C H I E S A D I G E S Ù C R I S T O D E I S A N T I D E G L I U LT I M I G I O R N I • D I C E M B R E 2 0 1 2
Il tempio: cambia cuori
e case, pagine 24, 28
Missione, amici e famiglia: tre ricordi
di Natale, pagine 40, 43, 44
Quattro doni senza bisogno di carta
da regalo, pagina 54
Il significato della stella cometa,
pagina 66
© WALTER RANE, È VIETATA LA RIPRODUZIONE
Il buon annunzio di una grande allegrezza, Walter Rane
“Or in quella medesima contrada v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge.
E un angelo del Signore si presentò ad essi…
E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà:
Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore” (Luca 2:8–11).
31
Liahona, dicembre 2012
MESSAGGI
4Messaggio della Prima
Presidenza: Riscoprire
lo spirito del Natale
Presidente Thomas S. Monson
7Messaggio delle insegnanti
visitatrici: L’insegnamento in
visita: un’opera di salvezza
SERVIZI SPECIALI
10La tradizione di luce
e testimonianza
Anziano L. Tom Perry
Le persone, le famiglie e le
case, che la Chiesa si impegna
a sostenere, sono il fulcro del
vangelo di Gesù Cristo.
16Lasciarsi le avversità
alle spalle
Anziano David S. Baxter
Possiamo lasciarci alle spalle
le avversità e, con l’aiuto del
Signore, emergere dal buio.
20I profeti a Natale
Laura F. Willes
IN COPERTINA
Prima pagina di copertina: fotografia del tempio
di Mesa, in Arizona (USA), di Candace Read.
Ultima pagina di copertina: fotografia del tempio
di Oakland, in California (USA), di Billy Lynn
Allen e fotografie del tempio di Sydney, in
Australia, con le sue luci, di Colin Ligertwood.
Le storie dei profeti degli ultimi
giorni racchiudono lo spirito
del Natale.
24Trasformazioni sacre
Aaron L. West
Una collina trasformata.
Una famiglia trasformata.
32La sicurezza e la pace che
derivano dall’osservanza
dei comandamenti
Vescovo Gary E. Stevenson
Una formula insita nel vangelo
di Gesù Cristo rivela la strada
per essere felici.
SEZIONI
8Ciò in cui crediamo: Il
vangelo di Gesù Cristo è
stato restaurato tramite
il profeta Joseph Smith
31Servizio nella Chiesa:
Sentire il Suo amore
tramite il servizio
Mishelle Wasden
36Voci dei Santi degli
Ultimi Giorni
74Notizie della Chiesa
79Idee per la serata familiare
80Fino al giorno in cui ci
rivedrem: Raggi di sole,
Relazioni Pubbliche e gioia
del Vangelo
Anziano Quentin L. Cook
D i c e m b r e 2 0 1 2 1
GIOVANI
GIOVANI ADULTI
BAMBINI
28Concentrarsi sul diventare
60
una famiglia eterna
Mindy Raye Friedman
Ecco come l’esempio di
due adolescenti ha aiutato
i genitori.
46Domande e risposte
40Le Autorità generali
40
“Come posso rispondere alle
domande che i miei amici mi
fanno sul tempio quando non
ne so molto neppure io?”
48Come fare dei doni a Cristo
Presidente Henry B. Eyring
Tre doni che possiamo fare
al Salvatore che Lo renderanno
felice.
ci parlano: Il Natale
dentro di voi
Anziano Jeffrey R. Holland
49Poster: Venite, adoriamo
50Per la forza della
43Decorazioni natalizie,
amici cristiani
Mary N. Cook
gioventù: Cosa dire
del corteggiamento?
Il Natale del 1984 è stato
un momento di svolta
nella mia vita.
Larry M. Gibson
52Grazie alle famiglie
44Il fazzoletto di Natale
Hikari Loftus
Scott M. Mooy
Perché mia madre regalava
a mia sorella un fazzoletto
ogni anno?
Enaw, Erin e Adina parlano
del perché le loro famiglie sono
così importanti per loro.
54Doni che non puoi incartare
Elyse Alexandria Holmes
Trova la Liahona
nascosta nella rivista.
Suggerimento: decorazione natalizia.
Come posso essere un
testimone di Gesù Cristo?
Anziano D. Todd Christofferson
60Il mio regalo per Gesù
Rachel Lynn Bauer
Come avrei potuto mostrare
il mio amore per Gesù? Ho
trovato la risposta a casa.
62La nostra pagina
63Un’idea brillante
64La luce del mondo
Kimberly Reid
Come potevano essere felici
nel guardare il presepe se Gesù
non era riuscito a impedire
il male?
Ecco quattro idee indimenticabili per un regalo che non ha
bisogno di essere incartato.
66Portiamo la Primaria a casa:
1 Corinzi 15:20–22
68Una preghiera di Natale
56Linea su linea:
57Dal campo di missione:
Nutrire gli affamati
Dallin C. Wilcox
58Crescere insieme come
diaconi
54
59Testimone speciale:
Questi due diaconi sono diversi,
ma hanno almeno una cosa in
comune.
Gesù Cristo è il Figlio di Dio
esaudita
Peggy Schonken
La famiglia di Peggy non
aveva cibo quel Natale.
70Per i bambini più piccoli
81Immagini ispirate al
Libro di Mormon
DICEMBRE 2012 VOL. 45 N. 12
LIAHONA 10492 160
Rivista internazionale ufficiale della Chiesa di Gesù Cristo
dei Santi degli Ultimi Giorni
Prima Presidenza: Thomas S. Monson, Henry B. Eyring,
Dieter F. Uchtdorf
Quorum dei Dodici Apostoli: Boyd K. Packer, L. Tom
Perry, Russell M. Nelson, Dallin H. Oaks, M. Russell Ballard,
Richard G. Scott, Robert D. Hales, Jeffrey R. Holland,
David A. Bednar, Quentin L. Cook, D. Todd Christofferson,
Neil L. Andersen
Direttore: Craig A. Cardon
Consulenti: Shayne M. Bowen, Bradley D. Foster,
Christoffel Golden Jr., Anthony D. Perkins
Direttore generale: David T. Warner
Direttore dell’assistenza alla famiglia e ai membri:
Vincent A. Vaughn
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Responsabile: Garff Cannon
Direttore di redazione: R. Val Johnson
Assistente al direttore di redazione: LaRene Porter Gaunt
Assistente per le pubblicazioni: Melissa Zenteno
Gruppo di scrittura e redazione: Susan Barrett, Ryan Carr,
David Dickson, David A. Edwards, Matthew D. Flitton,
Mindy Raye Friedman, Hikari Loftus, Lia McClanahan,
Michael R. Morris, Richard M. Romney, Paul VanDenBerghe,
Julia Woodbury
Direttore artistico responsabile: J. Scott Knudsen
Direttore artistico: Tadd R. Peterson
Gruppo grafico: Jeanette Andrews, Fay P. Andrus, C. Kimball
Bott, Thomas Child, Kerry Lynn C. Herrin, Colleen Hinckley,
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December 2012 Vol. 45 No. 12. LIAHONA (USPS 311-480)
Italian (ISSN 1522-922X) is published monthly by The Church
of Jesus Christ of Latter-day Saints, 50 E. North Temple St.,
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Approfondimenti
on line
Liahona.lds.org
PER GLI ADULTI
Dopo aver letto “I profeti a
Natale” (pagina 20), puoi visitare
christmas.lds.org per guardare
“Il cappotto: una storia di carità”,
dalla vita del presidente George
Albert Smith.
PER I GIOVANI
Kevin e Jacqueline (pagina 28) sono
fratello e sorella, vivono a El Salvador
e hanno avuto la benedizione di partecipare alle celebrazioni culturali che
hanno preceduto la dedicazione del
tempio di San Salvador, a El Salvador.
Per guardare il video di questa esperienza che ha cambiato loro la vita,
visita lds.org/go/temple12.
A pagina 50, il fratello Gibson, della
Presidenza generale dei Giovani
Uomini, risponde a qualche domanda
sul corteggiamento. Puoi saperne di
più sul corteggiamento leggendo Per la
forza della gioventù su youth.lds.org.
NELLA VOSTRA LINGUA
La rivista Liahona e altro materiale
della Chiesa si possono trovare in
molte lingue su languages.lds.org.
ARGOMENTI TRATTATI
I numeri di pagina si riferiscono all’inizio degli articoli.
Avversità, 16
Benedizioni, 16, 32
Conversione, 24, 32
Corteggiamento, 50
Decima, 24
Esempio, 10
Espiazione, 38, 39
Famiglia, 10, 24, 28, 31,
38, 39, 44, 52, 54, 60
Felicità, 32
Gentilezza, 4, 36, 37, 44,
48, 60, 68, 70
Gesù Cristo, 37, 49, 56,
59, 64, 66, 73
Gratitudine, 16, 54
Insegnamento in visita, 7
Lavoro missionario, 40,
57, 80
Libro di Mormon, 8
Morte, 39, 64
Natale, 4, 20, 38, 39, 40,
43, 44, 48, 49, 54, 57, 60,
66, 68
Obbedienza, 32, 59
Preghiera, 68
Profeti, 8, 20
Restaurazione, 8
Riattivazione, 28
Risurrezione, 56, 64
Sacerdozio di Aaronne,
58
Sacrificio, 37
Servizio, 4, 31, 36, 48,
54, 57
Smith, Joseph, 8, 73, 81
Storia della Chiesa, 20
Templi, 24, 28, 46
Tradizioni, 10
Unità, 58
D i c e m b r e 2 0 1 2 3
MESSAGGIO DELL A PRIMA PRESIDENZ A
Presidente
Thomas S. Monson
RISCOPRIRE
spirito del Natale
lo
A
nni or sono, quando ero ancora un giovane anziano,
fui chiamato insieme ad altri a impartire benedizioni ai bambini malati di un ospedale di Salt Lake
City. Al nostro ingresso notammo l’amabile luccichio di un
albero di Natale sotto i cui lunghi rami vedemmo pacchetti
regalo accuratamente incartati. Ci inoltrammo quindi lungo
le corsie, dove i piccoli fanciulli — alcuni con un braccio o
una gamba ingessati, altri con malattie forse più difficili da
curare — ci accoglievano con volti sorridenti.
Un ragazzino gravemente malato si rivolse a me chiedendomi: “Come si chiama lei?”
Gli dissi il mio nome ed egli domandò: “Mi darà una
benedizione?”
Gli fu impartita la benedizione e mentre lasciavamo il
suo capezzale ci disse: “Grazie infinite”.
Avevamo fatto pochi passi quando lo sentii esclamare:
“Ah, fratello Monson, buon Natale!” Poi un largo sorriso
gli illuminò il volto.
Quel ragazzo aveva lo spirito del Natale. Lo spirito del
Natale è qualcosa che mi auguro tutti desideriamo avere
nel cuore e nella vita — non soltanto in questo periodo
particolare, ma durante tutto l’anno.
Quando sentiamo lo spirito del Natale, ricordiamo Colui
la cui nascita celebriamo in questo momento dell’anno.
“Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è
Cristo, il Signore” (Luca 2:11).
4
Liahona
Oggi lo spirito di fare regali riveste un ruolo importante nella celebrazione del Natale. Mi chiedo se non
potremmo trarre beneficio dal domandarci: “Quali doni il
Signore vorrebbe che io facessi a Lui o agli altri in questo
prezioso periodo dell’anno?”
Permettetemi di suggerire che il Padre Celeste vorrebbe
che ognuno di noi offrisse a Lui e al Suo Figliuolo il dono
dell’obbedienza. Credo anche che ci chiederebbe di
donare noi stessi e di non essere egoisti, avidi o litigiosi,
come ci consiglia il Suo prezioso Figliuolo nel Libro di
Mormon:
“Perché in verità, in verità io vi dico che colui che ha
lo spirito di contesa non è mio, ma è del diavolo, che…
incita i cuori degli uomini a contendere con ira l’uno
con l’altro.
Ecco, questa non è la mia dottrina, di incitare i cuori
degli uomini all’ira, l’uno contro l’altro; ma la mia dottrina è questa, che tali cose siano eliminate” (3 Nefi
11:29–30).
In questa meravigliosa dispensazione della pienezza
dei tempi, le occasioni per amare gli altri e fare dono di
noi stessi sono illimitate, ma anche fuggevoli. Ci sono
oggi cuori da rallegrare, parole gentili da pronunciare,
buone azioni da compiere e anime da salvare.
Qualcuno con un profondo senso dello spirito del
Natale ha scritto:
CRISTO E IL GIOVANE RICCO, DI HEINRICH HOFMANN, PER GENTILE CONCESSIONE DI C. HARRISON CONROY CO.
Sono lo spirito del Natale.
Entro nelle case dei poveri e il pallido
sguardo dei bimbi si accende di lieto
stupore.
All’avaro allento la presa della mano,
così che può pennellare di luce la sua
anima.
Nell’anziano ridesto la giovinezza e le
allegre risate di un tempo.
Nei fanciulli ravvivo l’immaginario del
cuore e abbellisco i sonni con sogni
intessuti di incanto.
Conduco su per scale fatiscenti piedi
premurosi carichi di ceste ricolme,
che lasciano dietro di sé cuori stupiti
per la bontà del mondo.
Induco lo scialacquatore a soffermarsi
un momento sulla sconsideratezza
del proprio sperpero; al cuore in
pena reco la piccola rassicurazione
COME INSEGNARE
QUESTO MESSAGGIO
che fa sgorgare lacrime di gioia, che
lavano via i segni del dolore.
Entro nelle carceri oscure e all’umanità
sfregiata ricordo ciò che avrebbe potuto
essere, e indico giorni migliori a venire.
Entro in punta di piedi nel bianco silenzio degli ospedali, dove labbra troppo
deboli per parlare dicono con un
fremito la loro gratitudine.
In mille modi sospingo un mondo aggravato a guardare nel volto di Dio e per
un istante dimenticare ciò che è piccolo e meschino.
Sono lo spirito del Natale.1
N
el condividere il messaggio del presidente
Monson con la famiglia,
potreste discutere la
domanda che egli pone
circa quali doni il Signore
vorrebbe che facessimo a
Lui o agli altri in questo
periodo. Incoraggiate i
vostri familiari a prendere
nota (o, se si tratta di
bambini piccoli, a fare un
disegno) dei loro pensieri e
idee su come “riscoprire lo
spirito del Natale, invero,
lo spirito di Cristo”.
Possiamo tutti noi riscoprire lo spirito del
Natale, invero, lo spirito di Cristo.
NOTA:
1. E. C. Baird, “Christmas Spirit”, a cura di James S.
Hewitt, in Illustrations Unlimited (1988), 81.
D i c e m b r e 2 0 1 2 5
G I OVA N I
La vigilia di Natale perfetta
Jerie S. Jacobs
Q
uando ero piccola, uno dei giorni più belli dell’anno era
la vigilia di Natale. Io e la mia famiglia preparavamo la
pizza, uscivamo a cantare gli inni di Natale, poi ci riunivamo
per una riunione speciale per il Natale. Cantavamo intonando le quattro parti degli inni non proprio alla perfezione,
accompagnati dal nostro singolare assortimento di strumenti
musicali. Papà concludeva sempre la serata con un pensiero
sul Natale che ci lasciava in lacrime per la gioia. Non c’era
giorno più bello della vigilia di Natale.
Quando fui un po’ più grande, mia madre iniziò a badare
a Kelly, la piccola della vicina di casa. Kelly veniva a casa
nostra tutti i giorni dopo la scuola, mentre sua madre Patty
era al lavoro. Kelly mi seguiva dappertutto come un cucciolo
— chiassoso e bisognoso di attenzioni. Era sempre un sollievo
quando Patty veniva a riprendersi la figlia e a riportare la
tranquillità nella nostra casa.
Un dicembre inorridii quando la mamma invitò Patty
e Kelly a unirsi a noi per la vigilia di Natale. La mia vigilia
di Natale. Mia madre sorrise e mi assicurò: “Non cambierà
nulla”. Ma io me l’immaginavo già: si sarebbero mangiate
tutta la nostra pizza. Kelly ci avrebbe presi in giro per come
cantavamo. Mi rassegnai a trascorrere la peggior vigilia
di Natale della mia vita.
Quando la sera arrivò, Patty e Kelly vennero a casa
nostra: chiacchierammo, ridemmo e cantammo. Mia
madre aveva avuto ragione. Fu tutto perfetto. A mezzanotte ci ringraziarono e a malincuore ci salutarono.
Andai a dormire con il cuore pieno di amore e gratitudine.
Scoprii che i doni veramente preziosi del Natale non perdono nulla quando vengono condivisi. Al contrario si moltiplicano e diventano ancora più belli quando li offriamo
agli altri.
BAMBINI
Cinque doni di Natale
I
Cerchia nell’illustrazione i cinque bambini che
stanno servendo qualcuno. Perché le loro azioni
sono doni per Gesù?
ILLUSTRAZIONE DI ADAM KOFORD
l presidente Monson ci ha invitato a pensare quali
doni il Signore vorrebbe che facessimo a Lui o alle
altre persone.
6
Liahona
M E S S AG G I O D E L L E I N S E G N A N T I V I S I TAT R I C I
Studiate attentamente questo materiale e parlatene, secondo necessità, con le sorelle che visitate. Usate
le domande per rafforzare le sorelle e fare della Società di Soccorso una parte attiva della vostra vita.
Fede, famiglia,
soccorso
L’insegnamento
in visita: un’opera
di salvezza
Dalla nostra storia
insegnamento in visita offre alle
donne l’opportunità di vegliare,
rafforzarsi e istruirsi l’un l’altra: è realmente un’opera di salvezza. Tramite
l’insegnamento in visita, le sorelle agiscono per conto del Salvatore e aiutano
le donne a prepararsi per le benedizioni della vita eterna.
“Noi dobbiamo ‘ammonire, esporre,
esortare, insegnare e invitare [gli altri]
a venire a Cristo’ (DeA 20:59), come il
Signore ha detto nella Sua rivelazione”,
affermò il presidente Spencer W.
Kimball (1895–1985). Inoltre dichiarò:
“La vostra testimonianza è un metodo
estremamente efficace”.1
Quando come insegnanti visitatrici
sviluppiamo la nostra conoscenza dei
principi del Vangelo, le nostre testimonianze rafforzano e sostengono le
sorelle che si preparano per il battesimo e la confermazione. Aiutiamo i
nuovi membri a diventare saldi nel
Vangelo. Le nostre visite e il nostro
amore aiutano a “portare indietro chi
si è perduto [e a] scaldare il cuore di
coloro che si sono raffreddati nel Vangelo”.2 Inoltre, incoraggiamo le sorelle
a venire a Cristo mediante la frequenza
al tempio.
“Voi vi recate nelle case per salvare
le anime”, disse il presidente Kimball
alle insegnanti visitatrici, “e chi può
dire che molti bravi membri siano oggi
mente occuparsi dei poveri
Quando organizzò la
Società di Soccorso, il profeta
Joseph Smith disse che le
donne non dovevano sola-
ILLUSTRAZIONE FOTOGRAFICA DI ROBERT CASEY
L’
ma che dovevano anche
salvare le anime. Egli insegnò
anche che le donne svolgono
un ruolo fondamentale nel
piano di salvezza del Padre
Celeste.4 Guidate dai principi
insegnati da Joseph Smith,
come sorelle della Società di
Soccorso lavoriamo insieme
per preparare le donne e le
attivi nella Chiesa proprio perché voi
siete andate nelle loro case ed avete
dato loro una nuova visione, una
nuova comprensione delle cose. Voi
avete tirato le tende, avete allargato il
loro orizzonte…
Voi non state soltanto salvando queste sorelle, ma forse anche i loro mariti
ed i loro figli”.3
loro famiglie alle più grandi
Dalle Scritture
la via da percorrere”.5
Dottrina e Alleanze 20:59; 84:106;
138:56
Che cosa posso fare?
1. In che modo la Società di Soccorso
mi prepara per le benedizioni della
vita eterna?
benedizioni di Dio.
“Cerchiamo di avere compassione l’uno dell’altro, e il
forte accudisca teneramente
al debole fino a ridargli la
forza, e coloro che vedono
guidino i ciechi affinché
anch’essi possano prendere
NOTE
1. Spencer W. Kimball, in Figlie
nel mio regno - La storia e
l’opera della Società di Soccorso
(2011), 118.
2. Eliza R. Snow, in Figlie nel mio
regno, 85.
3. Spencer W. Kimball, in Figlie
nel mio regno, 120.
4. Vedere Joseph Smith, in Figlie
nel mio regno, 175–176.
5. Brigham Young, in Figlie nel
mio regno, 109.
2. Che cosa posso fare per accrescere
la fede di coloro sulle quali sono chiamata a vegliare?
Per altre informazioni, consultate reliefsociety.lds.org.
D i c e m b r e 2 0 1 2 7
IL VANGELO DI
GESÙ CRISTO È
STATO RESTAURATO
TRAMITE IL
D
opo la crocifissione del
Salvatore e la morte dei Suoi
apostoli, le persone iniziarono a cambiare alcune delle dottrine e delle ordinanze del Vangelo.
Sebbene molte brave persone credessero in Gesù Cristo e cercassero
di comprendere e insegnare il Suo
vangelo, la pienezza della verità non
era più disponibile. Di conseguenza
vi furono varie fasi di apostasia tra i
cristiani sopravvissuti. Anche se possedevano molte verità, nessuno di
essi aveva la pienezza delle dottrine,
delle ordinanze o del sacerdozio di
Cristo.
Il nostro Padre Celeste sapeva
che sarebbe avvenuta questa perdita
graduale di verità, quindi preservò la
pienezza del vangelo di Gesù Cristo
in un antico volume di Scritture simile
alla Bibbia. Agli inizi del 1800 un
messaggero celeste di nome Moroni
mostrò a Joseph Smith il luogo in cui
queste sacre Scritture erano rimaste
nascoste per secoli. Incisi su tavole
d’oro, questi annali contenevano gli
scritti di profeti che hanno narrato la
storia dei rapporti tra Dio e gli antichi abitanti delle Americhe. Il profeta
Joseph Smith tradusse tali scritti per
dono e potere di Dio. Questa raccolta
è il Libro di Mormon - Un altro testamento di Gesù Cristo.
8
Liahona
PROFETA
JOSEPH SMITH
Durante la traduzione del Libro
di Mormon, Joseph Smith conseguì
un’istruzione sulle dottrine di Dio
— lo Spirito era il suo insegnante e
il Libro di Mormon era il suo testo.
Quando Joseph Smith aveva una
domanda, si rivolgeva a Dio in preghiera e Dio gli rivelava la risposta.
Questo processo insegnò a Joseph
Smith, un giovane illetterato, le
verità essenziali alla sua chiamata
come profeta della Restaurazione. ◼
Per avere ulteriori informazioni
vedere Principi evangelici
(2009), 93–99, 101–106;
Siate fedeli (2004), 149–153,
138–142, 181–185; e Gary J.
Coleman, “Gesù Cristo è al centro
della restaurazione del Vangelo”,
La Stella, gennaio 1993, 49.
Anche se crediamo che
Joseph Smith era un profeta
di Dio, noi adoriamo il
nostro Padre Celeste e
Suo Figlio, Gesù Cristo.
DA SINISTRA: LODE ALL’UOMO, DI JON MCNAUGHTON; LA PRIMA VISIONE DI JOSEPH SMITH, DI GREG OLSEN, È VIETATA LA RIPRODUZIONE; JOSEPH
SMITH TRADUCE IL LIBRO DI MORMON, DI DEL PARSON © 1996; PROFETA DEL SIGNORE, DI DAVID LINDSLEY, È VIETATA LA RIPRODUZIONE; PARTICOLARE DEL
DIPINTO LA RESTAURAZIONE DEL SACERDOZIO DI MELCHISEDEC, DI LIZ LEMON SWINDLE, È VIETATA LA RIPRODUZIONE; LA CHIESA DI GESÙ CRISTO DEI
SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI È ORGANIZZATA, 1830, DI JOSEPH BRICKEY, È VIETATA LA RIPRODUZIONE; ECCO I VOSTRI PICCOLI, DI DAVID LINDSLEY © 1983
CIÒ IN CUI CREDIAMO
Il profeta Joseph Smith ha dichiarato:
1. “Avevo realmente visto una
luce, e in mezzo a quella luce
avevo visto due Personaggi,
ed essi mi avevano veramente
parlato; e sebbene fossi odiato
e perseguitato per aver detto di
aver avuto una visione, tuttavia
ciò era vero… Io lo sapevo e
sapevo che Dio lo sapeva, e
non potevo negarlo, né avrei
osato farlo”.1
3. “Ho detto ai fratelli che il Libro di Mormon è il più giusto di
tutti i libri sulla terra e la chiave di volta della nostra religione, e
che un uomo si avvicina di più a Dio obbedendo ai suoi precetti
che a quelli di qualsiasi altro libro”.3
2. “Con il potere di Dio tradussi
il Libro di Mormon partendo da
geroglifici, la cui conoscenza
si era persa, nel cui processo
ero solo, giovane illetterato, a
combattere con una nuova rivelazione la saggezza del mondo e
l’ignoranza amplificata di diciotto
secoli”.2
NOTE
4. “Detengo le chiavi dell’ultimo
regno, al quale appartiene la
dispensazione della pienezza
di tutte le cose di cui hanno
parlato i santi profeti dal
principio del mondo, sotto
il potere di suggellamento del Sacerdozio di
Melchisedec”.4 (Vedere
DeA 27:12–13).
5. “La Chiesa di Gesù Cristo
dei Santi degli Ultimi Giorni fu
fondata sulla rivelazione diretta,
come è sempre accaduto per la
vera chiesa di Dio… [e] grazie
alla volontà e alle benedizioni di
Dio sono stato uno strumento
nelle Sue mani, sino ad ora, per
fare avanzare la causa di Sion”.5
1. Joseph Smith—Storia 1:25.
2. Insegnamenti dei presidenti
della Chiesa: Joseph Smith
(2007), 63.
3. Insegnamenti dei presidenti
della Chiesa: Joseph Smith, 67.
4. Insegnamenti dei presidenti
della Chiesa: Joseph Smith,
522.
5. Insegnamenti dei presidenti
della Chiesa: Joseph Smith,
201.
6. Insegnamenti dei presidenti
della Chiesa: Joseph Smith,
452.
6. “[Il Libro di Mormon] afferma
che dopo la Sua resurrezione
il nostro Salvatore fece la
Sua apparizione su questo
continente, predicò il Vangelo in
tutta la sua pienezza, ricchezza,
potere e benedizione”.6
D i c e m b r e 2 0 1 2 9
Assicuratevi di creare un ambiente fertile in cui la vostra famiglia possa
attendere con ansia questi momenti speciali dell’anno in cui le tradizioni
vi tengono uniti come una grande ed eterna unità familiare.
10 L i a h o n a

Anziano L. Tom Perry
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli
TRADIZIONE
LA
DI LUCE E TESTIMONIANZA
ILLUSTRAZIONE FOTOGRAFICA DI JOHN LUKE © IRI
L
a Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è davvero
una chiesa mondiale. Tuttavia è importante rendersi conto che
la Chiesa non avrebbe mai potuto diventare ciò che è oggi senza
la nascita di una grande nazione: gli Stati Uniti d’America. Il Signore
preparò una nuova terra in cui far accorrere le persone del mondo che
cercavano la libertà, anche religiosa. Questa nuova terra fu benedetta
con leader capaci che sentirono il dovere di stabilire un governo che
permettesse agli individui di adorare secondo la propria coscienza.
I Padri Fondatori degli Stati Uniti credevano che la fede religiosa
fosse fondamentale per stabilire un governo solido. Tuttavia molte
persone nel mondo hanno dimenticato l’importanza fondamentale
delle credenze religiose per la stesura di linee di condotta, leggi e
regole di governo. Molti americani, ad esempio, non comprendono
che i fondatori credevano che il ruolo della religione sarebbe stato
importante oggi come lo era allora. I fondatori non consideravano la
religione e la moralità un esercizio intellettuale; essi dichiararono con
forza che erano ingredienti essenziali del buon governo e della felicità
dell’umanità.
Tale concetto fu presentato dal primo presidente statunitense George
Washington nel suo discorso di commiato. Egli disse:
“Tra tutte le disposizioni e le abitudini che portano alla prosperità
politica, la religione e la moralità sono elementi indispensabili… Con
le dovute cautele, supponiamo che la moralità possa essere mantenuta
pur senza la religione… La ragione e l’esperienza ci impediscono di
aspettarci che la moralità nazionale possa prevalere escludendo i principi religiosi.
È sostanzialmente vero che la virtù, o moralità, è un principio necessario al governo popolare”.1
Gli Stati Uniti sono la terra promessa predetta nel Libro di Mormon,
un luogo in cui la guida divina diresse uomini ispirati a creare le condizioni necessarie per la restaurazione del vangelo di Gesù Cristo. Fu la
nascita degli Stati Uniti d’America a salutare la fine della Grande Apostasia, periodo in cui la terra si trovò nell’oscurità a causa dell’assenza
D i c e m b r e 2 0 1 2 11
di profeti e luce rivelata. Non fu una coincidenza che il bel mattino della Prima Visione
sia avvenuto soltanto qualche decennio dopo
la fondazione degli Stati Uniti.
La Prima Visione diede il via a un flusso
di verità rivelata. Fu restaurata la conoscenza
sulla natura della divinità. La traduzione di un
nuovo volume di Scritture fornì un secondo
testimone e testamento di Gesù Cristo. La
restaurazione del sacerdozio investì nuovamente l’umanità del potere e dell’autorità di
agire in nome di Dio nel celebrare le ordinanze del sacerdozio e nel ristabilire la Chiesa
di Gesù Cristo sulla terra. Siamo benedetti a
essere membri della Chiesa restaurata.
Un piano per la sicurezza spirituale
I profeti viventi sono una delle benedizioni
della chiesa restaurata. Il presidente Harold B.
Lee (1899–1973) aveva una comprensione
incredibilmente chiara di quali siano le giuste priorità. Ha insegnato: “La maggior parte
di ciò che facciamo tramite le organizzazioni
[nella Chiesa]… è come l’intelaiatura mentre
12 L i a h o n a
ILLUSTRAZIONE DI DAN BURR
A cosa faccio riferimento per sapere
come costruire un
piano di emergenza per la sicurezza spirituale
della mia famiglia? Faccio riferimento alla Chiesa
— l’intelaiatura su
cui costruire una
famiglia eterna.
cerchiamo di formare la persona, e dobbiamo
cercare di non sbagliare intelaiatura per
l’anima”.2
Il presidente Lee non minimizzava il ruolo
della Chiesa nella salvezza di uomini, donne
e famiglie. Egli piuttosto insegnava con enfasi
che le persone, le famiglie e le case, che la
Chiesa si impegna a sostenere, sono il fulcro
del vangelo di Gesù Cristo.3 La Chiesa pertanto
è l’intelaiatura su cui costruiamo famiglie
eterne.
Il mio albero genealogico mostra che io
appartengono a un ramo della famiglia Wing.
I membri della famiglia Wing posseggono
ancora oggi la casa più antica costruita nel
New England che sia appartenuta sempre alla
stessa famiglia. Si chiama Old Fort House. Fu
la casa di Stephen Wing e della sua famiglia
dopo il loro arrivo in America intorno al 1635.
La parte centrale della casa fu costruita per
protezione. I suoi muri sono spessi sessanta
centimetri, fatti di tronchi di quercia piantati
nel terreno per andare a formare la tipica
costruzione di una guarnigione del New
England. Ha due muri separati. Lo spazio
tra di essi fu riempito di arenaria per offrire
protezione da frecce e proiettili. La parte
fortificata era il centro della casa. Quando
si ingrandì, la famiglia Wing ampliò il forte
originale aggiungendo le parti laterali. Ma
il forte rimaneva la loro protezione, il loro
porto sicuro.
Forse ciascuno di noi dovrebbe pensare
a costruire delle strutture per la propria
sicurezza spirituale che siano libere dalle
influenze del mondo, luoghi in cui possiamo
proteggere i membri della nostra famiglia e
istruirli sul modo in cui affrontare le difficoltà
di un mondo che minaccia costantemente i
valori fondamentali del Vangelo. Io preferisco
essere ottimista, quindi continuo a sperare
in un cambiamento positivo nel mondo; ma
sono anche realista, quindi preparo piani di
emergenza nel caso in cui il cambiamento
positivo non avvenga. Il mio piano di emergenza per la sicurezza spirituale deve tenere
presente tutto: le cose buone e le cose cattive che giungono attraverso i vari mezzi di
comunicazione. A che cosa faccio riferimento
per sapere come costruire questo piano di
emergenza per la sicurezza spirituale della mia
famiglia? Faccio riferimento alla Chiesa — l’intelaiatura su cui costruisco una famiglia eterna.
Ci sono due motivi principali per cui
apprezzo la metafora del presidente Lee che
presenta la Chiesa come l’intelaiatura per le
nostre famiglie eterne. Per prima cosa, mi
aiuta a comprendere che cos’è la Chiesa.
Secondo, e ugualmente importante, comprendo che cosa non è la Chiesa.
La Chiesa come intelaiatura è forse meglio
spiegata da una dichiarazione del profeta
Joseph Smith sul suo ruolo quale dirigente
della Chiesa. Egli disse: “Insegno loro i principi giusti, e lascio che si governino da soli”.4
I principi eterni sono l’intelaiatura che offre la
Chiesa, sono radicati nelle dottrine del regno
di Dio e sono parte del Suo eterno piano di
felicità. Come membri della Chiesa ci riuniamo
per insegnare e imparare gli uni dagli altri i
principi della rettitudine e per ricevere le ordinanze di salvezza, affinché possiamo avere un
fermo sostegno mentre edifichiamo le nostre
famiglie eterne.
Notate che la Chiesa non ha il compito di
svolgere il lavoro dei genitori ma di guidare
il loro lavoro. La Chiesa offre un modello
eterno. Nell’edificare famiglie eterne, veniamo
rassicurati dalle promesse che se procediamo
in accordo con questo modello eterno, i
nostri sforzi possono fornire la sicurezza e
la protezione che cerchiamo per coloro che
amiamo di più.
La nostra sfida è usare la Chiesa come
intelaiatura per costruire una famiglia che sia
forte spiritualmente tanto quanto l’Old Fort
House lo è fisicamente, se non persino di più.
E come possiamo farlo?
L’importanza delle tradizioni
Credo che le tradizioni familiari siano
come i tronchi di quercia piantati nel terreno
per costruire l’Old Fort House. Fate in modo
che il rispetto delle tradizioni familiari — tradizioni legate alle festività, ai compleanni, alla
domenica e al momento della cena — e lo
sviluppo di tradizioni nuove siano una priorità nel corso della vostra vita. Rispettatele,
prendetene nota e assicuratevi di seguirle.
Studi scientifici mostrano che il motivo per
cui i giovani si uniscono alle bande di strada
è per la tradizione e il rituale di appartenere a
qualcosa più grande di loro. Questo è ciò che
dovrebbe essere una famiglia. Assicuratevi
di creare un ambiente fertile in cui la vostra
famiglia possa attendere con ansia questi
momenti speciali dell’anno in cui le tradizioni
vi tengono uniti come una grande ed eterna
unità familiare.
Rendetevi conto che questa non è una
soluzione né semplice né facile. Proprio come
Roma non fu costruita in un giorno, lo stesso
vale per le tradizioni familiari. Le tradizioni
familiari possono fornire un supporto di base
e duraturo, ma intorno a esse c’è molto da
costruire. Forse le tradizioni familiari funzionano soltanto quando permettono a ciascun membro della famiglia di farne parte e
quando c’è uno sforzo comune per crearle.
Ciò implica che i membri della famiglia hanno
bisogno di trascorrere del tempo insieme e di
imparare come collaborare. Quando si tratta
della famiglia, è impensabile che il tempo trascorso insieme sia qualitativamente valido se
non lo è anche quantitativamente, per quanto
possibile.
Quando prendete in considerazione un
lavoro, per esempio, riflettete su quanto
tempo vi richiederà ogni giorno. Sarà un
Forse le tradizioni
familiari funzionano soltanto
quando permettono a ciascun
membro della
famiglia di farne
parte e quando c’è
uno sforzo comune
per crearle. Ciò
implica che i membri della famiglia
hanno bisogno
di trascorrere del
tempo insieme e
di imparare come
collaborare.
D i c e m b r e 2 0 1 2 13

14 L i a h o n a
lavoro che vi impegnerà quattordici ore al
giorno impedendovi di arrivare a casa se non
dopo che i figli sono andati a letto? Non sto
dicendo che questi tipi di lavoro non debbano essere presi in considerazione, ma se
li scegliete dovete trovare dei modi creativi
per rimanere legati alla vostra famiglia. L’intelaiatura della Chiesa vi aiuterà a ricordare le
vostre priorità eterne.
Come lavoro ho scelto la vendita al dettaglio. I nostri negozi erano aperti sei giorni
a settimana, dalle 10 alle 22. La mia giornata
di lavoro durava almeno dieci ore, a volte da
dodici a quindici. Dovevo fare molta attenzione ad avere tempo per i miei figli, e credo
che considerare la Chiesa come un’intelaiatura mi abbia ricordato continuamente le mie
priorità eterne.
Per esempio, coinvolgevo tutti i nostri figli
in lavori part-time presso i nostri negozi. La
mia figlia maggiore di solito veniva ad aggiornarmi sui dati di vendita in modo che i miei
rapporti fossero sempre attuali e io potessi
fare dei paragoni di anno in anno. D’estate
mio figlio lavorava come contabile. Ho insegnato alla mia figlia più giovane a usare un
registratore di cassa in modo che potesse
fare la cassiera part-time. Questo ci ha dato
la possibilità di vederci durante il giorno, di
pranzare insieme diversi giorni a settimana e
di passare del tempo prezioso a tu per tu. Il
momento migliore insieme era il viaggio per
andare e tornare dal lavoro.
Un’intelaiatura per la nostra
vita professionale
Credo anche che la Chiesa possa fornire
un’intelaiatura a sostegno della nostra vita
professionale. Come membri della Chiesa di
Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni noi
rappresentiamo il Salvatore e la Sua chiesa.
Per noi essere bravi come qualcuno di un’altra
chiesa non è abbastanza. Il presidente George
Albert Smith (1870–1951) insegnò questa
lezione quando disse:
“Nel corso dell’ultimo anno ho avuto il privilegio di incontrare alcuni uomini che vivono
in questa comunità [Salt Lake City] e che non
sono membri di questa Chiesa, e di conversare con loro riguardo al Vangelo. Un uomo è
vissuto qui per vent’anni, un uomo la cui vita
è ineccepibile, un buon cittadino, un ottimo
uomo d’affari, che nutre buoni sentimenti
verso il nostro popolo. Mi ha detto… di essere
giunto alla conclusione che siamo buoni
quanto i nostri vicini che sono membri di altre
chiese; che in noi non vede alcuna differenza.
Voglio dirvi, fratelli e sorelle, che questo
per me non è un complimento. Se il vangelo di Gesù Cristo non mi rende un uomo
migliore, allora non sono cresciuto come avrei
IL SIGNORE GESÙ CRISTO, DI DEL PARSON, © 1983 IRI; ILLUSTRAZIONE © IRI
Dobbiamo essere
coraggiosi nelle
nostre dichiarazioni e nella
testimonianza
della divinità
di Gesù Cristo.
Vogliamo che gli
altri sappiano che
crediamo che Egli
è la figura centrale
di tutta la storia
umana.

dovuto, e se i nostri vicini che non appartengono a questa Chiesa possono vivere tra noi
anno dopo anno senza avere dimostrazione
dei benefici che derivano dall’osservanza dei
comandamenti di Dio nella nostra vita, allora
c’è bisogno di correzione in Israele”.5
Un membro della Chiesa degno di una raccomandazione del tempio dovrebbe sempre
spiccare, quale che sia il circolo professionale
a cui appartiene. Osate essere diversi. Non
preoccupatevi di offendere gli altri quando
osservate le norme della Chiesa. Vi prometto
che vivere in armonia con le norme della
raccomandazione per il tempio vi benedirà e
non vi farà mai male in nessuna situazione in
cui possiate trovarvi.
Riflettere la luce del Salvatore
Quando ogni giorno leggo e guardo le
ultime notizie sono colpito dalle difficoltà che
ci creiamo da soli. Col cambiare dei tempi e
delle condizioni che diventano più complessi,
sembrano esserci sempre meno persone
capaci di farsi carico delle responsabilità che
portano a un cambiamento positivo. Esorto
voi dirigenti, presenti e futuri, a prendere atto
che il mondo sta cambiando rapidamente.
C’è urgente necessità di dirigenti capaci e
abbastanza coraggiosi da confrontarsi con le
immense difficoltà che affrontiamo oggigiorno.
Il fondamento morale di una forte tradizione giudeo-cristiana sembra sgretolarsi negli
Stati Uniti e in altre nazioni. Questa tradizione
si basava sulla giustizia, la compassione e il
rispetto per la dignità umana. Non si basava su
leggi e regolamenti ma sulla luce di Cristo in
ogni cittadino buono e onesto.
Il numero di persone che aderiscono a questi principi e a questi valori sta diminuendo,
ma voi ed io rimaniamo fedeli. Abbiamo fatto
un’alleanza con il Salvatore promettendo di
rappresentarLo. Rappresentando Gesù Cristo
e riflettendo la luce di Cristo nella nostra vita
noi possiamo aiutare molti nostri fratelli e
molte nostre sorelle a ricordare le tradizioni
e il retaggio giudeo-cristiani.
Dobbiamo essere coraggiosi nelle nostre
dichiarazioni e nella testimonianza della
divinità di Gesù Cristo. Vogliamo che gli altri
sappiano che crediamo che Egli è la figura
centrale di tutta la storia umana. La Sua vita e
i Suoi insegnamenti sono il cuore della Bibbia
e degli altri libri che consideriamo essere
sacre Scritture. L’Antico Testamento prepara
il terreno per il ministero mortale di Cristo,
il Nuovo Testamento lo descrive e il Libro di
Mormon ce ne fornisce una seconda testimonianza. Egli venne sulla terra per dichiarare
il Suo vangelo come fondamento per tutta
l’umanità, affinché tutti i figli di Dio possano
conoscerLo e seguire i Suoi insegnamenti.
Diede poi la Sua vita per poter diventare il
nostro Salvatore e Redentore. La salvezza è
possibile soltanto tramite Gesù Cristo. Ecco
perché noi crediamo che Egli sia la figura
centrale in tutta la storia umana. Il nostro
destino eterno è sempre nelle Sue mani. È
una cosa gloriosa credere in Lui e accettarLo
come nostro Salvatore, nostro Signore e
nostro Maestro.
Ricordate tutto ciò che la Chiesa ha fatto,
sta facendo e può fare per voi e per la vostra
famiglia. E ricordate che questa non è solo
una chiesa qualsiasi: è la chiesa restaurata di
Gesù Cristo. ◼
Ricordate tutto ciò
che la Chiesa ha
fatto, sta facendo
e può fare per la
vostra famiglia. E
ricordate che questa
non è solo una
chiesa qualsiasi: è
la chiesa restaurata
di Gesù Cristo.
Tratto da un discorso tenuto il 24 gennaio 2012 presso
l’Università Brigham Young–Idaho. Per il testo integrale in
inglese, visitare il sito web.byui.edu/devotionalsandspeeches.
NOTE
1. Washington’s Farewell Address, ed. Thomas Arkle
Clark (1908), 14.
2. Vedere Insegnamenti dei presidenti della Chiesa:
Harold B. Lee (2000), 148.
3. Vedere Insegnamenti dei presidenti della Chiesa:
Harold B. Lee, 148–149.
4. Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Joseph Smith
(2007), 292.
5. Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: George
Albert Smith (2011), 7–8.
D i c e m b r e 2 0 1 2 15
Anziano David S. Baxter
Membro dei Settanta
LASCIARSI
LE AVVERSITÀ
ALLE SPALLE
Arriverà il
tempo in
cui potremo
lasciarci
alle spalle le
avversità e,
con l’aiuto
del Signore,
riemergere
dalle tenebre
a un’abbondanza di luce.
16 L i a h o n a
U
no degli splendidi inni della restaurazione, scritto da Parley P. Pratt, parla
di come le tende oscure dell’apostasia si aprirono alla luce gloriosa della verità
restaurata:
Le ombre fuggon, sorge il sol,
ed il vessil di Sion appar! …
Di gloria pien risplende il ciel,
d’un grande dì è l’albeggiar.
Sparir le nubi dell’error,
luce or vien di verità…
Dell’alba chiara lo splendor
sul mondo intero scenderà.1
È interessante che anche l’apostolo Paolo
utilizzi l’analogia della luce per spiegare come
poteva testimoniare che “noi siamo tribolati
in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo;
perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma
non abbandonati; atterrati, ma non uccisi”
(2 Corinzi 4:8–9).
Egli spiega in che modo è riuscito a fuggire da tutto ciò: “Perché l’Iddio che disse:
Splenda la luce fra le tenebre, è quel che
risplendé ne’ nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della
gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù
Cristo” (2 Corinzi 4:6).
La maggior parte di noi, in certi momenti
della vita, sente i freddi venti dell’avversità.
La tempesta infuria, il vento soffia, la pioggia
si abbatte e le inondazioni crescono. Può
sembrare che non si veda la fine, che il nostro
futuro sia fatto semplicemente di incertezza
e dubbio, prova e tribolazione.
Proprio come affrontiamo dei temporali
periodici, possiamo anche vivere terribili
ILLUSTRAZIONE DI ALLEN GARNS

uragani e tempeste di inquietudine che possono distruggere la nostra fiducia e far vacillare la nostra autostima.
Tutto ciò che riteniamo importante può improvvisamente
sembrare effimero e scivolarci tra le dita. I grossi cambiamenti della vita possono far vacillare il nostro equilibrio.
Forse una sospensione improvvisa del lavoro ha portato a un lungo periodo di disoccupazione, la mancanza
di libertà economica ha limitato le scelte o la crisi dei
mutui ha creato problemi finanziari. Forse un pensionamento anticipato dopo una carriera lunga, indaffarata
e produttiva ha prodotto un senso di vuoto. Forse una
malattia improvvisa o un’invalidità devastante ci hanno
fatto sentire limitati, deboli, senza speranza e certezza. In
tali circostanze, la paura sopraggiunge facilmente mentre
la fede può essere difficile da mantenere.
Ho vissuto tutto questo personalmente. Mentre mi
stavo riprendendo da un intervento per rimuovere due
grossi tumori al cervello, ho passato periodi di malinconia
e costernazione per l’impatto emotivo e mentale che tutto
questo avrebbe avuto. Avevo scoperto che non ero invincibile come pensavo una volta. Le cure non aiutavano
e una ricaduta o due mi causarono ulteriore scoraggiamento. Cominciai a sentirmi addolorato.
Decidere di essere felici
Poi iniziarono ad accadere delle cose meravigliose.
Dei buoni amici e fidati dirigenti della Chiesa mi offrirono
supporto e comprensione, e iniziai a prestare ascolto ai
loro consigli e accettai il loro incoraggiamento. Una sera
tardi, mentre esprimevo al mio figlio minore i miei tristi
sentimenti, lui mi disse. “Sai, papà, ho sempre pensato
che la felicità sia una decisione”. Ha ragione.
Mi ritrovai sempre più spesso a esprimere gratitudine
per tutte le benedizioni di cui ancora godevo. Scoprii personalmente che “questa specie di [prove] non si scaccia se
non con la preghiera e il digiuno” (Matteo 17:21).
Provai la forza, il potere rinvigorente e l’amore del
Salvatore. Con Paolo giunsi a gioire della consapevolezza
D i c e m b r e 2 0 1 2 17

Anche se a volte
la nostra fede può
non sembrare
più grande di un
granel di senapa,
nel procedere la
Provvidenza procederà con noi. Se
cerchiamo l’aiuto
divino, lo riceveremo, forse anche
in modi inaspettati.
che la tribolazione, l’angoscia o il pericolo
non avrebbero potuto separarmi dall’amore
di Cristo (vedere Romani 8:35).
Fortunatamente la promettente e sicura
verità è che in ogni situazione possiamo trovare forza e incoraggiamento. I nostri fardelli
diventano più leggeri, anche se non spariscono improvvisamente. Possiamo emergere
dall’altro lato del più scuro abisso, più forti e
risoluti, come uomini e donne migliori.
Attraversando la dura prova dell’afflizione coltiveremo un carattere che sarà in
grado di affrontare e sopportare i futuri
colpi della vita. Di conseguenza potremo
usare le nostre esperienze per sollevare e
capire gli altri. Il nostro esempio di perseveranza personale può dare speranza agli
altri e ispirare i nostri famigliari. Siamo più
pronti per il futuro.
Anche se l’avversità può essere lenta a
lasciarci, noi possiamo decidere di lasciarla
in qualsiasi momento. La promessa che ci
ha fatto il Signore è come quella che fece ad
Alma e al suo popolo nel mezzo di un’orribile persecuzione:
“Alzate il capo e state di buon animo, poiché io conosco l’alleanza che avete fatto con
me; e io farò alleanza con il mio popolo e lo
libererò dalla schiavitù.
Ed allevierò pure i fardelli che sono posti
sulle vostre spalle, cosicché non possiate sentirli più sulla schiena” (Mosia 24:13–14).
Inoltre, il Signore ha confermato: “Non vi
lascerò orfani; tornerò a voi” (Giovanni 14:18).
Cercare l’aiuto divino
L’aiuto divino può non essere ovvio. Possiamo non vedere o sapere immediatamente
che altri fardelli che abbiamo portato sono
stati alleviati, allontanati dalla nostra vita.
Il Signore ci assicura: “Ecco, in verità, in
18 L i a h o n a
verità vi dico che i miei occhi sono su di
voi. Io sono in mezzo a voi e non potete
vedermi” (DeA 38:7).
Certo potremo aver bisogno di essere
estremamente pazienti con noi stessi e con
gli altri; spesso ci vuole tempo perché tutto
si risolva. Anche se a volte la nostra fede
può non sembrare più grande di un granel
di senapa, nel procedere la Provvidenza
procederà con noi. Se cerchiamo l’aiuto
divino, lo riceveremo, forse anche in modi
inaspettati.
Possiamo trovare il modo per essere grati
di ciò che abbiamo, invece di piangere per
ciò che è andato perso. È interessante notare
che sentiamo spesso esprimere lo stesso
sentimento da parte di coloro che hanno
perso tutti i loro averi per qualche calamità
naturale, come un incendio, un’inondazione
o un uragano. Quasi sempre affermano:
“Almeno abbiamo ancora ciò che è davvero
importante”.
La testimonianza di Paolo è incoraggiante:
“Ho imparato ad esser contento nello stato
in cui mi trovo.
Io so essere abbassato e so anche abbondare: in tutto e per tutto sono stato ammaestrato ad esser saziato e ad aver fame; ad esser
nell’abbondanza e ad esser nella penuria.
Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Filippesi 4:11–13).
Come è stato scritto: “Tutto ciò che è
ingiusto nella vita può essere sistemato attraverso l’Espiazione di Gesù Cristo”.2
In ogni circostanza, arriverà il tempo in
cui potremo lasciarci alle spalle le avversità
e, con l’aiuto del Signore, riemergere dalle
tenebre a un’abbondanza di luce. ◼
NOTE
1. “Le ombre fuggon, sorge il sol”, Inni, 1;
2. Predicare il mio Vangelo: guida al servizio
missionario (2005), 52.
G I OVA N I

Mai sola
Andrea Dayne Quilla-Soleta
N
Natale, ma non fu così. Pregavo ogni giorno per avere
la forza di superare la timidezza causata dalla malattia
alla pelle.
Tutti continuavano a dirmi di non pensare alla mia condizione, che dovevo agire normalmente e fingere che non
c’era niente che non andasse nella mia pelle. Però non era
facile da fare. Mia madre mi ripeteva continuamente con
dolcezza le storie delle Scritture, sperando di confortarmi
e incoraggiarmi.
Dottrina e Alleanze 24:8 dice: “Sii paziente nelle afflizioni, poiché ne avrai molte; ma sopportale, poiché ecco,
io sarò con te, sì, fino alla fine dei tuoi giorni”. Questo
versetto diventò il mio motto. L’ho scritto su segnalibri, su quaderni degli appunti e nella
mia camera. Ora è uno dei miei
versetti preferiti perché mi
ha incoraggiato a fare del
mio meglio nonostante
le mie prove.
Sopportarle è stato
difficile, ma ora sono
più preparata per quelle
future. Il Padre Celeste
mi ha preparata in modo
che io possa gestire qualsiasi difficoltà sopraggiunga. Ora so che
qualsiasi cosa accadrà,
non dovrò affrontarla
da sola. ◼
LA PECORELLA SMARRITA, DI DEL PARSON.
egli ultimi tre anni ho avuto l’opportunità di essere
messa alla prova. Mi sono resa conto che, a prescindere da quello che ti capita, con Dio non devi affrontarlo
da sola.
Poco dopo aver compiuto sedici anni scoprii di avere
un eczema. Ogni mattina era difficile guardare nello specchio e vedere gli eritemi che ricoprivano il mio corpo.
Decisi di considerare tutto questo un’opportunità per
essere messa alla prova. Invece di compiangermi, provai
a fare quello che mi aveva spiegato la mia insegnante
delle Giovani Donne: contare le benedizioni ogni giorno,
nonostante le mie prove. Anche se in questo momento
non ho la pelle perfetta, sono grata per la mia
famiglia, per i miei amici e per i miei
talenti musicali. Sono grata di avere
due gambe, due mani e due
piedi, di avere gli occhi per
vedere e le orecchie per
sentire. So che la bellezza
risiede dentro noi stessi e
non all’esterno,
ma, poco alla volta, il
mio eczema si prese la
mia parte migliore. Non
ero più tanto amichevole
com’ero di solito e non
sorridevo più. I molti
medici che consultai
erano sicuri che sarei
stata “perfetta” prima di
D i c e m b r e 2 0 1 2 19

Laura F. Willes
I profeti a Natale
L
a vita dei nostri sedici profeti moderni è un esempio dello spirito del Natale, ricordandoci l’evento
incomparabile che ha avuto luogo nella stalla a
Betlemme più di venti secoli fa: la nascita del nostro
Salvatore, Gesù Cristo. Seguendo il loro esempio non
potremo mai sbagliarci, specialmente a Natale.
Doni d’amore
Donare amore e servizio ai meno fortunati è stato
il tratto distintivo dell’esperienza natalizia dei profeti.
Nel 1931, durante la Grande Depressione, il presidente
Harold B. Lee era presidente di un grosso palo di Salt
Lake City, nello Utah. Il presidente Lee decise che
avrebbe scoperto le necessità dei membri del suo palo
e che avrebbe fatto tutto il possibile per alleviare i loro
bisogni. Grazie a un sondaggio scoprì che più della metà
20 L i a h o n a
del palo, circa 5.000 persone, dipendeva dall’aiuto di
altri, inclusi circa 1.000 bambini al di sotto dei 10 anni.
Egli mobilitò i membri affinché raccogliessero giocattoli
e organizzassero laboratori per riparare, dipingere e
pulire i vecchi giocattoli o per costruirne di nuovi così
nessun bambino sarebbe rimasto senza giocattoli a
Natale. Decise che ogni famiglia del palo avrebbe avuto
un pranzo a Natale e sollecitò le donazioni di cibo per far
sì che ciò accadesse.1 In seguito, quando era un apostolo,
all’anziano Lee fu chiesto di organizzare il programma
di benessere della Chiesa sulla base di simili principi di
servizio, sacrificio e lavoro.
Quando era ragazzo, il presidente Thomas S. Monson
stava festeggiando il Natale quando un suo amico fece
una domanda che lo colse di sorpresa: “Che sapore ha
il tacchino?” Egli rispose che era simile al pollo, ma poi

si rese conto che il suo sfortunato amico non
aveva mai assaggiato neanche quello. E non
era finita, a casa del suo amico non c’era nulla
con cui preparare il pranzo di Natale.
“Pensai a una soluzione”, disse il presidente Monson. “Non avevo tacchini,
non avevo polli, non avevo denaro.
Poi ricordai che avevo due coniglietti. Afferrai immediatamente
il mio amico per la mano e corsi
nella conigliera, misi i conigli
in una scatola e gliela portai
dicendo: ‘Ecco, prendi questi due
conigli. Sono buoni da mangiare —
proprio come il pollo’…Quando chiusi la porta della
gabbia vuota dei conigli mi vennero le lacrime agli occhi.
Ma non ero triste: un calore, un sentimento di gioia
indescrivibile, mi riempiva il cuore. Quello fu un Natale
memorabile”.2
ILLUSTRAZIONE FOTOGRAFICA DI WELDEN C. ANDERSEN
Riunirsi come famiglia
Il presidente Ezra Taft Benson ricorda che uno dei
Natali più dolci fu quello del 1932, quando tornò a casa
la vigilia di Natale nella fattoria di famiglia a Whitney,
nell’Idaho, USA, dopo una missione in Inghilterra durata
due anni e mezzo. La gioiosa riunione con i suoi genitori e i dieci fratelli e sorelle fu piena di entusiasmo e
di emozione anche grazie al Natale. Come trattamento
speciale, i suoi genitori gli consentirono di rimanere
sveglio per aiutarli con i preparativi natalizi dopo che
gli altri figli erano andati a letto. Mentre lavorava insieme
ai genitori, condivise a voce bassa la sua esperienza in
missione. Non riusciva a trattenere le lacrime durante
la “serata speciale” nella casa della sua infanzia.3
La vita dei profeti ci incoraggia ad avvicinarci alla nostra
famiglia a Natale. Il presidente Joseph F. Smith ricordò
un Natale quando era un giovane padre che non aveva
denaro — neanche un centesimo — per comprare i regali
ai suoi figli. Poco prima di Natale uscì di casa e camminò
per la strada guardando tutte le cose meravigliose esposte nelle vetrine, con la consapevolezza che non poteva
comprarne nessuna. Disperato, trovò un luogo appartato
e “pianse come un bambino” per alleviare il suo cuore in
pena. Ma, asciugandosi gli occhi, andò a casa e giocò con
i suoi figli per tutto il giorno, “grato e felice solo per loro”.4
Benché non fosse in grado di offrire un Natale fatto di
cose materiali per i suoi figli, aveva comunque fatto loro i
regali migliori che un padre potesse donare: il suo amore
e il suo tempo.
Il profeta Joseph Smith trascorse il Natale del 1838
imprigionato nel carcere di Liberty, nel Missouri, USA.
Era tenuto insieme a diversi altri compagni in un piccolo
seminterrato freddo, sporco e pieno di fumo a causa del
fuoco a fiamma libera che erano costretti a usare. Il soffitto era così basso da non permettere loro di stare dritti
in piedi. Ma quel Natale ci fu un momento felice. Per
diversi giorni Emma, la moglie del profeta, potè far visita
a Joseph poco prima di Natale. In più aveva portato con
sé il loro figlio, Joseph Smith III. Sentendo l’amore della
sua famiglia, dalla cella Joseph scrisse parole di incoraggiamento ai santi: “Esult[iamo] nelle tribolazioni, poiché
sappiamo che Dio è con noi”.5
Nel 1937 il presidente Joseph Fielding Smith si
stava abituando alla vita senza la sua amata moglie
Ethel, che era morta da poco. Ethel aveva chiesto che
Jessie Evans, una donna non sposata con una bellissima
voce, cantasse al suo funerale. Grazie a quell’incontro, Jessie Evans e Joseph Fielding Smith si conoberro
meglio e l’attrazione reciproca divenne amore. Ella
accettò la proposta di matrimonio che lui le fece poco
dopo Natale. Meditando sui regali che aveva ricevuto
per il Natale del 1937, il presidente Smith scrisse: “Ho
ricevuto [ Jessie] come regalo di Natale, per il quale sono
D i c e m b r e 2 0 1 2 21

grato”.6 Si sposarono il successivo mese di aprile.
Una delle tradizioni annuali di famiglia del presidente
David O. McKay era quella di portare i nipoti a fare un
giro su una slitta trainata da una bella coppia di cavalli, “al
tintinnio dei campanelli”. Il giro in slitta era una delle loro
tradizioni preferite. Il presidente McKay la continuò anche
dopo gli ottantanni. Per stare caldo indossava la sua lunga
e folta pelliccia di procione e grossi guanti. I nipoti più
piccoli salivano sulla slitta, mentre quelli più grandi “lo
seguivano sui propri slittini” legati dietro la slitta stessa.
Quegli indimenticabili modi di festeggiare il Natale terminavano a volte con i canti intorno al pianoforte e l’inno
“Tutto è bello attorno a noi”.7
Una testimonianza di Gesù Cristo
Cosa forse più importante, le esperienze natalizie dei
profeti ci insegnano ad accrescere la nostra testimonianza
di Gesù Cristo se Lo poniamo al centro dei nostri festeggiamenti. Nel 1876 il tempio di St. George, nello Utah,
era quasi completo. La cerimonia della dedicazione del
seminterrato, della sala principale e della sala dei suggellamenti era prevista per l’1 gennaio 1877.8 Poiché il Natale
cadeva appena sette giorni prima della dedicazione, molte
persone di St. George lavorarono freneticamente per
22 L i a h o n a
assicurarsi che il tempio fosse completato in tempo.
Il presidente Wilford Woodruff, che serviva come
primo presidente del tempio, scrisse sul suo diario che
il giorno di Natale gli uomini erano impegnati nel lavoro
con le seghe circolari e che quaranta donne trascorsero
l’intera giornata nel tempio a cucire tappeti. Sistemarono
i tappeti e misero le tende.9
Anche se per poco non finirono in tempo, la loro
offerta quel Natale valse la pena. Quel lavoro fu il modo
in cui festeggiarono il Natale. Alla presenza di duemila
persone, l’1 gennaio il presidente Woodruff offrì la preghiera dedicatoria per quelle parti del tempio — più di
trent’anni dopo che i santi degli ultimi giorni erano stati
costretti ad abbandonare il tempio di Nauvoo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, molte città degli
Stati Uniti rispettavano blackout notturni per risparmiare
il combustibile. A Salt Lake City le luci del tempio furono
spente. Per anni esso rimase al buio in una città buia.
Quando in Europa fu dichiarato il cessate il fuoco, il
presidente Heber J. Grant ordinò che le luci del tempio
fossero riaccese.
Per il Natale del 1945 il presidente George Albert
Smith ideò un biglietto motivante e significativo. Davanti
c’era la foto delle tre guglie orientali del tempio di Salt
Lake meravigliosamente illuminate che si
stagliavano contro uno sfondo blu scuro, con
sopra la statua dell’angelo Moroni. In basso
c’erano scritte le parole “Natale — 1945” e il
messaggio “Le luci sono di nuovo accese”.10
Niente avrebbe potuto riflettere meglio la
gioia che tutti provarono dopo così tanti
lunghi anni di morte e distruzione,
ma quel meraviglioso biglietto di Natale
era anche il modo in cui il presidente Smith
rendeva la sua testimonianza di Gesù Cristo
e della restaurazione del Vangelo. Proprio
come la fine della guerra portò pace e luce in
luoghi bui, la restaurazione del Vangelo, che
seguì ai lunghi secoli di Apostasia, accese “di
nuovo” le brillanti luci della verità per tutte le
persone della terra.
Gli esempi di amore, servizio, fede e
sacrificio dei nostri profeti moderni testimoniano che la vera gioia del Natale deriva
dal vivere come Cristo ha vissuto. Come ha
detto il presidente Howard W. Hunter: “Il
vero Natale giunge a colui che ha accettato
Cristo nella propria vita come una forza che
anima, dinamica e vitalizzante. Lo spirito
vero del Natale è nella vita e nella missione
del Maestro”.11 ◼
NOTE
1. Vedere Larry C. Porter, “Remembering Christmas Past”,
BYU Studies, vol. 40, numero 3, (2001): 94–96.
2. Thomas S. Monson, “Doni di Natale, benedizioni
di Natale”, La Stella, dicembre 1995, 4–5.
3. Vedere Porter, “Remembering Christmas Past”,
104–5.
4. Joseph F. Smith, “Christmas and New Year”,
Improvement Era, gennaio 1919, 267.
5. Joseph Smith, citato da Porter in
“Remembering Christmas Past”, 53.
6. Joseph Fielding Smith, citato da Joseph
Fielding Smith Jr. e John J. Stewart in The Life
of Joseph Fielding Smith (1972), 255.
7. Vedere David Lawrence McKay, My Father,
David O. McKay (1989), 70–71.
8. La dedicazione del tempio completo di St.
George, nello Utah, USA, ha avuto luogo quattro
mesi più tardi, dal 6 all’8 aprile 1877.
9. Vedere Wilford Woodruff’s Journal, ed. Scott G.
Kenney, 9 volumi. (1983–85), 7:297.
10. Vedere Albert L. Zobell Jr., “It Being Christmas”,
Improvement Era, dicembre 1949, 826–27.
11. The Teachings of Howard W. Hunter, ed. Clyde J.
Williams (1997), 269.
D i c e m b r e 2 0 1 2 23

Aaron L. West
Dipartimento dei servizi di pubblicazione
Trasformazioni
SACRE
Il tempio di San Salvador, a El Salvador,
non ha trasformato solo il paesaggio; la sua influenza sta
cambiando il cuore, le famiglie e un’intera nazione.
Il 20 settembre 2008 circa seicento santi degli ultimi
giorni si sono riuniti su una collina zuppa di pioggia nella
città di San Salvador, a El Salvador. Si trovavano su un
terreno che per molti anni era stato usato come piantagione. Sotto la direzione della presidenza dell’Area Centro America, hanno pregato insieme e hanno condiviso
parole di testimonianza. Alcuni di loro hanno affondato
pale nuove nel suolo antico, pensando al cambiamento
che sarebbe presto giunto in quel luogo scelto.
Il 21 agosto 2011 migliaia di santi degli ultimi giorni
riverentemente entusiasti si sono salutati a vicenda sulla
stessa collina. Non era più una piantagione, era stata
trasformata nel luogo più sacro di El Salvador. I santi si
La cerimonia
del primo colpo
di piccone per
il tempio di
San Salvador,
a El Salvador,
ha segnato
l’inizio di un
cambiamento
nella zona.
24 L i a h o n a
FOTOGRAFIA DI ZACH GRAY; È VIETATA LA RIPRODUZIONE.
La trasformazione di una collina

sono riuniti intorno al tempio. Aspettavano
con ansia l’arrivo di un profeta, il presidente
Henry B. Eyring della Prima Presidenza,
il quale avrebbe dedicato quel tempio al
Signore. Un membro di lunga data della
Chiesa, quasi sussurrando, ha detto che il
posto sembrava separato da tutto ciò che
lo circondava: “Un angolino di cielo sulla
terra”.
La trasformazione di una famiglia
Come la
terra è stata
trasformata
per costruire
il tempio di
San Salvador
a El Salvador,
così le vite
di Amado e
Evelyn Vigil
sono state
trasformate
dal vangelo di
Gesù Cristo.
Ad aprile 2010 Evelyn Vigil era
preoccupata dal fatto che suo marito,
Amado, stava perdendo la fede. Non aveva
frequentato nessuna chiesa per undici
anni, giungendo alla conclusione che la
vera Chiesa non esisteva. Nel frattempo,
Evelyn non aveva mai smesso di credere
in Dio: andava di chiesa in chiesa desiderando udire
la Sua parola, ma non era mai soddisfatta di ciò che
sentiva. Alcune mattine si svegliava in lacrime. In quei
giorni pregava per essere guidata dal Padre Celeste.
Gli chiedeva perché non si fosse mai sentita a suo agio
in nessuna delle chiese che frequentava, pur volendo
così disperatamente imparare a conoscerLo. Pregava
anche che la sua famiglia potesse un giorno essere unita
appartenendo a una sola chiesa.
Il 23 agosto 2011 Amado ed Evelyn Vigil hanno vissuto
una trasformazione non diversa dal cambiamento che
era avvenuto su quella collina della loro capitale. Vestiti
di bianco, sono entrati nella sala dei suggellamenti con i
loro figli, Michelle, di 9 anni, e Christian, di 3. È stata la
prima famiglia ad essere suggellata per il tempo e l’eternità nel tempio di San Salvador, a El Salvador. Come il
tempio in cui erano entrati, anch’essi erano da poco stati
consacrati al servizio del Signore, e furono uniti nella
loro dedizione.
La storia dei Vigil
“La nostra storia è iniziata quando abbiamo trovato una
coppia di anziani; a dire il vero loro hanno trovato noi”,
ricorda Amado. “Stavamo uscendo dalla casa dei genitori di Evelyn e avevamo in mano i sacchetti della spesa.
Abbiamo notato che gli anziani ci avevano visti e stavano
attraversando la strada per venire verso di noi.
Uno di loro ci chiese gentilmente se potevano
aiutarci.
Ci chiesero anche se avremmo acconsentito a una loro visita. Dissi di sì, soprattutto
per curiosità. A quel punto non sapevo molto
della Chiesa, solo i commenti che avevo sentito da altre persone.
Dopo aver accettato che gli anziani venissero a casa nostra, dissi a mia moglie: ‘Non
entusiasmarti troppo riguardo a questa cosa.
Non farti illusioni che io possa decidere di
unirmi a una chiesa. Sono solo curioso di
vedere cos’hanno da dire’.
Gli anziani cominciarono a farci visita.
Ero pronto a dire loro educatamente di
andare via se avessero detto qualsiasi cosa
che non mi sembrava giusta. Ma erano così
gentili, e io ero colpito dal fatto che non avessero mai
detto nulla di negativo sulle altre chiese. Mi istruirono
con un tale amore e una tale diligenza, ed erano pazienti
quando facevo molte domande. Si affezionarono
presto a noi”.
Poco per volta, Amado ed Evelyn si prepararono ad
essere battezzati e confermati membri della Chiesa di
Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. La difficoltà
maggiore per Evelyn fu la Parola di Saggezza. La rattristava la consapevolezza di dover rinunciare al desiderio
di caffè. Amado non aveva bisogno di rinunciare ad alcun
vizio, doveva solo imparare ad aggrapparsi alla verità.
Credeva a ciò che i missionari gli stavano insegnando,
e aveva persino riconosciuto molte dottrine e pratiche
che lui e sua moglie pensavano mancassero nelle altre
chiese, come le famiglie eterne, il battesimo per i morti,
la fratellanza e l’organizzazione nella Chiesa. Ma esitava a
impegnarsi ad essere battezzato. Lo preoccupava l’idea di
unirsi alla Chiesa per poi scoprire di aver preso la decisione sbagliata.
Presto queste preoccupazioni scomparvero. Evelyn
pregò per ricevere aiuto e superò il vizio di bere il caffè:
“Non permetterò che mi impedisca di ricevere benedizioni”. Dopo circa due mesi di indecisione, Amado decise
di essere battezzato. Adesso, riferisce Evelyn, dice spesso:
“Dobbiamo abbracciare la dottrina”.
D i c e m b r e 2 0 1 2 25
Il tempio
continuerà
a trasformare la vita
e il cuore dei
salvadoregni.

I cambiamenti e le benedizioni
Amado, Evelyn e Michelle sono stati battezzati e confermati all’inizio di giugno 2011. “Sin dal giorno del battesimo sono riuscita a sentire che tutto aveva iniziato a
cambiare”, dice Evelyn. “La mia famiglia era unita nella
Chiesa. Avevamo trovato il vangelo restaurato. Abbiamo
affrontato difficoltà e malattie da allora, ma il nostro Padre
Celeste ha riversato su di noi molte benedizioni”.
Amado osserva: “Il primo cambiamento che ho notato
è stata l’unità nella nostra famiglia. Non è che prima avessimo problemi, ma abbiamo cominciato ad essere più
uniti. Le dottrine del Vangelo ci hanno aiutati. Da quando
i dirigenti della Chiesa ci hanno insegnato la sacralità della
famiglia, ci siamo concentrati di più sul valore che dovevamo darle”.
Anche il vescovo dei Vigil, César Orellana, ha visto
cambiamenti nella loro vita. Poco dopo il loro battesimo,
Amado si avvicinò al vescovo Orellana e disse: “Vogliamo
pagare la decima, ma non sappiamo come”.
Il vescovo spiegò che la decima era il dieci percento
delle loro entrate. Amado era un po’ preoccupato. All’epoca Evelyn aveva un lavoro, ma lui no. Amado spiegò al
suo vescovo: “Non arriviamo mai alla fine del mese, ma
vogliamo pagare la decima”.
Il vescovo Orellana rispose: “Fratello, il Signore ha fatto
tante promesse”. Insieme lessero i versetti che parlavano
delle benedizioni che derivano dal pagamento fedele della
decima, comprese le parole che il Signore disse per bocca
26 L i a h o n a
di Malachia: “Portate tutte le decime alla casa del tesoro…
e mettetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli eserciti; e vedrete s’io non v’apro le cateratte del cielo e non
riverso su voi tanta benedizione, che non vi sia più dove
riporla” (Malachia 3:10).
Dopo aver letto questi versetti insieme, il vescovo
Orellana guardò il nuovo convertito e disse: “Se pagare la
decima significa che non puoi pagare le bollette dell’acqua o dell’elettricità, paga la decima. Se pagare la decima
significa che non puoi pagare l’affitto, paga la decima. Se
pagare la decima significa persino che non hai abbastanza
denaro per sfamare la tua famiglia, paga la decima. Il
Signore non vi abbandonerà”.
La domenica successiva, Amado si avvicinò di nuovo
al vescovo Orellana. Questa volta non fece domande,
consegnò semplicemente al vescovo una busta e disse:
“Vescovo, ecco la nostra decima”.
Ripensando a questa esperienza, il vescovo Orellana
dice: “Da allora in poi sono stati fedeli pagatori di
decima”. Durante i periodi di difficoltà finanziarie la
famiglia ha ricevuto alcuni articoli dal magazzino del
vescovo. Oltre a quello, il Signore li ha benedetti con la
capacità di prendersi cure di se stessi. Evelyn ha ricevuto
una promozione e Amado ha trovato un buon lavoro. In
seguito Evelyn ha perso il lavoro, ma hanno continuato
a pagare la decima e a ricevere benedizioni spirituali e
temporali grazie alla loro fedeltà. Una volta il vescovo
Orellana chiese ad Amado come andavano le cose

economicamente in famiglia. Amado rispose:
“Stiamo benissimo, a volte non abbiamo tanto
da mangiare, ma ne abbiamo abbastanza e,
soprattutto, confidiamo nel Signore”.
Dopo aver pagato la decima per un po’ di
tempo, Evelyn e Amado hanno parlato con
il vescovo Orellana riguardo alle benedizioni
che avevano ricevuto. Riferendosi a Malachia 3:10, hanno detto: “Abbiamo messo alla
prova il Signore”. E fedele alla promessa del
vescovo Orellana, il Signore non li ha mai
abbandonati.
nel loro paese. Poiché una piantagione è
stata trasformata in suolo sacro, la loro casa
è diventata più sacra.
Sotto vari aspetti essi rappresentano la
promessa di un’intera nazione. A El Salvador
vivono milioni di persone buone e oneste,
che sono bombardate ogni giorno dal rumore
e dalle lusinghe del mondo. I santi salvadoregni amano il loro paese e trovano una rinnovata speranza quando vi vedono il tempio
La famiglia
del Signore. Trovano sicurezza nelle seguenti
Vigil è stata la
parole della preghiera dedicatoria del tempio
pronunciate dal presidente Eyring:
prima fami“Preghiamo affinché le Tue benedizioni
Una nuova prospettiva
glia ad essere
si riversino su questa nazione di El Salvador.
Evelyn e Amado parlano con tenerezza del
suggellata
Tocca il cuore di chi governa, affinché il
giorno in cui la loro famiglia si è riunita nella
nel tempio di
popolo possa essere benedetto con libertà
sala dei suggellamenti. Erano preoccupati che
San Salvador,
e opportunità. Possa la pace regnare in
quando avrebbero avuto la propria investitura
questa terra.
e sarebbero stati pronti per l’ordinanza di suga El Salvador,
Che la Tua opera prosperi in questo paese.
gellamento, i loro figli sarebbero stati irrequieti.
dedicato ad
Possa il messaggio del Vangelo toccare il
Si preoccupavano in particolare di Christian,
agosto 2011.
cuore delle persone di tutta la nazione. Posil loro figlioletto di tre anni pieno di energia.
sano esse entrare nelle acque del battesimo
Invece i bambini sono entrati nella sala dei
e rimanere fedeli e leali a Te…
suggellamenti con pacifica riverenza, lasciando
Con cuore grato, dedichiamo e consaintendere di aver capito per quale ragione
criamo questo edificio santificato e ciò che vi
fossero lì. E quando giunse il momento per i
sta intorno alla realizzazione della Tua volontà
bambini di partecipare all’ordinanza di suggele al compimento della Tua eterna opera. Prelamento, Christian, senza che gli venisse inseghiamo affinché la sua influenza possa essere
gnato o suggerito, si diresse verso l’altare
avvertita in tutto il paese come una luce posta
e si inginocchiò accanto ai genitori.
su un colle”.1
Evelyn ricorda di aver visto il riflesso della
famiglia negli specchi. Anche Amado parla di
Sicuramente molta di questa influenza si
vedere, non solo nel tempio, ma nella vita di tutti i giorni.
sentirà grazie al servizio e all’esempio di persone come la
Esprime gratitudine per la prospettiva eterna che ora
famiglia Vigil. Cercando di trattenere le lacrime e sforzanguida la sua vita, una prospettiva che Michelle e Christian
dosi di parlare nonostante l’emozione, Amado Vigil ora
sembravano avvertire quando si trovavano nella casa del
parla con amore dei missionari che hanno reso possibile
Signore. Da allora questa prospettiva si è allargata sempre
a lui e alla sua famiglia venire a Cristo e ricevere le
di più, specialmente quando i Vigil hanno accolto una
benedizioni del tempio. “Speriamo che i nostri figli svolnuova figlia nella famiglia: Andrea, che è nata nell’alleanza gano la missione”, dice, “così potranno benedire altre
in agosto.
famiglie, proprio come quei ragazzi hanno benedetto
la nostra”. ◼
Una luce posta su un colle
NOTA:
La famiglia Vigil non sarà più la stessa grazie al sacrifi 1. “‘May Peace Reign in the Land’ — Dedicatory Prayer for El Salvador
cio espiatorio di Gesù Cristo e all’influenza del Suo tempio
Temple”, Church News, 27 agosto 2011, ldschurchnews.com.
D i c e m b r e 2 0 1 2 27

CONCENTRARSI SUL
DIVENTARE UNA
FAMIGLIA
ETERNA
La costruzione di un tempio in
El Salvador diventò una grande
benedizione per due giovani, fratello
e sorella, impegnati ad aiutare i loro
genitori a tornare in Chiesa.
GIOVANI
Mindy Raye Friedman
Riviste della Chiesa
K
evin e Jacqueline S., un fratello e una sorella che
vivono in El Salvador, sono amici per la pelle e
restano uniti in tutto e per tutto. Nutrono un grande
amore per il Vangelo e per la loro famiglia. Infatti desiderano che la loro famiglia sia unita per sempre.
Quando Kevin e Jacqueline erano più piccoli, la gente
in chiesa soleva chiedere al loro padre: “Quando vi suggellerete al tempio?” e lui rispondeva: “Quando ci sarà un
tempio in El Salvador”.
Pregare in favore dei genitori
Tuttavia, quando fu annunciato il tempio di San Salvador
in El Salvador nel 2007, i genitori di Kevin e Jacqueline avevano ormai smesso di andare in Chiesa. Ma Kevin, adesso
diciottenne e Jacqueline ora quindicenne, continuarono ad
andare in chiesa e a pregare che un giorno i loro genitori vi
sarebbero tornati.
“Non ho mai smesso di pregare e di chiedere al Padre
Celeste che un giorno avrebbero potuto riattivarsi”, dice
Jacqueline. “So che il Padre Celeste vuole il meglio per noi
e so anche che vuole che siamo una famiglia eterna”.
Inoltre, hanno cercato di essere un buon esempio
per i loro genitori. “Non ho mai perso la speranza”, dice
Kevin. “Ho sempre pregato e letto le Scritture e i miei
genitori mi vedevano studiare e uscire di casa per fare
insegnamento familiare e per partecipare alle attività
della Chiesa. Mentre mi sforzavo di osservare i comandamenti e di progredire, i miei genitori osservavano il mio
esempio”.
tempio durante i giorni di apertura al pubblico.
“Anche se i miei genitori non stavano più frequentando
la Chiesa, consideravano comunque la Chiesa e il Vangelo
come qualcosa di sacro”, dice Kevin. “Quando entrammo
nel tempio, mio padre cominciò a spiegare a me e alle mie
sorelle che quando entriamo nel tempio ci vestiamo di
bianco e che quello è il luogo dove stipuliamo delle sacre
ordinanze”.
Kevin si stupì che la sua sorellina di 2 anni, che normalmente era piena di energia, rimase silenziosa mentre erano
nel tempio e si accorse anche di come sua madre avesse
le lacrime agli occhi mentre guardava i dipinti e visitava le
varie stanze del tempio. Quando la famiglia entrò in una
sala del suggellamento, un volontario che faceva da guida
spiegò loro che quello era il luogo dove le famiglie venivano suggellate per l’eternità.
“A quel punto la nostra sorellina cominciò a toccare
ognuno di noi dicendo: ‘La mia mamma, il mio papà, il
mio Kevin, la mia Jacqueline’”, ricorda Jacqueline. “Era
come se il Padre Celeste parlasse attraverso di lei per
dirci che noi appartenevamo
tutti a lei”.
“Poi ci abbracciò e cominciò a darci dei baci puntando
agli specchi”, aggiunge Kevin.
“Ci guardammo negli specchi
insieme e fu un’esperienza
incredibile. Quando lasciammo
FOTOGRAFIE © IRI
Sentire lo spirito del tempio
Le preghiere di Kevin e di Jacqueline in favore dei loro
genitori cominciarono ad essere ascoltate con l’approssimarsi della fine dei lavori di costruzione del tempio.
“Quando i nostri dirigenti ne annunciarono la dedicazione e la cerimonia culturale, estendemmo l’invito ai
nostri genitori”, racconta Kevin. “Condividemmo con loro
quale privilegio fosse per noi giovani potervi partecipare
e questo li motivò tantissimo e li aiutò a compiere dei
progressi spirituali”.
Oltre ad aver partecipato alla cerimonia culturale,
la famiglia ebbe l’opportunità di visitare l’interno del
D i c e m b r e 2 0 1 2 29

L’OBIETTIVO PIÙ
IMPORTANTE
“Se ancora non siete
stati al tempio, o
se vi siete stati ma
attualmente non siete
qualificati a ricevere
una raccomandazione,
non c’è obiettivo più
importante su cui lavorare che essere degni
di andare al tempio…
Le importantissime e
supreme benedizioni
derivanti dall’appartenenza alla Chiesa sono
quelle benedizioni che
riceviamo nei templi
di Dio”.
la sala del suggellamento, stabilimmo l’obiettivo di poterci un giorno ritornare”.
Ritrovare la prospettiva giusta
Dopo aver visitato il tempio durante
l’apertura al pubblico, la famiglia cominciò
a fare dei cambiamenti. “Da quando siamo
andati al tempio, la nostra famiglia ha ritrovato la prospettiva giusta”, dice Kevin.
“Da allora stiamo facendo la serata familiare e i nostri genitori ci accompagnano in
chiesa e in cappella si siedono con noi in
prima fila”.
Nell’agosto del 2011, Kevin e Jacqueline si
sentirono benedetti quando poterono sedersi
assieme ai loro genitori nel centro di palo per
guardare la trasmissione della dedicazione
del tempio.
“Quando il tempio fu annunciato nel 2007,
i miei genitori erano meno attivi ed io pensavo che non avrei mai avuto la possibilità di
partecipare alla dedicazione insieme a loro”,
dice Kevin. “Mentre erano seduti accanto a
me, potevo sentire per davvero che il Padre
Celeste aveva risposto alle mie preghiere.
Trovarmi lì con la mia famiglia è stata una
delle benedizioni più grandi che io abbia
avuto nella mia vita”.
“Questa esperienza del tempio mi ha
rafforzato”, dice Jacqueline. “Ciò che mi ha
rafforzato di più è stato vedere che il tempio cambia la vita, perché ha aiutato i miei
genitori a diventare di nuovo attivi in Chiesa.
Adesso abbiamo stabilito l’obiettivo di essere
suggellati nel tempio. So che il Padre Celeste
vuole il meglio per noi”. ◼
Presidente Thomas S.
Monson, “Il sacro tempio:
un faro per il mondo”,
Liahona, maggio 2011, 93.
TUTTO È BELLO
ATTORNO A NOI
evin e Jacqueline sono molto
uniti come fratello e sorella
e hanno imparato che il legame
tra fratelli può portare molte
soddisfazioni nella vita. Ecco
in che modo si sostengono a
vicenda.
Jacqueline dice: “Mio fratello
K
30 L i a h o n a
mi aiuta sempre con le faccende
di casa e con i miei compiti di
scuola. Mi dà sempre il suo
sostegno e so senza alcun dubbio che mi ama e che mi sosterrà
in qualsiasi occasione. Quando
sono triste o mi sento giù, lui è
sempre lì ad incoraggiarmi”.
Kevin dice: “Quando sono
scoraggiato mia sorella mi dà il
suo supporto e mi incoraggia.
Mi dice delle cose positive sul
mio conto e questo mi fa sentire
molto meglio. Ho imparato
molte cose dal suo esempio.
Quando comincio a perdere la
fede, lei mi dice di non dubitare
e che le cose andranno meglio
di come avevo sperato”.
Questi due giovani dicono di
apprezzare il loro rapporto e il
fatto che non litigano come gli
altri fratelli e sorelle. “Potreste
dire che siamo strani ma io
ringrazio il mio Padre Celeste
per il rapporto che ho con mia
sorella” dice Kevin.
SERVIZIO NELLA CHIESA
SENTIRE IL SUO
AMORE TRAMITE
IL SERVIZIO
Mishelle Wasden
ILLUSTRAZIONE FOTOGRAFICA DI WELDEN C. ANDERSEN
M
ancavano due settimane
a Natale e l’abituale stress
della stagione mi stava
schiacciando. Dovevo comprare i
regali, consegnarli al destinatario
e decorare l’albero.
Per molti mesi mi ero sentita
sopraffatta dai compiti quotidiani
tipici di una madre di cinque bambini
piccoli. A un certo punto mi sembrava di andare in Chiesa in maniera
meccanica mentre combattevo coi
miei figli per farli stare seduti sulle
sedie. Anelavo a ricevere una maggiore porzione dello Spirito e a vivere
delle esperienze spirituali.
Proprio in quel periodo mia
sorella acquistò una casa nuova in
uno stato vicino al mio e stava cercando di avere tutto in ordine prima
di Natale. Un trasloco del genere rappresenterebbe un sacco di lavoro per
qualunque famiglia, ma per la sua la
situazione sarebbe stata ancora più
difficile. Mia sorella era incinta di otto
mesi, madre di due bambini piccoli
e si occupava di suo marito che era
quadriplegico.
Riconoscendo le difficoltà che
doveva affrontare, la chiamai per
sapere come stavano evolvendo le
cose. Si sentiva ottimista per il trasloco e sperava che i membri del suo
nuovo rione le avrebbero dato il loro
sostegno. Dopo la nostra conversazione misi giù il telefono, augurandole
buona fortuna e chiedendomi come
avrei potuto esserle d’aiuto a una
distanza di 650 chilometri.
Per tutta la sera continuò a balzarmi in mente il pensiero che
dovevo andare lì ad aiutarla. Tuttavia,
guardando al mio programma giornaliero, scacciai via tale pensiero e
andai a letto.
La mattina seguente mi risvegliai
con la stessa sensazione di dover
fare qualcosa. Questa volta il sentimento era così forte che non potei
più respingerlo. Chiamai mio marito e
gli dissi: “Devo andare ad aiutare mia
sorella”. Senza alcuna esitazione lui
mi rispose: “Stavo proprio pensando
alla stessa cosa”.
Chiamai mia sorella spiegandole
i miei piani e prenotai un volo per
quel pomeriggio. Feci di corsa la
valigia, salutai con un bacio i miei
bambini e mi diressi all’aeroporto.
Per i successivi tre giorni fui occupata a disfare scatoloni, riordinare
stanze e aiutare nelle decorazioni
dell’albero di Natale. Dopo che la
maggior parte degli scatoloni erano
stati svuotati, mi sedetti insieme a mia
sorella e alla sua famiglia per ammirare
il loro grazioso albero. Mia nipote di
cinque anni, contenta che la sua famiglia era pronta per il Natale, esclamò:
“Questo sarà un Natale coi fiocchi!”
Durante il mio volo di ritorno a
casa riconobbi che nel dare una parte
IL SERVIZIO ETERNAMENTE
IMPORTANTE
“Forse gli esempi più comuni e
importanti di servizio altruistico e
sacrificio si svolgono nelle nostre
famiglie. Le madri si dedicano a
crescere ed educare i loro figli.
I mariti offrono loro stessi per
mantenere mogli e figli. I sacrifici previsti nel servizio eternamente importante che rendiamo
alle nostre famiglie sono troppo
numerosi per essere citati e troppo
familiari per aver bisogno di essere
menzionati”.
Anziano Dallin H. Oaks, membro del Quorum
dei Dodici Apostoli, “Il sacrificio”, Liahona,
maggio 2012, 22.
di me stessa a questa dolce famiglia
avevo sentito lo Spirito, cosa che avevo
tanto bramato sentire. E ciò accadde
perché avevo servito il mio prossimo.
È facile parlare di prestare servizio durante il periodo di Natale, a
patto che questo rientri nei nostri
programmi e che non ci porti troppe
spese o che non ci faccia uscire dalla
nostra zona di comfort. Ma per poter
realmente sentire il vero spirito del
Natale dobbiamo andare oltre noi
stessi. Così facendo potremo comprendere meglio l’amore che il nostro
Salvatore ha per ognuno di noi. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 31

Vescovo Gary E. Stevenson
Vescovo presiedente
La sicurezza e la pace
che derivano dall’osservanza
dei comandamenti
I modelli e le verità contenuti nel Libro di Mormon
sono semplici e istruttivi, chiari e preziosi. Quando
cominciamo qualcosa in rettitudine e obbedienza,
alla fine avremo benedizioni e gioia.
32 L i a h o n a
ILLUSTRAZIONI DI DILLEEN MARSH
N
ell’era dell’informazione digitale in cui viviamo, sembra che un ciclo di notizie di 24 ore non passi mai senza raccontare i capitoli di una storia familiare
che si ripete più e più volte. I personaggi di questa trama trita e ritrita hanno
di solito acquisito celebrità e importanza tramite un talento straordinario nell’essere
attori, atleti, politici o uomini d’affari. Anni di pratica o di zelante servizio e sacrificio — i mezzi da loro usati per raggiungere l’apice del successo in un determinato
mestiere o professione — sono buttati al vento a causa di uno scandalo che li vede
coinvolti.
La scena finale di questa storia è spesso una cupa immagine del personaggio
che fa un appello strappalacrime a un giudice, a degli azionisti, a degli elettori, alla
famiglia, agli amici o ai fan chiedendo il loro perdono per le sue azioni sbagliate. Il
risultato è generalmente una vasta rete di conseguenze involontarie, tra cui il dolore,
la vergogna e l’infelicità, che ricadono su di loro, sui loro cari e sui loro colleghi.
Le parole semplici eppure profonde di Alma, l’antico profeta del Libro di Mormon,
date a mo’ di esortazione a suo figlio, sembrano tanto adeguate al ventunesimo secolo
quanto lo erano 2000 anni fa: “La malvagità non fu mai felicità” (Alma 41:10).
Se le persone coinvolte in uno scandalo oggigiorno conoscessero i comandamenti del vangelo restaurato e vi obbedissero, quasi sicuramente eviterebbero il
disastro dal punto di vista individuale e professionale.

Felicità
(gioia)
Benedizione
LEGGE
Obbedienza
(rettitudine)
Vedere 2 Nefi 2:11–27
Disobbedienza
(malvagità)
Castigo
Infelicità
(miseria)
D i c e m b r e 2 0 1 2 33
La formula della felicità
Una formula insita nel vangelo di Gesù Cristo dimostra qual è il sentiero che porta alla felicità. È una verità
chiara e preziosa che percorre tutto il Libro di Mormon.
La si trova descritta particolarmente bene negli insegnamenti che il profeta Lehi rivolse ai suoi figli mentre la sua
vita stava giungendo al termine. Rivolgendosi a suo figlio
Giacobbe, egli insegnò: “Poiché è necessario che ci sia
un’opposizione in tutte le cose” (2 Nefi 2:11). Qualche
versetto dopo aggiunse: “Gli uomini sono affinché possano provare gioia” (2 Nefi 2:25).
Gli insegnamenti contenuti in questo sermone rivolto
a Giacobbe possono essere riassunti semplicementi così:
l’obbedienza e la rettitudine portano a ricevere delle benedizioni, che poi portano alla gioia. Per contro, la disobbedienza e la malvagità portano a ricevere un castigo, il
quale poi porta dolore. Il Salvatore è il grande Mediatore
di tutta l’umanità e il promotore del sentiero che porta alla
felicità e alla vita eterna. Il diavolo è il triste padre delle
menzogne e il promotore del sentiero che porta alla schiavitù e alla morte.
È chiaro che l’avversario sa che noi non avremmo
scelto intenzionalmente la schiavitù e la morte, tuttavia,
siccome lui sarà per sempre infelice, cerca di rendere
infelici anche tutti gli uomini (vedere 2 Nefi 2:27). Ed egli
realizza tale scopo distorcendo le conseguenze del peccato e della disobbedienza. Questo è uno dei motivi per
cui viene chiamato il padre delle menzogne.
Il presidente Spencer W. Kimball (1895–1985) insegnò:
“Tutti voi… conoscete Satana, il padre delle menzogne.
Sapete come riesce a mutare la verità in una menzogna.
Egli copre di ornamenti ciò che è malvagio per farlo sembrare bello, piacevole, semplice e perfino buono”.1
Satana vorrebbe farci credere che la formula della felicità comincia con la malvagità e il peccato. Noi veniamo
avvertiti del fatto che le sue tentazioni sono mascherate
così sapientemente che a volte egli ci sembra “quasi un
angelo di luce” (2 Nefi 9:9). Il Signore descrisse la caduta
e gli scopi di Satana:
“Pertanto, per il fatto che Satana si ribellò contro di me
e cercò di distruggere il libero arbitrio dell’uomo, che io, il
Signore Iddio, gli avevo dato, e anche che gli dessi il mio
potere; mediante il potere del mio Unigenito, feci sì che
fosse gettato giù;
34 L i a h o n a
E divenne Satana, sì, proprio il diavolo, il padre di tutte
le menzogne, per ingannare e accecare gli uomini, per
condurli prigionieri alla sua volontà” (Mosè 4:3–4).
Il sentiero che porta alla felicità comincia con la rettitudine tramite l’obbedienza ai comandamenti. I comandamenti ci sono stati dati come un manuale divino teso
ad allontanarci dalla maggior parte delle calamità a cui
siamo soggetti come mortali. Il Signore l’ha proclamato
agli albori della restaurazione: “Pertanto io, il Signore,
conoscendo la calamità che sarebbe venuta sugli abitanti
della terra, chiamai il mio servitore Joseph Smith jun. e gli
parlai dal cielo e gli diedi dei comandamenti ” (DeA 1:17;
corsivo dell’autore).
Obbedite ai comandamenti
Per alcune persone può sembrare un controsenso che i
comandamenti si trovino proprio all’inizio del sentiero che
porta alla felicità piuttosto che essere qualcosa da portarsi
dietro lungo il percorso. La seguente storia presa dal mio
servizio svolto alcuni anni fa come presidente di missione
di Nagoya, in Giappone, ben dimostra questo aspetto.
Io e mia moglie Lesa conoscemmo una giovane donna
subito dopo che venne in chiesa per partecipare a una
classe d’inglese tenuta dai missionari. Era una persona
espansiva, piena d’entusiasmo e in pieno controllo della
sua vita, che includeva un buon lavoro, un fidanzato di
lunga data e la sua famiglia. Il contatto con i missionari
e con i membri tramite le classi d’inglese aveva destato
il suo interesse nella Chiesa e così cominciò a seguire le
lezioni coi missionari. La sua testimonianza della veridicità del vangelo restaurato sembrava sbocciare sempre di
più ogni volta che si incontrava con i missionari. Mentre
leggeva il Libro di Mormon, meditando e pregando in
merito, seppe che era vero e che erano vere anche tutte
le altre cose che stava apprendendo.
Quando i missionari cominciarono ad insegnarle i
comandamenti, seppe che doveva obbedire. Lasciò il
fidanzato e abbandonò il suo lavoro che richiedeva che
lavorasse di domenica. Cominciò a osservare la Parola di
Saggezza e accettò la legge della decima. La sua fede era
così forte che, quando apprese i comandamenti, cominciò
a osservarli all’istante.
Quando annunciò alla sua famiglia il suo interesse
per la Chiesa e il suo studio del vangelo restaurato, i
suoi genitori le dissero che di conseguenza
il loro rapporto con lei ne avrebbe sofferto. Nel giro di poche settimane dopo
aver accettato i comandamenti, la giovane
donna si ritrovò senza lavoro, senza casa e
senza il sostegno della sua famiglia. Le conseguenze della sua obbedienza al Vangelo
avevano chiaramente influito sulla sua vita
in una maniera che poteva apparire davvero
devastante.
Ero profondamente preoccupato per la
sua situazione. Una sera tardi, alla fine di una
giornata molto intensa, io e Lesa lasciammo la
casa della missione per fare una passeggiata e
trascorrere un po’ di tempo insieme in tranquillità. Fummo sorpresi quando arrivammo
a un incrocio trafficato nello stesso momento
in cui vi arrivava in bicicletta questa giovane
simpatizzante piena d’entusiasmo. Ci salutò
con un caldo sorriso e con un abbraccio.
Meravigliati che fosse ancora fuori ad un’ora
così tarda, le chiedemmo dove era diretta.
“Sto andando al mio nuovo lavoro per il
turno di notte alla finestra del drive-in di un
ristorante fast-food”, esclamò con gioia.
Questo lavoro rappresentava un notevole
passo indietro dal punto di vista della paga,
degli incarichi e delle ore lavorative rispetto
al suo precedente lavoro. Nonostante avesse
subito delle dure prove nella sua vita temporale, emanava felicità da ogni poro. Poi ci
annunciò che era stata fissata la data del suo
battesimo. Tornando a piedi alla casa della
missione, io e Lesa eravamo stupiti di come
la sua fede e l’obbedienza ai comandamenti
da poco scoperti l’avessero posta sul sentiero
che porta alla vera gioia.
Passarono alcune settimane e fu battezzata.
Dopo un po’ di tempo si riconciliò con la sua
famiglia e trovò un lavoro migliore. Qualche
anno dopo il suo battesimo, fu suggellata nel
tempio giapponese di Tokyo a un missionario
ritornato che aveva incontrato a un’attività
per giovani adulti non sposati. Ora sono una
famiglia eterna e sono stati da poco benedetti con la nascita di un bellissimo bambino.
Un inno descrive con brevità e dolcezza ciò
che accadde alla sua vita come conseguenza
all’obbedienza ai comandamenti:
Vivi il Vangelo, vivi il Vangelo;
Soltanto così nel tuo cuor pace avrai.
Dice il profeta: “Ama il Signore,
vivi il Vangelo tutta la vita,
e pace avrai nel tuo cuor”.2
Fummo sorpresi quando
arrivammo a un incrocio
trafficato nello stesso
momento in cui vi arrivava in bicicletta questa
giovane simpatizzante
piena d’entusiasmo. Eravamo stupiti di come la
sua fede e l’obbedienza
ai comandamenti da poco
scoperti l’avessero posta
sul sentiero che porta alla
vera gioia.
I modelli e le verità contenuti nel Libro di
Mormon sono chiari e istruttivi, semplici e
preziosi. Quando cominciamo qualcosa in
rettitudine e obbedienza, alla fine avremo
benedizioni e gioia. ◼
NOTE
1. Spencer W. Kimball, “The Blessings and Responsibilities
of Womanhood”, Ensign, marzo 1976, 70.
2. “Vivi il Vangelo”, Inni, 192.
D i c e m b r e 2 0 1 2 35
V O C I D E I S A N T I D E G L I U LT I M I G I O R N I
C
ome presidentessa della Società
di Soccorso, mi sentii sopraffatta dai bisogni e dalle difficoltà che
alcune famiglie del nostro piccolo
ramo stavano affrontando. I tempi
erano stati difficili e diversi membri
avevano perso il lavoro.
Negli occhi di tante persone al di
fuori della Chiesa si potevano riconoscere scoraggiamento, tristezza e
disperazione per le difficoltà nel provvedere alle rispettive famiglie. Persino
i bambini e i ragazzi mostravano
sentimenti di incertezza e agitazione.
I dirigenti del ramo sentirono la
necessità di portare un po’ di speranza e di amore ai più bisognosi,
qualcosa che potesse aiutare le persone della nostra comunità a sentire
che un amorevole Padre Celeste era
Quando il presidente
di ramo mise i soldi
sul bancone, ricevettero la risposta alle
loro preghiere.
a conoscenza delle loro difficoltà e
stava vegliando su di loro.
Dato che il Natale era alle porte,
suggerimmo di invitare a una cena i
bambini più poveri della comunità. I
membri del ramo avrebbero organizzato una raccolta di fondi, acquistato il
cibo presso una catena di fast food e
preparato la casa di riunione per ricevere i nostri ospiti. Furono coinvolti
tutti, inclusi i bambini della Primaria,
le giovani donne e i giovani uomini.
Prendemmo accordi con la catena
di fast food per la fornitura del cibo
e contattammo gli assistenti sociali
affinché individuassero le famiglie
più bisognose. Ci consegnarono una
lista di circa cento bambini, il che
superava di gran lunga quanto avevamo pensato. Ciò non ci scoraggiò,
ma sembrava impossibile raccogliere
abbastanza denaro per acquistare il
cibo per tutti quei bambini.
Quando giunse il giorno della
nostra cena, il presidente di ramo,
accompagnato da diversi diaconi,
prese il denaro che avevamo raccolto
e si diresse al ristorante, chiedendosi
come avremmo dato da mangiare a
così tanti bambini con i fondi limitati
a nostra disposizione. Essi pregarono
lungo il percorso, pensando che forse
potevamo invitare solo i bambini più
piccoli, dividere i pasti a metà o annullare l’attività.
Quando giunsero al ristorante, il
presidente di ramo mise i soldi sul
bancone. E in quel momento ricevettero la risposta alle loro preghiere.
Il direttore del ristorante li guardò e,
sorridendo, disse che il locale sarebbe
stato felice di fornire tutti i pasti necessari — gratis! Non riesco a esprimere la
gioia che tutti noi provammo quando
venimmo a conoscenza di quel gesto
premuroso, che ci permise di portare
un po’ di allegria — e tanto cibo — a
un folto gruppo di bambini bisognosi.
Grazie alla generosità del ristorante,
potemmo utilizzare il denaro che avevamo raccolto per acquistare alimenti
e fare ceste di cibo per le famiglie più
bisognose.
Da questa esperienza imparammo
che nessuno sforzo è vano quando
mettiamo i nostri talenti e i buoni desideri al servizio del prossimo. La nostra
testimonianza sul fatto che il Signore
apre le porte dopo che noi facciamo
tutto il possibile è stata rafforzata. ◼
Marta Fernández-Rebollos, Spagna
ILLUSTRAZIONI DI BRIAN CALL
COME POSSIAMO DAR DA
MANGIARE A COSÌ TANTI BAMBINI?
SPERO CHE
QUALCUNO
LA AMERÀ
Q
uando avevano rispettivamente
tre e quanttro anni, mio figlio e
mia figlia facevano parte del gruppo
prescolastico del quartiere. Quell’inverno gli incaricati del gruppo decisero di svolgere un progetto natalizio
nell’ambito del quale ogni bambino
doveva donare un giocattolo a una
famiglia bisognosa.
Durante le settimane precedenti
tenemmo molte lezioni sul modo in
cui la gratitudine e la condivisione
con gli altri ci rendono felici. Dissi
ai miei figli di iniziare a pensare a
quali giocattoli avrebbero voluto
regalare, desiderando che vivessero
l’esperienza di scegliere da soli cosa
donare. Le finanze della nostra famiglia erano limitate ed ero curiosa di
vedere a quale dei loro pochi giocattoli erano disposti a rinunciare.
Un sabato mattina dissi ai bambini
che era giunto il momento di scegliere cosa donare. Aiutai Hunter a
incartare il camion che aveva scelto e
poi andai a vedere cosa stava facendo
Mikelle. La scena che vidi dalla porta
della sua camera mi fece venire le
lacrime agli occhi.
Mikelle stava tenendo in braccio
la sua bambola preferita, Mella, che
indossava il suo vestitino migliore, e
le stava cantando una canzone. Poi
mise una copertina sul fondo di una
busta da regalo, sorrise alla bambola,
la abbracciò e la baciò, e la pose
amorevolemente nella busta. Vedendomi disse: “Mella è pronta, mamma.
Spero che qualcuno la amerà”.
Sapendo ciò che mia figlia provava
Un sabato mattina dissi ai
bambini che era giunto il
momento di scegliere cosa
donare. La scena che vidi
dalla porta della camera
di Mikelle mi fece venire le
lacrime agli occhi.
per quella bambola, ero sopresa dal
fatto che la stesse dando via. Volevo
quasi dire a Mikelle che non doveva
rinunciare alla sua bambola preferita,
ma mi fermai.
Pensai: “Comprende cosa significa
donare, sta dando il meglio di sé”.
Mi resi immediatamente conto che
una parte di me era disposta a donare
e a condividere, ma non a fare un
sacrificio personale troppo grande.
Avevo posto limiti alla mia carità e
sapevo che dovevo cambiare.
Pensai al modo in cui il Padre
Celeste rinunciò al Suo unico Figlio
perfetto e lasciò che soffrisse e morisse
per me. Immaginai un amorevole
Padre Celeste che dava un bacio al
Suo beneamato Figliolo e Lo mandava
sulla terra bambino, sperando che Lo
amassimo e Lo seguissimo.
Il Salvatore stesso non Si risparmiò
e diede tutto quello che aveva da dare.
Mi chiesi se Mikelle avrebbe cambiato idea prima del programma di
Natale, quando i giocattoli dovevano
essere donati, ma non lo fece. Mi
chiesi se poi si sarebbe pentita della
sua scelta e si sarebbe sentita triste,
ma non lo fece.
Vedendo l’esempio cristiano di mia
figlia, decisi che anche se ho molto o
poco da dare, avrei sempre dato con
gioia il meglio di me quando avrei
avuto l’opportunità di condividere. ◼
Brittney Pyne, Utah, USA
D i c e m b r e 2 0 1 2 37
V oci dei S anti degli U ltimi G iorni
AVETE CANTATO CON IL CUORE
N
el dicembre del 2000 il nostro
palo si stava preparando a
ospitare un festival di musica corale.
Diversi cori molto conosciuti nella
città di Posadas, in Argentina, avevano confermato la loro partecipazione e molte persone avrebbero
assistito. Speravamo di condividere
la testimonianza della nascita del
Salvatore attraverso il nostro canto.
Come direttrice del coro, ero piuttosto ansiosa. Oltre all’ansia c’era il fatto
che ero incinta di otto mesi di due
gemelli. Durante la prova finale una
settimana prima del concerto avevo
dei dolori e dovetti dirigere seduta.
Quando la prova terminò non
riuscii più ad alzarmi. Mio marito,
Carlos, e mio padre mi diedero una
benedizione. Poi Carlos mi portò
all’ospedale, dove i medici dichiararono che i bambini sarebbero arrivati
quel giorno. Avevo paura, ma Carlos
mi disse di confidare nel Signore.
Presto il pianto di un neonato
riempì la stanza. A quel suono il mio
cuore battè forte per la gioia, ma poi
il dottore si avvicinò e disse: “Quella
che piange è Kira, ma Abril non ce
l’ha fatta”.
Non trovo le parole per descrivere
i sentimenti da cui fui sopraffatta. Fui
presto spostata in un’altra camera,
dove mio marito mi stava aspettando.
Ci abbracciammo e piangemmo.
Carlos disse: “Dafne, non sappiamo per quale scopo il Signore
abbia preso Abril con Sé, ma dobbiamo essere forti, accettare la Sua
volontà e andare avanti con fede”.
Qualche minuto dopo, Carlos
tenne fra le braccia il corpicino di
Kira e la benedisse affinché vivesse.
38 L i a h o n a
E fu così, ma a causa di complicazioni
rimase in ospedale per i successivi
dieci giorni.
Io fui dimessa la settimana successiva. Poiché dovevo recarmi spesso
in ospedale per vedere e dar da
mangiare a Kira, mi dimenticai del
coro. La sera prima del festival mio
padre mi chiese se avevo deciso se
avrei diretto o meno il coro. Disse:
“Prega per saperlo, Dafne, e qualsiasi
decisione prenderai sarà sicuramente
quella giusta”.
Pensai a Kira, che si trovava ancora
in ospedale. Pensai ai membri del
coro, che avevano lavorato duramente
Mentre le voci si fondevano con gli
strumenti, fui sopraffatta dalla
sensazione di trovarmi in un posto
bellissimo.
per prepararsi per il concerto. Pensai
al Salvatore e alla Sua nascita, alla Sua
vita e al Suo sacrificio. Sapevo ciò che
dovevo fare.
Le dimostrazioni di affetto che la
nostra famiglia ricevette la sera successiva da parte dei membri del coro
ci commossero profondamente, e lo
spirito di armonia che c’era tra loro
ci spinse a desiderare intensamente
di emozionare chi era venuto ad
assistere.
Visto che ospitavamo il festival, il
coro del nostro palo cantò per ultimo.
Quando il pianoforte e il violino
suonarono l’introduzione di “Natal,
Natal”, le lacrime rigarono il mio
volto. Poi, mentre le voci si fondevano con gli strumenti, fui sopraffatta
dalla sensazione di trovarmi in un
posto bellissimo.
Quando finimmo mi girai e vidi
che la maggior parte del pubblico
aveva le lacrime agli occhi. Persone
che forse non avevano mai sentito
il messaggio di pace e amore del
Vangelo avevano provato la bellezza
e la meraviglia della nascita del Figlio
di Dio grazie alla nostra musica.
Poi il direttore di uno degli altri
cori ci disse: “Noi avevamo una
buona tecnica, ma voi avete cantato
con il cuore”.
La vigilia di Natale io e mio
marito ringraziammo Dio per aver
mandato Kira nella nostra casa e
per aver mandato Suo Figlio sulla
terra. Grazie all’Espiazione del Figlio,
e al nostro suggellamento nel tempio,
sappiamo che un giorno Abril sarà
di nuovo nostra. ◼
Dafne Analia Romero de Tau,
Misiones, Argentina
POPCORN,
PIONIERI E PACE
L
a mamma mise i mattoni nel forno
e poi li avvolse nelle coperte così
i nostri piedi potevano restare caldi
mentre viaggiavamo in macchina
senza riscaldamento. Era l’inizio di
dicembre del 1935 e noi stavamo
percorrendo i 96 km che separano
Salt Lake City da Payson, nello
Utah, per far visita ai miei nonni. La
neve cadeva leggera intorno a noi e
vorticava sulla strada che avevamo
davanti in quelli che sembravano
piccoli tornado. Io e Fred, il mio
fratello maggiore, eravamo infagottati
in cappotti pesanti e in calzini e sciarponi di lana pruriginosi. A me, che
avevo sette anni, il viaggio sembrava
infinito.
Lo facevamo ogni dicembre. Il
Natale non iniziava veramente finché
non eravamo nella calda cucina di
nonna e nonno Tanner a fare palline
di popcorn. Il nonno accendeva il
fuoco e la nonna riempiva un cestino
di metallo con i popcorn e lo agitava
vigorosamente sul fuoco finché non
si riempiva di mais bianco scoppiato.
Allora la nonna cospargeva i popcorn
con burro bollente al miele in un
pentolone di ghisa e aggiungeva le
arachidi. Quando il composto si raffreddava lo mangiavamo con le mani
ricoperte di burro e facevamo palline
festose da condividere con la famiglia
e con gli amici.
Questo Natale, tuttavia, sarebbe
stato diverso. Di solito io e Fred
ci sedevamo sul sedile posteriore,
ma quest’anno eravamo schiacciati tra i miei genitori sul
sedile anteriore. Sul sedile
posteriore c’era la piccola bara
bianca che conteneva il corpo di
Gerold, il mio fratellino di un anno.
Il caso di morbillo si era trasformato
in polmonite e aveva posto fine alla
sua giovane vita. Prima eravamo
andati all’obitorio a prendere la
piccola bara di legno.
Durante le due ore di viaggio,
papà ci diresse nei canti natalizi.
Mamma e papà cantavano in armonia, e la bellissima musica ci confortava mentre soffrivamo per la perdita
del nostro bambino.
Quando arrivammo a casa del
nonno, la solita folla allegra di
parenti stava aspettando con solennità. La bara fu presa dal sedile
posteriore e posta nel salotto immacolato della nonna. Il vescovo dei
miei nonni disse poche parole gentili
e poi ritornammo in macchina per
andare al cimitero, dove tutti piansero mentre quel dolce bambino
veniva posto nella terra gelata.
Giunse il Natale. Il fuoco fu
acceso, il popcorn scoppiato e le
festose palline di popcorn furono
consegnate sulla slitta del nonno trainata dai cavalli. Quello era un giorno
triste, ma sentivo anche una grande
pace mentre ascoltavo i miei nonni
fedeli che leggevano la storia della
nascita di Gesù.
I miei nonni erano nati da genitori
pionieri, i quali avevano sepolto nella
terra molti bambini. Mentre la nostra
famiglia era in lutto, ci rivolgemmo
a ciò a cui si erano rivolti i nostri
antenati: al Figlio di Dio e alle Sue
parole. Quell’anno ricordai la storia
del Natale con un cuore diverso,
poiché era grazie al bambino nato in
una mangiatoia che il bambino che
avevamo sepolto sarebbe risuscitato
e sarebbe stato nostro.
Da allora sono passati molti
decenni, ma ogni Natale cospargo
ancora i popcorn con burro al miele,
aggiungo le arachidi, formo le palline
con il composto e ricordo. ◼
Shirlee Hurst Shields, Utah, USA
Durante le due ore di viaggio, papà ci diresse nei canti natalizi. Mamma e papà
cantavano in armonia, e la bellissima musica ci confortava mentre soffrivamo.
L E AU T O R I TÀ G E N E R A L I C I PA R L A N O
Anziano
Jeffrey R. Holland
Membro del Quorum
dei Dodici Apostoli
IlDENTRO
Natale
DI VOI
Serbate la fede.
Cercate il buono
nella vostra situazione. Fate una cosa
gentile per qualcuno.
Cercate Cristo al di
fuori dei pacchetti e
delle decorazioni.
S
uppongo che tutti ricordiamo il nostro primo
Natale lontano da casa. La ragione per cui ci
trovavamo altrove poteva essere la missione
o il servizio militare, lo studio o il lavoro. Qualunque fosse il motivo, quel primo Natale via da
casa ridesta un sentimento pungente in ognuno
di noi. A chi è stato lontano da casa a Natale, o
potrebbe esserlo quest’anno, dedico il mio personale ricordo.
40 L i a h o n a
ILLUSTRAZIONE DI PAUL MANN
Bretagna — o almeno così sembrò
a noi. Eravamo bagnati la mattina,
eravamo bagnati a mezzogiorno,
eravamo bagnati il pomeriggio ed
eravamo bagnati la sera, ma continuavamo a bussare alle porte. Con
davvero pochissimo successo.
Andò avanti così fino alla vigilia
di Natale, in cui le persone erano
ancor meno inclini ad ascoltare una
coppia di missionari delle “ex-colonie”. Quella sera, stanchi ma fedeli,
rientrammo nella nostra stanza in
affitto e tenemmo un devozionale di
Natale. Intonammo un inno di Natale
e offrimmo la preghiera di apertura.
Leggemmo dei passi delle Scritture
e ascoltammo una musicassetta
dal titolo: La vera storia del Natale.
Quindi cantammo un altro inno natalizio, offrimmo la preghiera di chiusura e andammo a dormire. Eravamo
così stanchi che non ci passarono
neanche per la mente i festeggiamenti della vigilia.
La mattina di Natale svolgemmo
normalmente il nostro programma
di studio e aprimmo quei due o tre
pacchetti che ci erano pervenuti in
barba ai trasferimenti. Poi uscimmo
a bussare alle porte. Bussammo la
mattina, bussammo a mezzogiorno,
bussammo il pomeriggio e bussammo
la sera. Nessuno ci fece entrare.
Per essere stato un Natale così
poco movimentato — certamente il
meno festoso che abbia mai avuto
sia prima che dopo — ci sarà un
motivo per cui quei giorni speciali
di dicembre del 1960 siano rimasti
impressi nel mio cuore (dopo più
GIOVANI ADULTI
Nel mio caso, mi trovavo a servire
in missione. Per diciannove anni
avevo trascorso il Natale in compagnia della famiglia e degli amici.
Credo che nel mio giovanile egocentrismo non avessi mai neanche considerato l’idea di poterlo trascorrere
diversamente.
Poi, all’approssimarsi del Natale del
1960, mi ritrovai a mezzo pianeta di
distanza da tutto questo. Ero in Inghilterra da meno di tre mesi, quando il
primo di dicembre fui convocato nell’ufficio della missione per incontrare
il mio primo collega minore: l’anziano Eldon Smith, appena arrivato
da Champion, nell’Alberta, Canada.
Fummo mandati ad avviare il lavoro
missionario nella tradizionalista città
di Guilford, nella contea del Surrey,
una zona che non aveva mai avuto
i missionari della Chiesa e che, per
quanto ne sapevamo, aveva un solo
membro nascosto da qualche parte
entro i suoi confini. Eravamo giovani,
inesperti e ci sentivamo un po’ inadeguati, ma non ci lasciammo avvilire.
Ci registrammo alla stazione di
polizia, disponemmo per l’alloggio,
e, non riuscendo inizialmente a
localizzare il nostro unico membro
della Chiesa, ci buttammo nella sola
cosa che ci restava da fare: bussare
alle porte. Bussavamo alle porte
la mattina, bussavamo alle porte a
mezzogiorno, bussavamo alle porte
il pomeriggio e bussavamo alle porte
la sera. Pedalavamo lungo le strade
in sella alle nostre biciclette, in quello
che deve essere stato il dicembre
più piovoso nella storia della Gran
D i c e m b r e 2 0 1 2 41
L e A utorità generali ci parlano
di 50 anni!) come uno dei Natali
più belli che io abbia mai trascorso.
Penso che sia perché, per la prima
volta in vita mia, mi ero ritrovato
a comprendere il Natale anziché
semplicemente a festeggiarlo. Penso
che per la prima volta, nel modo più
concreto e più vero, comprendevo
il messaggio della nascita e della
vita di Cristo — il Suo messaggio,
la Sua missione e il Suo sacrificio
per gli altri.
Avrei dovuto cercare di comprenderlo prima, ma non l’avevo fatto,
o almeno non abbastanza intensamente. Ma quel Natale, in Inghilterra,
da diciannovenne bagnato, infreddolito e un po’ depresso, “lo compresi”.
Posso dire sinceramente che, grazie
alla missione, il Natale, come molti
altri aspetti del Vangelo, ha assunto
ogni anno un significato sempre
maggiore per me.
Questo Natale estendo il mio
affetto a tutti i missionari, a tutte gli
uomini e le donne dell’esercito, a
tutti gli studenti e a tutti i lavoratori
che non saranno “a casa per Natale”,1
come dice un canto natalizio. Serbate
la fede. Cercate il buono nella vostra
situazione. Fate una cosa gentile per
qualcuno. Cercate Cristo al di fuori
dei pacchetti e delle decorazioni.
Scoprirete che a dispetto delle circostanze esteriori, il Natale — come
il regno di Dio — è “dentro di voi”
(Luca 17:21). ◼
Tratto da “A Mission Christmas”, Church News,
17 dicembre 2011, 10.
NOTA:
1. James “Kim” Gannon, “I’ll Be Home
for Christmas” (1943).
42 L i a h o n a
Decorazioni
natalizie,
amici
cristiani
FOTOGRAFIA © BUSATH PHOTOGRAPHY; ILLUSTRAZIONE DI SCOTT SNOW
A
ccingendomi ad addobbare il
nostro albero di Natale, tirai
fuori una scatola di decorazioni che non vedevo né usavo da
anni. Frugando tra luci e biancheria
natalizia, trovai una scatola per abiti
piena di ornamenti che avevo collezionato quando non ero ancora sposata e insegnavo a scuola. Scoprii un
semplice lavoro fatto a punto croce
che diceva “Porte aperte — Natale
1984”. La mia mente corse indietro a
quell’anno. Non ero sposata e mi ero
trasferita con un po’ di apprensione
da un rione di giovani adulti a uno di
famiglie.
Amo il periodo di Natale, ma ne
ricordo alcuni molto solitari per me.
Avendo superato i trent’anni, single e
senza figli, talvolta mi sentivo esclusa.
Mi veniva facile compatirmi e cadere
in quella che chiamavo la “sindrome
della povera piccola vecchia me”.
Quel particolare anno, il 1984, ricordo
di avere preso la decisione consapevole di vincere la mia sindrome,
di guardare oltre me stessa e vedere
come avrei potuto rendere gioioso il
Natale degli altri.
Poiché ero relativamente nuova
nel rione, pensai che aprire il mio
modesto appartamento ai membri
della Società di Soccorso mi avrebbe
aiutato a onorare le festività e a conoscere meglio le sorelle.
Ripensando a quel porte aperte,
ricordai il piccolo albero di Natale
addobbato con le decorazioni della
mia scatola, il profumo dei biscotti
di pastafrolla infornati con l’aiuto
delle mie amiche single e il buon
sapore della bevanda “bianco Natale”
di mia madre, che servii alle mie
ospiti.
Mentre osservavo tutti i diversi
ornamenti, un caldo sentimento di
amore e di gratitudine mi riempì il
cuore al pensiero dei molti amici cristiani, giovani e meno giovani, che mi
hanno amata e aiutata nei momenti
difficili.
Presi in mano il fiocco di neve
di pizzo inamidato che un’anziana
signora aveva fatto all’uncinetto per
me e mi tornarono alla mente i suoi
modi premurosi. Pensai alle sorelle
più anziane dei molti rioni in cui
avevo abitato che mi avevano trasmesso il loro sapere. Avevo imparato a cucire e a fare l’uncinetto, la
maglia e il merletto da queste dolci
sorelle disposte a donarmi tempo
Prima consigliera della
presidenza generale delle
Giovani Donne
GIOVANI ADULTI
Mary N. Cook
e, soprattutto, pazienza, perché io
potessi acquisire i loro stessi talenti.
Presi in mano il piccolo corno di
ottone e pensai alla talentuosissima
direttrice del coro che, quando ero
ragazza, mi invitò a partecipare alle
prove mattutine di uno speciale
programma musicale. La sua fiducia
suscitò in me l’amore per la musica
classica e la determinazione a continuare a cantare nel coro per il resto
della mia vita.
Sorrisi prendendo in mano la
decorazione con Topolino e mi
sentii grata per la coppia che aveva
condiviso con me i propri pargoletti.
I loro figli divennero i miei figli. Li
tenevo in braccio in chiesa, leggevo
loro, giocavo con loro e li amavo,
riuscendo in parte a riempire il mio
grande e triste vuoto.
In Matteo 10:39, il Salvatore ci
insegna: “Chi avrà trovato la vita sua
la perderà; e chi avrà perduto la sua
vita per cagion mia, la troverà”.
Quella personale decisione presa
nel 1984 di “perdere la mia vita”
aprendomi agli altri, si rivelò un vero
momento di svolta per “trovare” me
stessa. Quando rifletto sul passato,
mi rendo conto che tante persone,
a loro volta, hanno seguito le parole
del Salvatore e perso la loro vita per
me. Le decorazioni di Natale sono
diventate un dolce ricordo di amici
cristiani. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 43
Il fazzoletto
di Natale
Scott M. Mooy
Riviste della Chiesa
44 L i a h o n a
ILLUSTRAZIONE DI SAM LAWLOR
D
a giovane ogni anno aiutavo
mia madre a incartare i regali di
Natale per la famiglia. Cinque,
tra fratelli e sorelle, erano sposati, e
c’erano tredici nipoti, perciò il compito non era semplice. Ma anche in
mezzo a quella colorata confusione,
notavo che incartavamo sempre un
fazzoletto per mia sorella. Anche se
mia madre le regalava una camicia da
notte o una camicetta o un utensile
per la cucina, ogni volta per Ann c’era
anche quel fazzoletto. Capivo che i
fazzoletti erano utili e poco costosi,
ma cominciavo a chiedermi cosa ne
pensasse mia sorella di ricevere questo regalo così spesso.
Alla fine, un dicembre commentai:
“Un altro fazzoletto per Ann? Mamma,
mi sembra che gliene regali uno
quasi tutti gli anni. Hai pensato che
forse ormai ne ha abbastanza? Quanti
gliene serviranno? Eppoi un regalo in
più rende il pacco della sua famiglia
più costoso da spedire. Non penso
che dovresti farlo”.
Mia madre mise da parte le forbici.
GIOVANI ADULTI
“Lascia che ti racconti una storia, così
forse capirai. Accadde prima che tu
nascessi.
Tu sai come sono arrivata in
questo paese”. (Sì, lo sapevo. Mia
madre sorprese la sua famiglia sposando un uomo vedovo con quattro figli, e ancor più la sconvolse
quando lasciò l’Olanda per andare
negli Stati Uniti). “Ma c’è qualcosa
che non sai. Quando arrivammo qui
non avevamo nulla. La vita era dura.
Tuo padre faceva due lavori, ma lo
pagavano poco. Cominciai a lavare
e stirare per altri, ma il denaro continuava a non bastare.
Ann aveva 17 anni e capiva quanti
soldi ci servivano. Decise di aiutarci.
Si cercò un lavoro. Trovò un impiego
in città in un negozio di dolciumi.
Doveva prendere l’autobus fino là e
stare al banco tutto il giorno. Ci dava
quasi tutto il suo salario, tenendo
per sé appena il necessario per l’autobus e per comprarsi del cibo, dato
che non ne poteva tenere dietro al
bancone.
Ann mi diceva di essere contenta di avere un lavoro e che il suo
guadagno poteva aiutarci. Ma non
diceva di essere preoccupata per i
suoi fratellini. Natale si avvicinava. I
loro nuovi amici americani parlavano
dei giocattoli che avevano chiesto
a Babbo Natale. E se Babbo Natale
non avesse portato alcun regalo nella
nostra casa?
Pochi giorni prima di Natale
Ann mi dette del denaro. Non era il
suo giorno di paga. Le chiesi dove
avesse preso quei soldi. Mi disse che
li aveva messi da parte saltando i
pasti. Non era una somma enorme,
ma capii che non aveva pranzato
per settimane. Mi disse di prendere i
soldi e comprare dei regali di Natale
per i suoi fratelli. Affidò a me, la loro
nuova matrigna, l’incarico di comprare quel che era giusto.
Dovetti comprare piccole cose. Ma
decisi che tutta la famiglia avrebbe
festeggiato il Natale. Mandarini da
mangiare, saponette a forma di
orsetto, matite colorate, automobiline
giocattolo e calzini per tuo padre. E
ad Ann comprai un fazzoletto. Era
semplice, ma rimasi alzata fino a
tardi per ricamarlo e abbellirlo. Ero
molto felice che la mia nuova figlia ci
stesse donando il Natale. Volevo che
anche lei avesse qualcosa di speciale
per Natale.
Natale arrivò. Con grande sorpresa
vedemmo arrivare i nostri amici
della Chiesa con un albero di Natale
e una scatolone pieno di regali. Si
scusarono dicendo che si trattava di
semplici cose avvolte nella carta di
giornale, ma fu meraviglioso! C’erano tante cose utili e dell’ottimo
cibo da mangiare. E poi c’era un’altra
sorpresa, quella mia e di Ann: Babbo
Natale era venuto a casa nostra! I
tuoi fratelli erano eccitatissimi. Si
stesero subito sul pavimento del
piccolo soggiorno a far correre le
macchinine sopra e sotto i giornali.
Giornali dappertutto! Ann aprì il suo
regalo e trovò il fazzoletto. Pianse.
Anch’io piansi un po’.
Preparammo il pranzo di Natale.
Oh, da quanto tempo non gustavamo certe prelibatezze! Poi riassettammo. Ann fece per mettere via
il suo fazzoletto. Ma non c’era più.
Cercammo ovunque. Allora pensai:
‘Oh, no. Tuo padre ha gettato i giornali nel fuoco. Che ci sia finito anche
il fazzoletto?’ Dev’essere andata così
perché non lo trovammo più. Ann
però non si lamentò. Quel che era
successo era successo. Disse che
era felice perché i suoi fratelli erano
felici.
Il Natale seguente regalai ad Ann
un fazzoletto. Feci in modo che non
andasse perso. Quando si sposò e si
trasferì lontano, per Natale le spedii
un fazzoletto. Adesso non le regalo
un fazzoletto perché penso che ne
abbia bisogno. Le regalo un fazzoletto
per dirle che non dimenticherò mai
quello che fece per il nostro primo
Natale insieme”.
Diversi anni dopo che mia madre
mi ebbe raccontato questa storia,
riuscimmo a riunire la famiglia al
completo per un Natale. Con commozione vidi mia sorella spacchettare un fazzoletto. Vidi che i suoi
occhi luccicavano mentre si avvicinava per stringere la mano della
mamma. Compresi. Non era un
semplice fazzoletto. Era il loro modo
speciale di ricordare amore, doni e
sacrificio. Nella sua semplicità, ciò
mi riportò alla mente il motivo per
cui celebriamo il Natale — un
grande e amorevole dono che
richiese sacrificio. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 45
Domande e risposte
“Come posso rispondere alle domande
che i miei amici mi fanno sul tempio
quando non ne so molto neppure io?”
È
di entrarvi, essi sentiranno il potere del tempio. Chiunque può vedere la bellezza esteriore
del tempio, ma vivendo la mia vita in maniera
retta, posso mostrare ai miei amici la speranza
e la felicità che scaturiscono dall’entrare nel
tempio.
difficile parlare di qualcosa che non capisci e c’è molto
che non possiamo capire riguardo al tempio fino a
quando non siamo in grado di andarci di persona. Fuori
dal tempio facciamo molta attenzione a come parliamo
delle ordinanze che si svolgono al suo interno, poiché
sono sacre. Tuttavia, possiamo parlare delle benedizioni e degli scopi
del tempio. Possiamo dire ai nostri amici che nel tempio i membri
imparano verità eterne, che ricevono sacre ordinanze per se stessi
e svolgono queste ordinanze in favore dei loro antenati e altri che
sono deceduti.
Più sai sui templi, più preparato sarai a rispondere alle domande
dei tuoi amici. Per saperne di più, parla con i tuoi genitori o con
i dirigenti della Chiesa. Tu e i tuoi amici potete anche leggere il
numero speciale della Liahona sui templi (ottobre 2010) e trovare
risposte su Mormon.org alla voce “Templi” sotto Domande comuni.
Puoi anche condividere i tuoi sentimenti riguardo al tempio. Se
sei stato al tempio per fare i battesimi o sei stato sul terreno circostante al tempio, puoi parlare ai tuoi amici del sentimento di pace
che hai provato mentre eri là.
Se i tuoi amici ti chiedono perché il tempio non è aperto a tutti,
puoi spiegare che, poiché al suo interno si svolge un lavoro sacro,
solo coloro che sono spiritualmente preparati e hanno una valida
raccomandazione per il tempio possono entrarvi. Prima che i nuovi
templi vengano dedicati, un’apertura al pubblico permette alle
persone della comunità di fare una visita guidata del tempio per
saperne di più. Dopo che il tempio viene dedicato, a chiunque è
permesso di visitare le aree circostanti. Se possibile, invita i tuoi
amici ad un’apertura al pubblico per il tempio o a visitare le aree
circostanti assieme a te.
Emma R., 18 anni, Utah, USA
Invita i tuoi amici a saperne di più
Parla ai tuoi amici di tutto ciò
che sai, purché sia appropriato.
Di’ loro che non parliamo di
alcune cose del tempio perché
sono sacre. Se ti chiedono qualcosa che non sai, sii onesto e
rispondi che non lo sai. Se vogliono saperne
di più, invitali a venire in chiesa e di’ loro che
Dio benedice coloro che obbediscono ai
comandamenti con una maggiore conoscenza.
Crediamo che bisogna imparare le cose spirituali linea su linea, precetto su precetto.
Carmela B., 18 anni, Filippine
Prega perché lo Spirito ispiri
la tua risposta
Per rispondere alle domande
dei miei amici, prima di tutto
prego il Padre Celeste per
sapere cosa dire. Ci può volere
molta pazienza, ma vale la pena
aspettare che lo Spirito ti suggerisca cosa dire. Secondo, vado in chiesa e al
battistero del tempio per ricevere maggiore
conoscenza spirituale. Quando la mia amica
mi ha chiesto del tempio, le ho detto che i
battesimi vengono fatti per i nostri antenati
Sii degno di entrare nel tempio
Io direi ai miei amici che per me il tempio rappresenta: felicità, forza, sacrificio e famiglie eterne.
Spiegherei loro come si fa a rimanere degni. Se
vedono che uno degli obiettivi più importanti della
mia vita è vivere in modo da essere sempre degna
46 L i a h o n a
Le risposte sono volte a porgere aiuto e a offrire vari punti di vista,
non sono dichiarazioni ufficiali sulla dottrina della Chiesa.
GIOVANI
defunti che non hanno avuto l’opportunità di accettare il Vangelo
mentre erano in vita. Quindi, in cielo,
hanno la possibilità di scegliere se
accettare o rifiutare questa ordinanza.
Lydia P., 13 anni, Florida, USA
Mostra immagini del tempio
Amo leggere libri che
mostrano i templi di
tutto il mondo. Quando
una mia amica mi ha
chiesto dei templi,
sapevo che la mia
spiegazione non era sufficiente per
aiutarla a capire. Così, ho portato i
miei libri sui templi e le ho mostrato
cos’è il tempio, qual è il suo scopo
e quanto siamo grati di poterlo visitare. Ho deciso di invitarla a venire
in chiesa la domenica, dove i missionari e gli insegnanti della Scuola
Domenicale potevano aiutarla a
saperne di più.
Parla ai tuoi genitori
Cerca delle risposte
Leggi le Scritture e
chiedi agli insegnanti
della Scuola Domenicale. Le domande
possono sempre ricevere una risposta; tutto ciò che devi
fare è cercare. Prega! Quando ho una
domanda sul tempio, chiedo ai miei
genitori. Sono ben disposti al dialogo
e ad aiutare.
Bryson B., 18 anni, Utah, USA
Vai al tempio
Se proviamo ad andare al tempio il
più spesso possibile, siamo in grado
di sviluppare un rapporto migliore
con il Padre Celeste. Ciò significa che
possiamo rivolgerci a Lui in preghiera
per le domande dei nostri amici. Se
non sappiamo molto sul tempio,
significa che dobbiamo studiare di
più. Ogni volta, prima di andare al
tempio, studia e prega per sapere
su cosa dovresti riflettere mentre sei
nel tempio. A quel punto possiamo
rispondere a domande come: “Quali
sentimenti provi nel tempio?”
Sara T., 14 anni, Idaho, USA
SANTITÀ
ALL’ETERNO
“Il tempio è un luogo
di bellezza, è un luogo
di rivelazione, è un
luogo di pace. È la
casa del Signore: è
sacro per il Signore, deve essere sacro
per noi”.
Presidente Howard W. Hunter (1907–95), “Il
grande simbolo della nostra appartenenza
alla Chiesa”, La Stella, novembre 1994, 3.
Jessica A., 18 anni, Indonesia
Invita i tuoi amici a
incontrare i missionari
Quando gli amici mi chiedono
del tempio, rispondo che è la casa
dell’Eterno dove noi possiamo
svolgere ordinanze che ci avvicinano al nostro Padre Celeste e ci
permettono di tornare a Lui. Chiedo
inoltre ai miei amici se desiderano
incontrare i missionari per saperne
di più. Se dicono no, mi scrivo le
loro domande e le chiedo io stessa
ai missionari. Poi, faccio sapere ai
miei amici quello che ho scoperto.
In questo modo anch’io imparo di
più sul tempio.
Kimmie H., 13 anni, Utah, USA
LA PROSSIMA
DOMANDA
“Come posso resistere
alle tentazioni”
Inviate le vostre risposte entro il 15 gennaio
2013, a liahona.lds.org, via e-mail a:
[email protected], o tramite la posta
tradizionale a:
Liahona, Questions & Answers 1/13
50 E. North Temple St., Rm. 2420
Salt Lake City, UT 84150-0024, USA
Le risposte potrebbero essere modificate per
adattarne la lunghezza o per renderle più chiare.
Nell’e-mail o nella lettera vanno allegate le
informazioni e il permesso seguenti: (1) nome
per esteso, (2) data di nascita, (3) rione o ramo,
(4) palo o distretto, (5) il vostro permesso scritto
o, in caso siate minorenni, quello di un genitore
(è accettabile via e-mail), affinché sia pubblicata
la risposta e la fotografia.

È
Presidente
Henry B. Eyring
Primo consigliere della
Prima Presidenza
COME I
GIOVANI
L’HANNO MESSO
IN PRATICA
“Invito un amico in
chiesa, a un’attività
dell’AMM o persino
a cena. Una piccola
attenzione può avere
un grande impatto
nell’aiutare qualcuno
a sentirsi amato”.
Armand F.
“Cerco di scrivere
ai missionari del
mio rione”.
Jenny R.
“A volte è sufficiente
essere amici di coloro
che hanno bisogno
di aiuto”.
Ryan B.
48 L i a h o n a
questo lo Spirito del Natale, che pianta
nei nostri cuori il desiderio di dare
gioia agli altri. La celebrazione del
Natale ci aiuta a mantenere la promessa
che abbiamo fatto di ricordarci sempre
di Lui e dei Suoi doni. Questo crea in noi il
desiderio di fare dei doni a Lui.
Egli ci ha detto cosa possiamo donarGli
per portarGli gioia: prima di tutto, per la fede
che abbiamo in Lui, possiamo donarGli
un cuore spezzato e uno spirito contrito,
possiamo pentirci e stipulare delle sacre
alleanze con Lui.
Poi, potete farGli il dono di fare agli altri
quello che Egli farebbe per loro. Nel libro
di Matteo troviamo una lunga lista di possibilità. Qui leggiamo alcune parole pronunciate
dal nostro Redentore, parole che tutti speriamo di udire e di pronunciare quando Lo
vedremo dopo questa vita:
“Allora i giusti gli risponderanno: Signore,
quando mai t’abbiam veduto aver fame e
t’abbiam dato da mangiare? o aver sete
e t’abbiam dato da bere?
Quando mai t’abbiam veduto forestiere
e t’abbiamo accolto? o ignudo e t’abbiam
rivestito?
Quando mai t’abbiam veduto infermo o
in prigione e siam venuti a trovarti?
E il Re, rispondendo, dirà loro: In verità
vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di
questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”
(Matteo 25:37–40).
Con queste parole, il Signore spiega quali
doni possiamo farGli per via della nostra
gratitudine: ogni atto di gentilezza fatto
a qualcuno diventa un atto di gentilezza
rivolto a Lui, dal momento che Egli ama
tutti i figli del Padre Celeste. E poiché questo porta gioia a Lui, ne porta anche a Suo
Padre al quale dobbiamo rendere grazie
oltre ogni misura.
Durante il periodo di Natale, molti di
voi trovano il modo di portare cibo agli
affamati e, facendolo, portano gioia al
Signore. Tuttavia, Egli ci ha insegnato che
c’è un dono ancora più inestimabile e
duraturo. Egli disse: “Io sono il pan della
vita; chi viene a me non avrà fame, e chi
crede in me non avrà mai sete” (Giovanni
6:35). Di tutti gli atti di gentilezza che
offriamo per Lui, il più grande è quello di
portare a Lui, l’unica fonte di vita eterna,
coloro che amiamo e serviamo. ◼
Dal discorso “Il dono di un Salvatore” tenuto al devozionale di Natale della Prima Presidenza del 2010.
Condividi le tue esperienze
Condividi le tue esperienze nel
mettere in pratica questi principi e
leggi le esperienze di altri giovani su
lds.org/go/gift12.
ILLUSTRAZIONE FOTOGRAFICA DI CHRISTINA SMITH
COME FARE DEI DONI A CRISTO
SIMEONE RENDE ONORE AL BAMBIN GESÙ, DI GREG OLSEN © 1987, È VIETATA LA RIPRODUZIONE
ADORIAMO
VENITE,
“Troviamo gioia nel ricordare la nascita di Gesù Cristo, la Luce del Mondo,
che ha invitato tutti noi a venire a Lui e verso la luce”.
Anziano Patrick Kearon dei Settanta, “Venite, adoriamo”,
Liahona, dicembre 2011, 42.
PER L A FORZA DELL A GIOVENTÙ
Cosa dire del
Trascorrere del tempo a contatto
con altre persone è fondamentale
per creare delle vere amicizie.
Q
Larry M. Gibson
Primo consigliere della
presidenza generale
dei Giovani Uomini
uando ho avuto il privilegio di parlare
con i Giovani Uomini e le Giovani
Donne della Chiesa, ho sentito dire
spesso che sebbene molti di voi siano interessati a creare amicizie migliori con il sesso
opposto, sovente faticano a capire esattamente come renderlo possibile.
Con tutti i mezzi di comunicazione sociali,
dovremmo essere in grado di relazionarci più
facilmente di prima. In un certo senso, però,
la tecnologia può spingerci ad avere relazioni
meno significative. Il semplice twittare, messaggiare, mandare e-mail e accettare richieste di amicizia non possono genuinamente
creare rapporti solidi. Trascorrere del tempo
a contatto con altre persone è fondamentale
per creare delle vere amicizie.
È tempo che voi, meravigliosi giovani,
torniate alla vecchia maniera di socializzare
e stare insieme tra ragazzi e ragazze. Forse
avete già sentito il termine: questa esperienza
una volta veniva chiamata appuntamento.
Risposte alle domande più frequenti
Molti di voi hanno domande riguardanti
il corteggiamento e i consigli dati nel nuovo
opuscolo Per la forza della gioventù. Ecco
alcune delle domande che ho ricevuto,
accompagnate da risposte provenienti
50 L i a h o n a
da questo meraviglioso opuscolo.
Non sono sicuro di essere pronto
per il corteggiamento. Ci sono motivi
particolari per cui dovrei esserlo?
Il corteggiamento è rilevante per una serie
di motivi. Per la forza della gioventù spiega
che un appuntamento “è un’attività programmata che permette a un giovane e a una
giovane di conoscersi meglio. Nelle culture in
cui questa pratica è accettata, uscire in coppia
può aiutarti ad apprendere ed esercitare le tecniche di socializzazione, a sviluppare amicizie,
a divertirti in modo sano e, infine, a trovare un
compagno o una compagna eterni”.1
Sentiamo dire che non dovremmo
avere appuntamenti di coppia prima dei
16 anni e di non prendere appuntamenti
seri con nessuno quando siamo giovani.
Perché?
Per la forza della gioventù afferma: “Non
dovresti uscire in coppia fino a quando non
hai almeno 16 anni. Quando inizi a uscire in
coppia, fallo in compagnia di una o più coppie. Evita di uscire frequentemente in coppia
con la stessa persona. Sviluppare relazioni
serie quando si è molto giovani può limitare
il numero di persone che si possono conoscere e può talvolta portare all’immoralità”.2
Un ragazzo vuole uscire con me, ma
non penso che abbia i miei stessi standard. Che cosa devo fare?
Per la forza della gioventù ci insegna:
“Scegli di uscire solo con persone che hanno
principi morali elevati e in compagnia delle
ILLUSTRAZIONI FOTOGRAFICHE DI PUBLISHING SERVICES E DAVID STOKER © IRI
corteggiamento?
GIOVANI
CONDIVIDI LA
TUA STORIA
Hai un’esperienza collegata
ai consigli che trovi su Per la
forza della gioventù riguardo
ai seguenti principi?
quali puoi rispettare i tuoi valori… Sii sempre
rispettoso quando chiedi a qualcuno di uscire
o quando accetti o declini un invito”.3
A volte non mi vengono altre idee
su cosa fare agli appuntamenti, a parte
guardare un film. Che cosa devo fare?
Per la forza della gioventù fornisce questi
principi utili: “Organizza attività che siano
sicure, positive, poco dispendiose e utili a
conoscervi meglio. Andate esclusivamente in
luoghi in cui potete rispettare le vostre norme
e rimanere vicini allo Spirito”.4
Questi quattro semplici criteri—appuntamenti sicuri, positivi, poco costosi e in cui lo
Spirito è presente—lasciano spazio a molti
meravigliosi appuntamenti.
Ho riflettuto con mia moglie sulle nostre
prime esperienze di corteggiamento, quelle
che ci ricordiamo meglio sono i momenti
in cui spendevamo poco o addirittura nulla,
quando eravamo con almeno un’altra coppia
ed eravamo in grado di avere conversazioni e
interazioni significative.
Proteggere la virtù reciproca
Lasciate che concluda con un’altra citazione importante dall’opuscolo Per la forza
della gioventù e poi con un ultimo punto.
Primo: “Ricorda che un giovane e una giovane che escono insieme sono responsabili
di proteggere l’onore e la virtù reciproci”.5
Quando uscite in coppia, assicuratevi di non
fare nulla di cui vi vergognereste. Come ha
insegnato il presidente Thomas S. Monson:
“Quando frequentate una persona del sesso
opposto, trattatela con rispetto ed esigete che
ella mostri lo stesso rispetto per voi”.6
La differenza fra appuntamento
e corteggiamento
Infine, sebbene alcuni abbiano definito un
invito a uscire come “corteggiamento”, l’invito
a uscire insieme tra i giovani della Chiesa non
prevede necessariamente un “impegno serio”
o che non si possa uscire con altre persone.
Secondo i canoni della Chiesa, l’uscire insieme
viene visto come un’occasione per socializzare
che può far nascere molte amicizie.
Quando entri nell’età adulta — dopo la
missione per i ragazzi — allora il Signore
dice: “D’altronde, nel Signore, né la donna
è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna”
(1 Corinzi 11:11). Questo è il periodo in cui
l’uscire insieme diventa corteggiamento come
enfatizzato in Per la forza della gioventù: “Fai
del corteggiamento e del matrimonio una
priorità di massima importanza. Cerca un
compagno che sia degno di andare al tempio per essere suggellato a te per il tempo e
tutta l’eternità. Il matrimonio nel tempio e la
creazione di una famiglia eterna sono parti
essenziali del piano di felicità di Dio”.7 ◼
•
•
•
•
Servizio
Purezza sessuale
Decima e offerte
Lavoro e
autosufficienza
Invia le tue esperienze
via e-mail all’indirizzo
[email protected].
Ti preghiamo di indicare
“For the Strength of Youth”
nell’oggetto. Includi il tuo
nome completo, data di
nascita, rione e palo e il
permesso dei genitori (via
e-mail) per pubblicare la
tua risposta.
NOTE
1. Per la forza della
gioventù (2011), 4.
2. Per la forza della
gioventù, 4.
3. Per la forza della
gioventù, 4–5.
4. Per la forza della
gioventù, 4.
5. Per la forza della
gioventù, 4.
6. Thomas S. Monson,
“Standards of Strength”,
New Era, ottobre 2008, 5.
7. Per la forza della
gioventù, 5.
D i c e m b r e 2 0 1 2 51
N
Hikari Loftus
Riviste della Chiesa
on esistono due famiglie
uguali, tuttavia Dio ha ordinato la famiglia per essere
“l’unità sociale più importante su
questa terra e nell’eternità”.1 Indipendentemente da dove vivi o da
come sia la tua famiglia, il Vangelo
può aiutarti a sviluppare rapporti più
solidi e forza spirituale mentre porta
maggiore felicità nella tua famiglia.
Leggi cosa hanno da dire questi
FAMIGLIE
Grazie alle
Hai mai pensato
a tutti i modi in
cui sei benedetto
per il fatto di
far parte di
una famiglia?
52 L i a h o n a
adolescenti da tutto il mondo sul
perché le famiglie sono importanti
per loro.
La famiglia è eterna
Erin, del North Carolina, USA, e la
sua famiglia (a sinistra) hanno sempre
avuto un obiettivo in mente: diventare una famiglia eterna. Il padre di
Erin, però, non era un membro della
Chiesa.
“Naturalmente mia mamma, i
miei fratelli e e le mie sorelle volevano che anche mio padre beneficiasse delle benedizioni del Vangelo.
Il vangelo di Gesù Cristo ci ha resi
felici e volevamo che papà prendesse parte a quella felicità. Inoltre,
desideravamo disperatamente essere
suggellati insieme come famiglia”,
dice Erin.
Determinati a diventare una famiglia eterna, Erin assieme alla madre,
ai fratelli e alle sorelle hanno fatto
tutto ciò che potevano per obbedire
ai comandamenti e per sviluppare
una forte fede, e hanno pregato
insieme affinché il cuore di loro
FOTOGRAFIE PUBBLICATE PER GENTILE CONCESSIONE DELLE FAMIGLIE
La famiglia porta crescita e pace
padre fosse toccato dal Vangelo.
Sebbene ci siano voluti parecchi
anni, il padre di Erin fu infine battezzato e confermato. Dieci giorni dopo
il suo battesimo, ebbe l’occasione di
battezzare il fratellino e la sorellina di
Erin. Presto la loro famiglia raggiungerà l’obiettivo di essere suggellati
nel tempio.
La famiglia porta forza e sostegno
Fin dalla morte del padre,
Elizabeth e suo fratello Enaw, del
Cameroon (Africa), son dipesi dalla
madre. “Lei è stata una fonte di aiuto
per noi fin da quando nostro padre
è morto. Dio ci benedice e protegge
in tutto quello che facciamo”, racconta Elizabeth.
La famiglia di Elizabeth (sopra) è
diventata ancora più unita dopo la
Adina, dalla Svizzera, ha imparato come i membri della famiglia
possono aiutarsi a vicenda a sviluppare talenti, mentre si divertono
insieme con sane attività ricreative.2
Ogni mese la sua famiglia pianifica
un’uscita familiare durante la quale
imparano meglio i reciproci interessi
e passatempi. “Abbiamo l’opportunità
di dare ai nostri fratelli una comprensione più profonda della nostra vita
e delle nostre passioni”, dice. Una
volta, suo padre insegnò alla famiglia
come addestrare un cane (sotto). “È
stato bello vedere il suo entusiasmo
e quanto fosse felice di condividere
una parte importante della sua vita
e del suo hobby con noi”, ricorda
Adina.
Grazie a queste attività familiari,
Adina ha sviluppato molte capacità.
Ha anche provato maggiore pace
nella sua vita: “La famiglia è un
FAMIGLIE
DEVOTE
“La causa
più importante della
nostra vita
è la nostra famiglia. Se ci
dedichiamo a questa causa,
miglioreremo ogni altro aspetto
della nostra vita e diventeremo,
come popolo e come chiesa,
un esempio e un faro per tutti
i popoli della terra”.
Anziano M. Russell Ballard del
Quorum dei Dodici Apostoli,
“Trovare il perduto”, Liahona,
maggio 2012, 97.
luogo in cui posso riposarmi dallo
stress della vita quotidiana e respirare in pace, come pure acquisire
forza e sapere che non sono sola
in questa vita. Sono grata di questo
perché il mondo oggi è così frenetico e rumoroso. Sono contenta di
avere un luogo per rigenerarmi e
riposare”.
Seppur per ragioni diverse, questi adolescenti hanno scoperto che
possono fare affidamento sulle loro
famiglie per ricevere sostegno, pace
e amore. ◼
NOTE
1. Guida della famiglia (opuscolo, 2001), 1.
2. Vedere “La famiglia: un proclama al
mondo”, Liahona, novembre 2010, 129.
GIOVANI
morte di suo padre. Poi, dopo essersi
uniti alla Chiesa nel 2010, Elizabeth
e Enaw hanno imparato il significato
eterno della famiglia.
“Una delle cose importanti che
abbiamo imparato [dal Vangelo] è
l’importanza della famiglia”, dice
Elizabeth. “La famiglia ha avuto
grande importanza per me perché
tramite la mia famiglia sono riuscita
a diventare quello che sono oggi”.
C
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Elyse Alexandria Holmes
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Natale spesso ci concentriamo
sul donare regali a coloro che
amiamo. Ma ricordiamo che
alcuni dei doni più grandi sono quelli
che non puoi incartare. Ecco alcuni
doni indimenticabili che puoi fare ai
tuoi genitori.
54 L i a h o n a
Servizio
Uno dei più grandi doni
che puoi dare è il servizio.
Ai tuoi genitori piacerà
moltissimo.
• Pulire la casa.
• Offrirti come baby
sitter.
• Apparecchiare e sparecchiare la tavola.
• Preparare la cena per
la tua famiglia.
• Lavare i piatti o spazzare il pavimento.
• Aiutare un fratello o
una sorella a fare i
compiti.
• A seconda del clima
in cui vivi, spalare il
vialetto o strappare le
erbacce dal giardino.
ILLUSTRAZIONI FOTOGRAFICHE DI PUBLISHING SERVICES E ROBERT CASEY © IRI
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GIOVANI
Impegno
Fai sapere ai tuoi genitori che ti stai impegnando
in qualcosa di importante.
Il miglior modo di mostrare
il tuo impegno è quello di
iniziare ed essere costante.
Tempo con la famiglia
Anche se hai un’agenda
fitta, trova tempo per la tua
famiglia. La tua presenza
aiuterà a sostenere i tuoi
genitori ed essi ti ringrazieranno dei tuoi sforzi.
• Partecipa alla serata
familiare (senza che
ti venga ricordato).
• Gioca con i tuoi
fratelli.
• Sii puntuale a cena.
• Parla e ascolta i membri della famiglia.
• Partecipa alla preghiera familiare e alla
lettura delle Scritture.
• Trascorri del tempo
con la tua famiglia
e non soltanto coi
tuoi amici, oppure
invita i tuoi amici alle
attività familiari (col
permesso dei tuoi
genitori).
• Preparati a servire
una missione (per i
ragazzi). Comincia
adesso mettendo da
parte un fondo per la
missione, se possibile.
• Studia le Scritture
ogni giorno.
• Metti da parte un po’
dei tuoi guadagni.
• Vai a scuola senza
lamentarti e finisci i
compiti per tempo.
• Frequenta il seminario. Se frequenti il
Seminario di primo
mattino, svegliati
da solo.
• Preparati per il matrimonio al tempio. Fai
una lista di qualità
importanti da ricercare in un futuro
coniuge e poi sviluppa tu stesso quelle
qualità.
Atteggiamento
I tuoi genitori apprezzeranno un buon atteggiamento verso di loro e verso
gli altri membri della tua
famiglia.
• Abbi un atteggiamento positivo.
• Non mettere in risalto
i difetti dei tuoi genitori o fratelli.
• Prendi l’abitudine di
dire grazie, anche per
le piccole cose.
• Scrivi un bigliettino
di ringraziamento ai
tuoi genitori per tutto
ciò che hanno fatto
per te.
• Risolvi i conflitti con i
tuoi genitori o fratelli
senza rabbia o litigi.
• Conta le tue benedizioni — letteralmente.
Crea una lista di cose
che hai potuto fare
grazie al sostegno
dei tuoi genitori e
condividi la lista
con loro. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 55
LINEA SU LINEA
Giovanni 17:3
Giovanni 14:15
Giovanni 10:16
Giovan
1 Corinzi 15:20–22
In questi versetti l’apostolo Paolo dichiara che la risurrezione
di Cristo implica che tutti risorgeranno.
1 Corinzi 15:29
Ora Cristo
è risuscitato
dai morti
“Nessuna parola
nel mondo cristiano
ha per me un signi­
ficato più grande
di quelle pronunciate dall’angelo
2 Timoteo
3:16–17 che piangeva
a Maria
Maddalena
e all’altra Maria, quando si recarono
al sepolcro per prendersi cura del
corpo del loro Signore: ‘Perché
cercate il vivente fra i morti? Egli
non è qui, ma è risuscitato’ (Luca
24:5–6).
Quella dichiarazione salvò coloro
56 L i a h o n a
Presidente Thomas S. Monson, “Egli non è qui,
ma è risuscitato”, Liahona, aprile 2011, 4.
1 Corinzi 15:20–22
Primizia di quelli che dormono
Primizia—i frutti, gli ortaggi e i
cereali che maturano per primi nel
raccolto.
Sotto la legge di Mosè, le primizie
venivano offerte come un santo sacri­
ficio al Signore per mostrare gratitu­
2 Timoteo
3:1–6 Poiché le primizie
dine
e devozione.
sono un segno che il raccolto è ini­
ziato e che molti altri raccolti devono
ancora venire, l’apostolo Paolo sta
dicendo che Gesù Cristo era il primo
tra i morti (“coloro che dormono”) a
risuscitare e che molti altri saranno
risuscitati.
In Cristo saran
tutti vivificati
“Comprendiamo
pienamente l’enorme
importanza della
nostra fede in una
risurrezione letterale
e universale? La promessa dell’immor­
talità
è un 10:13
elemento fondamentale
1 Corinzi
della nostra fede… Nel nostro viaggio eterno la risur­
rezione è la grande pietra miliare
che segna la fine della vita terrena e
l’inizio dell’immortalità… Sappiamo
anche dalle rivelazioni moderne che,
senza l’unione del nostro spirito e del
nostro corpo nella risurrezione, non
potremmo ricevere una ‘pienezza di
gioia’ (DeA 93:33–34)”.
Roman
Anziano Dallin H. Oaks, del Quorum dei
Dodici Apostoli, “La Risurrezione”, Liahona,
luglio 2000, 17–18.
Come tutti muoiono in Adamo
Poiché Adamo ed Eva caddero,
tutta l’umanità deve passare attra­
verso la morte fisica (vedere 2 Nefi
2 Tessalonicesi
9:6;
Mosè 6:48).2:1–3
Nota dell’editore: questa pagina non ha lo scopo
di essere una spiegazione esauriente del passo
scritturale selezionato, ma soltanto un punto di
partenza per il vostro studio.
Efesini
EGLI VIVE, DI SIMON DEWEY.
che hanno vissuto e sono morti,
coloro che ora vivono e un giorno
morranno, e coloro che ancora non
sono nati e tuttavia morranno.
Come risultato della vittoria di
Cristo sulla tomba, noi saremo risorti.
Questa è la redenzione dell’anima”.
GIOVANI
DAL C AMPO DI MISSIONE
NUTRIRE AFFAMATI
GLI
Con piccoli mezzi fummo in grado di soddisfare grandi bisogni, sia fisici che spirituali.
Dallin C. Wilcox
ILLUSTRAZIONE DI CAROLYN VIBBERT
N
el dicembre 2004 stavo servendo come missionario
a tempo pieno a Lins, San Paolo, Brasile. Il rione
e il ramo locali decisero di partecipare all’annuale
programma brasiliano “Natal sem Fome” (Natale senza
fame). Lavorando in squadra con altri enti, tra cui soldati
dell’esercito brasiliano, corrieri e membri di altre religioni,
ci recammo in molti quartieri per raccogliere cibo che in
seguito sarebbe stato dato ai bisognosi della città. Sfruttammo inoltre quest’occasione per distribuire volantini o
“bigliettini dell’amicizia” come li chiamavamo noi. Furono
distribuiti circa 2.000 bigliettini.
Molti dei membri raccontarono i bei sentimenti che
sentirono mentre servivano e condividevano lo spirito
del Natale sotto il sole cocente brasiliano. Fu davvero
formidabile vedere i soldati distribuire i volantini di una
Chiesa a cui neppure appartenevano.
Una settimana più tardi ricevemmo 127 richieste
per il DVD di Natale Gioisca il mondo con la musica
eseguita dal Coro del Tabernacolo Mormone. La settimana successiva ne ricevemmo altre 22. Come risultato
di questo progetto io e il mio collega iniziammo a insegnare a queste persone e fummo in grado di entrare in
molte case.
Non scorderò mai la gioia e l’amore di quel progetto
speciale, in cui aiutammo a diffondere il Vangelo e a portare sollievo alla fame di molte famiglie. Sia la fame fisica
sia quella spirituale furono smorzate.
So che tramite le cose piccole e semplici (come un
volantino) avvengono molte cose grandi e meravigliose
(come la salvezza delle anime degli uomini). Quest’esperienza fu la prova che molte sono le opportunità che ci
circondano durante il periodo natalizio e gli altri periodi,
per portare avanti questa che è un’opera meravigliosa e
un prodigio. ◼
Il DVD Gioisca il mondo e i volantini che parlano del DVD
sono disponibili sul sito store.lds.org.
D i c e m b r e 2 0 1 2 57
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Benché
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COME RAFFORZARE
L’UNITÀ DEL QUORUM
Quando vieni ordinato all’ufficio di diacono come Tyler e Gerrit,
diventi parte di un quorum del sacerdozio. Ecco alcune idee su
come rafforzare l’unità nel tuo quorum:
•
•
•
•
Coinvolgete tutti.
Servite insieme.
Incoraggiatevi.
Ascoltatevi a vicenda.
58 L i a h o n a
• Seguite le istruzioni dei
dirigenti.
• Aiutatevi l’un l’altro a vivere
le norme del vangelo.
FOTOGRAFIA DI MINDY RAYE FRIEDMAN
T
yler W. è alto un metro e ottanta, ha i capelli rossi
e di scarpe porta il 45. Gerrit V. è alto un metro e
quaranta, ha i capelli castani e di scarpe porta il
34. Sebbene siano fisicamente diversi, le loro famiglie li
chiamano “gemelli” perché sono il migliore amico l’uno
dell’altro e hanno molto in comune.
Gerrit e Tyler hanno entrambi 12 anni e sono nello
stesso quorum dei diaconi. Entrambi amano fare sport,
trascorrere del tempo con le loro famiglie e imparare
cose nuove. Entrambi hanno anche testimonianze
del Vangelo e si impegnano a onorare il sacerdozio
di Aaronne. “Dobbiamo adempiere i nostri doveri del
sacerdozio per poter imparare”, dice Gerrit.
Entrambi amano adempiere quei doveri distribuendo
il sacramento e raccogliendo le offerte di digiuno.
Aiutano anche a integrare gli altri diaconi nel loro
rione invitandoli a venire a Cristo. “Se qualcuno è
assente, uno di noi gli scrive un bigliettino con tutte le
cose che abbiamo imparato in chiesa. Poi glielo diamo
invitandolo a venire in chiesa”, dice Gerrit.
Gerrit e Tyler partecipano anche al programma
Dovere verso Dio. Hanno entrambi stabilito di leggere
di più le Scritture. “Può davvero aiutare la tua fede e
rafforzare la tua testimonianza”, dice Tyler.
Questi ragazzi sono diaconi proprio come te o gli altri
che conosci. Ci sono cose che li rendono diversi e cose
che li rendono simili. Ma la cosa più importante è che
entrambi sono figli di Dio e vogliono servirLo uniti nel
loro quorum del sacerdozio. ◼
Anziano D. Todd
Christofferson
Membro del Quorum
dei Dodici Apostoli
I membri del Quorum
dei Dodici Apostoli
sono chiamati a essere
dei testimoni speciali
di Gesù Cristo.
Come posso
essere un testimone
di Gesù Cristo?
ILLUSTRAZIONE DI BECCA SCHOLES
Siamo testimoni di
Cristo quando viviamo
in maniera da riflettere
i Suoi insegnamenti.
Il modo in cui agiamo,
parliamo, guardiamo
e persino pensiamo
rifletterà il Maestro e
le Sue vie.
Siamo testimoni di
Gesù Cristo quando
condividiamo con gli
altri i sentimenti che
nutriamo nei Suoi
confronti.
Riadattato da “Come diventare un testimone di Cristo”, Liahona, marzo 2008, 58–63. BAMBINI
TESTIMONE SPECIALE
Siamo testimoni di
Gesù Cristo quando
viviamo con un atteggiamento gioioso che
dimostra la nostra
fede in Lui.
Siamo testimoni di
Gesù Cristo quando
condividiamo la nostra
testimonianza con
gli altri e li aiutiamo
a conoscerLo e a
seguirLo.
D i c e m b r e 2 0 1 2 59
Rachel Lynn Bauer
Racconto basato su una storia vera
“Oh figli di Dio, venite e adorate,
e doni d’amore eterno portate” (“The Shepherd’s Carol”,
Children’s Songbook, 40).
ora della serata
familiare!”, gridò
papà.
Mi affrettai ad arrivare
in salone. Facevamo sempre delle attività divertenti
durante la prima serata familiare
di dicembre.
Michelle, la mia sorellina più
piccola, corse davanti a me e saltò
sulla morbida poltrona blu.
“Non è giusto!” esclamai. “Ti sei
seduta lì la scorsa settimana. Ora
tocca a me”.
“Sono arrivata io per prima,
quindi mi ci siedo io”, ribattè
lei. “Tu ti puoi sedere sul
divano”.
“Io non voglio sedermi sul
divano”, risposi arrabbiata.
Camminai furibonda verso la
sedia a dondolo e la girai in modo
da non dover guardare in faccia
Michelle. A volte mi faceva veramente arrabbiare! Pensava di poter
avere qualsiasi cosa desiderasse. E
ogni volta che io me ne lamentavo,
la mamma mi diceva che dovevo
essere altruista.
Dopo che la nostra famiglia
cantò un inno e pregò, papà disse:
“Il Natale è un periodo dell’anno
emozionante e dobbiamo ricordarci
del vero significato di questa festa.
Stasera incominceremo dai nostri
regali per Gesù”.
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60 L i a h o n a
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I nostri regali per Gesù. Me ne
ero proprio dimenticata!
“Noi celebriamo il Natale perché
è nato Gesù”, continuò papà. “Egli
fece sì che noi potessimo ricevere il
regalo più grande — la vita eterna
assieme al Padre Celeste”.
“E in cambio Lui che cosa ci
chiede di fare?” chiese la mamma.
“Di seguirLo e di rispettare i Suoi
comandamenti”, rispose mio fratello.
La mamma diede ad ognuno di
ILLUSTRAZIONE DI LAURA ANDROS
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BAMBINI
Seppi all’istante quale sarebbe
stato il mio regalo. Gesù ci ha
insegnato ad amare gli altri, anche
se loro ci hanno fatto arrabbiare.
Sapevo che Gesù voleva che amassi
mia sorella. Quindi scrissi: “Sarò
gentile con Michelle”.
Mettemmo i nostri fogli in
una scatola impacchettata con
della carta da regalo dorata. Poi
posammo la scatola sotto l’albero
di Natale. Ogni volta che avremmo
guardato la scatola, dovevamo
ricordarci del regalo che il
Salvatore ci aveva fatto e del
nostro regalo per Lui.
Qualche giorno dopo,
vidi che Michelle si era
presa la mia maglietta
preferita senza chiedermela. Volevo urlarle
dietro. Poi guardai la scatola
d’oro e mi ricordai di quanto
amassi Gesù. Potevo
dimostrarGli questo
amore essendo gentile con mia sorella.
Quindi dissi: “Sei
davvero carina oggi,
Michelle”.
Lei sorrise. “Mi dispiace
non averti chiesto se potevo
mettermi la tua maglietta. Non c’eri
quando mi sono vestita e volevo
sembrare super carina per la festa di
Natale che la mia classe farà oggi”.
Provai un sentimento di calore
dentro di me. Ero felice di aver
scelto di essere gentile con Michelle
invece di arrabbiarmi con lei.
Per il resto del mese cercai di
ricordarmi di quel bel sentimento
e del mio obiettivo di essere più
simile a Gesù. Diventai più brava
nell’essere paziente e amorevole.
Il giorno della vigilia di Natale
papà lesse la storia della natività
e il resto di noi ne fece una scenetta. Io decisi di fare l’angelo
invece di mettermi a litigare con
Michelle su chi doveva avere la
parte di Maria.
Poi aprimmo la scatola d’oro
e leggemmo ad alta voce i nostri
regali per Gesù. Quando lessi il mio
la mamma disse: “Ho notato che sei
stata davvero gentile con Michelle.
Sono così orgogliosa di te!”
Anche io ne ero fiera. Non avevo
ancora scartato alcun regalo, ma
avevo già ricevuto qualcosa di speciale: un sentimento dallo Spirito
Santo che mi diceva di aver fatto la
cosa giusta. ◼
“Durante questa stagione di Natale, tra tutte le nostre
tradizioni cristiane, spero che ci focalizzeremo in primo
luogo sul Salvatore Gesù Cristo”.
noi carta e penna. Dovevamo scrivere in che modo avremmo dimostrato a Gesù il nostro amore per
Lui. Quello era il nostro regalo —
decidere di fare qualcosa per diventare più simili a Gesù.
Anziano Russell M. Nelson, membro del Quorum dei Dodici
Apostoli, “Christ the Savior Is Born”, New Era, dicembre 2006, 2.
D i c e m b r e 2 0 1 2 61
La nostra pagina
VENITE AL TEMPIO
V
A LORO PIACE MOLTO
AMMIRARE IL TEMPIO
I
bambini della Primaria del terzo rione di La
Florida a Santiago, in Cile, hanno visitato i
giardini del tempio insieme alle loro dirigenti della
Primaria e ai membri del vescovato. Durante la loro
visita, hanno parlato dello scopo dei templi e hanno
cantato “Amo il sacro tempio” (Innario dei bambini,
99). Hanno anche guardato un video sulla vita di
Gesù Cristo.
i mando i miei saluti dal
tempio. Era un giorno
meraviglioso quando insieme
agli altri bambini del Palo di
Libertad in Ecuador ho potuto
visitare i giardini del tempio
di Guayaquil in Ecuador.
Noi invitiamo tutti i bambini
del mondo che possono
ad andare ad ammirare il
tempio — è un posto davvero
splendido.
Aida V., 10 anni,
Ecuador
IO INSEGNERÒ LA STORIA DEL PROFETA JOSEPH SMITH
n Primaria abbiamo imparato “Il mattino era
sereno” (Inni, n. 18) e adesso è diventato il
mio inno preferito. Quando sarò
un missionario, condividerò la
storia del Bosco Sacro con le
persone a cui insegnerò. Amo
Gesù Cristo e il profeta Joseph
Smith. So che la Chiesa è vera.
Axcel C., 5 anni, Perù
Il Bosco Sacro, di Axcel C.
A LEI PIACE FARE LA
SERATA FAMILIARE
H
elena C., 9 anni, dal Costa Rica, si è subito
sentita un membro della Chiesa dopo essere stata
battezzata da suo padre. Le piacciono le lezioni della serata
familiare che parlano di Gesù Cristo. Le piace anche andare
a scuola e giocare con gli amici.
62 L i a h o n a
La restaurazione del Sacerdozio di
Aaronne, di Felipe L., 12 anni, Brasile
UN CHIGIRI-E DEL
PRESIDENTE MONSON
P
er sei mesi, i bambini della Primaria
del rione di Fuji a Shizuoka, nel
Giappone, si sono dedicati alla creazione
di un chigiri-e, un collage fatto di carte
strappate a mano, che rappresenta il presidente Thomas S. Monson. Certo, ci è voluto
molto tempo e lavoro, ma tutti hanno
lavorato insieme pensando al presidente
Monson e imparando qualcosa su di lui.
ILLUSTRAZIONE DI KEVIN KEELE
I
È Natale — Cristo è nato,
di Oluchukwu O., 9 anni, Nigeria
“Venite
a Cristo”.
—Moroni 10:32
BAMBINI
UN’IDEA BRILLANTE
Kimberly Reid
Racconto basato su una storia vera
“Poiché, come tutti muoiono in
Adamo, così anche in Cristo saran
tutti vivificati” (1 Corinzi 15:22).
E
rin si trovava nella Piazza del
tempio a Salt Lake City guardando le statue a grandezza
naturale della scena della natività e
aspettava che la musica e la storia
iniziassero. Le luci di Natale scintillavano tutt’intorno a lei. Ma non le
sembrava Natale.
“Va tutto bene?” le chiese la
mamma.
Erin annuì, ma non ne era proprio sicura.
Solo qualche giorno prima, un
compagno di scuola della classe
di Erin era morto in un incidente
64 L i a h o n a
d’auto. Aveva visto tante persone
piangere al funerale e anche lei
aveva pianto molto. Erin non lo
conosceva tanto bene, ma sapeva
che la famiglia di quel bambino lo
amava allo stesso modo in cui la
sua famiglia amava lei. La spaventava sapere che qualcosa del genere
potesse succedere a qualcuno della
sua età.
Ecco perché in quel momento
non si sentiva entusiasta del Natale.
Era sempre in ansia — aveva paura
di entrare in macchina, di allontanarsi dai suoi genitori, di uscire di
casa nel timore che potesse succederle qualcosa mentre era via.
Tutte le luci di Natale nella Piazza
del tempio non riuscivano a rimuovere quel sentimento di preoccupazione dal suo cuore. Come poteva
sentirsi felice in un mondo in cui
non era sempre al sicuro?
“Sta per incominciare”, disse
papà. Puntò il dito verso la scena
della natività.
Gli altoparlanti si accesero con
un fruscio e una voce cominciò
a parlare. Si sentì una musica e i
riflettori illuminarono le statue dei
pastori, dei Re Magi, di Maria e di
Giuseppe. Erin ascoltò la storia
che ben conosceva. Gesù bambino
nasceva e veniva deposto in una
mangiatoia. Gli angeli cantavano.
I pastori adoravano. I Re Magi
gioivano.
Erin guardò il viso dei suoi genitori e della folla riunita intorno alla
scena della natività. Sembravano
tutti felici. Ma perché erano tutti
così felici di Gesù bambino se la
ILLUSTRAZIONE DI STEVE KROPP
La luce del mondo
BAMBINI
“Gesù Cristo… è la luce del
mondo per il Suo esempio e i Suoi
insegnamenti che rischiarano la
via che dobbiamo percorrere per
tornare alla presenza del nostro
Padre nei cieli”.
Anziano Dallin H. Oaks, membro
del Quorum dei Dodici Apostoli,
“La luce e la vita del mondo”,
La Stella, gennaio 1988, 59.
Sua nascita non impediva che accadessero le cose brutte? Erin non
era contenta del fatto che questa
domanda le ronzasse in testa. Tutto
ciò che desiderava era che la paura
andasse via.
La storia terminò e si sentì una
registrazione della voce del profeta attraverso gli altoparlanti.
Diede la sua testimonianza e lesse
un versetto dalla Bibbia: “Poiché,
come tutti muoiono in Adamo, così
anche in Cristo saran tutti vivificati”
(1 Corinzi 15:22).
Il cuore di Erin cominciò a battere più velocemente. Ripetè di
nuovo le parole nella sua mente,
cercando di ricordarle. Poiché,
come tutti muoiono in Adamo,
così anche in Cristo saran tutti
vivificati.
Il versetto diceva che tutti sarebbero morti — persone giovani, persone vecchie — tutti. Erin questo lo
sapeva, è normale, ma non ci aveva
pensato più di tanto prima di allora.
Credeva che fosse troppo giovane
per pensare a cose di questo tipo.
Invece non era troppo giovane per
avere una testimonianza della verità:
grazie a Gesù Cristo, tutti sarebbero vissuti di nuovo. Ecco perché
i pastori e i Re Magi gioivano. Avevano compreso quello che Gesù era
venuto a fare sulla terra.
Erin spostò lo sguardo dalla
piccola stalla verso una finestra
del centro visitatori dietro la scena
della natività. All’interno dell’edificio brillò una luce su una grande
statua di Gesù che tendeva le Sue
mani segnate dalle cicatrici. Erin
pensò a quel piccolo bambino
nella mangiatoia e a come crebbe
fino a diventare una persona così
potente. Eppure Lui decise di sacrificare la Sua vita per lei. Lui era
nato affinché lei potesse vivere di
nuovo. Indipendentemente da ciò
che potesse accadere, Erin avrebbe
potuto sentirsi al sicuro nell’amore
di Gesù.
Un sentimento di pace inondò
il suo cuore. Non sapeva spiegare
bene come fosse successo, ma il
senso di preoccupazione era sparito. Quando guardò la statua di
Gesù Cristo, che brillava ancora di
più delle sfavillanti luci di Natale, a
malapena si rese conto dell’oscurità
del cielo notturno. Era troppo occupata a sentire il calore della speranza scintillare dentro di lei. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 65
PORTIAMO LA PRIMARIA A CASA
Puoi usare la lezione e l’attività
per conoscere meglio il tema
del mese della Primaria.
Gesù Cristo
è il Figlio di Dio
ATTIVITÀ SIG: I SIMBOLI DEL SALVATORE
Gesù Cristo paragonò Se stesso a molte cose. Se studiamo questi paragoni,
impareremo di più su di Lui. Leggi questi versetti con la tua famiglia e cercate
di capire insieme quello che i simboli raccontano del Salvatore.
L’agnello (vedere Giovanni 1:29)
I pastori (vedere Salmi 23:1)
Il pane (vedere Giovanni 6:51)
L’acqua (vedere Giovanni 4:14)
La roccia (vedere 2 Nefi 8:1)
INNO E SCRITTURA
• “Canto della Natività”, Innario dei bambini, 32.
• Dottrina e Alleanze 11:28
66 L i a h o n a
A SINISTRA: ILLUSTRAZIONI DI ADAM KOFORD; A DESTRA: ILLUSTRAZIONI DI THOMAS S. CHILD, ISTOCKPHOTO.COM E ISTOCKPHOTO.COM/ADYNA
I
mmagina di viaggiare attraverso il
deserto. Il tragitto è lungo e accidentato
in groppa al tuo cammello e per giunta
non stai neanche seguendo una mappa!
Invece, stai seguendo una stella. Come ti
sentiresti? Avresti la fede per continuare ad
andare avanti?
Due mila anni fa, i Re Magi fecero esattamente la stessa cosa. Videro una grande
stella brillare a est e viaggiarono fino a
Betlemme per onorare il Cristo bambino
con dei meravigliosi doni. E i Re Magi non
furono gli unici ad aver visto la stella. Dall’altra parte dell’oceano, nel continente americano, i Nefiti videro la stella e seppero che
Gesù Cristo, il Figlio di Dio, era nato.
Oggi, pensare a quella stella ci ricorda del
Salvatore. Brillava nell’oscurità e mostrò ai
Re Magi la via da percorrere, proprio come
Gesù mostrò a noi come dobbiamo vivere.
Inoltre, la stella brillava in maniera costante,
proprio come l’amore del Salvatore per noi.
La prossima volta che guardi le stelle, ricorda
che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e la luce
del mondo. ◼
BAMBINI
ORA TOCCA A TE
Crea delle decorazioni di Natale che ti ricordino come il Salvatore benedice la tua vita. Ritaglia le stelle e incollale su un cartoncino.
Sul retro delle stelle, incolla una foto di te stesso o della tua famiglia e scrivi cosa desideri fare per seguire Gesù Cristo, la luce del
mondo. Pratica dei fori sui buchi che si trovano in cima alle stelle e infilaci uno spago facendo un nodo per completare le decorazioni.
D i c e m b r e 2 0 1 2 67
Una PREGHIERA
di Natale
esaudita
Peggy Schonken
Racconto basato su una storia vera
“E il Signore ricorderà pure le
preghiere dei giusti, che sono
state innalzate a Lui per loro”
(Mormon 5:21).
P
eggy si svegliò la mattina di
Natale. Era eccitata al pensiero di ricevere un nuovo
giocattolo e di poter mangiare il
cibo tipico di Natale. Ma guardandosi attorno, si rese conto che quest’anno sarebbe stato diverso dagli
altri. Benché suo padre lavorasse
duramente, i soldi erano stati scarsi
per la sua famiglia.
Non c’era alcun segno che stava
per esserci un banchetto di Natale.
I vassoi delle verdure erano vuoti e
non c’era cibo nel frigorifero.
Peggy e Malcolm, suo fratello,
camminarono verso la porta della
stanza dei loro genitori e videro che
essi erano inginocchiati vicino al
letto. Ascoltarono in silenzio mentre la mamma e il papà pregavano
il Padre Celeste di aiutare la loro
famiglia a trovare del cibo.
“Dai, andiamo”, disse Peggy a
Malcolm. “Andiamo fuori”.
Peggy e Malcolm uscirono di casa
e raccolsero della felce selvatica che
cresceva vicino al giardino. Forse
68 L i a h o n a
ILLUSTRAZIONI DI BRAD TEARE
BAMBINI
non ci sarebbe stato alcun giocattolo quest’anno, però potevano
far sì che nella loro casa ci fosse
comunque lo spirito del Natale.
Si sentirono meglio dopo aver
decorato la casa con la felce selvatica, ma non c’era ancora alcun
segno di cibo.
“Il Signore provvederà”, affermò
la mamma. “Adesso apparecchiamo
la tavola”.
Papà mise i piatti sul tavolo mentre la mamma disponeva le forchette
e i cucchiai.
I bambini si guardarono e i loro
occhi esprimevano confusione.
La tavola era pronta, ma mancava
ancora il cibo. L’ora della colazione passò e si avvicinò quella del
pranzo. Peggy riusciva già a sentire
i morsi della fame. Si chiedeva in
che modo la sua famiglia sarebbe
riuscita ad avere del cibo.
L’orologio battè le 12:00, poi le
12:30 e poi le 12:45. Ancora niente.
Poi Peggy sentì bussare alla porta.
Corse ad aprire la porta e fu
scioccata nel vedere la famiglia Kirk
lì ferma ad aspettare. Avevano portato prosciutto, pane, pollo, insalate
e dolci. Peggy non riuscì a credere
ai suoi occhi.
“Stavamo proprio per sederci a
mangiare il nostro pasto di Natale
quando ci siete venuti in mente”,
disse il fratello Kirk. “Speriamo che
possiate utilizzare questo cibo”.
Papà strinse la mano del fratello Kirk e la mamma cominciò a
porre il cibo sul tavolo della cucina.
Peggy era ancora scioccata. Guardò
con occhi spalancati la mamma e
il papà, ma sembrava che loro si
aspettassero che questo sarebbe
successo.
Peggy sapeva che ciò che aveva
provato quella mattina era un sentimento giusto. Questo Natale era
diverso. Questo era il Natale in cui
aveva imparato che il Padre Celeste
ascolta e risponde alle preghiere.
E quello era il miglior regalo che
avrebbe potuto ricevere. ◼
“La preghiera umile e fiduciosa
porta guida e pace”.
Anziano Richard G. Scott, membro del
Quorum dei Dodici Apostoli, “Come
usare il dono divino della preghiera”,
Liahona, maggio 2007, 8.
D i c e m b r e 2 0 1 2 69
PER I BAMBINI PIÙ PICCOLI
Compagni di panino
Siete tutti pronti
per andare all’asilo?
Heidi Poelman
Racconto basato su una storia vera
1.
William saltò in macchina
accanto a Jeremy e si
allacciò la cintura
di sicurezza.
Sì!
Sì!
2.
La mamma di Jeremy cominciò a guidare e William aprì il suo portapranzo. Tirò
fuori un panino con burro d’arachidi e marmellata e lo addentò con un bel morso.
3.
ILLUSTRAZIONI DI SCOTT PECK
Jeremy guardò il
panino di William.
Sembrava squisito.
Jeremy aveva fame.
70 L i a h o n a
BAMBINI
4. Mamma, ho fame. Hai qualcosa
che posso mangiare?
Mi dispiace, Jeremy. Abbiamo
mangiato prima di uscire. Non
ho niente con me.
OK.
5. Jeremy era triste. Anche lui voleva un panino.
6.
William vide che Jeremy era triste. Spezzò una
parte del panino e la diede a Jeremy.
Tieni!
7. Grazie, William.
Sei gentile.
Non c’è di che. A
questo servono
gli amici!
D i c e m b r e 2 0 1 2 71
P er i bambini più piccoli
U
n modo in cui puoi essere un amico
è aiutare gli altri bambini. William e
Jeremy vogliono fare delle cose carine
per gli altri bambini nel parco giochi. Fai
un cerchio intorno ai bambini che hanno
bisogno d’aiuto nel parco giochi.
ILLUSTRAZIONE DI SCOTT PECK
ESSERE UN AMICO
72 L i a h o n a
BAMBINI
ILLUSTRAZIONE DI JARED BECKSTRAND
PAGINA DA COLORARE
Joseph Smith vide
e rese testimonianza
di Gesù Cristo.
“Egli vive! Poiché
lo vedemmo, sì, alla
destra di Dio; e udimmo
la voce che portava
testimonianza che egli
è il Figlio Unigenito del
Padre” (DeA 76:22–23).
D i c e m b r e 2 0 1 2 73
Notizie della Chiesa
I membri sono invitati
a condividere il Vangelo mediante
gli abbonamenti alle riviste
Heather Whittle Wrigley
Notizie ed eventi della Chiesa
I
n qualità di supervisore della
Gestione materiali della Chiesa
per la Tailandia, Kanogwan
Wongwiraphab si occupa delle richieste dei fedeli che riguardano le attrezzature e il materiale della Chiesa quali
gli indumenti sacri e le pubblicazioni.
Un giorno, però, si sorprese
quando una donna si recò nel suo
ufficio per rinnovare l’abbonamento
alle riviste della Chiesa. In quella
parte del mondo, di solito i membri
rinnovano gli abbonamenti rivolgendosi al rappresentante delle riviste
della propria unità. La donna, tuttavia,
spiegò che non aveva un rappresentante di rione, era buddista e aveva
conosciuto le riviste della Chiesa
quando un’amica, che era membro,
le regalò un abbonamento.
“Ha iniziato a parlarmi delle cose
meravigliose contenute nelle riviste della Chiesa e di quanto siano
importanti per i suoi figli”, ha scritto
la sorella Wongwiraphab. “Quando
i suoi figli tornavano dalla scuola e
vedevano le riviste, erano emozionatissimi, le leggevano e le finivano in
un attimo”.
La donna elogiò le riviste per il loro
“grande valore” e perché insegnavano
ai suoi figli una buona morale e un
74 L i a h o n a
buon vocabolario. Rimase così colpita
da rinnovare il proprio abbonamento
e da regalarne altri ai suoi colleghi in
modo che anche i loro figli potessero
trarne beneficio.
“Anche chi non appartiene alla
Chiesa può sentire e vedere il valore
[delle riviste] e volerlo condividere
con gli altri”, ha scritto la sorella
Wongwiraphab.
I dirigenti hanno incoraggiato
continuamente i fedeli a leggere le
riviste della Chiesa e a condividerle
con gli altri.
È possibile ricevere assistenza rivolgendosi anche ai
rappresentanti locali delle riviste,
inviando un’e-mail all’indirizzo
[email protected] o telefonando
al rappresentante nazionale
del servizio clienti. La lista dei
numeri telefonici dei rappresentanti di ogni paese è disponibile
all’indirizzo store.lds.org. Clicca
Contattaci sotto Assistenza
clienti in fondo alla pagina, poi
clicca il collegamento via telefono
sotto Contattaci.
L’anziano L. Tom Perry del
Quorum dei Dodici Apostoli ha
sottolineato la portata dei benefici
delle riviste: “Lo spirito che è possibile sentire attraverso queste riviste
vi aiuterà ad avere nelle vostre case il
calore, l’affetto e la forza che provengono dal Vangelo”, ha detto (“L’importanza della famiglia”, Liahona,
maggio 2003, 42).
L’anziano Craig A. Cardon dei Settanta serve come vice direttore esecutivo del Dipartimento del Sacerdozio
e come direttore delle riviste della
Chiesa, e vede il valore che hanno
per ogni individuo:
“Le riviste della Chiesa sono un
segmento importante della voce ufficiale della Chiesa, mediante la quale
il consiglio profetico proveniente dal
Signore è reso disponibile a tutti i figli
del Padre, di ogni età, su questioni
che riguardano il mondo di oggi”, ha
detto. “Ogni mese articoli interessanti
e coinvolgenti parlano delle circostanze comuni a tutte le persone della
terra, sia che esse appartengano o
meno alla Chiesa. Tutti i sinceri ricercatori della verità sono grandemente
benedetti dagli insegnamenti e dalla
guida ispirati che vi si trovano”.
Se ogni abbonato alle riviste della
Chiesa regalasse un abbonamento
a un amico o un parente non appartenente alla Chiesa, circa 1.700.000
nuovi abbonati verrebbero in contatto
mensilmente e in modo amichevole
con essa.
Mediante l’Online Store della
Chiesa — store.lds.org — le persone
possono abbonarsi in modo facile e
FOTOGRAFIA DI RICK WALLACE
Visita il sito news.lds.org per leggere ulteriori notizie ed eventi della Chiesa.
I membri sono invitati a condividere il Vangelo con gli amici e i familiari non appartenenti alla Chiesa di ogni età,
religione e provenienza mediante gli abbonamenti regalo alle riviste della Chiesa.
veloce a una o più riviste o regalare
un abbonamento a un familiare o
a un amico. Le riviste Friend, New
Era e Ensign sono disponibili solo
in inglese, mentre la Liahona, che
contiene articoli pubblicati contemporaneamente nelle tre riviste solo
in lingua inglese, è disponibile in
diverse lingue.
Un vescovo del Palo di Peoria,
in Arizona (USA), ha scoperto che
l’abbonamento annuale alla rivista
Friend per i bambini del suo rione
è un modo efficace che contribuisce
a circondarli con le parole dei profeti
e degli apostoli viventi.
Penélope B. Woodward del
Texas, USA, ha spedito un abbonamento regalo alla Liahona al cugino,
e anche a un’amica e insegnante di
un altro paese:
“Spero che aiuti [mio cugino] ad
apprendere l’importanza di stringere
alleanze e quindi di tenervi fede”,
ha scritto. Ha continuato dicendo
che l’abbonamento regalo è un
modo di “preparare il campo affinché [la mia amica] possa un giorno
ascoltare e accettare il vangelo
restaurato”.
Per sottoscrivere o regalare un
abbonamento, vai all’indirizzo
store.lds.org. Le informazioni su
come ordinare le riviste si trovano
nella parte sinistra della pagina.
Il processo per ordinare guida le
persone attraverso i rinnovi, i nuovi
abbonamenti e quelli regalo.
Il sito store.lds.org è disponibile
in cinese, coreano, francese, giapponese, inglese, italiano, portoghese,
russo, spagnolo e tedesco. Coloro
che non parlano queste lingue o
che non hanno accesso a Internet
possono ordinare o regalare le riviste contattando o visitanto i centri
distribuzione della Chiesa presenti
in molti paesi. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 75
Le pagine in lingua forniscono
materiale della Chiesa in oltre 100 lingue
A
Moltissimo
materiale da
stampare e da
scaricare è stato
e continua a
essere aggiunto
alle oltre 100
pagine in lingua di LDS.org.
76 L i a h o n a
i membri di tutto il mondo che non
parlano una delle dieci lingue più diffuse
— cinese, coreano, francese, giapponese,
inglese, italiano, portoghese, russo, spagnolo e
tedesco — trovare materiale della Chiesa nella
propria lingua può sembrare difficile, ma coloro
che sanno dell’esistenza delle pagine in lingua
di LDS.org accedono al materiale di base della
Chiesa grazie a pochi click.
In alto a destra o in basso a sinistra nella
pagina principale di LDS.org, clicca l’immagine
del mondo per trovare collegamenti a tutte le
pagine in lingua disponibili su LDS.org. Entro la
fine del 2012, il team di LDS.org spera di rendere
disponibili 108 pagine in lingua, tra cui lohrvatski
(croato), il malgascio (parlato in Madagascar) e lo
twi (parlato in Ghana).
Quest’anno, le pagine in lingua saranno
aggiornate con altro materiale, inclusi i PDF delle
pagine locali della Liahona in oltre 40 lingue e
un semplice testo PDF della conferenza generale di aprile 2012 in oltre 90 lingue. L’aggiunta
dei PDF del Libro di Mormon in 99 lingue ha
aggiunto altre 24 pagine in lingua a quelle già
disponibili su LDS.org.
Il materiale tradotto è pubblicato secondo il
piano mondiale della Chiesa finalizzato a introdurre
la propria produzione in una specifica lingua.
In questo piano a fasi, gli articoli basilari —
le preghiere sacramentali, gli Articoli di Fede,
il manuale Gospel Fundamentals, discorsi scelti
della conferenza generale e l’opuscolo La testimonianza del profeta Joseph Smith, per esempio —
hanno la precedenza sulle altre traduzioni.
Ulteriore materiale tradotto, come le Scritture, la musica, “La famiglia: un proclama al
mondo” e i messaggi della Prima Presidenza e
dell’insegnamento in visita, è introdotto quando
il numero dei membri che parlano una data
lingua aumenta.
Il materiale è tradotto e reso disponibile dopo
l’approvazione della Prima Presidenza e del
Quorum dei Dodici Apostoli. Anche le presidenze
di Area possono richiedere che materiale specifico
sia reso disponibile in una particolare lingua, se lo
ritengono necessario.
“Queste pagine sono a disposizione di tutti i
membri per l’uso personale e per quello in Chiesa
la domenica”, ha detto Matt Robinson, direttore
responsabile di produzione dei cananli digitali.
“I dirigenti locali possono usare in prima persona
questa risorsa per lo studio personale e indirizzarvi anche i membri affinché la utilizzino nell’ambito dei loro incarichi e in famiglia”.
Sargis Ayvazyan, secondo consigliere della
presidenza del distretto di Yerevan, in Armenia,
racconta che i membri amano usare la pagina in
lingua armena per stampare materiale che li aiuta
ad adempiere le rispettive chiamate. La utilizzano
anche per ricevere e leggere informazioni sulla
Chiesa e per trovare il materiale della conferenza
generale nella propria lingua. ◼
La vita del presidente Monson celebrata
con una notte di canzoni, musica e tributi
Gerry Avant
Direttore di Church News
I
il Signore nel visitare le persone”, tra cui di solito bambini,
in contesti di tutto il mondo.
“Non sono state solo le persone
che ha salutato a vivere un
momento speciale, ma anche
quelli di noi che hanno assistito”, ha detto. “Io sono diverso,
e lo stesso vale per tutti i partecipanti, siamo cambiati perché
abbiamo sentito quell’amore”.
Anche il presidente Dieter F.
Uchtdorf, secondo consigliere
della Prima Presidenza, si è
congratulato con il presidente
Monson per la sua “vita piena
di giorni d’oro… Presidente
Monson, lei è un amico che porta
luce nell’oscurità ed è il profeta
di Dio per i nostri giorni. Le
vogliamo bene e la sosteniamo.
Preghiamo per lei”, ha detto.
“Gli anni d’oro:
la celebrazione
della vita” ha
ripercorso con
un pizzico di
nostalgia la vita
del presidente
Monson — la
sua infanzia, il
matrimonio, il
servizio militare
e quello nella
Chiesa — attraverso la musica
e le canzoni.
FOTOGRAFIA DI DEBRA GEHRIS
n occasione dei grandi festeggiamenti in onore dell’ottacinquesimo compleanno del
presidente Thomas S. Monson,
circa 20.000 persone hanno
riempito il Centro delle conferenze il 17 agosto 2012 per
una notte di musica, racconti e
tributi durante un programma
intitolato “Gli anni d’oro: la celebrazione della vita”.
Tra i brani scelti c’erano le
musiche e i messaggi di alcuni
degli spettacoli di Broadway
preferiti dal presidente Monson
e altre canzoni ispiratrici eseguite in onore del suo ottantacinquesimo compleanno,
avvenuto il 21 agosto.
Il presidente Monson era
seduto in prima fila con sua
moglie, Frances Johnson
Monson, e la sua famiglia.
Il presidente Henry B. Eyring,
primo consigliere della Prima
Presidenza, ha raccontato di
essere stato testimone di un
tributo al presidente Monson
su “una stradina nel deserto dell’Arizona”, dove quest’ultimo si
è fermato per stringere la mano
a una coppia e ai loro bambini,
ma ha finito per salutare con
pazienza le molte più persone
che si sono avvicinate.
Il presidente Eyring ha
detto di aver assistito al presidente Monson “rappresentare
Molti altri dirigenti della
Chiesa, capi religiosi e funzionari comunali, insieme agli
amici di vecchia data, hanno
reso omaggio al presidente
Monson salutandolo mediante
video preregistrati. È stato anche
insignito per gli anni dedicati
agli Scout.
Nei momenti conclusivi
del programma, il presidente
Monson ha ricordato le parole
dello scrittore e poeta scozzese
James Barrie, il quale scrisse:
“Dio ci ha dato i ricordi affinché
potessimo avere le rose di giugno nel dicembre della nostra
vita” (vedi Laurence J. Peter,
Peter’s Quotations: Ideas for Our
Time (1977), 335).
“Stasera ho ricevuto un intero
bouquet di ricordi”, ha detto il
presidente Monson.
Dettaglio da non sottovalutare,
il podio del Centro delle conferenze era decorato con centinaia
di rose gialle, simbolo dei giorni
“d’oro” della sua vita. ◼
D i c e m b r e 2 0 1 2 77
Primo palo creato a Capo Verde
Domenica 29 aprile 2012, l’anziano
Erich W. Kopischke, allora presidente
dell’area Europa, ha organizzato il primo
palo a Capo Verde nella capitale, Praia,
alla presenza di più di mille santi.
È stato chiamato e messo a parte
per presiedere al nuovo palo di Praia
Rosiveltt Teixeira, con Adilson Monteiro
come primo consigliere e José Pires come
secondo consigliere.
La ridedicazione della cappella
di Londra estende il Vangelo a
molte persone
La cappella storica di Hyde Park, a
Londra, è stata ristrutturata e ridedicata
come cappella per i servizi domenicali e
come centro visitatori appena prima delle
Olimpiadi del 2012, l’1 luglio 2012.
L’anziano Erich W. Kopischke dei
Settanta, allora presidente dell’area
Europa, ha ridedicato l’edificio: “Spero
che, negli anni a venire, centinaia di
migliaia di persone entrino letteralmente
nell’edificio per conoscere meglio il vangelo di Gesù Cristo”, ha detto.
La Nuova Caledonia festeggia
la crescita della Chiesa
Il 27 maggio 2012, l’anziano James J.
Hamula dei Settanta, presidente dell’area
Pacifico, ha organizzato il primo palo
della Chiesa in Nuova Caledonia alla
presenza di 800 fedeli.
“I Santi degli Ultimi Giorni e tutta
la Nuova Caledonia saranno benedetti
mentre il vangelo di Gesù Cristo sarà insegnato e sarà abbracciato da sempre più
persone”, ha detto l’anziano Hamula.
Il nuovo palo di Noumea, comprende
duemila membri e otto case di riunione.
“La nostra missione più importante
sarà quella di predicare il Vangelo e
78 L i a h o n a
FOTOGRAFIA DELL’ANZIANO JOSÉ A. TEIXEIRA
NELLE NOTIZIE
I membri della presidenza del palo di Praia, Capo Verde, sono (da sinistra):
Adilson Monteiro, primo consigliere; Rosiveltt Teixeira, presidente e José Pires,
secondo consigliere.
tutti i suoi principi alle persone della
Nuova Caledonia, il che porterà felicità
a loro, alle rispettive famiglie, sul luogo
di lavoro e nelle comunità”, ha detto
Georgie Guidi, chiamato a essere il primo
presidente del palo. Come suoi consiglieri
Aggiornamento
L
a Prima Presidenza ha
annunciato un cambiamento
nella presidenza dell’area Centro
America, riassegnando l’anziano
Robert C. Gay alla sede centrale
della Chiesa e chiamando al suo
posto l’anziano Kevin R. Duncan
come secondo consigliere.
Questo cambiamento modifica
gli incarichi che appaiono nel
grafico delle presidenze di area
pubblicato nelle riviste Ensign e
Liahona di agosto.
sono stati chiamati Marc Mocellin
e Thierry Gorodey.
Prima casa di riunione della
Chiesa in Etiopia
I membri dell’Etiopia stanno già
vedendo le benedizioni derivanti dalla
presenza della prima casa di riunione del
paese. Situato lungo l’autostrada che
collega le città di Addis Abeba e Adama,
l’edificio ha tre piani e comprende un
garage sotterraneo per il parcheggio.
Cosa più importante dell’aspetto
tecnico della casa di riunione è il modo in
cui rappresenta il simbolo della fede per
i membri del ramo, i quali si sono riuniti
finora presso una proprietà residenziale
non lontana dalla nuova costruzione.
Efrem Aemero Mekonen, presidente del
ramo di Debre Zeit, ha detto: “Ogni volta
che mi reco nel nuovo edificio mi ricordo le
nostre alleanze. Come quando il capitano
Moroni innalzò lo stendardo della libertà,
mi sento rafforzato”.
COMMENTO
IDEE PER LA SERATA FAMILIARE
La Liahona contiene
le risposte
Questo numero contiene articoli e attività che possono essere
usati per la serata familiare. Seguono alcuni esempi:
Sono un membro nato nella
Chiesa, e a volte non dò valore alle
molte benedizioni del Vangelo nella
mia vita. Poi però, quando penso a
queste cose, so che non potrò mai
ringraziare abbastanza il mio Padre
Celeste per tutto quello che ho. Una
di queste benedizioni è l’ispirata
rivista Liahona. Il modo in cui ricevo
esattamente le risposte di cui ho bisogno ogni volta che la leggo è incredibile. Grazie per questi messaggi.
Ludmila L., 13 anni, Argentina
La nostra
testimonianza cresce
La Liahona ha cambiato la mia
vita e quella della mia famiglia.
È uno strumento importante perché
da essa possiamo imparare e ottenere conoscenza. Grazie alla rivista
siamo rafforzati e la nostra testimonianza della Chiesa cresce.
Ana Marcela Echenique Hoyos, Colombia
Richiesta di idee per
la serata familiare
L
a Liahona è alla ricerca di idee e
di esperienze per la serata familiare. Le idee possono essere brevi;
raccontate solo una serata familiare
di successo o importante oppure
come l’avete adattata alle necessità
particolari della vostra famiglia.
Inviate le vostre idee ed esperienze (in qualsiasi lingua) all’indirizzo
[email protected]. Vi preghiamo
di includere il nome completo, l’indirizzo e-mail, il rione o ramo e il palo
o distretto di appartenenza.
“La tradizione di luce e testimo-
tempio. Le altre famiglie potrebbero leg-
nianza”, pagina 10: riassumete l’articolo
gere l’articolo completo e commentarlo,
e invitate la vostra famiglia a creare un
sottolineando che “la via che conduce alla
supporto visivo che dimostri lo scopo
felicità comincia con… l’obbedienza ai
dell’impalcatura. Parlate di come la Chiesa
comandamenti”.
vi offra “un’impalcatura” per raggiungere
“Come fare dei doni a Cristo”,
livelli più alti per edificare la vostra famiglia
pagina 48: leggete insieme l’articolo
e altri aspetti della vostra vita.
del presidente Henry B. Eyring. I vostri
“I profeti a Natale”, pagina 20: dopo
figli potrebbero scrivere cosa vorrebbero
aver letto diverse storie tratte dalla vita dei
regalare al Salvatore per Natale e incartare
profeti, condividete alcune esperienze fatte
i loro propositi in un pacco regalo. Potreste
nelle quali la vostra vita o quella degli altri
parlare delle persone che loro conoscono
è stata toccata da un’esperienza speciale
che potrebbero aver bisogno di un aiuto
vissuta durante un Natale passato. Potete
fisico o spirituale o entrambi.
parlare di alcuni modi che vi consentono di
“Una preghiera di Natale esaudita”,
seguire l’esempio dei nostri profeti durante
pagina 68: leggete la storia di Peggy
questo periodo dell’anno.
Schonken in famiglia. Potete condividere i
“La sicurezza e la pace che derivano
momenti in cui avete ricevuto una risposta
dall’osservanza dei comandamenti”,
alle vostre preghiere e incoraggiare i vostri
pagina 32: chi ha figli piccoli può chiedere
figli a fare lo stesso. Potreste annotare
loro di disegnare persone che fanno cose
tutte le risposte alle preghiere che la vostra
giuste lungo una strada che conduce al
famiglia riceve durante il periodo di Natale.
Una testimonianza senza parole
Mio figlio Derek soffre di aprassia globale, il che significa che ha difficoltà a parlare.
Derek ama la serata familiare e trascorre mesi interi a preparare le lezioni da condividere
con la famiglia.
Una delle sue lezioni più memorabili è stata quella sul “Sogno di Lehi”. Ha teso una
corda per tutta la casa e persino fuori. Abbiamo iniziato la lezione ascoltando un CD
dell’inno “Credo in Te, Gesù” e guardando un’immagine del sogno di Lehi in mostra sul
tavolo, dopodiché Derek ci ha condotti, uno alla volta, lungo la corda.
Mentre camminavamo c’erano immagini di Cristo da un lato e distrazioni (come la
radio, la TV e i giochi) dall’altro. Sapevamo di aver raggiunto la fine quando abbiamo
sentito la musica dell’inno preferito da Derek: “Io so che vive il Redentor”.
Dopo che tutti sono giunti alla fine, ha acceso il DVD I testamenti e ci ha fatto vedere
la fine, dove Gesù Cristo appare al popolo delle Americhe. Lo Spirito era fortissimo mentre mio figlio condivideva la propria testimonianza del Salvatore senza dire una parola.
Wendy Thompson, USA
D i c e m b r e 2 0 1 2 79
FINO AL GIORNO IN CUI CI RIVEDREM
Anziano
Quentin L. Cook
Membro del Quorum
dei Dodici Apostoli
RAGGI DI SOLE,
RELAZIONI PUBBLICHE
E GIOIA DEL VANGELO
Q
ualche anno fa, mentre io e l’anziano
M. Russell Ballard prestavamo un
servizio di consulenza come Autorità Generali al dipartimento delle Relazioni
Pubbliche della Chiesa, ci rendemmo conto
che gli organi di stampa spesso contattavano
coloro che non erano membri della Chiesa
per avere maggiori informazioni sulla Chiesa.
Auspicando che la situazione cambiasse, io e
Anziano Ballard, sotto la direzione della Prima
Presidenza, cominciammo a visitare i comitati
di redazione dei giornali più famosi, condividendo il messaggio che, come Santi degli
Ultimi Giorni, noi siamo politicamente neutrali. Non prendiamo posizione nei confronti
di candidati o partiti politici. Vogliamo, però,
essere noi stessi a dare informazioni sulla
nostra fede. A queste persone abbiamo detto:
“Desideriamo che veniate a parlare con noi se
dovete discutere di ciò in cui crediamo”.
Quelle visite furono ben accolte e abbiamo
constatato che la nostra richiesta è stata compresa e messa in pratica. E adesso ci stiamo
rendendo conto che i media comprendono
meglio i Santi degli Ultimi Giorni. Alcuni vecchi stereotipi sono crollati e vediamo che gli
altri ci riconoscono come persone di carattere
che cercano di affrontare la vita in modo colto
ed informato. Abbiamo anche notato che fuori
dalla Chiesa ci si sta rendendo conto che i
Santi degli Ultimi Giorni non sono tutti uguali;
la nostra gente è molto diversa l’uno dall’altra
ma in senso positivo e interessante.
In un mondo di opinioni mutevoli, è davvero un periodo meraviglioso per essere
un membro della Chiesa e rispondere alle
domande degli amici e dei vicini in merito
al nostro credo. Mentre lo facciamo, non c’è
80 L i a h o n a
Che cosa c’entrano i Raggi di
sole con le Relazioni Pubbliche? C’entrano
eccome quando
rappresentano
la gioia del
Vangelo.
niente di più significativo del fatto che proviamo gioia e ci rallegriamo nel vangelo di
Gesù Cristo. Noi sappiamo qual è l’esito finale,
sappiamo chi è Gesù Cristo e abbiamo un
amorevole Padre nei cieli che ci benedice.
Trovo interessante il fatto che i nostri
migliori missionari, coloro che colgono l’occasione e condividono il Vangelo, siano spesso
delle persone gioiose. Quando ero il direttore
esecutivo del Dipartimento dei missionari,
notammo all’improvviso che ci furono
alcuni battesimi in Francia. Ci chiedemmo
entusiasti quali fossero le cause e ve ne furono
svariate. Ma una delle cause principali era una
donna che andava al lavoro ogni lunedì mattina
e parlava dei Raggi di sole. Dopo il giorno del
Signore, con grande gioia e piacere, lei condivideva con i suoi colleghi di lavoro l’esperienza
che aveva vissuto il giorno prima insegnando
ai bambini. In breve tempo, i suoi colleghi non
vedevano l’ora che arrivasse il momento in
cui lei avrebbe parlato dei Raggi di sole. E che
cosa ne risultò? Da un lato c’era un gruppo di
persone che vivevano con le stesse preoccupazioni che abbiamo tutti quanti riguardo al
nostro mondo e al nostro futuro, mentre tutt’ad un tratto, ecco che c’era una persona che
non solo era gioiosa, ma che provava gioia a
stare con i bambini — i quali rappresentano
il futuro. Era chiaro che questa sorella amava
il Salvatore e quell’amore si irradiava agli altri.
I suoi colleghi volevano saperne di più.
Se gioiamo di ciò che abbiamo, se proviamo gioia e la esprimiamo, siamo più felici.
In altre parole, facciamo ciò che il Signore
vuole che facciamo, diventiamo delle persone
migliori e, per associazione, coloro che ci circondano — i nostri figli, amici e vicini — sono
più felici. La gioia è la chiave. Quando condividiamo la gioia del Vangelo, adempiamo ciò
che il Signore vuole che noi conseguiamo. ◼
Riadattato da un’intervista fatta su Mormon Channel.
Per ascoltare per intero l’intervista in inglese, andare su
mormonchannel.org/conversations/27.
Il Libro di Mormon, un regalo del Padre Celeste
Joseph Smith—Storia 1:29–35, 42–54, 59–60
ILLUSTRAZIONI DI BETH M. WHITTAKER
Joseph Smith
Angelo Moroni
Quest’anno molti numeri della Liahona hanno avuto al loro interno delle immagini ispirate al Libro di Mormon. Per
renderle più resistenti e facili da usare, ritagliale e incollale o attaccale con del nastro adesivo a un cartoncino, a un sacchettino di carta o a dei bastoncini. Conserva ogni gruppo di immagini in una busta o sacchetto, insieme con l’etichetta
che descriva dove trovare la storia scritturale che accompagna le figure.
BAMBINI
I M M AG I N I I S P I R AT E A L L I B R O D I M O R M O N
Come le luci che adornano i giardini
di alcuni templi durante il Natale e che
invitano i visitatori a godere la pace
della gioia di questi luoghi, così Gesù
Cristo è la luce del mondo e invita tutti
a ricevere la pace e la gioia che offre
attraverso le ordinanze del Vangelo, soprattutto quelle che si ricevono nella Sua santa casa. Tra le gioie più grandi che si possano
provare c’è la conoscenza che, attraverso le ordinanze di suggellamento del tempio, un matrimonio può durare oltre la morte e le
famiglie possono rimanere unite per sempre. Vedere “Trasformazioni sacre”, a pagina 24; “Concentrarsi sul diventare una famiglia eterna”, a pagina 28; e “La luce del mondo”, a pagina 64.
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PREPARATEVI PER
le nuove risorse
per l’apprendimento
dei giovani
A partire da gennaio cambierà il modo d’insegnare e
di apprendere nei quorum del Sacerdozio di Aaronne,
nelle classi delle Giovani Donne e nelle classi della
Scuola Domenicale per i giovani.
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni
Commenti di chi ha usato
le nuove risorse di apprendimento per i giovani
L’anno scorso i pali di tutto il
mondo hanno messo alla prova un
nuovo metodo per l’insegnamento
domenicale. Chi l’ha fatto dice di
aver notato una differenza enorme.
Ecco ciò che è stato detto:
Dai giovani
“Ciò che mi è piaciuto di più è l’apprendimento — non è limitato solo
alla Scuola Domenicale. Tu… lo porti avanti per tutta la settimana.
L’insegnante ti dà dei compiti e tu devi prepararti per la domenica
successiva”.
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“Una volta messi sulla direzione giusta, è così facile coinvolgere le
persone in queste lezioni perché in realtà sono i membri del quorum a
insegnare”.
“Alla fine di ogni lezione… a prescindere da chi sia stato l’insegnante…
ci viene data una sfida… Così durante la settimana abbiamo questa sfida
per diventare migliori”.
Dagli insegnanti e dai dirigenti
“Parliamo delle sfide date alle ragazze la settimana precedente. Di solito,
le esperienze che hanno vissuto durante la settimana provando a obbedire
e a imparare la dottrina… invitano lo Spirito più velocemente di qualsiasi altra cosa che possiamo fare”.
“Abbiamo dato ai giovani uomini l’opportunità di farlo e sono stati
bravissimi. Sono riusciti a promuovere conversazioni sul Vangelo”.
“Quando [i giovani] parlano, la loro testimonianza cresce e la loro
comprensione della dottrina diventa parte integrante di chi sono”.
Domande? Vedere la terza pagina di questa copertina speciale e
visitare il sito lds​.org/​youth/​learn.
Nuove risorse per l’apprendimento dei giovani
DOMANDE E RISPOSTE
A che cosa è dovuto questo cambiamento?
Dove si possono trovare le nuove lezioni per i giovani?
Questo nuovo modo d’insegnare aiuterà i giovani a essere
più preparati quando parlano del Vangelo con i loro amici,
quando servono in missione e in famiglia, sia ora sia nel
futuro, e ad avere una testimonianza del Vangelo più
profonda. Ciò accadrà quando saranno parte attiva nello
scrutare le Scritture, nel condividere i loro pensieri e nell’accettare l’invito a mettere in pratica fuori dalla classe ciò
che imparano durante le lezioni. In classe studieranno gli
insegnamenti attuali dei profeti moderni.
Gli schemi di apprendimento (con alcuni di essi specifici
per il Sacerdozio di Aaronne, per le Giovani Donne e per
la Scuola Domenicale) sono disponibili on-line all’indirizzo lds​.org/​youth/​learn. Copie cartacee saranno disponibili per chi non ha accesso a Internet.
Quali classi useranno le nuove lezioni?
I quorum del Sacerdozio di Aaronne, le classi delle
Giovani Donne e le classi della Scuola Domenicale per
i giovani dai 12 ai 18 anni useranno queste lezioni per
l’istruzione domenicale. Ogni mese i quorum, le classi
delle Giovani Donne e le classi della Scuola Domenicale
si concentreranno ad apprendere la stessa dottrina, come
per esempio la Divinità, e a sostenersi reciprocamente nel
metterla in pratica e nell’insegnarla.
Come saranno le lezioni domenicali?
Le lezioni si incentreranno su un tema specifico ogni mese,
basato sulle domande che i giovani hanno sul Vangelo.
Ogni tema — 12 in tutto— ha diversi schemi a disposizione dell’insegnante. Se necessario, si può rimanere sullo
stesso schema per più di una settimana. I giovani impareranno come insegnare il Vangelo e si eserciteranno a farlo
condividendo le loro esperienze e i loro pensieri in merito
al tema evangelico mensile.
Che cosa è incluso in uno schema di apprendimento?
Gli schemi di apprendimento non stabiliscono che cosa
insegnare o come farlo. Piuttosto sono uno strumento per
aiutare gli insegnanti stessi a imparare la dottrina affinché
possano poi fornire esperienze di apprendimento ai giovani. Gli insegnanti possono personalizzare le esperienze
di apprendimento in base alle esigenze dei propri studenti.
Ogni schema contiene riferimenti e collegamenti, aggiornati regolarmente, agli insegnamenti recenti dei dirigenti
della Chiesa.
Queste nuove lezioni domenicali avranno effetto
sull’AMM?
Le presidenze di classe e dei quorum vengono esortate
a tenere presenti i temi mensili nel pianificare le attività
dell’AMM. Le idee per le attività suggerite dagli schemi
di apprendimento possono essere il punto di partenza per
tale pianificazione. Per vedere gli schemi, visitare il sito
lds​.org/​youth/​learn.
In quali lingue saranno disponibili le lezioni?
Le lezioni saranno disponibili in cinese (cantonese e mandarino), coreano, danese, figiano, finlandese, francese,
giapponese, indonesiano, inglese, italiano, mongolo, norvegese, olandese, portoghese, russo, samoano, spagnolo,
svedese, tailandese, tedesco, tongano, ucraino e ungherese.
Le unità in cui non si parlano queste lingue
continueranno a insegnare usando il
materiale impiegato nel passato.
Disponibile da gennaio – Vieni e seguitami –
Risorse per l’apprendimento dei giovani
COME IMPARARE INSIEME ALLA MANIERA DEL SIGNORE
Giovani
Imparare alla maniera del Signore implica venire in classe pronti a imparare,
scrutare le Scritture e le parole dei profeti, spiegare i principi del Vangelo agli altri
e condividere come mettere in pratica il Vangelo stia influenzando la vostra vita.
Insegnanti
Quando vi interessate personalmente alla vita dei vostri studenti, capite le loro
esigenze, instaurate dei legami e personalizzate le esperienze di apprendimento
in modo da favorire la loro conversione. Il nuovo corso di studio vi aiuterà a
comprendere la dottrina e vi darà idee per coinvolgere i giovani nell’apprendimento. Insegnare in questo modo non è semplicemente fare lezione, ma è una
conversazione guidata dallo Spirito.
Genitori
Interessarsi personalmente a ciò che stanno imparando
i vostri figli vi assisterà ad aiutarli a essere responsabili
del loro stesso apprendimento. I vostri figli verranno
esortati a insegnare alla loro famiglia ciò che stanno
imparando. Fornire loro l’opportunità di farlo accrescerà sia la loro testimonianza sia la loro capacità di
condividere il Vangelo.
Dirigenti adulti dei giovani
Voi siete responsabili del modo in cui questo corso di studio
viene attuato nel vostro rione o ramo. Man mano che fornirete addestramenti
costanti e sarete un esempio di come insegnare alla maniera del Signore, i vostri
insegnanti adotteranno lo stesso metodo d’insegnamento. Concentratevi sulle
esigenze dei giovani e trovate il modo di aiutare i giovani stessi, i genitori, i
dirigenti e gli insegnanti a parlare di tali bisogni. Questo nuovo corso di studio
aiuterà a promuovere la conversione dei giovani nel vostro rione o ramo.
Per ulteriori informazioni, vedere Insegnare alla maniera del Salvatore e
visitare il sito lds​.org/​youth/​learn.
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Dicembre - The Church of Jesus Christ of Latter