Presentazione Il Piemonte rappresenta una delle regioni ortofrutticole più importanti del nostro Paese: areali e distretti produttivi fortemente vocati e specializzati, un patrimonio di varietà antiche e di nuova introduzione, standard qualitativi e sicurezza alimentare elevati costituiscono, oggi ed in prospettiva futura, un’evidente opportunità di mercato per i produttori che operano nel settore della frutta e ortaggi. Si può affermare, oggi, che il bacino piemontese è in grado di competere sul mercato con le più importanti aree europee, ed ogni sforzo per la valorizzazione, la comunicazione e la promozione del gusto e della tipicità delle produzioni regionali contribuirà senza dubbio a sostenere la qualità e bontà “conquistate sul campo”. La presente pubblicazione, pertanto, vuole essere un piccolo ma significativo contributo per far conoscere la realtà ortofrutticola piemontese, una “porta aperta”, uno sguardo curioso su frutteti e campi dai quali provengono i prodotti della nostra tavola, e se riuscisse nell’intento di promuovere il consumo di frutta e verdura presso le famiglie piemontesi, sempre più sensibili alle problematiche sulla sicurezza ed alla compatibilità ecologica degli alimenti, allora si potrebbe considerare raggiunto il nostro obiettivo. Seguire i percorsi dei frutti e degli ortaggi tipici del Piemonte, infine, ci fa conoscere gli aspetti più autentici del territorio. Sulle tracce di una coltura incontriamo la cultura, fatta di luoghi, paesaggi, tecniche produttive ingegnose, soprattutto tanta passione nell’innovare nel segno della tradizione. Dopo aver percorso queste strade, cambia l’approccio con i prodotti della terra. Uno sguardo meravigliato nel riconoscere sapori e profumi e tante storie da raccontare. Mino Taricco Assessore Regionale all'Agricoltura, Tutela della Fauna e della Flora Frutta e Ortaggi del Piemonte 1 Introduzione L Un po’ di storia… e specie da frutta oggi presenti in Piemonte, ad eccezione dell’actinidia, furono diffuse in Europa lungo le vie dell’impero romano. Non risale però a quel periodo la loro introduzione in Piemonte, che era abitato dalle tribù Celto-Liguri e coperto dalla fitta foresta planiziale. Troviamo le prime testimonianze nel Medioevo, quando il monachesimo, attraverso la rete di Abbazie estesa anche in Piemonte, portò negli hortus le specie da frutto, da orto e le essenze medicinali. Nei secoli successivi i fruttiferi e le ortive intrapresero percorsi diversi. La frutta, considerata uno sfizio rispetto all’alimentazione di sussistenza e un distintivo sociale, diventò oggetto di arredamento per i giardini delle dimore nobiliari. Il Piemonte vanta oggi un patrimonio di varietà antiche, che - ad un’analisi stratigrafica - rivela ondate successive di varietà introdotte da tutta Europa secondo i gusti dell’epoca. Molto forte l’influenza della Francia, vuoi per il prestigio culturale nel secolo dei lumi, vuoi per la posizione del regno sabaudo a cavallo tra gli attuali confini. Dai vivai francesi ci sono arrivate gran parte delle varietà storiche di melo e di pero. Nella seconda metà dell’800 inizia una coltura del melo in forma di frutteti specializzati nell’area pedemontana tra Saluzzo e Pinerolo. Negli stessi anni prende il via la coltura del pesco sulle colline del Roero. In questo caso esiste una data: nel 1885 l’Avv. Ettore Ferrio realizza a Vezza d’Alba il primo pescheto con varietà precoci di origine americana, per ottenerne un raccolto da vendere sui mercati di Asti ed Alba. Nel 1926 furono piantati a Lagnasco, nel Saluzzese, i primi pescheti di pianura. Da quell’esperienza, mai interrotta, prese il via la frutticoltura come oggi la conosciamo e che ha profondamente modificato il territorio e il paesaggio della fascia pedemontana tra Cuneo e Cavour. Alle specie “tradizionali” (melo, pesco, pero, albicocco, ciliegio e susino), si è aggiunta a metà degli anni ’70 l’actinidia (kiwi); introdotta intorno dalla Nuova Zelanda, è diventata in pochi anni la terza specie frutticola piemontese. Gli ortaggi, dagli hortus delle Abbazie, divennero subito un valido complemento dei cereali nell’alimentazione dei contadini. Lo spartiacque nella storia dell’orticoltura è stata la scoperta del nuovo mondo. Mentre fino al 1500 erano coltivate brassicacee (cavoli, cavolfiori introdotti dagli Arabi, asparagi già conosciuti nell’antico Egitto, cipolla, bietole, ortaggi a foglia ed altri ancora), dall’America ci arrivarono le specie che hanno rivoluzionato l’assortimento orticolo: fagioli, pomodori e peperoni, patate. Gli appezzamenti ad orto erano presenti in tutti gli insediamenti rurali. All’orticoltura per autoconsumo si affiancò quella professionale, seguendo lo sviluppo delle cittadine piemontesi: appena all’esterno delle mura e più tardi nelle frazioni intorno al nucleo urbano, l’agricoltura si specializzò in un’orticoltura intensiva per rifornire di ortaggi freschi i mercati cittadini. Frutta e Ortaggi del Piemonte 2 Dov’è diffusa l’ortofrutticoltura Negli ultimi decenni la qualità raggiunta dall’ortofrutticoltura piemontese ha aperto opportunità di mercato non solo a livello regionale. L’importanza in termini di superficie, di produzione e di economia dell’indotto è cresciuta rispetto al livello medio, offrendo un prezioso contributo al “made in Italy”. Si sono formati distretti di produzione sia frutticolo sia orticolo, che potranno essere formalmente riconosciuti e sostenuti dalla politica agricola regionale. In effetti, la frutticoltura piemontese, in particolare quella ai piedi delle Alpi, è diventata un bacino di produzione che compete alla pari con le più importanti aree europee. Alla qualità conquistata “sul campo” occorre aggiungere un ulteriore sforzo di comunicazione e promozione dell’immagine, per far conoscere in Piemonte e nel mondo il gusto e la tipicità dell’ortofrutticoltura della nostra regione. Le informazioni (superfici e produzione) che ci danno un’idea delle dimensioni delle diverse specie ortofrutticole coltivate in Piemonte sono indicate in tabella. Nelle schede sono indicate le aree di produzione delle singole specie. Superficie investita per specie frutticole - Anno 2006 SPECIE SUPERFICIE (ettari) % melo pero pesco e nettarina albicocco susino ciliegio actinidia fragola piccoli frutti melone totale 5.174 1.442 7.097 1.024 887 371 4.616 242 nd 308 21.161 24,5 6,8 33,5 4,8 4,2 1,8 21,8 1,1 nd 1,5 100,0 Dati Regione Piemonte, 2006 Frutta e Ortaggi del Piemonte 3 Superficie investita per specie orticole - Anno 2006 SPECIE SUPERFICIE (ettari) % fagiolo cipolla cavolfiore asparago peperone patata zucchino sedano pomodoro totale 3.005 1.577 303 364 496 1.934 1.432 43 1.922 11.074 27,1 14,2 2,7 3,3 4,5 17,5 12,9 0,4 17,4 100,0 Dati Regione Piemonte, 2006 Dati: Istat Dati provvisori, suscettibili di successive rettifiche Aggiornamento riferito al mese di Febbraio 2007 Frutta e Ortaggi del Piemonte 4 Gusto e Qualità Il primo approccio al consumo della frutta e alcuni degli ortaggi è guidato dal messaggio “un alimento buono che fa bene”. Da un lato quindi il piacere: un alimento gustoso, fresco, fondente o croccante, dissetante, aromatico, profumato,... Dall’altro la leggerezza, che allontana i sensi di colpa delle abbuffate di dolci: le altre cose buone che piacciono, ma sono messe all’indice dai dietologi. Se fino a qualche decennio fa gli unici concorrenti dell’alimento-piacere erano i dolci (da forno, pasticcini, gelati…), ora la competizione si gioca con le mille proposte dell’industria alimentare, che crea snack e dessert mescolando svariati ingredienti (latticini, creme, yogurt), talvolta con frutta in pezzi o in purée. Per competere con questi nuovi alimenti, l’ortofrutticoltura piemontese ha riformulato i propri obiettivi. Se nel secondo dopo-guerra l’imperativo degli agricoltori era produrre tanto per sfamare la popolazione, ora la qualità, intesa come gusto, dietetica, proprietà nutrizionali, sicurezza alimentare, freschezza e tipicità, è l’obiettivo di fondo, condiviso e in gran parte realizzato. Si produce frutta di alta gamma, relegando in secondo piano le produzioni “di primo prezzo”. Proprietà organolettiche Sono il piacere del gusto, quello che percepiamo con gli organi di senso: dolcezza, equilibrio dolce/acidulo, aroma, profumo, croccantezza, succosità... Prima di immettere un nuovo tipo di frutta o di ortaggio sul mercato, il sistema innovazione-sviluppo-marketing piemontese ne studia attentamente le caratteristiche gustative. Lo si fa in parte in laboratorio, con strumenti che misurano il tenore zuccherino, l’acidità, la consistenza della polpa, in parte con l’analisi sensoriale. La strumentazione di laboratorio, per quanto sempre più sofisticata, non riesce, infatti, a descrivere appieno quel che percepisce il consumatore, con il raffinatissimo complesso di sensori presenti nel nostro apparato boccale. L’analisi sensoriale consiste in test di degustazione effettuati da una giuria (panel) adeguatamente addestrata: i “sommellier“ della frutta. In Piemonte ha sede l’O.N.A.Frut. (Organizzazione nazionale assaggiatori frutta), che rilascia l’attestato di “Maestro assaggiatore”. La frutta coltivata in Piemonte tocca tutte le corde della percezione sensoriale. Le drupacee (pesca, nettarina, albicocca, susina...) sono apprezzate per la succosità, la dolcezza e l’aroma. Maturando in estate, sono i più gradevoli dissetanti a nostra disposizione. Le fragole sono dolci, fondenti e profumate; lamponi e mirtilli si fanno desiderare per gli aromi e i sentori di bosco. Le pere autunnali sono fondenti-burrose, di gusto dolce e sprigionano un’incredibile gamma di aromi. Le mele sono perlopiù croccanti e succose: a seconda delle cultivar, esprimono un’ampia combinazione di sapori, aromi e profumi che ci accompagna per tutto l’inverno. Tra gli ortaggi piemontesi si segnala la qualità del fagiolo, che presenta buccia sottile e dà gusti intensi ma delicati alle zuppe di legumi; l’intenso aroma del sedano dorato, la sapidità delle patate coltivate nelle vallate alpine. Particolari situazioni ambientali esaltano infine la qualità delle bacche di pomodoro e peperone, quest’ultimo con polpa spessa, croccante, dall’aroma intenso ma non piccante. Frutta e Ortaggi del Piemonte 5 Aspetti dietetici A dispetto della grave situazione mondiale in fatto di disponibilità di cibo, l’obesità sta dilagando nei Paesi “ricchi”, non solo più quelli occidentali. Come confermano i dietologi, la causa non risiede tanto nell’eccesso di cibo, ma in un’alimentazione squilibrata: non solo troppe calorie, quindi, ma apporti nutrizionali scorretti. Tralasciando gli eccessi del “cibo-spazzatura”, lo squilibrio alimentare trae origine da due abitudini alimentari palesemente scorrette: eccessiva assunzione di grassi animali (creme, panna...) e di zuccheri aggiunti, insufficiente consumo di frutta e verdura. Se pensiamo all’alimentazione tradizionale piemontese prima dell’omologazione degli ultimi decenni, ci vengono in mente le zuppe di verdura, il piatto giornaliero che costituiva la base di una sana alimentazione. Oggi sono venute a mancare la facilità di approvvigionamento di verdure fresche e di stagione, spesso nell’orto di casa, ma soprattutto la disponibilità di tempo per la lunga preparazione. In questo modo l’uso delle verdure si è limitato al contorno del secondo piatto. Anche il consumo di frutta è precipitato nell’alimentazione quotidiana. I pasti in casa, per esigenze di orario e di organizzazione del lavoro, si sono dimezzati. Nel pasto della pausa pranzo, consumato sempre più rapidamente in locali improvvisati, la frutta non è inserita per ragioni organizzative: non è un piatto pronto all’uso. È più comodo un dessert; quando va bene, viene proposta una macedonia di frutta preconfezionata. In effetti, sia al ristorante che in casa la frutta è un alimento slow, che richiede tempo: sbucciare, tagliare, proteggere gli abiti dagli schizzi, asciugarsi le mani dal succo. Sono operazioni che richiedono un approccio al cibo non frettoloso. Nell’insieme costituiscono un piacere, il piacere di gustare un frutto non solo con la bocca, ma con le mani, con il morso, insomma un rito del consumo. Perché rinunciarvi per la fretta? In definitiva, abbiamo intrapreso abitudini alimentari scorrette, quando il nostro fabbisogno dietetico è ben rappresentato dalla piramide alimentare, presentata in una sua formulazione di riferimento in fondo alla pubblicazione. Il secondo livello della piramide dev’essere composto da un 50% di verdura e da un 50% di frutta, o, più dettagliatamente come nella formulazione “mediterranea”, da 1/3 di verdura, 1/3 di legumi, 1/3 di frutta. Perché questo bisogno di frutta, legumi e verdura? Per le sue proprietà dietetico-nutrizionali. Leggerezza Sono alimenti dietetici per eccellenza. Contengono grassi in tracce, proteine in quantità infinitesimali, zuccheri semplici in modica quantità. Il tutto si traduce in un contenuto apporto calorico-energetico. In questo opuscolo abbiamo tralasciato la frutta in guscio (nocciole, noci e castagne), proprio per la sostanziale differenza riguardo alle proprietà nutrizionali; al contrario della frutta fresca e degli ortaggi, sono infatti frutti tipicamente energetici: una sferzata di energia! Apporto di micronutrienti fondamentali per una corretta alimentazione. Si tratta delle vitamine, dei sali minerali con particolare riferimento agli oligo-elementi (ferro, zinco, rame, selenio, presenti in tracce preziose per il nostro organismo perché costituiscono il nucleo di molecole importanti, come l’emoglobina del sangue e di vari enzimi). Frutta e verdura sono una miniera di vitamine, in particolare delle liposolubili (la vit. C e la serie Frutta e Ortaggi del Piemonte 6 delle vitamine B1, B2, B3-PP) e delle idrosolubili (A, E). Ogni specie contiene importanti quantità di una o più vitamine, che si segnalano nelle relative schede. Oltre all’apporto di singole vitamine, interessante per prevenire specifiche avitaminosi, gli ortofrutticoli si caratterizzano per la capacità di rappresentare una sorta di complesso polivitaminico, con una formulazione equilibrata quanto i formulati di sintesi proposti dalle case farmaceutiche. Ricchezza di fibre alimentari Sono carboidrati complessi (polisaccaridi, cellulosa, pectine...) non immediatamente digeribili dall'uomo. Stimolano la peristalsi, regolarizzando le funzioni intestinali e aiutano a proteggere la flora intestinale dall'attacco di batteri patogeni. Le pectine formano un gel protettivo nell’intestino, proteggendolo da sostanze tossiche e filtrando l’assorbimento dei nutrienti. Proprietà nutraceutiche I vegetali che utilizziamo per l’alimentazione, in particolare frutta e verdura, contengono una miriade di sostanze attive che intervengono nel nostro metabolismo con effetti benefici. Si può dire che l’uomo si è evoluto con i vegetali che consuma, e che molte funzioni del nostro organismo sono strettamente legate alla disponibilità di micronutrienti contenuti nei vegetali. Gli alimenti vegetali sono dotati di proprietà salutistiche oltre che nutrizionali, tanto che alcuni, nella fattispecie frutta e verdura, si pongono al confine con la farmacia, senza considerare il fatto che, prima dell’avvento dei farmaci di sintesi, i farmaci erano piante o estratti di vegetali. Sul calco del termine farma-ceutica, si è così formato il neologismo nutra-ceutica, per indicare la scienza che studia gli effetti benefici degli alimenti sul nostro organismo. Frutta e verdura costituiscono una miniera di sostanze con proprietà nutraceutiche, con le quali ci si prende cura di sé e del proprio benessere. Le ricerche più recenti ed approfondite hanno avuto per oggetto il potere antiossidante dell’ortofrutta e la sua applicazione in campo medico. Si tratta di sostanze diverse, con azione diversa, ma accomunate dalla capacità di contrastare efficacemente l’azione dei radicali liberi nel nostro organismo. I radicali liberi si formano all'interno delle nostre cellule, dove l'ossigeno viene utilizzato per produrre energia. Sono gli scarti di queste reazioni ossidative. Se non efficacemente contrastati, si comportano da mine vaganti per il nostro organismo, pronti a reagire con qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Sono veri “killer” delle strutture cellulari e considerati responsabili delle malattie degenerative, dell’aterosclerosi e, quindi, dei problemi dell’apparato cardiocircolatorio (infarti e ictus), e più in generale dell’accelerazione dell’invecchiamento. L’azione antiossidante dell’ortofrutta si dispiega su due percorsi distinti. Il primo, noto da più tempo, è basato sull’azione combinata delle tre vitamine C, E ed A. Più recenti gli studi sulle proprietà antiossidanti di flavonoidi, antociani e più in generale dei polifenoli: sono i pigmenti che danno il colore alla sia alla polpa sia alla buccia. Un aspetto interessante, che riguarda da vicino l’ortofrutticoltura piemontese, è la maggior concentrazione di flavonoidi nelle colture in altitudine. Parafrasando il tormentone pubblicitario “…di montagna, il gusto ci guadagna”, è vero che con i frutti e gli ortaggi di montagna la salute ci guadagna! È più sensato prendersi cura preventivamente della nostra salute alimentandoci con frutti buoni e profumati, che dover ricorrere ai farmaci a malattia conclamata. Frutta e Ortaggi del Piemonte 7 Sicurezza alimentare e processi produttivi. La maggior coscienza ecologica da un lato e gli scandali alimentari (mucca pazza, aviaria...) dall’altro hanno aumentato la sensibilità verso la sicurezza alimentare e la compatibilità ecologica dell’ortofrutticoltura. In Piemonte, con il piano fitopatologico prima e con l’applicazione delle misure agroambientali a partire dal 1995, il rapporto tra agricoltura e ambiente e agricoltura e sicurezza alimentare è radicalmente cambiato. La difesa dalle “malattie delle piante” richiede di impiegare medicine, nel nostro caso chiamate agrofarmaci (pesticidi ne è un sinonimo dispregiativo), di cui in altri tempi s’è fatto uso sconsiderato. Negli anni ’30 si usavano arseniato di piombo, nel dopoguerra il DDT, sostanze altamente tossiche e soprattutto che si accumulavano nell’ambiente e nell’organismo. Presa coscienza di questi pericoli, è cambiata la strategia di gestione e di difesa delle piante, con l’adozione di metodi diversi, ma accomunati dai medesimi obiettivi. Semplificando, si distingue una difesa “biologica” e una “integrata”. La differenza si fonda sull’origine degli agrofarmaci, naturale in un caso, di sintesi chimica nell’altro. L’ortofrutticoltura “biologica” restringe il ricorso agli agrofarmaci e ai fertilizzanti di origine naturale, nella convinzione che siano meno tossici per l’uomo e per l’ambiente. Lo sono senz’altro rispetto ai “pesticidi” di prima generazione, formulati negli anni dell’euforia delle scoperte dell’industria chimica. La produzione “integrata” parte dalla considerazione che l’aggressività delle patologie vegetali dipende in larga misura dalla gestione della coltura. Partendo da un’architettura degli impianti che consenta l’illuminazione e l’arieggiamento di tutta la chioma, gestendo la fertilizzazione e l’irrigazione in funzione degli effettivi bisogni delle piante, si stabilisce un equilibrio in cui si ricorre agli agrofarmaci come estremo rimedio su ricetta dell’agronomo, il “medico delle piante”. Sta alla sua competenza scegliere tra un blando rimedio naturale o, al bisogno, un farmaco di sintesi per risolvere una situazione acuta. I risultati consolidati negli anni recenti e confermati dal costante monitoraggio dell’autorità sanitaria ci rassicurano sulla genuinità degli ortaggi e della frutta coltivati in Piemonte. Non è così, purtroppo, per prodotti di altre provenienze, soprattutto straniere, dove la legislazione fitosanitaria è meno attenta alla sicurezza dei consumatori: un motivo in più per scegliere i buoni frutti del Piemonte! Frutta e Ortaggi del Piemonte 8 Frutta di stagione Per consumare gli ortaggi e la frutta della nostra regione dobbiamo conoscerne i cicli naturali. Ogni specie ha un periodo di disponibilità. Se un tempo le stagioni, specie per i bambini, erano quelle delle fragole, delle ciliegie… per finire con “il tempo delle mele”, ora la grande distribuzione – mettendoci a disposizione tutti i prodotti per gran parte dell’anno, giocando sui rifornimenti internazionali – ci ha fatto dimenticare le stagioni in cui si raccolgono le diverse specie di frutti e di ortaggi nel nostro paese. Nelle schede delle singole specie abbiamo indicato calendario di presenza sul mercato: per alcune specie corrisponde al periodo di raccolta, per altre occorre aggiungere un periodo di affinamento e conservazione in celle frigorifere. Il kiwi, ad esempio, è immangiabile alla raccolta: occorre attendere un periodo di completamento della maturazione fisiologica, durante il quale l’amido si trasforma in zuccheri e sostanze di sapore aspro, grazie al lavorio di enzimi, vengono trasformate in gradevoli aromi. Consumare ortaggi e frutta del territorio ci consente di beneficiare della qualità gustativa, delle proprietà dietetico nutrizionali e della sicurezza alimentare che garantiscono i raffinati processi di produzione adottati in Piemonte. Tipicità e Territorio: IGP e PAT Alcuni ortofrutticoli coltivati in Piemonte sono diventati delle vere eccellenze produttive, affermate sul mercato e riconosciute anche a livello internazionale. A questi risultati hanno concorso sia la vocazione del territorio, sia una riconosciuta tradizione, sia infine l’impegno profuso nella selezione delle sementi e nell’applicazione di tecniche colturali volte ad esaltare la qualità del prodotto. Il passo successivo è stato quello di valorizzare, anche per proteggere dalle contraffazioni, tali eccellenze, certificandone l’origine. Sulla base della normativa europea, il Piemonte ha puntato sullo strumento dell’IGP - Indicazione Geografica Protetta, che certifica, con un meticoloso piano di controlli, i prodotti agricoli originari di una determinata area geografica, la cui qualità e reputazione sono da attribuire al territorio di origine. La procedura di riconoscimento è lunga e complessa. Finora solo la “Nocciola del Piemonte” ha ottenuto il riconoscimento definitivo. Sono invece in fase di protezione transitoria la “Mela Rossa Cuneo”, la “Fragola Cuneo”, la “Castagna Cuneo” e i “Piccoli frutti Cuneo”, il “Marrone della Val di Susa“ e il “Peperone di Carmagnola della Pianura torinese e cuneese. Intanto è stata avviata la procedura di riconoscimento dell’IGP per il “Peperone Cuneo”, l’“Albicocca Cuneo“, così come per il “Fagiolo Cuneo“. Inoltre tra i 370 prodotti Agroalimentari Tradizionali individuati, censiti e catalogati dalla Regione Piemonte, più di 60 sono frutta e ortaggi tipici del Piemonte. Qui se ne citano alcuni tra i più significativi. Tra gli ortaggi: l’aglio di Molino dei Torti, la bietola rossa di Castellazzo Bormida, il cardo gobbo di Nizza Monferrato, la carota di San Rocco Castagnaretta, il porro di Cervere, la rapa di Caprauna. Tra le tipicità frutticole: la ciliegia Bella di Garbagna, la fragolina Profumata di Tortona, la mela Carla della Val Borbera, la pera Madernassa, la pesca Bella di Borgo d’Ale, i ramassìn del Saluzzese. Frutta e Ortaggi del Piemonte 9 Sommario Sommario Frutta Composizione nutrizionale e valore energetico La Mela La Pera La Pesca L’Albicocca La Susina La Ciliegia L’Actinidia La Fragola Il Melone I Piccoli frutti Pag. 11 Pag. 12 Pag. 13 Pag. 16 Pag. 18 Pag. 21 Pag. 23 Pag. 25 Pag. 27 Pag. 29 Pag. 33 Pag. 36 Ortaggi Composizione nutrizionale e valore energetico Il Fagiolo L’Asparago Il Cavolfiore La Cipolla La Patata Il Peperone Il Pomodoro Il Sedano Lo Zucchino Pag. 41 Pag. 42 Pag. 43 Pag. 47 Pag. 50 Pag. 53 Pag. 56 Pag. 59 Pag. 62 Pag. 65 Pag. 68 La Piramide alimentare Pag. 71 Frutta e Ortaggi del Piemonte 10 PERA MELONE MELA PESCA SUSINA ACTINIDIA FRAGOLA CILIEGIA PICCOLI FRUTTI ALBICOCCA Composizione nutrizionale e valore energetico (su 100 g di prodotto fresco) Mela Pera Pesca Albicocca Susina Ciliegia Actinidia Fragola Lampone Mirtillo Melone Proteine (g) 0,3 0,3 0,8 0,4 0,4 0,8 1,2 0,9 1 0,9 0,8 Grassi (g) 0,3 0,1 0,1 0,1 0,1 0,1 0,6 0,4 0,6 0,2 0,2 Solubili (g) 13,7 8,8 6,1 6,8 10,5 9 9 5,3 6,5 5,1 7,4 Amido (g) tracce - - - - - tracce - - - - 2 3,8 1,6 1,5 1,5 1,3 2,2 1,6 7,4 3,1 0,7 Energia (Kcal) 53 35 27 28 42 38 44 27 34 25 33 Vitamina A Retinolo (mcg) 8 tracce 27 360 16 19 tracce tracce 13 13 189 Vitamina B1Tiamina (mg) 0,02 0,01 0,01 0,03 0,08 0,03 0,02 0,02 0,05 0,02 0,05 Vitamina B2 Riboflavina (mg) 0,02 0,03 0,03 0,03 0:03 0,03 0,02 0,04 0,02 0,05 0,04 Vitamina PP o B3 Niacina (mg) 0,3 0,1 0,5 0,5 0,5 0,5 0,05 0,5 0,5 0,5 0,6 Vitamina C Ac. ascorbico (mg) 6 4 4 13 5 11 85 54 25 15 32 Calcio (g) 7 11 8 16 13 30 25 35 49 41 19 Fosforo (g) 12 15 20 16 14 18 70 28 52 31 13 Potassio (g) 125 127 260 320 190 229 400 160 220 160 333 Sodio (g) 2 2 3 1 2 3 5 2 3 2 8 Magnesio (g) 4 15 10 11 Ferro (g) 0,3 0,3 0,5 0,5 0,2 0,6 0,5 0,8 1 0,7 0,3 Zuccheri Fibra alimentare (g) Fonte: INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione Frutta e Ortaggi del Piemonte 12 M E L A ...è gustosa e fa bene, sgranocchiandola ci si prende cura del proprio benessere... Dove in Piemonte Il melo, originario delle aree montuose dell’Asia centrale, è una specie che dà il meglio di sé negli ambienti pedemontani. La fascia di altipiano (da 400 a 700 m di altezza s.l.m.) ai piedi delle Alpi da Cuneo a Pinerolo è una delle aree di eccellenza per la produzione del melo in Europa, in leale competizione con il Sud Tirolo, il Lago di Costanza e il Limousine francese. “Isole” di melo si trovano poi nei sistemi collinari del Sud-Piemonte: dal Monferrato alla “collina delle mele” di San Marzano Uliveto, nell’Astigiano. Frutta e Ortaggi del Piemonte 13 Perchè mangiarla Perché è gustosa e fa bene, sgranocchiandola ci si prende cura del proprio benessere. Le mele coltivate in altitudine, come quelle pedemontane o della collina piemontese, presentano una polpa ben strutturata, croccante e succosa. Le persone avanti con gli anni, per ragioni di masticatura, preferiscono varietà fondenti, come le Delicious Rosse, mentre i giovani amano le croccanti, come Gala e Fuji. L’elevato contenuto zuccherino è supportato da una ricca dotazione di acidi organici; ne sprigionano aromi e profumi e si origina una gamma di sapori dal molto dolce (Gala, Delicious Rosse) all’acidulo (Braeburn), che accontenta le diverse preferenze dei consumatori. La mela è un concentrato di principi del benessere. Il banale “una mela al giorno…” è un’affermazione empirica che la nutraceutica (la scienza delle proprietà curative degli alimenti) sta riempiendo di contenuti scientifici, alcuni sorprendenti. Il punto di forza delle “mele di montagna” è la ricchezza in flavonoidi, i pigmenti che conferiscono colore alla buccia, sintetizzati in maggior quantità negli ambienti d’altitudine. Le mele coltivate sulle colline e nelle valli piemontesi ne sono una miniera: tante sostanze (quercetina, leucoantocianine, epicatechine, campferolo...) e in concentrazione tale da esplicare un’efficace azione antiossidante per il nostro organismo. Comportandosi da spazzini dei radicali liberi, svolgono azione anti-aging e prevengono i problemi cardiocircolatori, in particolare infarto e ictus. Più nota la ricchezza in vitamine. La caratteristica della mela è di non presentare elevati contenuti di singole vitamine, ma di essere una sorta di complesso polivitaminico naturale. Interessante la combinazione delle tre vitamine A, C, E, il cui effetto anti-età si somma a quello dei flavonoidi, restituendo luminosità alla pelle. La mela è inoltre un concentrato di microelementi, amminoacidi e enzimi. Ci sembra interessante evidenziare un aspetto meno noto: l’abbondante contenuto in pectine, le sostanze che conferiscono morbidità alla polpa. Nel nostro apparato digerente funzionano come una spugna in grado di assorbire ed espellere sostanze nocive. Svolgono un potere tampone sull’acidità dello stomaco, favorendo l’equilibrio naturale dell’apparato digerente. Le varietà tipiche La melicoltura piemontese vanta una tradizione mai interrotta dal medio-evo. Lo testimoniano le antiche varietà di cui è ricco il Piemonte: un museo vivente della biodiversità, con varietà autoctone di cui oggi si riscoprono le proprietà: Gambe Fine, Buràs e Bela ‘d Barge nelle vallate cuneesi; Runsé e Dominici in quelle torinesi. Il Piemonte si è sempre distinto per le varietà a buccia rossa, il cui colore è più luminoso e attraente proprio in montagna. Questo punto di forza si è tradotto nella richiesta di riconoscimento della IGP “Mela Rossa Cuneo”, un paniere delle quattro varietà rosse che si sono diffuse in coltura nel secolo scorso: Gala, Delicious rossa, Braeburn e Fuji. Sono apprezzate da chi ama i frutti dolci (Gala), come da chi preferisce il sapore acidulo (Braeburn); la polpa fondente delle Delicious o quella croccante che attrae i consumatori più giovani. Tra i PAT, sono da ricordare le mele Carle della Val Borbera, la Renetta Grigia di Torriana e le mele autoctone del Piemonte. Le stagioni per gustarla Sfruttando le diverse epoche di maturazione delle singole varietà, si è formato un calendario di raccolta che inizia a metà agosto con la cultivar Gala e prosegue fino a fine ottobre. La tecnica di conservazione si è evoluta dagli antichi melai in terra battuta alle moderne celle refrigerate. In questo modo le varietà più serbevoli, raccolte in autunno sono disponibili con una qualità pressoché inalterata fino alla tarda primavera dell’anno successivo. Epoca di consumo Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 15 P E R A Il sapore è molto dolce e le varietà si riconoscono per gli aromi intensi, speziati, i sentori variegati... Dove in Piemonte Al contrario del melo, il pero dà il meglio di sé nelle aree calde di pianura. Sull’altipiano frutticolo ai piedi delle Alpi occidentali occupa la parte più bassa. Presenta una buona diffusione anche nel Piemonte orientale, in terreni fertili e profondi delle province di Asti e Alessandria. Frutta e Ortaggi del Piemonte 16 Perchè mangiarla Per la polpa morbida, di consistenza “burrosa”. Il termine “Beurré” (burrosa), tradotto nell’italiano colto “Butirra” compare nel nome di molte varietà costituite in Francia tra la fine del ‘700 e l’800: Beurré Hardy, Beurré Roque (un tempo molto diffusa nel Cuneese come Buré Roca)... Il sapore è molto dolce e le varietà si riconoscono per gli aromi intensi, speziati, i sentori variegati. La composizione vitaminica, meno ricca rispetto alla mela, almeno per quanto riguarda le antiossidanti A e C, è pur sempre notevole e completa. È inoltre adatta all’alimentazione della prima infanzia in quanto non pone problemi di intolleranza alimentare. La polpa presenta un elevato contenuto in fibre, un elemento importante per l’intestino, sia per l’equilibrio dell’apparato digerente, sia per i benefici effetti sul metabolismo degli zuccheri (diabete) e per tenere a bada il colesterolo. Da tenere in considerazione la presenza di flavonoidi e tannini, per l’azione antiossidante, in particolare contro i radicali liberi. Le varietà tipiche Le varietà oggi coltivate hanno origini ottocentesche: William, Conference, Abate Fétel, Decana del Comizio, Kaiser; il paniere varietale non è dissimile da quello delle altre regioni frutticole europee. Questo per quando riguarda le varietà da consumo fresco. Il Piemonte vanta invece una propria “lista varietale” di pere da cottura. A partire dal Martìn sec, le cui origini sono contese tra il versante francese e piemontese delle Alpi. È una pera di colore bronzato, di piccola pezzatura, che proprio per questo si presta ad una cottura uniforme. Deliziosi i Martìn al forno ricoperti di zucchero o cioccolato, oppure cotti nel vino con cannella e chiodi di garofano. In Piemonte il Martìn sec ha dato origine ad una progenie di varietà consimili: Martìn doubi, Martìn del Bosu, Martìn ‘d Saluse... Nella cascina Gavello in località Madernassa, vicino ad Alba (CN) da un seme di Martìn sec si sviluppò un albero con caratteristiche altrettanto interessanti. La varietà venne chiamata Madernassa; la pianta madre fu abbattuta nel 1914 ad un’età calcolata in 130 anni. La Madernassa si diffuse sia nel territorio di origine - il Roero - sia nella Valle Grana (CN), dove è ancora ampiamente coltivata. Le stagioni per gustarla Grazie alle epoche di maturazione delle singole varietà, si è formato un calendario di raccolta che prende inizio da metà agosto con la cultivar William e prosegue fino a fine ottobre con il Martìn sec. Tra la raccolta e il consumo è necessario un affinamento della maturazione. Moderne celle refrigerate permettono alle varietà più serbevoli, raccolte in autunno, di conservarsi qualitativamente inalterate fino alla primavera dell’anno successivo. Epoca di raccolta e consumo Epoca di consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 17 P E S C A ...leggere e dietetiche, fornisce poche calorie ma sali minerali in abbondanza... Dove in Piemonte Le pesche sono coltivate in Piemonte dalla fine dell’ottocento, quando sulle colline del Roero si realizzarono i primi impianti in sostituzione della vite colpita dalla fillossera. A partire dagli anni venti la coltura si espanse progressivamente in tutta la regione, arrivando alla attuale estensione che interessa le province di Cuneo, Torino, Asti, Alessandria e Vercelli. La maggior parte della produzione è concentrata sull’altopiano cuneese e nelle pianure del Saluzzese e Fossanese. È però distribuita anche in areali minori, dove è sopravvissuta grazie alle particolari caratteristiche ambientali che rendono tipici e inconfondibili sapori ed aromi. Ricordiamo tra gli altri i distretti di Volpedo (AL) e Borgo d’Ale (VC). Frutta e Ortaggi del Piemonte 18 Perchè mangiarla Le pesche ci accompagnano lungo tutta l’estate con il loro sapore fresco e la succosità della polpa. Leggere e dietetiche, fornendo poche calorie ma sali minerali in abbondanza, svolgono la funzione oggi troppo spesso affidata alle bevande isotoniche. Mangiando una gustosa pesca piemontese, ci dissetiamo prendendoci cura del nostro benessere. La pesca presenta un buon equilibrio dolce-acidulo, con aromi di intensità graduata e “il profumo di pesca” che si libera dai frutti raccolti a maturazione. Abbiamo l’opportunità, rispetto ai consumatori del Nord-Europa, di gustare pesche della regione, fresche e profumate! I delicati profumi delle pesche della collina piemontese sono dovuti alla presenza di un insieme di composti aromatici, tra cui il linaiolo e il geraniolo, che, oltretutto, svolgono un’azione protettiva sul fegato. Sotto l’aspetto nutrizionale, consideriamo al primo posto l’apporto di minerali (calcio, magnesio, fosforo e potassio), che ne bilancia la perdita per la sudorazione estiva. Le proprietà nutraceutiche di pesche e nettarine sono da attribuire al potere antiossidante esercitato dai flavonoidi, in particolare da quercitina e kempferolo, la cui concentrazione è maggiore nei frutti a polpa gialla. Nelle varietà a polpa bianca sono ben rappresentate le procianidine, tra cui l’acido idrocinnamico e clorogenico, cui recenti ricerche attribuiscono un ruolo nella prevenzione dei tumori e dell’arteriosclerosi. Ricco e completo il contenuto vitaminico: troviamo in concentrazione elevata il gruppo B, la PP, la A e la C. Quale migliore antidoto contro la calura estiva, dissetante, leggero e in grado di prendersi cura del nostro benessere? Le varietà tipiche La peschicoltura regionale ci propone un paniere di tipologie varietali. Le “pesche” presentano la buccia ricoperta di una fine peluria (tomentosità). Le “nettarine”, dette anche “pesche noci”, si caratterizzano invece per l’epidermide liscia. La polpa può essere di colore bianco o giallo. In definitiva incontriamo: pesche gialle, pesche bianche, nettarine gialle e nettarine bianche. Consistenza e succosità della polpa, rapporto dolce-acidulo, sapore, aromi e profumi variano con le singole varietà, così come l’epoca di maturazione che si dispiega nell’arco di circa tre mesi: da luglio a settembre. Queste differenze arricchiscono il paniere di offerta con una gamma di pesche e nettarine per tutti i gusti e per tutta la stagione estiva. La variabilità genetica nell’ambito del pesco coltivato è relativamente modesta. La specie è originaria della Cina, ma solo a metà dell’800 sono stata introdotte negli Stati Uniti alcune varietà, dalle quali – a cascata – sono state ottenute la maggior parte di quelle oggi in coltura. Anche le varietà introdotte in Piemonte a fine ‘800 arrivavano dall’America e quelle che consideriamo autoctone hanno una storia recente. Tra queste forse la più conosciuta e apprezzata è la “Michelini”, ottenuta casualmente in Liguria ma largamente diffusa in Piemonte. È una varietà a polpa bianca con buccia marezzata (il colore è screziato come venature di marmo) che matura a fine agosto. Il sapore è squisito e l’aroma particolare. Un cenno ai “persi d‘vigna”, le pesche selvatiche a polpa bianca arrivate in Europa dall’Estremo Oriente via terra, attraverso la Persia e la Grecia. Sono ancora presenti sulle colline per concedere un po’ d’ombra e una gradita pausa ai lavori nei vigneti. I frutti hanno una maturazione rapidissima, che ne rende impossibile una commercializzazione organizzata, ma …sono deliziosi! Frutta e Ortaggi del Piemonte 19 Le stagioni per gustarla Il calendario di maturazione di pesche e nettarine inizia a fine giugno e prosegue fino alla prima decade di settembre. Il grosso della produzione è concentrata nei mesi di luglio e agosto. La pesca si conserva per periodi brevi, giusto il tempo di effettuare la cernita, confezionarla e distribuirla. La conservazione in celle refrigerate, se eccessivamente prolungata, va a scapito della qualità e annulla il profumo: il profumo è il miglior indice di freschezza della pesca! Epoca di raccolta e consumo Epoca di consumo A L B I C O C C A ...frutto dal sapore squisito, dolce, aromatico, profumato, è succoso e dissetante Dove in Piemonte L’albicocco fiorisce presto, è quindi soggetto alle gelate primaverili. Il Piemonte rappresenta il limite nord della fascia di coltivazione della specie. La troviamo diffusa nella parte alta e ben esposta delle colline, dal Roero al Monferrato, alle colline saluzzese. La conformazione dell’imbocco di alcune vallate alpine dà origine a micro-climi “riparati” dal freddo, dove l’albicocco si è insediato con successo. Frutta e Ortaggi del Piemonte 21 Perchè mangiarla Perché è un frutto dal sopore squisito, dolce, gradevolmente aromatico e profumato. Come tutte le drupacee, è succoso e dissetante, ottimo per rinfrescarci nella calura estiva. È il frutto con più alto contenuto in vitamina A, direttamente o dei suo precursori, i carotenoidi, i pigmenti che conferiscono il colore arancio alla polpa e alla buccia. La composizione vitaminica è equilibrata e la combinazione A-C svolge un’efficace azione antiossidante con l’apprezzato effetto anti-età. È infine un rimineralizzante; presenta un elevato contenuto in potassio, che stimola l’organismo ad eliminare acqua e sodio con conseguente benefico effetto sull’ipertensione. Le varietà tipiche Il comune di Costigliole di Saluzzo (CN), situato proprio all’imbocco della Val Varaita, ha dato il nome all’unica varietà autoctona piemontese: la “Tonda di Costigliole”. Ha un aspetto poco appariscente (colore arancio pallido, piccolo calibro), ma un profilo gustativo insuperabile: aromatico e profumato. Insomma un caso di “brutto e buono” che ha fidelizzato i consumatori piemontesi con nicchie di estimatori anche all’estero. Negli ultimi decenni sono state diffuse nuove varietà ottenute in Canada da genitori di origine centro asiatica. Si adattano bene ai freddi inverni piemontesi e, oltre che buoni come la varietà tradizionale, sono di bell’aspetto, impreziosito dalla sfaccettatura rosso luminosa che compare sui frutti esposti al sole. Le stagioni per gustarla Il calendario di raccolta inizia a metà giugno per arrivare fino alla seconda decade di luglio. Se vogliamo gustare frutta fresca, sana e ricca di sostanze nutritive – dopo le ciliegie e prima delle pesche – abbiamo a disposizione le nostre buone albicocche di collina. Epoca di raccolta e consumo S U S I N A (RAMASSIN) ...è ricca di tannini condensati ad efficace azione antibatterica e antinfiammatoria... Dove in Piemonte Presenta una diffusione sparsa. Le varietà del gruppo europeo, più rustiche e resistenti al freddo, sono presenti sia in collina che negli ambienti pedemontani. Le varietà del gruppo cino-giapponese, a fioritura precoce e sensibili alle gelate primaverili, si sono diffuse sulle colline del Sud Piemonte: le troviamo sulle colline del Roero e nei comprensori collinari dell’Astigiano e dell’Alessandrino. Frutta e Ortaggi del Piemonte 23 Perchè mangiarla Sono frutti estivi, succosi e dissetanti. Sono ben noti gli effetti delle susine sulla regolazione del funzionamento intestinale. Le sostanze responsabili di tali effetti sono la difenil-isatina che stimola la peristalsi intestinale, aiutata dal contenuto in zuccheri, tra cui svolge un ruolo importante il sorbitolo. La dotazione di composti fenolici ad azione antiossidante svolge un ruolo importante nella prevenzione dei problemi cardio-circolatori. La susina è inoltre ricca di tannini condensati ad efficace azione antibatterica e antinfiammatoria. Le varietà tipiche Le susine coltivate in Piemonte sono classificate in due tipologie distinte: le “europee” e le “cinogiapponesi”. Le prime sono generalmente di forma ovale e colore blu-violaceo. Nel secondo dopoguerra si era ampiamente diffusa la varietà “Santa Clara”, utilizzata sia per il consumo diretto sia per l’essiccazione. Ora le prugne secche le acquistiamo dalla California! Una tipicità del Piemonte sono i “Ramassìn”. Inconfondibili piccole susine di colore blu-notte, ricoperte interamente da una delicata pruina (cera naturale biancastra) che non mente sulla loro freschezza e manipolazione. A maturazione si staccano dai rami e vengono raccolte su reti come le olive. Il sapore è davvero eccellente con un inconfondibile aroma. Il frutto è una “Susina di Damasco”, da “Damaschina” a “Darmashìn” fino a “Ramashìn”, probabilmente arrivata in Piemonte ai tempi delle incursioni saracene, la quale si è liberamente incrociata con varietà autoctone. Negli ultimi anni è iniziato un processo di valorizzazione di questa singolare specialità. Le susine cino-giapponesi sono di grossa pezzatura, con polpa molto succosa, talvolta sanguigna. Presentano forma tondeggiante, grossa pezzatura e si distinguono in base al colore della buccia, che passa dal giallo chiaro al rosso fino al blu scuro. Le stagioni per gustarla La lunga stagione delle susine inizia nella prima decade di luglio con i “Ramassìn” e finisce a metà settembre con Angeleno®, varietà a maturazione tardiva. I delicatissimi Ramassìn vanno consumati il più possibile freschi, mentre per le altre cultivar un breve periodo di conservazione in celle refrigerate non compromette la qualità dei frutti. Epoca di consumo Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 24 C I L I E G I A ...ci permettono di iniziare l’estate con una buona scorta di antiossidanti e di sali minerali... Dove in Piemonte Il ciliegio è sempre stato presente accanto agli insediamenti rurali piemontesi; ma è solo sul finire del 1800 che la sua coltura professionale venne proposta come alternativa alla vite, devastata dalla diffusione della fillossera. Con la vite condivise i medesimi ambienti collinari, ed ora è rimasto in quelli maggiormente vocati: il versante meridionale della collina torinese (Pecetto T.se e il Chierese), il Monferrato astigiano e cuneese (il Roero), alcuni comuni dell’Alessandrino, il più noto dei quali è Garbagna. Frutta e Ortaggi del Piemonte 25 Perchè mangiarla Non a caso si dice “una ciliegia tira l’altra”. Chi può resistere alla tentazione di un albero di rosse ciliegie? Troppo buone, croccanti, succose. Ci ricordano le scorribande da bambini, quando spinti dal gusto e dal proibito, si andava a far la «berta» (raccogliere di nascosto la frutta) alle ciliegie. Ma anche adesso la tentazione non viene meno. Ci permettono di iniziare l’estate con una buona scorta di antiossidanti e di sali minerali. I primi proteggono il nostro sistema circolatorio, mentre i secondi ci consentono di recuperare i minerali che perdiamo con la sudorazione e il caldo estivo. Le varietà tipiche Le varietà di ciliegie si distinguono in “dolci” (Prunus avium L.) e “acide” (Prunus cerasus L.). Le prime a sua volta in duroni e tenerine, a seconda della consistenza della polpa, le seconde sono rappresentate dalle amarene, dal sapore acidulo ed aromatico. La varietà tradizionale diffusa su tutto il territorio è il Graffione bianco del Piemonte, coltivato non solo per il gusto squisito, ma anche per conservarlo “sotto spirito”. In Piemonte ogni paese ha le sue varietà. Le più note sono quelle della collina torinese, anche perché i frutti dal mercato di Pecetto finiscono sui mercati rionali del capoluogo. Tra i duroni, il Galuciu; tra le tenerine: la Vittona, la Moncalera, la Martini e la Ciliegia Bianca. Interessanti anche l’Amarena di Trofarello, dove si tiene un mercato all’origine, e la Marisa. Sulle colline di Garbagna (AL), i due duroni Bella di Garbagna e Grisona. Le stagioni per gustarla Le ciliegie piemontesi sono presenti sul mercato da fine maggio a tutto luglio. Poco serbevoli, vanno consumate fresche e, come dicono le nonne, “attenti a non bere subito dopo”. Epoca di raccolta e consumo A C T I N I D I A (KIWI) ...è nota per l’elevata concentrazione di vitamina C... Dove in Piemonte L’actinidia è stata introdotta in Europa e in Piemonte solo intorno alla metà degli anni ’70. È originaria della Cina, come la maggior parte delle specie da frutto, ma è in Nuova Zelanda che ne è stata avviata la coltivazione professionale ed attribuito il nome “kiwi”. L’Italia è diventata da poco il primo produttore mondiale e il Piemonte è il primo polo di commercializzazione nel nostro emisfero. Ha foglie grandi che traspirano molta acqua. Per questo è indispensabile l’irrigazione e la coltura è concentrata nella fascia di altipiano ai piedi delle Alpi occidentali, tra le province di Cuneo e Torino. Con la loro lussureggiante vegetazione, gli actinidieti hanno modificato il paesaggio agrario, contribuendo alla biodiversità della frutticoltura piemontese. Frutta e Ortaggi del Piemonte 27 Perchè mangiarla L’actinidia è nota per l’elevata concentrazione di vitamina C. Nei primi anni di introduzione in Europa, la comunicazione del marketing ha puntato proprio su questo aspetto per presentarla come “frutto della salute”. Per la verità non ha proprietà nutraceutiche superiori alle altre specie. La popolarità del kiwi è legata alle proprietà di lassativo naturale. I numerosissimi semini di colore scuro che ben risaltano sulla polpa verde stimolano la peristalsi e il regolare equilibrio intestinale, senza gli effetti collaterali o l’assuefazione che caratterizza altri lassativi. Il sapore è gradevolmente acidulo, aromatico e profumato. Va gustato non appena la polpa diventa morbida e fondente. La varietà Hayward, con la polpa verde smeraldo intorno alla “colummella” bianca e i semi scuri, presenta un effetto estetico apprezzato anche in pasticceria per la guarnizione di dolci alla frutta. Le varietà tipiche In Piemonte è finora coltivata un’unica varietà: Hayward (Actinidia deliciosa). L’actinidia presenta piante staminifere (maschili), che producono solo polline, distinte dalle piante pistillifere (femminili), dai cui fiori si ottengono i frutti. Le piante “maschili” sono introdotte in ragione di 1/7 nell’impianto dell’actinidieto. La fioritura avviene a fine maggio, molto dopo tutte le altre specie e – per agevolare l’impollinazione – vengono portate arnie di api. Le stagioni per gustarla La cultivar Hayward matura a partire da metà ottobre. I frutti appena raccolti non sono commestibili, occorre un periodo di affinamento per completare la maturazione fisiologica: l’amido si trasforma in zucchero, la polpa si intenerisce e sprigiona il caratteristico aroma. Questi processi avvengono in celle refrigerate, che consentono un’immissione programmata sul mercato da dicembre a tutto aprile. Epoca di consumo Epoca di raccolta Frutta e Ortaggi del Piemonte 28 F R A G O L A ...tra i frutti più graditi dai consumatori per forma, per colore e per l’inconfondibile aroma della polpa... Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di fragola si ottengono nell’areale pedemontano del cuneese (areale della Bisalta) e nella zona collinare dei Roeri (Canale, Montà d’Alba, Monteu Roero, Carmagnola); medio-elevati investimenti produttivi si trovano poi nell’areale alessandrino, nella zona a nord di Torino e nell’astigiano. Per valorizzare la produzione locale di fragola e per avviare l’iter burocratico finalizzato all’ottenimento di un riconoscimento di prodotto a marchio IGP si è costituito, recentemente, il Consorzio di Tutela e Valorizzazione “Fragola Cuneo”. Esso raggruppa operatori agricoli e commerciali dell’areale cuneese. Frutta e Ortaggi del Piemonte 29 Perchè mangiarla Le fragole, prodotto tipicamente primaverile-estivo, sono particolarmente attraenti e possono essere annoverate tra i frutti più graditi dai consumatori sia per la forma particolarmente accattivante, per una colorazione rosso brillante e per l’inconfondibile aroma della polpa. Le fragole erano presenti in Europa sin dal XVII secolo con la spontanea Fragaria vesca (fragolina dei boschi) diffusa in tutti gli areali pedemontani; successivamente, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo grazie all’opera del francese Frezier è stato costituito un ibrido, che possiamo definire il più importante nella storia del miglioramento genetico della fragola. Infatti tutte le varietà che attualmente coltiviamo derivano dal primo incrocio che ha dato origine all’ibrido Fragaria x ananassa. La fragola ama un clima temperato e ben si presta a coltivazioni nei vari areali di fondovalle del Piemonte; presenta foglie composte numerose, di colore verde scuro. I fusti, trasformati in rizoma legnoso, generano foglie e grappoli fiorali e, successivamente, stoloni (fusti striscianti) che, in corrispondenza dei nodi, emettono radici e consentono la riproduzione delle piante. I fiori, raccolti in racemi, presentano cinque petali bianchi con stami e pistilli numerosi. La parte edule è costituita da un “falso frutto”; i veri frutti derivati dalla fecondazione sono gli acheni (piccoli semini giallastri–rossastri presenti sulla superficie della parte commestibile). I frutti di fragola possono essere conservati per alcuni giorni in cella frigorifera senza subire particolari alterazioni per quanto attiene agli aspetti qualitativi; si consiglia comunque, per avere qualità elevate nei frutti, di consumare, preferibilmente, prodotto fresco e, meglio ancora, se proveniente da attività produttive effettuate nella zona. Le fragole sono particolarmente apprezzate dai consumatori sia per l’accattivante colorazione che per le caratteristiche nutrizionali che le caratterizzano. Frutto tipicamente estivo viene particolarmente gradito dai consumatori, per un’intensa azione dissetante, nei periodi caldi estivi sia consumato tal quale che per la produzione di macedonie e/o trasformati. I frutti sono particolarmente ricchi in sostanze antiossidanti come l’acido ellagico, un acido fenolico che ha una spiccata attività antitumorale ed agisce bloccando gli agenti cancerogeni oppure riducendo l’assorbimento da parte dell’organismo. Un consumo regolare di fragole sembra avere positivi effetti, negli uomini, sull’insorgenza di tumori alla prostata mentre, su persone anziane, aumenta sensibilmente l’attività degli antiossidanti nel sangue. Nei bambini consumi elevati di fragola possono scatenare reazioni allergiche con l’insorgenza della classica “orticaria”; questo è attribuibile alla presenza degli acheni diffusi sulla parte esterna del falso frutto, questi sono poco digeribili dall’intestino dei bambini. La cottura della fragola riduce sensibilmente questo rischio anche se, nella cottura, si altera il gusto e si perdono alcuni composti particolarmente interessanti ed utili all’organismo quali Vitamine del gruppo B. La fragola presenta elevate concentrazioni di acqua (su 100 g di prodotto ben 90 sono acqua);medio elevati contenuti in zuccheri ed in vitamina C; tra i minerali si segnalano interessanti contenuti nei frutti di potassio (circa 156 mg/100 g di prodotto); ferro (80 mg/100 g), calcio e fosforo. Contiene poi acido citrico, malico e tartarico che, appena la fragola viene assorbita dall’intestino, vanno a combinarsi con il sodio e potassio formando carbonati e bicarbonati che aumentano la cosiddetta “riserva alcalina” utile a neutralizzare l’eccesso di acidi nell’apparato digerente. Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate, normalmente, cultivar di recente costituzione che presentano frutti a forma conico allungata-regolare, pezzatura medio elevata-regolare; colorazione esterna rosso brillante, buona consistenza della polpa, elevati contenuti zuccherini dei succhi associati a media acidità, elevata aromaticità dei frutti. Tra le cultivar “unifere” segnaliamo, attualmente, la diffusione in coltivazione di queste cultivar: Alba, Asia, Roxana, Clery, Arosa, Sugar Lia, Record e Irma. Queste cultivar presentano epoche di maturazione differenziate (precoci, medio precoci e tardive) consentendo un significativo prolungamento dei calendari di maturazione. I frutti, tendenzialmente a forma conico arrotondata-conico allungata rispondono pienamente alle esigenze del mercato locale. Tra le cultivar “rifiorenti” caratterizzate da regolare differenziazione di gemme a fiore nei mesi estivi, si segnalano le cultivar Seascape, Aromas, Diamante, Evie 2, Elsegarde, Elsinore ed Irma (caratterizzata quest’ultima da una spiccata rifiorenza). I frutti delle cultivar rifiorenti presentano pezzature medio contenute associate tuttavia ad elevata qualità organolettica; nel periodo estivo si registrano consumi costanti di fragole, seppur limitati, offrendo interessanti risposte economiche alle aziende produttrici. Le stagioni per gustarla Sfruttando i diversi cicli di maturazione delle cultivar unifere adottando, altresì, tecniche di “forzatura” dei cicli di maturazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta commercializzazione che inizia, normalmente, nella prima decade di aprile per terminare ad inizio luglio. Contestualmente, dalle produzioni rifiorenti si ottengono produzioni che si protraggono dalla prima decade di luglio sino a inizio novembre quando, con il sopraggiungere del gelo, le piante cessano ogni attività vegetativa. Epoca di raccolta cv rifiorenti Epoca di raccolta cv unifere Frutta e Ortaggi del Piemonte 32 M E L O N E ...dolce, aromatico e dissetante, ricco di proprietà benefiche per l’organismo umano... Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di melone si ottengono nell’areale di pianura alessandrino (zona di Castelnuovo Scrivia, Sale, Tortona e Alessandria); produzioni di meloni retati e/o solcati, ottenuti sia da investimenti di pieno campo che in ambiente protetto. Frutta e Ortaggi del Piemonte 33 Perchè mangiarlo Tipico prodotto estivo caratterizzato da frutti aromatici e freschi, particolarmente graditi dal palato; accompagnato al prosciutto crudo costituisce un pasto fresco e veloce anche quando le elevate temperature inducono inappetenza. Il melone è una pianta erbacea annuale, originaria dell’Asia tropicale e dell’Africa; sembra sia arrivato in Europa all’inizio dell’era cristiana anche se i romani già lo conoscevano e ne esaltavano le caratteristiche. La pianta ben si adatta a coltivazioni nei periodi estivi con temperature elevate; queste presentano fusti tendenzialmente ramificati e normalmente striscianti anche se è possibile, con l’ausilio di appositi tutori, allevare le piante in verticale. Il fogliame di colore verde medio marcato evidenzia una spiccata tomentosità dei lembi, questi ultimi si presentano con dimensioni medio contenute. I fusti portano dei fiori di colore giallo, normalmente raccolti in racemi; questi sono particolarmente visibili nella vegetazione e sono visitati dai pronubi che ne favoriscono l’allegagione. La fioritura è scalare e, conseguentemente, anche la fase di raccolta può protrarsi per circa 30-40 giorni. I frutti sono tendenzialmente ovoidali - rotondeggianti, di medio elevate dimensioni (valori medi compresi tra 700-900 g ad oltre 2,5 kg a seconda della cultivar); la buccia esterna del melone presenta la classica retatura e/o solcatura tipica della specie mentre la parte interna del frutto (detta polpa) presenta colore aranciato - salmone medio marcato a seconda della cultivar utilizzata con medio elevata consistenza dei tessuti in fase ottimale di maturazione. Eccesso di maturazione e/o di conservazione dei frutti determina una significativa perdita di consistenza della polpa con tessuti che tendono a liquefarsi e, conseguentemente, scarsa qualità organolettica. Nella zona centrale del frutto, normalmente cava, si concentrano i semi ottenuti dalla fecondazione i quali dovranno essere asportati al momento della preparazione del prodotto per il consumo. Per esaltare alcuni parametri qualitativi dei frutti la raccolta in campo deve essere effettuata su frutti al giusto grado di maturazione; i frutti maturi comunque tendono ad incrementare, in alcune situazioni, la colorazione della buccia raggiungendo tonalità giallognole medio marcate, a fessurare in prossimità dell’attaccatura del picciolo. Quando vengono raggiunti i giusti livelli di maturazione i frutti possono essere staccati dalla pianta previa una leggera pressione sul picciolo. Il melone è uno dei frutti più gustosi dell’estate, dolce, aromatico e dissetante; e non è solamente buono, ma anche ricco di proprietà benefiche per l’organismo umano. In effetti questo frutto, gradevole al palato, è composto principalmente di acqua (90 g ogni 100 g di prodotto) più che da veri e propri nutrienti. Pertanto il melone si può considerare un alimento dimagrante perché sazia con poche calorie (33 kcal/100 g). Tra i pochi minerali contenuti nei frutti ritroviamo il potassio (circa 333 mg/100 g) , il fosforo, il calcio e il ferro; sono poi presenti tracce di sodio. I contenuti vitaminici vedono interessanti concentrazioni di vitamina A seguita da vitamina C, niacina, vitamina E, tiamina e riboflavina mentre i contenuti zuccherini si attestano sa livelli medio elevati (7–10 %) . Il melone contiene poi una discreta quantità di alfa e beta caroteni, Frutta e Ortaggi del Piemonte 34 antiossidanti che favoriscono la prevenzione dall’invecchiamento precoce delle cellule. Inoltre contiene l’adenosina, un composto che viene usato dai pazienti cardiopatici perché fluidifica il sangue e da sollievo negli attacchi di angina pectoris. Considerando l’elevato contenuto in acqua se il melone viene consumato a fine pasto può prolungare il periodo della digestione per una eccessiva diluizione dei succhi gastrici. Il consumo del melone dovrebbe avvenire nei giorni immediatamente successivi alla raccolta; l’eventuale conservazione del prodotto deve essere effettuata a temperature non inferiori ai 5 °C; il periodo di conservazione in frigorifero può essere di 2 – 3 giorni; si ricorda che è necessario conservare i meloni separatamente dagli altri alimenti a causa dell’aroma forte che emana la polpa. Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate, normalmente, cultivar ibride di melone caratterizzate da frutti a forma rotondeggiante/ovoidale con buccia retata e/o retata solcata. Il mercato di riferimento per la produzione piemontese privilegia meloni fortemente retati, di elevato aroma, consistenza e contenuto zuccherino della polpa, con pezzature medie dei frutti comprese tra 1 ed 1,8 kg. Tra le cultivar ibride a frutto “retato-solcato” si segnalano gli ibridi Yakura, Giusto, Sogno, Pregiato e Macigno. Queste presentano frutti di ottima forma, dimensione e colore inoltre i contenuti zuccherini ed aromatici della polpa ben rispondono alle esigenze dei consumatori locali. Tra le cultivar a frutto “retato” , riconducibili alla tipologia Harper, si segnalano positivamente le cultivar Bingo e Giorgio. Questi frutti, tendenzialmente sferoidali, presentano pezzatura medio contenuta (800 g – 1,2 kg) con buccia sottile, retatura fine ed elevato contenuto zuccherino e buona qualità organolettica della polpa. Le stagioni per gustarlo Sfruttando i diversi cicli di maturazione delle cultivar ibride e adottando anche tecniche di “forzatura” dei cicli di maturazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta commercializzazione che inizia, normalmente, nella seconda–terza decade di giugno (coltura forzata in serra) per poi proseguire sino a inizio settembre. Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 35 P I C C O L I F R U T T I una delle più interessanti fonti alimentari, particolarmente appaganti per agli aspetti qualitativi dei frutti Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di “piccoli frutti” si ottengono nell’areale pedemontano del cuneese (areale della Bisalta) e nella zona collinare del saluzzese (Valle Varaita, Valle Po,...); Investimenti produttivi di mirtillo si riscontrano altresì nel torinese (Pinerolo e zone limitrofe), vercellese, biellese ed alessandrino (zone collinari) Frutta e Ortaggi del Piemonte 36 Perchè mangiarli I “piccoli frutti” (lampone, mirtillo, ribes e rovo) possono essere definite produzioni tipiche degli ambienti pedemontani del Piemonte; essi rappresentano una delle più interessanti fonti alimentari particolarmente appaganti sia per quanto attiene agli aspetti qualitativi dei frutti (colore, forma e dimensione – aroma, zuccheri e acidità), sia per quanto concerne le proprietà nutraceutiche che le caratterizzano. La coltivazione di questi frutti è relativamente recente; i primi impianti razionali di lampone e rovo sono stati effettuati in Piemonte negli anni ’60; successivamente sono andate diffondendosi coltivazioni di mirtillo e ribes ampliando la gamma dell’offerta e rendendo il prodotto piemontese particolarmente apprezzato sul mercato. Le coltivazioni si effettuano di norma negli areali di fondovalle; qui particolari situazioni pedoclimatiche degli ambienti di coltivazione associate a tecniche di produzione a basso impatto ambientale contribuiscono ulteriormente alla valorizzazione del prodotto sui mercati interni nazionali ponendo il Piemonte, per quanto attiene ai volumi commercializzati, ai vertici delle statistiche nazionali. Per sostenere la commercializzazione del prodotto piemontese e per la gestione del riconoscimento di prodotto a marchio IGP, si è costituito, recentemente, il Consorzio tutela “ piccoli frutti Cuneo”. Il lampone, appartenente al genere Rubus ideaus, è un arbusto sarmentoso; la produzione, grazie alla presenza di cultivar unifere e rifiorenti, inizia generalmente nel mese di giugno per proseguire poi sino a ottobre inoltrato. I frutti di lampone, caratterizzati da un marcato aroma, sono un alimento energetico e dissetante ma anche una buona sorgente di vitamine ed in particolare di vitamina C (25 mg/100 g di prodotto)oltre che ai glucidi e sali minerali (in particolare potassio). I frutti contengono elevate concentrazioni di polifenoli, questi conferiscono ottime proprietà antinfiammatorie e proteggono i capillari sanguigni. Inoltre in questi ultimi anni è stata dimostrata la presenza, nei frutti di lampone, di ellagitannini, composti complessi che possono liberare elevate quantità di acido ellagico una sostanza caratterizzata da molteplici attività protettive. IL mirtillo coltivato in Piemonte appartiene al genere Vaccinium corymbosum; esso è un arbusto abbastanza sviluppato, la produzione si concentra nei mesi estivi. Le coltivazioni interessano vaste superfici del cuneese, torinese, vercellese e biellese; i terreni particolarmente acidi e torbosi ben si prestano a questa coltivazione. I frutti del mirtillo sono bacche di dimensioni variabili a seconda della cultivar; colore esterno della bacca blu–violaceo con polpa interna di colore biancastro. I frutti, particolarmente sodi e compatti, sono caratterizzati da elevato aroma della polpa, contengono inoltre molti acidi organici (tra questi citiamo l’acido malico, l’acido citrico..) tonificanti dell’apparato digerente. Sempre nelle bacche sono presenti in quantità rilevante zuccheri, tannini, pectina, mirtillina (glucoside colorante), antociani e vitamine A e C e, in quantità minore la vitamina B. Alle bacche di mirtillo sono stati attributi recentemente diverse Frutta e Ortaggi del Piemonte 37 funzioni; i pigmenti antocianici svolgono attività farmacologiche quali un’azione vasoprotettrice in particolare verso la microcircolazione. Inoltre al mirtillo viene ascritta un’azione sul cuore aumentando la resistenza del muscolo cardiaco; viene poi attribuita una intensa attività di “scavanger” (letteralmente: spazzino) dell’anione superossido che può causare danni da ischemia, cataratta e diabete. In particolare la presenza nei frutti di neo-mirtillina è stato dimostrato sia in grado di abbassare del 10% la glicemia nei soggetti diabetici. Gli antocianosidi del mirtillo posseggono una notevole azione di protezione dei capillari, inibendo l’enzima aldosoreduttasi responsabile della trasformazione del glucosio a sorbitolo. Il rovo inerme (Rubus fruticosus) viene coltivato in alcuni areali del cuneese su suoli fertili e ben dotati in elementi fertilizzanti. La pianta arbustiva presenta sviluppo elevato. I frutti sono formati da un insieme di drupeole nerastre raggruppate e serrate. I frutti del rovo sono ricchi in vitamina C e zuccheri; contengono, inoltre, elevati contenuti in potassio, calcio e fosforo. Anche in questo caso i frutti contengono pectine, tannini; le bacche sono inoltre un ottimo alimento dietetico e vengono utilizzati anche come coloranti per le derrate alimentari. IL Ribes (appartiene al genere Ribes rubrum) è caratterizzato da piante cespugliose di media taglia; presenta frutti a forma sferico regolare raggruppati in racemi. La bacca di ribes è particolarmente ricca in vitamina C (all’incirca 200 mg/100 g di prodotto) ed in vitamina A; presenta poi elevati contenuti in potassio, calcio e fosforo. L’intensa colorazione delle bacche è dovuta alla presenza marcata, nei frutti, di antociani disciolti nei succhi cellulari particolarmente utili per l’organismo. Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate, normalmente, cultivar di recente costituzione che presentano frutti a forma conico allungata e regolare, pezzatura medio-elevata e regolare; colorazione esterna rosso brillante, buona consistenza della polpa, elevati contenuti zuccherini dei succhi associati a media acidità, elevata aromaticità dei frutti. Per il “lampone unifero” segnaliamo le cultivar Tulameen, Glen Lyon, Malahat. Per il “lampone rifiorente” segnaliamo Polka, Himbotop, Heritage e Rossana. Per il mirtillo gigante americano trovano coltivazione le cultivar Duke, Nui, Bluecrop, Berkeley, Nelson, Coville, Brigitta, Elizabeth, Lateblue. Per quanto attiene al rovo le cultivar maggiormente diffuse sono Araphao, Navaho, Lockness. Per il ribes si segnalano, tra le tipologie a bacca rossa, Rivada, Jounker, Junifer, Redpoll. Tra le cultivar a bacca bianca segnaliamo le cultivar Blanka e Werdavia. Le stagioni per gustarli Sfruttando i diversi cicli di maturazione delle cultivar, effettuando coltivazioni in ambienti caratterizzati da diverso clima e adottando, in alcuni casi, tecniche di “forzatura” dei cicli di maturazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta commercializzazione che inizia, normalmente, nella seconda decade di maggio per poi proseguire sino a inizio ottobre con la commercializzazione delle ultime quantità di prodotto stoccato precedentemente in cella frigorifera. Epoca di raccolta commercializzazione lampone unifero Epoca di raccolta commercializzazione rovo Epoca di raccolta commercializzazione lampone rifiorente Epoca di raccolta commercializzazione ribes Epoca di raccolta commercializzazione mirtillo Frutta e Ortaggi del Piemonte 39 PERA MELONE MELA PESCA SUSINA ACTINIDIA FRAGOLA CILIEGIA PICCOLI FRUTTI ALBICOCCA PATATA ASPARAGO SEDANO POMODORO CAVOLFIORE ZUCCHINO CIPOLLA PEPERONE FAGIOLO PATATA ASPARAGO SEDANO POMODORO CAVOLFIORE ZUCCHINO CIPOLLA PEPERONE FAGIOLO Composizione nutrizionale e valore energetico (100 g di parte edibile) Fagiolo borlotto Proteine (g) Grassi (g) Carboidrati (g) Zuccheri Solubili (g) Amido (g) Fibra totale (g) Energia (Kcal) Vitamina A Retinolo (mcg) Vitamina B1Tiamina (mg) Vitamina B2 Riboflavina (mg) Vitamina PP o B3 Niacina (mg) Vitamina C Ac. Ascorbico (mg) Calcio (g) Fosforo (g) Potassio (g) Sodio (g) Ferro (g) Asparago Cavolfiore Cipolle Patate cotte Peperoni Pomodoro Sedano Zucchine 1,2 0,2 2,8 2,8 0 1 17 42 0,03 0,03 0,7 21 11 26 290 3 0,4 2,3 0,2 2,4 2,2 0,2 1,6 20 207 0,06 0,19 0,2 32 31 45 280 140 0,5 1,3 0,1 1,4 1,3 0,1 1,2 11 6 0,08 0,12 0,7 11 21 65 264 22 0,5 10,2 0,8 22,7 1,2 19,5 4,8 133 18 0,24 0,1 2,7 10 44 180 650 2 3 3,6 0,2 3,3 3,3 0 2 29 82 0,21 0,29 1 18 25 77 1,2 3,2 0,2 2,7 2,4 0,3 2,4 25 50 0,1 0,1 1,2 59 44 69 350 8 0,8 1 0,1 5,7 5,7 0 1 26 3 0,02 0,03 0,5 5 25 35 140 10 0,4 1,8 0,1 16,9 0,4 15 1,3 71 0,08 0,01 0,5 6 5 31 280 7 0,4 0,9 0,3 4,2 4,2 0 1,9 22 139 0,05 0,07 0,5 151 17 28 210 2 0,7 Cardo Carote Cavolo cappuccio Indivia Lattuga Porro Proteine (g) Grassi (g) Carboidrati (g) Zuccheri Solubili (g) Amido (g) Fibra totale (g) 0,6 0,1 1,7 1,5 0,2 1,5 1,1 0,2 7,6 7,6 0 3,1 2,1 0,1 2,5 2,5 0 2,6 0,9 0,3 2,7 2,7 0 1,6 1,8 0,4 2,2 2,2 0 1,5 2,1 0,1 5,2 5,2 0 2,9 Energia (Kcal) Vitamina A Retinolo (mcg) Vitamina B1Tiamina (mg) Vitamina B2 Riboflavina (mg) Vitamina PP o B3 Niacina (mg) Vitamina C Ac. Ascorbico (mg) Calcio (g) Fosforo (g) Potassio (g) Sodio (g) Ferro (g) 10 0,02 0,04 0,2 4 96 11 293 23 0,2 35 1148 0,04 0,04 0,7 4 44 37 220 95 0,7 19 19 0,06 0,04 0,6 47 60 29 260 23 1,1 16 213 0,05 0,3 0,5 35 93 31 380 10 1,7 19 229 0,05 0,18 0,7 6 45 31 240 9 0,8 29 0,06 0,08 0,5 9 54 57 0,8 Fonte: INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione Frutta e Ortaggi del Piemonte 42 F A G I O L O ...è particolarmente ricca di nutrienti tanto da essere definito anche “bistecca vegetale”... Dove in Piemonte Originario della zona tropicale americana il fagiolo attualmente coltivato, appartenente al genere Phaseolus è stato introdotto in Europa dopo la scoperta dell’America. Nell’areale piemontese la coltura del fagiolo rampicante, per produzione sia di baccelli da raccolta allo stadio ceroso che da granella secca, interessa vaste aree della zona pedemontana e di fondovalle del cuneese mentre negli areali del vercellese vengono coltivate varietà a portamento nano. In questi ultimi anni il fagiolo, ha attirato l’attenzione sia degli imprenditori agricoli sia del mondo commerciale. Grazie a questo rinnovato interesse sono state avviate attività di valorizzazione e promozione da parte del Consorzio di Tutela e Valorizzazione “fagiolo Cuneo” il quale cura altresì l’iter per l’ottenimento di riconoscimento di prodotto a marchio IGP. Frutta e Ortaggi del Piemonte 43 Perchè mangiarli Questa leguminosa, utilizzata nella tradizionale cucina piemontese, oltre che soddisfare per gli aspetti qualitativi è particolarmente ricca di nutrienti tanto da essere definita anche “bistecca vegetale”. Grazie a particolari situazioni pedoclimatiche che caratterizzano gli areali di fondovalle del Piemonte questa coltivazione ha trovato ampia diffusione, in particolare per quanto attiene alla provincia di Cuneo, dove annualmente vengono destinati a questa coltura oltre 5000 ettari. Le piante presentano fusti a sezione quadrangolare, volubili, cioè capaci di avvolgersi attorno ad un sostegno con avvolgimenti a spirale. Le radici presentano dei tubercoli dovuti alla presenza di batteri azotofissatori, in grado cioè di assimilare l’azoto gassoso presente nell’aria e trasformarlo in composti azotati utili alla pianta. Lungo l’asse della pianta si posizionano i fiori portati in racemi; il fiore è formato da cinque petali di cui il più grande è incurvato verso l’alto e prende il nome di vessillo. Il frutto del fagiolo è un baccello di forma e dimensione variabili; le cultivar utilizzate per la produzione di baccelli da raccolta allo stadio ceroso presentano tegumenti rosso vivace con screziature bianco crema, mentre le cultivar destinate alla produzione di granella secca presentano colorazioni esterne dei tegumenti meno marcate. Le dimensioni dei baccelli sono molto variabili a seconda della cultivar; all’interno dei baccelli si collocano i semi (granella) che presentano forma, dimensione e colore variabili. La granella, previa cottura, può essere utilizzata per la preparazione di piatti tipici quali minestroni, fagioli lessati e insalate di legumi e la tradizionale oula al furn, piatto tipico della cucina piemontese. I fagioli, come altri legumi, hanno costituito per secoli uno degli alimenti fondamentali del mondo contadino. La granella di fagiolo è particolarmente ricca in vitamine (vitamina B1; vitamina B2; vitamina PP; vitamina C; vitamina A); sali minerali (potassio, fosforo, calcio, sodio e ferro), fibre, particolarmente presenti nella granella secca e glucidi (in particolare amido) ma, soprattutto, di proteine. I dati forniti dall’Istituto Nazionale della Nutrizione attribuiscono a 100 g di fagiolo secco circa 20 g di proteine (valore questo che si dimezza qualora si consideri il prodotto raccolto allo stadio ceroso). Inoltre il fagiolo contiene pochissimi grassi mentre si evidenzia una presenza di lecitina, un fosfolipide che contribuisce a sciogliere i grassi nel sangue riducendo i tassi di colesterolo. Il fagiolo va consumato previa cottura; infatti la granella di fagiolo contiene al suo interno una faseolamina che, se ingerita in elevate quantità, riduce l’assorbimento dei nutrienti nell’intestino determinando danni irreparabili all’organismo umano. Frutta e Ortaggi del Piemonte 44 Le varietà tipiche La significativa diffusione della coltura nei vari areali piemontesi ha portato, negli anni, alla selezione di varietà caratterizzate da spiccata produttività ed elevati standard qualitativi; ancora oggi questi materiali genetici vengono coltivati e moltiplicati all’interno delle aziende agricole piemontesi. Nel segmento produttivo del “fagiolo secco” (raccolta e commercializzazione della granella con tassi di umidità intorno al 14%) si segnalano le seguenti cultivar: - “fagiolo Billò”, appartenete al genere Phaseolus vulgaris, selezionato nell’areale centallese negli anni ’60 è stato oggetto di coltivazione per molti anni; attualmente è stato riscoperto e valorizzato dal Consorzio fagiolo Cuneo anche a seguito dell’attività di miglioramento, condotta dal CreSO, che ha portato ad una riduzione della variabilità all’interno della popolazione migliorando alcuni aspetti qualitativi dei baccelli e della granella. Presenta piante di media vigoria vegetativa; baccelli corti e tozzi, tegumenti esterni bianco crema leggermente screziati di rosso; granella di elevate dimensioni (1-1,2 g/seme) particolarmente ravvicinata all’interno del baccello. I semi presentano colorazione di fondo bianco crema chiaro con leggere screziature rosso vivace; la disposizione della granella nel baccello determina, in fase di ingrossamento, un rigonfiamento nella zona mediana del seme associata ad una compressione dei poli tanto da far assumere al seme la classica forma a “petto di pollo”. Adatto per la cottura, lessato e per la preparazione di minestre. - “fagiolo tipologia Lamon”, anch’esso appartenete al genere P. vulgaris viene utilizzato in alternativa al Billò; presenta piante di elevata vigoria, baccelli significativamente screziati di rosso, granella di medie dimensioni. Viene utilizzato in cucina per la preparazione di minestre. - “fagiolo della Villata”, accessione rampicante di fagiolo selezionata nel Vercellese; presenta piante di media vigoria. Baccelli allungati con granella reniforme di elevate dimensioni; seme di colore bianco crema con leggere screziature rossastre. Particolarmente adatto alla cottura ed alla produzione di minestre. - “fagiolo bianco di Bagnasco”, tipico dell’areale cuneese (Valle Tanaro); presenta piante di media elevata vigoria con significativi accestimenti dei fusti alla base della pianta. Baccelli numerosi, allungati con tegumenti esterni verde chiaro–bianco crema a maturazione completa; granella reniforme disposta regolarmente nel baccello di colore bianco regolare. Adatta alla preparazione di insalate di fagiolo lessato. - “fagiolo bianco di Spagna”, appartenete al genere Phaseolus coccineus ; coltivata negli areali collinari della Langa. Presenta piante di elevato vigore, baccelli con tegumenti di colore verde marcato bianco giallognolo in fase di maturazione piena. Granella di elevate dimensioni , forma reniforme schiacciata del seme; tegumenti esterni bianco chiaro–brillante; elevata qualità della granella. Adatta per il consumo in insalata previa cottura. Nel segmento produttivo del “fagiolo da raccolta cerosa” (commercializzazione dei baccelli raccolti in fase avanzata di maturazione e destinati alla preparazione di minestre) si segnalano le seguenti cultivar di fagiolo: - “borlotto” particolarmente diffusi nell’areale piemontese presentano baccelli di colore bianco crema con screziature rosso vivace; granella reniforme allungata di colore bianco con leggere screziature superficiali rosso intenso. Buona tolleranza dei baccelli alle manipolazioni ed ai trasporti. In questo segmento rientrano le cultivar Bingo, Vedretta e Rossano - selezione locale “fagiolo Maumese”, presente ancora in alcuni ambienti collinari dell’Alta Val Tanaro (CN); presenta baccelli tendenzialmente tozzi e rigonfi con tegumenti chiari poco screziati; granella che allo stadio di maturazione cerosa presenta tegumenti bianco crema con assenza di screziature. Evidenzia elevate rese allo sgrano, particolarmente apprezzato sui mercati liguri. Le stagioni per gustarli Sfruttando diverse altimetrie e semine scalari si è raggiunto un calendario di raccolta che inizia, per le produzioni commercializzate allo stadio ceroso, alla fine della seconda decade di luglio e prosegue sino a fine ottobre; la raccolta del fagiolo secco avviene nei mesi estivi (agosto–settembre) mentre la commercializzazione si protrae per l’intero periodo invernale–primaverile. Epoca di raccolta fagiolo fresco Epoca di consumo fagiolo fresco Epoca di raccolta fagiolo secco Epoca di consumo fagiolo secco Frutta e Ortaggi del Piemonte 46 A S P A R A G O ...svolge un’azione disintossicante e gli elevati contenuti in potassio favoriscono la diuresi... Dove in Piemonte L’asparago si adatta a terreni particolarmente sciolti e a reazione neutro subalcalina; le aree piemontesi maggiormente interessate dalla coltivazione dell’asparago sono il vercellese (zona storica di coltivazione con riferimento all’areale di Borgo d’Ale), il santenese (area di grande tradizione dell’asparago con le produzioni di di Santena e Cambiano-Torino) e la zona collinare dei Roeri (zona di recente introduzione quali Ceresole d’Alba, Monteu Roero e Montà d’Alba). Frutta e Ortaggi del Piemonte 47 Perchè mangiarli È un prodotto tipicamente primaverile; caratterizzato da un intenso aroma dei turioni, viene particolarmente apprezzato e valorizzato, per le sue elevate qualità, nella cucina piemontese. Le piante di asparago presentano un fusto corto e strisciante (detto rizoma) che si sviluppa nei primi strati del terreno; sul fusto si formano, nella fase estiva, delle gemme apicali da cui fuoriusciranno, nella primavera successiva, i turioni che rappresentano la parte edule della pianta di asparago. In fase estiva i turioni vengono fatti sviluppare dando vita a piante erbacee con una vegetazione caratterizzata da foglioline strette; grazie all’attività fotosintetica di questa vegetazione le piante accumulano nuove sostanze di riserva nella corona differenziando gemme apicali da cui fuoriusciranno i turioni nella primavera successiva. La fase produttiva della pianta è scalare ed è strettamente correlata alla temperatura del suolo ed ai tassi di umidità presenti nel terreno. I turioni devono essere raccolti ad intervalli brevi (circa 2 giorni); infatti, in questo breve periodo, i turioni raggiungono le dimensioni ottimali (circa 20–25 cm di lunghezza e 15–20 mm di diametro) mantenendo particolarmente serrate le brattee apicali. Le caratteristiche qualitative richieste dal mercato possono essere così sintetizzate: turioni regolari sia nella forma che nella dimensione; brattee apicali serrate e chiuse; assenza di alterazioni–deformazioni; colorazione marcata con elevato contrasto tra il verde con sfumature rossastre violacee delle brattee apicali ed il bianco (della zona basale). Per mantenere elevati gli standard qualitativi dei turioni il prodotto può essere conservato, in cella frigorifera, per brevi periodi (massimo 3–4 giorni); periodi maggiori di conservazione determinano incrementi di fibrosità con perdita marcata di qualità. I turioni di asparago sono particolarmente ricchi in acqua (100 g di prodotto fresco contengono più di 90 g di acqua); scarsi contenuti in glucidi e proteine quindi poco nutrienti. Nei turioni sono pressoché assenti i lipidi mentre sono particolarmente elevati i contenuti in sali minerali quali ferro, calcio, fosforo e magnesio; inoltre nei turioni si concentrano interessanti contenuti vitaminici quali vitamina B1, B2, PP e vitamina A. Il caratteristico profumo che si sprigiona durante la cottura è ascrivibile all’asparagina contenuta nei turioni. L’asparago svolge, nell’organismo umano, un’azione disintossicante mentre gli elevati contenuti in potassio favoriscono la diuresi. Gli asparagi stimolano inoltre l’attività epatica e renale, rendendo fluido il sangue, favoriscono pertanto l’eliminazione dall’organismo umano dei liquidi e delle tossine. Le varietà tipiche In Italia vengono coltivati asparagi sia per la produzione di turioni verdi che bianchi mentre in alcune aree della Liguria prevalgono produzioni di asparagi violetti. In Piemonte la produzione dell’asparago è finalizzata all’ottenimento di turioni di colore verde. Le varietà più coltivate sono, attualmente, Eros e Marte, ibridi ottenuti in Italia nell’ambito di un progetto di ricerca pubblico. Queste cultivar presentano elevata adattabilità all’areale piemontese, buona produttività associata ad elevata qualità dei turioni. Questi si presentano di colore verde scuro con sfumature violacee alla base e sulle brattee apicali, elevata chiusura delle foglioline terminali anche in piena maturazione, scarsa fibrosità dei tessuti ed elevata qualità organolettica. Permangono ancora produzioni della varietà standard “precoce d’Argenteuil” caratterizzata da turioni medio corti, brattee apicali medio serrate, calibri medio regolari con presenza contemporanea di asparagina e turioni di elevato calibro, elevata fibrosità dei tessuti del fusto associati tuttavia a buona aromaticità. Nell’areale santenese si va recuperando e selezionando, in questi anni, la selezione locale “asparago di Santena”, caratterizzata da elevati standard qualitativi associati tuttavia a medio elevati dimensioni e regolarità dei calibri dei turioni. Le stagioni per gustarli Sfruttando le diverse aree di coltivazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta che inizia alla fine della prima decade di aprile e prosegue sino a inizio giugno quando, con il sopraggiungere del caldo estivo si assiste ad una riduzione dei calibri dei turioni ed a una significativa perdita di qualità del prodotto. Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 49 C A V O L F I O R E ...prodotto caratterizzato da attività antiossidante ed antitumorale naturale... Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di cavolfiore si ottengono negli areali di pianura del cuneese, alessandrino e torinese; sfruttando diverse epoche di trapianto e ambienti significativamente differenti per altimetria e clima, è possibile prolungare i periodi di commercializzazione per l’intera fase tardo estivo–autunnale. Di norma il cavolfiore viene coltivato quale coltura di secondo raccolto (dopo un cereale); non mancano comunque produzioni di cavolfiore come coltura principale. In alcuni areali del torinese ed astigiano vengono condotte anche coltivazioni invernali–primaverili posticipando la fase di raccolta e/o anticipando significativamente gli stacchi in fase tardo primaverile adottando tecniche di produzione in ambiente protetto. Frutta e Ortaggi del Piemonte 50 Perchè mangiarli È un prodotto tardo estivo–autunnale, caratterizzato da attività antiossidante ed antitumorale naturale. Il cavolfiore, originario del Medio Oriente, è stato importato in Europa attorno all’anno 1000, diffondendosi poi per tutto il continente. Presenta piante di medio elevato sviluppo vegetativo, apparato radicale fittonante, fusto tendenzialmente eretto alto 20–30 cm dal suolo, porta all’estremità un numero variabile di foglie che possono essere oblunghe–arrotondate ovoidali, con nervature prominenti e marcate. Le piante presentano una prima fase vegetativa in cui si incrementa l’apparato fogliare e la pianta si accresce significativamente; terminata questa prima fase, che può durare dai 55–60 giorni ai 100–120 giorni, inizia la fase di induzione a fiore e crescita dell’infiorescenza. Questa seconda fase viene favorita da elevate escursioni termiche giornaliere; successivamente si sviluppa al centro della pianta una “infiorescenza” che sarà poi oggetto di raccolta e commercializzazione appena raggiunta la fase di maturazione. Nel periodo di crescita le foglie interne tendono ad avvolgere la gemma centrale contribuendo a mantenere particolarmente bianca l’infiorescenza; appena raggiunta la maturazione le foglie centrali si divaricano e consentono l’individuazione dei pomi e la raccolta. Posticipi nella raccolta possono determinare perdite di qualità con apertura dei corimbi, presenza di colorazioni giallognole e/o verdastre violacee all’interno della sfera, presenza di peluria diffusa in superficie. Le infiorescenze sono le parti commestibili del cavolfiore; queste possono presentare colorazione bianca–bianco paglierina–verde medio intenso e/o violacea a seconda della cultivar utilizzata. La raccolta si effettua tagliando l’infiorescenza dal fusto e, successivamente, asportando parte del fogliame avvolgente (questa operazione è detta “coronatura”). La commercializzazione avviene successivamente alla fase di stacco; i cavolfiori possono essere conservati per alcuni giorni in cella frigorifera (4–5) senza perdere in qualità. Il cavolfiore possiede numerose proprietà salutistiche; esso ha un basso contenuto calorico (25 calorie per 100 g) associato ad elevati contenuti in acqua (90 % circa). Contiene poi una discreta dose di proteine e carboidrati e poche tracce di grassi; inoltre le infiorescenze presentano interessanti contenuti in fibra vegetale. Tra i minerali presenti i più importanti sono il potassio (350 mg/100 g), il fosforo, il calcio ed il sodio; interessanti anche i contenuti in vitamina C, vitamina A e niacina delle infiorescenze. Il cavolfiore è un’ottima fonte di sulforafane, responsabile anche dell’odore marcato del frutto in fase di cottura, in grado di inibire l’azione di agenti cancerogeni. Al cavolfiore si attribuisce un compito di prevenzione dei tumori dell’apparato digerente; il cavolfiore contiene gli indoli, che stimolano i meccanismi antiossidanti e disintossicanti, i ditioltioni e glicosinolati che sono ottimi antiossidanti antitumorali, le curarine che bloccano la reazione dei composti cancerogeni, i fenoli che stimolano gli enzimi disintossicanti. Inoltre è stata dimostrata un’azione del cavolfiore nel controllo del tumore al colon e del seno. Frutta e Ortaggi del Piemonte 51 Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate, normalmente, cultivar ad infiorescenza bianca caratterizzate da cicli di maturazione di 60–95 giorni. In questo segmento si numerose cultivar ibride costituite a livello europeo. Le infiorescenze presentano dimensioni medio contenute (valori compresi tra 800 e 1.500 g); vengono commercializzate previa coronatura dei corimbi. Nel segmento ad infiorescenza bianca necessita di una particolare menzione l’accessione locale di cavolfiore “di Moncalieri” caratterizzata da cicli di maturazione tardivi (raccolte di dicembre–febbraio), elevata tolleranza ai geli invernali, elevata qualità dei corimbi, interessanti aspetti qualitativi dei frutti. Accanto alle linee a frutto bianco si sono andate estendendo, in questi ultimi anni, produzione di cavolfiore ad infiorescenza verde riconducibile sia al tipo “verde di Macerata” che al tipo “romanesco”. Molte sono le cultivar ibride che vengono utilizzate per la produzione in Piemonte. La colorazione verde dei pomi, particolarmente accattivante, ne favorisce la commercializzazione. Le stagioni per gustarlo Sfruttando i diversi cicli di maturazione delle cultivar ibride, adottando investimenti produttivi in zone altimetriche differenti e, in alcuni casi, sfruttando tecniche di “forzatura” dei cicli di maturazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta commercializzazione che inizia, normalmente, nella terza decade di luglio per poi proseguire sino a fine novembre (coltura di pieno campo). Le produzioni in ambiente protetto primaverili consentono di ottenere produzioni, anche se in misura contenuta, nel mese di giugno sino a inizio luglio mentre la coltivazione dell’accessione locale “ cavolfiore di Moncalieri” consente di prolungare la fase di commercializzazione da dicembre a febbraio. Anche in questo caso i quantitativi commercializzati in questo periodo sono particolarmente contenuti. Epoca di raccolta ibridi a infiorescenza bianca/verde Epoca di raccolta cavolfiore “di Moncalieri” Epoca di raccolta colture forzate in ambiente protetto Frutta e Ortaggi del Piemonte 52 C I P O L L A ...può essere considerata un interessante antinfiammatorio naturale... Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di cipolla si ottengono nell’areale alessandrino (zona di Castelnuovo Scrivia, Sale e Tortona); si stimano investimenti medi annui di 1.500 ettari circa con produzioni di cipolle, prevalentemente dorate, cui si affiancano coltivazioni di cipolla bianca e/o rossa. Frutta e Ortaggi del Piemonte 53 Perchè mangiarla La cipolla viene regolarmente impiegata in cucina; grazie a particolari caratteristiche qualitative dei bulbi può essere considerata un interessante antinfiammatorio naturale. La cipolla è una pianta erbacea biennale; presenta radici fascicolate, foglie cilindriche allungate e vuote all’interno. Nel primo anno la piante sviluppa un “bulbo” carnoso che viene poi utilizzato nella cucina tradizionale; nell’anno successivo dal bulbo si sviluppa un fusto robusto (alto anche 1,5 metri) con all’apice un’infiorescenza rotondeggiante con fiori piccoli di colore rosa–bianco che, dopo la fecondazione, produrranno semi per i nuovi impianti. La parte commerciale della cipolla è un bulbo che cresce nei primi strati del terreno; esso è costituito da foglie concentriche carnose, succulente e di odore e sapore particolarmente marcato. Le foglie esterne, in fase di maturazione, disseccano ed acquisiscono una colorazione ora dorata, ora bianca e/o rossa a seconda della cultivar. Raggiunto un buon grado di formazione del bulbo la pianta ripiega le foglie verso il suolo (mesi centrali estivi luglio-agosto); a questo punto si procede a sradicare i bulbi dal terreno e, successivamente, a stoccarli in magazzino per la conservazione che può protrarsi sino alla primavera successiva. I bulbi di cipolla contengono elevati contenuti in acqua (80-85 g per 100 g di prodotto), associati a presenza di composti solforati. Un ettogrammo di cipolla contiene solo 26-28 calorie, assenza quasi totale di grassi e ridotte proteine; medio marcati contenuti in potassio (circa 140 mg/100 g), calcio, fosforo e sodio. Fra i componenti nutritivi emergono medio elevati contenuti vitaminici (vitamina C - 5 mg/100 g; vitamina A - 3 mg/100 g), i flavonoidi (soprattutto quercitina, maggiormente presente nelle cipolle rosse, media nelle dorate e scarsa nelle bianche), gli acidi fenolici (come gli acidi ellagico, caffeico, senapico), gli steroli, le saponine, le pectine e gli oli volatili come appunto il solfuro di allile. La cipolla contiene poi un enzima, l’allinase, che si libera quando la cipolla viene schiacciata oppure tagliata, provocando una reazione che favorisce la lacrimazione. Consumata cruda è un ottimo diuretico; contribuisce ad abbassare i tassi di glucosio e colesterolo nel sangue, in particolare però il consumo di cipolla fresca è consigliata contro l’ipertensione. Alla cipolla vengono poi ascritte azioni positive nei soggetti asmatici, contro la tosse e le bronchiti. Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate, normalmente, cultivar ibride di cipolla anche se permangono alcune esperienze di coltivazione di linee standard selezionate e riprodotte in zona. Numerosi sono gli ibridi di cipolla a bulbo dorato, rosso e/o bianco utilizzati nei nostri areali di coltivazione; questi materiali, selezionati in ambienti del nord Europa presentano elevata produttività, buona adattabilità all’areale, bulbi ben serrati con foglie esterne ben colorate ed ottima tenuta al germogliamento in fase di conservazione. Accanto alle cultivar ibride si segnalano, positivamente, due accessioni locali di cipolla “dorata di Castelnuovo Scrivia” e “rossa di Castelnuovo Scrivia”, selezionate da produttori locali negli anni addietro. Entrambe le cultivar sono caratterizzate da cicli di maturazione medio tardivi, bulbi di Frutta e Ortaggi del Piemonte 54 elevato calibro con attaccatura grande, elevata tolleranza alle manipolazioni e buona adattabilità alla conservazione. Interessanti i livelli di vestitura e colorazione che si raggiungono nel fogliame esterno del bulbo, significativamente superiori alle caratteristiche degli ibridi commerciali. Le stagioni per gustarla Sfruttando i diversi cicli di maturazione delle cultivar ibride e standard normalmente utilizzate in Piemonte e la buona adattabilità dei bulbi alla conservazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta che inizia, normalmente, nella prima-seconda decade di luglio per poi proseguire sino a inizio settembre. Per contro la commercializzazione di prodotto locale inizia a fine agosto per proseguire poi sino a febbraio inoltrato. Epoca di raccolta Epoca di commercializzazione P A T A T A foto As.Pro.Pat. Piemonte ...particolarmente nutriente, leggera ... il suo utilizzo è da considerarsi alternativo al pane... Dove in Piemonte Per molti anni questo ortaggio ha rappresentato l’alimento base per molte famiglie, ed è ancora oggi coltivata su vaste aree pedemontane e di fondovalle del Piemonte assicurando interessanti flussi commerciali associati ad elevata qualità dei tuberi. Pertanto tutte le vallate alpine vantano una “tradizione” nella produzione della patata, tanto da stimolare la nascita di “consorzi di tutela e valorizzazione” locali che si pongono, quale obiettivo primario, di promuovere lo sviluppo della coltura e la commercializzazione del prodotto. In Alessandria, zona di maggior concentrazione della produzione di patata, opera poi un’Organizzazione di Produttori (l’As.Pro.Pat di Castelnuovo Scrivia), che raggruppa un nutrito gruppo di operatori agricoli e fornisce patate per molti mesi dell’anno. Frutta e Ortaggi del Piemonte 56 Perchè mangiarla Perché è un ortaggio che, grazie alla sua composizione, si presenta particolarmente nutriente, leggero ed inoltre gradito anche dai giovani. Dopo il frumento, la patata è la fonte alimentare più importante nelle regioni temperate; il suo utilizzo nell’alimentazione è da considerarsi alternativo al pane. È originaria delle regioni andine del centro-sud America, introdotta in Europa nella seconda metà del 1500, come curiosità botanica a scopo ornamentale; solamente tra il ‘700 e l’800, in un’epoca caratterizzata da forti carestie in tutti i paesi europei, la coltivazione della patata si diffuse e, grazie all’alto contenuto in amido, divenne una importante risorsa alimentare. Un ruolo significativo, nella diffusione della coltivazione in Italia, è attribuito all’avvocato piemontese Vincenzo Virginio che ne descrisse le proprietà incentivandone fortemente la coltivazione. La patata è una pianta erbacea a ciclo annuale; la parte edule della patata è un tubero, ovvero un tipo di fusto modificato che deriva dall’ingrossamento dell’apice degli stoloni o fusti striscianti. Il tubero, a forma rotondeggiante–ovoidale, cresce sotto terra ed è un organismo vivo ma in “dormienza”; dopo circa due–tre mesi dalla raccolta le gemme (meglio conosciute anche come “occhi”, puntini neri presenti sul tubero) si risvegliano e germogliano. I tuberi presentano buccia di colore giallo e/o rosso con pasta interna generalmente gialla e/o bianca; l’alterazione della colorazione della buccia della patata con presenza di tonalità verdastre diffuse prodotte dalla “solanina” rende non più commestibile il tubero. Infatti la solanina assorbita in forti dosi è, per l’organismo umano, un veleno. La patata è ricca in zuccheri ed in particolare di amido presenti sino ad un 18% della sostanza secca; come la pasta ha la nomea di fare ingrassare molto ma gli amidi presenti nel tubero sono carboidrati complessi e quindi non stimolano eccessivamente il pancreas a produrre insulina, l’ormone che, se presente in eccesso, fa ingrassare. I tuberi contengono una elevata quantità di acqua (quasi l’80%), una discreta quantità di proteine vegetali e tracce di grassi con buona dose di fibra alimentare. I contenuti in vitamina C sono modesti come anche i contenuti in vitamina A, niacina, tiamina e riboflavina; per contro i tuberi contengono abbastanza potassio (570 mg/100 grammi) e poco sodio, e quindi risultano molto utili agli sportivi ma anche ai cardiopatici ed a coloro che soffrono di pressione del sangue alta. In generale, quindi, si può affermare che la patata è un alimento leggero anche se, quando fritte, si impregnano di grassi saturi che, oltre ad appesantire l’apparato digerente e il fegato, concorrono anche a sporcare, se il consumo è frequente, le pareti delle arterie. Frutta e Ortaggi del Piemonte 57 Le varietà tipiche Le numerose varietà di patate sono classificate in base alla destinazione da consumo fresco e/o da industria; alle caratteristiche dei tuberi (forma, colore, spessore della buccia, colore della polpa), alla durata del ciclo vegetativo (patate novelle e tardive); in particolare la produzione di patate tardive caratterizza l’intero territorio regionale. Tra le cultivar a buccia gialla sono particolarmente diffuse, in questi anni, le cultivar Monalisa, Spunta, Primura, Agata, Veronie e Finka. Queste ben si adattano ai vari areali di coltivazione ed evidenziano una marcata adattabilità alla cottura a forno e/o lessate. Tra le cultivar a buccia rossa si evidenziano Desirée e Asterix; le cultivar a buccia rossa presentano una polpa particolarmente soda ed adatta alla frittura Esistono poi alcune cultivar di patate a pasta bianca (es. Kenebec) destinate particolarmente alla cottura. Le stagioni per gustarla Effettuando coltivazioni in diversi ambienti ed a diversa altimetria si prolungano significativamente i cicli di produzione della patata, con raccolte che iniziano a fine giugno (per le patate precoci ottenute si areali di collina e/o con tecniche di forzatura) per poi proseguire sino a settembre inoltrato. Successivamente la produzione viene stoccata in cella frigorifera e/o in magazzino e la commercializzazione prosegue sino all’ inizio della primavera. Epoca di raccolta Epoca di consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 58 P E P E R O N E ...oltre che rallegrare la dieta estiva, sono un vero toccasana per l’organismo umano... Dove in Piemonte Il peperone, originario del continente americano, è stato introdotto in Europa nel XIV secolo e si è adattato particolarmente bene a coltivazioni nei vari paesi europei. Le situazioni pedoclimatiche che caratterizzano gli ambienti di pianura del Piemonte hanno favorito, negli anni, la diffusione in coltivazione. La zona di pianura compresa tra il cuneese, carmagnolese e astigiano può essere considerata, a ragione, una delle aree di eccellenza della produzione di peperone in Italia. Per valorizzare il prodotto locale e rafforzarne la presenza sui mercati si sono costituiti in questi anni nei vari areali di coltivazione alcuni Consorzi di Tutela e Valorizzazione (Consorzio peperone di Cuneo e Consorzio peperone di Carmagnola), con il coinvolgimento di un significativo numero di operatori agricoli di settore. Frutta e Ortaggi del Piemonte 59 Perchè mangiarlo Gli aromi e le caratteristiche nutrizionali delle bacche di peperone, oltre che rallegrare la dieta estiva, sono un vero toccasana per l’organismo umano. Le bacche di peperone coltivate negli ambienti di fondovalle del Piemonte presentano dimensioni e forme svariate a seconda della varietà coltivata (quadrata, quadrata fortemente compressa ai poli, quadrilobata/trilobata a trottola, semi allungata, allungata a corno…). La polpa, particolarmente spessa, croccante e carnosa, si presenta, in fase di piena maturazione, di colorazione gialla e/o rossa con tonalità particolarmente marcate. Generalmente la polpa evidenzia una elevata aromaticità e dolcezza anche se, in alcune situazioni ambientali – produttive, si può accertare presenza di un alcaloide (capsaicina) che conferisce il caratteristico sapore piccante alla polpa, la piccantezza si concentra, normalmente, lungo le logge interne della bacca ed attorno ai semi. Al tatto le bacche presentano superficie liscia e lucente e, in particolare per le produzioni ottenute in ambiente protetto, leggermente vellutata. La bacca di peperone è un concentrato di principi del benessere. Dal punto di vista nutrizionale è importante sottolineare l’elevato contenuto in Vitamina C dei frutti, associato ad un potere calorico molto basso (appena 30 calorie per 100 g di prodotto); infatti oltre il 90% della bacca è costituita da acqua, questo lo rende particolarmente indicato nelle diete ipocaloriche. Accanto alla vitamina C le bacche di peperone presentano elevati contenuti in provitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina P. Leggere presenze dell’alcaloide “capsaicina” nei frutti stimolano la produzione di succhi gastrici migliorandone la digestione. Nelle bacche abbondano poi gli antiossidanti come flavonoidi, carotenoidi e polifenoli, composti questi che conferiscono maggiori difese immunitarie all’organismo umano contribuendo, inoltre, ad incrementare l’ossigenazione delle cellule ed irrobustendo i vasi sanguigni. Per migliorarne la digeribilità del peperone non sottoposto a cottura si consiglia di provvedere all’asporto della pellicina esterna della bacca. Le varietà tipiche Particolari situazioni ambientali hanno favorito, nel tempo, la diffusione della coltura nei vari ambienti produttivi del Piemonte; una spiccata professionalità degli operatori agricoli di settore ha consentito, nel tempo, la selezione di varietà autoctone caratterizzate da buona adattabilità all’areale di produzione ed elevata qualità. Grazie a queste caratteristiche alcune di queste cultivar sono ancora oggi diffuse nelle aziende agricole e, per rafforzarne la penetrazione sui mercati, sono in procinto di ottenere il riconoscimento come prodotto a marchio IGP. Tra queste segnaliamo le accessioni “trottola–cuneo” caratterizzate da bacche di forma trilobata–quadrilobata ad apice leggermente estroflesso; colore giallo e/o rosso, cicli di maturazione medio tradivi, pezzature medio elevate (300–400 g), elevato spessore del pericarpo (9–11 mm), assenza di piccantezza della polpa e bacche particolarmente adatte per la cottura a forno. Nel segmento di produzione delle bacche a forma quadrata segnaliamo la cultivar “quadrato di Frutta e Ortaggi del Piemonte 60 Carmagnola” caratterizzato da bacche di elevato calibro (300–500 g); forma quadrilobata ad apice fortemente infossato, elevata solcatura delle bacche; polpa di medio spessore (6 – 8 mm); media presenza di capsaicina; cicli di maturazione medio tradivi . Adatto per utilizzo come prodotto fresco e/o per cottura. Inoltre, nell’areale torinese, trova diffusione la coltivazione di un peperone denominato “tumaticot” caratterizzato da bacche di ridotto calibro, fortemente compresse ai poli; elevato spessore del pericarpo; colorazione molto marcata. Particolarmente adatto alla conservazione in vinacce e/o sotto aceto. Tra le produzioni tipiche locali spicca poi l’accessione “corno di Carmagnola” con bacche a forma allungata. I frutti presentano polpa medio spessa (6–7 mm); elevata colorazione della polpa e stabilità del colore anche in fase di cottura; assenza di piccantezza; elevate dimensioni delle bacche con cicli di maturazione medio precoci. Adatto sia alla trasformazione industriale che al consumo fresco. Ad integrazione delle produzioni di peperone locale, negli areali serricoli del braidese e torinese, vengono poi coltivate varietà ibride a bacca semi allungata di colore giallo e/o rosso particolarmente adatte al consumo fresco ed alla cottura in forno. Queste presentano dimensioni medio elevate dei frutti con elevata regolarità di forma, colore e dimensione. Le stagioni per gustarlo Sfruttando tecniche di produzione in ambiente protetto e in pieno campo e le diverse epoche di maturazione delle singole varietà, si è formato un calendario di raccolta che inizia alla fine della prima decade di luglio e prosegue sino a ottobre inoltrato. La possibilità di trasformare parte della produzione in barattolo (sottoaceti) consente di prolungare, significativamente, i periodi di commercializzazione del prodotto locale. Epoca consumo prodotto trasformato Epoca di raccolta e consumo Epoca di consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 61 P O M O D O R O ...spiccata aromaticità dei succhi ...aumenta le difese naturali dell’organismo... Dove in Piemonte Il pomodoro, originario dei paesi sudamericani, è stato introdotto in Europa e ora trova diffusione nei diversi ambienti produttivi. La coltivazione si estende su vaste aree del Piemonte; negli areali di pianura alessandrini vengono prevalentemente effettuate coltivazioni estive di pieno campo finalizzate alla produzione di pomodoro da trasformazione industriale (polpa, concentrato...), mentre negli areali di pianura del torinese, braidese, cuneese ed astigiano si effettuano coltivazioni in ambiente protetto di pomodoro da mensa (prevalentemente “cuor di bue” ed allungato) destinate al mercato del prodotto fresco. Frutta e Ortaggi del Piemonte 62 Perchè mangiarlo Grazie alle particolari caratteristiche qualitative delle bacche il pomodoro, definito anche “oro rosso”, appaga il palato dei consumatori più esigenti per la spiccata aromaticità dei succhi ed aumenta anche le difese naturali dell’organismo. In Piemonte si possono effettuare coltivazioni di pomodoro sia in coltura di pieno campo (pomodoro destinato prevalentemente all’industria di trasformazione) sia in ambiente protetto con produzione di bacche destinate al consumo fresco. Il frutto è una bacca carnosa di diversa forma (rotondeggiante per le tipologie insalataro e grappolo, a forma di fiasco per le tipologie “cuore di bue” o, ancora, allungato) e dimensione con pezzature comprese tra 70-80 g e 350400 g; le bacche presentano una buccia sottile che, in fase di piena maturazione commerciale, assume una colorazione rosso marcato. All’interno della bacca i semi, di forma appiattita, sono contenuti in logge e circondati dalla polpa che è molto ricca di succo ed aroma. La tipica colorazione rossa delle bacche è dovuta alla presenza di un carotenoide, cioè una sostanza che l’organismo utilizza per la formazione di vitamina A, il licopene, analogo al betacarotene; di conseguenza il pomodoro maturo è considerato una buona fonte di provitamina A, un importante antiossidante. Esiste infatti una stretta correlazione tra il consumo di pomodori freschi e i bassi livelli di grassi perossidati presenti nel colesterolo “cattivo” che porta le cellule ad invecchiare molto precocemente. Le bacche di pomodoro, costituite quasi per il 95% di acqua, evidenziano inoltre elevati contenuti zuccherini; queste sono particolarmente ricche di vitamine (B1, B2, PP e, in particolar modo, di vitamina A e C). Le varietà tipiche Particolari situazioni pedoclimatiche associate ad una marcata professionalità degli operatori agricoli di settore hanno favorito, negli anni, la diffusione della coltura nei vari ambienti produttivi del Piemonte; l’adozione di tecniche produttive a basso impatto ambientale, la diffusione in coltivazione di cultivar locali caratterizzate da elevati standard qualitativi delle bacche hanno contribuito al miglioramento della qualità del prodotto rafforzando la presenza della produzione piemontese sui mercati nazionali. Tra le cultivar maggiormente diffuse citiamo il “cuor di bue” riconducibile alla tipologia albenganese caratterizzato da bacche a forma di “fiasco”, di medio elevate dimensioni, a polpa soda–piena con ridotte cavità interne. L’elevata aromaticità dei frutti, il ridotto spessore della buccia associata a buona struttura della polpa rendono questo pomodoro particolarmente interessante per il consumo fresco. In contrazione, anche se ancora presente in molte aree piemontesi, la coltivazione del pomodoro da mensa a bacca “rotondeggiante” (insalataro); questi frutti, ottenuti da piante ibride, presentano forma tondo leggermente compressa ai poli, pezzature medio elevate (180–250 g). La colorazione della bacca è particolarmente marcata verde scuro rossa intensa a piena maturazione. La polpa, mediamente aromatica e consistente, si presta molto al consumo fresco. Destinato sia al consumo fresco che alla trasformazione industriale troviamo le tipologie a frutto “allungato”; queste presentano polpa soda particolarmente asciutta, pezzature medio contenute delle bacche (80–150 g) a forma cilindrico–allungata. Le stagioni per gustarlo Sfruttando tecniche di produzione in ambiente protetto e in pieno campo e le diverse epoche di maturazione delle singole varietà, si è formato un calendario di raccolta che inizia alla fine della prima decade di luglio e prosegue sino a inizio dicembre quando, con il sopraggiungere del gelo, si interrompono i processi di maturazione della bacche. Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 64 S E D A N O ...stimolano l’apparato urinario e contribuiscono a depurare l’organismo... Dove in Piemonte Le maggiori produzioni di sedano si ottengono nell’areale di pianura astigiano con produzioni sia in pieno campo che in ambiente protetto. La coltura è inoltre diffusa in alcune zone dell’alessandrino (produzioni di pieno campo), del cuneese (zona albese lungo i terreni alluvionali del Tanaro) e nel torinese. Frutta e Ortaggi del Piemonte 65 Perchè mangiarlo Le foglie ed i piccioli fogliari, meglio conosciute come “coste”, sono particolarmente importanti nella dieta alimentare poiché stimolano l’apparato urinario e contribuiscono a depurare l’organismo umano. Il sedano è una pianta erbacea a ciclo biennale; nel primo anno di impianto sviluppa l’apparato fogliare con fusto ridotto. Le foglie pennatosette sono portate da un lungo picciolo costoluto giallo–biancastro, verde o rossastro, carnoso e costoluto. I piccioli fogliari, meglio conosciuti come “coste” sono la parte commestibile della pianta. Sul mercato vengono particolarmente apprezzati prodotti con piccioli di colore bianco–giallastro sinonimo di minor fibrosità; l’imbianchimento si ottiene sia legando i cespi sia utilizzando varietà autoimbiancante. Nel secondo anno il fusto completa lo sviluppo, portando all’apice i fiori di colore bianco verdastro e di ridotto calibro, riuniti in ombrelle composte. Ortaggio conosciuto già ai tempi dell’antica Grecia, dove veniva utilizzato per guarnire le corone sepolcrali, solo nel medioevo si ha conoscenza del suo utilizzo in cucina. Le foglie ed i piccioli del sedano sono diuretiche, sudorifere e depurative; vengono utilizzate per stimolare l’apparato urinario e come coadiuvanti in caso di reumatismo, uricemia, renella, obesità. A queste parti della pianta vengono attribuite anche proprietà digestive e stimolanti della secrezione biliare. Il prodotto fresco, particolarmente ricco in acqua (circa 90 g/100 g di prodotto) presenta un medio contenuto in fibre vegetali e ridotti contenuti calorici (20 kcal/100 g). Tra i pochi minerali contenuti nelle parti eduli ritroviamo il potassio (circa 280 mg/100 g), il sodio (circa 140 mg/100 g), fosforo, calcio e magnesio. I contenuti vitaminici vedono interessanti concentrazioni di vitamina A e vitamina C. Il sedano contiene inoltre una sostanza aromatica (la sedanina) responsabile del tipico aroma che si sprigiona dai piccioli durante il taglio. Le varietà tipiche In Piemonte vengono utilizzate sia accessioni locali di sedano sia cultivar ibride caratterizzate da elevata produttività e buon autoimbianchimento dei piccioli fogliari, sia accessioni locali di sedano selezionate ed utilizzate per particolari periodi produttivi. Tra queste ultime citiamo il “sedano dorato d’Asti selezione Rissone”, utilizzato per produzioni tardo primaverili. Presenta piante di elevata vigoria vegetativa, colore della “costa” giallo intenso–dorato, con sezione quasi piena. La parte centrale del cespo è poco fogliosa e, quindi, meno suscettibile alle principali avversità fungine e batteriche. L’elevata densità di piantagione favorisce l’imbianchimento dei tessuti basali e dei piccioli fogliari. Evidenzia, inoltre, marcate caratteristiche qualitative facendosi apprezzare particolarmente dai consumatori. Il “sedano dorato d’Asti selezione Giuseppe” è adatto per colture autunnali. Presenta foglie ampie–erette con coste centrali di colore giallo intenso–dorato a sezione quasi piena. I sedani manifestano elevati standard qualitativi tanto da essere particolarmente apprezzati sul mercato locale. Frutta e Ortaggi del Piemonte 66 Tra le accessioni locali si segnala ancora il “sedano rosato di Orbassano”, caratterizzato da una “costa” abbastanza piena di colore rosato. Elevate qualità ed aromaticità dei cespi. Accanto a questi materiali genetici trovano poi diffusione, in zona, cultivar ibride ottenute da attività di ricerca condotta a livello europeo. Le stagioni per gustarlo Sfruttando i diversi cicli di produzione che caratterizzano i diversi materiali genetici adottando altresì tecniche di “forzatura” dei cicli di maturazione si è formato, a livello regionale, un calendario di raccolta commercializzazione che inizia, normalmente, nella seconda–terza decade di giugno (coltura forzata in serra) per poi proseguire sino a inizio dicembre inoltrato. Epoca di raccolta e consumo Z U C C H I N O ...ad azione rinfrescante, diuretiche, antinfiammatorie e leggermente lassative... Dove in Piemonte La produzione di zucchine coinvolge un elevato numero di aziende agricole del Piemonte. Gli areali di pianura dell’alessandrino, gli ambienti di pianura del vercellese e parte della pianura cuneese sono interessati da coltivazioni di zucchine, in pieno campo, a frutto verde scuro; la produzione, prevalentemente estiva, trova collocazione sui mercati interni nazionali. Negli areali torinesi vengono coltivate, sia in ambiente protetto che in pieno campo, zucchine a frutto verde chiaro striato (tipologia greyzini) raccolte con il fiore e destinate, prevalentemente, al mercato torinese. Negli ambienti di serra dell’astigiano e del cuneese ed in alcune aree di fondovalle del cuneese trovano poi coltivazione zucchine a frutto verde chiaro da raccolta con il fiore, destinate prevalentemente ai mercati liguri e/o del nord Italia. Frutta e Ortaggi del Piemonte 68 Perchè mangiarlo Prodotto ipocalorico, caratterizzato da una spiccata freschezza ed aromaticità dei frutti, è spesso utilizzato nella cucina piemontese per la preparazione di molti contorni. A partire dalla primavera sino al sopraggiungere dei primi geli invernali, questo ortaggio viene coltivato in molte aree del Piemonte con investimenti sia di pieno campo (fase centrale estiva) che in coltura protetta. Le semine e/o i trapianti sono scalari all’interno delle aziende (infatti le piante presentano periodi di produttività di circa 50-60 giorni); per mantenere costante l’offerta sui mercati si rendono quindi necessari semine e/o trapianti differenziati. Il mercato richiede frutti di medio piccola pezzatura (80-130 g); per questo motivo le raccolte sono frequenti ed avvengono a cadenza giornaliera. Il frutto si presenta a forma cilindrico regolare e/o leggermente clavata nella zona distale, in alcuni momenti si può evidenziare una leggera spinescenza alla base del frutto in corrispondenza dell’attaccatura; la superficie, particolarmente brillante nella fase immediatamente successiva alla raccolta, presenta colorazione differenziata a seconda della cultivar utilizzata. Le tipologie a frutto chiaro (verde chiaro omogeneo e/o striato) vengono commercializzate con il fiore; questo deve presentarsi, al momento dell’acquisto, aperto-ampio e non appassito. Proprio per garantire questa freschezza i frutti di zucchine commercializzate con il fiore evidenziano una breve shelf life (periodo utile per la consumazione del prodotto). Le tipologie a frutto verde medio–scuro vengono raccolte e commercializzate senza il fiore e, quindi, possono essere commercializzate e conservate a temperature di 2–4 °C per un periodo relativamente lungo senza perdere eccessivamente in qualità. Lo zucchino è un prodotto ipocalorico; i frutti presentano elevati contenuti in acqua (circa 95%) e ridotte calorie (11-14 kcal/100g); interessante i livelli di potassio dei frutti (circa 280–300 mg/100 g), medio il contenuto in fosforo e calcio. I frutti presentano, infine, medio elevati contenuti in vitamina C (11 mg/100g di prodotto). Cotto è indicato per la dieta dei bambini, in quanto è molto digeribile. Le zucchine, per la loro composizione, possono quindi essere considerate prodotti ad azione rinfrescante, diuretiche, antinfiammatorie e leggermente lassative. Le varietà tipiche Nel segmento di produzione “verde scuro” si evidenziano le cultivar Xsara, Afrodite e Monitor, caratterizzate da spiccata adattabilità ai cicli produttivi adottai in Piemonte e buona qualità dei frutti. La superficie si presenta particolarmente brillante con colorazione omogenea; l’attaccatura del fiore è particolarmente ridotta tanto da non arrecare danni ai frutti al momento del distacco. Frutti a forma cilindrico regolare con assenza di clavatura in fase di pieno sviluppo. Nella tipologia “verde chiaro” si segnalano gli ibridi Altea a frutto leggermente striato ed Isotta a frutto di colore regolare. I due ibridi presentano fiori ampi con attaccatura grande e buona tenuta nel post raccolta; frutti cilindrici, a volte leggermente ricurvi, scanalati e con assenza di clavatura nella zona distale. Nell’areale torinese trovano poi coltivazioni ibridi riconducibili alla tipologia “Greyzini” a frutto chiaro striato; il prodotto, destinato al mercato di Torino, viene staccato in una fase precoce di sviluppo e commercializzato con il fiore in pieno sviluppo. I frutti presentano leggera clavatura nella zona distale. Le stagioni per gustarlo Sfruttando tecniche di produzione in ambiente protetto e in pieno campo e l’adozione di semine e/o trapianti scalari, si è formato un calendario di raccolta che inizia alla fine della terza decade di marzo - primi di aprile e prosegue sino a inizio dicembre quando, con il sopraggiungere del gelo, si interrompono i processi di vegetazione delle piante. Epoca di raccolta e consumo Frutta e Ortaggi del Piemonte 70 La piramide aliment are OLII GRASSI DOLCI CARNE LEGUMI UOVA LATTE YOGURT FORMAGGI LEGUMI VERDURA FRUTTA PANE - CEREALI - RISO - PASTA Frutta e Ortaggi del Piemonte 71 Note Progetto e coordinamento editoriale e tecnico: Latino Gianfranco, Quaranta Simone Settore Sviluppo delle Produzioni Vegetali Gimondo Mariella, Scarzello Daniela Settore Tutela e Valorizzazione dei Prodotti Agricoli Testi e fotografie realizzati da: CReSO - Consorzio di Ricerca Sperimentazione e Divulgazione per l’Ortofrutticoltura Piemontese Realizzazione grafica e stampa: ASP - Torino - www.aessepi.com È vietata la riproduzione dei testi e dei materiali iconografici senza autorizzazione e citazione della fonte. Luglio 2007 - Pubblicazione in distribuzione gratuita Realizzato con il contributo finanziario del Programma Europeo INTERREG III C Zona Sud - REGIOCOM Direzione Sviluppo dell’Agricoltura www.piemontefeel.it/ Numero Verde - 800-333444 Per ulteriori informazioni: Assessorato Agricoltura, Tutela della Fauna e della Flora Direzione Sviluppo dell’Agricoltura Settore Sviluppo delle Produzioni Vegetali Corso Stati Uniti, 21 - 10128 Torino - Tel. 011/4325173 - Fax 011/4325388 Direzione Programmazione e Valorizzazione dell’Agricoltura Settore Tutela e Valorizzazione dei Prodotti Agricoli Corso Stati Uniti, 21 - 10128 Torino - Tel. 011/4321474 - Fax 011/4323964 E-mail: [email protected] - www.regione.piemonte.it