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Sabato 1 Maggio 1875
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VM Castelletto N.°
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Primo /nom°.
I manoscritti che s'inviane alla Direzione
tion si restituiscono, nè si rende ragione
'ella ricusa di stamparli: non si accettano
aciritti anonimi. — Le lettore don francate
non si ricevono.
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Libreria Niatri setto Borgo
Le assoeiaziorti hanno il principio
il i.. od il 16d' ogni mese, celi pagamento
anticipato di lire 8 per un anno e di lire h
PROVINCIA. ai 1:2>per sei meli.
GIOFNALE della CITTÀ
AMMINISTRATIVO - POLITICO - SCIENTIFICO - LETTERARIO
SI PUBBLICA OGNI MERCOLEDÌ E SABATO DI CIASCUNA SETTIMANA
Era già sotto il torchio il nostro giornale
quando ci fu nota la morte del commendatore
IFIVINCESCO RIUSCII', accaduta alle
ore 8 e mezzo d' jeri sera.
Dolorosi di questa perdita, uniamo il compianto nostro a quello che si leva per tutta la
città; ora che così probo ed operoso cittadino ci
ha lasciato per sempre.
Nacque in Pisa il 14 Novembre 1807 da
Elisabetta Scorzi e Giovanni Ruschi. Giovine
intraprese gli studi legali nella Università, conseguì la laurea nel 1827 e il grado di avvocato
nel 1831.
Per tempo si occupò delle cose del paese,
continuando le tradizioni liberali della famiglia;
allora che di pochi, e pericoloso, era il pensiero
della indipendenza d' Italia: perchè leggiamo
nelle Memorie di quegli anni che lui e i fratelli
erano vigilati dall' occhio sospettoso del Governo.
Dal 1844 al 1846 ebbe la carica di Gonfaloniere di Vico-pisano. Dal 1846 al 1854 tenne
quella di Gonfaloniere della nostra città. E
riputato non avverso alle più estese libertà, fu
scelto da Guerrazzi, ministro, a Prefetto di
Siena e Delegato di Pontremoli: ma non accettò tali uffici.
Mescolato a tutti gli avvenimenti della patria
in tempi ora prosperi, ora calamitosi, serbò
sempre il suo carattere. Per la qual cosa, allorchè il Principe Toscano, tornato da Gaeta in
Firenze, ruppe il patto della Costituzione e
chiamò gli stranieri, egli rifiutò di restare
Gonfaloniere . E fu solamente per le istanze
dell' intiero corpo Municipale e del Conte Serristori che consentì, a minor danno della città,
di ritirare la dimissione.
Nel 1860 riebbe il Gonfalonierato fino al
1863. E fu in questo tempo che il governo di
S. M. gli conferì la croce di Commendatore dei
S. S. Maurizio e Lazzero. Dopo il 1863 non
volle più sapere'di pubblici uffici. Dai quali,
sempre faticosamente sostenuti, ebbe poche
gioje, molti dolori. quello che accade oggi :
e noti può non accadere, quando ogni pubblico
officio o si dà o si toglie con intrigo e tumulto
e non con animo considerato.
Nè solamente il paese si giovò del suo
consiglio e della sua opera. Anco i privati: e
di continuo. Fa Presidente della Banca Fon .
li 50
50
AMMLNISTRAZIONE
Un Numero separato centeeitai 10,
arretrati centesimi 20.
Avvisi ed inserzioni eenteeitui 15
ogni linea o spazio di linea .
FRANCESCO RUSCHI
i At-
larie
o MENTO
IL
Dl ELEZIONE
ANNO III
WIRMI~~~1enaerp~n- —
diaria, Direttore della Società del Ponte di
Zambra, Provveditore della Pia Casa di Misericordia, e Amministratore eletto di patrimoni particolari.
Amò grandemente la famiglia e gli amici;
e dell'allontanarsi da lui di :alcuni di questi
si lagnò più assai che noti facesse di qualsiasi
altra sventura.
Spirò tranquillo come l'uomo che sa di aver
fatto compito suo: ora il paese veracemente
deplora la morte di lui.
.
•
La Gazzetta d'Italia ha da Pisa la seguente corrispondenza:
Come vi ho già annunziato, ieri sera alle 8
e mezzo moriva in Pisa 11 comm. Fancesco
Maschi dopo 37 giorni di malattia. La notizia della sua morte si diffuse in un baleno per la
città nostra e per ogni casa non era che un lamentarsi per la disgrazia gravissima.
Arduo è parlare oggi di lui. Non per eccellenza il'ingegno, non per fatti spiccatissimi egli
era conosciuto, amato, stimato nella città nostra.; e nonostante il nome suo vivrà lungamente
nella memoria dei buoni.
Sempre, in ogni occasione, anche quando ad
alcuni piacque di vilipenderlo, non gli mancò la
fiducia generale; quando si voleva un uomo onesto, operosissimo da giovarsene in pubbliche e,
private amministrazioni si ricorreva a Francesco
Ruschi.E quanti patrimonii ha rimesso in ordine! In quante famiglie ha fatto rinascere la
quiete! Fra quanti parenti ha fatto tornare la
buon'armonia!
Perché egli era veramente, supremamente
buono. Col cuore s'imponeva agli altri; col cuore
e con la bontà dell'animo suo sapeva condurli
dove egli voleva. Quando il mostrarsi liberali
era un pericolo e poteva essere una colpa, egli
seppe esserlo e nei supremi momenti della patria
o quando la patria si preparava a libertà, Francesco Ruschi rivestì ufficio di gonfaloniere. Così
ebbe tale incarico nel 46 e fu messo da parte
nel 54; così fu gonfaloniere più volte dal 56 al
63 fintantochè....
Ma oggi davanti ad una tomba inutile riandare fatti dolorosissimi; rimpiangiamo l'uomo
che è morto, senza insultare quelli che lo hanno
odiato e vilipeso quando era vivo.
.
Altri uffieii egli disimpegnò nella nostra
città; di consigliere provinciale, per esempio,
di consigliere comunale, di deputato per l'Accademia delle Belle Arti ecc., e l'amore e la
stima dei suoi concittadini non si distaccò mai
da lui.
Solamente a vederlo era impossibile non sentirsi nascere nel petto una gran simpatia per
Francesco Ruschi. Bello, alto della persona,
con la faccia da cui traspariva la bontà del suo
cuore e la franchezza e la bontà dell'animo suo,
pareva un patriarca e tale era difatti nell'interno della sua casa per la sua famiglia e per i suoi
domestici.
Si mise a letto 37 giorni fa, con tristi presentimenti. Volle stare nella camera dove era
morta sua madre e pose in un luogo visibilissimo del suo banco un plico su cui si leggeva; « Questo è il mio testamento .
• La malattia ebbe degli alti e bassi, ma
ieri non lasciava più nessuna speranza. In un
momento in cui egli era svenuto, fu chiamato
un prete per dirgli le ultime preci. Mentre
questi pregava, il Ruschi aprì li occhi, capì
prossima la morte e rivoltosi ai suoi che gli
stavano inginocchiati dattorno, mormorò; « Che
dolore dovervi lasciare ! » Furono le ultime
sue parole. Alle 8 e mezzo non era più, dopo
aver sopportato con una rassegnazione grandissima e con una fortezza d'animo straordinaria
dolori inauditi, atrocissimi.
Aveva 68 anni e lascia immersi nel dolore
una numerosa famiglia e i suoi fratelli senatore Rinaldo e dottor Leopoldo, e le sue sorelle signora Laura Agostini e signora Maddalena Cuppari.
La sua morte ha suscitato larghi rimpianti
in Pisa ad usura meritati e non v'ha cittadino
dal più illustre al più umile che non vada
ad iscriversi alla porta del palazzo Raschi.
Nel libro ho notato, insieme ad altri notissimi, i nomi del generale Cialdini, del prefetto Cornero, del sindaco Rizzari, di consiglieri provinciali e comunali, del prof. Buonamiei, di Felice Tribolati, di Ferdinando Martini, dell'assessore comunale prof. Dini, ee.
Tutti questi signori accompagnarono
il feretro sino al Camposanto.
Là giunti fra mezzo a un generale
silenzio il cav. Paolo Folini consigliere
provincale pronunziò le seguenti parole:
Giovedì alle 4 poni. ebbe luogo il
trasporto funebre della: salma di Francesco Etnachi.
Molto avanti quest'ora la piazza di S.
Francesco e le strade adiacenti erano
Questa spenna di terra che è per raaffollatissime.
pirci
in sempiterno il tuo frale, o buon
Sulla piazza oltre una quantità, di
Francesco
'Muschi, ci sia cortese
carrozze erano schierati un drappello
d'un
istante,
in cui possiamo contemdi guardie municipali, la Banda filar- anco
monica pisana, la fanfara dei Concordi plarti per l'ultima volta, spargere su Te
una lagrima, darti l'estremo addio. Tu di
e la fanfara del Portone.
antica e nobile famiglia, nobile meno per
In una sala del palazzo Riihi rideitti titoli che Per sequela di virtuose azioni
a cappella ardente stava dentro una private e cittadine: Tu fosti esempio imicassa il cadavere dell'uomo di cui oggi tabile nelle domestiche pareti, ne' socievoli
rimpiangiamo la perdita. A capo della ritrovi, ne' pubblici uffici. La vita concassa era un occhio di cristallo h cui sutnasti pel bene della Città che ti vide
si poteva vedere anche una volta il nagCere, delle famiglie che in Teebbero
simpatico e venerando volto di Fran- fiducia. Io già ti vidi e apprezzai, quando
cesco Ruschi, non sformato dalla morte Paura di libertà ne levava a liete speranze,
ma più magro, più pallido, più affilato fatto parte di una Commissione toscana
per la riforma della legge comunale: Ti
dell'ultima volta che lo vedemmo.
Alle 4 e mezzo il convoglio fune- vidi, quando le speranze divenute realtà,
accogliesti, Gonfaloniere, le Deputazioni
bre, seguito da una quantità innumefiorentina e genovese venute a restituirci
revole di persone col torcetto e da una que' funesti segni delle antiche discordie
folla compattissima di popolo, si mise e stringerci la mano a diuturna bene
in moto.
auspicata fratellanza: quando le comuni
Ai Iati del feretro erano il generale
sorti declinate, eri fatto bersaglio a deC
)rnero,
il
Cialdini, il prefetto comm.
mocratiche intemperanze : quando tuo
sindaco Rizza.ri, il prof. Meneghini malgrado e dopo lungo insistere dovesti
rettore della R. Università, il deputato ritenere, renunziatario, la prima carica
Barsanti e il marchese Sciamanna quale del Municipio e in questa sottostare a
governatore della Pia Casa di Mise- dure esigenze degli irruenti austriaci
per non vedere la città passiva di un
ricordia.
minacciato saccheggio ; e non accolto
Seguivano immediatamente i parenti da chi allora imperava per offici a salvadella famiglia dell'estinto fra cui no- mento della stremata Università. Te vidi,
tammo il prof. Studiati, l'Ing. Cuppari, privato del Gonfalone quando la reazione
alcuni figlioli del cav. Leopoldo Ruschf, ebbe a colpa i meriti antecedenti: riaverlo
tornati i tempi migliori, e riportarne lode
e i due cognati conte Mario Guidi
e
onorificenze reiterate. Per Te Pisa si
e cav. Cosimo Agostini. Venivano
quindi, la Giunta Comunale di Pisa, arricchiva di ameni passeggi, di comodi
e le rappresentanze comunali di Vico- scali, di rettificate strade, si mondava di
luridi quartieri. Bene io vidi tutto questo;
Pisano, di Calci, dei Bagni di S. Giue
le gioje, e i dolori, e le delusioni-reliano e della Società Operaia di Calci
taggio comune -io conobbi, che ne andacon la bandiera in testa.
rono congiun te. Ma se amaro del lungo
Impossibile nominare tutti coloro che servire il paese te ne incolse, larga riformavano il Convoglio funebre; citiamo compensa ne avesti inversamente nela caso il cav. Gradi provveditore degli l'amore della famiglia, che, come a ottimo
studii, l'avv. D' Arcayne sostituto pro- fratello, marito e padre, fratelli, moglie
e figli, ti retribuirono a gara: ne avesti
curatore del Re, il cav. Quagliotti
tendente di finanza, il cav. Romano nella stima e nen' affetto dei numerisi
comandante i RR. Carabinieri, il de- amici, non venuti mai meno per cangiar
putate' Quartieri, il prof. Martolini, il di tempi, e ora maggiore una ne consegui nella manifestazione di cordoglio di
prof. Gabba, il prof. Buonamici, il
un'intera città e in questa solenne accomprof. Duranti, il prof. Scolari, l'avv. pagnatura al tuo eterno riposo. Vale,
Felice Tribolati, il prof. De Giudici, anima benedetta. La memoria delle tue
Ferdinando Martini, i due fratelli pro- virtù siano sprine a tutti che ti conobfessori Puccianti, il prof. De-Benedetti, bero, che di te sentiraniió parlare, che
il prof. Fabio Sbragia, il prof. Finzi, di te leggeranno nome e gesta. Vale.
il prof. D'Ancona, il conte Giovanni Vale.
Sanminiatelli, il conte Mastiani-Brunacci, il generale Trasona, il conte
Dopo il cav. Folini, lesse il seguente
Agostini, il conte Rosselmini, il mag- discorso il cav. Gaetano Puceianti progiore cav. Borghini, il conte France- fessore di Patologia alla R. Università:
schi-Bicchierai, il cav. Perugia diretChe Pisa abbia perduto nel commend.
tore della Banca Nazionale, moltisFrancesco Buschi uno dei suoi
simi avvocati, procuratori e negozianti
figli più onorevoli e cari, lo dice questo
di Pisa, l'avv. Frediani direttore della numero grande di
cittadini, che dolenti
Provincia di Pisa, il signor Volterra come di pubbliCa sventnia , sono qui
direttore del Risorgimento, il Dottor convenuti a rendergli li uffici supremi
Francesco Grassi, il signor Curini- prima che la parte mortale di lui discenGalletti, il signor Colombini, e poi da sotterra.
Tornerebbe quindi inutile la parola
dietro, moltissime carrozze alcune delle
della
lode, avendo egli il maggiore e più
quali occupate da diverse signore tra
cui la contessa Agostini, la u3archesa degno elogio nel' mesto desiderio di' una
Strozzi, la contessa Franceschi-Bic- città intera. Ma siccome nel commemorare le virtù di una persona amata che
chierai, la contessn Rosselinini cc.
.
s'invola per sempre da noi, abbiamo la
coecieuza di compiere debito sacro e troviamo una specie di malinconico conforto
adlii~~19292~1~~11111~~«
al dolore, così voglio dirvi brevemente di
esempio esserci di conforto alle opere
belle e generose.
lui. In Francesco Buschi come in
tutti gli nomini buoni davvero, • la vita
pubblica fu specchio fedelissimo della privata, e all'uomo rispose in tutto il cittadino. E doveva esser così, daechè nella
sua famiglia per antica usanza l'amore del
bene si succhiava col latte e si convertiva
quasi in nobile istinto. Quindi come amò
i fratelli sempre unanimi e della stessa
sua tempra, La moglie e i figliuoli, collo
stesso ardore amò questa cara patria
quando era pericolo l'amarla, e collo stesso animo l'amò dipoi quando il fingere
questo nobile affetto era divenuto per
molti un mestiere. Si unì al Montanelli,
all'Arconati, al Castinelli al Centofanti e
agli altri nobili patriotti che qui a Pisa
vagheggiavano nella mente e affrettavano
coi voti, e per quanto era loro concesso
con l'opera, il risorgimento d' Italia; ma
anche allora che quasi non potea farei
bene senza avvolgersi negli occulti e tenebrosi sentieri del male, egli uomo aperto
come sono i soli caratteri forti, tenne sempre la buona via senza piegare nè a
destra nè a sinistra, ma guardando dinanzi a se, alla meta. Si adoperò come
potì meglio a nome dell'amore che edifica, e non dell'odio che disfa.
Fu patriotta non settario, memore della
santa parola di Ugo Foscolo che a far
l'Italia bisogna disfare le sette. Quando
suonò l'ora della sospirata riscossa egli
degno fratello a Rinaldo che aveva conbattuto nella prima guerra della nostra
'indipendenza, dette all' esercito italiano
due figli, come tre glie ne dette l' altro
fratello Leopoldo. Onore dunque al nostro Francesco, onore a questa generosa
famiglia Ruschi che offriva il suo sangue
migliore alla patria!
Al un uomo che aveva tanti titoli alla
stima e all' affetto dei suoi concittadini
non potevano mancare onorevoli uffici
nella amministrazione della cosa pubblica.
Egli non ne ambì alcuno, e gli _ebbe tutti.
Fu Gonfaloniere in tempi pieni di pericoli
e ne' quali i deboli si ritraggono per
paura, i non buoni si fanno avanti per
ambizione gridando c io mi sobbarco
e i soli forti non abbandonano il posto
perchè amano il bene pubblico più che
sè medesimi. Ed egli fece tutto il bene
che si poteva allora, sostenendo l' utile e
il decoro della nostra città che perciò ne
benedice la memoria. Fu più tardi e parecchie volte in tempi più lieti per la
patria, nei consigli del Comune e della
Provincia, e pareva che noa si potesse
amministrare la cosa pubblica senza di
lui. E veramente alla maschia interezza
dell'animo egli accoppiava un ingegno sicuro e pratico nelle cose amministrati ve
il quale tanto più si palesava agli esperti
quanto più egli modesto davvero, era lontanissimo da ogni ostentazione. Era di
quella buona e severa stampa antica di
uomini che vi inspirano prima rispetto e
poi affezione, ed ai quali volete sempre
più bene quanto più state con loro.
Ed ecco perchè Pisa lo amava tanto e
lo piange e gli rende questa estrema onoranze. Noi sfortunati che vediamo ogni
giorno scemare il drappello di quei forti
e maschili caratteri dei quali specialmente
i teMpi nostri hatiii6 tanto bisogno.
Ecco: è sempre smossa la terra sulla
testa di Giuseppe Bianchi anch'egli forte
amatore del bene, e si schiude un' altra
fossa per questo suo degno amico. E non
avevano nè l'uno nè l'altro toccata ancora la soglia della vecchiaia! Ah, tutto è
arcano quaggiù.
Addio o nostro caro e sospirato concittadino. Abbiti pace e premio di quanto facesti di bene, e possa il tuo nobile
L' effetto prodotto dal discorso del
prof. Puccianti fu grandissimo e se
non fosse stata la riverenza per il
luogo sacro la folla avrebbe applaudito.
Si sentì nonostante un mormdrio d'approvazione e a qualcuno vennero le
lacrime agli occhi.
E ora dell' integerrimo uomo che
tutti abbiamo amato per il suo cuore
eccellente, per la sua onestà a tutta
prova, per il SUO carattere fermo, intero, non resta più che una memoria
la quale ci sarà sempre carissima, e
un esempio per i parenti, li amici e
per quanti lo hanno conosciuto.
emosz~
Ci viene comunicato il seguente telegramma:
Dottori Moschini e l'Allori,
P i s a.
Amareggiato perdita Francesco Buschi deploro non siami concesso accorrere onorare
memoria integarrirno Cittadino. Debbo domani discutere Camera intorno circoscrizioni
giudiziarie. Pregovi entrambi esprimere famiglia, amici, cittadinanza, ragione mia assenza. Tengo sia noto riflettersi SU me lon-
tano, lutto vostra città.
•
PANATTONI.
11~11111111E
La famiglia Ruschi commossa e grata
ringrazia vivamente gli amici, i conoscenti
e le persone tutte che tanto a' interessarono per l'amato estinto
Francesco Raschi
durante la sua grave infermità, e che
vollero onorarne la memoria accompagnandone la salma al sepolcro e assistendo ai
suoi funerali nella Chiesa parrocchiale.
iializztac,a1U=eateUrZiateigaTee
t4Ae,
LETTERE ROMANE
28 aprile.
Quello che era vero, che tutti davano per sicuro fino a domenica sera
non era più vero domenica a mezzanotte. I biglietti di partecipazione lanciati sotto forma di telegrammi o di
corrispondenze erano già diramati ai
giornali del Regno, annunziando che
lunedì si sarebbero conchiuse le tante
volte preconizzate nozze fra Sella e
Minghetti. Cantelli e qualche altro
ministro guardava già il proprio portafogli colla pupilla piena di addio e
forse. di a rivederci.
Ma all'ultimo momento l' onorevole
Sella non si sentì più disposto al
connubio, quantunque il velo nuziale
e i fiori d'arancio fossero già pronti
sulla sua toilette. Credo che il San
Paolo abbia detto: ineliits est nubere
quant uni; se non l'ha detto San Paolo, qualche altro Santo Padre l' ha
detto senza dubbio. Sella se n'era già
persuaso; ma poi, pensandoci meglio
trovò che era preferibile continuare ad
uni anzichè nubere. E Sella continua
a vivere nel beatissimo celibato.
Che queste trattative matrimoniali
già più volte andate a mente siano
precisamente una bella cosa pef ministero Mingheiti, non oserei sostenerlo;
come non oserei sostenere che l'onor.
Sella sia dolente lino alle lacrime di
quel qualunque pregiu.lizio che ne
,
opere
rso del
no e se
per il
laudito.
D d' apliero le
no che
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no, innemoria
sima, e
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gramma:
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asehi Thonorare
ebbe domerizi orli
more famia asme len7TONI.
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iteressa-
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;utti daIca sera
a mezzaione lannmi o di
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ando che
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prio poraddio e
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Sposto al
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San Paotdre l' ha
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ci meglio
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:t continua
bato.
Arimonial i
te siano
pef minisostenerlo;
he l'onor.
icrime di
che ne
possa essere derivato al ministero Miaghetti. Ma senza dubbio l'on. Cantelli
e qualche altro ministro furono soddisfattissimi di quella riunione della
maggioranza tenuta alla Minerva 'domenica sera, in seno alla quale tramontò il connubio.
Vi dicevo nell' ultima lettera che
nessun fatto parlamentare imponeva al
ministero Minghetti una modificazione
ministeriale, ma che il Minghetti s'era
deciso alla modificazione sotto forma
di connubio perchè prevedeva probabilmente prossimo il fatto parlamentare
che chiameremo critico. Ma quando
in seguito alle calde e forti raccomandazioni ed esortazioni del barone Ricasoli, il ministero si convinse che la
maggioranza gli era assicurata per la
durata dell'attuale sessione, si rassegnò facilmente a rinunziare al connubio.
Perché appunto il risultato della
riunione alla Minerva fu. non più connubio-accordo della maggioranza col
ministero nella questione finanziaria.
Ma quantunque lunedì mattina tutto
fosse accomodato, pure la seduta di
lunedì era interessante; dovevano risultarne i termini dell'accomodatnento
almeno sulle questioni all' ordine del
giorno, forse anche sul complesso della
questione finanziaria.
Votate alla quasi unanimità le spese straordinarie pel Palazzo ducale di
Venezia e per alcuni porti, veniva in
discussione il progetto di legge che si
potrebbe esattamente intitolare per la
violabilità delle provincie meridionali.
rustego ed onorevole di Sambuy
ne presa occasione per rimettere in
campo quell'ordine del giorno famoso
che si riassume nella frase « non più
spese ». Secondo l'onorevole Sambuy,
Ministero e Camera l'avevano dimenticato dopo averlo accettato ed appro •
vato. —
Su questo tema l'onor. di Sambuy
fece un discorso nel quale parlò di
molte cose: delle fortificazioni alpine,
dei porti meridionali, degli impiegati.
Ma poi venendo al concreto, al progetto di legge in discussione ne accettava la massima, solo domandando che
si soprassedesse a votare le somme
finchè non fossero compiuti gli studi,
accordando naturalmente le facoltà e
i mezzi per questi progetti.
L'onorevole Minghetti rispose dimostrando che la potitica finanziaria del
ministero era savia e coerente a se
stega; ripete una professione di fede
nel, pareggio; si dichiarò lietissimo di
aCCettare una discussione amplia, ma
sostenne , che sulle spese non si può
prendere una decisione di massima,
bensì discuterla di caso in caso per
verificarne l'assoluta necessità. Conchiuse affermando che fra lui e l' on.
di Sambuy non c' erano divergenze
notevoli.
Poi l'onorevole Giacomelli, relatore
della commissione, sostenne il progette di legge obbiettando alle proposte
Sarnbuy la legge di contabilità. Fece
anche l'elogio della politica finanziaria
del Ministero; siccome l'on. Giacomelli
è intimamente selliano, é questo elogio l'ultimo eco della tendenza al connubio e il frutto delle risoluzioni della
Minerva.
,
Dopo un cavalier seul dell'onorev.
Massari sull'argomento patrio ti ismo,
l'onorevole Lanza sorse al centro per
deporre anch'egli la sua offerta sull'altare della maggioranza. Infatti dopo
aver detto che raggiunto il pareggio
(al quale crede) resta ancor molto da
fare e dopo altre considerazioni finì
col proporre una modificazione all'articolo 8 del progetto , modificazione
che il ministro Spaventa si affrettò
d'accettare pure entrando nelle viscere
della questione e dimostrando che pel
progetto di legge allo Stato non verrebbe un carico che di circa 28 milioni.
E la sinistra? Zitta nella discussione, unanime quasi nel votare gli articoli colla maggioranza. Quando si
tratta di spese la sinistra non è difficile; anzi ieri fece un chiasso indiavolato per bocca di Nicotera contro
l' emendamento Lama che diminuiva
di molto le spese pel 1876 portate dal
progetto di legge.
Questi i fatti.
Ne risulta, a mio parere, un fatto
capitale: che la questione finanziaria
è ormai ridotta a termini così stretti
e precisi, che non è su di essa possibile una crisi fondata in una vera
divergenza di principi e di programma. Certo la sinistra non voterà le
entrate come votò le spese (questa è
la sua politica); alla sinistra un
gruppo qualunque della maggioranza
potrebbe unirsi e rovesciare il ministero; ma la discussione di cui vi ho
reso conto prova che ciò eventualmente
dipenderebbe da qualunque cosa fuorchè dai principi fina.nzari. — Per questo lato dunque il ministero può ragionevolmente ritenersi assicurato.
Ma dopodomani l'interpellanza Laporta solleverà la questione politicoreligiosa. — Su questo terreno è difficile fare previsioni; molto dipenderà
dalla maggiore o minore moderazione
con cui sarà posta la questione; certo
la maggioranza della Camera non è
unanime nell'approvare la condotta del
governo. Pare che gli onorevoli Guala
Guerrieri-Gonzaga ed altri faranno
screzio.
È certo però che opportunissimo sarà per parte del Ministero affermare
in proposito la propria politica, togliere
molti reali od apparenti equivoci.
Ed io credo che la maggioranza in
definitiva sarà col Governo se questo
dimostrerà di intendere ed applicare
la legge delle guarantigie e di regolare 1 rapporti politico-religiosi in modo da non retrocedere sulla via della
separazione assoluta della Chiesa dallo
Stato, obiettivo di tutti i liberali.
Marco T.
COSE D'ARTE
•
Mio Carissimo Amico e Collega
di casa '29 aprile 1875.
Già te lo dissi in un orecchio, ed ora
voglio ripeterlo all' aria libera, che non
facesti benissimo a chiuderti da te stesso la bocca sulla famosa questione della
statuetta, oggi posseduta dal nostro Conte
Rosselmini.
-
, • , •
....t.
• ...• .• • .
•
Ch' io avessi allora ragione, e l' abbia
anch' oggi, di rinnovarti quell' amichevole
rimprovero, me lo dicono fra le altre cose,
due foglietti, che ho qui sul mio tavolino, e poichè tu hai ricusato di mai più
parlare di questo tema, vengo io a parlartene per forza, e do principio.
Sai bene, innanzi tutto, come noi ci si
trovi d'accordo a non volere, profani come siamo all'arte, impaucarei a trattare
tale questione quanto all'estetica, ma sì
e solamente quanto alla storia; e ben
ti devi ricordare quante volte abbiate%
insieme lamentato quella maniera insolita, che minaccia di pigliar piede nel
nostro paese, di parlare degli autori, e
di ciò che fecero, fidandosi soltanto nella
virtù dell'occhio addestrato, e trascurare
affatto documenti e storia. — Certo io
non nego agli uomini del mestiere la
potenza di indovinare coll'occhio pratico
dall'opera l'artista; abbenchè creda, e
molti con me, la sia questa cosa difficilissima, ma non posso poi che dolermi
quando veggo chi scrive non darsi briga
di ricercar negli archivi se vi sia o no
qualcosa che possa far lume, e reputare
anzi queste vecchie carte cosa da nulla o
di poca fede.
Ma veniamo al grano, cioè a due documenti, dì cui voglio parlarti, e che se
non faranno sparire, come nebbia al sole, ogni questione e ogni differenza tra
i litiganti, pure io gli metto dinanzi, non
solo perchè ciascuno se ne cibi, ma anche
perché mi sovvengo dell' antico adagio
Anzi ti dirò
« ogni prun fa siepe
francamente che non avrei preso in mano la penna, e tolto a mandare al palio quanto dirò, se non fossi stato spinto da- un articolo del signor Luigi De
Steffani; e che ieri stesso leggemmo nella
Gazzetta d'Italia (n.° 118, 28 aprile, 75).
I documenti per tanto che ho quì davanti ci imparano diverse notizie, le quali
credo da pochi si sappiano, e cioè:
1. Che il fu cav. Ranieri Venerosi Pesciolini, prima che finisse il 1810, comprò
a Firenze una statua;
2. Che cotesta statua gli fu venduta
per un Apollo;
3. Che cotesta statua era proprietà della
signora Luisa Pecori, la quale essendo di
età minore, veniva per qbiesta vendita rappresentala dalla sua madre e tutrice legale, signora Clementina Bruni, vedova Pecori airaldi;
4. Che cotesta statua fa pagata zecchini venticinque, pari a lire toscane trecento
trentatrè, sei soldi e otto danari.
5. Che l'imballaggio di detta statua fu
fatto a cura di Giuseppe Bezzuoli, celebrato pittore, e amico molto che era del
nostro •enerosi.
Tutto questo sappiamo da documenti,
che potrebbero venire anche testualmente
alla luce, se il bisogno lo richiedesse.
Io frattanto mi contento di dartene un
cenno, perchè sopra di essi voglio ragionare così, invitando te a giudicare se bene
o male la discorra. — Quando si potesse
dimostrare che il cav. Pesciolini non avesse
mai comprato un Apollo, nè per conto suo
ne di altri , e che chi vendè quella
statua, vendè proprio quella, sulla quale
oggi si que,stiona, e che non sapendo forse con qual nome battezzarla, la
disse così alla bella prima un Apollo, allora
vedi bene, Pagano mio, che cadrebbe tutto
in un picchio quella tradizione, a cui appellava jeri il signor Luigi De Steffani,
e colla quale intendeva spiegare la felice
occasione, per cui il Venerosi fece cotesto
acquisto. Imperocchè allora la statuetta
non sarebbe più stata comprata circa il
1817; uè da un rigattiere; nè con cento
lire toscane; e per di più l'abile imballa-
•
,
, ,
,,
• ..
.
..
..
..
.
..
...
..... .
...
...
.
.
tore sarebbe nientemeno che il professor
Bezzuoli!
E, dato per' ora, e non concesso che
si arrivasse proprio a confondere l' Apollo
o col tuo Aristeo, o col San Giovannino
della Commissione Fiorentina, non potrebbero per avventura queste notizie sulla
persona che ebbe in eredità la statua,
sul prezzo che fu sborsato per acquistarla,
su chi la spedì a Pisa; non potrebbero,
io dico, queste notizie metter per la strada
di averne altre, e tutte insieme sommate
scoprirci il vero ?
Sia dunque da credere (e chi non lo
crede ?) che tutto ciò non porti oggi a
decifrare,la cosa, mi pare nulladimeno, e
forse pare anche a te, che questa sia la
via principale da battere per . giungerci,
e cioè consultare documenti, -non diaprezzarne alcuno, ricordando che una carta
trovata è scalino a cercarne altre ed altre,
e forse scala a cogliere in cima e dopo
tutte la verità della cosa.
Quindi non voglio io che su tale importante questione si tiri via, trinciando
a destra e a sinistra, e facendo troppo a
confidenza con madonna istoria! Perciò
non mi dare del sofistico, se a tal proposito piglio appunto di una inesattezza nella
citata scrittura del signore De Stefrani.
Egli esce dicendo: «Fu il compianto Carlo
Milanesi, in tante cose, e singolarmente
nella storia de I l' arte dottissimo , che
nelle sue note al Vasari avvertì lo smarrimento del San Giovannino No, mio
caro Pagano, questo smarrimento non fa
avvertito da quella perla d'uomo di Carlo
Milanesi, che sai quanto bene abbia io
conosciuto, e non lo poteva, appunto perchè dottissimo singolarmente nella storia
delle arti. Difatti se apri il volume duodecimo delle Vite, stampate a Firenze dal
Lemonnier, 1856, a pag. 167, vi leggerai
così: «Del San Giovannino neppure il Bottari trovò memoria alcuua dove fosse. »
Ecco chi avverti, innanzi al Milanesi, lo
smarrimento; fu monsignore Bottari, il
quale questo scrisse nelle note alle Vite,
pubblicate in Roma coi : tipi Paglierini,
1759-60, ossia novantasei in novantasette
anni avanti alla citata edizione fiorentina.
E di quel giudizio cauto, che il signor
De Steffani asserisce pronunziato dal mio
carissimo amico Sarrocchi, che cosa dirne?
Ci si potrà tornare sopra in inf altra
occasione, mentre io colgo questa per me
favorevolissima di ripetermi col cuore
1 . ,Apaionatistimo Tuo
EVERARDO MICIIELI
Scolopio
A Pagano Paganitti
prof. di filosofia
nell' Università di
Pirt
Pisn
Nel consegnare diversi originali al
proto, andò confuso per isbaglio tra le
carte, quel fatto pubbblicato nella Cronaca del nostro ultimo numero come avnuto a Rosignauo.
Quelle linee invece che un fatto realmente successo non sono altro che' il
punto di partenza d' un racconto giudiziario 'che uno dei nostri collaboratori età
scrivendo per il Risorgimento.
Chiediamo scusa ai nostri lettori se li
abbiamo funestati con la notizia di un.
fatto atroce che per fortuna non ha l'ombra del fondamento; e frattanto contino
d'interessarsi moltissimo al racconto giudiziario di cui la pubblicazione nelle nostre appendici incomincerà tra non molto.
*
.
.
.
..
▪
4w.
Giovedì O corrente al R. Teatro Nuovo di un buon periodico senza provare al morose. (Anche nell'ultimo numero del giornel salone (gentilmente concesso) la scuola tempo istesso due eentimenti; uno di me- nale il Genio Civile si trova una lunga meDrammatica Adelaide-Ristori diretta da V. raviglia pei tanti frutti della umana at- moria dell'ing. Boinbaux sulla tettojs, della
tività, l'altro direi quasi di sbigottimento al stazione di Arezzo in cui si fa uso del citato
Audrei darà ( Gratis ) un trattenimento
vedere le tante e tante cose nuove con le
principio).
Musicale Drammatico, dalle ore 12 In.
quali si teme non potere stare al corrente.
Potremmo sperare che il direttore, già coalle ore 2 pomeridiane.
Dal mondo però nasce quasi sempre una
nosciuto per lavori su questo argomento e staLe lettere d'invito saranno date da al- reazione sommamente giovevole; nasce una
to citato dal suddetto generale Menabrea
cune signore.
speranza nelle proprie forze e si vuole ad nella ultima sua memoria « Sulla determinaSuonerà il Piano distinto nostro con- ogni costo tentare di seguitare il movimento 'rione delle tensioni e delle pressioni ec. Roma
cittadino professor Barsanti.
generale. Ben pochi sono quegli ingegni pri- 1875, fosse per per rendere questo servigio
*
vilegiati cui è dato 1' aprirsi per impulso ai lettori ?
* i
G. C.
È a nostra notizia, scrive la Provineia, proprio una via noi vasto campo scientifico
e
industriale
senza
tener
dietro
ai
lavori
all'illustre
prof.
comm.
Francesco
Carcome
trui: in ogni modo anche per questi è cosa
rara abbia fatto dono all' operaio muratore
Si s pubblicato il numero 17 del Giornale
Luigi Corucci, che parlò per l'abolizione della di immensa utilità conoscere i resultati che
dei Lavori Pubblici e delle Strade Ferrate
■14,2/
pena di morte al Comizio popolare del 25
corr. di vari opuscoli relativi all' argomento
e del suo ritratto. Questo fatto che dimostra
come il prof. Carrara sappia apprezzare il
merito da qualunque eluse sociale provenea,
torna ad elegio dell'operaio Corucci che ha
saputo meritarsi tanto onore.
**,,o
Lo stessa) giornale scrive che nella stagione delle bagnature avremo in quest'anno
un Vapore che farà, per Arno, il servizio da
Pisa a Bocca d'Arno e viceversa. Il signor
Cordon lo ha fette costruire espressamente,
ed ora sta armandosi nel cantiere Orlando.
Per la sua costruzione speciale e per la leggerezza della sua macchina inglese, questo
Vapore non sarà impacciato dai bassi fondi,
e potrà fare speditamente il suo cammino.
Nel mese di maggio prossimo avranno luogo
dei viaggi di prova, e nel giugno intraprenderà il suo regolare servizio.
A proposito di Bocca d' Arno, sappiamo
che il sig. Mariotti ha già messo mano allo
'stabilimento dei Bagni, che in parte sarà
attivato quest'anno.
*
t, arrivato nella nostra città l' ingegnere
G. B. V. Borgatta di Genova inventore della nuova Pila meccanica Sinattrito, ossia
leva di resistenza di tutta la locomozione e
rotazione per il riorganamento ed innovamento di tutti i veicoli d'ogni specie delle
via ordinarie o delle stia 'e ferrate e di
tutte le ruote delle macchine fisse.
Di questa importante invenzione, della
quale l'ingegner Borgatta ha dato vari pubblici esperimenti, han parlato con lode i giornali, di Firenze, di Nepoli, di Milano, di
Genova, di Torino, di Roma ec.
LIBRI E GIORNALI
— Vogliamo segnalare ai lettori che ai
interessano di cose di ingegneria la comparsa di un nuovo periodico mensile che viene
alla luce in Torino sotto il titolo — La ingegneria civile t le arti industriali. Questa
pubblicazione non poteva non riuscire oltremodo gradita sia poi nome del direttore,
l'egregio ingegnere G. Sacheri, sia per la
opportunità.. Di questa seconda ragione ci
permettiamo tenere anzitutto breve discorso.
Era generalmente sentito in Italia il bisogno di un buon giornale che sapesse tenere
al corrente dei continui progressi della scienza e dell'arte del costruire e che porgease
campo agli operosi per render noti i frutti
dei proprii studi. Un giornale di ingegneria
e per la comune degli ingegneri cosa più
utile che non uno di giurisprudenza per gli
avvocati, uno di scienza ingegnere poi profeesori.Per persuadersene basta por mente al fatto
che ordinariamente chi vuole esercitare la
sua profeesione, devo ritirarsi dai centri popolosi e rinchiudersi in alpestri e remote vallate, per istudiarvi strade di varia natura
miniere ecc.... con la prospettiva poco bella
di restarvi per lungo tempo. Che cosa può
tornare a lui più gradito del ricevere di
tanto in tanto un periodico. che con la attrattativa, della nuovità e della varietà lo obblighi a tonere in memoria gli studi fatti e a
impiegare tutto il tempo che può avere didisponibile nel cercare di dare complemento
alle sue cognizioni? Il continuo svolgerei e
progredire delle cose della ingegneria fa sì
che non possa aprirsi un solo numero
altri può avere ottenuto in materie concimili, se non fosse altro altro per evitare il
pericolo di perdere il tempo nel cercare cose
già state da altri trovate. Per tutte queste ragioni di ordine sia generale aia specialmente
attinente alla ingegneria, è incontestabile la
utilità di un buon periodico. intendiamo con
tiò di escludere le pure e semplici riviste
del genere di quelle di cui pur troppo non
havvi nelle varie materie difetto fra noi, ad
altro non adattate fuorehe a dare una tin
tura, una sottilissima vernice, a coloro che
con poca fatica veglione potere parlare di
questa e di quell'altra cosa. Noi non sapremo farci oppositori del così detto popoleràzasnento della scienza; ma non potremo mai
persuaderei della utilità di cedesti periodici
che sotto l'apparenza di spesare il pane
della sciensa (frase obbligate) ai men dotti,
non riescono ad altro fuorché a fare dei presuntuosi senza sode cognizioni. Ci si perdoni se ci siamo lasciati trasportare in troppe
parole sull'argomento dei giornali in genere.
Veniamo a quello annunziato.
Appena comparve il programma del periodico La ingegneria civile, il pubblico intelligente fece plauso alle idee del promotore. Esisteva già, è vero, in Italia qualche
giornale consimile; ma per ragioni che non
vogliamo discutere, pareva che non soddisfacesse appieno le esigenze degli ingegneri.
I più facoltosi si provvedevano di giornali
stranieri: di cui la Francia, l'Inghilterra la
Germania permettono di fare messe copiosa.
Basti citare les Annales de la Costructien
dell'Oppermous, les Annales Inclustriellts, l'Egineer, l'Engineering, il Zeilschrift des Vercines deutscher Ingenieure: ma solo a pochi
era dato profittarne sia per la ragione della
spesa per quella delle lingue.
L'ingegnere Sacheri si à proposto di dare
agli italiani un giornale che mentre renda
conto delle cose buone fatte da noi ci tenga
appieno al corrente delle pubblicazioni straniere. I numeri già usciti fanno fede della
somma cura con cui è redatto, e della, importanza degli argomenti che la direzione
vuole trattati. Citeremo fra gli altri articoli
venuti alla luce; un parere del prof. Richelmy sul nuovo freno Riatti in cui l' illustre
scienziato indica il metodo per instituire rigoroearnente i calcoli relativi ed accenna a
certi pratici inconvenienti, una interessatitiseima monografia sul gran Canale della
Ceronda, destinato , come tutti sanno ,
dar impulso novello alla già grande attività industriale della città di Torino, un'altra sull'utilizzamento dei residui di alcune
industrie, stata scritta pel giornale dal ben
conosciuto Emilio Kopp, professore al politecnico di Zurigo. Ora poi è stata cominciata
con un articolo dell' ing. Marchesi, già professore nella Scuola di Applicazione di Torino a trattare la questione del gran tempio
israelitico della suddetta città, che con inaudito vandalismo si verrebbe demolire, ora
che è presso ai tre quarti del suo compimento;
sotto vani protesti e per varie ragioni, fra
cui non una ultima certo la superstizione religiosa.
Ci sia permesso, prima di chiudere, di
esprimere un Voto. Ed è quello che il periodico nuovo ci tenga al corrente sin da
principio dei progressi di quella importantissima scienza che tratta della Resistenza
dei Materiali. Deeideremmo per esempio trovarvi uaa esposizione completiOdel principio
di elasticità del generale Menabrea, le cui
applicazioni divengono ogni giorno più nn-
(Anno II) 28 aprile 1875, che contiene:
Sorrim.ario.
Contro la proposta di
un articolo addizionalo alla vigente legge
di esportazione per pubblica utilità, eo. —
Il progetto di legge per la perequazione
della imposta fondiaria. — Le ferrovie in
Sardegna,. — Atti ufficiali . — Notizie
e progetti di lavori. — Notizie diverse. —
Concorso. — Nostre inforiniszioui. — Annunzi.
—
•410.4~•••■
FORTUNATO
POLI Gerente Respons.
Regie Terme di risa
A S. GIULIANO
Leggiamo nella Gazzetta Medica (Firenze 27 maggio 1869). È inutile di indicare
a qual u.so sia destinata la
VERA TELA ALL'ARNICA
DELLA FARMACIA. 24
DI OTTAVIO GALLEANI
_Milano, Via Meravigli.
perchè già troppo conosciuta, non solo da noi
ma in tutte le principali Città d'Europa ed in
molte d' America, dove la Tela Galleani è
ricercatissima e quasi comune. g bene però
avvertire come molte altre Tele sono poste
in circolazione, che hanno nulla a che fare
colla Tela Galleanl; e d' arnica ne portano
solo il nome. Ed infatti applicate, come quella
Galleani, sui calli, vecchi indurimenti, occhi
di pernice, asprezze della cute e traspirazione
ai piedi, sulle ferite, contusioni, affezioni nevralgiche e sciatiche, non hanno altra azione che
quella del cerotto comune. Ed è perciò che la
Tela all' Amica Galleani ha acquistato la
popolarità che gode, e che si fa sempre maggiore.
Venne approvata ed usata dal compianto
prof. comm. dott. RIBER1 di Torino. Sradica
qualsiasi CALLO, guarisce i vecchi indurimenti
ai piedi; specifico per le affezioni reumatiche e
gottose, sudore e fetore ai piedi, non che pet
dolori alle reni. (Vedi Abeille Medicale di
Parigi, 9 marzo 1870. — Costa L. 1, e la farmacia Galleani la spedisce franco a domicilio
contro rimessa di vaglia postale di L. 1, 20.
Ri p(
e cc
Pisa
va a
Per evitare l'abuso quotidiano di ingannevoli s urrogati
oe
lare:
ea tn
si diffilda,
di domandare sempre e non accettare che
• la Tela vera Galleani di Milano. — La medesima, oltre la firma del preparatore, viene
os gnata con un timbro a secco: O. Galleani,
co
.iano.
uintre
Il dì primo maggio prossimo, come fu
iVedasi Dichiarazione della Commissione dí
praticato negli anni decorsi, si aprirà la
Berlino 4 agosto 1869 .
stagione delle Bagnature. La celebrità
Per comodo e garanzia degli ammadelle acque minerali di queste antichissi- lati in tutti i giorni dalle 12 alle 2 vi sono
me Terme è oramai troppo accertata dala distinti medici che visitano anche per malattie veneree, o mediante consulto coa
costante osservazione, perchè vi sia biso- corrispondenza franca.
gno di enumerarne qui tutti i pregi e
La detta Farmacia è fornita di tutti i ri .
tutte le virtù curative. I buonissimi effetti medii che possono occorrere in qualunque sorta
e talora maravigliosi, ottenuti nelle ma- di malattie, e ne fa spedizione ad ogni richiesta,
muniti, se si richiede, anche di consiglio medico,
lattie reumatiche, sieno esse dei muscoli ooníro rrmessa di vaglia postale.
sieno delle articolazioni; nelle affezioni
Scrivere alla Farmacia 24, di Ottavia
nervose; e soprattutto in alcune malattie Galleani, Via Meravigli, Milano.
Rivenditori a
degli organi ge,nito -orinari, in particolar
PISA
Petri Giuseppe.
modo della donna, spiegano l' affluenza
Carrai, farmacia inglese.
•
ognora crescente delle persone, che acStefano Rossini farmacia esso
•
corrono ai Bagni di S. Giuliano per cerl'Università.
Baroni Giosafatte.
carvi un sollievo ai loro mali.
PISTOJA Giacinto Civinini — Girardeschi
A detta epoca saranno aperte le Sale
tilio — Chini Gius. Antonio.
dello Stabilimento, destinate alle
SIENA
Gaetano Bandini.
conversazioni, ai balli, ai concerti, alla
AREZZO Konz Giacomo e comp.
CARRARA Chiappa, farmacista; Drovandi.
lettura dei giornali, ai giuochi, in una
LIVORNO Duna Malatesta. — Angelini. —
parola a tutti quelli onesti e piacevoli
Gordini. — Susini e Galligo. —
•
divertimenti, che rallegrando l' animo e
Bandi Giuseppe.
ricreando lo spirito, si riguardano con
G. Geminani; Chelli fratelli.
LUCCA
giusta ragione come un utile sussidio a
Ed In tutte le Città presso le primaria
rendere anco più efficace la cura delle
Farmacie.
ac(iue •
Gli Appartamenti della Amim~~1
ministrazione sono stati anche in
quest'anno restaurati, per renderne sempre
=e
più comodo e gradito il soggiorno alle
C:=
persone che vorranno onorarli della loro
L mi9
presenza.
01
Nuovo ed accreditato conduttore della
~P!
Trattoria terrà nei locali dello stabilimento
Tovola Rotonda a prezzi ed ora fissa;
come pure fornirà pranzi tanto nel locale
e.a
suddetto come al domicilio dei signori
t•e4
bagnanti, tenendo sempre scelta ed ab=hai
bondante lista di vivande e vini.
%gg
Nel Caffè, recentemente restaurato, troveranno scelte e variate bibite come si
usano nelle grandi città.
Teatro, Ufficio postale nel centro del
•
paese — Ufficio telegrafico aperto al
CeCs
pubblico servizio.
La strada ferrata Pisa - Firenze conwomumb
U0.1
duce ai Bagni in pochi minuti.
Le dinia,nde d'affitto dei quartieri o di
qualunque altra informazione amministrativa dovranno essere indirizzate con letmwm1
tera affrancata al
Direttore Amministrativo
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SERAFINO BELLANI.
Affittasi una Villa senza mobiliare con
annesso giardino, cappella, cantina, ecuderie cc. posta nel popolo di Ghezzano, comunità dei Bagni San Giuliano distante da
piba circa tre chilometri, e prossima al
passeggio delle piagge. Dirigersi per le trattative alla rivendita di sala e tabacchi lungo l' Arno reale in questa città condotta
dalla signora Giuditta vedova Berni.
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S. Giuliano, aprile 1875.
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Pesta
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LA MORALE E IL TEATRO
DI
A. SARTINI
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Scarica

FRANCESCO RUSCHI