Redazione: Piazza Cavour 17 - 00193 Roma • Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale 70% - Milano IL MAGAZINE PER LA DISABILITÀ / NOVEMBRE 2014 / NUMERO 11 VITA DA CAREGIVER Quando una giornata dura venticinque ore CUOCHI AI FORNELLI VERSO RIO 2016 Papa Francesco abbraccia il mondo paralimpico A Palermo gli infortunati diventano gourmet EDITORIALE di Giovanni Paura Direttore Centrale Prestazioni Sanitarie e Reinserimento, Inail Diritto al lavoro. Occorre un’accelerata legislativa I l signor Nicola fa il boscaiolo tra i monti delle Dolomiti. Ama le montagne e lavorare al ritmo delle stagioni. Poi un giorno rimane impigliato all’albero cardanico del trattore e perde un avambraccio. Non si lascia abbattere, ma il ritorno al lavoro diventa gravoso: non riesce più a tagliare i tronchi, salire e scendere dal mezzo meccanico gli richiede troppo tempo e fatica. E soprattutto non guadagna abbastanza per mantenere la famiglia. Ritrova la serenità solo due anni dopo, quando acquista una gru che può manovrare dal posto di guida, senza la necessità di uscire dalla cabina. L’Inail interviene nell’adattamento dei comandi, consentendogli di azionarli con la mano sinistra. Così l’uomo ritorna a fare il boscaiolo e può riprendersi finalmente la sua vita. Abbiamo raccontato la storia di Nicola nel numero di ottobre di questo periodico. Perché il tema del ritorno al lavoro dopo un infortunio ci sta particolarmente a cuore. Sappiamo per esperienza diretta quanto la ripresa dell’attivi- tà produttiva possa essere di aiuto per il benessere psico-fisico di chi sta cercando di rimettere insieme i pezzi della propria vita dopo un evento Solo un’organica traumatico come un incidente sul lavoro. E, come al contrario, l’espul- regolamentazione del ruolo sione dal mondo dell’occupazione possa, in certi casi, produrre azzeramento dell’autostima e disintegrazione emotiva. Allo stesso tempo dell’Istituto può rendere sappiamo che il reinserimento professionale è un’operazione complessa realmente efficace il modello e delicata, che richiede un’attenta comprensione delle potenzialità della persona infortunata e delle sue caratteristiche professionali, insieme di presa in carico globale a un’accurata analisi delle opportunità offerte dal mercato del lavoro. Un’operazione che richiede tempo, pazienza, empatia e, soprattutto, competenze solide e collaudate. In passato l’Inail ha avuto la possibilità di finanziare, in via sperimentale, progetti formativi finalizzati al reinserimento professionale degli assistiti. Contemporaneamente, sono stati realizzati progetti per l’adeguamento dei luoghi di lavoro attraverso il superamento e/o l’abbattimento delle barriere architettoniche. E anche le prestazioni protesiche, curative e riabilitative erogate dall’Istituto sono specificamente orientate a favorire il recupero della vita sociale e lavorativa degli infortunati. Tuttavia, solo un’organica regolamentazione da parte del legislatore del ruolo dell’Istituto nel campo del reinserimento lavorativo può rendere davvero efficace il modello di presa in carico globale da tempo perseguito. Attraverso un intervento diretto sia nella riqualificazione professionale sia nell’opera di adeguamento degli ambienti di lavoro, l’Inail può contribuire a conferire, in collaborazione con altri soggetti istituzionali, effettività alla tutela degli infortunati e di tecnopatici. SuperAbile INAIL 3 Novembre 2014 NUMERO undici Novembre 2014 EDITORIALE 3 Diritto al lavoro. Occorre un’accelerata legislativa di Giovanni Paura ACCADE CHE... 5 Giornata internazionale della disabilità: più tecnologia al servizio dell’integrazione 6 A Handymatica 2014 scende in campo l’inclusione digitale L’INCHIESTA 8 La lunga notte dei caregiver familiari di Antonella Patete INSUPERABILI cronache italiane 16 La cucina delle buone pratiche di Serena Termini visti da vicino 18 A metà del guado di Stefano Caredda sotto la lente 22 Vita “a colori”, anche con la sclerosi multipla di Chiara Ludovisi PORTFOLIO 24 La magia del basket tempo libero 28 Niente barriere, almeno in cielo 14 Se il writer è in sedia a ruote SuperAbile Magazine In redazione: Antonella Patete, Laura di Giorgia Gay Intervista ad Andrea Casillo di Michela Trigari Anno III - numero undici, novembre 2014 Direttore: Giovanni Paura Badaracchi e Diego Marsicano Direttore responsabile: Stefano Trasatti Hanno collaborato: Alessandra Brandoni, Stefano Caredda, Giorgia Gay, Chiara Ludovisi, Loredana Menghi, Antonio Storto, Serena Termini, Michela Trigari di Redattore Sociale; Franco Bomprezzi; Erica Battaglia, Giorgia Di Cristofaro, Rosanna Giovèdi, Francesca Tulli del Consorzio sociale Coin; Ilaria Cannella, Francesca Iardino, Monica Marini, Mariella Pedroli e Rossana Tognoni dell’Inail CULTURA 30 Hawking, ritratto autoironico di scienziato di Laura Badaracchi 31 Figlia adottiva color alabastro di L.B. 34 Un manicomio dell’800, pazienti come attori di M.T. 35 Cosa intendiamo quando diciamo bellezza di Antonio Storto Bulimie tecnologiche di Franco Bomprezzi Che impresa Futura di M.T. Amici a quattro zampe Quando i cani favoriscono l’apprendimento e la lettura di Alessandra Brandoni 41 Stampa 3D Le protesi di plastica RUBRICHE che trasformano i bambini 36 Inail... per saperne di più in supereroi Dopo l’infortunio: quando di M.T. lo sport diventa il fulcro della vita 42 Frontiere hi-tech 37 Lavoro Al Maker Faire di Roma organi Legge 104. Come funziona artificiali e altri ausili. In nome il frazionamento dell’innovazione digitale 38 Mobilità di Loredana Menghi Guida e parcheggi: cosa cambia 39 L’esperto risponde Agevolazioni fiscali, Barriere Editore: Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro Redazione: Superabile Magazine c/o agenzia di stampa Redattore Sociale Piazza Cavour 17 - 00193 Roma E-mail: [email protected] Stampa: Tipografia Inail Via Boncompagni 41 - 20139 Milano Autorizzazione del Tribunale di Roma numero 45 del 13/2/2012 Progetto grafico: Giulio Sansonetti SuperAbile INAIL PINZILLACCHERE 40 Dr. Jekyll e Mr. Hyde 4 Novembre 2014 Un ringraziamento, per averci gentilmente concesso l’uso delle foto, a Michele Palazzi/ Contrasto (pagg. 4, 8-13), Pino Rampolla (pagg. 4, 24-27), Sebastiano Bellomo (pagg. 16-17), Comitato italiano paralimpico (pagg. 18-21), Aism Roma (pagg. 22-23), Augusto Buzzeo (pagg. 28-29), Raffaella Cavalieri (pag. 34). In copertina: foto di Sebastiano Bellomo Errata corrige: a pag. 19 del n. di ottobre abbiamo citato erroneamente la Sede Inail di Treviso, invece di quella di Belluno. Ci scusiamo con i lettori e con gli interessati. Inoltre, nel sommario di pag. 36, ci si riferisce a una fornitura, non a un regalo. ACCADE CHE... nazioni unite Giornata internazionale della disabilità: più tecnologia al servizio dell’integrazione N uove tecnologie come strumento per favorire l’inclusione sociale delle persone disabili, per fornire loro una migliore assistenza, per consentire che abbiano un lavoro e per far sì che – in occasione di catastrofi, terremoti e gravi emergenze – non siano vittime predestinate ma possano avere la possibilità di mettersi in salvo e sopravvivere. “Sviluppo sostenibile: la promessa della tecnologia” è infatti il tema che le Nazioni Unite hanno scelto per la prossima Giornata internazionale delle persone con disabilità che, come consuetudine, si celebrerà il 3 dicembre. Per l’edizione 2014 la decisione è caduta su un argomento che da sempre «ha innalzato gli standard di vita delle persone in tutto il mondo, nonché il loro accesso a beni, servizi e informazioni. Non tutti, però, possono beneficiare dei progressi della tecnologia e non tutti se la possono permettere», spiegano gli organizzatori. La Giornata di quest’anno ha dunque come scopo quello di evidenziare come la tecnologia, assistiva e non, possa essere strumento di integrazione, «promuovere l’accessibilità e contribuire a realizzare la partecipazione delle persone disabili nella società». In particolare, l’Onu ha deciso di sottolineare tre diversi ambiti: il primo richiama gli obiettivi di sviluppo globali in campo senza barriere giochi per tutti Expo, 150 totem informativi per l’accessibilità dei luoghi E ambientale, economico, sociale e sanitario, il secondo riguarda la riduzione dei rischi in caso di disastri e le risposte in situazione di emergenza, mentre il terzo si focalizza sull’accesso al mondo del lavoro. Numerose le iniziative e le manifestazioni in programma in diverse città italiane. Parchi inclusivi: nascono un blog e una pagina Facebook L’ ntro aprile 2015, in occasione dell’Expo, le zone a più alta densità pedonale di Milano saranno disseminate di 150 totem informativi per raggiungere a piedi i principali luoghi di interesse della città. Tra le informazioni utili, anche quelle sulla loro accessibilità. «Il piano si integrerà poi con il lavoro che stiamo facendo per realizzare dieci percorsi pensati appositamente per le persone con disabilità», spiega l’assessore comunale ai Trasporti Pierfrancesco Maran. L’iniziativa dell’amministrazione rientra nel piano “City operations”, volto a migliorare la mobilità milanese, e s’ispira a un progetto londinese. I totem, alti circa due metri, resteranno in eredità anche dopo l’Expo. idea è di due mamme stanche di far visita all’ennesima area giochi piena di barriere dove i loro bambini disabili non possono giocare. Si chiama “Parchi per tutti”, ed è sia un blog sia una pagina Facebook per sensibilizzare sul tema dei giochi inclusivi SuperAbile INAIL che conta già 5mila “Mi piace”. Ma Claudia Protti e Raffaella Bedetti hanno anche un obiettivo concreto: riuscire a ottenere un parco giochi accessibile a Santarcangelo di Romagna (Rimini). Per questo hanno inviato una lettera all’amministrazione comunale, hanno coinvolto alcune associazioni chiedendo loro di sostenere la richiesta, contattato anche il garante per l’infanzia e parlato con il sindaco. Info: Parchipertutti.blogspot. 5 Novembre 2014 Torna il Premio Marco Fabio Sartori. Il concorso video dedicato al presidente dell’Inail scomparso nel 2011 è promosso dalla Direzione regionale della Lombardia, dall’Organismo paritetico della Provincia di Varese e dall’Istituto Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio. Tema di questa edizione: “Il valore umano della sicurezza sul lavoro” nel terziario. Iscrizioni entro il 20 novembre. Bando su Inail.it, Entibilaterali. va.it e Istitutoantonioni. it. ACCADE CHE... IMPRESE Autismo, mutuo aiuto retribuito: l’idea viene da Facebook P ortare a sistema l’auto-mutuo aiuto per i ragazzi autistici, dando vita a una cooperativa sociale di utenti che si uniscono per creare quello stesso servizio di cui hanno bisogno. L’idea è di Enrico Maria Fantaguzzi e del gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia”. «Il progetto – spiega – è quello di trasformare l’esperienza del gruppo, che conta 6mila iscritti, in un’azienda gestita dai genitori». Per ora si aiutano l’un l’altro, ma vogliono dare un valore economico a questa attività: chi riceve aiuto pagherà una piccola somma a chi lo offre. «Potremo anche assumere degli educatori. Avremo un ufficio in ogni regione e buona parte del lavoro si svolgerà online. Ma per essere efficaci e sostenibili, dobbiamo contare 2mila soci». Intanto sono a quota 300 adesioni virtuali. DATI Vademecum in quattro lingue per i bambini stranieri Down U ShowLeap: il progetto che dà «voce alle mani». In pratica è un software che traduce i gesti in parole per facilitare la comunicazione delle persone disabili che si esprimono solo attraverso la lingua dei segni. Il sistema – sviluppato da un gruppo di studenti dell’Università di Valencia e Alicante – si basa su Leap Motion, una tecnologia già utilizzata nei videogiochi, in grado di captare i movimenti con la telecamera e tradurli sullo schermo in azioni. n opuscolo informativo sulla sindrome di Down in italiano, francese, inglese e spagnolo, rivolto alle famiglie straniere residenti in Italia per sapere cosa fare circa l’assistenza (invalidità civile, permessi sul lavoro, salute) e la scuola. Il testo è l’ultimo nato delle pubblicazioni dell’Aipd (Associazione italiana persone Down), che questa volta ha deciso di rivolgersi ai suoi interlocutori immigrati. Il nuovo quaderno, dal titolo Down to Italy. Stranieri con disabilità in Italia, è stato realizzato nell’ambito del progetto “Easy info. Sapere è potere” e finanziato dal ministero del Welfare. «L’Aipd – fa sapere – vuole rendere sempre più accessibile la fruizione dei diritti. Le famiglie straniere hanno spesso difficoltà di lingua e non comprendono bene i siti web italiani o quanto offrono i servizi territoriali cui si rivolgono». hi-tech A Handimatica 2014 scende in campo l’inclusione digitale G oogle Earth e PowerPoint per la stimolazione cognitiva, teleneuro-riabilitazione e audio-games. Ecco le novità di Handimatica 2014, la mostra convegno sulle tecnologie informatiche al servizio della disabilità in programma dal 27 al 29 novembre a Bologna presso l’Istituto Aldini Valeriani Sirani. Per questa decima edizione, che celebra SuperAbile INAIL 6 Novembre 2014 i suoi 20 anni di storia (la manifestazione infatti è biennale), fari puntati sull’inclusione digitale, sulle App per tablet e smartphone, sugli anziani non autosufficienti. Il programma completo della fiera, organizzata come sempre dalla Fondazione Asphi (Avviamento e sviluppo di progetti per ridurre l’handicap mediante l’informatica), è su Handimatica.com. protesi 3D La Regione Veneto regala un braccio bionico a una bimba asiatica D alla Mongolia al Veneto per ricevere in regalo una protesi. È la storia di Erdene, una bambina senza un braccio che voleva andare a scuola. E l’associazione Sos Bambino di Vicenza ha deciso di aiutarla. Così è stato creato un team di professionisti: l’ingegnere biomedico Marco Avaro e il tecnico Daniel Quattrin (entrambi di Pordenone) hanno realizzato gratuitamente FOGGia al periodo di riabilitazione della bambina in Italia. La permanenza di Erdene e della sua mamma, le cure e i viaggi aerei sono finanziati da Sos Bambino. torino Quando ad aggiustare gli ausili sono i detenuti Un corso di trucco per donne non vedenti S edie a ruote e protesi rimesse a nuovo grazie al lavoro di dieci condannati, tra detenuti della casa circondariale di Lucera (in provincia di Foggia) e persone in esecuzione penale esterna. È il progetto “L’atelier dell’ausilio”, finanziato dalla Fondazione con il Sud con 350mila euro. Capofila la cooperativa sociale L’Obiettivo in partenariato con Escoop, l’Istituto ortopedico Reha, l’associazione Lavori in corso, il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Puglia, l’Ufficio esecu- un braccio bionico utilizzando la stampa 3D, mentre il primario di Pediatria dell’Ospedale di Pordenone, Roberto Dall’Amico, ha seguito il caso dal punto di vista medico e sovrintenderà T zione penale esterna, la Asl di Foggia e gli Ambiti territoriali di Cerignola e Lucera. Il progetto prevede la nascita di un’impresa sociale che gestirà sia una bottega sia un’officina: la prima presso il carcere di Lucera, la seconda a Cerignola. A completare l’opera, un servizio di ritiro e riconsegna a domicilio. ruccarsi al buio. Le donne non vedenti imparano l’arte del make-up grazie a un corso organizzato dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Torino. A volerlo è stata Nunziata Panzarea, responsabile del comitato per le Pari opportunità dell’associazione che, pur essendo cieca dalla nascita, riesce a truccarsi contrassegnando i cosmetici con delle etichette in Braille per distinguere i colori. «Spesso, purtroppo, le persone non vedenti tendono a trascurare il proprio aspetto esteriore non comprendendo quanto il modo in cui ci presentiamo agli altri sia importante per la vita di relazione, il lavoro e il rispetto di sé», commenta. Il corso è promosso in collaborazione con l’Istituto ricerca, formazione e riabilitazione della Uic nell’ambito del progetto “Insieme per un sorriso”. Promemoria Sconti sulla bolletta elettrica per i macchinari salvavita C’ è uno specifico bonus, ovvero uno sconto sulla bolletta della luce, che può valere dai 177 ai 639 euro l’anno per i malati costretti a usare apparecchiature elettromedicali salvavita. A ricordarlo sono l’Autorità per l’energia e l’Anci. «L’anno scorso sono stati assegnati 23.600 bonus per disagio fisico, oltre il 30% in più rispetto al 2012», ha sottolineato il presidente dell’Autorità Guido Bortoni. La richiesta va presentata al Comune di residenza o a un altro ente designato (come Caf o Comunità montane), utilizzando gli appositi moduli, e deve essere accompagnata dai certificati della Asl SuperAbile INAIL sulle gravi condizioni di salute. L’elenco dei macchinari salvavita è individuato dal decreto del ministero della Salute datato 13 gennaio 2011. Info: tel. 800/166654, Autorita.energia.it e Bonusenergia.anci.it. 7 Novembre 2014 Sordi e non vedenti al cinema con una App. Grazie a Movie Reading, una piattaforma che contiene i sottotitoli e le audio-descrizioni dei film da scaricare direttamente sul proprio smartphone o tablet. Durante la proiezione non è necessario utilizzare Internet e ci sono sale che scalano il prezzo del servizio (2 euro) dal biglietto. Movie Reading si può utilizzare anche da casa, per guardare film su dvd o in tv. Al catalogo dello store italiano si accede dalla App oppure da Moviereading.com. l’inchiesta L’assistenza sommersa Si prendono cura di un parente disabile. Sono quasi sempre donne e spesso non riescono a trovare un minuto libero. Neppure per poter riposare un’intera notte, lavorare o badare alla loro salute. E ora hanno deciso di reclamare i propri diritti dinanzi ai giudici La lunga notte dei Antonella Patete/foto Michele Palazzi S ono dodici anni che Chiara non vede il mare. L’ultima volta è stato in Sardegna, dove è andata con suo figlio Simone. La volta precedente due anni prima, quando suo marito era ancora in vita, e tutto era più facile. Poter respirare ancora la brezza marina a pieni polmoni è solo uno dei tanti sogni di questa donna, vitale nonostante la fatica e sorridente malgrado la rabbia. Che quattro anni fa ha lasciato il lavoro per occuparsi a tempo pieno del suo unico figlio, affetto da una grave disabilità e bisognoso di cure 24 ore su 24. Bresciana di nascita e romana di adozione, Chiara Bonanno è la promotrice di un blog chiamato “La cura invisibile” e anche una delle circa 400 persone SuperAbile INAIL 8 Novembre 2014 che hanno ingaggiato una difficile battaglia legale per il riconoscimento giuridico della figura del family caregiver: termine inglese che indica chi, e sono quasi sempre le donne, si prende cura dei propri cari non autosufficienti perché gravemente malati o disabili. Un lavoro a titolo gratuito, svolto al chiuso delle pareti domestiche, che secondo i promotori dell’azione collettiva nei confronti dell’Inps permette alle casse dello Stato un risparmio dai 400 ai 1.000 euro al giorno a famiglia. «Tutto è iniziato di notte, una delle tante in cui sono rimasta seduta accanto al letto a vegliare Simone – racconta Chiara –. Ero al mio computer portatile, come spesso accade, e ho cominciato a fare una ricerca su Internet relativa Le foto in queste pagine sono di Michele Palazzi, dell’agenzia Contrasto. Nato a Roma nel 1984, si è diplomato presso la Scuola romana di fotografia. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo premio all’Environmental Photographer of the Year Award. Dal 2012 è impegnato in un progetto di lungo termine in Mongolia. Il suo sito è Michelepalazziphotographer. com. caregiver familiari ai caregiver familiari negli altri Stati europei. Ho scoperto che siamo all’ultimo posto. I principali Paesi riconoscono questo tipo di assistenza attraverso compensi e tutele. Perfino la Grecia nel 2011, in piena crisi economica, ha emanato una legge che, tra le altre cose, sancisce il diritto al prepensionamento: perché il lavoro di cura usurante va protetto, non solo dal punto di vista sanitario ma anche sociale». In realtà nel nostro Paese esistono alcune proposte di legge sul prepensionamento dei caregiver, circa una ventina negli ultimi 20 anni. L’ultima è arrivata alla Camera dei deputati nel maggio del 2010, dove è stata approvata all’unanimità e in maniera bipartisan, bloccandosi poi in commissione Bilancio al Senato per mancanza di coperture economiche. Qualche mese dopo il governo Berlusconi è caduto e, complice l’austerità, della legge sui caregiver non se ne è fatto più niente. Nel frattempo a livello regionale, l’unica a legiferare è stata l’Emilia Romagna che, lo scorso maggio, ha riconosciuto il ruolo di chi si occupa dei propri familiari disabili. Stanchi di attendere, nel novembre di due anni fa i caregiver familiari hanno deciso di unire le forze. Si sono incontrati nei gruppi di discussione online e grazie ai social network, si sono conosciuti meglio attraverso il telefono e, nella maggior parte dei casi, non si sono mai visti in faccia. Si sono però intesi subito su poche parole d’ordine: siamo ai domiciliari, ma senza aver commesSuperAbile INAIL 9 Novembre 2014 so reato. Da qui l’idea di portare la battaglia nelle aule di giustizia. «Un ricorso collettivo promosso dal Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi presso i tribunali di Milano, Roma e Palermo – spiega Chiara –. Chiediamo il riconoscimento dei diritti umani più elementari, quali quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, completamente annullati in un contesto di moderna schiavitù sommersa». Al momento a pronunciarsi sono state solo le sezioni Lavoro del Tribunale di Milano e Roma, che hanno respinto il ricorso. Il motivo? Perché il problema sottoposto all’autorità giudiziaria dovrebbe trovare la soluzione tra i banchi del Parlamento. Ma i caregiver familiari non si arrendono e in molti già pensano di portare le loro istanze alla Corte europea per i diritti dell’uomo e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. l’inchiesta L’assistenza sommersa In corso una petizione per le cure domiciliari O ttenere dal Parlamento una legge che riconosca alle persone non autosufficienti il diritto pienamente e immediatamente esigibile alle prestazioni sociosanitarie domiciliari. È questo l’obiettivo della petizione popolare per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) voluta dalla Fondazione promozione sociale onlus di Torino insieme a un comitato a cui hanno aderito oltre una ventina di istituzioni, enti e associazioni del privato sociale. La richiesta – spiegano i promotori – parte dalla constatazione che molto spesso il Servizio sanitario e le amministrazioni comunali non erogano le prestazioni dovute a causa della carenza delle risorse economiche necessarie. La petizione chiede anche il riconoscimento della figura del “volontario intra-familiare”, ovvero del caregiver che si prende cura in maniera prevalente o esclusiva del familiare non autosufficiente, a cui va corrisposto un rimborso forfettario delle spese vive sostenute. Tale rimborso dovrebbe comprendere anche una somma in denaro corrispondente al mancato guadagno per chi rinuncia al lavoro. «Un contributo economico che permette di chiedere l’aiuto di terzi», precisano dalla Fondazione. E che per una donna che esclude la via della permanenza del proprio caro in un istituto assistenziale deve poter includere «ricoveri di sollievo e, quando praticabili, centri diurni parttime». [A.P.] Vita da caregiver. In attesa di un riconoscimento la vita di tutti i giorni continua. Storie diverse dove il dramma è diventato routine, diluito in giornate tutte uguali, scandite dai ritmi delle cure. E dove l’aiuto da parte di terzi, pur presente, non è sufficiente ad alleviare le fatiche del caregiver. Chiara ha azzerato il tempo dedicato a se stessa: «Non vado dal parrucchiere, non frequento cinema e non riesco neppure a portare la macchina dal meccanico». Alle sette del mattino di una giornata senza emergenze, è già reduce da una nottata dove le ore di veglia superano quelle di sonno: «Se tutto va bene, mi sveglio ogni due ore per controllare la saturazione dell’ossigeno, cambiare la posizione e sostituire il pannolino. Se invece Simone sta male, resto tutta la notte accanto al suo letto». Poi col sorgere del sole ricomincia la trafila: si inizia alle sette con la prima medicina e il cambio del pannolino, poi un altro medicinale alle otto e di nuovo alle nove, accompagnato dall’inserimento del catetere. Alle dieci l’igiene personale, alle undici la medicazione della stomia e il lavaggio della peg e poi, ora dopo ora, insieme alla somministrazione dei farmaci, attività ludiche, fisioterapia motoria e respiratoria accanto a massaggi per prevenire le piaghe da decubito, ma anche momenti dedicati all’ascolto delle fiabe e della musica e, alle 22, il riassunto della giornata «fondamentale per l’umore di Simone», ci tiene a precisare sua madre. A supportare Chiara nel suo impegno quotidiano di caregiver un’infermiera professionale, otto ore al giorno dal lunedì al sabato, a cui si aggiungono quattro ore di assistenza da parte di un operatore socio-sanitario, che si occupa In queste e nelle pagine precedenti Chiara Bonanno, promotrice del blog “La cura invisibile”, e suo figlio Simone. Per potersi prendere cura di lui, quattro anni fa ha lasciato definitivamente il lavoro SuperAbile INAIL 10 Novembre 2014 delle mansioni meno qualificate, tipo lavaggio e cambio di posizione. A fare i conti sembra tanto, ma Chiara spiega che non lo è: perché una giornata è fatta non solo delle ore diurne ma anche di interminabili notti in bianco causate da ritmi sonno-veglia alterati. Perché spesso è necessaria la compresenza di due persone per accudire un adulto con disabilità e perché gli operatori sanitari possono svolgere alcune pratiche solo alla presenza del caregiver. «In media forniamo dalla 40 alle 84 ore di assistenza alla settimana, più di due lavori a tempo pieno», spiega. Inoltre, occuparsi di qualcuno che ha necessità assistenziali permanenti vuol dire vivere in costante regime di allarme. «Anche quando affidiamo i nostri figli alla cura di terzi dobbiamo restare disponibili a fornire indicazioni su prassi di emergenza da attivare immediatamente in attesa di raggiungere l’operatore». Da parte sua, Chiara ha imparato a fronteggiare ogni tipo di situazione: «So aspirare il catarro dai polmoni, posizionare una peg, utilizzare l’ambu, una maschera con palloncino che serve a rianimare. Sono diventata brava come un’infermiera: la nostra non è un’assistenza qualunque, è assistenza specializzata». Problemi economici. Un tempo Chiara faceva l’assistente sociale presso il Dipartimento di salute mentale di una Asl romana, e oggi proprio quel lavoro che si è sentita costretta ad abbandonare sta in cima alla lista delle cose che più le mancano della sua vita precedente. Con la nascita di Simone, infatti, per lei e suo marito le cose sono cambiate come tra il giorno e la notte. «Eravamo molto uniti. Dopo un primo periodo di burrasca e disperazione, ci siamo riconciliati e siamo stati sempre molto vicini». Con fatica si erano riorganizzati la SuperAbile INAIL 11 Novembre 2014 l’inchiesta L’assistenza sommersa Le richieste dei 400 caregiver familiari D iritto a un’esistenza dignitosa, al riposo, alle cure. È questo l’obiettivo dei 400 ricorrenti che hanno intrapreso un’azione legale per ottenere il riconoscimento giuridico della figura del caregiver familiare. Queste le richieste concrete: Assicurazione integrativa che permetta al caregiver di essere sostituito adeguatamente in caso abbia necessità di cure mediche o, più semplicemente, di staccare la spina e ricaricarsi. Riconoscimento delle malattie professionali tipiche di questa figura, in modo da potersi curare adeguatamente – sia in termini economici che di tempo – anche per poter proseguire l’opera di assistenza e cura. Riconoscimento di coperture previdenziali per l’accesso – anche anticipato – a una pensione dignitosa che scongiuri il rischio di una vecchiaia in povertà a causa della propria opera di cura. vita. Lei lavorava mattina e primo pomeriggio, lui attaccava la sera, non appena lei tornava a casa. Faceva il vigile urbano ed era riuscito a “sistemare” i turni in maniera utile per prendersi cura del figlio. Quando è scomparso, dodici anni fa, Chiara si è trovata sola con un bambino di quattro anni gravemente disabile, che ha continuato a chiamare ogni sera suo padre per il successivo anno e mezzo. Esauriti il periodo di aspettativa e tutti i permessi e i congedi possibili, dopo due anni ha lasciato il lavoro alla Asl. Negli anni successivi ha ricominciato a lavorare presso organizzazioni impegnate nell’assistenza delle persone disabili. Fino a quando, nel 2010, il peggioramento delle condizioni di salute di Simone e il conseguente “allettamento” l’hanno indotta a lasciare definitavamente il lavoro. Il pensiero di trasferirlo in un istituto assistenziale non l’ha mai sfiorata. Oggi madre e figlio vivono con 1.200 euro al mese (la pensione di reversibilità più gli assegni per l’invalidità di Simone) a cui si aggiungono altri 1.200 euro provenienti dall’assistenza indiretta fornita dall’amministrazione comunale, che servono a pagare l’operatore sociosanitario. «Tanti farmaci e presidi sanitari non sono forniti dal Servizio sanitario, i soldi non bastano, viviamo in povertà. E mi attende un futuro ancora peggiore: perché quando mio figlio non ci sarà più resterò ancora più povera». Eppure i caregiver non chiedono denaro. Chiara lo sottolinea con forza: «Siamo costretti a vivere con gli assegni dei nostri figli, mentre dovremmo essere messi in grado di andare a lavorare per guadagnare i soldi che ci servono». Anche Stella è stata costretta a lasciare il proprio lavoro, a Roma. E anche lei, come Chiara, è una donna sola che da sola si prende cura del proprio marito. Erano sposati da appena un anno SuperAbile INAIL 12 Novembre 2014 e mezzo quando, nel febbraio del 2002, Carlo ha avuto un incidente stradale che lo ha lasciato bisognoso di cure e assistenza continua. Avevano entrambi 32 anni. Lei organizzava congressi medici, lui era un assicuratore. Oggi possono contare soltanto sull’assegno di invalidità e sulla pensione di inabilità di lui. «Tre volte a settimana, per tre ore, viene un assistente domiciliare inviato dal Municipio di appartenenza – spiega lei – e altre tre volte un operatore sociosanitario della Asl per due ore». Insomma un totale di 15 ore settimanali, che lascia Stella stanca e sfiancata. Non solo per il fatto che Carlo ha bisogno di tutto, ma anche perché la casa che un tempo hanno costruito insieme oggi si è trasformata in una prigione. «Riesco In alto e accanto, Stella e suo marito Carlo, vittima di un grave incidente stradale, nella loro vita di tutti i giorni a malapena ad andare a fare la spesa, a volte non posso neppure scendere a buttare l’immondizia. I miei sono anziani e devono prendersi cura di mia sorella, che è a sua volta non vedente e affetta da una grave disabilità. Da loro ho imparato la tenacia: i medici dicevano che non avrebbe nemmeno mai camminato e invece ha imparato a fare tante cose». Curarsi? Un lusso. Uno dei problemi più grandi di Chiara, Stella e tante altre persone nella loro situazione è quello di non riuscire a trovare il tempo per le cure, quando hanno necessità di salute. Non riuscendo ad andare dal medico, finisce che un acciacco diventi un malanno e un malanno qualcosa di più grave. Anche perché la fatica fisica di accudire un adulto con grave disabilità espone chi lo assiste all’insorgere di pesanti patologie ostearticolari. D’altra parte, una ricerca condotta da Elizabeth Blackbur, premio Nobel per la Medicina nel 2009, dimostra che l’aspettativa di vita di un caregiver è dai nove ai 17 anni inferiore alla media della popolazione E così gli oltre 100 caregiver, che nella sola Roma hanno aderito al ricorso collettivo nei confronti dell’Inps, hanno presentato ai giudici una valanga di certificati medici che attestano una condizione di salute a dir poco precaria. Veri e propri bollettini di guerra che parlano di ernie discali, fratture dei piedi, contrazioni muscolari, osteoporosi, ipertensione. Ma anche sintomi depressivi e attacchi d’ansia, cefalee e disturbi dell’alimentazione. Una situazione di stress psico-fisico, che gli anglosassoni chiamano burden, letteralmente carico, che va a gravare su chi per lunghi periodi si assume sulle proprie spalle il ruolo di garantire, a discapito della propria, la migliore qualità della vita possibile a un proprio caro. Come Anna, che ha 49 anni, un SuperAbile INAIL 13 Novembre 2014 impiego nel settore vendite di una multinazionale e una figlia 27enne, affetta da una grave cerebrolesione, di cui si prende cura completamente da sola. Separata da quando la bambina aveva tre anni, da molti mesi non riceve più neanche l’assegno per gli alimenti. Temendo di essere licenziata, o quanto meno di avere problemi, non ha mai rivelato di avere una figlia disabile all’azienda per la quale lavora. «Usufruisco di cinque ore e mezzo di assistenza domiciliare dal lunedì al venerdì, che non mi coprono neppure l’orario di lavoro – rivela –: il resto devo pagarmelo io. Il sabato e la domenica svolgo da sola il lavoro di cinque persone. Ho dei problemi di cuore, che al momento non riesco ad affrontare». In attesa che arrivi il tempo per potersi curare, Anna procede nella vita come un’equilibrista. In bilico, fino alla prossima tappa. INSUPERABILI Intervista ad Andrea Casillo Se il writer è in sedia a ruote Kasy23 ha fatto della sua passione per i graffiti un lavoro: realizza murales per committenti pubblici e privati. Suoi i disegni nel carcere di Bergamo e una parte dell’istallazione “50x50 Venice green dream” per la Biennale di architettura 2012 Michela Trigari L’ amore per la bomboletta spray ce l’ha sempre avuto. Da piccolo rimaneva estasiato di fronte ai murales. Ma a fare della sua passione per questa street art underground un vero e proprio lavoro ci ha pensato un’infezione fulminante del midollo osseo, di origine sconosciuta, che nel giro di una notte gli ha tolto la possibilità di camminare sulle proprie gambe. Era il 2005. Così Andrea Casillo, in arte Kasy23, classe 1980, alcuni tatuaggi tra cui uno fatto a Lourdes, da pizzaiolo è diventato un writer di professione, che tiene corsi per ragazzi e realizza graffiti su commissione per le amministrazioni locali, gli oratori, le scuole, per eventi e manifestazio- ni. Suoi i disegni all’interno del carcere di Bergamo e una parte dell’istallazione 50x50 Venice green dream a Porto Marghera, in occasione della Biennale di Architettura 2012. Nato a Seriate, nel bergamasco, oggi abita poco distante, a Chiuduno, con la moglie Maryluz Bella. Ed è fresco di nozze: i due, infatti, si sono sposati ai primi di settembre, sono reduci da una vacanza a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani – «voglio spezzare una lancia in favore della spiaggia accessibile Zero barriere», dice – e abitano in «una casa che è come una mostra permanente di arte moderna, perché alle pareti sono appesi molti dei miei quadri». Casillo, infatti, non disegna solo sui muri delle città. SuperAbile INAIL 14 Novembre 2014 Com’è nata la passione per i graffiti? Sono sempre stato affascinato e rapito dai murales, soprattutto dai colori forti e dai giochi di luce. A 17 anni ho deciso che era ora di prendere in mano la bomboletta e così ho chiesto al Comune di Seriate il permesso di poter dipingere il muro a fianco del campetto da basket. Alla fine sembrava di essere in una metropoli americana, nonostante fossimo in provincia di Bergamo. Ma non ho frequentato nessuna scuola d’arte: in realtà alle superiori ho studiato chimica. Poi, all’improvviso, è arrivata la sedia a ruote... Non avendo subito i traumi che di solito si hanno con gli incidenti, non avendo fatto nessuna operazione né lunghi Per seguire Andrea Casillo: Kasy23.it e la sua pagina Facebook mesi di ospedale o di riabilitazione, direi che sono ripartito molto in fretta. Ma, non potendo più fare il lavoro di prima, ho venduto la pizzeria d’asporto e ho iniziato a intensificare l’attività di writer. All’inizio dipingevo tele e pannelli nel garage di casa e li appendevo al muro come per innalzarmi. Dove non arrivavo io fisicamente arrivava la mia arte. Ora, invece, mi faccio portare sul ponteggio dagli amici e il sindaco di Chiuduno mi ha messo a disposizione un laboratorio abbandonato. Quali sono le opere di cui va più fiero? Il murales all’interno del carcere di Bergamo, con i personaggi di Up, e l’ultimo realizzato a maggio per la basilica di San Lorenzo alle Colonne di Milano, in pieno centro. Il parroco aveva chiesto se, con altri writers, eravamo disposti ad abbellire gratis il muro esterno dell’oratorio: 40 metri di lunghezza per quattro di altezza. Il risultato ora sono i volti celebri della storia milanese, dagli Sforza ai Visconti a Sant’Ambrogio, da Leonardo Da Vinci a Napoleone, da Manzoni a Verdi, realizzati in tre giorni di lavoro e Dove lavora generalmente e per chi? Ho realizzato commissioni un po’ in con mille euro raccolti grazie all’appreztutta Italia, da Trento a Salerno, sia per le zamento dei passanti. amministrazioni pubbliche sia per i priCosa pensa di chi imbratta i muri? vati, soprattutto tra Bergamo e Brescia. Chi lo fa usa male la bomboletta, Ho esposto anche a una mostra collet- strumento che purtroppo si presta a fativa in Norvegia, realizzato un paio di cili strumentalizzazioni quando si paropere per il Museo d’arte urbana di To- la di degrado urbano. Occorre far capire rino e disegnato dal vivo per la Crewest la differenza tra arte e vandalismo. In gallery di Los Angeles e il Motorshow di questo penso che la carrozzina aiuti: se Bologna, dove dipingevo in diretta le au- da un lato crea qualche difficoltà tecnito della Fiat. Inoltre, nel 2011, ho raccol- ca legata all’altezza a cui arrivare nel dito la mia storia di vita artistica nel libro pingere, dall’altro il buonismo generale Kasy, mj e i graffiti: un volume auto-pro- intorno alla disabilità contribuisce a dadotto ma andato a ruba in pochi mesi. re un’immagine positiva del writer. SuperAbile INAIL 15 Novembre 2014 Che significato hanno i suoi tatuaggi? È insolito farsene uno a Lourdes... Mi ha invitato l’Unitalsi, altrimenti non sarei mai andato; sono credente ma non cerco il miracolo. Lì però mi è venuta voglia di farmi tatuare tre stelle che rappresentano tre miei desideri, ma che non rivelo. Poi ho il mio idolo Michael Jordan – il 23 che segue il mio soprannome è il suo numero di canotta –, un angelo protettore fatto a Los Angeles, il nome di mia moglie e il simbolo del rischio biologico, a significare sia l’infezione che mi ha colpito sia il contagio positivo che voglio sprigionare con i miei colori. Qualche progetto in cantiere? Arricchire il mio libro con gli ultimi lavori e trasformarlo in una vera e propria iniziativa editoriale, magari a diffusione nazionale e in collaborazione con una casa editrice, e andare in viaggio di nozze. Ma se la prima idea è solo una speranza appena abbozzata, la seconda si realizzerà molto presto: a dicembre, infatti, Maryluz e io voleremo ai Caraibi e per qualche giorno ci fermeremo anche a visitare New York. CRONACHE ITALIANE Palermo La cucina delle buone pratiche C Sette infortunati sul lavoro partecipano a un laboratorio culinario organizzato dall’Inail in una comunità d’accoglienza per minori ed ex tossicodipendenti. Il risultato? Un manuale di ricette e storie di vita e, soprattutto, tanto entusiasmo da parte dei diretti interessati Serena Termini ucinare e poi raccontarsi. In questo modo sette infortunati sul lavoro hanno partecipato a un progetto promosso dall’Inail insieme a tre minori stranieri non accompagnati e due ex tossicodipendenti ospiti della comunità Sant’Onofrio dell’Opera Don Calabria di Trabia, in provincia di Palermo. Al centro dell’iniziativa, un laboratorio di cucina e uno di narrazione. L’iniziativa è partita dalla domanda, rivolta all’équipe multidisciplinare dell’Inail di Palermo, da parte dei familiari di un giovane 29enne rimasto disabile in seguito a un incidente sul lavoro, interessato all’arte culinaria. La richiesta è stata incrociata, poi, con le competenze di altri due infortunati che, prima dell’incidente, lavoravano rispettivamente come chef e pasticciere. A fare da tramite fra l’Opera Don Calabria e l’Inail è stato proprio lo chef SuperAbile INAIL 16 Novembre 2014 che, da circa due anni, svolge attività di volontariato all’interno della comunità di recupero per tossicodipendenti. Il progetto si è concluso con la pubblicazione del manuale Racconti di cucina, che è stato presentato nel corso di una cena preparata dai partecipanti al laboratorio culinario e aperta ai familiari, agli altri ospiti delle comunità e agli operatori dei servizi coinvolti. Il manuale, a cura di Delia Altavilla, raccoglie non solo ricette, ma anche episodi significativi della vita dei protagonisti, che hanno lasciato una traccia indelebile nella loro storia personale. «Dalla richiesta iniziale di un singolo utente è venuta l’idea di realizzare un vero e proprio progetto – racconta Ettore Cutrona, direttore della comunità di Trabia –. Il laboratorio ha avuto una doppia valenza sociale, essendo rivolto anche agli ospiti della comunità alloggio per minori stranieri e della comunità terapeutica. Il progetto ha stimolato, infatti, gli utenti dell’Opera Don Calabria a migliorare anche le loro prestazioni in cucina. In comunità i nostri ragazzi stranieri sono riusciti, a loro volta, a trasmettere ai partecipanti al progetto anche i loro talenti culinari. È stata sicuramente una prima tappa di un percorso che troveremo il modo di continuare». «Si è trattato di un lavoro sinergico fra struttura pubblica, privato sociale e diretti interessati», spiega l’assistente sociale dell’Inail Stefania De Luca, precisando: «A partire dalle storie, dalle risorse e dalle competenze di ciascuno, il progetto ha permesso un incontro alla pari tra compagni di viaggio, i cui destini esistenziali si sono incrociati permettendo di scambiare, oltre agli apprendimenti di cucina, il coraggio, la forza e la motivazione per ripartire, dopo aver perso molto per varie ragio- ni: infortunio, migrazione, tossicodi- le del 2012, mentre si recava al lavoro. «Ho perso l’uso della parte inferiore pendenza». del corpo. All’inizio ero scoraggiato, «L’Inail mi ha proposto questo ma grazie all’aiuto di chi mi è stato vilaboratorio, che ho abbracciato con cino sono riuscito a riprendermi. Oltre piacere anche perché si è subito in- alla passione per la cucina, oggi pratistaurata una buona sintonia tra tutti co anche il tiro con l’arco», sottolinea. i partecipanti e gli ospiti delle comuFilippo Di Leonardo oggi ha 55 annità – racconta Nicola Cinà, 49 anni, ni e ha perso la gamba destra a seguito che prima dell’infortunio faceva il pa- di un grave incidente stradale. Lavorasticcere –. Ci siamo arricchiti recipro- va come chef. «Il mio infortunio risale camente, e per il futuro spero di poter a 21 anni fa e oggi mi muovo per mezprendere parte ad altre iniziative: sen- zo di una protesi», precisa. E aggiunge: to di avere ancora molte energie da «Sono orgoglioso che l’idea del prospendere per gli altri». Cinà ha avuto getto sia partita anche da me che, già un grave incidente stradale nell’apri- da due anni, faccio attività di volontariato presso quella comunità. È stata un’esperienza bellissima che andrebbe ripetuta, perché tra di noi si è creato un ottimo rapporto di amicizia. Credo Le foto in queste pagine, di Sebastiano Bellomo, che in futuro ci saranno altre occasiosono tratte dal volume Racconti di cucina, pubblicato ni per continuare il percorso che abbiaa seguito del progetto promosso dalla Sede Inail di Palermo mo intrapreso». SuperAbile INAIL 17 Novembre 2014 visti da vicino Verso Rio 2016 Due anni dopo Londra 2012, il movimento paralimpico italiano gode di buona salute: un’estate formidabile ha portato una pioggia di medaglie ai Campionati europei e mondiali, ottimo viatico per le Paralimpiadi brasiliane Stefano Caredda R io, stiamo arrivando. È vero, mancano ancora due anni – la quindicesima edizione dei Giochi paralimpici andrà in scena in Brasile dal 7 al 18 settembre 2016 –, ma un grande evento comincia molto prima della sua cerimonia di apertura. E una buona preparazione, per essere tale, richiede non mesi, ma anni. Perché i risultati non arrivano mai per caso, ma sono il frutto di una puntuale organizzazione. «Rio de Janeiro, stiamo arrivando», scandiscono all’unisono gli atleti paralimpici della Nazionale italiana, che nei rispettivi sport hanno vissuto un’estate da leoni: protagonisti assoluti dei vari Campionati – mondiali o europei – che si sono disputati fra giugno e settembre, hanno messo in mostra l’ottimo stato di salute del movimento paralimpico italiano nelle discipline dei Giochi SuperAbile INAIL 18 Novembre 2014 A metà estivi. Se l’esperienza delle gare invernali di Sochi, nel marzo 2014, si è rivelata un disastro assoluto (ha salvato l’onore solo l’hockey su ghiaccio), gli sport estivi confermano, anche a metà strada fra una Paralimpiade e l’altra, l’ottima prova di Londra 2012, che aveva fruttato all’Italia il miglior risultato degli ultimi 30 anni (nove ori, otto argenti, undici bronzi, il tredicesimo posto assoluto nel medagliere). Non è solo un’impressione, è anche la matematica che parla: al Comitato italiano paralimpico, infatti, dopo aver fatto i dovuti calcoli e confronti, si sono resi conto che in una proiezione del medagliere basata sui risultati delle gare estive appena disputate, l’Italia per numero di medaglie d’oro si piazzereb- più tempo, ci sono tanti giovani atleti che stanno ottenendo buoni risultati». Lo sport paralimpico, spiega il numero uno del Cip, raccoglie og- del guado be fra le prime dieci nazioni al mondo. Roba da fuochi d’artificio. In particolare, formidabile è lo stato di forma degli uomini del ciclismo paralimpico, tornati dai mondiali statunitensi di fine agosto con sei ori, quattro argenti e tre bronzi: due ori e un argento a testa per Alex Zanardi, Vittorio Podestà e Luca Mazzone, con vittorie anche per i fratelli Ivano e Luca Pizzi e per Michele Pittacolo e piazzamenti per Giancarlo Masini, Fabio Anobile e Giorgio Farroni. Conferme ma anche sorpreIn alto, l’abbraccio del Papa con Luca Pancalli, presidente del Cip; alle sue spalle, la ballerina e pittrice Simona Atzori. Nella pagina precedente, Francesco saluta Assunta Legnante; accanto, il Pontefice vicino a Martina Caironi e Cecilia Camellini. © Michelangelo Gratton se, come l’oro e l’argento di Sara Morganti ai mondiali di equitazione, l’oro di Pier Alberto Buccoliero ai mondiali di canoa, quello di Alessia Refolo nel paraclimbing, e poi la sfilza di medaglie rimediate ai campionati europei di nuoto (Cecilia Camellini, Arjola Trimi e Federico Morlacchi su tutti), di atletica leggera (Assunta Legnante, Martina Caironi, Ruud Koutiki), di scherma (Beatrice Vio, Loredana Trigilia), di tiro con l’arco, di tennistavolo, di vela, di canottaggio, e si potrebbe continuare ancora. «Ma il dato davvero positivo – sottolinea il presidente del Cip, Luca Pancalli – è che è visibile il cambio generazionale, perché insieme all’esperienza degli atleti che conosciamo da SuperAbile INAIL 19 Novembre 2014 gi i risultati di quell’idea, nata nel 2000, di cambiare il “modello organizzativo”, passando da una federazione che si occupava di tutte le discipline (non avendo però diretta conoscenza di tutti i settori) a una struttura multiforme specializzata per sport, che ha permesso un’attenzione più mirata su ogni disciplina sportiva. La presenza di singole federazioni paralimpiche (per esempio quella di basket in carrozzina o quella di nuoto), così come il trasferimento delle attività paralimpiche alla federazione olimpica corrispondente (succede in altri sport, per esempio nel ciclismo) ha significato un’attenzione mirata alle singole discipline, la presenza di tecnici e allenatori specializzati, una maggiore responsabilizzazione delle società sportive, e nel tempo ha prodotto una crescita rilevante degli atleti e della qualità della loro preparazione. Le medaglie, appunto, sono (anche) frutto della programmazione e dell’organizzazione. Quella stessa che il Comitato paralimpico ha iniziato a portare anche in quegli sport che da noi, qui in Italia, non hanno (o non avevano) mai preso piede: sono soprattutto sport di squadra, che hanno certamente un grande fascino ma che è anche maledettamente difficile avviare. «Per giocare a hockey, a basket, a rugby o a pallavolo – argomenta Pancalli – bisogna creare squadre nelle singole città e questo non è affatto facile, anche perché i costi iniziali (uno su tutti: comprare la carrozzina da gara a tutti i componenti della squadra) sono in media molto maggiori di quelli degli sport individuali». E, però, non si può rinunciare così facilmente al fascino di una Nazionale, di un gruppo visti da vicino Verso Rio 2016 di atleti che tiene alto il nome del proprio Paese: che gioia vedere lo straordinario spettacolo della pallavolo sitting o del rugby in carrozzina alle Paralimpiadi di Londra 2012, ma al contempo quanta mestizia nel registrare l’assenza dell’Italia, totalmente inesistente nelle cronache. Ma passi avanti, piccoli e decisi, si vedono anche su questo fronte: portare la pallavolo sitting o il rugby in carrozzina a Rio 2016 è un sogno che quasi sicuramente resterà tale, ma per l’appuntamento del 2020 – per l’occasione voleremo fino a Tokio – l’Italia vuole esserci. Fortissimamente esserci. Il modello, del resto, ce l’abbiamo in casa, ed è quella Nazionale di ice sledge hockey nata dal nulla per non “bucare” l’edizione casalinga delle Paralimpiadi invernali di Torino 2006: a distanza di otto anni da quel primo appuntamento, è stata capace di piazzarsi al sesto posto assoluto a Sochi 2014. Un «risultato straordinario», secondo Pancalli, e del resto passare in una manciata d’anni dal non esistere neppure all’essere sesti al mondo non è un progresso esattamente trascurabile. Ed è la dimostrazione che quando ci si pone un obiettivo, lo si può anche raggiungere. «Siamo abituati a flagellarci con quello che non va – dice Pancalli allargando lo sguardo –, ma in questo momento credo sia doveroso guardarsi indietro, ricordare da dove veniamo e cosa siamo diventati: in verità, fino a poco tempo fa il movimento paralimpico non era niente, non eravamo nessuno, anzi sì, eravamo i poveri sfigati dal buffetto sulla guancia, eravamo quelli che venivano invitati perché in fondo una carrozzina ci stava sempre bene, perché è politicamente corretto che ci siano anche i disabili». Non che questo rischio sia svanito del tutto, ma «oggi abbiamo acquisito maggiore autonomia, maggiore visibilità sui mezzi di comunicazione e soprattutto maggiore dignità, che va zione alla quale – sottolinea Pancalli giocata alla pari sul tavolo della grande – si arriverà «una volta costruiti i prefamiglia dello sport italiano». supposti culturali e organizzativi», perché «se arriviamo al risultato sulla base Sì, perché c’è un altro obiettivo di un percorso di maturazione culturaambizioso da raggiungere: la nasci- le, da quel risultato noi non torneremo ta – dall’unione di Coni e Cip – di un mai indietro». Passato e futuro, traguarunico gigantesco contenitore dello sport di raggiunti e prospettive da inseguire. italiano, insieme olimpico e paralimpi- In questa seconda parte del 2014, a meco. Un passo avanti anzitutto cultura- tà del guado fra una Paralimpiade estiva le, che non può essere un’annessione e l’altra, lo sport paralimpico italiano si del piccolo (il Cip) da parte del grande è guardato allo specchio: ha trovato ri(il Coni), ma una cosa completamen- flessa un’immagine dinamica, in contite nuova, altra e più ampia. Un’integra- nuo movimento, consapevole dei passi compiuti ma proiettata verso nuovi traIn alto, un angolo di via della Conciliazione guardi. Ne potremo raccontare ancora trasformato in pista paralimpica (a sinistra, delle belle. Martina Caironi). © Goldfoto SuperAbile INAIL 20 Novembre 2014 A SuperAbile l’Italian Paralympic Award per la categoria media disabilità che sperimentate in «Laqualche aspetto del vostro fi- sico, mediante la pratica sportiva e il sano agonismo si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che vivono situazioni analoghe alle vostre, e diventa un invito a impegnare tutte le energie per fare cose belle insieme, superando le barriere che possiamo incontrare intorno a noi, e prima di tutto quelle che ci sono dentro di noi». Le parole pronunciate da Papa Francesco davanti ai 4mila atleti con disabilità ricevuti in udienza lo scorso 4 ottobre fissano il senso e il significato dell’impegno sportivo paralimpico e rappresentano una degna sintesi della tre giorni di festa che ha interessato il mese scorso il movimento dello sport per persone disabili. “Believe to be alive”, l’iniziativa organizzata a Roma dal Cip con la collaborazione dell’Inail, ha raggiunto il suo scopo: far conoscere lo sport per disabili, promuoverlo, spingere chi ancora non lo pratica a provarlo, premiare coloro che lo hanno sostenuto nel tempo. Nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, le parole del Pontefice sono state accompagnate dalle esibizioni di Annalisa Minetti e Simona Atzori, dalle testimonianze di Oscar De Pellegrin, Assunta Legnante e Roberto Punzo, dal saluto «emozionato e riconoscente» del presidente del Cip Luca Pancalli: «La vostra testimonianza – ha detto il Papa agli atleti – è un grande segno di speranza, è una prova del fatto che in ogni persona ci sono potenzialità che a volte non immaginiamo, e che possono svilupparsi con la fiducia e la solidarietà». Il giorno dopo, domenica 5 ottobre, via della Conciliazione si è trasformata in una palestra a cielo aperto con le dimostrazioni di numerosi sport paralimpici: in tanti hanno voluto parteciparvi. In precedenza, il 3 ottobre, nel corso del primo Galà dello sport paralimpico, il Cip aveva consegnato gli Italian Paralympic Awards a personaggi e a realtà che hanno contribuito a SuperAbile INAIL 21 Novembre 2014 rendere più grande il movimento sportivo delle persone con disabilità. Fra gli altri, un premio all’Inail, «ideatore – si legge nella motivazione – della prima Paralimpiade della storia, da tempo a fianco del movimento sportivo per i disabili e del Comitato italiano paralimpico, per aver sostenuto lo sport-terapia quale straordinario strumento di integrazione e di reinserimento sociale». Nella categoria media è stato premiato anche SuperAbile, «esemplare strumento di informazione e consulenza sulla e per la disabilità, contenitore e promotore di politiche di integrazione delle persone con disabilità, costantemente aggiornato sulle imprese sportive e sul movimento paralimpico». I due premi sono stati ritirati dal presidente Massimo De Felice (nella foto a sinistra) e dal direttore generale Giuseppe Lucibello (sopra). [S.C.] sotto la lente Moda no limits Abita in Italia, è nata in Francia ma il suo sangue è del Mali: «cittadina del mondo», come ama definirsi, un anno fa Pinda Kida ha scoperto di avere la sclerosi multipla, ma la diagnosi non ha spento la sua creatività. Che ha messo a servizio anche dell’Aism Vita “a colori”, anche con la sclerosi « Chiara Ludovisi M i prendevano per matta, ma era sclerosi multipla»: Pinda Kida sorride e scherza, mentre parla della sua malattia, diagnosticata un anno fa: vivace come i colori degli abiti che disegna, non ha lasciato che il verdetto dei medici ingrigisse la sua vita, spegnendo quella luce forte che si porta dentro dalla sua terra, l’amata Africa. Pinda ha 26 anni e le piace definirsi «cittadina del mondo»: nata in Francia, sangue maliano, vive e lavora a Roma. Disegnare vestiti è la sua passione, il suo talento, la sua professione e, adesso, anche il suo modo per rendersi utile: ha realizzato una recente, coloratissima collezione per l’Aism, Associazione italiana sclerosi multipla, che tanto SuperAbile INAIL 22 Novembre 2014 l’ha aiutata a «imparare a convivere con questa malattia». E con quella collezione ha partecipato, a settembre, alla sfilata “Ta.G. Talento giovane”, in Campidoglio, sempre a sostegno dell’Aism. «Sono capi dalle tinte forti, per donne forti, che non hanno paura dei colori e che affrontano con coraggio tutte le prove», spiega Pinda, che la sua prova la sta affrontando a testa alta e col sorriso sulle labbra. «Ho sempre saputo di avere qualcosa che non andava – racconta –. Vertigini, svenimenti, a volte i muscoli non mi sostenevano e mi accasciavo. Sono finita In alto, la sfilata in Campidoglio dello scorso 4 settembre, in cui Pinda ha presentato la sua collezione. Nella pagina accanto, la messa in prova di un abito da sposa nel suo atelier romano qua». Quando le hanno rivelato la verità, «all’inizio ho avuto paura. Ci sono stati momenti molto brutti, soprattutto quando il tremore della mano mi impediva di disegnare. Sono entrata in crisi, ma ne sono uscita più forte di prima». Non solo: «Dopo la diagnosi sono cresciuta in fretta, ho imparato a dare valore a ogni minima cosa, non sono più quella di prima – assicura Pinda –. La mia famiglia mi è stata sempre vicina e mi ha dato la forza per affrontare tutto questo. Anche se, a dire il vero, a volte sono io che do forza a loro, grazie all’energia con cui sto reagendo». multipla tante volte in pronto soccorso, sempre col timore che mi prendessero per pazza. Solo un anno fa hanno dato un nome alla mia malattia. E per me, in un certo senso, è stato un sollievo: non ero pazza, non mi ero inventata nulla. Avevo la sclerosi multipla». La prima a saperlo fu sua sorella maggiore: «Siamo una grande famiglia – racconta Pinda –: sette fratelli che si muovono spesso tutti insieme. Anche alle visite mi accompagnavano tutti, con sconcerto dei medici che ci vedevano arrivare in massa... A mia sorella i medici raccomandarono di non dirmi tutta la verità, che forse mi avrebbe fatto troppa paura. Ma io ho capito subito che la situazione era grave: erano improvvisamente tutti strani, si alzavano in sette per darmi un bicchiere d’ac- Merito delle cure che riceve, «che mi fanno stare decisamente meglio e mi hanno fatto riprendere in mano la mia vita». Ma merito anche dell’Aism, a cui il medico l’ha indirizzata per trovare aiuto e sostegno. «Inizialmente tendevo ad allontanarmi dalla malattia. Ma grazie alla psicologa dell’Aism e ai tanti giovani che ho incontrato lì – malati come me ma vivi, forti e pieni di energie – ho imparato a conviverci. Oggi riesco a disegnare, camminare, perfino correre. A volte ritornano quei giramenti di testa, ma so che passeranno. Dalle ultime risonanze sembra che la malattia sia ferma, non progredisca, e questo mi dà ancor più fiducia». La sfilata del 4 settembre è stata un’occasione per ringraziare Aism, ma anche per dare un messaggio di speranza a chi, come lei, convive con la sclerosi multipla. «Per me averla è come avere un bambino piccolo: non posso più fare quello che voglio, come prima, ma devo assecondare i suoi bisogni. So che sarà così sempre, ma non mi spaventa. Ho imparato a godermi ogni momento, a coltivare ogni attimo della mia vita per renderla sempre più bella. Voglio un futuro pieno di colori. È quello che mi sto costruendo». SuperAbile INAIL 23 Novembre 2014 African fashion S olidarietà e moda, sport e danza: sono gli ingredienti di “Ta.G. Talento giovane”, il concorso-kermesse che si è svolto in Campidoglio il 4 settembre scorso per mettere in mostra e celebrare le giovani promesse e i nuovi talenti della capitale. Una vera e propria vetrina sotto le stelle, in cui hanno trovato spazio stilisti emergenti, accanto a ballerini e atleti del Lazio e non solo. È in questo contesto che Pinda Kida ha portato in passerella le sue creazioni pensate per l’Aism, ispirate alla sua terra d’origine, il Mali. Alcuni capi sono stati venduti, altri sono ancora disponibili: il ricavato servirà per sostenere la sezione Aism di Roma e, in particolare, i suoi progetti dedicati alle nuove generazioni. [C.L.] portfolio La magia del basket Poche cose al mondo possono essere avvincenti come il basket in carrozzina: uno degli sport paralimpici più seguiti e popolari, in grado di riempire palazzetti e di creare intere generazioni di atleti grazie ai vivai giovanili. Lo sa bene il fotografo Pino Rampolla, che a questa disciplina si è appassionato e da anni segue con entusiasmo la squadra romana del Santa Lucia. Raccontandone la storia attraverso i successi, le sconfitte, l’entusiasmo e il rispetto per l’avversario. SuperAbile INAIL 24 Ottobre 2014 Una narrazione per immagini che coinvolge giocatori, allenatori, arbitri e volontari, tutti attori indispensabili e reali protagonisti della palla a spicchi paralimpica. Le fotografie nascono dall’incontro e dalla conoscenza di uno sport vissuto da chi lo pratica come strumento di soddisfazione e benessere. In queste pagine alcuni momenti di una disciplina sportiva tutta da amare e da scoprire. SuperAbile INAIL 25 Novembre 2014 portfolio La magia del basket Si intitola Vibrazioni. La magia del basket in carrozzina il volume di Pino Rampolla da cui sono tratte le foto in queste pagine. Realizzato con il patrocinio del Comitato italiano paralimpico (Cip), la Federazione pallacanestro in carrozzina (Fipic) e l’International wheelchair basketball federation (Iwbf), il libro racconta uno dei più amati sport paralimpici. Il ricavato delle vendite è devoluto alla Fondazione Ant-Assistenza socio-sanitaria domiciliare oncologica gratuita e prevenzione, delegazione di Ostia. SuperAbile INAIL 26 Novembre 2014 Salernitano di nascita e romano di adozione, il fotografo Pino Rampolla ha iniziato la professione come fotoreporter del quotidiano Roma, spostandosi successivamente a Il Mattino di Napoli. Da sempre fotografo sportivo, ha seguito il calcio e poi il basket, per approdare infine alla pallacanestro SuperAbile INAIL 27 Novembre 2014 in carrozzina con la squadra del Santa Lucia di Roma, che ha seguito nei campionati italiani ed europei. Negli ultimi anni ha realizzato reportage nel Sud del mondo a seguito di organizzazioni umanitarie e attualmente si sta occupando delle carceri italiane. Ha all’attivo 18 libri fotografici. tempo libero Fra le nuvole Stefano Zuccarini è il primo pilota acrobatico di aliante disabile al mondo. Una passione coltivata contro tutto e contro tutti, che gli ha portato tante soddisfazioni e qualche rammarico: rimanere l’unico aviatore brevettato italiano Giorgia Gay «Q uando salgo a bordo dell’aliante e lascio a terra finalmente la carrozzina, allora mi sento libero davvero. In volo non ci sono differenze tra me e una persona che cammina. È una sensazione impareggiabile». Se gli domandi cosa significhi volare per lui, la voce di Stefano Zuccarini si fa carica di emozione, ancora oggi dopo decine e decine di voli, barriere abbattute, sfide vinte. Nel mondo dell’aliante Stefano è una vera autorità: è stato il primo ad aver conquistato il brevetto di pilota in Italia e il primo pilota acrobatico di aliante disabile al mondo. Una passione, quella per l’aria, nata per caso e mai abbandonata. Il suo primo volo, con accompagnatore, risale al 1993. All’epoca nemmeno si riteneva possibile che una persona senza l’uso delle gambe potesse pilotare un aliante, poiché il timone è collocato su una pedaliera. Ma Stefano non è una persona che si fa fermare dalle difficoltà, ma anzi vive gli ostacoli come una sfida. La sua esperienza ha fatto scuola e ora, grazie al suo impegno, l’aliante è accessibile a tutti. Niente barriere, Fino a pochi anni fa gli unici aeroclub in Italia ad avere a disposizione mezzi adattati erano quelli di Viterbo e di Lucca Tassignano. Recentemente si sono aggiunte l’associazione volovelistica Giorgio Regazzoni, con base nella aviosuperficie “Guglielmo Zamboni” di Ozzano Emilia (Bologna), e l’avioclub di Trevi, in provincia di Perugia, dov’è in partenza il progetto “Per volare”, che prevede la nascita di un polo multifunzionale in grado di offrire brevetto, scuola e corsi, ma non solo: le persone disabili potranno anche frequentare un corso di protezione civile ed effettuare servizi come piloti in operazioni di ricognizione antincendio. Le difficoltà per chi vuole volare rimanSuperAbile INAIL 28 Novembre 2014 gono soprattutto al Sud, dove di scuole non ce ne sono. «È un peccato, perché per far volare su un aliante una persona con disabilità ci vuole davvero poco – sottolinea Zuccarini –. Infatti la modifica richiesta al mezzo è minima e non è permanente. Si tratta semplicemente di inserire un sistema di leveraggio che sostituisca la pedaliera del timone. Sostanzialmente non si toglie niente al velivolo, ma si aggiunge qualcosa, quindi può essere pilotato davvero da tutti». E non è nemmeno un problema di costi, dal momento che adattare un aliante costa all’incirca 5mila euro, a fronte di una spesa complessiva per il mezzo di 100mila euro circa. Una cifra irrisoria, con cui si possono regalare a tante per- almeno in cielo sone assaggi di libertà. «Se quando ero sul letto d’ospedale avessi saputo che nel mio futuro ci sarebbe stata una cosa bella come il volo, sarebbe stato sicuramente un grande aiuto. Dopo un incidente rinasci, in peggio, e ti trovi a combattere con dei limiti che prima non avevi. Io ero inarrestabile, poi ho dovuto gestire mille difficoltà. Poter vivere questa esperienza meravigliosa mi ha aiutato tanto. Il volo insegna a vivere, è disciplina in sé, è altamente educativo e a una persona disabile aggiunge il gusto della libertà». In alto, Stefano Zuccarini e il suo aliante acrobatico in uno scatto di Augusto Buzzeo Nel passato di Stefano l’aliante non era nemmeno contemplato. L’adrenalina, quella sì, c’era sempre. Praticava molti sport e soprattutto l’arrampicata e il motocross. L’incidente però segnò la svolta. Poi il primo giro in aliante e, di nuovo, l’adrenalina tornata in circolo. Tuttavia volare con l’accompagnatore non era sufficiente. Stefano voleva piena autonomia. «All’inizio mi dissero che era impossibile dare il brevetto a un disabile, perché non avrebbe mai potuto superare la visita medica all’Istituto di medicina legale dell’Aeronautica, che è giustamente molto severa. Allora pensai di prendere il brevetto in Germania, dove c’era già un pilota con disabilità. Ma alla fine, per sfida, prenoSuperAbile INAIL 29 Novembre 2014 tai la visita a Roma». A favore di Zuccarini c’era una clausola nella legge, in base alla quale se una persona ha una disabilità stabilizzata e non evolutiva, se è in grado di pilotare un mezzo (magari con ausili) e di garantire la sicurezza del volo, può superare la visita con eventuali limitazioni riportate sul libretto. Ma era la prima volta che si procedeva in questo senso. «Con grande coraggio il colonnello Vincenti condivise la mia interpretazione della legge e insieme stilammo il primo certificato medico rilasciato in Italia». Ottenuto il brevetto, non era ancora abbastanza: «Il mio istruttore era campione olimpionico di acrobatica e per me le acrobazie erano una passione da sempre, quindi il passo successivo è venuto da sé: nel 1998 ho frequentato il corso e acquisito un’ulteriore abilitazione». Per Stefano non è finita qui: il suo prossimo obiettivo è di poter gareggiare ai massimi livelli, ma per farlo deve riuscire a modificare un aliante di categoria acrobatica illimitata e per questo è alla ricerca di sponsor. Per ora gli resta un unico rammarico, quello di essere il solo pilota brevettato italiano. «All’estero il volo in aliante per disabili è diffusissimo. Moltissimi sono i velivoli modificati a disposizione, i corsi, gli atleti. In Italia invece ci sono solo tre velivoli adattati» conferma Giampiero Fabbri, istruttore della Giorgio Regazzoni di Ozzano. Da qui potrebbero presto uscire due nuovi brevetti: il giovane Simone e il meno giovane Marzio, 75 anni e una passione innata per il volo. Da quando aveva sei anni Marzio convive con una gamba rigida ma anche lui, come Stefano, è inarrestabile. Dalla sua non aveva nemmeno l’età, eppure sull’aliante alla fine ci è salito davvero. La conferma che nella vita, molto spesso, bastano solo un po’ di grinta e la voglia di provarci, oltre ogni difficoltà. OS IBRIRAGAZZIM TRECINEMAFESTIVALFICTIO L O I D NFUMET RA personaggi Hawking, ritratto autoironico di scienziato ato esattamente 300 an- N re le tappe fondamentali della sua parabola biografica. Accompagnato da fotografie inedite e personalissime, questo racconto autobiografico – che oscilla fra il registro intimo e quello autoironico – presenta un Hawking sconosciuto al grande pubblico: lo studente curioso e precoce che i compagni chiamano Einstein, il giocherellone che scommette con gli amici sull’esistenza dei buchi neri, il giovane marito e padre che lotta per conquistare un posto nel mondo accademico, il malato di Sla che decide di non arrendersi di fronte all’aggravarsi delle proprie condizioni di salute e continua a lottare. Breve storia della mia vita non è solo un eccezionale documento sulla formazione intellettuale di uno scienziato il cui talento è universalmente riconosciuto, ma è anche e soprattutto lo straordinario inno alla vita di un uomo che non si è lasciato sopraffare dalla malattia neurodegenerativa che lo ha colpito, ma che ha saputo tenerle testa con grande coraggio e dignità, scoprendo dentro di sé una forza stupefacente quanto quella che governa il cosmo di cui lui vuole sondare le leggi. Per 30 anni docente di matematica all’Università di Cambridge, Hawking ha ricevuto numerosi premi e onorificenze, tra le quali la Presidential Medal of Freedom nel 2009. Numerosi i suoi best-seller: citiamo, fra gli altri, L’universo in un guscio di noce e Dal big bang ai buchi neri. ni dopo la morte di Galileo – come ama ricordare –, occupa la cattedra lucasiana di Cambridge che fu di Isaac Newton ed è uno tra i cosmologi più autorevoli e conosciuti del mondo. «Per i miei colleghi sono semplicemente un fisico come un altro, ma per il pubblico più vasto sono forse diventato lo scienziato più famoso del mondo. Ciò è dovuto in parte al fatto che io corrispondo allo stereotipo del genio disabile. Non posso camuffarmi con una parrucca e degli occhiali scuri: la sedia a rotelle mi tradisce». Dopo l’enorme successo ottenuto con le sue opere scientifiche di carattere divulgativo, il celebre scienziato britannico Stephen Hawking sceglie di parlare per la prima volta di sé nel volume Breve storia della mia vita, edito da Mondadori alla fine dello scorso anno (144 pagine, 16 euro). Dall’infanzia nella Londra del dopoguerra all’adolescenza goliardica in college, dal manifestarsi della sclerosi laterale amiotrofica – che l’ha colpito quando aveva 21 anni e si era appena fidanzato con la futura moglie Jane Wilde – al successo professionale e alla fama internazionale nonostante l’immobilità quasi assoluta: Stephen ripercor- [Laura Badaracchi] SuperAbile INAIL TITELEVISIO NEPERSONAGGILIBRITEA Dall’alto, Hawking in un ritratto da bambino, il giorno della sua laurea a Oxford e del suo matrimonio con Jane Wilde 30 Novembre 2014 GRAFIAVIDEOMUSICARADIOLIBRIRAGAZZ O T O F IMOSTRE NZA CINEMAFE A D O R AT STIVALFICTIONFU libri Figlia adottiva color alabastro ra le più suggestive e originali voci del- T Antonella Ossorio La mammana Einaudi 2014 pagine 288, euro 18,50 la letteratura contemporanea, nata nei Quartieri spagnoli di Napoli, dopo alcuni anni d’insegnamento Antonella Ossorio ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura, riconoscendo alla sua precedente esperienza professionale il merito di averle fatto comprendere meglio il mondo dell’infanzia. Ha pubblicato numerosi libri per ragazzi con Giunti, Electa, Fatatrac, Interlinea, Rizzoli ed Einaudi. E con il romanzo La mammana si cimenta di nuovo con il mondo degli adulti a confronto con quello dei piccoli. Focalizzando la sua attenzione tra una madre di vocazione e una figlia non voluta da altri, perché nata diversa, troppo bianca, albina. Una «capa janca», quindi maledetta. Venuta al mondo nella notte del primo marzo 1843, sotto una cometa che sembra minacciare sventura, la bambina dal viso di alabastro è rischiarata ancor di più dal bagliore di quella strana stella. È un parto complicato, che potrebbe finire male se ad assistere non ci fosse Lucina, la levatrice del paese. La mammana, appunto, protagonista del volume, anche se in copertina campeggia la bimba. Due solitudini speciali che sapranno conquistare il proprio posto nel mondo, sfidando ogni destino già annotato da radicati pregiudizi e tradizioni ancestrali. Dopo averla salvata dalle reazioni superstiziose dei genitori, Lucina – di pochi sorrisi e ancor meno parole, ma con il portamento di una regina e un’energia misteriosa nelle mani – chiamerà Stella quella creatura e le farà da madre, portandola via da quel posto che le rifiuta entrambe. «Eppure a vederli parevano una famiglia come le altre. Anzi, quasi come le altre, perché né la bellezza di Lucina né il candore di Stella erano merce comune», scrive l’autriSuperAbile INAIL ce. Convinta che la diversità sia un semplice sinonimo di unicità, di un’identità a cui non si può rinunciare e da cui è impossibile prescindere. Con quella testarda ostinazione di ricercare il proprio posto sulla terra, coraggiosamente. Con quella fierezza indomita dei ribelli e degli anticonformisti che non accettano di somigliare ad altri, perché significherebbe abdicare a se stessi. L’orgoglio, Lucina lo trasmette a Stella non con il dna condiviso, ma con il dipanarsi dei giorni vissuti insieme. È l’eredità che una madre non biologica trasferisce a una figlia adottata e quasi salvata da un destino beffardo di rifiuto e segregazione. Entrambe, a modo loro, sognano e conquistano la libertà interiore di essere al mondo così come realmente sono. [L.B.] 31 Novembre 2014 GRAFIAVIDEOMUSICARADIOL O T O CTIONFU F ZA METTITELE VISIONEPERSONAGGILIBRITEATRODAN libri Genitori che non possono arrendersi on un diario, come il suo N primo libro, ma una raccolta di pensieri e di storie, Hotel 6 stelle, parte la nuova serie pensando al futuro che non c’è, Questa volta sarà ambientato in un ma che bisogna “inventarsi”: è in villaggio turistico della Sardegna. libreria da metà settembre, ediTorna Hotel 6 stelle, il programma to da Mondadori, il secondo libro televisivo che racconta il tirocinio sull’autismo di Gianluca Nicoletti, di alcuni ragazzi Down, e che si giornalista e papà di Tommy, che appresta a fare il bis con la nuova ha compiuto 16 anni e non ha perserie, in onda – sempre in seconda serata su Rai 3 – a partire dal 14 so le sue “stramberie”. Alla fine novembre. Una produzione targata qualcosa ci inventeremo è il titolo, tv pubblica, Magnolia e Aipd. ma soprattutto la risposta, aperta Abbandonata l’ambientazione e indefinita, a una domanda che in un albergo romano, le nuove brucia dentro ogni genitore, ma puntate – sempre sei e sempre ancor più dolorosa per chi sa che il proprio figlio, fragile o “speciale” che dir si voglia, non sa badare a se stesso. Cosa ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco è il sottotitolo del libro: una domanda senza punto interrogativo, perché quella risposta si deve per forza trovare. E le 200 pagine della durata di 50 minuti l’una – sono state girate in una località del volume raccontano le fatiche, marittima. Nuovi protagonisti, i tentativi, le idee, le “invenzio«nuove storie e soprattutto tutti ni” appunto di papà Gianluca, ma in trasferta, senza la possibilità anche di mamma Gabriella, di per i ragazzi di tornare a casa la mamma Cristiana e di tanti altri sera com’era stato invece nella genitori che, giorno dopo giorno, prima serie», dice il regista Claudio Canepari. Un programma che, nella tra fatiche, cadute e riprese, imparano cosa fa star meglio questi precedente edizione, aveva spinto quasi 50 aziende a contattare l’Aipd figli “strani”, cosa li rende più seper offrire uno stage o un lavoro reni, cosa li fa crescere verso quel alle persone con sindrome di Down. grande, unico vero obiettivo che si chiama autonomia. Il libro è pieno di questi racconti: dalla “grande cavalcata” alle esperienze in cucina, dalle SuperAbile INAIL Gianluca Nicoletti Alla fine qualcosa ci inventeremo Mondadori 2014 pagine 204, euro 16,50 lotte per i parcheggi riservati alle battaglie contro predicatori, “fanta-terapisti” e guru vari, che promettono di smascherare quel “genietto” che si nasconderebbe – dicono loro – dietro ogni autistico. Nicoletti è diretto come sempre, sferzante quanto serve. Perché il tempo non è molto, «devo sbrigarmi a rendere concreta ogni mia immaginazione su un futuro dopo di me». Perché, nonostante si cerchi «di restare vivi il più possibile», però «sai che un giorno ti fermerai per naturale andamento delle cose, ma lui non potrà oltrepassarti, quando sarai fermo lo sarà anche lui e ti aspetterà. Ti aspetterà anche se ti sei fermato per sempre». Nel frattempo, però, occorre continuare a inventare. [Chiara Ludovisi] Libri Un futuro oltre il dolore e il lutto a morte di una madre è sem- Simona Atzori Dopo di te Mondadori 2014 pagine 156 , euro 17 32 Novembre 2014 L pre un evento cruciale della propria esistenza. Lo è stato anche per Simona Atzori, ballerina e pittrice. Che in Dopo di te, edito da Mondadori come il suo primo libro intitolato Cosa ti manca per essere felice?, ha provato a elaborare il lutto della perdita di “mamma Tonina”. «Mentre mia madre moriva, io piano piano perdevo, insieme a lei, anche le braccia e le mani che mi sostenevano e mi accompagnavano ovunque», annota l’autrice. Ma allo smarrimento per la scomparsa è subentrato in lei un tenace balzo in avanti, un salto di maturità segnata dal dolore: «Il mio compito LIBRIRAGAZ ZIM RITEATRODA NAGGILIB O S R E OSTRECIN ONEP EMAFESTIVAL I S I V E L E T I FICTIONFUMETT era capire che un altro modo sarebbe stato possibile, e dimostrarglielo». Anche se le emozioni del distacco restano intense: «Adesso mi manca disperatamente raccontarle le cose. Se non lo faccio, è come se non mi succedessero realmente. Così, le ho scritte. E le ho scritte proprio a lei. Per dirle di come sono passata attraverso il mio dolore, cercando di essere all’altezza del suo esempio». [L.B.] Ragazzi L’amore vince anche i genitori piùvolteiperprotettivi capita che un sogno si A Libri Fare il parroco dalla sedia a ruote al consiglio pastorale al “bol- D lettino medico” parrocchiale. Don Giorgio Ronzoni, padovano divenuto tetraplegico dall’agosto 2011 a causa di un incidente d’auto, continua a fare il parroco su richiesta esplicita della sua comunità. Familiari e volontari si alternano per assisterlo e hanno fondato un’associazione per aiutarlo a «svolgere il suo ministero sacerdotale e la missione di apostolato nella società civile». Il volume raccoglie la sua testimonianza lucidissima e a tratti ironica: «Quand’ero verticale ero alto un metro e novanta, quindi forse incutevo soggezione, anch’io non davo troppa confidenza. Adesso tutti mi toccano, mi baciano: non mi trovo neanche male». E ancora: «Prima facevo fatica a dire alle persone: ti voglio bene. Forse un domani tornerò a essere inibito come prima, perciò ne approfitto adesso e vi dico: vi voglio bene». Le sue lettere settimanali ai parrocchiani sono raccolte nel libro Una pietra scartata. [L.B.] Giorgio Ronzoni Una pietra scartata Messaggero Padova 2014 pagine 128, euro 10,50 realizzi e la vita si trasformi in una favola scritta e illustrata. In questo caso dall’autrice milanese, classe 1969, che racconta la sua storia – Un sogno vero, appunto – corredandola di tavole disegnate con la bocca. Le mani non può usarle da quando è piccola, come le gambe e il resto del corpo, a causa dell’atrofia spinale. Il libro parla dell’amore come crescita e ricerca in sé, affrontando il delicato rapporto con i genitori iperprotettivi, timorosi nel lasciar andare la figlia per la sua strada. In particolare, fra le braccia del compagno Umberto Fortunato, musicista, che firma e canta il brano Tu sei speciale, allegato con un cd al volume. Laureata in scienze politiche, autrice e regista teatrale, Laura Boerci ha fondato la compagnia Legamani per la quale ha scritto 18 commedie rappresentate in diverse regioni d’Italia. Con due amici gestisce un circolo culturale amato dai musicisti blues e jazz della Lombardia. [L.B.] Laura Boerci Un sogno vero Ibiskos editrice Risolo 2014 pagine 58, euro 14 SuperAbile INAIL 33 Novembre 2014 Giusy Versace in pista. Da ballo Dalla pista di atletica a quella da ballo: dal 4 ottobre l’atleta paralimpica Giusy Versace è fra i concorrenti della decima edizione del programma Ballando con le stelle, in onda il sabato su Raiuno in prima serata. Al suo fianco il ballerino, Raimondo Todaro, già vincitore di quattro edizioni della trasmissione. Nove anni dopo l’incidente stradale in cui ha perso le gambe, la 37enne calabrese può vantare nove titoli italiani in atletica leggera, un record europeo e la partecipazione a un campionato del mondo. Ma questa è «un’esperienza davvero nuova ed emozionante. Vivrò questo concorso come una gara di atletica e ce la metterò tutta per fare bella figura. Ho accettato di partecipare nella speranza di riuscire a far capire che bisogna aver il coraggio di alzare l’asticella, ma soprattutto per far emergere il messaggio che non bisogna mai smettere di lottare e ancor meno di sognare», racconta. Intanto Giusy continua ad allenarsi in pista, in vista del Campionato mondiale di atletica paralimpica in programma a Doha, in Qatar, a ottobre 2015. GRAFIAVIDEOMUSICARADIOLIBRIRAGAZZ O T O F IMOSTRE NZA CINEM A D O R EPERSONAGGILIBRITEAT TEATRO Un manicomio dell’800, pazienti come attori l gioco del “teatro nel tea- I tro”. Ovvero La persecuzione e l’assassinio di Jean‐Paul Marat rappresentati dagli internati dell’ospedale di Charenton sotto la guida del marchese di Sade di Peter Weiss. A portare sul palco questo classico dell’avanguardia del secondo Novecento è il regista Nanni Garella, insieme a Laura Marinoni e agli attori di Arte e salute onlus, la compagnia formata da alcune persone in carico al Dipartimento di Salute mentale di Bologna. Una prima assoluta, prodotta da Emilia Romagna Teatro, che a ottobre ha tenuto banco all’Arena del Sole e che replicherà all’Elfo Puccini di Milano dal 4 al 16 novembre e al Teatro delle Passioni di Modena dal 18 al 30. Vita e morte di Marat, l’uomo più radicale della rivoluzione francese, messi in scena, 13 anni dopo la fatale coltellata di Charlotte Corday, dai pazienti del manicomio di Charenton, dove il marchese de Sade venne realmente rinchiuso tra il 1801 e il 1814 e che qui lo vede regista della pièce stessa. Ne risulta un’opera virtuosistica, in cui raccapriccio e umorismo popolare, dialogo intellettuale e ac- Cortometraggi che raccontano sport e disabilità Sarà Courmayeur a ospitare la seconda edizione del Festival nazionale dello sport integrato, la rassegna di cortometraggi pensata per raccontare il rapporto tra attività sportiva e disabilità. L’appuntamento è fissato per il 19 e il 20 dicembre. L’iniziativa La compagnia teatrale Arte e salute è formata da alcuni utenti psichiatrici dell’Ausl di Bologna. Diretta da ben tre lustri dal regista Nanni Garelli, nel corso degli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti. Per conoscere meglio il loro lavoro: Arteesalute.org. La foto dello spettacolo è di Raffaella Cavalieri è organizzata dal Centro sportivo educativo nazionale e viene realizzata grazie al lavoro di Antenne Handicap, un’associazione della Valle d’Aosta che riunisce diversi soggetti attivi per la promozione dello sport SuperAbile INAIL 34 Novembre 2014 cessi di follia, rigore e spavalderia sfumano l’uno nell’altro. Dopo varie rappresentazioni, tra cui il film di Peter Brook nel 1967, il testo viene interpretato da pazienti psichiatrici. Ma non lasciamoci ingannare, perché lo spettacolo è solo «un’altra occasione per mostrare al pubblico che per questi attori il teatro non è un laboratorio amatoriale, ma una professione – spiega il regista –. Il gruppo è in “borsa lavoro” durante le prove e messo sotto contratto durante le generali e le date delle rappresentazioni». La persecuzione e l’assassinio di Jean‐Paul Marat fa onore ai 15 anni di un sodalizio. La collaborazione tra l’Arena del Sole, uno dei più importanti teatri di Bologna, e l’associazione Arte e salute onlus nasce infatti nel 1999 sotto la guida dello stesso Garella. Una sinergia che è già fruttata un Premio Ubu, un Premio Hystrio e l’anno scorso il Premio della critica per La classe (in tournée a Modena, Piacenza e Prato tra febbraio e marzo 2015). Ma soprattutto sono nati interpreti veri, che si sono confrontati con autori come Pirandello, Brecht e Pasolini, e con attori come Vito e Silvia Giulia Mendola. [M.T.] paralimpico. In concorso ci saranno documentari per riflettere sul tema dell’integrazione in ambito sportivo, promuovendo la cultura della solidarietà, del turismo inclusivo e della valorizzazione della diversità a tutti i livelli. Alla rassegna si affiancherà anche un convegno. Per saperne di più: Festivalsportintegrato.it. [M.T.] RITEATRODANZAFOTOGRA NAGGILIB FIAVIDEO O S R E MU P E N O I MAFESTIVALFIC S I V E L E T I TIONFUMETT fotografia Cosa intendiamo quando diciamo bellezza ellezze disarmoniche. Alle B orecchie dei più, potrà suonare come una provocazione, se non proprio un ossimoro; e invece è il titolo dell’ultimo libro di uno dei più grandi fotografi italiani, Franco Fontana, le cui opere sono esposte ai quattro angoli del globo. E che, alla veneranda età di 80 anni, ha accettato di misurarsi con un tema difficile e pressoché inesplorato, quello del rapporto che intercorre tra bellezza e disabilità. La storia è questa: nel novembre del 2012, la Fondazione Istituto di ricerca per la comunicazione della disabilità e del disagio invita Fontana a tenere un workshop tematico a Torino. Il fotografo chiede allora a un gruppo di persone con disabilità di posare tra i dipinti e gli arredi barocchi di Palazzo Madama; da quelle immagini, in seguito, nasce una mostra, Scatti di dignità, già esposta in diverse città italiane. E anche un libro. Con quel titolo che, come ha scritto Franco Bomprezzi in un articolo sul Corriere della Sera, suggerisce «una certa inquietudine, e un’istintiva presa di distanza». A ben vedere, però, molto dipende dall’interpretazione che di quella parola, bellezza, si vuol dare. Se si prende a riferimento il cosiddetto canone estetico, parlare di bellezze disarmoniche può risultare un provocatorio paradosso. Il discorso cambia però, se per bellezza intendiamo ciò che è scritto nell’enciclopedia Treccani: ossia la qualità «di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima». Perché in tal caso non è solo la bellezza, ma anche e soprattutto la disarmonia a vivere nell’occhio di chi la osserva. Nei suoi scatti, in effetti, Fontana sembra insistere ossessivamente sul rimosso collettivo; ovvero su quei dettagli dai quali si tende a distogliere lo sguardo quando ci si trova di fronte a una persona disabile: una sedia a ruote, un bastone da passeggio, una stampella o semplicemente un’andatura claudicante. Dettagli che – a seconda del pudore o della morbosità di ciascuno – possono anche risucchiare totalmente l’attenzione. Ma che, in entrambi i casi, finiscono per spezzare l’armonia della visione; trasfigurando l’interezza della persona, e quindi il senso stesso della sua SuperAbile INAIL Sopra, alcune immagini tratte dal libro di Franco Fontana Bellezze disarmoniche (Edizioni Artestampa, pagine 160, euro 25). Fotografo di fama internazionale, le sue opere sono esposte in tutto il mondo: dal Victoria Albert museum di Londra al Ludwig di Colonia, dal Metropolitan di Tokyo al Museum of Modern art di New York 35 Novembre 2014 esistenza, nel segno visibile della sua disabilità. Non è dato sapere se il motivo sia questo, ma tutte le immagini del libro sono proposte in doppia versione. Nella prima, banalmente, osserviamo i visitatori di un museo: concentrati, divertiti, disinvolti; uguali, nella loro normalità, a migliaia di altri già passati per quelle stanze. Nella seconda, invece, il fotografo isola il dettaglio oggettivante della disabilità. Dal confronto tra le due, ripetuto immagine dopo immagine, potremmo finire per imparare qualcosa: non tanto sui soggetti, quanto sul modo in cui posiamo lo sguardo su di loro. A quella sessione di scatti a Palazzo Madama, in effetti, Fontana volle dare il nome di L’immagine e la visione negata. E pare che ai suoi allievi sia solito ripetere che «non esiste la realtà, esiste ciò che fotografate». [Antonio Storto] RUBRICHE Inail... per saperne di più Rossana Tognoni* Dopo l’infortunio: quando lo sport diventa il fulcro della vita L’esperienza della Direzione regionale Inail Liguria per sostenere l’impegno agonistico in ambito paralimpico, ma non solo, di chi ha avuto un incidente sul lavoro e vuole aderire all’associazione Bic, Basket in carrozzina I disegni di questa sezione del Magazine sono di Saul Steinberg M arco e Toni, entrambi tra i 35 e i 40 anni, hanno una storia lunga alle spalle. Una storia di lavoro e d’infortunio condivisi, ma soprattutto una storia d’amicizia che dura da oltre 17 anni. Era il 1997, infatti, quando ebbero insieme l’infortunio. Oggi sono allenatore e capitano della più importante realtà di sport paralimpico di squadra in Liguria, il basket in carrozzina. Marco comincia a giocare diversi anni fa subito dopo l’infortunio, coinvolgendo Toni che diventa un campione, con esperienze in squadre importanti tanto da fare del basket un perno di cambiamento anche per la famiglia, coinvolta in un trasferimento in Sardegna motivato proprio dalla pratica sportiva. Adesso vivono entrambi in Liguria, impegnati in una nuova avventura che li mette letteralmente in campo in prima persona: hanno ruoli importanti – da protagonisti – nel dare vita a una nuova storia appena cominciata, quella dell’associazione Bic (Basket in carrozzina) di Genova. L’esperienza Bic nasce dalla volontà di atleti infortunati Inail come Marco, Toni e altri, insieme a invalidi civili, di voler dare piena autonomia a uno sport che da circa 20 anni viene praticato in Liguria con regolarità. Grazie alla nuova convenzione nazionale stipulata fra Comitato italiano paralimpico (Cip) e Inail, cui ha fatto seguito la convenzione regionale, con le realtà sportive del territorio si possono realizzare collaborazioni per progetti di reinserimento sportivo dell’Istituto. Nel settembre scorso la Direzione regionale Inail Liguria, il Cip regionale e l’associazione Bic hanno sottoscritto congiuntamente un documento che ribadisce gli impegni reciproci per promuovere il basket in carrozzina in Liguria, partendo proprio dai bisogni e dalle aspirazioni degli infortunati, sia come sportivi professionisti che nella fase di avviamento allo sport a seguito dell’infortunio. Un elemento di vera integrazione che caratterizza questo sport – spiega Toni – è il fatto che «il regolamento prevede la possibilità per chiunque di giocare a basket in carrozzina. Anche chi non utilizza abitualmente questo ausilio e non ha limitazioni fisiche può scendere in campo, se munito di sedia a ruote». È sufficiente che la squadra, nell’insieme, mantenga un punteggio minimo legato alle capacità effettive dei giocatori in tutte le fasi della partita. «Un’altra esperienza importante che stiamo vivendo – racconta Marco – è quella legata alla sfera educativa e didattica nelle scuole. L’approccio con un istruttore di minibasket in carrozzina è stato per i ragazzi più semplice di quello che ci aspettavamo: sono capaci di comprendere che un limite fisico non pregiudica la capacità di insegnare il basket ad alto livello anche a loro. E questo fa del nostro sport un reale strumento educativo in tema di disabilità». Il 25 ottobre ha preso il via il campionato di basket in carrozzina della Serie A italiana, che vede impegnati per la prima volta tra i protagonisti i membri del Bic Genova. Affronteranno anche una squadra dal percorso simile, la Inail Crazy Ghosts di Battipaglia e, in quel caso, il tifo sugli spalti sarà tutto per l’Istituto. * Assistente sociale della Direzione regionale Liguria SuperAbile INAIL 36 Novembre 2014 RUBRICHE Lavoro Giorgia Di Cristofaro Legge 104. Come funziona il frazionamento La normativa prescrive tre giorni di permesso, eventualmente frazionabili in ore. Ma esistono regimi diversi per l’impiego pubblico e per il settore privato. E non tutti i contratti la prevedono I tre giorni di permesso retribuito, previsti dalla legge 104 e fruibili sia dal lavoratore disabile per se stesso che dal familiare che presta assistenza, sono frazionabili in ore. Esistono due differenti regimi che regolamentano la frazionabilità. Mentre l’Inps la prevede espressamente nelle sue circolari, nel pubblico impiego si rimanda alle previsioni dei contratti collettivi di categoria che, qualora la contemplino, devono anche regolamentarla. La frazionabilità, però, non è prevista per legge e quindi non è valevole per tutti i lavoratori. Cosa succede nelle aziende private? Inizialmente l’Inps consentiva di suddividere i tre giorni di permesso mensile esclusivamente in sei mezze giornate, prendendo a riferimento per il calcolo della mezza giornata l’orario di lavoro giornaliero di fatto osservato (Circolare Inps n. 211/1996). In seguito a indicazioni ministeriali ha previsto la possibilità di frazionare in ore i tre giorni di permesso nel limite di 18 ore (messaggio Inps n. 15995/2007). Con il successivo messaggio n. 16866 del 28 giugno 2007, l’Istituto affronta nuovamente la questione fornendo ulteriori istruzioni per il calcolo del numero massimo di ore fruibili nel mese. A tale proposito ribadisce che il limite orario mensile opera solo se i permessi vengono utilizzati, anche solo parzialmente, frazionandoli in ore e non in giornate intere. Il massimale di 18 ore si applica solo ai lavoratori con orario di lavoro di 36 ore settimanali articolato in sei giorni lavorativi. Per quantificare il numero massimo di ore mensili di permesso, l’Inps indica un algoritmo di calcolo da applicare alla generalità dei lavoratori con orario determinato su base settimanale: l’orario di lavoro settimanale diviso per il numero dei giorni lavorativi e moltiplicato per tre è uguale al totale ore mensili fruibili. Per esempio, un lavoratore con orario settimanale pari a 40 ore su cinque giorni potrà beneficiare di 24 ore di permesso: 40 diviso cinque per tre è pari a 24. Per i lavoratori con orario normale di lavoro, determinato dai Ccnl su base plurisettimanale, l’algoritmo da applicare è il seguente: orario normale di lavoro settimanale diviso per il numero medio dei giorni lavorativi settimanali e moltiplicato per tre è pari alle ore mensili fruibili. SuperAbile INAIL 37 Novembre 2014 Diversamente, nella Pubblica amministrazione la frazionabilità dei tre giorni di permesso nel limite di 18 ore mensili è prevista dalla Circolare Inpdap n. 34 del 10 luglio 2000, che al punto 4.2 afferma: «I medesimi soggetti hanno diritto, in luogo dei tre giorni di permesso in esame, al corrispondente frazionamento orario nei limiti delle 18 ore mensili. La fruizione parziale dei giorni di permesso, o delle ore previste in alternativa, non dà diritto al godimento del residuo nel mese successivo». La circolare del Dipartimento Funzione pubblica n. 13/2010 rinvia alla circolare del Dipartimento Funzione pubblica n. 8/2008 paragrafi 2.2 e 2.3, dove si ribadisce che il limite delle 18 ore mensili è da applicarsi solo nel caso in cui i permessi si utilizzano in modo frazionato e che questa possibilità sia prevista dal contratto di lavoro. Considerato che i tre giorni di permesso sono accordati direttamente dalla legge senza indicazione di un monte ore massimo, la limitazione a 18 ore contenuta nei Ccnl vale solo nel caso di fruizione frazionata. Le ore di permesso frazionate possono essere ripartite nelle giornate lavorative secondo le esigenze, cioè con articolazione diversa rispetto a quella delle due ore giornaliere (secondo le previsioni dei Ccnl che stabiliscono la frazionabilità a ore dei permessi di tre giorni). Nella circolare si chiarisce inoltre che la possibilità di frazionare i tre giorni di permesso non incide sulla possibilità, alternativa per il dipendente con disabilità grave, di fruire delle due ore di permesso al giorno per ciascun giorno di lavoro effettuato che – come già precisato – sono accordate direttamente dalla legge e quindi restano salve. RUBRICHE Mobilità Francesca Tulli Guida e parcheggi: cosa cambia Dalle patenti speciali ai parcheggi riservati: arriva la semplificazione normativa. Grazie a un decreto convertito in legge lo scorso agosto R ilascio e rinnovo delle patenti speciali e parcheggi riservati: sono queste le principali novità introdotte dal decreto legge n. 90 del 24 giugno scorso. Convertito in legge (n. 114) l’11 agosto – “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2014 n. 90, recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari” (Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2014 - Supplemento ordinario n. 70) –, il testo introduce all’art. 25 il tema della mobilità e della conseguente “Semplificazione per i soggetti con invalidità”. Vediamo nel dettaglio le novità. Patente e guida. Nelle Commissioni mediche locali (Cml) per le patenti è previsto che sia presente, a titolo gratuito, un «rappresentante dell’associazione di persone con invalidità individuata dal soggetto sottoposto ad accertamento sanitario». Tale disposizione rispecchia il principio del “nulla su di noi senza di noi”, ispiratore della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e introduce il concetto della titolarità delle associazioni di categoria. InolSuperAbile INAIL 38 Novembre 2014 tre, nei casi in cui la Cml certifichi situazioni di mutilazione o minorazione fisica stabilizzate e non suscettibili di aggravamento, né di modifica delle prescrizioni o delle limitazioni in atto, i successivi rinnovi di validità della patente di guida posseduta potranno essere effettuati rivolgendosi a un medico autorizzato (per esempio agenzia pratiche, Asl, ecc.), senza passare nuovamente per la Cml. Tale comma rappresenta un dettaglio importante per le persone con disabilità in possesso di patenti speciali e con patologie stabilizzate, che finalmente potranno seguire l’iter comune di rinnovo. Infine, come accade per tutti gli altri patentati, i rinnovi hanno le stesse scadenze temporali (tre, cinque, dieci anni, a seconda del tipo di patente e dell’età del conducente). Parcheggi riservati. Attraverso la modifica dell’articolo 381 del Regolamento del Codice della strada, si impone ai Comuni l’obbligo di “stabilire” – nelle aree destinate alla sosta a pagamento date in concessione – un numero di stalli destinati ai possessori di contrassegno disabili europeo superiore al limite minimo previsto dalla normativa vigente (un posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili). Questa disposizione, in precedenza facoltativa, interviene in maniera impositiva, obbligando gli enti gestori ad adeguare gli spazi comunali avuti in concessione tenendo in considerazione i diritti dei cittadini con disabilità. Al contempo, lo stesso comma pone solo come facoltà per i Comuni, e non come obbligo, di prevedere la gratuità della sosta per le persone con disabilità nei parcheggi a pagamento qualora risultino già occupati o indisponibili i posti loro riservati. l’ESPERTO RISPONDE a cura del Consorzio sociale Coin Agevolazioni fiscali Sono divenuto disabile a causa di infortunio sul lavoro. Sono entrato a far parte di un’associazione che tutela i diritti delle persone con disabilità nella mia città (Bologna) e ho saputo che a nostro favore esistono agevolazioni. Come posso orientarmi? Dove trovare ulteriori informazioni? Occhiello vero, la normativa tributaria ha sempre sopperito con diverse agevolazioni fiscali alle difficoltà in cui versano le persone con disabilità. Anche per l’anno in scorso, infatti, l’Agenzia delle entrate ha previsto una serie di aiuti, indicandone i beneficiari, relativamente alle agevolazioni fiscali. La guida, pubblicata sul sito dell’Agenzia delle entrate (Agenziaentrate. È gov.it), è aggiornata a maggio 2014 e resta un importante strumento di orientamento. In particolare, sono spiegate le regole e le modalità da seguire per richiedere le agevolazioni indicate: detrazioni Irpef, acquisto veicoli auto, ausili e sussidi tecnicoinformatici, abbattimento delle barriere architettoniche, spese sanitarie e assistenza personale. Barriere Sono una geometra. Una mia cliente, proprietaria di un fabbricato con circostante parco, vorrebbe affittarlo occasionalmente per servizi di catering. C’è qualche obbligo particolare da rispettare per il superamento delle barriere architettoniche? P Occhiello er tale struttura vanno considerati i requisiti previsti dalla Legge n. 13/89 e dal Dm 236/89, quindi le prescrizioni della Legge n. 104/92. Va valutato l’anno di costruzione dell’immobile per approfondire alcuni aspetti interpretativi ma, in gene- SuperAbile INAIL rale, possiamo dire che tali spazi devono essere “visitabili” ai sensi del Dm 236/89, quindi essere dotati di un servizio igienico accessibile e di una zona accessibile riservata al pubblico; inoltre, devono essere accessibili gli spazi di relazione. 39 Novembre 2014 pinzillacchere Bulimie tecnologiche amici a quattro zampe Quando i cani favoriscono l’apprendimento e la lettura M aledetta tecnologia, ora mi tocca andare da qualche parte. Mi torna alla memoria questa splendida battuta di Altan a corredo di una vignetta realizzata per Dm, il periodico della Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm). Si vedeva una persona seduta su una carrozzina elettronica complicatissima. Ironia fulminante e destinata a durare nel tempo. Oggi l’Onu ha deciso che il tema della Giornata internazionale delle persone con disabilità sarà dedicato proprio alla promozione delle tecnologie per favorire l’inclusione sociale e lavorativa. Ho paura che ne sentiremo e vedremo di tutti i colori. Sono d’accordo, ci mancherebbe. Vivo di tecnologia anche in questo momento. Ma sforzatevi di collezionare le frasi fatte, i luoghi comuni, la retorica che accompagneranno i servizi televisivi e gli articoli che faranno (forse) da corredo comunicativo attorno al 3 dicembre. Vedremo sordi che parlano, ciechi che vedono, paraplegici che camminano. Ma già ci sono da tempo! Ottima obiezione. E allora perché ogni volta c’è questa caccia alla scoperta sensazionale? Perché in realtà quello che farà notizia saranno i marchingegni, i prodotti, sulla spinta degli uffici stampa delle aziende che giustamente fanno il loro lavoro. Ma le persone con disabilità resteranno sullo sfondo. Ben sapendo che la vita vera è un mix di tante cose: tecnologie, amicizie, relazioni umane, sogni. Perché non parliamo d’amore? P ronunciare ad alta voce le frasi di un libro a un cane, un asino, un coniglio. Per un bambino con disabilità può essere questo il modo giusto per superare l’ansia, la paura del giudizio dell’insegnante e dei compagni. Il gioco è semplice: si va in biblioteca, si fa conoscenza con l’animale che ascolterà la storia, si sceglie il volume, ci si mette comodamente seduti su un tappeto e la “magia” inizia. Il cane, con la sua calma e la sua compagnia discreta, crea intorno all’alunno l’ambiente emotivo ottimale per appassionarsi alla lettura senza percepire alcun senso di sfida, perché il cane – ovviamente – non sa leggere. Il traguardo è raggiungere i 20 minuti di lettura; in seguito, se il bambino si sente coinvolto, andrà di sua spontanea volontà in biblioteca per sapere come va a finire la storia. Il progetto, nato negli Stati Uniti, si chiama Read (Reading education assistance dog). Introdotto in Italia, ha dato già buoni risultati. Per infomazioni, http:// readitalia.weebly.com. [Alessandra Brandoni] che impresa Futura I l progetto “99 domande”, scatolina di cartone con all’interno 99 schede, è la novità: una sorta di gioco con quesiti e risposte dedicate ad approfondire la indirizzo: Via Pescopagano 6 conoscenza di un tema, 33078 San Vito al Tagliamento una città, un’azienda. (Pordenone) «Mette insieme alcune tel.: 0434/875940 e-mail: [email protected] delle anime creative della cooperativa sito web: Futuracoopsociale.it tipo: società cooperativa sociale sociale», dice il vicepresidente di Futura onlus Manuele Boraso. anno di nascita: 1989 Il pezzo forte invece fatturato: 930.500 euro (2013) è il negozio online soci: 62, di cui 11 disabili Emporiofutura.it, che lavoratori: 45, di cui 11 disabili vende bomboniere, tipologia di contratti: Ccnl coop. partecipazioni di sociali nozze e oggettistica stipendio medio: 1.000 euro SuperAbile INAIL 40 Novembre 2014 in ceramica realizzata dai dipendenti della coop. Ma Futura «si occupa anche di grafica e stampa di materiale promozionale e fotografico, di confezionamento e di assemblaggio per conto terzi di semilavorati meccanici ed elettromeccanici», spiega il vicepresidente. Inoltre sviluppa siti web e offre servizi di guardiania e custodia in occasione di eventi, manifestazioni o mostre. Futura nasce 25 anni fa per iniziativa dell’associazione La nostra famiglia di San dolce vita Ecco le bacchette per non rinunciare alla tradizione stampa 3D Le protesi di plastica che trasformano i bambini in supereroi S ushi, riso e ramen senza barriere. Dal Giappone arrivano le prime bacchette create per le persone con problemi alle mani. Ci ha pensato Katsuyuki Miyabi, un artigiano di Fukui che ha deciso di realizzare bastoncini a misura di persone disabili. Come? Ideando una sorta di molla che richiede poca forza e destrezza, operando come una tenaglia: le bacchette vanno strette per afferrare il cibo, ma una volta che la pressione viene rilasciata tornano ad aprirsi. I bastoncini, poi, sono tutti personalizzati: ogni set realizzato da Miyabi, infatti, soddisfa le specifiche esigenze del cliente, adattandosi al tipo di disabilità. [M.T.] Vito al Tagliamento (Pordenone), che decide di fondare una cooperativa in grado di creare opportunità lavorative per le persone disabili. Nel 1998 inaugura il centro diurno “Punto Zero”, diventando così una cooperativa mista che offre anche servizi alla persona. Nel 2009, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, viene costruita la nuova sede: una struttura di 2.500 metri quadrati con pannelli fotovoltaici e impianto geotermico per garantire l’autonomia energetica. «Oltre agli assunti – conclude Boraso –, Futura accoglie anche 21 persone svantaggiate in borsa lavoro». [M.T.] A sinistra, in alto, mano luminosa e – sotto – protesi con artigli (foto: Enablingthefuture. org). Qui sopra, Rayven Kahae; la foto è tratta da Khon2.com, notiziario hawaiano che per primo ha raccontato la sua storia L a Wolverine edition, con gli artigli che escono dalle nocche proprio come uno dei protagonisti degli X-Men, è una delle trovate più divertenti fatte negli ultimi tempi da uno dei volontari di E-Nable, una community di appassionati che utilizzano la stampa 3D per realizzare protesi di plastica per bambini (vedi SuperAbile Magazine di luglio). L’invenzione viene dagli Stati Uniti e a concretizzarla è stato Aaron Brown, che ha già in mente altre protesi ispirate a Batman o Capitan America. Così che i più SuperAbile INAIL 41 Novembre 2014 piccoli possano trasformarsi nei loro supereroi preferiti anche senza avere una mano. Come Rayven Kahae – tre anni, hawaiano – e la sua protesi da Iron Man, oppure come il brasiliano Kelvin e la sua nuova mano dai colori di Ben 10 realizzata da Marcelo Botelho. Altra realizzazione originale? La protesi che si illumina, costruita da Debbie Leung. Il network non fa altro che innovare l’originale Robohand, condividendo idee e open source. Per saperne di più: Enablingthefuture. org e pagina Facebook “E-Nable organization”. [M.T.] pinzillacchere frontiere hi-tech Al Maker Faire di Roma organi artificiali e altri ausili. In nome dell’innovazione digitale C uori, trachee, orecchi bionici e un braccio azionato col pensiero stampati in 3D. Ma anche una sedia a ruote open source e alcuni ausili per l’autismo. Sono le invenzioni al servizio della disabilità passate per l’Innovation Week di Roma, la settimana dedicata all’innovazione digitale, culminata con Maker Faire, la fiera dedicata dell’artigianato tecnologico che ha messo in mostra il meglio di sé. Come la trachea in policaprolattone (un composto biocompatibile) stampata in 3D e impiantata su una neonata con un’ostruzione ai bronchi da Glenn Green, professore di otorinolaringoiatria infantile all’Università del Michigan. Oppure come il prototipo 3D del cuore di un bambino di 14 mesi nato con un difetto cardiaco che è servito a Erle Austin, chirurgo dell’Università di Louisville, per pianificare l’operazione. Interessante anche l’orecchio bionico di Michael McAlpine, assistente di ingegneria alla Princeton University, che ha applicato la stampa 3D all’elettronica e alla generazione dei tessuti umani. Accanto, Too Wheels; sotto, a sinistra Snip e a destra la trachea in 3D. In basso a sinistra, prototipo di orecchio bionico; a destra, il cuscino +Me Made in Italy, invece, la Robohand realizzata dal Fab Lab di Genova e The brain arm, prototipo di un braccio azionato dagli impulsi celebrali attraverso un caschetto wireless, ideato da Stefano Ceroni, studente dell’Itis “Pascale” di Cesena. Ma arriviamo agli ausili. Pensata per il basket da Fabrizio Alessio del Fab Lab di Torino, Too Wheels è una sedia a ruote che si può auto-costruire e abbatte i costi di produzione (circa 300 euro) grazie a materiali come compensato e alluminio. Per agevolare invece la comunicazione con le persone autistiche durante i pasti c’è Snip (Special needs interactive placemat), tovaglietta interattiva sviluppata dall’educatrice trentina Maddalena Sommadossi. Per i bambini con autismo, infine, la designer turca Beste Ozcan sta sperimentando, con l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, +Me, un cuscino per comunicare gli stati d’animo attraverso sensori che cambiano colore a seconda del tocco e del battito cardiaco. [Loredana Menghi] SuperAbile INAIL 42 Novembre 2014