Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
Anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
SOMMARIO
EDITORIALE
Caro amico
ti scrivo...
SPECIALE
Viaggi
PAG.6
Secheresse et pluie
ANTONELLA ROSSETTI
Il degrado e il sovraffollamento sono solo due dei problemi
Emergenza carceri
PAG.12
Human Being Project
PAOLOM
Servono anche più guardie ed educatori
ORSOLA TREPPICCIONE
Lo sciopero della fame e
della sete di Marco Pannella
ha riportato l’attenzione
sull’eterno stato emergenziale del mondo delle carceri
e, soprattutto, sull’annoso
problema della vivibilità
delle strutture penitenziarie
stesse. La protesta non violenta del leader del partito
radicale, cominciata il 20
aprile scorso, ha trovato adesioni tra detenuti, famigliari,
avvocati, guardie carcerarie
e cittadini comuni. A loro si
sono aggiunti anche i direttori delle carceri. Per capire
meglio una realtà così complessa abbiamo incontrato
don Antonio Iadicicco, cap-
pellano della Casa Circondariale di Santa Caria Capua
Vetere da ormai dieci anni.
Anche la Casa Circondariale
ha avuto, e ha, problemi di
vivibilità “il problema fondamentale è il sovraffollamento”; costruita nel 1996,
con una capienza massima
per 650 detenuti, è arrivata a
toccare, in certi periodi,
quota mille reclusi, tra chi è
in attesa di giudizio e chi è
condannato a pene che non
superano un certo numero di
anni. Come nel 2006,
quando il parlamento promulgò l’indulto; in quell’occasione circa 300 poterono
avvalersi della grazia e vennero scarcerati. Nella nostra
chiacchierata abbiamo par-
lato anche delle denuncie di
qualche trasmissione, tipo
Striscia la Notizia, che segnalano “come in Italia, ci
sono carceri che sono state
costruite e che stanno facendo cadere a pezzi perchè
non sono mai state inaugurate”. Don Iadicicco ricorda
ancora quando, sempre nel
2006, sfondarono muri e cercarono di ricavare ulteriori
spazi per ospitare altri letti a
castello, “con il caldo la situazione era al massimo,
anche le guardie non sapevano come uscirne”. In quest’ultimo anno e mezzo
hanno costruito un nuovo
padiglione, per 500 detenuti,
“ si prevede che da 900, numero attuale, si arriverà a
1400”. Forse sarà riempito
dai detenuti ad alta sicurezza: associazione camorristica, spaccio internazionale
di stupefacenti ed estorsione,
“ma non c’è nulla di certo”.
Compito di un Provveditore,
che è il contatto diretto di un
territorio con il Ministero
della Giustizia, è accertarsi
che “quando si mette in funzione una qualsiasi cosa, bisogna essere pronti a
gestirla, avendo tutti gli strumenti necessari”. “Probabilmente, apro una parentesi,
prima di riempire un carcere
di detenuti ci vogliono le
guardie che li controllano, li
sostengono e li sostentano,
ma il nostro governo, che
Segue a Pag. 2
PAG.15
Cosa c’è nella
borsa delle donne?
FRANCESCA CAPITELLI
2
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
EDITORIALE
ANTONIO CASALE
CARO AMICO
TI SCRIVO...
“Caro amico ti scrivo… così mi distraggo un po’ e siccome sei troppo
lontano più forte ti scriverò…”
Prima di sospendere le pubblicazioni per le vacanze estive mi congedo dai cari lettori di Kairosnews
parafrasando la mitica canzone di
Lucio Dalla. Qualcuno penserà che
il sole di questi giorni mi ha dato
alla testa e che la chiusura del giornale si rende necessaria non per le
vacanze, ma per il ricovero urgente
del direttore. Fortunatamente non è
così per la mia salute e soprattutto
per la salute di Kairos che funziona
benissimo anche senza il mio modestissimo apporto. Questo è uno dei
suoi maggiori punti di forza. La
linea editoriale infatti non è stabilita
dalla mente di uno solo, ma dalla sinergia di tante singole professionalità e sensibilità che entrano in
perfetta sintonia quasi automaticamente. Tuttavia la fiducia e l’intesa
tra i redattori non significa necessariamente fiducia e intesa con i lettori
che sono i veri dominus del giornale
anche se spesso non se ne rendono
conto perché godono di un bene
senza fatica e senza denaro. Per
questo a volte sono svogliati, distratti se non addirittura irriverenti.
Spesso mi capita di vedere alcuni
giornali ( raramente Kairos, per fortuna) nei secchi della spazzatura o addirittura buttati per strada. Eppure
ogni foglio di qualunque testata, piccola o grande, è frutto di un grande
impegno sia intellettuale che materiale. E’ così certamente per Kairosnews che si avvale dell’opera
gratuita e competente di tanti generosi collaboratori. Il suo immane
sforzo di essere presente e fedele ogni
settimana risponde alla logica di far
affezionare il lettore e renderlo protagonista e responsabile del prodotto finale. Tanto più per degli umili
artigiani della comunicazione il cui
raggio di azione è legato ad un territorio e ad una storia particolare. Essere artigiani significa poter provare
la ineguagliabile gioia o la irresistibile sfida che dipendono dal vedere
direttamente negli occhi del committente la soddisfazione del proprio lavoro o la sua bruciante delusione.
Questo vitale contatto manca sempre
di più nei rapporti sociali e produttivi.
I grandi magazzini, i grandi network
producono e vendono pensando all’utente medio, quello delle statistiche o dell’audience. Siamo tutti
ridotti a numeri o a funzioni. L’effetto
più grave di ciò è che alla fine non
sono loro che si adeguano a noi, ma
siamo noi che pian piano diventiamo
come loro ci vogliono. E’ un gioco
perverso che si autoalimenta. Nel no-
stro piccolo possiamo correre gli
stessi rischi se perdiamo il contatto
vitale e diretto con i lettori. Ecco
perché questo editoriale vuole essere come la lettera di Lucio Dalla
diretta a ciascuno di voi per “distrarci un po’” da un pericoloso e
stupido autocompiacimento. Innanzitutto a Giovanni, Giuseppe e tutti
gli altri che hanno già avuto la bontà
di farsi vivi esprimendo i loro preziosissimi consigli, ma anche a
quelli ancora “molto lontani” che
non hanno preso carta e penna per
farci sentire la loro voce. Per questi
ultimi scrivo “più forte” quasi come
una supplica. Abbiamo bisogno di
voi per rendere questo giornale
unico ed originale. Non vogliamo
scrivere per tanti o pochi lettori
“medi”. A noi interessa Giovanni,
Giuseppe e ogni singola persona a
cui la Provvidenza vorrà consegnare
i nostri fogli. Prendiamoci queste
vacanze, sotto l’ombrellone o in
cima ad una montagna, per uscire
dalla massa, riappropriarci della nostra originalità e fare di questa la nostra
comune
ineguagliabile
ricchezza. “…E se questa estate poi
passasse in un istante, vedi amico
mio come diventa importante che in
quell’istante ci sia anch’io”
Per consigli, suggerimenti ed opinioni,
i lettori possono scrivere alla rubrica “Lettera al direttore”
all’indirizzo mail: [email protected]
Emergenza carceri
Segue da Pag.1
mira al risparmio, ha tanta
difficoltà ad indire dei concorsi per l’arruolamento di
guardie di polizia penitenziaria, sia maschili che femminili”,
osserva
don
Antonio. E’ il caso della
Casa Circondariale che ha
in organico circa 300/350
guardie carcerarie che però
non sono sufficienti per la
mole di lavoro da svolgere.
Spesso, è una sola per
piano, con molteplici compiti: aprire e chiudere le
celle del piano; accompagnare i detenuti ai colloqui
e riportarli al piano; gestire
il momento doccie; controllare la sicurezza ed altro ancora. Ma altre conquiste ci
segnala don Antonio: una
discreta assistenza medica
e, importantissimo, “ab-
biamo la figura necessaria
dell’educatore che ascolta,
consiglia, facilita o risolve
eventuali problematiche del
detenuto” Perchè non tutti
ricevono le visite dei parenti
che sostengono i loro congiunti anche con somme di
denaro, soldi che “ vengono messi su un conto interno per tutti i loro
bisogni”. Se “la funzione
del carcere deve essere riabilitazione e rieducazione,
devono esserci i mezzi
adatti per far questo”. In genere, il detenuto fuori dal
carcere ha vissuto una vita
senza regole, “spericolata
per citare Vasco Rossi”;
“ecco, che la difficoltà di
chi opera all’interno, come
la guardia penitenziaria o di
chi li segue, come l’assistente sociale, è cercare di
ricondurli all’osservanza
delle regole”. Regole che
vanno di pari passo con i diritti. “Qualcuno potrebbe
dire: per tutto quello che
hanno fatto, pure i diritti?”
“Non dobbiamo dimenticare che nonostante tutto
quello che ha fatto- anche
reati infami tipo l’omicidio
o, peggio di peggio, la pedofilia- il detenuto è e resta
una persona, con diritti e
doveri. Anche l’ordinamento penitenziario dice
che anche se un detenuto
dovesse avere delle accuse
infamanti deve essere riconosciuto come persona e
non sottoposto a trattamenti
che disconoscono questo diritto basilare”. Ritorniamo
al problema vivibilità nelle
carceri. Don Iadicicco ci
tiene a render noto che da
giugno a settembre nella
Casa Circondariale manca,
per alcune ore, l’acqua.
Quando il carcere è stato
costruito, nessuno ha provveduto a dotarlo di pozzi. I
comuni di Santa Maria e di
San Tammaro, in mezzo ai
quali la struttura si trova, si
rimpallano il problema.
Morale: arrivano le autobotti dei Vigili a riempire le
cisterne, ma intanto, anche
per 4 ore, i detenuti restano
senz’acqua. Con tutto il rispetto per la battaglia dei radicali, “non ci vuole
Pannella con il suo ennesimo sciopero a riaccendere
le luci sull’argomento carcere” ci dice don Antonio,
“perchè i nostri governanti
la conoscono benissimo la
situazione”.
CHIESA
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Benedetto XVI al conferimento del Premio Ratzinger 2011
L’amore vero non rende ciechi ma vedenti
DON AGOSTINO PORRECA
Il Santo Padre Benedetto XVI,
in occasione del conferimento
del “Premio Ratzinger” avvenuto lo scorso 30 giugno, ha
voluto spendere qualche parola
sulla questione fondamentale
di cosa sia veramente “teologia”. Il Papa teologo, che per
lunghi anni ha insegnato teologia, riporta alla mente dei presenti
la
definizione
tradizionale della teologia
come scientia fidei. Egli si
chiede: è possibile una tale definizione o essa è portatrice di
aporia e contraddizione interna? Scienza non è forse il
contrario di fede? Non cessa la
fede di essere tale, quando diventa scienza? E non cessa la
scienza di essere scienza
quando è ordinata o addirittura
subordinata alla fede? La teologia ha spesso cercato di rispondere
alle
obiezioni
avanzate dal mondo della
scienza rifugiandosi nel passato (ritirandosi nel campo
della storia) o nel campo della
prassi (per cercare di mostrare
la sua “utilità” per la vita concreta al pari della psicologia e
della sociologia). In tal modo
la fede rischia di essere lasciata
nel buio. Nella teologia –sottolinea il Santo Padre - è in gioco
la questione circa la verità;
essa è il suo fondamento ultimo ed essenziale. Ma la verità è Cristo, il Logos del
Padre. Al Logos di Dio l’uomo
deve corrispondere con la propria ragione, con il suo logos.
«Per arrivare fino a Cristo,
l’uomo deve essere sulla via
della verità. Deve aprirsi al
Logos, alla Ragione creatrice,
da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda.
Da qui si capisce che la fede
cristiana, per la sua stessa natura, deve suscitare la teologia,
doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se
naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e
così la natura concreta del
nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata».
Mutuando una distinzione di
San Bonaventura presente nel
prologo al suo Commento alle
Sentenze, Benedetto XVI richiama la distinzione tra una
violentia rationis che è estranea all’ambito della fede (dispotismo e assolutismo della
ragione umana) e una ratio
aperta, sapienziale, personale,
intimamente legata alla fede.
«La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore
per la verità, possa conoscere
Dio più da vicino. L’iniziativa
per questo cammino sta presso
Dio, che ha posto nel cuore
dell’uomo la ricerca del suo
Volto. Fa quindi parte della
teologia, da un lato l’umiltà
che si lascia “toccare” da Dio,
dall’altro la disciplina che si
lega all’ordine della ragione,
che preserva l’amore dalla cecità e che aiuta a sviluppare la
sua forza visiva». La teologia
è scientia fidei, è esercizio del
logos umano che cerca di conformarsi sempre più al Logos
di Dio, della ragione umana
non dispotica e alienata, ma dinamicamente aperta al Trascendente e desiderosa, come
una amante, di conoscere e ve-
dere meglio il volto di Colui
che ama: l’amore vero e autentico non rende ciechi, ma vedenti. L’amore fa vedere.
XVI Domenica del Tempo Ordinario
“Lasciate che l’una e l’altra
crescano insieme fino alla mietitura”
DON PASQUALE VIOLANTE
Nella Liturgia della Parola
di questa domenica domina
la pagina evangelica con le
tre parabole che vogliono
parlare del Regno di Dio: la
zizzania, il granello di senape e il lievito. Come domenica
scorsa,
viene
evidenziato dall’evangelista
la motivazione del parlare
in parabole, ma in modo diverso: le parabole
sono uno strumento
efficace per proclamare cose nascoste
fin dalla fondazione
del mondo. Sì, perché
davvero grande è il
mistero del Regno
che Gesù ha inaugurato con la sua vita
pubblica. Come descriverlo? A che cosa
lo si potrebbe rassomigliare? L’immagine del granello di senape mette in
risalto il nascondimento con
cui il Regno di Dio è presente in mezzo al mondo.
Non è eclatante, non fa rumore, non si impone. I suoi
frutti però sono abbondanti,
esso diventa luogo di rifugio per tutti quelli che nella
vita amano la libertà, che
volano alla ricerca della ve-
rità di se stessi e la trovano
solo in Dio. Il Regno è
come lievito, è, cioè, quell’elemento indispensabile
per far progredire la fede
personale, per far progredire la società verso la piena
realizzazione della sua essenza. Possiede dunque una
potenza intrinseca efficace.
La parabola del buon seme
e la zizzania è trattata più
ampiamente perché più
lunga e perché Gesù ne dà
la spiegazione. Essa vuole
motivare la presenza del
male nonostante il Regno
inaugurato da Cristo. Esso
infatti metterebbe in discussione l’immagine di Dio
presentataci da libro della
Sapienza (I lettura). Egli è
giusto, il suo dominio universale lo rende magnanimo
e mite, ma soprattutto esercita la sua forza quando non
si crede nel suo potere. Il responsabile primario è il diavolo, è detto chiaramente.
Ma anche chi collabora con
lui per la crescita della zizzania: gli scandali e tutti
quelli che commettono iniquità. La chiave di volta
della parabola è data dal
fatto che Dio lascia crescere
la zizzania per non sradicare
anche il grano. Alla mietitura essa sarà tagliata e gettata nel fuoco. Così
oggi Dio lascia crescere la zizzania affinché la sua estirpazione
non danneggi la crescita del Regno ovvero
non precluda la sua
opera di conversione e
trasformazione
del
mondo. Solo al giudizio finale sarà fatta giustizia piena. Nell’attesa
di quel giorno viviamo la
nostra preghiera lasciandoci
guidare dallo Spirito Santo
che abita in noi e che per
noi chiede al Padre ciò che
è davvero necessario alla
nostra salvezza (II lettura),
affinché non ci scandalizziamo del male, ma operiamo con umiltà e con
efficacia alla costruzione
del Regno di giustizia e di
pace.
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CHIESA
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16 Luglio 2011
Intervista a don Elpidio Lillo, Vicario Episcopale per la vita consacrata
Vita consacrata, segno forte per la società moderna
TERESA PAGANO
Spinti da un particolare senso
di curiosità, vogliamo porci
alcune domande sulla vita
“vita consacrata”. La società
odierna è sempre più concentrata sulle regole della produttività e del profitto per cui
elimina qualsiasi senso del
trascendente. Di conseguenza
lascia poco spazio alla vita
consacrata segno storicizzato
del trascendente. Basata su
una scelta “forte”, diventa un
segno tangibile di un’esistenza che vuole essere da
esempio e traino per la comunità. Di questo tema, assai
delicato, ho parlato col Vicario Episcopale per la vita
consacrata, don Elpidio. Indicando la definizione che troviamo nella costituzione
conciliare “Lumen Gentium”, - ha affermato - la vita
consacrata è segno di ciò che
saremo nell’Eternità. Segno
che si raggiunge con la sequela Cristi mediante i voti di
povertà, castità ed obbedienza”. In quanto al loro
ruolo,
i consacrati
“hanno da sempre
il compito
di richiamare
il popolo Santo
di Dio e la società
ai valori trascendenti,
per la restaurazione del regno
di Dio basato unicamente
sulla carità. All’uomo di
oggi, avvilito e disperso per
la mancanza di interiorità, e
ancora di più portato allo svilimento, frustrazione, rabbia
pe la mancanza del trascende,
la vita consacrata assume un
rilievo ancor più importante.
Essa diviene finestra sul trascendente. È per questo che
oggi più che mai v’è bisogno
di una testimonianza di questo stile di vita. L’uomo non
è solo materia, per dar senso
alla propria vita ha bisogno di
trascendere non di alienarsi.
Deve cercare un’identità che
superi il “sé”. La vita consacrata apre questo varco, ed è
solo capendo questa funzione
che potremo capire il senso
dei voti”. Poi don Elpidio ha
fatto una riflessione proprio
sui tre voti, “la povertà può
apparire un disvalore per
questa società – ha detto don
Elpidio – eppure è un valore
eccezionale perché fa dipendere la propria vita dalla
provvidenza di Dio. Essa
esprime la libertà dalle cose,
e mette in pratica ciò che diceva Gesù “non di solo pane
vive l’uomo”. L’obbedienza è
la giusta relazione tra il creatore e la creatura. È la realizzazione di un progetto che
nasce da un Amante creatore
e l’amata creatura. Non si capisce il senso del voto se non
si capisce il senso dell’Amore, e da qui il voto
della castità. Essa non va intesa come privazione affettiva o rifiuto delle relazioni,
ma come libertà suprema di
un amore gratuito che libera
e un amore donato”. Dopo
aver spiegato i tre voti su cui
è incentrata la vita consacrata, Don Elpidio ha poi
fatto una precisazione “tali
tre voti si realizzano nel mistero della comunione in un
contesto di concreta comunità, è così che hanno attuazione pratica.
La comunità
diviene Chiesa,
capace di trasmettere
quell’amore tenero
e delicato di un Dio
che per l’uomo
s’è fatto uomo.
Una comunità
che vive
la comunione
è il segno profetico
che può salvare
l’uomo di oggi”.
A don Elpidio ho poi chiesto
di parlare della propria esperienza come vicario della vita
consacrata e della scelta di
vivere in un convento “Sono
più di trent’anni che vivo
presso il convento delle “Carmelitane di S. Teresa” di
Santa Maria C. V. Giovanissimo sacerdote chiesi al Vescovo di allora, una comunità
in cui poter pregare. A questa
comunità, ed a tutte le comunità religiose, esprimo la mia
gratitudine per quest’esperienza che mi ha rafforzata e
dato modo di esprimere fortemente la mia vocazione sacerdotale”. A breve nella
Congrecazione delle Ancelle
dell’Immacolata ci sarà l’elezione della Madre Generale,
ho colto l’occasione per chiedere a don Elpidio cosa s’intende quando si parla di
Capitolo “è l’espressione giuridica della comunione di una
congregazione – ha spiegato
don Elpidio – l’origine risale
all’usanza dei monaci di riunirsi in una sala dopo l’attività lavorativa per leggere un
“capitolo della regola”. Oggi
tutte la comunità religiose,
congregazioni, monasteri, associazioni, si servono di questo strumento per esprimere,
ricercare e individuare la
forma più adatta a vivere e
esprimere questo segno, questa testimonianza.
Il Capitolo
è l’Organo Supremo
decisionale,
che sostituisce
tutti gli altri,
si adotta
per prendere
decisioni importanti,
come l’elezione
dei superiori.
Hanno diritto a parteciparvi
tutti i membri dell’assemblea
che abbiano già professato”.
Don Elpidio ha voluto poi
sottolineare il metodo che si
utilizza all’interno del Capitolo “All’interno dell’organismo ecclesiale vige lo stile
della comunione, cioè le decisioni si prendono in comunione con l’assemblea, non
s’usa né la dittatura né la democrazia, questi due infatti
sono termini che sviliscono il
senso stesso di ogni organismo ecclesiale”.
ATTUALITA’
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Non solo crociere e cene con delitto
Crimine, che passione
Sempre più numerosi i visitatori nei luoghi dei crimini
ORSOLA TREPPICCIONE
Negli ultimi anni si è scatenata
la crime mania. I tour operator
di mezzo mondo organizzano
cene con delitto, crociere con
delitto, weekend con omicidio.
Una sorta di giochi di ruolo per
appassionati e cultori del genere poliziesco che si ritroveranno in coppia o divisi in
squadre, ad investigare per risolvere il delitto. Pura fantasia
e un modo, per chi vi partecipa, di assecondare innocenti
manie. Negli ultimi tempi,
però, sta prendendo piede un
nuovo fenomeno: il turismo
dell’orrore. La gente, cioè, preferisce la realtà alla fantasia
andando a visitare i luoghi
dove è accaduto un vero delitto. L’ultimo, in ordine di
tempo, ad attirare tanti turisti
del macabro è stato l’omicidio
di Sarah Scazzi, la ragazzina di
Avetrana uccisa l’estate scorsa.
Fin dalle prime ore del drammatico ritrovamento nel pozzo,
il 6 ottobre scorso, sciami di
persone si sono precipitate a
vedere “dove era stata messa”,
sono corse sia davanti all’abitazione della famiglia Scazzi
sia davanti alla casa della famiglia Misseri, il cui capofamiglia
aveva
confessato
l’omicidio. In un primo tempo,
la gente lasciava fiori e biglietti
in ricordo di Sarah (soprattutto
sulla porta di quel garage indicato come il luogo del delitto),
ma, ben presto, si è passati a
farsi fotografare davanti al garage o il pozzo, si sbirciava da
dietro i cancelli con l’intento di
scorgere i protagonisti. Molti
accusano i media di aver alimentato questa forma di turismo “grazie” alle tantissime
ore dedicate dai palinsesti tele-
visivi alla vicenda con i continui collegamenti e aggiornamenti da Avetrana. Altri
parlano di corresponsabilità
con i tour operator che, avendo
fiutato l’affare da subito,
hanno offerto alle famiglie,
anche bambini, pacchetti domenicali “tutto compreso”.
Così, la cittadina si è vista invasa da pullmann carichi di
visitatori “Giusto per vedere
un pò”, soprattutto quando la
vicenda ha assunto contorni
assurdi e morbosi; l’omicida
ha ritrattato accusando la figlia di avere ucciso la ragazzina per gelosia, no si è di
nuovo accollato tutto il misfatto, sì il delitto è accaduto
in garage, no forse in casa,
sono stati il padre e la figlia,
no sono state Sabrina e la
madre! Ancora oggi, siamo
quasi ad un anno dalla morte
di Sarah, si vedono persone
che – in viaggio per i luoghi di
vacanza- deviano per cercare
di avere l’autografo di Misseri;
ancora oggi, arriva la signora
che candidamente afferma:
“Sono venuta per scoprire se la
polizia ha tralasciato qualche
indizio”. Scordando, tragicamente, che si parla della vicenda reale di una ragazzina
alla quale è stata tolta la vita,
non di un gioco che tuttalpiù
non vinci.
Una giornata per un futuro migliore
il 31 ottobre saremo 7 miliardi di terrestri!
GAETANO CENNAME
La prima pagina de “Il Mattino” di Caserta del giorno 11
luglio, da poco trascorso, era
a dir poco demoralizzante;
notizie pessime, soltanto problemi irrisolti, e a far da padrone
lo
spinoso
e
nauseabondo tema dei rifiuti,
che o direttamente o indirettamente ci riguarda da vicino
e non ci lascia “respirare” in
santa pace. Un moto di ribellione mi ha preso: mi rifiuto
di parlare di rifiuti. Ed ho rivolto lo sguardo altrove.
E’ allora che mi sono accorto
che il giorno 11 luglio si festeggia - su iniziativa delle
Nazioni Unite -il “World Population Day” – Giornata
Mondiale della Popolazione”.
Volendo fare un paragone
con le feste della nostra tradizione cattolica è come la
Festa del 1° di novembre “
Tutti i Santi “: L’ONU
nell’11 luglio del 1987, allorquando la popolazione mondiale toccò i 5 miliardi, istituì
la festa per celebrare gli
umani, viventi. Tutti. Ed i festeggiati si sono dati da fare!
Pensate che la percentuale di
crescita annua si aggira intorno all’1,14 % ed oggi
siamo già a 6,93 miliardi di
teste. Per il prossimo ottobre
è previsto l’attesissimo arrivo
del sette miliardesimo abitante della terra. E’ una notizia bellissima e terrificante
nello stesso tempo: la prima
cosa che mi è venuta da pensare è che l’umanità si
espande e cresce così come si
espande e cresce l’universo e
mi è sembrata una cosa meravigliosa, divina e mi sono illuminato d’immenso, per
dirla con il poeta. E subito
dopo, sicuro di essere in
buona e cotanta compagnia
sulla faccia di questa terra, mi
è venuto da pensare se noi
tutti e sette miliardi di umani
siamo soli nell’universo o da
qualche altra parte ci sono
altri “ figli di Dio” che vivono e si danno da fare per
moltiplicarsi. Ma Ban Ki –
Moon, segretario generale
delle Nazioni Unite, per l’occasione, ha lanciato un mes-
saggio che subito mi ha riportato con i piedi a terra:
”Usiamo questa giornata per
intraprendere azioni che possano creare un futuro migliore per gli abitanti del
nostro mondo e per le generazioni future”. Vi do un po’
di numeri.
Attualmente siamo 6,93 miliardi di terrestri. 4 miliardi in
Asia (60%), 1 miliardo in
Africa (15%), 733 milioni in
Europa (11%), 589 milioni in
America Latina e Carabi
(9%), 353 milioni in Nord
America (5%), 25 milioni in
Oceania (0,5%). E’ chiaro
che il record che stiamo per
toccare ripropone temi e problemi ed impone delle riflessioni. Bianchi e neri, occupati
e disoccupati, adulti e minori,
giovani ed anziani, cittadini e
clandestini, sazi ed affamati,
liberi e schiavi ed in ultimo
ma solo in ordine di elencazione, uomini e donne. Accenno soltanto ad un dato ed
una notizia che sconvolge.
Nel mondo il rapporto tra i
nati maschi e femmine è di
circa 105 maschi per 100
femmine; Gli ultimi dati statistici riferiti alla Cina parlano di un rapporto tra
neonati maschi e femmine di
120 a 100 ed in India i dati riportano 109 a 100. Nella Repubblica Popolare Cinese,
dove vige ancora la norma
del figlio unico, ed in India,
dove non ci sono limiti legali
alla procreazione, in sostanza
le coppie preferiscono avere
un figlio maschio e, per questo motivo, benché vietati
sono aumentati a dismisura
gli aborti selettivi. Che
mondo: in Cina fanno la differenziata anche sui figli.
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ATTUALITA’
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16 Luglio 2011
La memoria del mondo nella danza epica di Ea Sola
Secheresse et pluie
La coreografa franco-vietnamita propone un raffinato spettacolo di teatro/danza
ANTONELLA ROSSETTI
<< I miei lavori sulla “memoria di guerra” possono
essere considerati come le
premesse di una serie di performance a cui ho dato vita
tra il 1995 e il 2010, per raggiungere un altro livello di
memoria.[…] Questo percorso mi ha permesso di trovare tracce di memoria che
chiedevano di essere ascoltate. >> Questa la motivazione che muove
la
riflessiva messinscena della
stimata coreografa francovietnamita , Ea Sola. “Sécheresse et pluie”( Siccità e
Pioggia) è tra gli spettacoli
che inaugurano a Napoli la
IV edizione del NTFI 2011,
al Teatro San Ferdinando il
27 e 28 giugno. Il lavoro di
teatro-danza, presentato per
la prima volta nel 1995, è
incentrato sulla memoria
della guerra in Vietnam. I
testi sono stati scritti per
l’occasione
dal
poeta
Nguyen Duy, illustre esponente della letteratura vietnamita contemporanea. Ea
Sola con danzatrici non professioniste, non più giovani,
da vita ad un singolare lavoro in cui si dipana una
profonda ed intensa contaminazione tra tradizione e
contemporaneità.
Protagonista della scena il
rapporto uomo-natura: il
Sole (Pham Van Mon) ,la
Pioggia (Doan Thanh Binh)
e l’Anonimo (Doan Thi Ket)
che si raccontano attraverso
canti e danze. <<il sole e la
pioggia si divertono con i
loro poteri, ciascuno vuole
per sé tutta la terra…..Il Sole
e la Pioggia decidono allora
di creare le stagioni per
porre termine a questo
Caos>>. Qui in un atmosfera rarefatta tele trasparenti
calate
lasciano
intravedere sagome che accennano movenze. Ogni
danzatrice guida due figure
inanimate. Con esse prendono posizione. Avanzano,
fluttuano. lI presente richiama gli echi del passato.
Così presentano la loro storia. Un ensemble di musici-
sti di talento accompagna la
lenta danza e le dolci voci
<< Questa danza epica-Siccità e Pioggia- racconta la
storia di migliaia di destini…gioia e tristezza si alternano nei campi, fate e
Spiriti si cullano sull’ arcobaleno lontano -il sogno
resta all’orizzonte.>>. Tutto
si svolge in perfetta sincronia . Corpo e voce procedono all’unisono. Meticolosi
micro-movimenti veicolano
messaggi fortemente significativi. Si riconosce il rigore e la forza delle donne in
guerra, armate solo di tenacia e comprensione. Le interpreti scelte da Ea Sola
sono le donne che consolavano i soldati con il loro
canto<< ...noi cantiamo le
parole che ci appartengono…la memoria trascinata
dal
canto..>>
Coreografie asciutte ed essenziali si succedono in maniera armonica. Momento
saliente: sui volti-maschere
delle donne l’effige della
sofferenza e della rabbia .
Con sincinesie stereotipate e
spasmodiche mostrano in
proscenio le fotografie dei
loro cari. Alla platea come al
mondo. Vedove ed orfane
che con i loro sguardi severi
esigono risposte al loro insanabile dolore. Chi è responsabile di tante vite dilaniate?
Probabilmente tutti. Nessuno escluso. Le grandi
sventure non possono non
appartenere che all’umanità
intera. Così come la “poesia” che percorre l’intera
drammaturgia. Chapeau alla
raffinata coreografa vietnamita che dimostra come sia
ancora possibile “calcare” le
scene senza ostentare futili
orpelli solo graziose avvenenze. E i tempi scenici
troppo dilatati? Forse giudicati tali da un gusto occidentale forse ancora “acerbo”
per adattarsi ad un concetto
temporale basato su parametri completamente diversi.
Un dettaglio trascurabile rispetto alla temperatura tropicale che il teatro San
Ferdinando, non climatizzato, offriva. L’aria calda
imponeva l’urgenza
di
guadagnare
l’uscita. Ma un pubblico
rispettoso
della professionalità
degli interpreti e
della qualità della
performance ha apprezzato fino alla
fine e con generoso
plauso. Opportuno
ricompensarlo almeno con una doverosa nota di merito.
Caro vecchio canone RAI quanto mi costi!
Oggi anche per video cellulari e pc
FRANCESCA CAPITELLI
Chiunque in Italia possiede
un dispositivo utile a vedere
le trasmissioni televisive
della RAI è tenuto a pagare
il canone.
Se su questo non esistono
scuse che tengano, ci sono
larghe perplessità su quali
siano gli apparecchi per i
quali è obbligatorio pagare
la tassa per la televisione
pubblica.
L’ADUC, l’associazione per
la tutela dei diritti degli
utenti e consumatori, ha
chiamato in causa l’Agenzia
delle Entrate per cercare di
capire quali dispositivi elettronici impongono ai cittadini il versamento del
canone. La risposta è stata a
dir poco evasiva: l’Agenzia
dichiara di non avere competenze precise utili a stabilire
quali
siano
effettivamente gli apparecchi atti alla ricezione del segnale televisivo.
L’ADUC ha rivolto la stessa
domanda anche al Ministero, ma anche qui la risposta è rimasta vaga. “Non si
capisce con quale criterio il
Sat (Sportello Abbonamenti
TV) invii queste lettere ma è
sicuro che hanno dei toni decisamente minatori. Si paventano blocchi amministrativi delle auto o pignoramenti senza che la legge lo
preveda. Per questo stiamo
valutando la possibilità di
presentare un esposto in procura per abuso d’ufficio”, ha
commentato Silvio Pieri,
presidente dell’ufficio del
Garante del contribuente del
Piemonte, competente per il
territorio.
Teoricamente la cosa potrebbe riguardare quindi
anche i pc dotati di scheda
TV e i videofonini. E infatti
nelle lettere spedite si legge
che sono “compresi personal computer, decoder digitali
e
altri
apparati
multimediali”. “Un tempo
chi comprava un televisore
veniva registrato con nome
e indirizzo, mentre adesso
questo non si fa più e
in effetti l’evasione è
aumentata moltissimo
Ma non si può rispondere all’illegalità con
altra illegalità.” ha aggiunto Pieri.
Per Adusbef e Federconsumatori è “un
abuso, assimilare i
personal computer,
per i quali si chiede
addirittura il pagamento del canone, ad
un televisore”. In questo senso le due asso-
ciazioni si dicono “determinate nel denunciare gli abusi
dell’agenzia delle entrate di
Torino, che minaccia addirittura le ganasce fiscali per
quegli utenti che non hanno
un televisore, o perché
hanno disdettato l’abbonamento, o perché non lo
hanno mai avuto”.
“Le lettere che ingiungono il
pagamento del canone televisivo a chi possiede un pc o
un videofonino firmate dal
Sat sono un atto illegittimo:
questo della Rai e dell’organo del ministero dell’Economia è un inaccettabile
attacco al popolo del web”.
Lo dice il capogruppo dei
Verdi alla Camera Angelo
Bonelli, esponente della Sinistra Arcobaleno. “Su questa grave vicenda– ha
aggiunto – chiederò un intervento immediato del ministro e dell’Authority delle
Comunicazioni”.
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
SPECIALE
Inserto dell’ Anno 2 Numero 27
VIAGGI
Tempo
di
Grazia
per lo
Spirito
16 Luglio 2011
8
SPECIALE
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
L’italia va in vacanza
Il mare, la meta più ambita
FRANCESCA CAPITELLI
Un’estate al mare
Valigie già pronte ed una gran voglia di andare via. Sono questi i
sentimenti che attanagliano le persone prima di un viaggio. Ci siamo
domandati più volte, però, dove
vanno al mare gli Italiani, finché
non abbiamo girato questa domanda alla nota agenzia di viaggi
“Le ali della libertà” di cui è titolare Antonella Ricciardi, giornalista
presso il nostro giornale. E sentite
cosa ci ha risposto:
La prima domanda che, sicuramente, incuriosisce un po’ tutti è
questa: gli Italiani preferiscono il
mare o la montagna?
“Il mare di sicuro con una percentuale altissima, circa il 90 per cento
contro un miserevole 10 per cento
che invece ama trascorrere le proprie vacanze in montagna.
Dobbiamo dire, però, che si è registrato un calo rispetto allo scorso
anno delle persone che prediligono
la montagna.”
Quali sono i motivi,secondo te?
“A mio parere la gente preferisce di
più andare al mare per il semplice
motivo che la montagna può risultare stancante e noiosa non avendo
gli svaghi che si trovano nelle città
balneari.“
Ma gli Italiani sono patriottici o
per le proprie vacanze amano andare all’estero?
“Entrambe, non c’è una differenza
sostanziale o per lo meno da noi,
non si è registrato.
In Italia va molto forte la Puglia e
le due isole maggiori Sicilia e Sardegna. Per l’estero al primo
posto troviamo la Grecia
con Zante, Creta e Corfù;
altri posti in classifica come
mete preferite ci sono Spagna e Croazia. Quest’anno
piace anche l’Africa ma
molti di loro fanno i combinati Stati Uniti-MessicoCuba, soprattutto per i
viaggi di nozze.”
Chi è che prenota? Più
ragazzi o famiglie?
“Ambedue. Mentre per le
famiglie la scelta su dove
andare in vacanza ricade
sempre per l’Italia, i ragazzi si dividono tra gli abituè del nostro territorio e quelli, invece, che
preferiscono andare all’estero.”
E questi ultimi dove si
orientano?
“Senza ombra di dubbio per
l’isola di Corfù (in Grecia
ndr) perché è meno costosa
Preparare la valigia è già un po’ come essere in vacanza
Gli italiani e le valigie
ORSOLA TREPPICCIONE
Tempo di partenze per le sospirate vacanze questo. Che lo si faccia in auto,
in treno o in aereo non si può andar
via senza aver riempito almeno una
valigia. Ma come prepariamo la valigia noi italiani? Se lo è chiesto EuropCar- azienda leader nel settore del
noleggio di auto e furgoni- che, da
sette anni, in collaborazione con la
Doxa, monitora come cambia il nostro rapporto con il tempo libero allo
scopo di offrire servizi sempre più
adatti al consumatore moderno. Ne è
nata l’indagine “E tu di che valigia
sei? Gli Italiani e le vacanze estive
2011” dai cui risultati emerge che per
circa 8 milioni di nostri connazionali
“preparare la valigia per partire è già
un po’ come essere in vacanza”. Al
momento di tirar fuori le valige dai ripostigli, il 67% degli italiani preferisce il trolley; sempre più piccoli
(adatti come bagaglio a mano in
aereo), tecnologici e leggeri, consentono, grazie alle rotelle, di muoversi
in piena libertà senza dover soccom-
bere a pesi incalcolabili. Una volta
aperto sul letto, un 66% preferisce
riempirlo da solo mentre un significativo 24% lo prepara insieme ad un familiare; altri, furbi (un 10%), affidano
l’incarico a qualcun altro. Comunque,
ci si riduce il giorno prima di partire
(il 74%) -anche se rimane uno
zoccolo duro di previdenti che
si mette al lavoro almeno 3 o
4 giorni prima- e ci si impiega
non più di due ore (il 61%).
Resiste un gruppetto di precisi
(il 14%) che non può fare a
meno di spenderci almeno
quattro ore affinché entri tutto
ciò che serve e anche qualcosa in più. Così, c’è chi
sfrutta ogni angolo e spazio
vuoti, chi mette i piccoli oggetti nelle scarpe, chi dispone
prima le cose grandi e poi
quelle piccole, chi arrotola vestiti e chi, al contrario, piega
tutto maniacalmente. A cosa
gli italiani non rinunciano
mai? Il 42% degli interpellati
dichiara di non partire senza
un piccolo kit di pronto soccorso: “meglio essere previdenti”; poi, considerato che
potrebbe sempre capitare
un’occasione
imprevista
quanto piacevole, il 31% (in
maggioranza signore) prov-
nonché più facile da poter raggiungere.”
Per finire, qual è la loro fascia
d’età?
“Si aggirano tra i 18 e i 25 anni,
quelli che scelgono per le loro vacanze l’estero, e vanno quindi in
Grecia, ma abbiamo anche un alto
numero di ragazzi che preferiscono
i villaggi in Italia.
Partendo poi dagli over 25 finendo
anche ai 40 anni,invece, la loro
meta preferita è di gran lunga
l’Estero.”
Ringraziamo le splendide collaboratrici de “Le ali della libertà” per
averci donato il loro tempo e auguriamo a tutti voi una vacanza indimenticabile e piena di relax!
Arrivederci e al prossimo numero
di Kairos!
SPECIALE
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
vede a portare un vestito elegante
completato dal paio di scarpe preferite ( 34%). Più di un terzo degli italiani (il 33%) non rinuncia ad infilare
in valigia un libro da leggere. La ricerca ha registrato, inoltre, un rilevante 22% degli intervistati che non
riesce a fare a meno del computer per
essere sempre connesso con il
mondo. E se alla fine la valigia non si
chiudesse? Il 27% ricorre a sistemi
poco ortodossi: il 13% degli intervistati ammette di sedercisi sopra e un
14% tira la chiusura lampo intanto
che qualcuno “spinge sui bordi della
valigia”. Una volta che si è superato
9
il “vero e proprio incubo bagagli”, il
28% definisce così la preparazione
delle valige, aggiungendo “non so
mai cosa metterci e ho paura di dimenticare l’essenziale”, tutto il resto
è puro relax.
Racconto di un viaggio...di nozze
Tappa: Santiago
ALESSANDRA D’ERRICO
Progettare un viaggio di nozze itinerante tra la Spagna e il Portogallo è
sicuramente inconsueto, così come
decidere di percorrere 2600 Km in
17 giorni e visitare 13 posti diversi.
Ogni viaggio rispecchia il carattere
delle persone e il loro modo di viaggiare. Il nostro si divide tra curiosità
e interesse nello scoprire nuove mete
e il desiderio di comodità e relax.
Quasi sempre prevale la prima
scelta, così torniamo a casa con gli
occhi pieni di tanti luoghi, persone,
colori, sapori, ma più stanchi di
prima!
Una delle tappe più belle e più care
al nostro viaggio è stato visitare
Santiago di Compostela, cittadina a
nord della Spagna, meta di continui
pellegrinaggi tutto l’anno attraverso
il “cammino di Santiago”.
Santiago di Compostela è un luogo
di notevole interesse religioso per la
presenza dei resti di San Giacomo
(Santiago, in spagnolo), uno dei dodici apostoli, decapitato in Palestina
e trasportato su una barca in Spagna. La sua tomba fu ritrovata miracolosamente su un monte
con moltissime luci, come
delle stelle, da qui il nome
Compostela, dal latino
Campus Stellae (campo
della stella).
Nell’XI secolo la città fu
distrutta dagli arabi ed in
seguito ripresa dai cristiani,
divenendo il simbolo della
riconquista. Fu allora che intorno alla tomba di San Giacomo, su cui si erse
un’imponente Cattedrale, si
radunarono persone provenienti da tutta Europa ed iniziò il pellegrinaggio a piedi
conosciuto come Cammino
di Santiago.
Dal Medioevo ad oggi sono
stati costruiti luoghi di ristoro, alberghi di accoglienza, Chiese per i
pellegrini ogni 30 km circa,
con lo spirito dell’essenzialità e dell’ospitalità. Il cammino completo è di circa
800 km e può essere percorso anche parzialmente attraverso varie strade.
Perché Santiago? Perché visitare un luogo così poco turistico in un viaggio di
nozze? Le risposte sono
molteplici, fra esse sicuramente il desiderio di scoprire le radici di un antico
pellegrinaggio medioevale,
il fascino di una spiritualità
nuova, il ritrovarsi come
compagni di viaggio e di
vita, il bisogno interiore di
riflessione e la ricerca di fede.
Santiago è una città suggestiva, sembra di trovarsi in un posto “fuori dal
mondo”, senza stress, egoismi,
fretta, un microcosmo in cui si respira pace, disponibilità nei rapporti
interpersonali, accoglienza allo straniero.
Oltre alla visita della città, sarebbe
stato significativo compiere “il cammino” con il compagno della propria
vita superando difficoltà, sofferenze
e stanchezza.
Speriamo in futuro di poterci avventurare in questo nuovo viaggio!
10 SPECIALE
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Decalogo UE dei passeggeri
1
. CHI CHIAMARE IN CASO DI
EMERGENZA
Il 112 è il numero telefonico che potete
chiamare per mettervi in contatto con i
servizi di emergenza in tutta la UE, da
telefoni fissi o mobili, gratuitamente. È
disponibile in tutti i 27 Stati membri.
Per ulteriori informazioni, recarsi sul
sito:
http://ec.europa.eu/information_society/activities/112/index_en.htm
2
. EVITARE INCIDENTI STRADALI
Ogni anno in Europa 10 000 persone
muoiono in incidenti stradali dovuti all’effetto della droga e dell’alcol. Un incidente su quattro può essere collegato
all’uso eccessivo di alcol – percentuale
che aumenta nel periodo delle vacanze.
Nel giugno 2001 la Commissione ha
adottato una raccomandazione relativa
al livello di alcol nel sangue consentito
al volante:
- 0,5 mg/ml per tutti i conducenti
- 0,2 mg/ml per i neopatentati e i conducenti professionisti
La raccomandazione non è giuridicamente vincolante e pertanto tale livello
può variare da uno Stato membro all’altro (es. la Svezia ha adottato una approccio di tolleranza zero).
Naturalmente, il comportamento più
sicuro consiste nel non bere mai
quando si guida.
Per ulteriori informazioni sulla sicurezza stradale, recarsi sul sito:
http://ec.europa.eu/transport/road_safety/index_en.htm
3
. VOLARE SICURI
L’elenco delle compagnie aeree bandite all’interno dell’Unione europea
costituisce un forte incentivo a porre rimedio alle carenze in materia di sicurezza. Le compagnie interessate
possono infatti essere tolte dalle lista
se introducono correttivi soddisfacenti
per conformarsi a tutti gli standard di
sicurezza previsti. L’idea di una lista
comunitaria si sta rivelando sempre più
utile come strumento preventivo piuttosto che punitivo per salvaguardare la
sicurezza aerea
Le compagnie aeree sulla lista non
sono autorizzate a effettuare i voli da e
per la UE. L’Unione, tuttavia, non può
impedire loro di continuare a volare in
altre parti del mondo. Se avete intenzione di prendere un volo che decolla
o atterra al di fuori della UE, potete
controllare personalmente la lista nera
UE per verificare se la compagnia che
vi interessa è soggetta al divieto di volo
nell’Unione europea per motivi di sicurezza.
Per la lista delle compagnie aeree bandite, recarsi sul sito:http://air-ban.europa.eu/.
4
. SICUREZZA NEGLI AEROPORTI
I passeggeri aerei possono trasportare
con sé liquidi solo in contenitori singoli con una capacità massima di 100
millilitri ciascuno. Il quantitativo di liquidi massimo consentito è pari a 1
litro per passeggero. I contenitori devono a loro volta essere contenuti in un
sacchetto di plastica trasparente risigillabile.
I passeggeri saranno autorizzati a trasportare liquidi solo in piccoli quantitativi o se realmente necessari durante
il viaggio, come medicine o alimenti
per bambini. Tutti gli altri liquidi devono essere inviati con il bagaglio registrato.
Un opuscolo che sintetizza gli aspetti
più importanti di tali norme può essere
scaricato dal sito
http://ec.europa.eu/transport/air/doc/se
curity_2006_aviation_security_new_r
ules_poster.pdf .
5
. COSA FARE IN CASO DI ANNULLAMENTO DEL VOLO O
DI NEGATO IMBARCO
Prima di recarsi in aeroporto, controllare l’orario di partenza. Se il vostro
volo viene annullato o se vi viene negato l’imbarco, chiedete il rimborso del
prezzo pieno del biglietto o dei segmenti inutilizzati oppure l'imbarco,
quanto prima possibile, su un altro volo
verso la destinazione finale. Potete
avere inoltre diritto a una compensazione compresa fra 250 e 600 euro, a
seconda della distanza e dei ritardi subiti con il volo alternativo. La compagnia aerea dovrebbe inoltre informarvi
in merito ai vostri diritti e al motivo
dell’annullamento o del negato imbarco. Dovrebbe anche fornire assistenza durante l’attesa (pasti, bevande,
possibilità di comunicazione e una camera di albergo per la notte, se necessario).
Se i passeggeri ritengono che le compagnie aeree non reagiscono in modo
soddisfacente ai loro reclami, possono
presentare un reclamo all'organismo
nazionale competente in materia nello
Stato membro UE (o in Islanda, Svizzera e Norvegia) in cui si è verificato
l’incidente. Quando l’incidente coinvolge una compagnia aerea della UE
ma non ha luogo in uno Stato membro
UE, il passeggero può presentare il reclamo nello Stato membro UE di destinazione.
Per un elenco di tali organismi recarsi
sul sito:
http://ec.europa.eu/transport/passengers/air/air_en.htm.
Per ulteriori informazioni sui diritti dei
passeggeri – compreso il diritto al rimborso – recarsi sul sito:
http://ec.europa.eu/transport/passengers/index_en.htm
6
. FURTO O SMARRIMENTO
DEI DOCUMENTI
In caso di smarrimento o di furto dei
documenti di viaggio, l'Ufficio consolare italiano in loco potrà emettere previa autorizzazione dell'Autorità italiana competente - un nuovo documento oppure rilasciare un documento
di viaggio provvisorio (ETD - Emergency Travel Document). Conforme-
mente alla normativa europea, tale ultimo titolo (ETD) potrà essere valido
per il solo rientro in Italia o verso lo
Stato di residenza permanente del connazionale o ancora, eccezionalmente,
verso un’altra destinazione.
In ogni caso, sarà necessario presentarsi presso l'Ufficio consolare muniti,
ove ammesso dalla normativa locale,
della denuncia alle Autorità locali, di
due foto formato tessera e di ogni altro
documento (codice fiscale, tessera sanitaria, patente di guida, documenti
emessi da altre amministrazioni etc.) o
di testimoni che agevolino l'Ufficio
consolare nella procedura di identificazione della persona.
Anche a tal fine, si consiglia sempre di
conservare, in un luogo diverso dal
quello in cui si custodiscono i documenti originali, una fotocopia dei documenti più importanti (passaporto,
carta d'identità, carta di credito) per facilitare le procedure di assistenza.
7
. DISABILI E PASSEGGERI A
MOBILITÀ RIDOTTA
Il divieto di discriminare i disabili e i
passeggeri a mobilità ridotta sulla base
di un handicap permanente o temporaneo è garantito, per i passeggeri aerei,
dalla regolamentazione comunitaria vigente e, per i passeggeri ferroviari,
dalle norme che entreranno in vigore il
3 dicembre 2009. Nel dicembre 2008
la Commissione ha presentato proposte
volte a tutelare i diritti delle persone a
mobilità ridotta che viaggiano per mare
e vie di navigazione interna o con autobus.
Siete invitati a comunicare alla compagnia aerea o al tour operator l’assistenza necessaria almeno 48 ore prima
della partenza del volo. Gli organismi
di gestione degli aeroporti vengono informati a loro volta e sono responsabili
dell’assistenza fino alla porta di imbarco; in seguito è responsabile la
compagnia aerea. L’assistenza è gratuita.
Per ulteriori informazioni sui diritti dei
passeggeri a mobilità ridotta, recarsi
sul sito:
http://ec.europa.eu/transport/passengers/air/prm_en.htm
8
. TRASPARENZA DEL SITO
WEB IN MATERIA DI PREZZI
Il regolamento sui servizi aerei prevede
l’obbligo di una piena trasparenza dei
prezzi. Ciò significa che quando i consumatori prenotano un volo online, il
prezzo finale “completo” deve essere
indicato già nella pagina iniziale: si
vuole così consentire un confronto fra
i prezzi delle varie compagnie aeree e
garantire una reale possibilità di scelta.
Eventuali supplementi di prezzo opzionali devono essere indicati in modo
chiaro e trasparente. Tutti i passeggeri
hanno pari diritto di accesso alle tariffe
aeree senza discriminazioni basate
sulla nazionalità o il luogo di residenza
o sul luogo di stabilimento dell’agente
del vettore.
Per ulteriori informazioni consultare
gli articoli 22 e 23 del regolamento recante norme comuni per la prestazione
di servizi aerei nella Comunità sui diritti dei consumatori:
http://eurlex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?s
martapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&lg=en&numdoc=308R1008
Altri divieti sono inoltre indicati sul
sito:http://ec.europa.eu/consumers/righ
ts/
9
. BAGAGLI SMARRITI E DANNEGGIATI
In caso di danneggiamento, dovreste
lamentarvi con la compagnia aerea
entro sette giorni dal momento in cui
le avete consegnato il bagaglio, mentre
in caso di ritardo il termine è di 21
giorni. Eventuali altri azioni legali devono essere intentate entro due anni
dalla data di arrivo. In caso di smarrimento o danneggiamento del bagaglio
avete diritto a un rimborso dalla compagnia aerea fino a un massimo di 1
100 euro. Se trasportate articoli di valore dovreste stipulare un’assicurazione di viaggio privata oppure potete
beneficiare di un limite di responsabilità più elevato da parte della compagnia
aerea
rilasciando
una
dichiarazione speciale, al più tardi al
momento della registrazione, e pagando un supplemento. In caso di difficoltà con la compagnia aerea, vi
consigliamo di rivolgervi all’associazione per la protezione dei consumatori
nazionale del vostro paese o alla rete
dei centri europei dei consumatori (European Consumer Centres Network ECC-Net).
Per ulteriori informazioni consultare il
regolamento sulla responsabilità del
vettore aereo in caso d'incidenti:
http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32002R0889:E
N:HTML
10
. VIAGGI TUTTO COMPRESO
Quando i consumatori acquistano un
viaggio “tutto compreso”, hanno diritto
a sapere per cosa stanno pagando e
cosa è incluso nel pacchetto ai sensi
delladirettiva 90/314/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente
i viaggi, vacanze e circuiti “tutto compreso”. Gli opuscoli messi a disposizione dei consumatori devono indicare
chiaramente e con precisione il prezzo
e tutte le informazioni pertinenti, quali
la destinazione, l’itinerario e i mezzi di
trasporto utilizzati, il tipo di alloggio, i
pasti forniti, gli obblighi in materia di
passaporto e di visti, le formalità sanitarie, i tempi di pagamento e i termini
per informare i consumatori in caso di
annullamento.
Per ulteriori informazioni sulla direttiva, recarsi sul sito:
http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31990L0314:E
N:HTML
GIOVANI 11
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Il ruolo educativo dei genitori è fondamentale
Delinquenza ed illegalità, giovani sempre più coinvolti
Come starne fuori...
CIRO POZZUOLI
Sempre più dati parlano
chiaro: in continuo aumento è il fenomeno
della criminalità e della
delinquenza, che colpisce la gran parte dei giovani ed, in particolare, i
ragazzi compresi tra i
quattordici ed i diciotto
anni. Quanti se ne vedono sul giornale? Lì,
col loro nome e la foto
sbattuta in prima pagina!
Molti ci si trovano “casualmente”, ma c’è poco
da fidarsi, poiché in situazioni illegali e assolutamente rischiose, come
scambio di sostanza stupefacenti o quant’altro,
ci si ritrova sempre ad
essere “innocenti”: “…
Mi ci sono ritrovato per
caso . Non sapevo che
stavano spacciando se
no mi sarei allontanato!”, “Io non ho fatto
niente, questa “roba”
non è mia, stavo soltanto
coprendo
un
mio
amico…!”. Queste le
scuse più usate, che non
hanno, ormai, più effetto. In Italia la criminalità minorile non è
“Tradizionale” che riguarda i giovani di periferia;
”Mafiosa” ossia ragazzi
inseriti in gruppi criminali di stampo mafioso
(soprattutto giovani del
Sud);
“Straniera” cioè riguardante i ragazzi stranieri
(arrivati in Italia negli
anni 90) soprattutto nomadi specializzati in
furti di appartamento,
nordafricani, albanesi e
dell'est
specializzati
nello spaccio di droga;
“Bullismo nelle scuole”
e “Violenza negli stadi”
che sono devianze intermedie tra le prime e il
malessere del benessere.
I cosiddetti bravi ragazzi
che delinquono fanno
più paura degli altri basti
pensare a vicende come
quella di Novi Ligure
(Erika e Omar) e quella
di Chiavenna (le ragazze
che uccisero una suora).
Episodi che spaventano
perché non se ne comprendono i motivi. Questa nuova devianza da un
punto di vista numerico
non è così clamorosa tuttavia un solo episodio di
problemi di dipendenza
da sostanze psicoattive
che commettono reati
proprio per l'acquisto
delle sostanze, ragazzi
“La radice dell’arcobaleno”
Una filosofia di vita!
ANNALISA PAPALE
Ho incontrato la professoressa Angela Migliozzi autrice del libro "La radice
dell'arcobaleno" inserito
dall’editore Guida nella sezione: Narrativa della collana lettere italiane. Angela
Migliozzi nasce a Carinola,
si trasferisce a S. Maria C.
V. ove frequenta il liceo
classico Nevio, si laurea in
Matematica all' Università
Federico II di Napoli. Attualmente insegna presso
l'istituto “Pier delle Vigne”
di Capua e vive a S. Maria
C. V. Qui di seguito riporto
la breve intervista.
L
clamorosa in termini di
numeri. Circa venti anni
fa la devianza minorile
riguardava le periferie e
ragazzi di famiglie povere ed emarginate.
Oggi la situazione è
molto diversa: non si
parla più di devianza ma
di devianze. Sono state
individuate sei categorie
di devianza minorile:
questo tipo crea più allarme sociale rispetto a
mille furti o scippi. In
questi ultimi anni accanto ai ragazzi delinquenti
deprivati
ed
emarginati si sono aggiunte nuove figure:
adolescenti che vivono
forme più o meno gravi
di sofferenza e disagio
psichico, giovani con
con problemi sul piano
relazionale e comunicativo che commettono atti
devianti
di
valenza
espressiva (esempio ti-
pico è il bullismo e altre
forme di violenza interpersonale), ragazzi ben
integrati educati però
alla logica del tutto e subito e dell'indivualismo
esasperato che non riconoscono gli altri come
portatori di diritti e se
stessi come titolari di
doveri. Come restarne
fuori? Semplice: ascoltare quei “rompiscatole”
dei genitori!!! Forse non
è la soluzione più bella o
facile, ma sicuramente
quella, l’unica in assoluto, che evita problemi,
perché l’amicizia è altro
e non coprire chi spaccia
o compie atti di criminalità!
a radice dell’arcobaleno è un libro
“per caso”?
Un libro non è mai “per
caso”, come nessuna storia
o nessuna vita.
Ma “le ali ti crescono a
tua insaputa”, dice il protagonista del mio libro. E’
quello che mi è successo,
pressappoco, diciamo alla
fine dell’altro anno. Scrivo
da sempre. Poesia, soprattutto. Una formazione classica.
Poi
la
scelta:
Matematica pura. Ma quel-
l’amore per le parole come
chiavi di porta dell’animo
umano, quello, non mi ha
mai lasciato. Inevitabile. E
così, tutto quello che mi ha
graffiato cuore e corpo l’ho
sempre tradotto in versi,
pensieri e scritti. Ma il
tempo dell’impegno spesso
ruba quello del cuore e ti
lascia lì, in attesa di momenti più propizi. Poi la
storia mi ha aiutato, la mia
personale e quella degli
altri. Una pausa forzata e
così, gravida di tante emozioni, ho scritto un racconto, una lunga poesia.”
Q
ual è il complimento che lei apprezzerebbe di
più, da un lettore?
Sarei felice di sentire:
”Questo è il libro che avrei
voluto scrivere io!”. Vorrebbe dire per me essere
riuscita ad entrare, con la
semplicità di un sentimento genuino, nell’animo
dei miei lettori, traducendo
in parole sentimenti che
tanti
non riescono ad
esprimere, forse anche per
pudore.
D
i che tratta il suo
libro?
Tutù, la voce narrante del
libro, è un cane, con una filosofia semplice della vita,
fatta di tanti dubbi, di
poche certezze e di molti
interrogativi. Diviso tra
l’amore della nuova amica
e quello della libertà… La
fine la lascio da leggere sul
mio libro, Vi pare? Il libro
è scritto con una prosa poetica – io scrivo soprattutto
poesie – e va letto in chiave
metaforica, facendo del
protagonista il simbolo di
un’umanità variegata che
si muove alla ricerca di un
appiglio, abbandonata o
cacciata dal proprio nido.
D
opo
la
pausa
estiva, pensa di
organizzare degli
incontri per presentare il
suo lavoro?
Intanto il libro sarà presentato a Caserta lunedì 18 luglio dal critico d’arte
Giorgio Angnisola e dai
giornalisti Lidia Liberto e
Nando Santonastaso. In autunno, con la mia casa editrice, organizzerò incontri
in varie librerie.
12 CAPUA
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Teatro a Palazzo Lanza
Solofria porta il suo ‘78
DA CASERTA24ORE DI PAOLOM
Il 14 luglio le storie di
Aldo Moro e Peppino Impastato si intrecciano in
“’78”, nuovo allestimento
dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Roberto Solofria in cartellone
al Palazzo Lanza di Capua
per Il Teatro dell’Architempo. Dopo il debutto de
“L’Incoronata”, la rassegna diretta e organizzata
da Giuseppe Bellone ed
Emanuele Tirelli si dedica
al suo secondo appuntamento (ore 21.30) proseguendo idealmente il
racconto della storia d’Italia. Quella prodotta da
Mutamenti, è una messinscena che parte da personaggi scomparsi lo stesso
giorno dello stesso anno,
entrambi morti ammazzati: Moro dalle Brigate
Rosse, Impastato dalla
Mafia. Lo spettacolo si
propone di entrare nelle
due storie senza rischiare
di abbandonarsi alla mera
descrizione dei fatti, ma
cercando di analizzare e
conoscere davvero quello
che c’è stato dietro, il contorno, le influenze più consistenti. Dietro, fino al
brigatista che esegue materialmente la sentenza di
morte di Aldo Moro e fino
all’amico più caro di Peppino Impastato, quel Salvo
che l’ha accompagnato in
tutte le avventure, le battaglie e la rabbia che hanno
portato la mafia, il capozona Tano Badalamenti, a
decidere di liberarsi definitivamente di quel personaggio troppo scomodo.
Secondo Roberto Solofria,
“potremmo notare un parallelismo tra la vita del
brigatista, ventenne impegnato politicamente che
sceglie di entrare in clan-
Human Being Project:
al Museo d’Arte Contemporanea
DA LIBERO NEWS DI PAOLOM
Human Being Project:un
incontro tra cinema, arte,
fotografia, danza e spettacolo dal 14 al 16 luglio al
Museo d’Arte Contemporanea.
La nascente Associazione
cinematografica
Black
Swan International, in occasione della sua presentazione
ufficiale,
ha
organizzato al Museo
d’Arte
Contemporanea
(Mac) di Capua l’evento
Human Being Project, con
la collaborazione dell’Associazione Tresart, la partecipazione dell’Associazione Culturale CapuaCineArt e con il patrocinio
del Comune di Capua.
Ospiti del direttore artistico del Mac Luigi
Brandi, gli organizzatori si
propongono di rappresentare attraverso l’arte, la
scienza e la storia, i temi
della vita e del miglioramento della condizione
dell’essere umano. L’idea
è piaciuta ad artisti ed a
professionisti delle scienze
umane che hanno dato gratuitamente il proprio contributo, per un calendario
d’appuntamenti che alternerà performance artistiche a dibattiti e mostre.
La mostra artistica ha abbracciato le opere di quattordici artisti ed è stata
curata da Assunta Improta,
la stessa che ha intrattenuto
il pubblico con una sua
performance di luci e colori, eseguita dall’artista
Sasyca e dall’artista Lucio
DDTArt.
La mostra fotografica è, invece, curata dall’Associazione TresArt.
Ciascuna delle tre serate è
stata introdotta da un dibattito cui prenderanno parte,
tra gli altri, lo storico dell’arte Rosario Pinto, Giovanni Vinciguerra e lo
scultore Arturo Casanova.
Proiettati in loop di videoarte e di cortometraggi, e
musica live di gruppi
emergenti
destinità per combattere lo
Stato e sognare un mondo
migliore, e quella di Peppino, anch’egli impegnato
politicamente ma che sceglie di combattere a viso
scoperto e senza armi contro un altro potere, quello
mafioso. Analizziamo le
differenze, le contrapposizioni, le divergenze e le similitudini.
Molte ‘motivazioni’ sem-
brano quasi ritornare da
quel lontano ’78, sembra
quasi di parlare di un oggi
di disoccupazione, di licenziamenti, di lotta nelle
fabbriche, di classe politica impopolare, immobile, chiusa alle giovani
generazioni e ai cambiamenti. Un ieri che ricorda
un oggi”.
Kairosnews
va in vacanza
TM
Cari lettori, anche Kairosnews chiude per le vacanze estive. Qui con me
in redazione ci sono Nicola e Orsola che stanno
facendo le ultime correzioni di bozza; Giuseppe
e Giovanna, concentrati
come al solito sui loco pc,
per cercare di far “quadrare” anche quest’ultimo
numero: insomma una
giornata apparentemente
come le altre. E invece
anche noi siamo un po’ distratti da queste vacanze
estive ormai giunte: Nicola poi indossa una camicia così esotica che
concentrarci sul lavoro invece di fuggire con la
mente verso i paesi che la
sua mis ci evoca è davvero difficoltoso… Per
non parlare di Orsola che
combatte contro le zanzare! Così tra una battuta
e un’altra penso a come
potervi fare nel modo più
carino possibile gli auguri
per le vacanze. E allora vi
auguro ciò che desidero
per me stessa: un periodo
di tranquillità, rigenerante
per il corpo e per la
mente: che voi andiate al
mare o in montagna, in
viaggio in paesi più o
meno lontani o che ve ne
restiate a casa, vi auguriamo di trascorrere giorni
sereni con le persone che
vi sono care. Se vi capita
però, in questo tempo di
vacanze, pensateci un pò:
mettete da parte idee, intuizioni, suggerimenti, insomma tutto ciò che può
contribuire a rendere ancora più bella la nostra testata. Al rientro nuove ed
emozionanti sfide ci attendono, e speriamo di
poterle condividere con
voi affinchè Kairos possa
essere sempre di più il
“nostro” giornale preferito!!!
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
SANTA MARIA C. V.
13
16 Luglio Festa della Madonna del Carmelo
Maria, madre e sorella del Carmelo
SUOR MIRIAM BO
La Sacra Scrittura esalta la
bellezza del monte Carmelo,
là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede
d’Israele nel Dio vivente. In
quei luoghi, all’inizio del XIII
secolo ebbe giuridicamente
origine l’Ordine carmelitano,
sotto il titolo di Santa Maria
del Monte Carmelo. Su questo
monte, presso la fontana che
prende il nome dallo stesso
profeta, verso la fine del secolo XII, si stabilirono alcuni
eremiti, che costruirono un
oratorio in onore della Madre
di Dio, eleggendola patrona.
La considerarono e sperimentarono madre e modello,
prima nella vita contemplativa
e poi nel dono ai fratelli delle
ricchezze di Dio. Per questo
furono chiamati “Fratelli di
Santa Maria del Monte Carmelo”.
Un po’ di storia per introdurre
la festa che ogni 16 luglio si
celebra in onore della Madonna del Carmelo o del Carmine, festa e devozione
diffusa in tutto il mondo.
Festa, questa, riservata alla categoria degli ultraottantenni,
che con cuore semplice snocciolano la corona del S. Rosario invocando aiuto e
protezione alla Madonna secondo gli innumerevoli titoli
con cui sembra provvedere
alle innumerevoli necessità?
Ai lettori la risposta, ma senza
deludere i fedeli devoti che
sostengono la Chiesa e il
mondo sofferente avvalendosi
della preghiera alla Madonna
del Carmelo e scuotendo gli
animi un po’ cinici o superfi-
ciali, quelli presi da “come va
il mondo”, la Madonna, che
porta il titolo di Regina del
Carmelo, apre orizzonti infiniti che portano l’uomo di
ogni tempo a spaziare nell’immenso amore di Dio che avvolge l’universo e gli fa
toccare le profondità dell’anima, l’essenza stessa delle
cose e gli fa sperimentare l’essenzialità della vita.
Ecco allora un invito: vuoi
anche tu intraprendere questo
viaggio della vita, nella vita
vera, accompagnato per mano
dalla Vergine Maria del Monte
Carmelo? Carmelo, “Karmel”
significa “giardino, paradiso
di Dio”. Vuoi essere riportato
alle origini della tua esistenza,
in quel giardino primordiale
dove l’uomo era in perfetta
comunione con Dio e quindi
totalmente e unicamente
uomo, creatura di Dio fatta a
Sua immagine e somiglianza?
C’è un breve testo in latino
della tradizione carmelitana
che tradotto dice: “Se desideri
sapere che cosa sia il Carmelo: la Vergine Maria che ha
concepito il Verbo e che conserva tutte le parole del Verbo
nel suo cuore. Questo è il Carmelo.” La ovvia conseguenza
di questa affermazione è che
forse occorre renderci sempre
più consapevoli che occorre
mettere al centro la persona,
mirare alla formazione dell’unità in una generazione di
persone disgregate, aiutare
bambini e adulti ad andare
sempre al “centro”, alla verità
che è l’Amore di Dio, portarli
all’incontro con Cristo, scopo
fondamentale del nostro essere nel Carmelo. Come la
Vergine già nel
quotidiano cerchiamo, in un
tempo così frettoloso e consumista,
di
meditare
nel
cuore la Parola,
il Verbo fatto
carne e di far
fare altrettanto a
“piccoli
e
grandi” ogniqualvolta ci si
forma al silenzio, all’armonia,
all’ascolto, alla
contemplazione
del
mistero
dell’Amore di
Dio.
I primi carmelitani, nel loro
guardare
a
Maria, non erano interessati a
vedere fenomeni particolari.
Chiamare Maria madre e sorella significa sentire Maria
accanto a noi, a noi familiare.
E Maria, come sorella e madre
che ci sta accanto, creatura
come noi, ci invita a vivere il
mistero che ci costituisce e
che sta dentro di noi, quel mistero che noi riusciamo a percepire, per grazia di Dio,
attraverso la nostra interiorità.
Interiorità continuamente desiderata, scoperta, abbandonata e ritrovata. Occorre,
ancora una volta, focalizzare
la nostra attenzione per rafforzarci in questa dimensione
della nostra interiorità, che ci
è propria, ma che anche ha bisogno costantemente di essere
rivisitata e ricompresa.
Il più grande poeta mariano,
che parla all’Ordine carmelitano, usa le stesse espressioni
che Gesù usò per affidare la
Santa Vergine al discepolo
prediletto:
“Guarda tua Madre,
o venerabile assemblea
del Carmelo;
anche se è la madre di tutti
per svariate ragioni,
è particolarmente tua
Madre.
Quindi amala,
venerala come se fosse
ovunque presente;
da questo momento
prendila nella tua casa,
perché un giorno
ella possa ricevere
te nella gloria”.
E di sé, autobiograficamente,
il poeta dice quel che ogni
carmelitano – e io aggiungerei, qualunque cristiano vorrebbe poter affermare:
“Tutto ciò che sono, tutto ciò
che valgo - lo confesso di tutto
cuore – lo devo a Maria…
Fin dai primi giorni della mia
infanzia mi ha ricevuto, benché indegno, nel suo grembo
e mi ha portato nella terra del
Carmelo perché possa abitare tutti i giorni della mia
vita
nella casa di mia Madre.
Mi ha coperto col suo manto
bianco come la neve; mi ha
nutrito, mi ha irrobustito mi
ha coronato col suo titolo glorioso”.
Crisi da matrimonio
CARMELINA MOCCIA
La famiglia, che l’ordinamento
italiano riconosce e tutela, si costituisce con il matrimonio e indipendentemente dalla nascita dei
figli. Il matrimonio è il negozio
giuridico solenne con il quale un
uomo e una donna formano una
famiglia, costituendo tra loro un
vincolo di fedeltà, assistenza, collaborazione e coabitazione. Per
poter contrarre matrimonio è essenziale che si uniscano due persone di sesso opposto, che
manifestino il loro consenso in
maniera solenne davanti all’ufficiale di stato civile. Quando
manca uno solo degli elementi essenziali del matrimonio, esso è annullabile e cessa di produrre
effetti. La nullità del vincolo è
pronunciata dal giudice su richiesta delle parti. Durante la celebrazione del matrimonio in presenza
dell’ufficiale di stato civile, si dà
lettura degli articoli 143, 144, 147
che regolano i rapporti tra i coniugi. Gli effetti del matrimonio si
producono rispetto ai coniugi tra
loro e rispetto ai figli.
Con il matrimonio il marito e la
moglie acquistano gli stessi diritti
ed assumono gli stessi doveri. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie
sostanze e alla propria capacità di
lavoro professionale o casalingo,
a contribuire ai bisogni della famiglia. Questo è quanto previsto dall’art. 143 del Codice Civile.
L’art. 149 stabilisce che lo scioglimento del matrimonio avvenga
per morte di uno dei coniugi o per
effetto di sentenza di divorzio pronunciata dal giudice. Il matrimonio celebrato con rito cattolico e
trascritto regolarmente è indissolubile, ma il giudice può dichiararne la cessazione degli effetti
civili. Con l’annotazione sui registri dello stato civile della sentenza di divorzio, i coniugi
riacquistano la libertà di stato e
con essa la possibilità di contrarre
altro matrimonio civile, ma non
religioso. Lo scioglimento produce tre effetti in particolare: la
corresponsione di un assegno al
coniuge; il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli minori; l’affidamento dei minori.
L’obbligo di corrispondere un assegno a favore dell’altro coniuge
sorge quando quest’ultimo non è
in grado di provvedere da solo al
proprio sostentamento. L’obbligo
cessa se il coniuge contrae nuove
nozze. L’obbligo di mantenere,
educare ed istruire i figli nati o
adottati durante il matrimonio non
cessa con le nuove nozze. Il genitore cui sono affidati i figli ha
l’esercizio della patria potestà, se
il tribunale non dispone diversamente. Le decisioni di maggiore
interesse per i figli devono essere
adottate da entrambi i genitori.
L’abitazione della casa familiare
spetta di preferenza al genitore cui
vengono affidati i figli. In ogni
caso il giudice nello stabilire chi
debba occupare la casa familiare
dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e favorire il
coniuge più debole.
Negli ultimi anni si registra un
forte aumento delle domande di
separazione. Sembra che tutti vogliano contrarre matrimonio, ma
poi qualcosa non va e piuttosto
che cercare un punto di convergenza, un compromesso, si ricorre
in Tribunale con la speranza di
poter cessare i litigi. Ma non è
proprio così semplice. Lo scioglimento produce effetti tanto per
l’uomo quanto per la donna. La
donna viene marchiata come chi
ha fallito, e non ha saputo tenere
salda l’unione posta in essere con
il matrimonio, diventando bersaglio di critiche e maltrattamenti.
Quanto agli uomini le cose procedono forse anche peggio. È degli
ultimi giorni la notizia dell’aumento vertiginoso del numero di
uomini che con il divorzio hanno
dovuto rinunciare alla loro abitazione oltre che ai loro affetti, e
lentamente si sono ridotti ad uno
stato di povertà senza eguali per
far fronte agli impegni che sorgono dalla sentenza di divorzio.
Spuntano come funghi un po’
ovunque centri che offrono assistenza ai papà che hanno difficoltà
ad onorare i loro impegni.
Allora viene da chiedersi se non
sia il caso che si rivedano le norme
che regolano lo scioglimento del
matrimonio, in modo da tutelare
maggiormente anche chi per far
fronte ai suoi impegni, è costretto
a far salti mortali?!
E a me viene da dire che forse si
stava meglio quando si stava peggio?! Quando si ricorreva al parroco per risolvere un problema,
quando tutto era più semplice e la
domenica si andava a messa a
braccetto con il proprio uomo, e
l’uomo era ancora il pater familae,
il sacerdote della propria casa.
14 BASSO VOLTURNO
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Intolleranze e offese infangano una bella iniziativa
La squadra Fiamma Grazzanise abbandona il Memorial del Ricordo
IVANA BERTONE
Una manifestazione senza
pretese di agonismo, partita il 27 Giugno presso i
campetti di Santa Massimiliana, è stata segnata
purtroppo da uno spiacevole evento. Questo Memorial
“Uniti
nel
Ricordo”, ha un solo scopo
ovvero quello di raccogliere fondi per la costruzione di un monumento in
memoria dei giovani grazzanisani prematuramente
scomparsi.
Per il secondo anno consecutivo, anche i Carabinieri
della locale stazione di
Grazzanise avevano preso
parte al memorial con la
squadra “Fiamma Grazzanise”, e con questi piccoli
gesti di vicinanza ai cittadini, avevano sicuramente
dato orgoglio e lustro alla
manifestazione. Evidentemente non tutti la pensano
allo stesso modo, e dopo
vari episodi di intolleranza
da parte di alcuni individui
presenti sul campo, la
squadra ha deciso di riti-
rasi. Soprattutto nell’ultima partita disputata, si
sono verificate delle offese
pesanti nei confronti dei
componenti della “Fiamme Grazzanise”. Non si
sono lasciati neanche intimidire dalla presenza del
componenti della squadra
rappresentativa della Stazione Comando dei Carabinieri di Grazzanise,
anche a nome di tutti i cittadini rispettosi delle Istituzioni e ancor prima del
prossimo. “ Ci auguriamo
Capitano Vincenzo Carpino, membro della squadra, che con la sua
partecipazione ha confermato quanto l’arma sia vicina ai cittadini. Le scuse
dei
componenti
del
“Gruppo del Ricordo”
vanno al Comandante
Nero Baldassarre e a tutti i
che come noi ragazzi del
Gruppo del Ricordo anche
tutti i cittadini di Grazzanise condannino questi vili
gesti e si distinguano con
atti di solidarietà e civiltà”
Con queste parole,invece,
i componenti della squadra
“Fiamma Grazzanise” lasciano il torneo:
Agli Organizzatori del torneo ”2° Memorial del Ricordo”
Dopo aver analizzato le
varie vicissitudini e situazioni occorse durante il
torneo ed in particolare nel
corso dell’ultima partita, è
emersa la volontà dei componenti della squadra
“Fiamma Grazzanise” di
ritirarsi immediatamente
dalla competizione. Nell’ultima partita disputata,
si sono verificati odiosi
episodi di intolleranza nei
confronti dei componenti
della squadra Fiamma
Grazzanise. Non è il primo
e probabilmente non sarà
l’ultimo, ma ha segnato in
maniera spiacevole una
gara che scivolava via, risultato a parte, sui binari
della perfetta e leale sportività. In una fase di gioco,
concitata quanto si voglia
ma comunque nell’ambito
della correttezza agonistica, diverse persone del
pubblico hanno apostrofato platealmente e a voce
alta appellativi che non si
ritiene opportuno ripetere
in questa sede. Tra l’altro,
erano presenti alcuni familiari con bambini piccoli
che sono stati costretti,
loro malgrado, ad assistere
a tali episodi, non certo
edificanti ed educativi. Si
ribadisce che l’amarezza
nasce dal fatto di aver dovuto registrare episodi di
questo tipo su un campo di
calcio di un paese, peraltro
distintosi sempre per accoglienza e serena tolleranza,
che si credeva scevro da
questo tipo di mentalità. Si
è giunti quindi a tale scelta,
nella piena consapevolezza
che sia un dovere civile e
un atto di lealtà, nonché
un’assunzione di responsabilità che spetti a chi ha a
cuore i valori e l’etica
sportiva. Pertanto con la
presente si comunica il ritiro immediato della squadra Fiamma Grazzanise
dal torneo. Nell’auguravi
buona fortuna a questo Vostro lavoro, vi porgiamo i
nostri più sentiti saluti.
Lavori pubblici per stimolare l’economia
I piccoli centri sono espressione del “sistema nazione”
GIUSEPPE TALLINO
Grazzanise - Cali fisiologici,
speculazioni, vendite scoperte, finanza creativa che soverchia quella reale (basata
sulla produzione concreta):
concause eterogenee del non
felicissimo periodo dell’economia italiana.
L’errore più frequente è
quello di non sentirsi partecipi (e quindi elementi decisivi) nel processo di
risanamento o di affossamento della nostra Nazione.
Bisogna avere la coscienza
che i piccoli centri sono
espressione (in scala ridotta)
del sistema nazionale: Grazzanise non ha vissuto nel
biennio 2009 - 2010 un periodo finanziario felicissimo
(è stato sforato il patto di stabilità nel 2009, rientrato nel
2010) e tuttora l’amministrazione non dona la dovuta importanza (e preoccupazione)
per i debiti riscontrati con il
“Consorzio Unico di Bacino”
(la cifra dovrebbe attestarsi
intorno ai 2 mln € circa)…
nonostante lo scenario non
festoso, è stata presentata una
gara d’appalto per i LAVORI
DI
COMPLETAMENTO
DELL’ASILO NIDO COMUNALE (Fonte di finanziamento:
Contributo Regione Campania ai sensi della L.R. 48/74
e 30/84) con un importo a
base
d’appalto
di
€
89.973,36 + IVA.
Grazzanise non ha avuto un
boom demografico e di conseguenza neanche l’impellente bisogno di “nido”, ma la
giunta svoltasi con l’ atto di
approvazione (deliberazione)
n. 58 e di validazione del
03.11.2010 ha deciso di ridonare vita a questa opera infrastrutturale (situata in via
Alberolungo) da anni abbandonata a se stessa. Come
Roosevelt con il suo “New
Deal” , con visione iperbolica, possiamo affermare che
la maggioranza consiliare
punta alle opere pubbliche
per re-invertire il corso negativo della finanza.
La maggioranza pare abbandonare l’immobilismo iniziale e comincia a mostrare
segni di vita: dopo averlo
promesso tante volte l’Ass.
Vito Gravanti ha dato finalmente il via ai lavori preparativi (la diffusione del piano
della rac. differ.) del ciclo di
differenziata che inizierà
(salvo sorprese/imprevisti) a
settembre e nella seduta del
consesso civico dello scorso
13 luglio è stata finalmente
ratificata l’adesione alla Sta-
zione Unica Appaltante Provinciale.
RUBRICHE 15
anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Cosa c’è nella borsa delle donne?
...neanche loro lo sanno
FRANCESCA CAPITELLI
Domanda indiscreta quanto
mai assurda, che prevede una
risposta insoddisfacente, perché per la donna la borsa è il
luogo dell'intimità inviolabile. Eppure anche quest’ultima
barriera
è
stata
abbattuta. L’artista Pierre
Klein e il sociologo Jean
Claude Kaufmann hanno frugato nelle sacche delle signore, per una volta
consenzienti ad aprire sotto i
loro occhi la loro borsa. Perché come si dice che in ogni
testa c’è un piccolo mondo,
anche in ogni borsa c’è n’è
uno.
Kaufmann ha poi raccolto i
pensieri suscitati dall'operazione in un libro “Le sac, un
petit monde d'amour”. Da
questa “esplorazione” ne
sono usciti frammenti di intimità che raccontano i misteri
della donna: chiavi, cellulare,
rossetto, blocco di appunti,
spazzolino, calze, acqua,
sono solo alcuni. Se c’è qualche poi qualche nuvola, state
pur certi che in borsa l’ombrellino pieghevole non
manca di certo come non
manca mai neanche la pochette con i trucchi per mettere a posto il lucidalabbra
dopo pranzo, o pacchetti di
gomme per gli attacchi improvvisi di fame. Lettore mp3
o libro immancabili specie se
si fanno lunghi tragitti in autobus o metropolitana, ma fin
qui tutto normale.
Le più previdenti, poi, non rinunciano a portare con se un
kit ago e filo per riparare al
volo un orlo o un bottone saltato, cerotti (per prevenire vescicole ai pieni causate dalle
scarpe nuove) spazzola da
borsetta, deodoranti e profumi, creme per le mani,
analgesici per il mal di testa
e addirittura scarpe più comode se si prevedono lunghi
tratti a piedi per raggiungere
il posto di lavoro.
«Una piccola casa», «un
pezzo di me stessa», «un
puzzle dove ogni pezzo racconta della mia vita» questo
raccontano le donne. Ma
anche, come aggiunge Kaufmann, “una conferma del
ruolo della donna che estrae
dalla borsa oggetti di cura e
di sopravvivenza materna: biscotti, fazzoletti, aspirine e
altri oggetti per ogni occasione”.
«Una borsa è per le donne un
po' quello che è l'automobile
per gli uomini, fondamentale
per l'immagine che vogliono
dare di se stessi» dice Pierre
Klein.
Se l'abito ormai fa il monaco,
la borsa fa la donna, e racconta molto di lei. Basta pensare all’impulsività con cui se
ne acquistano sempre nuovi
modelli, ma anche alla furia
di potere che la donna dimostra sbattendo sul tavolo la
propria borsa.
Ogni donna porta con sè, in
borsa, il proprio mondo. E
non è solo un modo di dire!
Provate a fare un esperimento
e vedrete. Nella borsa di una
donna può esserci davvero un
mondo di sorprese:nella maggioranza dei casi , con la zip
o la clip che sia, si apre un
universo di stranezza e di attenzione per “ciò che può servire”.
Insomma, chi dice che la
borsa è solo un accessorio
non sa davvero cosa dice.
Uno dei premi meno ambiti al mondo
Premio “Discarica”, le invenzioni più inutili del mondo
FRANCESCA CAPITELLI
Il Landfill Prize è il premio discarica dove si proclamano
ogni anno le creazioni più inutili che sono attualmente in
vendita. Il concorso è stato inventato dallo scrittore ambientalista Giovanni Naish, che ha
invitato le persone a citare i
prodotti per la loro inutilità, futilità, e spreco. Gli oggetti
dell’elenco dei più votati sono
stati poi giudicati da una giuria
composta dallo stesso Naish,
dagli ambientalisti Anna Shepard, Carl Honoré e Ben
Davis.
Una giuria di quattro esperti ha
così selezionato 10 delle creazioni più frivole e inutili del
nostro secolo: una classifica
che assegna al vincitore il Landfill Prize, riconoscimento certamente poco ambito che pone
l’attenzione sugli oggetti che
hanno una vita breve, finendo
presto nel dimenticatoio o peggio nel cestino dei rifiuti.
Il vincitore della competizione
2009 è il cono elettrico che fa
roteare automaticamente il gelato, semplicemente premendo
un pulsante. Il cono
motorizzato – brevettato negli Stati Uniti
– necessita di due
batterie e può essere
inserito in lavastoviglie tra un pasto e
l’altro.
Tra gli altri, anche la
corda elettronica per
saltare e la forchetta
automatica che arrotola gli spaghetti
senza sforzo.
Quest’anno i premi
sono andati ad altre
dieci stravaganti invenzioni. C’è il promemoria
digitale
magnetico, se non
avete voglia di scrivere un appunto, magari
appeso
al
frigorifero, potete ora lasciare
un video messaggio.
L’asciugatore di reggiseno, si
tratta di un dispositivo a forma
di busto femminile, una griglia
dove far girare dell’aria per
asciugare in modo più appropriato i vostri reggiseni senza
rovinarli e mantenendoli sempre in forma.
L’asciugatore per orecchie, oggetto assolutamente indispensabile, è un generatore di aria
calda da mettere vicino all’orecchio che funziona a batteria
per
asciugare
il
padiglione auricolare. Nell’istruzione d’uso però, è segnalato di asciugarsi con un
asciugamano prima di procedere all’operazione.
La carta igienica al 100% in
cotone biologico adatta per coloro che sono molto attenti
all’ecologia, anche in bagno,
che qualcuno ha pensato di definire ‘riciclabile’ anche perché
pura, cioè libera da qualsiasi
agente chimico. Certo, ognuno
nella sua intimità vorrebbe il
meglio, ma forse questo è
troppo. Un’indicazione della
confezione è che
NON è stata testata sugli animali.
Il crea zuppa, un
elettrodomestico
che è simile a un
frullatore ma che
oltre a frullare,
cuoce e mescola
la zuppa. Certo,
forse per i veri
amanti è utile, ma
serve veramente?
Il contaminuti
per la pasta ‘operistico’, un timer
da cucina che
viene messo direttamente nell’acqua e inizia a
contare da quando l’acqua bolle.
Ad ogni tempo di cottura canta
un’opera diversa: a 7 minuti la
marcia trionfale dell’Aida, a 9
minuti il coro degli schiavi del
Nabucco e a 11 La donna è
mobile del Rigoletto. Sicuramente divertente, ma un dubbio viene: come fare se i
minuti sono 10 o 12?
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anno 2 Numero 27
16 Luglio 2011
Yogurt estivo
NICOLA CARACCIOLO
Nutriente e poco calorico, lo yogurt
è un cibo versatile come pochi altri,
e diventa l’ingrediente principe di
tante ricette rinfrescanti e reidratanti, ideali per i mesi caldi! Il merito è del suo sapore leggermente
acido che si presta ad essere abbinato alle preparazioni dolci come ai
piatti salati.
Appena svegli, regala una sferzata
di genuina freschezza (e una buona
dose di vitamine utili sotto il sole):
lo si può provare con l’aggiunta di
frutta di stagione tagliata a cubetti
oppure con verdurine fresche, come
sedano, cetrioli, carote tagliati a julienne. Bianco con miele e fiocchi
d’avena diventa energetico; con radice di zenzero grattugiata è un potente corroborante e antiossidante.
Per idratare il corpo e dissetarsi durante il giorno, si può preparare
l’ayran, la deliziosa bevanda turca
a base di yogurt. Le dosi per una
porzione sono un bicchiere di yogurt bianco (magro o intero), 1/2
bicchiere di acqua ghiacciata, un
pizzico di sale e qualche fogliolina
di menta (facoltativa). Si mescola
tutto e si beve. Ma si può anche
mettere in un termos da portare con
sé e sorseggiare durante la giornata.
Da tutto il Mediterraneo e in particolare dalla Grecia arriva la ricetta
per la salsa tzatzik, molto apprezzata come antipasto, da spalmare
sulle tartine, o come condimento per
insaporire i patti di verdure e di
carne.
Anche questa ricetta è molto semplice: un vasetto di yogurt, un cetriolo maturo di circa 250 grammi,
un cucchiaio di olio extravergine
d'oliva, un piccolo spicchio d'aglio,
sale, un cucchiaino d'aceto di vino
(facoltativo) e un cucchiaino raso di
foglioline d'aneto fresco (facoltativo). Si frulla tutto nel mixer e la
salsina, fresca e gustosa per l’estate,
è pronta.
Perfetta per le giornate afose è
anche la zuppa di cetrioli e yogurt
con dadini di pane rosolato: aiuta a
reidratare il corpo e a mantenere
sane le ossa, grazie all’apporto di
calcio che il sole aiuta a fissare.
Per concludere, sul versante dolce
lo yogurt è molto buono insieme ad
una ricca macedonia di frutta di stagione e può diventare l’ingrediente
base di un semifreddo al gusto di
fragole. C’è addirittura chi ha ricavato una versione
light del tiramisù
proprio con lo yogurt, riducendo al
minimo la quantità
di mascarpone per
alleggerire calorie
e consistenza!
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В Україні існують три основні суб'єкти православнoї
юрисдикції:
Українська Православна Церква - Московський Патріархат (УПЦ-МП) має 9049 громад, більшість із яких діє у центральних та південно-східних районах України.
Українська Православна Церква - Київський Патріархат (УПЦ КП) має 2781 громаду, з
яких приблизно третина функціонує у центральних і близько 10 % -- у південно-східних районах України.
Українська Автокефальна Православна Церква (УАПЦ) має 1015 громад, з яких
близько 80 % функціонує на заході України.
Сьогодні в Україні представлено дві католицькі Церкви:
Українська Греко-Католицька Церква (УГКЦ) має 3317 громад, переважна більшість з
яких діє на заході України.
Римо-Католицька Церква (РКЦ) має 807 громад, з яких більша частина функціонує у
центральних районах.
В Україні представлені також "дохалкедонські" Церкви - Вірменська Апостольська
Церква
Частина вірних належить до протестантських Церков та Церковних спільнот інших релігійних вірувань, зокрема нетрадиційних та новітніх релігійних рухів. Кількість цих
громад та вірних динамічно зростає.
Чому існують розп’яття, де Христос прибитий трьома або ж чотирма цвяхами? Чи є
між ними якась різниця?
Існує давня суперечка між представниками східної та західної церковних традицій
стосовно кількості цвяхів, якими тіло Ісуса було прибите до Христа. Очевидно, беручи
під увагу те, що прибитими були обидві руки та обидві ноги Спасителя, на Сході цілком справедливо вважали, що цих цвяхів мало би бути чотири. Однак після віднайдення візантійськими імператорами святими і рівноапостольними Константином та
Оленою чудотворних древ Чесного і Животворящого Хреста Господнього у IV ст. по
Різдві Христовому в руках опинилося лише три із цих знарядь Христових Страстей.
Східна Церква пояснює цю різницю переданням про те, що під час урочистого перевезення цих визначних реліквій християнської віри через море, коли здійнявся сильний шторм та життя подорожуючих було у поважній небезпеці, один із вінценосної
пари віддав наказ вкинути у розбурхані хвилі один із цвяхів, що спричинило раптову
переміну погоди, забезпечило подорожнім щасливе повернення до рідних берегів
та ще раз ствердило факт дійсного віднайдення решток хреста Господнього. Таким
чином, маємо дві традиції стосовно цього цікавого факту, котрий, однак, зовсім не
повинен служити причиною дискусій щодо правильності тієї чи іншої віри чи обряду
тощо. Адже і східна традиція знає розп’яття, на яких Христа є прибито трьома цвяхами
(два цвяхи – в зап’ястках рук, а один у схрещених долі ногах), і західна традиція нараховує багато прикладів зображення хресного розп’яття, на якому в тілі Христа зображується чотири цвяхи. Фундаментальним для віри є той факт, що кожного разу на
хреснім древі маємо постать Ісуса, Який є справді розп’ятий за гріхи цілого людства
і кожного із нас зокрема.
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