P E O REGIONA C L AR DEI COLLI EUGANEI i sentieri I SENTIERI dei COLLI EUGANEI PARCO REGIONALE dei COLLI EUGANEI PARCO REGIONALE dei COLLI EUGANEI “Cà Mori” via Rana Cà Mori, 8 35042 - Este (PD) Tel. 0429.602796 - Fax 0429.601368 Ufficio Educazione ambientale : “Cà Emo” via S. Stefano Superiore, 39 35043 - Monselice - Padova Tel. 0429.784589 - Fax 0429.784597 e-mail: [email protected] INFORMAZIONI Abano Terme via P. d’Abano, 18 Tel. 049.8669055 - Fax 049.8669053 Montegrotto Terme viale Stazione, 60 Tel. 049.793384 - Fax 049.795276 Battaglia via Maggiore, 2 Tel. 049.526909 - Fax 049.9101328 Monselice Piazza Mazzini, 15 Tel. e Fax 0429.783026 Este via G. Negri Tel. e Fax 0429.600462 Teolo c/o Palazzetto dei Vicari Tel. 049.9925680 AZIENDA di PROMOZIONE TURISTICA TERME EUGANEE via P. d’Abano, 18 - Abano Terme (PD) Tel. 049.8669055 - Fax 049.8669053 v.le Stazione, 60 - Montegrotto Terme (PD) Tel. 049.793384 - Fax 049.795276 www.termeeuganeeapt.net Montagnana Castel S. Zeno Tel. 0429.81320 Padova Stazione FS Tel. 049.8752077 Galleria Pedrocchi Tel. 049.8767927 Piazza del Santo Tel. 049.8753087 www.padovanet.it/apt IL PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI Il Parco regionale dei Colli Euganei, circa 18.700 ettari di superficie, è stato istituito nel 1989 identificando un’area di grande interesse geomorfologico, caratterizzata da colli di origine vulcanica formatisi circa 35 milioni di anni fa (Oligocene). Il Monte Venda, con i suoi 601 m. s.l.m., è il più alto della formazione. Il Parco, abitato dall’uomo fin dal paleolitico inferiore, racchiude interessanti siti archeologici, musei naturalistici ed etnografici. Al suo interno si collocano in tutto o in parte 15 comuni che uniscono al pregio ambientale le suggestioni di fortificazioni medievali, antichi borghi, ville venete, giardini storici, eremi e monasteri avvolti nella quiete di pregiati vigneti. Le aree boschive sono dominate da ampie zone a macchia mediterranea, castagneti e querceti. Sono oltre 200 i sentieri che ne formano la rete esplorativa, 20 dei quali accatastati dall’Ente Parco e dotati di adeguata segnaletica per escursioni a piedi o in bicicletta. Eccellenti la ricettività alberghiera e la ristorazione. PARCO REGIONALE dei COLLI EUGANEI AUT OST RAD A A4 Selvazzano Dentro Frassanelle Montemerlo Ponte Tezze Bresseo 16 ROVOLON 14 M. Grande M. Madonna 17 M. Altore TEOLO Zovon M. Pendice M. Solone M. Pirio Boccon Monastero Olivetani LOZZO ATESTINO 12 M. Rusta Cornoleda Cava Bomba Villa Beatrice Villa Selvatico Villa Emo Capodilista M.Orbieso 7 M. Calbarina La Costa B le na a C tto isa FFSS Terme Euganee Mezzavia M. Ricco Eremo di S. Domenica Marendole Motta Cataio Casello - Autostrada Terme Euganee Museo della Navigazione FFSS Battaglia BATTAGLIA TERME Terme DUE CARRARE Laghetto di Arquà Pernumia 6 M. Castello M. Cecilia FFSS Monselice Museo Nazionale Atestino ESTE Golf Monticelli Casa del Petrarca BAONE 8 Rivadolmo Turri Civrana Valsanzibio 3 ARQUA’ PETRARCA M. Castello uomo te ioevali e D r a ’ d Città Mura Med con M. Gallo M. Fasolo M. Ventolone M. Cero Castello Villa Barbarigo Valle S. Giorgio Calaone M. Alto M. Ceva M. Gemola Villa Mantua Bonavides A TOV MAN ana tagn Mon Terme Villa Draghi GALZIGNANO Terme TERME 15 M. delle Basse Faedo 10 CINTO Piombà MONTEGROTTO TERME M. Rua 4 M. Cinto 11 Torreglia Alta Castelletto Monastero M. Venda Fontanafredda 5 VIC EN ZA 9 Valnogaredo Cortelà Monastero S. Daniele Ca nal eB atta glia M. Lozzo Castello TORREGLIA Baiamonte M. Vendevolo Valbona Luvigliano Castello della Rocca Casello - Autostrada di Monselice MONSELICE VE NE ZIA VÒ Terme Tramonte Villa Vescovi Villa di Teolo ABANO TERME M. Ortone Terme M. Lonzina Castelnuovo Vò Vecchio Abbazia di Praglia A1 3B OL OG NA - Santuario M. Rosso Treponti Fer rov ia Carbonara SS 16 Golf PA DO VA M. Sereo Fer rov ia ZA EN VIC Bastia VA DO PA OV A CERVARESE S. CROCE Castello di S. Martino Museo del Bacchiglione PA D A EGALD MONT Fium e Ba cchig lione Come raggiungere il Parco AUTOSTRADE: da Venezia: A4 fino a Padova, uscita Padova ovest, direzione Abano Terme, Montegrotto Terme, Teolo; da Padova: A13 per Bologna, uscite Terme Euganee, Monselice, direzione Montegrotto Terme, Arquà Petrarca, Battaglia Terme; da Milano: A4, uscite Grisignano di Zocco, direzione Vicenza, Montegalda, Cervarese S. Croce, Bastia di Rovolon, Treponti di Teolo e Padova ovest, direzione Abano Terme, Montegrotto Terme, Teolo. TRENO: Linea Venezia-Bologna. Fermate: Terme Euganee, Battaglia Terme, Monselice; Linea Padova-Monselice-Mantova. Fermate: Terme Euganee, Battaglia Terme, Monselice, Este. STATALI e PROVINCIALI: da Vicenza: Riviera Berica; da Mantova: statale Montagnana / Este; 10 da Padova: strada Battaglia, strada dei Colli. Terme Musei e luoghi d’arte Colle Confini del Parco Viabilità dei Colli Strade di avvicinamento Autostrada Ferrovia 1 Alta Via dei Colli Euganei 2 Sentiero Naturalistico dei Colli Centrali 3 Sentiero Atestino 4 Sentiero del Monte Venda “ G. G. Lorenzoni” 5 Sentiero del Monte Lozzo 6 Sentiero del Monte Ricco e Monte Castello 7 Sentiero del Monte Calbarina e del Monte Piccolo 8 Sentiero del Monte Cecilia 9 Sentiero del Monte Venda (per disabili) 10 Sentiero del Monte Gallo, Monte delle Grotte e Monte delle Basse 11 Sentiero del Monte Cinto 12 Sentiero del Monte Fasolo 14 Sentiero del Monte Grande 15 Sentiero Ferro di Cavallo 16 Sentiero del Monte Rosso 17 Sentiero del Monte della Madonna 18 Cava di Monte Croce 19 Trekking dei Colli Euganei 20 Rovolon 21 Draghi I sentieri numerati su fondo bianco non sono descritti in questo opuscolo IL SENTIERO ATESTINO 3 corbezzolo Partenza: Arquà Petrarca. Giunti in paese si lasciano la chiesa e la tomba del Petrarca alle spalle e si sale verso la casa del Poeta. Arrivati nella piazzetta del Comune si svolta a destra e si prosegue per circa 500 metri fino ad arrivare al parcheggio del bar Ventolone. Qui si parcheggia l’auto ed in corrispondenza di un capitello votivo si imbocca il sentiero. Lunghezza: circa 21,5 km. Grado di difficoltà: nessuno, ma richiede un discreto allenamento perché la somma dei dislivelli supera i mille metri. Sono possibili percorsi ridotti. Stagione più favorevole: la primavera, periodo di fioritura del sottobosco, l’autunno per i colori e le luci soffuse. Anche l’inverno offre stupende suggestioni, in particolare quando qualche spruzzata di neve rende lo scenario quasi surreale. 6 Lasciata l’auto nel parcheggio del bar Ventolone, si imbocca il sentiero Atestino in corrispondenza di un capitello votivo. Si segue la stradella a destra del capitello in direzione est tagliando i versanti meridionale e orientale del monte Piccolo. Il percorso procede prima tra gli uliveti, poi nel bosco che si alterna alla macchia. Si giunge alla frazione di Corte Vigo e si scende, sempre nel folto della macchia, sino alla stradina secondaria denominata via Ventolone. La si percorre piegando a sinistra, attraversando una conca verdeggiante di coltivazioni per poi risalire sino all’edificio denominato «casa del parroco». Si prosegue lungo la cresta est del monte Orbieso; una breve deviazione raggiunge i resti del convento di Santa Maria di Orbise, posto sulla sommità del colle (m. 330). Dopo 300 metri in discesa su percorso sterrato si incontra la strada asfaltata che scende al capitello di Sant’Antonio. Da qui si imbocca il sentiero sterrato in leggera salita che fiancheggiato da un filare di mandorli costeggia l’antica chiesa di San Gaetano sul monte Fasolo (m. 289). Arrivati sulla sella del monte si entra in un vigneto di proprietà privata, oltrepassando un cancello in ferro sempre spalancato. Seguendo la segnaletica si giunge alla vetta del monte Rusta attraversando un folto bosco, dove rare orchidee fanno capolino tra gli alberi di castagno. Il percorso offre qui una deviazione imboccando la stradina che conduce a Villa Beatrice, sulla sommità del monte Gemola. La Villa in passato fu monastero benedettino e ospitò la beata Beatrice d’Este. Dalla Villa si torna poi sulla strada sterrata che scende sino alla «fonte del pissarotto». Una piantagione di allori e un piccolo cancello annunciano la contrada Muro. È proprio costeggiando il muro della stradina che si scende a un vecchio lavatoio, all’imbocco della valle dell’Abate. Da qui si risale la dorsale delle Marlunghe in un ambiente arido e aperto che si affaccia sul monte Cero e sul monte Castello. Terminata la salita si svolta prima a destra poi a sinistra, inoltrandosi nella strada asfaltata fiancheggiata da vigneti e mandorli. La si percorre per circa 300 metri e si gira a destra: altri 70 metri di asfalto e si imbocca a sinistra un sentiero che con un dolce zigzagare tra aceri e ginestre conduce alla strada che s’infila tra le case di Arquà e giunge proprio ai piedi della Casa del Petrarca. La lunga escursione si conclude qui, vicino all’oratorio della Santissima Trinità, ricordando il cantore di Laura che scelse questo sperduto paesino dei Colli come dimora per i suoi ultimi anni e lo rese universalmente famoso. VILLA BEATRICE D’ESTE Sul monte Gemola, oltrepassato il grande cancello in ferro battuto, si incontra il sentiero sterrato che conduce a Villa Beatrice, l’ex convento della beata Beatrice d’Este (vissuta nel primo quarto del 13° secolo) restaurato dalla Provincia di Padova e trasformato in museo naturalistico. Qui nel 1239 un’altra Beatrice, regina d’Ungheria, si ritirò a vita religiosa, dopo la morte del marito e del figlio. Nel 17° secolo il complesso del Gemola divenne di proprietà dell’orafo veneziano Francesco Rubertis che lo trasformò in villa. Agli inizi del ’900 la Villa diventò azienda agricola; fu poi acquistata e restaurata da Enti pubblici negli anni ’70 - ’80. Dall’ampio piazzale che la fronteggia si gode uno splendido panorama sulla pianura che si apre a occidente degli Euganei, in direzione dei Colli Berici. Anche dal cortile retrostante la villa, in direzione est, si ha un panorama altrettanto suggestivo sui Colli Euganei in direzione Monselice. Intorno all’edificio si allungano tre barchesse (due collegate e una indipendente). Oltre i cedri che delimitano a sud il vasto cortile panoramico, si trovano vasti prati terrazzati. I SEGNI DELLA STORIA Villa Beatrice sul Monte Gemola Il sentiero Atestino presenta i segni della secolare presenza dell’uomo nell’ambiente euganeo. Lungo il cammino si incontrano: antichi terrazzamenti, che gli abitanti degli Euganei sfruttavano per coltivare anche i pendii più ripidi, abitazioni rurali costruite in pietra e legno, resti delle mulattiere che un tempo costituivano le uniche vie di comunicazione, fonti agresti e lavatoi. LA FLORA Lungo il percorso del sentiero Atestino si incontrano castagni, robinie, roverelle, ornielli, lecci, frassini, corbezzoli dai caratteristici frutti giallo-arancio dalle dimensioni delle ciliegie. Vi sono inoltre piante dalle fioriture profumate: eriche arboree, biancospini, rose di macchia, mandorli. Particolarmente suggestiva è la vista dei mandorli in fiore tra fine marzo e la prima quindicina di aprile dal viale di Monte Fasolo. Il sottobosco offre una varietà di fiori davvero interessante: pungitopo, bucaneve, campanellini di primavera, aglio orsino, anemone, dente di cane, scilla silvestre, varie specie di orchidee e scotani che in autunno si tingono di rosso. 7 3 IL SENTIERO ATESTINO Faedo 12 11 13 14 2 15 16 18 STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 INIZIO SENTIERO PANCHINE PER MONTE PICCOLO PER MOTTOLONE E VIA FONTANELLE CALTO CALLEGARO PER VALSANZIBIO VIA S.EUSEBIO - VALSANZIBIO PER SORGENTI C. CALLEGARO PER MONASTERO M. ORBIESO VIA ROVERELLO PER ARQUÁ PETRARCA PER GIARIN - FAEDO PER VALLE S. GIORGIO PER CIMA RUSTA VIA E CHIESA DI S. LUCIA VILLA BEATRICE LOC. M. GEMOLA LOC. FONTANA PISSAROTTO PER VALLE S. GIORGIO PER LOC. MOTTOLONE PER LOC. VALPOMARO - ARQUÁ P. PER LOC. MARLUNGHE - ARQUÁ P. FINE PERCORSO Scala 1/12.727 8 17 13 Loc. Pianoro M. Gemola Arquà - Rist. Miravalle 300 M. Rusta 400 M. Gallo M. Orbieso Arquà - Rist. Miravalle 500 200 100 3 Km 6 Km 9 Km 12 Km 15 Km 18 Km 21.5 Km Valsanzibio 7 10 8 2 2 9 6 2 6 5 2 6 4 2 2 19 2 2 3 20 2 2 2 2 2 21 1 INIZIO SENTIERO 22 Battaglia T. Inizio sentiero Arquà Petrarca Arquà Petrarca Baone Este 9 4 IL SENTIERO MONTE VENDA G.G. Lorenzoni corniolo Partenza: Casa Marina, Località Sottovenda - Comune di Galzignano Terme. Provenendo da Faedo o da Galzignano Terme (strada Cengolina) giunti a Passo Roverello si prosegue seguendo le indicazioni “Via Roccolo”. Dopo circa un chilometro sulla destra si parcheggia in prossimità della chiesetta dedicata a san Giovanni Gualberto patrono dei forestali. A piedi si ritorna indietro per 50 metri, si attraversa la strada e si imbocca lo sterrato (Via Sottovenda) seguendo le indicazioni “Rifugio Re del Venda”. Superato un gruppo di case ed oltrepassati i pilastri di un cancello si è in prossimità dell’ostello denominato “Casa Marina” (a sinistra) punto di partenza del sentiero. Lunghezza: circa 5,5 km. Dislivello: circa 240 m. Grado di difficoltà: in alcuni tratti il sentiero si fa impegnativo Tempo medio di percorrenza: 3-4 ore esclusa la deviazione per i ruderi del Monastero degli Olivetani che ha una lunghezza di circa 3 Km. e il cui tempo di percorrenza è di circa 2 ore. Stagione più favorevole: Primavera ed inverno. 10 La partenza del sentiero naturalistico “G. G. Lorenzoni” è presso Casa Marina in località Sotto Venda, nel Comune di Galzignano Terme. Percorso un breve tratto di strada bianca, superata Casa Lionello, una rapida salita sulla destra sale alle Fontane dove si incontra la Fontana Olivato, antica fonte ancora attiva che conferisce al terreno marnoso circostante un certo grado di umidità. Qui, dopo una pioggia o al crepuscolo, tra le foglie si può scorgere il timido e innocuo orbettino e nelle giornate umide primaverili o autunnali si può incontrare la Salamandra pezzata, anfibio dall’inconfondibile livrea nera chiazzata di giallo. Il sentiero gira sotto un grande carpino nero, sale su un ripiano ed entra in un castagneto luminoso con roverella, orniello, carpino nero, acero campestre e montano, nocciolo, corniolo e dal sottobosco ricco di una fioritura primaverile di elleboro, dente di cane, polmonaria, anemone fegatella, viola, stellaria, gigaro, fragola ecc. Proseguendo si trova uno slargo: si tratta di una piazzola di una vecchia carbonaia dove in passato si trasformava la legna fresca in carbone dolce o carbonella. Dopo un breve rettilineo si giunge ad una sporgenza rocciosa dove, grazie ad una maggiore esposizione solare, troviamo qualche esemplare tipico della macchia mediterranea, quale cisto a foglie di salvia, ginestra, dittamo, asparago pungente. Segue una breve rientranza e una nuova sporgenza rocciosa. Da qui la stradina si abbassa e dopo aver superato un bel carpino bianco, troviamo un gruppo di ontani neri, specie caratteristica dei luoghi umidi. In questa zona vi era una carbonaia "il carbonie dea busa dei onari". Il sentiero prosegue leggermente in salita; superato un dosso incontra un esemplare di faggio che nei Colli Euganei rappresenta un relitto dell’epoca glaciale. Si allarga poi in una piazzola sostenuta da massi trachitici squadrati, anticipata da un grande acero montano. Poco dopo inizia una breve salita sassosa. Si nota in alto una massiccia roccia che sovrasta il bosco: è la “Pria de Scanavaca” nel cui vallone sottostante hanno le loro tane tassi, volpi e faine. Il bel castagneto termina presso un piccolo affioramento di fine breccia riolitica lasciando il posto a una boscaglia di robinia e sambuco. Il sentiero svolta a sinistra e passa nel fresco e umido versante settentrionale. Proseguendo, il sottobosco diventa più ricco e vivace con abbondante presenza di dente di cane, scilla silvestre, gigaro, anemone fegatella, polmonaria, sigillo di salomone, epimedio alpino, aglio orsino e viola. Dopo aver superato un bivio che scende a destra verso il Roccolo, al culmine del poggio si svolta a sinistra. Inizia un breve e impegnativo tratto in salita che conviene affrontare con calma osservando i numerosi esemplari di faggio, pioppo tremolo e qualche raro corbezzolo. La salita porta sul fianco di un costone roccioso dove il sentiero compie uno stretto tornante. Sopra la scarpata, ai piedi di un faggio, su uno strato di muschio si estende una colonia di mirtillo nero che assieme al faggio, all’epimedio alpino, al giglio rosso e martagone fa parte delle specie alpine, considerate “relitti glaciali”. Il sentiero, superato un crinale luminoso, sale dolcemente, raggiunge una deviazione che in quindici minuti porta ai ruderi del monastero degli Olivetani e prosegue in discesa. Il versante attraversato è fortemente inclinato, esposto a nord e con un clima fresco. Il bosco è formato da esemplari invecchiati di castagno e da uno strato arbustivo composto da faggio, carpino bianco, sambuco e nocciolo. Oltrepassate due panche si continua in discesa e, dopo un tratto di sentiero lastricato in pietra, si sbuca sulla strada militare che sale alla base aeronautica di Castelnuovo. Si segue per un tratto la strada asfaltata fino al tornante, la si abbandona proseguendo a destra lungo la stradina che porta a “Casa Brombolina”. Per non attraversare il cortile della fattoria, dopo la curva si imbocca la deviazione che scende in un avvallamento, costeggia ampi prati e risale all’interno di un boschetto di robinia riprendendo il tracciato originario. In questa zona a maggio è possibile osservare il giglio martagone. Seguendo il perimetro della base militare si raggiunge la sommità di un crinale detto il “Carpanè”. Qui la vegetazione è quella tipica del castagneto microtermo, arricchita da qualche faggio e da roveri. Il percorso sale e scende, si riaccosta alla zona militare e attraversata una valletta umida tappezzata da aglio orsino, punta in salita. All’incrocio si prende a sinistra e si continua a salire. Superate due panchine dove è possibile fermarsi per una breve pausa ed oltrepassato un fitto bosco, si giunge sul ripiano sassoso del “carbonile del corno” per uscire sullo spigolo luminoso dello spallone occidentale detto “Corno del Venda”. Abbandonato il versante a condizioni climatiche submontane, si passa alla solare atmosfera della facciata sud, ricca di essenze mediterranee. Il tracciato riprende in salita e taglia in piano il versante. La zona ha subito alcuni incendi che ne hanno distrutto l’habitat originario. La vegetazione si sta riprendendo grazie alla crescita di piante pioniere e cespugliose tipiche della macchia mediterranea. Sotto l’antenna della Rai, all’ombra di castagni e roveri si trovano due panche dove ci si può fermare a riposare e ad osservare il panorama. Da qui si possono apprezzare gran parte dei Colli sud occidentali (Vendevolo, Versa, Lozzo, Cinto, Rusta, Fasolo, Cero, Castello, Cecilia, Ricco, Rocca di Monselice, Orbieso e Ventolone). Vista la tranquillità della zona, nel periodo estivo è possibile incontrare l’upupa e il rigogolo e da aprile si può sentire il canto del cuculo. Non è raro vedere volteggiare la poiana, il gheppio e lo sparviere. Ripreso il cammino, dopo una boscaglia di robinia si entra in un bosco ricco di roverella, castagno, ciavardello, orniello e si affianca nuovamente la recinzione della base militare. Costeggiando un querceto termofilo si scende fino a incrociare un tracciato più ampio che risale lo spallone a sud-est proveniente dalle “Fontane”. Il tracciato ora scende lungo la tagliata dell’elettrodotto e offre un bel colpo d’occhio verso il borgo di Val Cingolina; percorre tre tornanti in rapida successione e incrocia la deviazione che sale ai ruderi del monastero. Qui imbocca il sentiero formato da gradini sostenuti da pali di castagno e scende rapidamente fino alla “Fontana” al lato del rifugio Re del Venda. L’ultimo tratto ripete in discesa la rampa iniziale fino a Casa Lionello e da qui in breve si raggiunge Casa Marina da dove abbiamo iniziato l’escursione. Ruderi del Monastero degli Olivetani IL MONASTERO DEGLI OLIVETANI La storia di questo luogo inizia nel XII secolo, quando un certo Adamo e il suo servitore vi si ritirano come eremiti. Il primo documento che fa riferimento al romitorio del Venda è del 1197. Nel 1207 salgono alla cima del Monte in cerca di pace e solitudine Alberico e Stefano, monaci benedettini di S. Giustina (Padova). Questi sono considerati i padri fondatori del monastero, i cui patroni furono i nobili Maltraversi di Castelnuovo. Si costruirono gli alloggi, i vari servizi, il chiostro e una nuova chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Alla fine del 1300, con la crisi dell’ordine benedettino, il monastero decade e il vescovo di Padova sostituisce i padri Albi con l’ordine aristocratico degli Olivetani. Questi, sotto la protezione dei Carraresi, signori di Padova, ingrandiscono e abbelliscono il monastero. Dopo un periodo sereno durato fino al 1771, la repubblica di Venezia sopprime il monastero, ne vende i beni e trasferisce d'autorità i monaci condannando i prestigiosi edifici alla rovina. 11 4 IL SENTIERO G.G. LORENZONI DEL MONTE VENDA 6 8 8 per Teolo Torreglia STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 1 INIZIO SENTIERO CASTAGNI CENTENARI Casa Marina 3 PER RIFUGIO RE DEL VENDA 4 PER ROCCOLO Inizio sentiero 5 PER RUDERI DEL MONASTERO 6 PER LAGHETTO DEL VENDA per Re del Venda 7 RUDERI DEL MONASTERO DEGLI OLIVETANI per Faedo Galzignano 8 PANCHINE 9 FINE PERCORSO Scala 1/6.666 12 v. Roccolo 2 PER RIFUGIO RE DEL VENDA E 500 400 200 3 5 2 Rifugio del Re del Venda per Faedo 4 1 Km in dx sentiero per rifugio Re del Venda in sx sentiero per casa Lionello incrocio sentieri in dx sentiero per zona Cave in sx sentiero per ruderi convento in dx sentiero per zona Cave deviazione percorso a sx deviazione percorso a dx attraversamento Calto In dx sentiero attraversamento Calto Molini deviazione percorso a sx In dx strada per Castelnuovo deviazione percorso a dx per Casa Brambolina in sx sentiero per ruderi convento sorgente naturale in sx sentiero per ruderi convento confine Comuni Vò - Galzignano - Teolo in dx sentiero per casa Lionello 600 per rifugio Re del Venda 300 Km 5.310 per Teolo Torreglia 8 5 8 7 CASA MARINA 9 1 INIZIO SENTIERO per Galzignano Terme 13 IL SENTIERO DEL MONTE LOZZO 5 passero Partenza: via Roma - Lozzo Atestino Provenendo da Este, Cinto Euganeo, Vò o dalla riviera Berica arrivati a Lozzo Atestino in piazza Vittorio Emanuele di fronte al municipio si parcheggia e si prosegue verso destra per via Roma. Dopo 300 metri si svolta a destra per via Viezzo e si prosegue fino a trovare sulla sinistra l’indicazione di inizio sentiero. Lunghezza: 2.800 metri (4.800 se si sale dal centro di Lozzo). Dislivello: 150 m. Grado di difficoltà: nessuno. Tempo medio di percorrenza: un'ora abbondante per l'intero circuito. Stagione più favorevole: la primavera e l'autunno per i colori e le luci soffuse. Solo l'estate è sconsigliata perché potrebbe essere troppo caldo. 14 Dalla piazza del Municipio di Lozzo si esce a sinistra in direzione sud e si imbocca via Roma, la prima strada a sinistra. Si prosegue, sempre nel centro abitato, salendo sino alla località Pergolette. Qui si piega a sinistra, imboccando via Viezzo; la strada asfaltata sale verso la cava di trachite costeggiando a nord l'abitato e diventando sterrata nell'ultimo tratto. Si continua a salire privilegiando il percorso di maggiori dimensioni che conduce alla cava. L'ultimo tornante che precede il piazzale di cava in corrispondenza dell'edificio denominato "Casa Borotto" coincide con l'inizio del percorso segnato come sentiero n. 5. Il segnavia in legno ne indica l'imbocco. Si scende e si percorre il fronte dell'edificio; qui si apre la prima finestra panoramica in direzione sud-ovest: sulla destra il paese di Agugliaro in provincia di Vicenza, in direzione sud gli abitati di Ospedaletto e Saletto. Si prosegue a destra lungo un sentiero più stretto e dopo una trentina di metri si notano le prime postazioni militari che presidiavano il monte Lozzo. Si tratta di profonde buche scavate nella trachite che consentivano la difesa degli occupanti tedeschi ai tempi della seconda guerra mondiale. Si inizia una brevissima salita, poi il sentiero procede in piano, e a circa 400 metri dall'inizio si trova il primo punto di sosta attrezzato: un piccolo piazzale con panchine dal quale si apre la visuale verso ovest. Il sentiero procede in leggera discesa in un bosco di acacie fino a una curva a sinistra che porta in un vigneto. A destra una breve scala riprende il sentiero e zigzagando attraverso un bosco di acacie si ricollega al percorso principale. Il sentiero attraversa ora il versante settentrionale del monte Lozzo completamente coperto da vegetazione. Il fondo è calcareo. Rilevante anche la presenza di grosse selci rosse frammiste alla roccia. Si procede in leggera salita fino al primo grosso castagno, da dove si prosegue in piano: il fondo è ritornato di trachite. A sinistra si apre una balconata sui colli Berici. La vegetazione è costituita da querce e carpini, il sottobosco da pungitopo e noccioli. A destra si distaccano sentieri minori che conducono alla cima e ai boschi di castagno del versante nord. Proseguendo subito dopo la curva si domina il canale Bisatto e si incontrano altre postazioni militari. Una finestra nella vegetazione apre uno scorcio in direzione nord e subito si raggiunge la località “Cà Matta”. Da qui lo sguardo può spaziare dai colli Berici al monte Lovertino, e su buona parte degli Euganei: monte della Madonna, monte Grande con la postazione radar del centro meteorologico, monte Vendevolo e monte Venda. Fiancheggiando il canale Bisatto si scende a Lozzo. Si riprende a destra sul sentiero, seguendo il segnavia, il fondo è di Scaglia Rossa; da qui il percorso diventa pianeggiante e si addentra nel verde del bosco. Il successivo incrocio è a tre sentieri. Il primo conduce in vetta, il terzo, subito dopo la discesa, riporta verso Lozzo. Si imbocca il secondo a destra. Il sentiero presenta una leggera salita fino a una finestra panoramica in direzione sud-est sui monti Cinto, Rusta e Cero. Si sale ancora leggermente fino alla terza postazione militare. Si continua in un bosco di acacie tra grossi massi di trachite, si incontra l’ultimo osservatorio militare e si scende lungo il sentiero di sinistra fino alla strada già percorsa. In 15 minuti di passeggiata si torna a Piazza Vittorio Emanuele, inizio del percorso. Il Monte Lozzo. Sotto: veduta dei Colli Sud visti dal Monte Lozzo IL CASTELLO DI VALBONA È impossibile stabilire con certezza la data della sua costruzione ma si sa che esisteva già nella prima metà del secolo XIII. In quell'epoca il castello apparteneva ai conti Lozzo, sottoposti al dominio dei Carraresi, signori di Padova. Dopo la fine della signoria Carrarese e l’espansione del dominio veneziano in terraferma, il castello perdette le sue originarie funzioni militari. Attualmente è proprietà della società Finind. Situato scenograficamente ai piedi dei colli, ha una pianta rettangolare, con i due lati della lunghezza di circa quaranta e venticinque metri. Presenta due torri esagonali coronate da merli agli angoli del lato nord, due torri a pianta quadrata a metà dei lati maggiori e, quasi al centro, un mastio a pianta quadrata. 15 5 300 a dx per Via Viezzo 400 a sx per Via Viezzo 500 a sx per località Cà Matta Partenza a sx per località Valbona IL SENTIERO DEL MONTE LOZZO 200 100 1 Km Km. 2.662 5 5 4 9 8 STRADE DI AVVICINAMENTO Vò SENTIERO 1 INIZIO SENTIERO 2 PER CAVA TRACHITE E SACELLO DI S. ANTONIO Inizio sentiero Lozzo Atestino 3 SACELLO DI S. ANTONIO ez 4 PER VALBONA 5 PER VIA ANCONETTA 6 PER CA’ MATTA E VIA PERGOLETTE 7 PER VIA VIEZZO Vi 9 PUNTO PANORAMICO 10 FINE PERCORSO Scala 1/5.000 zo Cinto Euganeo Este 8 PANCHINE 16 i aV 2 6 9 9 7 3 INIZIO SENTIERO 1 10 Lozzo Atestino 17 6 IL SENTIERO del MONTE RICCO E MONTE CASTELLO rosa di macchia Partenza: dalla stazione ferroviaria o dalla trattoria “Da Valentino” in via M. Ricco - Monselice Provenendo: -da Galzignano superata la cementeria dopo 200 metri si sale a destra lungo via m. Ricco. -dal centro di Monselice direzione Baone superato il sottopasso della ferrovia si svolta a destra, si percorre via Sottomonte e dopo 300 metri sulla destra si imbocca via M. Ricco. Si parcheggia di fronte alla trattoria da Valentino e si prosegue a piedi su una strada asfaltata fino ad un caseggiato rosso (a sinistra) di proprietà dei frati francescani. Qui ha inizio l’anello del Monte Ricco; -da Arquà Petrarca direzione Monselice prima del sottopasso si svolta a sinistra imboccando via Sottomonte da dove seguendo le indicazioni sopra descritte si raggiunge il sentiero. Lunghezza: circa 5 km. Dislivello: circa 300 m. Grado di difficoltà: nessuno. È percorribile da persone di qualsiasi età, anche con calzature leggere. Tempo medio di percorrenza: 2-3 ore. Stagione più favorevole: la primavera per la fioritura del sottobosco, e l’autunno per i colori e la luce. Anche l’estate e l’inverno offrono stupende suggestioni, soprattutto dalla “Terrazza di Ercole”. 18 Il sentiero del monte Ricco è un itinerario lungo 5 km compresa la deviazione di 1,7 km per il monte Castello. La difficoltà è praticamente nulla poiché il percorso è per la maggior parte pianeggiante, con pochi tratti in pendenza. Il punto di partenza si raggiunge da una strada asfaltata, affiancata da cipressi, che sale dal versante sud-est, proprio alle spalle della stazione ferroviaria di Monselice. Attenzione, salendo in auto si perdono suggestivi scorci di paesaggio. Suggeriamo di parcheggiare l’auto nel piazzale della Stazione FS e di proseguire a piedi, seguendo la strada asfaltata. Arrivati a quota 251 metri s.l.m., in prossimità di una casa rossa, si imbocca il sentiero. Si prosegue verso ovest seguendo una pista forestale molto larga e dal fondo sassoso per circa 150 metri per arrivare a una terrazza panoramica dominata dalla statua del mitico Ercole che sorregge il mondo. A destra si apre la scalinata che porta all’eremo di Santa Domenica dei frati francescani, fiancheggiata da due filari di imponenti cipressi. Dalla “Terrazza di Ercole” nelle giornate limpide lo sguardo può spaziare verso sud fino ad intravedere l’Appennino. A est si ha la Rocca di Monselice. A ovest verso il pianoro calcareo del monte Cecilia si scorge il profilo del campanile di Calaone situato nella piana tra il monte Cero e il monte Castello di Baone. Purtroppo davanti a noi, in direzione sud, dove una volta sorgeva il monte Fiorin, la visione della cementeria ci riporta a una realtà meno naturalistica. Percorsi pochi metri dalla terrazza panoramica ci troviamo di fronte a due possibilità: prendendo a sinistra si scende verso il monte Castello, proseguendo a destra si resta sul sentiero accorciando il percorso. In entrambi i casi si attraversano boschi di querce e castagni che si alternano con elementi di macchia mediterranea, a seconda dell’esposizione del versante. Scendendo verso il monte Castello arriviamo a una piazzola da dove si dirama il sentiero che girando a sinistra dà la possibilità di accedere a un punto panoramico posto sulla sommità di una cava opportunamente recintata. Qui si trova un’area attrezzata con tavolo e panchine. In questa zona si possono osservare i resti di trincee e fortificazioni realizzate nella seconda guerra mondiale. Si prosegue dritti scendendo fino a un impluvio dove sono state realizzate staccionate di protezione. Qui si incrocia un altro sentiero pianeggiante che prosegue verso sud. Questa parte del percorso, caratterizzata da numerosi impluvi, è particolarmente varia dal punto di vista floristico: si alternano infatti boschi freschi e ombrosi, dove domina il castagno, a boschi termofili di querce e ornielli. Nei punti più assolati compare la macchia mediterranea con lecci e corbezzoli. Il sentiero dopo una breve salita diventa pista forestale e conduce senza difficoltà alla strada asfaltata da cui siamo saliti. Ogni tanto tra la vegetazione si apre un varco da dove è possibile ammirare il panorama verso i Colli, in direzione di Battaglia Terme e Monselice. Guardando a est nelle giornate più limpide si può intravedere il mare. Arrivati alla strada asfaltata girando a sinistra si scende alla stazione ferroviaria di Monselice da dove siamo partiti. Dopo la sosta si ripercorre il medesimo tratto in direzione opposta. Il sentiero è quasi pianeggiante e attraversa un bosco di castagno. Dopo qualche centinaio di metri si trova un bivio. Prendendo a sinistra si giunge a un incrocio posto su un cambio di versante. Il bosco si arricchisce di querce e ornielli, a dimostrazione di come una diversa esposizione solare possa determinare il tipo di vegetazione. Salendo a destra e percorrendo un sentiero a zig-zag ci si ricongiunge all’anello superiore del monte Ricco. Girando a destra si torna alla terrazza panoramica dov’è collocato l’Ercole di pietra. ASPETTI NATURALISTICI Il sentiero del monte Ricco permette di osservare le diversità floristiche che mutano con il variare dell’esposizione dei versanti: boschi di querce e castagni sui lati ombrosi, elementi di macchia mediterranea come lecci e corbezzoli nei versanti più assolati, oliveti e terrazzamenti un tempo coltivati a vigneto alla base del colle. L’abbandono dei fondi agricoli ha favorito l’insediamento di specie infestanti quali la robinia. Inoltre la posizione isolata del monte rispetto al complesso dei Colli Euganei consente allo sguardo di spaziare in tutte le direzioni. Purtroppo l’attività estrattiva ha profondamente segnato il profilo dei suoi versanti e da qualsiasi angolazione si guardi, si vedono le ferite causate dall’attività dell’uomo. Calaone visto dal Monte Ricco. Sotto: Monte Ricco 19 6 IL SENTIERO DEL MONTE RICCO E MONTE CASTELLO 6 5 STRADE DI AVVICINAMENTO Galzignano SENTIERO SENTIERI ALTERNATIVI Arquà Petrarca 1 INIZIO SENTIERO 2 PER EREMO DI SANTA DOMENICA Inizio sentiero 3 EREMO DI SANTA DOMENICA 4 PUNTO PANORAMICO ESEDRA DI ERCOLE 5 PUNTO PANORAMICO E ATTREZZATO 6 PER M. CASTELLO 7 PUNTO ATTREZZATO 8 FINE PERCORSO Scala 1/5.500 20 Monselice 6 6 4 400 300 INIZIO 1 SENTIERO 1 Km 100 Km. 3.235 punto panoramico 200 deviazione per Monte Castello punto panoramico punto panoramico deviazione per Monte Castello deviazione per Monte Castello Partenza 500 Km. 0.0 Km. 1.230 7 3 2 5 8 Monselice 21 IL SENTIERO 7 DEL MONTE CALBARINA E MONTE PICCOLO porcino Partenza: nei pressi del ristorante “La Costa” - Comune di Arquà Petrarca. Il punto da raggiungere è il ristorante “La Costa”, che si incontra venendo da Padova, Monselice, Galzignano Terme o Battaglia in direzione Arquà Petrarca. Dal ristorante si prosegue a piedi verso Valsanzibio e dopo circa 50 metri, sulla sinistra ha inizio il sentiero. Lunghezza: circa 5,5 km. Grado di difficoltà: nessuno. Tempo medio di percorrenza: 4 ore. Stagione più favorevole: primavera, autunno. 22 Dall’incrocio che si incontra venendo sia da Arquà, che da Monselice o da Padova, tenendo sulla destra l’antica Fonte Raineriana con il saccello progettato dall’architetto Jappelli, si imbocca Via Costa, strada che conduce a Galzignano, e dopo circa una cinquantina di metri si vede il cartello che indica l’inizio del sentiero. Questo, nel suo tratto iniziale, si presenta cementato e delimitato da “amolari”, robinie, cespugli di acero campestre, biancospini, cornioli, rovi e da alcuni esemplari di “albero di Giuda”. Proseguendo in leggera salita, lasciando sulla sinistra il lago della Costa, si attraversa la dorsale sud del Calbarina costeggiando coltivi delimitati dalle stesse specie incontrate precedentemente, arricchite da bagolari, piante di sambuco, ligustro e melograno, splendido nella sua caratteristica fioritura rossa. Guardando verso valle si può notare la maestosa presenza del M. Ricco e le prime case di Arquà. Oltrepassando una carrareccia che porta ad una coltivazione di ulivi sovrastante, procediamo lungo un percorso delimitato da una recinzione a protezione di un uliveto. Arrivati ad un bivio, prendiamo a sinistra e dopo un breve tratto entriamo in Via Costa; svoltiamo a destra e dopo poco troviamo il cartello indicatore del sentiero. Camminiamo in leggera salita ed al bivio, proseguendo a destra, costeggiamo alcuni coltivi delimitati da siepi di robinia, olmo, acero campestre, bagolari. Quasi all’improvviso compaiono frassini e castagni, accompagnati da arbusti di nocciolo, segno che stiamo cambiando versante. Il sentiero dopo poco attraversa un bosco di robinia, col tipico sottobosco composto da pungitopo, uva tamina, edera e sambuco. Prendiamo una curva e salendo incontriamo un muretto a secco. Imboccata una scalinata predisposta dal Servizio Forestale Regionale, si può osservare, sulla destra, un tratto di bosco misto a roverella, con presenza di erica arborea e corbezzolo, ed infine, un fitto bosco a prevalenza di castagno. Al termine della salita giungiamo ad una staccionata, segno che stiamo incrociando il sentiero Atestino. Prendendo la variante a destra, la prima interessante specie arborea poco prima dell’imbocco è una marruca e man mano che ci si inoltra incontriamo meli selvatici, frassini, aceri, alberi di Giuda, ginestre, un gran numero di carpini neri e lo scotano. Poco dopo al bivio, presa la direzione per lo stagno di Corte Borin, scorgiamo il corbezzolo, pianta tipicamente mediterranea. Il bosco di frassino ora si fa più fitto con un sottobosco caratterizzato da edera, caglio, pungitopo; la discesa tra i noccioli riserva invece l’incontro con elleboro verde, pulmonaria e dente di cane. Si sbuca quindi nell’area attrezzata dello stagno. Riprendendo il cammino, costeggiamo ancora noccioli e sulla destra, si possono osservare alcuni salici (stroppari) piantati dai contadini per usarne i rami come legacci per i vigneti. Sbuchiamo così in una piazzola recintata che costeggia via Mondonego e proseguiamo ancora in salita entrando in un boschetto dove subito notiamo il “Gelso della Cina”, pianta originaria dell’Asia orientale e interessante per la grande variabilità nella forma delle foglie. La radura successiva é caratterizzata da prato arido calcareo (il terreno ideale per le orchidee) e permette di ammirare, da destra, il monte Castello, Calaone, il monte Cero, le prime case di Arquà immerse tra gli ulivi ed il monte Piccolo. La vegetazione è scarsa, costituita in prevalenza da cespugli di rosa canina, frassino, roverella, acacia, ailanto e carpino nero disseminati qua e là. Tra le erbe e gli arbusti si individuano lo scotano, il geranio purpureo ed il caglio o erba zolfina, pianta molto interessante perché i suoi fiori possiedono un enzima, la fitochinasi, che fa cagliare il latte ed ancora oggi viene usata dai pastori per preparare i formaggi. All’imbocco del bosco, nei pressi di una panchina, compaiono alcuni lecci, piante estremamente interessanti in quanto assieme all’ulivo sono specie tipiche della macchia mediterranea. Poco oltre notiamo degli esemplari di pino nero sui quali sono ben visibili, in primavera, i nidi di processionaria (Thaumetopea pityocampa), lepidottero notturno molto dannoso. Il sentiero sbuca infine in una piccola radura erbosa dove la presenza di qualche olivo indica che in passato questa era una zona coltivata. L’esposizione è a sud-ovest e continua la presenza di elementi della macchia mediterranea quali il leccio e il cisto. Riprendiamo la salita tra ginestre e pini neri fino a quando il panorama si apre sul monte Ricco, Arquà e sullo sfondo, il M. Cero ed il M. Castello, che fanno da corona al campanile di Calaone. Scotano e frassini ci accompagnano fino a un boschetto di pino nero e strobo, quanto rimane di un tentativo fallito di coniferamento fatto negli anni sessanta. All’altezza di un cipresso il sentiero scende facendosi sempre più ripido e dopo un’ampia curva giunge a un bivio. Proseguendo dritti arriviamo ad un punto panoramico. Tornando indietro, dopo un tornante, l’anello si chiude e il sentiero si ricongiunge alla traccia iniziale. Laghetto di Arquà 23 7 200 100 1 Km Valsanzibio Galzignano Inizio sentiero Arquà Petrarca Ristorante La Costa Monselice STRADE DI AVVICINAMENTO ANELLO DEL M. CALBARINA SENTIERO PER IL M. PICCOLO 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 INIZIO SENTIERO DIREZIONE PER IL M. PICCOLO ANELLO DEL CALBARINA PUNTO PANORAMICO DIREZIONE PER IL LAGHETTO DI CORTE BORIN LAGHETTO DI CORTE BORIN ED AREA ATTREZZATA INCROCIO CON VIA MONDONEGO INCROCIO CON IL SENTIERO PER IL M. PICCOLO INCROCIO CON IL SENTIERO ATESTINO DIREZIONE PER ARQUÀ PETRARCA Scala 1/6.666 24 Arquà Petrarca Km 0.0 Anello Atestino sentiero nr. 3 sentiero con scala in legno fine dell'anello Km 2.800 strada comunale Mondonego svolta per i Ronchi 300 incrocio con strada comunale Mondonego deviazione per Monte Piccolo e Anello Atestino nr. 3 400 incrocio di piste Partenza 500 zona umida IL SENTIERO DEL MONTE CALBARINA E DEL MONTE PICCOLO Km 1.600 per Valsanzibio Galzignano 9 6 7 per Valsanzibio Galzignano 5 3 8 10 2 4 1 INIZIO SENTIERO per Monselice 25 IL SENTIERO DEL MONTE CECILIA 8 gelso Partenza: in via Lucerna - Baone. Da Este o da Monselice arrivati a Baone si parcheggia davanti il municipio o la palestra situata dietro il comune. A piedi si percorre per circa 500 metri la strada per valle S. Giorgio e sulla destra si imbocca via Lucerna, inizio del sentiero. Da Valle S. Giorgio o Cinto Euganeo si arriva e si parcheggia davanti al comune o la palestra, si ripercorre a ritroso la strada di provenienza e dopo 500 metri sulla destra si imbocca via Lucerna, inizio del sentiero. Lunghezza: 5,4 km. Grado di difficoltà: nessuno. Tempo medio di percorrenza: 3÷4 ore. Stagione più favorevole: primavera (per poter osservare le fioriture e ammirare il vasto panorama che si scorge tra gli alberi). Lasciata la macchina nella piazza di Baone, prendendo la strada che porta a Valle San Giorgio, si raggiunge via Lucerna e si sale, tra coltivi e case, lungo un tratto di strada cementata. Si imbocca quindi una carrareccia delimitata da siepi di acero campestre, gelso della Cina (moro mato), rovi, biancospini e lillà, tenendo a destra un boschetto di robinia. Si svolta a sinistra e si prosegue costeggiando un uliveto. 26 Guardando verso valle si scorgono il monte Castello e il Cero e, tra i due, la chiesa di Calaone; a sinistra si intravede il campanile di Baone e in lontananza appare Este. Lungo il percorso sulle rocce di latite affioranti si possono notare le tipiche esfoliazioni cipollari; un fenomeno che si manifesta nelle rocce omogenee esposte agli agenti atmosferici: si tratta di un processo di alterazione progressivo, che si presenta sotto forma di una desquamazione della roccia secondo superfici concentriche dall’esterno verso l’interno del blocco; è osservabile soprattutto negli affioramenti di rocce latitiche e basaltiche. Si continua fino ad un bivio dove proseguendo a destra tra carpini neri, bagolari (spaccasassi), robinie e frassini, si scopre un sottobosco ricco di asparago, olmo da siepe, acero, biancospino, pungitopo e berretta del prete, così chiamata per la caratteristica forma dei frutti. Al bivio successivo si sale a sinistra e si possono osservare olmi, cornioli, aceri e frassini, fino ad una radura delimitata da un boschetto di robinie. Proseguendo sulla destra si nota che la vegetazione si fa più rada e appare composta quasi tutta da robinia, rovi e biancospino. Al punto di ristoro situato poco più avanti si può godere della vista sui monti Cero, Castello e sull’abitato di Calaone. Riprendendo il cammino tra olmi, robinie, roverelle ed un sottobosco di pungitopo, si giunge a una piccola radura dalla quale si scorgono il monte Ricco, la Rocca di Monselice e Arquà. Un’altro spiazzo poco più avanti permette di osservare di nuovo l’esfoliazione della latite. Si rientra ora nel bosco di acacie, delimitato all’inizio da esemplari di gelso della Cina e dopo un lungo tratto, si incontra la deviazione per i ruderi del castello dei Conti di Baone. Una salita con scalini in pietra conduce alle rovine, dove é presente la croce in ferro che gli abitanti di Baone posero sopra il castello dopo che il tiranno Ezzelino lo rase al suolo; i tedeschi nel 1943 distrussero il poco che rimaneva, credendo che fosse una base partigiana. Ritornando al sentiero principale, si incontrano splendide piante di fitolacca, un bosco di roverella ed un boschetto di robinie. Attraverso una finestra naturale, creata da un recente taglio, è possibile vedere Monselice, la Rocca, il monte Ricco e la pianura circostante. Più avanti, a fianco della sbarra, troneggiano alcuni bellissimi esemplari di albero di Giuda. Il sentiero procede in discesa e dopo un lungo tratto, si arriva ai ruderi di casa Bolcato per poi entrare in un bosco più fitto costituito prevalentemente da aceri, olmi, mori mati e sambuco. Dopo una curva a destra cambia l’esposizione e torna la robinia. Al bivio si svolta a destra, tralasciando la deviazione che si ricongiunge al sentiero principale. Tra le fronde si scorgono il monte Ricco e la Rocca. Talvolta è possibile sentire il verso del fagiano maschio, animale che con un po' di fortuna è possibile scorgere tra le erbe. Proseguendo si entra in un bosco dove la vegetazione appare più ricca, con la presenza di carpini, alberi di Giuda, mori, rosa di macchia, olmo, sanguinella, asparagi, bagolari; e ancora aceri, roverelle, sambuchi, biancospini. Usciti dal bosco si sbuca in un prato arido calcareo con ginestre, bellissime nella loro fioritura gialla, e la preziosissima Ruta patavina; in primavera è facile notare diverse specie di orchidee, del genere Ophrys ed Orchis. Una panca sotto un esemplare di roverella permette di riposare e ammirare il panorama: la Rocca, i monti Ricco, Piccolo, Ventolone, Gallo, Venda, Rusta e Gemola. La discesa procede fra le ginestre e passa in mezzo a un boschetto di roverella con ginepri e carpini neri; al termine, alcuni piccoli meli e ancora cespugli di ligustro, marruca “onge de gatto” e rosa; quindi un altro boschetto simile al primo, con la presenza anche di asparagi, ailanto, frassini, e terebinto. Il sentiero prosegue tra una serie di bagolari, alberi di Giuda e lillà fino a una carrareccia che porta alla strada d’asfalto; di qui, a sinistra, si torna a Baone. Monte Cero e Calaone 27 8 IL SENTIERO DEL MONTE CECILIA per Valle S. Giorgio 8 Baone 1 INIZIO SENTIERO STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO DEVIAZIONE 1 INIZIO SENTIERO 2 DIREZIONE PER RUDERI DEL CASTELLO 3 DIREZIONE PER VIA TERRALBA per Este 4 CASA BOLCATO 5 DIREZIONE PER VIA LUCERNA 6 AREA DI SOSTA 7 DIREZIONE PER SASSONEGRO 8 FINE SENTIERO Scala 1/7.500 28 per Monselice 7 400 5 300 Este 6 Baone incrocio con S.P. nr. 21 incrocio con Via Moschine incrocio di piste incrocio di sentieri ruderi casa Bolcato belvedere ruderi Castello incrocio di sentieri case Venezia 500 200 100 1 Km Km. 5.150 Valle S. Giorgio V uc ia L er n 29 a Inizio sentiero Monselice 4 3 2 2 per Monselice IL SENTIERO DEL MONTE VENDA 9 sorbo Partenza: Rifugio Re del Venda, Località Sottovenda - Comune di Galzignano Terme. Provenendo da Faedo o da Galzignano Terme (strada Cengolina) a Passo Roverello si prosegue seguendo le indicazioni “Via Roccolo”. Dopo circa un chilometro sulla sinistra, poco prima della chiesetta dedicata a San Giovanni Gualberto patrono dei forestali si svolta a sinistra per via Sottovenda. Si prosegue fino al rifugio Re del Venda dove si parcheggia. Il sentiero si snoda lungo il versante ovest del Venda. Lunghezza: 5,6 km. Grado di difficoltà: nessuno. Tempo medio di percorrenza: 3 ore. Stagione più favorevole: primavera e autunno. CARATTERISTICHE GEOLOGICHE Il monte è costituito da una roccia riolitica dall’aspetto caratteristico, a grana fine e uniforme, chiara, ricca di piccoli cristalli di quarzo. Intorno affiorano rocce sedimentarie appartenenti alla formazione della Marne euganee e Tufi basaltici dovuti al primo ciclo eruttivo euganeo. Il massiccio eruttivo è attraversato da filoni di natura trachitica. 30 Oltrepassata casa Marina, ostello del Parco, si incontra il primo cartello del percorso per disabili. Dopo una curva a sinistra, all’inizio di una staccionata si nota un grosso castagno circondato da sambuchi e acacie e più avanti, dopo alcune curve, il paesaggio si apre su vigneti e ciliegi. A destra, sulle pendici del Venda, spiccano i ruderi dell’antico monastero degli Olivetani. Poco dopo si incrocia la deviazione per il sentiero Lorenzoni e, proseguendo di fianco ad una staccionata il sentiero conduce ad un luogo panoramico che ci permette di ammirare, sulla sinistra i monti Marco, Fasolo, Gemola, Rusta, e Lozzo; guardando in basso si scorge l’abitato di Faedo. Il sentiero conduce poi ad un piccolo piazzale delimitato da alcuni castagni, dove si trova il bivio per il rifugio Re del Venda. Oltrepassando i cancelli, ai margini del bosco, si notano alcuni splendidi esemplari di erica arborea, roverella ed in primavera la tipica fioritura bianca del cisto a foglie di salvia. Superato sulla destra il bivio che porta alla pietraia si prosegue fino ad arrivare ad un altro slargo, dove il bosco è costituito dalla pseudo macchia mediterranea con esemplari di ginestra e corbezzolo. Al limitare del sentiero il bosco è costituito da roverella e frassini, mentre all’interno, dove si fa più fitto, da castagni. Arrivati all’altezza di un cancello, a fianco del quale si nota un tipico “maronaro”, si esce dal bosco. Di fronte, in un paesaggio caratterizzato da vigneti, appare il monte Vendevolo. Muovendosi tra una casa ed un uliveto, si oltrepassano alcune conifere e dopo poco si arriva ad un ampio spiazzo dove troneggiano, maestosi, alcuni splendidi esemplari di castagni centenari. Proseguendo si incontra sulla destra un piccolo boschetto di pioppi che crescono dove una volta era presente un laghetto, che ancora oggi si forma dopo piogge abbondanti; svoltando a destra, fiancheggiamo una serie di carpini bianchi, prima di inoltrarci in un fitto bosco di castagno. Al primo bivio svoltiamo a destra; qui il percorso, delimitato da una staccionata, è in leggera salita e si possono notare i segni che indicano il sentiero dei Colli Euganei centrali tracciato dal CAI. In questa zona crescono barba di capra, dulcamara, e asparago. Dopo un breve tratto sbuchiamo sulla radura di una ex cava contornata da castagni, frassini e carpini. Qui è stata realizzata un’area di sosta Castagni centenari sul Monte Venda con una tettoia. Percorrendo a ritroso il sentiero, si torna al punto di partenza. IL RE DEL VENDA Con lo schioppo sempre pronto e il fedelissimo cane al seguito, il “Moro Polo”, (detto anche Re del Venda) al secolo Antonio Lionello, ha percorso i boschi di questo monte per quasi mezzo secolo. Nato sul finire dell’Ottocento e combattente sul Carso nella prima guerra mondiale, in seguito divenne guardaboschi delle proprietà del conte Giusti Del Giardino, al quale si dice abbia salvato la vita. Il Moro Polo fu anche uomo di fiducia dei frati del monte Rua e devoto di Sant’Antonio abate, tanto da costruirgli una chiesetta, intitolata anche a S. Giovanni Gualberto patrono dei forestali, proprio sopra la sua casa, che sorgeva lungo la vecchia strada che saliva al passo del Roccolo. 31 9 IL SENTIERO DEL MONTE VENDA 9 8 6 7 STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 3 INIZIO SENTIERO LORENZONI E PER RUDERI en ov 4 RIFUGIO RE DEL VENDA 5 DIREZIONE PER FAEDO 6 CASTAGNI CENTENARI 7 DIREZIONE PER VIA SASSONI Rif. Re del Venda V ia So tt da Via Roc 2 CASA MARINA colo per Teolo Torreglia 1 INIZIO SENTIERO Inizio sentiero 8 DIREZIONE PER M. VENDEVOLO 9 AREA ATTREZZATA FINE SENTIERO Galzignano Terme Faedo Scala 1/5.000 32 400 cava sentiero per Via Sassoni castagni centenari ex Laghetto del Venda entrata cava incrocio di sentieri incrocio piste incrocio con sentiero confine comunale Galzignano - Cinto 500 300 per Teolo Torreglia 200 100 1 Km Km. 2.850 INIZIO SENTIERO 1 2 3 4 5 per Galzignano Terme per Faedo 33 Il SENTIERO 10 del MONTE GALLO MONTE delle GROTTE e MONTE delle BASSE ramarro Partenza: località Case Steogarda lungo via Roverello - Comune di Galzignano Terme. Provenendo da Faedo o da Galzignano Terme a Passo Roverello si svolta per via Roverello. Nei pressi della trattoria “Da Oci” si parcheggia e si prosegue a piedi in discesa. Dopo 200 metri circa sulla sinistra, al limite della recinzione di un’abitazione, si imbocca il sentiero. Provenendo da Arquà da via Fontanelle (Ristorante Val Pomaro) dopo un tratto di strada sterrata si giunge ad un bivio. Prendendo a destra si percorre via Roverello fino alla trattoria “Da Oci”. Qui si parcheggia, si ripercorre, a piedi, per 200 metri la strada già percorsa e si imbocca a sinistra, al limite della recinzione di una casa, il sentiero. Lunghezza: 3,1 Km (solo andata). Grado di difficoltà: in alcuni tratti la discesa si fa difficile. Tempo medio di percorrenza: 2 ore. Stagione più favorevole: primavera. 34 Il percorso inizia in via Roverello, all’altezza di una abitazione nei pressi della quale è visibile il cartello di inizio percorso. Il sentiero procede per un ampio tratto in leggera discesa, fra esemplari di robinia e sambuco ed un sottobosco caratterizzato da pungitopo ed in tarda primavera e tarda estate, da parietaria, una delle piante erbacee più note in quanto fonte di allergie. La discesa si fa più ripida e conduce in un bosco più fitto di carpini e acacie, con qualche esemplare di rovere e frassino; nel sottobosco domina ancora il pungitopo. Dopo una leggera curva a sinistra si prosegue in piano e dove la luce riesce a filtrare, la vegetazione si arricchisce della presenza di acero campestre, biancospino e sorbo torminale. Gradatamente il bosco di carpini lascia il posto a quello di frassini. Al primo bivio si svolta a destra, incontrando una forte discesa tra sambuchi, robinie, roveri e biancospini; al secondo bivio si procede, in piano, a sinistra. Tra le specie interessanti nel sottobosco si incontrano l’asparago selvatico ed il tamaro o uva tamina. In estate o in autunno capita di venire investiti da un forte odore pungente: si tratta di un fungo dalla forma particolare, il Phallus impudicus o uovo del diavolo. Si attraversa un tratto di bosco tagliato da poco, e da qui ammiriamo a sinistra: l’Eremo del monte Rua, a valle la chiesa di Galzignano, il colle di S. Maria Assunta e la omonima chiesa; a destra, Valsanzibio e la piana a fianco di Monselice. In zona è presente qualche pianta di nespolo. Si continua attraversando un bosco di robinie, alcune delle quali schiantate. Dopo un breve tratto pianeggiante inizia una discesa con una forte pendenza. Al terzo bivio si svolta a sinistra, scendendo leggermente tra sambuchi, robinie e aceri campestri. Dopo un tratto in piano si incontra una leggera salita e se si è fortunati è possibile gustare i frutti di un giovane pesco, ciò che resta di antiche coltivazioni. Si procede ora verso nord incontrando alberi di castagno e poco più avanti un vigneto, da dove, guardando verso valle, si può godere della vista sui monti Croce, Ceva, Spinefrasse, sul colle del Cataio, sulla Rocca di Monselice, sui monti Ricco, Calbarina e Piccolo. Svoltando a sinistra si rientra nel bosco di castagno che delimita il sentiero e, proseguendo in discesa, ci si inoltra in un sottobosco ricco di felce aquilina. Poco più avanti sbuchiamo in una radura dove svetta una croce, ed è stata predisposta un’area attrezzata. Da qui tra le fronde possiamo osservare Villa Olivato e la parte antica di Galzignano, la Val Cingolina. Dopo una breve sosta, procediamo in discesa, superiamo dei coltivi ed un gruppo di case, e sbuchiamo in Via del Calto laterale della Cingolina. Per tornare al punto di partenza è necessario percorrere a ritroso il sentiero. IL GIARDINO STORICO DI VILLA BARBARIGO Percorrendo la strada, ricca di curve e di scenari verdi, che da Galzignano conduce ad Arquà Petrarca, si giunge, dopo aver oltrepassato uno dei migliori campi da golf d'Italia, presso Valle Sant'Eusebio (da cui il nome Valsanzibio), dove si trova la bellissima Villa Barbarigo. La villa, in sé non particolarmente importante, è famosa per il giardino, voluto nel 1669 dal procuratore Antonio Barbarigo, fratello di San Gregorio. E' considerata una testimonianza eccezionale in quanto realizzazione barocca, creata in un ambiente dove sono rare le opere siglate con questo stile. Si può quindi affermare che si tratta del maggiore se non l'unico dei giardini barocchi rimasti nella regione Veneto. Al giardino di Valsanzibio, particolare soprattutto nello spirito della composizione, ha giovato l’eccezionalità fin dal tempo del suo primo impianto e la fama presto raggiunta. A loro volta questi fattori vennero sostenuti dal gran numero degli interventi architettonici e statuari realizzati nonostante la limitatezza di dimensioni. L'ingresso, denominato "Bagno di Diana", immette in un reticolo di vialetti che dividono il giardino in compartimenti regolari, un tempo ricchi di giochi d'acqua. In quest'area verde, disseminata di statue con motti didascalici incisi sul basamento, i sentieri conducono: alle fontane dei Fiumi, di Eolo e dei Venti, al labirinto, al boschetto con la statua del Tempo, all'isolotto dei Conigli ed alla galleria dei carpini. Questo insieme complesso di elementi è tipico del giardino all'italiana, dove hanno sempre largo spazio le opere murarie ed altri interventi di tipo architettonico. E’ estremamente importante notare come tutte queste componenti, che in altri famosi giardini europei, e sopratutto in quelli francesi, rimangono complementari, nel "nostro" assumono un ruolo essenziale, a fianco di quello della vegetazione, nello stabilire il tessuto scenografico del complesso. Il giardino si unisce poi, come in un ideale "continuum naturale", al monte Gallo, attraverso un suggestivo filare di cipressi. Villa Barbarigo a Valsanzibio Sotto: Galzignano 35 10 200 Croce - Belvedere Monte delle Basse incrocio di sentieri località Olivato - Galzignano Terme 300 Monte Castellazzo 400 sentiero per Galzignano Terme località "Capitelli" Via Roverello 500 Monte delle Grotte Il SENTIERO del MONTE GALLO MONTE delle GROTTE e MONTE delle BASSE 100 1 Km Km. 3.150 Faedo STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO per Faedo Galzignano Terme 1 INIZIO SENTIERO 2 AREA ATTREZZATA 3 PUNTO PANORAMICO 4 FINE SENTIERO Scala 1/8.750 36 1 IN SENT per Arq Petrar quà rca 4 3 2 Trattoria da Oci per Faedo Galzignano Terme Via Roverello IZIO TIERO Galzignano Terme Valsanzibio Inizio sentiero per Arquà Petrarca 37 IL SENTIERO DEL MONTE CINTO 11 scricciolo Partenza: Museo Geopaleontologico di Cava Bomba, o via Chiesa dietro la parrocchiale di Cinto Euganeo. Provenendo da Este direzione Vò al bivio per Cinto Euganeo si gira a destra e si parcheggia sulla sinistra nel piazzale del museo. Da Valle S. Giorgio arrivati in centro a Cinto Euganeo si prosegue in direzione Vò. Poco prima del bivio sulla provinciale Este – Vò si parcheggia sulla destra nel piazzale del Museo. Nel caso che il Museo sia chiuso il sentiero può essere imboccato da via Chiesa dietro la parrocchiale di Cinto parcheggiando nello spazio di fianco al ristorante “Cinzia”. Lunghezza: 5.300 metri (comprese le deviazioni). Dislivello: 267 m. Grado di difficoltà: medio. Accessibile a persone di qualsiasi età (con abbigliamento idoneo e calzature di tipo escursionistico). Punto di maggiore interesse è il Buso dei Briganti. Tempo medio di percorrenza: 3 ore. Stagione più favorevole: primavera. 38 Il sentiero, ripristinato dall’Ente Parco Colli Euganei con la collaborazione del Servizio Forestale di Padova (censito come n. 11 nel catasto dell’Ente), parte dal piazzale del Museo di Cava Bomba e risale il versante sud del Monte Cinto. Superato un vigneto con una deviazione a sinistra, si attraversa un boschetto di robinia per poi ridiscendere lungo la pista forestale che attraversa un querceto termofilo ricco di roverella, orniello, erica arborea, pungitopo e asparago selvatico. Dopo circa duecento metri si trovano degli ostacoli artificiali che delimitano l’ingresso in una proprietà privata. Superati gli sbarramenti, si raggiunge un bivio. Svoltando a destra, si prosegue lungo la pista in discesa, sempre circondati da vegetazione termofila. Il panorama si apre ed a valle si può ammirare la geometria della pianura inquadrata dal reticolo dei fossi di scolo che fanno capo al canale di Lozzo ed al Bisatto. Proseguendo sul versante ovest del Colle si nota come il castagno diventi in rapida successione la specie prevalente, pur versando in cattive condizioni fitosanitarie a causa di una recrudescenza della malattia fungina denominata "cancro corticale". Dopo un breve tratto pianeggiante si segue una pista in leggera discesa, lasciandosi alle spalle altre deviazioni. Scendendo fino al piccolo piazzale ai piedi di una cava si nota sulla sinistra un ciliegio. Qui un sentiero a destra conduce fuori dal bosco in un ampio "vegro" e poi sulla carrareccia che sale dalla S.P. n. 89. Si prosegue lungo il sentiero che sale ai prati che caratterizzano il versante nord del Colle; volgendo lo sguardo a destra si nota subito l’imponente sperone riolitico del Buso dei Briganti. L’itinerario continua lungo tutto il perimetro del prato fornendo uno splendido panorama che abbraccia la pianura e i rilievi occidentali degli Euganei. Un po’ più lontano appaiono l’arco dei Colli Berici e le Prealpi Vicentine. Alla fine del prato si stacca, dall’anello principale, una deviazione per il Buso dei Briganti, luogo ricco di storia e di leggenda, mentre il nostro itinerario prosegue fino al piazzale inferiore della vecchia cava di riolite. La visione che si offre a chi entra (con le dovute cautele) nel maestoso anfiteatro della cava è decisamente apocalittica, con lunghissime colonne di riolite che ancora oggi testimoniano con vivace immediatezza l’origine vulcanica che le ha prodotte. E’ necessario prestare molta attenzione nel visitare tale sito mantenendosi a debita distanza dalla parete. La deviazione prosegue poi verso la cima accompagnandoci fino alle vestigia di un castello medioevale. Lasciando il piazzale il percorso principale scende dolcemente lungo il versante orientale del Colle in mezzo a cedui di castagno e robinia che nascondono affioramenti trachitici. La pista forestale che si incrocia e che scende alla nostra sinistra ci porta all’abitato di Cinto Euganeo mentre proseguendo sulla destra si giunge al vigneto sopra Cava Bomba, punto di arrivo della nostra escursione. IL CASTELLO DEL MONTE CINTO Strategicamente importante per il ruolo di controllo sulla pianura circostante e sul settore sud-occidentale dei Colli Euganei, il Monte Cinto era già frequentato dall’uomo in epoca preistorica (come testimoniano reperti dell’Età del Bronzo lì rinvenuti). Nel Medioevo fu sede di un castello di cui si hanno notizie a partire dall’anno Mille. Il nucleo fortificato, raso al suolo una prima volta nel 1242, fu ricostruito e definitivamente abbandonato nel 1400 dopo la conquista della zona da parte della Repubblica di Venezia. Le rovine, che ancora oggi testimoniano un’antica potenza, occupano tutta la cima del colle. Alcuni tratti di muratura sono ancora visibili. IL BUSO DEI BRIGANTI È uno dei luoghi più suggestivi dei Colli Euganei, dove la storia e la leggenda si intrecciano e si sovrappongono senza smentirsi. Frequentato fin dagli albori della storia umana e punto di osservazione sulla pianura, da cui si potevano controllare le vie di percorrenza obbligate, questa singolare formazione geologica è stata, nel corso degli anni, torre di guardia, forte, polveriera clandestina e nascondiglio di briganti. Suggestiva è l’apertura nella trachite che sosteneva un pesante portone a chiusura dell’accesso al pianoro esterno della formazione rocciosa, creando quell’alone di leggenda che l’accompagna ancora. La visita al Buso dei Briganti si consiglia solo a persone esperte che sappiano muoversi con attenzione perché l’accesso allo strapiombo non è protetto. Il “Buso dei Briganti” 39 11 ruderi del Catello Km. 0.0 Cava di riolite deviazione per la cima Km. 3.800 deviazione per Cinto Euganeo incrocio con sentiero da Cava Bomba 200 deviazione per la cima 300 deviazione per "Buso dei Briganti 400 deviazione a sx. Partenza da Cava Bomba 500 incrocio con strada comunale IL SENTIERO DEL MONTE CINTO 100 1 Km Km. 0.800 per Vò STRADE DI AVVICINAMENTO ALTRE STRADE DI ACCESSO SENTIERO SENTIERI ALTERNATIVI per Faedo Fontanafredda 1 PUNTO DI PARTENZA Inizio sentiero DI CAVA BOMBA Cinto Euganeo 2 PUNTO DI PARTENZA, CENTRO DI CINTO EUGANEO 3 MUSEO GEOPALEONTOLOGICO DI CAVA BOMBA 4 CAVA DI RIOLITE COLONNARE 5 RUDERI MEDIOEVALI DEL per Valle S. Giorgio Arquà Petrarca CASTELLO 6 AREA ATTREZZATA E PUNTO PANORAMICO 7 “BUSO DEI BRIGANTI” Scala 1/5.714 40 Inizio sentiero per Vò per Este per Faedo Fontanafredda 6 7 4 5 Cinto Euganeo INIZIO SENTIERO 2 per Este INIZIO SENTIERO 1 3 per Valle S. Giorgio Arquà Petrarca 41 IL SENTIERO DEL MONTE FASOLO 12 dittamo Partenza: località S. Antonio Comune di Cinto Euganeo. Provenendo da Faedo o da Galzignano Terme, giunti a Passo Roverello, si svolta per via Roverello. Percorsa tutta la via si giunge ad un bivio. Qui si lascia il proprio mezzo e si prosegue dritti imboccando una strada sterrata (direzione Fattoria M. Fasolo). Superate le segnaletiche si imbocca sulla destra il sentiero. Provenendo da via Fontanelle (Ristorante val Pomaro) presso Arquà, dopo un tratto di strada sterrata si giunge ad un bivio. Qui a piedi si prosegue a sinistra e dopo 100 metri a destra si imbocca il sentiero. Lunghezza: 2,2 km. Grado di difficoltà: nessuno. Tempo medio di percorrenza: 2 ore. Stagione più favorevole: primavera, autunno. 42 Il sentiero inizia a destra della strada che porta alla fattoria del monte Fasolo, procedendo nel primo tratto in piano in un bosco di carpini, frassini, roverella e un sottobosco tipico con corniolo e biancospino; nelle zone dove il sole filtra maggiormente si vedono cespugli di asparago selvatico. Lungo questa parte di sentiero in primavera è possibile vedere il rosso dei fiori dell’albero di Giuda, ed in autunno quello delle foglie dello scotano. Si notano ancora pungitopo, campanule, il sorbo torminale ed il “moro mato”, pianta originaria dell’Asia orientale usata per la produzione di carta o tessuti. Al bivio si svolta a sinistra e, camminando in leggera salita nel bosco luminoso ricco di carpini e frassini, si possono osservare ancora lo scotano e gli alberi di Giuda che la tradizione popolare tramanda essere l’albero ai cui rami Giuda si impiccò. Terminata la salita ci si inoltra in un tratto di bosco decisamente più fitto e meno luminoso, dove la presenza dei primi esemplari di castagno indica il cambio di esposizione (ora a nord-est). Guardando con attenzione ai margini del sentiero, tra le piante erbacee é facile scorgere una interessantissima essenza considerata relitto glaciale e tra le più microterme dei Colli: l’epimedio alpino. Lungo il percorso inoltre sono facilmente riconoscibili i maronari o castagni da frutto, (che a differenza di quelli da taglio presentano un caratteristico ingrossamento a forma di cercine alla base del fusto dovuto all’innesto) e nel sottobosco circostante, la felce aquilina. La strada prosegue in piano, con il castagno sempre più presente che va gradatamente sostituendo il bosco misto; si notano alcuni esemplari di ginepro. Proseguendo si trova, sulla destra, una panca e se ne può approfittare per una sosta. Si riprende a salire e di nuovo compare il bosco misto e luminoso. Conclusa la breve salita, si supera a destra una staccionata e si prosegue in piano, osservando sulla sinistra gli affioramenti di roccia sedimentaria (scaglia rossa). Il bosco in questo tratto é ancora misto, con una prevalenza di alberi di Giuda, mentre più avanti torna il castagno accompagnato dal nocciolo. Svoltando a destra al bivio successivo, una strada in discesa tra carpini, noccioli, castagni, frassini e roverella conduce ad un punto di sosta ed a dei maestosi esemplari di faggio. Dopo averli ammirati, torniamo a congiungerci con il sentiero principale, che ora scende in mezzo alla robinia. Si svolta a destra e, dopo una leggera salita, al trivio si prosegue diritto. Una curva a gomito a sinistra introduce su una carrareccia che percorre le pendici del Fasolo. Si cammina tenendo sulla destra alcuni vigneti e, dopo un breve tratto in salita, si passa attraverso un viale di mandorli che in primavera esplode in una splendida fioritura bianca. Da uno slargo verso valle si può ammirare un eccezionale panorama: da destra il monte Rusta, il Gemola con Villa Beatrice, il monte Cero ed il Castello; ed ancora i monti Cecilia, Ricco e Ventolone. Voltandosi dall’altra parte (verso nord), appaiono il Venda con i ruderi del monastero e il Vendevolo. Proseguendo verso la strada comunale, di fronte alla cantina si incontra un bellissimo esemplare di bagolaro; da qui si prosegue tra i vigneti fino ad arrivare al punto di partenza. LA GEOLOGIA Il monte Fasolo è interamente formato da rocce sedimentarie marine e ha una morfologia molto dolce, con linee morbide, tipica dei rilievi calcarei. La cima del colle è costituita da marne, i versanti da scaglia rossa e alla base affiora anche il biancone. Nella roccia si possono trovare minerali appartenenti alla classe dei silicati, alcuni dei quali sono unici per i Colli Euganei. 43 12 IL SENTIERO DEL MONTE FASOLO Faedo per Cinto Euganeo per Faedo Inizio sentiero per Galzignano Cinto Euganeo 2 per Arquà Petrarca STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 4 1 INIZIO SENTIERO 2 AREA DI SOSTA 3 DIREZIONE PER IL FAGGIO CENTENARIO 4 DIREZIONE PER IL M. GEMOLA E M. RUSTA 5 FINE SENTIERO Scala 1/5.000 44 400 300 1 Km 2 Km. 1.875 Km. 0.0 sentiero Monte Fasolo "il grande faggio" inizio deviazione per "il grande faggio" strada comunale Via Monte Fasolo incrocio sentieri calto calto incrocio con sentiero per trattoria Monte Fasolo deviazione per "il grande faggio" inizio sentiero 500 200 100 Km. 0.455 per Faedo 3 2 2 1 INIZIO 5 SENTIERO per Galzignano per Arquà Petrarca 45 IL SENTIERO DEL MONTE GRANDE 14 more di rovo Partenza: Passo Fiorine - Teolo. Provenendo da Padova o da Vò giunti nella piazza a Teolo si seguono le indicazioni per “Area Naturale Lietta Carraresi”. Arrivati a “Sella Fiorine” si parcheggia e raggiunto il Ristorante Baita Fiorine si imbocca il sentiero. Il sentiero può essere imboccato, provenendo da Rovolon anche da via Bettone all’altezza dell’agriturismo “Le Querce”. Lunghezza: 4.200 m. Dislivello: 150 metri. Grado di difficoltà: nessuno. È percorribile da persone di qualsiasi età, con abbigliamento idoneo e calzature di tipo escursionistico. Tempo medio di percorrenza: 2 ore. Stagione più favorevole: la primavera per la fioritura del sottobosco, l’autunno per i colori e la luce, l’estate per l’ombra ristoratrice. Durante la stagione invernale possono verificarsi gelate lungo il tratto esposto a nord. 46 Il sentiero del monte Grande, ripristinato dal Servizio Forestale Regionale anche grazie ai finanziamenti dell’Ente Parco è un itinerario di 4200 metri che per la mancanza di particolari difficoltà, il fondo battuto e il dislivello molto contenuto, risulta percorribile da persone di qualsiasi età. Partendo dal prato di fianco alla “Baita Fiorine” si scende leggermente lasciando alle spalle la diramazione verso l’abitato di Rovolon e si prosegue lungo una pista forestale che taglia il versante settentrionale a quota 325 metri. Questa si congiunge a est con la strada a tornanti scavata nella roccia che sale da via Bettone. Il primo tratto è caratterizzato dalla presenza del tipico castagneto dei substrati vulcanici con presenza sporadica di rovere, acero montano, carpino bianco e nero. L’attuale vegetazione deriva dalla tecnica colturale adottata fin dai tempi più remoti che ha allontanato le specie secondarie impropriamente considerate infestanti, a favore del castagno economicamente più remunerativo. Inoltre il continuo succedersi degli incendi, di cui l’ultimo e più devastante avvenuto nel 1993, ha provocato il graduale impoverimento floristico del bosco a scapito delle specie più esigenti. A causa di ciò anche il faggio, specie molto rara sui Colli Euganei, presente nelle zone più elevate e fresche, sta lentamente scomparendo. I territori boscati del monte Grande sono di proprietà pubblica. Il Servizio Forestale Regionale ha in gestione tutti gli interventi di miglioramento boschivo e di sistemazione idraulica. Attualmente il bosco ceduo viene convertito all’altofusto e sulle superfici percorse da incendio viene realizzato un intervento di ricostituzione che con tempi commisurati ai ritmi della natura andrà a riformare il popolamento originario. Lungo la pista sono presenti numerose opere realizzate con massi “ciclopici” per sostenere le scarpate soprattutto in corrispondenza degli impluvi naturali nei quali si raccoglie l’acqua piovana. In corrispondenza di una grande piazzola situata circa a metà di questo primo tratto di sentiero si possono osservare lungo il pendio a monte una serie di opere di ingegneria naturalistica realizzate in legno e pietra per contenere l’acqua che scendendo velocemente lungo il versante crea pericolosi solchi d’erosione. Al bivio si inizia rapidamente a salire verso la cima del monte Grande, quarto colle in ordine di altezza con 467 m. s.l.m., caratterizzato dalla sagoma del radar meteorologico del Centro Sperimentale per l’Idrologia e la Meteorologia di Teolo. Il sentiero quindi ci conduce lungo la dorsale del monte da dove lo sguardo spazia verso sud, abbracciando l’insieme dei Colli che, separati dai profondi solchi erosivi delle valli, convergono verso l’inconfondibile profilo del monte Venda, il più alto degli Euganei (601 m. s.l.m.). Lasciata la dorsale, il sentiero inizia a scendere lungo il versante meridionale, caratterizzato dalla presenza di vegetazione termofila. Frequentemente si incontrano piante di roverella e di orniello dominanti un sottobosco ricco di cisto, erica arborea e corbezzolo. Fermandosi ad osservare il profilo del terreno in corrispondenza della scarpata a monte del sentiero si nota la matrice rocciosa trachitica tipica del rilievo. A questo proposito nelle cave di pietra che caratterizzano l’immagine del versante meridionale del monte Grande sono presenti bellissimi esempi di fessurazione colonnare formatasi nella fase di raffreddamento del magma durante l’Oligocene inferiore (35-30 milioni d’anni fa). Superato l’ultimo tornante che attraversa nuovamente un fresco bosco di castagno e rovere, il sentiero si apre sull’ampia radura del “Parco Lietta Carraresi” al limite della quale si può osservare il tipico bosco di robinia, specie introdotta in Europa agli inizi del secolo XVII che si diffonde con i caratteri di una vera e propria infestante all’interno di qualsiasi associazione vegetale. All’interno del Parco è possibile sostare nelle aree appositamente attrezzate prima di ritornare al punto di partenza presso Sella Fiorine. CASTELLO DI ROVOLON Un’interessante deviazione dal sentiero conduce in discesa verso l’abitato di Rovolon ed ai ruderi di un antico castello medioevale le cui prime notizie risalgono all’XI secolo. Questo tratto di sentiero ripercorre all’estremità settentrionale l’antica via di scorrimento longitudinale che corre in quota per tutta la lunghezza del monte. Sotto il castello, sulla strada, si trova la pieve intitolata a S. Giorgio, uno dei santi prediletti dalla nobiltà longobarda. Il castello di Rovolon nei secoli XI e XII era di proprietà della famiglia dei Maltraversi e aveva un’importante funzione di controllo del nodo territoriale tra Padova e Vicenza. Risultava già distrutto nel 1295 a seguito di lotte intestine tra le due città in un momento in cui il nascente comune di Padova aveva intrapreso una politica di controllo delle principali zone strategiche. Attualmente l’area risulta accessibile mediante un sentiero attrezzato, che si snoda attraverso i ruderi della cinta muraria fino alla torre, da dove si possono osservare le cromatiche geometrie della pianura sottostante. 47 14 fontana panchine panchine punto panoramico fontana panchine radar meteo sentiero per via Bettone 400 opere idraulico forestali 500 sentiero per Rovolon Castello inizio sentiero IL SENTIERO DEL MONTE GRANDE 300 200 100 1 Km Km. 4.200 2 2 baita Fiorine Inizio sentiero per Rovolon 7 6 per Teolo STRADE DI AVVICINAMENTO 5 1 7 SENTIERO 1 A SINISTRA SENTIERO PER ROVOLON - CASTELLO 2 OPERE IDRAULICO FORESTALI 3 A SINISTRA SENTIERO INIZIO SENTIERO PER VIA BETTONE 4 RADAR METEO 5 PUNTO PANORAMICO 6 FONTANA 7 PANCHINE 8 AREA SOSTA “LIETTA CARRARESI” Scala 1/4.545 48 6 7 8 per Rovolon 3 4 per Teolo 49 IL SENTIERO FERRO DI CAVALLO 15 riccio Partenza: presso il Museo della Navigazione Fluviale - Battaglia Terme. Provenendo da Padova o da Monselice si gira nel primo caso a sinistra nel secondo caso a destra, per via Chiodare percorrendola fino ad arrivare al Museo. Qui si parcheggia e si prosegue a piedi. Nel caso si volesse evitare il centro abitato si entra a Battaglia Terme e si prosegue in direzione Galzignano Terme. Superato il passaggio a livello dopo il ristorante albergo “Al Cataio” (destra) si parcheggia e si prosegue a piedi lungo il percorso. All’inizio del sentiero sulla sinistra all’interno della cava “Monte Croce” si trova un’area attrezzata per Camper. Provenendo da Galzignano Terme poco prima del passaggio a livello a sinistra ha inizio il percorso (vedi indicazioni sopra citate). Lunghezza: circa 8 km. Dislivello: leggero. Grado di difficoltà: nessuno; è percorribile da persone di qualsiasi età provviste dell'abbigliamento adeguato. Tempo medio di percorrenza: 3 - 4 ore, senza le disgressioni verso le cime dei colli. Il solo “ferro di cavallo”, lungo circa 3 Km, richiede poco più di un'ora. Stagione più favorevole: la primavera, per la fioritura del sottobosco e l'autunno per i colori e le luci soffuse. Anche l'inverno offre stupende suggestioni, in particolare quando qualche spruzzata di neve rende lo scenario quasi surreale. 50 Il percorso, nato dall’idea dell’amministrazione comunale di Battaglia Terme, parte dal “Museo della Navigazione Fluviale”, (situato in via Ortazzo 63 e raggiungibile dalla strada statale 16, svoltando per via Chiodare). Il museo, unico del genere in Italia, raccoglie le testimonianze dell’attività dei “barcari”. È diviso in quattro sale che illustrano i tipi di imbarcazioni, le attrezzature impiegate negli “squeri”, i documenti relativi alle vie d’acqua, ai mezzi di propulsione delle barche ed alla vita di bordo; c’è anche una sezione esterna, sul canale, dove galleggiano imbarcazioni tradizionali da carico e di servizio, come il “burcio”, la “gabarra” e il “mototopo”, oltre a battelli e barche da passeggio quali la “mascareta” e la “gondola veneziana”. Dal museo si prende via Ortazzo e girato a destra, percorrendo un breve tratto nel centro storico fino ad arrivare sull’argine del canale Rialto, si torna alla statale 16. Seguendo la strada in direzione Battaglia si arriva alla “conca di navigazione”, inaugurata nel 1923 e recentemente restaurata e rimessa in funzione. Il manufatto mette in comunicazione il canale Battaglia con il Vigenzone attraverso il canale Rialto, superando un dislivello che raggiunge i 7,4 metri; l’originalità del funzionamento, unico in Europa, che si basa sull’utilizzo della sola pressione dell’acqua, ne fa una delle opere idrauliche più importanti del primo Novecento. Oltrepassato il ponte, da Casa Berto, tipica fattoria di stile veneto costruita a ridosso dell’argine del canale, ha inizio la parte più bella del sentiero. Qui si può ammirare, immerso in un anfiteatro naturale, il grandioso complesso monumentale del Cataio, costruito nel 1570 dal marchese Pio Enea degli Obizzi e affrescato da Giovan Battista Zelotti, allievo del Veronese. Addentrandosi nella piana del Cataio si percorre il cosiddetto “Ferro di cavallo”, ai piedi dei monti Ceva (255 m.), Spinefrasse (206 m.) e Croce (90 m.), le cui cime possono essere raggiunte attraverso piacevoli sentieri. Sul monte Croce, segnato dall’attività estrattiva dagli anni ’30 ai ’70, è in corso un’opera di ripristino della sentieristica e di messa in sicurezza dei percorsi. Il luogo è un importante sito geologico e naturalistico: il monte ha infatti una struttura interna di rocce sedimentarie di Marne e Tufi, intercalate a rocce vulcaniche. È il suo studio che ha permesso di datare l’antichità dei Colli. Terminato il giro del “Ferro di cavallo”, si prosegue lungo viale degli Alpini e si arriva su via Galzignana. La si attraversa e si continua lungo via Petrarca, iniziando la seconda parte del tracciato che si snoda nella zona agricola del paese. Oltrepassato lo stabilimento termale “la Contea” si svolta a sinistra e si rientra nella zona denominata “argine dello scajaro”. Qui si può godere dell’incomparabile panorama verso Villa Selvatico e Villa Lispida. La prima, costruita sul colle di Sant’Elena con pianta quadrata a partire dal 1593 da Bartolomeo Selvatico, venne completata con i quattro corpi angolari merlati, la cupola centrale e la scalinata nel 1647; in quegli anni furono anche eseguiti gli affreschi interni da Luca Ferrari da Reggio e Lorenzo Bedogni, mentre il parco all’inglese venne disegnato agli inizi dell’Ottocento da Giuseppe Jappelli. Il percorso prosegue costeggiando la ferrovia; giunti al passaggio a livello si gira a destra e si attraversa il centro abitato di Battaglia percorrendo via dei Colli e, raggiunto il canale, svoltando a sinistra per via Terme. Sulla destra, al di là del canale, svetta la chiesa di San Giacomo eretta nel 1332 e ristrutturata dalle fondamenta nel 1703; conserva all’interno tele di scuola veneta del XVII e XVIII secolo e una stupenda statua della Madonna. Si attraversa ora il ponte alla veneziana, presidiato dalla statua di San Giovanni Nepomuceno protettore contro i pericoli delle acque. Svoltando a sinistra si prosegue lungo la statale 16 fino a incontrare, sulla destra, via Chiodare che riconduce al Museo della navigazione, dove si chiude l’anello che congiunge i vari aspetti artistici e paesaggistici di Battaglia Terme. Villa Selvatico Il museo della Navigazione a Battaglia Il castello del Cataio 51 15 IL SENTIERO FERRO DI CAVALLO 6 8 per Monselice 9 STRADE DI AVVICINAMENTO Bat 10 SENTIERO 1 MUSEO DELLA NAVIGAZIONE FLUVIALE 2 CONCA DI NAVIGAZIONE 3 CASTELLO DEL CATAJO 4 FONTANELLA 12 5 VILLA VALLIER 6 AREA DI SOSTA ATTREZZATA 11 7 AREA CAMPER MONTE CROCE 8 VILLA SELVATICO 9 CHIESA NUOVA (CON AMPIO PARCHEGGIO) 10 GIARDINI STABILIMENTO TERMALE P. D’ABANO 11 CHIESA DI SAN GIACOMO 12 STATUA DI S. GIOVANNI NEPOMUCENO Scala 1/7.250 52 INIZIO SENTIERO 1 Canale Vigenzone per Galzignano Terme Battaglia Terme per Monselice Inizio sentiero per Padova 6 6 7 5 4 ttaglia Terme 3 2 per Padova 53 IL SENTIERO DEL MONTE ROSSO 16 pettirosso Partenza: Via Circuito Monte Rosso, Loc. M. Rosso - Comune di Abano Terme. Provenendo da Padova, Abano Terme, Torreglia si percorre la circonvallazione di Abano Terme ed arrivati all’altezza di una rotonda si prosegue lungo via Monte Rosso. In centro alla frazione si gira a sinistra per via Bartolomeo e si parcheggia nel piazzale della chiesa. Si ripercorre a piedi quest’ultima via fino alla Provinciale, via Appia Antica, che si attraversa per imboccare lo sterrato, via Circuito Monte Rosso. Si costeggia il muro di recinzione di Villa Bembiana, a sinistra dopo 200 metri ha inizio il percorso. Provenendo da Teolo a S. Biagio si seguono le indicazioni per Praglia e Monterosso. Giunti in centro alla frazione si seguono le indicazioni sopra descritte. Lunghezza: 1600 metri percorso lungo, 1300 metri percorso breve. Dislivello: 155 m. Grado di difficoltà: medio. E’ percorribile da persone di qualsiasi età, dotate di abbigliamento idoneo e calzature di tipo escursionistico. Bisogna prestare attenzione in prossimità del bordo cava. Tempo medio di percorrenza: 1,5 ore. Stagione più favorevole: la primavera per la fioritura del sottobosco, l’autunno per i colori e la luce, l’estate per l’ombra ristoratrice, l’inverno per le particolari suggestioni. 54 Il Monte Rosso si erge isolato dal corpo principale euganeo, simile a un isola nella pianura. Nel Pliocene la zona era un immenso golfo delimitato da Alpi e Appennini da cui i coni vulcanici emergevano formando un minuscolo arcipelago. Nel Quaternario il fondale marino ha subito un graduale abbassamento ed è stato colmato prima da sedimenti marini, quindi da materiali detritici alluvionali trasportati dai corsi d’acqua fino a formare l’attuale pianura. Questo colle ha una struttura geologica molto semplice essendo formato da trachiti alcaline parzialmente ricoperte di depositi quaternari e si presenta con la classica conformazione a cono. Tra i depositi quaternari, particolarmente interessante è una torbiera alla base delle pendici orientali, all’interno della quale sono stati ritrovati i resti di un bue a corna corte (Bos tauros brachyceros, Rutimeyer) di epoca olocenica. Dopo una breve sosta per osservare “Villa Bembiana” e il suo parco monumentale, si segue per un tratto il muro di cinta della Villa stessa, ombreggiato da un filare di platani e carpini. Quindi si prende a sinistra via Circuito Monte Rosso da cui, dopo circa 150 metri, si diparte verso il monte, una pista forestale chiusa da una sbarra in legno. In questo primo tratto il bosco è caratterizzato dalla presenza di un ceduo di robinia di età diversa, indice dell’intenso sfruttamento di questa specie da parte dell’uomo. Tutti i terreni fino a poche decine d’anni fa erano vocati alla coltura agricola ed ancora adesso è possibile scorgere nell’intrico della vegetazione la trama degli antichi terrazzamenti che, strappando alla competizione del bosco lembi di terreno, consentivano la coltivazione della vite, dei cereali o dei prodotti dell’orto. Abbandonati al mutare delle condizioni socio-economiche sono stati invasi dalla robinia, specie estremamente aggressiva e competitiva che ha soppiantato il rovere, il carpino bianco e l’orniello ecologicamente più esigenti. La sua presenza non disturba le coltivazioni e consente di ricavare abbondante legname da ardere. Proseguendo lungo la pista si notano frequenti affioramenti trachitici, fino a quando non si inizia a scorgere la parete di una cava dismessa che ha profondamente inciso il versante orientale del monte. Alla fine della pista, in corrispondenza di una piazzola dove è stata realizzata, a scopo di protezione una recinzione in pali di castagno, il sentiero inizia rapidamente a salire lungo un linea di compluvio scavata nella roccia. Sulla destra un elegante esemplare di leccio si stacca isolato testimone della diversa composizione dei boschi primigeni rispetto agli attuali dominati dall’uomo. Al termine della salita si giunge a un incrocio: a destra il sentiero prosegue verso il bordo cava dove, sotto un rovere di grosse dimensioni, si apre una grotta non accessibile al pubblico. Da qui con una piccola deviazione si raggiunge un punto panoramico da cui si può osservare, attraverso la vegetazione, l’antico reticolo di bonifica. In questa zona è necessario prestare molta attenzione al bordo cava, che in alcuni tratti risulta recintato per motivi di sicurezza. Tornati all’incrocio il sentiero principale continua lungo una vecchia pista forestale che sale in cresta attraversando un bosco di castagno molto invecchiato. L’abbandono di questa parte di bosco da parte dell’uomo è coinciso con gli elevati costi degli interventi selvicolturali. Attualmente si presenta come un ceduo in evoluzione naturale verso la fustaia, con problemi di natura fitopatologica (cancro corticale) che ne condizionano la futura sopravvivenza all’interno di un consorzio misto con rovere. Giunti in corrispondenza della cima dove si apre una bella radura da cui lo sguardo abbraccia il “golfo” di Praglia, delimitato dai Monti delle Are, Lonzina e Boscalbò, il sentiero inizia a scendere lungo la strada a tornanti che un tempo conduceva a Villa Bembiana. Superato il bivio con una pista che consente la variante più breve del percorso, il sentiero continua a scendere sempre tenendosi in prossimità della cresta in direzione sud. In questo tratto la vegetazione presenta le caratteristiche tipiche del bosco termofilo con presenza di leccio, orniello, roverella, bagolaro e acero campestre. A un certo punto, in corrispondenza di un tornante, si lascia la pista e si prosegue lungo uno stretto sentiero che ripidamente torna al punto di partenza in via Circuito Monte Rosso. L'ABBAZIA DI SANTA MARIA DI PRAGLIA Sorta ai piedi del Monte Lonzina presso l’antichissima strada che da Padova conduce a Este, porta un nome che deriva dal toponimo “Pratalea” che significa località tenuta a prati, indice di un’azienda di bonifica cui va ricondotta la messa a coltura dell’area impaludata durante l’alto medioevo. Già alla fine del XII secolo i beni dell’Abbazia si estendevano da Galzignano, attraverso Boccon e Rovolon, sino a Teolo e di qui a Montemerlo, Montecchia, Abano e Torreglia. Fondata tra la fine del secolo XI e i primi anni del XII da una comunità benedettina, raggiunge nel Cinquecento il massimo splendore: lo stile architettonico dominante è infatti quello rinascimentale, fatta eccezione per il campanile medioevale appartenente al complesso d'origine. Oltre che per la storia, l’arte e l’architettura, Praglia è nota in tutto il mondo per il laboratorio di restauro di codici e carte della cultura antica, sia ecclesiastica che civile. Abbazia di Praglia Tramonte visto dal Monte Rosso Monte Rosso 55 16 IL SENTIERO DEL MONTE ROSSO per Padova per Teolo S. Biagio Inizio sentiero Villa La Bembiana per Abano T. Padova Monterosso per Teolo Torreglia per Abbazia di Praglia STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 1 INIZIO SENTIERO 2 INCROCIO 3 PUNTI PANORAMICI 4 VARIANTE BREVE Scala 1/5.000 per Torreglia 56 3 Feriole inizio sentiero incrocio punti panoramici inizio sentiero 500 400 300 200 100 1 Km Km. 1.600 3 2 4 1 INIZIO SENTIERO per Abano Terme Monterosso 57 IL SENTIERO DEL MONTE DELLA MADONNA 17 melanargia Partenza: Rovolon via S. Giorgio, percorso breve Sella Fiorine – Teolo. Provenendo da Carbonara, Bastia o da Padova (a Treponti si prende a destra per Rovolon ) giunti in paese si lascia l’auto nel parcheggio della chiesa e si ritorna indietro fino al bivio di arrivo. Qui si prosegue diritti per via S. Giorgio e dopo 1200 metri circa sulla sinistra, davanti ad un vigneto, ha inizio il sentiero. È possibile fare un percorso più breve partendo da “Sella Fiorine” - Teolo. Questa località è raggiungibile seguendo le indicazioni per “Area naturale Lietta Carraresi”, posta nella piazza di Teolo all’altezza della fontana. Arrivati a “Sella Fiorine” si parcheggia nei pressi del Ristorante Baita Fiorine e si imbocca, a piedi, il sentiero per San Antonio. Lunghezza: percorso breve 4.700 metri, percorso lungo 5.400 metri. Dislivello: 300 m. Grado di difficoltà: medio. È percorribile da persone di qualsiasi età, dotate di abbigliamento idoneo e calzature di tipo escursionistico. Tempo medio di percorrenza: 3÷3,5 ore. Stagione più favorevole: la primavera per la fioritura del sottobosco; l’autunno per i colori e la luce; l’estate per l’ombra ristoratrice. Durante la stagione invernale possono verificarsi gelate lungo il tratto esposto a settentrione. 58 La partenza di questo sentiero, censito al numero 17 nel catasto del Parco Colli Euganei, si trova a circa 1 Km, dalla chiesa di Rovolon lungo via S. Giorgio. Inizialmente si percorre una vecchia pista che in alcuni punti mostra ancora integro l’antico acciotolato e che dolcemente sale in quota lungo i versanti occidentale e meridionale. Il bosco in questo primo tratto è caratterizzato dalla presenza di castagno con nuclei di robinia. Ripetutamente attaccato da incendi nei primi anni novanta ancor oggi ne mostra i devastanti effetti. Al variare dell’esposizione si osserva il graduale inserimento all’interno del castagneto di specie termofile fino all’affermarsi del tipico popolamento di roverella, orniello, corbezzolo con sottobosco ricco di pungitopo, asparago, cisto a foglia di salvia, erica arborea e terebinto. Ad un certo punto la pista finisce. Sulla sinistra il sentiero inizia rapidamente a salire. Aggira alcuni affioramenti trachitici e si porta sul versante meridionale, dominato dalla presenza di continui speroni rocciosi. Giunti ad un incrocio di sentieri di cui quello a destra conduce in discesa all’antica chiesetta di S. Antonio Abate, la cui costruzione risale al 1300, si affronta ancora un tratto in salita che termina in corrispondenza di un’ampia piazzola con area attrezzata per il decollo dei deltaplani. Da qui lo sguardo spazia dai rilievi più vicini dei Colli Euganei meridionali alle Prealpi Vicentine e ai Monti Lessini. Lasciata la vecchia strada, il sentiero continua a salire lungo l’antica via che gli abitanti di Teolo percorrevano per recarsi al Santuario della Madonna del Monte. A questo punto si segue per un breve tratto la strada asfaltata fino al primo tornante, dove il sentiero riparte sulla sinistra seguendo la linea di displuvio ed in corrispondenza dei ripetitori televisivi piega a destra per iniziare finalmente la discesa. Percorso un primo tratto dove il bosco manifesta gli evidenti segni del passaggio del fuoco si entra in una formazione boscata dalle caratteristiche non comuni in ambito euganeo. Il ceduo di castagno risulta molto invecchiato in quanto le difficili condizioni orografiche hanno reso economicamente non remunerativo l’utilizzo a scopo di produzione. Ciò ha consentito la sopravvivenza di specie rare quali il tiglio, il faggio e la betulla, autentici relitti vegetazionali che proprio in questo luogo fresco ed umido hanno trovato una nicchia protetta durante le variazioni climatiche susseguenti alle ultime glaciazioni quando la flora euganea si è arricchita di numerose specie montano-alpine migrate a sud per sfuggire all’avanzata dei ghiacciai. Continuando nella discesa si possono osservare numerosi manufatti in pietra a secco. Là dove il sentiero interseca i solchi erosivi formatisi a causa dello scorrimento delle acque superficiali, mani sapienti, in un tempo che sfugge anche alla memoria dei più vecchi abitanti delle contrade vicine, hanno realizzato piccole briglie di consolidamento, cunettoni selciati, scalini e muretti impiegando pietrame trachitico reperito in loco e accostato a secco. Giunti a un incrocio si hanno due possibilità: a sinistra si torna rapidamente alla partenza, a destra si scende in via S. Giorgio circa a metà strada tra la partenza del sentiero e la chiesa di Rovolon. Dallo stesso incrocio parte anche la deviazione che si collega al sentiero Rovolon - Sella Fiorine. PIAZZE CARBONILI Il toponimo della località Carbonara in comune di Rovolon indica chiaramente l’importanza che l’attività di trasformazione del legname in carbone dolce aveva in quest’area. Lungo il sentiero si possono osservare due carbonili facilmente individuabili dalla presenza di piazzole pianeggianti ricavate lungo il pendio, nonché dalla colorazione nera del terriccio causata dalla combustione. Faticosa ed antica era l’arte del carbonaio che, dopo aver tagliato ed allestito il legname costruiva una pira accostando con perizia tronchi di diverse dimensioni attorno a un fornello centrale che rimaneva vuoto. Alla fine si otteneva una catasta a cupola con il legname di dimensioni più piccole che formava gli strati periferici per ridurre gli interstizi e con un camino di alimentazione centrale. La catasta veniva quindi ricoperta di terra e zolle erbose. La combustione aveva inizio lasciando cadere dei tizzoni nel camino la cui imboccatura subito veniva chiusa per non sviluppare fuoco all’interno. Il colore e la quantità del fumo indicavano l’andamento della combustione che procedeva per alcuni giorni governata mediante l’apertura di piccoli fori alla base della catasta. Terminata la carbonificazione della massa legnosa, la carbonaia veniva aperta e il carbone, frantumato e vagliato, veniva trasportato fuori dal bosco dove, caricato su carri, giungeva infine a destinazione. IL SANTUARIO DEL MONTE DELLA MADONNA Sulla cima del Monte della Madonna, seconda in ordine d’altezza con i suoi 523 m.s.m., si trova un monastero mariano che nella costruzione ha assorbito il primitivo eremo di cui si hanno testimonianze fin dai primi secoli dopo il mille. Nella scelta di questo luogo dominante e silenzioso è risultata fondamentale l’esigenza di appartarsi dal mondo e la ricerca di una simbolica tensione verso l’alto alla ricerca dell’Assoluto. Dopo la fase eremitica questo monastero ha dato luogo a una vera e propria vita cenobitica sempre ispirata alla regola benedettina, prevalente nella stragrande maggioranza degli insediamenti monastici dei Colli Euganei. Da questo luogo di preghiera e lavoro i monaci scendevano verso Teolo e Rovolon lungo antichi sentieri che, resi finalmente agibili, consentono alla mente di rievocare le immagini di un passato altrimenti dimenticato. 59 17 a dx strada per passo Fiorine a dx variante sentiero 600 ingresso santuario Madonna del Monte punti panoramici inizio sentiero IL SENTIERO DEL MONTE DELLA MADONNA 500 400 INIZIO SENTIERO 300 200 1 Km Km. 4.700 1 per Bastia Carbonara STRADE DI AVVICINAMENTO SENTIERO 1 INIZIO PERCORSO 2 PUNTI PANORAMICI 3 INGRESSO SANTUARIO MADONNA DEL MONTE 4 A DESTRA STRADA PER PASSO FIORINE 5 A DESTRA VARIANTE SENTIERO 6 ANTICHE OPERE IDRAULICO FORESTALI 7 PIAZZOLA PER CARBONAIA 8 8 DEVIAZIONI PER CHIESETTA S. ANTONIO Scala 1/4.090 per Zovon 60 per Rovolon per Rovolon Inizio sentiero 7 6 Monte della Madonna per Teolo 5 6 4 per Teolo Passo Fiorine 3 7 2 2 8 61 COORDINAMENTO TECNICO AMMINISTRATIVO Dr. F. Zuliani PROGETTI Dr. Attilio Geremia Dr. Graziano Martini Barzolai CARTOGRAFIA fornita dalla Regione del Veneto, Segreteria per il Territorio, Servizio Cartografico TESTI CAI di Este Servizio forestale regionale Ufficio Educazione Ambientale del Parco Antonio Mazzetti FOTO D.DAY - Fotografia F. Colombara P. Paolucci G. Caregnato A. Mazzetti GRAFICA Ferdi Arzenton Alberto Gardellin Il sentiero Atestino 6 Il sentiero G. G. Lorenzoni del Monte Venda 10 Il sentiero del Monte Lozzo 14 Il sentiero del Monte Ricco e Monte Castello 18 Il sentiero del Monte Calbarina e Monte Piccolo 22 Il sentiero del Monte Cecilia 26 Il sentiero del Monte Venda 30 Il sentiero del Monte Gallo, Monte delle Grotte e Monte delle Basse 34 Il sentiero del Monte Cinto 38 Il sentiero del Monte Fasolo 42 Il sentiero del Monte Grande 46 Il sentiero Ferro di Cavallo 50 Il sentiero del Monte Rosso 54 Il sentiero del Monte della Madonna 58 TERME EU AZIENDA PROMOZIONE TURISTICA TERME EUGANEE G A NEE PROVINCIA DI PADOVA