Mercatello sul Metauro 24 luglio – 12 agosto 2010 25 giugno 2005 - Riapertura Chiesa e Museo di S. Francesco Testi, grafica e impaginazione, Gabriele Muccioli Referenze fotografiche: Marco Marcucci, p. 2; Gabriele Muccioli, immagini di copertina, p. 6, p. 8, p. 10, pp. 12-13, p. 47, p. 72, p. 74, p. 80, pp. 82-83; Anne M. Peterson per Virginia Opera, p. 24, pp. 26-27, p. 29, p. 30, pp. 32-33, p. 36-37, p. 38, p. 39, p. 40, pp. 41-42, p. 44; Federico Tamburini, ritratti R. Molinelli e Orchestra Rossini, p. 52, p. 79; Marco Muccioli, p. 61; Matteo Dini, p. 63; Curzi Domenico, p. 69; John Elbers per Coronado Theatre, p. 75; Rossini Opera Festival, p. 76; Luigi Angelucci, p. 77, p. 78; Giulia Gioacchini e Emilio Grazzi, p. 81. L’editore resta a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche non identificate. Stampa Arti Grafiche Stibu inque anni or sono venivano restituiti ai mercatellesi e al mondo, dopo lunghi anni di appassionanti studi, analisi, saggi, scoperte, progetti, dibattiti, consolidamenti e restauri, la Chiesa ed il Museo di San Francesco. Il profondo rinnovamento, pur se evidenziato in minima parte anche dall’aspetto architettonico e distributivo dell’edificio, si è fin da subito manifestato nel desiderio comune di voler ridonare vitalità all’intero ex-complesso francescano; di riportarlo al centro della vita religiosa, civile e culturale della cittadina e dell’intera vallata. Comune di Mercatello sul Metauro, Parrocchia Santa Veronica Giuliani e Pro Loco Mercatellese si sono mossi di concerto a tal fine riuscendo a mantenere sempre viva l’attenzione sul complesso monumentale, divenuto faro e punto di partenza per la scoperta del centro storico che lo ospita, dei suoi monumenti, le sue strade, le sue piazze; ma anche del paesaggio circostante e delle sue genti, della loro civiltà e tradizioni. Si è finalmente capito che il recupero di un monumento non deve fermarsi all’aspetto statico ed estetico ma è solo il primo piccolo passo verso la riabilitazione funzionale dello stesso, operazione ben più lunga ed impegnativa e ancora lungi dall’essere raggiunta. C Nel breve tempo trascorso passi notevoli si sono fatti: ridonando dignità al giardino posto alla base dell’abside della chiesa; accogliendo una importante donazione di reperti archeologici attratta dalla rappresentatività della sede museale; collaborando con prestiti a prestigiose mostre di respiro internazionale; costituendo assieme alle città di Urbania ed Urbino la rete museale Museo del Metauro; ospitando installazioni d’arte contemporanea e mostre temporanee; aderendo a numerose iniziative promozionali regionali e nazionali; incentivando e stampando pubblicazioni librarie; costruendo un proprio sito web arricchito da una visita virtuale; realizzando audioguide, cartine e opuscolidivulgativi in più lingue; curando, infine, la manifestazione Musica&Musica, cresciuta a braccetto con il Museo e del quale vuol essere un completamento, favorendo la frequentazione abituale della sede e la percezione sempre nuova e stimolante degli spazi e delle opere d’arte contenutevi. Festeggiamo questi primi successi con una nuova coinvolgente stagione concertistica, e con essi l’imminente avvio dell’impegnativo progetto di ampliamento e adeguamento funzionale del Museo. Progetto che proprio in questi ultimi giorni ha ottenuto riconoscimento e finanziamento dalla Comunità Europea. Gabriele Muccioli (delegato al Museo di San Francesco) manifestazione ideata e promossa dal Museo di San Francesco in Mercatello con il sostegno e il supporto di: Associazione Pro Loco Mercatellese Comune di Mercatello sul Metauro Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro sotto il patrocinio della Provincia di Pesaro e Urbino in collaborazione con: Coro Polifonico Icense Mercatello Parrocchia Santa Veronica Giuliani Mercatello con il contributo di: Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro Direzione artistica, Gabriele Muccioli - Guerrino Parri PRESENTAZIONI 7 9 11 Alceo Serafini Presidente, Comunità Montana Alto e Medio Metauro Giovanni Pistola Sindaco, Comune di Mercatello sul Metauro Gabriele Muccioli Delegato alla Cultura, Pro Loco Mercatellese indice IL PROGRAMMA 14 18 48 54 59 62 GRAN GALÀ DELLA LIRICA: estratti dai capolavori di Mozart, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini, Boito e Rossini. Cantanti del programma lirico The Professional Advantage - Orchestra Sinfonica G. Rossini - L. Salemno direttore. L’ELISIR D’AMORE: melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani. Cantanti del programma lirico The Professional Advantage - Orchestra Sinfonica G. Rossini - J. Caraher direttore - V. Hartman regista. SAXOFONO D’AUTORE: un strumento per Gershwin, Molinelli, Nyman, Corea, Joplin, Piazzolla e altri. Italian Saxophone Orchestra - F. Mondelci direttore e solista. VIBRAZIONI INFINITE: Il respiro di Mozart nelle grandi serenate per archi ottocentesche - Dvořák e Čajkovskij. Orchestra Sinfonica Rossini - L. Marcelletti direttore. UN PENTAGRAMMA DI STELLE: conquistare un castello con strumenti, musiche e ballate irlandesi. Ricatti Acustici CONCERTO DI MEZZ'ESTATE: Rossini, Borodin, Elgar e la “Quinta Sinfonia” di Beethoven per i 5 anni del Museo. Orchestra Sinfonica G. Rossini – Coro Polifonico Icense diretto da G. Parri - L. Marcelletti direttore. GLI ARTISTI 73 74 76 78 80 81 James Caraher, Coro Polifonico Icense Vernon Hartman, Amy Johnson Lanfranco Marcelletti, Federico Mondelci Italian Saxophone Orchestra, Orchestra Sinfonica G. Rossini Guerrino Parri, Professional Advantage Ricatti Acustici, Louis Salemno AMICI E SOSTENITORI 82 Soci ordinari e sostenitori 5 presentazioni Musica&Musica 2008 - D. Agiman si prepara a dirigere un concerto nella Chiesa di S. Francesco ur avendo assunto, soltanto da qualche mese, la Presidenza della Comunità Montana Alto e Medio Metauro, ho già avuto modo di apprezzare la grande vivacità culturale che caratterizza l’intero territorio. Visitando i Comuni con l’occhio dell’Amministratore pubblico, attento a cogliere ogni loro specificità, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal loro stato di conservazione, dalla loro organizzazione urbanistica, dalla cura prestata nella ristrutturazione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico. Con Alfiero Marchetti, col quale condivido questa mia esperienza, ho visitato Mercatello che già sapevo insignito da anni del marchio turistico ambientale del Touring Club “Bandiera Arancione”. Il centro storico particolarmente suggestivo, i tanti importanti palazzi, le numerose e maestose Chiese, mi hanno subito fatto pensare all’importanza che questo paese ha avuto nei secoli, dai tempi lontanissimi della Massa Trabaria fino ai giorni nostri. La laboriosità e l’orgoglio della sua gente hanno permesso di recuperarlo quasi integralmente pur in un periodo di scarse risorse; consentitemi di dire però che l’assoluta condivisione e unità di intenti delle Amministrazioni comunali del territorio ha contribuito non poco al raggiungimento di questi risultati. Risultati che trovano importanti riscontri nell’intera vallata fino ad arrivare alla città di Urbino, centro culturale nevralgico, fiore all’occhiello del nostro comprensorio. Il complesso monumentale di San Francesco mi ha però colpito particolarmente, con la sua bellezza, la sua sobrietà e col silenzio che sembrava avvolgerlo. P Durante la visita, mi è stato presentato un libretto, degno di manifestazioni di grande rilievo, relativo all’edizione 2009 di Musica&Musica. Letteralmente, mi si è aperto il cuore, tale e tanta era in me la voglia di suggerire di riempire con la musica e con gli eventi quello splendido contenitore. So che la rassegna, nata dal nulla cinque anni or sono, è il frutto della passione che anima l’Associazione Pro Loco, il Comune ed i due Direttori artistici con i quali mi complimento veramente e che avrò modo di incontrare durante la manifestazione. La Comunità Montana, deputata a collaborare con le realtà locali per qualificare al meglio il territorio da un punto di vista culturale e turistico, apprezza particolarmente questo genere di iniziative e cercherà sempre di supportarle. Le ristrettezze economiche ci impongono rigore, ma continueremo comunque a fare la nostra parte. Il ricco cartellone, che snodandosi su circa tre settimane, offre agli appassionati sei spettacoli importanti e di grande richiamo, è una ulteriore dimostrazione della vivacità culturale e della capacità organizzativa che hanno anche le realtà più piccole. È un segno di vitalità e di speranza, certamente particolarmente apprezzato. Mi sento quindi in dovere di complimentarmi con gli organizzatori, che con poche risorse e grande competenza riescono a creare un prodotto ormai a pieno titolo tra gli eventi culturali più importanti della Provincia. Serafini Alceo (Presidente Comunità Montana Alto e Medio Metauro) 7 Musica&Musica 2006 - John Cabot Chamber Orchestra diretta da L. Dottore ancora vivo in noi il ricordo della serata conclusiva dell’ultima edizione di Musica&Musica che già il sipario si riapre. Ripercorrendo col pensiero l’edizione 2009, ritorna alla memoria un crescendo di successi, culminati nel Concerto di Mezz’estate, quando, in simbiosi straordinaria, l’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro diretta dal bravissimo maestro brasiliano Lanfranco Marcelletti ed il Coro Polifonico Icense diretto da Guerrino Parri, ci hanno fatto trascorrere una serata indimenticabile. Il notevole successo di pubblico che ha caratterizzato l’intera manifestazione riteniamo sia la dimostrazione che la rassegna è ormai diventata un evento di grande richiamo nel panorama culturale provinciale. Quella sera, di mezza estate, la Chiesa di S. Francesco gremita in ogni ordine di posti, con persone all’esterno impossibilitate ad entrare pur trattandosi di un concerto a pagamento, è stata la dimostrazione che si è colto nel segno. Pur operando facendo riferimento ad un pubblico di nicchia, la soddisfazione più grande è stata quella di vedere un grande coinvolgimento supportato dalla voglia di esserci e di godere della buona musica e del bel canto. I tanti eventi in cui si snoda la rassegna, hanno ormai anche un qualificato pubblico di riferimento proveniente da tutta la provincia che apprezza particolarmente lo sforzo economico ed organizzativo che, grazie all’attivismo di tanti, il paese riesce a fare. Nonostante i tempi che corrono, con l’aiuto di tanti Enti Istituzionali ai quali quest’anno si è aggiunta la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro e di privati particolarmente sensibili, le risorse disponibili consentono di gestire tutto con relativa tranquillità. Dallo scorso anno Mercatello ospita un corso per cantanti lirici promosso dalla scuola americana “The Professional Advantage” che contribuisce con due eventi al cartellone della manifestazione. La prima esperienza è stata suggestiva e coinvolgente ed il paese ha vissuto con entusiasmo la presenza per circa un mese di tanti giovani promettenti e di docenti. È L’intero centro storico si è trasformato in un suggestivo palcoscenico e lungo le vie del paese si rincorrevano le melodie provenienti dalle finestre di Palazzo Gasparini e dalle case private che ospitavano i ragazzi. Di giorno, per ore e ore quelle voci a volte dolci altre possenti, facevano da corollario alle splendide giornate di sole che caratterizzano i mesi estivi. Il silenzio delle ore “morte” era rotto sempre dalla presenza di quelle arie che conferivano armonia e qualità alla vita di paese. Di giorno il canto e il suono del pianoforte, di sera i concerti; tutto per il piacere dello spirito! Nel mese di luglio rivivremo quell’esperienza e tutti attendono con simpatia e gratitudine il ritorno. Gli scenari del centro storico saranno arricchiti anche quest’anno dalla suggestiva cornice di Castello della Pieve che la notte di San Lorenzo, offrirà un concerto di musiche irlandesi ai piedi della torre medievale. Nel corso di questi anni, abbiamo scoperto ed imparato ad apprezzare tanti angoli all’apparenza anonimi rivelatisi invece suggestivi, dove si sono ambientati concerti ed eventi. Pur frutto della fantasia e della competenza degli organizzatori, non è un caso che in seguito alla riapertura di San Francesco e del suo Museo si sia imparato ad apprezzare le bellezze un tempo non considerate del nostro splendido centro storico. Si dimostra così che l’arte della musica non è solo fine a se stessa ma contribuisce in modo determinante a valorizzare tutto ciò che attraversa. In un ambiente incontaminato come il nostro, è musica il canto degli uccelli, è musica il fruscio delle foglie, è musica l’avvicendarsi delle stagioni, è musica la vita stessa in tutte le sue forme. Grazie a coloro che ci hanno insegnato a godere di quella musica più raffinata che accompagna da secoli la nostra stessa vita e che è diventata immortale grazie alla sua straordinaria bellezza. Giovanni Pistola (Sindaco del Comune di Mercatello) 9 Musica&Musica 2006 - prove per il concerto nel Monastero delle Clarisse Cappuccine uest’anno Musica&Musica approda alla sua quinta edizione e vi arriva di slancio, sull’onda del successo conquistato nelle prime stagioni; rinvigorita dalla fiducia confermatagli o guadagnatasi presso enti, istituzioni, ditte e semplici cittadini che hanno condiviso con essa i suoi primi passi o iniziano solo ora ad appogiarne l’ambizioso progetto. Un traguardo non da poco per un festival periferico che potrebbe essere visto come una manifestazione di nicchia, rivolta a pochi appassionati e lontana dalla sensibilità dei cittadini e dei turisti dell’Alto Metauro. Questo però per chi non conosce la curiosità ed il bagaglio culturale che gli abitanti della valle hanno ereditato dai propri avi. Caratteristiche che, assieme alla natura, all’arte ed alla storia, trasudano da ogni pietra faticosamente assemblata in semplici muretti a secco o in edifici monumentali. Ecco perchè un crescente numero di visitatori da ogni parte del Mondo sceglie la nostra terra, dove negli straordinari palcoscenici “improvvisati” da Musica&Musica e nei suggestivi spettacoli rappresentativi, trova ricche sorgenti di questa linfa metaurense da condividere e assaporare con le sempre più consapevoli popolazioni della valle. La formula “famigliare” e “conviviale”, ma mai priva di qualità, che ha caratterizzato ogni appuntamento trascorso, unita alla maestria degli esecutori, al coinvolgimento di associazioni e istituzioni musicali locali, all’attenta scelta di cartelloni, programmi, scalette e palcoscenici, ha saputo attrarre un pubblico variegato che è via via aumentato nel tempo fino a palesare “piacevoli” problemi di capienza. Per questo consigliamo di diventare soci del Museo di San Francesco, riservandosi così un posto gratuito a tutti i concerti per cui è previsto un biglietto. A chi intendesse seguire solo alcuni spettacoli è comunque suggerito di prenotare con anticipo gli appuntamenti che si terranno nella Chiesa di San Francesco e per i quali potrebbero non risultare sufficienti i posti a disposizione. Q La stagione che Musica&Musica presenta per il 2010 è infatti eccezionale e evidenzia una crescita dal punto di vista organizzativo, quantitativo e qualitativo delle proposte: ben sei, tutte concentrate tra fine luglio e metà agosto. Un cartellone ricchissimo e serrato al quale si aggiungono almeno altri tre spettacoli ideati e prodotti per il festival mercatellese e che verranno riproposti in importanti palcoscenici provinciali; dalle vette più maestose dell’Appennino alle dorate spiagge dell’Adriatico (la suggestiva Abbazia benedettina di Lamoli, il prestigioso Teatro Comunale di Cagli e la regale Corte Malatestiana di Fano). L’apertura della manifestazione, così come lo scorso anno, sarà affidata alle performance dei partecipanti al corso per cantanti lirici promosso dalla statunitense The Professional Advantage. L’esperienza vissuta nel luglio 2009, bella e arricchente, verrà ripetuta e produrrà lo spettacolo inaugurale del festival: un Gran Galà della Lirica che vedrà gli studenti esibirsi nelle più celebri arie e scene del repertorio operistico. Questo con il supporto e l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, formazione di rilievo divenuta per il suo valore, la sua professionalità e disponibilità, riferimento fondamentale ed insostituibile per Musica&Musica. Gli stessi cantanti e musicisti regaleranno poi al pubblico l’esecuzione di una delle più conosciute e amate opere comiche: L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, che saprà inebriarci con i suoi temi deliziosi e donarci un tenero sorriso anche grazie alla spumeggiante regia del poliedrico Vernon Hartman. La serie dei concerti strumentali verrà invece avviata da un’esibizione fuori dagli schemi più tradizionali. Una scaletta particolarmente attraente eseguita da una formazione inusuale e sorprendente formata interamente da saxofoni. La Italian Saxophone Orchestra spazierà fra generi e autori differenti supportando il virtuosismo del celebre solista Federico Mondelci, che sarà anche il prestigioso e autorevole direttore dell’orchestra stessa. 11 Gabriele Muccioli (delegato Cultura Pro Loco Mercatellese) 12 Musica&Musica 2007 - G. Sabbatini dirige l’Orchestra da Camera delle Marche La settimana conclusiva sarà dominata dall’energia e carisma del maestro brasiliano Lanfranco Marcelletti, divenuto da tempo grande amico del festival mercatellese, per il quale, dopo l’entusiastico successo riscosso nella scorsa stagione, si riproporrà nella veste di direttore di due imperdibili concerti. Il primo sarà riservato agli archi dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini e vedrà in programma, accompagnati dalle puntuali e illuminanti introduzioni del direttore, due caposaldi della composizione per tale affascinante compagine: le celeberrime serenate di Antonin Dvořák e Pëtr Il'ič Čajkovskij. Il secondo, celebrativo del primo lustro raggiunto dalla manifestazione musicale promossa dal Museo di San Francesco, vedrà impegnata l’intera compagine orchestrale pesarese e l’ormai lanciatissimo Coro Polifonico Icense di Mercatello in un programma notevolissimo, ricco di momenti leggiadri, pomposi, ammalianti, idilliaci e gloriosi, che si imprimeranno indelebilmente nei ricordi dei fortunati presenti. Rossini, Borodin, Elgar e la titanica Quinta Sinfonia di Beethoven, sono forse quanto di meglio ci si possa attendere ed augurare per una indimenticabile serata di Mezz’Estate. Fra i due concerti sinfonici assegnati alla prestigiosa architettura della Chiesa di San Francesco si ripeterà l’esperienza extraurbana nel borgo medievale di Castello della Pieve, arroccato sulle alture mercatellesi e dominato dalla snella torre medievale. Nella magica notte di San Lorenzo, sperando in un tempo più clemente dell’anno passato, dopo la tradizionale camminata che da Mercatello porta al castello sotto una pioggia di stelle, si potranno ammirare le scie luminose che solcano il cielo lasciandosi cullare e trascinare dai ritmi e ballate irlandesi che il gruppo dei Ricatti Acustici proporrà a quanti vorranno partecipare o più semplicemente solo assistere. Ancora tante gocce di musica in un mare di arte. Buon divertimento. il programma 13 sabato 24 luglio ore 21,15 Piazza San Francesco GRAN GALÀ DELLA LIRICA: estratti dai capolavori di Mozart, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini, Boito e Rossini. Wolfgang A. Mozart (1756-1791) Idomeneo (1781) Le nozze di Figaro (1786) Don Giovanni (1787) Così fan tutte (1790) Gioachino Rossini (1792-1868) L'Italiana in Algeri (1813) Semiramide (1823) Vincenzo Bellini (1801-1835) Norma (1831) Gaetano Donizetti (1797-1848) Anna Bolena (1830) Lucia di Lammermoor (1835) La Favorita (1840) Rita (1841) Don Pasquale (1843) Giuseppe Verdi (1813-1901) Il trovatore (1853) Arrigo Boito (1842-1918) Mefistofele (1875) Giacomo Puccini (1858-1924) La bohème (1896) Madama Butterfly (1904) Interpreti..........Marie-Claire Fafard-Blais, Susanne Feld, Rachel Hanauer, Erin Moll, Natasha Novitskaia, Kristen Seikaly, Annie Elizabeth Thompson, Julia Moorman, Sylvia Sharp, Marisan Corsino, Bor Liang Lin, Marco Varela, Joseph Beckwith, John Hummel, Russell Hoke, Lori Milbier, Matthew Bertuzzi .......................... direttore .................... Louis Salemno Orchestra Sinfonica G. Rossini ..................................................................... Produzione in collaborazione con The Professional Advantage oddisfatta della proficua esperienza del 2009, la scuola statunitense The Professional Advantage torna a proporre uno dei suoi master per cantanti lirici a Mercatello. Qui allievi e docenti trascorreranno nel centralissimo Palazzo Gasparini il mese di luglio, miscelando vocalizzi e canti alle grida che nello stesso periodo animeranno le vie e le piazze circostanti - invase dall’allegra e spensierata vivacità regalata alle antiche pietre della cittadina dalla festosa S 14 baldoria collettiva del Palio del Somaro - oltre che ai tradizionali inni e preghiere che accompagneranno fedeli e pellegrini nel loro omaggio ai 350 anni dalla nascita della Santa concittadina, Veronica Giuliani, e ai cori che sosterranno davanti agli schermi televisivi le squadre di calcio nelle fasi finali del Campionato del Mondo in Sudafrica. Si creerà in definitiva una commistione bizzarra e accattivante fra “sacro e profano”, “colto e popolare”, “ricco e po- vero”, dove differenze e barriere aleatorie saranno spazzate via dalla simpatica bravura degli americani e dall’apertura ospitale dei mercatellesi, sottolineando con forza lo spirito che è linfa della nostra manifestazione musicale. L’Opera Lirica, protagonista del concerto-saggio offerto al pubblico, meglio di ogni altra cosa palesa la sostanziale inesistenza di questi confini che per tutti noi fluttuano secondo lo stato d’animo, il momento, il contorno e mille altri fattori che a volte ci fanno preferire un tuffo in un bollente ballo di gruppo a un rilassante ascolto di una dolce aria, o viceversa. Il melodramma è, infatti, uno spettacolo teatrale serio, buffo, tragico, farsesco; fatto di scenografie e costumi alla cui azione scenica e recitazione sono abbinati il canto, la danza e la musica. Insomma una delle forme d’arte più complete, complesse e costose ma, allo stesso tempo, più popolari. La serata vuol donare ai presenti uno spaccato di questo mondo attraverso l’esecuzione di alcuni celeberrimi estratti da capolavori assoluti del genere, composti in tempi diversi e per gusti diversi dai massimi autori del passato. Ascolteremo, senza alcun ordine stabilito, numeri musicali fatti di momenti d'assieme e assoli, scritti per registri vocali differenti e che svarieranno tra climi e atmosfere diversificate commovendo o regalando un sorriso agli spettatori. Tralasciando la parte relativa agli albori del genere e alla prima pomposa retorica del barocco, il nostro itinerario salperà dalla seconda metà del secolo XVIII, dal compositore per antonomasia: Wolfgang Amadeus Mozart. Egli contribuì in maniera determinante alla riforma dell’Opera Lirica e al suo avvicinamento ad un pubblico più popolare, pennellando musica perfettamente aderente a trama, situazioni e personaggi. Questo, più che nell’Idomeneo Re di Creta, opera seria su cui sono comunque già presenti elementi di maggiore libertà formale, è ben evidente nella celebre e inarrivabile trilogia italiana, composta su libretti di Lorenzo Da Ponte: Le Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte. W.A. Mozart G. Rossini V. Bellini 15 G. Donizetti G. Verdi A. Boito 16 G. Puccinit Tutte e tre le opere sono ben rappresentate nel programma e costituiranno una sorta di introduzione allo spirito mozartiano, innovatore, fuori dagli schemi e capace, grazie al suo genio, di proporre situazioni e personaggi al tempo osteggiati e censurati. Ecco allora che il Conte delle Nozze viene ridicolizzato dai suoi stessi servi nel vano tentativo di rimanere ancorato a privilegi ormai arcaici come quello dello ius primae noctis; Don Giovanni, nobile libertino impenitente, ateo e irriverente fino a scherzare con le ombre dell'aldilà e sfidare il giudizio divino, è abbassato a livello di quel popolo che continuamente cerca di giocare; gli aitanti innamorati del Così fan tutte, vengono illuminati sulla crudeltà dei rapporti fra i sessi e sull’insensata pretesa di dominio maschile. Gioacchino Rossini, nato solo tre mesi dopo la scomparsa di Mozart e maturato nella sua lezione, seppe imprimere all’Opera Lirica uno stile destinato a far epoca nella prima metà dell’Ottocento. Musicò decine di libretti senza limite di genere; dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle opere serie e semiserie, anche se viene ricordato soprattutto per aver portato a perfezione l'esperienza dell'opera buffa, abbandonando la commedia realistica in favore di una comicità assoluta, con punte di moderno surrealismo. Esempio illuminante ne è L’Italiana in Algeri, ancor oggi una delle opere del pesarese più rappresentate e amate nel mondo, e per la quale Stendhal coniò la definizione «follia organizzata». Di tutt’altro genere Semiramide, ultima e gigantesca opera seria scritta per un teatro italiano da Rossini, e della quale nel 2009 abbiamo proposto una splendida aria con coro durante il concerto di Mezz’Estate. Svanita la vena creativa rossiniana, uno dei pochi operisti in grado di proporre un nuovo stile personale, basato su una maggiore aderenza della musica al dramma e sul primato del canto espressivo - lirico - rispetto al canto fiorito, fu Vincenzo Bellini. Dotato di una prodigiosa vena melodica, dedicò la sua breve vita a cesellare melodie ma- giche, della più limpida bellezza, come la sua opera più popolare delle dieci composte: Norma. In essa l’orchestra è relegata al mero accompagnamento della voce, elevata per il soprano a uno dei ruoli più impervi, fin dalla sua celebre e temibile cavatina, Casta Diva. Cammino parallelo e inizialmente rivaleggiante con quello del catanese Bellini fu quello di Gaetano Donizetti, che allungò però la sua carriera fino a comporre di tutta fretta ben sessantanove opere. Egli seppe dare una sterzata più decisa verso il romanticismo, carico di contrasti drammatici e di esplicite incursioni nel realismo. Primo suo successo nel genere fu Anna Bolena, tappa fondamentale per guadagnare un ampio margine di autonomia rispetto alla tradizione rossiniana e pervenire così a modi e soluzioni drammaturgiche sempre più personali. A questa seguirono Lucia di Lammermoor, capolavoro assoluto e più famoso fra le rappresentazioni serie donizettiane, e La fovorite, opera scritta per il teatro dell’Opéra di Parigi. Donizetti non fu da meno nemmeno nel campo comico (a lui e al suo Elisir d’Amore quest’anno è riservato lo spazio teatrale di Musica&Musica) come evidenziano gli ascolti di due altre sue opere parigine: Rita, deliziosa, brillante e freschissima farsa per soli tre personaggi eseguita postuma, e Don Pasquale, melodramma comico della maturità composto in undici giorni e che esprime tutto il senso dell’umorismo del bergamasco. Sulla scia di Bellini e Donizetti, ma con una maggiore attenzione alla rappresentazione della realtà storica italiana e una più organica visione drammaturgica, si colloca la figura di Giuseppe Verdi, compositore che avremo occasione di analizzare meglio l’anno prossimo in occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale. Personaggio fra quelli che meglio identificano l’Opera Lirica italiana nel mondo, Verdi si affrancò con fatica dall’ingombrante peso dei suoi predecessori e vi riuscì in particolare grazie alla trilogia popolare - Rigoletto, Trovatore, Traviata - da cui ci godremo un assaggio dell’opera centrale, melodramma che nel 1864 venne scelta per inaugurare il nuovo Teatro Bramante di Urbania. Dramma di grande originalità, Il Trovatore si struttura su una vicenda povera di avvenimenti ma pregna di pagine ricche di patetismo e suggestioni. Librettista delle ultime grandi opere verdiane - ricordiamo il Falstaff rappresentato nel 2009 a Musica&Musica - il poeta Arrigo Boito è stato anche un compositore musicale, conosciuto soprattutto per il suo grandioso dramma Mefistofele, che sul modello wagneriano condensava l'intero Faust scritto da Goethe. Ridotta e rivista la prima deludente partitura del 1868, la successiva versione ottenne un successo internazionale che mantiene tutt’oggi un discreto numero di rappresentazioni. L’influenza di Wagner fu fondamentale anche nella formazione della figura di punta del mondo operistico italiano a cavallo fra Ottocento e Novecento: Giacomo Puccini. Questi si orientò caparbiamente verso drammaturgie distanti dalle tendenze dominanti, verista e dannunziana, ricercando ogni volta soluzioni originali, come quella elaborata per l’inusuale Trittico, dal quale nella scorsa stagione The Professional Advantage ci ha proposto Suor Angelica. Dedito in maniera quasi esclusiva alla musica teatrale, il compositore lucchese scrisse sempre pensando al suo pubblico, curando personalmente gli allestimenti e seguendo le sue dodici maniacali opere in giro per il mondo. Tra le più note sono certamente le due presentate questa sera: La bohème, ambientata nel favoloso mondo degli spiantati artisti parigini e delle loro mansarde, e Madama Butterfly, lacrimevole tragedia giapponese che ha per protagonista una giovane sedotta e abbandonata che finirà suicida. In definitiva uno spettacolo traboccante di spunti di riflessione e di approfondimento da vivere semplicemente come una splendida vacanza regalataci dal genio dei compositori e dalla fatica, impegno, passione e bravura dei giovani esecutori. 17 venerdì 30 luglio ore 21,15 giardino di Palazzo Donati L’ELISIR D’AMORE: melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani Musica: Gaetano Donizetti (1797-1848) Libretto: Felice Romani (1788-1865) da Le Philtre di Eugène Scribe (1791–1861) Prima rappresentazione: Milano, Teatro della Canobbiana, 12 Maggio 1832 Personaggi Adina ........................................(soprano) ricca e capricciosa fittaiuola................... Nemorino ....................................(tenore) coltivatore ingenuo, innamorato di Adina Belcore.....................................(baritono) sergente di guarnigione nel villaggio ..... Dottor Dulcamara............(basso buffo) medico ambulante .................................. Giannetta.................................(soprano) villanella...................................................... un notaio, villani e villanelle, servitori, soldati del reggimento, ................................. Interpreti..........Marie-Claire Fafard-Blais, Susanne Feld, Rachel Hanauer, Erin Moll, Natasha Novitskaia, Kristen Seikaly, Annie Elizabeth Thompson, Julia Moorman, Sylvia Sharp, Marisan Corsino, Bor Liang Lin, Marco Varela, Joseph Beckwith, John Hummel, Russell Hoke, Lori Milbier, Matthew Bertuzzi .......................... direttore ................. James regia .................... Caraher Vernon Hartman Orchestra Sinfonica G. Rossini ..................................................................... Produzione in collaborazione con The Professional Advantage opo il coraggioso e impegnativo debutto della scorsa stagione nell’affascinante mondo dell’Opera Lirica, il connubio fra la stagione concertistica Musica & Musica e la statunitense The Professional Advantage si rinnova, rafforzato e arricchito dall’esperienza maturata e dal riscontro ottenuto dalla prima esperienza. Si è deciso di proporre uno dei caposaldi del melodramma italiano, l’Elisir d’amore, D 18 particolarmente adatto al pubblico che da anni ci segue ed alle possibilità tecniche ed organizzative di un festival che, pur crescendo, rimane privo delle macchine e attrezzature sceniche proprie di ogni teatro. L’opera prescelta è certamente il più conosciuto fra i tanti capolavori di Gaetano Donizetti, e sembra scritto appositamente per l’ambientazione che il centralissimo Giardino di Palazzo Donati offre. Gaetano Donizetti Il luogo è, così come lo è stato nel 2009 il Giardino dei Fiori di S. Francesco per la pucciniana Suor Angelica, un palcoscenico con le scene dell’opera già montate e che attende solamente musicisti e cantanti per dar vita ad uno spettacolo incantato. Uno spettacolo che, nello spirito della manifestazione, valorizza e promuove angoli sconosciuti ai più e, attraverso questi, tutta l’Alta Valle del Metauro. L’Elisir d’amore è sicuramente una delle opere più amate del repertorio lirico e uno degli spettacoli più presenti nei cartelloni teatrali. L’opera, pur non tralasciando elementi patetici (la sua romanza più nota, Una furtiva lagrima, è tra i brani più cantati dai tenori), ha un gusto leggero di operetta e rientra a pieno titolo nella tradizione dell'opera comica ottocentesca, della quale ne è uno degli esempi più alti. Alcuni lo definirono il “Barbiere di Donizetti”, anche se, come vedremo meglio in seguito, fu proprio il suo spirito innovatore ed il suo tentativo di distacco dal modello rossiniano a determinarne la fortuna. L’opera venne in tutta fretta commissionata dall’impresario Alessandro Lanari per il Teatro della Canobbiana di Milano, a causa dell’improvviso forfait di un compositore che avrebbe dovuto fornirne un’altra. Donizetti, abituato a comporre con notevole celerità, ebbe a disposizione una quindicina di giorni per comporla, sette dei quali servirono al più celebre librettista dell’epoca, Felice Romani, per tradurre e adattare il testo suggerito dal Lanari: Le Philtre, scritto l’anno precedente per le scene parigine da Eugène Scribe e musicato da Daniel Auber. La prima, nonostante la compagnia di canto non eccelsa, ebbe un immediato ed unanime successo che portò l’Elisir a trentadue repliche consecutive. Questo in una città che fino allora aveva spesso trattato Donizetti con una certa diffidenza vista anche la compresenza e assoluto predominio sulle scene cittadine delle opere rossiniane (nella sola stagione 1824-25 le opere del pesarese in cartellone erano state addirittura sei). 19 20 Frieda Hempel e Enrico Caruso nell’Elisir d’anore, Metropolitan Opera (1916) Il mutamento generale di gusto e stile del linguaggio melodrammatico stava però mettendo in crisi il genere comico, sin quasi a far scomparire una tradizione gloriosa che aveva toccato l’apice, in tempi recenti, con Rossini. L’autorevole e ingombrante modello rossiniano garantiva ancora il successo ma appariva sempre più inadatto ad incarnare le esigenze dell'arte romantica: realismo, commozione, immedesimazione nella vicenda. Soggetti questi particolarmente congeniali a Donizetti e con i quali l’autore aveva già suscitato l’entusiasmo del pubblico milanese con Anna Bolena nel 1830. Il passaggio ai drammi tragici e a fosche tinte, nei quali irrompe con forza l’elemento passionale, richiedeva la massima coerenza nello sviluppo psicologico dei personaggi; incompatibile con la sostanziale indifferenza emotiva del tradizionale teatro comico. L’opera buffa, con la stereotipia dei suoi caratteri e delle sue situazioni, parve di colpo obsoleta e antirealistica, e per questo condannata all’oblio. L'Elisir d'amore è un primo, importantissimo passo per il superamento del problema. Questo attraverso le sue scene schiette, affettuose, spontanee, innocenti e ingenue che introducono nell'opera buffa una carica affettuosa e malinconica, nostalgica e onirica, di tipica impronta romantica. Dopo la prima si scrisse: «Lo stile musicale di questo spartito è vivo, brillante, del vero genere buffo. Il passaggio dal buffo al serio si scorge eseguito con una graduazione sorprendente, e l’affettuoso è trattato con quella musicale passione, ond’è famoso l’autore dell’Anna Bolena». La sapiente miscela tra buffo e lirico, tra divertimento e sentimento è ancor oggi l’elemento che fa amare al pubblico questo lavoro, pregno di quella felicità melodica che accompagna motivi piacevoli e ben fa risaltare la vena ironica del compositore bergamasco, bilanciata da un sentimento di malinconia penetrante. Donizetti trova dunque nell’Elisir una propria elaborazione dello stile comico, poi perfezionata con Don Pasquale. I personaggi della tradizione antica e obsoleta, che solo il prestigio di Rossini aveva potuto tenere gloriosamente in vita fino al primo ventennio dell’Ottocento, vengono ora ad acquisire uno spessore sentimentale autentico, una maggiore identità e umanità. Sul piano musicale questo è attuato attraverso l’individuazione di una tipologia melodica che evidenzia i tratti di ciascuno dei personaggi del melodramma. Le figure dei due protagonisti innamorati sono moderne, complesse, lontane dalle maschere inamovibili della commedia dell’arte. Nemorino, il contadino credulone, non è solo un ingenuo sempliciotto che crede nel potere degli elisir d’amore: è un uomo che matura fino ad esprimere il suo amore con un’aria toccante e tutt’altro che buffa. Egli, che più di ogni altro nell’opera sviluppa la tematica del sentimento, è privo delle agilità e degli ornamenti rossiniani e si muove prevalentemente nel registro centrale. Anche la condotta melodica di Adina, che è molto più della solita damina capricciosa dell’opera buffa, corre parallela alla sua evoluzione psicologica: dall’iniziale ragazza capricciosa e volubile sottolineata da una linea di canto ricca di fioriture, alla cantabilità malinconica della donna nell’aria finale. Personaggi ancora agganciati alla tradizione del teatro buffo sono invece le due voci maschili prettamente comiche: Belcore, il soldato sbruffone, è annunciato da rulli di tamburo e si esprime per metafore militaresche su accompagnamenti marziali, con toni maestosi e ritmi puntati; Dulcamara, il ciarlatano, si dichiara con un sillabato veloce gonfio di consonanti, sulla linea melodica o comunque tematica declinata dall’orchestra. Donizetti infine riservò particolare attenzione anche al coro, fondamentale nella definizione dell’ambiente rustico-villereccio, e che arriva a ricoprire un ruolo protagonistico nell’opera. Ora non ci resta che immergersi in questa storia senza tempo, magari giocando a identificare i protagonisti con persone e fatti reali a noi più vicini per scoprirne la modernità ed immortalità. 21 Soggetto ATTO I Un breve preludio musicale introduce ad una scena vista e rivista anche nelle nostre belle campagne dell’Alto Metauro. Durante la mietitura, i contadini si concedono un momento di riposo dalla calura estiva. Adina, padroncina ricca e capricciosa, legge in disparte la storia di Tristano e Isotta. Nemorino, un contadino povero e impacciato di lei infelicemente innamorato, la osserva e riflette sull’incapacità di conquistarla. Adina narrando di come Tristano, tramite un filtro magico, riuscì a far innamorare di se Isotta, innesca nella mente di Nemorino l’idea di procurarsi una ricetta simile per conquistare l’amata. Arriva Belcore, impettito e intraprendente sergente di guarnigione in cerca di acquartieramento per il suo drappello. Egli cerca immediatamente di sedurre Adina fino a proporle di sposarlo. Questa, lusingata e divertita, si lascia corteggiare con civetteria, ma non ha fretta di accogliere le sue richieste. Preoccupato e rimasto solo con Adina, Nemorino manifesta i propri sentimenti, ma ella lo rifiuta cercando di fargli capire quanto l’amore fedele poco si addica al suo cuore e consigliandolo di recarsi al capezzale dello zio gravemente malato. Annunciato da una tromba, giunge il dottor Dulcamara, un abile ciarlatano con pretese di taumaturgo, che con parole tronfie propone agli abitanti del villaggio il suo farmaco miracoloso: un elisir capace di porre rimedio a tutti i mali, fisici e psichici. Affascinato dalla sapienza dell’imbonitore, Nemorino si fa avanti e gli chiede se possieda «lo stupendo elisir che desta amore» utilizzato da Tristano. Il ciarlatano intuisce quanto sia sprovveduto Nemorino e gli rifila una bottiglia di vino Bordeaux al prezzo di uno zecchino; tutto ciò che Nemorino possiede. Secondo le indicazioni però l’elisir farà effetto solo dopo ventiquattro ore: giusto il tempo necessario a Dulcamara per allontanarsi dal villaggio. 22 Felice Romani Nemorino, fiducioso del potente elisir, comincia a berne grandi sorsi; diventando presto euforico e sicuro di sé, tanto da manifestare indifferenza e superiorità nei confronti di Adina. Irritata e ferita nella vanità, ella avanza propositi di vendetta che trovano sfogo nella rinnovata proposta di matrimonio avanzata dal fanfarone Belcore. Per ripicca acconsente così alla proposta del sergente di sposarsi dopo sei giorni senza però incrinare la sicurezza che il vino e le istruzioni del dottore hanno dato a Nemorino. Ma un ordine improvviso obbliga sergente e guarnigione a partire la mattina seguente e fa proporre a Belcore di anticipare le nozze alla giornata stessa. Nemorino, che non può contare fino all’indomani sull’effetto dell’elisir perde ogni certezza e prega Adina di aspettare almeno un giorno. La situazione creatasi fra i due spasimanti è interrotta da Adina che invita tutti a festeggiare con un banchetto le nozze, mentre i presenti si fanno gioco di Nemorino prendendolo per matto. ATTO II Durante i festeggiamenti per le nozze imminenti Dulcamara e Adina improvvisano una scenetta cantando una barcarola a due voci. All’arrivo del notaio per stendere il contratto nuziale Adina, non vedendo Nemorino e volendo vendicarsi di lui, manifesta la sua intenzione a rimandare di qualche ora la firma, a quando anch’egli sarà presente. Nemorino spiega a Dulcamara di dover accelerare l’effetto dell’elisir e, ricevuto il suggerimento di acquistare un’altra bottiglia del liquore, si dispera per l’impossibilità di farlo a causa della totale mancanza di denaro. Venuto a conoscenza delle difficoltà economiche del rivale, Belcore, anche per allontanare lo scomodo concorrente, lo invita a risolverle arruolandosi nella guarnigione. Nemorino, abbagliato dal guadagno immediato di venti scudi, accetta e corre subito col denaro ricevuto dal dottore affinché un’altra dose di elisir possa anticipare l’effetto a prima della sua partenza con la truppa. Mentre lui scola la seconda bottiglia di elisir, Giannetta, una delle contadine, va in giro confidando segretamente alle compagne che lo zio malato di Nemorino è morto lasciandogli una ricca eredità. Improvvisamente tutte le ragazze del paese circondano di attenzioni Nemorino cercando di ottenerne il favore. L’ingenuo contadino pensa che l’elisir inizi finalmente a fare effetto; lo stesso Dulcamara resta perplesso. Egli è infatti all’oscuro dell’eredità così come Adina, che per questo guarda con sospetto e gelosia le attenzioni delle giovani verso Nemorino, svelando i suoi veri sentimenti verso il ragazzo. Dulcamara, che comincia a credere alla forza prodigiosa del suo elisir, le racconta di averlo venduto a Nemorino e di come egli per acquistarlo abbia rinunciato alla sua libertà. Adina prova rimorso e teme di perdere chi veramente l’ama. Per riconquistarlo però non ha nessun bisogno dell’elisir offertogli dal dottore essendo ben consapevole della forza dei suoi occhi, del suo sorriso e delle sue carezze. Il dottor Dulcamara Nemorino si è accorto che mentre le ragazze lo corteggiavano una lagrima è spuntata sugli occhi di Adina; e questo lo convince di essere corrisposto. Adina, riacquistato il contratto di arruolamento, lo dona a Nemorino invitandolo a rimanere. Nemorino, certo che l’elisir abbia svolto il suo compito, si aspetta una dichiarazione d’amore che però non arriva. È troppo perché egli non esploda: le rende il contratto e conferma eroicamente di voler aggiungersi alla guarnigione per morir soldato. Adina a questo punto capisce che è il momento di gettare la maschera. Gioia inesprimibile in entrambi gli amanti e scorno di Belcore, che comunque in un altro paese è certo di trovare qualche altra ragazza da corteggiare. Trionfo finale per Dulcamara che attribuisce al suo elisir oltre al merito di aver reso irresistibile Nemorino anche quello di averlo fatto diventare il più ricco del villaggio. Nessuno allora può più dubitare degli effetti del suo taumaturgico elisir ed esimersi dal comprarlo. 23 Cavatina Libretto ATTO PRIMO [Scena prima] All’ombra di un grande albero riposano Giannetta, i mietitori e le mietitrici. Adina siede in disparte leggendo. Nemorino l'osserva da lontano. Coro d’introduzione Giannetta, Mietitori Bel conforto al mietitore, quando il sol più ferve e bolle, sotto un faggio, appiè di un colle riposarsi e respirar! Del meriggio il vivo ardore Tempran l'ombre e il rio corrente; ma d'amor la vampa ardente ombra o rio non può temprar. Fortunato il mietitore che da lui si può guardar! Cavatina Nemorino (osservando Adina) Quanto è bella, quanto è cara! Più la vedo, e più mi piace ... ma in quel cor non son capace lieve affetto ad inspirar. Essa legge, studia, impara ... non vi ha cosa ad essa ignota ... Io son sempre un idiota, io non so che sospirar. Quanto è cara, quanto è bella! ah! Chi la mente mi rischiara? Chi m'insegna a farmi amar? Quanto è bella, quanto è cara! Scena Adina È la storia di Tristano, è una cronaca d'amor. Giannetta e Mietitori Leggi, leggi. Nemorino (A lei pian piano vo' accostarmi, entrar fra lor.) 24 Nemorino, Giannetta, Mietitori Elisir di sì perfetta, ecc. Leggi, leggi, leggi! Adina (legge) «Appena ei bevve un sorso del magico vasello che tosto il cor rubello d'Isotta intenerì. Cambiata in un istante, quella beltà crudele fu di Tristano amante, visse a Tristan fedele; e quel primiero sorso per sempre ei benedì.» Giannetta, Nemorino, Mietitori Elisir di sì perfetta, ecc. Tutti Ne sapessi la ricetta, ecc. Giannetta, Mietitori Del meriggio il vivo ardor, ecc. Giannetta, mietitori Di che ridi? Fanne a parte di tua lepida lettura. Elisir di sì perfetta, di sì rara qualità, ne sapessi la ricetta, conoscessi chi ti fa! Elisir di sì perfetta, ecc. Quanto è bella, quanto è cara! ecc. Adina (ridendo) Benedette queste carte! È bizzarra l'avventura. Adina (legge) «Della crudele Isotta il bel Tristano ardea, né fil di speme avea di possederla un dì. Quando si trasse al piede di saggio incantatore, che in un vasel gli diede certo elisir d'amore, per cui la bella Isotta da lui più non fuggì.» [Scena seconda] Giunge Belcore con i suoi soldati. Cavatina Belcore Come Paride vezzoso porse il pomo alla più bella, mia diletta villanella, io ti porgo questi fior. Ma di lui più glorioso, più di lui felice io sono, poiché in premio del mio dono ne riporto il tuo bel cor. Adina (alle donne) (È modesto il signorino!) Giannetta (Sì davvero.) Adina (Che modesto!) Nemorino (Oh! mio dispetto!) Belcore Veggo chiaro in quel visino ch'io fo breccia nel tuo petto. Non è cosa sorprendente; son galante, son sergente; non v'ha bella che resista alla vista d'un cimiero; cede a Marte iddio guerriero, fin la madre dell'amor. Adina (È modesto!) Giannetta (Sì, davvero!) Nemorino (Essa ride ... Oh, mio dolor!) Belcore Or se m'ami, com'io t'amo, che più tardi a render l'armi? Idol mio, capitoliamo: in qual dì vuoi tu sposarmi? Adina Signorino, io non ho fretta: un tantin pensar ci vo'. Nemorino (Me infelice, s'ella accetta! Disperato io morirò.) Belcore Capitoliamo, capitoliamo. Rendi l'armi, idol mio. Adina Non ho fretta, non ho fretta: un tantin pensar ci vo'. Belcore Più tempo invan non perdere: volano i giorni e l'ore: in guerra ed in amore è fallo l'indugiar. Al vincitore arrenditi; da me non puoi scappar, no, no. Adina Vedete di quest'uomini, vedete un po' la boria! Già cantano vittoria innanzi di pugnar. Non è, non è sì facile Adina a conquistar, no, no. Nemorino (Un po' del suo coraggio amor mi desse almeno! Direi siccome io peno, pietà potrei trovar.) (Un po’ del tuo coraggio, ecc. Ma sono troppo timido, ma non poss'io parlar.) Belcore Su, su, capitoliamo: a che tardi a render l’armi? Su, su, bell’idol mio, perchè tardiamo a render l’armi? Al vincitore arrenditi, ecc. Adina Signor, io non ho fretta: ci vo' pensare un po’. Vedete di quest’uomini, ecc. Giannetta (Davver saria da ridere se Adina ci cascasse; davver saria da ridere, che tutti vendicasse codesto militar! Sì sì; ma è volpe vecchia, e a lei non si può far, no, no, davver, non si può far.) Mietitori (Davver saria da ridere se Adina ci cascasse, davver saria da ridere. Sì sì; ma è volpe vecchia, e a lei non si può far.) Recitativo Belcore Intanto, o mia ragazza, occuperò la piazza. Alcuni istanti concedi a' miei guerrieri al coperto posar. 25 Adina Ben volentieri. Mi chiamo fortunata di potervi offerir una bottiglia. Belcore Obbligato. (Io son già della famiglia.) Adina (ai mietitori) Voi ripigliar potete gl'interrotti lavori. Il sol declina. Mietitori Andiam, andiamo. [Scena terza] Nemorino e Adina sono rimasti soli. Scena Nemorino Una parola, o Adina. Adina L'usata seccatura! I soliti sospir! Faresti meglio a recarti in città presso tuo zio, che si dice malato e gravemente. Nemorino Il suo mal non è niente appresso al mio. Partirmi non poss'io ... Mille volte il tentai ... Adina Ma s'egli more, e lascia erede un altro? ... Nemorino E che m'importa? ... Adina Morrai di fame, e senza appoggio alcuno. Nemorino O di fame o d'amor ... per me è tutt'uno. Adina Odimi. Tu sei buono, modesto sei, né al par di quel sergente ti credi certo d'ispirarmi affetto; così ti parlo schietto, e ti dico che invano amor tu speri: che capricciosa io sono, e non v'ha brama che in me tosto non muoia appena è desta. 26 Duetto Adina Chiedi all'aura lusinghiera perché vola senza posa or sul giglio, or sulla rosa, or sul prato, or sul ruscel: ti dirà che è in lei natura l'esser mobile e infedel. Nemorino Dunque io deggio?... Adina All'amor mio rinunziar, fuggir da me. Nemorino Cara Adina! ... Non poss'io. Adina Tu nol puoi? Perché? Perché? Perché? Nemorino Perché! Perché! Chiedi al rio perché gemente dalla balza ov'ebbe vita corre al mar, che a sé l'invita, e nel mar sen va a morir: ti dirà che lo strascina un poter che non sa dir. Adina Dunque vuoi? ... Nemorino Morir com'esso, ma morir seguendo te. Nemorino Oh, Adina!... e perché mai?... Adina Ama altrove: è a te concesso. Adina Bella richiesta! Nemorino Ah! possibile non è. Adina Morir per me? morir per me? Per guarir da tal pazzia, ché è pazzia l'amor costante, dèi seguir l'usanza mia, ogni dì cambiar d'amante. Nemorino Col cangiarsi qual tu fai, può cangiarsi ogn'altro amor. Ma non può, non può giammai il primero uscir dal cor. Adina Sì, sì, sì. Rido e godo, in tal guisa ho sciolto il cor. Nemorino No, no, no. Non può uscir dal cor. Adina Per guarir da tal pazzia, ché è pazzia l'amor costante, dèi seguir l'usanza mia, ogni dì cambiar d'amante. Come chiodo scaccia chiodo, così amor discaccia amor. In tal guisa io rido e godo, in tal guisa ho sciolto il cor. Nemorino Ah! te sola io vedo, io sento giorno e notte e in ogni oggetto: d'obbliarti in vano io tento, il tuo viso ho sculto in petto ... col cangiarsi qual tu fai, può cangiarsi ogn'altro amor. Ma non può, non può giammai il primero uscir dal cor. Adina Sì, sì, sì. Rido e godo, in tal guisa ho sciolto il cor. Nemorino No, no, no. Non può uscir dal cor. Adina Dunque vuoi? Nemorino Morir seguendo te. Adina Ama altrove. Nemorino No. Adina T’è concesso. Nemorino No, vo’ morir con te. [Scena quarta] Partiti Nemorino e Adina, odesi un suono di tromba. La curiosità attira donne e uomini. Coro Donne Che vuol dire codesta sonata? Uomini La gran nuova venite a vedere. In carrozza dorata è arrivato un signor forestiere. Se vedeste che nobil sembiante! Che vestito! Che treno brillante! Certo, certo egli è un gran personaggio ... Un barone, un marchese in viaggio ... Tutti Certo, certo egli è un gran personaggio ... Un barone, un marchese in viaggio ... Qualche grande che corre la posta ... Forse un prence ... fors'anche di più. Osservate ... si avvanza ... si accosta: giù i berretti, i cappelli giù giù. [Scena quinta] Arriva su di un carro il Dottore Dulcamara con in mano carte e bottiglie. Contadini e contadine lo circondano e ascoltano rapiti le sue parole. Cavatina Dulcamara Udite, udite, o rustici attenti non fiatate. Io già suppongo e immagino che al par di me sappiate ch'io sono quel gran medico, dottore enciclopedico chiamato Dulcamara, la cui virtù preclara e i portenti infiniti son noti in tutto il mondo ... e in altri siti. 27 Benefattor degli uomini, riparator dei mali, in pochi giorni io sgombero io spazzo gli spedali, e la salute a vendere per tutto il mondo io vo. Compratela, compratela, per poco io ve la do. È questo l'odontalgico mirabile liquore, dei topi e delle cimici possente distruttore, i cui certificati autentici, bollati toccar vedere e leggere a ciaschedun farò. Per questo mio specifico, simpatico mirifico, un uom, settuagenario e valetudinario, nonno di dieci bamboli ancora diventò. Per questo Tocca e sana in breve settimana più d'un afflitto giovine di piangere cessò. O voi, matrone rigide, ringiovanir bramate? Le vostre rughe incomode con esso cancellate. Volete voi, donzelle, ben liscia aver la pelle? Voi, giovani galanti, per sempre avere amanti? Comprate il mio specifico, per poco io ve lo do. Ei move i paralitici, spedisce gli apopletici, gli asmatici, gli asfitici, gl'isterici, i diabetici, guarisce timpanitidi, e scrofole e rachitidi, e fino il mal di fegato, che in moda diventò. Comprate il mio specifico, per poco io ve lo do. L'ho portato per la posta da lontano mille miglia mi direte: quanto costa? quanto vale la bottiglia? Cento scudi? ... Trenta? ... Venti? No ... nessuno si sgomenti. Per provarvi il mio contento di sì amico accoglimento, io vi voglio, o buona gente, uno scudo regalar. 28 Contadini Uno scudo! Veramente? Più brav'uom non si può dar. Dulcamara Ecco qua: così stupendo, sì balsamico elisire tutta Europa sa ch'io vendo niente men di dieci lire: ma siccome è pur palese ch'io son nato nel paese, per tre lire a voi lo cedo, sol tre lire a voi richiedo. Così chiaro è come il sole, che a ciascuno, che lo vuole, uno scudo bello e netto in saccoccia io faccio entrar. Contadini È verissimo: porgete. Oh! il brav'uom, dottor, che siete! Dulcamara Eccolo. Tre lire. Avanti. Avanti. Contadini Noi ci abbiam del vostro arrivo lungamente a ricordar. Dulcamara Ah! di patria il dolce affetto gran miracoli può far. [Scena sesta] I contadine e le contadine partono lasciando Nemorino solo con Dulcamara. Recitativo Nemorino (Ardir. Ha forse il cielo mandato espressamente per mio bene quest'uom miracoloso nel villaggio. Della scienza sua voglio far saggio.) Dottore ... perdonate ... È ver che possediate segreti portentosi? ... Dulcamara Sorprendenti. La mia saccoccia è di Pandora il vaso. Nemorino Avreste voi ... per caso ... la bevanda amorosa della regina Isotta? Dulcamara Ah! ... Che? ... Che cosa? Duetto Nemorino Voglio dire ... lo stupendo elisir che desta amore ... Dulcamara Ah! sì sì, capisco, intendo. Io ne son distillatore. Nemorino E fia vero. Dulcamara Se ne fa gran consumo in questa età. Nemorino Oh, fortuna! ... e ne vendete? Dulcamara Ogni giorno a tutto il mondo. Nemorino E qual prezzo ne volete? Dulcamara È la somma che ci va. Nemorino Ah! prendetelo, dottore. Dulcamara (Cava una bottiglia) Ecco il magico liquore. Nemorino Obbligato, ah sì, obbligato! Son felice, son rinato. Elisir di tal bontà! Benedetto chi ti fa! Dulcamara (Nel paese che ho girato più d'un gonzo ho ritrovato, ma un eguale in verità non si trova, non si dà.) Nemorino Ehi! ... dottore ... un momentino ... In qual modo usar si puote? Dulcamara Poco ... assai ... Nemorino Poco? Dulcamara Con riguardo, pian, pianino la bottiglia un po' si scote ... Poi si stura ... ma, si bada che il vapor non se ne vada. Dulcamara ... cioè ... secondo ... Nemorino Ben ... Nemorino Un zecchin ...null'altro ho qua ... Dulcamara Quindi al labbro lo avvicini ... 29 Nemorino Ben ... Dulcamara Giovinotto! Ehi, ehi! Dulcamara ... e lo bevi a centellini ... Nemorino Signore? Nemorino Ben ... Dulcamara Sovra ciò ... silenzio ... sai? Oggidì spacciar l'amore è un affar geloso assai: impacciar se ne potria un tantin l'autorità. Dulcamara ... e l'effetto sorprendente non ne tardi a conseguir. Nemorino Sul momento? Dulcamara A dire il vero, necessario è un giorno intero. (Tanto tempo è sufficiente per cavarmela e fuggir.) Nemorino E il sapore? ... Dulcamara Eccellente. Nemorino Eccellente? Dulcamara Eccellente! (È bordò, non elisir) Nemorino Obbligato, ah sì, obbligato! Son felice, son rinato. Elisir di tal bontà! Benedetto chi ti fa! Dulcamara (Nel paese che ho girato più d'un gonzo ho ritrovato, ma un eguale in verità non si trova, non si dà.) 30 Dunque, silenzio. Nemorino Ve ne do la fede mia: nanche un'anima il saprà. Dulcamara Va, mortale fortunato; un tesoro io t'ho donato: tutto il sesso femminino te doman sospirerà. Nemorino Ah! dottor, vi do parola ch'io berrò per una sola: né per altra, e sia pur bella, né una stilla avanzerà. Dulcamara (Ma doman di buon mattino ben lontan sarò di qua.) Nemorino (Veramente amica stella ha costui condotto qua.) [Scena settima] Partito Dulcamara Nemorino rimane solo. Recitativo Nemorino Caro elisir! Sei mio! Sì tutto mio ... Com'esser dêe possente la tua virtù se, non bevuto ancora, di tanta gioia già mi colmi il petto! Ma perché mai l'effetto non ne poss'io vedere prima che un giorno intier non sia trascorso? Bevasi. Oh, buono! Oh, caro! Un altro sorso. Oh, qual di vena in vena dolce calor mi scorre! ... Ah! forse anch'essa ... Forse la fiamma stessa incomincia a sentir ... Certo la sente... Me l'annunzia la gioia e l'appetito Che in me si risvegliò tutto in un tratto. Lallarallara, la, la, la, la. [Scena ottava] Entra Adina che vede Nemorino allegro. Scena Adina (Chi è quel matto? Traveggo, o è Nemorino? Così allegro! E perché?) Nemorino La, la, la Diamine! È dessa ... (Ma no ... non ci appressiam. De' miei sospiri non si stanchi per or. Tant'è ... domani adorar mi dovrà quel cor spietato.) Adina (Non mi guarda neppur! Com'è cambiato!) Nemorino Lallarallara, la, la, la, la, la. Adina (Non so se è finta o vera la sua giocondità.) Nemorino Lallarallara, la. (Finora amor non sente.) Lallarallara, la. Adina (Vuol far l'indifferente.) Nemorino (Finora amor non sente.) Adina (ride) Duetto Nemorino (Esulti pur la barbara per poco alle mie pene: domani avranno termine, domani mi amerà.) Adina (Spezzar vorria lo stolido, gettar le sue catene, ma gravi più del solito pesar le sentirà, lo stolito, pesar le sentirà.) Nemorino (Esulti pur, perfida! domani m’amerà, la perfida! Esulti pur la barbara, ecc.) Lallarallara, la, la, la, la. Adina Bravissimo! La lezion ti giova. Nemorino È ver: la metto in opera così per una prova. Adina Dunque, il soffrir primiero? Nemorino Dimenticarlo io spero. Adina Dunque, l'antico foco? ... Nemorino Si estinguerà fra poco. Ancora un giorno solo, e il core guarirà. Adina Davver? Me ne consolo ... Ma pure ... si vedrà. Nemorino Un giorno solo. Adina Si vedrà, si vedrà. Nemorino (Esulti pur la barbara, ecc.) Adina (Spezzar vorria lo stolido, ecc.) 31 [Scena nona] Entra Belcore e si unisce alla discussione di Nemorino ed Adina. Terzetto Belcore (cantando) Tran, tran, tran, tran, tran, tran, tran, tran, tran. In guerra ed in amore l'assedio annoia e stanca. Adina (A tempo vien Belcore.) Belcore Coraggio non mi manca in guerra ed in amor. Nemorino (È qua quel seccator.) Belcore ... in guerra ed in amor. tran, tran, tran, tran. Adina Ebben, gentil sergente la piazza vi è piaciuta? Belcore Difesa è bravamente e invano ell'è battuta. Adina E non vi dice il core che presto cederà? Belcore Ah! lo volesse amore! Adina Vedrete che vorrà. Belcore Quando? Sarìa possibile! Nemorino (A mio dispetto io tremo.) Belcore Favella, o mio bell'angelo; quando ci sposeremo? Adina Prestissimo. Nemorino (Che sento!) Belcore Ma quando? Adina (guardando Nemorino) Fra sei dì. 32 Belcore Oh, gioia! Son contento: Fra sei dì? Nemorino (ridendo) Ah! Ah! Va ben, va ben cosi. Belcore (Che cosa trova a ridere cotesto scimunito? Or or lo piglio a scopole se non va via di qua.) Nemorino Ah! Ah! Va ben. Belcore (Or or lo piglio a scopole ...) Nemorino (ridendo) Ah! Ah! Ah! Ah! Belcore (se non va via di qua.) (Che cosa trova a ridere cotesto scimunito? Or or lo piglio a scopole se non va via di qua.) Adina (E può si lieto ed ilare sentir che mi marito! Non posso più nascondere la rabbia che mi fa.) Nemorino (Gradasso! Ei già s'imagina toccar il ciel col dito: ma tesa è già la trappola, doman se ne avvedrà.) [Scena decima] Irrompono Giannetta colle contadine, indi i soldati di Belcore. Scena Giannetta Signor sergente, signor sergente, di voi richiede la vostra gente. Belcore Son qua! Che è stato? Perché tal fretta? Soldati Son due minuti che una staffetta non so qual ordine per voi recò. Belcore (leggendo) Il capitano ... Ah! Ah! va bene. Su, camerati: partir conviene. Belcore (ad Adina) Carina, udisti? Domani addio! Contadine Partir! Doman! Combinazione! Belcore Almeno, almen ricordati dell'amor mio. Soldati Partir! Combinazione! Combinazione! Nemorino (Si sì, domani ne udrai la nova.) Adina Di mia costanza ti darò prova: la mia promessa rammenterò. Nemorino Doman! Ah! Ah! Contadine, soldati Partire! ... E quando? Belcore Cara! Belcore Doman mattina. Nemorino (Si sì, domani te lo dirò.) Contadine, soldati O ciel, sì presto! Belcore Se a mantenerla tu sei disposta, ché non anticipi? Che mai ti costa? Fin da quest'oggi non puoi sposarmi? Nemorino (Afflitta è Adina.) Belcore Espresso è l'ordine, che dir non so. Soldati Maledettissima combinazione! Cambiar sì spesso di guarnigione! Dover le/gli amanti abbandonar! Nemorino (Fin da quest'oggi!) Adina (osservando Nemorino) (Si turba, parmi.) Ebben; quest'oggi ... Nemorino Quest'oggi! di', Adina! Quest'oggi, dici? ... Adina E perché no? ... Nemorino Aspetta almeno fin domattina. Belcore E tu che c'entri? Vediamo un po'. Nemorino Fin domattina, fin domattina. Adina, quest’oggi no. Quartetto Nemorino Adina, credimi, te ne scongiuro ... Non puoi sposarlo ... te ne assicuro ... Aspetta ancora ... un giorno appena ... un breve giorno ... io so perché. Domani, o cara, ne avresti pena; te ne dorresti al par di me. 33 Belcore Il ciel ringrazia, o babbuino, ché matto, o preso tu sei dal vino. Ti avrei strozzato, ridotto in brani se in questo istante tu fossi in te. In fin ch'io tengo a fren le mani, va via, buffone, ti ascondi a me. Nemorino (Ah dottore!) Adina Lo compatite, egli è un ragazzo: un malaccorto, un mezzo pazzo: si è fitto in capo ch'io debba amarlo, perch'ei delira d'amor per me. (Vo' vendicarmi, vo' tormentarlo, vo' che pentito mi cada al piè.) Belcore Va via buffone, va via babbuino! In fin ch'io tengo a fren le mani, va via, buffone, ti ascondi a me. Il ciel ringrazia, babbuino, ché preso forse tu sei dal vino, va via, buffone, ti ascondi a me. Nemorino Ah Adina! Ah dottore! Me infelice! Domani forse, domani te ne dorresti al par di me. Aspetta ancora, aspetta un giorno intero, te ne dorresti al par di me. Giannetta, Contadine, Soldati Vedete un poco quel semplicione! Ha pur la strana presunzione: ei pensa farla ad un sergente, a un uom di mondo, cui par non è. Oh! sì, per Bacco, è veramente la bella Adina boccon per te! Adina Andiamo, Belcore, si avverta il notaro. 34 Nemorino Dottore! Dottore ... Soccorso! riparo! Adina, Belcore, Giannetta, Contadine, Soldati È matto davvero. Nemorino Dottore! Dottore! Adina (Me l'hai da pagar.) A lieto convito, amici, v'invito. Belcore Giannetta, ragazze, vi aspetto a ballar. Giannetta, Contadine, Soldati Un ballo! Un banchetto! Chi può ricusar? Adina Amici, v'invito a lieto banchetto. Nemorino Dottore! Riparo! Dottor! Dottor! Belcore V’aspetto, v’aspetto. Adina (Ah! Me l'hai da pagar.) Adina, Belcore, Giannetta Contadine, Soldati Fra lieti concenti gioconda brigata, vogliamo contenti passar la giornata: presente alla festa amore verrà. (Ei perde la testa: da rider mi fa.) Ah! Ah! Andiam, andiam. Nemorino Mi sprezza il sergente, mi burla l'ingrata, zimbello alla gente mi fa la spietata. L'oppresso mio core più speme non ha. Dottore! Dottore! Soccorso! Pietà. ATTO SECONDO [Scena prima] Al banchetto organizzato per le imminenti nozze sono presenti Adina, Belcore, Dulcamara e Giannetta. Con essi anche gli abitanti del villaggio e i soldati. Tutti aspettano l’arrivo del notaio. Coro d’introduzione Belcore, Dulcamara, Giannetta, Contadini Cantiamo, cantiam, cantiam. Dulcamara, Giannetta, Contadini Cantiamo, facciam brindisi a sposi così amabili. Per lor sian lunghi e stabili i giorni del piacer. Belcore Per me l'amore e il vino due numi ognor saranno. Compensan d'ogni affanno la donna ed il bicchier. Contadini Cantiam, cantiam. Adina (Ci fosse Nemorino! Me la vorrei goder.) Dulcamara, Giannetta, Contadini Cantiamo, facciam brindisi a sposi così amabili per lor sian lunghi e stabili i giorni del piacer. Dulcamara Poiché cantar vi alletta, uditemi, signori: ho qua una canzonetta, di fresco data fuori, vivace graziosa, che gusto vi può dar, purché la bella sposa mi voglia secondar. Belcore, Giannetta, Contadini Sì si, I'avremo cara; dev'esser cosa rara se il grande Dulcamara è giunta a contentar. Recitativo Dulcamara (dà un libretto ad Adina.) «La Nina gondoliera, e il senator Tredenti», barcaruola a due voci. Attenti. Contadini Attenti. Barcaruola Dulcamara Io son ricco, e tu sei bella, io ducati, e vezzi hai tu: perché a me sarai rubella? Nina mia! Che vuoi di più? Adina Quale onore! un senatore me d'amore supplicar! Ma, modesta gondoliera, un par mio mi vuo' sposar. Dulcamara Idol mio, non più rigor. Fa felice un senator. Adina Eccellenza! Troppo onor; io non merto un senator. Contadini Brava, Bra ... Dulcamara Silenzio, zitti. Adorata barcaruola, prendi l'oro e lascia amor. Lieto è questo, e lieve vola; pesa quello, e resta ognor. Adina Quale onore! Un senatore me d'amore supplicar! Ma Zanetto è giovinetto; ei mi piace, e il vo' sposar. Dulcamara Idol mio, non più rigor; fa felice un senator. Adina Eccellenza! Troppo onor; io non merto un senator. Contadini Bravo, bravo, Dulcamara! La canzone è cosa rara. Sceglier meglio non può certo il più esperto cantator. Dulcamara Il dottore Dulcamara in ogni arte è professor. Adina, Contadini In ogni arte è professor. Recitativo Si presenta un notaro. Belcore Silenzio! 35 Belcore È qua il notaro, che viene a compier l'atto di mia felicità. Contadini Sia il ben venuto! Dulcamara (al notaio) T'abbraccio e ti saluto, o medico d'amor, spezial d'Imene! Adina (Giunto è il notaro, e Nemorin non viene!) Belcore Andiam, mia bella Venere ... Ma in quelle luci tenere qual veggo nuvoletta? Adina Non è niente. (S'egli non è presente compita non mi par la mia vendetta.) Belcore Andiamo a segnar l'atto: il tempo affretta. Belcore, Dulcamara, Giannetta, Contadini Cantiamo, cantiam, cantiam. Cantiamo ancora un brindisi a sposi così amabili: per lor sian lunghi e stabili i giorni del piacer. [Scena seconda] Partiti tutti Dulcamara incontra Nemorino. Recitativo Dulcamara Le feste nuziali, son piacevoli assai; ma quel che in esse mi dà maggior diletto è l'amabile vista del banchetto. Nemorino (sopra pensiero) Ho veduto il notaro: sì, l'ho veduto ... Non v'ha più speranza, Nemorino, per te; spezzato ho il core. Dulcamara (cantando fra i denti) «Idol mio, non più rigor, fa felice un senator.» Nemorino Voi qui, dottore! Dulcamara Si, mi han voluto a pranzo questi amabili sposi, e mi diverto con questi avanzi. 36 Nemorino Ed io son disperato. Fuori di me son io. Dottore, ho d'uopo d'essere amato ... prima di domani. Adesso ... su due piè. Dulcamara (Cospetto è matto!) Recipe l'elisir, e il colpo è fatto. Nemorino E veramente amato sarò da lei? ... Dulcamara Da tutte: io tel prometto. Se anticipar l'effetto dell'elisir tu vuoi, bevine tosto un'altra dose. (Io parto fra mezz'ora.) Nemorino Caro dottor, una bottiglia ancora. Dulcamara Ben volentier. Mi piace giovare a' bisognosi. Hai tu danaro? Nemorino Ah! non ne ho più. Dulcamara Mio caro, la cosa cambia aspetto. A me verrai subito che ne avrai. Vieni a trovarmi qui, presso alla Pernice: ci hai tempo un quarto d'ora. Nemorino Oh, me infelice! [Scena terza] Nemorino rimasto solo. Arriva Belcore. Nemorino (Che far deggio?) Scena Belcore (La donna è un animale stravagante davvero. Adina m'ama, di sposarmi è contenta, e differire pur vuol sino a stasera!) Belcore E coi contanti, gloria e onore al reggimento. Nemorino (Ecco il rivale! Mi spezzerei la testa di mia mano.) Belcore Se è l'amore, in guarnigione non ti può mancar l'amor. Belcore (Ebbene, che cos'ha questo baggiano?) Ehi, ehi, quel giovinotto! Cos'hai che ti disperi? Nemorino (Ai perigli della guerra io so ben che esposto sono.) Nemorino Io mi dispero perché ... perché non ho denaro ... nè so dove trovarne. Belcore ... e ben sonanti. Duetto Belcore E ben sonanti. Nemorino Quando? Adesso? Belcore Sul momento. Belcore Venti scudi ... Nemorino (Che domani la patria terra, zio, congiunti, ahimè! abbandono.) Belcore Eh! scimunito! Se danari non hai, fatti soldato ... e venti scudi avrai. Nemorino Venti scudi! Nemorino Ah! non è l'ambizione, che seduce questo cor. Nemorino (Ma so pur che, fuor di questa, altra strada a me non resta per poter del cor d'Adina un sol giorno trionfar) Belcore Del tamburo al suon vivace, tra le file e le bandiere, aggirarsi amor si piace con le vispe vivandiere. Nemorino (Ah! chi un giorno ottiene Adina ... fin la vita può lasciar.) Belcore sempre lieto, sempre gaio ha di belle un centinaio. Di costanza non s'annoia, non si perde a sospirar. Credi a me: la vera gioia accompagna il militar. Nemorino Venti scudi! Belcore Su due piedi. Nemorino Ebben vada. Li prepara. Belcore Ma la carta che tu vedi pria di tutto dêi segnar. Qua una croce. 37 Nemorino segna rapidamente e prende la borsa con il denaro. Nemorino (Dulcamara volo tosto a ricercar.) Belcore Qua la mano, giovinotto, dell'acquisto mi consolo: in complesso, sopra e sotto tu mi sembri un buon figliuolo, sarai presto caporale, se me prendi ad esemplar. (Ho ingaggiato il mio rivale: anche questa è da contar.) Nemorino Ah! non sai chi m'ha ridotto a tal passo, a tal partito: tu non sai qual cor sta sotto a quest'umile vestito! Giannetta Non fate strepito: parlate piano: non ancor spargere si può l'arcano: è noto solo al merciaiuolo, che in confidenza l'ha detto a me. Belcore Sempre lieto, sempre gaio, non si perde a sospirar. Ha di belle un centinaio, non si perde a sospirar. Contadine Il merciaiuolo! L'ha detto a te! Nemorino quel che a me tal somma vale non potresti immaginar. Sarà verissimo ... Oh! Bella affé! zitte, zitte, piano. (Ah! non v'ha tesoro eguale, se riesce a farmi amar.) Giannetta Zitte, zitte, piano. [Scena quarta] Belcore e Nemorino partono lasciando la scena alle contadine. Coro Contadine Sarà possibile? Contadine Oh! Giannetta Possibilissimo. Giannetta Ma zitte ... piano ... per carità. Non deve dirsi. Contadine Non è probabile. Giannetta Probabilissimo. Contadine Ma come mai? Ma d'onde il sai? Giannetta Piano Contadine Chi te lo disse? Chi è? Dov'è? 38 Sappiate dunque che l'altro dì di Nemorino lo zio morì, che al giovinotto lasciato egli ha cospicua immensa eredità ... Contadine Non si dirà. Giannetta Piano Contadine Piano. Giannetta, Contadine Or Nemorino è milionario ... è l'Epulone del circondario ... un uom di vaglia, un buon partito ... Felice quella cui fia marito! Ma zitte ... piano ... per carità non deve dirsi, non si dirà. [Scena sesta] Adina e Dulcamara entrano e si fermano in disparte meravigliati a veder Nemorino corteggiato dalle contadine. Nemorino Ah! ah! ah! ah! ah! ah! Adina, Dulcamara Che vedo? Giannetta, Contadine ... da signor. Nemorino (vedendo Dulcamara) È bellissima! Dottor, diceste il vero. Già per virtù simpatica toccato ho a tutte il cor. [Scena quinta] Nemorino si avvicina alle contadine che stanno parlando di lui. Quartetto Nemorino Dell'elisir mirabile bevuto ho in abbondanza, e mi promette il medico cortese ogni beltà. In me maggior del solito rinata è la speranza, l'effetto di quel farmaco già già sentir si fa. Contadine (E ognor negletto ed umile: la cosa ancor non sa.) Nemorino Andiam. Giannetta Serva umilissima. Nemorino Giannetta! Contadinero (l'una dopo l'altra) A voi m'inchino. Nemorino (meravigliato) (Cos'han coteste giovani? Ma cos’han? Ma cos’han? Ah! Capisco: è questa l’opera del magico liquor.) Giannetta, Contadine Caro quel Nemorino! Davvero ch'egli è amabile: ha l'aria da signor. Adina Che sento? Dulcamara E il deggio credere! (alle contadine) Vi piace? Giannetta, Contadine Oh sì, davvero. E un giovane che merta da noi riguardo e onor! Adina Credea trovarlo a piangere, e in giuoco, in festa il trovo; ah, non saria possibil se a me pensasse ancor. Giannetta, Contadine Oh, il vago, il caro giovine! Da lui più non mi movo. Vo' fare l'impossibile per inspirargli amor. Nemorino Non ho parole a esprimere il giubilo ch'io provo; se tutte, tutte m'amano dev'essa amarmi ancor, ah! che giubilo! Dulcamara Io cado dalle nuvole, il caso è strano e nuovo; sarei d'un filtro magico davvero possessor? Giannetta (a Nemorino) Qui presso all'ombra aperto è il ballo. Voi pur verrete? 39 Nemorino Oh! senza fallo. Adina Ehi, Nemorino. Contadine E ballerete? Nemorino (Oh ciel! anch'essa.) Giannetta Con me. Dulcamara Ma tutte, tutte! Nemorino Sì. Adina A me t'appressa. Belcor m'ha detto che, lusingato da pochi scudi, ti fai soldato. Contadine Con me. Nemorino Sì. Giannetta Io son la prima. Contadine Son io, son io. Giannetta Io l'ho impegnato. Contadine Anch'io. Anch'io. Giannetta (strappandolo alle altre) Venite. Nemorino Piano. Contadine (tirandolo) Scegliete . Nemorino Adesso. Tu per la prima, poi te, poi te. Dulcamara Misericordia! Con tutto il sesso! Liquor eguale del mio non v'è. 40 Giannetta, Contadine Soldato! oh! diamine! Adina Tu fai gran fallo: su tale oggetto, parlar ti vo' Nemorino Parlate pure, parlate pure. Giannetta, Contadine Al ballo, al ballo! Nemorino È vero, è vero. Or or v’udrò. Dulcamara Io cado dalle nuvole! Liquore egual non v'è. Adina (trattenendo Nemorino) M'ascolta, m'ascolta. Nemorino (Io già m'immagino che cosa brami. Già senti il farmaco, di cor già m'ami; le smanie, i palpiti di core amante, un solo istante hai da provar.) Adina (Oh, come rapido fu il cambiamento; dispetto insolito in cor ne sento. O amor, ti vendichi di mia freddezza; chi mi disprezza m'è forza amar.) Dulcamara (Sì, tutte l'amano: oh, meraviglia! Cara, carissima la mia bottiglia!) Giannetta, Contadine Di tutti gli uomini del suo villaggio costei s'imagina d'aver omaggio. Nemorino (Le smanie, i palpiti hai da provar.) Dulcamara (Già mille piovono zecchin di peso: comincio un Creso a diventar.) Adina (Oh, come rapido fu il cambiamento; dispetto insolito.) Giannetta, Contadine Ma questo giovane sarà, lo giuro, un osso duro da rosicar. Nemorino parte con Giannetta e le contadine lasciando soli Adina e Dulcamara. Recitativo Adina Come sen va contento! Dulcamara La lode è mia. Adina Vostra, o dottor? Dulcamara Sì, tutta. La gioia è al mio comando: io distillo il piacer, l'amor lambicco come l'acqua di rose, e ciò che adesso vi fa maravigliar nel giovinotto. Tutto portento egli è del mio decotto. Adina Pazzie! Dulcamara Pazzie, voi dite? Incredula! Pazzie? Sapete voi dell'alchimia il poter, il gran valore dell'elisir d'amore della regina Isotta? Adina Isotta! Dulcamara Isotta. Io n'ho d'ogni mistura e d'ogni cotta. Adina (Che ascolto?) E a Nemorino voi deste l'elisir? Dulcamara Ei me lo chiese per ottener l'affetto di non so qual crudele ... Adina Ei dunque amava? Dulcamara Languiva, sospirava senz'ombra di speranza. E, per avere una goccia di farmaco incantato, vendé la libertà, si fe' soldato. 41 Duetto Adina (Quanto amore! Ed io, spietata, tormentai sì nobil cor!) Dulcamara (Essa pure è innamorata: ha bisogno del liquor.) Adina Spietata! Dulcamara Ha bisogno del liquor. Adina Spietata! Dunque ... adesso ... è Nemorino in amor sì fortunato! Dulcamara Tutto il sesso femminino è pel giovine impazzato. Adina E qual donna è a lui gradita? Qual fra tante è preferita? Dulcamara Egli è il gallo della Checca tutte segue; tutte becca. Adina (Ed io sola, sconsigliata ...) Dulcamara (Essa pure è innamorata.) Adina (... possedea quel nobil cor!) Dulcamara (Ha bisogno del liquor.) Adina (Sconsigliata, possedea quel nobil cor!) Dulcamara Egli è il gallo della Checca, ecc. Bella Adina, qua un momento ... più dappresso ... su la testa. Tu sei cotta ... io l'argomento a quell'aria afflitta e mesta. Se tu vuoi? ... Adina S'io vo'? Che cosa? Dulcamara Su la testa, o schizzinosa! Se tu vuoi, ci ho la ricetta che il tuo mal guarir potrà. Adina Ah! dottor, sarà perfetta, ma per me virtù non ha. 42 Dulcamara Vuoi vederti mille amanti spasimar, languire al piede? Adina Non saprei che far di tanti: il mio core un sol ne chiede. Dulcamara Render vuoi gelose, pazze donne, vedove, ragazze? Adina Non mi alletta, non mi piace di turbar altrui la pace. Dulcamara Conquistar vorresti un ricco? Adina Di ricchezze io non mi picco. Dulcamara Un contino? Un marchesino? Adina Io non vo' che Nemorino. Dulcamara Prendi, su, la mia ricetta ... Adina Ah! dottor, sarà perfetta ... Dulcamara ... che l'effetto ti farà. Adina ... ma per me virtù non ha. no, no, non ha. Dulcamara Prendi su la mia ricetta, che l’effetto ti farà. Dulcamara Sconsigliata! E avresti ardire di negare il suo valore? Adina Io rispetto l'elisire, ma per me ve n'ha un maggiore: Nemorin, lasciata ogni altra, tutto mio, sol mio sarà. Dulcamara (Ahi! dottore, è troppo scaltra: più di te costei ne sa.) Adina Una tenera occhiatina, un sorriso, una carezza, vincer può chi più si ostina, ammollir chi più ci sprezza. Ne ho veduti tanti e tanti, presi cotti, spasimanti, che nemmanco Nemorino non potrà da me fuggir. La ricetta è il mio visino, in quest'occhi è l'elisir. Una tenera occhiatina, ecc. Dulcamara Ah! Lo vedo, bricconcella, ne sai più dell'arte mia. Bricconcella! Bricconcella! Si lo vedo briocconcella, questa bocca così bella è d'amor la spezieria: sì, hai lambicco ed hai fornello, bricconcella! Sì lo vedo, o bricconcella, ne sai più dell'arte mia. Adina Ah! Dottore! Dulcamara Questa bocca così bella è d'amor la spezieria. Adina Ah! Dottore! Dulcamara hai lambicco ed hai fornello caldo più d'un Mongibello ... Adina Ne ho veduti tanti e tanti ... Dulcamara per filtrar l'amor che vuoi, per bruciare e incenerir ... Adina ... tanti, tanti, tanti, tanti. Dulcamara ... per bruciare, incenerir. Ah! vorrei cambiar coi tuoi i miei vasi d'elisir. Adina La ricetta è il mio visino, in quest'occhi è l'elisir. Una tenera occhiatina, ecc. Dulcamara Sì, briccona. Ah! Lo vedo, bricconcella, ecc. Ah! vorrei cambiar coi tuoi i miei vasi d'elisir. [Scena settima] Partono Dulcamara e Adina, indi arriva Nemorino che pensieroso ripensa alla lacrima che gli sembra di aver visto poco prima sul viso di Adina. Romanza Nemorino Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò ... quelle festose giovani invidiar sembrò ... Che più cercando io vo? M'ama, lo vedo. Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir! ... Co' suoi sospir confondere per poco i miei sospir! ... Cielo, si può morir; di più non chiedo, si può morir d’amor. 43 [Scena ottava] Rientra Adina che resta sola con Nemorino Recitativo Nemorino Eccola ... Oh! qual le accresce beltà l'amor nascente! A far l'indifferente si seguiti così finché non viene ella a spiegarsi. Adina Nemorino! ... Ebbene! Nemorino Che! Mi lasciate? Adina Io ... sì. Adina Null'altro. Adina E tu? Nemorino A verun partito Appigliarmi non posso: attendo ancora ... La mia felicità ... (Che è pur vicina.) Adina Odimi. Nemorino (allegro) (Ah! ah! ci siamo.) Io v'odo, Adina. Nemorino (le rende il contratto) Ebben, tenete. Poiché non sono amato, voglio morir soldato: non v'ha per me più pace se m'ingannò il dottor. Adina Ah! fu con te verace se presti fede al cor. Sappilo alfine, ah! sappilo: tu mi sei caro. Nemorino Io? Adina Dimmi: perché partire, perché farti soldato hai risoluto? Adina Sì, mi sei caro e t'amo, t’amo. Nemorino Perché? ... Perché ho voluto tentar se con tal mezzo il mio destino io potea migliorar. Nemorino Tu m’ami? Adina Sì, t’amo, t’amo, t’amo. Adina La tua persona ... la tua vita ci è cara ... Io ricomprai il fatale contratto da Belcore. Nemorino Sì, sì? Oh, gioia inesprimibile! Adina Sì, quanto ti féi già misero ... Nemorino Voi stessa! (È naturale: opra è d'amore.) Aria 44 Adina Addio. Nemorino Null'altro a dirmi avete? Nemorino Non so più dove io sia: giovani e vecchie, belle e brutte mi voglion per marito. Adina Prendi; per me sei libero: resta nel suol natio, non v'ha destin sì rio che non si cangi un dì. Resta. (gli porge il contratto.) Qui, dove tutti t'amano, saggio, amoroso, onesto, sempre scontento e mesto no, non sarai così. Nemorino (Or or si spiega.) Nemorino Tu m’ami? Adina ... farti felice io bramo. Nemorino Oh, gioia inesprimibile! Non m’ingannò il dottor. Adina T’amo, io t’amo. Nemorino Oh gioia! Nemorino Caro dottor, felice io son per voi. Adina Il mio rigor dimentica, ti giuro eterno amor. Farti felice or bramo, io bramo. [Scena ultima] Entrano Belcore e i soldati: indi Dulcamara con tutto il villaggio. Recitativo Belcore Alto! ... Fronte! ... Che vedo? Al mio rivale l'armi presento! Adina Ella è così, Belcore; e convien darsi pace ad ogni patto. Egli è mio sposo: quel che è fatto ... Belcore ... È fatto. Tientelo pur, briccona. Peggio per te! Pieno di donne è il mondo: e mille e mille ne otterrà Belcore. Dulcamara Ve le darà questo elisir d'amore. Contadini, soldati Per lui!! Dulcamara Per me. Sappiate che Nemorino è divenuto a un tratto il più ricco castaldo del villaggio ... Poiché morto è lo zio ... Adina, Nemorino Morto lo zio! Giannetta, Contadine Io lo sapeva. Dulcamara Lo sapeva anch'io. Ma quel che non sapete, né potreste saper, egli è che questo sovrumano elisir può in un momento, non solo rimediare al mal d'amore, ma arricchir gli spiantati. Contadini, soldati Oh! Il gran liquore! Aria finale Dulcamara Ei corregge ogni difetto ogni vizio di natura. Ei fornisce di belletto la più brutta creatura: camminar ei fa le rozze, schiaccia gobbe, appiana bozze, ogni incomodo tumore copre sì che più non è ... dell'amico Dulcamara ei vi faccia ricordar. Contadini, soldati Qua, dottore ... a me, dottore ... un vasetto ... due ... tre. Nemorino Io gli debbo la mia cara. Per lui solo io son felice! Del suo farmaco l'effetto non potrò giammai scordar. Dulcamara Egli è un’offa seducente pei guardiani scrupolosi; è un sonnifero eccellente per le vecchie, pei gelosi; dà coraggio alle figliuole che han paura a dormir sole; svegliarino è per l’amore più possente del caffè. Contadini, soldati Qua, dottore ... a me, dottore ... un vasetto ... due ... tre. Dulcamara Prediletti dalle stelle, io vi lascio un gran tesoro. Tutto è in lui; salute e belle, allegria, fortuna ed oro, Rinverdite, rifiorite, impinguate ed arricchite: 46 Contadini, soldati Viva il grande Dulcamara, possa presto a no tornar. Adina Per lui solo io son felice! del suo farmaco l'effetto non potrà giammai scordar. Belcore Ciarlatano maledetto, che tu possa ribaltar! Dulcamara Amici, Addio! addio! Contadini, soldati Possa presto a no tornar. Belcore Che tu possa ribaltar! Adina, Nemorino, Dulcamara, contadini, soldati Addio! FINE 47 Musica&Musica 2009 - The Professional Advantage prova Suor Angelica domenica 1 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco SAXOFONO D’AUTORE: un strumento per Gershwin, Molinelli, Nyman, Corea, Joplin, Piazzolla e altri. Italian Saxophone Orchestra Letizia Ragazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono sopranino Ivan Curzi – Matteo Villa . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono soprano Stefano Pecci - Laura Masciotti – Laura Rocchegiani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono contralto Davide Bartelucci -Cristiano Rotatori – Claudio Marcantoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono tenore Massimo Valentini – Fabrizio Benevelli . sassofono baritono David Brutti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono basso Federico Mondelci George Gershwin (1898-1937) American Suite - The Man I Love (1927) - Sweet And Low Down (1925) - Got Rhythm (1930) - Summertime (1935) - Let's Call The Whole Thing Off (1937) . . . . . direttore e solista Roberto Molinelli (1964) Four Pictures from New York (2001) - Dreamy Dawn - Tango Club - Sentimental Evening - Broadway Night Chick Corea (1941) Armando’s Rumba (1976) Pedro Iturralde (1932) Suite Hellénique (1988) - Kalamatianos - Funky - Valse - Kritis Scott Joplin (1867-1917) Ragtime Dance (1902) Michael Nyman (1944) Song for Tony (1993) Astor Piazzolla (1921-1992) Tango Suite (1984) ella nostra terra, in cui la tradizione bandistica è molto radicata, il saxofono o sassofono è uno strumento piuttosto familiare e che è stato suonato da molti nelle ultime generazioni di concittadini. A ben guardare, quando nel lontano 1816 nasceva la Filarmonica di Mercatello, tipologicamente vicina alle bande militari francesi che ne decretarono il primo successo, tale strumento era lontano dall’apparire e il suo inventore aveva solo da poco mosso i primi passi. Ci si rendeva però già conto che per la crescita di tali formazioni musicali, occorreva uno strumento che permettesse di ampliare i repertori e consentisse così alla musica di arrivare in ogni dove. N 48 Sammy Nestico (1924) Hay Burner (1967) Anche la nostra valle avrebbe in seguito goduto delle maggiori possibilità che il nuovo strumento offriva alla Filarmonica locale. Questa contribuì così in modo determinante alla formazione di quella sensibilità musicale che è la radice principale dell’attecchimento e del successo di una stagione concertistica come la nostra, in una cittadina nascosta tra le pieghe dell’Appennino e apparentemente lontana e estranea alle correnti culturali che da molti decenni si è tentato, e si tenta, di dirottare ed arginare solamente alla costa. Il saxofono fu ideato dal belga Adolphe Sax (1814-1894), dal quale prese il nome. Egli lo creò, a suo dire, proprio perché “all’aperto, solo gli ottoni avevano una resa soddisfacente, mentre gli strumenti a corda, per la debolezza del suono, non erano utilizzabili”. Figlio di un costruttore di strumenti a fiato, il giovane Sax presentò la sua invenzione, nata dai tentativi di migliorare il clarinetto, nel 1841 all’Exposition di Bruxelles. Lo strumento era il risultato dell’unione dell’imboccatura ad ancia semplice del clarinetto al corpo dell'oficleide, uno strumento di estensione grave, in legno, della famiglia degli ottoni, di forma conica e dotato di un sistema di chiavi simile al clarinetto, all'oboe e al flauto. Nonostante il corpo sia il più delle volte realizzato in ottone, materiale meno problematico del legno per l’uso all’aperto, il saxofono è inserito nella famiglia dei legni. L'emissione del suono è infatti provocata dalla vibrazione di un'ancia in legno, mentre l’altezza dello stesso varia a seconda della lunghezza della colonna d'aria creata attraverso l’apertura o la chiusura dei fori sul corpo dello strumento: se è corta (molti fori aperti) la nota sarà acuta, viceversa se è lunga (molti fori chiusi) la nota sarà grave. Questo "ibrido", espressivo e duttile, pur mantenendo la flessibilità tecnica dei legni, permette di avere un volume di suono molto più imponente di questi, paragonabile a quello degli ottoni, e grazie alle sue caratteristiche raggiungerà nel tempo una diffusione ed un successo planetario. Adolphe Sax Filarmonica di Mercatello Bill Clinton suona per Boris Eltsin 49 L’idea del giovane belga trovò l’approvazione del compositore Hector Berlioz e con essa la possibilità di essere presto brevettata (1846). Ebbe così inizio la fortunata produzione del marchio “Sax”. Fin dall’inizio la famiglia dei sassofoni comprendeva strumenti di taglie differenti per suonare in vari registri, dal basso all’alto. Molto sommariamente si può dire che le note, agevolando gli strumentisti nel passaggio da un modello all’altro, variano con la dimensione dello stesso, riuscendo così ad ottenere risultati sonori differenti pur mantenendo la stessa posizione delle dita. Altra caratteristica che renderà in seguito popolare il sassofono, in particolare il C Melody, è la possibilità di leggere direttamente le partiture per pianoforte; fondamentale per la rapida diffusione tra i musicisti delle orchestre da ballo. Berlioz scriveva: “Il timbro del sassofono … è a metà strada tra quello degli ottoni e quello dei legni; esso ha qualcosa anche, ma con ben maggiore potenza, della sonorità degli archi. A mio avviso, il suo pregio principale risiede nella bellezza variegata della sua voce, ora grave e calma, ora appassionata, sognante e malinconica, ovvero vaga come l’eco attutito di un eco, come i lamenti indistinti della brezza nei boschi e, meglio ancora, come le vibrazioni misteriose di una campana molto tempo dopo che è stata percossa. Nessun altro strumento musicale esistente, a me noto, possiede questa curiosa sonorità, situata al limite del silenzio”. La crisi che nella seconda metà dell’Ottocento colpì le formazioni bandistiche militari francesi, maggiori clienti dell’inventore dello strumento, portò alla chiusura della fabbrica di Sax nel 1877, alla morte in miseria dell’inventore e al momentaneo oblio del sassofono in Europa. Motivazione aggiuntiva dell’eclissi fu senz’altro anche la pregiudizievole opinione che lo legava ancora al solo repertorio militare, escludendolo quasi totalmente da quello “classico”, nel quale era penalizzato anche dalla sua recente comparsa e dalla conseguente scarsa letteratura. Negli Stati Uniti d’America invece lo strumento mantenne un certo successo anche se la vera riscoperta si ebbe molto più tardi, negli anni Venti del secolo scorso, con compositori come Rudy Wiedoeft. Egli scrisse molti classici del tempo, rendendo lo strumento familiare anche grazie al contemporaneo sviluppo di radio e grammofoni. Determinante fu soprattutto l’inserimento del sassofono nelle formazioni che, prima a New Orleans e poi a Chicago, stavano sviluppando un nuovo linguaggio musicale: il jazz. Da qui il sax diventò protagonista dello swing e delle orchestre da ballo, le Big Band (molti ricorderanno l’esibizione della Siena Jazz Big Band a Musica&Musica 2008), soppiantando violini e clarini e vivendo con esse i suoi anni di maggior gloria. Riapprodato nell’ultimo dopoguerra nel vecchio continente con le influenze importate dai liberatori, il sassofono vide ampliarsi notevolmente l’interesse di interpreti e compositori, jazz e classici, contribuendo in maniera importante alla naturale evoluzione dei generi, avvicinandoli e mescolandoli tra loro. Parallelamente è diventato strumento solista onnipresente nella musica leggera, dal cantautore alla balera, alimentando sempre più l'immagine un po’ stereotipata di strumento lirico, dolce ma anche virile e sensuale. 50 Jack McCormick and The Ambassadors George Gershwin Gran parte delle possibilità offerte dal sassofono vengono stasera presentate attraverso una carrellata di composizioni che nel Novecento le hanno esplorate, esaltandone le molteplici sfaccettature e cogliendone l’essenza, anche tramite rielaborazioni da altri strumenti. Approfondendo quest’ultimo aspetto si parte con un omaggio a George Gershwin, forse il più celebre compositore statunitense. La sua opera, pur se interrotta a soli 38 anni, spazia dalla musica classica al jazz ed è ovunque conosciuta soprattutto grazie ai numerosissimi musical e alle memorabili canzoni, protagoniste della suite che ascolteremo. I vari temi, tutti riconoscibilissimi ed amatissimi, si susseguono incalzanti da The Man I Love, toccante motivo in bilico fra il jazz e il blues, a Let's Call The Whole Things Off, scritta per un celebre balletto eseguito sui pattini da Fred Astaire and Ginger Rogers nel film Shall We Dance. Questo senza tralasciare altri indimenticabili brani come Sweet And Low-Down, I Got Rhythm (utilizzata anche nel film Un americano a Parigi) e la celeberrima Summertime, tratta dall’opera lirica Porgy and Bess e che rivaleggia solo con Yesterday dei Beatles per il titolo di canzone più interpretata. Sassofonista puro è invece lo spagnolo Pedro Iturralde, collaboratore di Paco de Lucia e autore della Suite Hellénique, caratterizzata da un ritmo incal- Pedro Iturralde Michael Nyman zante e appositamente scritta per i nostri strumenti a fiato. L’opera rappresenta uno dei risultati più alti dell’ispirazione del compositore iberico: in essa la distinzione tra classico, jazz e popolare, perde ogni significato e antiche danze e canti popolari rivivono in una incalzante antitesi di ritmi e armonie. L'intensa ed emozionante vena compositiva di Michael Nyman è protagonista, in Song for Tony, scritta per quartetto di saxofoni e dedicata alla memoria dell’amico Tony Simmons, morto dopo una lunga lotta contro il cancro proprio durante la stesura della partitura, ispirando così il quarto movimento. I precedenti vennero invece rivisti dopo il fatto e riservati uno per ciascun strumentista. I primi due tempi sono trascrizioni di brani del compositore stesso che si ricollegano alla figura del compianto e al particolare momento. Ecco che il movimento di apertura riprende Mozart on Mortality, brano che citava una significativa frase del compositore austriaco: “Non potrò vedere un altro giorno”. Il secondo è invece la trascrizione della musica che accompagna la muta Ada mentre spinge il suo pianoforte in mare nel film Lezioni di Piano, ultima collaborazione avuta con l’amico scomparso. Infine, il terzo movimento è un assolo di sax soprano basato sulla melodia di una composizione tenuta a lungo nel cassetto per un’occasione speciale. 51 Sammy Nestico Roberto Molinelli 52 Chick Corea Scott Joplin Astor Piazzolla Nel nostro breve viaggio nel mondo del sassofono incontriamo anche uno dei nostri compagni di viaggio più fedeli, un amico di Musica&Musica ed uno dei compositori più interessanti del panorama italiano attuale. Anconetano, ma pesarese di adozione, Roberto Molinelli ci ha già onorato ben due volte della sua presenza nella nostra rassegna, in veste di arrangiatore e strumentista, mentre questa sera è presente con una sua composizione per il sassofonista Federico Mondelci che qui la eseguirà con un’orchestra di soli sax anziché quella classica. Four pictures from New York è una suggestiva raccolta di quattro immagini rubate alla metropoli americana: l’alba colta fra i grattacieli di Manhattan, il club latino-americano in cui risuonano le note di un tango di Astor Piazzolla, la romantica serata al ritmo di jazz e l'eccitante vita notturna di Broadway e dei suoi musical. Il programma si movimenterà con il trascinante Armando's Rumba, brano latino del pianista statunitense Armando Anthony “Chick” Corea, uomo mito di quella musica che cavalca tutte le tendenze e che fonde il mondo classico con quello afroamericano e con la fusion. Il pezzo incarna appieno ciò che l'autore definisce il suo "Spanish heart" e restituisce mirabilmente l'incredibile carica di energia, non solo ritmica, che caratterizza la musica di quei popoli. Del famoso compositore e arrangiatore di musica per big band Samuel "Sammy" Lewis Nestico, viene proposto uno dei suoi quasi 600 titoli per tale formazione: Hay Burner, scritta per l'album Basie Straight Ahead, inciso sotto la direzione dello stesso autore da Count Basie e la sua Orchestra nel 1968. Tornando indietro nel tempo riscopriamo Scott Joplin, compositore e musicista che ad inizio secolo scorso ha definito quel particolare genere strumentale e sincopato detto Ragtime (tempo stracciato), determinante per la formazione del jazz e di conseguenza per il successo dei sassofoni, strumenti per i quali il brano che ascolteremo è stato adattato. Ragtime Dance, come dichiarato nel titolo, è uno dei manifesti del genere ed era stato composto per un ambizioso ma sfortunato progetto teatrale con corpo di ballo. Il brano venne dopo quattro anni accorciato e riproposto per solo pianoforte, anche per far fronte alle perdite economiche della prima produzione. Per chiudere un arcobaleno scrosciante di sonorità, una delle più ambiziose opere del grande Astor Piazzolla, leggendario compositore argentino che ha saputo fondere al tradizionale ballo del suo paese d’origine, il tango, evidenti influssi jazz, ottenendo struggenti e coinvolgenti risultati. In particolare, i tre movimenti della Tango Suite (Andante, Tango, Allegro), vennero originariamente scritti per duo di chitarra che, così come la trasposizione per sassofoni, alternano assoli ricchi di virtuosismi, sostenuti da cambi di ritmo incalzanti ed incantevoli all’ascolto. 53 sabato 7 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco VIBRAZIONI INFINITE: Il respiro di Mozart nelle grandi serenate per archi ottocentesche - Dvořák e Čajkovskij Orchestra Sinfonica G. Rossini Lanfranco Marcelletti . . . . . . . direttore Antonín Leopold Dvořák (1841-1904) Serenata per archi in mi magg. op. 22 - 1875 - Moderato - Tempo di Valse - Scherzo: Vivace - Larghetto - Finale: Allegro vivace Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893) Serenata per archi in do maggiore, op. 48 - 1880 - Pezzo in forma di sonatina: Andante non troppo – Allegro moderato - Valse: Moderato. Tempo di Valse - Elégie: Larghetto elegiaco - Finale: Tema russo. Andante – Allegro con spirito opo il successo della scorsa stagione è parso d’obbligo riproporre una serata interamente dedicata all’organico orchestrale più rappresentativo, quello degli archi, ed in particolare al repertorio che forse meglio ne esalta le caratteristiche peculiari: la Serenata. Il termine richiama immediatamente a dichiarazioni amorose e notti stellate; ad un clima limpido, quieto, tranquillo, libero da turbamenti e nubi. In altre parole “sereno”. Nella seconda metà dell’Ottocento la Serenata e la Sinfonia erano due generi molto vicini, seppur distinti dal tono del discorso musicale. Oltre che per un numero libero e generalmente maggiore di movimenti, per un ridotto uso di orchestrali, per l’uso di organici diversificati, spesso come nel nostro caso ridotti D 54 ai soli archi, la Serenata era in genere più lieve; lontana dalla complessità espressiva tipica del genere sinfonico, vertice indiscusso della composizione orchestrale. L’impronta lasciatavi da Beethoven, che avremo modo di verificare in una delle sue più significative esemplificazioni nel prossimo concerto del 12 agosto, aveva lasciato una responsabilità pesante nei suoi successori avviando di fatto la rinnovata fortuna della serenata. Questa, pur mantenendo i contenuti tecnico-formali della sinfonia, affondava infatti le sue radici meno impegnative nella musica di intrattenimento settecentesca. Chi ha avuto la fortuna di assistere al concerto per orchestra d’archi proposto durante la rassegna Musica & Musica dello scorso anno, ha potuto ascoltare Federico Andreotti (1847-1930), La serenata un famosissimo esempio mozartiano di questo genere, la serenata Eine kleine Nachtmusik con il suo tono notturno, felice, sognante, persuasivo e seducente. Proprio a composizioni simili, alla delicatezza settecentesca e mozartiana, si guardava con nostalgia componendo questi pezzi, intrisi da quella malinconia immancabile nel richiamo del passato e così evidente anche nel dipinto a loro contemporaneo del fiorentino Federico Andreotti che riportiamo qui sopra. Le due serenate in programma, entrambe pezzi unici nell’opera dei compositori protagonisti del nostro concerto - Antonín Dvořák e Pëtr Il'ič Čajkovskij rappresentano molto bene questa tendenza verso il recupero del volto meno impegnativo del classicismo e ne costituiscono forse i massimi esempi. Il piccolo Antonín Dvořák, nato da una povera famiglia boema, mentre aiutava il padre macellaio frequentava la scuola del suo minuscolo villaggio e lì studiava anche violino e canto. Grazie ad un’antica legge locale, infatti, ogni bimbo riceveva anche lezioni di musica. «Credo sia questo il segreto del talento musicale della gente del mio paese, – dichiarava Dvořák – ogni slavo ama profondamente la musica, anche se lavora tutto il giorno nei campi o fra i buoi. È lo spirito della musica a renderlo felice». Dopo essersi guadagnato da vivere suonando la viola nei caffè e nei luoghi pubblici di Praga, Dvořák a diciotto anni entrò a far parte dell’Orchestra del Teatro Boemo, riuscendo così, oltre a continuare gli studi con maggiore serenità, finalmente a comporre. 55 A seguito di un concorso e una borsa di studio vinti a Vienna, anche grazie all’entusiasmo di Brahms che faceva parte della commissione, presero vita le sue opere, le sue sinfonie, le sue pagine cameristiche, che mai tradirono quel radicato sentimento intimo ed indelebile di semplicità, popolarità e potenza espressiva della sua terra di origine. Questi echi del radicamento culturale-popolare ceco, dalle tipiche influenze tzigane, sono le immagini sonore che ritroviamo nella sua musica e nella Serenata per orchestra d’archi op. 22, lavoro ricco di melodia e di intensa suggestione armonica e timbrica composto quasi di getto, in una decina di giorni del maggio 1875; periodo particolarmente felice per il nostro compositore. Nella partitura, malgrado una costruzione complessa, non sono gli articolati meccanismi formali a prevalere ma la grande profondità, semplicità, tenerezza, limpidezza, immediatezza e amabilità, frutto della gioia spontanea dell’autore. Caratteristiche così genuine da aver assicurato al brano, intriso per tutta la partitura da un marcato senso di danza, un successo duraturo, destinato ad incantare ancor oggi il pubblico. Il Moderato intimo e raccolto che apre la serenata prende avvio da un tenue dialogo fra violini e violoncelli che ricorda immediatamente la musica da camera. Un esordio da ricordare, perché tornerà alla fine a chiudere la composizione, quasi come questa fosse un cerchio di memorie e risonanze. All’introduzione segue una sezione centrale più vivace, una fanfara solare con qualche eco di canti o danze popolari che lasceranno il loro strascico di serenità nella ripresa del tema iniziale. Molto più articolato l’elegante Valzer del secondo movimento, gradevole e dotato di una distesa cantabilità nello straordinario trio intermedio. Qui, in un gioco di forme che deforma il tempo del brano e che riapparirà variato e rivisto ad unificare tutti i movimenti successivi, l’autore ci trasporta a ballare in allegra compagnia al ritmo dell’indiscusso re dei balli ottecenteschi. 56 Segue il vivace Scherzo, come il precedente formalmente complesso e articolato, ma trattato con una certa preziosità di imitazioni canoniche. Queste sono comunque prive di qualsiasi peso erudito e vengono utilizzate solo per il gusto di ordinare la materia con una punta di più dotta eleganza. Lo spazio per la riflessione è lasciato al Larghetto, una gemma di sonorità sognanti, cuore lirico del lavoro e fulcro espressivo della composizione. In un’atmosfera nobilmente commossa, quieta come una notte trascorsa sotto il cielo stellato, si ripete con indulgenza il bel tema cantabile, tutto soffuso di slava malinconia. Le immagini cambiano con la scossa ritmica del brillante Finale che s’interrompe solo per riecheggiare ancora una volta la melodia del Larghetto. Al termine di quest’ultimo movimento riappare, in una luce impregnata di ricordi, il tema che ha aperto la serenata; ma quando la malinconia sta per avere il sopravvento, giunge a scacciarla il gesto brioso che congeda il lavoro. Antonín Leopold Dvořák Anche l’altra grande pagina del repertorio romantico in programma, la Serenata per archi op. 48, si inserisce nella tendenza di recupero della tradizione classica e nella sua malinconica evocazione. Scritta dal russo Pëtr Il'ič Čajkovskij cinque anni dopo quella di Dvořák questa è però molto lontana dal clima espressivo della precedente e dal suo spirito cameristico, qui del tutto assente. Composta sulla spinta di un potente impulso interiore - al termine di una fase di stasi creativa seguita al fallimentare matrimonio che portò il compositore a tentare il suicidio e la moglie in manicomio - ha anch’essa come fonte di ispirazione il modello mozartiano. Per il genio salisburghese Čajkovskij nutriva una profonda venerazione che, in questa serenata, produsse un ineguagliabile lavoro di ricercatezza timbrica e armonica dalle sonorità decisamente orchestrali. Lo stesso compositore scrisse: "Nella prima parte ho voluto rendere omaggio a Mozart; e potrei dirmi felice se riconoscesse che non mi sono troppo allontanato dal modello". Pëtr Il'ič Čajkovskij In realta la scelta di richiamarsi al carattere settecentesco della serenata non offusca minimamente lo stile complessivo utilizzato dall'autore. Si sente la tipica malinconia ciaikovskijana, ma allo stesso tempo una leggerezza, un pudore, una delicatezza e un forte senso di danza che nel finale attinge anche al folklore della propria terra. Aperto da una corale, appassionata e solenne introduzione lenta, quasi processionale, il Pezzo in forma di sonatina iniziale deve il titolo al richiamo che il compositore fa alla forma-sonata. All’Andante introduttivo segue infatti un Allegro moderato che da al movimento un aspetto leggero, articolato su due temi ma privo di una sezione di sviluppo. In compenso, al termine della ripresa torna, a mo' di coda, il tema lento che aveva avviato il movimento. Qui l’eleganza della melodia si innesta in un raffinato tessuto formale e i giochi timbrici, fornendo contrasto e drammaticità al discorso musicale, mostrano fin da subito una serenità velata di nostalgia. La scelta di proseguire con un tenero, malinconico, brillante ed elegante Valzer dimostra la volontà di Čaikovskij, così come aveva già fatto Dvořák, di non sfuggire al clima stilistico del proprio tempo. La pagina inoltre rappresenta eloquentemente le molte altre da lui magistralmente dedicate alla danza, con quella grazia e leggerezza quasi aerea che le contraddistingue e in cui raffinatezza e senso della misura non scivolano mai nella volgarità. A richiamare il classico minuetto settecentesco è ancora una volta la forma: una disposizione tripartita, nella quale la più animata sezione centrale funge da trio. Come nell’opera ascoltata nella prima parte della serata è ancora il movimento lento, l'Élegie, a rappresentare il centro espressivo, più forte ed intenso, della composizione. Incorniciato da un motivo scalare che riecheggia indirettamente l'introduzione del primo movimento, si dipana un tema mesto, cantabile, dal respiro arioso, che viene esposto, sviluppato e quindi riesposto in modo variato. 57 Nell’ultimo movimento il Tema russo dell'Andante introduce al conclusivo Allegro con spirito. Si tratta stavolta di una forma-sonata in piena regola, il cui tema principale è ancora un più che esplicito richiamo alla musica popolare della amata terra di origine del compositore. Il movimento è infatti basato su due canti tradizionali che l’autore aveva già trascritto per pianoforte a quattro mani. Con un vero colpo da maestro, seguendo un procedimento non dissimile 58 da quello che abbiamo sentito adottato da Dvořak, Čaikovskij interrompe la convenzionalità del movimento riproponendo, al termine della ripresa, il tema che aveva introdotto il primo movimento, trasformandolo magistralmente, a poco a poco, in una brillante coda basata sul tema del finale. Si chiude così perfettamente il cerchio disegnato attraverso l’integrazione del perduto classicismo mozartiano con le radicate tradizioni russe. Wolfgang Amadeus Mozart l martedì 10 agosto ore 22,15 Castello della Pieve UN PENTAGRAMMA DI STELLE: conquistare un castello con strumenti, musiche e ballate irlandesi. Ricatti Acustici Fabio Andruccioli . . . . . . voce, bodhran, spoons Enrico Ribuoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . chitarra acustica Ilaria Mignoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino Alessandro Bannini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . basso Piero Valbruzzi . . . . . . . flauto traverso, tin whistles Raffaele Damen . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . fisarmonica Andrea Solomita . . . batteria, bodhran, barduka na divertente pausa alla serrata programmazione della stagione concertistica 2010 e una breve evasione dai luoghi consueti racchiusi entro le mura di Mercatello, è offerta dalla serata che, come già lo scorso anno, coinvolge lo splendido territorio dell’Alto Metauro ed in particolare il borgo medievale di Castel della Pieve. Il suggestivo agglomerato urbano, arroccato a dominare la valle sottostante, potrà essere raggiunto oltre che in auto anche a piedi, attraverso un percorso naturalistico che si dipana lungo le pendici dei monti che coronano i primi passi dello storico fiume, subito dopo la confluenza dei torrenti che sotto Borgo Pace lo formano: il Meta e l’Auro. La tradizionale passeggiata notturna, organizzata dall’associazione culturale Arte e Altro, si arricchisce del momento musicale finale che segue il ristoro preparato per i camminatori al loro arrivo nel borgo. Chi vorrà gustarsi tutto il paesaggio e guadagnarsi con fatica la meta musicale dovrà dunque chiamare il numero di telefono dell’associazione 3208935754 - per iscriversi e ricevere informazioni più dettagliate. U Partendo all’imbrunire dal centro di Mercatello e percorrendo questo incantevole cammino in compagnia di guide esperte e preparate, ci si potrà immergere, man mano che la luce lascerà il posto alla miriade di solchi luminosi che tracceranno il cammino, in un’atmosfera resa sempre più fatata dall’aumentare dell’oscurità e che troverà il suo culmine al traguardo. Qui, assieme a quanti avranno scelto mezzi di trasporto meno faticosi, ai piedi della torre medievale, in uno scenario portentoso che si perde nell’immensità del cielo stellato, ci si potrà far cullare e trascinare dalla musica forse più magica: quella che proviene dal lontano e leggendario passato d’Irlanda. Radici che affondano addirittura nella preistoria e nel fortissimo legame dei riti che legavano gli abitanti dell’isola agli astri ed ai loro movimenti nella volta stellata. Radici che hanno attecchito in profondità e che ancor oggi sorreggono un amore solido e palpabile per la musica; basti pensare che l’Irlanda è l’unica nazione al Mondo ad avere fin dal medioevo uno strumento musicale, l’arpa, come simbolo nazionale. 59 Assieme a queste melodie non mancheranno alcune ballate popolari italiane, sapientemente miscelate in una sequenza che rivela chiaramente l’universalità della musica e i tanti punti di contatto fra i vari ceppi di origine. Sarà un vero e proprio gemellaggio fra terre lontane; entrambe fatte di castelli. Come non ricordare i numerosissimi manieri svettanti nel territorio irlandese, pregni di leggende e misteri accattivanti, e parallelamente la moltitudine di agglomerati murati e turriti che punteggiavano le cime delle nostre alture, tanti da far guadagnare nel medioevo alla nostra zona l’appellativo di Terra dei Cento Castelli. Nella notte di San Lorenzo la musica ci aiuterà ad immaginare i fuochi che ardevano in lontananza e che parlavano fra loro, fra torre e torre. Emergenze che si stagliavano o si stagliano ancora nei profili delle catene montuose che si susseguono fino all’Alpe, quinta verso l’infinito e dominatrice di un paesaggio che è evidentemente differente da quello d’Irlanda ed allo stesso tempo a questo simile. Paesaggio che è la più grande attrazione di entrambi, pregno com’è di colori dall’intensità che sembra non essere stata ancora alterata dal passaggio dell’uomo o da altri scaturiti dalla perfetta simbiosi instauratasi nei secoli dall’incontro dell’uomo con la natura; quando vi era ancora rispetto, paura e meraviglia per quest’ultima. Quello che più ci interessa sottolineare è però l’atmosfera sognante che la musica tradizionale irlandese, nota per la sua vivacità e leggiadria, saprà destare nella mente dei presenti; assieme a confronti con la nostra misconosciuta e trascurata musica popolare. Risultati diversi di culture differenti; entrambi ottenuti con strumenti musicali sostanzialmente simili e in grado di sottolineare con maestria le scie delle stelle cadenti. Conosciamone dunque alcuni, più o meno familiari, soprattutto per il nome, e che diventeranno man mano protagonisti della serata, ben assecondando lo spirito della musica tradizionale irlandese, fatta più per solisti che per gruppi. 60 Prima attrice, soprattutto per noi marchigiani, quella che è stata l’immancabile compagna di tante feste sulle nostre aie: la Fisarmonica. Anche per la sua recente invenzione (1829), in genere è poco associata alla musica tradizionale irlandese nell’immaginario collettivo. La Fisarmonica, e la sorella minore Concertina (in genere di sezione esagonale o ottagonale), con il loro tirare e spingere per produrre note attraverso una tastiera, hanno invece in gran parte preso il posto di uno strumento di origine più artigianale come la Cornamusa, contribuendo non poco a favorire la diffusione del genere musicale nel mondo. Immancabile quello che è lo strumento più universale, versatile, economico, disponibile ed intuitivo: la Voce umana, in particolare il canto a cappella. Basato sulla metrica della poesia gaelica, questo costituisce senza alcun dubbio il fulcro stesso della musica irlandese. La ricchezza degli abbellimenti è infatti in gran parte dovuta al suo carattere melismatico, ovvero al fatto che più note vengono modulate su una singola sillaba. In particolare con il Lilting, sillabe convenzionali e prive di significato che vengono cantate in maniera molto rapida, si riesce a far danzare la gente anche senza strumenti musicali. Il Fiddle coincide con il nostro Violino, anche se possono variare di molto le tecniche di posizione e di esecuzione, molto più libere nella tradizione irlandese e che sono demandate esclusivamente all’esecutore. Questo infatti può utilizzarlo appoggiandolo contro il petto, contro o sopra la spalla, sotto il mento o in alcuni casi anche contro il fianco. Ugualmente l’archetto, fondamentale nella tecnica di suono, potrà essere tenuto vicino o lontano dall’estremità, producendo stili di esecuzione diversificati. Il Tin whistle, un virtuosistico flauto a fischietto metallico, prende il suo nome dal materiale utilizzato per la sua costruzione, la latta. Grazie alla sua economicità ha avuto una larga diffusione ed è diventato lo strumento base dei giovani irlandesi. Come da noi per il flauto dolce però questa popolarità ha prodotto una disaffezione nei confronti del tin whistle, facendogli preferire di gran lunga il Flauto traverso. Fra gli strumenti a percussione il Bodhran è un tamburo di pelle di capra percosso con una piccola bacchetta di legno. Mantenendolo dritto sulle ginocchia, il musicista tiene il bastoncino nella mano destra, come se fosse una penna, e colpisce la pelle alternativamente con le due estremità, unicamente con i movimenti del polso.Semplice in apparenza lo strumento sbalordisce per i numerosi effetti che mani maestre possono ottenere variando la tensione della pelle o il punto di battuta della bacchetta. Più simile ad un Tamburello è invece il Barduka mentre lo Spoon è, come dice la parola, un vero e proprio cucchiaio che viene utilizzato battendolo su un suo simile, alla maniera delle Nacchere, o con altri metodi per ottenere diversi effetti sonori, capaci di donare maggior suggestione alla serata. Alto Metauro nel dipinto del Ducato di Urbino delle Logge Vaticane, Roma 61 giovedì 12 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco CONCERTO DI MEZZ’ESTATE: Rossini, Borodin, Elgar e la “Quinta Sinfonia” di Beethoven per i 5 anni del Museo Orchestra Sinfonica G. Rossini Coro Polifonico Icense diretto da Guerrino Parri Lanfranco Marcelletti . . . . . . . direttore Gioachino Rossini (1792-1868) da La Gazza Ladra - 1817 - Ouverture Aleksandr Porfir'evič Borodin (1883-1887) da Il Principe Igor - 1888 - Danza Polovesiana con Coro Edward Elgar (1857 – 1934) da Pomp and Circumstance Marches op. 39 - 1901 - marcia n. 1 in D maggiore con Coro (Land of Hope and Glory) Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67 – 1808 - Allegro con brio - Andante con moto - Allegro - Allegro rmai tradizionalmente il Concerto di Mezz’Estate è divenuto l’apice della stagione concertistica e l’occasione più propizia per ricordare e celebrare importanti ricorrenze legate alla storia ed alla cultura che hanno interessato Mercatello e, in particolare, il complesso monumentale dell’ex-convento francescano. Qui ha infatti sede il Museo di San Francesco che nell’ambito delle sue attività, con il fondamentale apporto di una crescente lista di sostenitori, promuove e produce il festival Musica&Musica. O 62 Pertanto quest’anno non poteva non essere festeggiato il Quinto anno di attività dell’istituto museale ampliato e riallestito a seguito degli importanti lavori seguiti alla crisi sismica che lo aveva duramente colpito allo scadere del secolo scorso. Così come non poteva passare in silenzio la realizzazione della Quinta edizione della manifestazione musicale che il Museo ha fortemente voluto, assieme ad altre, per promuovere e valorizzare la propria immagine, le proprie collezioni e la propria capacità di integrarsi con la vita quotidiana. Musica&Musica 2006 - A. Cavuoto dirige Orchestra da Camera delle Marche e Coro Malatestiano Il ripetersi del numero cinque ha così suggerito di proporre un’opera musicale che fosse immediatamente ricollegabile ad esso. La scelta è caduta sulla Quinta Sinfonia di Beethoven, ritenuta particolarmente adatta per rappresentare le difficoltà, le ristrettezze economiche, gli ostacoli e i pregiudizi che il Museo deve continuamente affrontare per arrivare alle soddisfazioni che anche una serata come questa speriamo sia in grado di dare, trasformando il trionfale finale ed il numero della sinfonia in una “V” di vittoria impressa nell’anima di tutti i presenti ed i sostenitori. Vittoria solo temporanea ma forte stimolo a proseguire e migliorare cercando di coinvolgere l’intera collettività nella propria crescita, non solo quella fisica che vedrà a breve l’ampliamento della struttura museale e delle collezioni ma soprattutto quella culturale e sociale. 63 La prima parte della serata, scoppiettante e sorprendente, continuando un percorso già avviato nelle stagioni precedenti, propone subito un’altra delle Ouvertures di Gioachino Rossini. Tali composizioni, pur se destinate originariamente ad introdurre un’opera lirica sono in realtà una forma musicale autonoma, perfettamente compiuta in sé stessa e pertanto ideale per avvicinarsi alla “musica colta”. Nate per catturare immediatamente l’attenzione del pubblico, sono infatti brani dinamici dalle dimensioni contenute e strutturalmente lineari, chiari nella melodia, fortemente ritmati e cantabili, che possono essere seguiti senza sforzo anche da orecchie abituate a generi, sonorità e timbri totalmente differenti. Chi può non rimanere colpito dallo scatenarsi della fantasia, dalla ricerca di motivi interessanti e dal gioco delle invenzioni strumentali rossiniane? Questo senza ignorare o intaccare minimamente la raffinata scrittura ed il valore artistico che le ha fatte diventare opere musicali a sé stanti, spesso più celebri dell’opera lirica per la quale vennero originariamente composte. Emblematico è il caso de La Gazza Ladra, pezzo sinfonico di valore assoluto e senza ombra di dubbio l'ouverture di Rossini più nota ed amata; fra l'altro, solo per citarne alcuni utilizzi, molto ben sfruttata da Stanley Kubrick come parte integrante del racconto cinematografico di “Arancia meccanica” e dai fantasiosi Giulio Giannini e Emanuele Luzzati nel loro celebre disegno animato che fu candidato all’Oscar. 64 Con libretto di Giovanni Gherardini, l’opera semiseria dalle dimensioni smisurate e con un soggetto di ambientazione contadina pieno di equivoci che Stendhal definì abominevole, debuttò con un successo memorabile alla Scala di Milano il 31 maggio del 1817 e l’anno seguente venne prescelta per l'inaugurazione del nuovo teatro di Pesaro alla presenza del suo concittadino più illustre: Gioachino Rossini. L’autore, che vi aveva riversato uno straordinario impegno compositivo, raccontò: «Ho scritto l’Ouverture della Gazza Ladra il giorno della prima rappresentazione sotto il tetto del Teatro alla Scala, dove fui messo in prigione dal direttore, sorvegliato da quattro macchinisti che avevano l’ordine di gettare il mio testo dalla finestra, foglio a foglio ai copisti, i quali aspettavano abbasso per trascriverlo». La monumentale pagina, grazie alla strumentazione ricchissima, alla qualità dei temi e degli sviluppi, alla straordinaria originalità e freschezza inventiva, è tra le pagine più significative e universalmente ammirate del compositore pesarese e un modello insuperato del genere. La composizione è audacemente aperta da un enigmatico rullo stereofonico di tamburi, sottile premonizione della possibile tragedia. Questi introducono alla solenne e maestosa marcia iniziale, marziale e pomposa, dal carattere quasi eroico, eco dell’ambiente da cui provengono i personaggi militari della trama. Seguono una serie di temi conosciutissimi che anticipano l'aspetto psicologico e la caratterizzazione degli altri personaggi del melodramma, fatto di pathos, tragedia ed allegria. Il discorso musicale assume via via toni, accenti ed effetti strumentali e ritmici di trascinante vivacità; una girandola incandescente che sfocia nella folgorante stretta finale realizzata con una tecnica collaudata ed infallibile di grande presa emotiva sul pubblico - il crescendo rossiniano – crescita organica che all’aumento dell’intensità fa coincidere quello degli strumenti coinvolti e delle incidenze ritmiche. Gioachino Rossini Aleksandr Porfir'evič Borodin Con il secondo ascolto rimaniamo nel mondo dell’opera lirica, stavolta russa, estrapolando un brano celeberrimo, differente dal primo ma che al pari di questo, grazie alla sua enorme popolarità, possiede una sua vita autonoma e predominante sull’intera composizione. Autore ne è la straordinaria figura di Aleksandr Porfir'evič Borodin, brillante chimico russo passato alla storia non per le sue scoperte scientifiche ma per il suo hobby: la musica. In essa l’autore, che la voleva basata sul folklore locale e lontana dalle contaminazioni occidentali, rivela una natura squisitamente musicale che permette alle melodie ampie e ricche di sgorgare immediate dalla sua fantasia. In ogni sua opera si ritrovano così la ricchezza melodica, la spontaneità e la freschezza che ne costituiscono la principale attrattiva. Prova ne sono le Danze Polovesiane, apice dell’opera “Il principe Igor”; ancora oggi famosissime, usate e abusate in film e pubblicità. Purtroppo per noi, il suo lavoro gli impedì, fra le altre, di portare a termine la partitura di quest’opera lirica, completata poi da Rimsky-Korsakov e Aleksandr Glazunov. Il “compositore della domenica”, come amava definirsi, lavorò infatti al progetto in maniera discontinua per quasi vent'anni, fino alla morte improvvisa, con l'intento di dipingere un grandioso affresco storico ambientato nel XII secolo e con protagonista un eroe della resistenza russa contro una tribù dell'Asia centrale: i Polovesi. Nell’opera le danze, cinque rapidi quanto suggestivi pannelli musicali orientalizzanti, accompagnano la scena di un banchetto voluta dal Khan della tribù mongola per intrattenere il principe Igor suo prigioniero. In questi autentici gioielli, ottenuti dopo attenti studi sulle testimonianze musicali del folklore polovesiano, si contrappongono di continuo una sensualità dolce e nostalgica ad un'impetuosa frenesia barbarica dei ritmi. In particolare la prima danza, che ascolteremo, è un Andantino delicato e sognante che accompagna le voci delle fanciulle polovesiane. 65 Il brano ben si adatta alle caratteristiche vocali del Coro Polifonico Icense, in grado di esaltare la freschezza e la spontaneità dell’invenzione melodica rintracciabile nelle radici più popolari della musica. La formazione corale mercatellese, da sempre una delle colonne portanti della stagione concertistica estiva promossa dal Museo di San Francesco attraverso il Comune di Mercatello sul Metauro e l’Associazione Pro Loco Mercatellese, allarga così ulteriormente il proprio repertorio e prosegue quel virtuoso percorso di crescita intrapreso in parallelo con Musica&Musica. Grazie alla meticolosa e sicura guida del suo direttore, il maestro Guerrino Parri, il coro avrà poi occasione di cimentarsi anche in un brano di tutt’altro genere che concluderà la prima parte del programma. Questo è figlio di quella che è probabilmente l’opera più nota di Sir Edward Elgar, compositore inglese che ebbe enorme successo in vita e una miriade di riconoscimenti e titoli assegnatigli dalla corona britannica: le Marce di Pomp and Circumstance, così chiamate da un passo dell'Otello di Shakespeare. La prima delle cinque marce, quella che ascolteremo, è ancor oggi molto popolare soprattutto oltre Manica. Le sue potenzialità furono subito riconosciute da Elgar che scrisse: "Ho una melodia che li metterà tutti stesi al tappeto". Poco dopo la sua composizione, infatti, fu chiesto all’autore di adattare la Marcia Solenne alle parole di un’ode celebrativa della gloria nazionale scritta da Arthur Christopher Benson, per creare un pomposo inno da eseguire durante l’incoronazione di Edoardo VII. Su richiesta dello stesso Elgar, adattamenti e tagli del testo portarono alla nascita della Coronation Ode op. 44, che nella sua parte finale e nel brano autonomo da essa ricavato, Land of Hope and Glory (Terra di Speranza e Gloria), è diventato col passar del tempo una sorta di secondo inno nazionale della Gran Bretagna, la quintessenza dell'impero britannico della regina Vittoria. 66 Land of Hope and Glory Land of Hope and Glory, Mother of the Free, How shall we extol thee, who are born of thee? Wider still and wider shall thy bounds be set; God, who made thee mighty, make thee mightier yet, God, who made thee mighty, make thee mightier yet. Per chiudere il cerchio prima dell’intervallo e ricollegarci in qualche modo alla Gazza Ladra di apertura vogliamo sottolineare come anche la musica di questo brano sia stata utilizzata da Kubrick per la colonna sonora di Arancia Meccanica e da un celebre disegno animato, stavolta della Disney: Fantasia 2000, dove Paperino diventa aiutante di Noè sulle note di Elgar. Sir Edward Elgar Anche la seconda parte del programma non romperà questa effimera catena visto che il primo movimento della sinfonia che ascolteremo è stato anch’esso utilizzato nel medesimo film disneyano. Le sue notissime quattro note di apertura (tre brevi ed una lunga), nel contesto della serata potrebbero essere lette come il richiamo ai tre brani ascoltati e a quello da ascoltare o alle quattro stagioni trascorse ad ascoltar musica in questa splendida chiesa. Ma ora immergiamoci in uno dei massimi capolavori della letteratura musicale, senza dubbio l’opera sinfonica più famosa e conosciuta, la sinfonia spartiacque di tutta la storia della musica: la celeberrima Quinta sinfonia di Ludwig van Beethoven. «Il rumore più sublime che abbia mai penetrato l'orecchio dell'uomo», come la definì lo scrittore Edward Morgan Forster. Prima di Beethoven, la forma sinfonica aveva conosciuto altri grandissimi creatori – basti citare Haydn e Mozart - eppure nessuna delle loro pur splendide sinfonie può rivaleggiare in popolarità con quelle del compositore tedesco. Queste ampliano e modificano le forme rigorose precedenti riuscendo ad esprimere compiutamente le emozioni di noi tutti, a far scendere la musica dal piedistallo della bellezza formale, ad umanizzarla profondamente ed immergerla nel flusso della vita. Beethoven si pone infatti in mezzo al fermento di idee e aspirazioni dei nuovi tempi romantici, pur portando dentro di sé e nella sua formazione artistica ancora i retaggi di un classicismo rinchiuso nella rete di tecniche e strutture formali che verranno smantellate in nome di una libertà proclamata in tutte le manifestazioni della vita umana. Eugène Delacroix, La Libertà guida il popolo sulle barricate (1830) 67 L'incisività dei temi, i contrasti drammatici e le novità armoniche conferiscono a queste opere un'espressività fino a quel momento sconosciuta; in particolare alla Quinta, paradigma del sinfonismo beethoveniano per l'eroica tensione etica incarnata in una dialettica drammatica di straordinaria intensità, coerenza e compattezza. In essa gli ideali più alti dello stile classico raggiungono la perfezione generando, dopo una gestazione lunga e travagliata (quattro anni), un lavoro monumentale nel quale la tensione, che rappresenta il cuore pulsante di tutto il costrutto sinfonico, non viene mai meno, in un fluire in cui la dimensione tragica del destino si coniuga miracolosamente con la visione, ora angosciata, ora trionfante, dell’uomo e dei suoi ideali. Le innovative caratteristiche compositive del brano assieme ai forti legami tematici e strumentali che legano fra loro i vari tempi - l’epica e perenne lotta dell’uomo contro le vessazioni, gli ostacoli e gli inganni operati dal fato, le grida di battaglia e di vittoria - appaiono chiare anche all’ascoltatore meno smaliziato. La sorpresa del primo ascolto è poi destinata a ripetersi ed accrescersi ai successivi inevitabili approfondimenti. Questi porteranno a conoscere sempre meglio, attraverso la composizione che più di altre l’incarna, il genio di Bonn, i suoi ideali, la sua coscienza morale, il suo impegno con se stesso e con il mondo a reagire coraggiosamente contro le ingiustizie e le avversità della vita, sua e dell’umanità intera. La Quinta è probabilmente la più straordinaria sinfonia di Beethoven, quella che porta dentro tutto il dramma di un uomo che solo con la musica era in grado di comunicare il suo mondo interiore, l’opera più caratteristica e significativa di quell’agonismo eroico già anticipato nella sua illuministica e più enfatica Terza Sinfonia, non a caso iniziata contemporaneamente ad essa. Venne eseguita per la prima volta, sotto la direzione dell’autore, il 22 dicembre 1808 - insieme ad altri inediti come la “Sesta Sinfonia”, il “Quarto Con68 certo per pianoforte e orchestra”, la “Fantasia Corale per piano e orchestra op. 80”, il Gloria ed il Sanctus della “Messa in do maggiore” e la scena ed aria “Ah, perfido!” - in una memorabile quanto lunghissima accademia musicale al teatro An der Wien. La composizione, un vero inno alla speranza, prende avvio dall’inquietante quanto celeberrimo e lapidario inciso ritmico di quattro note – tre brevi seguite da una lunga «sol-sol-sol-mib» - sulla cui ripetizione poggia quasi tutta la sinfonia e che rappresentano, come ebbe a spiegare lo stesso Beethoven: «I colpi del destino che bussa alla nostra porta». Un destino drammatico, cieco e implacabile contro il quale l’uomo si erge a combattere eroicamente in nome della ragione. Da questa semplice figura, il “tema del destino”, come da una cellula generatrice vengono con audacia costruiti un grande movimento sinfonico, denso di elaborazioni contrappuntistiche, e un intero, complesso mondo espressivo carico degli accenti più diversi. Dunque nessuna ridondanza d’idee, piuttosto un linguaggio asciutto ed essenziale, una membratura scarnita fino all’osso. I quattro movimenti si presentano così come diverse facce di uno stesso oggetto, come inarrestabile processo di scoperta e di trasformazione destinato a sfociare e a risolversi nel movimento conclusivo. Le note ribattute iniziali, che rappresentano il conflitto fra due grandi forze, si irradiano e mutano in innumerevoli idee secondarie, mantenendo alta la tensione sul sentimento tragico che permea il divenire dell’umanità, fino al trionfo finale di quest’ultima sul fato, o meglio sugli effetti scatenanti dello stesso come guerre, diseguaglianze, ingiustizie, pregiudizi e superstizioni. La sinfonia, divenuta nell’Ottocento un autentico mito etico e artistico, riflette chiaramente le vicende politiche e biografiche di quegli anni ed in particolare la sordità del compositore che si faceva sempre più accentuata e insopportabile e l’occupazione francese di Vienna del 1805. Occupazione che poco dopo non risparmiò nemmeno il complesso architettonico che oggi ospita il Museo di San Francesco, trasformato in caserma dei soldati d’oltralpe dopo la cacciata definitiva dei frati minori, e la chiesa dove ci troviamo, declassata a deposito e polveriera e completamente sforacchiata nel pavimento dalle baionette dei militari francesi. Chiesa che nel 1804 aveva visto dedicare uno dei suoi tanti altari laterali alla concittadina S. Veronica Giuliani, beatificata proprio quell’anno e della quale nel 2010 si ricordano i trecentocinquant’anni dalla nascita. A farne le spese fu il grande Crocifisso ligneo trecentesco di Giovanni da Rimini che, per lasciar posto alla nuova tela raffigurante la Santa che scrive il suo diario con l’aiuto della Madonna, venne destinato ad ardere nel camino del convento. Destino ingiusto e crudele al quale l’opera d’arte, a causa della “romantica” incontrollabilità degli eventi, venne fortunatamente sottratta per tornare molto più tardi, dopo innumerevoli e avventurose peripezie in giro per l’Italia, a trionfare al centro dell’arco trionfale dell’abside condividendo appieno il percorso magistralmente disegnato da Beethoven nella sua Quinta Sinfonia. Il Crocifisso di G. da Rimini torna per l’ennesima volta nella sua chiesa (Estate 2005) 69 L’opera è aperta dall’Allegro con brio, forse la pagina più innovativa, celebre e drammatica scritta dall'autore. Il tema iniziale, apparentemente così semplice e scarno, è invece la forza poderosa di tutta la Quinta Sinfonia. Quelle quattro note ribattute che tolgono ogni punto di riferimento e lasciano gli ascoltatori sospesi, in attesa degli eventi, danno il via ad un movimento pessimistico, serrato è aggressivo dal notevole aspetto ritmico. Strutturalmente, si tratta di un tipico movimento in forma-sonata, lo schema compositivo più rigido che il Classicismo aveva prodotto, ma che è qui riempito di significati emotivi e sconvolto dalla lotta tra i due principi opposti che, per semplicità, potremmo definire il bene e il male. Il tema principale deriva integralmente dal motivo iniziale di quattro note, ripetuto ossessivamente come a tormentare l’essere umano, un pensiero fisso che come le sezioni dell’orchestra che lo eseguono passa da un individuo all’altro fino a coinvolgere l’intera umanità, invadendo ritmicamente tutto lo spazio disponibile, cancellando ogni distinzione fra disegno e ornamento. Lo stesso tema secondario, più sereno e cantabile che arriva a distendere la tensione, non riesce a liberarsi dell’inciso iniziale. Questo ritorna infatti protagonista assoluto dello sviluppo - il momento di maggior intensificazione drammatica della Sinfonia, in cui sono più vividi i contrasti armonici e la densità contrappuntistica – prima che la ripresa si concluda nell’eroica coda. L’Andante con moto si contrappone al movimento precedente per la sua apparente serenità che introduce un clima di distensione. Il tempo è costituito da due temi di origine popolare di nobile cantabilità, con variazioni di grande libertà formale e in cui non mancano le reminiscenze ritmiche del “motivo del destino”. I sublimi passaggi, i fraseggi e i pizzicati degli strumenti sono per ben tre volte inaspettatamente interrotti dalle caratterizzazioni marziali e trionfali degli ottoni - simbolo dell’uomo - che anticipano chiaramente la soluzione finale della sinfonia stessa. 70 Con l’Allegro, ci troviamo nel fulcro di collegamento fra la violenza del primo movimento e il trionfo del finale. Il tema principale del tempo, dopo un fosco e misterioso arpeggio, viene esposto in fortissimo e riprende, variandolo, il motivo iniziale del destino. Questo poi lo punteggerà col suo ritmo militaresco e cadenzato risvegliando in tutti antichi presagi. Al di fuori della tradizione il tempo, fino allora riservato allo Scherzo, amplia la sua funzione di alleggerimento con il colore sinistro, in pianissimo, dei contrabbassi. Nell’ironica sezione centrale questi ultimi, assieme ai violoncelli, si lanciano all'unisono negli spericolati e pressanti passaggi virtuosistici del grottesco fugato. Quindi il tema iniziale viene nuovamente esposto e, dopo un vezzoso pizzicato, dissolto in un lungo e turbato episodio di transizione (gli archi tengono la stessa nota per 15 battute) che traghetta direttamente al tempo Finale. Infatti, per la prima volta nella storia della musica, gli ultimi due movimenti della sinfonia sono uniti fra loro senza soluzione di continuità. L’energia compressa sul finale del primo viene così improvvisamente rilasciata, come un potentissimo sisma che investe il successivo, in un poderoso crescendo; uno dei più entusiasmanti dell’intera letteratura sinfonica. Il tema principale dell’ultimo brillante e monumentale movimento, ancora un Allegro, risolve tutte le tensioni accumulate ed esplode eroicamente in fortissimo ad affermare e rappresentare la vittoria dell'ottimismo e della certezza morale sul destino. Lo fa con la sua gloriosa fanfara esultante in cui, per la prima volta nella storia della sinfonia, appaiono significativamente i tromboni, strumenti carichi di innumerevoli significati simbolici. Si tratta di una vera e propria sintesi suprema, in cui il riecheggiare dei temi ascoltati nei precedenti movimenti fa acquistare a questi ultimi il carattere di preparazione alla catarsi trionfale. In questa si celebra la vittoria dell’intelletto e della ragione sulle avversità, esaltata nella vorticosa e travolgente stretta conclusiva. Ludwig van Beethoven 71 gli artisti 72 Musica&Musica 2009 - L. Marcelletti prova con l’Orchestra Sinfonica G. Rossini James Caraher Da oltre quindici anni è Direttore Artistico del prestigioso teatro statunitense Indianapolis Opera, dove ancor oggi continua ad esaltare il pubblico con importanti produzioni operistiche; questo anche grazie alla sua capacità di saper amalgamare tutti gli attori di uno spettacolo lirico, ottenendo così importanti risultati, come più e più volte testimoniato dalla critica. Le più recenti stagioni all'Indianapolis Opera lo hanno visto dirigere: Il Barbiere di Siviglia, Madama Butterfly, The Crucible, Falstaff, Les Contes d’Hoffman, Cosí fan tutte, Lucia di Lammermoor, Les Pêcheurs de Perles, Werther, The Merry Widow, Le Nozze di Figaro, Turandot, Carmen, La Fille du Regiment, Die Zauberflöte e Tosca. Caraher ha visto maturare la sua passione per l'opera partendo dal suo primo ruolo di accompagnatore per le prove alla Tri-Cities Opera di Binghamton, New York. Da lì si è trasferito alla Syracuse Opera Company dove è stato assistente musicale e maestro del coro fino al suo primo podio: Rigoletto. I risultati e l'innato talento lo hanno poi fatto promuovere a direttore principale. Incarico che ha rivestito fino al 1988 quando ha potuto ampliare il suo orizzonte all'Indianapolis Opera. Per molte stagioni è stato, in aggiunta, anche direttore musicale dell'Opera Memphis. Nel 2001, Caraher ha partecipato alla straordinaria coproduzione (Indianapolis Opera - Opera Company of Philadelphia) di Porgy and Bess di Gershwin. Caraher è inoltre di frequente invitato come direttore ospite da altre orchestre alle quali presta il suo talento, fra queste: The Opera Company of Philadelphia, Nashville Opera, New Jersey Opera Festival, Kentucky Opera, Opera Memphis, Imperial Symphony Orchestra (Florida), El Paso Opera, Fargo-Moorhead Opera, Youngstown Symphony, Greater Buffalo Opera e Opera Delaware. Torna in Italia dove durante la scorsa stagione di Musica&Musica ha diretto il Falstaff di Verdi a Mercatello e Cagli. Coro Polifonico Icense Si è costituito nel 1980, grazie alla passione per la musica e il canto di molti Mercatellesi e all’opera generosa di don Adamo Lucciarini. Dopo una lunga interruzione, l’entusiasmo e la volontà di alcuni suoi componenti e del presidente attuale, don Fabio Bricca, hanno permesso al coro di ricostituirsi nel 2004. La corale, composta da circa 35 elementi e diretta dal Maestro Guerrino Parri, ha avuto l'onore, grazie alla preparazione di un repertorio sacro di grande qualità e alla preziosa collaborazione musicale con l'organista Lorenzo Antinori, di esibirsi in importanti chiese; tra le altre: la Basilica di San Pietro in Vaticano, la Basilica Inferiore di San Francesco in Assisi, la Basilica della Santa Casa di Loreto, la Basilica Cattedrale di Urbino e il Duomo di Orvieto. L’entusiasmo e il consenso unanime hanno spinto la corale ad organizzare rassegne corali nella chiesa di San Francesco in Mercatello sul Metauro, dove si sono esibite assieme ad essa corali nazionali di grande valore e spessore. 73 Lo studio di un repertorio che spazia tra vari generi musicali di epoche diverse ha consentito inoltre al Coro Polifonico Icense di partecipare alla stagione concertistica regionale I colori della Musica, alla Rassegna Corale Autunnale della città di Pergola, alla Rassegna Nazionale Cantar la Voce nella città di Urbania, alla Rassegna Canti di Natale di Serra San Quirico e di esibirsi con successo durante il festival estivo - Musica&Musica: tempi luoghi e culture a confronto - di cui è diventata una delle colonne portanti e durante la quale ha cantato anche con l’accompagnamento dell’Orchestra da Camera delle Marche diretta dal Maestro Antonio Cavuoto (2006) e dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini diretta dal Maestro Daniele Agiman (2008) e dal Maestro Lanfranco Marcelletti (2009). Oggi la corale vive con crescente entusiasmo la propria evoluzione artistica musicale, aperta a future importanti collaborazioni, come quella che la vedrà impegnata alla Corte Malatestiana di Fano per l’esecuzione del programma del Concerto di Mezz’Estate 2010 assieme all’Orchestra Sinfonica G. Rossini ed al Maestro Lanfranco Marcelletti. 74 Vernon Hartman Nato a Dallas, in Texas, si è diplomato in canto all'Academy of Vocal Arts di Philadelphia. Giovanissimo ha attirato l’attenzione vestendo i panni di Rigoletto e ottenendo la parte del Figaro mozartiano in una tournée del Western Opera Theater. Ha poi trascorso cinque anni con la New York City Opera, dove ha debuttato in Pagliacci, prima di arrivare al Metropolitan nel 1981 interpretando Il barbiere di Siviglia. Il debutto europeo è avvenuto con il Guglielmo del Cosí fan Tutte al Festival dei due mondi di Spoleto nel 1977. Per quasi due decenni Hartman ha lavorato al Metropolitan Opera di New York interpretando fra le altre opere liriche: Die Fledermaus, Le Nozze di Figaro, Faust, Pagliacci, Turandot, Romeo et Juliette, Manon Lescaut e Billy Budd. Si è esibito inoltre in tutto il Nord America ed in Europa, in Spagna, Austria, Norvegia e Germania. Da segnalare il ruolo di Fred Moore interpretato nella prima assoluta nell'opera di Anton Coppola, Sacco and Vanzetti. Ha lavorato inoltre come direttore artistico, produttore e consulente per oltre venti teatri in America ed Europa. Grazie all’esperienza accumulata, nell’anno 2006, fonda la Impresario Productions, una società di produzione indipendente. Si dedica con impegno all'insegnamento e conduce seminari e master classes negli Stati Uniti ed in Italia. Fra questi i corsi che dal 2009 organizza a Mercatello sul Metauro, per i quali ha curato anche le regie delle opere Suor Angelica, Falstaff e L’Elisir d’Amore. Amy Johnson Soprano, è una tra le cantanti americane più raffinate. Grazie a carisma, bellezza e versatilità vocale, è in grado di rappresentare un repertorio straordinario: da Salomè a Donna Anna in Don Giovanni, da Madama Butterfly ad Aida, dalla Contessa nelle Nozze di Figaro a Desdemona in Otello. Ha rappresentato questi e altri personaggi in tutto il mondo con compagnie quali la Vlaamse Opera di Anversa, la New York City Opera, la Toledo Opera, la Virginia Opera e la Piedmont Opera. Il definitivo riconoscimento internazionale del suo talento avvenne quando fu prescelta dalla compositrice di origine scozzese Thea Musgrave per creare il ruolo di Manuela nella prima mondiale di Simon Bolivar. Nella sua carriera, ha collaborato con i più grandi direttori e accompagnatori. Da ricordare nel 2006 la sua parte solistica nella Sinfonia n. 9 di Beethoven, eseguita alla Carnegie Hall in favore delle vittime del terremoto del Sud-Est asiatico con la New York Philharmonic Orchestra. Recentemente ha creato un progetto chiamato Twisted Sisters in cui scene di “pazzia” tratte da opere quali Mefistofele, Salomè e Lucia di Lammermoor, si intersecano con immagini tratte da film e proiettate in sala con l’accompagnamento dell’orchestra. Amy Johnson, oltre ad essere una cantante di successo, è anche insegnante di canto all’Università del Massachussets di Amherst. 75 Lanfranco Marcelletti Considerato gran surpresa dalla critica spagnola, direttore d’orchestra e pianista, è uno degli artisti brasiliani più conosciuti a livello internazionale, acclamato per le sue coinvolgenti esecuzioni nel repertorio orchestrale e operistico. Ha diretto molte orchestre tra cui: Orchestra Sinfonica del Brasile, Orchestra del Teatro Nazionale di Brasilia, Orchestra Sinfonica Nazionale del Cile, Orchestra Sinfonica di Xalapa, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Orchestra Sinfonica di Galicia, Haydn Chamber Orchestra di Londra e Orchestra del Festival Eleazar de Carvalho in Brasile. Il successo ottenuto al Glimmerglass Opera Festival nel 2000, dove ha iniziato la sua carriera operistica, lo ha portato a lavorare per altri importanti teatri; tra questi il Teatro Real di Madrid, il Teatro Calderón di Valladolid e la Commonwealth Opera in Massachusetts. Ha assistito il grande compositore Anton Coppola, nella prima dell’opera Sacco e Vanzetti 76 ed ha ideato, in collaborazione con l’attrice C. Bermejo, lo spettacolo per bambini www.mozart.deus, prodotto dal Teatro Calderon di Valladolid. Ha iniziato gli studi musicali in Brasile, al Conservatorio Pernambucano de Musica di Recife, la sua città natale, dove si è diplomato in pianoforte. Si è quindi trasferito in Europa, perfezionandosi nel suo strumento alla Music Akademie di Zurigo e alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna, dove ha studiato anche composizione. Ha infine ultimato gli studi di direzione d’orchestra alla Yale University. Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti: ha vinto i concorsi “Giovani Direttori”, promosso dall’Orchestra Sinfonica del Cile (1998) e, come pianista, “Giovani Solisti di Roma” (1988); è stato nominato “Giovane Direttore dell’Anno” dall’Associazione di Critici d’Arte di San Paolo del Brasile (1998); ha ricevuto della Yale University il Dean’s Prize (1996) e il Premio intitolato a Eleazar de Carvalho (1997), compositore e direttore d’orchestra brasiliano considerato sua guida e mentore. Ha ricevuto inoltre una menzione speciale rilasciata dall’Assemblea dello Stato di Pernambuco per la sua attività di promotore della musica classica. Direttore musicale della Cayuga Chamber Orchestra di Ithaca, è anche professore di direzione d’orchestra e direttore della University Orchestra all’Università del Massachusetts di Amherst. Invitato nel 2004 a Pesaro per dirigere Il Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival, vi ha diretto l’anno successivo anche la farsa Arrighetto di Carlo Coccia, e vi ricopre tuttora la carica di assistente del maestro e musicologo Alberto Zedda nella direzione della prestigiosa Accademia Rossiniana. Nel 2009 ha già diretto due concerti nell’ambito della stagione concertistica Musica&Musica, ottenendo un meritatissimo successo di pubblico e guadagnandosi una grande stima da parte degli organizzatori che hanno riconosciuto in lui la disponibilità e semplicità dei “Grandi”. Federico Mondelci Ottenuta la lode in sassofono al Conservatorio Rossini di Pesaro nel 1979, ha poi studiato canto, composizione e direzione d’orchestra, diplomandosi al Conservatorio Superiore di Bordeaux. Ha suonato come solista in tutto il mondo con le più importanti orchestre, tra le quali la Filarmonica della Scala con la direzione di Seiji Ozawa. Al Festival Mondiale del Sassofono ha rappresentato più volte l’Italia: in Germania, Giappone, Stati Uniti, Spagna e Italia. Dalla sua prima esibizione al Festival di San Pietroburgo collabora con la Moscow Chamber Orchestra con cui ha registrato i Tanghi di Astor Piazzola. Profondamente interessato alla musica contemporanea ha eseguito in prima a Manchester, Cyberbird per sassofono, pianoforte e orchestra di Takashi Yoshimatsu con la BBC Philarmonic Orchestra diretta da Martyn Brabbins, e i due concerti per sassofono e orchestra premiati al Concorso Internazionale di Composizione di Bologna con la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma. Ha inciso vari CD che comprendono, tra l’altro, l’opera completa per sassofono e pianoforte di Charles Louis Eugène Koechlin. Mondelci affianca a quella di solista un’importante attività di direttore d’orchestra con un repertorio che va dalla musica sinfonica, alla lirica, alla letteratura del Novecento. Ha diretto solisti quali Ilya Grubert, Michael Nyman, Kathryn Stott, Pavel Vernikov in Italia e Stati Uniti e diretto concerti in Germania, Francia, Portogallo, Russia. Tra le altre ha in attivo collaborazioni con l’Orchestra del Teatro Bellini di Catania, l’Orchestra Haydn di Bolzano, l'Orchestra Giovanile del Teatro Marinsky di S. Pietroburgo, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e l’Orchestra Sinfonica del Lazio, alla guida della quale è stato al nuovo Auditorium di Roma. Ha diretto produzioni operistiche di autori italiani del ’700 in festival internazionali come il St. Petersburg Music Festival (edizioni 2001 e 2002). Tra i prossimi impegni figurano concerti come direttore e solista con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la New Zealand Symphonic Orchestra, tours in Germania, Francia e Stati Uniti. È docente di sassofono al Conservatorio Rossini di Pesaro, direttore artistico dell’Ente Concerti di Pesaro e direttore della Italian Saxophone Orchestra, da lui stesso fondata nel 1985. 77 Italian Saxophone Orchestra Orchestra Sinfonica G. Rossini Composta da 12 sassofonisti diretti da Federico Mondelci, è un gruppo unico nel suo genere in Italia. Costituitasi nel 1985, ha tenuto concerti in tutta Italia riscuotendo entusiastici consensi. L'orchestra comprende nel suo organico tutti gli strumenti della famiglia dei sassofoni: il sopranino, il soprano, il contralto, il tenore, il baritono e il basso; la sua ricchezza timbrica ha sollevato l'interesse di molti compositori che per questo gli hanno dedicato loro musiche. La Saxophone Orchestra ha da poco effettuato un tour in Russia, dove ha tenuto importanti concerti nella città di San Pietroburgo in occasione del prestigioso Festival di Musica da Camera “Palazzi di San Pietroburgo”. Il repertorio spazia dalle trascrizioni classiche, alle composizioni originali del Novecento, ai brani contemporanei, al jazz. Principali autori: Gabrieli, Bach, Rossini, Beethoven, Catel, Borodin, Bizet, Joplin, Stravinsky, Milhaud, Mancini, Tesei, Cesa, Minciacchi, Nicolau, Rossé, Balliana, Gershwin, Rex, Poulenc, Weill, Bernstein, Matitia, Kinaston, Parker, Corea, Gillespie, Shorter, Comoglio. Di prossima uscita un CD con musiche originali per questa formazione per l’etichetta americana DELOS che comprende musiche di Steve Reich, Gyorgy Ligeti, Graham Fitkin e Philip Glass. É l'orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino ed è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 2005. Nata nel 2001 da una selezione coordinata dal Maestro Alberto Zedda, la formazione ha inizialmente partecipato al Rossini Opera Festival come Orchestra del Festival. In quest’ambito ha eseguito opere rossiniane (La Gazzetta - Il viaggio a Reims - L’equivoco stravagante - Il turco in Italia) e di altri autori (Un avvertimento ai gelosi, Pavesi - La poetessa idrofoba, Pacini - Gl’inganni della somiglianza, Generali - I tre mariti, Mosca Adelina, Generali - Il trionfo delle belle, Pavesi - Arrighetto, Coccia) oltre che accompagnato Concerti di bel canto e proposto Concerti d’archi. Dal 2004 il gruppo è divenuto un’associazione autonoma con l'intento di proseguire l’attività lirica e sinfonica anche in diverse sedi e contesti, tra i quali la Rassegna Lirica Torelliana di Fano. L'attività, in costante sviluppo, conta di circa settanta esecuzioni all'anno, su tutto il territorio nazionale e all’estero. In particolare la formazione è divenuta orchestra di riferimento per le produzioni concertistiche nelle città di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio), di Cagli (Teatro Comu- 78 nale), di Mercatello sul Metauro (stagione concertistica Musica&Musica) e di numerosi altri teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino. Negli ultimi anni si è esibita con successo in Corea del Sud, Malta e Turchia. Dal 2008 è parte fondamentale di Musica&Musica, dove è stata diretta dai maestri Daniele Agiman, Louis Salemno, James Caraher e Lanfranco Marcelletti. Nell’agosto 2010, oltre agli impegni che la vedranno protagonista della nostra stagione concertistica, sarà fra le orchestre principali del R.O.F. di Pesaro dove eseguirà le opere Demetrio e Polibio e Il viaggio a Reims, con le direzione di Corrado Rovaris e Andrea Battistoni, oltre al Concerto Pergolesi, celebrativo del compositore di Jesi e diretto da Trisdee Na Patalung. 79 Guerrino Parri La sua preparazione e sensibilità musicale si formano al conservatorio Rossini di Pesaro sotto la guida del Maestro Federico Mondelci, con cui studia Sassofono. L’interesse verso l’aspetto creativo e compositivo lo vedranno comporre e realizzare “musica per immagine” per vari ambiti creativi artistici e televisivi (Telemontecarlo e RAI), e collaborare con il compositore Lanfranco Perini. Fra le esperienze svolte si segnalano: quella del 1996, quando prepara e dirige il Piccolo Coro Pop (coro polifonico di bambini) con cui inciderà La vera storia di Babbo Natale (Lanfranco Perini Enzo Iacchetti) e con il quale sarà ospite a Canale 5; quella del 1997, quando arrangia, compone e realizza Culla Sonora (a cura di Maurizio Spaccazocchi), distribuito dalla Sony Music. Nel 1998 fonda Arte in Musica, progetto musicale volto a far scoprire la musica ai più giovani, e nel 2010 da vita ad Aria Italiana, organizzazione per la creazione e gestione di eventi musicali e culturali. Dal 2004 dirige con crescente successo il Coro Polifonico Icense e dal 2006 è direttore artistico, assieme a Gabriele Muccioli, della stagione concertistica Musica&Musica, da essi creata come valorizzazione del Museo di S. Francesco per la Pro-Loco Mercatellese, di cui è attualmente Presidente. 80 Professional Advantage Fondato da Vernon Hartman e Amy Johnson, che ne sono anche i direttori artistici, Professional Advantage offre un approccio unico tra i molti programmi estivi per cantanti americani. Professionisti di talento che desiderano fare un’esperienza diretta sui palcoscenici europei e approfondire la propria conoscenza della lingua italiana, hanno la possibilità, tramite un corso intensivo, di sperimentare sul campo, nella terra del bel canto e in luoghi dal forte richiamo storico-culturale, come funziona veramente il mondo del teatro lirico. Questo attraverso il contatto diretto con insegnanti e professionisti che vantano grande esperienza nei vari settori del mondo operistico e che possiedono un innato talento per la trasmissione delle loro conoscenze. I membri del corpo docente sono infatti scelti annualmente in base alle opere e scene che saranno rappresentate al termine del corso e ai bisogni specifici dei partecipanti, accuratamente selezionati e ritenuti particolarmente idonei alle parti a loro assegnate durante le audizioni preliminari svolte nell’inverno precedente in molte città degli Stati Uniti d’America. I prestigiosi insegnanti Master del corso 2010 sono il soprano Amy Johnson e il tenore Mark Thomsen. Ricatti Acustici Formatisi nel settembre 2005 come trio acustico si evolvono successivamente fino ad una formazione di 7 elementi. Musicisti provenienti dalle più svariate esperienze, dal punk alla musica classica, sono riusciti a creare un mix tra la musica tradizionale, soprattutto irlandese, e composizioni originali. Questo alternando arrangiamenti elaborati e semplicità, con un sound inconfondibile sia sulla strada che su palco. Tra le esperienze di maggior rilievo si segnalano tra le altre le partecipazioni al Ferrara Buskers Festival, al Festival Internazione di Musica ed Arte Celtica di Courmayeur e alla Festa Europea della Musica di Cervia. Nel 2009 il gruppo è risultato vincitore del concorso Sogno di una nota di mezza estate, all'interno del Diacetum Festival di Diacceto (Firenze). Opera, Opera Carolina, Tulsa Opera e Sarasota Opera. Inoltre ha diretto in concerti sinfonici le orchestre The Houston Symphony, The Madison Symphony, The Krakow Symphony e The Capetown Symphony. Originario di Philadelphia, iniziò la sua carriera come assistente musicale di Max Rudolf al Curtis Institute. Vincitore del Walter Damrosch Memorial Award per direttori d'orchestra potè perfezionare gli studi con Nadia Boulanger a Fontainebleau, Francia. Ha debuttato come conduttore all'età di soli 15 anni con la Symphony Harrisburg, quindi ha proseguito con la Pittsburgh Symphony Orchestra e Curtis Institute Orchestra. Salemno è stato inoltre direttore principale ospite del Serbian National Theater di Novi Sad, direttore artistico della Manitoba Opera di Winnipeg, direttore musicale della Portland Opera e direttore principale del Texas Opera Theater. Ha diretto inoltre alla Dallas Opera ed è stato assistente al Gran Teatro del Liceo di Barcellona e alla San Francisco Opera di Kurt Adler e alla Lyric Opera of Chicago di Bruno Bartoletti. È anche un validissimo pianista formatosi con Mieczyslaw Horszowski e esibitosi come solista con l'Orchestra di Philadelphia. Ha già alle spalle una partecipazione alla stagione concertistica Musica&Musica di Mercatello, dove nel 2009 ha diretto una suggestiva rappresentazione della Suor Angelica di Giacomo Puccini. Louis Salemno Louis Salemno ha diretto molte compagnie d'opera nord americane; tra queste: L'Opera de Montreal, Houston Grand Opera, New York City Opera, Opera Pacific, Florentine Opera of Milwaukee, Michigan Opera Theater, Vancouver Opera, Opera Company of Philadelphia, Baltimore Opera, Seattle Opera, New Orleans Opera, Opera Festival of New Jersey, Opera Omaha, Orlando Opera, Utah Opera, Madison 81 amici e sostenitori usica&Musica è promossa dal Museo di S. Francesco e volta a valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico, quello di Mercatello e del territorio circostante. Gli amici e i sostenitori del Museo in possesso della tessera annuale avranno pertanto diritto ad accedere gratuitamente alle serate in programma. Anche per questo La invitiamo ad entrare da subito a far parte del gruppo di persone che con un modesto impegno finanziario supportano il Museo e tutte le sue attività. M I titolari della tessera socio ordinario*, personale e non trasferibile, potranno: •visitare ogni volta che vorranno, gratuitamente, il Museo di San Francesco; •usare senza alcuna spesa l’audioguida del Museo per la visita dello stesso e del centro storico di Mercatello; •usufruire di uno sconto del 10% su tutte le pubblicazioni in vendita al bookshop; 82 •trovare pubblicato il proprio nome sul programma di sala di Musica&Musica e sul suo sito web; •avere la possibilità di scelgliere il proprio posto e prenotare biglietti aggiuntivi per i familiari o ospiti, con una settimana di anticipo rispetto al pubblico pagante. Gli enti, i privati o le attività commerciali che intendono diventare soci sostenitori*, otterranno: •quattro tessere non nominative (potranno essere cedute di volta in volta a dipendenti, amici, clienti, ospiti, ecc.) che daranno diritto alle stesse agevolazioni e benefici riservati ai soci ordinari. * La quota per i soci ordinari è di € 25,00. Per rinnovo tessere, giovani sotto i 26 anni, componenti Coro Polifonico Icense, Banda Musicale di Mercatello, possessori di UNPLIcard e soci Touring Club Italiano, € 20,00. * La quota per i soci sostenitori è di € 150,00. Soci ordinari Ball Colin, Australia Ball Susan, Australia Catuogno Ilda, Roma Cecchini Maria Grazia, Mercatello Contarelli Pierluigi, Urbania Ferri Dino, Urbania Guerra Laura, Mercatello Inokuchi Yoshifumi, Giappone Montagna Luciano, Urbania Parri Carmen, Mercatello Pistola Giovanni, Mercatello Ragnucci Gianfranco, Mercatello Spina Carmen, Mercatello Storti Livio, Roma Tacconi Rosetta, Roma Tintori Piero, Irlanda Tintori Pietro, Irlanda Tintori Sheela, Irlanda Soci sostenitori Agri Mercatello Soc. Coop. a.r.l. via Nazionale 1 - Mercatello sul Metauro Antares Mediterranea s.a.s. Via Giuseppe Scarabelli, 6 - Roma L’Arca di Noè, cartolibreria c.so Bencivenni 45 - Mercatello sul Metauro Arti Grafiche Stibu s.n.c. via Molino del Signore 15 - Urbania BCC Metauro piazza S. Francesco 5 - Mercatello sul Metauro Ca’ Betania, eco agriturismo loc. Ca’ Betania - Mercatello sul Metauro Costruzioni Meliffi e Guidi s.n.c. Via Michelangelo 83 - Urbania Ferri e Muccioli architetti via Raffaello Sanzio 18 - Urbania Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro via Passeri 72 - Pesaro Studio Commerciale Marchetti via del Seminario 3 - Mercatello sul Metauro Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione AGRI MERCATELLO società cooperativa a.r.l. via Nazionale, 1 - 61040 Mercatello sul Metauro - tel. 0722 816965 Gli organizzatori si riservano di apportare al programma eventuali variazioni imposte da ragioni tecniche o da cause di forza maggiore. I biglietti per i concerti a pagamento saranno acquistabili presso la sede della ProLoco Mercatellese, piazza Garibaldi, o il Museo di San Francesco, piazza San Francesco, a partire dal 30 luglio. I possessori della tessera amici e sostenitori del Museo di San Francesco, che hanno diritto ad accesso gratuito, potranno confermare la loro presenza e scegliere il posto desiderato a partire dal 24 Luglio. informazioni e prenotazioni: ProLoco Mercatellese, tel. 0722 89819 - 345 5626403 www.proloco-mercatello.it [email protected]