ATENEO DI BRESCIA
ACCADEMIA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
ONLUS
GIOSUÈ BERBENNI
L’AMMIRAZIONE DEI SERASSI
CELEBRI ORGANARI DI BERGAMO
PER GLI ANTEGNATI DI BRESCIA
BRESCIA
2009
ATENEO DI BRESCIA
ACCADEMIA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
ONLUS
GIOSUÈ BERBENNI
L’AMMIRAZIONE DEI SERASSI
CELEBRI ORGANARI DI BERGAMO
PER GLI ANTEGNATI DI BRESCIA
BRESCIA
2009
Supplemento ai
COMMENTARI DELL’ATENEO DI BRESCIA - per l’anno 2006
Autorizzazione del Tribunale di Brescia N. 64 in data 21 gennaio 1953
Direttore responsabile Giuseppe Viani
STAMPERIA FRATELLI GEROLDI - BRESCIA - 2009
GIOSUÈ BERBENNI*
L’AMMIRAZIONE DEI SERASSI
CELEBRI ORGANARI DI BERGAMO
PER GLI ANTEGNATI DI BRESCIA**
1. Il tema1
Ringrazio l’Ateneo Scienze Lettere e Arti di Brescia, nelle
persone del Presidente avv. Angelo Rampinelli e del Rota Segretario Pierfranco Blesio, per l’opportunità offertami di relazionare su un tema complesso di notevole interesse musicale e organario: L’ammirazione dei Serassi, celebri organari di
Bergamo, per gli Antegnati di Brescia.
* Ispettore Onorario del Ministero attività culturali per il patrimonio organario della Lombardia (1980-2006); Membro della Commissione tutela organi antichi della Lombardia presso la Soprintendenza beni architettonici di
Milano. Accademico dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo.
** Conferenza tenuta il 21 aprile 2006.
1
Questo studio vuole essere un contributo alla diffusione e all’accettazione del nuovo titolo mariano Regina della Musica e delle Arti. Il tema
rientra nei risultati dell’Unità operativa, del progetto di ricerca del C. N. R.
(Consiglio Nazionale delle Ricerche) Progetto Finalizzato Beni Culturali
1997-2003, costituita presso la Provincia di Bergamo, Indagine storico-documentale sugli organi storici della provincia di Bergamo, responsabile scientifico lo scrivente.
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GIOSUÈ BERBENNI
Sappiamo che i Serassi, molto attivi anche nel Bresciano, nella loro intensa ed estesa attività plurisecolare, dal 1720 al 1895,
hanno dimostrato ammirazione e concreta attenzione verso gli
organari del passato, distintisi per serietà qualità e innovazione, in particolare per gli Antegnati, noti organari rinascimentali, vissuti nei secoli XV-XVI-XVII, presenti nella Bergamasca per centosessantacinque anni, dal 1585 al 1650, dove hanno costruito quaranta strumenti (ma potrebbero essere di più).
L’attività di questi ha profondamente influenzato l’opera
Serassi in modo graduale, costante e determinante, sia sul versante operativo che su quello deontologico. Abbiamo notato
che: Giuseppe II Serassi scrive con particolare considerazione
e stima su Graziadio (1525-1590/91), Costanzo (1549-1624),
Giovanni Francesco II (1587-1630/32); inoltre sono numerosi gli organi Serassi che hanno conservato reperti antegnatiani, le cui canne erano considerate inimitabili per vivacità, dolcezza e prontezza di suono.
Egli in tre scritti, fa profonde riflessioni su problemi tecnicostorici dell’organaria Antegnati: nel 1808, nell’opuscolo Descrizione e osservazioni pel nuovo Organo nella Chiesa posto del
SS. Crocifisso dell’Annunziata di Como2, propone alcune considerazioni sulla loro importanza nella storia organaria; nel 1816,
nel Catalogo degli organi fabbricati da Serassi di Bergamo3, fa
riferimento a organi Antegnati «rinnovati» e «accresciuti»; nello stesso anno, nel volumetto Lettere4. Sugli Organi, tratta, in
modo esteso e approfondito, la figura di Costanzo, attraverso
citazioni del suo prezioso opuscolo Arte organica e del contratto
di Graziadio (1566) per la costruzione dell’organo della chiesa
di S. Spirito a Bergamo. Dunque più di una semplice attenzione, ma un profondo legame storico-estetico e deontologico.
2 GIUSEPPE SERASSI, Descrizione e osservazioni pel nuovo Organo nella Chiesa posto del SS. Crocifisso dell’Annunziata di Como, Como, presso
Pasquale Ostinelli vicino al Liceo, 1808, (pp. 33 + XI), p. VII.
3 G. SERASSI, Catalogo degli organi fabbricati da Serassi di Bergamo,
Bergamo 1816, Stamperia Natali.
4 G. SERASSI, Sugli organi. Lettere 1816, Bergamo 1816, Stamperia Natali.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
7
La comunicazione focalizza l’attività Antegnati in bergamasca e riscopre le metodologie di fabbricazione Serassi, già
degli Antegnati, «tenuti e seguiti per maestri in tale arte», con
analisi dettagliate di organi Serassi. Essa è condotta in quattro
punti: la presenza degli Antegnati nella Bergamasca; gli Antegnati negli scritti di Giuseppe II; le comuni caratteristiche di
fabbricazione; i reperti antegnatiani in organi Serassi e quelli
serassiani in organi Antegnati. In Appendice riportiamo sette
contratti di organi Antegnati nella Bergamasca; e, a cura di
Andrea Bonzi, la comparazione di canne Antegnati (1607) e
canne Serassi (1747).
La ricerca apre una finestra sul riservato mondo dell’antica
organaria utile per tutti coloro che vogliono approfondire le
dinamiche operative e ideali delle dinastie Antegnati e Serassi, tra le più importanti della storia organaria europea.
L’ATTIVITÀ DEGLI ANTEGNATI
NELLA BERGAMASCA5
2. Centosessantacinque anni di presenza
Prima di addentrarci nel vivo del tema, facciamo una panoramica sulla presenza degli Antegnati nella Bergamasca dalla
5
Sull’attività degli Antegnati nella Bergamasca:
– COSTANZO ANTEGNATI, L’Arte organica, Venezia 1608, cc.6r-v. Ristampa, Bologna 1971.
– OSCAR MISCHIATI, Il contratto di Graziadio Antegnati per l’organo
di S. Spirito a Bergamo (1566), «L’Organo», a. X n. 2, luglio-dicembre, 1972,
pp. 223-232.
– G. BERBENNI, Lineamenti dell’organaria bergamasca dal secolo XV
al secolo XVIII, in «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo»,
Vol. LIII, Bergamo, 1994, pp. 343-524.
– G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo nelle relazioni a padre Donato Calvi, in «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo», a. a. 2001-02. Vol. LXV, pp. 299-344.
– G. BERBENNI, Organi storici della provincia di Bergamo, Provincia di
8
GIOSUÈ BERBENNI
fine secolo XV alla prima metà secolo XVII. Il nome Antegnati, assunto da Bartolomeo da Lumezzane (ca. 1450-1501),
capostipite della bottega, deriva da Antegnate, a ricordo del
luogo di origine, paese ora della bassa Bergamasca6, nel sec.
Bergamo, «Monumenta Bergomensia LXIX», Grafica e Arte, Bergamo 1998,
pp. 337.
– AA. VV. L’organo Antegnati 1588-1996. Chiesa di San Nicola in Almenno San Salvatore, a cura del Comitato per il restauro dell’organo Antegnati. Press 3R, Almenno S. Bartolomeo, 1996, pp. 188. Organo restaurato
e in parte ricostruito da Marco Fratti di Campogalliano (Modena) nel
1994-96. Articoli di: LELIO PAGANI, Un prezioso “bene culturale”: l’organo
Antegnati nella chiesa di Santa Maria della Consolazione ad Almenno, pp.
8-13. PAOLO MANZONI, Cenni sulle vicende storiche della chiesa del convento, pp. 14-21. GIOSUÈ BERBENNI, L’arte organaria a Bergamo e nel suo
territorio nel secolo XVI, pp. 22-31. EMANUELA DAFFRA, “…dolcezza alla
vista…”; il prospetto dell’organo pp. 32-39. MARZIA DAINA e ANTONIO ZACCARIA, Le parti ornamentali: stato di conservazione e restauro, pp. 40-59.
GILBERTO SESSANTINI, L’organo nella liturgia tra cinque e seicento, pp. 6067. LUIGI FERDINANDO TAGLIAVINI, Considerazioni sull’Antegnati di Almenno San Salvatore, pp. 68-71. LUIGI PANZERI, Le vicende dell’organo:
profilo storico secondo l’analisi dei documenti e del materiale, pp. 72-83.
MARCO FRATTI, Studi delle caratteristiche costruttive originali e restauro dell’organo Antegnati di Almenno, pp. 84-177. LORENZO GHIELMI, L’organo
nel suo contesto musicale, pp. 178-181.
– LUIGI PANZERI, I Serassi e gli Antegnati: continuità e innovazione in
AA. VV., I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento, Atti del Convegno Internazionale, Bergamo 21-23 aprile 1995, Centro Culturale Nicolò
Rezzara, Ufficio Diocesano di Musica Sacra di Bergamo, Bergamo 1999,
Edizione Carrara, pp. 68-75.
– LUIGI PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo in Gli Antegnati, studi e documenti su una stirpe di organari bresciani del Rinascimento, a
cura di O. Mischiati, Pàtron editore, Bologna, 1995, Associazione Amici della Scuola Diocesana di Musica S. Cecilia Brescia, [pp. 409], pp. 255-286.
– MAURIZIO ISABELLA, Contributi per la storia dell’organaria rinascimentale lombarda. Misure e segnature delle canne nella bottega degli Antegnati, Torre di Porto Valtravaglia MCMXCV, [pp. 56].
6
«Naturalmente per gli Antegnati non si può prescindere da un rapporto con il paese di Antegnate, posto da Costanzo [1608] nel milanese, dal
Muoni [1883] nel cremonese e attualmente nella provincia dei Bergamo. La
provenienza da Antegnate dovrebbe essere collocata anteriormente al 1400»;
cfr. UGO RAVASIO, La genealogia degli Antegnati organari, Ateneo di Brescia. Accademia di Scienze Lettere e Arti. Brescia 2005, [pp.94], p. 10. Antegnate dista da Bergamo km 46,9.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
9
XV appartenente alla giurisdizione dello Stato di Milano. Secondo la tradizione Bartolomeo apprese l’arte organaria nelle
valli bresciane da organari tedeschi.
Nella città di Bergamo Bartolomeo è documentato già nel
1486 allorché, costruisce l’organo per la Basilica Alessandrina7.
Lo dice espressamente anche Costanzo nell’Arte Organica:
«.. furono fatte e da lui stesso fabbricate, ne principali luoghi
d’Italia, ove fino a tempi nostri se ne serba ancora memoria e
nel Duomo di Como, ch’al presente si suona, e ho trovato nelle scritture nostre, ch’egli fece quelli del Duomo di Milano, di
Cremona, Mantoua, Bergomo, Brescia …».
Quando nel 1496 lavora a quello della cappella civica di Santa Maria Maggiore, protestato e poi rifiutato8, risulta essere
uno dei più apprezzati organari del momento avendo già costruito lo strumento di San Pietro de Dom di Brescia (1491) e
l’organo piccolo del duomo di Milano (1489-91). Il rifiuto dell’organo di Santa Maria Maggiore da parte della committenza
è, e deve essere stato considerato, uno spiacevole incidente.
Nella provincia bergamasca, dove egli per alcuni anni ha
temporanea residenza, solo in alcuni casi a noi nota, è documentato nel 1497 con la costruzione dell’organo della parrocchiale di San Giuliano in Albino9; nella delibera comunale si
precisa che tale organo deve avere l’apparato monumentale
della cassa simile a quello di Santa Maria Maggiore e la tastie7
LUIGI PAGNONI, La cattedrale di S. Alessandro in Bergamo, Bergamo, Bolis poligrafiche, 1991. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 351.
8
Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 350-51. L. PILON, L’attività
degli Antegnati a Bergamo in Gli Antegnati, studi e documenti su una stirpe di organari bresciani del Rinascimento, a cura di O. Mischiati, Pàtron editore, Bologna, 1995, Associazione Amici della Scuola Diocesana di Musica
S. Cecilia Brescia, [pp. 409], pp. 255-262.
9 PIER MARIA SOGLIAN, Nostra res publica albinensis, Valle, Comunità
e Contrade nel Medio Evo, Biblioteca di Albino, Quaderno n. 2, Ranica
(Bergamo), L. Maggioni e C., 1991, p. 74. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti...
cit., pp. 350-51.
10
GIOSUÈ BERBENNI
ra, quindi l’estensione fonica, inferiore di un solo tono a quella della basilica Alessandrina:
«… uno organo de la bontà, sufficientia, grandezza et beltà et
tempere et forma et sono mancho uno tuon, el qual se ritrova
et è l’organo de S. Alexandro Mazor in Bergomo»10.
Dalla corrispondenza con i committenti dell’organo dell’Incoronata di Lodi si suppone che l’Antegnati abbia avuto
un laboratorio ad Albino, paese di circa 1200 persone11, dove
probabilmente muore nel 1501, dopo una presenza a Bergamo nel maggio del 150012.
L’attività di Bartolomeo è continuata dal nipote Graziadio
e dal figlio di questi Costanzo. Graziadio «magister excellens
organorum» è il maggiore costruttore e intonatore della dinastia, tant’è che la sua arte è considerata leggendaria dai posteri. Costanzo è il più autorevole e noto: compositore, teorico,
nonché organista per molti anni del duomo di Brescia; è «infinitamente stimato in tutta la Lombardia» e più volte «chiamato a render conto delle opere altrui»13. È autore del noto
trattatello L’Arte Organica. Dialogo tra Padre et Filio (Brescia 1608)14 scritto per le monache benedettine di Santa Grata di Bergamo, per le quali costruisce due organi. In questo è
10
L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., p. 257 n. 2.
PAOLO OSCAR e ORESTE BELOTTI, Atlante storico del territorio bergamasco, Geografia delle circoscrizioni comunali e sovra comunali dalla fine del XIV secolo a oggi, «Monumenta Bergomensia LXX», Provincia di
Bergamo, Clusone (Bg), Ferrari, 2000, [pp. 542], p. 24.
12 LUISA GIORDANO, L’organo dell’Incoronata di Lodi, in «L’Organo»,
a. XXIII, 1995, p. 6. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 350-51.
13 DAMIANO MUONI, Gli Antignati organari insigni, Milano, Tip. Bortolotti, 1885; e di PAOLO GUERINI, Un glorioso artigianato bresciano. La
bottega organaria degli Antegnati, in «Bollettino del Consiglio e Ufficio
provinciale dell’Economia di Brescia», a. X, nn. 9-10.
14 C. ANTEGNATI, L’arte organica. Dialogo tra padre et filio. Francesco
Tebaldino, Brescia 1608, Edizioni moderne a cura di Renato Lunelli, Rheinhgold-Verlag, Mainz 1958; FERNANDO GERMANI in G. Frescobaldi Toccate
(dal primo libro), De Santis, Roma 1937, pp. V-XIX.
11
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
11
contenuto il catalogo di centotrenta degli organi «dal tempo
ch’io Costanzo Antegnati ne ho hauto maneggio & e cura».
Delle opere elencate, quindici sono nella città di Bergamo e
sei in provincia, vasta e montuosa.
Altre opere sono documentate da diverse fonti, soprattutto
da padre Donato Calvi (1613-1678)15, dell’ordine degli Agostiniani, che ebbe modo, verso il 1665-68, di fare un inventario di tutte le chiese della Bergamasca con le suppellettili, tra
cui l’organo, per la realizzazione dell’opera Effemeridi sagroprofane di quanto di memorabile sia successo in Bergamo sua
diocesi et territorio da’ suoi principi fin’al corrente anno (1676)16.
Dalle risposte dei parroci e dei rettori di monasteri17, si ha un
quadro della situazione organaria di fine Seicento: l’esistenza
15
«Di famiglia originaria della Alta val Brembana, nacque a Bergamo
nel 1613, ed entrato nell’ordine degli Agostiniani, passò al grado di lettore,
che esercitò per venti e più anni. Resse poi, come priore, il monastero di S.
Agostino ed ebbe la carica di vicario generale della sua congregazione (1661)
e di vicario del Sant’Ufficio. Fu tra i promotori dell’Accademia degli Eccitati, della quale fu vice principe, col nome di Ansioso. Il Calvi scrisse moltissimo in prosa e in versi [...]. È inutile a questo proposito ripetere ancora una
volta come il Calvi sia tipicamente uno scrittore secentista: secentista nella
forma, secentista nella credula fede», in BORTOLO BELOTTI, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, Poligrafiche Bolis, Bergamo 1989, vol. VI, pp. 39-42.
16
Milano, F. Vigone, 1676, 3 voll. Ristampa anastatica, Bologna, A. Forni, 1976. Le Effemeridi sono una cronaca degli avvenimenti storico-civili e
religiosi bergamaschi: è una raccolta di dati, e, come tale, è una fonte preziosa
di notizie. Calvi invia ai parroci bergamaschi e ai superiori dei monasteri un
foglio stampato dal titolo Informazioni bramate per le chiese di..., diviso in
sedici punti, contenente la specifica di argomenti chiesastici. Al n. 9 c’è il quesito dell’organo: sagre suppellettili, argenterie, e organo. In altra carta stampata, indirizzata ai reggenti di Monasteri [Informationi, e notitie bramate dal
P. Calvi in riguardo della Chiesa, e Monastero di... per la prosecuzione dell’Istorie della Congregazione], al n. 12 chiede: Copia delle sagre suppellettili,
e argenti, organo ecc. Le Effemeridi riportano in gran parte quanto riferito
nelle relazioni. Lo storico Bortolo Belotti a questo proposito scrive: «Di molti fatti e molti eventi il Calvi ha conservato la memoria, attraverso la documentazione, pubblica e privata, e quindi ancora oggi la sua opera è vera e
preziosa miniera per chi voglia scrivere la storia della patria» [B. BELOTTI,
Storia di Bergamo e dei bergamaschi,... cit., vol. VI, pp. 38-39].
17 Sono conservati in tre volumi segnati come voll. 14, 15 e 16, dal titolo Chiese della città secolari et regolari comprese in questo volume. Nel
12
GIOSUÈ BERBENNI
dell’organo, la grandezza, l’attribuzione, la datazione, la diffusione18. Emerge che alla fine secolo esistevano oltre centoventi organi, soprattutto Antegnati e di loro allievi quali i bresciani
Tommaso Meiarini, Stefano e Giovanni Battista Angelini19.
3. Gli organi Antegnati presenti nella Bergamasca
Gli organi riportati nell’Arte organica sono solo alcuni di
quelli costruiti dagli Antegnati nel Bergamasco. Dalle nostre ricerche se ne contano quaranta. Viene da chiedersi quanti fossero quelli presenti all’epoca dell’attività serassiana. Stando a quanto scrive nel 1816 Giuseppe II, «… molti di questi organi più
non esistono per le vicende de’ tempi, o pure resi inservibili»20
e G. S. Mayr, amico di famiglia Serassi, nel 1835 annota che:
«… di cui un buon numero esisteva à quei tempi in questo territorio, e alcuni ve ne sono ancora da’ veri conoscitori oltre modo estimati; mentre sfortunatamente gli altri vennero qui, come
altrove, distrutti dall’ignoranza, dall’incontentabile desio di novità e dalle inconsiderate gare, aizzate da avidi guastamestieri»21.
Per esempio quello della chiesa parrocchiale di Romano di
Lombardia, definito «un belliss.od organo stimato il migliore
di tutta la Lombardia», come oltre vedremo, è stato distrutto
nel 179622.
territorio et diverse, presso la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo, sotto la segnatura Delle chiese della Diocesi di Bergamo, Sala I D, 7, 14-16.
18
Cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
19
Ibidem.
20 G. SERASSI, Lettere... cit., p. 25.
21
È nel libro manoscritto di G. S. Mayr, Biografie di Musicisti, 566 carte, presso la Biblioteca civica A. Mai di Bergamo. In tale libro sono raccolti in miscellanea vari scritti e documenti di diverso genere tra cui, appunto,
lo scritto Serassi, fogli 26. Lo studio è riportato in bella copia in altro manoscritto dal titolo «Cenni storici intorno all’Oratorio in senso musicale e
ai misteri preceduti da una breve vita di S. Filippo Neri».
22
Dovuto al malriuscito rifacimento a opera di Gaetano Missaglia di
Bergamo di scuola Bossi.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
13
Gli organi Antegnati contribuiscono a gettare le basi di una
tradizione di qualità, che sarà terreno fertile per la nascita e lo
sviluppo della grande scuola organaria bergamasca, tra le più
fortunate dell’organaria italiana.
Attualmente dei quaranta organi ne rimane solo uno, quello
di Graziadio 1588 nella chiesa di S. Maria della Consolazione,
detta di S. Nicola, in Almenno S. Salvatore restaurato e in parte ricostruito nel 199623. Di altri rimangono reperti di canne.
4. Giuseppe I impara il mestiere osservando
e imitando gli organi Antegnati
In questa fortunata realtà Giuseppe I Serassi, capostipite
della celebre famiglia, che verso il 1720 si trasferì a Bergamo
da Grandola nella Valmenaggio in territorio comasco, ebbe
modo di osservare a fondo gli strumenti Antegnati e di imparare, crediamo da autodidatta, il mestiere di organaro come riferisce nel 1835 Giovanni Simone Mayr24 (Mendorf in Baviera 1763-Bergamo 1845), in un’estesa memoria sui Serassi25.
Mayr, ricorda che Giuseppe I, «ingegnoso altresì per natura, ed esperto nelle cose meccaniche», imparò il mestiere da
23
Il restauro è stato effettuato da Marco Fratti di Campogalliano (Modena). Nell’occasione è stato pubblicato un importante volume di AA. VV.
L’organo Antegnati 1588-1996. Chiesa di San Nicola in Almenno San Salvatore… cit.
24 Attratto in Bergamo dal mecenatismo e dalla protezione della nobile famiglia conti Pesenti, dapprima abita a Venezia dove si sposa e poi si trasferisce a Bergamo che diventa la sua seconda patria. Nel 1802 è nominato
maestro di cappella della civica basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo. Nel 1806 fonda la scuola Lezioni caritatevoli di musica da cui usciranno notevoli musicisti tra cui il sommo Gaetano Donizetti (1797-1848). Compositore, storico, didatta, divenne una persona famosa in Europa tant’è che
l’Imperatore Napoleone I gli propose di diventare suo Ministro dell’Istruzione, proposta che declinò. Cfr. JOHN STEWART ALLIT, Giovanni Simone
Mayr. Vita musica pensiero. Traduzione di Sergio Pagliaroli. Edizioni Villadiseriane, Villa di Serio (Bergamo), 1995, [pp. 413].
25 G. S. MAYR, Biografie di Musicisti… cit.
14
GIOSUÈ BERBENNI
autodidatta cioè con l’osservazione attenta degli organi fabbricati dai «sempre celebri Antegnati di Brescia», che nei primi decenni del Settecento in «buon numero esisteva» e, seguendo le norme di quei maestri dell’arte, «ben tosto sepp’egli distinguersi sopra tutti i suoi coetanei», riducendo a giusta
proporzione i somieri, il vento, le canne; e nella fusione adoperava «sempre scelto e ottimo metallo»:
«... Ingegnoso altresì per natura, ed esperto nelle cose meccaniche, fecesi a osservare gli organi fabbricati dai sempre celebri Antegnati di Brescia, di cui un buon numero esisteva à quei
tempi in questo territorio, e alcuni ve ne sono ancora da’ veri
conoscitori oltre modo estimati;26 mentre sfortunatamente gli
altri vennero qui, come altrove, distrutti dall’ignoranza, dall’incontentabile desio di novità e dalle inconsiderate gare, aizzate da avidi guastamestieri. Siccome quegli, che si nutre del
puro latte degli aurei Scrittori classici va ornandosi di vero e
squisito gusto né lasciasi abbagliare dal falso splendore dell’orpello degli autori traviati dalla moda, o da influenza straniera, così, datosi il nostro Serassi alla costruzione degli organi, seguendo le norme, eccellenti, siccome di que’ maestri dell’arte, ben tosto sepp’egli distinguersi sopra tutti i suoi coetanei, riducendo a giusta proporzione i somieri, il vento, e le canne, nella fusione di cui adoperava mai sempre scelto e ottimo
metallo»27.
5. Organi riportati nell’Arte Organica (1608)
Come detto nel catalogo, redatto con criteri topografici e
non cronologici, sotto le rubriche Bergomo e Bergamasco sono riportati ventuno organi. Non sono compresi quelli che attualmente sono in provincia di Bergamo ma a quel tempo erano in altri territori: due nel Milanese (Antegnate e Treviglio)
e uno Del Bresciano (Lovere). L’elenco riporta gli organi co26
«Vent’uno ne annoverò Costanzo Antegnati nell’indice della sua opera: L’arte organica».
27
Ibidem.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
15
struiti in circa quarant’anni, dal 1566 al 1606-07 da Graziadio
e Costanzo, periodo che costituisce il momento d’oro dell’attività antegnatiana. Giuseppe II ricorda:
«… che nell’indice nota 140 organi fatti in diverse Provincie;
21 dei quali appartenenti alla mia patria, per cui si rileva la stima e propensione, che la medesima ha in ogni tempo avuta per
gli uomini insigni in ogni arte»28.
In Bergamo
Bergomo
– S. Spirito. Monastero dei Canonici Regolari Lateranensi29.
Costruito nel 1566, come da contratto pubblicato da Giuseppe Serassi II in Sugli Organi. Lettere [1816]. In tale data esisteva ancora come afferma Giuseppe II: «5. Li cornetti non sussistono al presente, e nel somiere non vi è vestigio, che vi fossero stati»30.
– S. Bernardino.
– S. Gottardo.
– S. Grata doi. Monastero benedettine. Chiesa di Santa Grata. Organi costruiti verso il 1605-1607. La data è dedotta
dal citato trattato l’Arte Organica.
28
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 25.
«L’Organo è de migliori siino usciti dalla mano del celebre Gratia
Dio Antegnati» in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol. II, p. 247; cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 427. «Ha l’organo di M [es] s [er] Graziadio Antegnati, al qual per l’ingegno, e fortuna, ò per la materia riuscì il più buono
di quanti habbia fatto, e che sia nella Città. [Vol. 14, p. 43]» in D. CALVI,
Chiese della città secolari et regolari… cit.; cfr. G. BERBENNI, L’organaria
del ’600 a Bergamo... cit. G. SERASSI, Lettere... cit., pp. 26-27. Il testo del
contratto è stato ripreso da O. MISCHIATI, Il contratto di Graziadio Antegnati per l’organo di S. Spirito a Bergamo (1566), «L’Organo», a. X n. 2, luglio-dicembre, 1972, pp. 223-233; cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., nota
59, pp. 407 e 408. Vedi in Appendice il contratto.
30
G. SERASSI, Lettere… cit., p. 28.
29
16
GIOSUÈ BERBENNI
«P [adre] – Non li pare ben regolato quello che ultimamente
habbiamo fatto alle Reverende Madri di S. Grata di Bergamo,
per le quali sono oblìgato a scrivergli la presente regola richiesta da esse, et anco dal Reverendo D. Giovanni Organista del
Duomo e suo Maestro».
Un organo grande era fisso nel coro, l’altro era piccolo e
portatile. Più avanti riporta la disposizione fonica dell’organo
maggiore: Principale, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Flauto in Duodecima, Flauto
in Ottava, Fiffaro.
– S. Maria Maggiore doi. Nel 1592 Costanzo aumenta l’organo di Nicola da Verona del 149931 da sei a nove registri32 e nel 1593-96 costruisce un nuovo strumento di tredici registri33.
– Del Signor Giovanni Cavatio. Maestro di Cappella di Santa Maria Maggiore. Organo costruito tra il 1598 e il 1607
in quanto Cavaccio è nominato Maestro di Cappella nel
1598 e ricopre tale carica tino al 1626.
– S. Benedetto doi. Monastero benedettine34.
31
L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., pp. 262 ss.
L’aiutante è Giovanni Battista Facchetti di Brescia, poi insigne organaro.
Cfr. O. MISCHIATI, Documenti sull’organaria padana rinascimentale. I: Giovanni Battista Facchettti, in «L’Organo», a. XXII, 1986, pp. 22-160.
32 L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., pp. 266 ss.
33
Ibid. pp. 270 ss.
34 «Tengono queste Madri nel Choro due buonissimi Organi di Costanzo Antegnati»; in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol. III, p. 44; «E Chiesa
con due Organi l’uno fermo nel Choro dentro, e l’altro portatile»; in D.
CALVI, Effemeridi... cit., vol. III, p. 296. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti...
cit., p. 427. «Nel Coro inferiore vi sono due bonis.mi organi opera del Sig.
Costanzo Antegnati, con bonis.ma musica a diversi instromenti musicali.
[Vol. 14, p. 106]» D. CALVI, Chiese della città secolari et regolari... cit. Cfr.
G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
17
– S. Francesco. Monastero dei Francescani. Probabilmente nel
1595 allorché l’organo ‘vecchio’ della chiesa dei frati viene
venduto a favore della parrocchia di Vilminore di Scalve35.
– S. Chiara doi. Monastero clarisse.
– Delle Reverende Monache di Matris Domini. Monastero
domenicane.
– S. Alessandro in Colona. Nel 1607 viene costruito da Costanzo36.
Nella Bergamasca
Bergamasco
– S. Maria Maddalena di Romano. Romano di Lombardia.
Chiesa parrocchiale. Nel 1580-82 viene costruito da Graziadio37.
– S. Giovanni di Clusone38.
– Di Reverendi Padri di Santa Maria di Almenno. Monastero degli Agostiniani Eremitani. Nel 158839.
35
G. BERBENNI, L’organo di Vilminore. Storia Tradizioni Restauro. Con
contributi di Giacinto Morandi. Parrocchia di Vilminore (Bergamo).
Graphicscalve s. r. l., Vilminore (Bergamo), agosto 2001, [pp. 196].
36 MARIO LUMINA, S. Alessandro in Colonna, Bergamo, Greppi, 1977,
p. 37. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., nota n. 62, p. 408.
37 Vedi in Appendice la trascrizione del contratto del 1580. In D. CALVI, Chiese della città secolari et regolari... cit. «Vi è un belliss.od organo stimato il migliore di tutta la Lombardia. [Vol. 15, p. 247 v]». «Vi è un bellissimo Organo, e si canta tutte le feste, messa solenne, come ancora altri giorni per sua divotione. [Vol. 15, p. 64 v]». Ibid. Cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
38 «Vi è un bellissimo Organo, e si canta tutte le feste, messa solenne,
come ancora altri giorni per sua divotione. [Vol. 15, p. 64 v]». Ibid.
39 AA. VV. L’organo Antegnati 1588-1996... cit. Organo restaurato e in
parte ricostruito da Marco Fratti di Campogalliano (Modena) nel 1994-96.
18
GIOSUÈ BERBENNI
– S. Giovanni di Casnigo.
– S. Martino di Adrera. Tra il 1595 e il 160740.
– S. Martino delle Piazze, oltra la gocchia. Nel 1602 viene costruito da Costanzo41.
A questi vanno aggiunti altri organi, che attualmente appartengono alla giurisdizione civile della Provincia di Bergamo:
– S. Maria di Lovere, riportato sotto la rubrica Del Bresciano.
– Reverendi Padri di S. Michele D’Antegnato, riportato sotto la rubrica Milanese.
– Delle Monache di S. Pietro di Trivelio [Treviglio], riportato sotto la rubrica Milanese.
6. Organi non riportati nell’Arte Organica
Ci sono, tuttavia, altri centoventitre anni di attività, i cui
strumenti non sono riportati in alcun regesto. Dalle nostre ri-
40
L’organo è stato venduto verso il 1812 alla comunità di Vezza d’Oglio (Brescia); informazione di Mario Manzin 1992. L’organo attuale è un
Serassi 1813 op. 341 (II catalogo), ingrandito da Egidio Sgritta nel 1888.
Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., nota 65, p. 408. Dell’organo Antegnati ora sono conservati i seguenti registri: Principale 8’, Ottava, Decimaquinta, Voce Umana, Flauto in VIII, Flauto in XII, in M. ISABELLA,
Contributi per la storia dell’organaria rinascimentale lombarda… cit., p.
5. Tenendo conto che era collocato in cantoria in cornu Evangelii dove esiste la tavola con 11 manette (a spostamento laterale con incastro) dei registri, si può ipotizzare la seguente disposizione fonica: Principale 8’, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona, Fiffaro detta Voce Umana, Flauto in VIII, Flauto in XII, Flauto in XVII.
41 Ricerca di Gabriele Medolago. Nel 1603 il parroco di S. Martino salda il conto dell’organo nuovo Antegnati costato 650 scudi.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
19
cerche abbiamo raccolto dati di diciannove organi costruiti
nella Bergamasca dal 1485 al 1865 (ottant’anni) e dal 1607 al
1650 (quarantatre anni).
a) Costruiti prima del 1566
Sono sette, di cui due a Bergamo e cinque nel suo territorio, realizzati da Bartolomeo e dal figlio Giovanni Giacomo
(1480/90-1563). Le datazioni si riferiscono alla stipula contrattuale.
A Bergamo
– Bergamo, Basilica Alessandrina (Bartolomeo, 1486)42;
– Bergamo, Santa Maria Maggiore (protestato, trasferito alla
vicina chiesa del Carmine del Monastero dei Carmelitani)
(Bartolomeo, 1496-98)43.
Nella Bergamasca
– Albino, San Giuliano (Bartolomeo, 1497)44;
– Caravaggio, chiesa parrocchiale (Giovanni Giacomo)45;
42
L. PAGNONI, La cattedrale di S. Alessandro in Bergamo, Bergamo,
Bolis poligrafiche, 1991. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 351.
43
Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 350-51. L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo… cit.
44
P. M. SOGLIAN, Nostra res publica albinensis… cit., p. 74. Cfr. G.
BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 350-51.
45
Opera di Giovanni Giacomo Antegnati, in O. MISCHIATI, Gli Antegnati nella prospettiva storiografica... cit., p. 143.
20
GIOSUÈ BERBENNI
– Treviglio, Monastero di S. Pietro;
– Antegnate, Padri di S. Michele;
– Lovere, S. Maria in Valvendra.
b) Costruiti dal 1607
Benché l’elenco sia stato edito nel 1608 contiene solo alcuni organi del 1607. Per esempio il contratto dello strumento
per la chiesa parrocchiale di Treviglio, stipulato il 30 agosto
1607, non risulta nel catalogo sotto la rubrica Milanese nella
cui giurisdizione si trovava.
Da quell’anno alla fine dell’attività antegnatiana, che presumiamo nel 1650, gli organi costruiti sono dodici, di cui sei
a Bergamo e sei nel suo territorio. In particolare quelli del
Monastero benedettino di San Paolo d’Argon, Caprino Bergamasco e Sovere sono opera di Costanzo perché Calvi nelle Effemeridi (1676) parla «del celebre Antegnati». Altri, invece, sono opere di suo figlio Giovanni Francesco II e dei
suoi nipoti Graziadio III (1608-1656), Faustino II (16111650) e Girolamo (1614-1650), di cui abbiamo alcuni contratti.
A Bergamo
– Sant’Agostino (Costanzo, 1607)46;
– Sant’Alessandro della Croce (Giovanni Francesco II, 1613)47;
46
Ricerca di Ermenegildo Camozzi. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti...
cit., p. 409, nota n. 79. Nel convento agostiniano abitava il frate padre Donato Calvi.
47
Contratto in FABIO GALESSI in «XIV Rassegna organistica su organi storici della Bergamasca». Provincia di Bergamo, Aprile-Maggio 1995, p.
84. Il testo è anche in Appendice; in precedenza vi era un organo di Ludovico Rubbi costruito nel 1586.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
21
– Sant’Agata al Carmine (1627; nel passato era attribuito agli
Antegnati mentre recentemente è risultato opera del loro
lavorante di Tommaso Meiarini)48;
– Santo Sepolcro di Astino (1613, restaurato nel 1649-50)49;
– Sant’Andrea (1628)50;
– Santa Maria Maggiore (positivo, costruito nel 1626-28 da
Giovanni Francesco II; nel 1635 è stata eseguita una manutenzione da Graziadio III51; nel 1648-49 sono stati trasferiti dal transetto in coro nel presbiterio i due organi –
uno di Nicola da Verona (1499) e l’altro di Costanzo (159396) – dai tre figli di Giovanni Francesco II: Faustino II, Girolamo e Giovanni Costanzo; nel 1649 è stata effettuata la
vendita alla parrocchia di Mornico dell’organo positivo di
Giovanni Francesco II)52.
Nella Bergamasca
– Treviglio, San Martino, (Costanzo, 1607)53;
48
Notizia di O. Mischiati. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 409,
nota n. 78.
49 Ricerca di Maddalena Maggi. Cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600
a Bergamo... cit. pp. 409-10, nota n. 82.
50
Il contratto è in L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo...
cit., p. 278 nota n. 26, p. 359. Altri riferimenti sono: «Hà Organo del celebre Antegnati»; in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol. III, p. 283; cfr. G.
BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 427. «Vi è un organo assai bono del celebre Antegnato. [Anime 550]. [Vol. 14, p. 20]» in D. CALVI, Chiese della
città secolari et regolari... cit.; cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
51 L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., p. 279.
52 Ibid., p. 282.
53 Il contratto è in G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.,
p. 344. Il testo è anche in Appendice.
22
GIOSUÈ BERBENNI
– San Paolo d’Argon, Monastero dei Benedettini, (Costanzo)54;
– Sovere, San Martino, (Costanzo)55;
– Caprino Bergamasco, San Biagio, (Costanzo)56;
– Gaverina, San Vittore57;
– Alzano Maggiore, San Martino58.
54
«Tiene nobil Organo del famoso Antegnati fabricato con degni intagli nell’incassatura fregiati à oro, che lo rendono anco all’occhio riguardevoli»; in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol. I, p. 425; «Hà Organo del celebre
Antegnati»; ibid.., vol. III, p. 283; Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp.
427, 429. «12. Organo fatto dall’Antegnati con gli ornamenti di considerevole tanto per lo intaglio, quanto per la indoratura. [Vol. 14, p. 38]» in D.
CALVI, Chiese della città secolari et regolari... cit.; cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit. Cfr. G. BERBENNI, L’organo Adeodato Bossi [1855] della chiesa parrocchiale di S. Paolo d’Argon, «XVII Rassegna organistica organi storici della Bergamasca», Provincia di Bergamo, 1999, pp.
40-43. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 368, nota n. 83.
55
«Tiene organo dé migliori, fatti dal celebre Antegnati»; in D. CALVI,
Effemeridi... cit., vol. II, p. 453. «Hà Organo del celebre Antegnati»; in D.
CALVI, Effemeridi... cit., vol. III, p. 283; cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit.,
pp. 427, 429. «V’è l’organo stimato dé migliori fatti dal Sr. Antegnati. [Vol.
15, p. 20]» in D. CALVI, Chiese della città secolari et regolari... cit. cfr. G.
BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
56
«Organo molto lodato fatto dall’Antegnati»; in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol. III, p. 347; «Hà Organo del celebre Antegnati»; Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 410, n. 86. in D. CALVI, Effemeridi... cit., vol.
III, p. 283; cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 427,428. «Frà questi duoi
altari è situato l’organo assai buono ma hora non si può scoprire la sua bontà
per esser mal custodito. [Vol. 15, p. 303]», inoltre «Un organo fatto dalli Antegnati molto lodato da chi s’intende di Musica. [Anno 1671] [Vol. 14, p.
155v]» in D. CALVI, Chiese della città secolari et regolari... cit.; cfr. G. BERBENNI, L’organaria del ’600 a Bergamo... cit.
57 Ricerca di Giovanni Suardi 1853. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti...
cit., p. 410, n. 84.
58 Contratto dei fratelli Serassi del 24 marzo 1818. In ALBINO ROTA, Il
monumentale Organo Serassi della Basilica di San Martino in Alzano Maggiore, Gorle (Bg), Editrice Velar, 1996. Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit.,
p. 410, n. 87.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
23
7. Elenco cronologico degli organi Antegnati
costruiti o lavorati a Bergamo e nel suo territorio
dal 1486 al 1650
Riportiamo il regesto degli organi Antegnati costruiti o lavorati a Bergamo e nel suo territorio dal 1486 al 1650 che dimostrano un’attività di grande rilevanza che ha inciso sul gusto artistico e musicale della gente. Possiamo dire che la loro
attività nel territorio bergamasco è prima fra quelli forestieri
e seconda solo al Bresciano. Gli organi sono raggruppati per
ordine cronologico e a seconda della paternità. Notiamo che
il numero maggiore è di Costanzo: ventitre strumenti.
Bartolomeo Antegnati da Lumezzane
(ca. 1450-1501) capostipite
– 1486, Bergamo, Basilica Alessandrina;
– 1496-98, Bergamo, Santa Maria Maggiore (protestato, trasferito alla vicina chiesa del Carmine del Monastero dei
Carmelitani);
– 1497, Albino (Bergamo), San Giuliano.
Giovanni Giacomo (1495 ca.-1563)
– Caravaggio, chiesa parrocchiale.
Graziadio I (1525-post 1590)
figlio di Giovanni Battista e nipote di Bartolomeo
– 1566-67 Bergamo, S. Spirito;
– 1580-82, Romano di Lombardia, Santa Maria Maddalena;
– 1584, Bergamo, Santa Maria Maggiore (manutenzione).
Costanzo (1549-1624)
figlio di Graziadio
– 1592-93, Bergamo, Santa Maria Maggiore (riforma dell’organo vecchio);
– 1593-96, Bergamo, Santa Maria Maggiore (nuovo organo);
– 1595 circa, Bergamo, monastero di San Francesco;
– 1595-1607, Adrara San Martino, parrocchiale;
– 1598-1607, Giovanni Cavaccio maestro di cappella di Santa Maria Maggiore;
24
GIOSUÈ BERBENNI
– 1602, San Martino oltre la Goccia in Piazza Brembana;
– 1605-07, Bergamo, Santa Grata;
– Prima del 1607, Bergamo, Monastero di Matris Domini
(Domenicane);
– Prima del 1607, Bergamo, Monastero di Santa Chiara (Clarisse);
– Prima del 1607, Bergamo, Monastero di San Benedetto (Benedettine);
– Prima del 1607, Bergamo, S. Bernardino;
– Prima del 1607, Bergamo, S. Gottardo;
– Prima del 1607, Clusone, San Giovanni;
– Prima del 1607, Casnigo San Giovanni;
– Prima del 1607, Lovere, Santa Maria;
– Prima del 1607, Antegnate, San Michele
– Prima del 1607, Treviglio, Monastero di S. Pietro;
– 1607, Bergamo, Sant’Alessandro in Colonna;
– 1607, Bergamo, Monastero di Sant’Agostino;
– 1607, Treviglio, San Martino;
– Dopo il 1608, Sovere, parrocchiale;
– Dopo il 1608, Caprino Bergamasco, parrocchiale;
– Dopo il 1608, San Paolo d’Argon. Monastero dei Benedettini.
Giovanni Francesco II (1587-1630)
figlio di Costanzo I
– 1613, Bergamo, Sant’Alessandro della Croce;
– 1626-27, Bergamo, Santa Maria Maggiore (positivo, nel
1649 ceduto a Mornico);
– 1628, Bergamo, Sant’Andrea.
Graziadio III (1608-1656)
– 1635, Bergamo, Santa Maria Maggiore (manutenzione).
Faustino (1611-1650), Girolamo (1614-1650),
Giovanni Costanzo (1618-1662)
– 1648-49, Bergamo, Santa Maria Maggiore (opera dei tre figli di Giovanni Francesco II: Faustino, Girolamo e Giovanni Costanzo; trasferimento dei due organi dal transetto in coro nel presbiterio);
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
25
– 1649-50, Bergamo, Astino, Chiesa del convento del Santo
Sepolcro (restauro a opera di Girolamo).
Antegnati (non sono noti i nomi degli autori)
– Gaverina, chiesa parrocchiale (Fig. 1).
Figura 1 L’albero geneaologico degli Antegnatia che hanno
lavorato a Bergamo nel suo territorio dal 1480 al 1662
Bartolomeo da Lumezzane (1450 ca-1501)
Giovanni Battista
Giovanni Giacomo
(1498/1500-1560/61)
(1480/90-1563)
Graziadio (I)
(1523/25-1590/91)
Costanzo
(1549-1624)
Giovanni Francesco (II)
(1587-1630/32)
Graziadio (III)
(1608-1656/57)
Faustino (II)
(1611-1650)
Girolamo
(1614-1650)
Giovanni Costanzo
(1618-1662)*
* Giovanni Costanzo muore ad Almenno San Salvatore (Bergamo) in casa Vitalbab.
a
U. RAVASIO, La genealogia degli Antegnati organari… cit., p. 22.
Nella casa di Gian Maria Arrigoni ad Almenno, il 31 gennaio 1662 muore Costantius Antegnatus Brixiensis. A. P. A. SS:, ms. Liber defunctorum 1660-1721, segn. 2.21.02-E2, f. 8. Cfr. L. PANZERI, Le vicende dell’organo… cit., p. 75.
b
26
GIOSUÈ BERBENNI
GLI ANTEGNATI NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE II
8. “Lettere”: opera per far conoscere
il pensiero antegnatiano
Quello che più colpisce nelle Lettere è la comunanza di idee
tra l’operare serassiano e quello antegnatiano, tant’è che le
due dinastie sembrano consequenziali negli ideali sonoroestetici, meccanico-pratici. Giuseppe II parla di sé, della famiglia e dei colleghi avendo come riferimento il modello antegnatiano, quale motivo conduttore del proprio operare, già
dei propri avi. Al suo tempo quanti lo conoscevano? È anche
grazie a lui che l’opuscolo Arte Organica viene riscoperto e,
nel secolo XX, più volte ristampato. Agli Antegnati, infatti,
dedica la seconda lettera, indirizzata all’amico G. S. Mayr59,
fine storico e acuto indagatore. Prende l’occasione del viaggio artistico del maestro, di ritorno da Brescia, dove, nella
chiesa di S. Giovanni, cantanti bergamaschi con orchestra
hanno avuto modo di eseguire sue musiche, per parlare del
«famoso» Costanzo:
«Ritornato voi da Brescia, amatissimo maestro, nel passato mese di Giugno, ove in una sacra funzione ivi eseguita nella Chiesa di San Giovanni da’ nostri valenti cantanti, e da quella egregia orchestra, nuovi palusi per li non uditi concenti coglieste,
in ragionando de’ celebri professori di musica, che fioriscono,
e fiorirono ne’ tempi andati in quella Città, mi nominaste pur
anco il famoso Costanzo Antegnati»60.
Ribadisce, inoltre, i punti deontologici irrinunciabili della loro attività a tal punto da proporli come modello. Riporta parte del testo antegnatiano e fa riflessioni, non solo commentandolo con ammirazione e condivisione, ma confrontandolo con
59
60
G. SERASSI, Lettere… cit., pp. 18-50.
Ibid., p. 18.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
27
le proprie idee. Con la mentalità dello storico illuminista va all’origine dei temi; lo dimostra la pubblicazione di parte del citato contratto (1566) per la costruzione dell’organo del monastero di S. Spirito a Bergamo. Discute di problemi tecnico-estetici, molto complessi, quali il temperamento di tipo mesotonico o in tono medio con l’uso dei tasti spezzati. Non lo fa in maniera fredda ma partecipata. Si mette in relazione con Costanzo, perfezionando gli argomenti di proprie e altrui esperienze.
9. Gli Antegnati «tenuti e seguiti per maestri in tale arte»
Giuseppe II, ammirando la solidità delle opere Antegnati,
osserva che, benché gli organi Antegnati non abbiano se non
Principali, Ripieno, Flauti, e Voci umane, hanno una «tale vivacità, e dolcezza» che altre opere simili «non si trovano», e
che «meritatamente» gli Antegnati tenuti in considerazione
«da mio Avo, da mio Padre, e a me» furono seguiti e considerati «per maestri in tal arte»61.
«... e veramente i migliori organi in queste parti d’Italia che fino a’ nostri tempi si sono conservati, e mantenuti illesi per la
loro solidità, sono degli Autori Francesco, Costanzo, e Graziadei Antignati di Brescia, che fiorirono dopo la metà del secolo XVI. E al principio del XVII non vi ha in Lombardia
Città, che non sia ornata di tali opere; le più grandiose però
sono quelle del Duomo di Milano, e di Cremona62, benché gli
Organi Antegnati non abbiano se non Principali, Ripieno,
Flauti, e Voci umane; sono però di tale vivacità, e dolcezza, che
altri simili non si trovano, e meritatamente da mio Avo, da mio
Padre, e a me furon tenuti, e seguiti per maestri in tal arte»63.
61
G. SERASSI, Descrizione e osservazioni... cit., pp. VI-VII.
In realtà l’organo citato era di Giambattista Facchetti; cfr. M. MANZIN, Arte organaria nella cattedrale di Cremona, Nicolini editore, Gavirate
(Varese), 1985 [pp. 70].
63 G. SERASSI, Descrizione e osservazioni... cit., pp. VI-VII.
62
28
GIOSUÈ BERBENNI
Costanzo non esita a definire l’arte organaria «arte liberale, nobilissima & antichissima» identificandola, con orgoglio
motivato, nientemeno come «Arte Antegnata». Gli Antegnati non inventano nulla di prodigioso ma si impegnano e concentrano in una ricerca rigorosa e selezionata delle sonorità,
nell’intento di raggiungere naturalezza, gusto, perfezione ed
equilibrio: obiettivi da loro pienamente conseguiti.
10. Giuseppe II
a) storico dell’organo. Gli organi Antegnati sono
«i migliori in queste parti d’Italia»
Nella introduzione del citato opuscolo del Crocefisso 1808,
Giuseppe II ripercorre con cognizione di causa l’evoluzione
dell’organo, dalle prime notizie archeologiche alle sue recenti
invenzioni. Risulta, così, essere il primo organaro italiano che
scrive, anche se brevemente ma in modo puntuale, sulla storia dell’organo romano-ellenico, romano-imperiale, medievale-moderno. Con questo atteggiamento, tipico del periodo illuminista, gli è possibile comprendere e valutare appieno l’opera degli Antegnati.
Inizia col descrivere un somiere di un antichissimo organo
in custodia presso il teorico musicale Zarlino di Chioggia. Ricorda la diffusione nel secolo IX dello strumento presso l’imperatore Ludovico il Pio, tramite l’opera di un prete veneziano «capace di fabbricar organi». Scrive che l’arte organaria si sviluppò nel paese tedesco d’Oltralpe. Rammenta che
l’abate di Bobbio, poi papa Silvestro II, straordinario matematico, fu valente costruttore d’organi. Accenna alle vicende
alterne dell’uso dell’organo nelle chiese, finché questo trovò
ufficiale riconoscimento a preferenza di altri strumenti. Ricorda che, verso la fine dell’età medievale (XII secolo), furono introdotti i pedali. Sottolinea come l’età moderna (1492)
dell’organo italiano classico sia iniziato con l’opera pregevole Antegnati. Si sofferma sull’importanza dell’opera di que-
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
29
sti, in particolare di Graziadio, Costanzo e Francesco, tant’è
che in Lombardia non c’è città che non sia ornata di tali strumenti, «veramente i migliori Organi in queste parti d’Italia
che fino a’ nostri tempi si sono conservati, e mantenuti illesi
per la lor solidità»64.
b) ricercatore d’archivio; l’organo Antegnati
di Santo Spirito a Bergamo (1566)
Giuseppe II pubblica, nella seconda lettera dedicata a Mayr,
il citato contratto del 27 maggio 1566 tra Graziadio Antegnati, «il più esatto e perfetto in quest’arte fra i molti di questa illustre famiglia»65, celebre per tutta la Lombardia, e il priore
del convento di Santo Spirito di Bergamo, dell’ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, per la costruzione dell’organo
della chiesa, opera ora dispersa66. Ha modo di verificare direttamente l’organo che nel 1816 ancora esisteva: «Li cornetti non sussistono al presente, e sul somiere non vi è vestigio,
che vi fossero stati». Dimostra, così, di essere il primo studioso d’organo ricercatore d’archivio:
«… ho creduto cosa a voi grata […] darvi assieme il contratto
del medesimo [Graziadio] per l’organo di S. Spirito, che ho ritrovato nell’Archivio di questa magnifica Città, aggiungendovi poche riflessioni che ho creduto opportune»67.
E dopo una lunga dissertazione sul pensiero antegnatiano riporta parte del contratto che riguardano le canne di stagno del
64
Ibidem.
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 27.
66
Ibid., p. 26. Si tratta, come detto, dell’atto pubblico del 27 maggio
1566 redatto dal notaio Gritti Giuseppe, tra Graziadio Antegnati e l’abate
Giovanni Crisostomo Zanchi, conservato nell’Archivio di Stato di Bergamo, pubblicato per intero da O. MISCHIATI, Il contratto di Graziadio Antegnati per l’organo di S. Spirito a Bergamo (1566)… cit., pp. 223-32.
67
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 19.
65
30
GIOSUÈ BERBENNI
prospetto che hanno una lucentezza simile a quella dell’argento; la limitata quantità di registri (dieci in tutto); l’esistenza o
meno del registro Cornetti; l’esistenza del registro ad ancia
Cornamuse che i monaci conservavano ancora nel 1785, anno
della soppressione del convento68; il corista «giustissimo» per
il coro dei monaci; il prezzo che non è da poco:
«Pacta constructionis novi organi Sancti Spiritus. R. in X. to P.
D. D. Jo Crysosthomus Zanchus Sacrarum litterarum Magister Abbas S. Spiritus, et D. Magister Gratiadeus f. qm. Joan.
Bapt. de Antignato. Primo. Che il sudetto M. Gratiadio et si
obliga di far l’organo di piedi 12 coristi come è l’organo del
Duomo di Brescia al Coro giustissimo de’ registri dieci, che
son gl’infrascritti, videlicet il I. registro sarà di stagno fino del
rastello. II. registro sarà l’ottava ec. X. Sarà flauto in ottava col
principale e suoi tremolanti. XI sarà un registro de cornetti promette fare per sua cortesia ec., che sian sonori, e consonanti,
che sarà di eguale bontà a quello di S. Maria di Bergamo, tutto per scudi d’oro 250. d’Italia L. 6.17 per scudo, e oltre l’organo vecchio, a riserva delle corne-muse ec. In actis Joseph
Gritti archivio Civitatis Tom. C. pag. 135».
Fa delle importanti considerazioni, soprattutto di carattere tecnico:
«1. Questo dotto Abbate scrisse de Orobiorum sive Cenom.
Origine.
2. Graziadio fu il più esatto e perfetto in quest’arte fra i molti
di questa illustre famiglia.
68
Benedettino maschile della Congregazione dei Celestini, sorge in via
Torquato Tasso; fondato nel 1311 dal cardinale Guglielmo Longo, nel 1477
fu concesso da Sisto IV ai Canonici Regolari Lateranensi. Soppresso nel 1785
è ora sede dell’Archivio di Stato. La chiesa, aperta al pubblico, è un rifacimento cinquecentesco dell’Isabello e costituisce uno dei migliori esempi di
architettura rinascimentale della diocesi. Cfr. MARIO LOCATELLI e PAOLO
DA RE, Bergamo nei suoi monasteri. Storia e arte nei cenobi benedettini della Diocesi di Bergamo. Edizioni Il Conventino. Bergamo, 1986, p. 31.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
31
3. Pel primo registro di stagno del rastello, intendo il principale che forma la facciata; questo stagno, che ora si dice in foglia, ha di particolare che fuso, resta lucido come fosse argento splendido.
4. L’ottava, e col dire ec. suppongo che possa aver inteso gli altri susseguenti registri di ripieno, che sono quinta decima e li
5 che seguitano di ripieno, quali col flauto in ottava e voce umana, che nomina tremolante, formano appunto li dieci registri
convenuti in tale accordo.
5. Li cornetti non sussistono al presente, e sul somiere non vi
è vestigio, che vi fossero stati.
6. Nelle corne-muse, canne a linguetta ne fu composto il così
detto regalo; li Canonici Lateranensi lo conservavano al tempo della soppressione [1785], e l’avevano per tradizione, che
appartenesse all’organo anteriore dell’Antegnati.
7. Li 250 Scudi d’oro di L. 6,17 per un organo di X. Registri
sembra un vistoso prezzo.
Dicesi che tale organo sia giustissimo al Coro, vuol dire il coristo»69.
c) ammiratore di Costanzo70
È molto informato su Costanzo, di cui ammira, oltre la bravura organaria, la dotta competenza musicale: «uomo raro»
69
Ibid., pp. 26-28.
Ecco le principali notizie biografiche e delle sue opere. «Costanzo
Antegnati: Brescia, battezzato 9. XII. 1549 morto il 14. XI. 1624. Organaro, organista del Duomo di Brescia (1584-1620) e compositore. Oltre al trattato L’Arte organica (Brescia 1608, F. Tebaldino), pubblicò numerose opere di polifonia sacra e profana: Missae quaternis vocibus concinendae... addita Missa Dominicalis alternìs versibus decantanda, Liber Primus, Brescia
1579, V. Sabbio Liber Primus Missarum VI et VIII vocum, Venezia 1578,
Ang. Gardano (ristampate ibidem 1587). Liber Secundus Missarum VI et
VIII vocum, ibidem 1589. Liber XIV in quo habentur Missa Borromea, Motecta Cantionesque gallicae trìbus choris concinendae, ibidem 1603. Salmi a
8 voci, ibidem 1592. Sacrae Cantìones, vulgo Motecta paribus vocibus cantandae IV vocum, Brescia 1581, V. Sabbio. Sacrarum Cantionum Liber Pri70
32
GIOSUÈ BERBENNI
sia per «l’eccellente perizia e maestria» nella fabbricazione degli organi, come suo padre Graziadio, sia per l’abilità nel «dottamente tasteggiarli» in qualità di organista del Duomo di Brescia; a tal fine riporta un profilo artistico:
«... fu uomo raro non meno per l’eccellente perizia e maestria,
ch’egli ebbe nel fabbricar organi della medesima perfezione che
faceva Graziadio suo padre, celebre per tutta la Lombardia, ma
nel dottamente tasteggiarli. Servì molt’anni per organista del
Duomo di Brescia, e sonò l’organo già fabbricato eccellentemente bene da suo padre; compose anco con molta lode varie
Opere in musica come Canzoni, messe, Mottetti, Cori, Litanie, Sinfonie, Inni d’intavolatura d’organo; stampati in Venezia per il Bardana, e l’Antegnata Intavolatura de’ricercari d’or-
mus V vocibus, Venezia 1575, Gardano. Madrigali spirituali a 3 voci di L.
Bertani et dì C. Antegnati, Brescia 1585, V. Sabbio. Il Primo Libro de Madrigali a 4 voci con un Dialogo a 8, Venezia 1571, Gardano. Due composizioni apparvero in antologie: 1 madrigale Dolce mio’ ben a 4 v. in Liber Secundus Gemmae musicalìs, Norimberga 1589, Gerlach; 1 salmo in Liber Primus Psalmorum qui in Ecclesia decantantur a Vesperas V vocibus, Venezia
1590, Amadino. In campo strumentale, oltre a L’Antegnata – Intavolatura
de Ricercari d’Organo, Op. XVI, Venezia 1608, Gardano42, lasciò quattro
libri, di canzoni da sonar a 4 (con alcune a 8) ricordate in antichi cataloghi
di editori musicali italiani (Indice delli libri di musica, Venezia 1591, Gardano; Indice di tutte le opere di musica, ibidem 1621, Vincenti) che ci sono pervenute soltanto in parte: un gruppo di 15 Canzoni alla francese (probabilmente un intero libro) figura trascritto in JOHANN WOLTZ, Nova Musices
Organicae Tabulatura, Basilea 1617, Genath, mentre un Libro 3° delle Canzoni da sonare a 4 & a 8 si conserva in partitura manoscritta coeva. Due
canzoni (una a 4, una a 5) apparvero nella raccolta: Canzoni per sonare con
ogni sorte di stromenti a 4, 5 & 8, Venezia 1608, Raveri; altre due (a 4) apparvero in: Amoenitatum musicalium Hortulus, Lipsia 1622, Klosmann. Tre
canzoni già note attraverso le fonti citate figurano trascritte nel ms. XIV. 714
del Minoritenkonvent di Vienna, mentre l’intavolatura tedesca d’organo della Biblioteca Nazionale di Torino contiene (vol. VI = Giordano 6) i 12 ricercari dell’Antegnata (Sulle recenti riedizioni di quest’opera – a cura di W.
Apel presso l’American Institute of Musicology, 1965 (Corpus of Early Keyboard Music, 9) e a cura di S. Marega, Padova 1966, Zanibon – cfr. la recensione di L. F. TAGLIAVINI in «L’Organo» VII (1969), pp. 89-98». Tratto
da O. MISCHIATI, L’organo della chiesa di San Marco a Milano, Milano 1975,
(pp. 62), p. 56.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
33
gano. La sua morte successe l’anno 1619 (Ved. Libreria Bresciana P. I. Pag. 69.) Il Conte Mazzucchelli lo annovera fra’
Scrittori Italiani. Fu sepolto nella Chiesa di S. Giuseppe in Brescia con la seguente semplice, ma che onora alle volte più che
le lunghe iscrizioni: Tumulum Con stantii Antegnati, con lo
stemma dell’organo, che fu levato, nella fatal rivoluzione, credendolo stemma gentilizio»71.
d) elogia la maestà e la grandezza dell’arte organaria
Le prime considerazioni del 1808 sugli Antegnati riguardano la maestà e la grandezza dell’arte organaria; essa si contraddistingue, rispetto ad altre arti, per gli spettacolosi prospetti estetici e per la notevole complessità meccanico-sonora. Giuseppe II condivide l’idea di Costanzo che, fra tanti
strumenti ritrovati dall’ingegno umano, «ella tenga, e porti il
principato»:
«Scrisse ben a proposito Costanzo Antegnati celebre fabbricatore che l’arte degli organi di tempo in tempo è andata crescendo allo stato che ora si vede con tanta maestà, e grandezza, che certamente si può dire, che fra tanti strumenti ritrovati
dall’ingegno umano, ella tenga, e porti il principato»72.
11. Parallelismi fra “Arte Organica” e “Lettere”
Costanzo, quando nel 1608 pubblica l’Arte Organica, ha
cinquantanove anni. Alle soglie della vecchiaia, quale grande
organaro, compositore dotto, elegante, ricco di fantasia e certamente anche eccellente esecutore (Costanzo è stato discepolo di Girolamo Cavazzoni), sotto forma di dialogo tra pa71
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 18.
G. SERASSI, Descrizione e osservazioni... cit., pp. VI-VII. Lettere...
cit., p. 22.
72
34
GIOSUÈ BERBENNI
dre e figlio in auge al tempo, si preoccupa non tanto di rivelarci i segreti del mestiere, ma d’insegnarci per via «d’avvertimenti» come si tratta l’organo cioè «il vero modo di sonar &
registrar l’organo», in particolare come vanno suonati gli organi da lui stesso costruiti o realizzati dal padre o dagli avi e
a lui affidati in «maneggio e cura»73.
La finalità d’insegnare è «pienamente mantenuta»74, tant’è
che è costante il riferimento alle forme musicali e ai vari modi esecutivi. I vari consigli offerti all’esecutore – sottolinea L.
F. Tagliavini – «esprimono una saggezza che li rende, per così dire, universalmente validi, al di là dei limiti rappresentati
dal gusto dell’epoca»75. Costanzo non è storico dell’organaria, come lo è invece Giuseppe II.
Giuseppe II, quando nel 1816 pubblica le Lettere e il Catalogo, ha sessantasei anni, vigilia della sua morte (1817). Nei
suoi scritti segue un po’ il canovaccio di Costanzo: accanto all’opera, sotto forma di lettere, forma in auge al tempo, affianca il Catalogo delle proprie opere. Quale eccellente organaro,
che ha dato tantissimo all’arte in opere invenzioni e perfezionamenti, fa un sunto della propria opera, descrive le sue scoperte più importanti, tratta la storia dell’organo, riflette sulle
problematiche tecniche dell’organaria italiana e d’oltralpe
(temperamenti, somieri e altro) a tutto campo, in funzione anche di pubblicizzare la propria opera. Il suo pensiero ragiona
secondo la mentalità illuminista allora diffusa. Giuseppe II, si
pone pure lui il problema del «vero modo di sonar, e registrare
l’organo» ma da organaro e da storico, non da organista.
Le Lettere sono scritte a distanza di 208 anni dall’Arte Organica. Malgrado il rilevante tempo trascorso, molte considerazioni sono comuni: la nobiltà dell’arte organaria; il modo di
suonare; la santità dell’organista e dei suoi costumi; l’imperi73
L. F. TAGLIAVINI, L’arte antegnatiana e la prassi organistica, in Gli
Antegnati... cit., p. 7.
74 Ibid.
75
Ibid.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
35
zia di alcuni organari che rovinano opere «perfette»; il temperamento; il corista e altro.
Serassi, che gelosamente custodiva una copia dell’Arte Organica76, è consapevole della sua importanza e, rivolgendosi a
Mayr, si propone di farla ristampare con delle «aggiunte»77,
poiché, ricorda, è cosa a lui senz’altro grata, farne un breve
estratto colle stesse frasi e parole, «contenendo nomi d’autori di musica forse poco noti, ma commendevoli».
«Ora avendo io di questo [Costanzo] un raro opuscolo intitolato: l’Arte Organica ho creduto cosa a voi grata farne un breve estratto colle stesse frasi e parole; contenendo nomi d’autori di musica forsi poco noti, ma commendevoli»78.
Descrive il frontespizio facendo intendere la portata dell’opuscolo:
«Il Frontespizio ha un bel ritratto dell’autore con faccia barbuta, e la leggenda nel contorno Constantius Antegnatus Gratiadei filius. Nella dedica a que’ molto illustri Signori Abbate
e Deputati confessa i favori ricevuti da quella Città; loda l’organo del Duomo per la sua perfezione e qualità, avanzando di
dire che al mondo non va guari»79.
a) la nobiltà dell’arte organaria
Per nobiltà intendiamo quel carattere di superiorità, prestigio, eccellenza, che contraddistingue una cosa da altre. Co76
Poi donata verso il 1880 da Gian Battista Castelli, già gerente della
ditta Fratelli Serassi poi della ditta Giacomo Locatelli, allo studioso genovese Pier Costante Remondini. Cfr. G. BERBENNI, Gli organari Locatelli di
Bergamo. Una sensibilità nuova nella riforma dell’organo italiano di fine
Ottocento, in «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo», 199293, pp. 81-236.
77 G. SERASSI, Lettere... cit., p. 19.
78
Ibid., pp. 18-19.
79
Ibid., pp. 18-19.
36
GIOSUÈ BERBENNI
stanzo, rivolgendosi al figlio Francesco, definisce l’arte organaria come «liberale, nobilissima & antichissima» e la identifica, nientemeno, come Arte Antegnata «per esser già tant’anni stata nostra propria professione».
«P. Francesco figliuolo mio, non sii al tutto fuor di proposito,
andiamo trattenendo quest’hore più nojose in qualche honesti,
& virtuosi raggionamenti, intorno all’Arte Organica, arte come tu sai liberale, nobilissima, & antichissima; la quale per esser già tant’anni stata nostra propria professione à me pare (&
sia detto senza arroganza, & ambitione alcuna) si possa homai
addimandar l’Arte Antegnata».
Ripercorre la storia della famiglia, a partire dal 1486, con la
figura dell’avo Bartolomeo che lasciati tutti gli altri studi, s’impiegò solo nella costruzione degli organi, e in modo così eccellente che collocò opere nei principali luoghi d’Italia, dove
a distanza di oltre un secolo se ne conserva ancora memoria:
«Hai da sapere figliuolo carissimo, che nelli anni del 1486 (che
più nelle scritture nostre, non habbiamo memoria più anticha
della casa Antegnata d’alcuno ch’attendesse à questa professione) fù un M. Bartholomeo figliuolo dell’Eccellentissimo M.
Giovanni Antegnati Dottore di Collegio di questa Mag. Città,
il quale tanto si compiacque in questa nobilissima, & non à mai
pieno lodata arte del suonare, e fabricar Organi, che lasciati tutti gli altri studi adietro, in questa sola s’impiegò, e vi fece profitto tale, che ben si può chiaro comprendere dall’opere, che
come si dice lodano il maestro furono fatte e da lui stesso fabricate, ne principali luoghi d’Italia, ove fino à tempi nostri se
ne serba ancora memoria e nel Duomo di Como, ch’al presente
si suona, & ho trovato nelle scritture nostre, ch’egli fece quelli del Duomo di Milano, di Cremona, Mantoua, Bergomo, Brescia, dove fino dalli anni sudetti fù anco Organista, avanti vi
fosse M. Gio. Fiamengo, à cui successe puoi M. Vincenzo Parabosco Piacentino, e dietro à lui il Sig. Claudio Merullo da
Correggio huomo tanto famoso, può M. Florentio Maschera
alievo di lui, e mio predecessore, da cui si può dire ch’egli ereditasse insieme con l’arte la dolcezza del suonare, huomini tu-
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
37
tii, come sa il mondo Eccellentissimi, e che nella professione
ebbero puochi pari».
Giuseppe II, condivide insieme a Costanzo, come l’arte organaria, benché esercitata da gente «bassa e inesperta», mantenga la propria distinzione e nobiltà:
«Loda suo avolo, eccellente in tale arte, fatto degno del titolo
di Cavaliere, e nominato Cavaliere dell’organo. Si pregia “Che
quest’arte è nobilissima, liberale, e che senza arroganza si può
chiamare l’Arte Antegnata, benché, dice, non poco avvilita, essendo esercitata alle volte da gente bassa e inesperta; questi tali che sebben per ragione del fine avviliscono l’arte, non è però
che ella non sia veramente liberale, e degna di un uomo nobile che la eserciti»80.
Lo stesso, con orgoglio, dice che quest’arte è importantissima anche per la propria famiglia, e ognuno «ha avuto il bene» di arricchirla di invenzioni e perfezionamenti:
«Essendo stata nella mia famiglia, posso dire da’ varj secoli ereditaria l’arte di fabbricar organi, e ognuno di essa ha avuto il
bene di aggiungere qualche cosa alle di già inventate e note»81.
Costanzo sottolinea che tale arte detiene il primato fra tante invenzioni umane, perché non è solo meccanica e magnifica alla vista, grazie alle sontuose casse dorate, con le canne che
sembrano argento, ma anche spirituale, in quanto serve a glorificare il Signore:
«… di tempo in tempo dal imperfetto, al perfetto, [l’arte organaria] è andata crescendo allo stato che hora si vede, con tanta
maestà, & grandezza, che veramente si può dire, che frà tanti
80
81
Ibid., p. 20.
Ibid., p. 15.
38
GIOSUÈ BERBENNI
stromenti ritrovati dall’ingegno humano, ella tenghi e porti il
principato; non solo per la struttura, e magnificenza esterna dell’opera, ci cui non si può vedere cosa più maestosa, & conforme alla grandezza del luoco à cui serve, ma molto più per il fine, al quale l’organo è fabbricato, che è di lodare, & magnificare il grande Iddio, & non per adoprarlo in altri usi profani».
Giuseppe II, onorandosi di questo mestiere, sottolinea che
per questa professione, intrisa di sacrifici e di pochi guadagni,
«non risparmieremo né fatica, né pensiere», onde rendere sempre più perfetto ogni parte «del nostro travaglio»:
«… così assieme a mio figlio Carlo, il di cui genio per quest’arte si è spiegato sino dalla sua più tenera età, non risparmieremo né fatica, né pensiere onde giunger possiamo a rendere sempre più perfetto ogni parte del nostro travaglio. E benché talvolta quasi quasi sia stata per sfuggirmi la volontà, non
solo per gli scarsi e tenui prezzi che in Italia si usano in confronto delle altre regioni d’Europa per si fatti lunghi e costosi
meccanismi, ma ancora per vedermi talvolta posposto per poca diversità di prezzo ad artefici, le opere dei quali non durano poi molti lustri»82.
Costanzo spiega che l’arte organaria è nobile indipendentemente da chi l’esercita:
«F [iglio].... Mà di gratia prima che V. S. passi più oltre. Mi risolva questo dubbio intorno alla nobiltà, & dignità dell’Arte
Organica, la quale da lei tanto vien commendata, come arte liberale, è nondimeno vedo pure, ch’ella [l’arte organaria] vien
essercitata da gente molto bassa, & quasi mendica; onde pare
più mecanica, che liberale.
P. Non hai figliolo da guardare à questi tali, che se ben eglino
per raggion del fine avviliscono l’Arte, non è però ch’ella non
sij per natura sua veramente liberale, e degna d’huomo nobile,
82
Ibid., pp. 14-15.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
39
che l’esserciti, non per guadagnarsi ‘l pane, mà per suo honorato essercitio, & diletto, come fecero i nostri vecchi».
b) la competenza dell’organista
Il modo di suonare degli organisti e il comportamento che
questi devono tenere in chiesa, interessano molto ambedue gli
organari. Questi stigmatizzano due situazioni: quella positiva, cioè come deve comportarsi il «giudizioso et perito» organista, e quella negativa, cioè cosa non deve fare. La competenza dell’organista deve riguardare non solo la parte musicale e liturgica ma quella organaria. A queste si aggiunge la deontologia, cioè l’insieme delle regole morali che disciplinano una
determinata professione. Costanzo, in modo essenziale, dà il
suo parere su vari temi di competenza dell’organista, condivisi in tutto da Giuseppe II: musicale, d’organaria, liturgico, di
comportamento.
– musicale
Giuseppe II riprende il pensiero di Costanzo: gli dispiace
vedere certi organisti pieni di vanità, lodati per la loro superficialità musicale, quali fantasie improvvisate, mentre non apprezzano brani di valenti compositori scritti con profondità
di pensiero e con tanto studio:
«… gli rincresce [a Costanzo] poi vedere certi modernetti Organisti approbati solo dalla propria loro istimatione, col esser
lodati da qualche nobile personaggio, se ben poi non avessero
più che tanto cognizione ò d’intelligenza dell’arte, che non si
degnano di questi, anzi li sprezzano, stimando più presto loro
le sue fantasie fatte all‘improvviso, che quelle di valent’uomini fatte pensatamente, & con grande studio»83.
Costanzo consiglia, per non venire a noia, di variare nella
registrazione, e nello stile, ora grave ora presto, con legature
83
G. SERASSI, Lettere... cit., pp. 19-20.
40
GIOSUÈ BERBENNI
e diminuzioni, cioè abbellimenti, e agogica secondo la musica
e il canto fermo nei vari toni:
«P [adre] Si, ma à me pare d’haverli accomodati, & composti
in tanti diversi modi, che basti, che suonando, & mutando di
volta in volta non si viene à noia, che si suol dire, che per variar, il mondo è bello, & si dice ancora, che non vi è si bella cosa che continuandola non venghi à fastidio, però laudo il mutar registro da una volta, all’altra, & anco nel suonar, cambiar
stile suonando hor grave con legature, hor presto, hor con diminuzioni, imitando sempre che si può la Musica, ò Canto fermo rispondendo sempre in tuono, che questo è obligo principale dell’Organista».
Giuseppe II riprende quanto dice Costanzo sul modo di
usare l’organo che deve essere variato sia nei registri che nello stile, in modo da non dare fastidio:
«Esorta di mutar di volta in volta i registri per non venire a
noja, dicendo “che pel variare il mondo è bello, e che non vi è
cosa si bella, che continuando non venghi a fastidio; loda perciò a cambiar stile, sonando or grave con legatura, or presto,
or con diminuzioni, imitando sempre che si può la musica, e
canto-fermo, rispondendo in tuono: che questo è l’obbligo dell’Organista”»84.
Serassi evidenzia come Costanzo non dia regole di contrappunto, pur essendo egli un valente musicista, ma solo dei
consigli di come «maneggiar cioè usare gli organi», complesse macchine musicali:
«Nel Dialogo [Costanzo] non intende di dar regole di contrappunto, ma solo alcuni avvertimenti circa il maneggiar gli
organi, “perché ne hanno trattato il Franchino, Gio Maria La
franco, Pietro Poncio, il Zarlino, l’Artusio”. Stima l’opera del
84
Ibid., p. 24.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
41
P. Diruta, detto il Transilvano; approva l’organo sonarino del
Banchieri»85.
Lo stesso sottolinea che l’organo deve esser suonato con
la dovuta competenza d’arte e di studio; particolarmente non
deve essere suonato con troppa velocità come un cembalo o
un violino, ma con austerità conformemente, al suo carattere solenne:
«Benché [l’organo] pronto in tutte le sue parti è però uno strumento da fiato, che di rado va sonato con troppa velocità, ma
il più delle volte con assennata gravita, affinché conservi quel
maestoso carattere»86.
– d’organaria
Giuseppe II riporta le osservazioni di Costanzo sull’opportunità per l’organista di accertarsi preventivamente dello
stato dell’organo, delle sue caratteristiche, che variano non solo da luogo in luogo ma da costruttore a costruttore, da epoca in epoca:
«[Costanzo] Avvisa che non si sdegni l’Organista prima di riconoscere la qualità, e i suoi registri, acciò all’atto di suonare
non resti intricato ecc.».
Costanzo, dialogando con il figlio, consiglia l’organista: prima di suonare si accerti della disposizione fonica dello strumento così da avere cognizione delle caratteristiche costruttive, per non trovar ostacoli; infatti non tutte le tastiere sono
agevoli come quelle fatte da loro, così dicasi per i registri che
possono essere disposti in modo differente, ovvero essere
«spezzati» in bassi e soprani o solo nei soprani:
85
86
Ibid., p. 20.
Ibid., p. 14.
42
GIOSUÈ BERBENNI
«Tu hai à sapere che per la varia disposizione de gli Organi, sarà
sempre buon aviso a ogni Organista, per valent’huomo ch’egli
si sia, che non si sdegni avanti si metta à suonare, di riconoscere come si dice il paese, & havere cognizione delle qualità dell’Organo, & de suoi registri; acciò non trovi qualche intoppo,
che li dia noia, e disgusto, e per far prova s’egli sia di facile, ò
dura tastadura, non resti intricato: Che non tutte gli Organi hanno le tastadure così buone e facili come quelli delli Organi nostri Antegnati, overo per gli registri, che sono in alcuni luoghi
differenti, ò voltati al contrario, non essendo così ben messi à segno, & in ordinanza come converrebbe, overo quando sono
spezzati per commodità di far certi concerti de registri solo, e
non parlo de concerti de voci ò di altri stromenti, ma de registri
d’Organi; che puoi in altro luogo più à basso parleremo de concerti, & c.».
– liturgica
Giuseppe II si compiace che nella Scuola Caritatevole di
Musica, diretta dal celebre Mayr, ci sia il «maestro virtuosissimo» Antonio Gonzales (1764-1831)87, «per far apprendere
il vero metodo di sonar l’organo, di cui si ha tanto bisogno»,
sottolinea l’importanza di insegnare: l’uso dell’organo non come clavicembalo o violino e l’esecuzione di musiche adatte al
luogo sacro della chiesa, che valorizzino lo spirito e si addicano al culto divino:
«... acciò siano istrutti i scolari a modulario non come cembalo, né con ogni sorta di cantilene teatrali, ma con decoro come
convien al culto divino»88.
87
È musicista assai apprezzato da Giovanni Simone Mayr. Lo aveva come organista nella basilica di Santa Maria Maggiore dove Mayr era maestro
di cappella. Gonzales, originario di Gromo San Martino, figlio del medico
e farmacista, era insegnante d’organo nelle lezioni caritatevoli di musica, fondate dal bavarese nel 1804. Tra i suoi allievi ricordiamo il celebre operista
Gaetano Donizetti (1797-1848). L’apprezzamento viene anche da Giuseppe
II Serassi nelle Lettere tra le virtù elogiate di Gonzales è il modo di suonare l’organo: legato, grave, cioè senza cantilene teatrali e senza stile leggero,
con forme in contrappunto (preludi e fughe).
88
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 4.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
43
Costanzo delinea come deve comportarsi l’organista «perito et giudizioso»: oltre a evitare ogni rumore e strepito, deve
essere attento al celebrante non solo per rispetto al luogo santo della chiesa, ma per rispondere a tempo al celebrante; proprio come accade al chierico che serve la S. Messa: il celebrante
dice Dominus vobiscum e il chierico risponde prontamente et
cum spirito tuo»;
«Perché dice la scrittura: Domun Dei decet sanctitudo, & oltre à ciò sbandirne ogni strepito, ò rumore, che possa impedire gli ufficij divini; à quelli si deve star con l’orecchie attente,
non solo per il culto di Dio, ma per poter sonando lo Organo
rispondere à tempo, & à proposito: perché l’Organista è à guisa di Chierico, che risponde al Sacerdote celebrante; e per ciò
deve usar diligenza, come s’è detto di rispondere à proposito,
imitando il canto fermo, ò figurato, come si ricerca à giudicioso, e perito Organista, cercando di non esser ne troppo longo,
ne troppo breve, ma per quel tempo che solo conviene alle risposte delle parole, ò versi longhi, ò brevi: come Kirie, o versetti del Cantico Gloria in excelsis, ò Credo (benché in puochi
luoghi si suona) o altri Hinni Magnificat, & simili & c.»
– di comportamento
Giuseppe II, riprendendo quanto dice Costanzo, rimprovera l’organista che non si attiene a comportamenti ragionevoli
quali: essere troppo breve o troppo lungo; suonare eccitato,
come se avesse dei «grilli» nelle dita, e fuori luogo; essere rumoroso; ostentare vanità dalla cantoria o balconata e altro:
«Avverte “che l’organista è a guisa di chierico che risponde al
Sacerdote, cercando di non essere né troppo breve, né troppo
lungo; vi sono alcuni degni di riprensione che a ogni tratto si
mettono a toccar l’organo come se avessero nelle dita i grilli,
non senza grave distrurbo de’ Cantori, e del Coro; altri quando muovon i registri lo fanno con tanto strepito, che sembrano le calcole de’ tessitori, chi finalmente s’affaccia volentieri a
farsi vedere al poggetto dell’organo”»89.
89
G. SERASSI, Lettere... cit., pp. 22-23.
44
GIOSUÈ BERBENNI
Costanzo in particolare:
«Sono ancora alcuni [organisti] degni di riprensione, che ogni
tratto si mettono fuor di proposito à cicalare, e toccar l’Organo, come s’havessero nelle dita i grilli, non senza grande disturbo de’ Cantori del Choro. Et altri che quando muovono i
registri dell’Organo, lo fanno con tanto strepito che sembrano
le Calcole de tessitori»90.
E ancora lo stesso:
«Altri [organisti] parimente per farsi conoscere che sono gli Organisti, s’affacciono volontieri à lasciarsi vedere al pogietto dell’Organo, cosa indecente, e che non sta bene per quel fine, ne
per altro ma deve star coperto».
A trecentosessanta gradi Serassi riflette non solo sull’operare artistico antegnatiano ma sui comportamenti deontologici dell’organaro e dell’organista. Non a caso parla dell’Arte
Organica come «galateo» degli organisti.
«Questo è quanto ho creduto di estrarre dall’Arte organica, e
con li precetti annessi viene quasi a formare un galateo per li
Signori Organisti»91;
infatti il figlio ricorda al padre Costanzo:
«F. [iglio] Se bene questi tutti sono buoni avvertimenti per un
Galateo Organico, tutta via so che à V. S. non mancano altri,
più immediatamente spettanti all’arte de quali desidero esserne avezzato».
c) santità di costumi
Costanzo dice espressamente che l’organista, avendo a che
fare con la santità del luogo e dovendo trattare cose sante, de90
91
Ibid., p. 24.
Ibid., p. 24.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
45
ve essere una persona di «costumi santi» e di fede. È un aspetto poco o per niente evidenziato delle osservazioni di Costanzo e per la sua importanza merita di essere sviluppato. Con
il termine di santità si intende la irreprensibilità di costumi e
la profonda fede che deve avere, essendo egli protagonista della liturgia, per il culto al Signore:
«... Sarà dunque figliuolo mio il primo aviso, & avvertimento
l’arricordarsi, che gl’Organi sono fatti per servir nella Chiesa,
che è Casa di Dio, dove con particolar modo è presente; e perciò su l’Organo si deve stare con quella composizione di costumi santi, che convengono al luogo santo».
E ancora lo stesso ringrazia Dio del dono di poterlo servire «in questa professione & arte»:
«Essendo che quest’Arte come già dissi da principio serve principalmente per servitio di Dio. Però ringraziamo sua Divina
Maestà del dono che ci hà fatto di puoterlo servire in questa
professione & arte, & di condurre al fine da noi desiderato il
presente dialogo, & operetta nostra, non tanto per utile humano da noi istituita quanto per gloria divina, alla quale siino
indirizzate le nostre azioni, & opere si come da lui derivano in
noi tutte le sorti de’ beni & gratie».
d) l’imperizia di alcuni organari
Giuseppe II fa propria l’osservazione di Costanzo riguardo l’imperizia di alcuni organari. Biasima l’incapacità di certi
guastamestieri, detti anche spacca organi, che, con il pretesto
di voler sistemare gli organi ingannano, rovinano gli strumenti
e «avviliscono l’Arte»; e avverte di non far toccare i loro strumenti a «imperiti», perché causeranno «la rovina irreparabile
degli organi buoni:
«... Finalmente protesta a quegli che hanno appresso di loro organi della di lui casa, non permettino che costoro (intende
gl’imperiti) “mettino mano dentro sotto pretesto di volergli ac-
46
GIOSUÈ BERBENNI
comodare, e fargli qualche ristauro, perché resteranno ingannati, e causeranno la rovina irreparabile degli organi buoni”»92.
Costanzo, infatti, avverte che se qualche responsabile di
chiesa, che ha organi fatti da loro, permette che «imperiti» mettino mano ai loro strumenti, e causeranno guai, ciò non sarà
certamente dovuto a loro difetti:
«... hor nota se l’ambitione, si caccia per tutte le sorti di gente,
& per questo per non esser tassato d’arrogante, & che mi voglia vestire dell’altrui panni, ho detto protestando à quelli
ch’hanno appresso di se Organi nostri non permettino, che costoro mettino dentro mano sotto pretesto di volergli acconciare ò fargli qualche servitio; perché se gli causarà qualche sinistro, non sarà per difetto certissimamente nostro».
Giuseppe II puntualizza che se alcuni organi Antegnati o di
altri autori sono stati alzati di corista, ciò è dovuto a certe persone balorde, che, per far soldi, girano a tagliare le canne, per
ignoranza o per cattiveria, al fine di ricavare un po’ di stagno
e di piombo, e, per nascondere il malefatto, questi aumentano la pressione dei mantici con tutti i problemi che ne derivano quali: la difficoltà di caricare aria e le conseguenti imperfezioni di suono; ne deriva che gli organi diventano inadatti ad accompagnare la musica e sempre più imperfetti:
«… ho ben trovati organi dell’Antegnati, e d’altri autori accresciuti del coristo, ma questi sono stati guasti da quelli che
buscar quattrini girano per rovinare organi, i quali li tagliano
nelle canne, non so se per ignoranza o per malizia, per ricavar
un poco di stagno, e piombo; indi accrescono il peso a’mantici, perché alzandoli diventan tardi, per cui non son più atti ad
accopagnare la musica, e divvengon per sempre opere imperfette»93.
92
93
Ibid., p. 24.
Ibid., pp. 28-29.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
47
e) che le opere siano durevoli, pregiate, perfette
Giuseppe II nella seconda lettera, dedicata all’«amatissimo»
maestro Mayr, sottolinea che, per essere all’altezza di esercitare con onore l’arte organaria, occorre che gli obiettivi del
proprio operare si concretizzino nel «non deviare un istante
dall’esercitare l’arte con tutto il decoro», finalità che già ha
guidato il pregevole operare Antegnati; in particolare:
– che gli organi devono essere esattamente costruiti e ben accordati e ben intonati in modo tale che le canne non abbiano il difetto della «voce tarda, asmatica, e ineguale»;
«Gli organi [...] debbono essere non solamente con esattezza
formati, e accordati, ma lontani da qualunque difetto di voce
tarda, asmatica, e ineguale»94;
– che il lavoro debba essere fatto con diligenza e decoro in
modo tale che le opere siano «durevoli, pregiate, perfette»:
«... sono però di ferma opinione di non deviare un istante dall’esercitar l’arte con tutto il decoro, acciò le opere siano durevoli pregiate, e perfette»95;
– che ogni diversa operazione, tra le tante necessarie per costruire un organo, sia sempre fatta al meglio e mai trascurata:
«Anzi scopo unico di me, e de’ miei figlj, già usitato da’ nostri
antenati, è, e sarà mai sempre, di non lasciare alcuna cosa intentata»96.
f) il temperamento97
Giuseppe II rileva che il temperamento usato al tempo degli Antegnati, cioè il modo di far dialogare le canne secondo
94
Ibid., p. 13.
Ibid., p. 16.
96
Ibid., p. 16.
97 Si ringrazia il m.o dott. Marco Brandazza per la preziosa consulenza.
95
48
GIOSUÈ BERBENNI
determinati intervalli, era di tipo mesotonico regolare, e diverso da quello praticato nel proprio tempo di tipo inequabile circolante nelle varie tonalità, secondo le teorie di TartiniRiccati-Vallotti-Barca allora diffuse98.
Loda il fatto che Costanzo usi i tasti spezzati per poter suonare in un maggior numero di tonalità: accordi maggiori eufonici su tutte le note usate nella polifonia, allora in continuo
sviluppo. Ma alla propria epoca il tono medio non era più usato. C’era un temperamento di tipo inequabile eufonico, chiamato temperato, perché l’accordatura «non eguale» imperfetta, viene resa temperata e tollerabile dalla perizia di chi accorda, secondo la pratica99:
«... ma l’uso presente delle tastiere negli organi, e cembali denominato sistema temperato, benché d’accordatura non eguale, viene dalla perizia di quegli che li accordano resa meno sensibile, l’imperfezione; consiste che sappiano tener più giusta
la tensione delle corde o canne che sono di maggior uso, e tanto solo d’imperfezione in ciascuna canna permettano quanto
può essere tollerabile, di che più di altro giudica la pratica»100.
98
PATRIZIO BARBIERI, Acustica accordatura e temperamento nell’illuminismo veneto, con scritti inediti di Alessandro Barca, Giordano Riccati e
altri autori. Istituto di Paleografia Musicale. Edizione Torre D’Orfeo, Roma 1987, [pp. 646], p. VII. Per quanto riguarda Barca gli inediti riprodotti
sono: Di una nuova teoria di musica. Memoria II: Dei sistemi e delle scale
[1800-05], De’ Principj del temperamento nella nostra musica [ca. 1805]. Due
abbozzi di una Memoria IV: Del canto e della modulazione [1810-14]. P.
BARBIERI, Persistenza dei temperamenti inequabili nell’Ottocento italiano,
in «L’Organo»… cit., Anno XX 1982, [pp. 57-124]. «Nonostante l’incertezza della situazione generale, è comunque possibile affermare che nel Lombardo-Veneto, intorno alla metà del secolo, i maggiori organi erano ormai
accordati con un temperamento equabile o almeno nominalmente tale», cfr.
P. BARBIERI, op. cit., p. 71.
99 Nel temperamento inequabile non tutte le quinte, ma solo la maggior parte di esse veniva temperata, cioè corretta; la differenza veniva tutta
addossata alle terze, che diventavano meno pure.
100 G. SERASSI, Lettere... cit., pp. 22-23, nota n. 1.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
49
In particolare apprezza il temperamento praticato da Costanzo nel 1593-96, per l’organo della chiesa di Santa Maria
Maggiore di Bergamo, che ha la rarità dei tasti spezzati.
«Non resta però che tale invenzione non abbia un grande merito, e a me sembra che sarebbe lodevole per servirsi in accompagnar la musica, o per sonarsi col grave rito Ambrosiano, se
l’orecchio non fosse già assuefatto al presente temperamento»101.
Afferma che purtroppo il moderno orecchio non riesce più
a cogliere certe raffinatezze che erano possibili con il temperamento antico mesotonico regolare o del tono medio.
«... come la tastiera ha li quarti di voce in tutte le ottave con li
tasti detti scavezzi, per formare un’accordatura quasi giusta, in
vano desiderata col temperamento antico e moderno, col quale vengon accordati gli organi, e i cembali, per cui trovansi discordi li matematici con gli armonisti, giacché non potendosi
divider l’ottava giustamente in 12 mezzi tuoni, non si può arrivare a eguagliare le terze, quarte e quinte ec. ma per essere il
maneggio della tastiera più complicato, questo sistema ha avuto fin’ora più seguaci in teorica, che in pratica»102.
Costanzo dà la regola per accordar l’organo che consiste
«nelle quinte e quarte alquanto scarse, e le terze maggiori a
tutta la possibile perfezione» intendendo, con tale espressione, che la perfezione delle terze maggiori «... è auspicata non
in senso assoluto, ma per quanto è umanamente possibile»103:
«Avertendo prima, che accorda solo tre sorte di consonanze,
cioè ottave, quinte, & terze maggiori, & per prova si può anco tastare le quarte. Le ottave vanno accordate si fattamente,
101
Ibid., pp. 21-22.
Ibid., pp. 21-22.
103 L. F. TAGLIAVINI, L’arte antegnatiana e la prassi organistica, in Gli
Antegnati... cit., p. 15.
102
50
GIOSUÈ BERBENNI
che de due corda... bisogna che paiono una sola. Le quinte bisogna, che alquanto siano scarse, che à pensare ne possa accorgere, & per dir più chiaro non bisogna tirarle tutto quello
si potrebbe à perficerle, ne far che l’orecchia sia del tutto contenta, il medesimo si fa toccando le quarte. Le terze maggiori
si tirano à tutta quella perfettione, che si può. Poi bisogna stabilire la cordatura, come si vuole corista di tutto ponto, ò di
mezzo, ò alta, ò bassa come si vuole, & è comoda».
Serassi entra nello specifico di come era strutturato il temperamento in tono medio dei tasti spezzati più comuni:
Re#Mib e Sol#Lab:
«In alcuni organi antichi fu costumato di dividere in due pezzi li soli tasti di delasolrè, [Re#] e gesolreut [Sol#] d’ogni ottava; per la voce del primo pezzo era un quarto più grave dell’altro, così il primo D [Re#] serviva per la terza maggiore del
tuono di Bmi [Si magg.], e l’altro per il tuono d’Elafà [Mib],
allo stesso modo il primo pezzo del G. [Sol#] serviva per il tuono d’Elami [Mi magg.] terza maggiore, e 1’altro per quello di
Alafà [Lab], e con ciò correggevasi la sensibile alterazione delle terze ora crescenti, segnatamente nei tuoni di Bmi [Si magg.]
e Alafà [Lab] senza grande confusione dei tanti scavessi voluti nel sistema finito enarmonico»104.
g) il corista
Giuseppe II fa un’osservazione interessante riguardo il corista dell’organo, cioè il suono di altezza fissa (o assoluta in
Hertz), che può essere riferito al suono del tasto La oppure
Fa – come era d’uso –, prodotto dal registro Principale 8’.
Dice che il corista Antegnati, il più comodo di tutti, è vicino
a quello della Germania, da cui provengono gli ottoni, stru-
104
Ibid., p. 22, nota n. 1.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
51
menti a fiato, presenti in alta Italia105 e usati in concertati con
l’organo:
«questo [il corista] varia in quasi tutti i Regni; in Francia è quasi tre quarti di voce più basso; in Romagna, e Napoli più alto,
questo degli organi dell’Antegnati è il più comodo di tutti, sia
per il violino, sia per gli strumenti a fiato; e siccome questi ultimi per lo più vengon dalla Germania, così pare che il coristo
Lombardo sarà più vicino al Germanico»106.
Sono organi coristi, come afferma nel 1650 il padovano Antonio Barcotto, quelli piccoli di tipo portatili, più bassi di un
tono rispetto a quelli grandi, di tipo positivi, più alti di tono.
I coristi servono per la voce umana cioè per comodità delle
voci mentre i positivi servono per accordarsi con gli strumenti
quali: cornetti, violini e altri che riescono più brillanti se il corista è alto.
«Sono molto differenti gli organi di tuono da una Città all’altra, poiché ve ne sono, che usano li organi bassissimi e chi altissimi [...]. Quelli di Venezia [Bergamo era sotto il dominio
di Venezia] sono delli più alti, che s’usino in questo stato, e
s’adimandano in tuono dei Cornetii [strumenti musicali].
Quelli portatili pur di Venezia, Padoa, Vicenza, e altre città
[tra cui pensiamo anche Bergamo] sono un tuono più bassi, in
voce umana, e si chiamano coristi. Si usano queste diversità di
tuono per commodità delle voci, e per gl’istrumenti, poiché li
Organi, che sono alti, servono assai alle voci gravi, e alli violini, che riescono più spiritosi. Ma alle voci alte come soprani e contralti sono di più fatica ad arrivare per la sua altezza»107.
105
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 28.
Ibidem.
107 ANTONIO BARCOTTO, Regola e breve raccordo, Ms. C 80 nella Biblioteca Musicale «G. B. Martini» di Bologna, edito da Renato Lunelli in
«Collectanea Historiae Musicae», I (Firenze 1953), Idem, p. 131 n. 22.
106
52
GIOSUÈ BERBENNI
Il corista degli organi Antegnati è il più comodo, rispetto a
quello praticato in organi di altre regioni o stati, sia per la voce
umana sia per concertare con strumenti a fiato, quali trombe cornetti, che ad arco, quali violini, allora in continuo sviluppo108.
Sappiamo che il tema del corista è storicamente molto complesso tanto che Alexander J. Ellis nel 1880 pervenne a stabilire una lista di oltre trecento coristi (da un La3 di 370 Hertz a un
La3 di 567,3 Hertz)109. Possiamo riferire che l’organo di San Giuseppe di Brescia, di Graziadio e Costanzo Antegnati nel 1581,
gli stessi di Romano di Lombardia e quello contemporaneo, aveva un corista di circa un semitono più alto (La3 452 hz circa del
Principale 8’) di quello oggi in uso (La3 440 hz del Principale 8’).
Riportiamo alcuni dati di corista di organi costruiti da Giuseppe II e di organi Antegnati, per un loro raffronto. Notiamo come ci sia sostanziale vicinanza di altezza in herz sul La3
del Principale 8 piedi (Tabb. 1 e 2).
L’ORGANO RINASCIMENTALE ANTEGNATIANO
12. Il tipo di organo tra la seconda metà Cinquecento
e la prima metà Seicento
Vediamo quale era il tipo di organo Antegnati medio-grande in uso nella Bergamasca tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento che i Serassi nel secolo
XVIII ebbero modo di osservare e a prendere a modello. È
quello rinascimentale-classico in uso soprattutto in Lombar108
Prima del temperamento mesotonico o del tono medio c’era quello
di tipo pitagorico basato sulle quinte pure, sistema eccellente per la musica
puramente monodica come il canto detto gregoriano: per ogni tasto le canne erano accordate all’unisono, secondo i vari armonici di quinta e ottava.
109 L. F. TAGLIAVINI, Considerazioni sulle vicende storiche del corista,
in «L’Organo»,... cit., Anno XII, Gennaio-Dicembre 1974, N. 1-2, (pp. 111132).
1768,
op. 172
1772,
op. 247
1789,
op. 94
1792,
op. 41
17921796,
op. 259
Calco,
parrocchiale,
(Como)
Verola Vecchia
(Brescia)a
Vaiano,
parrocchiale,
(Cremona)b
Colorno,
San Liborio,
(Parma)c
Anno,
opera
Sib3
454 hz
Tono
medio
rigoros
o
Riccati a
3/17 di
comma
——
434 hz
436 hz
Equabile
Equabile
Temperamento
442,5 hz
445 hz
Corista,
altezza in
hertz
12 °C
15,6 °C
60% di
umidità
10 °C
45% di
umidità
20 °C
25,4 °C
65% di
umidità
Gradi
Umidità
Inzoli dei fratelli Bonizzi
di Ombriano di Crema
2004
Rilievo allo smontaggio
nel 2006 prima del
restauro Piccinelli di
Ponteranica (Bg)
Fratelli Pirola di Sovico
(Milano)
Inzoli dei fratelli Bonizzi
di Ombriano di Crema
2000
Restauro
Tamburini di Crema
42 mm all’organo
1981-85
principale e
all’organo eco 53
mm al III
organo 50 mm al
pedale
50 mm
50 mm
48 mm
48 mm
Pressione dell’aria
in colonna d’acqua
Coristi da noi rilevati su alcuni organi di Giuseppe II sul La3 del Principale 8 piedi
Bolzone,
parrocchiale,
(Cremona)
Paese
Tabella 1
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
53
1797,
1809,
op. 322
1803,
op. 287
1815,
op. 51
Villa d’Almè,
parrocchiale,
(Bergamo)
Roncobello,
parrocchiale,
(Bergamo)
Calcinate,
parrocchiale
(Bergamo)
441 hz
440 hz
legger
mente
calante
433 hz
440,03 hz
Corista,
altezza in
hertz
Equabile
Equabile
Equabile
Equabile
Temperamento
14 °C
54% di
umidità
———-
15 °C
65% di
umidità
6 °C
82% di
umidità
Gradi
Umidità
48 mm
46 mm
50 mm
45 mm
Pressione dell’aria
in colonna d’acqua
Piccinelli del cav. Emilio
di Ponteranica
(Bergamo)
1999-2001
Cortinovis e Corna di
Albino (Bergamo)
1994-96
Piccinelli del cav. Emilio
di Ponteranica
(Bergamo)
2004-05
Giorgio Mariano Persico
di Nembro (Bergamo).
1998-2000
Restauro
b
Rilievi della ditta organaria Piccinelli.
Rilievi della ditta organaria Inzoli dei Fratelli Bonizzi.
c
O. MISCHIATI, Serassi. L’organo ritrovato. Musica in San Liborio. Il Restauro. Parma 1985. Amministrazione Provinciale, pp. 17, p. 17.
a
1797,
op. 152
Anno,
opera
Coristi da noi rilevati su alcuni organi di Giuseppe II sul La3 del Principale 8 piedi
Averara,
parrocchiale,
(Bergamo)
Paese
Tabella 1
54
GIOSUÈ BERBENNI
445 hz
Sol3 440 In tono
hz
medio
1636
8 piedi
Costruito nel 1629-30
da Tomaso Meiarini,
allievo Antegnati
12 piedi
Costruito nel 1554
da Giovanni Giacomo
12 piedi
Brescia S. Maria
del Carminec
Milano,
San Maurizio al
Monastero
maggiored
443 hz
ca.
In tono
medio
non
rigoroso
Equabile
1/12 di
comma
Brescia,
San Carlob
438 hz
Costruito nel 1536
da Gian Giacomo
Rifatto nel 1826 dai
fratelli Serassi
12 piedi
Brescia,
Duomo
vecchioa
Temperamento
Anno, opera
Corista,
altezza
in hertz
——
——
——
——
——
——
——
Gradi
Umidità
Pressione
dell’aria
in
colonna
d’acqua
Coristi rilevati su organi Antegnati o di allievi sul La3 del Principale 8 piedi
Paese
Tabella 2
Mascioni
di Cuvio (Varese)
1980-82
Mascioni di Cuvio
(Varese) 1991
——
Armando
Maccarinelli
1959
Restauro
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
55
458 hz
Costruito nel 1588
da Graziadio e
Costanzo
8 piedi
Costruito nel 1581
da Graziadio e
Costanzo
16 piedi
Almenno
S. Salvatore
(Bergamo),
Madonna della
Consolazione
Brescia,
San Giuseppee
b
Rilievi di O. Mischiati, Gli Antegnati... cit.
Ibidem.
c
Ibidem.
d
Ibidem.
e
Ibidem.
a
443 hz
Anno, opera
Corista,
altezza
in hertz
Equabile
1/12 di
comma
In tono
medio
1/4 di
comma
Temperamento
——
18 °C
Gradi
Umidità
——
48 mm
Pressione
dell’aria
in
colonna
d’acqua
Coristi rilevati su organi Antegnati o di allievi sul La3 del Principale 8 piedi
Paese
Tabella 2
Armando
Maccarinelli
1955
Marco Fratti di
Campogalliano
(Modena)
1994-96
Restauro
56
GIOSUÈ BERBENNI
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
57
dia. Predilige l’essenzialità delle sonorità basate sulla piramide degli armonici che formano il timbro del Ripieno.
– L’organo raramente ha la grandezza di 16 piedi; per lo più
è di 12 e 8 piedi.
– La cassa è poco profonda e alta.
– Prospetto di sette (raramente), cinque, tre campate; con un
secondo ordine di canne mute o finte – detti organetti muti – a unica campata a cuspide sovrapposti alle campate laterali minori.
– Casse esuberanti, sontuosamente decorate con intagli e dorature. Talvolta sono muniti di portelle dipinte e girevoli
su colonne scanalate o da tende impreziosite dal pennello
di eccellenti artisti.
– Somiere generalmente di tipo a ventilabrini. La segreta, cioè
lo spazio del somiere che contiene l’aria e la invia nei canali attraverso i ventilabri, è stretta e poco profonda.
– Il crivello, con funzione di sostegno delle canne, è di cuoio.
Le bocche delle canne suonano sotto il crivello.
– Il metallo è laminato con battitura; il piombo è molto scuro.
– Registri azionabili da manette spostabili lateralmente con
incastro. Le manette sono sagomate e finemente decorate
con doppia zigrinatura alla base e alla sommità.
– L’organo aveva i seguenti registri con differenti disposizioni foniche a seconda della sua grandezza:
– Principale intero o diviso in bassi e soprani di stagno, talvolta anche un secondo Principale solo bassi
– Ottava di piombo
– Decima quinta di piombo
–Decima nona di piombo
– Vigesima seconda di piombo
– Vigesima nona di piombo
– Trigesima terza di piombo
– Flauto in quindicesima di piombo
– Flauto in duodecima di piombo
– Flauto in ottava di piombo
– Voce Umana o Fiffaro nei soprani di piombo dal Do#3
– Tremolo a vento perso
58
GIOSUÈ BERBENNI
– Disposizione sul somiere: Principale 8’ o 12’/Fiffaro detta
anche Voce umana/VIII/XV/XIX/XXII/XXVI/XXIX/XXXIII/Flauto in XV/Flauto in XII/Flauto in VIII. Principale bassi 16’ (quale completamento di quello di 12’), su
apposito somiere. L’ordine di altezza è decrescente per le
canne della famiglia di Principale per poi continuare in ordine crescente con le canne della famiglia di Flauto.
– Ritornelli alle file dei ripieni sulle note: Reb, Solb; oppure
Mib, Sib; oppure Do, Reb, Sol; oppure Mi, Si; oppure Do,
Fa.
– Tastiera di organo di 16’: ambito di 53 note (Do-1 – La4),
con prima ottava corta e senza Sol#4110.
– Tastiera di organo di 12’ con Mi Re Ut (= Do): ambito di
50 note (Do-1 – Fa4)) con prima ottava corta, con in più 7
tasti spezzati per Re#-Mib1, 2, 3, 4 e Sol#-Lab1, 2, 3111.
– Tastiera di organo di 12’: ambito di 50 note (Fa-1 – La4 senza Fa#-1 e Sol#-1 e Sol#4)112.
– Tastiera di organo di 12’: ambito di 54 note (Fa-1 – Do5 senza Fa#-1)113.
– Tastiera di organo di 8’: ambito di 45 note (Do1-Do5 con
prima ottava scavezza), ambito di 50 note (Do1-Fa5 con prima ottava scavezza).
– Tastiera di organo di 8’: ambito di 50 note (Do1-Fa5 con
prima ottava scavezza.
– Tastiera di organo di 6’: ambito di 50 note (Fa1-La5 senza
i primi due e l’ultimo cromatici)114.
– Tastiera di organo di 3’: ambito di 42 note (Fa1-Do5 senza
i primi due cromatici)115.
110
Rilievi di O. MISCHIATI, Gli Antegnati... cit., pp. 82-83.
Ibidem.
112
Ibidem.
113 Ibidem.
114 Ibidem.
115 Ibidem.
111
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
59
– Tasti diatonici ricoperti di bosso, quelli cromatici sono di
quercia annerita.
– Pedaliera di svariati tasti, da 14 a 18, ma non con registri
propri e sempre collegata alla tastiera.
– Pressione d’aria per lo più dai 40 a 50 millimetri in colonna d’acqua. Mantici a cuneo, da quattro a sei, con caricamento a stanga o a corda.
– Corista alto cioè La3 452 hz circa del Principale 8’a 18° C.
Esistono tuttavia altri riferimenti: da 438 hz a 455 hz a un
tono più alto cioè sol3 440 hz. Temperamento in tono medio di 1/4 di comma.
– Le canne hanno diametri stretti e labbri schiacciati; sono
molto sonore, ben equilibrate fra loro, di naturale chiara e
intensa voce. Le anime sono inclinate senza denti o con
denti rari e molto leggeri. In media contano dalle quattrocento alle seicento per organo.
– Le canne della famiglia di Principale hanno i rapporti tra
larghezza delle bocche e circonferenza della canna di 1/4,5
(2/9) mentre l’altezza e la larghezza variano attorno a 1/3,5
– 1/4.
– Le canne della famiglia di flauto hanno i rapporti tra larghezza delle bocche e la circonferenza della canna di 1/5
mentre l’altezza e la larghezza variano attorno a 1/3,5.
– C’è uniformità di altezza dei piedi delle canne.
LE METODOLOGIE DI FABBRICAZIONE
13. Le principali caratteristiche costruttive
comuni agli Antegnati e ai Serassi
Sono molte le caratteristiche costruttive comuni tra gli organi Antegnati e Serassi. Giuseppe II, da organaro attento ed
esperto qual era, non poteva non constatare di persona i numerosi e profondi legami già seguiti da suo nonno Giuseppe
60
GIOSUÈ BERBENNI
I, da suo padre Luigi Andrea e da lui stesso almeno in età giovanile116.
È nella prima metà Settecento che i Serassi lavorarono utilizzando criteri e sistemi tecnici Antegnati, loro maestri. Molti di questi criteri li fecero propri per tutta la loro attività. Questa osservazione l’abbiamo dedotta a seguito del restauro di
uno dei più antichi Serassi superstiti, quello del Monastero
Francescano di Zogno (Bergamo), n. 58 del 1739. Sono emersi dati che confermano in modo sorprendente il legame tra le
due famiglie117 e indicano che i Serassi seguivano anche nei
dettagli la scuola dei celebri bresciani. Alcune sono tipiche solo degli Antegnati e dei Serassi, altre appartengono alla tipologia dell’organo lombardo classico-rinascimentale. In particolare riguardano:
– i prospetti intagliati e dorati, e regolarmente suddivisi in
più campate, da cinque a tre; nel primo caso con un secondo ordine di canne mute o finte – gli organetti morti – in corrispondenza delle campate minori con pari numero di canne disposte a cuspide; (esempi: a cinque campate è l’organo di Grumello del Monte 1741 op. 40; a
tre campate è l’organo del santuario di Ambivere, 1723
op. 3);
– la cassa lignea di forma rettangolare;
– la caratteristica costruttiva del somiere a ventilabrini, con
i canali che si restringono a mano a mano che procedono
verso l’acuto, coperti superiormente da una striscia unica
di pelle e da copricanali fissati a secco nei quali sono ri-
116
Ibid.... cit., p. 75.
G. BERBENNI, L’organo Giuseppe Serassi del Monastero francescano
T. O. R. di Zogno in «Zogno Notizie», Febbraio n. 1, 1992, Anno 82°, Carminati Stampatore s. n. c. Almè (Bg), pp. 13-17. Organo Serassi 1739 op. 59
(I), 111 (II), 1739. Il restauro dell’organo Serassi 1739 op. 58 (II parte) in
«Zogno Notizie», aprile n. 2, 1992, Anno 82°, Carminati Stampatore s. n. c.
Almè (Bg), pp. 18-26. Organo restaurato da Giorgio Persico di Nembro nel
1988-91.
117
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
–
–
–
–
–
–
–
61
cavate le asole (piccole feritoie rettangolari in corrispondenza delle punte stesse per l’uscita delle punte dei ventilabrini); tale somiere è stato superato dal quello ‘a borsini’ inventato da Giuseppe II e per la prima volta collocato nell’organo della chiesa di S. Liborio a Colorno
(1692-96);
la secreta stretta e poco profonda;
i ventilabri corti e stretti;
la disposizione fonica, sulla base dello schema tipico rinascimentale, che comprende il Ripieno (in singole file nella
classica successione dal Principale alla Vigesimanona), il
Flauto in duodecima insieme a quelli di Flauto in quintadecima e Flauto in ottava, la Voce Umana. Tale disposizione fonica è stata arricchita dai Serassi da nuovi registri
al pedale (Contrabassi 16 e Ottave) e alla tastiera (Flutta,
Cornetto, Viola, Tromba e Fagotto, Sesquialtera, raddoppi
di Principale e di altre file di Ripieno);
le firme degli organi; i Serassi segnano pressoché costantemente con scritte graffite dietro la canna maggiore di facciata; gli Antegnati fanno lo stesso in alcuni organi quali per
esempio: Brescia chiesa di San Giuseppe, 1581118;
il tipo di numerazioni; in parte sono alfabetiche e in parte
numeriche delle note sulle canne, sui canali del somiere sulle catenacciature;
il modo di segnare le canne; i Serassi come gli Antegnati
prima segnano il registro poi la nota della canna così da
individuare in modo sicuro la posizione della stessa sul somiere;
le numerazioni incise avanti sul piede e sulla bocca a poca
distanza dalla giunzione piede-corpo;
118
A Bellinzona (Svizzera) chiesa Collegiata, 1588, Graziadio firma all’interno della bocca della canna maggiore di facciata; cfr. TARCISIO FERRARI, L’organo della collegiata di Bellinzona, in «L’Organo», Anno XXVIII,
1993-94, pp. 31-89.
62
GIOSUÈ BERBENNI
– le numerazioni avvengono secondo il seguente schema:
Per organi di 16
con contro ottava
dal Fa-1
F [= Fa-1], 2 [= Sol-1], 3 [= La-1], 4 [=
Sib-1], 5 [= Si-1], C [= Do1], C# [=
Do#1], D [= Re1], D# [= Mib1], E [=
Mi1], F [= Fa1], F# [= Fa#1], 2 [=
Sol1], 2# [= Sol#1], 3 [= La1], 4 [=
Sib1], 5 [= Si1], 6 [= Do2], 7 [= Do#2],
8 [= Re2], 9 [= Mib2], 10 [= Mi2], 11
[= Fa2], 12 [= Fa#2], 13 [= Sol2], 14 [=
Sol#2], 15 [= La2], 16 [= Sib2], 17 [=
Si2], 18 [= Do3]...;
Per organi
di 16 o 8 piedi
con prima ottava
corta
C [= Do], D [= Re], E [= Mi], F [= Fa],
2 [= Sol], 3 [= La], 4 [= Sib], 5 [= Si],
6 [= Do2], 7 [= Do#2], 8 [= Re2], 9 [=
Mib2], 10 [= Mi2], 11 [= Fa2], 12 [=
Fa#2], 13 [= Sol2], 14 [= Sol#2], 15 [=
La2], 16 [= Sib2], 17 [= Si2], 18 [=
Do3]...;
Per organi
di 8 o 16 piedi
con prima ottava
distesa
C [= Do1], C# [= Do#1], D [= Re1], D#
[= Mib1] E [= Mi1], F [= Fa1], F# [=
Fa#1], 2 [= Sol1], 2# [= Sol#1], 3 [= La1],
4 [= Sib1], 5 [= Si1], 6 [= Do2], 7 [=
Do#2], 8 [= Re2], 9 [= Mib2], 10 [= Mi2],
11 [= Fa2], 12 [= Fa#2], 13 [= Sol2], 14
[= Sol#2], 15 [= La2], 16 [= Sib2], 17 [=
Si2], 18 [= Do3]...; Per organi di 6 o 12
piedi + (oppure) F [= Fa], 2 [= Sol], 3
[= La], 4 [= Sib], 5 [= Si], 6 [= Do2], 7
[= Do#2], 8 [= Re2], 9 [= Mib2], 10 [=
Mi2], 11 [= Fa2], 12 [= Fa#2], 13 [= Sol2],
14 [= Sol#2], 15 [= La2], 16 [= Sib2], 17
[= Si2], 18 [= Do3]...;
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
63
– le misure delle dime sulle lastre di metallo fatte sul piede e
non sul corpo della canna119;
– la forma dei comandi dei registri (manette rettangolari a incastro corte ed eleganti) e le decorazioni alla base e alla sommità di tipo a doppia zigrinatura, con impugnatura sagomata con smussature ai lati120;
– la imperniatura delle farfalle delle portelle di chiusura delle segrete mediante chiodatura;
– la disposizione dei registri ad anima sul somiere; partendo
dalla facciata tutti gli armonici del Principale si succedono
in ordine decrescente: Principale Voce Umana (Fiffaro),
Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona; mentre i Flauti si succedono in
ordine crescente verso il fondo del somiere: Flauto in quintadecima, Flauto in duodecima, Flauto in ottava;
– il registro Principale diviso in bassi e soprani;
– il registro Ottava intera cioè non divisa in bassi e soprani;
– il Principale di facciata di stagno, tutti gli altri registri di
piombo;
– la proporzione di 2/9 tra la lunghezza delle bocche e la circonferenza delle canne dei Principali121;
– la proporzione di 1/5 tra la lunghezza delle bocche e la circonferenza delle canne dei Flauti;
– i ritornelli delle file di Ripieno spesso ai tasti Sib e Mib;
119
Osservazione di Andrea Bonzi.
Le zigrinature delle manette – tipiche dei Serassi – sono già presenti nelle manette dell’organo Antegnati di S. Maria al Campo Cremona di fine ’500 come da personale sopraluogo in data giugno 1995.
121 Nell’organo Serassi di Quarna in Piemonte, 1729, le misure delle
canne, a detta di Maurizio Isabella – autore dei rilievi –, sono identiche a
quelle rilevate nell’organo Serassi di Castel S. Pietro (in Svizzera) del 177172. Anche le misure dei diametri fino al 1819 (organo più recente da esso
misurato) sono di poco differenti da quelle usate dagli Antegnati.
120
64
GIOSUÈ BERBENNI
– l’intonazione costruita sulla bassa pressione d’aria, prodotta dai mantici a cuneo, circa sui 40-45 millimetri in colonna d’acqua;
– l’imboccatura dei piedi delle canne a piena aria;
– la parsimonia o totale assenza di ‘denti’ ovvero incisioni
nelle anime in modo che le canne suonino il più naturale
possibile;
– le bocche basse delle canne;
– la collocazione delle bocche delle canne sotto e sopra il crivello, secondo il progressivo andamento di altezza delle
canne;
– il meccanismo del Tremolante (che serve per far oscillare il
suono);
– la tastiera di 50 tasti cioè dal Do1 al Fa5 con la prima ottava in sesta cioè senza i tasti Do#, Re#, Fa#, Sol#;
– l’intonazione in tondo cioè con le canne tagliate circolarmente secondo l’altezza della nota;
– il numero delle canne di circa quattrocento-seicento per organo;
– il corista generalmente alto rispetto al La3 440 hz del Principale 8’;
– l’estensione del registro Voce Umana ai Do3, Do#3;
– il sistema a stanghe di caricamento dei mantici.
14. Reperti Serassi negli organi antegnatiani
Si è accennato al fatto che i Serassi rifacevano organi Antegnati riutilizzando le canne. Dalla nostra esperienza possiamo
dire che l’attività organaria Serassi si caratterizza inizialmente con interventi di arricchimento timbrico degli organi Antegnati mediante l’aggiunta di registri quali: Contrabbassi,
Cornetti, Sesquialtera, Trombe, Fagotti, Flutta, Viola e altro.
Ecco alcuni casi:
– nella chiesa della Consolazione detta di San Nicola in Almenno San Salvatore, Giuseppe I, probabilmente attorno
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
65
alla prima metà del Settecento, aggiunge all’organo Antegnati 1856 un Cornetto a tre file di canne e i Contrabassi,
senza comunque intaccare l‘originaria fisionomia dello
strumento122;
– nella chiesa parrocchiale di Adrara San Martino, nel 1722
«Gioseppe Sarazzi organere di Bergamo» aggiunge la Cornetta all’organo Antegnati (databile tra il 1590 e il 1607)123;
– nella chiesa di Santa Maria in Valvendra a Lovere, nel 1728
Giuseppe I lavora «per acconcio dell’organo et accrescimento del medesimo»124.
– San Paolo d’Argon, chiesa parrocchiale, già dell’abbazia benedettina. Nel 1853 i Serassi propongono un restauro dell’organo Antegnati125;
Altri organi, non ancora restaurati, potrebbero aprirci ulteriori finestre.
I Serassi, come i colleghi bergamaschi Bossi, per quanto riguarda l’organo di tipo barocco, si ricollegano all’opera e alla
lezione del gesuita fiammingo Willem Hermans126, definito da
Giuseppe II «celebre in fabbricare organi, i quali essendo somiglianti nell’armonia a quelli degli Antegnati crederei, che
potesse aver seguito questa scuola»127, presente a Como nel
1650 con la costruzione dell’organo nel Duomo di quella città.
L’opera dell’organaro Hermans è improntata a innestare elementi dell’organo transalpino su quello rinascimentale italia-
122
L. PANZERI, Le vicende dell’organo… cit., pp. 72-83.
Ricerca di G. BERBENNI, Lineamenti... p. 435 riportata da GIULIANO TODESCHINI in «XIV Rassegna organistica organi storici della Bergamasca», Provincia di Bergamo, Centro Culturale Nicolò Rezzara, Torre Boldone (Bg), Litostampa, 1995, p. 107.
124 G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 435.
125
Verrà sostituito con uno nuovo di Adeodato Bossi nel 1854. Cfr. G.
BERBENNI, Organi storici... pp. 125-127.
126
G. BERBENNI, Lineamenti... cit., pp. 375 ss.
127
G. SERASSI, Lettere... cit., p. 33.
123
66
GIOSUÈ BERBENNI
no, pertanto sugli organi Antegnati. Le novità sonore della
scuola d’oltralpe si diffondono rapidamente sugli strumenti
già esistenti e su quelli nuovi. Giuseppe I nei suoi primi lavori contribuì a diffondere queste novità.
15. Reperti Antegnati in organi serassiani
I Serassi, già a partire dal 1744128, gradualmente sostituiscono gli strumenti antegnatiani con i propri riutilizzando per
lo più solo le canne. In pratica trasformarono l’organo di tipo rinascimentale nell’organo di tipo barocco dotato di molte risorse sonore e meccaniche. Degli organi Antegnati veniva salvaguardata solo la parte fonica mentre le altre parti (meccanica, lignea e dei somieri) erano sostituite. Il fatto che Giuseppe II nel proprio catalogo citi organi Antegnati lo dobbiamo vedere non solo come proporzione della ditta ma anche
come un onore. I casi a nostra conoscenza sono:
– S. Alessandro della Croce in Bergamo, chiesa parrocchiale dei Serassi. Nel 1744 Giuseppe I costruisce un nuovo
organo utilizzando le canne del precedente costruito nel
1613 da Francesco Antegnati. Giuseppe I dice di «accrescere» l’organo esistente e che il nuovo strumento dovrà
essere della «qualità e bontà» del precedente, «di quella
perfezione quanto al suono, che è il presente, le di cui canne vogliono che restino illese», quindi recuperate e riutilizzate129;
128
Con la costruzione dell’organo di Sant’Alessandro della Croce. Nel
1749 i Serassi rifecero completamente quello del monastero Matris Domini.
Cfr. G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 435.
129 F. GALESSI, in «XIV Rassegna organistica organi storici della Bergamasca», Provincia di Bergamo, 1995, p. 85.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
67
– Bergamo, chiesa di Santa Maria del Carmine. Le canne seicentesche di Tomio [Tommaso] Meiarini (1627), allievo degli Antegnati, sono nell’organo Serassi del Carmine del 1806
op. 180 (poi 1820 op. 443130) come recita il Catalogo: In
Bergamo. 22. Carmine con Princ. Di 16, conservati alcuni
registri dell’Antegnati rinnovato con aggiunta, di Piedi 12;
– Alzano Maggiore, chiesa parrocchiale basilica di San Martino. Nel 1819 i Serassi costruirono l’organo op. 378 utilizzando Eco le canne dell’antico Antegnati per l’organo.
Nel 1818 Carlo Serassi, stipulando il contratto, afferma che:
«il secondo organo poi, ossia Eco dovrà esser formato con le
canne vecchie dell’Antegnati esistenti nell’organo attuale di
detta Chiesa» [= Principale soprani, Ottava bassi, Ottava soprani, Quinta Decima, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Trigesima terza, Trigesima sesta], le
quali dovranno essere ridotte a maggiore perfetione»131;
– Corna Imagna, chiesa parrocchiale. Organo Serassi sec.
XVIII, op. 131; parecchie canne Antegnati sono sparse nelle file di Ripieno132;
– Brescia, Duomo Vecchio. Nel 1824 i Serassi costruiscono
l’organo op. 422, utilizzando le canne di Giovanni Gia-
130
Sappiamo che l’organo è stato fatto dal bresciano Tommaso Meiarini, uno dei più bravi allievi Antegnati. Cfr. L. PANZERI, in «XIII Rassegna
organistica su organi storici della Bergamasca», ottobre-dicembre 1994, Provincia di Bergamo.
131ALBINO ROTA, Il monumentale Organo Serassi della Basilica di
San Martino in Alzano Maggiore, Gorle (Bg), maggio 1996, Editrice Velar, pp. 44.
132
Le canne Antegnati presenti sono circa duecento. Organo poi rifatto da Adeodato Bossi 1840, che ha conservato le canne Antegnati, restaurato nel 1999 da Antonio Bianchin di Brembate Sopra. L’Antegnati era di 6
piedi con il prospetto a tre campate e aveva questa struttura: Principale, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Flauto
in duodecima, Flauto di ottava, Fiffaro. La tastiera aveva l’ambito di 50 note (Fa1-La5 senza i primi due e l’ultimo cromatici).
68
GIOSUÈ BERBENNI
como Antegnati del 1536, il cui strumento aveva la seguente disposizione fonica: Principale (di 12 piedi), Voce
Umana, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona, Flauto in quintadecima, Flauto in duodecima, Flauto in ottava. I Serassi aggiungono: Principale 8’secondo, Trigesima terza e Trigesimasesta, Quadragesima e Quadragesimaterza, due registri di Cornetti soprani a due file ciascuno (VIII-XII, XVXVII), Fagotto 8’bassi, Tomba 8’soprani, Violoncello soprani, Claroni 4’ne’ bassi, Viola 4’bassi, Ottavino 2’soprani, Flauto traversiere 8’soprani, Contrabbassi primo
16’ai pedali con Ottave, Contrabbassi secondo 16’, Timballi ai pedali;
– Bergamo, chiesa sussidiaria di S. Leonardo, parrocchia di
San Alessandro in Colonna. Nel 1804 i Serassi costruirono l’opera 297 utilizzando parte delle canne Antegnati come recita il Catalogo: In Bergamo. 43. S. Leonardo dell’Antegnati rifatto, e accresciuto133;
– Bergamo, chiesa sussidiaria di S. Bernardino, parrocchia di
San Alessandro della Croce. Nel 1806 i Serassi costruirono l’opera 305 utilizzando parte delle canne Antegnati: In
Bergamo. 34. S. Bernardino rinnovato, conservati alcuni registri dell’Antegnati;
– Bergamo, chiesa del Monastero dei padri agostiniani. L’organo costruito da Costanzo nel 1607, è stato in parte rifatto da Giuseppe I nel 1747 op. 8 mantenendo il somiere e
le canne134: In Bergamo. 23. S. Agostino dell’Antegnati rinnovato con aggiunta, di Piedi 12;
133
L’organo è stato completamente rifatto da Adeodato Bossi nel 1850,
senza conservare nulla del precedente; la verifica è stata fatta nel 2005 in occasione del restauro a opera della ditta Pietro Corna di Casnigo.
134
G. BERBENNI, Lineamenti... cit., p. 437. Ora lo strumento è a Costa
Serina. Trasportato senza ulteriori modifiche intorno al 1810-1820 e rielaborato da Egidio Sgritta nel 1865. Ricerca di Andrea Bonzi, 2002. In Appendice è riportata l’indagine di A. Bonzi sulle comparazioni delle numerazioni e delle scritte di Costanzo e Giuseppe I.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
69
– Bergamo, chiesa del Monastero del Matris Domini. L’organo è stato rifatto da Giuseppe I nel 1749 op. 178135.
A questi casi se ne aggiungano:
– due a Crema e uno a Soncino (Cremona) dove i Serassi hanno riutilizzato parte delle canne Antegnati o hanno aggiunto registri propri, come Giuseppe II afferma nel citato Catalogo:
– 6. Duomo di Crema di Piedi 16 in parte dell’Antegnati136;
135
Sostituito nel 1837 da Felice Bossi.
«Nel 1586 viene deliberato dal Consiglio di «far accomodare l’organo della Cattedrale...» (libro XXVII c.118) e i lavori vennero affidati a Graziadio Antegnati. A sinistra dell’ingresso principale si trova la cappella dedicata alla Madonna, era gestita da un proprio Consorzio detto della Beata
Vergine che nel 1637 deliberò la costruzione di un proprio organo da collocarsi sopra la porta maggiore della Cattedrale, perché servisse ad accompagnare le funzioni liturgiche che si svolgevano nella cappella. La cassa venne
fatta da Peranda da Caravagio nel 1639 e lo strumento venne realizzato dagli Antegnati. Nel maggio del 1797 tale strumento venne distrutto da una
banda di giacobini e di rivoluzionari. Cassa e cantorìa sopravvissero e rimasero in Cattedrale fino al 1915, anno in cui vennero traslocate nella chiesa
sussidiaria di S. Bernardino e collocate in contro facciata sopra la bussola
dell’ingresso, dove tuttora si trovano. Nel basamento della cassa sono presenti undici feritoie vuote con incastro delle manette. Da uno scritto inedito di mons. Angelo Zavaglio (1884-1943), studioso di storia locale che ha lasciato numerosi testi di carattere generale sulla Diocesi di Crema, leggiamo:
nel 1747 il presbiterio della Cattedrale fu sistemato così com’è ora togliendosene l’antica balaustrata che lo circondava da tre lati: fu in quell’anno che
l’antico organo fu tolto dal coro e collocato su una (quella di mezzogiorno)
delle cantorie attuali, le cui scale di accesso e inferriate di protezione furono
costruite da Domenico Crespi in quell’anno 1747. Fu probabilmente in questa occasione che i Serassi intervennero sull’organo della Cattedrale, tuttavia l’unica attestazione rimane la nota nel Catalogo del 1816. Dello strumento, dopo varie vicissitudini, venne decisa la sostituzione nel 1869 con un
nuovo organo dei Lingiardi di Pavia costruito con la collaborazione di Pacifico Inzoli. Inzoli, in vista della posa del nuovo strumento, ritirò il materiale del vecchio organo. Da uno scritto del 1870 rivolto alla fabbriceria della Cattedrale, in vista di un restauro o forse di un rifacimento da compiersi all’organo della Chiesa sussidiaria di S. Bernardino che poi non ebbe luogo, Inzoli appunto ricorda che “fu acquirente di tutto il materiale componente l’organo vecchio della Cattedrale ceduto alla ditta Lingiardi. E le sue
136
70
GIOSUÈ BERBENNI
– Crema. 161. S. Bernardino dell’Antegnati accresciuto137;
viste nel procurarselo a preferenza di qualche altro non furono soltanto per
non lasciare fuggire da Crema e cadere in straniere mani un oggetto di qualche pregio e antichità, ma per utilizzarlo anche nell’interesse della chiesa, lorché si avesse deliberato di rendere servibile l’organo della Chiesa di S. Bernardino... Inzoli dorebbe gravemente che il materiale da esso acquistato per
una simpatia delle cose patrie non dovesse per la patria ancora essere impiegato...”. Poiché il lavoro non venne eseguito, penso che il materiale vecchio
venne riutilizzato in altro modo, probabilmente finì nel crogiolo. Bibliografia: Le notizie sono riportate in L’organo della Cattedrale di Crema. Vicende storiche, disposizione fonica a cura di GIACOMO CARNITI, 1988, in occasione del restauro dell’organo attuale (Tamburini 1963)». Testo del m° Alberto Dossena di Crema.
137
«La chiesa sussidiaria di S. Bernardino, come da spoglio del catalogo di Antegnati del 1608, risulta dotata di organo costruito dalla celebre famiglia bresciana. Lo strumento venne posto in cassa lignea a cinque campate con organetti morti, secondo il costume dell’epoca, addossata alla parete
absidale, in cantoria posta sopra gli stalli del coro. Le canne di facciata appartenevano al Principale di 12’. L’unica certezza che sull’organo Antegnati lavorò Giuseppe Serassi è data ancora una volta dal Catalogo del 1816. Secondo il costume dell’epoca allo strumento rinascimentale vennero probabilmente aggiunti registri “di concerto”. L’organo Antegnati ampliato da Serassi venne restaurato nel 1849 da Giuseppe Franceschini di Crema e ancora nel 1869 da Antonio Franceschini. Nel 1870 venne presentato un primo
progetto di Pacifico Inzoli per il rifacimento (vedi quanto detto sopra per
la Cattedrale) ma che poi non ebbe luogo per mancanza di fondi dalla Fabbriceria. Infine nel 1884 venne presentato un progetto di rifacimento ancora da parte di Pacifico Inzoli che stavolta trovò accoglimento. Nel contratto si legge: s’obbliga di impiegare nella facciata canne tutte nuove disposte
in numero e ordine come le attuali. Infine nella Descrizione complessiva dell’Organo nuovo eretto nella Chiesa di S. Bernardino in Crema sia nel riepilogo delle canne che nelle osservazioni finali, su un totale di 1004 canne, si
dice che 584 saranno nuove mentre ben 420 saranno del vecchio organo. Nel
1994 l’organo venne restaurato dalla ditta Tamburini e si ebbe così modo di
notare che i registri dall’Ottava fino alla XXVI e del Flauto in VIII Soprani sono in gran parte composti da canne Antegnati nonostante risultino riutilizzate molto liberamente (per esempio molte canne dell’Ottava appartenevano alla Voce Umana), e il Cornetto a 2 voci nei Soprani (XV-XVII) è
sicuramente opera di Giuseppe I Serassi, poiché è l’unico registro differente dal materiale di Antegnati e di Inzoli. Le notizie su S. Bernardino sono
in parte tratte da G. CARNITI, Organi e organari nella Diocesi di Crema,
tesi discussa presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Milano 197576, e in parte dai documenti presenti nell’archivio capitolare della Cattedrale». Testo di A. Dossena.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
71
– Cremona e Territorio. 277. Soncino di Piedi 16 in parte dell’Antegnati138.
Altri strumenti già Antegnati sono stati rifatti dai Serassi,
ma non sappiamo in che misura sono state conservate le canne. Riportiamo l’elenco con il raffronto degli organi Antegnati
rifatti dai Serassi in base al raffronto dei cataloghi.
Organi Serassi nel Catalogo I (1816)
con espressa citazione dell’origine Antegnati
In Bergamo. 22. Carmine con Princ. di 16, conservati alcuni registri dell’Antegnati rinnovato con aggiunta, di Piedi 12;
6. Duomo di Crema di Piedi 16 in parte dell’Antegnati;
In Bergamo. 23. S. Agostino dell’Antegnati rinnovato con
aggiunta, di Piedi 12;
In Bergamo. 34. S. Bernardino rinnovato, conservati alcuni
registri dell’Antegnati;
In Bergamo. 43. S. Leonardo dell’Antegnati rifatto, e accresciuto;
Crema. 161. S. Bernardino dell’Antegnati accresciuto;
Cremona e Territorio. 277. Soncino di Piedi 16 in parte dell’Antegnati.
Alcuni organi antegnatiani rifatti dai Serassi139.
138
Attualmente nella chiesa è presente un grande organo a tre tastiere
costruito da Giuseppe Bernasconi di Varese nel 1881. Informazione di A.
Dossena.
139 Cfr. anche O. MISCHIATI, Repertorio toponomastico dei cataloghi degli organari italiani 1587-1930, Pàtron, Bologna, 1995, pp. 242.
Bergamasco.
S. Martino
di Adrera
Del Bresciano.
Asola. Corista
Del Bresciano.
S. Giorgio di
Bagolino
Bergomo. S. Spirito
Bergomo.
S. Bernardino
—-
Bergomo.
S. Benedetto doi
——-
Parrocchiale
Duomo
Parrocchiale
S. Spirito
S. Bernardino
S. Maria d. Carmine
S. Benedetto
S. Leonardo
S. Agostino
Adrara
S. Martino
Asola
(Mantova)
Bagolino (Bs)
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Antegnati
Chiesa
Paese
1607
Dopo 1608
1566-1607
1627 di Tomio
Meiarini,
lavorante
Antegnati
1566-1607
1566
1590
1575
1595-1607
Anno
23
43
40
22
34
—-
—-
—-
134
I
Serassi
Cataloghi
1806,
1834
1848
1840
1823
1813
Anno
8
297
23
1747
1804
—-
180, 443, [1808],
669a
1827,
1861
305, 510
595
553
412
341,
II
72
GIOSUÈ BERBENNI
Bergomo.
Delle Reverende
Monache di Matris
Domini
Bergomo.
S. Alessandro in
Colona
—-
Opera di Benedetto
Brescia. S. Pietro
Olivero, Corista,
etc.
Opera di Gian
Giacomo e figlio
Benedetto
Matris Domini
S. Alessandro in
Colonna
S. Alessandro
d. Croce
Duomo Vecchio
S. Pietro
Maria d. Grazie
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Brescia
Brescia
1532-33
579
—-
—-
422
396
—-
1566-1607
1563, 1632a
9, 485,
659
193-194
18-19
21
178
596
II
36
I
1613
1607
1566-1607
1628
—-
S. Andrea
Bergamo
Anno
Antegnati
Chiesa
Paese
Serassi
Cataloghi
1845
1822
1824
1744,
1775,
1803,
1860
1781
1749
1849
Anno
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
73
Como. Il Duomo,
Corista
—Crema. Reverendi
Padri di
S. Agostino
Crema. Reverendi
Padri di
S. Bernardino.
Crema. Duomo,
Corista.
Cremona. S. Agata
Duomo
Parrocchiale
S. Agostino
S. Bernardino
Duomo
S. Agata
Como
Corna Imagna
(Bg)
Crema
Crema
Crema
Cremona
Del Bresciano.
Carpenedolo
Opera di Giovanni
Giacomo
Parrocchiale
Caravaggio (Bg)
Carpendolo (Bs) Parrocchiale
Opera di Costanzo
Parrocchiale
Caprino
Bergamasco
Antegnati
Chiesa
Paese
1569
1586
1566-1607
1566-1607
—-
1566-1607
1566-1607
——
Dopo 1607
Anno
-—
6
161
153
89
4
-—
142
—-
I
Serassi
Cataloghi
407
84
105
155
131
307
616
555
329, 603
II
1823
[1747]
—-
[1768]
—-
1806
1854
1841
1811,
1850
Anno
74
GIOSUÈ BERBENNI
Del Bresciano.
S. Maria Lovere
Opera di Gian
Giacomo e
Benedetto
Opera di Gian
Giacomo
e Benedetto
Valtellina. S. Pietro di
Morbegnob
Parma. Il Duomo
Opera di Benedetto
Bergamasco.
S. Martino delle
Piazze, oltra la
gocchia
Basilica S. Maria
Duomo
S. Eustorgio
Parrocchiale
Duomo
S. Giovanni
Parrocchiale, S.
Martino
Lovere (Bg)
Milano
Milano
Morbegno
(Sondrio)
Parma
Parma
Piazza
Brembana
1602
1559, 1580
1575
1572
1519-20
1552
1566-1607
1566-1607
Lodi. Le Reverende
Monache di
S. Chiara
Monastero S. Chiara
Lodi
Anno
Antegnati
Chiesa
Paese
78
224
2
1787
[1785],
1799
1812
[1811]
1842,
1854
[1724,
1734]
[1770]
Anno
42
[1799]
417, 536, 1821,
677
1838,
1863
269
339
334
562, 619
—-
206
86
60
II
58
218
I
Serassi
Cataloghi
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
75
Opera di Costanzo
Opera di Gian
Giacomo
Parrocchiale
Parrocchiale
Duomo
Soresina (Cr)
Treviglio (Bg)
Vigevano
(Pavia)
1554
1607
1566-1607
7
150
275
277
-—
-—
I
200
357
312
358
670
636,
694a
II
1782
1816
1807
1816
1861
1856
Anno
b
Negli anni 1632 e 1643 vengono fatti lavori. Cfr. O. MISCHIATI, Gli Antegnati… cit., p. 144.
C’è errore perché nel contratto c’è riferimento alla chiesa di S. Giovanni Battista. Il motivo è che la chiesa di S.
Pietro era sede parrocchiale fino al 1560 dopo fu ceduta al culto Luterano fino al 1620, dopo di che divenne sede
della Confraternita del SS. mo Sacramento. Cfr. D. SOSIO, Cinque secoli… cit., pp. 393 e 413.
c
Nell’anno 1642 vengono fatti lavori. Cfr. O. MISCHIATI, Gli Antegnati… cit., p. 144.
a
Cremonese.
S. Siro di Sorosina
Parrocchiale
Soncino (Cr)
1566-1607
1548, 1642c
Del Bresciano.
S. Maria di Salò
Parrocchiale
Salò (Bs)
Milanese. La Chiesa
Maggiore di
Soncino
1566-1607
Del Bresciano. S.
Maria di Pisogne
Parrocchiale
Pisogne (Bs)
Anno
Antegnati
Chiesa
Paese
Serassi
Cataloghi
76
GIOSUÈ BERBENNI
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
77
16. Stima e deferenza
Terminiamo questa ricerca con un’ultima considerazione di
Giuseppe II sugli organi Antegnati. Sono storicamente interessanti perché scritte nell’epoca illuminista che non mostrava particolare attenzione al passato e considerava, in nome della ragione, l’opera del presente migliore di quella del passato,
e, pertanto, perfettibile. Giuseppe II non è immune da questo
modo di pensare che nei suoi scritti si evidenzia.
La stima, la deferenza e l’ammirazione verso gli organari
bresciani sono molto vive. Ne è esempio la proposta che Andrea Luigi e Giuseppe II fanno ai Rettori della Basilica di S.
Maria Maggiore a Bergamo affinché non si distruggano i due
organi Antegnati fra loro contrapposti ma se ne ricavi uno solo riutilizzando le canne di ambedue rifacendo il somiere capace di contenere due Principali, due Ottave, due Quintedecime, altri registri di Ripieno, due Voci umane, quattro Flauti e altro per cui diveniva un organo tale da superare quelli del
Duomo di Milano. Proposta che non venne accolta140:
«Li due organi di S. Maria Maggiore erano appunto del suddetto Graziadio, questi più non esistono da molt’anni, non essendo sembrato a quella Presidenza d’accettare il parere di mio
padre, e di me, qual’era, che dei due organi se ne componesse
un solo dello stesso Antegnati, col fare il somiere di nuovo capace di contenere due principali, due ottave, due quinte decime, e in altri registri di ripieno, due voci umane, quattro flauti ec. per cui diveniva un organo da superare quelli del Duomo di Milano; v’erano li contrabbassi di piombo di lunghezza
di 12 piedi nell’organo verso il Duomo, giacché quelli dell’altr’organo se n’era già fatto fine poch’anni dopo, che ne lasciò
la cura l’avo mio; la solidità, la dolcezza delle canne, e la maestria delle medesime erano inimitabili»141.
140
Nel 1782 Giuseppe Bossi fabbrica un organo con utilizzo del metallo dei due preesistenti, cioè ha fuso le canne Antegnati, in GIANFRANCO
MORASCHINI, Gli organi di Santa Maria Maggiore a Bergamo, Sei secoli di
storia. Mia, Turris, Cremona, 1999, pp. 228-29.
141 G. SERASSI, Lettere... cit., p. 27.
78
GIOSUÈ BERBENNI
Giuseppe II ha modo di vedere gli organi del Duomo di Milano, rispettivamente Antegnati e Valvassori. Fa una ulteriore
positiva considerazione riguardo al loro riutilizzo, a cui propone di togliere «la durezza de’ tasti, e l’asma, difetti», e di ridurli «alla dovuta perfezione» ancor per pregiati degli organi
Antegnati e Valvassori del Duomo di Milano, che indica l’attenta considerazioni verso i grandi maestri del passato:
«Quello della parte del Vangelo è di Bartolomeo Antegnati,
l’altro di Cristoforo Valvassori […]; questi sono stati aggiustati da poc’anni, ma conviene, che l’artefice non avesse l’ordine di ridurli alla dovuta perfezione, levando la durezza de’
tasti, e l’asma, difetti, che dovrebbero essere tolti per ogni riguardo; e anche si potrebbe aumentare di contrabbassi, e d’alcuni tasti mancanti, che alla loro costruzione non si usavano;
per cui diverrebbero ancor più pregiati; son d’avviso che nella lor origine li suddetti organi non avranno avuto tutti li difetti presenti»142.
17. Conclusioni
La ricerca sull’ammirazione dei Serassi per gli Antegnati si
è sviluppata prendendo in considerazione più argomenti: la
presenza degli Antegnati a Bergamo e nel suo territorio; le riflessioni di Giuseppe II verso questi; il parallelismo di temi
trattati tra l’Arte organica (1608) e Lettere (1816); l’analisi delle caratteristiche costruttive comuni alle due famiglie; la tipologia dell’organo rinascimentale antegnatiano; i reperti antegnatiani presenti negli organi Serassi e quelli serassiani presenti in organi Antegnati.
142
Ibid., p. 21.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
79
L’ammirazione dei Serassi per gli Antegnati, come è stato
ampiamente dimostrato, è manifesta non solo negli scritti ma
anche nei fatti della conservazione e del riutilizzo di molti loro reperti: le canne che erano «inimitabili» per dolcezza, solidità e maestria di lavorazione. Ma c’è di più: quest’ammirazione si concretizza nell’operare in una profonda e proficua
continuità di ideali. Come da una parte gli Antegnati, in circa
due secoli, hanno perfezionato l’organo classico-rinascimentale, venendo da quello arcaico tardo medievale, così dall’altra i Serassi hanno sviluppato, ampliato e perfezionato l’organo detto barocco e creato quello romantico-risorgimentale con
straordinari risultati. I Serassi ereditano e fanno proprio il
grande insegnamento artistico dei loro predecessori bresciani:
con un innesto tra presente passato fruttifero di meravigliosi
capolavori.
80
GIOSUÈ BERBENNI
APPENDICI
CONTRATTI ANTEGNATI DI ORGANI
COSTRUITI NELLA BERGAMASCA
Riportiamo sette contratti di organi costruiti nella Bergamasca
1566 al 1628 da tre generazioni di Antegnati: due di Graziadio (1566
Bergamo, S. Spirito; 1580, Romano di Lombardia); tre di Costanzo
figlio di Graziadio (1592 e 1593 Bergamo S. Maria Maggiore, 1607
Treviglio); due di Francesco figlio di Costanzo (1613 Bergamo, chiesa parrocchiale di S. Alessandro della Croce; 1628 Bergamo, chiesa
di S. Andrea). Anche se questi sono una minima parte dei quaranta
organi costruiti dagli Antegnati nella Bergamasca, tuttavia abbracciano sessantadue anni, periodo di massimo splendore dell’attività
dei celebri organari bresciani. Sono ricchi di particolari tecnici, utili per conoscere l’organo di tipo rinascimentale. Indicano, inoltre,
che l’organo è già abbastanza diffuso nelle chiese.
– 1566. Bergamo. Chiesa di S. Spirito. Contratto di Graziadio Antegnati di Brescia per la costruzione dell’organo della chiesa del
Monastero dei Canonici Regolari Lateranensi143.
«Pacta constructionis novi organi Sancti Spiritus.
In nomine domini Jesu Christi amen. Die Martis vigesimo septimo
mensis Maij anni 1566 Indictione nona in Camera prope salam terraneam Monasterij S. Spiritus Bergomi presentibus ibidem D. Lodovico filio quondam Nicolaij de Rubis mercatore feratilie et Betino filio Bernardini de Camenellis familiari conventus, Domino Lazaro quondam de m. Jacobo Castione speciaro et Bartolomeo filio
Jo. Petri de Cividinis de Adraria holitore in presentiam [...] omnibus
143
In O. MISCHIATI, Il contratto di Graziadio Antegnati per l’organo
di S. Spirito a Bergamo (1566), «L’Organo», a. X n. 2, luglio-dicembre, 1972,
pp. 223-232.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
81
asserentibus [...] duobus et pro secundis notariis interfuerunt D. Julius Pesentus et D. Joseph Cararia ambo notarii publici Bergomi qui
subscribent.
Reverendus in Christo Pater Dominus Dominus Jo: Crisosthomus
Zanchus Sacrarum litterarum magister Canonicus sacrae lateranensis
congregationis ordinis S. Augustini de observantia Abbas meritissimus Abbatiae huius Sanctii Spiritus et in hac parte agens infrascripta
uti etiam sindicus generalis Reverendorum aliorum D. Canonicorum
regularium eiusdem Abbatiae et monasterij pro infrascriptis rogatis
per me notarium parte una et dominus magister Gratiadeus filius
quondam Jo. Baptiste de Antignato organista in civitate Brixie et ibi
habitante in contrata Calinorum apud [...] dicte civitatis parte altera
voluntarie ac libere devenerunt e deveniunt ad accordium et compositionem ac pacta de quibus infra vidilicet primo.
Primo. Che il sudetto M. Gratiadio promette et si obliga di far l’organo nella giesa di S. Spirito del presente monasterio tutto di novo de
piedi dodeci chorista come è l’organo del Duomo di Bressa al choro
giustissimo de registri deci li quali registri sono li infrascritti videlicet.
Il primo registro sara il principale che sara di stagno fino cioue quelle
che saranno in apparenze del segno del rastello, qual andara posto nella
fazzata in campi cinque al meglio che si potra, con le sue canne morte
Il 2° Registro sara l’Ottava
Il 3° Quinta X.ma
Il 4° X.ma nona
Il 5° Vigesima seconda
Il 6° Voigesima sexta
Il 7° Vigesima nona
Il ottavo Trigesima tertia
Il nono Trigesima sexta
Il 2°X.mosarà Flauto in 8a co’l principale, con li soi tremolanti
L’Undecimo sara un registro de Cornetti, che detto maestro Gratiadio per sua cortesia oltra li ditti dese registri promette fare, li quali
tutti registri promette fare a cordatura rottonda, et le canne siano tutte nella grandezza che ricerca la misura di detti registri et organo, et
di tale excellentia che siano perfetti sonori et consonanti.
82
GIOSUÈ BERBENNI
Appresso fara il suo somiero tutto di nuovo di registri n° undese ciascuno separato, a vento et non a tiri con la sua reduttione/a cadenazzi con la sua tastadura de tasti n. ° Cinquanta co’l suo Crivello che
sostenta le canne et mantici n. ° cinque novi di tutto ponto che siano
al proposito per lo prefato organo, con li soi condotti del vento, et
sua stange per li mantici.
Item fara esso maestro ditto organo qual capira nella cassa vechia senza farne di novo, et si servira delle ligature vechie senza farne di nove.
Item detto maestro non sia tenuto a impazzarsi ne concorrer in spesa al circa che andasse nel pontile ne loco di mantici ne altra cosa che
non sia del suo mestiero, ma a quello sia tenuto il monastero cioue in
quella opera che andara fatta per mano de muratori et marangoni et
feramenti nel remover et accomodar la cassa et pontili.
Item promette ditto m. Gratiadio far a Bressa il somiero mantici tastadura et gittar le canne, et doppo quelle fatte, et condutte a Bergomo a sue spese, resservato il datio di Bergomo, li monasterio fara le
spese del viver a detto maestro con altre doi boche quel tempo che
andara a por in piedi l’organo, et dargli loggiamento. Et promette esso m. Gratiadio che detto organo non sara di minor bonta et exellenza di quello di Santa Maria di Bergomo. Et doppo che sara finito sia
obligato per uno anno a tutte sue spese doppoi de accomodar il somiero, se per sorte facesse mutatione o causasse dissonanza, o altro
che manchasse in ditto organo in ditto tempo.
Per le quale tutte ditte cose et opera ut supra e converso il prefato R.do
Mons.r Abbate di detto Monasterio promette a ditto m. Gratiadio ut
supra scudi duecento cinquanta d’oro d’Itaglia a L. 6 s.17 per ducato
per pagamento di detta opera compita, da essergli pagati in questo modo videlicet. Al presente scudi settantacinque, Item altri scudi settantacinque nel tempo che venira a Bergomo con la sopradetta materia,
a metter in piedi l’organo. Il resto – che sono scudi cento – si gli daranno nel fine di detta opera giudicata che sia da doi homini periti.
Item oltra ditti scudi ducento cinquanta se gli conciede l’organo vechio cioue le canne tutti i manteci, somiero, et tutto quello che s’appartiene al suo mestiero, riservato le cornamuse,/et promette de dar
compita ditta opera posta in opera de tutto ponto alla pascha della resurettione prossima che venira per esecutione et osservanza de ditte
cose il detto m. Gratiadio dice e protesta qui haver hauto e riceputo
dal predetto R. padre in presentia de ditti testimonij secondi nodari e
de mei nodaro infrascritto li detti scudi settantacinque d’oro a lui at-
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
83
tualmente datti et numerati per la prima paga overo termine di detta
sua sotisfatione et a bon conto di quella.
[Segue il testo latino dell’atto rogato con le formule di legge]. Ego Joseph Gritus ex D. Petro civis et pubblicus sacris apostolica et imperiali
auctoritate notarius quia rogatus predicta scripsi cun predictis. Ego Julisu D. Nicolai de Pesentibus notarius pubblicus bergomensis predictis/omnibus pro secundo notario interfui et in fidem premissorum subscripsi. Ego Joseph q. D. Bernardini de Cararia notarius publicus bergomensis predictis omnibus pro secundo notario interfui et in fidem
subscripsi»144.
Commento. Graziadio quando ha stipulato il contratto aveva
quarantuno anni. È previsto un organo della grandezza di dodici piedi, a una tastiera di cinquanta tasti (dal Fa-1 al La4 senza i
primi due e l’ultimo cromatici cioè Fa#-1 Sol#-1 e Sol #4145). L’organo doveva essere simile a quello del Duomo di Brescia
(1536/37, opera dello zio Giovanni Giacomo). Ha undici registri
sul somiere con choro giustissimo (cioè il corista): Principale di
stagno e gli altri di piombo quali Ottava, Decima quinta, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, il
Flauto in ottava, il Flauto in duodecima, Cornetti. Si voleva un
corista più moderno adatto all’accompagnamento di altri strumenti musicali, quali trombe, cornetti e violini. Conta all’incirca
cinquecento cinquanta canne. Si specifica che il somiere sarà a
vento et non a tiri. Ha cinque mantici con il caricamento a stanga. Graziadio colloca l’organo nella cassa a cinque campi del precedente organi con le stesse legature di fregi. Promette di mettere gratuitamente il registro Cornetti, registro ad anima, interessante per la varietà timbrica dell’organo. Tutte le canne dei registri avranno l’accordatura di tipo a tondo, cioè con taglio circolare senza slabbrature, e con circonferenze e altezze giuste. I registri saranno di tale excellentia che siano perfetti sonori et consonanti. L’opera costa scudi duecento cinquanta d’oro d’Italia a
Lire 6 soldi 17 pari a Lire 1542,5. In tale prezzo è incluso il vec144
Bergamo, Archivio di Stato: Archivio Notarile – Notaio Giuseppe
Gritti, Faldone n. 2257 (atti dal 1565 al 1576), pp. 454-457.
145
Precisazione di O. Mischiati.
84
GIOSUÈ BERBENNI
chio organo che va a Graziadio – formato da: canne, somiere, tastiera, mantici e altro a eccezione del registro cornamuse che rimane alla committenza. I lavori di carpenteria e di muratura sono a carico del Monastero. Le spese di vitto e alloggio per tre
persone al tempo di montaggio – Gratiadio più due operai – sono a carico del Monastero. L’organo verrà costruito a Brescia e
a carico del costruttore è il dazio di Bergamo. L’opera non sarà
di minor bontà et exellenza di quello della cappella civica di Santa Maria di Bergamo (1498-99, opera di Nicola da Verona con il
lavorante Giovanni Battista Facchetti futuro illustre organaro).
È un contratto con parecchi riferimenti tecnici, alcuni di notevole interesse. Lo stesso Giuseppe Serassi II lo prende in considerazione nelle sue Lettere del 1816146.
Graziadio parla del registro Cornetti: «promette fare per sua cortesia un registro de Cornetti». Giuseppe II osserva che «li cornetti non sussistono al presente, e nel somiere non vi è vestigio,
che vi fossero stati». Forse il termine «Cornetto» stava a indicare un registro ad ancia; ma a titolo di completezza si deve anche
notare che Costanzo nel «Modo di registrar li organi», cioè di
comporre li «registri» dice: «un’altra vigesimaseconda per concertar con l’ottava, & Flauto in ottava, & decimanona... fa effetto di cornetti»147; Mischiati, invece, afferma «Che il termine si
debba intendere riferito a un registro ad ancia lo rileva l’uso sinonimico «cornumuse over corneti» di Giovanni Cipri (Bologna,
S. Martino: aggiunta effettuata nel 1557) oppure il passo sopra citato per la Cattedrale di Brescia (1536)»148.
Nel catalogo Antegnati, nella sezione dedicata a Bergomo, è riportato senza data: S. Spirito. Riferimenti di ammirazione sono
nei scritti di Donato Calvi:
146
G. SERASSI, Lettere… cit., pp. 26-28.
Anche in L. PANZERI, I Serassi e gli Antegnati: continuità e innovazione... cit.
148 O. MISCHIATI, Gli Antegnati nella prospettiva storiografica… cit.,
p. 90,
147
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
85
– 1580. Romano di Lombardia. Chiesa maggiore. Contratto tra
il comune di Romano di Lombardia e Graziadio Antegnati di
Brescia per la costruzione dell’organo della chiesa parrocchiale.
«Dopoi nel medesimo consiglio [del comune di Romano] fu per li
spettabili tre Deputati all’impresa del far fare l’organo nella nostra
chiesa, esposto, come havevano fatto il mercato et accordo del organo del detto organo con messer GratiaDio delli Antegnati da Brescia
qual si obligava de far nel modo et forma come conviensi in uno scritto de nostra del Ecc.te D. Hier.mo Sesti, per il pretio de [scudi] 365. et
con le conditioni in detto scritto notate, la copia del quale per esser
di importanza sara qui sotto per mia man registrato.
Adi 14 di Novembrio 1580 in Romano.
Io Gratiadio Antegnati da Brescia artefice d’organi prometto, et m’obligo sotto ogni pena, danno, et interesse dare à Pascha Resurrettione 1582 allo Ecc.te D. Hier.mo Sesti, Lorenzo Agazio et Giò: Pietro
Aglio Deputati a questo negotio di renovar l’organo della chiesa parrochiale della spettabile comunità di Rum.° uno organo nuovo buono, et ben fatto à giudizio de’ periti nell’arte, compito et drizzato in
piedi al sudetto tempo cioè alla festa di Resurrettiome di N. S. Giesu
Christo de piedi dodeci, qual sia chorista come quello del Domo di
Brescia, et sia de registri dieci, cioè:
Il p.° Registro de Principali de stagno
il 2.do della Ottava di piombo
il 3.° della Quinta X.ma di piombo
il quarto della X.ma nona di piombo
il quinto della Vigesima seconda di piombo
il sesto della Vigesima sesta di piombo
il settimo della Vigesima nona di piombo
Uno Registro de flauti che siano in ottava, con le principali di piombo, i quali tutti sudetti Registri siano de canne cinquanta per cadauno.
Item uno Registro de flauti in duodecima con le premesse come gli
stessi nella poliza presente.
Uno registro de fiffari de canne ventiotto simile à quello di S.to Aless.°
di Brescia qual’è opera mia; et di più li Tremolatti.
In oltre mi obligo far il somero con il suo crivello sopra, et disotto l’asse de cadenazzi con li suoi ferri, che serve alla tastatura et al somero.
86
GIOSUÈ BERBENNI
Item l’asse de cadenazzi, che serve alli Registri, con li Registri appresso, ben accomodati, secondo la proportione dell’opera.
Item la tastatura di numero cinquanta.
Item il Pedale.
Le quali tutte cose sudette io soprs.to Gratiadio Antegnati da Brescia
prometto, et obligo dare alli sudetti sig.ri al sudetto tempo, et di farle tutte à mie spese per pretio de scudi trecento e sessanta cinque da sette buzettoni l’uno da essermi pagati in questo a modo cioè. Alla Ressurettione di N. S. 1581 scudi centovinti et altri scudi centovinti similmente alla Ressurettione di N. S. 1582 et li altri cento/vinticinqui scudi alla Ressurettione di N. Sig.re 1583. Et di più voglio che essi sp.li Agenti sieno
obligati à far condure l’opera del organo con li instromenti necessari per
finirla et nettarla in piedi da Brescia à Romano à sue spese, et similmente recondur ancora essi suoi instrumenti à sue spese. Et di più voglio che
al suo tempo senza alcuna mia spesa mi sia accomodata la cassa dell’organo, et ornamenti di essa, et questa sia assicurata, et fatti li ponti bisognosi à mettere l’opera in piedi. Et di più voglio che mi sia datto l’allogiamento gratis per quel tempo che starò quivi, per formare et mettere
in piedi l’opera mia, et ridurla à quella perfettione, che saperò maggiore. Et di più mi obligo à bonificargli tutta la spesa che fu fatta à Brescia
nelli mantici, quando da mi li hebbero, rifferendomi alli suoi libri.
Ultimamente poi mi contento che questi sp.li Agenti habbino termine
quindeci giorni ad accettare, o rifiuttare questo mercato, et tutte la suddette cose a suo piacere, e senza danno alcuno, et che io non possa tornar indietro più, ma che a ogni sua requisitione s’intenda servato il mercato: et in fede di tutte le suddette cose io mi son sottoscritto di mia propria mano, et il simile faranno ancora essi sp.li Agenti, quando li piaccia
dì accettarlo. Con le sottoscritioni delle parti et testimonij quali si tralasciano.
Sopra qual scritto et accordo essendosi assai discorso et raggionato,
et volendosi mandar la parte se si doveva accettare il detto accordo;
fu per li detti sp.li nostri Deputati detto come avevamo mandato à Brescia a informarsi diligentemente di esso mercato et accordo presente
che lo habbino voluto refferir in questo consilio et che avevano havuta fidel informatione come s’haverà buonissima conditione ad accettarlo in detto pretio per molte cause che furono in voce dette; si
che finalmente fu per li spettabili Consuli mandata la seguente parte.
L’andera parte se la sp.le comunità nostra deve coprobar et ratificar il
mercato et accordo fatto per li nostri Deputati con il predetto Ms Gra-
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
87
tiadio Antignati del fabricar l’organo nel modo et forma come è descritto nel sudetto scritto et per il pretio delli scudi 365 da esser datti et in tutto con le conditioni et patti contenuti et descritti nel sudetto scritto. Della parte furono voci [favorevoli] vintiuna contra due, fu
publicata la parte esser presa, et qui ebbe fine il consilio»149.
Commento. Graziadio quando ha stipulato il contratto aveva sessantacinque anni. È previsto un organo della grandezza di dodici piedi, a una tastiera di cinquanta tasti (dal Fa-1 al La4 senza i
primi due e l’ultimo cromatici cioè Fa#-1 Sol#-1 e Sol #4), con pedaliera collegata costantemente alla tastiera senza registri propri.
Ha dieci registri: Principale di stagno e gli altri di piombo: Ottava, Decima quinta, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Flauto in ottava, Flauto in duodecima, Fiffaro (canne battenti sul Principale detto anche Voce umana di 28
canne), cioè che partiva dal Fa3, tremolo. Inoltre: quattro mantici a cuneo azionati da stanghe, catenacci di ferro, crivello di cuoio,
somiere di tipo ‘a vento’. Per il corista si fa riferimento agli organi Antegnati del Duomo di Brescia (1536-37) e per il registro
battente del Fiffaro a Sant’Alessandro di Brescia (1563). Il costo
è di scudi 365 da sette buzettoni l’uno pari a Lire 2555:00, pagabile in tre rate entro tre anni dalla stipula del contratto. L’organo ha quattrocento settantotto canne. Uno strumento di grande
qualità tanto che nel 1665 verrà descritto come: il migliore di tutta la Lombardia150. Il testo del contratto è stato rinvenuto anche
nel Registro dei nati dal 1594 al 1610151. Nel catalogo l’organo è
segnato come: S. Maria Maddalena di Romano.
Riguardo il corista. Sappiamo che il tema del corista è storicamente
molto complesso tanto che, come detto, Alexander J. Ellis nel
149
Anno 1580. 14. 9brio. Libro 105 [A.1579-1590]. C. 41r. Archivio comunale di Romano di Lombardia (ACRm).
150
Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo, relazione dei parroci al
questionario di D. CALVI, Delle chiese della Diocesi di Bergamo, segnatura
Sala I D, 7, 14-16. Il riferimento è nel vol. 15, p. 247v.
151
Libro Nati dal 1594 al 1610; p. 193. Segnalazione di Andrea Pilato;
2 fogli recto.
88
GIOSUÈ BERBENNI
1880 pervenne a una lista di oltre trecento coristi (da un La3 di
370 Hertz a un La3 di 567,3 Hertz)152. Per avere più certezze su
un argomento così importante e delicato, possiamo collegare l’organo di Romano a quello di San Giuseppe di Brescia, costruito
proprio nel 1581 dagli stessi Graziadio e Costanzo; questo aveva
un corista di circa un semitono più alto dell’attuale in quanto era
accordato secondo quel corista lombardo «che ancora dopo la
metà del XVIII secolo J. F. Agricola (1757) indicava come di mezzo tono più grave del Chor Ton tedesco, quest’ultimo essendo,
secondo Arthur Mendel, di circa un tono più alto del corista odierno»153; dunque anche l’organo di Romano era accordato con il
corista di circa un semitono più alto di quello attuale.
È di aiuto, per capire il problema, ciò che scriveva il teorico Antonio Barcotto nel 1650: Sono molto differenti gli organi di tuono da una Città all’altra, poiché ve ne sono, che usano li organi
bassissimi e chi altissimi [...]. Quelli di Venezia [Bergamo e Brescia erano sotto il dominio di Venezia] sono delli più alti, che s’usino in questo stato, e s’adimandano in tuono dei Cornetii [strumenti musicali]. Quelli portatili pur di Venezia, Padoa, Vicenza,
e altre città [tra cui pensiamo anche Bergamo e Brescia] sono un
tuono più bassi, in voce umana, e si chiamano coristi. Si usano
queste diversità di tuono per commodità delle voci, e per gl’istrumenti, poiché li Organi, che sono alti, servono assai alle voci gravi, e alli violini, che riescono più spiritosi. Ma alle voci alte come
soprani e contralti sono di più fatica ad arrivare per la sua altezza154. Dunque è questo uno dei motivi che per volere un organo: sia chorista come quello del Duomo di Bressa.
152
L. F. TAGLIAVINI, Considerazioni sulle vicende storiche del corista,
in «L’Organo»... cit., Anno XII, Gennaio-Dicembre 1974, N. 1-2, (pp. 111132).
153
Ibid., p. 128 nota 12.
154 ANTONIO BARCOTTO, Regola e breve raccordo, Ms. C 80 nella Biblioteca Musicale «G. B. Martini» di Bologna, edito da Renato Lunelli in
«Collectanea Historiae Musicae», I (Firenze 1953); ibid., p. 131, n. 22.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
89
LE VICENDE ANTEGNATIANE
DELL’ORGANO DI ROMANO
Ripercorriamo brevemente le vicende di Graziadio e Costanzo a
Romano dal 1559 fino al 1602. Nel 1559 Graziadio, di ventinove anni, inizia una stretta relazione di lavoro con la comunità di Romano. In quell’anno le canne dell’organo del reggiano Ambrogio dell’Alpa del 1506, collocato a Romano nel 1519, sono state da lui lavate, aggiustate, lucidate, riposte e accordate per una spesa totale di
Lire 51 e soldi 12: levandi cannas organi a capsa et ipsas omnes netezandi et instrazandi runptas et faciendi lucidas et reponendi a locum suum et pro incordando ipsum organum intus155. Successivamente viene di frequente chiamato per riparare lo strumento, i mantici, per dare consigli. Quattro anni dopo, nel 1563, magistro Antegnati fa nuovi i quattro mantici; si parla infatti di pagar tutta la robba necessaria a far quattro mantici nuovi per li organi156 di pelle di
vacchetta. Due anni più tardi, nel 1565, viene inviato messer Francesco Agazio a Brescia per parlar a Graziadio onde metter ordine de
far far li mantesi del organo della nostra chiesa157. Nell’occasione è
descritto il modo di otturare i fori delle canne di piombo158: tanta
155
A. 1559. «Item libras quinquaginta unam solidos duodecim Magistro
GratiaDeo de Ategnatis de Brixia pro eius mercede aptandi folles organi una
cum magistro Francisco de comitibus (?) levandi cannas organi a capsa et ipsas
omnes netezandi et instrazandi runptas et faciendi lucidas et reponendi a locum
suum et pro incordando ipsum organum intus computatis solido triginta duobus pro nando equi a Brixia Romanum quod opus finitum fuit die 23 junii 1559.
L. 51.12». Dal libro Chiesa/Tesoreria/1551/usque/1568; p. 58. Archivio parrocchiale di Romano di lombardia (APRm). Si ringrazia Gabriele Medolago.
156
A. 1563. «Item deve haver liri cento quarantanove, solidos 9 datti a
ms Battista Masario (?) et per lui spesò in Bressa a pagar tutta la robba necessaria a far quattro mantici nuovi per li organi di Rum. ° [...]». Ibid., p. 167.
157
A. 1565. «Item lire sette imp. li datti à ms Franc.co Agazio p una sua
andata à Brescia de due giornate, cioè il 16 e il 17.9rio 1565 p andar et parlar con messer GratiaDei per metter ordine de far far li mantesi del organo
della nostra chiesa. L. 7.». Ibid., p. 122.
158 Generalmente i fori delle canne sono fatti dai roditori perché golosi di una sostanza zuccherina che il piombo produce con l’umidità.
90
GIOSUÈ BERBENNI
cera rossa datta per stopar li buci delle canne dell’organo159. Tali lavori impegnano messer GratiaDei insieme con il suo gargion per un
mese, li quali vennero ad accomodar li mantesi del organo et netar
et accordar l’organi. Il tempo necessario per l’opera lo deduciamo
dalle note di spesa dell’oste che fornisce vitto e alloggio: dal adi 24
Aprile fino adi 24 maggio 1566; sono in tutto pasti n.° 63 a soldi 12
per pasto; inoltre L. 37.16 et per doi stalladeghi L. 4 co la biava datta à cavalli, et per il dormir L. 1.10160. Interessanti sono altre informazioni tecniche: sulla pulitura delle canne fatta con vino bianco:
soldi 3 per vino bianco datto per lavar le cane dell’organo; sul legno
di corniolo per le strutture dei mantici: soldi 4 per legno de Corniolo adoperato intorno alli mantesi161. C’è la distinta dei materiali occorrenti per i lavori ai mantici: pelle di vacchetta, sonsa [grasso di
maiale], albara [pioppo], noce, peghera [abete], chiodi di barattino,
159 A. 1565. «[...] tanta cera rossa datta per stopar li buci delle canne
dell’organo [...]». Dal libro Chiesa/Tesoreria/1551/usque/1568; p. 175.
160 A. 1565. «Contrascritto messer Guido deve dare lire quaranta dieci
sette imperiali a messer Jacomo Ceresa per haver alloggiato nella sua hostaria messer GratiaDei d’Antegnato insiemo co il suo gargion li quali vennero ad accomodar li mantesi del organo et netar et accordar l’organi et gli steteno cominciando adi 24 Aprile fino adi 24 maggio 1566; sono in tutto pasti n.° 63 a s. 12 per pasto L. 37.16 et per doi stalladeghi l.4 co la biava datta à cavalli et per il dormir L.1.10. Idem, p. 187. A. 1566. Item lire duo sol
otto imp.li datti al su.to messer Jaco.mo Ceresa p haver allogiato doi pasti col
staladego et biava datta al Cavallo: il gargion di m.ro GratiaDio il qual venne da Brescia à posto per tuor la misura del luogo delli mantici per farni
quatro altri nuovi, fu adi 2 Marzo 1566 L.2.8.». Ibid., p. 187.
161A. 1565. «Item s. 3 per vino bianco datto per lavar le cane dell’organo; item s. 4 per legno de Corniolo adoperato intorno alli mantesi, sono in
tutto L. 40.1.7». Ibid., p. 187.
«Item lire otto s. nove, imp.li datti a s. Paulo Terenzano ha modo L. 5
per quattro vittami fatti andar et nel tornar da Brescia in condur li mantesi
dell’organo et L. 2. s. 2 per lui spesi in due store tolte per coprir detti mantesi nel condurli et L. 7. soldi 6 spesi in pagar la colation al gargion de msto
GratiaDei che vene seco in compagnia». Ibid., p. 187.
«Contrascritto [...] a messer Jo Francesco Cremasco per sua mercede
in haver fatto il condutto (?) per codure il vento alli organi, et le stanghe per
levar li mantesi et tutta la cassa che gli è intorno, et L. 2 soldi 10 datti a m.ro
Stefano Cremasco per aver fatto il castello et letto sotto et intorno alli mantesi fu adi 14. maggio. 1566». Ibid., p. 188. Seguono altre notizie di lavori al
tetto del vano dell’organo e della cassa dei mantici.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
91
brocchette, rampinelli con le bocche, colla di carnazzi, farina di seghel [segale], formazzo per far la colla, una cavalcata pag.ta per far
venir il maestro di mantici per la misura, e altro che riportiamo in
nota162. Il collaudo è affidato a un certo Magistro Lauro de Brixia al
quale è dato un compenso di Libbre 7 soldi 7 per aver suonato l’organo e per aver accertato se era bene accordato e sistemato163. Nel
162
A. 1566
«Nota della spesa fatta nelli mantici dell’org.° di Rumano nel 1566
P. a in otto cuori di vachetta
L. 80 s.19
Item brazza.13. onze.6. d’assi d’albara
L. 26 s.4
Item in fachini per portarle
L. – s.15. i. 6
Item in sonsa per ontar le vachette
L. 11.2.6
Item à colui che onse le vachette
L. 4.4.6
Item al fachino che portò le vachette
L. –.2.
Item in 3 Astoni di noce, et una di Peghera
L. 2.11.
Item in chiodi di bagattino n. ° 400
L. 1.4
Item in brochette n° 600 da zupilli
L. –16.
Item in brichetti d’impenada n.250
L. –7.
Item in ponti di catinella n° 60
L. –2.
Item in chiodi da dim° n° 70
L. –10.
Item in 12 gropetti da cassa
L. –6.
Item in 4 uggietti da levar gli mantici
L. –5.
Item in 8 rampinelli con le bocche
L. –9.6
Item in reforcino
L. – 1.
Item in colla di carnazzi 2 lire
L. –8.6
Item in farina di seghel
L. –4.3
Item in 3 soatti
L. –5.1
Item in formazzo per far la colla
L. –8.
Item in una cavalcata pag. ta per far venir il maestro di
mantici per la misura
L. 2-14.
Item in p la fattura de i mantici
L. –102.15
Item in donati a un garzone
L. –1.13.6
In tutto
L. 243: 4.3»
Libro Nati dal 1594 al 1610, p. 194; gentile segnalazione di Andrea Pilato. APRm.
163
Dal libro Chiesa/Tesoreria/1551/usque/1568, p. 22.
92
GIOSUÈ BERBENNI
1580-82, come detto, c’è la collocazione del nuovo organo. Nel 1600
Costanzo in tre giornate e mezza accomoda i mantici per esser rotti164. Altre notizie sono nel 1601 allorché un messo va a Bergamo à
posta per consegnare una lettera a Costanzo perché venisse à Rumano ad accomodar li nostri organi rotti che non si possono sonare165.
– 1592. Bergamo. S. Maria Maggiore, cappella civica. Contratto
tra Costanzo Antegnati di Brescia e la reggenza della chiesa di
Santa Maria Maggiore in Bergamo per lo spostamento e rifacimento del secondo organo in cornu evangelii di nove registri.
«Cum D. Constantio Antegnate pro organo. Adi 12 martio 1592 in
Bergamo. Per il presente si fa chiaro come tra il Molto reverendo S.r
Aurelio Suardo canonico et patrone ex.te dottor di legge, il S:r Maria
Maggior di Bergamo et deputati a questo come ne apar alli atti del
Ven. Con. della Mia maggior sotto hoggi et ancora alla presentia delli Ap. S.ri conte Paulo Vescardo di Vavassori et Julio de Alexandri presidenti di dicta Mia per una parte et messer Constantio del q. Gratiadio di Antegnati bressano per l’altra venuti al infrascritto accrodio e
patti et convention et cose infrascritte videlicet.
Prima: che detto messere Constatio sia obligato come ex nunc promette sotto pena etc. et sotto obligatione etc. di disfar l’organo qual
hora si ritrova nella chiesia di S.ta Maria et quello reponer in quel loco che da detti detti Sp. S.ri Deputati li sara ordinato et nel rimetterlo
164
A. 1600. «Per altre tante pagate a Battistino Pulzino per sua mercede, de giornate tre e mezza fatte in levare li mantici delli organi, mentre il
Signor Costanzo Antegnati li accomodava per esser rotti…»; dal Libro R.me
delle Tesorerie... cit., p. 17.
165
Ibidem.
A. 1601. «Et liri una datta ad Angiolo Pulzino per haver portato a Bergamo à posta una lettera al Sig.r Costanzo Antegnati perché venisse à Rumano ad accomodar li nostri organi rotti che non si possono sonare come
per una boletta d’ordine ut supra sotto il di 16 App. le 1601 di L. 1». Ibid.,
p. 16.
A. 1601. «Et di poi lire tre soldi dieci pagati [...] per il costo de colla
carnasso candele, e brochette adoperate dal Sig. Costanzo Antegnati da Bressia qual venne qui à postà per consar li organi, quali erano rotti che non si
potevano sonare e questi d’ordine [...] sotto il di ultimo Aprile 1601 delle
dette L. 3: 10». Ibid., p. 19.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
93
et rifarlo sia obligato/fargli un novo somero, il suo crivello novo, assi
di cadenazi doij, tastadura nova de cinquanta tasti, et redurlo in tono
corista, cordarlo tondo, dividere li doi registri quali hora sono insiema, et redurlo in treij o cinque campi al arbitrio delli sudetti S.ri Deputati, et insoma fargli tutto quello sara necessario e per far che sia organo corista, bello et bono et laudato da periti, come si convien in una
chiesia honorevolissima come è la dicta dei S.ta Maria, servendosi pero delle canne et delli mantici che hor si ritrova, et quelle canne che
non fussero bone redurle a quella maggior perfetion sia possibile, et
agiongendoli de novo quelli canne che mancaranno per dicta nova testatura, et sia reduto in essere da adoprar da qui a calende di agosto
proximo a venir.
Essi veramente Mag.ci S.ri presidenti a ditto nome promettono di far
le spese cibarie al dicto messer Constantio mentre operara qui a Bergamo et al suo compagno mentre et lui lavorara qui a Bergomo et/operara in dicto organo et dargli da allogiare et di più promettono pagargli oltra dicte spese quello sara iudicato et liquidato per il molto
reverendo S.r Gio. Battista Moiolo arziprete [cassato: S.r Conte prisco
Benalio archidiacono] della chiesa cathedrale di Bergamo [cassato: et
vic:° generale de Monsig:r R:mo epsicopo di Bergamo] electo per la parte del dicto messer Constantio et per il Mag.co et Nob. S.r Hieronimo
del q. nob. S.r Philippo Benalio elletto per la parte delli predicti M.
S.ri presidenti et per fede del vero io Bartholomeo Madone ho fatto il
presente de volunta delli parti preditti con la perditta interlienatura et
casatura per error fatta
Idem Madone
Io Aur:° Suar.° can.co prometto et contento quanto di sopra si contiene
Io Hier.° Petrobello dottor ministro affermo et obligo ut s.a
Io Costanzo Antegnati organista affermo a quanto di sopra si contiene
Ego M. Antonius de S.to Piligrino interfui pro teste
Io M. Antonio Benagli fui presente ut supra
Io Joseffo Acanio organista de S:to Vinc.° fui presente per testimone/
Io Nicolo di Zampretti cittadino di Bresia fui presente»166.
166
In L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., pp. 31516. Notaio Bartholomeo Madone, cc. 99-100v, n. 38.
94
GIOSUÈ BERBENNI
Commento. Costanzo quando ha stipulato il contratto con la
reggenza di S. Maria Maggiore aveva quarantatre anni. Costruisce l’organo con canne del precedente organo di Nicola da Verona del 1498. Nel catalogo, nella sezione Bergomo, sono indicati due organi: S. Maria Magiore doi; il secondo è quello costruito l’anno dopo di cui parliamo più avanti.
L’organo con il prospetto diviso in tre distinti campi167, è della
grandezza di dodici piedi, a una tastiera di 50 note (Fa1-La5 senza i primi due e l’ultimo cromatici), di nove registri: Principale
di stagno e gli altri di piombo quali Ottava, Quinta decima, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona,
Flauto in ottava, Fiffaro per un totale di circa 430 canne168; inoltre: tremolo, quattro mantici di tipo a cuneo azionati da stanghe;
crivello di cuoio; somiere del tipo a vento; l’organo deve essere
messo in tono corista e le canne accordate in tondo. In particolare Costanzo farà a nuovo il somiere, il crivello di cuoio, la tastiera, le due tavole per le catenacciature e le canne necessarie per
la nuova estensione della tastiera (aumentata di tre nuovi tasti) e
per sostituire quelle inutilizzabili; dunque manterrà del vecchio
le canne e i mantici.
Va precisato un dato tecnico. Nel contratto si dice di dividere li
doi registri quali hora sono insiema; ciò vuol dire che è ragionevole supporre che la dizione indicasse un registro “doppio”, precisamente il registro Principale, la cui duplicazione – secondo la
prassi organaria rinascimentale – doveva essere limitata alla tessitura media e acuta169; è possibile che tale duplicazione sia stata
utilizzata dall’Antegnati per realizzare il Fiffaro, la cui presenza
è attestata nella descrizione dello strumento effettuata nel 1624
dall’organaro Stefano Angelini di Brescia allorché ha ingrandito
167
Lo si deduce dai segni delle paraste delle casse seicentesche modificate nell’Ottocento.
168
Deduciamo questi dati dalla descrizione che ne fa l’organaro Stefano Angelini di Brescia allorché aggiunge quattro registri all’organo di Costanzo Antegnati in cornu evangelii per uguagliarlo a quello in cornu epistolæ. Ibid., p. 324.
169
Ibid., n. 46, p. 316.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
95
tale strumento di altri quattro registri per adeguarlo a quello contrapposto in cornu epistolæ.
L’organo doveva essere bello et bono et laudato da periti, come si
convien in una chiesia honorevolissima come è la dicta dei S.ta Maria. Tempo di costruzione: un anno e sei mesi, per il 15 agosto del
1593 giorno della festività dell’Assunta. Sono a carico della committenza: vitto e alloggio per l’organaro e i suoi aiutanti nel periodo della sua permanenza a Bergamo; la sistemazione della cassa.
Il costo dell’opera sarà quello iudicato et liquidato pertanto non
è specificato; sappiamo che fu di 220 scudi pari a Lire 1540:00.
– 1593. Bergamo. S. Maria Maggiore, cappella civica. Contratto
tra Costanzo Antegnati e la reggenza della chiesa di Santa Maria
Maggiore di Bergamo per la costruzione del secondo nuovo organo di dodici registri in cornu epistolæ.
«Pro D. Constantio Antegnate. Adi 7 luglio 1593 in Bergamo. Per il
presente si fa chiaro come tra il Molto R.do Aurelio Suardo canonico
et patron et Mag.ci SS. Hieronimo Petrobello dottor ministro del Venerando Consortio della Mia di S:ta Maria maggior di Bergamo, Ludovico Augusto, Dottor Salustio Buceleno et Hieronimo Benaleo hon.
Presidenti del dicto Venerando Consortio per una parte et messer
Constantio del q. D. Gratiadeo di Antegnati bresano organista per
l’altra sono venuti et devengono al infrascritto accordio mercato convention et cose infrascritte videlicet.
Prima: detto messer Constantio promette et si obliga lui et soij beni etc.
far un organo nella chiesia di S:ta Maria maggior di Bergamo in quel loco li sara ordinato da dicti MM. SS. Deputati, qual sia novo et sia de
dodeci registri, [Doi Principalli, Otava, Quinta decima, Decima nona,
Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Trigesima terza,
Flautto in duodecima, Flautto in ottava, Il Fifaro, li Corni musi]170, et
170
Il riferimento è ripreso dalla descrizione che l’organaro Stefano Angelini «fabricator di organi nella città di Brescia» fa in una nota autografa
del 1624 allorché aggiunge quattro registri all’organo in cornu evangelii per
uguagliarlo a quello in cornu epistolæ: «un’altro principale, il flauto in duodecima, il flauto in quintadecima et la trigesima terza, li quali registri siano
di canne di piombo». Dall’elenco Angelini i registri dell’organo di Costanzo Antegnati erano tredici anziché dodici. Ibid., pp. 322-24.
96
GIOSUÈ BERBENNI
che le canne siano de stagno le principale della fazata et le altre di dentro via de piombo et che li registri siano delli miliori qual sia de dodeci piedi et corista in ton de l’altro et della grandezza di l’altro organo
già fatto in dicta chiesia/et insumma lo debba far et dar compito in tutto punto et in tutta perfection bello et bono conveniente alla chiesia
predicta di S.ta Maria chiesa honorevolissima, et che non li manchi cosa alcuna, ma sia in punto di poterlo adoperar et sia in forma laudevole il qual organo lo debba dear compito in termine di un anno proximo a venire non intendendo pero la cassa dil dicto organo, la qual deve essere fatta a spese del dicto Venerando Consortio et perché intende dicto messer Costantio parechiar le canne a Bressa sia obligato il venerando Consortio dar a dicto messere Costantip parechiar le canne a
Bressa sia obligato il Venerando Consortio dar a dicto messere Costantio o carri o muli per condur tutta la opera predicta ma che su conducca a risego del dicto messere Costantio e debba darlo dicto organo
in ordine in cinque mantici et unisono tendendo pero/di metter a dicti mantici le stange, le mazze sopra et li travelli che vanno sotto a dicti manteci.
Et al incontro essi MM. SS. promettono a dicto D. Costantino per
pretio et mercede sua e delle predicte tutte cose Scudi cinque cento et
di più quello sara iudicto dalli predicti MM. SS. Deputati dalli dicti
Scudi cinque cento sino alli settecento et di fargli tutte le spese cibarie qui in casa a luij et a chi sara con luij et cavalcature li quali dinari
si debbono pagar finita che sara l’opera predicta le quali spese cibarie
si facia mentre che lavorara in dicta opera qui a Bergamo et per fede
del vero io Bartholomeo Madone de volonta delli predicti parti ho fatto il presente.
Idem Madone.
Io Costanzo Antegnati affermo a quanto di sopra si contiene
Io Aur. Suardo canonico contento come di sopra
Io hieonimo Petrobello dottor sop.to affermo ut supra
Io Ludovico Agosti dottore affermo come di sopra
Io Salustio Bucelleno sudetto affermo ut sopra/
Io Hieronimo Benalio prometto come di sopra
Io M. Antonio Benaglio fui presente per testimonio
Io Donato figliuolo dil q. Ms Jo: Pietro Quarengho fui presente per
testimonio
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
97
Io Pietro Tercij fui presente testimonio ut supra»171.
Commento. Costanzo quando ha stipulato il contratto aveva
quarantaquattro anni. È previsto un organo della grandezza di
dodici piedi a una tastiera di 50 note (dal Fa-1 al La4 senza i primi due e l’ultimo cromatici cioè Fa#-1 Sol#-1 e Sol# 4). L’organo
ha dodici registri, ma in corso d’opera ne venne aggiunto uno:
due Principali, Ottava, Quinta decima, Decima nona, Vigesima
seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Trigesima terza, Flauto in duodecima, Flauto in ottava, Fiffaro, Cornamuse; inoltre
ha: cinque mantici di tipo a cuneo azionati da stanghe; crivello
di cuoio; somiere del tipo a vento; tremolo. Conta circa seicento canne. È accordato a corista e all’unisono con quello contrapposto costruito da Costanzo l’anno prima. Sono a carico della committenza: la costruzione della cassa; il trasporto delle canne da Brescia a Bergamo effettuato con carri e muli forniti dalla MIA, Consorzio della Misericordia Maggiore172; il vitto e alloggio per l’organaro e per i suoi aiutanti nel periodo della loro permanenza a Bergamo. Il costo dell’opera va dai 500 ai 700
scudi cioè dalle Lire 3500:00 alle 4900:00, a discrezione dei de171
In L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., pp. 31819. Notaio Bartholomeo Madone, cc. 130-131v, n. 48.
172
«Nel 1265 il domenicano Pinamonte da Brembate fondò, insieme
con un gruppo di laici, il Consorzio della Misericordia Maggiore (MIA) di
Bergamo, e dettò i 10 capitoli che ne costituirono la regola. Fine del consorzio era quello di distribuire elemosine a poveri, religiosi, ospedali, infermi, vedove e orfani e di soccorrere i confratelli ammalati. Le prime entrate
furono costituite da oblazioni in denaro e in natura e dalla riscossione di
multe imposte agli eretici; dalla fine del XIII secolo l’aumento delle oblazioni (per lo più sotto forma di legati di immobili) rese possibile la costituzione di un patrimonio più stabile, in grado di garantire beneficenza in forma continuativa. L’accrescersi del patrimonio andò di pari passo con l’espandersi delle attività del consorzio: nel 1337 e 1361 si ricevettero i legati
de Apibus a favore degli studenti poveri; il 23 giugno 1449 il Comune di
Bergamo, con la riserva del diritto di patronato, cedette al consorzio l’amministrazione della basilica di santa Maria Maggiore; dal 1402 è testimoniata la presenza della cappella di Santa Maria Maggiore; nel 1506 fu aperta la
scuola per chierici e nel 1556 l’accademia che diventò nel 1770 Collegio mariano». Dal sito www.operapiamia.it.
98
GIOSUÈ BERBENNI
putati del consorzio a lavoro ultimato. Il tempo di costruzione
è di un anno.
– 1607. Treviglio. Chiesa maggiore. Contratto di Costanzo Antegnati di Brescia con il comune di Treviglio per la costruzione dell’organo della chiesa maggiore.
«1607. A dì ultimo Agosto Treviglio. Accordio et conventioni si fanno frà Gio: Martino Manetta, Cesare Laglio et Gio: Antonio Cremasco come consoli della communità di Treviglio et à nome di essa communità per la qual promettono che haverà rato et fermo il presente
scritto per una parte, et Costanzo di Antegnate habitante in Brescia
per l’altra d’essere inviolabilmente osservati sotto vicendevol obbligatione nel modo infra. [scritto].
Prima detto Costanzo sia tenuto come promette fabricare un organo
per servitio della chiesa maggiore di detta communità qual sia corista
di tutto ponto, di registri dieci, cioè
1 Principale tutto di stagno
2 Ottava
3 Quintadecima
4 Decima nona
5 Vigesima seconda
} et tutti questi registri restanti di piombo
6 Vigesima sesta
7 Vigesima nona
8 Flauto in duodecima
9 Flauto in ottava
10 Fiffaro
E più il sommero à vento, il crivello, l’assi de Cadenazzi l’una per la
testatura, et l’altra per il registro, la testatura di n.° cinquanta [tasti],
quattro mantici di vachetta ò bolghero, con soi condotti del vento et
tremolante, con il pedale di n.° 18. et il tutto a spese di d.o Antegnate.
Che d.° Antegnate sia tenuto dar fabricato detto organo ben intonato/et accordato tondo et il tutto in laudabil forma à giudicio di duoi
periti, il qual organo l’habbi dar fabricato da qui a un anno prossimo
per il prezzo di Ducatoni Cinquecento settantacinque da gazettoni
sette per caduno, quali fanno lire trei mille cinque cento vinti una n.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
99
1786 moneta di Treviglio sudetto, d’essere pagati per detti Consoli nelli termini infra [scri] tti, cioè la 3a parte dipresente, nella qual detto
Antegnato habbi à compensare à detta communità il prezzo che risultarà del organo vecchio di detta communità il quale ha stabilito di
consenso delle parti, cioè il stagno à raggione de ducataoni quattro valuta come sopra al rubo de lire dieci grosse caduno, et il piombo à raggione di gazettoni quattro al rubo, l’altra terza parte al fine del opera
sudetta, et l’altra et ultima terza parte infine d’un anno doppo fatta
detta opera, con ogni spesa.
Che le canne con il restante di ditto organo detto Antegnate li possa
fabricar in Brescia à casa sua, et il tutto detti Consoli siano tenuti a
loro spese farlo condur à Treviglio senza danno di d.° Antegnate.
Che per il tempo nel qual detto Antegnate starà à Treviglio in metter
in opera d.° organo, che d.i consoli siano obbligati fargli le spese cibarie a lui et suoi lauranti;
Che detto Antegnati sia tenuto per tre anni doppo havere metuto in
opera detto organo venir à Treviglio una volta l’anno, a/incordarlo al
qual se gli habbi far le spese cibarie et pagare il nollo di cavalli nel venire et ritornare farà à Brescia et il presente scritto di esse parti vogliano che habbi forza di pubbl.° istromento, et sarà firmato d’ambe
le parti alla p [rese] ntia delli infrascritti testimonij a di soprascritto;
subscripsit etc.
Gio. Martino Manetta affermo quanto sopra. Io Cesar Laglio affermo quanto di sopra. Io Costanzo Antegnati affermo et prometto
q.nto di s.a si conviene. Io P. Nicolo Zenallo son statto presente per
testimonio. Io Hieronimo Compagnone Not.° pubblico di Milano di
voluntà di dette parti ho fatto il p.nte scritto, et mi son sottoscritto»173.
Commento. Costanzo quando ha stipulato il contratto con la reggenza del comune di Treviglio aveva cinquantotto anni. L’organo è della grandezza di dodici piedi, a una tastiera di cinquanta
tasti (dal Fa-1 al La4 senza i primi due e l’ultimo cromatici cioè
Fa#-1 Sol#-1 e Sol #4), con pedaliera di diciotto tasti collegata co-
173
Treviglio, Archivio parrocchiale della basilica. Foglio 1rvr.
100
GIOSUÈ BERBENNI
stantemente alla tastiera senza registri propri. L’organo ha dieci
registri: Principale di stagno, gli altri registri di piombo quali Ottava, Decima quinta, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima
sesta, Vigesima nona, Flauto in ottava, Flauto in duodecima, Fiffaro; inoltre ha quattro mantici a cuneo azionati da stanghe; tremolo; catenacci di ferro; crivello di cuoio; somiere del tipo ‘a vento’. L’organo conta circa quattrocento settantotto canne. Il tempo per la realizzazione è di un anno. Il costo è di Ducatoni Cinquecento settantacinque da gazettoni sette per caduno, quali fanno lire trei mille cinque cento vinti una n. 1786 moneta di Treviglio. Sono a carico della comunità di Treviglio: le spese di trasporto dell’organo; il vitto e l’alloggio per l’organaro e i lavoranti
durante la collocazione dello strumento. L’organo dovrà esser
ben intonato/et accordato tondo et il tutto in laudabil forma à
giudicio di duoi periti. Si prevede per tre anni la gratuita manutenzione annuale.
– 1613. S. Alessandro della Croce. Bergamo. Contratto tra Giovanni Francesco Antegnati e la reggenza della parrocchia di
Sant’Alessandro della Croce per la costruzione di un nuovo organo. In precedenza vi era un organo di Ludovico Rubbi del 1586.
«Al nome di Dio/A dì 15 Marzo 1613/in Bergamo.
Si notifica per la presenta scrittura come il m.to ill.re sig. Cavaglier Stimatissimo Verzeri, et il magistro magnifico sig. Nicola Cornolto Diputati del maggnifico Consiglio della Scola del SS.mo Sacramento eretta nella Chiesa mia per una parte, et sig. Francesco di S.r Costanzo Àntegnati organista per l’altra si sono convenuti nell’infrascritto acordo.
1° li sodetti S.ri Diputati promettono di dare al d.to mag. Franc.o Lire mille e cinquanta imperiali di moneta dì Bergomo da pagarsi in questo modo, lire trecento et cinquanta a Pasca prossima dì Resurrettione, et tutto il rimanente fatto che sarà le opere, obligandosi et tutti i
loro beni sotto pena, che di più promettono di dargli l’organo che lì
presentì si ritrova nella Chiesa di S. Aless.ro della Croce, insieme co
li mantici, fatto ove sarà ivi condotto l’altro come si dirà da basso.
Secondariamente il sudtto maistro Francesco si obliga di far un organo buono, in laudabil forma compito di tutto ponto, et condotto, et
posto in opera per la festa di S. Aless.ro, prossimo futuro con i registri infrascritti cioè:
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
101
1° il Principale tutto di stagno con le canne in facciata poste in tre
campi.
2° l’Octava;
3° Quintadecima;
quarto Decimanona;
quinto Vigimaseconda;
6° Vigesimasesta;
7° Flauto in ottava;
ottavo Flauto in Duodecima;
non il Fifaro; et tutti questi dal primo in poi dì piombo con quattro
mantici dì buona vachetta, et sia l’organo di pari bontà di quello di S.
Bernardino et corista sopratutto il qual organo sìa dì sei piedi con il
mi re ut et così si obliga et à nome proprio et anco il sodetto s.or Costanzo suo padre, et siano tenuti i sodetti s.ri diputati à far condursi
a loro spese il detto organo, a Bergamo, et à far le spese al dicto magnifico Francesco et suoi compagni mentre metteranno in opera il dicto organo. Et in fede di ciò io Odoardo Madili [?] prevosto di S.
Aless.ro della Croce ho fatto il presente scritto di ordine alle sodette
parti alla presenza degli infrascritti testimoni.
Io Verzeri affermo ut supra. Io Nicola Cornolti accetto et mi obligo
a nome della scola. Io Francesco Antegnati affermo et mi obligo tanto a mio nome come di mio padre Costanzo Antenati a tutto come di
sopra. Io Pre Gio Giacomo Brignoli fui presente per testimonio Io
Pietro Cologno fui presente per testimonio ut supra. Io Eusebio Micheli fui presente per testimonio ut supra»174.
Commento. Giovanni Francesco quando ha stipulato il contratto con la reggenza della parrocchia di S. Alessandro della Croce,
aveva ventisei anni. È previsto un organo della grandezza di sei
piedi dell’ambito di 50 note (dal Fa-1 al La4 senza i primi due e
l’ultimo cromatici cioè Fa#-1 Sol#-1 e Sol #4). L’organo ha otto
registri: Principale di stagno, gli altri di piombo quali l’Ottava,
174
In F. GALESSI, in AA. VV. «XIX Rassegna Organistica su organi storici della Bergamasca» 2001, Provincia di Bergamo, Centro Culturale Nicolò Rezzara, p. 28.
102
GIOSUÈ BERBENNI
la Quintadecima, la Decimanona, la Vigesima seconda, la Vigesima sesta, il Flauto in ottava, il Flauto in duodecima; ha quattro
mantici di buona vacchetta di tipo a cuneo azionati da stanghe;
catenacci di ferro; crivello di cuoio; somiere del tipo a vento. L’organo conta quattrocento canne. Il tempo per la realizzazione è
di un anno. Dovrà esser un organo buono, in laudabil forma compito di tutto ponto. Sono a carico della committenza le spese di
trasporto dell’organo; il vitto e l’alloggio dell’organaro e dei lavoranti durante la collocazione. Si fa riferimento all’organo della chiesa cittadina di S. Bernardino, citato nel regesto degli organi costruiti da Graziadio e Costanzo, in quanto quello nuovo dovrà essere di pari bontà di quello di S. Bernardino et corista sopratutto. Il tempo di realizzazione è di sei mesi.
– 1628. Bergamo. S. Andrea. Contratto tra Giovanni Francesco
Antegnati e la parrocchia di Sant’Andrea in Bergamo per la costruzione di un nuovo piccolo organo di quattro registri.
«Mercatum organi pro ecclesia S. Andreae. Adi primo Aprile 1628 in
Bergamo. Per vigor della presente scrittura si dichiara qualmente il
M. R. Sig. Gioseffo Mocco curato della Chiesa di S. Andrea della presente Città, et il molto Illustre Signor Co: Marc’Antonio Gromello
facienti per nome della detta Chiesa hanno fatto mercato con D. Francesco Antegnate Bresciano organista di far uno organetto per la Chiesa suddetta in questo modo cioè:
Il detto D. Francesco promette et si obbliga di fabricar a tutte sue spese uno organetto di quattro registri con la sua cassa et mantici in laudabil forma nel termine di mesi quattro prossimi et di consegnarlo alli agenti della detta Chiesa dovendo però essi pagar la condotta da Brescia a Bergamo.
Per la qual opera compita che sia in laudabil forma et posta in opera
nella detta Chiesa convengono li detti deputati di pagar al detto Maestro scudi cinquantatre compreso scudi tre per la detta condotta da
Brescia a Bergamo. Li quali quattro registri siano cioè uno principale, l’ottava, quintadecima et decimanona tutto di stagno. A bonconto
della qual opera li detti Signori Interv.ti per la Chiesa suddetta hanno
pagato al detto D. Francesco organista scudi quattordeci da L. 7 l’uno ivi attualmente. In fede del che io Marc’Antonio Benaglio ho fatto la presente per commissione delle suddette parti le quali per fede
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
103
sottoscriveranno di propria mano, dichiarando che la fazada si debba
distinguer in tre campi ben proporzionati.
M. Ant.° sudd.° di propria mano.
Io Gioseffo Mocco curato sud.° affermo quanto sopra
Io Marc Ant.° grumelli sud.° affermo quanto di sopra
Io Francesco Antegnati afermo e prometto ut supra
Io pre Gio. Jacomo Brignolo fui presente per testimonio»175.
Commento. Giovanni Francesco quando ha stipulato il contratto con la reggenza della chiesa di S. Andrea, aveva quarantuno
anni. È previsto un piccolo organo di quattro registri di stagno:
Principale, Ottava, Quintadecima, Decimanona, con la sua cassa
e i mantici. Il prospetto sarà di tre campi. Il tempo per la realizzazione è di quattro mesi. Sono a carico della parrocchia le spese di trasporto dell’organo; il vitto e l’alloggio dell’organaro e dei
lavoranti durante la collocazione. L’opera dovrà essere compiuta in laudabil forma. Il costo è di Lire 371.00.
CHI SONO I SERASSI176
I Serassi, dinastia di organari tra le più celebri d’Italia e d’Europa, si dedicano all’arte organaria per sei generazioni, dal 1720 al 1895;
175
In L. PILON, L’attività degli Antegnati a Bergamo... cit., pp. 35960. Notaio Marc’Antonio Benaglio, c. 290, n. 6329.
176 Bibliografia fondamentale sui Serassi:
• AA. VV. I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento, Atti del
Convegno Internazionale, Bergamo 21-23 aprile 1995, Centro Culturale Nicolò Rezzara, Ufficio Diocesano di Musica Sacra di Bergamo, Bergamo 1999,
Edizione Carrara.
• G. BERBENNI:
– Gli organari Locatelli di Bergamo. Una sensibilità nuova nella riforma dell’organo italiano di fine Ottocento, in «Atti dell’Ateneo di Scienze,
Lettere e Arti», Bergamo, Anno accademico 1992-93 (350° dalla fondazione), Volume LIV, Bergamo Edizioni dell’Ateneo, 1994, Gorle (Bg), La Stamperia di Gorle, pp. 81-236.
– I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento in AA. VV. «I Serassi e l’arte organaria fra Sette e Ottocento», cit., pp. 18-38.
104
GIOSUÈ BERBENNI
il loro nome è un simbolo, la loro arte, inimitabile e unica, è patrimonio culturale dell’Italia. La lunga serie di fatti che cadenzano la
vita dei Serassi sembra non disturbare la loro eccezionale operosità.
– Il magnifico organo Serassi 1815 op. 351 di Calcinate, Storia Tradizioni Restauro, Amministrazione Comunale di Calcinate (Bergamo), Clusone (Bg) 2001, Cesare Ferrari, pp. 112.
– L’arte organaria a Bergamo, nell’800: vertice di una grande scuola, in
«Atti dell’Ateneo Scienze Lettere e Arti di Bergamo», anno acc. 1997-’98,
vol. 61°, edizioni dell’Ateneo, Azzano (Bg) 1999, Bolis, pp. 285-296.
– Lineamenti dell’organaria bergamasca dal secolo XV al secolo XVIII,
in «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo», Anno Accademico 1991-1992 (349° dalla fondazione), Volume LIII, Bergamo, Edizioni
dell’Ateneo, 1994, Gorle (Bg), La Stamperia di Gorle, pp. 343-524.
– Organi storici della provincia di Bergamo, a cura di, Provincia di Bergamo, Monumenta Bergomensia LXIX, Bergamo 1998, Grafica e Arte,
p. 337.
– Organi, cembali e pianoforti, campane, organetti e pianoforti a cilindro. Le ditte bergamasche di strumenti musicali negli elenchi della Camera
di Commercio dell’Ottocento. Quaderni, in «Atti dell’Ateneo Scienze Lettere e Arti di Bergamo», Bergamo, Edizioni dell’Ateneo 2000, Bergamo, Sestante, pp. 88.
– Tipologia ed evoluzione degli organi Serassi; in AA. VV. «I Serassi e
l’arte organaria fra Sette e Ottocento», cit., pp. 11-142.
– Le vicende umane patrimoniali e professionali dei Serassi, celeberrimi
costruttori d’organo, Atti dell’Ateneo Scienze Lettere e Arti di Bergamo,
2007.
http://www.provincia.bergamo.it./organistorici
• GIANBATTISTA CASTELLI, Catalogo degli organi da chiesa costruiti a
tutto l’anno 1858 dall’I. R. Fabbrica Nazionale Privilegiata dei Fratelli Serassi in Bergamo, Bergamo 1858, Stamperia Natali. Appendice I. Continuazione del catalogo dal 1° Gennajo 1859. a tutto luglio 1868. Appendice II
Catalogo di tutti gli Organi costruiti dalla fabbrica Serassi [dal n. 640 a.1857
al n. 654b a. 1858].
• G. CASTELLI, Cenni statistici sulla Fabbrica d’Organi dei Fratelli Serassi di Bergamo e sul progresso di quest’arte per opera della stessa Ditta, a
cura di Mischiati, pp. 6-13 e Premessa (pp. 3-5) di O. Mischiati in «L’Organo», Rivista di cultura organaria e organistica. direzione e redazione Oscar
Mischiati e Luigi Ferdinando Tagliavini. Anno XXIX, 1995, Bologna 1996,
Pàtron editore.
• G. CASTELLI, Norme generali sul modo di trattare l’organo moderno
cogli esempi in musica del maestro Vincenzo Antonio Petrali, Milano 1862,
F. Lucca. Ristampa anastatica, Brescia Paideia, Kassel Bärenreiter, 1982.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
105
Il loro vivere è governato dalle ferree antiche leggi familiari, che
valorizzano l’autorità degli anziani, il rapporto gerarchico tra i membri, l’enorme forza derivante dalla unità d’intenti e dalla solidarietà
• GIAMBATTISTA CREMONESI, Biografia di Carlo Serassi celebre costruttore d’organi. Stamperia Mazzoleni, Bergamo 1849, pp. 60.
• MARCO GUERINONI, Trascrizione del Carteggio Serassi, per conto
dell’Unità Operativa Indagine storico-documentale sugli organi storici della
provincia di Bergamo Unità operativa del progetto di ricerca del C. N. R.
(Consiglio Nazionale delle Ricerche) rientrante nel Progetto Finalizzato Beni Culturali 1997-2003 costituita presso la Provincia di Bergamo. Assessorato alla Cultura – Settore Istruzione, Cultura, Turismo, Sport e Spettacolo, responsabile scientifico G. BERBENNI. Segnatura in Biblioteca Civica
«Angelo Maj» di Bergamo, 79. R.3 carteggio (lettere nn.1-348), 79. R.4 carteggio (lettere nn. 349-759), 79. R.5: 1° Progetti d’organi (nove numeri); 2°
Collaudi di organi Serassi fabbricati o restaurati (cinquanta numeri); 3° Componimenti letterari relativi alla costruzione d’organi (ottanta numeri). Il Carteggio con gli indici è sul sito Internet della Biblioteca civica “A. Mai” di
Bergamo: http://www. bibliotecamai. org.
• M. GUERINONI, Il Carteggio Serassi conservato alla biblioteca civica
“Angelo Mai” di Bergamo, Tesi di laurea in Musicologia, Università degli
studi di Pavia, scuola di Paleografia e Filologia musicale di Cremona, a. a.
2002-2003.
• GIUSEPPE LOCATELLI, I Serassi celebri costruttori di organi in Bergamo, in «Bergomum», Bollettino della Biblioteca civica – Parte speciale, anno II, 1907, nn. 1, 2, 3.
• OSCAR MISCHIATI, Cataloghi originali degli organi Serassi, Ristampa anastatica con appendici postilla e indici a cura di O. MISCHIATI, Bologna
1975, Pàtron.
• O. MISCHIATI, Regesto dell’archivio Serassi di Bergamo, in «L’Organo», Rivista di cultura organaria e organistica, Pàtron editore, Bologna. Anno XXIX, 1995, pp. 19-54 (lettere 1-228, A-C). Anno XXXVI, 2003, pp. 7105 (lettere 229-397, D-L). Anno XXXVII, 2004, pp. 76-154 (lettere 398527, M), Anno XXXVIII, 2005-06, pp. 5-88 (lettere 528-681, N-P).
• GIUSEPPE SERASSI, Catalogo degli organi fabbricati da Serassi di Bergamo, Bergamo 1816, Stamperia Natali.
• G. SERASSI, Descrizione e osservazioni pel nuovo Organo nella Chiesa posto del SS. Crocifisso dell’Annunziata di Como, Como, presso Pasquale Ostinelli vicino al Liceo, 1808, (pp. 33 + XI).
• G. SERASSI, Sugli organi. Lettere 1816, cit.
• CARLO TRAINI, Organari bergamaschi, prefazione di R. Lunelli, Bergamo, Stampato presso le Scuole professionali “T. O. M.”, Bergamo 1958,
pp. 110.
106
GIOSUÈ BERBENNI
dei numerosi componenti. Esemplare è la loro stabilità e continuità
di convivenza. Hanno come cardini di vita la cultura (musicale, letteraria, matematica, fisico-meccanica), la laboriosità, la religiosità
(nella dinastia Serassi si contano cinque sacerdoti, di cui quattro vissuti contemporaneamente e una suora). Dotati di carattere mite, di
curiosità intellettuale e di spiccato ingegno inventivo, anche quando
hanno raggiunto ricchezza e celebrità senza pari, essi non hanno altri interessi se non il lavoro.
Il loro ben meritato successo è provato dal grande numero di pregevoli organi (circa un migliaio), dal plauso e favore raccolti ovunque, dai lusinghieri collaudi di celebri maestri, dai preziosi doni avuti, dai favori dei Principi, dagli ambìti incoraggiamenti di Imperatori e Papi, dai prestigiosi riconoscimenti legali, dai numerosi componimenti letterari a loro dedicati (oltre cento), oltre che dalla grande ricchezza patrimoniale raggiunta e dalla celebrità in tutta Italia
delle loro officine.
L’origine dei Serassi o Sarazzi è nel territorio di Como. Il capostipite della dinastia bergamasca è Giuseppe (1693-1760). Ignote,
inoltre, sono le ragioni che spingono il giovane Serassi a trasferirsi
a Bergamo, dove è presente già nel 1720. Giuseppe genera sei figli,
di cui tre femmine e tre maschi. In casa Serassi particolare è la cura e la predilezione per tre cose: la musica, la cultura letteraria, la
religione. La primogenita Maria Cristina (1723-1756) è promettente cantante. I tre figli maschi si fanno tutti preti (l’ultimogenito dopo essere rimasto vedovo). Figura di grande valore intellettuale e
umano, determinante per la fortuna della “Fabbrica d’Organi Serassi”, è il quinto genito Pier Antonio (1721-1791), Abate, fra i più
grandi eruditi del suo secolo. La Fabbrica d’organi diviene però celebre grazie all’ultimogenito Andrea Luigi (1725-1799). Ed è proprio Giuseppino, cioè Giuseppe Antonio (1750-1817), il genio dei
Serassi; arriva a tanta celebrità da essere considerato il più grande
artista organaro del suo tempo, perché, con le sue invenzioni geniali, porta l’organo italiano al massimo sviluppo. Giuseppe II non
solo è geniale organaro, ma anche dotto storico scrittore; è il primo organaro che scrive sulla storia organaria italiana e ne tratta i
problemi, il primo che pubblica documenti inediti di Graziadio Antegnati, grande organaro del passato. Giuseppe II genera quattor-
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
107
dici figli di cui sette sopravvivono (sei maschi e una femmina). È
ben consapevole del grande ruolo svolto dalla propria famiglia nella storia dell’organaria italiana. I figli di Giuseppe II che continuano l’attività organaria sono, in ordine di nascita: Andrea (17761843), Carlo (1777-1849), Alessandro (1781-1870), Giuseppe III
(1784-1849), Giacomo (1790-1877), Ferdinando (1792-1832); dopo
la morte del padre formano la Fraterna Serassi, cioè vivono in comunione domestica, lasciano il patrimonio indiviso amministrandolo in comune.
Carlo è la mente artistica e geniale dei fratelli Serassi; è celibe come gli altri fratelli Giuseppe III e Ferdinando; mentre Carlo è responsabile dei montaggi e delle accordature degli strumenti, pertanto frequentemente fuori casa, Giuseppe III e Giacomo, ambedue di
ottima intelligenza, vivono e lavorano senza alcuna pausa nelle officine; per di più Giuseppe III affianca e sostituisce il fratello Carlo
nei lavori di montaggio e di accordatura. I tre fratelli sono i protagonisti della Fabbrica d’organi. La ditta Serassi si fregia dell’Aquila
Imperiale177. Tale onore le è stato concesso nel 1846 col titolo di Imperiale Regia Fabbrica Nazionale Privilegiata. Agente e procuratore generale dal 1818 al 1849 è Attilio Mangili.
L’organo serassiano raggiunge con Carlo il Grande il suo massimo potenziale espressivo; è il naturale sviluppo e perfezionamento
dell’organo-orchestra iniziato da Giuseppe II. Dopo la morte di
Carlo il Grande alla direzione della Fabbrica rimane Giacomo, aiutato dai tre nipoti figli di Alessandro, Giuseppe IV (1823-dopo 1893)
Carlo II (1828-1878) e Vittorio (1829-dopo 1899); agente e gerente dal 1849 al 1870 è Gianbattista Castelli. L’organo serassiano, scrive Castelli nella prefazione al Catalogo del 1858, lungo i decenni «è
portato a tanta perfezione, e a tanta ricchezza di strumentazione di
nuovi congegni da offrire i più svariati e più gradevoli effetti armonici». Nel 1863 è costruito l’organo dell’insigne Regia Basilica
di San Lorenzo a Firenze, organo sontuoso, colossale, a tre tastiere di settanta tasti ciascuna, con organo positivo tergale e sessanta-
177 Vedi G. BERBENNI, Le ditte bergamasche di strumenti musicali... cit.,
pp.16-17.
108
GIOSUÈ BERBENNI
quattro registri; a seguito di tale superba opera collocata dal valentissimo Giacomo Locatelli, tuttora ben conservata, il Re Vittorio
Emanuele II nomina il signor Giacomo Serassi “Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro”, e concede alla ditta la facoltà
di fregiare del Regio stemma l’insegna del suo stabilimento artistico industriale.
La costruzione degli organi è affidata a più persone specializzate;
da un’indagine statistica del 1863, a cura del Ministero di Commercio e Industria, risulta che il personale occupato di trentatré addetti
è così composto: 1 agente, 3 accordatori, 4 addetti alle canne di metallo, 6 alle canne di legno, 4 addetti ai somieri e ai mantici, 2 alla
meccanica, 3 fabbri, 2 fonditori e trafilatori, 8 garzoni; tutti i lavoranti sono bergamaschi; a questi si aggiungono 40 ragazzi al di sotto dei 14 anni. Gerente della Fabbrica è il citato ragioniere Giambattista Castelli, abile e intelligente amministratore, organista dilettante; egli cura un nuovo Catalogo degli organi (edito nel 1858) arricchendolo dell’albero genealogico della famiglia e di importanti documenti relativi alla loro attività e successivamente lo aggiorna fino
al 1868. Nel 1862 pubblica il metodo d’organo Norme generali sul
modo di trattare l’organo moderno con esempi musicali del noto maestro organista Vincenzo Petrali; così egli codifica il modello d’organo serassiano anche dal punto di vista teorico; il metodo viene adottato ufficialmente dal Regio Conservatorio di Milano per gli allievi
che si applicano allo studio dell’organo. L’organo serassiano è ormai per antonomasia l’organo ottocentesco italiano.
Nel 1868 il Catalogo degli organi Serassi registra il ragguardevole numero di settecentoquattro. Due anni più tardi il capofabbrica
Giacomo Locatelli (premiato con medaglia d’oro dal Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio a seguito della costruzione del già
citato organo Serassi nella insigne Basilica di San Lorenzo in Firenze) con alcune delle maestranze più qualificate e con il gerente Castelli interrompe i rapporti di lavoro con la Fratelli Serassi e fonda
la ditta Giacomo Locatelli.
Nel 1871 la ditta Fratelli Serassi ha un dissesto finanziario ed è
sottoposta a procedura giudiziale di fallimento. Malgrado questa
dolorosa scissione, la Fratelli Serassi non cessa l’attività, ma la continua intensamente, in particolare in Sicilia; purtroppo manca un
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
109
elenco degli organi costruiti dopo il 1868: pertanto è difficile avere un quadro esatto della sua attività. Nel 1881 la “Regia Fabbrica Nazionale Privilegiata d’Organi” è diretta da Ferdinando II Serassi (1855-1894), di appena ventisei anni, e da Casimiro Allieri
(1848-1900) già capofabbrica; numerose sono le notizie, infine, di
altri loro organi costruiti in Sicilia, tra cui quello per la chiesa del
SS. Salvatore a Ragusa nel 1893, l’ultimo finora riconosciutogli.
Ferdinando II muore nel 1894 all’età di soli trentanove anni; con
lui si chiude l’attività organaria dei Serassi. Nel 1895 Vittorio Serassi, unico rappresentante della ditta, con atto notarile, concede a Giacomo Locatelli di aggiungere alla sua denominazione la qualifica di
“Successore alla vecchia ditta Fratelli Serassi” la quale formalmente
si estingue; le attrezzature della Fabbrica passano alla ditta Locatelli. Si chiude così una lunga storia umana e artistica. In quasi due secoli di attività i Serassi raggiungono traguardi importanti e grandiosi per la storia organaria italiana, con opere di altissima qualità. Le
voci inimitabili dei loro strumenti hanno incantato musicisti, poeti,
letterati, uomini di scienza e di fede: un’intera società178.
COMPARAZIONE DI CANNE
DI COSTANZO ANTEGNATI (1607)
E DI GIUSEPPE I SERASSI (1747)
RINVENUTE NELL’ORGANO DI COSTA SERINA
(BERGAMO)
A cura di Andrea Bonzi
Il fatto che i Serassi, almeno fino alla fine del Settecento, abbiano fatto propri canoni estetici e costruttivi della tradizione antegnatiana emerge, oltre che da rilievi e considerazioni fin qui ampiamente espressi e documentati, anche da un confronto fra i modi di
costruire e numerare le canne; confronto che consente di aprire una
finestra interessante sulle due botteghe.
178
Tratto da G. BERBENNI, Organi storici... cit.
110
GIOSUÈ BERBENNI
I rilievi condotti nel 1998-99 sul materiale fonico dell’organo di S.
Lorenzo in Costa Serina179, già appartenuto al monastero di S. Agostino in Bergamo (Costanzo Antegnati 1607-Giuseppe I Serassi 1747,
poi ampliato da Sgritta – di scuola Serassi – nella seconda metà del
XIX sec.) possono essere esemplificativi al riguardo (cfr. Tavv. 1-4).
Sono qui presentati quattro situazioni: la grafia delle cifre incise
sulle canne; un quadro generale riguardante le caratteristiche costruttive del canneggio delle due botteghe con fotografie campione;
brevi considerazioni sull’evoluzione della struttura fonica; una comparazione delle misure delle circonferenze del Flauto in VIII e della Flutta, i registri più integri.
Resta da dire che, essendo stati condotti i rilevi a organo montato, dunque nell’impossibilità di coprire la totalità del materiale fonico, i dati ottenuti sono esemplificativi; in ogni caso, vista l’abbondanza e l’integrità del materiale attribuibile all’Antegnati e al Serassi, è stato possibile ottenere risultati sufficientemente esaustivi.
Numerazione e caratteristiche costruttive delle canne
Notiamo innanzitutto la sostanziale identità del metodo di numerazione delle canne, comune ad Antegnati e Serassi (e acquisito
fino al tardo Ottocento da tutte le botteghe che si sono rifatte alla
tradizione serassiana), con partenza dal Fa di 12’ o di 6’ secondo il
noto schema C (= Do) (o “+”), D (= Re), e (= Mi), f (= Fa) (o “+”),
2 (= Sol), 3 (= La), 4 (= Sib), 5 (= Si), 6 (= Do2) ecc. Questa identità
è mostrata dalle numerazioni riscontrate sui registri Antegnati superstiti: Principale 16’ (in origine di 12’), Ottava e Flauto in VIII,
Voce Umana) e sulla Flutta, unico registro integro attribuibile a Giuseppe I Serassi. Per le canne del citato Principale abbiamo la seguente
numerazione: Mi 29 (numerazione moderna) = 22 (numerazione antica), Fa# 31 = 24, Sol# 33 = 26, Sib 35 = 28; mentre per la Flutta
179
Rilievi eseguiti da Andrea Bonzi nel 1998-99. Cfr. A. BONZI, L’organo della chiesa di San Lorenzo in Costa Serina (Bergamo). Tesi di magistero presso P. I. A. M. S. di Milano, a. a. 1999-2000.
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
111
(poi scalata di un semitono da Sgritta, aggiungendo un nuovo Do25)
abbiamo: Do 25 = 18 Flutta, Re 27 = 20, Mi 29 = 22 e così via.
La posizione delle segnature sulle canne segue uno schema simile
ad ambedue le botteghe. Le canne di Principale, Ottava, Flauto in VIII
e Voce Umana dell’Antegnati presentano cifre incise sia sul piede che
sul corpo, posizionate simmetricamente a poca distanza dalla giunzione piede-corpo e in genere alquanto a destra della bocca; le segnature Serassi, anch’esse incise, sono posizionate analogamente, con l’unica differenza di trovarsi sul davanti, sopra e sotto il vertice dei labbri, o, a volte, un po’ più sulla destra nel caso delle canne più grandi.
Vi sono delle differenze nel modo con cui le misure vengono trasferite dalle dime alle lastre di metallo, destinate a formare le canne.
In Antegnati le misure sono riportate sul lato esterno della lastra e
comprendono larghezza di bocca e mezzeria del piede; restano visibili come incisioni sottili sulla canna finita. In Serassi le misure vengono invece riportate sul lato interno della lastra, restando visibili
come nervature, pressoché verticali, nel labbro inferiore. Entrambi
gli artigiani tracciano le misure solo sul piede, non sul corpo.
Le misure
Per quanto riguarda le circonferenze del Flauto in VIII Antegnati e della Flutta Serassi l’analisi ha messo in evidenza un’interessante relazione fra i due registri. Per poter analizzare la progressione
degli andamenti si è fatto uso di un normale diagramma altezza-circonferenza, secondo il temperamento del tono medio da 1/4 di comma per le canne Antegnati, e secondo quello da 1/6 di comma per le
canne Serassi (accordature scelte in via ipotetica mediante l’osservazione dello scarto medio fra le misure rilevate e le misure calcolate
e rivelatesi le più compatibili)180. Le misure sono state analizzate con
180
È noto come gli antichi organari ricavassero graficamente le misure
da attribuire alle canne costruendo un diagramma in cui sull’asse orizzontale erano riportate le altezze teoriche corrispondenti alla nota emessa (in
genere secondo l’accordatura in uso) mentre sull’asse verticale erano ottenute le circonferenze. Impostata la prima misura (solitamente una frazione
112
GIOSUÈ BERBENNI
formule appositamente studiate dallo scrivente su fogli di calcolo
elettronici Excel, da cui sono stati ricavati i grafici.
Il Flauto in VIII Antegnati presenta un’unica piega181 sul Fa 30
(da Antegnati segnato 35), con costanti addizionali in un rapporto
quasi preciso di 3:1. Un andamento semplice e razionale, che dà un
risultato di voce vellutata e limpida.
La Flutta Serassi presenta un andamento più complesso: le misure piegano su tutti i Do e su tutti i Sol, con una costante addizionale iniziale raddoppiata sulla seconda piega, dimezzata sulla terza e
ulteriormente dimezzata sulla quarta. Notiamo come questo andamento così elaborato sia stato ricavato da uno schema assai simile a
quello antegnatiano: prolungando la linea che unisce le misure della prima sezione andiamo a incontrare la misura del Sol 44, e vediamo che le costanti addizionali di queste due sezioni sono nel rapporto di 2:1. È indubbiamente uno schema molto simile a quello antegnatiano, che può aver fatto da base a Serassi per una successiva
elaborazione con cui egli ottenne, in modo molto semplice ed elegante, l’allargamento della sezione mediana del registro utile a ottenere una maggior rotondità e cantabilità delle canne. Il risultato fonico, ancor oggi perfettamente godibile, è in effetti una magistrale
sintesi fra la limpidezza del Flauto Antegnati e la morbidezza voluminosa delle Flutte di scuola serassiana di epoca più tarda, e come
tale può ben dimostrare una tappa dell’evoluzione dalla timbrica rinascimentale a quella barocca.
della relativa altezza, poniamo 1/6) si tracciava una retta che la collegava all’origine dei due assi: in questo modo le misure delle circonferenze si dimezzavano ogni 12 note, come le altezze corrispondenti. Per rimediare allo squilibrio che si creava tra le circonferenze delle canne gravi e quelle (che
risultavano strettissime) delle canne acute si traslava la retta verso l’alto di
un certo valore, detto “costante addizionale”, che andava quindi a sommarsi alla “misura base” data dalla retta originaria
181
Nello studio delle misure degli antichi registri d’organo si definiscono “pieghe” uno o più cambi di pendenza della retta che fornisce le misure. Il cambio di pendenza, motivato da ragioni di equilibrio nella progressione delle misure e quindi nel risultato sonoro, è ottenuto mediante il
cambio della costante addizionale (per esempio dimezzando il valore iniziale per accentuare la pendenza ottenendo misure più strette).
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
113
Altri elementi
Ai fini del paragone fra l’attività degli Antegnati e quella dei Serassi possono essere interessanti, sebbene formulate solo in via di
supposizione (peraltro confortata dai rilievi eseguiti sulle canne), alcune considerazioni circa le variazioni che nel 1747 il Serassi apportò
all’organo Antegnati di S. Agostino. Nelle tabelle delle segnature,
oltre alla riproduzione delle numerazioni sono riportati alcuni nomi di registri indicanti il registro di appartenenza, presenti in genere sulla prima canna (tranne che nel caso della Voce Umana). In particolare è stata riportata una sigla, rilevata su di un Do di 1/2’ che,
letta per esteso, è Sesquialtera/3a fila/Vigesimanona (sul corpo) e Sesquialtera (sul piede); questo, unitamente alla sigla Sesqui presente
su un Mi di 4/5’ (entrambe le canne si trovano entro le file di Ripieno) fanno supporre, con tutte le cautele del caso, che Serassi avesse introdotto una Sesquialtera a 3 file con disposizione XXIV – XXVI – XXIX come rinforzo e coloritura del Ripieno. È interessante,
comunque, riguardo al timbro del Ripieno, la introduzione dell’armonico di terza che avvicinava il delicato, purissimo timbro italiano antegnatiano, a quello più incisivo delle Mixturen degli organi
sud-tedeschi.
Altro aspetto del cambiamento di gusto, rispetto a quello rinascimentale degli Antegnati, è l’introduzione di registri “di concerto”: la
presenza della Flutta fa supporre il registro di Viola di 4’ nei bassi, suo
naturale complemento. Non vi è possibilità, a oggi, di documentarla;
tuttavia sono state riscontrate a Costa Serina alcune canne di Viola di
fattura indubbiamente settecentesca riutilizzate successivamente.
Concludendo possiamo affermare che questi elementi mostrano
chiaramente come il rapporto fra Serassi e Antegnati si sia sviluppato nel segno di una continuità e di un’evoluzione. L’unitarietà delle
due concezioni tecnico-sonore è ancora ben riconoscibile nello strumento di Costa Serina che, pur con i rimaneggiamenti successivi, costituisce un valido documento di questo processo evolutivo.
114
GIOSUÈ BERBENNI
Tavola 1 – Comparazione delle grafie di Costanzo Antegnati e Giuseppe I
Serassi
Costanzo Antegnati,
1607
Giuseppe I Serassi,
1747
1
2
3
4
5
6
(attribuito, su canna
Antegnati)
7
8
9
0
non rilevato
+
non rilevato
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
Tavola 1b – Esempi di sigle di inizio registro
Graziadio
Antegnati,
Voce Umana
Giuseppe Serassi,
Sesquialtera
Sigla sul corpo
di un DO di 1/2’
Giuseppe Serassi,
Flutta
Sigla sul piede
di un MI di 4/5’
115
116
GIOSUÈ BERBENNI
Tavola 2 – Schema della disposizione delle segnature e delle caratteristiche
costruttive nelle canne Antegnati e Serassi (Disegni non in scala)
Schema delle segnature e delle caratteristiche costruttive di una canna Antegnati, sec. XVII
Schema delle segnature e delle caratteristiche costruttive di una canna Serassi, sec. XVIII
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
Tavola 3 – Fotografie del canneggio
Principale 16’ (già Principale 12’, Costanzo Antegnati 1607)
Flauto in VIII (Costanzo Antegnati 1607)
117
118
GIOSUÈ BERBENNI
Tavola 3 – Fotografie del canneggio
Flutta (Giuseppe I Serassi, 1747)
L’ammirazione dei Serassi celebri organari per gli Antegnati
119
Tavola 4 – Comparazione fra gli andamenti delle circonferenze di Flauto in
VIII e Flutta
Circonferenze del Flauto in VIII (canne superstiti) di Costanzo Antegnati.
Notare la piega presente sul FA 30 e le costanti addizionali in rapporto di 3:1
Circonferenze della Flutta di Guseppe I Serassi. L’andamento è più elaborato, con quattro pieghe sui DO e sui SOL e costanti addizionali ottenute
raddoppiando uno stesso valore di base. La linea rossa tratteggiata evidenzia un’evoluzione rispetto alle misure del Flauto Antegnati come spiegato
nel testo. Risulta evidente l’allargamento della sezione mediana allo scopo
di ottenere maggiore cantabilità.
INDICE
1. Il tema
pag.
L’ATTIVITÀ DEGLI ANTEGNATI
NELLA
BERGAMASCA
2. Centosessantacinque anni di presenza
3. Gli organi Antegnati presenti nella Bergamasca
4. Giuseppe I impara il mestiere osservando e imitando
gli organi Antegnati
5. Organi riportati nell’Arte Organica (1608)
6. Organi non riportati nell’Arte Organica
7. Elenco cronologico degli organi Antegnati costruiti o
lavorati a Bergamo e nel suo territorio dal 1486 al 1650
GLI ANTEGNATI
NEGLI SCRITTI DI
5
»
»
7
12
»
»
»
13
14
18
»
23
»
26
»
»
27
28
»
28
GIUSEPPE II
8. “Lettere”: opera per far conoscere il pensiero antegnatiano
9. Gli Antegnati «tenuti e seguiti per maestri in tale arte»
10. Giuseppe II
a) storico dell’organo. Gli organi Antegnati sono «i
migliori in queste parti d’Italia»
124
INDICE
b) ricercatore d’archivio; l’organo Antegnati di Santo
Spirito a Bergamo (1566)
pag. 29
c) ammiratore di Costanzo70
»
31
d) elogia la maestà e la grandezza dell’arte organaria
»
33
11. Parallelismi fra “Arte Organica” e “Lettere”
»
33
a) la nobiltà dell’arte organaria
»
35
b) la competenza dell’organista: musicale, d’organaria,
liturgica, di comportamento
»
39
c) santità di costumi
»
44
d) l’imperizia di alcuni organari
»
45
e) che le opere siano durevoli, pregiate, perfette
»
47
f) il temperamento
»
47
g) il corista
»
50
L’ORGANO
RINASCIMENTALE ANTEGNATIANO
12. Il tipo di organo tra la seconda metà Cinquecento e la
prima metà Seicento
LE
»
52
»
»
»
»
»
59
64
66
77
78
METODOLOGIE DI FABBRICAZIONE
13. Le principali caratteristiche costruttive comuni agli
Antegnati e ai Serassi
14. Reperti Serassi negli organi antegnatiani
15. Reperti Antegnati in organi serassiani
16. Stima e deferenza
17. Conclusioni
APPENDICI
Contratti Antegnati di organi costruiti nella Bergamasca
(1566, 1580, 1592, 1593, 1607, 1613, 1623)
Le vicende antegnatiane dell’organo di Romano
Chi sono i Serassi
Comparazione di canne di Costanzo Antegnati (1607) e di
Giuseppe I Serassi (1747) rinvenute nell’organo di Costa Serina (Bergamo) A cura di Andrea Bonzi
»
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» 103
» 109
STAMPERIA FRATELLI GEROLDI
dal 1904 stampatori ed editori
BRESCIA
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