i in- che eds'iene !uni, Sabato 1 Maggio 1875 i di maso DO maCO11 intorta Wico, VM Castelletto N.° , Primo /nom°. I manoscritti che s'inviane alla Direzione tion si restituiscono, nè si rende ragione 'ella ricusa di stamparli: non si accettano aciritti anonimi. — Le lettore don francate non si ricevono. re in ti ve tipadiarione, miti, ne di . oste, 'atti* reti, noza con- tipaMarte loiò de , Ind. tedelle 85 cono.altri . 4 fr•. kil. cotti> e.; 4 ()Wire. Per mese Tesso irmaAchiTori drot via :le Libreria Niatri setto Borgo Le assoeiaziorti hanno il principio il i.. od il 16d' ogni mese, celi pagamento anticipato di lire 8 per un anno e di lire h PROVINCIA. ai 1:2>per sei meli. GIOFNALE della CITTÀ AMMINISTRATIVO - POLITICO - SCIENTIFICO - LETTERARIO SI PUBBLICA OGNI MERCOLEDÌ E SABATO DI CIASCUNA SETTIMANA Era già sotto il torchio il nostro giornale quando ci fu nota la morte del commendatore IFIVINCESCO RIUSCII', accaduta alle ore 8 e mezzo d' jeri sera. Dolorosi di questa perdita, uniamo il compianto nostro a quello che si leva per tutta la città; ora che così probo ed operoso cittadino ci ha lasciato per sempre. Nacque in Pisa il 14 Novembre 1807 da Elisabetta Scorzi e Giovanni Ruschi. Giovine intraprese gli studi legali nella Università, conseguì la laurea nel 1827 e il grado di avvocato nel 1831. Per tempo si occupò delle cose del paese, continuando le tradizioni liberali della famiglia; allora che di pochi, e pericoloso, era il pensiero della indipendenza d' Italia: perchè leggiamo nelle Memorie di quegli anni che lui e i fratelli erano vigilati dall' occhio sospettoso del Governo. Dal 1844 al 1846 ebbe la carica di Gonfaloniere di Vico-pisano. Dal 1846 al 1854 tenne quella di Gonfaloniere della nostra città. E riputato non avverso alle più estese libertà, fu scelto da Guerrazzi, ministro, a Prefetto di Siena e Delegato di Pontremoli: ma non accettò tali uffici. Mescolato a tutti gli avvenimenti della patria in tempi ora prosperi, ora calamitosi, serbò sempre il suo carattere. Per la qual cosa, allorchè il Principe Toscano, tornato da Gaeta in Firenze, ruppe il patto della Costituzione e chiamò gli stranieri, egli rifiutò di restare Gonfaloniere . E fu solamente per le istanze dell' intiero corpo Municipale e del Conte Serristori che consentì, a minor danno della città, di ritirare la dimissione. Nel 1860 riebbe il Gonfalonierato fino al 1863. E fu in questo tempo che il governo di S. M. gli conferì la croce di Commendatore dei S. S. Maurizio e Lazzero. Dopo il 1863 non volle più sapere'di pubblici uffici. Dai quali, sempre faticosamente sostenuti, ebbe poche gioje, molti dolori. quello che accade oggi : e noti può non accadere, quando ogni pubblico officio o si dà o si toglie con intrigo e tumulto e non con animo considerato. Nè solamente il paese si giovò del suo consiglio e della sua opera. Anco i privati: e di continuo. Fa Presidente della Banca Fon . li 50 50 AMMLNISTRAZIONE Un Numero separato centeeitai 10, arretrati centesimi 20. Avvisi ed inserzioni eenteeitui 15 ogni linea o spazio di linea . FRANCESCO RUSCHI i At- larie o MENTO IL Dl ELEZIONE ANNO III WIRMI~~~1enaerp~n- — diaria, Direttore della Società del Ponte di Zambra, Provveditore della Pia Casa di Misericordia, e Amministratore eletto di patrimoni particolari. Amò grandemente la famiglia e gli amici; e dell'allontanarsi da lui di :alcuni di questi si lagnò più assai che noti facesse di qualsiasi altra sventura. Spirò tranquillo come l'uomo che sa di aver fatto compito suo: ora il paese veracemente deplora la morte di lui. . • La Gazzetta d'Italia ha da Pisa la seguente corrispondenza: Come vi ho già annunziato, ieri sera alle 8 e mezzo moriva in Pisa 11 comm. Fancesco Maschi dopo 37 giorni di malattia. La notizia della sua morte si diffuse in un baleno per la città nostra e per ogni casa non era che un lamentarsi per la disgrazia gravissima. Arduo è parlare oggi di lui. Non per eccellenza il'ingegno, non per fatti spiccatissimi egli era conosciuto, amato, stimato nella città nostra.; e nonostante il nome suo vivrà lungamente nella memoria dei buoni. Sempre, in ogni occasione, anche quando ad alcuni piacque di vilipenderlo, non gli mancò la fiducia generale; quando si voleva un uomo onesto, operosissimo da giovarsene in pubbliche e, private amministrazioni si ricorreva a Francesco Ruschi.E quanti patrimonii ha rimesso in ordine! In quante famiglie ha fatto rinascere la quiete! Fra quanti parenti ha fatto tornare la buon'armonia! Perché egli era veramente, supremamente buono. Col cuore s'imponeva agli altri; col cuore e con la bontà dell'animo suo sapeva condurli dove egli voleva. Quando il mostrarsi liberali era un pericolo e poteva essere una colpa, egli seppe esserlo e nei supremi momenti della patria o quando la patria si preparava a libertà, Francesco Ruschi rivestì ufficio di gonfaloniere. Così ebbe tale incarico nel 46 e fu messo da parte nel 54; così fu gonfaloniere più volte dal 56 al 63 fintantochè.... Ma oggi davanti ad una tomba inutile riandare fatti dolorosissimi; rimpiangiamo l'uomo che è morto, senza insultare quelli che lo hanno odiato e vilipeso quando era vivo. . Altri uffieii egli disimpegnò nella nostra città; di consigliere provinciale, per esempio, di consigliere comunale, di deputato per l'Accademia delle Belle Arti ecc., e l'amore e la stima dei suoi concittadini non si distaccò mai da lui. Solamente a vederlo era impossibile non sentirsi nascere nel petto una gran simpatia per Francesco Ruschi. Bello, alto della persona, con la faccia da cui traspariva la bontà del suo cuore e la franchezza e la bontà dell'animo suo, pareva un patriarca e tale era difatti nell'interno della sua casa per la sua famiglia e per i suoi domestici. Si mise a letto 37 giorni fa, con tristi presentimenti. Volle stare nella camera dove era morta sua madre e pose in un luogo visibilissimo del suo banco un plico su cui si leggeva; « Questo è il mio testamento . • La malattia ebbe degli alti e bassi, ma ieri non lasciava più nessuna speranza. In un momento in cui egli era svenuto, fu chiamato un prete per dirgli le ultime preci. Mentre questi pregava, il Ruschi aprì li occhi, capì prossima la morte e rivoltosi ai suoi che gli stavano inginocchiati dattorno, mormorò; « Che dolore dovervi lasciare ! » Furono le ultime sue parole. Alle 8 e mezzo non era più, dopo aver sopportato con una rassegnazione grandissima e con una fortezza d'animo straordinaria dolori inauditi, atrocissimi. Aveva 68 anni e lascia immersi nel dolore una numerosa famiglia e i suoi fratelli senatore Rinaldo e dottor Leopoldo, e le sue sorelle signora Laura Agostini e signora Maddalena Cuppari. La sua morte ha suscitato larghi rimpianti in Pisa ad usura meritati e non v'ha cittadino dal più illustre al più umile che non vada ad iscriversi alla porta del palazzo Raschi. Nel libro ho notato, insieme ad altri notissimi, i nomi del generale Cialdini, del prefetto Cornero, del sindaco Rizzari, di consiglieri provinciali e comunali, del prof. Buonamiei, di Felice Tribolati, di Ferdinando Martini, dell'assessore comunale prof. Dini, ee. Tutti questi signori accompagnarono il feretro sino al Camposanto. Là giunti fra mezzo a un generale silenzio il cav. Paolo Folini consigliere provincale pronunziò le seguenti parole: Giovedì alle 4 poni. ebbe luogo il trasporto funebre della: salma di Francesco Etnachi. Molto avanti quest'ora la piazza di S. Francesco e le strade adiacenti erano Questa spenna di terra che è per raaffollatissime. pirci in sempiterno il tuo frale, o buon Sulla piazza oltre una quantità, di Francesco 'Muschi, ci sia cortese carrozze erano schierati un drappello d'un istante, in cui possiamo contemdi guardie municipali, la Banda filar- anco monica pisana, la fanfara dei Concordi plarti per l'ultima volta, spargere su Te una lagrima, darti l'estremo addio. Tu di e la fanfara del Portone. antica e nobile famiglia, nobile meno per In una sala del palazzo Riihi rideitti titoli che Per sequela di virtuose azioni a cappella ardente stava dentro una private e cittadine: Tu fosti esempio imicassa il cadavere dell'uomo di cui oggi tabile nelle domestiche pareti, ne' socievoli rimpiangiamo la perdita. A capo della ritrovi, ne' pubblici uffici. La vita concassa era un occhio di cristallo h cui sutnasti pel bene della Città che ti vide si poteva vedere anche una volta il nagCere, delle famiglie che in Teebbero simpatico e venerando volto di Fran- fiducia. Io già ti vidi e apprezzai, quando cesco Ruschi, non sformato dalla morte Paura di libertà ne levava a liete speranze, ma più magro, più pallido, più affilato fatto parte di una Commissione toscana per la riforma della legge comunale: Ti dell'ultima volta che lo vedemmo. Alle 4 e mezzo il convoglio fune- vidi, quando le speranze divenute realtà, accogliesti, Gonfaloniere, le Deputazioni bre, seguito da una quantità innumefiorentina e genovese venute a restituirci revole di persone col torcetto e da una que' funesti segni delle antiche discordie folla compattissima di popolo, si mise e stringerci la mano a diuturna bene in moto. auspicata fratellanza: quando le comuni Ai Iati del feretro erano il generale sorti declinate, eri fatto bersaglio a deC )rnero, il Cialdini, il prefetto comm. mocratiche intemperanze : quando tuo sindaco Rizza.ri, il prof. Meneghini malgrado e dopo lungo insistere dovesti rettore della R. Università, il deputato ritenere, renunziatario, la prima carica Barsanti e il marchese Sciamanna quale del Municipio e in questa sottostare a governatore della Pia Casa di Mise- dure esigenze degli irruenti austriaci per non vedere la città passiva di un ricordia. minacciato saccheggio ; e non accolto Seguivano immediatamente i parenti da chi allora imperava per offici a salvadella famiglia dell'estinto fra cui no- mento della stremata Università. Te vidi, tammo il prof. Studiati, l'Ing. Cuppari, privato del Gonfalone quando la reazione alcuni figlioli del cav. Leopoldo Ruschf, ebbe a colpa i meriti antecedenti: riaverlo tornati i tempi migliori, e riportarne lode e i due cognati conte Mario Guidi e onorificenze reiterate. Per Te Pisa si e cav. Cosimo Agostini. Venivano quindi, la Giunta Comunale di Pisa, arricchiva di ameni passeggi, di comodi e le rappresentanze comunali di Vico- scali, di rettificate strade, si mondava di luridi quartieri. Bene io vidi tutto questo; Pisano, di Calci, dei Bagni di S. Giue le gioje, e i dolori, e le delusioni-reliano e della Società Operaia di Calci taggio comune -io conobbi, che ne andacon la bandiera in testa. rono congiun te. Ma se amaro del lungo Impossibile nominare tutti coloro che servire il paese te ne incolse, larga riformavano il Convoglio funebre; citiamo compensa ne avesti inversamente nela caso il cav. Gradi provveditore degli l'amore della famiglia, che, come a ottimo studii, l'avv. D' Arcayne sostituto pro- fratello, marito e padre, fratelli, moglie e figli, ti retribuirono a gara: ne avesti curatore del Re, il cav. Quagliotti tendente di finanza, il cav. Romano nella stima e nen' affetto dei numerisi comandante i RR. Carabinieri, il de- amici, non venuti mai meno per cangiar putate' Quartieri, il prof. Martolini, il di tempi, e ora maggiore una ne consegui nella manifestazione di cordoglio di prof. Gabba, il prof. Buonamici, il un'intera città e in questa solenne accomprof. Duranti, il prof. Scolari, l'avv. pagnatura al tuo eterno riposo. Vale, Felice Tribolati, il prof. De Giudici, anima benedetta. La memoria delle tue Ferdinando Martini, i due fratelli pro- virtù siano sprine a tutti che ti conobfessori Puccianti, il prof. De-Benedetti, bero, che di te sentiraniió parlare, che il prof. Fabio Sbragia, il prof. Finzi, di te leggeranno nome e gesta. Vale. il prof. D'Ancona, il conte Giovanni Vale. Sanminiatelli, il conte Mastiani-Brunacci, il generale Trasona, il conte Dopo il cav. Folini, lesse il seguente Agostini, il conte Rosselmini, il mag- discorso il cav. Gaetano Puceianti progiore cav. Borghini, il conte France- fessore di Patologia alla R. Università: schi-Bicchierai, il cav. Perugia diretChe Pisa abbia perduto nel commend. tore della Banca Nazionale, moltisFrancesco Buschi uno dei suoi simi avvocati, procuratori e negozianti figli più onorevoli e cari, lo dice questo di Pisa, l'avv. Frediani direttore della numero grande di cittadini, che dolenti Provincia di Pisa, il signor Volterra come di pubbliCa sventnia , sono qui direttore del Risorgimento, il Dottor convenuti a rendergli li uffici supremi Francesco Grassi, il signor Curini- prima che la parte mortale di lui discenGalletti, il signor Colombini, e poi da sotterra. Tornerebbe quindi inutile la parola dietro, moltissime carrozze alcune delle della lode, avendo egli il maggiore e più quali occupate da diverse signore tra cui la contessa Agostini, la u3archesa degno elogio nel' mesto desiderio di' una Strozzi, la contessa Franceschi-Bic- città intera. Ma siccome nel commemorare le virtù di una persona amata che chierai, la contessn Rosselinini cc. . s'invola per sempre da noi, abbiamo la coecieuza di compiere debito sacro e troviamo una specie di malinconico conforto adlii~~19292~1~~11111~~« al dolore, così voglio dirvi brevemente di esempio esserci di conforto alle opere belle e generose. lui. In Francesco Buschi come in tutti gli nomini buoni davvero, • la vita pubblica fu specchio fedelissimo della privata, e all'uomo rispose in tutto il cittadino. E doveva esser così, daechè nella sua famiglia per antica usanza l'amore del bene si succhiava col latte e si convertiva quasi in nobile istinto. Quindi come amò i fratelli sempre unanimi e della stessa sua tempra, La moglie e i figliuoli, collo stesso ardore amò questa cara patria quando era pericolo l'amarla, e collo stesso animo l'amò dipoi quando il fingere questo nobile affetto era divenuto per molti un mestiere. Si unì al Montanelli, all'Arconati, al Castinelli al Centofanti e agli altri nobili patriotti che qui a Pisa vagheggiavano nella mente e affrettavano coi voti, e per quanto era loro concesso con l'opera, il risorgimento d' Italia; ma anche allora che quasi non potea farei bene senza avvolgersi negli occulti e tenebrosi sentieri del male, egli uomo aperto come sono i soli caratteri forti, tenne sempre la buona via senza piegare nè a destra nè a sinistra, ma guardando dinanzi a se, alla meta. Si adoperò come potì meglio a nome dell'amore che edifica, e non dell'odio che disfa. Fu patriotta non settario, memore della santa parola di Ugo Foscolo che a far l'Italia bisogna disfare le sette. Quando suonò l'ora della sospirata riscossa egli degno fratello a Rinaldo che aveva conbattuto nella prima guerra della nostra 'indipendenza, dette all' esercito italiano due figli, come tre glie ne dette l' altro fratello Leopoldo. Onore dunque al nostro Francesco, onore a questa generosa famiglia Ruschi che offriva il suo sangue migliore alla patria! Al un uomo che aveva tanti titoli alla stima e all' affetto dei suoi concittadini non potevano mancare onorevoli uffici nella amministrazione della cosa pubblica. Egli non ne ambì alcuno, e gli _ebbe tutti. Fu Gonfaloniere in tempi pieni di pericoli e ne' quali i deboli si ritraggono per paura, i non buoni si fanno avanti per ambizione gridando c io mi sobbarco e i soli forti non abbandonano il posto perchè amano il bene pubblico più che sè medesimi. Ed egli fece tutto il bene che si poteva allora, sostenendo l' utile e il decoro della nostra città che perciò ne benedice la memoria. Fu più tardi e parecchie volte in tempi più lieti per la patria, nei consigli del Comune e della Provincia, e pareva che noa si potesse amministrare la cosa pubblica senza di lui. E veramente alla maschia interezza dell'animo egli accoppiava un ingegno sicuro e pratico nelle cose amministrati ve il quale tanto più si palesava agli esperti quanto più egli modesto davvero, era lontanissimo da ogni ostentazione. Era di quella buona e severa stampa antica di uomini che vi inspirano prima rispetto e poi affezione, ed ai quali volete sempre più bene quanto più state con loro. Ed ecco perchè Pisa lo amava tanto e lo piange e gli rende questa estrema onoranze. Noi sfortunati che vediamo ogni giorno scemare il drappello di quei forti e maschili caratteri dei quali specialmente i teMpi nostri hatiii6 tanto bisogno. Ecco: è sempre smossa la terra sulla testa di Giuseppe Bianchi anch'egli forte amatore del bene, e si schiude un' altra fossa per questo suo degno amico. E non avevano nè l'uno nè l'altro toccata ancora la soglia della vecchiaia! Ah, tutto è arcano quaggiù. Addio o nostro caro e sospirato concittadino. Abbiti pace e premio di quanto facesti di bene, e possa il tuo nobile L' effetto prodotto dal discorso del prof. Puccianti fu grandissimo e se non fosse stata la riverenza per il luogo sacro la folla avrebbe applaudito. Si sentì nonostante un mormdrio d'approvazione e a qualcuno vennero le lacrime agli occhi. E ora dell' integerrimo uomo che tutti abbiamo amato per il suo cuore eccellente, per la sua onestà a tutta prova, per il SUO carattere fermo, intero, non resta più che una memoria la quale ci sarà sempre carissima, e un esempio per i parenti, li amici e per quanti lo hanno conosciuto. emosz~ Ci viene comunicato il seguente telegramma: Dottori Moschini e l'Allori, P i s a. Amareggiato perdita Francesco Buschi deploro non siami concesso accorrere onorare memoria integarrirno Cittadino. Debbo domani discutere Camera intorno circoscrizioni giudiziarie. Pregovi entrambi esprimere famiglia, amici, cittadinanza, ragione mia assenza. Tengo sia noto riflettersi SU me lon- tano, lutto vostra città. • PANATTONI. 11~11111111E La famiglia Ruschi commossa e grata ringrazia vivamente gli amici, i conoscenti e le persone tutte che tanto a' interessarono per l'amato estinto Francesco Raschi durante la sua grave infermità, e che vollero onorarne la memoria accompagnandone la salma al sepolcro e assistendo ai suoi funerali nella Chiesa parrocchiale. iializztac,a1U=eateUrZiateigaTee t4Ae, LETTERE ROMANE 28 aprile. Quello che era vero, che tutti davano per sicuro fino a domenica sera non era più vero domenica a mezzanotte. I biglietti di partecipazione lanciati sotto forma di telegrammi o di corrispondenze erano già diramati ai giornali del Regno, annunziando che lunedì si sarebbero conchiuse le tante volte preconizzate nozze fra Sella e Minghetti. Cantelli e qualche altro ministro guardava già il proprio portafogli colla pupilla piena di addio e forse. di a rivederci. Ma all'ultimo momento l' onorevole Sella non si sentì più disposto al connubio, quantunque il velo nuziale e i fiori d'arancio fossero già pronti sulla sua toilette. Credo che il San Paolo abbia detto: ineliits est nubere quant uni; se non l'ha detto San Paolo, qualche altro Santo Padre l' ha detto senza dubbio. Sella se n'era già persuaso; ma poi, pensandoci meglio trovò che era preferibile continuare ad uni anzichè nubere. E Sella continua a vivere nel beatissimo celibato. Che queste trattative matrimoniali già più volte andate a mente siano precisamente una bella cosa pef ministero Mingheiti, non oserei sostenerlo; come non oserei sostenere che l'onor. Sella sia dolente lino alle lacrime di quel qualunque pregiu.lizio che ne , opere rso del no e se per il laudito. D d' apliero le no che o cuore a tutta no, innemoria sima, e xmici e gramma: ,Ilori, asehi Thonorare ebbe domerizi orli more famia asme len7TONI. e grata onoscenti iteressa- e che npagnanItendo ai chiale. NE ;utti daIca sera a mezzaione lannmi o di ramati ai ando che le tante Sella e le altro prio poraddio e Onorevole Sposto al o nuziale rià pronti e il San !rt nubere San Paotdre l' ha n'era già ci meglio tinuare ad :t continua bato. Arimonial i te siano pef minisostenerlo; he l'onor. icrime di che ne possa essere derivato al ministero Miaghetti. Ma senza dubbio l'on. Cantelli e qualche altro ministro furono soddisfattissimi di quella riunione della maggioranza tenuta alla Minerva 'domenica sera, in seno alla quale tramontò il connubio. Vi dicevo nell' ultima lettera che nessun fatto parlamentare imponeva al ministero Minghetti una modificazione ministeriale, ma che il Minghetti s'era deciso alla modificazione sotto forma di connubio perchè prevedeva probabilmente prossimo il fatto parlamentare che chiameremo critico. Ma quando in seguito alle calde e forti raccomandazioni ed esortazioni del barone Ricasoli, il ministero si convinse che la maggioranza gli era assicurata per la durata dell'attuale sessione, si rassegnò facilmente a rinunziare al connubio. Perché appunto il risultato della riunione alla Minerva fu. non più connubio-accordo della maggioranza col ministero nella questione finanziaria. Ma quantunque lunedì mattina tutto fosse accomodato, pure la seduta di lunedì era interessante; dovevano risultarne i termini dell'accomodatnento almeno sulle questioni all' ordine del giorno, forse anche sul complesso della questione finanziaria. Votate alla quasi unanimità le spese straordinarie pel Palazzo ducale di Venezia e per alcuni porti, veniva in discussione il progetto di legge che si potrebbe esattamente intitolare per la violabilità delle provincie meridionali. rustego ed onorevole di Sambuy ne presa occasione per rimettere in campo quell'ordine del giorno famoso che si riassume nella frase « non più spese ». Secondo l'onorevole Sambuy, Ministero e Camera l'avevano dimenticato dopo averlo accettato ed appro • vato. — Su questo tema l'onor. di Sambuy fece un discorso nel quale parlò di molte cose: delle fortificazioni alpine, dei porti meridionali, degli impiegati. Ma poi venendo al concreto, al progetto di legge in discussione ne accettava la massima, solo domandando che si soprassedesse a votare le somme finchè non fossero compiuti gli studi, accordando naturalmente le facoltà e i mezzi per questi progetti. L'onorevole Minghetti rispose dimostrando che la potitica finanziaria del ministero era savia e coerente a se stega; ripete una professione di fede nel, pareggio; si dichiarò lietissimo di aCCettare una discussione amplia, ma sostenne , che sulle spese non si può prendere una decisione di massima, bensì discuterla di caso in caso per verificarne l'assoluta necessità. Conchiuse affermando che fra lui e l' on. di Sambuy non c' erano divergenze notevoli. Poi l'onorevole Giacomelli, relatore della commissione, sostenne il progette di legge obbiettando alle proposte Sarnbuy la legge di contabilità. Fece anche l'elogio della politica finanziaria del Ministero; siccome l'on. Giacomelli è intimamente selliano, é questo elogio l'ultimo eco della tendenza al connubio e il frutto delle risoluzioni della Minerva. , Dopo un cavalier seul dell'onorev. Massari sull'argomento patrio ti ismo, l'onorevole Lanza sorse al centro per deporre anch'egli la sua offerta sull'altare della maggioranza. Infatti dopo aver detto che raggiunto il pareggio (al quale crede) resta ancor molto da fare e dopo altre considerazioni finì col proporre una modificazione all'articolo 8 del progetto , modificazione che il ministro Spaventa si affrettò d'accettare pure entrando nelle viscere della questione e dimostrando che pel progetto di legge allo Stato non verrebbe un carico che di circa 28 milioni. E la sinistra? Zitta nella discussione, unanime quasi nel votare gli articoli colla maggioranza. Quando si tratta di spese la sinistra non è difficile; anzi ieri fece un chiasso indiavolato per bocca di Nicotera contro l' emendamento Lama che diminuiva di molto le spese pel 1876 portate dal progetto di legge. Questi i fatti. Ne risulta, a mio parere, un fatto capitale: che la questione finanziaria è ormai ridotta a termini così stretti e precisi, che non è su di essa possibile una crisi fondata in una vera divergenza di principi e di programma. Certo la sinistra non voterà le entrate come votò le spese (questa è la sua politica); alla sinistra un gruppo qualunque della maggioranza potrebbe unirsi e rovesciare il ministero; ma la discussione di cui vi ho reso conto prova che ciò eventualmente dipenderebbe da qualunque cosa fuorchè dai principi fina.nzari. — Per questo lato dunque il ministero può ragionevolmente ritenersi assicurato. Ma dopodomani l'interpellanza Laporta solleverà la questione politicoreligiosa. — Su questo terreno è difficile fare previsioni; molto dipenderà dalla maggiore o minore moderazione con cui sarà posta la questione; certo la maggioranza della Camera non è unanime nell'approvare la condotta del governo. Pare che gli onorevoli Guala Guerrieri-Gonzaga ed altri faranno screzio. È certo però che opportunissimo sarà per parte del Ministero affermare in proposito la propria politica, togliere molti reali od apparenti equivoci. Ed io credo che la maggioranza in definitiva sarà col Governo se questo dimostrerà di intendere ed applicare la legge delle guarantigie e di regolare 1 rapporti politico-religiosi in modo da non retrocedere sulla via della separazione assoluta della Chiesa dallo Stato, obiettivo di tutti i liberali. Marco T. COSE D'ARTE • Mio Carissimo Amico e Collega di casa '29 aprile 1875. Già te lo dissi in un orecchio, ed ora voglio ripeterlo all' aria libera, che non facesti benissimo a chiuderti da te stesso la bocca sulla famosa questione della statuetta, oggi posseduta dal nostro Conte Rosselmini. - , • , • ....t. • ...• .• • . • Ch' io avessi allora ragione, e l' abbia anch' oggi, di rinnovarti quell' amichevole rimprovero, me lo dicono fra le altre cose, due foglietti, che ho qui sul mio tavolino, e poichè tu hai ricusato di mai più parlare di questo tema, vengo io a parlartene per forza, e do principio. Sai bene, innanzi tutto, come noi ci si trovi d'accordo a non volere, profani come siamo all'arte, impaucarei a trattare tale questione quanto all'estetica, ma sì e solamente quanto alla storia; e ben ti devi ricordare quante volte abbiate% insieme lamentato quella maniera insolita, che minaccia di pigliar piede nel nostro paese, di parlare degli autori, e di ciò che fecero, fidandosi soltanto nella virtù dell'occhio addestrato, e trascurare affatto documenti e storia. — Certo io non nego agli uomini del mestiere la potenza di indovinare coll'occhio pratico dall'opera l'artista; abbenchè creda, e molti con me, la sia questa cosa difficilissima, ma non posso poi che dolermi quando veggo chi scrive non darsi briga di ricercar negli archivi se vi sia o no qualcosa che possa far lume, e reputare anzi queste vecchie carte cosa da nulla o di poca fede. Ma veniamo al grano, cioè a due documenti, dì cui voglio parlarti, e che se non faranno sparire, come nebbia al sole, ogni questione e ogni differenza tra i litiganti, pure io gli metto dinanzi, non solo perchè ciascuno se ne cibi, ma anche perché mi sovvengo dell' antico adagio Anzi ti dirò « ogni prun fa siepe francamente che non avrei preso in mano la penna, e tolto a mandare al palio quanto dirò, se non fossi stato spinto da- un articolo del signor Luigi De Steffani; e che ieri stesso leggemmo nella Gazzetta d'Italia (n.° 118, 28 aprile, 75). I documenti per tanto che ho quì davanti ci imparano diverse notizie, le quali credo da pochi si sappiano, e cioè: 1. Che il fu cav. Ranieri Venerosi Pesciolini, prima che finisse il 1810, comprò a Firenze una statua; 2. Che cotesta statua gli fu venduta per un Apollo; 3. Che cotesta statua era proprietà della signora Luisa Pecori, la quale essendo di età minore, veniva per qbiesta vendita rappresentala dalla sua madre e tutrice legale, signora Clementina Bruni, vedova Pecori airaldi; 4. Che cotesta statua fa pagata zecchini venticinque, pari a lire toscane trecento trentatrè, sei soldi e otto danari. 5. Che l'imballaggio di detta statua fu fatto a cura di Giuseppe Bezzuoli, celebrato pittore, e amico molto che era del nostro •enerosi. Tutto questo sappiamo da documenti, che potrebbero venire anche testualmente alla luce, se il bisogno lo richiedesse. Io frattanto mi contento di dartene un cenno, perchè sopra di essi voglio ragionare così, invitando te a giudicare se bene o male la discorra. — Quando si potesse dimostrare che il cav. Pesciolini non avesse mai comprato un Apollo, nè per conto suo ne di altri , e che chi vendè quella statua, vendè proprio quella, sulla quale oggi si que,stiona, e che non sapendo forse con qual nome battezzarla, la disse così alla bella prima un Apollo, allora vedi bene, Pagano mio, che cadrebbe tutto in un picchio quella tradizione, a cui appellava jeri il signor Luigi De Steffani, e colla quale intendeva spiegare la felice occasione, per cui il Venerosi fece cotesto acquisto. Imperocchè allora la statuetta non sarebbe più stata comprata circa il 1817; uè da un rigattiere; nè con cento lire toscane; e per di più l'abile imballa- • , , , ,, • .. . .. .. .. . .. ... ..... . ... ... . . tore sarebbe nientemeno che il professor Bezzuoli! E, dato per' ora, e non concesso che si arrivasse proprio a confondere l' Apollo o col tuo Aristeo, o col San Giovannino della Commissione Fiorentina, non potrebbero per avventura queste notizie sulla persona che ebbe in eredità la statua, sul prezzo che fu sborsato per acquistarla, su chi la spedì a Pisa; non potrebbero, io dico, queste notizie metter per la strada di averne altre, e tutte insieme sommate scoprirci il vero ? Sia dunque da credere (e chi non lo crede ?) che tutto ciò non porti oggi a decifrare,la cosa, mi pare nulladimeno, e forse pare anche a te, che questa sia la via principale da battere per . giungerci, e cioè consultare documenti, -non diaprezzarne alcuno, ricordando che una carta trovata è scalino a cercarne altre ed altre, e forse scala a cogliere in cima e dopo tutte la verità della cosa. Quindi non voglio io che su tale importante questione si tiri via, trinciando a destra e a sinistra, e facendo troppo a confidenza con madonna istoria! Perciò non mi dare del sofistico, se a tal proposito piglio appunto di una inesattezza nella citata scrittura del signore De Stefrani. Egli esce dicendo: «Fu il compianto Carlo Milanesi, in tante cose, e singolarmente nella storia de I l' arte dottissimo , che nelle sue note al Vasari avvertì lo smarrimento del San Giovannino No, mio caro Pagano, questo smarrimento non fa avvertito da quella perla d'uomo di Carlo Milanesi, che sai quanto bene abbia io conosciuto, e non lo poteva, appunto perchè dottissimo singolarmente nella storia delle arti. Difatti se apri il volume duodecimo delle Vite, stampate a Firenze dal Lemonnier, 1856, a pag. 167, vi leggerai così: «Del San Giovannino neppure il Bottari trovò memoria alcuua dove fosse. » Ecco chi avverti, innanzi al Milanesi, lo smarrimento; fu monsignore Bottari, il quale questo scrisse nelle note alle Vite, pubblicate in Roma coi : tipi Paglierini, 1759-60, ossia novantasei in novantasette anni avanti alla citata edizione fiorentina. E di quel giudizio cauto, che il signor De Steffani asserisce pronunziato dal mio carissimo amico Sarrocchi, che cosa dirne? Ci si potrà tornare sopra in inf altra occasione, mentre io colgo questa per me favorevolissima di ripetermi col cuore 1 . ,Apaionatistimo Tuo EVERARDO MICIIELI Scolopio A Pagano Paganitti prof. di filosofia nell' Università di Pirt Pisn Nel consegnare diversi originali al proto, andò confuso per isbaglio tra le carte, quel fatto pubbblicato nella Cronaca del nostro ultimo numero come avnuto a Rosignauo. Quelle linee invece che un fatto realmente successo non sono altro che' il punto di partenza d' un racconto giudiziario 'che uno dei nostri collaboratori età scrivendo per il Risorgimento. Chiediamo scusa ai nostri lettori se li abbiamo funestati con la notizia di un. fatto atroce che per fortuna non ha l'ombra del fondamento; e frattanto contino d'interessarsi moltissimo al racconto giudiziario di cui la pubblicazione nelle nostre appendici incomincerà tra non molto. * . . . .. ▪ 4w. Giovedì O corrente al R. Teatro Nuovo di un buon periodico senza provare al morose. (Anche nell'ultimo numero del giornel salone (gentilmente concesso) la scuola tempo istesso due eentimenti; uno di me- nale il Genio Civile si trova una lunga meDrammatica Adelaide-Ristori diretta da V. raviglia pei tanti frutti della umana at- moria dell'ing. Boinbaux sulla tettojs, della tività, l'altro direi quasi di sbigottimento al stazione di Arezzo in cui si fa uso del citato Audrei darà ( Gratis ) un trattenimento vedere le tante e tante cose nuove con le principio). Musicale Drammatico, dalle ore 12 In. quali si teme non potere stare al corrente. Potremmo sperare che il direttore, già coalle ore 2 pomeridiane. Dal mondo però nasce quasi sempre una nosciuto per lavori su questo argomento e staLe lettere d'invito saranno date da al- reazione sommamente giovevole; nasce una to citato dal suddetto generale Menabrea cune signore. speranza nelle proprie forze e si vuole ad nella ultima sua memoria « Sulla determinaSuonerà il Piano distinto nostro con- ogni costo tentare di seguitare il movimento 'rione delle tensioni e delle pressioni ec. Roma cittadino professor Barsanti. generale. Ben pochi sono quegli ingegni pri- 1875, fosse per per rendere questo servigio * vilegiati cui è dato 1' aprirsi per impulso ai lettori ? * i G. C. È a nostra notizia, scrive la Provineia, proprio una via noi vasto campo scientifico e industriale senza tener dietro ai lavori all'illustre prof. comm. Francesco Carcome trui: in ogni modo anche per questi è cosa rara abbia fatto dono all' operaio muratore Si s pubblicato il numero 17 del Giornale Luigi Corucci, che parlò per l'abolizione della di immensa utilità conoscere i resultati che dei Lavori Pubblici e delle Strade Ferrate ■14,2/ pena di morte al Comizio popolare del 25 corr. di vari opuscoli relativi all' argomento e del suo ritratto. Questo fatto che dimostra come il prof. Carrara sappia apprezzare il merito da qualunque eluse sociale provenea, torna ad elegio dell'operaio Corucci che ha saputo meritarsi tanto onore. **,,o Lo stessa) giornale scrive che nella stagione delle bagnature avremo in quest'anno un Vapore che farà, per Arno, il servizio da Pisa a Bocca d'Arno e viceversa. Il signor Cordon lo ha fette costruire espressamente, ed ora sta armandosi nel cantiere Orlando. Per la sua costruzione speciale e per la leggerezza della sua macchina inglese, questo Vapore non sarà impacciato dai bassi fondi, e potrà fare speditamente il suo cammino. Nel mese di maggio prossimo avranno luogo dei viaggi di prova, e nel giugno intraprenderà il suo regolare servizio. A proposito di Bocca d' Arno, sappiamo che il sig. Mariotti ha già messo mano allo 'stabilimento dei Bagni, che in parte sarà attivato quest'anno. * t, arrivato nella nostra città l' ingegnere G. B. V. Borgatta di Genova inventore della nuova Pila meccanica Sinattrito, ossia leva di resistenza di tutta la locomozione e rotazione per il riorganamento ed innovamento di tutti i veicoli d'ogni specie delle via ordinarie o delle stia 'e ferrate e di tutte le ruote delle macchine fisse. Di questa importante invenzione, della quale l'ingegner Borgatta ha dato vari pubblici esperimenti, han parlato con lode i giornali, di Firenze, di Nepoli, di Milano, di Genova, di Torino, di Roma ec. LIBRI E GIORNALI — Vogliamo segnalare ai lettori che ai interessano di cose di ingegneria la comparsa di un nuovo periodico mensile che viene alla luce in Torino sotto il titolo — La ingegneria civile t le arti industriali. Questa pubblicazione non poteva non riuscire oltremodo gradita sia poi nome del direttore, l'egregio ingegnere G. Sacheri, sia per la opportunità.. Di questa seconda ragione ci permettiamo tenere anzitutto breve discorso. Era generalmente sentito in Italia il bisogno di un buon giornale che sapesse tenere al corrente dei continui progressi della scienza e dell'arte del costruire e che porgease campo agli operosi per render noti i frutti dei proprii studi. Un giornale di ingegneria e per la comune degli ingegneri cosa più utile che non uno di giurisprudenza per gli avvocati, uno di scienza ingegnere poi profeesori.Per persuadersene basta por mente al fatto che ordinariamente chi vuole esercitare la sua profeesione, devo ritirarsi dai centri popolosi e rinchiudersi in alpestri e remote vallate, per istudiarvi strade di varia natura miniere ecc.... con la prospettiva poco bella di restarvi per lungo tempo. Che cosa può tornare a lui più gradito del ricevere di tanto in tanto un periodico. che con la attrattativa, della nuovità e della varietà lo obblighi a tonere in memoria gli studi fatti e a impiegare tutto il tempo che può avere didisponibile nel cercare di dare complemento alle sue cognizioni? Il continuo svolgerei e progredire delle cose della ingegneria fa sì che non possa aprirsi un solo numero altri può avere ottenuto in materie concimili, se non fosse altro altro per evitare il pericolo di perdere il tempo nel cercare cose già state da altri trovate. Per tutte queste ragioni di ordine sia generale aia specialmente attinente alla ingegneria, è incontestabile la utilità di un buon periodico. intendiamo con tiò di escludere le pure e semplici riviste del genere di quelle di cui pur troppo non havvi nelle varie materie difetto fra noi, ad altro non adattate fuorehe a dare una tin tura, una sottilissima vernice, a coloro che con poca fatica veglione potere parlare di questa e di quell'altra cosa. Noi non sapremo farci oppositori del così detto popoleràzasnento della scienza; ma non potremo mai persuaderei della utilità di cedesti periodici che sotto l'apparenza di spesare il pane della sciensa (frase obbligate) ai men dotti, non riescono ad altro fuorché a fare dei presuntuosi senza sode cognizioni. Ci si perdoni se ci siamo lasciati trasportare in troppe parole sull'argomento dei giornali in genere. Veniamo a quello annunziato. Appena comparve il programma del periodico La ingegneria civile, il pubblico intelligente fece plauso alle idee del promotore. Esisteva già, è vero, in Italia qualche giornale consimile; ma per ragioni che non vogliamo discutere, pareva che non soddisfacesse appieno le esigenze degli ingegneri. I più facoltosi si provvedevano di giornali stranieri: di cui la Francia, l'Inghilterra la Germania permettono di fare messe copiosa. Basti citare les Annales de la Costructien dell'Oppermous, les Annales Inclustriellts, l'Egineer, l'Engineering, il Zeilschrift des Vercines deutscher Ingenieure: ma solo a pochi era dato profittarne sia per la ragione della spesa per quella delle lingue. L'ingegnere Sacheri si à proposto di dare agli italiani un giornale che mentre renda conto delle cose buone fatte da noi ci tenga appieno al corrente delle pubblicazioni straniere. I numeri già usciti fanno fede della somma cura con cui è redatto, e della, importanza degli argomenti che la direzione vuole trattati. Citeremo fra gli altri articoli venuti alla luce; un parere del prof. Richelmy sul nuovo freno Riatti in cui l' illustre scienziato indica il metodo per instituire rigoroearnente i calcoli relativi ed accenna a certi pratici inconvenienti, una interessatitiseima monografia sul gran Canale della Ceronda, destinato , come tutti sanno , dar impulso novello alla già grande attività industriale della città di Torino, un'altra sull'utilizzamento dei residui di alcune industrie, stata scritta pel giornale dal ben conosciuto Emilio Kopp, professore al politecnico di Zurigo. Ora poi è stata cominciata con un articolo dell' ing. Marchesi, già professore nella Scuola di Applicazione di Torino a trattare la questione del gran tempio israelitico della suddetta città, che con inaudito vandalismo si verrebbe demolire, ora che è presso ai tre quarti del suo compimento; sotto vani protesti e per varie ragioni, fra cui non una ultima certo la superstizione religiosa. Ci sia permesso, prima di chiudere, di esprimere un Voto. Ed è quello che il periodico nuovo ci tenga al corrente sin da principio dei progressi di quella importantissima scienza che tratta della Resistenza dei Materiali. Deeideremmo per esempio trovarvi uaa esposizione completiOdel principio di elasticità del generale Menabrea, le cui applicazioni divengono ogni giorno più nn- (Anno II) 28 aprile 1875, che contiene: Sorrim.ario. Contro la proposta di un articolo addizionalo alla vigente legge di esportazione per pubblica utilità, eo. — Il progetto di legge per la perequazione della imposta fondiaria. — Le ferrovie in Sardegna,. — Atti ufficiali . — Notizie e progetti di lavori. — Notizie diverse. — Concorso. — Nostre inforiniszioui. — Annunzi. — •410.4~•••■ FORTUNATO POLI Gerente Respons. Regie Terme di risa A S. GIULIANO Leggiamo nella Gazzetta Medica (Firenze 27 maggio 1869). È inutile di indicare a qual u.so sia destinata la VERA TELA ALL'ARNICA DELLA FARMACIA. 24 DI OTTAVIO GALLEANI _Milano, Via Meravigli. perchè già troppo conosciuta, non solo da noi ma in tutte le principali Città d'Europa ed in molte d' America, dove la Tela Galleani è ricercatissima e quasi comune. g bene però avvertire come molte altre Tele sono poste in circolazione, che hanno nulla a che fare colla Tela Galleanl; e d' arnica ne portano solo il nome. Ed infatti applicate, come quella Galleani, sui calli, vecchi indurimenti, occhi di pernice, asprezze della cute e traspirazione ai piedi, sulle ferite, contusioni, affezioni nevralgiche e sciatiche, non hanno altra azione che quella del cerotto comune. Ed è perciò che la Tela all' Amica Galleani ha acquistato la popolarità che gode, e che si fa sempre maggiore. Venne approvata ed usata dal compianto prof. comm. dott. RIBER1 di Torino. Sradica qualsiasi CALLO, guarisce i vecchi indurimenti ai piedi; specifico per le affezioni reumatiche e gottose, sudore e fetore ai piedi, non che pet dolori alle reni. (Vedi Abeille Medicale di Parigi, 9 marzo 1870. — Costa L. 1, e la farmacia Galleani la spedisce franco a domicilio contro rimessa di vaglia postale di L. 1, 20. Ri p( e cc Pisa va a Per evitare l'abuso quotidiano di ingannevoli s urrogati oe lare: ea tn si diffilda, di domandare sempre e non accettare che • la Tela vera Galleani di Milano. — La medesima, oltre la firma del preparatore, viene os gnata con un timbro a secco: O. Galleani, co .iano. uintre Il dì primo maggio prossimo, come fu iVedasi Dichiarazione della Commissione dí praticato negli anni decorsi, si aprirà la Berlino 4 agosto 1869 . stagione delle Bagnature. La celebrità Per comodo e garanzia degli ammadelle acque minerali di queste antichissi- lati in tutti i giorni dalle 12 alle 2 vi sono me Terme è oramai troppo accertata dala distinti medici che visitano anche per malattie veneree, o mediante consulto coa costante osservazione, perchè vi sia biso- corrispondenza franca. gno di enumerarne qui tutti i pregi e La detta Farmacia è fornita di tutti i ri . tutte le virtù curative. I buonissimi effetti medii che possono occorrere in qualunque sorta e talora maravigliosi, ottenuti nelle ma- di malattie, e ne fa spedizione ad ogni richiesta, muniti, se si richiede, anche di consiglio medico, lattie reumatiche, sieno esse dei muscoli ooníro rrmessa di vaglia postale. sieno delle articolazioni; nelle affezioni Scrivere alla Farmacia 24, di Ottavia nervose; e soprattutto in alcune malattie Galleani, Via Meravigli, Milano. Rivenditori a degli organi ge,nito -orinari, in particolar PISA Petri Giuseppe. modo della donna, spiegano l' affluenza Carrai, farmacia inglese. • ognora crescente delle persone, che acStefano Rossini farmacia esso • corrono ai Bagni di S. Giuliano per cerl'Università. Baroni Giosafatte. carvi un sollievo ai loro mali. PISTOJA Giacinto Civinini — Girardeschi A detta epoca saranno aperte le Sale tilio — Chini Gius. Antonio. dello Stabilimento, destinate alle SIENA Gaetano Bandini. conversazioni, ai balli, ai concerti, alla AREZZO Konz Giacomo e comp. CARRARA Chiappa, farmacista; Drovandi. lettura dei giornali, ai giuochi, in una LIVORNO Duna Malatesta. — Angelini. — parola a tutti quelli onesti e piacevoli Gordini. — Susini e Galligo. — • divertimenti, che rallegrando l' animo e Bandi Giuseppe. ricreando lo spirito, si riguardano con G. Geminani; Chelli fratelli. LUCCA giusta ragione come un utile sussidio a Ed In tutte le Città presso le primaria rendere anco più efficace la cura delle Farmacie. ac(iue • Gli Appartamenti della Amim~~1 ministrazione sono stati anche in quest'anno restaurati, per renderne sempre =e più comodo e gradito il soggiorno alle C:= persone che vorranno onorarli della loro L mi9 presenza. 01 Nuovo ed accreditato conduttore della ~P! Trattoria terrà nei locali dello stabilimento Tovola Rotonda a prezzi ed ora fissa; come pure fornirà pranzi tanto nel locale e.a suddetto come al domicilio dei signori t•e4 bagnanti, tenendo sempre scelta ed ab=hai bondante lista di vivande e vini. %gg Nel Caffè, recentemente restaurato, troveranno scelte e variate bibite come si usano nelle grandi città. Teatro, Ufficio postale nel centro del • paese — Ufficio telegrafico aperto al CeCs pubblico servizio. La strada ferrata Pisa - Firenze conwomumb U0.1 duce ai Bagni in pochi minuti. Le dinia,nde d'affitto dei quartieri o di qualunque altra informazione amministrativa dovranno essere indirizzate con letmwm1 tera affrancata al Direttore Amministrativo a( , - e i ?iP lio va :°ol ialtleler e. Del I La f( isva . tic; ur °curi sua Qual lle r spera meni i inatc rapsPiesia pl Pisa lR ite pi oe Ma —•■••■44444. illle Sivear ra n( ire d; un ; SERAFINO BELLANI. Affittasi una Villa senza mobiliare con annesso giardino, cappella, cantina, ecuderie cc. posta nel popolo di Ghezzano, comunità dei Bagni San Giuliano distante da piba circa tre chilometri, e prossima al passeggio delle piagge. Dirigersi per le trattative alla rivendita di sala e tabacchi lungo l' Arno reale in questa città condotta dalla signora Giuditta vedova Berni. pe li coi ri sul i 22 La ondu, Ql hai n là 5au S. Giuliano, aprile 1875. A V V I SO bebi da i on p( ( Pesta Alla Libreria Metri, LA MORALE E IL TEATRO DI A. SARTINI ono f Ore. C a per rulee o tul laionc —o-Prezzo, Lire 1. — PISA TIP. NISTRI — lione Per ole ae le tradii