La voce degli studenti del Cutelli Maggio 2015 I MIEI CINQUE CUTELLI Testimonianza fotografica delle esperienze più forti nel nostro liceo di Alessandro de Cristofaro Modelli di ieri per la società di domani di Paolo Andò Pagine 21 -22 L'EDITORIALE Al prossimo anno! Numero 3 UN GIORNO QUESTA TERRA SE NON POSSO BALLARE ALLORA SARA' BELLISSIMA Pagine 23-26 Anche quest'anno, con tanta fatica e impegno, siamo riusciti a dar voce a un progetto della nostra scuola che, dopo tredici anni, può essere definito storico. Nonostante la società odierna ci distragga con le sue mille luci incantatrici, siamo riusciti a mantenere una promessa, fatta con noi stessi e con tutti voi, cari lettori. Il nostro giornale, infatti, continua a girare fra i banchi del Cutelli senza temere confronti con le edizioni del passato: la redazione di Aletheia 201 4/1 5 si è dimostrata la più prolifica da due anni a questa parte. Non ci resta che augurarvi delle vacanze serene e divertenti (e ai maturandi un grosso in bocca al lupo!), auspicando che possano farvi arricchire come persone, oltre che dilettare. Anno XIII NON E' LA MIA RIVOLUZIONE Il Cutelli che si schiera contro l'omofobia di Marta principato Pagine 1 8-20 RUBRICHE L'Italia siamo noi 2 Finestra sul Mondo 14 Il Caffè 15 PREMIO SALANITRO Spazio Scuola 17 di Erika Giacira Dediche e Canzoni 27 AFORISMA DEL NUMERO "Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?" F. De Andrè A tu per tu con i vincitori Pagine 1 6-1 8 MASSIMO PROFESSIONE AVVOCATO Una personale interpretazione de "I nostri ragazzi" di Ivano De Matteo, in gara per il premio David di Alessandro de Cristofaro Pagine 1 5-1 6 Maggio 2015 L'Italia siamo noi Anno XIII Numero 3 “MAFIOSI, LASCIATEMI EDUCARE I VOSTRI FIGLI!” Don Pino Puglisi nacque a Palermo (precisamente nel quartiere Brancaccio nella periferia palermitana) il 1 5 settembre 1 937, da una famiglia di modeste condizioni (padre calzolaio e madre sarta). Nel 1 953 entrò a far parte del Seminario Vescovile di Palermo, dove sette anni dopo verrà ordinato sacerdote dal cardinal Ernesto Ruffini. Nel 1 961 venne nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1 963 fu nominato cappellano presso l'orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. Fu in questi anni che Padre Puglisi cominciò a maturare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani.Il 1 º ottobre 1 970 venne nominato parroco a Godrano, un paesino della provincia palermitana che in quegli anni era interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose. L'opera di evangelizzazione del prete riuscì a far riconciliare le due famiglie. Rimase parroco a Godrano fino al 31 luglio 1 978. Dal 1 978 al 1 990 rivestì diversi incarichi: prorettore del seminario minore di Palermo, direttore del Centro diocesano vocazioni, 2 responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale, docente di matematica e di religione presso varie scuole, animatore presso diverse realtà e movimenti tra i quali l'Azione cattolica e la Fuci.Il 29 settembre 1 990 venne nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata attraverso i fratelli Graviano, capi-mafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella: qui iniziò la lotta antimafia di padre Giuseppe Puglisi. Egli non tentava di portare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della mafia, ma cercava di non farvi entrare i bambini che vivevano per strada e che consideravano i mafiosi degli idoli, persone che si fanno rispettare. Egli infatti, attraverso attività e giochi, faceva capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per merito delle proprie idee e dei propri valori. Si rivolgeva spesso ai mafiosi durante le sue omelie, a volte anche sul sagrato della chiesa. Don Puglisi tolse dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati risucchiati dalla vita mafiosa, e impiegati per piccole rapine e spaccio. Il fatto che lui togliesse giovani alla mafia fu la principale causa dell'ostilità dei boss, che lo consideravano un ostacolo. Decisero così di ucciderlo, dopo una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno. Nel 1 992 venne nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio1 993 inaugurò a Brancaccio il centro Padre Nostro per la promozione umana e l’ evangelizzazione.Il 1 5 settembre 1 993, giorno del suo 56º compleanno, intorno alle 22:45, venne ucciso davanti al portone di casa in piazza Anita Garibaldi, nella zona est di Palermo. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall'automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò ed egli si voltò, mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 1 7 settembre. Il 1 9 giugno 1 997 venne arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi, tra cui quello proprio di don Pino Puglisi. Poco dopo l'arresto, Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, insieme all’ altro killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Continua nella pagina seguente Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Dopo l'arresto egli sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso raccontò le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico "me lo aspettavo". Mandanti dell'omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1 994. Giuseppe Graviano venne condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1 999. Il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all'ergastolo il 1 9 febbraio 2001 . Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi. I Gang gli dedicano la canzone "Il testimone", contenuta nell'album Fuori dal controllo. Il 1 5 settembre 1 999, l'allora L'Italia siamo noi arcivescovo di Palermo, il cardinaleSalvatore De Giorgi, aprì ufficialmente la causa di beatificazione proclamandolo Servo di Dio.Il 1 5 settembre 2003, per la commemorazione del X anniversario del martirio di Padre Pino Puglisi, le poste italiane hanno concesso due annulli speciali all'ufficio postale di Godrano e all'ufficio postale Palermo 48. Quest'ultimo porta il ricordo del centro Padre Nostro, mentre quello godranese riporta la frase "Sì, ma verso dove?", motto preferito da padre Pino. A don Pino sono intitolate diverse scuole, una delle quali a Palermo, e il premio letterario "Ricordare Padre Pino Puglisi", istituito nel 2011 dal Centro Padre Nostro fondato da don Pino Puglisi il 1 6 luglio 1 991 . Il 28 giugno 201 2 papa Benedetto XVI, durante un'udienza con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei. Il 1 5 settembre dello stesso anno, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha reso nota la data della cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, di fatto avvenuta il 25 maggio 201 3. La notizia è stata data al termine della celebrazione eucaristica in occasione del XIX anniversario del martirio; durante la stessa è stata conferita l’ordinazione sacerdotale a quattro nuovi presbiteri della diocesi, ai quali l'arcivescovo ha rivolto l’invito a guardare a padre Puglisi come modello di vita sacerdotale, sottolineando che ricevevano il sacramento dell’ordine sacro Anno XIII Numero 3 proprio nell'anniversario del suo martirio. Nel successivo mese di ottobre, lo stesso prelato ha firmato il decreto che autorizza la traslazione del corpo di don Pino Puglisi dal cimitero monumentale di Sant'Orsola alla cattedrale di Palermo. La traslazione è avvenuta il 1 5 aprile201 3, dopo la ricognizione canonica della salma effettuata alla presenza del vescovo ausiliare di Palermo Mons. Carmelo Cuttitta, durante la quale è stata prelevata parte di una costola, poi usata e venerata come reliquia durante il rito di beatificazione. Le spoglie sono state collocate ai piedi dell'altare nella cappella dell'Immacolata Concezione, in un monumento funebre che ricorda una spiga di grano (questo temporaneamente, perché proprio sui terreni di Brancaccio confiscati alla mafia è in costruzione un santuario dove la salma sarà collocata definitivamente). Il significato di tale monumento è tratto dal Vangelo: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv, 1 2,24). La Chiesa ne ricorda la memoria il 21 ottobre. Il Poeta Mario Luzi ha dedicato nel 2003 una pièce teatrale a Don Puglisi, "Il fiore del dolore", rappresentata al teatro Biondo di Palermo lo stesso anno. Christian La Russia 3 Maggio 2015 L'Italia siamo noi Anno XIII Numero 3 UNA CARRIERA SFORTUNATA Giorgio Boris Giuliano nacque a Piazza Armerina il 22 ottobre 1 930. Figlio di un sottoufficiale della Marina Militare, fu costretto a passare l’infanzia in Libia, dove il padre era di stanza. Più tardi (nel 1 941 ) la famiglia rimpatriò, andando a vivere a Messina, dove Boris studio fino al conseguimento della laurea. Nel 1 962 vincendo il concorso per entrare in polizia, volle andare a prestare servizio a Palermo presso la Squadra Mobile dove, in un primo momento, fece parte della “sezione omicidi”, per lavorare poi come vice dirigente della mobile ed infine come dirigente. Brillante e determinato quale era, Giuliano venne nominato capo della squadra mobile di Palermo al posto di Bruno Contada, suo amico fraterno, successivamente accusato di collusione con la mafia. Delle molte vicende di cui Giuliano si occupò, occorre ricordare la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Nel 1 979 Giuliano si trovò ad indagare sul ritrovamento di due valigette contenenti 500.000 dollari all'aeroporto di Palermo-Punta Raisi, che si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all'aeroporto J.F. Kennedy di New York. Contemporaneamente a questa indagine, gli uomini di Giuliano fermarono due 4 ucciso nel 1 978; gli assegni avevano portato ad un libretto al portatore della Cassa di risparmio con 300 milioni di lire intestati ad un nome di fantasia, che era stato usato dal banchiere Michele Sindona. Per approfondire queste indagini, Giuliano si era incontrato con l'avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore delle banche di Sindona, che venne ucciso pochi giorni dopo il loro incontro. Il 21 luglio 1 979, mentre pagava il caffè in una caffetteria di via Di Blasi, a Palermo, Leoluca Bagarella gli sparò alle spalle, da distanza ravvicinata, sette colpi di pistola, uccidendolo. E’ stato posto in relazione l'assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso a Monreale pochi mesi dopo, alle indagini che stava svolgendo in merito all'attentato di cui era stato vittima Giuliano. Secondo molti osservatori, con Giuliano si spense un grande talento investigativo, un onesto funzionario di polizia che nel suo ruolo fu una grande personalità delle istituzioni, il cui ricordo, come accade anche per altri suoi colleghi di analogo destino, non è adeguatamente onorato, ed anzi particolarmente lasciato all'oblio. mafiosi, Antonino Marchese e Antonino Gioè, nelle cui tasche trovarono una bolletta con l'indirizzo di via Pecori Giraldi: nell'appartamento i poliziotti scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta sulla quale era incollata la fotografia di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina; inoltre in un armadio venne trovata anche un'altra fotografia che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al clan dei Corleonesi, tra cui figurava Lorenzo Nuvoletta, camorristanapoletano affiliato a Cosa Nostra. Dopo la scoperta nell'appartamento di via Pecori Giraldi, arrivarono telefonate anonime al centralino della questura di Palermo che minacciavano Giuliano di morte. Nello stesso periodo, Giuliano stava anche indagando su alcuni Continua nella pagina assegni trovati nelle tasche del cadavere di Giuseppe Di seguente Cristina, capomafia di Riesi Maggio 2015 L'Italia siamo noi Anno XIII Numero 3 Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni, precedentemente allontanato dalla squadra mobile di Firenze per un giro di tangenti, passato dal 309º posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti al 1 3º, fatto che gli consente di prendere il comando della squadra mobile di Palermo. Questore del capoluogo palermitano diventa Giuseppe Nicolicchia, di cui verrà rinvenuta, tra le carte di Castiglion Fibocchi, la domanda di affiliazione alla Loggia di Gelli. Nel 1 995, nel processo per l'omicidio Giuliano, vennero condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro come mandanti del delitto, mentre Leoluca Bagarella venne condannato alla stessa pena come esecutore materiale dell'omicidio. Piersanti Mattarella nacque a Castellamare del Golfo il 24 maggio 1 935. Secondogenito di Bernardo Mattarella, uomo politico della Democrazia Cristiana, Piersanti studiò al San Leone Magno di Roma. Dopo l’attività nell’ Azione Cattolica, si dedicò alla politica nella Democrazia Cristiana. Suoi esempi di vita furono Giorgio La Pira e Aldo Moro. Ebbe due figli: Bernardo e Maria. Nel 1 978 venne eletto dall’ARS presidente della Regione Siciliana alla guida di una coalizione di centro sinistra con l’appoggio del Partito Comunista Italiano.Il 6 gennaio 1 980 a Palermo, in Via della Libertà, appena entrato in auto insieme con la moglie, i due figli e la suocera per andare a messa, un killer si avvicinò al suo finestrino e lo uccise a colpi di pistola. Il vice presidente, il socialista Gaetano Giuliano, guidò la giunta regionale fino al termine della legislatura cinque mesi dopo. Nel luogo dove è avvenuto l'omicidio, Via della Libertà tra il numero civico 1 35 e 1 37, è stata posta una targa in ricordo di Piersanti Mattarella. Inizialmente fu considerato un attentato terroristico, poiché subito dopo il delitto arrivarono rivendicazioni da parte di un sedicente gruppo neo-fascista. Pur nel disorientamento del momento, il delitto apparve anomalo per le sue modalità, portando il giorno stesso lo scrittore Leonardo Sciascia ad alludere a "confortevoli ipotesi" che avrebbero potuto ricondurre l'omicidio, in modo comodamente riduttivo, alla mafia siciliana. Le indagini giudiziarie procedettero con difficoltà e lentezza, anche se una chiara linea interpretativa del delitto si rileva negli atti giudiziari che portarono la Procura di Palermo a quella corposa requisitoria sui "delitti politici" siciliani (le uccisioni di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, dello stesso Mattarella, di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di Salvo) che, depositata il 9 marzo 1 991 , costituì l'ultimo atto investigativo di Giovanni Falcone. Questi, che la sottoscrisse nella qualità di procuratore aggiunto, puntava fermamente sulla colpevolezza dei terroristi di estrema destra Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, membri dei NAR, quali esecutori materiali del delitto, in un contesto di cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra. Continua nella pagina seguente Continua dalla pagina precedente Christian La Russia UCCISO PER ESSERE ONESTO E CORAGGIOSO 5 Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Nell'ipotesi accusatoria di Falcone e della Procura della Repubblica Fioravanti, di cui risultava accertata la presenza a Palermo nei giorni del delitto, avrebbe goduto dell'appoggio di esponenti dell'estrema destra palermitana quali Francesco Mangiameli, dirigente siciliano di Terza posizione poi ucciso dallo stesso Fioravanti il 9 settembre del 1 980, e Gabriele De Francisci, militante del FUAN, che avrebbe messo a disposizione un appartamento nei pressi dell'abitazione della vittima. Solo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci, l'uccisione di L'Italia siamo noi Mattarella venne indicata esclusivamente come delitto di mafia dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo. Nel1 993 Buscetta, in particolare, dichiarò in un nuovo interrogatorio che «Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all'uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a Riina che non si doveva ammazzarlo. In ogni caso fu certamente un omicidio voluto dalla "Commissione"». Ad ordinare la sua uccisione fu Cosa Nostra perché Mattarella voleva portare avanti un'opera di modernizzazione dell'amministrazione regionale e per questo aveva iniziato a contrastare l'ex sindaco Vito Ciancimino per Anno XIII Numero 3 un suo rientro nel partito con incarichi direttivi; Ciancimino infatti era il referente politico dei Corleonesi. Per queste ragioni, alla fine del 1 979 Mattarella aveva deciso di chiedere al segretario nazionale del partito, Benigno Zaccagnini, il commissariamento del Comitato Provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana, perché aveva visto «ritornare con forte influenza Ciancimino», il quale aveva siglato un patto di collaborazione con la corrente andreottiana, in particolare con l'onorevole Salvo Lima. Nel 1 995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio Mattarella: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Durante il processo, la moglie di Mattarella, testimone oculare, dichiarò inoltre di riconoscere l'esecutore materiale dell'omicidio nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti, che tuttavia sarà assolto per questo crimine poiché la testimonianza della signora Mattarella e le altre testimonianze contro di lui (quella del fratello Cristiano Fioravanti e del criminale comune pluriomicida Angelo Izzo) Continua nella pagina seguente 6 L'Italia siamo noi Maggio 2015 Anno XIII Numero 3 non furono ritenute abbastanza attendibili. Gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza, anche se il pentito Francesco Marino Mannoia sostenne che ad uccidere Mattarella furono Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo ed Antonino Rotolo. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, ritenuto dalla Cassazione un collaboratore di giustizia attendibile, Giulio Andreotti era consapevole dell'insofferenza di Cosa Nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio le azioni politiche di Piersanti Mattarella. Mannoia dichiarò : « Attraverso Lima del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche Giulio Andreotti, che scese a Palermo e si incontrò con Bontate Stefano, i cugini Salvo, Lima, Nicoletti, Fiore Gaetano e altri. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlò poco tempo dopo, in periodo tra la primavera e l'estate 1 979... Egli mi disse solo che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: "Staremo a vedere". Alcuni mesi dopo fu deciso l'omicidio Mattarella» In seguito, al termine di un lungo iter giudiziario terminato nel 2004, venne accertato che all'epoca (più precisamente fino alla primavera del 1 980) Giulio Andreotti aveva rapporti stabili con la mafia. Pio La Torre nacque a Palermo il 24 Dicembre 1 927 da padre palermitano e madre lucana. Sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, finendo anche in carcere, prima nella “Confederterra”, poi nella Cgil (come segretario regionale della Sicilia) e, infine, aderendo al Partito comunista italiano. Lì, nel 1 949, conobbe Giuseppina Zacco, dopo un anno la sposò e, da questa unione, nacque un figlio di nome Filippo. Nel 1 952 si candidò al consiglio comunale di Palermo e venne eletto. Nel 1 960 entrò nel Comitato centrale del PCI, e nel 1 962 fu eletto segretario regionale, succedendo a Emanuele Macaluso. Nel 1 963 fu eletto per il PCI deputato all'Assemblea regionale siciliana e rieletto nel 1 967, fino al 1 971 . Nel 1 969 si trasferì a Roma per dirigere prima la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale di Botteghe Oscure. Nel 1 972 venne eletto deputato alla Camera nel collegio Sicilia occidentale, e subito in Parlamento si occupò di agricoltura. Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa Art 41 6 Bis C.P. (c.d. Legge RognoniLa Torre]) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi. Rieletto alla Camera nel 1 976 e nel 1 979, fu componente della Commissione Parlamentare Antimafia fino alla conclusione dei suoi lavori nel 1 976; nello stesso anno fu tra i redattori della relazione di minoranza della Commissione antimafia, che accusava duramente Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con la mafia. Nel 1 981 decise di tornare in Sicilia per riassumere la carica di segretario regionale del partito. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso Continua dalla pagina precedente Christian La Russia PIO LA TORRE Continua nella pagina seguente 7 L'Italia siamo noi Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Anno XIII Numero 3 dell'omicidio La Torre: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Il 30 aprile 2007 venne intitolato a Pio La Torre, dalla giunta di centrosinistra, il nuovo aeroporto di Comiso (inaugurato il 30 maggio 201 3). Nell'agosto del 2008, la nuova giunta di centrodestra guidata dal sindaco Giuseppe Alfano decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia. Dopo una ben partecipata petizione, promossa dal Centro Studi Pio La Torre, il 7 giugno 201 4 si celebra la cerimonia di reintitolazione a Pio La Torre, decisa dall'amministrazione comunale. che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia. Alle 9:20 del 30 aprile 1 982, con una Fiat 1 31 guidata da Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito. Quando la macchina si trovò in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo a fermare la macchina; subito dopo, raffiche di proiettili. Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere. Al funerale presero parte centomila persone tra cui Enrico Berlinguer, il quale tenne anche un discorso. La Torre venne sepolto nel Cimitero dei Cappuccini di Palermo. Poco dopo l'omicidio, questo fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Il delitto venne però indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese come delitto di mafia: La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi. Dopo nove anni di indagini, nel 1 995 Christian La Russia vennero condannati all'ergastolo i mandanti Rocco Chinnici nacque a Misilmeri il 1 9 Gennaio 1 925. Fu alunno del liceo classico “Umberto I” di Palermo, dove nel 1 943 conseguì la maturità. Il 1 0 Luglio 1 947 si laureò in Giurisprudenza nella stessa città uscendo col massimo dei voti. Proprio negli anni successivi alla laurea conobbe Agata Passalacqua, allora maestra di scuola media, la quale diverrà poi sua moglie. Il 1 952, per Chinnici, è un anno da ricordare, poiché entrò a far parte della Magistratura Italiana. Nel ’70 gli venne assegnato il caso della strage di “Viale Lazio”, per la quale iniziò a conoscere i nomi dei suoi futuri assassini. ROCCO CHINNICI 8 Finalmente, nel 1 975, giunto al quarto grado della Corte d’Appello, fu nominato “Consigliere Istruttore Aggiunto”. Dopo la strage dell’ottanta, nella quale furono coinvolti il Capitano dei Continua nella pagina seguente Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Carabinieri Emanuele Basile e il procuratore Tano Costa, amico intimo dello stesso, decise di creare una struttura collaborativa tra i magistrati dell’Ufficio, noto comunemente col nome di “Pool Antimafia”. Di questo “pool” entrarono a far parte gli allora giovani magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A Chinnici era molto caro il contatto con i giovani, soprattutto per parlare della lotta alla criminalità organizzata -sosteneva che in Sicilia non fosse presente fino all’unificazione del Regno d’Italia- e dello spaccio di droga -nella Palermo di allora si registrava un fatturato di circa quattrocento milioni al giorno. Il 29 Luglio 1 983, con una Fiat 1 26 verde imbottita di tritolo, Rocco Chinnici, all’età di cinquantotto anni, L'Italia siamo noi venne fatto saltare in aria davanti la sua abitazione a Palermo in via Federico Pipitone. Insieme a lui, saltarono in aria anche l’appuntato Bartolotta (tra l’altro uomo della sua scorta), il maresciallo dei Carabinieri Trapassi e il portiere della sua abitazione, tal signor Li Sacchi. Unico superstite dell’attentato fu l’autista, Giovanni Paparcuri, che riportò solo qualche ferita. A prestare primo soccorso al Magistrato e agli uomini della scorta furono proprio i suoi figli, all’epoca ancora adolescenti. Grazie al lavoro dei giudici Falcone e Borsellino, si venne a sapere che ad azionare il telecomando per far saltare il Magistrato in aria fu il sicario di cosa nostra Nino Madonia. Nel 1 985 venne istituito il “Premio Chinnici”, per onorare la vita dell’uomo; tra i vincitori di tale premio si possono citare il comico Valentino Picone (membro del duo comico Ficarra &Picone), il Anno XIII Numero 3 regista di fama internazionale Giuseppe Tornatore, il saggista, scrittore e giornalista Marco Travaglio e l’attore Pierfrancesco Diliberto (in arte “Pif”). Tra le interviste rilasciate ai vari giornali locali, mi preme ricordarne una fra le ultime, rilasciata al giornale “I Siciliani”, fondato e diretto da Pippo Fava, anch’egli vittima delle stragi di cosa nostra: «La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose, ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare». Christian La Russia 9 Maggio 2015 L'Italia siamo noi Anno XIII Numero 3 L'ORIANA, MOLTO PIU' DI UNA DONNA “Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa”. Così la Fallaci racconta le sue origini ne La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per lettori dell’«Europeo». A Firenze Oriana visse l’infanzia e la prima adolescenza in condizioni economiche familiari non certo agiate. I genitori ebbero un ruolo fondamentale nella formazione del carattere temerario e avventuriero della giornalista, oltre che nella sua crescita intellettuale: il padre, Edoardo, fervido antifascista, venne perseguitato e torturato a causa di un deposito di armi ricevute dagli americani, come la stessa Oriana scriverà sotto forma di fiaba a scopo didascalico nel libro “Lettera a un bambino mai nato”; la madre, Tosca, fu una donna dalla personalità coraggiosa e audace, alla quale la giornalista dovrà gran parte della sua carriera. In casa Fallaci si respirava aria di giornalismo, e d'altronde, con esempi illustri come lo zio Bruno, che dopo una splendida carriera arriverà a dirigere “Epoca”, Oriana non poté che seguirne fatalmente le orme. Tuttavia, è doveroso 10 ricordare anche e soprattutto le origini della carriera che portarono la beneamata Oriana a riscuotere tanto successo. La Fallaci, infatti, iniziò la propria carriera scrivendo articoli di cronaca nera, che talvolta la portavano a elemosinare tra commissariati e ospedali della sua città fino a tarda notte pur di trovare qualcosa di fresco per la ristampa della mattina. Pressata inoltre durante il giorno dai ritmi prolungati delle ore all’università, si vide costretta ad abbandonarla. Nonostante questo, una giovanissima e determinatissima Oriana arriverà fin alle porte di “Epoca”: fu in quell’anno infatti che decise di lasciare Firenze e di lanciarsi tra le scintillanti vie di Roma. Era il periodo splendido della capitale, quello di via Veneto, dei divi americani che ivi giungevano, estasiati dalla dolce vita, alla quale non può rinunciare. La giovane giornalista, dunque, si lasciò trascinare dalla curiosità per quel mondo così frivolo e diverso da quello che aveva conosciuto fino a quel momento e comincia a erigere parola dopo parola, articolo dopo articolo, le basi della sua salda e stupefacente carriera. Dentro questo mondo perbenista, circolavano idee contrastanti, come se in Italia, una volta avvertito il cambiamento, le coscienze si fossero indurite: le signore che mantenevano verbalmente tutto il decoro di lunghe tradizioni borghesi esprimevano giudizi su matrimonio, relazioni e celibato adatti a Erinni e Amazzoni. Fu allora che gli uomini divennero “maschi”, i mariti pian piano “padroni”. L’affermazione di sé divenne identità e l’identità affermazione. Indipendenza divenne carriera. Recentemente è andata in onda, sul primo canale Rai, la mini serie sulla vita di Oriana Fallaci, chiamato proprio “L’Oriana”, interpretata da Vittoria Puccini, nella quale l’Oriana combattiva e tenace torna a prendere vita con una Continua nella pagina seguente Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente sigaretta perennemente tra le labbra e un’espressione tra il corrucciato e il vagamente divertito in volto. “Immagino sempre che tu ti stia godendo tutta questa attenzione. Vanitosa che eri. Vanitosa soprattutto.” ricorda Lucia Annunziata, cara amica della Fallaci. La mini serie tratta in particolar modo dell’amore conflittuale con Alexandros Panagulis, politico, rivoluzionario ed eroe nazionale della Grecia moderna. Fu il protagonista del libro della Fallaci che riscosse miglior successo, “Un uomo”, pubblicato tra il 1 977 e il 1 980, in cui la giornalista e scrittrice affronta il tema conflittuale dell’amore che, come scriverà lei stessa, ha sempre cercato ma non ha mai trovato, e che in ultima analisi la porta a sostenere che “questo sentimento tanto sbandierato, di cui gli uomini si riempiono tanto la bocca, in realtà non esiste, o se esiste non ha niente da invidiare a Dio”. La giornalista infatti non negò mai di essere alla continua ricerca del sentimento che tutti reputano imprescindibile, ma che nessuno ha mai capito cosa sia e perché provochi tanti affanni negli uomini; su tale pensiero intraprese una delle famose interviste a Ennio Flaiano “Lui taceva, io tacevo. Poi ruppi il mio silenzio e gli chiesi: <<Dimmi Flaiano, ma L'Italia siamo noi l’amore cos’è?>> e Flaiano rispose: <<Boh!>>. Dopo un poco ci ripensò e mi chiese a sua volta: <<Secondo te cos’è?>> e io risposi <<Boh>>”. E’ proprio in questo libro, umanissimo , con pagine cariche di delicatezza, di volontà di vivere e di amare, di aspettativa e di sconforto, che appare un Oriana senza veli, libera e nuda da ogni idea e preclusione, che affronta, impavida, uno degli argomenti che la portò ad un continuo conflitto interiore che l’accompagnò per tutto il corso della sua vita, fino a condurla alle estreme soglie del disprezzo per l’uomo che amò così profondamente. “Era un uomo stupido” -scriverà la giornalista“sebbene fosse uno scrittore intelligente. Anche il filo che divide l’intelligenza dalla stupidaggine è un filo talmente sottileW infatti quando si rompe le due cose si fondono insieme, come l’amore e l’odio, la vita e la morte, che tu sia uomo o donna”. Gli ambiti del giornalismo di cui si occupava la Fallaci furono molteplici, seppe e fu in grado di spaziare con estrema nitidezza in ogni campo, come per esempio in politica, alla quale dedicava anima e corpo per arrovellarsi informazioni riservate da politici abbottonati. Oriana sapeva destreggiarsi con estrema raffinatezza anche tra polemiche e controversie più vicine ai suoi lettori, come Anno XIII Numero 3 quelle per le grandi manifestazioni del 2000 (no global e sinistra) comunismo, ma le sue interviste arrivarono fino a questioni quotidiane come aborto, eutanasia, omosessualità e addirittura calcio. Dedicò gran parte dei suoi lavori e delle sue fatiche alla politica attiva per il femminismo, per la quale si batté costantemente, e per la lotta politica contro un Islam radicale, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su quei problemi, soprattutto sul fronte orientale, che, se trascurati, avrebbero potuto rappresentare, in futuro, delle incognite problematiche. “Vorrei che tu fossi una donna. Lo so, il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, eppure, o proprio per questo, essere donna è cosi affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Continua nella pagina seguente 11 Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede di essere ascoltata”. E’ con queste parole, che la rappresentano come viva femminista, che si presenta nelle prime pagine di “Lettera a un bambino mai nato”, giornalista dal temperamento irriverente, schietto e coraggioso con cui siamo soliti riconoscerla, icona femminile per eccellenza del giornalismo del secondo dopo guerra, l’Oriana. Di forma mentis distintamente insolita rispetto non solo alle sue coetanee, ma anche al pensiero maschilista e ascetico di quegli anni, la generazione successiva deve molto al giornalismo e alla scrittura della Fallaci, che non ha eguali in idee e convinzioni del tutto anticonformiste e rivoluzionarie, come dimostra la lotta per un ideale di Donna che non esisteva ancora e che probabilmente non sarebbe mai esistito se Oriana non avesse alzato il volume della sua voce e delle sue parole nei libri, se non fosse penetrata nella testa di altre donne con le sue frasi contestatarie, con i suoi pensieri fuori dai recinti -come ella stessa dirà al movimento femminista italiano, criticandolo poiché colpevole di averla insultata anziché ringraziarla “d'avervi spianato 12 L'Italia siamo noi la strada e di aver dimostrato che una donna può fare qualsiasi lavoro” . Parole, dunque, che hanno invogliato e animato una generazione di donne verso il cambiamento e il riconoscimento dei loro diritti. Ma nonostante tutta questa adrenalina, il cuore italiano rimaneva accordato sul battito prudente ed educato della famiglia, e in quegli anni, in cui per molti versi il femminismo aveva già dettato una nuova morale di massa, il consenso delle ammissioni di queste pratiche era ancora ampiamente ristretto ad una quasi naturale vergogna della parola. Tuttavia, la forte personalità, la costante indagine verso la verità e la ricerca furono le prerogative che fecero insediare una donna dal temperamento imperante per natura, come quella di Oriana, in una società prevalentemente basata sull’ammutinamento dei diritti e delle contestazioni di ogni genere; pochi i caratteri che, come la Fallaci, furono in Anno XIII Numero 3 grado di mettere paletti luminescenti per non far soccombere tutti tra le tenebre dell’ignoranza. In particolar modo, la bravura della Fallaci come giornalista e come attivista arrivò fino alle più alte carice religiose dell’Islam, dove scoprì, attraverso testimonianze e numerosi viaggi in quei luoghi, un mondo a se stante, ancora sconosciuto al mondo occidentale e che non rappresentava in alcun modo una minaccia in quanto la popolazione era del tutto asservita ai califfati locali. Dunque doveva apparire totalmente improponibile la condizione femminile che le donne subivano quotidianamente in quelle regioni e che la Fallaci si impegnò a scalfire, a corrodere con le sue domande pungenti e la sua curiosità che andava oltre Continua nella pagina seguente Maggio 2015 L'Italia siamo noi Anno XIII Numero 3 Continua dalla pagina precedente ogni pertinenza, riuscendo tuttavia a portare, attraverso parecchi articoli e radiocronache, un pezzo di oriente in quell’ occidente ignaro di ciò che accadeva oltre i confini. La Fallaci seppe cogliere con grande acutezza i lineamenti albali della nuova crisi contemporanea che proprio oggi vede l’affermarsi di movimenti estremisti di matrice islamica, i numerosi attacchi dei quali affliggono la popolazione mondiale. Come Oriana stessa disse ”stranieri in casa nostra. Gli islamici ci conquisteranno” in “Insciallah”, propriamente “sia fatta la volontà di Dio”, che scrisse durante la guerra civile in Libano. Eppure la vita di Oriana, se è frenetica e piena di incontri mondani, scadenze e viaggi da un lato, dall’altro, tra il 1 991 e il 1 993, entrano di prepotenza nella sua vita due elementi che l’accompagneranno fino alla morte. Il primo è il cancro -o meglio «l’Alieno», come Oriana preferisce chiamarloche, dichiara, «attacca la mia vita», e che giorno dopo giorno la costringe a ritirarsi nell’intimità del suo monolocale a Manhattan, avvolta dalla solitudine che le è sempre stata cara, dove, logorata dalla sua malattia, che sostiene aver preso in Kuwait, a causa della fuliggine respirata in Iraq, conduce un lungo periodo di silenzio. Il secondo, che lei definisce «il mio Bambino», è un’impresa memorabile cui meditava di dedicarsi da tempo: la stesura di una grande saga sulla sua famiglia che attraversasse i secoli a partire dalla storia di Ildebranda, lontana ava condannata per stregoneria nel Seicento, fino ad arrivare alla propria infanzia, alla prima metà del Novecento, lavoro accompagnato dai suoi sigarilli NatSherman ,chiusa in casa dove scrive per ore e ore alla scrivania con la sua Olivetti Lettera 32. Benché non scrivesse più assiduamente come prima, i suoi scritti diventarono e sono ancor oggi dei veri best seller letti in ogni dove e in ogni parte del mondo producono lo stesso medesimo effetto di cambiamento, che trasuda dalle righe imbevute di esperienza scritte tra un accampamento di guerra e un hotel lussuoso. Ciononostante Il 29 settembre del 2001 il «Corriere della Sera» pubblica “La rabbia e L’orgoglio”, una lunga lettera che segna il veemente ritorno di Oriana Fallaci sulla ribalta della scena italiana e internazionale, un opuscolo incisivo e di grande forza espressiva che analizza e approfondisce in modo articolato e complesso le problematiche, gli attriti e i dilemmi innescati dallo scontro di civiltà tra Occidente e Islam, un successo clamoroso che parte dalla ferita all’orgoglio che l’attacco alle Torri Gemelle ha inferto al pavido, spossato mondo occidentale, rimarcando senza mezzi termini l’ottusità dell’Islam e l’impossibilità di una convivenza serena, richiamando la coscienza dei lettori a ricucire l’orgoglio ferito con la rabbia e la razionalità. Giulia Giardina 13 Maggio 2015 Finestra sul Mondo Anno XIII Numero 3 I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA Nessuna età dell’uomo è così ricca di risorse e, insieme, di problematiche come l’adolescenza. L'adolescenza è quel tratto dell'età evolutiva caratterizzato dalla transizione dall'età infantile all'età adulta. Non è una fase circoscritta in limiti di età; l'inizio e la fine sono influenzati da vari fattori. In questa complicata età di passaggio, il giovane si trova ad affrontare cambiamenti che provocano in lui notevole disagio, che non riesce sempre ad esprimere. Di conseguenza la famiglia non riesce ad aiutarlo e capita spesso che i genitori, distratti da altro, non si accorgano dei messaggi impliciti lanciati loro dai figli adolescenti. Molte delle problematiche 14 adolescenziali, infatti, scaturiscono dall'atteggiamento educativo e relazionale degli adulti, che trovano i giovani strani ed estranei: il loro cambiamento li disorienta perché sanno che proprio questo cambiamento stimolerà il loro. Allora il giovane cerca aiuto nei coetanei, ma non sempre trova chi può capire il proprio disagio interiore. Talvolta accade che l’amico più caro lo tradisca o che, per varie ragioni, si allontani da lui. Questo può causare forti depressioni, da cui è difficile uscire. Anche il rapporto con l’altro sesso non aiuta: spesso il giovane si coinvolge troppo in storie che non si rivelano affatto serie come pensava. Altri problemi dipendono dalla difficile accettazione della propria persona, che non rispecchia i modelli che gli amici, la società e talvolta anche i genitori impongono. Perfino l’ambito scolastico è spesso fonte di insoddisfazione. L’adolescente vorrebbe studiare per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma lo studio è spesso agli ultimi posti tra gli interessi di un adolescente. Tali problemi, a volte, si tramutano in tragedie: negli ultimi anni, in particolare nelle grandi città, sono drammaticamente aumentati i casi di suicidio; mentre episodi di autolesionismo, di anoressia, bulimia, vandalismo, bullismo, eccW sono all’ordine del giorno. E’ proprio impossibile risolvere questi problemi? Forse risolverli è davvero impossibile, ma si può fare in modo che non giungano a un punto critico. Anzitutto bisogna far capire all’adolescente che la diversità non è un difetto, ma un valore. Un’altra strada per affrontare bene quest’età consta nel selezionare le amicizie e gli adulti di riferimento, in modo da privilegiare il rapporto con le persone che davvero dimostrano di voler bene alla persona così com'è e che gli facciano acquisire fiducia nelle proprie potenzialità e lo portino a scoprire una passione a cui dedicarsi con impegno e costanza. Forse l'adolescente, senza neanche che se ne accorga, a quel punto avrà già imboccato e iniziato a percorrere la strada per un’effettiva maturità. Alessia Fisicaro Maggio 2015 Il Caffè Anno XIII Numero 3 MASSIMO PROFESSIONE AVVOCATO L’uomo deve arrendersi all’idea che non può pretendere di prevedere e aver sempre tutto sotto controllo; io per esempio ho la strana peculiarità di sentirmi particolarmente esaltato ed emozionato anche alla sola vista di Lo Cascio. E’ fantastico. Se non fossi un ragazzo a cui non piace fermarsi all’apparenza, direi che la scelta di recensire proprio “I nostri ragazzi”, diretto da Ivano De Matteo, sia legata esclusivamente alla presenza dell’attore palermitano. Perché non aver scelto “Il nome del figlio”, allora? Non mi andava giù l’idea di ripensare a Luigi in veste di pseudo-intruso del nuovo mondo digitale, con la testa e le dita sempre incollate al cellulare, così incredibilmente vicino ai canoni della società in cui siamo immersi. Mi sono dunque sforzato di trovare delle ragioni razionali per questa scelta così emotiva e impulsiva, e il risultato è quel che segue. Già a partire dal titolo, “I nostri ragazzi”, sarà possibile cogliere, una volta terminata la visione, il concetto fondamentale del processo creativo di tutto il film: mistero, enigma, ambiguità. I personaggi principali sono i membri di due nuclei familiari, imparentati fra loro, composti da due fratelli, Massimo (Alessandro Gassmann) e Paolo (Luigi Lo Cascio), dalle rispettive mogli, Sofia (Barbora Bobul’ova’) e Chiara (Giovanna Mezzogiorno), e dai rispettivi figli, Benedetta (Rosabell Laurenti Sellers) e Michele (Jacopo Olmo Antinori, già apparso nel grande schermo con la pellicola “Io e te” di Bernardo Bertolucci). E’ subito evidente il taglio psicologico e morale che si intende dare al film nel momento in cui vengono poste a confronto le opposte filosofie di vita dei due fratelli: Massimo è un ricco e famoso avvocato che, nel difendere gli imputati, non fa altro che, a suo modo di vedere, “far rispettare le leggi”; Paolo, che critica il comportamento e il lavoro poco morale ma utilitaristico dell’altro, è dal canto suo un medico paziente e disponibile, che tenta sempre di portare un po’ d’allegria ai bambini ricoverati nel suo reparto. Quale trama potrà evolversi da una situazione iniziale così stabile e, sotto un certo punto di vista, banale? E’ come se qualcuno mi avesse letto nel pensiero quando, davanti allo schermo, mi feci questa domanda, e avesse accettato la mia sfida. Il risultato è stato straordinario: la caratterizzazione dei personaggi appare quasi avvolta in un turbine che capovolge più e più volte i nostri punti di vista, le nostre impressioni, i nostri pregiudizi da perbenisti. Questo non è un film per chi ha la coscienza pulita, non è un film per chi ha voglia di divertirsi e rilassarsi. Siamo continuamente costretti all’immedesimazione (e quante volte mi sono ritrovato in Lo CascioW), siamo continuamente ansiosi, Continua nella pagina seguente 15 Il Caffè Maggio 2015 coprivano il volto e la coscienza, smascherando così anche la finzione che noi tutti spettatori siamo costretti siamo ingiustificabilmente tutti colpevoli di questa relatività e a portarci dietro ovunque, e caducità di valori la cui che possiamo dire di lasciare vacuità osserviamo nel mondo senza essere altrettanto precisi e meticolosi in ciò che ci riguarda. Assecondando la teoria pirandelliana della maschera e della società come garante del soffocamento dell’individualità, così il regista tenta di raccontare una storia soltanto nel sonno, nei sogni, che non potrebbe essere più a contatto col nostro vera, più attuale, più concerne inconscio. I ragazzi del film alle nostre realtà quotidiane: non sono altro che strumenti una tragedia si trasforma per portare a galla le verità nelle forbici che tagliano il più nascoste dei loro genitori, velo con cui le due famiglie si i quali risulteranno essere Continua dalla pagina precedente Anno XIII Numero 3 ancora più fragili dei figli e, soprattutto, più colpevoli. Esistono film che ci permettono di allontanarci dalla nostra vita, dalle nostre abitudini, dalle nostre ansie, per coccolarci in una realtà che non è nostra, ma che ci piace di più: questi film si comportano come il medico Paolo. Esistono poi altri film che abbandonano ogni illusione, ogni speranza e anche ogni retorica, per permetterci di vedere le cose così come stanno, per “far rispettare le leggi”: il film di oggi è uno di questi e si chiama Massimo. Professione? Avvocato. Alessandro de Cristofaro Spazio Scuola A TU PER TU CON I VINCITORI Nella notte fra il 23 e il 24 aprile 1 945, nelle camere a gas del campo di concentramento di Mauthausen, persero la vita decine e decine di uomini. Una scena di routine, d'altronde: negli spazi stretti e angusti dei lager si vedevano ogni giorno scene del genere. Un tocco sulla spalla era il segnale, e poi via verso l'ultima doccia della propria vita. Lì dentro ogni uomo aveva delle “colpe” da espiare. 16 Quella notte, appena un giorno prima della Liberazione, nelle stanze delle docce un uomo chiuse gli occhi per sempre. Anche lui aveva la sua “colpa”, tanto grande che dovette espiarla con la vita. Carmelo visse negli anni sbagliati, quando ogni forma di libertà veniva oppressa bruscamente qualora non si rispettassero i canoni del regime. Carmelo aveva una testa, Carmelo pensava. Perché mai avrebbe dovuto sottomettersi a qualcosa in cui non credeva? La sua ribellione, i suoi ideali pacifisti, il ribrezzo che provava contro il fascismo lo portarono via dalla sua città, dalla sua scuola, dai suoi studenti. Continua nella pagina seguente Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente Gli strapparono la dignità, trasformarono il suo nome in un numero marchiato sulla pelle e infine, lentamente, lo accompagnarono verso la morte. Sarebbe stato molto più semplice iscriversi al partito fascista così da evitare la denuncia tanto fatale. Se fosse andata così sicuramente non sarei qui a raccontarne la storia, Carmelo sarebbe morto fisicamente parecchi anni dopo in circostanze sicuramente più tranquille e civili, ma il suo animo avrebbe perso da tempo la propria unicità. La sua determinazione sarebbe appassita e i suoi insegnamenti si sarebbe ingrigiti come un muro che si scrosta perchè nessuno gli dà una riverniciata. A lui è dedicato un premio che esalta le opere dalle quali si evincono gli stessi ideali di pace e libertà di cui era fautore ed esempio. Anche quest'anno i vincitori delle tre categorie hanno un nome: Chiara Nasonte per la sezione testo, con la poesia “un uomo e basta”; Massimiliano Ingrassia per la sezione opere artiste, con il dipinto “ la libertà dell'anima”; Roberta Ignaccolo per la sezione multimediale, con il video “ dagli incubi ai sogni”. “L'importante non è vincere, ma partecipare”: quest'anno la giuria ha segnalato un altro elaborato, vicinissimo alla vittoria, rendendo l'autore Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 crescita intellettuale nel vostro operato? G: Assolutamente. Mi ha sempre incuriosito rivivere quei tragici momenti, ho sempre voluto sapere cosa pensa un uomo prima di una morte quasi certa, sebbene lui abbia mantenuto intatto quell'ideale di speranza. Cercare di ricostruire quegli attimi in maniera più verosimile possibile è stata sicuramente un' introspezione mia, anche nel cercare da dove trarre ispirazione. Non avrei voluto terminare di scrivere, poiché la parola fine avrebbe segnato anche il termine di quel percorso; inoltre avendo elaborato il testo negli ultimi tre giorni disponibili ho sviluppato un attaccamento intenso a ciò che scrivevo dovuto all'intensità di quei pochi giorni di lavoro. R: Questa esperienza mi ha dato tanto. Ho intitolato il mio video “Dagli incubi ai sogni” proprio perché ho voluto ripercorrere gli anni bui del ventennio fascista fino alla rinascita grazie a piccoli grandi uomini come appunto il professore Carmelo Salanitro che hanno contribuito a formare la società di oggi. La crescita è stata anche di tipo formativo poiché ho dovuto approfondire degli aspetti di quel periodo di cui prima non ero a conoscenza. vincitore morale del concorso: stiamo parlando de “la bellezza”, testo di Gianmaria La Rosa. Gli ultimi due ragazzi citati sono orgogliosi <<cutelliani>> che ho avuto il piacere di intervistare, per comprendere meglio cosa ci fosse dietro quei lavori così accurati. Qual'è stato il motivo che vi ha spinto a partecipare a questo concorso? Gianmaria: A spingermi è stata sicuramente la professoressa Anna Marano; il progetto si è concretizzato supportato in buona parte dall'ammirazione che provo per una figura così esemplare. Roberta: è stata la professoressa Flavia Savoca, in quanto referente insieme alla prof. Marano, a spingermi a partecipare attraverso un elaborato multimediale che riteneva più conforme alle mie attitudini. Inoltre il tema proposto ha suscitato il mio interesse, stimolato dalla voglia di approfondire la storia Continua nella pagina del mio liceo. -Avete riscontrato una seguente 17 Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente -Avete riscontrato difficoltà nell'elaborare il vostro lavoro sopraffatti da emozioni contrastanti dovute al confronto con una realtà così cruda? G: Ho avuto modo, nel corso degli anni, di confrontarmi con situazioni simili, ma sicuramente i temi proposti, come la tragicità della morte subita in quei contesti, ha scatenato in me emozioni molto forti, in particolar modo nel momento idilliaco degli ultimi respiri di Carmelo. R: Per me è il primo anno e devo dire che nel costruire il mio video spesso ho avuto davanti sia filmati che foto molto tristi che hanno suscitato in me emozioni tempestive. E' stato molto difficile anche associare delle melodie alle immagini proposte essendo, appunto, Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 infinitamente tragiche. Pensate che i pregiudizi presenti nella prima metà del Novecento siano radicati ancora oggi? Credete che da questo punto di vista l'uomo abbia fatto dei passi avanti o che le tragedie avvenute non abbiamo fermato le atrocità nei confronti di chi è ritenuto “diverso” dalla società? G: La discriminazione razziale, a mio avviso, è inaccettabile. Sia perché le “ razze” non esistono, come qualcuno ancora erroriamente crede, sia perché, arrivati negli anni del progresso, non ci si può ancora soffermare sulle discriminazione di tipo etnologico. Ora i conflitti sono aumentati rispetto al passato, basta pensare alla situazione presente in Medio Oriente, che maschera sotto un profilo religioso guerre di natura squisitamente ideologica ed economica, o in Africa, dove grandi banche forniscono denaro a governi provvisori al fine di acquistare armi ottenendo come risultato solo una ferita che colpisce la popolazione. Tali pregiudizi sono radicati anche nella nostra società occidentale, apparentemente civile, che garantisce più o meno una certa libertà, che attraverso i media nasconde abilmente questo suo lato discriminatorio altamente barbaro. R:Oggi viviamo in un mondo dove il concetto di pace è molto più vicino agli uomini rispetto a qualche tempo fa. Ritengo che alcune atrocità del passato si siano placate ma che altre siamo ancora vive nel panorama mondiale: non tutti gli uomini, purtroppo, possono godere della libertà, diritto inviolabile per ognuno di noi. tale portata -rilevante non solo sul piano morale ,ma anche e soprattutto su quello formativo- vi è stata la partecipazione attiva degli studenti coinvolti nelle riunioni precedenti alla giornata stessa e quella di quanti hanno seguito l'intera “manifestazione” dalla mattina al tardo pomeriggio,a dispetto dell'incredulità di un preoccupante numero di insegnant, rimasto piacevolmente sorpreso dall'inattesa riuscita dell'evento. Il programma della giornata è stato infatti tripartito:nel corso della mattina -che ha visto la suddivisione necessaria della conferenza in due turni, allo scopo di Erika Giacira SE NON POSSO BALLARE ALLORA NON E' LA MIA RIVOLUZIONE Questo l'epilogo di uno dei tanti splendidi interventi che si sono susseguiti nella giornata contro l'omofobia del 21 maggio, tenutasi nei locali della nostra scuola, su richiesta di un significativo numero di alunni e con il sostegno di un valido corpo di docenti. A dimostrazione del desiderio che ha spinto alcuni insegnanti della nostra scuola ad organizzare un evento di 18 Continua nella pagina seguente Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente contenere le classi del liceo rispettivamente della succursale e della centrale- si è assistito ad un ciclo di interventi curati da relatori competenti ciascuno nel proprio ambito. Molto apprezzato e interessante è stato lo studio sulle origini e sulle etimologie del linguaggio sessista sotteso alle offese marcatamente omofobe, proposto dalla Prof. Graziella Priulla, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all'università di Catania, che ha introdotto uno degli argomenti principali della giornata, quello concernente i pregiudizi e l'ostinazione delle vecchie e nuove generazioni a pensarla come ci è stato insegnato. Di tale messaggio, poi, si è fatto portavoce anche uno dei piacevoli sketch prodotti dalla felice collaborazione tra alunni e insegnanti (capo regia la prof.Siciliano), nel quale hanno sfilato una serie di ragazzi classificati in base a delle etichette, fino all’ arrivo di un'unica emancipata inclassificabile ha posto fine a tale crudele quanto più che mai reale spettacolo;una ragazza che l'architetta Marina La Farina non avrebbe esitato a definire Spazio Scuola “rivoluzionaria”. Il momento ricreativo è servito, infatti, anche da premessa al discorso circa l'utopia, sovversiva appunto, di una <<democrazia delle singolarità>>, speranza di chi come la suddetta relatrice, molto gradita per la sua spontaneità e naturalezza, crede in un mondo in cui relazionarsi con il diverso diventi sinonimo di arricchimento culturale e non di scontro “valoriale”. Il profondo e sottile discorso tenuto dall'architetta ha offerto anche un interessante scorcio storico, trattando l'evoluzione del pensiero discriminatorio in Sicilia dagli anni '80 fino ad ora. Evoluzione che proprio evoluzione non è.. Perché si possa poi raggiungere un'equità sul piano dei diritti prima si deve educare la gente all'accettazione del diverso. La divertente scenetta “dell'autobus” ha contribuito a rappresentare in toni leggeri quanto ancora l'opinione pubblica non sia pronta all'accettazione di leggi moderne che prevedano l'estensione di diritti come quello al matrimonio alla consistente fascia degli omosessuali; una fascia che si inserisce in una cosiddetta “società binaria”, fortemente maschilista, di cui, appunto, gli Anno XIII Numero 3 omosessuali costituiscono punto di frattura. Difatti, nel momento in cui bisogna battersi per cancellare i retaggi di una cultura marcatamente sessista, ci appare mera utopia la costituzione di una società in base ai principi della <<cultura della dignità>>. Questi i principali argomenti trattati nell'arco dell'intera conferenza e ripresi ed approfonditi dal presidente dell'Arcigay Catania, Alessandro Motta, il quale, partendo da un leggero e suggestivo incipit, costituito dalla riproduzione di un video di animazione, “Mobile”, ha giocato sull'idea secondo la quale per raggiungere l'equità sul piano collettivo bisogna riformare l'intera gerarchia sociale. Parole, parole ma nei fatti? Qual è il primo passo per raggiungere questi obiettivi tanto conclamati? Ebbene, nei fatti bisogna partire dalla parola stessa. Nel corso della conferenza, infatti, oltre alle necessarie spiegazioni -basatesi sulle risposte ad un questionario proposto alla maggior parte delle classi della scuola nei giorni precedenti all'evento- che hanno esplicato etimologia e corretto uso delle espressioni Continua nella pagina seguente 19 Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente “identità di genere”,”orientamento sessuale”ed “omotransfobia”, si è assistito a delle interessanti domande a riguardo, provenute da un pubblico estremamente coinvolto. Nel secondo turno ad esempio un alunno ha richiesto che si facessero delle precisazioni intorno all'utilizzo dei termini “normale” e “giusto” in ambito omosessuale. Si è dato voce quindi a un Dibattito che, oltre a sottolineare l'importanza di un dialogo tra persone con concezioni diverse, ha anche manifestato la necessità e il dovere di parlare nelle scuole anche di questo. E' stato inoltre affrontato un altro tema molto scottante, introdotto da un altro alunno, quello del Gay Pride, sottolineando quanto una tale mancanza di decoro in una parata dall'effetto tanto eccessivo infastidisca chi dice di non essere, o comunque non si ritiene, omofobo in tutti gli altri giorni dell'anno. La risposta del presidente si può ridurre a due sole domande: è davvero tanto indecoroso mostrarsi per ciò che si è? Dopo tanti secoli di repressione, è davvero così offensivo esprimere quanto in 364 giorni si nasconde per non ledere gli occhi di chi si ritiene costretto 20 Spazio Scuola a guardare? Per quanto riguarda il pomeriggio, sono stati riproposti alcuni sketch della mattina, con l'aggiunta di altri sullo stesso filo tematico, accompagnati dall'esecuzione di una serie di intermezzi musicali, coreografie e rappresentazioni sceniche. Si è dato inoltre spazio alla lettura di brani (si troverà la lista a fine pagina). Divertente e costruttiva anche la riproduzione di un'intervista <<stile Iene>>, nella quale si è messo in luce la differenza tra la quotidiana vita di un omosessuale e quella di un eterosessuale, che tra le risa generali del pubblico ha suscitato vivo interesse, toccando dei temi molto cari ai ragazzi, come i primi approcci all'amore, i sogni nel cassetto, le speranze ecc... Vorrei dunque citare alcune parti dell'intervista che sicuramente possono fungere da spunti di riflessione, poiché toccano alcuni tasti dolenti: DOMANDA: sei credente? Ragazzo omosessuale: sì, molto. Ragazzo eterosessuale: lo ero... [...]DOMANDA: cos'è per te la diversità? Rag. omosessuale: la diversità per me non esiste Rag. eterosessuale: abbiamo tutti una testa, e solo per il fatto di averla Anno XIII Numero 3 siamo tutti uguali. E infine, invertendo appositamente le risposte: ricordi ancora il tuo primo bacio?Com'è stato? Rag. eterosessuale: Soddisfacente perché avevo 1 2 anni e quindi me la potevo spacchiare con i miei amici. Rag. omosessuale: Imbarazzante, perché ancora credevo che fosse sbagliata la mia sessualità...credevo che fosse qualcosa di più estremo un bacio. Letture: -frammento 31 V di Saffo(VIIVI sec.a.C),di cui è più conosciuta la versione latina di Catullo,(<<Ille mi par esse deo videtur..>>)che ne ha ripreso i primi versi, adattandoli alle proprie esigenze poetiche; -brano tratto dal “Simposio” di Platone(IV sec.a.C.); -brano tratto da “Minchia di re”, di Giacomo Pilati (2004), che nel 2009 ha ispirato il film “Viola di mare” ,diretto da Donatella Maiorca; -brano tratto dal film “V per vendetta”(2005),diretto da James McTeigue; -brano tratto da “Orlando” di Virginia Woolf(1 928), da cui è stato tratto nel 1 992 l'omonimo film realizzato da Sally Potter. Marta Principato Maggio 2015 Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 "UN GIORNO QUESTA TERRA SARA' BELLISSIMA" Senza alcun cenno polemico nei confronti di coloro che, prima di me, si sono cimentati in questo infelice tentativo, tengo a precisare sin da ora che non è mia intenzione lasciare questa scuola e le pagine di questo giornalino che, ahimè, ho a volte trascurato nel corso di questi cinque anni, con un invito alla partecipazione attiva all’interno delle mura di questo istituto. Mi congederò dalla vita da liceale cercando di lasciare un mio personale omaggio ai giudici Falcone e Borsellino e, più in generale, di tracciare l’immagine, dai contorni oggi apparentemente sfocati, della stagione della “speranza” da loro inaugurata e vissuta fino alla strage di via D’Amelio. Da sempre i due giudici mi accompagnano nella mia vita quotidiana e spero possano sempre essere la stella che illumina la strada che percorrerò. Perché ancora oggi, qualsiasi cosa avvenga, dentro e fuori il Cutelli, dalle occupazioni alle riforme elettorali, mi chiedo sempre come avrebbero agito loro. Ho maturato la decisione di scrivere questo articolo, che tanto sembrerà avere il sapore di uno sfogo, lo scorso 23 maggio. Durante lo stesso giorno di 23 anni fa, l’Italia intera era in rivolta; l’azione del Pool Antimafia di Palermo, unita a quella dei magistrati della procura di Milano, aveva mostrato quanto marcia fosse la struttura burocratica del nostro Paese. Con il Maxiprocesso i giudici Falcone e Borsellino avevano reso nota al mondo intero l’effettiva portata del fenomeno mafioso in Sicilia e in Italia. Grazie a loro, la speranza divampava nei cuori dei cittadini, prendeva forma l’idea di una Sicilia diversa, giusta, nuova, bella, profumata, libera finalmente Continua nella pagina seguente 21 Maggio 2015 Continua dalla pagina precedente dal cancro della corruzione e della criminalità. Il loro merito più grande, forse, quello di riuscire a trasmettere al popolo la capacità di riflettere, di guardare oltre e credere per la prima volta possibile che “un giorno questa terra sarebbe stata bellissima”. Il 23 maggio del 1 992 a morire non furono solamente il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo; il 23 maggio 1 992 davanti all’edizione straordinaria del TG1 morirono i sogni di tutti coloro che con orgoglio avevano accompagnato l’azione dei giudici Falcone e Borsellino, di coloro che come bambini in braccio al padre si erano fatti trasportare nell’illusione che qualcosa potesse realmente cambiare anche nel Paese dove da cinquant’anni a questa parte niente sembra poter cambiare mai. L’attentato di Via D’Amelio il 1 9 luglio in cui persero la vita il giudice Borsellino e i cinque membri della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina segnò, stando alle parole del capo del Pool Caponnetto, “la fine di tutto”. La moglie di Borsellino volle celebrare i funerali lontano dagli occhi di quella classe politica che aveva 22 Spazio Scuola abbandonato a uno stato di straziante solitudine e impotenza i due giudici palermitani. E poi c’è l’altro funerale, quello dei martiri della scorta. Lacrime sgorgano dai miei occhi ogni volta che vedo scorrere le immagini di quella che per me è l’ultima vera vittoria del popolo italiano, l’urlo di rabbia, empatia, solidarietà, stanchezza che sempre dovrebbe risuonare nelle nostre piazze. Oggi rimane un garrulo silenzio. Lo scorso 23 maggio Anno XIII Numero 3 scorso 28 maggio, postano foto in ricordo di Falcone, ricordandoti magari che “un giorno la Sicilia cambierà”, raccontandoti con un sorriso di “quella volta che Giovannino e Paolino mi dissero” e urlando a gran voce tra parentele e amicizie sospette, una mazzetta e una finta gara d’appalto che “il futuro è nelle nostre mani”, quando intorno a me vedo tra i giovani la stessa mediocrità che ha reso la nostra classe politica la peggiore degli ultimi 1 50 anni. I giudici Falcone e Borsellino, unica luce in mezzo alle ombre della Prima Repubblica, sembrano adesso essere solo flebili lucciole nelle tenebre della Seconda. Per questo lascio tra le pagine di questo giornalino, che per l’ultima volta vedrà comparire il mio nome, proprio il barlume del loro ricordo, nella speranza che la lettura di quest’articolo faccia sì che noi tutti possiamo iniziare a non fermarci all’apparenza delle cose e ad essere attenti osservatori, formidabili curiosi e insaziabili indignati. Questo è ciò che ci rende persone, questo è ciò che dà a ognuno di noi un’identità propria e, soprattutto, la libertà e la capacità di fare in modo che dal fioco barlume del ricordo possa nascere l’abbagliante luce della speranza. mi trovavo ad assistere alla commemorazione della strage di Capaci in Piazza Verga. Pochi giovani attorno a me, una platea distratta e vociante e allora subito lo sconforto e la presa di coscienza di come noi tutti ci crogioliamo nella becera accettazione di quanto ci sta intorno senza avere maturato la consapevolezza di quello che è e di quello che è stato. Siamo, in un certo senso, persino privati delle icone che danno conforto a chi come me ci crede ancora, costretti ad assistere ai discorsi di coloro che, come Paolo Bubba Andò Santo Massimino, arrestato lo Maggio 2015 Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 I MIEI CINQUE CUTELLI Le foto con cui rimpiangerò i miei cinque anni nella nostra scuola La scelta di preferire delle foto a un articolo "tradizionale" per raccontare la mia esperienza al Cutelli ha due cause: la prima, causa pretestuosa e superficiale, "pròfasis", risiede nell'immediatezza espressiva propria di un'immagine; la seconda, causa vera, "aitìa", è l'impossibilità nel selezionare, senza evocare dolori troppo grandi, i momenti da esporre. Lo scopo principale della testimonianza che segue non vuole essere altro che un invito a godere, ADESSO, finché lo si può ancora fare, di quei momenti che nella vita di un maturando prossimo alla conclusione del ciclo riappaiono vivi, senza ch'esso li possa definire "gradevoli" se non anche "malinconici". Nella speranza d'esser servito a qualcosa, così come fecero i modelli conosciuti a scuola a cui io ancora oggi mi ispiro, vi auguro una buona visione! IV GINNASIO Non appena entrati a contatto con il nuovo ambiente culturale, io e il mio compagno Paolo, esaltati, cominciamo il nostro processo di pseudo-erudizione dai grandi cult; il nostro barbarico YAWP non starà ancora risuonando sopra i tetti del mondo, ma certamente, sopra quelli del Cutelli, sì. Fra un'interrogazione di grammatica latina e l'altra, scopriamo che nel 2011 cade il 1 50esimo anniversario dell'Unità d'Italia. Scuola in fermento. All'Aprile 2011 (in occasione di non ricordo più che cosa) risale la nostra prima esibizione a scuola. Spogli di tutto, ma eravamo noi. 23 Maggio 2015 Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 V GINNASIO Primo anno di partecipazione alla redazione di Aletheia. Si è in preda all'entusiasmo, abbiamo appena finito la piegatura dei numerosi giornali sotto la supervisione del grande mentore Alessandro Riggio. Unica testimonianza della mia unica partecipazione a un certamen (in questo caso di latino). "Tentar non nuoce"... I LICEO Settembre 201 2, prima volta in succursale... che a pensarci si piange Le più antiche testimonianze della nostra esperienza al teatro greco di Siracusa 24 Maggio 2015 Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 II LICEO Settembre 201 3, l'allora II E scopre che la fisica "non sarà mai il mio mestiere": inizia il periodo "della macina" / "del macinino" / "del macinamento". Ottobre 201 3, si inizia il lavoro attivo all'interno della scuola. Comprendo che è nelle difficoltà che si formano i rapporti più forti e duraturi. Novembre 201 3. Non sarà stata l'esperienza più comoda della mia vita, ma una notte con Mimmo è tutta da vivere. Maggio 201 4, la II E saluta un caro amico. 25 Maggio 2015 Spazio Scuola Anno XIII Numero 3 III LICEO Novembre 201 4. Nuovo anno, nuova sfida. Ma siamo sempre noi. Gennaio 201 5, la III E, stanca ma felice e soddisfatta, posa al termine della "Notte del classico". Se fosse stata scattata qualche anno prima, probabilmente nessuno avrebbe indossato una cravatta. Febbraio 201 5, ultima partita di calcio in succursale. Mai più gomiti e ginocchia sbucciati (sic!). Maggio 201 5, ultimo compito di greco. "Perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane" 26 Maggio 2015 Anno XIII Numero 3 DEDICHE E CANZONI LE RANE, BAUSTELLE Mentre scoprivamo il sesso ignari di ciò che sarebbe poi successo dopo la maturità eccoci che attraversiamo i girasoli bucanieri nati andiamo via dalla realtà, dalle case popolari. Che fine hai fatto? Ti sei sistemato? Che prezzo hai pagato? Che effetto ti fa? Vivi ancora in provincia? Ci pensi ogni tanto alle rane? L'ultima volta ti ho visto cambiato bevevi un amaro al bancone del bar perchè il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane. Nelle notti estive e nere BRAIN DAMAGE, PINK FLOYD The lunatic is on the grass The lunatic is on the grass Remembering games and daysy chains and laughs Got to keep the loonies on the path The lunatic is in the hall The lunatics are in my hall The paper holds their folded faces to the floor And every day the paper boy brings more And if the dam breaks open many years too soon solo lucciole a guidarci nell'oscurità un'era fa. La crudele pesca delle rane in uno stagno usato per l'irrigazione io e te, fratello mio, con gli ami e la torcia. Che fine hai fatto? Ti sei sistemato? Che prezzo hai pagato? Che effetto ti fa? Vivi ancora in provincia? Ci pensi ogni tanto alle rane? l'ultima volta ti ho visto cambiato bevevi un amaro al bancone del bar perchè il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane Ma voglio immortalarti e ricordarti così coi sandali e il coraggio di Yanez e porterò morendo quella gioia corsara con me. Io nel frattempo me ne sono andato, se vuoi ti ho tradito, che effetto mi fa? La piscina di un agriturismo ha coperto le rane. L'ultima volta che ti ho salutato poi sono scappato nel cesso del bar ed ho pianto sul tempo che fugge e su ciò che rimane. Segnalata da Alessandro de Cristofaro And if there is no room upon the hill And if your head explodes with dark forbodings too I'll see on the dark side of the moon The lunatic is in my head The lunatic is in my head You raise the blade, you make the change You re-arrange me'till i'm sane You lock the door And throw away the key There's someone in my head but it's not me And if the cloud bursts, thunder in your ear You shout and no one seems to hear And if the band yuor'e in starts playing different tunes I'll see you on the dark side of the moon 27 Anno XIII Numero 3 Maggio 2015 LA REDAZIONE RESPONSABILE REDAZIONE Alessandro de Cristofaro RESPONSABILI RUBRICHE DOCENTE REFERENTE Prof.ssa Francesca Bonaccorsi - L' ITALIA SIAMO NOI Christian La Russia I B Giulia Giardina I H - FINESTRA SUL MONDO Alessia Fisicaro I G IL GIORNALE VIENE REALIZZATO E DISTRIBUITO ALL'INTERNO DELLA SCUOLA DAGLI STUDENTI DEL LICEO CLASSICO "M. CUTELLI" DI CATANIA - IL CAFFE' Alessandro de Cristofaro III E - SPAZIO SCUOLA Erika Giacira I E Marta Principato II C Paolo Andò III E Alessandro de Cristofaro III E Aletheia è disponibile, in formato PDF, all'interno del sito web ufficiale della nostra scuola, all'indirizzo: www.liceocutelli.it Seguiteci anche su Facebook! "Aletheia, la voce degli studenti del Cutelli"