La Democrazia cristiana, che
era un partito ben ampio,
aveva tale fecondità da potere vantare due cavalli di
razza: Amintore Fanfani e
Aldo Moro. L'Udc, che è un
partito ristretto, non può pretendere a tanto. Tuttalpiù,
può esibire un cavallo e un
mulo. Rispettivamente, il
capogruppo regionale dell'UDC, Pasquale M. Tripodi, e Gino Trematerra.
Pagina Due
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
2
DI TUTTA
LA VIOLENZA
UN FASCIO
MARIA G.COGLIANDRO
NORDICI E SUDICI
BELLA GENTE
SUDICIA
di GIOACCHINO CRIACO
Sapete che la nostra terra era abitata
prima dell'arrivo di greci e romani. Che
una civiltà evoluta conviveva con una
natura benevola, coltivava la vite, l'ulivo,
allevava le api. Che queste contrade
erano simili all'odierna Toscana, qualche millennio fa. Che il nostro suolo è
stato calpestato da Zaleuco, Pitagora,
Gioacchino da Fiore, Campanella. Che
Carlo Magno aveva fatto di Reggio una
delle capitali del suo regno, e da Rise
partì Riccardo Cuor di Leone per le
crociate. Che sull'Aspromonte c'è cresciuto Orlando. Che la Chanson de
Gestes è nata nel nostro monte, e con la
Chanson d'Apremonte ha avuto inizio
il ciclo carolingio. Che Papa Silvestro è
partito dal massiccio calabrese, dov'era
esiliato, per guarire l'imperatore
Costantino e far cessare la persecuzione dei cristiani. Sapete che nello stesso
periodo san Nicola e san Silvestro sono
stati in Aspromonte, babbo natale e
capodanno. Sapete che la Locride ha la
più alta concentrazione di palmenti,
storici e protostorici, d'Italia. Che i
mosaici di Casignana sono di bellezza
incomparabile. Che i reperti archeologici della nostra terra sono il fiore all'occhiello di numerosi musei stranieri. Che
i Bronzi di Riace sono opera dei nostri
scultori ..
L'elenco potrebbe andare avanti a
lungo. Ognuno di voi ci aggiunga qualcosa. E ognuno di noi potrebbe far
conoscere, a chi la ignora, la nostra storia. Questo esercizio non deve, però,
essere vano e riempire di boria i nostri
petti. Deve servire a darci dei padri,
perché non siamo, oggi, quegli orfani di
cui si dice. Non siamo il frutto di gonadi criminali. Siamo figli di una civiltà
millenaria, svanita nella cesura di un
paio di secoli a questa parte. Nascosti
dalla ignobiltà di un presente che è solo
cronaca nera. Confusi, tutti noi, con un
nutrito gruppo di figli degeneri che per
il proprio vantaggio vende la propria
terra e la propria gente. Figli degeneri
che hanno occupato i gangli vitali della
nostra società, che si sono assisi abusivamente sugli scranni. Figliastri che
screpitano e ingrassano, sulle nostre
spalle. E dalle nostre spalle noi dovremo farli scendere. Se riuscissimo a riannodare i fili del nostro presente con il
meglio del nostro passato, non per
appagare l'orgoglio ma per nutrire il
coraggio. La forza di guardare al futuro,
di rifondare la nostra terra nel nuovo
millennio. Il passato è stato e l'avvenire
è alle porte, e non c'è giorno che passi
senza che io incontri qualcuno che è
disposto a lottare per una causa comune. E non c'è ignobiltà d'animo tale da
far scomparire la tanta bella gente sudicia che abita la nostra terra.
“La storia non è una baguette da poter
tagliare a fette” affermava Fini qualche
anno fa.
Ma di taglio della baguette si tratta quando si parla di foibe e in particolare del
Giorno del Ricordo che dal 2005 viene
celebrato il 10 febbraio. Premetto che
condanno questa drammatica pagina
della nostra storia e che sono dell'opinione che tutte le vittime siano degne di
pietà e di memoria.
Ma come, sostenne Claudio Magris , “l'uguaglianza delle vittime non può trasformarsi in uguaglianza per le quali sono
morte”.
Era tra i piani della vulgata revisionista
della destra, di cui l'uomo che vuole fare
causa allo Stato ne è il principale portavoce, isolare questo tragico episodio
senza spiegare che le foibe sono state una
forma di violenza all'interno di una
forma di violenza ancora più grave qual è
stata la seconda guerra mondiale.
Facendo finta di dimenticare - e quindi
facendo in modo che nessuno lo ricordi che a poca distanza dalle foibe si consumarono vicende come la Risiera di San
Sabba o gli eccidi, perpetrati dai soldati
italiani e tedeschi sul confine orientale,
nei confronti della popolazione slovena e
croata.
È da ipocriti ergersi a custodi di una
memoria che si cerca in tutti i modi di
distorcere definendola addirittura Shoah
italiana. La Shoah fu una e una soltanto
e fu un genocidio volutamente perseguito attraverso un complesso e preordinato
insieme di azioni, finalizzato alla distruzione dell'intero popolo ebraico (assieme
a zingari, omosessuali, oppositori politici), con sei milioni di ebrei sterminati.
Questa omologazione, questa mendace
negazione della unicità tragica della
Shoah, fa parte di quel revisionismo storico, per cui tutto è uguale, tutto è da
celebrare e tutto diviene così da dimenticare.
Loqui e sproloqui
La Gelmini copia da Wikipedia
La scuola della Muda e della fame
ADESSO CHI LA
MANDA DIETRO
LA LAVAGNA?
FILOMENA CATALDO
La coppia “Tremonti-Gelmini” dà i numeri. Il corpo della Ministra dell’Istruzione
appare ormai posseduto dal ruspante economo che, ahinoi, fa dire alla composta
Gelmini cose che mai lei penserebbe. Se
sapesse pensare. Il quadro non è affatto
complesso, nonostante lo spiritismo latente. Tremonti fa i conti in tasca alla scuola
pubblica e la Gelmini si limita a ripetere la
filastrocca. Si tratta, senza dubbio alcuno,
della vecchia filastrocca dei cosiddetti conti
della serva. Tali conti però appaiono,
annualmente, sempre in fase di riduzione o
auspicabilmente tale. E qui bisogna riflettere. Può mai la scuola, pur sacrificandosi
all’altare della patria, salvare la medesima
dal tracollo repentino? La risposta sarebbe
certamente no per tutti i ben pensanti. Ma
la Ministra, che è sovrabbondantemente
pensante poiché nel suo pensiero si accumulano tutte le forme di noumeno della
politica italiana, non è di questo parere. Per
lei, infatti, si tratta di un si. La scuola grassa
ed incolta, sterile bacino di filo-berlusconiani, deve – assolutamente ed ulteriormente
– stringere la cinghia. Per l’anno scolastico
2011/2012, infatti, è previsto un taglio di
personale scolastico, 19.700 docenti e
14.176 Ata, ed un’ ulteriore riduzione dell’orario negli istituti professionali. Il disegno appare chiaro. L’inclemente riduzione
di ogni “cosa scolastica” ha il solo principio
del risparmio alla faccia della formazione,
della deontologia professionale, della qualità, della cultura, della ricerca, della stabilizzazione del precariato e bla, bla, bla, bla
... Nel tentativo di deflagrazione della scuola pubblica si nasconde, né più né meno, la
Per la regale signora scandalo non
sono i balli nella casa d’Arcore, ma i
supplenti del Sud nelle graduatorie del
Nord, blindate per non far passare i
sudici.. Ora, la Consulta, ovviamente
comunista ed eversiva, rimette le cose a
posto in casa
volontà di massificare gli intelletti, privando
gli stessi degli strumenti di conoscenza, di
analisi e di critica per leggere la realtà
socio-politica contemporanea o futura.
Meno scuola più automatismo. Più automatismo più sistema. Così alla fine parleremo tutti con le parole altrui; penseremo
tutti con il pensiero altrui; vestiremo tutti le
vesti di qualcun altro. Come la Gelmini,
insomma. Ma almeno saremo sicuri che
funziona. Lei è al governo, cribbio, è anche
un Ministro. Che ha , però, ha le sue pene.
Come era giusto, costituzionalmente giusto la Consulta proprio in questi giorni ha
bocciato il decreto del 2009 con il quale la
regale Signora aveva trasformato il territorio del Nord in un vagone blindato per i
supplenti del Nord.
LA SETTIMANA di Anna Laura Tringali
1
La banda del buco colpisce ancora.
Dopo il furto di sabato scorso alla centralissima gioielleria Versace , lunedì è rimasta
vittima di un nuovo colpo un'altra gioielleria
del corso Garibaldi. Modus operandi della
band è quella di forare i muri degli esercizi
commerciali presi di mira per poter poi dall'interno forzare le cassaforti
2
Si mette in posa per farsi fotografare dai carabinieri in borghese che da tempo lo pedinavano e
ne immortalavano gli spostamenti. E' quanto
accaduto mercoledì ad uno dei dieci , tra dipendenti e veterinari dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo, accusati di assenteismo sul posto di
lavoro. Secondo le prime ricostruzioni gli assenteisti si adoperavano a turno per timbrare i cartellini
di tutti all'entrata e all'uscita . Tra gli arrestati anche
il capogruppo del Pdl del comune di Vibo.
3
E’
GIUSEPPE RITORTO
un accusa davvero imbarazzante, l'ultima mossa al Ministro della
Pubblica Istruzione dal giornalista de
L'Unità Marco Salvia.
Al centro della polemica il libretto “I
testi della memoria”, opuscolo sui 150
anni della riunificazione d’Italia, consegnato con altro materiale ai bambini
delle scuole e commissionato dal Ministro Gelmini.
Il libretto contiene Statuti, discorsi e
altre fonti storiche sui protagonisti del
Risorgimento, nonché note storiche.
Peccato che queste note siano in larga
parte copiate da Wikipedia (sito che
ricordiamo aggiornato dagli utenti di
internet, non proprio storici, che contibuiscono anche arricchendo il sito spesso e volentieri, di castronerie e sgrammaticature varie; castronerie e sgrammaticature di cui, ovviamente, è pieno
anche il librettino commissionato dalla
Gelmini).
Ora, che un Ministero della Pubblica
Istruzione debba affidarsi a Wikipedia
per scrivere due noterelle sui personaggi del nostro Risorgimento è una cosa di
una gravità inaudita, e ancora una volta
mette la “Ministra” in una posizione che
sfiora il ridicolo. Un’altra Gelminata che
contribuisce alla perdita di credibilità
della Gelmini, già nell’occhio del ciclone
per il modo in cui ha superato l’esame
d’abilitazione per diventare avvocato.
Insomma, se l'accusa risponde a verità,
stavolta chi manderà il Ministro dietro
la lavagna?
Da segnali positivi, e registra un balzo in avanti
di ben cinque punti, il clima economico in Calabria, negli ultimi due trimestri del 2010. E' quanto emerge dai dati forniti da Congiuntura Mezzogiorno il rapporto sulle regioni meridionali realizzato da Isae, Osservatorio banche-imprese e
Studi e ricerche per il Mezzogiorno. Lasciato alle
spalle il pesante calo del trimestre precedente, l'indice che rileva lo stato di salute dell'economia
sulla base delle interviste agli imprenditori, e' in
crescita di oltre 5 punti .
4 La 'ndrangheta gambizza imprenditore antiraket . Tiberio Bentivoglio , titolare di una farmacia , già nel lontano 1992 aveva denunciato le richieste di pizzo che gli costarono diversi furti e danneggiamenti all'esercizio commerciale. Ma solo nella serata di mercoledì
l'uomo è rimasto vittima di un attentato che
fortunatamente l'ha visto solo ferito .
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Nella foto - Marco Malvaldi scrittore toscano
scrive per Sellerio; Lorenzo Viganò giornalista
Corriere della Sera; Marco Polillo, editore e scrittore;
Giacchino Criaco, scrittore e giornalista
LA SCOMPARSA
Pino Michienzi, grandi
idee, enorme energia
LA LOCRIDE NELLA LETTERATURA CHE CONTA
Alla Biennale del Giallo di Rieti Gioacchino Criaco, nostro collaboratore, porta in trionfo la Calabria
Nello splendido salone di palazzo Dosi ha chiuso i battenti il
festival del giallo di Rieti, organizzato dalla Libreria Moderna
Donisi. Nell’incontro conclusivo, moderato dal giornalista
Lorenzo Viganò, Marco Malvaldi, Marco Polillo e Gioacchino
Criaco hanno dibattuto sulle nuove frontiere del giallo. Criaco,
il cui romanzo “Anime nere”, edito dalla Rubettino, ha venduto
ventimila copie e ne sono stati recentemente ceduti i diritti cinematografici e di traduzione in francese alla casa editrice Metailliè, la stessa casa editoriale che ha pubblicato, tra gli altri, i libri
di Andrea Camilleri, ha posto l’accento sull’utilizzo della forma
espressiva del noir per fare letteratura, forma che si presta a una
maggiore divulgazione e conoscenza di temi che spesso sono
affidati ai saggi, con conseguente riduzione del pubblico di riferimento. Il pubblico ha seguito con partecipazione la discussione, dimostrando curiosità verso la conoscenza del mondo del
giallo e la possibilità, attraverso esso di squarciare misteri che
fuoriescono dalla trama del libro e riguardano la società attuale.
L’appuntamento di Rieti, diventa di volta in volta più seguito e
attrae sempre più pubblico, vuoi per l’importanza degli ospiti, di
valore letterario assoluto, e vuoi per la freschezza dei suoi contenuti. La sapiente regia della Libreria Moderna, e del suo staff,
dimostra quanto la letteratura possa essere occasione di incontro e quanto essa interagisca nella vita reale. Librai, autori e pubblico, tutti riuniti a incontrarsi e discutere, e magari crescere,
insieme.
In questo contesto magnifico la Calabria è stata protagonista
con Giacchino Criaco, l’autore di “Anime nere” e Zefira, che in
alla viglia (metà aprile) del suo nuovo libro dal titolo “American
Taste” ha portato, dopo tanto tempo, la Locride e l’intera Calabria nella letteratura di serie A. (Carmelo Carabetta)
P
BRUNO GEMELLI
ino Michienzi possedeva,
come si dice in questi casi, le
physique du rôle. L'attore
scomparso nella sua Catanzaro
domenica scorsa aveva soli 58 anni.
Una vita davanti a sé. Stroncata da
un infarto. Per lui un percorso artistico entrato nel pieno della maturità ma ancora non completamente espresso, aveva ancora tanto da
dare. Una fucina di idee e di energie da spendere. E, d'altra parte,
l'imponenza scenica, e lui sì che
metteva soggezione, non ha età
quando si calcano i palcoscenici
come li ha calcati lui. Alternando i
teatri nazionali a quelli regionali.
Mescolando i classici della drammaturgia ai testi degli autori calabresi da cui non voleva staccarsi e a
cui era legato pagando il prezzo di
una carriera che altrove poteva
dargli un lustro maggiore di quanto ha meritatamente avuto. Il
I Marvanza all’Heineken
Jammin Festival
I Marvanza Reggae Sound, attraverso
un comunicato stampa, ci fanno sapere
che proveranno “la scalata al palco dell’Heineken Jammin Festival, l’evento
organizzato da Live Nation e promosso da Heineken Italia che anche quest’anno si svolgerà al Parco San Giuliano di Venezia da giovedì nove a sabato
11 giugno 2011”. La selezione musicale,
organizzata da Heineken in collaborazione con Rock TV, riparte alla ricerca
delle migliori band emergenti italiane.
Per supportare il gruppo di Monasterace basterà votare sul sito del contest ogni
giorno, fino al 30 Aprile 2011. Heineken
ha poi deciso di premiare non solo le
band più promettenti ma anche tutti gli
appassionati di musica, che potranno
diventare supporter di una delle band
emergenti iscritte. Tre fra i supporter
online più fedeli e attivi vinceranno la
possibilità di vivere l’esperienza dell’HJF con un amico, vincendo un soggiorno valido per tutta la durata della
manifestazione insieme alle loro band
preferite.
Per diventare supporter dei Marvanza è
necessario digitare il seguente indirizzo:
http://hjfc2.heineken.it/band/marvanza/2ea02ffd88cd3e7a0901977fba81cece
Ogni supporter può ogni giorno esprimere la sua preferenza per una band,
cliccando sul tasto “vota band” presente
nelle schede dei gruppi partecipanti.
fuoco dell'arte l'ha avvinghiato
subito come ha confessato a Franco Dionesalvi in un intervista
postuma che ha pubblicato il Quotidiano. Alla sua opera e al suo
ingegno si devono lavori teatrali
che hanno fatto conoscere sia in
Calabria che in Italia autori come
Franco Costabile, Corrado Alvaro,
Lorenzo Calogero, Mario La
Cava, Leonida Repaci, Sharo
Gambino e Nino Gemelli e Achille Curcio che lo iniziarono al teatro
dialettale della città. Mosse i primi
passi frequentando la Scuola d'Arte Drammatica di Giovanni
Donaiuti dal '73 al '75. Poi fondò e
diresse, dal 1986, la compagnia
Teatro del Carro con la moglie,
Anna Maria De Luca e il figlio
Luca Maria. Fu attore versatile e si
cimentò, con successo sia al cinema
che in televisione. Al netto delle
opere da lui dirette in Calabria
tratte da soggetti di autori calabresi, compreso egli stesso, il modo
migliore per ricordarlo, per misurarne il suo spessore, è quello di
elencare i lavori più significativi
della sua carriera teatrale realizzati
fuori dalla Calabria.
3
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO [email protected]
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Demi e A
Peppe
lmeno fin qui, si può essere certi solo di questo: che il candidato a sindaco del dominante partito del PdL sarà Demetrio
Arena, per gli amici Demi, come si usa per i cagnolini e i
gatti. Per i semplici mortali c’è da annotare che il dottore Demetrio
Arena è Presidente dell’Azienda dei trasporti di Reggio Calabria.
Secondo la classica visione delle classi al potere, egli è dunque un
uomo potente.E questa targa lo rende meritevole dell’ascensione al
soglio.
Un assunto, a ciò avviato dalla benedizione del dottor Giuseppe
Scopelliti. Il quale, evidentemente, non capisce che il candidato
deve essere candido.
Ciò che non risulta nella biografia del dottor Demetrio Arena, da
noi non detto Demi per rispetto dei cagnolini e dei gattini, che,
essendo candidi, possono essere vezzeggiati e vezzeggiativi.
Non così il dottore Demetrio Arena, che è indagato nell’inchiesta
“Terrazzamento” per non avere controllato la destinazione di 120
tonnellate di rifiuti dell’Atam in discarica abusiva.
Noi siamo garantisti, ma non garantisti a sventola, come graniticamente ha dimostrato di esserlo il Governatore. E dunque per noi
l’indagato Demetrio Arena non ha nessuna soma giuridica.
Ma dicono: che c’è un codice etico che sbarra il passo a indagati e
rinviati a giudizio quanto alle candidature. Non vale, a quanto sem-
bra, per il suffragato da Scopelliti.
Non è davvero il caso di scomodare grandi pensatori, discorrendo del dottore Peppe Scopelliti, governatore - governato da Berlusconi.
Ma noi vogliamo fare eccezione. E vogliamo tirare in ballo un grande pensatore dell’800, Pietro Ellero,
il quale rimproverava ai borghesi, alla cui classe apparteneva: Voi non rispettate le leggi che voi
stessi create. Tale il caso del dottore Giuseppe Scopelliti che candida un non candidato candido a sindaco. E così, con l’assenso del dottor Rocco Di Landro, che si difende la legalità
repubblicana.
LA POVERTÀ
DI QUALUNQUEMENTE
Caro direttore,
Ho visto " Qualunquemente" con Antonio Albanese e confesso di
essere uscito dal cinema con un certo disagio. Poi mi è capitato di leggere qualche commento indignato su questo settimanale, ma non
solo. Il "Cetto" televisivo mi piace di più; secondo me trasmette
meglio il senso del messagio che vuole comunicare. Ho trovato il film
eccessivo e poco realistico, nella sostanza con una struttura debole e
molto caricaturale di una realtà che è ben oltre quello che la satira ci
vuole raccontare.
Provo un disagio più grande nell'ascoltare i telegiornali o a leggere la
cronaca "rosapolitik" del nostro paese. Mi sembra di vivere dentro un
incubo surreale.
Non riesco a capacitarmi di quello che stà accadendo in Italia. Non
capisco questo nuovo linguaggio: le prostitute che si chiamano
Escort, un bugiardo e depravato che accampa ragioni di stato per non
essere giudicato ( neanche ai tempi della peggiore Democrazia Cristiana), una Chiesa completamente silente, una classe dirigente che
pare essere stata reclutata nei bassifondi. Bersani ed il PD mi sembrano preoccupati di mantenere le posizioni di privilegio e rischiano di
annegare nel brodo che hanno contribuito a creare; Di Pietro che
solo per la capacità di selezionare i suoi dirigenti (vedi Scilipoti, Misiti, Degregorio prima ect ect.) meriterebbe di essere preso a calci; non
parliamo di Casini che vuole fare un monumento a Cuffaro ( condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa),
Comunisti Italiani e Rifondaroli che litigano per chi è più "comunista" e non hanno capito che sono solo sepolcri imbiancati di una storia che li ha superati e travolti.
Poi provo nausea quando vedo i vari: Santanchè, Gasparri, Capezzone, Ghedini, Sallustri,Cicchitto eccc, l'elenco diventerebbe lunghissimo.
Provo rabbia quando sento che qualche migliaio di burocrati percepisce come indennità cifre oltre mezzo milione di euro l'anno; o che
Marchionne addirittura circa sette milioni di euro l'anno. Mi innervosiscono i Santoro, i Fazio, i Vespa, e tutti coloro dentro la Rai che percepiscono una barca di soldi ed io dovrei pagare il canone.
Sono incazzato perchè debbo pagare una addizionale sul carburante
per risanare il debito della Sanità Calabrese senza che nessuno di
coloro che hanno spolpato la nostra terra venga privato di tutto quello che ha illegalmente rubato.
Sono incazzato perchè non esiste concorso o bando di gara che non
venga truccato, o che chiunque và ad occupare un ruolo dirigente la
prima cosa che fà è sistemare l'esercito familiare ed i propri lacchè.
Insomma, senza proseguire un elenco che non finirebbe mai, tutto
sommato il disagio che mi ha procurato il "Qualunquemente" di
Albanese è poca cosa, oltretutto non è lo spaccato meridionale o
Calabrese, i politici del Nord non sono migliori, i Leghisti si comportano peggio di "Cetto" quando raffigurano la Calabria sui propri cassonetti della spazzatura o quando rifiutano il pasto ad una bambina
exstacomunitaria in un asilo o in una scuola. Ma una cosa, da Calabresi, la dobbiamo ammettere: se cè una letteratura negativa sulla
nostra terra che prevale sulle notizie positive qualche ragione ci sarà
pure, o nò!
Non possiamo non vedere la povertà che ci circonda, il suo degrado
ed anche ed anche lo sfarzo "tamarro" ed il "grasso" che spande da
tutte le parti. Non possiamo
mettere la testa sotto la sabbia di fronte agli innumerevoli fatti di cronaca. di fronte ad una classe politica collusa ed incline al clientelismo.
Più che un dibattito su "Qualunquemente" servirebbe aprire un confronto su come rispondere alle attese di coloro che sono senza lavoro, giovani prima di tutto, e su come fare emergere con creatività una
nuova realtà fatta di orgoglio positivo attraverso un nuovo modo di
stare dentro processi di sviluppo per vivere fino in fondo e con dignità
una vita "vera" e non per sopravvivere con angoscia.
Salvatore Albanese
MONASTERACE
Quel muro antico...
Quel muro antico non m’ispira più!
Mi riferisco al muro di cinta del cimitero di Monasterace che fino a qualche
mese fa aveva un fascino particolare.
Per tornare a casa, tutte le volte che
potevo, preferivo passare dal cimitero e
risalire le colline della famosa Meléa.
Un posto magico che sapeva di antico:
in quell’angolo unico del nostro Comune, dove di notte il cielo si ricongiunge
con la terra degli Inferi e di giorno si
respirava un’aria particolare, dove tutto
era in armonia con la natura circostante, il tempo non passava mai.
Un giorno, passando dalla solita strada
per tornare a casa, mi sono accorta con
enorme sorpresa che quel muro antico
di singolari fattezze era stato coperto
con intonaco moderno. Che brutta sensazione ho provato, come una pugnalata inferta al cuore e, da quel giorno, non
ho avuto più voglia di passare dal cimitero per rincasare, per non vedere quel
muro “sfregiato”, perché quel vecchio
muro ha perso il suo fascino, perché
ormai quel posto non m’ispira più. E
non finisce qui: per completare l’opera,
viene costruito un gazebo di legno per i
fiori poggiato su una base di cemento
alquanto pesante e stridente con il contesto. Il gazebo di legno va bene, ma
non la base di cemento in un’area vincolata! Si dirà: “che c’è poi di male, sono
cose che si possono sempre togliere”.
Alt! E’ proprio questo che non deve succedere. Mi auguro che in futuro a nessuno venga in mente di rimaneggiare
ancora quella cintina muraria perché si
deturperebbe ancora di più. Meglio
aspettare che quell’intonaco si corroda
e si stacchi da solo. Questo è il consiglio
che mi sento di dare, anche se mi dispiace che quelli come me, che hanno più di
cinquant’anni, di certo non la vedranno
mai più come prima. Una cosa comunque dev’essere chiara: la responsabilità
di tutto questo non è di chi ha eseguito i
lavori di sistemazione all’interno del
cimitero, peraltro necessari, ma di chi
non doveva permettere che quel manufatto, costruito con ciottoli ricavati dalle
vestigia dell’antica Kaulon, venisse toccato; di chi non ha capito che quella cinta
andava considerata di interesse storico e
archeologico. Si può vedere ancora lateralmente la stessa malta che troviamo a
Roccelletta di Borgia o a Roma sull’Appia Antica o presso altri siti archeologici.
Mi chiedo se la Sovrintendenza sia a
conoscenza di tale inopportuno “lifting”
che non è stata un’operazione di conservazione e restauro.
E’ come se, passando da Roccelletta di
Borgia, un giorno vedessimo quel muro
stupendo che separa la Statale jonica
106 dal Parco archeologico, ricoperto
con intonaco moderno. Vi sembra possibile?
Ancora non è finita: sulla Provinciale
che collega il quartiere Lupa al Centro,
la stessa sorte è toccata ai muretti a secco
di sostegno dei terreni agricoli, recentemente sostituiti da muretti in finta pietra
che rendono il paesaggio artificiale, quindi orrendo.
Certe opere o si fanno a regola d’arte
oppure è meglio non farle. Non possiamo permettere che sia distrutto ciò che
rimane del nostro patrimonio rurale, di
una cultura contadina in estinzione, per
soddisfare la peggiore mentalità piccolo-borghese locale.
Siete mai andati nella zona di Metaponto? In tutta la Lucania (ma anche in
altre Regioni) le amministrazioni locali
hanno voluto conservare ad ogni costo i
muretti a secco come testimonianza di
una cultura rupestre millenaria che favorisce il turismo e di cui la gente del posto
non si vergogna ma ne va fiera. Noi
invece no, ancora non abbiamo scelto la
strada del vero “turismo culturale”.
STIGNANO
Chi conosce Villa
Sena?
VILLA SENA!...... Quanti di voi conoscono questa villa? Dal nome sembrerebbe una villa antica magari di gran
lusso,immersa nel verde e invece....E
invece "Villa Sena" è una casa in campagna a qualche chilometro dal bivio di
Stignano dove la prima cosa che avverti
entrando è l'immane solitudine, sia
intorno alla casa sia e sopratutto di chi ci
vive, è una casa d'accoglienza per dei
disabili gravi di ogni età, sia uomini che
donne, e per i quali la sofferenza fisica
non conta perchè tanta è quella del
cuore e dell'anima. Hanno tutti una cosa
in comune sono senza famiglia o quasi,
la loro famiglia sono quelle poche e
straordinarie persone che li assistono
giorno e notte, e non considerano il loro,
solo un lavoro, ma quasi una missione.
Sono stata lì qualche giorno fa a trovare
Enzolino, un ragazzo di Rosarno che è
andato a Lourdes lo scorso maggio con
il treno bianco organizzato dall'Unitalsi.
Un membro dell'Unitalsi il prof.Giordano ha pensato bene di organizzare la gita
di fine anno per alcune classi, compresa
quella di mio figlio, proprio a Lourdes
facendo fare a tutti i suoi alunni servizio
con gli ammalati ed è stato lì che hanno
conosciuto Enzolino. Lui ha difficoltà a
parlare ma riesce a farsi capire da tutti
ed era così contento di vederci che per
un pò era incomprensibile quello che
diceva. Ha voluto farci vedere la sua
camera, abbiamo fatto delle foto insieme a lui e mentre parlavamo con lui ci
siamo accorti che si avvicinavano un pò
tutti, qualcuno voleva essere abbracciato
qualcuno ci allungava la mano, qualcun'altro che stava un pò meglio degli
altri, ci chiedeva di poter venire a casa da
noi . Parlando con un'infermiera mi
complimentavo con lei per come riusciva a scherzare con gli ammalati e le confessavo che io morirei a fare quel lavoro
perchè non ho quella leggerezza e gioia
che è indispensabile per assisterli; uno di
loro invalido fisicamente ha sentito quello che dicevo e mi ha detto: "signora noi
siamo morti da tempo"....Cosa si può
rispondere? Ho chiesto anche come mai
stavano in posto così isolato e desolato in
tutti i sensi e lei mi diceva che prima stavano a Caulonia sul lungomare e che
tutte quelle povere anime erano più contente perchè vedevano gente sopratutto
in estate stando fuori, ma anche in inverno dalle finestre, e non so chi e per quale
ragione li hanno trasferiti . Mi chiedevo
se anzichè continuare e costruire seminari lussuosi, che tra l'altro non capisco a
chi e che cosa possono servire visto che
ce ne sono degli altri completamnete
vuoti, e a tutte quelle belle case, come
quella destinata all a Caritas di Locri
dove viene utilizzata solo qualche stanza
come ufficio e tutto il resto è vuoto e
chiuso e ancora conventi vuoti o quasi
nella nostra locride, che appartengono
alla nostra Chiesa, sarebbe il caso di far
conoscere ai nostri prelati Villa Sena e
chissà che non decidano di aprire qualche loro proprietà, o di organizzare qualche festa, come fanno gli angeli (volontari) dell'Unitalsi che in estate ogni
domenica li portano in gita al porto di
Roccella . Un invito a visitare Villa Sena
anche al nostro Presidente della Regione e all'Assessore alla Sanità così impegnati a a far quadrare i conti a risparmiare su tutto
soprattutto sugli ammalati gravi, per la
cronaca chi abita a Villa Sena non può
uscire per passare una domenica o
comunque un giorno in casa di amici
perchè non c'è personale che li accompagna. Cari Signori che avete potere
decisionale, chi abita a Villa Sena non ha
bisogno di nulla materialmente,(poche
persone 4 o 5 per intenderci mandano
avanti il tutto) e nonostante tutto sono
loro ad insegnarci quello che è importante nella vita, loro sanno voler bene ,
nonostante ad essi manchi la vicinanza e
la presenza della famiglia o comunque di
chi gli vuole bene.... " Chi ha orecchi per
intendere intenda"
(dal Vangelo secondo Marco capitolo 4).
Maria Giulia Nolletti
CARA MILANA
Tratto da
* [email protected]
É POSSIBILE CHE LA CAPACITÀ DI FARE SOLDI SIA INNATA?
Credo che esistano persone a cui il denaro casca letteralmente addosso e altre che fanno una gran fatica per guadagnarne un po’. Nel primo caso si tratta raramente di
grandi lavoratori.
È spesso invece gente incredibilmente lucida, abile e
veloce. Del secondo gruppo, che temo sia il più numeroso, fa parte la maggioranza, me compresa.
Quando mi trovo nella situazione di dover stabilire un
compenso per il mio lavoro, mi vergogno sempre un po’.
Accetto tutto quello che mi offrono, e non mi viene mai
in mente di chiedere di più.
Sono sempre stata così.
Considero una fortuna il solo fatto di poter lavorare,
4
tenendo presente che sono una poetessa che finge di
essere una giornalista che finge di occuparsi della pubblicazione di libri che finge di essere una conduttrice tv. E
si sa che l’ultima volta che i poeti hanno prosperato è
stato nell’antica Persia.
Ultimamente, però, penso che mi piacerebbe fare soldi
in modo molto più facile. Per la prima volta nella mia vita
ho partecipato a un gioco a premi su internet (a cui, per
la verità, ha partecipato mezza Zagabria). In palio ci
sono ventimila dollari. Vedremo come andrà a finire.
Spero di vincere, anche se, come direbbe Marx, in questo caso non produrrei surplus. Ed è soltanto con il surplus che comincia il vero divertimento.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Primo piano
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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FEELING
L'ODORE DELLA BIADA
IL CAVALLO SCOPELLITI
NITRISCE, MA NON SCALPITA
PASQUINO CRUPI
Silvio Berlusconi non è un uomo tutto d'un pezzo. È un terremoto
che procede per scosse di segno continuo e contrario. Disfa oggi
quel che ha pensato ieri. Come il vento, cambia direzione ed è sempre qua e là presto a voltare. L'unico punto fermo in questa libidine
del mutamento frenetico di fronte è la concentrata ossessione delle garzoncelle scherzose per le quali ha peccato e per le quali vorrà proseguire
a peccare. E dunque non ci sorprende affatto il proclama di guerra lanciato , a gola squarciata, contro Casini e l'Udc, con risparmio - immaginiamo- del solo Gino Trematerra, tornato scugnizzo per fargli da sciuscià.
Noi non abbiamo avuto mai dubbi. Quella di Silvio Berlusconi per l'Udc
era pedofilia politica, che, come la pedofilia senza aggettivi, insorge dalla
natura vigliacca di chi, per suadere, ha bisogno d'immaginare che l'oggetto del proprio desiderio sia, per la tenera età, incapace di intendere e di
capire. E, come è il classico della pedofilia, al rifiuto si replica con il massimo di violenza . Dunque, delenda Carthago. Bisogna distruggere Cartagine e a volerlo, a predicarlo non è l'integro vecchio Catone, ma un vecchio vizioso. Via, l'UDC da tutte le giunte regionali: questo l'ordine del
maresciallo di Italia. Già egli spera di aver migliore fortuna che con Iva
Zanicchi , signora sovrana . E non avrà certo sorprese da parte del Governatore della Calabria, il cavallo glorioso che è capace di nitrire all'odore della
biada, ma non di scalpitare all' imperiosa voce del padrone : “Portala e
servi”. Naturalmente, la carica di governatore, conquistata senza merito ,
mantenuta con genuflessione senza intermittenze a tutte le lordure perpetrate dal vizioso vecchio contro Reggio e la Calabria, contro il Mezzogiorno.
Perché il governato Scopelliti avendo ubbidito sempre, dovrebbe disubbidire adesso, lui, il bardo del riscatto del Sud?
Ma neppure per sogno. Sapete qual è la risposta al comando supremo del
Cavalier Furioso? Noi non abbiamo avuto nessuna comunicazione. Come
dire, se la avessimo avuta, ricevuto e passo. Cioè a dire, la Calabria può fare
a meno d'un governatore. Basta e avanza una segreteria telefonica.
S
Scopelliti “viaggia”
con Giulio Tremonti
Il viaggio del ministro Giulio Tremonti in treno verso la Calabria, e'
"il segno dell'attenzione del governo nazionale nei confronti del
Mezzogiorno". E' il commento del
presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, sul
"blitz" del titolare del ministero
dell'Economia insieme ai segretari generali della Cisl Raffaele
Bonanni e della Uil Luigi Angeletti. Il governatore esprime un
giudizio positivo sull'esperienza di
Tremonti e dei sindacalisti prima
in treno poi in pullman sull'A3 e
aspica "un'accelerazione dell'attuazione del Piano per il Sud".
“Sommovimento”. Così lo storico Giumico non colpisce il lusso ma la normaCRISI ECONOMICA
seppe Galasso indica il disagio sociale
lità. Calano i redditi, calano gli acquisti,
patito dagli ambienti popolari e borghecalano altri redditi. Così il saldo fra le
si in una Calabria cinquecentesca colpichiusure e le nuove aperture di attività
ta dalla nera crisi economica. Nel XVI°
commerciali è negativo. Chi ha fatto il
secolo il capitalismo forestiero metteva
negoziante per una vita intera e decide di
GIOVANNA CENTO
le mani sulla punta dello stivale, distrugandare in pensione, ha oggi poche spegendo il tradizionale settore manifatturiero di una terra ricca di risorse. Iniziava allo- ranze di lasciare il testimone ad un altro. Ici, tarsu, spese di amministrazione, riscalra il successo di un modello economico straniero che se una decina di anni fa brilla- damenti, affitti, fanno ormai troppa paura. E la soluzione non c’è. Perché la Calava nella sua compiutezza, oggi perde vigore e vive all’ombra di un rapporto simbio- bria, come l’Italia, fa parte del sistema e non può uscirne. È un vicolo cieco in cui l’utico fra acquirente e venditore, debole ma comunque imprescindibile. Anche in nica cosa possibile è guardare al lontano futuro, ma con un’ottica diversa. Esiste un
Calabria la quotidianità di un pomeriggio di acquisti ha cambiato volto. Quelli per territorio che ha ancora molto da offrire. Esistono ettari di campi abbandonati,
cui lo shopping non rappresenta una passione, i meno informati, raccontano di gite spiagge in agonia che aspettano di essere salvate, esistono tradizioni e mestieri, esiin macchina alla volta di un centro commerciale conclusesi con la triste scoperta di stono bergamotti, arance, limoni, che se coltivati altrove, da mani diverse, non avrebaverlo trovato chiuso, con la grande insegna d’acciaio a metà, stile fine del mondo bero lo stesso sapore. Ed esiste un orgoglio meridionale che, ancora una volta,
nei film hollywoodiani. Ma nemmeno gli esperti, i clienti storici, navigano ormai in potrebbe rappresentare un’occasione. In un mondo in cui tutto è uguale e in cui l’uacque sicure: molte, moltissime le camminate a passo veloce di chi sa già a chi affi- guale sta clamorosamente fallendo, la chiave di volta potrebbe essere la diversità. È
dare i propri acquisti, interrotte di colpo davanti al negozio “del cuore”, con decen- utopico pensare ad una terra di soli agrumeti e panetterie. Non potrebbe mai esseni di attività familiare realtà, ma la fotore alle spalle, a saracopia di un presepe.
cinesche abbassate.
È meno utopica la
E i commercianti?
speranza di vedere
C’è chi si è aggrapuna bellissima terra
pato all’illusione che
respirare di nuovo
la svolta potesse
soppiantando, qua e
nascere dall’innovalà, la sponsorizzaziozione: risparmi invene di prodotti straniestiti in ristrutturaziori con quella della stoni law cost . C’è chi,
ria e delle capacità di
credendo si trattasse
un popolo. Perché le
di uno spostamento
torte Sacher sono a
del baricentro degli
portata di mano e i
acquisti, ha cambiato
susumelli no? Perché,
location affrontando
di fronte a centinaia
le spese di trasferidi bottiglie diverse, la
mento. Quelli a cui il
grappa svizzera Granbilancio si presentaRiserve continua a
va
enormemente
sembrarci più qualifidisastroso, invece,
cata del limoncello?
sono stati i più fortuPerché
occorrono
nati, perché, costretti
cinque minuti per
dall’evidenza
ad
acquistare un pecoriammettere
come
no della Valle Padana
unica causa del fallie una giornata intera
mento una crisi
per individuarne uno
dirompente, hanno
calabrese? Il trucco è
chiuso i battenti
cominciare a riflettersenza dispiego di
ci ora. Il sommoviulteriori energie e
mento globale contro
denaro. Il problema
un’idea che abbiamo
è che tale forma di
dimenticato essere
scompenso econonaturale.
IL SOMMOVIMENTO CALABRESE
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
07
La copertina
EDITORIALE
di ALESSANDRA MALLAMO
L’affondo
Ci siamo. Ecco cosa ci siamo dette l'altra
sera alla riunione: donne di ogni età e provenienti dalle più svariate esperienze di
vita che sono partite parlando di come
organizzare quest'evento e hanno finito
discutendo di come dare un'impronta
diversa alla società e alla politica.
A dire il vero, non è il fatto di esser donne
che fa la differenza (altrimenti non si spiegherebbe, per esempio, l'uscita razzista
della Maiolo), è piuttosto la possibilità di
un punto di vista alternativo, dovuto più
alla storia che alla genetica, più alle scelte
che la vita ci mette davanti che agli ormoni. È da una posizione minoritaria che le
donne hanno preso voce, e sono e saranno
ascoltate perché pian piano in questa
dimensione ci stanno finendo tutti, anche
chi proprio non se lo aspettava.
Ci siamo, per questo, nel senso che siamo
qui e sappiamo come reggere l'impatto, lo
abbiamo imparato da sempre, possiamo
condividerlo.
Ci siamo, nel senso che è arrivato il
momento; il momento di affondare la
lama del disinganno contro un meccanismo sempre più perverso.
Oggi non è più una certa sottocultura a
diffondere un'immagine irreale e malata
dei rapporti umani, ma è un pensiero che
rende tutte/i uguali nel peggio e viene supportato, come fosse normale, da un capo
di governo.
È chiaro che la mobilitazione non riguarda solo le donne e, infatti, molti uomini
hanno collaborato alacremente alla sua
riuscita. Insomma, dalle donne l'idea è
nata, dalle donne è cresciuta, ma in pochi
giorni è diventata abbastanza grande da
andarsene per il mondo da sola, sostenuta
dalla sua logica stringente e dalla sua
purezza. Quest'idea, semplice e forte, consiste nell'uscir fuori a mostrare che siamo
diverse/i da come tentano di disegnarci.
L'idea è un'azione: esporsi, rischiare,
discutere, e condividere. Andiamo in piazza oggi, e magari facciamo una telefonata
a qualcuno che è scettico o perplesso: per
ogni persona che ha intuito la gravità del
momento ce n'è una che non vuole saperne, che sta bene così, che non lo sa nemmeno che c'è un problema, grosso quanto
una nazione. Non ci sono grandi teoremi
da dimostrare: è il rispetto come valore
imprescindibile. È quello che insegniamo
ai nostri figli e che impariamo da loro,
quello che tiene vivo un rapporto affettivo
così come un rapporto politico autentico
(sob!) tra eletto ed elettore.
Ci siamo, dunque, è il momento di affondare il colpo: ora, non più tardi, non la
prossima volta. Prima che il degrado
affondi tutti noi. Altri si stanno giocando
ogni carta possibile. Noi giochiamoci le
nostre. Qualche giorno fa un amico ha
scritto su Facebook una frase di Amiel:
"Quasi tutto nasce da quasi nulla", è vero,
soprattutto adesso.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Nella mobilitazione delle donne italiane c’è anche
la Calabria: oggi Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria,
Lamezia, Roccella Jonica e Vibo Valentia saranno prima linea
13 febbraio
La domenica
delle donne
MARA RECHICHI
E’ arrivata la domenica 13
che tutti stiamo attendendo. Tutti, si, con diverso
atteggiamento, ma tutti.
L’Italia (donne e uomini)
che si riconosce nell’appello lanciato dal movimento Di Nuovo scende
in piazza per la Mobilitazione delle donne italiane.
Anche la Calabria avrà le
sue manifestazioni: a
Catanzaro, a Cosenza, a
Lamezia, a Reggio Calabria, a Roccella Jonica e a
Vibo Valentia, donne e
uomini si sono dati
appuntamento
per
mostrare nuda la faccia di
noi donne calabre, che
ancora viviamo una condizione costantemente
indagata in ricerche socio-
SE NON ORA QUANDO
Tanti risultati ancora
mostrano la donna
calabrese in situazione
diversa dalle altre donne
d’Italia: in ritado. Saremo
pure in ritardo, ma siamo
decise e determinate ad
affermare la nostra identità
in tutti i mondi vitali.
mare la nostra identità in
tutti i mondi vitali. Nel
“mondo famiglia” si osserva che i processi di modernizzazione e di rinnovamento, il passaggio da una
società prevalentemente
rurale a una realtà modernizzata, hanno portato un
mutamento della condizione della donna all’interno della famiglia, nuove
modalità di relazione con
il marito, con i figli, con i
genitori. La possibilità del
lavoro per il mercato, oltre
al lavoro di cura, ha portato nuovi cambiamenti
nella vita quotidiana. Nel
“mondo istruzione” le
donne calabresi mostrano
una maggiore propensione verso l’istruzione acca-
genere nell’emigrazione”: non sono più i padri a
partire per lavorare, ma sono le madri.Nel
“mondo cittadinanza”, ovvero ciò che attiene alla
politica, basta guardare ai recenti risultati elettorali: nessuna donna siede nel Consiglio regionale
calabrese.”Segno di una politica conservatrice, che
non investe sulle innovazionei”, fu detto nel 2000
nella medesima situazione. Ciò che emerge, invece, rimanda a processi di esclusione e di autoesclusione delle donne dalla sfera politica, monopolizzata da un solo sesso che impone regole che non
agevolano la partecipazione femminile. Le donne
crescono in tutti i settori, ma non in politica, anche
se resta forte la determinazione ad affermare la cittadinanza attraverso la nascita e/o la crescita di
associazioni femminili.
Le manifestazioni di oggi in Calabria evidenziano
la necessità di chiudere in un pacchettino con il
nastro rosa la visione della “condizione femminile
locale” per approdare alla “prospettiva di genere
locale”, fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo per il quale il senso dato alle azioni locali piò divenire il senso da dare alle azioni globali
Con il nastro rosa
logiche, attraverso l’analisi dei nostri “mondi”: la
famiglia, l’istruzione, il lavoro, la cittadinanza.
Mondi che interessano la sfera pubblica e la sfera
privata, associati all’emancipazione come processo
storico, come orizzonte di vita individuale, come
dimensione esistenziale. E i risultati ancora
mostrano la donna calabrese in situazione diversa
dalle altre donne d’Italia: in ritado. Saremo pure in
ritardo, ma siamo decise e determinate ad affer-
demica, sia rispetto alle altre donne delle altre aree
geografiche, sia rispetto agli uomini. Nel “mondo
lavoro”, anche in Calabria si registra quella che
Laura Balbo chiamò la “doppia presenza”, nel
lavoro professionale e nel lavoro familiare, anche
in carenza/assenza di servizi sociali. E la questione
fondamentale resta che il lavoro in Calabria non
c’è e non c’è per le donne, tanto da far emergere
un nuovo fenomeno che io chiamo “l’inversione di
M
(obiettivo richiamato dalle politiche globali di Pari
Opportunità). L’operare in forte integrazione nei
territori può funzionare da agente di cambiamento, e le donne sono le vere protagoniste del cambiamento, “agenti segreti della modernizzazione”,
come ebbe a definirle Edgar Morin. Sono esperienze possibili, di appropriata partecipazione ad
un sistema democratico. In Calabria come altrove.
Dalla Calabria per l’altrove.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Intervista all’attrice locrese Anna Carabetta fondatrice del movimento “Di Nuovo”
“Libere”... di cambiare questo paese
GIUSEPPE RITORTO
e donne tornano in piazza! Una protesta che
toccherà ben 100 piazze italiane, tutte unite
dallo slogan “Se non ora quando”. La manifestazione, che chiede maggiore dignità per il sesso
femminile, toccherà anche Roccella. Per l’occasione oggi alle ore 19.00 il Convento dei Minimi
sarà teatro per “Libere”, l’opera della regista
Cristina Comencini che mette di fronte due
donne di generazioni diverse, che riescono a trasformare un confronto nato all’insegna di una
distanza, quasi dell’inimicizia, in un dialogo che
mette in luce speranze e aspirazioni comuni.
Attraverso un documento condiviso, le fondatrici dell’Associazione Di Nuovo spiegano di non
riconoscersi nella rappresentazione dei media
che spesso lede la dignità delle donne.
Abbiamo rivolto qualche domanda ad Anna
Carabetta, l’attrice che ha immediatamente sposato la causa.
Perchè proprio adesso?
La risposta è già implicita nel
Anna Carabetta, attrice e regista locrese, vive a
nostro slogan: se non ora quando?
Roma dove ha fondato, insieme ad altre donne,
La situazione in cui ci troviamo è
molto preoccupante ma, finalmentra cui Cristina Comencini e Lunetta Savino, il
te c’ é una grande mobilitazione di
movimento Di Nuovo, promotore della giornata
noi donne, unite, oltre che dal
di Mobilitazione delle donne. Anna ha scelto di
sesso, dalla volontà e dal desiderio
non restare a Roma, alla Manifestazione
di cambiare questo paese, di potercentrale, ma di portare la sua voce a Roccella
lo fare insieme agli uomini.
Jonica tra le sue conterranee.
Si, è proprio l’ora di cambiare qualcosa in questo paese! Qualcuno ha
paragonato questo movimento ad
una sorta di femminismo di ritorno..
Io ho militato nel movimento femminista negli
anni ‘70 a Torino. Non so se oggi si può parlare
di un ritorno al”femminismo” perchè i tempi
sono diversi.
In che senso?
Oggi c’è più che mai necessità di una grande rappresentanza politica da parte delle donne.
Eppure abbiamo anche delle donne Ministro!
Si, ma sono sempre troppo poche e in ruoli non
“
Anna tu sei una delle promotrici della manifestazione nazionale. Perchè parteciperai alla
manifestazione nella Locride e non sei rimasta a
Roma?
Sono stata invitata nella Locride dalle donne di
Roccella che hanno risposto con entusiasmo e
passione all’appello di “se non ora , quando?”.
Io penso che anche le donne calabresi debbano
essere protagoniste.
E il loro sguardo, spesso da luoghi lontani, da
paesi emarginati, dove è più
difficile comunicare, è qualcosa che completa lo sguardo
totale delle donne italiane.
Lei conosce la difficile situazione in cui versa, in questo
momento, la nostra terra.
Molti esercizi commerciali, ad
esempio, vengono chiusi perchè si sospetta che soldi che
vengono guadagnati legalmente sono, poi, investiti in modo
illegale...
Sinceramente non conosco questa situazione.
Spero che i giovani non siano attratti dalle scorciatoie della vita.
Cosa ci dovremo aspettare in futuro, dopo questa manifestazione?
Intanto, mi auguro di poter creare un gruppo
“Di Nuovo” nella Locride con cui condividere
un programma di iniziative per continuare a portare avanti la nostra voglia di cambiamento.
C’è una grande mobilitazione
di noi donne, unite dal
desiderio di cambiare questo
paese, di poterlo fare insieme
agli uomini
decisivi per cambiare la mentalità del paese.
Vogliamo posti di comando per combattere
soprattutto l’abbrutimento culturale.
In un mondo fatto solo di immagine, la cultura
è ancora un valore fondamentale?
Credo proprio di si, se si vuole acquisire consapevolezza e competenza.
Anche se il culto dell’immagine ha portato le
nuove generazioni a pensare che basta apparire
per avere un mestiere.
Politica
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Ghiaccio bollente fra
Tripodi e Trematerra
E
l’Udc adesso cosa fa? Dopo
l’ordine di scuderia di Silvio
Berlusconi ai suoi di escludere
tutti i centristi dalle giunte nelle
quali governa il Pdl ci si interroga. E’ risaputo che democristiani di vecchia o nuova
generazione che siano, per tradizione, sono
restii ad abbandonare le poltrone, così
come sta dimostrando dalla Lombardia
alla Sicilia la volontà di portare avanti le
alleanze nonostante quello che accade a
livello nazionale.
Ma in Calabria la situazione appare più
intricata rispetto alle altre regioni perché a
giocare d’anticipo con dichiarazioni non
certo morbide è stato il capogruppo dell’Udc al Consiglio regionale, Pasquale Tripodi, in linea con quello che è il pensiero di
Casini e Cesa. “Se consideriamo negativamente l’aggregazione nazionale di centrodestra di cui la Lega ha la ‘golden share’ ha tuonato Tripodi - non si capirebbe perché mai poi in Calabria continuiamo ad
essere alleati con questo Pdl succube della
Lega, che è una forza antimeridionale per
statuto e che per statuto intende frantumare il Paese.
Né si spiegherebbero accordi già precostituiti, se non frutto di un ragionamento condiviso di rilancio programmatico, economi-
co e sociale di tutte le realtà calabresi ed in
particolare del territorio reggino per il
quale, però, al momento non si intravedono percorsi, ruoli e strategie…”. Risposta
immediata, o quasi, affidata al coordinatore calabrese dell’Unione dei democratici
cristiani Gino Trematerra. “E’ francamente
schizofrenico e incomprensibile l’atteggiamento dell’onorevole Pasquale Tripodi nei
confronti delle posizioni da noi già espresse in vista delle prossime elezioni amministrative. Prima partecipa al tavolo regionale, alla presenza di autorevoli esponenti
nazionali del partito non esprimendo alcun
dubbio sul documento finale redatto dall’assemblea, poi, davanti a telecamere e
taccuini, contesta le scelte prese. Il Nuovo
Polo non è una prospettiva che escludiamo,
anzi i nostri contatti con gli esponenti di Fli
e Api proseguono e si intensificano…”.
Cronaca più aggiornata. Cosa ne pensano,
ci si chiede, l’onorevole Roberto Occhiuto,
il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico e tutti gli altri esponenti dell’Udc che tirano le fila o hanno ruoli non
indifferenti nella ‘stanza dei bottoni’ calabrese? Pasquale Tripodi escluso ancora
non è dato a sapere. Unica indiscrezione
quella che trapela da ambienti fedelissimi
al governatore Scopelliti: “Come Pdl non
abbiamo ricevuto alcuna comunicazione
dagli organismi centrali del partito in merito all’alleanza con l’Udc per la Regione.
Non ci risultano novità su una eventuale
rottura”. Considerazione ribadita in queste
ultime ore dallo stesso presidente della
Regione Calabria. Intanto i componenti
del Coordinamento Provinciale Udc di
Reggio Calabria Francesco Candia, Paolo
Mallamaci, Giovanni Arruzzolo, Antonio
Alvaro, Giuseppe Bova, Alessandro Cannatà, Giuseppe Idà, Mario Mazza, Domenico Romeo e Mario Versaci in una nota
hanno ribadito che le posizioni espresse in
comitato regionale dall’onorevole Tripodi e
dal commissario regionale giovanile Giuseppe Idà “sono quelle condivise all’unanimità dal partito reggino. Ciò esclude quindi che vi possano essere posizioni personali, ma solo rivendicazioni legittime di una
linea politica coerente con quella nazionale e comunque dettata dall’esigenza di
ripristinare equilibri politici che hanno
visto la provincia di Reggio Calabria disattenzionata e posta ai margini dagli organi
politici regionali”.
Alberto Cafarelli
COUNTDOWN
La proposta di Marco Minniti: entro
febbraio un consiglio provinciale nella Locride
Se una sera di inverno un partito…
I partiti sono ridotti al viaggiatore di Italo
Calvino costretti a leggere sempre le stesse
pagine. Tra queste, qualche foglio bianco
che lacera e ferisce la lettura. Tanta indifferenza, per non dire sospetto, intorno .
I partiti da anni, da molti anni non dicono
nulla di nuovo. Questo in Italia. In Calabria
francamente, da tanto tempo ormai, esistono solo delle “tribù” riunite intorno ad un
capo, pronte a lasciare le tende solo ogni
vigilia elettorale.
L’ altra sera a Caulonia Marina, per incanto,
il partito democratico ha preso forma .
Amministratori, sindacalisti, dirigenti di partito e poi tanta, ma tanta gente, s’è trovata a
discutere delle infrastrutture nella Locride.
Un partito ha deciso di raccogliere il guanto
lanciato –per ora non con la necessaria convinzione-dai sindaci che insieme al Vescovo
hanno simbolicamente occupato la stazione
ferroviaria di Roccella.
Quello che dovrebbe essere una normalità è
stata una sorpresa. Non so se qualcuno ha
fatto caso ma nessuno-proprio nessuno- in
quella assemblea ha fatto il nome di Silvio
Berlusconi, nessuno ha teso a strumentalizzare il problema contro altri. Una bisogno di
rifondazione simultanea del partito e della
politica. Il partito con la gente e per le gente.
Una politica fatta di proposte e non di invettive contro qualcuno.
Già nella relazione introduttiva s’è sottolineato “..noi non vogliamo essere il partito di
Minniti, di Loiero, di Adamo, dobbiamo essere il partito della gente e, tanto più la gente ha
bisogno, tanto più dobbiamo essere il loro partito. Questo a prescindere dalla stessa intenzione di voto..”
Sarà una semplice manifestazione destinata
, tra qualche tempo, all’oblio ? Si rivelerà
una manifestazione di propaganda ?
Potrebbe darsi. Nulla è scontato.
Intanto però l’assemblea ha approvato un
documento che impegna:
-la delegazione parlamentare calabrese a
chiedere un incontro col Ministro alle infrastrutture e con Trinitalia. Inoltre di muoversi per l’istituzione d’un tavolo permanente
presso la Prefettura per i lavori sulla statale
106 . -Al gruppo regionale del PD di chiedere una seduta di consiglio sulle infrastrutture
nella Locride o, comunque, di presentare un
odg sull’argomento nella prossima seduta
del 22 febbraio;
-Al gruppo PD della Provincia di promuovere un consiglio provinciale aperto ai sindaci
del comprensorio Jonico per discutere delle
infrastrutture e dei treni. Inoltre, di mettere
in agenda,iniziando dal psli, l’importante
tema della pedimontana Jonica quale priorità.
Il partito democratico s’è collocato, senza se
e senza ma, a fianco ai sindaci, accantosoprattutto ed innanzitutto- alla gente con i
loro bisogni reali ed indifferibili.
Oggi sui trasporti, domani su gli altri temi
che interessano la gente. Questa dovrebbe
essere la scelta strategica del Partito democratico.
Non abbiamo bisogno d’un linguaggio truce
che stimoli frustrazioni latenti, non abbiamo
bisogno d’un nemico da agitare per nascondere l’assenza di proposte, c’è bisogno che il
PD , e la sinistra, tornino a svolgere il loro
ruolo con compostezza, serietà, umiltà. Non
un partito elettorale ma un partito che incarni la speranze, i bisogni, le richieste della
gente e sappia trasformarle in proposte e
progetti praticabili e concreti. Niente è scontato. Ma un varco, un piccolissimo varco, è
stato aperto. La Calabria ha bisogno d’un
vero partito democratico e questi ha bisogno
di tornare tra la gente. Forse si ricomincia a
parlare di Politica!
Ilario Ammendolia
Reggio e dintorni
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
11
Presso la sala Calipari di palazzo Campanella, incontro con il noto giornalista Gad Lerner e rappresentanti della
magistratura alla presentazione del Libro “Ne vale la pena” del magistrato Armando Spataro.
FRANCESCA RAPPOCCIO
Mercoledì 9 febbraio la sala Calipari del palazzo Campanella era eccezionalmente gremita.
Tanti i nomi di richiamo e numerosi gli interventi alla presentazione del libro “Ne vale la
pena” del magistrato Armando Spataro, tra cui
il giornalista Gad Lerner e il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Brescia Guido
Papalia. Il libro è la ricostruzione degli ultimi
trent’anni di storia d’Italia (le Brigate Rosse, l’omicidio Tobagi, il sequestro di Abu Omar e la
‘ndrangheta al Nord) che si è indissolubilmente
intrecciata alla sua storia personale e al suo
mestiere da magistrato.
L’evento, organizzato dal movimento “Articolo
3”, ha riunito intellettuali di prestigio, sottili
interpreti di un’attualità dai toni sempre più
aspri e che registra ogni giorno prese di posizione forcaiole, da bollettino di guerra. Inevitabilmente la presentazione del libro è divenuta la
raffigurazione della difesa della democrazia
con le unghie e con i denti, contro un potere
politico pronto “a chiedere eccezioni, zone
d’immunità”. Il noto giornalista Gad Lerner
(che ricorda il suo passato in Lotta Continua)
confessa, senza alcun imbarazzo, che mai
avrebbe pensato che un giorno si sarebbe trovato a condividere un’azione con i magistrati, e
non solo, facendo fronte comune con tutti i
coloro che s’impegnano “in difesa della libertà
del paese, soprattutto le forze dell’ordine e la
Magistratura che sono state da argine ad una
deriva da clan.” È il Presidente del Tribunale di
Reggio Luciano Gerardis (nelle vesti di moderatore) che senza mezzi termini dichiara, con
forza e risolutezza, quanto questa fase passerà
alla storia come “periodo buio”, però registra
che “la mobilitazione della stampa e la rinnovata attenzione sul mondo della giurisdizione da
parte della società civile sono segnali di ribellione all’attacco ingiustificato che la Magistratura
continua a subire”. Un vero assedio, aggiunge-
La resistenza al giorno
d’oggi: ne vale la pena
Da sinistra, il Segretario distrettuale RC del movimento della
giustizia “Articolo 3” Patrizia
Morabito, il giornalista Gad Lerner, il Presidente del Tribunale di
Reggio Luciano Gerardis, il Procuratore Generale presso la
Corte d’appello di Brescia Guido
Papalia e il magistrato Armando
Spataro, autore del libro.
remmo noi.
Lo stesso Spataro non trattiene la sua amarezza quando ricorda come il potere in genere, e
non una parte, abbia inciso sulle prosecuzioni
d’indagini “sia il governo Prodi sia il governo
Berlusconi avevano apposto il segreto di Stato
sul caso Abu Omar su cui stavo lavorando” e si
indigna citando l’opuscolo “Lotta alla mafia: i
risultati del governo Berlusconi” pubblicato a
giugno del 2010, esempio “di potere che si arroga meriti e competenze estranee alla partitocrazia”. Infatti, in ultimo, Spataro correggerà il tiro
affermando che sarebbe giusto parlare di “risultati raggiunti, nonostante questo governo”. Alla
fine del seminario intercettiamo Gad Lerner,
cui poniamo qualche domanda.
Dottor Lerner, alla luce di ciò che emerso oggi,
Trasporti/ In attesa di Matteoli
I Sindaci della Locride
vanno avanti lo stesso
Siamo d’accordo,se Tremonti avesse compreso nel suo sopralluogo la tratta stradale e
ferroviaria della Jonica e della Locride in
particolare si sarebbero avuti elementi in più
per sperare in un’adeguata attenzione da
parte del governo centrale.
Nonostante la risposta abbastanza scoraggiante resa da Matteoli alle interrogazioni
parlamentari su tali problematiche rilevanti,come sindaci rimaniamo in attesa di un
confronto diretto con il
ministro,appuntamento per
il quale si stanno prodigando
i colleghi Salvatore Galluzzo
e Francesco Macrì.
La manifestazione che
abbiamo organizzato a Roccella e le richieste ripetutamente avanzate dai sindacati attendono ancora un
riscontro,le iniziative sullo
stesso problema dei trasporti organizzate a Bovalino da
FLi e a Caulonia dal PD
sono di sollecitazione e di
stimolo alla maggioranza
che governa la regione ed il
paese che non può sottrarsi
all’impegno di finalizzare investimenti nelle
infrastrutture viarie-Ferrovia,Statale 106,trasversale Bovalino-Bagnara-che rappresentano la nervatura per lo sviluppo.
L’incontro di dicembre con il Presidente
Scopelliti e la sua Giunta ha prodotto la
disponibilità di significativi finanziamenti per
la manutenzione della galleria della Limina,per la difesa del suolo,per i beni culturali
e, soprattutto,un metodo di confronto che ,a
giudizio di tutti,può portare a notevoli risultati.
La presidenza,inoltre,ha scelto ed è chiamata ad esaminare i rapporti che come comuni
manteniamo con gli assessorati,che in alcuni
casi non sono costruttivi.
Permane tutta l’urgenza che abbiamo
denunciato,tuttavia se i risultati venissero
presentati con uno o due mesi di ritardo,non
penso che dovremmo far partire delle contestazioni,poiché stiamo seguendo le incombenze che la Regione nelle ultime settimane
sta avendo per il Porto di
Gioia Tauro e per il riparto
dei fondi della sanità,non
ancora risolte. Al contrario,il fatto che si voti in tanti
comuni della Locride non
deve in alcun modo ritardare il confronto in atto.
Nella Locride,lo sappiamo,dovremo superare una
emergenza che è data dalla
forte disoccupazione,dalla
crisi di pressocchè tutti i
settori,dalla limitazione di
rappresentanza politica,ma
siamo pure consapevoli
che i risultati li dovremo
giudicare obiettivamente,
per quelli che saranno,positivi o negativi.
Li leggeremo tutti insieme, i cittadini,i sindaci,le categorie e le associazioni, perciò non
c’è alcuna utilità per nessuno a salire in cattedra,per dettare ora, perentoriamente i
tempi che,purtroppo ,non dipendono da noi
né,tantomeno,a complicare un confronto
allo stato promettente.
Pietro Crinò
Presidente Associazione
dei Comuni della Locride
si può parlare di “emergenza democratica”?
Lo stato di salute del Paese è precario, la gente
è scossa perché è successo qualcosa che neanche nei periodi più duri come gli anni di piombo era avvenuto: la ridiscussione del principio di
legalità.
Che peso ha l’informazione all’interno di queste vicende?
Il punto è uno solo. Oggi ci sono molti sforzi da
parte di un potere politico impaurito e corrotto
di impedire che le notizie siano diffuse. Abbiamo i principali telegiornali del nostro paese che
non dicono quello che succede realmente, ma
sono strumenti da usare per assecondare il
potere. Oggi lo spauracchio sono le fantomatiche “Toghe rosse”, tacciate di azioni eversive
“da regime comunista”.
Qual è il ruolo dei giornalisti in prima fila?
Può sembrare banale, ma è divulgare semplicemente le notizie, diffonderle; partecipando
anche a simili iniziative che coinvolgono la
gente.
Esistono poteri occulti?
Non so se si possa parlare di “poteri occulti”,
partiamo dal dato certo. Oggi c’è il nostro premier accusato di concussione e sfruttamento
della prostituzione minorile. In qualsiasi altro
paese occidentale, il primo ministro avrebbe
fatto un passo indietro per sgomberare il
campo da ogni sospetto. Berlusconi no. Anzi,
siamo al paradosso. Il premier, che si sente
accerchiato, attacca prospettando causa allo
Stato, ossia all’istituzione che in questo
momento incarna egli stesso.
Provincia
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
12
MARIA G. COGLIANDRO
Qualcuno se lo ricorda perché è lì
che ha festeggiato il matrimonio, altri
lo hanno visto nelle foto del battesimo, i più ne sentono la nostalgia perché ha fatto da scenario al teatro
della loro giovinezza. È il monumentale Roof Garden che ha visto crescere le generazioni dei pantaloni a
zampa, prima che gli anni di piombo
impallinassero i loro sogni. Sorgeva
nell’area della stazione Lido, di fronte allo Stretto e di fronte a quel parto
di mala architettura che era “U pruppu”, la fontana che sin dalla sua inaugurazione annaffiò tutti i presenti,
tanto che “…rristàu ‘nu proverbiu ‘i
Riapre il Roof Garden?
‘stu prodiggiu ...fissa, cchiù fissa d’a
funtana ‘i Rrìggiu!”. Uno scrigno di
dolci ricordi, il Roof Garden, tra i
quali, purtroppo, si insinua il tarlo
della criminalità organizzata. È qui
che il 24 novembre 1974 muore
durante una sparatoria Giovanni De
Stefano, appartenente al temuto clan
degli “arcoti”. Viene sorpreso, insieme a Giorgio e Paolo De Stefano, da
un commando di killer spediti all’interno del ristorante dagli eredi di
“Mico”Tripodo, vecchio boss della
‘ndrangheta, eliminato nel carcere di
Poggioreale, su ordine dei De Stefano, da un gruppetto di detenuti napoletani legati al boss della camorra
Raffaele Cutolo.
A parte questa drammatica parentesi, il locale reggino, che più di ogni
altro può vantare di fronte a sé un
panorama mozzafiato e che costituisce uno dei due estremi che danno il
via al chilometro più bello d’Italia, ha
lasciato nel cuore dei cittadini davvero una “nostalgia canaglia di una
strada, di un amico, di un bar” tanto
da creare persino un profilo su facebook: “Quando riapre il Roof Garden?”. Vorrei tanto rispondere “Presto” e qualcosa me lo fa anche sperare. Da qualche tempo quello che
potremmo definire il “grattacielo
nano” di Reggio Calabria non è più
tappezzato di cartelloni pubblicitari,
stile New York. La Piccola Mela, o
forse sarebbe meglio dire il Torsolo
di Mela, che è la nostra città, ha assegnato in tutti questi anni proprio al
Roof Garden il ruolo di principale
canale pubblicitario. E così se un
tempo era il locale ad essere un vanto
per Reggio Calabria e ad essere pub-
DOPO
PRIMA
blicizzato, dopo la sua chiusura gli è
stato affidato il degradante compito
di fare da promoter degli eventi reggini. Ma a quanto pare il Roof Garden ha detto basta a questa umiliante condizione, si è spogliato di ogni
straccio, che per tanto tempo lo ha
tenuto al caldo, e adesso si mostra ai
reggini in tutta la sua prova
Una luce in fondo al tunnel per gli
invalidi civili della provincia di Reggio
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Gli invalidi civili della provincia di Reggio Calabria, riconosciuti tali dalle
commissioni dell’Azienda Sanitaria,
potranno ottenere in tempi brevi sia le
relative prestazioni economiche che il
riconoscimento dello stato di disabilità.
Questa rassicurante notizia giunge dall’ultima riunione del Comitato Provinciale INPS alla quale hanno preso
parte i vertici sanitari ed amministrativi
dell’Istituto della Previdenza Sociale.
L’organismo, infatti, è stato chiamato
ad affrontare un argomento che negli
ultimi tempi ha assunto connotazioni
preoccupanti a causa del ritardo accumulato nella definizione dei verbali di
riconoscimento dello stato di invalidità
e conseguentemente a causa del ritardo per il pagamento delle prestazioni.
Non trova motivazione ragionevole la
decisione assunta dalla Commissione
Medica Superiore dell’INPS che ha
imposto una ulteriore verifica sui verbali degli invalidi civili dopo che gli stessi vengono definiti dalle commissioni
dell’Azienda Sanitaria, con presenza e
parere favorevole del medico dell’INPS, e verificati in sede provinciale dai
medici dell’Istituto. Una decisione,
anche se prevista dalla legge, a dir poco
assurda che oltre a sconfessare il ruolo
e la professionalità dei medici delle sedi
territoriali allunga i tempi di definizione delle pratiche.
Quindi, proprio per trovare una soluzione ed alleviare le difficoltà di questa
categoria debole di cittadini, il Comitato Provinciale dell’INPS ha affrontato
energicamente il problema esigendo
dai responsabili dell’Istituto risposte
concrete.
Sono state assunte le seguenti decisioni:
1. I cittadini che verranno riconosciuti invalidi in base alla legge n° 80 del 9
marzo 2006, cioè i malati con patologie
oncologiche, potranno chiedere al
momento della visita presso la commissione dell’Azienda Sanitaria il rilascio
di una copia del verbale provvisorio del
diritto all’indennità di accompagnamento e presentarla presso l’ufficio
prestazioni assistenziali dell’INPS per
ottenere in tempo reale la liquidazione
della prestazione;
2. La sede provinciale dell’INPS di
Reggio Calabria applicherà la norma
legislativa del silenzio-assenso, cosi
come previsto nel DL 35 del 2005, integrato in sede di conversione, che acce-
Attualità
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
13
Tremonti, viaggio in Giappone
Di viaggi nel Mezzogiorno e in Calabria
invero ce ne sono
stati parecchi. Fu
ragguardevole quello
di Giuseppe Zanardelli, Presidente del
Consiglio, che , ormai
settantaseienne,
scese in Basilicata e
la attraversò in carrozza dal 14 al 30 settembre 1902. Sedici
giorni durò quella
visita e al suo ritornò
a Roma promosse
una legge ben consistente ed efficace
sulla disastrata regione. Ma era l'epoca
della lentezza.
Luigi Sturzo ricorda,
oltremodo risentito,
che i viaggiatori ministeriali in Sicilia vi
permanevano per quel tanto che era sufficiente a banchettare e dirsi arrivederci
alla prossima mangiataci . Era cominciata l'epoca della velocità.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlu-
lera i tempi di definizione delle pratiche. I verbali redatti dalle commissioni
sanitarie, se non vengono sospesi,
dovranno essere definiti con il pagamento delle relative prestazioni appena trascorsi 90 giorni dal riconoscimento, aggirando così i ritardi che si accumulano dalle lungaggini delle verifiche.
3. Gli invalidi con patologie previste
dal Decreto Ministeriale 2 agosto 2007
non verranno chiamati a visita di controllo sulla permanenza dello stato
invalidante essendo già avvenuto il
riconoscimento di portatori di menomazioni e patologie ingravescenti. Lo
sconi,il Migliore, è
riuscito a dare una
prova migliore e
superiore. È sceso a
Reggio in aereo,
rapido come un fulmine per non prendere le zecche, e,
come un fulmine, è
ritornato in aereo a
Milano, sul
fare
della sera, per non
mancare l'appuntamento con la nipote
di Mubarak.
Qualche settimana
fa è qui venuto in
prosastico
treno
Giulio Tremonti in
compagnia di due
irreducibili amici dei
lavoratori del Mezzogiorno e della
Calabroa, Angeletti
e Bonanni.
Il treno, anche se è un treno verso Reggio Calabria, ansimando corre, e, correndo, non consente di vedere né di più
né molto. Il Ministro apprezza, ma noi
non possiamo non sospettare che quel
stesso dicasi per gli ultrasessantacinquenni titolari di assegno e pensione
sociale sostitutivi. Non dovremmo,
quindi, assistere più a scene disumane
presso il Centro Medico INPS di Reggio Calabria con invalidi sulle carrozzelle o in condizioni gravissime che
attendono di essere visitati.
4. I verbali di invalidità che non sono
legati al pagamento di prestazioni economiche, ovvero i verbali riferiti alla
legge 5 febbraio 1992 n° 104 sull’handicap ed i verbali connessi alla legge 12
marzo 1999 n° 68 sul collocamento
mirato, saranno immediatamente
treno, proprio perché
non in incognito vi
viaggia il ministro
dell'economia, è da
considerarsi un treno
speciale. Non ansima e corre.
L'indomani, il Ministro risale il dorso
della penisola in pulmino.E sono dolori,
sopportabili, però,
per chi in Giappone
ci viene per sfizio
della carta . Non
dovrebbe lamentarsi
Giulio
Tremonti.
Infatti, trova più facile accusare i meridionali di non spendere i
soldi per migliorare
ferrovia, strade e
autostrada.
La storia si ripete e
per noi è sempre la
tragedia della beffa
che s'aggiunge al danno.
L'unità d'Italia nasce con una menzogna
calcolata contro il Mezzogiorno e ci
avviamo a celebrarla il prossimo 17
sbloccati ed inviati agli interessati.
La problematica “invalidità civile” che
riguarda la specifica competenza dell’INPS, con le decisioni assunte in sede
di Comitato Provinciale, ha ottenuto
una significativa accelerazione, mentre
rimane ancora aperta la questione
delle prime visite per le domande presentate entro il 31 dicembre 2009 con
un consistente arretrato che riguarda il
2007, il 2008 ed il 2009.
Come è noto, infatti, dal 1° gennaio
2010 le domande finalizzate al riconoscimento di uno stato invalidante vengono presentate direttamente all’
INPS, e non più alle Asl, attraverso i
servizi telematici con un iter che prevede entro massimo tre mesi la chiamata
a visita.
La decisione che l’Assessorato Regionale alla Sanità deve assumere con
urgenza, a nostro avviso, è sicuramente
quella di aumentare il numero delle
commissioni presso l’ASP di Reggio
Calabria (Locride e Piana compresi)
con lo specifico compito di smaltire
l’arretrato accumulato.
Elio Napoli
* componente di parte sindacale del
Comitato Provinciale INPS
marzo, con un'altra
menzogna calcolata.
Sono le regioni
,meridionali - dice il
saputo
Tremontiche devono investire
gli inutilizzati soldi
nelle infrastrutture,
dice il saputo ministro, mentre calano
le orecchie i sindacalisti di Marchionne.
Sogno infausto. Il
Ministro intelligente,
nato su carta copiativa di Quintino Sella,
al ritorno dal Giappone avrebbe dovuto
rifare quello che ha
fatto
Giuseppe
Zanardelli: promuovere iniziative in
favore della Calabria. Ma di questo
niente. I moscerini,
più veloci dei nostri
treni, gli sono entrati negli occhio e
infettato il cervello.
Ian Zimirri
Teatro Cilea: l’incredibile
attualità dei classici
Venerdì e sabato il Teatro Cilea ha visto in scena “Mercadet
l'affarista” di Honoré de Balzac, per la regia di Antonio Calenda con Geppy Gleijeses, Paila Pavese e Marianella Bargilli.
Questo componimento in prosa, realisticamente visionario ed
oltremodo attuale anche a 160 dal suo primo successo di pubblico, narra la storia di un uomo, Mercadet appunto, che vive
con il solo scopo di speculare e di arricchirsi, il quale non stupisce tanto per la sua abilità finanziaria quanto per la capacità
di convincere coloro che gli gravitano intorno della 'bontà' dei
suoi affari. Con la promessa di investimenti certi e di più alti
guadagni futuri riesce a ritardare la resa dei conti da parte dei
suoi creditori, fino a giungere indenne al lieto fine in cui, consigliato dalla moglie e dalla figlia dapprima si convince a 'redimersi', tornando ad uno stile di vita semplice ma più onesto e,
in ultimo viene aiutato anche dal caso, grazie al quale tutti i
suoi debiti vengono sanati.
Dal punto di vista teatrale questa pièce risulta egregiamente
messa in scena ed altrettanto accuratamente interpretata da
tutti gli attori. I movimenti sul palco sono molto ben studiati e,
uniti ai materiali scenografici volutamente simbolici di una
determinata realtà e ai costumi raffinati ed eleganti, riescono a
dare alla scena una presenza riempitiva di sicuro impatto coinvolgente, scorrevole e armonioso.
Ciò che alla scrivente non è parso del tutto giusto è che, sembra che in chiusura, la rilettura da parte del regista si sia discostata in maniera palese dal testo effettivo di Balzac, al punto
che del Gaudeau/padre che entra in scena in questo finale teatrale non vi è traccia nel testo 'neanche' al momento della citazione iniziale dei personaggi presenti in scena.
Roberta Catizzone
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
14
NOTE E SCHERMAGLIE
I meridionali, la “MalaUnità”
e la sindrome di Fantozzi
OMAR MINNITI*
Avete presente il finale del primo film di Fantozzi,
attore protagonista Paolo Villaggio? Il nostro sfortunato ragioniere, dipendente della Megaditta,
dopo una delusione amorosa con la signorina Silvani decide di farsi mandare in una sorta di reparto
punitivo, dove incontra un giovane intellettuale
rivoluzionario, il compagno Folagra, dalle idee e la
dialettica un po’ confuse ma efficaci, che lo convince ad abbracciare il marxismo. Dopo innumerevoli notti passate piegato su “letture maledette”, attraverso le quali il ragionier Ugo apprende verità
nascoste, urla tutta la propria rabbia: “Ma allora mi
han sempre preso per il culo!” E’ la molla che lo
induce a scagliarsi, anzi a scagliare letteralmente un
sasso, contro i padroni a cui fino ad allora era stato
fedele. Tanti meridionali, in questi mesi di celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, stanno
provando le stesse sensazioni. Non è da ora che
hanno capito di nutrire un amore non corrisposto
dalla signorina Silvani di turno: l’Italia nata nel 1861
dall’annessione savoiarda. Lo avevano compreso
empiricamente anche i loro avi, contadini scacciati
dalle terre comuni, migranti sulle navi della speranza per gli Stati Uniti e l’Australia, carne da cannone
nelle trincee sul Carso o nelle aggressioni coloniali
fasciste, operai-macchine nelle fabbriche di Agnelli. Ma, da buoni testardi, i meridionali non hanno
smesso mai di tentare, tramite approcci galanti al
limite della prostrazione, di indurre la Silvani tricolore a mutare atteggiamento nei loro confronti.
Però, pure il più cocciuto degli infatuati a un certo
punto getta la spugna e cerca di conoscere il perché
del rifiuto. E’ il momento delle pause di riflessione,
degli interrogativi, del confino volontario, in cui è
possibile che si incontri qualche intellettuale anticonformista come Folagra, che incappi in “letture
maledette” sulla vera storia dell’unità d’Italia, che
qualcuno comincia a chiamare MalaUnità. Arrovellati da mille domande, ecco i nostri meridionali con
gli occhi solcati dalle notti insonni, piegati su Terroni di Pino Aprile, sulle opere di Nicola Zitara, le
autobiografie di ribelli come Carmine Crocco, qualche frammento gramsciano e le inchieste di chi
odia un re (Savoia) perché ne avrebbe voluto un
altro (Borbone). Eccoli incollati ai video di Youtube, a qualche film prontamente ritirato dalle sale o
irreperibile. Eccoli autoprodursi “compilation dell’orgoglio meridionale”, una buona dose di Eugenio Bennato, un pizzico di Rino Gaetano, qualche
pezzo degli Stormy Six del ‘72 (non neoborbonici
calabresi, ma marxisti-leninisti milanesi), una punta
di Nino Forestieri; il tutto condito con gli inni di
Valerio Minicillo ed Eddy Napoli e insaporiti dalle
sonorità word music, hip-hop e rock dei gruppi della
scena alternativa (Almamegretta, Kalamu, Kalafro e
altri). Dopo l'orgia di libri, filmati e canzoni, anche i
meridionali capiscono che quella del Meridione
non è stata proprio una liberazione, festeggiata da
folle di contadini, donne e bambini sorridenti, e che
il Sud prima del 1861 non era affatto il paese di Pulcinella. “Ma allora ci han sempre preso per il culo!”,
gridano pure loro, pronti a scagliarsi contro la
Megaditta che celebra l'unità nazionale con mostre,
convegni e solenni parate. Ben vengano questa
ribellione e questa nuova coscienza, soprattutto da
parte dei giovani meridionali che, come i propri
padri, nonni e bisnonni, ripongono le proprie speranze nelle valigie che li accompagnano verso il
Centro-Nord, per non fare i disoccupati in loco, o
la manodopera delle cosche. Ma dall' esperienza di
Fantozzi bisogna trarre tesoro anche degli errori,
per non essere destinati al medesimo epilogo: dopo
il gesto estremo viene inviato dal Mega Direttore
Galattico, che lo spedisce nell' “acquario dei dipendenti” a fare la “triglia umana”, un fenomeno da
baraccone, una caricatura da mostrare per il pubblico ludibrio altrui.
E' questo il rischio che non deve correre il nuovo
meridionalismo, di essere tacciato come nota di folclore, come macchietta, facendo proprie prospettive fuorvianti e antistoriche. Oppure di essere speculare, di essere l'altra faccia della medaglia, delle pulsioni separatiste intrise di razzismo, xenofobia, egoismo localista che fuoriescono dalla pancia del Nord
e danno vita a mostri come la Lega. La ribellione
per riproporre al centro dell'agenda politica la Questione Meridionale può e deve essere una cosa
seria, troppo seria per essere riposta nelle mani di
pittoreschi gendarmi borbonici pronti a riconquistare Gaeta o di vecchie volpi della malapolitica, alleate di governo di Bossi, e dei loro autoproclamati movimenti. La lotta per rimediare i
danni della MalaUnità va condotta sul piano
della controinformazione, riprendendoci la
nostra memoria storica e la dignità rubata,
dando decoro sia ai nostri martiri che alle nostre
eccellenze. Sul piano della mobilitazione di piazza, per ribaltare l'atteggiamento nordcentrico di
tutti i governi degli ultimi 150 anni (a parte piccole parentesi); per impedire l'ulteriore spoliazione dei servizi pubblici, i trasporti e l'economia
del Meridione, divenuto pattumiera di scorie
altrui e deposito di opere inutili e dannose; per
liberare il territorio dalle mafie, le massonerie e
i potentati, prima foraggiati dai capitalisti del
Nord e oggi tutt'uno con questi. Una lotta che va
condotta anche e soprattutto dentro le forze
democratiche, i movimenti progressisti, le orga-
nizzazioni sindacali e le articolazioni varie della
società civile, pure questi non esenti da subalternità al “vento del Nord” e pregiudizi antimeridionalisti. Una delle “doti” che ci vengono universalmente riconosciute non è la “capa tosta”?
Fantozzi è andato in paradiso e poi è risorto.
Perché non possono fare altrettanto i meridionali?
* consigliere provinciale
Prc - Reggio Calabria
CONTROREPLICA
Il centro dell’impiego come gli dèi?
DANIELE MANGIOLA
quell’ufficio. Il fatto che siamo adulti e responsabili,
anche penalmente, di quello che dichiariamo, non piace
Cercherò di evitare il linguaggio delirante e metaforico,
a chi evidentemente si sente addosso la responsabilità
direttore. Vado ai fatti. In seguito alla trasformazione dei
morale dell’italianità tutta e vuole paternamente impevecchi Uffici di Collocamento in nuovi e dinamici Centri
dirci di dire le bugie.
per l’Impiego, che ci è stata ben descritta dal direttore
Visto che parliamo di diritti denunciamone un altro,
del Centro di Locri, sono cambiate alcune cose: ad
ignorato in questa storia. Pare che tutti i Daniele Manesempio, non è più obbligatorio iscriversi. È certo una
giola del reggino siano stati passati al setaccio durante la
buona cosa farlo. Si sono posti però casi in cui persone
settimana scorsa e che gli efficienti burocrati in questionon iscritte avessero l’occasione di incontrare un’offerta
ne si siano messi d’impegno a scartabellare tra le anagradi lavoro a patto che avessero i preziosissimi (per le
fiche degli iscritti ai loro archivi ricercando residenze e
aziende) due anni di disocnumeri di telefono al fine di
cupazione. La soluzione
trovare il colpevole di lesa
trovata, semplicissima, è
maestà che si è permesso di
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
stata quella di accettare, da
rivolgersi in modo blasfemo
parte dei Centri per l’Impiecontro l’olimpo della burocrago, un’autodichiarazione
zia due settimane or sono.
dell’aspirante lavoratore
In redazione abbiamo saputo
riguardante il trascorso e
di interrogatori telefonici a cui
non certificato periodo. Si
è stata sottoposta povera
possono trovare moduli
gente colpevole solo di portao appreso della vicenda riportata per due volte dal
prestampati
preparati
re lo stesso nome dell’autore
Vostro giornale, in un primo articolo in data 30 genapposta (Allegati 1 e 3 Boldell’articolo, il sottoscritto.
naio (“il burocrate, dio del nostro tempo”) e in un
lettino Ufficiale della
Qualcuno ha avuto la pronsecondo in data 6 febbraio (“Si riconosce nel buroRegione Calabria – 1 giutezza di rispondere in modo
crate/Dio), pag. 14.
gno 2007, pagg. 12585 e
adeguato, qualcun altro
Vorrei intervenire personalmente, ma per esprimere la mia opisegg. – e si noti l’anno: 2007,
magari no.
nione ho bisogno di conoscere il fatto ed il soggetto, non per
non sei mesi fa!), vi sono
Il diritto sacrosanto della pricuriosità,
ma
per
poter
capire
meglio
la
vicenda
e
constatare
se
precisazioni di varie regioni
vacy dice che i nostri dati pervi erano, alla base della domanda, elementi giuridici legittimanti
d’Italia (Identificare il disocsonali non potranno mai essela richiesta, oppure se, al contrario, tali motivi non potevano trocupato non in base ad un
re accessibili per motivi persovare accoglimento e, pertanto, legittimarne il diniego da parte
dato meramente burocratico
nali a qualcun altro. E invece
dell’ufficio.
– l’iscrizione nelle liste di colalcuni burocrati si sono sentiti
Tengo a precisare che, sebbene mi trovi preposta al settore lavolocamento – ma come «sogin diritto di rovistare tra questi
ro da due anni, ho avuto modo di condividere ed apprezzare l’ogetto privo di lavoro che sia
dati, alla ricerca di un antipatiperato dei miei collaboratori che, lungi dall’essere solo dei buroimmediatamente disponibile
cone che li ha offesi. Immagicrati, sono persone capaci e meritevoli di stima ed apprezzamenallo svolgimento e alla ricerca
nate di chiamarvi come me e
to ed operano con spirito di servizio ed in favore della collettività.
di un’attività lavorativa» Bolsapere che qualcuno si è
lettino già citato pag. 12575
appuntato la vostra mail, il
Non ho motivo, sino ad oggi, di biasimare alcuno dei dipendenti
– Deliberazione della Giunvostro cellulare, il vostro indidei Centri per l’impiego, i cui atti, comunque, se contrari alla
ta Regionale 14 maggio
rizzo perché gli state sullo stolegge o adottati in contrasto con i diritti dei lavoratori o dei citta2007, n. 266), sentenze,
maco. C’è poco da ridere, a
dini disoccupati o inoccupati, sono impugnabili con ricorso alla
tutte in questa direzione,
conti fatti. Una persona si è
Commissione Provinciale Tripartita, composta da rappresentanfacilitare l’incontro tra
vista sfumare una preziosissiti di tutte le parti sociali, o al giudice ordinario.
domanda ed offerta di lavoma occasione di lavoro e da
Non mi soffermo sulle disposizioni di legge che sanciscono
ro. Ma il burocrate falso
queste parti ognuno di noi sa
modalità e procedure di iscrizione ai Centri per l’Impiego perché
dio, nel caso raccontato due
cosa questo significhi; qualche
lo ha già fatto in maniera puntuale ed esauriente il direttore del
settimane fa, si è sempliceonnipotente burocrate ha traC.PI di Locri nell’articolo del 6 febbraio, ma non condivido il
mente rifiutato di accettare
scorso del prezioso tempo
fatto
che
l’operato
di
un
ufficio
pubblico,
in
questo
caso
soggetla suddetta autocertificaziolavorativo, pagato dalla colletto alla competenza dell’Amministrazione Provinciale, venga
ne, di cui non sarebbe certo
tività, per spulciare i fatti primesso in discussione in modo irriguardoso attraverso le pagine di
stato responsabile, né
vati della gente alla ricerca di
un giornale, che narrano una vicenda, coperta da anonimato, che
moralmente né penalmenun colpevole delatore. Speriasarebbe accaduta tempo addietro, e che, essendo priva di riferite. Ha negato un diritto che
mo che abbia abbastanza
menti concreti, potrebbe anche essere frutto di fantasia.
da qualche anno tutti abbiaumano pudore per non deciI fatti, specie se ritenuti lesivi o ingiusti, vanno chiariti, proprio
mo, un diritto che sta antidere di doverlo anche punire,
per sgombrare il campo da equivoci o fraintendimenti , ed è
patico a tanti burocrati,
colpendo uno a caso, o magaquello che chiedo di fare attraverso un incontro.
come ognuno di noi avrà
ri tutti i rei omonimi, come a
potuto scoprire in questo o
volte fanno gli dèi.
I chiarimenti che ritengo dovuti a nome non solo del Centro per
H
La parola del dirigente provinciale
l’Impiego ma dell’intera Amministrazione Provinciale potranno
essere offerti attraverso un incontro sereno presso la sede del
settore, al quale è invitato a recarsi il diretto interessato.
L’invito è esteso all’estensore dell’articolo.
Dott.ssa Maria Teresa Scolaro,
dirigente del settore lavoro della Provincia di RC
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
15
NOTE E SCHERMAGLIE
FEDERALISMO MUNICIPALE
Tra ricatto e
antimeridionalismo
MICHELANGELO TRIPODI
Non nutro alcun dubbio. Sulla delicatissima questione
del federalismo municipale , i cittadini meridionali
dimostrano di essere molto più avanti dei sussiegosi e
flaccidi governanti, a loro volta governati da Berlusconi. Infatti, solo il 18 % , e cioè un'infima minoranza,
dichiara di essere favorevole ad un provvedimento che
rappresenta un attacco senza precedenti ai diritti e alla
conquiste del Sud e della Calabria.
Anche le pietre hanno ormai capito che il federalismo
è il provvedimento più leghista per eccellenza e, quindi
in quanto tale, quello più
antimeridionalista ed anticalabrese. Non a caso nei
giorni scorsi i vari
Bossi, Berlusconi, Calderoli e Tremonti si sono sperticati nelle dichiarazioni trionfalistiche parlando addirittura
di "svolta storica".
Certo per costoro si porterebbe a compimento un disegno che coltivano da anni: quello di affondare definitivamente il Sud del paese, abbandonandolo al suo destino, scippando e rapinando le sue risorse e utilizzandolo
tutt'al più come sito per i rifiuti che il nord produce.
E' davvero paradossale, ma fino ad un certo punto, che
tutto questo accada mentre siamo alla vigilia dell'anniversario del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Si celebra retoricamente l'unità mentre il paese è più diviso
che mai ed il Sud non è mai stato così distante dal Nord.
Altro che "svolta storica", il federalismo municipale, che
opportunamente il Presidente della Repubblica Napolitano ha giudicato irricevibile restituendo il decreto al
governo, rappresenta un colpo definitivo alle speranze
della Calabria e del Sud.
Concretamente ciò significa più tasse sulle spalle di tutti
i cittadini e
meno servizi, meno sanità, meno istruzione, meno assistenza, meno welfare, meno tutela sociale per i cittadini
del Sud e della Calabria.
Pertanto, occorre fare di tutto per impedire l'approvazione di un decreto così sciagurato e nefasto, utilizzando tutti gli strumenti democratici che possono essere
utili allo scopo.
Non facciamoci scippare anche il futuro delle giovani
generazioni del
mezzogiorno. Reclamiamo con forza pari diritti e pari
dignità per tutti i cittadini di questo paese, respingiamo
la logica leghista e berlusconiana che spacca l'Italia e
nega la speranza ai nostri giovani.
FUEGO di FRANCO CRINÒ
Il federalismo
spiegato bene
e applicato meglio
<<Caffetteria dei caffè>> c'è scritto sull'insegna del bar.
Cosa dovrebbe esserci scritto,
<<Caffetteria dei salumi>>?
Indica ciò che la casa con precisione
e bontà serve.
Di che ha bisogno Casa Italia? Di
quali riforme, fatte da chi, giudicate
in che modo?
Bersani dichiara che non permetterà
a Bossi di fare il Federalismo con
Berlusconi, sostenendo con ciò che
S
Draghi e polli
RUGGERO CALVANO
apete che io sono nato fra le nebbie padane. Che la mia
terra era sino a qualche secolo fa un acquitrino, e la mia
gente abitava sopra le palafitte. Siamo entrati da poco
nel consesso civile, abbiamo smesso di dipingerci il viso e indossiamo i gessati. Oggi passeggiamo in Foro Bonaparte, e il faro della
civiltà l'abbiamo spostato a Milano, anche se da noi il mare non c'è.
Ma vista l'esiguità della nostra storia, il passato ce lo teniamo legato stretto. Manteniamo il Dio Po' sull'altare e veneriamo i draghi.
Si, i draghi, quelle creature alate che sputano fuoco. Quegli esseri
volanti sopravvivono ancora nelle nostre grotte, e ogni tanto qualcuno schizza in alto nel cielo. Ne ricordiamo tanti, ma ne menzioneremo solo gli ultimi, protagonisti della nostra storia recente.
Machno mi guarda, perplesso, mentre parlo. “Dove andrai a parare, stavolta?” starà pensando.
Mi arrotolo una sigaretta e vado avanti. I draghi amano stare sempre sopra gli altri, per questo volano. Noi guardiamo le loro evoluzioni, con una punta di invidia, e in fondo desideriamo che prima
o poi caschino al suolo. Qualche tempo fa vi avevo parlato del
drago del Giambellino. In verità era nato ad Arcore, ma in via
Lorenteggio veniva a sputarci addosso il fuoco. Ha volteggiato
sulle nostre terre per un ventennio, era inevitabile che le sue fiamme, prima o poi, si sarebbero spente. Sbatte le sue ali velocemente, ma negli ultimi tempi vola sempre più basso. E adesso sono in
tanti quelli che aspettano la sua caduta, che ovviamente sarà rovinosa, quelli che lo applaudivano forte hanno le spade in mano,
saranno i primi a trapassargli le carni. Anche il drago di Parma è
caduto da un po', invece del fuoco spruzzava in aria latte e in tanti
si sono dissetati dal basso.
Solo che il latte glielo producevano migliaia di povere mucche, che
a furia di essere munte si sono ritrovate le mammelle avvizzite.
Aveva un impero di un paio di miliardi di euro e l'ha piazzato in
mano ai poveracci per qualche decina di miliardi di azioni che non
avrebbe mai potuto rimborsare. Il grano ovviamente non se lo è
mangiato da solo, ma si è rassegnato a fare il drago espiatorio. Il
drago di Torino vola ancora alto, si è spostato addirittura nei cieli
americani, ha arrostito un po' di operai a Mirafiori e ha consegnato l'agnello agli yankee.
Guadagna quanto cinquemila operai, ma non lavora quanto loro,
un vero drago. In banca d'Italia c'è un drago di nome e di fatto, ma
di lui e meglio non parlare perché ci si può trovare con le piume
bruciacchiate. Vivo a sud adesso e in Padania ci vado poco, conosco bene la Locride e seppur anch'essa sia terra di mito, di draghi
in giro non ne vedo. La zona è piena di polli, che sbattono convulsamente le alette per sollevare corpi appesantiti da granaglie di
bassa qualità; non hanno mai volato alti, ne mai lo faranno, ma
ogni volta che cascheranno giù il botto sarà talmente roboante da
coprire i tonfi dei draghi padani.
Machno ha il viso schifato, guarda la nuova sigaretta che sto arrotolando, mi gira le spalle e se ne và.
questa riforma serve al paese, ma il
conflitto politico, sganciare la Lega
dalla alleanza è ancora più importante.
Non a caso per la legge delega il PD
si era astenuto in aula.
Luigi Zingales sull'Espresso, giornale sempre feroce con i governi di
Berlusconi, parla bene della riforma
dell'università, perché garantirà
effetti positivi per il futuro, nella
valutazione dei ricercatori che non
può protrarsi per anni, “è meglio
cambiare mestiere a trent'anni che
scoprire a cinquanta di avere sbagliato strada”, sul merito, per la separazione del livello didattico da quello
amministrativo, per il limite al mandato dei rettori.
Si deve capire bene cosa si vuole
“servire” di preciso agli italiani, riforme , conflitti, lacerazioni, cambiamenti?
Il Meridione deve rinascere. Si dirottano risorse al Nord, non si investe al
Sud su infrastrutture e servizi.
Dicono “dovete fare le cose con
meno soldi così siete obbligati a non
sprecare,ad aumentare le risorse che
producete”.
Rispondiamo “i tagli non debbono
essere punitivi per il Sud, partiamo
da una grave situazione di svantaggio
e le compensazioni non sono chiare”.
Possibile che la politica al Sud non
affronta tutte queste preoccupazio-
ni, che la “squadra” resta nelle mani
dei giocatori del Nord?
Il futuro del paese è pieno di rischi ,
non sono ammesse leggerezze di
nessun tipo.
Carlo Emilio Gadda,un veterano
divenuto un famoso scrittore, quando andò al cinema per vedere La
Grande Guerra di Mario Monicelli,
non condivise le battute e i sorrisi per
via della solita, grandissima interpretazione di Alberto Sordi perché c'era
una questione troppo tragica alla
base.
La politica deve guardare ai conti e
agli equilibri, garantire il coordinamento degli obiettivi dei decreti
attuativi del Federalismo. Si è proceduto con la decurtazione dei trasferimenti - meno 200 milioni in Calabria
- ma, nello stesso tempo, le regioni
del Sud non riescono a dimostrarsi
credibili dato che hanno speso ad
oggi solo l'8,2% dei fondi europei
disponibili per il periodo 2007-2013,
a fronte di una previsione richiesta
della Commissione di circa il 50%.
Buona amministrazione, capacità
progettuale e di spesa, relazioni
sociali, senso della comunità, fiducia,
servizi assicurati dai bilanci sono tutti
fattori che il Federalismo toccherà
significativamente.
Non dobbiamo avere paura del
Federalismo, ma del fatto che può
essere applicato in maniera sbagliata.
CONTROMANO di FILIPPO TODARO
Veni, vidi…
La voce garrula del bambino ricco e viziato, il sorriso sicuro, un po’ sardonico, di chi nutre solo certezze e non ha dubbi, gli occhi furbi dietro le lenti
spesse a correggere una miopia maturata di scuro
sui libri di scuola, sentenzia: “Da Milano a Roma
tre ore. Da Roma fin qui (Reggio Calabria;
ndr.)… beh…, un po’ di più…”. Pudico, non ci
vuole rivelare quanto ha impiegato, ma noi lo
sappiamo benissimo. Forse non vuole dirlo al
resto d’Italia: troppo scandaloso! Nessuno gli crederebbe.
Con l’aria del boy scout (ha pure sulle spalle lo
zaino degli escursionisti, magari anche con la
tenda da campo, debitamente affardellata, le
posate, la gavetta di latta e il siero antivipera,
“non si sa mai…!, visto dove vado…”) che ha guidato con successo una sorta di spedizione nella
giungla vergine, nonostante i pericoli (rischio 9,
in una apposita classifica di pericolosità che va da
1 a 10), il Ministro Tremonti arriva alla stazione
ferroviaria di Reggio Calabria.
E’ soddisfatto. Non c’è che dire. Non ci sono
dubbi. Lo si legge chiaramente nel suo volto rubicondo incorniciato da capelli leggermente scomposti e dal tradizionale boccolo del bravo ragazzo.
Ha voluto sperimentare, sulla sua propria pelle (è
proprio il caso di dirlo!), come si viaggia al Sud.
Andata in treno, ritorno in pulmino da 15 posti
per la Reggio Calabria – Salerno, ricca, si fa per
dire, di cantieri, deviazioni, corsie uniche per ogni
senso di marcia, rallentamenti, semafori ecc. “Se
questo non è un uomo…!”.
La gente intorno applaude. Non crede ai suoi
occhi. Tremonti in Calabria? In treno? E il ritorno per l’autostrada…, col pulmino?
Qualcuno azzarda che il viaggio del Ministro
rientra in una serie di iniziative per il Sud in occasione della celebrazione dei 150 anni dall’unità
d’Italia. Quale migliore occasione per dimostrare
che la Penisola è unita?
Una spettatrice, lì presente, notoriamente brava
nell’inventarsi facezie e storielle verosimili, afferma con sicurezza che quando al Governo si doveva scegliere un qualche Ministro che si accollasse
questa missione, Tremonti, senza indugio, aveva
alzato la manina e si era offerto volontario: “Al
Sud non ci sono stato mai – aveva detto cercando
di dare una ragione plausibile alla sua scelta – e
quasi certamente non ci ritornerò più. Consentitemi di approfittare dell’opportunità…”. La sua
richiesta era stata accolta all’unanimità.
Non mi è dato sapere quale è stata la reazione,
intima e personale, non quella ufficiale, del Ministro Tremonti dopo l’escursione in Calabria. Né,
tanto meno, quali saranno i suoi eventuali provvedimenti affinché i treni nella nostra regione
viaggino ad una velocità superiore a quella dei
moscerini. Ma mi viene in mente ciò che riferì lo
storico Plutarco nella sua “Vita di Cesare”, a proposito della vittoria del condottiero romano del 2
agosto del 47 a.c. contro l’esercito di Farnace II, a
Zela, nel Ponto.
Secondo Plutarco, Cesare, proprio per mettere in
risalto la rapidità dell’azione militare e la conseguente vittoria, scrisse al suo amico Mazio solo
tre parole, divenute poi famose: “Veni, vidi, vici”
(sono venuto, ho visto, ho vinto).
Il Ministro Tremonti è venuto, ha visto, ma per la
terza azione mi sa che dovremo aspettare a
lungo.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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La manifestazione
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Bregantini presenta “Il nostro Sud in un Paese
(reciprocamente) solidale” in dialogo con Paolo
Lòriga (Città Nuova)
Il ritorno del vescovo di Locri
IL NOSTRO SUD
Bregantini, perché viene? Una domanda e due risposte
on so quale potrà essere la risposta dell’interessato. E’ lui che dovrà darla ed
immagino che non mancherà di darla.
Tuttavia noi abbiamo bisogno di configurarcela ugualmente la sua risposta, quanto più verosimile possibile, per poterci preparare
all’evento. E’ probabile che egli viene -e si prepara e
ci prepariamo all’evento- perchè non se ne è mai
veramente andato. Come fanno il padre, la madre, il
figlio che sempre tornano alla casa, dove tutti quelli
della famiglia lo aspettano. E’ quasi certo che il libro
che sarà presentato è stato scritto per questo, in attesa di questo evento, come dono da portare nell’occasione. Scritto con colloqui che si rinnoveranno nell’incontro.
N
Più difficile dire la nostra risposta. Dobbiamo
costruirla e non è facile. La partenza di Bregantini ci
ha spiazzato, ha congelato i pensieri e le parole,
conosciamo bene questa esperienza che non muove
nessun muscolo, tutto era già segnato, e come prima
e come sempre. Il nostro problema è che ora dobbiamo costruirla la nostra risposta. Bregantini se n’è
andato, ma è stato presente, ed è ben presente, e la
risposta nasce da questa sua presenza. Non potrebbe
essere questa la risposta da costruire, il posto che si
prepara nell’attesa, quando le partenze sono solo
partenze, ed il posto e la presenza restano? Noi questo lavoro non lo abbiamo iniziato.
Che Bregantini venga anche per questo?
Franco Tassone
Liberarci non sarà facile: la nostra
classe dirigente è composta da ascari
furbi e feroci, che ci hanno rubato
libertà, cultura e dignità, che hanno
trasformato in ricchezza individuale
risorse e sofferenze di un popolo. E'
il potere politico, mafioso e di logge
segrete, che corrompe l'economia,
incarcera i ribelli, appiattisce, omologa e
disperde le identità culturali.
IL PROGRAMMA
LAMEZIA TERME (CZ) - Sabato 5 Marzo 2011 ore 16:30
SALA DELLE RIUNIONI NUOVO PALAZZO COMUNALE
SALUTI
Antonio Caridi, Assessore Attività Produttive Regione
Calabria
ore 16:30 Gianni Speranza, Sindaco di Lamezia Terme
INTRODUZIONI
Mons. Luigi Antonio Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme
ore 16:45 Paolo Lòriga, coautore (tema: un arcivescovo, 89 risposte, 100 pagine)
CONTRIBUTI
Domenico Cersosimo, Professore di Economia Applicata UniCal
ore 17:15 Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione per il Sud
INTERVENTO
Mons. GianCarlo Maria Bregantini
ore 17:45 Presidente Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro
IN DIALOGO CON
Nunzia Coppedè, “Progetto Sud”, Lamezia T.
Pasquino Crupi, Settimanale “la Riviera”, Siderno
Antonio Palermo, “Bella Ciao”, Cosenza
Sabatino Savaglio, Rivista Diocesana “Lamezia Nuova”
Francesco Tassone, Edizioni “Qualecultura”, Vibo Valentia
Coordinamento: Piero Schirripa, Cooperativa “Valle del Bonamico”, Locri
il momento,questo, di
interrogarsi sul futuro
del nostro territorio.
Sulla riva del nostro
mare si raccolgono
numerose bottiglie e
messaggi: in Albania di feroce contrapposizione tra interessi e fazioni;
in Grecia di un'opposizione sociale e
politica violenta e disperata; in Egitto
di un popolo che vuol emergere e
contare al di là (forse) della spinta
integralista; in Tunisia ed in Algeria di
un malinconico tramonto di gruppi
dirigenti prima rivoluzionari e poi
diventati, così come suole, regimi corrotti e odiosi.
Messaggi che ognuno legge con il suo
spirito. E mi riferisco in particolare,
su queste pagine, agli entusiasti barricaderi di chi auspica che il contagio
dei sommovimenti di popoli vicini
interessi anche noi del Sud Italia.
Può darsi. Io ci credo poco. E , forse,
non sarebbe un gran bene.
Vero è che il nostro Sud, a mio parere, non è dentro un guado che guardi
da un lato ad una Scilla ribellistica,
individualistica,nichilistica e un po'
corrotta e una Cariddi più politicizzata velleitaria, rivoluzionaria ma stanca
ed esangue. Noi siamo il complesso
prodotto sociale di una lunga occupazione economica, culturale e politica
del nostro territorio da parte di
potenze nemiche e straniere che ci
hanno governato con la forza e con la
corruzione (il bastone e la carota!).
Liberaci non sarà facile: la nostra
classe dirigente è composta da ascari
furbi e feroci, che ci hanno rubato
libertà, cultura e dignità, che hanno
trasformato in ricchezza individuale
risorse e sofferenze di un popolo. E' il
potere politico, mafioso e di logge
segrete, che corrompe l'economia,
incarcera i ribelli, appiattisce, omologa e disperde le identità culturali.
Possiamo però sognare- possiamo
però iniziare un cammino. Bregantini
può sognare con noi - può camminare con noi?
La Riviera, che qualche volta non è
stata in sintonia con il messaggio di
Bregantini, oggi ha una linea editoriale e politica di impegno meridionalistico ( cioè fare gli interessi del Sud a
partire dal cacciare dal nostro territorio i suoi nemici e i loro ascari) e di
antimafia dal basso ( cioè di sviluppo
economico e culturale del Sud, senza
amputare le parti malate ma medicare e guarire).
Bregantini non è Ciotti. Bregantini ha
guardato con amore alla Locride ed
alla Calabria, senza alcuna esclusione
senza alcuna censura. Ed ha pagato
per questo!
Un gruppo di associazioni da Castrovillari a Condofuri, da Cosenza a
Reggio, da Catanzaro a Vibo, da
Lamezia a Locri ha organizzato un
incontro con Bregantini per discutere
del Sud, del significato del meridionalismo, di antimafia politica e di cambiamento.
A partire da quanto ha detto e fatto a
Locri per tredici anni, a partire da
una sfida culturale rivoluzionaria per
tutta la Calabria.
A due anni dalla sua partenza. O
forse non è mai partito.
Piero Schirripa
É
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011 18
Locride
CENTRI RIABILITATIVI
L’Asl non garantisce il diritto alla cura
La dignità dei bambini degenti calpestata dal silenzio delle Istituzioni
IN EVIDENZA
Il caso del CE.J.RI, il
centro riabilitativo di
Bianco a rischio
chiusura è emblematico
DOMENICO STRANIERI
“La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività......
La legge non può in nessun caso
violare i limiti imposti dal rispetto
della persona umana”. Scegliere di
trattare un argomento avendo
come incipit un articolo della
Costituzione, in questo caso il 32,
può apparire cosa retorica. Ma
viviamo tempi dove nulla può
essere dato per scontato, anzi bisogna rimarcare con forza diritti e
conquiste che sembrano acquisiti.
La controprova di tutto questo è la
difficile situazione in cui, oggi, si
trovano molti centri riabilitativi
che sussistono nell'impossibilità di
esercitare le proprie mansioni
(dato che il servizio di tali strutture
è reso in convenzione con le ASL
della Regione). Questi Enti, infatti, risultano senza contratto, mancano i fondi (questo gli viene sempre ripetuto, malgrado, per la
sanità, i calabresi pagano la superaddizionale Irap ed Irpef) e la
mediazione istituzionale dello
scorso anno (quando è stato imposto il taglio del 35%) non ha conseguito nessun esito. L'incertezza è
totale, ai centri non è pervenuta
nessuna convocazione da parte
dell'Asl ed ai pazienti non viene
offerto nessun servizio alternativo.
Eppure nel dicembre 2010 la
Regione aveva assicurato che il
“Piano di rientro”, in realtà, è un
“Piano di razionalizzazione e
riqualificazione del servizio sanitario regionale della regione Calabria”. Ma, purtroppo, dobbiamo
constatare che non è così. Insomma, i cittadini pagano le tasse ma
la salute, nella nostra terra, non è
un diritto.
Quella dei centri riabilitativi, infatti, è una situazione ancora più
drammatica se si pensa che non vi
sono attività che possono supplire
alla chiusura di molti centri specializzati (non ci sono cioè prestazioni che si possono effettuare, ad
esempio, in ospedale). A tal proposito una madre ci ha raccontato
la condizione snervante che è
costretta a vivere. “I nostri figli
hanno dei seri problemi di salute
che possiamo curare ma non risolvere -ci ha detto- se poi dobbiamo
anche scontrarci con la burocrazia,
la situazione diviene logorante. A
volte perdiamo la forza di andare
avanti, ci sentiamo umiliati. Mio
figlio, ad esempio, usufruiva della
terapia riabilitativa presso l'A.F.A
REUL di Bianco. Ma dal 15
novembre il bambino non può più
essere curato. Il centro CE.J.RI,
per di più, resiste alla chiusura, ma
dal 2011 non può accettare nuovi
utenti. Tra l'altro, queste terapie
sono a ciclo continuativo, non
possono cioè essere interrotte. I
bambini hanno bisogno di tantissimo tempo, infatti, per ottenere
dei benefici ed, inoltre, ci sono
periodi in cui rispondono bene ed
altri in cui rispondono meno
bene. Adesso come recuperare
questo ritmo spezzato? La nostra
protesta ha ottenuto come risultato solo il silenzio più totale e l'indifferenza da parte degli organi preposti. Non possiamo, ogni anno,
rivivere sempre la stessa situazione. E' indegno di un paese civile
elemosinare, sempre, ciò che ci
spetta di diritto. Questo stato di
abbandono, unitamente al silenzio
dell'opinione pubblica, offende la
dignità dei nostri figli” .
E' una donna ferita nel profondo
quella che abbiamo incontrato,
impotente davanti al figlio che soffre, umiliata persino, che non pretende “concessioni” da parte di
nessun potere ma soltanto il riconoscimento di un diritto fondamentale.
Il caso del CE.J.RI, il centro riabilitativo di Bianco a rischio chiusura, è emblematico. Ovvero è il sim-
bolo dell'impossibilità di rispondere al grido di aiuto di tante famiglie
che, “contrariamente a quanto
promesso dalle Autorità della
Regione Calabria”, trovano ogni
giorno disatteso un diritto dei loro
figli. Ci troviamo, difatti, innanzi a
bambini degenti ai quali le istitu-
zioni negano i Livelli Essenziali di
Assistenza. E se il centro CE.J.RI
dovesse fare la fine dell' A.F.A.
REUL (che è chiuso) a chi
dovranno rivolgersi gli inascoltati
genitori della Locride (che, tra l'altro, pagano delle tasse che includono questo tipo di assistenza)?
Potremo mai nella nostra Provincia, dove mancando i diritti per “il
pieno sviluppo della persona
umana”, essere tutti “eguali senza
distinzione di condizioni personali
e sociali” ? Perché anche questo è
un diritto sancito dalla Costituzione, e senza retorica
Al Salotto di TRS lente d’ingrandimento sulla politica locrese
Calabrese scopre le carte
Sainato coccola Macrì
Si scalda l’atmosfera politica a Locri in prospettiva delle amministrative comunali previste per i prossimi 15 e 16 maggio. Sale,
infatti, l’adrenalina e il dibattito si accende sempre più. Se chiara è la nomina del movimento “Leali alla città”, che ha indicato quale candidato a sindaco Giovanni Calabrese, resta da intuire quali saranno le mosse che adotteranno gli avversari. Mancano ancora tre mesi ma la campagna elettorale si preannuncia già
viva. A casa di Francesco Macrì iniziano gli incontri, i dialoghi,
le discussioni visto che l’attuale sindaco è intenzionato seriamente a riconquistare la fiducia dei suoi cittadini. Tanto che l’ex
discepolo “discolo”, Raffaele Sainato, sembrerebbe fare le fusa
allo stesso Macrì. Due volte “espulso” dalla Giunta, adesso Sainato, spenderebbe, infatti, “parole dolci” per l’Amministrazione
da lui stesso criticata. Sarà, forse, colpa dell’atmosfera di San
Valentino? Francesco Macrì, all’apparenza impassibile, non
sembra disprezzare le moine dell’ex assessore. Intanto questa
settimana, si è parlato delle prossime elezioni amministrative di
Locri anche nel nuovo appuntamento con “il Salotto del Direttore”, di Antonio Tassone, in onda su TRS.
Presenti in studio: il sindaco Francesco Macrì, Pino Mammoliti, dirigente del Pd, Raffaele Sainato, esponente dei Popolari
Liberali ed Alfonso Passafaro di “Leali per Locri”. Pure se il
confronto è risultato pacato, non sono mancate sottili puntualizzazioni e attacchi anche decisi verso l’uno o l’altro schieramento. Francesco Macrì ha parlato di crescita di Locri sotto la sua
gestione, evidenziando i tanti risultati ottenuti anche in termini
di ritorno d’immagine che hanno rilanciato la città. “C’è da
completare un programma – ha detto Macrì - e noi cercheremo
di portarlo avanti anche se ci terrei a precisare che mentre gli
altri sono già in campagna elettorale io, al momento, non ravvi-
so questa necessità. Per cui quando sarà il momento opportuno
inizieremo a programmare il tutto”. Pino Mammoliti del Pd ha,
invece, attaccato l’attuale amministrazione parlando di gestione
disastrosa. In particolare, Mammoliti, ha parlato di degrado
delle periferie dove l’amministrazione è quasi completamente
assente. Inoltre, preoccupante è, per l’esponente Pd, il deficit
del bilancio (che ammonta a più di tre milioni di euro ). Incalzato da Antonio Tassone, Raffaele Sainato è stato, invece, chiaro
nei confronti di Giovanni Calabrese. “Ha distrutto il Movimento Sociale – ha detto Sainato- e subito dopo Alleanza Nazionale.
Per le sue mire personali, poi, ha distrutto anche il sindaco
Macrì che, per poter continuare ad andare avanti, ha dovuto
siglare un’intesa con alcuni pezzi dell’ex opposizione”. Se, come
abbiamo già detto, Sainato, gironzola intorno al primo cittadino,
portando con sé amici e parenti, Giovanni Calabrese mantiene
le distanze. «Il progetto politico costruito intorno a Francesco
Macrì, nel 2006, è fallito per responsabilità di tutti e non solo di
Macrì – ha detto la settimana scorsa in un’intervista sul nostro
giornale - anche se sotto il profilo squisitamente amministrativo
alcuni risultati sono apprezzabili, bisogna prendere atto degli
errori politici che hanno impedito quella svolta che tutti i locresi si aspettavano».
Calabrese sembra volersi giocare tutte le sue carte, vuole dimostrare di essere coerente con le scelte fatte. Per Alfonso Passafaro, infine, “serve un impegno costante e programmato nel
tempo. E’ importante informare, i cittadini che la situazione,
anche se problematica, può risolversi nel rilancio definitivo della
Città di Locri.
Fiorella Teofilo
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Locride
19
Rocco Scarfò dopo 14 anni lascia la presidenza. Possibile il ritorno di dei “dissidenti”, Carmelina Condarcuri - Roberto Gerace
A
Antico e Galluzzo si giocano la presidenza dell’Ymca
GIUSEPPE RITORTO
Finisce ufficilmente oggi
l’era Rocco Scarfò. L’imprenditore sidernese non
sarà tra i candidati, oggi, per
l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo dell’Ymca, l’associazione giovanile sidernese
che conta ben 60 anni di storia, che in tutti
questi anni di attività è diventata faro per i
giovani di tutta la locride.
La decisione di non ricandidarsi, dopo 14
anni di presidenza, è dettata da motivi strettamente personali; “troppi impegni di lavoro
non mi permettono di dedicare tempo e forze
di cui l’Ymca ha bisogno” ci tiene subito a
precisare l’imprenditore.
La sua gestione ha portato evidenti e numerosi vantaggi all’associazione, “quando iniziai questo percorso, l’Ymca era un’associazione con un unico segretario e un unico
dipendente. Ora i dipendenti sono diventati
ben otto, abbiamo rivitalizzato quello che
senza dubbio è un pezzo di storia di Siderno.
Oltre a questo, abbiamo ottimizzato le strutture esistenti, modernizzandole, inserito nuovi
programmi annuali, indirizzati alle famiglie e
ai bambini, abbiamo trasformato il volto dell’Associazione riuscendo a renderla, specie in
estate, un importante centro di aggregazione
giovanile”.
Infatti da tre anni l’Associazione ha rimodernizzato lo stabilimento balneare, creando un importante locale notturno in spiaggia, che però due estati fa è stato al centro di
qualche polemica. Gli strascichi di quella
vicenda portarono alle dimissione di Roberto Gerace, segretario, e uomo forte, al pari
dell’altro segretario Carlo Sgarlato, nell’economia dell’Ymca.
Presidente, le dimissioni di Roberto Gerace
hanno lasciato strascichi negativi all’interno dell’associazione? La sua decisione di
Siderno:raccolta firme
del PD
Il circolo del Partito Democratico di
Siderno invita la cittadinanza alla raccolta delle firme a sostegno dell'appello lanciato dal PD “BERLUSCONI DIMETTITI”. la campagna lanciata dal segretario nazionale del Pd vuole arrivare a
quota 10 milioni di firme per ribadire che
“l'Italia ha bisogno di guardare oltre, per
affrontare finalmente i problemi reali del
Paese: la crescita, il lavoro, un fisco giusto,
una scuola che funzioni, una democrazia
sana”. In qualsiasi altro paese o in qualsiasi altro periodo della storia italiana, un
leader politico avrebbe capito quando il
momento richiede un passo indietro: per
il suo paese, per la sua coalizione, almeno
per il suo partito! Questo non avviene
perché Berlusconi da sempre mette il
proprio interesse personale davanti agli
interessi del Paese.
Ti aspettiamo, oggi, domenica 13 febbraio 2011 in Piazza Portosalvo dalle ore
20,00.
Incontro dibattito di
“Siderno Libera”
L’associazione “Siderno Libera” organizza per sabato 19 febbraio, alle ore 18:00,
presso la Sala del Consiglio Comunale di
Siderno l’incontro dibattito “Il sogno di
un cambiamento possibile-Esperienze
amministrative di rinnovamento e partecipazione” .
Prevista la partecipazione di Domenico
Lucano, sindaco di Riace e di Francesco
Macrì, ex sindaco di Gioiosa.
L'intento è quello di confrontarsi con i
due amministratori, che hanno o hanno
avuto esperienze amministrative fuori
dagli schemi, ma in entrambi i casi, certamente da qualificarsi come positive.
La cittadinanza è invitata a partecipare.
“Il presidente dell’Ymca non nasce da un
nome sulla carta, il presidente dell’Ymca
nasce dalla sua mentalità. Da quei valori
che in questi 14 anni abbiamo portato
avanti. L’Ymca, da 60 anni, fa parte della
storia della Calabria. Il nuovo presidente
nascerà dalla volontà dei soci”
non ricandidarsi nasce anche da quella
situazione? (insieme a Roberto Gerace,
lasciarono il consiglio direttivo anche alcuni
consiglieri)
Sono stato molto dispiaciuto per le dimissioni
di Roberto Gerace. Ho fatto di tutto per trattenerlo, perchè riconosco il suo valore, e perchè
insieme a Carlo Sgarlato avevano formato
una buona squadra.
Sono contrario a tutto il polverone che si sollevò due anni fa, l’impronta dell’Ymca non è
quella imprenditoriale, e il locale estivo non
doveva essere improntato sul guadagno, sulla
concorrenza a chi opera in quel campo. Quel
locale doveva essere la massima espressione
dello “Spirito Ymca”, la forza doveva arrivare
dall’operare solo per il bene dell’Associazione.
Ci da un nome che possa fare al caso dell’Ymca? Chi vede bene nel ruolo di suo successore?
Il presidente dell’Ymca non nasce da un nome
sulla carta, il presidente dell’Ymca nasce dalla
sua mentalità. Da quei valori che in questi 14
anni abbiamo portato avanti. L’Ymca, da 60
anni, fa parte della storia della Calabria. Il
nuovo presidente nascerà dalla volontà dei
soci. Non quelli di facciata, quelli che si ricordano dell’Asscociazione solo il giorno delle
elezioni. Ma di quelli che ogni giorno la vivono, che la sentono propria.
Volevo poi ringraziare tutti coloro che in questi
anni mi sono stati accanto, ma in particolare
volevo porgere i miei omaggi a una persona
con cui ho diviso questo percorso, dal principio fino ad oggi, l’ingengere Mimmo Barranca, che è stato una spalla importante durante
la mia presidenza.
Oggi si deciderà chi dovrà reggere le sorti di
60 anni di storia, è lecito chiedersi se ci sarà
il ritorno del duo di “dissidenti”, Carmelina
Condarcuri - Roberto Gerace.
Prepareranno il loro rientro, o rappresentano un capitolo chiuso?
Tra la rosa dei candidati, infatti, potrebbe
esserci anche Peppe Galluzzo, appoggiato
da questo schieramento.
Che futuro aspetta l’Ymca? In caso di vittoria di questo polo, le attuali cariche manterranno il proprio posto o c’è da aspettarsi
una rivoluzione?
Ai soci l’ardua sentenza
Il lavoro nobilita (va) l’uomo
Il sindaco Clemeno denuncia pubblicamente
l’ufficio postale di Placanica
“L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul
lavoro”. Esordisce così la Costituzione italiana, inserendo il lavoro tra i principi fondamentali; un diritto
da proteggere e tutelare, e soprattutto un diritto da
svolgere con impegno e professionalità. E' davvero
così?
Questo assunto costituzionale non sempre trova
piena applicazione nella vita reale e non sempre è
facile trovare chi si prenda la responsabilità di
denunciare pubblicamente situazioni di negligenza.
Nel caso del primo cittadino del comune di Placanica, ci troviamo proprio davanti a chi questa responsabilità vuole prendersela, provando a far cambiare
il corso delle cose, diventando, come è giusto che sia,
il portavoce dei suoi cittadini. Il sindaco Rocco
Mario Clemeno, dice “basta” ad una situazione a dir
poco spiacevole, che negli ultimi mesi si sta verificando presso l'ufficio postale del comune che amministra. “Provo una profonda indignazione per l'imbarazzante gestione, che ritengo irresponsabile e troppo superficiale, dell'ufficio postale del comune di
Placanica. Da più di due mesi assistiamo a chiusure
arbitrarie e a un servizio erogato a singhiozzo”, spiega il sindaco.
Si può facilmente comprendere quanto sia dannosa
una situazione di questo genere, poichè non permette ai cittadini di poter usufruire di quei servizi pubblici essenziali, dal pagamento delle bollette al ritiro
delle pensioni, che sono alla base di una nazione
moderna e garantista. “Placanica è un paese che si
sviluppa in lunghezza e pensare che un anziano
debba percorrere chilometri per raggiungere l'unico
ufficio postale, per poter riscuotere la pensione, trovarlo chiuso senza alcuna comunicazione, è davvero
insostenibile”.
Il sindaco Clemeno non mette in dubbio che ci siano
problemi organizzativi e mancanza di personale,
quello che però chiede è che ci sia una maggiore
informazione su tutte le attività dell'ufficio postale.
“Situazioni di questo tipo si verificano in molti altri
uffici e in molte altre comunità, ma da nessuna parte
vi è un'interruzione del pubblico servizio in modo
così arbitrario; la direzione postale, addirittura, si
permette di chiudere anche per più giorni. Esigo
quindi, in accordo con i direttori delle poste e con i
comuni, che si stabiliscano criteri univoci per tutti
quegli enti che erogano servizi al cittadino, che si trovano nella stessa situazione dell'ufficio postale di Placanica”.
A farne le spese sono naturalmente, i cittadini e il
loro diritto ad usufruire dei servizi pubblici basilari.
L'arbitrarietà, denunciata dal sindaco Clemeno, è un
criterio che non può trovare assolutamente posto in
un Paese come l'Italia, dove i diritti vengono sanciti
in modo preciso e accurato, così come i doveri. Risulta quindi, ignobile pensare che, quegli stessi diritti e
doveri, non vengano rispettati e tutelati proprio da
enti che hanno il compito di offrire servizi ai cittadini. Il sindaco Clemeno ha voluto rendere pubblica
una tale spiacevole situazione con l'intento di trovare una rapida soluzione, altrimenti, afferma “provvederò ad informare le autorità competenti”.
Antonella Papaleo
Meglio tardi che mai!
E’ tornato il servizio civile per
la Pro Loco di Monasterace
Dopo tre anni la Pro loco “Il Tempio” di
Monasterace si è vista finalmente riassegnare un volontario del servizio civile
nazionale. La mancanza di questo servizio per così tanto tempo ha, in un certo
senso, penalizzato questa Pro Loco;
anche solo per svolgere almeno le funzioni basilari, vi è la necessità di un gran
numero di forze fisiche e mentali da
investire quotidianamente, in qualsiasi
attività di promozione culturale.
Nonostante una situazione precaria,
l’impegno assiduo e costante dell’ex
presidentessa, ora OLP (Operatore
Locale di Progetto), Francesca Diano,
ha permesso la realizzazione di tutti gli
eventi programmati, seppur con poche
risorse economiche, portando la Pro
Loco a diventare un servizio attivo di
promozione del territorio.
Il servizio civile offre la possibilità ai giovani, di dedicare un anno della propria
vita al prossimo, attraverso lo sviluppo
di progetti finalizzati a promuovere la
solidarietà, la cooperazione e la tutela
del patrimonio.
Il progetto che dovrà essere realizzato,
“Idiomi di Calabria, un patrimonio culturale immateriale da tutelare”, ha
come obiettivo la raccolta organica e
sistematica della storia, delle tradizioni,
dei costumi, del folklore del comune di
Monasterace e delle aree limitrofe, ma
soprattutto mira ad uno studio dettagliato del dialetto e delle minoranze linguistiche, considerati un vero e proprio
bene da proteggere.
Con l’aiuto e l’esperienza della OLP
Francesca Diano, il volontario sarà
impegnato in attività di ricerca, catalogazione, gestione di manifestazioni, di
mostre, creazione di materiale divulgativo su Monasterace, promozione di
eventi culturali finalizzati allo sviluppo
turistico, oltre a dover coordinare un
punto informativo IAT (Informazione
Accoglienza Turistica). Il grande obiettivo è quello di attivare una maggiore
offerta turistica, attraverso attività di
accoglienza e assistenza, realizzando
quel turismo culturale, ritenuto da sempre possibilità di crescita sia per i piccoli centri che per le città. Un’attività di
questo tipo, permette la coltivazione di
una coscienza civica, di un senso di
appartenenza ad una comunità più
ampia, di una partecipazione dinamica,
aperta e solidale proiettata verso gli
altri.
“Il servizio civile della Pro Loco Il Tempio di Monasterace”, afferma Francesca Diano, “mira alla rivalutazione della
nostra storia, con visite guidate al borgo
antico e al parco archeologico dell’antica Kaulon, che hanno segnato la storia
del nostro paese, con una particolare
attenzione anche alle tradizioni.
L’intento è quello di promuovere la
realtà del territorio e farla conoscere
anche fuori dai confini cittadini, con il
coinvolgimento delle strutture presenti
sul territorio e prestando una particolare attenzione alle problematiche territoriali.
Tutto questo dovrà portare a un incremento della conoscenza del patrimonio, avvicinando i cittadini al proprio
paese, a incrementare il flusso dei visitatori, ad avvicinare i giovani e a fortificare il senso di appartenenza di ognuno
verso la propria comunità”.
Ci troviamo quindi, davanti a un servizio civile legato profondamente al territorio, che mira a creare quella partecipazione al sociale che molti predicano,
ma che in pochi svolgono.
Antonella Papaleo
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011 20
Attualità
Non ho paura di essere scomoda. La verità la voglio dire
Calabresi?... vergognamoci. Ma ora
Abbiamo soffocato noi la voce di Antonella Politano. Restituiamogliela
ECATOMBE DI PAOLA (CS),
VIALE GIARDINI.
Quasi 200 morti accertati di tumore per inquinamento ambientale; documentate esalazioni
tossiche provenienti dalle griglie della centrale
telefonica dell’azienda di Stato per la distribuzione delle linee sul territorio. L’imputato? Lo
Stato, che sapeva. Il colpevole? Nessuno
ovviamente. La procura di Paola ha prosciolto i 2 imputati (2 dirigenti locali, che, probabilmente, non immaginavano effettivamente
cosa si celasse dentro la centralina della
morte).
Non riesco a non pensare alla vergogna dilagante che sta coinvolgendo le nostre coscienze.
Ed è una vergogna senza colore politico. E
senza calore.
Abbiamo isolato per vigliaccheria una vittima, trasformandola in un’appestata da evitare
perché, qualora dovessero vederci camminare
con Antonella, i rappresentanti istituzionali
potrebbero rifuggire anche noi, considerandoci “scomodi” e troppo decisi nel cercare chiarezza, con una veemenza che non si addice a
una donna…che a quel punto diventa scomoda.
La storia è semplice. Semplicemente tragica.
All’interno della famiglia Politano, composta
da padre, madre, zia e 5 figlie, a partire dal
1982 si scatena un’ecatombe inspiegabile di
morti per cancro: prima la madre, poi la sorella Gabriella, poi Annamaria, poi il padre e l’altra sorella Patrizia, e ancora la zia. Tutti morti.
Viene accertato dall’ASL che non è un problema genetico. Il caso strano è che la moria non
riguarda solo quella famiglia, ma tutto il quartiere, viale Giardina, che nel giro di una decina d’anni vede decimati i propri abitanti. E’ la
maledizione del rione. Si apre un’inchiesta. Le
morti tumorali improvvise, concentrate in un
rione, ammontano, nel tempo, a circa 200 casi.
Vengono accertati i residui tossici. Ma nessuno
paga. Anzi.
Antonella, pensando al passato, racconta:
“L’aria attorno la casa era puzzolente, ma allora
sembrava del tutto normale. Sapeva di uova
marce” . E quando la madre apriva la finestra
della sua camera da letto, proprio da quella
palazzina degli orrori, lontana solo 5 metri ca ed il secondo della provincia di Cosenza. I
dalla loro casa, le puzze ne invadevano le stan- medici di Paola quindi ben conoscono quanto
ze, fino a costringerla a chiudere immediata- sta avvenendo non solo a Paola ma in tutto il
mente tutto. I genitori di Antonella pensavano circondario. Molti di loro urlano nel silenzio.
che fossero puzze “normali”, prodotte dal Come il Dott. De Matteis, ma paradossalmenlavoro delle turbine. Non pensavano minima- te sono i cittadini ad aver paura, a parlare, a
mente che tutte quelle puzze avrebbero pro- dire quanto stanno soffrendo, come se fosse
dotto morte e distruzione , nella loro casa, nel una loro colpa.
loro caseggiato e poi piano piano in tutto il Ma ritorniamo al passato. Un giorno del 1997
quartiere che da su viale dei Giardini. “Ne ho tutta la famiglia doveva allontanarsi da Paola
contati oltre 150 – mi dice Antonella - di queste per seguire il padre in una faccenda. All’ultimo
morti . Ho le firme dei familiari, i nomi dei dece- momento una delle sorelle ha l’influenza e
duti, le loro sofferenze. Tutto scritto in questo Antonella decide di restare a casa per assiquadernetto”- che custodisce come fosse l’ulti- sterla. Niente di particolare, sono cose che
accadono nella vita
mo libro sacro.
di una famiglia.
Una verità che
Qualcuno
però
pochi
vogliono
sapeva
che
quella
conoscere. Non
A Paola esiste l’unico centro
notte la casa dei
certo il Comune
chemioterapico della costa
Politano sarebbe
che non si è costir i m a s t a
tuito parte civile, e
tirrenica ed il secondo della
vuota.Qualcuno
che non ha mai
provincia di Cosenza: i medici
però sapeva che
mosso un dito per
quella notte la casa
spingere affinché si
quindi ben conoscono quanto
dei Politano sarebscoprisse
cosa
sta avvenendo non solo a Paola
be rimasta vuota. E
effettivamente è
la notte, quella
successo attorno a
ma in tutto il circondario. Molti
notte, qualcosa si
quella maledetta
di loro urlano nel silenzio.
mosse attorno a
centralina. L’unica
quella centralina.
associazione
a
Antonella venne
costituirsi parte
civile è stata la Legambiente tramite l’avv. svegliata dal rumore di camion e di persone
Rodolfo Ambrosio. Neanche l’ASL ha fatto che si affaccendavano a fare qualcosa all’interqualcosa. Antonella chiede da anni un indagi- no della vicina palazzina dei telefoni. Rumori
ne epidemiologica su tutto il quartiere. Un di cose spostate su grandi camion, rumori di
indagine come l’ha fatta lei, casa per casa, pia- ferri, rumori di motori. Antonella guarda fuori
nerottolo per pianerottolo. A Paola esiste l’u- dalla sua camera da letto e vede degli uomini
nico centro chemioterapico della costa tirreni- con tute bianche, maschere sul volto, mani
aprirà un inchiesta e il 30 novembre del
2007 arrivò il rinvio a giudizio per due dirigenti della centralina . Le imputazioni provenienti dall’inchiesta aperta dal procuratore dott.
D’Emmanuele sono gravissime. Nel processo
i due dirigenti verranno dichiarati non colpevoli e per loro ci sarà il non luogo a procedere, ma il danno ambientale prodotto da quanto vi era dentro la centralina è stato riconosciuto, e questo permetterà una causa civile in
corso contro l’ente telefonico ora di proprietà
delle
Poste
italiane.
Dall’inchiesta venne fuori che all’interno della
centralina esistevano ben 226 accumulatori di
piombo sottoposti giornalmente a manutenzione
ordinaria. Da questi accumulatori si sprigionavano sostanze tossico nocive quali il solfato di
piombo che diventavano ancora più nocive sotto
l’azione dell’acido solforico-sostanze classificate
dallo IARC- cancerogeno umano,gruppo 1,
nonché vapori tossici provenienti dai raddrizzatori al selenio. In particolare , è scritto nel rinvio
a giudizio, essendo la sala batteria sprovvista di
cappe di aspirazione delle suddette sostanze sia
in prossimità delle sorgenti e sia in un altro punto
dello stesso locale permettevano ai gas che si
diffondessero sia all’interno che all’esterno tramite una finestra , griglia di aerazione posizionata
orizzontalmente e in corrispondenza e di fronte
alla finestra della camera da letto della famiglia
Politano Vincenzo. Quella griglia, ricorda Antonella prima che la centralina venisse dimessa era
molto più lunga di quella che si vede ora , ed i
vapori che ne uscivano erano ben visibili. Dall’inchiesta della Procura vengono fuori anche altri
gravi inadempienze. Una gravissima è quella che
non è stata costruita all’interno della sala batterie
una gabbia di Faraday che avrebbe protetto l’esterno dalle onde elettromagnetiche costruendo
una forte schermatura, l’altra che non si è intervenuti per bonificare gli edifici dal materiale contenente amianto del tipo crisotilo.
I documenti del caso e i dettagli dell’inchiesta
sono presenti su internet sotto la voce di questa combattiva donna, Antonella Politano.
E adesso veniamo a noi calabresi. Il problema
che mi sta a cuore è un altro. Com’è possibile
che dietro una tragedia del genere, la signora
Antonella non abbia trovato la solidarietà dei
coperte da enormi guanti. Antonella senza suoi compaesani? Perché alle udienze erano
saperlo assistette allo smantellamento della presenti solo i familiari, nonostante in tanti
centralina. Era il 1992. Nessuno poteva sapere avessero provato il dolore della morte “impocosa uscisse da quella centralina telefonica, sta”? Perché questa donna ha combattuto da
ma i dirigenti dell’azienda, loro, avrebbero sola? Mi ha detto di aver perso le speranze, ma
dovuto saperlo. La centrale telefonica produ- che il dolore più insopportabile è stato quello
ceva veleni, che venivano tenuti quasi nascosti dell’indifferenza e dell’impotenza di fronte a
in tutto il perimetro della centralina. Nella sala delle prove accertate scientificamente. E noi?
batterie al centro della centralina, in alcuni Continua: “mi rifuggono come un’appestata,
magazzini, ancora esistenti, dietro il caseggiato quando mi reco al Consiglio Comunale tutti
, persino in una botola proprio dentro quel scappano, mi evitano, mi prendono in giro…è
cortile dove adesso gioca la piccola Chicca , la la mia terra, vorrei avere comprensione nel
figlia di Antonella. Una botola malefica, nella lottare contro una colpa che ci è stata imposta
quale venivano immagazzinati lunghi cavi elet- da uomini e non da Dio, ma hanno trasformatrici,
batterie
to me nella colpepiene di veleni
vole. Mi sento in
,dalle quali, insieginocchio”.
me a quelle nella
Com’è possibile che dietro
I documenti ci
sala batterie, si
sono. La procedura
una
tragedia
del
genere,
la
sprigionavano i gas
penale e civile
signora Antonella non abbia
metifici che avreblasciamola ai debiti
bero ucciso tutta la
uffici. Ma denuntrovato la solidarietà dei suoi
famiglia e prodotto
ciamo lo scandalo.
compaesani? Perché alle
tumori in tutta l’aE
soprattutto.
udienze erano presenti solo i
rea circostante la
Denunciamo
la
stessa palazzina.
nostra incoerenza
familiari, nonostante in tanti
Antonella ricorda
strafottente. Ridiaavessero provato il dolore della
particolari inquiemo voce e sostegno
morte “imposta”?
tanti della loro esiad Antonella Polistenza vicino a
tano. Perché la sua
quei veleni. Partibattaglia non è percolari che poi come un enorme puzzle, dopo la sonale. Non si può giocare per superficialità
sequenza di morti, ha potuto rimettere insie- con la vita della gente. E’ inutile cancellare le
me e far produrre le tante denunce alla Procu- prove. Ora sappiamo. Ora vogliamo qualcuno
ra di Paola. Una centralina che evidentemen- che paghi. Noi, calabresi che non abbiamo
te, i suoi dirigenti, sapevano che inquinava e paura, siamo con te Antonella!!
che produceva veleni e tumori. La Procura di
SERENA CARA
Paola dopo le denunce e le morti finalmente
Su la Riviera FB protagonisti i lettori
Da San Luca al Connecticut. Era il 1950, quando Joe Porcaro lascia
San Luca per cercare fortuna nel ricco Connecticut. Qualche anno
dopo, suo nipote Jeff fonda i Toto, band famosa in tutto il mondo,
bravi così tanto da essere definiti da Van Halen i migliori musicisiti di
tutto il pianeta. Ecco la discussione dei nostri facelettori
PEPPE DE
LUCA
Il Fratello del nonno
suonava l'organo
nella chiesa di San
Luca.
VALERIO FILIPPI
La Calabria e' un contenitore culturale vastissimo, ha cresciuto
geni, artisti, filosofi, medici; a Focà si stilò, da parte di un certo Franco Ilario lo statuto del fascismo. Continua a generare grandi menti
e artisti. Il problema e' che a qualcuno questo desta problemi e
fastidi, a tal punto da nascondere la realtà', ma ora e' giunto il
momento di finirla, e ridare alla Calabria ciò che e' suo.
FRANCESCO LOCCISANO
Un altro caso....Claude Francoise
è il compositore di My Way, la
canzone + famosa al mondo
"attribuita al Paul Anka" ma in
realtà comprò i diritti.... bene si, i
genitori erano cosentini....
FRANCESCO
LOCCISANO
Non a caso..... Porcaro
è considerato il dio dello
SHUFFLE, il terzinato
ritmico che + si avvicina
al nostro tichitì
DOMENICO SISTO
Senti questa storia, ride the lighting dei metallica e' dedicata ad un gangstar di al
capone graziato dalla sedia elettrica, per la legge che diceva che se il congegno
faceva cilecca per tre volte, il giustiziato veniva graziato, mi dirai e che centra, niente
il tipo era di caulonia ed ha parenti ancora a caulonia, tra parentesi musicisti, il tipo
venne crivellato di piombo anni dopo sul ponte di brooklino.......ruggiero ci puoi fare
un librone sui calabresi che hanno imfluenzato la musica del mondo.......
LUCACOSMO
il fratello di nonno
gianni(joe)...micu porcaru
aveva tre figlie Ines vive a
torino, Elisabetta viveva a
san luca, Maria vive in
australia
LUCA COSMO
anni fa parlando dei toto
tra amici gli dissi che
erano di origine sanluchesi
la risposta fù i mi sparu
nattra
Il Brizzolato
RUGGERO BRIZZI
Grazie Mi!! Altra bella storia questa!!!
Ma ci sto iniziando a pensare seriamente.....anche
perchè oggi ho avuto un contatto diretto con Steve
Porcaro, tastierista dei Toto, che è entusiasta di riuscire
ad avere (tra qualche giorno) la foto... della casa del
nonno... mi sa ca mi jettu!
di Ruggero Brizzi
Tra la gente...
Lei ha una tuta blu ed un giubbino sporco come i suoi capelli castani. Le calze blu e le clarks verdi fosforescenti. Sembra
una donna irritabile facilmente.
Lui ha dei pantaloni blu sporchi, un giubbino lungo di una
qualche squadra di calcio, anch’esso blu.
E’ stempiato, balbetta e sembra un buon uomo nelle sue
umili dislessie da facili sorrisi.
Entrare in un posto dove tutti conoscono tutti, in un pavimento non loro, e per di più conciati così è sicuramente una
scelta che comporta qualche rinuncia.
Chiedono umilmente spazio tra il rancore degli ubriachi, il
localismo dei tifosi, il revisionismo dei fascisti, i guai dei
disoccupati, l’autostima dei marmisti, la sessualità dei soli
maschi presenti.
Nella loro bruttezza hanno gli occhi di tutti addosso.
Lui e lei sono semplici, bevono una birra senza dirsi nulla,
ognuno rinchiuso nella propria follia, con gli occhi dei comuni addosso.
Soli con se stessi non possono fare a meno delle braccia
scomposte e rigide intorno al collo dell’altro.
Bevono la loro birra, tentano la fortuna a quella slot, non
hanno problemi per le teorie dell’alcoltest: "uno beve e l’altro no". Loro camminano.
Si scambiano baci di misura carichi di inesperienza.
Si avvicinano chiudendo gli occhi e mancandosi le labbra.
Li riaprono e sorridono imbarazzati.
Non si conoscono perché non riescono a raccontarsi.
Si capiscono per lo stesso motivo.
Sono meravigliosamente brutti ma di una contentezza di altri
tempi.
Così, quando decidono di andare con la loro felicità nel buio,
coi sorrisi di gusto di tutte le maschere appagate che li osservano irridendoli, salutano con educazione tutti i presenti.
Distaccati, irregolari e stregati, che procedono al centro di
un corso buio, su una strada meschina di gente, diretti ad un
treno che li porterà dove continueranno meravigliosamente a
non notare l’idiozia degli sguardi dei custodi della normalità.
E mi ascolto i Massimo Volume:
“Vivo in un posto dove tutto quello che accade
sembra accadere per caso
Una strada attraversa il paese
Il paese è quella strada
Nessuno ha scelto di vivere qui
Ma c'è qualcosa che ci trattiene
Perchè anche se non c'è amore
a volte
a volte c'è qualcos'altro”
TULIPANO NERO
Bello articolo! solo una cosa, come si
direbbe a scuola fuoritraccia: volevo
dirti che spesso il mio lettore multimediale non è per niente empatico anzi è
proprio bastardo! ;) ziao
DOMENICO SISTO
ILENIA BELLAMY
PELAGGI
complimenti...sem
bra d parlare cn te
qnd leggi! ahhah
Dai, fai qualcosa per sti
poveri musicisti tristi
calabresi
Le Note
FRANCESCO
CARPENTIERI
BRAVO , vai avanti..è una storia
molto curiosa ed
interessante!!!
OFFICINE
MUSICALI
AMARONESE
Ruggè !!!!!! Sei
Troppo troppo !!!!
di Mara Rechichi
Cantiamo che ci passa
Oggi ho voglia di poetare e azzardo una cosa, ma non vi dico
cosa.Vediamo se indovinate: accettate la sfida?Via!
1)Arriverà l’alieno dal mare immenso e la mia anima d’uomo,
io confesso, sarà di tre colori.Bastardo, portami il vento e le
rose, chè da quando Amanda è libera, vivo sospesa .Sarà Yanez
il mio secondo tempo e, fino in fondo, chiamami ancora amore.
2)Se mi rubi l’amore, il sole dentro diviene come pioggia e lontano da tutto un pezzo d’estate resta sospeso tra tegole e cielo,
come fuoco e cenere di follia d’amore.
3)Aprite le finestre per dire buongiorno tristezza, sul viale d’autunno vola colomba e dalle corde della mia chitarra una canzone per te, zingara, ti lascerò.Mistero gli uomini soli!Se m’innamoro ci sarà sentimento, la luce senza pietà per Elisa
passerà;un Angelo un messaggio d’amore al’uomo volante porterà.Grazie dei fior, al di là dell’addio...addio. Ma tu non pensare a me, chè non ho l’età e se piangi se ridi piove nel blu
dipinto di blu. Tutte le mamme, nei giorni dell’arcobaleno,
hanno un grande amore e niente più e quando il cuore è uno
zingaro e chiede:ciao, come stai?una bella da morire
risponde:non lo faccio più!Sono storie di tutti i giorni, e adesso
tu portami a ballare, solo noi, per dire di no al colpo di fulmine
e per tutte le volte che ti regalerò una rosa.Senza te o con te
vorrei avere il becco di un quattrino per darti un messaggio d’amore, un “Dio come ti amo!” ma chi non lavora non fa l’amore
e come saprei perdere l’amore così non vorrei incontrarti tra
cent’anni tra fiumi di parole per dire di no e dirsi: ciao,ragazza
del Sud!
4)Nella notte dei pensieri, col mare calmo della sera,stai con
me.Disperato, canta con noi le canzoni e pensa che siamo tutti
là fuori, doppiamente fragili, e il linguaggio della resa porta le
persone inutili a dirsi: non amarmi, la terra promessa è niente
di più che la solitudine negli occhi. In sincerità, non credo nei
miracoli: il grande grande amore oggi sono io.Stai con me, è
semplice sai? Senza te o con te e le ragazze non ci sto,amici
come prima!
Bene, avete indovinato? No? Dai, cosa faranno gli italiani dal
prossimo 15 febbraio fino al 19 quando dimenticheranno tutto
per tuffarsi nel mix di musica, parole, gossip, cronache, cibi, vip,
jetset, critiche, si, no,del momento più nazionalpopolare che
abbiamo? Il Festival,è tempo di Sanremo! Come dite?Non vi
interessa? Non lo avete mai visto? Potrei anche crederci. Ma
non crederò al fatto che, se rileggete sopra, capirete che le poesie sono composte con i titoli delle canzoni vincitrici, sez. big e
giovani (3e4) dagli inizi ad oggi. Per i punti 1 e 2 invece, vi do
una dozzina di giorni al massimo, da quando sentirete martellare, rispettivamente, big e giovani dell’edizione che sta per
cominciare. Dicono che sarà il Festival dell’Unità d’Italia. Cantiamo, che ci passa!
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la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
22
23
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Eccellenza
Serie A
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Promozione
S P O RT
Il Roccella è chiamato alla prova del
nove. Oggi al Comunale arriva il forte
Scalea. La Bovalinese va ad Isola
Oggi è il giorno di Juve - Inter. I
bianconeri vogliono fermare la
rincorsa dei Leonardo boys
Continua il testa a testa tra
Siderno e Brancaleone. Dopo la
sconfitta di Gioiosa serve reagire
La Reggina ritrova il sorriso
Ci vuole un super Puggioni per portare a casa la vittoria. La classifica sorride agli amarnto,
la campagna acquisti di Gennaio però la dice lunga sulle reali aspirazioni della dirigenza
L’angolo
Ritorto
[email protected]
Lo diciamo subito. E’ stata una vittoria sofferta,
anche fortunata a dire il vero. Una vittoria dove la
palma del migliore in campo la ottiene il portiere
amarnato, Cristian Puggioni, oggi insuperabile.
E’, senza dubbio, una vittoria che permette agli
amaranto di Atzori di fare un’importante passo in
avanti in classifica, assestandosi al quinto posto
isolato, con un ottimo più 3 dalla prima che non si
qualificherà per gli spareggi promozione. Ma allo
stesso tempo, dobbiamo riflettere sulle reali ambizioni della squadra, forse messe a nudo da una
campagna acquisti invernale che sminuisce ogni
velleità di Serie A.
Gli amaranto scendono in campo con una
novità importante, la spalla di Bonazzoli è Alessio
Viola, rientrato, solo 15 giorni fa, dal prestito al
Benevento, dove la punta non ha trovato spazio.
De Rose viene confermato a centrocampo,
mentre Barillà è schierato in una posizione strategica, a fare da raccordo tra centrocampo e attac-
Al rogo gli
oriundi
Tiago Motta è solo l’ultimo caso
di giocatori, nati lontani dall’Italia,
ma che grazie ad antenati “tricolore”
vestono la casacca azzurra della
Nazionale Italiana. Il periodo più florido fu quello dell’immediato dopoguerra, Altafini il simbolo di una
categoria di giocatori spesso invisa ai
più.
Pinzi, recentemente, è insorto
contro le strategie di Prandelli che
considera questi giocatori utili alla
causa, infatti sono tre quelli provati
dall’ex tecnico della Fiorentina da
quando allena gli azzurri; oltre al su
citato centrocampista dell’Inter,
anche Ledesma e il neo parmense
Amauri. La proposta nazionalpopolare del giocatore dell’Udinese mi
trova in completo disaccordo.
Era il 1989 quando la Germania
abbatteva il suo muro, noi, 20 anni
dopo, continuiamo a costruirne
manco si dovesse proseguire il progetto di razza ariana, stavolta in pantaloncini e canotta.
Ridicola se si pensa che già 60
anni fa gli oriundi rappresentavano
l’arma in più del nostro calcio.
co.
Il primo tempo scorre nella noia più assoluta.
Gli emiliani difendono una supremazia territoriale che non porta risultati. La Reggina, orfana dell’altro Viola, Nicolas, fatica a costrire gioco, visto
che le uniche palle giocabili partono da Acerbi, un
difensore.
Ci vuole un doppio errore per smuovere le cose.
Prima sbaglia il direttore di gara, il signor Giacomelli di Trieste che assegna agli amaranto un corner che doveva essere una semplice rimessa laterale. Poi ci pensa Greco a spiazzare il suo portiere, Alfonso, e a mettere la palla nella propria
porta.
La ripresa è più vivace, in apertura Rullo colpisce la traversa, qualche minuto dopo, inizia il Puggioni show, con l’estremo reggino bravissimo ad
opporsi a Greco.
Al 52’ arriva il raddoppio della Reggina,
Colombo mette al centro un cross basso su cui si
avventa Alessio Viola bravissimo a trovare il
tempo per battere Alfonso. La rete del raddoppio
scuote i modenesi, che, prima colpiscono il secondo legno grazie ad una sfortunata deviazione di
Rizzo, poi riaprono la partita grazie a un calcio di
rigore di Greco causato da un fallo in area di
Adejo.
Per il resto della gara c’è solo il Modena che
però si vede infrangere su Puggioni tutti i tentativi di riportare il risutlato in parità.
Da domani, con questa squadra, sarà difficile
mantenere il quarto posto. Resta lo splendido
lavoro svolto da Atzori e dai suoi ragazzi che stanno dando l’anima per questa maglia.
Forse due anni orsono con questa grinta si
sarebbe evitata la retrocessione, speriamo che i
mezzi tecnici attuali bastino per riprendersi la
Serie A.
Un sogno, stavolta nel vero senso della parola.
Peppe Rit
Centro Sportivo Siderno
GIORNATA 26
ATALANTA - SIENA
CROTONE - ALBINOLEFFE
EMPOLI - ASCOLI
FROSINONE - CITTADELLA
MODENA - REGGINA
PADOVA - TRIESTINA
PESCARA - VARESE
PIACENZA - GROSSETO
PORTOGRUARO - LIVORNO
VICENZA - SASSUOLO
NOVARA - TORINO
MARCATORI
0-0
0-1
1-0
1-1
1-2
0-1
1-0
4-0
2-0
1-1
15 RETI
SUCCI (PADOVA), CORALLI (EMPOLI),
CACIA (PIACENZA)
12 RETI
GONZALES (NOVARA), BONAZZOLI
(REGGINA)
11 RETI
BERTANI (NOVARA), BIANCHI (TORINO),
ABBRUSCATO (VICENZA)
CLASSIFICA
ATALANTA
SIENA
NOVARA
VARESE
REGGINA
EMPOLI
PADOVA
LIVORNO
PESCARA
TORINO
VICENZA
51
49
48
43
38
36
35
35
35
35
35
GROSSETO
ALBINOLEFFE
CROTONE
MODENA
CITTADELLA
SASSUOLO
PIACENZA
PORTOGRUARO
TRIESTINA
ASCOLI
FROSINONE
31
31
30
30
28
28
28
28
26
24
24
Anno Sociale 2010/2011
Centro Sportivo
Siderno
Palestra & Piscina
Body Building
Cardiofitness
Rieducaz.Funzionale
Step-Gag
Aerobica
Corpo Libero
Spinning
Scuola Nuoto Bambini
Scuola Nuoto Adulti (anche per i non galleggianti)
Corsi per Assistenti bagnanti
Gym
Hydrobike
Rieducazione Funzionale in acqua
Attività Agonistica
Squadra Nuoto Master
24
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
25
Sport
Serie A
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
26
La Salernitana a stelle e strisce. Cala in due anni voglio la A
Joseph Cala, costruttore statunitense di origini siciliane, ha acquistato il club campano di
prima divisione: "In tre anni porterò Salerno
in A e quoterò la società in borsa", promette.
Lo ha detto la storia, e non poteva essere
altrimenti: gli americani sbarcano a Salerno.
Il calcio stellestrisce, con un colpo di scena,
debutta coi colori granata della Salernitana.
Joseph Cala, presidente della Cala Corporation - specializzata in costruzione di alberghi
di lusso e anche di casinò galleggianti e sottomarini -, è il nuovo proprietario della Salernitana. Ha rilevato le quote del presidente
Lombardi, dopo la sue gestione durata sei
anni.
E’ il giorno di Juve-Inter
I bianconeri, in crisi di idee e risultati, vogliono fermare la rincorsa dei
Leonardo boys, sempre più convinti di poter vincere questo campionato
MARCATORI
GIORNATA 25
MILAN - PARMA
ROMA - NAPOLI
PALERMO - FIORENTINA
BARI - GENOA
BRESCIA - LAZIO
CAGLIARI - CHIEVO
CATANIA - LECCE
CESENA - UDINESE
SAMPDORIA - BOLOGNA
JUVENTUS - INTER
4-0
18 RETI
CAVANI (NAPOLI)
16 RETI
DI NATALE (UDINESE)
15 RETI
ETO ‘O (INTER)
14 RETI
DI VAIO (BOLOGNA)
13 RETI
IBRAHIMOVIC (MILAN),
10 RETI
BORRIELLO (ROMA)
CLASSIFICA
MILAN*
NAPOLI
INTER
LAZIO
PALERMO
UDINESE
ROMA
JUVENTUS
CAGLIARI
CHIEVO
Ci (ri)siamo. Si accendono le luci
sulla “partita”, sul derby d'Italia.
Juventus - Inter è la gara dell'anno,
quella che non si gioca solo due volte
nel corso della stagione, ma trecentosessantacinque giorni, in uno strabiliante alterco dialettico che spesso,
lascia spazio a vuote e inconcludenti
polemiche, in cui, sagaci opinionisti
danno in pasto ai tifosi materia su cui
accaparrarsi. Mai lo è stato e mai lo
sarà banale questa partita, e ancor di
più quella di stasera dove si intrecceranno esigenze di classifica, supremazia e ruggini mai assopite. Una rivalità
ancora più ringalluzzita dalla recente
Calciopoli, ha gettato benzina su un
fuoco sempre acceso. E le dichiarazioni rilasciate in settimana hanno confermato il trend; Chiellini giustamente ha
definito il match “la sfida delle sfide”,
mentre dall'altra parte l'olandese Sneijder ha fatto leva sull'essere campione
in carica. Del Neri forse per la prima
volta quest'anno ha abbondanza in
attacco con tutti recuperati. Due o tre
punte in avanti, dipende dal recupero
di Marchisio, in attacco sembra sicuro
di una maglia Matri, con lui Toni o l'eterno capitan Del Piero.
In casa Inter invece dovremmo
vedere la stessa formazione che ha battuto la Roma sette giorni fa; Leo ha un
solo dubbio da sciogliere: Zanetti sulla
corsia di sinistra con Kharjia in mediana, o il funambolico Nagatomo sulla
linea dei difensori, con il tractor nerazzurro nel pacchetto di centrocampo.
Ma se Juventus - Inter è la ciliegina di
questa venticinquesima giornata,
vediamo quali sono gli ingredienti
della torta.
Si inizia con Palermo - Fiorentina
alle ore 12:30. I siciliani in piena zona
Champions hanno la possibilità di
allungare in classifica approfittando
anche di alcuni scontri diretti. Formazione tipo per il Palermo con Cassani
recuperato, negli ospiti invece non ci
sarà Kroldrup che in allenamento ha
rimediato una distorsione a un ginocchio.
Il Bari che giovedì ha rescisso consensualmente il rapporto con Ventura
L’ascensore della settimana
Waine Rooney: Un gol pazzesco: è
Wayne Rooney a decidere il derby tra
Utd e City. E lo fa con una rovesciata
al volo, da applausi a scena aperta.
Bomber
Il Bari: Il cambio in panchina (Mutti
per Ventura) suona come una mossa la
mossa della disperazione per una
squadra già con un piede e mezzo in
serie B. Cadetta
I l Rompipallone
Moratti:
"Thiago Motta?
Che fregatura.
Lo compri per
brasiliano, e poi scopri
che è italiano".
affidando la squadra a Mutti, affronta
in casa il Genoa. Il tecnico bergamasco
ha il disperato compito di non far
retrocedere i pugliesi. La quota salvezza dista nove punti, vincere oggi
potrebbe tenere accesa qualche speranza, se così non fosse, assisteremo da
qui al ventidue maggio, ad un'inesorabile agonia.
Il Brescia che proprio domenica ha
battuto il Bari ospita la Lazio. I biancocelesti al quarto posto non possono
permettersi di scivolare ancora in classifica, così come il Brescia che ha un
solo risultato a disposizione per continuare la sua lotta di permanenza nella
massima serie. Seconda trasferta consecutiva per il Chievo, che dopo il bel
pareggio conquistato all'Olimpico contro la Lazio, fa visita al Cagliari.
I Sardi sono chiamati al riscatto
dopo l'uno a tre contro la Vecchia
Signora. Donadoni sostituisce Nainggolan con Missiroli, sceglie il solo
Acquafresca in attacco con alle spalle
Lazzari e Cossu; canonico 4-3-2-1 per
Pioli. Non possono permettersi passi
falsi Catania e Lecce che si affrontano
al Massimino.
Simeone deve solo vincere, anche
per superare in classifica proprio i giallorossi a quota ventiquattro. L' Udinese di Guidolin che sente profumo
d'Europa gioca a Cesena. Totò Di
Natale che domenica ha festeggiato le
cento reti con la maglia friulana, spera
di allungare in questa sua personale
classifica. Ma non sarà facile contro la
squadra di Ficcadenti che ha disperato
bisogno di vincere vista la penultima
posizione in classifica che ricopre. E
non è in una posizione invidiabile nemmeno la Sampdoria partita con ben
altri propositi ad agosto, basti ricordare il preliminare di Champions.
Poi è accaduto qualcosa a Bogliasco,
- vedi cessioni di Cassano e Pazzini - e
la squadra non gira più.
C'è il Bologna a Marassi, che a
dispetto della situazione societaria con
relativa penalizzazione, sta facendo
qualcosa di grandioso.
Una torta tutta da gustare questa
venticinquesima giornata, con un
Juventus - Inter che è molto di più
della classica ciliegina.
Massimo Petrungaro
52
46
44
42
40
40
39
38
32
31
L’ anticipo
FIORENTINA
BOLOGNA
GENOA
SAMPDORIA
PARMA*
LECCE
CATANIA
BRESCIA
CESENA
BARI
29
29
28
27
26
24
23
22
21
14
Poker Milan, Cassano incanta
Milan
Parma
4
0
In attesa di vedere come
finirà il derby d'Italia di
stasera, il Milan dimostra di
essere più vivo che mai.
Grande prova di forza della
squadra di Allegri che con
uno spettacolare 4-0 annienta
un Parma mai in partita
(anche
perché
immediatamente avvilito dai
fuoriclasse rossoneri). Infatti,
i giocatori di Marino, dopo
aver subito due gol in poco
più di un quarto d'ora, non
sono riusciti a reagire alla
superiorità tecnica di Ibra e
compagni. Proprio lo svedese
inventa l'assist per Seedorf
che porta in vantaggio il
Milan. Nell'azione del gol,
proteste degli emiliani per un
fallo di Van Bommel. Al 16°
arriva il bellissimo raddoppio
milanista, con una splendida
azione
orchestrata
da
Gattuso e conclusa in rete da
Cassano
(che è partito
titolare al posto di Pato. Il
brasiliano,
comunque,
giocherà
in
Champions
settimana prossima). Per il
barese è il primo gol in seria
A con i rossoneri e rete
numero 100 con una squadra
italiana. Nel primo tempo, il
Parma non è mai pericoloso e
Candreva sul solo tiro a
disposizione per gli emiliani,
su punizione, non centra la
Per il barese primo gol con
la maglia del Milan, e
centesima marcatura in
Serie A
porta. Nella ripresa entra
Robinho
ed
è
subito
devastante.
Splendide,
soprattutto, le giocate di
Cassano che portano alla
doppietta del brasiliano.
Unica
nota
stonata
è
l'infortunio che costringe
Gattuso a lasciare il terreno
di gioco. Per evitare altri
guai, il tecnico livornese
decide, infatti, di concedere
la passerella d'onore ad
Ibrahimovic. Marino, invece,
rispolvera Angelo e Bojinov.
Adesso il Parma deve
davvero guardarsi alle spalle
mentre il Milan, con un
Cassano che incanta i tifosi,
aspetta di vedere cosa
faranno le inseguitrici.
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28
Sport
CND
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Valle Grecanica e
Sambiase, derby play off
Le due squadre, separate da un solo punto, si incontrano oggi
Derby importantissimo quello
che oggi vedrà contrapposte
Valle Grecanica e Sambiase, le
migliori formazioni calabresi,
che nello scontro diretto di oggi
cercheranno di far capire con
chiarezza, quale tra le due
potrebbe essere quella che conquisterà il quinto posto, l’ultimo
utile per l’accesso ai play off.
I melitesi arrivano da un tranquillo pareggio a Mazara, i
lametini, invece, hanno perso un
occasione d’oro, visto che, tra la
gara di domenica scorsa contro
il Messina, e quella del recupero
contro il Sapri è riuscita a strappare solo due punti, frutto di
due pareggi. A disturbare le due
pretendenti, in ottica di qualifi-
Eccellenza
cazione play off, tre squadre, la
Turris, il Sapri, e a sorpresa
l’Hinterreggio che sta mostrando un bel calcio, riuscendolo ad
unire, a risultati che finalmente
arrivano. I quattro punti di
distacco dalla Valle Grecanica
testimoniano l’ottimo momento
di forma dei reggini, impegnati
oggi a Messina.
CLASSIFICA
GIORNATA 27
CASERTANA - NISSA
EBOLITANA - REAL NOCERA
F. & CORAGGIO - MARSALA
MAZARA - ACIREALE
MESSINA - HINTERREGGIO
NOTO - TURRIS
ROSSANESE - MODICA
SAPRI - INTERPIANA
V. GRECANICA - SAMBIASE
RIPOSA: MODICA
28
EBOLITANA
CASERTANA
FORZA E CORAGGIO
NISSA
VALLE GRECANICA
SAMBIASE
TURRIS
SAPRI
HINTERREGGIO
NOTO
56
51
50
45
41
40
39
37
37
33
REAL NOCERA
MESSINA
INTERPIANA
ACIREALE
MARSALA
MODICA
ROSSANESE
MAZARA
ATLETICO NOLA
32
32
30
24
24
22
21
19
6
Il Roccella chiede strada allo Scalea
Dopo lo scialbo pari con la Bovalinese, oggi il Roccella dovrà dimostrare quanto crede all’ “Eccellenza”
Dopo aver pareggiato il derby in
trasferta a Bovalino, il Roccella
sarà chiamato alla prova verità.
E mai come in questa occasione
indirettamente il calendario non
ha dato una mano agli uomini di
mister Figliomeni, che saranno
chiamati ad un confronto molto
difficile, dovendo oggi ospitare
una delle formazioni più forti del
girone, lo Scalea. Sette giorni fa
uscita vittoriosa dal confronto
interno con la Palmese, giocato ad
Amantea campo neutro.
Mentre mercoledì scorso nel
primo turno della Coppa Italia a
livello nazionale (gara di andata
degli ottavi) ha ottenuto una
importante affermazione in Sicilia
battendo il Vittoria col minimo
scarto, 1 a 0 rete di Prete nel finale, giocando peraltro in dieci dal 7'
minuto della prima frazione per
l'espulsione di De Miglio. Di conseguenza la formazione di mister
Viola si presenterà al Ninetto
Muscolo col morale alle stelle,
peraltro in campionato è in serie
positiva da nove giornate (sette
vittorie e due pareggi). La gara di
andata in terra cosentina si è conclusa sul nulla di fatto. La formazione del patron Giannitti comunque dal dodicesimo minuto della
prima frazione ha subito l'espulsione di Saffioti. Nel secondo
tempo al tredicesimo Spingola ha
neutralizzato un calcio di rigore
battuto da Calabrese. Portiere
subentrato al giovane Vitale
espulso per un fallo su Iacopetta
sanzionato dal direttore di gara
appunto col tiro dagli undici
metri. Amaranto che poi in pieno
recupero, esattamente a dieci
secondi dal triplice fischio finale
hanno rischiato di soccombere in
seguito ad un calcio di rigore.
Penalty mandato alto dall'attaccante Guastella. Il Roccella
comunque è in grado di giocare ad
armi pari e cercherà ovviamente di
ottenere l'intera posta in palio, che
servirà per consolidare la quinta
posizione in classifica. Al momento in cinque confronti fin qui
disputati fra le due formazioni ben
quattro i pareggi, con una vittoria
per i bianco stellati. E' arrivato il
momento di pareggiare i conti.
Bovalinese
La Bovalinese spera in
un’ “isola felice”
Amaranto spodestati
dal quint'ultimo posto al
termine della sesta giornata del girone di ritorno.
Infatti il Castrovillari
vittorioso in piena zona
Cesarini sul Sersale ha
scavalcato gli amaranto
di una lunghezza, mentre
la Bovalinese
non è
andata al di la dello 0 a 0
nell'incontro interno col
forte Roccella.
Gara dai due volti,
primo tempo favorevole
agli ospiti, seconda frazione meglio la formazione di mister Panarello. In
conclusione la divisione
della posta in palio tutto
sommato è il giusto epilogo di un derby molto corretto, sia sul terreno di
gioco che sugli spalti, giocato da entrambi i contendenti con la giusta
carica agonistica e diretto
da una terna arbitrale
all'altezza. I ragazzi del
presidente
Ferrigno
hanno così ottenuto il
secondo pareggio di fila
dopo le quattro sconfitte
consecutive, di cui due
nelle precedenti ultime
(due) apparizioni al Cartisano. Quindi un punto
da prendere con positività, che fa tornare il
sereno, la squadra nel
secondo tempo ha giocato come nella prima parte
della stagione. Di conseguenza non bisognerà
mollare, nel calcio tutto è
possibile, se anche nella
gara odierna ad Isola
Capo Rizzato, comunque
una delle formazioni più
in forma del momento,
Milano e compagni ripeteranno la prestazione
del secondo tempo di
sette giorni fa, sperare di
tornare a casa con un
risultato positivo non
sarà una utopia.
GB
CLASSIFICA
GIORNATA 22
ACRI - N. GIOIESE
GUARDAVALLE - CUTRO
ISOLA C. R. - BOVALINESE
MONTALTO - SOVERATO
PALMESE - CASTROVILLARI
REAL SERSALE - BOCALE
RENDE - SERSALE
ROCCELLA - SCALEA
MONTALTO
ACRI
SCALEA
SOVERATO
ROCCELLA
SERSALE
ISOLA C.R.
GUARDAVALLE
45
45
41
38
32
31
30
28
PALMESE
N. GIOIESE
RENDE
CASTROVILLARI
BOVALINESE
CUTRO
BOCALE
REAL SERSALE
27
27
22
21
20
15
14
12
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Promozione
29
Siderno, fuori gli attributi
La compagine di Mister Fiorenza fa una pessima figura al cospetto della voglia
dei ragazzi del Marina di Gioiosa, che nonostanti l’evidente differenza di
motivazioni, portano a casa una partita meritata. Oggi bisogna invertire la rotta
Un derby è sempre un derby, è vero.
Una partita difficile che non tiene
conto di esperienza, valore tattico e
tecnico, e neanche, magari, di 20 punti
di differenza in classifica.
Questa potrebbe essere una giustificazione semplicistica alla prova offerta
dal Siderno, domenica scorsa, a Marina di Gioiosa.
Non basta giustificarsi, la sconfitta di
sette giorni fa ha rappresentato una
disfatta. E’ vero, la prima dall’inizio del
campionato, ma gravissima perchè, in
campo nessuno ha visto quello che
davvero serviva; la grinta, la voglia di
fare.
Troppo molli i secondi della classe a
confronto degli 11 guerrieri mandati in
campo da Cosimo Silvano.
Non aveva nulla da giocarsi il Marina
di Gioiosa, ma i ragazzi giallorossi ci
hanno mostrato con estrema facilità la
differenza tra fatti e parole. Hanno
rimandato a casa il Siderno, meritatamente, neanche l’uomo in meno li ha
scossi più di tanto, e anzi proprio in
inferiorità numerica hanno vinto la
partita.
Una sconfitta in 21 giornate non può
preoccupare, resta un risultato per cui,
credo, tutti alla vigilia avrebbero messo
la firma.
In modo in cui è arrivatanon deve
rappresentare, invece, un importante
campanello d’allarme.
A 9 giornate dalla fine, con un campionato da vincere, chiediamo un altro
approccio alla gara. Siderno ha bisogno di guerreiri, non delle controfigure
che hanno rimediato la brutta figura di
domenica.
Oggi il Siderno ha un’altra possibilità
di far paura al Brancaleone.
Gli jonici di Brando si giocheranno
una gara difficilissima, fuori casa, contro l’ottimo Catona, che non ha concesso niente a nessuno, fino ad oggi,
specie tra le mura amiche.
Il Siderno riceve la modesta Gallicese. Modesta, alla stregua di come poteva essere considerato il Marina di
Gioiosa sette giorni orsono.
Una gara da vincere, una gara in cui
si devono, finalmente, tirare fuori gli
attributi.
Il Siderno deve scendere in campo
cosciente di avere tutto per vincere il
campionato, un ottimo mister, un guerriero, un organico di prim’ordine per la
categoria, una squadra che deve rendersi conto della propria forza, il sostegno di un pubblico che sugli spalti ha
sempre fatto la differenza, c’è bisogno
di attributi, questo è il momento di
tirarli fuori.
Peppe Rit
CLASSIFICA
BRANCALEONE
SIDERNO
REGGIO SUD*
TAURIANOVESE
CATONA
M. DI GIOIOSA*
DAVOLI*
MAMERTRESELICESE*
51
48
40
39
38
34
29
26
Lettera aperta del dirigente Gentile che chiede fiducia ai tifosi
Quando a giugno firmai la mia quota di adesione per costruire qualcosa di positivo per il
paese insieme agli altri soci, già sapevo che non
era facile vincere il campionato, perché nessuno
ci avrebbe regalato nulla.
Sin dai primi giorni di vita della nuova società
calcistica tutti ci siamo impegnati per costruire
una squadra competitiva insieme al mister, a
dirlo così sembra facile, ma quando 100 anni di
storia ti guardano dall'alto dei loro trionfi penso
che chiunque si sentirebbe leggermente responsabile, con queste sensazioni e con la voglia di far
bene quindi è partita la nostra avventura.
Ad agosto si è iniziato con la coppa Italia dilettanti e in tre settimane siamo stati etichettati in
modi diversi:
Siderno-Guardavalle 0-3 squadretta priva di
idee scarsa lenta che non ha futuro
Roccella-Siderno 0-0 squadra forte grintosa e
quadrata.
Locri-Siderno 2-3 bella vittoria ma compagine
non competitiva per il salto di categogia.
Dopo tre partite di campionato una vittoria e
due pari esterni eravamo già retrocessi, insomma la situazione intorno a noi era ed è tuttora
altamente instabile, oggi sei considerato Lotito,
Mourinho, Messi, domani rischi di essere Oronzo Canà . Io personalmente penso che noi siamo
sempre gli stessi, cioè persone che tra mille difficoltà cercano di costruire qualcosa d'importante
perché una piazza come Siderno meriti altri palcoscenici calcistici. Adesso a nove giornate dal
Gli anticipi
Marina di Gioiosa,
altra impresa
Ancora una vittoria per il Marina di Gioiosa
che sembra non volersi più fermare.
Dopo aver battuto sette giorni fa il Siderno,
gli uomini di Cosimo Silvano, centrano un altro
risultato pieno andando a vincere nella difficile trasferta di Cittanova, contro una squadra
con l’acqua alla gola, bisognosa di punti importanti in chiave salvezza.
I giallorossi ora sono a soli 4 punti dalla zona
play off, riuscendo a diminuire uno svantaggio
che contava 9 lunghezze soltanto un mese fa.
Ora, quello che a inizio torneo sembrava un
obiettivo irragiungibile, sta diventando, sempre
più, un occasione che ora i gioiosani vogliono
sfruttare.
In ottica play off vince ancora il Reggio Sud
che senza faticare troppo si sbarazza della
Mamertreselicese. Due a zero il finale con i
reggini che consolidano il terzo posto in classifica.
In ottica retrocessione fa un importante
passo avanti la Bagnarese che, battendo il
Montepaone, lascia la zona calde della classifica e ora guarda le altre dall’alto verso il basso
grazie ad un incoraggiante più 4 sulla Gallicese
quintultima.
Ultimo anticipo, la vittoria del Davoli sulla
Mamertreselicese.
* una gara in più
MONTEPAONE*
BAGNARESE*
N. RIZZICONESE*
GALLICESE
CITTANOVESE*
AFRICO
SAN LUCA
LOCRI
La società chiede fiducia
24
24
23
20
20
19
19
13
GIORNATA 22
BAGNARESE - MONTEPAONE
CITTANOVESE - M. DI GIOIOSA
REGGIO SUD - MAMER
SAN LUCA - AFRICO
S. DAVOLI - RIZZICONESE
CATONA - BRANCALEONE
SIDERNO - GALLICESE
TAURIANOVESE - LOCRI
2-1
1-2
2-0
1-0
termine della stagione, e con 27 punti ancora da
conquistare, siamo pronti per lo sprint finale.
Nell'ultima giornata disputata, per la prima volta
in 21 partite abbiamo perso, la sconfitta di Gioiosa non deve essere vissuta come un dramma o
una Waterloo, io per primo sono dispiaciuto, ma
oggi abbiamo il dovere di completare il lavoro
svolto, oggi tutti dai dirigenti ai tifosi dobbiamo
crederci più che mai,dobbiamo essere attaccati
al paese e alla maglia. Oggi sarebbe facile arrendersi, ma arrendersi non è da noi non è da sidernesi, e rimanere in un angolino a criticare tutto e
tutti è il gesto più inutile e stupido che ognuno di
noi può fare,a nche se tra chi decide di rimanere
per concludere la battaglia e chi si ritira rifiutandosi di mettersi in gioco e di sacrificarsi per il
gruppo, la squadra il paese la storia, aspettando
che qualcosa giri male per criticare, solo i primi
rischiano di soccombere ma questa è la categoria di persone che ha scritto la storia,degli altri
non si ricorderà nessuno. La squadra non è solo
dei dirigenti o dei calciatori, il Siderno è dei
sidernesi, che dovrebbero essere più vicini a chi
lavora, anzi se tutti si aggregassero portando le
loro idee e capacità una città con lo spirito umile
di un paese come Siderno potrebbe aspirare a
ben altri campionati, per quest'anno si spera di
realizzare il sogno per quelli a venire si spera che
i sidernesi aiutino il Siderno a crescere sempre di
più.
Francesco Gentile
sidernese, tifoso e dirigente
30
Sport
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
30
Si ferma il Gioiosa, ne approfitta il Bianco
Il Gioiosa frena la sua corsa a San Giorgio Morgeto. Vincono Bianco e Mammola contro Antonimina e San Roberto
Il Gioiosa Jonica frena la sua corsa sul
terreno di San Giorgio Morgeto contro una ottima San Giorgese. La capolista ha pareggiato 1-1 dopo essere
passata in vantaggio con Galluzzo , la
squadra pianigiana si conferma tra le
formazioni più in forma del momento
ottenendo il settimo risultato utile consecutivo dopo sei vittorie di fila . I biancorossi di mister Logozzo ieri pomeriggio hanno sprecato tanto sotto rete
dove gli attaccanti si sono dimostrati in
questa circostanza poco cinici rispetto
ad altre volte. I ragazzi del giovane
presidente Rossi dopo il pareggio di
ieri rimangono sempre imbattuti in
attesa della super sfida di domenica
contro il Mammola nel derby attesissimo della vallata del torbido. Puntuale
ieri è arrivata la risposta del Bianco
che nella super sfida contro L'Antonimina grazie alla rete di Maldonado tra
i migliori in campo riesce ad avvicinarsi alla capolista. La Super sfida di
Bianco ha visto di fronte due squadre
ben messe in campo dai rispettivi tecnici. L 'Antonimina è stata capace di
mettere spesso in difficoltà i ragazzi di
mister Spezzano che hanno giocato
con grande determinazione per ottenere i tre punti che servono ai biancoazzurri del presidente Mario Carone per avvicinare la prima della classe.
Un confronto quello di ieri tra Bianco
e Antonimina seguito dal pubblico
delle grandi occasioni che alla fine ha
applaudito le due squadre che stanno
disputando un grande campionato. Il
Mammola con la testa già al prossimo
grande impegno di campionato domenica nel derby della vallata del torbido
ha battuto ieri al Comunale un discreto San Roberto mai in partita la formazione Reggina ,caduta sotto i colpi
micidiali di Panaja (doppietta per l'ex
del Marina di Gioiosa ) e di Lombardo migliore in campo insieme a Laarib. Il Mammola del presidente Pazzano è al quarto risultato positivo i
ragazzi viola ieri sono usciti tra gli
applausi dei tifosi che sono pronti
domenica a sostenere la squadra nella
super sfida contro il Gioiosa di Logozzo. Oggi tutta da seguire la sfida del
Dicone di Caulonia dove i ragazzi di
mister Gianni Scigliano incontrano il
Motta San Giovanni una brutta gatta
da pelare per Roccisano e compagni
reduci dalla sconfitta nei minuti finali
di Gioia Tauro . Il Polistena di mister
Sorace cerca tre punti oggi per non
perdere troppo contatto con la capolista.
CONCORSO N 10
Regolamento
- Le schedine possono essere
convalidate GRATUITAMENTE,
a fronte di un acquisto minimo solo
presso il bar tabaccheria Rescigno
di Gioiosa Jonica
- Le giocate devono pervenire
entro le ore 12.00 del sabato che
precede le gare
- In Caso di più 14 e 14 +1 il
premio verrà estratto tra chi ne ha
diritto (i pronosticatori non estratti
avranno diritto a caffè per una settimana)
I premi
14+1:
Cellulare Nokia C3
14 pronostici:
Buono da E 60,00 spendibile
presso Pneumatici Rescigno
13 pronostici:
Cappuccino + Cornetto per
una settimana
12 pronostici:
2 Aperitivi (Crodino)
11 pronostici:
1 Aperitivo (Crodino)
Da 6 a 10 pronostici:
1 Caffè
Gare del 19 e 20 Febbraio
Convalid
1) BOVALINESE - MONTALTO
2) CASTROVILLARI - ROCCELLA
3) BOCALE - RENDE
4) CUTRO - ACRI
5) RIZZICONESE - TAURIANOVESE
6) GALLICESE - CITTANOVESE
7) BRANCALEONE - SAN LUCA
8) AFRICO - SIDERNO
9) M. DI GIOIOSA - BAGNARESE
10) LOCRI - CATONA
11) BENESTARNATILESE - LAZZARO
12) MOTTA - POLISTENA
13) ANTONIMINA - CAULONIA
14) S.CRISTINA - BIANCO
14 + 1) GIOIOSA - MAMMOLA(RIS.ESATTO)
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
14 + 1)
Viale delle Rimembranze, 160
Gioiosa Jonica (Rc)
a
Prima Categoria D
Il Monasterace
continua la rincorsa...
Campanello di allarme in casa
Monasterace dopo l'amara sconfitta subita al Bosco-Lombardo nell'ultimo turno di campionato, si
giocava la quarta giornata del girone di ritorno. Onestamente il risultato ( 2 a 1 per gli ospiti) è bugiardo, il Pro Catanzaro di certo non
meritava di portarsi a casa l'intera
posta in palio. Peraltro la formazione di mister Condemi ad inizio
ripresa era andata per prima in
vantaggio grazie ad un eurogoal
del sempre più positivo e convincente under El Khalil, capace di
far secco l'incolpevole portiere
avversario in sforbiciata da dentro
l'area su un perfetto assist del
talentuoso Polimeno. Nella prima
frazione per quanto creato avrebbe potuto e dovuto andare al riposo almeno con un minimo vantaggio, clamoroso e allo stesso tempo
sfortunato Polimeno il cui tiro
dopo una azione personale si è
stampato sul palo. Passato meritatamente in vantaggio il Monasterace va vicino al raddoppio, punizione di Condemi fuori di poco, e
nell'azione successiva gli ospiti si
portano in parità. La gara va avanti con Minici e compagni alla ricerca del goal vittoria che non arriva,
invece sono addirittura i catanzaresi ad andare ancora in rete.
Monastersace che ha peccato di
ingenuità, i bianco rossi erano in
dieci, Schiavone era claudicante ai
bordi del campo, e fa male subire
il goal beffa in seguito ad una
ripartenza. Peccato, anche un
punto tutto sommato poteva far
comodo. Dicevamo del campanello di allarme, nelle ultime tre gare
solo un punto sui nove disponibili,
risultati che di fatto hanno risucchiato la squadra verso il basso,
infatti nessuno a questo punto
della stagione si aspettava la truppa del presidente Zannino ad un
passo dalla zona minata dei play
out, il quint'ultimo posto è a sole
tre lunghezze ed è occupato dal
Cessaniti fermato in casa sul risultato di parità dal Badolato. Monasterace però raggiunto al sest'ultimo posto dal Gimigliano Una
debacle che ha del clamoroso, la
gara contro i due ex, Lorenzo e
Silipo, in panchina anche un
monasteracese, il difensore Armocida, dopo il vantaggio doveva
essere gestita in modo diverso,
specie sul risultato di parità. Adesso bisogna lasciarsi alle spalle questo momento sfortunato, e cercare
di giocare come nella seconda
parte del girone di andata, già
dalla trasferta di oggi a Mileto. La
Nuova Mileto ultima in graduatoria, può essere battuta, la vittoria
oltre ai tre punti utilissimi per la
classifica porterebbe serenità a
tutto l'ambiente in vista dell'infuocato finale di stagione.
CLASSIFICA
GIOIOSA J.*
BIANCO*
POLISTENA
MAMMOLA*
ANTONIMINA*
LAZZARO*
N. DELIESE
MOTTA S.G.
44
41
37
35
34
32
31
29
25
CAULONIA
BENESTARNATILESE 25
25
SANGIORGESE*
21
SAN ROBERTO*
19
REAL
15
S. CRISTINA*
10
ACCIARELLO
FALCHI MAROPATI 10
GIORNATA 20
BIANCO - ANTONIMINA
LAZZARO - S. CRISTINA
MAMMOLA - SAN ROBERTO
SANGIORGESE - GIOIOSA J.
N. DELIESE - BENESTARNAT
POLISTENA - REAL
FALCHI M. - ACCIARELLO
CAULONIA - MOTTA S.G.
1-0
5-1
3-0
1-1
31
Sport [email protected]
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
31
Arti Marziali
La Polizia di Siderno si affida al Maestro Cavallo
E' iniziato in modo entusiasmante,
presso il Commissariato della Polizia
di Stato di Siderno Marina, brillantemente diretto dal dirigente dottor
Stefano Dodaro, il primo corso di
difesa personale della FIKBMS
(federazione italiana kickboxing
muay thai, shoot boxe e savate) presieduta dal dr. prof. Ennio Falsoni,
imbattuto campione degli anni '80
oltre che dirigente sportivo di altissimo livello , che guida pure la federazione delle federazioni mondiali.
Il Commissariato di Siderno è uno
dei più strategici e importanti d'Italia
e dipende dalla Questura di Reggio
Calabria. Il progetto di difesa personale avviato a Siderno, che è riservato agli operatori delle forze dell'ordine, antiterrorismo e a particolari
soggetti a rischio, oltre che a una
selezione d'elité di tesserati alla
federazione riconosciuta dal CONI,
è stato ideato e progettato dal professore Giuseppe Cavallo, 6° grado
FIKBMS, responsabile federale del
settore giovanile lotta a terra, membro della commissione tecnica
nazionale delle arti marziali miste
oltre che grande specialista, di fama
internazionale, nella difesa personale e negli sport da combattimento.
L'evento, approvato e sostenuto dal
presidente del CONI Calabria, dottore Mimmo Praticò, è coinciso con
l'avvio del progetto pilota federale,
per il settore specifico e proseguirà
con altre due iniziative similari che
si svolgeranno a Caulonia e a Polistena e si avvarranno del supporto di
funzionari della divisione investigativa antimafia, oltre che della Consap,
sindacato della Polizia di Stato.
Un risultato importante, per il Sud,
che mostra pure l'elevato grado di
sensibilità e di attenzione del presidente e della dirigenza nazionale
FIKBMS oltre che l'ottimo lavoro
portato avanti dai grandi maestri,
come il dottore Cavallo, il vice presidente nazionale Giorgio Lico, il
delegato regionale federale, Salvatore Romano. Proprio quest'ultimo,
ha esaltato l'impegno federale, in
Calabria, ringraziando la dirigenza
nazionale e, nello specifico, il professore Cavallo per la sua grande bravura e professionalità. In rappresentanza del CONi provinciale di Reggio Calabria, presieduto dal professore Giovanni Filocamo, era presente la stella al bronzo del comitato
olimpico nazionale, il fiduciario professor Salvatore Papa. Egli ha evidenziato come la FIKBMS stia operando in modo encomiabile in tutta
la Calabria e ha portato i saluti del
presidente Filocamo. La parola è
poi andata al professore Cavallo, che
ha illustrato, in dettaglio, il programma del corso e ha effettuato delle
dimostrazioni pratiche istruendo i
tanti operatori presenti.
Dopo aver presentato il progetto, il
dottor Cavallo, ha evidenziato i
grandi successi riscossi in Calabria
dalle forze dell'ordine, ringraziando
il dottore Dodaro e la Polziia di
Stato per la grande apertura sociale,
sinonimo di attenzione alle problematiche della gente e di prevenzione
del crimine, che vale più della
repressione. Il numero uno del commissariato di Siderno, ha lodevolmente relazionato sulla difesa personale trattando i temi: della causa di
giustificazione per l'esercizio del
diritto di difesa personale; della difesa proporzionata all'offesa; del legittimo arresto; dell'eccesso colposo;
dello stato di necessità che porta a
situazioni di reazione.
Il dottore Dodaro, il cui intervento è
stato costantemente accompagnato
da manifestazioni di approvazione e
da scroscianti applausi, ha pure parlato dello sport quale scuola di vita e
della kickboxing e delle arti marziali,
quali mezzo educativo per eccellenza, “Perché insegna, soprattutto ai
giovani che le praticano” - ha espresso - “rispetto delle regole, ricerca del
miglioramento continuo, dal punto
di vista psicofisico e spirituale, capacità di razionalizzare gli obiettivi giu-
sti per la vita.”
La sua esaustiva relazione ha riscosso il consenso generale e ha gettato
le basi per una collaborazione proficua, tra la Polizia di Stato e la
FIKBMS, che viene anche benedetta dalla Chiesa locale, guidata dal
vescovo monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, il quale da anni segue
con attenzione, grazie alla testimonianza del dottore Cavallo, le proficue attività federali.
Al corso di Siderno, hanno preso
parte, tra gli altri: il maestro Luciano
Galati, esperto di sicurezza e istruttore federale; l'ispettore Cavallo,
responsabile dell'agenzia di sicurezza Serpico di Locri; gli attivi esponenti della guardia di finanza:
Mariano Miele (ispettore dei baschi
verdi), Luciano Siviglia (brigadiere
dei reparti operativi della tenenza di
Roccella); Arcangelo Riggi (appun-
tato scelto dei reparti operativi della
compagnia di Locri. Presente anche
il personale della polziia muicipale
di Locri, Caulonia e Rizziconi. Le
armi per le esercitazioni sono state
fornite dall'Armeria cauloniese di
Ilario Monteleone. L'inziativa di successo proseguirà, nei prossimi giorni,
con altri incontri e seminari operativi..
Calcio Femminile
Arti Marziali
Lo Sporting
Locri in campo
a San Valentino
Grande successo per il kombat
games del Centro Studi Karate
Sporting Locri -Olimpia Bagnara è
stata una partita tiratissima fino alla fine,
dove ad avere la meglio sono le locresi
che hanno ottenuto i 3 punti finali tenendosi stretto il secondo posto in classifica
con un match da recuperare contro Soccer Lady. Una conferma per il club amaranto che domenica pomeriggio, nella
quarta giornata di ritorno del campionato serie A CSI Reggio Calabria, ha saputo ben comportarsi di fronte al proprio
pubblico. Il Locri è partito subito sprint,
ma ha trovato una buona opposizione
del Bagnara; ma nulla ha potuto la compagine ospite al 18° esimo quando Antonella Sabatino scaraventava in porta
portando in vantaggio le amaranto.
Equilibrio in campo grazie anche alle
prodezze delle due portieresse, la locrese Galeotti che salvava da grande portiere in due interventi, e la bagnarese
Genovese che, invece, si trovava al posto
giusto in almeno cinque occasioni. Nel
secondo tempo, le panchine chiedevano
maggiore incisività e la numero 5 Valentina De Leo con spietatezza concludeva
in rete portando la squadra locrese sul 20. L’intensità non calava ma le amaranto
si sono mostrate più toste facendo svanire sul nascere tutte le velleità della squadra in maglia celeste. Giusta concentrazione e performance ritrovata anche per
il numero 11 Emanuela Marulla, che se
pur in questo frangente di campionato si
è messa poco in mostra, domenica
pomeriggio ha dato dimostrazione di
voler riprendere la sua forma e “divertire” con le sue giocate. La prossima gara,
giorno di S.Valentino, sarà una difficile
trasferta a Reggio Calabria, contro la
capolista Prater. Mercoledì e venerdì
l’allenatore Ferdinando Armeni lavorerà scrupolosamente per preparare nei
minimi dettagli, come al solito, il match
tra i titani del campionato Csi femminile, serie A di Reggio Calabria.
D.A.
Una spettacolare manifestazione targata Centro Studi
Karate sotto la guida del Presidente e Direttore Tecnico
Vincenzo Ursino cintura nera
4° Dan della Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti
Marziali, coadiuvato dagli
Insegnanti Tecnici Alessio
Canton ed Eros Oliveto.
Ha patrocinato l'evento L'Associazione Italiana Cultura
Sport-C.O.N.I. grazie all'interesse del Presidente del Comitato Provinciale di Reggio
Calabria il dott. Arturo Nastasi.
Questa iniziativa rientra nel
Progetto denominato “Karate
Giocando: La scoperta del
proprio corpo attraverso il
Karate” , grazie al quale tantissimi giovani e giovanissimi
possono partecipare Gratuitamente alle lezioni impartite
dal M° Vincenzo Ursino nei
locali dell'Hotel Casa del
Gourmet.
Ricordiamo che tale progetto
è sostenuto dal Partner Ufficiale Arancia Elettronica,
azienda leader di Siderno,
dallo Sponsor Tecnico “Hotel
Ristorante Casa del Gourmet”
e dai Supporters Fininprest e
La Riviera, che hanno sposato in pieno il progetto pero lo
spirito aggregativo con il
Il podio del Combat Games
quale si propone e per la funzione sociale che esercita.
Il metodo di combattimento
proposto per il settore giovanile ha avuto un gran successo; gli atleti hanno entusiasmato tutti i presenti ed è
stata grande volontà tra i
bimbi di emergere e migliorare.
Ma elenchiamo i protagonisti
di questa intensa gara dove i
karateka presenti si sono confrontati con la massima lealtà
ed il massimo impegno nel
pieno rispetto delle regole e
degli avversari.
A spuntarla su tutti conquistando l'ambito podio sono
stati: Pino Antonio, Gattuso
Naomi, Bizantini Giuseppe,
Scali Stefania, Minici nicola,
Passerelli Asia, Guarnaccia
Riccardo, Figliomeni Tommaso, Scruci Vincenzio e Figliomeni Vincenzo tutti primi
classificati nelle varie categorie.
Si classificano al secondo
posto: Figliomeni Luca, Verteramo
Valentina,
Urzino
Daniele, Dimauro Ludovica,
Barbiero Matteo, Lettieri
Antonio, Mittica Jacopo E
Oliveto Eros.
E infine terzi classificati:
Urzino Manuel, Ercolano
Carmen, Guttà Vincenzo,
Scerbo Lorenzo, Ercolani
Giorgi, Cordoma, Gurnari
Antonio, Guarnaccia Alberto,
Cordì Domenico e Angilletta
Domenico.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
32
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011 33
EVENTI
Un’ interessante iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali:il 13 e 14 febbraio nei musei si entra in due con un solo biglietto
A San Valentino, innamorati dell’arte
San Valentino è la festa degli innamorati e, per celebrare
l’appuntamento, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali regala a tutti gli innamorati due giorni di arte e di
cultura: il 13 e 14 febbraio, infatti, in tutti i musei, monumenti e siti archeologici statali presentandosi in due si
entrerà pagando un solo biglietto. Quest’anno, quindi,
per la prima volta, un intero fine settimana sarà dedicato
all’evento. Di scena l’Amore, sentimento principe che nei
secoli ha guidato la mano dei più grandi artisti, e l’Arte:
un perfetto binomio dall’ineguagliabile forza ispiratrice: i
capolavori dell’arte, trasformeranno per due giorni tutti i
luoghi d’arte statali in romantici rifugi per coloro che vorranno sublimare i loro sentimenti attraverso un viaggio
nel patrimonio culturale italiano.
San Valentino è il
I capolavori dell’arte, trasforprimo grande evento
meranno per due giorni tutti i
dell’anno che il
luoghi d’arte statali in romantiMiBAC offre a tutti i
ci rifugi per coloro che vorrancittadini italiani e strano sublimare i loro sentimenti
nieri per stimolare la
conoscenza e la riscoattraverso un viaggio nel patriperta delle nostre belmonio culturale italiano.
lezze artistiche e valorizzare una ricchezza
che tutto il mondo ci invidia e di cui noi, per primi, possiamo godere. Per l’occasione viene lanciata una nuova
campagna di comunicazione “A San Valentino, innamorati dell’arte”, basata su una moderna reinterpretazione
de “Il Bacio” di Francesco Hayez. La campagna riceve il
supporto di “Reti Amiche”, l’iniziativa del Ministero per
la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione per facilitare l’accesso dei cittadini-clienti alla PA e per ridurne i
tempi di attesa. Grazie ad un accordo con Banca Intesa,
Reti Amiche garantisce da oggi la visibilità dell’evento in
oltre 7mila sportelli bancomat. Con San Valentino si inaugura inoltre una collaborazione diretta tra il MiBAC,
attraverso la Direzione Generale per la valorizzazione del
patrimonio culturale, e Artnews, magazine settimanale di
Rai Educational che si occupa di arte e cultura, in onda
su Rai 3, il sabato alle ore 10.30 e in replica su Rai Storia,
la domenica alle ore 13.30 e su Rai 1, il mercoledì all’1.00.
Per tutte le informazioni:Numero verde 800 99 11 99; il
MiBAC è anche su Youtube, Facebook e Twitter.
Elenco dei Musei, Monumenti e Aree Archeologiche
Statali aperti il 13 e il 14 Febbraio in provincia di Reggio
Calabria: Area Archeologica-Ss 106 Ionica - Contrada
Runci 89040 - Monasterace tel: 0964-735154 - fax: 0964
735154
Si inaugura una collaborazione diretta tra il MiBAC, attraverso la Direzione Generale
per la valorizzazione del patrimonio culturale, e Artnews,
magazine settimanale di Rai
Educational, in onda su Rai 3
Area
Archeologica
“Centocamere”-Ss 106 Locri (Rc) (presso Contrada Marasà) 89044 Locri tel: 0964 390023 fax: 0964 232779 email:
[email protected]
Chiesa di San Francesco D’Assisi-Piazza delle tre Chiese- 89040 - Gerace tel:
0984 75905 -email: [email protected]
La Cattolica-Piazza Cattolica 89049 - Stilo tel: 0984 75905
- Museo Archeologico Nazionale-Contrada Marasà89044 - Locri tel: 0964 390023 - fax: 0964 390023 email:
[email protected]
Teatro Greco-Romano Loc. Pirettina -Portigliola (Rc)
(presso c/da Marasà) 89044 - Locri tel: 0964 390023 - fax:
0964 232779 email: [email protected]
LA SCUOLA PRIMARIA“G.PASCOLI”DI SIDERNO
“Crescere nella
cultura della legalità”
Le insegnanti del 2° Circolo di
Siderno hanno iniziato il percorso
progettuale curricolare "Crescere
nella cultura della legalità" per
tutte le quarte e le quinte classi
del plesso Pascoli. Tale progetto è
volto a promuovere nei
ragazzi il senso di appartenenza
alla comunità e a sviluppare la
capacità di
gestione dei rapporti civili.Il Dirigente Scolastico, dott. Giuseppe
Callipari, afferma che la scuola
svolge un ruolo fondamentale per
la diffusione della cultura della
legalità. Giovedì 3 Febbraio gli
alunni delle quarte e delle quinte
classi , hanno assistito al fimldocumentario "Memorie incantate " con la regia dell'Avvocato
Antonio Ciano di Sant'Ilario
Jonio, girato interamente nella
Locride, composto in gran parte
di documenti, costituiti da incontri con gente comune e di personaggi illustri del nostro territorio.
Irene è una ragazza di Locri,la
quale, nel corso di una visita guidata tra le rovine degli scavi
archeologici di Locri Epizefiri,
incontra una persona che ha
perso la memoria, non sa di esse-
re Zaleuco, l'autore delle prime
leggi scritte del mondo occidentale. La ragazza decide di aiutarlo e
inizia un percorso di ricerca che la
porterà a scoprire la storia del
grande legislatore locrese. Tutti
gli alunni sono stati sensibili al
significato del film-documentario
" Memorie incantate " e rimasti
colpiti dal fatto che oggi la Locride è considerata la terra dell'illegalità, mentre una volta era la
terra della legalità e che proprio a
Locri nacque il diritto occidentale. Il suddetto progetto andrà
avanti fino alla conclusione dell'anno scolastico 2010-2011 ; si
sono consultati e si consulteranno
giornali e libri,letture,schede,
questionari, ci saranno incontri e
discussioni e gli alunni avranno
modo così di fare le loro riflessioni.Le docenti partecipanti a tale
progetto sono: Rita Scopacasa,
Rosamaria Scopacasa, Giusi Verteramo, Maria Landrelli, Elisa
Spinelli, MariaTeresa Carpentieri,
Maria Lugarà, Augusta Siciliano,
Rosanna Oppedisano, Anna
Torello, Carola Maenza, Ornella
Argirò, Concetta Monteleone,
Paola Gennaro e Tina Policheni.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
CULTURA
STORIA MERIDIONALISTA DELLA LETTERATURA CALABRESE/ VI
Il secolo della sconfitta
PASQUINO CRUPI
LA SCENA CULTURALE
Si avverte nel Cinquecento, ovvero
nel secolo del Rinascimento, un
acuto e insopportabile stridore tra il
primato della cultura e delle arti e il
buio della vita economica, sociale,
politica. Non dimentichiamolo: il
Cinquecento è il secolo della perdita della libertà italiana, e non c’è
nulla di più tragico nella storia di un
popolo che la perdita della propria
libertà. L’uomo, fabbro del proprio
destino e costruttore della gioia di
vivere, è una costruzione elevata
per i ceti alti. Tutti gli altri continuano ad essere vittime della storia.
Trionfa in Calabria – ma non è il
vizio tipico solo della Calabria – la
letteratura come bella forma, e, in
più, gli intellettuali calabresi offrono una compatta barriera all’uso
del volgare. Preferiscono la lingua
latina, come abbiamo avuto già
modo di dire.
Nell’Italia settentrionale e centrale,
la lingua latina sopravvive come lingua ufficiale della Chiesa e dell’erudizione filologica. In Calabria il
dominio della lingua latina è totale.
Scrivono in lingua latina i filosofi, gli
storici, gli eruditi, i poeti, eccezion
fatta per una piccola schiera di
sonettai cortigianeschi, per qualche
petrarchista d’eccezione e i critici
letterari, quali Giambattista Modio
(vissuto nel XVI sec.) che pubblica,
primo fra tutti, Li cantici del B. Jacopone di Todi e sua vita (Napoli
1616); Simone Fornari (Reggio
primi del 500 - Serra S. Bruno intorno al 1560) che scrive la Spositione
sopra l’Orlando Furioso (Firenze
1549), preceduta da una Vita di M.
Lodovico Ariosto e dall’Apologia
breve sopra tutto l’Orlando Furioso;
Sertorio Quattromani (Cosenza
15411605), che annota criticamente
e aspramente la poetica di Orazio e
traduce in lingua volgare La filosofia di Bernardino Telesio (1589).
Il quadro culturale rende conto
anche della presenza di eruditi, che
applicano il loro sapere alla ricerca
e alla ricostruzione della storia calabrese. Notevole fra tutti e celebrato,
al di là dei suoi meriti effettivi,
Gabriele Barrio. Di Francica in
provincia di Catanzaro. Vi nacque
con probabilità nel 1506 e pare che
sia morto dopo il 1577: in qual
luogo non è possibile dire. Fu prete
secolare. Pubblicò a Roma nel 1554
il De aeternitate Urbis; De laudibus;
Pro lingua latina. Nel 1571 appare
l’opera sua più nota e per la quale
va noto, il De Antiquitate et situ
Calabriae. Dal 1714 al 1726 Tommaso Aceti, un grande erudito, si
applicò intensamente al lavoro di
Gabriele Barrio per eliminare i
numerosi errori di stampa e raddrizzare con note a pié di pagina le
non poche inesattezze in cui era
incorso il superbo prete secolare.
Volle pure arricchire il volume con
osservazioni, spesso critiche, talvolta polemiche, di Sertorio Quattromani.
Girolamo Marafioti si presenta
come continuatore dell’opera di
Da destra:
Guglielmo
Sirleto,
Giovanni
Calvino
Gabriele Barrio dalla quale, peraltro, preleva: abbondantemente,
non criticamente. Del Marafioti
sappiamo con certezza che nacque
a Polistena (Reggio Calabria) e che
fu padre francescano dell’Ordine
dei Minori osservanti. È probabile
che sia vissuto tra il 1567 e il 1630. È
autore delle Croniche et Antichità di
Calabria (Napoli 1596; poi: Padova
1601 in edizione rivista e accresciuta). Consta di 5 libri. Vi racconta la
storia della Calabria come storia
delle quattro repubbliche della
Magna Grecia: la Repubblica di
Reggio, la Repubblica di Locri, la
Repubblica di Crotone, la Repubblica di Turina. E da qui passa alla
storia medievale e moderna. Ma
suo principale proposito era quello
di dare spazio particolare ai Santi di
Calabria, che nel tempo erano stati
cancellati dalla storia e della memoria. Proposito non mantenuto.
Erudito formidabile fu Guglielmo
Sirleto [Guardavalle (Catanzaro)
1514 - Roma 1585), saldissimo nella
conoscenza della lingua latina, della
lingua greca e della lingua ebrea. Fu
vescovo di San Marco Argentano
(Cosenza). La sua ferma preparazione teologica diede segno concreto nel corso dei lavori del Concilio di Trento. Morì cardinale. Fu un
divulgatore del pensiero cristiano.
Tradusse dal greco in latino Le vite
dei Santi di Simone Metraste, la Versione del monologo greco, due Orazioni di Gregorio Nazianzeno.
Annibal Caro le volse in lingua
italiana. Notevoli sono le sue
varianti ai Salmi.
Paolo Piromalli [Siderno (Reggio
Calabria) 1591 - Bisignano (Cosenza) 1667] propagandò la religione
cattolica in Armenia. Fu ridotto in
schiavitù ad Algeri. Tornato in
libertà, fu fatto vescovo di Nassivan
dove rimase dal 1655 al 1664. Da
quell’anno fino alla morte fu arcivescovo di Bisignano. Ebbe polso di
apologeta, come dimostrano le sue
due opere: Theantropologia seu
Oeconomia Salvatoris nostri, explicans ex solis Prophetis (Vienna
1656). Apologia de duplici natura
Christi divina scilicet et humana (Ivi
1656). Dalla parte opposta della
barricata cattolica nel Cinquecento
della scissione religiosa vi furono
pensatori come Tiberio Russiliano,
Agostino Doni, Valentino Gentile.
LIBERI PENSATORI IN FUGA
VERSO LA MORTE
Il calabrese Tiberio Russiliano del
quale sappiamo la linea di fuga per
l’Italia e l’Europa, ma non l’origine,
ebbe spirito inquieto e polemico.
Passò nella schiera degli eretici per
il suo ponderoso Apologeticus
/Apologetico) ove cerca di conciliare teologia e astrologia, teologia e
magia. In più: nega nell’eucarestia
la presenza del corpo di Cristo,
combatte l’idea della discesa del
Cristo all’inferno, tenta di dimostrare che l’anima non è immortale e
che Dio non è trino ed uno.
Esule per motivi religiosi fu Valentino Gentile. Fece ottimi studi letterari nella natia Cosenza e a Napoli
si dedicò all’insegnamento. Ma da
qui, colpito dall’accusa di eresia,
dovette andar via e si rifugiò a Ginevra nel 1566, accolto da altri esuli
italiani, quali Giovanni Biandrata e
Matteo Gribaudi, che venivano
mettendo in discussione la dottrina
della Trinità. Antitrinitario, Valentino Gentile per sfuggire alla persecuzione protestante, che aveva fatto
della Trinità un dogma intoccabile,
il 18 maggio 1558 sottoscrisse la
confessione di fede. La rinnegò
quasi subito e conobbe il carcere
con il sardo Nicola Gallo. Ritrattò
la ritrattazione il 29 agosto 1558.
Non fu creduto. Fu processato nel
settembre del 1558, ritenuto colpevole e condannato alla pena di
morte, che fu sospesa. Uscì dal carcere grazie alla supplica rivolta al
Senato ginevrino, e con la promessa che, una volta libero, non
avrebbe lasciato Ginevra. Fece
esattamente il contrario. Raggiunse
a Farges il Gribaudi e riprese GIO-
Non dimentichiamolo: il
Cinquecento è il secolo
della perdita della libertà
italiana, e non c’è nulla di
più tragico nella storia di
un popolo che la perdita
della propria libertà.
L’uomo, fabbro del
proprio destino e
costruttore della gioia di
vivere, è una costruzione
elevata per i ceti alti. Tutti
gli altri continuano ad
essere vittime della storia
VANNI CALVINO con maggiore
accanimento la propaganda delle
sue idee antitrinitarie. A Lione
scrisse il libello Antidota: serrata
requisitoria contro il capitolo XIII
del libro I della Istituzione sulla Trinità di Giovanni Calvino. Ne veniva
fuori che solo Dio era pura essenza,
e non anche Gesù Cristo. Indiscussa, era, poi, la preminenza del
Padre sul Figlio. L’unità della Trinità
era così fatta a pezzi. Dal suo scintillante cervello escono successivamente le Protheses anticalviniane e
la Confutatio adversus Symbolum S.
Athanasi. È a questo punto che
Giovanni Calvino ritenne di dovere
intervenire con l’irruento e violento
libello Impietas Valentini Gentilis.
Giovanni Calvino gettò
contro lo scintillante pensiero
di valentino gentile il peso
della sua autorità , l'orgogliosa
elevatezza della sua dottrina,
ma potè tacitarlo solo con la
condanna alla decapitazione.
E mentre la scure indegna
calava sul suo collo, gridò che
unico dio è dio
Nelle posizioni dottrinarie di Valentino Gentile il capo della chiesa
ginevrina sembra non volere entrare. Concentra il suo scritto micidiale nella squalifica morale dell’avversario, visto e presentato come un
uomo da nulla, “homo nihili”, cane
immondo, “obscoenus”, pazzo
irrefrenabile, “ter et quater vesanus”. Il suo pensiero è delirio:
“aborremus a Valentini delirio”. È
un frenetico, che si sgozza con le
sue stesse armi, “suo se gladio iugulat hic phreneticus”. Nulla deve
dimostrare Calvino e nulla dimostra. Si limita a replicare contro le
ragioni degli Antitrinitari: l’Uno è
Trino; esiste una perfetta eguaglianza tra il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo. Ma egualmente il pensiero
di Valentino Gentile continua a
stargli innanzi come un incubo. Per
mettere da parte quel pensiero, non
bastano gli scritti. Occorre il patibolo. Gli fu apprestato il 10 settembre
1566. Andò verso il boia “pertinacissimus, ex sola indomita pervicacia gloriam quaerens sicut Satanae
martyres solent” (Ostinatissimo,
cercando la sua gloria, che viene
dalla indomita perseveranza, come
1
sogliono i martiri di Satana) . E
mentre la scure indegna calava sul
suo collo, gridò che unico Dio è
Dio, che il Figlio non è eguale al
Padre. La disputa teologica ebbe
come risposta il tonfo della sua
bella e intelligente testa.
Cosentino come Valentino Gentile,
fu Giuseppe Venanzio Negri. Errò
di terra in terra: dalla Svizzera alla
Polonia e fin nella lontana Transilvania. Ci rimane di lui lo scritto Ad
Lismanium epistolae dove le sue
idee religiose sono accompagnate
dal racconto della persecuzione
subita in Polonia dopo l’editto del
re Sigismondo e della vana speranza di un aiuto.
Va errabondo per l’Italia e per l’Europa pure Agostino Doni. Sceglie
prima la Svizzera, poi la Germania,
infine la Polonia. Colà scompare
nel mistero. Un mistero è quasi
tutta la vita sua. Cosentino, aveva
subito in Calabria cinque anni di
carcere per il suo eretico pensiero
religioso. Negli anni 1580-1583 è
presente a Basilea e a Theodoro
Zwinger consegna il primo libro,
non ancora elaborato a sufficienza,
del De Natura homini (Intorno alla
Natura dell’uomo). Nel giugno del
1582 era a Cracovia dove vive della
sua professione di medico. Con il
1583 non si hanno più notizie di
Agostino Doni. È filosofo telesiano,
ma nel De rerum natura iuxta propria principia trova ancora residui di
metafisica, e li combatte.
Bernardino Telesio aveva riconosciuto la incorporeità dell’anima,
Agostino Doni la nega. Anima e
corpo sono entità egualmente dotate di materia.
Si tiene fuori dalla schiera degli spiriti eretici Annibale Roselli, il quale
viaggia per propagandare la fede
Cattolica fino alla Polonia. Era nato
a Gimigliano di Catanzaro nell’agosto del 1525. Dell’anno della sua
morte non si hanno notizie. L’ultimo suo scritto, l’Orazione funebre in
memoria del re di Polonia, Stefano
I, risale al 1588. Sua opera fondamentale rimane il commentario
alle opere di Mercurio Trismegistro
in sette volumi. Ne aveva progettati
dieci. Tutti i volumi recano come
titolo Pymander, che sta a significare “pastore di uomini”. Il primo
libro tratta della Santissima Trinità,
il secondo dello Spirito Santo e
degli Angeli, il terzo dell’Ente, il
quarto del Cielo, il quinto degli Elementi e della descrizione del
Mondo, il sesto dei Sette Sacramenti, il Settimo dell’Immortalità
dell’anima.
FILOSOFIA E TEOLOGIA
NON SONO TUTTO
Filosofia e teologia non sono tutto
per gli intellettuali calabresi. Luigi
Lilio, nato a Cirò di Catanzaro (ora
in provincia di Crotone) intorno al
1510, dopo studi di letteratura e
filosofia sotto la guida dell’illustre
Gian Teseo Casopero, studiò medicina a Napoli. Ma eccelse negli
studi di astronomia. Luigi Lilio
aveva scritto e lasciato inedito un
saggio sulla riforma del calendario,
che, poi, attuando le sue idee, il
papa Gregorio XIII aveva introdotto il 24 febbraio 1582.
34
35
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
La Calabria dei non calabresi
Una (croni)storia della Calabria attraverso i “forestieri”
GIUSEPPE FIORENZA
In certi italiani e più ancora negli stranieri, esiste
una ingiusta offensiva diffidenza per la taciturna
fierezza di quell’umile gente, per certi atteggiamenti che paiono di malevolenza e che sono
invece effetto di povertà, di fatica mal rimunerata, di stenti, di speranze deluse, spesso di debolezza organica cagionata dalla malaria. I viaggiatori costieri frettolosi e difficoltosi non escono da
questo stato d’incomprensione e di ottusità e
contribuiscono soltanto a diffonderlo, magari
con libri troppo ingiustamente fortunati. Bisogna
addentrarsi nella Calabria, percorrerne strade e
sentieri, vederla nelle sue parti più alte e più lontane, per conoscerne bene, insieme col più caratteristico paesaggio, l’anima delle popolazioni
[GIUSEPPE ISNARDI (Sanremo 13 agosto
1886- 7 giugno 1965 ), un intellettuale del
Nord, amico della Calabria].
Vorremmo partire da questa semplice annotazione.
E rispondere a una domanda: è vero che i
viaggiatori europei (ed italiani) hanno contribuito a creare una realtà la cui immagine spesso è stata manipolata ad arte, fino a dare una
fotografia stereotipata della regione che,
almeno dagli anni ottanta in poi, ha costituito
la base per costruire e diffondere una odiosa e
denigratoria idea verso i calabresi, senza operare distinzione alcuna e senza inserire il
discorso nel giusto contesto ma assolutizzando
una realtà complessa e articolata?
E’ vero che spesso solo uno straniero era capace di cogliere sfumature che un “indigeno”
(vuoi per ignoranza vuoi per indolenza vuoi
per mancanza di confronto vuoi per malafede) a malapena poteva scorgere. Il substrato
popolare anzi era troppo impegnato con la
fame, la miseria, l’ingiustizia per ammirare il
mare e i panorami! Infatti, questa osservazione vale solo per i luoghi, ovvero per la natura
calabrese, aspra e selvaggia, che incantava
pressoché tutti i viaggiatori ma non per la
gente.
Giuseppe Isnardi lo aveva intuito già allora e
noi, su questa falsariga, vogliamo andare a
vedere il rapporto di questi “forestieri” con la
Calabria e i calabresi, senza esprimere giudizi
di merito socio-politici né allarmismi di lesa
maestà. Non solo viaggiatori però ma anche
militari, artisti, letterati, filosofi, uomini di
potere, giornalisti e individui di varia e infedele umanità.
Vorremmo però sgombrare il campo da ogni
equivoco. Le inchieste sulla criminalità, sulla
malasanità, sui reati in genere, sui mali della
regione, sui problemi del lavoro, dell’emigrazione, dello sfruttamento dei ragazzi, insomma in una parola tutto ciò che costituisce l’oggetto dell’interesse appunto dei forestieri (giornalisti, mass media eccetera) è un lavoro assolutamente legittimo ed è auspicabile che consenta se non di risolvere almeno di far conoscere quelle realtà ostiche. Però però…il problema è dell’approccio che questi emeriti
signori hanno con la realtà calabra, l’atteggiamento, in una parola un concetto che può
essere il pregiudizio.
In una parola: dato per scontato che due
milioni di calabresi (è la popolazione della
regione) non possono essere tutti mafiosi,
quanto pesa sulla loro identità questa contaminazione, chiamiamola così, proveniente dal
campo dell’illecito e/o del pregiudizio? Di più:
quanto ha contribuito e contribuisce il punto
di vista extraregionale a creare questa identità?
Per evitare tuttavia di essere anche noi vittime
del pregiudizio, a questo punto vogliamo chiederci: è l’assenza di autocritica e/o di autoironia nei calabresi a spingere gli “stranieri” a colmare il vuoto o è il contrario? Oppure lo stereotipo sul calabrese creato dai mass media è
così forte che spingerà via via gli “altri” a sentirsi autorizzati a ogni tipo di macchiettizzazione verso di noi?
Su questo cercheremo di fare luce.
Iniziamo con qualche discorso di principio per
poi addentrarci, nei prossimi articoli, a raccontare singoli casi. Partiamo dalla lingua, da
come viene usata la lingua. La ‘Ndrangheta è
una parola del dialetto calabrese che indica la
mafia nata in Calabria. Allora, che bisogno c’è
di dire negli articoli, nei saggi, nelle interviste
la ‘Ndrangheta calabrese? Basta solo ‘Ndrangheta no? L’aggettivo “calabrese” è superfluo.
Invece per svuotare il contenuto dell’aggettivo
e qualificarlo solo in relazione alla criminalità
lo si usa indiscriminatamente.
Un esempio recente è del 7 febbraio, un articolo sul <<Messaggero>> dà notizia della
morte di Paul Getty III sequestrato a suo
tempo da banditi “calabresi”!!! Va notato che
questa è una notizia di agenzia, per cui è stata
pubblicata allo stesso modo da più giornali.
Spesso dunque la Calabria è stata rappresentata e raccontata, positivamente o negativamente, da non calabresi.
In tempi più recenti è invalso l’uso nella cultura diremmo ufficiale (o nazionale forse è
meglio) di strumentalizzare non proprio la
Calabria ma l’idea stessa della regione e dei
suoi abitanti, di usarla per fini puramente
commerciali. E questo utilizzo viene spesso
messo in atto da non calabresi, che hanno
un’idea superficiale e raffazzonata del calabrese.
Iniziò Sergio Vastano (nato a Roma) negli
anni ottanta. Ricordate Drive In? In quell’ambito il simpatico attore creò la macchietta del
“bocconiano calabrese”, lo studente velleitario che parla con grave accento calabrese.
Su Radiodue Lillo e Greg, entrambi romani,
hanno creato la macchietta di un personaggio
(che è uno dei due) Pasquale Dianomarina,
che ha inventato la parodia (peraltro divertentissima) del calabrese (inteso come dialetto)
estremo e nel quale il rap della soppressata è
il culmine. Fiorello, che tutti sappiamo siciliano, ogni tanto o spesso sente anche lui l’esigenza di macchiettizzare il dialetto, perché è
comico e diverte il pubblico. La nostra acca o
ti aspirata può essere oggetto di sketch ma a
nessuno viene in mente che è una derivazione
araba con nobili e antiche ascendenze storiche.
Anche Franco Neri, quello di Franco oh
Franco, che ormai è lo slogan-icona di Zelig, è
torinese doc, essendo solo d’origini calabresi,
infatti è nato a Torino.
Il pugliese Antonio Albanese, a torto o a
ragione, con il suo Cetto La qualunque, creato ci pare qualche anno fa e ora al cinema con
il film Qualunquemente, ha sentito l’esigenza,
non si capisce perché, di rappresentare un
calabrese.
______________________________________
Sembra che in calabria e specialmente nella provincia di
reggio non ci siano persone che
amino, che si divertano, che
ridano e piangano. Siamo- non
è vero?- in una zona di guerra
dove cala minacciosa l'ombra
nera della mafia, che tutto oscura, anche il potente sole dello
jonio.
______________________________________
Nella letteratura, spesso i libri che parlano di
‘Ndrangheta sono scritti da non calabresi. L’ultimo, in ordine di tempo, è un bel libro del giudice Francesco Cascini, Storia di un giudice Nel Far West della ‘Ndrangheta.
_____________________________________
<<Storia di un giudice>>. E
che titolo è ? Per vendere bisogna aggiungere ed è stato
aggiunto <<-nel far west della
'ndrangheta>>
______________________________________
Il libro è bello, però dà l’idea di una immanenza catastrofica della vita naturale calabrese,
come appunto avviene in guerra, preda della
‘ndrangheta e della criminalità organizzata.
Sembra che in quella zona non ci siano persone che amino, che vivano, che si divertono, che
ridano e piangano, in una parola quella è una
zona di guerra dove incombe minacciosa
l’ombra nera della mafia, che tutto oscura,
anche il potente sole dello Jonio.
Qui si tratta di un giudice toscano, ma è un
caso di onestà intellettuale, perché lo stesso
autore non si permette di esprimere giudizi
morali. Cosa che non accade negli ambiti
prima citati.
La premessa è che prima di lui duecentocinquantanove giudici rifiutano di andare a
Locri. La deduzione logica è che il giudice ha
paura, cosa che non gli impedisce di notare “la
bellezza di quel posto (il fatto che gli altri non
gliene avessero parlato)… mi provocò un certo
sconforto”.
Alla fine, il giudice dice “Lasciavo una terra
meravigliosa e terribile, accogliente e violenta,
senza speranza eppure così piena di vita. Lasciavo il mare, le persone per bene…”
Questo significa che l’autore del libro dà l’idea assolutamente corretta di una luogo fortemente contraddittorio, dove alla bellezza e
alla cortesia di persone perbene si affianca
una totale assenza di controllo sociale e di terribile assuefazione ai reati e alla mentalità criminale.
Fa specie però notare l’uso subdolo del luogo
comune, da parte dell’editore, di utilizzare
parole che attireranno lettori ma cadono
come pietre sulle nostre coscienze. In questo
caso il titolo Storia di un giudice sarebbe stato
poco appetibile. Infatti ci voleva anche un termine che evocasse l’epopea delle grandi sparatorie e della violenza: Nel Far West della
‘ndrangheta!!!
(1. – continua)
“
Giuseppe Fiorenza,, antropologicamente
calabrese, vive a Torino. Svolge attività di
ricerca culturale e letteraria. Ha fondato il
«Centro Barlaam, Biblioteca delle Letterature Mediterranee». Ha ottenuto una menzione
speciale al Premio Solinas per la sceneggiatura
I treni del Sole. Ha pubblicato i romanzi La
terra senza dio (Gangemi, Roma 1995): un
gioiello di scrittura meridionalista; Io t’ho
amato sempre non t’ho amato mai (Edizioni
Angolo Manzoni, Torino 2007); Un viaggio
lungo 35 anni, 11 mesi 29 giorni (Edizioni
Angolo Manzoni, Torino 2010).
35
CULTURA
CANTAMI O DIVA
(MA IN DIALETTO)
Bunga Bunga
FRANCO BLEFARI
'I cacciaru 'i ll'Olgettina,
senza tanti cirimoni,
cu 'nu "burqa" 'i sita fina,
l'odalischi 'i Berlusconi.
'I sfrattaru all'improvvisu,
tutti 'a nuda, poveretti!
ca finìu lu pararisu
di li zzòcculi protetti.
Ruby ciangi e si.dispera,
ca finìu 'n televisioni,
nto programma Kalispera,
cuntrollatu 'i Berlusconi.
Quantu euru si detti?
Settimila e forzi cchjù.
'N'atti tanti si prometti,
si non dici cu cu' fu.
Ruby è sulu 'na sbandata,
(sidicianni, marocchina),
rapprisenta la facciata
'i st'Italia alla rovina.
E cu iglia ennu mmurrati
'n'atti deci e 'u Principali,
chi passavanu i nottati
cu 'nu ballu.sessuali,
ch'è chjamatu Bunga Bunga,
c'oramai esti espressioni
d''a politica chi mpunga
nta 'nu mari 'i corruzioni.
Bunga Bunga è 'na passioni,
pilu, sordi e canzunetti,
mentre igliu, Berlusconi,
godi. e cunta barzelletti.
Bunga Bunga enn'i festini
d'i ministri depravati,
cu li panzi sempi chjini,
mentri nui simu affamati.
Si cu' futti ndi guverna,
l'Unità, com'è luntana,
c''a politica moderna
esti peju 'i 'na pputtana.
È nato a Benestare (Reggio Calabria) il 6 novembre 1943.
Ha una ricca produzione poetica.
La sua prima opera, 'U focularu,
risale al 1976. Di seguito ha pubblicato : nel 1979 Ariaporu, nel
1989 'U tempu d'i cucuzzegli, nel
2004 Profondo Sud (Arti Grafiche, Ardore 2004).
Il paese del Sud, che è frequentemente il suo paese di Benestare, è
sempre al centro della sua poesia.
È poeta imbattibile, di statura
superiore, Franco Blèfari quando
rievoca e ricostruisce il paese con i
suoi riti, con i suoi costumi, con le
sue tradizioni, che non ci sono più.
L'ingiustizia sociale, la mancanza
di lavoro la ndrangheta hanno travolto il paese del Sud, che merita,
però, di essere salvato almeno
nella memoria.
E ciò fa Franco Blèfari, nell'ultima
sua opera Un paese di gesso (Arti
grafiche Edizioni, Ardore 2008).
Canto generale che mancava alla
poesia dialettale italiana.
CINEMA & MUSICA
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
Pubblichiamo il testo dell’ intervento
cinematografico di Giovanni Scarfò,
Direttore della Cineteca della
Calabria, al convegno su Campagne,
cultura, emigrazione nel pensiero di
Paolo Cinanni. che si è tenuto sabato
5 febbraio a Gerace, suo paese natio.
Militante del partito comunista
italiano e combattente nella
Resistenza, Cinanni è stato un
protagonista delle lotte contadine dal
1946 al 1953 e su questa esperienza ha
pubblicato importanti libri, tra i quali
Lotte per la terra e comunisti in
Calabria.Una fortissima amicizia lo ha
legato a Cesare Pavese, a cui si è
ispirata la coppia di cineasti francesi,
Jean Marie Straub e Danielle Huilliet
(foto), per realizzare il film Dalla nube
alla resistenza.
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Dalla nube alla resistenza
I registi hanno conosciuto Cinanni
all’Università di Urbino, dov’era
impegnato come docente,
coinvolgendolo nel film, in una
piccola parte. Tra l’altro Pavese si era
ispirato alla vita del suo amico
calabrese per il personaggio di Pablo
nel romanzo Il compagno.
DI GIOVANNI SCARFÒ
Gli autori del film Dalla nube alla resistenza,
diviso in due parti, entrambe ispirate a due
opere di Cesare Pavese, sono Jean Marie
Straub e Danielle Huillet, una coppia di
cineasti francesi, che dagli anni ‘7O vive stabilmente in Italia. Nella prima parte, girata
nella campagna pisana e ispirata ai Dialoghi
di Leucò, il film esplora, attraverso i dialoghi
tra uomini e dei della mitologia greca, temi
quali il potere, il destino, il dolore, la morte;
nella seconda parte, girata a S. Stefano
Belbo, ispirata a La luna e i falò, l’artigianomusicista Nuto e il Bastardo, rientrato dall’America nelle natie Langhe, ricordano e
discutono della vita di paese, di politica e
della Resistenza;una piccola partecipazione
è riservata anche a Cinanni, nel ruolo di se
stesso, per parlare di Terra e Resistenza.
Prima entrare nello specifico del film e della
tematica dei due autori, un accenno al rapporto cinema- resistenza, perché, “anche se
può sembrare eccesivo – ha scritto Massimo
Mida – si deve proprio al cinema la prima,
anche se ancora vaga e imprecisa, ribellione
alla chiusura autarchica e culturale del fascismo; e il primo impulso trovò le motivazioni
Vinci
il Cinema
Vinci un biglietto per il film “Vallanzasca”
rispondendo alla nostra domanda
sull’ultimo film di Michele Placido
[email protected]
nel cinema americano, espressione di un
mondo diverso, pur nella sua finzione assoluta”. Ci poniamo due domande: 1) come si
configurava la posizione degli scrittori, degli
intellettuali e dei registi che poi praticarono
il neorealismo nella letteratura, nel cinema e
nelle arti figurative? 2) quali le ragioni del
rapido esaurimento della stagione neorealista? Per rimanere nell’ambito del cinema, il
neorealismo, se da una parte rispondeva a
una coscienza storica diffusa, dall’altra ogni
autore seguiva la propria inclinazione: “c’era
un’ala neorealista di orientamento marxisteggiante – ha scritto Vittorio Spinazzola più attenta ai conflitti di classe e ai dati di
materialità economica e c’era un’ala liberaldemocratica più sensibile soprattutto ai valori di dignità della persona nei suoi diritti elementari, d’importanza morale e religiosa”. E
se le motivazioni della sua breve stagione
vanno anche ricercate negli ostacoli posti
dalla politica governativa dell’epoca, non
bisogna dimenticare “che il movimento
degli autori non riuscì a tradurre l’etica neorealista in una estetica cinematografica”, ha
scritto Lino Miccichè. Non c’è dubbio
comunque che antifascismo, resistenza e
realismo siano stati termini e fenomeni stret-
SUNSET BOULEVARD
Saranno premiate con un biglietto gratis
le prime due mail con la risposta corretta
di Antonio Falcone
Due per la strada (1967) Titolo originale: Two For The Road
S
Qual’è il soprannome di Renato
Vallanzasca?
tamente collegati, in quanto il realismo, più
che una corrente o un aspetto dell’arte, è
stato un atteggiamento morale che affondava le sue radici in esperienze quali la Resistenza. Sono stati circa 150 i film realizzati, in
modo diretto e indiretto, sino al 2000, sulla
Resistenza, senza diventare né un genere
popolare, come il western, né un filone storico al quale ispirarsi: il western è stato il
genere dell’Identità americana, accettato da
tutti; la Resistenza no, oggi più di ieri. Ma i
film di Straub - Huillet sono essi stessa Resistenza, opponendosi alla narratività e ai
modelli di produzione imperanti, al cinema
prettamente tecnologico e a quei film in cui
la narrazione divora le immagini: il loro
primo lungometraggio Cronaca di Anna
Maddalena Bach, si apre con questa didascalia: Fare la rivoluzione è anche rimettere a
posto cose molto antiche ma dimenticate, cioè
rimettere in gioco il metodo della dialettica
dell’immagine, della parola, del suono, dell’attore, dello spazio e del tempo; sono pessimisti sul presente e sul futuro del cinema,
convinti che l’unica attività possibile oggi per
un cineasta sia quella di resistere individualmente in attesa di tempi migliori. Conducono una vita austera e cercano di fare sempre
quello che ritengono giusto, senza tener
conto del mercato e dei consigli di amici,
produttori e distributori: per loro l’estetica
non esiste se non è “un’estetica della resistenza” . Il loro cinema non cerca la competizione, ma una sincerità assoluta nel rapporto con il pubblico, visto non come spettatore
classico, ma soggetto complice, capace
potenzialmente di mettersi in gioco, ma, allo
stesso tempo, è un cinema troppo semplice
per essere accettato da un pubblico abituato a ben altro, rifiutando qualsiasi effetto
speciale, per andare al cuore dei problemi
del presente e del futuro degli uomini. I loro
film partono sempre da un testo letterario
(Boll, Brecht, Pavese, Vittorini, Kafka, Fortini, ma anche Schomberg e Bach) per arrivare ad un altro testo, che è quello del cinema
fatto di inquadrature, di paesaggi, di luce e di
parole, però mai recitate con la tecnica delle
scuole di recitazioni, bensì soltanto “citate”
dall’attore, con una recitazione classica ma
non perfetta, priva di emozioni che non
siano quelle del suo agire senza rete, impegnato in lunghi monologhi, detti restando
immobile e spesso guardando obliquamente
l’obiettivo. Naturalmente è un cinema che si
attira anche le accuse di essere teatrale,saggistico, letterario, da laboratorio e per moltissimi spettatori, infatti, i film della coppia
risultano complicati, ma non per quello che
si dice o si fa, ma per la difficoltà ad accettare un certo modo di “vedere”, per la difficoltà di “aprirsi” nei confronti di una esperienza, per la difficoltà di lasciarsi “invadere”
da essi: “invasione”, dunque, piuttosto che
“evasione”, alla quale ci sta abituando sempre più la televisione, pubblica e privata. Ma,
paradossalmente, è ancora peggio dire a
Stroub che i suoi film ci piacciono. Egli infatti ha sempre ostacolato la critica che veicolava l’importanza del suo cinema all’interno di
una cerchia ristretta di spettatori, i cosiddetti cinefili per intenderci, perché ha sempre
avuto timore degli atteggiamenti snob che
avrebbero snaturato la sua opera. Concludendo, Stroube e Huillet sono gli autori che
sembrano percorrere con maggiore coerenza la strada , semplice e terribile, invocata da
Bunuel: fare film capaci di ricordare che non
viviamo nel migliore dei modi possibili.
tanley Donen (Columbia, 1924), insignito nel'98 dall'Academy di un Oscar alla carriera, rientra nel novero dei grandi registi dimenticati, tutt'al
più ricordato come “regista di genere”, riferendosi essenzialmente ai suoi musical e sorvolando su quella poliedricità che gli ha permesso, spesso attraverso intuizioni geniali, di lasciarci altre opere impeccabili nella loro raffinata costruzione, curiosamente simili nel loro andamento generale ad una felice partitura musicale. L'esordio avviene nel '49, Un giorno a New York, trovando conferma del suo talento con Cantando sotto la
pioggia, '52, e Sette spose per sette fratelli, tramite i quali il musical “diviene opera, inteso non come puro veicolo di spettacolo, ma come sistema
autonomo, struttura cinematografica che affida la sua impronta autoriale non alle componenti esteriori della sua costruzione, ma ad un rapporto stretto e problematico fra livello narrativo e livello caratterizzante” (Franco la Polla, Sogno e realtà americana nel cinema di Hollywood, 2004,
Ed. Il Castoro). Tale indubbio merito non deve però far dimenticare commedie insolite quali Indiscreto, '58, L'erba del vicino è sempre più verde
e Due per la strada, analizzata in quest'articolo, un titolo spesso trascurato nella filmografia di Audrey Hepburn, a tutt'oggi un piccolo, raffinato,
gioiello di regia, pur tra qualche virtuosismo e compiacimento, sceneggiatura (Frederic Raphael) dai dialoghi brillanti, e recitazione, in qualche
modo archetipo di molte commedie romantiche moderne. Mark (Albert Finney) e Joanna Wallace (Hepburn), coppia benestante inglese, attraversano in auto il Sud della Francia, gli stessi luoghi dove 12 anni prima si erano conosciuti ed innamorati; il loro rapporto è in crisi, lui, affermato architetto, è sin troppo preso dal suo lavoro, ha avuto qualche fugace avventura, e sembra ormai indifferente ad un tentativo di riconciliazione, lei nonostante i litigi, le frasi cattive, avverte ancora un forte legame con il marito e una momentanea sbandata con un altro uomo non
ha fatto altro che rafforzarlo. Il rivedere a distanza di anni i posti dove si erano amati, ripensando alla giovanile spensieratezza e felicità, farà sì
che Joanna e Mark riescano a ritrovare quel minimo di affinità caratteriale sul quale si basava e si basa ancora il loro amore,sfidando il tempo
nella difficoltà di mantenerlo vivo dopo tanti anni. Miscelando commedia, dramma e romanticismo e stemperando umorismo e passione, ogni
elemento elegantemente e perfettamente integrato, mai dominante l'uno a scapito dell'altro, con Two for the road Donen riesce ad offrire allo
stesso tempo sia un'elegiaca sensazione del tempo che passa, dando in fondo un senso al matrimonio, tra disillusione e speranza, sapide battute ed una compiuta caratterizzazione, anche psicologica, dei protagonisti (perfetti sia Finney che la sempre affascinante Hepburn), sia una
costruzione della storia ardita per il periodo, sviluppata su più linee parallele, spezzando la logica consecuzione temporale, plasmandola alle esigenze narrative, alternando senza alcuna soluzione di continuità passato e presente, metaforizzandone la rilevanza dei vari eventi sulle persone; da ricordare infine il tema musicale di Henry Mancini, insieme alla calda e luminosa fotografia di Christopher Challis.
CURIOSITÀ
N
CINEMA & MUSICA
ARRIVA IL DVD 48 ORE USA E GETTA
asce il Dvd 48 ore, il nuovo supporto homevideo usa e getta distribuito da 01 Distribution. Il disco usa e getta si utilizza a tempo
limitato: il contenuto si puo' visionare innumerevoli volte nelle 48 ore successive all'inserimento del disco nel lettore. La custodia
del dvd puo' essere eliminata in qualsiasi momento, dopo ore, giorni o anni dall'acquisto, ma il contenuto del disco si cancella automaticamente solo a partire dalla 48ma ora dopo l'inserimento del Dvd nel lettore.
Andiamo
al
Cinema
MULTISALA LUMIERE
Reggio Calabria, info: 0965/ 51036
SALA DE CURTIS
Venerdì 18 febbraio presso il “Palazzo della Cultura” di Locri , alle ore 18,30
verrà messo in scena “Aspettando ancora Garibaldi”, uno spettacolo, per
raccontare ciò che i libri di scuola non dicono, allestito e diretto da
Gregorio Calabretta, autore e regista calabrese.
I fantastici viaggi di Gulliver 3D / 16:15
Sanctum 3D / 18:00-20:00-22:15
SALA SORDI
Qualunquemente / 16:00-18:10-20.20- 22:30
SALA DE SICA
Gianni e le donne / 16:30- 18:45-21:00- 23:00
Un viaggio in Calabria dall’Unità d’Italia ad oggi
storiografi. Un’invasione delle regioni meridionali senza dichiarazione di guerra, con migliaia di sventurati uccisi e mutilati per salvare l'apparenza della dignità militare. La più grave ferita- come
affermato dallo storico Luzzato- del Risorgimento . Non libertà,
quindi, ma sottomissione del meridione, la cui originaria denominazione era Italia, al nord!
“La sconfitta più grande per noi meridionali causata dall’Unità,
afferma Gregorio Calabretta, è stata la perdita della nostra identità culturale, il senso di appartenenza che
rende gli uomini orgogliosi della propria terra.
Vi sono due modi per cancellare l’identità di
un popolo: il primo è di distruggere la sua
memoria storica, il secondo è di sradicarlo
dalla propria terra. Noi meridionali li abbiamo
subiti entrambi”, ma conclude: "Sono molto
contento di rappresentare il mio spettacolo nel
“Palazzo della Cultura”. Ringrazio a riguardo
tutta l'Amministrazione Comunale, il Sindaco
Macrì, e l'Assessore alla Cultura, Prof. Commisso che molto si è prodigato facendo il possibile per portare il mio spettacolo nella sua
bella cittadina. Ringrazio inoltre i dirigenti scolastici di Locri, i docenti e gli studenti che
venerdì mattina verranno ad immergersi in
questo viaggio lungo 150 anni di unità d'Italia
ed a fine spettacolo sarò lieto di incontrarli e
rispondere alle loro domande sul mio spettacolo". E, altrettanto soddisfatto l'assessore
Commisso, dichiara : “ La verità storica deve
unire, non dividere”.
Una rappresentazione come mezzo dunque,
non solo per far conoscere la realtà storica del Regno delle due
Sicilie, né per un'eventuale secessione, ma come stimolo affinchè
tutti noi meridionali possiamo essere fieri di esserlo e sentirci italiani!
Marilene Bonavita
Un lungo percorso attraverso la vera storia, con reali documentazioni e letture, tra le quali quelle dello storico Zitara. Il racconto della
storia di tre generazioni di una famiglia calabrese, minuzioso e ricco
di pathos, che arriva dritto nel cuore degli spettatori. Un viaggio in
Calabria dall'Unità d'Italia ad oggi, dall’arrivo dei garibaldini nel
1860 all’eccidio dei braccianti di Torre Melissa che reclamavano le
terre. Un dialogo che fa percepire come vedono i meridionali i 150
anni dell’Unità D’Italia. “ Tutto il nostro benessere lo dobbiamo a
chi decise di annetterci. Si,perché dopo il passaggio di Peppino Garibaldi, le cose per noi
cambiarono improvvisamente” Queste le
prime battute di un monologo con il quale si
inizia a raccontare la storia di Ciccio Barbaro,
della sua vita a Pandora, della storia parallela
di Vittorio Emanuele e dei milioni di debiti
dei Savoia. Ma chi era veramente quest'uomo
descritto dalla storia come l'Eroe dei due
mondi? George Sand lo descriveva come un
uomo buono e risoluto, ma fatto per comandare; un uomo che non poteva che governare
uomini liberi. Ma ciò che più infiammava i
cuori del popolo era il pensiero di questo giovane generale in camicia rossa e mantello grigio-azzurro che aveva combattuto per la
libertà umana. Era nato in una terra dove il
senso nazionale era esasperato: a Nizza, nel
1807. A quell'epoca Nizza apparteneva ai
francesi.
Gregorio Calabretta
E dunque questo nostro amato italiano altro
non era che un francese. Divenne poi un “fratello” a Marsiglia grazie a Mazzini, e grazie a
Mazzini iniziò la sua “lotta contro i barbari, dichiarandosi giudice ,
interprete dei diritti del popolo nel volere una repubblica democratica unitaria.
Quella che fu poi la leggenda dei Mille,era solo un intreccio di vari
interessi economici e retroscene politiche mai messe in luce dagli
Epizephiry
Film Lab dà il
via al casting
per In una sera
di sole
CINEMA NUOVA PERGOLA
Reggio Calabria, info: 0965/ 21515
Burlesque / 16:00-18:10-20:20-22:30
CINEMA ODEON
Reggio Calabria, info: 0965/ 898168
Femmine contro maschi / 16:00- 18:00-20:0022:00
CINEMA AURORA
Reggio Calabria, info: 0965/ 45373
Immaturi / 16:00-18:10-20:20-22:30
CINEMA GARIBALDI
Polistena, info: 0966/ 932622
Qualunquemente / 15:30-17:30-19:45-22:00
CINEMA POLITEAMA
Gioia Tauro, info: 0966/ 51498
Qualunquemente / 18:00-21:15
CINEMA MODERNO
Vibo Valentia, info: 0963/ 41173
Che bella giornata / 16:00-17:50-19:40-21:30
Immaturi / 17:45-19:30-21:45
Le avventure di Sammy / 16:00
Qualunquemente / 16:00-17:50-19:40-21:30
CINEMA NUOVO
Siderno, info: 0964/ 342776
Immaturi/ 16:00-18:00-20:00
Vallanzasca -Gli angeli del male / 22:00
CINEMA GOLDEN
Roccella J. info: 0964/ 85409 - 333/7672151
Sarà prodotto da Azulejos International e
da Epizephiry Film Lab (laboratorio
audiovisivo di Epizephiry International
Film Festival) il cortometraggio In una sera
di sole scritto e diretto dal regista Giuseppe Pizzo (vincitore di EIFF 2010). Il film
sarà interamente girato in Calabria (nella
Locride) probabilmente nel mese di
Marzo o Aprile. Una storia che farà riflettere e discutere...
LA RECENSIONE
La direzione della fotografia sarà di Francisco Gaete Vega ed il montaggio sarà affidato a Alessandro Marinelli. Nel cast,
ancora in fase di completamento (previsti
anche Vincenzo Merolla, Antonio Rampino e Rosa Chiara Scaglione) Remo
Remotti nella parte principale, attore che
ha lavorato, tra gli altri, con Francis Ford
Coppola, Marco Bellocchio, Nanni
Moretti, Ettore Scola, i fratelli Taviani,
Werner Masten, Peter Ustinov, Nanni
Loy, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati, Antonello Salis e Carlo Verdone. Nell'ambito del casting per attori e comparse,
si selezioneranno: -Bambino 8-10 anni; Bambina 8-10 anni;-attrice 30-35 anni;attore 50-55 anni ;-attrice 50-60 anni.
Per proporsi, inviare foto o richiedere
info: [email protected] Tel. 339
4837149
di Antonio Falcone
Immaturi
M
SALA MASTROIANNI
Il discorso del re / 16:30-18:45- 22:30
olti nel corso della propria vita avranno sognato, almeno una volta, di dover rifare l'esame di maturità: la commissione composta da
persone sconosciute, la sensazione di sentirsi la testa come una lavagna bagnata, le mani sudate, la “salivazione leggermente azzerata”; quanti poi tra coloro che hanno un'età intorno ai 40 anni, o poco più, sono stati tentati nel dare una connotazione elegiaca ai
“mitici anni '80”, che poi di “mitico” hanno avuto la semplice circostanza di essere stati il teatro della nostra gioventù?
In tale ottica si muove Paolo Genovese con Immaturi, del quale è autore di regia, soggetto e sceneggiatura; la direzione morbida e
sobria, non invasiva né volta a particolari slanci, l'ambientazione curata e le buone prove recitative, offrono una “bella confezione”,
con qualche limite nell'ambito strettamente contenutistico, preferendo puntare non su un'analisi sociologica, o su un umorismo caustico e graffiante, nella tradizione della nostra commedia, ma su un'ironia leggera e garbata e sull'effetto nostalgia, volto quest'ultimo a far sì che un certo tipo di pubblico possa sentirsi coinvolto ed immedesimarsi, sino ad una sorta di catarsi auto assolutoria.
La voce narrante di Giorgio (Raoul Bova), psichiatra che convive felicemente con Marta (Luisa Ranieri), ci introduce nella vicenda, di come, a 20 anni di distanza dall'esame di maturità, lui e gli alunni di un liceo romano ricevano una lettera dal Ministero della
Pubblica Istruzione: causa la falsa laurea di un membro della commissione, dovranno risostenere l'esame; si ricostituisce così il gruppo di studio dell'epoca, il citato Giorgio, Lorenzo (Ricky Memphis), agente immobiliare che ancora vive con mamma (Giovanna
Ralli) e papà (Maurizio Mattioli), Luisa (Barbora Bobulova), manager separata con bimba, Francesca (Ambra Angioini), chef con
un problema di sesso dipendenza, Piero (Luca Bizzarri) dj incapace di gestire seriamente una relazione e Virgilio (Paolo Kessisoglu), la pecora nera. Sarà l'occasione per riscoprire il senso di molte cose, dalla consapevolezza di sé sino all'amicizia come valore
essenziale per continuare ad andare avanti, crescendo nella ricerca di una personale felicità. Se l'idea di base non è certo una novità,
anche nell'ambito cinematografico, lo è il modo di esporla:facendo leva sulla spontanea simpatia degli interpreti (particolarmente
riuscito il siparietto Menphis - Mattioli- Ralli, quasi un film nel film), Genovese punta più sulla citata mitizzazione del tempo che
fu, senza approfondire il gap generazionale o affrontare problematiche attuali, quali quelle lavorative, che spesso vanno di pari passo
con i disagi esistenziali di molti 40enni, “generazione di mezzo” che sembra aver avuto tutto dalla vita, affrontando le difficoltà tra
disillusione e malcelato cinismo; pur nella generale tendenza ad assecondare un intrattenimento leggero e non volgare, occorrerebbe dare a tali realizzazioni una caratterizzazione, estetica in primo luogo, ben precisa, perché si possa parlare definitivamente di
“nuovo cinema italiano”, opere autoriali a parte, altrimenti “tutto scorre” e non si strapperà altro che un “carino” a mezza bocca.
Rapunzel-L’intreccio della torre / 16:30-18:00
Vallanzasca -Gli angeli del male / 22:00
CINEMA VITTORIA
Locri, info: 339/7153696
L’orso Yoghi 3D / 16:00-18:00
Sanctum 3D / 20:00-22:00
Box office
Brizzi torna alla guerra dei sessi
(con Medusa) e vince la sfida al box
office. Debutta sul gradino più alto
del podio la seconda parte del dittico di "gender": con 3.846.589 di
euro e la più alta media per sala
(6.146 euro) Femmine contro
maschi scalza dalla vetta Qualunquemente (terzo con 1.554.489
euro) e precede l'altra commedia
targata Medusa Immaturi, seconda
con 1.816.379 euro. In quarta posizione troviamo il 3D de I fantastici
viaggi di Gulliver (1.030.675 euro),
mentre si tiene stretta la quinta Il
discorso del re (928.999 euro). Perdono terreno (sesto con 739.309
euro), Che bella giornata (settimo
con 666.652 euro, e un totale che
raggiunge i 42.778.913 euro), Vallanzasca - Gli angeli del male (ottavo con 253.670 euro) e Animals
United (nono con 204.833 euro).
Chiude la top ten Another Year
(177.877 euro al suo primo weekend
di programmazione). Fuori dai
primi dieci invece Biutiful di Alejandro González Iñárritu (tredicesimo
con 98.946 euro).
Varie
REGGIO CALABRIA
Ambrogio e l’impero tra
autorevolezza e autorità
Giovedì 17 febbraio, alle ore 17:00, presso la Chiesa di S. Maria della Candelora di Reggio Calabria,
l'Associazione Culturale Anassilaos congiuntamente con il Centrum Latinitatis Europae e l'Associazione Italiana Cultura Classica organizza l'incontro sul
tema Ambrogio e l'Impero tra autorevolezza e autorità, conversazione di Ugo Martino, Responsabile
del Centrum Latinitatis Europae e dell'Associazione Italiana di Cultura Classica.
Introduce Stefano Iorfida, Presidente Associazione
Anassilaos.
REGGIO CALABRIA
Arthur Rimbaud, il veggente
della post modernità
Lunedì 14 gennaio, alle ore 17:00, presso la Biblioteca Comunale Pietro De Nava di Reggio Calabria
il Centro Internazionale Scrittori della Calabria
organizza la conferenza Ciclo di Letteratura Mondiale: Francia Arthur Rimbaud, il veggente della post
modernità. Relatore: Gianluca Romeo - Filosofo.
REGGIO CALABRIA
I percorsi dell’Amore:
normalità e patologia
Il circolo culturale Rhegium Julii organizza per
giorno lunedì 14 febbraio, alle ore 17:00, in Piazza
Ortona, il convegno I percorsi dell'Amore: normalità e patologia. Amore dipendente, amore ossessivo, amore distruttivo, amore tossico, amore masochista amore sadico, amore sano, amore maturo:
incontro con l'autore Pasquale Romeo, psichiatra,
psicoterapeuta, scrittore e autore di:- Soli soli soli,
ed. Bietti Media, 2008- Amore e Caos, ed. Rubettino, 2008- Tradire, ed. Bastogi, 2008- Senza Legami,
ed. Armando, 2009- Maschio Addio, ed. Armando
2010.
AI CONFINI DEL SUD
Massimo Cusato, direttore
artistico della rassegna
interrotta nel 2008, ha deciso
con l'entusiasmo indomito
che lo distingue di superare
altri limiti e di ripartire. Ha
coinvolto delle persone
amiche, dalle professionalità
evidentemente fidate, quali i
responsabili del Cine
Vittoria, della FM eventi e
dello studio ARKè e, come
per miracolo, la cosa è
ripartita. Un
investimento
personale dei singoli,
questo sia ben chiaro,
con tutti i rischi
connessi, a favore
della comunità
Tu ed io - io e tu
CITTANOVA
Il difficile debutto del nuovo
regno. Il brigantaggio e la nascita
della Questione Meridionale
Nell' ambito del programma di incontri e di seminari di studio 150 anni di Storia Unitaria-Il contributo della Calabria e di Cittanova al processo di
unificazione nazionale (1861-2011), sabato 26 febbraio, alle ore 10:00, presso l' Auditorium Centro
Studi di Cittanova avrà luogo il dibattito Il difficile debutto del nuovo Regno: il Brigantaggio e la
nascita della Questione Meridionale, a cura del
Liceo Classico Statale “V. Gerace”. Moderatore
Teresa Crupi, relazioni a cura di Fabio Cupola,
Domenico Distilo, Francesco Tassone.
REGGIO CALABRIA
Lo spettacolo di Rocco Barbaro
A un anno di distanza dallo spettacolo Me ne fotto,
Rocco Barbaro torna nella sua Reggio, presentato
dall'Associazione Culturale Incontriamoci Sempre,
sabato 5 Marzo alle ore 21.00 all'Auditorium Don
Orione, con Che fine hai fatto Pete Best? una riflessione sulla sfigaggine, sulla sorte che a volte, perfidamente, si prende gioco di chi è già perdente.
38
Locri, continua il percorso
con musica e arte DOC
REGGIO CALABRIA
Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, presso la Sala D'Arte Le Muse di Reggio Calabria avrà luogo la conferenza Tu ed io - io e tu, conversazione con Giuseppe
Cartella - neuropsichiatra, Giovanna Cusmano - presidente della Commissione Regionale delle Pari
Opportunità, Rosalba Pristeri - docente Storia e
Filosofia, Valeria Nava - mediatore familiare.
A partire da oggi sino al 26, dalle ore 18:00 alle ore
20:00, sarà inoltre aperta al pubblico la mostra
Lingerie di ieri e di oggi, un secolo di biancheria intima, Collezione Pietrogrande Manganella.
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
opera di Luciano Pezzano
Ci sono situazioni strettamente legate ad un'idea di confine, perché
nascono, si evolvono fuori dalle
regole comuni, quasi fuori dalla
realtà in cui, come per caso, si esprimono. Sono ai margini non perché
siano marginali ma perché stanno
già oltre, abbracciando un campo
visivo che il limite rende possibile.
Una di queste situazioni è stato il
festival “Ai confini del sud”. E' stato
ed è ancora. Certe situazioni limite
hanno anche questa caratteristica:
stanno fuori dalla realtà non perché
non la comprendano ma perché
vogliono superarla e migliorarla; un
ragionamento, quello di chi le agisce, fatto con il cuore e coi sentimenti e non con certi parametri utilitaristici d'uso corrente. Ecco così
che Massimo Cusato, direttore artistico della rassegna interrotta nel
2008, ha deciso con l'entusiasmo
indomito che lo distingue di superare altri limiti e di ripartire. Ha coinvolto delle persone amiche, dalle
professionalità evidentemente fidate, quali i responsabili del Cine Vittoria, della FM eventi e dello studio
ARKè e, come per miracolo, la cosa
è ripartita. Un investimento personale dei singoli, questo sia ben chiaro, con tutti i rischi connessi, a favore della comunità. La formula per
ricominciare è nuova e si svilupperà,
a cadenza mensile, nel corso di stagioni diverse da quella estiva. L'idea
è quella di abbinare alla musica l'arte e, come annunciato nelle comunicazioni che sono state fatte, dal prossimo appuntamento avremo un concerto e una mostra d'arte di cui avrò
io stessa la cura. Vi aspettiamo al
palazzo della cultura, a Locri, che si
appresta a diventare - e in questi
giorni con le varie iniziative in programma, è piuttosto evidente - una
“casa culturale” della Locride.
Luogo di culture, direi, perché il
concetto di cultura contemporanea
è inevitabilmente complesso, stratificato, aperto a varie interpretazioni,
a vari livelli di espressione e conoscenza, di fruizione e condivisione.
Vorrei chiarire questo concetto,
tanto per intenderci sul significato
del percorso aperto, almeno per
quanto mi concerne, nella organizzazione e curatela della sezione
riguardante le arti visive.
E' evidente in questa fase storica, ed
in particolare nel quadro socio-politico del nostro paese, che la cultura
è soggetta a un processo di de-politicizzazione; l'attenzione si è spostata
dal processo di produzione a quello
del consumo. Di conseguenza, la
produzione di cultura e la sua distribuzione subiscono un forte livello di
incertezza col paradosso dell'eccedenza dei cosiddetti e/o presunti
creatori culturali, il che non assicura
la qualità dell'offerta. Assistiamo ad
una sorta di involuzione della produzione su un versante che predilige
l'azione tout court alla ricerca e alla
elaborazione, scambiando “l'azione” culturale col passatempo, e col
sempre maggiore impoverimento di
quanto rappresenta la migliore
società civile e le libere aspirazioni
individuali.
La cultura, in quanto prodotto,
influenza fornendo parametri di
riferimento, elaborando un insieme
di competenze, abitudini e stili con
cui gli attori sociali a loro volta
costruiscono sistemi di comporta-
Addio a Giovanni Bollea, padre della
moderna neuropsichiatria infantile
Giovanni Bollea (foto), il padre della moderna neuropsichiatria infantile, è morto domenica 6 febbraio al Policlinico Gemelli di Roma, dove era da tempo ricoverato.
Nato a Cigliano il 5 dicembre 1913, Bollea una volta laureatosi in medicina, nel 1938 si specializza in malattie
mentali. Nel dopoguerra frequenta un corso di specializzazione a Losanna di psichiatria infantile che lo porta
negli anni cinquanta a rivoluzionare la neuropsichiatria
infantile italiana, introducendo per la prima volta la psicoanalisi, la psicoterapia di gruppo e il lavoro d'équipe
nella storica clinica universitaria di Roma, dove sulla
porta di entrata si legge ancora il suo nome.
Bollea fu fondatore e direttore dell'Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli a Roma e primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile,
nonché promotore di innumerevoli iniziative a favore
dell'infanzia. Nel 2003 ricevette la laurea honoris causa
in Scienze dell'educazione dell'Università di Urbino e
nel 2004 gli fu conferito il premio alla carriera al Congresso mondiale di psichiatria e psicologia infantile di
Berlino. Fu membro del Comitato d'Onore del Premio
UNICEF - dalla parte dei bambini sin dalla sua istituzione nel 1999.
Oltre al compendio di neuropsichiatria infantile ed a più
di 250 lavori, ha pubblicato il bestseller “Le madri non
sbagliano mai” (Feltrinelli).
costruiscono sistemi di comportamento. Il principale modello culturale non
può restare quindi quello televisivo o
quello indotto dai media del sistema.
C'è assoluta necessità di differenziare i
modelli culturali, di elaborarli e di
estendere la produzione culturale
sulla base di una consapevolezza critica e partecipativa di tutti. E' pertanto
importante che si creino le possibilità
di fare e fruire cultura e che siano gli
addetti culturali a condurre, ciascuno
con le sue reali e accertate competenze, programmi che si prefiggano il
benessere e la partecipazione attiva
dei cittadini piuttosto che la crescita di
alcuni conti bancari. E' fondamentale
l'integrazione tra settore creativo, produzione e distribuzione. La cultura,
quindi, deve essere un insieme di elementi simbolici il cui contenuto e
altresì la forma siano espressione del
contesto sociale, ma in una misura
capace anche di superarne i limiti. Il
contesto di ricezione dei prodotti culturali è importante così come la condivisione di forme di interazione che
porta allo sviluppo di culture complesse. Che nella nostra cittadina ci sia una
casa della cultura è un fatto di rilievo
positivo: mi piacerebbe che diventasse
una vera casa delle culture; un luogo
di elaborazione indipendente da qualsiasi legaccio, con una semplice
magnifica parola d'ordine: qualità.
Che poi è ciò che con questo progetto,
rischiando sulle nostre forze, stiamo
ricercando, insieme con chi vorrà condividerci.
Tutto è possibile, quindi, grazie ai promotori che ho nominato e alla disponibilità dell'amministrazione locrese,
che, nello specifico, ha permesso l'utilizzo gratuito dell'auditorium; grazie a
radio Studio 54, alla Riviera e agli
sponsor. Una manifestazione ai confini non poteva trovare un modo migliore per iniziare. Abbiamo aperto coi
Live Tropical Fish e Sandra St Victors
e ora, il 27 febbraio, sarà la volta di
Paola Turci, una cantante tanto brava
quanto affermata a livello internazionale. Contestualmente al concerto,
sarà la mostra “Fiume di pietra” con le
opere di Luciano Pezzano, uno scultore che mi vanto di aver incoraggiato,
sconosciuto (ancora) quanto capace
rappresentante di una discreta schiera
di persone che nella Locride, quasi in
silenzio, cercano con la forza creativa
di superare i confini.
Marò D’Agostino
Reggio Calabria
Seminario del
Ciofs F.P.
Si è svolto nei giorni scorsi, presso la sede
reggina dell' ente di formazione professionale Ciofs F.P. Calabria, un Seminario
conclusivo di diffusione dei risultati del
progetto “Cuoco”, finanziato dalla
Regione Calabria e finalizzato all' assolvimento del diritto-dovere d' istruzione.
L' incontro, cui hanno partecipato Angela Elicio, Responsabile Gestione Servizi
del Ciofs F.P. nazionale, e Tilde Minasi,
assessore alle Politiche Sociali del
Comune di Reggio, moderate da Eva
Giumbo, ha illustrato gli esiti del progetto di formazione professionale, tramite
cui ben 12 ragazzi, seguiti dal Centro
reggino diretto da Raffaella Di Tella,
Il Palazzo della
Cultura di Locri
si appresta a
diventare, e in
questi giorni con
le iniziative in
programma è
piuttosto
evidente, una
“casa culturale”
della Locride
LIVE TROPICAL FISH AND SANDRA
MC VICTOR (24 GENNAIO 2011 )
PALAZZO DELLA CULTURA LOCRI
PAOLA TURCI
(Roma,12 settembre 1964)
cantautrice italiana
conseguiranno a breve la qualifica professionale di “cuoco”. Angela Elicio in particolare ha presentato i nuovi scenari nazionali della riforma del sistema educativo
italiano, che riconosce la possibilità da
parte dei giovani e delle loro famiglie di
iscriversi, subito dopo la scuola secondaria di primo grado, ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale di competenza delle Regioni svolti da Istituzioni
formative accreditate, allineando in tal
modo il nostro Paese alla realtà europea.
Ma - è quanto viene evidenziato durante
l' incontro - è necessario che vi sia al più
presto l' adeguamento del nuovo quadro
normativo in tutte le Regioni e Province
autonome, al fine di garantire a tutti i giovani italiani gli stessi diritti e le medesime
opportunità. All' evento hanno preso
parte, tra gli altri, Dirigenti scolastici,
Responsabili della Comunità Ministeriale
di Prima Accoglienza, Dirigenti e funzionari regionali e provinciali, rappresentanti del volontariato, nonché i docenti e tutti
i familiari dei partecipanti.Un primo
significativo traguardo professionale raggiunto attraverso anni di studio ma anche
tanta pratica, presso rinomate strutture
alberghiere che li hanno ospitati, facendo
acquisire ai ragazzi concrete competenze
ed esperienza. Ai quali, che per l' occasione hanno sostenuto un' ulteriore “prova”
preparando e offrendo un buffet ai presenti, resta da augurare “in bocca al lupo”,
con l' auspicio possano inserirsi e crescere
nel mondo del lavoro scelto.
Roccella, nuove guide
archeologiche crescono
Volge al termine il corso di studi organizzato
dal Centro di Formazione Professionale di
Roccella Jonica, che consentirà a 13 studenti
di ottenere la qualifica di “guida archeologica”. Quattro mesi or sono, il 20 settembre
2010, ha preso il via il percorso di formazione
che ha visto partecipi giovani provenienti da
svariati centri della locride, come Monasterace, Locri, Siderno, Ardore e alcuni, addirittura, con non pochi sacrifici, da Reggio Calabria. Sotto l'attenta supervisione della “sempre presente” Direttrice Michela Caroleo,
sono stati impartiti insegnamenti trasversali
particolarmente qualificanti, quali Storia dell'Arte, Epigrafia, Storia della Calabria, Geografia turistica, Cultura d'impresa, Sicurezza
sul lavoro, Legislazione turistica, Ecologia del
paesaggio, Inglese ed Informatica. E' stato
possibile, inoltre, grazie ai finanziamenti della
Provincia, approfondire direttamente “sul
campo” alcuni dei principali siti archeologici
della provincia di Reggio Calabria rivivendo
la storia antica di Hipponion (Vibo Valentia),
Locri Epizephiri, Gerace, Kaulon (Monasterace marina), Stilo. Il turismo dovrebbe essere, per una regione come la Calabria, un fattore importante su cui puntare. Chi intraprende, con professionalità, passione e consapevo-
lezza, il lavoro di guida archeologica nella
nostra terra, si deve prefiggere soprattutto lo
scopo di contribuire alla riscoperta e valorizzazione della civiltà Magno-Graeca, che con il
suo inestimabile patrimonio storico-culturale, artistico e monumentale, insieme alle risorse produttive e paesaggistiche, può ancora far
sperare le nuove generazioni in uno sviluppo
ecosostenibile ed ecocompatibile degno del
nostro glorioso passato.
Giancarlo Bova
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
40
il personaggio
B
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
41
ITALO GUALTIERI
PASQUINO CRUPI
ovalino. Fuori il vento, che
mai crolla, di Bovalino accarezza la superficie del mare
come per indurlo ad abbassare la cresta. Ma
il fosco amante, anche se appena occhieggiato
dalle stelle lontane, per una sua istintiva riservatezza, che ormai sembra rifugiarsi esclusivamente dove la vita germoglia nei fondali,
respinge la carezza. E continua il trionfo delle
sue onde che innalzano gobbe come i cammelli. Fa freddo, là fuori.
Dentro il Chirincito, allietato dalle fiamme
che già fecero alzare la fantasia del Verga di
Nedda, regna il tepore, guastato dalla voce del
sindaco di Torino, Chiamparino, che dal
salotto di Fazio ci indottrina , lui ,l’uomo produttivo del Nord, noi, le bocche senza testa del
Sud, che il federalismo finalmente eliminerà
le scuciture tra Alta e Bassa Italia. Meno male
che la voce molesta, di tanto in tanto prima,
più frequentemente dopo, viene sommersa
dal rumore gioioso dei bicchieri, che si urtano
nei brindisi.
La notte avanza verso la mezzanotte, che gli
asceti ed eremitici indicavano come l’ora del
diavolo . Poiché proprio a quella cruciale ora
le ossa sono stanche, il cervello è sonnacchioso, i sensi sono indeboliti per il sonno sopravveniente, e il diavolo ne approfitta per rapirci
l’anima. Ma Nicola La Barbera, narratore di
grande slancio; Sebastiano Primerano,
imprenditore gagliardo e giovane politico
nitrente; Giuseppe Marzano, docente alla
scuola media d’Ardore e , nel tempo libero,
consulente d’una banca locale che gli consente- sussuura- di guadagnare i soldi per la benzina; Mimmo Agostini, che lavora da anni
con sapienza all’abbattimento dell’analfabetismo di ritorno, e ultimo io tra cotanto senno:
orbene, noi, noi non corriamo pericolo. Noi
siamo lucciole che splendono solo di notte. Di
notte non abbiamo sonno. La nostra vigilanza
rivoluzionaria è a prova di bomba. Solo l’alba
feconda il sonno sulle nostre palpebre aperte.
Laggiù, in fondo al paese, in una casa diruta,
simbolo della diruta classe dominante, giace
Italo Gualtieri , avendo come unica coperta
l’ abito vecchio, che indossa, e che è tenuto
miracolosamente intero dall’opera indefessa
dell’ago . Il resto, contro il freddo, lo fa un
pastrano. Non dorme. Spia dalla finestra
senza vetri, dalla porta sgangherata, il primo
albeggiare per saltare sulla via, che è meno
fredda del suo antro. E già alle quattro del
mattino potrete vedere alla stazione ferroviaria questo vecchio rovistare tra i pacchi dei
giornali, appena usciti, ed estrarre la <Gazzetta del Sud>>.
Tale la sua esistenza raccontatami, lì, alla
fiamma del caminetto, da Mimmo Agostini e
da Sebastiano Primerano . E la curiosità mi
prese. E lui venne a me, nel cuore della notte,
accompagnato, dai due amici, smuovendosi
dal letto al sentire il mio nome, che a lui fu
dolce di ricordi.
Lui era stato comunista come me . Aveva
combattuto insieme ad altri comunisti e insieme ai compagni socialisti per rendere democratico il comune di Bovalino, che sembrava e
sembra beato di dondolare sull’altalena del
vecchio, che non muore, e che da elezione ad
elezione rinnova il suo volto con una passata
di vernice. E dalla bocca sdentata di quest’uomo, caduto nella lotta per la vita – era di
sabato e nessuno gli porse una mano- scorrevano memorie.
C’erano una volta i comunisti. Gianni Ruffo,
di famiglia eletta, ma comunista . “Comunista
aristocratico”, mi disse Italo con la sua intelligenza febbricitante. Pasqualino Primerano,
che ha lasciato un gioiello di letteratura pedagogica con il suo libro, Senoli. “Lui non era
comunista aristocratico”, disse il vecchio. Il
quale man mano che parlava assumeva il profilo solenne del Vegliardo, che somministra,
come i grani del rosario, i suoi ricordi, infiammati di sogno, per dire che c’ è ancora qualcosa da fare.
Chi è costui?
E l'anima risponde:
Un uomo
L A T O PA I A
Io l’avevo spento nella mia memoria . Lui, no.
E mi ricordava alla testa dei lavoratori. Mi
ricordava, lì, sulla piazza di Bovalino, prima
quasi deserta, poi via via fattasi fitta, affollata, tra rosse bandiere, ritto sul podio, parlare
d’una società di liberi e d’uguali, senza sfruttati e senza sfruttatori. E senza peli sulla lingua,
quando uscendo dall’avvenire lontano, martellavo impietosaente la piccola borghesia
locale, che aveva come sua unica ambizione
quella di diventare borghesia così come il
sacrestano s’aspettava un giorno o l’altro di
diventar prete.
Ma fu un punto quello che mi commosse :
quando mi rivelò che lui e altri compagni di
Bovalino mi seguivano e mi applaudivano da
comizio a comizio lungo e dentro i paesi della
Locride dove le donne di lavoro e di dolore, i
bambini senza giochi, i braccianti senza terra
aspettavano da noi comunisti il razzo del pensiero, che illuminava i tuguri, la parola, che,
tagliente come un rasoio, sfregiava il volto dei
grandi proprietari, ne rivelava il marcio della
loro ipocrita morale, e assumeva i proletari e i
figli del bisogno e della notte a protagonisti
dell’umanità nuova. Che non sarebbe arrivata.
Questo forse lo intuivano anche loro.
Ma che importava ? Ma per un’ora , per un’ora sola, in quell’ora che con i nostri discorsi
popolavamo la deserta terra di speranze, il
popolo degli stracci dimenticava tutto. Sparivano la miseria, l’oppressione sociale, il pane
che mancava e i figli che non potevano andare a scuola.
_______________________________________
Per un’ora , per un’ora sola, in
quell’ora che con i nostri
discorsi popolavamo la deserta
terra di speranze, il popolo
degli stracci dimenticava tutto.
Sparivano la miseria,
l’oppressione sociale, il pane che
mancava e i figli che non
potevano andare a scuola
_______________________________________
Il vecchio ricorda . Ricorda quest’uomo di
fede, che vive come un barbone, e che, come i
barboni, i quali non hanno nulla da vendere e
nulla da comprare, custodisce nella sua mente
i valori che fanno umana la società.
A scuola ci era andato. E sa tradurre ancora
senza vocabolario il greco e il latino. Ed ha
una ferma consapevolezza degli spiriti magni
della letteratura italiana. Cita Marx, Lenin,
Stalin, Togliatti. Stalin gli piaceva di meno, ma
era sempre un compagno.
Da qui in poi cala la saracinesca. Attende –ci
dice- la fidanzata che sta in Sicilia, e solo ostacolo all’amore suo è mammisa, la madre di
lei. Una fantasia. Per non perderla- ormai
siamo all’alba- scappa da noi per rifugiarsi nel
crepato letto. Per dormire e sognare. Il sonno
non viene, il sogno si apre sulle sue ferite e le
profuma.
Io ho incontrato un uomo. Un’anima. E
voglio dirlo ai nostri lettori parafrasando le
parole di Nicola Misasi, il capostipite del
romanzo calabrese.
O voi che mi leggete, che leggete questa narrazione, so bene che un incredulo sorriso vi
sfiora le labbra. Quale vantaggio ne trarrai ,
sento ronzarmi in giro? Nessuno, e con questo?
_______________________________________
Oggi non si crede più al
disinteresse, all’abnegazione, alla
virtù, alla costanza, alla saldezza
degli affetti, come vi crede il
derelitto Italo Gualtieri.
_______________________________________
So bene , caro Sindaco di Bovalino, che
oggi non si crede più al disinteresse,
all’abnegazione, alla virtù, alla costanza,
alla saldezza degli affetti, come vi crede il
derelitto Italo Gualtieri
So bene che non si riesce a comprendere
come nel cuore di uno, che vive come un
barbone, possa racchiudersi tanta virtù
di sacrifizio, tanta religione
di ricordo. Infatti, non lo comprendete
neppure voi, che pure foste educati
nelle scuole più di grido, e sapete di storia, di geografia, e avete un
buon corredo di frasi per parlare, per
scrivere , anche per dire che il bianco è
nero e che il nero è bianco, e che l’Onnipossente non sta nei cieli, ma nel cielo
d’Arcore.
_______________________________________
Un uomo vero costruisce la propria vita con le sue mani. Come
mai faranno gli omuncoli, anche
con la fascia tricolore, che, per
mantenersi in sella, strisciano la
lingua, come i serpenti, s’accovacciano, come cani dal pelo lucido, sul portone dei capi politici,
stanno in ginocchio, come i filistei
sul sepolcro imbiancato di Cristo.
_______________________________________
Eppure nel paesello di Bovalino la semplice storia va per le
bocche di tutti, e saremo umani, civili,
cristiani se ognuno di noi comincerà ad
additare in Italo Gualtieri una bella e
soave figura di uomo , che ogni mattina,
ben presto, parte da casa per le vie del
paese e torna la sera al
tramonto solo soletto, sdegnando di
stendere la mano.
Senza chiedere niente a nessuno. Senza
un lamento su quel soffio che gli portò il
cervello a fantasticare. Come sanno fare
solo gli uomini . I veri uomini.
Che il loro
destino se lo forgiano con le loro mani.
Come mai faranno gli omuncoli, anche
con la fascia tricolore, che, per mantenersi in sella, strisciano la lingua, come i serpenti, s’accovacciano, come cani dal pelo
lucido, sul portone dei capi politici, stanno in ginocchio, come i filistei sul sepolcro imbiancato di Cristo.
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la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
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Blob
la Riviera DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011
of the week
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...la classe non è acqua
Quelli della bonifica
piazzano la
staccionata e i
tamarri rubano i pali Dopo 25 anni di nuovo insieme
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Il dott. Giuseppe Falzone non tralascia mai l'amore
per la poesia. Ha ricevuto in passato il premio
“Città di Monza”. Il tema principale che lo appassiona è il tempo che trascorre velocemente, la natura che cambia col cambiare delle stagioni, lasciando nell'uomo solo ricordi belli e
non, ma comunque sempre da
rivivere. “Ricordi di una ragazza”… rimane solo un volto e gli
occhi che non seppero amare. Ed
è con questi sentimenti che rivolgiamo al nostro poeta sidernese
l'augurio di poter scrivere per
lunghi anni, per esprimere l'amore che ha verso il prossimo e che, nella sua professione di medico, ha sempre dimostrato.
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la Riviera DOMENICA 30 GENNAIO 2011
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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA
di Benjamin Boson
Il primo incontro con loro fu casuale, divennero poi la nostra passione.
Aspettavamo ogni anno che arrivassero le nuove studentesse americane.Gena mi sorride, in piedi davanti al letto, il telefono continua a
squillare ma lei non ci fa caso.
Abbassa le mani che stringono la
pistola e inizia a vestirsi. Alza le
braccia per indossare la maglietta, i
seni pesanti si sollevano e sotto
quello destro compare un ragno
colorato. Studio biologia, l’avevo
riconosciuto subito, è velenoso,
della famiglia dei loxosceles. Mi giro
a guardare Antonio, sdraiato accanto a me, ha gli occhi sbarrati diretti
sul soffitto.
Studiavamo a Bologna da quasi cinque anni, eravamo prossimi alla laurea, Antonio in giurisprudenza e io
in biologia. Tutto sommato potevamo considerarci bravi studenti. Sebbene provenissimo da un minuscolo
paese del meridione, eravamo
comunque riusciti a inserirci nella
realtà cosmopolita dell’università di
Bologna. Dopo lo studio la sera,
come tutti gli studenti, sciamavamo
per osterie, discoteche e vie del centro. Le occasioni di divertimento
non mancavano nella comunità studentesca, le feste erano continue. Se
uno si lasciava prendere dall’ambiente ci avrebbe messo dieci anni a
laurearsi e spesso accadeva.
Le prime americane le conoscemmo a settembre del terzo anno di
università.
Assistevamo a un concerto che si
svolgeva di sera in piazza Maggiore,
nel centro di Bologna. C’era un’enorme massa di giovani all’evento.
Arrivammo a musica iniziata, e
ascoltammo le canzoni dalle ultime
file. Ci appoggiammo con le spalle
al muro, rassegnati a sentire i brani
senza vedere gli artisti che si alternavano sul palco. Passò un po’ di
tempo, Antonio mi disse qualcosa.
Ripeté tre o quattro volte la frase a
causa del volume della musica,
prima che la comprendessi. Sorrisi
senza dargli retta. Dopo pochi
minuti tornò a insistere, “c’è una
sventola che ti fissa”.
Antonio, nel gioco del corteggiamento aveva sempre preferito fare
l’indifferente, così quando voleva
conoscere una ragazza mi convinceva ad abbordarla. Non appena
attaccavo bottone, lui si inseriva e
puntualmente mi fregava la conquista. Ogni volta che questo accadeva,
giuravo che non sarei più caduto nel
tranello ma quasi sempre ci ricascavo.
Quella sera mi misi in testa di tenere fede alla mia promessa. Antonio,
spazientito, mi afferrò il mento con
la mano, costringendomi a girarmi
in una certa direzione.
Incrociai degli occhi neri, che appartenevano a una venere dai lunghi capelli
castani. Una ragazza alta sul metro
e ottanta, con la vita sottile e seni e
fianchi prosperosi. Portava stivaletti
di pelle bianca pieni di lustrini, alti
sino alle ginocchia con i pantaloni
infilati dentro. Non poteva essere
italiana, mi dissi.
Distolsi lo sguardo intimorito.
Non resistetti a lungo, però, mi girai
di nuovo verso la ragazza. Ripetei
l’operazione quattro, cinque volte,
trovando sempre quegli splendidi
occhi neri intenti a fissarmi. Mi
guardai i vestiti, chiedendo ad Antonio se avessi qualcosa di strano,
ragazze del
Rhode Island
Le
Il primo incontro con loro fu casuale, divennero poi
la nostra passione. Quelle studentesse americane ci
avrebbero cambiato la vita...
niente! Per un attimo pensai che
la ragazza fosse stata testimone di
qualcuno dei numerosi lavoretti che
facevamo in giro per banche e uffici
postali, o che ci commissionavano i
nostri parenti dalla calabria, scartando subito l’ipotesi. Una così chi
avrebbe potuto dimenticarla.
Antonio cercò di convincermi ad
avvicinare la ragazza, ma non ci fu
verso.
Io ero tutt’altro che timido, ma la
bellezza della ragazza fu tale da
incutermi timore. Tanti degli studenti, in piazza quella sera, la notarono e parecchi provarono a farsi
sotto inutilmente, tutti i tentativi
venivano liquidati con qualche battuta e lunghi sorrisi indirizzati a me.
Mi decisi. Non avrei più girato la
testa da quella parte. Lo dissi ad
Antonio che si mise a imprecare.
Fu tutto inutile. Vidi un largo sorriso disegnarsi sul viso di Antonio e
intuii. Sentii una mano scuotermi la
spalla e mi girai.
“You look like a movie star” mi
disse la ragazza, con voce dolcemente gutturale, allungandomi la mano.
“I’m Nancy and I come from United States”.
Le strinsi la mano tesa, lungamente,
in silenzio. A rompere l’idillio che
stava diventando imbarazzante, se
non penoso, ci pensò Antonio, che
irruppe sulla scena facendo sfoggio
del suo discreto inglese. Diede
fondo a tutto il suo fascino, inutilmente. Nancy ebbe occhi solo per
me.
La ragazza iniziò a parlare in un italiano stentato,
facendo cenno a una persona di
avvicinarsi e presentandoci Tara, sua
compagna d’appartamento e
“
Studiavamo a
Bologna da cinque
anni, eravamo
prossimi alla
laurea... Dopo lo
studio la sera,
come tutti gli
studenti,
sciamavamo per
osterie, discoteche
e vie del centro
anch’essa americana. La seconda
ragazza era l’opposto, in quanto a
bellezza, di Nancy. Era alta come
l’amica ma non aveva le sue forme,
anzi il suo aspetto era ordinario,
quasi dimesso.
Senza nemmeno deciderlo, ci allontanammo dalla folla e dalla musica
ritrovandoci a passeggiare sulla via
Indipendenza. Ci dirigemmo verso
la stazione ferroviaria in fondo alla
strada, fermandoci in un chiosco a
bere qualcosa. Chiacchierammo
per quasi un’ora.
Le ragazze ci spiegarono di far parte
di un programma di studio organizzato dalla Brown University, un’università americana che portava i suoi
studenti in Italia ogni anno, a imparare l’italiano nell’ateneo di Bologna. Le americane erano arrivate
con un gruppo di una trentina di
studenti da una settimana e sarebbero rimaste per un anno nel capoluogo Emiliano.
Tara e Nancy condividevano un
appartamento situato nella cittadel-
la universitaria, vicino a casa nostra.
Si fece tardi e le americane vollero
rientrare.
Antonio
si
distrasse un attimo per pagare e si
ritrovò solo Tara. Ci vide già distanti, mano nella mano con Nancy, e
per la prima volta in vita sua si rassegnò a farmi da spalla. Ci dividemmo
davanti casa delle americane, in via
San Leonardo Vecchio. Nancy e io
ci scambiammo i numeri di telefono. Appena fummo a una certa
distanza, Antonio incominciò a
sbraitare.
“Se tu credi che
io ti regga il moccolo portandomi in
giro quel manico di scopa ti sbagli.
Per me l’esperienza con le americane è finita qui”. Ero troppo felice per rinfacciargli le innumerevoli
volte che avevo ricoperto per lui
quel ruolo. Mi lasciai sfuggire un
poco convincente
“va bene”
accompagnato da un sorriso di soddisfazione, e contento si mi misi a
correre verso casa inseguito da
Antonio, che non si sentiva affatto
rassicurato dalla risposta.
Il mattino successivo, prima che
scoccassero le otto, il telefono suonò
nell’elegante appartamento di piazza Aldrovandi che abitavamo.
Antonio uscì dal bagno e mi sorprese a rimettere, frettolosamente, a
posto la cornetta.
“Ho parlato con mia madre”, dissi.
Qualunque fosse stata l’ora del rientro a casa, la sera precedente, ogni
mattina ci presentavamo puntuali,
per l’apertura delle nove, davanti al
portone della biblioteca di Lettere e
Filosofia, in via Zamboni, dove
avremm passato l’intera giornata a
studiare fatta salva la pausa per il
pranzo. Uscimmo di casa con i libri
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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA
in mano e ci fermammo al bar dell’opera universitaria. Facemmo
colazione, come al solito, con cappuccino e bombolone alla nutella. A
pochi minuti dalle nove fummo
davanti all’ingresso della sala studio.
Accendemmo una sigaretta a testa,
in attesa dell’apertura.
Antonio le vide per primo, arrivavano sorridenti e a passo svelto per
paura di essere in ritardo. Cercò di
girarsi e andar via ma gli agguantai il
collo della giacca, trattenendolo.
Studiammo insieme a Nancy e Tara
sino alle tredici e poi andammo a
pranzare alla mensa universitaria di
piazza Puntoni. Antonio rimase
mogio per tutta la mattinata, non
aveva quasi mai guardato in faccia le
americane, solo a me dedicò qualche silenziosa occhiata di minaccia.
Quell’atteggiamento non era nel
suo carattere e così dopo un po’
mise da parte il muso. Pranzammo
allegramente e ad aumentare il
buon umore di Antonio ci pensarono le ragazze.
Avrebbero dato una festa quella
sera e ci sarebbero stati tutti i compagni di corso americani, e gli unici
italiani invitati eravamo noi due.
Mettemmo da parte i libri, e nel
primo pomeriggio e ci dedicammo
ai preparativi per la festa. Andammo in macchina a far spese, tornando a casa carichi come muli.
Le americane avevano un appartamento molto grande con due bagni,
due ampie camere da letto e una
cucina e un salone enormi. Alle
venti incominciarono ad arrivare gli
ospiti. A ogni trillo di campanello
Antonio correva sempre più contento ad aprire la porta.
Gli invitati erano una trentina, quasi
tutte ragazze e per lo più carine.
Antonio per tutta la durata della
festa prese con discrezione gli indirizzi e i numeri di telefono delle studentesse più belle. Da quella sera io
incominciai a dormire da Nancy e
Antonio dovette abituarsi a rientrare a casa da solo. Da quello che le
ragazze ci avevano spiegato si era
capito che le americane erano al
primo anno di università, tutte sui
diciannove anni. Fra di loro pochissime si conoscevano, si erano quasi
tutte incontrate per la prima volta in
Italia. La Brown University, che
organizzava i corsi di studio a Bologna, era l’università di Providence la
capitale del Rhode Island lo stato
più piccolo della confederazione
americana. Già Providence era una
piccola città e le ragazze, in maggioranza, provenivano dalle cittadine
nei suoi dintorni, Warwich, Cronston o Pawtucket. Erano figlie della
media borghesia di provincia, ricca e
puritana. Agli antipodi dalle smali-
“
Facevano parte di
un programma
organizzato dalla
Brown University,
venivano qui per
imparare l’italiano.
Erano arrivate con
un gruppo di una
trentina di studenti...
sarebbero rimaste
per un anno...
ziate e altezzose ragazze bolognesi,
avevano una ingenuità e una semplicità disarmanti. Qualità che purtroppo avrebbero perduto man
mano che si fossero scontrate con la
sofisticata realtà, dei rapporti interpersonali, italiana. Così mentre io
mi persi nell’amore, ricambiato, per
Nancy. Antonio ogni sera, dopo
averci salutato, iniziava a fare il giro
degli appartamenti delle sprovvedute ragazze del Rhode Island. Ogni
mattina si presentava puntuale in
biblioteca, passava la giornata con
Tara, Nancy e me. Ci accompagnava
a casa, mangiava qualcosa con noi,
montava in macchina e spariva. Io e
Nancy vivevamo nel nostro mondo.
Tara lo accompagnava alla porta
rassegnata, con la segreta e sempre
più flebile speranza che si fermasse,
conoscendo le sue frequentazioni
notturne. Fece strage di cuori fra le
americane, sino a quando queste si
italianizzarono e ne scoprirono il
gioco. E così dopo un paio di mesi
prese a fermarsi a casa di Nancy e
Tara sino a tarda sera. A volte rimaneva a dormire, sul divano del soggiorno. Io e Nancy nemmeno
notammo la novità, solo Tara fu felice. Una sera, sul tardi, il campanello
iniziò a trillare. Non era mai successo che le ragazze avessero visite a
quell’ora. Io e Antonio ci guardammo, allarmati, in faccia. Tara andò
ad aprire. Si sentirono delle voci
alterate, in inglese. Quattro studentesse americane comparvero nel
salone insieme a Tara. Alla vista di
Antonio divennero isteriche, iniziando a rovesciargli addosso ogni
genere di improperi. Gli si volevano
lanciare contro ma Tara divenne un
mastino, rispondendo agl’insulti e a
ogni spinta. Ci volle quasi un’ora
prima che la ragazza avesse ragione
sulle assalitrici. Le rabbonì, convincendole ad andarsene. Dopo averle
accompagnate alla porta tornò nel
salone, con uno sguardo omicida
indirizzato ad Antonio. Gli andò
vicino, puntandogli un dito in faccia,
minacciosa. Lui le fece uno sguardo
dolce e lei scoppiò a ridere.
Nancy e io restammo immobili, non
riuscendo a capire nulla se non che
Antonio l’aveva combinata grossa.
Così ci pensò Tara a mettere, con
gusto, in piazza i fatti del casanova
spiegandoci che mentre noi eravamo vissuti per mesi su un altro pianeta, Antonio era rimasto sulla terra
e aveva frequentato i letti di una
decina di studentesse americane. A
tutte aveva dichiarato il proprio
amore e poi era scomparso. Le
ragazze si erano finalmente svegliate e avevano capito che il loro spasimante era un bugiardo spudorato,
ora nessuna lo avrebbe voluto più
vedere. Il tratto drammatico della
vicenda era che otto di loro, prima
dell’incontro con Antonio, erano
assolutamente illibate. Solo la promessa di amore eterno era riuscita a
vincere la resistenza delle studentesse.
Antonio provò a difendersi, dicendo
che erano state le ragazze ad averlo
usato, volevano disinibirsi e tornare
donne in America. Come poteva
immaginarsi che da una nazione
così moderna sarebbero potute arrivare tutte quelle verginelle? Neanche fossero uscite fuori da un collegio di educande calabresi.
L’anno passò in fretta, e si aggiunse
la nona vergine alle otto precedenti.
Si, perché alla fine Antonio dal divano passò al letto di Tara e questa lo
ebbe tutto per sé, o quasi, il rubacuori. E io pensai con nostalgia a
Nancy. Il nostro fu un grande amore
ma dopo il ritorno di lei in America
la distanza, lentamente, sopì la passione. Ogni tanto ci sentivamo al
telefono, la magia però non c’era
più. La passione per le americane,
però, proseguì. A ogni settembre
successivo andammo al concerto di
piazza Maggiore, ad attendere l’arrivo delle nuove e ingenue studentesse del Rhode Island.
Gena non l’abbiamo incontrata a
piazza Maggiore, ieri sera s’è seduta
al nostro tavolo, senza che noi l’avessimo cercata. E’ venuta con noi a
casa e si è infilata nel letto in mezzo
a me e Antonio. E’ stata una notte
di sesso sfrenato. Anche lei è americana, ma viene da New York. Non
deve essere una sprovveduta. Sa
sparare e Antonio ha un buco in
fronte, e di questa conquista non se
ne potrà vantare. Io sono stato svegliato dal telefono, ho fatto per
alzarmi e la pallottola di Gena mi ha
colpito in mezzo al petto. Lei sta
lasciando che io la veda rivestirsi, sa
che non c’è bisogno del colpo di grazia. Fra un po’ anche i miei occhi
guarderanno il soffitto, sbarrati. Il
telefono continua a squillare, immagino la disperazione in faccia di chi
sta cercando di avvertirci. E’ arrivato tardi. E Gena fa il nostro stesso
lavoro, e non ci ha sparato per vendicare le ragazze sedotte da Antonio. Nostro nonno c’è lo diceva sempre: “svegliatevi presto, e sorprendete il mondo, prima che il mondo
vi sorprenda. Se avete una doppia
vita, se avete fatto scorrere il sangue,
non potrete dormire a lungo”.
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Associato a :
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47
Hanno collaborato
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Rechichi, Benjamin Boson, Vincenzo Papa, Nik Spatari, Antonio La Tella, Luca Marino, Maria Giovanna Cogliandro,
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L’oroscopo
di Benjamin Boson
IL FIGLIO
DELL’ARCOBALENO
Ci ho pensato parecchio, prima di decidermi. E
penso di stare per fare la cosa giusta. Avrò
bisogno di voi anche per il futuro, magari vi
chiederò una mano. In fondo adesso è parecchio tempo che mi seguite, fedelmente. Siete
stati bravi, soprattutto avete tenuto l'acqua in
bocca. Nessuno di voi ha soffiato, tanto è vero
che i matons mi sorridono tranquilli, pensando
di avere davanti un vecchio coglione. Nessun
immagina lo scherzo che gli stiamo preparando. Così oggi mi sento in vena di confidenze,
ulteriori. Vi svelo il mio vero nome, sono sempre Benjamin, ma non mi chiamo Boson. Sono
il figlio dell'arcobaleno, Bowson è il mio vero
cognome. Quello che più conta è, però, il
soprannome che porto: non solo ve lo dico, vi
spiegherò anche come è nato. Mister B, quando i francesi mi ripescarono in mare, seduto
all'albero del mio veliero, avevano indirizzato il
mio corpo all'obitorio. Per scrupolo un medico
mi volle visitare, prima di farmi chiudere in una
bara. Vivo, ero vivo, nonostante una pallottola
in testa e una settimana passata alla deriva nel
mediterraneo, sopra l'Insomniac. A Marsiglia
mi infilarono in un ospedale, mi tapparono il
buco all'osso occipitale e dopo un paio di mesi
mi dichiararono fuori pericolo. Quando arrivarono i gendarmi a presentarmi il conto, per la
tonnellata di coca stivata nella mia barca, una
dottoressa, inorridita all'idea che quel povero
relitto sarebbe stato rinchiuso a vita in una prigione, prese a interrogarmi per dimostrare ai
flicks che non c'ero con la testa. “Come si chiama?” mi chiese. Io aprii la bocca, convinto di
conoscere il mio nome, “b .. b ..” dissi. Domanda e risposta si ripeterono per un po'. Poi, il più
alto in grado degli sbirri scoppio a ridere, mi
strinse i ferri ai polsi, “mister B” disse “imparerai che a Fleury non serve ricordarsi chi si è
stati, e il nome non ha un senso”. E invece,
amici, ricordatevi che il nome ha sempre un
senso. E l'arcobaleno salirà al cielo, e scenderà
dall'altro lato dove, ad attenderlo, ci sarà un
vaso pieno d'oro. Continuate a tacere, il cammino è lungo e i colori dell'iride saranno belli
da vedere.
ARIETE
Siate pronti a raccogliere i frutti della vostra
pazienza. Sarete romantici, pieni di idee e di progetti. Avrete tutti ai vostri piedi, trovando impiego
come commessi in un negozio di calzature.
L'attività più faticosa sarà quella di scegliere con
chi condividere il sesso più sfrenato e maialesco.
TORO
Coltivate le vostre capacità di comunicazione
o, in alternativa, forse migliore, un bell’orticello. Via alla meditazione, sperimentando a
quale numero riuscirete ad arrivare contando
ad alta voce, come estrema prova della vostra
pazienza. Mille, mille e uno, mille e due...
GEMELLI
Invece che impegnarvi nel cercare la magagna
nascosta, che tanto prima o poi arriverà, concedetevi del tempo per capire quanto le vostre
idee creative possano realizzarsi. Due anni
dovrebbero bastare. Periodo davvero interessante, non c’ è che dire.
CANCRO
Se nessuno vi farà battere il cuore, neanche il
fatidico giorno di San Valentino, dopo tanti
anni dovrete farvene una ragione: “Niente è
per sempre”, ma in tal caso... Visto che anche
l’attività lavorativa va male, ritiratevi a vita
eremitica, il mondo ve ne sarà comunque
grato.
LEONE
Inizierete a sentirvi bene, con tanta voglia di
fare e di conquistare, ma sempre tremendamente egocentrici. Provate a concedervi, generosamente, iniziando con amici e conoscenti,
purchè paghino, che ve ne frega? In poco
tempo, sapendoci fare, potrete campare di rendita, come la storia recente insegna.
VERGINE
Se il mondo dovesse apparirvi imperfetto,
via ad ogni dubbio ed incertezza. Il mondo è
proprio così, forse anche peggio, non sempre
così attento ai particolari quanto lo siete voi.
Sorridete e il mondo sorriderà con voi, piangete e vi ritroverete soli tra le macerie.
BILANCIA
E' il momento giusto per tenere a freno la lingua, in ogni campo di vita, anche quello amoroso: il partner al momento potrebbe non gradire, pur apprrezando le vostre capacità.Sembra che tutto stenti a prendere la dovuta svolta, tranquilli, non è una semplice impressione.
SAGITTARIO
Molti i cuori infranti sotto questo segno:ci
sono persone che soffrono da anni, altre da
due minuti. Il sesso resta comunque a portata di mano, basta sapersi accontentare.
Al momento nessuna concreta possibilità di
innamorarvi, nè a breve nè a lunga distanza,
rassegnatevi e dedicatevi a voi stessi, ancora
una volta.
ACQUARIO
Niente andrà per il verso giusto, mancherete
di qualsiasi energia, per non parlare del fascino ormai in caduta libera. Nonostante ciò. vi
saranno impreviste aperture in ambito erotico,
approfittatene, suinamente o conigliamente, a
seconda delle circostanze.
SCORPIONE
Pericolosamente affascinanti e intuitivi, userete il vostro charme per i vostri fini, anche in
ambito lavorativo. Bravi. Eviterete ogni tipo
di strategia o piano di conquista, lasciando
fare tutto alla vostra estrema spontaneità e
competenza suinesca.
CAPRICORNO
Iniziate pure a lamentarvi: l'energia va diminuendo, anche e soprattutto in ambito sessuale e non ci saranno pilloline miracolose o cibi
afrodisiaci che tengano. Continuerete a non
capire la situazione che vi circonda, nè troverete qualcuno che ve la spieghi. Auguri.
PESCI
Non vi sentirete compresi, la quotidianità vi
ammazzerà e il mondo vi apparirà ostile: e
allora, qual’è la novità? Prima o poi migliorerà, forse dalla metà della prossima settimana, intorno alle 13, 13:15, no, meglio intorno
alle 13:30, a fine pranzo. Buona digestione.
LE INFILTRATE
Non tutte le strade portano ... a Samo!
Samo è un piccolo paesino della provincia di Reggio
Calabria ai piedi dell’Aspromonte. Oggi è vittima
dell’indifferenza della politica locale. La strada che
conduce a Samo è vergognosa. Piena di buche, dissestata, non illuminata. A metà percorso si trova
una voragine molto pericolosa, dovuta al maltempo
di 3 anni fa. I soldi per rimettere a posto il manto
stradale in quali tasche sono finiti? Quale compare
ha mangiato?A Samo perchè non si ribellano a questi abusi perpetrati nel tempo? La gente non la
reputo stupida e, quindi, non vedendo risultati concreti credo possa immaginare che cosa si sia fatto
con i propri soldi. Invece,la cosa strana è che nonostante a Samo siano consapevoli dei fatti nessuno fa
nulla per i propri diritti, per il sano esercizio del
potere amministrativo dato dal popolo per il popolo. Non difficile immaginare che fine abbia fatto
tutto quel denaro pubblico stanziato dopo i danni
provocati dal maltempo. Non ci si ricorda più di
quell’automobilista finito con la propria vettura
nella voragine provocata dalla frana del manto stradale? E come mai le nostre strade, alle prime piogge, crollano come fossero di argilla? Non si sa, forse,
che molte imprese di costruzione usano materiale
scadente per costruire le nostre vie di comunicazione per poterci cosi guadagnare sulla nostra incolumità? E’ una realtà che non riguarda solo Samo ma
tanti altri comuni della nostra Provincia Reggina.
Provate a percorrere alcune vie di collegamento tra
i nostri paesi e vi renderete conto della situazione di
degrado ed emergenza. E allora su quali basi ci si
approssima alle nuove elezioni provinciali? Cosa si
dirà,e soprattutto con che faccia tosta, agli elettori?
Dimenticavo. In Calabria si parla di tutto tranne che
di programmi e che il voto è sempre piu di clientela
e di favoritismo. Altro che processo di cambiamento come quello insegnatoci dal popolo laico e giovane egiziano! Samo è la realtà in piccolo della nostra
mentalità indifferente,omertosa,egoista e prepotente. Chi sale al potere è per spartirsi la torta fra amici
e familiari, non di certo per altruismo nei confronti
dei propri cittadini. Gli avvisi di garanzia, i rinvii a
giudizio, le inerzie, le trascuratezze ci scivolano
addosso, non ci interessano, non ci toccano e quell’etica e quella moralità che troppo sovente dichiariamo di possedere scompaiono dietro comportamenti incoerenti,disonesti e contraddittori. A Samo
interessa piu la vita privata dei singoli, il pettegolezzo spicciolo che la tenuta sana del proprio paese; il
paesaggio meraviglioso e bucolico delle montagne
aspromontane troppo simile ad un dipinto di Millet
con le sue sorgenti di acqua limpida e pura, muore
dietro all’incuria di quegli uomini calabri che amano
lamentarsi come gli antichi greci tralasciando il
rispetto e l’amore di sè ed il proprio territorio all’inevitabile fato.
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