AARON PIETRO
ABATE DI TIVOLI
ABATI ANTONIO
ABBAGNO NICOLA
ABBATI MARESCÒTTI PAOLO
ABBELLI CESARE
ABBRACCIAVACCA MEO
ABBRESCIA FRANCESCO SAVERIO
AGANOOR POMPILJ VITTORIA
AGAZZARI FILIPPO
AGELLI ANTONIO
AGENO BRAMBILLA FRANCA
AGNOLETTI FERNANDO
ALATRI PAOLO
ALAMANNI ANTONIO
ALAMANNI LUIGI
ABRIANI PAOLO
ACCAME GIANO
ACCAME VINCENZO
ACCAROMBONI VITTORIA
ACCETTO TORQUATO
ACCIAIUOLI FILIPPO
ACCIAIUOLI ZANOBI
ACCIANO GUIDO
ACCIARINI TIDEO
ACCIO o ATTIO LUCIO
ACCOLTI BENEDETTO
ACCOLTI BERNARDO, detto l’Unico Aretino
ACCOLTI FRANCESCO, detto l’Aretino
ACCROCCA ELIO FILIPPO
ACERBI GIUSEPPE
ACHILLINI CLAUDIO
ACHILLINI GIAN FILOTEO
ADAMI ANTON FILIPPO
ADAMI GIUSEPPE
ADDAMO SEBASTIANO
ADEMOLLO ALESSANDRO
ALBERI EUGENIO
ALBERICO DA MONTECASSINO
ALBERTARIO DAVIDE
ALBERTI FRANCESCO D’ALTOBIANCO
ALBERTI LEON BATTISTA
ALBERTAZZI ADOLFO
ALBERTI ANTONIO
ALBERTI ARNALDO
ALBERTI GUGLIELMO
ALBERTI FRANCESCO DI VILLANOVA
ALBERTINI ALBERTO
ALBERTINI LUIGI
ALBICANTE GIOVANNI ALBERTO
ALBINI GIUSEPPE
ALCIATO ANDREA
ALEARDI ALEARDO
ALEMANNI NICCOLÒ
ALERAMO SIBILLA, pseudonimo di Rina Faccio
ALESSANDRINI FEDERICO
ALESSI RINO
ALFANI GIANNI
ADIMARI ALESSANDRO
ADIMARI LUDOVICO
ADRIANI MARCELLO il Giovane
ADRIANI MARCELLO VIRGILIO detto Dioscoride
AFELTRA GAETANO
ALFIERI VITTORIO
ALGAROTTI FRANCESCO
ALGRANATI CESARE
ALIANELLO CARLO
ALICATA MARIO
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
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CONTEMPORANEI
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ALIGHIERI IACOPO
ALIGHIERI PIETRO
ALIONE GIAN GIORGIO
ALLAMANNI ANTONIO
ALLASON BARBARA
ALLEGRI ALESSANDRO
ALLODOLI ETTORE
ALMANSI GUIDO
ALTOMARE LIBERO, pseud. di Remo Mannoni
ALTOMONTE ANTONIO
ALVARO CORRADO
AMALTEO GIOVANNI BATTISTA
AMALTEO GIROLAMO
AMBROGI ANTON MARIA
AMBROSINI LUIGI
AMBROSINI RICCARDO
AMBROSOLI FRANCESCO
AMENTA NICCOLÒ
AMICUCCI ERMANNO
AMMIRÀ VINCENZO
AMMIRATO SCIPIONE
AMORETTI GIOVANNI VITTORIO
ANCESCHI LUCIANO
ANCINA GIOVENALE
ANDREA DA BARBERINO, sopr. di A. Mengabotti
ANDREOTTI GIULIO
ANDRONICO LIVIO
ANELLI ANGELO
ANGELI DIEGO
ANGELINI CESARE
ANGELONI FRANCESCO
ANGELONI LUIGI
ANGIOLETTI GIOVANNI BATTISTA
ANGIOLIERI CECCO
ANIANTE ANTONIO, pseud. di Antonio Rapisarda
ANILE ANTONIO
ANSALDO GIOVANNI
ANSELMI LUCIANO
ANTINORI BASTIANO
ANTONELLI SERGIO
ANTONIANO SILVIO
ANTONICELLI FRANCO
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ANTONIO DA FERRARA, detto Antonio Beccari
ANTONIO DA TEMPO
APOLLONIO MARIO
APOSTOLI FRANCESCO
APPELIUS MARIO
APPIO CLAUDIO CIECO
ARCANGELI FRANCESCO
ARCANGELI GAETANO
ARCARI PAOLA MARIA
ARCARI PAOLO
ARETINO PIETRO
ARGAN GIULIO CARLO
ARICI CESARE
ARIOSTO GABRIELE
ARIOSTO LUDOVICO
ARIOSTO ORAZIO
ARLIA COSTANTINO
ARPINO GIOVANNI
ARRIGHETTI NICCOLÒ
ARRIGHI CLETTO, pseudonimo di Carlo Righetti
ARRIGHI LANDINI ORAZIO
ARRIGO DA SETTIMELLO
ARTALE GIUSEPPE
ARTIERI GIOVANNI
ARTUSI GIOVANNI MARIA
ARTUSI PELLEGRINO
ASCOLI GRAZIADIO ISAIA
ASINIO POLLIONE CAIO
ASMUNDO BARTOLOMEO
ASSARINO LUCA
ASTALDI MARIA LUISA
ASTORE FRANCESCO ANTONIO
ATANAGI DIONIGI
ATTARDI UGO
AUDISIO GUGLIELMO
AUGURELLI AURELIO GIOVANNI
AURIGEMMA SALVATORE
AVALLE D’ARCO SILVIO
AVANZINI BALDASSARRE
AZEGLIO CESARE TAPARELLI
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D’
AZZONE (o AZZO) DEI PORCI
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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A
ABATE DI TIVOLI (vissuto nel XIII secolo) - Rimatore italiano, di
lui ci restano solo tre sonetti di una tenzone con Giacomo da Lentini
sulla natura d’amore. Forse furono composti nel 1241, anno in cui è
documentata la presenza in Tivoli di Federico II. È incerta la sua identificazione con un Gualtiero laicus de urbe romano.
ABATI ANTONIO (Gubbio 1598 circa-Senigallia 1667) - Fu a Roma
(1631), a Viterbo tra il 1634 e il 1638, a Milano (1638-40). Dal 1641 al
1644 fu a Vienna al servizio dell’arciduca Leopoldo d’Austria; viaggiò nei
Paesi Bassi e in Francia. Grazie alla protezione del cardinale Chigi, fu
governatore di Grotte di Castro, Recanati e Frascati, che erano città pontificie. Compose i «Ragguagli di Parnaso contra i poetastri e partigiani
delle nazioni» (Roma 1631 e Milano 1638), e le «Frascherie, fasci tre»
(Venezia 1651), satire del costume e delle tendenze letterarie del tempo;
certamente questi scritti esercitarono una qualche influenza su quelle di
Salvator Rosa, suo amico personale. Fu, caso raro tra i satirici, ammiratore e imitatore del Marino, come appare dalle «Poesie postume» (Bologna 1671). Ingegnoso e bizzarro, talora arguto e pungente, occupa, nella
storia della satira secentesca, un posto non irrilevante.
ABBATI MARESCÒTTI PAOLO (Modena, 1812-1879) - Tragico
classicista, scrisse: «Clarice Visconti», «Pirro», «Childeberto», «Galeazzo
Sforza» (raccolte nel 1840), «Ermenegildo» (1842), «La vergine greca»
(1850).
ABBELLI CESARE (Bologna, 1604-1683) - Oltre alle poesie pubblicò un poema, intermezzi per musica e una tragedia.
ABBRACCIAVACCA MEO (Pistoia, seconda metà del XIII sec.) Appartiene al gruppo di rimatori cortesi toscani precedenti lo «Stil novo»
di cui Guittone fu il caposcuola. Corrispondente poetico di Guittone e di
altri in molte tenzoni in sonetti, è autore anche di canzoni e di brevi
lettere in prosa.
ABBRESCIA FRANCESCO SA-VERIO
(Bari, 1813-1852) - Insegnò lettere presso il
liceo della città. All'età di 30 anni divenne
canonico della basilica di San Nicola e si distinse come oratore sacro. Cultore del dialetto barese, scrisse composizioni di carattere
politico e versi di carattere sacro per lo più
dedicate a san Nicola. Partecipò ai moti del
1848 inneggianti alla Costituzione concessa in
quell'anno da re Ferdinando II di Borbone. Per i
suoi sentimenti apertamente liberali fu accusato
di avere celebrato il 10 febbraio del 1849, una messa per ricordare l'anniversario della concessione. Per questo motivo fu celebrato un processo penale a
suo carico che si concluse con l'indulto. Si spense a Bari all'età di appena 39
anni, ammalato nel corpo e prostrato nello spirito per le traversie subite.
ABRIANI PAOLO (Vicenza 1607-Venezia 1699) - Fu predicatore dell’ordine carmelitano e prese il nome di Francesco. Fu un poeta marinista.
Si esercitò nella predicazione e, nel 1638, divenne Maestro; ebbe la reggenza di Cremolino, diocesi di Acqui e poi quella di Genova, Verona,
Padova e Vicenza. Dopo il 1654 uscì dal suo ordine e, come prete, riprese il nome di Paolo. Le sue poesie furono pubblicate a Venezia nel 1663.
Tradusse l´Ode e l´Ars poetica di Quinto Orazio Flacco, stampata dal
Valvasense nel 1687 a Venezia e le Pharsalia di Marco Anneo Lucano.
Lasciò due libretti di lettere, il Vaglio e un'aggiunta di mille e più voci al
Memoriale della lingua di Jacopo Pergamini da Fossombrone ed altre
opere.
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ACCAME GIANO (Stoccarda
1928-Roma 2009) - Giornalista e
scrittore divenne dirigente dell’MSI uscendone dopo la presa di
posizione del partito contro la contestazione giovanile. Nel corso della sua carriera fu redattore de «Il
Borghese», «Il Fiorino», «L’Italia
settimanale» e collaboratore di numerose riviste. Fu ricercatore per
gli «Annali dell’economia italiana» (IPSOA) di Epicarmo Corbino e
Gaetano Rasi. Tra il 1988 e il 1991 ricoprì l’incarico di direttore del
«Secolo d’Italia» e collaborò con diversi quotidiani come «Il Tempo»,
«Lo Specchio», «Vita». Fra le sue pubblicazioni si ricordano: «Socialismo tricolore» (Editoriale Nuova, Milano1983), «Il fascismo immenso e
rosso» (Edizioni Settimo Sigillo, Roma1990), «Ezra Pound economista.
Contro l’usura» (Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1995), «La destra sociale» (Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1996), «Il potere del denaro svuota
le democrazie» (Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1998), «Una storia del-
AARON PIETRO (Firenze 1480
circa-Venezia 1545) - È stato teorico musicale italiano, maestro di
cappella del duomo di Imola, e
in seguito canonico a Rimini,
Bergamo, Padova e Venezia. Ha
lasciato scritti numerosi trattati
(Libri tres de Institutione Harmonica, Thoscanello de la musica,
Trattato de la natura et cognitione
di tutti li tuoni di canto figurato)
importanti per le innovazioni teoriche. Nel 1547 fu pubblicato postumo a Milano il suo «Compendiolo di multi
dubbi, segreti et sentenze intorno al Canto Fermo, et Figurato». Nel Codice Vaticano Latino 5318 è contenuta
una raccolta di lettere sue e a lui indirizzate.
ABBAGNANO NICOLA
(Salerno 1901-Milano
1990) - Professore di storia
della filosofia all’Università di Torino (1939-1976).
Definì la sua filosofia come
«esistenzialismo positivo»
contrapponendolo alle altre forme di esistenzialismo contemporaneo, le
quali, sostenendo l’equivalenza assoluta di tutte le possibilità umane, finiscono col negare la stessa problematicità dell’esistenza e la possibilità di una scelta effettiva. Le sue opere principali sono: «Il principio di metafisica» (1936), «La struttura dell’esistenza» (1939); «Introduzione all’esistenzialismo» (1942); «Filosofia religione
scienza» (1947); «Esistenzialismo positivo» (1948); «Possibilità e libertà» (1957); «Problemi di sociologia» (1959);
«Dizionario di filosofia» (1960); «Per o contro l’uomo»
(1968); «Esistenzialismo critico» (1969); «Fra il tutto e il
nulla» (1973); «Questa pazza filosofia, ovvero l’io prigioniero» (1979); «L’uomo progetto duemila» (1980); «La
saggezza della vita» (1985); «La saggezza della filosofia»
(1987); «Ricordi di un filosofo» (1990). Tra le opere di
storiografia filosofica: «Guglielmo di Ockham» (1931);
«Storia della filosofia» (3 voll., 1950).
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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la Repubblica. Dalla fine della monarchia a oggi» (Rizzoli, Milano 2000),
«Dove va la destra? - Dove va la sinistra?» (Edizioni Settimo Sigillo,
Roma 2004), «I figli del sole e la cultura del dopoguerra» (Controcorrente,
Napoli, 2008).
ACCAME VINCENZO (Loano 1932-Milano 1999) - Poeta visivo,
ha partecipato nel 1952 alla fondazione della rivista «Malebolge»; nel
1960 si è dedicato alla ricerca poetico-visuale. Nel 1972 ha preso parte
alla Biennale di Venezia. È autore del volume «Poesia visiva», storia
della poesia visiva e delle forme espressive a essa assimilabili dalle origini a oggi, di «Il segno poetico» (1981), «Alfred Jarry» (1994), «La
pratica del falso» (1995) e «Pittura come scrittura» (1998).
ACCETTO TORQUATO (Napoli, prima metà del XVII sec.) - Autore di rime e del trattato «Della dissimulazione onesta» (1641), ispirato a
una seria esigenza etica, la sua opera è stata dimenticata per quasi tre
secoli e solo recentemente è stata riscoperta. Un fratello minore di nome
Rodrigo, dedicatosi fin da giovane agli studi di poesia e di filosofia, fu
costretto poi dalle necessità economiche a una occupazione di segretaria
presso un un ufficio di lavoro non ben precisato. Fece parte del circolo
che si riuniva intorno al marchese di Villa, G. B. Manso, fondatore dell'Accademia degli Oziosi (1611). Le sue rime furono pubblicate a Napoli (1621, 1626, 1638), e altri suoi versi furono editi in fine alle Poesie
Nomiche del Manso (Venezia 1635). Nel 1641 pubblicò il «Trattato della Dissimulazione Onesta» che fu ristampato da B. Croce nel 1928.
ACCIAIUOLI ZANOBI (Firenze 1461-Roma 1519) - Bibliotecario,
educato alla corte dei Medici, dopo vicissitudini politiche divenne seguace del Savonarola facendosi domenicano nel 1495. I suoi studi di
erudizione gli valsero nel 1513 a Roma la cattedra di lettere umanistiche
alla Sapienza. Nel 1518 divenne prefetto della Biblioteca vaticana, di
cui diede un nuovo inventario.
ACCIANO GUIDO (Bagnoli Irpino 1651-Napoli 1681) - Esordì come
marinista, ma fu poi seguace degli antimarinisti ed antiaristotelici Carlo
Buragna e Lionardo di Capua. Scrisse versi in dialetto napoletano, ma
sono soprattutto da ricordare undici suoi capitoli berneschi, ricchi di
notizie sulla vita del tempo.
ACCIARINI TIDEO (Sant’Elpidio [AP], 1430-1490) - Umanista italiano, dal 1469 al 1480 insegnò in Dalmazia: a Spalato, Zara, Ragusa.
Tornato in Italia insegnò a Cosenza e poi forse nelle Marche. Compose
versi latini e il trattato «De animorum medicamentis» dedicato ai sovrani
di Spagna.
ACCIO o ATTIO LUCIO (Pesaro, 170 a.C.-84 circa a.C.) - Figlio di
un liberto, dotato di grande talento e oltremodo orgoglioso della sua
arte, scrisse numerose e originali opere di erudizione e di filologia, ma
acquistò fama, che fu vasta presso gli antichi, essenzialmente con la sua
attività di drammaturgo. Compose moltissime tragedie, di cui la maggior
parte di argomento greco («coturnatae»), come l’«Achilles», l’«Armorum
iudicium», la «Medea» liberamente imitando i suoi modelli, e in particolare Euripide, e due di soggetto romano (praetextae), il «Brutus» e il
«Decius» o «Aeneadae» che costituirono un importante tentativo di dramma nazionale. Della sua copiosa produzione rimangono quarantacinque
titoli e circa settecento versi, che confermano le qualità a lui attribuite
dagli antichi: ricerca dell’orripilante, senso del grandioso, entusiasmo
patriottico e fastosità di espressione.
ACCOLTI BENEDETTO (Arezzo 1415-Firenze 1466) - Letterato e
giurista, lettore di Diritto a Firenze, insegnò diritto civile e canonico a
Volterra (1435) e Firenze, ove partecipò al coronario (1441) e succedette
(1458) a Poggio Bracciolini. Fu cancelliere della Repubblica dal 1458,
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
rimatore in volgare ed elegante umanista. Si ricordano il dialogo «De
praestantia virorum sui aevi», vigorosa esaltazione delle virtù dei contemporanei, e la storia in quattro libri delle crociate (De bello a Christianis
contra Barbaros gesto), opera di buon valore letterario contro gli esaltatori
dell'antichità. Scrisse tra l’altro mediocri poesie in volgare.
ACCOLTI FRANCESCO, detto l’Aretino (Arezzo 1416-Siena 1488)
- Giureconsulto e letterato italiano, fratello di Benedetto. Segretario di
Francesco Sforza, duca di Milano, lettore di diritto a Ferrara, Siena e
Pisa, autore di una celebre raccolta di «Consilia» e di un commento alle
«Decretali»; compose anche rime amorose e moraleggianti.
ACCIAIUOLI FILIPPO (Roma,
1637-1700) - Poeta e musicista,
creatore di un celebre teatro di
burattini (1680 circa) per il quale
scrisse vari testi drammatici. Il
suo teatro di Capranica si distinse per le singolari trovate e le
macchine teatrali ingegnose.
Compose anche libretti d’opera,
alcuni dei quali da lui stesso musicati («Damira placata», scritto
con Aurelio Aureli nel 1680, «Il Girello, una commedia
burlesca pubblicata a Modena nel 1675 e ristampata a
Venezia nel 1682, «L'empio punito », dramma musicato
da Alessandro Melani e pubblicato a Roma nel 1669). Fu
cavaliere gerosolimitano dal 1657 al 1667 e viaggiò molto per l'Europa, l'Asia, l'Africa e forse anche l'America.
Frequentò il salotto dell'Arcadia di Cristina di Svezia.
ACCOLTI BERNARDO (detto l’Unico Aretino) (Arezzo
1458-Roma 1535) - Figlio di Benedetto “il Vecchio”, patrizio
di Arezzo, e di Laura di Carlo
Federighi, e fratello del cardinale Pietro Accolti. A Firenze
passò la prima giovinezza e nel
1489 si trasferì a Roma dove
scrisse un carme latino attribuito a un «Bernardus Maria
Aretinus». Fu esiliato due volte da Firenze per motivi non ben precisati. Viaggiò in
lungo e in largo per le corti della penisola italiana, dove
ebbe successo per i suoi componimenti poetici e per il
suo spirito intraprendente. Del 1494 è la commedia in
cinque atti in ottave Virginia - il nome della figlia - composta a Firenze per il matrimonio di un Antonio
Spannocchi e tratta dalla novella nona della terza giornata del Decamerone. Si conoscono sue poesie di encomio per i potenti del tempo, da Alessandro VI al duca
Valentino, da Ludovico Sforza ad Alessandro Farnese.
Papa Leone X lo fece Duca e Vicario Pontificio di Nepi
nel 1520. Per l’abilità di verseggiatore e improvvisatore,
e lo spirito stravagante, ebbe grande successo nelle corti
del Rinascimento. Un ritratto caricaturale ne tracciò il
Castiglione nel Cortegiano (I, IX). Scrisse rime, alla maniera di Serafino Aquilano; è autore di una commedia
«La Virginia» (1493) e degli «Strambotti». A lui gli si riconosce il merito di aver cercato di rinnovare la lirica del
suo tempo, per se esagerando nei toni retorici e nella ricerca dell'effetto.
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CONTEMPORANEI
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ACCROCCA ELIO FILIPPO (Cori [LT] 1923-Roma 1996) - Allievo di Ungaretti, pubblicò raccolte di versi («Portonaccio», 1949; «Reliquia umana», 1955; «Ritorno a Portonaccio», 1959), in cui è evocato
con ironica vivacità il mondo popolare e piccolo borghese romano. Più
autonome, rispetto alla lezione formale del maestro, le raccolte successive volte a tradurre in emozione lirica anche problemi ideologici e culturali: «Innestogrammi-Corrispondenze» (1966), «Europa inquieta» (1972),
«Paradigma» (1972), «Roma così» (1973), «Due parole dall’al di qua
1957-1972» (1973), «Siamo non siamo» (1974), desolati versi ispiratigli dalla morte del figlio. Successivamente i suoi versi si incentrarono su
un autobiografismo dolente e malinconico che ritroviamo ne «Il superfluo», che riunisce le poesie dal 1974 al 1980 e dove fa spicco Bicchiere
di carta (1977). Continuando su questa linea introspettiva e confrontandola con le occasioni della quotidianità, Accrocca pubblicò nel 1984
«Bagage e Videogramma sulla prolunga» e nel 1986 «Contromano».
Merita di essere ricordata anche la sua attività di saggista, dove fanno
spicco l’«Antologia poetica della Resistenza italiana» (1955), scritta in
collaborazione con Valerio Volpini, «Ritratti su misura di scrittori italiani» (1960), «Vagabondaggi per l’Europa» (1972) e «Cronaca e poesia»
(1978).
ACERBI GIUSEPPE (Castelgoffredo [MN], 1773-1846) - Laureato
in Legge ebbe modo di conoscere le più importanti lingue europee; per
questo intraprese un viaggio a Capo Nord (primo uomo nella storia) di
cui pubblicò, al suo ritorno, il resoconto in lingua inglese. Divenuto
famoso fu invitato nei salotti mondani e conobbe importanti personaggi
come Goethe, Madame de Staël, Malthus, Klopstock e, a Parigi, come
addetto alla legazione della Repubblica Cisalpina, Napoleone. Dal 1816
al 1825 diresse la «Biblioteca Italiana», rivista austriacante e classicista
che fronteggiò il movimento romantico; per essa scrisse dei Proemi dove
rese conto annualmente della letteratura italiana, proemi che furono lodati anche da Goethe. Dal 1826 al 1834 fu console d’Austria ad Alessandria d’Egitto. La sua attività letteraria fu legata alla fondazione
dell’austriacante «Biblioteca italiana», organo dei classicisti. Nel 1834
reientrò in Italia causa una malattia agli occhi e fu nominato consigliere
del governo austriaco a Venezia, carica che lasciò dopo due anni. Nel
1836 si ritirò definitivamente a Castel Goffredo dove elaborò i suoi diari
di viaggio in Egitto che però non fece in tempo a pubblicare per la morte
sopraggiunta nel 1846.
ACHILLINI GIAN FILOTEO (Bologna, 1466-1538) - Esponente della letteratura cortigiana, fu seguace di Serafino Aquilano in onore del
quale curò con il Colocci, il Calmeta e l’Equicola le «Collettanee greche
latine e italiane» (1504). Scrisse due poemi allegorici, «Viridario» (1513)
e «Fedele» (1523). Nel 1536 pubblicò le «Annotazioni della volgar lingua» per difendere una lingua risultante dalla mescolanza di forme
dialettali eterogenee rese tra loro coerenti da una patina latineggiante.
ADAMI ANTON FILIPPO (Livorno primo decennio XVIII sec.-Firenze 1770) - Tipico rappresentante dell’erudizione settecentesca, coltivò vari interessi: scrisse poesie, tradusse il Britannico di Racine (1752),
il «Saggio sull’uomo» di Pope (1756), si occupò di filosofia, d’archeologia, di storia, di agricoltura. Opere principali: «Dimostrazione dell’esistenza di Dio provata con la contingenza della materia» (1753) e «Dissertazioni critiche» (1766).
ADAMI GIUSEPPE (Verona, 1878-Milano 1946) - Commediografo,
scrisse alcune opere in lingua e in dialetto veneziano e milanese, tra cui
«Felicita Colombo» (1936). Collaborò con vari musicisti, preparando
anche soggetti per balletti e operette. A Puccini, del quale pubblicò poi
una biografia e l’epistolario, fornì i testi per «La rondine», «Il tabarro» e
«Turandot». Scrisse anche altre opere come le commedie «I Fioi di
Goldoni», «La Capanna e il tuo cuore» (1913), «I Capelli bianchi» (1915),
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
«Felicita Colombo» (1935) e «Nonna Felicita» (1936).
ADDAMO SEBASTIANO (Catania, 1925-2000) - È partito come osservatore attento del lavoro degli scrittori siciliani, con «Vittorini e la
narrativa siciliana contemporanea» (1962), ma per trasferire ben presto
il proprio temperamento critico in una narrativa problematica («Violetta», 1963) e di forte impegno morale, come appare dalle sue prove migliori: «Il giudizio della sera» (1974) e «Un uomo fidato» (1978). Non a
caso nel 1980 ha pubblicato «La metafora dietro a noi», raccolta di brevi
moralità e di scritti con un taglio aforistico caratterizzato, secondo il
parere di L. Sciascia, dalla «condensazione» e dalla «essenzializzazione».
Addamo è anche poeta e ha riunito i suoi versi in «Il giro della vite»
(1984).
ADEMOLLO ALESSANDRO (Firenze, 1826-1891) - Studioso attento di storia, di letteratura e d’arte, anche se privo di intuizioni originali, documentò aspetti del costume italiano dei secc. XVII e XVIII; colla-
ACHILLINI CLAUDIO (Bologna, 1574-1640) - Visse prima a
Roma, poi a Parma e a Bologna.
Ammiratissimo per l’argutezza
e la concettosità della sua poesia, divenne in seguito l’esempio
del cattivo gusto barocco. Achillini ebbe una vita tutt’altro che
segnata dalle traversie: docente
di diritto il più celebrato degli
Studi di Bologna, Ferrara, Parma, notissimo e stimato in tutta
Italia subì anche lui, col mutare del gusto a partire dagli
anni Ottanta del XVII secolo, un progressivo e inesorabile ridimensionamento. Mentre le sue “manierone bizzarre” sembrano anticipare, sia pure un po’ goffamente, la
maniera dei barocchisti della seconda metà del secolo, il
suo gioco non presenta né le attrattive tecniche trascendentali di molti suoi colleghi marinisti. Di lui sopravvivono (di un canzoniere non ricchissimo) taluni sonettiritratto dedicati alla donna “multiplamente predicata”
secondo la maniera propria di questa corrente. Pochissimo (e ben poco di interessante, o di leggibile) sopravvive
della sua allora osannatissima produzione teorica giuridica.
ACCORAMBONI VITTORIA (Gubbio 1557-Padova
1585) - Duchessa di Bracciano, donna affascinante, poetessa, discendente da una famiglia di origine marchigiana trasferitasi a Gubbio nel
XIV sec. e illustrata da alcuni umanisti; andata sposa a
Francesco Peretti, nipote del
futuro Sisto V, divenne amante di Paolo Giordano Orsini,
duca di Bracciano. Costui, fatto uccidere il Peretti (1581),
si unì in matrimonio, in seguito annullato dalla curia, con
l’Accoramboni. Quando Sisto V salì al trono i due fuggirono in Alta Italia, ma deceduto a Salò l’Orsini, forse per
veneficio, l’Accoramboni si ritirò a Padova dove poco
dopo fu assassinata (1585). La sua figura ispirò una tragedia di Webster (1612), un racconto di Stendhal e un
romanzo di Tieck (1840).
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borò anche a giornali italiani e francesi. Svolse particolari ricerche sul
teatro musicale italiano, cui dedicò numerosi saggi («I primi fasti della
musica italiana a Parigi», biografie di celebri cantanti).
ADIMARI ALESSANDRO (Firenze, 1580-1649) - Seguace del Marino, scrisse nove raccolte di cinquanta sonetti ciascuna, intitolate alle
nove Muse. Gli si deve una traduzione delle «Odi» di Pindaro (1631).
ADIMARI LUDOVICO (Napoli 1644-Firenze 1708) - Discendente
di una famiglia fiorentina, studiò a Pisa ma visse prevalentemente a Firenze, tranne alcuni anni di esilio in seguito all’accusa di uxoricidio.
Membro dell’Arcadia, autore di tre drammi, tra i quali «Il carceriere di
se medesimo», che fu musicato dal Melani, e di cinque satire contro i
vizi delle donne. Pubblicò varie raccolte di poesie, ma è noto soprattutto
come autore di satire.
ADRIANI MARCELLO il Giovane (Firenze, 1562-1604) - Figlio di
Giovanni Battista, succedette al padre nella cattedra di umanità allo Studio fiorentino. Autore di lezioni accademiche e orazioni, ha fama specialmente come traduttore del trattato «Della elocuzione» di Demetrio
Falereo e degli «Opuscoli morali» di Plutarco.
Roma. Ha pubblicato opere storiche e di costume, con ampie analisi
ricche di umana partecipazione, come appare in «Farabola, fotografo
d’assalto» (1982), la storia di Milano ricostruita attraverso il commento
alle fotografie di T. Farabola; «Corriere primo amore» (1983); «Missiroli
e i suoi tempi» (1985); «Desiderare la donna d’altri» (1985), «Famosi a
modo loro» (1988); «Almeno quest’anno fammi promosso» (1991);
«Com’era bello nascere nel lettone» (1991); «I quarantacinque giorni
che sconvolsero l’Italia» (1993); «La spia che amò Ciano» (1993); «Mordi
la mela, ragazzo» (1995); «Spaghetti all’acqua di mare» (1996). Dal 1996
è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione della RCS Editori
S.p.A., un incarico che ha mantenuto fino alla morte.
AGAZZARI FILIPPO (Siena 1339-Lecceto 1422) - Monaco
agostiniano nel convento di Lecceto presso Siena, di cui nel 1398 divenne priore, è autore degli «Assempri» (esempi), raccolta moraleggiante di
fatti, leggende e racconti fantastici, ma anche storici, caratterizzati dalla
frequenza dell’intervento diabolico: interessante testo di lingua e quadro
della vita senese del tempo. Visse a Lecceto e dintorni, immerso nelle
penitenze e nelle orazioni e indefesso nel copiar libri per uso dei confratelli.
ADRIANI MARCELLO VIRGILIO detto Dioscoride (Firenze, 14641521) - Umanista e uomo politico italiano, discepolo del Landino e del
Poliziano, succedette a quest’ultimo nel 1494 nella cattedra dello Studio
fiorentino. Nel 1498 fu eletto primo cancelliere della repubblica, ed ebbe
alle sue dipendenze il Machiavelli. Non interruppe però i suoi studi eruditi: oltre a varie orazioni, deve essere ricordata la sua traduzione latina
del trattato di medicina di Dioscoride.
AGELLI ANTONIO (Sorrento [NA] 1532-Roma 1608) - Biblista
teatino, fece parte delle commissioni per l’edizione della «Vulgata» di
Clemente VIII (1592) e per quella della versione greca dei Settanta sotto
Sisto V. Autore di commenti alla Bibbia. Si interessò anche a Cirillo di
Alessandria del quale curò una traduzione latina del «De adoratione in
spiritu et veritate» (1588) e l'edizione greca del «Contra Nestorium»
(1607). I suoi commentari più apprezzati sono quelli ai «Salmi» e ai
«Cantici dell'ufficio divino» (Roma, 1606), riediti postumi a Parigi nel
1611.
AFELTRA GAETANO (Amalfi nel 1915Milano 2005) - Redattore dell’«Ambrosiano»
e del «Corriere della Sera», che ha lasciato nel
1943, ha fondato il «Corriere Lombardo»
(1945). Tornato al «Corriere della Sera» come
vicedirettore, nel 1972-1980 ha diretto «Il Giorno». Nel 1981 ha ricevuto il premio SaintVincent per il giornalismo e nel 1990 la laurea
ad honorem in giornalismo all’Università di
AGENO BRAMBILLA FRANCA (Reggio Emilia, 1913-1995) - Docente di lingua e letteratura italiana nell’università di Parma, s’è dedicata
soprattutto allo studio della lingua delle origini («Il verbo nell’italiano
antico», 1964) e del Duecento. Ragguardevoli per scrupolo filologico le
sue edizioni delle «Laudi, Trattato e Detti di Jacopone da Todi» (1953) e
del «Morgante» del Pulci (1955), e la trattazione della morfologia e sintassi dantesca nell’«Enciclopedia dantesca». Tra le sue altre opere: «Il
Bianco da Siena. Notizie e testi inediti» (1939), «L’edizione critica dei
testi volgari» (1975).
AGANOOR POMPILJ VITTORIA (Padova
1855-Roma 1910) - Discendente della nobile
famiglia armena (era la settima figlia del conte
Edoardo Aganoor), visse tra Padova e Venezia, fino a quando, nel 1876, si trasferì con la
sua famiglia a Napoli, dove vi restò per tre anni
fino alla morte del padre. Pubblicò un saggio
poetico contenente anche alcune liriche della
sorella Elena, grazie all’interessamento del suo
primo maestro Giacomo Zanella. Precocissima
nello scrivere, la sua natura perfezionista e ambiziosa la indusse a mostrare le sue poesie solo
nella cerchia di conoscenti e amici, sollecitando il parere di insigni letterati dell’epoca, con i quali manteneva corrispondenza. Di tanto in tanto le sue liriche erano pubblicate su riviste letterarie, riscuotendo ammirazione e dandole una fama di poetessa aristocratica e riservata cui teneva molto. Pubblicò soltanto a quarantacinque
anni il suo primo libro, «Leggenda eterna» (1900), su sollecitazione dei suoi amici. Benedetto Croce la considerò
una scrittrice spontanea e fresca, e fu per lunghi anni reputata tale dalla critica letteraria, fino agli anni Settanta,
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
quando la sua opera venne rivalutata anche
alla luce di un’edizione parziale delle sue lettere. Vittoria aveva sempre rifiutato l’immagine di poetessa immediata e spontanea e dichiarava di scrivere “di testa” e non con il cuore. Infatti, le sue liriche sono pienamente inserite nelle correnti letterarie del suo tempo, e
mostrano richiami a Gabriele D’Annunzio, ai
Crepuscolari, all’amato Giacomo Leopardi, e
agli amici Nencioni e Gnoli. Nel 1901 si sposò
a Napoli con il nobile deputato Guido Pompilj,
cui la legava un fortissimo legame di affetto. Il
9 aprile del 1910, fu ricoverata in una clinica a
Roma per sottoporsi a un intervento chirurgico, probabilmente per l’insorgenza di un cancro, ma morì improvvisamente, lasciando nello sconcerto tutti i suoi cari. Il dolore provocato dalla sua scomparsa portò il marito a togliersi la vita. Si sparò quello stesso giorno e quel gesto conferì
un’aura romantica al loro matrimonio e pose le poesie di
Vittoria in un’ottica del tutto nuova, favorendone la divulgazione. Fra le sue pubblicazioni più importanti si ricordano «Nuove liriche» (1908), e «Poesie complete» (1912).
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ALBERTAZZI ADOLFO (Bologna, 1865-1924) - Allievo del Carducci,
prosatore raffinato e colto, ha lasciato romanzi e soprattutto novelle ricche di bonaria umanità e di posato umorismo: «Ora e sempre» (1900),
«Amore e amore» (1913), «Il zucchetto rosso» (1914), «Il diavolo nell’ampolla» (1918), «A stare al mondo» (1921), «Top» (1922), ecc. Compì anche ricerche di storia letteraria («Il romanzo», 1902-1904; «Il
Carducci in professione d’uomo», 1921).
ALBERTI ANTONIO (Firenze, 1358 circa-Bologna 1415) - Accolse
nella villa del Paradiso i migliori ingegni di Firenze e partecipò alla vita
politica, fino a che nel 1400 fu bandito. È autore di poesie amorose,
morali e politiche di gusto elegante e prezioso nei modi della tradizione
illustre.
ALBERTI ARNALDO (Verona, 1866-1896) - La simpatia verso il
mondo dei semplici e un tono riflessivo di chi scopre la gravità della vita
caratterizzano i suoi scritti: «Impressioni e ricordi» (1892), «Racconto al
chiaro di luna» (1895), «Scritti sparsi e inediti» (1896).
ALBERTI GUGLIELMO (Torino 1900-Firenze 1964) - Amico di
Gobetti, si è formato nel clima delle riviste «La Rivoluzione liberale» e
«Il Baretti», e successivamente ha partecipato alle più importanti esperienze del Novecento culturale, collaborando a «Solaria», «Letteratura»,
«Il Mondo». Critico letterario e cinematografico, ha raccolto in «Fatti
personali» (1954) le testimonianze di una partecipazione attiva e di punta all’attività letteraria del secolo. Sotto lo pseudonimo di Oreste, spinto
da Gobetti, ha pubblicato nel 1926 un volume di prose che risentono
dell’atteggiamento decadente di quel momento, influenzato da Gide.
Notevole per impegno e finezza interpretativi la monografia «Alessandro Manzoni» (postuma, 1973).
ALBERTI FRANCESCO DI VILLANOVA (Nizza 1737-Lucca 1801)
- Lessicografo, compose il «Dizionario francese-italiano e italiano-francese» (1772) e il «Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana» (1797-1805) apprezzato ai suoi tempi per la modernità dei
criteri e l’abbondanza di voci scientifiche e tecniche. Tradusse in prosa
le «Notti» dello Young.
ALBERTINI ALBERTO (Ancona 1879-Napoli 1954) - Giornalista,
collaboratore del fratello Luigi e condirettore (dal 1920) del «Corriere
della Sera», fu estromesso con lui dal giornale (1925) per l’opposizione
al fascismo. Scrisse «Vita di Luigi Albertini» (1945).
ALBERTINI LUIGI (Ancona 1871-Roma 1941) - Giornalista e politico italiano. Tra il 1900 e il 1925 fu direttore del «Corriere della Sera»,
che sotto la sua guida divenne uno dei più importanti quotidiani italiani
ed europei. Liberale conservatore, fu ostile alla politica di Giolitti e, allo
scoppio della prima guerra mondiale, si schierò su posizioni interventiste. A causa della sua opposizione al fascismo, che contrastò anche in
Senato (fu nominato senatore nel 1914), nel 1925 fu costretto a dimettersi. Scrisse Venti anni di vita italiana (1950-1952), opera dedicata all’età
giolittiana e alla guerra.
ALBICANTE GIOVANNI ALBERTO (Milano, XVI sec.) - Protetto
dal governatore Alfonso d’Avalos, ebbe aspre polemiche con l’Aretino e
col Doni. Scrisse poemi d’argomento storico («Historia della guerra del
Piamonte», 1538; «Trattato de l’intrar in Milano di Carlo V», 1541) e
componimenti di carattere encomiastico.
ALBINI GIUSEPPE (Bologna, 1863-1933) - Professore di letteratura
latina all’università di Bologna, ne divenne poi rettore nel 1927. È autore di una notevole traduzione delle opere di Virgilio (1921-1926), di
eleganti versi latini e italiani che rivelano in lui l’erede della cultura
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ALBERTI LEON BATTISTA
(Genova 1404-Roma 1472) Nato da famiglia fiorentina,
studiò a Padova e a Bologna e
visse soprattutto a Roma e a
Firenze, prendendo gli ordini
ecclesiastici. Architetto, linguista, filosofo, musicista, poeta,
crittografo e archeologo, trattatista in latino e in volgare.
Nell’età dell’Umanesimo fu
l’assertore più strenuo delle
possibilità letterarie del volgare. Un suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in
grado di guidare il lavoro degli artisti. L’aspetto innovativo delle sue proposte consiste nel mescolare l’antico ed
il moderno esaltando così la prassi inaugurata dal Brunelleschi. Inoltre, secondo lui, «... l’artista non deve essere un semplice artigiano, ma un intellettuale preparato
in tutte le discipline ed in tutti i campi». Una concezione
figlia dell’enciclopedismo medievale degli uomini dotti,
ma aggiornata all’avanguardia umanista. Lavorò al servizio dei committenti più importanti dell’epoca: il papato, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Malatesta a
Rimini. Pur scrivendo numerosi testi in latino fu un fervente sostenitore del volgare scisse in doppia stesura (latino e volgare) il «De Pictura». Fu tra l’altro tra i promotori nel 1441 del «Certame coronario», un concorso di
poesia in volgare sul tema dell’amicizia. Le sue rime risentono dell’influenza petrarchesca.
ALEARDI ALEARDO
(Gaetano Maria Aleardi) (Verona, 1812-1878)
- Poeta appartenne alla
generazione risorgimentale. Di nobile famiglia, studiò legge a Padova, dove fu amico e
compagno di Giovanni
Prati, e partecipò con lui
alle manifestazioni antiaustriache organizzate
dagli studenti. Entrato
in contatto con Niccolò
Tommaseo e Daniele
Manin, prese parte ai moti del 1848, e venne incarcerato
due volte, nel 1852 e nel 1859. Fu deputato e successivamente senatore nel parlamento unitario. L’Italia unita lo
celebrò come uno dei suoi poeti risorgimentali, oltre che
come interprete dei suoi valori estetici. I temi da lui trattati erano quelli degli ideali patriottici e dei buoni sentimenti familiari, che espresse con grande attenzione metrica, nella forma dell’endecasillabo. Nel percorso creativo che va dal poemetto «Lettere a Maria» (1846) al corpus
dei «Canti» (1864), si fecero però più evidenti una vena
di malinconia e una sorta di sfiducia nella realizzazione
dei grandi progetti sociali e civili. Ciò determinò il declino della sua fortuna critica. Più recentemente, specie nelle
fantasie poetiche della storia e della preistoria («Il Monte
Circello», «Le prime storie» ecc.) si è voluto vedere una
sorta di anticipazione della poesia decadente.
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AGNOLETTI FERNANDO (Firenze, 1875-1933) - Attivo collaboratore delle riviste fiorentine «Lacerba» e «La Voce» e interventista, scrisse nel 1915 l’inno patriottico «Trento e Trieste». Carattere
saggistico hanno il volume «Dal giardino all’Isonzo» (1918), in cui
rievoca gli anni trascorsi al fronte durante la prima guerra mondiale,
e «Il bordone della poesia» (1930). Diresse alcuni periodici del partito fascista.
ALATRI PAOLO (Roma, 1918-1996) Saggista, giornalista, uomo politico, deputato al Parlamento per il PCI nel 1963-1967,
insegnò storia del Risorgimento all’università di Palermo, storia moderna e storia delle
dottrine politiche alle università di Messina e
di Perugia. Segretario dell’Associazione italiana per le relazioni culturali con l’Unione
Sovietica (1961-1970), redattore capo della
rivista «Ulisse» e collaboratore di autorevoli
riviste quali «Rinascita», «Studi storici», «Culture Française» (firmando
anche con lo pseudonimo di Paolo Romano), ha pubblicato importanti
saggi storico-politici («Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della
Destra», 1954; «Le origini del fascismo», 1956; «L’antifascismo italiano», 1961; «Voltaire, Diderot e il partito filosofico», 1965; «Scritti politici di Rousseau», 1970; «Lineamenti di storia del pensiero politico moderno», 1975; «Parlamenti e lotta politica nella Francia del 700», 1977;
«L’Europa dopo Luigi XIV», 1986; «Introduzione a Voltaire», 1989;
«Le occasioni della storia», 1990), edizioni di testi e antologie («Scritti
politici di G. D’Annunzio», 1980) e la biografia «Gabriele D’Annunzio»
(1983).
ALBERI EUGENIO (Padova 1807-Vichy 1878) - Dopo un periodo di
adesione al neoguelfismo, in cui scrisse «Del papato e dell’Italia» (1847),
ripiegò su posizioni di intransigenza cattolica. Pubblicò la prima edizione delle opere di Galileo e le relazioni degli ambasciatori veneti del XVI
secolo.
ALBERICO DA MONTECASSINO (Benevento, 1030-1105 circa) Monaco a Montecassino, vi esercitò un’intensa attività come maestro di
grammatica e di retorica, scrittore di varie materie (agiografia, dogmatica,
musica), verseggiatore. Nel 1078-1079 a Roma difese la dottrina
eucaristica ortodossa contro Berengario di Tours: sostenne poi Gregorio
VII nella lotta tra papato e impero, con il «Contra Heinricum imperatorem
de electione romani pontificis», ora perduto. Condensò nel «Breviarium
de dictamine», trattato di epistolografia, e nei «Flores rhetorici» il suo
insegnamento di retorica nella scuola cassinese, e per queste opere è da
considerarsi l’iniziatore di quell’«ars dictaminis» che ebbe tanta importanza nei secc. XII e XIII.
ALBERTARIO DAVIDE (Filighera [PV]
1846-Carenno [BG] 1902) - Sacerdote e giornalista, iniziò dal 1868 sull’«Osservatore Cattolico» di Milano (di cui divenne direttore) una
vivace battaglia contro il liberalismo cattolico, sostenendo avanzate posizioni di democrazia sociale. Intransigente polemista, non
esitò ad attaccare anche la gerarchia ecclesiastica conservatrice, attirandosi ostilità e ammonimenti. In seguito ai moti milanesi del
1898 fu condannato a tre anni di detenzione, ma uscì dal carcere nel
1899: frutto di tale esperienza fu lo scritto autobiografico «Un anno di
carcere». Ritornò a dirigere il suo giornale, ancora su posizioni intransigenti nelle questioni di morale cattolica, opponendosi alla proposta di
legge del governo Zanardelli per l'introduzione del divorzio.
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ALAMANNI ANTONIO (Firenze, 1464-1528) - Rimatore,
animoso uomo di parte, ostile ai Medici, ha lasciato sonetti
alla maniera del Burchiello,
quattro canti carnascialeschi
(Il carro della Morte, Il trionfo dell'Età, Il trionfo dei quattro Elementi, Il canto degli
ammogliati) e una commedia
di argomento spirituale, intitolata «La Conversione di Santa Maria Maddalena»
(1521). Compose inoltre l'opera burlesca Etimologia del
Beccafico. Ricorpì diverse cariche pubbliche sotto la Repubblica: nei Dodici Buonomini nel 1508, vicario della
Valdicecina nel 1509, di San Giovanni Valdarno nel 1518
e castellano di Firenzuola nel 1525.
ALAMANNI LUIGI (Firenze
1495-Amboise 1556) - La sua
formazione letteraria e politica
avvenne nel circolo antimediceo
degli Orti Oricellari, e per aver
partecipato a una congiura contro il cardinale Giulio de’ Medici (il futuro Clemente VII) nel
1522 dovette fuggire da Firenze.
Riparò a Venezia, e di qui ben
presto in Francia dove si mise al
servizio di Francesco I. Dal re ebbe varie missioni politiche per le quali tornò più volte anche in Italia. Con la
cacciata dei Medici nel 1527 ebbe termine il suo primo
esilio; ma nel 1530 dovette di nuovo riparare in Francia
dove trascorse il resto della vita, pur avendo ancora l’occasione di viaggi in Italia per ambascerie e altri incarichi
politici. La sua vasta opera in versi può dividersi in due
periodi: al primo, anteriore al 1532, appartengono le numerose liriche particolarmente di soggetto amoroso, quattro libri di «Elegie», gli «Inni» pindareggianti, le «Egloghe», le «Selve» composte a imitazione di Stazio, le «Satire», la traduzione dell’«Antigone» sofoclea, ecc.; al secondo, il poema didascalico in endecasillabi sciolti «La
coltivazione», compiuto nel 1546, che è forse il suo capolavoro, il vasto poema «Girone il Cortese» (1548), infelice tentativo di conciliare la varietà della poesia cavalleresca e l’unità del poema eroico, e l’«Avarchide», che nonostante elementi romanzeschi volle essere un poema
epico sulla guerra che s’immagina combattuta nel 500
d.C. tra Celti cristiani e Germani pagani intorno a Bourges, l’antico «Avaricum».
ALBERTI FRANCESCO D’ALTO-BIANCO (Firenze, 14011479) - Faceva parte della schiera
di intellettuali gravitanti attorno
a Giovanni di Cosimo de' Medici.
Banchiere come altri membri dell’illustre famiglia, poi impoveritosi, prese parte al «Certame coronario» (1441); scrisse poesie
d’amore e gnomiche, rime satiriche e burchiellesche, sonetti, ballate fresche ed eleganti.
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umanistica emiliana. Curò un’edizione delle «Egloghe» dantesche, un
commento al Parini, e diede altri contributi allo studio della letteratura
italiana.
ALEMANNI NICCOLÒ (Ancona 1583-Roma 1626) - Fu professore
e bibliotecario alla Vaticana. Pubblicò il nono libro delle «Storie» di
Procopio di Cesarea («Storia arcana», Lione, 1623) e la «Descrizione di
San Giovanni in Laterano».
ALESSANDRINI FEDERICO (Recanati 1905-Roma 1983) - Entrato all’«Osservatore Romano» (1931), si impose come uno dei più vigorosi giornalisti al servizio della Chiesa. Nel 1946-1950 diresse il giornale cattolico «Il Quotidiano», ma poi tornò all’«Osservatore», del quale
nel 1960-1972 fu anche vicedirettore. Nel 1972-1976 fu portavoce della
Santa Sede, profondamente legato alla figura di papa Paolo VI che cercò
di chiarire nella sua ricchezza umana. Commentatore della politica italiana ed esperto dei paesi comunisti, ebbe una rubrica fissa anche
sull’«Osservatore della domenica». Pubblicò «I cattolici e il comunismo» (1945), antologia degli interventi di Pio XII nel campo sociopolitico.
ALESSI RINO (Cervia, 1885-1970) - Giornalista e scrittore, direttore
dal 1919 al 1943 del «Piccolo» di Trieste e collaboratore di vari giornali,
ha scritto lavori teatrali a sfondo storico e i romanzi «Calda era la terra»
(1958) e «La speranza oltre il fiume» (1959). Interessante la raccolta
delle sue corrispondenze giornalistiche e delle sue lettere dal fronte durante la prima guerra mondiale («Dall’Isonzo al Piave», 1966).
ALFANI GIANNI (dati anagrafici di incerta provenienza) - Della
biografia di Gianni Alfani si sa solo della sua amicizia con Guido Cavalcanti, e dunque del fatto che visse a cavallo dei secoli XIII e XIV. Di lui
restano solo sette componimenti, che denunciano con evidenza la dipendenza da Cavalcanti. Una dipendenza, tuttavia, soltanto esteriore, che
esclude la complessità e la tormentosità dell’ispirazione del grande modello.
ALGRANATI CESARE (Ancona, 1865-1925) - Di origine ebrea, convertitosi al cattolicesimo nel 1887, collaborò, con lo pseudonimo di Rocca
D’Adria, a diversi giornali cattolici intransigenti, come «L’Osservatore
cattolico» e «La libertà cattolica». Legatosi al movimento democratico
cristiano, diresse la «Democrazia Cristiana» di Torino, «La Patria» di
Ancona e, dal 1902, «L’Avvenire d’Italia» di Bologna, schierandosi col
Toniolo contro il Murri. Fondò e diresse dal 1915 il settimanale satirico
«Il Mulo», che si contrapponeva all’anticlericale «L’Asino».
ALIANELLO CARLO (Roma, 1901-1981) - Nei suoi romanzi sembra aver toccato un solo tema, il meridione e i suoi problemi; ma la
varietà narrativa con cui l’ha rappresentato ha conferito all’opera di questo romanziere una originalità inconsueta nella nostra letteratura. A partire dall’«Alfiere» (1943) per arrivare sino all’«Inghippo» (1973),
ALERAMO SIBILLA, pseudonimo di Rina
Faccio (Alessandria 1876-Roma nel 1960) Dopo un periodo in cui fu pressoché dimenticata, la sua figura e la sua opera hanno recuperato in questi ultimi anni importanza e attualità. A ri-proporle all’attenzione hanno sicuramente contribuito le pro-blematiche del
femminismo, di cui la Aleramo è stata una
anticipatrice con la sua vita, sempre condotta
e vissuta con estrema libertà e pagando di persona, e con la sua opera fin dal romanzo dell’esordio «Una donna» (1906). Vita e letteratura si sono sempre fuse nell’esistenza di questa scrittrice
che ha tratto dalla propria autobiografia, ricca di avventure sentimentali (si ricordano i suoi amori con Campana,
Boine, Quasimodo) e politiche (la sua amicizia con To-
gliatti), spunti e temi per un’opera che, non a
caso, ha conosciuto i suoi momenti maggiori,
più che nelle prose di «Andando e stando»
(1921) e «Gioie d’occasione» (1930 e poi 1954),
nei romanzi «Amo, dunque sono» (1926) e «Il
frustino» (1932) o nelle numerose poesie raccolte poi in «Selva d’amore» (1947), proprio
nelle pagine diaristiche. In esse la scrittrice ha
trasferito le sue esperienze più intime, come
l’amore per il poeta Franco Matacotta, più giovane di 40 anni, e registrato gli avvenimenti
storici e culturali di cui si è trovata al centro
durante la sua vita spregiudicata. «Dal mio diario 19401944» (1945), e poi «Diario di una donna 1945-1960» (1978)
e «Un amore insolito» (1979), pubblicati postumi e in edizione integrale.
ALCIATO ANDREA (Alzate
Brianza [CO] 1492-Pavia 1550)
- Giurista e umanista, approdò
alle discipline giuridiche nel
1507, dopo essersi dedicato agli
studi classici a Milano sotto la
guida di maestri eminenti. Studiò a Pavia, Bologna e Ferrara,
dove nel 1516 si laureò in diritto civile e canonico. Insegnò diritto civile ad Avignone e a
Bourges, e in seguito fu nominato protonotario apostolico per volere di Paolo III. Le sue monografie di diritto
canonico e i commentari del «Digesto» ne fanno un
innovatore nel campo delle discipline giuridiche in Italia. Attivo anche in ambito letterario, acquistò fama soprattutto per gli «Emblemata» (1531), una raccolta di
epigrammi illustrati.
ALIONE GIAN GIORGIO
(Asti, 1460-1521 circa) - Appartenne a nobile famiglia e parteggiò per i Francesi, come risulta
anche da una sua «Macaronea»
composta come replica alla «Macaronea» di Bassano da Mantova.
Profondamente influenzata dalla cultura francese fu anche tutta la sua opera di scrittore: in francese egli scrisse versi d’ispirazione politica, e
dal teatro popolare francese derivò non poco per le dieci
farse che compose in dialetto astigiano (pubblicate in
volume nel 1521). Studiate in passato come importante
documento linguistico, le farse oggi sono soprattutto ammirate per l’originale svolgimento drammatico che vi trovano i temi tradizionali della novellistica. Notevoli i tentativi di estroso plurilin-guismo e la spregiudicata attenzione ai temi erotici.
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
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Alianello non si è mai scostato dalla sua visione critica di un Sud visto
dalla parte dei Borboni, sia che si tratti della spedizione dei Mille come
nell’«Alfiere», o della fedeltà ai Borboni di un soldato rispetto a un intellettuale rivoluzionario nel «Soldato del re» (1952) oppure di un affresco
epico-storico del brigantaggio meridionale nell’«Eredità della Priora»
(1963). In questo quadro dell’opera narrativa di Alianello prende però
un particolare risalto il pamphlet dal titolo quanto mai significativo ed
esplicativo delle tesi sostenute, «La conquista del Sud» (1972).
ALICATA MARIO (Reggio Calabria 1918-Roma 1966) - Scrittore e
uomo politico, la sua attività letteraria si è esplicata soprattutto negli
anni attorno al 1940, quando collaborò attivamente con interventi polemici e articoli critici a riviste come «La Ruota», «Primato», «Oggi». Successivamente l’attività politica come dirigente nel PCI prese il
sopravvento, ma senza per questo distogliere la sua attenzione dai fatti
culturali (basti ricordare la sua polemica con Vittorini ai tempi del «Politecnico»). I suoi studi sulla letteratura, in particolare quella contemporanea, sono stati raccolti in «Scritti letterari» (1968), mentre nel 1977 è
apparso «Lettere e taccuini di Regina Coeli», testimonianza diretta della
sua partecipazione alla Resistenza.
ALIGHIERI IACOPO (Firenze, prima metà del XIII sec.) - Figlio di
Dante lo seguì in esilio. Fu il primo editore della «Commedia» (1322) e
per la copia destinata a Guido da Polenta ne compose un compendio in
terzine; scrisse poi delle «Chiose all’Inferno», intese esclusivamente a
spiegare i sensi allegorici. È autore del «Dottrinale», compilazione scientifica in sessanta capitoli ciascuno di sessanta settenari a rima baciata.
Nel 1322 rientrò a Firenze dall’esilio e ottenne un canonicato a Verona.
ALIGHIERI DANTE - Vedi alla voce «Dante Alighieri»
ALIGHIERI PIETRO (fine XIII secolo-Treviso 1364) - Figlio
secondogenito di Dante, fu coinvolto nell’esilio del padre, che seguì a
Ravenna. Scrisse uno dei primi commenti alla «Commedia». La scarsa
produzione poetica che di lui sopravvive si caratterizza per una critica
violenta contro la corruzione morale e politica, soprattutto degli ecclesiastici.
ALFIERI VITTORIO
(Asti 1749-Firenze nel 1803).
Discendente da una nobile famiglia. Iscrittosi alla Reale Accademia di Torino con la
prospettiva di intraprendere una carriera
militare, nel 1766 abbandonò gli studi. Viaggiò in lungo e in largo per l’Europa, frequentando le principali corti europee. Tornato a
Torino nel 1773, si immerse nello studio dei
classici e dei grandi autori della tradizione
italiana e francese. Nel 1775 fece rappresentare la sua prima tragedia. Nel 1778 abbandonò il Piemonte per la Toscana. Tra il 1781
e il 1783 soggiornò a Roma. Successivamente seguì Luisa
Stolberg, contessa d’Albany, prima a Colmar, in Alsazia,
poi a Parigi. Venuto via disgustato dalla Francia rivoluzionaria, si stabilì definitivamente a Firenze. La fama di
Alfieri è anzitutto legata alle sue tragedie, in cui emergono i temi più tipici dello scrittore: centrale vi è il problema
della libertà e del potere, dell’affermazione dell’individuo
nei confronti dell’oppressione tirannica e delle leggi della
politica. Tale tematica, tuttavia, si arricchisce progressivamente di una profonda e sofferta riflessione sulla vita umana, sui sentimenti più intimi, sulla società. L’autore si pro-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ALGAROTTI FRANCESCO (Venezia, 1712-Pisa
1764) - Scrittore e saggista
italiano. Compiuti gli studi a Bologna, dove si indirizzò alle discipline scientifiche e soprattutto all’astronomia, si stabilì a Firenze per completare la
preparazione letteraria e vi
rimase fino al 1735 quando, ventitreenne, partì per
Parigi, dove entrò in contatto con varie personalità della
cultura francese. Aveva con sé il manoscritto del suo
«Newtonianesimo per le dame», operetta di divulgazione scientifica che Voltaire apprezzò molto e che, ispirata
allo spirito divulgativo di Fontenelle, ispirò a sua volta a
Voltaire i suoi «Elementi della filosofia di Newton». Lasciata la Francia, si recò a Londra; quindi, dopo un breve
ritorno in Italia per curare la pubblicazione del «Newtonianesimo», tornò a Londra, e da lì si recò a visitare
San Pietroburgo, alcune zone della Russia e infine la Prussia. Qui divenne amico e protetto di Federico II che, salito al trono nel 1740, ebbe molta stima della sua intelligenza e delle sue doti diplomatiche e lo nominò ciambellano. Fece ritorno in Italia solo nel 1753, e da allora visse
tra Venezia e Bologna, e infine a Pisa, dove morì mentre
attendeva all’edizione delle sue opere; queste, per l’ampio arco degli interessi, sono un modello del suo spirito
illuminista, irrequieto, moderno, aperto ai nuovi problemi e al progresso, e, in una parola, alla conoscenza razionale. Oltre al «Newtonianesimo», alle famose «Lettere
sulla Russia» e al «Congresso di Citera», romanzo sui
costumi galanti e amorosi in diverse nazioni, si ricordano anche gli scritti «Sopra la pittura», «Sopra l’architettura», «Sopra l’opera in musica», «Sopra il commercio».
vò anche in altri generi, dalla lirica al trattato e alla satira, dall’autobiografia alla commedia. Durante un soggiorno a Siena nel
1777 nacque in lui l’idea di comporre un libro di «Satire» che dedicò allo studio approfondito di Giovenale e di altri classici latini.
Passarono più di vent’anni perché l’opera
risultasse conclusa. La prima edizione a
stampa è del 1807. L’Alfieri porta in quest’opera un attacco ai miti e ai pregiudizi del
suo secolo. Pubblicò la prima parte delle sue
«Rime» nel 1789, includendovi componimenti scritti a partire dal 1776; progettò anche di pubblicarne una seconda parte, che comprendesse
i componimenti scritti fra il 1789 ed il 1799, ma non condusse mai in porto il progetto e la prima edizione completa delle «Rime» apparve postuma nel 1804. Si tratta di una
raccolta poetica fra le più significative del Settecento italiano, in cui emerge con il massimo rilievo la personalità
dell’autore, coi suoi sdegni, i suoi conflitti interiori e col
mondo, i suoi sentimenti appassionati, fra cui l’amore;
manca invece una figura femminile che, come Laura per
Petrarca, ne costituisca il punto focale, anche se la lezione
petrarchesca è costantemente presente.
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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ALLAMANNI ANTONIO (dati anagrafici di incerta provenienza) Fiorentino, vissuto nella seconda metà del XV secolo. Le sue rime sono
di impronta burchiellesca. Tema ricorrente è la polemica anticlericale.
ALLASON BARBARA (Pecetto Torinese 1880-Torino 1968) - Appartenente alla cultura torinese laica e liberale, ha diviso la propria attività fra la politica (è stata anche in carcere per antifascismo) e la letteratura, scrivendo soprattutto biografie critiche: «Carolina Schlegel» (1919),
«Bettina Brentano» (1928), «Vita di Silvio Pellico» (1933), «Goethe a
colloquio con Schiller» (1947). Ma i suoi libri migliori sono a sfondo
autobiografico: «Memorie di un’antifascista» (1946) e «Vecchie ville
vecchio cuore» (1950).
ALLEGRI ALESSANDRO (Firenze, 1560-1629) - Fondò tra amici
buontemponi l’Accademia della Borra, e coltivò la poesia burlesca senza grande originalità («Rime piacevoli», in quattro parti: 1605-1613);
scrisse anche versi latini e curiose lettere fittizie ai grandi letterati del
passato («Lettere di ser Poi Pedante», 1613).
ALLODOLI ETTORE (Firenze, 1882-1960) - Autore di opere narrative, storiche e biografiche, ha scritto in collaborazione con C. Trabalza
la «Grammatica degli Italiani» (1934) e compilato con A. Albertoni un
«Vocabolario della lingua italiana» (1947).
ALMANSI GUIDO (Milano
1931-Mendrisio [Canton
Ticino] 2001) - Dopo aver insegnato a lungo in università inglesi, è rientrato in Italia dove
ha iniziato, alla maniera anglosassone, un’intensa attività
pubblicistica collaborando a
«La Repubblica» e a «Panorama». I suoi interventi, spesso anticonformisti e irriverenti, trovano poi
riscontro in volumi critici rigorosi e unitari poiché vertono sempre su un
tema di fondo come l’osceno in letteratura in «L’estetica dell’osceno»
(1974) o l’ironia in «Amica ironia» (1984). Lettore curioso e onnivoro,
ha riunito, in collaborazione con Guido Fink, un’antologia di imitazioni
da testi famosi: «Quasi come» (1976). Ha in seguito pubblicato: «La
ragion comica» (1986), «Teatro del sonno» (1988, con C. Béguin), «Minimi sistemi» (1989), «Donna da Quirinale» (1990, con A. Veraldi), «Incerta chiarezza» (1990), «Il filosofo portatile» (1991), «Perché odio i
politici» (1991), «Tra cinema e teatro» (1995), «Bugiardi. La verità in
maschera» (1996), «La nuova Alice» (1998).
ALTOMARE LIBERO, pseud. di Remo Mannoni (Roma, 1883-1942)
- Funzionario statale di professione, fu poeta e pubblicista. Fu tra i primissimi e più entusiastici aderenti al Futurismo. Iniziò la sua carriera
letteraria nell’alveo dannunziano con una piccola raccolta di versi stampata in proprio nel 1908, «Rime dell’Urbe e del Suburbio», e una rivista
letteraria («Primo Vere») che non ebbe molta risonanza. La sua seconda
raccolta, «Procellarie», stampata nel 1909 e inviata a Marinetti, gli aprì
invece le porte alla rivista «Poesia» e l’invito a entrare nel movimento
Futurista. Nel 1931 pubblicò una terza raccolta dal titolo «Fermento».
ALTOMONTE ANTONIO (Palmi 1934-Roma 1986) - Collaboratore
di giornali e riviste, ha esordito con due romanzi («Il feudo», 1964; «L’isola del corpo», 1965) legati alla terra calabrese ma fondati su un’essenziale tendenza a narrare per simboli. Il romanzo successivo, «La sostanza
bruna» (1972), ripubblicato con i precedenti nella trilogia «Una stagione
sull’altra», (1981), ha confermato la sua esigenza di superare la realtà
dei fatti in motivi esistenziali, con una vena fantastica che spesso si sviluppa su piani temporali diversi ma concordanti. Il sostrato simbolico si
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
è allargato alle crisi morali e sociali contemporanee nei due romanzi che
gli hanno dato la notorietà: «Dopo il Presidente» (1978, premio
Viareggio), dove il potere è visto come un’entità che scatena un crescendo assurdo di lotte, e «Sua Eccellenza» (1980), nel quale il potere è
presentato nella sua degradazione. È seguito «Il fratello orientale» (1984),
un romanzo di sofisticata architettura narrativa e di stampo autobiografico. Il rapporto fra potere e cultura ritorna in numerosi saggi, come «Viaggio nella cultura italiana» (1975), «L’intellettuale bifronte» (1977), «Mafia,
briganti, camorra e letteratura» (1979). Di grande efficacia analitica e
narrativa sono state le biografie: «Il Magnifico. Vita di Lorenzo de’ Medici» (1982) e «Dante, una vita per l’imperatore» (1985).
ALVARO CORRADO (San Luca [RC]
1895-Roma 1956) - Esordì come poeta
(«Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia», 1911), ma la sua produzione più significativa è costituita da romanzi e racconti, spesso pubblicati la prima volta sui
quotidiani («Il Resto del Carlino», «Il Corriere della Sera») e i periodici («Il Mondo») ai quali collaborò. Così è per il romanzo «L’uomo nel labirinto» (1926) e per
i racconti di «L’amata alla finestra» (1929).
La fitta produzione di narrativa breve fu
in buona parte raccolta nel 1955 in «75 racconti». Le novelle più famose
sono quelle di «Gente in Aspromonte» (1930), raccolta incentrata sulla
terra di origine di Alvaro. L’ambientazione rurale, i personaggi contadini, la tematica e il tipo di linguaggio pongono il testo sulla linea che
precede la narrativa neorealista. Sull’universo meridionale tornò in seguito con la trilogia intitolata «Memorie del mondo sommerso» (1961).
Compagno di Massimo Bontempelli nell’avventura della rivista “900”,
negli anni Trenta scrisse diverse corrispondenze di viaggio dall’Italia,
dall’Unione Sovietica e dalla Turchia. Fu tra i sostenitori dell’Alleanza
per la cultura patrocinata nel 1948 da Vittorio Sereni, e fondò con Francesco Jovine e Libero Bigiaretti il Sindacato degli scrittori. Fu anche
traduttore dal russo e dall’inglese e scrittore di opere teatrali («La lunga
notte di Medea», 1949).
AMALTEO GIOVANNI BATTISTA (Oderzo 1525-Roma 1573) Ebbe saltuari incarichi dalla Repubblica Veneta; fu poi segretario di Carlo Borromeo. Scrisse versi in volgare, ma fu più ammirato per i carmi
latini, composti a imitazione del Flaminio e del Navagero.
AMALTEO GIROLAMO (Oderzo, 1507-1574) - Fratello di Giovanni Battista, professò la medicina. Scrisse versi latini; va ricordato soprattutto il poemetto «Gigantomachia haeretica», dedicato a Paolo III, di
spiriti controriformistici.
AMBROGI ANTON MARIA (Firenze, 1713-1788) - Gesuita, tradusse «Le tragedie del Signor di Voltaire adattate all’uso del teatro italiano»
(1752), le «Opere» di Virgilio (1758-1762) in mediocri versi sciolti, con
ampio apparato critico, e le «Lettere» di Cicerone (1780).
AMBROSINI LUIGI (Fano [TO] 1883-Torino 1929) - Formatosi alla
scuola del Carducci e amico di Renato Serra, dai giovanili interessi letterari fu portato agli studi storici, impegnandosi, specialmente in articoli
della Voce, a una seria revisione del Risorgimento («Cronache del Risorgimento e scritti letterari», volume postumo). Fautore della guerra di
Libia ma avverso all’intervento nel 1915, fu sostenitore convinto del
Giolitti, la cui politica difese in articoli di fondo de «La Stampa». Si
appartò all’avvento del fascismo. Molto notevole è un suo saggio
sull’Ariosto pubblicato nel volume «Teocrito, Ariosto, minori e minimi»
(1926).
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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AMBROSINI RICCARDO (Livorno, 1925-San Lorenzo di Moriano
[LU] 2008) - Docente di linguistica all’università di Pisa, è condirettore
della rivista «Linguistica e letteratura» e collaboratore dell’«Enciclopedia
Dantesca». Studioso di vasti interessi, ha spaziato dall’indoeuropeistica
alla linguistica generale, dall’indianistica alla storia della lingua italiana.
Opere principali: «L’uso dei tempi storici nell’italiano antico» (1961),
«Strutture e parole» (1970), «Le iscrizioni sicule, sicane, elime» (1979),
«Dal X libro del Rg Veda» (1981), «Magia e sapienza nell’India antica»
(1984), «Saggi di critica linguistica» (1989), «Introduzione a Conrad»
(1991), «Antonio di Buona ventura Minutoli» (1993), «Le lingue come
rappresentazioni formali della conoscenza» (1995), «La diatesi passiva
nelle lingue indo-europee» (1996), «Lineamenti toponomastici della
Lucchesia» (1997), «Per un’interpretazione dell’Odissea» (1997).
AMBROSOLI FRANCESCO (Como 1797-Milano 1868) - Indirizzato dal Monti e dal Giordani, parteggiò inizialmente per i classicisti e
scrisse saggi sulle letterature classiche. Ricoprì a Pavia la cattedra di
filologia latina e greca ma per poco, perché sospetto di idee liberali.
Tradusse il dizionario greco-tedesco dello Schenkl e compose un «Manuale della letteratura italiana» (1831; rifatto nel 1860) lodato dal
Carducci, in cui seppe apprezzare i meriti della cultura romantica.
AMENTA NICCOLÒ (Napoli, 1659-1719) - Ricordato per le «Commedie» che rappresentano un tentativo, poco riuscito, di restaurazione
della naturalezza della commedia toscana del XVI sec. contro la magnificenza del teatro del Seicento; fu autore anche di un’opera di poesia
giocosa («I capitoli»).
AMICUCCI ERMANNO (Tagliacozzo 1890Roma 1955) - Laureato in scienze politiche e
sociali, fu dapprima redattore del «l'Avanti!» dal
1908 al 1910, dove conobbe Mussolini, per poi
divenire corrispondente da Roma dei quotidiani italiani «Il Piccolo» di Trieste e «La Nazione» di Firenze, e in seguito del newyorkese «Corriere d'America». Fece una rapida carriera politica sotto il fascismo divenendo, da consigliere
provinciale dell’Aquila (1920- 1925), deputato
e sottosegretario alle corporazioni. Direttore della «Gazzetta del Popolo» (1928-1939) e del «Corriere della Sera» (1943-1945), fu condannato
per collaborazionismo. Fu autore di scritti a carattere economico, politico e sociale. Fra i suoi libri, possono essere ricordati: «Piccolo mondo
dannunziano», «Nizza e l'Italia», «I 600 giorni di Mussolini».
AMMIRÀ VINCENZO (Monteleone di
Calabria [oggi Vibo Valentia] 1821Montelone 1898) - Di idee liberali, fu tra
i più attivi animatori del Comitato rivoluzionario monteleonese. Nel 1860 si arruolò tra le truppe garibaldine e combatté a
Soveria Mannelli. In una poesia, «In morte di Giuseppe Garibaldi», il poeta accennò al suo incontro con l’Eroe dei due Mondi. Pubblicò poesie in lingua e in dialetto,
tra cui una libera traduzione dell’Eneide.
Il lavoro a cui deve la notorietà è «Ceceide», un poemetto dialettale in cui le varie componenti quali la voluttà,
la satira, lo scurrile ed il fantastico si compenetrano. Altra opera molto
conosciuta è la poesia «A Pippa» (1886). Pubblicò anche un volume di
«Poesie giovanili» (1861), in cui raccolse i versi in lingua e la novella «I
Romiti». Altre poesie le pubblicò in giornali e riviste. Nel 1928 il figlio,
Domenico Ammirà, raccolse in due volumi una parte delle opere del padre:
«Tragedie, poesie e Poesie dialettali» e «La Calabria e Vincenzo Ammirà».
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
AMMIRATO SCIPIONE (Lecce 1531Firenze 1601) - Dopo soggiorni a Napoli,
Roma e Venezia e un’attività letteraria assai
dispersa, stabilitosi a Firenze si dedicò con
grande impegno alla storiografia e alla
trattatistica politica. Lavorò alla corte del
duca Cosimo de’ Medici e lasciò poesie di
gusto prevalentemente petrarchesco, dialoghi, commedie, orazioni politiche, opere di
storia. Nella sua vasta produzione spiccano le «Istorie fiorentine, delle
famiglie nobili fiorentine» e i «Discorsi sopra Cornelio Tacito» (1594),
importanti per la polemica antimachiavellica e, ancor più, per la giustificazione che dà della ragion di Stato. Tra le altre opere vi sono alcune
biografie, come quella su Bettone Cini e genealogie delle famiglie di
Napoli e Firenze.
AMORETTI GIOVANNI VITTORIO (Imperia 1892-Torino 1988) Germanista, già professore nell’Università di Pisa, fu autore di numerose pubblicazioni, tra cui l’edizione del «Corso
di letteratura drammatica» (Vorlesungen
über dramatische Kunst und Literatur)
di A. W. Schlegel (1923), una «Storia
della letteratura tedesca» (1936) e una versione del Faust. Nel 1962 pubblicò «Saggi critici», con una bibliografia degli scritti e un’introduzione
di G. Sechel e «Storia della letteratura tedesca». Pubblicò inoltre
«Hölderlin» (1963), «Viaggio in Italia» (1965), «Saggi critici» (1968) e
«Cultura tedesca» (1971).
ANCESCHI LUCIANO (Milano 1911Bologna 1995) - La sua attività si svolse
da un lato sul piano accademico (fu docente di estetica a Bologna fino al 1981) e
dall’altro con un’intensa partecipazione
militante alle più significative esperienze
letterarie del Novecento. Lo troviamo fra
i compagni di strada degli ermetici con i
«Saggi di poetica e di poesia» (1942), ma
preceduti da «Autonomia ed eteronomia dell’arte» nel 1936, e vent’anni
dopo sarà il grande ispiratore della neoavanguardia del Gruppo 63, nato
attorno alla rivista «Il Verri», da lui fondata nel 1957. Il suo interesse
precipuo andò alla poesia e alle poetiche: a lui si devono famose antologie come «Lirici nuovi» (1943) e «Lirica del Novecento» (1953, in collaborazione con Sergio Antonielli), la prefazione ai «Lirici greci» di
Quasimodo, i saggi «Da Ungaretti a D’Annunzio» (1976), e gli studi di
poetica che, a partire da «Poetiche del Novecento in Italia» (1962), e
attraverso «Il modello della poesia» (1966), «Le istituzioni della poesia»
(1968), sono giunti all’importante riflessione «Che cosa è la poesia?»
(1986). Sono da ricordare anche i suoi studi sul barocco («Barocco e
Novecento», 1960) e le letture di Eliot e Pound («Poetica americana»,
1953). Pubblicò inoltre: «Cinque lezioni sulle istituzioni letterarie» (1988),
«Gli specchi della poesia» (1989), «Le poetiche del Novecento in Italia.
Studio di fenomenologia e storia delle poetiche» (1990).
ANCINA GIOVENALE (Fossano [CN] 1545-Saluzzo [CN] 1604) Musicista e poeta, consacrato sacerdote nel 1582 a Roma, vescovo di
Saluzzo dal 1602, fu beatificato da Leone XIII nel 1890. Propugnatore
dell’opera di san Filippo Neri (riforma tridentina), reagì alla produzione
madrigalistica in voga. Fu autore di antologie comprendenti soprattutto
composizioni altrui, tra cui il «Tempio armonico della Beatissima Vergine» (Roma, 1599). Collaborò con Cesare Baronio alla stesura degli
Annali. A lui è intitolato il liceo di Fossano (CN) e una via di Torino.
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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ANDREA DA BARBERINO, soprannome di Andrea Mengabotti
(Barberino di Valdelsa [FI], 1370-1431 circa) - Traduttore e compilatore di romanzi cavallereschi francesi che probabilmente recitava nelle
piazze, è autore di molte opere («Storie Nerbonesi», «Ugone di Alvernia»,
«Aspramonte») tra cui ebbero particolare fortuna, continuata fino a oggi
presso un pubblico popolare, il «Guerrin Meschino» e «I Reali di Francia».
ANDRONICO LIVIO (Taranto, 284-204 a.C. circa) - Poeta epico e
drammaturgo latino di origini greche. In seguito alla caduta di Taranto,
nel 272 fu condotto come schiavo a Roma dove venne in seguito affrancato dalla «gens» Livia. Tradusse in latino l’«Odissea» di Omero in versi
saturni (Odusía), e compose tragedie e commedie di intreccio greco. Ci
restano scarsi frammenti delle sue opere, oltre a otto titoli di tragedie e
tre di commedie.
ANELLI ANGELO (Desenzano [BS] 1761-Pavia 1820) - Letterato,
coinvolto anche in vicende politiche, lavorò per la Scala dal 1793 al
1817. Fornì testi poetici di ricca e gustosa inventiva a famosi operisti
(Rossini, Piccinni, Cimarosa, ecc.). La sua produzione assomma a una
quarantina di libretti fra cui L’Italiana in Algeri e La Griselda.
ANGELI DIEGO (Firenze 1869-Roma 1937) - Amico e collaboratore
di A. De Bosis, partecipò alla fondazione del «Marzocco» e fu redattore
di altri giornali letterari. Durante la prima guerra mondiale fu inviato
speciale sul fronte francese. Più che i romanzi di tono dannunziano, è
ricordato per una traduzione del teatro di Shakespeare (1911-1934) e
specialmente alcune opere sulla vita e l’arte di Roma: «Le chiese di Roma»
(1900), «Storia romana di trent’anni 1770-1800» (1931), «Roma romantica» (1935), ecc.
ANGELONI FRANCESCO (Terni 1587-Roma 1652) - Accademico
degli Insensati di Perugia e segretario del cardinale Ippolito Aldobrandini,
scrisse novelle e commedie d’intreccio, e fu collezionista appassionato
di oggetti d’arte. Compose due vaste opere d’erudizione: la «Historia
augusta da Cesare a Costantino» (1641) e la «Historia di Terni» (1646).
ANDREOTTI GIULIO (Roma, 1919-2013) Laureato in Giurisprudenza nel 1941, specializzandosi, successivamente, in diritto canonico. Giovanissimo, si avviò al giornalismo:
cominciò a farsi notare nella Federazione
degli Universitari Cattolici Italiani (FUCI), di
cui era assistente Mons. Montini, il futuro
Papa Paolo VI, e gli fu affidata da Aldo Moro
la direzione di “Azione Fucina”. Successivamente, quando Moro lasciò la Presidenza della FUCI, Andreotti gli subentrò per decisione di Pio XII. Collaborava, intanto, alla fondazione della Democrazia Cristiana, al fianco di Alcide De Gasperi e Guido Gonella. Dopo la liberazione di Roma, divenne delegato nazionale dei gruppi giovanili della Democrazia Cristina e nel 1945 fece parte della Consulta Nazionale. Deputato dell’Assemblea Costituente nel 1946, fu confermato in tutte le successive elezioni della Camera dei Deputati nella circoscrizione di
Roma-Latina-Viterbo-Frosinone, dove fu eletto, per la
dodicesima volta, nel 1987. Fu eletto anche per due volte
al Parlamento Europeo (Italia Centrale e Nord-Est). Il 1°
giugno 1991 il Presidente della Repubblica, Francesco
Cossiga, lo nominò Senatore a vita. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal quarto
all’ottavo governo De Gasperi tra il 1947 e il 1953, man-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ANGELONI LUIGI (Frosinone 1759Londra 1842) - Aderì alla Repubblica Romana (1798), alla caduta della quale riparò
in Francia, dove entrò nella setta dei filadelfi, partecipando a numerose congiure
antinapoleoniche. Alla caduta di Napoleone si affiliò agli adelfi, e fu con Filippo
Buonarroti il capo degli esuli liberali italiani a Parigi. Amico di Federico Confalonieri, ebbe intorno al 1820 contatti con
Carlo Alberto. Espulso nel 1823, passò in
Inghilterra, dove redasse una «Dichiarazione di princìpi» di carattere
democratico. Scrisse «Della forza nelle cose politiche» (1826) e un
farraginoso «Esortazioni patrie» (1837). Negli ultimi anni visse a Londra isolato, in polemica con i compatrioti (in precedenza aveva rotto i
rapporti col Foscolo, già suo amico).
ANGIOLETTI GIOVANNI BATTISTA
(Milano 1896-Napoli 1961) - La sua attività
di scrittore si accompagnò sempre a una partecipazione alla vita culturale e giornalistica:
fu condirettore della «Fiera letteraria» (poi
«Italia letteraria») dal 1928 al 1934; nel dopoguerra diresse «La fiera letteraria», che aveva ripreso le pubblicazioni, e dal 1952 «L’approdo letterario». Fondò nel 1958 e presiedette la Comunità europea degli scrittori. La
sua opera, pur nascendo in ambito rondista, testimonia una costante apertura sui problemi morali della società: di qui deriva il passaggio dalle
prime prose liriche de «La terra e l’avvenire» (1923) e delle pagine allegoriche de «Il giorno del giudizio» (1927, premio Bagutta) ai racconti de
«Il buon veliero» (1931) a «Donata» (1940) e ai libri maggiori, «La memoria» (1949, premio Strega), e «Giobbe, uomo solo» (1955), intrisi di
forte moralità. Accanto alla narrativa lasciò libri di viaggio, tra cui ricordiamo: «Servizio di guardia» (1932), «L’anatra alla normanna» (1957) e
tenne tale incarico col successivo governo
Pella, sino al gennaio 1954. In seguito ricoprì
numerosi incarichi di governo: Interno, Finanze, Tesoro, Difesa, Industria, Bilancio ed
Esteri. Fu presidente del Consiglio dei Ministri e presidente dei Deputati della D.C. Ha
ricevuto la Laurea Honoris Causa della
Sorbona di Parigi, della Loyola University di
Chicago, dell’Università Copernico di Torun
(Polonia), della Notre Dame University di
South Bend (Indiana), dell’Università della
Plata (Argentina), dell’Università di
Salamanca (Spagna), della Saint John’s
Univesity di New York, dell’Università di Varsavia, dell’Università della Scienza e della Tecnologia di Pechino,
dell’Università Clemente d’Ocrida di Sofia, della Catholic
University of America (Washington D.C.), della New York
University, della Jewish Theological Seminary (New York),
dell’Università di Pechino e dell’Università di Toronto. È
autore di ben 24 libri fra cui si ricorda «Il potere logora...
Ma è meglio non perderlo. Le battute più divertenti, più
cattive, più riuscite» (2000) e «Onorevole stia zitto» (1992).
Fondò e diresse la rivista «Concretezze» (dal 1955 al 1976),
fu direttore del mensile «Trenta Giorni» e presidente del
Centro Studi Ciceroniani e della Casa di Dante di Roma.
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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«I grandi ospiti» (1960), e di intervento europeistico: «Scrittori d’Europa» (1928), «Un europeo d’Italia» (1951), «Tutta l’Europa» (1961).
ANIANTE ANTONIO, pseudonimo di Antonio Rapisarda (Viagrande [CT] 1900-Ventimiglia di Sicilia [PA] 1983) - Scrittore inquieto e
insofferente, trovò nel novecentismo di Bontempelli una poetica in cui
la sua vena estrosa poteva avere accoglienza e riconoscimento. A quel
periodo appartengono i romanzi fantastici «Sara Lilas» (1923) e «Ultime
notti di Taormina» (1931). Per ragioni politiche si trasferì in Francia e da
allora il suo lavoro di scrittore prese una piega autobiografica e
memorialistica con «Ricordi di un giovane troppo presto invecchiatosi»
(1939), «La fin du monde» (1950), «Memorie di Francia» (1973). Scrisse anche per il teatro («Gelsomino d’Arabia», 1926; «Carmen Darling»,
1929) e con il passare del tempo è soprattutto sul piano teatrale che la
sua fama ha avuto i giusti riconoscimenti, specie per «Rosa di zolfo»
(1958).
ANSALDO GIOVANNI (Genova 1895-Napoli 1969) - Dopo essere
stato redattore capo del «Lavoro» di Genova, aderì nel 1935 al fascismo
divenendo direttore del «Telegrafo» di Livorno. Dal 1950 al 1965 diresse «Il Mattino» di Napoli. Pubblicò, tra l’altro, una biografia di Giolitti,
«Il ministro della buona vita» (1949).
ANSELMI LUCIANO (Fano, 1934-1996) - Collaboratore di giornali
e riviste letterarie, ha scritto testi teatrali, opere narrative, tra cui
«Gramignano», 1967, alcuni romanzi polizieschi («Storie parallele», 1974;
«Gli amici dell’impiccato», 1974) e un lungo racconto di tono proustiano
(«Un viaggio», 1969). Pregevole anche la sua edizione di una scelta
delle lettere di Proust. Tra le opere successive: «Testi teatrali» (1975),
ANGIOLIERI CECCO (Siena, 1260-1312 circa) - Ciò che
si conosce della sua vita risulta da fonti secondarie e indirette, che testimoniano di una
vita sregolata e dissipata. Sappiamo, ad esempio, che nel
1281 fu multato tre volte dal
bargello per disturbo della
quiete pubblica, e che nel 1291
fu implicato nel ferimento di
un uomo, ma senza subire
condanna. Intorno al 1296 dovrebbe collocarsi un suo primo allontanamento da Siena,
forse a causa di un bando politico. Nel 1302 svendette
per bisogno di soldi un suo podere, ma, non si sa se per
vita dispendiosa o altro, le sue finanze rimasero fallimentari, tanto che alla sua morte, avvenuta forse nel 1312, i
cinque figli rimasti a suo carico rinunciarono all’eredità
perché troppo gravata dai debiti. Incontrò probabilmente Dante alla battaglia di Campaldino, contro Arezzo. È
probabile che, per quanto dalle due parti siano andati
perduti i materiali poetici relativi, fra Dante e Angiolieri
vi sia stata, oltre che una tenzone in rima, una cordiale
amicizia, poi deterioratasi, come risulta da un famoso
sonetto di Cecco indirizzato a Dante. I sonetti attribuiti
all’Angiolieri sono circa 150. Discendono dalla tradizione goliardica e dalla poesia giocosa, che, esprimendosi
in un linguaggio pittoresco e realistico, assumeva nei suoi
componimenti qualità più variegate, con temi a tratti
sfrontati e dissacratori, come quello dell’esaltazione del
denaro e del rancore verso i genitori.
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
«Gli anni e gli anni» (1976, romanzo), «Piazza degli Armeni, Balzac»
(1982), «Proust ritrovato» (1984), «Nudo in albergo» (1985), «Molte
serate di nebbia» (1986), «I poeti dagli occhi di opossum» (1988), «Il
liocorno blu e altre inchieste del commissario Boffa» (1992), «Acquario
mediterraneo» (1996).
ANTINORI BASTIANO (Firenze, 1524-1592) - Membro dell’Accademia fiorentina e poi della Crusca, fu tra gli studiosi che prepararono,
sotto la direzione del Borghini, l’edizione espurgata del «Decameron»
(1573).
ANTONELLI SERGIO (Roma 1920-Milano 1983) - La sua opera si
pone all’insegna di una discrezione rigorosa, ma non per questo marginale. I suoi romanzi hanno sempre origine da un’occasione autobiografica, come «Il campo 29» (1949), racconto della sua prigionia in India,
«Oppure niente» (1971), in cui è adombrata la sua esperienza politica, o
da una trasposizione allegorica e fantastica come in «La tigre viziosa»
(1954), «Il venerabile orango» (1962), «L’elefante solitario» (1979).
Indagatore attento della letteratura contemporanea in «Aspetti e figure
del Novecento» (1955) e «La letteratura del disagio» (1984), apparso
postumo, ha dedicato anche studi al Parini (1974) e al Pascoli (1955).
Dalla sua collaborazione alla radio svizzera è nato «Viaggio nella lette-
ANGELINI CESARE (Albuzzano [PV] 1887-Pavia 1976) Sacerdote, rettore del collegio
universitario Borromeo di Pavia, scrittore, ha interpretato la
letteratura contemporanea con
la fede in alcuni princìpi: per lui
la letteratura era «la nostra quotidiana porzione di felicità» e la
critica doveva, prima che giudicare, «comprendere», come
gli aveva insegnato il suo maestro Renato Serra. I suoi libri di prosa, tra i quali ricordiamo «I doni del Signore» (1932), «Acquerelli» (1948), «I
frammenti del sabato» (1952), e di critica, dal «Lettore
provveduto» (1924) a «Notizie di poeti» (1942), a «Carta,
penna e calamaio» (1944), a «Nostro Ottocento» (1970), a
«Cronachette di letteratura contemporanea» (1970), si
realizzano in questo spirito. Non è casuale dunque che
l’autore della sua vita sia stato Manzoni, a cui ha dedicato alcuni libri fondamentali («Il dono del Manzoni», 1924;
«Invito al Manzoni», 1936; «Manzoni», 1942 e 1953; «Capitoli sul Manzoni, vecchi e nuovi», 1966; «Variazioni
manzoniane», 1974). Da ricordare anche l’epistolario, postumo, «I doni della vita» (1985).
ANILE ANTONIO (Pizzo di
Calabria [CZ] 1869-Raiano d’Aquila [AQ] 1943) - Fu Ministro della
Pubblica Istruzione. La sua vita fu
amareggiata dalle persecuzioni del
regime fascista e dagli intrighi del
mondo accademico, ma rimase
sempre fedele al Partito Popolare di
Luigi Sturzo. Oltre ai suoi trattati
scientifici sono da ricordare le poesie («Sonetti religiosi», 1923; «Le ore sacre», 1937) e soprattutto l’opera di saggista («Bellezza e verità delle cose»,
1935), intesa a conciliare la scienza con la fede.
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CONTEMPORANEI
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ratura italiana» (1982), serie di incisivi profili da Jacopone da Todi a
Vittorini che costituisce una galleria storica dei nostri scrittori.
ANTONICELLI FRANCO (Voghera
[PV] 1902-Torino 1974) - Figura di spicco
della cultura torinese antifascista, è stato scrittore, giornalista al quotidiano «La Stampa»,
uomo politico (senatore dal 1968), organizzatore culturale ed editore, lasciando in
ognuna di queste attività un’impronta personale, anche se la sua opera risulta alla fine
esigua. Il suo gran lavoro di critico alla radio e al «La Stampa» ha originato la raccolta
postuma «Scritti letterari 1934-1974» (1985), mentre in vita sia «Il soldato di Lambessa» (1956) sia il «Piccolo libro di lettura» (1957) non
davano il dovuto risalto a una costante presenza critica confermata da «Immagini carducciane» (1958) e «La vita di D’Annunzio» (1968). Fu anche
poeta; la raccolta completa delle sue poesie, «Improvvisi e altri versi», è anch’essa postuma (1984). Sotto il titolo «La pratica della libertà» (1976) sono
stati riuniti i suoi scritti politici. Da ricordare anche il dramma «Festa grande
d’aprile» (1964) e la cura delle «Poesie nuove e ultime» di Delio Tessa (1947)
e della «Moneta seminata» di Gozzano (1966).
ANTONIO DA FERRARA, detto Antonio Beccari (Ferrara, 13151370 circa) - Irrequieto e bizzarro, gran giocatore, condusse la vita
errabonda degli uomini di corte del suo tempo. Nel suo ricco canzoniere
accanto a poesie politiche, spesso di occasione, prevalgono rime autobiografiche, ispirate alla sua tormentata esistenza (ad es. le «Disperate»).
Si risentono i temi e i modi della tradizione letteraria comico-realistica e
giullaresca, ma non senza accenti di sincerità, pur se torbidi ed enfatizzati.
ANTONIO DA TEMPO (Padova, prima metà del XIV sec.) - Giudice a Padova dal 1324, alla caduta degli Scaligeri (1338) si trasferì a
Venezia. Nel 1332 compose la «Summa artis rytmici vulgaris dictaminis»,
il primo trattato di metrica volgare italiana.
APOLLONIO MARIO (Oriano [BS]
1901-Galliate Lombardo [VA] 1971) - Figura di spicco della cultura cattolica, è stato
professore universitario, si è dedicato a studi sul fenomeno del teatro e autori, da
Shakespeare a Ibsen, dando alcune opere di
importanza fondamentale quali la «Storia
della commedia dell’arte» (1930) e la «Storia del teatro italiano» (1938-1950), oltre ad
aver diretto la rivista «Drammaturgia». Nel
campo della critica letteraria i suoi contributi più originali sono in «Uomini e forme della cultura italiana delle origini» (1934), «Fondazioni della cultura italiana moderna» (3 voll., 1948-1961) e lo studio dantesco: «Dante, storia
della Commedia» (1951). Apollonio ha scritto anche per il teatro e alcuni romanzi, tra i quali va ricordato «Solstizio nell’orto» (1945).
APOSTOLI FRANCESCO (Venezia, 1755-1816) - Scrisse opere storico-erudite, «Ricerche su gli uomini e le cose del secolo XVIII» (1785),
«Rappresentazione del secolo XVIII» (1801-1802) e «Dell’istoria dei
Galli, Franchi e Francesi» (1810). Compose anche mediocri commedie
di stampo goldoniano. Più famose le «Lettere Sirmiensi» (1801), ispirate alla sua esperienza di prigionia sotto gli Austriaci e tinte di una vaga
malinconia preromantica.
APPELIUS MARIO (Arezzo 1892-Roma 1946) - Redattore del «Popolo d’Italia» e direttore del «Mattino d’Italia» di Buenos Aires, pubbli-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ANTONIANO SILVIO
(Roma, 1540-1603) - Si acquistò precoce rinomanza come
improvvisatore, e per le sue
doti Ercole II d’Este lo volle
a Ferrara. Nel 1559 Pio IV lo
chiamò a Roma a insegnare
nella Sapienza; ma per dedicarsi tutto alla teologia e abbracciare lo stato ecclesiastico lasciò poi l’insegnamento. Ebbe importanti incarichi da Pio V e come abbreviatore
fu non indegno successore del Bembo e del Sadoleto per
l’eleganza del suo latino. Clemente VIII nel 1598 lo fece
cardinale. L’opera sua più importante è il trattato «Dell’educazione cristiana e politica dei figliuoli» (1584). Tra
i revisori della «Gerusalemme liberata» egli fu il più severo nell’esigere la soppressione degli episodi amorosi e
paganeggianti.
ARICI CESARE (Brescia, 17821836) - Neoclassico della scuola
di Vincenzo Monti, rivelò fin da
giovane una grande passione
per la poesia e per i classici latini e greci. Traduttore di Virgilio, compose opere di carattere
didascalico, mitologico e storico, che nella sua epoca lo collocano tra i più importanti cultori di questi generi. Scrisse
«Inni di Bacchilide» (1818), che finse volgarizzati dal greco, un poema epico («Gerusalemme distrutta») ed eleganti poemi didascalici («La coltivazione degli ulivi»,
1805; «Il corallo», 1810; «La pastorizia», 1814; «L’origine
delle fonti», 1833). Compose anche «Inni sacri» a imitazione di quelli manzoniani. Fu segretario dell’Ateneo
bresciano e insegnò al Liceo classico Arnaldo di Brescia.
ARRIGHI CLETTO, pseudonimo di Carlo RIGHETTI
(Milano, 1830-1906) - Giornalista brillante, costituì a Milano un teatro dialettale, a cui
collaborò come impresario e
autore. Con il romanzo «La
scapigliatura e il 6 febbraio»
(1861) inaugurò, nel campo
delle lettere, il concetto di
«bohème» che tradusse con
«scapigliatura». Fra le sue numerose opere di teatro si
ricordano «El Barchett de Boffalora» (1870) e «On milanes
in mar» (1895). Scrisse inoltre libri di memorie e numerosi romanzi storici, avventurosi, di intrigo misterioso,
come «Nanà a Milano» (1880), e approdò al romanzo sociale con «La canaglia felice» (1885), creando ed organizzando anche l’opera collettiva «Il ventre di Milano. Fisiologia della capitale morale». Fu anche autore di 39 commedie teatrali in dialetto milanese, di cui ancora oggi fanno parte
del repertorio nelle compagnie dialettali (tra cui quella di
Daio Fo). La sua passione per il milanese lo spinse a confezionare un piccolo ma sostanzioso «Dizionario milanese-italiano» pubblicato nel 1896 tra i Manuali Hoepli.
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cò vari saggi come «Asia Gialla» (1926) e «Il cimitero degli elefanti»
(1928). Noto per i commenti radiofonici ai fatti del giorno, d’intonazione filofascista, fu processato dopo la guerra per collaborazionismo.
APPIO CLAUDIO CIECO (vissuto intorno al IV-III secolo a.C.) - Uomo politico,
scrittore e oratore romano. Fu censore dal
312 al 307 a.C. e console nel 307 e nel 296
a.C. Favorì costantemente i plebei e riformò
le regole relative allo status civico, introducendo nel senato anche figli di schiavi liberati. Nel 312 fece costruire il primo tratto
della via Appia, che collegava Roma a Capua.
Celebre è l’orazione da lui pronunciata al senato contro le proposte di pace dell’ambasciatore di Pirro. Ad Appio sono attribuite alcune sentenze morali, raccolte nei «Carmina», delle quali sono rimasti solo pochi frammenti.
suoi scritti critici, «Dal romanticismo all’informale» (1977, 2 voll.) e il
saggio su Morandi (1964). Accanto all’attività critica, va ricordata quella di scrittore per le poesie di «Polvere del tempo» (1943) e di prosatore
in «Incanto della città» (1984, postumo).
ARCANGELI GAETANO (Bologna, 19101970) - È stato docente liceale a Bologna, dove entrò in contatto con Roberto Longhi. Scrittore sensibile, visse appartato, lontano da gruppi e movimenti. Tra le sue opere, le raccolte di versi «Solo se ombra» (1951), «L’Appennino» (1958), il libro di prose «I passi notturni» (1959), il racconto «L’anima
del mare» (1968) e un volume di epigrammi e satire, «Canzonetta all’Italia» (1969).
ARCANGELI FRANCESCO (Bologna, 1915-1974) - Critico e storico d’arte fu scolaro di Roberto Longhi, da cui imparò non solo il rigore
critico, ma anche un gusto particolare per la scrittura che caratterizza i
ARCARI PAOLO (Fourneaux [Savoia] 1879-Roma 1955) - Professore nelle università di Friburgo, Losanna e Neuchâtel e autore di studi
critici su autori italiani e francesi, scrisse anche romanzi di ispirazione
cattolica costruiti sul modello manzoniano: «Il cielo senza Dio» (1922);
«Altrove» (1926); «Palanche» (1930). Di idee liberali, fondò nel 1914 la
rivista «L'Azione».
ARETINO PIETRO (Arezzo
1492-Venezia 1556) - Discendente da famiglia di umili origini, si trasferì a Perugia nel
1506 o 1507 per compiervi l’apprendistato di pittore. Sentiva
intanto come molto più urgente il richiamo delle lettere e nel
1517 passò a vivere a Roma. Qui
cominciò come autore satirico,
avendo occasione di mettere subito in mostra il suo spirito mordace. Intorno al 1525 il
pittore Giulio Romano eseguì e fece poi incidere da Marco Raimondi un certo numero di disegni licenziosi su
come «in diversi modi, attitudini e positure giacciono i
disonesti uomini con le donne» (Vasari). L’Aretino, dopo
aver visto le incisioni del Raimondi, pensò di illustrarle
con sedici sonetti. Nascono così i sonetti definiti per il
loro contenuto «lussuriosi». Lo scandalo che ne seguì lo
costrinse a trasferirsi a Venezia. Le condizioni di maggior libertà che Venezia garantiva e il grande sviluppo
che vi aveva l’industria tipografica resero particolarmente
congeniale la città allo scrittore, che fu uno dei primi a
riuscire a sostenersi con il mestiere delle lettere, senza
cioè mettersi al servizio di un signore. Di volta in volta
corteggiato o odiato per la grande forza d’impatto della
sua penna, sperimentò i generi letterari più vari, passando dalla commedia alla tragedia, dal dialogo parodistico
all’epistolografia e al poema cavalleresco, dalla letteratura oscena a quella sacra. Come scrittore sostenne sempre la necessità di trarre ispirazione dalla natura, cioè
dalla vita, piuttosto che dai classici. Resta per questo il
prototipo dello scrittore anticlassicista, che preferisce affidarsi al suo genio piuttosto che all’imitazione dei modelli. Morì a Venezia avendo goduto in vita finanche della
protezione di Francesco I e Carlo V. Delle sue opere
priincipali ricordiamo: «Sonetti lussuriosi», «Ragionamento della Nanna e della Antonia fatto a Roma sotto
una ficaia» (1534), «Dialogo nel quale la Nanna insegna
alla Pippa sua figliola» (1536) e «Orlandino» (1540).
ARGAN GIULIO CARLO (Torino 1909-Roma 1992) - Critico
e storico dell’arte italiano, direttore della Galleria estense di Modena dal 1933 al 1936, ispettore
centrale alla direzione generale
delle Antichità e belle arti dal
1939 al 1955, fu dal 1976 al 1980
sindaco della città di Roma. Per
questa sua carica non ha però
tralasciato l’attività di storico e critico d’arte, sia interessandosi approfonditamente di urbanistica, in relazione
ai problemi della città in epoca di industrialismo avanzato e ai rapporti tra questa e la scienza moderna, sia
promuovendo iniziative culturali volte a far conoscere
movimenti artistici a lungo trascurati, quali le avanguardie dei paesi dell’Est europeo, o altre opere difficilmente
fruibili dal largo pubblico, quali i disegni di Cézanne del
museo di Basilea o i 43 pezzi di Kandinsky (oli, disegni e
acquerelli) delle raccolte sovietiche. Vasto è il campo dei
suoi interessi, da problemi generali di metodologia a singoli periodi o artisti: «Walter Gropius e la Bauhaus»
(1951), «Borromini» (1952), «Architettura barocca in Italia» (1957). Ha pubblicato: «Un’idea di Roma» (1979), «Intervista sulla fabbrica dell’arte» (1980), la monografia
sullo scultore «Dzamonia» (1981), «Occasioni di critica»
(1981), che raccoglie i suoi scritti settimanali pubblicati
su «L’Espresso», «Da Hogarth a Picasso» (1983), «Storia
dell’arte come storia della città» (1983), i volumi III («Da
Giotto a Leonardo»), IV («Da Leonardo a Canova»), V
(«L’Età Moderna») della «Storia dell’Arte Italiana» (1983),
«Arte e critica d’arte» (1984), «Classico-Anticlassico. Il
Rinascimento da Brunelleschi a Bruegel» (1984), «Immagine e persuasione. Saggi sul barocco» (1986),
«Michelangelo architetto» (1991, in collaborazione con
B. Contardi). Eletto senatore nelle liste del PCI negli anni
1983 e 1987, aderì in seguito al PDS. Professore all’Università di Roma e socio dell’Accademia dei Lincei, nel
1987 è stato nominato presidente onorario della casa editrice Einaudi.
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
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INDICE DEGLI AUTORI
CONTEMPORANEI
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ARCARI PAOLA MARIA (Friburgo 1907-Roma 1967) - Figlia di
Paolo Arcari, ordinaria dal 1939 di storia delle dottrine politiche all’università di Cagliari, è autrice di numerosi studi politico-giuridici e di una
«Storia delle dottrine politiche italiane» (Como 1939-43).
ARIOSTO GABRIELE (Reggio Emilia 1477-Ferrara 1549) - Fratello di Ludovico, in conseguenza di una paralisi non poté farsi prete. Visse
con la moglie e i figli nella casa paterna. La sua fama di poeta in volgare
è legata alla continuazione della commedia «I Studenti», lasciata incompiuta da Ludovico e da lui intitolata «Scolastica». La commedia, che
procede secondo i consueti schemi dell’imitazione classica, fu pubblicata nell'edizione grifina del 1547 e ristampata, con le altre commedie di
Ludovico, dal Giolito nell'anno 1562.
ARIOSTO LUDOVICO
(Reggio Emilia 1474-Ferrara 1533).
Uno dei più importanti poeti dell’epoca rinascimentale.
Nel 1484 si trasferì con la famiglia a Ferrara, dove assunse
le prime cariche amministrative. Gli studi giuridici gli diedero una qualifica ulteriore, preziosa per il suo futuro di
cortigiano. Nella prima metà degli anni Novanta partecipò alla vita di corte di Ercole I d’Este, quindi cominciò a
scrivere poesie in latino. Nel 1497 fu accolto fra i cortigiani
stipendiati, mentre intensificava il lavoro intorno alle
«Rime», stampate postume nel 1546 (Ariosto non pubblicò, oltre al suo celebre poema, nessun’altra opera), poesie
dove la lezione di Francesco Petrarca viene rivisitata in
chiave più scopertamente personale e realistica. Ben presto gli impegni divennero anche militari: nel 1501 fu capitano della rocca di Canossa, mentre nel
1503 passò al servizio di Ippolito d’Este,
ottenendo diversi incarichi amministrativi e diplomatici. L’opera alla quale intanto stava lavorando con maggiore impegno era il poema cavalleresco «Orlando furioso», la cui prima edizione, composta di quaranta canti, uscì nel 1516.
Sempre meno disposto a sacrificare il lavoro letterario a quello politico e amministrativo, nel 1517 si rifiutò di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria, e
perciò ruppe ogni rapporto con lui; nel
1518 passò al servizio del duca Alfonso,
ma questo non gli risparmiò numerose
missioni in diverse corti italiane e il gravoso incarico di governatore di Garfagnana (1522-25). Le
sette «Satire», vera e propria autobiografia in versi, furono composte fra il 1517 e il 1525. Opere indirizzate ad amici
e parenti, trattano temi di attualità non di rado in chiave
allusiva e in forma di apologo; vi si parla del lavoro dello
scrittore e dell’amore per lo studio, della corruzione del
clero, della vita in famiglia, sempre con versi comunicativi (grazie alla struttura dialogica dell’opera) ed eleganti,
con intonazione leggera e a volte fiabesca. Nel 1521 comparve la seconda edizione del «Furioso», una prova dell’assiduità con cui Ariosto continuò a lavorare al poema,
sottoposto a ulteriori correzioni anche dopo la terza edizione, quella definitiva. Tra il 1522 e il 1525 ebbe l’oneroso
incarico di commissario ducale della Garfagnana, regione
montuosa e quanto mai inospitale della Toscana settentrionale, infestata da animali feroci e da briganti, come lo
stesso Ariosto sottolinea più volte nelle sue lettere, lamen-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ARIOSTO ORAZIO (Ferrara, 1555-1593) - Pronipote di Ludovico
Ariosto e amico del Tasso, prese parte alle polemiche sul «Furioso» e la
«Gerusalemme», mostrandosi istintivamente ostile alle intransigenze
aristoteliche e rivendicando la diversa natura dei due poemi («Risposte
ad alcuni luoghi del Dialogo dell’epica poesia», 1586). Scrisse un solo
poema dal poema dal titolo «Alfeo», di cui oggi rimane solo un frammento.
ARLIA COSTANTINO (Aiello Calabro [CS] 1829-Firenze 1915) Magistrato di professione, seguace di un intransigente purismo, pubblicò insieme a Pietro Fanfani il «Lessico dell’infima e corrotta italianità»
(1881), che ebbe numerose edizioni. Autorevole linguista, fu chiamato
a far parte dell’Accademia della Crusca.
tandosene. Mantenendo contatti sia con il papa sia con
l’imperatore, dedicò quindi al lavoro letterario le migliori
energie: l’edizione definitiva dell’«Orlando furioso» uscì
nel 1532, preceduto dalla composizione di diverse commedie (la nuova versione della «Cassaria» è del 1531). In
realtà Ariosto intrattenne un rapporto intenso con il teatro, non solo come autore (scrisse tra l’altro «I Suppositi»
nel 1509, «Il Negromante» nel 1520 e «La Lena» nel 1528)
ma anche come organizzatore di spettacoli, regista e persino attore, tutti ruoli funzionali al compito di colto ed elegante intrattenitore del raffinato pubblico costituito dalla
corte estense. L’ultima edizione del poema conta 46 canti.
La revisione fu soprattutto linguistica: Ariosto si sforzò di
applicare i suggerimenti proposti da Pietro Bembo nelle
sue fortunate «Prose della volgar lingua» (1525), in cui si
suggeriva un modello letterario di carattere classicistico, ispirato alla lingua
degli autori toscani delle origini, in particolare a quella di Petrarca e di
Boccaccio. Le modifiche al poema riguardarono però anche la sua struttura
narrativa: nuovi episodi vennero inseriti in vari punti del testo, modificandone l’andamento generale. L’«Orlando
furioso» riprende le vicende dei paladini
di Carlo Magno dal punto in cui si era
interrotta la narrazione dell’incompiuto «Orlando innamorato» di Matteo Maria Boiardo, testo assai celebre nell’ultimo decennio del XV secolo. Nel «Furioso» la componente sentimentale viene
sottolineata a tal punto che l’eroico Orlando è portato oltre le soglie della pazzia, a causa dell’amore spasmodico
che prova per l’inafferrabile Angelica, principessa del
Catai. Al centro dell’opera c’è poi un’altra coppia di innamorati, quella formata da Bradamante e Ruggiero. La situazione in cui si intrecciano le vicende di questi e altri
mille personaggi (le «donne e i cavalier» nominati all’inizio dell’opera) è quella dell’assedio di Parigi. Il poema procede a ritmo elevato: le avventure si susseguono in una
geografia con parecchie caratteristiche fantastiche. E fantastiche sono diverse figure, come il mago Atlante e
l’ippogrifo, il cavallo alato con cui Astolfo va sulla Luna a
recuperare il senno perduto da Orlando. La leggerezza
della poesia del «Furioso», quanto mai elegante, accoglie
però anche tematiche tutt’altro che gioiose. Dalle ottave
del suo poema, Ariosto guarda il mondo con disincantata
ironia mista a un fondo di disillusa tristezza.
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CONTEMPORANEI
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ARPINO GIOVANNI (Pola 1927-Torino 1987) - Dei suoi numerosi romanzi, alcuni sono stati premiati: «L’ombra delle colline» (1962, premio Strega), «Randagio è
l’eroe» e «Il fratello italiano» (rispettivamente 1969 e 1980, entrambi vincitori del
premio Campiello). Tra i libri di racconti
figurano «L’assalto al treno e altre storie»
(1966) e «Racconti di vent’anni» (1974),
tra quelli di poesie «Il prezzo dell’oro» (1958). Giornalista soprattutto
sportivo (fu inviato de «La Stampa» e de «Il Giornale»), collaborò con
diversi editori (Einaudi, Zanichelli, Mondadori), curando per Rizzoli
una collana di narrativa per ragazzi.
ARRIGHETTI NICCOLÒ (Firenze, 1586-1639) - Membro delle principali accademie di Firenze, nel 1623 succedette nella carica di console
dell’Accademia fiorentina a Galileo, col quale fu sempre in rapporti per
i suoi interessi scientifici. Fu letterato di buona tradizione toscana e intraprese a tradurre i «Dialoghi» di Platone. Scrisse la commedia «La
gratitudine» e molte sue opere restarono in gran parte inedite. Alcune
orazioni e cicalate apparvero nelle Prose fiorentine.
ARRIGHI LANDINI ORAZIO (Firenze 1718-Verona 1775) - Avventuriero, soldato, viaggiatore, nel 1753 si stabilì a Venezia. Espose le
teorie newtoniane e vichiane nei poemetti: «Il sepolcro d’Isacco Newton»
(1751) e «Il tempio della filosofia» (1755). Scrisse anche «Poe-sie liriche» (1753) e poemetti sulle stagioni, criticati da Carlo Gozzi.
ARRIGO DA SETTIMELLO (Firenze, seconda metà del XII sec.) Caduto in disgrazia del vescovo di Firenze fu incarcerato, e fra le mura
del carcere compose un poemetto in latino in distici elegiaci «De
diversitate fortunae et philosophiae consolatione» (1193 circa), noto anche col nome di Liber Henrici o Elegia (sive miseria) in cui, sul modello
di Boezio, lamentò le personali traversie, rivelando viva sensibilità morale e ricca cultura classica. Il poemetto, composto da mille versi, fu
volgarizzato nel Trecento col titolo «Arrighetto» e fu molto popolare nel
Medioevo.
ARTALE GIUSEPPE (Mazzarino [CL]
1628-Napoli 1679) - Uomo d’armi e famoso spadaccino, s’imbarcò per Candia
assediata dai Turchi, dove si distinse al
punto da essere nominato cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. Parallelamente si dedicò intensamente alle
lettere, nelle quali si dimostrò altrettanto
incontenibile e ardito, collocandosi tra le
figure più estreme dell’ultimo barocco meridionale. Fu Accademico Errante di Napoli. Intorno al 1668 la podagra e la sifilide lo tormentarono precipitandolo in un cupo pessimismo. Si dedicò alla letteratura fino alla morte,
sperimentando tutti i generi prediletti dal barocco (lirica, romanzo, dramma per musica, tragicommedia). L'opera più importante della sua prima
parte di vita è «Pasife, ovvero l'impossibile fatto possibile» (1661); dell’anno prima è il romanzo «Il Cordimarte», uno dei più fortunati tra i
romanzi scritti in area meridionale nel XVII secolo; del 1646, ma stampata nel 1661, è «La bellezza atterrata», elegia in sesta rima sulla peste di
Napoli dello stesso anno, dedicata a Guglielmo Leopoldo arciduca d’Austria. Praticamente tutta la sua opera poetica è stata riunita dallo stesso
autore nella raccolta «Enciclopedia poetica», continuamente arricchita e
corretta tra il 1658 e il 1679, comprendente anche le «Rime» e la tragedia di lieto fine «La guerra tra i vivi e i morti». Famigerato il verso di un
sonetto su Maria Maddalena «Bagnar co’ soli e rasciugar co’ fiumi».
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ARTUSI GIOVANNI MARIA
(Bologna, 1545 circa-1613) Compositore e teorico italiano,
autore di canzonette, è noto soprattutto per la polemica contro
Monteverdi, Zarlino, Bottrigari,
Galilei, ecc., e per i suoi «pamphlets», nel più famoso dei quali
(«L’Artusi, ovvero Delle imperfettioni della moderna musica»,
1600-1603) critica aspramente le
dissonanze non preparate dei madrigali di Monteverdi.
Il suo maggior contributo alla letteratura della teoria musicale fu il libro sulle dissonanze nel contrappunto. Le
composizioni di Artusi furono poche e tutte in stile conservatore.
ARTIERI GIOVANNI (Napoli 1904-Santa Marinella
[Roma] 1995) - Inviato speciale di guerra dal 1936, ha raccontato dalle colonne di diversi tra i principali quotidiani e
periodici i conflitti, le rivoluzioni e i grandi eventi di tutto
il mondo. Nel 1953 compì in
undici mesi il periplo del globo. Autore di saggi penetranti
sulle vicende storiche, i costumi, la realtà ambientale della sua città («Napoli nobilissima», 1955; «Funiculì, funi-culà», 1957; «Napoli, punto e
basta?», 1980), ha inoltre pubblicato opere storico-politiche come «Cronaca del Regno d’Italia» (1978), «Mussolini e
l’avventura repubblicana» (1982) e «Umberto II e la crisi della
monarchia» (1983). Segna una svolta nella sua produzione
«Cena con Gesù» (1985, scritto con la moglie Ester Lombardo), costituito da una serie di osservazioni sulla vita di
Cristo vista in rapporto alla realtà storica e al mistero
della sua divinità.
ASCOLI
GRAZIADIO
ISAIA (Gorizia 1829-Milano
1907) - Professore all’Accademia scientifico-letteraria di
Milano (1861). Autodidatta,
dopo aver coltivato le più diverse lingue orientali, si dedicò particolarmente agli studi
sulla fonetica e la grammatica
comparata indoeuropea («Studi ariosemitici», 1865, in cui affermò la parentela tra lingue
indoeuropee e lingue semitiche; «Corsi di glottologia», 1870), sul ladino («Saggi
ladini», 1873), sul francoprovenzale, sui dialetti italiani
(«L’Italia dialettale», 1880), sull’antico irlandese. Con la
sua visione storicistica dei fenomeni linguistici («Lettere
glottologiche», 1887) l’Ascoli ha lasciato una traccia profonda negli studi glottologici in Italia, cui diede particolare impulso anche con la fondazione dell’«Archivio
glottologico italiano» (1873). Nel 1894 fu nominato senatore del Regno d'Italia nella XVI legislatura.
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CONTEMPORANEI
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ARTUSI PELLEGRINO (Forlimpopoli [FO] 1820-Firenze 1911) Gastronomo e scrittore italiano È noto soprattutto per «La scienza in
cucina e l’arte di mangiar bene» (1891), raccolta di ricette della tradizionale cucina italiana presentate con stile garbato e conversevole. Scrisse
anche una «Vita di U. Foscolo» (1878) e le «Osservazioni in appendice
a trenta lettere di G. Giusti» (1880).
ASINIO POLLIONE CAIO (Teate 76 a.C.-Tuscolo 4 d.C.) - Uomo
politico e scrittore romano, personaggio di primo piano nella vita politica e culturale del tempo, seguì Cesare nelle sue campagne e combatté
per lui in Spagna contro Sesto Pompeo. Dopo la sua morte parteggiò per
Antonio e, nominato governatore della Gallia Transpadana, attese alla
distribuzione delle terre ai soldati veterani, conservando però a Virgilio
il podere, in un primo tempo confiscato. Ne ebbe la riconoscenza del
poeta, che gli dedicò la «IV Egloga». Proconsole nel 39 a.C., compì in
Dalmazia una spedizione vittoriosa contro i Partini, che gli valse il trionfo. Staccatosi da Antonio e assunto un atteggiamento riservato nei riguardi di Ottaviano, si ritirò a Tuscolo, dove compose poesie amorose,
tragedie, una «Storia della guerra civile tra Cesare e Pompeo» e opere
grammaticali. Ebbe fama anche come critico letterario e oratore forense
e a lui è dovuta l’istituzione di «recitationes», o pubbliche letture, e la
fondazione della prima biblioteca pubblica di Roma. Di tutta la sua complessa attività di scrittore non restano che frammenti e tre lettere
nell’epistolario ciceroniano.
ASMUNDO BARTOLOMEO (Catania XV sec.-1533) - Di lui si sa
che fu un nobile e che occupò varie cariche pubbliche a Catania tra il
1495 e il 1532 (tra cui quella di riformatore dello studio). Le sue opere,
canzoni in ottave di tema sacro e profano, spesso venate dalla malinconia, seguono il petrarchismo rifacendosi agli ideali dell’amore testimoniati nell’opera del poeta toscano. È il primo a far poesia in dialetto
siciliano. Le sue poesie sono comprese nella prima parte delle «Muse
siciliane», nella raccolta «Scelta di canzoni in siciliano sacre e profane»
e nella «Nuova Raccolta di rime siciliane». Le opere, almeno 27 canzoni
in ottave di tema sacro e profano seguono il petrarchismo rifacendosi
agli ideali dell'amore testimoniati nell'opera del toscano Bembo e il
serventese dei provenzali.
ASSARINO LUCA (Siviglia 1607-Torino 1672) - Poligrafo e storico
italiano, dopo aver cercato d’innovare il romanzo eroico-galante introducendovi la storia («La Stratonica, Armelinda»), si dedicò a un’attività
varia di agiografo, trattatista, epistolografo. Fondò a Genova un giornale, «Il Sincero»; ma si applicò specialmente alla storia; la sua opera principale è l’«Istoria della guerra e dei mercenari d’Italia dall’anno 1613 al
1630». Nel 1635 pubblicò il romanzo «La Stratonica» che, nonostante la
sua mediocrità, ebbe successo; seguirono «L'Armelinda» (1640), gli
«Zampilli d'Ippocrene» (1642) e altre opere di vario genere. Iniziò la sua
attività di storico con l'opera «Delle rivoluzioni di Catalogna» (164447). Visse per qualche tempo alla corti di Mantova e Milano, dove nel
1662 pubblicò la sua opera più famosa: l'«Istoria delle guerre e successi
d'Italia».
ASTALDI MARIA LUISA (Tricesimo [UD] 1900-Roma 1982) - Già docente di lingua e letteratura inglese
presso l’università di Roma, fondò e
diresse dal 1947 la rivista di cultura internazionale «Ulisse». Oltre a pregevoli studi sulla letteratura inglese, fra
cui «Letture inglesi» (1953), «Tre inglesi pazzi» (1974), ha pubblicato i saggi di «Amati libri» (1976), le biografie
«Tommaseo com’era» (1966), «Man-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
zoni ieri e oggi» (1971), Baretti (1977), «Metastasio» (1979) e i romanzi
«Canta che ti passa» (1931), «La fatica di volersi bene » (1933), «Una
ragazza cresce» (1935) e «La torre del diavolo» (1948). Nel 1949 fonda il
Premio Europeo Cortina Ulisse, il più antico premio italiano dedicato alle
opere di divulgazione scientifica nel campo delle scienze fisiche e morali.
ASTORE FRANCESCO ANTONIO
(Casarano [LE] 1742-Napoli 1799) - Aderì alla Repubblica Partenopea del 1799 e perciò fu impiccato durante la reazione borbonica. Scrisse, oltre a poesie varie (di scarso valore), «La filosofia dell’eloquenza o sia
l’eloquenza della ragione» (1783), in cui condanna la retorica e difende un modo d’esprimersi più spontaneo, e un «Catechismo repubblicano» (1799), dedicato a Mario Pagano.
ATANAGI DIONIGI (Cagli [PE] 1504 circa-Venezia 1573) - A Roma
fu segretario di Giovanni Guidiccioni e da lui ebbe impulso a seri interessi religiosi: più tardi si fece anche editore dei «Canones et Decreta
sacrosancti oecumenici et generalis Concilii Tridentini». Fu tra i seguaci
del Tolomei nello sperimentare la metrica quantitativa nella poesia volgare. Tornato a Cagli e di lì a Pesaro attese alla revisione dell’«Amadigi»
di Bernardo Tasso. Nel 1559 si stabilì a Venezia dove si dedicò attivamente a
curare edizioni di lettere e di versi d’autori contemporanei, fra cui «Rime» di
Bernardo Cappello (1560). Pubblicò di suo «Ragionamento sulla eccelleza e
perfezione della storia» (1559), la raccolta in onore d’Irene di Spilimbergo
cui premise una notevole «Vita di Irene di Spilimbergo» (1561) e due volumi
di «Rime di diversi nobili poeti toscani» (1565).
ATTARDI UGO (Sori [GE] 1923-Roma
2006) - Pittore, scultore e scrittore di origine siciliana, si trasferì a Roma nel 1945.
Dopo aver aderito nel 1947 al gruppo
astrattista «Forma Uno», passò dapprima
al movimento realista (fino al 1956), e poi
al gruppo «Città aperta». La sua pittura,
vicina alla Nuova figurazione espressionista di F. Bacon, predilige temi drammatici («Assassini», 1968) e di aperto impegno politico («Addio Che
Guevara», 1968; il ciclo di sculture lignee «L’arrivo di Pizarro», 19691971 e il nuovo ciclo «Cortés, la bellezza dell’Occidente», 1974-1976).
È anche autore di un romanzo ambientato in Sicilia, ricco di materia
autobiografica, «L’erede selvaggio», che ha vinto, nel 1971, il premio
Viareggio. Pochi mesi prima della sua morte il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli aveva conferito il titolo di Grande Ufficiale per meriti artistici e per aver diffuso e valorizzato nel mondo il
genio e la creatività del nostro Paese.
AUDISIO GUGLIELMO (Bra [CN] 1802-Roma 1882) - Ecclesiastico, professore e giornalista, presidente della Regia Accademia Ecclesiastica di Superga, di idee neoguelfe, fu tra i fondatori del foglio cattolico
«L’Armonia», contrastato dalla censura e dal governo piemontese. Costretto a lasciare il Piemonte, si recò a Roma, ove insegnò, alla Sapienza,
diritto naturale. La sua opera più nota, «Della società politica e religiosa
rispetto al sec. XIX» (1876), fu messa all’Indice.
AUGURELLI AURELIO GIOVANNI (Rimini 1445 circa-Treviso
1460) - Castellano del territorio di Todino e Todi, trascorse la maggior
parte della sua vita a Padova. Studioso del Petrarca, scrisse delicati versi
in latino che furono molto apprezzati dai suoi contemporanei. Il suo
petrarchismo anticipa di quasi vent’anni quello propugnato dal Belbo.
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AURIGEMMA SALVATORE (Monteforte Irpino [AV] 1885-Roma 1964) Arrcheologo, soprintendente dal 1912 al
1919 alle antichità della Tripolitania, passò nel 1924 alla soprintendenza per
l’Emilia e Romagna e condusse i fortunati scavi di Spina, di Sarsina e di Rimini.
Nel 1939 fu nominato soprintendente alle
antichità per l’Etruria Meridionale e direttore del Museo di Villa Giulia; dal 1942
al 1952 diresse la soprintendenza del Lazio. Opere principali: «La
necropoli di Spina in Valle Trebba» (1960), «I monumenti d’arte
decorativa della Tripolitania: 1° - I mosaici» (1960); «2° - Le pitture di
età romana» (1962), «I monumenti della necropoli romana di Sarsina»
(1963).
AVALLE D’ARCO SILVIO (Cremona, 1920-Firenze 2002) - Filologo e
critico letterario, professore di filologia
romanza nelle università di Torino e Firenze, direttore dell’Accademia della
crusca, condirettore di «Strumenti Critici» e di «Medioevo romanzo», direttore
di «Studi di lessicografia italiana», s’è
dedicato, come filologo, a studi di letteratura medievale in lingua d’«oc», all’indagine delle origini della letteratura romanza francese («La letteratura
medievale in lingua d’oc nella sua tradizione manoscritta», 1961; «Cultura e lingua francese delle origini nella “Passion” di Clermont-Ferrand»,
1962) e della lingua italiana del Duecento («Ai luoghi di delizia pieni.
Saggio sulla lirica italiana del XIII secolo», 1977), ma è ancora più noto
come critico strutturalista militante, attento anche ai problemi di
metodologia della critica («L’analisi letteraria in Italia. Formalismo Strutturalismo - Semiologia», 1970; «Tre saggi su Montale», 1970;
«Princìpi di critica testuale», 1972). Nel 1975 ha raccolto i suoi studi
danteschi nel volume «Modelli semiologici nella Commedia di Dante»,
tentativo di fondare una tipologia della cultura dantesca secondo modelli di applicazione letteraria. Nel 1979 ha pubblicato «Origini della
versificazione moderna» e «Al servizio del vocabolario della lingua ita-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
liana». Di notevole importanza il lavoro sulle componenti dialettali che
hanno contribuito alla formazione della lingua italiana preparato per le
«Concordanze della lingua poetica italiana dalle origini» (1992, 1° volume). Fra le sue numerose pubblicazioni si ricordano: «La commedia degli inganni» (1985), «Problemi di calcolo e lemmatizzazione» (1987),
«Chi era Laura? Strutture linguistiche e matematiche nel Canzoniere di
Francesco Petrarca» (1987), «Le maschere di Guglielmino. Strutture e
motivi etnici nella cultura medievale» (1989), «Dal mito alla letteratura
e ritorno» (1990). Nel 1987 ha vinto il premio Feltrinelli per la teoria e la
storia del linguaggio letterario; nel 1991 è stato insignito della laurea «ad
honorem» presso l’università di Ginevra. Membro dell’Accademia della
Crusca, ne dirige il Centro di Studi di Lessicografia Italiana.
AVANZINI BALDASSARRE (La Spezia 1840-Brianzola [CO] 1905)
- Pioniere del giornalismo in Italia, fu tra i fondatori e direttore del
«Fanfulla», diresse anche il «Fanfulla della domenica», e fondò con alcuni amici il «Torneo» (1892), che ebbe breve vita. Particolarmente versato nelle cronache parlamentari, usò lo pseudonimo di E. Caro.
AZEGLIO CESARE TAPARELLI (Torino 1763-Genova 1830) Marchese, uomo politico piemontese, padre di Massimo, entrò giovanissimo nell’esercito e partecipò alla guerra franco-piemontese del 1792.
Fatto prigioniero nella primavera del 1794, rientrò in Piemonte in seguito all’armistizio di Cherasco. Dopo l’occupazione francese andò esule
in Sardegna e poi a Firenze, dove promosse la pubblicazione dell’«Ape»,
il primo giornale cattolico italiano dell’Ottocento (1803). Tornato a Torino nel 1807, fu tra gli ispiratori dell’«Amicizia cattolica» (fondata nel
1817) e diede vita all’«Amico d’Italia» (1822-1829), un periodico di
ispirazione cattolica e conservatrice.
AZZONE (o AZZO) DEI PORCI (Bologna, prima metà del XII sec.)
- Giureconsulto, discepolo di G. Bassiano e professore nello Studio di
Bologna fino al 1229, è uno dei più celebri glossatori, noto non solo per
l’acutezza delle opere, ma anche per l’utilità delle sue lezioni. Opera
principale è la «Summa Codicis», nella quale il commento alle varie
rubriche del Codice tiene conto di tutta la dottrina del «Corpus Juris»
giustinianeo. Scrisse anche «Apparati» di glosse sulle diverse parti del
«Corpus Juris», una «Lectura super Codicem», una raccolta di regole
giuridiche («Brocarda»), le «Quaestiones Sabbatinae».
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AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D’
(Torino, 1798-1866).
Statista, artista versatile (fu scrittore e pittore), cresciuto
alla scuola alfieriana, la cui eredità era particolarmente viva
nei circoli dei giovani intellettuali piemontesi cui apparteneva anche il cugino C. Balbo, e poi venuto in contatto coi
cenacoli romantici milanesi, dominati dalla figura del
Manzoni (di cui sposò la figlia Giulia), acquistò fama come
autore di romanzi storici e patriottici («Ettore Fieramosca», 1833; «Niccolò de’ Lapi»,
1841). Confidando in Carlo Alberto per il
successo delle idee nazionali e costituzionali,
e insieme sospettoso verso l’attività delle società segrete, fu esempio tipico di moderato
liberale, gradualista, legalitario e federalista:
espresse tali idee nello scritto «Gli ultimi casi
di Romagna» (1846), in cui denunciò il malgoverno papale, deprecando insieme i tentativi insurrezionali del 1845, e nella «Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana» (1847) che risentiva delle
speranze suscitate da Pio IX. Scoppiata la
prima guerra d’indipendenza (1848), fu aiutante di campo del generale Giovanni Durando, comandante delle truppe inviate dal papa contro l’Austria; combatté valorosamente e rimase ferito a Monte Berico, nell’eroica difesa di
Vicenza. Dopo la rotta di Novara, per ordine di Vittorio
Emanuele II formò un ministero (7 maggio 1849) col compito di liquidare la guerra con l’Austria. Vinte dal re le
opposizioni del parlamento subalpino con il proclama di
Moncalieri, che, sciolta la camera, indiceva nuove elezio-
INDICE DEGLI
AUTORI STORICI
ni, il d’Azeglio capeggiò il governo piemontese per quasi
quattro anni, in un momento molto difficile, riuscendo a
evitare il prevalere del municipalismo, ridando slancio alle
istituzioni parlamentari e attuando importanti riforme,
come, nel campo ecclesiastico, quelle sancite dalle leggi
Siccardi. Per questo la sua opera costituì la preparazione
necessaria e diretta del decennio cavouriano, anche se dal
Cavour, entrato nel suo ministero nel 1850 e destinato a
sostituirlo nel 1852, troppe cose lo dividevano: soprattutto una visione politica più
ristretta, un certo maggior tradizionalismo
dinastico e anche una minore spregiudicatezza nei riguardi delle altre forze politiche
e parlamentari. Messo un po’ in disparte,
nonostante qualche missione diplomatica e,
nel 1859, la nomina a commissario per le
Romagne (delle quali favorì l’annessione),
venne superato dal corso degli eventi: vide
di mal occhio l’annessione del Napoletano,
espose in «Questioni urgenti» (1861) la sua
avversione all’idea di Roma capitale. La sua
ultima opera, «I miei ricordi», apparsa postuma nel 1867, è uno degli esempi migliori della
memorialistica risorgimentale: da essa risulta, resa simpatica dal piglio franco della narrazione, la personalità dell’autore, legato alle tradizioni del suo Piemonte e tuttavia
aperto alle esigenze del liberalismo ottocentesco. La sua
opera pittorica, soprattutto di paesaggi delicati e malinconici d’ispirazione romantica, è in gran parte conservata
nel Museo Civico di Torino.
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