LEOPOLDO
Fra
matti
(RICORDI
SllTMtro
di
Bleordl
Firenae
Ceatoflunt!
empitale
"
Monda
Maria
Onorasse
„
—
—
a
rilla da
Il canonico
Byroa
del
In
e
Perey
—
Bysshe
F. D. Guerraari.
Paeekiani
il sergente
Carducci
Elbano
DI
1898
pattare
poeta.
Maai.
Gasperi
Shelley,
RAFF.
Un
—
ecc.
LIVORNO
TIPOGRAFIA
sari
e
DIVAGAMENTI)
E
INTIMI
Lord
la
BARBONI
GIUSTI
a
ecc.
Curtatone.
^\
^SU'r.^l
/
/la^L J*l^r^
PROPRIETÀ
LETTERARIA
w
^TSi^f^^r^fl^
A
PASCOLI
GIOVANNI
Giovanni,
di
tutte
le
Quale
?
Questa,
che
fetto grande
della
interezza
di
pagine
d'onde
te mi
a
parola,
Né
il
spesso
canta,
la
perché
sulla
mai
tua
Degli
fin
da
volesti
e
perchè,
un
che
mi
dolore
ampie
vie
vuoi
loro,
ai
del
onori)
e
non
tuo
mai
del
i8g8.
figliuolo,
mai
tuo.
già
tu
seria
conosci
di
Livorno
essi
ora
del
bene
memoria;
ed
».
buona
a
giando
soleg-
posata,
e
£
darti
fedelissimo (fo
un
mie
che
ecco
abbraccio
le
parole
immemore
L.
Epifania
rovente
intermittente uscivano
anche
accigliati^taV altra
nuovi, vengono
nome
gli pratichi;
:
passò
qualcuno
persona
serbano
della
a
—
talora
di
sibilità
sen-
troppo
cose
sente)
che
del
di
e
vincoli
epperò
cuore
rito.
me-
smagliante
molte
non
eroe;
nobil
calma
V
in
un
ricordi?
—
per
insieme
bacio
più
te
scorbellati,
e
«
di
i dolci
cuore
di
nella
perversi
(che
qui ammanettati,
V andatura
con
ài
scritti
quando,
ridanciani
ed
ebbe
fratello
in
che
avrà
affermarti Vaf*
buono
tempi
soltanto
sola
una
caro
inneggiante
tempesta
fece
casa
è
te
in
te,
a
gli inneggi
poeta
mi
lega, a
sciupate, poeta
famiglia.
libro
questo
Barboni.
INDICE
In
di
lezione
Una
da
villa
Silvestro
D.
F.
Centofanti
Pag,
i
Guerrazzi
8
»
di
Ricordi
Le
capitale
passeggiate
Una
Il
Firenze
cena
con
Centofanti
Versaglia.
a
»
23
»
35
»
45
»
57
»
75
Pacchiani
canonico
Un
Silvestro
pastore
poeta
.
Medio
evo
Lord
La
»
Byron
«
e
IP
il
del
»
Mosè
«
di
antro
Masi
sergente
Maria
bionda
Rivedendo
Ne
il
»
»
Carducci
Sistina
la
e
«
»
Nicotera
Gasperi
Onoranze
127
»
136
»
145
»
159
a
a
Pellegrinaggio
Da
Gesù
si
e
Gole
carattere
"
"
vede
Capraia
»
Armeni.
di
Ugo
-.
193
»
.
Foscolo
»
sovrane
Spagnolismo
177
182
206
.
Il
Shelley
Bysshe
Mentana
a
Montelupo
gli
Curtatone
Percy
109
»
...
Elban.o
96
femminino
in
Italia.
.
,
212
»
225
»
235
IHHMIHHmtHMHIHMIIimtllMIII
UNA LEZIOKEDI SILVESTROCENTOFAHTI
Popolaritàvera,
l'ebbe
nel
'48. La
amicizia
sua
col
in
almeno
eloquenza, la
Niccolini col Capponi
sua
vagnolicol Montanelli,che
mia
Toscana,Silvestro
fede
sua
col
lo chiamava
Centofanti
là
politica,
Giusti
«
col
Sai-
luce dell'anima
una
gli consentivano
dignità che faceva battere il
alla gioventù, ch'egliadorava, e della quale, come
core
disse il Gualterio,era
V idolo* E poi il suo
gestirevivace
nobilmente
e
quasi nervoso, il potente sfolgoriodel suo
dove
continuo
lenava
sguardo,la sua fronte alta e serena
glibaP anima
poetica,italiana,onesta ; quei lineamenti
regolarissimie delicati,tutto ispirava in lui simpatia e
»,
di confidenza
quasi un che
la cattedra,
e
i
Bastava
eglisalisse
rispettosa.
d'ogni facoltà gremivano la sua
sapientini
di tutti i giorni,anche
cosa
scuola,e gli applausi eran
dell'uomo
sulle labbra
perchè tutti i giorni ritornavano
illustre le parole fatidiche Italia,
Risorgimento. E questo
è certo, che
tedra,
pel soffio ardente che veniva da quella catquando l'ora suonò, la gioventù dell'Università di
fiera sul campo
Pisa,lasciati l'Ussero e i Lungarno, corse
e
scrisse col
Fin
la via
dalle
San
Barboni,
il
sangue
prime
Fra
matti
del
ore
Frediano
a
e
savi
glorioso di
nome
Pisa
—
mattino
del
formicolava
1
Curtatone.
14 marzo
di studenti
1848,
e
di
2
SILVESTRO
DI
LEZIONE
UNA
CENTOFANTI.
\
cittadini.
Sopra
porta della Sapienzasventolavano
la
i tre
in volto e nei moe all'agitazione
vimenti
febbrile%scolpita
colori,
che qualche cosa
s'indovinava
di tutti,
di solenne
lo chiastava
mavano,
« il volatile
per accadere. Centofanti,
», come
dare una
lezione sul Risorgimento itadoveva
si sapeva che in quellastessa
liano. E, circostanza propizia,
i capitoli
dello
mattina, a Roma, Pio IX stava rivedendo
il domani
che
Statuto
occasione)avrebbe
Questa
la
e
il
e
le mutazioni
di
si
alla
prima
guardia civica,
perfinoinghirlandatea
erano
di Francesco
che
frustino
col
quale
vile tirannetto
permetteva
frego
l'istituzione della
tumultuosa
la rimostranza
tirarci di
ai romani.
concesso
conoscenza,
per solennizzare
Firenze
le statue
stupido e
(salvo a
Ferrucci
lucchese
che
e
di Pier
contro
scriveva
epigrammi
figliuolo
percuotesse
la
Carlo
in
Capponi;
Lodovico,
su
viso
l'Italia
i cittadini
italiane permesse,
; le coccarde
liberali avvenute
in Baviera,la libertà
con
mazza
stampa largitadallo Stato
di
Francoforte;la
lettura del
di Firenze;
libro, allora più in voga, Lo Assedio
meno
chiassosa,II gesuitamoderno, che il
l'opera,non
gran
Niccolini
e
volle
non
mai
leggere,e
dei Carbonari
le radunanze
d'Azeglio
logo
presiedutedal fisio-
i discorsi
di Pisa
del
tini
MarPigli,(ilfocoso professoredi cui Ferdinando
delineò
la figuranel suo
arguto e dotto studio //
da
Giusti studente)]
i versi del Giusti
stesso,V Arnaldo
tutto questo sfolgorio
Brescia,i canti del Berchet ; tuttociò,
d'idee
di fatti nuovi, questa santissima
sete
denza,
d'indipene
in sussulto quelle migliaia
tenere
a
concorrevano
di
giovani
Il
che
quale
non
ora
attendevano
l'inclito oratore
civile.
tardò.
improvviso un grido e un applausounanimi;
le teste si scoprirono,e pezzuole e cappellifurono
tutte
mingherlino,
agitatiper l'aria. Il Centofanti,calmo, raggiante,
lutò,
safu ravviluppato
da tutta quella folla entusiasta;
S'intese
e
quel sorriso che in lui era soavissimo
fino agliultimi della vita,e in quellacomche conservò
movente
lo
e
baraonda, fra il canto degl'innipatriottici
l'atrio della Sapienza
sventolare delle bandiere, traversò
sorrise
di
LEZIONE
UNA
l'Università
(chiamasicosì
porta la
SILVESTBO
DI
massima
di
CENTOFANTI.
di Pisa
David,
Initium
no:
nell'aula
tice timor
Domini)
ed entrò
medesima
dove
scolaresca
volendo
volta, sul
cingergli il capo di
allungando la mano
magna,
finire di una
altra
egli,commosso,
di
Galileo, aveva
no;
ponetela
gridato:A
anzi
me
del
sul capo
incisa sulla
esservi
per
salmo
3
in
sapienquell'aula
lezione, la
loro,
d'al-
corona
una
alla vicina
statua
giovaniegregi,a me
grande rigeneratore della
no,
filosofia moderna!
L'oratore
salì la
profondo silenzio regnò
II volatile
nella sala,
stava
per aprirele ale. Si raccolse
istante come
alla propriaanima
cento
acun
un
per domandare
un
saluto;poi
ispirato,di fuoco, che fosse come
balenò
sull' uditorio
uno
sguardo dove c'era dentro un
di fede, di letizia,d'entusiasmo, e gridò: Viva
poema
cattedra,e
«
un
»
l'Italia!
Gli
di
che
si sapesse
non
cui
le catene, ha
Poi come
sublime.
Signori.La
«
nuova
i molti
commozione
tornò
processo
soddisfazione
di
a
del mio
questa gran
di
dai
parlare
petti
dero
cadda poco
convulsamente
o
farglisiintorno
animo
luogo, la
condizioni
delle' mutate
selvaggio,se
gioia prorompente
polsistan per cadere
di
sé qualche cosa
la calma
il mirabile
sublime
di
profonda. Questo
e
segni
in
detto
si sarebbe
che
V urlo
dai
popolo
un
urlo
rispose un
mente
è necessaria-
vostra
della
presenza,
nostra
mutazione
libero
uomo
cominciò
in-
patria,
di cose, la
ad uomini
nel
tumulto
mi fanno
liberi,mille memorie, mille affetti,
in una
parola che
pensiero e vorrebbero
prender forma
scuno
tutto esprimesse in un
punto solo,e che nel petto di ciadi noi ripercuotessei
di tutti
fondiamo
Conla vita cumulata
le onde
di
dei nostri sentimenti
esultanza; ripetiamo il saluto
io avrò
effuso tutto
del nostro
me
divisa
in
una
nostra
voce
comune
civile redenzione;
questo traboccamento
bile
goduto insieme l'inarrivapienezzadi questo poetico
risorgimento italiano!...
L'antica regina delle
più signora di se,
genti non
in piccoli
con
stati,
poche armi, vilipesa,conculcata,
momento.
«
Viva
della
stesso
cuore, e tutti avremo
eloquenza della natura nella
in
il
UNA
4
SILVESTRO
DI
LEZIONE
trafficata dall'arbitrio
dalla
e
politicamentemorta
e i funesti pesidella
essere
CENTOFANTI.
prevalenza dei forti,pareva
della
le rovine
sotto
servitù.
Ed
sua
ella viveva!
dezza
granviveva
gloria,nell' ingegno dei suoi figli,
nella santità del suo
nello splendore delle sue
ritto,
dilettere,
nella necessità dell'umano
nel sangue
dei suoi martiri,
tale
fanei decreti della Provvidenza,nel nome
incivilimento,
nella
della
coscienza
sua
di Roma....
Che
«
risorgimento
del
fuoco
della
dove
delle
forme
li
cose, e
brancicare
a
inefficace
e
che
i
costringemmo
a
mal
vedevano
sentire
del
le ombre
nell'inconsueto
filosofia,
.pel
i raggi
drizzammo
governanti
vanamente
ricevere
a
Noi
patria?...
nostra
là
sacro
coltivatori della
noi
facemmo,
le
il loro
loro
davere,
ca-
senno
trice
creapetto quell'aurea
le loro
mani
che
circola
medesime, nel corpo
A
tammo
imipoliticouna
questo modo
prima trasfigurazione.
le arti di Dio; il quale se alle volte raccomanda
alle ali della tempesta quei semi
che da un
luogo vuol
culta
l'ocstrepitoe con
trasportare in un altro,compie, senza
virtù di
mirabile
«
di
Pio,
un
un
amore
tutte
per
mai
della creazione
che
non
processo
le nostre
Noi
ricevemmo
costituzioni
da
da
tra
operasse,
Carlo
non
loro
Alberto,
come
un
dovere..,
dispotica:io
sono
11
lo
da
Leopoldo,
e
le cose, il
si termina...
da
nando,
Ferdi-
le ricevemmo
loro
dono, ma come
l'adempimento
dice
principato non
più con insania
il mio
sono
Stato; gli uomini
trimonio!.
pabase
principiodinastico
è il consentimento
dei popoli, non
le conquiste,non
i
trattati arbitrari',
le ingannevoli dottrine,non
tutti i
non
maledetti
presidiidella tirannide,violazioni infami della
santa
».
legge di natura e antichissimo vituperiodel mondo
La
nuova
e
vera
del
a
Fragorosi applausilo avevano
più ripreseinterrotto.
Giovani
cittadini d'ogniceto,
e vecchi, professori
e scolari,
le molte
e
mero
signore convenute
(per allora il maggior nudelle signoreitaliane non
anche
preferivanole fetide
aule
dei pretorii,
dalla concupiscenza di assistere
mosse
tutti si erano
levati su
a laidi processi)
e
avevano
gridato
viva all'Italia,
alia libertà,
all'affascinante e poderoso ora-
UNA
Ma
tore.
LEZIONE
DI
SILVESTRO
quando, parlandodi Roma
dei papi, una
terrene
le smanie
FAN
CENTO
5
TI.
pretesca,egliusò, circa
che, detta di quei
dubbio
senza
giorni,aveva
arditezza,l'uditorio ruppe in
un
nuovo
grido d'entusiasmo,e gliapplausinon trovavano
di
modo
É
e
Ecco
cessare.
che
domandato,
stato
cosa
frase
egli detto:
aveva
signori,se
o
un
fice
ponte-
romano
al suo
potesse dare la costituzione
popolo. Chi osò
dubitare
di questa possibilità
giuridica? Forse perchè il
coi
è consovrano
papa
ha regno,
furono
e
cardinali,
donate
alla
della civiltà cristiana
codice
di S. Pietro!
santi
come
papa,
se
le
I
il medesimo
Chiesa?
ed
Sia
cancellata
quella indegna
popoli
lampade
terre,sulle qualiegli
le
non
frase:
monio
patridati ai
essere
possono
dal
altri
oggetti insensati!...Se un
IX, nel quale tutti veneriamo
Pio
avesse
l'angelotutelare del nostro mirabile risorgimento,
creduto, per quelle false ragioni,di non
poter dare una
costituzione
Voi
al
popolo, io gli avrei
suo
siete cristiano !
non
L'oratore
trasfuso
nel
procedeva
detto:
»
nel
tutto
suo
risolutamente
nobile
dire
con
ideale
lo
che
tava,
agi-
eloquenza ognora
una
e' vi mesceva,
tutto
e
storia,politica,
Filosofia,
I popoli
pianto,e scoppi di sdegno come
questo :
crescente.
riso
si
«
di Dio!...
sono
con
e
le menzogne,
con
le
le
le
con
carceri,con
l'assassinio,
i popoli né si risponde
governano
Fuori
domande....
E
subito
all'animo
in
con
dopo
tanto
suo
quei tempi
i barbari
Velmo
di
come
graditi,
in cui
alle loro
legittime
dall' Italia! »
turbine
un
le trame,
con
viltà,
leggi marziali non
Goffredo
di quei voli
lirismo,uno
del resto graditia ognuno
Mameli
di
gloriosame
Alberto,
cantato
aveva
Carlo
Scipio. « Ascendi, o
il magnanimo
cavallo;impugna, o re guerriero,la fulminatrice spada....
Avrai
invisibili e ispiratrici
d'intorno
le
ombre
di Mario
di Varo
vincitore
:
Alessandro:
avrai
dei
Cimbri, e
le ombre
del
di Germanico
secondo
avrai
Giulio,del
a
Legnano
il grande
quelle dei prodi che
fiaccarono l'orgogliodi Federigo e lasciarono
esempio alla posteritànon
degenere. Tutti gli echi
terzo
glorie antiche
dall' italico^
valore
risvegliate
terribili nel
cuore
dei
barbari
e
dicatore
ven-
delle
ranno
rimbombe-
combatteranno
con
6
noi.... E
tu,
classica
terra
il
LEZIONE
UNA
più
giorno
sole,non
o
della
ma
Si, retorica;
si cucivano
nome?
portavano il
la curia
dove
i dritti fra tutte
le
parlataper
quale conciliava
tutta
solitudine
e
pare
che
lì nel
una
miracolo
mano
fu
agita
a
Visibilmente
forti
un
mune
co-
domande,
si
le alterne
portato
e
della
onde
vita,
sé. Altre
con
procedimentidi civiltà
di stendere
provarci l'impossibilità
sorge
e
una
l'italico
di
ruine, e
ricreare
fra
Ma
dissipato.
e
Dio
cose
Roma
di
sperde in un vuoto,
fuga irreparabile
degli
direzioni
affranto
di
gua
quellalingrande impero,la
queste
e
animpsa che
voce
fu trasformato:
perduto ; tutto
trasformazione
giurò
di
distrutto
considerazioni
nostro
compartiva
e
popoli all'unità
i
cospetto a
a
queste sparse
Nulla
e
del
spaventosa. La
che
liti
del
l'universalità di
dolorando
dell'edificio
lugubri
giudicava le
della
dall'Eufrate
la riverenza
e
suono
nazioni,altri imperi,altre
ci stanno
questi
sterminata
legioni che
la estensione
abbiano
tutto
terrore
Al
quella forza
anni
le
conformava
e
la mole
andò
che
pensiero erra
una
di
suono
le
genti?dove
incivilimento?
il nostro
al
bene
coccarde,si caricavano
V Addio, mia
bella,addio,si preparava
avvenimento
dei
moderni.
grande
tempi
questo squarciomagniloquente di storia:
udiamo
all'Oceano
»
era
fratelli! dove
Italiani,
signoria? dove sono
romana
in
di questa
dall'aspetto
di delitti e di stragi,risplenderai
vittoria e festeggerai
dal cielo
liberazione!
nostra
il secondo
«
CENTOFANTI.
offeso
più
lieto alla nostra
periodisfarzosi che
i fucili,
e, cantando
ora
SILVESTBO
contaminata
Retorica!
Ed
DI
diede
agli uomini
primato
perchè da
e
un'ora
sopra
il
queste
ne
conforta
ri-
in sta
quenità
l'uma-
la terra
».
più egliparlava,
commosso
per la foga delle proprie parole e pei moltissimi
segni dell'entusiasmo dell'uditorio,Foratore
volgeva al
fine,e
finiva di fatti
un
«
colla
stanco,
ultimo
sguardo
Italiani ! ardua
licenza
Formiamoci
alla
è
con
reo
di
sulla folla
è
cosa
la
ammirata, e proruppe
libertà,e chi la confonde
preparata
alle forti virtù
regiafronte
di enfasi. Balenò
scatto
nuovo
un
e
tirannide
che
dell'uomo.
sono
L'ora
contro
il
più
delle
:
la tria.
pabello ornamento
perigliose
LEZIONE
UNA
prove
Le
pensiero?...
un
fragore
di
uomini...
Una
visione
Qual
lontana...
è
non
spaventevole...
La
di
cavalli,
si
dell'indipendenza
guerra
rimbombò
d'applausi
frenesia
scoppiano
correre
un
repentina
sorge
addensano...
si
nubi
7
CENTOFANTI.
SILVESTBO
DI
mio
nel
le
folgori...
un
gridare
!
combatte
»
L'oratore
nell'aula.
.
dalla
scese
cattedra,
dagli
quasi
fecero
attorno
di
al
quei
solenni
giorni
ci
eterno,
sonno
vecchio
di
colonne
e
;
i
imperiali,
cagna,
par
ai
:
che
e
e
e
ai
i
sia
che
voce
i vostri
giovani
!
vecchi
;
i
cippi
di
da
senza
scersi,
cono-
dorme
ricordateci
e
camposanto
le
romani
Giotto
quella
il
fama
la
traverso
geme
esca
belle
più
»,
del
marmi
fresco
le
lato
a
posa
e
la
».
volatile
vento
a
Gli
terra.
d'Italia
fra
parlava
il
fogliami
gli
—
giovani,
il
lambe
obliate
Non
classici
quando
trafori
sì
gli
i
sotto
tombe
dica
incontaminata
e
Pisa
«
nuti,
conve-
nome
un'ora
parlarci
Centofanti,
Dorme
veglia.
ci
cui
senza
Silvestro
sacro
quella
in
«
s'intendeva
Adesso
Fu
casa.
a
lari,
sco-
gì' inghirlandarono
nel
e
in
piede
bandiere,
degl'inni
canto
colà
insomma
posar
di
dagli
nuovamente
cittadini
concesso
fitta
accompagnarono
e
lo
fu
una
e
i
tutti
gli
non
carrozza,
lo
da
amici,
ravviluppato
e
e
e
fossa
ai
tili
sot-
le
di
Or-
e
che
giovani,,
iiiiHiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiimiiHiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiiimmiiiummiiiiiiiiniiiiiimmiit
IN VILLA DA F. D. GUERRAZZI
La
prima volta che
avevo
quattordicianni.
appassionatao fiera,a
a
biondina
bella
una
sfegatatache
usignoli,chiari
in Arno
tina
nella mente
tre
né
e
e
grida
notte.
Dopo
dalla
di
vena
nel
che
che
(ilvocabolario
l'idea)che non
di
San
e
e
e
pei prodigi di
allora,e
le note
commoveva
di
Tacco;
sospirie
con
giorno
pace né
ciò ch'era
e
uscito
mente
siffatta-
n'ero
ciglio
tempi
dimostrazioni
nell'animo
isteriche 1
altra
dà
battevo
di codesti
remote
Martino
composto
mi
non
l'acqua,
del-
scorrer
Ghino
ovunque
davano
aperti
barchet-
una
Firenze, Veronica
Cybo,
Orsini, Pasquale Paoli
non
negliorecchi
scritto
mi
non
occhi
si ficcò di furia
mi
la
in delirio le
di
il Guerrazzi
Jole,Ruggiero,
Ferrucci, VIsabella
A
me
giovinetto,che
e
e
tica
roman-
una
Melensaggini
Battaglia,divorai tutto
quel potentissimo ingegno,
V Assedio
lestro
a
non
perseguitavano
furenti
meglio
meco
se
Benevento
alta,
sera, a voce
seduto
accanto
tratti,
quindici;
aveva
di remi.
cuore.
mi
invasato
render
dei
di
la
sognare
di luna, zeffiri,
grillimori
bisogno
figure che
gemiti
ne
faceva
non
Battaglia
leggevo
seconda
che
questo modo
in
La
la
trasportata placidamente dallo
senza
Fu
lessi
parola per
aver
senza
del
la
Vita
od
altro.
mandavano
cora
an-
pei fasti di Pabavano
Garibaldi,e romdell'inno
fatidico
il ricordo
della
EN
vista di
VILLA
DA
F.
D.
9
GUEBBAZZI.
Vittorio
presentatosila prima volta al popolo
pisano dal balcone del palazzo reale,vestito da cacciatore,
in mezzo
due cani poderosi,e avevo
nel timpano
a
ancora
il frizzio per l'urlo di gioia che lo accolse;a me, dicevo,
quelle pagine roventi e scultorie del gran livornese,quel
che tenta rompere
il sonno
ai giamagniloquio d'uomo
centi
osservò
come
Giuseppe Mazzini, quegliatteggiamenti
dello
stile », come
scrisse il Carducci,
gladiatori'
facevano
l'effetto d'un vulcano
in piena conflagrazione
udito
nei suoi rugghi e mirato
nei suoi acciecanti bagliorinel
re
a
»
«
,
della
cuor
Del
notte.
io
resto
di
lui,e
com'era
i suoi
dava
non
mi
aveva
sentivo
del
ottobre
dalla smania
di
tratto
ri-
scere
cono-
trecciantisi
Ah, Dio
il gran
busta
c'erano
tre
iniziali in-
dallo stellato
il
mia;
soglio! Era lui, era proprio lui,
il despota
consolatore,il martirizzatore,
il mio
paradiso,tutt' insieme
inferno,il
1 Mi
libro,e lì,dentro
libro
della
F. D. G.
:
mago,
dell'anima
'69 ricevevo a Pisa una lettera proveniente
muschio
di
l
ontano
sopraffino
Sapeva
sul dietro
mìglio, e
Quel
un
fatto
da Firenze.
mio
divorare
nemmeno
quel gran mago, che con le sue sfuriate,
mi
periodisuperbi,le sue immagini sfolgorantinon
più pace.
Il 16
un
visto
ancor
a
ero
mio
fatto
il mio
purgatorio,
ardito
inviargliun
quella busta, c'era
il responso.
mai
(non avevo
il mio
primissimo peccato
dato nulla ai torchi,né meno
il mio
vigliettodi visita),
anzi un
mato
peccataccio lungo la bellezza di 576 pagine,forstorico del secolo decimoterzo,
romanzo
reale, un
certe
digressionibiliose sui
pieno via via di furori e con
lo
stridente contrasto,come
uno
tempi nostri da formare
formerebbe
un
con
evo
giustacoree
guerriero del medio
cinta
riscudo
e
spadone e, Dio ci liberi e scampi, la zazzera
ai nostri soldati
da quel tegamino che ficcò in capo
di fanteria
Ricotti nel
era
sua
eccellenza
il ministro
per la guerra, Cesare
la busta col tremito
1871. Tal'e quale.Sbuzzai
nelle mani; mi ballavano
gli occhi,e mi
nel midollo
formicolìo
degli stinchi. Se ne
sentivo
come
dicesse
un
corna?
IO
VILLA
IN
mandasse
mi
se
GUERRAZZI.
D.
F.
tutti i diavoli
a
il fiato per
levare
da
sue
DA
quale diceva, e dice, così
il suo
di cui
volume,
Le
:
in
Ricevo
«
questo
mento
mo-
graziando
recezione,rinlo potrò leggere
la
avverto
Mi
,del dono.
frase delle
? Su, via... chi ha
quarantott'ore
1 E spiegai la
al mulino
vada
non
d'infarinarsi,
paura
lettera.
La
qualche
con
perdoni se non
così presto come
dacché
travolto
mi trovo
in
desidererei,
che un Sanna, bestia feroce sarda,muove
lite snaturata
una
varlo
il proprio sangue,
ed a me
contro
corre
obbligo di saldai
tennero
tanto
ti
baciai,e
».
Ah
t'incorniciai !
come
pelle di Giovanni
morto
Bruce, quant'io
la
i boemi
sacra
Guerrazzi
F. D.
affmo
Suo
volte
lettera,
quante
santa
Non
furori.
suoi
del
Douglas il cuore
quella lettera del grandissimo scrittore.
Ziska, né
il
Il responso
non
era
dunque ancora
venuto, ed io stava
sulle spine,e qualche volta anche
Se, colla testa
pensava:
la
sottosopra per
sarda
feroce
bestia
«
»
in
semplicemente bestie,e,
ferocissimo,mi
mi
e
Come
feroci,o
saltasse
dosso
ad-
volle, di
aveva
da
vane, che
mi
a
molto
non
un'altra
lettera
(il
perfino nella calligrafia
tale da
caratterino
e
elegantissimo,
un
meravigliare in
giungeva
lì
antidemocratica
e
Guerrazzi
fra le bestie
pure
alle
sbranasse?
Iddio
muschiata
lui
brutto
è
quarto d'ora di
il mio
libro
prese, sfogliasse
mal
di fegato,e mettesse
me
un
cui
con
che
uomo
Livorno.
tanto
poi
e
Cominciava
con
diritto diritto al
scese
un
cuore
tanto
Mio
come
scrisse)mi
caro
una
giovoce
franche
sieme
ine
espressionionestamente
benevole, e concludeva:
Su, da bravo; i romanzi
storici divennero
frutti fuor di stagione; si occupi degli
uomini
dei tempi presenti.Stia sano,
ed abbia grato
e
l'amore
col quale io La proseguirò sempre
nei .suoi studi ».
affezionatissimo
che valeva un tesoro;
»
E, al solito,un
paterna;
conteneva
«
«
e
questa volta
Ero
La
fuor di
Ma
meno
a
farmi
l'abbreviatura.
rato,
più scellee
giornale fiorentino
Nazione autorevole
grave
sull'alba del nostro
risorgimento politicoda Alesme.
,
fondato
né
senza
un
tiro anche
VILLA
IN
12
DA
GUERBAZZI.
D.
F.
la firma intiera. Mi
di quei giorni la
morta
era
ritratto,
madre
adorata, e se conforto può darsi negli accascianti
mi rasciugò,in
venerato
dolori, quel ritratto dell'uomo
parte, (in parte,)le lacrime
gridasse:Va'!
Va' ! parola breve, come
venti
:
e
minuti
dire
potreianche
Per
l'uomo
quel mio
una
è la via
voce
da
che
Pisa
a
mi
vorno
Li-
quella mia irresolutezza,
da quenasceva
procrastinare,
sto.
Ma
doveva
non
essere
propriamente
che
«
il
secondo
ale
parve
breve
di treno.
il Guerrazzi
me
mi
e
•
mangia
verso
di
e
bee
e
dorme
panni
veste
l'uomo
Dante; ma
alle
e
lo avessi
di
"
Platone,con
due
in
pantofole
o
e in lotta con
a tavola
un
piatto
di
avrebbe
Grullerie;
spoetizzato.
mala
stella mi avesse
ma
spinto a
salire le scale di lui in una
giornata in cui egli si fosse
contorto
quie
gli dava reper le punture del fegato,che non
quasi mai, allora potevo esser certo di trovar l'uscio
di noce, o, se pur fatto passare, di ricevere un'accoglienza
tempie ; epperò se
in preda a una
colica,o
trigliealla livornese,mi
tant'è! Se poi la mia
trovato
mancina.
Ecco
del
fattarello che
un
mette
a
nudo
l'umore
bisbetico
cevo
fegatoso.Una mattina, alla posta di Firenze, riuna
come
sua
lettera,
profumata e col monogramma,
Era urgente, e bisognava rispondersubito. Entrai
sempre.
Non
nello scrittoio pubblico della posta stessa, e risposi.
essendovi
buste quadre e bianche,bisognò ricorrere a una
il foglio era già stato da
busta gialla,di commercio; ma
me
bislungo
piegato in quattro, sicché bisognò lo ripiegassi
lo
modestissima.
in tre, e
mettessi alla meglio nella busta gialla,
gran
Alla
e
me
fin fine il Guerrazzi
la sarei
tico,
pasta di democra-
era
passata per le lisce...
del
più marchiano
mio ! La sera
che necessità vi fosse,una
nuova
dopo, senza
c'era muschio, non
lettera in posta. Questa volta non
nogramma;
mobusta gialla,di commercio!
era
una
L'apro;
il foglio era
stato
prima piegato in quattro, poi in tre!..
Ma
che ! Mai
marchiano
inganno
fu
VILLA
IN
To', pensai;
»
puntiglioso!
«
Ma
il
andassi
è
ripicco mi
allora
trovava
alla
guerrazzianeche
le
ci
mi
per
villa
13
GUERRAZZI.
fu
anche
è
ma
la
come
gran
spinta perchè io
Cecina, dove il Guerrazzi si
della
tina
Cinquantina. La mat-
mattiva
volava, e il mio cervello amdella vaporiera e per le fantasime
scorrazzavano
per lungo e per largo.
romanziere
mi
ferina,il trescone, la
mon
un
treno
scappatacce del gran
fandango, la
D.
trovarlo.
sua
la romba
per
Tutte
a
splendida,il
era
il
garbò,e
in volta
dunque
F.
grand'uomo,
un
decisamente
Via
DA
ci ballavano
sarabanda
in
un
picchio.
E
che
noto
ringava
'48,a Pisa, dal palazzo pretorio,ar-
nel
giorno alla folla. La sala del prefettoe il lungo
11 popolo, giù dal Lungarno,
erano
pieni stipati.
un
terrazzo
interrompeva a ogni
l'oratore
tratto
che
l'oratore,costretto
spesso a chetarsi
un
scultorio,aveva
periodo vivacemente
Ma
un
finalmente
capello,tantoché
Ti potessi mitragliare,
caro
«
stualissime
Del
auricolare.
e
niente
furono
il mi'
riferite da
scatto
resto, uno
i denti
popolo !
un
di
e
a
troncare
diavolo
brontolò:
e
»
per
Parole
testimone
te-
oculare
nervi; niente
più,
meno.
Ed
scappataccie potrei ricordare,talune grosse
le avessi ricordate
nel glorioso Fangià non
altre
davvero, se
Domenica
falla della
forse
mi
che
strizzò
nava.
trasci-
veramente
di Ferdinando
Martini.
La
qual cosa
quei giornifossero usciti i due
del grand'uomo, leggendo i
primi volumi
dell'epistolario
quali,molto, e direi tutto, gli si perdona.Mirabili lettere
che
avrei
non
fecero
amico:
«
dire
Alla
fatto,se
a
Felice
sua
anima
attuali
in
peregrinanti
queste
sono
Dunque
Ed
a
blandule
di
Tribolati,di
e
mio
illustre
temperata, paragonando le
ben
Italia nei
è
lui
parlamentie
pallideanimucciole
nei
gabinetti,
».
sorvoliamo.
eccoci
a
Cecina,
arieggiante a città,
e
manamente
gentile,maremla patria delindustrie,
grosso
paese
da Pisa, fiero
cinquantachilometri
notabile
schietto,
per
VILLA
IN
14
DA
GUEBBAZZI.
D.
F.
italiano,il vicebrigadieredi finanza Alberto Botti,
che in giorni di profonda e comune
vigliaccheria
seppe
ad Ala, il generale Baratieri.
fare impallidire,
alla Cinquantina, (la villa,o meglio casa
Cecina
Da
l'unico
Lo
mezzo.
e
il
si trovava
dove
di campagna,
chilometro
un
feci
Guerrazzi),
corre, parmi,
piedi. Il
a
mio
era
una
meritò
esser
specie di pellegrinaggioal santuario di chi
mi
detto il « Giove
e
olimpico della nostra letteratura
occorreva
raccoglimento,quel raccoglimento appunto che
in un
l'arrotìo di una
il possibile
scontro
carro
carrozza
e
branco
di vacche
di fieno,o in un
grati
libere,e i relativi sa»
scintillantemente
toscani
vetturino,m'avrebbero
del
frastornato.
fui presso
buttero,mi
Quando
un
frugandomi
come
a
cercare
e
a
in
in
un
silenzio
i
ladra
tu
di dove
addosso.
volava
da
non
o
sette
piovi,e
e
e
che
glio
me-
passi
passione
com-
vieni
inguantato*
stoioso?
villa rusticana
da
un
davano
vivo
riposava
sole
fremiti,una
stano;
agogazza
all'altra d'un
d'agresta;il
bocca
ci
infaldato
indorata
proda
una
La
sei
di curiosità
tra
cavadenti
un
gii olmi
pioppi e
'guardava a
O
profondo,
di viti cariche
E
come
le smanie
Avevo
:
questi fondacci, tutto
piedi a piedi
di
incontro
venne
dirmi
a
contadinello,anche
villa,un
sguardo lungo
uno
con
la
spallierato
campo
fermato
mi
s'era
e
buttero
aperta.
buffo ! Ero giunto sul limitare
sembrargli dimolto
del tempio, e il profumo dell'ambrosia
stillante dal
mi dava
le vertigini.
Involsi le tredici finestre del
nume
davanti
della villa in un'occhiata
tremante
e
fuggiasca,e
mi parve
di luce,
uscissero
a
ne
volo, e sotto un nimbo
dovevo
in forma
o
tetre
di fantasime
o
o
facete concezioni
sorridenti
del
o
le
accigliate,
grandissimo scrittore:
nobili
Dante
Doria,
Castiglione,il Ferruccio,Michelangelo, Andrea
sini,
il Burlamacchi,il conte
Cenci, Veronica
Cybo, Isabella OrBenintendi
Maria
ultima fra tutte,
e cent'altre,
e cento
da
scoppiante ancora
il capitano Giacomo
che
Dio, Dio!
in quel
come
momento
in risate demolitrici
mi
le
albagiefrancesi,
Casella
dalla gamba di legno.
sentii piccino e temerario ! Giurerei
invisibile mi
una
mano
agguantò
IN
F.
DA
D.
15
GUERRAZZI.
di gnomo
mi soffiò nell'orecchio:
indietro,scarabattola impataccata di inchiostro!
falde,e
le
per
VILLA
Torna
voce
una
mi confortava:
pari tempo un'altra voce
No,
Egli è buono, egli sa amare,
va',e faglionore.
in
Ma
entra,
e
non
vile
consorteria
che
cittadino
si
più
spaventevole quale lo ha pitturatola
di tutta
toscana
e
Italia;
egli è l'inclito
l'Alfieri e il Foscolo
zini
e
Giuseppe Maz-
l'orco
è
egli
con
adoprò
a
le tetre
spazzare
nebbie
della
offuscanti da secoli il sole d' Italia.Va',conosci
che
adori
tu
a
L'illustre Guerrazzi?
«
Il
passo avanti
un
della
grosso
risoluto
tono
stentemen
insi-
chiesi:
dentro
il pugno
calloso
po' malazzato, e
Fàgli portare questo biglietto.
e* è... E
non
minuti
Cinque
un'ampia
dito
nistra,
della si-
dopo,
salite due
appressavo
veniva
interno
robusta
voce
una
e
forse...
un
che
scale
aventi
a
capo
a
ll'uscio
d'un
palpitante
mi
invetriata,
salotto, dal cui
smossa
più
stropicciandosi
goffamente il
destra
man
«Cèe
«
anche
guardava
con
affetto!
riprese:
e
«
mi
di vivo
l'uomo
Francesco?
sor
Fece
mi
sei ricambiato
e
fiatare,
senza
»
cui
buttero,che
al
volsi
Mi
da
e
nide
tiran-
un
rumore
secco
dì sedia
diceva:
liberamente,e, se si contenta, io
venga
assassinato dal mal
Lei lo sa; son
mezzo
Venga,
muovo.
non
del
ciglio...
angeli,arcangeli,
beati,serafini,
Ah, santi,patriarchi,
mescoli
citaredi e organistidel paradiso1 chi potrebbe ridire il ridi sangue
che provai a quella voce?... mi parve
di sprofondarenelle trombe
deglistivali ! Entrai più morto
che vivo dalla commozione, balbettai come
bimbo
che
un
non
ha
diluvio
un
Assedio!...
mi
sciolto
bene
cascò
in ossal
era
a
cappello come
sentii afferrare
lui,lui!
buttai fuori a ruzzolone
scilinguagnolo,
momento
illustre,
felice,
ammirazione,
ci vedevo
non
il
di
lo
per
un
a
le mani
Francesco
cagionedello
e
imbecille
buttare
Domenico
scuro
a
della stanza,
qualunque,mi
sedere...
Guerrazzi
in
Era
carne
lui,
e
l6
TILLA
IN
Egli si
disse
«
ci
di
A
della
accorse
E,
democrazia.
mi
sbalordito.
vada
io ai
cos'ha
che
troncarla
per
mai.
rispondereavrei
fatto
Mi
che
pareva
mano?
a
in
mi
reggiata
car-
bussolò
scom-
bocca
aprendo
Come
steccacela.
una
e
giornalidella
riprender fiato
nemmeno
mi
Roma
a
Quell'entrare così furiosamente
che
più
raccomanderò
dica, ora
farmi
senza
febbre,e
bisogna ch'ella
La
tende.
sue
GUEKBAZZI.
D.
P.
mia
colpo:
Roma, a Roma;
piantile
Ero
DA
per
volle
Dio
non
fu così.
«
Il libro
di cui ella si è
risposibagnato
come
degnato
pulcino.
un
Si, si, è vero, riprese a
fatto;è quel briccone del
«
il
che
ama,
e
non
secondo
vien
sepoltovivo
Benissimo, e
grazie
tralasci
le
e
mi
tutte
il Guerrazzi.
dire
Pandolfo
canonico
le
l'evangelio,
dal
belle
nei sotterranei
Badi
cuore.
parole; accenni
vane
la dedica...
accettare
Ricasoli
rentine,
fio-
donnette
di Santa
Croce.
nella
dedica
però:
che
Conosco
mi
vuol
bene,
basta.
estatico. Era alto,
Mentr'egliparlava io lo consideravo
impettito,poderoso. Il corpo corrispondevaal solenne e
le guancie accese
gagliardosentire del suo animo. Aveva
di sangue
sano
; più che
per esuberanza
sano, leonino;gli
acuti e penetranticon
occhi erano
espressionevia via di
schietta bontà;e la fronte,che ora
si spianava ora
si corrugava
rivelava l'ingegnotrapotente
come
per ispasimo nervoso,
il volto rigorosaPortava
e
gli scatti del cuore.
mente
rasato, ciò che
dove
in
mi
faceva
fibra del
e
mi
fa
ancora
pensare
organismo, quell'uomo
vulcanico
la pazienza di farsi ogni giorno la barba,
trovasse
da sé, come
quella sua
Napoleone il grande.Consideravo
e
agli epitetipoco o punto vezzeggiativi
parrucca,
pensavo
mai,
la
che
madre
sua
natura
Tutte
qual
anima
vedendosi
le fasi della
suo
dovuto
inquietaaveva
spelacchiarein quel
sua
vita mi
come
chiare,parlanti,
incalzantisi,
di notte, le scene
colorate
magica. Ma più di tutte
rese
una
affibbiare
a
modo.
passavano
per la mente,
sulla pasi vedrebbero
rete,
dalla
mi
lente
d'una
colpiva.Sapevo
terna
lanche
IN
le braccia
aveva
VILLA
DA
ricamate
F.
D.
17
GUERRAZZI.
di cicatrici. Eran
colpidi
stile
glic'erano piovutiper gelosieferoci scoppiatenon per
letterarie o politiche:per contese
di gonnella.E
contese
sì ch'egli
fu in fama di misogino !...Piccinerie di cervelli !
perchè,chi è che potrebbe ridire il fàscino che lui,giovine,
la fronte giù ricinta d'alloro per le pagine superbe
della Battagliadi Benevento
scritta a ventidue anni,boilentissimo nell'amore
sulle donne?
aveva
come
nell'odio,
E appunto quei colpi di stile gli avevano
sforacchiate le
braccia per cagion di una
cante,
donna, la moglie di un merbellissima quale l'aveva veduta
lui nei suoi sogni
di poeta e di romanziere,ma
mobile qual piuma
e
vana
che
«
al vento
l'aria del
dice
come
»,
Ri
goletto.Si
chiamava
Argentina.
E
così
l'uomo
Ma
dedicare
il poema
chiamò
Giambatista
lo
Quale
dedica:
sempre
discrepanza!E
A
lambiccare
Dopo
delle
G.
N.
che
V
Niccolini?
Assedio,infatti,
porta questa
il cervello
dei
qualche tempo
fece
che
Monogramma
e
fa
e
farà
più.
mi
parlatodi
ebbe
dopo avermi additato
l'eroe livornese che
Cappellini,
cose
d'Alfredo
per
A.
pel capo e guardando
voglia di domandargli:
V Assedio
quella fatua mercantessa
alla rigenerazioned'Italia »,
sacro
a
Firenze, «
come
e
veniva
illustre,
quasi mi
perchè
di
questa fantasima
con
sue;
bel
un
a
sé
ritratto
Lissa,
«
gnoso
sde-
vittoria sé e gliannuenti
sopravvivere alla mancata
compagni sprofondò nel mare
guerraz», giustal'epigrafe
carni
flosce
lia;
d'Itasei
nelle
ziana;dopo cinque o
pizzicotti
dopo una maravigliosaesplosionedi parole in lode
di Garibaldi, il quale però aveva
perduto un istante il
cervello correndo
in aiuto di quei tisicidi francesi,
che per
tutta ricompensa lo avevano
insultato a Bordò
: il grande
scrittore volle bevessi del vino delle sue
vigne,e me ne
mescè
alla finestra,
eglistesso un bicchiere. Poi menatomi
di cui spalancò le imposte che teneva
gare
mitisocchiuse
a
«
»
le trafitture del
mal
gesto largo del braccio
Fu
vanità?
Barboni,
Fra
i suoi
lo credo.
Non
matti
del
e
savi
—
2
mostrò
ciglio,mi
con
un
possessi.
Piuttosto
volle dirmi:
Ecco
l8
VILLA
IN
libertà
tanto
a
esulcerato
che
ha
mendicare
po'
un
di
quiete all'animo
!
Perchè
troppo
GUERRAZZI.
le ha
e
in
tanto
D.
della
patitoesilii e galere per la causa
consacrato
tutto il suo
ingegno, viene di
l'uomo
dove
P.
DA
se
è
ch'egli fu ambiziosissimo,
vero
e
anche
l'Italia composta
libera nazione
a
che i trenta capitoli
dell'Assedio
erano
che
vero
indecentemente
formidabili
della
avvinghiamene
coda
di
Minos
obliò
stati
al
petto
alla terga dei croati e delle altre sozzure
del dispotismo.
L'uomo
che nel '48,sedendo
dittatore della Toscana,aveva
e
compimento in un sol giorno a centosettantasette
gozi;
neche spessissimodormiva, o meglio vegliava,
la notte
sul sofà del suo
salotto di ministro,sdegnando andarsene
si arricchì di un
a
casa
perdere tempo ; che non
per non
l'altissima carica,ma
che però
quattrinoquando occupava
lasciò più che un
milione (luich'era nato
povero) frutto
del suo
onorato
ingegno : quell'uomo,
quel gran cittadino
dato
meritava
bene
nei
tempi
rimesso
liberi
ch'egliaveva
dirne
perchè, per
venisse
esser
Altro
che
la pomposa
una,
troppo spesso
rossi
gli altari
su
a
e
a
preso
preparato,
no
dello
mo-
davvero
parola commendatore
ladro
significare
!
spauracchiguerrazziani!
Riaffacciamoci.
La
del
mia
occhiata
largo gesto
del
avida
e
profonda
Guerrazzi.
fu
larga
campi dovunque,
non
meno
Campi e
Cecina; a destra, in lontano,
in faccia,dal fiume
limitati,
da una
boscaglia di pini,da sterpalee ginepretimorenti
nell'aridità della spiaggia del mar
tirreno. Un lungo stradone
dirittissimo
fieramente
scena
e
silenzioso
silvestre
porta là in fondo
a
quella
done,
e per quello stramaremmana;
di arena
perti
coboscaglie,fra quei cumuli
e
quelle
di prunaie frustate dai venti impetuosi,fra gli ululati
delle onde
flagellanti
quei greti,io immaginava il fiero
scrittore andare
e
su
e
giù durante le febbri dell'animo
il Pieruccio dell' Assedio. E mene imprecare come
tre
gemere
la visione
m'andava
pel capo, egli mi era di lato,e
fra
ne
sentivo
Ma
la
l'alito nel
sera
collo 1
incalzava,cosicché,sebbene
io fossi
come
20
IN
del
grand'uomo
VILLA
mi
DA
F.
D.
GUERRAZZI.
compariva lumeggiato d'una
luce tutta
!
nuova
Toccando
spigolo
supremo
del suo
d'onde
Già
viva
con
del
commozione
quasi religiosa
e
egli s'era afferrato oell' istante
della morte, ripensavo alcuni tratti di quellaparte
di Giosuè
epistolarioedita per cura
Carducci,e
canterale
cui
si pare l'animo
Marco
Mounier
ricreduto
sul conto
buono.
suo
lo
che
il gran
di lui sentendolo
livornese
o
parlasse
ne
ch'eglifosse
visitato nel
aveva
fervore,della famigliaumana
ormai
lo
ne
parlare
con
amore
si istoria
'59,s'era
di Dio
«
Ma
».
stolario
nell'epi-
compiutamente;
scrivesse ostinandosi
con
chi
e
nella credenza
meriterebbe... siamo
efferato,
rosi:
genesorriso di compassione. V ateo salmista,se, traun
volto
dalle intemperanze della fantasia provocata
dalle
angosciee le cupaggini di cinque anni di galere e d'esilii,
ci die la fosca figuradi Francesco
Cenci,nell' intimo della
sua
coscienza,e pei suoi, e per gli amici, e pei miseri,
un
cuore
affetti santi
gentili.
Io ho
amato
i bambini; anche
Cristo gli
sempre
Ed infatti io credo
buoni
amava...
nascano
e
gli uomini
Il nastro
della
si guastino poi per gli esempi pessimi...
giovanetta è stato ripostoper segno dentro di un vecchio
Evangelo, che mi hanno
procurato da un prete... Così
trovava
e
«
»
dal Mastio
amico
di
Volterra,dov'era
di Livorno.
del
che
faceva
due
pagine
sono
E, sempre
nel
carcerato
allo
occupate
un
suo
stesso, circa la lettura
giornaleil Galignani;
sempre
'49,a
a
simili
«
Mi
scandalizza
:
omiriportarefurti,
rebbe
sal'umanità;non
turpitudinidisonorano
Michele
E al nipote Francesco
meglio tacerle?
(il
Scrivendoti
Marcello del Buco nel muro):
questa lettera
mi è forza spesso asciugarmi gli occhi ; s' è debolezza
pagna
comdegli anni che declinano,avrei da dolermene; se
cidii
ecc.:
»
«
tenerezza
di cuore, che non
si sentì
io ho da lodarmene.
Che
commosso,
trovarti?
a
un
po' di
Io verrò
mai
mi
così
conforti
subito,e abbracciandoti
fiato per continuare
insanguinato le piante,e
io ho ripostoogni
Dio
in
questa via dove
lo
motivo
sa....
di
tutti mi
vita
altamente
su
di
nire
ve-
prenderò
mi
furono
te.... Tu
sono
grati:
inmi
IN
chiedi
la mia
E
in
col
mio
il
altra,allo
cuore
DA.
F.
benedizione...
te : io ti faccio
quante volte
VILLA
son
D.
figlio
mio,
mandatario
daetnon
tuo
stesso
:
ella è sempre
con
impartirtelada te stesso
a
ti avvertirà
Bisogna
a
che
Dio
teco.
sempre
GUEKBAZZI.
averla
mi
meritata
da
stacchi
t'abbia nella
».
te,ma
santa
sua
guardia ».
E
intorno
dello
è
voi
tutti
voi
scrivete
francese,tutto
come
amico:
un
la
amiate
devesi
rispettoche
ammoniva
scrivere,
che
e
al devoto
lo
«
alla
purezza
potrò
non
dere
cre-
coltivate la lingua;
patria se non
spazzacamini.Frasi,parole,tutto
in voi... Uno
è straniero
degli altri riveda gliarticoli
ufficio di Epaminonda alle strade
di
di voi
faccia
tutti,
di Tebe
goto
ostro-
meno
il pietoso
E
altra,
all'Amelia
Caiani
a
Firenze, dall'esilio di Bastia nel '54:
Dio
faccia che si rinnovino
le lotte per la indipendenza
della patria,perchè così potrei morire
in battaglia;cosa
che
ogni giorno più desidero, ormai sazio di vita e di
prossime ». E altrove:
vicende; e forse queste lotte sono
buono
« L'uomo
gode a beneficare ». Non par forse una
».
in
«
massima
della
aurea
Tavola
di
del
Cebete,o
Epitteto,o dei Ricordi di Marco Aurelio ? E
Del
Rosso, a Lucca, pregandola gli inviasse
a
Desidero
campagnola, perchè
serva
di
alla contessa
serva:
una
i vizii della
città
si
plebi,si ricreda
nel '47:
Qui
queste parole ch'egliscriveva da Livorno
vorrebbe
una
guardia civica,e presto... E qui la plebe
è
tigre,e
aborro
a
E
manuale
».
chi
lo
aizzatore
credette
di
«
fa sangue
basta. Ma
no, non
E
so
più
se
bene
la
morto
notizia
cerio
un
o,
che
mento
».
quel prete Pero, che, non
basta. A
ai suoi coroni
pecittadino così: É
della
del
morte
gran
mando,
Guerrazzi...,
sempre
è parte del
dittatore
vivo,nella
prologo
della
sua
della
Toscana
è
se
tana
di
ferno,
crepato, all'in-
troglodito,
questo
splendidalettera
inviava
che
il
il 18 novembre
nezia
sovvenire
di denari Veesortandoli
a
prefetti,
levatasi impavida e sola contro
gli austrìaci. Dice
si vefronti non
nostre
dono
Se oggi le cattoliche
a....
deturpate da bende monsulmane; se invece di gemere
'48
così:
si tuffa fino al
dava
qual giornale sanfedista,
se
Guerrazzi
del
da
vi
ai
contristati
nelle
tenebre
del
corano
noi
consola
la
VILLA
LN
dell'
benigna
luce
Venezia
abbandonata
della
battaglie
Ah
prete,
A
sollecita
solenni
cristianità
pietra
seppe,
a
negò
dei
cui
il
noi
lo
tutti
ecc.
il
cuore,
piccoli.
dobbiamo
cristiani
i
ecc.
Venezia.
a
combattè
sola
le
»
quella
commemorativa
parole
dell'epistolario,
d'uomo,
GUERRAZZI.
abbandonando
austere
e
D.
Pero!
prete
una
F.
evangelo,
da
fatta
sera
DA
che
volgo
solito
che
il
Carducci
il
ricordanti
degli
casa,
cuore
avversari,
rifugio
al
le
augurava
chiudesse
usò
zione
prefa-
nella
ch'ebbe
quand9
pettegolerò
le
con
il
altro
grannon
cille
imbe-
llllllllirHIIIIIIIIIH
ItHIIHIHI
UHM
IIIIIIIIIIHIIIH
IHIIHHHIIH1HUI
BICORDIDI FIRENZE CAPITALE
Ettore
Si chiamava
e
Strazza,ed
ventiquattrenne.Firenze
suoi succiatoi
all'ombra
ci si risvoltolava
Abitava
beatamente
in via Portarossa
si radunavano
dove
del
capitalelo
campanile
per
una
milanese, avvocato
era
di
attirato
aveva
di
Giotto, ed egli
lungo
camera
e
un
coi
per traverso.
salottino angusti
e
confusamente
romanzieri,
poeti, storici,
baritoni,fioraie,
ufficiali,
pittori,
giornalisti,
impiegati,
cerberi che di quando
e
ballerine,bevitori d' assenzio,
quando prendevano ipoteca sopra un soprabito andato
cani
o
La
su
sua
orologio
un
senza
conversazione
era
in
ai
lancette.
burrascosa,eruditissima,mot-
teggevole,estrosa, piacevole sempre.
Improvvisava sonetti
dai Melini
in via Calzaioli,
mangiando un pollo e gargarizzandosi,
diceva
fiasco di quel del Chianti
un
lui,con
meridiane
della Rùfina; dormiva
o
ogni tre notti,dalle due antial mezzogiorno ; d'estate,
metteva
sottosopra il
politeama Principe Umberto; d'inverno, la Pergola o il
Niccolini; scriveva
allegro come
e
a
discuteva
su
tutto.
chi lo contraddiceva
mima
con
ugual
della
con
eleganza
e
con
pochi hanno;
Alla
Città
calore
con
che
sapore
s'intendeva
di
tirava
; sfidava per
un
i
tovaglioliin
mente
vera-
tutto
faccia
una
o
soprano
per una
denisfidato un gratore
avrebbe
e
gloria di Garibaldi,
una
sera,
me
presente,
24
BICORDI
scaraventò
del
o
un
FIRENZE
CAPITALE.
ai
di bistecca
osso
piedi
cristiano.
miserie
Per
povero
modo
un
roco
parpoco
anche
compatisse
gutturale non
quello sciaguattio
quanto
umane,
pure
davvero.
l'ammetteva
d'un
in
pistoieseperchè espettorava
punto
le
DI
scusasse
e
nulla, o quasi nulla.
Ricordo
che doveva
entrare
o
a
dirigere Yltalia Nuova
Nuova
so
Italia,non
più bene, del Bargoni (lostesso che
delle
a
dopo fu inviato a Londra
frugare in cerca
poco
di Ugo
rimase
lì. E anche
ossa
Foscolo) ma
poi la cosa
di far
ricordo
della distrazione
che pativa soventissimo
sospirare la dozzina alla padrona di casa, la quale sfoil vestiario
di mettergli al monte
gavasi a minacciarlo
Per
quel che
mentr'eglidormisse.
lo
congiunture
io, non
so
ne
faceva
Qualche
la
sovveniva
la mattina
cui
puntualitàcon
e
gli stivaletti lustrati,
camera
si
come
bicchier
In
si può
ma,
d'acqua in mare.
n'anco
quelle serate
autunno,
l'esoso
e
come
bero
avrebdire
gettare
un
singolarissimo.
vento
come
tano
capi-
l'uggia
e
che
in
modo
un
d'acqua e
l'umidore
e
il Biancone
in
brata
cele-
pentola,per
credere, era
lo conobbi
me,
di
una
in
a
in siffatte
gli portava
occhi
per due
di ciccia dalla
dice;
quanto
Era
libbre
sette
cavato
che
biondona
una
serva,
la
per
si dava
mese
infastidivano
del Bandinella
Ercole
Fra
fila
lampioni e la cupaggine del cielo
Vecchio
e
Orsanmichele, la torre del
annottante, Palazzo
Bargello e i campanili delle chiese medievali
parevano
del
ebbri
enormi
dadi di bronzo
di
e
granito, e giganti
luce
incerta
ancora
fremito
delle
dei
fischiando
sgocciolanti,
Sotto
e
giù
la
la
Loggia
gente
strusciati
con
di
e
di
dei
e
si rincorressero
ruggendo
Lanzi
e
ritornello
si vedevano
miscuanza
della
anima
di
s' intendevano
di
pe' tetti
d'inferno.
gli Uffizii andava
sbraccettamenti
di piemontesi e
siciliani,
veneti,e le statue marmoree
ricevessero
sotto
su
canzone
una
monotono
svogliatamente,e
e
d'Italia,
e
che
tempeste
su
vali
scarpe e stidiatutti i letti
di
lombardi
calabresi,di napoletani
dei grandi toscani pareva
e, sorridendo
a
tutta
famiglia italiana,mormorassero:
quella promente!....
Final-
DI
KICOEDI
25
CAPITALE.
FIEENZE
Il
Dunque pioveva, né ci aveva
colpa il governo.
Mei ini,patriarca
dell' umanità, apriva le sue
braccia alla
maggior parte degli stravagantie deglisbilanciati troneggiando
fra trofei di fiaschi e di bottiglie,
di rifreddi e di
braciole
dicono
impanate, o « cotolette » come
gli ebeti.
L'anima
che
«
mi
Tu
mia,
slancio
raro
un
con
aliò in faccia
fece
mi
stupire,
se' quasi allucignolato,
e
Ed
ragionevolezza
disse al mio
e
domattina
l'uomo
allungato un passo,
appena
addosso
m'inciampava rovesciandomi
entrai.
Ma,
Dio
d'intingolo,e....
tirassi
corpo:
potrebbe
là.
entra
morto:
esser
di
mi
perdoni!
non
giù, di quante poste,
e
un
in versi
se
vassoio
un
più
so
giante
tavolegche
o
strocca
filain
se
essere
arzigogolata
però, questo è certo, dovette
si
che
un
ingegnosamente, se
giovine alto e insopensa
barba
prabitato,con
nera, ben tenuta, crespa e degna d'un
prosa;
Rahiah
dell' Indostan
tomisi,esclamò
la mia
in
a
Era
da
nuvolo
un
Ettore
lui, era
Fiesole,dov'era
stato
e
un
su
di
»
mi
E
trascinò
domi
abballottan-
fumo,
divano.
Strazza,il quale
scarpa
scarpa
e, presentafin da questo
affermo
Le
«
tavolino
un
di amici
sedere
a
da
ammirazione!
schietta
gettandomi
e
serio:
serio
momento
mezzo
si levò
allora
scendeva
De
Edmondo
con
Amicis.
trascorsi!
giorni,o notti,allegramente,
paganamente
il telegramma sulla
che giunse a Firenze
La mattina
navano
profondamente. Suoconquista di Roma, Ettore dormiva
le undici
alla torre
d'Arnolfo; undici colpi,cupi
il toccheggio pel funerale del papa-re;
che parvero
e lenti,
O
la città
specie
era
di
che
certo
per
folla
sossopra,
terremoto, le
finestre
cento
e
spicinìo,
fissare negli anelli
qua
e
dell' Orcagna si
Per
botteghe
di
correva
prima
le
ovazione
che
là formando
mettevano
doveva
e
si sprangavano
con
si spalancavano con
cento
le aste
farsi sullo
un
si lavano
spenzobandiere; la
braccia
delle
fiumane, e
assieme
una
le
sotto
la
gia
Log-
falangiper
spiazzaledei
Pitti.
correva
giù giù fino in piazza della Signoria,
Calzaioli,
che Vittorio Emanuele
la voce
rapida e commovente
via
la
26
BICORDI
FIRENZE
DI
CAPITALE.
passiconvulsi Je sale dei palazzo e aspettava
al popolo italiano col sorriso di un
mostrarsi
galantuomo
che ha mantenuta
una
parola d'onore.
misurava
a
Volai
Portarossa,e, salite
in camera
gridando:
precipitai
mi
«
Destati!
Balzò
Roma
è
nostra...
la
nemmeno
e
del mio
eroe,
»
epidermide,spalancò
si affacciò comodo
e tranquillo
letto vestito della
dal
P invetriata del terrazzino
senza
le scale
in via
fogliadi
sola
fischiata
formidabile
fico ! Una
lo accolse.
a
Ma
a
l'esercito1
Viva
è
Firenze
amici
davvero?
vero
e
rientrò.
gridò egli,e
Perdio
dovunque, mille
1 vivono
mille
e
a
ancora
dei suoi
Roma,
amici; e
che
1
amabile,
scapigliato,
questo tipo originalissimo,
ferrea,
ardito,fannullone,
d'ingegno potente, di memoria
che tutti
dormiva
che non
tutti,
quasi mai, che conosceva
Questo
è
conoscevano,
quello stesso
innocente
braccia del
sul
guardaportonedella
intimo
suo
Ettore Strazza che
Felice
Cavallotti
«
Scala
tutto
»
con
una
cezia
fa-
tirava sulle
il reggimento
duelli sopra duelli.
ria
L'amicizia fraterna col Cavallotti datava da anni. L' Oste-
degli Ussari
di
Piacenza,cioè
causava
del
accolti cento e
Gallo, a Milano,gliaveva
fin dal 1867 fra le quattro paretidi
entrambi
stanza,
loro
con
e
terrore
sacro
poesie, i
loro
inteso
aveva
disegni,le
loro
una
volte
retro-
le
strepiti,
roventi. Perchè
prose
il Cavallotti scriveva
che
quella retrostanza
vine
il Ga^ettino Rosa, e Giuseppe Rovani,l'autore della Giosenzio
Cesare, dissertava sulle virtù dell'astf a di Giulio
con
poderosi pugni sulla tavola,ed Emilio Praga
lo Strazza mangiavano di gran piattatedi gamberi,e il
e
disperatamenteinnamorato
IginioUgo Tarchetti scriveva
è
appunto
i versi
che
in
i loro
cento
cominciano:
Vorrei
Dal
saper
dì che
quanti
i baci
baci
furono
far dati
inventati!...
specie del salottino di Victor Hugo in Via
a
Nostra-signora-dei-campi,
Parigi,ai giornigloriosidel
Era
una
28
BICORDI
DI
FIRENZE
CAPITALE.
Fanfani,il buon Luigi Passerini,
potente
della biblioteca Nazionale,
memorioso
e prefetto
e il rigido
e
l'eloquenteGiuseppe Civinini,e via e via.
Canestrini,
Pietro
fànfano
del Civinini. Ettore
Giusto
in
metteva
perchè
la
ai
obliato
ne
diceva
fuori
alle
l'antico
e
siccome
era
Per
questo lo Strazza
tipo che
parole passava
certo
un
le
sentiva,e dalle
e infilava le pancie umane
con
una
sfide,
lisca per la gola e
io mi sentivo una
come
se
abatino
piuttosto
il
Perchè
quella sua
con
di chiavi
menarlo
anziché
Civinini
deputato
Nazione. E
della
occhi
di dòmo
fremuto
aveva
sull'Aspromontee poi
gloriosodio.
e
temporeggiare
a
Garibaldi
del
piedi
corna;
struggeva conoscerlo,mi
sera, ed io a
seria. Giuseppe Civinini
era
cosa
di dolore
aveva
da mattina
croce
si
era
allora
le buttava
subito
sicurezza digiosa,
promi sarei fatto
alla
Nazione.
appunto
tore
diret-
d'averlo dinanzi
par sempre
da lucerna
in fondo
catena
con
mi
agli
un
e che,agganciataal primo
chiavettine,
del panciotto,gli scendeva
occhiello
giù lungo il petto,
dondolandosi
insieme
alle lenti.
un
po' frittelloso,
mazzetto
Lo
e
conosciuto
avevo
dei
Barsanti,avvocato
qualche mese, pronubi
primi in Firenze e senatore
Olinto
del
gno,
re-
Puccioni,illustrazione del Foro e
belli vegeti anc'oggi.Il Civinini era
del Senato,entrambi
baffi intignati,
i denti schiezzati
con
secco
allucignolato,
così
neri come
e
quellidi Napoleone I, il quale gli aveva
perchè tremendo, anzi feroce divoratore di sugo di requilizia. Era brutto...,
ma
un
parlava come
angelo del paradiso!
Ricordo
che un
giorno lo trovai su tutte le furie
ad offrirgli
perchè un signorino,non
toscano, era andato
da mettersi
in appendice sul suo
romanzetto
un
giornale,
voluto
ad ogni costo
e
aveva
leggergliene le prime due
tre pagine.
o
e
«
l'avvocato
da
Detesto
Piero
questo
per l'ufficio che
sentirmi torturare
con
Non
sanno
se
Nazione
tutti
pur son
alla capitale,
sanno
e
zecca
tutte
di
genere
ho,
mi
simili
mi
letteratura,
tocca
con
pure,
ep-
quasi ogni giorno
componimenti;
si scrive
diceva:
una
zeta
che
e
o
con
a
roba!
due,
i non
toscani vengono
e
scrittori;
qui
si
di
che qui
oro
parla bene, credono
le voci
che
sentono,
e
impinzano di porcherie
RICORDI
DI
FIRENZE
le loro prose clorotiche. Ha
voluto di riffa assassinarmi
zibaldone.
suo
dice
contessa
Dio
Dio,
a
un
2$
CAPITALE.
incontrato
Ha
quel giovine?...
leggendomi il principiodi un
lA
certo
un
punto
signormarchese,
che
signora
una
le faceva
il
scamorto:
ca-
Signor marchese, ve ne
cui anche
(e seguiva la parola con
fate più il...
prego, non
si indicano
le chiavi
dei
è
violini).
Come?
come?
turpitudine1
O non
lo dicono
i toscani nel significato
di sciocco,d'imbecille,
di noioso?...
Eh, eh, eh.
Dunque Ettore voleva conoscerlo; s'era impuntato, ed
io dovetti
alla fine contentarlo
di litigie scora
scanso
ma
non
rucciamenti,
prima però eh' e' non mi avesse
rato
giusulla sua
barba
di Maharajah di comportarsicome
il
grado e la fama dell'uomo
esigevano. Ho bisogno di lui,
—
ma
una
—
—
«
mi
disse,e
E
andammo
dal
solo,sicché
a
subito
chi
sapeva
serio.
sarò
era
»
Civinini, che
quel
momento
era
fummo
L* illustre parlafatti passare.
tore
lo Strazza,lo conosceva
di nome,
peva
sa-
qualche suo
mente
in
epigramma, epperò, quando gli
incontro
mosse
la mano,
risolino
fece un
per istringergli
dire: a So chi sei 1...» Poi,dopo i primi convenevoli,
come
furbo,
avendogli io
l'avvocato
Strazza,oltre
ambire di conoscere
dei più begli ornamenti
in lui uno
dell'assemblea italiana,
anche
aveva
bisogno di parlargli
di certe
compitissimo, interrogò:
cose, il Civinini,
«
In che
posso
detto
dunque
che
servirla?
Signor deputato, ella mi ha già servito...
Eh?
non
scusi,ma
capisco.
ho
nulla di che preOra
mi capirà...
Per oggi non
«
garla;
da vicino
conosciuto
ciò verrà poi. Mi basta aver
cui volentieri taglierei
la lingua per attaccarmela
un uomo
in fondo
alla gola.
E, serio serio,mise fuori un temperino. Era un elogio
il Civinini
rise di tutto
ne
pòrto un po' arditamente,ma
«
«
prò',e
da
quel
Riuscirebbe
lo menai
a
Pietro
meco
momento
comicissimo
l'amicizia
tutto
alla biblioteca
Fanfani.
corse.
di
il racconto
Marucelliana
e
lo
quando
presentai
RICORDI
30
DI
i
CAPITALE.
FIRENZE
veva
Fanfani,il filologoche qualche volta diceva e scriestà » invece di estate, (apocope che a malapena
diceva e
in poesia),
usata
il diritto di essere
e
può avere
scriveva così,forse per far piacereal,suo amico Mario RaIl
«
in persona. D'inverno
al collo una
del grottesco. Portava
in capo
rosso, stampata a fiori gialli,
il disordine
era
pisardi,
estremi
cambrì
lisciato
pelo eternamente
gli
pezzuoladi
toccava
ritroso,le fedine
a
il sa-piano
porotolò addosso
rinchioccito
Così
da
bibliotecario,
lavorando
sedeva
dove
mano
scaldino
uno
da
culatta.
soldi,ruvido, senza
due
ciane,da
dell'uno,e in
totterone
un
col
come
un
Leopoldo II,ispide e brizzolate,
o
tuba
una
al
scrittoio di
suo
ingiurieai più specchiati
lanciava
il buono
chiamando
perfinocane
d'Italia,
Nannucci.
Su quello scrittoio le streghe convenivano
e
dotti uomini
e
defunto
a
ballare
la ridda
ci recitava
la
arsenale di
quel banco
Io
nera.
messa
il sabato
non
1 C'era
alta
notte,
vidi mai
d'ognicosa
un
dito; e
un
e
il diavolo
arsenale
più
un
po'; la polvere,
cannelli
di
poi
prima di tutto, e
candele
stroncate
ceralacca spezzettati,
a
lapisdi,
mezzo,
fra le scheggettecadute nel tempetutti i colori,giacenti
rarli,
forbici con
la moccolaia
al taglio;
lini,
coltelattaccata
matassine
ostie,lettere a rifascio,
stecche,quadrelli,
di pasticchedi rosolacci,
mucchietti
di spago, una
fogliata
di fagioli
coll'occhio,
bianchi,rossi,ceciati;
patacconidi
piglio
inchiostro;l'ira di Dio, insomma, rivelantesi nello scom-
cuore.
della scrivania
di
Però
ai
Per
me
quando
tutto
con
lo
sia pace
un
filologomalato
di milza
e
di
sepolti!
quel pandemonio era una novità vecchia,ma
vide lo Strazza,non
si ritenne dall'esaminare
un'attenzione
quasiferoce.
Fanfani,gli guardò la tuba il cui
un
gliguardò
gatto quando soffia,
Poi
alzò
gliocchi sul
pelo pareva quello di
il
pezzolone,il rotolò,
il banco, rialzò gli occhi su
il caldano; tornò a esaminare
lui,e, secondo il suo solito,esclamò serio serio:
la cova
dei calei non
deve aver
narini...
Signor cavaliere,
«
Il
tura
Fanfani,che
ma
non
mai
si sarebbe
una
domanda
aspettatomagari un'ingozzacosì
lo squadrò
eteroclita,
RICORDI
DI
CAPITALE.
FIRENZE
quel suo riso che aveva
di faìna,rispose:
tra d'uomo
e
qualche cosa
«
Nossignore; o perchè?...
Perchè
se
l'avesse,qui sul suo banco ci sarebbe anche
alla
volta,e
ridicchiando
mazzetto
.di radicchio
31
sua
di
a
un
Grasse
dello
mai,
in
Vivente
l'epigramma
si sentono
non
ne
di
Fanfani
V ho
Strazza,che, non
rideva
non
del
risate
ogni
che
quella vena
e
deliziava,
provocava
di
da
un
di
ometto
altro
ma
più che
mai
i debiti
risposta,
pepata così,da fargli
una
l'avesse
rapiva
ingrembialatocome
di tamburo.
avuta
venditore
un
un
di
castagnacci,
delle cucine
cuoco
reali
l'anca
teglia puntata contro
gran
coltello nella man
destra. Alle
una
un
e
suo,
se
propria dei fiorentini,
tutta
lo
Stoccarda, con
sinistra
egli,spiritosodi
passo,
è
aveva, o arrivare
se
sgallarela pelle,anco
che
la
farglidimenticar
che
Più
com'era,pur
i monelli
le trecche
o
spesso
strilloni,
pel solo gusto di sentirsi dare
rispostaamena
una
rigidissima
il frizzo,
spiritosaggine,
ingegnosissimoe la frase sboccata
e
a
gli
detto,matto
anco
città dove
una
scottante
o
compostezza
e
raro.
o
scoccare
mercato
1
tenero
dieci in
gran
nelle mattinate
d'inverno,a quelle brezze purificanti
scendendo
che
giù da Fiesole trinciano il viso come
fili di rasoio, l'ometto
si piantava in Piazza
la Signoria,
Gellini,e tra lo
proprio sotto il Perseo di Benvenuto
punto,
smammolarsi
serve
e
dei
vetturini
le smorfiette
delle
e
le
risate
crestaine
scorbellate
i sorrisi
e
delle
rassegati
delle
guardie municipali,gettava il suo grido sfidante le
crudezze
invernali:
Bolle,bolle,bolle,bolle 1 La me
—
lo
senta
Ma
ciò
fu
la
le
donne
l'ho
come
che
caldo!
addirittura
mandò
in visibilio lo
delle ciane,come
Salveregina
dell'infimo
nei bassi fondi
a
Firenze
volgo, ciabattone
dei Camaldoli
e
Strazza,
si chiamano
ciambolone
di San
bollent
ri-
guacce
Friano; linche Dio liberi,
frasaiole da sconfiggere
ma
un
cademico
acdella Crusca. Volle gliela
insegnassi.La imparò,
ci pensò più,o meglio parve
ci pensasse più.
non
poi non
Quand'ecco, una bella sera, così sull'accendersi dei lam-
RICORDI
32
CAPITALE.
FIRENZE
dal gran passeggiodelle Cascine,
l'aristocratica via Tornabuoni
scalpitavanole
pioni,nell'ora
mentre
DI
per
del ritorno
caffè
e il marciapiededel
pariglie,
ganti
d'ele-
brulicava
Doney
fannulloni,tra i quali lo Strazza, la Salveregina
di lui,e in un
dalla bocca
risgorgò improvvisa e sonora
modo
Aveva
scorto
bizzarro,per non dire da manicomio.
carrozzella con
una
dentro,gaudente, la già rotonda quanto
allegrae
figurad' Yorick, e
cara
trotto, le si accodò
recitando
meritoria.
certamente
«
sebbene
a
di
mezzo
spiegata la
voce
Sarvia
andasse
della
no
prece
della
regina,madre
misericordia,vita d'un cieco,spezia nostra, sarvia tua,
te chiamao, Pesule filie vacche, a te sospirao,i' gemeo
fetente in barca, e lacrima la valle.,..
All'inatteso
lorditola,
inseguimento,e più alla recitazione sbas'alza di scatto,
Yorick
ridendo
e
tus, misericordia
se* culi
e
in
e
benedette, frutti,ventri,tubi
tende...
Va' via! va' via !
—
ossi
spalle
tro
l'al-
illons
nostra
in
lesine
coperte, e
novi, pasticocche,esilio
E l'altro
—
e
posso
capo e alle
Va' via! Ma
respingerlo
mulinandogliattorno al
bastoncello,gridando in paritempo:
/' laeggo educata
si scompone.
«
non
tenta
un
più non
a
pia, o dorce virgolaMaria; la
virili
te, virgolasagrata,lamichi
o
ancora:
odore
eonta
a
«
O
tosse
ossa,
crema,
la odore
me,
e
o
a
chi...
ami-
»
Yorick!
Povero
riso
lui
fisici,
dolori
atroci
crede
tanto
fatto
aveva
serie
persone
quelleche
ridono
non
che ridono
e
sanno
spesso buffoni coloro
mio
volgo. Secondo
egregio e rispettabile
secondo
e
Yorick
non
uno
era
ritornando
s' ha
a
di
un
credere
mai,
giudica
far ridere. No,
si ride,
come
e
Quanti malvagi zucconi
mai/e quanti ho
ridevano
non
ridere,uomini
far
E
si fa ridere.
come
che
sparitofra
ridere,di quel
è
fa bene
Fucini
Renato
che
sparito;ed
così che
al corpo quanto allo spirito,
felicemente
potè scrivere di lui: « Il volgo
che
però
lui è
anche
e
d'ingegno
di cuore!
e
veduto
—
ho
nosciuto
co-
ridere
Il povero
questi.
»
momento
che
sia
alla
una
Salvereginadelle ciane,
che di questo
storiella;
in recitar precilatine,
ce
che il popolino fa
scerpellonare
Franco
dà esempio il Boccaccio
e
ne
Sacchetti
e
Gentile
DI
RICOKDI
Sennini
FIRENZE
CAPITALE.
33
Siena ; il quale ultimo, essendo
certa
altissimo e alpigiosodov'era una
chiesa
volta in
da
un
luogo
da
ser
Cecco
da
Perugia,i
devoti
dicevano
donna
pregando
»
«
zotici
bisoria
ufficiata
grossi e
in
riali
mate-
di
vece
da
ho àie.
nobis
Qualcuno
che
visto sulle cantonate
legge ricorderà aver
di Firenze,nel 1870, un
visibilio di copie di -un
di mezzo
metro
e
punto interrogativo,
più,stampato nudo
in un enorme
bruco
Ricorderà il batfogliodi carta rossa.
ticòre delle guardie e le cento
chiacchierate
le ipotesi
e
spropositatedei giornali.
In quel torno
di tempo, attraversando
una
notte,a ora
tarda, Piazza Barbano, in compagnia di un celebre attore,
mi
in due signori,
rito
mapare il Baucardè,Ettore s'incontrò
luto,
e
moglie, forse,che l'attraversavano
pure. Egli, risosi avvicinò
alla donna, e, salutatala,
esclamò:
rete
voi mi dadel punto interrogativo
Signora,in nome
«
bacio...
un
Si vide
gettò
»
bastone
un
strillo
uno
e
alzarsi in aria
fuggìvia, il
minaccioso,la signora
marito
le
corse
dietro
cramentando
sa-
afferrò lo Strazza per i
l'attore,
trasecolato,
polsi,s'intese uno scoppiod'ingiuriee di rispostepepate,
poi tutto ritornò quiete.
;
Al
tocco, alle due, alle
tre
di notte, mentre
tutti dormivano,
al terrazzino del suo
lotto
saegliaffacciavasi sovente
recitando luoghidi un'amena
parodia che allora faceva
del canto
dantesco
dalle
di Ugolino.Certa volta domandato
guardie che cosa intendesse fare e che estri fosser quelli,
Difatti
Magnetizzo, rispose,il Porcellino di bronco!
«
il
»
superbo getto
Serbo
lui due
di
amori
da
rimpetto alle sue finestre.
sonetti,stupendi per la stretta
tosissim
spiri-
si
Uno
del verso.
pure per la movenza
prete, di quei giornistato imprigionatoper
non
se
intitola
stava
un
bestiali tentati nel vicolo
anco
più
dell'Oca; l'altro,
bello, più serenamente
lubrico,dice le virtù amatorie di
avvocato
un
pisano,noto per ghiribizzi
forensi,
per valo-
Barboct,
Fra
matti
e
savi
—
3
BICORDI
54
fughe,
rose
d'assenzi
E
più
e
che
andava
di
pure
con
la
Lanza:
fraglia,
bonariamente
Una
il
avesse
egli
quella
i
disse
alla
del
le
1
così
chi
di
egli
resto
la
anni
fossa,
dalla
O
ma
mente
ridendo
aperta,
e
Re
il
aveva
del
Vorrei
farmi
becchino
lacerarti,
sembrò
ed
stravolto,
Praga:
secolo,
d'arlecchino!
manto
gli
cadder
è
non
il
e
o
riso
un
Emilio
carnefice
ferro
fargli coraggio,
ridendo
amico
di
mi
animo,
suo
M'arrischiai
e,
fatto
lo
giù
poi
secolo
tutta
del
non
sa
del
Sempre
gote.
secolo,
tosto
piut-
ma
camminare.
tutti,
amavano
compilatori
le
per
dal
più
Morì
Fanfulla.
Del
di
focoso
quattro
venti-
1
Trespiano
dorme.
al
che
che,
e
pareva
farmi
colpa
ai
repubblicano
chiu-
e
riseppe
franca
Vorrei
buono,
era
ramente
ve-
scioccamente
Sella,
che
sfacelo
traverso
a
Emanuele
Ettore
lì,
morto
luccioloni
Eppure
Vittorio
faccia
braccia,
suo
Il
due
epigramma
un
Quintino
gola.
Per
E
e
morì.
attribuita
sua
nello
pianto
versi
bocca
a
giovane
quel
attanagliò
mi
in
ponci
perdio.
un
brancolante
benché
ne
d'Italia.
da
di
spaventevole
che
intorno
invece
con
sera
CAPITALE.
sgrammaticatura
con
punteggiato
copia
bocca
recitare
fatto
era
la
sì
fatto
dentesi
lo
FIRENZE
tracannava,
caustico
se
per
DI
il
è
amico,
già
non
e
dal
camposanto
passati
sono
tu
cuore
mi
sei
1
di
Firenze,
inverni
ventisei
passato
e
né
mi
là
Ettore
sulla
passerai
tua
mai
36
LE
PASSEGGIATE
Tista il gran
e
Salvagnoli,
nel
SILVESTRO
CON
salottino
CENTOFANTI.
Niccolini:
da
quasi
se
sempre
ne
lavoro
agucchiando,o leggiucchiando
vite di santi. Ah povera
signora Carolina,ho un
sulla coscienza
che
gran rimorso
per averle fatto, passare qualscomunicata!
nel
roce
Quando
ora
pubblicai,1 '72,un festorico dedicato
al Guerrazzi,ne
romanzo
offersi,
di solito,
una
come
copiaal Centofanti. Il qualenon avendo
un
agguantava via via tutti coloro che più gli
segretario,
al caso
facevano
per farsi leggere,e più che spesso la sua
stava
lettrice
Il
suo
la sorella.
era
libro,intemperatamentemangiapreti,veniva scorso
donna
con
un
e
vero
proprio spavento che
povera
dalla
la
la terra
da
inghiottisse
ragione.
Pure
calmava
persuadendolache
che
e
le
un
perchè
fatto
reo
era
(e
ne
tutte
profane delizie,
samente
rigoro-
vero
al
arrivò
lette di ben
aveva
queste paroledi Pietro
in testa
il fratello la
po' perdonare all'età
tuttavia quando
dell'autore;
ventunesimo
ha
il
bisognava
temperamento
che
avanti, anche
andava
all'altro. Aveva
momento
un
al
e
pitolo
ca-
più grosse !)
Giordani
:
Tutte
«
le
secolaresche,a questa
pompe
la più feroce »,
ignorante,la più viziosa,
canagliala più
la pia signora gettò
il fratello le
mentre
di certo
sarete
a
il libro
gridava
invocando
dietro:
«
i suoi
Carolina!
santi,
na
Caroli-
senti !...» Buona
senti !.. ma
!...ma
via
signora Carolina,voi
quest'orain luogo di salvazione;ebbene,
perdonatemi.
Per
divano
anni
e
lo
ch'io
prima
cento
talvolta
e
ammiravo
il Gioberti
sedervisi
Ferdinando
perchè vi si erano
e il D'Azeglio e
italiani
altri sommi
a
seduti
soli,
più, dunque, eravamo
e
la Caterina
Enrico
Ranalli,
e
stranieri,
Franceschi
Mayer,
quel
su
seduti
G.
nero
molti
P. Viesseux
allora
venivano
Ferrucci,il
Alessandro
rista
pu-
cona
D'An-
ecc.
Niccolò
Tommaseo,
sicché quando
di cateratte,
il Centofanti era cieco per caduta
in una
qualche volta egli,alzandosi improvviso, urtava
sedia o in altro,io di scatto
a
accorrevo
sorreggerlo
sclamando
qualche parola di vivo rincrescimento
sempre
Come
i suoi amici
Gino
Capponi
e
LE
la
per
PASSEGGIATE
CON
infermità
sua
e
per
37
SILVESTRO
CENTOPANTI.
la mia
inavvertenza
nirlo.
preve-
a
quello che vuole, rispondeva scherzando, ma
i suoi occhi.
le passipel capo di dirmi che mi darebbe
ci crederei. Al
più al più, dica che me ne darebbe
Dica
ce
non
Non
così
uno;
contenti
saremmo
tutti
e
due.
splendidegiornated'inverno eglimi aspettava
lo
ansietà. Giungevo, me
certa
con
una
prendevo a
braccio, si usciva a soleggiarefra la aiuole del passeggio
bligati
lungo la riva dell'Arno,e mi pareva che tutti fossero oba
quel .bel vecchio che mi portavo
sapere chi era
Durante
le
essere
dire di me:
deve
Come
cura, e che dovessero
felice quel giovanotto
! E lo ero
siffattamente
che
anche
avrei
tanta
con
tutti i fiori si
voluto
al
aprissero
suo
passaggio
gli offrissero i loro olezzi.
Quelle passeggiateerano
splendide pagine di storia,
d'erudizione,d'arte,di ricordi preziosi.Io
d'eloquenza,
il mio
non
ne
parola*;ma
perdeva una
desiderio,direi
a
smodato, era di trascinarlo quasi sempre
parlarmi dei
suoi illustri amici,di quegliitaliani veri,non
armeggioni,
Difatti egli
frolli,
non
quasi tutti scomparsi dal mondo.
dei più
era, col Capponi, col Tabarrini e altri pochi, uno
di quel gruppo
d'ingegnie di cittadini nel
puri superstiti
cui dizionario la parolavergogna
si trovava, né
non
ché
poie
—
ricordato
ho
Ecco
«
Chi
come
avesse
un
allora
come
giorno mi parlava di Giuseppe Giusti
voluto fargliun brutto tiro avrebbe
dovuto
un
si rifiutava
ciò
si trova.
—
un
pregarlo a leggereo
via
vivo
a
recitare
qualche sua
fulmine,o quando
con
una
non
ostinazione
poesia;
:
pava
scap-
poteva scappare,
quasi rabbiosa;e
Per lui
sue.
perchè non sapeva leggere le cose
c'erano né flessioni,
né punti,né virgole,né ammirativi,
non
né interrogativi
scio.
lise fosse tutto
; tirava giù come
Dei difettucci ne aveva,
Beppe ! Per esempio
povero
al massimo
era
avaro
grado,e più volte io e Gino Capponi
lo riprendemmo amichevolmente.
ne
S'immagini;spingeva
la
che
tant'oltre
spilorceria, quando doveva per un giorno
andare
da Pescia a Firenze e non
aveva
voglia d'invitarsi
tutto
38
LE
Gino
da
PASSEGGIATE
da
o
SILVESTRO
CENTOFANTI.
del
spendere
sode,
cinque uova
me,
per
quattro o
seco
CON
non
si tava
pordel prosciutto
del
e
trattore
Casentino.
Proprio così. Ma sulla sordida avarizia del Giusti c'è
di peggio, che il Centofanti
stesso
qualche cosa
ignorava,
lo
tutti.
Il
della
come
ignorano
Vestiziones'era
poeta
fatto
sugli ultimi
anni
così
siffattamente che
i
all'oro
attaccato
l'aria
magari
napoleoni dentro le gambe
sospettoso
e
glielo rubasse,che
della
scrivania
a
teneva
bella
posta
!
vuotate
Altra
l'illustre
volta
contandomi
vecchio
barzellette
o
niva
ringiova-
e
de' suoi amici.
o
sue
pe'colli gentili di
Su
si allietava
Eccone
Firenze
pioveva il sole uno
d'oro purissimo; era l'autunno,
le ville emae
spagliettio
navano
ricordo
profumi e suoni e canti. Ora io non
più
fu
villa fra quelle sparse su pe'contorni
di
bene
se
una
una.
Fiesole
farvi
ultimi
molti
di Arcetri
o
colazione.
un'eletta
che
compagnia
scelse
per
Erano
fra questi
e
signore e signori,
il Centofanti,il Giusti,il Capponi, il Niccolini,e
altri che più non
ho in mente.
Si mangiò e si bevve;
una
poi, a tre a tre, a quattro a quattro, la comitiva si sparse
benedetti dal
pel giardino.E passeggiavanoe scherzavano
sorriso di quel cielo classico,
quando da un melo cadde
frutta. Uno
del crocchio,un
tal Niccola,la raccoglie,
una
la guarda, la leviga per farne vie più risaltare i colori,
ed
É razzarola 1...
esclama:
«
O
che
»
il fervido
o
fantasie,
che
ilarità. Ed
ecco
cenno
come
si fa innanzi
chiedere
fra
cadde
ei dell'attrazione
Scuoprì
Cade
Un
mai
le
una
scuopre
turbinìo
leggi
mela
che
e
ai
la
destò
avvocato,
un
serio
silenzio,
Qual differenza è
Ai piedi di Newton
E
accalorasse
altro,quellaesclamazione
a
Ed
Rùflna
della
vino
uomo
un
quelle
in tutti la
parmi, e
fatto
serio commenta:
e
uomo!
pomo,
universale
resesi
immortale:
piedi di Niccola,
mela
d'applausilo
è razzarola!
avvolse.
L'altro
era
annien-
'
PASSEGGIATE
LE
CON
Tuttavia,rifattosi
risponde:
tato.
Si ha
Che
vuoto
contrario
Il
E
di
si dà
non
la testa
Pure
del
quest'altra
La sua
fama
in persona.
nel '48 l'idolo di tutti,
e a lui
Centofanti
1862
del
ammiccò
Liceo
un
dovevano
essere
lileo
Ga-
ginnasio,certa
solenne
un
tanti
paccione
sca-
che
tardi,osservandomi
fatto
mia
casa
scolaretto
me
domini
avevo
croce
questo,
preside)del
ancora
Pisa, a
dell'anno
di
in
tale,affetto di apollinite
acuta,
che
e
anzi,nella sua qualitàdi
un
tale eh' io pur conobbi
direttore
(non si diceva
orologi
Per
apollineiliberaleschi.
un
perchè
natura;
addimostra!
giorno gli si presenta
mattina
nella
mettendolo
poetinie poetonzoli,
tutti correvano,
e
coi loro sternuti
e
vostra
poeta civile lo rendeva
Galilei di
egli pure
sicura
cosa
per
l'estro
po', invoca
un
39
CENTOFANTI.
SILVESTBO
gli
1
cipolloni
E
gliene serbo rancore, ma....
sofo,
del resto, saluta il filoQuel signore,un buon uomo,
le ceremonie
garbate,gli chiede :
e, compite appena
mia poesia?
«
Ecco; potrei io leggerle una
Di
«
io
né
morto,
tutto
Universo...
«
V
"c
Legga...
d'augelliimplumi
Nido
È
Con
braccio
Vi
Vi
Non
che
son
nella
fulmineo
il
poeta
montagne
ragliaun
rimanesse
fuggì;
di Dio...
man
il Centofanti
altro
ferra
piedi,af-
fiumi,
ciuco, e
il povero
in
grida:
e
e
è
l'ho
anch'io!
sentito
poeta, Dio
e
lui soli lo
volò!-
sbugiardando sé stesso con
si chiama
e
l'uomo-augello-piumato
esiste,
Un
che
l'universo
scatto
uno
pel
Come
Il titolo?
cuore.
sanno.
dimostrare
gabbiano!
Un
rissimo
ca«
giorno mi parlava del Montanelli.
ma
quando si piccava d'una cosa, bisognava
uomo;
andasse
di 11. Eravamo
come
Pilade
e
Oreste
; eppure
LE
40
PASSEGGIATE
bella volta
una
Centofanti
due
che
sulle furie per
la disse, ma
c'è
non
me
due
una
bazzecola
verso
ch'io
come
un
sfidarmi.
signoria
giorniinnanzi
il duello
CENTOFANTI.
montò
mandò
ricordi)e
SILVESTRO
CON
dei rottami
avanzo
del
ne
me
Perbacco
dalla cattedra
avevo
(e il
1 ed io
gridatocontro
medio
turalment
Na-
evo.
gli mandai a dire che non
potevo sbugiardare
le mie ferme
opinioni.Allora dopo qualche tempo me lo
vedo
apparire risoluto in casa; va nel salotto,e di sul
tavolino
riprende tutte
io teneva
che
si scusò
rilegatea libro,e
si fece
e
le lettere che
Ma
«
Non
scrive ella
perchè non
le leggerebbe nessuno.
Il Centofanti
t
e
Veda
fui io
ricredette,
d'una
era
le
vecchio, gli dissi
caro
memorie?
sue
che
modestia
po' il D'Azeglio....
D'Azeglio,soggiunse; lei
i limiti.
passava
un
il
Ah,
si
la pace.
qui che io, guardando quel
tutta
l'espansione:
«
e
scritte,
aveva
via. Poi
va
Fu
con
mi
che
appunto
suggeriia
Massimo
si passava
al
fa ricordare
mi
di scrivere/
che
miei
ricordi»
Dal
Montanelli
diceva
t
lui.
Tista!
Povero
abbia
e
Niccolini,a Tista,come
conosciuto.
maj
giorno
lui ed
eravamo
Firenze,quando,
frati. Il Niccolini
a
un
non
all'improvvisocon
e
vanga
esclamai
fortuna
Era
più
d' Italiano eh' io
cuore
gran
risoluto,
troppo
risoluto
forse,
Un
trasportare dai suoi furori tragici.
si lasciava
spesso
fu il
io fermi
in
via
del
Proconsolo
a
d'accanto
due
tratto,ci passarono
le tonache, sicché
poteva vedere
gridò: Prendete una
potentissima
Tista,per carità,
rompete la terra, fannulloni!
stringendogliil braccio,tu ti comprometti 1 Per
i due frati tirarono a dilungo. Ah, povero
Tista,
voce
—
ripigliavadopo
di silenzio
gli
vagando con
occhi orbati quasi presumesse
cercare
qualche fantasma,
abbiamo
ne
però
passate delle belle ore insieme ! Aveva
delle idee,come
ho a dire?... eteroclite. Per esempio s'aggrottava
ed
chiamare
né
era
un
istante
tomo
di fare
Giambattista,con
firmò mai
quel suo
nome
due
se
una
e
mossaccia
se
si sentiva
t. Difatti
egliné pronunziò
non
un
con
t solo.
Odiava
LE
la musica
poi
CON
ferocemente
;
lui,ch'era
dirò
un'altra;gli si
allora
e
volte
è
o
disdiceva
a
me
confondeva
altri
lui nel
delinear
vero,
affermò
non
in
della
data
ieri.
scita,
na-
Quante
intese,
Ultime
delle
moria,
me-
sua
il Foscolo
che
Lorenzo
gliene
la
tanto
asserito
aveva
E
l'anima!
di tanto
perfinola
quello che
ad
e
affievoliva
di
innamorato
così
solleva
e
41
CENTOFANTI.
SILVESTRO
quanto fa battere il cuore
tutto
ed
PASSEGGIATE
'lettere
Bianchi
sosteneva,
d'Iacopo Ortis? Ebbene, a Nicomede
frottola.
invece, ch'era una
scolo
Azzardai
interromperloper domandargli dove il Foil Niccolini
e
si fossero
conosciuti.
per l'Isa-
Qui, qui in Pisa. Il Foscolo delirava allora
bellina Roncioni, bellissima
immortalata
bionda
«
nell'Ortis
sotto
il Niccolini,
il
nome
nobile,era
di
Teresa,e
la cui
con
in relazione. E fu
appunto
qui
famiglia
in Pisa
del
pari dove il Foscolo,forse appunto p^r affermare la sua
luti
gratitudineal giovine amico che avrà portato i primi sadell'innamorato
al Niccolini
Tista,che
povero
un
faceva
ed
all'Università,
perchè
veniva:
dalla
fu costretto
se
un
Preso
allora l'ultim'anno
era
in
gava
lo le-
che
eonte
di
grandissime
;
ma
il
denza
giurispruristrettezze
nulla
gli
a
venderlo,per comprarsi non so più
cappello;e vendendolo,
scarpe o un
nel 1802, o un
anno
prima.
il Centofanti
l'aire,
in
rovina, poco
non
si soffermasse. Di memoria
nemmeno
l'intimità
preziosissimoAnacr
famiglia,caduta
paio di
quasi piangeva.Ciò
bene
per
il Foscolo,dicevo, regalò un
patrizia,
quella casa
a
giorno
all'Isabella
era
o
facile si fermasse
e
ferrea,egliricordava
e
quasi sentendosi ringiovanire
particolari,
nella mente, tra pel
tra per quello che
gli si rinverdiva
sovente
sole purissimo che lo involgeva e lo carezzava,
scuòteva,
testa,e stringendoquella sua bella e veneranda
N'è passata dell'acqua
misi più forte al braccio,
postillava:
i ponti dell'Arno,da allora a oggi ! E sorrideva sesotto
renamente.
i
più
minuti
risiedeva a Firenze
1841, l'illustre uomo
sulla gloriosaAntologia di Giampietro Viescollaborando
seux
(quellagloriosavecchia Antologia dalle cui colonne
Innanzi
al
42
LE
PASSEGGIATE
CON
CENTOFANTI.
SILVESTRO
Gabriele
suo
il De Lamartine
pel
Pepe nel 1826 schiaffeggiava
insulto all'Italia;
che fu fatta sopprimere
quell'Antologia
nel '32 dal liberticida czar
delle Russie per un articolo
del
Tommaseo
che
gli scottò
tragedia Edipo
re,
facendo
riordinando
vita,per
che
di
associazione
l'autore
da
dell'Arnaldo
che
Brescia,coi
tutto
contro
d'antitaliano
d'austriacante,
n'era
non
Niccolini
di servile,
sapesse
che
le volte
Tutte
di susurrare,
tanto
non
udisse : Ecco il padrone ! ecco
mai
mancavano
non
al sito,
propoluce
vera
sua
striscianti
patrono, gl'inservienti,
il
Niccolini,
il
III,
il piede il granduca Ferdinando
nella biblioteca metteva
che
insomma.
sua
fieri sdegni,con
suoi
che
ciò
e
della
Ecco,
nella
mette
sua
dantesche
anche
ricordò
la
luce
a
periodo
bibliotecario.
stato
era
insofferenze
sue
d'idee
piccante aneddoto
un
le
attivissimo
questo
della Palatina
nervi) dando
pubbliche letture
alla Palatina.
galileiani
i codici
Parlandomi
i
pecoroni,
piano che il
il padrone I...
e
non
provocò nel
tre, forse per cinque volte la cosa
truce
un
poeta se non
aggrottamento di ciglia; finché un
Per
giorno,afferrato (è la parola rigorosamente propria)il
il granduca se
cappello,se lo calcò in capo, e mentre
dell'italianità e
n'entrava mogio mogio, quasi timoroso
della corporatura del gran poeta, questis'avviava
con
derose
po-
bel
che
Il padrone
sgambilate alla porta, gridando :
E
i cani; io no!
padrone? il padrone lo hanno
con
l'impeto d'una
«
1
»
braccia
ma
uscì
lasciando
bocca
a
aperta e le
raffica,
altezza imperialee reale il gransua
duca
ciondolone
di Toscana.
Questo
quel
mio
m'
liana
anche
aneddoto
«
feroce
ingannava
invece
lui,mi
che
ricordato
ho
più
di
nota
una
tanto
sol-
sopra;
Marucele mettevo
biblioteca,
Il Centofanti,
poiché vi ricordavo
pregava
la svista
correggere
dunque appagato
il desiderio
alla
del
prima
casione.
oc-
venerato
illustre vecchio.
E
un'altra,
pure del Niccolini.
Tista,Gino Capponi,
Centofanti,
a
in
circa la
di Palatina.
Ecco
e
libro
»
riportavaanche
lo
io
conversazione
il Cantù.
da
una
Il Niccolini
colta
era
un
sera, continuava
io ed altri assai eravamo
«
Una
signora forestiera. C'era
po' grosso con lui,ma,
il
anche
lì per
Fu
così
un'epigrafe
Silvestro
.
.
.
della
il
marmo
prelude
Col
e
nei
della
quasi
chiaro
l'intelletto,
del
L'
filosofo
Italia
e
perde
d'indole
anco
un
sicura
auspice
una
la
lui
non
del
suo
Chiusi
per
cecità,
i
un
uomo
nobile
risorgimento
il
da
e
cuore
delle
vanità
tranquillità
del
di
sentire,
».
già
sempre
colla
conforti
mente
cheta-
sereno
ma
sulla
versi
1880:
Pisa
vita.
vivo
schietto
gennaio
nobile
moriva
di
8
in
soltanto
intemerata,
1
fu
colonne
spengevasi
suoi
e
speranze
di
dalle
scritto
coscienza,
alcuni
Centofanti
legami
del
luce
Centofanti
colle
fu
nel
incisa
del
ebbe
martiniano
alla
recitati
in
lui
corrente
occhi
Silvestro
umane,
ci
non
venisse
che
nobile
sforzo,
gli
epigrafe,
mai
con
suo
un
del
senza
affetti, dopo
e
a
6
tempo
cose
filosofia
muro.
domenica
giorno
quale
D'Ancona,
così
lungo
agli
della
vivente
permise
non
ammiratore
Fanfulla
«
La
Alessandro
caldissimo
del
chiudeva
che
onore
il
che
ricordo,
commemorativa
italiana.
incastrata
illustre
affetto,
mi
ben
se
Centofanti,
Centofanti
e
pur
CENTOFANTI.
.
eloquenza
modo,
V
circostanza,
dettava
:
SILVE8TRO
CON
quella
per
Gioberti
e
PASSEGGIATE
LE
44
credente.
alta
ligenza,
intelma
pur
iHiiiMiitiiiiiiiiitiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiHHiiiiiiiniiHiiiiiutiiiiiiniiniinimininuMmiiiiiiniiiiiiii
UNA CENA A BERSAGLIA
I
quattro personaggi salirono
le
scale
private del
quartiereestivo del palazzo reale che dava sul parco, e
sciati
dopo lunghi giri per anditi e sale furono introdotti e lasoli in una
speciedi rotonda,parata tutta di drappo
celeste,e dal cui soffitto pendeva una
grande lumiera di
faceva
Un
profumo delizioso
slargarei
argento dorato.
gli occhi; circostanza
polmoni e socchiudere
questa che
invitò
subito
dei
uno
divani
Rovesciò
osservò
«
il duca
che
indietro
di
Richelieu
guernivano
lasciarsi
a
in
giro
la testa, incrociò
in
andare
giro
le braccia
sopra
la stanza.
sul
petto
e
:
E
un
paradiso in
Godetevelo
terra...
finché
dinale
vivrete,gli rispose il vecchio cardi Stato, Fleury, gettandosi anch'eglia
ministro
e
sedere; godetevelo, perchè nel paradiso di lassù voi non
«
davvero.
c'entrerete
«
Nemmen
«
Lo
La
di
ma
duca
voi, eminenza.
so.
bella
di
Mailly
la
decrepitaprincipessa
Carignano parlavano intanto fra loro, calorosamente,
Era un
sotto
voce.
vine
riepilogo; finito il quale, la giosul
dama
lo sguardo, poi lo abbassò
girò intorno
e
contessa
chiese:
e
46
UNA
E
t
in
ogni lato?
«
Ah, rispose il
tempiettodove
duca
«
È strano;
«
Ne
il
alle
insieme
Luigi XIV
re
e
scritto
nel
siamo
veniva
citare
re-
a
amanti.
sue
crocefisso.
c'è neppure
un
Ah
sii quanti sospiriinnalzati
meno...
non
faceva
destandosi,noi
come
maestà
sua
il rosario
trapunto su' cuscini
che vedo
motto
questo
VEBSAGLIA.
A
CENA
a
quelle belle devote, e quanti baci fra creatura
il creatore
nella sua
creatura
e
per maggiormente onorare
Era il quarRidete,madama?....
sapienzadi protoplastel...
tiere
Dio
a
da
di
del
da
maestà, questo. È
sua
voi non
conoscete
castello;
ballo. Orsù, venite,vi farò
Ma...
«
chiese
non
l'occhio,
pe' viali
con
dovevamo
io il cicerone.
alla
assistere
accennando
del
corsa
rispose il
facendo
duca
Madama, appoggiatevipure...
avreste
istante,signori;d'altronde non
che
La
ormai
cose
bella
contessa
della
Era
«
da
del
il braccio
preso
oltre,e
uscio, passarono
un
tosto
si offrì allo
sfarzosamente
ci
non
la fine delle
Mi
avventure
manete
ridere
ve-
tiluomo.
genuna
sguardo
ci
poco
stava
scrisse
io scrivo
ora
vostre
affliggete,
signora;io
piacere maggiore
venir
come
dato
avete
Luigi XIV
Qui
re.
memorie,
sue
voi
Ah,
«
del
lo studiolo
parte delle
un
Voi
giovine dama.
E questo?
«
«
già
aveva
arredata
stanza
an-
note...
Egli aperse
seconda
ceronte
rino-
del
ch'eglil'occhiolino.
un
pratica
le sale
che
principessadi Carignano
parco ?
fin qua,
chiamati
Saremo
"r
la
siete
; voi non
di Versailles
vero
con
per
una
le mie.
tire
piaceredi senle cuffie borghesi.
contentarvi,
quando
fa il
sopraggiunse:
l'invito
del
re
a
qui...
La
contessa
«
E
il re,
«
Come
no
die
un
sospiro;poi:
credete,ci
? la
corsa
onorerà
della
del rinoceronte
sua
compagnia?
è indetta
appunto
da vicino cotesti
vuol vedere
maestà
per voi, perchè sua
crostat
vostri occhi vellutati...Mirate questo scrigno d'ebano indi
madreperla...
UNA
«
Sicuro; il
«
E
«
Già,
c'è
sole
un
il
di
motto
Le
simbolo, il
suo
die
gli scrivevano
ad
la via
donna...
pensò: Questa
re-sole. Qui
egli teneva
le
di chi?
lettere che
Il duca
Luigi XIV.
d'oro.
lettere... indovinate
«
47
TESSAGLIA.
A
il solito motto.
C'è
«
CENA
delle
una
è che
non
gli altri
sovrani?
sue
solite
una
bella
e
risatacce,
donna.
In
ha
ci
più un papero. Davvero, non
ch'essa vorrà impicciarsi
di politica
sarà il caso
; e il Fleury
da forca,poed io, e quanti siamo
qui in corte gioielli
tremo
sicuri
revisori.
Il
dai
francese
arzigogolare
popolo
ne
cervello,
quanto
a
dorme
della
grossa,
lo Chàtelet
Ma
«
la
anche
di
«
«
lettere della
il
girato,se avete visto le memorie
No, signor duca, mai.
Vi andremo
un
giorno.Là stava
di Maintenon, ed è là dove
le
avete
«
«
re-sole.
La
«
il
Vi
si
conserva
ancora
dentro,se
che
di
parco, dinanzi
Intanto... eccoci
Giava.
a
dama
preferenzama-
riuscì farsi sposare
il letto nuziale.
maestà....
sua
lo
racchiude.
Mailly dette un nuovo
sospiro.
Vi opprime quest'aria?Fra poco
noi
nel
di
rialloppieranno.
dunque ? chiese un po' piccata
grande?
Mille volte,signor maresciallo.
lo conoscete
se
Scusate,vi domandavo
.
«
si destasse,
ove
lo
ci teneva
cosa
seta, e,
Maintenon, signora;e non
solo,ma
quelledella Vallière,della Montespan, della Scarron
altre. A proposito,voi
visto
mai
avete
cento
non
Trianon
dal
Bicétre
da
Mailly.
Le
a
e
che
e
i bachi
come
perto,
all'a-
saremo
al rinoceronte
e
in un'altra stanza.
Qui nacque
re.».
«
«
Luigi XIV?
No, signora,Luigi XV...
Improvvisamente
broccato,
«
Cioè
«
Ah,
gridò
la
e
s'intese
il vostro
mio
Dio!
Mailly.
si schiusero
una
voce
i teli di
dolcissima
una
che
portieradi
disse:
adoratore,madama!
angeli e arcangeli!signor
duca?...
48
UNA
il duca
Ma
accennando
dalle
braccia
contessa, tremando
dei
smarrimento
del
A.
la
e
già sparito,
era
uno
a
VERSAGLI
A
CENA
sensi,veniva
e
avvinta
re.
per atterrire fin la più ardita trecca
di Parigi.La Mailly gettò un grido e chiuse gliocchi rannicchiandosi.
Bastava
anche
meno
balbettò
Signora...,
«
il
sorreggendoladolcemente,
re
temete...
non
La
tosto
sospirò come
e
le
lenta
riaprìlenta
contessa
da
presa
chiuse
le ripalpebre,ma
una
specied'estasi
scorgendo quel bel viso chinato sul suo; perchè infatti
finché non
si
tale si mantenne
e
Luigi XV era bellissimo,
lubricità. Allo
alle più indiavolate
trava
spavento subenruppe
nel
ora
della contessa
cuore
un
tutto
insieme
di
di gezione,
sogIl re la
gaudio, di vanità,d'amore
appagato.
istante con
di diletto infinito,
un
espressione
guardò ancora
ed essa, piano così come
uno
spiro di brezza,sussurrò:
t
Ah,
sire!
«
Mia
bella!
vita
«
rispose il
ricingendolecol
signora!
mia bella
sottile;
Ah, sire! ripetèla
re
contessa
con
disse
ancora
accento
braccio
la
peritosoe
soave.
Chiamatemi
«
hanno
n'ha
il re;
qui
non
vi
v'ha una
corona
d'oro;ve
orgoglidi potenza, non
di stelle,
e la cingete voi... Sediamoci,aggiunse
una
poi. Vorrei
Vi
amico,
dirò
dirvi
vi
che
vi son
ma
non
delicatissime,
Così?...
stesso...
più di me
cose
amo
la frase è troppo comune...
di Gerico...
sembrate
rosa
una
Ecco, ho trovato;
no,
biblico.
buono.
Ma
voi
no,
mi
nel
si va
nemmeno;
signora,io vi venero, vi adoro,v'idolatro,
Ebbene,
Auf!
vi inchino.
Dopo una siffatta sfilata di razzi,chiunque
fiato;egli no, ed aggiunse:
«
Mi
a
Mio
neve
e
«
amate
la
Mailly ergendo
l'altro
guardando tenacemente
Essa
fata,soave
mi
ama
creatura
!
O
bocchino
di latte
e
preso
ri-
di Dio?
voi, benedizione
sussurrò
sire,
avrebbe
di
il suo
bel collo di
negliocchi,io vi amo!
di
miele, o manine
sangue!
UNA
Tacque
CENA
A
VEBSAOHA.
49
istante,
poi riprese:
consorte
è tutta immersa
Gli è che l'augustanostra
«
nelle contemplazioni ascetiche. Rosari, digiuni,
segni di
a
croce
mezzogiorno e a vespro; e poi daccapo rosari e
letture divote,e novene,
e salmi,e litanie e
deprofundis;
e
la Vita
di
Rosa
di santa
la Madonna
e
none,
un
che
Lima,
i miracoli
e
anni
di tre
di
Bru-
san
la casa,
spazzava
e...
ciò è nauseante!
Ah,
Era
data
La
vero.
vita
una
a
reginaMaria Leczinska viveva
di divozione,ma
è altresì vero
ormai
tutta
ch'essa
era
buona, sinceramente
pitudini
pia,e, cosa notevole se si pensialle turreggia,essa era rigidamente onesta.
quell'antro-
di
Capite, madama?
ripreseil re. Ed
vita,e voglio vivere... voglio vivere
io mi sento
la
trovò
«
di
E
a
corroborare
asserzione
sua
pieno
1
non
nulla
di
della contessa.
meglio che reclinare una tempia sul seno
delle avvertenze
La quale gettò un sospiro,
e ricordandosi
della Carignano bandì dal suo
e
spiritol'ipocrisia
posò
bionda
che fremeva
la bocca
sotto
su
quella capigliatura
l'alito di lei.
Il
«
ebbe
re
E
geloso il
Ah, mio
questo mondo
non
paradiso,poi chiese:
altro che
Possedere
adoro, dolcezza
tremanti
le slacciò la
agliavidi sguardi di
mostrò
spalledi
mia.
?...Siete forse
gorgerina,e
lui tutto
la
il collo
e
tessa
con-
due
«neve.
Febbre
d'amore
che
mi
mi
tu
quella bianca bellezza,
ancora!...
compreso
E le si gettò fra le braccia
fuoco
Barboni,
Fra
scuoti
Luigi piegando
sussurrò
parole di
sua
freddezza
Permettete...
le mani
Con
avevo
male;
la
saperla
non
e
aggiunse:
perchè questa gorgerinacosì chiusa
Ma
monaca?...
«
giuoco.
gemma
è
in
che
uomo
un
sulla vita ed
Si drizzò
una
il
una
resto, ciò non
delirio,perchè io vi
è il mio
esserlo
può
Del
apprezzare!...
«
marito?
vostro
ama
dite!
mi
Che
conte
di
sire,quanto
«
«
brivido
un
e
matti
riveli
savi
—
4
mento,
mo-
ginocchio dinanzi
un
una
felicità che
mormorandole
ricoprendoladi
t
questo dolce
in
baci.
io
a
non
negli orecchi
50
CENA
UNA
del
caldura
La
giorno
il sole stava
Maria
ormai
veramente
era
estrema,
la buona
tramontare,
per
come
sic-
e
regina
spirare
vaghezza e bisogno di andare a redel castello,
alla quale i
l'ampia terrazza
sopra
i prole piantedel giardino e del parco mandavano
fumi
loro
e
soline
e
Le
lieve alito di frescura.
un
facevano
il
Il cielo
delle Or-
Gesù.
a
occhio
all'orizzonte
in fondo
benissimo
si discerneva
la
corte
Cellan,la superioradel convento
padre Giacinto della Compagnia di
appariva netto e smagliante,così che
di
viscontessa
nudo
A.
sentito
aveva
fiori e
VERSAGLI
A
uno
di guglie, di campanili, di
aggiomeramento
Era
case.
palazzi innalzantisi fra centomila
sterminato
torrioni,di
Parigi.
di
La regina,
solito
silenziosa,
parlava cotesta sera con
domande
festività e faceva
certa
una
domande, e
sopra
qualchevolta anche sorrideva graziosamente.La novità di
Versagliaera da pochi giorni un poderoso rinoceronte di
Giava
gabbia di ferro,ampia tanto
imprigionato in una
folta di vetrici e un
da contenere
una
laghetto dentro il
nisse
quale l'animale poteva sguazzare, ogni volta gliene vedalla curiosità,Maria
il capriccio.Allettata
volle
nel giardino,
scendere
il gesuitala seguirono
e le dame
e
senz'altro.
«
bello
E
Di
ed
qua, disse
ombroso
che
pel
presero
aperte da
state
trionfare delle
«
regina; questo
io
viale. Le
circa
ne
chiavette
mezz'ora,
loro
deliziosa
e
e
Maria, e quanto è grande Iddio
si chiamava
padre Giacinto,come
che
divenne
vita chinato
«
«
per
sotto
i suoi
foglie,schiudersi
«
Se
me
lo
loro
occhi
a
fragranze.
suel
opere
quel geometra
voi
Dite,
antico
parte della
le
crescere
E credete
vero.
così
ricominciavano
delle
nelle
veder
per
sua
piante?
ch'eglivedesse
allungarsigli steli,dilatarsi
i bocciòli
permette
e
passato molta
aver
sul terreno
Timonis, maestà.
Ah, Timonis, è
veramente
le
curvo
tigliè
esciamò
splendida d'estate,
sera
una
di
erano
degli irrigatori
il refrigerio
delsotto
riavuti
tinte vivaci
viale
vaghissima.
sono
i fiori s'erano
l'annaffiamento
Com'è
la
vostra
e
i calici?
maestà,
io
non
ci credo.
52
CENA
UNA
«
Ebbene?
a
Un
giorno
tragedo
calvo,un'aquila
era
l'aria
fendeva
quel momento
veduto
quel cranio
gli artigli,
con
lucido
tartaruga fra
una
scambiatolo
e
in
passeggiava
greco
scoperto, e siccome
capo
a
campagna
che in
illustre
un
VEBSAGLIA.
A
un
per
la preda che, rovinando
giù a piombo,
sasso, lasciò andare
uccise il disgraziato.
Egli era il grande Eschilo,l'autore del
Prometeo.
la
mentre
delle
Orsoline
si
viscontessa
si
si udiva
non
delle acque
passi mutati.
dei
e
più
ditando,
me-
la
superiora
poi guardarono il
e
sbalordito.
rimasto
che
e
e
nessuno
Trascorse
tanto
parlasse,
che
lo strepere delle passere
ciuffoli delle alte piante,lo zampillare
altro
raccoglievanonei
è
Cellan
di
fra loro
guardarono
l'aria di chi
gesuitacon
così qualche istante senza
che
il capo
regina ripresee passeggiare chinando
La
che
lo scricchiolìo
Finalmente,
delle
senza
ghiaie sotto il peso
mandò:
dovoltarsi,Maria
mettersi co'
vi pare che possa
Giacinto, non
due usignoli che parlavano di politica?...
Come
piace a vostra maestà ; però lo attesta il padre
Gasparo Scottis della Compagnia di Gesù...
Allora, noi vi crediamo... soggiunse ella gravemente.
«
Padre
«
«
Il sole
si facevano
le loro
dense
cime
da
tramontato
era
fra
ricurve
qualche istante,e
le ombre
i quali,con
quegli alberi altissimi,
e
intrecciantisi,
quasi formavano
una
volta
incantevole.
Camminavano
fronzuta, soprammodo
al
tutti silenziosi,
in capo
quando d'un tratto si scorsero
viale dame
al padiglione
e
gentiluomini che si avviavano
del
Nettuno
Gli ultimi crepuscoli
».
?dorato,presso la vasca
bero,
liin pieno in quello sfondo
gli illuminavano
mandò:
di Cellan, dola regina, voltasi alla viscontessa
e
«
«
Non
«
È
marchese
«
E
a
La
è
il re?...
il re, maestà,
di Richelieu.
le due
insieme
cardinale
al
signore?.
principessadi Carignano
Fleury
e
al
.
e
la contessa
di
Mailly.
CENA
UNA
A
53
VERSAGLIA.
A
la regina impallidì,
balenandole
quest'ultimonome
subito
al pensiero la possibilità
di un
intrigo.Sapeva la
contessa
briosa
leggera di costumi, sapeva quale intimità obbrofosse quella affermatasi
da qualche tempo fra il re
il passato della Carignano col
il maresciallo,conosceva
e
insieme in
Fleury, e tutti questi rei soggetti,riuniti ora
Frenò
confidenza
con
suo
un
spiro,
somarito,la insospettivano.
poi disse:
È già troppo tardi,che ne dite voi, reverenda
madre
«
lo svago
di vedere
il rinoceron
a domani
superiora? rimettiamo
«
Pare
«
Voltiamo
anche
a
sia
che
me
tardi,maestà.
dunque...
scorciatoia che in quell'istante
le si offriva;
E prese una
tutti la seguirono fra le aiuole,e poco
dopo essa rientrava
sola nelle sue
intime
nanzi
stanze, e si gettava in ginocchio di-
Crocefisso. Stette in questa attitudine alquanto;
una
voglia irresistibile di piangere,balzò in
un
a
poi provò
piedi,si premè le tempie fra le palme in atto d'infinita
e
afflizione,
appoggiando i gomiti sul guanciale del letto
cominciò
E quali dolci
a
ricordi,in quella
singhiozzare.
intimità còll'origliere
del talamo, non
le tornavano
pura
a
!
mente
le aveva
sorriso
sposo non
co' più teneri nomi, il bel capo reclinato contro
chiamandola
il
suo
volte
quante
le braccia
o
suggenti l'amore
Ed
«
Maria;
più
ho
metter
ha
che
delle
parole
donna?...
regina
mi
Dio
dinanzi
venne
ch'io
mi
questa
e
mi
e
Si affacciò alla finestra
già
scesa,
e
tra
le
mi
fece di
dopo l'ultima
camera
si vendica
forse
mi
preferirebbequella
sente; ciò è troppo! Io sono
e
madre, e soprattutto sposa
si giuoca...La
Polonia
mia
ha
che
quale io posso respirarerispettataed
era
più guardi, non
mio, che cosa
gli
barcollante?
rivolsi?
gli
vede
singhiozzando
cosa, Dio
il giuro che
mantiene
che
in
le labbra
o
1
lui,sussurrava
più parole, non
più piede qui
volta
collo
suo
per
sorrisi per me!
Ma
fatto dunque ? Forse
non
al
labbra
sue
morta
egli non
suo
annodate
dalle
sono
ora
ora
il
onesta.
tanto
Vediamo
cielo
di
il
sotto
amata...
asciugandosile lacrime. La
fronde delle piante si vedevano
notte
gli
54
CENA
UNA
del
screzi
di
luce
meno
chiare,s'udivano
Là
«
è
A
OLIA.
VERSA
padiglione illuminato,e,
liete
voci
risate
e
più, ora
ora
lietissime.
ritrovo ; proruppe
cena, è un
fiera sulla persona;
là mi si insulta
è
festino,
un
una
regina drizzandosi
lo
me
forse,anzi è certo; il cuore
tenebre
mi assistono,ed io voglio
la
dice...
Andiamo...,le
Andiamo
accertarmi...
risolutamente...
Ella
s* ingannava infatti. Il
non
padiglionedorato, e
nel
cui
sembiante
Anche
incanti
estasi
le
sfavillava
bella
più
ricingevacon
così
è
di
che
vero
della
di
Mailly
vanità
gata.
appa-
irrorata
dagli
al collo
Luigi XV
le
Questa
spalle.
lita
so-
visitatori
più
era
posa
di Versailles
si teneva
galleriementre
di qualche gentiluomo quasi accennasse
dirsi infatti che quellaignobileconsuetudine
compendiasse la spossatezza di quella
attraversare
spossatezza.Può
sale
e
monarchia.
nefanda
un
l'ebbrezza
consueto, perchè
braccio
un
tanto
re,
lo videro
La
del
la contessa
fianco
essa
con
quel colpevole amore, sorrideva
continuo
guardava negliocchi Luigi che spesso
di
nel
a
a
il
sotto
fallaci di
e
volte
aveva
banchettava
re
mensa
trionfo
il duca
di
apparecchiata sotto
fiori,di candelabri
di Richelieu
il
padiglionedorato
e
di
alle quali
bottiglie,
faceva
i suoi
spesso
stati licenziati i servi per non
erano
importuni,il
duca
faceva
lui da
era
come
sic-
inchini;e
avere
coppiere,e
testimoni
mesceva
fumatament
pro-
dinanzi,a destra,a sinistra.
Un
superbo vassoio pieno di prosciutto ghiacciatodi
i complimenti dei commensali, perchè
cinghialeprovocava
quel cinghiale era stato ucciso dal re qualche
appunto
innanzi
mese
«
di
Mai
in
a
Trianon.
vita
mia
avevo
visto
un
questo, diss'eglivolgendosi alla
animale
più grosso
contessa; e quando
che parevano
scimitarre
quelle sue verre
pronte
mi
a squarciare,
sorprende il ribrezzo. Lo attesi a pie fermo
Vi gusta questa carne,
colpendolo diritto al cuore.
dama?
mapenso
a
«
É doppiamente deliziosa,sire,rispose la
«
Annaffiatela
con
un
bicchiere
di
«
contessa.
chambertin
».
UNA
Il duca
CENA
55
VEBSAGLIA.
A
bottigliae mescè
che
di LuigiXV, e lo stesso
prediletto
vino
doveva
dopo
il
grande.
Maometto,
ricolmo.
calice
vita
oc
Molto
il
della
il mento
di
vino
che
ridendo
re
il duca
«
se
chambertin
Non
è
mai
forse
il
la
stra
no-
?
»
vi fossero
non
leone
Napo-
tracannando
chiassosamente
contessa.
di
sarebbe
stelle! che
e
peggio
meno
notò
donne,
esclamò
Numi
il buon
senza
secolo
mezzo
la delizia dei desinari
formare
pur
tutti. Era il
a
una
Detesto
a
suo
stappò
ne
le belle
carezzando
e
mio
vero,
dolce
amore?
le
detto, le offrì con
Ciò
di Rochefort
più
non
grosso
proprie mani un formaggetto
di un
arancio,ed aggiunse
ridendo
«
sempre:
Permettete
ch'io rubi l'ufficioal duca
il vostro
cavaliere... Sul
ed
che
ecco
io
ve
s'era
«
di
aperto
come
che
fregiatodella
Ah, mio Dio!...
piacere.
«sillery»,
«
l'amica
Lasciate
Tutti
che
ristettero
lo
«
donne
«
un
reale.
corona
arrossendo
proruppe
di
confusione
Ah
spillomeraviglioso
faccette,e guardando
uno
soggiunse:
il satellite al sole...
avvicini
muti,
al collo
intorno
mano
vedere
Le
avidamente
e
della
il
re
ponendo
la
nuovo
una
l'altra le appuntava
contessa, con
spillosotto la gorgerina.
voi mi
fate
sire, diss'ella,
di
più
beata
fra
le
!
Ma
che!
vorrei
farvi sedere
sul trono, mia cara
bella,
cui i vapori del vino cominciavano
a
interruppe Luigi a
perdere più che mai
sì, ecco,
sua
maestà
più...Madama
e
incanto,lasciando
per
I disse il re.
streghe...
Prese
tolse
ne
l'astuccio,
l'aprì,
gettò lampi di luce dalle sue
a
far
il
istante
mesco...
ne
astuccio
la
sta bene
un
Improvvisamente la Mailly gettava un piccolo grido
getto
stupore, perchè sotto il taglio del coltello il formag-
di
e
rochefort»
«
sia
e
missionari
non
e
della
la nostra
vede
diaconi
ormai
e
regia dignità.D'altronde...
ci ama
non
sposa
livide facce di gesuiti
augusta
che
arcidiaconi... C'è
un
tanfo
d'esal-
56
UNA
tazione
ascetica
or
è
non
Il
in
col
regina
respinse,
Avevo
la
mia
santa
cacciò
Mailly
dettero
il
dormiva,
ricci
di
di
Loreto
in
la
o
ella
La
Simon.
momento
di
rideva
fu
un
Trianon
Betlemme,
bacchica
io
ma
era
a
quel
stalla
sembrarle
biondi,
caccia
Saint
forse
e
io
vero;
marchese
rimproverarmi;
a
È
re.
modo...
oltrele
e
zava
carez-
Mi
inesorabile...
!
«
E
«
telo,
maestà?...
vostra
ridendo
Io?...
io
uscii
dolce
mia
serica,
stella,
aspramente
per
sostegno,
e
«
La
si
irruppe
regina
contessa
fuori
la
dentro
portiera
delle
si
una
gridarono
fruscio
un
del
di
subito
poi
cadde
lungo
giù
veste
dopo,
padiglione
campanelle
strappò,
credia-
e,
più...
tornerò
di
scorrer
spalancò,
1...
tornarci,
un'imprecazione;
raffica,
lo
più
non
vi
non
s'intese
di
scoppio
come
la
sfacciatamente
giurando
singhiozzo,
un
chiese
più.
sempre
All'improvviso
di
la
e
giornata
una
dovette
apparizione
bellissimi
il
continuò
di
casa
Cominciò
i
gioia,
respinse...
principessa
la
e
coricata,
già
era
ci
passato
d'Argerson
sognava
la
devota
mia
Ebbene,
testa...
risata.
ci
signor
TESSAGLIA.
A
povera
cardinale,
sonora
Già,
quella
la
il
esilarato.
po'
e
molto
duca,
una
«
io
CEKA
-fremè
il
ferro
dosi,
asserpolan-
donna.
tutti
drizzandosi
in
piedi.
iiiiuiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiHiiiiHiiiiiiiiiiiiiimiiiimiiniiiiimiiiiiiiiiiiinitmuitmiiiimmiimii
IL CANONICO PACCHIANI
//
lo chiamò
da Pratoy come
magnifico canonico
Niccolini.
batista
Cinque parole che valgono un
il cui
singolarissimo,
cinquanta o trenta anni or
Quest'uomo
settanta
e
effetto
di fare
atteggiare mille
di sorriso
che
rivela
e
solo
sortiva
mille
viva
una
mento.
monu-
profferito
nome
sono
Giam-
bocche
il
gico
ma-
l'incres
quel-
a
esultanza
l'animo,
del-
anc'oggiqualche vecchio, o a pronunziarlo
soffio
ad
o
un
passarsifra ruga e ruga come
nonni
di giovinezza: fu uno
di quei nostri carissimi
pieni
l'
delizia delle brigate,daldi rosea
salute, briosi,caustici,
eredi
su' primi del
ingegno sfavillante,
scomparsi senza
per cui
udirlo
sente
e
anche
non
aveva
secolo, quando l'anemia
rato
stempenello
sbaviglio isterico le generazioni. Troneggiava
nostro
nella
reggia
dello
vero
gli stomachi
del
e
Cabanis:
mille
i ministri
si pensa
«
c'erano,
o
rari;
ansie
sfacciate
di
Stato, almeno
democraticamente
chìfelle
confermando
digerivano potentemente
non
dita;
tore
Rossini,consolagaiezza Giovacchino
del suo
Barbiere;
spiritocollo spagliettio
della
inzuppato
con
come
si
i suicidi
digerisce»;
si
divoravano
non
in
un
nel moscatello.
la
tenza
sen-
menti
i fallisulle
contavano
gli organismi,
Toscana, facevano
panino gravido, o
E c'era di più: la
zione
colacon
un
società
58
CANONICO
IL
italiana
viveva
le
anche
la
perchè
tranquilla,
rivelato
aveva
Petrarca
del
PACCHIANI.
fatto
era
Dante
che
cosi
e
scienza
grande
non
e il cranio
epilettico
era
cosà!
la quieteè perAh, quando si fanno simili rivelazioni,
duta,
feroce
di
arsione
di
rotta
a
collo,una
l'allegria
scappa
saperne
o
se
di
più, di
se
aveva
del
una
soffriva
Laura
nella
cioè,se Beatrice soffriva di revena
varigosa al polpacciodestro, e
una
disappeteaza o se aveva
voglia
si pettinava da se, oppur
se
sinistra,
sapere,
di
cignalesull'anca
si fa largo,nessuno
i cervelli ; la musonerta
di
più ride, le paretidelle scuole crepano
per esuberanza
e
femminile, e... la cretineria dilaga.
gioventù maschile
no,
sconvolge
Ma
del
carissimi
voi,
nonni,
e
piacevoleggiare,
voi
sì che
conosceste
l'arte
ripicchis'indovinava
fin nei vostri
Perchè
un
giocondamente frizzante la presenza del nume.
risata di cuore
assai
rasserenano
lazzo, un'epigramma, una
più che non tutta l'oziosa filosofia del passato del presente
dell'avvenire;ed ecco perchè i greci fecero del Riso uno
e
gli
dio, e gli dettero a compagni le amabili Grazie
Amori.
Ma
bella città
in
campagna,
il canonico
la definì
come
alla
circondato
troveremo
del
Paul
mondo,
Mery,
e
Pisa, la
a
s'è
ritirata
là troveremo
nel
1801
Pacchiani, nominato
cattedra -di logica e metafisica,
e
Francesco
quella Università
lo
andiamocene
perder più tempo,
che,statica dei rumori
senza
d'una
eletta
schiera
in
ve
d'ingegni,
vanni
GioPignotti principedei favolisti italiani,
quali Lorenzo
Carmignani penalista di fama universale, Filippo
Pananti,Andrea Vacca medico e clinico insigne,Giovanni
Rosini
e
Pisa
altri assai.
allora
era
la
città mite
clima, gentileil popolo ; più
del
e
1799
ogni inverno
alla
collettone
dopo
la restaurazione
nella
città dotta
da cani da
sua
col viso
di
uno
altezza
calzoni
valoni
castrato,glisti-
bianchi, la tunica
pastorie uno spadino che
scudiera,i
piuttostogiudicato
che
che
eccellenza; mite il
il granduca, prima
del 1814, mostrantesi
per
mite
schidioncello
di tanto
in tanto
per
rossa, un
si sarebbe
infilzare i pettirossi
pigliavaalle panie
ÓO
PACCHIANI.
CANONICO
IL
sproposito.Eran balli
Le signore non
ancora
avevano
Loyola; era tutto Aretino; e
sulla lingua.
tata
e
a
servo
V Aretino
vene
il Pacchiani
la
villa,mentre
l'argutoe mondano
sera, in
annunzia
Una
nelle
indiavolati.
amori
e
cene
sala
non
il
e
peli
aveva
già piena, un
era
canonico.
Si
fa
un
e tutti si volgono
risolenti,
profondo e istantaneo silenzio,
di tutti si apre come
perchè il cuore
per incanto alla gioia.
che
ci mancava
Si sentiva, infatti,
qualcuno, il deus ex
11 Pacchiani
machina.
le
celebratissima
alla contessa
e
le
fra
serra
glielaguarda sospirandoe
anche più profondo, e sguardi
porta sul cuore.
da ogni parte, perchè ognuno
presentisceun balenìo
la
sue
mano
e
Silenzio
la
se
s'inchina
avidi
epigrammatico. Il quadro
del
velluto
cui
l'aveva
Non
canonico
E
t
con
glielacarezzasse
mano,
sospirasse
; finché ubbidendo
e
il
che
noncuranza
guardasse la
le
«
sofà, lasciava
sul
mollemente
tipico;la signora,sdraiata
era
nonico
ca-
si fa
come
quellavanità
a
il
Canova, chiede:
strofa
avete, insomma, nessuna
ausata
per
questa
mano,
?
come
contessa?...
no,
Avess'io
Nella
tanti
vuota
gigliati
scarsella,
mia
Quanti
Questa
Alla
felice
man
bella!
gentile e
sfacciata
improvvisazione dei quattro
(non, s'intende,castrati come
qui li castriamo
rispettoa chi legge) le signore e i vegliatoridettero
risata
una
del
la
non
zucchero
o
e
miele
Gessner.
Cert'altra
signore come
smanacciata
sorrideva
secondo
da
men
per
il codice
gigliati,
poi,eran
un
giglio,d'onde
il Pacchiani
ombra
il
in villa
vantasse
nome
e
per
in
pareti,
se
quei
o
fossero
Metastasio
fiorentine
monete
tonari
ot-
le
come
poetico del
I
volta, sempre
far tremare
pacatamente
riguardassero né
in rilievo
le
una
la contessa
mentre
versi
in
e
e
tanti
por-
loro.
d'autunno,udendo
le caccie
copiose di
IL
tordi
CANONICO
altri uccelli
e
ch'egliriportavavolta
paretaio,gli promisero
per tempo
ci voleva
Non
di
trovarsi
in
in
tutte
sarebbero
che
coro
andate
dal
per volta
il domani
mattina
trovarlo
a
altro per un tipo di
alle gonnelle
mezzo
cappello cardinalizio
Me
lo giurate?
Ve
lo giuriamo.
«
un
6l
PACCHIANI.
sul
poggio.
quella fatta,che,
avrebbe
pur
rinunziato
a
(
«
domattina
Sta
bene;
più pace
«
avrete
da
vi
me
aspetto. Badate
piedi, e sopraccarico di gabbie
insegate
un
e
le reti
di
saporitie
eccolo
e
rintanato
l'aria,il
Tirava
vento,
e
chioccolava
Ma
il diavolo
i tordi
i
e
ci
in
già
le scarpe
contadino
con
un
di bocconcini
e
dopo
poco
del
paretaio.
spiando avidamente
in tutti i toni
aveva
messo
fringuelli
passavano
schiacciava
che
è
scare
per adele corna.
alti
ficcati nei macchioni
stavano
se
o
ne
curavano,
bile del cacciatore
risecchito
dal finestrino
e
canonico
gli uccelli.
e
fogliame
rannicchiato
Tutto
per
panioni,
in capo, seguito da
berrettone
con
un
paniere pieno
gran
bottiglie:si avvia al poggio,
fra il
non
parola.
dimani, sull'aibeggiare, il gaio canonico
Il
con
di
mancherete
se
però,
e
non
con
gran
perdii e giuraddiisenza
fine.
A
dal
su
su
gli uccelli
o
sette
declivo
e
il
profumo
»
delle
visini abbattuti
un
il
cenno
Aimè,
in
allegree argentine a
del
Pacchiani,
voci
ninfe,e
dalla
poggio.
e
i girarrosto.Le
pungente
fanno
voci
estremo
!...» borbottò
serenissime
si sente
s' intendono
tratto
un
levata
al canonico
un
nemmeno
come
reccàcco
queste
il vento,
più chiare,già
finalmente
prematura
per
Ecco
maledisse
si fanno
quell'ora d'ottobre.
«
lire
sa-
E
spuntano
e
dalla
sei
zolina
boz-
si arrestano
e
dirgli:« Ehi, quanti?...
aveva
voluto
far
getto
sore
panioni per l'onore del profesdi quellevispe cominciarono
fra il crocchio
! Allora
chionatori
gli sghignazzamenti,i favellìi sommessi, le occhiate mini motteggi.
Era troppo! All'improvviso,acciuffato dalla bile,con
simile a un
di gabbie e puntelli,
rovinio
cervo
immaneT
della
vita
fra le reti
e
i
02
CANONICO
IL
sfrasca
fuori
innanzi
alle
dal
paretaioil Pacchiani,e
signore
Non
andare
tentoni
a
luogo
tal
nel
e
E
queste
a
pepatissimequalche
celebre
ne
canonico
chiuso
sta
coscienza.
Eh
fate
Che
è
troppo,
pur
chi
poter dire: nel tal
disse quest'altro.
certe
scappate
I frizzi del
il dubbio.
qualcuno sopravvivese
se
verde
aggravarsila
non
per
fece
Alo,
santo
il mondo
come
lo
trovò,
qualche arguzia un po' grassa guasta
No, via. Il La Fontaine,per esempio,
animo
rigorosamente corretto, e
lascivo,aveva
De
Sablie
all'educazione
il
tuomo?
galan-
favolista
a
lui la
ricorreva
delle
più
sempre
per consigliintorno
nobili donzelle
di Francia.
È dunque spesso un andare
dove quellerispostesalaci del
di
i vecchi
gli raccolse,e
Forsechè
signora
un
scrupoli,
come
lasciò
è,
paternitàdi
s'insinua
pina
via, meno
E
pianta
facile.
è
; nel tal altro
questo
morti, o
una
rima
Raro
vi fu mai
son
come
si
belli,
amenità
sue
alla
volta
non
lo conobbero
che
legge. La
disse
intorno
anche
e
.
quasi sempre.
caso
visi
ma
chi
verso
intorno
Però
i vostri
care,
abbassar,
Finisca il
corre
prorompe:
e
mie
Donne
Ma?...
PACCHIANI.
questa che segue,
due
sono
a
tentoni
Pacchiani
le versioni.
sul
quando
sfavillarono.
Certa
sbirri sorpreso
teco
una
a
con
meco
dire no davvero
il rosario (eraquasi la
due
sera
bella
e
sul
Così
dolo
aven-
netta
don-
mezzanotte)
Santa
a
piazza
piazza,
torio
sacra
agliamori vespertini,cantata ai nostri giorni da Vitil rispettopossibilee immagitutto
nabile,
Betteloni)con
da veri baccelloni
anche
ed
perchè
quali erano
lo conoscevano,
gli fecero comprendere che quelle cose,
canonico
e in quel
specialmente,e poi a quell'ora
per un
eccetera
eccetera.
erano
luogo, non
Che
importa a voi? risposeil Pacchiani. Sono uomo
a
in
di
Caterina
Pisa,(quellabella
«
libero
Gli
con
donna
sbirri
se
libera
non
in terra
chiesero
scusa
libera.
poco
ci
mancò,
e
ti-
IL
rarono
diritto.
a
CANONICO
Questa la prima
è però più
scollacciata,
avvenuta
proprio a Prato.
a
tardissima
a
un
le
in
che
per
il marito
guaiva
lanciare il canonico
e
la
con
gliocchi,conveniva
voleva.
ci
Eppure la mammana
padre agguanta
grida:
in
pregnante che
che
meno
II futuro
carità,andate
Pacchiani
chiamarmi
a
meno.
prossimissimo
amplesso disperato il
un
Pacchiani, per
«
amico, quando
un
servetta
c'era,tranne, forse,una
conveniva
troppo giovine e in succhio non
la levatrice,
darci
sola, a quell'ora da ladri. An-
stralunava
e
di
casa
il Pacchiani
sera
nessuno
casa
essere
per
mandarla
qui. Una
di questo, ch'era incinta,presero
inenarrabile
e
sgomento
maiuscolo,
doglie.Confusione
perchè
in
si vuole
spiritosae
moglie
alla
tratto
Eccola
L'altra,non
versione.
acutamente
si trovava
ora
63
PACCHIANI.
e
la levatrice
!
«
La
levatrice I io!...
«
Mi
raccomando
Da
a
come
ed
dire:
«
Ma
uscì.
il canonico
spirito
di
uomo
!...
Anche
battè le mani
si arrese;
! »; prese il nicchio e il bastone
due
ritornava
la mammana,
con
questa
mentre
se
ne
mano
giovinastri,
per dargli la baia lo ferbruscamente
bruscamente
e
gli chiedono:
La dica, si può sapere che
ci fa lei,reverendo, per
queste strade deserte,a quest'oraproibitae in compagnia
forse
sbirri,o
due
«
d'una
«
donna?
Son
strada
pubblico,su
uomo
donna
pubblica, con
pubblica !
una
Risposta profondamente spiritosa,
perchè, infatti,
dov'è
chiamata.
levatrice è pubblica,dovendo
accorrere
Del
e
un
Lapo
lazzi
più
e
ne
d'ingegno strapotente,rotto
Saltarello
e
a
null'altro
motteggi. Egli fu
luminoso
è
vero,
libri,come
ginaliss
quest'uomo,ori-
s' ingannerebbe chi credesse
resto
ben
della parola;non
significato
e
trasandato
ne
Arcangeli,e
così, che
scrisse il Pananti
tuttavia
il
suo
in
nome
a
nei propositi,
costante
aveva
non
una
come
profferire
complesso nel
che
buono
cerebro
un
lascivie
a
lettera
si levò
penna
né
a
seppe
Giu-
alto nella
64
di Humboldt
Lussac.
Gay
e
Volta
di Alessandro
l'ammirazione
da meritare
tanto
scienza,
PACCHIANI.
CANONICO
IL
fondo
con
L'Arcangeli,cuor nobilissimo di prete toscano
vace
chiaro chiaro
d'italianismo,poeta gentilee traduttore vidi Callimaco
ritratto del
lasciò
Tirteo,ci
di
e
comincia
Pacchiani,che
un
sonetto
un
per
così:
Questi è Pacchiani. La fronte il rivela
Che
piegar ne la sventura,
gli anni non
si cela
La
fronte in che la grand» alma
Che
sdegna il mondo, e in se vive secura.
Ma
quegli che
in
che
pagine
Guerrazzi.
parlando
di sé
Pisa, così
trova
tale
e
medico
figuradel
Pacchiani
fu
Francesco
morranno,
lettera a
una
di
dire
del
celebre
gì'insegnavano,
che
canonico
degli studi
Infastidito
«
comandò
rac-
menico
Do-
Giuseppe Mazzini,
legge all'Università di
studente
e
si fu:
quale
ogni
sopra
Pacchiani
In
modo
il
vedendo
landolo
riveforensi
collegio
d'ingegni vari',
presia seguitarnele lezioni,
inclito
e
non
giovine
degli uomini
la
veramente
altro
piacquermi Andrea
Vacca
e
Francesco
».
zini,
lettera al Maznella medesima
più innanzi,sempre
così continua
con
pochi e magistralitratti a istoriarlo:
«
Pacchiani,figlioprediletto della natura fu guasto dal
tra gli uomini; seppe
conversare
quanto volle; tocca appena
la porta del tempio del Sapere, il Dio
lo introdusse
di subito negli intimi
imparato con
penetrali.Se avesse
ricavato
maggior fatica,avrebbe
migliore partito dalla
amansi
Sprecò
pei sacrifici che costano.
scienza;le cose
l'altissimo ingegno colla facilità del giuocatore che sperimenta
la fortuna seconda
contristò la sua
: mi
vita,più la
E
sua
morte;
memoria
cara
dolorosa
e
».
qui si tace la penna guerrazziana a magnificarnela
detto in altro
Dopo aver
mente, a deplorarne il carattere.
ed
dato l' ingegno a Corbellini,
natura
gli aveva
luogo :
Né
«
ei lo buttava
Cybo
mirra.
brucia
Non
via
in
suo
posso
di confessare
«
a
palate »,
onore
tutto
una
un
nota
turibolo
alla
Veronica
d'incenso
e
(che mi parrebbe ingratitudine)
parecchie frasi di questo periodo
astenermi
come
in
IL
,
reminiscenze
sieno
compiacque
lui
Dante
ornare
da
Galileo,
e
di
canto
un
della
al
mostrarsi
il Pacchiani
e
disperderei
Francesco
Pacchiani;
che
privilegiatissima
dei tesori
materia
era
affaticò
di
6$
PACCHIANI.
Pacchiani, natura
Francesco
In
CANONICO
più
mondo
si
intelligenza.
in
durante
di Dio.
doni
alta
Dio
un
punto
la vita si
tutta
I
tempi e i costumi
lo guastarono ; provò la sventura, ma
seguenza
contardi,e come
di vita scomposta, non
già come
persecuzionedi
animo
gagliardoo d'intelletto svegliato.Poco ci avanza
il canto
di lui,e tra le altre cose
in cui leggiamo le seguenti
a
terzine.
Come
industre
aureo
Lucida
dal
£
Che
Dopo
le
abbia
inteso
innamora;
numeri
mie
corde, che
che
dal
l'inno che
mostrarsi
commosse
percosse
il ventilar dell'ala bianca,
Incominciai
Da
arpe
gl'immortali anco
dei
destò
suono
E
beato.
senso
udissi allora
famose
che
dall'onda
Detter
Il
laureti
dalle
suon
d'armonia
e
i medicei
Il
d'Iri il ciel di Flora
cinto
D'ambrosia
Uscir
la
penne'ventilato
candide
Spirò
Pe
esce
spoglia ov'ei si fece
Dell'infinito valicò
Dalle
di
spoglia,
alato,
soglia.
verme
tempo
raccolsi
la
nella
persona
come
al mondo
in
man
i nomi
un
non
mosse,
affranca,
mente
franca.
punto
Dante
e
Galileo,
parolelanciate all'Italia dal gran
si capisce bene
livornese,non
quel che, in un opuscolo
di diciassett
nel 1875 a Prato,il raccoglitore
stampato per nozze
lettere scientifiche,
più o meno, del Pacchiani
qualidieci
dire
sole
piacere
esprimendosi: ce Ho avuto
cordare
di pubblicarle,
perchè, leggendole,cessino alcuni di rifaceto e
il prof. Pacchiani solamente
uomo
come
merita
di bello spiritonelle conversazioni; mentre
un
posto ben distinto fra gliscienziati e i letterati del nostro
Tra parentesi,e anche
secolo
».
senza
quel
parentesi,
fra
con
tanto
Barboni,
Fra
così
d'accento
matti
e
savi
è
—
una
5
da
pedanteriuccia
tecario.
biblio-
66
IL
l'autore di
Perchè
e
reverendissimo
Al
CANONICO
quale
PACCHIANI.
quel fra
rivolto
lettera
con
da
francobollo
appunto
l'illustrissimo
della Roncioniana
bibliotecario
essendomi
è
venti
di Prato.
raccomandata
«
»
la
acciò
risposta,
in quella
volesse degnarsidi dirmi se veramente
esistevano
biblioteca le lettere ed altri scritti del Pacchiani,raccolti,
testati alla suddetta,dal dottore
Girolamo
Cioni (fie
gliuol
di quel Gaetano
Cioni, che nel 1827, a Firenze,
andato
dove
il Manzoni
a
era
risciacquarei suoi cenci
in Arno, insaponò e lavò, più che altri,
linguisticamente,
sudicio dei Promessi
il viso molto
sposi)non mi rispose.
Ed io, passato spazio convenevole
di tempo, a ripicchiare
del tempio dove
l'illustrissimo
alle « dure illustri porte
reverendissimo
e
uomo
slarga i polmoni per quelletante
e per
mune
ore
quei tanti giornidella settimana,pagato dal cocui s'informò,
per ottemperare al nobile concetto
diosi
aprendo al pubblicodegli stuprimo, San Carlo Borromeo
entro
con
un
per
»
i tesori della biblioteca
Gli
ambrosiana.
ricordavo
in
francobollo... Nulla!
periodiquel povero
due centesimi
nessuna
risposta! Soltanto,a comodo, con
chiani
Pacdi francatura,
un
opuscoletto dal titolo Francesco
brevi
secchi
e
lettere
alcune
—
inedite,così, senza
asciutto asciutto,
come
propriocosì
viglietto;
mi
state
dunque
Sarà
a
tempestare
che
a
I venite
Francesco
benissimo,caro
poveri della
vostra
ha
che
contare
signore;
il Pacchiani
?
dire:
o
voi
tenete
un
ma
lo
non
pensai già
ma
meno
che
sapete
io?
di
ancora
ai
generosi:dispensateli
non
esso
quanto all'opuscolo,
ci mancherebb'altro,
venire
siamo
! In
cura
giovato a nulla.
oggi, dopo sessantadue
mi
Pacchiani
Là,
diciotto centesimi.
mio
da Pekino
né
Non
anni
dalla
trovò
sua
una
nuova
morte,
a
cantare
formazione
o
l'acido
del-
! Lo
giuro pei pelidella barba di Mosè,
piacerà infinitamente
più sapere che il celebre canonico,
stella in cielo,
col telescopio
mentre
certa
cercava
sera
una
muriatico
aspettava in pari tempo
la visita di
una
stella della terra.
la piccante,anzi la comicissima
Ecco, infatti,
narratami
da Silvestro
Centofanti,che del
amico
e
ammiratore
caldissimo.
avventura
Pacchiani
fu
68
IL
»
C'era
che
Nacque
un
sul
tremendi
con
del
del diavolo.
casa
Ed
entrò.
"
Dov'è
gnora?
la si-
lo smarrimento
servo
e
lei,la
se
ne
»
più piede....
mattonato, andava
canonico,e nella scomposta
il letto e negli armadi
e
donna
»
il capo
e
rispose: « Caro
mi ha ordinato
di dirle che
ci metta
non
1
negli occhi
quasi la paura; chinò
signora è di là, ma...
vada,
PACCHIANI.
iol il Pacchiani
Apri;
«
CANONICO
su
e
fantasia
giù
sfilatadi razzi da
Ma
ecco
per
sognando
dovunque,
una
col bastone
Battendo
colpi
il
l'ingresso
rivali sotto
titolava
la povera
la corazza
d'una
sfondare
d'improvviso si solleva una portiera
braccio
teso
in atto di chi ree
spinge,
appare la signora.Col
Giunone
crucciata sulla
fiera e impettitacome
una
ha sulle labbra che una
parola:
sogliadell'Olimpo,non
rivolle poi, prima
Uscite!... » E ce ne volle e ce
ne
«
che l'equivocofosse chiarito e gli animi si ricomponessero.
ierseral strillava la signora; voi
Voi m'ingiuriaste,
mercatina.
«
mi
chiamaste
ce
Io!...
carogna!...
ma
dicevo
se
a
una
stella!...
poi dettero in un
guardarono in viso un momento,
prodigiososcoppiodi risa;l'usciale del salotto si spalancò
dietro i due rappaciati.
noi restesi richiuse tosto
Ma
remo
e
di fuori,perchè
Si
Gli
abbracciamenti, i baci,
Tace
la casta
Quest'altraanche
Pacchiani,finita
me
la
Musa
la
i
colpi
lieti
vergognosa....
narrava
il Centofanti. Era
vezzo
lezione,andare spesso spesso
nelle aule dove
vano
ficcare il naso
a
gli altri professoridala loro. Un
bel giorno fece la sua visita nella scuola
di Giovanni
Rosini,e ci capitò nel momento
precisoin
cui il giovine professore(erastato da poco
tedra
eletto alla catd'Eloquenza)gridava forte:
del
«
La
«
per
è
morta, giovani egregi!...
dire,che di fondo alla sala,di
ossesso:
un
soglia e soglia,il Pacchiani rispondecome
Non
dategliretta; è la sua testa che è morta!
E aveva
ricordo
ragione. Ora io non
più bene se fu
quellarispostasferratoia o per altri battibecchi acca-
Non
tra
natura
sua
l'aveva
finito di
IL
CANONICO
69
PACCHIANI.
che il Rosini,
ferito nella sua burbanza,
seguito,
corse
a
e
a olia
un
gli commise un quadretto
pittore
il Pacchiani vestito del gabbanodei matti,
figurante
legato
al
manicomio.
di correggiòle
e trascinato da due
pappini
E quandoil quadretto
fu in ordine,il Rosini lo accomodò
custodia e lo fece recapitare
bene e meglioin una
nimo
anoal canonico. Il qualese montasse
su i saltie prò*
duti io
mettesse
di Pandòra
sul capo al Rosini
perchènon da altri che da
riversare il vaso
si domanda
non
nemmeno;
lui poteva venirgli
queltiro. Epperò,via di corsa anche
istoriante /'/giovine
eglida un pittore
per un quadretto
in cattedra,
con
un bavagliolo
legatoal collo,
professore
in bocca un canciottola d'acquasaponosa di lato,
una
nello
di paglia,
si capiva
cui le gote,fuor di misura gonfiate,
fiatoburrascoso acciò le bolle uscissero
che imprimevano
Intorno alla
di tutti i colori opalini.
madornali,peregrine
anch'essi affollavansi
gli scolari imbavagliolàti
cattedra,
le braccia
ansia di spiritati,
e rittiin punta di piedi,
con
in su, sfarfallavano con le mani nell'aviditàd'agguantare
allungate
le sapientissime
bolle.
il Pacchiani lo mandò, del pari
Finito il quadretto,
anonimo,per quanto fosse un anonimo più chiaro del sole,
a
destinazione.
Pallido in volto
{ilverso
più che
un
re
alfierianoglista,perchèera
forse ciò l'inuzzoliva
sul trono,
un
bellissimo uomo,
piùe piùquellesue pose
pigliar
il Rosini fissògli
e
quel sentenziare da Giove Arbitrator)
occhi in quellaspietata
meritata caricatura,
ne
e se
ma
e
a
sentì accartocciare il fegatoe la milza. Però,come
che hanno sempre la linguain moto
t burbanzosi
tutti
e
tutto
ridicono assopp reilandò boria su boria,la stessa sera aveva
il
giàtanto sbraitato e bravato,che tutta Pisa conosceva
caso
ameno,
e
rideva alle
sue
spalle.
Burbanzoso,dunque,il Rosini. E lo era. « Chi c'è
adesso di veramente
grandi scrittoriin Italia? chiedeva
un
giorno a Giambatista Niccolini.Chi?... Io,e voi! » E
Io e voi siamo fra le poche
allo stesso :
in una
lettera,
«
Kift£"3tt*tai
70
rimaste
accese
le tenebre
1
candele
PACCHIANI.
CANONICO
IL
in
le
Italia,
spente
ranno
quali,succede-
»
dato
manspocchiataseguente. Aveva
di Moriva,indigesto e indigeribile
copia della sua Monaca
e
storico,ad Alessandro
goffo e frollo romanzo
sita
Manzoni; poi era andato egli stesso a Milano
per far vi-
Né
risibile la
meno
al
poeta, forse
non
la
più grande
che
sia accesa!
Non
fu così.
speranza
la
candela,ma
Il Rosini
bussa
a
Manzoni,
casa
Dite
interroga tacitamente
vostro
padrone che c'è
di
Monaca
al
Mon^a
ed
espone : « Ha
di conoscerlo....
».
E
il
servo
detto il mio
»
Ira del
sponde:
sia, ridella
ritorna
dopo
ha il bene
con
repressa
esce, ritrova
un
di capo. Il Rosini
gliamici
loro il caso, conclude
compassionando: Ma quale
e, contato
colpa ho
io,se agl'italiani,
più che
di
Monaca
agli
il Pacchiani
scolari
la Monaca
che
pensa
chiamarono
i Promessi
sposi,piace
Mon^a?
che
l'uomo
soffiante
Cantù
servo
l'autore
subito
nume,
scrollare
Tale
è al
chi
poco
che non
padrone
maestoso
la mia
e
va,
d'Italia
torcia
più gran
che, inchinandosi, lo
a
Siete
di sentirsi dire:
nella
bolle
del
il Rosini
di
ritrarre in cattedra
fece
di
«
la
poi,e
quando
Aimè,
sapone.
Monacone
di Monza
Margherita
si
come
»
Pus ter la del
appariree anche dopo,
bisogna argomentarne che il pubblico d'allora apparisse
dice il prodi ben facile contentatura, e tanto fosse,come
verbio
fecero
chiasso
tanto
al loro
toscano, sonargliun
qui
è
non
irriverenza
gratitudinesomma
deve
il buon
violino.
Rosini.
A
Del
lui
resto
l'Italia
Guicciardini
e
romanzi
prosa
per le
papaverici e
della Storia
sue
per
d'Italia
le
di
borie,
inqualificabili
davvero.
Dissero
ha
un
cato
ai suoi giorni rinfranper avere
nello
scrivere,ripubblicandomolti
pei suoi
strappature alla grande
Francesco
no
Giovanni
a
nostri. Ma
classici
sue
gusto
che
corno
il
e
pregio
in tutti
sposi;
e
nemmen
dicono
di
aver
che
la Monaca
soddisfatta
o
Signora di Mon^a
la curiosità
splendido eh'
dall'episodio
questo
è
vero.
è
lasciata
nei
sima
vivis-
Promessi
Quella signorina Gel-
IL
trude
del
Ripamonti, del
71
PACCHIANI.
CANONICO
Manzoni
del Rosini
e
è che
non
l'affètta di
porcaggine monacale
Virginiade Leyva; e il
tasia
fannoiosissimo
Egidio (ilquale, guidato dalla melensa
anche ha la sfacciataggined'andare
del Rosini
a uggire,
Galileo
è che un
a
Firenze, il povero
malato) non
di
birbaccione
soffitta la
monachina,
d'accordo,il
lei
a
farmacista
bene
dell'orto
profondissimadopo
Lambro
monacaccia
o
Geltrude) vien processata
traviatissime
gridareGesù
sfonda, con
convento,
con
lei
va
dove
e
un'altra
cisterna
una
ugualmente l'amasio; e
Geltrude
è
(che non
ficcata in
comincia
in
a
un
di traviate
ricovero
piangere e
a
pentirsi
sissimo
perdono e a diventar santa : il noioè Egidio) sfugge pel moe
mento
turpe Egidio (che non
alla giustizia,
finisce poi con
la testa mozzata.
ma
aver
Salute
mio
noi.
a
Ergo? Ergo:
ricamare
a
di
e
stato
esserne
la monachina
mentre
a
cuore,
una
varii
per
getta nel fiume
monaca
e
del
da
aocchia
badessa,ma
anni, la fa madre... non
di non
una
so
naca
mopiù quanti figliuoli
; ammazza
nella cella dirò così nuziale, ammazza
so
non
più
fra maschi
e
femmine, un'altra
quant'altre
persone
dormire
madre
conquista il
ne
muro
che
monzese,
Motiva
trovato
e
il
Ripamonti, il
una
sopra
rivive
le
con
pubblicatoda
Torniamo
a
Tullio
e
notizia. La
vaga
sue
Manzoni
il Rosini
vera
nel
scelleraggini
rarono
ti-
Monaca
Processo
Dandolo.
bomba.
Michele
del
Ferrucci, anch'egli amico e ammiratore
di fama
gerata
un
Pacchiani,quel buon Ferrucci,nome
po' esafu quello d'esser marito della
e il cui maggior vanto
Caterina
Franceschi
(tantoè vero
che, vicino a dire il sì,
ripetendo a tutti : sapete chi sposo ? la Caterina Franceschi ;
ci fu chi gli rispose: ma
che sposa te...)
no, è la Caterina
bella sera
una
primaverile e di plenilunio,passeggianti
insieme
lui ed io su e giù sotto il colonnato
della biblioteca
del gaio sdegno che pigliòal core
di Pisa, mi narrava
il celebre
canonico
volta in cui, essendo
in compacerta
gnia
di
sempre
un
signore
così:
non
toscano,
questo
lo
interpellava
72
CANONICO
IL
Non
«
è
anzi
che
due ;
del
canonico
con
solo,
e
un
di pronunzia,che
spropositaccio
quello del
d'tt
tanto
il cognome
con
ricordare
dico, signor Pachiani?
com'io
dunque
Pronunziava
PACCHIANI.
Manzoni
lombardo
che
(con
chele
scorpione a
uno
pareva
aperte)il fiero Niccolini.
A quella storpiatura
il
Niculini
chiamava
che
fa
mi
gonfiavae gonfiava,
finché,senza
lemme, portato il signoresotto
parere, lemme
Borgo (la scenetta è a Pisa)e con lui fermatosi al Casino
dei Nobili, aspettato che l'altro ricadesse nell'errore,
gli
afferrò un
braccio
gridando:
Con
due e... ! Pacchiani, Pacchiani,Pacchiani I
Ma
è lo stesso; uno
«
più,uno meno...
Pacchiani
«
Non
«
è lo stesso!
ammiccando
E
dei
Casino
stampato, dall'intitolazione
avviso
un
lì?...
ci dice
Come
sistendo
Nobili, vi costrinse l'occhio del signore,in-
:
o
«
Come
«
Mah,
«
Levate
ci dice
lì?
casino,..
il e, resta
asino.
Ecco
che
a
porta
più
e
un
meno.
E
dette
in
signore dovette
ma
Buon
un
fragorosacosì
riderne,accettando
di cuore, che quel
la correzione,pungente,
giusta.
andare
si cala
eterno
si potessero
per
pur
Michele
quel suo
quando
quel suo
risata
una
Ferrucci ! mi
sculettante
sulle
come
prode
pastrano
quello di
d'un
campo
dell'età della
ridire,quanta
materia
di vederlo
ancor
pare
mi
con
codibianco
un
seminato,
pietra!Ah
e
con
tutte
se
anch'
darebbe
egli
volontar
caleidoscopiodei dotti di quei tempi 1 Quanti indi bocca e quante
giuochi di parolegliuscivano
distrazioni
nell'enfasi
del
dire ! Basti
giorno, dalla cattedra,commentando
questa per
tutte.
Un
da
un
Orazio, preso
impeto d'ammirazione, picchiandosile
mani
nella
fronte,
! qualegenio ! quale potenza
Ah, quale uomo
di poesia!...
Siamo
sovente
».
amici,e ci scriviamo
mancò
il
L'ilarità degli scolari fu tale, che
se
poco
corsero
giorno dopo gl'ingegnerinon
per accertarsi se i
dato crepacci.
muri dell'Università non
Era amico
avessero
proruppe:
«
CANONICO
IL
di tutti i
illustri uomini
più
in lui il costume
ieri »
morto
era
di Gesù
del
nel
dire
nel
marzo
Pentito
che
e
di
prima
disse
che
gaiezzaaveva
Pacchiani
Francesco
vera
Dare
!
ancora
il sonno
»
entrar
è
Taide
una
sotto
addio
un
al mondo
il mio
Crusca,
con
una
sare
Ce-
secura.
per un
Congedarsi dalla
coronata.
serena
del bambino
volta
della
regno
pupilla,dev'essere
cui la
della fata dai
l'ultima
per
Tutto
terra,con
favoleggiando
io oda
che
della
affermarsi coscienza
me,
l'addormentarsi
come
morte.
»
che grida: «
d'Inghilterra
terra, per
delia
pure
si spenge
borbottando
: « La commedia
è che un
sabetta
ipocritainorpellatoe mirrato. Eli-
non
»
doveva
che
Augusto
minuto
in core,
avuto
e
si rendette
a
pentito e confesso
del 1835.
si pensi
confesso. Non
parrebbe, però, ove
la
chiuder
e
gli occhi, volle dir l'ultima,
barzelletta,
è, secondo
è finita !
di vita
esuberanza
tanta
«
amenissima.
e
di dolore
/
il pugno
sotto
accomunatore
Firenze,dove sedeva accademico
a
del canonico
di chi è compreso
la testa
Ritiratosi
Dio
lodi
genio.
un
l'uomo
anche
sfavillar di
chinar
schietto
di
disparizione
Perchè
tanto
scrisse
gl'impedironoperò,buono
non
Florilegiole
suo
l'animo
Prato,con
la
era
Cristo l
qual'era,di
per
tanto
e
amici; mi
il tale? siamo
«
Queste feroci distrazioni
da
tempo,
suo
lì per lì non
pensò che Quinto Orazio Fiacco
anni prima della nascita
otto
un
27 novembre
che
:
di dire:
73
PACCHIANI.
concilia
mamma
capellid'oro.
musical
»
«
Fate
sussurrò
!»
Sempre meglio, sempre più tranquillo
disse Schiller,
disse Grozio, e
seri!
e
spirò. Siamo
trapassò. Va bene !
pronunziò Washington, e più non
disse. Tutti questi grandi finirono serenamente.
Mozart, e
morì.
«
«
«
E
»
il Pacchiani
una
nuova
ripetendo
: Ho
Trapassò forse mormorando
formazione dell'acido muriatico?
?
i versi
Di
che ! San
tatti i mali
Pietro
perto
sco-
pure
Op-
di Simonide:
La
Ma
»
è il massimo
donna
che
da
Giove
gli avrebbe
uscirono?
scaraventato
in testa
le
74
Morì
chiavi.
alla
Morì
di
come
un
Firenze
pel
che
ditegli
costano,
non
trova
pagato
E
più,
basta
chi
Presso
volesse
di
Prato,
la
risposta...
e
Mazzini
al
mi
così:
l'arcivescovo
:
Egli
chiedono,
sua
le
apparecchio,
non
rifiutò
li
umanità
della
quale
locandieri
celebre
frugare
uno
e
i
che,
danari
di
Monsignore
al
Guerrazzi
morte,
a
sovvenzione
viaggio,
dire
e
ture
vet-
si
tutto
—
».
del
pubblico
scriveva
ne
romano...
Ringraziate
lasciamolo
Domenico
Francesco
mandogli
Ma
gaiamente.
ricordata,
già
favellando:
al
di
penna
lettera
PACCHIANI.
visse;
come
gran
nella
«
CANONINO
IL
studio
reverendissimo
non
oblii
Chi
canonico.
nelle
sue
lettere
complesso
su
bibliotecario
il francobollo
volesse
manoscritte
lui,
della
da
venti
di
saperne
scriva
e
all'
dare
strissimo
illu-
Roncioniana
centesimi
per
76
UN
dieci
Servono
POETA.
preti al
culto
Domini:
Dieci
chierici,organistie sagrestani.
caffè,quattro macellerie,
Tre
appalti e
Ha
Allora,cioè
le
PASTOBE
molte
secolo
un
d'osterie.
frasche
secolo
quasi un
o
fa; ma oggi
più, e, secondo
si contano
frasche,sto per dire, non
che il fiasco paesano
me, considerato
tradisce come
nei centri fecciosi delle
là
mentisce
non
che
e
città,
e
i butesi
l'aria di vagheggini
con
tutti,chi più chi meno,
delle muse,
mi parrebbe sana
idea che il pievano facesse
incidere sul cumignolo del campanile parrocchialela massima
nascono
di Wortsworth:
Buti,che
vino
Sen^a
nelle
Pisa, di Lucca
di
storie
si è
non
poeti.
di
e
Firenze
che
si gloriò e si
repubbliche fece chiaro il suo
nome,
di Bartolo,più comunemente
gloria di quel Francesco
da Buti,insigneillustratore della Divina
Francesco
Come àia
nel
secolo
decimoquarto:
Valdarno
paese del
Ai nostri
anzi
suo
il mondo
Il
ad
e
ogni
di
però
è Buti:
di
l'Italia,
brontolando
Bientina
a
'1
palude.
Dati
Bonturo
nelle
che
Ma
su
Ma
Ne
su
oh
seguono
i
ridono
alto
oh
clivi;
lieti
come
gli
uomini
gli
fanciulle
belli
come
Papril svarian
Bacchian
Le
alto
fan
lo
dice; e
viveva,
strofe che
D'ubertà
valle
a
il '300 quando Bonturo
modo
in Faida
volta
una
Pisa.
grigie e ignude
rocce
Riomagno
Va
il '200
borgo
le
Fra
E
anche
da
civile.
Brutto
Brutto.
patriarcale
e
chilometri
Carducci
Giosuè
corso
bello
e
dieci
a
da
ha
nome
ricco
un
inferiore
giorni cantato
il
comune,
è
ulivi!
le rame,
corona,
E
di canti
la collina
E
di canti
il
pian risuona,
lo
ne
era
dice
forse
davvero
i
fra
;
pregi.
UN
PASTORE
77
POETA.
pregni d'abondanza
Ispnmeggiano i frantoi
Mentre
Scricchiolando
da
E
quei frantoi cola giù il celebrato olio,delizia
il canto
palati,che, come
carducciano,va pel mondo
Angariato,però ; perchè
olio
stimava
di Lucca.
E così
il Francesconi
che
più
lord
Palmerston
negoziante d'olio
potè
di
vile.
ci-
mano
lo chia-
di Lucca
l'ambasciatore
stimasse
non
d'olio di Buti
invece
dei
dire che
dra,
in Lonaltezza
sua
serenissima
imperialee reale il granduca di Toscana.
l'ingiustizia
d'Amerigo Vespucci in forma di fiaschi di
E
migiane
da-
di barili e di
pisce
che colbotti;è la stessa ingiustizia
il cacio di Lodi che va pel mondo
battezzato col nome
cacio parmigiano.Battesimo
disonesto,che, aimè, proprio
nell'anno
di grazia,o di disgrazia,
1896 fece nascere
la Camera
e
putiferiofilologico
geografico,asserendo
commercio
di Milano
che cacio parmigiano vuol dire
di
un
di
più né
né
Parma
cacio di Lodi ; sostenendo
la
parmigiano vuol dire di Parma;
meno
che
sacramentando
Parma
caso
Viva
diavol
il
vuol
giornale il Sole
dire
Lodi
l'olio di
gridando
che
in
e
questo
!
la filologia
e
l'Italia,
c'entra
di Milano
di
Gaietta
la
Lucca, lord
geografia!Però:
Palmerston
e
che
il cacio
parmigiano?
É vero.
Nominativi
E
Parca
fritti
di
Cantavan
direbbe
e
lordi
discesa
Domenico
e
ne
tutti
mappamondi,
fra
due
Ma,
fatto passare
fare.
restavano
a
han
colonne
Kirieleisonne,
di Giovanni.
olio,ci
che
Noè
e
se
non
altro,e
quei pochi
cacio
minuti
di
Buti.
in paese. Ecco
Eccoci, infatti,
ci ficcammo
in un caffè che
Appena saltati giù di carrozza
la tromba.
dà sulla maggior piazza, e subito fu suonata
l'effetto fu lo stesso ;
di dire, ma
La tromba
per modo
perchè pochi istanti dopo, una folla compatta attenta im-
78
UN
mi
palata
addosso
stava
principioperò
capivan
non
veniva
come
caffè
del
spinsefuori
e
soffocava
mi
e
spuntare; forse aspettavano
presa,
POETA.
PASTORE
dove
bene
un
volessi
Ma
discorsoi
brancata
veniva, una
andare
di gente, la
disse:
Via, ragazzi;chi ha manoscritti del Frediani
di corsa...
prenderli e li porti qui; ma
E nel frattanto che tutti frugano e rovistano
po'
un
con
fosse
peneio del
tutt'agiosulla
a
un
vada
panca,
cerca
pastore, risdraiamoci
beviamo
un
vermutte, appestiamoc
vediamo
subito
vezzo
Pochi
un
e
tiri di
al
di vecchie.
Pietro
additavano
benedette
case
di
In
una
Buti, c'è Panicale basso;
da
quiete di paradiso
una
bocche
di
quellecasette,nacque
22
d'apriledel 1775.
il
quanto mi
di
per
tutti.
sole,quando c'è sole,come
Frediani
Per
lo
schioppo fuori
gruppetto di
ridenti
é
chi
dei
nella memoria
sia, poiché vive ancora
buoni, questo Pietro Frediani, o Fredianino, come
lo chiamavano
a
buon
sigaro,e
mezzo
in
chi
e
a
tosi,
Nisio, alza-
«
di frutti dell'albero
Di
addirittura.
sdentate
il pastore
da fare per trovare
pezzettacciodi carta che ne
sia dato
un
poeta
ritratto
serbasse in
lui,magari un
mi è stato
isgorbio un quid simile dei lineamenti, non
possibile.Un ritratto in lapis,m'assicurano,fu fatto,ma
lo portò seco
tale che emigrò da Buti in Sardegna
se
un
è
ora
la bellezza
di
Dove
quarant'anni.
e
come
?
ripescarlo
prodigiosa questa del nostro
store
pafratello
sciarono
Suo
Paolo, lapadre Frediano, suo
poeta.
di lui e di
anch'essi
versi graziosissimi
; i figli
dei figliuoli
furono
Paolo, e i figliuoli
poeti,
pure e sono
Famiglia veramente
o
ebbero
hanno
ed
nel
bernoccolo
una
eredità
di
vena
ci sarà né ci fu al mondo
poetica.Forse non
esempio
di
casata
uguale,che, per quattro o sei generazioni,una
poveri pastorie contadini schiccheri o schiccherasse versi
con
vena
fluidissima,impari o imparasse a leggere e a
scrivere
da
sé
studi'
la Divina
romana
infischiandosi delle
studiasse
o
commedia, la
del
il Nuovo
visto
in
e
Gerusalemme
Rollin,VArte
libri eh' io ho
scuole
casa
vate,
pubblichee pri-
il Vecchio
del
testamento,
Tasso, la
Storia
poetica e i Reali di Francia;
Frediani,libri che a metterli
UN
a
non
e
bollire
decisa
da
quei libri
quella buona
di
Frediani
Pietro
Il nostro
e
del camino
e
guardati
cappa
venerazione
anc'oggidagli eredi,
appunto
sono
la fama
fanno
quattro dita di grassume,
sulla
tenuti
una
79
POETA.
fuori
butterebbero
per tanto
toccati con
perchè
PASTORE
brava
e
fu
salumaio
che
fecero
e
gente.
dunque pastore
di
sione,
profes-
ad Apolline Nomio
maggiore rispetto
; ma
la
quando gli capitava faceva doghe per botti,vangava
secco.
a
Imparò a leggere
terra, potava gli olivi,murava
forse per
sulle
lapidi mortuarie
della
bella
Calci
presso Pisa,dove
quei frati che lo
spesso
andava
con
lui
con
e
da
stuzzicandoglil'estro
fiaschi di vino. Portava
con
pastore la Divina
commedia
d'oca,una
boccetta
sdraiato
sull'erba
una
penna
di carta,
e
d'una
quercia o
sordo
rumore
o
sopra
dei
rotoni
tieri
volen-
motteggi
nel
la Gerusalemme
suo
sacco
liberata,
quinternetto
macigno, al
un
rezzo
torrentello,confortato
mulini
che
di
chiacchiere
celie,con
con
un
d'inchiostro,
sull'orlo d'un
dei
far due
a
costantemente
e
Certosa
s'intrattenevano
e
amavano
solenne
e
saliva
dal
dal fondo
mormorio
delle
o dal lene
patriavalle operosissima,
dal fremito misterioso
o
fogliedei castagni,
degli aguglioli
Tivoli o Catullo a SirOrazio
dei pini,scriveva,come
a
che il dimani
tutti i suoi
mio, quellesue poesie caserecce
della
avrebbero
conterranei
Galantuomo
di voler
di stampo
tutte
le
antico,se
vedere
sempre
un
il fondo
mandato
difetto
memoria.
a
ebbe
fu
ai fiaschi di vino
quello
che
gli
una
luttà
vobeatissimamente, con
avrebbe
provato maggiore se lo avesser
socchiudendo
Uri del paradiso maomettano,
gli occhi, gettandoliin
anche
e
Trincava
capitavano sotto.
quale non
baciato
conosciuto
tralice
e
sorridendo
da'
precordi
di chi gli
gì'impediva la vista
dinanzi.
stava
buono,
Ma, s'è detto,il vino allora era
c'erano porcagnon
spumeggiava sincero amabile arzillo,
di bue
come
o
gini e scelleraggini,
sangue
gesso o acido
solforico a gloriadel codice
penale,e, quel che più conta,
quando
la
nebbia
crazia toscana, cioè sette vili
poco, anzi nulla: una
il fiasco! Verità che par menzogna
centesimi
venti
per noi viil sole della libertà e del progresso
sotto
chimico.
costava
Per
ciò
che
concerne
l'estrosa arte
del sarto,
era
un'o-
80
UN
strica. Aveva
PASTORE
torto? Che
cos'è in tanta
che
questo genuflettersi
vestir
pricciscea
di cosiddetti
si
il
si
milioni
quasi quattrocento
moda
quellache esigeva
del
non
le calze
sca-
tutto
lunghe fin
tipittoresca
an-
sopra
dei calzoni,
ginocchio,là appunto dove arrivava la cortezza
i quali,se non
altro,avevan
questo di buono : non
chiamavano
diana
ancora
pantaloni.Bella parola! E il Freamò
dere
religiosamentequelle foggie;ed era bello vefino ai suoi ultimi anni quel vecchietto
rappresentante
secolo decina ottavo
Buti
costanti
o
aggirarsiper
pei luoghi cirfin
per le vie di Lucca
giacchettone dal bavero alto mezzo
e
in
la gente dissennata
pariginoche
sartore
un
a
vuole
come
d'indipendenza
sete
ogni stagione fa
inciviliti? L'ultima
fu
il
ad
dinanzi
sennata
e
POETA.
un
anco
palmo
le
e
pi-
frusone,le calze di lana nera o di cotone
turchino,e in capo quellaspeciedi decalitro alla Pichegru,
che poi doveva
la tuba,scellerato edifizio nereggenerare
giante,
delle teste dei vetturini di Firenze
onore
(e che
tube!) dei sacerdoti della politicae degli amatori delle
stagne
becco
di Pisa insaccato
e
a
di
veglie in ghingheri.
Un
quarto d'ora dopo,
del
Frediani
sotto
ritornano
e
e
dei manoscritti
no, i possessori
tura
mi seppellisconoaddirit-
di
fogli volanti,di quinternini,
roba
ingiallitadal tempo e dalle
diluvio
un
sì
di
ritaglidi carta, tutta
mani, e impuzzata così
levare
da
il
respiroper
quaran-
tott'ore.
Non
mi
sarei
Erano
aspettato tanto!
madrigali,
maggi, sonetti,enigmi, odi,epistole,
elegie,epitalami,inni,
frammenti.
Mi
serva,
mai
Quella buona
rilasciarono
le tenga
gente
l'anima
quellecarte, mi
tutte
fin che
aveva
vuole,
le
legga
quarto d'ora
il tema
mi
tentava,
della domenica
Fanfulla
la buon'anima
più
che
se
del
di lei avessi
venne
non
e
mai
di Pietro
del 29 agosto
poi ce
farmi
;
volume
ne
faccia
migliori
ma
quel
scrissi sul
1880, e
pastore poeta dovette
pubblicato un
: se
tavia
visita. Tut-
Frediani
del
ne
le
Firenze
a
lava.
gongo-
dissero
scelto
Promisi
che avrei
sapere qualche cosa.
fra quelle poesiee le avrei pubblicatea
benedetto
e
che
mente
certa-
esultarne
di
mille
PASTORE
UN
8l
POETA.
pagine; perchè il Fanfulla domenicale
letto
Appennin parte eccetera. E quanto del caro
ora
qui non è che un rifacimento di quanto
Pietro Frediani era
Dunque...sissignori;
che
non
portava
quei tempi era
reggiaal tugurio,nel
dalla
dovunque,
di
né di
sapeva
i calzoni corti
bel paese che
vecchio scrivo
scrissiallora.
ne
un
omiciattolo
di te, era
trito pastore,
un
le calze di lana nera, ma
e
aveva
si chiama
telo
veramente
genio. Sentiné
me
quel che
in
in questiversi co' qualici descrive
l'apparizione
dimenticate
che egli
della moglie morta, e non
sogno
al
all'ombra degli ulivi,in mezzo
scriveva a battiscarpa,
qualcherupe dei suoi poeticimonti,in
gregge, sopra una
lore
qualche osteria,o aspettandoche il paiòlospiccasseil bolper la polenta; e anzitutto pensate che scriveva senza
presunzione! Ecco :
genio, aveva
nel freddo
Stava
Di
quiete
La
Chiuse
Tumide
teneva
Morfeo
E
Le
fra
Quando
notturne
queste
conosciuta
La
Per
cui
trovai
età, ma
di che
quel
Tutto
festante
alla
Vedendomi
di
quella
vaga
fé1
le
l'ombra,dopo
sue
e
bella
mia
nuzial
cella.
avea.
distendessi
non
lei,perchè,di corpo
a
Fuggente
Poi
che
cenno
mani
Le
dolente:
e
io Tadducea
lieto
Ch'Atropo, cruda, separato
mi
mille;
a
volto,e sorridea
disposto ai cari amplessi
lieta nel
Ma
mente
presente
quaggiù mesto
vivo
Come
Era
mi
mia
mille
a
imagine
nell'ultima
Non
petto.
pupille,
presentava alla
larve
sue
all'affannoso
notte
scorsa
letto,
poche scintille,
procurar
a
mio
vedovo
e
larva
al
averlo
preghiere è già
sen
non
consolato
salita in
priva,
istringessi.
dirgliche
con
cielo,sente
pietà di
aggiunge:
Che
fai,povero
Su
Ove
Babboiti,
Fra
questa
vedovo, negletto
misera
terra
imprudente
matti
e
savi
—
e
meschina
anch'* io ponea
6
mercè
^affetto?
lui
e
82
PASTOEE
UN
serie di
Quella
L'umana
voi
Di
Ma
qui
si ride
letto
Che
più
Pregherò
Che
Qui
Di
a
si manifesta
in
te
che
quell'ora
stelle.
ne
diati
aiuto,
stai t'abbiano
chi
quel
e
celle,
sole
Signor
tolta !
noce
per
diverse
rimirai
non
sparve
ridete
partii da
ove
quelli con
questi versi
monia
fra
il mio
Uguale
volta
si duol
che
stolta
e
bambina.
voi
come
ti vedo
Nei
cecità
di
sull'eterea
fanciul
D'un
affascina
illasionata
mente
trionfanti
Noi
che
cose
folli idee
Son
POETA.
in vita io t'ho
che
mi' lasciò
riboccanti
tutto
voluto.
dolore!
d'affetto vivo
all'orecchio
anche
amore
d'un
la
prosodia non
izzoppica,lasciava cadere
della sua
gonnella di traliccio la vergine
di Buti.
Né
Hans
del
fornaio
tra
i versi
del
povero
immortalato
dal
Sachs,
di
il Dumas
Nimes,
padre e
Lamennais, io non
campanaio e
fra le pieghe
musa
ciabattino
del
Iean
e
di
trovo
Taylor
e
Chateaubriand
maggiormente
secolo
quando quella foggia
era
stata
e
sentiti.
Pietro Frediani,
abbiam
come
per la pelle,
i calzoni corti e le calze lunghe legate sopra
anche
pastore
di Norimberga,
Codino
usava
l'ar-
dove
Goethe, né tra quelli
Reboul, cui prodigarono elogi
Lamartine
ne
di
e
da
detto,
il ginocchi
mezzo
più bandita dal mondo.
Così
vestito,con
l'unghiesudice,tutto impregnato del
di caprino, gli scarponcelli unti di sciugna, il bastone
puzzo
in mano
il saccapane
a
e
tracolla,si presentò un
giorno nella libreria Nistri a Pisa, nella qual libreria,
celebre pel nome
di Sebastiano
ed altri
Nistri,col Bodoni
dell'arte tipografica
convenivano
di
e vanto
onore
italiana,
quei tempi tutti i professoridell'Università e quanto di
più colto v'era fra la cittadinanza.
Come
Divina
e
il libraio intese
Comedia
quello zoticone voleva una
quant'era lungo, poi, sogghi-
lo sbirciò
che
84
UN
l'ebbero
letto ;
altri cbe Pietro
lo
E
Il nostro
chi
carne
di qua,
lui non
sfide d'ottave
Ca
sue
braccato
era
ci fosse
in
c'era
mezzo
fiera,non
sfidare
a
cettare
ac-
o
improvvisate.
di sestine
o
continuamente,e
di là. Non
chi
// Leccio
prona, i Maggi, le sestine
a
onore
lante
vo-
Paola
Buti,
di stupore pensando alla erusi prova
senso
dizione
un
nelle
che quest'uomo possedeva e che seminava
poesie,e, diciamolo, senza
razzolando
la rima
In certa
nome
un
talvolta
che
diceva
come
ha
essere
ossa.
Leggendo la Elegia in morte di un cane, i versi a
Vasino
Buti, La Geografia,V Epitalamio saffico,
a
da
in
e
pastore poeta
processione,che
di
può
Frediani!
lo tirava
se
POETA.
quell'omettomaravigliosonon
in
era
PASTOBE
il
è
o
come
se
dasse
anstringature,
ma,
tanto
per compiacere alla ripiù imperiosad'un imperatore,
Byron.
poesiasul prosciugamento
sua
del
lago di Sesto,
questa terzina:
La
industre, dell'ozio
mano
Farà
vedere
le biade
Spuntar
In
versi
al
invito
un
al
nemica,.
cupido signore
e
biondeggiar la spica.
Certosa
priore della
di
Calci,ha questi
:
Esopo
In
Ch'essendo
andato
Sfinito cadde
Fra
sassi
Che
fu
E
sclamar
La
a
E
sua
suo
maniera
lamentarsi
lui, prese
verso
al
e
terribile
vecchiarel:
sdraiarsi
aiutami
—
indegna,
forte
—
arrotare
frullana,
Cos'ho
Se
—
fascio
e
da
ti
vatti
fare?
piace
in pace!
—
—
soleva il nostro
solitudine,
piede di un leccio secolare,e
della
al
al
a
—
Egli cangiò pensiero, e:
Innamorato
fastello
—
curva
disse
Disse
coglier legna,
a
Oh, vieni,morte!
sospirando:
con
figurastrana
apparve
volta
La
a
monte
il
sterpicon
e
vecchierello,
in
sotto
costretto
morte
E,
d'un
leggiam
—
buon
sotto
diani
Fre-
quel-
UN
PASTOBE
85
POETA.
che
propiziatoccar la lira. Avvenne
podere ordinasse l'atterramento del leccio,e
l'ombra
il
del
dall'ordine
all'esecuzione
Fu
ciò che
tutto
di
all'animo
colpo
un
che.
gran
del pastore
corresse
non
poeta. Attaccato a
chiamò
a raccolta quanto
patria,
memoria.
era
padrone
stamento
produrre la sua fantasia e scrisse 77 teLeccio. È forse questa la poesia di lui che
meglio poteva
del
conosciuta,e giustamente apprezzata, in Buti e nei
dintorni. Fu pubblicata,con
qualche altra,da un eletto
ingegno, il mio compianto amico N. F. Pelosini,che fu
del regno
e
principe del foro penale toscano, senatore
sia
più
smagliantissimo.Nel '47 già
scrittore
edita
raccolta
Livorno
a
Frediani
Pietro
Sentiamone
Se
Se
il colosso
Se
di
Se
il gran
la
ancor
Giove
Io
per
che
E
Ai
vecchiezza
finisce
Leccio
distrutto,
tutto!
sento
che
parosismi
mio
ogni
dura
febbre
della
quanto
rami
dice
dell'ottanta
ErMo
Andò
(Tempo
mortale,
sen
mi
trema
estrema.
parlare il leccio,ci
cosi, strisciarono
cento.
che
Guido
di Gerusalemme
d'Alfea
è da
il forte
quel popol fido,
numerar
con
Temine)...
fa sapere
tempestose
secolare. Ma
quell'albero
d'aver veduto
e
inteso,c'è
per
quasi
sentenza
di
fanciullo,allor
air impresa
Conducendo
male;
la
e
in
fibra
il poeta, facendo
sempre
le
vicende
tutte
che, dirò
gli enormi
violenza
per
ho
Buti
dì
danno
a
chi
e
E
la tara
è
soffrir l'estremo
deve
pur
Udito
a
sepoltura,
rimane,
più non
olimpico
indizi
campane,
Sion
di
tempio
di
mura;
ha decadenza,
ogni impero, ogni regno
Ogni mole, ogni pianta,ogni animale,
Tutto
resto,
darà,
non
è in
fuso
rodeo
Mausolo
chiari
Chi
sotto
e
passa
piramidi egiziane,
le
tempio e di Babel
Se
Son
ammiriamo.
e
le
il
quel
ottava
quaggiù
cosa
cadder
D'Efeso
Se
Buti.
qualche
ogni
Se
da
intitolata
e
in una
comparsa
Poesie
del pecoraio
era
che
da
del
farci
86
UN
Poi
di Bartolo
Suonar
Poi
alle
ultime
maremme;
morì
afflitto che
ammirai
grido
fazione
torbida
la
Conte
Del
POETA.
intesi il
nostro
dall'Alpe
qui mirai
E
PASTOKB
quasi deserta
in
prigione.
sola
e
domino
patria valle sotto il reo
Del
barbaro
Uguccion della Faggiola
E
del fìer milanese, il Piccinino;
La
Dipoi nelle miserie infino a gola
Per
quei di Montefeltro; e rio destino
Incorsi ancor
ecco
quando si udì dir
Secco.
Quel crudo fiorentin,Francesco
—
Tutto
però
confortate
si compone
di dodici
ottave
tolte dai cronisti della repubblicadi Pisa,
il canto
storiche
di note
il Frediani
che
sortito
Ora
torna
i Butesi
gli
tanto
rivedere
a
hanno
eretto
attribuisce
avrebbero
fatto
sporta, dopo
Nei
.
.
.
Una
sfracelli
insegna
A
certo
a
dopo
nube
san
avesse
nientemeno
per il nostro
e
un
le
colpe
tali che
sono
Macario
detto
averne
e
tutti i
sacco
e
miti
ro-
una
che
sincero
amor
davvero!
che
e
nell'estate,
quando
Partorisca
e
stesso
in
si augura
teatro
dell'ombra
bocca
detto
1 Un
vede
perdizione di anime;
palco si finge
palchettitalor si fa
se
...
l'ombra
aver
patria,e
teatro
stupire lo
E
la
un
dire
per
Tebaide.
della
e
dopo qualche tempo dacché non se
né quanto, eccoti,nel 1843,l'ombra
—
pastore poeta voleva
che
leggitoreinstancabile
un
di ferro.
strana
cosa
—
del Leccio
che
fosse
memoria
una
parlavapiù né
ne
—
pietosa e
tutta
dal
una
seno
si aspetta,
men
zelo
saetta,
che
quel tempio di Beliàl,scuola dell'errore,
passeggiareper le più storte vie.
questa diatriba
Bàrsali
detto
il
teatro, un
altro
Ciuttero,rispondee
rivede
contro
il
poeta,
un
le bucce
VX
al Frediani
combattè
nel
coi
illustre che
Buti,donna
da
Paolo
contro
mostro
che
prova
che
guasta
certi metàti
solitari,
certi burroni
nomacci
piovutiglifra
d'altissimo
teatro, la inimicizia
che
corre
lo
Bella,casta, magnanima
Paola
gentil,che nei
tuoi
cPAlfea
fea
Come
Da
far
Senza
tu
fare
il tuo
Quando
Mentre
anche
a
durò
voce.
oppressor
pari
sipari?
i
da
o
un
teatro
tanto
aveva
e
penna,
qtfellafischiata
noi
nella
febèa
brava
una
prima
guasta
stravolge
e
pezzo,
Il fatto sta
rivolge!
e
sorge
bel
accenna,
e
che
mentre
piccolaButi,la regina dell'olio,
lo sognavano
Vitelli,
tua
una
entro
far. rimar
vuol
polemica
a
poeta
Parte
belli
fossi celebrata
culto,
orator
Che
l'empio
sia di mollezza
almen
Almeno
più
dì
sopportar che
puoi
Simbol
eroina,
fatai mina
alla
sostegno
Che
se
collo,il sentire
Paola, lodare il
fra questa specie
sbagliatauna rima: tuttociò
del Leccio, la quale entra
Fosti
dicono,
fu
sempre
sdegno dell'ombra
in battaglia
così:
provoca
di nuovo
e
capo
animo, quale
l'avere il Barsali
poeti,e
non
letti
predi-
lui Frediani....
donna
la
corna, il Barsali
il cervello alle donne,
darglipiù sulle
per
è il teatro
non
Tanti
una
Poi
».
al contrario
da
di
di Paola
Vitelli,e rappresentata appunto
rentina.
sipariodel teatro in atto di calpestarela bandiera fioIl povero
stamente
Frediani,oltreché sentirsi dare, e giudel retrogrado,si sentì pur anco
apostrofare
«
nomi, come
più tremendi
animale, sciocco poeta,
ruvido
ma
bocca
per
87
POETA.
PASTORE
per
nel
iscritto,
e, mi
1843, Buti,la
forse
tante
possedeva il
nemmeno,
buon
senso
bravo
suo
la ciurma
d'applaudire
e il vergine ingegno
Pelliccia,
del
suo
città
l'impresa
del-
pastore
poeta.
Anche
aveva
Eccone
uno
stradello
il Frediani
qualche
di
grande nell'visare.
improvAndando
un
giorno per
facilità
prova.
monte, glioccorse
assistere
a
una
scenetta»
88
UN
Pochi
passi dinanzi
PASTORE
POETA.
lui andava
a
donna
una
pure
butese
la quale a un
s'incontra
tratto
soprannominatala Spitigna,
bella ragazza
che amoreggiava contro
il suo
con
una
senso
condi lei. La ragazza
con
un
figliuolo
passa, china il
capo e dà il buon
le risponde con
lampo;
bastò
gridassesul
ti
Non
alla futura
Per
tornando
esser
il
figliotuo
spiti
gnar
un'occhiata
di
terzo, racconta
nella
è questa
inurbana
tanto
vorresti
dare
giù il terreno
e
onesta
ragazza
di
tua
vigna?
puote
una
a
del
così:
t
nipote del pastore poeta
tivato
castagneto da lui col-
un
a
i rami
visto
aver
coperto di castagne grosse
tutto
foga
consola...
sola?
tu
volta, io ottobre,una
da
a
perfida Spitigna
o
rispostaed
Forse
Un'altra
vite
lei che
dire
le viene
stracarichi
sane
e
fatto di formare
Collettino
Sul
raggiuntala
viso:
vergogni
una
Cruda
il Frediani
perchè
Risponder pinco
Che
ostile suocera,
che
Tutto questo fu un
e
parola sconcia.
una
tanto
ma
le
donna
giorno
e' ci
lucide,
casillabo
ende-
un
paion versate
e
».
Quel
del Frediani,
poteva sfuggireall'orecchio armonioso
che
guardando fra gli occhi la nepote, sorride e
non
verso
sciorina
subito
un'ottava.
Quest'anno
Che
ci abbiam
Cadon
Sul
noi
stentar
a
saria
le ballotte
castagne nella
Collettino
e' ci
giucchi,
pelate;
mucchi,
le
e
selva
da
a
paion
importa
padron mal se la
le gusce
Basta tener
rimpiattate...
e1 è l'usanza,
Se di partirea terzo
Il padron piglieràquelle che avanza.
che
Che
E
Un
quest'altra.
Certosa,dove, come
di San
Brunone
lo
il
bel
detto
rifocillavano
a
quale, o perchè
più
subito
farglienedire
frate si
avesse
succhi?*
capitaal
mattino
abbiamo
iosa per poi stuzzicarlo
Ma
volta
cotesta
nessun
il
versate.
vede,
dei
convento
sopra,
della
quei
frati
abbeverandolo
di
a
quelle amene.
tranne
pensieriper
rario;
il cellela testa
UN
PASTOSE
89
POETA.
intendesse
fetta di
burlarlo,gli fece dare una
boccia
una
e
d'acqua,a lui,pover uomo, che aveva
pane
fatto
a
piede a piede,com'era solito,parecchiemiglia e
ritorno 1
doveva
a
ripeterle
miti
freMangio e bevve, ma negliocchi vivacissimi aveva
modo
contenersi. Né
trovavano
a
apollineiche non
dosi
si contennero
più quando il frate dispensiereriaffacciansull'uscio aggiunse beffa a beffa augurandogliilprosit.
dalla panca, gli squadra
Era troppo. Il Frediani
scatta
su
intenti e prorompe:
sul naso
le braccia e gl'indici
o
perchè
Nerbo-duro
Fra
Di
caritade,e
mangi e
Che
E
che
Questo
Né
il certosin
bevi
desti
me
a
l'ordin
del
da
Guarda
che
Che
E
vi sia detto:
del
Fuori
E
Tu
capoccia,
tu
dai
mi
la chioccia?
governar
quell'annate
rimanga,
non
Inutil gente,
andate
chiostro, e chi vuol
Lo
quest'altraancora.
Montemagno
ai dolci
boccia:
pianger pianga!
mal
ma
d'alcun,
frate,
dispiace
te,
andare
la
a
maneggiar
vanga!
possa
Mi
*
che
convento
«
guai
assai.
pan
ritornin
non
frate nel
un
buon
caritativo
Credi, briccon, di
senti
non
d'acqua una
ber
quattr'oncedi
Con
goccia
fai,
tu
che
e
fu del
non
prior
senti
non
»
invitato
avevano
al vicino
novella. Alle frutta,
pranzo
per messa
santo, i commensali, quasi tutti chiercuti
un
a
al vin
gì'imposero d'improvvisare qualche
della fede cattolica apostolica
cosa
e maestà
che po'po'
il vecchietto
visto con
che aveva
romana
; ma
di furore
avevano
quelle gargane
ingoiato pollilessi e
di caccia,
in umido, e cervello fritto,
e crema
e schidionate
e
in
e
budini
gran
numero,
sulla santità
e
di fiaschi
zitto. E
di
e
come
annaffiate
non
bottiglie,
gli altri
e
stomaco
altre cose,
cento
a
tutto
ribolliva
tutti i. colori.
e
trovava
punzecchiarlo,a
Cosicché
empitosiprima
da
una
teria
bat-
e stava
l'ispirazione
scuoterlo,a
quel pandemonio
andava
tutte
che
avevano
riarlo;
marto-
sullo
alla testa, presefo a dirgliene
chietto
perduta la pazienza,il vec-
l'ultimo
bicchiere,involse
in un'oc-
90
UN
chiata
satirica
PASTOBE
POETA.
quel pretume
tutto
paganeggiante,e
provvisò
im-
:
Oggi
Tra
si trova
il povero
Frediani
cPuii collare...
gente decorata
Basta, il collar lo portano
Ed
Fu
esser
potria qui
miracolo
i
anco
ristesso
cani,
affare!
gli scaraventarono
e
coltelli,
piatti,
bicchieri,
bottiglie,
magari
Et
un
hoc
de
Questo
affettialla
rinunziato
a
tutto
nella
non
le
testa
seggiole.
satis.
tutti i suoi
vergine ingegno,che, per consacrar
Musa, alla famigliola e alla patriavalle,aveva
perfinoun posto di scrivano che gli offrivano
Pisa, quanto
e
se
doveva
non
dell'amore
sentirsi
schiettissimi
che
beato
zione
dell'ammira-
gli tributavano
in
il Valdarnol
lo abbiamo
anche
Perchè, non
detto, la sua maggiore
reccie
villepopolaritàegli la doveva a quellerappresentazioni
che usano
anc'oggiin qualche parte della Toscana
che si chiamano
e
Maggi. Di questicomponimenti, i quali
altro che una
derivazione
dai Misteri
del '300
non
sono
del '400,il Frediani
fine e d'argomento
scrisse senza
e
ne
meritando
sandro
svariatissimo,
perciòd'essere ricordato da Alesd'Ancona
nella sua erudita opera Origini del teatro
in Italia.
Molti
di
taluni
e
questiMaggi, scritti di suo pugno
copiatidai suoi ammiratori,gliho qui sott'occhio mentre
scrivo. Ne
cito qualcuno. Ginevra
e
Fieramosca, tolto
dubbio
del romanzo
del d'Azeglio,Antigone, Gli
senza
esiliati in Siberia,
B e tullia liberata,
Aristodemo^ Àbramo,
La Pia dei Tolomei, boccone
del popolino toscano,
ghiottissimo
Oreste, Il Figlio della foresta,Il conte Ugolino,
La Croce
l'Ariosto
riconquistata,
Olimpia e Bireno, ricavato daldi cui era innamorato
del Tasso,
di cui,come
e
intieri canti ; la Clemenza di Tito,preso
sapeva a memoria
dal Metastasio,/ due sergenti,
Medea, Elia profeta,Iefte,
e
cent'altri.
La
facilità
sua
in
questo genere
di comporre
era
sif-
PASTOBB
UN
92
gli si scrive così:
dei maggierini di
ricorre
a
così
E
in un'altra
del
scriverci
il
ed
maggio,
Pontedera
solo
a
gennaio '52
«
tal
Un
mi
ma
me,
.
.
.
Befana.
una
»
Ecco
Vergilidi
mirazione
l'am-
avrei
gli
Lajano
piacere
gran
la facoltà
accordasse
a
tutti piaceecc.
Desidereremmo
.
Si
In un'altra
lo chiamavano.
Nerone.
la Società
tutta
e
grande, il qualeecc.
di
gli scrive: « Ricevetti
di
che il signorVicario
di cantarlo,
giacché non
pregarviio
a
Grande,
Crudeltà
la
a
Ghezzano
schietta.
si chiede
Siamo
«
amico
un
POETA.
che
»
ci
maggio sopra la Lucrezia Romana, che fu
violata da Tarquinio(meglio Sesto,ma
non
guasta)figliuolo
di Tarquinio il Superbo, e che divengano circa centoquaranta
quartine ecc. ».
componeste
E
anche
Né
A
un
di
i meriti
questo basta.
del
nostro
faceva
pastore
anche
poeta si fermano
qui.
io
perito agronomo,
fra i suoi manoscritti
trovo
cati
intarmati,impatacingialliti,
e
e immaginabili,
puzzolentidi tutti i puzzi possibili
una
sua
perizia.Dalla quale rilevo ch'eglisgomitolava i
una
periodi,anche lunghi,con
precisionegrammaticale e
si ritrova
con
un
che, aimè, non sempre
linguistico
sapore
nelle prose
di certi dottori
e
dottorissimi,e professori,
altri pezzi grossi o pezzi duri viventi
commendatori
e
che potrei citare se non
sentissi pietà
e
ne
viventissimi,
1 Le ripetizioni
a fondo
profonda profondissima
superlativo
volta
ci
cornei
stanno
bene, e
qualche
tempo
A
perso
lui
Catanti
il
possidente di poche
di Calci scrive nel
1
ed
stiora
di terreno, un nobile
chiamandolo
stimatissimo,
820
proponendogli di fare un baratto di un pezzo di selva,e
Con tutto ciò
firmandoglisicon perfetta stima suo servo.
modesto
e quasi aveva
egli era oltremodo
paura della propria
celebrità rumoreggiante in quel lembo
di Toscana.
Tuoni
saette 1 Quanti stupidi e isterici poetini oggi
e
in Italia non
impiastrano delle loro melensagginiidropiche
giornalialtrettanto idropicie posano
a
verosia
grand*uomini ovtitolava
a
grandi ragazzi1 Egli invece,il caro vecchio,inun
cura
del
suo
quale
sonetto
si
così:
stampano
«
A
le mie
Ranieri
Balducci
poetiche inedie ».
per
Né
VTS
rubava
concetti
PASTORE
POETA.
93
versi intieri ad altri
né
poeti,grandi o
non
sfrontatamente
e
oggi fanno quasi sempre
queste infaldate e inguantate secrezioni vaginalidelle Muse
non
più caste.
grandi, come
i manoscritti
Fra
Contesa
una
al
e
altro
un
e
diamolo
a
ch'è
morte
dove
e
ginia,
di Vir-
si rivela
noscitore
co-
queste due repubbliche,
altro Croce
danno, un
lui,un
e povertà,
st'ultimi
però. Que-
come
enigma, molto chiaro
furon riportati
forbito scritto
per intiero nel suo
F. Pelosini. Riportiamo il Sonetto
enigmatico
decifrare ai diecimila ignotie smorfiosi poetini
come
già il Frediani lo scrisse e lo die
Italia,
ardito provocarlo.
un
a
poetucolo che aveva
da N.
della
Donna
ancora
tre
anche
Lucca,
e
La
moribondo, poeta
fratelloPaolo
alla Berni
sonetto
Pisa
fra
anche
trovo
incerto dell'istoria di
non
V Addio
di lui
a
terza
decifrare
un
Eccolo:
Sopra
Diviso
E
sesta
una
d'una
verso
Mai
vi
su
Che
spande
Fuso
se
in
Quando
Da
il
Puom
Viva
d'onor
n'odi
un
la
ci dette
sonetti
del
fetida
quale ci
Petrarca,sovrano
rispetto il
lui dir
delPantica
per
tuffar la
imporritae
chioma
noma:
senti:
Roma!
che
un
addirittura.
ogni modo,
che
morto.
bello, e, per
po', ma
l'ho riportato,
maraviglioso.Però il '5oo
ben
caudati
caudati
e
non
più lerci di
questo: stomachevoli
Ad
selvosa
a
voce,
monarca
o
gli elementi,
ha
buon
po' lercio,anzi più
l'intento per cui
mortale
impetuosi venti;
e
con
gioviale;
suo
è infermo
tra
ascoso
tuoni
Tramanda
alTuom
sconcertati
se
torto.
nell'orto
raggio
perde
ne
foro
un
se
porto
modo
oppur
è sì necessario
Ed
Un
in
sia 'nell'occaso
Il sol
E
linea
io
eguale;
il polo inferiore,australe,
del globo or
Tasse
dritto,or
Pende
E
emisfero
un
e
rifarci la
mano
in
bocca, ecco : non
questa montagnola
tirar fuori
fa balenare
un
mi
mane
ri-
di carta
sonetto, la prima quartina
dinanzi
nell'affettuosità e
agli occhi
Francesco
nella
musicalità
lene
94
UN
È
dell'endecasillabo.
sul
cadute
Sentite
in
di
una
nepote, forse
sua
gli fé' improvvisare i
Annina
Collettino,
quanta
con
POETA.
morte
che
quellastessa nepote
castagne
PASTORE
sulle
Frediani
mestizia
soave
versi
quadrilustre.
piange il povero
la
vecchio.
Riedo
chieder
a
conforto
febeo
il
Tutte
genio
Parti gioconde avendo
Come
troppo
Spento
Perdo
nepote,
Che
Quando
acceso
vedeami
mio
amato
in
nauseato
Se
nella
tava
sonetto
e
gli affetti
cuore.
stanco
e
volgea
canuto
e
terribil
me
piuttosto,in
me
sentiva
per
il mio
era
crudele
la falce tua
forse
disdegno
ogni suo
in rivolta
parole a me
il crin
Componendomi
Era
dolore.
sostegno,
Graziosette
Morte!...
ingegno;
sdegno
a
al mio
indecenti
calmava
ne
Quando
V
torvo
giovin dell'età sul fiore
una
Cara
Così
voi, Signore,
a
vece
bianco.
e
rea
manco
mietea!
sua,
Frediani
Pietro
e
di ottantaquattro anni!
un'elegiadel pari bella e commovente
età
grave
glican-»
così
Ma
questo
furono,
della sua
lira. Un
anno
può dirsi,le ultime vibrazioni
dopo, il 16 luglio del 1857, e£^ andava a raggiunger la
lo pianse
moglie e la nepote adorate,e tutto il Valdarno
e
tutti i butesi
Con
la bara.
accompagnarono
ne
la quale spinse
pistoiesi,
l'oceano
avuto
il debito
scrittrice americana
una
o
avendo
«
Canti
e
»
viva ammirazione
annacquato
del
delle
di Pian
montagne
genio
fin oltre
d'esser ricordata
onore
da
Songs of Tuscany,
in
; mentre
Niccolò
G.
toscaneggiante
Beatrice
suo
Roadside
nei
popolaritoscani
con
la fama
della
la fortuna
ha avuto
questo egli non
sua
poetessa analfabeta
contemporanea
degli Ontani,contadina e pastora toscana
tutto
B.
casa
nostra
ne
Tommaseo,
vevano
scri-
il dantista
Giuliani,e Renato
Fucini.
Ad
ogni modo,
fu
si
giustizia
se
sulla
scrivesse:
tomba
Qui
della
—
beta
poetessa analfa-
riposanole
ceneri
—
Beatrice
di
di
Pian
benefica
pia
che
della
si
morte,
di
raro
—
quella
su
sua
alle
cara
—
mente
del
di
e
le
fra
selve
versi
compose
valoroso
poeta
—
ed
giuste
quand'era
Il
giocondi.
tutti
i
della
cristiana
E
tutto
lieta
al
pace
che
della
colono
la
vita
—
di
dubbia
non
—
die
ne
ce
sapeale
brigata
ed
in
olivigno
dolcissimo
legrare
ral-
d'uomini
l'occhio,
Parlava
di
sua
sembianze
Le
;
quasi
erano
di
Pelosini,
compagnia
vivacissimo.
all'anima
il
piacevolmente
».
eterna
virtuoso
rispondenti.
ma
discorsi
Fu
Buti
innato
campando
ebbe
fama
ben
avea
poesia.
di
genio
—
piuttosto
era
suoi
devozione
sia
in
in
anno
ammiratori.
ritratto
poeti,
dei
e
stesso
—
—
il
colore
grandi
argomento
cezze
il
—
armenti
raccolte;
e
pensose
gli
—
secondo
Fu,
membra
—
stizia
giu-
—
arrideva
gli
e
fu
Frediani
Pietro
—
lustri
—
avea
A
cui
cuore
lo
pastore,
:
—
altrettanto
;
—
che
arguti
muse
nostro
—
—
«
toscane
umile
pastora
—
incidesse
diciassette
poesia
Ontani
degli
—
95
poeta:
PASTORE
UN
buona.
cuore
come
poco,
le
sempre
e
pieno
ed
dol-~
di
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiumuMiiiiimimiiiiiiiimiiiiiiiiiitiimiiinHHiiimiiiiiHHH
MEDIO
Due
lo
parole
È
carattere;
Una
riandare
abbiamo
sdraia
tempo
in
colpito
che
a
dai
tutti coloro
che
pasticcinie
dai
sfiaccolata
borsale
e
capriccia
rac-
rifulgente per fierezza di
la pervade, accende
una
poltrona e
biascica:
«
Noi
siamo
vili;
ci-
l'analfabetismo,epperò la
viviamo
di bergafra l'essenza
motto
morte
a
Noi
il delitto.
e
società
un
stomaco
disfatto
e
nell'isterismo
e
spagnoletta,si
ferocia
guasto
naturale.
a
lo
rivoltano
hanno
stomaco
rosolii.
che
EVO
la
bambagia ».
bastano
più
Bugia madornale, perchè le galere non
gari;
accogliere nei loro tetri amplessi i delinquenti volper
i delinquenti aulici, chiamiamoli
e
così, se hanno
insozzino
rinunziato
al pugnale non
che
è men
non
vero
le pagine della storia civile presente di nefandezze
senza
e
nome.
A
buon
(o
conto
a
brutto
conto)
il dotto
criminalo-
spietatamente che nella sola
circa
Italia si commettono
l'anno; all' inquattromila omicidi
omicidio
un
ogni due orel Di semplici sforacchiamenti
di schiene, di braccia, di pancie non
seguiti da
categorie di misfatti,,
morte, e di tutte l'altre sterminate
gista Garofalo
a
fare" il calcolo
ammonisce
non
credo
basterebbe
il bernoccolo
lileo.
di Ga-
MEDIO
si
Meglio (mi
il
segnatamente
97
EVO.
meglio
perdoni l'eresia!)
'200,il
consentite
fieri,
Spiriti
secolo
dei
cavalieri
disturbiamo
vi
il medio
evo,
cavallo.
a
istante»
un
toccheggiato di poco l'ora di
notte,
cinque personaggi,tutti chiusi in pesanti
la Curia
di ferro,si dirigevano frettolosi versò
armature
arcivescovile. Si chiamavano
Sighiero Sismondi, Obizzo
Nanni
Simone
da
Gualandi, Jacopo Lanfranchi,
Scaccieri,
i tre primi,perchè
Scorno; cognomi celebri nel mondo
nel libro d'oro, dalla Divina
immortalati
commedia.
Qua
delle vie s'intravedevano
e là fra lo scurore
gruppi di
popolani che parlavano con gran calore sebbene a bassa
Le
voce;
avevano
campane
allorché
si vedevano
della
altri che
città dove
correvano
orrendo
un
il lato posto
opinfieriva dinanzi
verso
tumulto
il palazzodei Gherardesca
nelle
; altri infine si chiudevano
e
presagio d'imminenti
più infernali
torri nel
loro
durante
scompigliperchè sull'imbrunire,
banchetto,il
un
bestialmente
Ugolino aveva
spezzato il cranio ad
Azzo
nedegli Ubaldini,bello e fiorente di giovinezza,
di Pisa. La scena,
pote di Ruggiero Ubaldini arcivescovo
è a Pisa. L'anno, il 1287.
infatti,
Andavano
dunque frettolosi i cinque cavalieri a darne
novella al vecchio
prelato e spingerloa non
frapporre
più indugi in mettersi scopertamente a capo del partito
del Gherardesca,quando
e schiacciare le audacie
ghibellino
giuntia metà della viuzza sterrata che di cotesti tempi
conte
lungo
correva
di Santo
le
Stefano
concitata
«
Ecco,
la
tra
mura
intesero
un
accorrente
disse Obizzo
porta al Parlascio
fremito
sordo
appunto
verso
del nepote. Affrettiamoci
si faceva più distinto e più
forse
sulla
gridavano
«
Benel
mille
Babbohi,
impropericontro
borbottava
popolo
mio
Fra
Curia
e
1
matti
Nanni
»
e
savi
la Curia.
—
7
».
il vento
scolpito,s'intesero
e
come
l'improvv
finché alfìtto,
svoltava in quel momento
la folla
perchè
piazza della
chiaro
suono
quella
di moltitudine
covo
Gualandi, riportanoall'arcives-
il cadavere
11 fremito
e
voci
ne
portava il
furibonde
che
Ugolino.
Scaccieri. Grida
a
fiato,
perdi-
98
MEDIO
dicendo
Così
quattro gli
nella
diritto
La
via
più
e
che
scena
il passo, e i
si offrì loro,
Stefano, che metteva
è facile a dirsi.
palazzo dell'arcivescovo,non
che
da
torcia
una
gittava sinistri sprazzi di
al
Preceduta
batuffoli di fumo
e
più
ancora
dietro.
tennero
sboccarono
quando
luce
affrettò
EVO.
chiusa
portata dà
altri. Nulla
acre,
santo
la folla circondava
quattro cavalieri
tiga
let-
una
seguita da
e
vari
di quell'agpiù fosco e di più minaccioso
glomeramento di plebe vestita di mille foggie e di mille
di ronche
di coltelli
e
colori,avida di commozioni, armata
intenzioni
agitatiin aria,con
feroci, che accompagnava
di un
il cadavere
e
potente, e che gridava morte
viva con
voci squarrate ed ugualmente spaventevolipei
nemici
e
per gli amici. Sobbalzata, spinta e respintadall'ondeggiare della moltitudine, illuminata ora sì ora no
dai
cento
come
di
scherzi
di
luce
della
orrido
fantasma
che
un
torcia
disparissee
potè finalmente
penetrare nell'atrio
giunta fu deposta a terra.
Per
quanto
incredibile
l'arcivescovo
che
vento, la lettiga
a
della
Curia,
fosse
nessuno
riapparisse,
ivi
ed
ad
già corso
miserando, pure né egli
né altri compariva. Allora, Marco
valieri
Lombardo, uno dei cache aveva
la lettiga,
salì una
sorretto
lunga scala
di pietrae bussò
ad una
gli
porta ferrata. Tutti tenevano
occhi
in su verso
sbarrati e immobili
quella banda, e si
avvertire
del
caso
fatto
era
sentiva
A
all'improvvisoun silenzio
benissimo
il crepitaredella
Marco
la
tratto
un
porta si aperse
e
profondo
così
si
che
torcia.
l'arcivescovo.
comparve
e
glie la baciò; poi
gli prese la mano
che una
senza
parola gli uscisse dalle labbra,vinto com'era
dall'intensità del dolore, gli fece gentilforza e cominciò
a
Lombardo
farlo
un
discendere.
fanciullo.
ugualmente
viso
e
il capo
Non
dalla
invecchiato
L'arcivescovo
una
sua
si lasciò
un
parola, non
bocca, e tuttavia
di venti
anni
fece
come
sospiro,nulla
più. La
usci
appariva livido
in
folla si scoperse
egli passò fra un
largo perchè passasse. Ed
silenzio sempre
pieno
più profondo ma
quando fu presso alla bara, più che mai
e
trascinare
di
tempeste,
livido
e
in volto
IOO
MEDIO
zione
lotta,la
la
e
lontananza
La
l'eco moribonda.
EVO.
non
portava
ne
nemmeno
nell'indecisa fosforesce
e
stellata,
giganteggiavano silenziose e solenni le grandi
candide
e
notte
del
moli
cattedrale
poi se
quei piantiche
fece
affranto,
brusco
un
dire
dopo
bronzo
della
crociera
di San
Ranieri,e
istoriata
del
morto,
ed
oggi
ospedale
coi
Chiara,erano
rimasti,
lo suffragavanorecitando
e
si sentiva
appena
risoluto e
vicino
brontolio
un
cessò
modo
con
nobile
e
basilica,
e, un
pesante cigolava sui
sbuffo
uno
L'arcivescovo
sommesso
s'intese che
qualcuno
sinistra della
a
dinanzi
all'urna
di
Buglione,era
di qua
postiuno
sul
e
navata
i
contenente
stata
e
cardini
venti
Cristo,donati
di
luce scialba
A
di
tremolante.
d'incenso.
passida lui,fra l'intere
precisamente
principale,
corpi dei
alla
collocata
uno
dopo, la porta
visamente
rigettandoimprov-
momento
d'aria pregna
entrò.
colonio
nonostante
alla porta di
di persona
che aveva
diritto d'entrare. L'eco del metallo battuto si sparse
onde
per tutte le altitudini e le sinuosità della
si annunziava
croce
fretta dal
di Santa
nasale,il quale tosto
e
zante
singhioz-
allora dell'Incoronata
in tutta
dentro
salmi,cosicché
vasta
accelerò il passo.
le noccole
con
detta
o
custodi,a guardia
a
e
attendeva.
Alessandro
di papa
come
danno
non
questo vecchio
se
bussava
frati chiamati
Due
di rifiuto
atto
Vedrete
:
istante
e
conforto,perchè
energie di giovine1...
avrà
Un
danno
non
volesse
Pareva
in
sue
mente,
gli si fece accanto
sorreggendolo dolcevergognandosi di mostrarsi così
egli,come
ma
fretta
le
accoglievasotto
Obizzo
lacrime.
e
che
stero.
Batti-
del
e
il corpo dell'ucciso,
il prelatoalzò le mani al cielo7
le percosse
nella fronte e singhiozzò.
Era uno
di
navate
i
Duomo
del
Campanile,
vista della
Alla
era
la
là,la
illuminavano
Il morto
alla fronte
e
benda
annodata
che
martiri
temporanei
con-
repubblicada Goffredo
Due
lettiga.
grossiceri,
aveva
petto,e il volto coperto d'un
la stretta
tre
gli era
dietro
con
la loro
le braccia
legate
pannolino;ma,
stata
alla nuca,
avvolta
torno
in-
il sangue,
MEDIO
che
tuttavia
macchiato
spicciavadall'immane
tutto, e quelle chiazze
sul candore
di
IOI
EVO.
della
tela
ferita del
di
sempre
là dov'era
ginocchio. Un
la persona
;
dei
gli occhi
le labbra
di
di
esausto
la
le mani
con
nuovo
come
e
ebbro,e
un
ronata,
dell'Inco-
la tribuna
si
lo
gettò
aveva
sbarrati
pur
lo
di
colpo
in
preso
in
tutta
vulsamente
vitrei,
agitavaconvolesse
se
parlare; si percosse
fronte,si strappò i capelli,
poi,
dalla
forze,annientato
sul
il capo
piangere forte. Era una
braccia
spiccanti
raccapriccio
cupo
gentiluomini che
tre
bara, e
violento
tremore
aveva
la
il
come
seguivano per sostenerlo,attraversò
corse
rosso
accrescevano
quella vista.
Il vecchio
prelato,barcollando
rifiutando il braccio
un
cranio,aveva
petto del
e
passione,abbandonò
cadavere
e
le
cominciò
a
faceva
che
pietà e paura.
Stette egliin quella posa fino a che lo sfogo delle lagrime
ebbero
non
alquanto temperato il primo scoppio di quel
e allungò
dolore,quindi rialzò gli occhi,guardò il morto
di sollevare
il panno
facendo
atto
che gli riuna
mano
glieloimpedì. Allora il
cuopriva la faccia. Il Lanfranchi
si drizzò su di scatto
la sveltezza di un giovecchio
con
vincell
si afferrò le
riprenderetutti gli spiriti,
parve
di una
linea dal morto
l'occhio
braccia,e, non distogliendo
infierito e corruscante, battè il piede e proruppe:
«
Conte
Ugolino,in
scena
nome
di Dio
sii maledetto!...
Ah,
mi rende il nipote!
poi agitandositutto,ecco come
1
la testa spezzata, freddo,esanime, steso in una
con
lettiga
mi piace;
Egli deve aver detto: quel vecchio prete non
è un'astuzia;
la sua
si è riconciliato
ma
quando
meco,
il
Non
io me
lo aspetti,
mi tradirà...
meno
gliene diamo
dolore
lo spezzi,che lo
che
procuriamogli un
tempo;
E mi ha ucciso il
che lo gettia terra fulminato...
stritoli,
io sono
morto
con
Dio, DioI ah, sì,è vero:
nepotel...
te,
luce dei miei anni ! »
povero Azzo, orgoglio del mio nome,
i pugni drizzandoli
Serrò fieramente
contro
bracci,
gli avamfosco,più livido in viso del cadavere
e, impettito,
stesso, riprese:
continuò
«
un
Morto
lampo
anch'io
di
con
te?... no,
non
alimentato
vita,l'ultimo,
è vero;
mi
dall'odio
rimane
che
mi
102
MEDIO
EVO.
! Ti
vendicherò,Azzo mio, poi farò aprire
del tuo sepolcroe verrò a dormire
il chiusino
per sempre
è schiacciato,
che il ghibellinismo
al tuo fianco... Dicono
che fu seppellito
che fu dissanguatoa Colle di Val d'Elsa,
nei gorghi della Meloria. Ah, io lo farò risorgere! e presto,
brucia
il
molto
presto ;
limpida
alla
manda
mio
Come!
calda
e
anni;
che*
da
stauze
la
bacio, ed
luce
bel
il tuo
tutto
corpo
lasciavi
felice;
sento
fragranza della giovinezza,mi
mi spianavi una
stordivi,
ruga
medicavi
arguzia,mi
tua
una
conte
possibile?...
poche
è
zio,io mi
mi
carezzavi,
cinguettavi,
con
Ugolino
nepoteL. Sì,sì,Azzo
ma
emanava
dicevi:
mi
le mie
tutte
porta del
mi involgevinella
mi sorridevi,
parlavi,
mi
di venti
per
batterò
sarai vendicato.
tu
fa tu
ore
allora
e
gli griderò: Mi
e
mio,
cuore
i malanni
con
tuo
un
stai costì
trappito,
lungo e atcol cranio spezzato, gli occhi crepati,
il viso tutto
mi
mi vedi, e non
intriso di sangue, e non
senti,e non
vieni fuori dalla
mi dici nulla?
Oh, Azzo
mio, rizzati,
scuotimi
dimmi
che io sogno 1 »
tua
e
e
lettiga,
A questo punto, Simone
da Scorno
premè un gomito
sei
ora
al Sismondi
e
morto,
te
e
ne
mormorò:
parrebbe opera da cristiani trascinarlo via?
quel vecchio» lì si logora ».
Lasciatelo
e
sfogare,Simone, rispose il Sismondi; è
che
dolore
da questo suo
scoppierà più terribile e più
Non
«
la vendetta
sicura
Fra
il
un
di tutti noi
tremito
e
».
l'altro,
l'arcivescovo,
guardando sempre
cadavere,ripigliava:
"c
e
vi
Aimè,
è
non
ti sei portato via
solitudine
qui
a
come
orrenda
scrivere
la
morto
sogno, no l tu sei veramente
hai lasciato in una
il mio
e mi
cuore,
un
così
che
parola fine
in
sotto
gli occhi
di
cadendo
ferrata di
colpito la mazza
in rissa,
in battaglia,
a
fiorentino,
è dunque strappata la scala di seta
della
tua
amante?
mia
da
qualche bella
ti ha
nemmeno...
io
momento
della
al libro
mai ?...ti sei sfracellato
caracollavi
questo
mentre
fanciulla ?
genovese
tradimento?
Che
vita 1...Ma
cavallo
un
mentre
sono
o
di
no
;
un
no; ti si
tentavi la camera
cosa
dunque,
o
MEDIO
103
EYO.
e
chi, mio Dio, ti ha frantumato
feroce?... Ah, ecco!
questo modo
! è il conte
nemico
tregua da
a
farne
Ugolino ! è
anni,quello che
nove
uscire le cervella!
mi
ha
è la
l'uomo
in
frantumato
di
mano
che
mio
un
io odio
senza
aperto il cranio fino
ti ha
»
Il vecchio
prelato ruppe in un riso stridulo e lungo
della bale navate
silica;
sotto
che si ripercossepaurosamente
sul morto, strappò
si precipitò
poi,sguainato lo stile,
che gli cuopriva la testa e il viso,fece un
la benda
vimento
moma
d'orrore,
sorda
e
Io
dalla
nemmeno
che
me
nella
speranza
che
è
il
servo
la
sua
del
Azzo, ascoltami
del Signore,ma
caducità.
si chinò
commetterò
mi
e
non
bene.
l'uomo
rifugio
il peccato
da
sono
voglio colpireil tuo
Azzo!...
più
Non
perdono, perchè
io stesso
Perdonami,
dicendo
voce
con
di
quello che
e
assassino...
Così
in
in tutta
Gli
perdonarsi...
mio
1 Anima
terra
io commetto
presto,e continuò
rantolo:
eterna
più
sento
non
nato
dal
mozzata
Dannazione
a
si vinse
e
il
»
più
sulla
'strisciò
lettiga,
l'ebbe
pugnale sulla fronte del nepote, e, come
aggiuninsanguinatada i due lati,la ripose nel fodero gendo
la lama
del
:
«
Voglio che
nelle
carni
il tuo
del
mio
sangue entri insieme a questo ferro
nemico...
Qui gladioferitagladio
periti »
«
Ecco
notte
una
il Da
nuovo
Scorno.
tutt'altro che
Poi
deliziosa ! borbottò
appressandosiall'orecchio
Obizzo, riprese:Che ne dite voi? »
«
Qui gladioferii,gladioperiti rispose asciutto
Gualandi
di
di
il
».
I frati
i guardianidella cattedrale se ne
e
ospitalieri
stavano
raggruppati in dispartee si sentivano compresi
di paura
di dolore,di ferocia e di
per tutta quella scena
del
L'arcivescovo
mano
sacrilegio.
intanto,afferrata una
morto,
«
continuava:
Perchè
te, vendicherà
temere; vecchio
ogni modo,
cherà
colpo che vendidel pari migliaiadi vittime... Non
ad
mi affiacchirò;
cadente, pure non
darmi
mai requie finché a questa im-
bisogna che
tu
e
non
così
sia; e
il
104
MEDIO
precazionenon
Desto
avrà
dormente
EVO.
dietro
tenuto
la morte
dell'assassino.
che
dinanzi
sia,compariscimi sempre
la fronte squarciata,sanguinosa, spaventevole,
e
dami
griil giuramento !
: zio, ricordatevi
Si chetò un
fissandolo più e più intensamente,
istante,
con
o
»
poi ripresecon
Sai
«
espressionedi profondo abbattimento:
ho sofferto,
cosa
quando poco fa ho
che
tu
ti levassero
che
ti conoscevo?
non
sai tu
dinanzi
che
ai miei
forza
ho
occhi
perchè
fare
dovuto
mandato
co-
su
io
me
tradisse la
perchè il tremito delle mie parole non
disperazioneche mi uccideva?
Dio, Dio! mi è parso in
che i colonnati
del cortile si scompagiquel momento
nassero
misi
addosso
e
schiacciarmi,e, ad ogni
per serrar
la scala,tremavo
come
una
passo che io faceva risalendo
che tu mi
avessi a inseguire e afferrarmi
vetta, pauroso
stesso
ai fianchi
e
le tue
con
strazio!...
che
che
bene
livide
Perdonami,
e
Che
rattratte.
spavento
bisognava
anima, ma
fosse !...Signoricavalieri,
dosi
aggiunse drizzanla persona
costanti,
con
impeto e volgendosi 'ai cir-
così
di tutta
l'odio
se
mani
e
cara
l'ansia della
sostenuto, io sarei
rovesciato
vendetta
stecchito
non
in
mi
avessero
questa
stessa
Ora
lettiga...
seguitemi,signori ghibellini,
perchè ho da
di quelle astute
»
parole...
ragione a questo morto
render
Si chinò
istante
un
di
e
scuotendo
gli ricuoprìla
d'oro
crocetta
e
si
faccia
e
la testa
col
pannolino, si
staccò
la
che
parte del
dalla
sul nepote contemplandolo ancora
il capo in atto d'infinita amarezza;
nuovo
gli pendeva sul petto ponendogliela
nelle tempie
cuore, poi si battè le mani
mosse.
lungi dall'urna
dinanzi alla quale era
corpi dei tre martiri,
stata posta la lettiga,
e
aprivasiuna
nell'unica sagrestiache allora
che immetteva
porticciola
la basilica e che
contasse
disparve nel 1600, quando fu
Poco
posto
i
del
25
ottobre
contro
i
il furioso
incendio
della
1576.
si diresse dunque l'arcivescovo,
Verso quellaporticciola
silenziosi come
tre gentiluomini
bre.
omglitennero
dietro,
ardeva
Nella sagrestia,
una
grossa lampada di bronzo
notte
e
ai restauri
mano
chiudente
MEDIO
dinanzi
crocifisso
un
a
dipintosu
Pisano,precursore
di Giunta
opera
la quiete alta e
stanza
paurosa
la
pareva
105
EVO.
e
tavola
di Cimabue
la luce dubbia
più propria per
fondo
a
;
dorato,
tra
e
per
tremula,quella
accogliereun gruppo di
e
congiuratori.
Il vecchio
prelatoentrò dentro quasi barcollando,e si
Stato
rozzamente.
appoggiò ad un leggìodi noce, intagliato
così un
la fronte chiusa nelle mani e i gomiti
con
istante,
due
grossi messali ricopertidi cuoio e ornati di
sopra
borchie
e
si
d'ottone,
disse
mi
poi
vivere!
da
resta
Simone
e
ai tre
che
lo
seguito,
avevano
tristamente:
Bisogna far presto
«
più
voltò
da Scorno
colpire,perchè
a
che
poco
»
si avvicinò
fattosi innanzi
sento
alla
la chiuse,
porticciola,
all'arcivescovo:
lo
di correre
volete,gli rispose,ci dà il cuore
oltr'Arno anche subito. Piglieremol'uomo
per la cuticagna
lo trascineremo
e
ve
qui sotto i piedi ».
si possa
far così
credo
«
Ah, borbottò il prelato; non
come
precipitosamente
pensate. I nostri amici non son tutti
Se
«
dentro
le
di Pisa...
mura
»
istante,
poi increspògli occhi e i pomelli
delle gote a un
sogghigno spaventevole mostrando
i denti gialli
i quali agitava conradi e scrunati,
traverso
vulsamente
del
la lingua quasi che sentisse già il sapore
del suo
nemico, poi riprese:
sangue
La cosa
vi è nota, signori cavalieri. Per avvolgere
«
Soprastetteun
in
doveva
altro
avere
l'avvenimento.
Non
vi mandai
simulai
il conte
il banchetto
lui,e
con
di ferro
rete
una
d' ier
in
sera
bensì
il mio
povero
l'uccise. Più
vapori del vino mefrenesia di colpirlo,
e
perchè non
levatemi
lo
conosco
«
detto
simulazione,onde
a
questo
1
»
non
morto
dinanzi
Azzo,
che
e
mai
il reo
conte
ho
dunque
mi
sfugga,ho aggiunto
le mie parole di poco fa :
agli occhi perchè io non
»
Simone,
io?...
Gherardesca
casa
che
significato
quello di solennizzare
di vecacciacchi
chiaia;
v'andai,accusando
fra i
simulazione
riconciliazione
una
esclamò
Obizzo
Gualandi, che
cosa
vi ho
IOÓ
MEDIO
Ah, voi
«
avevate
EVO.
segreto ? chiese
il mio
compreso
.
Grazie, amico ;
gioia.
perdonato x»
pare che mio nipote mi abbia già a mezzo
le
E cominciò
ad andare su e giù per la sagrestia,
con
l'Ubaldini animandosi
mi
in
lampo
un
di
.
braccia
nel
incrociate
cervello
suo
sul
e
il modo
rivale
suo
china, sforzandosi di cercare
bare
più rapido e miglioreper piom-
la testa
avvoltoio
come
a
spalancatoe
rostro
spiegati.
artigli
«
Che
decidete
L'arcivescovo
dunque?
si fermò
dritto,impettitoe
cattedrale.
Poi
di
chiese
»
Scorno.
vido,
colpo. Era fiero,arcigno,li-
immobile
si scosse, si
il da
raspò
della
colonna
una
come
pochi capelliche gli
i
scendevano
scomposti sulla fronte, gettò un'occhiata al
crocifisso spiranteun'infinita e sovrumana
rassegnazione,
e
disse:
«
Aiutami, Gesù
Gli
hanno
è che
io
non
e
ti farò
posso
il nepote, mi
assassinato
tagliuzzarlo,
per
santo,
avere
la tua
hanno
cavato
io
d'oro
sussurrò
una
Simone
nell'orecchio
il
cuore
mi
Poco
Risollevato
Non
il capo
mi
per
sento
silenzio.
nell' inferno!..
al Gualandi.
m'importa, risposequesti;purché cavi
inferno che soffriamo in Pisa,io gli potrò anche
il noleggio della barca di Caronte
»%
«
siccio.
mas-
pazienza;
non
paniccia,ed
di perdonare come
perdonastitu ».
capace
E ripiombò nell'immobilità
in un profondo
e
Ma
«
quell'uomo lì ha già un piede e mezzo
»
farne
un'aureola
l'
noi dalpagare
l'arcivescovo
ripigliava:
di buono
qualche cosa
possibilefar
oggi
col nuovo
stesso
sole; domani
sì, perchè bisogna pure
chiamare
intorno a noi, e di nascosto, tutti i nostri. Abbiamo
Giachetto
Buonaccorso, pievano di S. Casciano...
«
Di
ha
veggo
quante lance
«
Di
a
E
dispone,lo ricordate
cinquanta lance,monsignore
abbiamo
Betto
del
voi?»
».
Nicchio, priore di Nicosia,che
ecclesiastica su tutta la valle di Calci,sul
giurisdizione
castello di Monte
cento
Magno e di Caprona, e dispone di dueuomini
così ripartiti:
artieri a cavallo
trenta
con
settanta
fra arcieri
a squama,
manopole e cosciali e corazza
108
EVO.
MEDIO
di
messa
remissione
di
tutti
i
peccati
a
vi
quanti
ranno...
assiste-
»
Poi
e
tutt'e
guardò
tre,
un
ciglio
fra
uno,
per
ciglio,
e
domandò:
Non
«
I
tre
t
Or
pare?
via,
riprese
l'alba,
ancor
agio
avremo
di
cosa
ordineremo
subito
con
lettere
nostri
cavalieri,
mio
voglia
nepote,
uscire
si
dal
vecchio
e
nessuno
suo
le
otto
o
del
delle
nella
buco
dunque,
fila
dieci
della
sigillo
per
nel
mordere
come
una
e
e
per
galoppino
ad
Venite,
consacrato
guaina
Curia
matassa,
valletti
nostro
mentre
Alla
scorgerà.
campagne...
pugnale
questo
usciamo
ci
marchiate
agita
;
tutte
che
partigiani
perchè
il
preparare
prima
i
»
s'inchinarono.
è
non
vi
tire
avver-
signori
sangue
vipera
avvelenare...
di
che
»
iiHiiiMtiiiiiiiiiiiHiiiiiiiitiiiiiitiiiiimiiimtiiiiiiiiiiiiimmHiiiiiitiiiiiiiiiniiiiimimiimniit
LORD BYfiON E IL SERGENTE MASI
(A
TRIBOLATI)
FELICE
Amico,
Ti
il saluto
rendo
che
mi
mandasti,
or
non
è
molto,
leva,
pubblicamente. Soltanto, parmi, un altro soggetto ci vocaso
perchè del Byron e del bruttissimo
occorsogli
in Pisa,tu, elettissimo
la dottrina
la cura
e
ingegno, con
che
suoli
Antologia
dopo
ed
ecco
In
Byron
nelle
mettere
del
più,
la
dimora
la
e
tue, già scrivesti dalla Nuova
luglio1874. Pure, alcune
i°
ai
cose
raccolte
fattavi
dai
dal
Poujolat
in
sciute
notizie,scono-
Pisa
stessa
poco
poeta, qui si parranno;
gran
ardisco
ridirne.
per cui
lettera in data del 4 maggio 1822, lord Giorgio
una
da Pisa a sir Walter-Scott:
fa mi
così scriveva
a Poco
ragione
trovai
impicciatoin un triste negozio del quale avrete letto
la descrizione nei fogli». E il 4 decembre
1821
già aveva
scritte a Londra, al Murray, quest'altre
parole: « Abito un
stanza
e
palazzo feudale
sull'Arno,famoso
antico, vasto abbae
guarnigione, con carceri al di sotto
per ricettare una
celle nei muri. Appartenne ai Lanfranchi.
La scala,dicesi,
è stata
rifabbricata
dolcissima;non
da
Michelangelo.
è
La
temperatura
v'ha bisogno di fuoco. Quale clima !
»
qui
Così
LORD
HO
di
paradisogli si
MASI.
sospettato che
mai
sarebbe
bello
Sovranamente
«
SERGENTE
avrebbe
scriveva,né, certo,
clima
IL
E
BYBON
convertito
lui
di
come
»,
in
questo
inferno.
un
la
diceva
tessa
con-
Guiccioli,
giovane,splendentedi fama, rigorosamente
da gentiluomini e seguito
circondato
aristocratico,
ognora
da servi,lord Byron era divorato
con
gliocchi,o quando
usciva cavalcando
i Lungarno, o quando galoppava pel
su
vialone
delle Cascine
ai Bagni di
o
va
per quello che
San
Giuliano, o, più specialmente, fuori la porta alle
porto
Piagge da dove spingevasi per ogni via e viuzza e angii campi, facendo
in mille modi
e
magari traverso
di esimio
cavalcatore.
Durante
corse
quelle sue
pompa
sfrenate costumava
il poeta a un certo
punto saltar giù di
sella,e allora,infitto un paolo (moneta toscana
d'allora)
nella buccia
d'un albero, oppur
gittandolo in aria,di poi
vi tirava con
la pistolacogliendolobotta botta.
alle dieci,e dalle undici al mezzogiorno faceva
Levavasi
colazione.
E ameno
a sapersicom'egli non
mangiasse
di magro,
che
l'uomo
solendo
che
dire
il
mangiar
rende
carne
accortamente
che
Poujolat osserva
non
ne
se
mangiava era perchè l'idea dell'obesità lo spaventava;
c'è chi ignori
criterio accettabilissimo,
mentre
non
il grand'uomo fosse autolatra e come
avrebbe
dato
come
chius' occhi
la
il suo
tutto
a
avere
ingegno pur di non
bruttura
della gamba
più corta. Eppure è a quel piede
ch'ei deve
universale
scontorto
forse la sua
rinomanza,
lord
sentenzia
Bacon, « chiunqueha nel
perocché, come
suo
corpo
d'essere
che
e
difetto
un
permanente
ha
dileggiato,
lo eccita
Scott
il
a
pur
redimersi
».
gobba.
che
le donne
tutte
tutte
in
volta
una
avute
avesse
Usciva
il tocco
Nulladimeno
e
avessero
», che
tutte
cavalcando
le
due,
se
e
la
con
temere
perpetuo
rinomanza
a
piede
un
alla pria
proil Byron potette dire: « Vorrei
sola per baciarle
bocca
una
Leopardi
diavolo
due
un
debba
sprone
Cosicché, stabilito ciò,Walter
il
e
cui
per
in sé
anco
Talleyrand debbono
rattratto,e il Pope
pur
se
il
feroce;ma
le
rincasava
avrebbe
gambe
gli
la debbono
amici
in
e
sul buio.
mai
detto
e
fatto
isquadra?...
coi
servi
Era
anzi
così
cosa
fra
non
infrequentevedere
il proprio cavallo
s'è' fosse
come
E
BYRON
LORD
quel
britannico
Apollo
vero
HI
MASI.
SERGENTE
IL
spallettedell'Arno e
piana terra : e il popolo
sulle
in
spingere
andare
lo
assiepava
estatico ; e allora il poeta rientrava addirittura nel
scendere
di sella,saliva col nobile animale
senza
l'ampie scalèe,attraversava
Cento
terrazzo.
Usava
o
vento,
cento
teste
faceva
due
e
guardavano. Egli
corridoio
un
il pranzo alle
dalla contessa
al
carezze
palazzo
su
compariva
e
rivolte
erano
così
in
su
e
cavallo,poi
per
sul
lo
spariva.
di-
sette,finito il quale recavasi,
acqua
Teresa
Guiccioli,la
bella
donna
che pure, chiusi gliocchi
lo idolatrava,ma
che, idolatrata,
la verità
anch'essa
avvalorare
« il suo
Giorgio », doveva
nella
Dante
da
espressa
Per
lei assai
di
terzina
si
lieve
che
comprende
d'amor
dura,
fuoco
Quanto in femina
Se Tocchio, o 11 tatto, spesso
La contessa
Fu
forse
il
Byron
le altre.
sembra
di stare
consuoni
«
Le
raccende.
noi
abitava,salvo errore, nei pressidella Spina.
lei,per le sue grazie,per la sua cultura,che
per
scrisse delle donne
Quando
in
sono
italiane :
«
colloquio con
Esse
vincono
tutte
mi
italiana,
schezza
ingenuità,la freuna
fanciullo per la
un
parlare con
mi par
dei pensieri,le belle maniere; e insieme
l'osserva
un
con
personaggio per. la profondità delgran
del considerare,del sentire ». Il che mi pare
col giudizioche pur ne dette Fantin d'Odoards
:
italiane
dotte
sono
sarebbe
male
esser
senza
illustre amico, perchè
d'allora,
non
dice:
invocare
su
una
ridicole
».
Quelle
qualcuna di quelled'oggi
docciatura
di cloruro
di
calce.
La
ora
veglia in
in cui
casa
il Byron
si protraeva fino alle undici,
alla mezzanotte
tornava
a casa, e
Guiccioli
se
ne
nella sua
battere moneta
al tavolino
a
precisa si metteva
officinapoetica. Sono sue queste parole, e le poteva ben
dire poiché i suoi versi,giunti a Londra, si convertivano
immediatamente
Batteva
in
lire sterline.
dunque moneta
mattino, aiutandosi,ci fu
dalla
chi
mezzanotte
disse,con
forti
alle
tre
liquorio
del
af-
112
LORD
BYBON
facciane! osi sull'Arno
mo'
E
quando
limpido
sgotnitolarglisi
varii
scrisse
canti
del
SERGENTE
correndo
o
o? invasato
IL
MASI.
su
e
pensiero
un
dalla
Don
per le stanze
tardava
istante
un
giù
fantasia.
Fu
a
Giovanni,
e
fu
raggiuntovidallo Shelleye
dov'egli,
dal
Pisa
a
a
ch'egli
Pisa
a
pure
Leigh-Hunt
dava
fon-
//
uscirono
liberale,giornale di cui soli tre numeri
luce. Alle ore
ubbidiva
tre precise quel fremente
alla
a
natura
più forte di lui;il poeta si stendeva orizzontalmente
dormiva
l'infimo
dei mortali,né
come
e prosaicamente,
e
detto : « Ciò che chiamasi
è cosa
morte
gli valeva aver
che spaventa gli uomini, eppure
della vita trapassa
metà
in
sonno
».
Ma
eccoci
meglio
il racconto
mondo
col
ali del
vento.
In
alla triste
genuino
dello
piccantesapore
sulla
del
sera
21
al
ritorno
di Calci.
chiusa
stava
lei veniva
sergente. Nessuno
una
palazzo
che
un
ma
corriere
per il
portato sulle
cavalcata
vestito
allo
un
in
percorrendo
sportellodi una
e
signoragiovine e bellissima,
caracollando
gentiluomo
mio
questo
in allora
scandalo, e
Lanfranchi
Affacciata
corse
1822, una
marzo
d'inglesie seguita da
faceva
col
scena
te, illustre amico, la conosce;
che
è
non
di
ora
pur
posta
com-
assisa,
lo stradone
carrozza
accanto
a
bellissimo
e
giovine. Egli era lord Byron co' suoi amici, tra' quali un
colonnello
con
lunghissimibaffi;e la signora,la contessa
da cinque anni, dopo la fuga dal palazzo
Teresa Guiccioli,
Malipieri di Venezia, compagna
quasi inseparabiledel
poeta.
Di
un
tratto
alle loro
spallesi
sentì
il
galoppo
di
un
ciatori
sopravi un sergente della milizia « Cacdubbio
toscani », un tal Masi, il quale,senza
aveva
nuti.
fretta di giungere in Pisa, da cui distava circa dieci miGli inglesisi voltarono,parlarono ridendo
fra loro
i propri cavalli in modo
la
misero
da occupare
tutta
e
burlarsi del sergente, che,
strada. Era chiaro che volevano
tissimo,
ardidel resto, si sentiva uomo
di forti spalle e d'animo
tale insomma
da non
lasciarsi soperchiare tanto
alla bella libera. Tuttavia,sebbene
lo scherzo, o, meglio,
altro
cavallo
con
LORD
BYBON
SERGENTE
IL
né
forse
sarebbe
cavallo, già in zurlo
suo
di sangue, non
avesse
slancio rubestico
uno
l'ultimo
trovasse
del
cui
la
per
ne
perde la pazienza,
segui se il
rovinosa
corsa
focoso
e
egli stesso rotti gli indugi dando
poderoso. Caso volle che il Byron
e
destra della
a
non
la zuffa che
nata
113
MASI.
scherno,gliapparissemanifesto,pure
lo
si
E
sì che
sfilata,
il cavallo
di ghiaia del cii mucchi
glione
a traverso
scalpitando
vi s'imbrogliasse,
una
razzasse
gamba del poeta,
il cappello,
cadde
e
prendesse quindia
per la scossa
Masi
frullar via
che
il torto
cui
essi
Non
v' ha dubbio
saetta.
una
rapido come
marcio
erano
era
ma
degli inglesi;
tempi in
potevano
poter fare in Italia tutto
credevano
o
quel
volevano, perfinodi contrattare
(eroicomica idea di
la compra
del tempio di Vesta a Roma
lord Bristol)
per
!
sul
ciò
che
trasportarlo Tamigi
poi non avvenne, grazie
Giove
a
Capitolino!...
Quello del Masi parve dunque agli inglesioltraggio
che
da
di riconostortamente
lavarsi col sangue, e credendo
scere
un
colpevolein chi fuggiva,dettero tutti assieme di
e
gli furono dietro. Ma
sprone
né fuggente né colpevole,
aveva
cavallo
a
furia di
fu il corriere
che
violentemente
in
il
sergente, che
intanto
accanto
era
potuto frenare il
sicché primo
sbrigliate,
gli frullò
non
a
raggiungerlo
di sbieco
urtandolo
chiedevano
mitiva
piede. Nel tempo stesso tutta la coil Byron e il colonnello,
e
strepitando
attorniava,
volevano
i
una
riparazione,
gittatiglipropriigl'i
il viglietto.
Ma
di quei giorni la indigesta
alluvione
di cartoncini
lo
che
un
non
nel poc'era ancora, almeno
polo,
Io
ho
dire:
badava
casato
«
a
per cui il sergente
Masi, ho questigallonie mi
luogo
non
del
vi
parrà meglio
si arriva
suo
a
carattere
di straniero
della
sportello
fieramente
troverete
Ciò
».
poteva
il
capirecome
pronto in qualunque
e
Byron,
doveva
tenuto
e
bastare,
pur
conto
e
violento,dimenticando
dignitàe lità
quail rispettoalla Guiccioli (laquale dallo
e
strillava
carrozza
una
tosi
rizzaspiritata)
che non
tono
con
ripetesse
dimora:
ammetteva
Al che il Masi, che
a II viglietto!
»
lo poteva stampare lì su due piedi,fece un
non
garbo con
le spallecome
dire: « £ dalli!... »
Bakbohi,
Fra
in
le staffe
come
su
matti
e
savi
—
8
BYROK
LORD
114
E
SERGENTE
IL
MASI.
inglese
questo. Di tra la folla si fa innanzi un
in faccia il sergente. Ciò era
e percuote col frustino
troppo ;
Il
era
violenza,bassezza,aggressione. sergente sfoderò la
sciabola,e, sbrigliandoil cavallo di qua e di là, tirò giù
Bastò
tale
e
i
sì che
tempesta di piattonate,
esclamando
parte si scostarono
una
parte, saltando
carrozza,
di noil...
bianca
e
teatralmente:
gridava molto
!
diavolo
un
»
alla
sella,fra cui il Byron, accorsero
che in quel momento,
gettatasigiù di
in convulsione
tutta
È
e
di
Guiccioli
contessa
sconcertati,
prepotenti,
come
Cielo!
«
o
morta,
una
cielo,abbi
pietà
»
finì presto, perchè il Masi,
Quel tafferuglio
sciabola nel fodero,spronò il cavallo e galoppò
rimessa
tutto
la
d'un
fiato al
picchettodi Porta a Piaggie e stese il rapporto
ch'era stato ; quindi prese il Lungarno,oggi mediceo,
di ciò
al
avviandosi
dei
teatro
Ravvivati
«
guardia di quindiciuomini.
avvertiva
Però
fermento
a
per
»
a
mano
brusìo
comandarvi
una
che s'avanzava
mano
tali da
insospettire
davvero
infatti che, giunto a pochi passidal
; ed ecco
un
palazzo Lanfranchi dove bolliva esagerata l'agitazione,
d' inglesi,
in*
saputo ch'egliera desso, gli corrono
gruppo
co' pugni stretti,
in un
contro
berciando
tutti insieme
liano
itache
Masi
«
faceva
ricorse
nelle
a
tasche
Largo, o
solo
Ma
e
il
arrizzare
i
tegolisu
fra
atto
per i tetti. Il povero
disperatodi frugarsi
cappotto, sperticò le braccia
vi brucio
Tanto
un
e
un'astuzia;fece
del
ancora
minaccia.
un
un
E il largo fu
!»
gridìo oramai
che
e
gridò:
fatto,ed egli procede
formidabile
e
pieno
di
più lungi un inglese,
in pugno.
una
con
furibondo,gli si avventa
pistola
Masi
si sconcerta; si china dalla sella,
non
spalanca
le tremende
è
vero
braccia,e,
poco
come
se
fosser
le
branchie
d'un
orrendo
un
se lo strizza contro
polipo,avviticchia l'aggressore,
il petto, lo stritola quasi,poi riaprei tentacoli e con
lo butta lontano a pancia
in pieno stomaco
manatone
all'aria.
Agl'inglesigarbano gliatti di
è
che
momento
per un
l'eroe. Ma ecco
salta fuori
un
altro
se
dal
armato
ne
forza
stettero
animalesca,quindi
muti
e
fissia
siderare
con-
portone del palazzoLanfranchi
di mazza,
si apre
il passo
fra
IXÓ
BYBON
LORD
IL
£
SERGENTE
s'erano
Intanto, perchè gli studenti
a
ogni
il
costo
benissimo
esser
MASI.
incaponititrovare
feritore,
loro,poteva anco
che, secondo
uno
degli amici del poeta, tutti gli in*
lo sfratto. In quanto
glesisoliti di frequentarloebbero
al Byron, egli chiese
ed ottenne
qualche giorno ancora
dare
per
alle -cose
sesto
sue.
conto
Centofanti,da cui più volte ascoltai il ractanelli
questo fatto sciaguratoch'egliinsieme al Mon-
Silvestro
di
la
che
s'era
già
fatto fare
voce
insistente
stesso, assicuravami
Masi
dal
probabilmente in Pisa da
lady Byron, la divorziata,
e
sparsa
partigianodi
qualche inglese
dei libellisti,
e
incolpasseaddirittura
la
del
mano
la testa
se, dopo tanti
siffatta calunnia.
fu mai
non
lui.
né
Questo
diceva,come
è
del
le sfuriate
quella notte,dunque,
il dimani
Byron
l'amico
mattina
Il Masi
i
e
il Byron
lo volle né
non
il Centofanti
né
della
scuola
di
Gino
Capponi,
non
vedere
;
repulsacolpìsiffattamente il poeta, che è fama
! No, no, egliera
Egli è un carattere inglese
italiano... Tentò
di
le stelle.
occhio,
rurgo.
proprio chi-
chiuse
al ferito il
men
nava
tenten-
respingere
no
sogghignicontro
mandò
subito
o
mato
ar-
sicuro
anco
bensì, che
vero
tenero
cieco
non
dovesse
pure
credente,era
un
gli garbavano
Per
e
anni, egli
troppo
Egli era
lo
me
poeta d'avere
il venerando
feritore. E
quando
il
e
questa fiera
esclamasse
un
:
carattere
cento
fargliaccettare
luigid'oro,
Il mio soldo, mi
l'infermo
ma
gli respinse osservando:
fattore
basta,e alla mia povera famiglia penserà qualche benepisano. In quanto a lord Byron, se guarirò ci
allora
rivedremo....
Del
resto
il Masi
era
bonaccione
un
perfino di perdonare. Infatti
nei
d'uomo, capacissimo
molti
anni
che
pravvisse
so-
al poeta, le mille volte che inglesi,
americani,
tedeschi
sediarono
e
italiani,
francesi,fra' quali il Poujolat,lo asper
il gusto
medesimo, egli non
il grand'uomo, e
di sentirsi
ebbe
spesso
narrare
il fatto da
lui
tro
parola irriverente congli videro una lagrima fargli
mai
una
fu
capolino.Eppure egli era rimasto rovinato, e non
in grazia un
vari' mesi dopo, ch'ebbe
appalto di sale e
che
ta-
LORD
E
BYRON
117
MASI.
SERGENTE
IL
cinquantalire mensili dal granduca di Toscana, il
di sovente
a chiamare
quale,quand'erain Pisa,lo mandava
altro persoo
a
qualche ambasciatore
naggio
perchè narrasse
tutti sapevano.
straniero quel che ormai
che di Pasquino a
Si parla più ài voi a Londra
bacco
e
«
Ronia
Ed
era
sergente gli inglesiche
; tanto
vero
ritratto ha
Il mio
io
avevo
entrare
un
la mia
sventura
giorno
vedo
lo paga,
gliavrebbe
che
guardava
fatto il
stato
era
si
Intanto
nei
così
volta
ne
dicendo
avesse
ne
che
Casa
troviamo
di
dintorni
alla
averla. E ci
l'ingleseentrava, mi
attenzione che non
c'è l'uguale.
Finalmente
fu all'ultimo
che
sigaro,fui informato
ritratto ed era
mio
».
somigliantissimo
che
ecco
scerne
cono-
quella gente
riuscire ad
lasciarlo presso di me,
secondo
che
dopo l'altro,
una
quando
dì
desidera
ma
con
per
a
lo visitavano.
parlavaal Poujolat:
gran voga a Londra. Poco dopo
bottega d'appaltino,
quando un
di sigari,
un
mazzo
inglese;compra
presiun
bisogno.Ogni
di
avuto
avuto
la smania
addosso
in persona
il Masi
e
riuscirono,
che
vero,
così entrata
era
l'effigie
Tamigi da studiare ogni via
del
«
all'ex
dicevano
»
il
Livorno,
rossa,
dove
poeta sbalestrato ed
a
Montenero,
la contessa
e
quieto
in-
mente
precisa-
Guiccioli
e
il
con
allietargli
Gamba, fratello di lei,si studiavano
ogni possibileargomento l'esistenza. Ma tutto era invano,
perchè lord Byron si sentiva abbattuto. E così quel gran-
conte
d'uomo
che
insieme
all'autore
del
Lalla
Rookh
e
delle
Melodie
d'Old
della
John Moore, e all'autore d'Ivanhoe
e
irlandesi,
l'onore vivente
Mortalità Walter
Scott,formava
eccelsa letteratura britannica:
quel grand'uomo che
in
un
si
può
di
momento
al Disraeli:
Che
mai
al
Southey? io discendo per mia madre
dai re anteriori agli avi di quelliai quali esso
ha venduto
i suoi canti. Come
già otto anni che
poeta, sono
ho a temere
rivali! (Revue des Deux
non
Mondes, 1843)]
quel grand'uomo, dicevo, avrebbe rifiutata tutta la gloria
che
invidiare
stizza scriveva
circondava
lo
avesse
in
un
fatto
letto
il suo
Child-Harold
incontrare
d'ospitale.
in
pur
che
il destino
quel sergente,
ora
non
disteso
Il8
LORD
Né
IL
E
SERGENTE
il cielo
sotto
di Livorno
al ricordo
reverente
della
l'Italia componeva
Domenico, il titano
freddo, non
leva
che
il
libertà
la
di Montedi Francesco
ossa
Byron
altri chiamava
byronismo
nazionale
mia, si
l'anima
le
giato
rifu-
Byron
tomba
sacra
piangendo
che
pensando
del
che
senza
dove
nero
MASI.
scrivere
io, illustre amico,
posso
inchini
BYRON
del Livornese
a
fu
già stupida
affettazione
di chi arieggiava arrancare
come
perchè il
È bello quindi immaginarci la corona
Byron arrancava.
poetica del bardo inglese,della quale ogni fronda era un
maledizione, una folgore,un sogghigno, getsospiro,una
tare
potente per
la convulsione
bollente
di chi
Casa
rossa
fosse
come
una
molto
difendimi!
cuore
natura
per
Il
in
direbbe
dalla
nel
non
dido
quei giornigià meditava lo splennevento.
primo bacio » della Battagliadi Be-
forse
capitolo «
Si
dell'entusiasmo
e
che
la
su
e
cieco
»
Il Guerrazzi
faceva
di notte
scritti
eh'
dell'Inglese
giorno
e
e'
poeta proiettandosi
che
fa]}?Assedio
autore
alla mezzanotte
l'odio
è
del
del futuro
casa
che
voce
l'ombra
gridasse:
ché
Poi-
«
mi
aveva
fremeva
amami
tu e
persegue,
allora diciassett'anni,
e
leggendo gli
s'era fatti imprestare da Lavinio
e
scattava
Spada.
Livorno
A
esiliato dalla
a
Toscana
Gamba, eglirifaceva capo
di fatale lo
dirlo, qualche cosa
pur
come
il brutto
se
il sublime
in barca
Byron
a
parve
che non
sventurati
avendoli
miseramente
annegavano
il golfo della Spezia.
Quando lo seppe
Shelley e
traversando
lo
Smith
uscire della mente,
avesse
potuto
e
giurò non
corpi,segnatamente queldel}òShelley,che
e
spento nel fiore della età,
29 anni !
—
—
dei
stesso
due
mese,
reggio.
presso Viasperato
al più di-
il poeta abbandonandosi
quivivolle baciare i due freddi
accorse
dolore,e
lasciar Pisa
i cadaveri
trovare
il 23 dello
amici; ciò che avvenne
sulla spiaggiatoscana
il mare
rigettati
Quivi
Masi, e la
(tuttociò in
luglie 1822,
fatto del
Allegra e lo sfratto del Gamba,
quattro mesi) fosse poco, il dì 8 di
o
fino
Byron, perchè,
di
morte
tre
Difatti
il
molto
il conte
Pisa,dove, bisogna
trascinava.
il
si trattenne
non
la morte
mentre
e
rigonfi
aveva
la fama
LOBD
E
119
MASI.
SERGENTE
IL
della Beatrice
autore
portarlosulle sue ale come
Cenci e dello Spirito delia solitudine.
che colpirono così fitte fitte il poeta,
quellesventure
cominciava
In
BYBON
a
la
giustizia
E
i disperati...
divina
che punisce i miscredenti
e
derigo
Fepoesia della disperazione,se ben mi ricordo,chiamò
De Schlegel quelladel Byron. Noto qui le domande
di
noi?
Chi siamo
Giovanni:
«
ch'egli si fa nel Don
molti
dove
dal
veniamo?
ascetico
la
quale sarà
del
esistenza
la nostra
pretesero riconoscere
ultima
nostra
momento?
Ad
»
esistenza?
ogni
preghiereinnalzate a Dio dai
si dice,hanno
virtù di
per dir come
questiultimi,nessun
peccatore contò mai
vero
a
cuoricino
le
che
qual'è
modo
buoni
è
se
tivi,
pei cat-
salute
arrecar
tante
belle
e
ardentemente,quanto
per lui pregassero
la pietosadi Somlord Byron ; e basterebbe
citare
per tutte
che fu,
nel cui libro d'orazione fu trovata, morta
merset
giovani devote,che
una
Dio
darei
»
due
ogni
implorando
sera
cordia
misericaso
:
«
Io
poleone!
ciò per la gloria d'Omero, di Cesare
e di Naci pensava
forse il giorno dopo non
Ma
più.
Intanto
immenso,
recitava
sul capo
del poeta. Commoventissimo
fece e piangere e dire al grand'uomo
che
davvero,
non
ch'essa
prece
da
sulla
sotto
del
spiaggiadeserta,nel cospetto
il cielo
roghi.É
il
infuocato
paganesimo
con
di
la
luglio,sono
sua
mare
rati
prepa-
profonda poesia
rifa capo
istante e irride alla putredine dei corpi.
un
il
Il Byron chiese ai due governi di Firenze e di Lucca
che
permesso
di
poter bruciare
i cadaveri
dei
due
amici, ed
due giorni
Per
ottenutolo,
procedeva tosto alla cremazione.
quelle pire fumarono, e prima si raccolsero le ceneri dello
Smith, che furono restituite all'Inghilterra,
poi quelledello
Shelley,che
nulla
furono
dei
riti
mandate
a
Roma.
Il
poeta
non
sciò
trala-
antichi,e si vuole che egli stesso appiccasse
il fuoco
di
ai roghi contesti
cipressoe aspersidi
aromi, allungando la face e volgendo altrove lo sguardo.
la prefica,rivolto
Quindi, mancando
agli astanti avrà
esclamato:
«
/, licei ! »
dato
E quell'« addio, e per sempre,
»
ch'egli aveva
ai due estinti doveva
quello eh' e* rivolgeva a
pure esser
X20
BYBON
LOKD
Pisa
Toscana.
alla
e
Si
le
poter sistemare
per
in Grecia
tornare
Pisa
andò
cose
sue,
assistere
ed
in
con
MASI.
sull'Arno
ancora
già avendo
ogni mezzo
della
nome
coli'intenzione
Genova
a
8KBGKNTE
trattenne
si levava
che
popolo
IL
E
tanto
divisato
quel
di
bile
no-
libertà. Lasciata
di
studiare
intanto
quale piega prendesseroi moti ellenici e per esser pronto
imbarcarsi
così a qualunque ora
a
e
partire.I genovesi
di vecchio; soltanto
io non
lo conoscevano
ricordo più
cui lo punsero
sorridere
bene
e lo fecero
se
con
l'arguzia
dimora
sia del tempo della prima o della seconda
ch'egli
il
fece fra loro. Sta in fatto che andato
un
giorno
Byron
a
visitare
con
varii
l'avesse
genovesi credendo
chi
disse:
«
villa detta
inglesila
in
egli presa
// diavolo
rientrato
è
il
Paradiso,
vi
affitto,
fu
i
e
bito
su-
in Paradiso!...
»
luglio 1833 lord Byron lasciava la « Superba »
vedere
più mai riveleggiando per la Grecia. Egli non doveva
l'Italia,
dava
questa Italia di cui i tramonti (a Pisa ansul Ponte a Mare e soleva ripetere:
sovente
Qui, chi
morire
il sole!)di cui i tramonti
vuol vedere
lo
tanto
dove
la musa
il Lamento
inebriavano
e
ispirati
gli aveva
del Tasso, Beppe, Manfredo, Marin
Fallerò, Ma^eppa,
I due Foscari\ VOde
a
Venezia,della quale la chiusura
del giudizioe varii canti
è troppo cortese, la Visione
non
Il 13
del Don
Vi
Giovanni
e
il quarto,
lasciava
però amici
esempio, più
ed
parmi, del
Giovine
Aroldo.
illustri. Il Guerrazzi,
ammiratori
scriveva
reputarsifelice perchè
che aveva
visto Napoleone e Byron.
Un
anno
dopo, in Missolonghi,ai 17 di aprile,fra
il pianto di tutti i greci che lo adoravano, quella grangli
d'anima
spiccavail volo slanciandosi nei Campi Elisi deimmortali
preceduto. Aveva
poeti che lo avevano
per
del secolo
trentasette
Ah,
al
bene
Alla
bella
anni !
ritornare
sangue!
Livorno,
di tanto
in tanto
ai
gigantid'ieri fa
cosi
Addio.
1886.
7 Dicembre
qual lettera
città ond'era
medesimo,
tardi
l'onore
comparsa
sul
giornaledella
Telegrafo,
datata,V illustre
di
una
mio
rispostache
amico
mi
è
faceva,dal
caro
ripor-
LORD
BYfiON
IL
E
SERGENTE
I2t
MASI.
qui (com'egligià la riportavanei
biografici. Pisa,Spoerri, 1891) non
a
ma
piene mani
perchè versa
muova,
tar
suoi
—
foggi crìtici
e
per vanità che mi
fiori e lauro sul
e
lo
del sergente.
scagiona di complicità nel ferimento
E poi....
è prosa non
bacata,quale di questifecciosi
s!incontra,
tempi raramente
quale sa scriverla l'autore dei
Diporti sul Decamerone, delle Conversazionidi Giovanni
Rosiniy del Voltaire e VItalia ecc. Ed ecco la lettera.
Byron
e
Io ti
«
di mano,
e
rimango
io
Tu
diedi,gentileamico, pubblicamente
al pubblico mi rendi un
tu dinanzi
immaginosamente
esaurito intorno
per anco
nella vita del Byron.
Sì, del Byron
ad
un
poiché mi porgi occasione
soggiorno del nobile Lord
definitivamente
dopo
di
delle memorie
Poeta
e
i
contro
:
bene
punto
argomento
un
ancora
non
controverso
più volte,e principalmentenella
caso
occorsogli col sergente Masi.
E
soltanto
abbraccio
scrissi
Antologia*sul
schiarire
stretta
l'obbligato.
trattasti
Nuova
una
di ritornare
a
Pisa,la colgo
al
volentieri
per
quel processo,
pubblicatoil sunto, ebbi
chè
per-
il mistero
averne
colla memoria
tizia
no-
gentildonna amica del
ella stessa nella procedura criminale
testimone
servi del celebre
inglese.
inedite
di
di
una
Non
il nome
della dama
: ebbi soltanto
posso scuoprire
la facoltà da chi poteva concedermela
(non vivendo
più
di attingereda quelle pagine in cui è narrato
l'autrice)
il ferimento
che ne
fu la conseguenza.
e
l'inquisizione
Au
des cochers de Lord
milieu de l'agitation
«
un
ron
Byd'une
arme
fourche
sortit
mèla
de l'écurie,
se
petite
à la foule effervescente,
et voyant
qui
passer le hussard
difficulté le passage
s'ouvrait avec
à travers
cette
foule,
le venmaitre
et voulant
persuade qu'il avait blessé son
flanc avec
la petitefourche,
un
ger, lui amena
coup dans un
cachant
et
personne
On
«
de
Lord
auteur
de
son
arme,
put jamais le
se
retira
si
promptement
que
signaleravec
les poursuites.Plusieurs domestiques
commenca
le cocher
et parmi eux
Byron furent arrètés,
la blessure. Mais
ayant changé l'arrangement
ne
certitude.
122
LORD
BYBON
£
SERGENTE
IL
MASI.
chevegx,s'étant fait couper la barbe, ayant changé
les temoins
de livrèe,
à veaccusateurs
qui furent amenés
rifier l'identité des accusés
mais
(non pas ouvertement
d'aprèsl'usagealors en vigueur en Toscane à travers des
trous
ils ne le reconnurent
petites
invisibles)
pas ; et ainsi
liberté. Lord
il fut mis en
Byron esperà alors que les redes
ses
cherches
cesseraient
Ora
io
et
del
dell'autrice delle
il venerato
tentennato
dopo
tanti
calunnia
sia ormai
e
tu,
tanto
occasione
fuori
nostro
citate
capo
come
non
o
no
il
lustre
il-
nome
più
avrebbe
non
sicuro
anco
se,
respingeresiffatta
Byron innamorato,godrai di
del
che
«
Gentofanti
Memorie,
dovesse
anni, egli pure
»:
stato
le cocher ».
pas denoncer
amico, che se tu avessi potuto
credo, cortese
nell'orecchio
sussurrare
voulut
ne
la
sua
innocenza
in questo
sere
es-
fatto
di dubbio.
in mano
amico, io che ho tenuto
quel suo
No, caro
suggella
disdi visita (conservato in processo
da me
e
biglietto
dopo tanti, anni) tuttora accincignatodalle sue
mani
ansiose di stringereuna
spada e una pistolacontro
il petto del
militare cui lo consegnava
in segno
di leale
credere
che egli,vero
ho
disfida;no, non
potuto mai
barone
la grand'anima col dolo di proinglese,oscurasse
posito
anche
nella
di
ferimento
momentaneo,
complicità un
neva,
tese
ne
egli che portava nel suo
e
stemma,
proditorio,
il motto
avito esprimente la tradizionale
lealtà di
sua
famiglia.
Anche
alla
un'altra
morte
descritto
calunnia
dello
io mi
levai
Shelley (di cui
il funebre
rogo
acceso
combattere
a
tu
hai
dal
così
Byron
torno
in-
mente
vivasulla
glia
l' Italia dalla ficontro
spiaggiadi Viareggio)avventata
del Trelawney, propalatanel Daily Telegraph,commentata
dallo Standard
di
e
ripetutadal Journal Officiel
italiano dimorante
Parigi.Si asseriva che un vecchio marinaro
alla Spezia raccomandasse
al prete nella sua estrema
confessione
di far noto
avere
egli appartenuto alla ciurma
che calò a fondo
lo schooner
ove
navigavano lo Shelley
il Williams, credendo
vi si trovasse
anche
che a bordo
e
il ricco lord Byron.
LORD
124
liteni colla
ad
è
Giorgio
—
fece
nascere
BYRON
£
MASI.
SERGENTE
firma
da notaro, la quale
legalizzata
Byron pari d'Inghilterra. Sai tu che
sua
Noèl
—
incidente
un
IL
sopra
il suo
titolo nobile
di
procuratore avversario,minacciando
dal
omesso
ricorrere
in
diplomatica? Egli aborriva
l'uomo-cambiale, come
l'aborriva il Guerrazzi,e pensava,
come
lui,che l'esser
è disgraziatale da buttarsi dalla
nato
dagli Scipioni non
dovesse
se
come
finestra,
reputarsisfregio nell'uomo ciò
che è pregio nelle razze
dei cavalli. Ma
hai curiosità
se
di questo processo,
mio
scritto
un
leggi sul medesimo
via
pubblicatonel 74,
professoreFrancesco
E
due
dedicato
e
al
mio
amico
e
maestro
Carrara.
possiedo molto curiose. Una ciocchetta dei suoi capellispiccatada una
ciocca,dal Poeta
mandata
dei versi a miss Chaworth, che giovanissimo
con
riamato : e un
ritratto di una
bella ragazza giaramò, non
diniera
nella villa Castinelli a Cesanello,luogo ov'eglisi
altre
cose
pistola.È un bozzetto a tocco
del 1821, dal
nella villeggiatura
al tiro della
esercitava
lapis preso
dal
vero
mio
amico
vivente
Paolo
il commendatore
di
tora
tut-
Folini. Bella
Maria
L...,d'apparenza« fresca e frasca »,
ragazza, certa
coi capellidivisi sulla fronte e sulle orecchie scendenti in
e
lunghi riccioli,
al collo
la collana
con
la
croce
da
tadina;
con-
fisonomia
capricciosache piacque molto (dicono
troppo) all'autore del Don
Juan, che voleva condurre
la ragazza
ella preferì
Grazia il rimanersi
a Sua
seco; ma
nell'orto della
Ora
Podera.
permettimi, amico
La
prima
erudito
alla lettera del
cazioni.
gentile,due rettifiByron al Murray, da te
e
sul palazzo Lanfranchi,adesso
riferita,
palazzo
dei
a
non
cittadini
privati,
fabbricare
di cui
antiche
rese
dalla
antichissimo,e
è
in Italia nel
parla il Byron, non
stanze
terrene
sotterranee:
molto
Quel
feudale. I palazzi
meno
si cominciarono
repubbliche,
cinquecento.Le carceri e le celle,
di
sono
altro,te
dal sovralzarsi
l'attuai
Toscanelli.
lo
del suolo
proprietariole
assicuro,che
lungo l'Arno
imbiancò.
Tinte
tasia
nella trapotente fanpatina del tempo, risvegliarono
del Poeta le gotiche imaginidella sua abbazia di New-
LORD
sud,
chiesa
da
di discendervi
L'altra rettifica
con
un
MASI.
di
in
prima
alla facciata
Comunque
servitore
le notti
errore
l'antica
del-
sia,ho
il Poeta
che
si
in cui
imperversava la
cuscini per riposarvi.
riguarda proprio te,che
la mia
è
non
125
La
».
la presentisti
cauto
Guiccioli,
contessa
dimorava
Boissy,non
presso la Spina ;
garno.
quindi in casa Parrà,LunFinocchietti,
casa
che
di Pisa.
apportare dei
salvo
«
marchesa
Ecco
SERGENTE
vecchio
un
ivi si faceva
bufera; ed
ma
IL
Caterina
di Santa
raccontare
compiaceva
poi
£
somigliantenell'architettura
tanto
sentito
BYRON
lettera è
giunta
risposta,bensì
una
al
fine,e
terai,
no-
come
lissima
un'appendice alla genti-
tua.
Nella
quale
mi
quello del Guerrazzi.
differenze
letteratura
Bovio,
non
stessi
tu
unissi al
tali l'uno
non
secondo
del
nome
a
l'altro,
parte
e
della
le
della
temere
che
la luce
regno,
(ben definita
dal
e
offuscarli,
e
rumore) possa
svago
dell'oblio ; che ambedue
di Ercole
Byron
rono
oltrepassa-
mediocrità,stella polare
tempi.
furono
nello
e
che
tenebre
le colonne
Essi
del
altro
cacciarli nelle
nostri
Sono
da
dell'ingegno,
nuova
dei
che
garbò
uomini
tutti di
scrivere
nel
e
coerenti
un
pezzo,
vivere; onde
a
se
puoi, per
non
e
menomare
quasi
dire,distaccare i loro difetti senza
Ben
fama.
distruggere i loro altissimi pregi, ond' ebbero
dicesti:
i giganti d'ieri
Sono
dirimpetto ai pigmei
è che
di questiultimi non
di oggi ; e l'ostentato verismo
così
—
—
il concio
dei
loro
ideali!
si rifa il sangue
Addio.
ritornando
Ah,
Di
Pisa, 21
decembre
coll'anima
ora...
Ecco.
Un
una
un
le
periodicocosiddetto
contemplato
soffrire della
malattie,quella d' imbastire
intellettuale ribollente
mai
deve
indubbiamente
che
più spaventevolefra
non
Tribolati.
noterella.
tale
ogni tanto
essi.
18S6.
Felice
Ed
ad
dal
ormai
codice),a
da
me,
e
torire
par-
letterario
Susa
che
al
non
(erpetismo
Lilibeo,e
sapevo
I2Ó
BYRON
LORD
né
meno
da
una
al
fosse
se
città
mio,
perchè
che
sbuccioni,
darsi
quattro
direttoriale
nella
Lord
mio
lo
gongolò,
fece
lettera,
le
la
con
ne
rimandai,
nome
la
testata)
cata,
edu-
appunto
forma
in
E
le
bozze
non
vidi
più
di
stola,
d'epiquel
tale
fiorettante
rabesco
mandò
e...
loro
dell'amico.
gran
provvisano
im-
persona
non
risposta
cosa
chiasso
sotto
una
liflui,
mel-
questi
mandandogli
contentai
comporre
me
di
rimaneggiato
senza
di
del
altro,
non
se
lo
Byron
s'intende,
e,
prima
po',
detesti
po'
un
pretensioso
fosse,
un
qualche
tutelate
pagine
occhieggiante
stintignato
mandassi
fare
e
'96
del
aggettivi
io, (sebbene
tono
più
o
supposizione
questo
Ed
giorno
stillante
gli
giunte
bel
un
lettera
ecc.
ecc.
per
scrive
una
mani
a
MASI.
SERGENTE
IL
mondo,
Sicilia
di
pregandomi
di
E
io
stampa,
niente
le
ressi,
cor-
seppi
ne
non
e
la
più .niente.
E
saio
dei
dire
il
in
e
nome
sozzi
abbia
firma.
il cognome
;
di
e
siccome
d'Ausonia,
una
dirgli:
è
E
con
un
di
messère,
la
periodici
cosiddetti
letterari'
metro
sott'acqua
minuti
un
purificatevi
manìa
!
»
?
Date
nella
il
belanti,
fontana
e
apollinei,
a
il
sotto
chio
oc-
pesci-cani,
prossimo
retta
non
altra
con
occhio
fra
da
sfarfalloni
scompisciare
luce
starnutenti
endecasillabo
di
altri
poetini
rificcargli
tipo
siamo
poiché
che
a
semen-
bel
questo
veda
tossenti,
questi po' po'
con
il
stata
Soltanto,
centomila
potrei
anche
di
mandandolo
dei
uno
è
qua
Potrei
no.
vomitanti,
terzina
sua
a
scritto
lo
ma
in
sozzissime,
sorprese
saltellanti, ansanti,
cielo
'500
parrebbe.
carpito
Poi,
dal
Non
galatei!
tempi
gli
l'Italia
che
pensare
me...
a
e
avete,
furia
State
d'Aretusa,
di
dieci
e...
?iiiiiiHiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiimiiiiiiiiiiiiiiiiMniiniiHimiiiHimiimiiimiiiiiinmimim
"
LÀ
BIONDA MARIA
DEL CARDUCCI
„
È
il titolo
letterari
li
e
—
la
maggior parte dei giornaliitaliani,
politici,
appiccicaronoai loro giudiziibenevoli
e
che
ringrazio dal
elegante. Dirne
di
le
mettere
osservazioncella
due
parentesi in
ebbi
delle
In
tratto
di
un
Era
che
Segalari,
alla
viso
ducci
Car-
pagine,tipograficamente
che bisogno vivissimo
di
anche
fate
certa
io
discorrerla
hanno
nella
po' circa
un
fare
che
creazione
fra
cuni
al-
smi
cogli arcai-
della
luna
e
«
Ecco
«
Già
della
il bel
si trascinava
lì per
passata
sesso
1 anche
gli era
un
si
legge così:
lungo mormorio
giovinottich'era
lì per
po' avariato,ma
un
49,
a
stato
braccio
con
«
A
un
pieno
noi alla
donnetta
una
rinfronspaventata, i capellibrizzolati,
e
meglio
l'impronta
donna
poi
fare
dei
uno
risolenta
zolita
e
giudizi,
viceversa
che
e
Col
interrogativotroneggiante
quel libretto,a pagina
tutta la gente fa largo con
di
mezzo
posto,
a
è
al mio
zanzare.
gaudio.
torre
qui,non
punto
detti
arcaismi,che
quanto
di sessanta
ora
cose
un
a
intorno
—
libretto
Segalariyun
a
cuore
già
su
davanti
cui
però
si
solenne,
e
leggeva ancora
avvenenza.
I diss'io
il bel
la circostanza
sesso
al
forte
1 mi
al Carducci.
la
rispose; e siccome
tavolino,indecisa,
poveretta,
128
LA
doveva
se
e
o
forte forte
dato
quel
della
tenuta
momento
«
No, perbacco1
a
É là
mi'
occhi
Non
La
per tutti i
o
donna, guardando
il
rivoluzione
una
dalla commozione
poderi
in lotta
con
dell'anima,
la
con
poeta
soggezione.
davvero?
fissava
folla,ritta,
silenziosa,
sorridente,
battere
senza
i due
terlocuto
in-
palpebra.
Ma
mi riconosce ?...rincalzò l'altra,
proprio proprionon
la via alla parlantinae annaspando con
dando
le mani.
si ricorda più quando il su' povero
babbo
non
bonà«
O
riima
io
lo teneva
rinchiuso
per punizione in
un'altra ragazzetta gli si portava un
e
Il Carducci
ciglianello
di tratto
che
sforzo
della
battè forte il pugno
non
men
È
«
non
è
memoria,
ridente
e
pane
e
aggrottate le
aveva
intese
come
palmo
dir ciò
si
dell'altra mano,
proruppe:
vero!...
la roba
infilata in cimala
«
Si, si,è vero,
•
Poverino!...
quando
mi
biasciato,se
A
ne
risata
d'una
eravamo
confusa
e
l'avrei liberato
le lettere
tutto
puntò
i
arrovesciò
omerica,
cui
in
pugni
l'orlo del
contro
il capo
fece coro
non
sono
uno
indietro
di
pan
scoppio di
nel
che
alletterata!... mi
e
la buona
trasceso, badava
mancato
marmo
di
'
convulso
il Chiarini
stesso
se
Scusi,illustrissimo,
gli ho
io
col
sigillate
amorose
il caffè dette
del gruppo ; nel tempo
dolente
d'aver forse
e
vuole!
volentieri!... E
ricorda?...
questo punto
tavolino
canna?
una
verol...
è
come
scriveva
risa. Il Carducci
Che
in tratto
della destra nel
commosso
vero,
si porgeva
«
po' di
e
E, ripigliavala donna, si ricorda che lei signoria
potendola arrivare perchè era troppo in alto,noi gli
«
del
stanza,
una
frutta?
qualche
e
canonicato
avrebbe
non
mamma...
riconosce
mi
di scatto
cuore.
il giovinotto,
che
da cui sfavillava tutta
tedescando
egli si alzò
roano,
è?...
"rinfiancò la
Come!
a
chi
CARDUCCI.
di tutto
un
per
Serristori.
DEL
»
La riconosce?... esclamò
^
due
HABIA
stenderglila
no
glielastrinse
«
e
BIONDA
€
a
quanti
donna,
dire
:
rispettoL.
compatisca!...
Ma
«
Poi
ma
no,
voltosi
a
generali.
agguantò forte
mi
me
'1
nuovo
raggio de l'aprii
Improvvisa
il
E
O
E
inonda
ancora
o
Maria
bionda;
primo,
riposa,
d'amor
o
dolce
aurora...
aggiungevo:
Non
«
è
cuore,
oziosi in te
mio
amor
di
fobliò, dopo tantfora
che
cuor
tumulti
Di
'1mio
a
insieme
Idillio maremmano:
che
sorridi
la stanza, tu
Roseo
braccio
un
quella
guardavo negliocchi,
gaia giornata.Nel frattempo io lo
del melodioso
il principio
e glirecitavo
Co
129
forte
pél tutto
della contentezza
nell'esuberanza
CARDUCCI.
DEL
vivere
ringrazioanzi d'avermi fatto ripre
tempi, rispondevail poeta ridendo sem-
alle risate
mezzo
»
MARIA
! vi
no
quei cari
a
in
BIONDA
C
LA
quella che,
fata
nella
sua
regina fra' solchi
o
dolcissima
Egli non
mi
la bionda
è forse
onorò
intorno
mi
del
Maria
freschezza
del
dolce
disse né
grano,
canto?
sì né
quella? o almeno non
passando come
d'allora,
ha suggerito
zione
l'intona-
ridendo,
sempre
lettera lunga, mollo lunga,
no,
promettendomi una
alla sua
giovinezzapassata
ma,
in Maremma
».
Ma, il dir così, è propriamente lo stesso che dire:
quella donna era la bionda Maria ? Non parrai.77 Resto
del Carlino, valoroso
mero
nugiornale di Bologna, nel suo
il suo
XII, chiude di tal modo
giudizio:
166, anno
sia destinata a sucredo che l'operadel Carducci
scitare
"c Non
come
quella del Foscolo grandi discussioni a proposito
di donne, ad ogni modo
per queste paginetteil
dei futuri biografidei nostro
Barboni
sarà benemerito
che quella fosse la bionda
».
Grazie; ma
grande maestro
Maria, io non asserii.
passando a Maddalena, scenda
ora, dopo Maria
il punto interrogativo,
perchè io lo possa vedere
Ed
trono
po' meglio
o
se
San
è
un
Pincio
Babboni,
ciglioe ciglio,e dire
semplice gobbettacciomesso
in paradiso;il quale San
fra
Fra
matti
§
savi
—
9
se
è
un
re
di
lì a far la
Pincio
sta
di
un
corona
parte di
a
sedere
13O
LA
corbello
un
sur
il poeta
rivoluzione
una
in lotta
commozione
davvero?
MARIA
»
DEL
CARDUCCI.
! L'
guardando
tutta
BIONDA
interrogativosi trova dunque fra due
periodo già riportato: « Cornei rinfiancòla
parentesinel
donna
€
due
con
occhi
da cui sfavillava
dell'anima,e tedescando
la soggezione.Non
mi
con
(?) dalla
riconosce
»
tedescare
verbo
Quel
nel
ha
così
il
provocato
punto
terrogati
in-
Carlino, nella Riforma, nella
mi passano
ora
Nazione...e in altri giornaliche non
per
la mente.
che
la
da
anche
Già;
Nazione, grave foglio
all'ombra
della veneranda
anni
dice il fatto suo
cupola
di Brunellesco.
E per un
giornale di Firenze,quell'interrogativo
è un granchiettaccio
che meriterebbe
quato
sciacessere
infarinato
indorato
fritto senza
e
remissione,se non
si pensasse
che quel giudizio fu scritto... con
le forbici.
Oh
gloriosafatica 1
lì nudo
crudo
In sostanza, quell'
e
interrogativomesso
non
vuol
dir altro che
è mai?
Piove
che
è
Resto
in
dalla
qual
bocca
il vocabolario
o
toscana
come
del
questo: Tedescare
vocabolario
di
gran
vivente
? !
che
ma
ronte
rinoce-
d'onde
si trova?
piove?
parte del popolo toscano,
liana,
sopraffinodella lingua ita-
e
si chiamò
dal
dal
Bembo,
Tasso,
dal
fieri
Chiabrera,dal Testi,dal Baretti,dal Gozzi, dall'Alda centomil'altri
ventati
e
non
toscani,finché nel 1859, ditutti noi, nati nello stivale,
fratelli tenerissimi
testanti
deil campanilismo...
si cominciò
dirla italiana in
a
graziadei vedressimo e faressimo,delle sciabbole,dei tappeta
invece
del
volta
di
tappeti,delle
bicchierate
tavolo, degli ossi di pesca,
il De
Amicis, del
invece
di
chierate,
sbic-
scrive
che
qual-
maccello, dei magagni,
de /
dei fanali delle
scalini,delle bricciole,
come
vie invece
di lampioni,
dei
sollenne,dell' integgerrimo,delle scatlole,delle
Catte r ine, delle confezionidantesche,come
dice un
tofilo,
danecc.
ecc.
Sicuro,anche le confezioni dantesche. Capisci
tu, Dante, poeta della patriae del cielo?
Quel tedescare è dunque voce
toscana; ed è efficace
efficacissima
Ma
se
usata,
come
l'etimologia?È
io l' ho
chiara:
usata, in
dai
una
scena
tima.
in-
tedeschi,
rinvigorita
LA
132
BIONDA
«
MARIA
questo popolo filologo(non
che
!
CARDUCCI*
DEL
»
fiorentino
soltanto
;
che, che,
di tutta
Toscana): il quale dalla Mandragola del
tira fuori sapientemente e spiritosissimamente
Machiavelli
il verbo
mandragolare, entrato nell'uso fin dal 1 519 o 20,
cioè dalle prime volte che la bella e grassa commedia
fu
recitata. E potrei citarne a bizzeffe,
mi paresse
che
se
non
ma
i vetturini
portino
e
dirò
la coda
belle
tedescare
è
non
giudicare i vivi
paglia si
coloro
le sorbe.
maturan
che
toscani
si scervellano
la
manca
voce
per
e
se
affar che
vocabolario
mi
preme,
rispecchiante
il sole,
come
di là da
ancora
venire
resto,col tempo
e
mille
a
la
con
mille
e
sbraitano
fogliadel pino.
la
cefali.
bu-
ma
gì'interroganti,
esempio, son
la pigliano e
indicare
inumana
pe' loro
Per
Ecco, c'è,fra i tanti,un
Pisa,che si chiama
a
Vicopisano,
'300
chiomati
dalle
ch'ebbe
dolcissimi
monti
di
rappe
olimpica.E
luogo
chè
per-
Ma...
San
Giovanni
che
fu
nome
frate
cino
Vena, proprio viscrittor
quel soave
patria a
Domenico
Cavalca,
Ci
son
pittoreschidi cui io ho praticagrande,
pinie pinacchiottigemicanti ragia dai fusti e
ed empienti l'aria tu tt'all'intorno di fragranza
là
su
e
que' monti
schizzanti
vanno
taglianodi quelle rappe
sul
frotte
a
massicci.
caricano
di
alla
e
E
nel Valdarno
ameno
stornellanti
le
la boria
chè
per-
davvero?
manca
del
è
Del
i morti?
e
un
Toscana
certi muscoli
vivide
scultorie,
efficaci,
in certi contadi
usate
i cocchieri
e
hanno
gl'inglesi
che
sa
fa comodo:
i cavallofili della
e
ai cavalli
che
mi
i fattori
e
più alta, secondo
non
voci
cento
e
che
ragioni, obietteranno
È un
del vocabolario.
quello.Chi
diceva
i contadini
amputare
bucefalesca
così
Tutte
cento
dire
altro
un
i cavallerizzi
e
vuol
e
usano,
n'è
ce
no,
che
inglesarey
è il verbo
e
Ma
bastare.
può
sanità dal viso
e
roseo
le
e
al paese, sempre
stornellanti
ridenti
e
ciancia e l'altra usano
fra una
una
spesso
quando una
proprietàsomma
raspiloro o la fronte o il collo
dai
fianchi
e
affasciano,
cércine,e via, giù giù, si
per
le boscaiole
se
riavviottolano
e
ciancianti
;
e
parola incisiva
o
foglia di pino punga
per
o
un
orecchio
;
e
la pa-
LA
rola
cielo
gaio
e
faceste
boscaiole
pisano, voi
133
CARDUCCI.
stornellanti
mai
andaste
non
vicinanze
Francesco
sapete che
fra i
nel
nacque
Buti,
da
vicinissimo
della
Giudice
Caprona
Nin
forte
telletto
in-
Dante
; voi
litò
mistesso
Dante
tra9
e
prosa
sapete che
di
vostra
casa
scuola,
a
altro
un
commentatore
a
guelfi assedianti
'300
il mio
sotto
conoscete
gli incanti
; voi non
frate Domenico
Cavalca; voi non
vostre
non
DEL
»
bene
di
toscana
nelle
MARIA
agugliòlo.Oh
è
dolce
e
BIONDA
«
guelficonobbe
il
gentil.
che, viceversa,fu un gran briccone; voi non
sapete che
ombrosi
e
su
pei vostri monti
fragrantisalì tante volte
anche
Galileo
Galilei spiante pel cielo, e credo
per la
terra, perchè allora era giovine; oh boscaiole stornellanti,
sapeste né sapete, voi cognite soltanto
della
salute
di quanto sia dolce
fare all'amore
rosea
e
le querci e i pinacchiottisu un
cina,
sotto
tappeto di borracdi quanto sia saporito il salacchino
col pan nero
e
;
tuttociò
e
voi
tuttavia
non
voi
siete
più linguaioledi Pietro
Aguglidlo, dunque, perchè effettivamente
tutti
chiamano
foglie di pino
hanno
forma
Fanfani.
quelle che
d'un
da
ago
materassaio.
Punti
la
?... E
interrogativi
boschereccia
figliolanza
tedescare
dei
basta
stornellante
e
che
di tutta
e
gli è
venuta
dietro.
E
giù
potreifar punto addirittura,se
la
gola un certo non
riffa. Dunque diamogli la via.
Un giornaledi una
grande
per
quel
mio
volumetto, scritto
(grazie;tanti
alla
rare
del
e.
arcaiche
della
»
«
buona
casa,
a
che
Adesso
agghindati, e
d'uso
e
buono, perchè ?
un
con
«
a
raro,
su
e
uscire
di
che
in
»
spigliato
bimbo, e un pizzicotto
di
arruffio
parole
mente
scrittore
gli abiti
sceglieretra
l'altra d'uso
»
uno
si veste
a
al
venire
quando
vuole
in modo
bacio
un
sentissi
città trovò
bella
e
del resto
gli fecero
prosa
comincia
comune
che, che
so
garfagnina)c'è
serva
Martini:
fare
saluti
mi
non
due
«
la domanda
italiano vuol
di festa bene
parole, una
: ma,
quest'ultima
Dio
LA
134
Parole
io
non
n'ero
me
CARDUCCI.
davvero;
quel sarà
più eletta
così ; «
paese, di quel libretto mi scriveva
s'è fatta qui anche
più briosa e disinvolta
volta
toscana, qualche
anche
troppo, ecc. ecc.
forse
E
»
dice
lo
ticolista,
l'ar-
può reggere.
se
ora
Martini, la
Ferdinando
Proprio
DEL
»
accorto
Vediamo
sarà.
e
MARIA
ed arcaiche....
rare
Ecco,
BIONDA
«
del
penna
la
....
sua
prosa
serbandosi
(da
che
bel
tamente
pret-
scana
!j topulpiti
Giuseppe Signorininelle
Serate
italiane,(Firenze, 1 5 dee. '95) trova che in quel
volumetto
la lingua viva
della Toscana
«
zampilla come
.
fresca
acqua
alla sorgente
Lingua viva, dunque,
o
d'Egitto,del Tonkino
Domenica
ecc.
ecc.
di
virtù,specialmente,di
ricorda,oggi, nessun' altra.
della più schietta toscanità,
ecc.
qui
pur
cione, vocione
aiiudesi
Finalmente, per
e
il
celebratissimi
:
cuore
io Le
.
.
dico
.
che
ecc.
»
dalla
alla tentazione.
fanno
scrive
la bocca
gV esami
e
e
assevera
fa tant'altre
dubbia
ricordato
ho
Mi
beata
e
Ma
tutti
scriveva
col
suo
gran
locuzione,allo
imparato
Quando
se
stile,
parato
ri-im-
almeno
o
del
toscana
si fa?
come
vo-
poderosi
Carducci,proprio lui,
perdoni il grand'uomo
scrivere,
suo
ho
non
fra coloro
retto
che
vi
perla dell' insegnamento che
i nostri antichi)
gl'onorevoli(proprio come
c'è
acerba
e
che
belle
arcaiche
»
qualche
sorrisetto
fuori
mi
vena
una
dove
di cacio...
è astemio
cosettine;quando
d'altezzosità si vede
là
che
il
nomi
lingua, alla
.
molto
ecc.
alla
rare, anzi
profondi. Ma che 1
voci
e
—
Carducci
stando
«
in
»
altri,
quel
il venerato
grande,
di
tacere
ecco
—
ecc.
di bassi
o
più comuni,
cose
che non
originalissima
Ogni frase,ogni parola,è
arcaismi
ad
d'orchi
della
il Barboni,
racconta
.
alle
arcaismi
Fanfulla
il
.tutto
.
che
forma
una
ne
Né
! E
Adua
18 ag. '95):«
sapore di novità
un
Ma
arcaismi.
non
(Roma,
dando
»
non
che
ce
mi
un
a
n'è
ha
e
scrive
fregola
con
arruffio
di voci
ombra,
e
tutta
e
a
l'aria di
rare
traverso
dice
non
ed
a
degnazione
allora...
sghimbescio il tono arcivescovile,
è un
altro paio di maniche, e col debito
rispetto,
baliosamente
mi drizzo
magari in guanti color fricassèa,
d'arun
po' anch'io sulle piote (diamogli un rovescione
scappa
allora
di
LA
caìsmi)
il
la
come
e
sollazzevole
E
forte,
o
E
dolce,
agro
vorrei
Leviatàn,
di
bove
vien
straforo
animalesco
chiusi
i suoi
che
feroce,
nées
brut,
Falstaff
Proprio
Uh
immonde,
porco,
le
du
toscani.
non
professore
di
di
di
fenomeno
un
Noè
a
del
stati
saranno
le
mente
parole
Falstaff, glouton,
humaines
pansé
patte
quatre
pesce
anche
classificazione
Falstaff:
et
di
s
de
la
termi-
turpitude;
porc.
del
di
le
sottogamba
Sterne
che
resto,
sarebbe
anche
capace
sibilline
parole
Er.
Pt-r-ing-tvving-prut-prut.
:
diddle,
Tri-
del
.
.
diddle...
diddle,
I
ammazzettarlo
vorrei
di
di
alla
vengono
face
sur
laureati, segnatamente
Ma...
di
compatriotta
ecco
dell'arca
diddle,
a...e...i...o...u-tvvangtvving,
tonzolo,
e
vedendolo
Toh,
anche
centaure
di
Shandy
E
di
parlanti
che
così
definisce
grand'uomo,
Prosit
bue
con
così.
d'interpretare
stan
u.
gorilla vinolento,
sfuggito
E
?
marche
le
est
u,
dottorissimo,
pensare:
Hugo
poltron,
i ben
di
stabbiolo
proavi
becco,
«,
abilitatissimo,
dev'essere
Victor
en
di
quale
In
il
ritocchino.
dottore
un
Behemot,
fatto
che
Cuvier!
dicono
specie
una
di
altro
chinando
ora
burrata, arrosolita, intartufata, dolc'e
abilitato
Abbondio,
Sciù,
lingua. Lingua
come
dire
professorissimo,
con
d'un
pietanza?... Sempre
Sbrilla,
schiacciando
anch'io:
bisogno
135
CARDUCCI.
frate
suso,
fritta, lessa, in umido,
don
di
faccio
il
DEL
»
ciovetta
modo
sentirei
La
MARIA
levandolo
ora
capo,
BIONDA
«
don
il
tanta
sozzura
e
che
di
don
Basilio;
masticava
non
si
due
tiribillino
un
con
Tubero
primo,
altri
con
giova
lo
o
tre
Cameadi
tisichello,
caritatevole
zucchero
l'istoria.
ai
l'occhio
dalpre-
malati^!
iiiiiiiiiiiiiiiiiiMiiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiiiiiiuiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiumiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiii
"
RIVEDENDO IL
MOSÈ
E LA
SISTINA
„
Scalpellie pennelli
d'una
„
voltai
tuttavia
nomi
Perchè, se pur ci son
lorosi
vaè
la grande arte
italiana non
di artisti,
più; quella
grande arte per cui i nostri padri portarono inghirlandate
volta...
D'una
fronti
le
e
la
mercè
quale
vissero
e
vivono
vivranno
e
cittadini del mondo, quella grande arte
ispirito
li si faceva
sedere
pe' cui bagliori papa Giulio
italiana
in
divino
terribilmente
e
Carlo
V
Buonarroti
cedeva
il
circondato
da
posto al vecchio
lato
a
dodici
Tiziano
il
dinali,
care
gli
ciava
ricoglieva il pennello cadutogli,e Leon X assisteva e baI di Francia
il morente
Raffael Sanzio, e Francesco
Leonardo
si scuopriva la testa ogni volta parlava con
da
Vinci, quella grande arte è finita.C'è troppa fretta oggiin ogni
e
mai, e c'è una
deplorevole facilità,
questo
—
cosa
—
Non
e
indizio
presentissimo di decadenza.
sempre
indefessamente
così i nostri padri. Essi studiavano
è
Michelangelo prendeva
notomizzar
dei
muscoli,
delle
ch'ei
vene
in
i cibi di
orrore
faceva
del
carne
umano.
E,
corpo
minuta
lavorare
cura
del
dei
magistero
a
;
verchio
pel sonervi,
tale che
un
piede
meravigliava vederlo con
di Ninfa, il Canova
senza
rispondeva: « Signor mio, non
grande sapienza gli antichi dicevano : perfetto infinoalle
RIVEDENDO
un
ghie,
E
avevano
E
»
LA
SISTINA
«
I37
».
significare
un'opera rigorosamente compiuta ».
in sommo
pregio,que' nostri padri,il detto di
amici
Per andar
«
veri,
dritto,bisogna avere
che
veementi, perchè molto più vede il nemico
nemici
dell'affezione
velato
l'amico
MOSE
«
per
Antistene:
o
IL
Ed
».
erano
sarebbero
e
sime
mas-
sante.
i bei temTorneranno
pi;
disperare.
non
già i bei tempi quando a Firenze (se il Vasari dice
il vero) il popolo si rovesciava
a
e
per via Borgoallegri,
dalla bottega di Cilevava
di trombe
e di battimani
suon
Donna
lo
solennemente
mabue
il quadro di Nostra
e
portava inghirlandatoin Santa Maria Novella. Questo no,
si può gridar bis.
perchè non
sempre
Tuttavolta
è bene
non
ricordo
più
francese,il signor di Beaumont, non
tre
le alsentenziò
che
mentre
in quale suo
«
scritto,
danno
mediocre
luce ogni anno
nazioni
un
a
ingegno,
Un
bene
l'Italiaha
brevi
non
periodidi quiete,poi tutto
raccogliele sue forze
l'Italia quasi riposa ora
deve
esser
penetralidel
suo
la
e
pregnante
in
dietro
alvo
colosso
partorisceun
e
a
illustre
inchiniamoci
insieme
mettere
ai decreti
tratto
».
E
poiché
daggine,
infingarmisteriosi
nei
Non
disturbiamo
della
Provvidenza.
colosso.
un
un
sembra
quieteche
una
a
granti
spiegatepe'campi fioriti e fradell'arte passata, quando cioè gli Dei
amavano
davvero
l'Italia,
o, per meglio dire,quando gli italiani
di pittori
davvero
senato
amavano
gli Dei. O immortale
gure
storia civile,fidi scultori,
e
padri coscritti della nostra
E
slanciamoci
maestose
dal
tempio
ad
ali
incruente
e
della
fama,
che
come
vivide
belle emanazioni
stelle rilucete
di Dio
che
benevole
dei canti,sorrideteci
per la terra
che
i grandi morti
dei vostri allori. Sono
perchè è bello
grandi vivi ; ecco
misteriosa
religionedel cimitero.
i
Cari
e
gli
felici
scultori
bialetto
su
e
tempi
per
lavoravano
l'arte
nelle
sentire
italiana,
quando
loro
botteghe
neggiaste
troe
parano
pre-
tutta
i
vellate
fa-
la
pittori
col
gremarmi rabescate
davanti, senza
tappeti per terra, senza
vasi del Giappone posati
alle pareti,senza
e appese
mille giuccheriesmorfiose. Eh, sicuro;
mensole, senza
I38
col
o
RIVEDENDO
IL
HOSÈ
«
»
grembialettodavanti,e si
Brunellesco,o Donatello,o
volta
certa
a
far colle
nel
Crocifìsso
un
E
LA
«
SISTINA
chiamavano
scolpitoda
amico
un
destinate
grembio le uova
sovraneggiò e il Crocifissodelle
quattro secoli in Santa
Maria
vale
e
le arazzerle
tutte
d'essi
un
a
doto
la cena, l'anedsi ammira
da
uova
a
è tale opera
Novella, ed
le
nanzi
di-
meraviglia
di
atto
dal
caddero
Buffalmacco,
Cellini;e perchè
o
Benvenuto
mani
».
chineserie
di
tutti
che
Studi
gli
moderni.
Bei
tempi
Spagna,
dalla
dalla
Svezia
scultori ad
accorrevano
imparare
ogni angolo
Italia dove
del
l'arte italiana,quando dalle Fiandre,
per
dalla Germania, dal Portogallo,dalla Francia,
insomma
qua
Roma,
a
a
giovani pittorie gli
Firenze, a Venezia, in
i
d'Italia,
perchè
i nostri
padri
angolo
lasciato
abbiano
non
c'è
non
di
miracoli
loro
ingegno,quasi divinità che passando sulla terra
revano
dispensano grazie.E quei giovani pittoristranieri accorin
e
casa
la sete
sfidando
nostra
tutti i martini
e
il freddo
di
e
il
viaggio di
un
caldo, la
cento
e
fame
cento
leghe, quasi sempre percorse a piedi,ed erano
Velasquez,
Nicola
Pussin, il divino Murillo, Berruguette,Van Dych
mille altri,
ritornavano
alle loro patrie
e
e
poi in seno
ricchi
nel
tele
da
un
cuore
superbe
nimbo
«
Sotto
nella
e
Ci
e
e
fantasia,
di
inestimabili,
di
paradiso,uscivano
ha
fatte l'Italia!
alle loro
sopra alle
voci che
vano
patrieoffriquali,come
pareva
cessero
di-
»
guida del Ghirlandaio,del Bellino,del Vere
rocchio, del Perugino, dei fratelli Caracci, crescevano
si preparavano
langelo
all'immortalità Leonardo
e Tiziano,MicheRaffaello e il Domenichino
e
; e da Firenze,dalla
ropa
grande Firenze,partivano per ogni città d'Italia e d'Eudi
era
la
pittori,scultori,decoratori,e portavano nelle corti
gliori
re, di papi, di cardinali,di duchi, di marchesi, i bae
dell'ingegno,
ogni loro quadro, ogni loro statua,
un
trionfo,una
conquista.Allora papa Giulio II, il
belligero,arricchiva
papa
villano
che zappando un
e
dava
giorno
in
la nobiltà
una
vigna
al povero
il
trovava
del Laocoonte; allora il cardinal
di Bibbiena
leva
vogruppo
dare una
sua
nipote in moglie a Raffael Sanzio ; al-
RIVEDENDO
140
IL
«
MOSÈ
«
LA
E
»
SISTINA
».
perchè egli pure lo era; egli che un giorno,preso da uno
di quei suoi ardimenti
sublimi,quasi può dirsi sradicò il
Pantheon
a
d'Agrippa e lo sovrappose
quattrocento piedi
d'altezza sulla tettoia del San Pietro! egli che un
giorno,
i qualil'anima sua
forse in uno
di quei momenti
durante
dei lampi
elevavasi a Dio e gli parlava fra il corruscare
il suo
superbo
fragore dei tuoni, precisamente come
X
a Leone
Mosè, presa la penna firmava così il memoriale
perchè le ceneri di Dante fossero traslatate a Firenze: « Io
domi
Santità supplico,offerenVostra
a
Michelagnolo scultore,
e
il
Poeta
al divino
in
onorevole
loco
voi
la tomba
due
giganti,
si
e
Sicuro
;
fare
di
la
questa città
di Dante
lui
natura
si
Giulio
poi praticare con
il proprio
commesso
un
Olimpo
immaginate
dell'arte che
e
si baciano
È terribile quel Michelagnol
Sebastiano
Del
Piombo;
II
a
,
non
la
si scherzava.
non
diceva
Ve
».
e
Due
scolpitada Michelangiolo?...
onnipotenze della
compénetrano.
con
condecente
sepolturasua
Il fiero
lui!
mausoleo;
ponteficegli aveva
concezione
una
prodigiosa,
quaranta statue,quattro delle
l'unica che
fu quasi terminata, il
di marmo,
con
come
quali colossali,
grandi rilievi di bronzo istorianti il soggetto. Che
Sieno
Centomila
scudi)Santità.
spesa sarebbe questa?
duecentomila.
E Michelangiolo vola a Carrara,e per otto
continui
mesi
saggia,fruga,sconvolge,dirompe le balze
Mosè,
e
—
di
quelle montagne
immensi
cumuli
di
e
—
per
la via
di
mare
rimontato
manda
a
Roma
faticato
cavallo, ina
va
ricevergliegli stesso a Ripetta sul Tevere,
gli fa portare a San Piero in vinculis,e, giusta i patti,va
dal papa
quattrinie pagare
gli scaricatori. Ma
per aver
il Bramante, geloso della gloria
altro grande artista,
un
di lui,aveva
all'orecchio di Giulio II essere
già sussurrato
si è vivi. E
di malaugurio farsi fare la sepolturamentre
fu ricevuto.
Michelangiolo non
Altieramente
scorrere
pagò del suo; poi, crucciato,fatto traun'udienza
qualche giorno,una mattina ridomanda
marmo;
poi
passare nell'anticamera
gli arresta il passo e gli dice:
e
fa per
del
—
Ho
a
papa. Un palafreniere
vi
commessione
non
RIVEDENDO
lasciare
entrare.
e
il cavallo
niun'altra
con
"
UOSE
«
LA
E
«
grande artefice
:
prorompe
mi
qui innanzi
inforcò
Il
—
di fuoco
da
IL
mi
vorrà
SISTINA
lo
141
».
chiata
involge in un'oc-
direte al papa che se
cercherà altrove. E ridiscese,
E
voi
lasciò Roma
e
all'istante,
sfidando,solo,
quella del proprio genio, i
.potenza che
del
Vaticano, quei fulmini dinanzi ai quali o
il mondo
e
pensando ai quali,si com moveva
fulmini
troppo spesso
Corse
brigliasciolta
a
mandati
Roma*
di
furori
Avevano
Non
dietro:
E
torno
tutto
un
dal
dietro
papa
i suoi
lo
bito
costringesseroa tornar sulettera pontificiariboccante
e
una
minacce.
e
imperatorie repubbliche.
e
battuto
a
spron
lo fermassero
passiperchè
a
Ma
Firenze.
mavano
tre-
giorno nell'ansia della
che
a
notte, a Poggibonsi, a venti
valieri
qui lo sopraggiungevano cinque ca-
si arrestò
patria,né
miglia da
re
e
tanto
sol-
la
Michelangelo
lesse
vi
e
scrisse
I
tornò.
non
il papa alla repubblicafiorentina perchè
invano.
gli'fosse restituito Michelangelo, ma sempre
Tre
Era
brevi
mandò
lotta
una
concepire le
ponteficeche
formidabile,questa, fra un artista capace
del Giudizio universale,e
scene
paurose
schiacciare
meditava
Veneziani, fugare i
solo; un pontefice
barbari
che
il
un
i
Borgia, deprimere
i
dall' Italia per
audacia
di
dominarla
egli
ligure,
tenace
attonito,avrebbe visto fra breve mettersi
l'elmo,e, frate ottantenne, guidare la cavalleria,
mondo,
in capo
espugnare
la breccia
la Mirandola
fumante
e
e
penetrare nella vinta
sanguinante seduto
città per
trionfalmente
sugli
scudi.
Fu
infatti nel
riconciliarono.
Bologna con
è lunga
non
Vinta
la
la
la
spada in
via; sicché
nel
passasse
l'artista. E
mani
stesse
la libertà
e
magari
la vita
Da
pugno.
era
Fiorentino
così
e
per
tra
Giulio
era
Bologna
temersi
a
e
il papa
Mirandola,
di Gesù
sue
Michelangelo
'5o6, che
a
che
II si
entrato
a
in
Firenze
il fiero vicario
prendervi
con
le
pel sospetto di perder
le istanze
di Pier
Sode-
142
RIVEDENDO
IL
«
MOSÈ
E
»
LA
«
SISTINA
».
rini
serii malanni
che per cagion sua temeva
gonfaloniere,
incogliesserola repubblica,Michelangelo traversò l'Appennino
andò
al
e
a
Bologna a presentarsi pontefice.Il
bondo
quale,quando se lo vide dinanzi ai piedi,gli gridò furi:
che
noi
Tu
avevi
venire
a
a
noi, ed
trovar
aspettato
nendo
fatta,rima-
fu
trovar
tei... E la pace
a
vegnamo
l'artista vincitore su un
vincitore
di popoli.
Tale
l'uomo
era
che
pari
ad
un
volta nella sua
re, rientrava una
fra lo sdoppiare delle campane
un
hai
L'ultimo
re, e più glorioso di
che lo accoFirenze
glieva
di
le chiese.
tutte
sguardo si posò sull'ossatura della cupola
del San Pietro;poiquegliocchi si chiusero
e quellagrande
anima
si ricongiunse
Era il 18 febbraio
del 1564, e
a Dio.
in quel medesimo
Galileo Galilei.
a Pisa
giorno nasceva
suo
Luminose
Ed
fatalità storiche.
oggi ?
Guai
polcro
Michelangelo sorgendo dal suo sedrizzandosi fiero sul piedistallo
della copia del
e
renze,
David, là sull'altura di San Miniato, paradiso di Fivolgesse l'occhio all'intorno! E tuttavia questo si
suo
vorrebbe
e
se
ci vorrebbe.
Quel
sull'Italia armato
sublime
dovrebbe
nervoso
di
folgori e guatarla con
quella
pupilla piena di sdegno ch'egligià dette al suo Cristo
nella Cappella Sistina; ciò farebbe
l'effetto dello scudo
star
d'Abante.
Perchè
se
si
questa gloriosa terra
d'
onora
venti
ingegni vi-
nobilissimi
stano
badavvero, pure, a quel che pare, non
essi a imprimere all'arte contemporanea
ralità
natuuna
schiettamente
italiana e sovrana
; e, colpa del secolo
borsale,si cammina
fanno
piangere e
fra
fanno
traverso
ridere,e
puro
Quanti
a
quasi
non
Cavour
(per non
oggimai
una
par
e
dir che
una
selva
di statue
galleria sterminata
a
anemia
tanta
tele che
il fiotto di
e
Re
galantuomini e
statue)pezzi di
marmo
tozzi,impastranati,
impennacchiati,occhialuti
a
di
che
gue
san-
sia tale.
Macini
di
fra
baldi,
Gari-
panciuti,
chialuti
(perfinooc! è il verismo!...)
con
steccoliti,
incorvattati,
gambe
il
d'Italia
cammino
1
le piazze
zufolo, non
su
inceppano
RIVEDENDO
IL
MOSE
«
LA
E
»
SISTINA
«
I43
".
quei quattro grandi !
Essi griderebberoin coro
! per questo
: Figliuoli,
figliuoli
ci pentiamo d'avervi
dato una
almeno
patrialibera!
Potessero
Gli
di
Se
mai
davvero
migrato dall'Italia?
artisti italiani che
sono
nulla
più
istante
un
hanno
Dei, dunque,
che!
Ma
risuscitare
in
di buono
la fisima
hanno
loro, e dando
rigi,
quasi tacita ragioneal malignare francese,emigrano a Paignorando forse le parole non
sospette che Victor
nel '62 : V Italia s'è ridesta. Essa
Hugo gridava al mondo
dice
Io
trovar
non
alla
Io
Grecia:
madre
tua
sono
tua
sono
casa
figlia;dice
alla Francia:
l
Così, né più né meno.
Emigrano dunque a
Parigi (molta colpa ne ha pure
tando
l'apatiae la spilorcerianazionali)poco o punto imporloro che. di là ci piovano spremute
da sozzi torchi
mille sfacciate insolenze. Ah se questigiovanile conoscessero,
o
Ne
ricordo
nalone
di
Sacro
il
Ci
e
e
Pausa
per
soffiatore di
—
Si
Tombe
Medici,
—
schizza
antica
gior-
un
del
insieme
e
bandisce
moderna,
e
in Italia ?
molitric
squillantee deNo !
grand'omuncolo :
—
e
no
il Mosè
si.
di
via ;
il mento
una
con
Capolavori di
La
Colonna
Tràiana, le
tro
Michelangelo. Nient' al-
occhieggiante,
poi :
no,
buttarsi
tanto
grattatacciasotto
una
pestosa
Tem-
—
omerica
riprenderfiato dopo
e
dame
farfanicchio
fracassoso
un
di testa, sbuffata
del
sentenza
secca
scultura?...
dei
e
di
e
naso,
isgranio della barba
!
alle Messaline
folgoreggiacosì:
capolavorid'architettura
tuona
sono
scossa
Dalle colonne
sull'arte nostra
verbo
suo
lampeggia
—
fra le tante.
una
Parigi,caro
di Gesù,
cuor
alto
le meditassero!
almeno
se
sulla
—
fronte
primere
quasi a comche
anzi ipocritico,
la potenza del pensiero critico,
ceria,
fuori turbinosamente,indi :
Capolavori d'orefi-
Una
strusciata
nervosa
—
miniatura, di smalti, di arazzerie ?... Nulla !
Nuova
e
raspatinaalla pera con
più breve pausa e una
polavori
Cal'indice dall'unghia lunga ben limata e immacolata.
di larghissimadegnazione
Smorfia
di bronzo
?
e
rispostainappellabile: Poh, due o tre, fra cui le Porte
di
—
—
—
—
IL
RIVEDENDO
144
Battistero
del
gin
di
il
poi
domanda:
poi
un
di
Zero
Dio
in
a
spalle
della
s'io
alla
cerca
di
e
mozzarmi
le
gli
del
alleati
papa-re
Tomagneux
Mannaggia
ci
testa
gran
di
risa,
raglio,
ossia
i musei
del
un
il
sponso
re-
—
ed
e
modelli
mani,
anco
rendessero
se
patria
fama
Nizza
e
d'un
1
correre
per
di
e
Savoia
bacio
i
di
anco
pace
le
Paris
a
guadagni,
di
vorrei
Menelick,
naturali
difensori
;
sapeva!
volgere
anziché
spalleggiatori
gli
moscovita,
m'incaricasse
Rocca
di
lo
non
pittore,
classica
e
tiranno
La
o
dei
ricchissimo
ancora
grand'omuncolo
il
scultore
bella
dirsi
dov'è
galleria
nella
Raffaello
di
mondo
sala
la
scampasse
potrebbe
egli
o
tutti
ove
soltanto
Seggiola
fossi
mia
e
che
il mondo
d'arte,
Ah,
detto
stato
fiamme,
Firenze,
d'opere
in
1 è
Madonna
Pitti
il
dulatorio,
on-
I...
zero
zero,
della
scoppiò
indi
persona,
disperata'
e
Scuotimento
?...—
prodigioso
funga)
eh?
andassero
la
via
—
Carino,
Dio,
la
tutta
un'ultima
sorso
un
di
malati
rotatorio
poi
più
e
Benvenuto.
spagnoletta,
cervelli
ai
pittura
sussultorio,
nuovo
terremoto
di
Capolavori
—
».
—
rivolge
si
SISTINA
di
di
credo,
d'omuncolo
gran
:
bene,
fa
«
Perseo
il
e
LA
E
»
un'arrotolatina
mani,
(il gin
asinina,
Firenze
di
di
Fregatina
H08È
«
se
del
Rodomonte
pel
generale...
IHIHIIHItlHIHHWHUIIIIHWIHI
NELL'ANTRO DI NICOTERA
(ALLA
fra
diss'egli
bacio
un
scrivine
Nicotera,e
è
promessa
ma
ferito
Gaietta
piaccia,visita
Ahimè,
».
assassinato
mi
dal
pugnale
di
un
vile
1
anarchico
L' isoletta di
Catulo
Cristo,si
sbaragliò l'armata
mostra
trionfo
Favignana,l'antica Egusa
a
occhio
d'azzurro
di
nudo
mare
e
punica
ne' cui
nel
nettamente
cielo
a
vuoti, cestoni
stuzzicantisi
miglia da
agosto 1894,
dodici
donne
due
gassosa,
febbrile
del
i buchi
pieni di bottiglie di
con
che
accanimento
rivedere
paraggi
242 avanti
delineata
in
Trapani,d'onde partiicon la barca postaleil 3
c'erano
al tocco
e
mezzo
pomeridiano. A bordo
due
la
leggerai,o dolce
Calatatimi,nella esuberanza
tu
non
di
ti
sofferse Giovanni
tanto
la mia
per
della vita ferocemente
un
fossa dove
mantenuta,
valoroso
o
l'altro,
quando
e
l'orrida
me
per
Lutazio
BANDI).
GIUSEPPE
DI
una
povero
amico,
MEMORIA
che io aveva
lui,col
appunto con
promessa
mi
Beppe ! «. Poiché lasci Livorno per la Sicilia,
Era
anche
CARA
i loro
barili
ragazzi
naso,
e
mariti,relegati
Anche
domicilio coatto.
un
a
professoredi scienze
il quale veniva a Favignana per istudiarne,credo,
naturali,
così a scappa
e
fuggi,i caratteri geologici e in pari tempo
andavano
a
c'era
B abboni,
Fra
matti
e
savi
—10
146
per accertarsi
davanti
oppure
se
nell'antro
di
le
di là
zanzare
nicoteba.
avessero
il
pungiglione
polo opposto, e se le mosche avessero
sei gambe, come
ovvero
quelle del resto d'Italia,
sette,e
fossero uggiose,e volassero e ronzassero
e s'impigliasse
sero
al
ragnatelie
nei
facessero
con
in àssero.
la terminazione
vento, la vela rigonfiapiegò presto
il soffio del
Sotto
tant'altre belle cosettine
quasi un'ala poderosa di gabbiano che sfiorasse il pelo
e una
lavamo
lunga scìa gorgogliante e' indicò che vodell'acque,
sfidando
lo stellone dei sole che picchiavadiritto
e
abbrustoliva.
A
mano
a
che
mano
l'isoletta ci
domina
ci
avvicinavamo,
che
fianchi
aridi,e, in
cima
in cima, su un
di macigni granitici,
il forte
gruppo
di Santa Caterina,svelto di fuori,spettralenei meandri
1' 1 1 maggio del 1860,
del suo interno. Lassù a quell'altezza,
Garibaldi
il suo
chiale,
cannocpuntò dal bordo. del Piemonie
che gli stavano
vari' fra i Mille
e
a
attorno, fra
cui Beppe Bandi, accennando
disse: « Là, o amici, è sepolto
reremo
vivo il povero
Nicotera ! Fra pochi giorni lo libemorremo
o
Alle
molo
3
di
e
discoprivai
il monte
».
minuti
la barca
Favignana, ed
dalla
suoi
caldura
postaleapprodava
professorescendevamo
dirigendoci quasi di corsa
io
e
il
al
piccolo
vampati
av-
bergo,
all'al-
(un albergodall'entratura nata a un parto con l'antro
di Trofonio)pregustando la poesia della tavola; perchè le
memorie
ma
patrie son belle e buone e care e santissime,
mai viste né meditate
non
vanno
a traverso
gli abbarbagliamentidegliocchi o le nebulosità della mente
provocati
nammo
dai languoridel triste sacco.
E ci sciacquammo, ci sciorimangiammo ; poi sull'imbrunire si uscì per le vie
dell'affocata cittadina,
aspettando dinoccolati l'ora canonica
d'andare
letto. La quale venne;
fu notte
a
bianca, o
ma
quasi,a cagione del caldo,delle zanzare, delle pulcie di
e
due
letti scelleratamente
Alle
vennero,
5 in punto
giusta il
del
affricani.
domani
favignanesi
subito
e
dall'albergo,
mattina, due
trarci
a
fissato,
nell'antro
148
il cuore,
neroso
Dice
così
come
fasciato di
aveva
lattugail
cervello.
:
cui H
A
recider
Borbon
Tale crebbero
Ma
di
E
lui rimase
L'anima
Ch'ora
Vita
E anche
spoglie d'un
le
Qui giacquero
e
nicotera.
di
a
suo
dispetto
il
cataletto;
buone
a
Del
alla mia.
:
bel paese
all'anima
lunga
Tale
volle
che
spaziò nel
sprona
tale
imprese.
sua.
gentilel'intenzione,
è così
resto
quell'antromi
del
parlava così eloquentemente in nome
della libertà,
ch'io mi guardai bene
di dare
sghignazzatafragorosa.
nella spelonca frugando invano
l'occhio.
con
martire
la via
una
a
Penetrai
Un
filo di luce
si
no
e
parete in faccia alla porta;
dell'umida
involto
rischiarava
scialba
in
buio
un
profondo,
più
reso
un
tutto
breve
tratto
il resto
era
un'aria
sinistro da
irrespirabile.
«
mesi
Ma
mesi
e
lanciasti al
audace
mi
Pancrazil
che
parve
detto
Nickotera
Fu
rivelò
per
di larsi
sfracel-
il
risposeVincenzo.
pensai
fra
Dio,
me.
nella
sua
!
l'ombra
comparisse davanti
e, piccato,mi
aveva
mi
panciuto direttore
e
sia vissuto
non
misericordia,
tenga conto dell'insulto che
gare
volun
glorioso ferito di Sapri chiamandolo
magnanima
E
qui
bisogno
È
pareti? dunque proprioquesta
le
contro
Ah, Carlo
sentire
senza
galera di Nicotera?
È questa, è questa,
«
«
mi
uomo
un
il cranio
la
che
domandai,
possibile,
è
a
è
acceso
Firenze
:
con
del
della
tozzo
e
Gaietta
morta
quel
ripetessequel che
tante
sputo
cre-
e
d'Italia
sogghignetto
suo
// Nickotera
guercio
stofelico,
mefi-
volte
mi
(pronunziavacosì)il
traditore!
un
un
pezzo
di
in
la spelonca ci
e
candelotto,'
intiera
la
si
tetraggine.
di più spaventoso. Dante
Nulla
nella sua
tragicafantasia
cresciose
fra le più inmedievale, ne avrebbe
preso l'idea per una
l'anle febbri,
bolge del suo Inferno.L'oftalmia,
a
poco
a
poco
tutta
sua
nell'antro
di
nicotera.
149
cbilosi,i gonfioridi glandole,lo spasimo del mal di denti,
i vomiti
la soffocazione,
di sangue,
la disperazione dell'anima,
ecco
a che
cosa
equivalevaquellacella. D'inverno,
il freddo
che ase
asfissiante,
sidera,
putrida,limacciosa,
acqua
la funga che ricuoprei muri, i talponi,
i lombrici,'
e
il caldo
i ragnolischifosi;d'estate,
che prostra,le tarantole,
le
via
le
il lezzo
pestiferoche poteva
violenta tifoidea,
le zanzare
formiche,
l'uomo
una
con
portarsi
a sciami,
piattoleimmonde.
E mi garba ripepiattoleimmonde.
terlo,
sulla Gazperchè quando questo scritto comparve
zetta
di
scienze
naturali
livornese,
che
ho
quel professore
ricordato
una
più sopra schiamazzò, come
gallinaquando
ha fatto l'uovo,appunto contro
o
quelle povere piattole,
Sicuro;
meglio
dir
per
le
anco
la mia
contro
penna,
credendomi
ventura
per avscrivere
indigenodelle isole Rossell presumente
in italiano,
anziché
toscano
nato
un
proprio sull'Arno.
spetto
Quel professoreasseriva che piattolee piattoni(con ritutt'una cosa, e nel sacrario della
parlando)sono
coscienza
disonesto
ch'io avessi ricordati
pudibonda trovava
un
dati
e
dei
a
Giovanni
qualimonsignor
febbre
Nicotera
Della
Casa
a
insetti,
sarebbe
quarantadue gradi.E anche
avessi
io, prima di scrivere,non
della
a
dottrina
sua
Ah
no;
dottore
e
a
professore1
e
prolifica
un
vive
Piattola
:
il
stato colto
trovava
attinto
da
temerario
alle pure
nome
una
che
fonti
logica.
giudicarne,
perfinofilo-
piattoladunque;
piattola,
il polpastrello
di
che
zoologica,
e,
udire
non
animaluccio
piattone,signor
grosso
quanto
dito
mignolo,gelido,schiacciato,
nero,
beatissimamente
in luoghi sozzi ed
oscuri.
E
Lo
ritorno
misurai
nell'antro.
rigorosamente.Lunghezza, sei metri e 40;
larghezza,due; altezza, tre e 25. Nell'angolo,a destra,
finestrella alta settantacinque
centimetri
tacinque
una
e largatrenfu murata, mi dicono, per aggiunta di supplizio,
quando vi fu chiuso il Nicotera. Subito sotto, scritte col
carbone,si leggono anc'oggipoche parole,le quali fino a
I50
non
NELL
molto
fa si
leggevano
Qui fu sepolto vivo
lo
Nicotera.
Giovanni
NICOTERA.
DI
ANTRO
intiero
per
nanza
questa, sulla parete in vici-
a
che
dell'angolo,quest'altre
O
:
tu
che
luogo,preparati a soffriretutti
di stare
i tormenti.
in
Sarai
gibilis
legquesto
chiato
punzec-
di ^an^are, oppresso dal fumo; quando
da
sorgere V acqua dal suolo ; sarai afflitto
milliaia
da
piove, vedrai
forti
quasi sempre
sono
la sventura
avrai
:
ergastolanopolitico
sventurato
Presso
così
suonavano
e
dolori
dell'umidità
causa
a
che
farà
dal
fetore del
queste due
iscrizioni
bagnato; sarai appestato
Io sapeva
che ti
trovare
vicino
tutto
mondo.
luogo im-
veramente
erano
mato
afferproprio pugno del Nicotera, e ch'eglilo aveva
chiesto
chi gliene aveva
a
dopo qualche anno, e
leggendole lì,al lume di candela, in quel luogo dei suoi
al cuore.
mi dettero una
stretta
martirii,
si legge pure sul muro
di
Un'altra iscrizione a mano
di
fronte
questa la
Nicotera, vittima
dice
e
finestrella,
alla
così
segreta dove giacque Giovanni
l'infame dinastia
per
senza
Sotto, si
dubbio
stendeva
a
doveva
terrapieno,cordonato
e
80, alto 5o
lungo uno
di
nella
chietta
serviva
qualche
faccia
alla
Un
altro
specie
una
due
metri,
terrapieno
essi il
tufo,e d'onde una
•giorno e notte l'occhio
e
diale.
mici-
sinistra di chi entra, una
nic-
alta 20,
e
15 centimetri
lanterna
che
fosse,durante
la
Finalmente,
spelonca, notasi
nel
dove
fonda
muro,
la candela
o
per
visita officiale.
quasi in
di
pietraviva, largo
cella,a
nel
scavata
di
ad
cella;e tramezzo
s'empiva d'acqua fetida
nell'inverno
Sempre
quel"
Napoli
della
è alla destra
solaio,che
di
pancaccio,il quale si
al di sopra
centimetri.
tremenda
scassinatura
una
infìsso il
essere
di
identico
nota
cinquantacentimetri
un
Fu
tardi dal trono
sballatapiù
cooperatone.
sua
:
sentinella
alla
nel
una
tetro
corridoio,
nicchia
tagliata
di fucile teneva
armata
porticciolaferrata
che
deva
chiu-
il terribile rivoluzionario.
Faceva
paura
il miserabile
davvero
quel galeottoa
ventenne, come
nell'età in cui si ama,
Victor
lo chiamò
in cui si crede
e
II,
Franceschiello
Hugo,
che
si spera, torturava
nell'antro
e
fanciullo
quel
ammazzava;
di
che
polosamente
seguiva scrumava
bisavolo,il quale affer-
coronato
la
politicadel suo
sogghignando che i popoli
Festa, Farina, Forca!
Eppure, né trenta libbre di
buiore, né l'acquaputrida,né
si reggono
tre effe
con
:
piedi,né l'orrendo
febbri continue,né gli
ferro
le
ai
di sangue,
né l'occhio vigile della sentinella domavano
il Nicotera. Egliche, ferito e sanguinante,
il giorno
sbocchi
?
151
nicotera.
la catastrofe
dopo
che
Sapri,a una turba di contadine
obbligarlo a gridar Viva il re
di
volevano
bastiate
im-
ài
al
: Morte
Napoli, rispondeva con fierezza antica romana
ma
rel\ egliche nel tribunale di Salerno tirava,con muta
di bronzo
calamaio
un
eloquente forza d'argomentazione,
al procuratore
egliche
irriverentemente;
nella
testa
che
sul
muso:
'!;egli,dicevo, né
lui il re,
il
e
Proprio
Era
si
in
Salendo
capellie barba
condannati,e indossava
in lui
tardi
e
in
delle
che
stessa
eppure
salivano
un
rasati
monte
un
abito
le audacie
con
chiato
accer-
di casimirra
di
un
colore
della
cenerina.
più
il viso di
rivoluzione
un
Il
terreo
nizzante;
agoerano
lui
corruscamento
campane
primi del
lo tenevano
calpestava; pareva
tutte
su'
manipolo di fantaccini.
il più volgare fra i
come
anzi
pallidissimo,
era
terra
morte, gridava sul
orribile
quell'antro
l'erta del
Aveva
della
nale
tribu-
il condannato.
re
tradotto
i858.
viso
dello stesso
dici
Grafie a voi e ai vostri giufrangeva,né si piegava. Pareva
e
un
gendarmi, poliziotti,
suo
a
parlato
così.
stato
giugno
al cancelliere
letto la condanna
gli aveva
viso, ovverosia
generale che gli aveva
e
quel calvario per manifestarsi più
lare
epico prodigioso,fra il martel11
il barbaglìo delle camicie
rosse.
in quel pallore
securo, l'occhio ardito rotante
di volto,l'impettituraaltiera,
facevano
di lui,incatenato,
suo
un
passo
più
uomo
che
lo
libero di tutto
quel pecorume
bonica
in divisa bor-
guardava curioso e ne provava
soggezione.
Non
mente
parlò mai, non
gettò mai un'occhiata né direttané di sbieco agli sgherri e ai soldati;
soltanto a un
la costa occicerto*
punto si soffermò,e quasi studiando
nell'antro
152
della Sicilia che
dentale
spiccavaa poche miglialontana fra
sole,sussurrò come
parlando a sé stesso:
gli splendoridel
«
I
nicoteba.
di
Marsala...,
quella là è Trapani.
n'ebbero
stessa,appena
poliziotti
paura, e la sera
Quella
è
tatolo
get-
cale
spelonca, riferivano al giudice loloro misteriose;e il giudice,
quelle parole,secondo
dava ordini immediati
atterrito,
più dei poliziotti
per una
chiusolo
e
nella
sorveglianzaspeciale,
esagerata.
Nicotera ! Passava
Povero
sul
sostentandosi
pagliericcio,
suo
latte,forse perchè
all'inferriata
porta, gli si avvicinò
quasi esclusivamente
petto cominciavano
del
a
croce
e
nella
Come
«
Benissimo....
«
Ma
staresti
sua
meglio
se,
invece
l'autunno
Venne
le
con
la
sue
a
assalito da
forti attacchi
sputi di
sangue
maledetta.
a
vice
un
quale ultimo,
a
vana
cancelliere
al
e
che
nulla
meglio
di
di
re.
di tosse, aveva
che lo cavassero
che
di
da
visitarlo
a
militare;il
medico
si trattava
quenti
fre-
bronchite
di
scrivere
una
ricetta
camomilla, e potrei
zucca.
il
era
il tuo
fare acqua dalle
cloaca. Il condannato
il giudice andò
o
recipe d'acqua di tiglio
dire
caso.
Nò, dottore,osservò
Fatemi
prescrizione.
questo
E
Allora
a
una
domandava
e
riconosciuto
trovò
acuta, non
Napoli e* è
buia, cominciò
solaio. Pareva
quella fossa
a
giornate fosche,piovose;
cella,più che mai
pareti,dalla volta,dal
era
fossi
qui, tu
mio.
si ritirò.
Non
poggiata
ap-
gli chiese:
che
E
anche
la fronte
con
rozzezza
No, risposeil Nicotera,perchè
coi soliti
Una
piccolo sportellodella
«
assieme
turarlo.
tor-
a
lo abbandonava.
non
di
stai?
«
Napoli, o paese
e
giornatesteso lungo
napoletano vedendolo
soldato
un
al
i dolori
la fierezza indomita
Ma
sera
intiere
il condannato
cambiare
è
; la vostra
di cella; levatemi
una
da
orrore.
siccome
intervenne
e
il medico
parlò:
il giudice
indugiavaa rispondere,
f
nell'antro
a
Non
ne
abbiamo
di
nelle
Sicilie
Due
e
nessuno,
tiranni.
Trapani (i prefettiallora
intendenti)
; scrivetela ed
si levò
furente
l'intend
supplicaal-
una
molto
io
Se voi
meno
mi
Lasciatemi
in pace;
nulla,non
voglio nulla,dal
non
s'inchinarono
di
supplico
non
un
inutili,
perchè
siete strumenti
l'appoggerò.
proruppe:
e
i funzionarii
chiamati
eran
m'insultate,signor giudice. Io
Voi
«
153
nicotera.
facoltà. Scrivete
Nicotera
Giovanni
di
di
governo
siete venuti?
nulla, non
occorre
maledetto
vostro
chiedo
governo.
di
uscirono
quasi pestanfretta,
dosi
neli'attraversare la sogliae guardandosi di scancìo
alle spalle,
nel sospetto che quell'eroe
risollevandosi
dal
pancaccio su cui s'era lasciato ricadere gli minacciasse
I tre
col
ancora
Un'ora
tissimo
e
o
pugno
due
o
un'occhiata
con
di fuoco.
il Nicotera
dopo quella scena,
dalla
strappava
ricetta
lasciata
dal
agita-
medico
una
strisciòla di carta
bianca,vi scriveva su poche parolecon
i limoni
di limone
di cui fosse costantemente
(unicacosa
agro
provvisto)l'accartocciava e attendeva la consueta
visita della guardia carceraria. La guardia era
certo
un
a
o
Scafide, uomo,
ardito,
quel che pare, o bonaccione
che lo esortava
perchè alle vive preghieredel condannato
al farmacista
a
Livolsi,oltre la ricetta,
quel
consegnare
pezzetto di carta, si
Andrea
Livolsi
arrese
è
isoletta. E
cara
che
lo
volesser
indovinando
e
di limone
mistero
forse
che
stampo,
della
dabbene
il Nicotera
esserci
non
per
fossero
di
e
scritto
ne
riti....
me-
di carta
con
aveva
la tintura
tizie
no-
o
quella strisciòla
doveva
bella
molte
debbo
commendatore
o
prima
sua
commendatore
persona
ricevendo
che
Favignana.
vecchio
liberale
ch'io
(o
alla guardia),vi passò sopra
il carattere
«
cortesia
dir sempre
Livolsi,dunque,
in
vegeto anc'ogginella
e
cavaliere
cavaliere,
bianca
un
generoso;
sua
se
che
II
del
Dovrebb'essere
qui riporto.
meno
voci
alia
subito
corse
valentuomo
un
audace, cuor
cospiratore
e
vera
maniera, vispo
e
e
agro
fatto
d'iodio,e
Vi era
scritto così:
comparve.
Carissimo
se appartenete alla bandiera
sig.Livolsi^
nbll'antbo
154
della
mia
o
Palermo.
Gradite
Il
d'
di
Ho
».
scrisse all'istante la
Livolsi,commosso,
d'amido, vi rinvoltò
soluzione
una
fraterno aiuto.
fratelloNicotera
vostro
il dovere
certamente
bisogno di far
lettera al console d'Inghilterra
pani
in TraVolete, potete accoglierele mie preghiere?
dal
i miei ringraziamentie un
saluto
il vostro
pervenireuna
nicoteba.
v'incombe
patria oppressa,
ricusarmi
non
di
un
iodio,preparò il medicamento
rispostacon
boccettino
indicato
di tintura
nella ricetta,
La rispostaera
prigioniero.
questa:
« Mandate
quelloche volete,chiedete tuttociò che possa
nello Se afide,uomo
tutto
occorrervi, fidate intieramente
mio, e nel vostro fratelloA. ».
Il domani
il Nicotera dava
alla guardia una
lettera
che veniva
da un fratello
consegnata al console d' Inghilterra
Di lì a sette giorni,due
del Livolsi stesso.
signori
e
mandò
inglesi,così
e
al
tutto
senza
si affacciavano
e
Y isola
parere, visitavano
alla feritoia della cella del
finalmente
un
il castello
e
gloriosogaleotto;
dopo compariva a
polizia,Maniscalchi,di
mezzo
mese
generaledi
il bastonatore
fama
rea
mondiale, il collega d'Ajossa...,
della Sicilia,come
lo chiamò
Victor Hugo, un
parente
dell'inventore
della macchina
le
stritolava
angelica che
Favignana
braccia
il direttore
gambe dei condannati.
La presentazione è lusinghiera...
Mi
e
le
assicurano
fossa, Maniscalchi
nella
che
appena
lui !
—
città dolente...
sussurrasse
Nicotera,senza
:
Per
qui
guardarlo,senza
si
va
fare
lungo e sdegnoso sul suo
Il direttore generale di polizia volse gli occhi
giaciglio.
in giro. Pareva
trasognato. Il giudice, il soprintendente
glio.
cidelle carceri,i secondini,le sentinelle non
battevano
Era una
scena
lugubre e solenne degna del pennello
un
moto, continuava
—
posto il piede nell'orribile
garibaldinodi
chinò
in
Girolamo
a
starsene
Induno.
A
un
tratto
Maniscalchi
lo
e
gli chiese:
sguardo sul condannato
Le piacerebbe cambiar
di cella?
«
Mi è indifferente,
«
rispose Nicotera.
«
Eppure, s'ella si volesse avvalere della mia
sua
questi luoghi e volesse presentarmi una
presenza
supplica
nell'antro
156
di
nicotera.
lotta;finché un bel giorno due
fiscali v'entrarono
trovarono
e
perquisirono.Non
pure
nulla. In un
lorata
angolo c'era un piccolo mobile di pagliacotessuta
dallo stesso Nicotera
e
posseduto oggi come
i due frugarono
preziosoricordo dal Livolsi. Il Nicotera l'aprì,
si
Era, come
e
di
tutta
vede,una
trassero
ne
sua
quella vista
trepidanteper lui,si
a
Le
nei
dopo,
cadevano
—
così
due
a
di
spezzate,
voce
Garibaldi,fra i rintocchi
che
dopo Garibaldi fu il
baciarlo al suo
lermo,
e
comparire a Pache il Nicotera,da lui interrogato
ciò
d'aver
provato in
l'i 1 maggio
due
carcerieri.
Si
vedevano
e
non
andò
tutta
vicini. Non
corsa,
bandiera
avevano
di
due
molto
avvicinarsi
piroscafi
che
sorta, né
il cuore
quali fossero; ma
qualche
viaggiavanosenza
non
cuore
vano
vapori dei Mille bordeggiadi
Favignana.
pressi
Ero
lassù, lassù sulle mura, pigliando aria,in
a
che
mesi
rotto.
di-
sulle
queste ch'egliversasse
Giuseppe Bandi,
ad abbracciarlo
mezzo
pianto
aveva
la
gli rivelava
proposito,
del 1860, quando i
«
un
della Gancia
lo scoppio delle cae
rabine,
campana
effettivamente
gridato: Lavare, exi forasi
narra
al
in
e
Palermo
uscì.
primo
amata, lontana
da
perchè
epici della
Ed
quali,due
cucita
prigioniero,che
dette
e
nobili lacrime
e
catene.
sue
commosse
L'aveva
uomo.
la fidanzata del povero
ripensando alla donna
mano
Uniche
da
camicia
una
ci furono
sapevo,
indovinò...
gran
né
dovinavo
in-
presagì
perchè. Rientrai
cella,quando l'ora della mia aria fu trascorsa;
vi rientrai allegro,
e
pieno cioè di speranza buona, e di
felici idee. Verso
mezzogiorno poi, udii le cannonate, e
vidi i miei custodi
correre
su
e
giù, preoccupatinon
sgomenti, smarriti,impauriti...
soltanto,ma
Mi provai a interrogarne qualcuno, ma
non
«
parve
fiato da rispondere...
Passai la notte
dere
chiuavessero
senza
nella
mia
occhio... La
mi
altri
essere
fece
gastolo,
dell'erseguente, il comandante
furono
sferrare,e meco
poi sferrati gli
mattina
Costui
pochi...
tutti i suoi
e
a
volere
e anche
gara per gratificarci,
dall'alto della ròcca rividi
noi... Ma
fratelli nostri,e
per raccomandarsi
sbirri parevano
far
a
nell'antbo
di
le navi borboniche
ancora
in
157
nicotera.
crociera,e seppiche, partito
rientrati in
Garibaldi,i borbonici erano
momento
(equanto lungo fu quel momento
bel sogno,
Marsala.
Per
!)temetti
un
aver
traditore... Se non
che
sogno
m'affidava
il buon augurio che avevo
in cuore, e più mi
affidava
il contégno benevolo
dei
e
ancora
premuroso
fatto
un
guardiani,che
raccomandarsi
sembravano
fortuna,l'incertezza
Per
me.
un
ma
durò
non
penosa
che
mai
a
tanto, perchè
i
guardianipartirono tutti all'improvviso,
noi prigionirestammo
e
padroni della prigione e
da cui ci tolse poi una
barca
venuta
a
dell'isola,
posta
la
del
più
sera
ritornarci
per
12
mondo.
nel
»
—
volte
Nicotera
Giovanni
spesse
le ansie,i palpiti,
le gioie di
«
ha
rammentato
meco
Quando dopo
quei giorni...
in
tanti anni lo rividi in Livorno, acclamato, corteggiato,
la prima padi trionfai sinistro e ministro,
piena pompa
rola
che mi disse,là sulla spiaggiade' Cavai leggieri,
dove
solingo lo incontrai colla sua corte,
eh, ti ricordi quel giorno?...
fu
questa: ti ricordi
»
Tutto
questo io ripensavoe apprendevo aggirandomi
fra i cento
cui
del
bugigattoli
finestrelle di tanto
di
sull'ergastolo
assolato
in tanto
di Santa
Caterina, dalle
gettavo occhiate
Giacomo,
in
quelle ore
giù basso
meridiane,
infernalmente.
da' fianchi
Su
.
San
forte
del
venivano
monte
creimpercettibili
ci
del cielo; i mosconi
pitiiprovocatidall'incandescenza
frecce sotto la punta del naso
con
rapidicome
passavano
stridendo
rabbiosi
ronzìo
disperato;due falchi rotavano
nell'ansia della preda; il fogliamedelle carube si accartocciava
sotto
lo
stellone
i nostri stomachi
«
A
un
cassone
del
un
agosto affocano, e... anche
si accartocciavano.
mangiare1 gridò
C'infilammo
sedevamo
di
per
intorno
a
una
una
Vincenzo.
scaletta
angusta,
tovagliastesa
nella
capovolto.Eravamo
soprintendente del forte,una
d'
su
e
un
vecchia
stanza
dopo
poco
tavolino
e
stanza
ficio
d'uf-
tica,
bassa, mefi-
d'onde
si dominava
una
ma
iscrizioni,
visuale superba. Vincenzo, l'indimenticabile Vincenzo, era
imbrattata
nell'antro
158
al
sceso
d'ogni
di
ben
1
Aimè
ci
a
II
tornato
deliziavo
mi
nicoterà.
somarello
un
con
carico
Dio.
cucinato,
olimpicamente
spietata
n'era
e
paese,
di
attorno
a
quando
su
cosciotto
un
dal
di
semaforo
coniglio
una
voce
scompigliò.
Esce
piroscafo!....
da
ora
in
Marsala,
rotta
per
Favignana.
Ebbi
giù
c'eran
prima
di
tempo
precipitammo
e
poco
il
appena
la
con
passati
ai
bere
sacri
rapidità
ronzando
mani
dei
terà,
Nico-
di
mosconi
la
sotto
che
del
punta
naso.
Mezz'ora
ritto
in
Caterina,
un'occhiata
e
del
bordo
della
ferro
un
mesta
è
promessa
passati,
valoroso
ferocemente
a
a
Napoli;
di
tenda
il
insistente
ed
gendo
avvol-
prua,
di
forte
io,
Santa
pensavo:
La
tempi
o
eravamo
appoggiato
e
«
dopo
mi
ferito
mantenuta;
leggerai,
di
assassinato
ma
o
Calatafimi,
dal
buon
nella
pugnale
non
tu,
esuberanza
vile
bei
Bandi,
Beppe
amico
d'un
a'
come
delta
anarchico
vita
1
iitiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiitiiiitiiiiniMiiiiiniiiiiiiitiimiiiiiiiiiiiiiiiiiimiimitniiiiiiiiii
ELBANO GASPERI A CDRTATONE
GIACINTO
(A
STIÀVELLI,
fraternamente).
Carlo
Re
in
Alberto,
l'unico
dolorosa
quella splendida e
italiano
si chiama
che
il
prodigi di valore compiuti da
giornate, aveva
gettato
mantenendo
le
così
vrano
grande di somento
genesi del risorgi-
leale
animo
'48-49, commosso
Milano
il
e
nelle
stria,
sfida all'Au-
di
guanto
parole già
sante
pei
cinque gloriose
da
lui usate
la mia vita,la
d'Azeglio: «....presentandosil'occasione,
miei
vita dei
figli,le mie armi, i miei tesori,il mio
al
esercito,tutto
di
cittadini,era
istoriante
Savoia
più
mai
generosa
sulla terra
per
isventure
a
una
speso
re, tra il
il nobile
E
la
sarà
un
e
a
sui
immacolata
come
lo
di
con
le
dinastie
troni, e
glorie che
sangue
lioni
mi-
sublime
tra
un
chiedeva
del
suo
non
».
di ventisette
campo
tricolore:
cavalleresca
e
plauso
in
sceso
sedersi
italiana
causa
di
grido
la bandiera
per
principech'era
croce
la
per
scudo
patto fra
comparse
popolo grande
giustiziae
libertà
E guidatida
sangue.
fu quella che guidò i
delinquentid'Europa alla conquista effimera di Palestina,
le milizie piemontesi batterono
le odiate
giubbe bianche
Monzambano
Goito
a
a
a
Valleggio a Pastrengo, (dove
fu
visto
lo storico
Cesare
Balbo
pugnare
valorosamente
IÓO
ELBANO
GASPERI
CURTATONE.
A
e dopo
figliuoli),
Pastrengoa Santa
il preLucia,primo teatro di gloria di Vittorio Emanuele
destinato
che vi si segnalavacosì da guadagnarsi una
daglia
me-
insieme
a
di
militare.
valor
per
A
suoi
cinque
quella libertà
ansia
di sommi
da
come
Lombardia
e
dirsi,gli
tutti,può
di Pisa
coi
di Siena
e
—
delle
scolari
maestri; vale
loro
chiari nelle
gioventù e degli uomini
l'inno
nelle arti. Partivano cantando
lettere,
marziale
le donne
più
né
Empedocle
squadrone
Bosi
del
Addio,
mia
loro
gettavano
di Firenze:
bella,addio...,
baci, fiori
e
lauro,
di
corone
al passare di
uno
d'Agrigento.Un Saracini,senese, formava
quasi tutti e
pur di volontari,fontebrandini
meno
le antiche
come
loro
conciaioli,comprava
li
tra' quali
volontarii,
l'eletta della
mestamente
né
di
tremila
di
—
scienze,nelle
e
e
scana,
di artisti divini,dalla Tovati,di storici,
ogni terra d'Italia,
partiva pei campi di
corpo
schiera
Università
dire
a
vittorie,
per tanto ardore
indipendenza fino allora magnanima
un
nobilissima
due
d'armi
clamore
tanto
armi
siracusane
cavalli
e
li
e
guidava
e
battaglione universitario
era
partitoil professoreMontanelli, nome
popolarissimo,
anima
chi,
Veclo disse Augusto
e
come
angelicae pura
l'italia
sansimoniano
nel '32,poi panteista,
poi cattolico alanima
e piccoso benché
nervoso
angelica;erano
nomo
partitiLeopoldo Pilla,
geologo, Ottaviano Mossotti,astromolti altri. Degli scolari aveva
e
illustre,
preso il
manteneva
a
sue
spese.
Col
»
fucile
anche
Giambatista
pur
colonnello
dei
giorni mandato
a
Affrica
orrenda
».
a'
Begni, livornese,
Malenchini
erano
i
un
che
«
Siccome
i volontari
Modena, bisogna
a
seconda
cura
:
davvero
Anche
quali
nel
camicia
era
Elbano
raccomandar
transitare
l'
Del-
,
co' suoi
finiva così
là
basci-bouzouck
Vincenzo
da Lucca
e
bersaglieri,
volontari
civici preceduti da
nostri
corsi
ordine
non
in
del
Lombardia
giorno
i
avranno
loro
partito
era
cappotti
d'indossare
gli Appennini
».
che
una
Paterna
I
tra
partitoun corpo di tremila regolari,
Gasperi, cannoniere, giovine ventunenne,
i
ELBANO
di
cuor
gè
leone, nato
del
pia
m
scrivere
A
Portoferraio
a
questiprodi
che
col sangue
che undici
loro
nell'isola
d'Elba,la
si avviano
al campo
a
alla prodigiosarivoluzione
prologo
riuscire a quella
dopo doveva
V Italia libera,
divaghiamo
il
anni
realtà che
pare un sogno
fra i deliri epico-lirici
che
—
po'
quarantottina.
spicciola
un
IÓI
CURTATONE.
toscano.
mar
intanto
Ma
GASPERI
—
formano
la letteratura
I vecchi
il nome
fremendo
ricordavano
ancora
patriotti
sciaguratodel cardinale Rivarola,il quale,a Ravenna, pontificando
Leone
condannava
rei
d'amore
XII,
cinquecento
l'ostia
inghiottire,
per aggiunta di supplizio,
di lavori forzati se riluttanti;
tre anni
eucarìstica,
pena
all'Italia a
ricordavano
gli strazii
in Cesena
commessi
di Pio
VITI ; vedevansi
dinanzi
ancora
che aveva
assassinato Ciro Menotti
acri attacchi
di
lo stesso
che
al calendario
birro,
papa
cardinale
dei santi della
Bandiera, Domenico
Moro
di croati auncinarsi
i
e
che
più
di
pe'tripudii
centenario
il
Bernetti ; sentivano
il fragore della fucilata di Cosenza
negli orecchi
ancora
poliziotti
naia
agliocchi la mangli
; ripensavano
fegato di Gregorio XVI,
lo chiamava
come
dai
aggiunto i
patriaaveva
vedevano
artigli
Ricciotti;
mai
Genova
sulla Venezia
la Lombardia
e
Balilla e
commemorante
il
della cacciata
lamenti
udivano
degli austriaci;
cilia,
lunghi e soffocati uscire dalle feritoie delle galere di Sidi Napoli,di Romagna, di Parma
di Modena, e nella
fede dei loro cuori auspicavanoalla patria
tano
lonserena
non
il giorno della libertà.
con
Bello,paffuto,
l'incedere
in
di
calmo
fregola,
arguto come
tutta
Roma, saliva
il
batterono
E
le gote colorite
i
di Pio
nome
il
IX.
Fu
e
savi
allora che
mani, gridando:
che
parve
venuta!
perchè?
matti
cherine,
zuc-
del pavone
fra glisdoppiamenti
giullare,
il Mastai prentrono
pontificio
dendo
apocalittico,
ripeterono:É
Fra
mele
un
ubbriacati le
Barbohi,
due
spiranteil fàscino
e
giovani,quasi un'eco
O
come
—
11
una
i vecchi
L'ora
scena
è
liberali
venuta!
di furore
IÓ2
GASPEBI
ELBANO
Pio
IX
serafico
di cavaliere
il
italiani credettero
quel
devoto
la libertà dell'
accetto
le
che
celle
fecero
credesse
dei
prigionieri
quella amnistia
Madonna
della
e ne
Italia,
solo, il quale
per fare atto
alla sua dama, iniziava
Vergine Maria, come
rendersi
e
CURTATONE.
aprendo
pontificato
suo
Gli
politici.
in
alla
votatosi
A
lasse
rive-
che voleva
papa
vi fu che
Dio. Non
un
uno
così
malìa,
spropositataanoquella cioè di un papa liberale,e fu Giambatista
Il grand'uomo, pestando i piedi,gridava con
Niccolino
soliti scatti tragici: No, non
è vero,
l'enfasi dei suoi
è un
è possibile!
non
prete! è un prete! è un prete!
E aveva
ragione. Era l'unico chiaroveggente in quel
di ventisette
milioni
pieno zeppo
poderoso manicomio
uno
non
a
«
»
d'allucinati.
Tutta
Eppure
l' Italia fu
era
poeta!
un
dei
odore
carnovale, e il sano
nei banchetti civici,
lo sventolìo
delle banvini mesciuti
diere,
gl'innicantati a piena gola, le ghirlande di lauro,
briarono
gli evviva, gli incensi bruciati nei centomila turiboli ineil cervello del papa, il quale,preso da una
specie
di satinasi,
affacciavasi quasi ad ogni ora dal terrazzo
del
dendo
Quirinale tenendosi le mani incrociate sul ventre e sorriaria di stordita beatitudine;e al popolo che
con
dell'orco gligridava negli orecchi :
la voce
Viva
la
con
fissati gli occhi nel gran cielo romano,
libertà !
socchiuse
le palpebre, rispondeva ribiasciando
la bugiarda invocazione:
Benedite,o gran Dio, l'Italia! ». Al Ciceruacchio che un
la moglie e i figliuoli,
con
giorno, presentatoglisi
gli diceva:
Santità,Vltaja ha bisognode sor dati
de cannoni, e voi a 'ste cose
ciavete
dio...,
e
a
fien^à,sinnò adil papa, battendoglisulla spalla,
Non
»
osservava:
un
«
»
«
«
«
ho
forse
da
chi
E
duecento
milioni
la minacciasse
così
d'uomo
che
ha
la febbre
in senari
Ebbene;
Poco
da
far
e
r
cascare
l'Italia
»
queste frasi altisonanti,
queste svesciate
gli adoratori
e
?...
di cattolici per difendere
della
come
smanacciata,gli procuravano
poeti smammolantisi
in decasillabi
i frasconi.
deliri
tempo
null'aitro.
e
italiani,
dopo scoppiatala gloriosarivolta
di Mi-
164
ELBANO
colpi di
a
prosa
una
OASPEBI
la dotta
quasi tutta
Per esempio :
CURTATONE.
A
da
grancassa,
toscana
prosa
tuonava
allora
di
ottenario
di
un
cittadino
la
dirà
quando
ride,
sor-
dottor
che
vive
labbro
suo
italiano !
: sono
nio
l'auso-
sotto
col
coscenza
che
Menici
»
Leopoldo secondo, con
a
;
Ritrovo
un
piedi:
nove
D\in
sì bel
giorno
di
giubbilo...
i discorsi
Ritrovo
scoppi
lirici del
spesso
la
spada !
ogni
Micciarelli
un
48.
oggi
questo raggio che ci
Ritrovo
in armonia
mettere
a
farà tremare
inno
un
Si avvezzi
a
cielo
Uhm!
».
del
i gelatiabitatori
inorridito,
o
oggi detto: riscaldaci,
raggio
Istro,avrebber
d'Italia l
sole
del
come
dovevano
carezzano
alitare sulla faccia dei barbari ; a
si fosse spento
se
pure non
dell'
scuotere,
rivoluzionaria
e
Quest'aure che ci
«
fare
improvvisatidal Montanelli, e gli
Centofanti,sulle cui labbra ricorreva
Snuda,
Carlo
Alberto, la fulminea
Ritrovo perfinouna
tanasio
pappolata d'un farmacista Atdei Bagni di San Giuliano:
Veggo l'Iride della
frase
:
0
«
alleanza
desiderata
tanto
versare
sopra
l'influenza
di noi
settempliciraggi! O Civici,rammentate
Ferruccio spirante! un Capponi ! un Frescobaldi
suoi
dei
un
martiri
della
eccoli scudo
a
te !
Viva
Leopoldo
Civica!
la Guardia
Viva
Patria !
Patria ! O
Patria ! I
o
II ! Viva
ognora
! tutti
nostri
il gran
petti
Pio
IX 1
»
semicupi e le pasticched'orzo!
chi superò tutti in così fatte carri ascia late fu una
Ma
Bosi. La signora s'infiamma
Gamberini
signora Candida
terra attrice d'eroi e produttricedelle
nel nome
d'Italia,
E
i
migliori
fruttadel globo,patria del
E
finisce
con
Coro
un
che
Or
E
Ah,
già
scellerata
Intanto
da
Verdi
e
di
Pio IXl
un
d'italiani:
spunta
sventa
un
più fulgido sole
il sacrato
vessillo...
signora Candida!
Milano
era
16,000 belve, lasciandone
della gloriosacittà. Ma
fuggito
il
Radetzky
con
le
sue
stecchite per le vie
4,000 morte
i lombardi
bene ch'egli
sapevano
GASPERI
ELBANO
sarebbe
fatto
aveva
di lì
tornato
a
poco,
CtTRTATONE.
e
più forte;e
perfino
sventrare
I65
A
le
prima
come
incinte
donne
e
fatto
creaturine e ordinato
strappar loro dalle viscere le povere
che i croati le infilzassero sulle punte delle baionette,
ora,
gridato:Dopo
ritornando,avrebbe
del
Il 23 di marzo
fuori l'editto che
segni
con
si chiudeva
a
E
esteriori il sentimento
Lombardia
esercito
della
e
voja sovrapposto
fra canti
in
strare
per meglio dimodell'unione
italica,
entrando
arme.
tricolore
di guerra
Partirono
e
territorio
nel
Venezia, porti lo
alla bandiera
Così, dunque,
l'Italia fu
così:
mandava
Alberto
Carlo
1848, re
il nostro
che
vogliamo
tutta
sero
chie-
al Piemonte.
aiuto
della
il diluvio ! E
me,
di Sa-
scudo
italiana
speranze
».
e
gaudi,
Napoli, oltre
da
un
guidati dalia principessa
Trivulzio
e
partirono forze da Roma,
Belgioioso,
Si sa bene
s'è detto, dalla Toscana.
ne
e
partirono,come
di Napoli,quanto il papa, quanto
però che tanto Ferdinando
geva;
al turbine
il granduca,cedettero
popolare che li avvolsere.
era
quello non
davvero, né poteva esitalianismo,
corpo
di
volontari
regolari,duecento
Difatti il
re
bomba
il granduca, sott'acqua,
amoreggiava
ossia
il
pio-vano,
dal
cervello
ben
Ritorniamo
a
conoscere
di
con
De
Nino
ora
e
e Pio IX,
l'Austria,
più tardi lo si disse,partoriva
poco
serafico l'enciclica del 29 aprile,con
la
la lotta
battezzato
con
come
quale, perchè padre
condannava
presto i suoi soldati ;
richiamava
e
d'amore, sconsigliavae
pace
l'Austria. Ah, prete
ti aveva
,
al soggetto, e affrettiamoci
strettamente
ad ammirare
1
Andreis
sotto
il nimbo
della
sua
gloria
di Curtatone.
Gasperi, l'eroe vero
La mattina
del 29 maggio 1848, il livido maresciallo
del consueto,
Radetzki
coi baffi insegatipiù arditamente
percorrendo le file dei suoi,schierati sui bastioni e per le
vie di Mantova, gli infuoca
alla carneficina e gli sguinzaglia
il ventunenne
su
Erano
Elbano
i toscani.
quarantamila!
Avevano
trenta
cannoni, fucili
Gli comandavano
eccellenti,munizioni, viveri in abbondanza.
nomi
il Lienkenstein
e lo Schwartzemberg, principi,
l66
ELBANO
ispidiche
fanno
GASPERI
che
di
il
scrive
gli
e
stemmiare
be-
l'urto tedesco,
ricevere
mal
vestiti,
peggio
ben nutriti,
armi, non
erano
cannoni.
il decimo
reggimento di fanteria e un pugno
volontari di Napoli,erano
sercito
tutti toscani. Il grosso dell'estina
Giua Santa
piemontese si trovava
presso Peschiera
Somma
a
Compagna a Villafranca,ed era là dove
Radetzky intendeva cogliere la vittoria intiera dopo
schiacciato
avere
Il
e
Ed
tutti usi alle
non
riposati,
Eccetto
che
propriamente
seimila!
a
soli otto
con
STATONE.
I nostri,
compositori-tipografi.
i
dovevano
sommavano
armati,non
CU
spuntare la penna
ferocemente
quellicioè
A
esercito
battaglioneuniversitario
di Siena
nella
Tesile
comandato
e
borgata
del
detta
lago
dal
toscano.
formato
di studenti
Mossotti, stava
Le
Grazie,presso
di
Mantova
di
l'estrema
dove
di Pisa
pie
fermo
punta
cidentale
oc-
pur si trovava
soldato che aveva
il
Laugier,prode
visto le guerre napoleoniche. Gli altri si trovavano
al di là
fra Curtatone e Montanara.
delPOsone
asserragliati
nuovo,
inviato dal Bava, generale
Certo che se l'ordine di ritirarsi,
di stanza
e
a
Custoza, fosse giunto qualche ora
supremo
del 29 non
sarebbe avvenuto;
prima al De Laugier, il massacro
quartiergeneraledel
è
ma
anche
De
vero
che
la storia
italiana
avrebbe
saggio
Quando il mespagina gloriosissimadi meno.
giunse alle Grazie, la battagliaera
già stata appiccata.
fin dalle io del mattino. Due brigate
Si combatteva
austriache
s'erano gittate
su
Curtatone, tre su Montanara,
avuto
una
un'altra
L'urto
difendere
preso altra via.
Era una
fu orrendo.
aveva
le
case
dov'era
nata,
gente che
e
le madri
combatteva
e
per
le spose, le
de' propri campi, l'aria che
le sorelle,le biade
figliuole,
respirava,ed era una gente che combatteva
per gusto di
saccheggiare,di fucilare,di squartare, d'abbruciare,di
violare. A una
cert'ora,
quando cioè il fuoco era attaccato
la linea fra Curtatone
tutta
il
su
e
Montanara, accorse
e allora fu vista una
vigliosa.
meracosa
battaglioneuniversitario",
i petti di bronzo, come
Come
se
avessero
se
fossero gli avanzi di cento
sotto quellagrandine
battaglie,
di palle e di mitragliaspropositatamenteineguale,
quei
»
ELBANO
giovani cresciuti
maestri
usi solo
i loro
co' libri
e
Cantavano
di
inni
Che
alle arti
che
quei
e
loro
del
tendo
'31. Par-
miele
e
buoni
non
e
retorica,
appunto perchè
buaggine 1 Non
madornale
greco
accompagnati ildubbio
gli italiani. Gli credevano
di latte
alla
e
di
e ognuno
patriottici,
l'eroe
Diakos,
gliavevano
bambagioa spalmata
altro
ad
cittadine
le
e
per la Lombardia
le spallucciate
di quasi tutti
fatti di
167
CURTATONE.
e
ricavano
scacattedre,caricavano
le loro
spade, freddi,
fucili,roteavano
l'anima
aveva
A
le delicatezze
tra
tenaci.
impassibili,
essi
GÀ8PEBI
basterebbe
volume
un
prodigi di valore che quei « miti
compierono in quellagiornataepica.Sublimemente
ridire tutti i
per
feroci furono
»
i loro
scani
to-
austriaci
I cannoni
assalti di baionetta.
scani.
to-
ed
squarciorrendi nelle loro file,
essi cadevano
a diecine,
gridando: Viva
mutilati,crivellati,
l'Italia 1 e i loro gridi superavano
lo strepitoinfernale
dello scoppio delle bombe
dei rulli dei tamburi.
e
li
decimavano, facevano
Il sole
pianura, la sete
strozzava
tutto
era
ingombro
quei cari giovani,il terreno
di cadaveri,le forze,
diminuivano.
non
Leopoldo
l'ardire,
Pilla
saettava
morto;
era
colini,il
sulla
cocente
feriti il Mossotti, il
erano
colonnello
Campia
di Livorno
Tebaide.
della
vita
al De
»
Fu
Laugier cui
la
cavallo ; e
di cortesia
quando,cessate
fosse
la
data
antica
medaglia
compensarlo a
cavalleresco
E
voleva
e
anc'oggie
la
per
Chigi, il NicGiuseppe Ci-
visibilissimo
«
prolissadi
Grazie, salvò
barba
sua
per
nobita
ce-
la
egli che, alle
ucciso sotto il
mitragliaaveva
atto
le ostilità,
il generale con
non
a
sé
per valor
dovizia
il
la lietezza di
aver
ma
al
suo
salvatore
servava
militare,questigli os-
pensiero soprammodo
proprio dovere.
vincolava
più e più
fatto il
rifiuto urbanissimo
perchè questo
il vecchio
il colonnello
e
rubizzo
priani,quel Cipriani,
l'ampie vie
vasta
soldato
napoleonico,toltasi eglila spada gliela
offriva aggiungendo: « Allora questa
».
per mia memoria
Fu egli infine,
il Cipriani,
richiesto dal
che a Villafranca,
Gioberti
còrso
chi
fosse
», si sentì
e
di
dove,
abbracciare
avendo
risposto:«
dall'illustre abbate
Io
sono
secondo
IÓ8
ELBANO
il codice
«
Mi
è
da voi
Era
GASPERI
degli entusiasmi
udire
caro
qui dove
che
sia rappresentata
quell'isola
anco
dei
Dei
Vincenzo
A
amici.
batteva
come
un
Malenchini
poi
e
re,
un
sognava
gloriami...
al
parossismo maggiore ferveva
il Montanelli, circondato
dai
era
».
propriaeterodossia simile
Robespierre,era il filosofo che
quella di Massimiliano
diceva
imbozzacchitala razza
eterno, ad majorem
papa-re
Là
l'indipendenzaitaliana
per
la
chiamava
a
Il
dirsi:
sentì
e
quarantottini,
si combatte
il filosofo che
C URTATONE.
A
ponte di Curtatone.
suoi
che
scolari
in
quel
leone,gridava: Cencio,
da' suoi
e
si
momento
moriamo
qui,
volte,
piuttostoche arrenderci! Dal suo fucile,per due
era
non
partito il colpo. Un fucile! un fucile! urlava
andando
su
e giù,gettando fiamme
dagli occhi, imbrattato
di polvere e di sudore. Paolo Crespi gliene die uno
; ma
in quell'istante
una
pallatedesca,entrandoglidi sotto una
Gli si
scapola e riuscendoglidal petto, lo stramazzava.
levò intorno
un
grido di dolore e di rabbia,e cento
vani
giosi chinarono
su
lui. Corse
il Malenchini
lo prese
e
Coraggio,Beppe ! tieni un bacio....
un
bacio,amico ; tu torna
Si,risposeil Montanelli,dammi
a
ferito alla
fare il tuo dovere,e a chi saprà che sono
spalla,dP che non lo fui per non aver
guardato in faccia
fra le
braccia.
sue
fino ali9 ultimo.... Viva
il nemico
per
—
V Italia ! Poi
si contorse
l'acerbità dello
di là
furibonda
e fu
spasimo della ferita,
svenne,
dal ponte, sotto
una
vera
pioggia sempre
di granate e di palle.
Quasi io quel frattempo,vicino
avveniva
un
la
spazzava
prodigio.Di tanto in tanto
nuvolagliadella polvere,e
spettralesi vedeva
scena
rapida alternativa
delle battaglie.
orrido
Un
in aria,ed egli era
stato
con
sua
divisa
strappò;
madre
lo
aveva
si
al passo
un
di
tato
por-
più
Curtatone,
rifolo di vento
una
come
tosa
spaven-
rere
corun
artigliere,
uomo,
fra due cannoni. Pareva
il genio
un
di munizioni
cassone
investito
cominciato
a
dalla
era
fiamma, sì che
bruciargliaddosso.
e camicia.
strappò mutande
dato
aveva
a
luce; aveva
Era
i
saltato
nudo
Se
come
capelliritti e
la
la
sua
in-
OASPBKI
KLBAKO
di sudore
grommati
sulle
e
di sangue,
braccia,sul petto; era
dell'acre
puzzava
spaventevolecome
Chi
nero,
sangue
imbrattato
come
quell'uomo?Quell'uomo,
era
mani,
di
gine,
fulig-
polvere bruciata
bello
Orillo,era
un
alle
aveva
della
nidore
169
CUETATONB.
A
se
come
un
così vuol
san
; era
chele.
Mi-
chiamarsi
gambe e due braccia,era Elbano Gasperì.
alla bocca
Correva
dunque dalla bocca di un cannone
di un
altro,scavalcando
assiepamenti di compagni morti
Era capitano,trombetta, calcatore,puntao
agonizzanti.
tore,
una
scaricatore;era tutto, era
legione1 Nelle sue
anima
intiera la sua
cariche trasfondeva
ardente,i bronzi
allo scoppio,le pallepartivano
fremevano
rinculavano
e
miagolando orrendamente, la fitta degli austriaci veniva
Si sarebbe
detto
che il
sfondata, lacerata, sfrantumata.
di Leonida
fantasma
gli aleggiasseall'intorno a gli gridasse
Tutti
!
: Coraggio, figliuolo
glialtri cannonieri erano
distesi in
caduti un
dopo l'altro e ricoprivano il terreno
le
con
e
gli occhi vitrei e spalancati,
atteggiamentifieri,
dita aggranchitequasiché si ostinassero
a
ancora
stringere
due
poiché aveva
i calcatori.
memente
dunque solo; e non
pertanto più che mai sublivere
feroce,sempre nudo, anche più insozzato di poldi sangue,
e
ansando, gridando, incespicandofra i
furia da
cumuli
di quei poveri morti, correva
come
una
bocca all'altra dei cannoni,caricava,
una
scaricava,batteva
in un
le mani
imprecava, «ghignava,
applauso all'Italia,
Era
sputava
iniqua in
tuttociò
a
l'aquila
due
a
cento
A
ventunanno.
a
per
nulla sgomenta,
quando
si ha
una
Quella
un
la
—
si ha
madre
che
una
guerre.
sorride,quando
fanciulla
trepida e
simo
vastis-
che
prega.
egliaveva
vi
Che
in
ama,
porta?
im-
quel
patria.
venti minuti;
durò
epicamente sublime
secolo
un
per
tempo per chi piacevoleggia,
scena
soffio di
quando
il mondo
tutto
amante, un'altra madre
Un'altra
momento:
si ha
folleggiarvi,
quando
delle
sfidare la morte,
ventunanno
quasi cercarla,chiamarla, quando
teatro
drappeggiantegli
teste
passi lontano.
più prodigioso nei fasti orridi
faccia
di
Nulla
E
contro
nero
ha
chi
di
fronte
A
GASFERI
ELBANO
I70
i fucili
CURTATONE.
di
i cannoni
e
esercito
un
mico.
ne-
illustrato,del io agogiornale di Torino, // mondo
sto
tasi
1848, scriveva così di quella giornata prodigiosasvolfu teatro
Il campo
di Curtatone
undici giorni prima:
Per
di gloria pei prodi figlidella bella e dotta Toscana.
l'impeto d'un nemico immensamente
cinque ore sostennero
si ritirarono
che dopo uccisi
non
e
maggiore di numero,
tutti i loro artiglieri
(santissimachiarezza dove sei tu mail
il giornalista,
Parrebbe, secondo
che, niente e poi di meno,
toscani
fossero stati i toscani
gli uccisori dei cannonieri
tre
solo
con
stessi!)meno
rispondeva ancora
uno, che
ai ventidue
pezzi del nemico; solo e nudo
pezzid'artiglieria
dosso.
adtoglierei panni che gli bruciavano
per essersi dovuto
alfine in tempo
Si ritirarono
raggiungere il
per
Un
«
d'armata
piemontese che
corpo
così
loro soccorso,
ed iniziarono
in diversi punti dall'armata
Carlo
le
vittoria,riportata
la
italiana. Grande
ma
legione universitaria;
di morti, e contano
seminato
ed un
principe ».
Così il giornale torinese. Di mio
verso
prima
in
dita
per-
il campo
degli austriaci
fra i prigionieri
due generali
della
fu
la
mandò
Alberto
6
della
sera
si ritirarono
aggiungo
parte
a
che
i
nostri,
sul-
Marcora
circa 4200
fra morti,
lasciando
l'Oglio e parte a Goito
feriti,
prigionierie sbandati. Ma non perderono bandiere,
le strappaperchè un Lavagnini e un Andreini, ufficiali,
vano
dalle aste e se le nascondevano
in seno.
Catturati,
patita la prigioniae ritornati a Firenze,le ricucivano. Così
della gloriosa bandiera
del battaglione
fu, parmi, anche
in
al Montanelli, messo
universitario
di Pisa. In quanto
in servitù,fu creduto
trascinato
e
catene, ferito com'era
lo pianse concorde
morto, e tutta l'Italia per qualche tempo
lo suffragò di messe
funerali. Invece
e
era
e
vivo;
e raccapricciante
anzi, più vivo di prima. Ah dev'esser pure amena
ancora
ài
gli hanno
insieme,la commozione
quel à'Aàamo, direbbe
cantato
mortori'
1
di
un
Dante,
uomo
e
che
apprende
ha
che
172
ELBANO
Sì, per qualche giorno
volò
le bocche
tutte
su
ci
nessuno
GUSTATONE.
A
GASPEEI
il
da
dell'intrepidoisolano
poi
punto all'altro d' Italia,
nome
un
c'è
pensò più. Non
rabile
mi-
lui.
a
pagina consacrata
Nulla ! Nera ingratitudinedi un popolo che sa benissimo
la parola di Cambronne
a Waterloo
(ignorando,per altro,
che quella parola non
cese
fu mai detta,e che l'ufficiale fran-
risorgimentoche
solo
non
Victor
morì
non
Hugo,
Halkett),e non
prode !
ricorda,è
così:
«
E
quel
vilmente
ii
conosce
ben
nelle
vero,
rianimare
sue
in
quel
di
al colonnello
prode, e
suo
Memorie
troppo
ma
un
sull'Italia
sfuggita.Ne
l'eroico
mezzo
la batteria di Curtatone.
che
ecc.,
dice
cendarsi
affac-
Il foriere
Gaspari, uno
degliabbruciati nell'incendio
rimettesi all'opra
ignudo ». Nient'altro.
Era
inventò
come
campo,
si arrese
di
nome
meraviglioso era
a
una
su
anzi
ma
Giuseppe Montanelli
lo
abbia
storia del nostro
una
delle
(?)
polveri,
vanni
Portoferraio,da GioGasperi, sergente nella milizia dei Sedentari,un
molto speciale,
addetto
al governatore
vile
cispeciale,
corpo
militare dell' Elba, che doveva
dubbio
e
essere
senza
di cervello, di mani
di
un
e
personaggio sveltissimo
gambe.
Sedentari \ Ah, Dio degli eserciti ! Saranno
stati benissimo
Sansoni
e
Gedeoni, toraci come
incudini,spalledi
mastodonte, e capacissimi anche di strappare dalle loro
basi graniticheCervoli
la Gore Palmarola, la Capraia e
il 27
nato
gennaio 1827
a
è scelleratamente
quell'appellativo
gottoso !
Dovevano
riderne
i muggini guizzanti
e
perfin le triglie
fior d'acqua lungo il molo, e i barbagianni della Torre
a
gona;
di
ma
Giove,
Tromba
e
l'iscrizione
Tempia
moenia
magniloquia
domos
ecc.,
della
quando
porta
della
li vedevano
sfilare in parata.
Sedentari ',cioè
onde
sul
destinati a solcare le
inamovibili,non
vaporetto il Giglio (uno scacciapescicompendiarne
tutta
la potenza navale
di Sua
Altezza
il Granduca
vorno
Lio
a
Toscana) e passare di guarnigione a Piombino
o
a
Peretola; ostriche,in una
parola; soldati del
dei nomil
la capricciosità
bey tli Tunisi. Tuttavia, ecco
di
GASPEBI
ELBANO
di
sedentari
quei
da
uno
che
fu pur sedentario.
Era tamburino; in
A
173
CUBTATONE.
doveva
nascere
:
eroe
un
Elbano,
compagnia di soldati di quel
il meno
ingratoufficio per un giovine che doveva
tendo
spingersiinnanzi nella via della gloria:perchè, batgradi:
il tamburo, era
voler dire a quei tardicome
un
nome,
tanto
una
Ah, voi volete star seduti? no; per quattro, passo
raddoppiato, avanti !
in leva, fu
Fu dunque tamburino; poi, forse caduto
visto
cannoniere, e se facesse cantare i bronzi lo abbiamo
Ritornato all'Elba e finita la ferma, sdegnoso
a Curtatone.
olezzante
rimanersene
lì a Portoferraio, la città patriarcale,
di aver
volte suonato
il
il ricordo
tante
lì dove
di fiori,
ai sedentari
tamburo
di
e
nuovo
dinanzi
eccoci
questa inedita
Sul
le
vene
dai
lasciò
Pisola
Due
bastimento.
ne
V Adele.
un'altra
a
del
(Lasagna,come
i polsie
e
suoi
e
:
pagina gloriosadi lui,e
davvero.
declinare
visione
avvilirlo
ora
mari, capitano di
il Brasiliano
comandò:
Ed
i
corse
doveva
della
'59, quando
a
lo chiamava
il
cuore
camicia
traversò
traffici,
re
suo
saltava
a
bone
di Bor-
Francesco
padre) tremavano
gola nella spaventosa
Gasperi, spintovi
rossa, Elbano
veliero
col suo
lo
stretto
di
sventolante
a poppa,
intrepidocapitano aveva
diera
la bangaia e superba nella coscienza dei propri destini,
italiana. Sfida a tutta oltranza,
lanciata da un
uomo
infernale
in anticipazionedella
solo contro
un
governo
Messina.
V
sfida dei
Mille.
Di
cima
ai bastioni
della formidabile
tadella
cit-
quel drappo
di tre colori,e subito di fra il presidio si levò un grido
di terrore
e
d'imprecazione, e si fecero segnali perchè
Nulla! Il veliero correva
fosse abbassato.
rapido fra le due
leggiale,
della Sicilia,
mirabili sponde della Calabria
e
ardito,foltutti i cannocchiali
mentre
commossa
e
Messina
tacitamente
si
puntarono
solatia
mandava
e
su
italianissima
sorrideva
benedizioni
al coraggioso
alla cittadella.
capitano e maledizioni
E i segnali imperativisi succedevano, ma
finché,come
argomento persuasivo,parti una
senza
prò;
cannonata,
174
ELBÀNO
CURTATONE.
A
GASPERI
poi due, poi cinque,poi dieci,poi tutto il forte
nulla! Le palle,quasideviate
fuoco. Nulla; sempre
di sopra,
in persona, passavano
sfiorarlo nemmeno
senza
la
fumando
di
una
pipa,
sua
Elbano
vomitò
da
Dio
di sotto, dai lati del veliero
volta,e intanto,ritto a prua,
Gasperi, simile al Giobbe
Balossardi
Marco
.
levando
Braccio,
col
E
destra
colla
Il
aperta
flebotomo
suol
gnoni, E
la
quindi
stette
il cubito.
movendo
pripico insulto a Lasagna
passò glorioso e trionfante.
lasciasse
certo, che
la vita
ritiratosi di
mosse
vena
e
Quando
è
così
il
alto
picciol colpo
un
e
manco
in
punger
esperto,
Qualche tempo
Formidabile
chiuso
pugno
là dove
Diessi
il
del
nuovo
e
ai suoi lasa-
marinaio,ignoro.Questo
bella isola,otnella sua
tenne
delle carceri salendo
impiego nell'amministrazione
fino al grado di Direttore
fano.
del bagno penale di Santo StePoi conseguiti gli anni di servizio e pensionato (o
vere...
provvisionato^per dirla col Machiavelli,che sapeva scrimolto
meglio degl'italiani
d'oggi) andò a Cagliari
figliuola
maritata,finché,sofferente,
chiese,ma
presso una
invano, salute al clima di Napoli; nella qual città spirò
l'anima
eroica
l'n
novembre
i885.
Aveva, dunque, cinquantotto anni
; età
florida
da sentirsi capace
a posto e fibra di ferro
i pugni nell'aria e gridar forte: « Ah, non
cervello
l'Italia che
ancora,
di squassare
è
questa,
'48 I
lo era
nel
E non
»
sognammo
lo è ora; che dall' 85 a oggi corre
davvero; e molto meno
un
dodicennio,e in dodici anni,specieper una bella donna
no,
noi
c'è tempo
qual'èl'Italia,
con
in omissioni
e
opere
un
Ma
bagno
se
trenta
da
nell'acido
milioni
di far tanti
non
peccati in parole in
né
potersene purificare
meno
nitrico.
di
italiani
l'eroe,da ignorarne perfino il nome,
ferrea isola che di lui si gloriava e
anni dopo ne rivolle le ceneri,e così
avevano
non
dimenticato
l'obliò mai
la
gloria: l'Elba. Due
il 27 febbraio dell' 87
si
ELBANO
A
GASPEBI
175
CUBTATONE.
fra
e
Gasperi s'ebbe l'apoteosi,
Elbano
il lauro
e
popolo
sulla
sparso
ammirante
e
mesto
le bandiere
cassa, nel
le
dissero
sua
ne
nate
incli-
conspetto del
Rodolfo
lodi
Manganaro, già deputato all'assemblea nazionale,De Santis,
il gonfadei bagno penale,Giuseppe Braschi
direttore
e
loniere
mente
toscanissima(Scrivo e scriverò sempre
l'illustre parola gonfaloniere,
però che la parola
di reggitore di un
è una
sindaco, nel significato
comune,
barbara Italia.)
e
porcaggine linguisticadella moderna
Tarditi.
La
Paradiso,dov'è
via del
la
d'Elbano
natale
casa
titolò
s'in-
sulla casa
medesima
fu incastrata
e
nome,
di
Veroe
un'epigrafein cui egli è giustamente chiamato
dal
suo
epigrafefu inauguratanel
Un'altra
Curtatone.
il
del
settembre
20
'93;
un'altra
Palazzo
sulla
è
munale
co-
tomba
Misericordia,e un'altra ancora, pure
nel cimitero e incastrata il 29 maggio del 1889,dice l'affetto
l'ammirazione
che l'ebbero
e
degli impiegatidel penitenziario
collega.
vo' dimenticare
Né
un
pensiero e un atto nobilissimi
della Compagnia della Misericordia portoferraiese
; la quale
rentino
(seguendo le pure tradizioni di questo antico sodalizio fio-
nel
della
cimitero
è
—
Toscana,
bianche
del
che
e
—
giallee
e
umanitaria
stabilendo
del
L'epigrafesulla
dell'eroe
tomba
PER
AFFETTO
IL
*
IN
LA
Quel
solenne
QUESTO
VERA
DI
SALMA
27
DI
ATTENDE
GERMINI
1887
DIGNITÀ
DELLA
LA
POTENZA
DEL
SUO
PRODIGIOSO
santa
è
che
non
rende
sacra.
Ad
ITALIA
SANTA
FIORISCA
MEMORIA
di
gratuito.
GASPERI
NELLA
voce
loculo
CURTATONE
ANGOLO
LA
e
marsi
civile)volle affersignificato
patriottico,
un
ELBANO
MODESTO
FORZA
verdi
DISPONEVA
FEBBRAIO
L'EROE
e
CITTADINI
DEI
SI
rosse
tutta
così:
suona
QUI
LA
mondo
italiana nel
quanto
presto per
le Croci
tutte
azzurre
le ceneri
per
si diramò
che
1500
vai bene
ognimodo,
DEL
POPOLO
VALORE
il
santissimo
senso
classico
il concetto.
e
Ma...
176
Gaspcri
Elbano
figliuolo
pace,
di
rizzarti
sollevato
della
di
o
mezzanotte
udir
eroe!!!
di
novelle
dare
antica,
piedi,
il
metà
ma
un'occhiata
di
e
pel
onorandi
ti
non
nemmeno
del
chiusino
aliare
No,
Dell'attendere.
un
Roma
in
non
a
l'orecchio
avrà
CUBTATONB.
A
GASPBRI
ELBANO
all'
cielo
tuo
ingiro,
della
fasti.
Ma
passi
mai
sulle
ginocchia,
sepolcro,
o
all'ora
pel
capo
e,
tendere
spiritale
nell'ansia
penisola
che!
in
dormi
no,
Tu
sapessi,
??????????Miiiiiiiimiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniinnmimmittiiniiimiiimnnnimminiim
ONORANZE A PERCY BYSSHE SHELLEY
Un
in
a
terra
tutti
di Viareggio
toscano
giovine e valoroso avvocato
di Lucca, Cesare
Rice ioni,mi invitava nel settembre
del '91 a scrivere poche parole che annunziassero
coloro che tengono in pregio le nobili cose, la costituzione
di
del
grande
comitato
un
e
inteso
a
perpetuare le sembianze
Shelleysulla spiaggiaviareggina.
temente,
lusingava.Shelleyaveva
amato, e arden-
sventurato
t'invito mi
l'Italia nelle
glorie,nelle sue
angoscie di
schiava, nelle sue
aspirazionialla libertà. Era dunque
di gratitudineche
l'Italia composta
scatto
libera naa
zione
E vi pensò Viareggli rendesse grazie e onoranze.
gio,
la bella sirena adagiatatra i profumi dei pini in riva
al tirreno,
nelle cui acque il poeta ingleseaveva
trovato
sue
la morte.
La
scena
Rigettatoa piaggia informe
macerate, il Byron lo involse nel
perchè il fuoco lo purificasse
; poi ne
tragicaè
di membra
ammasso
lenzuolo
mandò
d'amianto
le ceneri
a
nota.
Roma
dove
trovarono
classica e
piramidedi Cajo Cestio,ombra
le vegliae le veglierànei secoli. Tumulate
le acacie e i cipressi
di quel recinto austero
Babbo«i,
Fra
matti
e
savi
—
12
pie'della
che
gigantesca,
pace al
fra i mirti
e
e
solenne,là
178
A
ONORANZE
le evocava,
ot ad
sessa
PERCY
BYSSHE
l'inno
alto
vibrandogli
tragedia,la
della gloria.
dalla
anni
uè
SHELLEY.
Shelley, spiritodi
Sofocle
O
Odora
tepe
e
de'
cuor
De' suoi
cuori, il
primavera
divino
padre
del
ascolti?
affettuoso
Tuttavia
suH
forme
»
di
Roma:
umido
mio
si
risorta
dei
bronzo
fu concetto
cuore.
fugge
piano.
mesto
massimo
nel
istoriare
avvolge
mondo?
cerchia
del
ti
liberato
sguardo
ti chiude
fiore.
in
grande
Lo
Teti
freddo
Paura
per
di
cori.
muto
povero
gratitudinedell'Italia
la
pel grido
pini
l'aurettana
Oltre
Così
mi
sei?
dove
la
sole
sei, poeta
dove
Tu
eroici
quest'urnache
raggianti amori,
i
gli
ducciana
car-
titano
complesso
fra
te
brilla
e
freschi
Fremono
Tu
tolse
de1 cuori, sopra
cuor
O
volo
a
divo
dal
virginee forme:
Entro
musa
il
«
poeti viventi.
suoi
titano
dalle
»
nel
nobilissimo,e
affermata
era
«
ginee
vir-
d'Italia
nome
del Comitato
promotore:
pensò Viareggio. Presidente
Felice
onorario:
Cesare
Riccioni; componenti il comitato
Cavallotti,W. Gladstone, Algernon Charles Swinburne,
mondo
Bovio, EdRuggero Bonghi, Mario Rapisardi, Giovanni
De Amicis, Enrico
Panzacchi,Enrico Ferri, Michele
vi
Garibaldi.
Menotti
Coppino,
L'invito,dunque, a scrivere
ed io scrissi così,e così
«
In
riva
al
omicida
mare
e
solenne
voce
a
dello
fu stampato
che
gava;
lusin-
Shelley mi
diffuso.
e
lo travolse
e
lo spense,
dove
reva
Giorgio Byron accorsul rogo il cadavere, avrà dunque
piangente a comporne
il suo
simulacro
Percy Bysshe Shelley,il più gentile
l'umanità
dei futuri destini delpoeta inglese moderno, il cantore
sulla
«
spiaggiaerma
Né
si levi
del
una
secondo
popolare le
contrade
confondendo
con
vanità
nemmeno
stranieri?
regno,
che
i nomi
nostre
domandarci
affetti di
e
ciecamente
parvero
:
mania
di statue
e
i davvero
persona,
paesani poiché
Come
forse
ne
!
noi
a
lacrimevole
di busti
degni
non
e
di
di
di
grafi,
epi-
storia
bastano
cerchiamo
liani
ita-
tra
più
gii
l8o
ONORANZE
Verrò
diceva:
PERCY
BY8SHE
sull'urna del
Cajo Cestio,e
e
A
Keats
amico
suo
presto a dormire
qui
si lamentava
il
teco
eterno
sonno
la morte
mi innamora
pace
di sèi quel giovine bardo
di lì a poco
andava
a
irradiarsi della luce dei Campi Elisi,
sedendo
fra la schiera
solo
poiché qui
degli immortali
«
Egli che
fantasia
in questa
SHELLEY.
dagli
di
una
Livorno
di William
Smith
della
Magni,
la
tutta
con
potenza della
di marey
scena
abissi del
partito da
Villa
preceduto.
avevano
cantato
aveva
gli orrori
fati dovesse
lo
che
sacra
mare
era
sua
scritto nei
1 Era
inghiottito
essere
fragilegozzo in compagnia
sopra un
si dirigeva alla Spezia,nel desiderio
e
nido
di
paradiso in terra,
ch'Egli adorava. Ma le onde, già minacciose, si fecero
spaventevoliin poco volger di tempo, finché dinanzi a
Viareggio i due arditi sprofondarono.
La tragedia si consumava
«
agli 8 di luglio del 1822,
vale a dire quando Percy Bysshe Shelley contava
appena
l'America
ventinove
l'
tutta
già
anni, e quando
Europa e
di lui.
erano
piene del nome
dove qualche giorno
«
Qua dunque, su questa spiaggia,
di poi le acque lo rigettavanoe dove
lord Byron, accorso
da
Pisa
l'agonìa nel
con
traditore
Ledei,
a
abbruciava
lo
lunghi secoli,la
sul rogo,
pagana
putredine dei
nel
cuore,
del
conspetto
rinnovellando
mare
così,dopo
irridente
poesia della morte
corpi, Percy Shelley avrà il
l'oscena
alsuo
simulacro.
«
Alfredo
Meissner
pira crepitò in
faccia
descrive
al
così
Tirreno:
il giorno in cui
«
Alta
torbido
il sole ; la natura
sgomenta non
bramasse
che l'ora fosse tosto trascorsa.
e
mortale
contraeva
azzurre
dalla
».
«
riva
Vegliate
dormono
da
dai
come
rifiatava,
Un
freddo
ribrezzo
e
sorgeva
il
mare.
l'Elba,mentre
Livorno
geni" della Gloria, le ceneri
sessantanove
anni
in
seno
lontano
Lontano
alla Dea
piramide di Cajo Cestio, presso
Keats, com'Egli anelava; e da quelle ceneri
della
se
marina, e quantunque non
zeffiro,l'erba languida del lido rattorterra
spirassepure uno
cevasi
agitata.Tranquilloera
dalle onde
la
era
quella
quiete,
fumava
del
poeta
Roma,
l'ombra
al-
i resti di
uscirà
sic-
ONORANZE
in
fremito
un
come
cui
Ed
«
e
il
nostri
dei
-della
gettando
Beatrice
le
e
patria
nostra
in
faccia
dei
novembre
siderea
il
pineta
e
del
giorno
zurro
l'az-
sotto
crosciando,
pontefice
si
e
moti
terrorizzato
i
Bysshe
petti
Borbone
sul
alla
consacrava
ai
del
stancavano
Percy
chè
Per-
questa.
papa-re
ducati
si
1891.
popolo,
rompeva,
all'Italia,
Cenci.
Viareggio,
di
partecipando
al
verde
reverenza
mannaie
pensiero,
luce
una
la
l8l
SHELLEY.
l'osanna.
tedesco
d'amore
del
gladiatore
e
signorotti
colpevoli
e
cantato
piombo
padri,
isterici
degli
sarà
ed
mare
gratitudine
è
BYSSHE
gaudio
il
fra
ne
quando
dei
di
quaggiù,
cielo,
PEBCY
?
collo
Shelley,
santa
causa
rivoluzionari
la
sua
tragedia
e
?MMlWMMMWIMWMMMIMMIIIIIIIIMIIIIItllllllinillllHimilHIIHllHmHIHimimilimiWlimiU
PELLEGRINAGGIO A MENTANA
folla
una
Il cielo
laterali nella
vento
:
«
Mentana
si dà
che
il
di
nome
Mentana, ove,
inaugurarsi l'ara sacrata
a
decennio
innanzi
d'Italia,la
il
Come
e
a
avvolto
A
Francia
convoglio
traverso
presto
e
fu
un
Monterotondo
minacciosi.
sui loro
vicario
di Roma.
Pareva
fratelli da
1
che
davamo
an-
un
garibaldini,
quelle forre
il Papato.
gittò il suo
zeppo,
campagna
il
chio
vec-
preciso, doveva
fra
acquazzone
un
noi
Infatti,
»
dei
memoria
la desolante
da
dagli
si rincorrevano
mezzogiorno
alla
assassinati
e
Cuopriti! tu non
risplenderai
pietosisul poggio di
mio
a
Stazione
neri nuvoloni
gl'italianicommemorano
la carneficina
compiuta
che
le otto,
quattro porte
sala della
gran
al sole
detto
avesse
slanciò
dalle
si accavallavano
e
innanzi
1877, poco
e
grossi e
triste,
era
spintidal
oggi
3 novembre
si rovesciava
unita
ambulatori
Dio
del
mattina
La
dai
due
fischio
romana,
mici
ne-
e
si
rincorso
tropicale.
fermò, e la
folla discese.
convoglio
Erano
sodalizi
patriottici,fanfare dei rioni della
città,liberali spiccioli,
soni,
senatori,deputati,garibaldini,mascarabinieri
impennacchiati, poliziottitravestiti e no,
lieve
di signore dai
non
notevole, un numero
e, cosa
mantelli
di
più, ma
velluto
veniva
e
i bòa
ravvolti
al
collo.
fitta
quell'acquolina
e
Non
viava
dilu-
tenace, simile
PELLEGRINAGGIO
spolverìo di
uno
a
da
attraversata
piena
e
d'effetto
folla,lasciata
altrettanta
se
calesse
di sole. Nessun
malato
sorriso
un
volantino,perchè
né
macinato,
vetro
183
MENTANA.
A
ivi da
un
avanti,aveva
preso d'assalto quanto
Mentana.
atto a trasportarla,
era
e s'era avviata
a
Bisognò
i calzoni,
dunque farla a piedi;gli uomini si rimboccarono
le donne
si tiraron su le gonnelle,
i sodalizi spiegarono
i gonfaloni,si formarono
le squadre,le fanfare
intonarono
l'inno, e via fra un
gianti
annaspìod'ombrelli ondegun
e
diguazzamento di scarpe e stivali e stivaletti
altro
mezz'ora
treno
nel
di
pantano
di
poggi ricoperti
terotondo
cinque
canneti
al paese corrono
da Monterotondo
nessuno
se
la
di
e
fra
incassata
Dalla stazione di Monstipaie.
circa due
miglia,e quattro in
e
a
nel
e
breccia
senza
Era
Mentana.
pigliava,
perchè
negliocchi
avesse
strada
una
v'era
non
la
cuore
Garibaldi,l'uomo-astro
un
supplizio
; ma
nessuno
che
non
sione
grande, la luminosa virebbe
il vir,didell'ottocento,
Virgilio.
Così
murata
in
terra
di
giungemmo
un'altura,
guernitadi
su
pietraviva
drizzantisi
i
d'un'ora
men
;
di
uno
i cardinali
castelli del romano,
e dove
terrazzani,
velenavano
tempi impiccavano e av-
case
di altri
e
grossa
stello
foscheggianteca-
un
quei tanti
sfacciati sulle umili
principie
al paese;
dei
le belle donne.
e baciavano
gli uomini
tralciat
inMonterotondo
rigurgitavadi popolo; le vie erano
di festoni di lauro,dalle finestre pendevano pennoni
i
i
davanzali
e
bandiere,e su
appoggiavano gomitile
ragazze
Non
mi
opposta
di
da}visi
fermai
che
rosei
e
molto,ed
dava
della
cipressi,
giunonici.
dai busti romanescamente
uscii di paese per un'antica
un
braccio,ripido e spallierato
sopra
via Nomentana.
Alla mia destra,sopra
spianataerbosa,si elevava una colonna di
sulla gradinataerano
sparse ghirlande e corone
una
su
una
delle
porta
qualiera
L'acquacontinuava
a
scritto:
venir
—
giù
A
Fabio
sottile
e
e
marmo,
di lauro,
Giovagnoli.
—
uggiosa,e
finita
un'in-
avvicinai
Mi
aleggiava sulla colonna.
la tirannide
leggerel'epigrafe. Ossa di forti
lasciava insepolte disseminate per la mesta
campagna
mestizia
—
—
a
vi
—
—
I84
PELLEGRINAGGIO
la libertà
vi raccolse
—
MENTANA.
A
fosse minacciata
se
risorgere.
Io
mi
Dio
e
Roma
—
e
togliendoloro
ricordare
doveroso
Garibaldi
ribaldi
il 23 ottobre 1867,Gai papalinie i francesi,
catturandone
dove
luogo
folgorato contro
sul
trovava
trecento
solenne
farebbe
•
aveva
È
vi
—
o
morte
due
pezzi d'artiglieria.
l'epopeadi quei giorni.Il grido
!
—
era
fin dal
prorotto dal petto di
1862, e. a quel grido
dignità del pensiero umano
della
le menzogne,
mollezze, gli amori
contro
che
in
suonava
i traffici delle
di
nome
zione
maledi-
indulgenze, le
osceni, le torture, le confìsche,
baccante
i roghi chiesastici di dieci secoli,
una
spagnuola,
imperatricedi Francia, ghignava fra il cerchio dei suoi
beate
adoratori
sulle
lo
e
lora
Roma!
E alrispondeva:Avrete morte; non
alte giogaie d'Aspromonte, dove
gli ingannatori
spinto,il
avevano
ma
come
fatidica,
eroe
per
Roma!
1
cielo
cadeva
da mani
percosso
della Calabria una
purissimo
d'ignoto aligero,pareva dicesse:
la tua ferita è la prima vittoria sul
pel
su
titano
a
liane;
itavoce
renati,
Rasse-
cammino
»
maggio dell' 84 inerpicandomi,devoto
pellegrino,
su
pei dirupi d'Aspromonte, colsi viole di fra le felci e
i sassi quali la religionedella patria segnò come
punto
là dovrebbero
e
preciso dove quel giusto versò il suo
sangue;
folla a folla,e là
trarre
un
a
giorno gl'italiani
innalzare un propilèo di marmo
pario, perchè quello è il
d'onde
fu cominciata
sacro
Sinai,perchè quello è il monte
scrivere la seconda
fra le due più grandi pagine
a
E lassù dove
il potere papale mondano
dell'età moderna.
sorriso di Cristo in cielo,e
s'ebbe il primo colpo, fra un
di plausi di tutti i buoni.
fremito
in terra un
Dolorosa
storia,e tale da strappare sogghigni velenosi,
fosse stata che il Re galantuomo rila resultante
posa
non
se
oggi, eloquente nel suo mutismo, sotto la volta del
1 Che
fu di quell'Uomo che, solo, mentre
Pantheon
cosa
tutti tacevano
gì'indugi,e dal più alto
timorosi,rompeva
il guardo verso
granitocalabrese,
Roma, suo eterno amore,
Nel
PELLEGRINAGGIO
A
l8$
MENTANA.
il
piede e gridava: « No; ora basta?
Ahimè, da
Aspromonte al Varignano e dal Varignano a Pisa, dove
sulla sua
lettigadi dolore, col volto
quanti lo vedemmo
pallido,l'occhio lampeggiante per l'idea fìssa del suo capo,
i capellispioventi sulla camicia
mente
rossa, trasportato lentabatteva
»
scalo
dallo
più. Per
mai
di fuoco
gli
fu
un
nel
dal
estratto
l'Eroe
e,
veduta
Poi
e
quando
lo dimenticheremo
come
una
il piombo
la ferita si fece
donato
a
barchetto
un
Menotti.
di
Defalcate
scena
parricida
meno
ai greppi focioniani della sua
le istorie ricorderanno, menava
che
particolarità
beccaccino,ovverosia
aveva
giovinetto,fu
me,
buio.
piede
fu ricondotto
pisano
non
all'albergo,
dell'Arno
aspra,
Caprera,
seco
padule, che
un
l'infinitamente
l'infinitamente
avrete
piccolo;e non
grande. Senza quel
corpuscolo galleggiante,né Mentana, né, forse,Porta Pia,
corollario
logico
della
prima, oggi
sarebbero
scritte nel
diamante.
Così
Vennero
qualche tempo.
trascorse
per
l'Eroe
i
lore
perduti prodigi di vala Dea Roma
nel '66 nelle gole del Trentino,ma
quale
nella medaglia di Nerva, gli appariva continua
si vede
nei sogni. Ed ecco
che nel settembre
'67 l'uomo d'Aspromonte
trionfi di Londra
nel
'64,vennero
i
di
riappariva sulla scena
sogghignando al concetto
una
guarnigione italiana ai servigi del papa, capolavoro
di ferro, sgusciato
cervellare di Bettino Ricasoli, barone
da un
di fiorentino
uovo
guelfo antico. Il disegno era
stringereViterbo, Menotti Montefatto;l'Acerbi doveva
rotondo, il
Nicotera
Velletri.
Roma
in tal modo
era
nel
mezzo.
Ma
come
mingherlinonell'animo
reggeva l'Italia il Rattazzi,
chiuso
fu nuovamente
del corpo, e l'Eroe
arrestato,rinprima
Per
fortezza
d'Alessandria
fra
un
loroso
grido do-
il
vegliato
popolo, poi relegato a Caprera e sorda una
squadra da guerra. Così di quei giorni
la baccante
spagnuola imperatrice di Francia.
di tutto
voleva
nella
altro,la Dea
Roma
vegliava assidua
il quale dalla sua
prigioniero,
continente
il rapido e celebre
rupe,
fremendo
editto:
«
sul
cuore
del
gettava al
I romani
insor-
lS6
MENTANA.
tiranni,i preti.GÌ' italiani gliaiutino
prigioniadi cinquanta Garibaldi. Avanti ! »
i loro
contro
gano
a
A
PELLEGRINAGGIO
dispettodella
Incomincia
già
stavano
la seconda
qui
in armi
delle navi
che
I volontari
parte dell'epopea.
confine
sul
il
e
romano,
Caprera domandava
bloccavano
sdolcinatamente
dante
comancon
Garibaldi, da
qualche giorno infermiccio. Ma l'Eroe era scomparso! Sul
da padule donato
in Pisa a Menotti, e
barchettino
suo
così piccola cosa
nel
che
era
passato d'occhio
per esser
audacia
che
gli
sequestro, profittandodella nebbia, con
venire non
a
vorranno
credere,era fuggito,strisciando fra
le
il respiro e remeggiando con
e
nave
nave, rattenendo
cura
paterna
stava
come
mani.
Quale
sublime
canto
il futuro
per
d'Italia,
quel glorioso vecchio
solo,di notte, raggomitolatodentro
sulla redenzione
poema
di sessantanni
che,
guscio di assicelle,
lori
sfida i cannoni, sfida la nebbia, sfida gli scogli,sfida i domai sopitidella ferita del piede,e sfugge al suo
esilio,
bacio verso
Roma, perchè è
e, fra le tenebre, getta un
che
lo attende
lo chiama!
Che
e
gioso
prodiappunto Roma
di due
appuntamento
un
innamorati
:
Roma
—
ribaldi
Ga-
e
!
Ciò
la notte
avveniva
l'uomo
mese,
assaltava
Monterotondo
stesso
e
a
Villa
papaline. E,
Glori
suo
lato
della
estremo
del
città
22.
nina,
leo-
striscia di
guigna,
caligine sane
pietoso di Garibaldi vi raffigurava
Cairoli
il giorno
Enrico
morto
col
la fantasia
un'orrenda
e
di
errante
Calatatìmi,
in via sull'annottare
messo
come
fiero
l'occhio
l'anima
innanzi
diffusa
di
e
23 dello
lo espugnava.
giusta sul
Pel cielo romano,
appariva
e
1867. Il
14 ottobre
del Vascello
fatale
s'era
L'esile esercito
del
una
petto
spezzato
lavorando,
mannaia
l'Eroe
circondata
di
dalle
anche
baionette
vi raffigurava
cardinali
lividi
piedi del ceppo, le teste dei due
fra i fumacchi
della
arrestati quel giorno stesso
il Tognetti. Allora
il Monti
tutto
e
Serristori,
sogghignanti, e,
odio
contro
ai
quel gottoso
mitrato
che
trascinavasi
seri
miserma
ca-
il
per
l88
PELLEGRINAGGIO
modo
fosse
che
via, in
che, a
occhio
monti
là in fondo
A
com'è
—
visibile dal
Vaticano,
isolato fra una
gola di
foscaggine.L'ara,tutta
solenne, e pei quattro
—
s' intravedeva
nudo,
fra la
in fondo
di marmo,
incisi
lati mostra
MENTANA.
condotta
e
sorge severa
caratteri rossi i nomi
a
dei
garibaldini
caduti.
bandiere
Cento
e
folta
una
di
cipresso seppellivanol'ampia gradinata
sulla
mala
quale, a
Garibaldi
Era
pena,
Cairoli
Benedetto
e
di
cessato
già
stavano
piovere, e
e
ramoscelli
e
corone
del
in
di
monumento,
piedi
Menotti
altri assai.
di
occhiata
tenue
una
sole
provviso
Mentana, quando scoccò il mezzogiorno, e d'imun
garibaldino,vestito della camicia rossa, montò
il fuoco simbolico.
La fiamma
sull'ara e accese
crepitando
si alzò diritta al cielo,e un
urlo di commozione
proruppe
da migliaia di petti.Poi fu fatto un
religiososilenzio,e
Benedetto
sulla fronte e prese
Cairoli si passò una
mano
il pianto nella voce;
a
parlare.Parlò breve, perchè aveva
calvario
di terra già inzuppata
santo
chiamò
quel cumulo
saluto a Garibaldi,
di tanti prodi,e mandò
del sangue
un
il suo
in quel momento
podeintento,forse,a zappare
spalancatele porte di Roma, e
retto; all'esercito che aveva
al Re galantuomo che ponendo il piede nel Quirinale aveva
benediva
esclamato:
parole di
Ci
«
siamo
ci resteremo
lettera inviata
una
gloria di più
Napoleone III! »
una
La
e
storia di
di
l
da Victor
Garibaldi,
è
»
E ricordò
Hugo:
delitto
un
quella giornata epica
«
è
queste
Mentana
di
più
è
di
nota.
Espugnato Monterotondo, Garibaldi divisava spingersi
Monte
ad attaccare
Mario, e, come
aquila, piombare su
vittime
della
Roma, di quei giorni insanguinatada nuove
di casa
i massacrati
ferocia papale; vo'dire
Ajani.
Chi
ricorda
non
Erano
quaranta,
Trastevere
Tavani,
bella
l'esempioe
tuccie
sostenendo
e
col
mancarono,
quegli eroi?
e
da
tre
l'urto
di
combattevano
seicento
zuavi.
essi
in
Giuditta
li animava
con
trasteverina,
grido di Viva l'Italia ; ma quando le carquando da ogni parte si videro stretti
forte
donna
ore
PEL1EGRINAGGI0
e
percossi,allora
nella
Gli
col
zuavi
braccio
189
MENTANA.
alla morte
votati
quei quaranta
rimpetto difendendosi
casa
coi
pugnali e
A
calci
dei
come
coi
sempre
fucili.
Ritta
gì*inseguirono.
alzato
pur
trassero
si ri-
un
e
simulacro
impavida
sulla
di antica
Dea
porta,
in atto
di
maledire, stava Giuditta Tavani. Si .sarebbe detto che
sentito rispettoper quella matrona
gli assalitori avrebbero
che
pareva
di
allora
di
marmo
io istrada
corsa
allora
Invece
di
un
Franchinet,le
il
colpi,che
nel
tutelare
a
il seno;
ruppe
Di
sterminarono; poi
sedettero
a
tavola
nobile, parmi,
tanto
e
i suoi
mangiarono
e
e
su
lando
sfavil-
francesi
gli agonizzanti,
bevvero
fatto ammannire
aveva
quei
fu risparmia
uno
non
pe'morti
certo
feroci
furon
donna, s'infisse
su
e
fosse
e
romano.
la
camminando
stallo
piedi-
suo
Campidoglio
quel manipolo d'eroi
voleva
l'esterminio,e
la povera
martire
di famiglia!
Ma
nome
quei vigliacchi,un
il papa
ciò che
il
ferro, attraversata
muro.
del
dei musei
uno
il
abbandonato
avesse
di
sinare
pel de-
E autentico.
proprio possibile?
Data l'opportunità,
i francesi,checché
monopolisti
sottili eleganze,di urbanità sdolcinate,
di compitezze smaccate,
è
—
non
sono
"Soldati
meno
barbari
delle
di
di Pellirosse.
tribù
del
profanavano in Spagna la tomba
Cid ; soldati francesi tiravano a bersaglio,a Milano, contro
gli occhi delle figure della stupenda Cena di Leonardo
da Vinci; soldati francesi divoravano
di casa
il desinare
Aiani
sfidando
vincendo
in bestiaiismo i pastidelle tigri
e
delle iene degli sciacalli.
In un
diario pubblicatoo ripubblicatopel venticinquesimo
anniversario
della conquista di Roma, leggo queste
ma
parole: Si cerca
inutilmente, lo scellerato
sempre,
francesi
«
zuavo
che
Franchinet,l'uccisore della
fifidai primi colpidi cannone
fin dalla
nessuno
Ma
mattina
l'ha
del
Pia, vale
s' è
Tavani
a
dire
squajato,e
»
maggiormente si tiran
di coltello,
così per nulla,e fra italiani e
dunque possibilea quei giorni,che corsero
che ! nella città italiana dove
colpi di stile e
fu
non
italiani,
Giuditta
coraggiosamente
20,
più visto!
povera
Porta
a
fra il
MENTANA.
A
PELLEGRINAGGIO
I90
'70, un lontano
santissima
impartisse una
che
il
'67 e
di
nepote
Muzio
Scevola
all' infame
lezione
Fran-
chinet?
tragedia di
La
del 30 Garibaldi
il mattino
cinquemila
I
rone.
volontari
e
papalini,che
le
sotto
Aiani
casa
di
mura
il 25 ottobre,
da Monterotondo
con
accadeva
muoveva
la riva destra
occupava
la
guardavano
ne
Roma,
sul
certo
e
Teve-
del
si
sinistra,
e
ritirarono
di
tramontare
quel
la sua
avuto
aveva
capitale,come
giorno l'Italia avrebbe
fosse giunta la notizia
giurato l'Eroe, se d'improvviso non
dell'arrivo
di nuove
soldatagliefrancesi e dell'editto
del
Vittorio
re
Garibaldi
l'uomo
a
fior di
tu
labbra
nei
tuoi
sogni
schiere
detto
vedi
cuore
sussurrato:
aver
chiami
ubbidisco
il
sei
ribelle;tu
Roma
l
chinò
—
la
gli sanguinava, e
O re d'Italia,
no,
forte,tu sei buono,
io la vedo.
come
ribelle
dichiarava
E allora
disciogliersi.
a
—
spalle.Ma
deve
mi
volta
una
sue
aveva
le
volse
sei tu che
non
le
'66
nel
che
e
ancora
invitava
e
la fronte
che
Noi
siamo
traditi !
due
E
ritornò
Monterotondo;
poteva più apparirglisicuro per
ma
a
la mattina
del 3 novembre
volontari.
le
mosse
della via di Tivoli
Il tratto
perchè quel luogo non
forze sfoggiatedai francesi,
che
per
corre
Tivoli
con
tromila
quat-
fra Monterotondo
colline
si è visto,fra burroni
e
Mentana, serpeggia,come
di canneti e boscagliefolte e intricate,
e quivi apricoperti
punto
s'erano acquattati
settemila fra papalinie francesi. Ed
le 12 e un
battevano
ecco
quarto precise,quando, di colpo,
e
sbucarono
fianco
né
la
dai
canneti
i soldati
i
del
attaccando
di
papa-re
avendo, com'essi avevano,
nostri,i qualipur non
razzi,né granate, né genio, né cavalleria,accettarono
leoni.
sfida gettandosia testa bassa e difendendosi
come
il dio delle battaglie,
Garibaldi, bello e raggiante come
li anima
passi pareva
con
la
tremasse
voce
la
e
l'esempio,e
con
terra.
Erano
quattromila,ricordiamolo
bene, e
all' incirca,i nemici, spaventati da
settemila
tuttavia
una
sotto
due
carica
ore
i suoi
contro
dopo
furiosa
di
PELLEGRINAGGIO
baionetta,piegavano
fuggivano
e
191
MENTANA.
A
altro
precipizio.Per
a
d'eroismo
in cenche
tramutava
tauri
quello sforzo supremo
doveva
non
conseguire il lieto canto
quei garibaldini
fermi
della vittoria. Cinquemila francesi,fin dal mattino
coll'arme
al piede,poche miglia ad ostro di Mentana, correvano
freschi
ora
animosi
ed
ciò,aggiunto
cariche di
alle scariche
di
mitraglia,operò sì che le
la battagliacinque ore,
di
Mentana
poi
ebbero
rosse
la ritirata
qualche
tutta
Durò
colpo.
notte
baldi
possedevano,Gari-
ne
Corese
lasciando
dentro
namente
suoi,i qualivi si difesero leoniparte del domani, capitolando
dei
cento
la
Passo
verso
nostri,
le settanta
consumate
quante appunto
cannone,
ordinò
le file dei
trocarica,
re-
a
lontano
le camicie
quando
di fucili
di
sorti cambiassero
e
zione
benedi-
molto
fulminavano
e
fuggenti.Armati
dei
aiuto
papale in
dalla
profumati
e
e
onore.
con
garibaldini,quattrocento fra morti e feriti;dei
quasialtrettanti.
francesi,cinque in seicento; dei pontifici,
Dei
Fu
la vittoria
Ma
fu
no,
di Pirro.
anche
l'Eroe
dai
veniva,
carabinieri
Varignano;
ministro
Menabrea
scriveva
a
e
gettato
di
gline
Fi-
a
volta al
una
ancora
Antoneìli
il cardinale
inutilmente
tilmente
Inu-
di Pirro.
ogni patto, arrestato
contro
italiani
vittoria
della
peggio
felicitavail
il De Failly
inutilmente
quell'arresto;
Napoleone il piccolo: Nos fusilsChassepot
ont
delle fogne
lombrico
un
fait merveille /.... inutilmente
di Parigi,il Rouher, aveva
gridato dalla tribuna francese
il
Francia
aveva
in
Parigi che gl'italiani
più splendida
vittoria
al papa-re
popoli civili che
di
Garibaldi,
di
in
dei
si chiama
lo sfratto si
Lutero
batteva
San
Isterismi!
Roma!
consegnata
E
Meglio
Vienna:
rispostoa
nome
di
avverava
Luigi
a
è
la
i
prussiani a
Mentana
progresso.
lì a quattro
e
Re
è
polizzadi
quello sforzo
Sedan,
di
il governo
sprezzante Jamaisl...\ inutilmente
suo
la
sfratto
collettivo
anni, quando
Vittorio
entrava
volte
squarciataa Porta Pia,dopo che già cento
in
borbottato
ripensando all'insolenza del Rouher, aveva
noi
7 so jamaisl
piemontese: Ai mostrerouma
in Roma
PELLEGRINAGGIO
192
La
di
sera
d'Italia
fra
desolati,
dove
di
Carlo
Dio,
dei
dopo,
la
papi,
me
il
23
e
gliela
visione
di
storiche!
là
il
sessantasette
gli
occhi
gettava
di
sulla
Pio
pitale
ca-
io
Mentana,
colli
quei
su
di
(coincidenza
III,
Leone
creando
mille
sotto
a
alla
ritornando
deH'8oo
novembre
Roma,
su
Garibaldi,
imperiale
Fatalità
conferiva
Magno
stracciava
della
cuore
me:
e
potestà
là
il
MENTANA.
anniversario,
mesto
pieno
ripensava
mese!)
quel
A
dei
servo
dominio
temporale
anni
e
venti
IX
la
rea
faccia.
servi
giorni
mena
perga-
?
??iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiimumnnimmimimiimiiiiinnHniinHHHiminmiiitHiiii
DA MONTELDPO SI VEDE CAPRAIA..,
Eleuterio
de' novizi*
ilterrore
era
casentinese,
Ferrandini,
Appena aperte le rassegne all'Università volava a Pisa,e
di dopo pranzo, chi lo voleva, si piantava su lo sporto
cettava
dell'Ussero,
e alla prima occhiatina
gliindovinava,gli acben inteso,
come
un
a pagare;
cane, glicostringeva
il naso
da spiegazzargli
sotto
avuto
quando non avessero
che
l'ammissione
di ricevuta,attestante
rimbrenciolo
un
in Sapienza era
stata
annaffiata.
Anche
dei
sfrontato
tanto
era
treni,fermare
spuntavano
e
da
la
con
i
grinta seria
a
rintontirli
alla stazione
correre
laconica
frase
sua
giovani
e
l'arrivo
alche
brata:
vi-
sì,apriva lo sportello
tava
della prima vettura
che gli capitavasotto mano,
glibutdentro alla diavola a rischio di farli stincare,
tava
scaravenle valigiee le sacche
fra le gambe del vetturino,,
lui montava
entrava
»
a cassetta,
e gridando: oc All'Ussero!
di Pisa?
Studenti
«
»
E
se
trionfante in città.
Certa
sera
del
novembre
del
le paturne, e se
pareva avesse
rinfreddolito in un
cantuccio
e
il cielo
tutto
era
insistente
che
Barboni,
Fra
toppone, e
un
fa ammarcire
matti
e
savi
-•
ne
Eleuterio
stava
del
veniva
anco
13
'69
di
pensieri
caffè. Fuori,
pieno
celebre
Ferrandini
giù quell'acquolina
i tetti
e
dà
noia
alla
M0NTB1UP0
DA
194
SI
VEDE
CAPRAIA...
all'invetriate si vedevano
i lampioni
noia; e di traverso
del Lungarno tutti spruzzatie gocciolanti,e cuffie di carrozze
ombrelli
e
d'ogni fatta passare e ripassarein frett'e
in furia,con
luccichi' strani e un
annaspio da far venire
alle palle del
alla statuetta
di Kinseca
anche
i nervi
o
onte.
soffocante
di
pieno stipato.Un nuvolo
di sigari,di pipe, di spagnolette,quasinascondeva
fumo
del soffitto ondeggiando lentamente
i rabeschi
ogni volta
che uno
sporto veniva aperto e richiuso. Le lezioni eran già
da cinque giorni,ed Eleuterio
cominciate
era
già al verde,
avergli
epperò pensieroso.Ma perchè da bimbo dovevano
di
rondine
dato a mangiare un
cuore
crudo, così, o con
L' Ussero
le lune
o
era
no,
ad
fermo
minuto
un
ci poteva
non
stare.
fatti,
In-
si
agitò, si stropicciòla capigliatura
che portava ritta interita come
folta spazzola di
una
sagginella,poi tenendo
capovolti e obbligatisul marmo
del tavolino
di cera, senza
fiammiferi
alzar gli occhi,
che
senza
nemmeno
lui, gli pigliavaa biscotti;
paresse
i fiammiferi,belli accesi,segnando parabole luminose,
e
soffiando come
a
gatti,andavano
colpire punte di nasi,
orecchi,pastrani,ombrelli
allucignolati,
cappellia cencio
tutto
e
tratto
un
tube.
mezze
Era
pioggia di meteore.
randoli
glidiceva nulla,perchè Eleuterio FerEppure, nessuno
era
tremendo; e siccome, oltre a ciò, da cinque
le pane strusciava
che
per i sei anni sbavigliavasulle Pandette
lo
della Sapienza e gli sgabelli dell' Ussero, anche
avevano
degli scolari,e quand'e' diceva o
per il decano
una
faceva
una
Un
non
tutti baciavan
cosa,
istanti
Pochi
da
vera
dopo,
il tavolino
folla di studenti
una
che
basso.
di Eleuterio
lo ascoltavano
era
assiepato
religiosamente.
detto che V Ussero
per darsi tono, aveva
più quello dei tempi del Giusti, e che le taggini,
scapai begli umori, erano
in decadenza.
Eleuterio
Ora, a
novizio, tanto
era
avergli toccato
parte del
cuore.
lasciò
Y Ussero
Putito
andare
un
era
un
come
dalla
pugno
del noin direzione
vizio,
dargli un
fiammifero
biscotto, e la
meteora
volò
rasen-
196
DA
SI
M05TELUF0
TEDE
CAPRAIA...
patrocinio di San d rino Chiti, di
Gori
Goro
mio. Ci vedrai
e
all'opera...
Paghi nulla?
Tornò
a
ingrugnirsie brontolò:
stoia che mi rimpasto!
Che
e
del dizionario
La frase è schiettissimamente
lari
degli scomi casca
né meno
di Pisa,e vale : a capovolgermi non
Y Ussero
riposa
falso!
centesimo
un
il
sotto
Gori!
Fece
a
parole in particolare.
Pisa un
molto
di studi liberi,
meditazioni
alternando
corso
le cameriere
di primo sboccio
e
profonde sulle servette
le cameriere, a Pisa e anche
e
a
(e le servette
Livorno,
si metton
di
bene
hanno
civetterie e graziettee forme
e
ricerche
sulla conquista
del pari accurate
e
principesse),
delle Baleari compiuta dalla
repubblica pisana nel 11 14,
lamentando
che il Tasso non
cantasse
didamente
quel soggetto splencosì all'Italia un
epico cristiano,dando
poema
Pisa
riflettente una
Dall'amore
nazionale.
a
gloria
pura
Goro
A
lui due
repubblicapassò
a
del
convento
San
tre
laude
di
in
di San
Sole
Giurava
un
furioso* amore
bella monaca
per una
Silvestro,intorno alla quale scrisse
dell' Inno
a
poetica a imitazione
prosa
Francesco
d'Assisi,e in istil del '300.
a
Dio
e
agli
uomini
sarebbe
che
frate
andato
a
piedi scalzi e con due fascetti di pungitopi sotto
le ascelle,
se
prima avesse
potuto, magari platonicamente,
fasciante cotanto
abbracciare
capolavoro di
quella tonaca
abbracciò
Ma
andò
reto.
Lomadre
natura.
a
non
nulla, e non
invece
Abbracciò
l'insegnamento, e frutto delle sue
fu una
osservazioni
turpe, nella quale,
specie di Cronaca
anzi bollò col fuoco, un
cosiddetto
fra molti, istoriò,
fessore,
proda
intiera
città
tutta
una
prete spretato lombardo,
in intrighi amorosi
di persone
gridato ladro e mezzano
figura già frolla per gli anni, e pur
autorevoli; orrida
leziosa e donnesca
baggiano siffattamente da coltivare con cura
Loreto
a
la scriminatura
veniva
a
mente
il capo,
mezzo
l'epigramma
Qui giace
Che
a
seppe
dell'Aretino
che
da
moglie
e
da
marito
vedendolo
al Giovio:
Giovio^ ermafrodito,
Paolo
far
così
;
MONTELUPO
DA
animale
di
barcollante
alla
cerniera
il
conclusione, secondo
Un
Ma
torniamo
d'amici
in
di
e, non
sedeva
di
in
Garibaldi,
di
cubo
letame!
carreggiata.
Ferrandini
Eleuterio
Si rizzò
su
era
all'improvviso,
prese
l'uomo
una
dalle
bracciata
proruppe:
e
Sentite ; voi mettete
vino
la mortadella... Si
il prosciutto,
delle
gravido
fosca
verso
«
uscirono
piano
il ventre
dalla
metro
mezzo
Fortunatamente
grandi idee.
di chi ha
come
vibrata
guardatura
degli occhiali; baciapilesatanico:
sacrilegi
; orangotano
E
197
bestiale
forse dall'amplesso
nato
quattro zampe
lupo e una
gesuita
strega; bugiardo e nefando
dall'andatura
sopra
OAPKAIA...
VEDE
a
un
di
SI
col
e
va
d'una
rumore
il salame,
; io metto
nella
cenare
pane
a
frana.
Stava
mi' stanza.
a
un
primo
piazzettaa sbilenco,propiziaper il passo
Un quarto d'ora dopo, quella frotta di buontemponi
serve.
carichi di fiaschi e di pani inondava
la cameretta,
bastando
le seggiole,'
il letto,
si gettava a traverso
una
sur
nestra
della fibaule, sulla comodina, sul davanzale
terio
perfinosuglispigolidel tavolino. Di repente Eleu-
sul
e
esclamò:
Ohe,
«
Prese
un
attenti!
coltello
appuntato, si chinò
minciò
cosull'impiantito,
mattoni,gli levò,si accinse a levarne
fra un silenzio sepolaltro del solaio cieco,ci riuscì,
e
un
crale
il braccio. Gli amici
e
avevano
sprofondò la mano
in un
più e più vinti
lampo e si sentivano
compreso
a
scalzare
d'ammirazione
Lì
due
per
di sotto
il decano.
ci stava
i
di
bottega un pizzicagnolo,Tito
le salsiccie,
le morprosciutti,
salami, i
celli.
tedelle gremivano il soffitto attaccati ai chiodi dei traviIl primo a comparire fu un coteghino,poi un salame,
di lardo.
vescica
una
poi una
mondiola, e finalmente
anche
il lardo,osservò
« Buono
Eleutorio;lo venderò al
castagnacciaioche sta sotto la volta per andare al Montino.
Sparagioni;e
Richiuse
e
a
bere
sborniati
con
provvidenzialee si misero a divorare
senza
pari. A mezzanotte, tutti
un'allegria
il buco
invadevano
il sotto
borgo
;
e
il
novizio,già più
I98
MONTELUPO
DA
che
avendo
capi ameni,
di ferro
lì vicino
quel
Eleuterio
e
allora,e
restò
e
senza
serpente.
sarebbe
il
di
dato
di
aspettare e vedere
il
se
lo stesso.
stato
discapito della furbizia di
giorno dopo un'altra vescica di strutto
! Il pizzicagnolo,
lì per
erano
spariti
piglio a una coltella largaquattro dita
dichiariamolo
salame
lì,avrebbe
tina
mat-
bottega gliela faceva dunque ! doveva
esserci chi gli teneva
falsa 1 doveva
mano
anche
:
d'occhi
ficcò tanto
rabbia, e decise
la
enorme
buone
tagliava:
tar-
di
d'un
nato
giorno dopo
Aimè, sì!
un
Nistri,si scappellavae
visibilissimo. Il domani
era
pizzicagnolovi
Soffocò
e
dei
di Pisa c'eran sempre
picchiato una
pettata nel colonnino
alla libreria
fiato. Il ragazzo
chiave
una
avere
a
CAPBAIA...
gli scolari
al soffitto
Il vuoto
il
VEDB
scusi !
Oh,
«
fra
che
persuaso
SI
a
al ragazzo.
si frenò
anche
Ma
pigliarlocaldo caldo sul fatto la notte
affettata la testa
di
decise
ventura.
E
la notte
Alle
a
punto Tito Sparagioni guardò i salami,mandò
il ragazzo,
casa
VEbe
i
spense
lumi, chiuse,finse
un
grogiolarsi
nero,
ponce
riaprìbottega,ci
indietro,
a
subito
che
8 in
venne.
il fatto è che
si nascose,
gli bolliva stette lì ad aspettare.
Un'ora
dopo, incirca,i bravi amici
lontano
vociando
salgono
le scale
e
se
Son
«
a
stacchettando.
tutti
nella
li sente
con
al-
ritornò
col
e
sangue
si annunziavano
alla
Giungono
aggruppati e
si rovesciano
poi
porta
tremotìo
un
e
camera,
la testa.
treppicare sopra
que' bonavoglia di scolari,pensò;
il
da
e
ventevole
spa-
gnolo
pizzica-
accidenti
che
an-
loro!
D'un
tratto
si fece
il solito silenzio
punta di coltello cominciò
un
topo che rosicchiasse.
pizzicagnoloalzò
da
ma
d'andare
attaccare
e
il capo.
staccare
Teneva
i
a
profondo,e
scassinare
Con
un
in
mano
i mattoni.
moto
salami,destinato
la
naturale
l'uncino
a
lita
so-
reva
Pail
di ferro
piombare
fra
M0NTB1UP0
DA
collo
e
capo
il
naso
SI
al ragazzo
appena
in bottega.
199
CAPRAIA...
VEDE
aperto l'uscio
avesse
lungato
al-
e
apostoli, angeli, patriarchie serafini del
l'apertur
cielo!.... D'improvviso un
raggio di luce piove giù dalSantissimi
soffitto
del
e
gì'insaccati
già presso a ghermire
sciagurato lui!
Eleuterio,
mano
una
illumina
e
Era
rapace
d'un
la faccenda
Fu
secondo.
che pare
uncinata
un
un
braccio
un
coteghino.
pizzicagnoloindovina^
Il
lascia andare
freme, s'imposta,e
e
braccia
a
castigodi
Dio.
stese
menda
tre-
una
Eleuterio
Anche
lati
veindovina, e col polso spezzato, con gli occhi mezzo
dallo
si ritrae aggomitolandosi;poi
spasimo atroce
sfoggiando un cinismo bestiale esclama:
«
Non...
«
No?
E
ci arrivo!...
non
strillò il
rapidamente
d'esser
tenuto
novizio;
con
e
zelo da cui
uno
d'ora
ci arriverò
innanzi
chinò, sprofondando la mano.
Boia !...gridò di sotto una
«
E giù una
nuova
e
più tremenda
Un
un
urlo straziante
cencio,cadde
soffocato
uscì dal
orribile per
per
che
parve
uncinata.
tuono.
un
non
Eleuterio
svenne.
essere
luttà
vo-
gufo, si
un
petto del novizio,che,
e
sull'impiantito
il dolore
trapelavala
più
non
voce
io...
il solo ad
come
aveva
averne
buscate.
11
domani,
n'ebbe
braccio
Tito il pizzicagnolosporse
la
partecipazioneseduto
al collo. Fortuna
stava, c'erano padrona
come
un
che ci fu
e un
figliolo
e
sur
lui che
per
padroncina che
fratello. E
una
in
terio
Eleu-
querela,ed
una
poltrona
quellacasa,
lo presero a
mattina, fra
e
il
dove
curare
l'altre,
terio
prendere un unguento, Eleuramente
cioè la padroncina,ad aprirelibeItalia,
il cassetto
del tavolino per prendere i quattrini.
La ragazza
aprì.
d'arredi
arsenale
« Badi,disse Eleuterio,ci troverà
un
li può gettar via, se crede; li può bruciare...
ma
sacri...,
C'erano
rinvoltini di capellineri,biondi, rossi,
cento
buttati là: e mazzetti
castagni,lisci,ricciuti,
secchi,cuo-
bisogno
pregò la sora
ricini di
di mandare
a
ritratti in fotografia
con
corallo,
dediche
mostruo-
2ÒO
DA
MONTELUPO
SI
VEDE
CAPRAIA...
di gallina,
lettere scritte con
carattere
spropositate,
roba, si capisce,di serve, di crestaie,di ballerine.
O questo ?... si azzardò
chiedere
tirando fuori
Italia,
samente
tutta
«
un
elastico
facendosi
e
Cotesto... è
«
piazza della
in San
sera
Egle,
diede
di
fonte
Zeno
San
mentre
seggiavam
pas-
detto; può
tutto.
davvero....
«
Ma
E
scappò via, e
io
no
il santo
giorno
per tutto
Soltanto
la sera, così fra le nove
rivedere.
più
una
mi
calza che
le lucciole....Gliel'ho
guardando
bruciar
sulla
stava
lo diede
Me
Francesco.
fermaglioda
un
che
la camerierina
rossa.
si fece
non
le
e
dieci,
madre
cava
medisua
soglia,mentre
Ma
il
il braccio a Eleuterio,e dette la buona
notte.
tremendo
e
decano, che era, a quel che pare, sensibilissimo,
indovinato
in quella scenetta
aveva
un
lampo di gelosia,
deva,
non
potè chiudere un occhio. La ferita al polso gli si chiufece
capolino
cominciava
ma
Né
fra uscio
la mattina
s'arrabbiava
comparire
cominciasse
e
suo
«
Ma
«
E
che
«
in un'altra
sentirsi male
si fece viva. Ed
la ragazza
un'influenza
avesse
a
non
la
cos'ha
farlo
sora
esser
chi
parte.
Eleuterio
che
stesso, perchè gli pareva
il
quasi
non
derla
ve-
dispoticasull'animo
più lui.
Italia? domandò.
è di là che
capisce?risposela mamma;
Riderà quando prenderà marito.
spiri.
lo
che
che
a
sé
con
e
la
O
mi
qua,
par
dia,
medichi...
Ohi, Dio...! gridò Eleuterio,e
indietro
il capo
rovesciò
invece
l'avessero ammazzato;
era
spalliera.Pareva
scusa.
una
Riaprì gli occhi, e vide Italia,lì, ritta sulla
di chi sta in pena.
la fisonomia
soglia,con
di zucvocina
Le risente più forte? chiese con
una
chero
e
uno
miele, leggiera come
spiro di brezza.
Eleuterio la guardò tenacemente.
rono
Poi tutt'e due abbassala testa, poi si guardarono di nuovo,
poi Italia sparì
solo si diede
rimasto
a
via, e il decano
pestare i piedi e
sulla
«
sagrare, accusandosi
Ma
la sera, quando
d'esser
diventato
la madre
tornò
a
e
Italia si tratteneva
Eleuterio,tenendo
giù
un
a
al solito
il capo,
esclamò:
imbecil laccio.
sfasciarlo
fra
uscio
e
e
sciarlo,
rifa-
soglia,
MONTELUPO
DA
Sora
«
padrona...ho
una
con
che
con
SI
VEDE
giudizio!
messo
la cantera
mano
CAPBAIA...
del
201
Stamani
ho
viato
rav-
volto
e
tavolino...,
quel rin-
lì...si
può gettare sul fuoco...
i capelli,
i mazzetti,i ritratti,
C'erano
le lettere scritte
di gallina,e c'era l'elastico da calza apparcarattere
tenente
che stava
sulla piazza della
a Egle,la camerierina
di San
fonte
Un
Francesco.
Banchi,
si discuteva
dopo
mese
dalla
parte dove
la
alla
causa
Pretura
in
la
donna
Chiocca, buona
del suo
cacio parmigiano, il cacio prinnota
cipe
per la bontà
di cui era
ghiottissimo il gran Molière, tanto è vero
che cinque minuti
prima di spirarene chiese e ne mangiò.
c'era dunque tutta la scolaresca pigiatacome
Alla Pretura
in sala,giù per le scale,nell'ingresso
fin'anco
e
l'acciughe,
nella strada. In un
bella
posticino riservato c'era Italia,
un'aurora
del suo
come
omonimo, e sua madre che aveva
lasciato il lume
di sotto gli organi
alla Madonna
acceso
diceva
lei,a sgusciare
perchè Eleuterio non
avesse, come
stava
al fresco.
Cominciò
la seduta.
le risa in
i
e
baffi,
buttato
Ione
al
rosso
serio
una
come
Sparagionisi
lui ci si vedeva
cosa
il novizio.
era
pellein pelle.Tito
anche
ogni
Pretore, cancelliere,
avvocato,
a
che
Chi
monte.
strusciava
volentieri
avrebbe
tremava
vano
ave-
come
una
foglia
un
Eleuterio,però, impettito e con
pezzocollo,guardava tutti,e di tratto in tratto,
sfinge,faceva, non
visto,le boccaccie al
banco.
prime formalità,l'avvocato d' Eleuterio
di salami
si alzò, e, così alla buona, disse che, trattandosi
di una
di scolari,
avrebbe
mattata
satore
e
goduto vedere accucompiute
Ma
accusati
e
di vin
«
fu
e
darsi
la
mano
e
finirla davanti
Chianti, di quello nato e cresciuto
figuriI esclamò il pizzicagnolo;se è
Si
mettere
di bile. Io ci posso
i fegatinid'oca di Strasburgo. Anzi, non
un
momento
«
Vorre'
un
fiasco
nel Chianti.
di
il rifacimento
un
le
Sa?
per me...
la mortadella
vo'
nemmeno
di danni...
vedere!
borbottò
venticinquefranchi
Eleuterio.
in cerotti
e
E
io che
linsème?...
ho
speso
DJL
202
avvocato
Tito
dato
minuto
Bravo!
Silenzio,o
c'entra
popolano
vero
le
e
salsiccie
sue
lungo
fosse diventato
con
le braccia
voci di
cento
fondo;
la sala 1
aperte.
bene
gridò
il pizzicagnolo,
e altrettanto
un
come
il
1 viva
pretore.
non
avesse
io debbo
vizio.
no-
la
su'
che
an-
commosso
d'ippopotamo
che
namorava
in-
questi giovani egregi,futuro
patrianostra... Insomma, pochi discorsi,
dire
appoggio
dell'alma
io debbo
dir loro che
potreialzare
sì, scolaro
muso
un
fece il
lavato, e
panno
lì lì per frignare.
basta ripreseil pretore, forse
stava
Ma
sgombrare
bianca
era
lui,sebbene
Ah
salami
Eleuterio
faccio
baciò
Italia
«
d'un
Garibaldi?
Eleuterio
mamma
d'oro
cuore
esclamarono
gnor
al si-
la pace.
per
tutti i suoi
a
unisco
il pretore; io mi
1...
Garibaldi
Che
OAPBAL/L...
VEDE
di commozione
s'avvicinò
un'ora, e
«
voti
Sparagioni,col
Pisa,avrebbe
«
fo
e
perchè quel
Io
SI
Bene, via, punteggiò
«
di
MOXTELUPO
tutte
non
il metro
a
della
le volte
la
eloquenza e
va
a
finire così.
sciorinare
che...
mi
non
anch'io, ma
appropriai mai
di lardo, né salami, né coteghini...
Confido
né vessiche
terà
pertanto che d'ora in avanti,ella,signor Ferrandini,metalla
più giudizio e sceglieràsvaghi più consentanei
tramite
di
slanciato sopra
dignità del genere umano
un
altissime
«
cose...
Acquai gridò
«
non
fui
una
voce
di fondo.
Ma
il pretore,
o
tinuò
capisseo facesse le viste di non capire la bottata,conimperturbato:
Si ricordi,si ricordi che i suoi genitorivogliono cavare
da lei il decoro
della famiglia,e si ricordi... si ricordi
che
l'Italia vuole
avere
che
figliuoli
le facciano
onore...
«
Sissignore,disse Eleuterio; appena
Come!
come!
mi
sarò
torato...
addot-
prima?
«
Eh, signor pretore, si figuri!...
Tutto l'uditorio scoppiò in una
risata fragorosissima,
il busto in gesso di re Vittorio
e perfino
increspare
parve
gli angoli della bocca.
«
e
non
MONTELUPO
DA
204
«
che
cioè, in lingua povera,
Eva. D'altronde
con
quando un uomo
parte, è bene si fermi e posi gli occhi
gioconda,
onesta, da casa, buona, religiosa,
fatte la su'
ha
una
sopra
ragazza
amico
Vce
su.
di ritrovare
madre
senziente,alla cui
mi
perchè
queste qualitànella
tutte
un
soli!
direttissima
Sparagioni,càusa
e
io è da
di una
buona
madre
soprattutto, figliuola
padre. Epperò sono
grato ai salami del
e,
ottimo
un
Vce soli! ed
ammoniscono:
Adamo
ne
CAPRAIA...
I libri santi
ci penso
deve dormire
mese
VEDE
SI
mi
sora
onoro
di
e
nostro
avvenisse
Italia
qui
presente
in
domandarla
matrimonio...
Rimasero
fare
te;
tutti di stucco
;
che
non
d'Italia,che
madre, nessuno
non
qualche complimento
all'infuori
ma
di
piatto,e
sua
sorridere
si sforzarono
poi
seppe
alzò
ci fu che
né
più
non
di
né
me
e
di
il capo
dal
lo credesse
sborniato.
domani, Eleuterio da giovine pnesto e che diceva sul
in quella casa.
A
di
era
scanso
più a dozzina
serio,non
tentazioni era
cendevano
tornato
rimpetto. La sera
però, appena s'acda Italia,
i lampioni, correva
e
lì,incollati fino
alle dieci,si confessavano
l'ex papianin pianino,mentre
drona
Il
tirava
via
far
a
calze
e
infilzar
orlare
pezzuole e
il
Beniamino,
camicie.
L'
Ussero, è
perdette
vero,
suo
ma
le
lasciò tutte
guadagnarono. Eleuterio Ferrandini
le frascherie,
si mise a studiare,anzi a sgobbare, e a luglio
sbalordì
tinanco
i bidelli,
i professori
s'addottorò. Era
e
e
di madre
di famiglia comoda, figliuolounico
vedova, e
non
permise che l'ex padrona vendesse un campicello che
Pandette
in Barbaricina
aveva
Concordio
San
a
ci
Italia
(luogo natale
il sì
famoso), fuori
un
po' più di
corredo
un
di frate Bartolomeo
di Porta
Nuova,
da
per fare
lusso.
E
in quattro e quattr'otto,
si sposarono
di
e al pranzo
un
epitalamio
nozze, il novizio,allora biennio,schiccherò
saffico senza
che gli volassero acciughe negliocchi ; e giù
nella
strada
e
verde
da
si sfiatava
celebre
per
persiane.
la banda
un
del
Gelli, sacra
serpentone stonato, tinto
dottorat
agli ada
color
MONTELUPO
DA
Eleuterio
s'infilò
rei
Ferrandini
la
toga,
libero.
Si
mai
pie
a
dolcissima,
la
del
trovarlo
ei
femminile,
a
E
die
Ma
la
É
«
e
signora
proprio
ti
le
e
villetta
gli
eh?
le
ricordi
il
né
sione
profesil
bonchio,
car-
anni
primi
dalle
a
in
rose
maschile
e
miglio:
un
salami?...
fattoressa:
una
come
proverbio:
non
andava
prole
famosi
que'
galera
cuore
sua
lontano
tarchiata
Italia,
vero
la
in
su'
quando
del
fòro,
cicloni,
profumata
con
di
e
;
amico
di
i
del
beni;
proprii
grandini,
elegante
gridava
onesti
i
tasse
incontro
scale
le
mai
qualche
volava
mai
guardare
a
nonostante
sua
gli
salì
205
CAPRAIA...
mandò
non
peronosporà
alla
VEDE
non
matrimonio
suo
fiore,
SI
Da
Monte
lupo
le
persone,
vede
si
Capraia...
«
le
Verissimo,
appaia.
signora
mia:
Cristo
fa
e
poi
iiiiiiiiiiiHiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiniiiiuiinHiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiuiiiHiiMHiiiiiaimiiiiiiMH
GESÙE GLI ARMENI
Son
e
in
quattro aneddoti
ch'io
Giuda,
un
ampio
e
17 ig
innanzi
direbbe
propriamente
scuola
delle
subito
dichiarar
preme
Gesù
nulla.
«
Parole
di mio
che
ci
non
non
appulcro
»,
Dante.
Così, per procedere
prima
Nazareth,
inserito
tolgo dal Piccolo vangelo armeno^
sterdam,
prezioso e rarissimo Atlas historique;Amche% P Ho nor è et Chaielain^ libraires. Ma,
tutto, mi
ci metto
di
Maria
intorno
di Gesù
allo stato
di
lingua armena,
pernici,passeremo
toccheremo
cert'ordine,
un
con
lo
embrionico,
da
seguiremo poi
alla
alla caccia
lo
accompagneremo
quindi al venalissimo
Giuda.
Maria
la vergine di
primo attore:
Nazareth; età su' quindicianni; rosa di Gerico, cinnamomo
d'Arabia, fronda
d'issòpo, giglio di Siria: un
raggio di
Dio
vibrato
là tra i peri spinosi e le ficaie di quel povero
della
bassa
Galilea.
borgo
Capitolo primo,
E
Or
Maria
ecco
ha
che
una
un
e
sorella:
bel
ingrossare a occhiate tra
e
guardandola tenacemente
le più roventi
tutte
con
concludendo
come
uno
Sàlome.
giorno,
i
la
fianchi,
chiamò
a
teco
ciglio e ciglio,la
fra
frasi
vedendo
Sàlome
del
scoppio
dizionario
finale
di
razzi:
Maria
meco,
investì
nazzareno,
GESÙ
OLI
E
ti sei
tu
Ah, disgraziata!
«
(Apro
cara
e
nome
battè
abbandonata
un
a
plesso....
am-
parentesi.Veramente, a pensare che la più
e
splendida figuradel cristianesimo,al cui
una
soave
207
MENI.
AB
rapito nell'estasi
il
di Dante
cuore
Petrarca, e parver guidati da Dio
e
quel del
i
pennellidell'Angelico,
d'Andrea
Sarto, di Raffaello,e di Guido
Reni, sia
istoriata nella credenza
d'un popolo, fa
così pazzamente
del
nausea).
Alla
giuri
sopra
presto che
bocchino
a
a
cruda
e
della
per parte
nulla le valeva
a
sorriso
un
sovrapporle
Lì
nuda
rampogna
una
mano
Sàlome, dinieghi,giuri
Vergine. La quale accortasi
opporsi a parole, flette il
la sospettosa
paradisiacoinvitando
sul grembo.
lì,a Sàlome
per
che
parve
la sorella
alla
di
la bile
facesse
groppo
all'onta aggiungere
volesse
gola, credendo
lo scherzo; ma
Sàlome
fattasi arrene
devole
persistendo l'altra,
tutta
e
allungata la mano, subito si sentì avvampar
scricchiolare
le ossa
scorrervi
il midollo
e come
e
quasi
convertito
in
«
Qui
«
Ameni
lo
che
finito di
gola
scotendolo
! disse
per
urlo
un
sperato,
di-
il dolore.
semplicemente la Vergine.
cadde ginocchione ai piedi
Sàlome; e
spasimo le cessò.
quello Dio,
materno
anche
Dio
è
di
uscì
sussurrò
ecco
nell'alvo
non
dentro
sorella,e
Ma
Le
ritrasse il braccio
e
della
fuso.
vetro
come
un
mettere
dtspettucciabbruciando
la
che
povero
assieme
mano
se
ne
rannicchiato
stava
mortale
qualunque,
si divertiva
della
a
fare
zia,eccolo
che
e
dei
è
di
e
luce,si è fatto grandicellodi quattr'anni,
lo vediamo
avviarsi per la prima volta a scuola
quattr'anni
di lingua armena,
col panierinodella colazione
infilato in
un
non
*peranco
zione
degno della venerabraccio,e il naso
venuto
a
dei
popoli.
Appena dentro,
occhi
l'alfabeto;e,
il valore
una
eufonico
M
quella prima
con
il precettore gli squadernò sotto
gli
com'è
dal
rilevare
naturale,si rifece
rava
prima lettera,la quale raffiguall'insù. Mettiamo
che
le gambe
caso
della
lettera
corrispondesseall'A
nostra.
208
GESÙ
A...,diceva
«
il
E
GLI
ABMENI.
maestro; questa qui è un' A.... La vedi
bene, iigliuolmio?
E
Gesù, zitto.
È un'A....
«
E
Gesù
zitto
stare
a
il
lungo lungo, a chinare
voler frignare.
Si sarà
«
levato
più
che
sul
mento
le lune
con
mai, a
mettere
un
petto, a dar
segni
di
il precettore,
rovescio,pensava
a
ciriffo
vergognerà; è il primo giorno, e avrà bisogno
d'affiatarsi. Per oggi facciamo
festa,sarà meglio; se no....
o
Ma
si
il domani
del
accadde
non
precettore, la solita
discepolo.E così passò
C'è, però, un
quell'altro.
bella
una
diversamente.
mattina
gridare
venti
di
divina
anche
limite
musoneria
e
La solita zienza
paritrosia del
quel giorno,
tutto; tant'è
a
il
pover'uomo,
di seguito A
e
dopo
vero
che
essersi sfiatato
luce
esclamò
A
A
e
a
A...,visto che
dire al muro,
fattocisi verde, gli lasciò andar
era
come
giù tale un ceffone da levargliil pelo vano.
Riaffermo
alle anime
ci aggiungo di
timorate
che non
mio
nulla,proprio nulla, e lo giuro pei peli dell'asinelio
che
famiglia in Egitto.
portò a bisdosso la sacra
a
Ecco; un altro bimbo
qualunque si sarebbe messo
piangere a vite tagliata;ma
Gesù, sans
s'émouvoir, dice
l'Atlante storico,
guardò negli occhi il maestro, e radiante
volte
A
quello
A
:
! Io non
Deh, signor maestro, risparmiatemi
pronunmai
mai
zierò
cotesta
e
poi
lettera,perchè....
Giù, sentiamo; perchè?...
Perchè
le sue
tre gambe mi dà l'immagine della
con
1...
Santissima
Trinità: Padre
Figliuolo e Spiritossanto
Ci vollero
dieci minuti
buoni, prima che il povero
riuscisse a levarsi da dosso
il ringiucchimento.
maestro
Sentì
prodigioso,
suggezione e rispettoper quel bambino
i più eccelsi
ciucchiò
e abbracciatolo
e profetatigli
destini,lo sbaalla sua
da diritto e rovescio, e lo rimandò
«
«
«
mamma.
Capitolo
terzo.
Qui
è
non
più
Gesù
rapacchiottoche
a
s'incaponisce
GEStr
ARMENI.
GLI
E
209
ma
pronunziare la prima lettera dell'alfabeto,
Taddeo
Gesù
e
grande e grosso, che con
Bartolommeo,
santi,va a caccia di pernicilungo l'Aras.
Fornito di eloquio,bellissimo della persona, con
quella
i
inanellati
e
sua
giù per le
capelli
spioventigli
toga rossa
bastava la gente
spalle,la barba fulva,crespa e biforcuta,
lo scorgessero
che subito gli si mettevano
affollati alle
il discorso. E Gesù, che non
cercava
calcagna e volevano
nulla di meglio, montava
su
un
rialto,e all'ombra di un
del cielo di
palmizio,nello sfondo magicamente azzurro
tirava giù a predicare per ore e ore fulminando
Palestina,
i cuori marciosi
dei ricchi superbi,confortando
i deboli
voler
non
e
i cenciosi
Cotesta
a
sperare.
seguito; ed
volta,dunque, migliaiadi
ammazzato
egli,dopo avere
si fermò
orezzare,
a
dette
poi
si fece
aforismi,se
se
ne
si trovavano
fìtto
buio
la gente
ciel sereno
a
grinze nell'immensità
il fosco
tra
e
precorrendo il Belli
O
Dico
avevano
cinque pernici,
alla parlantina.
E
glianti
eloquenza e smache
senza
nessuno
fatto
avevano
e
migliae miglia
lo stomaco
con
pien
di
meo,
Bartolome
landa,Taddeo
il losco guardarono in viso Gesù,
chiesto
di diciotto secoli,
gliavranno
di
fa
come
gli avranno
la su' aria di
con
di
lo
accorgesse.
Allora,siccome
e
la stura
torrenti
bisogna dire piovesserogiù
curiosi
una
a
magna
tutta
e
:
''stagente?
chiesto,perchè sta
in fatto che
Gesù
cemente
del fatto suo, disse dol-
uomo-Dio, sicuro
:
Dopo
«
le anime
loro,non pascerò pure
pascolate
sieme
corpi? Spennate le cinque pernici,e cuocetele in-
i loro
aver
un'oca
a
di riso... (Un'oca, misura
cioè, e
a
non
che
cuocere.
un
grammo,
chilo-
quarto nostrali).
un
Ubbidirono,si
turca;
rimboccarono
In che
dice il Piccolo
le maniche
a
recipiente,
vangelo armeno.
e
rono
comincia-
focolare,
questo
Quello che dice,è
che
a
quelle migliaiapapparono
quattro ganasce ; e
Bartolommeo,
e
era
grande, Taddeo
perchè lo scurore
tutte
Babbohi,
Fra
matti
e
savi
—
14
GESÙ
2IO
£
OLI
ARMENI.
altri fossero stati i cuochi,
credettero
d'affamati
dato a quell'esercito
avesse
è
si
versione
testa.
Come
un
una
a
una
vede,
po'
pernice
dei
d'orzo
i
del
miracolo
due
e
cinquepani
piùsaporita
e delle cinquemila
pesci,
persone.
Intanto il re d'Armenia,
cacciatore appassionato,
preso
apmontò
il caso strepitoso
tutte le furie,
su
sospettando
che quante pernici
facevano nelle sue terre,tante
fossero state sperperate.
Ordinò alle sue guardiecorressero
in cerca
a spron battuto il reame
deglisperperatori,
fra
breve
andare
ebbe
le
in
e
gli
unghie.Ma non tutti.
Dei tre,soli Taddeo e Bartolommeo
ci cascarono, e, Dio
sebbene essi e non
Gesù
e sostennero
ce
ne
furono impalati
!
scampi,
Dulcis in fundo.
A Giuda Iscariote(il
qualenon
fu
già un calabrese di
si leggenella satira
taluni opinarono,
e come
Lodovico
di Quinto Settano,
decima
o
Sergardi
senese,
scritta contro
il buon Vincenzo Gravina)si presentarono
un
giornoi farisei,
gli
debole,
e, solleticandolo nel suo
Scalèa
come
chiesero :
venderci Gesù?... Questi son trenta sicli.
oc Vuoi
E Gesù fu venduto,legato,
trascinato sul
flagellato,
O
r
il deicidio avveniva,un
Golgota,crocifisso. mentre
tremendo
rimorso
cominciò
e
a lacerare il core
improvviso
del traditore.Il quale,non
si sa come, avendo divinato
che Gesù, dopo morto, sarebbe sceso
nel Limbo a trarne
l'ombra del primo parente e di tutti coloro che nella sua
venuta
al mondo
la vita intendeva
avevano
avuto
fede,mentre
col
togliersi
diava
stupurgarsidell'onta del tradimento,
altro tiro non
birbone.
un
men
«
Io, diceva tra se il reo apostolo,
m'impicco ora
subito intanto che Gesù tira l'ultimo fiato;
m'imbranco
fra le anime del Limbo,e quandoil Maestro vi scenderà
libererà me
e andiamo
per liberarle,
pure...Su,coraggio,
dare due sgambettate
all'aria...
a
E presa una
nell'orto s'arrampicò
entrato
funicella,
si congegnò al collo ilnodo scorsoio,
e giù...
sopra un fico,
lesto
diavolo
il
il
come
Ma,
lampo,
apparve, e, allungate
liltlMItllltillilllllllHIHllllllHIIHIIIIIIIIIttlllllllMlltHIIHlUllIMllllllHIMHIIIHUmtlUlttHUU
IL CARATTERE DI UGO FOSCOLO
i tiranni,contro
scoppi d'ira contro
gli ipocriti,
i codardi; fremiti
visioni
di libertà,deliri
contro
e
donne, canti di cigno ellenico,generosità e stranezze.
Sdegni
per
E per
e
subito
dar
la
fra le cento
1
della
esplicazioni
un
Infatti,il primo
la Vera
adorna
Storia
collare
da
ritratto
che
di
due
la
capigliatura,e
alle seconde
Era
coste.
anche
E
il
questa del
compiacendosi
moda
del
suo
freni,
conosce
di
tro
addiee
che
',edita nel 1799, lo
accigliato,gli occhi bassj,
petto
è
aperta sul petto fino
nudo.
un'altra
petto nudo
vedere
che
vanità
roce
fe-
l'idea
dava
lui si
di
il
glie lo copriva. Un gusto
altri vogliono, e sarà vero, (poiché il
rosso
di
galeotti. £ però:
la camicia
in far
odio
Amanti
rappresenta di profilo,curvo,
copiosa
remo
di-
quest'ultimo asserto
il
guinzaglio,di
un
di
prova
di un
grande poeta proseguì sempre
cravatta, forse perchè a lui, insofferente
che
quella
una
fisico nonostante
sua
ganza,
strava-
pelo ispidissimoe
tant'è,
ebbe
che
qualpiù che brutto),
magro;
Foscolo
fosse
ma
la cravatta
vogliono disdegnasse così fieramente
per
il
ben
fatto. Ma
farsi vedere
e
collo, bianco
quand'era
litari
capitano? capitano in quei tempi in cui i regolamenti miprescrivevano un
golettone da cani da pastori che
le glandule salivari
recideva
tormentava
e
gli orecchi
altri
sotto
i lobi?
IL
In
una
Pagnani
CÀBJLTTEKE
DI
lettera alla bellissima
sua
Arese,
alludendo
a
un
213
FOSCOLO.
UGO
civetta Antonietta
ritratto ch'era
dietro
a
Di',mi vuoi tu vestito come
fargli l'Appianidice così:
la mia pelmi
hai veduto la prima volta al teatro, o con
liccia
fazzoletto al collo,o piuttostoin tabarro?
e
senza
la cravatta...
Io... odio queste fogge moderne, e massime
A
me
non
piacque il mio vii secol mai.... La pelliccia
ti piacerà ».
avrebbe
ma
non
so
se
più del pittoresco,
E
quel ritratto a olio che si vede anc'oggi appeso
«
in
saletta della Pinacoteca
una
di
mossa
quel
volto
di
Brera
di
quegli occhi
contemplarlo senza
e
a
Milano.
«
La
dice
affascina,
il
Come
esclamare:
posso
le donne?
mai
innamorare
»
questo diavolo poteva non
11 FoMa
forse l'Appianilargheggiòcol suo pennello.
scolo
Barbièra, né
cese,
brutto,che un bel giorno un franmolto
villano senza
dubbiò, osò dirgli: Vous étes
bien laidy monsieur
!
Oui, monsieur, à fair peur /...
rispose il poeta digrignando i denti.
E però strano
non
gli assestasse un ceffone o non lo
egliche di duelli,
sfidasse,
può dirsi,n'ebbe uno
per ogni
le
sul petto. In quanto all' innamorare
pelo che aveva
donne, è storia vecchia quanto è vecchio il mondo, che
fu
brutto; tanto
—
«
ad
esse,
come
dice
appunto
Federico
Gilbert
de Win-
dei più compiuti biografi
del Foscolo, piace
ckels, uno
di
lo stravagante,massime
la fama
vi si accompagna
se
Non
degliuomini verso le poetesse
!
le romanziere
le pittrici
brutte. Mancherebb'altro
e
e
Di sedici o diciassette anni appena,
in Venezia, in
quellaVenezia che allora sedeva reginanon più dei mari,
ganza,
della bellezza,della eledella moda, dello spirito,
ma
il Foscolo
si aggirava di continuo
pei
pei teatri,
caffè,per le sale sfarzose e per la piazza di San Marco,
insaccato in una
palandrana verde sbiadito,
ragnata qua e
di un
il manto
là, co' capelliirti e arruffati come
gatto
d'Angora inferocito, pettoruto, col passo ardito, anzi
lo sguardo
mattesco, gli zigomi sporgentie lentiginosi,
truce, quasi gravido di tutti i furori ch'egli,
appunto in
a
piene mani nella sua bellissima
quel tempo, mesceva
le belle
il Tieste. Gli uomini sogghignavano,
ma
tragedia,
forte
ingegno ».
è così
214
IL
CARATTERE
UGO
DI
FOSCOLO.
belle
donne, propriole
donne, Io guardavano tenacemente
Ci piaci1 tu sei un
fuoco ! tu non
:
a
dirgli
dei soliti micchi
isterici e galanti! » Ed
era
come
«
nulla
hai
fatti
in-
così.
Tutta
la
vita fu
sua
alla
Amore
Amando
amore.
un
ultime
queste
alle donne.
alle muse, amore
fu però nobile
patria,amore
non
sempre,
né
dissimi
la dignitàdi sé stesso
sentì sempre
come
negli affetti calall'Italia e alla gloria,affetti ch'egliesplicògrecamente,
divinamente,coll'onda
Ma
della
maestosa
strofa.
sua
ogni modo, giustail suo carattere
gli dettava,tutti
furono
amori
che gli strapparono grida di ebbrezza
di
e
disperazione,e gli dettero spasimi e gioie e gelosie,e
ad
riflettere sull'opinione
di
a
astringerci
malattia del cervello.
dotto che il genio sia una
un
Diciassettenne egliaveva
Aveva
già i tumulti nel cuore.
il primo bacio; echi
nel fondo
dato e ricevuto
conosce
del poeta dei Sepolcri,può comprendere
l'anima ardente
di leggiericiò che dovette
essere
per lui il primo bacio
fremiti
inauditi
di
donna
una
da
le vene
battergli
di lui
i biografi
Laura
e
in
E
Laura;
a
le
avea
me
e
singultirispondea
—
ridi
in cielo
sospiro
quanto
De
che
e
vidMo
non
tutto
allor
l'universo;
a
fuggìo
tutto
radiante
a
baciai
io vidi
Disserrarsi
Deh,
a
le
bocca
agli addio,
pianto...
col
contemplarci Iddio.
a
petto palpitante,
sospir,e viso a viso,
petto unito
La
intanto
Laura
luci,ed
stringea la man:
Della notte
l'orrore,e
E
E
fronte
e
tremante.
sembrommi
le candide
del
venne,
un
riso
gorte
paradiso.
l1invocai,la
e
morte?
fece
braccia,
chiama
aperti ed arsi
i detti e gli occhi in pianto,
impalliditosparsi,
mi
Io
E
ai
sue
Egli la
certezza.
con
sembiante,
incerto
diceva
Fise
Ed
in
sul
crin
Addio
questa fata che
così:
labbri,e
Coi
fosse
polsi recingendolo delle
dicono
non
smarrito
io
I
i
e
la canta
...
Chi
innamorata.
IL
CABATTBRE
DI
215
FOSCOLO.
UGO
mirabili,circonfusi d'un'aura dantesca che plaudono
un'estasi umana
alla febbre
dei sensi,che dicono
e
il volgare, anzi il sudicio
e
putrido frasario di
pur senza
certi poeti viventi
maiuscoli
minuscoli.
e
Versi
Questa foscoliana
che
sì fatta
con
potenza amatoria
è
natura,
scrisse
ci fu chi
d'amore, egli
fu abatino, e intenzionato
—
fu
il
tale
con
Pecchio, del quale
nella
—
di farsi
riferiamo
del
sete
tanta
e
E dire
davvero.
sua
calice
fanciullezza
prete. E chi lo scrisse
tal
a
propositole
precise
resistere ai
Qual pulpito avrebbe
parole:
potuto
suoi scalpiti,
ai suoi gestid'ossesso?
Chi sa quale inferno
tasia
più orribile di quello di Dante, quella sua feroce fanavrebbe
immaginato 1 La fortuna, io credo, ci salvò
«
da
un
Don
nuovo
Anche
il
Fracassa
Carrer, se
Dìdimo
a
alcuni
su
Chierico.
Tempestai
la crede
non
però vicino, fermandosi
Don
o
a
chiusi
tratti della
Comunque,
»
occhi,ci va
torno
Notizia in-
tale asserto
del Pecchio,
da
ritenersi arditissime,
Carrer, sono
o
meglio sbagliateaffatto. Del resto, che razza
d'abatino sarebbe
ciullezza
fanil Foscolo, il quale della sua
stato
tali congetture
e
lasciò scritto:
e
talvolta
ruppi
ne
insano
la testa
a
fui scacciato
Altro
che
e
del
a
Ero
infermo
spesso per
melanconia,
per ira. Fuggivo le scuole, e
Vidi appena
maestri.
un
collegio e
feroce
due
».
vocazione
a
farsi prete !
tenne,
Venezia, lui diciotla rappresentazione del suo
con
Tieste,tragedia
dalla venerazione
ch'egli sentiva pel grande
inspiratagli
Alfieri. Fino dalla prima recita fu un vero
trionfo. 11 giovine
a
sua
madre, la quale,
poeta vi assisteva insieme
il pubblico fra un
delirio d'apatto
poiché al secondo
plausi
voleva
salutare sul proscenio l'autore e
vedere
e
ella stessa
lo condusse
ve
questitardava,presolo per mano
piangendo.
Fu quello il battesimo
della gloria.
La
Ma
fama
del
Foscolo
si affermò
in
qui, propriamente,parliamo del
Ebbene,
da
un
appena
cenno
il
in cui
Tieste uscì
se
ne
carattere
per
dicevano
scolo.
del Fo-
le stampe preceduto
le lodi,l'autore
2l6
IL
pestò
mani
e,
e
CABATTERE
piedi,e
afferrata
critica acerbissima
DI
s' infuriò
la
della
penna,
UGO
FOSCOLO.
quell'osanna,
poi pubblicò una
stranamente
scrisse
e
per
vero
tragedia.Non era questo davbel ringraziamentoagliapplausidel pubblico,che
un
pure accogliendo malamente
quel giudizioche dell'opera
il giovine poeta, volle tuttavia il ritratto di
faceva
sua
lui fosse dipinto sul sipariodel Teatro
la Fenice.
Intanto già era sceso
in Italia il Bonaparte promettitore
di libertà,
sciolto un'OJ*
e il giovine repubblicano aveva
in suo
Ma l'entusiasmo
durò poco, perchè col tratonore.
tato
di Campoformio
Bonaparte gettava Venezia in mano
esulava dalla laguna maledicendo
e il Foscolo
all'Austria,
al tiranno che poco prima aveva
a questo delitto politico
e
uom
inneggiatocredendolo
giusto. Moltissimi si fidano
di sangue
nell'eroe nato
italiano,scriveva egli di lì a poco.
Io da un animo
basso e crudele
mi aspetteròmai cosa
non
utile... Che
importa che abbia il vigore e il fremito del
leone,se ha la mente
volpina?...
Piango la patriamia, che
mi fu tolta,e il modo
m'offende
ancor
».
E riparò in Toscana, poi a Bologna accoltovi
pudio
tricon
da quanti avevano
in pregio la libertà,
e finalmente
nni,
a
Milano, dove si strinse in amicizia col nobilissimo Pacol Monti, col Gioia, col Rasori e altri tanti,tutti
zione
molto
non
ingegni preclari,e dove
dopo prese la diresua
«
del
Ma
Monitore
là nuovi
Italiano.
il
sdegni, e generosissimi,gli.accesero
cuore.
Egli, idolatra di Dante, non
poteva soffrire in pace
che quei lombardi, perchè avevano
ricevuto
dai francesi
soffio d'idee nuove,
un
(intornoalle quali idee nuove
clamate
prod'allora
dalla Francia
desiderabile che,
sarebbe
ricordassero
almeno
gli italiani,
più spesso ch'esse avevano
sero
già lumeggiato in gran parte in e dalla Toscana) dovesfino a valersi della lor
prostrarsiloro servilmente
lingua nei comizi, nelle accademie, nei tribunali,nelle
conversazioni,nei passeggi,ai caffè e dovunque. Antico
oggi tiene alta la
peccato degli italiani,
questo, che ancor
testa,se pure sia da credersi che i rinnegati,glieunuchi,
i bellimbusti,progenie di Baraballo
e
d'Arlecchino, ab-
IL
biano
tenerla
testa,e, avendola, possano
di creatura
La
si
pensò
dell'antica
Urbsl
fremente
la
dalle
bandire
E
il toscano
tuo
il vincitor
le
sdegno che
vecchio
del Giorno,
autore
sentiva appunto
legato da
figliuoload
qual lega un
il latino ! la
celeste
straniero
divisa
veste,
barbarie
altero.
fatto
avrà
il
battere
del
verso
quale
padre.
un
e
si
rispettoso
questo sdegno
cigliaai milanesi.
in quell'anima,perchè, anco
dai fatti
C'era troppo fuoco
di affermarsi,
comuni, non
pigliasseegli occasione
qual
essere
era, devoto
Andando
cader
fare inarcare
Né
al
cuore
il Foscolo
atfetto caldo
un
lingua
giovine poeta levò
in cui,con
fiera
sonetto
grida:
sermon
di tua
Nobilissimo
il solo
tale che
il
che
parlar
Ognor più stempra nel
Onde, più che di tua
doveva
scuole
fu allora
ironia,rivolgendosi all'Italia
Sia
dignità
gallomania giunse a
pubblicando un
voce
...
aita,come
vorrebbe.
umana
stupida,l'invereconda
persino
217
FOSCOLO.
UGO
DI
CARATTERE
a
le
alla democrazia.
un
travolto
giorno
per
fra le zampe
le
vie, egli
dei
cavalli
vide
un
le ruote
e
vecchio
di
un
cocchio
fanciullo
mentre
a scansare
un
accorreva
signorile,
minacciato
il bambino
da ugual sorte. Il vecchio
sero
rimae
il cocchiere
frustò e fuggì.Ma il poeta lo rincorse,
feriti;
favorito dall'annottare,tìngendo puntarglicontro
e
una
pistola,potè arrestarlo;poi dal Monitore^rivolgeva
parole al ministro di Polizia : E vergogna
queste severe
nella patria di Beccaria
che
ridivenuta
libera,sussistano
i delitti della tirannide,e si veggano
miseramente
ancora
siedono
i già potenti
perirei cittadini sotto i cocchi, ove
insultando
il popolo pedestre. Chi
che i grandi non
sa
vendicarsi
del popolo che ha
vogliano in questa maniera
«
rivendicati
mezzi
Ma
fu
che
i suoi diritti? Le ricchezze
di vendetta
pre
sem-
».
cissimi
per questo e per altri suoi articoli vivail Monitore
fu soppresso
; e il Foscolo, rimasto
forse
privo di guadagni, trova
Ministero
somministrano
della
guerra
dopo
molti
impiego al
delle armi, poi-
stenti
(meglio Ministero
un
21
8
IL
CABÀTTEKE
che, pur troppo, gli eserciti ci
è
cotanto
vero
che
oramai
di
ritorno
si
un
a
pugno
austriaca in
Ma
anche
sono
la civiltà ha
in tempo
di pace,
affratellato i popoli....
seguiremo
non
altre
Firenze, in
il
passo
passo
peripezie lo andremo
Croce, inginocchiatoe
Santa
alle
tando
sal-
grande poeta, e
a
sue
dinanzi
entusiasmo
a
coscia.
una
cento
a
FOSCOLO.
Bologna, prende parte alla
insieme
segnala all'assalto di Cento, scalandone
di granatierile mura, e vien ferito di baionetta
quindi
guerra,
UGO
DI
trovare
fremente
di
Machiavelli, di Midei suoi sogni, ch'egli
più bella,più solenne,
tombe
del
chelangiolo, di Galileo. La città
anche
già conosceva,
gli apparve
più gentile.Là egli vide Vittorio Alfieri e rivide Giamlà più che
mai si accese
di trapotente
batista Niccolini,
e
amore
pisana,che un anno
patrizia
per l'Isabella Roncioni
immortalare
conosciuta
a
prima aveva
Pisa,e che doveva
m\Y
Jacopo
poeta,
mali
e.
questo
e
io
non
che
io
il
sotto
Teresa.
di
nome
la
Ma
netta
giovi-
dal padre a un
Bartolommei, e
promessa
lasciando
disperato Firenze,le scriveva: «.... Se i
stata
era
il
Ortis
la
morte
mi
non
allontaneranno
a
paese, io verrò
lasciare le mie
ossa
ti
vedrò, no.
sacro
bagno
a
per sempre
l'aria
che tu
respirare
alla terra
Soffri soltanto
delle
più
calde
Fammi
tempo in qualunque luogo il tuo
rivolgeròle ultime occhiate,io
estremo
sospiro,io ti porterò con
petto...»
Quella incantevole
avere
nel
dell'ammirazione
E
tu
nei
Sponda
che
carmi
che
Arno
avrai
righe
in qualunque
il mio
attaccata
al mio
me...
seno
alla
quale
consentito
da
di
lui il bacio
comincia
vita,
perenne
saluta
Ma...
ti raccomanderò
classica
sonetto
spiri,
re-
ritratto...Morendo,
Firenze,in
il destino,dopo mille traversie,
gli avrebbe
ricevuto
riposarenella perpetuità,già aveva
e
ultime
queste due
lacrime.
io ti
sei nata...
ove
da
in
suo
cammino
carmi
dei Sepolcri,
lui,più tardi,s'ebbe l'apostrofeimmortale
di Bellosguardoneffllnno alle Grafie,
e il ricordo
degni della patria di Dante e di chi, veneto, era
nato
a
e
da
Zacinto.
220
IL
frottola
egli era
non
Milano, ma
di togliersi
la
mente
al
stando
Pieri
che
profuga
Ma
di petto da rivolgere
pare tanto
vita per lei,com'ella appunto,
Foscolo
del
in Genova.
Francesco
in
in
FOSCOLO.
Trevisan,è questa
Corteggiò,
si,la Monti
quando
null'altro.
e
UGO
si trovava
giustamente
osserva
una
DI
ed altri molti
al marito
come
CARATTERE
gelosissimo,andava
era
spacciando. Non
già che questa spacconata di volersi
fosse nella
toglierela vita per le donne che amava
non
del poeta; tutt'altro. Infatti,
in certa
natura
lettera
sua
alla bellissima
civetta la contessa
Fagnani Arese, egli ha
questa disperazione: Tu sei divenuta
padrona di me,
io non
avrei altro rifugio che nella
lasciassi,
e, se tu mi
«
mortel
»
Era
i
e
fu
a
essa
maschia
una
capellipur
neri
bellezza
ala
come
dagli
di
bigi
una
il fiero
da
servitorello
abito
con
abbottonati
striscia
La
lungo le coscie
rossa, e cappello a
bella
contessa
egli si immergeva
che
doveva
lo
se
perfino
fino
le
e
canti !...
tre
chiusi
occhi
a
verde, calzoni
gambe, guarnitidi
corto
al
incatenato
era
nel
baratro
per
alle
Per
ossa.
cocchio, ed
di
una
ai suoi
soprappiù,esca
dare,
di morderlo
lei arrivò
ne
tici,
democraprincipii
guito
segiacobino passeggiarper Milano
si vide
un
neri vellutati
Il Foscolo
corvo.
e
impaperato addirittura. Per
preso
dimenticare
i suoi
momento
per un
e
occhi
passione
diosi
invi-
della nostra
fortuna
gumeno,
foscoliani,
queste febbri di enercanti meravigliosi,perchè fu
fruttavano
sempre
la splenche gli sgorgò dal cuore
dida
Fagnani infatti,
letteratura,
questi amori
per
la
oda
che
comincia:
da
Qual
Lustro
ne
marini
Venere...
a
esempio, e
del poeta. Egli non
dare di volta al cervello
faceva
tere
letindi litigi,
scorrucciamenti, dispetti,
aveva
pace;
corosa
indedi sottomissione,duelli,pianti,ruggiti,
e, cosa
davvero, notti intiere passate per isfogo sterile nel
la contessa
Ma
ciò
gli antri
più caro
ridotto
del
a
un
teatro
era
di
la Scala
una
a
biliardo. Questa
civetteria
un
sua
banco
senza
di
frenetica
faraone
o
torno
at-
passione pel
CABATTBRE
IL
giuoco
gli dava
non
faceva
Se vinceva
UGO
DI
minore
della
passioneerotica.
fitto
signore, prendeva in af-
smania
da
spese
221
FOSCOLO.
gran
ricchi
mobili
di lusso, si faceva
quartieri,
comprava
ritrattare a olio,ad acquarello,
a
incisione,a carboncino
;
stoffe
allora
le
rivendeva
e
redamenti
gli arquando poi perdeva,
andava
e
i
Fra
_
dozzina
a
cui premure
madama
smaccate
Petracchi,alle
un
bile
insensi-
si mostrava
non
quindi del
; anzi 1 Furori
giurava di volerlo ammazzare
e
c'era
corteggiatoridell'Arese
scolaretto.
uno
come
Foscolo
batteva
che
da
infilzandolo
i
piedi
parte
a
più
per sempre
la voluttà di
lo scompiglio nell'anima
e
gettargli
provare
dominare
un
uomo
celebre,gli suggeriva di pensare egli
parte. Ma
stesso
tanto
sue
la contessa
lo
ad
allontanarglielodi casa.
giunge fino a
per riuscirvi,
al rivale
strambe
pur che
unico
del
possessore
Povero
I
Foscolo
i
iene
critici,
i baffi sino
missima
che
i
a
di
da
di
che
un
che
si avvilì
servigio che
gli
frugato della vita inti^
Come
saputo
se, dopo aver
dinanzi
a
in amore,
1 come
meno
rivale
suo
un
Grji^ie potessero piacere più o
il Foscolo, soltanto
esser
perchè è il Foscolo, dovesse
allo sfolgorìo e alle seduzioni
da più dinanzi
meno
o
terarie,
occhi
due
di magai Così, sempre
per queste iene let-
giorno
del
de Roco
come
le
ha
»
povero
disastrosi
e
Eleonora
Ma
Tasso
stando
nientedimeno
si
bel
un
come
sapere
allogiato in casa
purgò. Già, si purgò
«
diavolo
qualunque, e si capisceche come
povero
tanei
diavolo
qualunque avrà provato tutti i momen-
un
peggio
di
la fortuna
1578 Torquato
Corriere
visto
che
dal
prosaicieffetti della
e
buco
della
chiave
peggio, quellatestolina
1 Che
per tornare
purga
Erminia
sventata
e
1 E lo
sero
aves-
Clorinda
e,
della duchessa
riderei...
a
noi, fortunatamente
il Foscolo
presto da riempire i vuoti del suo cuore;
bella civetta, dopo essersi acquistataa spese
ben
reso
si forbiscono
né
posano
hanno
tutto
1
grand'uomo
Antonietta.
bella
non
hanno
non
il mondo
un
il
ecco
e
Tripudio del poeta che,
domandar
perdono delle
lo lasciasse in quiete e
della
cuore
letterarie
il Foscolo
Sepolcrie
se
rimproverava,
e
di
trovava
quando
lui la
la
ce-
CARATTERE
IL
222
lebrità,lo lasciò,egli si rivolse
gnami,
fra le belle »,
la bella
«
FOSCOLO.
UGO
DI
della
all'adorazione
la chiamava
come
Bi-
leone.
Napo-
È però
anche più sopra, che questo
vero, e lo dicemmo
buttarsi via dalla disperazione e poi passare rapidamente
da
affetto ad
un
lo dimostrò
non
alla libertà
Nell'amore
le donne.
verso
Foscolo
altro,il
un
nel
e
che
culto
agli
d'ingegno suoi contemporanei fu tenacissimo;perfino
uomini
Monti, anche dopo che questi,volubilissimo
davvero, gli si scagliò contro con epigrammi e calunnie
tradotto
alcuni canti dell'Iliade,
certo
con
perchè aveva
il
verso
coscienza
levava
del
conoscitore
gran
cielo la traduzione
che di
di
a
l'Italia
mentre
greco,
quel poema
data
aveva
lui Monti.
E
questo proposito
a
qui
ecco
ai Caffè
e
molti
Verri
altri letterati. Al
solito
di
denigrare il Foscolo e a minacciare
polvere dei suoi Sepolcri» accusandolo
«
intimi,questi
sì
Silvio Pellico
a
il Monti
Una
cizia
tutti l'inimi-
a
insieme
in Milano
mette
dell'Ortis.
in gran
luce l'animo
nobile dell'autore
del 1 8 io, già scoppiata e ormai
nota
sera
il Monti, un tempo
tra il Foscolo
e
sedeva
che
aneddoto
un
si sbracciava
farlo ballare
di
nemico,
a
sulla
d' ingrato,
d'insultatore.
Adagio,
il Pellico. Quanto
al
mio, risposegii
dire che vi è nemico
mico
e v'insulta,
egli anzi ha per suo nechi vilipende voi ; e qui in questo Caffè Verri, nel
schiaffo a chi per adular
luogo ove
sedete, ha dato uno
lui parlò irrispettosamentedi voi ».
E quello schiaffo fu seguito da un
duello,circostanza
«
che
avrà
Monti
fatto rimordere
al Monti
la coscienza
per
il noto
epigramma:
Questo è
Il
SI falso
che
Quando
in
di
rosso
falsò
Ugo
Foscolo
pel
perfin sé
cambiò
Londra,
Napoleone,
dove
la
sua
il poeta si
grande
detto.
stesso
Nicoletto!
ser
falso,il leggero,l'invidioso
Caduto
a
il
era
lui.
rifugiavain Inghilterra,
fama
lo fece
accetto
e
ri-
CARATTERE
IL
Anche
verito.
tal
un
ebbe
amori
Graham,
vile
creatura
della vita 1
Ma
le diceva:
toccò
vi fo
a
lui
dono
gli procurò nuova
gloriae glidie guadagni,
Italia
amica
in
che egli scrivendo
a
una
sua
lieta ogni
Dacché
toccai l'Inghilterraebbi
«
», Londra
mille
fatale.
Guadagnate
le
splendide lezioni
sue
mentre
se
fin'anco il sole
cosa,
tradiva
»
Londra,
così
lo
che
fuoco, quando
esclamando:
«
Ecco, io
in aria
tirare scaricò
una
là pure
la sua
sfida alla,pistola
il
egli lo beneficava,sostenuto
a
duelli,e
e
gettò lampi di nobiltà. In
bell'anima
con
là
223
FOSCOLO.
UGO
DI
anche
non
per
ai lordi,ai
finire per riuscirgli
in pochi mesi
per
doveva
lire sterline
sulla
troppo inferiore
di
essere
italiana,il
letteratura
nei
scolo,
Fomodi
co-
grandi signorisuoi amici,fece fabbricarsi
villa sontuosissima,
e non
una
gliò
bastandogli i danari s'impiin debiti che poi non
potè estinguere; sicché si vide
bella casa, e allora,abbattuto,si ritirò
dalla sua
cacciato
nel villaggiodi Chiswich, due
leghe fuori di Londra, e
là rendette
Ed
la
bell'anima
sua
Dio
a
ottobre
io
1827.
genio pindaricoaveva
egli che col suo divino
Sepolcri,egli che aveva
i
il
tato
can-
detto
involve
Tutte
egli che
tanta
cimitero
del
l'oblio nella
cose
parte fu del
luogo,
in
secolo
suo
senza
«
solo
con
Ma
suo
ombra
e
la funebre
di
il nome,
la sua
cipressi»,
città
e
gentile sacra
una
lapide
che
ne
cordass
ri-
le iniziali ! Giacque là,
gloria.
barbiere
ritrovato
gettato nel piccolo
viole
senza
con
nemmeno
l'Italia risorta
vecchio
fu
zolla
non
lo
che
ancor
disseppellitoe
alle
Muse,
obliato,e rivolle il
dopo, sugliindizi dati dal
niva
veviveva, Ugo Foscolo
aveva
poeta. Quarantaquattro anni
suo
:
angolo, senza
un
Amaranti
Su
notte,
sua
traslatato
lo accolse
a
sotto
Firenze.
una
La
pioggia
di
CÀBÀTTEBE
IL
324
fiori
di
e
all'aura
lauri,
Vieni
e
il
di
dei
vidi
cenni
dal
la
vidi
portare
Dai
«
il
e
poesia
che
in
e
levassero
le
atto
allora
voci
Sedi
in
»
io
dei
di
lati
il
e
molto
dei
di
Dante
aspettato
vate,
poi
posta
dedella
più
azzurrissimo.
cielo
morti
si
tardi
La
Ugo
serene
riviene.
diose
ra-
maggiore
cassa
navate
fumi,
prodella
Mi
drizzassero
porta
gloriose
alle
di
festa
tanta
:
poeti
questi
all'atto
e
a
saluto.
e
del
benedizione
della
cupe
cantavano
numi
del
rispettoso
le
cassa
una
grandi
due
sotto
la
partecipe
ombre
di
scrittore
Croce.
Santa
pioveva
dall'alto
ai
ermo
Londra;
di
delegati
libertà
che
Dei
ed
statua
splendeva
sorridenti
e
tempio
dei
festanti
sole
della
e
parve
colli
ed
solenne
1871,
la
braccia
a
:
padri
presso
parte
per
fremendo
carducciani
versi
religiosamente
carro
consegna
nel
del
toccai
e
bandiere
santo
gloria,
giugno
21
nel
posa
Tempio
FOSCOLO.
e
i
cantassero
Luogo
Era
UGO
orifìamme
mentre
gli
pareva
DI
passò,
parve
del
sparve,
disi
unii
? mi
mtnniiiiiimiiiiiiiiiiiiiimiiiiiiiiiin
niniiintMtmiiuiiiniiMHiiiiiiiiiiiiiiiinni
SOVRANE
GOLE
Il
Voltaire,che
tutto
su
voleva
dire
la sua,
che
di
perfinodi linguaitaliana,
intendersi,
e, come
vendo
scriogni buon francese,spropositavabestialissimamente
Baccio per bacio ed elio per egli e anchora
per
l'aria del ti vedo
che guardava Gesù
Cristo con
ancora;
ti vedo, e poi dal papa riceveva
di santi,
non
e
reliquie
il papa
si sdilinquiva
e
verso
e
gli si affermava ìnfimo
fedele;che chiamava « letamaio » il grande Shakespearee
poi,traducendolo,frantendeva il celebrato monologo di
Amleto; che nel suo Olimpo di Ferney pretese un giorno,
somma,
a
pranzo, dare dello stordito al Pignoni ; il Voltaire,inin Francia,i
sentenziò
che i bei drammi
erano
voleva
tutto
bei
teatri in Italia.
Davvero
?
che
o
dovevano
lereiumi,dunque,
essere
rate
se
laggiùi teatri,
quelliitaliani eran fetide sale rischiada pochi lumi
dei qualiformavano
a
olio,le moccolaie
alle tonsille del pubblico una
patina siffattache
a
sarebbe stata buona
non
sconfìggerla
di gargarismid'acqua di ragia?
Ecco:
non
del teatro
buscalfane
son
anco
per
la Scala
ottantanni
ci stavano
di
né
che
casa
sotto
matti
e
savi
—
15
zina
doz-
il portico
miserabili
due
e rintontite,
spelacchiate
gli stinchi
Barboni, Fra
una
meno
e
le groppe
226
GOLE
SOVRANE.
sotto
e
sbucciature,
gli zoccoli
profumi si espandevano giorno e notte
fioriti di
straducole
adiacenti.
tinto
spettrale
sone
E
capolino le
da
schiezzate
ruote
lische del
piazza
le
e
cales-
un
persiane,inzaccherato,
il centro,
guancialettiverso
due
facevan
del
verde
le
con
strappato nella cuffia,
con
per la
alle buscalfane
accanto
color
a
pattume i cui
un
dalle
e
cui
capecchio.Era
timone
un
sbuzzature
el carroccion
Milano.
tutta
a
peccaa, noto
andare
Chi, dunque, voleva
all'opera,
bisognava bene
dal puzzo
che
ribollimento
dei smi
mia-
quel portico nefando, rincorso
attraversasse
imporrirglii
minacciava
vestiti
pel
platea.Le signore si tiravano un
po' su le pedane, facevano sei o sette saltelli per guadare
i piedini per liberarsi dall'umidore
più presto, battevano
dai fili di strame, e tutto
era
e
finito;e il gonfaloniere
dalle
le guardie comunali, non
accasciati
e
gravissime
grassi che schizzavano!
cure, erano
nel
pigiapigia della
Anche
è
a
dire
che
di
nemmeno
gemme
e
di àbiti
sfolgoravano i palchi a cotesti tempi. Le signore
alla buona, e tutto
ciatura
scollacvestivano
si riduceva
una
a
che
un
po' la regola, è vero, e a due
passava
fin quasiagli òmeri ; sopra quellecarni pasbraccia nude
savano
sfarzosi
una
lumiera
d'imbianco,e
mano
olio
così
all'incerta luce
della
che
pendeva dal soffitto,
quelle braccia e
dei pubblico,
quei seni facevano venire i crampi allo stomaco
fin
una
e
anco
una
meggiòna che contasse
tacinque
quarana
di carnevali
della
Per
semioscurità
ci si trovava
bene.
Santissima
virtù
1
qualche tempo
chi
scrive
queste righe
tenne
una
all'Hegel, perchè in certe pagine di
lui aveva
letto che
durante
le scene
ficanti
insignigl'italiani,
si
di un'opera,mangiano e giuocano a carte
Ma
».
coscenziosamente
e
scusa
ricredette,
gli domandò
appena
specie di
broncio
«
che
apprese
Certa
sera
quanto qui segue.
chi
rappresentavasi// Bravo. I paldi
erano
solito,
zeppi di signore e di signori,e, come
si mangiava il risotto e si giuocava ai tarocchi ; le amiche
si faceva un baccano
da un
si chiamavano
punto all'altro,
alla Scala
228
GOLE
accompagnamento
senza
socchiudeva
».
SOVRANE.
Il pubblicoratteneva
gliocchi,si sentiva
pelle,
poi si destava
pellee
allora
e
dell'anima,
le donne
convulsi;
e
Sei
e
angelol
un
taluni
e
correre
da
erano
applausi,
giungevano le mani
gliuomini
brividìo fra
un
quellaspecied'assopimento
erano
non
il respiro,
come
a
urli
dirgli:
facevano
i denti
dirugginivano
mille stravaganze,
presida un sussulto
come
di tètano.
Baldassarre Ferri
tr'ore
e
e
s'inchinava
sorrideva,
dopo, quando
tutta
;
e
tre
quellafolla ubbidiva
o
quat-
alla prosa
fino alla punta del naso
fra le lenzuola,
mai le dolci parvenze del sogno,
non
mancavano
molte belle donnine,e anche molte fra le brutte,
se lo
dormiva
sentivano
Del
ravvolta
seduto capricun
gorgheggiarecome
rosignolo,
ciosamente
del
letto.
una
sponda
sopra
Caffarelli non
può
artistidi canto, cioè che
Non era come
guadagnava.
dirsi
di
quasi tutti gli
macinasse quantine
ne
nemmen
pine verdi,ma
come
tanti
le
zione
largo; e, certo, dovette essere una gran bella soddisfala sua, quando,già vecchio,potè riposarsi
fra le
ducèa di San Donato,prodottodel suo
delizie della sua
e biscrome,
o
quando fé' costruire un
gettarfuori crome
sulla porta del quale pomposamente
palazzo,
Amphion Thebas ego domum.
fece incidere:
le bisacce
Aveva
piene,tra per le sue economie e
nonostante
guadagnatia bizzeffe,
presari
gl'imperchè ne aveva
non
eglisolo sapeva farsi
pagassero molto; ma
chini,
pagare, e in un carnevale a Venezia guadagnò seicento zecallora straordinaria. Ai nostri giorni,
in America,
cosa
Adelina
Patti si levava il gusto d'intascarsi venticinquemila
téma
di
senza
per seral Dichiariamo
fulmini terreni,
che venticinquemila
lire gettate là seralmente
ci
mentre
milioni di sciagurati
sono
gola,
per una
franchi
che
le
muoion
tante
di
fame, rappresentano una
del nostro
La fanciullezza del Caffarelliha
e
fra
spudoratezza
secolo 1
ricorda Lodovico
Antonio
qualchecosa
di
movente,
com-
Muratori,
che,piccin
._£_
GOLE
accoccola
piccino,si
vecchio
di
maestro
s'appiattafra
che
Fovart
la cui
229
SOVKAKE.
la finestra
sotto
della
Vignola faceva scoletta;o Beranger
il canuto
le piante per veder
passare
rinomanza
lo esaltava.
Difatti,essendo
il Caffarelli,
(ilvero
naturale
dovesse
chiamava
di contadini,era
figliolo
del quale è Gaetano
nome
lo
pe'campi. Ma la natura
andare
altro;sicché
ogni
c'eran
correva
a
volta
che
funzioni
ficcarsi
Cessati
sotto
i suoni
le abetelle
del
lasciava
musica,
con
che
quale
e,
legnate
il
inacquerirgli
e
scapaccioni da
1 Anche
cervello
a
rocchia
parle zolle e
gano.
l'or-
mogio mogio,
destra
le
Giovanni
sando
rincail
era
suonare
rompergli
ad
sua
sorreggevano
a
che
Maiorano),
della
chiesa
nella
il ragazzo,
chi cominciava
allora
dalle mani
callose. E suonava
da
babbo
il
dove
stanza
da
e
nistra
si-
costole
da San
e
vanni,
Gio-
l'ameno
da' parenti a
trovato
pittore fiorentino,
riprodurre sulle pareti di un pollaio la stampa di un
piovvero sulle spallefrustate a sangue ;
quadro di Raffaello,
al gran Molière, che, bambino, lasciava la bottega
e pur
anco
di tappezziereper deliziarsi alle grossolane farse del
Nuovo
Ponte
a Parigi,le paterne strappate d'orecchie
non
difettarono. Tempo
perso. Scaccia il naturale,dice Orazio,
e
correndo.
tornerà
Maiorano,
Gaetano
non
mancava
mai
le litanie
limpida
un
tal
intonata
e
sebbene
sotto
di
le abetelle
sgraffie
di lividure,
dell'organo,e
compagnava
ac-
il Tantum
e
destare
da
Caffaro,ottimo
pieno
uomo,
sì
una
voce
ergo con
l'attenzione
dell'organista,
il
quale
un
bel
giorno
vicinatolo
av-
persuasosiche era proprio nato per quel verso,
lo chiese al padre, l'ottenne,
lo
lo sbozzò, e di lì a poco
vide accolto
si
del Porpora. E lì il ragazzo
nella scuola
fece artista,
al suo
benefattore,lasciò il
e, per gratitudine
e
di Maiorano
cognome
Gli
cantare
antichi
le
sue
e
greci che
Istorie;che
poeta Anacreonte
prese
quello di
si deliziavano
ammirarono
Caffarelli.
nell'udire Erodoto
più e più l'amoroso
il barbiton,strumento
quand'egliinventò
le api o per
buono, forse, per richiamare
veneravano
passere dalle prode seminate; che
iscacciare
le
Frinico;
23O
GOLE
che
gorgheggiandoper
si beavano
buio
col
o
lume
di
che
farebbero
non
nell'anima
ai
Cimarosa
gole
le vie
di
zoccoli
d'Atene,
legno
di
fico;
la musica
chiamarono
cosa
non
direbbero
della
armonie
grandissimoVerdi, e
al
o
di Cratino:
canzone
risuscitando,
potessero
divine
sovrane?
Certa
che
se,
le
la
assennatamente
morborum,
cantatio
luna,
dagli
Doro
gli antichi
SOVRANE.
eglino
*«-
che
e
sentirsi scender
musica
moderna,
armonie
da
sgomitolate
da
*
il
sera
napoletano
regio di Londra;
i
Farinelli
nel
cantava
teatro
e la plateae
palchirigurgitavano,
fiteatro
l'an-
panicciadi teste. Il celebre artista
in sussulto migliaiadi cuori; pareva
anzi che coteneva
la sua
si fosse triplicata.
testa
sera
potenza vocale
Egli
Senesino
da
il
Senesino
che
faceva
schiavo, e
già
(quel
conosciuto
di vista)faceva da tiranno. Il Farinelli
abbiamo
dal paradiso: le sue
note
sceso
tevano,
rapivano,scuopareva
smaniare
facevano
ed
era
egli stesso
l'uditorio,
sembravano
pallido.A
un
una
tratto
il tiranno,
entusiasmato
a
quel canto,
la
dicibil
inpropria parte e lo abbraccia. Momento
Tutte
in un
quelle migliaia di petti rompono
grido che non ha nulla d'umano, quellemigliaiadi braccia
essendoci
si agitano,e, non
fiori,si gettano sul proscenio
nigli
fazzoletti,
pendenti,spilli,
orologi,smaanelli,tabacchiere,
bombardamento
con
amoroso
e...* sterline : un
tili
proiet-
dimentica
davvero
no
il divo
negliocchi
della
resto
sua
che
ma
ignobili,
teatro,e appena
un
evviva
po' calmato, un
scomposti,dal viso accento, dai moti
di
spalliere
Dio
un
e
ebbe
solo
chi
Ma
e
secondo
due
avesser
se
preso
lasciato al buio per tutto il
il
furente fa poi rintronare
lo avrebbero
vita. Un
tuttavia
londinese
dai
capelli
sulle
convulsi,monta
poltrone e grida : « Non vi è che un solo
Farinelli ! ». Stupenda esplosionebritannica.
veramente
ripicchie albagie
i luoghi, potevano
fu
politico,
addosso
ebbe
Caterina
di
l'argentovivo,
matterulla
e
arditezze
dirsi italianissime
Gabbrieili,romana
nel
chi
che,
cato
signifi-
de Romay
GOLE
Porpora, bella,busto giunonico,carni
del
scolara
231
SOVBANE.
sirena,occhi assassini
muraglioni del Colosseo
di
voce
sangue,
traforato di colpo i
e
di latte
avrebbero
che
delle Terme
e
di Caracalla
assoprellati.
Saliva' più che spesso « ai molli strati », direbbe Omero,
in cene
dei gran signori,e i ricchi guadagni scialacquava
degne di Trimalcione. Ed eran cene, anzi bigordi,a' quali
prendeva parte qualche volta pur l'abate Metastasio,(tipo
di fànfano
già
anche
alla Gabbrielli
stato
il
lui,nonostante
sentenziare),
aureo
suo
di declamazione.
maestro
vi
che non
Crapule pagane, dunque, eran quelle,
come
gl'incensia Cupido, deus copulationis,
definì
Vi
sant'Agostino.
i versi
cantare
si beveva
di Marziale:
di Nevi a, sette a
cinque a quella di Lica
salute
bevevano
romani
tante
Lycas
—
la
sua
trice potevano
arrivo pedino
imperiosamente
che?...
ma
1
».
»
uno
caso
maledicendo
matta,
una
merletto.
alla
coppe
Justina
—
appunto
la
a
«
valentia
sua
di
sull'animo
con
Corte
di
che
canta-
chiunque, essa
Caterina
rubli».
pago così cari nemmeno
voi allora fate cantare
i
perchè
di
Russia.
perchè cantasse,
Diecimila
—
—
mandò
le do-
Diecimila
i miei
i vostri
rescialli
mascialli
mare-
tre palmi di naso.
con
l'imperatrice
volta, forse in qualche armeggìo di mani,
un
di Fiandra
merletto
galante si strappò un costoso
si fosse trattato
spillodella diva. Nemmeno
di morte, quel lavacéci battè i piedi per terra
alla sua disgrazia.
rideva come
La Gabbrielli
fiorentino
d'un
»
—
potevano
lasciò
Un'altra
ad
E
«
—
E
non
e
altierezza
volesse.
quanto
rubli 1
bellezza
desiderandola
czarina
cinque
lo
le lettere
quante eran
coppe
delle belle commensali.
nome
usare
vi si
e
Giustina
quella di
il
La
Beviamo
«
componevano
Sicura che
a
da otri
cavano
man-
e
l'altro incocciava
sempre
quell'ebetericeveva
Il domani
d'Alicante,tappate....
Col sughero ?
«
ricchissimi
«
No, con
guardava il
dodici
bottiglie
più
e
*
Corrotta,sentì
e
una
trina
sì
e
merletti
la
no
il damerino
pungentemente
ma
di Fiandra.
preferenzache fra le sue grazie
alla
dava
dennizzò
seconda, e lo inda
vera
ribottona.
Nella
no-
GOLE
232
velia
undecima
di Antonfrancesco
diciassettenne
che
teme
guastare
letto
al
Ma
loro
Doni,
il
casa
mantello
abbracciamento,
il
caso
e
persona
la bella
che
facile
servir
doveva
nel
cantare
a
col canto,
Quivi
stesso
tempo
seguente. Trovandosi
col
che
incomparabilmente
è
ammaliava
fanciulla
gretto innamorato
più capricciosoe
la Gabbrielli
della
di
caccia
il costoso
più ameno,
è
SOVRANE.
d:
blime.
su-
ditissimo
ar-
lermo,
Pa-
a
la venustà
con
si
formarono,
che
metodo, partiti
pugni e ceffoni e pedate
cuore.
non
partitiper il suo
all'uscir dalla Scala
si pigliavano a
a
e
colpi di spada ne' caffè e nell'aperta
campagna;
ratori.
vi
si
l'esercito
formò
a Milano,
degliadopresto
ma, come
il viceré ; il quale,una
E tra questic'era anco
volta,
che il suo
certo
grado avrebbe conquistatomille non che
una
Gabbrielli,la invitò a un pranzo di gala.
a
come
Milano,
Però
due
all'ora convenuta
la cantatrice
Si
comparve.
del dovere,scusandosi
in lei
aspettò, si aspettò anche
non
più
la civetteria per la quale, forse,era
dietro ad agancor
ghindars
i convitati
da vice-regina.Il padrone di casa
e
allungavano il collo e sbavigliavano;ma la Gabbrielli non
si vedeva.
dei
«
O
«
Si senta
«
Abbia
questa?
male?
franteso?
più, ma
L'appetitonon
e
cresceva
ventricoli,
fretta
una
alla
carrozza
dell'esimia
artista. Aimè
con
distesa,
la
fame,
il teatro
casa; si bussò, si
1 l'esimia artista era
e
la bizzarra
sulle
quellid'una
no
e
storia
coralline.
labbra
al pranzo,
in
salì,si chiese
a
letto,placidamen
come
gli occhi sgrusciti
più zeppo del
gli applausi scrosciano,i
era
si mandò
allora
sua
sorriso canzonatorio
un
lepre, con
Pregata e ripregataa intervenire
e
poi no. Ma perchè? E lei no,
Quella sera, per
E
cresceva.
l'aggrinzamento
ma
risposeno,
poi no.
già nota
a
tutta
no
lermo,
Pa-
il telone,
consueto.
Si alza
damerini
sorridono, si
gli animi maschi
quasi si genufletterebbero;
la incoronerebbero
sfregio fatto al
d'alloro,perchè uno
viceré era
dir corna
al dispotismo.
un
contorcono,
GOLE
SOVRANE.
233
Quetàti gli applausi,la Gabbrielli
canta, biascia,e
non
Il viceré
allora
monta
l'ode
non
no!
Fu
»
un
viceré
del diavolo.
chiasso
rappresentante
l'isola,facevano
il
e
e
il
nemmeno
bocca; ma
suggeritore.
davvero; le fa intimare
canti bene, ed essa risponde:
cantare
gridare,ma
no, no e
canti,che canti forte,che
No, no e poi no ! mi farà
poi
la
in bestia
che
a
apre
metterla
la tirannide
tremare
despota
Gli
fece
applausi,a dispettodel
che
bieca
gravava
sul-
il teatro.
anzi ruzzolò,
L'opera finf,
prendere, lì fra le quinte,l'artista
chiavistello.
sotto
peggio che mai.
notti che stette in carcere,
Per dodici giorni e dodici
die pranzi da principessa;ebbe un vai e
la bella romana
la sera
vieni di visite signorili,
cantava
con
voce
vrumana
soe
i prigionierivolgari.Erano
trilli,
per confortare
deliri,
scoppi di gaugorgheggi,volate,svenimenti, estasi,
dio,
un'orchestra
intiera
violini,
d'arcangelie
arpe, flauti,
di rosignoli,di canàri e di passere
tarie
solistormi
serafini,
di quella buia stanzaccia un paradiso in
che facevano
centinaia
di poveri,pagò i debiti di coloro
terra. Beneficò
in carcere, rintontì
fra' più bisognosi che per debiti erano
il direttore delle prigioni,il gatto
i secondini,le sentinelle,
Ma
della
fu
cantiniera
e
dodicesimo
Al
Si sapeva
e
perfinoi ragnolidomiciliati
giorno
tutta
l'ora in cui
gratitudinee
affetto
la strada
era
di polo.
pobera,
uscir li-
gremita
doveva
la cantante
e
nelle celle.
schiettissimi
stima
volevano
ovazione, e già la porta
tant'era la
dava
del carcere
scricchiolii lunghi e sinistri,
i balconi,
che vi si faceva
di fuori. Le finestre,
ressa
gli
àstrachi
di tutta la
(gliampi àstrachi di Palermo, come
si gode
che tengon luogo dei nostri tetti e d'onde
Sicilia,
le si facesse
quel
bel
calda
una
cielo
delle
e
quel
vivido
bergamotte
e
dei
sole
quell'aria
tutto
era
cedri),
e
teste.
Finalmente
apparve,
in
solenne
azzurrissimo
piena dei profumi
fiorito di
e
gretole monte
la
porta del
scoppiò
un
si
carcere
subbisso
Pellegrino,si
vide
spalancò.La
d'evviva
un
brielli
Gab-
da mandare
frenetico
sperti-
234
GOLE
di
care
di
alzata
in
1
si
fxcil
beneficati.
viceré
Lasciamolo
una
ravviluppata,
il
e
Santa
si
quasi
Rosalia
morde
fare.
ti
ancora
donne,
incominciò.
trionfo
gridavano
e
piangendo
lu
cumpensaì
le
mani!...
di
una
mani;
fu
gallerà,
cata
fic-
soffocata.
E
stentorea.
voce
d'uomini
milliaia
mossero,
ti
Il
gridò
fosse
come
stordita,
quelle
mosse,
tutti
sollevata
carrozza,
sfarfallio
abbarbagliante
un
soppeso,
Avanti
«
chi
braccia,
SOVRANE.
di
la
ricchi
Biniritta
i
si
carrozza
cenciosi
poveri,
e
la
mairi
da
lei
236
SPAGNOLISMO
la
mentre
Infatti,
il
di
sulla bocca
patta,e ciò
se
governatore,
coglierebaci
forte e formosa
ragazza del popolo della
Così fra marito e moglie s'era pari
matto.
bronci.
sotterfugi,senza
rumori, senza
una
quale egliandava
e
la spassava
col
rimasto
in città a
signora
principe Alessandro
ITALIA.
IN
FEMMININO
senza
era
spudoratezza che divorò in un fascio
quasi'tutte le grandi famiglieitaliane o neo-italiane del
secolo decimosesto
l'effetto della mae decimosettimo, era
ledetta
dominazione
allora politicamente
spagnola ammorbante
Questo
e
di
di
cancro
moralmente
l'Italia.Cerchiamo
imbellettati
quei tempi
duca
e
bene
che
troveremo
nelle cronache
v'era
quasinon
semplice patrizioitaliano che
ambisse
non
impalmare una
spagnola, pur ch'ella fosse
di San
bastarda
di qualche gran maestro
anche
o
figliola
Giacomo
di Calatrava, di qualche discendente
del Cid,
e
di qualche visconte
di Gar, di Cardona, di Saragozza, o
conte
di
o
qualcuno
giù dagli
più
italiane
mollezza
snervante
trovavano
cantate
fiori,
aocchiate
servite da
un
e
mese,
della
quei
nelle
da
anche
una
presto
chiare
a
di
far
capolino
carezzava
colpire,la
sposa
virtù,si liberava del
accolte
case
non
sotto
di
settimana. subito
il marito
sfarzosi,e
civetteria
poeticortigiani,
un
e
paraninfi,
anno,
turba
una
sciame
uno
vi venivano
V.
trighi
gl'in-
nelle
spose
ricevere
atto
a
terreno
manico;
gelosia appariva a
letti
sue
il
anco
spesso
faceva
non
ma
fra
venivano
un
la vanga
pioggie di
pur
piovuti
regiae imperialedi Carlo
corona
superbe e procaci,cresciute
propriigenitori,educate alla
dei
dove
caballeros
centomila
dei
della
donne
amorosi
alla
o
insomma
incavi
Quelle
e
marchese
o
dopo,
lo
tro
spet-
tra
le cortine
il
pugnale, e
di
se
inneggiatadalle muse
dogli,
geloso somministran-
mèle
d'idrobicchiere
buon
un
l'altro,
tre
con
goccie d'acqua tòfana, terribile veleno così
da una
chiamato
Giulia Tòfana, femminaccia
palermitana
che lo inventò; beveraggio caro
segnatamente alle grandi
rina
dame
romane
d'allora,tra le quali si levò celebre Catefra
un
daddolino
e
Clemente
papa
mandandolo
marito
Aldobrandini,pronipote di
ne
mescè
al duca
all'altro mondo.
Cesi
suo
VII, che
pari pari
SPAGNOLISMO
Salomone
la
durerà
lui,e
a
Proverbi
nei
che
darà
bene
FEMMININO
vita »,
sua
del
non
237
ITALIA.
scritto
aveva
male, per tutti
di
era
IN
cotesti
tempi
:
i
Ella del
«
giorniche
messo
a
mire;
dor-
miglior fortuna le parole auree
frate d' Eisleben,
dell'ex
appunto di quel periodo di tempo:
Nessun
«
all'uomo, di
maggior bene può Dio concedere
buona
né ricchezze,
una
e
pia moglie ». Perchè, infatti,
di
né
valgono un sol minuto
potenza, né onori smodati
dove governa
la felicità di una
tutta
la moglie saggia;
casa
la moglie non
non
scettica,
albagiosaper pingue
vana, non
dote, non
(potremmo aggiungere per quella d'oggi)non
dottoressa
né
non
catessa
avvomascolinizzata,non
politicante,
1 No, no; ma
la moglie sapientedi quella sapienza
che
circonfusa della poesia vera
non
s'apprendeda' libri,
il culto alla casa, e
nella vita della donna, la modestia
e
né, pare,
avevan
La donna
credente.
sinceramente
che
crede
non
in Dio
o
pari a pari,salvo poi
strillare e a buttarsi in ginocchio alla più leggerascossa
a
di terremoto, che volterianeggia,
che
darwinianeggia,è
una
peronòspora in gonnella!
abietta e disgustosaquesta vanità
dei patrizii
Com'è
italiani nel ricercare che facevano
le propriemogli fra le
ci spogliava,
donne
di una
nazione che allora ci calpestava,
ci crede
ci
così
e
così
lo
e
tratta
in
assassinava,c'insultava
da
mille
É
modi.
un
delitto di
Che cosa
importava loro,a quei frolli italiani
patria.
di Medina, viceré,si
che
il duca
tutti boria e sacrilegi,
lesa
d'aver
vantasse
che
diceva
—
le Due
ridotte
lui
—
spagnoleavrebbero
vivanda?
Che
mala
trovato
importava
cosa
gridassea
a
un
messo
che
Sicilie in tale stato
seria
di mi-
glie
famipena quattro buone
discreta
da cuocervi una
loro
che
un
ministro
gli riferiva di
non
gnolo
spaaver
potuto riscuotere le tasse dai napoletaniimmiseriti: Se non
e delle mogli
possono pagare, vendano l'onore delle figliole
Che
Milano
costretta
cosa
era
se
a pasoddisfacciano?
gare
ai dominatori
spagnoli260 milioni in quarantanni,
che ne
di settanta
s'era ridotta ad avere
e
cinque lanifici,
contava
quand'era libera? Che cosa importava a quella
e
che il popolo, allora veramente
patriziato
altro sollievo se non
trovasse
piangessee non
vergogna
di
felice,
innel
238
FEMMININO
SPAGNOLISMO
ripetereil proverbio composto
spagnoli,e
mangiano,
che
diceva:
i ministri
per bollare d'infamia
In Sicilia rosicchiano,
poli
Naa
Nulla.
divorano?
Milano
a
ITALIA.
IN
Anzi, quel
quando intese
vituperionobilesco sentì rodersi in cuore
che Tommaso
Campanella faceva insorgere i frati della
Calabria
contro
gli oppressori,e sogghignò e battè le
dando
sventata
mai
che
la congiura fratesca
seppe
occasione
agliinvasori d'inferocire
allorché
mani
disgraziateDue
sulle
stata
era
più
che
Sicilie.
mata
Veramente, quando si pensa a tutta questa nullità stemche, per mania di risplenderepiù e più, incensava
loro un
gli aguzzini della patriadomandando
parentado,
verrebbe
voglia di scoperchiare quei sepolcridella fine
del
di
cinquecento e
sovraccarichi
il seicento
tutto
di
di
corone,
sfarzosamente
rocchi,
ba-
collane,di piume,
di
a
polate:
screquellefetide ossa
sciarpe,di spadini,e sussurrare
Le vostre
mogli spagnole vi dettero ciò che voi
meritavate
I
Quante
trabocchetti
e
vergogne,
insidie
e
è
come
vero
d'ogni
che
tanicol
Allora
di
su
metallo
o
e
in
sorta
civiltà
una
lusso infiacchisce le nazioni
pugnali e lacci e
glie,
quelle grandi fami-
veleno
quanto
basata
le dissolve
e
soltanto
! E che
lusso
sul
sa*
si vedevano
gure
che finon
per le mense
di terracotta, nude, foggiate in pose
là per servire da anfore. Erano
provocanti, messe
piene
di vino, di sidro, d' ippocrasso,e zampillavano da certe
cese,
parti tutt'altro che decenti. L'uso era spagnolo,era franitaliano. Sopra una
di quelle mense
mente
sfacciataera
bella donnina
ricche,una statua rappresentante una
senza
la camicia
nemmeno
dalle
mammelle,
da
e
notte, gettava
di
un'altra,
il dolce
fanciulla
pocra
ip-
cenne,
quindi-
diremo
di dove.
Le Grand
pioveva vino.... non
d'Aussi,nella sua Histoire de la vie privée des Francois
bel garzoncellole quel pissoit de Veau
descrive poi un
de
le
rose.
E
a
quelle mense,
com'è
naturale,sedevano
pure
lezioni
di
morale
prime
damigelle prendendo così le
quando fossero state
per servirsene
di spose e di madri
di famigliai
chiamate
alla
dignità
SPAGNOLISMO
la
Ce
due
ova
crisse
la
Gesualdo
FEMMININO
IN
di
propriacondanna
principe di Venosa.
donna
cantata
Escon
Oarafa
a
suo
tuoi ruine
che
verso
morti,
e
d'Andria
duca
di Maria
marito
Carafa
amicissimo
e
quasi fratello
Stigliano,
tanto
più forte perchè un giorno o
Il caldo
tradire.
suoi
cominciò
amatore
dei
principi
al Gesualdo
l'altro lo
;
avesse
le serenate
con
gione
ra-
sotto
Maria, né glici volle molto perchè una bella
dolo
una
porticinasegreta si aprissepian piano invitansalire per cogliereil premio dei suoi canti e dei
a
d'allora
più sicuri,
strimpellamenti.
Poi, per essere
di
le finestre
notte
dice:
sguardo magnetico di lei;verso
profetico!)
fieramente
d'amore
Fabrizio
Torquato Tasso, accese
di
di
dagli occhi
sposandosia Carlo
La sfolgorantebellezza di
quellad'Ascanio
compresa
morte
allo
alludente
e
239
dica questa morale
Maria d'Avalos,che già vevolte nella verdissima
età di venti anni,sotto-
dalle muse,
?ignatelli,(ricordoqui un solo
questa
ITALIA.
in là i due
la
adùlteri si davano
posta nella
giardinieredi villa Gargìa sulla riviera
tre
giorni della settimana, come
per
intanto
Avvenne
Carlo, fra
che
baciamano
Giulio
di
casetta
Chiaia,e
riferisce
Gesualdo,
del
ciò
il processo.
zio carnale di
l'altro
rivolgesseun giorno
proposte ardite a Maria. Fu respinto.Tornò
all'assalto,
fu
Allora
d'odio gli ac.ma
ancora
cese
una
respinto.
vampa
il sangue;
cominciò
fare spiare la sdegnosa, non
a
parendoglipunto schietta quellasua fierezza d'onestà,e
in poco
tempo potè vederla co' propri occhi penetrare
furtivamente col Carafa nella villa Gargìa. Il tristo vecchio
e
cludendo
glisvelò la cosa, concon
queste preciseparole: Voi siete dunque un
memoranda
detta!
veningannato,e vi conviene togliere
chiamò
marito
un
Pochi
subito
a
sé il
nepote
giornidopo, Carlo
e
Gesualdo
sconficcava
di
sua
le serrature
di tutti gliusci del quartiere
ziale
numano
propria
del propriopalazzo,ne guastava i congegni e le rimetteva
al loro posto, poi ricercava la moglie,l'abbracciava
IN
FEMMININO
SPAGNOLISMO
240
ITALIA.
l'avvertiva che per tre giorninon
l'avesse
dovendo uscire di Napoliper missione urgente.
aspettato,
Fu un tripudio
per Maria d'Avalos e Fabrizio Carafa
amorosamente
e
meglio.Favorito da Laura
l'amatore fu, sull'imbrunire,
Scala,cameriera della principessa,
fatto entrare
in palazzodalla porticciola
segreta
da dove l'abbiamo visto penetrare altra volta.Una particolarità
nel
è
si
sendo
registrata processo,
comicissima,
che,esegli sudato fuor di maniera,la Maria cavò tosto
dai suoi armadi
camicia da donna, di tela finissima,
una
ricca di merletti,
profumata,e la fece infilareal Carafa,
il qualeaveva
giàbuttato in un canto la sua, fradicia da
strizzare.Uno storico moderno, il Dalbono,nella sua Storia
di Beatrice Cenci e dei suoi tempi,dice a questo proposito:
Fu bello vedere il bruno volto,i neri occhi e la
che
attendevano
non
nulla di
«
folta barba
del nobile adùltero uscir fuori da
Lo
chiama
avviluppamento».
I due colpevoli
avevano
allorché furono
un
un
candido
bel vedere 1
preso sonno
destati da alte gridae
da
suono
pochiistanti,
di passiprecipitosi.
i
tradito che veniva a sorprendere
dietro uno stuolo d'archibusieri.Mentre
Era il marito
traditori e menavasi
donna,balzava
dal letto e inutilmente tentava
chiudere gli usci guasti
nelle serrature,Carlo Gesualdo
vescia
gliè addosso,se lo rosotto
i piedi,
tremendo colpocon
e menandogli
un
lo passa da parte a parte e lo inchioda
un
lungostile,
nasse
di legno. Fabrizio,
è fama che si dimenell'impiantito
intorno àiconvulsivamente
alquantoe si agitasse
Tasse di quellostile1 » soggiungeil Dabbono.
il
avvolto
Carafa,
nella
sua
camicia da
«
Sono
racconti che
mettono
spavento. Non -diversa sorte
Ferita dapprima da una
sciagurata
principessa.
fu acciuffata
pallad'archibuso e rimasta tramortita sul suo letto,
i
tirata
viva
d
al
a
forza,
capelli marito,
giù
per
sul
sulla
ventre
massacrata
e
damente
orrencalpestata
faccia,
poi
a furia di pugnale.
La tragedia
accadeva la notte del 16 ottobre 1590, ed
delle tante che la splendida
civiltàdi queitempi
una
era
affermantesi sulle mense
in forma di giovinetto
le quel
pissoitde Veau de rose, regalavaalle famiglieitaliane
toccò
alla
—
m*|
SPAGNOLISMO
di
avide
spagnolismo. E
peregrine di Maria
le doti
indirizzato
E
rilucete
il Tasso
d'Avalos
in
cantate
aveva
sonetto
un
a
lei
così:
per tanti segni
belle virtù l'animo
vostro,
ha
Che
varie
nella
24I
ITALIA.
qui
Quante
in
dire che
si chiude
che
e
IN
FEMMININO
forme
a
noi
traluce
e
splende.
liberi sempre
misericordia,
gli
uomini
da incappare in mogli fornite di cosiffatte virtù,
tantino anche
i poeti,grandi o piccini,
dal pigliare
e
un
abbagli di questa fatta 1
Dio,
Ma
nesso
un
dozza
voltato
nascente
il
immensa
sua
ritorniamo
Piombino, molto
biamo
abpiù che,mentre
così divagato, non
però capricciosamentee senza
logico,l'eccellentissima signora Isabella di Menil bel governatore Felis d'Aragona hanno
e
pure
i passi per rientrare in città,
buiore
dal
consigliati
dal sereno
ciò che dice
e
a
che, contrariamente
a
fa mai
proverbio,non
bene
alle donne.
Erano
tesero
pervenuti a pochi passidalla porta, quando indi sgomento, che di minuto
un
gridìoconfuso,come
in minuto si faceva sempre
più forte,più fiero,
piùgenerale,
da un vertiginoso
di usci e di
sbatacchiare
accompagnato
finestre che
soldato
saliva alle stelle. In pari tempo un
incontro alla princorrendo
cipessa
spagnolo usciva di Piombino
al maestro
e
un
di campo,
subito dietro
e
smaniante
e
piangente. Parlarono
cittadino
Felis,il quale badava
facessero scalpore;mentre
all'orecchio di don
che
che
non
a
rispondeva:
«
Nulla, nulla: non
manoscritte,da
comunale
di
entrambi
dire
alla
oppur fingevavoler sapere che
cercava
al soldato
che
cessero,
ta-
principessa
rumore
eray
morie
nada, Sehoral (Così nelle mechivio
nell'arme
consultate,conservate
Piombino
e
presso varie famiglie di
es
colà).
E
continuò
del
scherzando; fu
in città,accompagnò
palazzo ducale, le
lungo e tranquillo,
poi s'aggiròper le
augurò un sonno
vie e le piazze minacciando
il saccheggio e il fuoco,se il
Babboni,
Fra
matti
suo
0
savi
passo sorridendo
la Mendozza
al
—
16
e
242
SPAGNOLISMO
popolo
avesse
Ecco
che
FEMMININO
continuato
cos'era
a
IN
ITALIA.
berciare,a piangere,a
mentarsi.
sgo-
Abbiamo
già detto che per un
fra coniuge e coniuge,di stemperarsi,cioè,
tacito accordo
il duca
Alessandro
in liberi amori, nemmeno
perdeva il
i granchi delle sue
contare
a
suo
spiagge rocciose
tempo
l'Isabella passeggiava fuori
mentre
o
a strolagareil cielo
alla
in
campagna,
andato
a
era
molto
mai
Per
quell'oradi
far visita alla
che
più
stato.
le
gravi
sua
dolce
forte
dello
cure
formosa
e
Egli
popolana,
gli toglievano
toscano.
occaso
Stato
non
l'appetito.
io abbia
quanto
il
rinvenire
in fatto che
mi
rovistato,non
nome
e
è mai
della
cognome
stato
possibile
popolana. Sta
il
principeAlessandro, (sebbene padre quattro
al
e
precisamente di Cosimo, che poi gli successe
bella
giovinetto,di donna Isatrono, di don Garzìa, che morì
e di donna
Vittoria,prole,autentica o no, regalatagli
dalla sua
legittimaconsorte),s'era invaghito furiosamente
della bella e pingue ragazza. Essa, fiera custode
del proprio
dai parenti,aveva
anche
o
perchè minacciata
onore,
del principe;
sprezzato le tenerezze
per qualche tempo
quand'ecco che un bel giorno,quellistessi parenti,veduto
loro possibiledomare
altrimenti la poforse che non
era
tente
volte
insistenza
Mendozza
a
da don
e
ricevere
nella
senza
Infatti,
buona
scala di
camera
della
a
teco
di
meco,
dalla stessa
lui,o istigativi
Felis d'Aragona,persuasero
sua
stanza
il
Isabella di
la
giovine
principe Alessandro.
perder tempo, come
seta, il principe entrò,
mentre
ma
ragazza;
le sue
affermazioni
fu
buio, grazie a
la finestra
per
una
nella
rinnovandole,così
stava
d'affetto,mentre
dalla
le viete e pur
tremantegli per letizia gli uscivano
mio, tesoro
giovani frasi: cuor
mio, angelo mio!
sempre
il cielo con
mentre
un
gli pareva toccare
dito, di dietro
fuori di colpo i fratelli,
i
gli usci e gli armarii sbucano
bocca
cugini,tutto
inchinano
per
insomma
il
parentado
ischerno; poi,
accese
di
quella
tante
torce
casa,
a
e
lo
vento
al palazzo con
per quanti essi erano, lo accompagnarono
venivano
mandati
tutti al conmille smorfie. Il dimani
SPAGNOLISMO
FEMMININO
propriatrama
ordita
244
vera
una
e
che
andasse
non
dalla
ITALIA.
IN
almeno
o
ragazza,
a
v'andasse, ma
scapriccirsi,
persistere
la
sotto
casacca,
al solito non
Come
dove
andò
e
cieca
sua
se
buon
un
passionelo
quelligli ultimi
Furono
con
si dasse,
guarvoleva
giaco
di moschettieri.
miglior codazzo
badò
nire
più che tanto, e sull'imbru-
un
vi
la
lui,che
di
contro
trascinava.
Una
abbracci.
tagli
pis tonata tiradei congiurati mentr'egli
quasi a bruciapelo da uno
di pochi passi la soglia della casa
sceso
aveva
fatale,lo
gettò a terra. Si rialzò spasimando e grondando sangue,
fece
altro
un
brancicando
tratto
congiuratigli furono
pugnale.
i
ma
Quelli
che
furono
uscirono
Domenico
un
gli altri
i
poiché
—
quasi
dello Stato
tutti
da
facevano
o
—
detestasse
il
col pretesto di
sentinelle
nenti
apparte-
e
ài Piombino
s'erano
o
;
e
nuti
tratte-
Vecchioni.
il
veder
imbestiate
i
cercare
fiero caso, borbottava
che
che
oppur
cercava
rispondeva:Non
es
dell'uccisione
trattato
di
grasso
binese 1
di
Populonia,
in
un
e
tondo
che
a
vano
ave-
usci
e
momento
un
fino ai denti,
armate
e
e rubare
per le case
fornicare. Invece, come
biamo
aba
cui
si tacessero,
fingeva voler
gli esponeva
alla signora
e
sapere che
nada, Senora\
come
umilissimo
me
principeAlessandro
il
bella,
Isa-
rumore
si fosse
se
giù
cinghiale sceso
d'una
volpe sorpresa a
un
manoscritte,da
il
11
lo
rei,entrar
pollaiod'un
delle memorie
Una
o
di
correre
e
gozzovigliaree scannare
visto,don Felis d'Aragona,
chiaro
trenta
principe,appena
saputo che
in tutte le smanie, e chiuse
assassinato,die
finestre sospettando di
le compagnie spagnole
era^
Mazzaferrati
un
castrata
principecadde morto, fu inuna
pietra rotonda, la quale anc'oggisi vede.
piccola città fu subito in iscompiglio.Il popolo,
sebbene
e
e
maggiori famiglie
di casa
nell'ingresso
Sul punto precisodove
e
passi del duca e lo assalirono,
Vecchioni, Ciapino Pagnoli,
congiurati erano
alle
delle case,
a
colpi di
i
Volpi, Filippo Ferracchio
Giovanni
La
lo finirono
e
sopra
dietro
i muri
lungo
dalle boscaglie
fare
suddito
giovedì
piom-
consultate,dice
cadde
per
le
SPAGNOLISMO
del maestro
trame
che
questo
che
don
donna
di campo
reverito
Felis
noi
deglispagnoli;e
d'Aragona,
le
cui
al
passeggiateal fresco,e gli
sue
occhiate
e lo avvolgeva in
gli bisbigliava
languidamente e spagnolescamente assassine
sorrideva
il
Ma
e
da
core
parte
intanto
che
Domenica
già ne
Piombino,
principeviene deposto
cappelladi corte, diciamo
della
marchio
scandalo
alla
delle
memorie
titolo
Uno
valendomi
anche
allora
in
di tradimento
diretta da Ferdinando
letteraria
scrissi col
serbate
passargli
del
il cadavere
una
Dalla
da
così
parte.
a
lettigae portato nella
qualche cosa della famigliad'Appiano, nata
mantenutasi
e
tale,quale il
quasi sempre
sua
origine,può dirsi,
esigeva.
in
sappiamo
di campo
altri
era
non
braccio
si appoggiava
signor maestro
Isabella durante
245
ITALIA.
IN
FEMMININO
tini
Mar-
di
Corte
scritte
mano-
Piombino, la graziosa cittadella
nitida
e
dall'aure profumate che le manda, quasi
quieta,carezzata
bacio fraterno,
la vicina isola d'Elba; la cittadella cortese,
dove si cucinano
cacciucchi
degni del palatodel padre
da una
del suo
moderno
nome
Giove, che trasse l'origine
di
monetuccia
di creta
cernette
la
piombo,
col
che
motto:
foggiò e diffuse
altri
servo
e
che Victor
cittadella,
infine,
Hugo, la
del 1833,riportavaall'onor del mondo
teatro
della
Porta
Saint-Martin
col
le famose*
me
sera
consumo
del
sulle
scene
dramma
suo
2
lu-
l;
braio
febdel
damente
stupen-
Borgia, e proprio al primo
esagerato, Lucrèce
atto, prima parte, scena
quinta,quando Oloferno Vitelcolpevolee le dice inchinandosi:
d*Jago
Madame, je m^appelle Oloferno Vitello^o,neveu
d'Appiani, que vous ave% empoisonné dans une fète,après
lozzo
si presenta alla gran
lui avoir
traitreusement
gneuriale de
cui
allude
Piombino.
il dramma
dérobé
Gli
sa
bonne
effetti di
cittadelle sei"
questa spogliazione
vittorughiano,si
vedono
e
si toccano
anc'oggi in qualche parte, per esempio nel collo di
bellita,
abdella cisterna,della quale Jacopo IH
aveva
marmo
Vi si
nel 1469, la piazzetta del palazzo ducale.
vedono
tuttora
glie
scolpitele teste di lui stesso,di sua moi nomi
Batistina Pallavicini e del figliolo
Jacopo ; ma
246
SPAGNOLISMO
loro, ch'erano
Borgia.
Gli
Vendette
quindi
1341;
del
Appiano,
fra
so
non
di
contado
medaglioni, sparirono
del
cognome
in antico
Pontedera
luogo
planum, che fu
Ponsacco, distrutto
e
Firenze, e molti
facciano
nario
origi-
cittadino
ancora
di
Firenze, il tristissimo capostipitedella potenza
famiglia,cioè Jacopo I d'Appiano.
Nel
dove
Ad
gli storici
come
Valentino
duca
dal
il
trassero
cioè da
nacquero,
castello ben
murato
nel
ai
scolpitidi lato
scalpelloper ordine
stupide.
Appiano
ITALIA.
IN
pure
lo
sotto
FEMMININO
di
questa
innanzi,sedeva capo della repubblica
392, e anco
di Pisa Pietro Gambacorti.
« vile
Jacopo d'Appiano,benché
di
1
nascita
nei
suoi
e
cattivo
Annali
arnese
(come
di Pietro
di Gran
grado
passavano
e
il Muratori
lo chiama
col
d'Italia)
reggeva
il favorito
era
»
celliere,
can-
per le costui
illustre città ».
gli affari importanti di quella
sofferto
avrebbe
Fiero, sprezzante, vendicativo,egli non
che alcuno
gli torcesse un capello o glirivolgesseparola
sputando
che
di nulla nulla aspra. Ora
certo
avvenne
giorno disulle cose
del governo,
il Gambacorti, non
suadendosi
perincocciando
e
maledettamente, gli lasciasse
andare
solenne
ceffone
un
con
gridargli: Va' là, sei un
stra,
la guancia sinimostrò
grand9asino ! Jacopo d'Appiano non
uscì quieto in sembiante
ma
avesse
se
e
come
pure
che
bevuto
è vero
Brutto
idromèle.
un
sintomo; tanto
cadde
levatasi a rumore
la città,Pietro
poco
appresso
mani
tutti
«
spento di coltello
fu
gridato signore assoluto
quale, nel
testa
e
insieme
colmo
d'asino
che
quando morì,
di
della
fece propria impresa una
letizia,
soprammise all'elmo in luogo del cimiero,
che
fu circa
nella
primaziale della sua
sepolcro di lui fu posto il
e
versi
nel
nel subbuglio
e
figlioli,
Pisa Jacopo I d'Appiano. Il
ai suoi
della
marmo
il 1399, volle
cittadella
di
morione
tomba
lo
Piombino,
adorno
furono
sono,
e
con
il mio
sapere
i
Gli
altri
stan
ritti,ed
io sto
a
del
incisi
:
Asino
seppellissero
sedere.
i
e
sul
pede,
quadru-
seguenti
SPAGNOLISMO
galantuòmo per
Gambacorti, tanto
birbaccione
! E
galantuomo era il
morte
strappò un grido di dolore sincero
che
La frase: meglio prevenire i delitti,
suo
è
per sé,
cioè da
sua;
pare,
la
sua
severamente
ne
non
tenne
nirli,
puconto
più vigliaccodegli uomini,
neficato
e
larghissimamente besempre
più grande elogio
delle
virtù
perfidiadell'Appiano inorridì
la
che
in tutta l'Italia.
meravigliosaper quei tempi, ma
il
tuisce
però costiPietro,si è che
che
di
quell'assassinio
tutti. Su
trionfo dei traditori.
c'era
in cui quasi non
L'autore,seguendo l'uso d'allora,
di Dante, non
tirasse in ballo le
poeta che, sulla falsariga
ombre
spippolando terzine sopra terzine,finge di vedere
fra'
accolto
nel piano d'Asciano
esercito di traditori,
un
fa
Iscariota. Ma
Giuda
quali tiene il primo posto Giuda
un
lungo discorso storico laudativo,infiorato e lardellato,
poi si toglie di capo la corona, e ricingendone le tempie
d'Jacopo d'Appiano, lo proclama il più insigne fra tutti
comincia
i galeottidella sua
specie.È un poemetto inedito che insi scrisse
.
che
rubargli il
dal
scannare
ch'egliaveva
uno
Cosa
quel
a
ma,
si lasciò
e
247
ITALIA.
scienza,perdio,quella d'un
bella
sapere, una
che assassina un
bel
Un
IN
FEMMININO
persino
un
poemetto:
77
intelletto
Tatto
:
Aiuti
e
si
chi
nella Biblioteca
conserva
ne
il mio
fosse
curioso,dirò
Incomincia
un
ingegno,
nazionale
di
trattato
; e, per
strocca:
porta questa fila-
il codice
che
Firenze
fatto da
Manetto
Giacheri
di
trovasse, e parlasse, alla
Firenze, nel quale racconta
stati al mondo,
più parte de' più famosi traditori che sono
in fine pone che vide Giuda
e
con
infinitaquantità de9
stati al mondo,
maggiori, e più sommi traditori che sono
d'oro
in capo di mese
dispotestarsi,
corona
porre una
traditore che mai
ser
Jacopo d* Appiano come
più sovrano
nascesse.
Morto
Gherardo,
per
200,000
Jacopo I, la signoria di
che
la vendè
fiorini
Piombino, sposò
in
breve
Pisa
ai Visconti
d'oro,ed egliportò
donna
passò al figliolo
Pavola, sorella
di
la
di Milano
propria sede a
Papa Martino V,
248
e
FEMMININO
SPAGNOLISMO
da morte, lasciò il
còlto
finalmente,
Jacopo
ci
siamo,
occorso
caso
via
questo
dei
duchi
signora tutte
bella,era casta,
le
era
la
aveva
ma
al consorte
di
croce
dolorosissimo
lo
perocché
al
Fieschi
duca
Lavagna.
ginabili
possibilied immaricca,era buona, dimolto
non
mai
aver
potuto dare
se
riuscisse
un
lieve
argomentare,
il desiderio
di un
continuo
commovesse
di
mogliato
am-
virtù
qual cosa
del duca, è
cuore
di Piombino,
famiglia,s'era
sua
La
maschiotto.
un
era
simo
comicis-
un
sazievoli.
di
del
figliola
anche
al trono
successore
la
Adornavano
dire
a
riuscire
non
Donneila
a
:
tiriam
a
quasi certi di
Jacopo II,terzo
pruno
principatoal figliolo
II.
Poiché
buona;
ITALIA.
IN
erede.
ci voleva.
E
occhio
solo
in
Emanuelle
che
di
arzilli,
giorno e
notte
il bimbo
non
buon
Magari
fronte,ma
mostricino
un
un
erede
tre
a
ci voleva.
gambe
Molto
e
un
più
di quellizii
d'Appiano, zio del duca, uno
teneva
appetito e coi muscoli
d'acciaio,
lume
Cristo
al diavolo
perchè
l'uno o l'altro gli facessero
il piacere di levargli dal
o
il nepote, e così salir lui al principato.
mondo
La faccenda
si metteva
male, dimolto
male; il duca
imbroncito
Jacopo si mostrava
ogni giorno più, e la povera
signora si rodeva e s'affaccendava a far tridui perchè
il bimbo
dire al muro!
spuntasse; ma, ahimè, era come
Per
un
a
e
uno
ispuntava!
il duca
finirla,
chiamò
un
giorno
la
quattr'occhi
a
Donneila, Dio
Dio
mi
mi vede
sente.
Voi. siete l'ottima fra le mogli,
e
di profondissimo affetto;ma....
voi amo
mi date
e
non
eredi,e la ragion di Stato m'impone averne, e per averne...
Per averne?... domandò
la povera
signora con una
la stretta.
specie di sussulto,già indovinando
Per averne,
cara
mia, è necessario vi succhiate in
Da
nita
che siete,forsanta
quella donna
pace un'infedeltà.
di alto animo, sopportate, Donneila,questo colpo che
il
è obbligato a darvi chi, del resto, si pregia di essere
consorte,
e
senza
tanti
preamboli
«
«
vostro
tenerissimo
marito.
le disse
:
«
SPAGNOLISMO
FEMMININO
ragion di
l'ottimissima fra le mogli;
Scellerata
a
ITALIA.
IN
Stato ! mormorò
249
l'ottima,anzi
piangendo dirottamente.
Ciò che di lei avvenisse
in seguito, il manoscritto
non
dice. Da
qualche tempo, sempre
per ragion di Stato, si
messo
a
gli occhi addosso
capisce,il duca Jacopo aveva
bella ragazza
una
che
I cerusici
asserirono
quelle forme,
era
chiameremo
tirar di
opulente facevano
uscì
e
la
frego sulla
al duca
che
alla ragazza, che
d'oro e
sacchetto
un
un
palazzo,dove di lì a poco
Per non
è
dimenticarcene,
milizie' del duca
alto
si trovasse
robusto,in qualitàdi
e
si crede
come
estrazione.
la
fece dire
salti
diede
parlaredi ragion di Stato,die
dopo il colloquiotra il duca e
in
bassa
sua
cui forme
Rosina,in virtù di
sicché facesse il coterreno
modo
fertilissimo,
prendesse,e lo zio Emanuelle
casse,
s'impic-
la
suo, se
se n'aveva
voglia.11 duca
orecchio
Rosina, le
una
parolinain
un
strare
dall'allegria
; fé' mo-
pugnale al padre di lei,fece
corte
bandita,e pochi giorni
la
dava
segni
come
fra le
giovane bellissimo,
I mori sono
fedeli,
moro,
trombetta.
quindi è
comunemente;
entrò
di maternità.
dir subito
bene
un
Rosina
duchessa,la
che
di lui solo
il
a
fidava,e lui solo teneva
guardia della Rosina
allorché
gli svaghi della caccia e i fastidi che gli creava
Baldaccio
ai boschi
il venturiero
d'Anghiari lo chiamavano
il moro,
il suo
sulle mura;
di fatti,
serviva
e
o
signore
zelo da scriversi in volgar, greco
latino ! e la
e
con
uno
altri guardiani e servitori che lui,e
voleva
Rosina
non
magari Dio si sarebbe fatta da lui perfinopettinare.
Intanto,con grande letizia del principe e dei popoli,
il dì della nascita dell'erede desiderato
approssimava. Si
sere
capisce che il bimbo, (ci si conceda
sperare sia per esvenire
doveva
a
un
maschio) non
questo mondo
bimbo
alla chetichella,come
un
qualunque; bisognava
sarebbe
dire giostre,
anzi far cose
di fuoco, come
a
corse
di barberi,e finalmente
nel sacco, giochi di funamboli, corse
duca
si
•
pappatoria pubblica.Tuttociò
una
gli occhi
poi
di
trattava
e
non
e
i ventricoli
le
famiglia,
cose
del
bestiame
dovevano
di farsi belli in faccia
bisognava lesinare.
umano.
essere
alle
per
solleticare
Per
la festa
Si
più strepitose.
potenze circonvicine,
FEMMININO
SPAGNOLISMO
250
IN
ITALIA.
Così, quando la Rosina fu al più non
posso,
Jacopo spedì messi alle repubbliche di Firenze e
il duca
di Siena
con
inviarglii compari. E questi vennero
ricchissimi
si erano, può dirsi,tolta ancora
donativi; e non
nell'alcòva dell'incinta
la polvere da dosso, che
su
commovimento
si cominciò
udire
un
a
treppichìo, un
vatrici,
lee
insolito,e per le scale un vai e vieni di cameriste
il bel giovine moro
veniva
che
e
precipitosoad
del prinal suo
annunziare
cipino.
signore la imminente
comparsa
acciò
volessero
Si vuole
Poi
e
disse
Jacopo quasi svenisse
che
in
corse
le lacrime
fra
alla
baleno
un
di
tenerezza
la
per
lazione.
conso-
della
camera
gridò più
che
ziente,
panon
:
Un
«
Ma
maschio
siccome
boccaccie
la buona
da
1
Rosina, un
maschio
1
la
signora Rosina cominciava
il duca
spiritata,
riscappò giù
a
ad
far certe
aspettare
novella.
Stavano
in
il duca,
sala,tutti raccolti e zitti zitti,
i compari fiorentini e senesi,varii senatori e gentildonne.
Si sarebbe
sentito crepare
bolla di sapone,
una
quando a
un
un
turbine, per le stanze superiori
tratto,improvviso come
si ascoltò uno
di
voci
strepito
femminili,e poi in
di scala la levatrice che fuggiva inorridita gridando
capo
a
una
squarciagola:
e
Maria
Scattò
santissima
in
1... qui c'è
il diavolo
di
mezzo!...
piedi il duca, e nell'accesa fantasia immaginando
chissà che, risalì su acciancando
scalini
a quattro
gli
alla volta. Ritti anch'essi,stupefattie un
sinsino col batticore,si guardavano l'un l'altro i compari i senatori e le
gentildonne. Di sopra, il patassìocontinuava, pareva anzi
-ingrossasse;e ingrossava da vero, perchè, al comparire
del duca, le cameriste
si affollarono
giù alla rinfusa per
le scale soffiando a piene gote, inabili a frenare le risa
convulse. E si aggiunga il popolo, che, gremito da un'ora
buona
sullo spiazzale,veduta
la levatrice scappar
fuori e
trinciare segni di croce, l'avevano
fermata
e
interrogata;
sicché saputo quel che avveniva, tiravan
giù a schiattare
e
a
corbellare.
lui
di
la bianchezza
etiope !
Da
Se
Ah,
?
santità
vostra
beatissimo
fosse
vissuta
E
il re,
nientemeno, era
incipriatoLuigi XIV.
Ritorniamo
solleviamo
un
il
stessa
dopo,
ucciso
aveva
l'illustre
effetti cadano
in
e
avrebbe
di
castello
di
amiche:
più d'un
il re-sole,
l'imparruccatoe
vai
alla nostra
ad
a
tradimento
una
storia
e
dro
d'Alessan-
cadavere
mezzo
Pietro
onesto
!
madama
alle
sera
soldato
un
più direttamente
drappo che ricuopre il
antenato
strada
una
secoli
ora
d'Appiano,assassinato
suo
due
la pensava
sul verbo
anteporre
la quale, dopo l'avventura
del
come
«
I
d'un
pannicellicaldi
padre, son
Montespan;
dichiarava
la
Saint Germain,
Care mie, crediatemi; spesso
»
ponesse
ante-
e
deformità
principe alle
un
papale!)
»
vero
saputo
re!
ITALIA.
IN
copiosa (belloquel copiosal assolutamente
stesso, potesse darsi in preda a un vii moro
dirla
a
FEMMININO
SPAGNOLISMO
252
strada,come
in
mezzo
Gambacorti.
O
a
che
cadano
o
figlio,
sul nepote, c'è sempre
nelle triste famiglieuna
che
voce
sussurra:
qui gladio ferii, gladio perii.
Come
si vide riportare in palazzo il marito
esanime,
gli
crivellato
di
sul
colpi
donna
Isabella
dolore
faceva
e
padre, o
bruttato
di Mendozza
cadano
sul
di sangue,
die in tutte
l'eccellentissima
le
smanie, strillò,
si scarduffò,
ebbe
gemiti da spezzare un petto di bronzo,
la più infelice delle vedove, poi fu presa dal
si chiamò
convulso
dei cortigiani
si lasciò cadere
fra le braccia
e
e delle cameriste,tenendo
però mezz'occhio
aperto, (come
fanno l'anatre quando si riposano ficcando
il becco
fra le
penne) per vedere l'effetto che quel suo buttarsi via dal
i circostanti.
artista di
Meno
su
su
e
giù
per
lei,àon
Piombino
Felis
andava
d'Aragona
minacciando
il
tanto
in-
popolo
se
insorgere contro
gli uccisori del principe,
e
permettendo che gli assassini girassero alla lor
volta per le vie appuntando il pugnale alla gola di quanti
d'Appiano. E fece anche di più.
pronunziassero il nome
Osò
strofe,
scrivere,può dirsi il giorno subito dopo della catauna
lunga lettera al conte di Binasco (alloraa Gèmai
avesse
osato
'
SPAGNOLISMO
ambasciatore
nova
del
Isabella
che
la Mendozza
tanto
soffiato nella
Uno
dei
si pose
reggere
lo
dunque
manifesto
il governatore
chi
a
convenisse
del Paese.
risolvè
di offerire
d'Aragona)
la sovranità
Veramente
gli Anziani,
del consiglio,facevano
ha
consultati
me
Stato,
avevano
queste precise
il Consiglio Generale
Si radunò
congiurati,che
Felis
da
la sovranità
e
a
Ecco
moglie.
dolo
sollecitan-
congiura.
in consulto
Governo
253
figlioladi lui,donna
serbata
quanto
manoscritti
parole: «
don
fosse
in
ITALIA.
Filippo di Spagna)
re
di
Mendozza,
domandandogliela
e...
IN
l'eccellentissima
far sì che
a
e
FEMMININO
i conti
meglio
Prevalse
il partitodei
(cioè a
di Piombino
».
dire
a
Chi
vànvera.
a
affidare il
al Comandante
sarebbe
come
della terra...
i
signori
doveva
dire
gli spaventi di una carneficina,
maestà
sua
cattolica,Filippo II re di Spagna, delle
era
Indie e di Napoli, duca
delle Fiandre
e di Milano, e, più
sì che
no, padrone di Piombino; il feroce Filippo II,il
la sua,
dirla
fra
che
per
incoronato
mostro
ebbe
doveva
e
sol
un
di pace
giorno
il Tiberio
quarantadue anni
nell'intimo
della Spagna,
del
lo
come
di regno
suo
non
cuore
perverso;
chiamavano; il
finto,crudele, diffidente,vendicativo ; il re bestiale che
dei suoi minidei suoi sudditi,dei suoi generali,
nessuno
re
mai
stri avvicinò
il
re
della
tribunale
senza
tremare
infernale
che
e
dava
inquisizionedi
senza
3690 disgraziati,
contare
scimmione
l'orrendo
e
vivi
le milliaia
dai
d'inghiottiti
d'affogati,
squartati,
E gl'illustrissimi
padri coscritti di
bene
illimitata
bruciar
ginocchio;
potestà al
mettersi
senza
v
in
in trent'anni
di
impiccati,di
trabocchetti!
Piombino
se
la chiacchieravano
che
meglio, credendo, forse,possibile
si sarebbe
lasciato
saltare
addosso
la
pelo e schiacciarla.
mava
secondo
che si chiaÉ strana
però che la giustizia,
allora ogni orgia di sangue,
non
colpisseche a tutto
i quali per lunghi
comoda
suo
gli autori dell'assassinio,
vero
mesi
di poi dallo scempio commesso,
mangiarono, bev-
pulce
darsi
senza
e
sedettero
d'Aragona.
fra il
si è visto,
come
solo, ma,
don Felis
a spada tratta
consigliosostenendo
vestirono
in
un'unghiata
panni
non
254
questo bel figuro non
Di
cronache,
reggere
è
ma
le
il conte
Binasco, sdegnato
di
genero,
i
la figliola
vedova
e
Si
giunge
parola dalle
una
di matrimonio
l'assassinio del
per
detto
più
è
ITALIA.
la chiesta
dopo
di avanzare,
IN
a
ch'egli se ne dovette rimanere
Stato,solo, inebetito d'amore, perchè
certo
dello
cose
subito
e
FEMMININO
SPAGNOLISMO
chiamava
presso
aveva
dito
ar-
per questo
nova
di sé a Ge-
pupilli.
alla notte
così
che
del 6
gennaio 1591.
In
quella
il vago
era
agitato,si
pretesto che il mare
notte, sotto
datesche
presentarono in porto varie galere spagnole zeppe di sol-
guidate
Don
Carlos
onore
nel
dal
Lofredo.
del
casa
tutti
Scesero
di
convento
di
maestro
a
sant'Agostino,e
re
Filippoe
ricevuti
terra
la mattina
da
con
dipoi
della città,fu fatta una
le mura
prima strettamente
dei congiurati.
retata
riusciti a fugGirolamo
Todi e Jacopo Calafati erano
gire,
fu soltanto
un
mese
e
dopo, che quest'ultimosi
nascosto.
potè prenderlo dentro Scarlino,dove si teneva
ricinte
Doveva
essere
formidabile
un
o
Sacripante,
sere
benes-
doveva
gliarl
spalleggiatodai terrazzani,se si pensa che, per pidi
assediare
le
dovettero
mura
gli spagnoli
quel
castello. Un
bello
da
auditor
a
regio, venuto
espresso
Napoli,dov'era allora viceré per la Spagna li conte della
il
che
intanto
istruire il processo,
a
Miranda, cominciò
boia
vestiva
Tre
mesi
a
dopo
precisamente ai
Ferrerò
mandato
del
luogo
bagagli e
tornò
festa la forca.
6
dallo
sbarco
dei
d'aprile,
giungeva
da Genova
la vedova
a
rinforzi
in Piombino
spagnuoli,e
don Diego
riaffermare
legittimasignora
quale, rifatti i suoi
figliolodon Cosimo,
Là
d'Alessandro.
al
prese le poste insieme
di lì a poco
in palazzo, accolta
con
fiori e
smanac-
alle finestre. Ma, di certo,
ciate,scampanamenti e moccoli
l'allegri
la testa nei muri daltutta quella gazzarra,
quel picchiarsi
si compieva già dai piombinesi pei begli
non
occhi
Infatti
della
non
bensì
signora Isabella,
passò molto, che nella
proprio sulla lapide che
Alessandro, si
ungeva
chiudeva
e
si
di lei.
per il figliolo
chiesa di Sant'Antonio,
il corpo
dell'assassinato
gridava principe di
Piom-
SPAGNOLISMO
Cosimo
don
bino
FEMMININO
IN
d'Appiano, che
255
ITALIA.
il
prese
d' Jacopo
nome
VII.
Fu
carnovalino;si
un
di
sinfonie
gioia e
corse
palio
un
il Te
cantò
Deum^
ci furon
chi
fuo-
da
gattiarrabbiati;forse anche si
di lepri,di
ciuchi, e ci fu cuccagna
sui
di fiaschetti di vin santo, di prosciutti
salami 1
e
ricordo
non
più chi fu che scrisse che il mondo
capponi,
io
Ma
è
teatro, che
un
scrive
il
la moda
gli
dramma,
cambia
uomini
che
la fortuna
le scene, che il bel sesso
dalla sorte smoccolano
che i dimenticati
compone
la
musica, che
Nel
si
usava
1400
gli attori,che il caso
distribuisce le parti,che
sono
il tempo
marchiare
alza
i cani
ma
per preservarlidall'idrofobia,
innanzi
allora e dopo, si usasse
e
civile
dal
all'ultimo
eccoci
il boia
ho
atto
della
della
forte
mai
di
chiesa
che,
trovato
tragedia.Il
i suoi aiutanti cominciarono
e
chiavi
i
preservare
facevano, un tuffo nell'imbecillaggine.
troppo spesso
Ma
pazzia
il sipario!
abbassa
con
la
qualche esorcismo,o
popoli dal dare, come
religioso,
per
o
rinfreschi,
i lumi,che
e
non
i
porge
Rocchetta
a
24
dir davvero.
Filippo Ferracchio
e
aprile,
Tratti
Ciapino
tirato dai buoi, furono
fattili salire sopra
un
carro
dinanzi a casa
menati
Vecchioni, cioè sul luogo dove
Pagnoli,e
il delitto
consumato
avevano
forche.
Per
d'allora,il
dov'erano
e
via,a maggior gloria dell'infame
veniva
carro
fermato
di
rizzate
state
tanto
le
magistratura
in
tanto,
e
il
di una
tanaglia dentata le carni
boia, serrate nel morso
i
dei due
sciagurati,dava
poi forti strappi e mostrava
brandelli al popolo esterrefatto. Giunti sul posto, venivano
mazzolati, decapitatie finalmente
impiccati.Ma impiccati
come?
forse per le ascelle o più probabilmente pei piedi,
andò
la quale ultima era
ignominiosissima.Il carro
pena
fu ripetuto.
quindi a prendere altre vittime,e il divertimento
poi,
Quei miserabili rimasero appesi fino alle ventitré,
in
fatti
furono
sciolti e gettatifuor delle mura,
ognuno
in tutti i borghi e le
quattro pezzi, e i pezzi mandati
campagne
Gli altri
loro
o
dello
Stato
congiurati
strangolatio
della carcere,
tranne
a
terrore
scontarono
avvelenati
due:
dei sudditi. E
non
misteriosamente
pugnalatifra
il Vecchioni,che morì
o
finì
qui.
la colpa
le pareti
di morte
256
ITALIA.
di cui s'ignora
e uno,
giornidopo l'arresto,
quale, chiuso in una botte foderata di chiodi
naturale
sette
il
il nome,
le cui punte
le
IN
FEMMININO
SPAGNOLISMO
orrendo
vie,incontrò
donna
Isabella
binesi
non
in santa
la fine
poi
Quale
dei
Forse
dicono.
se
di
precedereda ricchi lasciti a qualche
del guardiano del paradiso. E
nome
dal
ce
quelliche
della
Ce
rincresce.
ne
veder
vorremmo
non
la
giustizia
mascalzone,quando
agitatodalla febbre
è
del
del
vizio
intitolata
fu così
se
e
chiude
che
testa
una
chiesa
del
mente,
vera-
siamo
di
sfuggirealla stretta
pari che quelladel
mai
del potente
testa
facendosi
santità,
rincresce,
perchè
ne
piom-
all'altro mondo
odore
in
per
congiura,
cronache
andarono
ne
contriti,
magari
pace,
della
capi veri
d'Aragona, le
due
Felis
don
e
dentro, rotolato
oncia
tne^a
martirio.
passavano
cervello
un
delitto.
Bel
duca
prò' ne ritraeste,
Alessandro,bel prò'a gonfiarvi
della stupida boria d'intrecciare
alla vostra
la corona
di una
Mendozza
! La
terra
era
Spagna d'allora non
potesse fiorire
dove
Virgilio.Nulla
di
tuttavia
in
pugnale
si
pulitonemmen
fa il buon
ed
è
credere
la
che
A
duca
in
ove
core.
anziché
Italia,
che
vero
il lezzo
traverso
dissimo;
colen-
scelta,forse il
In famiglia ci
vostra
ghiacciato il
quasi sempre
marito.
direbbe
conjux, come
voi,signor
fatta
aveste
vi avrebbe
non
meglio,
moglie
lecito
è
Ispagna,
conosce
sanctissima
la
la buona
femminino
già guaste in gran parte le italiane,
cielo il profumo
c'era pur sempre
sacro
gotto il nostro
lasciatovi da Vittoria Colonna, la marchesana
senza
chia,
macche il secolo chiamò
divina,mirabile pel volto e per
l'ingegno, che imperatori e re e papi inchinarono,che,
spagnolo
che
védova
non
giovanissima,
e
suo
sposo.
di Veronica
E
aveva
risuonava
Gambara,
la quale nei
italiane,
la
come
trovare
modello
essa
fede
alle ceneri
altissima
pure
delle
la
del
fama
gentildonne
più belli anni, rimasta vedova
butandog
prima, evocò, finché visse,l'ombra del marito tri-
plauso e
E
mai
ruppe
altresì sempre
suoi
amore
voi, signor duca, non
in patria una
sposa
in elettissimi
sapeste cercare
educata
versi.
o
voleste
non
alla scuola
di
queste
FEMMININO
SPAGNOLISMO
due
grandi,
nesio
fra
donnine
le
carnefici
Gran
colore
bronzino
i
e
signora,
d'essere
per
voi
i
e
vi
ai
di
1
ginocchi
il
parla
usato
s'ella
con
avesse
nervi
gitana
questa
bertuccione
in
che
loro
voi
Domineddio
1
parlato
FINE.
«
Carlo
»
Ah,
l'araucàno
da
in
e
Vassalli,
o
è
chiamò
duca
signor
il
chinese
stri
no-
I
anima
giù
che
e
V
i
dal
moglie
una
vedete,
che
linguaggio
:
va*
nate
corpo
piombinesi
dir
e
di
indiavolati,
perdeste
buoni
257
ITALIA.
occhi
vostri
da
d'allora,
mostrare
cosa
i
spingeste
e
IN
le
ste
cre-
vostra
degno
;
meglio
!
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Fra Matti e Savi: Ricordi Intimi e Divagamenti