Tempo di Grazia per lo Spirito Tempo di Grazia per lo Spirito Anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 SOMMARIO EDITORIALE Caro amico ti scrivo... SPECIALE Viaggi PAG.6 Secheresse et pluie ANTONELLA ROSSETTI Il degrado e il sovraffollamento sono solo due dei problemi Emergenza carceri PAG.12 Human Being Project PAOLOM Servono anche più guardie ed educatori ORSOLA TREPPICCIONE Lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella ha riportato l’attenzione sull’eterno stato emergenziale del mondo delle carceri e, soprattutto, sull’annoso problema della vivibilità delle strutture penitenziarie stesse. La protesta non violenta del leader del partito radicale, cominciata il 20 aprile scorso, ha trovato adesioni tra detenuti, famigliari, avvocati, guardie carcerarie e cittadini comuni. A loro si sono aggiunti anche i direttori delle carceri. Per capire meglio una realtà così complessa abbiamo incontrato don Antonio Iadicicco, cap- pellano della Casa Circondariale di Santa Caria Capua Vetere da ormai dieci anni. Anche la Casa Circondariale ha avuto, e ha, problemi di vivibilità “il problema fondamentale è il sovraffollamento”; costruita nel 1996, con una capienza massima per 650 detenuti, è arrivata a toccare, in certi periodi, quota mille reclusi, tra chi è in attesa di giudizio e chi è condannato a pene che non superano un certo numero di anni. Come nel 2006, quando il parlamento promulgò l’indulto; in quell’occasione circa 300 poterono avvalersi della grazia e vennero scarcerati. Nella nostra chiacchierata abbiamo par- lato anche delle denuncie di qualche trasmissione, tipo Striscia la Notizia, che segnalano “come in Italia, ci sono carceri che sono state costruite e che stanno facendo cadere a pezzi perchè non sono mai state inaugurate”. Don Iadicicco ricorda ancora quando, sempre nel 2006, sfondarono muri e cercarono di ricavare ulteriori spazi per ospitare altri letti a castello, “con il caldo la situazione era al massimo, anche le guardie non sapevano come uscirne”. In quest’ultimo anno e mezzo hanno costruito un nuovo padiglione, per 500 detenuti, “ si prevede che da 900, numero attuale, si arriverà a 1400”. Forse sarà riempito dai detenuti ad alta sicurezza: associazione camorristica, spaccio internazionale di stupefacenti ed estorsione, “ma non c’è nulla di certo”. Compito di un Provveditore, che è il contatto diretto di un territorio con il Ministero della Giustizia, è accertarsi che “quando si mette in funzione una qualsiasi cosa, bisogna essere pronti a gestirla, avendo tutti gli strumenti necessari”. “Probabilmente, apro una parentesi, prima di riempire un carcere di detenuti ci vogliono le guardie che li controllano, li sostengono e li sostentano, ma il nostro governo, che Segue a Pag. 2 PAG.15 Cosa c’è nella borsa delle donne? FRANCESCA CAPITELLI 2 anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 EDITORIALE ANTONIO CASALE CARO AMICO TI SCRIVO... “Caro amico ti scrivo… così mi distraggo un po’ e siccome sei troppo lontano più forte ti scriverò…” Prima di sospendere le pubblicazioni per le vacanze estive mi congedo dai cari lettori di Kairosnews parafrasando la mitica canzone di Lucio Dalla. Qualcuno penserà che il sole di questi giorni mi ha dato alla testa e che la chiusura del giornale si rende necessaria non per le vacanze, ma per il ricovero urgente del direttore. Fortunatamente non è così per la mia salute e soprattutto per la salute di Kairos che funziona benissimo anche senza il mio modestissimo apporto. Questo è uno dei suoi maggiori punti di forza. La linea editoriale infatti non è stabilita dalla mente di uno solo, ma dalla sinergia di tante singole professionalità e sensibilità che entrano in perfetta sintonia quasi automaticamente. Tuttavia la fiducia e l’intesa tra i redattori non significa necessariamente fiducia e intesa con i lettori che sono i veri dominus del giornale anche se spesso non se ne rendono conto perché godono di un bene senza fatica e senza denaro. Per questo a volte sono svogliati, distratti se non addirittura irriverenti. Spesso mi capita di vedere alcuni giornali ( raramente Kairos, per fortuna) nei secchi della spazzatura o addirittura buttati per strada. Eppure ogni foglio di qualunque testata, piccola o grande, è frutto di un grande impegno sia intellettuale che materiale. E’ così certamente per Kairosnews che si avvale dell’opera gratuita e competente di tanti generosi collaboratori. Il suo immane sforzo di essere presente e fedele ogni settimana risponde alla logica di far affezionare il lettore e renderlo protagonista e responsabile del prodotto finale. Tanto più per degli umili artigiani della comunicazione il cui raggio di azione è legato ad un territorio e ad una storia particolare. Essere artigiani significa poter provare la ineguagliabile gioia o la irresistibile sfida che dipendono dal vedere direttamente negli occhi del committente la soddisfazione del proprio lavoro o la sua bruciante delusione. Questo vitale contatto manca sempre di più nei rapporti sociali e produttivi. I grandi magazzini, i grandi network producono e vendono pensando all’utente medio, quello delle statistiche o dell’audience. Siamo tutti ridotti a numeri o a funzioni. L’effetto più grave di ciò è che alla fine non sono loro che si adeguano a noi, ma siamo noi che pian piano diventiamo come loro ci vogliono. E’ un gioco perverso che si autoalimenta. Nel no- stro piccolo possiamo correre gli stessi rischi se perdiamo il contatto vitale e diretto con i lettori. Ecco perché questo editoriale vuole essere come la lettera di Lucio Dalla diretta a ciascuno di voi per “distrarci un po’” da un pericoloso e stupido autocompiacimento. Innanzitutto a Giovanni, Giuseppe e tutti gli altri che hanno già avuto la bontà di farsi vivi esprimendo i loro preziosissimi consigli, ma anche a quelli ancora “molto lontani” che non hanno preso carta e penna per farci sentire la loro voce. Per questi ultimi scrivo “più forte” quasi come una supplica. Abbiamo bisogno di voi per rendere questo giornale unico ed originale. Non vogliamo scrivere per tanti o pochi lettori “medi”. A noi interessa Giovanni, Giuseppe e ogni singola persona a cui la Provvidenza vorrà consegnare i nostri fogli. Prendiamoci queste vacanze, sotto l’ombrellone o in cima ad una montagna, per uscire dalla massa, riappropriarci della nostra originalità e fare di questa la nostra comune ineguagliabile ricchezza. “…E se questa estate poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante che in quell’istante ci sia anch’io” Per consigli, suggerimenti ed opinioni, i lettori possono scrivere alla rubrica “Lettera al direttore” all’indirizzo mail: [email protected] Emergenza carceri Segue da Pag.1 mira al risparmio, ha tanta difficoltà ad indire dei concorsi per l’arruolamento di guardie di polizia penitenziaria, sia maschili che femminili”, osserva don Antonio. E’ il caso della Casa Circondariale che ha in organico circa 300/350 guardie carcerarie che però non sono sufficienti per la mole di lavoro da svolgere. Spesso, è una sola per piano, con molteplici compiti: aprire e chiudere le celle del piano; accompagnare i detenuti ai colloqui e riportarli al piano; gestire il momento doccie; controllare la sicurezza ed altro ancora. Ma altre conquiste ci segnala don Antonio: una discreta assistenza medica e, importantissimo, “ab- biamo la figura necessaria dell’educatore che ascolta, consiglia, facilita o risolve eventuali problematiche del detenuto” Perchè non tutti ricevono le visite dei parenti che sostengono i loro congiunti anche con somme di denaro, soldi che “ vengono messi su un conto interno per tutti i loro bisogni”. Se “la funzione del carcere deve essere riabilitazione e rieducazione, devono esserci i mezzi adatti per far questo”. In genere, il detenuto fuori dal carcere ha vissuto una vita senza regole, “spericolata per citare Vasco Rossi”; “ecco, che la difficoltà di chi opera all’interno, come la guardia penitenziaria o di chi li segue, come l’assistente sociale, è cercare di ricondurli all’osservanza delle regole”. Regole che vanno di pari passo con i diritti. “Qualcuno potrebbe dire: per tutto quello che hanno fatto, pure i diritti?” “Non dobbiamo dimenticare che nonostante tutto quello che ha fatto- anche reati infami tipo l’omicidio o, peggio di peggio, la pedofilia- il detenuto è e resta una persona, con diritti e doveri. Anche l’ordinamento penitenziario dice che anche se un detenuto dovesse avere delle accuse infamanti deve essere riconosciuto come persona e non sottoposto a trattamenti che disconoscono questo diritto basilare”. Ritorniamo al problema vivibilità nelle carceri. Don Iadicicco ci tiene a render noto che da giugno a settembre nella Casa Circondariale manca, per alcune ore, l’acqua. Quando il carcere è stato costruito, nessuno ha provveduto a dotarlo di pozzi. I comuni di Santa Maria e di San Tammaro, in mezzo ai quali la struttura si trova, si rimpallano il problema. Morale: arrivano le autobotti dei Vigili a riempire le cisterne, ma intanto, anche per 4 ore, i detenuti restano senz’acqua. Con tutto il rispetto per la battaglia dei radicali, “non ci vuole Pannella con il suo ennesimo sciopero a riaccendere le luci sull’argomento carcere” ci dice don Antonio, “perchè i nostri governanti la conoscono benissimo la situazione”. CHIESA anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 3 Benedetto XVI al conferimento del Premio Ratzinger 2011 L’amore vero non rende ciechi ma vedenti DON AGOSTINO PORRECA Il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione del conferimento del “Premio Ratzinger” avvenuto lo scorso 30 giugno, ha voluto spendere qualche parola sulla questione fondamentale di cosa sia veramente “teologia”. Il Papa teologo, che per lunghi anni ha insegnato teologia, riporta alla mente dei presenti la definizione tradizionale della teologia come scientia fidei. Egli si chiede: è possibile una tale definizione o essa è portatrice di aporia e contraddizione interna? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere tale, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza quando è ordinata o addirittura subordinata alla fede? La teologia ha spesso cercato di rispondere alle obiezioni avanzate dal mondo della scienza rifugiandosi nel passato (ritirandosi nel campo della storia) o nel campo della prassi (per cercare di mostrare la sua “utilità” per la vita concreta al pari della psicologia e della sociologia). In tal modo la fede rischia di essere lasciata nel buio. Nella teologia –sottolinea il Santo Padre - è in gioco la questione circa la verità; essa è il suo fondamento ultimo ed essenziale. Ma la verità è Cristo, il Logos del Padre. Al Logos di Dio l’uomo deve corrispondere con la propria ragione, con il suo logos. «Per arrivare fino a Cristo, l’uomo deve essere sulla via della verità. Deve aprirsi al Logos, alla Ragione creatrice, da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda. Da qui si capisce che la fede cristiana, per la sua stessa natura, deve suscitare la teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e così la natura concreta del nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata». Mutuando una distinzione di San Bonaventura presente nel prologo al suo Commento alle Sentenze, Benedetto XVI richiama la distinzione tra una violentia rationis che è estranea all’ambito della fede (dispotismo e assolutismo della ragione umana) e una ratio aperta, sapienziale, personale, intimamente legata alla fede. «La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore per la verità, possa conoscere Dio più da vicino. L’iniziativa per questo cammino sta presso Dio, che ha posto nel cuore dell’uomo la ricerca del suo Volto. Fa quindi parte della teologia, da un lato l’umiltà che si lascia “toccare” da Dio, dall’altro la disciplina che si lega all’ordine della ragione, che preserva l’amore dalla cecità e che aiuta a sviluppare la sua forza visiva». La teologia è scientia fidei, è esercizio del logos umano che cerca di conformarsi sempre più al Logos di Dio, della ragione umana non dispotica e alienata, ma dinamicamente aperta al Trascendente e desiderosa, come una amante, di conoscere e ve- dere meglio il volto di Colui che ama: l’amore vero e autentico non rende ciechi, ma vedenti. L’amore fa vedere. XVI Domenica del Tempo Ordinario “Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura” DON PASQUALE VIOLANTE Nella Liturgia della Parola di questa domenica domina la pagina evangelica con le tre parabole che vogliono parlare del Regno di Dio: la zizzania, il granello di senape e il lievito. Come domenica scorsa, viene evidenziato dall’evangelista la motivazione del parlare in parabole, ma in modo diverso: le parabole sono uno strumento efficace per proclamare cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. Sì, perché davvero grande è il mistero del Regno che Gesù ha inaugurato con la sua vita pubblica. Come descriverlo? A che cosa lo si potrebbe rassomigliare? L’immagine del granello di senape mette in risalto il nascondimento con cui il Regno di Dio è presente in mezzo al mondo. Non è eclatante, non fa rumore, non si impone. I suoi frutti però sono abbondanti, esso diventa luogo di rifugio per tutti quelli che nella vita amano la libertà, che volano alla ricerca della ve- rità di se stessi e la trovano solo in Dio. Il Regno è come lievito, è, cioè, quell’elemento indispensabile per far progredire la fede personale, per far progredire la società verso la piena realizzazione della sua essenza. Possiede dunque una potenza intrinseca efficace. La parabola del buon seme e la zizzania è trattata più ampiamente perché più lunga e perché Gesù ne dà la spiegazione. Essa vuole motivare la presenza del male nonostante il Regno inaugurato da Cristo. Esso infatti metterebbe in discussione l’immagine di Dio presentataci da libro della Sapienza (I lettura). Egli è giusto, il suo dominio universale lo rende magnanimo e mite, ma soprattutto esercita la sua forza quando non si crede nel suo potere. Il responsabile primario è il diavolo, è detto chiaramente. Ma anche chi collabora con lui per la crescita della zizzania: gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità. La chiave di volta della parabola è data dal fatto che Dio lascia crescere la zizzania per non sradicare anche il grano. Alla mietitura essa sarà tagliata e gettata nel fuoco. Così oggi Dio lascia crescere la zizzania affinché la sua estirpazione non danneggi la crescita del Regno ovvero non precluda la sua opera di conversione e trasformazione del mondo. Solo al giudizio finale sarà fatta giustizia piena. Nell’attesa di quel giorno viviamo la nostra preghiera lasciandoci guidare dallo Spirito Santo che abita in noi e che per noi chiede al Padre ciò che è davvero necessario alla nostra salvezza (II lettura), affinché non ci scandalizziamo del male, ma operiamo con umiltà e con efficacia alla costruzione del Regno di giustizia e di pace. 4 CHIESA anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Intervista a don Elpidio Lillo, Vicario Episcopale per la vita consacrata Vita consacrata, segno forte per la società moderna TERESA PAGANO Spinti da un particolare senso di curiosità, vogliamo porci alcune domande sulla vita “vita consacrata”. La società odierna è sempre più concentrata sulle regole della produttività e del profitto per cui elimina qualsiasi senso del trascendente. Di conseguenza lascia poco spazio alla vita consacrata segno storicizzato del trascendente. Basata su una scelta “forte”, diventa un segno tangibile di un’esistenza che vuole essere da esempio e traino per la comunità. Di questo tema, assai delicato, ho parlato col Vicario Episcopale per la vita consacrata, don Elpidio. Indicando la definizione che troviamo nella costituzione conciliare “Lumen Gentium”, - ha affermato - la vita consacrata è segno di ciò che saremo nell’Eternità. Segno che si raggiunge con la sequela Cristi mediante i voti di povertà, castità ed obbedienza”. In quanto al loro ruolo, i consacrati “hanno da sempre il compito di richiamare il popolo Santo di Dio e la società ai valori trascendenti, per la restaurazione del regno di Dio basato unicamente sulla carità. All’uomo di oggi, avvilito e disperso per la mancanza di interiorità, e ancora di più portato allo svilimento, frustrazione, rabbia pe la mancanza del trascende, la vita consacrata assume un rilievo ancor più importante. Essa diviene finestra sul trascendente. È per questo che oggi più che mai v’è bisogno di una testimonianza di questo stile di vita. L’uomo non è solo materia, per dar senso alla propria vita ha bisogno di trascendere non di alienarsi. Deve cercare un’identità che superi il “sé”. La vita consacrata apre questo varco, ed è solo capendo questa funzione che potremo capire il senso dei voti”. Poi don Elpidio ha fatto una riflessione proprio sui tre voti, “la povertà può apparire un disvalore per questa società – ha detto don Elpidio – eppure è un valore eccezionale perché fa dipendere la propria vita dalla provvidenza di Dio. Essa esprime la libertà dalle cose, e mette in pratica ciò che diceva Gesù “non di solo pane vive l’uomo”. L’obbedienza è la giusta relazione tra il creatore e la creatura. È la realizzazione di un progetto che nasce da un Amante creatore e l’amata creatura. Non si capisce il senso del voto se non si capisce il senso dell’Amore, e da qui il voto della castità. Essa non va intesa come privazione affettiva o rifiuto delle relazioni, ma come libertà suprema di un amore gratuito che libera e un amore donato”. Dopo aver spiegato i tre voti su cui è incentrata la vita consacrata, Don Elpidio ha poi fatto una precisazione “tali tre voti si realizzano nel mistero della comunione in un contesto di concreta comunità, è così che hanno attuazione pratica. La comunità diviene Chiesa, capace di trasmettere quell’amore tenero e delicato di un Dio che per l’uomo s’è fatto uomo. Una comunità che vive la comunione è il segno profetico che può salvare l’uomo di oggi”. A don Elpidio ho poi chiesto di parlare della propria esperienza come vicario della vita consacrata e della scelta di vivere in un convento “Sono più di trent’anni che vivo presso il convento delle “Carmelitane di S. Teresa” di Santa Maria C. V. Giovanissimo sacerdote chiesi al Vescovo di allora, una comunità in cui poter pregare. A questa comunità, ed a tutte le comunità religiose, esprimo la mia gratitudine per quest’esperienza che mi ha rafforzata e dato modo di esprimere fortemente la mia vocazione sacerdotale”. A breve nella Congrecazione delle Ancelle dell’Immacolata ci sarà l’elezione della Madre Generale, ho colto l’occasione per chiedere a don Elpidio cosa s’intende quando si parla di Capitolo “è l’espressione giuridica della comunione di una congregazione – ha spiegato don Elpidio – l’origine risale all’usanza dei monaci di riunirsi in una sala dopo l’attività lavorativa per leggere un “capitolo della regola”. Oggi tutte la comunità religiose, congregazioni, monasteri, associazioni, si servono di questo strumento per esprimere, ricercare e individuare la forma più adatta a vivere e esprimere questo segno, questa testimonianza. Il Capitolo è l’Organo Supremo decisionale, che sostituisce tutti gli altri, si adotta per prendere decisioni importanti, come l’elezione dei superiori. Hanno diritto a parteciparvi tutti i membri dell’assemblea che abbiano già professato”. Don Elpidio ha voluto poi sottolineare il metodo che si utilizza all’interno del Capitolo “All’interno dell’organismo ecclesiale vige lo stile della comunione, cioè le decisioni si prendono in comunione con l’assemblea, non s’usa né la dittatura né la democrazia, questi due infatti sono termini che sviliscono il senso stesso di ogni organismo ecclesiale”. ATTUALITA’ anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 5 Non solo crociere e cene con delitto Crimine, che passione Sempre più numerosi i visitatori nei luoghi dei crimini ORSOLA TREPPICCIONE Negli ultimi anni si è scatenata la crime mania. I tour operator di mezzo mondo organizzano cene con delitto, crociere con delitto, weekend con omicidio. Una sorta di giochi di ruolo per appassionati e cultori del genere poliziesco che si ritroveranno in coppia o divisi in squadre, ad investigare per risolvere il delitto. Pura fantasia e un modo, per chi vi partecipa, di assecondare innocenti manie. Negli ultimi tempi, però, sta prendendo piede un nuovo fenomeno: il turismo dell’orrore. La gente, cioè, preferisce la realtà alla fantasia andando a visitare i luoghi dove è accaduto un vero delitto. L’ultimo, in ordine di tempo, ad attirare tanti turisti del macabro è stato l’omicidio di Sarah Scazzi, la ragazzina di Avetrana uccisa l’estate scorsa. Fin dalle prime ore del drammatico ritrovamento nel pozzo, il 6 ottobre scorso, sciami di persone si sono precipitate a vedere “dove era stata messa”, sono corse sia davanti all’abitazione della famiglia Scazzi sia davanti alla casa della famiglia Misseri, il cui capofamiglia aveva confessato l’omicidio. In un primo tempo, la gente lasciava fiori e biglietti in ricordo di Sarah (soprattutto sulla porta di quel garage indicato come il luogo del delitto), ma, ben presto, si è passati a farsi fotografare davanti al garage o il pozzo, si sbirciava da dietro i cancelli con l’intento di scorgere i protagonisti. Molti accusano i media di aver alimentato questa forma di turismo “grazie” alle tantissime ore dedicate dai palinsesti tele- visivi alla vicenda con i continui collegamenti e aggiornamenti da Avetrana. Altri parlano di corresponsabilità con i tour operator che, avendo fiutato l’affare da subito, hanno offerto alle famiglie, anche bambini, pacchetti domenicali “tutto compreso”. Così, la cittadina si è vista invasa da pullmann carichi di visitatori “Giusto per vedere un pò”, soprattutto quando la vicenda ha assunto contorni assurdi e morbosi; l’omicida ha ritrattato accusando la figlia di avere ucciso la ragazzina per gelosia, no si è di nuovo accollato tutto il misfatto, sì il delitto è accaduto in garage, no forse in casa, sono stati il padre e la figlia, no sono state Sabrina e la madre! Ancora oggi, siamo quasi ad un anno dalla morte di Sarah, si vedono persone che – in viaggio per i luoghi di vacanza- deviano per cercare di avere l’autografo di Misseri; ancora oggi, arriva la signora che candidamente afferma: “Sono venuta per scoprire se la polizia ha tralasciato qualche indizio”. Scordando, tragicamente, che si parla della vicenda reale di una ragazzina alla quale è stata tolta la vita, non di un gioco che tuttalpiù non vinci. Una giornata per un futuro migliore il 31 ottobre saremo 7 miliardi di terrestri! GAETANO CENNAME La prima pagina de “Il Mattino” di Caserta del giorno 11 luglio, da poco trascorso, era a dir poco demoralizzante; notizie pessime, soltanto problemi irrisolti, e a far da padrone lo spinoso e nauseabondo tema dei rifiuti, che o direttamente o indirettamente ci riguarda da vicino e non ci lascia “respirare” in santa pace. Un moto di ribellione mi ha preso: mi rifiuto di parlare di rifiuti. Ed ho rivolto lo sguardo altrove. E’ allora che mi sono accorto che il giorno 11 luglio si festeggia - su iniziativa delle Nazioni Unite -il “World Population Day” – Giornata Mondiale della Popolazione”. Volendo fare un paragone con le feste della nostra tradizione cattolica è come la Festa del 1° di novembre “ Tutti i Santi “: L’ONU nell’11 luglio del 1987, allorquando la popolazione mondiale toccò i 5 miliardi, istituì la festa per celebrare gli umani, viventi. Tutti. Ed i festeggiati si sono dati da fare! Pensate che la percentuale di crescita annua si aggira intorno all’1,14 % ed oggi siamo già a 6,93 miliardi di teste. Per il prossimo ottobre è previsto l’attesissimo arrivo del sette miliardesimo abitante della terra. E’ una notizia bellissima e terrificante nello stesso tempo: la prima cosa che mi è venuta da pensare è che l’umanità si espande e cresce così come si espande e cresce l’universo e mi è sembrata una cosa meravigliosa, divina e mi sono illuminato d’immenso, per dirla con il poeta. E subito dopo, sicuro di essere in buona e cotanta compagnia sulla faccia di questa terra, mi è venuto da pensare se noi tutti e sette miliardi di umani siamo soli nell’universo o da qualche altra parte ci sono altri “ figli di Dio” che vivono e si danno da fare per moltiplicarsi. Ma Ban Ki – Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, per l’occasione, ha lanciato un mes- saggio che subito mi ha riportato con i piedi a terra: ”Usiamo questa giornata per intraprendere azioni che possano creare un futuro migliore per gli abitanti del nostro mondo e per le generazioni future”. Vi do un po’ di numeri. Attualmente siamo 6,93 miliardi di terrestri. 4 miliardi in Asia (60%), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America Latina e Carabi (9%), 353 milioni in Nord America (5%), 25 milioni in Oceania (0,5%). E’ chiaro che il record che stiamo per toccare ripropone temi e problemi ed impone delle riflessioni. Bianchi e neri, occupati e disoccupati, adulti e minori, giovani ed anziani, cittadini e clandestini, sazi ed affamati, liberi e schiavi ed in ultimo ma solo in ordine di elencazione, uomini e donne. Accenno soltanto ad un dato ed una notizia che sconvolge. Nel mondo il rapporto tra i nati maschi e femmine è di circa 105 maschi per 100 femmine; Gli ultimi dati statistici riferiti alla Cina parlano di un rapporto tra neonati maschi e femmine di 120 a 100 ed in India i dati riportano 109 a 100. Nella Repubblica Popolare Cinese, dove vige ancora la norma del figlio unico, ed in India, dove non ci sono limiti legali alla procreazione, in sostanza le coppie preferiscono avere un figlio maschio e, per questo motivo, benché vietati sono aumentati a dismisura gli aborti selettivi. Che mondo: in Cina fanno la differenziata anche sui figli. 6 ATTUALITA’ anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 La memoria del mondo nella danza epica di Ea Sola Secheresse et pluie La coreografa franco-vietnamita propone un raffinato spettacolo di teatro/danza ANTONELLA ROSSETTI << I miei lavori sulla “memoria di guerra” possono essere considerati come le premesse di una serie di performance a cui ho dato vita tra il 1995 e il 2010, per raggiungere un altro livello di memoria.[…] Questo percorso mi ha permesso di trovare tracce di memoria che chiedevano di essere ascoltate. >> Questa la motivazione che muove la riflessiva messinscena della stimata coreografa francovietnamita , Ea Sola. “Sécheresse et pluie”( Siccità e Pioggia) è tra gli spettacoli che inaugurano a Napoli la IV edizione del NTFI 2011, al Teatro San Ferdinando il 27 e 28 giugno. Il lavoro di teatro-danza, presentato per la prima volta nel 1995, è incentrato sulla memoria della guerra in Vietnam. I testi sono stati scritti per l’occasione dal poeta Nguyen Duy, illustre esponente della letteratura vietnamita contemporanea. Ea Sola con danzatrici non professioniste, non più giovani, da vita ad un singolare lavoro in cui si dipana una profonda ed intensa contaminazione tra tradizione e contemporaneità. Protagonista della scena il rapporto uomo-natura: il Sole (Pham Van Mon) ,la Pioggia (Doan Thanh Binh) e l’Anonimo (Doan Thi Ket) che si raccontano attraverso canti e danze. <<il sole e la pioggia si divertono con i loro poteri, ciascuno vuole per sé tutta la terra…..Il Sole e la Pioggia decidono allora di creare le stagioni per porre termine a questo Caos>>. Qui in un atmosfera rarefatta tele trasparenti calate lasciano intravedere sagome che accennano movenze. Ogni danzatrice guida due figure inanimate. Con esse prendono posizione. Avanzano, fluttuano. lI presente richiama gli echi del passato. Così presentano la loro storia. Un ensemble di musici- sti di talento accompagna la lenta danza e le dolci voci << Questa danza epica-Siccità e Pioggia- racconta la storia di migliaia di destini…gioia e tristezza si alternano nei campi, fate e Spiriti si cullano sull’ arcobaleno lontano -il sogno resta all’orizzonte.>>. Tutto si svolge in perfetta sincronia . Corpo e voce procedono all’unisono. Meticolosi micro-movimenti veicolano messaggi fortemente significativi. Si riconosce il rigore e la forza delle donne in guerra, armate solo di tenacia e comprensione. Le interpreti scelte da Ea Sola sono le donne che consolavano i soldati con il loro canto<< ...noi cantiamo le parole che ci appartengono…la memoria trascinata dal canto..>> Coreografie asciutte ed essenziali si succedono in maniera armonica. Momento saliente: sui volti-maschere delle donne l’effige della sofferenza e della rabbia . Con sincinesie stereotipate e spasmodiche mostrano in proscenio le fotografie dei loro cari. Alla platea come al mondo. Vedove ed orfane che con i loro sguardi severi esigono risposte al loro insanabile dolore. Chi è responsabile di tante vite dilaniate? Probabilmente tutti. Nessuno escluso. Le grandi sventure non possono non appartenere che all’umanità intera. Così come la “poesia” che percorre l’intera drammaturgia. Chapeau alla raffinata coreografa vietnamita che dimostra come sia ancora possibile “calcare” le scene senza ostentare futili orpelli solo graziose avvenenze. E i tempi scenici troppo dilatati? Forse giudicati tali da un gusto occidentale forse ancora “acerbo” per adattarsi ad un concetto temporale basato su parametri completamente diversi. Un dettaglio trascurabile rispetto alla temperatura tropicale che il teatro San Ferdinando, non climatizzato, offriva. L’aria calda imponeva l’urgenza di guadagnare l’uscita. Ma un pubblico rispettoso della professionalità degli interpreti e della qualità della performance ha apprezzato fino alla fine e con generoso plauso. Opportuno ricompensarlo almeno con una doverosa nota di merito. Caro vecchio canone RAI quanto mi costi! Oggi anche per video cellulari e pc FRANCESCA CAPITELLI Chiunque in Italia possiede un dispositivo utile a vedere le trasmissioni televisive della RAI è tenuto a pagare il canone. Se su questo non esistono scuse che tengano, ci sono larghe perplessità su quali siano gli apparecchi per i quali è obbligatorio pagare la tassa per la televisione pubblica. L’ADUC, l’associazione per la tutela dei diritti degli utenti e consumatori, ha chiamato in causa l’Agenzia delle Entrate per cercare di capire quali dispositivi elettronici impongono ai cittadini il versamento del canone. La risposta è stata a dir poco evasiva: l’Agenzia dichiara di non avere competenze precise utili a stabilire quali siano effettivamente gli apparecchi atti alla ricezione del segnale televisivo. L’ADUC ha rivolto la stessa domanda anche al Ministero, ma anche qui la risposta è rimasta vaga. “Non si capisce con quale criterio il Sat (Sportello Abbonamenti TV) invii queste lettere ma è sicuro che hanno dei toni decisamente minatori. Si paventano blocchi amministrativi delle auto o pignoramenti senza che la legge lo preveda. Per questo stiamo valutando la possibilità di presentare un esposto in procura per abuso d’ufficio”, ha commentato Silvio Pieri, presidente dell’ufficio del Garante del contribuente del Piemonte, competente per il territorio. Teoricamente la cosa potrebbe riguardare quindi anche i pc dotati di scheda TV e i videofonini. E infatti nelle lettere spedite si legge che sono “compresi personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali”. “Un tempo chi comprava un televisore veniva registrato con nome e indirizzo, mentre adesso questo non si fa più e in effetti l’evasione è aumentata moltissimo Ma non si può rispondere all’illegalità con altra illegalità.” ha aggiunto Pieri. Per Adusbef e Federconsumatori è “un abuso, assimilare i personal computer, per i quali si chiede addirittura il pagamento del canone, ad un televisore”. In questo senso le due asso- ciazioni si dicono “determinate nel denunciare gli abusi dell’agenzia delle entrate di Torino, che minaccia addirittura le ganasce fiscali per quegli utenti che non hanno un televisore, o perché hanno disdettato l’abbonamento, o perché non lo hanno mai avuto”. “Le lettere che ingiungono il pagamento del canone televisivo a chi possiede un pc o un videofonino firmate dal Sat sono un atto illegittimo: questo della Rai e dell’organo del ministero dell’Economia è un inaccettabile attacco al popolo del web”. Lo dice il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, esponente della Sinistra Arcobaleno. “Su questa grave vicenda– ha aggiunto – chiederò un intervento immediato del ministro e dell’Authority delle Comunicazioni”. Tempo di Grazia per lo Spirito SPECIALE Inserto dell’ Anno 2 Numero 27 VIAGGI Tempo di Grazia per lo Spirito 16 Luglio 2011 8 SPECIALE anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 L’italia va in vacanza Il mare, la meta più ambita FRANCESCA CAPITELLI Un’estate al mare Valigie già pronte ed una gran voglia di andare via. Sono questi i sentimenti che attanagliano le persone prima di un viaggio. Ci siamo domandati più volte, però, dove vanno al mare gli Italiani, finché non abbiamo girato questa domanda alla nota agenzia di viaggi “Le ali della libertà” di cui è titolare Antonella Ricciardi, giornalista presso il nostro giornale. E sentite cosa ci ha risposto: La prima domanda che, sicuramente, incuriosisce un po’ tutti è questa: gli Italiani preferiscono il mare o la montagna? “Il mare di sicuro con una percentuale altissima, circa il 90 per cento contro un miserevole 10 per cento che invece ama trascorrere le proprie vacanze in montagna. Dobbiamo dire, però, che si è registrato un calo rispetto allo scorso anno delle persone che prediligono la montagna.” Quali sono i motivi,secondo te? “A mio parere la gente preferisce di più andare al mare per il semplice motivo che la montagna può risultare stancante e noiosa non avendo gli svaghi che si trovano nelle città balneari.“ Ma gli Italiani sono patriottici o per le proprie vacanze amano andare all’estero? “Entrambe, non c’è una differenza sostanziale o per lo meno da noi, non si è registrato. In Italia va molto forte la Puglia e le due isole maggiori Sicilia e Sardegna. Per l’estero al primo posto troviamo la Grecia con Zante, Creta e Corfù; altri posti in classifica come mete preferite ci sono Spagna e Croazia. Quest’anno piace anche l’Africa ma molti di loro fanno i combinati Stati Uniti-MessicoCuba, soprattutto per i viaggi di nozze.” Chi è che prenota? Più ragazzi o famiglie? “Ambedue. Mentre per le famiglie la scelta su dove andare in vacanza ricade sempre per l’Italia, i ragazzi si dividono tra gli abituè del nostro territorio e quelli, invece, che preferiscono andare all’estero.” E questi ultimi dove si orientano? “Senza ombra di dubbio per l’isola di Corfù (in Grecia ndr) perché è meno costosa Preparare la valigia è già un po’ come essere in vacanza Gli italiani e le valigie ORSOLA TREPPICCIONE Tempo di partenze per le sospirate vacanze questo. Che lo si faccia in auto, in treno o in aereo non si può andar via senza aver riempito almeno una valigia. Ma come prepariamo la valigia noi italiani? Se lo è chiesto EuropCar- azienda leader nel settore del noleggio di auto e furgoni- che, da sette anni, in collaborazione con la Doxa, monitora come cambia il nostro rapporto con il tempo libero allo scopo di offrire servizi sempre più adatti al consumatore moderno. Ne è nata l’indagine “E tu di che valigia sei? Gli Italiani e le vacanze estive 2011” dai cui risultati emerge che per circa 8 milioni di nostri connazionali “preparare la valigia per partire è già un po’ come essere in vacanza”. Al momento di tirar fuori le valige dai ripostigli, il 67% degli italiani preferisce il trolley; sempre più piccoli (adatti come bagaglio a mano in aereo), tecnologici e leggeri, consentono, grazie alle rotelle, di muoversi in piena libertà senza dover soccom- bere a pesi incalcolabili. Una volta aperto sul letto, un 66% preferisce riempirlo da solo mentre un significativo 24% lo prepara insieme ad un familiare; altri, furbi (un 10%), affidano l’incarico a qualcun altro. Comunque, ci si riduce il giorno prima di partire (il 74%) -anche se rimane uno zoccolo duro di previdenti che si mette al lavoro almeno 3 o 4 giorni prima- e ci si impiega non più di due ore (il 61%). Resiste un gruppetto di precisi (il 14%) che non può fare a meno di spenderci almeno quattro ore affinché entri tutto ciò che serve e anche qualcosa in più. Così, c’è chi sfrutta ogni angolo e spazio vuoti, chi mette i piccoli oggetti nelle scarpe, chi dispone prima le cose grandi e poi quelle piccole, chi arrotola vestiti e chi, al contrario, piega tutto maniacalmente. A cosa gli italiani non rinunciano mai? Il 42% degli interpellati dichiara di non partire senza un piccolo kit di pronto soccorso: “meglio essere previdenti”; poi, considerato che potrebbe sempre capitare un’occasione imprevista quanto piacevole, il 31% (in maggioranza signore) prov- nonché più facile da poter raggiungere.” Per finire, qual è la loro fascia d’età? “Si aggirano tra i 18 e i 25 anni, quelli che scelgono per le loro vacanze l’estero, e vanno quindi in Grecia, ma abbiamo anche un alto numero di ragazzi che preferiscono i villaggi in Italia. Partendo poi dagli over 25 finendo anche ai 40 anni,invece, la loro meta preferita è di gran lunga l’Estero.” Ringraziamo le splendide collaboratrici de “Le ali della libertà” per averci donato il loro tempo e auguriamo a tutti voi una vacanza indimenticabile e piena di relax! Arrivederci e al prossimo numero di Kairos! SPECIALE anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 vede a portare un vestito elegante completato dal paio di scarpe preferite ( 34%). Più di un terzo degli italiani (il 33%) non rinuncia ad infilare in valigia un libro da leggere. La ricerca ha registrato, inoltre, un rilevante 22% degli intervistati che non riesce a fare a meno del computer per essere sempre connesso con il mondo. E se alla fine la valigia non si chiudesse? Il 27% ricorre a sistemi poco ortodossi: il 13% degli intervistati ammette di sedercisi sopra e un 14% tira la chiusura lampo intanto che qualcuno “spinge sui bordi della valigia”. Una volta che si è superato 9 il “vero e proprio incubo bagagli”, il 28% definisce così la preparazione delle valige, aggiungendo “non so mai cosa metterci e ho paura di dimenticare l’essenziale”, tutto il resto è puro relax. Racconto di un viaggio...di nozze Tappa: Santiago ALESSANDRA D’ERRICO Progettare un viaggio di nozze itinerante tra la Spagna e il Portogallo è sicuramente inconsueto, così come decidere di percorrere 2600 Km in 17 giorni e visitare 13 posti diversi. Ogni viaggio rispecchia il carattere delle persone e il loro modo di viaggiare. Il nostro si divide tra curiosità e interesse nello scoprire nuove mete e il desiderio di comodità e relax. Quasi sempre prevale la prima scelta, così torniamo a casa con gli occhi pieni di tanti luoghi, persone, colori, sapori, ma più stanchi di prima! Una delle tappe più belle e più care al nostro viaggio è stato visitare Santiago di Compostela, cittadina a nord della Spagna, meta di continui pellegrinaggi tutto l’anno attraverso il “cammino di Santiago”. Santiago di Compostela è un luogo di notevole interesse religioso per la presenza dei resti di San Giacomo (Santiago, in spagnolo), uno dei dodici apostoli, decapitato in Palestina e trasportato su una barca in Spagna. La sua tomba fu ritrovata miracolosamente su un monte con moltissime luci, come delle stelle, da qui il nome Compostela, dal latino Campus Stellae (campo della stella). Nell’XI secolo la città fu distrutta dagli arabi ed in seguito ripresa dai cristiani, divenendo il simbolo della riconquista. Fu allora che intorno alla tomba di San Giacomo, su cui si erse un’imponente Cattedrale, si radunarono persone provenienti da tutta Europa ed iniziò il pellegrinaggio a piedi conosciuto come Cammino di Santiago. Dal Medioevo ad oggi sono stati costruiti luoghi di ristoro, alberghi di accoglienza, Chiese per i pellegrini ogni 30 km circa, con lo spirito dell’essenzialità e dell’ospitalità. Il cammino completo è di circa 800 km e può essere percorso anche parzialmente attraverso varie strade. Perché Santiago? Perché visitare un luogo così poco turistico in un viaggio di nozze? Le risposte sono molteplici, fra esse sicuramente il desiderio di scoprire le radici di un antico pellegrinaggio medioevale, il fascino di una spiritualità nuova, il ritrovarsi come compagni di viaggio e di vita, il bisogno interiore di riflessione e la ricerca di fede. Santiago è una città suggestiva, sembra di trovarsi in un posto “fuori dal mondo”, senza stress, egoismi, fretta, un microcosmo in cui si respira pace, disponibilità nei rapporti interpersonali, accoglienza allo straniero. Oltre alla visita della città, sarebbe stato significativo compiere “il cammino” con il compagno della propria vita superando difficoltà, sofferenze e stanchezza. Speriamo in futuro di poterci avventurare in questo nuovo viaggio! 10 SPECIALE anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Decalogo UE dei passeggeri 1 . CHI CHIAMARE IN CASO DI EMERGENZA Il 112 è il numero telefonico che potete chiamare per mettervi in contatto con i servizi di emergenza in tutta la UE, da telefoni fissi o mobili, gratuitamente. È disponibile in tutti i 27 Stati membri. Per ulteriori informazioni, recarsi sul sito: http://ec.europa.eu/information_society/activities/112/index_en.htm 2 . EVITARE INCIDENTI STRADALI Ogni anno in Europa 10 000 persone muoiono in incidenti stradali dovuti all’effetto della droga e dell’alcol. Un incidente su quattro può essere collegato all’uso eccessivo di alcol – percentuale che aumenta nel periodo delle vacanze. Nel giugno 2001 la Commissione ha adottato una raccomandazione relativa al livello di alcol nel sangue consentito al volante: - 0,5 mg/ml per tutti i conducenti - 0,2 mg/ml per i neopatentati e i conducenti professionisti La raccomandazione non è giuridicamente vincolante e pertanto tale livello può variare da uno Stato membro all’altro (es. la Svezia ha adottato una approccio di tolleranza zero). Naturalmente, il comportamento più sicuro consiste nel non bere mai quando si guida. Per ulteriori informazioni sulla sicurezza stradale, recarsi sul sito: http://ec.europa.eu/transport/road_safety/index_en.htm 3 . VOLARE SICURI L’elenco delle compagnie aeree bandite all’interno dell’Unione europea costituisce un forte incentivo a porre rimedio alle carenze in materia di sicurezza. Le compagnie interessate possono infatti essere tolte dalle lista se introducono correttivi soddisfacenti per conformarsi a tutti gli standard di sicurezza previsti. L’idea di una lista comunitaria si sta rivelando sempre più utile come strumento preventivo piuttosto che punitivo per salvaguardare la sicurezza aerea Le compagnie aeree sulla lista non sono autorizzate a effettuare i voli da e per la UE. L’Unione, tuttavia, non può impedire loro di continuare a volare in altre parti del mondo. Se avete intenzione di prendere un volo che decolla o atterra al di fuori della UE, potete controllare personalmente la lista nera UE per verificare se la compagnia che vi interessa è soggetta al divieto di volo nell’Unione europea per motivi di sicurezza. Per la lista delle compagnie aeree bandite, recarsi sul sito:http://air-ban.europa.eu/. 4 . SICUREZZA NEGLI AEROPORTI I passeggeri aerei possono trasportare con sé liquidi solo in contenitori singoli con una capacità massima di 100 millilitri ciascuno. Il quantitativo di liquidi massimo consentito è pari a 1 litro per passeggero. I contenitori devono a loro volta essere contenuti in un sacchetto di plastica trasparente risigillabile. I passeggeri saranno autorizzati a trasportare liquidi solo in piccoli quantitativi o se realmente necessari durante il viaggio, come medicine o alimenti per bambini. Tutti gli altri liquidi devono essere inviati con il bagaglio registrato. Un opuscolo che sintetizza gli aspetti più importanti di tali norme può essere scaricato dal sito http://ec.europa.eu/transport/air/doc/se curity_2006_aviation_security_new_r ules_poster.pdf . 5 . COSA FARE IN CASO DI ANNULLAMENTO DEL VOLO O DI NEGATO IMBARCO Prima di recarsi in aeroporto, controllare l’orario di partenza. Se il vostro volo viene annullato o se vi viene negato l’imbarco, chiedete il rimborso del prezzo pieno del biglietto o dei segmenti inutilizzati oppure l'imbarco, quanto prima possibile, su un altro volo verso la destinazione finale. Potete avere inoltre diritto a una compensazione compresa fra 250 e 600 euro, a seconda della distanza e dei ritardi subiti con il volo alternativo. La compagnia aerea dovrebbe inoltre informarvi in merito ai vostri diritti e al motivo dell’annullamento o del negato imbarco. Dovrebbe anche fornire assistenza durante l’attesa (pasti, bevande, possibilità di comunicazione e una camera di albergo per la notte, se necessario). Se i passeggeri ritengono che le compagnie aeree non reagiscono in modo soddisfacente ai loro reclami, possono presentare un reclamo all'organismo nazionale competente in materia nello Stato membro UE (o in Islanda, Svizzera e Norvegia) in cui si è verificato l’incidente. Quando l’incidente coinvolge una compagnia aerea della UE ma non ha luogo in uno Stato membro UE, il passeggero può presentare il reclamo nello Stato membro UE di destinazione. Per un elenco di tali organismi recarsi sul sito: http://ec.europa.eu/transport/passengers/air/air_en.htm. Per ulteriori informazioni sui diritti dei passeggeri – compreso il diritto al rimborso – recarsi sul sito: http://ec.europa.eu/transport/passengers/index_en.htm 6 . FURTO O SMARRIMENTO DEI DOCUMENTI In caso di smarrimento o di furto dei documenti di viaggio, l'Ufficio consolare italiano in loco potrà emettere previa autorizzazione dell'Autorità italiana competente - un nuovo documento oppure rilasciare un documento di viaggio provvisorio (ETD - Emergency Travel Document). Conforme- mente alla normativa europea, tale ultimo titolo (ETD) potrà essere valido per il solo rientro in Italia o verso lo Stato di residenza permanente del connazionale o ancora, eccezionalmente, verso un’altra destinazione. In ogni caso, sarà necessario presentarsi presso l'Ufficio consolare muniti, ove ammesso dalla normativa locale, della denuncia alle Autorità locali, di due foto formato tessera e di ogni altro documento (codice fiscale, tessera sanitaria, patente di guida, documenti emessi da altre amministrazioni etc.) o di testimoni che agevolino l'Ufficio consolare nella procedura di identificazione della persona. Anche a tal fine, si consiglia sempre di conservare, in un luogo diverso dal quello in cui si custodiscono i documenti originali, una fotocopia dei documenti più importanti (passaporto, carta d'identità, carta di credito) per facilitare le procedure di assistenza. 7 . DISABILI E PASSEGGERI A MOBILITÀ RIDOTTA Il divieto di discriminare i disabili e i passeggeri a mobilità ridotta sulla base di un handicap permanente o temporaneo è garantito, per i passeggeri aerei, dalla regolamentazione comunitaria vigente e, per i passeggeri ferroviari, dalle norme che entreranno in vigore il 3 dicembre 2009. Nel dicembre 2008 la Commissione ha presentato proposte volte a tutelare i diritti delle persone a mobilità ridotta che viaggiano per mare e vie di navigazione interna o con autobus. Siete invitati a comunicare alla compagnia aerea o al tour operator l’assistenza necessaria almeno 48 ore prima della partenza del volo. Gli organismi di gestione degli aeroporti vengono informati a loro volta e sono responsabili dell’assistenza fino alla porta di imbarco; in seguito è responsabile la compagnia aerea. L’assistenza è gratuita. Per ulteriori informazioni sui diritti dei passeggeri a mobilità ridotta, recarsi sul sito: http://ec.europa.eu/transport/passengers/air/prm_en.htm 8 . TRASPARENZA DEL SITO WEB IN MATERIA DI PREZZI Il regolamento sui servizi aerei prevede l’obbligo di una piena trasparenza dei prezzi. Ciò significa che quando i consumatori prenotano un volo online, il prezzo finale “completo” deve essere indicato già nella pagina iniziale: si vuole così consentire un confronto fra i prezzi delle varie compagnie aeree e garantire una reale possibilità di scelta. Eventuali supplementi di prezzo opzionali devono essere indicati in modo chiaro e trasparente. Tutti i passeggeri hanno pari diritto di accesso alle tariffe aeree senza discriminazioni basate sulla nazionalità o il luogo di residenza o sul luogo di stabilimento dell’agente del vettore. Per ulteriori informazioni consultare gli articoli 22 e 23 del regolamento recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità sui diritti dei consumatori: http://eurlex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?s martapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&lg=en&numdoc=308R1008 Altri divieti sono inoltre indicati sul sito:http://ec.europa.eu/consumers/righ ts/ 9 . BAGAGLI SMARRITI E DANNEGGIATI In caso di danneggiamento, dovreste lamentarvi con la compagnia aerea entro sette giorni dal momento in cui le avete consegnato il bagaglio, mentre in caso di ritardo il termine è di 21 giorni. Eventuali altri azioni legali devono essere intentate entro due anni dalla data di arrivo. In caso di smarrimento o danneggiamento del bagaglio avete diritto a un rimborso dalla compagnia aerea fino a un massimo di 1 100 euro. Se trasportate articoli di valore dovreste stipulare un’assicurazione di viaggio privata oppure potete beneficiare di un limite di responsabilità più elevato da parte della compagnia aerea rilasciando una dichiarazione speciale, al più tardi al momento della registrazione, e pagando un supplemento. In caso di difficoltà con la compagnia aerea, vi consigliamo di rivolgervi all’associazione per la protezione dei consumatori nazionale del vostro paese o alla rete dei centri europei dei consumatori (European Consumer Centres Network ECC-Net). Per ulteriori informazioni consultare il regolamento sulla responsabilità del vettore aereo in caso d'incidenti: http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32002R0889:E N:HTML 10 . VIAGGI TUTTO COMPRESO Quando i consumatori acquistano un viaggio “tutto compreso”, hanno diritto a sapere per cosa stanno pagando e cosa è incluso nel pacchetto ai sensi delladirettiva 90/314/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente i viaggi, vacanze e circuiti “tutto compreso”. Gli opuscoli messi a disposizione dei consumatori devono indicare chiaramente e con precisione il prezzo e tutte le informazioni pertinenti, quali la destinazione, l’itinerario e i mezzi di trasporto utilizzati, il tipo di alloggio, i pasti forniti, gli obblighi in materia di passaporto e di visti, le formalità sanitarie, i tempi di pagamento e i termini per informare i consumatori in caso di annullamento. Per ulteriori informazioni sulla direttiva, recarsi sul sito: http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31990L0314:E N:HTML GIOVANI 11 anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Il ruolo educativo dei genitori è fondamentale Delinquenza ed illegalità, giovani sempre più coinvolti Come starne fuori... CIRO POZZUOLI Sempre più dati parlano chiaro: in continuo aumento è il fenomeno della criminalità e della delinquenza, che colpisce la gran parte dei giovani ed, in particolare, i ragazzi compresi tra i quattordici ed i diciotto anni. Quanti se ne vedono sul giornale? Lì, col loro nome e la foto sbattuta in prima pagina! Molti ci si trovano “casualmente”, ma c’è poco da fidarsi, poiché in situazioni illegali e assolutamente rischiose, come scambio di sostanza stupefacenti o quant’altro, ci si ritrova sempre ad essere “innocenti”: “… Mi ci sono ritrovato per caso . Non sapevo che stavano spacciando se no mi sarei allontanato!”, “Io non ho fatto niente, questa “roba” non è mia, stavo soltanto coprendo un mio amico…!”. Queste le scuse più usate, che non hanno, ormai, più effetto. In Italia la criminalità minorile non è “Tradizionale” che riguarda i giovani di periferia; ”Mafiosa” ossia ragazzi inseriti in gruppi criminali di stampo mafioso (soprattutto giovani del Sud); “Straniera” cioè riguardante i ragazzi stranieri (arrivati in Italia negli anni 90) soprattutto nomadi specializzati in furti di appartamento, nordafricani, albanesi e dell'est specializzati nello spaccio di droga; “Bullismo nelle scuole” e “Violenza negli stadi” che sono devianze intermedie tra le prime e il malessere del benessere. I cosiddetti bravi ragazzi che delinquono fanno più paura degli altri basti pensare a vicende come quella di Novi Ligure (Erika e Omar) e quella di Chiavenna (le ragazze che uccisero una suora). Episodi che spaventano perché non se ne comprendono i motivi. Questa nuova devianza da un punto di vista numerico non è così clamorosa tuttavia un solo episodio di problemi di dipendenza da sostanze psicoattive che commettono reati proprio per l'acquisto delle sostanze, ragazzi “La radice dell’arcobaleno” Una filosofia di vita! ANNALISA PAPALE Ho incontrato la professoressa Angela Migliozzi autrice del libro "La radice dell'arcobaleno" inserito dall’editore Guida nella sezione: Narrativa della collana lettere italiane. Angela Migliozzi nasce a Carinola, si trasferisce a S. Maria C. V. ove frequenta il liceo classico Nevio, si laurea in Matematica all' Università Federico II di Napoli. Attualmente insegna presso l'istituto “Pier delle Vigne” di Capua e vive a S. Maria C. V. Qui di seguito riporto la breve intervista. L clamorosa in termini di numeri. Circa venti anni fa la devianza minorile riguardava le periferie e ragazzi di famiglie povere ed emarginate. Oggi la situazione è molto diversa: non si parla più di devianza ma di devianze. Sono state individuate sei categorie di devianza minorile: questo tipo crea più allarme sociale rispetto a mille furti o scippi. In questi ultimi anni accanto ai ragazzi delinquenti deprivati ed emarginati si sono aggiunte nuove figure: adolescenti che vivono forme più o meno gravi di sofferenza e disagio psichico, giovani con con problemi sul piano relazionale e comunicativo che commettono atti devianti di valenza espressiva (esempio ti- pico è il bullismo e altre forme di violenza interpersonale), ragazzi ben integrati educati però alla logica del tutto e subito e dell'indivualismo esasperato che non riconoscono gli altri come portatori di diritti e se stessi come titolari di doveri. Come restarne fuori? Semplice: ascoltare quei “rompiscatole” dei genitori!!! Forse non è la soluzione più bella o facile, ma sicuramente quella, l’unica in assoluto, che evita problemi, perché l’amicizia è altro e non coprire chi spaccia o compie atti di criminalità! a radice dell’arcobaleno è un libro “per caso”? Un libro non è mai “per caso”, come nessuna storia o nessuna vita. Ma “le ali ti crescono a tua insaputa”, dice il protagonista del mio libro. E’ quello che mi è successo, pressappoco, diciamo alla fine dell’altro anno. Scrivo da sempre. Poesia, soprattutto. Una formazione classica. Poi la scelta: Matematica pura. Ma quel- l’amore per le parole come chiavi di porta dell’animo umano, quello, non mi ha mai lasciato. Inevitabile. E così, tutto quello che mi ha graffiato cuore e corpo l’ho sempre tradotto in versi, pensieri e scritti. Ma il tempo dell’impegno spesso ruba quello del cuore e ti lascia lì, in attesa di momenti più propizi. Poi la storia mi ha aiutato, la mia personale e quella degli altri. Una pausa forzata e così, gravida di tante emozioni, ho scritto un racconto, una lunga poesia.” Q ual è il complimento che lei apprezzerebbe di più, da un lettore? Sarei felice di sentire: ”Questo è il libro che avrei voluto scrivere io!”. Vorrebbe dire per me essere riuscita ad entrare, con la semplicità di un sentimento genuino, nell’animo dei miei lettori, traducendo in parole sentimenti che tanti non riescono ad esprimere, forse anche per pudore. D i che tratta il suo libro? Tutù, la voce narrante del libro, è un cane, con una filosofia semplice della vita, fatta di tanti dubbi, di poche certezze e di molti interrogativi. Diviso tra l’amore della nuova amica e quello della libertà… La fine la lascio da leggere sul mio libro, Vi pare? Il libro è scritto con una prosa poetica – io scrivo soprattutto poesie – e va letto in chiave metaforica, facendo del protagonista il simbolo di un’umanità variegata che si muove alla ricerca di un appiglio, abbandonata o cacciata dal proprio nido. D opo la pausa estiva, pensa di organizzare degli incontri per presentare il suo lavoro? Intanto il libro sarà presentato a Caserta lunedì 18 luglio dal critico d’arte Giorgio Angnisola e dai giornalisti Lidia Liberto e Nando Santonastaso. In autunno, con la mia casa editrice, organizzerò incontri in varie librerie. 12 CAPUA anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Teatro a Palazzo Lanza Solofria porta il suo ‘78 DA CASERTA24ORE DI PAOLOM Il 14 luglio le storie di Aldo Moro e Peppino Impastato si intrecciano in “’78”, nuovo allestimento dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Roberto Solofria in cartellone al Palazzo Lanza di Capua per Il Teatro dell’Architempo. Dopo il debutto de “L’Incoronata”, la rassegna diretta e organizzata da Giuseppe Bellone ed Emanuele Tirelli si dedica al suo secondo appuntamento (ore 21.30) proseguendo idealmente il racconto della storia d’Italia. Quella prodotta da Mutamenti, è una messinscena che parte da personaggi scomparsi lo stesso giorno dello stesso anno, entrambi morti ammazzati: Moro dalle Brigate Rosse, Impastato dalla Mafia. Lo spettacolo si propone di entrare nelle due storie senza rischiare di abbandonarsi alla mera descrizione dei fatti, ma cercando di analizzare e conoscere davvero quello che c’è stato dietro, il contorno, le influenze più consistenti. Dietro, fino al brigatista che esegue materialmente la sentenza di morte di Aldo Moro e fino all’amico più caro di Peppino Impastato, quel Salvo che l’ha accompagnato in tutte le avventure, le battaglie e la rabbia che hanno portato la mafia, il capozona Tano Badalamenti, a decidere di liberarsi definitivamente di quel personaggio troppo scomodo. Secondo Roberto Solofria, “potremmo notare un parallelismo tra la vita del brigatista, ventenne impegnato politicamente che sceglie di entrare in clan- Human Being Project: al Museo d’Arte Contemporanea DA LIBERO NEWS DI PAOLOM Human Being Project:un incontro tra cinema, arte, fotografia, danza e spettacolo dal 14 al 16 luglio al Museo d’Arte Contemporanea. La nascente Associazione cinematografica Black Swan International, in occasione della sua presentazione ufficiale, ha organizzato al Museo d’Arte Contemporanea (Mac) di Capua l’evento Human Being Project, con la collaborazione dell’Associazione Tresart, la partecipazione dell’Associazione Culturale CapuaCineArt e con il patrocinio del Comune di Capua. Ospiti del direttore artistico del Mac Luigi Brandi, gli organizzatori si propongono di rappresentare attraverso l’arte, la scienza e la storia, i temi della vita e del miglioramento della condizione dell’essere umano. L’idea è piaciuta ad artisti ed a professionisti delle scienze umane che hanno dato gratuitamente il proprio contributo, per un calendario d’appuntamenti che alternerà performance artistiche a dibattiti e mostre. La mostra artistica ha abbracciato le opere di quattordici artisti ed è stata curata da Assunta Improta, la stessa che ha intrattenuto il pubblico con una sua performance di luci e colori, eseguita dall’artista Sasyca e dall’artista Lucio DDTArt. La mostra fotografica è, invece, curata dall’Associazione TresArt. Ciascuna delle tre serate è stata introdotta da un dibattito cui prenderanno parte, tra gli altri, lo storico dell’arte Rosario Pinto, Giovanni Vinciguerra e lo scultore Arturo Casanova. Proiettati in loop di videoarte e di cortometraggi, e musica live di gruppi emergenti destinità per combattere lo Stato e sognare un mondo migliore, e quella di Peppino, anch’egli impegnato politicamente ma che sceglie di combattere a viso scoperto e senza armi contro un altro potere, quello mafioso. Analizziamo le differenze, le contrapposizioni, le divergenze e le similitudini. Molte ‘motivazioni’ sem- brano quasi ritornare da quel lontano ’78, sembra quasi di parlare di un oggi di disoccupazione, di licenziamenti, di lotta nelle fabbriche, di classe politica impopolare, immobile, chiusa alle giovani generazioni e ai cambiamenti. Un ieri che ricorda un oggi”. Kairosnews va in vacanza TM Cari lettori, anche Kairosnews chiude per le vacanze estive. Qui con me in redazione ci sono Nicola e Orsola che stanno facendo le ultime correzioni di bozza; Giuseppe e Giovanna, concentrati come al solito sui loco pc, per cercare di far “quadrare” anche quest’ultimo numero: insomma una giornata apparentemente come le altre. E invece anche noi siamo un po’ distratti da queste vacanze estive ormai giunte: Nicola poi indossa una camicia così esotica che concentrarci sul lavoro invece di fuggire con la mente verso i paesi che la sua mis ci evoca è davvero difficoltoso… Per non parlare di Orsola che combatte contro le zanzare! Così tra una battuta e un’altra penso a come potervi fare nel modo più carino possibile gli auguri per le vacanze. E allora vi auguro ciò che desidero per me stessa: un periodo di tranquillità, rigenerante per il corpo e per la mente: che voi andiate al mare o in montagna, in viaggio in paesi più o meno lontani o che ve ne restiate a casa, vi auguriamo di trascorrere giorni sereni con le persone che vi sono care. Se vi capita però, in questo tempo di vacanze, pensateci un pò: mettete da parte idee, intuizioni, suggerimenti, insomma tutto ciò che può contribuire a rendere ancora più bella la nostra testata. Al rientro nuove ed emozionanti sfide ci attendono, e speriamo di poterle condividere con voi affinchè Kairos possa essere sempre di più il “nostro” giornale preferito!!! anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 SANTA MARIA C. V. 13 16 Luglio Festa della Madonna del Carmelo Maria, madre e sorella del Carmelo SUOR MIRIAM BO La Sacra Scrittura esalta la bellezza del monte Carmelo, là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede d’Israele nel Dio vivente. In quei luoghi, all’inizio del XIII secolo ebbe giuridicamente origine l’Ordine carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo. Su questo monte, presso la fontana che prende il nome dallo stesso profeta, verso la fine del secolo XII, si stabilirono alcuni eremiti, che costruirono un oratorio in onore della Madre di Dio, eleggendola patrona. La considerarono e sperimentarono madre e modello, prima nella vita contemplativa e poi nel dono ai fratelli delle ricchezze di Dio. Per questo furono chiamati “Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo”. Un po’ di storia per introdurre la festa che ogni 16 luglio si celebra in onore della Madonna del Carmelo o del Carmine, festa e devozione diffusa in tutto il mondo. Festa, questa, riservata alla categoria degli ultraottantenni, che con cuore semplice snocciolano la corona del S. Rosario invocando aiuto e protezione alla Madonna secondo gli innumerevoli titoli con cui sembra provvedere alle innumerevoli necessità? Ai lettori la risposta, ma senza deludere i fedeli devoti che sostengono la Chiesa e il mondo sofferente avvalendosi della preghiera alla Madonna del Carmelo e scuotendo gli animi un po’ cinici o superfi- ciali, quelli presi da “come va il mondo”, la Madonna, che porta il titolo di Regina del Carmelo, apre orizzonti infiniti che portano l’uomo di ogni tempo a spaziare nell’immenso amore di Dio che avvolge l’universo e gli fa toccare le profondità dell’anima, l’essenza stessa delle cose e gli fa sperimentare l’essenzialità della vita. Ecco allora un invito: vuoi anche tu intraprendere questo viaggio della vita, nella vita vera, accompagnato per mano dalla Vergine Maria del Monte Carmelo? Carmelo, “Karmel” significa “giardino, paradiso di Dio”. Vuoi essere riportato alle origini della tua esistenza, in quel giardino primordiale dove l’uomo era in perfetta comunione con Dio e quindi totalmente e unicamente uomo, creatura di Dio fatta a Sua immagine e somiglianza? C’è un breve testo in latino della tradizione carmelitana che tradotto dice: “Se desideri sapere che cosa sia il Carmelo: la Vergine Maria che ha concepito il Verbo e che conserva tutte le parole del Verbo nel suo cuore. Questo è il Carmelo.” La ovvia conseguenza di questa affermazione è che forse occorre renderci sempre più consapevoli che occorre mettere al centro la persona, mirare alla formazione dell’unità in una generazione di persone disgregate, aiutare bambini e adulti ad andare sempre al “centro”, alla verità che è l’Amore di Dio, portarli all’incontro con Cristo, scopo fondamentale del nostro essere nel Carmelo. Come la Vergine già nel quotidiano cerchiamo, in un tempo così frettoloso e consumista, di meditare nel cuore la Parola, il Verbo fatto carne e di far fare altrettanto a “piccoli e grandi” ogniqualvolta ci si forma al silenzio, all’armonia, all’ascolto, alla contemplazione del mistero dell’Amore di Dio. I primi carmelitani, nel loro guardare a Maria, non erano interessati a vedere fenomeni particolari. Chiamare Maria madre e sorella significa sentire Maria accanto a noi, a noi familiare. E Maria, come sorella e madre che ci sta accanto, creatura come noi, ci invita a vivere il mistero che ci costituisce e che sta dentro di noi, quel mistero che noi riusciamo a percepire, per grazia di Dio, attraverso la nostra interiorità. Interiorità continuamente desiderata, scoperta, abbandonata e ritrovata. Occorre, ancora una volta, focalizzare la nostra attenzione per rafforzarci in questa dimensione della nostra interiorità, che ci è propria, ma che anche ha bisogno costantemente di essere rivisitata e ricompresa. Il più grande poeta mariano, che parla all’Ordine carmelitano, usa le stesse espressioni che Gesù usò per affidare la Santa Vergine al discepolo prediletto: “Guarda tua Madre, o venerabile assemblea del Carmelo; anche se è la madre di tutti per svariate ragioni, è particolarmente tua Madre. Quindi amala, venerala come se fosse ovunque presente; da questo momento prendila nella tua casa, perché un giorno ella possa ricevere te nella gloria”. E di sé, autobiograficamente, il poeta dice quel che ogni carmelitano – e io aggiungerei, qualunque cristiano vorrebbe poter affermare: “Tutto ciò che sono, tutto ciò che valgo - lo confesso di tutto cuore – lo devo a Maria… Fin dai primi giorni della mia infanzia mi ha ricevuto, benché indegno, nel suo grembo e mi ha portato nella terra del Carmelo perché possa abitare tutti i giorni della mia vita nella casa di mia Madre. Mi ha coperto col suo manto bianco come la neve; mi ha nutrito, mi ha irrobustito mi ha coronato col suo titolo glorioso”. Crisi da matrimonio CARMELINA MOCCIA La famiglia, che l’ordinamento italiano riconosce e tutela, si costituisce con il matrimonio e indipendentemente dalla nascita dei figli. Il matrimonio è il negozio giuridico solenne con il quale un uomo e una donna formano una famiglia, costituendo tra loro un vincolo di fedeltà, assistenza, collaborazione e coabitazione. Per poter contrarre matrimonio è essenziale che si uniscano due persone di sesso opposto, che manifestino il loro consenso in maniera solenne davanti all’ufficiale di stato civile. Quando manca uno solo degli elementi essenziali del matrimonio, esso è annullabile e cessa di produrre effetti. La nullità del vincolo è pronunciata dal giudice su richiesta delle parti. Durante la celebrazione del matrimonio in presenza dell’ufficiale di stato civile, si dà lettura degli articoli 143, 144, 147 che regolano i rapporti tra i coniugi. Gli effetti del matrimonio si producono rispetto ai coniugi tra loro e rispetto ai figli. Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono gli stessi doveri. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Questo è quanto previsto dall’art. 143 del Codice Civile. L’art. 149 stabilisce che lo scioglimento del matrimonio avvenga per morte di uno dei coniugi o per effetto di sentenza di divorzio pronunciata dal giudice. Il matrimonio celebrato con rito cattolico e trascritto regolarmente è indissolubile, ma il giudice può dichiararne la cessazione degli effetti civili. Con l’annotazione sui registri dello stato civile della sentenza di divorzio, i coniugi riacquistano la libertà di stato e con essa la possibilità di contrarre altro matrimonio civile, ma non religioso. Lo scioglimento produce tre effetti in particolare: la corresponsione di un assegno al coniuge; il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli minori; l’affidamento dei minori. L’obbligo di corrispondere un assegno a favore dell’altro coniuge sorge quando quest’ultimo non è in grado di provvedere da solo al proprio sostentamento. L’obbligo cessa se il coniuge contrae nuove nozze. L’obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio non cessa con le nuove nozze. Il genitore cui sono affidati i figli ha l’esercizio della patria potestà, se il tribunale non dispone diversamente. Le decisioni di maggiore interesse per i figli devono essere adottate da entrambi i genitori. L’abitazione della casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli. In ogni caso il giudice nello stabilire chi debba occupare la casa familiare dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e favorire il coniuge più debole. Negli ultimi anni si registra un forte aumento delle domande di separazione. Sembra che tutti vogliano contrarre matrimonio, ma poi qualcosa non va e piuttosto che cercare un punto di convergenza, un compromesso, si ricorre in Tribunale con la speranza di poter cessare i litigi. Ma non è proprio così semplice. Lo scioglimento produce effetti tanto per l’uomo quanto per la donna. La donna viene marchiata come chi ha fallito, e non ha saputo tenere salda l’unione posta in essere con il matrimonio, diventando bersaglio di critiche e maltrattamenti. Quanto agli uomini le cose procedono forse anche peggio. È degli ultimi giorni la notizia dell’aumento vertiginoso del numero di uomini che con il divorzio hanno dovuto rinunciare alla loro abitazione oltre che ai loro affetti, e lentamente si sono ridotti ad uno stato di povertà senza eguali per far fronte agli impegni che sorgono dalla sentenza di divorzio. Spuntano come funghi un po’ ovunque centri che offrono assistenza ai papà che hanno difficoltà ad onorare i loro impegni. Allora viene da chiedersi se non sia il caso che si rivedano le norme che regolano lo scioglimento del matrimonio, in modo da tutelare maggiormente anche chi per far fronte ai suoi impegni, è costretto a far salti mortali?! E a me viene da dire che forse si stava meglio quando si stava peggio?! Quando si ricorreva al parroco per risolvere un problema, quando tutto era più semplice e la domenica si andava a messa a braccetto con il proprio uomo, e l’uomo era ancora il pater familae, il sacerdote della propria casa. 14 BASSO VOLTURNO anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Intolleranze e offese infangano una bella iniziativa La squadra Fiamma Grazzanise abbandona il Memorial del Ricordo IVANA BERTONE Una manifestazione senza pretese di agonismo, partita il 27 Giugno presso i campetti di Santa Massimiliana, è stata segnata purtroppo da uno spiacevole evento. Questo Memorial “Uniti nel Ricordo”, ha un solo scopo ovvero quello di raccogliere fondi per la costruzione di un monumento in memoria dei giovani grazzanisani prematuramente scomparsi. Per il secondo anno consecutivo, anche i Carabinieri della locale stazione di Grazzanise avevano preso parte al memorial con la squadra “Fiamma Grazzanise”, e con questi piccoli gesti di vicinanza ai cittadini, avevano sicuramente dato orgoglio e lustro alla manifestazione. Evidentemente non tutti la pensano allo stesso modo, e dopo vari episodi di intolleranza da parte di alcuni individui presenti sul campo, la squadra ha deciso di riti- rasi. Soprattutto nell’ultima partita disputata, si sono verificate delle offese pesanti nei confronti dei componenti della “Fiamme Grazzanise”. Non si sono lasciati neanche intimidire dalla presenza del componenti della squadra rappresentativa della Stazione Comando dei Carabinieri di Grazzanise, anche a nome di tutti i cittadini rispettosi delle Istituzioni e ancor prima del prossimo. “ Ci auguriamo Capitano Vincenzo Carpino, membro della squadra, che con la sua partecipazione ha confermato quanto l’arma sia vicina ai cittadini. Le scuse dei componenti del “Gruppo del Ricordo” vanno al Comandante Nero Baldassarre e a tutti i che come noi ragazzi del Gruppo del Ricordo anche tutti i cittadini di Grazzanise condannino questi vili gesti e si distinguano con atti di solidarietà e civiltà” Con queste parole,invece, i componenti della squadra “Fiamma Grazzanise” lasciano il torneo: Agli Organizzatori del torneo ”2° Memorial del Ricordo” Dopo aver analizzato le varie vicissitudini e situazioni occorse durante il torneo ed in particolare nel corso dell’ultima partita, è emersa la volontà dei componenti della squadra “Fiamma Grazzanise” di ritirarsi immediatamente dalla competizione. Nell’ultima partita disputata, si sono verificati odiosi episodi di intolleranza nei confronti dei componenti della squadra Fiamma Grazzanise. Non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo, ma ha segnato in maniera spiacevole una gara che scivolava via, risultato a parte, sui binari della perfetta e leale sportività. In una fase di gioco, concitata quanto si voglia ma comunque nell’ambito della correttezza agonistica, diverse persone del pubblico hanno apostrofato platealmente e a voce alta appellativi che non si ritiene opportuno ripetere in questa sede. Tra l’altro, erano presenti alcuni familiari con bambini piccoli che sono stati costretti, loro malgrado, ad assistere a tali episodi, non certo edificanti ed educativi. Si ribadisce che l’amarezza nasce dal fatto di aver dovuto registrare episodi di questo tipo su un campo di calcio di un paese, peraltro distintosi sempre per accoglienza e serena tolleranza, che si credeva scevro da questo tipo di mentalità. Si è giunti quindi a tale scelta, nella piena consapevolezza che sia un dovere civile e un atto di lealtà, nonché un’assunzione di responsabilità che spetti a chi ha a cuore i valori e l’etica sportiva. Pertanto con la presente si comunica il ritiro immediato della squadra Fiamma Grazzanise dal torneo. Nell’auguravi buona fortuna a questo Vostro lavoro, vi porgiamo i nostri più sentiti saluti. Lavori pubblici per stimolare l’economia I piccoli centri sono espressione del “sistema nazione” GIUSEPPE TALLINO Grazzanise - Cali fisiologici, speculazioni, vendite scoperte, finanza creativa che soverchia quella reale (basata sulla produzione concreta): concause eterogenee del non felicissimo periodo dell’economia italiana. L’errore più frequente è quello di non sentirsi partecipi (e quindi elementi decisivi) nel processo di risanamento o di affossamento della nostra Nazione. Bisogna avere la coscienza che i piccoli centri sono espressione (in scala ridotta) del sistema nazionale: Grazzanise non ha vissuto nel biennio 2009 - 2010 un periodo finanziario felicissimo (è stato sforato il patto di stabilità nel 2009, rientrato nel 2010) e tuttora l’amministrazione non dona la dovuta importanza (e preoccupazione) per i debiti riscontrati con il “Consorzio Unico di Bacino” (la cifra dovrebbe attestarsi intorno ai 2 mln € circa)… nonostante lo scenario non festoso, è stata presentata una gara d’appalto per i LAVORI DI COMPLETAMENTO DELL’ASILO NIDO COMUNALE (Fonte di finanziamento: Contributo Regione Campania ai sensi della L.R. 48/74 e 30/84) con un importo a base d’appalto di € 89.973,36 + IVA. Grazzanise non ha avuto un boom demografico e di conseguenza neanche l’impellente bisogno di “nido”, ma la giunta svoltasi con l’ atto di approvazione (deliberazione) n. 58 e di validazione del 03.11.2010 ha deciso di ridonare vita a questa opera infrastrutturale (situata in via Alberolungo) da anni abbandonata a se stessa. Come Roosevelt con il suo “New Deal” , con visione iperbolica, possiamo affermare che la maggioranza consiliare punta alle opere pubbliche per re-invertire il corso negativo della finanza. La maggioranza pare abbandonare l’immobilismo iniziale e comincia a mostrare segni di vita: dopo averlo promesso tante volte l’Ass. Vito Gravanti ha dato finalmente il via ai lavori preparativi (la diffusione del piano della rac. differ.) del ciclo di differenziata che inizierà (salvo sorprese/imprevisti) a settembre e nella seduta del consesso civico dello scorso 13 luglio è stata finalmente ratificata l’adesione alla Sta- zione Unica Appaltante Provinciale. RUBRICHE 15 anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Cosa c’è nella borsa delle donne? ...neanche loro lo sanno FRANCESCA CAPITELLI Domanda indiscreta quanto mai assurda, che prevede una risposta insoddisfacente, perché per la donna la borsa è il luogo dell'intimità inviolabile. Eppure anche quest’ultima barriera è stata abbattuta. L’artista Pierre Klein e il sociologo Jean Claude Kaufmann hanno frugato nelle sacche delle signore, per una volta consenzienti ad aprire sotto i loro occhi la loro borsa. Perché come si dice che in ogni testa c’è un piccolo mondo, anche in ogni borsa c’è n’è uno. Kaufmann ha poi raccolto i pensieri suscitati dall'operazione in un libro “Le sac, un petit monde d'amour”. Da questa “esplorazione” ne sono usciti frammenti di intimità che raccontano i misteri della donna: chiavi, cellulare, rossetto, blocco di appunti, spazzolino, calze, acqua, sono solo alcuni. Se c’è qualche poi qualche nuvola, state pur certi che in borsa l’ombrellino pieghevole non manca di certo come non manca mai neanche la pochette con i trucchi per mettere a posto il lucidalabbra dopo pranzo, o pacchetti di gomme per gli attacchi improvvisi di fame. Lettore mp3 o libro immancabili specie se si fanno lunghi tragitti in autobus o metropolitana, ma fin qui tutto normale. Le più previdenti, poi, non rinunciano a portare con se un kit ago e filo per riparare al volo un orlo o un bottone saltato, cerotti (per prevenire vescicole ai pieni causate dalle scarpe nuove) spazzola da borsetta, deodoranti e profumi, creme per le mani, analgesici per il mal di testa e addirittura scarpe più comode se si prevedono lunghi tratti a piedi per raggiungere il posto di lavoro. «Una piccola casa», «un pezzo di me stessa», «un puzzle dove ogni pezzo racconta della mia vita» questo raccontano le donne. Ma anche, come aggiunge Kaufmann, “una conferma del ruolo della donna che estrae dalla borsa oggetti di cura e di sopravvivenza materna: biscotti, fazzoletti, aspirine e altri oggetti per ogni occasione”. «Una borsa è per le donne un po' quello che è l'automobile per gli uomini, fondamentale per l'immagine che vogliono dare di se stessi» dice Pierre Klein. Se l'abito ormai fa il monaco, la borsa fa la donna, e racconta molto di lei. Basta pensare all’impulsività con cui se ne acquistano sempre nuovi modelli, ma anche alla furia di potere che la donna dimostra sbattendo sul tavolo la propria borsa. Ogni donna porta con sè, in borsa, il proprio mondo. E non è solo un modo di dire! Provate a fare un esperimento e vedrete. Nella borsa di una donna può esserci davvero un mondo di sorprese:nella maggioranza dei casi , con la zip o la clip che sia, si apre un universo di stranezza e di attenzione per “ciò che può servire”. Insomma, chi dice che la borsa è solo un accessorio non sa davvero cosa dice. Uno dei premi meno ambiti al mondo Premio “Discarica”, le invenzioni più inutili del mondo FRANCESCA CAPITELLI Il Landfill Prize è il premio discarica dove si proclamano ogni anno le creazioni più inutili che sono attualmente in vendita. Il concorso è stato inventato dallo scrittore ambientalista Giovanni Naish, che ha invitato le persone a citare i prodotti per la loro inutilità, futilità, e spreco. Gli oggetti dell’elenco dei più votati sono stati poi giudicati da una giuria composta dallo stesso Naish, dagli ambientalisti Anna Shepard, Carl Honoré e Ben Davis. Una giuria di quattro esperti ha così selezionato 10 delle creazioni più frivole e inutili del nostro secolo: una classifica che assegna al vincitore il Landfill Prize, riconoscimento certamente poco ambito che pone l’attenzione sugli oggetti che hanno una vita breve, finendo presto nel dimenticatoio o peggio nel cestino dei rifiuti. Il vincitore della competizione 2009 è il cono elettrico che fa roteare automaticamente il gelato, semplicemente premendo un pulsante. Il cono motorizzato – brevettato negli Stati Uniti – necessita di due batterie e può essere inserito in lavastoviglie tra un pasto e l’altro. Tra gli altri, anche la corda elettronica per saltare e la forchetta automatica che arrotola gli spaghetti senza sforzo. Quest’anno i premi sono andati ad altre dieci stravaganti invenzioni. C’è il promemoria digitale magnetico, se non avete voglia di scrivere un appunto, magari appeso al frigorifero, potete ora lasciare un video messaggio. L’asciugatore di reggiseno, si tratta di un dispositivo a forma di busto femminile, una griglia dove far girare dell’aria per asciugare in modo più appropriato i vostri reggiseni senza rovinarli e mantenendoli sempre in forma. L’asciugatore per orecchie, oggetto assolutamente indispensabile, è un generatore di aria calda da mettere vicino all’orecchio che funziona a batteria per asciugare il padiglione auricolare. Nell’istruzione d’uso però, è segnalato di asciugarsi con un asciugamano prima di procedere all’operazione. La carta igienica al 100% in cotone biologico adatta per coloro che sono molto attenti all’ecologia, anche in bagno, che qualcuno ha pensato di definire ‘riciclabile’ anche perché pura, cioè libera da qualsiasi agente chimico. Certo, ognuno nella sua intimità vorrebbe il meglio, ma forse questo è troppo. Un’indicazione della confezione è che NON è stata testata sugli animali. Il crea zuppa, un elettrodomestico che è simile a un frullatore ma che oltre a frullare, cuoce e mescola la zuppa. Certo, forse per i veri amanti è utile, ma serve veramente? Il contaminuti per la pasta ‘operistico’, un timer da cucina che viene messo direttamente nell’acqua e inizia a contare da quando l’acqua bolle. Ad ogni tempo di cottura canta un’opera diversa: a 7 minuti la marcia trionfale dell’Aida, a 9 minuti il coro degli schiavi del Nabucco e a 11 La donna è mobile del Rigoletto. Sicuramente divertente, ma un dubbio viene: come fare se i minuti sono 10 o 12? 16 RUBRICHE anno 2 Numero 27 16 Luglio 2011 Yogurt estivo NICOLA CARACCIOLO Nutriente e poco calorico, lo yogurt è un cibo versatile come pochi altri, e diventa l’ingrediente principe di tante ricette rinfrescanti e reidratanti, ideali per i mesi caldi! Il merito è del suo sapore leggermente acido che si presta ad essere abbinato alle preparazioni dolci come ai piatti salati. Appena svegli, regala una sferzata di genuina freschezza (e una buona dose di vitamine utili sotto il sole): lo si può provare con l’aggiunta di frutta di stagione tagliata a cubetti oppure con verdurine fresche, come sedano, cetrioli, carote tagliati a julienne. Bianco con miele e fiocchi d’avena diventa energetico; con radice di zenzero grattugiata è un potente corroborante e antiossidante. Per idratare il corpo e dissetarsi durante il giorno, si può preparare l’ayran, la deliziosa bevanda turca a base di yogurt. Le dosi per una porzione sono un bicchiere di yogurt bianco (magro o intero), 1/2 bicchiere di acqua ghiacciata, un pizzico di sale e qualche fogliolina di menta (facoltativa). Si mescola tutto e si beve. Ma si può anche mettere in un termos da portare con sé e sorseggiare durante la giornata. Da tutto il Mediterraneo e in particolare dalla Grecia arriva la ricetta per la salsa tzatzik, molto apprezzata come antipasto, da spalmare sulle tartine, o come condimento per insaporire i patti di verdure e di carne. Anche questa ricetta è molto semplice: un vasetto di yogurt, un cetriolo maturo di circa 250 grammi, un cucchiaio di olio extravergine d'oliva, un piccolo spicchio d'aglio, sale, un cucchiaino d'aceto di vino (facoltativo) e un cucchiaino raso di foglioline d'aneto fresco (facoltativo). Si frulla tutto nel mixer e la salsina, fresca e gustosa per l’estate, è pronta. Perfetta per le giornate afose è anche la zuppa di cetrioli e yogurt con dadini di pane rosolato: aiuta a reidratare il corpo e a mantenere sane le ossa, grazie all’apporto di calcio che il sole aiuta a fissare. Per concludere, sul versante dolce lo yogurt è molto buono insieme ad una ricca macedonia di frutta di stagione e può diventare l’ingrediente base di un semifreddo al gusto di fragole. C’è addirittura chi ha ricavato una versione light del tiramisù proprio con lo yogurt, riducendo al minimo la quantità di mascarpone per alleggerire calorie e consistenza! KAIROS E’ UN SETTIMANALE A DISTRIBUZIONE GRATUITA PUOI CONTRIBUIRE VERSANDO UNA QUOTA ANNUALE: DI DI DI DI 25,00 €. 50,00 €. 100,00 €. 1000,00 €. AMICO SOSTENITORE SPONSOR BENEFATTORE RIVOLGITI ALLA NOSTRA REDAZIONE: [email protected] Tel: 333.88.900.94 В Україні існують три основні суб'єкти православнoї юрисдикції: Українська Православна Церква - Московський Патріархат (УПЦ-МП) має 9049 громад, більшість із яких діє у центральних та південно-східних районах України. Українська Православна Церква - Київський Патріархат (УПЦ КП) має 2781 громаду, з яких приблизно третина функціонує у центральних і близько 10 % -- у південно-східних районах України. Українська Автокефальна Православна Церква (УАПЦ) має 1015 громад, з яких близько 80 % функціонує на заході України. Сьогодні в Україні представлено дві католицькі Церкви: Українська Греко-Католицька Церква (УГКЦ) має 3317 громад, переважна більшість з яких діє на заході України. Римо-Католицька Церква (РКЦ) має 807 громад, з яких більша частина функціонує у центральних районах. В Україні представлені також "дохалкедонські" Церкви - Вірменська Апостольська Церква Частина вірних належить до протестантських Церков та Церковних спільнот інших релігійних вірувань, зокрема нетрадиційних та новітніх релігійних рухів. Кількість цих громад та вірних динамічно зростає. Чому існують розп’яття, де Христос прибитий трьома або ж чотирма цвяхами? Чи є між ними якась різниця? Існує давня суперечка між представниками східної та західної церковних традицій стосовно кількості цвяхів, якими тіло Ісуса було прибите до Христа. Очевидно, беручи під увагу те, що прибитими були обидві руки та обидві ноги Спасителя, на Сході цілком справедливо вважали, що цих цвяхів мало би бути чотири. Однак після віднайдення візантійськими імператорами святими і рівноапостольними Константином та Оленою чудотворних древ Чесного і Животворящого Хреста Господнього у IV ст. по Різдві Христовому в руках опинилося лише три із цих знарядь Христових Страстей. Східна Церква пояснює цю різницю переданням про те, що під час урочистого перевезення цих визначних реліквій християнської віри через море, коли здійнявся сильний шторм та життя подорожуючих було у поважній небезпеці, один із вінценосної пари віддав наказ вкинути у розбурхані хвилі один із цвяхів, що спричинило раптову переміну погоди, забезпечило подорожнім щасливе повернення до рідних берегів та ще раз ствердило факт дійсного віднайдення решток хреста Господнього. Таким чином, маємо дві традиції стосовно цього цікавого факту, котрий, однак, зовсім не повинен служити причиною дискусій щодо правильності тієї чи іншої віри чи обряду тощо. Адже і східна традиція знає розп’яття, на яких Христа є прибито трьома цвяхами (два цвяхи – в зап’ястках рук, а один у схрещених долі ногах), і західна традиція нараховує багато прикладів зображення хресного розп’яття, на якому в тілі Христа зображується чотири цвяхи. Фундаментальним для віри є той факт, що кожного разу на хреснім древі маємо постать Ісуса, Який є справді розп’ятий за гріхи цілого людства і кожного із нас зокрема. EDITORE a.C.L.I. Progetto San Marcello C.so gran Priorato di Malta,22 81043 Capua (Ce) P.iva: 03234650616 Reg. Trib di Santa Maria C.V. n. 764 del 22 giugno 2010 www.kairosnews.it per contatti e pubblicità: 333.88.900.94 [email protected] DIRETTORE RESPONSABILE: antonio Casale CAPOREDATTORE giovanna di Benedetto GRAFICO giuseppe Rocco REDAZIONE CAPUA antonella Ricciardi Francesca Capitelli Francesco garibaldi Lucia Casavola Michele di Cecio Nicola Caracciolo Orsola Treppiccione Raffaella Boccia Rita Fusco Teresa Pagano umberto Pappadia REDAZIONE GRAZZANISE Ivana Bertone giuseppe Tallino REDAZIONE SANTA MARIA C.V. annalisa Papale gaetano Cenname Luigi Santonastaso Maria Benedetto Rosaria Barone Suor Miriam Bo Carmelina Moccia adriana Rossi Suor Fernanda Leoni Stampato presso la Tipografia “Grafiche Boccia”