufficienza per i il fabbisogno della popolazione e soprattutto dei bambini, perché sul nostro territorio erano presenti solo le mucche zebù, una razza che produce pochissimo latte. Avevamo quindi bisogno di trovarne al più presto una che ne producesse maggiori quantità. Sapemmo che avremmo potuto trovare del bestiame in vendita a circa 200 chilometri a nord della nostra Missione di Manyoni. Decidemmo per l’acquisto e ci mettemmo in viaggio per andare a comprare la nostra prima mucca da latte con il suo vitellino e un’altra giovenca di un anno che sarebbero stati il primo nucleo per dar via al nostro allevamento. Le mucche da latte si dovevano però adattare al nuovo clima. E qui inizia l’avventura che vi voglio raccontare. Per l’acquisto, io e l’autista ci inoltrammo in quelle strade di terra battuta con un camioncino di tre tonnellate che, con i dovuti adattamenti, avrebbe potuto ospitare il bestiame. La mucca che avevamo scelto produceva già circa 10 litri di latte al giorno. Dopo un periodo di adattamento al clima, le future generazioni avrebbero sicuramente migliorato la produzione. Sul posto, insieme alla famiglia che ci aveva venduto il bestiame, inventammo un marchingegno per sistemarlo sul camioncino. La mamma e la giovenca le legammo per bene mentre il vitellino lo tenemmo libero confidando nella nostra certezza che sarebbe rimasto accanto alla mamma. Purtroppo ciò non avvenne, perché all’improvviso, proprio mentre stavamo per partire, fece un salto giù dal camioncino e cominciò a correre come il vento nei campi di grano! Cercammo in ogni modo di prenderlo, ma lui si prese gioco di noi correndo sempre più veloce. Finalmente il proprietario che ci aveva venduto il bestiame, decise di prendere il suo cavallo per inseguirlo. Il vitellino ci prendeva sempre più gusto a saltellare e correre di qua e di là. A dire il vero la scena mi stava divertendo. Come fossi in uno stadio facevo il tifo per le sue prodezze. Soltanto dopo un quarto d’ora il cavallo e il suo cavaliere riuscirono a raggiungere il vitellino e riportarlo alla base. Lo mettemmo letteralmente di peso sul camioncino, legato vicino alla mamma. La mucca lo leccò per bene quasi volesse coccolarlo e congratularsi per le sue prodezze e lo nutrì dandogli un poco del suo latte! Finalmente potemmo congedarci e partire per la Missione. Arrivammo che oramai era notte fonda, perché ci dovemmo fermare spesso per risistemare bene le corde e fare riposare le bestie. Ben presto si ambientarono e potemmo cominciare a gustare il latte condividendolo con il vitellino ancora per qualche mese, fino al suo svezzamento. Da allora il latte fu abbondate. 265 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Missioni 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 266 Dopo alcuni mesi il pastore che aveva cura del nostro bestiame, una mattina venne a cercarmi per avvisarmi che la mucca da latte stava male. Andai di corsa a vedere. In effetti aveva un ascesso enorme proprio nelle sue parti più delicate. Chiamammo immediatamente il veterinario del Distretto, una vera personalità in questo campo. Venne, controllò la mucca e sentenziò “È un ascesso”. Il pastore mi guardò, come per congratularsi con me che avevo detto la stessa cosa. Eravamo pronti a pagare la medicina che occorreva, ma il veterinario ci disse dispiaciuto che non aveva con lui l’antibiotico che serviva, ma doveva essere ordinato a Dar-es-Salaam, distante 600 km circa da noi. Risposi che avremmo pagato anche le spese di trasporto, l’importante era avere subito il medicinale per guarire la mucca. Ma per averla ci voleva almeno un mese di tempo! Pensai subito che attendere tutto quel tempo prima di iniziare le cure significava mettere a repentaglio la sua vita. Per un istante vidi sfumare il sogno di allevare mucche da latte. Pensai che tutti gli sforzi fatti per questo progetto stavano svanendo. Purtroppo io ho studiato medicina, ma non veterinaria! Davanti a questa grande difficoltà, però, mi balenò in testa un’idea per tentare di salvare la mucca. Domandai al veterinario in quale proporzione, tra un essere umano e una mucca, si sarebbe dovuto somministrare un antibiotico. Mi rispose che andava iniettato in proporzione al peso. Più o meno tre volte di più di quanto se ne dà a una persona. Mi bastò conoscere questo. Presi un bibita col veterinario, pagai il disturbo e gli dissi che sarei andato io stesso a prendere questa medicina a Dares-Salaam. Mi consultai con il pastore e misi in pratica i miei studi. Meglio tentare il possibile che vedere il sogno dell’allevamento delle mucche da latte fallire. Avevo con me quattro flaconi di antibiotico da un grammo, che stava per scadere. Decisi di farne una dose la sera e l’altra al mattino successivo. Legai bene la bestia, disinfettai la zona della coscia e con delicatezza feci la prima iniezione. La mucca non se ne accorse nemmeno, tanto fu delicato l’intervento. Pregai il Signore che la situazione non peggiorasse. Dissi esplicitamente al pastore che era la prima volta che usavo la medicina umana sulle bestie sostituendomi al veterinario! Sorridemmo per l’accaduto, ma eravamo entrambi preoccupati per quello che poteva succedere. Il pastore aveva l’abitudine di venire molto presto al mattino per accudire il nostro bestiame. Stavo ancora dormendo quando mi sentii chiamare dalla finestra della camera: “Padre Giuseppe, Padre Giuseppe” … Mi svegliai di soprassalto e riconoscendo la voce del pasto- re, pensai subito al peggio. Scesi dal letto, mi avvicinai alla finestra e detti voce. Domandai subito: “È morta la mucca?” La risposta fu un qualcosa di incredibile. Il pastore con un sorriso a 360 gradi mi disse: “L’ascesso è scomparso e la mucca è perfettamente guarita!” Non credevo alle mie orecchie! Intimamente, ringraziai il Signore perché la mucca non era morta. Mi vestii in fretta e senza neppure lavarmi, andai di corsa a costatare l’accaduto. Incredibilmente, sopra ogni aspettativa, il grande ascesso di dieci centimetri era già completamente scomparso! Presi con gioia tra le mie mani la testa della mucca. La chiamai per nome, -“Stella” (perché aveva sulla sua fronte una macchia bianca che spiccava sul suo mantello marrone chiaro) - le dissi con tenerezza “Sei grande, hai reagito con coraggio, brava!” Mi rispose con un muggito di gioia. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Il pastore si congratulava con me, mi disse che ero un esperto, ma le dissi in tutta sincerità che il mio era stato veramente un esperimento disperato, fatto per la prima volta in vita mia! A questo punto, visto il successo conseguito, decisi di fare soltanto un’altra iniezione quella mattina, sempre di un grammo nella speranza che bastasse. Fu così che la mucca non si ammalò più. Ripensandoci... È proprio vero il detto che dice: “Tentar non nuoce!”. 266 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Sussidi 267 Sussidi Il Sangue di Cristo ricompone la nostra esistenza schizofrenica di Rosario Pacillo CANTO INIZIALE S. L’amore di Cristo, che con il suo Sangue ha riportato l’uomo alla sua armonia originaria, sia fratelli e sorelle, con tutti voi. T. E con il tuo spirito. Il sacerdote introduce brevemente la preghiera Dal libro del profeta Geremia (19, 1-2. 10-11) Così disse il Signore a Geremia: “Va a comprarti una brocca di terracotta; prendi alcuni anziani del popolo e alcuni sacerdoti con te ed esci nella valle di Ben-Hinnòn, che è all’ingresso della Porta dei cocci. Là proclamerai le parole che io ti dirò... Tu, poi, spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che saranno venuti con te e riferirai loro: Spezzerò questo popolo e questa città, così come si spezza un vaso di terracotta, che non si può accomodare”. 267 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Sussidi 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 268 TESTI PATRISTICI 1. Dai Discorsi di S. Agostino (104, 3) “Alla molteplicità è superiore l’unità, perché non è l’unità che deriva dalla molteplicità, ma la molteplicità dall’unità. Molte sono le cose create, ma uno solo è il loro Creatore”. 2. Dal Trattato sulla Trinità di S. Agostino (4, 7-11) “Distaccandoci dall’Unico, sommo e vero Dio, con le nostre empietà e opponendoci a lui, ci eravamo dispersi e vanificati in una moltitudine di cose, distratti in esse, attaccati ad esse”. 3. Dai Discorsi di S. Agostino (128, 6-9) “Non hai voluto restare unito al Signore, sei caduto, sei infranto, sei ridotto a pezzi come avviene di un vaso che cade a terra dalla mano dell’uomo. E dal momento che sei spezzato, sei l’avversario di te stesso, quindi sei contro te stesso. Niente in te sia contro di te, e resterai integro”. 4. Dall’esposizione sui Salmi di S. Agostino (4, 9) “Non sempre il moltiplicarsi significa abbondanza; talvolta significa scarsezza. Quando l’anima dedita ai piaceri terreni brucia sempre di cupidigia, e non può saziarsi, ed è impedita da molteplici e tumultuosi pensieri, lo schietto bene non si scorge più... Dobbiamo essere semplici, isolati dalla folla e dalla turba delle cose che nascono e muoiono, innamorati dell’eternità e dell’unità”. 5. Dall’Opuscolo “Come l’esicasta deve sedere” di Gregorio Sinaita “Intendi bene: nessuno può con le sole sue forze, tenere a freno la mente, se non è a sua volta tenuto a freno dallo Spirito. Noi siamo privi di freno non per natura ma perché, per trascuratezza, abbiamo preso la tendenza alla dispersione... Violando i comandamenti di Dio, ci siamo separati da lui, perdendo la coscienza delle cose spirituali e l’unione con Dio. La mente, scivolata via da questa unione e separandosi da Dio, si lascia trascinare in ogni direzione come prigioniera e non ha altro modo di tornare al punto fermo che sottomettendosi a Dio”. 6. Dai Discorsi di S. Agostino (86, A/VII, 7) “Riconosci il tuo Redentore, il tuo liberatore. Mettiti al servizio di lui: egli ti comanda cose più facili, non ti comanda cose opposte. Osa dire anche di più: comandavano cose opposte l’avarizia e la prodigalità, in modo che ti era impossibile obbedire ad ambedue. Una infatti ti diceva: “Conserva per te e pensa al tuo avvenire”; l’altra invece diceva: “Spendi, e tratta bene l’anima tua”. Si presenti il tuo Signore e Redentore, dicendo le stesse cose e non dicendo cose contrarie... Presta attenzione al tuo Redentore, considera il tuo prezzo. È venuto per riscattarti, ha ver- 268 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:35 Nel Segno del Sangue Pagina Sussidi 269 sato il Sangue. Tu gli sei caro perché ti ha comprato a caro prezzo. Tu riconosci colui che ti ha comprato, considera da cosa ti riscatta! Non parlo di tutti gli altri vizi che orgogliosamente dominano su di te, poiché tu eri schiavo di innumerevoli cattivi padroni. Parlo solo di queste due padrone, dell’avarizia e della prodigalità, che ti comandano cose opposte e ti trascinano in direzioni opposte. Strappati da esse, vieni dal tuo Dio. Le stesse cose che ti dicevano l’avarizia e la prodigalità le senti anche dal tuo Signore, ma ora non sono più opposte”. 7. Dal Commento al Vangelo di Giovanni di S. Agostino (26, 16) Il Signore Gesù Cristo ci ha affidato il suo corpo ed il suo Sangue, attraverso il pane e il vino, elementi dove la molteplicità confluisce nell’unità. Il Corpo, infatti, si fa nel pane da molti grani; il Sangue confluisce nell’unico calice da molti acini d’uva. Il sacerdote aiuta la riflessione con un breve pensiero, al termine del quale ognuno, in silenzio, pensa a come la sua vita e la sua mente si vanno disperdendo in tante cose quando si smarrisce il riferimento all’unico Signore. PREGHIERE LIBERE Ad ogni intenzione rispondiamo con il versetto: “Come cocci di un vaso è la mia vita, il tuo Sangue, Signore, mi raccolga in unità”. PADRE NOSTRO Tu, mio Gesù, sei l’unico Signore, la tua unicità di Figlio nulla toglie all’unità con il Padre e lo Spirito. Io, separandomi da te, sono svanito in mille cose. La superbia mi ha dissolto nell’intimo e mi ha allontanato dai miei fratelli. In me tutto è disgregato: il mio corpo, dalla mia mente, dal mio cuore, dal mio spirito, dalla mia volontà. Il mio corpo è disperso in tante faccende e tanti piaceri; la mia mente è dilaniata da tanti progetti e tanti pensieri; il mio cuore è spezzato da tanti beni e tanti amori; il mio spirito è attirato da tanti idoli e tante ideologie. 269 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Sussidi 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 270 Tu, mio Pastore, sei fonte di unità, e nel tuo Sangue possa trovare la pace. Fa che in questo Sangue versato sulla Croce, per radunare i tuoi figli lontani, possa ritrovare me stesso e la mia volontà divisa e dilaniata per aderire solo a Te, mio uno e mio tutto. AMEN. Al termine dell’incontro prendiamo davanti al Signore un impegno Al termine della giornata, pensando a ciò che ho vissuto, sento di essere attirato a correre dietro a tante cose che mi sono capitate o mi sento di poter raccogliere con facilità tutto in Cristo? Se mi risulta difficile proverò a dare maggiore unità alla giornata successiva. 21 ottobre Festa di San Gaspare del Bufalo 270 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Incontro di preghiera 271 INCONTRO DI PREGHIERA ottobre 2012 Con Maria ai piedi della croce di Mauro Silvestri Canto – Esposizione eucaristica Saluto del Celebrante – Fratelli e sorelle, quest’oggi la nostra preghiera è ai piedi della croce di Gesù, accanto a Maria sua madre. Insieme alla Passione del Signore anche Maria subì il martirio, non martirio di sangue come quello del Figlio, ma sofferenza dello spirito, terribile almeno quanto quella fisica. Come non ripensare alla profezia del vecchio Simeone: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35) che si compì in quelle ore terribili? 271 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Incontro di preghiera 272 Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-27) Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Riflessione – Non è certo soltanto un atto di pietà filiale l’affidamento che Gesù, inchiodato sulla croce, fa di Maria alle cure di un discepolo a lui particolarmente legato. Le parole che seguono il testo che abbiamo ascoltato (“Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto …” Gv 19, 28) ci fanno comprendere che si tratta di un preciso disegno di Dio: il Figlio, nel momento supremo del sacrificio, avendo ormai rinunciato a tutto, rinuncia anche alla sua figliolanza verso la madre a favore dei suoi discepoli, della Chiesa che sta nascendo ai piedi della croce. D’altra parte, con l’istituzione dell’Eucaristia, Gesù ha inaugurato un nuovo modo di essere con i suoi: una vicinanza così “intima” che trasforma la loro vita “con” Cristo nella vita di Cristo “in” loro. Ricordiamo le parole di Paolo, discepolo afferrato da Cristo: “… non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20). Capiamo allora che la maternità di Maria, nel momento in cui il Figlio torna al Padre e compie il suo percorso terreno, si allarga ai suoi discepoli, nei quali ora vive in modo totalmente nuovo e inaspettato il Figlio. Certo che il cuore della madre, già piagato dalla vista delle sofferenza del Figlio, riceve con l’affidamento al discepolo un ulteriore lancinante dolore: è come se egli morisse ancor prima di morire. E certamente è ancora presto per comprendere la portata della maternità universale che le viene affidata, al di là di ogni limite di spazio e di tempo. La spada profetizzata da Simeone penetra sempre più in fondo nella sua anima, la trapassa. La strada che Dio ha scelto per la redenzione del mondo, il sacrificio, il dono della propria vita, l’offerta del proprio sangue, coinvolge anche Maria che non ritira il “sì” che trenta anni prima aveva dato senza riserve al progetto di Dio annunciatole dall’angelo Gabriele e che continua a fidarsi della parola di Dio nonostante tutto quello che sta accadendo. Maria offre a Dio questo sacrificio che nello spirito la fa morire insieme al Figlio. Il buio proseguirà per tutto il giorno successivo, un sabato, una giornata che da allora sarà sempre associata alla persona di Maria che lo ha santificato con il dolore di quelle terribili ore. Fino alla luce del nuovo giorno, il primo dopo il sabato, quando prorompe la gioia della risurrezione. Lo Spirito, l’ombra di Dio che aveva concepito in Maria il Figlio, tornerà su lei cinquanta giorni dopo, a Pentecoste. Sarà un nuovo concepimento, una maternità universale ancora una volta generata dalla Parola di Dio, quella dell’affidamento pronunciato sul legno della croce. Dagli scritti di Henri J. M. Nouwen Gesù e Maria come compagni di viaggio “La morte di Gesù precipitò Maria nel dolore più profondo che sia mai stato vissuto da un essere umano, all’infuori di Gesù stesso. Maria è veramente la madre pietosa. Il suo cuore è trafitto dalla sofferenza e dalla morte di suo figlio nel quale e per mezzo del quale viene assunto tutto il dolore. La purezza che ha reso Maria la madre del bambino Gesù, l’ha anche resa madre dell’uomo dei dolori. Lei, che non poteva ferire suo figlio, provò la pietà più lancinante per le sue ferite. Di conseguenza lei, la cui pace era la più profonda, provò anche il dolo- 272 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 Nel Segno del Sangue 14:35 Pagina Incontro di preghiera 273 re più profondo. La sua sofferenza e la sofferenza di Gesù sono intimamente unite l’una all’altra, così come la sua pace era unita con la pace di Gesù. Pace e sofferenza sono entrambe parte della sua maternità. Quando il corpo straziato di Gesù viene adagiato tra le sue braccia, Maria abbraccia il dolore del mondo intero, patito da Gesù. In tal modo, diventa la madre di tutte le creature per il cui dolore Gesù è vissuto e è morto. Sorelle e fratelli, guardate Maria mentre sorregge il corpo straziato di suo figlio. Lì possiamo riconoscere la nostra vocazione ad aprire le braccia a coloro che soffrono e a far sì che essi comprendano che, in comunione con Gesù, possono vivere la loro sofferenza senza perdere la pace. Sapete – ma lo dimenticate continuamente, come capita anche a me – che la nostra vocazione non è quella di eliminare la sofferenza umana, ma di rivelare che per mezzo di Gesù la sofferenza è diventata la via che conduce alla gloria di Dio. Ogni volta che un prete prende il pane e il calice del vino e dice: ‘Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue’, offre al popolo di Dio il cibo e la bevanda spirituale che rendono fratelli e sorelle di Gesù e partecipi del suo dolore. L’Eucarestia è il mistero che rende possibile che tanto la pace quanto il dolore di Gesù forgino i nostri cuori e così rendano la nostra fede più profonda, rafforzino la nostra speranza e purifichino il nostro amore. Stabat mater, Maria rimase là. Non si lasciò sopraffare dal suo dolore. Lei rimase immobile nel suo dolore, profondamente radicata nella pace di Gesù. Maria sta ancora ai piedi della croce della nostra umanità sofferente. Ogni volta che innalziamo il pane di vita e il calice della salvezza e in tal modo uniamo il concretissimo dolore quotidiano degli uomini con il sacrificio di Gesù unico e universale, Maria è là e dice: ‘Diventa quello che sei, un autentico discepolo di Gesù, accolto, benedetto, lacerato e donato’ ”. Preghiere dei fedeli Inno armeno per le feste di S. Maria Vergine – VIII secolo Madre santa della Luce mirabile, che nel tuo grembo hai portato il Dio di tutti secoli, e per la gioia del mondo hai generato il Dio Verbo; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! Supplica per noi il Dio in te incarnato, che si umiliò dal seno del Padre e prese carne secondo la natura umana, per stabilire la pace in cielo e sulla terra; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! Supplica per noi il Dio in te incarnato, perché ci perdoni, dimentichi le nostre colpe e ci conceda il suo aiuto affinché possiamo resistere agli avversari nella lotte; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! Supplica per noi il Dio in te incarnato, perché cessino le guerre, abbiano termine le aggressioni dei nemici, siano stabiliti sulla terra amore e giustizia; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! Supplica per noi il Dio in te incarnato, perché moltiplichi nella nostra terra le dolci sorgenti d’acqua, conceda rigoglio copioso alle piante e agli alberi, affinché possiamo gioiosamente soddisfare tutte le nostre necessità; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! Supplica per noi il Dio in te incarnato, perché riunisca la sua santa Chiesa, edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, la conservi senza macchia fino al giorno della sua venuta visibile; noi ti imploriamo. Madre santa, intercedi! 273 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Incontro di preghiera 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 274 Preghiere spontanee Ci uniamo ora a tutta la Chiesa per offrire al Padre il dono preziosissimo del sangue di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione. Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucaristia. In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare: Generale: Per lo sviluppo e il progresso della Nuova Evangelizzazione nei Paesi di antica cristianità. Missionaria: Perché la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale sia l’occasione di un rinnovato impegno di evangelizzazione. Benedizione eucaristica Preghiera alla Vergine Don Tonino Bello – Maria donna dei nostri giorni - 1993 Santa Maria, vergine della notte, noi t’imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, e irrompe la prova, e sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni, o il freddo delle delusioni, o l’ala severa della morte. Liberaci dai brividi delle tenebre. Nell’ora del nostro Calvario, tu, che hai sperimentato l’eclisse del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. Alleggerisci con carezze di madre la sofferenza dei malati. Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e offri loro la spalla perché vi poggino il capo. Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita. Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat, e annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra. Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti dell’oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche tu, vergine dell’Avvento, stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto. E sveglieremo insieme l’aurora. Cosi sia. Canto finale a Maria 274 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 Nel Segno del Sangue 14:35 Pagina Attualità 275 DAI VIZI ALLE VIRTÙ LA VITA DEL GIUSTO: AVARIZIA di Romano Altobelli Ogni epoca ha la sua identità culturale. Il nostro tempo è caratterizzato dall’adagio: “Nessuno fa niente per niente”. A pensarci bene, però, l’avidità dei beni materiali attraversa tutta l’umanità, dall’antichità ai nostri giorni. Nel Medioevo S. Bernardo diceva che l’avaro viveva continuamente in miseria “per paura della miseria”. S. Paolo al discepolo Timoteo scrive: “L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali” (1Tm 6,10). Prendendo la prima lettera delle quattro parole del testo latino (Radix Omnium Malorum Avarizia) ci dà la sigla ROMA per dire che Roma è la radice di tutti i mali per la sua avarizia. Nel XII secolo nell’elenco dei vizi l’avarizia è situata al secondo posto, dopo la superbia. Nell’undicesimo secolo diventa il motore del mercato, delle città e, perciò, di tutta la società. Anche quando l’accumulo del capitale poteva servire per lo sviluppo della collettività, s’infiltra l’usura, che è la quintessenza dell’avarizia. Oggi viviamo la stessa realtà. Quanto veniva attribuito a ROMA, ai nostri giorni è detto degli Stati Uniti d’America (USA: United States of Avaritia = Stati Uniti dell’Avarizia). Nella storia, pian piano il denaro ha occupato il posto di Dio. 275 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 276 Il dio denaro L’avaro pone il denaro al posto di Dio. Per lui esiste solo il “dio denaro”. Non è vero che tutti, chi più chi meno, si è avvelenati dalla divinità denaro? Non è vero che ognuno, chi più chi meno, è intossicato dal dio denaro? Si è convinti che sia il tutto della vita. Non si parla del necessario per la vita, ma del possedere molto. E’ onnipotente! Il canonico Pietro Pictor, già nel lontano XII secolo, in uno scritto satirico scriveva: “Il denaro regna, governa, impera e vince ogni cosa. Comanda insieme a Giove; entrambi, assunti a divinità, sono venerati in tutto il mondo, ma vale di più il denaro, che come dio conta per due. Infatti, quello che né i tuoni né i fulmini possono piegare. Il denaro lo piega e lo fa proprio. Giove offeso non vendica tutti gli insulti, innumerevoli sono le offese che il denaro punisce”. L’“eccesso” è l’identità dell’avarizia. Ha ragione S. Paolo quando scrive ai cristiani di Colossi: “Mortificate… quell’avarizia insaziabile che è idolatria” (Col 3,5). L’avaro è incontentabile, non conosce la giusta misura. E’ smodato nel desiderio del possesso dei beni materiali e degli onori. Ha un eccessivo attaccamento al denaro che ha acquistato e conserva gelosamente. Il risparmio, virtù che dà equilibrio agli spendaccioni, limita gli sprechi e il superfluo. Il possedere diventa un’ossessione: insabbia l’unico denaro, che potrebbe produrre qualcosa per il bene dell’altro, della famiglia, della società. Il risparmio avaro della conservazione porta a perdere tutto, anche quello che si è sotterrato. Sarebbe opportuno ritornare alla parabola dei talenti, che S. Matteo riporta per dirci della necessità della vigilanza in preparazione al giudizio finale (Mt 25,14-30). Incontentabilità “L’incontentabilità” è il titolo di una poesia in dialetto romanesco di Trilussa. Esprime bene l’atteggiamento interiore dell’avaro. Si tratta di Adamo al quale Dio creatore si rivolge e gli dice: “Quello che vedi è tuo… E lo potrai sfruttà come te pare: te dò tutta la Terra e tutto er Mare, meno ch’er Celo, perché quello è mio… Peccato – disse Adamo. – È tanto bello… Perché nun m’arigali puro quello?” 1. L’Adamo che ci abita dentro non si accontenta di quanto ha; non si rende conto di quello che ha ricevuto. Ognuno vuole sempre di più con il motivo scusante di una vita più umana. Si dimentica che più si ha materialmente, più la vita è arida e spiritualmente più povera. All’incontentabilità delle cose, l’avaro aggiunge quella dello spirito. Va in cerca di cose nuove, di esperienze spirituali sensazionali, di partecipare a fatti straordinari, dimenticando l’essenziale. Gesù disse a Marta: “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno”. Paolo VI così pregava Gesù: “Tu ci sei necessario”. L’avarizia è stata definita “malattia dello spirito”. Non consiste soprattutto nelle cose e nel denaro. È un vizio che prende lo spirito: è una bramosia, un attaccamento, un affetto; è un vizio spirituale. Già al tempo di S. Gregorio Magno (540-604) era considerato vizio spirituale legato ad altri vizi spirituali. L’avaro ha la presunzione di essere autosufficiente, di bastare a se stesso, di non aver bisogno di niente, per cui è imparentato con la superbia. La parentela si estende all’invidia nei confronti dei beni degli altri che vorrebbe possedere. Se non riesce a impossessarsene, salta sulle furie e 276 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Attualità 277 si adira quando perde quello che ha. Egli non solo fa dei beni materiali il proprio dio, diventando idolatra, ma lui stesso diviene un dio onnipotente. Il denaro offre un’autosufficienza tale, che dà l’illusione di essere un dio capace di trasformare ogni cosa in denaro, di essere un nuovo dio, centro del proprio ambiente. Gira tutto attorno a lui: strumentalizza persone e cose per i propri interessi. Si comporta come un falso dio che vuole tutto e presto. Le persone delle quali ha bisogno, devono essere a sua disposizione, non tenendo conto dei doveri e delle responsabilità che hanno. Diventa prepotente, a volte manifestamente, a volte rivestito di delicatezza e di “bon ton”, sicuro che all’onnipotente nessuno può dire di no. Le conseguenze I sette vizi sono chiamati “capitali” perché ne generano altri. Anche l’avarizia ha un nutrito numero di figli e figlie che rendono l’avaro traditore, ladro, ingannatore, spergiuro, inquieto, duro di cuore. A quali sacrifici va incontro? Considera il denaro come fine della vita: per questo sacrifica tutto e perde la propria libertà e dignità. Ha una vita ascetica rigida e tacita la coscienza dicendo di essere spiritualmente impegnato: si priva di tutto per possedere di più; non gioisce di quanto ha, perché ansioso. Cerca una sicurezza totale, che non avrà mai; è pigliato dalla paura di perdere quanto ha accumulato, di non riuscire a realizzare un nuovo affare, di essere superato da altri nei gradini della scala sociale. L’ansia e la paura lo rendono schiavo. La tristezza è la logica conseguenza. L’inferno dantesco è pieno di avari. E’ una realtà che deve far pensare tutti, senza escludere alcuna categoria di persone: “Qui vidi gente più che altrove troppa”. Questa “troppa” gente chi è? Nessuno può pensare di non essere nella lista. Mentre leggo questa triste realtà, forse sto pensando a delle persone concrete colpite da questa malattia umana e spirituale. Non mi chiedo che in qualche modo anch’io potrei essere etichettato “avaro” con tutte le caratteristiche e conseguenze? “Chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza, non ha mai entrate sufficienti” (Qoelet 5, 9). L’avaro vuole sempre più denaro. E’ “fuori la natura” e pecca “contro la natura”, contro la terra e il mare, che producono naturalmente il necessario per vivere. L’avaro vuole ottenere di più e violenta il creato e l’ambiente. Questo peccato è descritto da un antico autore del dodicesimo secolo, che apostrofa così l’avaro: “Ascolta cosa dicono contro di te gli elementi della natura e soprattutto la terra, tua madre: perché ingiuri tua madre? Perché fai violenza a me che ti ho partorito dalle mie viscere? Perché mi tormenti con l’aratro per farmi rendere il centuplo? Non ti bastano le cose che ti dò spontaneamente senza che tu me le estorca con la violenza? Verrà tempo che tornerai alle tue origini, allora io ti accoglierò, ti racchiuderò nel mio ventre e ti esporrò ai vermi. come tu mi esponesti alle percosse. Ascolta cosa dice contro di te il mare: Uomo, perché mi solchi con le navi, mi percuoti con i remi, mi scruti le viscere con le reti? Non meravigliarti se ti sommergerò, ti farò fare naufragio e ti assalirò sferzandoti con le tempeste”2. È spontaneo, a questo punto, riflettere sul valore, la durata e gli effetti delle ricchezze. Ricchezze vere e ricchezze false Ci sono ricchezze vere e false, in contrasto e inconciliabili tra loro. Gesù, infatti, dice che Dio e Mammona non possono andare d’accordo: “Non potete servire Dio e la ricchezza” (Mt 6,24). Si tratta del- 277 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 278 l’inconciliabilità del mezzo e del fine. La ricchezza è strumento che non può mai diventare fine, ma serve per raggiungere il fine. Se diventa il fine, Dio non è più lo scopo della vita e al suo posto entra il dio denaro. Il bene umano si misura con il tempo che passa, il bene divino con l’eternità. L’uno è caduco, transitorio, limitato; l’altro è eterno, illimitato. I beni umani sono provvisori, deperibili, labili e fugaci; quelli celesti sono perenni. Ciò che passa e si usura e produce infelicità, mestizia, tristezza. Al contrario il fine dà senso e significato alla vita. Questo fine è Dio Amore eterno. In una specie di antologia di vizi e virtù del secolo XIV, gli avari sono paragonati ai bambini che vanno nei prati in cerca di farfalle. Una volta catturata la farfalla, si accorgono di avere in mano solo un verme dalle ali spezzate che sporca le loro mani. Anche gli avari al momento della morte scoprono di avere in mano nulla: le ali colorate della ricchezza scompaiono e rimane solo il verme della coscienza che rimprovera. La ricchezza è un bene che deve essere distribuito, perché ogni bene è “diffusivo di sé”: il sole, infatti, diffonde la luce, il fuoco il calore e gli alberi i frutti. L’avaro non condivide nulla con gli altri; la sua ricchezza non è diffusiva. Il denaro, se passa dagli uni agli altri, produce frutti per il bene comune. Se rimane fermo, è inutilizzabile. L’acqua stagnante è inservibile e manda cattivo odore; può essere bevuta da tutti, se diventa limpida. Quale terapia È stato detto che è molto difficile la guarigione dell’avaro. Anzi, Socrate scrive che “l’avarizia è incurabile” (Etica Nicomachea, IV, 1,13). L’uomo, sin da bambino, grida a chi vuole prendergli il giocattolo: “È mio”. La maggioranza degli uomini sono portati a non dare, ma a prendere. Il problema non è tanto il dare e non prendere agli altri. “Non servirà a nulla privarsi del denaro, se sussisterà in noi la brama di possederne”... E’ un problema affettivo: finché il cuore è legato ai beni terreni, il dare avrà sempre una motivazione interessata. Per la guarigione bisogna far leva sugli affetti in positivo: acquisire sentimenti nuovi nei confronti degli altri e instaurare nuove relazioni. Occorre convincersi con la mente e il cuore che quanto si è ricevuto, deve essere donato, perché anche gli altri abbiano il necessario per vivere. Prendere coscienza che nel mondo ci sono anche altre persone, verso le quali compiere gesti generosi. Perseverare nel cambiamento affettivo guarisce e l’avaro stesso cambia di dentro. Diventa generoso. Si pensa, qualche volta, che l’avaro, per liberarsi dell’avarizia, debba diventare prodigo. Non è così: l’avaro pecca per difetto (non dà), il prodigo pecca per eccesso (sperpera). Nel giusto mezzo dei due eccessi sono la generosità - la liberalità. Virtù che non sperpera e non dissipa i beni, per farne dono a chi ne ha bisogno. Chi sciupa è sempre motivato da un qualche interesse sotterraneo. L’avaro e il prodigo non sanno amare la ricchezza per la sua utilità. Uno ne fa il bene sommo, l’altro non la considera come bene degno di essere curato, perciò la dissipa. Non sanno dov’è di casa il “dono”. Solo la generosità-liberalità usa il denaro per lo scopo per cui è stato donato: l’utilità per tutti e ognuno per una vita più serena e tranquilla. Conclusione Uno spiraglio di speranza per l’avaro. Nonostante la difficoltà, forse l’impossibilità, che un avaro cambi nella mente, nel cuore e nei comportamenti, occorre avere fiducia nella ricchezza interiore e nella sensibilità dell’uomo creato a immagine di Dio. Boccaccio nel Decamerone racconta che un certo Erminio, 278 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 Nel Segno del Sangue 14:35 Pagina Attualità 279 più semplice, che respiri un’aria pulita. Aria fisica, aria morale, aria spirituale. “Solo il dono, solo l’amore fa uscire l’avaro dalla solitudine di cui è prigioniero. Avarizia e ingiustizia sociale Nonostante le varie concezioni della giustizia sociale, rimane sempre vero che delle ricchezze si è custodi, amministratori e non possessori. Esse sono create per essere distribuite. L’avaro è ingiusto perché, in genere, si arricchisce privando il povero del poco che ha. Il re Achab s’impadronì della vigna del povero Naboth fino a farlo lapidare (1Re 21). S. Ambrogio prende l’occasione da questo episodio per inveire contro i ricchi: “Fin dove volete arrivare, o ricchi, con le vostre insane brame? Perché cacciate colui con il quale avete in comune la natura e pretendete di possedere per voi la natura? La terra è stata creata come un bene comune, per tutti, per i ricchi e i poveri: perché, o ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo?”. L’avarizia è un peccato contro il prossimo: “Nelle ricchezze esteriori un uomo non può sovrabbondare senza che un altro sia per questo nell’indigenza” (S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II, IV, 3). L’avaro non rispetta il diritto dell’altro e diventa violento per avere quello che è degli altri: ruba. Contro di loro interviene Gesù, che li accusa: “Non mi avete dato cibo, acqua, vestiti quando ero affamato, assetato, nudo; non mi avete ospitato e confortato”. Saranno i poveri a possedere i beni del cielo e i ricchi spogliati dei beni della terra. Al ricco epulone sarà detto: “Ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti” (Mt 16,25). Ci domandiamo se, oggi, si può parlare di giustizia sociale, quando il denaro e i beni materiali sono concentrati nelle mani di poche persone, che hanno privato i moltissimi del poco o pochissimo che hanno? Fare un percorso spirituale È opportuno che una comunità parrocchiale impegnata utilizzi ciò che le è proprio: fare un cammino di vita spirituale, coltivando la gratuità nel donare. Dio dona sempre gratuitamente; i beni che offre non sono dati con il solo criterio di produrre per andare incontro agli altri. Gesù ci dice anche: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Se l’avaro opera tale cambiamento, possiamo dire che diventa eucaristico. Come Gesù ha donato e dona gratis tutto se stesso a tut- ti, amici e nemici, così egli deve rivolgere il suo affetto alle persone bisognose con la concretezza della condivisione e della partecipazione, perché tutti possano sedere alla mensa comune, su cui è preparato lo stesso cibo e la stessa bevanda. Altro passo del cammino spirituale è la purificazione: eliminare la “cupidigia delle ricchezze” per non “arrivare al vano onore del mondo e alla superbia”. (Cfr. S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, n. 142). Un cristiano è sempre impegnato in questo cammino. Nella Veglia Pasquale gli è stato chiesto: “Rinunci alle seduzioni del male per non lasciarvi dominare dal peccato?”. Ed egli ha risposto: “Rinunzio”. NOTE A questo proposito si può fare riferimento al bel trattato di Stefano Zamagni, Avarizia, Vade retro, taccagno, Ed. il Mulino, Bologna 2009. 2 TRILUSSA, Incontentabilità, da Le storie. 3 Alano di Lilla, Summa de arte predicatoria, VI, in Patrologia latina 210, coll. 124-125). 4 Giovanni Cassiano: Le istituzioni cenobitiche, VII, 21. 5 BOCCACCIO, Decameron, giornata I, novella 8, 18. 1 279 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 280 I cristiani del Medio Oriente non sono in pericolo Intervista a monsignor Lahham vicario del patriarca latino di Gerusalemme per la Giordania di Clara Salpietro - Amman, Giordania “I cristiani del Medio Oriente non devono avere paura, non sono in pericolo nonostante sono una minoranza”, queste le parole che monsignor Maroun Lahham (foto sopra), vicario del patriarca latino di Gerusalemme per la Giordania, vuole far arrivare a tutti i cristiani che vivono nell’area mediorientale. Monsignor Lahham è un arcivescovo cattolico giordano, è nato infatti a Irbid, in Giordania, sotto l’altipiano del Golan, a pochi chilometri dai confini con Israele e con la Siria. È laureato in Teologia Pastorale ed è stato ordinato sacerdote il 24 giugno 1972. Ha svolto il ministero come Vicario parrocchiale nella parrocchia di Cristo Re ad Amman, capitale della Giordania, nelle missioni della diocesi patriarcale nel Golfo, a Fuheis e quindi come parroco a Madaba. Dal 1993 fino alla nomina a Vescovo è stato Rettore del Seminario di Beit Jala. L’8 settembre 2005 è stato eletto vescovo di Tunisi e, il successivo 2 ottobre, ha ricevuto, nella chiesa dello seminario di Beit Jala, la consacrazione episcopale dalle mani del pa- 280 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Attualità 281 Amman, Chiesa Latina del Sacro Cuore triarca di Gerusalemme dei Latini Michel Sabbah. Il 19 gennaio 2012 è stato trasferito alla sede titolare vescovile di Medaba, mantenendo il titolo di arcivescovo, e nominato all’ufficio di vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini con l’incarico di vicario patriarcale per la Giordania. Parla l’arabo, il francese, l’inglese e l’italiano. La comunità latina giordana è una delle più vivaci del Medio Oriente, con parrocchie, scuole, tra cui l’università cattolica di Madaba, e opere assistenziali di ottimo livello. Durante il nostro incontro ad Amman ci parla della condizione dei cristiani in Giordania ed afferma: “Stiamo bene se ci lasciano da soli e questo per due motivi: perché i cristiani giordani sono arabi come gli altri e poi perché l’Islam giordano è moderato, c’è qualche fondamentalista qua e là ma questo non incide molto”. “I cristiani – aggiunge – sono il 3%-4% della popolazione, numericamente parlando, però dal punto di vista economico sono al 30%, pensi che tra le 50 persone più ricche della Giordania 10 sono cristiani, questo per dire che la presenza cristiana moralmente, culturalmente ed economicamente è importante in questo Paese. C’è libertà, abbiamo delle chiese, ci sono parrocchie, oratori, ci sono due università cattoliche, ospedali”. “Un punto da trattare con l’Islam – evidenzia monsignor Lahham – è la libertà religiosa che qui è intesa come libertà di culto, cioè libertà di scegliere la propria religione, la propria fede o di non sceglierla. Qui non esiste la libertà religiosa e la reciprocità nei matrimoni, ad esempio un giovane musulmano può sposare una ragazza cristiana, ma un giovane cristiano non può sposare una ragazza musulmana tranne che lui non si converta. Sono i due punti su cui discutiamo sempre. Terzo punto è la possibilità di insegnare il catechismo agli studenti cristiani che sono nelle scuole pubbliche, questo ancora non c’è. Ecco i punti interni su cui deve esserci dialogo”. Com’è il rapporto tra i cristiani e le altre confessioni religiose? Con ortodossi e protestanti è buono, come dite voi siamo quattro gatti. Ad Amman, a maggio, è stato inaugurato il Centro cattolico di studio e formazione per i media (Catholic Centre for Studies and Media). Quali sono gli obiettivi fondamentali del Centro? È un Centro molto importante, che vuole favorire lo sviluppo della comunicazione per 281 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 282 essere al servizio del dialogo tra cristiani con le altre religioni e della buona convivenza. Ultimamente il Centro ha avuto la medaglia d’argento da tutto il mondo arabo. Siamo Al Jazeera cristiana e siamo visti da più di 10 milioni di persone, l’obiettivo è di diffondere tutte le notizie sia della chiesa locale che della chiesa universale e tanti articoli, documenti, reportage. Il Centro è collegato con la televisione cattolica del Libano, Noursat, che ha aperto qui una sezione. Il Centro copre tutto quello che è religioso, non solo cattolico ma tutte le confessioni. La Giordania risente di quello sta accadendo in Siria? Politicamente parlando sì. La Giordania è un paese piccolo e quello che sta accadendo in Siria ci preoccupa tanto, così come preoccupa il Libano, ma è ancora a livello politico e non a livello religioso. Non bisogna pensare che tutte le crisi siano dovute alla religione, non è così. C’è un problema politico grande, se cade il regime di Assad, la severità politica della Giordania dipenderà da quello che viene dopo Assad. Attualmente siamo nell’incertezza e c’è un po’ di paura politica. In Siria con il governo di Assad i cristiani sono stati sempre trattati bene, protetti. La paura è che dopo Assad non ci sia più questa protezione. È così? 282 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:35 Pagina Attualità 283 È un’ipotesi, non è detto che se va via Assad saremo perseguitati, questa è la pseudo-psicologia della minoranza, quando una minoranza si sente protetta preferisce lo status quo, perché non sa quello che può venire dopo. Io sono stato in Tunisia dopo la rivoluzione e non è cambiato niente per i cristiani, in Libia neanche, stessa cosa dovrebbe accadere in Siria, dove non penso che se cade Assad arriveranno al potere i Fratelli Musulmani più fanatici. Anche se dovessero arrivare i Fratelli Musulmani, come sono saliti al potere in Tunisia o Egitto, oggi l’Islam politico o è moderato oppure non esiste. La Giordania è un paese musulma- no sunnita come la Siria. Non credo alla linea di fondo che se cade il nostro protettore noi cristiani siamo perseguitati, non è vero. È più una paura morale e psicologica, che significa “preferisco te che conosco che non l’altro che non conosco”. Lei è stato in Tunisia, che Paese ha lasciato? Un bel paese, che deve servire da laboratorio per tutti gli altri Paesi arabi. E’ stato il primo a fare la rivoluzione, ha fatto già la Costituente, le elezioni, sarà discussa una bozza della Costituzione e a livello della Chiesa non c’è stato nessun cambiamento. La cosa bella è la gioventù araba che ha rotto la barriera della paura, adesso i giovani arabi possono manifestare, protestare contro il regime, fare sciopero e per me questa è una rivoluzione bella. Prima in tutti i Paesi arabi il popolo aveva paura dei suoi dirigenti, adesso è l’opposto e questo è positivo. In ogni rivoluzione il problema sono i profughi che arrivano nei paesi confinanti. In Giordania adesso c’è il problema dei profughi al confine con la Siria. Come si riesce a gestire questa emergenza? È una emergenza, proprio così. Ad esempio durante la rivoluzione in Libia ci sono stati 200 mila libici che sono andati via e appena la situazione politica si è calmata sono torna- 283 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Attualità 22-11-2012 14:35 Pagina Nel Segno del Sangue 284 ti. Dalla Siria la gente sta andando in Giordania, in Libano, in Turchia ed è un’emergenza dovuta al fatto che il paese non è stabile. Io penso che i profughi, da qualsiasi Paese provengono, sono sempre aiutati e protetti, ovunque c’è un senso comune di umanità. Ad esempio in Giordania la nostra Caritas ha aperto le scuole parrocchiali il pomeriggio per gli studenti siriani, tutti aiutano i profughi. Si dice che l’Emiro del Qatar vuole diventare il leader del più grande movimento islamico del Medio Oriente. Secondo Lei il rischio esiste e quale potrebbe essere il futuro dei cristiani? Non preoccupatevi dei cristiani, pensate alle evangelizzazioni nelle vostre nazioni, come Italia e Francia che stanno diventando pagane. Noi stiamo bene, non fateci pensare che siamo sempre in pericolo e che la nostra salvezza viene da voi. Noi non siamo in pericolo e desidero che questo sia messo in evidenza. Il Qatar è un piccolo paese con delle ambizioni enormi, la sua politica è molto ambigua. Certamente in Qatar c’è la base americana più grande del mondo, è un paese che prova a seguire la politica americana nonostante si presenti come un paese islamico. Il Qatar ha tanti soldi ma non per questo può diventare il leader del mondo arabo islamico, non si pagano le nazioni con i soldi. Qual è il messaggio che Lei in questo momento vuole inviare ai cristiani del Medio Oriente? Non abbiate paura, siete una minoranza, lo siete sempre stati, siete il sale e il sale deve essere sempre poco, troppo sale guasta. Non abbiate paura, Dio è con voi, Dio vi ha voluto cristiani in questi Paesi per vivere la vostra fede in questi paesi, non vi ha chiamato per andare in Australia o in Svezia, in Italia o Francia, lì ci sono cristiani che pensano per quei territori. Dio vi ha chiamati, vi ha creati cristiani in Giordania, in Palestina, in Siria, rimanete lì anche se dovete soffrire e non potete pretendere di essere trattati meglio del vostro Gesù Cristo, che di pace ne ha avuta poca. 284 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:35 Nel Segno del Sangue Pagina Cronaca 285 A braccia spalancate accoglie l’Assemblea di Antonio Martini N on si può descrivere in poche righe il Crocifisso perché è uno dei segni più potenti che ci siano nella fede e nella devozione dei credenti. In questo senso come potrei presentare il valore spirituale del Crocifisso dell’artista Giuseppe Pelagalli da me commissionato per arricchire la Chiesa parrocchiale, in Piazza Municipio, che Dio mi ha affidato a Piedimonte San Germano? Mi limiterò pertanto a linee essenziali. Posto al di sopra dell’altare, al centro del presbiterio, come d’altronde progettato dagli architetti Perugini e Tonelli, il Crocifisso definisce lo spazio dell’azione sacramentale e crea una superficie idonea ad accogliere quanti consacrano la propria vita nella sua verità trascendentale. L’incrocio tra la linea verticale e quella orizzontale rappresenta la più efficace sintesi della domanda dell’uomo e della risposta di Cristo: l’inserimento del mondo e della storia nella salvezza. È questa l’ottica del Crocifisso del Pelagalli che non si ferma alle semplici immagini da contemplare, ma nei minimi particolari e allo stesso tempo nel suo insieme, segnano il pas- saggio del credente da ciò che vede a quanto ne potrà fare esperienza, da ciò che contempla a quanto potrà viverlo. La scena apparirebbe immobile se lo sguardo si fermasse alla morte, come se il tempo si fosse fermato, e invece, lo sguardo puro ad occhi aperti e i lunghi capelli biondi illuminati e disciolti introiettano lo spirito del credente nella vita del Risorto. Gesù viene proiettato dall’alto ferito e forte. La morte non è stata che un passaggio immediato dai segni crocifiggenti allo splendore della vita nuova della resurrezione. Egli sta sulla croce diritto e risoluto: espressione del “Christus triumphans”. E la sua tonda aureola luminosa fa pensare al dono dell’Eucarestia: sacramento dell’incontro dell’uomo con Dio nella luce della compagnia del Risorto, quale 285 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Cronaca 22-11-2012 14:36 Pagina Nel Segno del Sangue 286 coerente impegno da Lui assunto nell’ultima cena con i suoi. Allo stesso tempo tutto il colore luminoso del corpo del Crocifisso-Risorto, espresso dall’artista, già introduce all’immagine della croce gemmata glorificata. Ancor più il costato, che versa acqua e sangue insieme, avvicina molto alla proposta sacramentale dell’effusione dello Spirito Santo che introduce il credente nel Battesimo, quale suo ingresso nella vita del Risorto mediante il cruento sacrificio della croce, e nell’Eucarestia, che si propone sacramentalmente sull’altare col calice in cui il sacerdote versa vino e acqua, quali segni della riconciliazione dell’uomo con Dio operata da Cristo. Quando dunque si mischia nel calice l’acqua col vino si unisce il popolo a Cristo e, allo stesso tempo, il popolo fedele si congiunge e si unisce con Colui nel quale crede. Così infatti scrive l’evangelista Giovanni: “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è Colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e il sangue” (1 Gv 5,5-6). Osservando direttamente la linea verticale delle gambe non appare il doloroso abbandono di un corpo piegato sotto il suo peso, ma in uno sguardo d’insieme bracciagambe. È lodevole l’espressione delle mani benedicenti che formano il tutto nella prospettiva salvifica del “beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12). Un corpo inclinato dolorosamente nella posa patetica del “Christus patiens” rappresenterebbe ancora l’effetto delle conseguenze del peccato di disobbedienza dell’antico Adamo; il corpo, invece, longilineo e sinuoso, espresso dal Pelagalli, introduce nei suoi giochi di luce alla vita eterna del nuovo Adamo (Cristo) che nel suo sangue versato opera la riconciliazione del mondo e dell’uomo con Dio. Le mani concave del Crocifisso-Risorto esprimono infatti come Egli racchiude tutto e tutti in sé nel segno del sacrificio offerto per gridare ancora “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Questa speranza salvifica è altresì ben dipinta dal Pelagalli negli occhi luminosi e attenti di Cristo. Ovunque l’osservatore si ponga in ogni lato del presbiterio percepirà immediatamente lo sguardo fisso degli occhi del Crocifisso-Vivente su di sé. Cristo è così rappresentato come Colui che volge il suo sguardo sull’uomo e sulla storia del mondo con grande dolcezza: “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). E questo sguardo suo penetrante richiama anche altri motivi del vangelo. Come Gesù abbia insistito che la sua presenza sarebbe sentita nel ministero cristiano, dicendo: “... chi accoglie voi, accoglie me” (Mt 10,40), “... chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,05), e “... quello che hai fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). E ancora si evince come abbia impegnato la sua presenza permanente nella chiesa nella consacrazione del pane e del vino nella celebrazione della Santa Messa [“Prendete e mangiate, questo è il mio corpo... Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza...” (Mt 26,26-28)]. E infine nella sua espressione convincente di autorità nella comunità cristiana [“... dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (MT 18,20)]. Il Crocifisso è stato scoperto durante una solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’abate di Casamari Don Silvestro Buttarazzi e una partecipazione di popolo che ha gremito la chiesa. Al termine l’opera è stata presentata con vari contributi dall’avvocato Luciano Santoro, Laurentino Garcia y Garcia e dallo stesso autore Giuseppe Pelagalli; che ha detto tra l’altro: «Nella parte bassa predominano il marrone e il rosso, che richiamano alla terra, al sangue e alla passione, in quella centrale l’oro e giallo della luce di Dio, mentre nella parte superiore le gradazioni del blu, colore del cielo e della spiritualità, diventano sempre più intense. Il colore bianco che circonda il corpo di Gesù è simbolo del mutamento che sta avvenendo dal dolore alla gioia della salvezza». 286 03 nel segno ottobre 2012 :03 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 Nel Segno del Sangue 22-11-2012 14:36 Pagina Umorismo 287 Il lato comico di Comik AVVISO AL LETTORE A volte i fatti di cui si occupa questa rubrica, che Comik conduce da oltre diciotto anni (febbraio 1994), non si presentano precisamente come i più idonei a scherzarci su. Sono anzi sempre più spesso (o presentano aspetti) di alta drammaticità. Il lato comico sta nelle reazioni, nei commenti, nelle mascherature che certuni allestiscono per indorare il lato tragico. Come per esempio, dopo aver detto la loro, scandalizzarsi se un altro dice la sua. Cosa che potrebbe accadere specialmente nei casi seguenti. GIAMPIERO MUGHINI Scrive: «Era un pomeriggio di fine gennaio 1971 quando ci demmo appuntamento innanzi a un notaio nella casa romana di Lucio Magri, a piazzetta del Grillo [per fondare il Manifesto}. Quella che è stata fino all’ultimo la sua abitazione, da dove all’età di 79 anni Magri è uscito e ha chiuso la porta per avviarsi nella città svizzera dove il 29 novembre 2011 aveva preso un appuntamento con la morte. Un gesto che me lo ha reso immensamente fraterno, e di cui era oscena la ridda dei commenti pro o contro. Solo il silenzio si addiceva a una decisione talmente risoluta, a una disperazione talmente totale da non volere continuare nemmeno per un’ora una vita che sino all’altro ieri era stata ricca e intensa». Così scrive Giampiero Mughini e definisce osceno parlare di un fatto tanto grave. Osceno sia che ci si dichiari a favore, sia che si sia contrari. Si parli di tutte le futilità, ma sulle cose serie, solo il silenzio è adeguato – dice Mughini. E allora perché ne parla lui, pretendendo che gli altri tacciano? Può e deve accadere di sentirsi immensamente fraterni, anzi è doveroso, verso il dottor Magri non «per il gesto», ma per l’amarezza che lo ha condotto a compierlo. SENTIMENTI Lucio Magri aveva appuntamento con la morte – scrive Giampiero! No, caro Mughini. Aveva preso appuntamento con uno che gli aveva detto, certo con parole meno esplicite, ma uguali nella loro verità: «Sì signor Lucio, venga pure il giorno tale, all’ora tale e la ucciderò in modo civilissimo. Nessuno al mondo sa farlo meglio di noi, qui nella nostra clinica». Ecco: il gesto di quest’uomo che fa stendere il cliente sul lettino, dopo aver intascato l’assegno per il servizio, non me lo fa sentire «immensamente fraterno». Anzi me lo fa sentire parecchio ripugnante. LE GAMBE Alle riunioni della redazione che concertava il Manifesto partecipavano «non meno di venticinque-trenta» persone. Mughini ricorda il volto di Pintor, il volto affilato e intenso della figlia di Pintor che ascoltava in piedi e «le magnifiche gambe di una Ritanna Armeni ai suoi debutti giornalistici e alla quale» non finiva «di raccomandare di indossare gonne sempre più corte». Del volto non dice niente. Chissà se almeno mentre la supplicava di accorciare ulteriormente le gonne la guardò in viso. Di per sé vi erano ragioni valide per non distogliere lo sguardo dall’oggetto del desiderio, caso mai provvedesse all’istante. 287 04 nel segno ottobre 2012 :04 nel segno maggio giugno2012 D1958_12 22-11-2012 14:40 Pagina 1