Mercatello sul Metauro
24 luglio – 12 agosto 2010
25 giugno 2005 - Riapertura Chiesa e Museo di S. Francesco
Testi, grafica e impaginazione, Gabriele Muccioli
Referenze fotografiche:
Marco Marcucci, p. 2; Gabriele Muccioli, immagini di copertina, p. 6, p. 8, p. 10, pp. 12-13, p. 47, p. 72, p. 74, p. 80,
pp. 82-83; Anne M. Peterson per Virginia Opera, p. 24, pp. 26-27, p. 29, p. 30, pp. 32-33, p. 36-37, p. 38, p. 39, p. 40,
pp. 41-42, p. 44; Federico Tamburini, ritratti R. Molinelli e Orchestra Rossini, p. 52, p. 79; Marco Muccioli, p. 61; Matteo
Dini, p. 63; Curzi Domenico, p. 69; John Elbers per Coronado Theatre, p. 75; Rossini Opera Festival, p. 76; Luigi Angelucci, p. 77, p. 78; Giulia Gioacchini e Emilio Grazzi, p. 81.
L’editore resta a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche non identificate.
Stampa Arti Grafiche Stibu
inque anni or sono venivano
restituiti ai mercatellesi e al
mondo, dopo lunghi anni di
appassionanti studi, analisi, saggi, scoperte, progetti, dibattiti, consolidamenti
e restauri, la Chiesa ed il Museo di San
Francesco.
Il profondo rinnovamento, pur se evidenziato in minima parte anche dall’aspetto architettonico e distributivo
dell’edificio, si è fin da subito manifestato nel desiderio comune di voler ridonare vitalità all’intero ex-complesso
francescano; di riportarlo al centro della
vita religiosa, civile e culturale della cittadina e dell’intera vallata.
Comune di Mercatello sul Metauro,
Parrocchia Santa Veronica Giuliani e Pro
Loco Mercatellese si sono mossi di concerto a tal fine riuscendo a mantenere
sempre viva l’attenzione sul complesso
monumentale, divenuto faro e punto di
partenza per la scoperta del centro storico che lo ospita, dei suoi monumenti,
le sue strade, le sue piazze; ma anche
del paesaggio circostante e delle sue
genti, della loro civiltà e tradizioni.
Si è finalmente capito che il recupero
di un monumento non deve fermarsi
all’aspetto statico ed estetico ma è solo
il primo piccolo passo verso la riabilitazione funzionale dello stesso, operazione
ben più lunga ed impegnativa e ancora
lungi dall’essere raggiunta.
C
Nel breve tempo trascorso passi notevoli si sono fatti: ridonando dignità al
giardino posto alla base dell’abside
della chiesa; accogliendo una importante donazione di reperti archeologici
attratta dalla rappresentatività della
sede museale; collaborando con prestiti
a prestigiose mostre di respiro internazionale; costituendo assieme alle città di
Urbania ed Urbino la rete museale
Museo del Metauro; ospitando installazioni d’arte contemporanea e mostre
temporanee; aderendo a numerose iniziative promozionali regionali e nazionali;
incentivando e stampando pubblicazioni librarie; costruendo un proprio sito
web arricchito da una visita virtuale; realizzando audioguide, cartine e opuscolidivulgativi in più lingue; curando, infine,
la manifestazione Musica&Musica, cresciuta a braccetto con il Museo e del
quale vuol essere un completamento,
favorendo la frequentazione abituale
della sede e la percezione sempre
nuova e stimolante degli spazi e delle
opere d’arte contenutevi.
Festeggiamo questi primi successi con
una nuova coinvolgente stagione concertistica, e con essi l’imminente avvio
dell’impegnativo progetto di ampliamento e adeguamento funzionale del
Museo. Progetto che proprio in questi ultimi giorni ha ottenuto riconoscimento e
finanziamento dalla Comunità Europea.
Gabriele Muccioli
(delegato al Museo di San Francesco)
manifestazione ideata e promossa dal
Museo di San Francesco in Mercatello
con il sostegno e il supporto di:
Associazione Pro Loco Mercatellese
Comune di Mercatello sul Metauro
Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro
sotto il patrocinio della
Provincia di Pesaro e Urbino
in collaborazione con:
Coro Polifonico Icense Mercatello
Parrocchia Santa Veronica Giuliani Mercatello
con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro
Direzione artistica, Gabriele Muccioli - Guerrino Parri
PRESENTAZIONI
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Alceo Serafini Presidente, Comunità Montana Alto e Medio Metauro
Giovanni Pistola Sindaco, Comune di Mercatello sul Metauro
Gabriele Muccioli Delegato alla Cultura, Pro Loco Mercatellese
indice
IL PROGRAMMA
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GRAN GALÀ DELLA LIRICA: estratti dai capolavori di Mozart,
Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini, Boito e Rossini. Cantanti del
programma lirico The Professional Advantage - Orchestra
Sinfonica G. Rossini - L. Salemno direttore.
L’ELISIR D’AMORE: melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani. Cantanti del programma lirico The Professional Advantage - Orchestra
Sinfonica G. Rossini - J. Caraher direttore - V. Hartman regista.
SAXOFONO D’AUTORE: un strumento per Gershwin, Molinelli,
Nyman, Corea, Joplin, Piazzolla e altri. Italian Saxophone Orchestra - F. Mondelci direttore e solista.
VIBRAZIONI INFINITE: Il respiro di Mozart nelle grandi serenate per archi ottocentesche - Dvořák e Čajkovskij. Orchestra Sinfonica Rossini - L. Marcelletti direttore.
UN PENTAGRAMMA DI STELLE: conquistare un castello con
strumenti, musiche e ballate irlandesi. Ricatti Acustici
CONCERTO DI MEZZ'ESTATE: Rossini, Borodin, Elgar e la
“Quinta Sinfonia” di Beethoven per i 5 anni del Museo. Orchestra Sinfonica G. Rossini – Coro Polifonico Icense diretto
da G. Parri - L. Marcelletti direttore.
GLI ARTISTI
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James Caraher, Coro Polifonico Icense
Vernon Hartman, Amy Johnson
Lanfranco Marcelletti, Federico Mondelci
Italian Saxophone Orchestra, Orchestra Sinfonica G. Rossini
Guerrino Parri, Professional Advantage
Ricatti Acustici, Louis Salemno
AMICI E SOSTENITORI
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Soci ordinari e sostenitori
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presentazioni
Musica&Musica 2008 - D. Agiman si prepara a dirigere un concerto nella Chiesa di S. Francesco
ur avendo assunto, soltanto da
qualche mese, la Presidenza
della Comunità Montana Alto e
Medio Metauro, ho già avuto modo di
apprezzare la grande vivacità culturale
che caratterizza l’intero territorio. Visitando i Comuni con l’occhio dell’Amministratore pubblico, attento a cogliere
ogni loro specificità, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal loro stato di conservazione, dalla loro organizzazione
urbanistica, dalla cura prestata nella ristrutturazione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico.
Con Alfiero Marchetti, col quale condivido questa mia esperienza, ho visitato
Mercatello che già sapevo insignito da
anni del marchio turistico ambientale del
Touring Club “Bandiera Arancione”. Il
centro storico particolarmente suggestivo, i tanti importanti palazzi, le numerose e maestose Chiese, mi hanno subito
fatto pensare all’importanza che questo
paese ha avuto nei secoli, dai tempi lontanissimi della Massa Trabaria fino ai
giorni nostri. La laboriosità e l’orgoglio
della sua gente hanno permesso di recuperarlo quasi integralmente pur in un periodo di scarse risorse; consentitemi di
dire però che l’assoluta condivisione e
unità di intenti delle Amministrazioni comunali del territorio ha contribuito non
poco al raggiungimento di questi risultati. Risultati che trovano importanti riscontri nell’intera vallata fino ad arrivare
alla città di Urbino, centro culturale nevralgico, fiore all’occhiello del nostro
comprensorio.
Il complesso monumentale di San
Francesco mi ha però colpito particolarmente, con la sua bellezza, la sua sobrietà e col silenzio che sembrava
avvolgerlo.
P
Durante la visita, mi è stato presentato
un libretto, degno di manifestazioni di
grande rilievo, relativo all’edizione 2009
di Musica&Musica. Letteralmente, mi si è
aperto il cuore, tale e tanta era in me la
voglia di suggerire di riempire con la musica e con gli eventi quello splendido
contenitore.
So che la rassegna, nata dal nulla cinque anni or sono, è il frutto della passione
che anima l’Associazione Pro Loco, il Comune ed i due Direttori artistici con i quali
mi complimento veramente e che avrò
modo di incontrare durante la manifestazione.
La Comunità Montana, deputata a
collaborare con le realtà locali per qualificare al meglio il territorio da un punto
di vista culturale e turistico, apprezza
particolarmente questo genere di iniziative e cercherà sempre di supportarle. Le
ristrettezze economiche ci impongono rigore, ma continueremo comunque a
fare la nostra parte.
Il ricco cartellone, che snodandosi su
circa tre settimane, offre agli appassionati sei spettacoli importanti e di grande
richiamo, è una ulteriore dimostrazione
della vivacità culturale e della capacità
organizzativa che hanno anche le realtà
più piccole. È un segno di vitalità e di
speranza, certamente particolarmente
apprezzato.
Mi sento quindi in dovere di complimentarmi con gli organizzatori, che con
poche risorse e grande competenza riescono a creare un prodotto ormai a
pieno titolo tra gli eventi culturali più importanti della Provincia.
Serafini Alceo
(Presidente Comunità Montana
Alto e Medio Metauro)
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Musica&Musica 2006 - John Cabot Chamber Orchestra diretta da L. Dottore
ancora vivo in noi il ricordo della
serata conclusiva dell’ultima edizione di Musica&Musica che già il
sipario si riapre. Ripercorrendo col pensiero l’edizione 2009, ritorna alla memoria
un crescendo di successi, culminati nel
Concerto di Mezz’estate, quando, in simbiosi straordinaria, l’Orchestra Sinfonica
G. Rossini di Pesaro diretta dal bravissimo
maestro brasiliano Lanfranco Marcelletti
ed il Coro Polifonico Icense diretto da
Guerrino Parri, ci hanno fatto trascorrere
una serata indimenticabile.
Il notevole successo di pubblico che
ha caratterizzato l’intera manifestazione
riteniamo sia la dimostrazione che la rassegna è ormai diventata un evento di
grande richiamo nel panorama culturale
provinciale. Quella sera, di mezza estate,
la Chiesa di S. Francesco gremita in ogni
ordine di posti, con persone all’esterno
impossibilitate ad entrare pur trattandosi
di un concerto a pagamento, è stata la
dimostrazione che si è colto nel segno.
Pur operando facendo riferimento ad un
pubblico di nicchia, la soddisfazione più
grande è stata quella di vedere un
grande coinvolgimento supportato dalla
voglia di esserci e di godere della buona
musica e del bel canto.
I tanti eventi in cui si snoda la rassegna,
hanno ormai anche un qualificato pubblico di riferimento proveniente da tutta
la provincia che apprezza particolarmente lo sforzo economico ed organizzativo che, grazie all’attivismo di tanti, il
paese riesce a fare. Nonostante i tempi
che corrono, con l’aiuto di tanti Enti Istituzionali ai quali quest’anno si è aggiunta
la Fondazione della Cassa di Risparmio
di Pesaro e di privati particolarmente
sensibili, le risorse disponibili consentono
di gestire tutto con relativa tranquillità.
Dallo scorso anno Mercatello ospita un
corso per cantanti lirici promosso dalla
scuola americana “The Professional Advantage” che contribuisce con due
eventi al cartellone della manifestazione. La prima esperienza è stata suggestiva e coinvolgente ed il paese ha
vissuto con entusiasmo la presenza per
circa un mese di tanti giovani promettenti e di docenti.
È
L’intero centro storico si è trasformato
in un suggestivo palcoscenico e lungo le
vie del paese si rincorrevano le melodie
provenienti dalle finestre di Palazzo Gasparini e dalle case private che ospitavano i ragazzi. Di giorno, per ore e ore
quelle voci a volte dolci altre possenti,
facevano da corollario alle splendide
giornate di sole che caratterizzano i mesi
estivi. Il silenzio delle ore “morte” era rotto
sempre dalla presenza di quelle arie che
conferivano armonia e qualità alla vita
di paese. Di giorno il canto e il suono del
pianoforte, di sera i concerti; tutto per il
piacere dello spirito!
Nel mese di luglio rivivremo quell’esperienza e tutti attendono con simpatia e
gratitudine il ritorno.
Gli scenari del centro storico saranno
arricchiti anche quest’anno dalla suggestiva cornice di Castello della Pieve che
la notte di San Lorenzo, offrirà un concerto di musiche irlandesi ai piedi della
torre medievale.
Nel corso di questi anni, abbiamo scoperto ed imparato ad apprezzare tanti
angoli all’apparenza anonimi rivelatisi invece suggestivi, dove si sono ambientati
concerti ed eventi. Pur frutto della fantasia e della competenza degli organizzatori, non è un caso che in seguito alla
riapertura di San Francesco e del suo
Museo si sia imparato ad apprezzare le
bellezze un tempo non considerate del
nostro splendido centro storico.
Si dimostra così che l’arte della musica
non è solo fine a se stessa ma contribuisce in modo determinante a valorizzare
tutto ciò che attraversa. In un ambiente
incontaminato come il nostro, è musica il
canto degli uccelli, è musica il fruscio
delle foglie, è musica l’avvicendarsi delle
stagioni, è musica la vita stessa in tutte le
sue forme.
Grazie a coloro che ci hanno insegnato a godere di quella musica più raffinata che accompagna da secoli la
nostra stessa vita e che è diventata immortale grazie alla sua straordinaria bellezza.
Giovanni Pistola
(Sindaco del Comune di Mercatello)
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Musica&Musica 2006 - prove per il concerto nel Monastero delle Clarisse Cappuccine
uest’anno Musica&Musica approda alla sua quinta edizione
e vi arriva di slancio, sull’onda
del successo conquistato nelle prime
stagioni; rinvigorita dalla fiducia confermatagli o guadagnatasi presso enti, istituzioni, ditte e semplici cittadini che
hanno condiviso con essa i suoi primi
passi o iniziano solo ora ad appogiarne
l’ambizioso progetto.
Un traguardo non da poco per un festival periferico che potrebbe essere
visto come una manifestazione di nicchia, rivolta a pochi appassionati e lontana dalla sensibilità dei cittadini e dei
turisti dell’Alto Metauro. Questo però per
chi non conosce la curiosità ed il bagaglio culturale che gli abitanti della valle
hanno ereditato dai propri avi. Caratteristiche che, assieme alla natura, all’arte
ed alla storia, trasudano da ogni pietra
faticosamente assemblata in semplici
muretti a secco o in edifici monumentali.
Ecco perchè un crescente numero di
visitatori da ogni parte del Mondo sceglie la nostra terra, dove negli straordinari palcoscenici “improvvisati” da
Musica&Musica e nei suggestivi spettacoli rappresentativi, trova ricche sorgenti
di questa linfa metaurense da condividere e assaporare con le sempre più
consapevoli popolazioni della valle.
La formula “famigliare” e “conviviale”,
ma mai priva di qualità, che ha caratterizzato ogni appuntamento trascorso,
unita alla maestria degli esecutori, al
coinvolgimento di associazioni e istituzioni musicali locali, all’attenta scelta di
cartelloni, programmi, scalette e palcoscenici, ha saputo attrarre un pubblico
variegato che è via via aumentato nel
tempo fino a palesare “piacevoli” problemi di capienza.
Per questo consigliamo di diventare
soci del Museo di San Francesco, riservandosi così un posto gratuito a tutti i
concerti per cui è previsto un biglietto.
A chi intendesse seguire solo alcuni spettacoli è comunque suggerito di prenotare con anticipo gli appuntamenti che
si terranno nella Chiesa di San Francesco e per i quali potrebbero non risultare
sufficienti i posti a disposizione.
Q
La stagione che Musica&Musica presenta per il 2010 è infatti eccezionale e
evidenzia una crescita dal punto di vista
organizzativo, quantitativo e qualitativo
delle proposte: ben sei, tutte concentrate tra fine luglio e metà agosto. Un
cartellone ricchissimo e serrato al quale
si aggiungono almeno altri tre spettacoli
ideati e prodotti per il festival mercatellese e che verranno riproposti in importanti palcoscenici provinciali; dalle vette
più maestose dell’Appennino alle dorate spiagge dell’Adriatico (la suggestiva Abbazia benedettina di Lamoli, il
prestigioso Teatro Comunale di Cagli e
la regale Corte Malatestiana di Fano).
L’apertura della manifestazione, così
come lo scorso anno, sarà affidata alle
performance dei partecipanti al corso
per cantanti lirici promosso dalla statunitense The Professional Advantage.
L’esperienza vissuta nel luglio 2009,
bella e arricchente, verrà ripetuta e produrrà lo spettacolo inaugurale del festival: un Gran Galà della Lirica che vedrà
gli studenti esibirsi nelle più celebri arie e
scene del repertorio operistico. Questo
con il supporto e l’accompagnamento
dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, formazione di rilievo divenuta per il suo valore, la sua professionalità e disponibilità,
riferimento fondamentale ed insostituibile per Musica&Musica.
Gli stessi cantanti e musicisti regaleranno poi al pubblico l’esecuzione di
una delle più conosciute e amate opere
comiche: L’Elisir d’amore di Gaetano
Donizetti, che saprà inebriarci con i suoi
temi deliziosi e donarci un tenero sorriso
anche grazie alla spumeggiante regia
del poliedrico Vernon Hartman.
La serie dei concerti strumentali verrà
invece avviata da un’esibizione fuori
dagli schemi più tradizionali. Una scaletta particolarmente attraente eseguita da una formazione inusuale e
sorprendente formata interamente da
saxofoni. La Italian Saxophone Orchestra spazierà fra generi e autori differenti
supportando il virtuosismo del celebre
solista Federico Mondelci, che sarà
anche il prestigioso e autorevole direttore dell’orchestra stessa.
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Gabriele Muccioli
(delegato Cultura Pro Loco Mercatellese)
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Musica&Musica 2007 - G. Sabbatini dirige l’Orchestra da Camera delle Marche
La settimana conclusiva sarà dominata dall’energia e carisma del maestro
brasiliano Lanfranco Marcelletti, divenuto da tempo grande amico del festival mercatellese, per il quale, dopo
l’entusiastico successo riscosso nella
scorsa stagione, si riproporrà nella veste
di direttore di due imperdibili concerti.
Il primo sarà riservato agli archi dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini e vedrà in
programma, accompagnati dalle puntuali e illuminanti introduzioni del direttore, due caposaldi della composizione
per tale affascinante compagine: le celeberrime serenate di Antonin Dvořák e
Pëtr Il'ič Čajkovskij.
Il secondo, celebrativo del primo lustro
raggiunto dalla manifestazione musicale
promossa dal Museo di San Francesco,
vedrà impegnata l’intera compagine
orchestrale pesarese e l’ormai lanciatissimo Coro Polifonico Icense di Mercatello in un programma notevolissimo,
ricco di momenti leggiadri, pomposi,
ammalianti, idilliaci e gloriosi, che si imprimeranno indelebilmente nei ricordi
dei fortunati presenti. Rossini, Borodin,
Elgar e la titanica Quinta Sinfonia di Beethoven, sono forse quanto di meglio ci si
possa attendere ed augurare per una
indimenticabile serata di Mezz’Estate.
Fra i due concerti sinfonici assegnati
alla prestigiosa architettura della Chiesa
di San Francesco si ripeterà l’esperienza
extraurbana nel borgo medievale di
Castello della Pieve, arroccato sulle alture mercatellesi e dominato dalla snella
torre medievale. Nella magica notte di
San Lorenzo, sperando in un tempo più
clemente dell’anno passato, dopo la
tradizionale camminata che da Mercatello porta al castello sotto una pioggia
di stelle, si potranno ammirare le scie luminose che solcano il cielo lasciandosi
cullare e trascinare dai ritmi e ballate irlandesi che il gruppo dei Ricatti Acustici
proporrà a quanti vorranno partecipare
o più semplicemente solo assistere.
Ancora tante gocce di musica in un
mare di arte. Buon divertimento.
il programma
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sabato 24 luglio
ore 21,15 Piazza San Francesco
GRAN GALÀ DELLA LIRICA: estratti dai capolavori di Mozart, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini, Boito e Rossini.
Wolfgang A. Mozart (1756-1791)
Idomeneo (1781)
Le nozze di Figaro (1786)
Don Giovanni (1787)
Così fan tutte (1790)
Gioachino Rossini (1792-1868)
L'Italiana in Algeri (1813)
Semiramide (1823)
Vincenzo Bellini (1801-1835)
Norma (1831)
Gaetano Donizetti (1797-1848)
Anna Bolena (1830)
Lucia di Lammermoor (1835)
La Favorita (1840)
Rita (1841)
Don Pasquale (1843)
Giuseppe Verdi (1813-1901)
Il trovatore (1853)
Arrigo Boito (1842-1918)
Mefistofele (1875)
Giacomo Puccini (1858-1924)
La bohème (1896)
Madama Butterfly (1904)
Interpreti..........Marie-Claire Fafard-Blais,
Susanne Feld, Rachel Hanauer, Erin Moll,
Natasha Novitskaia, Kristen Seikaly,
Annie Elizabeth Thompson, Julia Moorman, Sylvia Sharp, Marisan Corsino, Bor
Liang Lin, Marco Varela, Joseph Beckwith, John Hummel, Russell Hoke, Lori
Milbier, Matthew Bertuzzi ..........................
direttore .................... Louis
Salemno
Orchestra Sinfonica G. Rossini .....................................................................
Produzione in collaborazione con The Professional Advantage
oddisfatta della proficua esperienza del 2009, la scuola statunitense The Professional Advantage
torna a proporre uno dei suoi master per
cantanti lirici a Mercatello. Qui allievi e
docenti trascorreranno nel centralissimo
Palazzo Gasparini il mese di luglio, miscelando vocalizzi e canti alle grida che
nello stesso periodo animeranno le vie e
le piazze circostanti - invase dall’allegra
e spensierata vivacità regalata alle antiche pietre della cittadina dalla festosa
S
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baldoria collettiva del Palio del Somaro
- oltre che ai tradizionali inni e preghiere
che accompagneranno fedeli e pellegrini nel loro omaggio ai 350 anni dalla
nascita della Santa concittadina, Veronica Giuliani, e ai cori che sosterranno
davanti agli schermi televisivi le squadre
di calcio nelle fasi finali del Campionato
del Mondo in Sudafrica.
Si creerà in definitiva una commistione
bizzarra e accattivante fra “sacro e profano”, “colto e popolare”, “ricco e po-
vero”, dove differenze e barriere aleatorie saranno spazzate via dalla simpatica
bravura degli americani e dall’apertura
ospitale dei mercatellesi, sottolineando
con forza lo spirito che è linfa della nostra manifestazione musicale.
L’Opera Lirica, protagonista del concerto-saggio offerto al pubblico, meglio
di ogni altra cosa palesa la sostanziale
inesistenza di questi confini che per tutti
noi fluttuano secondo lo stato d’animo,
il momento, il contorno e mille altri fattori
che a volte ci fanno preferire un tuffo in
un bollente ballo di gruppo a un rilassante ascolto di una dolce aria, o viceversa. Il melodramma è, infatti, uno
spettacolo teatrale serio, buffo, tragico,
farsesco; fatto di scenografie e costumi
alla cui azione scenica e recitazione
sono abbinati il canto, la danza e la musica. Insomma una delle forme d’arte
più complete, complesse e costose ma,
allo stesso tempo, più popolari.
La serata vuol donare ai presenti uno
spaccato di questo mondo attraverso
l’esecuzione di alcuni celeberrimi estratti
da capolavori assoluti del genere, composti in tempi diversi e per gusti diversi
dai massimi autori del passato. Ascolteremo, senza alcun ordine stabilito, numeri musicali fatti di momenti d'assieme
e assoli, scritti per registri vocali differenti
e che svarieranno tra climi e atmosfere
diversificate commovendo o regalando
un sorriso agli spettatori.
Tralasciando la parte relativa agli albori del genere e alla prima pomposa
retorica del barocco, il nostro itinerario
salperà dalla seconda metà del secolo
XVIII, dal compositore per antonomasia:
Wolfgang Amadeus Mozart. Egli contribuì in maniera determinante alla riforma
dell’Opera Lirica e al suo avvicinamento
ad un pubblico più popolare, pennellando musica perfettamente aderente
a trama, situazioni e personaggi. Questo, più che nell’Idomeneo Re di Creta,
opera seria su cui sono comunque già
presenti elementi di maggiore libertà formale, è ben evidente nella celebre e
inarrivabile trilogia italiana, composta su
libretti di Lorenzo Da Ponte: Le Nozze di
Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte.
W.A. Mozart
G. Rossini
V. Bellini
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G. Donizetti
G. Verdi
A. Boito
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G. Puccinit
Tutte e tre le opere sono ben rappresentate nel programma e costituiranno
una sorta di introduzione allo spirito mozartiano, innovatore, fuori dagli schemi
e capace, grazie al suo genio, di proporre situazioni e personaggi al tempo
osteggiati e censurati. Ecco allora che il
Conte delle Nozze viene ridicolizzato dai
suoi stessi servi nel vano tentativo di rimanere ancorato a privilegi ormai arcaici come quello dello ius primae
noctis; Don Giovanni, nobile libertino impenitente, ateo e irriverente fino a scherzare con le ombre dell'aldilà e sfidare il
giudizio divino, è abbassato a livello di
quel popolo che continuamente cerca
di giocare; gli aitanti innamorati del Così
fan tutte, vengono illuminati sulla crudeltà dei rapporti fra i sessi e sull’insensata pretesa di dominio maschile.
Gioacchino Rossini, nato solo tre mesi
dopo la scomparsa di Mozart e maturato nella sua lezione, seppe imprimere
all’Opera Lirica uno stile destinato a far
epoca nella prima metà dell’Ottocento.
Musicò decine di libretti senza limite di
genere; dalle farse alle commedie, dalle
tragedie alle opere serie e semiserie,
anche se viene ricordato soprattutto per
aver portato a perfezione l'esperienza
dell'opera buffa, abbandonando la
commedia realistica in favore di una comicità assoluta, con punte di moderno
surrealismo. Esempio illuminante ne è
L’Italiana in Algeri, ancor oggi una delle
opere del pesarese più rappresentate e
amate nel mondo, e per la quale Stendhal coniò la definizione «follia organizzata». Di tutt’altro genere Semiramide,
ultima e gigantesca opera seria scritta
per un teatro italiano da Rossini, e della
quale nel 2009 abbiamo proposto una
splendida aria con coro durante il concerto di Mezz’Estate.
Svanita la vena creativa rossiniana,
uno dei pochi operisti in grado di proporre un nuovo stile personale, basato
su una maggiore aderenza della musica
al dramma e sul primato del canto
espressivo - lirico - rispetto al canto fiorito, fu Vincenzo Bellini. Dotato di una
prodigiosa vena melodica, dedicò la
sua breve vita a cesellare melodie ma-
giche, della più limpida bellezza, come
la sua opera più popolare delle dieci
composte: Norma. In essa l’orchestra è
relegata al mero accompagnamento
della voce, elevata per il soprano a uno
dei ruoli più impervi, fin dalla sua celebre
e temibile cavatina, Casta Diva.
Cammino parallelo e inizialmente rivaleggiante con quello del catanese Bellini fu quello di Gaetano Donizetti, che
allungò però la sua carriera fino a comporre di tutta fretta ben sessantanove
opere. Egli seppe dare una sterzata più
decisa verso il romanticismo, carico di
contrasti drammatici e di esplicite incursioni nel realismo. Primo suo successo nel
genere fu Anna Bolena, tappa fondamentale per guadagnare un ampio
margine di autonomia rispetto alla tradizione rossiniana e pervenire così a modi
e soluzioni drammaturgiche sempre più
personali. A questa seguirono Lucia di
Lammermoor, capolavoro assoluto e più
famoso fra le rappresentazioni serie donizettiane, e La fovorite, opera scritta per
il teatro dell’Opéra di Parigi.
Donizetti non fu da meno nemmeno
nel campo comico (a lui e al suo Elisir
d’Amore quest’anno è riservato lo spazio teatrale di Musica&Musica) come
evidenziano gli ascolti di due altre sue
opere parigine: Rita, deliziosa, brillante e
freschissima farsa per soli tre personaggi
eseguita postuma, e Don Pasquale, melodramma comico della maturità composto in undici giorni e che esprime tutto
il senso dell’umorismo del bergamasco.
Sulla scia di Bellini e Donizetti, ma con
una maggiore attenzione alla rappresentazione della realtà storica italiana e
una più organica visione drammaturgica, si colloca la figura di Giuseppe
Verdi, compositore che avremo occasione di analizzare meglio l’anno prossimo in occasione delle celebrazioni del
centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale. Personaggio fra quelli
che meglio identificano l’Opera Lirica
italiana nel mondo, Verdi si affrancò con
fatica dall’ingombrante peso dei suoi
predecessori e vi riuscì in particolare grazie alla trilogia popolare - Rigoletto, Trovatore, Traviata - da cui ci godremo un
assaggio dell’opera centrale, melodramma che nel 1864 venne scelta per
inaugurare il nuovo Teatro Bramante di
Urbania. Dramma di grande originalità,
Il Trovatore si struttura su una vicenda povera di avvenimenti ma pregna di pagine ricche di patetismo e suggestioni.
Librettista delle ultime grandi opere
verdiane - ricordiamo il Falstaff rappresentato nel 2009 a Musica&Musica - il
poeta Arrigo Boito è stato anche un
compositore musicale, conosciuto soprattutto per il suo grandioso dramma
Mefistofele, che sul modello wagneriano
condensava l'intero Faust scritto da
Goethe. Ridotta e rivista la prima deludente partitura del 1868, la successiva
versione ottenne un successo internazionale che mantiene tutt’oggi un discreto
numero di rappresentazioni.
L’influenza di Wagner fu fondamentale anche nella formazione della figura
di punta del mondo operistico italiano a
cavallo fra Ottocento e Novecento:
Giacomo Puccini. Questi si orientò caparbiamente verso drammaturgie distanti dalle tendenze dominanti, verista
e dannunziana, ricercando ogni volta
soluzioni originali, come quella elaborata per l’inusuale Trittico, dal quale
nella scorsa stagione The Professional
Advantage ci ha proposto Suor Angelica. Dedito in maniera quasi esclusiva
alla musica teatrale, il compositore lucchese scrisse sempre pensando al suo
pubblico, curando personalmente gli allestimenti e seguendo le sue dodici maniacali opere in giro per il mondo. Tra le
più note sono certamente le due presentate questa sera: La bohème, ambientata nel favoloso mondo degli
spiantati artisti parigini e delle loro mansarde, e Madama Butterfly, lacrimevole
tragedia giapponese che ha per protagonista una giovane sedotta e abbandonata che finirà suicida.
In definitiva uno spettacolo traboccante di spunti di riflessione e di approfondimento da vivere semplicemente
come una splendida vacanza regalataci dal genio dei compositori e dalla fatica, impegno, passione e bravura dei
giovani esecutori.
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venerdì 30 luglio
ore 21,15 giardino di Palazzo Donati
L’ELISIR D’AMORE: melodramma giocoso in due atti di
Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani
Musica: Gaetano Donizetti (1797-1848)
Libretto: Felice Romani (1788-1865) da Le Philtre di Eugène Scribe (1791–1861)
Prima rappresentazione: Milano, Teatro della Canobbiana, 12 Maggio 1832
Personaggi
Adina ........................................(soprano)
ricca e capricciosa fittaiuola...................
Nemorino ....................................(tenore)
coltivatore ingenuo, innamorato di Adina
Belcore.....................................(baritono)
sergente di guarnigione nel villaggio .....
Dottor Dulcamara............(basso buffo)
medico ambulante ..................................
Giannetta.................................(soprano)
villanella......................................................
un notaio, villani e villanelle, servitori, soldati del reggimento, .................................
Interpreti..........Marie-Claire Fafard-Blais,
Susanne Feld, Rachel Hanauer, Erin Moll,
Natasha Novitskaia, Kristen Seikaly,
Annie Elizabeth Thompson, Julia Moorman, Sylvia Sharp, Marisan Corsino, Bor
Liang Lin, Marco Varela, Joseph Beckwith, John Hummel, Russell Hoke, Lori
Milbier, Matthew Bertuzzi ..........................
direttore ................. James
regia ....................
Caraher
Vernon Hartman
Orchestra Sinfonica G. Rossini .....................................................................
Produzione in collaborazione con The Professional Advantage
opo il coraggioso e impegnativo debutto della scorsa stagione nell’affascinante mondo
dell’Opera Lirica, il connubio fra la stagione concertistica Musica & Musica e
la statunitense The Professional Advantage si rinnova, rafforzato e arricchito
dall’esperienza maturata e dal riscontro
ottenuto dalla prima esperienza. Si è deciso di proporre uno dei caposaldi del
melodramma italiano, l’Elisir d’amore,
D
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particolarmente adatto al pubblico che
da anni ci segue ed alle possibilità tecniche ed organizzative di un festival che,
pur crescendo, rimane privo delle macchine e attrezzature sceniche proprie di
ogni teatro. L’opera prescelta è certamente il più conosciuto fra i tanti capolavori di Gaetano Donizetti, e sembra
scritto appositamente per l’ambientazione che il centralissimo Giardino di Palazzo Donati offre.
Gaetano Donizetti
Il luogo è, così come lo è stato nel
2009 il Giardino dei Fiori di S. Francesco
per la pucciniana Suor Angelica, un palcoscenico con le scene dell’opera già
montate e che attende solamente musicisti e cantanti per dar vita ad uno
spettacolo incantato. Uno spettacolo
che, nello spirito della manifestazione,
valorizza e promuove angoli sconosciuti
ai più e, attraverso questi, tutta l’Alta
Valle del Metauro.
L’Elisir d’amore è sicuramente una
delle opere più amate del repertorio lirico e uno degli spettacoli più presenti
nei cartelloni teatrali. L’opera, pur non
tralasciando elementi patetici (la sua romanza più nota, Una furtiva lagrima, è
tra i brani più cantati dai tenori), ha un
gusto leggero di operetta e rientra a
pieno titolo nella tradizione dell'opera
comica ottocentesca, della quale ne è
uno degli esempi più alti. Alcuni lo definirono il “Barbiere di Donizetti”, anche
se, come vedremo meglio in seguito, fu
proprio il suo spirito innovatore ed il suo
tentativo di distacco dal modello rossiniano a determinarne la fortuna.
L’opera venne in tutta fretta commissionata dall’impresario Alessandro Lanari per il Teatro della Canobbiana di
Milano, a causa dell’improvviso forfait di
un compositore che avrebbe dovuto
fornirne un’altra. Donizetti, abituato a
comporre con notevole celerità, ebbe
a disposizione una quindicina di giorni
per comporla, sette dei quali servirono
al più celebre librettista dell’epoca, Felice Romani, per tradurre e adattare il
testo suggerito dal Lanari: Le Philtre,
scritto l’anno precedente per le scene
parigine da Eugène Scribe e musicato
da Daniel Auber.
La prima, nonostante la compagnia di
canto non eccelsa, ebbe un immediato
ed unanime successo che portò l’Elisir a
trentadue repliche consecutive. Questo
in una città che fino allora aveva spesso
trattato Donizetti con una certa diffidenza vista anche la compresenza e assoluto predominio sulle scene cittadine
delle opere rossiniane (nella sola stagione 1824-25 le opere del pesarese in
cartellone erano state addirittura sei).
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Frieda Hempel e Enrico Caruso nell’Elisir d’anore, Metropolitan Opera (1916)
Il mutamento generale di gusto e stile
del linguaggio melodrammatico stava
però mettendo in crisi il genere comico,
sin quasi a far scomparire una tradizione
gloriosa che aveva toccato l’apice, in
tempi recenti, con Rossini. L’autorevole
e ingombrante modello rossiniano garantiva ancora il successo ma appariva
sempre più inadatto ad incarnare le esigenze dell'arte romantica: realismo,
commozione, immedesimazione nella
vicenda. Soggetti questi particolarmente congeniali a Donizetti e con i
quali l’autore aveva già suscitato l’entusiasmo del pubblico milanese con Anna
Bolena nel 1830.
Il passaggio ai drammi tragici e a fosche tinte, nei quali irrompe con forza
l’elemento passionale, richiedeva la
massima coerenza nello sviluppo psicologico dei personaggi; incompatibile
con la sostanziale indifferenza emotiva
del tradizionale teatro comico. L’opera
buffa, con la stereotipia dei suoi caratteri e delle sue situazioni, parve di colpo
obsoleta e antirealistica, e per questo
condannata all’oblio. L'Elisir d'amore è
un primo, importantissimo passo per il superamento del problema. Questo attraverso le sue scene schiette, affettuose,
spontanee, innocenti e ingenue che introducono nell'opera buffa una carica
affettuosa e malinconica, nostalgica e
onirica, di tipica impronta romantica.
Dopo la prima si scrisse: «Lo stile musicale di questo spartito è vivo, brillante,
del vero genere buffo. Il passaggio dal
buffo al serio si scorge eseguito con una
graduazione sorprendente, e l’affettuoso è trattato con quella musicale
passione, ond’è famoso l’autore dell’Anna Bolena». La sapiente miscela tra
buffo e lirico, tra divertimento e sentimento è ancor oggi l’elemento che fa
amare al pubblico questo lavoro, pregno di quella felicità melodica che accompagna motivi piacevoli e ben fa
risaltare la vena ironica del compositore
bergamasco, bilanciata da un sentimento di malinconia penetrante.
Donizetti trova dunque nell’Elisir una
propria elaborazione dello stile comico,
poi perfezionata con Don Pasquale.
I personaggi della tradizione antica e
obsoleta, che solo il prestigio di Rossini
aveva potuto tenere gloriosamente in
vita fino al primo ventennio dell’Ottocento, vengono ora ad acquisire uno
spessore sentimentale autentico, una
maggiore identità e umanità. Sul piano
musicale questo è attuato attraverso
l’individuazione di una tipologia melodica che evidenzia i tratti di ciascuno
dei personaggi del melodramma.
Le figure dei due protagonisti innamorati sono moderne, complesse, lontane
dalle maschere inamovibili della commedia dell’arte. Nemorino, il contadino
credulone, non è solo un ingenuo sempliciotto che crede nel potere degli elisir
d’amore: è un uomo che matura fino
ad esprimere il suo amore con un’aria
toccante e tutt’altro che buffa. Egli, che
più di ogni altro nell’opera sviluppa la tematica del sentimento, è privo delle agilità e degli ornamenti rossiniani e si
muove prevalentemente nel registro
centrale. Anche la condotta melodica
di Adina, che è molto più della solita damina capricciosa dell’opera buffa,
corre parallela alla sua evoluzione psicologica: dall’iniziale ragazza capricciosa
e volubile sottolineata da una linea di
canto ricca di fioriture, alla cantabilità
malinconica della donna nell’aria finale.
Personaggi ancora agganciati alla
tradizione del teatro buffo sono invece
le due voci maschili prettamente comiche: Belcore, il soldato sbruffone, è annunciato da rulli di tamburo e si esprime
per metafore militaresche su accompagnamenti marziali, con toni maestosi e
ritmi puntati; Dulcamara, il ciarlatano, si
dichiara con un sillabato veloce gonfio
di consonanti, sulla linea melodica o comunque tematica declinata dall’orchestra. Donizetti infine riservò particolare
attenzione anche al coro, fondamentale nella definizione dell’ambiente rustico-villereccio, e che arriva a ricoprire
un ruolo protagonistico nell’opera.
Ora non ci resta che immergersi in
questa storia senza tempo, magari giocando a identificare i protagonisti con
persone e fatti reali a noi più vicini per
scoprirne la modernità ed immortalità.
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Soggetto
ATTO I
Un breve preludio musicale introduce
ad una scena vista e rivista anche nelle
nostre belle campagne dell’Alto Metauro. Durante la mietitura, i contadini si
concedono un momento di riposo dalla
calura estiva. Adina, padroncina ricca
e capricciosa, legge in disparte la storia
di Tristano e Isotta. Nemorino, un contadino povero e impacciato di lei infelicemente innamorato, la osserva e riflette
sull’incapacità di conquistarla. Adina
narrando di come Tristano, tramite un filtro magico, riuscì a far innamorare di se
Isotta, innesca nella mente di Nemorino
l’idea di procurarsi una ricetta simile per
conquistare l’amata.
Arriva Belcore, impettito e intraprendente sergente di guarnigione in cerca
di acquartieramento per il suo drappello. Egli cerca immediatamente di sedurre Adina fino a proporle di sposarlo.
Questa, lusingata e divertita, si lascia
corteggiare con civetteria, ma non ha
fretta di accogliere le sue richieste.
Preoccupato e rimasto solo con
Adina, Nemorino manifesta i propri sentimenti, ma ella lo rifiuta cercando di fargli capire quanto l’amore fedele poco
si addica al suo cuore e consigliandolo
di recarsi al capezzale dello zio gravemente malato.
Annunciato da una tromba, giunge il
dottor Dulcamara, un abile ciarlatano
con pretese di taumaturgo, che con parole tronfie propone agli abitanti del villaggio il suo farmaco miracoloso: un elisir
capace di porre rimedio a tutti i mali, fisici e psichici.
Affascinato dalla sapienza dell’imbonitore, Nemorino si fa avanti e gli chiede
se possieda «lo stupendo elisir che desta
amore» utilizzato da Tristano. Il ciarlatano
intuisce quanto sia sprovveduto Nemorino e gli rifila una bottiglia di vino Bordeaux al prezzo di uno zecchino; tutto ciò
che Nemorino possiede. Secondo le indicazioni però l’elisir farà effetto solo
dopo ventiquattro ore: giusto il tempo
necessario a Dulcamara per allontanarsi
dal villaggio.
22
Felice Romani
Nemorino, fiducioso del potente elisir,
comincia a berne grandi sorsi; diventando presto euforico e sicuro di sé,
tanto da manifestare indifferenza e superiorità nei confronti di Adina. Irritata e
ferita nella vanità, ella avanza propositi
di vendetta che trovano sfogo nella rinnovata proposta di matrimonio avanzata dal fanfarone Belcore. Per ripicca
acconsente così alla proposta del sergente di sposarsi dopo sei giorni senza
però incrinare la sicurezza che il vino e
le istruzioni del dottore hanno dato a Nemorino. Ma un ordine improvviso obbliga sergente e guarnigione a partire la
mattina seguente e fa proporre a Belcore di anticipare le nozze alla giornata
stessa. Nemorino, che non può contare
fino all’indomani sull’effetto dell’elisir
perde ogni certezza e prega Adina di
aspettare almeno un giorno.
La situazione creatasi fra i due spasimanti è interrotta da Adina che invita
tutti a festeggiare con un banchetto le
nozze, mentre i presenti si fanno gioco di
Nemorino prendendolo per matto.
ATTO II
Durante i festeggiamenti per le nozze
imminenti Dulcamara e Adina improvvisano una scenetta cantando una barcarola a due voci. All’arrivo del notaio
per stendere il contratto nuziale Adina,
non vedendo Nemorino e volendo vendicarsi di lui, manifesta la sua intenzione
a rimandare di qualche ora la firma, a
quando anch’egli sarà presente.
Nemorino spiega a Dulcamara di
dover accelerare l’effetto dell’elisir e, ricevuto il suggerimento di acquistare
un’altra bottiglia del liquore, si dispera
per l’impossibilità di farlo a causa della
totale mancanza di denaro.
Venuto a conoscenza delle difficoltà
economiche del rivale, Belcore, anche
per allontanare lo scomodo concorrente, lo invita a risolverle arruolandosi
nella guarnigione. Nemorino, abbagliato dal guadagno immediato di venti
scudi, accetta e corre subito col denaro
ricevuto dal dottore affinché un’altra
dose di elisir possa anticipare l’effetto a
prima della sua partenza con la truppa.
Mentre lui scola la seconda bottiglia
di elisir, Giannetta, una delle contadine,
va in giro confidando segretamente alle
compagne che lo zio malato di Nemorino è morto lasciandogli una ricca eredità. Improvvisamente tutte le ragazze
del paese circondano di attenzioni Nemorino cercando di ottenerne il favore.
L’ingenuo contadino pensa che l’elisir
inizi finalmente a fare effetto; lo stesso
Dulcamara resta perplesso. Egli è infatti
all’oscuro dell’eredità così come Adina,
che per questo guarda con sospetto e
gelosia le attenzioni delle giovani verso
Nemorino, svelando i suoi veri sentimenti
verso il ragazzo.
Dulcamara, che comincia a credere
alla forza prodigiosa del suo elisir, le racconta di averlo venduto a Nemorino e
di come egli per acquistarlo abbia rinunciato alla sua libertà. Adina prova rimorso e teme di perdere chi veramente
l’ama. Per riconquistarlo però non ha
nessun bisogno dell’elisir offertogli dal
dottore essendo ben consapevole della
forza dei suoi occhi, del suo sorriso e
delle sue carezze.
Il dottor Dulcamara
Nemorino si è accorto che mentre le
ragazze lo corteggiavano una lagrima è
spuntata sugli occhi di Adina; e questo
lo convince di essere corrisposto.
Adina, riacquistato il contratto di arruolamento, lo dona a Nemorino invitandolo a rimanere. Nemorino, certo che
l’elisir abbia svolto il suo compito, si
aspetta una dichiarazione d’amore
che però non arriva. È troppo perché
egli non esploda: le rende il contratto e
conferma eroicamente di voler aggiungersi alla guarnigione per morir soldato.
Adina a questo punto capisce che è il
momento di gettare la maschera. Gioia
inesprimibile in entrambi gli amanti e
scorno di Belcore, che comunque in un
altro paese è certo di trovare qualche
altra ragazza da corteggiare.
Trionfo finale per Dulcamara che attribuisce al suo elisir oltre al merito di aver
reso irresistibile Nemorino anche quello
di averlo fatto diventare il più ricco del
villaggio. Nessuno allora può più dubitare degli effetti del suo taumaturgico
elisir ed esimersi dal comprarlo.
23
Cavatina
Libretto
ATTO PRIMO
[Scena prima]
All’ombra di un grande albero riposano
Giannetta, i mietitori e le mietitrici. Adina
siede in disparte leggendo. Nemorino l'osserva da lontano.
Coro d’introduzione
Giannetta, Mietitori
Bel conforto al mietitore,
quando il sol più ferve e bolle,
sotto un faggio, appiè di un colle
riposarsi e respirar!
Del meriggio il vivo ardore
Tempran l'ombre e il rio corrente;
ma d'amor la vampa ardente
ombra o rio non può temprar.
Fortunato il mietitore
che da lui si può guardar!
Cavatina
Nemorino (osservando Adina)
Quanto è bella, quanto è cara!
Più la vedo, e più mi piace ...
ma in quel cor non son capace
lieve affetto ad inspirar.
Essa legge, studia, impara ...
non vi ha cosa ad essa ignota ...
Io son sempre un idiota,
io non so che sospirar.
Quanto è cara, quanto è bella! ah!
Chi la mente mi rischiara?
Chi m'insegna a farmi amar?
Quanto è bella, quanto è cara!
Scena
Adina
È la storia di Tristano,
è una cronaca d'amor.
Giannetta e Mietitori
Leggi, leggi.
Nemorino
(A lei pian piano
vo' accostarmi, entrar fra lor.)
24
Nemorino, Giannetta, Mietitori
Elisir di sì perfetta, ecc.
Leggi, leggi, leggi!
Adina (legge)
«Appena ei bevve un sorso
del magico vasello
che tosto il cor rubello
d'Isotta intenerì.
Cambiata in un istante,
quella beltà crudele
fu di Tristano amante,
visse a Tristan fedele;
e quel primiero sorso
per sempre ei benedì.»
Giannetta, Nemorino, Mietitori
Elisir di sì perfetta, ecc.
Tutti
Ne sapessi la ricetta, ecc.
Giannetta, Mietitori
Del meriggio il vivo ardor, ecc.
Giannetta, mietitori
Di che ridi? Fanne a parte
di tua lepida lettura.
Elisir di sì perfetta,
di sì rara qualità,
ne sapessi la ricetta,
conoscessi chi ti fa!
Elisir di sì perfetta, ecc.
Quanto è bella, quanto è cara! ecc.
Adina (ridendo)
Benedette queste carte!
È bizzarra l'avventura.
Adina (legge)
«Della crudele Isotta
il bel Tristano ardea,
né fil di speme avea
di possederla un dì.
Quando si trasse al piede
di saggio incantatore,
che in un vasel gli diede
certo elisir d'amore,
per cui la bella Isotta
da lui più non fuggì.»
[Scena seconda]
Giunge Belcore con i suoi soldati.
Cavatina
Belcore
Come Paride vezzoso
porse il pomo alla più bella,
mia diletta villanella,
io ti porgo questi fior.
Ma di lui più glorioso,
più di lui felice io sono,
poiché in premio del mio dono
ne riporto il tuo bel cor.
Adina (alle donne)
(È modesto il signorino!)
Giannetta
(Sì davvero.)
Adina
(Che modesto!)
Nemorino
(Oh! mio dispetto!)
Belcore
Veggo chiaro in quel visino
ch'io fo breccia nel tuo petto.
Non è cosa sorprendente;
son galante, son sergente;
non v'ha bella che resista
alla vista d'un cimiero;
cede a Marte iddio guerriero,
fin la madre dell'amor.
Adina
(È modesto!)
Giannetta
(Sì, davvero!)
Nemorino
(Essa ride ... Oh, mio dolor!)
Belcore
Or se m'ami, com'io t'amo,
che più tardi a render l'armi?
Idol mio, capitoliamo:
in qual dì vuoi tu sposarmi?
Adina
Signorino, io non ho fretta:
un tantin pensar ci vo'.
Nemorino
(Me infelice, s'ella accetta!
Disperato io morirò.)
Belcore
Capitoliamo, capitoliamo.
Rendi l'armi, idol mio.
Adina
Non ho fretta, non ho fretta:
un tantin pensar ci vo'.
Belcore
Più tempo invan non perdere:
volano i giorni e l'ore:
in guerra ed in amore
è fallo l'indugiar.
Al vincitore arrenditi;
da me non puoi scappar, no, no.
Adina
Vedete di quest'uomini,
vedete un po' la boria!
Già cantano vittoria
innanzi di pugnar.
Non è, non è sì facile
Adina a conquistar, no, no.
Nemorino
(Un po' del suo coraggio
amor mi desse almeno!
Direi siccome io peno,
pietà potrei trovar.)
(Un po’ del tuo coraggio, ecc.
Ma sono troppo timido,
ma non poss'io parlar.)
Belcore
Su, su, capitoliamo:
a che tardi a render l’armi?
Su, su, bell’idol mio,
perchè tardiamo a render l’armi?
Al vincitore arrenditi, ecc.
Adina
Signor, io non ho fretta:
ci vo' pensare un po’.
Vedete di quest’uomini, ecc.
Giannetta
(Davver saria da ridere
se Adina ci cascasse;
davver saria da ridere,
che tutti vendicasse
codesto militar!
Sì sì; ma è volpe vecchia,
e a lei non si può far,
no, no, davver, non si può far.)
Mietitori
(Davver saria da ridere
se Adina ci cascasse,
davver saria da ridere.
Sì sì; ma è volpe vecchia,
e a lei non si può far.)
Recitativo
Belcore
Intanto, o mia ragazza,
occuperò la piazza.
Alcuni istanti concedi
a' miei guerrieri
al coperto posar.
25
Adina
Ben volentieri.
Mi chiamo fortunata
di potervi offerir una bottiglia.
Belcore
Obbligato.
(Io son già della famiglia.)
Adina (ai mietitori)
Voi ripigliar potete
gl'interrotti lavori.
Il sol declina.
Mietitori
Andiam, andiamo.
[Scena terza]
Nemorino e Adina sono rimasti soli.
Scena
Nemorino
Una parola, o Adina.
Adina
L'usata seccatura! I soliti sospir!
Faresti meglio
a recarti in città presso tuo zio,
che si dice malato e gravemente.
Nemorino
Il suo mal non è niente appresso al mio.
Partirmi non poss'io ...
Mille volte il tentai ...
Adina
Ma s'egli more, e lascia erede un altro? ...
Nemorino
E che m'importa? ...
Adina
Morrai di fame, e senza appoggio alcuno.
Nemorino
O di fame o d'amor ...
per me è tutt'uno.
Adina
Odimi. Tu sei buono,
modesto sei, né al par di quel sergente
ti credi certo d'ispirarmi affetto;
così ti parlo schietto,
e ti dico che invano amor tu speri:
che capricciosa io sono,
e non v'ha brama
che in me tosto non muoia
appena è desta.
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Duetto
Adina
Chiedi all'aura lusinghiera
perché vola senza posa
or sul giglio, or sulla rosa,
or sul prato, or sul ruscel:
ti dirà che è in lei natura
l'esser mobile e infedel.
Nemorino
Dunque io deggio?...
Adina
All'amor mio
rinunziar, fuggir da me.
Nemorino
Cara Adina! ... Non poss'io.
Adina
Tu nol puoi? Perché?
Perché? Perché?
Nemorino
Perché! Perché!
Chiedi al rio perché gemente
dalla balza ov'ebbe vita
corre al mar, che a sé l'invita,
e nel mar sen va a morir:
ti dirà che lo strascina
un poter che non sa dir.
Adina
Dunque vuoi? ...
Nemorino
Morir com'esso,
ma morir seguendo te.
Nemorino
Oh, Adina!... e perché mai?...
Adina
Ama altrove: è a te concesso.
Adina
Bella richiesta!
Nemorino
Ah! possibile non è.
Adina
Morir per me? morir per me?
Per guarir da tal pazzia,
ché è pazzia l'amor costante,
dèi seguir l'usanza mia,
ogni dì cambiar d'amante.
Nemorino
Col cangiarsi qual tu fai,
può cangiarsi ogn'altro amor.
Ma non può, non può giammai
il primero uscir dal cor.
Adina
Sì, sì, sì. Rido e godo,
in tal guisa ho sciolto il cor.
Nemorino
No, no, no. Non può uscir dal cor.
Adina
Per guarir da tal pazzia,
ché è pazzia l'amor costante,
dèi seguir l'usanza mia,
ogni dì cambiar d'amante.
Come chiodo scaccia chiodo,
così amor discaccia amor.
In tal guisa io rido e godo,
in tal guisa ho sciolto il cor.
Nemorino
Ah! te sola io vedo, io sento
giorno e notte e in ogni oggetto:
d'obbliarti in vano io tento,
il tuo viso ho sculto in petto ...
col cangiarsi qual tu fai,
può cangiarsi ogn'altro amor.
Ma non può, non può giammai
il primero uscir dal cor.
Adina
Sì, sì, sì. Rido e godo,
in tal guisa ho sciolto il cor.
Nemorino
No, no, no. Non può uscir dal cor.
Adina
Dunque vuoi?
Nemorino
Morir seguendo te.
Adina
Ama altrove.
Nemorino
No.
Adina
T’è concesso.
Nemorino
No, vo’ morir con te.
[Scena quarta]
Partiti Nemorino e Adina, odesi un suono di
tromba. La curiosità attira donne e uomini.
Coro
Donne
Che vuol dire codesta sonata?
Uomini
La gran nuova venite a vedere.
In carrozza dorata
è arrivato un signor forestiere.
Se vedeste che nobil sembiante!
Che vestito! Che treno brillante!
Certo, certo egli è un gran personaggio ...
Un barone, un marchese in viaggio ...
Tutti
Certo, certo egli è un gran personaggio ...
Un barone, un marchese in viaggio ...
Qualche grande che corre la posta ...
Forse un prence ... fors'anche di più.
Osservate ... si avvanza ... si accosta:
giù i berretti, i cappelli giù giù.
[Scena quinta]
Arriva su di un carro il Dottore Dulcamara
con in mano carte e bottiglie. Contadini e
contadine lo circondano e ascoltano rapiti le
sue parole.
Cavatina
Dulcamara
Udite, udite, o rustici
attenti non fiatate.
Io già suppongo e immagino
che al par di me sappiate
ch'io sono quel gran medico,
dottore enciclopedico
chiamato Dulcamara,
la cui virtù preclara
e i portenti infiniti
son noti in tutto il mondo ... e in altri siti.
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Benefattor degli uomini,
riparator dei mali,
in pochi giorni io sgombero
io spazzo gli spedali,
e la salute a vendere
per tutto il mondo io vo.
Compratela, compratela,
per poco io ve la do.
È questo l'odontalgico
mirabile liquore,
dei topi e delle cimici
possente distruttore,
i cui certificati
autentici, bollati
toccar vedere e leggere
a ciaschedun farò.
Per questo mio specifico,
simpatico mirifico,
un uom, settuagenario
e valetudinario,
nonno di dieci bamboli
ancora diventò.
Per questo Tocca e sana
in breve settimana
più d'un afflitto giovine
di piangere cessò.
O voi, matrone rigide,
ringiovanir bramate?
Le vostre rughe incomode
con esso cancellate.
Volete voi, donzelle,
ben liscia aver la pelle?
Voi, giovani galanti,
per sempre avere amanti?
Comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
Ei move i paralitici,
spedisce gli apopletici,
gli asmatici, gli asfitici,
gl'isterici, i diabetici,
guarisce timpanitidi,
e scrofole e rachitidi,
e fino il mal di fegato,
che in moda diventò.
Comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
L'ho portato per la posta
da lontano mille miglia
mi direte: quanto costa?
quanto vale la bottiglia?
Cento scudi?
... Trenta? ... Venti?
No ... nessuno si sgomenti.
Per provarvi il mio contento
di sì amico accoglimento,
io vi voglio, o buona gente,
uno scudo regalar.
28
Contadini
Uno scudo! Veramente?
Più brav'uom non si può dar.
Dulcamara
Ecco qua: così stupendo,
sì balsamico elisire
tutta Europa sa ch'io vendo
niente men di dieci lire:
ma siccome è pur palese
ch'io son nato nel paese,
per tre lire a voi lo cedo,
sol tre lire a voi richiedo.
Così chiaro è come il sole,
che a ciascuno, che lo vuole,
uno scudo bello e netto
in saccoccia io faccio entrar.
Contadini
È verissimo: porgete.
Oh! il brav'uom, dottor, che siete!
Dulcamara
Eccolo.
Tre lire.
Avanti. Avanti.
Contadini
Noi ci abbiam del vostro arrivo
lungamente a ricordar.
Dulcamara
Ah! di patria il dolce affetto
gran miracoli può far.
[Scena sesta]
I contadine e le contadine partono lasciando Nemorino solo con Dulcamara.
Recitativo
Nemorino
(Ardir. Ha forse il cielo
mandato espressamente per mio bene
quest'uom miracoloso nel villaggio.
Della scienza sua voglio far saggio.)
Dottore ...
perdonate ...
È ver che possediate
segreti portentosi? ...
Dulcamara
Sorprendenti.
La mia saccoccia è di Pandora il vaso.
Nemorino
Avreste voi ... per caso ...
la bevanda amorosa
della regina Isotta?
Dulcamara
Ah! ... Che? ...
Che cosa?
Duetto
Nemorino
Voglio dire ... lo stupendo
elisir che desta amore ...
Dulcamara
Ah! sì sì, capisco, intendo.
Io ne son distillatore.
Nemorino
E fia vero.
Dulcamara
Se ne fa
gran consumo in questa età.
Nemorino
Oh, fortuna! ...
e ne vendete?
Dulcamara
Ogni giorno a tutto il mondo.
Nemorino
E qual prezzo ne volete?
Dulcamara
È la somma che ci va.
Nemorino
Ah! prendetelo, dottore.
Dulcamara (Cava una bottiglia)
Ecco il magico liquore.
Nemorino
Obbligato, ah sì, obbligato!
Son felice, son rinato.
Elisir di tal bontà!
Benedetto chi ti fa!
Dulcamara
(Nel paese che ho girato
più d'un gonzo ho ritrovato,
ma un eguale in verità
non si trova, non si dà.)
Nemorino
Ehi! ... dottore ... un momentino ...
In qual modo usar si puote?
Dulcamara
Poco ... assai ...
Nemorino
Poco?
Dulcamara
Con riguardo, pian, pianino
la bottiglia un po' si scote ...
Poi si stura ... ma, si bada
che il vapor non se ne vada.
Dulcamara
... cioè ... secondo ...
Nemorino
Ben ...
Nemorino
Un zecchin ...null'altro ho qua ...
Dulcamara
Quindi al labbro lo avvicini ...
29
Nemorino
Ben ...
Dulcamara
Giovinotto! Ehi, ehi!
Dulcamara
... e lo bevi a centellini ...
Nemorino
Signore?
Nemorino
Ben ...
Dulcamara
Sovra ciò ... silenzio ... sai?
Oggidì spacciar l'amore
è un affar geloso assai:
impacciar se ne potria
un tantin l'autorità.
Dulcamara
... e l'effetto sorprendente
non ne tardi a conseguir.
Nemorino
Sul momento?
Dulcamara
A dire il vero,
necessario è un giorno intero.
(Tanto tempo è sufficiente
per cavarmela e fuggir.)
Nemorino
E il sapore? ...
Dulcamara
Eccellente.
Nemorino
Eccellente?
Dulcamara
Eccellente!
(È bordò, non elisir)
Nemorino
Obbligato, ah sì, obbligato!
Son felice, son rinato.
Elisir di tal bontà!
Benedetto chi ti fa!
Dulcamara
(Nel paese che ho girato
più d'un gonzo ho ritrovato,
ma un eguale in verità
non si trova, non si dà.)
30
Dunque, silenzio.
Nemorino
Ve ne do la fede mia:
nanche un'anima il saprà.
Dulcamara
Va, mortale fortunato;
un tesoro io t'ho donato:
tutto il sesso femminino
te doman sospirerà.
Nemorino
Ah! dottor, vi do parola
ch'io berrò per una sola:
né per altra, e sia pur bella,
né una stilla avanzerà.
Dulcamara
(Ma doman di buon mattino
ben lontan sarò di qua.)
Nemorino
(Veramente amica stella
ha costui condotto qua.)
[Scena settima]
Partito Dulcamara Nemorino rimane solo.
Recitativo
Nemorino
Caro elisir! Sei mio!
Sì tutto mio ... Com'esser dêe possente
la tua virtù se, non bevuto ancora,
di tanta gioia già mi colmi il petto!
Ma perché mai l'effetto
non ne poss'io vedere
prima che un giorno intier
non sia trascorso?
Bevasi.
Oh, buono! Oh, caro!
Un altro sorso.
Oh, qual di vena in vena
dolce calor mi scorre! ...
Ah! forse anch'essa ...
Forse la fiamma stessa
incomincia a sentir ...
Certo la sente...
Me l'annunzia la gioia e l'appetito
Che in me si risvegliò tutto in un tratto.
Lallarallara, la, la, la, la.
[Scena ottava]
Entra Adina che vede Nemorino allegro.
Scena
Adina
(Chi è quel matto?
Traveggo, o è Nemorino?
Così allegro! E perché?)
Nemorino
La, la, la
Diamine! È dessa ...
(Ma no ... non ci appressiam.
De' miei sospiri
non si stanchi per or.
Tant'è ... domani
adorar mi dovrà quel cor spietato.)
Adina
(Non mi guarda neppur!
Com'è cambiato!)
Nemorino
Lallarallara, la, la, la, la, la.
Adina
(Non so se è finta o vera
la sua giocondità.)
Nemorino
Lallarallara, la.
(Finora amor non sente.)
Lallarallara, la.
Adina
(Vuol far l'indifferente.)
Nemorino
(Finora amor non sente.)
Adina (ride)
Duetto
Nemorino
(Esulti pur la barbara
per poco alle mie pene:
domani avranno termine,
domani mi amerà.)
Adina
(Spezzar vorria lo stolido,
gettar le sue catene,
ma gravi più del solito
pesar le sentirà,
lo stolito, pesar le sentirà.)
Nemorino
(Esulti pur, perfida!
domani m’amerà, la perfida!
Esulti pur la barbara, ecc.)
Lallarallara, la, la, la, la.
Adina
Bravissimo!
La lezion ti giova.
Nemorino
È ver: la metto in opera
così per una prova.
Adina
Dunque, il soffrir primiero?
Nemorino
Dimenticarlo io spero.
Adina
Dunque, l'antico foco? ...
Nemorino
Si estinguerà fra poco.
Ancora un giorno solo,
e il core guarirà.
Adina
Davver? Me ne consolo ...
Ma pure ... si vedrà.
Nemorino
Un giorno solo.
Adina
Si vedrà, si vedrà.
Nemorino
(Esulti pur la barbara, ecc.)
Adina
(Spezzar vorria lo stolido, ecc.)
31
[Scena nona]
Entra Belcore e si unisce alla discussione di
Nemorino ed Adina.
Terzetto
Belcore (cantando)
Tran, tran, tran, tran,
tran, tran, tran, tran, tran.
In guerra ed in amore
l'assedio annoia e stanca.
Adina
(A tempo vien Belcore.)
Belcore
Coraggio non mi manca
in guerra ed in amor.
Nemorino
(È qua quel seccator.)
Belcore
... in guerra ed in amor.
tran, tran, tran, tran.
Adina
Ebben, gentil sergente
la piazza vi è piaciuta?
Belcore
Difesa è bravamente
e invano ell'è battuta.
Adina
E non vi dice il core
che presto cederà?
Belcore
Ah! lo volesse amore!
Adina
Vedrete che vorrà.
Belcore
Quando?
Sarìa possibile!
Nemorino
(A mio dispetto io tremo.)
Belcore
Favella, o mio bell'angelo;
quando ci sposeremo?
Adina
Prestissimo.
Nemorino
(Che sento!)
Belcore
Ma quando?
Adina (guardando Nemorino)
Fra sei dì.
32
Belcore
Oh, gioia! Son contento:
Fra sei dì?
Nemorino (ridendo)
Ah! Ah!
Va ben, va ben cosi.
Belcore
(Che cosa trova a ridere
cotesto scimunito?
Or or lo piglio a scopole
se non va via di qua.)
Nemorino
Ah! Ah! Va ben.
Belcore
(Or or lo piglio a scopole ...)
Nemorino (ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah!
Belcore
(se non va via di qua.)
(Che cosa trova a ridere
cotesto scimunito?
Or or lo piglio a scopole
se non va via di qua.)
Adina
(E può si lieto ed ilare
sentir che mi marito!
Non posso più nascondere
la rabbia che mi fa.)
Nemorino
(Gradasso! Ei già s'imagina
toccar il ciel col dito:
ma tesa è già la trappola,
doman se ne avvedrà.)
[Scena decima]
Irrompono Giannetta colle contadine, indi
i soldati di Belcore.
Scena
Giannetta
Signor sergente, signor sergente,
di voi richiede la vostra gente.
Belcore
Son qua! Che è stato?
Perché tal fretta?
Soldati
Son due minuti che una staffetta
non so qual ordine per voi recò.
Belcore (leggendo)
Il capitano ...
Ah! Ah! va bene.
Su, camerati: partir conviene.
Belcore (ad Adina)
Carina, udisti? Domani addio!
Contadine
Partir! Doman! Combinazione!
Belcore
Almeno, almen ricordati
dell'amor mio.
Soldati
Partir! Combinazione! Combinazione!
Nemorino
(Si sì, domani ne udrai la nova.)
Adina
Di mia costanza ti darò prova:
la mia promessa rammenterò.
Nemorino
Doman! Ah! Ah!
Contadine, soldati
Partire! ... E quando?
Belcore
Cara!
Belcore
Doman mattina.
Nemorino
(Si sì, domani te lo dirò.)
Contadine, soldati
O ciel, sì presto!
Belcore
Se a mantenerla tu sei disposta,
ché non anticipi? Che mai ti costa?
Fin da quest'oggi non puoi sposarmi?
Nemorino
(Afflitta è Adina.)
Belcore
Espresso è l'ordine,
che dir non so.
Soldati
Maledettissima combinazione!
Cambiar sì spesso di guarnigione!
Dover le/gli amanti abbandonar!
Nemorino
(Fin da quest'oggi!)
Adina (osservando Nemorino)
(Si turba, parmi.)
Ebben; quest'oggi ...
Nemorino
Quest'oggi! di', Adina!
Quest'oggi, dici? ...
Adina
E perché no? ...
Nemorino
Aspetta almeno fin domattina.
Belcore
E tu che c'entri? Vediamo un po'.
Nemorino
Fin domattina, fin domattina.
Adina, quest’oggi no.
Quartetto
Nemorino
Adina, credimi, te ne scongiuro ...
Non puoi sposarlo ... te ne assicuro ...
Aspetta ancora ... un giorno appena ...
un breve giorno ... io so perché.
Domani, o cara, ne avresti pena;
te ne dorresti al par di me.
33
Belcore
Il ciel ringrazia, o babbuino,
ché matto, o preso tu sei dal vino.
Ti avrei strozzato, ridotto in brani
se in questo istante tu fossi in te.
In fin ch'io tengo a fren le mani,
va via, buffone, ti ascondi a me.
Nemorino
(Ah dottore!)
Adina
Lo compatite, egli è un ragazzo:
un malaccorto, un mezzo pazzo:
si è fitto in capo ch'io debba amarlo,
perch'ei delira d'amor per me.
(Vo' vendicarmi, vo' tormentarlo,
vo' che pentito mi cada al piè.)
Belcore
Va via buffone,
va via babbuino!
In fin ch'io tengo a fren le mani,
va via, buffone, ti ascondi a me.
Il ciel ringrazia, babbuino,
ché preso forse tu sei dal vino,
va via, buffone, ti ascondi a me.
Nemorino
Ah Adina! Ah dottore!
Me infelice!
Domani forse, domani
te ne dorresti al par di me.
Aspetta ancora,
aspetta un giorno intero,
te ne dorresti al par di me.
Giannetta, Contadine, Soldati
Vedete un poco quel semplicione!
Ha pur la strana presunzione:
ei pensa farla ad un sergente,
a un uom di mondo, cui par non è.
Oh! sì, per Bacco, è veramente
la bella Adina boccon per te!
Adina
Andiamo, Belcore,
si avverta il notaro.
34
Nemorino
Dottore! Dottore ... Soccorso! riparo!
Adina, Belcore, Giannetta,
Contadine, Soldati
È matto davvero.
Nemorino
Dottore! Dottore!
Adina
(Me l'hai da pagar.)
A lieto convito,
amici, v'invito.
Belcore
Giannetta, ragazze,
vi aspetto a ballar.
Giannetta, Contadine, Soldati
Un ballo! Un banchetto!
Chi può ricusar?
Adina
Amici, v'invito
a lieto banchetto.
Nemorino
Dottore! Riparo!
Dottor! Dottor!
Belcore
V’aspetto, v’aspetto.
Adina
(Ah! Me l'hai da pagar.)
Adina, Belcore, Giannetta
Contadine, Soldati
Fra lieti concenti gioconda brigata,
vogliamo contenti passar la giornata:
presente alla festa amore verrà.
(Ei perde la testa: da rider mi fa.)
Ah! Ah! Andiam, andiam.
Nemorino
Mi sprezza il sergente, mi burla l'ingrata,
zimbello alla gente mi fa la spietata.
L'oppresso mio core più speme non ha.
Dottore! Dottore! Soccorso! Pietà.
ATTO SECONDO
[Scena prima]
Al banchetto organizzato per le imminenti
nozze sono presenti Adina, Belcore, Dulcamara e Giannetta. Con essi anche gli abitanti
del villaggio e i soldati. Tutti aspettano l’arrivo
del notaio.
Coro d’introduzione
Belcore, Dulcamara, Giannetta, Contadini
Cantiamo, cantiam, cantiam.
Dulcamara, Giannetta, Contadini
Cantiamo, facciam brindisi
a sposi così amabili.
Per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.
Belcore
Per me l'amore e il vino
due numi ognor saranno.
Compensan d'ogni affanno
la donna ed il bicchier.
Contadini
Cantiam, cantiam.
Adina
(Ci fosse Nemorino!
Me la vorrei goder.)
Dulcamara, Giannetta, Contadini
Cantiamo, facciam brindisi
a sposi così amabili
per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.
Dulcamara
Poiché cantar vi alletta,
uditemi, signori:
ho qua una canzonetta,
di fresco data fuori,
vivace graziosa,
che gusto vi può dar,
purché la bella sposa
mi voglia secondar.
Belcore, Giannetta, Contadini
Sì si, I'avremo cara;
dev'esser cosa rara
se il grande Dulcamara
è giunta a contentar.
Recitativo
Dulcamara (dà un libretto ad Adina.)
«La Nina gondoliera,
e il senator Tredenti»,
barcaruola a due voci.
Attenti.
Contadini
Attenti.
Barcaruola
Dulcamara
Io son ricco, e tu sei bella,
io ducati, e vezzi hai tu:
perché a me sarai rubella?
Nina mia! Che vuoi di più?
Adina
Quale onore! un senatore
me d'amore supplicar!
Ma, modesta gondoliera,
un par mio mi vuo' sposar.
Dulcamara
Idol mio, non più rigor.
Fa felice un senator.
Adina
Eccellenza! Troppo onor;
io non merto un senator.
Contadini
Brava, Bra ...
Dulcamara
Silenzio, zitti.
Adorata barcaruola,
prendi l'oro e lascia amor.
Lieto è questo, e lieve vola;
pesa quello, e resta ognor.
Adina
Quale onore! Un senatore
me d'amore supplicar!
Ma Zanetto è giovinetto;
ei mi piace, e il vo' sposar.
Dulcamara
Idol mio, non più rigor;
fa felice un senator.
Adina
Eccellenza! Troppo onor;
io non merto un senator.
Contadini
Bravo, bravo, Dulcamara!
La canzone è cosa rara.
Sceglier meglio non può certo
il più esperto cantator.
Dulcamara
Il dottore Dulcamara
in ogni arte è professor.
Adina, Contadini
In ogni arte è professor.
Recitativo
Si presenta un notaro.
Belcore
Silenzio!
35
Belcore
È qua il notaro,
che viene a compier l'atto
di mia felicità.
Contadini
Sia il ben venuto!
Dulcamara (al notaio)
T'abbraccio e ti saluto,
o medico d'amor, spezial d'Imene!
Adina
(Giunto è il notaro,
e Nemorin non viene!)
Belcore
Andiam, mia bella Venere ...
Ma in quelle luci tenere
qual veggo nuvoletta?
Adina
Non è niente.
(S'egli non è presente
compita non mi par
la mia vendetta.)
Belcore
Andiamo a segnar l'atto:
il tempo affretta.
Belcore, Dulcamara, Giannetta, Contadini
Cantiamo, cantiam, cantiam.
Cantiamo ancora un brindisi
a sposi così amabili:
per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.
[Scena seconda]
Partiti tutti Dulcamara incontra Nemorino.
Recitativo
Dulcamara
Le feste nuziali, son piacevoli assai;
ma quel che in esse mi dà maggior diletto
è l'amabile vista del banchetto.
Nemorino (sopra pensiero)
Ho veduto il notaro:
sì, l'ho veduto ...
Non v'ha più speranza, Nemorino, per te;
spezzato ho il core.
Dulcamara (cantando fra i denti)
«Idol mio, non più rigor,
fa felice un senator.»
Nemorino
Voi qui, dottore!
Dulcamara
Si, mi han voluto a pranzo
questi amabili sposi, e mi diverto
con questi avanzi.
36
Nemorino
Ed io son disperato.
Fuori di me son io.
Dottore, ho d'uopo d'essere amato ...
prima di domani.
Adesso ... su due piè.
Dulcamara
(Cospetto è matto!)
Recipe l'elisir, e il colpo è fatto.
Nemorino
E veramente amato sarò da lei? ...
Dulcamara
Da tutte: io tel prometto.
Se anticipar l'effetto
dell'elisir tu vuoi,
bevine tosto un'altra dose.
(Io parto fra mezz'ora.)
Nemorino
Caro dottor, una bottiglia ancora.
Dulcamara
Ben volentier. Mi piace
giovare a' bisognosi.
Hai tu danaro?
Nemorino
Ah! non ne ho più.
Dulcamara
Mio caro, la cosa cambia aspetto.
A me verrai
subito che ne avrai.
Vieni a trovarmi qui, presso alla Pernice:
ci hai tempo un quarto d'ora.
Nemorino
Oh, me infelice!
[Scena terza]
Nemorino rimasto solo. Arriva Belcore.
Nemorino
(Che far deggio?)
Scena
Belcore
(La donna è un animale
stravagante davvero. Adina m'ama,
di sposarmi è contenta, e differire
pur vuol sino a stasera!)
Belcore
E coi contanti,
gloria e onore al reggimento.
Nemorino
(Ecco il rivale!
Mi spezzerei la testa di mia mano.)
Belcore
Se è l'amore, in guarnigione
non ti può mancar l'amor.
Belcore
(Ebbene, che cos'ha questo baggiano?)
Ehi, ehi, quel giovinotto!
Cos'hai che ti disperi?
Nemorino
(Ai perigli della guerra
io so ben che esposto sono.)
Nemorino
Io mi dispero perché ...
perché non ho denaro ...
nè so dove trovarne.
Belcore
... e ben sonanti.
Duetto
Belcore
E ben sonanti.
Nemorino
Quando? Adesso?
Belcore
Sul momento.
Belcore
Venti scudi ...
Nemorino
(Che domani la patria terra,
zio, congiunti, ahimè! abbandono.)
Belcore
Eh! scimunito!
Se danari non hai, fatti soldato ...
e venti scudi avrai.
Nemorino
Venti scudi!
Nemorino
Ah! non è l'ambizione,
che seduce questo cor.
Nemorino
(Ma so pur che, fuor di questa,
altra strada a me non resta
per poter del cor d'Adina
un sol giorno trionfar)
Belcore
Del tamburo al suon vivace,
tra le file e le bandiere,
aggirarsi amor si piace
con le vispe vivandiere.
Nemorino
(Ah! chi un giorno ottiene Adina ...
fin la vita può lasciar.)
Belcore
sempre lieto, sempre gaio
ha di belle un centinaio.
Di costanza non s'annoia,
non si perde a sospirar.
Credi a me: la vera gioia
accompagna il militar.
Nemorino
Venti scudi!
Belcore
Su due piedi.
Nemorino
Ebben vada. Li prepara.
Belcore
Ma la carta che tu vedi
pria di tutto dêi segnar.
Qua una croce.
37
Nemorino segna rapidamente e prende la
borsa con il denaro.
Nemorino
(Dulcamara
volo tosto a ricercar.)
Belcore
Qua la mano, giovinotto,
dell'acquisto mi consolo:
in complesso, sopra e sotto
tu mi sembri un buon figliuolo,
sarai presto caporale,
se me prendi ad esemplar.
(Ho ingaggiato il mio rivale:
anche questa è da contar.)
Nemorino
Ah! non sai chi m'ha ridotto
a tal passo, a tal partito:
tu non sai qual cor sta sotto
a quest'umile vestito!
Giannetta
Non fate strepito: parlate piano:
non ancor spargere si può l'arcano:
è noto solo al merciaiuolo,
che in confidenza l'ha detto a me.
Belcore
Sempre lieto, sempre gaio,
non si perde a sospirar.
Ha di belle un centinaio,
non si perde a sospirar.
Contadine
Il merciaiuolo! L'ha detto a te!
Nemorino
quel che a me tal somma vale
non potresti immaginar.
Sarà verissimo ... Oh! Bella affé!
zitte, zitte, piano.
(Ah! non v'ha tesoro eguale,
se riesce a farmi amar.)
Giannetta
Zitte, zitte, piano.
[Scena quarta]
Belcore e Nemorino partono lasciando la
scena alle contadine.
Coro
Contadine
Sarà possibile?
Contadine
Oh!
Giannetta
Possibilissimo.
Giannetta
Ma zitte ... piano ... per carità.
Non deve dirsi.
Contadine
Non è probabile.
Giannetta
Probabilissimo.
Contadine
Ma come mai?
Ma d'onde il sai?
Giannetta
Piano
Contadine
Chi te lo disse?
Chi è?
Dov'è?
38
Sappiate dunque che l'altro dì
di Nemorino lo zio morì,
che al giovinotto lasciato egli ha
cospicua immensa eredità ...
Contadine
Non si dirà.
Giannetta
Piano
Contadine
Piano.
Giannetta, Contadine
Or Nemorino è milionario ...
è l'Epulone del circondario ...
un uom di vaglia, un buon partito ...
Felice quella cui fia marito!
Ma zitte ... piano ... per carità
non deve dirsi, non si dirà.
[Scena sesta]
Adina e Dulcamara entrano e si fermano
in disparte meravigliati a veder Nemorino corteggiato dalle contadine.
Nemorino
Ah! ah! ah! ah! ah! ah!
Adina, Dulcamara
Che vedo?
Giannetta, Contadine
... da signor.
Nemorino (vedendo Dulcamara)
È bellissima!
Dottor, diceste il vero.
Già per virtù simpatica
toccato ho a tutte il cor.
[Scena quinta]
Nemorino si avvicina alle contadine che
stanno parlando di lui.
Quartetto
Nemorino
Dell'elisir mirabile
bevuto ho in abbondanza,
e mi promette il medico
cortese ogni beltà.
In me maggior del solito
rinata è la speranza,
l'effetto di quel farmaco
già già sentir si fa.
Contadine
(E ognor negletto ed umile:
la cosa ancor non sa.)
Nemorino
Andiam.
Giannetta
Serva umilissima.
Nemorino
Giannetta!
Contadinero (l'una dopo l'altra)
A voi m'inchino.
Nemorino (meravigliato)
(Cos'han coteste giovani?
Ma cos’han? Ma cos’han?
Ah! Capisco:
è questa l’opera
del magico liquor.)
Giannetta, Contadine
Caro quel Nemorino!
Davvero ch'egli è amabile:
ha l'aria da signor.
Adina
Che sento?
Dulcamara
E il deggio credere!
(alle contadine)
Vi piace?
Giannetta, Contadine
Oh sì, davvero.
E un giovane che merta
da noi riguardo e onor!
Adina
Credea trovarlo a piangere,
e in giuoco, in festa il trovo;
ah, non saria possibil
se a me pensasse ancor.
Giannetta, Contadine
Oh, il vago, il caro giovine!
Da lui più non mi movo.
Vo' fare l'impossibile
per inspirargli amor.
Nemorino
Non ho parole a esprimere
il giubilo ch'io provo;
se tutte, tutte m'amano
dev'essa amarmi ancor,
ah! che giubilo!
Dulcamara
Io cado dalle nuvole,
il caso è strano e nuovo;
sarei d'un filtro magico
davvero possessor?
Giannetta (a Nemorino)
Qui presso all'ombra
aperto è il ballo.
Voi pur verrete?
39
Nemorino
Oh! senza fallo.
Adina
Ehi, Nemorino.
Contadine
E ballerete?
Nemorino
(Oh ciel! anch'essa.)
Giannetta
Con me.
Dulcamara
Ma tutte, tutte!
Nemorino
Sì.
Adina
A me t'appressa.
Belcor m'ha detto
che, lusingato
da pochi scudi,
ti fai soldato.
Contadine
Con me.
Nemorino
Sì.
Giannetta
Io son la prima.
Contadine
Son io, son io.
Giannetta
Io l'ho impegnato.
Contadine
Anch'io. Anch'io.
Giannetta (strappandolo alle altre)
Venite.
Nemorino
Piano.
Contadine (tirandolo)
Scegliete .
Nemorino
Adesso.
Tu per la prima,
poi te, poi te.
Dulcamara
Misericordia!
Con tutto il sesso!
Liquor eguale del mio non v'è.
40
Giannetta, Contadine
Soldato! oh! diamine!
Adina
Tu fai gran fallo:
su tale oggetto,
parlar ti vo'
Nemorino
Parlate pure, parlate pure.
Giannetta, Contadine
Al ballo, al ballo!
Nemorino
È vero, è vero.
Or or v’udrò.
Dulcamara
Io cado dalle nuvole!
Liquore egual non v'è.
Adina (trattenendo Nemorino)
M'ascolta, m'ascolta.
Nemorino
(Io già m'immagino
che cosa brami.
Già senti il farmaco,
di cor già m'ami;
le smanie, i palpiti
di core amante,
un solo istante
hai da provar.)
Adina
(Oh, come rapido
fu il cambiamento;
dispetto insolito
in cor ne sento.
O amor, ti vendichi
di mia freddezza;
chi mi disprezza
m'è forza amar.)
Dulcamara
(Sì, tutte l'amano:
oh, meraviglia!
Cara, carissima
la mia bottiglia!)
Giannetta, Contadine
Di tutti gli uomini
del suo villaggio
costei s'imagina
d'aver omaggio.
Nemorino
(Le smanie, i palpiti
hai da provar.)
Dulcamara
(Già mille piovono
zecchin di peso:
comincio un Creso
a diventar.)
Adina
(Oh, come rapido
fu il cambiamento;
dispetto insolito.)
Giannetta, Contadine
Ma questo giovane
sarà, lo giuro,
un osso duro
da rosicar.
Nemorino parte con Giannetta e le contadine lasciando soli Adina e Dulcamara.
Recitativo
Adina
Come sen va contento!
Dulcamara
La lode è mia.
Adina
Vostra, o dottor?
Dulcamara
Sì, tutta.
La gioia è al mio comando:
io distillo il piacer, l'amor lambicco
come l'acqua di rose,
e ciò che adesso
vi fa maravigliar nel giovinotto.
Tutto portento egli è del mio decotto.
Adina
Pazzie!
Dulcamara
Pazzie, voi dite?
Incredula! Pazzie?
Sapete voi dell'alchimia il poter,
il gran valore
dell'elisir d'amore
della regina Isotta?
Adina
Isotta!
Dulcamara
Isotta.
Io n'ho d'ogni mistura e d'ogni cotta.
Adina
(Che ascolto?)
E a Nemorino voi deste l'elisir?
Dulcamara
Ei me lo chiese
per ottener l'affetto
di non so qual crudele ...
Adina
Ei dunque amava?
Dulcamara
Languiva, sospirava
senz'ombra di speranza.
E, per avere
una goccia di farmaco incantato,
vendé la libertà, si fe' soldato.
41
Duetto
Adina
(Quanto amore! Ed io, spietata,
tormentai sì nobil cor!)
Dulcamara
(Essa pure è innamorata:
ha bisogno del liquor.)
Adina
Spietata!
Dulcamara
Ha bisogno del liquor.
Adina
Spietata!
Dunque ... adesso ... è Nemorino
in amor sì fortunato!
Dulcamara
Tutto il sesso femminino
è pel giovine impazzato.
Adina
E qual donna è a lui gradita?
Qual fra tante è preferita?
Dulcamara
Egli è il gallo della Checca
tutte segue; tutte becca.
Adina
(Ed io sola, sconsigliata ...)
Dulcamara
(Essa pure è innamorata.)
Adina
(... possedea quel nobil cor!)
Dulcamara
(Ha bisogno del liquor.)
Adina
(Sconsigliata, possedea quel nobil cor!)
Dulcamara
Egli è il gallo della Checca, ecc.
Bella Adina, qua un momento ...
più dappresso ... su la testa.
Tu sei cotta ... io l'argomento
a quell'aria afflitta e mesta.
Se tu vuoi? ...
Adina
S'io vo'? Che cosa?
Dulcamara
Su la testa, o schizzinosa!
Se tu vuoi, ci ho la ricetta
che il tuo mal guarir potrà.
Adina
Ah! dottor, sarà perfetta,
ma per me virtù non ha.
42
Dulcamara
Vuoi vederti mille amanti
spasimar, languire al piede?
Adina
Non saprei che far di tanti:
il mio core un sol ne chiede.
Dulcamara
Render vuoi gelose, pazze
donne, vedove, ragazze?
Adina
Non mi alletta, non mi piace
di turbar altrui la pace.
Dulcamara
Conquistar vorresti un ricco?
Adina
Di ricchezze io non mi picco.
Dulcamara
Un contino? Un marchesino?
Adina
Io non vo' che Nemorino.
Dulcamara
Prendi, su, la mia ricetta ...
Adina
Ah! dottor, sarà perfetta ...
Dulcamara
... che l'effetto ti farà.
Adina
... ma per me virtù non ha.
no, no, non ha.
Dulcamara
Prendi su la mia ricetta,
che l’effetto ti farà.
Dulcamara
Sconsigliata! E avresti ardire
di negare il suo valore?
Adina
Io rispetto l'elisire,
ma per me ve n'ha un maggiore:
Nemorin, lasciata ogni altra,
tutto mio, sol mio sarà.
Dulcamara
(Ahi! dottore, è troppo scaltra:
più di te costei ne sa.)
Adina
Una tenera occhiatina,
un sorriso, una carezza,
vincer può chi più si ostina,
ammollir chi più ci sprezza.
Ne ho veduti tanti e tanti,
presi cotti, spasimanti,
che nemmanco Nemorino
non potrà da me fuggir.
La ricetta è il mio visino,
in quest'occhi è l'elisir.
Una tenera occhiatina, ecc.
Dulcamara
Ah! Lo vedo, bricconcella,
ne sai più dell'arte mia.
Bricconcella! Bricconcella!
Si lo vedo briocconcella,
questa bocca così bella
è d'amor la spezieria:
sì, hai lambicco ed hai fornello,
bricconcella!
Sì lo vedo, o bricconcella,
ne sai più dell'arte mia.
Adina
Ah! Dottore!
Dulcamara
Questa bocca così bella
è d'amor la spezieria.
Adina
Ah! Dottore!
Dulcamara
hai lambicco ed hai fornello
caldo più d'un Mongibello ...
Adina
Ne ho veduti tanti e tanti ...
Dulcamara
per filtrar l'amor che vuoi,
per bruciare e incenerir ...
Adina
... tanti, tanti, tanti, tanti.
Dulcamara
... per bruciare, incenerir.
Ah! vorrei cambiar coi tuoi
i miei vasi d'elisir.
Adina
La ricetta è il mio visino,
in quest'occhi è l'elisir.
Una tenera occhiatina, ecc.
Dulcamara
Sì, briccona.
Ah! Lo vedo, bricconcella, ecc.
Ah! vorrei cambiar coi tuoi
i miei vasi d'elisir.
[Scena settima]
Partono Dulcamara e Adina, indi arriva Nemorino che pensieroso ripensa alla lacrima
che gli sembra di aver visto poco prima sul
viso di Adina.
Romanza
Nemorino
Una furtiva lagrima
negli occhi suoi spuntò ...
quelle festose giovani
invidiar sembrò ...
Che più cercando io vo?
M'ama, lo vedo.
Un solo istante i palpiti
del suo bel cor sentir! ...
Co' suoi sospir confondere
per poco i miei sospir! ...
Cielo, si può morir;
di più non chiedo,
si può morir d’amor.
43
[Scena ottava]
Rientra Adina che resta sola con Nemorino
Recitativo
Nemorino
Eccola ... Oh! qual le accresce
beltà l'amor nascente!
A far l'indifferente si seguiti così
finché non viene ella a spiegarsi.
Adina
Nemorino! ... Ebbene!
Nemorino
Che! Mi lasciate?
Adina
Io ... sì.
Adina
Null'altro.
Adina
E tu?
Nemorino
A verun partito
Appigliarmi non posso: attendo ancora ...
La mia felicità ... (Che è pur vicina.)
Adina
Odimi.
Nemorino (allegro)
(Ah! ah! ci siamo.)
Io v'odo, Adina.
Nemorino (le rende il contratto)
Ebben, tenete.
Poiché non sono amato,
voglio morir soldato:
non v'ha per me più pace
se m'ingannò il dottor.
Adina
Ah! fu con te verace
se presti fede al cor.
Sappilo alfine, ah! sappilo:
tu mi sei caro.
Nemorino
Io?
Adina
Dimmi: perché partire,
perché farti soldato hai risoluto?
Adina
Sì, mi sei caro e t'amo,
t’amo.
Nemorino
Perché? ... Perché ho voluto
tentar se con tal mezzo il mio destino
io potea migliorar.
Nemorino
Tu m’ami?
Adina
Sì, t’amo, t’amo, t’amo.
Adina
La tua persona ...
la tua vita ci è cara ...
Io ricomprai il fatale contratto
da Belcore.
Nemorino
Sì, sì?
Oh, gioia inesprimibile!
Adina
Sì, quanto ti féi già misero ...
Nemorino
Voi stessa!
(È naturale: opra è d'amore.)
Aria
44
Adina
Addio.
Nemorino
Null'altro a dirmi avete?
Nemorino
Non so più dove io sia:
giovani e vecchie,
belle e brutte mi voglion per marito.
Adina
Prendi; per me sei libero:
resta nel suol natio,
non v'ha destin sì rio
che non si cangi un dì.
Resta.
(gli porge il contratto.)
Qui, dove tutti t'amano,
saggio, amoroso, onesto,
sempre scontento e mesto
no, non sarai così.
Nemorino
(Or or si spiega.)
Nemorino
Tu m’ami?
Adina
... farti felice io bramo.
Nemorino
Oh, gioia inesprimibile!
Non m’ingannò il dottor.
Adina
T’amo, io t’amo.
Nemorino
Oh gioia!
Nemorino
Caro dottor, felice
io son per voi.
Adina
Il mio rigor dimentica,
ti giuro eterno amor.
Farti felice or bramo, io bramo.
[Scena ultima]
Entrano Belcore e i soldati: indi Dulcamara
con tutto il villaggio.
Recitativo
Belcore
Alto! ... Fronte! ...
Che vedo?
Al mio rivale l'armi presento!
Adina
Ella è così, Belcore;
e convien darsi pace
ad ogni patto.
Egli è mio sposo:
quel che è fatto ...
Belcore
... È fatto.
Tientelo pur, briccona.
Peggio per te!
Pieno di donne è il mondo:
e mille e mille
ne otterrà Belcore.
Dulcamara
Ve le darà questo elisir d'amore.
Contadini, soldati
Per lui!!
Dulcamara
Per me.
Sappiate che Nemorino
è divenuto a un tratto
il più ricco castaldo del villaggio ...
Poiché morto è lo zio ...
Adina, Nemorino
Morto lo zio!
Giannetta, Contadine
Io lo sapeva.
Dulcamara
Lo sapeva anch'io.
Ma quel che non sapete,
né potreste saper,
egli è che questo sovrumano elisir
può in un momento,
non solo rimediare al mal d'amore,
ma arricchir gli spiantati.
Contadini, soldati
Oh!
Il gran liquore!
Aria finale
Dulcamara
Ei corregge ogni difetto
ogni vizio di natura.
Ei fornisce di belletto
la più brutta creatura:
camminar ei fa le rozze,
schiaccia gobbe, appiana bozze,
ogni incomodo tumore
copre sì che più non è ...
dell'amico Dulcamara
ei vi faccia ricordar.
Contadini, soldati
Qua, dottore ... a me, dottore ...
un vasetto ... due ... tre.
Nemorino
Io gli debbo la mia cara.
Per lui solo io son felice!
Del suo farmaco l'effetto
non potrò giammai scordar.
Dulcamara
Egli è un’offa seducente
pei guardiani scrupolosi;
è un sonnifero eccellente
per le vecchie, pei gelosi;
dà coraggio alle figliuole
che han paura a dormir sole;
svegliarino è per l’amore
più possente del caffè.
Contadini, soldati
Qua, dottore ... a me, dottore ...
un vasetto ... due ... tre.
Dulcamara
Prediletti dalle stelle,
io vi lascio un gran tesoro.
Tutto è in lui; salute e belle,
allegria, fortuna ed oro,
Rinverdite, rifiorite,
impinguate ed arricchite:
46
Contadini, soldati
Viva il grande Dulcamara,
possa presto a no tornar.
Adina
Per lui solo io son felice!
del suo farmaco l'effetto
non potrà giammai scordar.
Belcore
Ciarlatano maledetto,
che tu possa ribaltar!
Dulcamara
Amici,
Addio! addio!
Contadini, soldati
Possa presto a no tornar.
Belcore
Che tu possa ribaltar!
Adina, Nemorino, Dulcamara,
contadini, soldati
Addio!
FINE
47
Musica&Musica 2009 - The Professional Advantage prova Suor Angelica
domenica 1 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
SAXOFONO D’AUTORE: un strumento per Gershwin, Molinelli, Nyman, Corea, Joplin, Piazzolla e altri.
Italian Saxophone Orchestra
Letizia Ragazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono sopranino
Ivan Curzi – Matteo Villa . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono soprano
Stefano Pecci - Laura Masciotti – Laura Rocchegiani . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono contralto
Davide Bartelucci -Cristiano Rotatori – Claudio Marcantoni
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono tenore
Massimo Valentini – Fabrizio Benevelli . sassofono baritono
David Brutti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . sassofono basso
Federico Mondelci
George Gershwin (1898-1937)
American Suite
- The Man I Love (1927)
- Sweet And Low Down (1925)
- Got Rhythm (1930)
- Summertime (1935)
- Let's Call The Whole Thing Off (1937)
. . . . . direttore
e solista
Roberto Molinelli (1964)
Four Pictures from New York (2001)
- Dreamy Dawn
- Tango Club
- Sentimental Evening
- Broadway Night
Chick Corea (1941)
Armando’s Rumba (1976)
Pedro Iturralde (1932)
Suite Hellénique (1988)
- Kalamatianos
- Funky
- Valse
- Kritis
Scott Joplin (1867-1917)
Ragtime Dance (1902)
Michael Nyman (1944)
Song for Tony (1993)
Astor Piazzolla (1921-1992)
Tango Suite (1984)
ella nostra terra, in cui la tradizione bandistica è molto radicata, il saxofono o sassofono è
uno strumento piuttosto familiare e che
è stato suonato da molti nelle ultime generazioni di concittadini. A ben guardare, quando nel lontano 1816 nasceva
la Filarmonica di Mercatello, tipologicamente vicina alle bande militari francesi
che ne decretarono il primo successo,
tale strumento era lontano dall’apparire
e il suo inventore aveva solo da poco
mosso i primi passi. Ci si rendeva però
già conto che per la crescita di tali formazioni musicali, occorreva uno strumento che permettesse di ampliare i
repertori e consentisse così alla musica
di arrivare in ogni dove.
N
48
Sammy Nestico (1924)
Hay Burner (1967)
Anche la nostra valle avrebbe in seguito goduto delle maggiori possibilità
che il nuovo strumento offriva alla Filarmonica locale. Questa contribuì così in
modo determinante alla formazione di
quella sensibilità musicale che è la radice principale dell’attecchimento e del
successo di una stagione concertistica
come la nostra, in una cittadina nascosta tra le pieghe dell’Appennino e apparentemente lontana e estranea alle
correnti culturali che da molti decenni si
è tentato, e si tenta, di dirottare ed arginare solamente alla costa.
Il saxofono fu ideato dal belga Adolphe Sax (1814-1894), dal quale prese il
nome. Egli lo creò, a suo dire, proprio
perché “all’aperto, solo gli ottoni avevano una resa soddisfacente, mentre gli
strumenti a corda, per la debolezza del
suono, non erano utilizzabili”. Figlio di un
costruttore di strumenti a fiato, il giovane
Sax presentò la sua invenzione, nata dai
tentativi di migliorare il clarinetto, nel
1841 all’Exposition di Bruxelles.
Lo strumento era il risultato dell’unione
dell’imboccatura ad ancia semplice del
clarinetto al corpo dell'oficleide, uno
strumento di estensione grave, in legno,
della famiglia degli ottoni, di forma conica e dotato di un sistema di chiavi simile al clarinetto, all'oboe e al flauto.
Nonostante il corpo sia il più delle volte
realizzato in ottone, materiale meno problematico del legno per l’uso all’aperto,
il saxofono è inserito nella famiglia dei
legni. L'emissione del suono è infatti provocata dalla vibrazione di un'ancia in
legno, mentre l’altezza dello stesso varia
a seconda della lunghezza della colonna d'aria creata attraverso l’apertura
o la chiusura dei fori sul corpo dello strumento: se è corta (molti fori aperti) la
nota sarà acuta, viceversa se è lunga
(molti fori chiusi) la nota sarà grave.
Questo "ibrido", espressivo e duttile,
pur mantenendo la flessibilità tecnica
dei legni, permette di avere un volume
di suono molto più imponente di questi,
paragonabile a quello degli ottoni, e
grazie alle sue caratteristiche raggiungerà nel tempo una diffusione ed un
successo planetario.
Adolphe Sax
Filarmonica di Mercatello
Bill Clinton suona per Boris Eltsin
49
L’idea del giovane belga trovò l’approvazione del compositore Hector Berlioz e con essa la possibilità di essere
presto brevettata (1846). Ebbe così inizio
la fortunata produzione del marchio
“Sax”. Fin dall’inizio la famiglia dei sassofoni comprendeva strumenti di taglie differenti per suonare in vari registri, dal
basso all’alto. Molto sommariamente si
può dire che le note, agevolando gli
strumentisti nel passaggio da un modello
all’altro, variano con la dimensione dello
stesso, riuscendo così ad ottenere risultati sonori differenti pur mantenendo la
stessa posizione delle dita. Altra caratteristica che renderà in seguito popolare il
sassofono, in particolare il C Melody, è
la possibilità di leggere direttamente le
partiture per pianoforte; fondamentale
per la rapida diffusione tra i musicisti
delle orchestre da ballo.
Berlioz scriveva: “Il timbro del sassofono … è a metà strada tra quello degli
ottoni e quello dei legni; esso ha qualcosa anche, ma con ben maggiore potenza, della sonorità degli archi. A mio
avviso, il suo pregio principale risiede
nella bellezza variegata della sua voce,
ora grave e calma, ora appassionata,
sognante e malinconica, ovvero vaga
come l’eco attutito di un eco, come i lamenti indistinti della brezza nei boschi e,
meglio ancora, come le vibrazioni misteriose di una campana molto tempo
dopo che è stata percossa. Nessun altro
strumento musicale esistente, a me
noto, possiede questa curiosa sonorità,
situata al limite del silenzio”.
La crisi che nella seconda metà dell’Ottocento colpì le formazioni bandistiche militari francesi, maggiori clienti
dell’inventore dello strumento, portò alla
chiusura della fabbrica di Sax nel 1877,
alla morte in miseria dell’inventore e al
momentaneo oblio del sassofono in Europa. Motivazione aggiuntiva dell’eclissi
fu senz’altro anche la pregiudizievole
opinione che lo legava ancora al solo
repertorio militare, escludendolo quasi
totalmente da quello “classico”, nel
quale era penalizzato anche dalla sua
recente comparsa e dalla conseguente
scarsa letteratura.
Negli Stati Uniti d’America invece lo
strumento mantenne un certo successo
anche se la vera riscoperta si ebbe
molto più tardi, negli anni Venti del secolo scorso, con compositori come
Rudy Wiedoeft. Egli scrisse molti classici
del tempo, rendendo lo strumento familiare anche grazie al contemporaneo
sviluppo di radio e grammofoni.
Determinante fu soprattutto l’inserimento del sassofono nelle formazioni
che, prima a New Orleans e poi a Chicago, stavano sviluppando un nuovo
linguaggio musicale: il jazz. Da qui il sax
diventò protagonista dello swing e delle
orchestre da ballo, le Big Band (molti ricorderanno l’esibizione della Siena Jazz
Big Band a Musica&Musica 2008), soppiantando violini e clarini e vivendo con
esse i suoi anni di maggior gloria.
Riapprodato nell’ultimo dopoguerra
nel vecchio continente con le influenze
importate dai liberatori, il sassofono vide
ampliarsi notevolmente l’interesse di interpreti e compositori, jazz e classici,
contribuendo in maniera importante
alla naturale evoluzione dei generi, avvicinandoli e mescolandoli tra loro.
Parallelamente è diventato strumento
solista onnipresente nella musica leggera, dal cantautore alla balera, alimentando sempre più l'immagine un
po’ stereotipata di strumento lirico,
dolce ma anche virile e sensuale.
50
Jack McCormick and The Ambassadors
George Gershwin
Gran parte delle possibilità offerte dal
sassofono vengono stasera presentate
attraverso una carrellata di composizioni
che nel Novecento le hanno esplorate,
esaltandone le molteplici sfaccettature
e cogliendone l’essenza, anche tramite
rielaborazioni da altri strumenti.
Approfondendo quest’ultimo aspetto
si parte con un omaggio a George Gershwin, forse il più celebre compositore
statunitense. La sua opera, pur se interrotta a soli 38 anni, spazia dalla musica
classica al jazz ed è ovunque conosciuta soprattutto grazie ai numerosissimi
musical e alle memorabili canzoni, protagoniste della suite che ascolteremo. I
vari temi, tutti riconoscibilissimi ed amatissimi, si susseguono incalzanti da The
Man I Love, toccante motivo in bilico fra
il jazz e il blues, a Let's Call The Whole
Things Off, scritta per un celebre balletto
eseguito sui pattini da Fred Astaire and
Ginger Rogers nel film Shall We Dance.
Questo senza tralasciare altri indimenticabili brani come Sweet And Low-Down,
I Got Rhythm (utilizzata anche nel film Un
americano a Parigi) e la celeberrima
Summertime, tratta dall’opera lirica
Porgy and Bess e che rivaleggia solo
con Yesterday dei Beatles per il titolo di
canzone più interpretata.
Sassofonista puro è invece lo spagnolo Pedro Iturralde, collaboratore di
Paco de Lucia e autore della Suite Hellénique, caratterizzata da un ritmo incal-
Pedro Iturralde
Michael Nyman
zante e appositamente scritta per i nostri
strumenti a fiato. L’opera rappresenta
uno dei risultati più alti dell’ispirazione del
compositore iberico: in essa la distinzione tra classico, jazz e popolare, perde
ogni significato e antiche danze e canti
popolari rivivono in una incalzante antitesi di ritmi e armonie.
L'intensa ed emozionante vena compositiva di Michael Nyman è protagonista, in Song for Tony, scritta per quartetto
di saxofoni e dedicata alla memoria dell’amico Tony Simmons, morto dopo una
lunga lotta contro il cancro proprio durante la stesura della partitura, ispirando
così il quarto movimento. I precedenti
vennero invece rivisti dopo il fatto e riservati uno per ciascun strumentista. I primi
due tempi sono trascrizioni di brani del
compositore stesso che si ricollegano
alla figura del compianto e al particolare momento. Ecco che il movimento
di apertura riprende Mozart on Mortality,
brano che citava una significativa frase
del compositore austriaco: “Non potrò
vedere un altro giorno”. Il secondo è invece la trascrizione della musica che
accompagna la muta Ada mentre
spinge il suo pianoforte in mare nel film
Lezioni di Piano, ultima collaborazione
avuta con l’amico scomparso. Infine, il
terzo movimento è un assolo di sax soprano basato sulla melodia di una composizione tenuta a lungo nel cassetto
per un’occasione speciale.
51
Sammy Nestico
Roberto Molinelli
52
Chick Corea
Scott Joplin
Astor Piazzolla
Nel nostro breve viaggio nel mondo
del sassofono incontriamo anche uno
dei nostri compagni di viaggio più fedeli,
un amico di Musica&Musica ed uno dei
compositori più interessanti del panorama italiano attuale. Anconetano, ma
pesarese di adozione, Roberto Molinelli
ci ha già onorato ben due volte della
sua presenza nella nostra rassegna, in
veste di arrangiatore e strumentista,
mentre questa sera è presente con una
sua composizione per il sassofonista Federico Mondelci che qui la eseguirà con
un’orchestra di soli sax anziché quella
classica. Four pictures from New York è
una suggestiva raccolta di quattro immagini rubate alla metropoli americana: l’alba colta fra i grattacieli di
Manhattan, il club latino-americano in
cui risuonano le note di un tango di Astor
Piazzolla, la romantica serata al ritmo di
jazz e l'eccitante vita notturna di Broadway e dei suoi musical.
Il programma si movimenterà con il
trascinante Armando's Rumba, brano latino del pianista statunitense Armando
Anthony “Chick” Corea, uomo mito di
quella musica che cavalca tutte le tendenze e che fonde il mondo classico
con quello afroamericano e con la fusion. Il pezzo incarna appieno ciò che
l'autore definisce il suo "Spanish heart" e
restituisce mirabilmente l'incredibile carica di energia, non solo ritmica, che caratterizza la musica di quei popoli.
Del famoso compositore e arrangiatore di musica per big band Samuel
"Sammy" Lewis Nestico, viene proposto
uno dei suoi quasi 600 titoli per tale formazione: Hay Burner, scritta per l'album
Basie Straight Ahead, inciso sotto la direzione dello stesso autore da Count Basie
e la sua Orchestra nel 1968.
Tornando indietro nel tempo riscopriamo Scott Joplin, compositore e musicista che ad inizio secolo scorso ha
definito quel particolare genere strumentale e sincopato detto Ragtime
(tempo stracciato), determinante per la
formazione del jazz e di conseguenza
per il successo dei sassofoni, strumenti
per i quali il brano che ascolteremo è
stato adattato. Ragtime Dance, come
dichiarato nel titolo, è uno dei manifesti
del genere ed era stato composto per
un ambizioso ma sfortunato progetto
teatrale con corpo di ballo. Il brano
venne dopo quattro anni accorciato e
riproposto per solo pianoforte, anche
per far fronte alle perdite economiche
della prima produzione.
Per chiudere un arcobaleno scrosciante di sonorità, una delle più ambiziose opere del grande Astor Piazzolla,
leggendario compositore argentino che
ha saputo fondere al tradizionale ballo
del suo paese d’origine, il tango, evidenti influssi jazz, ottenendo struggenti e
coinvolgenti risultati. In particolare, i tre
movimenti della Tango Suite (Andante,
Tango, Allegro), vennero originariamente scritti per duo di chitarra che, così
come la trasposizione per sassofoni, alternano assoli ricchi di virtuosismi, sostenuti da cambi di ritmo incalzanti ed
incantevoli all’ascolto.
53
sabato 7 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
VIBRAZIONI INFINITE: Il respiro di Mozart nelle grandi serenate per archi ottocentesche - Dvořák e Čajkovskij
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Lanfranco Marcelletti
. . . . . . . direttore
Antonín Leopold Dvořák (1841-1904)
Serenata per archi in mi magg. op. 22 - 1875
- Moderato
- Tempo di Valse
- Scherzo: Vivace
- Larghetto
- Finale: Allegro vivace
Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893)
Serenata per archi in do maggiore, op. 48 - 1880
- Pezzo in forma di sonatina: Andante non troppo – Allegro moderato
- Valse: Moderato. Tempo di Valse
- Elégie: Larghetto elegiaco
- Finale: Tema russo. Andante – Allegro con spirito
opo il successo della scorsa stagione è parso d’obbligo riproporre una serata interamente
dedicata all’organico orchestrale più
rappresentativo, quello degli archi, ed in
particolare al repertorio che forse meglio ne esalta le caratteristiche peculiari:
la Serenata. Il termine richiama immediatamente a dichiarazioni amorose e
notti stellate; ad un clima limpido,
quieto, tranquillo, libero da turbamenti e
nubi. In altre parole “sereno”.
Nella seconda metà dell’Ottocento la
Serenata e la Sinfonia erano due generi
molto vicini, seppur distinti dal tono del
discorso musicale. Oltre che per un numero libero e generalmente maggiore
di movimenti, per un ridotto uso di orchestrali, per l’uso di organici diversificati, spesso come nel nostro caso ridotti
D
54
ai soli archi, la Serenata era in genere
più lieve; lontana dalla complessità
espressiva tipica del genere sinfonico,
vertice indiscusso della composizione orchestrale. L’impronta lasciatavi da Beethoven, che avremo modo di verificare
in una delle sue più significative esemplificazioni nel prossimo concerto del 12
agosto, aveva lasciato una responsabilità pesante nei suoi successori avviando
di fatto la rinnovata fortuna della serenata. Questa, pur mantenendo i contenuti tecnico-formali della sinfonia,
affondava infatti le sue radici meno impegnative nella musica di intrattenimento settecentesca.
Chi ha avuto la fortuna di assistere al
concerto per orchestra d’archi proposto
durante la rassegna Musica & Musica
dello scorso anno, ha potuto ascoltare
Federico Andreotti (1847-1930), La serenata
un famosissimo esempio mozartiano di
questo genere, la serenata Eine kleine
Nachtmusik con il suo tono notturno, felice, sognante, persuasivo e seducente.
Proprio a composizioni simili, alla delicatezza settecentesca e mozartiana, si
guardava con nostalgia componendo
questi pezzi, intrisi da quella malinconia
immancabile nel richiamo del passato e
così evidente anche nel dipinto a loro
contemporaneo del fiorentino Federico
Andreotti che riportiamo qui sopra.
Le due serenate in programma, entrambe pezzi unici nell’opera dei compositori protagonisti del nostro concerto
- Antonín Dvořák e Pëtr Il'ič Čajkovskij rappresentano molto bene questa tendenza verso il recupero del volto meno
impegnativo del classicismo e ne costituiscono forse i massimi esempi.
Il piccolo Antonín Dvořák, nato da
una povera famiglia boema, mentre
aiutava il padre macellaio frequentava
la scuola del suo minuscolo villaggio e lì
studiava anche violino e canto. Grazie
ad un’antica legge locale, infatti, ogni
bimbo riceveva anche lezioni di musica.
«Credo sia questo il segreto del talento
musicale della gente del mio paese, –
dichiarava Dvořák – ogni slavo ama profondamente la musica, anche se lavora
tutto il giorno nei campi o fra i buoi. È lo
spirito della musica a renderlo felice».
Dopo essersi guadagnato da vivere
suonando la viola nei caffè e nei luoghi
pubblici di Praga, Dvořák a diciotto anni
entrò a far parte dell’Orchestra del Teatro Boemo, riuscendo così, oltre a continuare gli studi con maggiore serenità,
finalmente a comporre.
55
A seguito di un concorso e una borsa
di studio vinti a Vienna, anche grazie
all’entusiasmo di Brahms che faceva
parte della commissione, presero vita le
sue opere, le sue sinfonie, le sue pagine
cameristiche, che mai tradirono quel radicato sentimento intimo ed indelebile
di semplicità, popolarità e potenza
espressiva della sua terra di origine.
Questi echi del radicamento culturale-popolare ceco, dalle tipiche influenze tzigane, sono le immagini sonore
che ritroviamo nella sua musica e nella
Serenata per orchestra d’archi op. 22, lavoro ricco di melodia e di intensa suggestione armonica e timbrica composto
quasi di getto, in una decina di giorni del
maggio 1875; periodo particolarmente
felice per il nostro compositore.
Nella partitura, malgrado una costruzione complessa, non sono gli articolati
meccanismi formali a prevalere ma la
grande profondità, semplicità, tenerezza, limpidezza, immediatezza e amabilità, frutto della gioia spontanea
dell’autore. Caratteristiche così genuine
da aver assicurato al brano, intriso per
tutta la partitura da un marcato senso di
danza, un successo duraturo, destinato
ad incantare ancor oggi il pubblico.
Il Moderato intimo e raccolto che
apre la serenata prende avvio da un
tenue dialogo fra violini e violoncelli che
ricorda immediatamente la musica da
camera. Un esordio da ricordare, perché tornerà alla fine a chiudere la composizione, quasi come questa fosse un
cerchio di memorie e risonanze. All’introduzione segue una sezione centrale più
vivace, una fanfara solare con qualche
eco di canti o danze popolari che lasceranno il loro strascico di serenità nella
ripresa del tema iniziale.
Molto più articolato l’elegante Valzer
del secondo movimento, gradevole e
dotato di una distesa cantabilità nello
straordinario trio intermedio. Qui, in un
gioco di forme che deforma il tempo
del brano e che riapparirà variato e rivisto ad unificare tutti i movimenti successivi, l’autore ci trasporta a ballare in
allegra compagnia al ritmo dell’indiscusso re dei balli ottecenteschi.
56
Segue il vivace Scherzo, come il precedente formalmente complesso e articolato, ma trattato con una certa
preziosità di imitazioni canoniche. Queste sono comunque prive di qualsiasi
peso erudito e vengono utilizzate solo
per il gusto di ordinare la materia con
una punta di più dotta eleganza.
Lo spazio per la riflessione è lasciato al
Larghetto, una gemma di sonorità sognanti, cuore lirico del lavoro e fulcro
espressivo della composizione. In un’atmosfera nobilmente commossa, quieta
come una notte trascorsa sotto il cielo
stellato, si ripete con indulgenza il bel
tema cantabile, tutto soffuso di slava
malinconia.
Le immagini cambiano con la scossa
ritmica del brillante Finale che s’interrompe solo per riecheggiare ancora
una volta la melodia del Larghetto. Al
termine di quest’ultimo movimento riappare, in una luce impregnata di ricordi,
il tema che ha aperto la serenata; ma
quando la malinconia sta per avere il sopravvento, giunge a scacciarla il gesto
brioso che congeda il lavoro.
Antonín Leopold Dvořák
Anche l’altra grande pagina del repertorio romantico in programma, la Serenata per archi op. 48, si inserisce nella
tendenza di recupero della tradizione
classica e nella sua malinconica evocazione. Scritta dal russo Pëtr Il'ič Čajkovskij
cinque anni dopo quella di Dvořák questa è però molto lontana dal clima
espressivo della precedente e dal suo
spirito cameristico, qui del tutto assente.
Composta sulla spinta di un potente
impulso interiore - al termine di una fase
di stasi creativa seguita al fallimentare
matrimonio che portò il compositore a
tentare il suicidio e la moglie in manicomio - ha anch’essa come fonte di ispirazione il modello mozartiano. Per il genio
salisburghese Čajkovskij nutriva una profonda venerazione che, in questa serenata, produsse un ineguagliabile lavoro
di ricercatezza timbrica e armonica
dalle sonorità decisamente orchestrali.
Lo stesso compositore scrisse: "Nella
prima parte ho voluto rendere omaggio
a Mozart; e potrei dirmi felice se riconoscesse che non mi sono troppo allontanato dal modello".
Pëtr Il'ič Čajkovskij
In realta la scelta di richiamarsi al carattere settecentesco della serenata
non offusca minimamente lo stile complessivo utilizzato dall'autore. Si sente la
tipica malinconia ciaikovskijana, ma allo
stesso tempo una leggerezza, un pudore, una delicatezza e un forte senso di
danza che nel finale attinge anche al
folklore della propria terra.
Aperto da una corale, appassionata
e solenne introduzione lenta, quasi processionale, il Pezzo in forma di sonatina
iniziale deve il titolo al richiamo che il
compositore fa alla forma-sonata. All’Andante introduttivo segue infatti un
Allegro moderato che da al movimento
un aspetto leggero, articolato su due
temi ma privo di una sezione di sviluppo.
In compenso, al termine della ripresa
torna, a mo' di coda, il tema lento che
aveva avviato il movimento. Qui l’eleganza della melodia si innesta in un raffinato tessuto formale e i giochi timbrici,
fornendo contrasto e drammaticità al
discorso musicale, mostrano fin da subito una serenità velata di nostalgia.
La scelta di proseguire con un tenero,
malinconico, brillante ed elegante Valzer dimostra la volontà di Čaikovskij, così
come aveva già fatto Dvořák, di non
sfuggire al clima stilistico del proprio
tempo. La pagina inoltre rappresenta
eloquentemente le molte altre da lui
magistralmente dedicate alla danza,
con quella grazia e leggerezza quasi
aerea che le contraddistingue e in cui
raffinatezza e senso della misura non scivolano mai nella volgarità. A richiamare
il classico minuetto settecentesco è ancora una volta la forma: una disposizione tripartita, nella quale la più
animata sezione centrale funge da trio.
Come nell’opera ascoltata nella
prima parte della serata è ancora il movimento lento, l'Élegie, a rappresentare il
centro espressivo, più forte ed intenso,
della composizione. Incorniciato da un
motivo scalare che riecheggia indirettamente l'introduzione del primo movimento, si dipana un tema mesto,
cantabile, dal respiro arioso, che viene
esposto, sviluppato e quindi riesposto in
modo variato.
57
Nell’ultimo movimento il Tema russo
dell'Andante introduce al conclusivo Allegro con spirito. Si tratta stavolta di una
forma-sonata in piena regola, il cui tema
principale è ancora un più che esplicito
richiamo alla musica popolare della
amata terra di origine del compositore.
Il movimento è infatti basato su due
canti tradizionali che l’autore aveva già
trascritto per pianoforte a quattro mani.
Con un vero colpo da maestro, seguendo un procedimento non dissimile
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da quello che abbiamo sentito adottato
da Dvořak, Čaikovskij interrompe la convenzionalità del movimento riproponendo, al termine della ripresa, il tema
che aveva introdotto il primo movimento, trasformandolo magistralmente,
a poco a poco, in una brillante coda
basata sul tema del finale.
Si chiude così perfettamente il cerchio
disegnato attraverso l’integrazione del
perduto classicismo mozartiano con le
radicate tradizioni russe.
Wolfgang Amadeus Mozart
l
martedì
10 agosto
ore 22,15 Castello della Pieve
UN PENTAGRAMMA DI STELLE: conquistare un castello
con strumenti, musiche e ballate irlandesi.
Ricatti Acustici
Fabio Andruccioli . . . . . . voce, bodhran, spoons
Enrico Ribuoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . chitarra acustica
Ilaria Mignoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino
Alessandro Bannini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . basso
Piero Valbruzzi . . . . . . . flauto traverso, tin whistles
Raffaele Damen . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . fisarmonica
Andrea Solomita . . . batteria, bodhran, barduka
na divertente pausa alla serrata
programmazione della stagione
concertistica 2010 e una breve
evasione dai luoghi consueti racchiusi
entro le mura di Mercatello, è offerta
dalla serata che, come già lo scorso
anno, coinvolge lo splendido territorio
dell’Alto Metauro ed in particolare il
borgo medievale di Castel della Pieve.
Il suggestivo agglomerato urbano, arroccato a dominare la valle sottostante,
potrà essere raggiunto oltre che in auto
anche a piedi, attraverso un percorso
naturalistico che si dipana lungo le pendici dei monti che coronano i primi passi
dello storico fiume, subito dopo la confluenza dei torrenti che sotto Borgo Pace
lo formano: il Meta e l’Auro.
La tradizionale passeggiata notturna,
organizzata dall’associazione culturale
Arte e Altro, si arricchisce del momento
musicale finale che segue il ristoro preparato per i camminatori al loro arrivo
nel borgo. Chi vorrà gustarsi tutto il paesaggio e guadagnarsi con fatica la
meta musicale dovrà dunque chiamare
il numero di telefono dell’associazione 3208935754 - per iscriversi e ricevere informazioni più dettagliate.
U
Partendo all’imbrunire dal centro di
Mercatello e percorrendo questo incantevole cammino in compagnia di guide
esperte e preparate, ci si potrà immergere, man mano che la luce lascerà il
posto alla miriade di solchi luminosi che
tracceranno il cammino, in un’atmosfera resa sempre più fatata dall’aumentare dell’oscurità e che troverà il
suo culmine al traguardo.
Qui, assieme a quanti avranno scelto
mezzi di trasporto meno faticosi, ai piedi
della torre medievale, in uno scenario
portentoso che si perde nell’immensità
del cielo stellato, ci si potrà far cullare e
trascinare dalla musica forse più magica: quella che proviene dal lontano e
leggendario passato d’Irlanda.
Radici che affondano addirittura nella
preistoria e nel fortissimo legame dei riti
che legavano gli abitanti dell’isola agli
astri ed ai loro movimenti nella volta stellata. Radici che hanno attecchito in
profondità e che ancor oggi sorreggono
un amore solido e palpabile per la musica; basti pensare che l’Irlanda è
l’unica nazione al Mondo ad avere fin
dal medioevo uno strumento musicale,
l’arpa, come simbolo nazionale.
59
Assieme a queste melodie non mancheranno alcune ballate popolari italiane, sapientemente miscelate in una
sequenza che rivela chiaramente l’universalità della musica e i tanti punti di
contatto fra i vari ceppi di origine.
Sarà un vero e proprio gemellaggio
fra terre lontane; entrambe fatte di castelli. Come non ricordare i numerosissimi
manieri svettanti nel territorio irlandese,
pregni di leggende e misteri accattivanti, e parallelamente la moltitudine di
agglomerati murati e turriti che punteggiavano le cime delle nostre alture, tanti
da far guadagnare nel medioevo alla
nostra zona l’appellativo di Terra dei
Cento Castelli.
Nella notte di San Lorenzo la musica ci
aiuterà ad immaginare i fuochi che ardevano in lontananza e che parlavano
fra loro, fra torre e torre. Emergenze che
si stagliavano o si stagliano ancora nei
profili delle catene montuose che si susseguono fino all’Alpe, quinta verso l’infinito e dominatrice di un paesaggio che
è evidentemente differente da quello
d’Irlanda ed allo stesso tempo a questo
simile. Paesaggio che è la più grande
attrazione di entrambi, pregno com’è di
colori dall’intensità che sembra non essere stata ancora alterata dal passaggio dell’uomo o da altri scaturiti dalla
perfetta simbiosi instauratasi nei secoli
dall’incontro dell’uomo con la natura;
quando vi era ancora rispetto, paura e
meraviglia per quest’ultima.
Quello che più ci interessa sottolineare
è però l’atmosfera sognante che la musica tradizionale irlandese, nota per la
sua vivacità e leggiadria, saprà destare
nella mente dei presenti; assieme a confronti con la nostra misconosciuta e trascurata musica popolare. Risultati diversi
di culture differenti; entrambi ottenuti
con strumenti musicali sostanzialmente
simili e in grado di sottolineare con maestria le scie delle stelle cadenti.
Conosciamone dunque alcuni, più o
meno familiari, soprattutto per il nome,
e che diventeranno man mano protagonisti della serata, ben assecondando
lo spirito della musica tradizionale irlandese, fatta più per solisti che per gruppi.
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Prima attrice, soprattutto per noi marchigiani, quella che è stata l’immancabile compagna di tante feste sulle nostre
aie: la Fisarmonica. Anche per la sua recente invenzione (1829), in genere è
poco associata alla musica tradizionale
irlandese nell’immaginario collettivo. La
Fisarmonica, e la sorella minore Concertina (in genere di sezione esagonale o
ottagonale), con il loro tirare e spingere
per produrre note attraverso una tastiera, hanno invece in gran parte preso
il posto di uno strumento di origine più
artigianale come la Cornamusa, contribuendo non poco a favorire la diffusione del genere musicale nel mondo.
Immancabile quello che è lo strumento più universale, versatile, economico, disponibile ed intuitivo: la Voce
umana, in particolare il canto a cappella. Basato sulla metrica della poesia
gaelica, questo costituisce senza alcun
dubbio il fulcro stesso della musica irlandese. La ricchezza degli abbellimenti è
infatti in gran parte dovuta al suo carattere melismatico, ovvero al fatto che più
note vengono modulate su una singola
sillaba. In particolare con il Lilting, sillabe
convenzionali e prive di significato che
vengono cantate in maniera molto rapida, si riesce a far danzare la gente
anche senza strumenti musicali.
Il Fiddle coincide con il nostro Violino,
anche se possono variare di molto le
tecniche di posizione e di esecuzione,
molto più libere nella tradizione irlandese e che sono demandate esclusivamente all’esecutore. Questo infatti può
utilizzarlo appoggiandolo contro il petto,
contro o sopra la spalla, sotto il mento o
in alcuni casi anche contro il fianco.
Ugualmente l’archetto, fondamentale
nella tecnica di suono, potrà essere tenuto vicino o lontano dall’estremità, producendo stili di esecuzione diversificati.
Il Tin whistle, un virtuosistico flauto a fischietto metallico, prende il suo nome
dal materiale utilizzato per la sua costruzione, la latta. Grazie alla sua economicità ha avuto una larga diffusione ed è
diventato lo strumento base dei giovani
irlandesi. Come da noi per il flauto dolce
però questa popolarità ha prodotto una
disaffezione nei confronti del tin whistle,
facendogli preferire di gran lunga il
Flauto traverso.
Fra gli strumenti a percussione il Bodhran è un tamburo di pelle di capra
percosso con una piccola bacchetta di
legno. Mantenendolo dritto sulle ginocchia, il musicista tiene il bastoncino nella
mano destra, come se fosse una penna,
e colpisce la pelle alternativamente con
le due estremità, unicamente con i movimenti del polso.Semplice in apparenza
lo strumento sbalordisce per i numerosi
effetti che mani maestre possono ottenere variando la tensione della pelle o il
punto di battuta della bacchetta. Più simile ad un Tamburello è invece il Barduka mentre lo Spoon è, come dice la
parola, un vero e proprio cucchiaio che
viene utilizzato battendolo su un suo simile, alla maniera delle Nacchere, o
con altri metodi per ottenere diversi effetti sonori, capaci di donare maggior
suggestione alla serata.
Alto Metauro nel dipinto del Ducato di Urbino delle Logge Vaticane, Roma
61
giovedì 12 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
CONCERTO DI MEZZ’ESTATE: Rossini, Borodin, Elgar e la
“Quinta Sinfonia” di Beethoven per i 5 anni del Museo
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Coro Polifonico Icense diretto da Guerrino Parri
Lanfranco Marcelletti
. . . . . . . direttore
Gioachino Rossini (1792-1868)
da La Gazza Ladra - 1817
- Ouverture
Aleksandr Porfir'evič Borodin (1883-1887)
da Il Principe Igor - 1888
- Danza Polovesiana con Coro
Edward Elgar (1857 – 1934)
da Pomp and Circumstance Marches op. 39 - 1901
- marcia n. 1 in D maggiore con Coro (Land of Hope and Glory)
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67 – 1808
- Allegro con brio
- Andante con moto
- Allegro
- Allegro
rmai tradizionalmente il Concerto di Mezz’Estate è divenuto l’apice della stagione
concertistica e l’occasione più propizia
per ricordare e celebrare importanti ricorrenze legate alla storia ed alla cultura che hanno interessato Mercatello
e, in particolare, il complesso monumentale dell’ex-convento francescano. Qui
ha infatti sede il Museo di San Francesco
che nell’ambito delle sue attività, con il
fondamentale apporto di una crescente lista di sostenitori, promuove e
produce il festival Musica&Musica.
O
62
Pertanto quest’anno non poteva non
essere festeggiato il Quinto anno di attività dell’istituto museale ampliato e riallestito a seguito degli importanti lavori
seguiti alla crisi sismica che lo aveva duramente colpito allo scadere del secolo
scorso. Così come non poteva passare
in silenzio la realizzazione della Quinta
edizione della manifestazione musicale
che il Museo ha fortemente voluto, assieme ad altre, per promuovere e valorizzare la propria immagine, le proprie
collezioni e la propria capacità di integrarsi con la vita quotidiana.
Musica&Musica 2006 - A. Cavuoto dirige Orchestra da Camera delle Marche e Coro Malatestiano
Il ripetersi del numero cinque ha così
suggerito di proporre un’opera musicale
che fosse immediatamente ricollegabile
ad esso. La scelta è caduta sulla Quinta
Sinfonia di Beethoven, ritenuta particolarmente adatta per rappresentare le
difficoltà, le ristrettezze economiche, gli
ostacoli e i pregiudizi che il Museo deve
continuamente affrontare per arrivare
alle soddisfazioni che anche una serata
come questa speriamo sia in grado di
dare, trasformando il trionfale finale ed il
numero della sinfonia in una “V” di vittoria impressa nell’anima di tutti i presenti
ed i sostenitori. Vittoria solo temporanea
ma forte stimolo a proseguire e migliorare cercando di coinvolgere l’intera
collettività nella propria crescita, non
solo quella fisica che vedrà a breve
l’ampliamento della struttura museale e
delle collezioni ma soprattutto quella
culturale e sociale.
63
La prima parte della serata, scoppiettante e sorprendente, continuando un
percorso già avviato nelle stagioni precedenti, propone subito un’altra delle
Ouvertures di Gioachino Rossini.
Tali composizioni, pur se destinate originariamente ad introdurre un’opera lirica sono in realtà una forma musicale
autonoma, perfettamente compiuta in
sé stessa e pertanto ideale per avvicinarsi alla “musica colta”. Nate per catturare immediatamente l’attenzione del
pubblico, sono infatti brani dinamici
dalle dimensioni contenute e strutturalmente lineari, chiari nella melodia, fortemente ritmati e cantabili, che possono
essere seguiti senza sforzo anche da
orecchie abituate a generi, sonorità e
timbri totalmente differenti. Chi può non
rimanere colpito dallo scatenarsi della
fantasia, dalla ricerca di motivi interessanti e dal gioco delle invenzioni strumentali rossiniane? Questo senza
ignorare o intaccare minimamente la
raffinata scrittura ed il valore artistico
che le ha fatte diventare opere musicali
a sé stanti, spesso più celebri dell’opera
lirica per la quale vennero originariamente composte.
Emblematico è il caso de La Gazza
Ladra, pezzo sinfonico di valore assoluto
e senza ombra di dubbio l'ouverture di
Rossini più nota ed amata; fra l'altro, solo
per citarne alcuni utilizzi, molto ben sfruttata da Stanley Kubrick come parte integrante del racconto cinematografico
di “Arancia meccanica” e dai fantasiosi
Giulio Giannini e Emanuele Luzzati nel
loro celebre disegno animato che fu
candidato all’Oscar.
64
Con libretto di Giovanni Gherardini,
l’opera semiseria dalle dimensioni smisurate e con un soggetto di ambientazione contadina pieno di equivoci che
Stendhal definì abominevole, debuttò
con un successo memorabile alla Scala
di Milano il 31 maggio del 1817 e l’anno
seguente venne prescelta per l'inaugurazione del nuovo teatro di Pesaro alla
presenza del suo concittadino più illustre: Gioachino Rossini.
L’autore, che vi aveva riversato uno
straordinario impegno compositivo, raccontò: «Ho scritto l’Ouverture della
Gazza Ladra il giorno della prima rappresentazione sotto il tetto del Teatro
alla Scala, dove fui messo in prigione dal
direttore, sorvegliato da quattro macchinisti che avevano l’ordine di gettare
il mio testo dalla finestra, foglio a foglio
ai copisti, i quali aspettavano abbasso
per trascriverlo». La monumentale pagina, grazie alla strumentazione ricchissima, alla qualità dei temi e degli
sviluppi, alla straordinaria originalità e
freschezza inventiva, è tra le pagine più
significative e universalmente ammirate
del compositore pesarese e un modello
insuperato del genere.
La composizione è audacemente
aperta da un enigmatico rullo stereofonico di tamburi, sottile premonizione
della possibile tragedia. Questi introducono alla solenne e maestosa marcia
iniziale, marziale e pomposa, dal carattere quasi eroico, eco dell’ambiente da
cui provengono i personaggi militari
della trama. Seguono una serie di temi
conosciutissimi che anticipano l'aspetto
psicologico e la caratterizzazione degli
altri personaggi del melodramma, fatto
di pathos, tragedia ed allegria. Il discorso musicale assume via via toni, accenti ed effetti strumentali e ritmici di
trascinante vivacità; una girandola incandescente che sfocia nella folgorante stretta finale realizzata con una
tecnica collaudata ed infallibile di
grande presa emotiva sul pubblico - il
crescendo rossiniano – crescita organica che all’aumento dell’intensità fa
coincidere quello degli strumenti coinvolti e delle incidenze ritmiche.
Gioachino Rossini
Aleksandr Porfir'evič Borodin
Con il secondo ascolto rimaniamo nel
mondo dell’opera lirica, stavolta russa,
estrapolando un brano celeberrimo, differente dal primo ma che al pari di questo, grazie alla sua enorme popolarità,
possiede una sua vita autonoma e predominante sull’intera composizione.
Autore ne è la straordinaria figura di
Aleksandr Porfir'evič Borodin, brillante
chimico russo passato alla storia non per
le sue scoperte scientifiche ma per il suo
hobby: la musica. In essa l’autore, che
la voleva basata sul folklore locale e lontana dalle contaminazioni occidentali,
rivela una natura squisitamente musicale che permette alle melodie ampie
e ricche di sgorgare immediate dalla
sua fantasia. In ogni sua opera si ritrovano così la ricchezza melodica, la
spontaneità e la freschezza che ne costituiscono la principale attrattiva.
Prova ne sono le Danze Polovesiane,
apice dell’opera “Il principe Igor”; ancora oggi famosissime, usate e abusate
in film e pubblicità. Purtroppo per noi, il
suo lavoro gli impedì, fra le altre, di portare a termine la partitura di quest’opera lirica, completata poi da
Rimsky-Korsakov e Aleksandr Glazunov.
Il “compositore della domenica”,
come amava definirsi, lavorò infatti al
progetto in maniera discontinua per
quasi vent'anni, fino alla morte improvvisa, con l'intento di dipingere un grandioso affresco storico ambientato nel XII
secolo e con protagonista un eroe della
resistenza russa contro una tribù dell'Asia
centrale: i Polovesi.
Nell’opera le danze, cinque rapidi
quanto suggestivi pannelli musicali
orientalizzanti, accompagnano la scena
di un banchetto voluta dal Khan della
tribù mongola per intrattenere il principe
Igor suo prigioniero. In questi autentici
gioielli, ottenuti dopo attenti studi sulle
testimonianze musicali del folklore polovesiano, si contrappongono di continuo
una sensualità dolce e nostalgica ad
un'impetuosa frenesia barbarica dei
ritmi. In particolare la prima danza, che
ascolteremo, è un Andantino delicato e
sognante che accompagna le voci
delle fanciulle polovesiane.
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Il brano ben si adatta alle caratteristiche vocali del Coro Polifonico Icense, in
grado di esaltare la freschezza e la
spontaneità dell’invenzione melodica
rintracciabile nelle radici più popolari
della musica.
La formazione corale mercatellese,
da sempre una delle colonne portanti
della stagione concertistica estiva promossa dal Museo di San Francesco attraverso il Comune di Mercatello sul
Metauro e l’Associazione Pro Loco Mercatellese, allarga così ulteriormente il
proprio repertorio e prosegue quel virtuoso percorso di crescita intrapreso in
parallelo con Musica&Musica.
Grazie alla meticolosa e sicura guida
del suo direttore, il maestro Guerrino
Parri, il coro avrà poi occasione di cimentarsi anche in un brano di tutt’altro
genere che concluderà la prima parte
del programma. Questo è figlio di quella
che è probabilmente l’opera più nota di
Sir Edward Elgar, compositore inglese
che ebbe enorme successo in vita e
una miriade di riconoscimenti e titoli assegnatigli dalla corona britannica: le
Marce di Pomp and Circumstance, così
chiamate da un passo dell'Otello di Shakespeare.
La prima delle cinque marce, quella
che ascolteremo, è ancor oggi molto
popolare soprattutto oltre Manica. Le
sue potenzialità furono subito riconosciute da Elgar che scrisse: "Ho una melodia che li metterà tutti stesi al tappeto".
Poco dopo la sua composizione, infatti,
fu chiesto all’autore di adattare la Marcia Solenne alle parole di un’ode celebrativa della gloria nazionale scritta da
Arthur Christopher Benson, per creare un
pomposo inno da eseguire durante l’incoronazione di Edoardo VII.
Su richiesta dello stesso Elgar, adattamenti e tagli del testo portarono alla nascita della Coronation Ode op. 44, che
nella sua parte finale e nel brano autonomo da essa ricavato, Land of Hope
and Glory (Terra di Speranza e Gloria), è
diventato col passar del tempo una
sorta di secondo inno nazionale della
Gran Bretagna, la quintessenza dell'impero britannico della regina Vittoria.
66
Land of Hope and Glory
Land of Hope and Glory,
Mother of the Free,
How shall we extol thee,
who are born of thee?
Wider still and wider
shall thy bounds be set;
God, who made thee mighty,
make thee mightier yet,
God, who made thee mighty,
make thee mightier yet.
Per chiudere il cerchio prima dell’intervallo e ricollegarci in qualche modo alla
Gazza Ladra di apertura vogliamo sottolineare come anche la musica di questo brano sia stata utilizzata da Kubrick
per la colonna sonora di Arancia Meccanica e da un celebre disegno animato, stavolta della Disney: Fantasia
2000, dove Paperino diventa aiutante di
Noè sulle note di Elgar.
Sir Edward Elgar
Anche la seconda parte del programma non romperà questa effimera
catena visto che il primo movimento
della sinfonia che ascolteremo è stato
anch’esso utilizzato nel medesimo film
disneyano. Le sue notissime quattro note
di apertura (tre brevi ed una lunga), nel
contesto della serata potrebbero essere
lette come il richiamo ai tre brani ascoltati e a quello da ascoltare o alle quattro stagioni trascorse ad ascoltar musica
in questa splendida chiesa.
Ma ora immergiamoci in uno dei massimi capolavori della letteratura musicale, senza dubbio l’opera sinfonica più
famosa e conosciuta, la sinfonia spartiacque di tutta la storia della musica: la
celeberrima Quinta sinfonia di Ludwig
van Beethoven. «Il rumore più sublime
che abbia mai penetrato l'orecchio dell'uomo», come la definì lo scrittore Edward Morgan Forster.
Prima di Beethoven, la forma sinfonica
aveva conosciuto altri grandissimi creatori – basti citare Haydn e Mozart - eppure nessuna delle loro pur splendide
sinfonie può rivaleggiare in popolarità
con quelle del compositore tedesco.
Queste ampliano e modificano le forme
rigorose precedenti riuscendo ad esprimere compiutamente le emozioni di noi
tutti, a far scendere la musica dal piedistallo della bellezza formale, ad umanizzarla profondamente ed immergerla nel
flusso della vita.
Beethoven si pone infatti in mezzo al
fermento di idee e aspirazioni dei nuovi
tempi romantici, pur portando dentro di
sé e nella sua formazione artistica ancora i retaggi di un classicismo rinchiuso
nella rete di tecniche e strutture formali
che verranno smantellate in nome di
una libertà proclamata in tutte le manifestazioni della vita umana.
Eugène Delacroix, La Libertà guida il popolo sulle barricate (1830)
67
L'incisività dei temi, i contrasti drammatici e le novità armoniche conferiscono a queste opere un'espressività
fino a quel momento sconosciuta; in
particolare alla Quinta, paradigma del
sinfonismo beethoveniano per l'eroica
tensione etica incarnata in una dialettica drammatica di straordinaria intensità, coerenza e compattezza.
In essa gli ideali più alti dello stile classico raggiungono la perfezione generando, dopo una gestazione lunga e
travagliata (quattro anni), un lavoro monumentale nel quale la tensione, che
rappresenta il cuore pulsante di tutto il
costrutto sinfonico, non viene mai meno,
in un fluire in cui la dimensione tragica
del destino si coniuga miracolosamente
con la visione, ora angosciata, ora trionfante, dell’uomo e dei suoi ideali.
Le innovative caratteristiche compositive del brano assieme ai forti legami
tematici e strumentali che legano fra
loro i vari tempi - l’epica e perenne lotta
dell’uomo contro le vessazioni, gli ostacoli e gli inganni operati dal fato, le
grida di battaglia e di vittoria - appaiono
chiare anche all’ascoltatore meno smaliziato. La sorpresa del primo ascolto è
poi destinata a ripetersi ed accrescersi
ai successivi inevitabili approfondimenti.
Questi porteranno a conoscere sempre
meglio, attraverso la composizione che
più di altre l’incarna, il genio di Bonn, i
suoi ideali, la sua coscienza morale, il
suo impegno con se stesso e con il
mondo a reagire coraggiosamente
contro le ingiustizie e le avversità della
vita, sua e dell’umanità intera.
La Quinta è probabilmente la più straordinaria sinfonia di Beethoven, quella
che porta dentro tutto il dramma di un
uomo che solo con la musica era in
grado di comunicare il suo mondo interiore, l’opera più caratteristica e significativa di quell’agonismo eroico già
anticipato nella sua illuministica e più
enfatica Terza Sinfonia, non a caso iniziata contemporaneamente ad essa.
Venne eseguita per la prima volta,
sotto la direzione dell’autore, il 22 dicembre 1808 - insieme ad altri inediti
come la “Sesta Sinfonia”, il “Quarto Con68
certo per pianoforte e orchestra”, la
“Fantasia Corale per piano e orchestra
op. 80”, il Gloria ed il Sanctus della
“Messa in do maggiore” e la scena ed
aria “Ah, perfido!” - in una memorabile
quanto lunghissima accademia musicale al teatro An der Wien.
La composizione, un vero inno alla
speranza, prende avvio dall’inquietante
quanto celeberrimo e lapidario inciso ritmico di quattro note – tre brevi seguite
da una lunga «sol-sol-sol-mib» - sulla cui
ripetizione poggia quasi tutta la sinfonia
e che rappresentano, come ebbe a
spiegare lo stesso Beethoven: «I colpi del
destino che bussa alla nostra porta». Un
destino drammatico, cieco e implacabile contro il quale l’uomo si erge a
combattere eroicamente in nome della
ragione. Da questa semplice figura, il
“tema del destino”, come da una cellula generatrice vengono con audacia
costruiti un grande movimento sinfonico,
denso di elaborazioni contrappuntistiche, e un intero, complesso mondo
espressivo carico degli accenti più diversi. Dunque nessuna ridondanza
d’idee, piuttosto un linguaggio asciutto
ed essenziale, una membratura scarnita
fino all’osso.
I quattro movimenti si presentano così
come diverse facce di uno stesso oggetto, come inarrestabile processo di
scoperta e di trasformazione destinato a
sfociare e a risolversi nel movimento
conclusivo. Le note ribattute iniziali, che
rappresentano il conflitto fra due grandi
forze, si irradiano e mutano in innumerevoli idee secondarie, mantenendo alta
la tensione sul sentimento tragico che
permea il divenire dell’umanità, fino al
trionfo finale di quest’ultima sul fato, o
meglio sugli effetti scatenanti dello
stesso come guerre, diseguaglianze, ingiustizie, pregiudizi e superstizioni.
La sinfonia, divenuta nell’Ottocento
un autentico mito etico e artistico, riflette chiaramente le vicende politiche
e biografiche di quegli anni ed in particolare la sordità del compositore che si
faceva sempre più accentuata e insopportabile e l’occupazione francese di
Vienna del 1805.
Occupazione che poco dopo non risparmiò nemmeno il complesso architettonico che oggi ospita il Museo di San
Francesco, trasformato in caserma dei
soldati d’oltralpe dopo la cacciata definitiva dei frati minori, e la chiesa dove
ci troviamo, declassata a deposito e
polveriera e completamente sforacchiata nel pavimento dalle baionette
dei militari francesi.
Chiesa che nel 1804 aveva visto dedicare uno dei suoi tanti altari laterali alla
concittadina S. Veronica Giuliani, beatificata proprio quell’anno e della quale
nel 2010 si ricordano i trecentocinquant’anni dalla nascita.
A farne le spese fu il grande Crocifisso
ligneo trecentesco di Giovanni da Rimini
che, per lasciar posto alla nuova tela
raffigurante la Santa che scrive il suo
diario con l’aiuto della Madonna, venne
destinato ad ardere nel camino del
convento. Destino ingiusto e crudele al
quale l’opera d’arte, a causa della “romantica” incontrollabilità degli eventi,
venne fortunatamente sottratta per tornare molto più tardi, dopo innumerevoli
e avventurose peripezie in giro per l’Italia, a trionfare al centro dell’arco trionfale dell’abside condividendo appieno il
percorso magistralmente disegnato da
Beethoven nella sua Quinta Sinfonia.
Il Crocifisso di G. da Rimini torna per l’ennesima volta nella sua chiesa (Estate 2005)
69
L’opera è aperta dall’Allegro con brio,
forse la pagina più innovativa, celebre
e drammatica scritta dall'autore. Il tema
iniziale, apparentemente così semplice
e scarno, è invece la forza poderosa di
tutta la Quinta Sinfonia. Quelle quattro
note ribattute che tolgono ogni punto di
riferimento e lasciano gli ascoltatori sospesi, in attesa degli eventi, danno il via
ad un movimento pessimistico, serrato è
aggressivo dal notevole aspetto ritmico.
Strutturalmente, si tratta di un tipico movimento in forma-sonata, lo schema
compositivo più rigido che il Classicismo
aveva prodotto, ma che è qui riempito
di significati emotivi e sconvolto dalla
lotta tra i due principi opposti che, per
semplicità, potremmo definire il bene e il
male. Il tema principale deriva integralmente dal motivo iniziale di quattro
note, ripetuto ossessivamente come a
tormentare l’essere umano, un pensiero
fisso che come le sezioni dell’orchestra
che lo eseguono passa da un individuo
all’altro fino a coinvolgere l’intera umanità, invadendo ritmicamente tutto lo
spazio disponibile, cancellando ogni distinzione fra disegno e ornamento. Lo
stesso tema secondario, più sereno e
cantabile che arriva a distendere la tensione, non riesce a liberarsi dell’inciso iniziale. Questo ritorna infatti protagonista
assoluto dello sviluppo - il momento di
maggior intensificazione drammatica
della Sinfonia, in cui sono più vividi i contrasti armonici e la densità contrappuntistica – prima che la ripresa si concluda
nell’eroica coda.
L’Andante con moto si contrappone
al movimento precedente per la sua
apparente serenità che introduce un
clima di distensione. Il tempo è costituito
da due temi di origine popolare di nobile cantabilità, con variazioni di grande
libertà formale e in cui non mancano le
reminiscenze ritmiche del “motivo del
destino”. I sublimi passaggi, i fraseggi e i
pizzicati degli strumenti sono per ben tre
volte inaspettatamente interrotti dalle
caratterizzazioni marziali e trionfali degli
ottoni - simbolo dell’uomo - che anticipano chiaramente la soluzione finale
della sinfonia stessa.
70
Con l’Allegro, ci troviamo nel fulcro di
collegamento fra la violenza del primo
movimento e il trionfo del finale. Il tema
principale del tempo, dopo un fosco e
misterioso arpeggio, viene esposto in fortissimo e riprende, variandolo, il motivo
iniziale del destino. Questo poi lo punteggerà col suo ritmo militaresco e cadenzato risvegliando in tutti antichi
presagi. Al di fuori della tradizione il
tempo, fino allora riservato allo Scherzo,
amplia la sua funzione di alleggerimento
con il colore sinistro, in pianissimo, dei
contrabbassi. Nell’ironica sezione centrale questi ultimi, assieme ai violoncelli,
si lanciano all'unisono negli spericolati e
pressanti passaggi virtuosistici del grottesco fugato. Quindi il tema iniziale viene
nuovamente esposto e, dopo un vezzoso pizzicato, dissolto in un lungo e turbato episodio di transizione (gli archi
tengono la stessa nota per 15 battute)
che traghetta direttamente al tempo Finale. Infatti, per la prima volta nella storia della musica, gli ultimi due movimenti
della sinfonia sono uniti fra loro senza soluzione di continuità. L’energia compressa sul finale del primo viene così
improvvisamente rilasciata, come un
potentissimo sisma che investe il successivo, in un poderoso crescendo; uno dei
più entusiasmanti dell’intera letteratura
sinfonica.
Il tema principale dell’ultimo brillante
e monumentale movimento, ancora un
Allegro, risolve tutte le tensioni accumulate ed esplode eroicamente in fortissimo ad affermare e rappresentare la
vittoria dell'ottimismo e della certezza
morale sul destino. Lo fa con la sua gloriosa fanfara esultante in cui, per la
prima volta nella storia della sinfonia,
appaiono significativamente i tromboni,
strumenti carichi di innumerevoli significati simbolici. Si tratta di una vera e propria sintesi suprema, in cui il riecheggiare
dei temi ascoltati nei precedenti movimenti fa acquistare a questi ultimi il carattere di preparazione alla catarsi
trionfale. In questa si celebra la vittoria
dell’intelletto e della ragione sulle avversità, esaltata nella vorticosa e travolgente stretta conclusiva.
Ludwig van Beethoven
71
gli artisti
72
Musica&Musica 2009 - L. Marcelletti prova con l’Orchestra Sinfonica G. Rossini
James Caraher
Da oltre quindici anni è Direttore Artistico del prestigioso teatro statunitense
Indianapolis Opera, dove ancor oggi
continua ad esaltare il pubblico con importanti produzioni operistiche; questo
anche grazie alla sua capacità di saper
amalgamare tutti gli attori di uno spettacolo lirico, ottenendo così importanti
risultati, come più e più volte testimoniato dalla critica.
Le più recenti stagioni all'Indianapolis
Opera lo hanno visto dirigere: Il Barbiere
di Siviglia, Madama Butterfly, The Crucible, Falstaff, Les Contes d’Hoffman, Cosí
fan tutte, Lucia di Lammermoor, Les Pêcheurs de Perles, Werther, The Merry
Widow, Le Nozze di Figaro, Turandot,
Carmen, La Fille du Regiment, Die Zauberflöte e Tosca.
Caraher ha visto maturare la sua passione per l'opera partendo dal suo primo
ruolo di accompagnatore per le prove
alla Tri-Cities Opera di Binghamton, New
York. Da lì si è trasferito alla Syracuse
Opera Company dove è stato assistente
musicale e maestro del coro fino al suo
primo podio: Rigoletto.
I risultati e l'innato talento lo hanno poi
fatto promuovere a direttore principale.
Incarico che ha rivestito fino al 1988
quando ha potuto ampliare il suo orizzonte all'Indianapolis Opera. Per molte
stagioni è stato, in aggiunta, anche direttore musicale dell'Opera Memphis.
Nel 2001, Caraher ha partecipato alla
straordinaria coproduzione (Indianapolis
Opera - Opera Company of Philadelphia) di Porgy and Bess di Gershwin.
Caraher è inoltre di frequente invitato
come direttore ospite da altre orchestre
alle quali presta il suo talento, fra queste:
The Opera Company of Philadelphia,
Nashville Opera, New Jersey Opera Festival, Kentucky Opera, Opera Memphis,
Imperial Symphony Orchestra (Florida),
El Paso Opera, Fargo-Moorhead Opera,
Youngstown Symphony, Greater Buffalo
Opera e Opera Delaware.
Torna in Italia dove durante la scorsa
stagione di Musica&Musica ha diretto il
Falstaff di Verdi a Mercatello e Cagli.
Coro Polifonico Icense
Si è costituito nel 1980, grazie alla passione per la musica e il canto di molti
Mercatellesi e all’opera generosa di don
Adamo Lucciarini. Dopo una lunga interruzione, l’entusiasmo e la volontà di
alcuni suoi componenti e del presidente
attuale, don Fabio Bricca, hanno permesso al coro di ricostituirsi nel 2004.
La corale, composta da circa 35 elementi e diretta dal Maestro Guerrino
Parri, ha avuto l'onore, grazie alla preparazione di un repertorio sacro di grande
qualità e alla preziosa collaborazione
musicale con l'organista Lorenzo Antinori, di esibirsi in importanti chiese; tra le
altre: la Basilica di San Pietro in Vaticano,
la Basilica Inferiore di San Francesco in
Assisi, la Basilica della Santa Casa di Loreto, la Basilica Cattedrale di Urbino e il
Duomo di Orvieto.
L’entusiasmo e il consenso unanime
hanno spinto la corale ad organizzare
rassegne corali nella chiesa di San Francesco in Mercatello sul Metauro, dove si
sono esibite assieme ad essa corali nazionali di grande valore e spessore.
73
Lo studio di un repertorio che spazia
tra vari generi musicali di epoche diverse ha consentito inoltre al Coro Polifonico Icense di partecipare alla stagione
concertistica regionale I colori della Musica, alla Rassegna Corale Autunnale
della città di Pergola, alla Rassegna Nazionale Cantar la Voce nella città di Urbania, alla Rassegna Canti di Natale di
Serra San Quirico e di esibirsi con successo durante il festival estivo - Musica&Musica: tempi luoghi e culture a
confronto - di cui è diventata una delle
colonne portanti e durante la quale ha
cantato anche con l’accompagnamento dell’Orchestra da Camera delle
Marche diretta dal Maestro Antonio Cavuoto (2006) e dell’Orchestra Sinfonica
G. Rossini diretta dal Maestro Daniele
Agiman (2008) e dal Maestro Lanfranco
Marcelletti (2009).
Oggi la corale vive con crescente entusiasmo la propria evoluzione artistica
musicale, aperta a future importanti collaborazioni, come quella che la vedrà
impegnata alla Corte Malatestiana di
Fano per l’esecuzione del programma
del Concerto di Mezz’Estate 2010 assieme all’Orchestra Sinfonica G. Rossini
ed al Maestro Lanfranco Marcelletti.
74
Vernon Hartman
Nato a Dallas, in Texas, si è diplomato
in canto all'Academy of Vocal Arts di
Philadelphia. Giovanissimo ha attirato
l’attenzione vestendo i panni di Rigoletto e ottenendo la parte del Figaro
mozartiano in una tournée del Western
Opera Theater. Ha poi trascorso cinque
anni con la New York City Opera, dove
ha debuttato in Pagliacci, prima di arrivare al Metropolitan nel 1981 interpretando Il barbiere di Siviglia. Il debutto
europeo è avvenuto con il Guglielmo
del Cosí fan Tutte al Festival dei due
mondi di Spoleto nel 1977.
Per quasi due decenni Hartman ha lavorato al Metropolitan Opera di New
York interpretando fra le altre opere liriche: Die Fledermaus, Le Nozze di Figaro,
Faust, Pagliacci, Turandot, Romeo et Juliette, Manon Lescaut e Billy Budd. Si è
esibito inoltre in tutto il Nord America ed
in Europa, in Spagna, Austria, Norvegia
e Germania. Da segnalare il ruolo di
Fred Moore interpretato nella prima assoluta nell'opera di Anton Coppola,
Sacco and Vanzetti.
Ha lavorato inoltre come direttore artistico, produttore e consulente per oltre
venti teatri in America ed Europa.
Grazie all’esperienza accumulata,
nell’anno 2006, fonda la Impresario Productions, una società di produzione indipendente. Si dedica con impegno
all'insegnamento e conduce seminari e
master classes negli Stati Uniti ed in Italia.
Fra questi i corsi che dal 2009 organizza
a Mercatello sul Metauro, per i quali ha
curato anche le regie delle opere Suor
Angelica, Falstaff e L’Elisir d’Amore.
Amy Johnson
Soprano, è una tra le cantanti americane più raffinate. Grazie a carisma,
bellezza e versatilità vocale, è in grado
di rappresentare un repertorio straordinario: da Salomè a Donna Anna in Don
Giovanni, da Madama Butterfly ad
Aida, dalla Contessa nelle Nozze di Figaro a Desdemona in Otello.
Ha rappresentato questi e altri personaggi in tutto il mondo con compagnie
quali la Vlaamse Opera di Anversa, la
New York City Opera, la Toledo Opera,
la Virginia Opera e la Piedmont Opera.
Il definitivo riconoscimento internazionale del suo talento avvenne quando fu
prescelta dalla compositrice di origine
scozzese Thea Musgrave per creare il
ruolo di Manuela nella prima mondiale
di Simon Bolivar.
Nella sua carriera, ha collaborato con
i più grandi direttori e accompagnatori.
Da ricordare nel 2006 la sua parte solistica nella Sinfonia n. 9 di Beethoven,
eseguita alla Carnegie Hall in favore
delle vittime del terremoto del Sud-Est
asiatico con la New York Philharmonic
Orchestra.
Recentemente ha creato un progetto
chiamato Twisted Sisters in cui scene di
“pazzia” tratte da opere quali Mefistofele, Salomè e Lucia di Lammermoor, si
intersecano con immagini tratte da film
e proiettate in sala con l’accompagnamento dell’orchestra.
Amy Johnson, oltre ad essere una
cantante di successo, è anche insegnante di canto all’Università del Massachussets di Amherst.
75
Lanfranco Marcelletti
Considerato gran surpresa dalla critica spagnola, direttore d’orchestra e
pianista, è uno degli artisti brasiliani più
conosciuti a livello internazionale, acclamato per le sue coinvolgenti esecuzioni
nel repertorio orchestrale e operistico.
Ha diretto molte orchestre tra cui: Orchestra Sinfonica del Brasile, Orchestra
del Teatro Nazionale di Brasilia, Orchestra Sinfonica Nazionale del Cile, Orchestra Sinfonica di Xalapa, Orchestra del
Teatro Comunale di Bologna, Orchestra
Sinfonica di Galicia, Haydn Chamber
Orchestra di Londra e Orchestra del Festival Eleazar de Carvalho in Brasile.
Il successo ottenuto al Glimmerglass
Opera Festival nel 2000, dove ha iniziato
la sua carriera operistica, lo ha portato a
lavorare per altri importanti teatri; tra
questi il Teatro Real di Madrid, il Teatro
Calderón di Valladolid e la Commonwealth Opera in Massachusetts. Ha assistito
il grande compositore Anton Coppola,
nella prima dell’opera Sacco e Vanzetti
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ed ha ideato, in collaborazione con l’attrice C. Bermejo, lo spettacolo per bambini www.mozart.deus, prodotto dal
Teatro Calderon di Valladolid.
Ha iniziato gli studi musicali in Brasile,
al Conservatorio Pernambucano de Musica di Recife, la sua città natale, dove si
è diplomato in pianoforte. Si è quindi trasferito in Europa, perfezionandosi nel suo
strumento alla Music Akademie di Zurigo
e alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna, dove ha studiato
anche composizione. Ha infine ultimato
gli studi di direzione d’orchestra alla Yale
University.
Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti: ha vinto i concorsi “Giovani Direttori”, promosso dall’Orchestra
Sinfonica del Cile (1998) e, come pianista, “Giovani Solisti di Roma” (1988); è
stato nominato “Giovane Direttore
dell’Anno” dall’Associazione di Critici
d’Arte di San Paolo del Brasile (1998); ha
ricevuto della Yale University il Dean’s
Prize (1996) e il Premio intitolato a Eleazar
de Carvalho (1997), compositore e direttore d’orchestra brasiliano considerato
sua guida e mentore. Ha ricevuto inoltre
una menzione speciale rilasciata dall’Assemblea dello Stato di Pernambuco
per la sua attività di promotore della musica classica.
Direttore musicale della Cayuga
Chamber Orchestra di Ithaca, è anche
professore di direzione d’orchestra e direttore della University Orchestra all’Università del Massachusetts di Amherst.
Invitato nel 2004 a Pesaro per dirigere
Il Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival, vi ha diretto l’anno successivo
anche la farsa Arrighetto di Carlo Coccia, e vi ricopre tuttora la carica di assistente del maestro e musicologo Alberto
Zedda nella direzione della prestigiosa
Accademia Rossiniana.
Nel 2009 ha già diretto due concerti
nell’ambito della stagione concertistica
Musica&Musica, ottenendo un meritatissimo successo di pubblico e guadagnandosi una grande stima da parte
degli organizzatori che hanno riconosciuto in lui la disponibilità e semplicità
dei “Grandi”.
Federico Mondelci
Ottenuta la lode in sassofono al Conservatorio Rossini di Pesaro nel 1979, ha
poi studiato canto, composizione e direzione d’orchestra, diplomandosi al Conservatorio Superiore di Bordeaux.
Ha suonato come solista in tutto il
mondo con le più importanti orchestre,
tra le quali la Filarmonica della Scala
con la direzione di Seiji Ozawa. Al Festival Mondiale del Sassofono ha rappresentato più volte l’Italia: in Germania,
Giappone, Stati Uniti, Spagna e Italia.
Dalla sua prima esibizione al Festival di
San Pietroburgo collabora con la Moscow Chamber Orchestra con cui ha registrato i Tanghi di Astor Piazzola.
Profondamente interessato alla musica contemporanea ha eseguito in
prima a Manchester, Cyberbird per sassofono, pianoforte e orchestra di Takashi
Yoshimatsu con la BBC Philarmonic Orchestra diretta da Martyn Brabbins, e i
due concerti per sassofono e orchestra
premiati al Concorso Internazionale di
Composizione di Bologna con la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma.
Ha inciso vari CD che comprendono,
tra l’altro, l’opera completa per sassofono e pianoforte di Charles Louis Eugène Koechlin.
Mondelci affianca a quella di solista
un’importante attività di direttore d’orchestra con un repertorio che va dalla
musica sinfonica, alla lirica, alla letteratura del Novecento. Ha diretto solisti
quali Ilya Grubert, Michael Nyman, Kathryn Stott, Pavel Vernikov in Italia e Stati
Uniti e diretto concerti in Germania,
Francia, Portogallo, Russia.
Tra le altre ha in attivo collaborazioni
con l’Orchestra del Teatro Bellini di Catania, l’Orchestra Haydn di Bolzano, l'Orchestra Giovanile del Teatro Marinsky di
S. Pietroburgo, l’Orchestra Sinfonica di
Sanremo e l’Orchestra Sinfonica del
Lazio, alla guida della quale è stato al
nuovo Auditorium di Roma.
Ha diretto produzioni operistiche di
autori italiani del ’700 in festival internazionali come il St. Petersburg Music Festival (edizioni 2001 e 2002).
Tra i prossimi impegni figurano concerti come direttore e solista con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo,
la New Zealand Symphonic Orchestra,
tours in Germania, Francia e Stati Uniti.
È docente di sassofono al Conservatorio Rossini di Pesaro, direttore artistico
dell’Ente Concerti di Pesaro e direttore
della Italian Saxophone Orchestra, da lui
stesso fondata nel 1985.
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Italian Saxophone Orchestra
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Composta da 12 sassofonisti diretti da
Federico Mondelci, è un gruppo unico
nel suo genere in Italia. Costituitasi nel
1985, ha tenuto concerti in tutta Italia riscuotendo entusiastici consensi.
L'orchestra comprende nel suo organico tutti gli strumenti della famiglia dei
sassofoni: il sopranino, il soprano, il contralto, il tenore, il baritono e il basso; la
sua ricchezza timbrica ha sollevato l'interesse di molti compositori che per questo gli hanno dedicato loro musiche.
La Saxophone Orchestra ha da poco
effettuato un tour in Russia, dove ha tenuto importanti concerti nella città di
San Pietroburgo in occasione del prestigioso Festival di Musica da Camera “Palazzi di San Pietroburgo”.
Il repertorio spazia dalle trascrizioni
classiche, alle composizioni originali del
Novecento, ai brani contemporanei, al
jazz. Principali autori: Gabrieli, Bach, Rossini, Beethoven, Catel, Borodin, Bizet, Joplin, Stravinsky, Milhaud, Mancini, Tesei,
Cesa, Minciacchi, Nicolau, Rossé, Balliana, Gershwin, Rex, Poulenc, Weill, Bernstein, Matitia, Kinaston, Parker, Corea,
Gillespie, Shorter, Comoglio.
Di prossima uscita un CD con musiche
originali per questa formazione per l’etichetta americana DELOS che comprende musiche di Steve Reich, Gyorgy
Ligeti, Graham Fitkin e Philip Glass.
É l'orchestra della Provincia di Pesaro
e Urbino ed è riconosciuta dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali dal 2005.
Nata nel 2001 da una selezione coordinata dal Maestro Alberto Zedda, la
formazione ha inizialmente partecipato
al Rossini Opera Festival come Orchestra
del Festival. In quest’ambito ha eseguito
opere rossiniane (La Gazzetta - Il viaggio
a Reims - L’equivoco stravagante - Il
turco in Italia) e di altri autori (Un avvertimento ai gelosi, Pavesi - La poetessa
idrofoba, Pacini - Gl’inganni della somiglianza, Generali - I tre mariti, Mosca Adelina, Generali - Il trionfo delle belle,
Pavesi - Arrighetto, Coccia) oltre che
accompagnato Concerti di bel canto e
proposto Concerti d’archi.
Dal 2004 il gruppo è divenuto un’associazione autonoma con l'intento di proseguire l’attività lirica e sinfonica anche
in diverse sedi e contesti, tra i quali la
Rassegna Lirica Torelliana di Fano.
L'attività, in costante sviluppo, conta
di circa settanta esecuzioni all'anno, su
tutto il territorio nazionale e all’estero.
In particolare la formazione è divenuta orchestra di riferimento per le produzioni concertistiche nelle città di
Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e
Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro
Raffaello Sanzio), di Cagli (Teatro Comu-
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nale), di Mercatello sul Metauro (stagione concertistica Musica&Musica) e
di numerosi altri teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino.
Negli ultimi anni si è esibita con successo in Corea del Sud, Malta e Turchia.
Dal 2008 è parte fondamentale di Musica&Musica, dove è stata diretta dai
maestri Daniele Agiman, Louis Salemno,
James Caraher e Lanfranco Marcelletti.
Nell’agosto 2010, oltre agli impegni
che la vedranno protagonista della nostra stagione concertistica, sarà fra le orchestre principali del R.O.F. di Pesaro
dove eseguirà le opere Demetrio e Polibio e Il viaggio a Reims, con le direzione
di Corrado Rovaris e Andrea Battistoni,
oltre al Concerto Pergolesi, celebrativo
del compositore di Jesi e diretto da Trisdee Na Patalung.
79
Guerrino Parri
La sua preparazione e sensibilità musicale si formano al conservatorio Rossini
di Pesaro sotto la guida del Maestro Federico Mondelci, con cui studia Sassofono. L’interesse verso l’aspetto creativo
e compositivo lo vedranno comporre e
realizzare “musica per immagine” per
vari ambiti creativi artistici e televisivi (Telemontecarlo e RAI), e collaborare con il
compositore Lanfranco Perini.
Fra le esperienze svolte si segnalano:
quella del 1996, quando prepara e dirige il Piccolo Coro Pop (coro polifonico
di bambini) con cui inciderà La vera storia di Babbo Natale (Lanfranco Perini Enzo Iacchetti) e con il quale sarà ospite
a Canale 5; quella del 1997, quando arrangia, compone e realizza Culla Sonora (a cura di Maurizio Spaccazocchi),
distribuito dalla Sony Music.
Nel 1998 fonda Arte in Musica, progetto musicale volto a far scoprire la
musica ai più giovani, e nel 2010 da vita
ad Aria Italiana, organizzazione per la
creazione e gestione di eventi musicali
e culturali.
Dal 2004 dirige con crescente successo il Coro Polifonico Icense e dal 2006
è direttore artistico, assieme a Gabriele
Muccioli, della stagione concertistica
Musica&Musica, da essi creata come
valorizzazione del Museo di S. Francesco
per la Pro-Loco Mercatellese, di cui è attualmente Presidente.
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Professional Advantage
Fondato da Vernon Hartman e Amy
Johnson, che ne sono anche i direttori
artistici, Professional Advantage offre un
approccio unico tra i molti programmi
estivi per cantanti americani.
Professionisti di talento che desiderano fare un’esperienza diretta sui palcoscenici europei e approfondire la
propria conoscenza della lingua italiana, hanno la possibilità, tramite un
corso intensivo, di sperimentare sul
campo, nella terra del bel canto e in
luoghi dal forte richiamo storico-culturale, come funziona veramente il
mondo del teatro lirico.
Questo attraverso il contatto diretto
con insegnanti e professionisti che vantano grande esperienza nei vari settori
del mondo operistico e che possiedono
un innato talento per la trasmissione
delle loro conoscenze.
I membri del corpo docente sono infatti scelti annualmente in base alle
opere e scene che saranno rappresentate al termine del corso e ai bisogni
specifici dei partecipanti, accuratamente selezionati e ritenuti particolarmente idonei alle parti a loro assegnate
durante le audizioni preliminari svolte
nell’inverno precedente in molte città
degli Stati Uniti d’America.
I prestigiosi insegnanti Master del corso
2010 sono il soprano Amy Johnson e il tenore Mark Thomsen.
Ricatti Acustici
Formatisi nel settembre 2005 come trio
acustico si evolvono successivamente
fino ad una formazione di 7 elementi.
Musicisti provenienti dalle più svariate
esperienze, dal punk alla musica classica, sono riusciti a creare un mix tra la
musica tradizionale, soprattutto irlandese, e composizioni originali. Questo
alternando arrangiamenti elaborati e
semplicità, con un sound inconfondibile
sia sulla strada che su palco.
Tra le esperienze di maggior rilievo si
segnalano tra le altre le partecipazioni
al Ferrara Buskers Festival, al Festival Internazione di Musica ed Arte Celtica di
Courmayeur e alla Festa Europea della
Musica di Cervia.
Nel 2009 il gruppo è risultato vincitore
del concorso Sogno di una nota di
mezza estate, all'interno del Diacetum
Festival di Diacceto (Firenze).
Opera, Opera Carolina, Tulsa Opera e
Sarasota Opera. Inoltre ha diretto in
concerti sinfonici le orchestre The Houston Symphony, The Madison Symphony,
The Krakow Symphony e The Capetown
Symphony.
Originario di Philadelphia, iniziò la sua
carriera come assistente musicale di
Max Rudolf al Curtis Institute. Vincitore
del Walter Damrosch Memorial Award
per direttori d'orchestra potè perfezionare gli studi con Nadia Boulanger a
Fontainebleau, Francia. Ha debuttato
come conduttore all'età di soli 15 anni
con la Symphony Harrisburg, quindi ha
proseguito con la Pittsburgh Symphony
Orchestra e Curtis Institute Orchestra.
Salemno è stato inoltre direttore principale ospite del Serbian National Theater
di Novi Sad, direttore artistico della Manitoba Opera di Winnipeg, direttore musicale della Portland Opera e direttore
principale del Texas Opera Theater. Ha
diretto inoltre alla Dallas Opera ed è
stato assistente al Gran Teatro del Liceo
di Barcellona e alla San Francisco Opera
di Kurt Adler e alla Lyric Opera of Chicago di Bruno Bartoletti.
È anche un validissimo pianista formatosi con Mieczyslaw Horszowski e esibitosi
come solista con l'Orchestra di Philadelphia.
Ha già alle spalle una partecipazione
alla stagione concertistica Musica&Musica di Mercatello, dove nel 2009 ha diretto una suggestiva rappresentazione
della Suor Angelica di Giacomo Puccini.
Louis Salemno
Louis Salemno ha diretto molte compagnie d'opera nord americane; tra
queste: L'Opera de Montreal, Houston
Grand Opera, New York City Opera,
Opera Pacific, Florentine Opera of Milwaukee, Michigan Opera Theater, Vancouver Opera, Opera Company of
Philadelphia, Baltimore Opera, Seattle
Opera, New Orleans Opera, Opera Festival of New Jersey, Opera Omaha, Orlando Opera, Utah Opera, Madison
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amici e sostenitori
usica&Musica è promossa dal
Museo di S. Francesco e volta
a valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico, quello di Mercatello e del territorio circostante. Gli amici
e i sostenitori del Museo in possesso della
tessera annuale avranno pertanto diritto
ad accedere gratuitamente alle serate
in programma. Anche per questo La invitiamo ad entrare da subito a far parte
del gruppo di persone che con un modesto impegno finanziario supportano il
Museo e tutte le sue attività.
M
I titolari della tessera socio ordinario*,
personale e non trasferibile, potranno:
•visitare ogni volta che vorranno, gratuitamente, il Museo di San Francesco;
•usare senza alcuna spesa l’audioguida
del Museo per la visita dello stesso e del
centro storico di Mercatello;
•usufruire di uno sconto del 10% su tutte
le pubblicazioni in vendita al bookshop;
82
•trovare pubblicato il proprio nome sul
programma di sala di Musica&Musica e
sul suo sito web;
•avere la possibilità di scelgliere il proprio posto e prenotare biglietti aggiuntivi
per i familiari o ospiti, con una settimana
di anticipo rispetto al pubblico pagante.
Gli enti, i privati o le attività commerciali che intendono diventare soci sostenitori*, otterranno:
•quattro tessere non nominative (potranno essere cedute di volta in volta a
dipendenti, amici, clienti, ospiti, ecc.)
che daranno diritto alle stesse agevolazioni e benefici riservati ai soci ordinari.
* La quota per i soci ordinari è di € 25,00.
Per rinnovo tessere, giovani sotto i 26 anni,
componenti Coro Polifonico Icense, Banda
Musicale di Mercatello, possessori di UNPLIcard e soci Touring Club Italiano, € 20,00.
* La quota per i soci sostenitori è di € 150,00.
Soci ordinari
Ball Colin, Australia
Ball Susan, Australia
Catuogno Ilda, Roma
Cecchini Maria Grazia, Mercatello
Contarelli Pierluigi, Urbania
Ferri Dino, Urbania
Guerra Laura, Mercatello
Inokuchi Yoshifumi, Giappone
Montagna Luciano, Urbania
Parri Carmen, Mercatello
Pistola Giovanni, Mercatello
Ragnucci Gianfranco, Mercatello
Spina Carmen, Mercatello
Storti Livio, Roma
Tacconi Rosetta, Roma
Tintori Piero, Irlanda
Tintori Pietro, Irlanda
Tintori Sheela, Irlanda
Soci sostenitori
Agri Mercatello Soc. Coop. a.r.l.
via Nazionale 1 - Mercatello sul Metauro
Antares Mediterranea s.a.s.
Via Giuseppe Scarabelli, 6 - Roma
L’Arca di Noè, cartolibreria
c.so Bencivenni 45 - Mercatello sul Metauro
Arti Grafiche Stibu s.n.c.
via Molino del Signore 15 - Urbania
BCC Metauro
piazza S. Francesco 5 - Mercatello sul Metauro
Ca’ Betania, eco agriturismo
loc. Ca’ Betania - Mercatello sul Metauro
Costruzioni Meliffi e Guidi s.n.c.
Via Michelangelo 83 - Urbania
Ferri e Muccioli architetti
via Raffaello Sanzio 18 - Urbania
Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro
via Passeri 72 - Pesaro
Studio Commerciale Marchetti
via del Seminario 3 - Mercatello sul Metauro
Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione
AGRI MERCATELLO
società cooperativa a.r.l.
via Nazionale, 1 - 61040 Mercatello sul Metauro - tel. 0722 816965
Gli organizzatori si riservano di apportare al programma eventuali
variazioni imposte da ragioni tecniche o da cause di forza maggiore.
I biglietti per i concerti a pagamento saranno acquistabili presso la sede della ProLoco Mercatellese, piazza Garibaldi, o il Museo di San Francesco, piazza San Francesco, a partire dal 30 luglio.
I possessori della tessera amici e sostenitori del Museo di San Francesco, che hanno
diritto ad accesso gratuito, potranno confermare la loro presenza e scegliere il posto
desiderato a partire dal 24 Luglio.
informazioni e prenotazioni: ProLoco Mercatellese, tel. 0722 89819 - 345 5626403
www.proloco-mercatello.it
[email protected]
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Programmi di sala - Museo del Metauro