Rubrica: EDITORIALE
LA MONTAGNA, SERBATOIO DI RISORSE
Come ha ammonito il Presidente Ciampi, chiunque "abbia responsabilità istituzionali, ha l'obbligo
di promuovere la crescita delle aree rurali e montane rispettando l'ambiente. Ciò nell'interesse di
tutti, ma soprattutto di chi vi abita".
L'Anno Internazionale delle Montagne, ha rappresentato un'importante sfida, ma soprattutto una
grande occasione, con un principale obiettivo di fondo: promuovere la conservazione e lo sviluppo
sostenibile delle regioni di montagna, assicurando così il benessere delle comunità montane e delle
popolazioni delle pianure.
Dalle risorse della montagna dipende tutto il nostro pianeta, per questo ognuno di noi dovrebbe
conoscere i "numeri" della montagna, al fine di meglio perseguire uno sviluppo davvero sostenibile!
Qualche esempio? Nel Lazio: Il 54% della superficie regionale si trova al di sopra dei 500 m. di
altitudine, il 26% si trova al di sopra dei 1000 metri.
Inoltre, i dati provvisori relativi all'ultimo censimento sull'agricoltura, dimostrano che nel Lazio si
contano 106.593 aziende agricole operanti in collina, mentre sono 18.109 quelle presenti oltre i 600
metri di altitudine.
Alla luce della recente Legge 228/2001 di orientamento e modernizzazione del settore agricolo,
l'agriturismo è un aspetto rilevante, ma non esclusivo, delle opportunità che il principio della
multifunzionalità consente alle aziende agricole (vendita di prodotti aziendali, organizzazione di
attività didattiche in azienda, introduzione di metodi di produzione e gestione delle azienda agricole
sempre più caratterizzate per la compatibilità ambientale).
Le nuove tecnologie possono consentire di migliorare le filiere agroalimentari per assicurare, nel
rispetto delle caratteristiche dei prodotti tradizionali di montagna, la qualità e la rispondenza alle
normative comunitarie e nazionali.
E' necessario quindi continuare a promuovere le nostre montagne in maniera coordinata e sinergica,
in una logica di "marchi" che individuino e definiscano prodotti di qualità di una vasta area
omogenea pur nelle sue specificità.
Siamo tutti consapevoli che operare in montagna è senza dubbio più difficoltoso che lavorare in
altre zone. La montagna presenta indubbiamente ostacoli maggiori all'attività agricola.
E tutti i disagi sono testimoniati dagli ultimi dati Istat che fanno registrare sensibili variazioni degli
occupati nelle zone montane.
Al contempo le zone montane serbano delle risorse importanti per l'economia del territorio, a
cominciare dai prodotti agroalimentari, quelli caseari, del sottobosco, la cacciagione, i salumi, etc.
con potenzialità turistiche notevoli.
Sono questi i motivi che hanno indotto la Regione Lazio e l'assessorato all'Agricoltura ad adottare
provvedimenti finalizzati a favorire lo sviluppo delle aree montane.
Fondamentale per adottare questa strategia è il Piano di sviluppo rurale all'interno del quale è stato
possibile ritagliare degli interventi di favore per gli operatori, i comuni e le comunità montane delle
zone rurali montane.
- La misura I.1 Consente investimenti aziendali alle imprese agricole con un sostegno pari al 45%
del contributo richiesto, anziché del 35% come per le altre zone. Finora, nell'ambito di tale misura
di intervento, sono stati effettuati pagamenti per circa 18 milioni di euro soddisfacendo 617
domande pervenute nel solo 2002.
- La misura I.2 che permette di concedere un premio ai giovani agricoltori che si insediano per la
prima volta in un'azienda agricola, ha consentito di soddisfare in tutta la regione 664 domande per
oltre 14milioni di euro già totalmente erogati.
- La misura III.2 prevede indennità compensative fino a 3.600 euro ad azienda per le zone montane.
Nel Lazio sono stati effettuati pagamenti per quasi quattro milioni di euro e soddisfatte 2.777
domande.
- La misura II.8 che consente a comuni, università agrarie ed enti simili investimenti collettivi
materiali per la realizzazione di laghetti collinari interaziendali a carattere multifunzionale, per la
sistemazione ed attrezzatura di pascoli fruttati in comune, ammodernamento dei punti d'acqua,
sistemazione strade d'accesso immediato ai pascoli, prevede la concessione di un sostegno pari al
50% del contributo richiesto.
- Inoltre sono previsti contributi anche per la realizzazione di percorsi enogastronomici, per
l'agriturismo, per l'incentivazione delle attività turistiche in ambito rurale, per il miglioramento della
trasformazione e commercializzazione dei prodotti di qualità, per la gestione delle risorse idriche
(costruzione di serbatoi e abbeveratoi) per la realizzazione e il ripristino di reti stradali ed edifici di
pregio storico dei centri rurali, per il miglioramento dei servizi esenziali per l'economia e la
popolazione rurale.
Il Piano di sviluppo rurale non esaurisce gli interventi della Regione a favore dei territori montani.
Tra le altre vanno, infatti, menzionate le agevolazioni relative agli interessi sui prestiti o mutui per
l'acquisto o l'ampliamento dei terreni agricoli sono pari al 30% del tasso di riferimento per la
montagna e al 40% del tasso di riferimento per le altre zone.
Inoltre, interventi sono stati fatti anche nell'ambito del regime delle quote latte, per le quali è
prevista la possibilità di un trasferimento ad operatori di zone montane.
Attraverso questa serie di azioni il nostro Assessorato sta perseguendo l'obbiettivo di assicurare
l'attuale e il futuro benessere delle comunità montane.
Ci auguriamo sia sempre più proficua l'opera di sensibilizzazione e la conoscenza degli ecosistemi
montani, della loro dinamica, del loro funzionamento e della importanza fondamentale che essi
rivestono come fonte di beni e servizi.
Antonello Iannarilli
Assessore Regionale all'Agricoltura
Rubrica: IN ITALIA
FORMAGGI DOP: ITALIA DA PRIMATO
Secondo un'indagine Ismea l'Italia è da primato in Europa nell'offerta di formaggi a denominazione
di origine. L' unica a tenerne il passo è la Francia. Il nostro Paese con ben 30 formaggi Dop
riconosciuti dall'Ue, che hanno raggiunto nel 2001 una produzione di oltre 400.000 tonnellate,
detiene infatti la leadership nei confronti dei cugini d' oltralpe che con ben 37 prodotti Dop e 4
formaggi ad Indicazione Geografica Protetta (Igp) realizzano un volume di produzione stimato
intorno alle 200.000 tonnellate, circa la metà del dato nazionale.
(ANSA)
LA BIOTECNOLOGIA SBARCA A PISA
Presto operativo a Pisa Istituto di Medicina e genetica molecolare (Mgm) obiettivo dei suoi
laboratori e' favorire l'applicazione delle biotecnologie. L'istituto, privato, ha l'obiettivo di diventare
un punto di riferimento sulla ricerca biotecnologica nei campi biomedico, agricolo e zootecnico.
Oltre agli aspetti della ricerca, l'istituto si occupera' anche degli aspetti applicativi. Uno degli
obiettivi e' infatti superare l'attuale divario tra l'uso della biologia molecolare nella ricerca
scientifica e la carenza sul versante delle applicazioni, dovuta in gran parte alla mancanza di
strutture.
(ANSA)
SICUREZZA E SALUTE NEI CAMPI
Il Ministero della Salute, in collaborazione con l'Università degli Studi del Molise, ha realizzato
l'opuscolo dal titolo"Sicurezza e salute in agricoltura" allo scopo di contribuire alla crescita di una
abitudine a considerare la sicurezza come un aspetto essenziale della vita quotidiana. Numerosi
sono i rischi che vengono presi in considerazione nell'opuscolo, da quello elettrico a quello legato
all'uso delle macchine agricole, a quello connesso all'utilizzazione degli antiparassitari, al semplice
colpo di calore. Questi rischi sono ancora maggiormente presenti nel caso di aziende agrarie a
conduzione familiare.
(AGI)
AGRICOLTURA BIODINAMICA IN CRESCITA
Nel 2001 le aziende agricole italiane che hanno prodotto e commercializzato prodotti biodinamici
sono risultate essere 372, il 55% in piu' rispetto al 2000. Lo rende noto l'Ismea, sottolineando che
l'agricoltura biodinamica occupa in Italia un segmento di mercato marginale (lo 0,5% delle superfici
biologiche) anche se presenta tassi di crescita interessanti. I prodotti provenienti dall'agricoltura
biodinamica, non prevedono l'impiego di preparati chimici di sintesi e pongono particolare
attenzione ai cicli cosmici, utilizzando speciali composti. A livello geografico, le aziende che
producono prodotti biodinamici si trovano per lo piu' al nord (48%), seguito dal meridione (32%9 e
dal centro (20%). Quanto agli investimenti, la superificie agricola coltivata con il metodo
biodinamico e' risultata, nel 2001, pari a circa 6.500 ettari
(ANSA)
APICOLTURA: PRONTO TESTO BASE
Tutela della razza italiana, indicazione delle distanze degli alveari, promozione dei prodotti italiani
sia a marchio europeo che biologici, limiti e divieti per l'uso di ogm. Ma, soprattutto, apicoltura
come attivita' agricola a tutti gli effetti e promozione del miele italiano. A disposizione, 5,5 milioni
di euro l'anno. Si muove su queste linee il testo base messo a punto dalla commissione Agricoltura
della Camera per sostenere lo sviluppo dell'allevamento delle api e delle relative produzioni. Punto
di partenza della normativa, il riconoscimento dell'apicoltura come "attivita' per la conservazione
dell'ambiente naturale, dell'ecosistema e dell'agricoltura in generale".
(DIRE)
BSE, PRESTO ARRIVERA' IL VACCINO
La strada per sconfiggere la Bse (Encefalopatia spongiforme bovina) e' tracciata e parte da Padova.
Nei laboratori di Agripolis della Facolta' di veterinaria dell'Universita' di Padova e' stata infatti
sintetizzata una proteina molto simile a quella della Bse, ma non infettiva, che, iniettata nei topi, ha
stimolato la produzione di anticorpi. La scoperta apre la strada alla creazione di un vaccino,
e permette di studiare come il prione entra nella catena alimentare.
Ora la sperimentazione verra' avviata sui bovini. In pratica iniettando questa proteina l'animale
reagisce, produce anticorpi e si immunizza dalla Bse. Da qui alla creazione di un vaccino, secondo i
ricercatori, il passo sara' breve.
(ANSA).
Rubrica: IN EUROPA
FONDO SOLIDARIETA' CATASTROFI
La Commissione europea ha approvato il progetto di accordo inter-istituzionale tra il Parlamento, il
Consiglio e lo stesso esecutivo Ue, che stabilisce la creazione di un fondo di solidarieta' dell'Unione
europea per le catastrofi naturali. Il Fondo sara' dotato di un importo massimo di un miliardo di euro
l'anno. Per il 2002, saranno disponibili 500 milioni di euro. Tra i primi interventi che saranno
effettuati attingendo alle risorse del Fondo dovrebbe esserci la concessione di aiuti alle regioni
francesi colpite dalle alluvioni del settembre 2002 e alle regioni tedesche devastate dal maltempo di
agosto - settembre 2002.
(ANSA)
ACQUACOLTURA E POSTI DI LAVORO
Puntare piu' che mai sull' acquacoltura per creare fino a 10.000 nuovi posti di lavoro, per fare ciò
sostiene Bruxelles occorre un aumento della produzione nel comparto dell'acquacoltura, ''che
dovrebbe passare dall'attuale 3,4% al 4% l'anno''. In questo caso ''gli aiuti pubblici dovrebbero
concentrarsi su azioni tese a consolidare le aziende gia' esistenti, incoraggiando la ricerca, la
formazione e la promozione di tecnologie di allevamento 'pulite'''. Il settore potrebbe essere incluso,
ad esempio, ''nella legislazione per i prodotti biologici''.
La Commissione ritiene importante rifinanziare il settore'' considerando il ruolo che svolge nello
sviluppo rurale e costiero.
(ANSA)
DAL NORD EUROPA ARRIVA LA FETTINA
I paesi del nord Europa in nome della protezione del benessere degli animali vogliono esportare la
fettina e non piu' il manzo da macellare. Lo stesso Parlamento europeo si e' espresso, in una
risoluzione del novembre del 2001, per ''limitare ad un massimo di otto ore, o a 500 km, la durata
del trasporto di bovini, ovicaprini, equini e suini''. Il rappresentante danese al consiglio e' stato
ancora piu' chiaro: in fondo - ha detto - ''e' piu' facile trasportare carne che animali''. Una misura di
questo tipo pero', se applicata, avrebbe conseguenze economiche gravi per paesi importatori come
l'Italia (circa 2 milioni di capi vivi nel 2000 tra bovini, suini, ovini).
(ANSA)
OLIO: IN 20 ANNI 125 MLN DI EURO
L'olio d'oliva conquista sempre più palati nel mondo. Negli ultimi vent'anni per promuoverne il
consumo la Commissione europea ha finanziato 7 campagne di promozione stanziando più di 125
milioni di euro.
Non è solo in Italia che l'olio 'tira', nel nostro paese se ne consumano circa 700.000 tonnellate
all'anno, ma l"oro giallo ha estimatori un pò ovunque, soprattutto nel Nord Europa e, in particolare,
in Germania, Inghilterra e Francia dove i consumi sono più che raddoppiati dalla seconda metà
degli anni '90. Per non parlare di paesi come Stati Uniti, Australia, Canada e Giappone che
rappresentano i principali mercati di esportazione dell'olio d'oliva dei paesi Produttori.
(ANSA)
NUOVA TECNICA STERILIZZA INSETTI NOCIVI
Un nuovo metodo per rendere sterili gli insetti nocivi ai raccolti e' stato messo a punto in Gran
Bretagna, da un gruppo dell'universita' di Oxford. La tecnica, consite nel modificare geneticamente
alcune varieta' di insetti nocivi in modo da renderle incapaci di riprodursi. Gli insetti sterili sono
stati quindi introdotti nell'ambiente allo scopo di farli incrociare con gli esemplari selvatici. Poiche'
gli insetti sono sterili, dagli incroci non verra' prodotta alcuna progenie e di conseguenza la
popolazione complessiva degli insetti nocivi diminuira' gradualmente. Le tecniche tradizionali
utilizzavano le radiazioni, che spesso danneggiavano l'insetto stesso e ne compromettevano la
capacita' di accoppiarsi. ''La tecnica descritta e' migliore perche' rende gli insetti sterili, ma non li
indebolisce: in questo modo possono competere senza difficolta' con le varieta' selvatiche''.
(ANSA)
DANIMARCA, PARADISO DEL BIO
Sei persone su dieci preferiscono il latte e la verdura biologici. E quattro su dieci la carne 'bio'.
Succede in Danimarca, secondo le stime del Dipartimento di Statistica danese, che ha analizzato le
abitudini alimentari più diffuse nel Paese. La maggior parte degli intervistati si è detta disposta a
spendere un po' di più per l'acquisto di alimenti più sani e coltivati nel rispetto dell'ambiente. Il 75%
di loro, infatti, ha dichiarato di mangiare biologico per sostenere la difesa dell'ambiente e degli
animali, e non per ragioni di gusto. Per un 38% invece il gusto degli alimenti biologici è migliore e
dunque giustifica la scelta. Secondo le analisi statistiche, la quota di mercato del biologico in
Danimarca si aggira intorno al 5%, un livello tra i più alti nel mondo.
(Naturanetwork)
a cura di Franco Ghini
Rubrica: LINEA DIRETTA
L'ASSESSORE IANARILLI RISPONDE
Gentile assessore Iannarilli,
le scrive un pensionato della provincia di Roma. Da anni pratico assiduamente l'attività venatoria
con tutti i disagi e le restrizioni a cui noi cacciatori siamo da tempo abituati. L'accanimento
ideologico con cui solitamente si affrontano le tematiche della caccia ci fa sentire degli autentici
aguzzini. Tralasciando ad altre sedi tutti i commenti e le polemiche, vorrei sapere se quest'anno nel
Lazio sarà possibile cacciare quelle specie di uccelli (fringuello, storno, passero) per cui può essere
previsto un regime di deroga rispetto alle direttive comunitarie.
Vorrei solo ricordare che altre regioni del centro Italia hanno già provveduto in tal senso
consentendo la caccia anche al fringuello.
Per praticare questa attività, i cacciatori del Lazio saranno forse costretti ad uscire dal territorio
regionale?
Gentile lettore,
sono consapevole di tutte le difficoltà che ogni anno i cacciatori devono affrontare. Ho comunque
da comunicarLe una importante novità.
La Giunta regionale, infatti, nella seduta del 22 novembre scorso, ha autorizzato il "prelievo in
deroga" dello storno (sturnus vulgaris), specie compresa tra quelle non cacciabili.
Al di là di ogni polemica o posizione ideologica questa deroga alla direttiva comunitaria rappresenta
uno strumento operativo per il riequilibrio dell'ecosistema. Il sovrapopolamento degli storni
rappresenta, infatti, un grave problema per l'agricoltura del Lazio, segnalato da tempo da Province e
organizzazioni professionali. È un'annosa e spinosa questione che penalizza soprattutto gli
agricoltori, i cicli produttivi, e indirettamente i consumatori. Questa specie, infatti, negli ultimi anni
si è riprodotta in maniera esponenziale e ora costituisce una minaccia per le coltivazioni, già
fortemente danneggiate dalle condizioni atmosferiche, dal gelo e dalla siccità. Il contenimento
attraverso la caccia servirà a riportare l'equilibrio ambientale.
Per conoscere le modalità, le circostanze di tempo e di luogo, nonché i periodi di attuazione e gli
orari giornalieri del prelievo, povrà rivolgersi alla Provincia di competenza.
Salve, sono un agricoltore della provincia di Rieti da sempre alle prese coi i mille problemi
dipendenti dal lavoro in montagna.
Vorrei sapere se da parte della Regione Lazio esistono iniziative specifiche a vantaggio
dell'agricoltura nelle zone montane.
Caro amico,
si discute molto se vivere in montagna sia un'opportunità o uno svantaggio. In passato sicuramente
vivere in montagna ha rappresentato una difficoltà assai pesante, tanto che la gente spesso ha
dovuto abbandonare i piccoli centri e i paesi per scendere in pianura, o peggio, emigrare dalla
propria terra, alla ricerca di un futuro migliore.
In montagna si fa evidente il concetto di multifunzionalità dell'agricoltura, dove la coltivazione dei
campi, l'attività zootecnica riescono a presidiare e proteggere il territorio, evitare lo spopolamento e,
pure, garantire una offerta di nicchia per un turismo alla ricerca di sapori genuini ed esperienze di
vita vissuta e di contatto con la natura.
La Regione Lazio tiene in particolare considerazione il comparto agricolo montano tanto che in
questi è stato approvato l'avviso pubblico per la presentazione delle domande per le indennità
compensative previste dal Piano di sviluppo rurale 2000 - 2006 (misura III.2).
Il provvedimento prevede premi per imprenditori, singoli o associati, attivi in "zone difficili", come
quelle montane, ai sensi della direttiva comunitaria 75/268.
Il premio è finalizzato a compensare le perdite di produzione derivanti dalla situazione di disagio. A
questo proposito l'amministrazione regionale ha stabilito l'erogazione di contributi per circa 4
milioni di euro, di cui potranno usufruire circa 3000 agricoltori.
Negli anni passati tale misura ha reso possibile il finanziamento di ben 2777 domande, per un
importo complessivo di 3 milioni e 800mila euro.
Rubrica: AGENDA REGIONALE
DELEGA AI COMUNI DEI SERVIZI UMA
di Silvano Paone
Con la legge regionale 14/99 sono state delegate a Province, Comuni e Comunità Montane un
insieme di servizi e competenze amministrative riguardanti il settore agricolo. Tra queste la più nota
è certamente quella relativa alle procedure connesse ai servizi UMA (Utenti Macchine Agricole),
delegate ai Comuni, e molto conosciute tra gli agricoltori in quanto forniscono le assegnazioni per
l'acquisto di carburanti a prezzo agevolato.
Il valore di questa misura di sostegno all'agricoltura è pari, nella nostra Regione, ad oltre 50 milioni
di Euro l'anno. L'importanza di questa agevolazione fiscale va ben oltre il suo elevato importo
finanziario in quanto costituisce requisito indispensabile per la competitività delle aziende agricole
regionali. La materia è complessa e delicata in quanto sottoposta a controllo della Guardia di
Finanza.
Con la Deliberazione della Giunta regionale (n. 781/02) sono stati individuati quarantotto Ambiti
territoriali provvisori che corrispondono quasi interamente con le sedi degli Sportelli agricoli di
zona. La scelta di far coincidere gli Ambiti territoriali con quelli della Saz deriva della esigenza di
evitare, in questa prima fase, difficoltà agli utenti. Infatti, con questa scelta gli agricoltori dovranno
recarsi negli stessi Comuni nei quali si recavano in passato, cambiando solo la sede
dell'amministrazione competente al rilascio delle assegnazioni. A partire dal gennaio 2003 quindi i
48 Comuni capofila dovranno rilasciare, agli agricoltori ed ai contoterzisti, autorizzazioni a
prelevare carburante a prezzo agevolato.
L'attuazione delle delega UMA ha comportato un notevole impegno dell'amministrazione regionale
in quanto ha richiesto lo sviluppo di una nuova procedura informatica, il trasferimento del vecchio
archivio UMA al nuovo, la bonifica dei dati contenuti nel vecchio archivio, la verifica ed il
confronto della banca dati con quello della Camera del Commercio, la formazione del personale
sulla nuova procedura, e numerosi altri passaggi indispensabili a garantire l'efficienza del nuovo
sistema.
Prima della delega le autorizzazioni erano rilasciate, dai Settori decentrati dell'agricoltura (USDK),
su base provinciale. I settori utilizzavano computer collegati, tramite linea telefonica, ad un server,
con la banca dati, dislocato presso la sede del CED alla Regione Lazio.
La procedura informatizzata (vecchia di circa 20 anni) era realizzata su base provinciale, e
soprattutto inadeguata al legale ed efficace espletamento del servizio. In particolare la vecchia
procedura non consentiva:
* l'utilizzo su base comunale della banca dati UMA;
* l'incrocio con i dati di altri Enti, in particolare con quelli delle Camere di Commercio;
* di garantire la sicurezza e la tracciabilità dell'operatore nelle assegnazioni di carburante;
* di effettuare le elaborazioni statistiche utili ai fini sia della programmazione sia all'adempimento
di doveri istituzionali nei confronti di altre amministrazioni (Ministero Agricoltura, e Guardia di
Finanza).
La predisposizione della nuova procedura ha richiesto anche la realizzazione dei seguenti passaggi:
* il collegamento alla rete regionale di tutti i quarantotto Comuni capofila e la fornitura di una
apposita linea telefonica;
* la fornitura di idonee attrezzature hardware e software in grado di poter sostenere il collegamento
con il server regionale,
* la formazione del personale addetto ai servizi UMA sulla nuova procedura.
Lo sviluppo della nuova procedura UMA, già prevista nell'ambito del Sistema informativo per
l'agricoltura su base territoriale (SIRAG, di cui si è recentemente illustrato il progetto sui numeri
precedenti di questa rivista), ha avuto una fortunata accelerazione grazie all'accordo tra la Regione
Lazio e la Regione Emilia Romagna. Le due Regioni hanno stipulato una apposita Convenzione per
consentire di stabilire un rapporto di collaborazione sulla informatizzazione delle competenze
regionali in materie agricole. Sono stati presentati congiuntamente progetti di e-government nel
settore agricolo che, è notizia di questi giorni, sono stati approvati e finanziati dal Governo.
REGIONE, INTESA CON LA GUARDIA DI FINANZA SULL'UTILIZZO DEI FONDI
EUROPEI
Controlli congiunti per prevenire illeciti amministrativi e penali nell'utilizzo dei fondi strutturali
europei. Questo lo scopo della collaborazione avviata tra la Regione Lazio e il Comando regionale
Lazio della Guardia di Finanza attraverso il Protocollo d'intesa siglato con il Dipartimento Scuola,
Formazione e Lavoro, relativo alle risorse del Fondo sociale europeo. Il provvedimento è stato
presentato questa mattina dal vicepresidente della Giunta, con delega alla Formazione, Giorgio
Simeoni, alla presenza del generale del Comando Regionale Lazio della GdF, Virgilio Cicciò, e del
colonnello Paolo Poletti. "La collaborazione con la Guardia di Finanza - ha detto Simeoni - ha lo
scopo di assicurare trasparenza e regolarità nell'utilizzo dei fondi comunitari erogati, a tutela dei
bilanci regionali, nazionali e comunitari, con il risultato di eliminare gli operatori illeciti dal
mercato a vantaggio di un corretto sviluppo dell'economia regionale. Il Lazio è la prima Regione a
sperimentare un progetto di questo tipo e si propone come modello per le altre amministrazioni. Il
protocollo - ha sottolineato Simeoni - è già operativo e ha cominciato a produrre i suoi primi
effetti". Grazie all'intesa, la Regione si avvale dell'attività investigativa dei militari che oltre a
consentire controlli puntuali e immediati, eseguiti su segnalazione dell'amministrazione, evita doppi
controlli sugli stessi soggetti. Proprio nei giorni scorsi un ulteriore protocollo simile è stato siglato
anche con l'assessorato al Bilancio per attivare controlli sui fondi strutturali di sua competenza.
Inoltre si sta lavorando alla stesura di un accordo per estendere il contributo dei militari anche alla
vigilanza sulla spesa sanitaria. "Lo scopo di questa attività comune - ha detto il generale Cicciò - è
quella di salvaguardare le imprese che utilizzano correttamente i fondi concessi da quanti invece
cercano di trarne profitti illeciti. Per questo mettiamo a disposizione della Regione la nostra
professionalità in materia di controlli contabili affiancando l'ente nei suoi compiti di vigilanza". In
virtù dell'intesa, la Regione ha trasmesso ai militari le banche dati dei cofinanziamenti europei
relativi ai periodi 1994-1999 e 2000-2006 mentre la GdF si è impegnata a comunicare
tempestivamente illeciti amministrativi; ad avviare ispezioni e verifiche nei confronti di chi
beneficia dei cofinanziamenti gestiti dalla Regione; a fornire, previo nulla osta dell'Autorità
giudiziaria ai fini del recupero dei finanziamenti indebiti, le generalità delle perone coinvolte; a
segnalare all'amministrazione le irregolarità accertate consentendo il recupero dei fondi. I controlli
effettuati dai militari, nel 2002, hanno registrato 15 casi di irregolarità amministrativa di cui 2 con
rilievi penali che permetteranno alla Regione di recuperare circa 2,5 milioni di euro. "Altre Regioni
ci hanno chiesto di seguire l'esempio del Lazio - ha aggiunto il colonnello Poletti - si è trattato di un
metodo innovativo che riduce i tempi e permette l'immediata applicabilità di quello che si è
appreso. I funzionari regionali ora sono in grado, già nella fase di istruttoria delle domande di
valutare l'esistenza o meno di irregolarità cui seguono pi controlli snelle strutture imprenditoriali da
parte dei finanziari". Al Protocollo, ha fatto seguito la sigla di una convenzione per lo svolgimento
di un corso di formazione comune a distanza (e-learning) che ha coinvolto in tutto 115 unità, 90
dipendenti del Dipartimento Scuola, Formazione e Lavoro, e 25 militari della GdF. La formazione
comune si è basata su metodo innovativo di insegnamento che ha privilegiato l'e-learning
(l'apprendimento a distanza attraverso il collegamento ad un sito Internet appositamente costruito)
contraendo i tempi di studio in aula a favore di laboratori e applicazioni pratiche. I gruppi di allievi
sono stati selezionati in base alle loro conoscenze di partenza e sono stati definiti percorsi di
formazione personalizzati. Sono stati forniti libri di testo (diritto penale, amministrativo e
comunitario), cd rom ed è stato messo a disposizione un tutor on line per la risoluzione di eventuali
problemi.
COLTURE TIPICHE A LEONESSA, CARTA DEI SUOLI DELL'ALTOPIANO E DELLE
LORO IDONEITA'
di Massimo Madonia
Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando l'esigenza di praticare un'agricoltura sostenibile
o compatibile, in cui coesistono produzione, rispetto dell'ambiente, conservazione del suolo, reddito
degli operatori agricoli, tutela della salute degli operatori agricoli e dei consumatori. In un
agricoltura sostenibile, ove le produzioni tipiche e di qualità, la riduzione degli input colturali e la
conservazione della fertilità del suolo svolgono un ruolo preminente e determinante, è di primaria
importanza la conoscenza delle relazioni tra i caratteri funzionali del suolo e la sua naturale fertilità.
Al produrre ogni cosa, in ogni luogo ed a qualsiasi costo, con l'impiego di input energetici elevati, si
sostituisce il risparmio energetico, la conservazione della produttività del suolo nel tempo, la
coltivazione di prodotti tipici e di qualità.
La qualità dei prodotti è un valore fortemente legato al territorio e all'ambiente.
Uno dei fattori che incidono sulla resa qualitativa di un prodotto è il suolo, di cui è opportuno
conoscere caratteristiche e peculiarità.
In linea con queste finalità l'attività dell'assessorato all'agricoltura della regione lazio è volta al
potenziamento e al miglioramento dei sistemi agroalimentari locali e alla promozione e alla
valorizzazione delle produzioni di qualità.
L'amministrazione regionale, attraverso il potenziamento del servizio integrato agrometeorologico
della regione lazio (siarl), gestito dall'assessorato all'agricoltura, intende attivare un processo di
profonda conoscenza della risorsa "suolo".
Le attività del servizio sono finalizzate a zonizzare il territorio regionale, ad individuare l'attitudine
dei suoli alle diverse colture, a razionalizzare le operazioni colturali e a delimitare le aree con suoli
a rischio di inquinamento.
A tale scopo, è stata realizzata la "carta dei suoli dell'altopiano di leonessa (rieti) e delle loro
idoneità per alcune colture tipiche", in scala 1:25.000, eseguita in collaborazione tra la regione lazio
e l'istituto sperimentale per lo studio e la difesa del suolo del ministero delle politiche agricole e
forestali.
L'altopiano di Leonessa , posto ad una quota media di circa 900 m. S.l.m. ed esteso per circa 6000
ha, può essere considerato rappresentativo di molte aree dell'appennino centrale calcareo.
Questo comprensorio risulta di grande interesse in quanto caratterizzato da attività agricole e
zootecniche a basso impatto, in un ambito di alta valenza ambientale, e da un'economia di tipo
marginale ma che ha le potenzialità per potersi inserire nel mercato agro-alimentare per produzioni
di qualità.
Questa area, infatti, può considerarsi "pulita" dal punto di vista dell'inquinamento del suolo e vocata
a produrre prodotti di alto livello qualitativo, preziosa risorsa economica.
Le sue particolari caratteristiche ambientali consentono di praticare un'agricoltura di qualità che
fornisce prodotti sempre più richiesti dal mercato.
In particolare, la coltura della patata, sia da seme che da mensa, e quella della lenticchia, ma anche
del farro e della segale, potrebbero essere ampiamente sviluppate e migliorate, e anche sulle colture
pratensi si può intervenire con una migliore scelta delle essenze da usare.
La conoscenza delle caratteristiche dei suoli, delle loro reazioni alle tecniche colturali usate, della
loro attitudine alle diverse coltivazioni è quindi di fondamentale importanza.
La carta dei suoli è stata realizzata mediante l'usuale metodologia che associa lo studio
fotointerpretativo dell'area con i rilievi e le osservazioni in campo.
La fotointerpretazione ha permesso di suddividere l'ambiente studiato in sistemi, sottosistemi, unità
fisiografiche e unità di paesaggio.
Le indagini di campagna, condotte con la descrizione di profili di suolo e con l'esecuzione di
trivellate di controllo, e le analisi di laboratorio, eseguite secondo la normativa italiana, hanno
portato a definire 43 unità pedologiche a cui corrispondono altrettante unità cartografiche.
E' stata quindi realizzata una cartografia pedologica che costituisce un'inventario della risorsa suolo.
A questa è seguita l'elaborazione di una serie di carte di idoneità per alcune colture tipiche dell'area
leonessana: frumento tenero, farro e segale, patata, lenticchia ed erba medica.
e' stata utilizzata la metodologia proposta dalla fao, che consiste essenzialmente nel confrontare i
caratteri o le qualità, di natura pedologica, climatica, idrologica o morfologica del territorio con i
requisiti o le esigenze colturali delle specie considerate.
L'idoneità dei suoli alla coltivazione delle colture prese in considerazione è stata espressa sotto
forma di classi di valutazione: "altamente adatto", "moderatamente adatto", "marginalmente adatto",
"non adatto".
E' stato introdotto anche il livello di sottoclasse che esprime, per tutte le classi, eccetto quella
definita come "altamente adatto", il tipo principale di limitazione presente.
Dall'esame delle carte di idoneità emerge come le colture maggiormente adatte nel bacino di
leonessa siano rappresentate dal farro e dalla lenticchia.
anche per il frumento molte unità cartografiche vengono classificate come "altamente adatte" e
"moderatamente adatte", anche se, rispetto al farro, aumenta il numero delle unità valutate
"moderatamente adatte" rispetto a quelle "altamente adatte", a causa del ph del suolo.
il farro infatti, tollera, meglio del frumento, valori di acidità e di desaturazione dei suoli, tipici della
maggior parte dell'area studiata.
Per quanto riguarda la lenticchia, per lo stesso motivo, molte unità cartografiche risultano
particolarmente adatte; quelle classificate come " moderatamente adatte" presentano problemi
imputabili soprattutto ad una scarsa disponibilità idrica.
Le carte di idoneità relative all'erba medica ed alla patata mostrano invece maggiori problemi,
dovuti, per la prima coltura, al fatto che essa mal sopporta bassi valori di ph e di contenuto in
carbonato di calcio totale. Quando a questi fattori negativi si somma l'effetto di una scarsa
disponibilità idrica le unità risultano ulteriormente declassate (marginalmente adatte).
Anche nella patata bassi valori dell'acqua disponibile risultano essere il principale fattore limitante.
Le unità cartografiche classificate come "non adatte" coincidono con le superfici ad alto rischio di
alluvione o caratterizzate da pendenza elevata. Nel secondo caso, l'alto rischio di erosione associato
a forti pendenze, incompatibile con il principio di sostenibilità d'uso dei suoli, ha consigliato di
penalizzare la classificazione di queste unità cartografiche.
Quindi la carta dei suoli dell'altopiano di leonessa e le carte dell'idoneità prodotte costituiscono uno
strumento tecnico in grado di fornire un supporto utile ed innovativo agli operatori agricoli e ai
soggetti preposti alla gestione del territorio.
Essendo state realizzate sottoforma di banche dati georeferenziate, sono possibili eventuali
aggiornamenti ed implementazioni del lavoro realizzato, che costituisce quindi una base conoscitiva
dell'area, utile per realizzare ulteriori progetti di sviluppo.
Per ulteriori informazioni contattare:
Massimo Madonia
Telefoni: 06.51685674 - 06.51683048.
E-mail: [email protected]
AGRICOLTURA "RISPETTOSA" BANDO PER CONTRIBUTI
La Giunta regionale ha approvato l'avviso pubblico per la presentazione delle domande relative alle
misure agroalimentari nell'ambito del Piano di sviluppo rurale (Psr) 2000-2006.
Il relativo provvedimento, approvato nella seduta straordinaria di Bruxelles, prevede l'erogazione di
un aiuto agli agricoltori che introducono e praticano tecniche agronomiche rispettose dell'ambiente,
per la tutela e la conservazione degli habitat naturali, delle biodiversità, del paesaggio e del
benessere degli animali.
La misura è articolata in nove azioni dedicate alla produzione integrata, all'agricoltura biologica,
all'inerbimento delle superfici arboree, alla riconversione dei seminativi, ai metodi di produzione
compatibili con le esigenze dell'ambiente, alle coltivazioni a perdere, alla gestione dei sistemi
pascolativi a bassa intensità, alla tutela della biodiversità animale e vegetale.
"Gli aiuti - ha spiegato l'assessore Iannarilli - saranno erogati per 5 anni e verranno modulati in
funzione dell'azione e della tipologia di intervento. Gli interessati potranno usufruire di premi
annuali che oscillano da un minimo di 120 euro a ettaro, fino a un massimo di 900 euro. È previsto
uno stanziamento di 26 milioni di euro per far fronte alle domande relative alla prima e alla seconda
annualità".
"Inoltre vorrei ricordare - ha proseguito Iannarilli - che nel 2002 la Regione ha erogato somme per
circa 29 milioni di euro, soddisfacendo quasi 7mila domande di finanziamento".
Gli interessati potranno presentare la domanda di finanziamento per l'impegno iniziale (I annualità)
o di aggiornamento annuale (annualità successive alla prima) entro il 30 gennaio 2003.
12 MLN DI EURO PER SVILUPPO AGRICOLO
Alla Regione Lazio arriveranno 2,5 milioni di euro destinati al Programma regionale di sviluppo
agricolo e 4,6 milioni di euro per interventi urgenti e misure di prevenzione delle aree a rischio
idrogeologico Lo ha deciso la Conferenza Stato-Regioni che ha approvato, tra gli altri
provvedimenti, il riparto del fondo di rotazione per l'agricoltura e i programmi integrativi per la
difesa del suolo. Il primo stanziamento servirà a sostenere lo sviluppo agricolo nel Lazio, mentre il
secondo finanziamento sarà diretto alle opere di stabilizzazione di frane, consolidamento dei
versanti stradali, regimazione delle acque superficiali, difesa dalle inondazioni nei Comuni di
Norma (Latina), Ceprano e Cervaro (Frosinone), Santopadre, Torrice e Camerata Nuova (Rieti). Per
la programmazione di ulteriori interventi urgenti e la realizzazione di misure di prevenzione del
rischio idrogeologico sono stati destinati alla Regione ulteriori 4,8 milioni di euro.
PSR, SEMPLIFICATE LE PROCEDURE
Procedure più snelle per la presentazione dei progetti nell'ambito del Piano di sviluppo rurale (Psr)
2000 - 2006. Lo ha deciso la Giunta regionale, presieduta da Francesco Storace, su proposta
dell'assessore all'Agricoltura, Antonello Iannarilli, approvando la relativa delibera. Il
provvedimento ridefinisce l'intero modello organizzativo per la gestione e il trattamento delle
domande e dei progetti, introducendo notevoli semplificazioni. "L'esperienza acquisita nel primo
periodo di attuazione del Piano di sviluppo rurale - ha dichiarato l'assessore Iannarilli - ha
evidenziato la necessità di rivedere alcune fasi istruttorie, anche al fine di consentire una
accelerazione e una ulteriore semplificazione delle procedure, sia nella fase della presentazione
delle domande, grazie allo strumento dell'autocertificazione, sia nella successiva fase istruttoria e di
erogazione dei contributi. Sarà inoltre assicurata maggiore trasparenza e partecipazione dell'utente
al procedimento amministrativo, con tempi molto più celeri". Il Psr, con una dotazione finanziaria
complessiva di 587 milioni di euro (oltre 1.136 miliardi e 596 milioni di vecchie lire) tra fondi
europei, statali e della Regione Lazio, rappresenta il principale strumento di intervento di cui
dispone l'assessorato all'Agricoltura per il sostegno del settore e del mondo rurale in genere. Finora
sono stati erogati contributi per oltre 156 milioni di euro, di cui oltre 100 milioni e 664mila euro
soltanto nel 2002. "Le somme stanziate nell'esercizio 2002 - ha spiegato l'assessore Iannarilli - sono
ben al di sopra dei finanziamenti che erano stati attribuiti alla Regione Lazio. "Ciò è stato possibile
in quanto, per la prima volta, la Regione Lazio ha utilizzato per i propri pagamenti le risorse non
spese da altre Regioni o dagli stati membri".
MIGLIORAMENTO FONDIARIO, RIAPERTO IL BANDO
È stato riaperto il bando pubblico per la presentazione delle domande per il miglioramento fondiario
nell'ambito del Piano di sviluppo rurale (Psr) 2000-2006 (misura II.8). Lo ha stabilito la Giunta
regionale approvando la relativa delibera nel corso della seduta straordinaria di Bruxelles.
Il provvedimento consente varie tipologie di interventi, come la realizzazione di laghetti collinari, la
sistemazione di pascoli e l'adeguamento di punti d'acqua, di cui potranno usufruire amministrazioni
comunali, Università agrarie e imprese agricole associate che si trovino a operare su territori
ricadenti nelle aree considerate "svantaggiate" dalla direttiva Cee 268/75.
"Nel 2002 - ha dichiarato l'assessore all''Agricoltura, Antonello Iannarilli - il Piano di sviluppo
rurale, con la misura sul miglioramento fondiario, ha consentito numerosi interventi a favore dei
Comuni laziali. Per il 2003 abbiamo introdotto delle novità salienti, tra cui il cosiddetto "bando
aperto" che offre la possibilità di presentare le domande in ogni momento, con un'unica scadenza
finale prevista per il 31 ottobre 2003".
Nell'ambito di questo arco temporale le strutture competenti dell'assessorato all'Agricoltura
effettueranno due raccolte di domande.
Per la prima raccolta è prevista una disponibilità finanziaria di 1 milione di euro.
CENSIMENTO DELL'AGRICOLTURA, ECCO I DATI
Sono stati presentati il 22 novembre durante una conferenza stampa dell'Assesore Iannarilli e
dell'Assessore Gargano i risultati definitivi, relativi al Lazio, del 5° Censimento generale
dell'agricoltura. Le informazioni presentate riguardano le caratteristiche strutturali delle aziende
agricole. Esse sono il frutto del processo di registrazione, controllo e validazione dei dati contenuti
nei questionari aziendali raccolti nella regione, che l'Istat ha effettuato a partire da giugno 2001,
dopo la presentazione dei dati provvisori tratti dai riepiloghi comunali.
Già da oggi sui siti www.istat.it e www.censimenti.it sono in linea le informazioni diffuse in
conferenza stampa ed è possibile consultare il data warehouse contenente i dati disaggregati del
censimento.
Alla data di riferimento del Censimento (22 ottobre 2000) sono state rilevate nel Lazio 214.665
aziende agricole, zootecniche e forestali, con superficie totale pari a 1.070.474 ettari, di cui 724.325
di superficie agricola utilizzata (SAU). Rispetto al Censimento del 1990, il numero delle aziende
risulta diminuito di 23.604 unità (-9,9%), a fronte di una riduzione della superficie totale per
175.404 ettari (-14,1%), di cui 109.826 ettari di SAU (-13,2%).
Le citate contrazioni delle superfici aziendali, più sensibili della riduzione del numero di aziende, si
sono riflesse sulle superfici medie delle aziende localizzate nel Lazio, con decrementi rispetto ai
valori osservati nel precedente censimento pari a 0,25 ettari nella superficie totale (da 5,24 a 4,99
ettari) ed a 0,12 ettari nella SAU (da 3,52 a 3,40 ettari).
Contemporaneamente, a seguito della maggiore contrazione della superficie totale rispetto a quanto
verificatosi per la SAU, l'incidenza di quest'ultima sulla superficie totale è lievemente aumentata,
passando dal 67% al 67,7%.
Il Servizio di Informazione socio-economica della Direzione Agricoltura sta curando una serie di
pubblicazioni informative, in collaborazione con l'INSOR (Istituto Nazionale di Sociologia Rurale)
del prof. Corrado Barberis e con il DEAR (Dipartimento di Economia agraria e agroforestale)
dell'Università di Studi della Tuscia, nell'ambito della collana " I quaderni dell'Informazione socioeconomica", concernenti vari aspetti dell' analisi dei dati del Censimento dell'agricoltura.
In particolare l'INSOR approfondirà gli aspetti legati alla struttura delle aziende agricole,
all'occupazione in agricoltura, ai giovani in agricoltura, ed all'imprenditoria femminile. IL Dear
analizzerà i dati del Censimento alla luce delle politiche agricole dell'Unione Europea.
I Quaderni saranno pubblicati entro marzo 2002 e saranno disponibili su richiesta presso il Servizio
di Informazione socio-economica della Direzione Agricoltura.
Info:
Pier Luigi Cataldi
Tel.06/51683478
e-mail: [email protected]
SERVIZI POPOLAZIONE RURALE, VIA AL BANDO
Via libera all'avviso pubblico per la realizzazione dei Servizi pubblici essenziali per l'economia e la
popolazione rurale. Lo ha stabilito la Giunta regionale, presieduta da Francesco Storace, su proposta
dell'assessore all'Agricoltura, Antonello Iannarilli, approvando la relativa delibera nel corso della
seduta straordinaria di Bruxelles.
Il provvedimento si inserisce nell'ambito degli interventi consentiti in agricoltura dal Piano di
sviluppo rurale (Psr) 2000-2006 - misura II.6 - ed è indirizzato ad amministrazioni comunali,
associazioni fra Comuni, Comunità montane e associazioni Onlus.
Il bando consente la richiesta di finanziamenti per molteplici tipologie di interventi, che vanno
dall'acquisto di automezzi destinati ai trasporti in aree rurali fino alla realizzazione di punti
informativi integrati con l'obiettivo di fornire informazioni sui servizi sanitari attivi sul territorio,
sul catasto terreni, sulle opportunità occupazionali. Tale misura di intervento prevede, inoltre,
finanziamenti per la realizzazione di servizi primari, quali, ad esempio, l'allaccio alle reti idriche per
uso potabile, a quelle elettriche, telefoniche, fognarie e agli impianti di metano o gas a uso
domestico.
"Finora - ha ricordato l'assessore Iannarilli - nell'ambito della misura II.6 del Piano di sviluppo
rurale relativa alla realizzazione dei servizi essenziali in agricoltura, la Regione ha ammesso a
finanziamento ben 104 progetti per un importo di oltre 2 milioni e 700 mila euro. Nel 2002 sono
stati stanziati 538mila euro a favore di 38 Comuni".
Dal giorno della pubblicazione del bando i soggetti interessati potranno presentare le domande di
finanziamento in qualunque momento, fino al termine ultimo del 20 dicembre 2003.
Nell'ambito di questo arco temporale le strutture competenti dell'assessorato all'Agricoltura
effettueranno tre raccolte di domande. Per la prima è prevista una disponibilità finanziaria di 1
milione e 200mila euro.
INCENTIVI PER LE IMPRESE ARTIGIANALI
Via libera all'avviso pubblico per l'incentivazione delle attività artigianali nell'ambito del Piano di
sviluppo rurale (Psr) 2000-2006. Lo ha deciso la Giunta regionale approvando la relativa delibera.
Il Piano, fino al 2006, prevede incentivi alle imprese artigianali tesi a valorizzare queste attività
della nostra regione con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e la qualità della vita nelle
aree rurali.
Il bando prevede la richiesta di finanziamenti per l'acquisto di macchinari e attrezzature, per il
recupero e la rivitalizzazione di imprese artigiane nelle zone rurali impegnate nella produzione di
manufatti tradizionali tipici e per la ristrutturazione dei locali destinati ad attività artigianali.
I finanziamenti includono i seguenti comparti: abbigliamento su misura; cuoio, pelletterie e
tappezzeria; decorazioni; fotografia, riproduzione disegni e pittura; legno; metalli; acconciatori ed
estetisti; strumenti musicali; tessitura e ricamo; vetro, ceramica e pietra; carta; produzioni
alimentari.
"I finanziamenti, in conto capitale - ha spiegato Saponaro - coprono il 40 per cento delle spese
ammissibili e saranno erogati secondo il regime de minimis (100mila euro in tre anni). Dunque,
considerato che il bando copre gli interventi nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2006, una stessa
impresa può accedervi per due volte. Per stilare la graduatoria delle domande, infine, verrà tenuto
conto anche di quelle attività che mirano alla produzione di manufatti tradizionali tipici".
"Grazie alla sinergia messa in atto tra le strutture regionali - ha commentato con soddisfazione
l'assessore Iannarilli - è stato possibile attivare, per la prima volta, questa importante misura del
Piano di sviluppo rurale. Siamo certi che questa forma di intervento porterà un significativo
incremento delle attività artigianali nelle aree rurali del Lazio, valorizzando le specificità dei nostri
territori agricoli".
Dal giorno della pubblicazione del bando sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio (Burl), le
imprese avranno 90 giorni di tempo per presentare domanda.
PREMI PER IMPRENDITORI "SVANTAGGIATI"
In seduta straordinaria a Bruxelles, la Giunta regionale del Lazio ha approvato l'avviso pubblico per
la presentazione delle domande per le indennità compensative previste dal Piano di sviluppo rurale
2000 - 2006 (misura III.2).
Il provvedimento prevede premi per imprenditori, singoli o associati, attivi in "zone svantaggiate",
come quelle montane, ai sensi della direttiva comunitaria 75/268.
Il premio è finalizzato a compensare le perdite di produzione derivanti dalla situazione di disagio. A
questo proposito l'amministrazione regionale ha stabilito l'erogazione di contributi per circa 4
milioni di euro, di cui potranno usufruire circa 3000 agricoltori
"Con questo nuovo bando - ha spiegato l'assessore Antonello Iannarilli - è previsto il rinnovo
annuale degli impegni già assunti. Negli anni passati tale misura ha reso possibile il finanziamento
di ben 4883 domande, per un importo complessivo di 6 milioni e 200mila euro. Per la campagna
2002-2003 il termine ultimo per la presentazione delle domande di aggiornamento annuale è fissato
al 30 gennaio 2003. Per quest'anno non è ancora consentita la presentazione di nuove domande di
impegno iniziale".
COMMERCIALIZZAZIONE PER PRODOTTI AGRICOLI DI QUALITA'
E' stato approvato l'avviso pubblico per la presentazione delle domande nell'ambito del Piano di
sviluppo rurale (Psr) per il miglioramento delle condizioni di commercializzazione dei prodotti
agricoli di qualità (misura II.3).
Il provvedimento prevede varie tipologie di intervento tra cui l'organizzazione di sistemi innovativi
di commercializzazione, l'implementazione dei sistemi di qualità, la realizzazione e l'allestimento di
spazi di vendita interaziendali.
A seconda della tipologia di intervento, potranno usufruire dei finanziamenti i consorzi di tutela; gli
agricoltori singoli o associati; le cooperative agricole che siano in grado di dimostrare - al momento
della presentazione della domanda - che il finanziamento è immediatamente cantierabile.
"Tra le novità introdotte da questo avviso pubblico - ha spiegato l'assessore Antonello Iannarilli c'è da sottolineare la previsione del cosiddetto "bando aperto", ovvero la possibilità di presentare
domande in un arco temporale molto ampio con un'unica scadenza prevista per il 20 dicembre 2003.
L'intero periodo sarà intervallato da tre operazioni di valutazione e ammissione delle domande
ritenute idonee".
Per la prima raccolta di domande è stabilita una disponibilità finanziaria di 2 milioni 600 mila euro.
Rubrica: IL PUNTO
"NORIA": UNA RETE AL SERVIZIO DEL TERRITORIO
di Gabriele Poole
Noria (Nuovo Osservatorio Risorse Agricole) è un progetto avviato nel 2000 dall'assessorato alla
Agricoltura della Regione Lazio in collaborazione con la Fondazione Censis ed il Carrefour Lazio.
L'Osservatorio intende svolgere una funzione di mediazione informativa tra la realtà rurale laziale e
quella nazionale e internazionale allo scopo di favorire lo sviluppo di politiche innovative nel
territori rurali e di promuovere la conoscenza del territorio stesso. Da questo punto di vista intende
adoperarsi sia diffondere sul territorio laziale modelli e strategie adottati con successo altrove, che
per studiare le realtà rurali laziali più dinamiche, individuandone i punti di forza e gli eventuali
problematiche che ne frenano lo sviluppo.
Negli ultimi due anni, gli sforzi principali si sono incentrati sullo sviluppo del sito web su Noria che
oltre ad offrire informazioni sulle attività dell'osservatorio, mette a disposizione degli utenti due SIT
(Sistema Informativo Territoriale) volti a favorire la conoscenza del territorio laziale.
I Sit (spesso conosciuti attraverso l'acronimo inglese GIS, Geographical Information System)
possono essere descritti come sistemi informatici in grado di gestire e rappresentare
cartograficamente informazioni geograficamente referenziate, vale a dire informazioni di cui viene
indicata la localizzazione geografica in maniera più o meno dettagliata. Il campo di applicazione dei
SIT è estremamente vasto e probabilmente anche coloro che non ne conoscono la definizione hanno
avuto occasione di vederne qualcuno all'opera. Un SIT può produrre una mappa del mondo in cui il
territorio delle nazioni si colora diversamente a seconda del reddito pro-capite degli abitanti. In
questo caso, il SIT ha messo in relazione le informazioni sul reddito pro-capite con la loro
localizzazione geografica (per nazione) e ne ha fornito una rappresentazione cartografica.
Rispetto alle stesse informazioni fornite in forma numerica e tabellare, il SIT ha naturalmente il
vantaggio dell'immediatezza: a colpo d'occhio è possibile individuare la distribuzione e l'entità di un
fenomeno. Oltre ad informazioni statistiche, un SIT può anche rappresentare informazioni
"puntuali", ad esempio la dislocazione di impianti industriali su un territorio o "dinamiche", ad
esempio i flussi di corrente su una rete elettrica, rilevati in tempo reale mediante sensori. In versioni
estremamente sofisticate il SIT può arrivare ad essere un vero e proprio equivalente virtuale di
alcuni tipi di sistema reale (per esempio, una rete autostradale) e come tale essere usato per simulare
la reazione del sistema al mutare di determinate variabili.
ANALISI DEL TERRITORIO
Il sito Noria è stato messo in linea all'indirizzo www.assagri.it/noria nel settembre 2002. Come si è
detto i Sistemi Informativi Territoriali presenti sul sito sono due: "Analisi Territorio" e
"Localizzazione Risorse". Il primo è indirizzato principalmente a operatori istituzionali e privati
interessati alla realtà agricola laziale. Attraverso "cartogrammi" in cui il territorio dei comuni del
Lazio si colora diversamente a seconda della "densità" della variabile prescelta, Analisi Territorio
permette di visualizzare in forma grafica, oltre che tabellare, i risultati del Censimento
dell'Agricoltura dell'ISTAT. Questo strumento sarà pienamente operativo entro la fine del 2002,
quando saranno stati elaborati ed inseriti i risultati dell'ultimo censimento ISTAT dell'agricoltura
del 2000, recentemente pubblicati.
LOCALIZZAZIONE RISORSE
Il secondo SIT, denominato "Localizzazione Risorse", sulla cui descrizione è incentrato l'articolo, è
rivolto ad un pubblico meno specialistico, che comprende operatori istituzionali e professionali, ma
anche chiunque sia interessato a conoscere il territorio rurale del Lazio, in tutti i suoi aspetti. Lo
scopo del SIT è quindi sia di servire come supporto decisionale ad operatori istituzionali e privati,
che quello di promuovere in funzione turistica e conoscitiva il territorio rurale del Lazio. Attraverso
questo sito è possibile "viaggiare" virtualmente per il Lazio, scegliendo tra diversi tipi cartografia e
diversi livelli di scala, partendo dalla mappa schematica dell'intera regione per arrivare
gradualmente fino ad immagini fotografiche altamente dettagliate (si distinguono le chiome degli
alberi). Su questa cartografia è possibile rappresentare in forma di icone georeferenziate la
distribuzione di numerose risorse (al momento circa 2000) appartenenti a circa settanta categorie
diverse--dagli agriturismi ai percorsi in mountain-bike, agli alberi monumentali, ai castelli-e
suddivise in cinque aree tematiche: Agricoltura, Cultura, Natura e Sport, Ricettività, Enti e
Associazioni. L'utente può visualizzare anche più categorie contemporaneamente. Cliccando sulle
icone è possibile accedere ad una scheda contenente informazioni dettagliate sulla risorsa
(descrizione, ubicazione, eventuali contatti, ed una fotografia della risorsa stessa).
Oltre alle risorse "puntuali", vale a dire "oggetti" di estensione relativamente limitata e fissi sul
territorio, è possibile avere anche informazioni su risorse "diffuse", quali i prodotti tipici del Lazio
(DOC, IGT, DOP, IGP, Prodotti Tradizionali), forme culturali tradizionali, artigianato tradizionale.
Essendo "diffuse" queste risorse non si prestano ad essere rappresentate cartograficamente.
Tuttavia, è possibile far comparire una lista di tutte le risorse appartenenti ad una data categoria (per
esempio i vini) e presenti nell'area scelta. Dalla lista è possibile accedere a schede dettagliate
analoghe a quelle usate per le risorse puntuali.
In Localizzazione Risorse sono presenti numerose altre funzioni accessibili mediante menu, che
permettono di fare ricerche per una specifica risorsa (puntuale o diffusa), di "zoomare"
automaticamente sul territorio di una provincia, comune o comunità montana, di far comparire tutte
le risorse diffuse presenti in un dato territorio (provincia, comunità montana, comune) e così via.
Con la messa in linea del sito si è passati dalla fase di elaborazione tecnica ad una fase di
promozione del sito e di ulteriore arricchimento del database informativo. Le informazioni sulle
risorse sono state in parte raccolte ed elaborate dallo staff tecnico addetto specificamente al progetto
e in parte dagli informatori dell'Ufficio Informazione Socio-Economica dell'Assessorato alla
Agricoltura - Regione Lazio, che hanno prestato la loro opera volontariamente. Lo stato di
completamento delle categorie varia molto a seconda della categoria. Alcune, come quella dei
prodotti tipici, per cui le informazioni erano disponibili presso la regione, sono complete. Altre,
come ad esempio "Castelli e Fortezze" o "Percorsi in Mountain-Bike", sono relativamente ben
"popolate", ma suscettibili di miglioramenti. Altre ancora come "Associazioni Natura e Sport" (che
copre tutte le associazioni interessati ad attività naturistico-sportive in aree non-urbane), hanno
poche schede inserite unicamente a titolo rappresentativo.
Una caratteristica distintiva dello strumento Localizzazione Risorse è la possibilità per gli utenti di
inserire nuove risorse via internet. Gli utenti sono suddivisi in generici che, previa registrazione,
possono inserire schede che devono essere approvate dall'amministratore e specialistici. Gli utenti
specialistici sono soggetti conosciuti che vengono autorizzate ad inserire direttamente schede
attraverso permessi che incrociano territori comunali e categorie di risorse. Ciò permette al SIT
Localizzazione Risorse di funzionare come strumento partecipato e aperto, in cui il lavoro degli
operatori di NORIA, che operano soprattutto a livello regionale, viene integrato dall'apporto di
soggetti dotati di particolari competenza su categorie o territori specifici. Così ad esempio, la
categoria "Castelli e Fortezze" è stata curata da un docente di scuola superiore dotato di una
competenza specifica sull'argomento. Per ambiti territoriali circoscritti, si può ipotizzare che una
persona dello staff amministrativo del comune in questione venga abilitata ad inserire schede per
una vasta tipologia di categorie limitatamente al territorio comunale in questione. In questo modo, il
comune si assicura che il territorio del proprio comune sia adeguatamente rappresentato sul sito e
per converso il sito viene arricchito dall'apporto di soggetti con competenza specifica sul territorio
in questione. In particolare, questo tipo di apporto risulta essenziale per quelle categorie di risorse
(ad esempio "Antiche strutture rurali") per cui non esistono archivi o pubblicazioni e che pertanto
possono essere documentate unicamente da soggetti che ne abbiano una conoscenza diretta.
Particolare cura è stata posta all'integrazione del SIT Localizzazione Risorse-caratterizzato da un
approccio programmaticamente regionale e generalista--con le informazioni fornite da altri siti più
focalizzati territorialmente o tipologicamente.
In presenza di siti di buon livello qualitativo specializzati su una specifica categoria di risorsa (ad
esempio, "Grotte speleologiche") o su un dato territorio (il sito di una provincia o di un comune),
che esistano o no rapporti di collaborazione con i soggetti che le gestiscono, le schede elaborate su
NORIA vengono di solito presentate in forma meno articolata e all'interno della scheda vengono
introdotti dei collegamenti ipertestuali al sito o ai siti specializzati, cui si rimanda per ulteriori
approfondimenti. Lo scopo è quello di evitare una ridondanza informativa che in internet è di scarsa
utilità, in considerazione dell'immediatezza di accesso alle fonti che il mezzo offre, e di assicurare
inoltre che l'utente possa avere una visione panoramica delle risorse attraverso uno strumento
tecnicamente sofisticato, senza per questo essere indotto a non tener conto di altre fonti di
informazioni laddove sia interessato all'approfondimento di particolari aspetti.
LA DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI
Il sito web di Noria ed in particolare il Sit Localizzazione Risorse è un prodotto altamente
innovativo, non solo nel panorama regionale, ma anche in quello nazionale. Anche la possibilità di
coinvolgere soggetti istituzionali e privati esterni nell'alimentazione del database cartografico è una
caratteristica raramente presente sui SIT attualmente diffusi in Italia. Tuttavia, trattandosi di uno
strumento relativamente complesso, si è ritenuto che la sua diffusione come fonte di informazione e
il coinvolgimento degli utenti qualificati nell'arricchimento del database non potesse essere affidato
esclusivamente a visite casuali o alla diffusione di informazioni generiche.
È stata pertanto prevista una campagna di promozione del sito da avviare ai primi del 2003. Tale
campagna prevede la pubblicizzazione del sito da parte dello staff tecnico sia mediante la diffusione
di informazioni più dettagliate mirate a soggetti specifici--attraverso internet, riviste, conferenze e
altri canali mediatici--che mediante presentazioni multimediali, da tenersi in loco presso comuni,
province, scuole, associazioni interessate. Il momento della presentazione potrebbe essere anche
l'occasione di stabilire rapporti diretti con soggetti qualificati interessati a collaborare
all'alimentazione del database cartografico.
Rubrica: DOSSIER
L'ANNO DELLA MONTAGNA
Nel novembre del 1998 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2002 Anno
Internazionale della montagna, accogliendo le indicazioni emerse nel corso dell'ormai storica
Conferenza sull'Ambiente e lo Sviluppo che si tenne a Rio de Janeiro nel 1992.
Il "Vertice della Terra" di Rio De Janeiro ha, infatti, rappresentato un momento fondamentale per la
presa di coscienza dell'importanza dei problemi delle aree montane, così come di tutti gli altri
ecosistemi mondiali. Il significato storico della Conferenza si è concretizzato in un documento,
l'Agenda 21, firmato dai rappresentanti di 181 paesi membri delle Nazioni Unite, che propone le
strategie di intervento per la protezione dell'ambiente e lo sviluppo umano sostenibile nel
ventunesimo secolo. E il Capitolo 13 dell'Agenda è interamente dedicato proprio alla "Gestione
degli ecosistemi fragili - Sviluppo sostenibile delle montagne".
Nel Capitolo 13 è ribadita la fondamentale importanza delle aree montane sotto i più diversi aspetti,
da quello economico a quello demografico, ambientale e culturale. Le zone montuose rappresentano
infatti più di un quinto delle terre emerse, ospitano circa il 10% della popolazione mondiale, e
svolgono un ruolo determinante nell'ecologia del pianeta.
"Le montagne - si legge nel Capitolo 13 - sono una fonte importante di acqua, energia e
biodiversità. Esse sono anche fonte di risorse fondamentali come minerali, prodotti silvicoli e
agricoli, nonché luogo di ricreazione. Essendo tra i maggiori ecosistemi rappresentanti la complessa
e interrelata ecologia del nostro pianeta, l'ambiente montano è essenziale per la sopravvivenza
dell'ecosistema globale". Nonostante ciò, nel corso della storia recente, le aree di montagna sono
state a volte oggetto di sfruttamento indiscriminato, mentre altre volte sono state lasciate al
completo abbandono.
La loro popolazione è spesso rimasta esclusa dai processi di sviluppo nazionale. Questa realtà è
ancora più evidente nei paesi in via di sviluppo, le cui regioni di montagna sono ancora oggi chiuse
nel circolo vizioso che collega inestricabilmente degrado ambientale e sottosviluppo. Il vertice di
Rio ha dunque segnato l'inizio di un processo a lungo termine, che mira a sensibilizzare l'opinione
pubblica e a garantire gli impegni politici, istituzionali e finanziari adeguati per garantire azioni
concrete a favore delle aree montane.
In sintonia con questi obiettivi la Conferenza Internazionale "Mountain Research - Challenges for
the 21st Century", promossa dall'UNESCO e tenutasi a Bishkek, capitale del Kirghizistan, nel 1996,
ha proposto lo sviluppo sostenibile delle montagne come tema di un anno internazionale. L'idea si è
presto trasformata in un programma concreto e, nel novembre del 1998, l'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite ha dichiarato il 2002 "Anno Internazionale della Montagna", affidando alla FAO il
ruolo di agenzia leader per la realizzazione del progetto.
Così è nato l'AIM (Anno Internazionale della Montagna), un'importante sfida, ma soprattutto una
grande occasione, con un principale obiettivo di fondo: promuovere la conservazione e lo sviluppo
sostenibile delle regioni di montagna, assicurando così il benessere delle comunità montane e delle
popolazioni delle pianure.
Per dare concretezza alla celebrazione dell'AIM la FAO ha invitato i paesi membri delle Nazioni
Unite a creare dei Comitati nazionali, cui affidare il compito di gestire e organizzare eventi,
manifestazioni e iniziative nei rispettivi stati.
(ANSA)
L'IMPEGNO DELL'ITALIA
L'Italia è stato uno dei primi paesi a rispondere all'appello delle Nazioni Unite e il 30 giugno 1999 è
stato costituito il Comitato Italiano per il 2002 Anno Internazionale delle Montagne, presieduto dal
parlamentare valdostano Luciano Caveri e diretto dal bergamasco Agostino Da Polenza, noto
alpinista e manager "d'alta quota".
Le celebrazioni italiane per l'AIM sono state inaugurate il 5 luglio scorso sul Gran Sasso, in
Abruzzo, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il messaggio del presidente è stato
chiaro: la montagna rappresenta una risorsa essenziale per l'Italia e per questo, ha detto Ciampi,
"non si deve spopolare". E a questo fine stanno lavorando anche i sindaci delle località montane e
alcune associazioni come Legambiente e Confcommercio, che stanno promuovendo molte iniziative
per invitare giovani e nuove imprese ad insediarsi nei borghi e nei piccoli comuni. L'obiettivo è
quello di riuscire a fare della montagna un luogo vivo, abitato da comunità attive e ben inserite nel
mondo moderno, fatto di tradizioni alimentari e artigianali, ma anche di tecnologia e di informatica,
di valori e conoscenza antichi, ma anche di volontà di affermarsi e di crescere in tutti i campi, dal
turismo, allo sport, all'economia.
Il valore aggiunto prodotto nel territorio montano italiano e' secondo le ultime stime del Censis di
165 miliardi di euro, pari al 16,1% del Pil nazionale. In montagna vive e lavora il 18,7% degli
abitanti del Paese.
INTERVENTI E INVESTIMENTI DELLA REGIONE
di Iole Carabolo
Si è svolto dal 12 al 15 dicembre presso la Fiera di Roma, il Salone della Montagna, sotto l'alto
patrocinio del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Senato della Repubblica, la Camera dei
Deputati e con l'egida della Regione Lazio. L'attenzione si è focalizzata su diversi argomenti, tutti
ruotanti attorno al luogo-montagna, da difendere e salvaguardare, per lavorare, da raccontare,
oggetto e protagonista della legislazione e dell'attività delle istituzioni locali, come motrice di
sviluppo, legata all'informatica.
L'appuntamento, al termine del 2002, proclamato dall' Onu anno internazionale delle montagne, ha
portato ad un rinnovato interesse per la valorizzazione e la promozione dei nostri monti.
La Regione Lazio ha investito in quella che è stata definita una "risorsa" e alla quale ha dedicato
un'articolata strategia di interventi, all'interno del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), traducibile in
misure di investimento economico per le aziende.
Nel dettaglio: la misura I.1 che consente investimenti per le aziende agricole montane con un
sostegno pari al 45% del contributo richiesto; la misura I.2 che dà la possibilità di accedere ad un
premio per i giovani agricoltori che attivano per la prima volta un'azienda agricola; la misura III.2
che prevede indennità per le aziende sino a 3.600 euro; la misura II.8 che consente a comuni e
università agrarie di investire in progetti per realizzare strutture di supporto (laghi, sistemazione dei
pascoli, ammodernamento dei punti acqua, realizzazione strade d'accesso ai pascoli) per le attività
aziendali con un sostegno pari al 50% del contributo richiesto. Inoltre, sono previsti contributi per la
creazione di percorsi enogastronomici, agriturismo, per incentivare attività turistiche in zone rurali,
per commercializzare prodotti di qualità, recuperare reti stradali ed edifici di pregio nei centri rurali.
Prima del "Salone della montagna" l'assessore regionale agli Affari istituzionali ed Enti locali,
Donato Robilotta, ha riunito presso la Regione Lazio i presidenti delle 22 Comunità Montane, per
definire le linee da seguire nei confronti delle Comunità per uno sviluppo reale e concreto del
territorio montano del Lazio.
"La Regione intende avviare un federalismo solidale verso gli Enti locali - ha affermato Robilotta nel quadro di una compatibilità di spesa determinata da minori trasferimenti dal bilancio dello Stato.
Apriremo, a breve, un ufficio di rappresentanza per i piccoli comuni a Bruxelles: un supporto
efficace per la fase conoscitiva dei programmi e delle leggi comunitarie. È inoltre allo studio una
proposta di sostegno economico per le spese progettuali, riferite alle iniziative comunitarie".
"Gli uffici regionali - ha aggiunto Robilotta - stanno verificando la possibilità di trasformare i
vecchi Co.Re.Co. (Comitati regionali di controllo) in organismi di consulenza e di supporto per i
Comuni".
L'assessore agli Affari istituzionali ed Enti locali della Regione, Donato Robilotta, ha reso noto
inoltre che sono stati ripartiti, per l'annualità 2000, i Fondi per la Montagna in base alla legge
nazionale 97/94, per lo sviluppo socio-economico delle Comunità Montane, assegnati dallo Stato
alla Regione, per un totale di 5 milioni e 287mila euro, spettanti anche ai Comuni esclusi dalle
Comunità ma aventi diritto ai benefici.
Rubrica: DOSSIER
MONTAGNA, UN RITRATTO DA RIVEDERE
di Marco Baldi
Verso una rilettura del territorio montano italiano secondo l'indagine Censis "Il valore della
montagna", svolta su commessa dell'Uncem nel corso del 2002
1. ABBANDONARE GLI STEREOTIPI
Le immagini del territorio montano quale aggregato socio-economico fortemente caratterizzato da
alcuni elementi distintivi originali, divenendo stereotipiche, hanno sempre manifestato una
persistenza che ha oscurato la visibilità dei processi di trasformazione e in generale le dinamiche
evolutive che lo hanno interessato.
Negli anni '70 le aree montane hanno continuato ad essere considerate una sorta di "territorio
maledetto" (dove i suoi residenti sono costretti ad emigrare verso valle o a sopravvivere in contesti
spopolati e senilizzati) anche quando gli indicatori socio-economici evidenziavano quanto meno
una dicotomia tra la montagna marginale, localizzata soprattutto nelle aree appenniniche e la
montagna ricca, che cominciava a beneficiare dei flussi turistici verso le più rinomate località
alpine.
Oggi, quando anche tale modello dicotomico appare decisamente superato dalla realtà in essere,
risulta difficile abbandonarlo adottando invece un'immagine di montagna a "macchia di leopardo"
dove, fatti salvi gli effetti "normalizzatori" che legano le tante montagne ai destini dei distretti
geografici di localizzazione, si evidenzia un'alternarsi di aree forti e di aree deboli.
Una montagna molto più difficile da descrivere e da interpretare come area "a sè stante", anche
perchè gli attuali criteri di classificazione, conferendo ad un numero di comuni particolarmente
elevato lo status di "comune montano" o "parzialmente montano", finiscono per individuare un
macroaggregato così ampio da appiattire molte delle differenze e specificità della montagna (tab. 1).
Una montagna che risulta, dunque, così diversificata da suggerire la rinuncia al fascino delle
spiegazioni monocausali e onnicomprensive.
Sicuramente l'isolamento culturale e la distanza dai modelli di consumo urbani sono per molte aree
un lontano ricordo. Il livello di scolarizzazione è cresciuto e la cultura di massa contemporanea
arriva ovunque grazie alla rinforzata possibilità di accedere alle informazioni. I beni di consumo di
cui si dispone in montagna sono sostanzialmente gli stessi della pianura, le tradizionali attività agrosilvo-pastorali in alcune aree sono state sostituite dal terziario, in altre vengono riproposte con
modalità nuove.
Sicuramente sopravvivono aree caratterizzate in passato da intenso spopolamento e che presentano
oggi marcati livelli di senilizzazione, per le quali qualsiasi forma di intervento volto al rilancio delle
microeconomie si scontra con l'assenza di risorse umane. Alla stessa stregua esistono aree ai confini
della marginalità economica per le quali solo politiche fiscali o di incentivo economico mirate a
compensare lo svantaggio localizzativo possono impedire loro di confluire più o meno lentamente
verso la tipologia, che pure esiste, della montagna "svuotata".
Si vuole tuttavia segnalare che, nei grandi numeri - e la montagna oggi individuata dalle statistiche
ufficiali è un grande numero - i fenomeni di rapido impoverimento hanno subito un sostanziale
rallentamento. La stessa dinamica migratoria verso i centri urbani, se si escludono alcune aree della
montagna meridionale, ha rallentato fino a sparire o si è trasformata in pendolarismo. In alcuni casi,
addirittura, si registrano fenomeni di ripopolamento.
D'altra parte anche la montagna ricca sta cambiando: basti pensare al fatto che la "monocultura"
dello sci alpino tende ad essere sostituita, là dove prevalgono classi dirigenti locali avvedute, da
modelli di incoming turistico più flessibili, orientati alla diversificazione dell'offerta e
all'allungamento della stagione.
Permane forse, come tratto distintivo, l'identificazione degli abitanti nel luogo di residenza e la
dimensione comunitaria testimoniata dall'elevata specificità delle relazioni interpersonali. Questi
elementi, tuttavia, lungi dal costituire un fattore di freno nei processi di sviluppo, costituiscono
quelle che in molte realtà del Paese - vedi ad esempio i distretti industriali delle Marche - sono state
descritte come le "determinanti sociali dei processi di sviluppo".
Emerge, nel complesso, la sensazione di una montagna italiana in rapida evoluzione che sfugge alle
classificazioni semplici e che, soprattutto, necessita di un software interpretativo nuovo. Questo è
vero oggi e sarà tanto più vero in futuro quando il processo di riconfigurazione dei poteri dal centro
alla periferia troverà completo dispiegamento e i singoli territori assumeranno nuovi spazi di
protagonismo basati su un uso efficiente delle risorse disponibili, su una corretta individuazione
delle potenzialità e sulla definizione locale delle priorità.
2. LA MONTAGNA CHE CREA VALORE
Il termine montagna, dunque, nella sua ampia accezione oggi vigente, non può più dirsi in alcun
modo sinonimo di svantaggio competitivo, nè configura di per sè un modello arretrato di sviluppo.
Su questo tema l'UNCEM (Unione Nazionale dei Comuni e delle Comunità Montane) ha inteso
produrre un approfondimento affidando una specifica indagine al CENSIS (Centro Studi
Investimenti Sociali).
Sulla base dei dati raccolti si può sostenere con certezza che le differenti tipologie e i livelli di
sviluppo delle aree montane sono legati alla collocazione all'interno delle tradizionali aree
geografiche (Nord, Centro e Sud) molto più che al carattere di "montanità" che viene loro
ufficialmente assegnato.
Offre ampio sostegno a questa affermazione il dato relativo alla stima del valore aggiunto prodotto
nell'insieme del territorio montano, che è di per sè indicativo di quanto sostenuto. Parliamo infatti di
quasi 165 miliardi di euro, ossia del 16,1% del valore aggiunto nazionale. Se si considera che tale
risultato viene raggiunto con una popolazione corrispondente al 18,7% degli abitanti del Paese
appare subito evidente che la montagna contribuisce alla produzione del reddito nazionale in misura
solo lievemente inferiore alla media dell'intero territorio. Quello che assume invece rilevanza per la
sua specificità è il fatto che tale risultato si realizza su un totale di 4.199 comuni con una superficie
complessiva pari al 54,3% del Paese.
La capacità complessiva dei sistemi montani di generare valore è dunque simile alla media italiana
se rapportato alla popolazione residente, e di meno di un terzo se rapportata al territorio disponibile.
D'altra parte quest'ultimo dato non può essere oggetto di interpretazione alcuna in considerazione
della frequente "indisponibilità" del territorio montano per usi produttivi, sia che ciò sia
riconducibile alle caratteristiche fisiche di accessibilità, sia che si voglia adottare un'interpretazione
"ambientale" con riferimento alle esigenze di salvaguardia di aree di elevato pregio o di intrinseca
fragilità.
Nella tabella 2 si riportano i redditi pro-capite regionali montani e totali dove si evidenzia una
differenza media su base nazionale di soli 2.500 euro con scarti tra le intere regioni e i loro territori
montani significativamente superiori alla media solamente per il Lazio e la Lombardia, non a caso
le regioni dove si trovano le due principali metropoli italiane.
Queste considerazioni inducono una ulteriore riflessione a proposito dell'ammontare relativo del
valore aggiunto prodotto in montagna: il peso di quest'ultimo, se si escludono dall'analisi gli 11
comuni con più di 250.000 abitanti, cresce fino al 20,2%.
Nell'analisi regionale pochi elementi possono essere tratti dal confronto tra il valore aggiunto totale
e quello relativo ai soli territori montani, essendo questi una quota parte del totale che varia dal
100% di Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige al 7,5% della Emilia Romagna.
Ancora una volta risulta interessante l'analisi del valore aggiunto pro-capite a livello regionale, che
evidenzia la persistenza, anche per i territori montani, del tradizionale dualismo economico che
caratterizza il Paese: tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori inferiori a quelli registrati
nel Centro-Nord. Solo a titolo di esempio si può fare riferimento al fatto che il valore aggiunto pro
capite assume il minimo in Calabria (con 8.950 euro per abitante all'anno) e il massimo in Trentino
Alto Adige (23.240 euro). Inoltre, nel Nord si riscontra una differenza significativa tra le regioni del
Nord Ovest e quelle del Nord Est, con queste ultime che presentano un valore aggiunto della
montagna pro-capite sistematicamente superiore rispetto alle prime.
In sintesi, si può dunque affermare che, al netto dei centri maggiori, la montagna produce circa 1/5
del reddito nazionale e che il reddito pro-capite dei comuni montani, calcolato su base regionale è
sostanzialmente assimilabile a quello delle medie regionali, con alcune eccezioni che riguardano
essenzialmente il Lazio e la Lombardia.
Anche spostando l'analisi sul fronte dei settori produttivi, risulta difficile individuare elementi di
spiccata specializzazione per le aree montane. Nei comuni di montagna il contributo di agricoltura,
industria e servizi alla formazione del reddito è rispettivamente del 4,4%, 29,0% e 66,6%. Nei
comuni non montani la distribuzione è la seguente: agricoltura 2,7%, industria 28,0%, servizi
69,2%.
Focalizzando lo sguardo sulle singole regioni si ottiene conferma, nei comuni montani, delle
specializzazioni produttive delle diverse aree geografiche del Paese, con un Mezzogiorno dove è
percentualmente più elevato il valore prodotto in agricoltura (9,3% in Calabria, 9,0% in Puglia,
7,4% in Campania, 6,9% in Sicilia) e un Nord maggiormente vocato per le produzioni industriali
(40,5% in Veneto, 39,6% in Lombardia, 38,2% in Piemonte).
TIPOLOGIE MONTANE
Se per più della metà i comuni italiani sono montani, non è facile individuare e descrivere i tratti
caratteristici e distintivi della montagna italiana al di là del reddito di cui si è già ampiamente
parlato. Alcuni elementi di riflessione possono essere tratti dalle statistiche ufficiali là dove,
attraverso semplici dati di scenario consentono di individuare:
- differenze marcate a proposito della dimensione demografica media dei comuni e della dotazione
di grandi imprese (valori molto superiori nei comuni non montani) e delle presenze turistiche per
abitante (valori significativamente superiori nei comuni montani);
- differenze apprezzabili, ma non decisive in termini di differenziazione, relativamente alla
dinamica demografica nell'ultimo triennio, all'invecchiamento della popolazione, alla capacità
attrattiva in termini di addetti rispetto alla popolazione residente e alla dotazione di imprese
industriali (tutti indicatori che penalizzano i comuni montani);
- differenze sostanzialmente nulle per quanto concerne la concentrazione di piccole imprese.
Il motivo dell'esistenza di differenze meno significative di quanto fosse lecito attendersi è da
ricercare nell'ampiezza dei criteri che definiscono oggi la montagna italiana. "Tanta montagna"
dunque, sicuramente in grado di contribuire, nel suo complesso, alla formazione del reddito del
Paese con performance non troppo dissimili dalla restante parte del territorio, ma forse "troppa
montagna" per far emergere le differenze che pure ci sono all'interno di un aggregato così ampio.
Per cercare di colmare questa lacuna sotto il profilo squisitamente interpretativo, nell'ambito della
citata indagine Censis-Uncem (2002) sono state utilizzate metodologie di statistica multivariata
(cluster analysis) che, approfondendo le correlazioni presenti all'interno di un ampio set di variabili,
hanno consentito di ripartire i comuni montani e parzialmente montani in gruppi tipologici con
grado massimo di omogeneità interna ai singoli cluster e minimo tra i cluster stessi.
Ne è emerso un quadro caratterizzato da 6 gruppi tipologici distinti (tab. 3 e fig. 1):
- la "montagna come risorsa", che presenta valori decisamente superiori alla media generale in
corrispondenza degli indicatori relativi al turismo (addetti negli alberghi e nei ristoranti, posti letto
delle strutture ricettive, giornate di presenza turistica, seconde case ad uso vacanza). A tali caratteri
si aggiungono le elevate densità di operatori economici e di unità locali del commercio, e l'alto
livello del reddito disponibile. Dei 177 centri che compongono questo cluster, l'80% è localizzato
nell'Italia settentrionale, in particolare lungo l'arco alpino, con una taglia demografica entro i 3.000
abitanti. Questo gruppo, con meno del 3% della popolazione contribuisce al 4,5% del Pil della
montagna e presenta il più alto livello pro-capite (23,5 migliaia di euro);
- la "montagna dell'invecchiamento e del declino demografico", dove gli indicatori più significativi
e al di sopra delle medie riguardano l'incidenza delle abitazioni non occupate, l'indice di vecchiaia,
l'indice di dipendenza, la struttura della popolazione in età attiva, i tassi medi di mortalità e di
cancellazioni anagrafiche. Questi caratteri sono confermati dall'esame delle variabili che si
presentano molto inferiori alla media, come il rapporto tra residenti e abitazioni occupate e il
numero di componenti per famiglia. Elevata appare la quota di contribuenti nella fascia medio-bassa
di reddito imponibile. La distribuzione per ripartizione geografica evidenzia come questa
caratterizzazione sia maggiormente concentrata nel Nord Ovest (47% dei centri) e nel Meridione
(26%), e come sia composta per il 76% da comuni fino a 1.000 abitanti. Il contributo alla
formazione del Pil raggiunge in questo caso il 3,6%, con un valore pro-capite pari a 13,2 migliaia di
euro, inferiore di circa duemila euro al valore medio. Le attività associative e gli operatori culturali
sono inferiori alle rispettive medie degli indici di dotazione;
- la "montagna marginale", che concentra il maggior numero di comuni (1.343) e dove sono
decisamente elevati gli indicatori relativi alla quota di contribuenti della fascia bassa e medio-bassa
di reddito imponibile, al numero di residenti per abitazione occupata e ai componenti per famiglia,
ai valori minimi dei livelli pro-capite di reddito (poco più di 10.000 euro). L'esame evidenzia anche
come la struttura per età prevalente sia sbilanciata verso le classi più giovani. Tale carattere si
spiega con il fatto che questo gruppo è costituito per l'88% da comuni del Mezzogiorno. In termini
di dimensioni demografiche, va segnalato che i comuni più grandi sono tutti parzialmente montani,
mentre i più piccoli sono ubicati nelle zone interne. Con il 34% della popolazione residente, il
contributo alla formazione del Pil della montagna non va oltre il 22,6%;
- la "montagna urbana e industriale", che è costituita per quasi un quarto da comuni parzialmente
montani. Tale tipologia è contraddistinta da valori molto superiori alla media negli indicatori
relativi alla struttura industriale (incidenza dei consumi elettrici per usi industriali, addetti
nell'industria, dimensioni medie delle unità locali), e rispetto al ruolo di centri attrattori (rapporto tra
addetti e residenti, densità di operatori economici per abitante). Accanto a tali caratteri, emergono
poi le misure relative alle condizioni socio-economiche della popolazione: il reddito pro-capite, il
peso dei contribuenti nelle fasce medio-alte e alte di imponibile, il parco veicoli circolante. A
questo gruppo appartengono i comuni di dimensioni maggiori, localizzati prevalentemente nel
Centro-Nord del Paese (85%), ma anche la maggior parte dei centri fortemente industrializzati e
inclusi in alcuni dei più importanti distretti manifatturieri. Per le connotazioni appena descritte, il
contributo alla formazione del Pil della montagna da parte di questo cluster è pari al 50,5%, con un
livello pro-capite pari a 20,5 migliaia di euro. Tutti i capoluoghi regionali e provinciali presenti tra i
centri classificati come montani rientrano in tale modello, ad eccezione di Reggio Calabria;
- la "montagna dei comuni periurbani", un gruppo composto per l'80% da centri con meno di 3.000
abitanti, in cui il livello pro-capite del reddito imponibile è molto superiore alla media, così come
l'incidenza dei contribuenti nella fascia medio-alta ed alta. Per quanto concerne la struttura
produttiva, questo raggruppamento evidenzia solo un'elevata quota di addetti artigiani. Si tratta di
unità territoriali con elevate dinamiche demografiche di segno positivo indotte anche dai tassi di
natalità dell'ultimo triennio, pur con una struttura per età della popolazione attiva che vede prevalere
ancora le classi più mature. Probabilmente si può supporre che in tale insieme siano concentrati i
comuni in cui la popolazione aumenta per la disponibilità di alloggi, dal momento che la quota di
abitazioni non occupate è sopra la media mentre il rapporto tra addetti e residenti è fortemente
negativo. La distribuzione geografica d'altronde mostra come buona parte di tali centri sia ubicata a
ridosso delle aree metropolitane in particolare del Centro-Nord, dove è localizzato il 94% di essi.
Questa tipologia rappresenta il 15,6% del Pil della montagna e il 18,2% della popolazione, per cui il
livello pro-capite è sensibilmente inferiore alla media (13,1 migliaia di euro);
- la "montagna dei piccoli centri rurali", che presenta i valori massimi in corrispondenza agli addetti
in agricoltura espressi sia come quota, sia in rapporto agli abitanti. L'80% circa di tali centri registra
una popolazione residente inferiore alle 2.000 unità. Poco superiori alla media dei comuni montani
sono l'incidenza dei contribuenti nella fascia medio-bassa e il livello del reddito disponibile. Gli
indici demografici calcolati rispetto all'età evidenziano il prevalere delle classi mature ed anziane.
Anche questo gruppo è ubicato in prevalenza nel Nord d'Italia (78%) e presenta una dotazione di
strutture sanitarie e assistenziali in media con l'insieme dei comuni montani, mentre inferiori alla
stessa sono gli operatori dell'associazionismo e delle attività culturali. Il 3,2% del Pil della
montagna proviene da questo insieme, mentre il valore pro-capite si attesta sulla media con 15,4
migliaia di euro.
4. COME RIDURRE LO SVANTAGGIO TERRITORIALE
In sintesi, la scomposizione del macro-aggregato montano consente di verificare l'adeguatezza solo
"relativa" dell'immagine di una "montagna duale" caratterizzata da due universi contrapposti: ricco
e turistico l'uno, senilizzato e spopolato l'altro. Adeguatezza relativa perchè applicabile a realtà tutto
sommato molto circoscritte: 177 comuni e poco più di 300.000 abitanti nel primo caso, e 556
comuni e circa 450.000 abitanti, nel secondo caso.
Si rappresenta invece un vuoto stereotipo quando si utilizza tale visione dicotomica per descrivere
la montagna in senso ampio. La gran parte dei comuni montani riproduce infatti, dal punto di vista
socio-economico, le caratteristiche delle diverse circoscrizioni territoriali del Paese.
Questo ha, fino a questo momento, trovato un contraltare in politiche di assistenza a carattere
generico, e solitamente centrate sui concetti di indennità compensativa come sostegno al reddito, e
di aiuto alle zone collocate all'interno degli Obiettivi 1 e 2 dell'UE e considerate quindi aree
svantaggiate o a carattere agricolo marginale.
Le politiche nazionali e comunitarie dunque, mentre accettano nella sostanza l'equazione "montagna
uguale problema" a fronte del fatto che gran parte del territorio montano è compreso nelle aree di
intervento dei fondi strutturali, paradossalmente non riconoscono il fattore della "montanità" come
handicap per lo sviluppo e quindi come elemento intorno al quale costruire politiche di sostegno
mirate.
Eppure è noto a tutti gli interpreti della montagna che la difficoltà di organizzare qualsiasi tipo di
processo produttivo varia sulla base di un'ampia gamma di connotati fisici del territorio, siano essi
l'altitudine, la pendenza, il clima, la durata del periodo di accrescimento vegetativo o altro. Ed è
altrettanto noto che in montagna, a fronte di ciò, la meccanizzazione del lavoro agricolo è quanto
mai problematica e le rese sono basse, la zootecnia richiede tecniche particolarmente onerose,
l'energia, i trasporti, le comunicazioni, i servizi in genere, sia per le imprese che per i singoli
individui, costano più che in pianura.
Certo, il riconoscimento di una "specificità" montana non si sposa con la logica della tutela della
concorrenza che guida l'azione dell'Unione Europea. Tuttavia è possibile individuare una serie di
ottime ragioni per cominciare a pensare di derogare a tale logica:
- innanzitutto forme di assistenza specifiche per le attività realizzate nei territori montani - in luogo
di aiuti indifferenziati - stimolerebbero la capacità e la vitalità imprenditoriale dei soggetti ivi
insediati;
- inoltre, con il riconoscimento della specificità montana e con il conseguente svincolamento di
quest'ultima dal principio della concorrenza, si andrebbe ad incentivare quelle attività di cui la
pianura stessa, direttamente o indirettamente, finirebbe per trarre beneficio. Basti pensare al ruolo
delle attività forestali per la prevenzione del dissesto idrogeologico;
- un terzo elemento, più direttamente riconducibile ad uno scambio maturo con le aree pianeggianti,
riguarda la possibilità della montagna di continuare a rappresentare un contenitore di risorse
preziose altrove andate perdute o drasticamente impoverite. In questo caso, solo a titolo di esempio,
si pensi al tasso di biodiversità conservato in montagna, o alla stessa risorsa idrica;
- un ultimo elemento che legittimerebbe interventi specifici nelle aree montane è da ricercare nella
qualità intrinseca delle produzioni montane, che solo in parte il differenziale di prezzo consente di
remunerare, e che rappresenta indubbiamente un valore per tutti coloro che ne fruiscono.
Alcuni segnali positivi nella direzione indicata arrivano da Bruxelles dove la DG Regio ha affidato
ad un gruppo di studio a carattere internazionale il compito di individuare i criteri di riconoscimento
del territorio montano europeo. Ciò rappresenta indubbiamente un elemento di novità soprattutto se
confrontato con le diffidenze con cui l'UE ha accettato di ratificare quell'importante e innovativo
strumento di cooperazione montana che è costituito dalla Convenzione Alpina.
Il cammino avviato sarà sicuramente lungo e tortuoso, anche perchè coincide con il momento
storico dell'allargamento dell'Unione a nuovi Paesi e quindi a nuovi territori montani. E' comunque
fin d'ora evidente che solo attraverso un preventivo e dettagliato riconoscimento formale della
montagna si potrà pervenire, con la programmazione 2007-2013, alla costituzione di un nuovo
Obiettivo europeo, per la prima volta specificamente rivolto ai territori montani.
LAZIO, SCENARI DI SVILUPPO
di Salvatore De Maio
"Il termine montagna, nella sua ampia accezione oggi vigente, non può più dirsi in alcun modo
sinonimo di svantaggio competitivo, ne configura di per se un modello arretrato di sviluppo", è
quanto afferma il Censis nell'ultimo rapporto di ricerca sul valore della montagna elaborato a
settembre 2002. Questa affermazione è supportata da un dato relativo alla stima del valore aggiunto
prodotto in tutto il territorio montano nazionale;ne riportiamo di seguito in tabella 1 (in allegato)
una sintesi delle Regioni di riferimento per il Lazio.
Dalla tabella 1 vediamo che la montagna italiana produce un reddito di circa 165 miliardi di Euro
che rappresentano il 16,1% del valore aggiunto nazionale. E' un risultato notevole se consideriamo
che tale reddito viene raggiunto con una popolazione montana che si attesta al 18,7% della
popolazione totale del Paese e che risiede nei 4199 comuni montani con una superficie complessiva
pari al 54,3% come da tabella 2 ( in allegato).
Nel Lazio il valore aggiunto in montagna è stimato a 10.172 milioni di Euro che rappresenta il 9,7%
del totale regionale. Tale reddito viene prodotto nei 240 comuni montani - 63,7% dei comuni laziali
- con una superficie di 760.895 ettari che ricopre il 44,22% del territorio regionale. Dobbiamo
sottolineare che per il Lazio come per la Lombardia (per tale motivo riportata in tabella), sul
rapporto percentuale della quota del valore aggiunto in montagna sul totale regionale, pesa
enormemente la presenza di Roma e Milano: le principali metropoli italiane. Possiamo ipotizzare
che tale stima, escludendo il reddito prodotto nella Capitale, si può allineare maggiormente in
termini percentuali alla media nazionale del 16,1%. Altro dato interessante da prendere in
considerazione sono gli addetti all'Agricoltura in montagna : nel Lazio su una percentuale del
13,9% di popolazione residente in montagna abbiamo il 18,6% di lavoratori regionali impegnati in
tale ambito (cfr. tab. 2).
L'agricoltura quindi ha un suo ruolo nel determinare il valore aggiunto prodotto in montagna.
Approfondiamo l'analisi con l'aiuto dei dati disponibili dell'ultima rilevazione attuata dall'ISTAT in
occasione del V Censimento Generale dell'Agricoltura 2000. Nel Lazio l'ISTAT ha classificato il
territorio secondo l'altimetria in 4 tipologie : collina, colina litoranea, montagna interna, pianura.
Vediamo in tabella 3 ( v. allegato) una prima elaborazione rispetto al numero di aziende agricole e
lavoratori.
Delle 214665 aziende agricole censite nel Lazio , ben 91014 (42,39%) hanno anche un' attività
produttiva in montagna impiegando più di 91.000 addetti .La superficie agricola utilizzata in
montagna è circa di 160.000 ettari ,di questi più di 17000 sono coltivati a legnose agrarie; è
interessante vedere nella tabella seguente la tipologia di queste coltivazioni (v. tabella 4 in allegato).
Una parte dell'agricoltura montana regionale è caratterizzata dalla coltivazione dell'olivo , vite e
castagno .Questi prodotti si prestano alla trasformazione di qualità e come sta accadendo per l'olio
extra vergine d'oliva, in alcune realtà interne della nostra regione, con una buona valorizzazione si
sta creando un importante indotto produttivo.
Questo esempio che per motivi di sintesi tralascia l'intera problematica del settore zootecnico,
evidenzia come oggi siamo lontani della definizione di un unico modello di "montagna marginale"
data nei decenni precedenti. La possibilità di accedere alle informazioni, la crescita del livello di
scolarizzazione, la maggiore disponibilità dei beni di consumo sono fattori che contribuiscono a
ridurre l'isolamento a cui le zone montane erano da sempre destinate. Accanto alla "montagna
marginale",il CENSIS nel rapporto citato conclude proponendo altre tipologie come la " montagna
come risorsa" (ove turismo, servizi, produzione agricola e artigianato locale sono integrati
territorialmente), e la " montagna dei comuni periurbani".
Quest'ultima tipologia si riferisce ai centri montani con una popolazione minore di 3000 abitanti,
situati a ridosso delle aree metropolitane e caratterizzati da un'elevata quota di addetti ad attività
artigiane. Questa nuova classificazione proposta, può contribuire maggiormente a comprendere il
diverso sviluppo dei territori montani del Lazio al fine di implementare mirate politiche
d'intervento. Ricordiamo che ad oggi ,le zone montane hanno beneficiato di interventi che L'Unione
Europea ha previsto genericamente per le aree rurali quali il programma Leader o le zone Obiettivo
2. Le zone montane hanno esigenze ben precise come ad esempio la difficoltà di erogare servizi di
base (scolastici, di trasporto ,di assistenza sanitaria ,di raccolta rifiuti) su territori in cui la
popolazione e distribuita in piccoli nuclei e case sparse. Ultimamente in occasione dell'Anno della
Montagna ,segnali provenienti da Bruxelles ci informano che il prossimo intervento non mirerà più
a generici interventi di sostegno del reddito nelle zone svantaggiate. Per il comparto agricolo gli
interventi per sostenere le tradizionali attività agro-silvo-pastorali devono essere riproposti con
modalità nuove prendendo spunto dalle nostre piccole realtà di eccellenza. Solo così ,possiamo
affermare che nel Lazio, la montagna produce.
ZOOTECNICA A CONDUZIONE FAMILIARE
di Maria Teresa Brandizzi e Luigi Centauri
Il comune di Roccasecca dei Volsci è per la quasi totalità collinare e montuoso e per questo fa parte,
insieme ad altri 23 comuni della provincia di Latina, Roma e Frosinone della XIII Comunità
montana dei Monti Lepini. La caratteristica del territorio di questo comune lepino è di passare in
pochi chilometri da 15 m. sul livello del mare agli 820 m del Monte Alto.
Partendo dalla pianura si inizia subito a salire, attraversando dapprima gli oliveti coltivati sui
terrazzamenti realizzati a secco con pietre calcaree, splendide testimonianze del lavoro di secoli
degli agricoltori locali e passando tra i ligustri, gli olmi, i lecci e gli aceri della parte più alta si
giunge sull'altipiano della Lucerna, a 800 m. slm, 40 ettari circa, in parte della provincia di Latina e
in parte della provincia di Frosinone. Qui abita una comunità costituita da circa 10 famiglie, per la
maggior parte originarie di Vallecorsa, che vivono di allevamento ovino caprino, bovino e,
soprattutto negli ultimi anni, bufalino.
Incontriamo la signora Lidia Tornesi, che vive alla Lucerna, e conduce, insieme alla sua famiglia,
una azienda zootecnica che conta circa 80 bovini da carne allo stato brado, 80 pecore, 50 capre e 35
bufale, di cui 20 in mungitura; coltiva, inoltre, a foraggiere circa 15 ettari di terreno.
Da quando la sua famiglia vive alla Lucerna e come è composta la famiglia?
Sono tre generazioni che viviamo qui; adesso siamo rimasti io, mio marito ed i miei suoceri, mentre
i miei tre figli si sono trasferiti in pianura nel Comune di Pontinia dove continuano l'allevamento
bufalino.
Quale è l'approvvigionamento idrico per la conduzione aziendale?
Per l'acqua utilizziamo le cisterne che raccolgono l'acqua piovana e nel periodo estivo le riforniamo
di acqua che preleviamo dal pozzo che il Comune ha realizzato per noi della montagna.
Chi conduce l'azienda?
Luciano, mio marito, ed io e i miei figli collaboriamo alla gestione; io, in particolare, mi occupo
della mungitura delle bufale e delle pecore nonché della loro alimentazione.
Abbiamo incontrato molti allevamenti di bufale, quando sono state introdotte e che sistema di
allevamento utilizzate?
Da sempre abbiamo allevato pecore e capre, poi le vacche da carne; sono solo 30 anni, circa, che
sono state introdotte le prime bufale provenienti da Amaseno.
Le nostre bufale le mandiamo al pascolo sulla montagna e la sera rientrano in stalla. Integriamo
l'alimentazione con fieno e insilato di mais che in parte produciamo qui e in parte compriamo in
pianura.
Quante bufale mungete e a chi viene consegnato il latte?
Attualmente mungiamo meccanicamente alla posta 20 bufale mattina e sera ed arriviamo a produrre
anche 150 kg di latte al giorno, che consegniamo alla cooperativa di Amaseno.
I due trattori che sono in azienda da chi sono utilizzati?
Soprattutto dai miei figli che spesso sono qua su ad aiutarci. Il primo trattore è stato acquistato circa
30 anni fa, quando è nato mio figlio.
Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate nel vivere alla Lucerna?
La lontananza dai centri abitati condiziona e non poco il nostro quotidiano vivere anche se i servizi
essenziali (acqua potabile, luce, strada, scuolabus per i bambini) sono garantiti per il necessario; la
possibilità di avere maggiori contatti umani soprattutto per gli anziani sono ridotte al minimo.
D'altronde, noi siamo nati qui; questa è la nostra vita e non possiamo lamentarci. Certamente una
maggiore attenzione nei nostri confronti da parte delle nostre autorità aiuterebbe e non di poco.
In concreto che interventi vi aspettate dalle Istituzioni?
Per noi una maggiore attenzione vuol dire: aiuti sia economici ma soprattutto sociali, che ci rendano
e ci facciano sentire effettivamente protagonisti del paese e, anche, della provincia di cui facciamo
parte; essere considerati i veri tutori delle caratteristiche socio-culturali del nostro ambiente. In tal
modo la nostra montagna può crescere e divenire appetibile per le nuove generazioni, che
preferiscano restarci invece che spostarsi a lavorare in pianura, come già hanno fatto i miei figli.
RIETI, LA RISORSA DI COTTANELLO
di Antonio Leone
Il Comune di Cottanello presenta un territorio interamente montana con un'importante superficie a
bosco e pascolo di medio - alta quota ( 8-900 mt.sl.) ed una particolare ricchezza d'acque. Tali
favorevoli condizioni hanno da sempre incentivato la pratica dell'allevamento del bestiame anche
allo stato brado, che tutt'oggi continua a costituire, unitamente al relativo indotto, una risorsa
economica che contribuisce alla vitalità di questo Comune. Pertanto ha scelto di impegnarsi in
questo settore con un ampio progetto che parte dal miglioramento dei pascoli ed arriva alle
infrastrutture per la maturazione. In un'ottica d'interventi che seguissero un filo armonico di
sviluppo, conformemente alle disposizioni per le zone montane della L.N. n. 97/94 e L.R. 9/99.
L'Amministrazione si è posta prioritariamente il problema del miglioramento del patrimonio silvopastorale.
Il primo intervento effettuato è stato la regolamentazione, con carattere estremamente provvisorio,
dei periodi di permanenza del bestiame in montagna al fine di assicurare la ricomposizione del
manto erboso. Contemporaneamente è stato conferito incarico per la predisposizione di uno studio
(ora in corso) per valutare la produttività dei pascoli e quindi di programmare al meglio il loro
razionale utilizzo. Lo scopo ulteriore è quello di assicurare il regolare assorbimento delle acque
meteoriche, di ridurre il rischio di dissesti idrogeologici conseguenti alle particolari precipitazioni
atmosferiche che in montagna possono verificarsi con relativa frequenza e di garantire la
salvaguardia delle falde acquifere.
A seguire sono stati programmati interventi di miglioramento fondiario per un oculato utilizzo della
risorsa montagna, interventi suddivisi in quattro progetti diversi ma coerenti fra loro. Sui progetti
sono stati ottenuti finanziamenti della Regione Lazio nell'ambito del Piano di Sviluppo Rurale per
un totale di Euro 515.534,00 e il Comune ha economicamente compartecipato con fondi propri per
Euro 86.914,00.
Altro aspetto saliente degli interventi è stata la cura posta affinchè si verificasse il minore impatto
ambientale possibile. In particolare sono state regimentate le acque rispettandone il corso naturale e
consolidando le briglie già esistenti per ripristinare la funzionalità; è stata sistemata la viabilità
forestale effettuando lavori di miglioramento relativi allo scolo delle acque ed escludendo
qualunque apposizione di manti di asfalto; si è proceduto al decespugliamento e spietramento dei
pascoli cespugliati al solo scopo di di recuperare al pascolo delle zone che, a suo tempo, vi erano
già destinate; per l'approvigionamento idrico sono state sfruttate esclusivamente risorse locali
migliorando i laghetti esistenti per il rifornimento idrico dei nuovi abbeveratori, in buona sostanza
si sono adottati alcuni metodi di ingegneria naturalistica.
I progetti realizzati costituiscono stralci di progetti generali che prevedono il completamento della
regimentazione del corso d'acqua Trocchi-Cassette e la prosecuzione del miglioramento dei pascoli
con decespugliamento e spietramento. In particolare l'intervento relativo ai pascoli tende a restituire
all'uso originario (pascolo) consistenti appezzamenti di terreno che la mancata cura per decenni ne
ha determinato la riconquista da parte delle specie cespugliose e la rovina del cotico erboso. Su
questi progetti generali verrà chiesto il finanziamento nell'ambito dei nuovi bandi del Piano di
Sviluppo rurale che emanerà la REGIONE LAZIO; dal canto suo il Comune di Cottanello ha già
impegnato sul proprio Bilancio le quote di oneri di competenza comunale.
Per il razionale sfruttamento delle risorse boschive montane è stato approvato Piano di
Assestamento Forestale (ora all'esame dei competenti Organi Regionali) che sostituisce il vecchio
piano risalente agli anni '40. Il nuovo elaborato, predisposto dalla 4^ Comunità Montana, prevede
sia il piano economico di taglio dei boschi cedui che il taglio colturale destinato ad uso civico di
legnatico.
L'Amministrazione ha inteso sviluppare la "risorsa montagna"nell'ottica del rispetto dell'ambiente e
del contemporaneo recupero all'utilizzo da parte di una economia rurale che ne ha garantito la
conservazione nel corso dei secoli. Quindi, dopo un esame accurato do ogni esigenza, sono stati
effettuati interventi non invasivi o devastanti ma complementari e logicamente connessi tra loro.
In questo senso la rivisitazione a livello Reg.le della legge sulla montagna, che preveda adeguati
incentivi alle pluriattività dei coltivatori così come previsto dall'art. 17 della legge Nazionale
potrebbe meglio rispondere alle esigenze delle popolazioni montane.
La ricaduta economica delle operazioni di salvaguardia, tutela e sviluppo della "risorsa montagna" e
dei suoi prodotti, già oggi consistente, sarà ulteriormente apprezzatovi con l'iserimento in un
circuito di turismo ecologico (sentieri escursionistici, commercializzazione di prodotti tipici,
ricettività alberghiera ed eno-gastronomica).
Infatti il Comune di Cottanello presenta ricchezze naturali ed un patrimonio archeologico e
monumentale che costituiscono fertile terreno per l'ulteriore sviluppo della zona.
INFO: Roberto Angeletti Comune di Cottanello
tel. 0746/66157
PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE SECONDO L'UE
di Gabriele Poole
Le aree di montagna custodiscono risorse vitali per tutta l'Europa: estese riserve di acqua di alta
qualità, risorsa sempre più scarsa, una grande varietà di specie animali e vegetali, che si integrano
con la presenza dell'uomo grazie ad un uso del suolo ancora in larga parte ecosostenibile. Gli
ambienti estremamente diversificati della montagna sono accomunati dalla bellezza dei panorami e
dalla gradevolezza dell'ambiente, costituendo una risorsa fondamentale per la qualità della vita di
tutti coloro che ne usufruiscono, prima ancora che una risorsa economica per gli abitanti, che
beneficiano dei crescenti flussi turistici.
D'altra parte le aree di montagna costituiscono un ambiente particolare, dove alle difficoltà
intrinseche alla morfologia del territorio e ai fenomeni naturali che lo caratterizzano, si sommano
numerosi altri problemi legati ai cambiamenti socio-economici ed infrastrutturali. Negli ultimi
decenni, la popolazione è diminuita e l'età media si è innalzata, attraverso l'emigrazione di forza
lavoro e contemporaneamente immigrazione di pensionati. In tempi più recenti, peraltro, in molte
aree la diminuzione di popolazione è rallentata o si è arrestata, e la migrazione della forza lavoro si
è tradotta in pendolarismo piuttosto che emigrazione. Nel frattempo sono cresciute in molte aree le
presenze transitorie, dal turismo giornaliero, favorito dallo sviluppo di vie di accesso rapide, in
particolare per le aree di montagna posizionate relativamente vicino alle grandi aree metropolitane,
fino al turismo stanziale basato su seconde case. Dal punto di vista lavorativo è ancora in atto una
transizione da uno stile di vita multi-funzionale e multi-settoriale, basato su agricoltura, pastorizia e
altre attività, ad impieghi monosettoriali nell'industria passato, nel turismo o in altri servizi in tempi
più recenti.
In particolare, il turismo costituisce un arma a doppio taglio per la montagna. Da un lato offre
importanti ed irrinunciabili possibilità di integrare o sostituire altre attività non sufficientemente
redditizie e rappresenta pertanto un fattore essenziale per contrastare il declino della popolazione e
l'abbandono del territorio. A titolo di esempio, uno studio elaborato in Grecia ha dimostrato che in
media la redditività turistica di una area di montagna è dieci volte superiore al suo valore in
legname (Vakrou, 1998). Dall'altro, nonostante la diffusione del concetto di turismo ecocompatibile, lo sviluppo turistico delle aree di montagna continua a minacciare l'ambiente attraverso
lo sviluppo di strade, l'edificazione di case e strutture ricreative, gli sport all'aria aperta, che possono
costituire una minaccia per il panorama e per le specie animali e vegetali.
Emerge evidente in questo contesto la necessità di una politica europea integrata per la montagna
che tenga conto delle difficoltà intrinseche all'ambiente, così come delle sue potenzialità ed
importanza quale patrimonio comune di tutti i cittadini. Una politica che permetta di gestire i
problemi dovuti alle pressioni antropiche e ai cambiamenti naturali, e al contempo promuovo un
uso lavorativo e ricreativo sostenibile delle aree di montagna, fornendo un supporto alle tradizionali
attività lavorative multi-funzionali, incentivando la manutenzione del territorio e favorendo lo
sviluppo del turismo eco-sostenibile. Da questo punto di vista, nonostante l'importanza delle aree di
montagna sia ormai acquisita nelle coscienze dei cittadini e dei loro rappresentanti europei, manca
un quadro legislativo unitario che ponga le premesse di un intervento coerente ed efficace da parte
della Unione Europea, a partire da una definizione comune di cosa costituisca una area di
montagna.
Per rispondere a questa esigenza la comunità europea (DG Regio) ha commissionato uno studio alla
società svedese Nordregio consorziata con diversi partner nazionali (per l'Italia, la Fondazione
CENSIS). Lo studio, intitolato "Analisi delle aree di montagna nell'Unione Europea e nei paesi
candidati", è strutturato in tre parti:
* L'elaborazione di una mappa della montagna sulla base di una definizione comune
* L'elaborazione di un database europeo che raccolga indicatori demografici, socio-economici,
geografici.
* Un esame delle politiche per la montagna messe in atto da ciascun paese
Il territorio in esame comprende tutta l'Unione Europea e quello dei paesi candidati, per un totale di
27 paesi. I risultati dello studio saranno integrati nel Terzo Rapporto di Coesione e potrebbero
essere usato per la riforma dei Fondi Strutturali dopo il 2006.
Gli scopi dello studio sono di fornire informazioni generali sulle aree di montagna, valutandone
punti di forza e debolezza. Inoltri, si intende valutare se sia fattibile mettere in atto azioni unitarie
per tutto il territorio o se sia necessario diversificare le stesse. Infine, lo studio intende presentare un
primo ventaglio di politiche e interventi fattibili. Il rapporto finale è previsto per l'agosto del 2003.
LE COMUNITA' MONTANE DEL LAZIO
UNCEM
Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani
Delegazione Regionale del Lazio
V.le Castro Pretorio, 116 - 00185 - Roma - tel. 06/4465653
1. Alta Tuscia Laziale Pres. Pietro Domenico Capozzi tel. 0763 734630
Via Carmine Vice Pres. G. Battista Tascio fax.0763 730028
01021 - Acquapendente (Vt) Segr. Marisa Rosati [email protected]
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------2. Monti Cimini Pres. Paolo Palombo tel. 0761 625243
P.zza Principe di Napoli, 1 Vice Pres. Maurizio Palozzi fax.0761 625169
02037 - Ronciglione (Vt) Segr. Alberto Aramini [email protected]
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
3. Monti della Tolfa Pres. Andrea Profumo tel.0766 96290
P.zza della Repubblica Segr. dr. Eugenio Bottacci fax.0766 96290
00051 - Allumiere (Rm) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------4. Della Sabina Pres. Alessio Bonifazi tel. 0765 423586
V.le G. De Vito, 8/A Vice Pres. Franco Calmanti fax.0765 441252
02047 - Poggio Mirteto (Ri) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------5. Montepiano Reatino Pres. Anselmo Micheli tel. 0746 25631
Via Manzoni, 10 Vice Pres. Alfredo Rauco fax.0746 271187
02100 Rieti Seg. Girolamo Berti [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------6. Del Velino Pres. Luigi Taddei tel. 0746 951355
Via Roma, 103 Segr. Rina Massenzi Fax 0746951197 02019 - Posta (Ri) Fax 0746 951403
[email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------7. Salto Cicolano Pres. Gianfranco Gatti tel. 0746 558191
Via Del Lago, 12 Vice Pres. Pierluigi Buzzi fax.0746 558103
02020 - Fiumata di Petrella (Ri) Segr. Silvia Ridolfi [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------8. Del Turano Pres. Dante D'Angeli tel. 0765 716390
S.P. Turanense Km. 27,950 Vice Pres. Pietro Picchi fax.0765 716276
02020 - Castel di Tora (Ri) Segr. dr.ssa Elena Braconi [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------9. Monti Sabini e Tiburtini Pres. Vittorio Mancini tel. 0774 314712
Via Acquaregna,90 Vice Pres. Giovanni Cornacchia fax.0774 330915
00019 - Tivoli (Rm) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------10. Dell'Aniene Pres. Luciano Romanzi tel. 0774 822431
Via Cadorna, 8 Seg. dr.ssa Concetta Tortorici fax.0774 83775
00028 - Subiaco (Rm) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------11. Castelli Romani e Prenestini. Pres. Giuseppe De Righi tel. 06 9470820
Via della Pineta, 69 Vice Pres. Sandro Vallerotonda fax.06 9470739
00040 - Rocca Priora (Rm) [email protected]
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------12. Monti Ernici Pres. Umberto Caponera tel. 0775 2359211
V.le della Repubblica, 64 Vice Pres. Achille Bellucci tel 0775 2359204 03029 - Veroli (Fr) Seg. dr.
Mauro Bussichieri Tel 0775 2359206
Fax 0775 2359220
[email protected]
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------13. Dei Monti Lepini e Ausoni Pres. Domenico Guidi tel. 0773 911358
P.zza Ludovico Tacconi, 12 Vice Pres. Giuseppe Cavone fax.0773 903583
04015 - Priverno (Lt) Segr.Alberto Valenzi [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------14. Valli di Comino Pres. Giancarlo Panetta tel. 0776 610883
P.zza Volsci, 60 Vice Pres. Carlo Puttiglio fax.0776 610700
03042 Atina (Fr) Segr. Michele De Luca [email protected]
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
15. Valle del Liri Pres. Bernardo Giovannone tel. 0776 523171
Via Del Soldato Ignoto Vice Pres. Donato Morsella fax.0776 524092
03032 - Arce (Fr) Segr. Stefano Palma [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------16. Gronde Monti Ausoni Pres. Augusto Carè tel. 0776 544352
Via Colleponte, 30 Vice Pres. Michele Longo fax.0776 542149
03020 - PICO (Fr) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------17. Monti Aurunci Pres. Pasquale Fusco tel. 0771 639052
Via Fornello,16 Vice Pres. Matteo Rossi fax.0771 64287
03040 - Spigno Saturnia (Lt) Segr. Paolo Rispoli [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------18. Dei Monti Lepini Area Romana Pres. Quirino Briganti tel. 06 97261033
V.le Ungheria,11 Vice Pres. Leopoldo Prosperi fax.06 97260296
00037 - Segni (Rm)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------19. "L'Arco degli Aurunci" Pres. Angelo Costanzo tel. 0776 937202
Via Margherita, 9 Segr. dr. Ivan Cerro fax.0776 937202
Palazzo Santa Scolastica
03040 - Esperia (Fr)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------20. Dei Monti Sabini Pres. Sante Desideri tel. 0765 875027
P.zza V. Emanuele, 2 Vice Pres. Marcello Ratini fax.0765 875027
02037 - Poggio Moiano (Ri) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------21. Monti Lepini, Ausoni Pres. Cesare Colafranceschi tel. 0775 634006
e Valliva Vice Pres. Franco Perfili fax.0775 634128
Via Dante Alighieri, 25 [email protected]
03020 - Villa S. Stefano (Fr)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------22. Degli Aurunci ed Ausoni Pres. Pietro Germi tel. 0771 589159
Via del Mare, 2 Vice Pres. Nicola Grossi fax.0771 589493
04025 - Lenola (Lt) [email protected]
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------LE STRATEGIE DEI CUGINI FRANCESI
Le montagne non sono solo un'espressione geografica, ma una fitta trama di relazioni umane,
economiche e sociali e come tali necessitano di considerazione e sostegno. Per questo il 2002 e'
stato proclamato l'Anno internazionale della montagna: per portare alla ribalta le problematiche
legate alle aree montane e per riflettere sulla salvaguardia e lo sviluppo delle risorse dell'ecosistema
d'alta quota.
Tra le iniziative organizzate quest'anno, Euromontana, l'associazione europea per la cooperazione
tra le regioni di montagna, ha organizzato a Inverness, in Scozia, la Terza Assise europea delle
Montagne, cui hanno partecipato associazioni, organizzazioni agricole, istituti ed università,
parlamentari e federazioni dei vari paesi membri dell'Unione europea.
L'Italia e' stata rappresentata dalla Provincia autonoma di Trento e dal presidente della Cia,
Massimo Pacetti, mentre per la Francia sono intervenuti i rappresentanti della Ffem (Federazione
francese d'economia montana) e della Anem (Associazione dei rappresentanti della montagna).
Le competenze relative allo sviluppo della montagna appartengono in Francia al Ministero
dell'Agricoltura, affiancato nella sua attività da enti e organizzazioni che si occupano delle
problematiche specifiche delle aree alpine e dei Pirenei. Nel corso del XIX secolo il ministero ha
promosso una campagna di salvaguardia e risanamento del territorio montano, favorendo lo
sviluppo dell'attività agricola alle pendici dei massicci e promuovendo l'economia legata allo
sfruttamento di boschi e foreste. L'impegno del ministero è proseguito per più di un secolo, fino
all'inizio degli anni Settanta, quando come compensazione finanziaria per le zone svantaggiate, fu
instaurata l'Indennità speciale per la montagna, comprendente una serie di finanziamenti per
favorire la modernizzazione e la meccanizzazione dell'agricoltura e dell'allevamento d'alta quota.
Nel 1985 è stata emanata la legge quadro per la salvaguardia dell'ambiente montano, delle
biodiversità di flora e fauna e della ricchezza del paesaggio e del territorio locale. Oggi gli sforzi del
ministero sono concentrati nel promuovere l'agricoltura e le produzioni di qualità e nel favorire lo
sviluppo del turismo. L'obiettivo è quello di riuscire a modellare la montagna con un uso sapiente
della mano dell'uomo, senza traumi o rotture che possano compromettere le risorse naturali
dell'ecosistema locale. Per tutelare le produzioni tipiche del territorio montano, caratterizzato da
condizioni ambientali e climatiche assolutamente uniche, il ministero dell'Agricoltura francese ha
infatti già istituito un marchio di qualità speciale che consente di salvaguardare tradizioni e sapori
che col passare degli anni e con l'eccessiva contaminazione urbana rischierebbero di andare perdute.
Oltre al ministero dell'Agricoltura, delle aree di montagna si occupano anche le già citate Ffem e
Anem. Nata all'inizio del secolo scorso, esattamente nel 1913, la Federazione francese d'economia
montana ha il compito di richiamare l'attenzione dell'amministrazione pubblica sui temi che
interessano le aree alpine, dei Pirenei e del Massiccio centrale e di sostenere lo sviluppo sociale ed
economico della popolazione che abita questi territori. Dal punto di vista economico, l'obiettivo
dell'organizzazione è quello di promuovere le specificità dei territori montani (delle produzioni
agricole e agroalimentari come del turismo legato agli sport invernali e al relax estivo), non
relegando però il sistema economico montano a una funzione totalmente autonoma e avulsa dal
resto dell'economia francese. La produzione agricola e artigianale montana va anzi strettamente
correlata a quella del resto del paese, integrando i mercati locali e favorendo il commercio anche
attraverso una fitta di rete di infrastrutture.
L'Associazione dei rappresentanti della montagna ha invece una storia ben più recente. Nata nel
1984 dall'unione di 4 mila eletti tra più di 6 mila comuni, 42 consigli generali, 10 consigli regionali
e 240 parlamentari, nel 2000 l'Anem è stata tra i promotori della prima assise internazionale della
montagna, svoltasi a Lubiana, e ha elaborato il piano di sviluppo delle zone montane per gli anni
2000-2006.
ANSA
LE SCELTE ADOTTATE IN GRECIA
Più del settanta per cento del territorio greco è montuoso: per questo gestire la montagna e
l'economia delle zone di alta quota rappresenta per il governo greco una priorità quotidiana con cui
fare i conti in ogni momento. Le catene montuose che attraversano la penisola ellenica presentano
rilievi che superano anche i 2000 metri di altezza. La cima più alta è quella del mitico Monte
Olimpo (2917 metri), dimora, secondo la tradizione classica, di Zeus e degli dei greci. Il territorio
della penisola ellenica è piuttosto aspro, arido nelle zone di pianura e duro e poco fertile nelle aree
di montagna, caratterizzate peraltro da temperature poco adatte alla produzione agricola. Ciò
nonostante, la Grecia rappresenta oggi uno dei principali produttori di vino e di olio d'oliva, essendo
riuscita a far attecchire la coltivazione della vite e dell'ulivo anche a media e alta quota.
Sviluppo, competitività e rivalutazione sono oggi le parole d'ordine per rilanciare il territorio
montano nelle sue specificità e nelle sue tradizioni, come sistema economico e sociale e anche come
meta turistica alternativa rispetto alle frequentatissime isole e alla capitale Atene. Le montagne
greche racchiudono infatti un patrimonio artistico e religioso in gran parte sconosciuto, ma che dal
Monte Athos fino ai mille piccoli monasteri distribuiti alle pendici dei principali rilievi
rappresentano per il Paese una incredibile risorsa.
Nonostante la partecipazione attiva della Grecia alla stesura degli obiettivi e delle strategie di
Agenda 2000 in ambito europeo e degli accordi del Wto a livello internazionale, l'agricoltura greca
stenta ancora a decollare, soprattutto se non si considerano le già citate colture più tipiche della
zona, l'ulivo e la vite, che da sole non bastano a trainare l'intero settore. Per questo la politica del
ministero per l'Agricoltura tende oggi ad innescare nuove dinamiche di sviluppo per esorcizzare la
debolezza endemica e strutturale del settore. Grazie anche ai contributi stanziati dall'Unione
europea per il quinquennio che va dal 2000 al 2006, dell'ordine di milioni di euro, la Grecia può
dunque permettersi di finanziare ampi piani di sviluppo e nuovi progetti imprenditoriali, soprattutto
per i più giovani. E' sulle nuove generazioni infatti che il governo sta scommettendo per
modernizzare l'intera agricoltura, perché i figli non abbandonino il mestiere dei padri e non cedano
alle tentazioni cittadine separandosi definitivamente dalla montagna. Le aree montane o
riconosciute svantaggiate nella suddivisione territoriale operata dal ministero sono per questo
particolarmente favorite nella destinazione sia dei finanziamenti europei che di quelli statali: la
creazione di una nuova azienda agricola in queste zone gode di aiuti statali pari a quattro milioni e
mezzo di dracme (circa dodici mila euro). E altrettanto consistenti sono anche le sovvenzioni
elargite a chi decide di piantare nuove coltivazioni o di stabilire una nuova società in una zona
scarsamente popolata o con un basso tasso di urbanizzazione. In questo caso, come nell'apertura di
nuove aziende agrituristiche, sempre più diffuse in Grecia come in Italia, la somma ammonta a
quattro milioni di dracme, cioè a poco più di undici mila euro. Il governo concede infine prestiti a
basso tasse di interesse anche per la ristrutturazione di case, stalle e cascine e per comprare i
macchinari e il materiale indispensabile alla realizzazione dei progetti.
Un altro degli obiettivi fondamentali e' quello di garantire i servizi sociali e civili. La politica messa
in atto dal ministero dell'Agricoltura mira infatti a riconoscere alle popolazioni di montagna,
insieme allo status di veri imprenditori, anche quello di cittadini. Una delle condizioni fondamentali
perché i giovani non sentano il bisogno di "emigrare" verso le più attraenti e funzionali città è infatti
che le scuole, gli uffici postali, gli ospedali, i luoghi di ritrovo e le chiese vengano tenute aperte e
funzionanti, anche nei piccolissimi comuni di montagna, per garantire condizioni di vita, almeno in
parte, comparabili con quelle della pianura.
ANSA
Rubrica: DALLA PROVINCIA DI ROMA
VALLE DELL'ANIENE, I PROGETTI DEL GAL
Valorizzazione del patrimonio artistico-ambientale del territorio e formazione professionale dei
giovani: questi gli obiettivi e le azioni del nuovo Gal (Gruppo di azione locale) della Comunità
Montana dell'Aniene, di cui è imminente la costituzione ufficiale. A renderlo noto sono stati i 30
amministratori comunali del comprensorio riuniti in assemblea all'inizio del mese di novembre nel
settecentesco convento francescano di San Cosimato a Vicovaro. Nella riunione è stato concordato
che il nuovo Gal interverrà, in via prioritaria, nella esecuzione dell'inventario e restauro dei beni
artistici, nel recupero ambientale e nella valorizzazione turistica, attraverso la realizzazione di
materiale informativo e l'apertura di punti di informazione turistica. Il Gal della Comunità Montana
dell'Aniene, che potrà disporre di finanziamenti per 8 milioni di euro ed agire su un comprensorio
con una popolazione di circa 80.000 abitanti, riserverà inoltre particolare attenzione alla formazione
professionale dei giovani attraverso lo svolgimento di corsi per l'apprendimento delle tecniche
relative agli antichi mestieri artigiani, il restauro delle botteghe artigiane e la valorizzazione dei
prodotti artigianali locali.
UNA BANCA DATI PER L'AREA DEI CASTELLI
E' stato siglato dal presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa, dal direttore del Cnr, Alberto
Zuliani e dal presidente dell' Agenzia sviluppo provincia, Marco Salvadori, un accordo di
programma per realizzare una banca dati telematica con tutte le informazioni sull'area del Parco dei
Castelli romani. A beneficiare di questa novità saranno non solo gli amministratori locali, che
avranno a disposizione maggiori informazioni sul territorio, ma anche i cittadini che potranno così
ricevere migliori servizi.
PATTO TERRITORIALE DELLE COLLINE ROMANE
A Palazzo Valentini è stato presentato il primo programma di sviluppo integrato che prevede 7.374
nuovi posti di lavoro e investimenti privati per 1.187.746.250 di euro.
Ad illustrarlo il Presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa ed il sottosegretario alle
Attività Produttive On. Giuseppe Galati. E' il Patto Territoriale delle Colline Romane.
Un intervento fortemente voluto dall'amministrazione provinciale guidata da Silvano Moffa, oggi
diventa realtà. Il Patto Territoriale delle Colline Romane nasce dall'esigenza di organizzare gli
ambiti intorno alla Capitale, grazie ad un nuovo sistema di coordinamento dei Comuni
dell'hinterland capitolino dell'area sud-est. 39 i Comuni coinvolti dell'area Castelli Romani, Monti
Prenesini, Tiburtini e Lepini, in questo sistema creato per incentivare le imprese, pianificare lo
sviluppo delle infrastrutture e alleggerireil pendolarismo verso la Capitale, che ha visto
l'approvazione di 120 progetti presentati dai privati.
Maggiore occupazione significa minor pendolarismo.
Il Patto delle Colline Romane è un ambizioso programma redatto dal prof. Vittorini teso, attraverso
un percorso alternativo, ad ottenere risorse da investire in questi territori con un piano di sviluppo e
aggregazione turistico-ricettivo volto a complementarsi con la vicina Roma, attraverso infrastrutture
e servizi dell'indotto turistico, invertendo la tendenza del pendolarismo verso Roma.
Migliore qualità della vita, più imprese, più occupazione: questi gli obiettivi del Patto Territoriale
delle Colline Romane.
"E' una grande sfida - ha dichiarato il Presidente della Provincia Silvano Moffa - che vede tutti i
livelli delle istituzioni impegnate e coinvolte direttamente nel rispettare i tempi e metodi
scanditi in maniera determinata e coordinata per la realizzazione di questo processo di
sviluppo. Questa è la sfida ed il nuovo modello organizzativo della Provincia di Roma".
Il Patto Territoriale delle Colline Romane non solo come modello di sviluppo di un territorio
intorno alla Capitale, ma anche di supporto a Roma, nella riduzione del fenomeno del
pendolarismo, nella capacità di attrarre i turisti anche al di là delle Mura Aureliane, nel creare nuova
occupazione, nuove imprese sul territorio. La Provincia di Roma ha già individuato delle proprie
risorse, pari a 5 milioni e 500 mila euro , ed altri fondi sono stati impegnati dalla Regione per
promuovere e incentivare le iniziative delle piccole e medie aziende. E' questo un primo passo, e
molte saranno le energie profuse e le risorse finanziarie da reperire e impegnare per raggiungere
questi importanti obiettivi.
COLLEFERRO: NUOVO SERVIZIO DI PREVENZIONE
Il Comune di Colleferro con un comunicato stampa ha annunciato l'attivazione di un nuovo servizio
di prevenzione incendi nel comprensorio di Colleferro, Labico, Valmontone, Lariano, Artena,
Gavignano, Segni, Montelanico, Carpineto Romano e Gorga.
"Un utile servizio per tutta la popolazione, sia di Colleferro che dei centri del comprensorio, che
potrà fornire informazioni ed aiuto agli imprenditori locali, così come ai cittadini". Il Sindaco Mario
Catoni così si è espresso in merito all'apertura dello Sportello Prevenzione incendi, del Comando
provinciale del Vigili del fuoco, che a partire dal marzo 2002, si pone come punto di riferimento nel
settore per tutto il territorio.
Il servizio funziona un giorno alla settimana, il giovedì, dalle 9 alle 12 per l'apertura delle pratiche
ed il pomeriggio dalle 14,45 alle 16,45 sarà aperto lo "Sportello rapido e cortese", che offrirà
risposte ai quesiti degli utenti del comprensorio.
Il comandante provinciale dei Vigili del fuoco Ing.Luigi Abate, ha avviato questa iniziativa, che
spazia dallo studio delle norme comportamentali da adottare in casa, alle disposizioni previste per le
attività produttive e commerciali.
Info: Ufficio Stampa Tel.06 9701609
CAMPAGNANO: SPORTELLO DEL LAVORO
Il Comune di Campagnano ha aperto uno Sportello Lavoro per i giovani disoccupati del suo
comprensorio.
Lo Sportello offre informazioni su offerte di lavoro e di itinerari di formazione professionale (con
particolare riguardo al Fondo sociale europeo), sulle opportunità proposte dai finanziamenti
pubblici nazionali e comunitari, sulle prospettive per la creazione di imprese.
Questa è una tra le tante iniziative interessanti portate avanti dal comune per creare nuove
opportunità di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione o per le imprese che vogliono in
qualche modo diversificare la loro attività.
Lo Sportello è aperto il giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17, in Piazza C.Leonelli,1.
Info: tel.06 90156040
PRIMA GIORNATA DELL'OLIO EXTRAVERGINE
L'Unione Mediterranea Assaggiatori Olio (U.M.A.O.) e l'Istituto Tecnico Agrario "G.Garibaldi
hanno organizzato una manifestazione per la promozione dell'olio extra vergine di oliva, dedicata
ad una maggiore informazione su questo alimento, tipico della nostra cultura mediterranea.
All' incontro- dibattito, "Dalla scuola alla tavola" hanno partecipato
nutrizionisti ed esperti del settore dando un quadro completo e significativo sia delle caratteristiche
organolettiche dell'olio, sia della situazione oleicola di qualità italiana
Oltre a visite guidate al frantoio aziendale si sono svolte degustazioni guidate di oli extravergini di
oliva in abbinamento a curiosità gastronomiche e vino (su prenotazione).
E' stato inoltre attivato lo Sportello "Conosci il tuo Olio", dove è stato possibile sottoporre il proprio
prodotto alla determinazione analitica dell'acidità ed alla valutazione organolettica (ad un costo
promozionale di 5 EURO) ed un Banco di assaggio al fine di educare al riconoscimento delle
caratteristiche organolettiche di olii di diversa provenienza.
Info: tel.06 5032264
Rubrica: DALLA PROVINCIA DI FROSINONE
LA STRADA DEL VINO
Incontro in Camera di Commercio a Frosinone per verificare la possibilità di intraprendere le azioni
necessarie per la nascita della Strada del Vino del Cesanese. La Camera di Commercio si è attivata
per intraprendere la fase del progetto che porta alla costituzione di un Comitato Promotore.
Quest'ultimo dovrà essere composto da soggetti pubblici e privati così come dettato dalla legge
regionale n. 21 del 2001 e dal regolamento che ora è in attesa di approvazione presso la Comunità
Europea. La Camera di Commercio guarda con molta attenzione alle varie possibilità di turismo che
il nostro territorio può e deve esprimere. Tra questi, quello enogastronomico, è stato al centro di
molteplici attività realizzate con l'A.P.T. e l'Amministrazione Provinciale di Frosinone. Una
sensibilità, sulle tematiche di questa natura, è certamente al passo dell'attuale momento che registra
una cospicua domanda di turismo alternativo e soprattutto di prodotti tipici che abbiano una
rintracciabilità certa e determinata. Le sollecitazioni a potenziare questo settore sono un importante
adeguamento alla concreta alternativa al settore industriale, sempre più in crisi, e che nella nostra
provincia assorbe una percentuale più alta di dieci punti rispetto alla media nazionale.
CCIAA Tel.0775/2751
I CORSISTI ESPONGONO LE LORO OPERE A VEROLI
La Camera di Commercio di Frosinone, in collaborazione con le amministrazioni comunali di Alatri
e Veroli, ha promosso presso la Galleria Comunale "La Catena" di Veroli la mostra "Artigianarte
2002". La rassegna è stata relativa alle opere realizzate durante i corsi che hanno riguardato il
modellato, la formatura e la decorazione della ceramica, le vetrate artistiche, il ferro battuto,
l'intaglio ed il restauro del legno, la lavorazione dei metalli a sbalzo. I sei corsi sono stati diretti ai
diplomati e diplomandi dei Licei artistici, dei Licei d'arte e dell'Accademia delle Belle Arti ed ai
disoccupati iscritti alle liste di collocamento della provincia di Frosinone.
All'innaugurazione il Presidente della Camera di Commercio di Frosinone, Augusto Pigliacelli ha
ricordato come l'artigianato rappresenti una fonte inesauribile delle risorse per il nostro territorio.
Nella società post-industriale, nella società del commercio elettronico - ha detto il Presidente
dell'Ente Camerale - anche il ruolo dell'artigianato deve essere rivisto alla luce della sua
attualizzazione. Tutto quanto ciò vuol dire per le nuove generazioni riflettere sulla necessità di
acquisire un'adeguata formazione. Con l'edizione del 2002 dei corsi già realizzati nelle passate
edizioni ma, sviluppare un nuovo sistema d'intervento per la valorizzazione economica e turistica
del territorio.
La proficua collaborazione con le amministrazioni comunali di Alatri e Veroli testimonia proprio il
percorso da intraprendere che porterà, auspicabilmente, alla costituzione di una scuola d'arte e
mestieri che, stabilmente, fornirà il supporto formativo necessario per i processi di recupero,
valorizzazione e promozione dell'artigianato artistico. L'artigianato, ha concluso Pigliacelli, deve
essere quindi inteso come nesso costitutivo dell'intera filiera economica e come cerniera del nostro
passato al prossimo futuro dell'accrescimento economico e sociale della Ciociaria".
INFO: CCIAA
Tel. 0775/2751
FIERA DI FROSINONE OK DELLA REGIONE
La Commissione regionale Attività produttive, ha espresso parere favorevole alla proposta di legge
numero 91 del 25 ottobre 2000 che prevede la partecipazione della Regione Lazio alla costituzione
della Fiera di Frosinone S.p.a.
Firmatario della proposta di legge è stato l'Assessore regionale all'Agricoltura Antonello Iannarilli,
che si è impegnato personalmente per ottenere il coinvolgimento dell'amministrazione regionale.
"Finalmente siamo giunti alle battute finali dell'iter per la costituzione del polo fieristico frusinate commenta l'Assessore regionale all'Agricoltura Antonello Iannarilli - L'approvazione da parte della
Commissione Attività produttive - è un passaggio estremamente importante essendo un atto
propedeutico per la futura discussione in Consiglio regionale. Il mio impegno continuerà ad essere
massimo affinché il progetto del polo fieristico in provincia di Frosinone venga sostenuto anche
dall'ente regionale e veda finalmente la luce".
LA CAMERA DI COMMERCIO DI FROSINONE HA PRESENTATO "CIOCIARIA
SHOP", CENTRO COMMERCIALE VIRTUALE
Per rilanciare l'economia provinciale, la Camera di Commercio di Frosinone, ha avviato una
iniziativa destinata ad innovare il sistema produttivo e distributivo provinciale, utilizzando le
tecnologie dell'informazione e della comunicazione. L'Ente Camerale, consapevole del crescente
uso delle nuove tecnologie, passaggio obbligato per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese,
certo che questi strumenti daranno un importante contributo ai processi di internazionalizzazione
delle imprese, intende sviluppare il sistema e-commerce per le aziende della Ciociaria. Ritiene
pertanto, che la creazione di un Centro Commerciale Virtuale, con negozi on-line, porti significativi
benefici alle piccole e medie imprese che intendono sviluppare i loro affari utilizzando gli strumenti
messi a disposizione dalle nuove tecnologie, internet in particolare. "Ciociaria shop", quindi,
risulterà un valido strumento per la promozione e diffusione sulla rete del turismo e dei prodotti
tipici della Ciociaria. Il servizio è aperto a tutte le aziende ed imprese commerciali della provincia
di Frosinone che desiderano sperimentare l'e-commerce come nuovo canale di vendita. Per il primo
anno il servizio è del tutto gratuito. Alla lista dei prodotti si accede attraverso la home page di
Ciociaria shop; da qui l'acquirente potrà consultare i vari negozi presenti, prendendo in visione la
merce esposta negli scaffali. I negozi su Ciociaria shop saranno aperti 24 ore su 24 per 365 giorni
l'anno. Ogni prodotto sarà accompagnato da una descrizione e da una immagine, e per ciascuna
offerta verranno specificati i prezzi e le eventuali promozioni.
Cciaa Frosinone
Claudio Fava tel. 0775/2751
SIGLATO L'ACCORDO DI SVILUPPO PER LA VALLE DEL LIRI
È stato firmato dal presidente della Regione, Francesco Storace, l'accordo per lo sviluppo integrato
della valle del Liri. Erano presenti il presidente della Provincia di Frosinone Francesco Scalia, il
presidente dell'Associazione intercomunale Valle del Liri, Iliano Corsetti, il soprintendente
regionale ai Beni artistici e le attività culturali, Ruggero Martinez, il consigliere regionale del CCD,
Angelo D'Ovidio, e una rappresentanza dei sindaci dei Comuni interessati. "Questo accordo punta a
promuovere lo sviluppo turistico e occupazionale della Valle del Liri- ha detto Storace - reperendo
risorse per circa 75 milioni di euro nei prossimi cinque anni attingendo alla finanza regionale,
nazionale e comunitaria. L'accordo rientra nella più ampia strategia di sviluppo che ha coinvolto
altre tre aree integrate come la Media Valle del Tevere, l'Alta Tuscia e i Monti Lepini in attuazione
della legge 40 del 1999". "Il provvedimento di oggi - ha aggiunto Scalia - testimonia la grande
capacità di programmazione degli enti locali insieme alla Regione Lazio alla quale, in virtù di
questa esperienza fortunata, abbiamo proposto di valutare l'estensione, ad altre zone della provincia
di Frosinone, delle opportunità offerte dalla legge 40 sulla valorizzazione culturale e turistica del
territorio". "La grande novità che si introduce con l'Accordo di programma per la Valle del Liri - ha
concluso il consigliere D'Ovidio - è che non appena arriveranno i finanziamenti potranno essere
immediatamente spesi, contrariamente a quanto avveniva in passato. Una vera e propria inversione
di tendenza che il presidente Storace ha saputo cogliere con grande sensibilità". L'Accordo verrà
illustrato il 22 novembre in occasione di una manifestazione pubblica organizzata nel Comune di
Falvaterra.
Rubrica: DALLA PROVINCIA DI LATINA
IGP PER IL "KIWI LATINA"
Prosegue senza sosta l'istruttoria per il marchio IGP del "Kiwi Latina".
La Giunta regionale, infatti, su proposta dell'assessore all'agricoltura, ha accolto come valida la
documentazione presentata dall'Associazione dei produttori e condizionatori del "Kiwi Latina" per
ottenere il riconoscimento comunitario di Indicazione Geografica Protetta (IGP). La richiesta una
volta ottenuto dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali il parere favorevole sarà sottoposta
al riconoscimento della Commissione Europea per ottenere l'ambito "marchio europeo".
Il riconoscimento dell'IGP è di notevole rilievo economico per l'area pontina che è tra le maggiori
d'Italia per produzione di questo frutto (in provincia di Latina si calcola una produzione media di
circa q.li 900 mila per un volume d'affari di 52 milioni di euro, pari a circa 100 miliardi di lire), e
comprende i comuni di Aprilia, Cisterna, Cori, Latina, Sabaudia, Pontinia, Sezze, Sermoneta e
Priverno oltre ad alcuni comuni della zona meridionale romana.
GRUPPI DI AZIONE LOCALE (GAL)
Su iniziativa della Camera di Commercio di Latina si è tenuta recentemente una riunione alla quale
hanno partecipato Comuni, Enti locali e Associazioni professionali per valutare la possibilità di
costituire dei Gruppi di Azione Locale (GAL), composti da soggetti pubblici e privati, per
promuovere progetti europei nell'ambito del programma "Leaders Plus" che consente il
finanziamento di progetti nel comparto agricolo, dell'artigianato, del turismo rurale, dell'ambiente e
della formazione.
All'iniziativa hanno aderito oltre alla Camera di Commercio: la Provincia di Latina, i comuni di
Pontinia, Sonnino, Roccasecca dei Volsci, Villa S.Stefano e Castro dei Volsci; la Pro.Svi Latina, la
quale fornirà assistenza tecnica con l'Ager di Roma. E' prevista a breve l'adesione al progetto di Gal
di altri Enti tra cui due istituti bancari per il servizio di tesoreria.
Il programma Leader Plus prevede investimenti, nel periodo 2000-2006, per 51,5 milioni di euro,
pari a circa 100 miliardi per promuovere e finanziare lo sviluppo rurale nel Lazio. I fondi pubblici
stanziati dall'Unione Europea, dallo Stato e dalla Regione, ammontano a 27,1 milioni di euro (pari a
circa 52miliardi di lire), le restanti risorse sono a carico dei soggetti beneficiari.
Camera di Commercio Tel. 0773.672253
ISTITUTO ZOOPROFILATTICO A LATINA
La Commissione Sanità della Regione Lazio ha approvato il finanziamento per realizzare la nuova
sede interprovinciale di Latina e Frosinone dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale del lazio e della
Toscana.
La decisione viene dopo una serie di sollecitazioni fatte da Maria Annunziata Luna, presidente della
Commissione Regionale per le Attività Produttive.
Si tratta di un intervento mirato ai bisogni della imprese locali, non si dimentichi che la provincia di
pontina costituisce il più grande polo lattiero caseario del mezzogiorno d'Italia.
Nella nuova sede si potranno svolgere meglio le funzioni attribuite all'Istituto, l'entità del
finanziamento è di oltre 2 milioni di euro. L'istituto curerà diagnostica generale e sanità animale,
batteriologia animale e controllo degli alimenti per uso zootecnico, qualità del latte ed altre
patologie.
PARCO DEI MONTI AURUNCI: PROGETTO DI RECUPERO E RESTAURO
La regione ha finanziato con 121 mila euro un progetto di recupero, restauro e riqualificazione
ambientale dell'area protetta sita nel Parco naturale dei Monti Aurunci.
Il progetto promosso dall'Ente Parco in collaborazione con l'AIPIN (Associazione Italiana per
l'ingegneria naturalistica) e l'ARP (Agenzia Regionale per i Parchi) impegna al lavoro una ottantina
di tecnici e contoterzisti che stanno operando ad Itri, in una scuola di ingegneria naturalistica, unica
in provincia e tra le poche esistenti in Italia.
L'attività della "scuola", si associa alle numerose iniziative di recupero forestale e sentieristico che
interessano le aree montane attraversate da incendi e non, quali: Valle di Spigno Saturnia, Monte
Revole di Esperia, Valletonda a Fondi e località Carmignano a Formia.
6° INCONTRO DELL'ASSOCIAZIONE CAVALCANTI DELL'AGRO PONTINO
Anche quest'anno si è svolto l'ormai consuetudinario incontro dei "due giorni dei Cavalcanti
Pontini"; si tratta di agricoltori, lavoratori ed amanti delle tradizioni storiche che si riuniscono allo
scopo di tramandare alle nuove generazioni, quelle che sono state le tradizionali attività agricole che
hanno caratterizzato il quotidiano vivere dei nostri avi.
L'incontro svoltosi a Villa Fogliano presentava non solo fotografie e macchinari agricoli d'epoca,
ma dimostrazioni pratiche dei procedimenti di trasformazione del latte in formaggio, del trasporto e
pressatura del fieno, di "bardatura" dei cavalli, della trebbiatura e della pressatura del "granoturco".
L'appuntamento con la storia delle paludi pontine, ha ricordato, in occasione del centenario
dell'evento, anche il martirio di Santa Maria Goretti.
LABORATORIO EUROPA
Nei giorni 10 e 11 dicembre a Latina, nell'Istituto Agrario "San Benedetto" e nel Liceo "Majorana",
i giovani studenti delle classi terze, quarte e quinte hanno preso parte al progetto "Laboratorio
Europa" organizzato dal Carrefour Lazio e svolto in aula da Carmine Rodi Falanga.
Il Carrefour Lazio (www.carrefour.lazio.it - email: [email protected]) fa parte della più ampia
rete dei Carrefour europei, centri di informazione e animazione nelle aree rurali dell'Unione
Europea. Esso sta promuovendo per la prima volta questa iniziativa rivolta alle scuole del Lazio, per
diffondere nei giovani l'informazione sui temi dell'Unione Europea e una maggiore consapevolezza
del ruolo attivo da ricoprire nella cittadinanza europea.
Carrefour Lazio - Antenna di Latina - Via Villafranca, 2d - Tel.0773.446623-36-41-49
PUBBLICATO IL BANDO PROVINCIALE PER I MIGLIORAMENTI AMBIENTALI
La Provincia di Latina ha predisposto un bando pubblico rivolto ai conduttori di terreni agricoli
compresi negli ATC LT1 e LT2 e finalizzato ad accedere a specifici finanziamenti per la tutela e la
valorizzazione dell'ambiente; tutto ciò per l'incremento della consistenza delle popolazioni
faunistiche "desiderate" attraverso i miglioramenti degli abitat nonché il recupero ed il ripristino di
ecosistemi degradati.
Scopo dei miglioramenti ambientali è quello di indurre un generalizzato incremento della diversità e
della densità delle biocenosi, che perduri il più a lungo possibile.
Le diverse azioni previste, volte a riequilibrare gli habitat della fauna selvatica, riguardano le
seguenti tipologie: stoppie e residui, siepi cespugliate e/o arboree, boschetti, coltivazioni a perdere,
zone umide.
Ciascun tipologia di azione prevede una disponibilità stanziata di circa 58.990 euro.
Per poter accedere ai finanziamenti provinciali i potenziali fruitori dovranno predisporre il progetto
degli interventi da effettuare sui loro terreni e presentare la relativa formale domanda, corredata da
atto di impegno pluriennale (triennale o decennale, a seconda della misura scelta); entro i 90 giorni
dall'apertura del bando, pubblicato lo scorso 30 settembre.
Successivamente l'Amministrazione Provinciale provvederà all'istruttoria delle domande pervenute.
Il bando e la relativa modulistica sono a disposizione dell'utenza presso il Settore Agricoltura
Caccia e Pesca della Provincia, i Comuni e le Associazioni Agricole e Venatorie Provinciali.
Amministrazione Provinciale di Latina: Vincenzo Palumbo Tel. 0773.401433
Rubrica: DALLA PROVINCIA DI RIETI
MOSTRA EQUINA TPR XIII MOSTRA
L'appuntamento alla mostra del CAITPR (Cavallo Agricolo Italiano Tiro Pesante Rapido) stà
diventando una realtà sempre più consolidata, grazie soprattutto alla qualità dei cavalli esposti ed
all'impiego profuso dagli organizzatori quali il Comune di Borgorose, l'Ufficio Speciale Decentrato
Agricoltura Regione Lazio Rieti, l'A.P.A. (Associazione Provinciale Allevatori) e la partecipazione
della Provincia e della VI Comunità Montana.
Ai numerosi allevatori provenienti anche dalle Regioni dell'Emilia-Romagna, Abruzzo e Puglia,
viene presentata l'opportunità di partecipare almeno ad una delle due mostre che si tengono nella
provincia di Rieti quindi anche a quella di Montebuono.
Lo spessore tecnico si è rivelato notevole, con una qualità media delle diverse categorie, senza
dubbio pregevole. In particolare, l'omogeneità e la tipicità delle categorie più giovani 18 e 30 mesi
sono balzate agli occhi di tutti a testimonianza di un progresso selettivo e manageriale, degli
allevatori presenti, di tutto rispetto.
Nel complesso, oltre 80 capi erano concentrati entro i cinque anni d'età. In particolare, va poi
rimarcato, come una buona parte dei soggetti derivasse da giovani stalloni appartenenti alle ultime
generazioni che verranno presentati al raduno Nazionale di Arischia (AQ) e conseguentemente, i
migliori alla Mostra Nazionale di Verona.
L'esperienza e la qualificata professionalità hanno permesso, ai giudici, di fornire al numeroso
pubblico presente, le spiegazioni tecniche delle loro valutazioni sui soggetti premiati a fronte di
alcune difficoltà tecniche poste da categorie, spesso, qualitative omogenee e numerose.
Gli sforzi, ognuno per quanto di competenza, sono tesi a che la razza TPR venga valorizzata sempre
meglio in quelle aree agricole marginali proprie della provincia di Rieti.
Info: APA Rieti Tel. 0746/200652
E-mail: [email protected]
STIMOLARE LA COLTIVAZIONE DELLE SPECIE FORAGGERE AUTOCTONE
Dato l'ambiente incontaminato del Reatino, si è ravvisata la necessità di stimolare la coltivazione di
specie autoctone e di progettare soluzioni che si proiettano quale punto di partenza ambientale a
livello europeo.
Sono, quindi, molti i progetti avviati o in fase di preparazione presso il Centro Appenninico Carlo
Jucci.
Si pensi al progetto sulla montagna relativo alla collezione, conservazione e valorizzazione della
biodiversità vegetale del Massiccio del Terminillo; all'opera di ricerca rivolta alla salvaguardia
dell'ambiente pascolativo del reatino;
all'utilizzo di una pianta d'appartamento quale "centralina botanica" per monitorare il livello
d'inquinamento e lo studio per salvaguardare l'ecosistema montano e speciali prodotti agricoli. Si
pensi all ' opera di ricerca sulle potenzialità del gustoso legume "fagiolo a pisello", coltivato a Colle
di Tora-Castel di Tora in condizioni disagiate per il coltivatore dato i terreni scoscesi e l'altezza
delle piante, tanto da richiedere pali di sostegno
Il Centro (sotto la giurisdizione dell'Università degli Studi di Perugia), si articola in tre centri
dislocati a Pian De' Rosce con la stazione sperimentale dedicata allo studio delle piante foraggere,
dalla foresteria, dotata di sala convegni ubicata presso gli impianti sciistici del Terminillo (rimesso
in funzione di recente) ed il Centro Sperimentale della Piana Reatina dove sono collocati i
laboratori utilizzati a fini di sperimentazioni agrarie.
RICONOSCIMENTI E PREMI PER L'OROVERDE DELLA SABINA
Anche il marchio di "Oleum Nostrum" si è tinto di verde conquistando i mercati d'Europa.
I quattro settori di cooperazione, Palermo, Rieti, Slovenia (Capodistria, Izola, Piran) e la Corsica, si
presenteranno al mercato transnazionale caratterizzati da grafici di colori diversi: i prodotti del
Reatino con un' oliva verde, Palermo azzurra, la Corsica arancione e la Slovenia blu.
Questo è l'inizio di un processo, per la realizzazione di un progetto, che tende a far uscire il nostro
prodotto dall'ambito locale utilizzando come propulsore di spinta la qualità.
Ulteriore stimolo, ed a conferma della validità della scelta compiuta, ne deriverà dall'accordo
realizzato al Consorzio di Garanzia Nazionale (tra Associazioni Olivicole e L'industria olearia) che
prevede di applicare, da gennaio, sulle bottiglie un bollino per contraddistinguere l'olio extra
vergine di qualità.
Il raggiungimento del pieno obiettivo, si realizzerà nell'attuare la tipicità ed il legame con il
territorio.
Info.: Antonio Leone te. 0746/264626.
SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE
Operano anche nella provincia di Rieti, le agenzie leader in campo nazionale ed internazionale, per
lo sviluppo e l'innovazione delle attività agrozootecniche, agroindustriali ed agrituristiche,
realizzando nelle aree ex Ob 5b della provincia, un S.I.T. (Sistema Informativo Territoriale).
Si prefiggono, inoltre, di presentare al più presto, un progetto a valenza europea, così come già
realizzato in alcune altre provincie d'Italia.
La realizzazione è stata possibile attraverso il contributo della Regione Lazio nell'ambito dei Reg.
CEE 2052/88 e 2081/93 Programma operativo "Promozione dello sviluppo nelle zone rurali del
Lazio", Asse 1-Misura I.1.1., con un progetto presentato preso l'Ufficio Speciale Decentrato
Agricoltura K3 Rieti.
Obiettivo generale della realizzazione del S.I.T., è stato quello di fornire assistenza tecnica
finalizzata, attraverso il razionale utilizzo agricolo del territorio, al miglioramento qualitativo delle
produzioni agro-zootecniche ed agro-industriali. Il lavoro, infatti, è stato programmato con
l'obiettivo di facilitare ed orientare gli operatori verso una maggiore conoscenza dell'agroecosistema come strumento avanzato nei processi decisionali per la gestione e utilizzazione del
territorio.
In questi ultimi anni i processi produttivi risultano sempre più condizionati dalla rapida evoluzione
della tecnologia; dalla veloce globalizzazione dei mercati, dalla necessità di presentare sul mercato,
prodotti di qualità garantita e certificata, dalla necessità sempre più impellente di razionalizzare
l'utilizzazione del territorio quale sede dei processi produttivi programmati.
Nella realizzazione del S.I.T. è stata rivolta particolare attenzione alla risorsa terra considerata non
solo per la sua funzione produttiva, ma vista in un'ottica multifunzionale: ambientale e ricreativa,
senza trascurare l'ambiente con i suoi parametri termoigrometrici e fotoperiodici.
Queste motivazioni di fondamentale importanza per l'innovazione dei processi produttivi ed il loro
orientamento verso produzioni competitive e di qualità, hanno indotto alla conoscenza sull'area
oggetto di studio.
In particolare, si è presentata alla Regione (ammessa a contributo), nell'ambito del programma
regionale di ricerca PRAL, una proposta dal titolo: "Studio e cartografia delle attitudini
agronomiche dei suoli allo spandimento dei liquami zootecnici in alcune aree agricole della
provincia di Rieti".
La ricerca metterà a disposizione degli operatori agro-zootecnici operanti nel territori interessati,
delle amministrazioni comunali di Magliano S., Collevecchio, Tarano; Cottanello ed Amatrice e
delle autorità preposte alla salvaguardia del territorio, i risultati conseguiti comprendenti anche una
cartografia 1:10.000 riportante le informazioni utili per lo spandimento dei liquami zootecnici e per
la salvaguardia del territorio.
La realizzazione avverrà in collaborazione con il Dipartimento Produzioni Vegetali Sezione AgroEcosistemi dell' Università della Tuscia.
Info: International Consulting Dott.Ugo Francia Tel 0765/609100
E-mail: [email protected]
Rubrica: DALLA PROVINCIA DI VITERBO
ACQUAPENDENTE, TURISMO DI QUALITA'
Qualità del turismo, dell'ambiente e delle produzioni tipiche: il protocollo d'intesa sul progettoproposta è stato approvato nei giorni scorsi presso il Comune di Acquapendente. Ad appoggiare
l'idea, presentata con un bando del ministero dell'Ambiente, riguardante l'Agenda 21 locale, sono
stati i sindaci di Pitigliano, Sorano, Piancastagnaio, Abbadia San Salvatore, Castell'Azzara, Onano,
Latera, Gradoli e il comune ospitante.
Si tratta di un sistema di qualità globale, come spiega il vicesindaco di Acquapendente, Fabrizio
Pieri. "Gli obiettivi che vogliamo raggiungere - dice - sono l'applicazione del concetto di qualità
non più legata solo a un singolo processo, ad una realtà produttiva o un elemento del territorio, ma
la sua estensione in ambiti più vasti, arrivando proprio ad un sistema di qualità globale. Che in
termini pratici significa costituzione di una struttura organizzativa, di procedure, processi e risorse
necessarie a raggiungere le finalità preposte e soddisfare le esigenze dei fruitori del sistema".
Un'operazione complessa, che non impedisce uno sviluppo stratificato a seconda delle priorità.
"Vogliamo garantire adeguati standard di qualità nel settore dei prodotti agroalimentari tipici continua Pieri - e in quello dei servizi ricettivi e turistici, rinviando ad altre competenze la
programmazione e la gestione in regime di qualità del territorio, degli insediamenti produttivi e
residenziali. L'identità dell'area non è mai un aspetto accessorio e nell'alta Tuscia lo sviluppo delle
aree rurali passa necessariamente attraverso il patrimonio culturale e ambientale".
BENE I PRODOTTI TIPICI DELL'ALTO VITERBESE
Per molti prodotti agricoli è questo il momento di fare i primi bilanci.
Anche gli operatori dell'area della C.M. Alta Tuscia Laziale stanno verificando, alla luce dei
risultati raggiunti, l'esito di una politica di valorizzazione dei prodotti tipici.
Un posto di rilievo nell'economia agricola locale spetta alla patata dell'alto viterbese, candidato al
riconoscimento della DOP, che dagli anni 60 rappresenta gran parte del reddito dei coltivatori
locali.
Se il 2002 è da dimenticare per molti prodotti agricoli, specialmente i cereali a causa della siccità
primaverile, per la patata è stato un anno eccezionale. Si è registrato infatti un aumento della
produzione di circa il 20% rispetto alla scorsa stagione. Risultato ottenuto grazie alle abbondanti
piogge primaverili e al sempre maggiore numero di pozzi predisposti per l'irrigazione.
Come di solito avviene in agricoltura ad una maggiore produzione non corrisponde quasi mai un
uguale soddisfazione dal lato del prezzo, che pertanto è atteso più basso rispetto allo scorso anno.
Ecco perché è in cantiere la realizzazione di nuove celle frigorifere. Oggi si conservano circa 222
mila quintali di patate, che passeranno grazie a nuovi investimenti, a 240/250 mila quintali.
Ma l'Alto Viterbese cerca di valorizzare anche altri prodotti.
E' in pieno rilancio la lenticchia di Onano, candidata a sua volta al riconoscimento della IGP,
ecotipo locale coltivato in zona già dal 1500. Allo stesso modo va apprezzato l'aglio rosso di
Proceno, le cui peculiarità qualitative sono dovute alla tipologia dei terreni in cui è coltivato, situati
ad una altitudine media di 400 m. Per non parlare dei fagioli di Gradoli, più conosciuti come quelli
del "Purgatorio", dalla celebre manifestazione tradizionale del mercoledì santo e dei ceci di
Valentano, che parimenti prendono il nome da una antica tradizione a carattere religioso rurale,
quale la tiratura del Solco dritto che in piena estate viene tracciato dall'aratro nella piana che da
Valentano raggiunge Latera.
"Per quanto riguarda le prospettive della coltivazione della lenticchia, dei ceci e dei fagioli, rimane
molto da lavorare - affermano i dirigenti delle cooperative locali - Ma qualche passo in avanti lo
abbiamo fatto e tra poco entrerà in funzione il centro di selezione, confezionamento e stoccaggio dei
legumi, che completerà la filiera produttiva e contribuirà a far restare gran parte del valore aggiunto
dei prodotti agricoli nella comunità locale".
Coorav, Gotte di Castro 0766796112
TUSCIA BIC VILLAGE, CONVEGNO E MOSTRA MERCATO PER PRESENTARE LE
NUOVE IDEE DI IMPRESA
Un anno di BIC Lazio nella provincia di Viterbo, le attività e le imprese. E' il titolo del convegno
che si è tenuto venerdì 20 dicembre alle ore 15, a Villa Finisterre, nel comune di Fabrica di Roma
(SP Vignanellese, km 2,500), per presentare i risultati dell'attività svolta da BIC Lazio nella Tuscia
viterbese, in collaborazione con la Camera di Commercio di Viterbo. Al termine dell'incontro è
stato inaugurato il Tuscia BIC Village, una originale mostra mercato con la partecipazione di 28
imprese sostenute da BIC Lazio, che hanno avuto in questo modo la possibilità di far conoscere i
propri prodotti e servizi. La mostra è stata aperta fino a sabato 21 dicembre. Tra i settori più
gettonati dai neo-imprenditori: restauro di beni culturali, artigianato, servizi alle persone, grafica e
fotografia, informatica, segni di un tessuto economico locale comunque attivo e pronto ad emergere.
Al convegno sono intervenuti il direttore generale di BIC Lazio Luigi Campitelli, il presidente della
Camera di Commercio di Viterbo Ferindo Palombella, l'assessore della Provincia di Viterbo
Giovanni Maria Santucci, il vice sindaco di Fabrica di Roma Giorgio Francola, i sindaci di Viterbo
e Civita Castellana Giancarlo Gabbianelli e Massimo Giampieri.
Grande la soddisfazione espressa dagli organizzatori, la realizzazione dell'evento ha superato anche
le aspettative della vigilia. "BIC Lazio è fortemente impegnato nella diffusione della cultura
d'impresa in tutto il territorio regionale", ha commentato Giulio Curti, responsabile dello sportello
BIC di Viterbo, "nella nostra provincia abbiamo ritenuto opportuno organizzare questa iniziativa
per presentare i risultati concreti della nostra attività e per dare un'occasione alle imprese da noi
assistite di incontrarsi tra di loro e di farsi conoscere da un vasto pubblico. Siamo soddisfatti dei
risultati finora ottenuti, e ci sono i presupposti per continuare su questa strada e fare sempre
meglio".
E in effetti nella sola provincia di Viterbo le cifre possono parlare da sole. BIC Lazio è presente
nella provincia di Viterbo con 2 sportelli in funzione dallo scorso autunno: uno a Viterbo, presso il
CeFAS, Azienda speciale dell'Ente camerale (Villa Tedeschi, Viale Trieste 127 - telefono
0761.324196), l'altro a Civita Castellana presso il Comune (via S. Giovanni e Marciano - telefono
0761. 590408/4). Nell'arco di un anno, oltre 500 sono stati i contatti degli aspiranti imprenditori con
gli sportelli, 94 le idee d'impresa assistite, di cui 40 i business plan conclusi (o in corso di
ultimazione), 15 i tutoraggi in attuazione della legge 215/92 sulle azioni positive per l'imprenditoria
femminile, 20 i tutoraggi ad imprese sorte spontaneamente, 110 le ore di formazione
imprenditoriale sulla gestione d'impresa.
Dal dicembre del 2002 inoltre è attiva la collaborazione con l'Università della Tuscia per lo
sportello Università & Impresa, rivolto agli studenti universitari che desiderano intraprendere
un'attività imprenditoriale. Il servizio è ospitato nella struttura del Carrefour Lazio, nella Facoltà di
Agraria, ed è qui che tutti gli studenti (ma non solo) interessati possono rivolgersi per ottenere
informazioni e suggerimenti o per iniziare il percorso di assistenza promosso da BIC Lazio finalizzato anche al tutoraggio per le leggi di finanziamento 19/99 (il Prestito d'Onore regionale) e
215/92 (sostegno all'imprenditoria femminile, legge nazionale).
INFO: www.biclazio.it
Roma: viale Parioli 41 - tel. 06.80692774 - e-mail: [email protected]
Viterbo: villa Tedeschi, viale Trieste 127 - tel. 0761/32416
e-mail: [email protected]
Civita Castellana: via SS. Martiri Giovanni e Marciano - tel. 0761/590408
INFO: www.carrefour.lazio.it
Facoltà di Agraria, Università della Tuscia
via S. Giovanni Decollato, snc
tel. 0761/357233 fax 0761/357296
e-mail: [email protected]
lo sportello Università & Impresa di Viterbo è aperto il martedì (15.30-18.30) e il venerdì (10.0013.00).
Rubrica: IL PRODOTTO TIPICO
LA CARNE DI BUFALA
a cura di Maria Teresa Brandizzi, Luigi Centauri e Giovanni Maselli
CARATTERISTICHE
Non solo mozzarella, ma anche carne di bufala, più esattamente di vitellone di bufala di 18 - 20
mesi di età, del peso di 250 - 300 kg, la cui carne ha caratteristiche organolettiche nutrizionali tali
che ne fanno un prodotto di tutta attenzione.
Tenera, succosa, gustosa, di color roseo intenso, alta digeribilità, alto contenuto in ferro, indicata
per le diete povere di colesterolo, la carne di bufala è ottima per l'alimentazione di bambini come di
anziani.
Queste qualità, confermate da numerose ricerche, sono uno dei punti di forza per l'incremento della
produzione, trasformazione e commercializzazione di questo prodotto tipico del Lazio Meridionale
che interessa significativamente le provincie di Latina e Frosinone dove più alta è la concentrazione
del patrimonio bufalino della nostra regione.
VERSO LA IGP
Regione Lazio, Arsial, Camere di Commercio di Latina e Frosinone, Organizzazioni professionali,
operatori del settore e soprattutto allevatori, in questi ultimi anni si stanno impegnando per la
valorizzazione e la promozione della carne bufalina poco conosciuta per le sue caratteristiche
nutrizionali di notevole valore dal consumatore finale che associa la bufala solo alla produzione
della mozzarella. A tale proposito si segnala la recente costituzione di un Comitato scientifico
interregionale che coinvolge le Regioni Lazio e Campania per il riconoscimento del marchio IGP
(indicazione geografica protetta) sulla carne bufalina.
I NUMERI...
Nella Regione Lazio il patrimonio bufalino è stimato in 34.000 capi così suddivisi tra le varie
provincie: Latina 21.000, Frosinone 11.500, Roma 750, Rieti 500 e Viterbo 250.
Riguardo alla distribuzione all'interno della nostra Regione, i comuni caratterizzati dalla massima
concentrazione di capi sono quelli della Valle dell'Amaseno ovvero, in provincia di Latina
(Prossedi, Roccasecca dei Volsci, Maenza e Priverno) e in provincia di Frosinone (tra Villa Santo
Stefano ed Amaseno). Fanno parte, inoltre, del comprensorio pontino i comuni di Pontinia, Sezze,
Sabaudia e Fondi.
Nel Censimento 2000 sono stati rilevati nel Lazio 33.518 capi bufalini allevati in 647 aziende
agricole con una consistenza media di 52 capi per azienda. Rispetto al Censimento del 1990, il
numero di bufale risulta aumentato di 18.500 capi con un incremento pari al 123%.
Infine, è opportuno rilevare l'aumento registrato negli ultimi anni, infatti, il numero di bufale
allevate è aumentato di ben 8.000 capi (+31%), passando da circa 26.000 del 1997 a 34.000 del
2000.
Tale risultato può ben dimostrare l'ottima condizioni di salute di cui gode attualmente l'allevamento
bufalino regionale. L'incremento dei capi bufalini è dovuto sia a ragioni commerciali come la
crescita dei consumi di mozzarella di bufala e la superiorità del prezzo del latte bufalino rispetto a
quello bovino; sia alla ben nota vicenda relativa alle "quote latte", che ha determinato la
riconversione degli allevamenti bovini in bufalini.
La bufala è allevata in prevalenza per il suo latte, mentre una residua produzione è destinata
all'allevamento da carne. Un orientamento degli ultimi anni, condizionato da diversi fattori non
ultimo il divieto di eliminare alla nascita i vitelli maschi perché allevarli per produrne carne non è
conveniente per l'azienda bufalina, vede comunque in crescita i consumi di questo eccellente
prodotto, anche se ancora destinato ad un mercato di nicchia.
SAPORI ANTICHI
Lo stracotto, la bufala in umido fanno parte della tradizione e degli antichi sapori dei paesi Lepini e
del Frusinate che si affacciano sulla Valle dell'Amaseno. Ne è testimonianza la concentrazione in
questa area di macellerie che da sempre vendono carne di bufala. Solo a Priverno ne esistono tre
specializzate nella vendita esclusiva di questa carne fresca ma anche insaccata come le coppiette di
carne magra di bufala insaporita con peperoncino e affumicata; le salsicce di carne di bufala e
maiale macinata a grana grossa ed insaporita con sale pepe aglio e vino; la bresaola di bufala di
recente introduzione che il suo sapore morbido e profumato, l'assenza di grasso, la ricchezza in
ferro ne fanno un prodotto sempre più richiesto.
Preparata secondo ricette antiche ma anche più innovative, in pentola, al forno o sulla brace la carne
di bufala è servita in molti ristoranti dell'agro e dell'entroterra pontino fino alla zone più interne e
montane del frusinate conosciute per la loro bellezza naturale e per il loro patrimonio storico,
artistico e culturale in cui l'allevamento della bufala ha sicuramente un posto importante.
IL BUFALO
Insieme al cinghiale, il bufalo è stato eletto ad emblema del Parco Nazionale del Circeo.
L'AMAB (Associazione mediterranea di agricoltura biologica) ed il WWF hanno individuato nella
specie bufalina una tra le 15 razze tipiche italiane. Si è trattato di un importante riconoscimento per
questo rustico e secolare abitante delle ex paludi pontine.
La bonifica integrale, attuata negli anni trenta nell'agro pontino, ha trasmesso la sua azione
miglioratrice anche su questi animali: da infaticabili trasportatori di pesi li ha trasformati in un
comparto produttivo di notevole importanza commerciale per l'economia pontina.
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Lazio Informazione n°18 - Agricoltura