PARROCCHIA BUON PAST PASTORE, ORE, VIALE EINAUDI 22/A, /A, BARI - www.baribuonpastore.it Pasqua 2011 1 [email protected] Risorgeremo I l cero pasquale è il simbolo della nostra risurrezione in Cristo. Il germe della nostra resurrezione l’abbiamo ricevuto nel S. Battesimo e nella S. Eucarestia. Ci domandiamo, ora, quali sono le prove della credenza della nostra resurrezione? La fede della resurrezione ci è stata insegnata da Nostro Signore Gesù Cristo, in termini chiari e ripetuti. Egli dice nel Vangelo: «verrà l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la voce del Figlio di Dio e ne usciranno, quanti fecero il bene in resurrezione di vita e quanti fecero il male in resurrezione di condanna.» Poi dice: «E’ volontà del Padre, che mi ha mandato, che chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno.» Ancora: «Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue, avrà la vita eterna ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno.» Ed infine, in un modo lapidario Gesù proclama: «Io sono la resurrezione e la vita, colui che crede in me, fosse anche morto, vivrà!» Però qui non si tratta di una ricostruzione di questo nostro corpo, terrestre — limitato, fragile, sofferente, mortale — ma di un corpo nuovo che vivrà nella nuova resurrezione, che avrà una nuova biologia e una nuova fisiologia. Saremo proprio noi, gli stessi, ma tuttavia trasformati nel corpo. Come Gesù, dopo la resurrezione, tanto che gli apostoli, pur sapendo che era il Signore, al primo momento non lo riconobbero e credettero di trovarsi di fronte ad un fantasma e Gesù per accertarli e rassicurarli, si fece toccare e mangiò con loro pesce e miele. Un’altra domanda: Come sarà l’esistenza subito dopo la morte? La Bibbia non ci spiega in un modo dettagliato di com’è l’altra vita. Proclama soltanto che Dio chiamerà a sé l’uomo dopo la morte. Saremo presso il Signore. Allora la fede nella resurrezione è un grande conforto al momento della morte: è il giorno natalizio della nostra vita eterna. Don Michele Damiani SOMMARIO Risorgeremo Referendum: riflettiamo Credere è sperare… ed Amare! Le vie dell’accoglienza Con Gesù e come Gesù: da discepoli a educatori Preghiera per il tempo pasquale Balla la mamma, balla la figlia A voi la penn@... Voce nel Vento ora è… ecologico pag. 1 pag. 2 pag. 3 pag. 4 pag. 5 pag. 6 pag. 7 pag. 8 pag. 8 I REFERENDUM: RIFLETTIAMO l 12 ed il 13 giugno saremo chiamati alle urne per esprimerci su quattro quesiti referendari: ci sarà chiesto se vogliamo cancellare (tecnicamente abrogare), integralmente o solo parzialmente, delle norme giuridiche attualmente esistenti nel nostro paese. Votando SI, abrogheremo le norme oggetto del quesito e, pertanto, la normativa sarà modificata, votando NO tutto resterà così come è; è importante precisare che affinché la consultazione sia valida è necessario che voti la maggioranza degli aventi diritto (il c.d. 50% +1) e che sia raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. I quesiti in discussione, come si è detto, dovrebbero essere quattro e riguardano il legittimo impedimento, l'energia nucleare, la gestione dell'acqua; il condizionale è d'obbligo in quanto in questi mesi potrebbe sopravvenire una modifica legislativa che faccia venir meno la necessità del ricorso alle urne. Il referendum sul legittimo impedimento mira ad eliminare la possibilità, introdotta nel 2010 con la legge n. 51, per il Presidente del Consiglio e per i Ministri della Repubblica di giustificare, qualora siano imputati, la propria assenza in un processo penale: la norma se da un lato garantisce a chi governa il sereno esercizio delle funzioni dall'altro finisce per bloccare i processi penali in cui costoro sono coinvolti come imputati, introducendo di fatto un privilegio rispetto agli altri cittadini. Il refendum sul nucleare è diretto a cancellare le norme contenute nel decreto legge n. 133 del 2008 “ Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” che consentono la realizzazione sul territorio nazionale di nuovi impianti di produzione di energia nucleare. Si tratta per noi pugliesi di un tema molto sentito, anche alla luce della recente catastrofe accaduta in Giappone, dal momento che la nostra regione è tra le prime in Italia nella produzione di energie “pulite” (eolico e fotovol- 2 taico) che nulla hanno a che vedere con gli effetti devastanti e inquinanti che potrebbero scaturire dalla presenza di una centrale nucleare; inoltre i soldi pubblici che saranno necessari per costruire questi impianti potrebbero essere utilizzati per aiutare la ricerca da anni sottofinanziata dai vari governi (si pensi alle condizioni economiche disperate in cui versano le nostre università pubbliche). I quesiti referendari sull'acqua pubblica sono due e riguardano la gestione dell'acqua stessa (art. 23-bis - Servizi pubblici locali di rilevanza economica - del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 e successive modifiche) e la determinazione delle tariffe (comma 1, dell’art. 154 - Tariffa del servizio idrico integrato - del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006): in entrambi i casi si vuole difendere il principio che l'acqua è un bene comune e che non può essere oggetto di speculazione finanziaria: l'acqua ha infatti un valore inestimabile sia perché è un bene in esaurimento sia perché è fondamentale per la sopravvivenza dell'intero genere umano. Le norme recentemente introdotte e che i referendum vogliono eliminare, prevedono, invece, che i Comuni mettano a gara la gestione degli acquedotti dando luogo, di fatto, alla loro privatizzazione; si parte ancora una volta dal principio secondo cui il pubblico non funziona mai, mentre con il privato tutto funziona e funziona meglio. Ma forse è opportuno chiedersi se è davvero così?? A smentire totalmente questa affermazione basterebbe pensare alla nostra recente storia in materia di energia, trasporti, televisione, per fare solo alcuni esempi; e forse è anche il caso di chiedersi come sia possibile immaginare che un bene così importante come l'acqua possa finire nelle mani di pochi. E' innegabile che esistano sprechi e disservizi ma per rimediare a tutto ciò si può banalmente ritenere che la soluzione che appare più semplice ed immediata sia anche la migliore?? Ernesto Ancona Credere è sperare… ed Amare! L ’argomento è arduo: non si vuole assolutamente dire … e tanto meno insegnare ed apostrofare! C’è chi lo fa egregiamente con cuore ed assiduità. Sono parole di una persona qualsiasi, riflessioni come accade a tutti. Certo ciò che spinge a riflettere è la situazione del presente: televisione, giornali e le notizie che si susseguono sono allarmanti. Terremoti devastanti, onde anomale, migliaia di morti, migliaia di dispersi: una scena apocalittica. A questo si aggiunge la rivolta di interi popoli del Nord-Africa: rivolte represse nel sangue. Di fronte a questi scenari devastanti il dolore impera. Ciò che era stato costruito con amore, con sacrificio, sognando una vita migliore, viene improvvisamente distrutto dal vento della vita. L’uomo diventa così inquieto, sente la necessità di essere sempre in giro, per non stare con se stesso: la vita frenetica certo non aiuta, ma dobbiamo trovare anche il tempo per intraprendere il viaggio nel profondo di noi stessi che potrebbe liberarci dall’irrequietezza che ci tormenta. Saper intraprendere quel viaggio nel profondo di sé è assai più difficile di tanti viaggi solo geografici. E’ il viaggio che mette in cerca del senso della vita e la cui direzione è la profondità del cuore più che l’estensione (onnipotente?) dell’”io”. È un viaggio che conduce verso l’interiorità più profonda dove si cela Dio. Si affollano alla mente ricordi di studi lontani che mi incantavano e che ho poi cercato di trasmettere agli altri, ai giovani che via via incontravo. Sono nomi illustri di credenti, di sedicenti atei o agnostici che pure, in fondo in fondo, avevano ed hanno una formidabile sete di ricerca. L’ars interrogandi è strutturale dell’uomo. Nell’apologia di Socrate (di Platone) è detto: “Una vita senza ricerca non merita di essere vissuta”. Per questo il bambino è implacabile con i suoi: “Perché?”. In lui quella domanda pulsa allo stato puro, perché non è ancora sterilizzato come invece accade all’adulto superficiale o disincantato o disilluso! Tutte le domande serie partecipano alle interrogazioni di fondo sul senso ultimo dell’esistenza, sulle scelte decisive, sui valori da ricercare. Allora, l’uomo ha improrogabilmente bisogno di Dio. Mi si consenta di ricor- 3 dare Aristotele (dice un’ espressione di gergo: “il mercante quello che porta vende!”), pilastro della storia del pensiero, lontano da noi di ben 2500 anni: 384 a.C. Nell’opera “Filosofia Prima” ci parla di “Motore immobile” che fa muovere gli astri al suono di una melodia dolcissima che umano udito non può cogliere a definire. Stupore! E S. Agostino (354 d.C.)? Dopo tante dissipazioni, peripezie di pensiero e di cuore per la lettura dell’Ortenzio di Cicerone ed una predica di S. Ambrogio in Milano, approda al Cristianesimo: la verità è nel profondo della propria coscienza. Questo il significato sintetizzato nella famosa espressione: “Noli foras exire in te ispum redi, in interiore homine habitat veritas”. Tra gli agnostici è particolare la poesia di un poeta argentino, Jorge L. Borges, ammaliato dalla potenza della croce perché in essa si cela un progetto divino che fiorirà all’alba del primo giorno della successiva settimana: “La nera barba pende sopra il petto / il volto non è il volto dei pittori / è un volto duro, ebreo. Non lo vedo / e insisterò a cercarlo / fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra. Questo desiderio di “credere” alberga nel profondo del cuore e nobilita quello che in fondo, umanamente, è soltanto un muscolo. La fede è consapevolezza che Dio è Padre e ci ama: è un dono gratuito a tutti, il più grande, il più sublime all’uomo che ha intelligenza e volontà e, soprattutto, libertà di accettazione! Giustificati per fede, dice S. Paolo nella “Lettera ai Romani”. La filosofia apre alla possibilità del mistero, ma non lo rivela, apre all’ascolto di una voce possibile e attende che questa si faccia sentire … La teologia fa un altro passo, l’ultimo: questa voce si è fatta sentire nella storia, e non solo una voce, ma una presenza, un’assistenza, una paternità, una salvezza storica ed eterna, a poco a poco rivelata e donata nei secoli, fino al dono ultimo che trasforma la terra in anticamera del cielo e la vita dell’uomo in una vita partecipe della vita di Dio in Gesù Cristo. La fede è allora la roccia a cui dobbiamo rimanere aggrappati nonostante gli scenari attuali! In un rapido excursus ripensia(Continua a pagina 4) Buona notizia! Le vie dell’accoglienza A 4 dispetto di tv, giornali e media in genere, che spesso consumano la distanza fra reale e virtuale in un ammasso indistinto di emozioni senza sentimenti, alleniamoci a percepire ciò che è a noi vicino, le cose del nostro mondo quotidiano: se è vero che il villaggio è ormai globale, è però vero che ognuno di noi, per abitarlo attivamente, deve dare significato e impronta in primis alla propria piccola fetta di mondo e riscoprire, senza slogan e falsi maestri, ciò che è “vero” e “veramente umano” nelle cose che ci toccano quotidianamente. Cercheremo insieme, perciò, di “ingrandire” ciò che sprigiona gioia e speranza, compiendo mentalmente un’operazione fotografica di… “controluce”. Partiamo oggi dal libriccino “LE VIE DELL’ACCOGLIENZA” Dove andare per … La guida di Bari per le persone senza fissa dimora e migranti, 55 pagine formato tascabile, preziosa icona di nuovo umanesimo, a partire dal titolo di per sé esplicativo di solidarietà declinata nella vicinanza al bisogno concre- to e quotidiano, nel rispetto dell’altro anche se straniero. La presentazione dell’opuscolo da parte di M.T. Spinelli registra il lavoro lungo e paziente a base della raccolta delle informazioni fornite. Chi legge, però, proverà stupore, scoprirà cioè una cosa bella e sperata, nell’introduzione dell’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci che “dà ragione” della fatica svolta con le (Continua da pagina 3) desidera amare deve passare attraverso la pazienza, cioè la capacità di sopportare il tempo. Il tempo cancella le emozioni, corrode i sentimenti, insabbia le promesse, fa dimenticare le realizzazioni. Bene, si tratta di vincere la sfida del tempo e di custodire la decisione di amare il prossimo con perseveranza, scommettendo sul fatto che l’amore è più forte della morte. Commenta un contemporaneo: “Siamo come un pugile messo al tappeto, ma mai fuori combattimento. Prima che l’arbitro arrivi a contare fino a dieci ci rialziamo e ricominciamo a lottare con vigore.” Ancora più affascinante è il pensiero di un fine poeta sacerdote: “Fratelli, l’amore è un maestro, ma bisogna saperlo acquistare, perché si acquista difficilmente, si paga a caro prezzo, con un lavoro continuato per lungo tempo, non dovendosi amare per un istante, accidentalmente, ma sino alla fine” (da “Amare” D. M. Turoldo). Ester Catucci senior mo alla stupenda galleria dei campioni della fede (Lettera agli Ebrei, cap. 11): Abele, Enoc, Noè, Abramo, uomini forti che fidando nella promessa di Dio hanno sopportato scherni e flagelli, catene e prigionia. Adesso tocca a noi, siamo noi che dobbiamo correre verso il traguardo senza lasciarci sviare da seduzioni o paure senza pesi che fermerebbero lo slancio. È a Cristo che bisogna guardare, autore e perfezionatore della fede, a Lui che ha sopportato una così grande ostilità da parte dei peccatori perché non abbiamo a stancarci perdendoci d’animo. La fortezza è questo: rimanere fedeli al nostro cammino di vita senza lasciarci bloccare dagli ostacoli o avvilire dagli insuccessi. La vocazione alla pienezza dell’amore è inscritta nel cuore di ogni uomo e ogni uomo desidera amare; ma non si può pensare che l’amore sia cosa sempre facile e gradevole. “L’amore è paziente …” ricorda S. Paolo. Chi (Continua a pagina 5) Nuova evangelizzazione e sfida educativa 5 Con Gesù e come Gesù: da discepoli a educatori Esercizi di bella Quaresima per una bella Pasqua Per “vivere la Quaresima con il dovuto impegno”, in Parrocchia sono stati di grande aiuto il ritiro spirituale comunitario di domenica 20 aprile e i quattro successivi pomeriggi di spiritualità guidati da Don Vittorio. Si è avuto modo di riflettere sulla forte connotazione battesimale della Quaresima: la vita nuova ci è stata data con il Battesimo quando “divenuti partecipi della morte e resurrezione di Gesù” è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo”. Già, questo è il punto: siamo noi discepoli gioiosi e ci esaltiamo nell’imparare da Gesù? Questa domanda ha fatto da filo d’oro negli incontri. Ed è stato mol- to bello rinverdire, passo dopo passo, il gusto del discepolato, riscoprirsi alunni nella consapevolezza adulta e umile che solo un buon discepolo prepara un buon maestro, sullo sfondo peraltro di quell’emergenza educativa “alla vita buona (e bella) del Vangelo” che marca l’impegno ecclesiale nel prossimo decennio. Abbiamo ricordato che l’Antico Testamento richiede una lettura pedagogica; esso ci guida a capire e a seguire l’umanità del Figlio. Il Dio dell’Antico Testamento si lascia contemplare nella sua passione educativa partecipata all’uomo per insegnargli a contemplare il Figlio, trasparenza di (Continua da pagina 4) tempi, con lo stringere tutte le mani protese alla solidarietà ed alla condivisione. Sarebbe bello che chi non avesse già avuto fra le mani l’ opuscolo ne facesse richiesta a Don Vittorio o al Gruppo Caritas parrocchiale: troverà per sé e per i propri ragazzi qualcosa di “educato” ed “educante”, pensato come è a vantaggio del fratello nel bisogno. Ci sono perfino spazi per le note personali (l’immigrato resta padrone del suo tempo e della sua vita) e, nel risvolto di copertina, una piccola tasca trasparente con la mappa di Bari. I bisogni da soddisfare, poi, partono da quelli materiali ma si allargano alla protezione e promozione della personalità umana nel suo complesso con l’indicare luoghi di preghiera, centri di aggregazione… Osservandolo in controluce ho pensato che il libriccino ci aiuta nel rispondere a chi ci chiedesse ragioni della speranza cristiana. Chissà poi che leggendovi tutto il fermento di iniziative e le scelte generose di tanti, non nasca il gusto di dare a propria volta una piccola mano di aiuto! Buona lettura perciò e, come detto all’inizio, respiriamolo a pieni polmoni, dalla prima all’ultima pagina, il profumo tutto cristiano della “cultura e cura dell’altro”! Gabriella Violante seguenti parole, riproposte integralmente perché non una può essere tolta o aggiunta senza alterarne in pejus forma e sostanza: “L’opuscolo che l’amico immigrato ha fra le mani, con le notizie e gli indirizzi che raccoglie, offre un servizio. Le vie dell’accoglienza nel nostro desiderio e augurio sono il gesto di accompagnamento perché nessuno si senta solo e smarrito; il nostro costante benvenuto e incoraggiamento. Gli uffici Caritas, Migrantes, Ecumenismo della Diocesi che hanno predisposto questo aiuto nelle varie lingue, rimangono sempre a disposizione di ogni immigrato perché l’accoglienza non risulti il gesto di un momento ma la disponibilità costante e fraterna”Il vademecum è stato promosso dall’Arcidiocesi di Bari-Bitonto in sinergia con il Comune di Bari e con la A.S.L. della prov. di Bari: ecco un esempio di “laicità” virtuosa! “Mangiare”, “dormire”, “lavarsi”, “vestirsi”, “curare”, “ascolto”, “consulenza legale”, sono bisogni primari: vi ha risposto sempre la Chiesa, per millenni Maestra di servizio; qui e oggi “Le vie dell’accoglienza” testimoniano ancora la sua sollecitudine al bene comune (Gaudium et spes, 26), nella forma e nei modi adeguati ai (Continua a pagina 6) Preghiera per il tempo pasquale 6 ropongo alla comunità del Buon Pastore e ai lettori di “Voce nel vento” la preghiera per il tempo pasquale che chiude un volumetto di meditazioni svolte da Anselm Grun, dottore in teologia e monaco benedettino, per la settimana santa. Detto libro si intitola “Sette passi nella vita” ed è edito dalla Queriniana. P Ho trovato la lettura dello scritto in questione coinvolgente. L’esame delle sette parole pronunciate da Gesù sulla Croce, se ascoltate con le orecchie del cuore, muovono ad un cammino spirituale e coerente e costante e gioioso, che conducono alla conversione. Mariella Loglisci Signore Gesù Cristo risorto, Tu mi accompagni lungo il mio cammino, interpreti per me la mia vita alla luce della sacra Scrittura. sempre più in profondità nel mistero della tua risurrezione, perché la vita che è resuscitata in Te risorga anche in me, liberandomi da tutto ciò che mi impedisce di vivere. Oggi percorri con me le mie vie. Spiegami quello che finora Mi è risultato incomprensibile Nella mia esistenza. Spiegami perché i miei sogni per la mia vita Sono andati in pezzi, perché delle relazioni si sono spezzate, perché le mie idee della vita e di me stesso non si sono realizzate. Accompagnami quando, come i discepoli di Emmaus. Vorrei fuggire dalle mie speranze andate in pezzi. Riempimi della tua luce, perché il tramonto e la notte della mia vita non mi facciano paura. Donami la certezza che la tua luce È più forte di ogni buio Spiegami il mistero della tua risurrezione E aprimi gli occhi per riconoscere dove, anche nella mia che si protende verso di me per afferrarmi. vita, E conducimi, attraverso questi cinquanta giorni, è già avvenuta la risurrezione alla Santa Pentecoste, e continua sempre ad accadere. perché, per mezzo dello Spirito Santo, il frutto della tua vita e del tuo amore Benedici i cinquanta giorni del tempo pasquale, maturi sempre di più in me perché la tua vita penetri sempre più a fondo e diventi una benedizione per me nella mia immobilità, e, attraverso di me, per le persone con cui vivo. la tua libertà mi liberi da ogni catena, il tuo amore riscaldi il mio gelo e la tua fiducia superi la mia paura. In questi cinquanta giorni conducimi (Continua da pagina 5) Lui. Così: Osea 2 ci narra di un Dio che non si rassegna al comportamento infedele dell’uomo; sogna, invece, e progetta di svelare di nuovo la sua parola per condurlo con amore verso la libertà (dal peccato, dalla morte). Ap 3, 14 e segg.: è propria di un Dio educatore energico l’espressione, forse la più dura di tutta la Bibbia, di disgusto fino al vomito per gli uomini “tiepidi”; di forte valenza educativa è il versetto 19: “Io, tutti quelli che amo, li Per questo ti prego, Gesù Cristo, mio Signore e fratello, il Risorto, perché tu possa condurre anche me alla risurrezione. Amen. rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convertiti”. Ulteriori riflessioni offrono Eb 12, 7-11 e Gv 15, 1-2 con l’allegoria dell’agricoltore e della vite; questa parabola ci fa conoscere il traguardo dell’educatore: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. Dice, infatti, S. Ireneo che la gloria di Dio è la pienezza di frutti nell’alunno. Che onore e che responsabilità per l’umanità (Continua a pagina 7) Balla la mamma, balla la figlia 7 anche in parrocchia c’è la quadriglia … ma anche bachata, mambo, chico chico, salsa e merengue … che il nostro maestro Luigi Mazzotti ogni sabato pomeriggio alle 16 nell’aula Paolo VI insegna, con pazienza e tenacia, a un variegato gruppo di persone armate solo di scarpe comode e tanta voglia di stare insieme. Con passi doppi e piroette, lezione dopo lezione e quale sia la tua età, ti senti sempre più leggero nel corpo e anche lo spirito si fa più lieve nella condivisione del sorriso e della celia. Del resto, il maestro non mostra sconforto didattico neanche per i suoi allievi più “sgarrupati” ma comunica a tutti in egual misura la gioia della danza; forse è questa serenità la cifra nascosta dei tanti “servizi” resi alla comunità … Forza, allora, Luigi: non ti stancare di “darci il tempo”, ma soprattutto non ti stancare di darci il “tuo” di tempo: con il ballo di gruppo, senza gerarchia e con la sola forza della musica, riusciamo a fare tutti la stessa cosa, nel sorriso e nell’allegria, e questo ci sembra già un bel camminare insieme. Ecco un pensiero di Gibran Kahlil per invitare tutti a partecipare “nel modo giusto”: “Cantate e danzate insieme e siate felici, ma fate in modo che ognuno di voi sia anche solo, come sono sole le corde di un liuto, sebbene vibrino alla stessa musica”. Appuntamento allora a sabato, ore 16: Ti aspettiamo! □ (Continua da pagina 6) del discepolo. Gesù non è Maestro “ambiguo”, cioè non è assertore autoritario di verità come i rabbi del suo tempo, ma è fine pedagogo che provoca gli atti di fede di Pietro, che si impietosisce della folla “come gregge senza pastore”, che è vicino ai bisogni concreti dei suoi discepoli. La carità “educativa” di Gesù è il suo aprire strade, medicare ferite, provocare domande. Gesù è Maestro paziente, polemico, profetico, divino perché la sua parola sfida i tempi, è estrema, definitiva nei confronti del male. Lo sviluppo spirituale dei testi -non solo biblici - letti e spiegati da Don Vittorio è stato alimentato dalle domande di quanti, genitori e catechisti, si sentono scoraggiati e vicini al fallimento educativo. Incapacità? Segno dei tempi bui che sembrano prevalere? “La lettera a un educatore che si sente fallito” scritta dal Cardinale Martini ben più di dieci anni orsono, offre luce ancora oggi ricordandoci l’apparente fallimento educativo di Gesù sulla Croce (dov’é il discepolo capace di dire che è “bello stare qui” sulla Croce come sul Tabor?) ma anche l’Amore immutato del Maestro che perdona chi lo uccide, che anzi dona liberamente la vita per tutti gli uomini. Spiega l’Autore: “Gesù ha saputo inglobare il suo fallimento educativo in un cammino di amore più grande, nel più ampio itinerario educativo dell’imparare ad amare sino alla fine…” Lasciarsi educare, quindi, per educare a propria volta, amare per partecipare alla passione educativa di Dio… □ chiamata a diventare “come” le pietre preziose della città di luce, la Gerusalemme della visione finale delle Scritture! Discepoli, quindi, prima che docenti, per crescere verso la statura stessa di Cristo, secondo la volontà di Dio che non ci sopporta “dissimiglianti” ma ci elegge “amici” che collaborano a edificare il Regno. E tutto il fascino di Dio educatore è in 1Cor 3,6 : “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicchè, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere” . Sant’Agostino si chiede chi siano i costruttori del Regno: tutti coloro, insegna, che predicano la Parola di Dio. Non solo il Papa, i Vescovi, i preti, ma anche i catechisti, i genitori e chi predica la Parola di Dio in un esercizio costante di trasmissione della fede. Solo se “educati” dalla Parola possiamo diventare educatori, cioè custodi e trasmettitori della Parola. Lasciamoci, quindi, educare da Gesù che è il Rabbi per eccellenza: egli insegna la Torà non solo quando predica ma anche quando vive la Parola con il discepolo, in uno “stare insieme” che è relazione di amore; relazione così profonda e gratuita che per tre volte Gesù chiede a Pietro se Lo ama e, al duplice ridimensionamento, si adegua al discepolo e si accontenta col chiedergli solo amicizia. E’ Gesù che si adatta all’apparente insuccesso e pazientemente lascia che la sua “lezione” di amore oblativo scavi nel tempo e si radichi nel cuore A voi la penn@... Toc, toc, Voce nel vento? Toc, toc. E’ permesso? Sono una vecchina della Parrocchia Buon Pastore. Nei miei lunghi, solitari pomeriggi nella mia casa, penso a quanti, come me, trascorrerebbero volentieri il pomeriggio in parrocchia in una “bella” sala a vedere un “bel” film, che racconti a me, a quanti come me, a bambini, adolescenti, giovani, una “bella” vita di un santo o santa, giovane, allegra, trascinante, trasformante, possibilmente barese e perché no, della parrocchia Buon Pastore. Avanti popolo della nostra “bella” parrocchia, facciamoci santi. (voce dalla parrocchia) Un momento, un momento. Scendete tutti da questo treno di sogni. (vecchina) Ma i sogni si possono realizzare. Per ogni uomo si può affermare che si è realizzato, se ha sognato il suo futuro; più o meno è così per tutti. Lo so, manca la sala cinematografica... e io la sogno. Ce n’è una che posso chiedere in prestito o in affitto o in … dono al Rettore del seminario. Giustamente “lui” potrà negarla, se pensa che “noi” gliela roviniamo, gliela sporchiamo, gliela… Ha ragione, ha ragione, bisogna entrare in sala da persone “educate”… e qui “ casca l’asino”. Siamo persone “educate” per usufruire della sala godendo la stima del proprietario?! Speriamo, speriamo di “educarci” subito ad entrare in punta di piedi, in armonioso incedere, in silenzioso accaparramento poltrone ecc. ecc. Se però, se però non si riesce per questa strada, allora mettiamo mano al portafoglio e “costruiamoci” il Petruzzelli parrocchiale: un euro, dieci euro ciascuno non fa male a nessuno. Proviamo? Proviamoci. Buona notte, addormentiamoci e sogniamo. Chissà, domattina qualcosa può succedere. Sogniamo. Speriamo. Ciao. X.Y.Z. Voce nel vento ora è… ecologico 8 La redazione è lieta di annunciare a tutta la comunità che, a partire da questo numero, la carta usata per stampare “Voce nel Vento” è prodotta con il 100% di carta riciclata, sbiancata senza acidi. Questo piccolo gesto vuole dimostrare consapevolezza ed attenzione ai problemi ambientali, che richiedono a noi consumatori di scegliere prodotti realizzati con attenzione ai consumi di acqua, al risparmio energetico e alla riduzione degli scarti di lavorazione. Molte aziende stanno dimostrando una crescente sensibilità verso questo tema: la cartiera che abbiamo scelto ha ottenuto la certificazione ISO 14001 di Gestione Ambientale, adotta processi di lavorazione senza cloro e senza acidi, utilizza energia idroelettrica e un impianto di cogenerazione per ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO2. VOCE NEL VENTO We want you! Parrocchia Buon Pastore [email protected] www.baribuonpastore.it Abbiamo bisogno di nuove forze per la redazione di REDAZIONE: Condividete con noi questa esperienza!!! Ester Catucci senior, Gabriella Ceccarelli, Gina Cavone, Daniele Lapedota, Mariella Loglisci, Simone Scintilla, Floriano Scioscia, Gabriella Violante Per informazioni rivolgersi al parroco WE WANT YOU