726
N U M - IX .
« ma perchè non trovano appiglio, poiché noi, quasi
« direi, passiamo tra goccia e goccia, senza bagnarci e
<( perchè si usò una- S o m m a cautela nel parlare e nella
« scrivere. Finora potei avere io il' filo delle cose tra
« mano e non permisi mai si stampasse cosa che anche
« alla lontana, potesse comprometterci. Procurate a li­
ti che voi di seguir queste norme : abbiamo campo va­
t i sdissimo di far conoscere le nostre cose e di sparger
« le buone idee nel B o lle ttin o } e questo ci basti. Met« titi a battagliare, e domani da tutte le parti si aliar­
ti gheranno gli occhi su di noi, e si darà una specie
(t di allarme, e noi saremo ridotti a non poter più far
(t nulla, se pur non saremo direttamente persegui­
ti tati : abbiamo prudenza, e le cose andranno sempre
tt bene ».
NUM. X.
-
De Heroica Justitia.
Ex
P r o c e s s u A p o s t o l ic o .
—
I T E S T IS - - R. D. Michael Rua.
J u x ta 62 interr. Proc. fol. 565 respondit :
Da quanto sopra ho deposto parmi si possa dedur­
re quanto esattamente e fervorosamente il Ven. ab­
bia soddisfatto, quantu m Humana fragilitas p e r m it titf alla giustizia verso Dio. Egli sempre osservò i
Comandamenti di Dio e della Chiesa, nonché i do­
g1
D ilig en tissim u s a pner itia sem per fu it in veri del proprio stato; praticò continuamente fin dal­
ob seiv an d ìs Dei m a n ­
d a t i s praeceptisque l ’infanzia le virtù Teologali ed ogni cosa faceva per
E cclesiae vel suis stacompiere la Divina volontà per vero amor di Dio. In­
b a t offìciisfatti egli sovente ripeteva nelle sue opere : a A d majorem D e i g lo ria m , tutto p er amor di D io ». Così nelle
tribolazioni, nelle infermità, nelle contradizioni seni'pre si teneva pienamente rassegnato ai divini voleri
non volendo neppure pregare per esserne liberato.
Osservando le sue imprese, le molte opere da lui com­
piute, facilmente si comprende come egli era sempre
intento a dar Gloria a Dio. . I medesimi sentimenti
cercava di infondere nei suoi dipendenti. Quella di­
\
DE HEROICA IU S T IT IA
727
ligenza che egli impiegava come chierico, quando
dalla fiducia dei Superiori venne scelto per aver cura
della sacrestia, degli arredi sacri e della proprietà e
pulizia della Chiesa egli continuò a spiegare come
sacerdote raccomandanto a chi era addetto alla Chie­
sa, che anche a tutti i suoi preti e chierici, nonché agli allievi un massimo' rispetto per la Casa di ¡Sio, ri­
§2
P ro D ei g lo r ia et sacraspetto eziandio non solo ai sacri arredi, ma eziandio ru m fu n ctionum deincessante*- adagli indumenti ecclesiastici, non volendo che neppu­ core
iaborabat.
re il berretto fosse strapazzato e lasciato in sito meno
decente. Così per dare a Dio il dovuto culto fece sem­
pre insegnare a5 suoi chierici le sacre cerimonie, rac­
comandando loro un contegno il più modesto nelle
Sacre funzioni e processioni, pel culto di Dio fece
sempre insegnare a tutti i suoi allievi il Canto Gre­
goriano, affinchè tutti potessero non solo nel tempo
della loro educazione, ma anche in mezzo al mondo
contribuire al decoro ¿elle sacre funzioni ; riservando
lo studio della musica, specialmente fra le Sacre fun­
zioni a quelli, che vi avessero speciali attitudini. Sì
vedeva quanto gli stesse a cuore che il Signore; ve­
nisse lodato e glorificato nell*impegno che spiegava
nel fare imparare le sacre laudi in latino ed in volga­
re, impetrando persino indulgenze particolari a chi
s’interessava per farle imparare, come consta da vari!
Rescritti della S. Sede da lui ottenuti. In occasione
di grazie speciali ottenute a favore delle sue case, od
anche della società in genere, rendeva subito a Dio i
dovuti ringraziamenti con particolari funzioni ac°compagriati dal canto del Te Deum, come al contrario'
cercava di dare risarcimento a Sua Divina Maestà
nei casi di pubbliche offese o scandalo con altre parti­
colari funzioni accompagnate dal Miserere. Si mani­
festava in modo particolare la sua giustizia verso
Dio, là Santissima Vergine e i Santi col rendere sem­
pre loro grazie nelPoccasione che si ottenevano spe­
ciali favori o che riusciva in qualche bella impresa;
3
Non poteva tollerare che se tie attribuisse a lui la Deo ta n tu m§ lau
d em trjb u eb at oh quaecum Gloria ; ma tosto interrompeva i lodatori dicendo che que
op era bona.
tutta la gloria si doveva a Dio che aveva ispirato e
728.
NUM .
X.
provveduto i m e z z i per eseguirli. Quando poi lo si
lodava in complesso per g l’istituti da lui fondati e
per tutte le altre sue belle, imprese, quasi deducendo
che nessun altro saprebbe fare tanto, egli 'diceva :
« Se il Signore avesse trovato altro strumento più di­
sadatto l ’avrebbe scelto in vece mia, attribuendo così
tutta la gloria a Dio. Quando compì la fabbrica'del
Santuario di Maria Ausiliatrice, volle che si sapesse e
si proclamasse che Maria aedifìcavit sibi domum, fa­
cendo risaltare che ogni pietra e ogni mattone di quel
Santuario segnava una grazia ottenuta dalla Beata
Vergine ; e così a un dipresso per le altre opere de­
dicate ai Santi. Anche per dar gloria a Dio desidera­
va che si facessero solenni funzioni e che venissero
pubblicate specialmente per organo del Bollettino
Salesiano-.
Io
stesso fui testimonio di quanto sopra ho depo­
sto, si dì veduta che di udito.
E t ju x ta 63 interr. Proc. fai. 568 respondit :
. Io sono persuaso che il Venerabile giammai ab­
N um quam iu stitia e lebia violati i diritti altrui, nè ili quanto a debiti ma­
g e s in proxim um laesit.
teriali nè quanto a riguardi speciali dovuti alle per­
sone ; potrebbe essersi sbagliato in quanto a giudizio
della mente, ma non deliberatamente quanto a vo­
lontà. Del resto io sono testimonio della sollecitudine
che aveva di pagare i suoi debiti ; non voleva mai che
si tenesse danaro in serbo in previsione di future im­
prese mentre rimanevangli debiti da soddisfare. A vendo io l’amministrazione di buona parte delle en-#
trate, ricevevo da lui gli ordini e le destinazioni del
danaro che mi consegnava indicandomi non solo i de­
biti da pagarsi per l ’Oratorio, ma altresì quelli che
egli conosceva di altre nostre case,; e se si accorgeva
che io propendessi a tenere qualche somma in serbo
5 5
P ecu n ia m debitam , Deo
la r g ite r suppeditante, per future imprese 0 per prossima scadenza di debi­
d iligen tissim e
solveti, mi esortava a pagare i più urgenti, confidando che
bat.
alle future scadenze la Provvidenza vi avrebbe prov­
visto. Così anche prossimo alla sua morte mi racco­
mandò di non sgomentarmi dei debiti che rimaneva­
no ancora a pagarsi, specie per la Chiesa del S. Cuo-
\
DB HEROICA IU S T IT IA
729
re a Roma, animandomi anche allora a; confidare nel­
la Provvidenza; ed io ho constatato che dopo la sua.
morte il Venerabile veniva in soccorso in modo af­
fatto prodigioso, in guisa che anche provvedendo alle
necessità di tutte le altre case, si poterono pagare i
debiti lasciati per la. Chiesa del S. Cuore, terminare
quel sontuoso edificio e fabbricarvi accanto un Ospi­
zio capace di 500 allievi, secondo il desiderio da lui
manifestato.
Non credo che mai abbia tralasciato di fare quan­
to era richiesto dal suo uffizio, tanto verso i suoi di­
pendenti, quanto verso gli estranei. Coi suo dipenden­
ti era tutto affetto e sollecitudine affinchè nulla loro
mancasse, nè per la vita corporale nè per la religiosa
ed intellettuale. Accorgendosi che qualcuno dei suoi
§6
...
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S ive e rga subditos, sive
dipendenti avesse bisogno di particolare trattameli- e r g a extran eo om nes
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1
s u i offlcii p a r t e s
to nei Vitto 0 nel riposo, egli stesso lo preveniva, O D - am an tissim e exequebligandolo ad aversi i dovuti riguardi e dando le ne- batur‘
cessarle disposizioni, affinchè tali riguardi fossero a
lui usati da chi di ragione. Quanto poi agli estranei,
oltre l ’osservanza della giustizia commutativa aveva
una grande carità per tutti, ma poi spiegava una vi­
vissima riconoscenza verso i suoi benefattori. Per
essi pregava e faceva pubblicamente pregare i suoi
dipendenti, di quando in quando raccomandava l'ap­
plicazione delle preghiere e delle Comunioni per
qualche benefattore che si trovava in particolare bi- Benefaotore| a7ssidua co.
sogno. Dava loro tutti gli. attestati che poteva della ìeb at p ie ta te a tq u e v e .
•
•
-n
*
1
1*
■
neratione.
sua gratitudine, sia collo 'scrivere loro lettere di nn-.
graziamento, sia col mandar regali in occasione di
feste delle loro famiglie, sia anche col segnalarli agli
•
altri Superiori, affinchè fossero conosciute le loro be­
nemerenze. Se poi avveniva che qualcuno dei bene­
fattori padesse in bisogno di suo aiuto, o per racco­
mandazioni, od anche per necessità materiali, non si
dava pace finché non avesse soddisfatto alle loro ri­
chieste.
Ricordo quanto affetto conservava verso i suoi
professori di Ginnasio, di Seminario e verso i suoi
Direttori, ai quali non cessò mai di dare le più vive
730
NUM*
X.
tesfcìnionianze di riconoscenza finché il Signore li
seguebatur religione, conservò in vita. Così ricordo verso il Teol. Bosco,
suo professore di Ginnasio, verso il Teol. Appendino e verso il Can. Calosso, professore il primo, e di­
rettore 'spirituale il secondo nel Seminario di Chieri.
Accadeva alcune volte di non poter soddisfare
a certi creditori che venivano a sollecitare i pagamen. ti in momenti in cui egli non aveva fondi. Allora era
cosa piacevole vedere come colle sue buone parole
e colle sue lepidezze li rinviasse contenti ed allegri,
dando loro affidamento per un tempo determinato, di
modo che dicevano essi stessi : « Don Bosco talvol­
ta non ci paga, ma ci fa ridere e ci spedisce con­
tenti ».
§9
Riguardo ai doveri dell’amicizia, fui molte volA m icorum u n q t ì a m , ,
,•
•
i n
• •
i * i - i
1
*
obiiviscebatur.
te testimonio della gioia cordiale che provava nei ri­
vedere i suoi antichi condiscepoli ed amici, si tratte­
neva con essi colle più amabili maniere, ispirate dal­
la più schietta amicizia, li invitava a voler accettare
di fargli compagnia a pranzo, e se poi venivano a ri­
chiederlo di qualche favore non si dava pace, finché
non avesse appagato i loro desideri anche a costo- di
sacrifici. Prima di separarsi dai compagni di semina­
rio, s’era fatto un’intelligenza tra tutti i condiscepo­
li di trovarsi una volta l ’anno presso uno di essi per
turno a pranzo, ed in tale radunanza trattare qualche
argomento di spirituale utilità.
Ricordo come il Ven. prendeva parte volentieri
a questi convegni e come arrivando il suo turno, die­
de con tanto piacere ospitalità ai superstiti colleghi.
Non ricordo di aver trovato altri che con tanta cor­
dialità corrispondesse ai doveri dell’amicizia,
g io
Quanto ai suoi doveri verso le autorità ecclesiaAusiScte, thrt civili stiche e civili egli, fu sempre esatto nell’osservare i
t t b a r ens semper ex' riguardi loro dovuti, obbedendo
alle prescrizioni,
sottomettendosi alle disposizioni, per quanto non im­
pedivano il buon andamento delle sue case. In tali
circostanze trattava privatamente con tutto il rispet­
to dimostrando l'impossibilità o la sconvenienza! nei
suoi casi particolari e generalmente lasciava tali sus u p e r i o r i m a g n a prò-
£
DE HEROICA J U S T IT IA
731
periori pienamente soddisfatti. In certe difficoltà ohe
incontrò coiraufcorftà ecclesiastica, egli era appog­
giato alle esenzioni e privilegi-ottenuti dalla Santa
Sede e nelle discussioni non faceva altro che sosteiere tali concessioni. Del resto ricordo che non mai si
lasciava sfuggire parola che indicasse la minima man­
canza di rispetto od uria opposizione alle loro disposi^
zioni. Ricordo come in tali circostanze parlava di
questi affari solo cori chi era assolutamente necessa­
rio, lasciando gli altri affatto ignari affinchè non si aves'se a concepire sentimenti meno caritatevoli e ri­
spettosi verso tali personaggi.
Anche riguardo alle autorità civili secondo l ’av­
viso di S. Paolo, prestava obbedienza e rispetto, aste­
nendosi dal censurarle ed attribuendo alle mene del­
le sette ciò che potesse in loro comparire di ostile al­
la Chiesa. Astenendosi eziandio dal parlare di poli§u
...
-,
.
Q uin,bona principia of»
tica, quanto gli era permesso dalla convenienza, po- fenderei dewtamque
,\
...............................
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*
• j
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,
minueret erga S. Se­
te evitare molte inimicizie e tribolazioni,ed anche te- ¿ e m venerationem,
nersi benevoli personaggi altolocati, come deputati, Ì S f l S b f S S c n f a S t t “
senatori, ministri, senza mai rinunziare ai suoi pxin~ •
cipi di celante'sacerdote, cattolico^ divotissimo verso ia Sob tin u ^ p ro°b on a
il capo della Chiesa e gli altri principali Pastori. Fu ca^sa s u b b ia ,
in questo modo che egli ottenne dal Ministro Rattazzi e da altri di simile categoria molti favori ; e fu an­
che con questo mezzo che più tardi egli potè essere
Fanello di unione tra la Santa Sede e il Govenu> Ita­
liano per provvedere tante Sedi Vescovili del loro Pa­
store e concertare vari altri affari pel bene della
Chiesa.
I n quanto alla g iustìzia com m unitativa (a rela­
tiva domanda del sotto P rom otore della F e d e ), rispon­
do : Il Ven-, trovandosi sempre aggravato di debiti e
nel bisogno di far fronte ad innumerevoli quotidiane
spese, cercava nei modi leciti ed onesti, i mezzi per
provvedervi. Fra gli altri adoperava anche quello di
consigliare alle persone benevoli di ricordarsi di lui
nei loro testamenti e talvolta forse suggerì anche di
lasciare lui erede. Ma ho dovuto constatare che tali
f• i
t
.
.
1• ,
• i * j.
j •
consigli egli dava ordinariamente dietro richiesta dei
Nwmquam
tastato res
inexcavit quacumque
ex causa.
732
N U M . X.
testatori, li dava a persone che non, avevano eredi ne­
cessari!, cioè nè ascendenti nè discendenti, ed in ter­
zo luogo non èscludeva mai i legati che i testatori aves'sero in animo di fare a favore di altri. Forse fu
trovato anche qualche abbozzo di testamento scritto
di sua mano, ma tale abbozzo era stato fatto dietro
preghiera del testatore, che, non potendo più scrive­
re per età avanzata o per infermità lo pregava di vo­
ler scrivere esso dietro proprio dettato, così am o’ d’e­
sempio avvenne pel Conte Belletrutti di S. Biagio^,
che si trovava precisamente nelle suindicate condi­
zioni, e del quale seppi da persona ben informata che
aveva pregato egli stesso D. Bosco a voler accettare
la sua eredità, la quale però fu aggravata da buon nu­
mero di legati. Per questo testamento ebbe .contesta­
zioni avanti ai tribunali, non da eredi necessari che
non ne aveva;, ma da nipoti che il testatore desiderava
escludere dalla sua eredità ; contestazione però sciolta
tosto con una transazione.
Miraeratimuneribus
D ie tr o p a rim en ti interrogazione del S o tto Prosd^discrÌtio eiu" m o ^ore della F e d e quanto alla g iu stizia distributiva,
n sp o n d o : che il Ven. era veramente ammirabile nel­
la scelta dei suoi uffiziali, direttori, prefetti, catechi­
sti, professori, sapendo scegliere chi aveva meriti
speciali, e la cui scelta non eccitava gelo'sie o dissen­
sioni. Se accadeva qualche volta di dover cambiare ta­
luno di uffizio, lo faceva con tale delicatezza da non of­
fender ramor proprio dell*individuo e non diminuirgli
il prestigio in faccia agli altri. Ciò gli riusciva o col
promuovere ad altre cariche onorevoli o per circo­
stanze tali che l ’individuo' non perdeva per niente
della stima presso gli altri.
■9
u
Interrogato dai R e v e r e n d is s im i G iu d ic i, se pos-
Eiusdem erga Tauri,,
. ,
rr
.
7T
777nensem Ai^hiepisco- sa supporsi che il Ven. in q ualche modo abbia contertomVerSitoutaSì corso alla p u b b lica zio n e di certi opuscoli contro VA rSfSmTiS0 ausils est civescovo di Torino,-rispondo : Io fui affatto ignaro di
tale pubblicazione, prima che avvenisse ; quando av­
venne, per molti mesi, anzi anni, non ne conobbi
l ’autore, sebbene da qualche passo che ne sentii leg­
gere ne dubitassi ; quando poi- fu i quasi -cerziorato
DE HEROICA. J U S T IT IA
733
chi fosse, non venni mai a-sapere che il Ven. vi ab­
bia concorso, nè da lui mai intesi fare qualsiasi accen­
no a tali opuscoli.
II T E S T IS — Rev. D. Joannes Baptista Francesia.
J u x ta 62 interr. Proc. fol. 832 respondit :
Riguardo ai doveri di giustizia verso Dio, mi pag 15
' re di aver detto negli interrogatorii precedenti che Numguam iurium vei
.
0
0
.
-r '
.
qausae Dei i mmemor
tutta la sua vita fu un lavoro continuo per osservare manebat.
e fare osservare la sua santa legge. Nulla tanto gli
feriva il cuore quanto il sapere che si era offeso il Si­
gnore. In ogni luogo, in ogni tempo e con ogni perso­
na non aveva altra mira. Talvolta egli parlava di Dio
nelle pubbliche carrozze: ora con chiunque s’incon­
trava per via, ora nelle conversazioni e mai tralascia­
va di trattare la causa del Signore.
E t iu x ta 63 interr. P ro c. fol. 833 respondit :
Riguardo; alla giustizia verso del prossimo non
§ 16
1 - 1
1
, ,
1•
•
N-emo iniustitìam a
mi consta che alcuno si sia lamentato di aver ricevu- ve-n. s, d . passus est
to qualche torto. Ricordo benissimo di una questione un^ ainche ebbe a sostenere per la soddisfazione di un debi­
to che gli si domandava. Una buona Signora, di cui
non ricordo il nome, aveva collocato nel suo oratorio
due suoi nipoti Giuseppe e Domenico Bongiovanni,
perchè D. Bosco ne compisse l'educazione. Il Vene­
rabile li accolse gratuitamente, non ricordo se il mag­
giore Giuseppe fu subito ammesso agli studi, ma del
secondo ricordo che fu dapprima addetto ai lavori di
casa, in seguito indirizzato agli studi. La zia di questi
giovani venendo a morire, lasciò al Venerabile in eredità una sua casupola coll’obbligo di completare l'e ­
ducazione dei due suoi nipoti e di daré a ciascuno dei
medesimi lire mille quando alla maggiore età voles­
sero uscire dall'Oratorio. Il Domenico divenne pre:te e fornito, se ben ricordo, per le sollecitudini del
Venerabile, del Patrimonio Ecclesiastico, volle usci­
re dairOratorio e forte delle disposizioni testamen­
tarie, chiese la: 'somma che gli sarebbe spettata. Il
Venerabile gli fece osservare che, avendo cambiato
/
734
§ 17
AliQCTim iura nunqiiam
offendi!
HUM, x.
la sua condizione di artigiano in studente e quindi pro­
curato maggiori spese alla Congregazione, poteva be­
nissimo lasciare alla casa quella piccola somma, Fece
ancora di più il medesimo D. Domenico che, venendo
a morire il fratello, pretese che a lui si desse anche il
legato che a quello 'spettava. A tale novità il Venera­
bile gli fece osservare che egli avrebbe dovuto essere
ben contento di ciò che aveva fatto la Congregaziofie,
senza pretendere quello che legalmente gli si dove­
va : « Considera le spese maggiori che ho dovuto fa­
re per mantenerti agli studi, e poi osserva se io ti de­
vo ancora qualche cosa? » Non si arrese e chiamò- il
Venerabile a giudizio; ed a risolvere le nuove prete­
se del D. Domenico per la morte del fratello Giusep­
pe, una transazione pose fine alla incresciosa que­
stione.
e II Venerabile rispettava i diritti degli altri; e,
che mi consti, mai li ebbe a violare. So che alcuni
avendo lasciato erede il Venerabile, si credette che
egli cercasse questa eredità. Posso assicurare di aver
sentito più di una volta il Venerabile a dire questa pa­
rola : « V i lascio p e r testam ento mi fa paura : Se vo­
lete beneficare l ’Oratorio, datemi quello che volete
e lasciate l ’eredità a chi spetta ».
Ricordo ch ela Contessa Nervi di Firenze aveva
questa intenzione, e ne scrisse al Venerabile perchè
andasse a trovarla. Il Venerabile rispose che a Firen­
ze aveva un’opera e la soccorresse in vita perchè ne
aveva molto bisogno ; che lui non avrebbe potuto
muoversi da Torino che più tardi. Intanto moriva la
Signora ed il Venerabile ci ripeteva che es'sa avrebbe
potuto e voluto lasciare ricca eredità a D. Bosco, ma
che il Signore non voleva che l ’Oratorio fosse soste­
nuto da queste magnificenze così spettacolose.
Il Venerabile che scherzevolmente diceva di an­
dare avanti a vapore, cioè con debiti, che in dialetto
piemontese si esprimono con la parola « pouf
per
somigliare al rumore della vaporiera, procurava di
pagare fedelmente i suoi debiti. Alcune volte mi di­
DE HEROICA J U S T IT IA
735
ceva : <( La provvidenza mi mette alla prova, ma a
tempo debito mi soccorre ». Un giorno 'si doveva pa­
gare -una cambiale che scadeva a mezzogiorno e rag­
granellando tutti i danari che si avevano perfino nelle
cassette di Chiesa non si era potuto raggiungere la Saepissime Divina Pro­
accurrebat
somma necessaria. Il Yen. doveva partire, e men­ videntia
ut servus Dei debivel promissam atre D. Rua esponeva il bisogno giungeva alPOrato- tam
licui pecuniam solve*
rio il Signor Carlo Occelletti di Torino per visitarlo. re potuisset.
.<( M i rincresce,disse il Venerabile,che ho da uscire ».
L'altro rispose : « Fa nulla, io venivo a portarle una
piccola somma come debito verso di lei ». Se è
così, la dia a D. Rua. Intanto usciva accompagnato
dal Sig. Occelletti. Per via D. Bosco raccontava le
sue strettezze e come in quella mattina non si era po­
tuta trovare in tutta la casa la piccola somma di qua­
ranta o cinquanta lire. « Veda D. Bosco » — disse
rOccelletti — « è quanto ho portato io ; io stamattina
non volevo venire airOratorio, ma mi son 'sentito tan­
ta insistenza interna che mi son preso quel po’ di da­
naro, e son venuto; vuol dire che io fui l'uomo della
Provvidenza ». Questo fatto me lo raccontava sovèn­
te questo Signore, che poi continuò a beneficare V O ratorio, persuaso che il Signore lo proteggeva.
19
Il Venerabile fu sempre esatto nel compiere i do­ Officii sui§munia
dili­
veri inerenti al suo uflìcio; quindi noi lo vedevamo gentissime implevit.
sempre pronto ad ogni nostro richiamo, sia quando
doveva pensare a cose spirituali, sia alle cose tempo­
rali. Era mirabile la sua premura per avvisare i tra­
viati e ricondurli nel buon sentiero. Non là perdona­
va a parole ed a scritti. Di cuore sensibile non dimen­
ticava i benefici ricevuti, o da Signori o da povera
gente. Ricordo che già avanzato negli anni un giorno
a Chieri, davanti al Sindaco e altre persone riputatedi quella città, presentò un povero uomo, che si por­
tava, così diceva esso, tutto il suo pasto in mano, al­
cune paste, un po’ di merluzzo e un bottino di olio..
« Signori » — disse D. Bosco — « ecco il primo be­
nefattore di D. Bosco ». E voleva con ciò riferirsi ai
piccoli regali di pane e miele, che giovanetto aveva of­
736
§ 20
Q uìlu scu m qu e auctorita tib u s,
praesert i m Romane* P on ti­
fìci, sem p er obsequentissim u m se praeb uit.
§ 21
Iu stitia m
e r g a proxim um
d iligen tissim e
serrav it.
isruM. x.
ferto più volte al Venerabile, quando studiava in
Chieri.
Era il Venerabile molto contento quando poteva
rivedere qualcuno dei suoi antichi compagni .di corso,
e se ne faceva un impegno per averli anche a mensa
con sè. Quando poteva essere loro di utilità non man­
cava anche con S u o disagio.
Se si parla poi di obbedienza e sottomissioni alle
autorità civili ed Ecclesiastiche, procurava di pro­
muoverla in mezzo ai suoi dipendenti. Ne parlava con
rispetto e non permetteva mai che in qualche manie­
ra si mettesse in discredito. Non parlo della somma
Autorità del Papa, perchè il Venerabile si mostrava
sempre e desiderava che i 'suoi figli si mostrassero
obbedienti al Pontefice non solo al cornando, ma an­
che nei desideri ; anche nelle difficoltà che incontrò
coll’Arci vescovo di Torino non ne parlava che come
di una prova, a cui il Signore lo voleva sottomettere.
« Così » — diceva — « dobbiamo regolarci e parlare
sempre dei nostri Superiori ».
.V ili T E S T IS — D.nus Jpannes Villa.
J u x ta 63 interr. P r o c . fol. 1535 respondit :
Fu pure osservante della giustizia verso il pros­
simo. D . Bosco secondo i mezzi che aveva si faceva
premura di soddisfare ai suoi creditori. Io non ho mai
sentito dire che egli fosse stato volontariamente ne­
gligente nel pagare i debiti, o che si rifiutasse a pa­
g a r e ciò che d o v e v a . E ’ v e r o che ho S e n tito alcuno a
lamentarsi che egli intraprendesse troppe opere sen­
za avere i mezzi pronti alla mano. Ma l ’opinione ge­
nerale era che egli non avrebbe fatto mai perdere nul­
la ad alcuno. Ricordo di avere udito da un fornitore
che avendo divergenze con uno dei Superiori della, ca­
sa riguardo a cose d’interesse gli disse : « Badi che se
io vado da
Bosco, aggiusta subito tutto ».
DE HEKOICA J U S T IT IA
737
E 5 vero c h e in p iù circostan ze da alcuni che act 22
campavano diritti all’eredità di certi benefattori delcausis, ex dtspo: - '
1)/-.
_
.
tionibus testatorurn
1 Opera di p . .Bosco, i quali avevano fatto testamento
ortis, Tribunaiia boc
num i us V enerabilis
m suo favore, si disse che XX Bosco aveva carpito tali semper agnoverunt.
eredità, ma è ben vero che tutte le volte che essi fe­
cero ricorso ai tribunali D. Bosco fu sempre assolto da
ogni accusa che io mi sappia. D ’altre cose non sono
informato.
10 ho ferma opinione che il Venerabile è stato
rispettoso ed obbediente a tutte le autorità. Ho senti- opimo Jmmmim rro
to dire che il Venerabile ebbe delle divergenze con dLf^dissentiSiÌ TArcivescovo di Torino Monsignor Gastaldi, e che _Taurinensihiepiscopo
erano causate dalla pretesa che l ’Arcivescovo aveva
di prendere i preti di D. Bosco e mandarli quà e là
per il servizio della diocesi. Ma io sentivo pure che
era opinione generale che D. Bosco avesse ragione,
perchè egli aveva educato tanti giovani e preti (e
molti quasi gratis) perchè lo aiutassero nelle sue opere.
.
.
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XII T E S T IS — Rev. D. Hyacintus Ballesio.
J u x ta 62 interr. P r o c . fol. 2258 respondit :
11 Venerabile esercitò la giustizia verso Dio, per
§ 24
-,
. 1 .
1
.
.
Eiusdem iustitia erga
la cui gloria spese tutta la sua vita, con ogni sorta Deumdemu. commen­
di fatiche e di sacrifizi per cui fu detto che egli visse datur'
il doppio di quello che ebbe di anni e che non avrebbe
potuto durarla con tanto lavoro di mente e di cuore
senza uno speciale aiuto di Dio.
E t ju x ta 63 interr. P r o c . fol. 2258 respondit :
Il Venerabile fu giusto con gli uomini perchè a
costo di sacrifizi evitò e cercò di comporre le que­
stioni d’interesse che ebbe per le offerte 0 lasciti di
persone' benevoli verso di luì e delle sue buone ope­
re. E questo'so per avere qualche volta assistito ai
suoi discorsi famigliari con i suoi collaboratori. Egli
era sempre animato da sentimenti di pace e di ri­
guardi e di eque composizioni, anche a costo dì sa­
crifizi. Il Venerabile scientemente non danneggiò al- ■ '
738
N U M . X*
cuno e non lasciò debiti insoddisfatti per quanto ho
potuto conoscere o sentito da altri1-.
§ 25
Il Venerabile professò gratitudine speciale ver­
E tìam , cum
sod alium
p a ren tib u s beneficim i so quelli, che gli avevano fatto del bene, come al Ca­
et h ospitalem se praebebatvaliere e banchiere Anglesio, caduto nella miseria,
come già dissi. Ebbe cura dei parenti dei suoi colla­
boratori (e questa pratica so che continua tra i Sale­
siani), o dando ricovero nelle sue case adatte ai pa­
renti bisognosi o sussidiandoli nelle case loro. A i
tempi del Venerabile, oltre alla propria madre, ac­
colse più tardi neirOratorio in locale appartato, la
Veneranda Madre d lD . Rua.
§ 26
Il Venerabile coltivava con affetto e stima l ’ami-,
Fid-elis et b en ig n u s er­
g a am icos a p rim a acizia dei suoi antichi compagni di Seminario e inter­
d olescen tia
setnper
m ansit.
veniva alle fèste e conviti loro. L ’Oratorio di D. Bo­
sco era aperto con una ospitalità cordiale e buona a
tutti i suoi benefattori, ed io spe'sso ho- veduto Sacer­
doti e parroci della diocesi antichi suoi compagni ve­
nire all’Oratorio e.d essere ospitati.
Il Venerabile dando a Cesare quel che è di Cesa­
re ed a Dio quel che è di Dio, senza rispetto umano!,
affezionatissimo alla Chiesa e buon suddito del Re,
nella pratica dei discorsi famigliari, fu 'sempre osse­
§ 27 '
quente alle autorità. E se vi furono dei momenti di
E u isdem dissen tio cain
A rch iep iscop o Gastn
divergenza o vera o apparente fra lui e il nostro Vedi, n on a m en te m ala , sed ab
aìioruro neratissimo e dotto e pio Arcivescovo-Monsignor Ga­
g a r r u lita te ortum hastaldi, si deve questo doloroso fatto attribuire, più
buit.
che ai due illustri personaggi -stati già prima pieni di
affetto e di rispetto e di stima reciproca ed amici,
si deve dico molto alFambiente e a quello che i fran­
cesi dicono (( entourage », cioè alle persone che cir­
condavano e aiutavano i due valentuomini.. G li ami­
ci cento volte, in simili casi, più o meno consapevoli,
imbrogliano, confondono le cose, non riferiscono be­
ne il pensiero di quelli che circondano e servono, e
così avviene che due persone di valore, buòne, amanti
del bene, per difetto e cattiva influenza dell’ambiente
in cui vivono, non s’intendono più.
Ricordo di avere interrogato con filiale confiden­
za il Venerabile riguardo alla pubblicazione di un o-
DE HEROICA JTXSTJTIA
739
pascolo in cui si mancava di rispetto verso il Cano­
nico Curato di Chieri e se ben ricordo anche contro
PArcivescovo. Interrogato il Venerabile gli ho detto
che ciò. facevo perchè
io amavo e rispettavo
D. Bosco
*
*
/ e 1 Arcivescovo, ed era stato addolorato da quella pubt1- -,
,
blicazione, che mi impediva di continuare m questa
disposizione. Il Venerabile, mostrando di capire tutta
la forza della mia filiale e coraggiosa interrogazione,
grave, pensoso e spiacente, mi disse che quella pub­
blicazione era avvenuta senza sua saputa, e che ne
era dolente, e che i suoi collaboratori erano buoni, animati dal sentimento di difendere D. Bosco. A spie­
gazione di questa dolorosa vertenza e scissura, giova
ricordare che i due valentuomini, PArcivescovo e D.
Bosco, avevano due Missioni, uno l ’Archidiocesi e
Paltro l ’opera Salesiana, le Missioni per tutto il mon­
do; due opere che avevano bisogno di personale, di
mezzi per vivere e svolgersi, e che si incontravano nel
cammino con un oggettivo contrasto di. interessi. Tut­
to questo insieme di. cose, di fini, d’intenzioni, con
molte persone che vi lavoravano1 attorno, facilmente
dà luogo a malintesi e ad urti e a scissure, come è av­
venuto. Dopo aver pensato seriamente sopra questa
vertenza io penso die essa si deve al desiderio e al bi­
sogno, che tutti e due sentivano, di provvedere alla
loro Missione; e, per parte sua, PArcivescovo in quei
tempi di scarsità di Clero, per cui si raccomandava
ai Parroci che promuovessero le vocazioni ecclesiasti­
che, che Paiutassero nelle spese del Seminario, non
poteva,senza un sentimento di rincrescimento,vede­
re l ’Opera Salesiana, che nel suo mirabile sviluppo
quasi mondiale, tirava a sè in gran parte queste voca­
zioni.
§ ss
piscopum m vuigus
edita s.unt, Ven. S.
d. inscio evenit.
S i q uae cq n tra A rch ie-
XIII T E S T IS — Rev. D. Joannes Bapt. Lem oyne. '
j u x t a 62 interr. Proc. fol, 2429 r e s p o n d U :
Il Venerabile osservò sempre la virtù della giù- Iustitiam^ a Deum
stizia e gli obblighi di essa. Riguardo alla giustizia constanteAervavit
verso Dio ho già attestato come egli fosse .osservante
dei Comandamenti divini, vivendo continuamente
740
NT7M. X .
alla presenza di Dio. Il pensiero che lo guidò costan­
temente in tutte le sue imprese, pubbliche e private,
fu sempre la Gloria di Dio e il bene delle anime;
il Suo programma : « 'D a m ihi animas , coetera tolle »,
seguendo così gli impulsi della grazila o i consigli del
Vicario di Gesù Cristo e di persone illuminate.
E t juoéta 63 interr. Proc. fol. 2430 respondit :
§_30
D, Bosco esercitò la giustizia verso i suoi sog­
Item que e rg a subditos
getti, amandoli tutti egualmente e provvedendo ai
loro bisogni. Nel distribuire gli uffizi non ebbe mai ac­
cettazione di persone ; prova si è che gli eletti da lui
furono, anche dopo la di lui morte, mantenuti dal
voto dei confratelli nelle primiere dignità.
1 5
La stima che avevano della stia, giustizia i lavo­
ranti e fornitori delle sue case, faceva si che, benché
lo sapessero a corto di mezzi non temevano di perdere
nulla, nè alcuno di essi, — mi attestarono gli econo­
mi nostri — ebbe a lagnarsi di tale fiducia.
§ 31
M axim a eiu ceb at prohí­
Rispettò sempre gli altrui diritti con grande
b ate e rga creditores.
scrupolo. L ’Avvocato Sertorio di Pieve di Teco ave­
va imprestato su semplice ricevuta in carta libera
quarantamila lire a D. Bosco, lasciandogli però ca­
pire chiaramente l ’intenzione di regalarglieli alla sua
morte. Ammalatosi in Roma, il Venerabile, che ivi
pure si trovava, fu chiamato al suo letto, ma l ’infer­
mo nulla accennò riguardo a quell’imprestito. Ebbe­
ne, D. Bosco, morto quello, tosto scrisse alFEconomo
della Casa che si. pagassero le 40,000 lire agli eredi.
Questi, stupiti di tanta delicatezza dì coscienza, men­
tre avrebbe potuto far facilmente sparire la ricevuta,
dissero poi al mio confratello D. Cerruti Francesco,
che mi riferì il fatto : « Se si vuol trovare l ’onestà bi­
sogna andare dai preti ».
§ 32
Ob sanetarn et hone­
A me non consta che abbia carpite eredità a le­
stara cau sa m a v e rti!
a se q uam d am here- gittimi eredi, nè che abbia cercato con insinuazioni
ditatem .
di aver legati. Anzi il contrario. li Signor Blancon
di Lione, per dissensi con una sua figlia, ad insaputa
di D. Bosco aveva risoluto di diseredarla in favore del
Venerabile. La figlia, madre di quattro bambini, fe­
ce d’ogni cosa consapevole D! Bosco, il quale l ’assi-
DE HEROICA J U S T IT IA
741
curò tosto che non avrebbe mai accettato tale eredità
e persuase il padre a desistere dalla Sua idea. Io ebbi
parte in questa pratica, come Segretario del Capitolo della Pia Società.
D. Bosco rifuggiva dal litigare, cercando anzi
pronti accomodamenti in caso di contrasto su i diritti
della. Congregazione. Ciò mi fu attestato dai miei con­
fratelli, non essendomi io mai occupato di tali cose.
Un caso però si menò alquanto per le lunghe, senza
colpa di D. Bosco. La zia dei fratelli Giuseppe e Do­
menico Bongioanni aveva lasciato erede D. Bosco di
' due ..povere casette presso la Dora in Torino, coll/ob­
bligo di dare una professione ai due nepoti, e dar loro
a ciascuno duemila lire qualora fossero usciti dall’Gi­
ratorio. D. Rua, D. Francesco e Giuseppe Buzzetti,
confidente della zia, asserivano che la zia per profes­
sione intendeva un mestiere. Ma D. Bosco fu gene­
roso, li mantenne agli studi classici per molti anni e
s ’interessò per procurar loro il patrimonio ecclesia­
stico, facendoli ordinar preti nella sua Congregazio­
ne. Nel 1866 D,. Domenico incominciò a sparlare della
Pia Società e di D. Bosco, al quale intimava di pa­
gargli le duemila lire, e quindi usciva dall5Oratorio.
D. Bosco si rifiutò, dicendo che aveva speso per esso
molto più di quanto gli sarebbe spettato. Ma D. Dog
menico lo fece citare innanzi al Tribunale Civile, a- Ing-eneratim
lltlbus
q u aereb at
veudone bensì il nulla osta dalla Curia, che non ave­ nem.
va creduto di ricevere la sua causa? ma la disappro­
vazione di persone serie. D. Bosco fu condannato,
mal difeso'come fu dal suo avvocato. Nel 1868 Giu­
seppe che non aveva mai approvato la condotta di D.
Domenico, morì « ab intestato » nell’Oratorio' e la
vigilia della morte avvisato esser giunto il fratello
- per visitarlo disse a me che lo pregassi di non distur­
barlo. Morto il fratello, D. Domenico chiese il legato
di esso con nuova citazione. D. Bosco stette fermo nel
sostenere quel che credeva il suo diritto, ma protraendosi le cose in lungo, venne ad una transazione di
L. 1500. Ciò nonostante D. Bosco accolse sempre con
-deferenza il D. Domenico, il quale dopo la morte del
iu d icia riis
aequam
tran sactio .
742
§ 34
E r g a ben efacto res mem o r et g r a tu s sem per
m anebat.
N U M . X.
Venerabile, avendo- cominciato la costruzione delta
Chiesa di S. Alfonso in Torino, e trovandosi perciò
in seri imbarazzi, più volte andò in Valsalice alla
tomba del Venerabile, alla cui intercessione ascrisse
se trovò poi esimii* benefattori per la sua Chiesa, co-,
me mi disse egli stesso. Finalmente, venuto a morte,
volle avere dai Salesiani, dirigenti il Collegio che si
trova nell’ambito della Parrocchia, il S. Viatico e te­
nerli con sé vicini al 'suo letto finché spirò.
Il Venerabile Sentiva poi vivissimi i doveri di
gratitudine. Pregava, per i benefattori e per le loro
famiglie, e faceva pregare, sia in vita che dopo morte
dalla Comunità. Per essi chiese un gran numero d’in^
dulgenze alla Santa Sede. Nelle lettere autografe da
lui preparate perchè fossero spedite dopo la sua mor^
te ai principali benefattori, diceva : « Sia che viviate
su questa terra, sia che Iddio vi abbia già ricevuto
tra i beati in cièlo, noi pregheremo ogni giorno per
voi, per i vostri parenti ed amici... Dio vi benedica e
con voi tutta la vostra famiglia e vi aiuti a condurla
costantemente per la via del cielo' e trovarla un gior­
no raccolta con voi in Paradiso. Sia questa la ricom­
pensa della vostra carità usata a me e a tutti i vostri
Salesiani » ; nè lasciava sfuggire occasione per dimo­
strare la memoria che teneva dei loro benefìci, con
lettere di ringraziamento, di congratulazione o di sor­
veglianza, secondò le occasioni ; non dimenticava gli
Onomastici, e pel capo d’anno un mese intero era da
lui occupato per mandare gli auguri, e gli stessi sen­
timenti. inculcava ai suoi giovani e a noi. A i benefat­
tori mandava pure in regalo cose rare o prelibate da
lui ricevute in dono, e medaglie e immagini con un
motto di sua mano. Spesso anche li visitava. Molti ne
soccorse nelle disgrazie che li incolsero. Due coniugi
senza prole avevangli date lire seimila per la -costru­
zione della Chiesa di Maria Ausiliatrice ; ridotti alla
miseria per fallimento di Banche, vivevano poi a Mi­
lano in una soffitta. Il Venerabile andò a trovarli e si
offerse di restituire loro le seimila lire, ma il marito
commosso oppose rifiuto dicendo; dì averle date alla
DE HEROICA J U S T IT IA
743
Madonna. E D. Bosco ; « Allora riceva dalla. Madon­
na quello che lei le ha dato nella misura che avrà, bi­
sogno )). B da quell’istante mandò, finché visse, cen­
to lire ogni
mese. Prima di partire
dalle case in cui Er
_ g a ,f amul§ os
85«rat, ¡mu-.
°
^
veniva ospitato lasciava sempre sul tavolino della niiìcus.
stanza cinque 0 dieci lire per le persone di servizio,
chiedendo' talvolta, a me : « W un sopra più di la­
voro che io ho dato loro ed è .giusto che siano ricom­
pensate ». Un fanciullo che gli indicasse la strada,
un servo che gli accendesse la lucerna, 0 gli' recasse
un bicchier d’acqua era sicuro di sentirsi ringraziato,
I
doveri di amicizia li praticò con tutte le finezze
che usava con i benefattori e di più con una larga e
festiva ospitalità quando poteva averli in casa.
A ir Autorità civile mostrò sempre obbedienza e
§ 36
. 1
.
.
.
Er g a Superiores oitsesottomissione, anzi le sue maniere rispettose e ama- q-u-entissimus.
bili gli procurarono un gran numero di protettori an­
che tra quelli che lo avevano avversato. Non parlo
dell’Autorità Ecclesiastica, a cui fu sempre osse­
quente.
Le cose riferite in questo interrogatorio le ho ve­
dute io stesso, o saputo dal medesimo Venerabile e
da miei confratelli.
X IV
la Roche.
T E S T IS — Comitissa Laiiremia Mazè de
Ju x ta 1. Interro gatorium e x officio n em p e : —
S e sia v en n to a conoscenza della teste che tra U Ven.
e M o n s. L o r e n zo G astaldi v i siano stati dissensi 0
controversie — Proc. foL 27 66 resp on di :
•
§ 37
Attesto che purtroppo vi furono, a. cominciare De ra tio n e a gen d i dì
dall’anno 1 8 7 3 delle vertenze dolorose tra il Ven. D . a / e Pì 0pq' S a l d i "
Bosco e Mons. Arcivescovo Gastaldi, mio venerato
zio. Esse riguardavano i diritti di giurisdizione che
r Arcivescovo credeva di poter esercitare su i membri
della nascente Congregazione Salesiana, mentre il
Ven,. alla sua volta credeva di esserne esente per i
privilegi speciali che aveva ottenuti dalla Santa Sede.
Io
appresi questi dissensi e dalla voce pubblica
e dalle confidenze ch eli Ven. faceva a mia madre, ed
2
744
N U M . X.
a me airunico scopo di esortarci di trovare modo di
informare direttamente Monsignor Arcivescovo del­
le dicerie che si propagavano, specialmente in m e zzo
al Clero, anche per m e zzo della Stampa con danno
per ambo le parti. Queste vertenze furono una spina
costante al cuore di mia madre ed al mio.
Nel mio diario, sotto la data di Domenica 5 Set­
tembre 1875, trovo segnate queste mie impressioni e
memorie ; « La croce dolorosa che da oltre due anni
Dio volle mandarmi, nelPessere cioè a parte delle di­
scordie che vi sono tra due persone che tanto amo e
rispetto, una delle quali è a me legata con stretti vin­
coli di parentela, venne ieri maggiormente^ aumenta­
ta nel sentire che quest'ultima non volle ammettere
alla sua presenza il Santo Personaggio (cioè, aggiun­
go ora il Ven. D. Bosco), che altra volta riguardava
fedele amico., quale suo consigliere, ed al quale pro­
fessava altissima-fetima e venerazione insieme alla
numerosa comunità che questi dirige ».
Questa notizia del rifiuto di udienza rappresi di­
rettamente dal Venerabile, il quale ci metteva a co­
noscenza di queste cose penose, unicamente perchè,
bene informate, potessimo trovar modo di prestare i
nostri caritatevoli uffizi, onde dissipare gli equivoci
insorti.
§ 38
Ip sa A rch iep isco p i neptis diserte
te statu r
n u lla m cu lp am
V e­
n era b ili trib u i posse
ob
dissentionem ,
cu iu s iam m entionem
fecùnus.
A d 2 .um interr. n em p e : S e possa supporre 0 r i ­
tenga che il V e n . abbia dato m otivo a tali dissensi, 0
co n trov ersie , respondit ;
Io
sono pienamente convinta che il Ven. non ab­
bia dato causa ai detti dissensi poiché sempre lo co­
nobbi contrario a qualsiasi litigio ed animato per ev;tarli anche con ‘sacrifizio. Anzi aggiungo che in tutti
i discorsi tenuti con mia madre e con me su tale pro­
posito si vedeva quanto intensamente pativa di tutte
queste prove, come quando doveva giustificare la sua
condotta- intorno all’uso dei privilegi ottenuti dalla
Santa Sede.
A d 3.um in te r r. riempe S e qualche volta il Ven..
si sia lamentato presso la fam iglia della teste 0 con-
DE HEROICA J U S T IT IA
745
altri, del contegno d e ll'A r c iv e sc o v o verso di lui pro­
feren d o parole poco risp ettose, resp on dìt :
Il Yen., sempre che ebbe a trattare cose di que­
sto argomento, ci accennava appena il necessario,
tantoché alcune volte non comprendevamo dove mi­
rasse, di guisa che noi eravamo' costrette ad interro­
garlo. Ma egli in tutto ci parlava di Monsignor Arci­
vescovo con tanto rispetto e carità da restarne edifi­
cate. Talvolta poi lasciava meglio intravedere la sua
pena vivissima di non e'ssere compreso nel suo modo
&39
di agire, tutto indirizzato alla maggior Gloria di Dio. D e A rchiepiscop o sem -n *.
-,
-,
•
.
i
-,
-1
•
p er suxnma observanK-itornando al mio diano sotto la data sopra, ci- tia ioquebatur.
tata, dove ho riferito del rifiuto d’udienza, trovo così
notata ¡’impressione avuta dalla narrazione fattami
dal Venerabile : « Quale mansueto agnello riceve
l ’annunzio che non potrà parlare a chi desidera. Egli
non mormora, ma alzando quasi sorridendo gli occhi
al cielo (e mi ricordo che era pieno di mestizia), con
§ 40
santa rassegnazione esclama: « Sia fatta la volontà pmSsu«tudinemt6ive­
di Dio ! ! ». I benefizi innumerevoli compartiti all’ami- ■nei'&ì)ihs commendai,
co vengono ricambiati in tal maniera, eppure, quanto
si amavano una volta ! Perchè cambiò così lo zio Mon­
signore? Ah Chi ha fatto il tristo uffizio di suscitare
tale discordia, dovrà certo averne un gran rimorso.
Perchè dunque non si disdice di quanto asserì, e che
non ha ombra di vero? ».
A me risulta che uno dei principali suscitatori di
tali dissensi era il Segretario di mio zio Arcivescovo,
cioè il Teol. Tommaso Chiuso, già defunto da vari
anni, ed è a lui che alludo nelle surriferite parole. In­
vitata ben 'sovente a mensa da mio zio Arcivescovo,
udivo il di lui Segretario avere soventi frizzi e sar­
casmi diretti a: quei di Valdocco, oppure : son quei di ■
laggiù. Dichiaro che sebbene io abbia patito danni
pecuniarii e provati dispiaceri per causa di lui, tut­
tavia non conservo contro di lui alcuna amaritudine,
avendo tutto perdonato per amore del Signore, e
quando seppi che si trovava in condizioni di strettez­
ze, feci sentire a qualcuno dei suoi congiunti o cono­
scenti che ero pronta a soccorrerlo. Dopo ¡a sua morte
746
N U M . X.
feci celebrare Messe e pregai a suffragio dell’anima
sua.
A me non risulta e sono anzi convinta che il Yen.
. non facesse confidenze intorno a questo argomento
con altre persone estranee, e quando ne parlava con
noi, diceva : « Ne parlo a loro, perchè so con chi parT
lo e perchè so che loro non possono fare che buoni
uffizi )).
Aggiungo ancora che il Ven., quando accennava
alla persona di mio zio Arcivescovo, usava abitual­
mente il titolo di Monsignor Arcivescovo, e raramen­
te (( tuo zio ».
Ad
interr. n em p e : S e sappia ch e il V en .
abbia sopportato con pazienza e rassegnazione tali
co n tr o v ersief rèspondit :
item ips^elusdem pa-
°
convinta che il Ven. abbia costantemente
a n i Ì i S S ia u d a tm que sopportato con pazienza e rassegnazione piena que­
ste dolorose prove come tutte le altre. Posso dire che
giammai durante questa lunga controversia non lo
vidi mai‘alterato, sebbene afflitto profo.ndam.ente.
Quando mi riferì il rifiuto di udienza, di cui ho
sopra parlato, io registrai nel mio diario queste mie'
impressioni e parole da lui udite : Io vidi D. Bosco
oh, come era rassegnato ! ma come era afflitto il suo
cuore ! Mi sentii commuovere al sommo, udendo dalla
sua bocca queste parole : « Si ha bensì tutta la volon­
tà di essere forti, di farsi coraggio nelle avversità,
■
ma a forza di accumulare disgusti su disgusti il pove­
ro stomaco si risente e si rompe ». Mai vidi in vita
mia D. Bosco cambiare di fisonomia, ma questa volta,
alternativamente mentre parlava, diveniva pallido e
poi' infiammato in volto.
ISfon ho mai udito alcuno che dicesse avere il
Ven. manifestato risentimento per causa di queste
controversie.
A d 5 .um interr. : S e le consti ch e il Ven. abbia
venerabili pt ab at f atto q ua lche pratica p er fare chiarire i suoi diritti e
cum Archiepiscopo doveri in rapporto con VOrdinario rèspondit :
consentire et, ad
.
.
,
hunc fmem, testem
A me consta che il Ven. desideroso di un intesa
tSte^aiioquebXr' con PArcivescovo si raccomandò più volte a noi af1
BE HE.ROICA JX7STITIA
747
finché, presentandosi occasione propizia ^potessimo
adoperarci presso il nostro congiunto Monsignor A r­
civescovo. Come già dissi a questo unico scopo mira­
vano le confidenze che ci faceva in proposito, anzi ag­
giungo che una volta mi pregò di scrivere allo zìo
Arcivescovo per riuscire a questo intento. Lo zio mi
rispose che questi non erano affari di mia competen­
za. Tale lettera venne da me distrutta anteriormente.
Altra volta il Ven. mi disse che da Roma era sta­
to interpellato intorno-a queste controversie, e disse
dolente : « Bisogna bene che io risponda ! e mi duole
perchè ciò che dovrò riferire, saranno cose dispia­
centi all’Arcivescovo ». Mentre ciò diceva si capiva
che nel suo cuore conservava sempre gli antichi sen­
timenti di ■
venerazione e di amicizia per Monsignor
Arcivescovo. D ’altra parte posso e devo attestare che
anche il mio zio Veneratissimo, parlando con me si
dimostrava dolente più che con le parole, con l'e­
spressione di pena, che i suoi rapporti attuali con D.
Bosco non fossero più simili a quelli dell’inizio del-rOratorio; io poi ricordo che allora, quando mio zio
era ancora canonico, si recava regolarmente a Valdocco a fare scuola di. Teologia ai Chierici, ed alla
será in casa, faceva ripetizione ai medesimi predican­
do pure e facendo il catechismo' ai giovani delPOi/atorio stesso.
Inoltre io posso attestare, che parecchie volte in
quel tempo mio zio soccorse finanziariamente il Ven.,
c conservo una ricevuta di L. iooo, che aveva offerto
per la costruzione della Chiesa di Maria Ausiliatrke,
ricevuta vergata tutta di mano del Venerabile.
A d 6 interr. : S e sappia com e e quando siano ter­
m inate le sud dette co n trov ersie} respondit :
.' Nel mio diario sotto la data del 13 Novembre
1876, trovo riferito che il Ven. mi diede partecipazio­
ne di avere ricevuto una lettera e di data recente di
Sua Eminenza il Card. Nina, riferentesi a quanto
veniva esortato a fare per venire ad un accordo. R i­
cordo che mi disse che il Card. Nina gli suggeriva di
scrivere una lettera in cui esprimesse il rammarico
§
43
am en A rchiepiscop iis
opera pia a V enerarab ile prò m ota perge-,
hat s u a p ecun ia adiuvare.
748
N U M . X.
se mai Lui stesso o qualche membro della Congre­
gazione avesse menomamente mancato di rispetto alFArcivescovo e glie ne chiedeva scusa.
Tandem § venerabiiis
Seppi in seguito che anche Monsignor Arciveh u m in im a m
-episto- scovo aveva ricevuto esortazione dallo 'stesso Card.
la m a d A rch iep isco.
pum scripsit, qua hu- di rispondere alla lettera che il Y e n . g li avrebbe
ius animum sibi re^
,
.. r
.r
-,
- .
~
conciuavit.
scritto. Q uesto m i tu rite n to da qualche Sup eriore
Salesiano, So pure che nella lettera diretta al Veri.
Imminentissimo Cardinal Nina, lo avvisava di ¡avere'
scritto alFArcivescovo per dirgli essere desiderio dei
S. Padre che dopo ciò tutto fosse finito.
Quando il Ven, mi confidò queste notizie lo vidi
che era tutto pieno di-gioia, perchè tutto era appia­
nato. Trovai pure negli scritti di mio zio una lettera
45
al suo Segretario, Teol. Tommaso Chiuso, che trioVen. Vir nullam habuit Strava soddisfazione.
p a rtem in ev u ìga tio n e
A >
-
,
r>
7 ; •
1
•? t t
t 7 ■
A d 7 interr. : S e abbia notizia che il Ven. abbia
ArSSscaopum.rs us avuto qualche parte nella p u b b lica zio n e o diffusione
- di a lcun i opuscoli .contro V A rciv esco v o , r e s p o n d it :
.(juorumdam n b e i -
So che nel tempo delle controversie, furono pub­
blicati alcuni opuscoli contro FArcivescovo. Ignoro
■a che cosa si riferissero. Ricordo soltanto, come fos­
se o gg i, d’aver sentito il Ven. dirmi : « Si dice e si
crede che D. Bosco abbia scritto o stampato articoli,
opuscoli contro FArcivescovo di Torino, ma D. Bosco
ne sa proprio nulla, e parmi soggiungesse ; dillo pure
pubblicamente che queste cofce mi sono estranee. Ho
altre cose più urgenti e più importanti da pensare )>.
Queste ultime parole le ricordo precisamente.
Altro al riguardo non avrei a deporre,
§ 48.
VDeumD' ìusiitìa ^
X VII T E S T IS — Rev. D. Angelus Amadei.
J u x ta 62 interr. Proc. foL 3233 respondit :
Il Venerabile fu sempre fedele ad ogni dovere di
giustizia. Non mi consta, come ho già detto, ch’egli
abbia mancato all’osservanza dei Divini Comandamenti. Compitissimo com’era verso tutte le creature
sentiva molto più il dovere di illuminata e piena ob­
bedienza alla volontà del creatore. L ’anima ’sua era
abitualmente disposta ad ascoltare ed a compire la
DE HEROICA J U S T IT IA
749
volontà di Dio. Ciò appare dalla sua; vita e sopratutto
dalle sue lettere,nelle quali trasfonde candidamente la Amore D| Eiusdem
sete che aveva di rendere a Dio la gloria dovuta e di vedesiderio fla~
dere accesi dalla stessa brama tutti I suoi figli. Se po­
tessi riferire alcune, di. queste lettere, farei ne sono
certo la migliore documentazione. In quelle indiriz­
zate ai Sacerdoti, siano essi del Clero secolare o re­
golare, egli parla a tutti di quest’obbligo di zelare la
gloria di Dio, mentre le sue espressioni sono tali che
dicono apertamente quanto facesse bene la parte sua.
Questo mi consta come ho accennato dalla lettu­
ra di centinaia di lettere del Venerabile tuttora ine­
dite.
E t ju x ta 63 m terr. Proc. fol. 3234 respondit :
Il Ven. come adempiva i doveri verso Dio, così
era ammirabile nel compiere i doveri verso il pros­
simo che egli amava come se stesso per amor di Dio.
§ 48
t \ -n
,
iw
1
i i
P roxim os h u m iìiter veDalie citate sue lettere appare anche non solo la sua rebatur.
deferenza ma la più squisita delicatezza nel trattare
con tutte le autorità.Quando abbisognava di qualche,
concessione non mancava mai di farne istanza nei tèr­
mini più rispettosi. Se talvolta il favore e l ’autorizza­
zione che chiedeva non gli erano concessi, mentre gli
pareva che sarebbero stati di maggior Gloria di Dio,
moltiplicava le istanze, nè desisteva finché 11011 aves­
se raggiunto l ’intento, ma sempre con tale calma e
con tanta' edificante umiltà che dovettero esse pure
talvolta influire per ottenergli ciò che domandava.'
Nella moltiplicità delle opere altamente dispen­
diose alle quali attendeva, giacché compiutane una
ne incominciava altre, molti e continui erano' i suoi
debiti, ma di questi non s ’impensieriva, coir inten­
zione e colla convinzione di lavorare per la Gloria di N ihil q m lteb at ut staDio, ben poteva ripetere come faceva molte volte : £iam de£m solere
« Tocca al Signore il pensarci, noi pensiamo solo a po^sset.
far bene la parte nostra ». E difatti la Divina Provvi­
denza fu sempre il suo Banchiere. I suoi creditori lo
sapevano e per questa si dicevano più sicuri di essere
soddisfatti da, D. Bosco che da qualunque ditta Com­
merciale. Molte volte essi e il Ven. si trovavano tut-,
tavia in critiche circostanze, ma queste appunto era-
750
NUM . X.
no disposte dalla Divina Provvidenza per far meglio
risaltare il suo intervento. Solo di questi giorni ho
letto una lettera del Ven. che, ringraziando un suo
benefattore di una cospicua somma offertaglieli dice­
va chiaramente essere E gli stato TAngelo della Prov­
videnza per soddisfare ad un grosso debito contratto
cui doveva provvedere di quel giorno e non sapeva il.
come.
E r g a fu iq s^ sp iritu a ìes
Come Superiore e Sacerdote il Ven. compì padmgentisi?me P5e-S teniameri1:ei cioè con tanto affetto e con tanta solle. gue'ktur.
citudine i doveri suoi verso i suoi figli spirituali che
io
non so come avrebbe potuto fare di più, quest
confermazione nasce dalla conoscenza che ho potuto
farmi del suo spirito e delPanima sua, dalla ripetuta
lettura dei suoi scritti inediti, e specialmente delle
letture sue copiosissime. Sebbene in esse si scorga
costante la serena giocondità del suo cuore, tuttavia
in quelle dirette ai 'suoi figli si vede un’onda di affet­
to così santo e così vivo, che ben si comprende come'
essi educati alla sua scuola potessero così fruttuosa­
mente calcarne le orme. Conforme a questo mio’ giu­
dizio è la voce concorde di quelli che l ’ebbero padre
e di quanti altri lo conobbero. La sua gratitudine per
tutti quelli che gli erano o gli erano stati di aiuto in
qualunque modo era pure ammirabile. 11 Venerabile
era solito infondere ad e’ssi dopo là grazia di Dio tutto
. il bene che egli e i suoi figli avevano compiùto o po­
tevano compiere. Questo era il pensiero che non
mancava mai di ripetere ai suoi benefattori e nei priBeneficionnn1 accepto- vati colloqui ed in pubbliche conferenze. Il sentimeliviscebatu1rIliam °bh~ to della gratitudine in lui non poteva essere maggio­
re. Già infermo nell'ultimo anno di sua vita gli era
stato vietato dal medico di ricevere per alcuni gior­
ni chicchessia. Un bravo uomo di Chiesa suo condi­
scepolo, certo Blacard, era venuto per rivederlo, e il
suo segretario non voleva introdurlo. D,. Bosco ne ri­
conobbe la voce, si alzò e venne egli stesso quasi va­
cillante ad aprirgli la porta. « Questi — disse — è
un mio grande benefattore, che mi ha tante volte le­
vata la fame quend’era studente a Chieri » ; e s’in-
DE HEROICA JTJSTITIA
751
trattenne amabilmente con lui e volle che in quel
giorno, non potendo recarsi in refettorio, occupasse
il suo posto a tavola. Questo io seppi dallo stesso Se­
gretario D. Viglietti.
Riguardo alla sua obbedienza esattissima alle An- n
torità Civili mi rimetto alle deposizioni fatte in altri w * ™
interrogatori. Dico altrettanto riguardo alla sua pie­
na, costante e nota sottomissione e deferenza a tutte
le Autorità Ecclesiastiche, e specie verso 1 JArcivesco­
vo di Torino.
uatì
erat.
X VIII
T E S T IS —■(i ex off.) —- D.nus Joannes
Vincentius Tasso. '
J u x ta 62 in te r r . Proc. fol. 3440 r esp ón dil :
^
Il Ven. praticò la giustizia verso Dio in modo a p rim a m fa n tìa semperfetto per tutta la vita. Prima col darsi a lui fin da £ i t stus coramDe°
ragazzo e poi colPosservarne fedelmente i comanda­
menti secondochè ho già deposto in altro interroga­
torio, per cui credo che si possa applicare al Venera­
bile la parola del salmo « Oculi mei semper ad Dominum ». Patto Sacerdote si consacrò più perfettamen­
te e generosamente al servizio di Dio, per cui si può
dire di Lui che era veramente « sacri s datus ».'Non si
occupava che di Dio o delle cose che avevano relazio­
ne a Dio, Come ho già detto, ritengo che non abbia
mai: mancato deliberatamente ai suoi doveri verso
Dio.
La ragione di questa asserzione Pho già accen­
nata in altri interrogatorii.
E t ju x ta 63 interr. P r o c . fol. 3440 respondi-t :
Il Ven. osservò la giustizia verso il prossimo, e
ritengo che non vi abbia mai mancato col recar danno
.a qualcheduno. W noto che è sempre stato delicatis­
simo su'questo punto fin da ragazzo, che rinunziò di
§ 54
.
*
.
.
,
,
.
.
1
1
N u lliu s ìus
offendi!.,
unirsi ai compagni che lo invitavano ad andare con nem m em raesit.
loro a prendere delle frutta altrui. Questa circostan­
za Pappresi dai compagni quando ero a studiare nelT Oratorio. E ’ notissimo che il Venerabile facesse so­
vente dei debiti per impiantare e sostenere le sue
Opere, come è altrettanto noto che li soddisfaceva.
752
3STUM. X.
Non ho mai sentito dire che alcuno 'siasi lamentato di
aver perduto da Lui qualche cosa o sofferto qualche
danno oppure sentito dire che aveva la delicatezza di
55
avvertire prima i fornitori e gli impresarii, che non
Sua mimia fìdeliter o- avrebbe potuto pagarli tanto presto, e che anche loro
1a‘
si affidassero alla Provvidenza, come favevano.
Era fedelissimo neiradempiere i suoi doveri di
uificio quale Direttore dell’Oratorio e Superiore dei
suoi religiosi, come ebbi ad esperinxentare nella mia
permanenza nell’Ora torio,e non ho mai sentito alcuno
a lamentarsi a questo riguardo. Era pieno di ricono­
scenza verso coloro che l ’avessero aiutato a studiare
facendoli conoscere come suoi benefattori e dicendo :
«questi mi hanno dato il pane ; quest’altro mi ha prov­
veduto gli abiti, ecc. ». A noi giovani raccomandava
la riconoscenza ai nostri benefattori particolari, ed a.
quelli che aiutavano ¡’Oratorio, Ogni giorno ci face­
va recitare un Pater ed Ave per essi. Ho pure sentito
dire che se qualche benefattore veniva a cadere dallo
stato di agiatezza non solo l ’aiutava, ma si dimostra­
va anche pronto a restituire quanto aveva ricevuto e
più ancora.
Ho conosciuto il Teol. Domenico Bongiovanni,
che si trovava a Chieri nell’Oratorio quando k> vi en­
trai, e fu fatto sacerdote nell'ultimo anno1della mia
dimora. Ho sentito parlare, anni dopo la mia uscita,
della questione avuta con D. Bosco per farsi ridare
ciò che una sua zia aveva lasciato in eredità al Ven.,
affinché lo ricoverasse assieme al fratello Giuseppe
§ 56.
facesse loro apprendere un’arte. Avendo essi dimoV'Tem9venwabmsfver- strato desiderio ed attitudine allo studio, il Ver*., li
ut,
cum
Do- fece studiare per
la carriera
Ecclesiastica: Giuseppe
mim
cus ^cerd°s
Bongiovauiu
r
^
■ rr
ìitem instituit contra è sempre stato fedele e riconoscente e il iéol. Dimeeum ob guoddam le.
. . . .
v ,
gatum.
- meo invece non so per quale capriccio, ne usci dopo
aver preso la Messa, e pretese dal Ven. di esser rim­
borsato della somma che la zia aveva lasciato. Son
persuaso, per quanto ho sempre sentito dire, che D.
Bosco facendoli studiare, avesse speso più di quanto
avesse ricevuto. Tuttavia dovette pagare, perchè così
aveva sentenziato il Tribunale. Ma la voce pubblica
DE HEROICA J U S T IT IA
753
giustificò D. Bosco e diede torto al Teol. Bongiovanfra gli Oblati di Maria in Torino, ma anche tra questi
ni. Anni dopo con mia_ grande sorpresa, l ’incontrai
non perseverò. Sebbene già prima tra questi lo cono­
scessi' come uomo poco serio e molto volùbile, questo
fatto mi persuase ancor di più.
Che alcuno dicesse- che il Ven. andasse in cerca
di eredità l ’ho sentito dire, ma giammai da persone
serie, e che fossero alla conoscenza delle cose, e per
mio conto non l ’ho mai creduto.
Il Venerabile conservava pure vivo raffetta per i
suoi, antichi compagni secondo i doveri deiramicizla,
e questo l'ho sentito da vari ed in particolare dal mio
confratello il Sig. Baisi, celebre Missionario, che era •
stato Suo compagno di Seminario. Egli andava soven­
te a visitare il Ven. e ritornava sempre entusiasmato dell’affettuosa accoglienza avuta, e soggiungeva
che avendo voluto dargli del Lei, il Ven. non lo per­
mise, ma volle che egli desse sempre del tu, come'
tra antichi, amici.
Il Ven. era pure ossequentissimo a tutte le Au- 0mnes ,8 57auctoritate
torità, delle quali parlava sempre con grande rispet- constitutos summo
5
^
•
i
•
proseq u eb atu r
obseto, e quando venivano all Oratorio le riceveva seni- quìo.
pre con tutti i riguardi dovuti. Quanto alle autorità
civili, sebbene non approvasse tutto' quello che face­
vano, ebbe sempre per loro deferenza e buone ma­
niere. Sebbene da principio avesse avuto qualche
contrasto e persecuzione, come ho deposto altrove,
tuttavia quando
lo conobbero bene,/ cominciarono ad U^ltam C iv§ili58.G ubernio
,
apprezzarlo, e lo.-stesso Governo, che prima aveva or- acceptissimus erat.
dinato contro di lui perquisizioni, dopo gli affidò le
cose più delicate* come le trattative con Roma per la
nomina.dei Vescovi. Quanto alle Autorità Ecclesiastiche, il Ven. ebbe sempre la più grande venerazio­
ne ed obbedienza verso di esse.
E ’ notorio come fosse unito di mente e di cuore
col papa, come volesse che i suoi Religiosi ne fossero
i Soldati: e questa unione raccomandava anche a noi
g sg
giovanetti. Si direbbe che quella del Papa era uria sua commendatili' eiusdem
.
• 1
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1 1
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a
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filialis veneratio ega
divozione speciale. Ricordo che a me disse : Avete il Romanum Pontìficem
754
§ 60 .
E cclesiae P ra e la tis
sequentissim um
praebebat.
N U M . X*
Signor .Martinengo Vostro Missionario che scrisse
tanto bene, bisognerebbe esortarlo a fare qualche li­
bro intorno al Papa. Predicava e parlava spesso del
Papa e prendeva vivissima parte alle Sue pene ed alle
sue gioie, come ho già deposto in altro interrogatorio.
Aveva pure una grande obbedienza e deferenza
ai Vescovi, nelle Diocesi dei quali non apriva mai casa
e nulla intraprendeva senza il loro consenso. Sono sta« to testimonio io stesso del rispetto e della venerazio­
ne con cui li riceveva e li faceva accogliere dai suoi
giovani neirOratorio. Ricordo in particolare che ven­
nero all'Oratorio Monsignor Baluna, più volte Mon­
signor Oddone Vescovo di Susa e Monsignor Mas­
saia. A l Vescovo diocesano era in particolar modo ob­
bediente e sottomesso. Pio già detto che non diede
principio airOratorio e non iniziò pratiche per la
fondazione della sua Congregazione senza il benepla­
cito e l'approvazione di Monsignor Fransoni che lo
sostenne e che più volte si recò all5Oratorio per fun­
zioni religiose, quando- questi non aveva che una cap­
pella provvisoria.
'Et ju x ta 63 intrr. Proc. fol. 3447 respondit :
Come il Ven. è stato sempre obbediente ed osquente a Monsignor Fransoni, così non credo che ab­
bia mai mancato di obbedienza e dei dovuti riguardi.
ai suoi successori, Mons. Riccardi di Netro e Monsi­
gnor Gastaldi, quantunque abbia avuto qualche .di­
vergenza dapprima con Mons. Riccardi, ed altre più
gravi controversie con Monsignor Gastaldi.
Riguardo a Mons. Riccardi non ho mai. avuto
conoscenza dei particolari di tali divergenze se non
ultimamente dalla lettura del Sommario del processo
Informativo ed anche a voce dallo stesso D. Paolo
Albera attuale Rettore maggiore del Sa-lesiani, che
sebbene lo scusasse, ebbe egli stesso a soffrirne in oc­
casione della sua ordinazione per la quale si è rifiu­
tato. Già prima gli aveva fatto qualche osservazione
a riguardo della sua vocazione a farsi Salesiano, men­
tre egli avrebbe voluto lasciasse la Congregazione ed
entrasse nel Seminario di Torino.
DE HSROICA J U S T IT IA
755
£■così tutta la causa delle divergenze tra P Arcive­
scovo sullodato ed-il Yen. consisteva sul punto delle
Ordinazioni dei Chierici della Congregazione Sale­
siana.
Riguardo alle divergenze del Ven. con Monsi­
gnor Gastaldi, comincio dall’attestare che io ho sem­
pre avuto una grandissima stima e venerazione del­
l'uno e dell5altro. Non conosco tutti i. particolari del­
le loro divergenze, sebbene ne abbia più volte sentito
parlare da persone estranee alPOratorio, specialmen­
te da alcuni miei conratelli e da altri membri del Cle- _\eutrms
... . . §culpa, dissenro secolare quando mi trovavo con essi durante gli ty> tabtta est inter
i - /-vi •
»
'1
V en erabilem et ArEsercizi Spirituali nella nostra Casa di Cmeri, e nelle chiepiscoìDum GastaiMissionPnei pae'si della Diocesi. E in questi discorsi diamU^a£ei)at! 8 0
chi dà ragione all’uno, chi all’altro. Io però non ho
mai perduto la stima nè dell’uno nè dell’altro, come
non Pho-perduta nè di S. Paolo nè di S. Barnaba per
le loro divergenze. L ’idea che mi sono formato e che
ho sentito anche da Monsignor Gastaldi è che Egli,
giudicando le cose secondo le leggi comuni ed ordi­
narie, temeva che D. Bosco non potesse formare be­
ne i suoi. Chierici, applicandoli contemporaneamente
agli studi ed al Noviziato, ed alcuni anche all’inse­
gnamento ed alla sorveglianza dei giovani e che per
questo non potesse formarli bene alla scienza ed alla
pietà. Di qui le difficoltà di concedere le testimoniali
per entrare nella Congregazione ed ammetterli al¡’Ordinazione, per cui egli credeva di aver fatto del
bene a D. Bosco ed alla sua Congregazione, indùcendolo in tal modo a meglio formare i suoi chierici.
Ma. l ’esito fece vedere quanto fosse infondato il ti­
more di Mons. Gastaldi. D ’altra, parte D. Bosco 'spui_§ 62.
to dal suo grande'zelo per il bene della gioventù e del- DStuti° ets'expn?atyi"
la necessità di avere il maggior numero di soggetti
che lo coadiuvassero nell’Opera sua, è forse anche
mosso da qualche luce soprannaturale, del che io ho
intima persuasione, fondato sulle facoltà che aveva
avuto da Roma col Breve dell’anno 1869 sia di rice­
vere soggetti nella 'sua Pia Società, sia di dar loro le
dimissorie per le Ordinazioni, egli se ne serviva ri-
756
N U M . X.
cevendo il più gran numero di soggetti che giudicava
idonei e adatti. B a principio faceva come poteva per
formarli, non trascurava però a tal fine di tener loro
conferenze ed istruzioni speciali. Aggiungo che il
Yen. lì applicava a queste varie mansioni per provare
la loro vocazione e la loro attitudine alle varie Opere
della Congregazione, e bisogna confessare che in ge­
nerale hanno fatto un eccellente riuscita e che Iddio
ha benedetto l ’opera sua. Ho sentito dire da qual­
cuno di questi antichi allievi che il Ven. disse poco
tempo prima di morire, che moriva tranquillo sulr Opera sua perchè lasciava un buon numero di sog­
getti pienamente capaci di presiedere qualunqué sta­
bilimento, e così continuare l ’Opera sua, e questi sog­
getti erano precisamente quelli che li aveva formati
fin da principio in questo modo, quali D. Rua, D . Du­
rando defunto, Monsignor Caglieros D. Francesia, D.
Cerruti, D. Albera, D. Barberis ecc.
Io
stesso ho parlato qualche volta a D. Bosco del
timore che avevo che non potesse formare bene i suoi
soggetti, applicandoli a tante cose, ed egli mi rispon­
deva che anche S. Ignazio si lamentava di questo, ed
io gli soggiunsi che anche S. Vincenzo faceva lo stes­
so lamento di aver pochi soggetti ben formati, per
farli superiori. A queste riflessioni mi soggiungeva
che intanto ì Gesuiti sono riusciti così bene, e così
pure i Missionarii e che in generale riuscivano an­
che i suoi. Questi colloqui col Ven. avvenivano1 nell'ultima decina di anni della sua vita, avendo anche
io dettati gli Esercizi Spirituali ai suoi Novizi.
Così anche credo che le altre difficoltà fatte da
Mons. Gastaldi per altre Opere dì D. Bosco, come
quella dei Figli di Maria, pervenissero dagli- stessi
motivi, cioè il timore che non riuscisse a formare be­
ne quei giovani. Non ostante queste divergenze riten­
go che Tuno e l ’altro fossero animati da buone inten­
zioni della Gloria di Dio e del bene della Chiesa.
DE HEROICA J U S T IT IA
757
XIX T E S T IS (2 e x off.) — Rev. D. Joseph Allamano.
Ju x ta 62 interr. P r o c . fot. 3516 respondit :
Il Yèn. dimostrò la sua giustizia con adempiere
§ b3
tutti i suoi doveri unicamente per fare il di lui bene- SeCu?iebat0lsetaÌ1onfóÌ
placito. Ciò appare dalla perseveranza che ebbe nel marefare il bene, sebbene tra le contrarietà, rimettendo
ogni cosa alla Santa volontà di Dio. Ciò viene pro­
vato dalla sua costante tranquillità di animo e dal suo
ricorso airOrazione.
XX T E S T IS (3 ex off.) — Rev. D. Franciscus
Maflei.
J u x ta 62 interr. Proc. fol. 3568 re.spondit :
Quanto alla giustizia verso Dio sono persuasis- Ompia et seanper diyisimo che il Yen. la osservò sempre fedelmente colla ne sei'vavit ricopia,
pratica dei. divini precetti per tutta la sua vita. Altro
non saprei dire al riguardo.
7
'Et ju x ta 63 interr. Proc. fol. 3568 respondit :
§ 85.
Il
Yen. praticò sempre la giustizia verso il pros- PS i t um unquaitI
simo procurando di non portare mai danno a nessuno
e facendo sempre il possibile di pagare i debiti verso
coloro che si adoperavano verso le sue opere o con
provvigioni o nelle costruzioni. Non mi consta che al­
cuno non sia stato soddisfatto, sebbene alcune volte
con un po’ di ritardo. Come, superiore fu sempre vi­
gilante, perchè ogni, cosa procedesse con ordine e giu­
stizi a. Ho sentito parlare che il Ven. dovette soste­
nere una lite mossagli da certo D. Bongiovanni, usci­
to dalla sua Congregazione, ma non conosco i par­
ticolari della questione, nè come questa sia finita.
Sono pure sempre convinto che il Yen. fosse ri- Omne s, benefactpres
conoscente verso i suoi benefattori, ed amici.
<hie.ut
E x P r o c e s s u O r d in a r io .
II
Berto.
T E S T IS — Rev. D. Ioachimus Vincentius
Juxta 20 interr. Pro c. fol. 305 terg. respondit :
§^
Non mi consta che in tutto il tempo di sua vita praesidum ecciesiasti.1 ^
-t-s •
i i .
'
1 1 1
*r\.*-v
^
corum Observantissiìl Servo di Dio abbia mancato del dovuto rispetto e mus D. f . fu it.
758
N U M * X»
•
venerazione, nè colle parole, nè cogli scritti, ve
suoi Superiori Ecclesiastici. Anzi l ’ho sentito conti­
nuamente ad inculcare questo stesso rispetto, rive§ 68
- rena:a ec^osseq-Liio^ non solamente a’ suoi figli della
idemque aiiis suade- Congregazione ma eziandio ai suoi allievi tutti indistintamente, in pubblico ed in privato.
E t ìu x ta 22 irvterr. P r o c . foL 344 te r g . respondit ;
vita eiuf ■
heroica ■
iu^ Servo di Dio esercitò sempre in grado eminen>
stitia pvaeciara.
£e p,er tutta la sua vita la virtù morale della giustizia.
Quanto a questa virtù della giustizia verso il Signore,
verso i Superiori, verso i Benefattori, gli uguali ed
i subalterni, mi riferisco eziandio a quanto di già •di
sopra fio deposto nel '-rispondere ai precedenti' interUnicuique suum fide- rogatorii. D. Bosco sempre adempì e scrupolosamenussime tribmt.
te a
gli impegni presi con ogni sorta di persone,
come pure con gli operai ; e tant’era la fama della sua
giustizia nel dare a ciascuno il fatto suo, che il capo­
mastro Buzzetti Carlo, poco fa defunto, impresario
Q ua de re omne-s, ve l di varie costruzioni di Don Bosco, diceva ; — Una pabis omnirip fisi liberi- rola di D. Bosco per me vale più di una-cambiale. —
tmcius S a n t con" Persino gli ebrei avevano piena fiducia di essere sod­
disfatti a tempo debito da B. Bosco, per cui volen­
tieri aprivano conti, correnti e facevano contratti con
lui, fidandosi, nella sola sua parola. Posso assicurare
che il Servo di Dio non recò mai danno ad alcuna per­
sona e fu sempre esattissimo nel soddisfare alle pro­
messe fatte od agli impegni presi. Lasciò scritta que­
sta norma da praticarsi dai Direttori e Superiori tutti
delle Case : « In caso di questioni materiali accondiconsinVreferuntur « scendete in tutto quello che potete, anche a costo
scnpl° re~ (C ài qualche danno, purché si conservi la carità. Se
« poi trattasi, di cose spirituali, le questioni risolvansi
« sempre, come possono tornare dì maggior gloria di
« Dio. Impegni, puntigli, spirito dì vendetta, amor
« proprio, ragioni, pretensioni, ed anche l'onore,
« tutto deve sacrificarsi, in questo caso )>.
^
E t ju x ta id em interr. Proc. fol. 345 te r g . re - .
F also
a
n o n im llis ac-
S p O lld it :
'
div1?c^rurgere'so1 ?tus
Ho sentito vagamente che alcuni giornali cattivi.
S s - aUeieamrium si lagnavano del Servo di Dio che qualche volta ave's-
DE HEROICA J U S T IT IA
759
se insistito soverchiamente presso persone facoltose,
onde avere aiuti, legati od eredità in favore delle sue
opere.Queste voci vaghe non hanno altro fondamento
se non nelle calunnie sparse ad arte da questi medesi­
mi giornali, per impedire il bene che faceva il Servo
di Dio ; egli non fece mai insistenza,per quanto io sap­
pia, per avere legati ed eredità ; che anzi molte volte
ebbe legati ed eredità affatto a sua insaputa; e
molte eredità lasciategli non potè averle, per mancan­
za di forme legali ; il che non sarebbe avvenuto, se gli
fossero state comunicate le disposizioni testamenta­
rie, Mi consta pur anche che varie volte rifiutò propo­
ste di eredità, dicendo che gradiva assai di più che fa­
cessero la carità che credevano mentre erano in vita,
e nòn aspettassero a farle in punto di morte ; e ciò per
evitare disturbi ai parenti e litigii per le leggi civili
avverse alla Chie'sa. Una prova poi convincente che
D. Bosco non era insistente nel chiedere relemosina
era che il Signore benediceva in modo particolare i
suoi benefattori. Infatti io stesso sentii da varie per­
sone, quali ora non ricordo, che dicevano : — Più <io a
D. Bosco e più i miei affari prosperano. — C o sì’ per
es. il Comm. Cotta.
E t h tx ia idem , interr. Proc. fot. 346 respondit :
L ’animo di D. Bosco rifuggiva da ogni lite e quesrione : però alcune volte per tutelare l ’interesse delrOratorio e delle sue opere, dovette suo malgrado
sostenerne alcune/In quasi tutte riuscì vincitore; ed
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m quelle m cui fu perdente, tu unicamente per delit
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cienza,di. qualche formalità iegale. re r esempio un
certo D. Careno di Carmagnola lasciò erede Don Bo­
sco a sua insaputa, coll’aggiunta di D iretto r e d elV O ratorio di S . F ra n cesco di S ales. I parenti mossero li­
te contro D. Bosco; il tribunale favorì la causa di D.
Bosco'; m ai parenti si appellarono e D. Bosco fu soc­
combente e dovette sottostare a tutte le spese della li­
te unicamente per l ’aggiunta nel testamento di D ir e t ­
tore delVO ratorio di S . F ra n cesco di S a le s .
L it- S C o m b a t
M
§ 75..
tantum prò su is op erib u s
d o trib u n a lia aclivit.
aiiquan-
760
N U M . X.
'Et iu x ta id e m . interr. Process. fol. 346 terg. re spondit :
•omnes paiiii benevo'U Servo di Dio esercitò la virtù della giustizia
lentia tractabat.
verso i suoi soggetti, usando a tutti quella benevolen­
za e quei riguardi che si meritavano, senza alcuna
parzialità; e ciascuno di noi, per questa'sua grande
benevolenza verso tutti, credeva di essere il predilet­
to e non dava mai motivo a gelosia tra gli uni e gli al­
tri. Non ostante questa sua benevolenza quando do­
veva assegnare ad alcuno qualche impiego o carica
At de Oratorio bene importante, ne pesava scrupolosamente la capacità e
S!mtofnc?dissent,mpe- domandava il parere agli altri, principali Direttori, del»
Teglie?anfr^ro"
^asa- Così pure quando cadeva infermo qualcuno,
che avesse speciali benemerenze per la Casa, per i
lunghi servizi prestati, usavagli e facevagli usare spe­
ciali riguardi non badando a spese; coirunico intento
di provvedere alla sua guarigione ed al suo sollievo.
E t iu x ta .id e m , interr. Pro c. fol. 347 respondit :
?8
II Servo di Dio estese eziandio la sua giustizia
saìesianomm parente* verso i parenti dei suoi Sacerdoti e Chierici Salesiaeiu s iu s titia re sn e x it
• rr\
1 1
• •
1 •
1 1
1
ni. trovando alcuni di essi m bisogno, e qualche vol­
ta soli e senza assistenze, egli li ricoverò in varie sue
sue Case, e questi ricoverati sono in un numero con­
siderevole. In Mathi presso Lanzo aprì poi una casa
per ricovero delle madri e sorelle bisognose dei Sa­
cerdoti Salesiani, sotto la direzione ed assistenza del­
le Suore di Maria Ausilia trice.E t iu x ta idem , interr. Proc. fol. 347 respondit :
§ 7!)Tanta era la fama della sua °giustizia . .che
molti
Is era t D. F. iu stitia c
.
.
rumor, ut eomphjres ricorrevano a D. .Bosco per risolvere p&cincamente
eum convesiren t ad -, -i
,•
-, ,
r
iurgia componenda. le loro questioni, e ne ebbero sempre favorevoli con­
sigli da lui, con buona riuscita per la pace e concordia
delle famiglie. Alcuni anni sono insorse una gravis§ so.
sima questione di interesse tra il Ministro Generale
A V e s?n ^arb'Itni m ° ei*e- dei Minori Osservanti ed il Tipografo Pietro Marietc*us esi
ti, per la ristampa delle Opere di S. Bonaventura.
Affine di evitare una lite il Papa Leone XIII rimise la
cosa nelle mani di D,. Bosco, il quale dopo aver sen­
tito le ragioni d’ambo le parti, decise la cosa con sod-
j
DE HEROICA J U S T IT IA
761
'disfazione comune. Questa pratica passò per le mie
mani stesse.
E t iu x ta idem , interr. Process. fol. 347 terg. re spondit :
D. Bosco dava ai Direttori delle Case sue <jue- P,I&esìlJ u^ lesi&n!l.
sta massima di S. Gerolamo: A u t om nes ig n ora , aut rum. Domuum ut ab
j.j.
_
•. -. omni partmm studio
a eq u a m e r dilige. Dava pure questo consiglio aa me absunerent, commenstesso udito : F a in modo di n on dare m ai alcun segno
di parzialità verso chi si confessa a p referen za da uno
ch e da una altro.
.
E t ad artic. 272 P r o c . fol. 580 d ix it :
Il Servo di
prima
di aprire
una Casa od assu- Civilibus §m
ss.
. Dio
,
.
f
agistratibus
merne 1 amministrazione, all occorrenza, voleva pu- ac ìegibus debitum
. .
n
, .. . M ,
1 -r -i
11
obsequium praestitit.
re interpellare 1 autorità civile e locale. Inoltre nelle
nostre Costituzioni approvate dalla S. Sede, egli vi
apponeva pure questa clausola : N u lla si stabilisca e
si faccia contrario alle leggi.
E t ad artic. 298 P r o c . fol. 585 et terg. d ixit :
Un giorno, essendo ancora chierico, mi trovava a
g3 .
pranzo col Servo di Dio in una famiglia, in cui alcuni Ab obtrectatiónibus tmt
invitati sparlavano di Monsignor Ghilardi, Vescovo aienus*
di Mondovì, ora defunto. Allora il Servo di Dio in
bel modo ne prendeva pubblicamente le difese, col
riferire varii atti virtuosi e lodevoli di quel pio prelar
io ;'a quelle parole nessuno osò più far osservazioni
in contrario.
I l i T E S T IS — Uev. D. Secundus Marchisio.
fuxìta 20 in te r r . P r o c . fol. 621 respondit :
Il Servo di Dio ebbe sempre grande rispetto ed
§
obbedienza pel Sommo Pontefice : faceva recitare, SuSgaa §umml^hpìmcome si pratica tuttora da tutti, un pater per i bisogni
S. Chiesa. Fu dei primi a promuovere l ’obolo di S.
Pietro,, fin dai primi giorni in cui il Papa Pio IX era
esule a Gaeta, mandandogli una piccola somma rica­
vata dai risparmi dei suoi orfanelli ; scrisse la vita di
S. Pietro Apostolo; parlava sovente a noi giovani del
Papa, e riceveva sempre con venerazione i decreti
pontificii, volendo che si osservassero senza eccezio­
ne specialmente in fatto di dottrina.
762
N U M . X*
A i Vescovi poi. prestava vera venerazione, ed erai
§ 85.
per lui e per noi una festa di famiglia, quando' ne veASmSf?o;s°oSrSium ulva qualcuno airOratorio. L i pregava di celebrare
howÌeSeS™batcuim ^ Messa della Comunità, dava ordine che vi fosse
musica in Chiesa e il/suono della banda nel ricever­
lo. E gli stesso lo accompagnava nella visita delle
scuole e dei laboratori!, tenendo, per rispetto, sem­
pre la berretta in mano; voleva baciare sempre l ’a­
nello, ed in presenza di noi suoi allievi, ed alla parla­
ta della sera ricordava, la fortuna che avevano avuto
nella giornata.
E t ìu x ta 2,1 interr. Proc. fot. 62 4 terg. resp on dit :
§ 86
Io non ho mai potuto scorgere in lui un qualche
s^^sianaTRec- difetto o trascuranza nell’adempimento de’ suoi dovetoris .officia ad sera- ri come cristiano, come ecclesiastico e come Superiopulum implevit.
.. .
• in
re della Congregazione, he negli ultimi anni della
sua vita non recitava più giornalmente l'uffizio divi' no, fu per dispensa avutane da S. S. Pio IX che glie­
ne diede quasi un comando sia per la debolezza di vi.sta, sia per la moltiplieità de’ suoi lavori. Però egli vi
suppliva con altre preghiere e specialmente con mol­
te giaculatorie. Io stesso vidi il Rescritto di dispensa.
E t iu x ta 22 interr. Pro c. fol. 627 terg. respondit ;
- . §e mP7-s ìustitia
. +...
' Il vServo di Dio esercitò atti di °giustizia verso
Dio
Heroica
.
fuit tum in Deum e verso il prossimo in grado veramente eroico. Da
tura, in proxiraum. ,
. ^
...
- i• •
tanciullo con tutti gli atti della religione, dia; chierico
poi servendo volentieri all’altare e prestando servizio
pel decoro delle sacre funzioni. Sacerdote poi fece
ogni possibile per rendere onore e gloria .a Dio. T u t­
to attribuiva a Lui essendo solito a dire e scrivere ; —
ai,
§ 88* i sem
■
di Dio abbiamo aperte
Case,1 scuole,y oraSuorum parentim
- Coll’aiuto
J
r
per amantisimus fuit. torii, ecc. — Fu sempre tenerissimo di amore verso 1
suoi' genitori e parenti. Manifestò la sua giustizia e§■89. _
roica col prestare grande amore ed ossequio al R.
RS e S tic o s np?a?- Pontefice e alle altre Autorità Ecclesiastiche ed anteeldebitoeS r e Circ che alle Civili. Non recò mai danno al prossimo nè
obsegu10 est prosecu- nelTonore, nè negli interèssi-; che anzi si serviva di
tutti i mezzi che gli aveva dato la Provvidenza per
ajutarlo. Avvenendo il caso che qualche ricca persona
volesse lasciarlo erede, se prima consultato, si studia-
DE HEROICA J U S T IT IA
763
■va di far regolare tutte le cose con carità e giustizia.
Come vero padre non ci lasciò mai mancare nulla, nè Nil uncrufm90n6c vìckts
•pel vitto, nè pel vestito; e specialmente si conosceva
vestitu» epheMs
t.
}
1
n
,
■ i , •
i
1
ii
defu.it; aegrotos p e ­
li suo gran-cuore nelle nostre malattie, volendo allo- ¿uiiarib-us curis
,
-• -,
.
'
.
.
afficiebat.
ra, che secondo la nostra condizione, nulla si rispar­
miasse.
Amava tutti collo stesso amore che parte da Dio,
per il che mai fece particolarità o parzialità di sorta
con alcuno. Riconoscente ai benefattori pregava mol­
to e faceva pregare durante la loro vita e dopo mor­
te. Il. suo. grande
cuore
lo fece anche
pensare pei
gè- T
, J 9i. .
r
-,
~1
. .
in benefioos gra.iis&initori dei miei confratelli, aprendo Case ove ritirare
le madri, e ricevendo in que'sta di Torino e in altre
§ 92.
•,
•
«,v -\>r ij
1 Parentibus S a i e s i aquei padri che si trovassero m necessita. Molte voi- norma subsMio vete trovandosi i medesimi parenti in critiche circohospi"
stanze, veniva loro in ajuto. So che qualche persona
lo tacciò qualche volta di essere alquanto insistente
nel 'chiedere la carità in varie maniere, ma egli era
solito dire che bisognava fare il bene ed avere i mez­
zi da iarne,' che senza, di questi si poteva far nulla:.
IV T E S T IS — Rev. D. Joannes Giacomelli. -,
Ju x ta 22 interr. Pro c. fol. 672 ierg. respondit
Il Servo di Dio era giusto verso Dio, e tutti i suoi
§ 93,
eserciziiì di pietà li faceva con fervore ed edificaziofSvore SpSne ; non poteva, attendere a fare molte preghiere, per- fcieb&t.
chè era impedito dalle moltissime occupazioni del
suo Oratorio ; ma quanto faceva, sì può dire che face­
va con perfezione. E gli si faceva scrupolo di adem­
piere tutti gli ordini che erano emanati dal Superio§ 94.
, .
.
-r-..
-, ..
,
11
•». In iis quae cultura spe­
re E cclesiastico .Diocesano relativam en te alle cose aj ctant Antfrtitis sui
-,.
• 1•
i
l
i
.
imperio obsequentissiculto, com e m i disse qualche volta.
m us.
E t iu xta id em in ter f. P r o c e s s . fai. 672 terg. re­
spondit :
, Rispettava ed amava la'sua madre, come gli altri
congiunti, ma non si lasciò dominare affatto dal nepotismo. Procurava ai suoi giovani ricoverati per
quanto potesse, tutto ciò che loro era necessario; e
per procurare loro quanto abbisognava s ’industriava
in mille modi onesti.
§ 95.
p r o s e a S ffi!
^ ¿ 0I1
praeter mo'
764
N U M - X.
E t tu xta idem , interr.
spondit :
Proc. fol. 672
terg. re -
Aera aliena semper se . Non mi risulta che il Servo di Dio abbia tralalevavit.
sciato di soddisfare debiti ; egli era buon questuante,
T e s t a m e n t o fecit, ne n o n g & per sè o^per arricchire i suoi congiunti, ma
maSni K'Is^e &lt unicamente per i suoi giovani e per le sue opere di'
SaniS ?en?retllìorwn kenefi-cen2a- So, che molti anni prima di morire di­
spose per testamento delle poche cose che possedeva,
per non cagionare imbarazzi, e affinchè tante elemo­
sine ed offerte di denaro avute, non cadessero nelle
mani dei parenti.
XII T E S T IS — Rev. .D.Franciscus Dalmazzo.
J u x ia 20 interr. Proc. fol. 8 8 5 terg. respondit :
P ra esu lib u s, m a x i m <Il Servo di Dio si è sempre segnalato, e noi tutti
o b s m n t S rld d Su i possiamo farne fede, pel suo' ossequio a tutte le Autosemperrità; ma dov’egli maggiormente si mostrò deferente,
e pieno di una riverenza e devozione singolare, si fu
verso ¡’Autorità ecclesiastica. Il Papa era tutto per
lui ed i suoi figliuoli, e spessissimo Pudimmo a ripeRomanumpontifìcema- tere': — Guardate di avere in ogni tempo grande rim ° r e ae ^ s e ^ m o ^ n spetto non solo alle decisioni'del S. Padre, ma ricor­
proseguendo
datevi che gli stessi suoi desideri! debbono essere per
voi comandi ; — e voleva che ogni giorno si fiace'sse,
come si fa tuttora in tutte le nostre Case, una specia­
le preghiera pel Papa, e pei bisogni di S. Chiesa. Non
lo si vedeva mai cosi contento, come quando' riceveva
qualche lettera dal S. Padre, ed allora lo si sentiva
parlare colla più grande commozione ed entusiasmo.
Guai che avesse sentito, anche da. Sacerdoti estranei
alla Casa, qualche parola meno ossequente pel Papa,
o per le decisioni della S. Sede, solendo^ dire che chi
non è col Papa, non è con Dio.
Il
medesimo ossequio e la medesima riverenza
mostrò sempre verso tutti gli Eminentissimi Prelati
e Vescovi coi quali ebbe spesso a trattare ; e destava
compassione il vederlo già vecchio e malaticcio in­
ginocchiarsi a stento dinnanzi a loro per baciare loro
Panello e implorare la loro benedizione. A loro ricor­
reva umilmente per aver consigli e si stimava sempre
DE HEROICA JXJSTITIA
765
onoratissimo, quando .si degnavano venirci a visitare
n> r\
J.
•
i •
1,
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rr
i •
1
'• s
all Oratorio od m altre Case, offrendo loro la più cordiale ospitalità, disponendo che al loro ingresso aves­
se la banda musicale ad incontrarli. In generale la be­
nevolenza dei Vescovi pel Servo di Dio e per le opere
sue è stata sì grande, che molte volte nel corso' dell ’anno, i Vescovi delle vicine Diocesi venivano-a ren­
dere più solenni le nostre funzioni.
E t iuoòta 22 interr.. Proc. fol. g i i r e s p o n d i t :
Non parlo della sua giustizia durante la giovin
i
1
,
. .
1 .
nezza, nella quale sentii solamente essersi segnalato
per un. esemplare di moderazione in tutto, studiandosi di praticare esattamente i divini comandamenti, e
trattare col prossimo colla: più amabile carità. Ebbe
costantemente grande pietà verso i parenti, ed anche
in tarda età, ne parlava con tenerezza, con figliale rispetto, non senza una certa emozione del c u o r e . Fu
costantemente rispettoso ed obbediente verso i Stiperiori ecclesiastici., per cui aveva tutto l ’ossequio do,
-,
.
-,,
,
-,
-,
vuto; ed ogni volta che ne parlava, anche quiando* avveniva che gli fossero contrarii, dava a divedere che
conosceva in loro i rappresentanti di Dio. Singolare
.
r
.
i
c veramente meravigliosa fu' m ogni tempo la sua
gratitudine verso i benefattori dell’opera sua. Ne par­
lava con visibile trasporto'. Ogni volta che poteva far
loro qualche regaluccio, volentieri il faceva, massi­
me allora che gli regalavano frutti primaticci od al­
tre cose consimili ; ed io stesso fui testimonio di que­
ste cose, et quorum magna pars fu i.
Questa gratitudine mostrava specialmente nel
far preghiere per i suoi benefattori, ed ordinarne quo­
tidiane ¡ai giovani, con qualche comunione. Spesso
raccomandavaci di fare altrettanto per l ’avvenire, ed
una speciale raccomandazione lasciava in scritto nel
suo testamento al suo Vicario. Di più scrisse apposi
tamente una lettera di congedo a tutti coloro che avevano in qualche modo cooperato al bene della sua
istituzione, con ordine che fosse stampata e mandata
a ciascuno una copia. In esSa, dopo avere esternato
la sua riconoscenza, a quanti avevano fatto dèi bene
• . &10°-
In/ E p iscop o s maxilm a
re v e re n tia a f f e r à t ) Os
‘
l i I*
&101.
Ia m ab a d o le s c e n z a iustm a e cu itor prae-
clarus-
parenteStumore so­
fscit^
ite m m de obsequio d .
F . e rga ecclesiasticos
praepositos.
„
, § 104.
mns.
E r g a benefìcos gratissi-
g- 105.
^ e r m ^ d e 's a f e
opeadu-
fu^ uemaue mitti
766
§ loe- .
NIJM - X .
a lui ed ai suoi figliuoli, scrisse ad un dipresso* queste
parole : — Se avrò la fortuna di andare in Paradiso,
come spero nella divina misericordia, voglio pregare
tanto per tutti i nostri benefattori, perchè possiamo
tutti un giorno trovarci in cielo, a far corona a Gesù,
a lodarlo e benedirlo in eterno.
E t lu x ta idem , interr. P r o c e s s . fai. g i i terg. re-
M o derator a eq u issim u s _u nr,nr4:±
S o c ie ta tis fu it absque S p O f i d l t
üUq partium studia
g0vern0 ¿ e]_ia sua Casa e dei suoi dipendenti
si mostrò in ogni tempo con tutti giusto é d imparzia­
le. Tutti amava ugualmente ed in modo tale che cia­
scuno si credeva di essere il beniam ino del sito cuore.
Non usò mai preferenze ad alcuno. Se qualche volta
pareva si usassero speciali riguardi ad alcuni più anr0 X
§ l0?-,
. ziani e benemeriti della Congregazione, ciò non reca12*
1. VOlOriDUS SU
IS
Sníaniatíf
va Punto meraviglia nei confratelli, sapendo quanto
tu r.
avessero faticato e messo a repentaglio la sanità nel
lavorare a vantaggio dei giovani. Verso i suoi compa­
gni di scuola si mostrò sempre amicissimo e verso tut­
ti pieno della maggior deferenza. Alcuni per la gran­
de stima e riverenza che s ’era acquistata, non osava­
no più trattarlo colla consueta famigliarità e dargli
del 'tu, ma; egli voleva si ricordassero dell’antica ami­
cizia e continuassero a trattarlo nello stesso modo. R i­
cordo anzi un fatto. Un giorno un Sacerdote, di; cui
non ricordo il nome, gli diceva ; — Com’è possibile
ch’io tratti alla famigliare uno che conversa coi Car­
dinali e col Papa, a tu per tu, e che a questura avrà
il titolo di Monsignore? — Ed egli rispose : — Io n on
sono ch e il povero l ì . Bosco. — Per essi amici e com­
pagni di scuola fu sempre largo di ospitalità, come in
generale lo era per tutti i Sacerdoti, a.cui offriva
mensa e letto,, anche per alcuni giorni, gratuitamen­
te, e in più d’una circostanza si occupò per trovare
loro posizioni convenienti al loro grado, e spesso e~
ziando fu largo di sussidi pecuniarii, benché qual­
che volta fosse mal corisposto.
E t ju x ta id em interr. Proc. fol. 912 terg. r is p o n ­
da :
Abborriva dalla maldicenza e dalla mormorazio-
DE HEROICA J U S T IT IA
767
jie, e bene spesso dava per strenna questa raccoman­
dazione di non mormorare anche ai giovani da lui di­
pendenti. Qualche volta che trovavansi forestieri o a
mensa o in casa, e si permettevano gindizii sfavorevoli
o sull’Autorità ecclesiastica o su altré persone, bella­
mente divertiva il discorso ad altre cose, — D e l pros­
sim o . o parlare bene o lacere affatto; — oppure sape­
va opportunamente far notare qualche bella qualità
delle persone su cui cadeva la mormorazione. Queste
cose poi insinuava in noi religiosi, perchè l ’avessimo
norme imprescrittibili alle nostre azioni.
E t ju x f a Mdem interr. Proc. fol.' 912 ìe r g . irespodit :
Non recò mai danno a persona. Avveniva parec­
chie v.olte che intraprendendo lavori colossali, unica­
mente affidati alla Providénza di Dio, temesse di non
essere: puntuale nei pagamenti, ed allora li avvertiva
che avrebbe pagato quando avrebbe potuto. Ma era
egli sì buon pagatore che tutti si affidavano a lui. e
dicevano : — Se avessimo altri, di cui fossimo sicuri
come Lei ! Si tarderà, e pazienza, ma siamo sicuri di
essere pagati. — Noto a questo riguardo come la stes­
sa Banca Nazionale di Roma gli cedesse il terreno per
il prolungamento della Chiesa del S. Cuore e l ’ospizio
annesso, con pagamenti a lunghe more ; anzi vedendo
come io avevo procura generale a nome suo, mi diede
per lo spazio di sette anni somme cospicue con sempli­
ce ricevuta senza ipoteca. Arrivò anzi a darmi la som­
ma di lire ottantamila, dicendo il Direttore : — Si
tratta di D. Bosco che ha la Provvidenza a sua dispo­
sizione, non ci fa perdere.
X VI
gliero.
§ 108.
A d obtrectationibus a-»
lieim s, easi guantum
poterai impediebat.
8109.
Creditoribus fidem sem-:
per praestitit.
§ 110.
Qui in eo smaximam, fiduciam habebant.
T E S T IS — E.mus D. Card. .Joannes Ca-
j u x i a 19 interr. P r o c . f o l . 1100 terg. respondit :
Il
Servo di Dio tanto nei suoi scritti, quanto nel­
le sue parole e nei suoi atti fu Sempre ossequente alle
autorità secolari, riconoscendo in esse il principio di
autorità proveniente da Dio. Spesse volte l ’ho sentito
dire e predicare V O h èdite praepositis vestris etiam
7-68
N U M . X*
Praeceptujn1evange- d^ c u iis : _ Alle volte, soggiungeva, ci osteggiano e.
b l d i S i P i S i 0cS£ t ° " c * Perseguita:no, e ci vorrebbero annientati, ma noi
dobbiamo avere pazienza. Finché non esigono1da noi
cose contrarie alla coscienza, sottomettiamoci ai loro
ordinamenti, sosteniamo però sempre in date circo­
stanze i diritti di Dio e della Chiesa, che sono supe§ iig.
riori alle autorità della terra. — Ricordo che quando
E Ìa t.n m u s ipse serva io era piccolo alunno deirOratorio, mi meravigliai del
modo rispettoso, riverente e dell’umile contegno col
quale, egli, sacerdote, visitava o riceveva certi'perso­
naggi-secolari. E solo passava il mio stupore, quando
sapeva che era una delle autorità, o magistrato* o Pre­
fetto, o Sindaco, ecc., o semplice Provveditore degli
studii e loro segretarii. Ciò malgrado, il Servo di Dio
ha avuto le sue prove e persecuzioni, così permetten­
dolo Iddio.
E t ju x ta 20 interr. Proc. fol. 1106 respondit :
§ ii3.
Il Servo di Dio ebbe in altissimo concetto il SaS acerd otiu m sunrm a in
-,
i
-i o.
,,
•
j
veneratone habuit. cerdozio, venerandone il baerò carattere nei sacerdo­
ti, parroci e canonici, verso i quali usava particolare
attenzione, mosso da spirito di religione, e non di sem­
plice cortesia ; nei Vescovi poi vedeva i successori deMaxime Ipiscopos gii _Apostoli, posti dallo Spirito Santo a reggere la.
Chiesa di Gesù Cristo, sotto la dipendenza del Som­
mo Pontefice. Nulla mai intraprendeva senza infor­
marne a voce o per iscritto P Arcivescovo di Torino,
r Monsignor Franzoni, e senza domandargli consiglio.
Nel 1867, parecchi pii Istituti di Torino, non avendo
potuto accogliere il Vescovo di Guastalla, Monsignor
Pietro Rota, condannato a domicilio coatto dal Gover­
no in Torino, il Servo di Dio lo ricevette nelP Orato­
rio, dicendo : — E ’ un Vescovo : e stando egli con noi,
T e s t i . EpUÒpus D. f . avremo pure il Signore con noi, non temiamo. — In
2 '[erent^m verso di me stesso, dopo la sacra consacrazione, D.
Bosco usava gli stessi; riguardi che agli altri Vescovi,
mi baciava il sacro anello o la mano, e mi dava la pre­
ferenza dovuta a l,carattere episcopale.
§ 116.
Ogni-volta che un Vescovo' visitava P Oratorio, il
'ii^visftlntes sum- Servo di Dio, quando ne era prevenuto, ne dava Panla e titia ^ x c^ p ieb a t.
nunzio con santo giubilo, raccomandandot che fossero
DE HEROICA -JUSTITIA
769
numerose le Comunioni nella Messa da lui celebrata ;
lo accoglieva con ogni senso di rispetto, molte volte
al suono della banda musicale, in mezzo al plauso dei
giovani, accompagnandolo-sempre con la stia berretta
in mano, per tutta la Casa. Inspirava poi, in noi tutti,
verso rEpiscopato e specialmente verso il nostro A r­
civescovo Mons. Franzoni, un grande rispetto, e sot­
tomissione alle loro prescrizioni.
Poco dopo essere stato mandato in esiguo Mons.
Franzoni, quando la sua condotta era giudicata meno Antistiti Taurinensi in
rettamente, anche da una parte del clero, i giovani nef a^.^F^insutu8!!
educati dal Servo di Dio si mantennero fermi e fedeli. fldem servarunt.
E t j u x t a 22 in lerr, P r o c . fol. 1156 terg. respondit ;
Il
Servo di Dio esercitò gli atti di giustizia verso
Dio e verso il prossimo con tale frequenza e prontezza
§ ns.
di animo da mettere fuori di dubbio che la possedeva uSrvitaeiusqueiagiDain grado perfetto ed eroico. Amò e servì Iddio fin da riam proimov,ti
fanciullo, da chierico, da sacerdote : ne promosse la
gloria ed il culto con zelo ed ardore costante. Attri­
buiva a Dio tutto il bene che andava facendo, e gli
stessi aiuti materiali e morali che le persone caritate­
voli gli porgevano a prò delle sue opere,-dicendoci so­
venti volte : — Coll’aiuto di Dio abbiamo potuto que­
st’anno fare molte cose : abbiamo ampliato la Casa
deirOratorio, e ricevuto duecento giovani di più; adesso speriamo che la Divina Provvidenza ce ne darà
'pure ad aprire le Case tanto necessarie in Genova,
Nizza,, ecc. Essa conosce i nostri bisogni, ed a suo
tempo ci manda i soccorsi neceSsarii. Quanto è ammi­
rabile la Divina Provvidenza ! Quante meraviglie ha
operate il Signore' nell’Europa e neH’America per.
mezzo dei Salesiani ! Siamo grati e riconoscenti alla
bontà di Dio. — Il suo ossequio ed obbedienza verso
§ J3é>
l ’autorità della chiesa, del Romano Pontefice, ai Ve- Mpo^HfsdtumUece]esiÌ
scovi ed alle stesse autorità civili, quali potestà costi- oSqaìSn1PateieSt!9
tuite, emananti da Dio, fece palese sempre ne’ suoi
atti e parole, negli scritti, nelle prediche e nelle con§ 320
-, , ^
,
Gonciuerebaturcumsuis
versazioni pubbliche e private.
'
aggressus in PontifiNel 1860 e negli anni seguenti, deplorava in no- ciarn dltl0nem •
stra presenza,, le aperte violazioni della giustizia, e le
770
stu m .
x.
suomm operum bene- invasioni fatte dalla rivoluzione in danno della Santa
se.mper se^ostelfdît^^
e degli altri Stati. A i benefattori delle sue Isti­
tuzioni, professava profonda gratitudine e pubblica­
mente. Sia scrivendo o predicando, sempre ringrazia­
va i Cooperatori e 'Coopèratrici Salesiane, dicendo
che — mediante il loro aiuto e cooperazione aveva po­
tuto sostenere tante opere di carità in favore dei po­
veri fanciulli. — Nelle orazioni della Casa, stabilì un
P a ter, A v e e G loria da recitarsi ogni giorno per i no­
stri benefattori spirituali e temporali. La sua lettera,
poi, che lasciò scritta e da leggersi dopo lai sua morte
ai Cooperatori Salesiani, è un monumento di pietà e
profonda gratitudine, che lasciò pei suoi benefattori.
Ricordo che il Marchese Fossati ed il Commen­
datore Cotta, insigni nostri benefattori, dissero più
volte al Servo di Dio : — Oh D, Bosco, lei dice che
non ha parole bastanti per ringraziarci di quel poco
che abbiamo fatto; ma siamo noi che dobbiamo rin­
graziare lei prima, perchè domandandoci aiuti pei
suoi giovani, ci presenta una occasione di fare un po’
di bene, e poi perchè il Signore, per le sue preghiere,
ci benedice, e triplica le nostre sostanze.
E t ju x ta id em inierr. Proc. fot. 1157 terg. respondit :
.
,
§ 122
Verso di noi esercitava la virtù della giustizia
S u o s prò cm usque me- .
.
.
1
i
j
•
ritis habebat.
dandoci prove sicure di sua benevolenza,ed amandoci
nel Signore tutti ugualmente. Usava però speciali ri­
guardi a quelli che più lo meritavano, 0 per aver lavo­
rato molto per la Congregazione, o per aver talenti
speciali per un dato ufficio, o per essere caduti ammaP arite r
cuiuscuo .lati Pel lavoro- Così, pure tra i giovani che la Divina
t a r ’ r a tio n ^ ^ s ts tu e " Provvidenza gli mandava, sceglieva 1 più degni per
feat.
s
pietà e Studio, avviandoli alla carriera ecclesiastica,
occupando gli altri in un’arte 0 mestiere. Simil­
mente, quantunque volesse eliminati i castighi nelle '
§ 124
Case nostre, alle volte lasciava che si applicassero ca­
pro noxarum gravitate
. , .
.
i
'
ab eis poenam suane- stighi piccoli e secreti, se la mancanza era tale ; pub^’ c ‘ § 125
_ blici e più gravi, se le mancanze esigevano tali misuEtpuSi In poenamtfue- re per riparazione del cattivo esempio. Io notai però
ntmum Sm?baX a‘ sempre che gli stessi giovani, che avevano meritato
DE HERGICA J U S T IT IA
'
771
respulsione dalla Casa, conservavano pur sempre
¡’affetto e gratitudine verso il Servo di -Dio, che era
stato loro padre e benefattore.
U t ju x ta idem interr. Pro c. fol. 1158 respondit :
Quantunque per amore della pace il Servo di. Dio
abbia sempre evitato di promuovere liti, presso i. tri­
bunali, tuttavia per amore della giustizia e per non
danneggiare i suoi, ricoverati e le sue opere di carità A egre, et§ 126
tantum ne
op erib u s su is noceret,
e di religione, ne. sostenne altresì alcune, ottenendo trib
u n a lia aliq u an d o
compiuta vittoria. In altre venne condannato non già ad ivit.
perchè non avesse ragioni in suo favore, in fac­
cia a Dio ed alla coscienza, ma solo perchè man­
cavano alcune formalità prescritte dalla .legge, e
perchè i. giudici erano di spìrito avverso alle ope­
re di religione, sostenute dal Servo di Dio. Nella que­
stione della successione del Signor D. Careno, che la­
sciava erede D. Bosco, D iretto re dell*Oratorio di S .
F r a n c e sc o di S a le s, in T o r in o , i parenti, del defunto
ottennero che si annullasse H testamento, unicamente
perchè Don Bosco era detto D iretto re dell*Oratorio,
col quale epiteto i giudici pretesero che il legato fosse
lasciato per opera pia ad un erede fiduciario.
§ 127
De lite quam habu it
Il
Servo di. Dio sostenne pure una lite controcuvtn
il quodam S acer­
dote Salesian o.
Sac. D. Domenico Bongiovanni, che aveva ricevuto
'da fanciullo insieme con suo .fratello. Erano ambidue
orfani ed una loro zia lasciava il Servo di Dio erede
delle poche sue sostanze, con la condizione di avviarli
ad una p ro fessio n e; e che loro corrispondesse, giunti
all’età-di anni 25, e, quando lo credesse, d’anni 30,
la somma di lire duemila cadmio.
Dietro loro, insistenza, il Servo di Dio, invece di
avviarli ad un’arte, li avviò- agli studii. Il Domenico,
secondogenito, uscì sacerdote dall’Oratorio, dopo
compiuti i suoi voti triennali, e pretese la porzione
Sua, secondo la disposizione'della zia. Il Servo di Dio
osservò, che essendo stato avviato agli studi, e non ad
un’arte, aveva dovuto incontrare assai maggiori spe­
se, che non avviandolo ad un’arte. Non acconciandosi
il Bongiovanni, portò la lite davanti ai tribunali, che
decisero in favore dell’attore fondandosi sulla, parola
p r o fe ssio n e, la quale secondo i giudici, poteva pure
772
jStU M . x .
comprendere gli studi od u r i arte liberale. Poco dopo,
il fratello primogenito, Sacerdote Salesiano, e fedele
alla sua vocazione, moriva ab-intestato, sia perchè
egli non possedeva più nulla, e sìa perchè, non essen­
do uscito dalla Casa, aveva lasciato tutto al suo Supe­
riore, conforme alle regole Salesiane. Ciò non ostante
il
Domenico reclamava, e pretendeva le altre duemila
N
lire in qualità di erede del fratello. Allora il Servo di
Dio, per evitare una nuova lite, rimise la vertenza in
mano del Signor Cavaliere Duprè ; e si convenne di
dargli ancora 1400 frane, che, a mio avviso non gli sa­
rebbero stati dovuti, perchè la clausola, del testamen­
to della zia. riguardava solo l'uscita volontaria dall5Ci­
ra torio. So che il Servo di Dio sentì molto per questo
fatto, e non m ancò di dimostrarlo; a noi ed. al suo he§m
neficato. Tuttavia egli non neg'ogli mai l ’accesso al^rium^tS «onrpro- l ’Oratorio, e prendeva persino parte alle nostre feste,
hiboit
come pratica tuttora.
In un’altra lite intentatagli da certo Beltrati per
annullare il testamento del Conte San Biagio di
§ 129
Strambino, vinse il Servo di Dio, beneficando poscia
Afium
a d versa riu m ,
i
i*
11
quera in iudicio su- il suo avversario m Parigi, procurandogli, ..colie sue
cumulai. ' beneftciife referenze, una collocazione a lui ed alla sua famiglia.
Anzi, era il Servo di Dio così alienò dalle questioni e
liti, che ci lasciò scritto ne5 suoi ricordi i seguenti av- .
visi : — Cogli esterni bisogna tollerare molto e sop­
portare piuttosto del danno, che venire a questioni.
* I..130 *
Siccome _poi malgrado
i sacrificii ed ogni
buonv .volere
S uos u t lites fu g eren l,
»
fi .
quasque vitare non talvolta devonsi sostenere questioni e liti : cosi 10 conpotuissent. per arbi.
-,
• .
-,
,
i
tros concifiarent, hor- sigilo e raccomando che si rimetta la sentenza ad uno
tabatm'
o due arbitri con pieni poteri, rimettendoci intera­
mente al loro parere. In questo modo è salva la co­
scienza, e si mette termine ad affari che ordinaria­
mente sono assai lunghi, dispendiosi, e nei quali dif­
ficilmente si mantiene la pace del cuore, e la carità
cristiana.
X VII T E S T IS — Rev. D. Pranciscus Cerniti..
jt ix t a 22 interr. Proc. fol. 1337 terg. r e s p o n it i :
Questo spirito di giustizia ebbe pure verso i suoi
DE HEROICA J U S T IT IA
773
parenti. Non ebbe la fortuna di conoscere suo padre,
che morì essendo ancor lui bambino. Ma le attenzioni
che ebbe verso la madre, furono veramente degne
d’un figlio il più affezionato. Mentre per una parte
non fu mai. che posponesse l'amore di Dio a quello
§ 131
j*
j
1 1 n
i
M atrem suam om nibus
di sua madre ; nelle sue opere e nelle sue parole, non guae mu amante sunt
lasciò però mai di usare versp di, essa tutti quei riguar- cuns prosecutus est-'
dì che sono doveri d’un figlio, consolandola, assisten­
dola ed aiutandola in tutto quello che dipendeva da
lui. Questo medesimo riguardo ebbe verso il fratello Frater ei|s^ ma Dei
Giuseppe e verso i due figli di lu i. Si occupò della lo- F am uIo cordi fuerunt.
ro educazione, e quantunque fosse desiderio suo che
si avviassero alla carriera ecclesiastica, vedendo che
non era quella la via, per cui li chiamava il Signore,
li rinviò alla casa paterna, perchè attendessero alla ■
campagna col padre loro. — Io non intendo di far di
voi nè avvocati, nè medici ; se il Signore vi chiama al­
lo stato eccle'siastico, bene : diversamente amo me‘gli.o che'seguitiate ¡’occupazione di vostro padre. —
W ben vero che uno di essi, Luigi, non continuò nella
vita di campagna, ma ripigliò gli studii, e fu e morì
Cancelliere di Pretura ; ma è pur anche verissimo* che
suo zio non concorse mai per lui in nulla, se non con
consigli e qualche vota coi dovuti rimproveri, quando
cioè lo vide non corrispondere ai suoi doveri di buon
cristiano. Questo lo so dalla conoscenza del Luigi, e
da quanto ho sentito da Don Bosco medesimo e dai
miei confratelli. — Quel che ho e che mi dànno — di­
ceva a quando a quando — devo impiegarlo per com­
prare il pane ai miei giovani : guai, a me se ne facessi
altro uso !
E t fuxta idem interr. Proc. foL 1338 ie rg . respondit :
Sempre con questo spirito dì giustìzia egli soleva
i.n certo modo dare la preferenza al Parroco suo. Ad
§ .m
esempio, fin dal 1851 cominciò a mandare i 'suoi gio- s ^ ? u e i S t o e U habm t.
vani chierici a fare il catechismo quaresimale nella
sua parrocchia dei Ss. Simone e Giuda, detta ora dì
S, Gioacchino, e questa usanza continuò sempre,
..senza intenzione e continua tuttora in seguito ai
77 4
§m .
V ictu s n e c e ssa n u m
venibus n un q uam
§135
C i S ! S 2 im e fi^ a
NTTM* X.
suoi suggerimenti, eccetto solo uno o due anni in cui
TArcivescovo Monsignor Gastaldi non lo permise,
mandandovi alcuni chierici del Seminario.
E t ju x t a id em interr. Proc. fol. 1340 terg. re spondit :
Quanta attenzione poi verso i suoi ricoverati, ed.
in modo particolare verso i poveri giovani ! Certo il
vitto non era tanto, ma non fu mai che mancasse del
necessario. Ad esempio, è un fatto constatato da tut­
ti, che pane e minestra erano a piena disposizione di
. tutti. Ed è per questo e per quella tranquillità
veram.
de- mente rara che si godeva, che si stava egregiamente,.
Non ricordo mai in tanti anni, che vi sono stato come
studente, chierico e prete, che si sia lasciato manca­
re a qualcuno il necessario. Occorrendo poi malattie
aveva tutta la cura necessaria, provvedendo quel che
bisognava, coadiuvato da buoni e caritatevoli medici,
sicché era ben raro il caso che taluno dovesse andare
all'ospedale od a casa sua ; eccetto che questo fosse ri­
chiesto dalla qualità della malattia.
E t ju x t a id em interr. Pro c. fol. 1340 terg. re spondit :
Ma D. Bosco pagava poi i suoi debiti? Certamen4 i” t e , e si può' per questo interpellare quanti ebbero a
fare con lui, in ispecie la famiglia Buzzetti. — Senti
un poco,-gli disse un giorno, quel che mi è succeduto
anni sono: Due coniugi senza prole mi diedero a va.rie riprese, mentre si costruiva la Chiesa di Maria
Ausiliatrice, lire seimila. Che vuoi? seppi alcuni an­
ni dopo, che in seguito ad affari andati male, e sopra­
tutto al fallimento di Banche, presso cui avevano de­
positato buona parte del loro capitale, erano caduti
nella miseria, a tal segno che vivevano in una soffitta
a Milano, dove si erano ritirati. Sono andato a trovar­
li, e mi offersi di restituir loro la somma che mi ave­
vano dato. Il marito si rifiutò piangendo, aggiungen­
do che egli aveva fatto quello per fare un’elemosina.
— Ebbene, ella riceva dalla Madonna quello che a
Lei ha dato nella misura che ne avrà bisogno. — Da
quel momento mandai loro ogni mese cento lire. Alla
DE HEROICA J U S T IT IA
775
restituzione delle lire seimila il marito muore, la ve­
dova trova dopo poco tempo a fare un eccellente ma­
trimonio, e cominciò essa e continua tuttora a far e~
lemosine per Maria Àusiliatrice.
E t iu x ta idem interr. P r o c , fot. 1341 t e r g e r e sp ond ìi :
Questo medesimo spirito di giustizia aveva pure,
§<136
e raccomandava che si avesse sempre, nel trattare col Gonvicuim odlQ habm
prossimo. — Del prossimo, ci diceva spesso, o dir be- '
ne o tacere affatto. — Sok> quando si trattava di im­
pedire o di levare uno scandalo, allora mostrava un
coraggio che aveva delPardimento.
XIX T E S T IS — Fr. Joseph Rossi.
J u x ta 30 interr. P r o c . foL 1488 terg i respondit '■
Per ragione del mio ufficio, presentando a diver§ 137 se manifatture, laboratorii, negozii all’ingrossa, per c? oÌÌuÌm d.cFami
far provviste straordinarie per l rOratorio, non ricevet- ,(0fiduciati mai rifiuto, mai fui interpellato di presentare pri- *
ma una lettera credenziale dei miei Superiori ; ma al
presentarmi e domandare la provvista e spedizione di
tali e tali oggetti all’Oratorio di D. Bosco, ciò basta­
va, che quei, fornitori senz’altro accettassero, ed ese­
guivano a credito le commissioni,'e dicevansi sempre
tranquilli di far provviste per D. Bosco più .che ad al­
tre persone, perchè sapevano per esperienza quanto
fosse giusto il Servo di Dio, essendo sempre stati o
tosto o tardi pagati, mentre ben da molti, altri dove­
vano perdere il pagamento delleprovviste fatte.
XXII T E S T IS — -Rev. D. Aloysius Piscetta.
Ju x ta 22 in te r r o g . Proc. fot. 1833 respondit :
Il
Servo di Dio possedeva ed esercitava in grado
eminente la virtù della giustizia, e prima verso Dio,
§ isb
il cui culto promosse coll’erigere varie chiese, col- °veStm cultuim pr
l ’eseguire con molta precisione le sacre cerimonie e
Col procurare che pur dai suoi dipendenti fosse con
m
precisione e decoro praticato tutto quello, che'si rife- Ri^uu^sacrormn 01
risce al culto di. Dio. L ’ho udito io stesso avvertire
altri di cose piccolissime in fatto di rubrica, racco­
776
_§140
Deo om n ia referebat.
§' 141
P a u p e re s tan tum g r a ­
tis in oratoriu m e^cipiebat, ab a liis pretiu/m. exigebat .
§ 142
Q u ia D. F. iastum non
v id e b a tu r qui pauper
non esset, tam quam
p a u p e r haberi.
§ 142.
P rop inq tios suos
locu p letavi!.
C u itus
vexit.
§ 143
decore.m
§ 144
non
pro-
P ro p terea tot sp len d i­
da tem pla érexit.
N U M . X.
mandare l ’esattezza anche nel fare il segno della cro­
ce, e la genuflessione. Zelava il canto gregoriano, fa­
cendolo insegnare e dimostrando speciale contentezza^quando i giovani lo eseguivano bene. L ’ho udito
io stesso insegnare il canto dì una lode, quando aveva
tanti altri a cui commettere tale uffizio. L e sue giusti­
zie verso Dio mostrò coll’attribuire a Luì il bene che
egli ed i suoi facevano, ed i beneficiì e le elemosine
che facevano.'E lo udii più volte dire e ripetere non
n o b is, D o m in e , non nobis sed n om in i tuo da gloriam :
e dire : — Coirajuto del Signore abbiamo fatto que­
sto, o quello : la Provvidenza ci ha inviato questo o
quel soccorso — e simili altre espressioni.
E t ju x ta idem , interr: Proc: fot. 1834 respondit :
Il
Servo di Dio fu anche giusto nell’accettare i
ricoverati, riputandosi egli non padrone, ma sempli­
ce distributore dei tesori affidatigli dalla Provviden­
za ; non accettava gratuitamente se non quelli che erano veramente poveri ed esigeva una pensione da.
chi poteva pagarla. Soleva dire non esser giusto fos­
se trattato da povero chi tale non era. Di ciò fui testi­
monio io stesso. Per questo stesso sentimento di giu­
stizia, per cui riputavasi semplice distributore dei
beni della Provvidenza, non fece punto più ricchi i
suoi parenti, ma lasciolli contadini, quali aveva tro­
vati. E ciò udii dagli anziani, e vidi io stesso nel ni­
pote Francesco, che conosco personalmente.
XXIII T E S T IS — Rev. D. Julius Barberis.
J u x ta -22 interr. Proc. fol. 2021 respondit :
Tra le virtù che ornarono D. Bosco, la giustizia,
tenne certamente uno dei posti più ragguardevoli. E
prima di tutto egli cercava di dare sempre a Dio quel­
lo che è di Dio. Non solo amava la preghièra e la fre­
quenza dei Sacramenti, ma in tutta la sua vita cercò
sempre lo splendore delle funzioni ecclesiastiche e la.
solennità del culto. Era questo desiderio che si desse
a Dio il culto che gli si doveva, che gli fece intra­
prendere l ’erezione di tante chiese e cappelle, che
credo abbiano sorpassato il numerò di cento. Questo
DE HEROICA J U S T IT IA
777
medesimo desiderio fu quello, che gli fece dire più
volte, me presente, airArchìtetto della Chiesa di S.
Giovanni Evangelista in Torino, ed a quello della
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma, che egli
desiderava una chiesa bella e divota, e che non avreb­
be guardato a spese per ottenere questo 'scopo. Q ue-.
sto medesimo desiderio era quello che lo spingeva a
procurare alle sue chiese quei maggiori e migliori
addobbi che si potevano accordare colla sua medesima povertà. Questo medesimo, pensiero era quello EaiJue ^Ifintibuspro
che gli faceva ripetere molte volte me presente, ch e.
ornamea'
'si facessero le funzioni più sontuose possibili, con nu^
m’eroso clero, con gran numero di candele, con mu- Et in soiemmbus ma.,,
i r
• •
gni f i centi am quaesisica scelta, ma grave e divota, ed invero le funzioni vit.
che si fanno ordinariamente nella chiesa di Maria
Ausiliatrice, credo che si possano annoverare fra le
funzioni più solenni, che si facciano in Italia. E cosìin generale solennissime sono Sempre le funzioni dei
nostri Collegi!.
E t ju x ta id e m i n i e r r . Proc. fol. 2024 terg. respondit :
;
Era poi talmente amante della giustizia, che non
valeva assolutamente che qualcuno ci avesse a per­
dere per lui. Le immense imprese a cui per ubbidire
^alle divine disposizioni si accinse, richiedevano spe­
se ingenti, ed egli aveva nulla del suo. Ebbene, io
§ u?
vidi in mille circostanze, che andando a questuare 1 rio petendis* molestiis
egli non domandava alle persone che gli dessero del se absfcm-ebatdenaro ; esponeva i bisogni dei suoi giovani;, od i bi­
sogni che aveva per taFopera o per tal’altra; e poi se
gli davano qualche cosa la prendeva ; ‘se poi nctì glie­
ne davano, non faceva istanze. Soggiungeva con
noi : — I bisogni è necessario farli conoscere, se altri
non li conosce, non può neppure pensare ad ajutarci;
ma quando li conoscono, facciano quello che il cuore
loro ispira; io non insisto di più. —
E t ju x ta id e m . interr. P rocess. 2026 t e r g . re spondit :
. Indica anche il grande amore che D. Bosco aveva
alla giustizia, lo stare attento, come faceva, finché
'
§m
C Fn^ ^ r e d f f o r e s
D*
778
N'UM . X I
nessuno de’ suoi creditori avesse a perdere un cente-.
simo solo. Io mi ricordo di averlo udito più volte a
parlare con D, Rua, allora Prefetto della Congrega­
zione e farsi render conto preciso dello stato finan­
ziario e specialmente dei debiti che avevano, e dirgli
di stare attento ; affinché tutto si pagasse sempre a
tempo stabilito ; che nessuno ci avesse a perdere me­
nomamente. Altra volta udii D..* Bosco a spingere B .
Rua a pagare prontamente un debito' che era scadu­
to, e facendo quegli delle osservazioni, che cioè quel
po’ di denaro che si aveva, l ’aveva conservato per estinguere altro debito più grave, che scadeva dopo un
certo tempo, ¡D. Bosco soggiunse : — Comincianio a
pagare questo che è scaduto, per questo corre già l ’ob­
bligo; per l ’altro abbiamo ancora una settimana di
di tempo. Io uscirò a cercare, scriverò lettere, e spe­
ro che a tempo opportuno il Signore manderà l ’oc­
corrente. L ’importante si è che questo primo non ab­
bia da soffrire.
NUM. XI.
De heroica Fortitudine
E x P r o c e s s u A po sto lic o
I. T E S T IS — R. D, Michael Rua.
J u x ta 65 interr. P ro c. foL, 582 respondit :
1 ±
Il Ven. dimostrò in ogni tempo un’eroica fortezIVetì. D. F. fortem se
,
...
.
...
°
,
-,
praebuit in vqcatione za ; la dimostro colla costanza nel seguire la sua vosua perseguendo.
cazione sacerdotale malgrado la mancanza di mezzi,
per cui doveva adattarsi ad ogni sorta di privazioni
e di fatiche per procacciarsi i mezzi affine di arriva­
re sino alla vestizione chiericale. Fatto chierico mo. strò questa sua fortezza nella diligenza per l ’adempi­
mento di tutti i suoi doveri, malgrado fosse di! quan-
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