Direttore responsabile Federico Rossi_ _Redazione: Sergio Gollino, Paolo Isola, Irma Londero, Piera Londero, Gianni Tonetto, Roberto
Urbani_ _A questo numero hanno collaborato: Lorenzo Londero, Maria Copetti, Jessica Bellina, Sandro Venturini, Sandro Cargnelutti e tanti altri amici_ _A tutti un sentito grazie!_ _Aut.Tribunale di Udine 10/92 del 6/4/1992_ _Stampato su carta riciclata presso:
Rosso Grafica e Stampa via Osoppo 135 - Gemona del Friuli_ _Proprietà: Associazione culturale Pense e Maravee, via Sottocastello 81 - 33013 Gemona del Friuli - UD_ _Consegnato in Tipografia il 10/03/2009_ _Tiratura: 5.500 copie_ _Distribuzione gratuita_
PTL/OMF/PMP/726/08
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marzo 2009
70
Periodico
bimestrale
di cultura,
informazione
e dibattito
17 10 2008
PENSE EMARAVE E
Anno 18 - n. 1
sommario
Primarie:
festa di democrazia
Peschiamo con l’amo I 130 anni di Colonia
o con la rete?
Caroya
Superiori: quale
assetto per il futuro?
Le latterie turnarie
di Gemona
Voglia di
partecipare
2
ELEZIONI
Primarie: festa di democrazia
571 cittadini hanno scelto il candidato sindaco del centro-sinistra
e elezioni primarie del
Centro – sinistra sono
state davvero una FESTA
DI DEMOCRAZIA per
tutti i cittadini di GEMONA.
Per la prima volta a Gemona
è stata offerta la possibilità a
tutti i cittadini di poter presentare pubblicamente la
propria candidatura a Sindaco e di poter partecipare con
il voto alla scelta del candidato a quest’importante
carica.
I princìpi ispiratori, che
hanno guidato e guideranno
i rappresentanti del locale
centro-sinistra, e che sono
stati formalmente sottoscritti come diretta assunzione di
responsabilità da parte dei
tre candidati (Vittorio Bertossi, Sandro Cargnelutti e
Mariolina Patat) sono:
l’impegno a far prevalere
le ragioni dell’unità intorno ad una solida ed autorevole guida, portatrice di un
programma condiviso, capace di condurre la coalizione
nel periodo pre-elettorale e
in grado di governare il
Comune, assicurando l’attuazione del programma e la
coesione per l’intero mandato;
l’impegno a rispettare il
risultato finale delle Primarie e a sostenere lealmente
chi, grazie al voto, diventerà
il candidato della coalizione
nel confronto elettorale
della primavera 2009 e, in
caso di successo, il SINDA-
L
CO DI GEMONA DEL
FRIULI per l’intera tornata
amministrativa.
In un clima politico locale
asfittico e guardingo, le primarie sono state davvero
una festa ed un risveglio
della politica: nonostante si
trattasse della prima volta
che questo evento veniva
organizzato a livello comunale e che i tempi fossero
limitati, tutto si è svolto nel
migliore dei modi. Ben 571
cittadini si sono recati nei
due seggi elettorali, un evidente segno che i Gemonesi
hanno voglia di partecipare
e sanno cogliere l’occasione
per decidere il futuro di
Gemona.Una novità positiva.
Al dilà di roboanti proclami,
al momento senza seguito,
attendiamo che le altre forze
politiche in campo indichino agli elettori i propri rappresentanti alla carica di
Sindaco ed escano dal sottobosco dove sono rintanate;
ci auguriamo che anche
sugli altri fronti ci possa
essere un vero rinnovamento della politica locale, che i
giovani siano coinvolti e sia
data loro una possibilità di
entrare a pieno titolo nell’agorà gemonese. Sempre più
spesso cittadini si mostrano
infastiditi dai continui
cambi di casacca dei vecchi
politici locali, non tollerano
più la difesa ad oltranza
delle poltrone, dei privilegi,
sopportano di malgrado
l’uso strumentale dell’appartenenza ad un partito a
soli fini personali; i cittadini
chiedono maggior trasparenza nelle scelte, vogliono
che la politica si occupi dav-
vero della costruzione del
bene comune, che coinvolga
le molte risorse del territorio, che sappia delineare
scenari di futuro per la
nostra Città.
E’ Mariolina Patat il candidato
sindaco del centro-sinistra
Primi commenti
abato 21 Febbraio 2009
rimarrà una data da non
dimenticare per Gemona:
per la primo volta si è data
la possibilità ai cittadini di
scegliere il proprio candidato alla carica di sindaco per
i prossimi 5 anni. Si sono
infatti svolte le primarie dell'area di centro sinistra; i tre
candidati erano Sandro Cargnelutti, Vittorio Bertossi e
Mariolina Patat, che rispettivamente hanno ottenuto: 73,
220 e 278 voti.Il centro-sinistra dunque ha individuato
in Mariolina Patat il proprio
candidato, l’ha scelto con
uno strumento trasparente e
democratico: ha indicato
per la prima volta una
donna per guidare nei prossimi anni la nostra città; un
volto nuovo della politica
ma con un’esperienza di
vice-sindaco maturata nella
“giunta di solidarietà” che
ha caratterizzato la seconda
parte dell’attuale Amministrazione comunale.
ingrazio tutti gli
elettori che si sono
recati alle urne ed i candidati Vittorio Bertossi e San-
S
“R
dro Cargnelutti, che si sono
messi in gioco in questo
confronto costruttivo; spero
che insieme riusciremo a
proporre un valido progetto
per Gemona.” – così ha
commentato
Mariolina
Patat l’esito del voto.
“Stiamo vivendo un periodo di grande cambiamento,
di grande crisi; come si sa
le crisi sono momenti di
svolta, offrono opportunità
se si sanno governare, se si
sa guardare avanti e trovare
per primi la via d’uscita.
Noi abbiamo delle idee che
percorrono nuove strade,
idee che si coniugano con
parole come: solidarietà,
giustizia sociale, bene
comune, legalità, sobrietà,
rinnovamento, trasparenza…” – prosegue la Patat “E’ il tempo di mostrare
che le nostre idee hanno
davvero gambe: stando
uniti, allargando il consenso, possiamo farcela, possiamo dare a Gemona una
valida alternativa: Rivolgo
perciò un appello a quanti
vorranno collaborare e condividere con noi questo
progetto:
rinnoviamo
Gemona insieme”.
60 agns
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Ogni individui al à
derit a la vite, a la
libertât e a la sigurece
de sô persone.
Declarazion Universâl
dai Derits dal Om
3
SOCIETA’
Peschiamo con l'a
amo o con la rete?
Per migliorare la qualità della vita
i può pescare con la
canna, il filo e l’amo
oppure si può pescare con la
rete; sempre di pesca si tratta, eppure c’è una bella differenza!. Con la canna si
pesca un pesce per volta, si
pesca da soli, se la canna o il
filo si spezzano non si riesce
più a pescare. Con la rete è
tutto un altro paio di maniche: si pescano molti pesci
per volta, si lavora insieme,
se una maglia si rompe si riesce a pescare comunque.
Amo e rete sono due modi
diversi di pensare il lavoro, il
divertimento, le relazioni,
sono riferimenti antropologici contrapposti.
E’questa la bella metafora
con la quale Aluisi Tosolini
(Friulano d’origine e lombardo d’adozione, insegna
presso l’Università Cattolica
di Parma) ha aperto il proprio intervenuto sul tema
“Tessere reti, costruire relazioni” nella seconda giornata del convegno: L’animazione per gli anziani nella
montagna friulana:le ragioni di un servizio, organizzato
nella memoria di Stefano
Rupil, dall’A.S.S. n.3, dall’
Università di Udine, dall’
Associazione Giorgio Ferigo
e da tanti amici di Stefano.
Partendo da questa metafora
proviamo a leggere un paio
di avvenimenti che di recente sono accaduti a Gemona.
S
Un comitato di
Elettro- cittadini, negli
smog
ultimi mesi, ha
portato all’attenzione dei Gemonesi il
tema dell’inquinamento
elettromagnetico. E’ questo
un problema che probabilmente ci investirà sempre
con maggiore rilevanza nel
futuro e che interessa la salute e la qualità della vita della
comunità.
Ma quando parliamo di salute di che cosa parliamo esattamente?
Nell’accezione moderna la
salute non è solo assenza di
malattia, ma ricomprende il
complesso del benessere
psico-fisico e sociale: stare
bene con sé stessi e con gli
altri. Osservate quanto si
vende oggi nel “negozio
della salute” per antonomasia: la farmacia. Oltre ai farmaci, relegati in quattro cassetti dietro il banco, abbondano prodotti per l’igiene, la
cosmesi, la prevenzione di
patologie diverse. Appare
evidente che la salute dipende da una molteplicità di fattori. Per questo è necessario
assumerla nella sua interezza
e non perdere la visione
d’insieme per individuare le
priorità e le azioni d’intervento ; un approccio per singoli pezzi (l’elettrosmog, la
qualità dell’aria, abuso di
alcol, fumo…) rischia di
essere fuorviante. Ben venga
lo stimolo del comitato sull’elettrosmog, ma allarghiamo la rete. I cittadini devono
conoscere tutti i rischi per la
loro salute, devono stimolare
gli enti competenti, devono
concorrere nell’attuazione di
misure di prevenzione.
Anche le amministrazioni
pubbliche locali, soprattutto
quella comunale, devono
fare la loro parte. Alcune
timide esperienze sono state
realizzate recentemente dall’Amministrazione comunale (es. gli incontri: Tutti
responsabili di tutti), ma
manca un progetto organico
con obiettivi tangibili.
Comuni non lontani dal
nostro già praticano buone
esperienze (es. la Rete Città
Sane cui aderisce il Comune
di Udine - http://www.retecittasane.it/); sarebbe importante trasferirle anche a
Gemona. Ci auguriamo che i
prossimi
amministratori
comunali si impegnino seriamente intorno a questi argomenti; sappiano davvero
costruire reti per la salute.
Cinema
Cinema Il
Sociale
è stato
Sociale
riaperto
nel
Mosaico di Aquileia dei primi cristiani, pescatori di uomini
simbolico giorno dell’Epifania; la stagione cinematografica inverno/primavera del
Sociale curata dalla Cineteca
e dal CEC, con il contributo
del Comune di Gemona e la
collaborazione della Pro
Glemona e dell’ERT, ha
registrato a Gennaio lusinghieri risultati: 3624 ingressi
per 9 diverse pellicole, 41
spettacoli (di cui due riservati alle scuole) e una media di
88 spettatori per spettacolo
(http://www.cinetecadelfriuli.org/cinema_sociale/defaul
t.html )
Si dice che i cittadini di
Gemona stiano rinchiusi
nella proprie quattro mura,
non partecipino, si disinteressino dei problemi e delle
attività delle comunità …
l’esperienza positiva della
riapertura del Cinema Sociale dimostra che non è così.
Se la comunità è coinvolta
nella gestione (Cineteca,
volontariato,…)
se
si
costruiscono reti e relazioni
positive (con le scuole, con il
territorio), se si propongono
film di qualità e contenuto: i
Gemonesi
partecipano,
fanno la fila, pagano il
biglietto, escono soddisfatti
e ritornano …
Questa vicenda evidenzia
l’opportunità di valorizzare,
mettere in rete, dar credito
alle molteplici risorse locali.
Gemona è ricca di risorse
(l’abbiamo detto più volte
dalle pagine di questo giornale) è importante farle
incontrate, metterle in rela-
zione, agire insieme; le associazioni di volontariato culturale e sociale di Gemona
già da tempo lavorano positivamente in rete.
La qualità della vita di ognuno di noi dipende dalla qualità delle relazioni che siamo
capaci di tessere; sono le reti
che ci aiutano a tessere relazioni con gli altri; partecipare alla costruzione di reti è
lavorare per la piena cittadinanza di ciascuno, è dare
concretezza al 2° Comma
dell’art. 3 della Costituzione: “rimuovere gli ostacoli
(…) perché ogni persona sia
piena, libera, partecipe nella
sua comunità”.
Rimuovere gli ostacoli e le
distanze tra le generazioni
(quanto si è adoperato in
questo Stefano Rupil nel
lavoro quotidiano di animazione degli anziani al Centro
Diurno di Gemona); rimuovere gli ostacoli che ci separano da persone che hanno
provenienze e culture diverse. Queste sono le conclusioni cui è giunto nel suo intervento Aluisi Tosolini.
Lavorare in rete ci consente
di affrontare nella loro globalità i temi della salute, di
progettare e sostenere eventi
che favoriscono lo sviluppo
culturale e sociale della
nostra comunità, di migliorare la qualità della vita di
ciascuno.
Sandro Venturini
4
TAGLIAMENTO
Riflessioni di un ingegnere olandese
Il prof. Erik Mosselman illustra il suo punto di vista sul Tagliamento
Da questo numero ospitiamo il Prof. Erik Mosselman che
con alcuni articoli ci illustrerà il suo punto di vista sulla la
gestione delle tematiche legate al Tagliamento. Lavora all'Istituto Deltares (Delft Hydraulics) , che occupa più di 800
persone ed opera in tutto il mondo, ed alla Delft University
of Technology (Olanda). Nel '92 e '94 è stato parte del
"Boertien Committee" che studia le possibilità di mitigare
l'effetto delle piene e dare più spazio ai fiumi Reno e
Mosella. Attualmente è responsabile della sorveglianza per
gli aspetti morfologici del tratto olandese del Reno per il
programma nazionale "Spazio per il fiume". Ha lavorato in
Italia come responsabile di progetto per la Delft Hydraulics
e esondazioni del Tagliamento del 1965 e del
1966 mostrarono la necessità
di interventi per aumentare
la sicurezza idraulica nella
zona di Latisana. Si arrivò
così a un piano che prevede
la costruzione di tre casse di
espansione, ma si dibatte tuttora se questo piano offra la
soluzione migliore. Nel frattempo, il Tagliamento, Re
delle Alpi, è stato riconosciuto come l’ultimo grande
fiume naturale d’Europa. Il
“Greto del Tagliamento” è
stato dichiarato sito NATURA 2000, si è proposto un
piano per creare una riserva
della biosfera UNESCO ed è
cominciata una campagna
del WWF per l’istituzione di
un parco naturale internazionale.
Come conciliare sicurezza
idraulica e naturalità del
L
Tagliamento? Quali sono gli
effetti degli interventi per
ridurre il rischio alluvioni
sull’ecosistema del fiume? E
soprattutto, come riesce un
cittadino comune a valutare
le diverse risposte a queste
domande fornite dagli ingegneri e dagli ecologi?
Invitato a contribuire con
qualche riflessione su questa
problematica in alcuni
numeri di questo giornale,
spero che la mia visione dall’esterno possa servire ai cittadini e ai gestori nel bacino
del Tagliamento.
nanzitutto, la conoscenza
del funzionamento del sistema fluviale è fondamentale. Mi riferisco alla conoscenza dell’idraulica, della
morfologia, dell’ecosistema,
di come questi aspetti interagiscono tra loro e di come
I
nello Studio di fattibilità della sistemazione idraulica del
fiume Secchia nel tratto da Castellarano alla confluenza in
Po e del fiume Trebbia nel tratto da Bobbio alla confluenza
in Po. Ha partecipato come relatore al seminario "Gestioni
fluviali a confronto: proposte per il Tagliamento" a S.
Daniele il 14 novembre scorso. Quindi ha accettato di collaborare con Pense e Maravee in quanto è particolarmente
legato al nostro Tagliamento ("Il Re dei fiumi
alpini" negli ambienti accademici e scientifici internazionali) che come molti altri studiosi e tecnici considera un patrimonio unico da rispettare e conservare con la massima
attenzione.
reagiscono agli interventi.
Per fortuna il Tagliamento si
trova attualmente al centro
dell’attenzione del mondo
accademico internazionale,
diverse università effettuano
ricerche sul Tagliamento e si
prevedono diversi contributi
al prossimo convegno “Gravel Bed Rivers” (sui fiumi
ghiaiosi), che si svolgerà
l’anno prossimo a Tadoussac, in Quebec, Canada.
Sfortunatamente, però, la
conoscenza
scientifica,
anche se utile e necessaria,
non basta. Ci vogliono delle
risposte concrete a delle
domande specifiche. Ad
esempio, quali sono i livelli
idrici durante una piena e
come cambiano dopo ogni
intervento, casse di espansione o altro? Un appropriato modello matematico è
uno strumento indispensabi-
le per rispondere a questo
tipo di domande. Nel prossimo numero tratterò come si
costruisce e utilizza un tale
modello, partendo dalla
scelta del livello di sicurezza idraulica e dalla raccolta
dei dati necessari.
ltre domande concrete e
pertinenti riguardano il
flusso dell’acqua sotterranea. In estate la vegetazione
nell’alveo del fiume dipende
probabilmente dall’acqua
sotterranea e quindi anche la
stabilizzazione delle isole.
Come cambia il flusso freatico se si costruisce una
cassa di espansione impermeabile all’acqua sotterranea? Verrà impedito l’afflusso d’aqua freatica verso il
fiume o non ci sarà nessun
effetto, perchè la corrente
sotterranea principale segue
l’alveo?
A
e
domande
che
riguardano gli effetti
ecologici sono ancora più
complesse. Non solo è difficile prevedere cosa succederà, ma bisogna prima stabilire la situazione ecologica
di riferimento. Questo non è
cosa triviale, perchè sussistono diverse visioni sul
quello che è la situazione di
riferimento ideale. C’è chi
punta sull’integrità naturale,
assegnando il valore ecologico più alto all’assenza
totale di interventi umani,
ma fino a che punto il
Tagliamento ha ritenuto il
suo aspetto primor-
L
Il Reno in piena in Olanda
5
SOCIETA’
Le origini reali della crisi globale
Una conferenza di Gilberto Seravalli per il progetto "Scuola di Cittadinanza"
N
ell’ambito del progetto
“Scuola di Cittadinanza”, promosso dal Comitato
per la Costituzione assieme
all’AUSER Alto Friuli, con
il sostegno del Coordinamento delle Associazioni di
volontariato culturale di
Gemona, il gemonese prof.
Gilberto Seravalli, ordinario
di Economia dello Sviluppo
presso
l’Università
di
Parma, ha tenuto una conferenza su “Le origini reali
della crisi economica globale”. Un pubblico numeroso ha seguito con grande
partecipazione un percorso
informativo ed argomentativo che, partendo dall’analisi
della crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti, ha
individuato nel liberismo
economico senza freni le
radici del grave malessere
che investe il sistema economico mondiale. Negli Stati
Uniti il 10% della popola-
zione ora detiene il 50% del
reddito, una quota in crescita dal dopoguerra, con una
lieve flessione soltanto sotto
la presidenza Clinton, mentre sempre più penalizzato è
il ceto medio, la cui quota di
reddito si è andata progressivamente riducendo. Molti
americani hanno acquistato
dei beni, in primo luogo la
casa, senza disporre di adeguate risorse, grazie ai
mutui concessi dalle banche.
L’insolvenza di questi debitori ed il parallelo ristagno
del mercato immobiliare,
che non ha consentito alle
banche di rifarsi attraverso
la vendita delle case pignorate, hanno determinato una
serie di reazioni “a valanga”
che hanno presto superato
l’ambito finanziario ed investito l’economia reale, mettendo in evidenza la profonda debolezza insita nel sistema. “Le cause vere della
diale? Ad esempio, quale è
stata l’influenza dei disboscamenti della Repubblica
di Venezia? C’è, invece, chi
interpreta l’integrità naturale
come la situazione in cui
specie rare o minacciate si
possono riprodurre. Questo
però può richiedere degli
interventi di protezione, e
quindi delle ingerenze
umane. Un’altra visione fa
riferimento non alla natura
incontaminata, ma ad un
certo paesaggio storico,
spesso
dell’ottocento,
antropizzato sí, ma su una
scala ancora “umana”, con
l’idea che prima della rivoluzione industriale i pescatori e i contadini vivessero in
armonia con la natura.
Un’altra visione assegna il
massimo valore alla biodiversità, che è legata alla varietà dell’ambiente. In Olanda,
il territorio è talmente
antropizzato che è diventato
estremamente
difficile
ritornare sia alla natura
incontaminata che a un pae-
saggio storico, per cui si
tende ad assegnare il più alto
valore ecologico al libero
funzionamento di alcuni processi naturali.
È importante quindi identificare la situazione di riferimento per una valutazione
ecologica univoca, altrimenti gli ecologi rischiano di non
essere né capiti né ascoltati.
ispondere a tutte queste
domande
richiede
l’effettuazione di tanti studi
diversi, sotto una chiara
regia. In questo modo si potranno determinare tutti gli
effetti rilevanti (inclusi i
costi) di ogni intervento possibile. Sarà finalmente possibile realizzare una vera
partecipazione pubblica alle
decisioni se i risultati vengono presentati in modo trasparente e accessibile a tutti.
Il mio terzo contributo descriverà uno strumento, il
Planning Kit, che serve
proprio a quest’ultimo proposito.
crisi risalgono alla distribuzione del reddito – ha sottolineato Seravalli -, ossia al
fortissimo aumento della
disuguaglianza tra ricchi e
poveri. Se la crisi fosse solo
di natura finanziaria allora
potrebbero bastare (forse) le
politiche di aggiustamento
finanziario che sono già in
atto. Se invece la crisi
dipende da cause più
profonde, e nulla è più
profondo delle disuguaglianze distributive, allora la
cura dovrà essere anch’essa
più profonda (e difficile). La
crisi, cioè, sarà lunga e
pesante fino a che non verranno ridotte tali disuguaglianze”.
Accedendo al sito del Coordinamento delle Associazioni culturali e di volontariato
sociale www.associagemona.org alla sezione progetti,
"Scuola di cittadinanza", è
possibile leggere, ed even-
R
Il Tagliamento
tualmente scaricare, la chiara ed approfondita relazione
sull’argomento redatta da
Gilberto Seravalli assieme a
Flavio Pressacco, professore ordinario di Matematica
applicata alle Scienze economiche e sociali presso
l’Università di Udine. Si
potrà così comprendere che
cosa siano i mutui “subprime”, i titoli derivati, le
“bolle” finanziarie; valutare
se le misure prese da Barack
Obama siano una risposta
adeguata alla realtà della
crisi; infine, rendersi conto,
sulla base di dati oggettivi,
che anche la politica economica italiana segue il modello americano e quindi conduce alla crescita della differenza tra i redditi.
A cura del
Comitato per la
Costituzione e
dell’AUSER Alto Friuli
COSE PUBBLICHE
Lorenzo
la
talpa
di Lorenzo Londero “flec”
1
Comune di
Gemona: bilancio
e lavori 2009
Il totale generale delle entrate e delle uscite è pari a
23.358.909 euro; le sole
entrate e spese correnti sono
pari a 9.605.726 euro, mentre le spese in conto capitale
(cioè gli investimenti)
ammontano a 10.790.000
euro e le partite di giro sono
pari a 2.962.283 euro.
Nella seduta del 16.02.2009
il Consiglio comunale, oltre
al bilancio di previsione, ha
pure approvato l’ELENCO
ANNUALE DEI LAVORI
2009 (vedi la tabella sottostante in migliaia di euro).
6
2
Più appalti
pubblici per uscire dalla crisi
In un recente incontro, la
Confindustria friulana e i
Sindacati provinciali (CGILCISL-UIL) hanno siglato un
“patto” per far fronte comune
contro “questa crisi economica, che non consente rinvii o
temporeggiamenti”.
Servono più lavori pubblici,
più appalti (soprattutto per le
opere
“immediatamente”
cantierabili e infrastrutture),
più risorse da destinare agli
ammortizzatori sociali, maggiore facilità di accesso al
sistema creditizio.
Gli Enti locali tutti, dalla
Regione al più piccolo dei
Comuni vengono sollecitati
a sveltire le procedure e ad
eliminare burocratismi per
favorire qualsiasi nuova
realtà o iniziativa produttiva
e per dare il via a tutta quella
serie di opere immediatamente cantierabili, volàno
occupazionale fondamentale
in questo momento.
Nuova scuola per l’infanzia di Piovega - 1° lotto
1.100
nuova scuola per l’infanzia di Piovega - 2° lotto
250
ripristino del Castello 6° lotto - 1° stralcio
800
ripristino parte della cinta muraria - 1° lotto
100
ripristino parte della cinta muraria - 2° lotto
150
riqualific. centri urbani minori - Godo - 1° lotto
125
riqualific. centri urbani minori - Godo - 2° lotto
150
ristrutturazione viabilità via Dante - 1° lotto
480
riassicurazione civica e sicurezza
105
ristrutturazione viabilità via Rondins
970
manutenzione straordinaria Cinema-Teatro
7
sistemazione via Brondani, parcheggio via della 283,5
Roggia e tratto via Vegli
manutenzione straordinaria impianti sportivi
70
manutenzione straordinaria scuole
200
manutenzione straordinaria strade e piazze
250
manutenzione straordinaria del verde pubblico
40
manutenz. straord. della pubblica illuminazione
30
manutenz. straord. strade e piazze, segnaletica
60
stradale, semaforizzazioni e dissuasori di velocità
manut. straord. edifici comunali e patrimonio
154
disponibile
realizzazione loculi cimitero comunale - 2° lotto
100
ripristino Forte di Ospedaletto - 3° lotto
20
Totale (migliaia di euro)
5.444,5
Pochi giorni dopo, il Sindaco
di Udine Furio Honsell ha
risposto all’appello di Confindustria e Sindacati: “Il
Comune ha già dato il suo
contributo per contrastare la
crisi economica facendo partire i cantieri bloccati ed
approvando un Piano delle
opere per 36 milioni di euro”.
Anche noi ci uniamo alla
citata sollecitazione auspicando che anche il Comune
di Gemona acceleri la messa
in cantiere dei lavori pubblici
programmati per il 2009,
oltre a quelli degli anni precedenti (piazza del Ferro, via
San Pietro, via Buja).
3
Più soldi alle
forze dell'ordine NO alle ronde!
Di recente il Governo ha istituito le ronde di volontari per
la sicurezza, dopo aver
tagliato di diversi miliardi di
euro gli stanziamenti per il
normale
funzionamento
delle forze dell’ordine.
Luca Visentini, segretario
regionale UIL, ha espresso
contrarietà alle ronde perché
il presidio del territorio deve
essere affidato alle forze dell’ordine, non a corpi di
volontari: nel migliore dei
casi saranno sprovveduti, nel
peggiore invece inquietanti e
invasivi della libertà e della
privacy dei cittadini (Messaggero Veneto 24.02.2009).
I Comuni, quest’anno, si
arrabattano come possono
per far quadrare i bilanci perché la Regione ha ridotto i
trasferimenti e perché il
Governo non ha coperto i
loro mancati introiti per l’abolizione dell’ICI (Imposta
Comunale sugli Immobili).
Nel frattempo arriva la legge
regionale che stanzia 12
milioni di euro per telecamere, armi ai vigili urbani e,
guarda caso, per le ronde di
volontari.
Questo stanziamento è ritenuto da più parti un’esagerazione in una Regione i cui
tassi di criminalità sono tra i
più bassi d’Italia e, soprattutto, in un momento di
grave crisi economica.
Questi 12 milioni – si chiede
giustamente Visentini — non
sarebbe stato meglio spenderli per gli asili nido, le case
di riposo o per i cassaintegrati che crescono a dismisura?
Inoltre, se si voleva praticare
una vera politica della sicurezza, non sarebbe stato
meglio usarli per pagare la
manutenzione e la benzina
delle auto della Polizia, dei
Carabinieri e della Guardia
di Finanza?
Sì, sarebbe stato meglio —
conclude Visentini — e
auspica che il Presidente
Tondo e le forze politiche
della maggioranza, armate di
buon senso, ci ripensino.
4
Sì al messaggio di Carlo
Azeglio Ciampi,
già Presidente
della Repubblica
La proposta di legge del centrodestra n. 1630, presentata
in Parlamento il 23.06.2008,
vorrebbe istituire un Ordine
del Tricolore per i reduci
della guerra 1940-1945,
equiparando partigiani e
repubblichini di Salò; questi,
durante il biennio 1943-’45,
giurarono “assoluta obbedienza ad Adolf Hitler,
comandante dell’esercito
tedesco”.
Su questa proposta di legge
ci pare importante e chiarificatore diffondere il messaggio di C. A. Ciampi che, fra
l’altro, ha dichiarato:
“Non posso condividere l’iniziativa di legge per attribuire la qualifica di «combattenti» a coloro che prestarono servizio militare nella
Repubblica Sociale Italiana.
In via di diritto la vicenda è
stata definita da puntuali
sentenze della Corte di Cassazione, che ha espresso in
modo inequivocabile il suo
giudizio sulla questio-
COSE PUBBLICHE
7
Acqua, quanto ci costi!
Dal 1° gennaio aumenti consistenti per le tariffe dell'acquedotto
Assemblea
del
19.12.2008 ha approvato le convenzioni tra l’Autorità d’Ambito Friuli Centrale ed i soggetti attuali
gestori dei vari servizi idrici
integrati e le relative tariffe
per il periodo 2009-2011 (a
questa Assemblea – tra l’altro - il rappresentante del
Comune di Gemona era
assente). Tutti gli utenti della
Provincia di Udine vedranno
crescere le bollette del 30%
circa. «È un sacrificio necessario che ci consentirà prima
di tutto di rispondere a un’emergenza causata dall’inadeguatezza degli impianti –
L’
ne.
Il giudizio storico sulla
Repubblica di Salò – creata
in antitesi allo Stato italiano
legittimo, il Regno d’Italia,
che non cessò di esistere fino
al referendum del 2 giugno
1946—non può dimenticare
che essa appoggiò, con la sua
azione, la causa del nazismo,
anche se scelte individuali di
adesione possono essere
state ispirate al convincimento di fare in tal modo il
proprio dovere.
Contro quella causa combatterono le Forze armate italiane, rimaste fedeli al giuramento prestato, in consonanza di intenti con la risorgente
Italia democratica. Questa ha
le sue radici in una «Resistenza» che ha avuto una
pluralità di manifestazioni:
dal comportamento della
maggior parte dei nostri
militari (prima nei giorni
successivi all’8 settembre
’43, poi nei campi di internamento) all’azione delle formazioni partigiane, alle battaglie combattute dal Corpo
Italiano di Liberazione.
Auspico pertanto, proprio
perché possano consolidarsi
su solide basi i valori di solidarietà e di unità nazionale,
che in nessun caso venga
meno il rispetto delle ragioni
del diritto e della storia”.
spiega il presidente dell’Ato,
Andrea Zuliani – che oggi
presentano troppe criticità
mettendo a rischio in alcune
zone la qualità dell’acqua e
la salute dei cittadini e in
altre la quantità dell’acqua e
quindi la possibilità di utilizzare un bene così prezioso».
Sul merito dell’aumento non
siamo al momento in grado
di fare una valutazione precisa in quanto troppi fattori
giocano un ruolo importante.
Ci preme evidenziare, invece, come la scelta di aderire
al CAFC (Consorzio Acquedotto Friuli Centrale) fatta
all’ultimo momento nel
2005, dopo che tutti i Comuni dell’Alto Friuli sembravano ipotizzare una scelta unitaria aderendo a Carniacque
(vedi la breve cronologia
riportata a fianco), comporti
per gli utenti gemonesi un
aumento molto più alto
rispetto alla scelta di aderire
a Carniacque. Le tabelle ipotizzano gli aumenti per una
Bolletta per un consumo di 100 mc/anno
CAFC
2006
65,32
2007-2008
69,47
2009
123,60
Carniacque
113,39
differenza
10,21
9%
2010
145,24
120,03
25,21
21%
2011
147,10
117,28
29,82
25%
Bolletta per un consumo di 200 mc/anno
CAFC
2006
129,23
2007-2008
152,74
Carniacque
2009
239,91
51,55
27%
2010
293,37
203,26
90,11
44%
2011
298,17
197,76
100,41
51%
famiglia che consuma 100
mc all’anno o per le famiglie
che ne consumano 200, e
sono la maggioranza. Per chi
consuma più di 200 mc poi,
gli aumenti sono veramente
notevoli. In tre anni (20092011) la differenza rispetto
a Carniacque è di 65,24 €
per chi consuma 100 mc e
188,36
differenza
di ben 242,07 € per chi
consuma 200 mc all’anno.
Il costo complessivo dell’acqua (che, ricordiamo,
comprende una quota fissa
di ben 40 €, canone fognatura e depurazione e iva) passa
così da circa 0,65 € al mc a
quasi 1,50.
Gianni Tonetto
Breve cronistoria dell’affidamento della gestione
del servizio idrico integrato a Gemona
Messaggero Veneto 29/03/2005: Marini, …
ha proposto l’istituzione di un sub-ambito
per i Comuni a nord di Gemona, produttori di
acqua ed autosufficienti. … ruolo che Marini
suggerisce venga affidato alle Comunità
Montane, al Consorzio Carniacque…
Messaggero Veneto 28/04/2005: Marini
ricorda che fu lui stesso, un paio di mesi fa
«unico tra i Sindaci del nostro territorio» a
proporre la soluzione del problema, affidando
alla Comunità Montana del Gemonese-Canal
del Ferro, Val Canale la gestione dell’acqua
o, in alternativa che si trovasse un accordo
con la stessa Carniacque: «Non ebbi alcun
riscontro - sottolinea - anche se poi c’è stata
effettivamente da parte degli altri Sindaci,
compreso il presidente Ivo Del Negro, la
presa di coscienza che nei territori montani ci
voglia un interlocutore diverso rispetto al
resto della provincia friulana».
Delibera
di
Consiglio
n.
21
dell’11/05/2005: Attuazione legge “Galli”
sul servizio integrato dell’acqua - valutazioni
e eventuale acquisto quota societaria di Carniacque spa detenuta dalla Comunità Montana del Gemonese.
Messaggero Veneto 28/06/2005: «E adesso
usciamo anche da Carniacque». È ancora il
consigliere regionale Disetti Virgilio a intervenire: «Ho votato con convinzione la legge
regionale che ha recepito la legge “Galli” per
la gestione del servizio idrico integrato –
spiega Disetti – portata avanti dal vicepresidente della Giunta regionale Moretton. Ho
sostenuto e ho spiegato ai Sindaci della
Comunità Montana del Gemonese - Canal
del Ferro - Val Canale la giustezza della scelta di individuare a livello provinciale gli
Ambiti Territoriali Ottimali, ma vedo che
spinte a un ritorno al “fasìn di bessoi” affascinano ancora. Ed è il caso proprio della
proposta di aderire a Carniacque che,a mio
avviso, non comporterà alcun vantaggio né
per i Comuni né per la nostra gente. … La
gestione di servizi importanti quali acquedotti, reti fognarie e depurazione – conclude
Disetti – è troppo importante ed è necessario
che le Amministrazioni comunali valutino
bene le scelte che fanno, perché le ripercussioni negative cadranno direttamente sui loro
cittadini». Una riflessione che il Comune di
Gemona ha già fatto come riferisce l’Assessore comunale al bilancio Paolo Urbani:
COSE PUBBLICHE
8
La riapertura del cinema
Cosa ne pensano i giovani
programmazione solamente
un giorno o due e non è
semplice regolarsi con gli
orari e perciò si rinuncia a
guardare il film.
…delle nuove programmazioni?
Sono buone, il problema
sono in parte gli orari,
soprattutto se un film inizia
alle sette di sera per regolarsi con la cena, poiché non ci
sono cose da mangiare
all’interno del cinema e il
fatto che alcuni film sono in
C’è qualche suggerimento
o qualcosa di cui volete
parlare riguardo al cinema?
Un problema per il cinema
di Gemona è il luogo in cui
si trova, perché appena si
esce dal cinema non c’è
nulla da fare, forse prendersi solamente un gelato o
«Il nostro è stato un approfondimento esclusivamente tecnico e finanziario – spiega Urbani – delle proposte
che ci hanno avanzato sia Carniacque
che il Cafc, ed in effetti le condizioni
offerte dal Cafc sono nettamente
migliori. Proporremo quindi al Consiglio l’adesione al CAFC».
Delibera di Consiglio n. 25 del
30/06/2005: Servizio idrico integrato
relazione sull’indagine condotta in
attuazione alla deliberazione consiliare
n. 21 dell’11.05.2005. Consigliere
Urbani: …”Abbiamo valutato che il
CAFC è molto migliore per noi, per la
nostra Amministrazione e soprattutto
per i nostri cittadini”.
Delibera di Consiglio n. 26 del
30/06/2005: servizio idrico integrato
comunale - conferimento al CAFC.
Con il voto favorevole di: Gabriele
Marini, Vincenzo Salvatorelli, Copetti
Lucio e Paolo, Mauro D’Aronco, Paolo
Urbani, Claudio Polano, Revelant
Renato e Roberto, Davis Goi, Luigino
Patat, Fabiano Floreani, Stefano Marmai, Gianpaolo Londero, Giuseppe Tiso
e Giuseppe Giau viene conferita al
CAFC la gestione del servizio idrico
integrato dal 01/01/2006.
Messaggero Veneto 01/07/2005: Il
segretario della Cisl Alto Friuli Daniele
Deotto replica al Consigliere regionale
Virgilio Disetti. «L’ex Sindaco di
Gemona – scrive Deotto – deve trovare
un gusto particolare a polemizzare con
la Carnia. Prima in difesa dell’ospedale
di Gemona, e sin qui si poteva comprendere, poi contro la Burgo e ora contro Carniacque. Polemiche sterili, volte
a dividere piuttosto che a unire. L’esat-
to contrario di ciò che servirebbe a
Gemona, alla Carnia e all’Alto Friuli in
genere.
Messaggero Veneto 06/07/2005:
Dorotea [Segretario dei Democratici di
Sinistra di Gemona] … nel rimarcare la
possibilità che l’acqua, in virtù della
scelta effettuata, potrebbe subire
aumenti fino al 40%, conclude affermando che «riteniamo che l’Amministrazione abbia sbagliato nel merito e
nel metodo, speriamo non tocchi a noi
cittadini pagare il conto della sua incapacità».
bere qualcosa. il posto dove
si trova il cinema viene
definito “morto” perché la
sera non si trova nessuno in
giro e non c’è nulla da fare
o da vedere per i ragazzi,
forse provare ad animare il
centro storico, piuttosto che
continuare ad eliminare i
negozi o altro, sarebbe utile
per attirare un maggior
numero di persone, soprattutto i giovani che escono la
sera che così possono ritrovarsi.
Jessica Bellina
semplice trattativa, come in tutti gli
affari. Abbiamo rilevato che sicuramente l’offerta del CAFC era la più conveniente.
Delibera del Consiglio n. 48/2008: …
Ass. Londero: Sono stufo di assistere
sempre a questi venditori di fumo che si
spacciano poi per i depositari della
verità. Il discorso qual è? Non voglio
neanche entrare in merito nel CAFC
che ha un costo di gestione dovuto
anche al personale e ricordo che ci sono
anche due dipendenti nuovi ... di Gemona, uno sei tu Claudio Polano e l’altro è
il figlio di Disetti, è giusto che la gente
lo sappia, sono due assunti dal CAFC…
Messaggero Veneto 10/07/2005:
Marini ribadisce che la scelta
di quest’ultimo [CAFC]
Bolletta per un consumo di 100 mc/anno di acqua
come gestore del servizio di
CAFC
acquedotto, fognatura e 170,00
Carniacque
depurazione a Gemona non è 150,00
stata determinata da posizioni campanilistiche, ma solo 130,00
da opportunità economiche e 110,00
tecniche, più favorevoli quel90,00
le proposte da CAFC rispetto
alla società carnica.«Il
70,00
CAFC offre forti garanzie di
50,00
efficienza ed efficacia - sot- €/anno
2006
2007-2008
2009
2010
2011
tolinea Marini - e oltre a
garantire, per i prossimi due Bolletta per un consumo di 200 mc/anno di acqua
anni, l’applicazione delle
CAFC
medesime tariffe sinora 350,00
Carniacque
applicate da noi…[in realtà
le tariffe sono aumentate nel 300,00
2007].
250,00
7%
+5
Delibera del Consiglio n. 200,00
43/2006: … Ass. Urbani: Io 150,00
dico che alla luce dei fatti,
quello che ci ha portato a 100,00
scegliere il CAFC piuttosto €/anno
50,00
che Carniacque è stata una
2006
2007-2008
2009
2010
2011
8%
…dei cambiamenti? (Cambio degli orari, nessuna
pausa durante la proiezione, nulla da mangiare).
Sarebbe utile avere una
pausa durante la proiezione
del film per andare in bagno
o per magari poter comprare
da mangiare, soprattutto se i
film durano più di un’ora e
mezza, con certi orari non è
semplice organizzarsi.
+7
Riguardo al cinema di
Gemona cosa ne pensate…della riapertura?
È una buona cosa, andare a
Udine è troppo lontano e il
cinema di Gemona è più
comodo perché più facile da
raggiungere.
STORIE&PERSONE
9
L'uomo delle campane
l suono delle campane ha
avuto, nei secoli passati, la
funzione di richiamo dei
fedeli per le funzioni religiose. Non solo. Le campane
accompagnavano con i loro
rintocchi la preghiera dell’Angelus Domini al mattino, a mezzogiorno e alla
sera, i momenti importanti
nella vita dei credenti e delle
Comunità quali i matrimoni,
sacramenti, funerali, feste
patronali, processioni, solennità, tridui, novene, rogazioni, le quarantore; suonavano
inoltre all’arrivo di forti
temporali, nella “speranza”
di allontanarli; su diverse
campane infatti c’era scritto
“a fulgure et tempestate libera nos Domine”.
Luigi Pittini (Gjigji Batiste)
dalla fine dicembre del ‘76
al luglio ‘77 ha lavorato in
Duomo e in altre Chiese, al
I
recupero di pietre e di manufatti artistici, sepolti e confusi fra le macerie. E tra questi
anche le campane.
Così racconta:
“Eravamo in Duomo, in una
giornata di pioggia del
marzo ‘77, quando, dopo
molti sforzi, siamo riusciti a
recuperare il “campanon”
del peso di 28 quintali.
Appeso alla benna di uno
scavatore, sono riuscito a
muovere il battacchio e a
fare un rintocco. Quasi d’incanto nel deserto del luogo,
la gente di Stalis, prossima al
Duomo, si è avvicinata, e si è
stretta intorno a quel suono
così familiare e rassicurante.
E’ stato un attimo di intensa
commozione. Poco tempo
dopo, l’8 di aprile del 1977,
nella sera di venerdì santo,
con una corda legata al battacchio, e il “campanon”
Luigi Pittini accanto al campanon del Duomo, durante il trasporto nella vecchia Canonica (1977)
appeso al braccio dello sca- Sant’Antonio, 1 a
San
vatore, abbiamo suonato, per Michele, 1 a S. Annunziata
la prima volta, 400 rintoc- (Via Venuti), 1 nella Chiesa
chi in memoria delle vittime del Cimitero, 1 a S. Pietro
del terremoto. La campane d’Alcantara, 1 a Campagnodel Duomo erano mute dalle la, 1 in Ledis, 3 a B.V.
ore 20 del 6 maggio, salvo Immacolata di Campagnola,
appunto quel magico glong 1 nella Chiesa di Ognissanti
del ritrovamento. Nella (Ospedaletto), 2 a San
giornata di Pasqua prima e Marco, 2 nella Chiesa presso
dopo la Messa in Salcons si il Convento delle Suore, 1 in
sono risentite le campane del Municipio e 1 presso la
Duomo: era solo però una famiglia Bertossi.
registrazione che avevo fatto Alcune campane erano
nel ‘74 per mia sorella che rotte, altre portano impresse
memorie infauste precedenti
abitava in Argentina”.
Le campane del Duomo al sisma, come quella di
rimarranno poi silenti fino Sant’Agnese bucata da una
al 5 gennaio 1986, storica pallottola sparata da un solgiornata nella quale il dato tedesco nell’ultima
Duomo è stata riconsegnato Guerra. Altre ancora suonaalla Comunità. E le campane no in posti diversi da quelli
a distanza di quasi 10 anni originari: le campane della
Chiesa di Madonna ora suohanno ripreso a suonare.
Ma quante campane, di nano nella Chiesa di Piovequalsiasi misura e forma ga.
comprese le campanelle, Tutte queste informazioni e
sono state recuperate dopo il altre ancora si trovano su un
terremoto? Ben 50. In grande foglio che Pittini mi
Castello 1, 4 a S.Maria delle ha consegnato. Sotto c’è
Grazie, 6 in Duomo, 2 a San scritto: “Il recupero è stato
Rocco, 1 a S.Maria in Fossa- possibile con la precisa
le, 1 a Madonna della Pace opera prestata presso l’Uffi(Gleseute), 2 a S. Lucia in cio demolizioni del Comune
Piovega, 2 nella Chiesa di di Gemona del Friuli dal
Madonna della Salute in Signor Luigi Pittini”.
Maniaglia, 4 a S. Spirito a L’uomo delle campane. Mai
Il Castello, visto dal campanile del Duomo. In primo piano, Ospedaletto, 1 a Loreto, 1 a titolo di un articolo fu così
all'interno della trifora, il leggio Patriarcale che è stato S. Anna, 4 a San Valentino in appropriato.
Sandro Cargnelutti
Godo, 1 a Sant’Agnese, 4 a
recuperato da Pittini dopo il sisma.
EMIGRAZIONE
10
I 130 anni di Colonia Caroya
Un doveroso ricordo degli emigranti gemonesi in terra d'Argentina
erché a Gemona, nella
borgata di Campolessi,
quel largo piazzale, antistante la chiesa di San Marco
Evangelista, è stato “intitolato” a Colonia Caroya?
Cos’è e dov’è esattamente
Colonia Caroya?
Colonia Caroya (prov. di
Córdoba) è un po’ il simbolo
di un’epoca, quella del grande esodo migratorio verso le
Americhe, che dalla fine del
1877 interessò anche Gemona. Moltissimi furono i
Gemonesi che credettero a
quanto divulgavano gli agenti, legittimi e clandestini,
delle compagnie navali di
Genova, con succursali a
Udine e più tardi anche a
Gemona (delegati ufficiali
furono Alessandro Tessitori e
Lino Gurisatti).
Prima il manifesto nel 1877 e
poi il famoso opuscolo, edito
dall’agenzia marittima di
Giacomo Modesti di Udine,
nel 1878 invitarono con promesse allettanti ad emigrare
in Argentina. Il Congresso di
Buenos Aires aveva approvato nell’ottobre 1876 la Ley
n° 817 … de inmigraciòn y
colonizaciòn de la Republica Argentina per costituire
delle colonie in terre ancora
quasi completamente vergini
dall’antropizzazione.
Molti si lasciarono attrarre
dalle promesse, dal sogno di
una vita più agiata in una
terra fertilissima. Il Friuli di
fine ‘800 era segnato da
P
diverse sciagure (malattie,
parassiti della vite, diluvi o
siccità, …), ma anche dalla
famosa tassa sul macinato,
che forse recava più danno
della peronospora, poiché
colpiva gli ultimi. E così partirono, partirono a migliaia
dal Friuli e dal Veneto. Molti
vendettero tutto, avessero
potuto vendere anche l’anima! Stabilirono le condizioni
contrattuali con gli agenti e
raggiunsero Genova da dove
partivano i piroscafi per la
Merica. Il viaggio durava in
media 25 giorni con un buon
trattamento: durante la traversata c’è chi decise di
nascere, ma anche chi non
vide mai la “terra promessa”.
Sbarcarono a Buenos Aires,
dove li attendeva un periodo
di quarantena e i controlli
medici presso la Casa dell’Emigrazione. In treno (la
ferrovia è appena stata inaugurata) e poi col carro giunsero alla colonia.
Le colonie potevano essere:
- governative o provinciali In tal caso agli immigrati
veniva assegnata una concessione di terreno, animali da
lavoro e da latte, alcuni
attrezzi e anticipato il vitto
per un anno. Il controvalore
di queste anticipazioni doveva essere rimborsato in 7
anni senza interessi, ma già
dalla fine del 1879 queste
condizioni mutarono, in
quanto il Governo argentino
non accordò più i viveri e gli
utensili agricoli, offriva
gratuitamente solo un
lotto di terreno e questo,
il più delle volte, era
situato in posti difficilmente raggiungibili coi
mezzi e lontani dall’acqua;
- private – I grandi
latifondisti concedevano
la terra da coltivare, che
però non diventava poi
mai di proprietà del colone, anticipavano il cibo,
gli animali e gli attrezzi,
ma successivamente tutto
avrebbe dovuto essere
pagato con gravosi interessi,
attorno al 12%.
Gli Amministratori locali
cercarono di ostacolare questa smania di partire, cercarono di dissuadere chiunque
dal fare questo salto nel buio,
ma tale atteggiamento venne
colto dalla popolazione più
come ostruzionismo ai propri
sogni che come accorato
avvertimento.
Inizialmente
qualcuno
mandò lettere che spinsero
parenti e amici a partire,
avvalorando la propaganda
fatta dagli agenti; sicuramente ci sarà stato chi ha avuto
fortuna, ma è più verosimile
che quelle lettere fossero un
ulteriore inganno di chi
seppe speculare non poco
sulla povertà altrui, pur d’incentivare altre partenze, raccontando di ricchezze che
invece non erano che miraggi. Furono invece molte di
più le lettere vere che trasudavano miseria e sofferenza,
dovute alle reali condizioni
di lavoro, al clima diverso
(caldo e umido), alle malattie, alla voracità delle locuste, alle depredazioni dei selvaggi indiani e dei gauchos
pampeani, alle difficoltà d’irrigare, agli animali selvaggi.
Dalle lettere si legge: “…
sarebbe meglio che Cristoforo Colombo fosse soffocato
nel mare prima di scoprirla
[l’America]… ” oppure “…
sappi amico mio che siamo
esiliati in mezzo ad una catastrofe di dispiaceri e traditi
da queste infami agenzie d’Italia, le quali ne mandarono
sotto questa disastrosa
Argentina mediante le loro
false circolari e leggi, per
cui siamo traditi”. La legge
era stata sì emessa, ma non
fu mai concretizzato un vero
e proprio piano attuativo
della stessa; fondamentalmente mancò il coordinamento tra il Governo argentino e i Paesi da cui partirono
gli emigranti.
A fare da ponte tra emigrati e
Friuli ci pensò il Comitato
dell’Associazione Agraria
Friulana per il Patronato
degli Agricoltori Friulani
emigrati
nell’America
Meridionale. Esso ebbe il
compito di raccogliere e
divulgare informazioni reali,
di studiare e proporre i mezzi
più opportuni per tutelare l’emigrazione dei contadini friulani, ma anche l’interesse
generale dei proprietari terrieri locali, che venivano privati
dalla forza lavoro. Pubblicava
il Bollettino dell’Associazione Agraria Friulana.
Ben presto i coloni si resero
conto dell’inferno in cui
erano scesi e non valsero a
nulla i mea culpa per aver
dato ascolto a quei mercanti
di sogni; il denaro sufficiente
per il rimpatrio non c’era,
tanto valeva in qualche modo
arrangiarsi per sopravvivere.
Ma quel che fu peggio e che
costituì la delusione più
amara fu che l’Italia, quell’Italia appena unita, non li
volle più. L’Associazione
Agraria Friulana spinse il
Governo italiano a mandare
navi a Buenos Aires per far
rimpatriare tutti quei poveri
disgraziati vittime di
Colonie Caroye
Se vignîs te Colonie
là che tant vin lavorât,
ogni lûc cu la sô storie
di sudôr ‘l è stât bagnât.
Un segnâl te strade grande
al ricuarde la nestre linde
e si sint in ogni bande
fevelâ la marilenghe.
La lidrîs de furlanie
a Caroye ben plantade
mantignintle cun ligrie
e cul cûr cultivade.
Oh, furlans de Argjentine,
il nestri spirt atôr us svole,
cuntinuait pe strade buine
cu la fieste che console!
Giannino Fabris
(tratta da Friuli nel Mondo
giugno 2003 – per il 125°
anniversario di fondazione
di Colonia Caroya)
EMIGRAZIONE
11
turpi inganni, ma “… sarebnua sul
be per noi pericolosissimo
prossimo
quel rigurgito in paese di
numero.
tanti individui spostati, senza
pane, senza tetto e senza
lavoro.” In molti, primi fra
tutti i bambini, non ce la
fecero: si morì di fame, stenti e malattie.
Ma il friulano non molla e … Jesùs Maria,
dopo 130 anni il friulano conArgentina tinua a resistere in questo
Famiglia
lontano angolo di Friuli,
Mardero
nonostante i recenti ed ancoContessi,
ra attuali problemi economi1927 circa
ci.
(Arhivio
Maria Copetti
Contessi
Sternischia
Fine della 1a parte - conti-
Lis famèis Mardero Cuesin e Contessi Crichiut di Plovie
el sito internet www.natisone.it/
emigranti Franca Mardero racconta in poche righe un condensato
della sua storia di emigrante. In un lontano passato, alcuni suoi avi erano già
emigrati in Argentina, ma la sua famiglia vi sbarca il 6 maggio (!) 1954, nella
capitale Buenos Aires. Devono però
raggiungere Córdoba, che dista 700 km.
Il viaggio si effettua in treno, lento e
vecchio, e dura circa una ventina d’ore.
Scomodo sì, ma il panorama che si
gode dal finestrino è meraviglioso:
distese immense di praterie con centinaia di bovini al pascolo! Giungono a
destinazione: Jesús María. La cittadina
si presenta come piccola e graziosa, ma
dopo alcuni giorni i parenti li portano
presso la dimora a loro riservata, che
dista 5 km ed è nel bel mezzo della
campagna. Franca scrive: “La casa
consisteva solo in tre piccole stanze,
con tetto di lamiera e senza nessuna
comodità; mancava l’acqua corrente e
la luce elettrica … La vita in campagna
era simile a quella del nostro paese,
salvo per le estensioni e le complicazioni del lavoro che erano tante, la mancanza di attrezzi e le alte temperature
d’estate … tutto ciò faceva di questo
semplice lavoro un vero sacrificio ... Le
case erano disperse, la distanza fra
l’una e l’altra era notevole, cosicché la
sera, quando si accendeva il lumicino a
petrolio, la tristezza della solitudine e
delle comodità perse si accentuava
enormemente … La domenica era la
giornata più attesa della settimana, non
solo perché non si lavorava sotto il sole
ardente, ma anche perché dei nostri
cordiali vicini ci portavano in un paese
non tanto distante, chiamato Colonia
Caroya. Questo era un paese di circa
5000 abitanti, ma la sua particolarità
consisteva nel fatto che la sua popolazione era in maggioranza friulana o
N
veneta. Percorrere l’unica via principale di questo paese era un vero piacere e
per qualche ora si aveva l’illusione di
incontrarsi al nostro paese: si parlava
friulano, la gente era contenta e allegra, tanti intonavano villotte o vecchie
canzonette e ancora oggi, a distanza di
tanti anni, si può udire parlare in questo dialetto … Non fu facile fondare
Colonia Caroya; i terreni che avevano
avuto in concessione dal Governo consistevano in boschi agresti, che fu
necessario pulire a forza di zappa e
piccone per mancanza di altri mezzi,
mentre la prolungata siccità e le orde di
cavallette fecero passare un nero e duro
periodo a questo laborioso e valoroso
popolo … Oggi stiamo molto bene,
abbiamo tutto o quasi tutto … i genitori sono morti da parecchi anni, ma in
onore alla loro memoria e a quella di
tanti altri emigranti, sempre terrò presente le nostre origini e farò tutto il
possibile per tenerle vivide nella memoria e per trasmetterle alle future generazioni. Ringrazio il mio caro Friuli per
avermi dato la possibilità di nascere
nel suo seno e aver ereditato la ferrea
volontà al lavoro, nonché l’onestà del
suo grandissimo popolo! Ringrazio
l’Argentina per averci accolto a braccia aperte, senza riserve, e per averci
dato la pace ed il benessere che oggi
regna nella mia famiglia!”. (2001).
In questa mia ricerca di testimonianze
ho incontrato Diadema Sternischia (il
padre era oriundo della Carnia) e sua
madre Anita Contessi (cugina di Franca), classe 1921. Madre e figlia sono
rientrate a Gemona nel 1989. Abbiamo
letto insieme la storia della colonizzazione argentina, in particolare di Colonia Caroya, e mi hanno confermato
quanto scritto. Anita è figlia di Elisabetta Lîse Mardero Cuesin e Antonio
Contessi Crichiut, entrambi nati in
Piovega nel 1887. Antonio era già stato
in Argentina giovanissimo, nei primi
anni del ‘900, ma vi si trasferì con la
moglie, incinta della prima figlia, nel
1913. Si sistemarono a Jesús María.
Lîse lavorava la terra e si occupava
della famiglia (ebbero 13 figli, tutti nati
in Argentina), mentre Antonio era stato
assunto in ferrovia. Anita mi racconta
che la madre, donna forte, ingegnosa e
operosa, non fece mai mancare nulla
alla sua numerosa famiglia (“ogni sere
si mangjave polente e formadi”), ma
nemmeno a tutti coloro che, spaesati,
giungevano a Jesús María per la prima
volta. La casa di Lîse era un punto di
riferimento per tutti coloro che giungevano in questa colonia; sapevano di trovare un letto e un pasto caldo in attesa
di una sistemazione. Quella casa era
detta la casa dell’emigrante e proprio
davanti ad essa è stata fatta la foto,
riprodotta sopra, alla fine degli anni
‘20. Si riconoscono i fratelli Antonio,
Quinto, Giovanni Battista Bautista e
Luigi Contessi, Anita e le sue due sorelle maggiori. Abbiamo parlato per
almeno tre ore di emigrazione in friulano, italiano e anche con qualche accenno alla lingua spagnola! Diadema mi ha
descritto ciò che per lei è la friulanità:
“stâ in famèe, insiemit, fâ fieste a ogni
ricorence, la legrie e l’union da int
magari atôr di une taule cun la polente,
in semplicitât”. Ma è proprio questa
“mitica” friulanità che non ha trovato,
rientrando in Friuli. “Cuant c’al rivave
cualchi furlan a Buenos Aires, j partivin un pôs di non e j lavin a fâ un pôcje
di acoglience, rôbe che no aj cjatât
achì. Fin di piçule, j aj simpri sperât di
vignî in Friûl; j cognossevi il Friûl a
fuarce di lei i libris dal Fogolâr, j savevi dut sul Friûl. Purtrop cheste friulanitât a va smamint in Argjentine, ma
ancje e soredut achì!”.
IMMIGRAZIONE
12
Donne dell’Est in Carnia
Breve analisi tratta dalla tesi di laurea di Silvia Scarso
Silvia Scarso, nata a Gemona nel 1986, si è brillantemente
laureata l’estate scorsa in Scienze Sociologiche presso l’Università di Padova, discutendo una tesi sulle dinamiche che
muovono il flusso migratorio, soprattutto femminile, dai
Paesi dell’Est fino a piccole frazioni dei Comuni carnici,
realtà sociale estendibile anche al mandamento gemonese.
Silvia offre quindi ai lettori di P&M un sunto della sua interessante ricerca, che l’ha portata a conoscere da vicino alcune storie personali, storie di molti, storie di troppi. (M.C.)
uale immigrazione in
Carnia? Analisi delle
dinamiche demografiche e
migratorie, privilegiando
una prospettiva di genere”,
questo è il titolo della mia
tesi. In sostanza mi sono
posta soprattutto i seguenti
interrogativi: cos’è e dov’è
la montagna? si può parlare veramente di spopolamento della Carnia? esiste
immigrazione in Carnia?
Sì, esiste. Anzi, ho potuto
notare che sono presenti
maggiormente immigrate,
donne provenienti dall’Est
Europa. Un’altra domanda
sorge allora spontanea: come
mai queste donne giungono
a vivere e a lavorare in Carnia? Non sarebbe forse
meglio una sistemazione in
città? Ho così analizzato i
mercati del lavoro carnico e
udinese, comparando i due
diversi fenomeni migratori.
Mi sembra interessante sottolineare i dati relativi alla
presenza di stranieri in Carnia: nel 2001 rappresentavano l’1,04% (424 persone)
della popolazione totale,
mentre nel 2006 sono
l’1,60% (638 persone), in
particolare le donne sono
passate
dall’1,14%
all’1,60% della popolazione
totale.
“Q
Richiamo brevemente i fat-
Maschi
Femmine
Tot. Carnia
Popolazione
residente
2001
19.612
20.973
40.585
tori che hanno originato una
domanda di lavoratori immigrati, una domanda rimasta a
lungo implicita, non istituzionalizzata, ma non meno
incisiva nel ridisegnare il
panorama del mercato occupazionale italiano, al punto
da far diventare l’immigrazione una componente
imprescindibile per il funzionamento di diversi settori
e attività. Oltre ai fattori
esterni, come il collasso del
blocco sovietico e la conseguente apertura delle frontiere dei Paesi dell’Europa centro-settentrionale, una serie
di fattori interni hanno reso
ricettivo il mercato del lavoro italiano per lavoratori provenienti dall’estero, disposti
ad accollarsi le mansioni più
disagiate, precarie e socialmente penalizzate. Le donne
immigrate si inseriscono in
questo quadro: sono assunte
dalle famiglie per svolgere
compiti domestici e di assistenza agli anziani, integrando le risorse del welfare invisibile, rappresentato dal
lavoro non riconosciuto e
non retribuito delle donne
autoctone. Udine, Comune
con una prevalenza immigratoria maschile, offre lavoro nel settore industriale e
edile, mentre Tolmezzo, con
una percentuale più elevata
di donne immigrate, offre
Popolazione
straniera
residente 2001
184
240
424
lavoro nel settore terziario,
dell’assistenza agli anziani e
delle pulizie.
Quali cambiamenti della
società hanno reso necessario il ricorso a quelle figure
professionali e sociali che
comunemente chiamiamo
badanti? Sicuramente è
modificato il ruolo della
donna, provocando il mutamento della struttura familiare. Il lavoro di cura e assistenza era storicamente affidato alle pratiche familiari,
quindi alle donne, che solitamente non avevano un lavoro retribuito. Al giorno d’oggi quasi tutte le donne svolgono un’attività lavorativa
salariata, oltre al lavoro, non
rimunerato, di cura della
casa e della famiglia: il
tempo e le forze per occuparsi degli anziani si sono
ridotte. Sono necessarie allora persone disponibili a supplire a quella che era la solidarietà intergenerazionale e
che quindi siano disposte a
svolgere una mansione il cui
coinvolgimento in termini di
tempo sia totale. Questo elemento e il progressivo invec-
Popolazione
residente
2006
19.376
20.504
39.880
Popolazione
straniera
residente 2006
281
357
638
Tabella 1: popolazione residente e popolazione straniera negli anni 2001 e 2006 in Carnia
(dati assoluti) - Fonte: rielaborazione dati Istat, censimento 2001.
chiamento della popolazione
hanno
determinato
un
aumento di domanda di
lavoro come assistente familiare (badante) e parallelamente la modificazione del
loro stesso ruolo: dalla cura
della casa alla cura della persona.
Ho allora intervistato tre
assistenti familiari, svolgenti
il loro lavoro in un qualche
paese della Carnia, per far
emergere alcune problematiche che le immigrate si trovano ad affrontare lavorando
e vivendo in un contesto
montano. La scelta dei soggetti da incontrare non è
stata semplice: la visibilità
sociale delle badanti è molto
bassa, molte di loro non riescono ad esprimersi in un
italiano fluente, non hanno
molto tempo libero, quando
escono tendono a muoversi
in gruppo con altre connazionali oppure accompagnate dall’anziano/a accudito/a
e sono diffidenti nei confronti di Italiani/e che sembrano “troppo curiosi” nei
loro confronti. Queste interviste non hanno la pretesa di
essere generalizzanti del
contesto studiato, vogliono
solo essere un contributo
per comprendere una realtà
soggettiva.
La prima badante, che ho
incontrato, è ucraina e
lavorava a Cavazzo Carnico (ora non più). La sua
IMMIGRAZIONE
13
prima esperienza lavorativa
in Italia è stata a Battipaglia
(SA). In quell’iniziale periodo non era assunta regolarmente e ha trovato lavoro
soltanto attraverso il passaparola. Le condizioni lavorative erano per lei insostenibili e le difficoltà linguistiche non facevano altro che
peggiorare la situazione. Per
uscire da quell’incubo e
anche per accorciare le
distanze dal suo Paese d’origine decise a quel punto di
cercare lavoro nel Nord Italia, giungendo così, dopo
varie peripezie, a Cjavaç. Ha
sempre impiegato anche il
tempo libero concesso lavorando, per guadagnare e
quindi inviare più denaro
possibile alla sua famiglia,
rimasta in Ucraina. Non ha
mai ricevuto informazioni
riguardanti corsi di formazione o di lingua italiana per
stranieri, ma durante l’intervista non ne ha sottolineato
il bisogno. Ho colto in lei,
nelle sue parole, una costante e profonda nostalgia di
casa.
La seconda, anche lei ucraina, lavora a Casanova, frazione di Tolmezzo. È in Italia da un anno e mezzo e non
parla molto bene l’italiano.
Ha liberi solo due giorni al
mese, ma non ha espresso il
desiderio di volerne di più,
perché non saprebbe come
impiegare il tempo. Nonostante ciò, si trova bene in
Italia; vorrebbe viaggiare e
visitare i luoghi visti in televisione. Anche lei è venuta a
conoscenza
dell’attuale
occupazione attraverso il
passaparola e l’aiuto delle
assistenti domiciliari che
operano nel distretto di Tolmezzo. Ho notato che il suo
unico punto di riferimento
qui in Italia è una signora del
luogo, che l’aiuta nelle faccende domestiche presso la
famiglia dove lavora. Al
minimo problema si rivolge
a lei perché percepisce una
certa incomprensione, dovuta anche a difficoltà comunicative, ai medici e alle assistenti domiciliari. Dorme nel
letto matrimoniale con l’anziana accudita, condizione
che le limita alquanto la
libertà personale.
La terza è moldava e lavora
a Terzo, altra frazione di
Tolmezzo. Anche lei ha utilizzato un canale informale
per trovare lavoro. Le ci è
voluto un certo periodo di
adattamento al clima e all’altitudine, ma poi ha iniziato
ad apprezzare l’ambiente
montano. In Moldavia era
maestra d’asilo, ma ciò non
le ha impedito di adeguarsi
al lavoro con gli anziani, in
quanto, avendo dovuto occuparsi anche dei propri genitori, conosceva già le problematiche lavorative. Si è
rivolta spesso agli organi
istituzionali per chiedere
informazioni, ma gli impie-
730/2009
gati sono stati piuttosto
sgarbati e lacunosi. Mi è
sembrato che questo aspetto
l’avesse turbata molto. Vorrebbe che i suoi figli (di 19 e
20 anni) la raggiungessero in
Italia, ma nonostante siano
studenti non può richiedere
il ricongiungimento familiare.
Riassumendo sono emersi:
una forte difficoltà di
gestione del tempo libero,
ma nessuna ha affermato di
desiderarne di più; l’assenza
di enti mediatori tra i soggetti immigrati e la società
d’accoglienza; l’assenza di
corsi specifici di avvio alla
professione o di lingua italiana, nonostante nessuna di
loro abbia dichiarato di averne sentito il bisogno. Descrivendo le modalità attraverso
cui hanno trovato l’attuale
impiego è risultata chiara
l’informalità dell’incontro
tra la domanda e l’offerta di
lavoro. Dai loro racconti è
emerso che quasi l’intero stipendio è inviato alla famiglia, mentre solo una minima
parte è utilizzata per spese
personali, quali ad esempio
per i mezzi pubblici per raggiungere altre connazionali,
con cui scambiare qualche
parola nella propria lingua,
per smorzare un po’ la
nostalgia di casa o ancora
per sfogarsi del duro quotidiano, per le schede telefoniche per chiamare i lontani
familiari e, ogni tanto, per
togliersi qualche sfizio,
quale potrebbe essere un
gelato o poco più.
Ovviamente queste tre interviste non rappresentano l’assoluta e completa realtà delle
donne straniere che vivono
in Italia, in Friuli, in Carnia,
ma riassumono comunque
una condizione comune a
molte di loro, anche a Gemona. E’ stato molto interessante ascoltare le loro storie e i
loro racconti ed ho voluto
riportare qui alcuni degli
aspetti emersi durante queste
tre lunghe chiacchierate, per
cercare prima di tutto di dar
loro voce e per riconoscere
appieno l’insostituibilità del
loro prezioso lavoro.
Silvia Scarso
Proprio in questo momento
Silvia si trova in Romania
per un progetto dell’Unione
Europea, che prevede la realizzazione di un documentario sulle tradizioni e la cultura della Regione dell’Olt
(fiume rumeno, che dalle
Alpi Transilvaniche confluisce nel Danubio, attraversando la pianura valacca). In
tale progetto s’inseriscono le
varie minoranze etniche
presenti in Romania e cioè
polacca, serba e, in modo
particolare, quella Rom. La
Redazione di P&M le augura
un buon lavoro e chissà che
al suo ritorno non possa raccontare ai lettori le sue
impressioni!
RED/2009
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SCUOLA
14
Superiori: quale assetto per il futuro?
Rispondono Bruno Seravalli Ispettore dell'Ufficio Scolastico Regionale e
Renzo Bellina, collaboratore del Dirigente Scolastico del Liceo Magrini
Bruno
Seravalli,
ispettore USR
Quali sono le modifiche più
importanti previste per le
scuole superiori?
Quando la legge verrà attuata potremo distinguere tre
percorsi principali per le
scuole superiori:
i licei, gli istituti di istruzioni tecniche e gli istituti professionali.
I licei:
- saranno sei in tutto: classico, scientifico, linguistico,
artistico, musicale e sociale;
- verranno abolite le diverse sperimentazioni (ovvero i
corsi come il tecnologico,
scienze naturali nel liceo
scientifico);
- ogni corso sarà di 30 ore
settimanali.
- il liceo artistico ‘assorbirà’ l’istituto d’arte;
- il conservatorio diventerà
una specializzazione;
Negli istituti tecnici:
- ci sarà una diminuzione
degli orari fino a 32 ore;
- i diversi indirizzi verranno accorpati e spariranno le
sperimentazioni;
- i diplomati non potranno
essere abilitati all’insegnamento, dovranno frequentare due anni di post diploma;
- i percorsi saranno divisi
in industriale e commerciale.
Negli istituti professionali si
deve ancora promulgare una
legge. Gli istituti professionali ora sono di due tipi: statali, in cui gli studenti frequentano tre o cinque anni di
corso alla fine dei quali
ottengono una qualifica e un
diploma; oppure sono gestiti
da Enti Regionali e consistono in tre anni di corso alla
fine dei quali gli studenti
ottengono delle qualifiche.
Quello che ora si tenta di
fare è accorpare i due
modelli scolastici, poiché
uno dei due non può essere
eliminato visto il numero
alto di studenti che frequenta sia uno sia l’altro tipo di
scuola.
Tutto questo è necessario per
adeguarsi ai sistemi europei.
Verrà innalzato l’obbligo
scolastico?
L’obbligo scolastico sarà
portato fino a sedici anni, di
fatto è già diventato norma.
A chi termina la scuola a
sedici anni verrà rilasciata
una certificazione in cui verranno documentate le competenze dello studente che
termina la scuola. Fino ai
diciotto anni però un ragazzo deve frequentare la scuola o lavorare con un contratto di apprendistato senza
ricevere uno stipendio, essere autonomo o essere considerato un dipendente, poiché
fino ai diciotto anni è necessario l’obbligo formativo.
Per quanto riguarda il futuro, dopo la scuola superiore, quali sono le possibili
opportunità?
Per gli istituti tecnici superiori tutti i percorsi dovranno
certificare le competenze
dello studente alla fine del
percorso scolastico e quindi
uno studente otterrà un
diploma ed un diploma suppletivo in cui verranno
descritte le competenze
acquisite. Sono stati poi proposti dei percorsi post-diploma che portano ad una formazione professionale: si
tratta di percorsi paralleli a
quelli universitari che hanno
finalità occupazionali.
Lo studente che uscirà dal
liceo non potrà scegliere tra
tutte le facoltà; inoltre non si
sa se le modalità d’ingresso
cambieranno, ovvero se le
facoltà saranno a numero
chiuso: è necessario apportare delle modifiche poiché al
momento c’è una dispersione del 40% delle matricole
che l’anno seguente non si
iscrive alla stessa facoltà. In
più al momento il numero
dei laureati in tempi regolari
è basso, solamente il 2030%; molti studenti sono
fuori corso. Si vuole cambiare l’ingresso con un test e
creare una struttura 3+2.
Quali aspetti positivi e
negativi si possono intravvedere?
Gli aspetti positivi sono
sicuramente:
- la nascita di percorsi postdiploma;
- la certificazione delle
competenze che ci fa tenere
al passo con l’Europa, ma
non solo: queste certificazioni verranno riconosciute a
livello europeo;
- l’obbligo scolastico fino
ai sedici anni
Tra quelli negativi sottolineo:
- la diminuzione delle ore
di laboratorio;
- il problema dell’istruzione professionale non ancora
risolto.
Complessivamente ritengo
che di una riforma c’era e
c’è bisogno; occorre cambiare. C’è anche bisogno di
potenziare le competenze
didattiche dei professori e
rafforzare il loro ruolo educativo; c’è bisogno di sostenere l’autonomia scolastica
con più risorse. Bisogna
quindi investire sulla scuola,
in particolare sulla sua qualità e le risorse a disposizione.
Sono previsti altri cambiamenti del Sistema Scolastico?
Sicuramente è necessaria la
riforma delle Università in
cui è in discussione il
modello con la laurea di 3+2
anni e la
riforma delle
libere professioni; inoltre è
stata ipotizzata una riorganizzazione territoriale delle
scuole, in cui ogni Regione
potrebbe caratterizzare il
proprio sistema scolastico,
per esempio con l’introduzione di un insegnamento
particolare per un monte ore
stabilito; l’unico problema è
non creare differenze tali da
incidere sulle competenze
acquisite da uno studente in
base alla scuola frequentata.
Renzo Bellina,
collaboratore del Dirigente Scolastico del Liceo
Scientifico Magrini
Quali sono le modifiche più
importanti previste,, in particolare nei Licei?
Stiamo ancora aspettando i
decreti attuativi; infatti la
riforma, per le scuole superiori, è slittata di un anno; le
modifiche annunciate sono:
una riduzione del numero di
ore settimanali che saranno
ricondotte a 30 contro le
attuali 33-34 degli indirizzi
sperimentali; tutte le ore di
lezione dureranno sessanta
minuti, mentre adesso, per
evitare i rientri pomeridiani,
alcune ore erano ridotte a
cinquanta o cinquantacinque
minuti; le sperimentazioni,
ovvero i corsi proposti dal
nostro liceo (scienze naturali, piano nazionale informatica, liceo tecnologico) vengono meno e al loro posto ci
sarà un unico indirizzo di
liceo scientifico proposto a
livello nazionale; questo
comporterà una riduzione
delle ore di laboratorio
ovvero delle ore in cui si
può mettere in pratica ciò
che si apprende durante le
lezioni.
Quali sono, secondo lei, gli
aspetti positivi e le ripercussioni negative di queste
modifiche?
Il principale aspetto positivo
è la semplificazione degli
indirizzi delle scuole superiori: in questi anni, infatti,
abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di proposte di sperimentazioni e di indi-
LETTERE
15
rizzi, che spesso ha generato
molta confusione specialmente per le famiglie e gli
studenti che, finita la terza
media, dovevano scegliere
l’indirizzo di studi. Tutta la
scuola superiore ha bisogno
di un “ammodernamento”,
compresi i licei; di fatto in
Italia l’ultima grande riforma delle scuole superiori è
stata la riforma Gentile del
1923 e indubbiamente la
società attuale è molto diversa da quella di quel periodo e
richiede risposte formative
adeguate.
In questo senso sono presenti, però, alcuni limiti non
indifferenti (i decreti attuativi comunque devono ancora
uscire), ossia: molti dei
provvedimenti presi, come il
taglio dell’orario scolastico,
sono stati dettati più da una
logica di risparmio economico che non da considerazioni didattiche. Si teme che
a seguito di questi tagli si
verificheranno situazioni di
esubero per i docenti (molti
precari probabilmente non
saranno confermati). Si
rischiano disagi anche per
gli studenti: le classi saranno
più numerose e si teme che
parte delle attività di laboratorio saranno ridotte.
Cosa succederà con l’innalzamento dell’ obbligo scolastico?
L’obbligo scolastico è già
stato innalzato, già da adesso uno studente deve frequentare la scuola superiore
fino a sedici anni, anche se,
chi lascia la scuola a sedici
anni (cioè al secondo anno
di scuola superiore) non ha
alcun titolo di studio, infatti
le attuali scuole superiori
durano cinque anni o tre
negli istituti professionali;
per sopperire a questa
incongruenza si sta pensando, e i docenti si stanno formando in questa direzione, a
un sistema per rilasciare agli
studenti che lasciano il percorso formativo prima della
fine, ma non prima dei sedici anni, una certificazione
delle competenze acquisite
nel loro percorso scolastico.
LA LETTERA
Una riapertura senza anima
Come tanti gemonesi e no, ho seguito con
attenzione e interesse la recente polemica
sulla riapertura dei giardini del castello. A
chi come me ha potuto godere di quell’ameno luogo negli anni della sua giovinezza
risulta evidente che l’odierno intervento,
costato tra l’altro un milione di euro, non ha
tenuto in debito conto il valore naturalistico,
storico e soprattutto affettivo di quella zona
del colle. È evidente che è mancato il supporto di un tecnico e/o naturalista, possibilmente locale, che affiancando il progettista
avrebbe senz’altro evitato l’attuale risultato.
E così abbiamo la serpentina dei gradoni
ormai rettilinearizzata, sono state estirpate
piante vetuste che ne caratterizzavano la
diversità e la bellezza, i bossi residui sono
allineati come soldatini in parata. Il tutto
associato alle fredde colate di cemento dei
muri e delle scale di servizio. Per non parlare delle gelide ringhiere e di un’illuminazione esagerata, che ricorda il parcheggio di un
centro commerciale o, come ha detto qualcuno, un cimitero. Ci hanno restituito sì una
zona della nostra amata città, ma senza più
l’antica anima dei nostri giovanili ricordi.
Sono previsti altri cambiamenti nel liceo?
Al Liceo Magrini stiamo
aspettando i decreti attuativi
(che dovrebbero arrivare a
breve) per studiare quali
proposte formative offrire
attraverso i nuovi quadri
orari. Per gli studenti che
hanno già iniziato e per
quelli che inizieranno la
prima il prossimo anno scolastico non cambierà nulla,
nel senso che loro finiranno i
percorsi scelti con gli attuali
quadri orari; le eventuali
modifiche riguarderanno
solo i futuri iscritti. Quindi
ci sarà tutto il tempo per
poter attuare tutte le possibilità in termini di flessibilità
di orario che l’attuale autonomia scolastica prevede.
Cosa pensano, di questa
situazione, i rappresentanti
d’Istituto del Liceo Magrini: Emanuele Ciccia, Mattia Pellegrini e Giulio Martinelli?
I tre rappresentanti hanno
concordato che la riforma è
stata troppo affrettata; i
“tagli”, che si stanno attuan-
Ah, se quegli ultimi bossi secolari potessero
parlare ci racconterebbero senz’altro di
quanti giochi e di quanti amori sono stati
muti e complici testimoni. Oggi invece la
pulizia radicale che è stata eseguita ha trasformato quel luogo a noi tanto caro in un’anonima zona di passeggio e semplice vista
sulla pianura. E tutto questo solo nei giorni
che benignamente l’Amministrazione comunale ha aperto il cancello di ingresso e che
finora sono stati pochi. E cosa succederà a
questa porzione di colle quando, sperabilmente entro la fine dell’anno, partiranno i
lavori di ricostruzione delle ex carceri? Vuoi
vedere che l’area di cantiere interesserà
anche l’attuale, unico accesso, che quindi
verrà chiuso? E alla rimanente zona verde
verrà riservato il medesimo radicale trattamento? Sono domande che per il momento
non trovano risposta, ma che i prossimi
amministratori di Gemona (che verranno
eletti in giugno) dovranno doverosamente
porsi per tempo, privilegiando il fare rispetto
all’attuale apparire.
Roberto Schettino
do, possono essere fatti ma
sono eccessivi: c’è bisogno
di più tempo per individuare
quali sono le cose più importanti da modificare e quali
da cambiare completamente.
Di fatto le modifiche più
importanti che verranno
attuate saranno: l’eliminazione dei corsi sperimentali
(Tecnologico, Scienze Naturali e P.N.I); la diminuzione
delle ore di laboratorio,
ovvero saranno dedicate più
ore alle lezioni frontali nelle
aule piuttosto che ai laboratori di scienze, disegno, fisica ed informatica, dove si
potevano approfondire i
diversi argomenti trattati in
teoria. Inoltre si vogliono
accorpare le scuole con un
numero basso di studenti
(500 per le città e 300 in
montagna)
Indubbiamente ci saranno
diverse ripercussioni, e
molte, soprattutto per gli
studenti. Chi frequenterà i
futuri licei avrà molte meno
ore di laboratorio, le classi
saranno più numerose e
quindi potrebbe essere più
difficile seguire le lezioni;
infine al termine della scuola gli studenti non avranno
competenze
particolari,
ovvero tutti quanti si troveranno ad aver frequentato lo
stesso corso senza aver potuto approfondire qualche
materia.
“Usciremo dal liceo tutti
quanti con lo stesso percorso
di studio, non avendo più la
possibilità di approfondire
alcune materie e ciò sarà uno
svantaggio quando cominceremo l’Università”.
Jessica Bellina
ex libris
Mi avvicino di due
passi, lei si allontana di
due passi.
Cammino per dieci passi
e l'orizzonte si sposta
dieci passi più in là.
Per quanto io cammini,
non la raggiungerò mai.
A cosa serve l'utopia?
Serve proprio a questo:
a camminare.
Edoardo Galeano
16
LIBRI
“Pa Sopravivence, no pa l'anarchie”
Forme di autogestione nel Friuli terremotato: l'esperienza della tendopoli di Godo
l libri “Pa Sopravivence,
no pa l’anarchie. Forme
di autogestione nel Friuli
terremotato: l’esperienza
delle tendopoli di Godo
(Gemona del Friuli)”,
publicât che a son un pâr di
mês, al diven de tesi che
Igor Londero, 31 agns di
Glemone, al à presentât
cuant che si è laureât in storie tal dicembar 2005, ae
Universitât di Triest. Par
vie di causis cuintriviersis,
al è publicât sedi dal Istitût
Furlan pe Storie dal Moviment di Liberazion (che si
ocupe ancje de distribuzion), che de Forum di
Udin. Tal mieç, al è passât
ancje pes mans di Giorgio
Ferigo, che prime di lassânus al à indreçât il storic
glemonat viers la cjase editore de Universitât, che e à
curât ancje la edizion. Al è
un libri diviers rispiet a
ducj chei volums che dilunc
di chescj passe trente agns
nus son passâts pes mans:
libris che ti contavin des
cjasis tornadis a fâ sù, de
braùre dai furlans, pur simpri ricognossude in dut il
mont. Il libri di Igor ti conte
invezit di chei prins mês, de
prime scosse a Mai fin ae
seconde vude tal Setembar,
cuant che e tachà la diaspore dai sfolâts fin a Lignan.
In chei mês, a Glemone si
disvilupà une sorte di piçul
secont ‘68: colât jù dut a
Glemone, la int si tire
dongje tai borcs, e elêç i
siei rapresentants e e met sù
i comitâts e un coordenament, i fâs cuintri ae aministrazion comunâl, e va jù a
manifestâ a Triest cuintri la
volontât des stessis fuarcis
sindacâls e e ocupe ancje la
sede de Rai regjonâl. Po,
cuant che al ven sù
Andreotti a viodi des zonis
taramotadis, la “int” (il
libri al è scrit par talian, ma
l’autôr al dopre simpri la
peraule “int”, mai “gente”)
a inmanee corteus che a fer-
I
min la machine dal onorevul in ducj i paîs: a Osôf, al
president dai ministris i
tirin ancje un clapon te
machine. In sumis, une
muse cuasit rivoluzionarie
dal Friûl che par tancj agns
e je passade sot voli. Igor
nus e à contade intant di un
dopomisdì passât a fevelâ
dal so libri:
Cemût mai âstu sielt di
aprofondî chest discors?
O vevi tal cjâf une idee
fumose di un periodi une
vore sintût de comunitât
locâl, che mi saltave fûr
ancje tes contis dai vieris.
No rivavi a capî se al jere il
periodi des tendopolis o
chel des baracopolis. Po,
tacant a interessâmi, mi soi
nacuart che e coventave une
periodizazion che si pues
strenzi in “Mai-Setembar
1976” (de prime ae seconde
scosse), la diaspore e la
fughe viers Lignan (invier
1976-77), e la ricostruzion
(de vierte 1977 indenant). Il
gno libri al va a scuvierzi la
prime part.
Al è un libri che al fronte
une muse tal taramot no
tant frontade tai ultins
passe trente agns...
Prime di chest, a jerin stâts
publicâts doi libris: “Friuli,
dalle tende al deserto”, scrit
tal 1977 di Robi Ronza, une
persone vicine ai ambients
di Comunione e liberazione. In rispueste a chê version, podopo al fo publicât
“Friuli, un popolo fra le
macerie”, realizât de int
vicine a Glesie Furlane e ai
comitâts. Di fat, intant dal
taramot si formà une fuarte
spacadure dentri de glesie:
di une bande un pâr di predis de zone tant che pre
Checo Placerean (Montenârs), Corgnali (Dartigne)
e Beline (Vençon) che a
jerin dentri dai comitâts e
dal coordenament; di chê
altre i cielins che a cirivin
di jentrâ dentri in chês
situazions dulà che al jere
colât dut e nissun al jere
stât in grât di puartâ indenant lis robis. Il stes vescul
Alfredo Battisti al jere cun
Glesie Furlane. Di chi la
publicazion in rispueste:
“dalle tende al deserto” no
podeve stâi ben a cui che al
veve berlât “des tendis aes
cjasis” intant de catastrofe.
Tes tôs riis, al somee che
chei prins mês dal taramot, vierte-istât ‘76, a
forin pardabon un ‘68 a
Glemone. Ma cui fasevial
lis robis dentri dai
comitâts?
Cuant che o ai fat lis intervistis, lis ai fatis dopo che
mi jeri cjatât fûr i nons dai
elets dentri di ognidun dai
comitâts di borc. O soi lât a
cirîju e nissun di lôr si visave di sei stât elet. No savevin di sei stâts elets. Cul lâ
indenant, mi soi rindût cont
che chei che a fasevin lis
robis e jere la int comun,
chê che no comparìs mai,
chê che tal borc e je simpri,
che a cumbine simpri dut,
che cuant che tu âs bisugne
e je simpri ma che no à mai
vût une incarghe. A son
chei, che a vignivin votâts.
Po, di fat ancje il coordenament nol jere tant ben organizât: nol è che a lassin propit i elets a fevelâ cu la aministrazion comunâl. Dispès
a jerin dai delegâts. Il fat al
è che i nons a coventavin
dome par chestis situazions,
po e jere simpri la int che e
faseve. A jerin rapuarts personâi, al faseve cui che al
rivave, cui che al veve timp.
Il podê di chei che a organizavin al steve te fuarce che
a vevin di interpretâ ce che
la int e voleve. Cuant che a
àn dit che a vevin di lâ a
manifestâ a Triest, ancje
cuintri la volontât dai sindacâts, lu àn fat parcè che la
int e voleve fâlu, se no no si
varès podût inmaneâ la
manifestazion...
Une forme di autogjestion...
Rivât il taramot e coladis
dutis lis infrastruturis de
societât, la int e à fat riferiment a ce che e veve plui
dongje: il borc, il leam che
al diven dai secui passâts, la
vicinie che e leave lis
fameis furlanis. I comitâts a
nassevin dentri dai borcs e
pe int e jere la uniche robe
che in chel moment no si
meteve mai in discussion
tes decisions cjapadis. No
jere nissune borgade cun
doi comitâts: alc al sucedè
in Cjamp, cuant che la aministrazion comunâl e cirì di
imponi un so rapresentant,
ma la int no lu volè e a votà
un altri. I comitâts no vevin
une valence politiche: cuant
che a rivavin volontaris di
fûr, ju cjalavin pal contribût
che a davin e no pal colôr
politic. Se e jere int vignude
dome a fâ casin, di çampe o
di drete che e fos, ju mandarin vie: a jerin i comitâts
che a rilassarin ai volontaris
i lôr permès par restâ. Ju
davin cence sintî nissun, e
ancje i carabinîrs, cuant che
a fermavin la int, si cjatavin
chescj permès e in chel
moment no podevin fâ nuie.
Une fuarce di popul che e
rivà a scjassâ ancje la
zonte Benvenuti, tant di
contribuî ae jessude de
maiorance comunâl
SPORT&RICORDI
17
A proposito di pallacanestro femminile!
cco un’altra bella fotografia che esprime al
massimo la gioia di centrare
il canestro! E’ l’ora di educazione fisica presso l’Istituto Magistrale Santa Maria
degli Angeli, quando ancora
aveva sede presso la Casa
madre delle Suore Francescane Missionarie del Sacro
Cuore in via Cella (ora
Largo Padre G. Fioravanti).
La foto risale ai primi anni
’60. (Fotolaboratorio Di
Piazza – Gemona – archivio
Suore F.M.S.C.).
Si coglie qui l’occasione per
ricordare Giovanna Pasini,
venuta a mancare alla fine di
gennaio. Lo scorso mese di
settembre la incontrai a casa
sua e con disponibilità e
gentilezza mi concesse la
sua testimonianza, quale
giocatrice di pallacanestro
nella prima squadra femminile a Gemona, di cui era
addirittura capitana (anni
’30). Fu una piacevole ora
dei ricordi: si parlò di suo
marito Giuseppe Bepi Brusutti (per tanti anni insegnante di educazione tecnica alle Medie), della passio-
E
in consei dal Moviment
Friûl...
Roberto Jacovissi al jere
assessôr ae partecipazion,
in zonte al rapresentave il
Moviment Friûl. Jacovissi
al decidè di jessî de maiorance cuant che si cjatà di
une bande a lavorâ cu la int
che i diseve di dut par
cemût che si compuartave
la aministrazion, e di chê
altre bande al veve i coleghis assessôrs che i disevin
di dut pa lis critichis che a
saltavin fûr sul boletin che
lui al jere diretôr, ma che di
fat al jere comunâl. In chel
moment Jacovissi al veve di
sielzi, e al sielzè di stâ cu la
int. Di bande sô, invezit,
Benvenuti al jere un om
gnûf: al vuidave une scuadre democristiane, ma al
jere stât te Pro loco e tal
Fotolaboratorio Di Piazza - Gemona (archivio Suore F.M.S.C.).
ne che animò entrambi nel ricostruzione della Chiesa di aneddoti …
far parte del comitato per la S. Rocco, di certi simpatici
Maria Copetti
principi si jere dimostrât
une vore viert cu la int. Ma
cuant che si cjatà a frontâ la
catastrofe, Benvenuti al
diventà pragmatic: bisugnave tirâ sù lis cjasis, nol jere
timp pe partecipazion come
che a volevin chei dai
comitâts.
Ma tu crodis che vuê, se al
tornàs a sucedi un disastri, podaressie tornâ fûr
une fuarce coletive di chê
fate? Tal borc di Gôt, al
centri de to ricercje, la
istât passade a àn scugnût
sierâ la latarie, che e jere
daûr a fâ un secul e che e
je simpri stade un pont di
riferiment pe comunitât.
Un pont di riferiment, che
cumò nol è plui...
Sì, e je vere, dopo il taramot
si è passâts dal curtîl ae
taverne, la int si è un pôc
sierade. Dut câs, no crôt tai
cambiaments repentins: al è
dificil che dinamichis cussì
inlidrisadis te int come chês
che si formin tai borcs e che
a divegnin de storie secolâr
dal Friûl, a podedin disparî
tal zîr di pôc. Mi visi che un
pôc di timp indaûr al è rivât
l’aiaron e a gno pari i e
vignudi jù il cuviert di
cjase: tal zîr di pôcs dîs, i
vicins a son vignûts a dâ
une man: al è alc di fuart
che al lee lis fameis, il dâsi
un man tal moment de dibisugne, e po e je te nature
umane chê di fâsi simpri dai
aleâts.
Piero Cargnelutti
Si ringrazia la prof.ssa
Roberta Melchior per la
collaborazione alla revisione del testo in lingua friulana.
CARTOLIBRERIA COCCINELLA
Cartolibreria Coccinella sas
di Marina Lepore & C.
Via Dante Alighieri 213
Gemona del Friuli
tel/fax 0432.981305
[email protected]
18
LATARIIS
Le latterie turnarie di Gemona
Interessante ricerca di Daniele Brollo per la tesina del diploma
ur non conoscendolo affatto, mi è capitato qualche
anno fa di interessarmi al mondo delle latterie per redigere un pieghevole a corredo della mostra La vecje latarìe,
inserita nel programma di Gemona, formaggio … e dintorni – 4^ edizione del novembre 2003. Fu realizzato il percorso della lavorazione del formaggio, utilizzando tutta la
strumentazione tecnica, “sradicando” perfino l’enorme
caldaia della Latteria Turnaria di Taboga, ma anche fotografie e schede tecniche di Loris Cordenos di San Vito al
Tagliamento, altre fotografie, tratte dal libro Una storia da
raccontare – Montasio, e un video di Guido De Zorzi, nonché ancora materiale fotografico realizzato negli anni ’80
dalla Comunità Montana del Gemonese. Insomma, l’Associazione Taboga 13 e il Comitato Borgate del Centro Storico proposero un vero e proprio itinerario nella produzione casearia, che fu apprezzato da più di 500 visitatori in
meno di 48 ore di apertura della mostra …! Solo 48 ore,
P
i chiamo Daniele Brollo e sono oramai un ex
alunno dell’Istituto Tecnico
Statale Commerciale per
Geometri G. Marchetti di
Gemona. A giugno dello
scorso anno mi sono diplomato geometra, discutendo,
tra l’altro, una tesina sulle
latterie gemonesi, che ora
cercherò di raccontare.
In vista dell’esame di Stato,
ogni maturando ha dovuto
preparare una breve tesi su
un argomento a scelta, possibilmente riguardante il territorio del Gemonese.
Essendo incerto su quale
M
tema trattare, il mio professore di topografia, Pierangelo Cragnolini, mi ha suggerito di svolgere uno studio
sulle latterie. Ho scelto
volentieri questo soggetto,
perché la famiglia di mia
madre, Patat - Blâs da Lussie di Cjamp, ha prodotto
molti bravi casari, che
hanno lavorato non solo
nella latteria di Campolessi,
ma anche in quella di Taboga e di altre borgate gemonesi: insomma una vera stirpe di casari!
Sono allora passato dall’idea alla realizzazione del
mio progetto. La raccolta di
materiale e di informazioni
non è stato così facile come
pensavo. Prima di tutto, mi
sono recato nella biblioteca
comunale, con la speranza
di trovare notizie e documenti, ed ho allora scoperto
che c’era anche un’altra persona che stava svolgendo
una ricerca simile alla mia.
Tramite la biblioteca sono
riuscito a contattare Valentina Cargnelutti, che mi ha
fornito molto materiale
utile. Attraverso la Pro Glemona, invece, sono riuscito
a risalire a Maria Copetti,
che aveva organizzato, nel
novembre del 2003, la
mostra sulla latteria di Taboga.
Voglio sottolineare il ruolo
fondamentale in questa mia
però ne è rimasto il ricordo! Lo dimostra il fatto che nel
2008 sono stata contattata ben due volte nel giro di quindici giorni proprio in relazione a quella mostra. Così ho
conosciuto la ventiduenne di Campolessi, Valentina Cargnelutti, e il diciannovenne di Campagnola, Daniele Brollo. Valentina, che allora lavorava ancora come aiuto-casaro presso la latteria di Godo, stava nel contempo realizzando un progetto proprio sulle latterie gemonesi, specialmente su quella di Gôt, per il Centro di Educazione Ambientale (CEA) Mulino Cocconi, ricerca svolta al fine di costruire in futuro una mappa di comunità. Daniele affrontava lo
stesso tema per la stesura della tesina da portare all’esame
di maturità. Ho quindi chiesto a Daniele di riportare sulle
pagine di P&M questa sua esperienza di ricerca su una
realtà gemonese, come quella delle latterie turnarie, realtà
che ancora resiste solo e soltanto a Campolessi ...
Maria Copetti
analisi che hanno avuto le
persone anziane, custodi di
una memoria storica, che
rimane purtroppo sconosciuta se non stimolate a raccontarla. Ricordo in special
modo il signor Tarcisio
Londero Cael che, con
un’infinita disponibilità, mi
ha dato tutte le informazioni
sulla storia della latteria di
Moseanda, di cui è stato
Presidente: dall’organizzazione amministrativa alla
stesura del bilancio. Anche i
miei nonni mi hanno fornito
molti elementi. Essi mi
hanno aiutato in particolare
a costruire una raccolta di
termini in friulano, legati al
mondo caseario: la cjalderie/caldaia (dove si fa la
cuete), la glove/lira, chitarra
o mestaiolo (serve per rompere la cagliata), la
pigne/zangola (per fare il
burro), il talç/fasciera (serve
a dare la classica forma
tonda al formaggio mentre
viene pressato), il laveç/contenitore del latte … Ma
anche a ricostruire le tappe
fondamentali delle latterie
delle loro borgate di nascita
(Campolessi ed Ospedaletto/Borc dal Mulin) e a capire come funzionava l’attività delle stesse. Ho potuto
scoprire così fatti e notizie,
storie e racconti, che mai
avrei trovato sui libri o sulle
pagine della cronaca dell’epoca. Ho capito che la latteria, fino a 40 anni fa, era un
punto d’incontro tra le persone del paese, della borgata; era un luogo di lavoro, di
quella magica trasformazione del latte in formadi, ma
anche di ritrovo, un
Il marchio utilizzato dalla latteria di Godo
LATARIIS
19
appuntamento quotidiano,
mattina e sera.
Mi sono reso conto che gli
anziani sono delle autentiche miniere di storia, anche
per il modo che hanno di
raccontarla, così coinvolgente.
Nell’introduzione della mia
tesina, dal titolo Le latterie
turnarie del gemonese,
affronto gli aspetti generali
di una latteria turnaria per
poi descrivere le fasi della
lavorazione del formaggio e
dei suoi sottoprodotti, burro
e ricotta. Nel capitolo che
riguarda la storia riassumo a
grandi linee la nascita, nel
settembre 1880 a Collina di
Forni Avoltri, della prima
latteria in Friuli, il massimo
splendore della produzione
casearia friulana negli anni
’50 e il progressivo calo
negli anni ’60 con il boom
economico e il conseguente
abbandono dell’economia
agricola per quella industriale prima e del terziario
dopo.
A Gemona la prima latteria è
stata inaugurata il 15 maggio 1883 ad Ospedaletto
con il conferimento di 40
soci; il primo casaro è stato
Luigi Gubiani. E’ stata poi
chiusa negli anni del primo
dopoguerra.
Di quella di Campolessi si
trovano le prime citazioni
scritte nel 1908. Inizialmente la sua sede era su quella
che oggi è la S.S. 13 all’incrocio con via Buja; nel
1959, grazie alla donazione
di un terreno da parte di
Gelindo Cargnelutti e
Anna Londero, è iniziata la
costruzione dell’attuale sede
in via S. Marco. E’ l’unica
latteria turnaria ancora attiva a Gemona.
La prima convocazione dei
soci della latteria di Godo
risale al 18 giugno 1909,
mentre la sua inaugurazione
risale al 30 novembre dello
stesso anno. La sua attività è
cessata nel 2008… (N.d.R.
E’ giusto ricordare in questa
occasione Pietro Copetti
Pelôs, mancato improvvisamente lo scorso mese di
gennaio, che fu Presidente
della latteria).
Con il contributo di 40 soci
è stata costruita nel 1911 la
latteria di Moseanda, che
ora è a gestione privata.
Passando dalla cort di Capêlo ai locali dati in affitto
dalla fam. Rodaro, i borghigiani di Taboga costituisco-
no la società Latteria Sociale Turnaria Campo Taboga
il 7 settembre 1952,
la cui sede verrà
poi inaugurata nel
1957. Essa fu l’unica latteria che non
subì ingenti danni
dai sismi del 1976 e
che quindi continuò
Il burro della latteria di Taboga
a funzionare anche
negli anni del post terremo- mai attuato.
to: vi convogliava tutto il Per mancanza di tempo e di
latte di Gemona. Ha chiuso i persone referenti non sono
riuscito ad approfondire la
battenti nel 1998.
Concludo la mia analisi con storia di altre latterie presencenni di diritto sulle società ti a Gemona: Campagnola,
Gois,
Borgo
cooperative e con un con- Borgo
fronto tra il passato e il pre- Villa/Stalis e Piovega.
sente della produzione Colgo qui l’occasione per
casearia. In allegato vi sono ringraziare tutti quelli che
copie di piantine e prospetti mi hanno dato una mano per
di alcune delle latterie prese questa mia ricerca: il prof.
in esame, un bilancio econo- Cragnolini per l’idea, i
mico, ma soprattutto un pro- dipendenti della biblioteca
getto dell’E.R.S.A. (Ente comunale, la Pro Glemona,
Regionale per lo Sviluppo Valentina e Maria, il signor
Agricolo), presentato al Tarcisio Londero Cael, l’ufComune di Gemona nel ficio tecnico del Comune di
novembre 1982, relativo alla Gemona, … ma soprattutto
costruzione di un grande la mia famiglia e i miei
caseificio con potenzialità nonni.
Daniele Brollo
lavorativa giornaliera di 30
quintali di latte, aumentabili a 50 quintali: progetto realizzato sulla carta, ma poi
60 agns
Articul 2
1) A ogni individui i spietin
ducj i derits e dutis lis
libertâts proclamâts in cheste Declarazion, cence nissune distinzion par vie di
gjernazie, colôr, mascjo o
femine, lenghe, religjon, di
impinion politiche o alcaltri, di zoc nazionâl o sociâl,
di ricjece, di nassite o altre
condizion.
2) E no sarà fate nissune
distinzion nancje par vie
dal Statût politic, juridic o
internazionâl dal paîs o de
tiare che une persone i parten, tant se chê tiare e je
indipendent che s'e je sot
ministrazion fiduciarie o no
autonime o sot cualchi altri
limit di sovranitât.
1925 - Il nuovo Caseificio Sociale di Piovega in via Sofia Pecol, allora via Buja (Archivio Enrico Pecoraro) - dal libro Piovega nel Cuore, Associazion Borc di Plovie, 2006
Declarazion Universâl
dai Derits dal Om
20
UN CJANTON PAI CONTADINS
Viticoltura e qualità, quali tecniche?
1° parte: forme di allevamento
i è stata richiesta, da
alcuni lettori, la pubblicazione di alcune nozioni di
base specifiche nel campo
vitivinicolo. Risulta palese
che l’argomento di primario
interesse in questo stadio
fenologico della vite, è dato
dalle operazioni di potatura;
pertanto inizierò trattando i
vari sistemi di allevamento
comunemente utilizzati e le
alternative più opportune
nella nostra zona.
La scelta della forma di allevamento è ciò che concorre
principalmente nel determinare il rapporto vegeto-produttivo e quindi il livello
qualitativo delle uve. La vite
tende a vegetare maggiormente sulle gemme distali
(in punta) del capo a frutto
(tralcio). La curvatura del
tralcio inibisce questa caratteristica tanto quanto questa
è più accentuata, perché provoca un rallentamento del
flusso linfatico ascendente,
favorendo l’alimentazione
dei germogli prossimali a
discapito di quelli distali.
C’è anche da dire che per una
soddisfacente maturazione
dell’uva è necessaria una
superficie fogliare di almeno
1,2 mq per ogni kg di uva.
La forma di allevamento alla
“cappuccina” abbastanza
frequente nella nostra zona,
subisce l’effetto curvatura
spesso in misura eccessiva.
Non è raro notare, dove la
curvatura del tralcio è particolarmente accentuata, la
presenza di gemme cieche e
di germogli distali alla stessa,
particolarmente stentati, deficitari della superficie fogliare
opportuna e con grappoli
tipicamente spargoli. Inoltre,
la fascia produttiva, ovvero la
M
posizione dei grappoli, si colloca verticalmente; pertanto
lo sviluppo dei germogli in
“punta” va a creare ombreggiamenti ai grappoli collocati
in alto, richiedendo così
interventi cesori sul verde,
con il risultato di ulteriori
riduzioni della superficie
fogliare necessaria.
Un’altra forma tipica del
Gemonese è quella denominata “a palme”. Questa si
presenta come un “guyot”
bilaterale su due o tre palchi,
ovvero con un asse verticale
permanente dove vengono
piegati da quattro a sei tralci
orizzontali. Frequentemente
utilizzata sul merlot per la
buona fertilità basale di questo vitigno (fruttifica abbondantemente anche con tralci
corti), sebbene la curvatura
sia decisamente più dolce,
presenta anch’essa degli handicap, in primis l’ombreggiamento che i germogli dei palchi inferiori creano a quelli
superiori; quindi anche in
questo caso sono necessari
irrazionali interventi sul
verde. Segnalo, inoltre, che è
una forma di non facile mantenimento strutturale, dovuta
a prematuri invecchiamenti
dell’asse permanente.
Ancora molto utilizzato, è il
sistema a pergola, nelle
varianti “a vigne” o “a
vignon”, a seconda dell’estensione del piano vegetativo. Non è raro trovare pergolati con un paio di viti che
rivestono decine di metri
quadri. Questa forma di allevamento, che richiama il
“tendone” del centro-sud, ha
il vantaggio di essere particolarmente produttiva, peculiarità di spiccato interesse
nei tempi passati, quando le
superfici disponibili per la
coltivazione della vite erano
limitate in proporzione alle
esigenze di “sete”. Anche se i
vecchi pergolati, comunemente dislocati attorno a fabbricati contadini, hanno un
certo effetto estetico, forniscono un’uva che, dal punto
di vista qualitativo, risulta
purtroppo essere tra le peggiori. Se è vero che certi vecchi vigneti conservano un
certo interesse storico-paesaggistico, è anche vero che
le esigenze del passato non
trovano collocazione nel
nostro presente. Fino a cinquant’anni fa, nella nostra
zona, la scelta di puntare
verso un indirizzo quantitativo era giustificabile, visto
che allora era impensabile
sottrarre superfici potenzialmente coltivabili a cereali,
per ampliare quelle a vigneto. Oggigiorno invece, in
contrapposizione al sensibile
calo dei consumi di vino, si
evidenzia una ricerca degli
aspetti qualitativi delle produzioni, quindi produrre
meno, ma che sia “un bon
taj”.
Questo obiettivo, però, è
irraggiungibile se non c’è
sufficiente fiducia verso la
ricerca di nuove tecniche e
negli studi di perfezionamento della viticoltura tradizionale; sebbene negli ultimi
anni la ricerca viticola sia
principalmente orientata al
miglioramento di forme
meccanizzabili
(GDC,
Smart-Dyson, VSP, cordone
libero, ecc.)
E’ possibile migliorare i
sistemi tradizionali, quali il
cordone speronato e il guyot.
Ed è proprio da queste due
forme con le loro varianti,
che si ottengono i migliori
vini. Dal nord della Francia,
fino alla Sicilia. Vediamo
perché: in questi sistemi la
fascia produttiva si colloca
orizzontalmente per un massimo di 30 cm sopra il cordone o il tralcio, permettendo la
crescita verticale dei germogli
senza
provocarne
ombreggiamenti. Con una
sfogliatura in prossimità dei
grappoli si ottiene un adeguato arieggiamento degli
stessi, senza sensibili riduzioni di biomassa fotosintetica, che anzi, può essere
aumentata con la cimatura
del germoglio, dall’emissione di femminelle. La fascia
“in luce”, inoltre, permetterà
una migliore distribuzione
dei fitofarmaci garantendo
una miglior protezione del
grappolo. Oltretutto, questi
sistemi garantiscono comunque una certa produttività, in
quanto pur avendo una produzione unitaria per ceppo
bassa (ed è per questo che la
qualità è superiore), sarà
compensata dalla maggior
densità d’impianto (numero
di viti per ettaro). A titolo di
esempio, in Francia, si deve
spesso procedere al diradamento dei grappoli per non
superare i massimali
Esempio di cordone speronato.
Risulta ben visibile la fascia produttiva
21
METEOROLOGIA
Inverno, ancora tanta acqua!
uest’inverno le pricipitazioni non sono mancaQ
te, oltre 870 mm in tre mesi
quando la media è di appena
350 mm! Del resto tutto il
2008 è stato caratterizzato
da abbondanti precipitazio-
con un -7.9 dell’ultimo dell’anno e del 4 gennaio; altro
episodio alla fine di febbraio,
come mostra il grafico.
Per chi è interessato ai dati in
tempo reale segnaliamo la
nuova centralina meteo
installata da Meteopoint
presso l’ISIS D’Aronco. I
dati su www.meteopoint.com
stazioni meteo,Gemona nord.
Un grazie ad Andrea Venturini
e Massimo Marchetti per la
collaborazione.
Temperature minime e massime
Media climatica temperature '77-'06
Piogge giornaliere
T. C°
19
ni, oltre 2.500 mm e con ben
161 giorni bagnati, quasi 1
giorno su 2!
Quanto alle temperature
abbiamo avuto 2 episodi di
freddo intenso: i giorni tra la
fine di dicembre e gennaio
16
P. mm
180
160
140
13
120
10
100
7
4
80
1
60
-2
40
-5
20
-8
1
4
7
10 13 16 19 22 25 28 31
Dicembre 2008
consentiti dalle AOC (le nostre DOC).
Qualcuno dirà: ma... e i vitigni particolarmente vigorosi? Da sette anni sto sperimentando l’adattamento della Cjanorie sul cordone speronato e, vi dirò, con ottimi risultati.
Naturalmente tenendo conto delle caratteristiche del vitigno e con specifici accorgimenti, quali la lunghezza del cordone permanente e il numero degli speroni. Con questo sistema ho accertato la possibilità di innalzare
mediamente almeno di due punti il tenore in
zuccheri e di ridurre notevolmente i disseccamenti del rachide, tipico difetto varietale.
n conclusione, vorrei pertanto dire, che
risulta opportuno considerare il valore storico e culturale di un vecchio vigneto, ma
solo per queste qualità. Se solo potessimo
tornare indietro di un secolo e berci un bicchiere in un’osteria di allora, potremmo
apprezzare maggiormente i progressi ottenuti dalla ricerca e dalla sperimentazione vitivinicola fino ad oggi.
Zamolo Pierantonio
I
3
6
9
12 15 18 21 24 27 30
2
Gennaio 2009
5
8
11 14 17 20 23 26
0
Febbraio 2009
LA LETTERA
Quale sorte per i bagolari
di via Dante?
iamo a metà febbraio. Questo
S
sarebbe il tempo giusto di potare
gli alberi di via Dante a Gemona.
Certo, però, non vorrei assistere
ancora una volta allo scempio delle
motoseghe sugli ottuagenari bagolari dello storico viale, già pesantemente compromesso. E il dubbio
sorge spontaneo perché già l’anno
scorso in pieno risveglio vegetativo,
soltanto una ferma presa di posizione le aveva in parte fermate. Inoltre,
se per gli alberi “potati” non fosse
intervenuta la Natura stessa, con un
lungo periodo di pioggia, a quest’ora avremmo ancora l’ombra delle
loro fronde? Sì, perché le loro fresche chiome l’estate scorsa sono
state tranciate brutalmente dai
boscaioli, lasciando solo un agonizzante relitto di tronchi scheletriti.
Senza contare che due anni fa, a
Gemona in via Dante e in via “ex”
dei Pioppi, siamo stati privati di 40
alberi quasi secolari, spesso senza
alcun motivo. Questo però non è un
problema nuovo. Ormai avviene da
anni che le opere di manutenzione
dei viali e del verde pubblico, realizzate per Enti e Amministrazioni, non
utilizzano personale “ad hoc”. La
prospettiva reale è che, continuando
irreversibilmente con potature sba-
gliate, perché episodiche e troppo
invasive, s’indeboliscano davvero
gli alberi delle nostre città. Le piante
sono parte integrante della vita quotidiana ed è di fondamentale importanza organizzarne al meglio la tutela, rispettando la struttura morfologica degli alberi, le caratteristiche del
territorio e lo spazio verde che ci circonda in uno scambio equo d’interrelazione tra l’Uomo e l’Ambiente.
Preciso che non ho nulla in contrario
alla necessaria manutenzione delle
piante in questione anzi, ma ritengo
che la stessa debba essere fatta con
la consulenza di esperti giardinieri,
oltreché con il “buon senso” secondo la cultura delle generazioni passate, di cui purtroppo non si tiene più
conto. A mio parere inoltre, nei tagli
di questi anni, entrano in gioco varie
competenze, che sono venute a mancare: di botanica, storia dell’arte, di
una visione d’insieme del paesaggio,
ma anche semplicemente di una corretta visione del vivere in armonia
con la Natura. Mi auguro, infine, che
a Gemona nasca un Assessorato
all’Ambiente, in un’ottica multidisciplinare, composto di più menti e
capacità, in grado di capire questi
valori e di attuarli.
Donatella Romanelli
AMBIENTE
22
Piano per la telefonia mobile
A che punto siamo con il piano per le antenne?
giugno 2008,durante
l’incontro con la popolazione per la presentazione
del Piano di Settore per la
Telefonia Mobile da parte
dell’Amministrazione
comunale, é stata votata a
larga maggioranza dai cittadini presenti una mozione
simbolica basata su 4 punti
cardine proposti dal Comitato Spontaneo Contro l’Elettrosmog di Gemona:
Al primo punto si chiedeva
la rilevazione puntuale della
situazione attuale di inquinamento da elettrosmog
visto che:
- da quanto riportato dal
“Gazzettino”, già nel 2000
Gemona era posta tra le 90
aree più a rischio in Italia
per elettrosmog;
- Gemona risultava a gennaio 2006 collocata al 9°
posto fra 50 Comuni nella
“graduatoria per identificare
i Comuni che, per motivi di
popolazione e/o campi medi
misurati, risultavano di
maggior interesse da un
punto di vista protezionistico”;
- nel documento “il Catasto
degli elettrodotti della provincia di Udine”, scaricabile
dal sito ARPA, al punto 3.2
si legge: “Sebbene questi
elettrodotti attraversino perlopiù zone a vocazione non
residenziale (con eccezioni
in particolare a Venzone e
Gemona) ... richiederanno
una particolare attenzione
A
nella progettazione delle
campagne di monitoraggio”.
Questi dati oggettivi sono
stati il punto di riferimento
anche per le Osservazioni al
Piano di Telefonia Mobile
depositate a novembre.
Nello stesso mese, nell’ultimo Consiglio comunale
dedicato a questo tema,
l’Amministrazione comunale ha espresso la volontà di
acquistare delle centraline di
monitoraggio per effettuare
dei rilevamenti, volontà
ribadita anche da alcuni candidati alle prossime elezioni
comunali. Ora, ci chiediamo:
1. Le centraline verranno
utilizzate per l’esclusivo
monitoraggio delle antenne
di telefonia già esistenti?
Tralasciando tutte le rimanenti fonti di emissione?
2. I dati registrati, anche se
indicassero emissioni entro i
limiti stabiliti dalla legge,
terrebbero conto delle 3 criticità di Gemona sopra
espresse?
Se c’è la possibilità di
rispettare la legge:
- con limiti più bassi, eventualmente come quelli stabiliti recentemente da autorevoli quanto concordi studi
scientifici
internazionali
indipendenti, circa 10 volte
inferiori agli attuali limiti di
legge italiani;
- con l’applicazione del
principio di minimizzazione
delle emissioni, se precedentemente non adottato;
- con maggior tutela del
bene primario della salute
pubblica, come recita l’articolo 32 della Costituzione;
perché non provarci, visto
le fonti inquinanti già esistenti?
3. Come giungere a realizzare il punto precedente se non
disponendo di dati, raccolti
antecedentemente la stesura
del Piano, che solo un’attività di monitoraggio/pianificazione ambientale di tutte le
fonti di inquinamento elet-
tromagnetico esistenti
può fornire?
Qualsiasi attività di
monitoraggio fatta unicamente alle emissioni
delle antenne esistenti,
tralasciando gli elettrodotti, eseguita dopo
l’approvazione
del
Piano di Telefonia
Mobile, non sarebbe
altro che uno sterile
prendere atto, senza
possibilità alcuna di
migliorare e minimizzare.
Il Comitato, ammettendo la necessità di un
Piano che eviti l’installazione selvaggia delle
antenne, preme dunque per un monitoraggio preventivo, che
scaturisca in un Piano
redatto
con principi
diversi rispetto ad uno
non fondato su tale attività di rilevazione.
Nelle
Osservazioni
depositate a novembre
sono state allegate
anche le motivazioni per le
quali il Comitato avrebbe
individuato nella società
Polab Laboratorio Tecnologico, già autrice di numerose collaborazioni con le
Amministrazioni comunali
friulane e l’ARPA basate sul
principio di minimizzazione
delle emissioni, il referente
per un eventuale monitoraggio completo delle fonti di
inquinamento elettromagnetico e successiva stesura di
un Piano di Settore di
Telefonia Mobile.
Abbiamo infine ricevuto dal
Prof. Angelo Gino Levis,
presente alla serata informativa del 21.11.2008, una
bozza di appello, indirizzata
al Parlamento Italiano ed al
Parlamento Europeo, avente
lo scopo di ottenere una
sostanziale revisione dei
limiti di esposizione ai
campi
elettromagnetici
attualmente in vigore, oramai obsoleti alla luce degli
ultimi studi scientifici,
accompagnata da misure che
promuovano una corretta
informazione sui rischi provocati dai campi elettromagnetici.
A tale riguardo, per chi fosse
interessato, abbiamo provveduto a recapitare alla
redazione di “Pense e Maravee” una copia della stessa
bozza di appello, sottoscrivibile all’indirizzo e-mail:
[email protected].
Chi è interessato può richiederlo alla redazione.
Per approfondimenti:
www.applelettrosmog.it
Comitato Spontaneo contro
l’Elettrosmog di Gemona
Abbiamo ricevuto dei
commenti sulla vicenda
Englaro. Ringraziamo,
ma riteniamo preferibile, in questo momento,
il silenzio.
Associazioni aderenti al Coordinamento
A.C.A.T. – Associazione dei Clubs degli Alcolisti in Trattamento, A.T.Sa.M. – Associazione Tutela Salute Mentale, AUSER
Alto Friuli, Associazione per l’autogestione dei servizi e la solidarietà, A.V.U.L.S.S. – Associazione per il Volontariato nelle
Unità Locali dei Servizi Socio-Sanitari,- Amici del Laboratorio Internazionale della Comunicazione, Amnesty International
– Gruppo Italia 143, Associazione “Un blanc e un neri”, Associazione “Bravi Ragazzi”, Associazione Buteghe dal mont
– Glemone, Associazione Culturale Friûl Adventures – Fiore, Associazione Culturale Pense e Maravee, Associazione
Musicologi, Associazione Pro Loco Pro Glemona, Associazione storico-archeologico-culturale “Valentino Ostermann”,
C.A.V. – Centro Aiuto alla Vita, C.I.D.I. – Centro territoriale d’Iniziativa Democratica degli Insegnanti della Carnia e del
Gemonese, Centro Giovanile Parrocchiale Glemonensis, Comitato per la Costituzione, Comitato per la Solidarietà di
Osoppo, Gruppo Caritas della Parrocchia di S. Maria Assunta di Gemona, Gruppo Missionario della Parrocchia di S. Maria
Assunta di Gemona, Gruppo Scout AGESCI Gemona 1, Gruppo Special – Amici si può
PAGINA DEL COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI VOLONTARIATO SOCIALE DI GEMONA
principio è stato pensato per un pubblico
QRQVRORORFDOHPDGLODUJRUDJJLR
52&.,10217
Un progetto per aggregare giovani
musicisti della Carnia e del Gemonese
Da circa due anni si sta svolgendo nel Gemonese e in Carnia il progetto “Rock in
PRQW´¿QDOL]]DWRDGDYYLFLQDUHHIDUFRQRVFHUHWUDORURPXVLFLVWLGHOOHQRVWUH]RQHH
a dar loro occasione di misurarsi con l’espeULHQ]DFLQHPDWRJUD¿FD3HUVDSHUHTXDOFRVD
GLSLLQPHULWRDTXHVWRSURJHWWRFLVLDPR
ULYROWL D /RUHQ]R 7HPSHVWL H 3LHUR &DUgnelutti, vice presidente e capo redattore
GHOO¶DVVRFLD]LRQH0XVLFRORJL
Com’è nato “Rock in mont”?
ÊXQSURJHWWRFKHO¶$VVRFLD]LRQH0XVLFRORJLLQSDUWQHUVKLSFRQO¶DVVRFLD]LRQH&RUWROH]]LVGL7UHSSR&DUQLFR)RHVGL7ROPH]]R
H OD &LQHWHFD GHO )ULXOL SUHVHQWDURQR QHO
JLXJQR DO ³%DQGR $VVRFLDJLRYDQL´
Questo bando aveva come principale obietWLYR LQFHQWLYDUH O¶DJJUHJD]LRQH H O¶LQWHJUD]LRQH JLRYDQLOH SXQWDQGR DQFKH D XQD
FROODERUD]LRQHIUDOHGLYHUVHUHDOWjRSHUDQWL
QHOPRQGRGHLJLRYDQL
In che cosa è consistito esattamente
il progetto?
L’intento aggregativo del progetto si è conFUHWL]]DWRLQXQSULPRWHPSRFRQODUHDOL]]D]LRQH GD SDUWH GHO UHJLVWD XGLQHVH 0DV-
VLPR *DUODWWL &RVWD GL TXDWWUR YLGHRFOLS
relativi ad altrettanti gruppi locali (VertiJLQH 0HUFHQDU\ *RG 9DQLOOD 5HVLGHQW H
Ridicui Spaventâts Vuerîrs), video che sono
stati poi presentati nel settembre 2007 al
SDUFR GL YLD 'DQWH GL *HPRQD ,Q VHJXLWR
GDTXHVWLVWHVVLYLGHRFOLSHGDDOWUHULSUHVH
HIIHWWXDWHVXOWHUULWRULRVHPSUHLQSUHVHQ]D
dei musicisti, è stato creato il documentaULR³)URQWHGHO5RFN´$TXHVWHDWWLYLWjQHO
complesso hanno partecipato come volonWDULFLUFDXQDTXDUDQWLQDGLJLRYDQL
&KH VLJQL¿FDWR KD DYXWR O¶DFFRVWDUH PXVLFLVWL H JLRYDQL GHO WHUULWRULR
D XQ¶HVSHULHQ]D FLQHPDWRJUD¿FD GL
TXHVWRWLSR"
$OGLOjGHO IDWWR FKH TXHVWH DWWLYLWj KDQQR
rappresentato ovviamente un momento
G¶DJJUHJD]LRQHHGLFRQRVFHQ]DWUDJLRYDQL
di territori vicini, accomunati dall’interesse
per la musica rock, di certo le telecamere
GL XQ UHJLVWD SURIHVVLRQLVWD FRPH *DUODWWL
&RVWD VRQR ULXVFLWH D YDORUL]]DUH LQ PRGR
inedito (visti anche i costi che una regia
GL TXHVWR WLSR LPSOLFD OH SRWHQ]LDOLWj GHL
JUXSSLPXVLFDOLGHOOHQRVWUH]RQHIDFHQGRne oggetto di un documentario che sin dal
A largo raggio nel senso che “Fronte
GHO 5RFN´ q GHVWLQDWR DG XVFLUH GDL
FRQ¿QLHQWURFXLqVWDWRSURGRWWR"
*LjQHO³)URQWHGHO5RFN´qVWDWRSUHVHQWDWR q ULVXOWDWR YLQFLWRUH DO 0(, GL
)DHQ]D 0HHWLQJ (WLFKHWWH ,QGLSHQGHQWL H
GHOOHDXWRSURGX]LRQL,QROWUHLOUHJLVWDEDVDQGRVLVXLYLGHRFOLSLQL]LDOLVX³)URQWHGHO
5RFN´HVXGHOOHULSUHVHHIIHWWXDWHD)DHQ]D
ha composto un ulteriore video, in cui le
HVSHULHQ]HGHLJUXSSLIULXODQLYHQJRQRFRQIURQWDWH FRQ TXHOOH G¶DOFXQL JUXSSL HPHUJHQWLORQGLQHVL
$O GL Oj GHOO¶HFR H GHO FRQVHQVR FKH
³)URQWH GHO 5RFN´ KD RWWHQXWR IXRUL
SRUWD D OLYHOOR ORFDOH FKH GLIIXVLRQH
KDDYXWRRDYUj"
6DUj SRVVLELOH YHGHUH LO GRFXPHQWDULR DOOD
SUHVHQWD]LRQHFKHVHQHIDUjDOFLQHPDWHDtro Sociale di Gemona il prossimo 5 aprile
DOOHRUH$VHJXLWRGHOODSURLH]LRQHGHOGRFXPHQWDULRVDUjLQROWUHLQDXJXUDWDODQXRYD
VHGHGHOO¶DVVRFLD]LRQH0XVLFRORJL$TXHVWR
proposito ricordiamo che la nuova sede
VDUj DSHUWD DG RJQL PXVLFLVWD LQWHUHVVDWR D
proporre progetti o a collaborare con l’AsVRFLD]LRQH H FKH HVVD VDUj FRQGLYLVD GDOOD
'LVFRWHFDUHJLRQDOHFKHDEUHYHVLWUDVIHULUjFRQWXWWRLOSURSULRDUFKLYLRGD2VRSSRD
*HPRQDŶ
Per ulteriori informazioni: www.musicologi.com e
www.frontedelrock.com.
5 x mille
Sostenerci non
ti costa nulla!
Lunari
2010
SUL MOD. 730 PUOI DARE
IL 5 PER MILLE A P&M
Come
anticipato
nello scorso numero,
il lunari dal 2010
sarà dedicato alle
latterie, alle stalle, ai
lavori dell’orto e dei
campi. Chi ha foto,
filastrocche, racconti su questi temi contatti la redazione:
Via Sottocastello 81,
33013 Gemona del
Friuli, UD, oppure
inf o@pensemar avee.it
Con la prossima dichiarazione dei redditi (730 e
mod. Unico) potete sostenere Pense e Maravee
senza spendere nulla:
basta indicare la nostra
come associazione a cui
dare il 5 per mille scrivendo nell’apposita casella il
codice fiscale di P&M
91002600301
devoluti in progetti di
solidarietà.
Infine, poiché l'Associazione Pense e Maravee è
una ONLUS, tutte le sottoscrizioni effettuate dal
28/11/2005 sono deducibili dal reddito complessivo. Informate di tutto questo chi vi fa la dichiarazione dei redditi.
A voi non costa nulla, a Per maggiori informazionoi un piccolo aiuto. Tutti ni consultate il sito
i fondi raccolti saranno www.pensemaravee.it.
Un vôli sul Cjiscjel
Webcam sul Castello - 209/03/2009
La valîs di carton
(storie di emigrants)
A son partîts une matine
di buine ore
che al jere ancjemò scûr,
il cîl cence une stele
e il mâr dut increspât,
il façolet sul cjâf,
la barete fracade
par parâsi da buere
che e sivilave fuart.
Tal cûr une grande pene
tai voi tante tristece
za stracs di tant vaî.
Il bastiment al jere
za pront là che al spietave
chê file lungje, lungje
di figuris che planc a
planc
a sparivin te gnot.
Doi fruts, dôs stelis
si cjalavin tai voi,
si tignivin pes mans fuart,
fuart
e a cjalavin lontan
chel mâr ancjemò plui
grant
che al faseve pôre
che nol finive plui!
Tes mans une valîs,
valîs di carton,
leade cul cordon
e sot une gjachete cualchi
fotografie,
il so mont ta valîs,
vite e storie tal carton,
il paîs, la glesie,
lis cjampanis, la mont.
di Egle Taverna
Prin Premi Poesie in lenghe
furlane – Concors leterari
Celso Macor 2003 – Gurize
(tratta da Strolic Furlan pal
2007 – SFF)
A Gemona anche questo numero viene distribuito con la modalità Promoposta, senza indirizzo e senza busta di
nailon, e quindi con minor dispendio di risorse e rifiuti, grazie ad una apposita convenzione stipulata con Poste
Italiane che ringraziamo. Ci scusiamo se il giornale non arriva sempre puntuale, ma questo non dipende da noi.
Ringraziamo tutti coloro che continuano a sostenere la nostra autonomia con un contributo.
Compilate un bollettino di c.c. postale n. 16895336 . Qualsiasi importo va bene!
Grazie ai sostenitori, e sono veramente tanti, che lo hanno già fatto!
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