La voce degli studenti del Cutelli
Maggio 2015
I MIEI CINQUE CUTELLI
Testimonianza fotografica
delle esperienze più forti
nel nostro liceo
di Alessandro de Cristofaro
Modelli di ieri per la società di domani
di Paolo Andò
Pagine 21 -22
L'EDITORIALE
Al prossimo anno!
Numero 3
UN GIORNO QUESTA TERRA SE NON POSSO
BALLARE ALLORA
SARA' BELLISSIMA
Pagine 23-26
Anche quest'anno, con tanta
fatica e impegno, siamo
riusciti a dar voce a un
progetto della nostra scuola
che, dopo tredici anni, può
essere definito storico.
Nonostante la società
odierna ci distragga con le
sue mille luci incantatrici,
siamo riusciti a mantenere
una promessa, fatta con noi
stessi e con tutti voi, cari
lettori. Il nostro giornale,
infatti, continua a girare fra i
banchi del Cutelli senza
temere confronti con le
edizioni del passato: la
redazione di Aletheia
201 4/1 5 si è dimostrata la
più prolifica da due anni a
questa parte. Non ci resta
che augurarvi delle vacanze
serene e divertenti (e ai
maturandi un grosso in
bocca al lupo!), auspicando
che possano farvi arricchire
come persone, oltre che
dilettare.
Anno XIII
NON E' LA MIA
RIVOLUZIONE
Il Cutelli che si
schiera contro
l'omofobia
di Marta principato
Pagine 1 8-20
RUBRICHE
L'Italia siamo
noi
2
Finestra sul
Mondo
14
Il Caffè
15
PREMIO SALANITRO
Spazio
Scuola
17
di Erika Giacira
Dediche e
Canzoni
27
AFORISMA DEL NUMERO
"Continuerai a farti scegliere o
finalmente sceglierai?"
F. De Andrè
A tu per tu con i vincitori
Pagine 1 6-1 8
MASSIMO PROFESSIONE AVVOCATO
Una personale
interpretazione de "I
nostri ragazzi" di Ivano
De Matteo, in gara per il
premio David
di Alessandro
de Cristofaro
Pagine 1 5-1 6
Maggio 2015
L'Italia siamo noi
Anno XIII Numero 3
“MAFIOSI, LASCIATEMI
EDUCARE I VOSTRI FIGLI!”
Don Pino Puglisi nacque a
Palermo (precisamente nel
quartiere Brancaccio nella
periferia palermitana) il 1 5
settembre 1 937, da una famiglia
di modeste condizioni (padre
calzolaio e madre sarta). Nel
1 953 entrò a far parte del
Seminario Vescovile di Palermo,
dove sette anni dopo verrà
ordinato sacerdote dal cardinal
Ernesto Ruffini. Nel 1 961 venne
nominato vicario cooperatore
presso la parrocchia del
Santissimo Salvatore nella
borgata di Settecannoli, limitrofa
a
Brancaccio,
e
successivamente rettore della
chiesa di San Giovanni dei
Lebbrosi. Nel 1 963 fu nominato
cappellano presso l'orfanotrofio
Roosevelt e vicario presso la
parrocchia Maria Santissima
Assunta a Valdesi, borgata
marinara di Palermo. Fu in
questi anni che Padre Puglisi
cominciò a maturare la sua
attività
educativa
rivolta
particolarmente ai giovani.Il 1 º
ottobre 1 970 venne nominato
parroco a Godrano, un paesino
della provincia palermitana che
in quegli anni era interessato da
una feroce lotta tra due famiglie
mafiose.
L'opera
di
evangelizzazione del prete riuscì
a far riconciliare le due famiglie.
Rimase parroco a Godrano fino
al 31 luglio 1 978. Dal 1 978 al
1 990 rivestì diversi incarichi: prorettore del seminario minore di
Palermo, direttore del Centro
diocesano
vocazioni,
2
responsabile
del
Centro
regionale Vocazioni e membro
del Consiglio nazionale, docente
di matematica e di religione
presso varie scuole, animatore
presso diverse realtà e
movimenti tra i quali l'Azione
cattolica e la Fuci.Il 29 settembre
1 990 venne nominato parroco a
San Gaetano, nel quartiere
Brancaccio
di
Palermo,
controllato dalla criminalità
organizzata attraverso i fratelli
Graviano, capi-mafia legati alla
famiglia del boss Leoluca
Bagarella: qui iniziò la lotta
antimafia di padre Giuseppe
Puglisi. Egli non tentava di
portare sulla giusta via coloro
che erano già entrati nel vortice
della mafia, ma cercava di non
farvi entrare i bambini che
vivevano per strada e che
consideravano i mafiosi degli
idoli, persone che si fanno
rispettare. Egli infatti, attraverso
attività e giochi, faceva capire
loro che si può ottenere rispetto
dagli altri anche senza essere
criminali, semplicemente per
merito delle proprie idee e dei
propri valori. Si rivolgeva spesso
ai mafiosi durante le sue omelie,
a volte anche sul sagrato della
chiesa. Don Puglisi tolse dalla
strada ragazzi e bambini che,
senza il suo aiuto, sarebbero
stati risucchiati dalla vita
mafiosa, e impiegati per piccole
rapine e spaccio. Il fatto che lui
togliesse giovani alla mafia fu la
principale causa dell'ostilità dei
boss, che lo consideravano un
ostacolo. Decisero così di
ucciderlo, dopo una lunga serie
di minacce di morte di cui don
Pino non parlò mai con nessuno.
Nel 1 992 venne nominato
direttore spirituale presso il
seminario arcivescovile di
Palermo. Il 29 gennaio1 993
inaugurò a Brancaccio il centro
Padre Nostro per la promozione
umana e l’ evangelizzazione.Il
1 5 settembre 1 993, giorno del
suo 56º compleanno, intorno alle
22:45, venne ucciso davanti al
portone di casa in piazza Anita
Garibaldi, nella zona est di
Palermo. Sulla base delle
ricostruzioni, don Pino Puglisi
era a bordo della sua Fiat Uno di
colore bianco e, sceso
dall'automobile, si era avvicinato
al portone della sua abitazione.
Qualcuno lo chiamò ed egli si
voltò, mentre qualcun altro gli
scivolò alle spalle e gli esplose
uno o più colpi alla nuca. Una
vera e propria esecuzione
mafiosa. I funerali si svolsero il
1 7 settembre. Il 1 9 giugno 1 997
venne arrestato a Palermo il
latitante Salvatore Grigoli,
accusato di diversi omicidi, tra
cui quello proprio di don Pino
Puglisi. Poco dopo l'arresto,
Grigoli cominciò a collaborare
con la giustizia, confessando 46
omicidi tra cui quello di don
Puglisi. Grigoli, insieme all’ altro
killer, Gaspare Spatuzza, gli
sparò un colpo alla nuca.
Continua nella pagina
seguente
Maggio 2015
Continua dalla pagina
precedente
Dopo l'arresto egli sembrò
intraprendere un cammino di
pentimento e conversione. Lui
stesso raccontò le ultime parole
di don Pino prima di essere
ucciso: un sorriso e poi un
criptico "me lo aspettavo".
Mandanti dell'omicidio furono i
capimafia Filippo e Giuseppe
Graviano, arrestati il 26 gennaio
1 994. Giuseppe Graviano venne
condannato all'ergastolo per
l'uccisione di don Puglisi il 5
ottobre 1 999. Il fratello Filippo,
dopo l'assoluzione in primo
grado, venne condannato in
appello all'ergastolo il 1 9
febbraio 2001 . Don Giuseppe
Puglisi è ricordato ogni anno il
21 marzo nella Giornata della
Memoria e dell'Impegno di
Libera, la rete di associazioni
contro le mafie, che in questa
data legge il lungo elenco dei
nomi delle vittime di mafia e
fenomeni mafiosi. I Gang gli
dedicano la canzone "Il
testimone", contenuta nell'album
Fuori dal controllo. Il 1 5
settembre
1 999,
l'allora
L'Italia siamo noi
arcivescovo di Palermo, il
cardinaleSalvatore De Giorgi,
aprì ufficialmente la causa di
beatificazione
proclamandolo
Servo di Dio.Il 1 5 settembre
2003, per la commemorazione
del X anniversario del martirio di
Padre Pino Puglisi, le poste
italiane hanno concesso due
annulli speciali all'ufficio postale
di Godrano e all'ufficio postale
Palermo 48. Quest'ultimo porta il
ricordo del centro Padre Nostro,
mentre quello godranese riporta
la frase "Sì, ma verso dove?",
motto preferito da padre Pino. A
don Pino sono intitolate diverse
scuole, una delle quali a
Palermo, e il premio letterario
"Ricordare Padre Pino Puglisi",
istituito nel 2011 dal Centro
Padre Nostro fondato da don
Pino Puglisi il 1 6 luglio 1 991 . Il
28 giugno 201 2 papa Benedetto
XVI, durante un'udienza con il
cardinale Angelo Amato, prefetto
della Congregazione delle
Cause dei Santi, ha concesso la
promulgazione del decreto di
beatificazione per il martirio in
odium fidei. Il 1 5 settembre dello
stesso anno, il cardinale Paolo
Romeo, arcivescovo di Palermo,
ha reso nota la data della
cerimonia di beatificazione di
don Pino Puglisi, di fatto
avvenuta il 25 maggio 201 3. La
notizia è stata data al termine
della celebrazione eucaristica in
occasione del XIX anniversario
del martirio; durante la stessa è
stata conferita l’ordinazione
sacerdotale a quattro nuovi
presbiteri della diocesi, ai quali
l'arcivescovo ha rivolto l’invito a
guardare a padre Puglisi come
modello di vita sacerdotale,
sottolineando che ricevevano il
sacramento dell’ordine sacro
Anno XIII Numero 3
proprio nell'anniversario del suo
martirio. Nel successivo mese di
ottobre, lo stesso prelato ha
firmato il decreto che autorizza
la traslazione del corpo di don
Pino Puglisi dal cimitero
monumentale di Sant'Orsola alla
cattedrale di Palermo. La
traslazione è avvenuta il 1 5
aprile201 3, dopo la ricognizione
canonica della salma effettuata
alla presenza del vescovo
ausiliare di Palermo Mons.
Carmelo Cuttitta, durante la
quale è stata prelevata parte di
una costola, poi usata e
venerata come reliquia durante il
rito di beatificazione. Le spoglie
sono state collocate ai piedi
dell'altare
nella
cappella
dell'Immacolata Concezione, in
un monumento funebre che
ricorda una spiga di grano
(questo
temporaneamente,
perché proprio sui terreni di
Brancaccio confiscati alla mafia
è in costruzione un santuario
dove la salma sarà collocata
definitivamente). Il significato di
tale monumento è tratto dal
Vangelo: "Se il chicco di grano,
caduto in terra, non muore,
rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto" (Gv,
1 2,24). La Chiesa ne ricorda la
memoria il 21 ottobre. Il Poeta
Mario Luzi ha dedicato nel 2003
una pièce teatrale a Don Puglisi,
"Il
fiore
del
dolore",
rappresentata al teatro Biondo di
Palermo lo stesso anno.
Christian La Russia
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Maggio 2015
L'Italia siamo noi
Anno XIII Numero 3
UNA CARRIERA SFORTUNATA
Giorgio Boris Giuliano nacque
a Piazza Armerina il 22
ottobre 1 930. Figlio di un
sottoufficiale della Marina
Militare, fu costretto a passare
l’infanzia in Libia, dove il
padre era di stanza. Più tardi
(nel 1 941 ) la famiglia
rimpatriò, andando a vivere a
Messina, dove Boris studio
fino al conseguimento della
laurea. Nel 1 962 vincendo il
concorso per entrare in
polizia, volle andare a
prestare servizio a Palermo
presso la Squadra Mobile
dove, in un primo momento,
fece parte della “sezione
omicidi”, per lavorare poi
come vice dirigente della
mobile ed infine come
dirigente.
Brillante
e
determinato
quale
era,
Giuliano venne nominato
capo della squadra mobile di
Palermo al posto di Bruno
Contada, suo amico fraterno,
successivamente accusato di
collusione con la mafia. Delle
molte vicende di cui Giuliano
si occupò, occorre ricordare la
misteriosa scomparsa del
giornalista Mauro De Mauro.
Nel 1 979 Giuliano si trovò ad
indagare sul ritrovamento di
due valigette contenenti
500.000 dollari all'aeroporto di
Palermo-Punta Raisi, che si
scoprì essere il pagamento di
una partita di eroina
sequestrata all'aeroporto J.F.
Kennedy di New York.
Contemporaneamente
a
questa indagine, gli uomini di
Giuliano fermarono due
4
ucciso nel 1 978; gli assegni
avevano portato ad un libretto
al portatore della Cassa di
risparmio con 300 milioni di
lire intestati ad un nome di
fantasia, che era stato usato
dal
banchiere
Michele
Sindona. Per approfondire
queste indagini, Giuliano si
era incontrato con l'avvocato
Giorgio
Ambrosoli,
commissario liquidatore delle
banche di Sindona, che
venne ucciso pochi giorni
dopo il loro incontro. Il 21
luglio 1 979, mentre pagava il
caffè in una caffetteria di via
Di Blasi, a Palermo, Leoluca
Bagarella gli sparò alle spalle,
da distanza ravvicinata, sette
colpi di pistola, uccidendolo.
E’ stato posto in relazione
l'assassinio del capitano dei
Carabinieri Emanuele Basile,
ucciso a Monreale pochi mesi
dopo, alle indagini che stava
svolgendo
in
merito
all'attentato di cui era stato
vittima Giuliano. Secondo
molti osservatori, con Giuliano
si spense un grande talento
investigativo, un onesto
funzionario di polizia che nel
suo ruolo fu una grande
personalità delle istituzioni, il
cui ricordo, come accade
anche per altri suoi colleghi di
analogo destino, non è
adeguatamente onorato, ed
anzi particolarmente lasciato
all'oblio.
mafiosi, Antonino Marchese e
Antonino Gioè, nelle cui
tasche trovarono una bolletta
con l'indirizzo di via Pecori
Giraldi: nell'appartamento i
poliziotti scovarono armi,
quattro chili di eroina e una
patente contraffatta sulla
quale era incollata la
fotografia
di
Leoluca
Bagarella, cognato del boss
corleonese Salvatore Riina;
inoltre in un armadio venne
trovata
anche
un'altra
fotografia che ritraeva insieme
numerosi mafiosi vicini al clan
dei Corleonesi, tra cui
figurava Lorenzo Nuvoletta,
camorristanapoletano affiliato
a Cosa Nostra. Dopo la
scoperta nell'appartamento di
via Pecori Giraldi, arrivarono
telefonate
anonime
al
centralino della questura di
Palermo che minacciavano
Giuliano di morte. Nello
stesso periodo, Giuliano stava
anche indagando su alcuni
Continua nella pagina
assegni trovati nelle tasche
del cadavere di Giuseppe Di seguente
Cristina, capomafia di Riesi
Maggio 2015
L'Italia siamo noi
Anno XIII Numero 3
Successore di Boris Giuliano,
come capo della squadra
mobile,
sarà
Giuseppe
Impallomeni,
precedentemente allontanato
dalla squadra mobile di
Firenze per un giro di
tangenti, passato dal 309º
posto della graduatoria dei
vicequestori aggiunti al 1 3º,
fatto che gli consente di
prendere il comando della
squadra mobile di Palermo.
Questore del capoluogo
palermitano diventa Giuseppe
Nicolicchia, di cui verrà
rinvenuta, tra le carte di
Castiglion
Fibocchi,
la
domanda di affiliazione alla
Loggia di Gelli. Nel 1 995, nel
processo per l'omicidio
Giuliano, vennero condannati
all'ergastolo i boss mafiosi
Salvatore Riina, Bernardo
Provenzano, Michele Greco,
Francesco
Madonia,
Giuseppe Calò, Bernardo
Brusca, Nenè Geraci e
Francesco Spadaro come
mandanti del delitto, mentre
Leoluca Bagarella venne
condannato alla stessa pena
come esecutore materiale
dell'omicidio.
Piersanti Mattarella nacque a
Castellamare del Golfo il 24
maggio 1 935. Secondogenito
di Bernardo Mattarella, uomo
politico della Democrazia
Cristiana, Piersanti studiò al
San Leone Magno di Roma.
Dopo l’attività nell’ Azione
Cattolica, si dedicò alla
politica nella Democrazia
Cristiana. Suoi esempi di vita
furono Giorgio La Pira e Aldo
Moro. Ebbe due figli:
Bernardo e Maria. Nel 1 978
venne
eletto
dall’ARS
presidente della Regione
Siciliana alla guida di una
coalizione di centro sinistra
con l’appoggio del Partito
Comunista
Italiano.Il
6
gennaio 1 980 a Palermo, in
Via della Libertà, appena
entrato in auto insieme con la
moglie, i due figli e la suocera
per andare a messa, un killer
si avvicinò al suo finestrino e
lo uccise a colpi di pistola. Il
vice presidente, il socialista
Gaetano Giuliano, guidò la
giunta regionale fino al
termine della legislatura
cinque mesi dopo. Nel luogo
dove è avvenuto l'omicidio,
Via della Libertà tra il numero
civico 1 35 e 1 37, è stata
posta una targa in ricordo di
Piersanti
Mattarella.
Inizialmente fu considerato un
attentato terroristico, poiché
subito dopo il delitto
arrivarono rivendicazioni da
parte di un sedicente gruppo
neo-fascista.
Pur
nel
disorientamento
del
momento, il delitto apparve
anomalo per le sue modalità,
portando il giorno stesso lo
scrittore Leonardo Sciascia
ad alludere a "confortevoli
ipotesi" che avrebbero potuto
ricondurre l'omicidio, in modo
comodamente riduttivo, alla
mafia siciliana. Le indagini
giudiziarie procedettero con
difficoltà e lentezza, anche se
una chiara linea interpretativa
del delitto si rileva negli atti
giudiziari che portarono la
Procura di Palermo a quella
corposa requisitoria sui "delitti
politici" siciliani (le uccisioni di
Michele Reina, segretario
provinciale della Democrazia
Cristiana,
dello
stesso
Mattarella, di Pio La Torre e
del suo autista Rosario Di
Salvo) che, depositata il 9
marzo 1 991 , costituì l'ultimo
atto investigativo di Giovanni
Falcone. Questi, che la
sottoscrisse nella qualità di
procuratore aggiunto, puntava
fermamente
sulla
colpevolezza dei terroristi di
estrema destra Giuseppe
Valerio Fioravanti e Gilberto
Cavallini, membri dei NAR,
quali esecutori materiali del
delitto, in un contesto di
cooperazione tra movimenti
eversivi e Cosa Nostra.
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seguente
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precedente
Christian La Russia
UCCISO PER ESSERE
ONESTO E CORAGGIOSO
5
Maggio 2015
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precedente
Nell'ipotesi accusatoria di
Falcone e della Procura della
Repubblica Fioravanti, di cui
risultava
accertata
la
presenza a Palermo nei giorni
del delitto, avrebbe goduto
dell'appoggio di esponenti
dell'estrema
destra
palermitana quali Francesco
Mangiameli, dirigente siciliano
di Terza posizione poi ucciso
dallo stesso Fioravanti il 9
settembre del 1 980, e
Gabriele
De
Francisci,
militante del FUAN, che
avrebbe
messo
a
disposizione un appartamento
nei pressi dell'abitazione della
vittima. Solo dopo la morte di
Falcone nella strage di
Capaci,
l'uccisione
di
L'Italia siamo noi
Mattarella venne indicata
esclusivamente come delitto
di mafia dai collaboratori di
giustizia Tommaso Buscetta e
Gaspare Mutolo. Nel1 993
Buscetta, in particolare,
dichiarò in un nuovo
interrogatorio che «Bontate e i
suoi alleati non erano
favorevoli all'uccisione di
Mattarella, ma non potevano
dire a Riina che non si doveva
ammazzarlo. In ogni caso fu
certamente un omicidio voluto
dalla "Commissione"». Ad
ordinare la sua uccisione fu
Cosa
Nostra
perché
Mattarella voleva portare
avanti
un'opera
di
modernizzazione
dell'amministrazione
regionale e per questo aveva
iniziato a contrastare l'ex
sindaco Vito Ciancimino per
Anno XIII Numero 3
un suo rientro nel partito con
incarichi direttivi; Ciancimino
infatti era il referente politico
dei Corleonesi. Per queste
ragioni, alla fine del 1 979
Mattarella aveva deciso di
chiedere
al
segretario
nazionale del partito, Benigno
Zaccagnini,
il
commissariamento
del
Comitato Provinciale di
Palermo della Democrazia
Cristiana, perché aveva visto
«ritornare con forte influenza
Ciancimino», il quale aveva
siglato
un
patto
di
collaborazione con la corrente
andreottiana, in particolare
con l'onorevole Salvo Lima.
Nel 1 995 vennero condannati
all'ergastolo i mandanti
dell'omicidio Mattarella: i boss
mafiosi Salvatore Riina,
Michele Greco, Bernardo
Brusca,
Bernardo
Provenzano, Giuseppe Calò,
Francesco Madonia e Nenè
Geraci. Durante il processo,
la moglie di Mattarella,
testimone oculare, dichiarò
inoltre
di
riconoscere
l'esecutore
materiale
dell'omicidio nella persona di
Giuseppe Valerio Fioravanti,
che tuttavia sarà assolto per
questo crimine poiché la
testimonianza della signora
Mattarella e le altre
testimonianze contro di lui
(quella del fratello Cristiano
Fioravanti e del criminale
comune pluriomicida Angelo
Izzo)
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seguente
6
L'Italia siamo noi
Maggio 2015
Anno XIII Numero 3
non
furono
ritenute
abbastanza attendibili. Gli
esecutori materiali non sono
mai stati individuati con
certezza, anche se il pentito
Francesco Marino Mannoia
sostenne che ad uccidere
Mattarella furono Salvatore
Federico, Francesco Davì,
Santo Inzerillo ed Antonino
Rotolo.
Secondo
il
collaboratore di giustizia
Francesco Marino Mannoia,
ritenuto dalla Cassazione un
collaboratore di giustizia
attendibile, Giulio Andreotti
era
consapevole
dell'insofferenza di Cosa
Nostra per la condotta di
Mattarella, ma non avvertì né
l'interessato
né
la
magistratura, pur avendo
partecipato ad almeno due
incontri con capi mafiosi
aventi ad oggetto proprio le
azioni politiche di Piersanti
Mattarella. Mannoia dichiarò :
« Attraverso Lima del nuovo
atteggiamento di Mattarella fu
informato
anche
Giulio
Andreotti, che scese a
Palermo e si incontrò con
Bontate Stefano, i cugini
Salvo, Lima, Nicoletti, Fiore
Gaetano e altri. Ho appreso di
questo incontro dallo stesso
Bontate Stefano, il quale me
ne parlò poco tempo dopo, in
periodo tra la primavera e
l'estate 1 979... Egli mi disse
solo che tutti quanti si erano
lamentati con Andreotti del
comportamento di Mattarella,
e aggiunse poi: "Staremo a
vedere". Alcuni mesi dopo fu
deciso l'omicidio Mattarella»
In seguito, al termine di un
lungo iter giudiziario terminato
nel 2004, venne accertato che
all'epoca (più precisamente
fino alla primavera del 1 980)
Giulio Andreotti aveva rapporti
stabili con la mafia.
Pio La Torre nacque a
Palermo il 24 Dicembre 1 927
da padre palermitano e madre
lucana. Sin da giovane si
impegnò nella lotta a favore
dei braccianti, finendo anche
in carcere, prima nella
“Confederterra”, poi nella Cgil
(come segretario regionale
della Sicilia) e, infine,
aderendo al Partito comunista
italiano. Lì, nel 1 949, conobbe
Giuseppina Zacco, dopo un
anno la sposò e, da questa
unione, nacque un figlio di
nome Filippo. Nel 1 952 si
candidò al consiglio comunale
di Palermo e venne eletto. Nel
1 960 entrò nel Comitato
centrale del PCI, e nel 1 962
fu eletto segretario regionale,
succedendo a Emanuele
Macaluso. Nel 1 963 fu eletto
per il
PCI
deputato
all'Assemblea
regionale
siciliana e rieletto nel 1 967,
fino al 1 971 . Nel 1 969 si
trasferì a Roma per dirigere
prima la direzione della
Commissione agraria e poi di
quella meridionale. Messosi in
luce per le sue doti politiche,
Enrico Berlinguer lo fece
entrare nella Segreteria
nazionale di Botteghe Oscure.
Nel 1 972 venne eletto
deputato alla Camera nel
collegio Sicilia occidentale, e
subito in Parlamento si
occupò
di
agricoltura.
Propose una legge che
introduceva il reato di
associazione mafiosa Art 41 6
Bis C.P. (c.d. Legge RognoniLa Torre]) ed una norma che
prevedeva la confisca dei
beni ai mafiosi. Rieletto alla
Camera nel 1 976 e nel 1 979,
fu
componente
della
Commissione Parlamentare
Antimafia
fino
alla
conclusione dei suoi lavori nel
1 976; nello stesso anno fu tra
i redattori della relazione di
minoranza della Commissione
antimafia, che accusava
duramente Giovanni Gioia,
Vito Ciancimino, Salvo Lima
ed altri uomini politici di avere
rapporti con la mafia. Nel
1 981 decise di tornare in
Sicilia per riassumere la
carica di segretario regionale
del partito. Svolse la sua
maggiore battaglia contro la
costruzione
della
base
missilistica NATO a Comiso
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Christian La Russia
PIO LA TORRE
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seguente
7
L'Italia siamo noi
Maggio 2015
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Anno XIII Numero 3
dell'omicidio La Torre: i boss
mafiosi Salvatore Riina,
Michele Greco, Bernardo
Brusca,
Bernardo
Provenzano, Giuseppe Calò,
Francesco Madonia e Nenè
Geraci. Il 30 aprile 2007
venne intitolato a Pio La
Torre, dalla giunta di
centrosinistra,
il
nuovo
aeroporto
di
Comiso
(inaugurato il 30 maggio
201 3). Nell'agosto del 2008,
la
nuova
giunta
di
centrodestra guidata dal
sindaco Giuseppe Alfano
decide
di
togliere
l'intitolazione a La Torre per
tornare a quella precedente di
"Generale Magliocco", un
generale del periodo fascista
distintosi
nella
guerra
colonialista d'Etiopia. Dopo
una ben partecipata petizione,
promossa dal Centro Studi
Pio La Torre, il 7 giugno 201 4
si celebra la cerimonia di
reintitolazione a Pio La Torre,
decisa dall'amministrazione
comunale.
che, secondo La Torre,
rappresentava una minaccia
per la pace nel Mar
Mediterraneo e per la stessa
Sicilia; per questo raccolse un
milione di firme in calce ad
una petizione al Governo. Ma
le sue iniziative erano rivolte
anche alla lotta contro la
speculazione edilizia. Alle
9:20 del 30 aprile 1 982, con
una Fiat 1 31 guidata da
Rosario Di Salvo, Pio La Torre
stava raggiungendo la sede
del partito. Quando la
macchina si trovò in una
strada stretta, una moto di
grossa cilindrata obbligò Di
Salvo a fermare la macchina;
subito dopo, raffiche di
proiettili. Da un'auto scesero
altri killer a completare il
duplice omicidio. Pio La Torre
morì all'istante mentre Di
Salvo ebbe il tempo per
estrarre una pistola e sparare
alcuni colpi, prima di
soccombere.
Al funerale
presero parte centomila
persone tra cui Enrico
Berlinguer, il quale tenne
anche un discorso. La Torre
venne sepolto nel Cimitero
dei Cappuccini di Palermo.
Poco dopo l'omicidio, questo
fu rivendicato dai Gruppi
proletari organizzati. Il delitto
venne però indicato dai pentiti
Tommaso
Buscetta,
Francesco Marino Mannoia,
Gaspare Mutolo e Pino
Marchese come delitto di
mafia: La Torre venne ucciso
perché aveva proposto il
disegno di legge che
prevedeva per la prima volta il
reato
di
"associazione
mafiosa" e la confisca dei
patrimoni mafiosi. Dopo nove
anni di indagini, nel 1 995 Christian La Russia
vennero
condannati
all'ergastolo i mandanti
Rocco Chinnici nacque a
Misilmeri il 1 9 Gennaio 1 925.
Fu alunno del liceo classico
“Umberto I” di Palermo, dove
nel 1 943 conseguì la maturità.
Il 1 0 Luglio 1 947 si laureò in
Giurisprudenza nella stessa
città uscendo col massimo dei
voti. Proprio negli anni
successivi
alla
laurea
conobbe Agata Passalacqua,
allora maestra di scuola
media, la quale diverrà poi
sua moglie. Il 1 952, per
Chinnici, è un anno da
ricordare, poiché entrò a far
parte della Magistratura
Italiana. Nel ’70 gli venne
assegnato il caso della strage
di “Viale Lazio”, per la quale
iniziò a conoscere i nomi dei
suoi
futuri
assassini.
ROCCO CHINNICI
8
Finalmente, nel 1 975, giunto
al quarto grado della Corte
d’Appello,
fu
nominato
“Consigliere
Istruttore
Aggiunto”. Dopo la strage
dell’ottanta, nella quale furono
coinvolti il Capitano dei
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Maggio 2015
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Carabinieri Emanuele Basile
e il procuratore Tano Costa,
amico intimo dello stesso,
decise di creare una struttura
collaborativa tra i magistrati
dell’Ufficio,
noto
comunemente col nome di
“Pool Antimafia”. Di questo
“pool” entrarono a far parte gli
allora giovani magistrati
Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino. A Chinnici era
molto caro il contatto con i
giovani,
soprattutto per
parlare della lotta alla
criminalità
organizzata
-sosteneva che in Sicilia non
fosse
presente
fino
all’unificazione del Regno
d’Italia- e dello spaccio di
droga -nella Palermo di allora
si registrava un fatturato di
circa quattrocento milioni al
giorno. Il 29 Luglio 1 983, con
una Fiat 1 26 verde imbottita
di tritolo, Rocco Chinnici,
all’età di cinquantotto anni,
L'Italia siamo noi
venne fatto saltare in aria
davanti la sua abitazione a
Palermo in via Federico
Pipitone. Insieme a lui,
saltarono in aria anche
l’appuntato Bartolotta (tra
l’altro uomo della sua scorta),
il maresciallo dei Carabinieri
Trapassi e il portiere della sua
abitazione, tal signor Li
Sacchi. Unico superstite
dell’attentato fu l’autista,
Giovanni Paparcuri, che
riportò solo qualche ferita. A
prestare primo soccorso al
Magistrato e agli uomini della
scorta furono proprio i suoi
figli,
all’epoca
ancora
adolescenti. Grazie al lavoro
dei giudici Falcone e
Borsellino, si venne a sapere
che
ad
azionare
il
telecomando per far saltare il
Magistrato in aria fu il sicario
di cosa nostra Nino Madonia.
Nel 1 985 venne istituito il
“Premio Chinnici”, per onorare
la vita dell’uomo; tra i vincitori
di tale premio si possono
citare il comico Valentino
Picone (membro del duo
comico Ficarra &Picone), il
Anno XIII Numero 3
regista di fama internazionale
Giuseppe
Tornatore,
il
saggista,
scrittore
e
giornalista Marco Travaglio e
l’attore Pierfrancesco Diliberto
(in arte “Pif”). Tra le interviste
rilasciate ai vari giornali locali,
mi preme ricordarne una fra le
ultime, rilasciata al giornale “I
Siciliani”, fondato e diretto da
Pippo Fava, anch’egli vittima
delle stragi di cosa nostra:
«La cosa peggiore che possa
accadere è essere ucciso. Io
non ho paura della morte e,
anche se cammino con la
scorta, so benissimo che
possono colpirmi in ogni
momento. Spero che, se
dovesse accadere, non
succeda nulla agli uomini
della mia scorta. Per un
Magistrato come me è
normale considerarsi nel
mirino delle cosche mafiose,
ma questo non impedisce né
a me né agli altri giudici di
continuare a lavorare».
Christian La Russia
9
Maggio 2015
L'Italia siamo noi
Anno XIII Numero 3
L'ORIANA, MOLTO PIU' DI
UNA DONNA
“Fiorentino parlo, fiorentino
penso, fiorentino sento.
Fiorentina è la mia cultura e la
mia educazione. All’estero,
quando mi chiedono a quale
Paese appartengo, rispondo:
Firenze. Non: Italia. Perché
non è la stessa cosa”. Così la
Fallaci racconta le sue origini
ne La vita di Oriana narrata
da Oriana stessa per lettori
dell’«Europeo».
A Firenze Oriana visse
l’infanzia e la prima
adolescenza in condizioni
economiche familiari non
certo agiate. I genitori ebbero
un ruolo fondamentale nella
formazione del carattere
temerario e avventuriero della
giornalista, oltre che nella sua
crescita intellettuale: il padre,
Edoardo, fervido antifascista,
venne perseguitato e torturato
a causa di un deposito di armi
ricevute dagli americani,
come la stessa Oriana
scriverà sotto forma di fiaba a
scopo didascalico nel libro
“Lettera a un bambino mai
nato”; la madre, Tosca, fu una
donna dalla personalità
coraggiosa e audace, alla
quale la giornalista dovrà gran
parte della sua carriera. In
casa Fallaci si respirava aria
di giornalismo, e d'altronde,
con esempi illustri come lo zio
Bruno, che dopo una
splendida carriera arriverà a
dirigere “Epoca”, Oriana non
poté che seguirne fatalmente
le orme. Tuttavia, è doveroso
10
ricordare anche e soprattutto
le origini della carriera che
portarono la beneamata
Oriana a riscuotere tanto
successo. La Fallaci, infatti,
iniziò la propria carriera
scrivendo articoli di cronaca
nera, che talvolta la portavano
a
elemosinare
tra
commissariati e ospedali della
sua città fino a tarda notte pur
di trovare qualcosa di fresco
per la ristampa della mattina.
Pressata inoltre durante il
giorno dai ritmi prolungati
delle ore all’università, si vide
costretta ad abbandonarla.
Nonostante questo, una
giovanissima
e
determinatissima
Oriana
arriverà fin alle porte di
“Epoca”: fu in quell’anno
infatti che decise di lasciare
Firenze e di lanciarsi tra le
scintillanti vie di Roma. Era il
periodo splendido della
capitale, quello di via Veneto,
dei divi americani che ivi
giungevano, estasiati dalla
dolce vita, alla quale non può
rinunciare.
La
giovane
giornalista, dunque, si lasciò
trascinare dalla curiosità per
quel mondo così frivolo e
diverso da quello che aveva
conosciuto fino a quel
momento e comincia a
erigere parola dopo parola,
articolo dopo articolo, le basi
della sua
salda e
stupefacente carriera. Dentro
questo mondo perbenista,
circolavano idee contrastanti,
come se in Italia, una volta
avvertito il cambiamento, le
coscienze si fossero indurite:
le signore che mantenevano
verbalmente tutto il decoro di
lunghe tradizioni borghesi
esprimevano giudizi su
matrimonio,
relazioni
e
celibato adatti a Erinni e
Amazzoni. Fu allora che gli
uomini divennero “maschi”, i
mariti pian piano “padroni”.
L’affermazione di sé divenne
identità
e
l’identità
affermazione. Indipendenza
divenne carriera.
Recentemente è andata in
onda, sul primo canale Rai, la
mini serie sulla vita di Oriana
Fallaci, chiamato proprio
“L’Oriana”, interpretata da
Vittoria Puccini, nella quale
l’Oriana combattiva e tenace
torna a prendere vita con una
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Maggio 2015
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sigaretta perennemente tra le
labbra e un’espressione tra il
corrucciato e il vagamente
divertito in volto. “Immagino
sempre che tu ti stia godendo
tutta questa attenzione.
Vanitosa che eri. Vanitosa
soprattutto.” ricorda
Lucia
Annunziata, cara amica della
Fallaci.
La mini serie tratta in
particolar modo dell’amore
conflittuale con Alexandros
Panagulis,
politico,
rivoluzionario
ed
eroe
nazionale
della
Grecia
moderna. Fu il protagonista
del libro della Fallaci che
riscosse miglior successo,
“Un uomo”, pubblicato tra il
1 977 e il 1 980, in cui la
giornalista e scrittrice affronta
il tema conflittuale dell’amore
che, come scriverà lei stessa,
ha sempre cercato ma non ha
mai trovato, e che in ultima
analisi la porta a sostenere
che “questo sentimento tanto
sbandierato, di cui gli uomini
si riempiono tanto la bocca, in
realtà non esiste, o se esiste
non ha niente da invidiare a
Dio”. La giornalista infatti non
negò mai di essere alla
continua
ricerca
del
sentimento che tutti reputano
imprescindibile, ma che
nessuno ha mai capito cosa
sia e perché provochi tanti
affanni negli uomini; su tale
pensiero intraprese una delle
famose interviste a Ennio
Flaiano “Lui taceva, io tacevo.
Poi ruppi il mio silenzio e gli
chiesi: <<Dimmi Flaiano, ma
L'Italia siamo noi
l’amore cos’è?>> e Flaiano
rispose: <<Boh!>>. Dopo un
poco ci ripensò e mi chiese a
sua volta: <<Secondo te
cos’è?>> e io risposi
<<Boh>>”. E’ proprio in
questo libro, umanissimo ,
con pagine cariche di
delicatezza, di volontà di
vivere e di amare, di
aspettativa e di sconforto,
che appare un Oriana senza
veli, libera e nuda da ogni
idea e preclusione, che
affronta, impavida, uno degli
argomenti che la portò ad un
continuo conflitto interiore che
l’accompagnò per tutto il
corso della sua vita, fino a
condurla alle estreme soglie
del disprezzo per l’uomo che
amò così profondamente.
“Era un uomo stupido”
-scriverà
la
giornalista“sebbene fosse uno scrittore
intelligente. Anche il filo che
divide l’intelligenza dalla
stupidaggine è un filo
talmente sottileW infatti
quando si rompe le due cose
si fondono insieme, come
l’amore e l’odio, la vita e la
morte, che tu sia uomo o
donna”.
Gli ambiti del giornalismo di
cui si occupava la Fallaci
furono molteplici, seppe e fu
in grado di spaziare con
estrema nitidezza in ogni
campo, come per esempio in
politica, alla quale dedicava
anima e corpo per arrovellarsi
informazioni riservate da
politici abbottonati. Oriana
sapeva destreggiarsi con
estrema raffinatezza anche
tra polemiche e controversie
più vicine ai suoi lettori, come
Anno XIII Numero 3
quelle per le grandi
manifestazioni del 2000 (no
global e sinistra) comunismo,
ma le sue interviste arrivarono
fino a questioni quotidiane
come aborto, eutanasia,
omosessualità e addirittura
calcio.
Dedicò gran parte dei suoi
lavori e delle sue fatiche alla
politica
attiva
per il
femminismo, per la quale si
batté costantemente, e per la
lotta politica contro un Islam
radicale,
al
fine
di
sensibilizzare
l’opinione
pubblica su quei problemi,
soprattutto
sul
fronte
orientale, che, se trascurati,
avrebbero
potuto
rappresentare, in futuro, delle
incognite problematiche.
“Vorrei che tu fossi una
donna. Lo so, il nostro è un
mondo fabbricato dagli uomini
per gli uomini, eppure, o
proprio per questo, essere
donna è cosi affascinante. È
un’avventura che richiede un
tale coraggio, una sfida che
non annoia mai. Avrai tante
cose da intraprendere se
nascerai
donna.
Per
incominciare, avrai da batterti
per sostenere che se Dio
esistesse potrebbe anche
essere una vecchia coi capelli
bianchi o una bella ragazza.
Poi avrai da batterti per
spiegare che il peccato non
nacque il giorno in cui Eva
colse la mela: quel giorno
nacque una splendida virtù
chiamata disubbidienza.
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11
Maggio 2015
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Infine avrai da batterti per
dimostrare che dentro il tuo
corpo liscio e rotondo c’è
un’intelligenza che chiede di
essere ascoltata”.
E’ con queste parole, che la
rappresentano come viva
femminista, che si presenta
nelle prime pagine di “Lettera
a un bambino mai nato”,
giornalista dal temperamento
irriverente,
schietto
e
coraggioso con cui siamo
soliti riconoscerla, icona
femminile per eccellenza del
giornalismo del secondo dopo
guerra, l’Oriana.
Di
forma
mentis
distintamente insolita rispetto
non solo alle sue coetanee,
ma anche al pensiero
maschilista e ascetico di
quegli anni, la generazione
successiva deve molto al
giornalismo e alla scrittura
della Fallaci, che non ha
eguali in idee e convinzioni
del tutto anticonformiste e
rivoluzionarie, come dimostra
la lotta per un ideale di Donna
che non esisteva ancora e
che probabilmente non
sarebbe mai esistito se
Oriana non avesse alzato il
volume della sua voce e delle
sue parole nei libri, se non
fosse penetrata nella testa di
altre donne con le sue frasi
contestatarie, con i suoi
pensieri fuori dai recinti -come
ella stessa dirà al movimento
femminista
italiano,
criticandolo poiché colpevole
di averla insultata anziché
ringraziarla “d'avervi spianato
12
L'Italia siamo noi
la strada e di aver dimostrato
che una donna può fare
qualsiasi lavoro” . Parole,
dunque, che hanno invogliato
e animato una generazione di
donne verso il cambiamento e
il riconoscimento dei loro
diritti. Ma nonostante tutta
questa adrenalina, il cuore
italiano rimaneva accordato
sul battito prudente ed
educato della famiglia, e in
quegli anni, in cui per molti
versi il femminismo aveva già
dettato una nuova morale di
massa, il consenso delle
ammissioni di queste pratiche
era ancora ampiamente
ristretto ad una quasi naturale
vergogna della parola.
Tuttavia, la forte personalità,
la costante indagine verso la
verità e la ricerca furono le
prerogative
che
fecero
insediare una donna dal
temperamento imperante per
natura, come quella di Oriana,
in
una
società
prevalentemente
basata
sull’ammutinamento dei diritti
e delle contestazioni di ogni
genere; pochi i caratteri che,
come la Fallaci, furono in
Anno XIII Numero 3
grado di mettere paletti
luminescenti per non far
soccombere tutti tra le
tenebre dell’ignoranza. In
particolar modo, la bravura
della Fallaci come giornalista
e come attivista arrivò fino
alle più alte carice religiose
dell’Islam, dove scoprì,
attraverso testimonianze e
numerosi viaggi in quei
luoghi, un mondo a se stante,
ancora sconosciuto al mondo
occidentale e che non
rappresentava in alcun modo
una minaccia in quanto la
popolazione era del tutto
asservita ai califfati locali.
Dunque doveva apparire
totalmente improponibile la
condizione femminile che le
donne
subivano
quotidianamente in quelle
regioni e che la Fallaci si
impegnò a scalfire, a
corrodere con le sue
domande pungenti e la sua
curiosità che andava oltre
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Maggio 2015
L'Italia siamo noi
Anno XIII Numero 3
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ogni pertinenza, riuscendo
tuttavia a portare, attraverso
parecchi
articoli
e
radiocronache, un pezzo di
oriente in quell’ occidente
ignaro di ciò che accadeva
oltre i confini. La Fallaci
seppe cogliere con grande
acutezza i lineamenti albali
della
nuova
crisi
contemporanea che proprio
oggi vede l’affermarsi di
movimenti
estremisti
di
matrice islamica, i numerosi
attacchi dei quali affliggono la
popolazione mondiale. Come
Oriana stessa disse ”stranieri
in casa nostra. Gli islamici ci
conquisteranno”
in
“Insciallah”, propriamente “sia
fatta la volontà di Dio”, che
scrisse durante la guerra
civile in Libano.
Eppure la vita di Oriana, se è
frenetica e piena di incontri
mondani, scadenze e viaggi
da un lato, dall’altro, tra il
1 991 e il 1 993, entrano di
prepotenza nella sua vita due
elementi
che
l’accompagneranno fino alla
morte. Il primo è il cancro -o
meglio «l’Alieno», come
Oriana preferisce chiamarloche, dichiara, «attacca la mia
vita», e che giorno dopo
giorno la costringe a ritirarsi
nell’intimità
del
suo
monolocale a Manhattan,
avvolta dalla solitudine che le
è sempre stata cara, dove,
logorata dalla sua malattia,
che sostiene aver preso in
Kuwait, a causa della
fuliggine respirata in Iraq,
conduce un lungo periodo di
silenzio. Il secondo, che lei
definisce «il mio Bambino», è
un’impresa memorabile cui
meditava di dedicarsi da
tempo: la stesura di una
grande saga sulla sua
famiglia che attraversasse i
secoli a partire dalla storia di
Ildebranda, lontana ava
condannata per stregoneria
nel Seicento, fino ad arrivare
alla propria infanzia, alla
prima metà del Novecento,
lavoro accompagnato dai
suoi sigarilli NatSherman
,chiusa in casa dove scrive
per ore e ore alla scrivania
con la sua Olivetti Lettera 32.
Benché non scrivesse più
assiduamente come prima, i
suoi scritti diventarono e sono
ancor oggi dei veri best seller
letti in ogni dove e in ogni
parte del mondo producono lo
stesso medesimo effetto di
cambiamento, che trasuda
dalle righe imbevute di
esperienza scritte tra un
accampamento di guerra e un
hotel lussuoso. Ciononostante
Il 29 settembre del 2001 il
«Corriere
della
Sera»
pubblica “La rabbia e
L’orgoglio”, una lunga lettera
che segna il veemente ritorno
di Oriana Fallaci sulla ribalta
della scena italiana e
internazionale, un opuscolo
incisivo e di grande forza
espressiva che analizza e
approfondisce in
modo
articolato e complesso le
problematiche, gli attriti e i
dilemmi
innescati
dallo
scontro di civiltà tra Occidente
e Islam, un successo
clamoroso che parte dalla
ferita all’orgoglio che l’attacco
alle Torri Gemelle ha inferto al
pavido, spossato mondo
occidentale,
rimarcando
senza mezzi termini l’ottusità
dell’Islam e l’impossibilità di
una convivenza serena,
richiamando la coscienza dei
lettori a ricucire l’orgoglio
ferito con la rabbia e la
razionalità.
Giulia Giardina
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Maggio 2015
Finestra sul Mondo
Anno XIII Numero 3
I MIGLIORI ANNI DELLA
NOSTRA VITA
Nessuna età dell’uomo è
così ricca di risorse e,
insieme, di problematiche
come
l’adolescenza.
L'adolescenza è quel tratto
dell'età
evolutiva
caratterizzato
dalla
transizione dall'età infantile
all'età adulta. Non è una fase
circoscritta in limiti di età;
l'inizio e la fine sono
influenzati da vari fattori. In
questa complicata età di
passaggio, il giovane si trova
ad affrontare cambiamenti
che provocano in lui notevole
disagio, che non riesce
sempre ad esprimere. Di
conseguenza la famiglia non
riesce ad aiutarlo e capita
spesso che i genitori, distratti
da altro, non si accorgano dei
messaggi impliciti lanciati loro
dai figli adolescenti. Molte
delle
problematiche
14
adolescenziali,
infatti,
scaturiscono
dall'atteggiamento educativo
e relazionale degli adulti, che
trovano i giovani strani ed
estranei: il loro cambiamento
li disorienta perché sanno che
proprio questo cambiamento
stimolerà il loro. Allora il
giovane cerca aiuto nei
coetanei, ma non sempre
trova chi può capire il proprio
disagio interiore. Talvolta
accade che l’amico più caro
lo tradisca o che, per varie
ragioni, si allontani da lui.
Questo può causare forti
depressioni, da cui è difficile
uscire. Anche il rapporto con
l’altro sesso non aiuta:
spesso il giovane si coinvolge
troppo in storie che non si
rivelano affatto serie come
pensava. Altri
problemi
dipendono dalla difficile
accettazione della propria
persona, che non rispecchia i
modelli che gli amici, la
società e talvolta anche i
genitori impongono. Perfino
l’ambito scolastico è spesso
fonte di insoddisfazione.
L’adolescente
vorrebbe
studiare per raggiungere gli
obiettivi prefissati, ma lo
studio è spesso agli ultimi
posti tra gli interessi di un
adolescente. Tali problemi, a
volte, si tramutano in
tragedie: negli ultimi anni, in
particolare nelle grandi città,
sono
drammaticamente
aumentati i casi di suicidio;
mentre
episodi
di
autolesionismo, di anoressia,
bulimia, vandalismo, bullismo,
eccW sono all’ordine del
giorno. E’ proprio impossibile
risolvere questi problemi?
Forse risolverli è davvero
impossibile, ma si può fare in
modo che non giungano a un
punto
critico. Anzitutto
bisogna
far
capire
all’adolescente
che
la
diversità non è un difetto, ma
un valore. Un’altra strada per
affrontare bene quest’età
consta nel selezionare le
amicizie e gli adulti di
riferimento, in modo da
privilegiare il rapporto con le
persone
che
davvero
dimostrano di voler bene alla
persona così com'è e che gli
facciano acquisire fiducia
nelle proprie potenzialità e lo
portino a scoprire una
passione a cui dedicarsi con
impegno e costanza. Forse
l'adolescente, senza neanche
che se ne accorga, a quel
punto avrà già imboccato e
iniziato a percorrere la strada
per un’effettiva maturità.
Alessia Fisicaro
Maggio 2015
Il Caffè
Anno XIII Numero 3
MASSIMO PROFESSIONE
AVVOCATO
L’uomo deve arrendersi
all’idea che non può
pretendere di prevedere e
aver sempre tutto sotto
controllo; io per esempio ho la
strana peculiarità di sentirmi
particolarmente esaltato ed
emozionato anche alla sola
vista di Lo Cascio. E’
fantastico. Se non fossi un
ragazzo a cui non piace
fermarsi all’apparenza, direi
che la scelta di recensire
proprio “I nostri ragazzi”,
diretto da Ivano De Matteo,
sia legata esclusivamente alla
presenza
dell’attore
palermitano. Perché non aver
scelto “Il nome del figlio”,
allora? Non mi andava giù
l’idea di ripensare a Luigi in
veste di pseudo-intruso del
nuovo mondo digitale, con la
testa e le dita sempre
incollate al cellulare, così
incredibilmente vicino ai
canoni della società in cui
siamo immersi. Mi sono
dunque sforzato di trovare
delle ragioni razionali per
questa scelta così emotiva e
impulsiva, e il risultato è quel
che segue.
Già a partire dal titolo, “I nostri
ragazzi”, sarà possibile
cogliere, una volta terminata
la visione, il concetto
fondamentale del processo
creativo di tutto il film:
mistero, enigma, ambiguità. I
personaggi principali sono i
membri di due nuclei familiari,
imparentati fra loro, composti
da due fratelli, Massimo
(Alessandro Gassmann) e
Paolo (Luigi Lo Cascio), dalle
rispettive
mogli,
Sofia
(Barbora Bobul’ova’) e Chiara
(Giovanna Mezzogiorno), e
dai rispettivi figli, Benedetta
(Rosabell Laurenti Sellers) e
Michele
(Jacopo
Olmo
Antinori, già apparso nel
grande schermo con la
pellicola “Io e te” di Bernardo
Bertolucci). E’ subito evidente
il taglio psicologico e morale
che si intende dare al film nel
momento in cui vengono
poste a confronto le opposte
filosofie di vita dei due fratelli:
Massimo è un ricco e famoso
avvocato che, nel difendere
gli imputati, non fa altro che, a
suo modo di vedere, “far
rispettare le leggi”; Paolo, che
critica il comportamento e il
lavoro poco morale ma
utilitaristico dell’altro, è dal
canto suo un medico paziente
e disponibile, che tenta
sempre di portare un po’
d’allegria ai bambini ricoverati
nel suo reparto. Quale trama
potrà evolversi da una
situazione iniziale così stabile
e, sotto un certo punto di
vista, banale? E’ come se
qualcuno mi avesse letto nel
pensiero quando, davanti allo
schermo, mi feci questa
domanda, e avesse accettato
la mia sfida. Il risultato è stato
straordinario:
la
caratterizzazione
dei
personaggi appare quasi
avvolta in un turbine che
capovolge più e più volte i
nostri punti di vista, le nostre
impressioni, i nostri pregiudizi
da perbenisti. Questo non è
un film per chi ha la coscienza
pulita, non è un film per chi ha
voglia di divertirsi e rilassarsi.
Siamo
continuamente
costretti all’immedesimazione
(e quante volte mi sono
ritrovato in Lo CascioW),
siamo continuamente ansiosi,
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seguente
15
Il Caffè
Maggio 2015
coprivano il volto e la
coscienza,
smascherando
così anche la finzione che noi
tutti
spettatori siamo costretti
siamo ingiustificabilmente tutti
colpevoli di questa relatività e a portarci dietro ovunque, e
caducità di valori la cui che possiamo dire di lasciare
vacuità osserviamo nel
mondo senza essere
altrettanto precisi e
meticolosi in ciò che ci
riguarda.
Assecondando la teoria
pirandelliana
della
maschera e della
società come garante
del
soffocamento
dell’individualità, così il regista
tenta di raccontare una storia soltanto nel sonno, nei sogni,
che non potrebbe essere più a contatto col nostro
vera, più attuale, più concerne inconscio. I ragazzi del film
alle nostre realtà quotidiane: non sono altro che strumenti
una tragedia si trasforma per portare a galla le verità
nelle forbici che tagliano il più nascoste dei loro genitori,
velo con cui le due famiglie si i quali risulteranno essere
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Anno XIII Numero 3
ancora più fragili dei figli e,
soprattutto, più colpevoli.
Esistono film che ci
permettono di allontanarci
dalla nostra vita, dalle nostre
abitudini, dalle nostre ansie,
per coccolarci in una
realtà che non è nostra,
ma che ci piace di più:
questi film si comportano
come il medico Paolo.
Esistono poi altri film che
abbandonano
ogni
illusione, ogni speranza
e anche ogni retorica,
per permetterci di vedere
le cose così come
stanno, per “far rispettare le
leggi”: il film di oggi è uno di
questi e si chiama Massimo.
Professione? Avvocato.
Alessandro de Cristofaro
Spazio Scuola
A TU PER TU CON I
VINCITORI
Nella notte fra il 23 e il 24
aprile 1 945, nelle camere a
gas
del
campo
di
concentramento
di
Mauthausen, persero la vita
decine e decine di uomini.
Una scena di routine,
d'altronde: negli spazi stretti e
angusti dei lager si vedevano
ogni giorno scene del genere.
Un tocco sulla spalla era il
segnale, e poi via verso
l'ultima doccia della propria
vita. Lì dentro ogni uomo
aveva delle “colpe” da
espiare.
16
Quella notte, appena un
giorno
prima
della
Liberazione, nelle stanze
delle docce un uomo chiuse
gli occhi per sempre. Anche
lui aveva la sua “colpa”, tanto
grande che dovette espiarla
con la vita. Carmelo visse
negli anni sbagliati, quando
ogni forma di libertà veniva
oppressa
bruscamente
qualora non si rispettassero i
canoni del regime. Carmelo
aveva una testa, Carmelo
pensava. Perché
mai
avrebbe dovuto sottomettersi
a qualcosa
in cui non
credeva?
La
sua
ribellione, i
suoi ideali
pacifisti, il
ribrezzo
che
provava contro il fascismo lo
portarono via dalla sua città,
dalla sua scuola, dai suoi
studenti.
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Maggio 2015
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precedente
Gli strapparono la dignità,
trasformarono il suo nome in
un numero marchiato sulla
pelle e infine, lentamente, lo
accompagnarono verso la
morte. Sarebbe stato molto
più semplice iscriversi al
partito fascista così da evitare
la denuncia tanto fatale. Se
fosse
andata
così
sicuramente non sarei qui a
raccontarne la storia, Carmelo
sarebbe morto fisicamente
parecchi anni dopo in
circostanze sicuramente più
tranquille e civili, ma il suo
animo avrebbe perso da
tempo la propria unicità. La
sua determinazione sarebbe
appassita
e
i
suoi
insegnamenti si sarebbe
ingrigiti come un muro che si
scrosta perchè nessuno gli dà
una riverniciata.
A lui è dedicato un premio che
esalta le opere dalle quali si
evincono gli stessi ideali di
pace e libertà di cui era
fautore ed esempio. Anche
quest'anno i vincitori delle tre
categorie hanno un nome:
Chiara Nasonte per la
sezione testo, con la poesia
“un
uomo
e
basta”;
Massimiliano Ingrassia per la
sezione opere artiste, con il
dipinto “ la libertà dell'anima”;
Roberta Ignaccolo per la
sezione multimediale, con il
video “ dagli incubi ai sogni”.
“L'importante non è vincere,
ma partecipare”: quest'anno
la giuria ha segnalato un altro
elaborato, vicinissimo alla
vittoria, rendendo l'autore
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
crescita intellettuale nel
vostro operato?
G: Assolutamente. Mi ha
sempre
incuriosito
rivivere quei tragici
momenti, ho sempre
voluto sapere cosa
pensa un uomo prima di
una morte quasi certa,
sebbene
lui
abbia
mantenuto
intatto
quell'ideale di speranza.
Cercare di ricostruire
quegli attimi in maniera
più verosimile possibile
è stata sicuramente un'
introspezione mia, anche nel
cercare da dove trarre
ispirazione. Non avrei voluto
terminare di scrivere, poiché
la parola fine avrebbe
segnato anche il termine di
quel percorso; inoltre avendo
elaborato il testo negli ultimi
tre giorni disponibili ho
sviluppato un attaccamento
intenso a ciò che scrivevo
dovuto all'intensità di quei
pochi giorni di lavoro.
R: Questa esperienza mi ha
dato tanto. Ho intitolato il mio
video “Dagli incubi ai sogni”
proprio perché ho voluto
ripercorrere gli anni bui del
ventennio fascista fino alla
rinascita grazie a piccoli
grandi uomini come appunto il
professore Carmelo Salanitro
che hanno contribuito a
formare la società di oggi. La
crescita è stata anche di tipo
formativo poiché ho dovuto
approfondire degli aspetti di
quel periodo di cui prima non
ero a conoscenza.
vincitore morale del concorso:
stiamo parlando de “la
bellezza”, testo di Gianmaria
La Rosa. Gli ultimi due
ragazzi citati sono orgogliosi
<<cutelliani>> che ho avuto il
piacere di intervistare, per
comprendere meglio cosa ci
fosse dietro quei lavori così
accurati.
Qual'è stato il motivo che vi
ha spinto a partecipare a
questo concorso?
Gianmaria: A spingermi è
stata
sicuramente
la
professoressa Anna Marano;
il progetto si è concretizzato
supportato in buona parte
dall'ammirazione che provo
per una
figura
così
esemplare.
Roberta:
è
stata
la
professoressa Flavia Savoca,
in quanto referente insieme
alla prof. Marano, a spingermi
a partecipare attraverso un
elaborato multimediale che
riteneva più conforme alle mie
attitudini. Inoltre il tema
proposto ha suscitato il mio
interesse, stimolato dalla
voglia di approfondire la storia
Continua nella pagina
del mio liceo.
-Avete
riscontrato
una seguente
17
Maggio 2015
Continua dalla pagina
precedente
-Avete riscontrato difficoltà
nell'elaborare il vostro lavoro
sopraffatti
da
emozioni
contrastanti
dovute
al
confronto con una realtà così
cruda?
G: Ho avuto modo, nel corso
degli anni, di confrontarmi con
situazioni
simili,
ma
sicuramente i temi proposti,
come la tragicità della morte
subita in quei contesti, ha
scatenato in me emozioni
molto forti, in particolar modo
nel momento idilliaco degli
ultimi respiri di Carmelo.
R: Per me è il primo anno e
devo dire che nel costruire il
mio video spesso ho avuto
davanti sia filmati che foto
molto tristi che hanno
suscitato in me emozioni
tempestive. E' stato molto
difficile anche associare delle
melodie
alle
immagini
proposte essendo, appunto,
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
infinitamente tragiche.
Pensate che i pregiudizi
presenti nella prima metà del
Novecento siano radicati
ancora oggi? Credete che da
questo punto di vista l'uomo
abbia fatto dei passi avanti o
che le tragedie avvenute non
abbiamo fermato le atrocità
nei confronti di chi è ritenuto
“diverso” dalla società?
G:
La
discriminazione
razziale, a mio avviso, è
inaccettabile. Sia perché le “
razze” non esistono, come
qualcuno ancora erroriamente
crede, sia perché, arrivati
negli anni del progresso, non
ci si può ancora soffermare
sulle discriminazione di tipo
etnologico. Ora i conflitti sono
aumentati rispetto al passato,
basta pensare alla situazione
presente in Medio Oriente,
che maschera sotto un profilo
religioso guerre di natura
squisitamente ideologica ed
economica, o in Africa, dove
grandi banche forniscono
denaro a governi provvisori al
fine di acquistare armi
ottenendo come risultato solo
una ferita che colpisce la
popolazione. Tali pregiudizi
sono radicati anche nella
nostra società occidentale,
apparentemente civile, che
garantisce più o meno una
certa libertà, che attraverso i
media nasconde abilmente
questo
suo
lato
discriminatorio
altamente
barbaro.
R:Oggi viviamo in un mondo
dove il concetto di pace è
molto più vicino agli uomini
rispetto a qualche tempo fa.
Ritengo che alcune atrocità
del passato si siano placate
ma che altre siamo ancora
vive nel panorama mondiale:
non tutti gli uomini, purtroppo,
possono godere della libertà,
diritto inviolabile per ognuno
di noi.
tale portata -rilevante non
solo sul piano morale ,ma
anche e soprattutto su
quello formativo- vi è stata la
partecipazione attiva degli
studenti coinvolti
nelle riunioni precedenti alla
giornata stessa e quella di
quanti hanno
seguito
l'intera
“manifestazione” dalla mattina
al tardo pomeriggio,a
dispetto dell'incredulità di un
preoccupante numero di
insegnant, rimasto
piacevolmente
sorpreso
dall'inattesa
riuscita
dell'evento.
Il programma della giornata è
stato infatti tripartito:nel corso
della mattina -che
ha visto la suddivisione
necessaria della conferenza
in due turni, allo scopo di
Erika Giacira
SE NON POSSO BALLARE ALLORA
NON E' LA MIA RIVOLUZIONE
Questo l'epilogo di uno dei
tanti splendidi interventi che
si sono susseguiti nella
giornata contro l'omofobia del
21 maggio, tenutasi nei locali
della nostra scuola, su
richiesta di un significativo
numero di alunni e con il
sostegno di un valido corpo di
docenti. A dimostrazione del
desiderio che
ha spinto alcuni insegnanti
della nostra scuola ad
organizzare un evento di
18
Continua nella pagina
seguente
Maggio 2015
Continua dalla pagina
precedente
contenere le classi del liceo
rispettivamente
della
succursale e
della centrale- si è assistito ad
un ciclo di interventi curati da
relatori
competenti ciascuno nel
proprio ambito.
Molto
apprezzato
e
interessante è stato lo studio
sulle origini e sulle
etimologie del linguaggio
sessista sotteso alle offese
marcatamente
omofobe, proposto dalla Prof.
Graziella Priulla, docente di
Sociologia dei
processi
culturali
e
comunicativi all'università di
Catania, che ha introdotto
uno degli argomenti principali
della
giornata,
quello
concernente i
pregiudizi e l'ostinazione delle
vecchie e nuove generazioni
a pensarla
come ci è stato insegnato. Di
tale messaggio, poi, si è fatto
portavoce anche
uno dei piacevoli sketch
prodotti
dalla
felice
collaborazione tra alunni e
insegnanti (capo regia la
prof.Siciliano), nel quale
hanno sfilato una serie di
ragazzi classificati in base a
delle etichette, fino all’ arrivo
di
un'unica
emancipata
inclassificabile ha posto fine a
tale crudele quanto più
che mai reale spettacolo;una
ragazza che l'architetta
Marina La Farina non
avrebbe esitato a definire
Spazio Scuola
“rivoluzionaria”. Il momento
ricreativo è
servito, infatti, anche da
premessa al discorso circa
l'utopia, sovversiva
appunto,
di
una
<<democrazia
delle
singolarità>>, speranza di chi
come la
suddetta relatrice, molto
gradita per la sua spontaneità
e naturalezza, crede
in un mondo in cui
relazionarsi con il diverso
diventi sinonimo di
arricchimento culturale e non
di scontro “valoriale”. Il
profondo e sottile
discorso tenuto dall'architetta
ha offerto anche un
interessante scorcio
storico, trattando l'evoluzione
del pensiero discriminatorio in
Sicilia dagli
anni '80 fino ad ora.
Evoluzione che proprio
evoluzione non è..
Perché si possa poi
raggiungere un'equità sul
piano dei diritti prima si deve
educare
la
gente
all'accettazione del diverso.
La divertente scenetta
“dell'autobus” ha contribuito a
rappresentare in toni leggeri
quanto ancora
l'opinione pubblica non sia
pronta all'accettazione di leggi
moderne che
prevedano l'estensione di
diritti come quello al
matrimonio alla
consistente fascia degli
omosessuali; una fascia che
si inserisce in una
cosiddetta “società binaria”,
fortemente maschilista, di cui,
appunto, gli
Anno XIII Numero 3
omosessuali
costituiscono
punto di frattura. Difatti, nel
momento in cui
bisogna
battersi
per
cancellare i retaggi di una
cultura marcatamente
sessista, ci appare mera
utopia la costituzione di una
società in base ai
principi della <<cultura della
dignità>>. Questi i principali
argomenti
trattati nell'arco dell'intera
conferenza e ripresi ed
approfonditi dal
presidente
dell'Arcigay
Catania, Alessandro Motta, il
quale, partendo da un
leggero e suggestivo incipit,
costituito dalla riproduzione di
un video di
animazione, “Mobile”, ha
giocato sull'idea secondo la
quale per
raggiungere l'equità sul piano
collettivo bisogna riformare
l'intera
gerarchia sociale. Parole,
parole ma nei fatti? Qual è il
primo passo per
raggiungere questi obiettivi
tanto conclamati? Ebbene,
nei fatti bisogna
partire dalla parola stessa.
Nel corso della conferenza,
infatti, oltre alle
necessarie
spiegazioni
-basatesi sulle risposte ad un
questionario proposto
alla maggior parte delle classi
della scuola nei giorni
precedenti all'evento- che
hanno esplicato etimologia e
corretto uso delle espressioni
Continua nella pagina
seguente
19
Maggio 2015
Continua dalla pagina
precedente
“identità di
genere”,”orientamento
sessuale”ed “omotransfobia”,
si è assistito a delle
interessanti domande a
riguardo, provenute da un
pubblico estremamente
coinvolto. Nel secondo turno
ad esempio un alunno ha
richiesto che si
facessero delle precisazioni
intorno all'utilizzo dei termini
“normale” e
“giusto”
in
ambito
omosessuale. Si è dato voce
quindi a un
Dibattito che, oltre a
sottolineare l'importanza di un
dialogo tra persone con
concezioni diverse, ha anche
manifestato la necessità e il
dovere di parlare
nelle scuole anche di questo.
E' stato inoltre affrontato un
altro tema molto scottante,
introdotto da un altro
alunno, quello del Gay Pride,
sottolineando quanto una tale
mancanza di
decoro in una parata
dall'effetto tanto eccessivo
infastidisca chi dice di
non essere, o comunque non
si ritiene, omofobo in tutti gli
altri giorni
dell'anno. La risposta del
presidente si può ridurre a
due sole domande: è
davvero tanto indecoroso
mostrarsi per ciò che si è?
Dopo tanti secoli di
repressione, è davvero così
offensivo esprimere quanto in
364 giorni si
nasconde per non ledere gli
occhi di chi si ritiene costretto
20
Spazio Scuola
a guardare?
Per quanto riguarda il
pomeriggio,
sono
stati
riproposti alcuni sketch della
mattina, con l'aggiunta di altri
sullo stesso filo tematico,
accompagnati
dall'esecuzione di una serie di
intermezzi
musicali,
coreografie e
rappresentazioni sceniche. Si
è dato inoltre spazio alla
lettura di brani (si
troverà la lista a fine pagina).
Divertente e costruttiva anche
la
riproduzione di un'intervista
<<stile Iene>>, nella quale si
è messo in luce
la differenza tra la quotidiana
vita di un omosessuale e
quella di un
eterosessuale, che tra le risa
generali del pubblico ha
suscitato vivo
interesse, toccando dei temi
molto cari ai ragazzi, come i
primi approcci
all'amore, i sogni nel cassetto,
le speranze ecc... Vorrei
dunque citare alcune
parti
dell'intervista
che
sicuramente possono fungere
da spunti di
riflessione, poiché toccano
alcuni tasti dolenti:
DOMANDA: sei credente?
Ragazzo omosessuale: sì,
molto.
Ragazzo eterosessuale: lo
ero...
[...]DOMANDA: cos'è per te la
diversità?
Rag.
omosessuale:
la
diversità per me non esiste
Rag. eterosessuale: abbiamo
tutti una testa, e solo per il
fatto di averla
Anno XIII Numero 3
siamo tutti uguali.
E
infine,
invertendo
appositamente le risposte:
ricordi ancora il tuo primo
bacio?Com'è stato?
Rag.
eterosessuale:
Soddisfacente perché avevo
1 2 anni e quindi me la
potevo spacchiare con i miei
amici.
Rag.
omosessuale:
Imbarazzante, perché ancora
credevo che fosse sbagliata
la mia sessualità...credevo
che fosse qualcosa di più
estremo un bacio.
Letture:
-frammento 31 V di Saffo(VIIVI sec.a.C),di cui è più
conosciuta la
versione
latina
di
Catullo,(<<Ille mi par esse
deo videtur..>>)che ne ha
ripreso i primi versi,
adattandoli
alle proprie
esigenze poetiche;
-brano tratto dal “Simposio” di
Platone(IV sec.a.C.);
-brano tratto da “Minchia di
re”, di Giacomo Pilati (2004),
che nel 2009
ha ispirato il film “Viola di
mare” ,diretto da Donatella
Maiorca;
-brano tratto dal film “V per
vendetta”(2005),diretto
da
James McTeigue;
-brano tratto da “Orlando” di
Virginia Woolf(1 928), da cui è
stato tratto
nel 1 992 l'omonimo film
realizzato da Sally Potter.
Marta Principato
Maggio 2015
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
"UN GIORNO QUESTA TERRA
SARA' BELLISSIMA"
Senza alcun cenno polemico
nei confronti di coloro che,
prima di me, si sono cimentati
in questo infelice tentativo,
tengo a precisare sin da ora
che non è mia intenzione
lasciare questa scuola e le
pagine di questo giornalino
che, ahimè, ho a volte
trascurato nel corso di questi
cinque anni, con un invito alla
partecipazione
attiva
all’interno delle mura di
questo istituto. Mi congederò
dalla vita da liceale cercando
di lasciare un mio personale
omaggio ai giudici Falcone e
Borsellino e, più in generale,
di tracciare l’immagine, dai
contorni oggi apparentemente
sfocati, della stagione della
“speranza” da loro inaugurata
e vissuta fino alla strage di via
D’Amelio. Da sempre i due
giudici mi accompagnano
nella mia vita quotidiana e
spero possano sempre
essere la stella che illumina la
strada che percorrerò. Perché
ancora oggi, qualsiasi cosa
avvenga, dentro e fuori il
Cutelli, dalle occupazioni alle
riforme elettorali, mi chiedo
sempre come avrebbero agito
loro.
Ho maturato la decisione di
scrivere questo articolo, che
tanto sembrerà avere il
sapore di uno sfogo, lo scorso
23 maggio. Durante lo stesso
giorno di 23 anni fa, l’Italia
intera era in rivolta; l’azione
del Pool Antimafia di Palermo,
unita a quella dei magistrati
della procura di Milano, aveva
mostrato quanto marcia fosse
la struttura burocratica del
nostro Paese. Con il
Maxiprocesso
i
giudici
Falcone e Borsellino avevano
reso nota al mondo intero
l’effettiva
portata
del
fenomeno mafioso in Sicilia e
in Italia. Grazie a loro, la
speranza divampava nei cuori
dei cittadini, prendeva forma
l’idea di una Sicilia diversa,
giusta,
nuova,
bella,
profumata, libera finalmente
Continua nella pagina
seguente
21
Maggio 2015
Continua dalla pagina
precedente
dal cancro della corruzione e
della criminalità. Il loro merito
più grande, forse, quello di
riuscire a trasmettere al
popolo la capacità di riflettere,
di guardare oltre e credere
per la prima volta possibile
che “un giorno questa terra
sarebbe stata bellissima”. Il
23 maggio del 1 992 a morire
non furono solamente il
giudice Falcone, la moglie
Francesca Morvillo e gli
agenti della scorta Antonio
Montinaro, Vito Schifani e
Rocco Dicillo; il 23 maggio
1 992 davanti all’edizione
straordinaria del TG1
morirono i sogni di tutti
coloro che con orgoglio
avevano
accompagnato
l’azione dei giudici Falcone
e Borsellino, di coloro che
come bambini in braccio al
padre si erano fatti
trasportare nell’illusione che
qualcosa potesse realmente
cambiare anche nel Paese
dove da cinquant’anni a
questa parte niente sembra
poter
cambiare
mai.
L’attentato di Via D’Amelio il
1 9 luglio in cui persero la vita
il giudice Borsellino e i cinque
membri
della
scorta
Emanuela Loi, Agostino
Catalano, Walter Cosina,
Vincenzo Li Muli e Claudio
Traina segnò, stando alle
parole del capo del Pool
Caponnetto, “la fine di tutto”.
La moglie di Borsellino volle
celebrare i funerali lontano
dagli occhi di quella classe
politica
che
aveva
22
Spazio Scuola
abbandonato a uno stato di
straziante
solitudine
e
impotenza i due giudici
palermitani. E poi c’è l’altro
funerale, quello dei martiri
della
scorta.
Lacrime
sgorgano dai miei occhi ogni
volta che vedo scorrere le
immagini di quella che per me
è l’ultima vera vittoria del
popolo italiano, l’urlo di
rabbia, empatia, solidarietà,
stanchezza che sempre
dovrebbe risuonare nelle
nostre piazze.
Oggi rimane un garrulo
silenzio. Lo scorso 23 maggio
Anno XIII Numero 3
scorso 28 maggio, postano
foto in ricordo di Falcone,
ricordandoti magari che “un
giorno la Sicilia cambierà”,
raccontandoti con un sorriso
di
“quella
volta
che
Giovannino e Paolino mi
dissero” e urlando a gran
voce tra parentele e amicizie
sospette, una mazzetta e una
finta gara d’appalto che “il
futuro è nelle nostre mani”,
quando intorno a me vedo tra
i giovani la stessa mediocrità
che ha reso la nostra classe
politica la peggiore degli ultimi
1 50 anni. I giudici Falcone e
Borsellino, unica luce in
mezzo alle ombre della
Prima
Repubblica,
sembrano adesso essere
solo flebili lucciole nelle
tenebre della Seconda.
Per questo lascio tra le
pagine
di
questo
giornalino, che per l’ultima
volta vedrà comparire il
mio nome, proprio il
barlume del loro ricordo,
nella speranza che la lettura
di quest’articolo faccia sì che
noi tutti possiamo iniziare a
non fermarci all’apparenza
delle cose e ad essere attenti
osservatori, formidabili curiosi
e insaziabili indignati. Questo
è ciò che ci rende persone,
questo è ciò che dà a ognuno
di noi un’identità propria e,
soprattutto, la libertà e la
capacità di fare in modo che
dal fioco barlume del ricordo
possa nascere l’abbagliante
luce della speranza.
mi trovavo ad assistere alla
commemorazione della strage
di Capaci in Piazza Verga.
Pochi giovani attorno a me,
una platea distratta e vociante
e allora subito lo sconforto e
la presa di coscienza di come
noi tutti ci crogioliamo nella
becera accettazione di quanto
ci sta intorno senza avere
maturato la consapevolezza
di quello che è e di quello che
è stato. Siamo, in un certo
senso, persino privati delle
icone che danno conforto a
chi come me ci crede ancora,
costretti ad assistere ai
discorsi di coloro che, come Paolo Bubba Andò
Santo Massimino, arrestato lo
Maggio 2015
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
I MIEI CINQUE CUTELLI
Le foto con cui rimpiangerò i miei cinque anni nella nostra scuola
La scelta di preferire delle foto a un articolo "tradizionale" per raccontare la mia esperienza al
Cutelli ha due cause: la prima, causa pretestuosa e superficiale, "pròfasis", risiede
nell'immediatezza espressiva propria di un'immagine; la seconda, causa vera, "aitìa", è
l'impossibilità nel selezionare, senza evocare dolori troppo grandi, i momenti da esporre. Lo
scopo principale della testimonianza che segue non vuole essere altro che un invito a godere,
ADESSO, finché lo si può ancora fare, di quei momenti che nella vita di un maturando prossimo
alla conclusione del ciclo riappaiono vivi, senza ch'esso li possa definire "gradevoli" se non
anche "malinconici". Nella speranza d'esser servito a qualcosa, così come fecero i modelli
conosciuti a scuola a cui io ancora oggi mi ispiro, vi auguro una buona visione!
IV GINNASIO
Non appena entrati a contatto con il nuovo ambiente culturale, io e
il mio compagno Paolo, esaltati, cominciamo il nostro processo di
pseudo-erudizione dai grandi cult; il nostro barbarico YAWP non
starà ancora risuonando sopra i tetti del mondo, ma certamente,
sopra quelli del Cutelli, sì.
Fra un'interrogazione di grammatica latina
e l'altra, scopriamo che nel 2011 cade il
1 50esimo anniversario dell'Unità d'Italia.
Scuola in fermento.
All'Aprile 2011 (in occasione di non
ricordo più che cosa) risale la nostra
prima esibizione a scuola. Spogli di
tutto, ma eravamo noi.
23
Maggio 2015
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
V GINNASIO
Primo anno di partecipazione alla
redazione di Aletheia. Si è in preda
all'entusiasmo, abbiamo appena finito la
piegatura dei numerosi giornali sotto la
supervisione del grande mentore
Alessandro Riggio.
Unica testimonianza della mia unica
partecipazione a un certamen (in
questo caso di latino). "Tentar non
nuoce"...
I LICEO
Settembre 201 2, prima volta in succursale... che a
pensarci si piange
Le più antiche
testimonianze
della nostra
esperienza al
teatro greco di
Siracusa
24
Maggio 2015
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
II LICEO
Settembre 201 3, l'allora II E scopre che
la fisica "non sarà mai il mio mestiere":
inizia il periodo "della macina" / "del
macinino" / "del macinamento".
Ottobre 201 3, si inizia il lavoro
attivo all'interno della scuola.
Comprendo che è nelle
difficoltà che si formano i
rapporti più forti e duraturi.
Novembre 201 3.
Non sarà stata l'esperienza più
comoda della mia vita, ma una
notte con Mimmo è tutta da
vivere.
Maggio 201 4, la II E saluta un caro
amico.
25
Maggio 2015
Spazio Scuola
Anno XIII Numero 3
III LICEO
Novembre 201 4. Nuovo anno, nuova sfida.
Ma siamo sempre noi.
Gennaio 201 5, la III E, stanca ma felice e
soddisfatta, posa al termine della "Notte del
classico". Se fosse stata scattata qualche anno
prima, probabilmente nessuno avrebbe
indossato una cravatta.
Febbraio 201 5, ultima partita di calcio
in succursale. Mai più gomiti e
ginocchia sbucciati (sic!).
Maggio 201 5, ultimo compito di greco.
"Perché il tempo ci sfugge ma il segno del
tempo rimane"
26
Maggio 2015
Anno XIII Numero 3
DEDICHE E CANZONI
LE RANE,
BAUSTELLE
Mentre scoprivamo il sesso
ignari di ciò che sarebbe poi
successo dopo la maturità
eccoci che attraversiamo i
girasoli bucanieri nati
andiamo via dalla realtà,
dalle case popolari.
Che fine hai fatto?
Ti sei sistemato?
Che prezzo hai pagato?
Che effetto ti fa?
Vivi ancora in provincia?
Ci pensi ogni tanto alle rane?
L'ultima volta ti ho visto
cambiato
bevevi un amaro al bancone
del bar
perchè il tempo ci sfugge
ma il segno del tempo
rimane.
Nelle notti estive e nere
BRAIN DAMAGE,
PINK FLOYD
The lunatic is on the grass
The lunatic is on the grass
Remembering games and
daysy chains and laughs
Got to keep the loonies on
the path
The lunatic is in the hall
The lunatics are in my hall
The paper holds their folded
faces to the floor
And every day the paper boy
brings more
And if the dam breaks open
many years too soon
solo lucciole a guidarci
nell'oscurità un'era fa.
La crudele pesca delle rane
in uno stagno usato per
l'irrigazione
io e te, fratello mio,
con gli ami e la torcia.
Che fine hai fatto?
Ti sei sistemato?
Che prezzo hai pagato?
Che effetto ti fa?
Vivi ancora in provincia?
Ci pensi ogni tanto alle rane?
l'ultima volta ti ho visto
cambiato
bevevi un amaro al bancone
del bar
perchè il tempo ci sfugge
ma il segno del tempo rimane
Ma voglio immortalarti e
ricordarti così
coi sandali e il coraggio di
Yanez
e porterò morendo quella
gioia corsara con me.
Io nel frattempo me ne sono
andato,
se vuoi ti ho tradito,
che effetto mi fa?
La piscina di un agriturismo
ha coperto le rane.
L'ultima volta che ti ho
salutato
poi sono scappato nel cesso
del bar
ed ho pianto sul tempo che
fugge
e su ciò che rimane.
Segnalata da
Alessandro de
Cristofaro
And if there is no room upon
the hill
And if your head explodes
with dark forbodings too
I'll see on the dark side of the
moon
The lunatic is in my head
The lunatic is in my head
You raise the blade, you
make the change
You re-arrange me'till i'm
sane
You lock the door
And throw away the key
There's someone in my head
but it's not me
And if the cloud bursts,
thunder in your ear
You shout and no one seems
to hear
And if the band yuor'e in
starts playing different tunes
I'll see you on the dark side of
the moon
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Anno XIII Numero 3
Maggio 2015
LA REDAZIONE
RESPONSABILE REDAZIONE
Alessandro de Cristofaro
RESPONSABILI RUBRICHE
DOCENTE REFERENTE
Prof.ssa Francesca Bonaccorsi
- L' ITALIA SIAMO NOI
Christian La Russia I B
Giulia Giardina I H
- FINESTRA SUL MONDO
Alessia Fisicaro I G
IL GIORNALE VIENE
REALIZZATO E DISTRIBUITO
ALL'INTERNO DELLA SCUOLA
DAGLI STUDENTI DEL LICEO
CLASSICO "M. CUTELLI" DI
CATANIA
- IL CAFFE'
Alessandro de Cristofaro III E
- SPAZIO SCUOLA
Erika Giacira I E
Marta Principato II C
Paolo Andò III E
Alessandro de Cristofaro III E
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