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il amico
nuovo
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•
enna
libera tutti
Redazione della Casa Circondariale di Villa Fastiggi - Str. di Fontesecco, 88 - 61122 Pesaro (PU) - Numero 3 del 16 dicembre 2012
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Un regalo sotto
l’albero di carton
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Caro Babbo Nata
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a distanza di 28
anni ti chiederai
perché ti scrivo.
Vedi, quando ave
vo 5 anni la fatina
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aver deposto un
molare sotto il cu denti, dopo
scino, non
mi portò il soldin
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mese, arrivò il ta
nto atteso Nata
le e io fiducioso
aspettavo che tu
mi portassi la pis
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macchinine. Inve
ce trovai solo 10
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ila lire, al che
pensai ad una tu
a svista. Inoltre
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stato un po’
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diedi qualche att
enuante. Poi
però iniziai a com
portarmi bene, s
peranzoso nella
Befana, e come d
i consuetudine a
p
pesi la mia calza
e… indovina? Sol
o carbone!
Rimasi profonda
mente deluso e d
ecisi di non
scriverti più. Ora
però il rancore è
passato, quindi
per questo Nata
le vorrei chiederti
un piccolo, umile
regalino: vorrei ta
nto trovare sot
to l’alberello, che
ho faticosamente
costruito con ca
rtoni di scarto
nella mia umida ce
lla, il permesso d
el carissimo
magistrato per
la detenzione dom
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iliare. È vero che
sono al gabbio per
un
definirmi un deten definitivo del 2007, però posso
uto modello quind
i ti prometto
che verrei fino in
Lapponia ad inca
rtare regali per i
bimbi, ovviamente
in affidamento a
l lavoro...
Grazie e sempre
VIVA BABBO NA
TALE.
Emi
editoriale
Una festa capace di rinnovare i cuori
N
ell’era della comunicazione mediatica, tiene sempre banco una antica, ma
sempre attuale, “comunicazione” non-mediatica: quella del Presepe. Anche
un gruppetto di detenuti del carcere di Pesaro ha allestito il Presepe per
comunicare a tutti l’evento più straordinario della storia: l’Incarnazione di Dio. Dietro
le sbarre ci sono cuori che pulsano. Neppure le sbarre possono impedire il calore
della presenza del Dio che entra nei cuori per salvare e redimere, per “scaldare”
quei cuori relegati dentro quelle inferriate.
Da cappellano (e da francescano!) vorrei immedesimarmi in quella fede
e in quell’ardente amore per il Mistero natalizio che spinse San Francesco a
“rappresentare” il Natale con la meravigliosa intuizione del Presepe.
Riguardo al Natale, tanti detenuti vivono l’“attesa”. Un’attesa non precisata, forse
un po’ confusa; c’è attesa che arrivi qualche buona notizia che possa riaccendere
speranze concrete. Speranze di riabbracciare qualche famigliare lontano. Speranze di
liberazione e speranze di qualcosa di nuovo…
Il mio auspicio è che tutta questa attesa possa incontrare la stessa che viveva il
popolo ebreo: quella del Messia, il vero Liberatore dei cuori, Colui che ora libera
dalle afflizioni provocate dal vizio, dagli errori, dalle fragilità, dagli incidenti di
percorso… E’ diventato luogo comune dire che a Natale diventiamo tutti un po’ più
buoni (se fosse vero sarebbe già molto!). Giovanni Battista ci chiede di più, ci chiede
di cambiare vita. Lo chiede ai detenuti, lo chiede a tutti noi quando dice, citando
Isaia, “preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Mi viene alla mente il
pensiero che Benedetto XVI ha rivolto ai detenuti di Rebibbia circa un anno fa: «Cari
amici, il Natale del Signore riaccende di speranza e di amore il vostro cuore. La
nascita del Signore Gesù ci ricorda la sua missione di portare la salvezza a tutti gli
uomini, nessuno escluso. La sua salvezza non si impone, ma ci raggiunge attraverso
gli atti di amore, di misericordia e di perdono che noi stessi sappiamo realizzare. Il
Bambino di Betlemme sarà felice quando tutti gli uomini torneranno a Dio con cuore
rinnovato».
Nelle occasioni dei colloqui individuali con i detenuti si parte quasi sempre da
bisogni o necessità materiali. Poi si spazia fino a raggiungere il discorso strettamente
religioso. Qui debbo dire che trovo sempre un buon interesse e gradimento. Tutti o
quasi tutti gli interlocutori sono fieri di dichiararsi credenti, di pregare, di avere fiducia
in Dio. Questo solitamente apre le porte ad un dialogo amichevole e costruttivo che
non risolve, certo, i molteplici problemi del detenuto, ma può diventare un “appoggio”
umano e spirituale, anch’esso necessario.
Prego perché tutti, indistintamente tutti, possano cogliere il messaggio vero del
Natale: Dio è in mezzo a noi!
Padre Enrico Bonfigli– cappellano Casa Circondariale di Villa Fastiggi
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12 16 dicembre 2012
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Imu e primarie per le
statuine del presepe
opo che Benedetto XVI ha scritto
nel suo ultimo libro che il bue e
l’asinello non erano presenti nella
grotta della Natività, in quanto i vangeli
non ne parlano, cari lettori è scoppiato il
finimondo.
Per prima cosa la Fornero ha esodato subito i due poveri animali, costringendo
tra l’altro l’INPS a rivedere i conti per capire se riusciranno a rimanere dentro la
spending review. Gli
animalisti, capeggiati
dall’On. Brambilla, e
l’amico degli animali
Edoardo Stoppa hanno subito proclamato
uno sciopero davanti a Montecitorio e
l’On. Pecorella, sentitosi chiamato in causa, ha subito presentato in parlamento
un’interrogazione per salvare il presepe.
Il dibattito ha portato in evidenza parecchie irregolarità nell’allestimento del
presepe, come le mancate certificazioni
ISO per gli artigiani e quelle sanitarie per
i fornai e i pastori. Addirittura il sapone
usato dalle povere lavandaie contiene
agenti chimici non conformi alle direttive comunitarie. Ma non è finita qui per-
ché, appena appresa la notizia, la procura nazionale ha aperto un fascicolo sui
Re Magi, indagati per traffico illegale di
monili, merce contraffatta e maltrattamento di animali esotici.
Monti in una nota si è dichiarato estraneo al taglio dei due simpatici quadrupedi precisando che non rientrano nelle detrazioni rese possibili dalla legge di stabilità. A questo punto le domande degli italiani sono molteplici,
ovvero: il pescivendolo,
il fabbro, il falegname
dovranno pagare la
tassa per occupazione di suolo pubblico?
E a quanti metri potranno sostare dalla
mangiatoia? E’ mai esistito un laghetto
con i cigni nei pressi di Betlemme? E la
neve, se mai ha nevicato in Palestina nel
corso della storia, deve essere naturale
o sparata con l’asciugacapelli? La grotta
e le capanne che verranno collocate nel
tradizionale plastico natalizio andranno
ad aumentare il costo dell’IMU? Se sì in
che misura?
Speriamo che non salti in mente a nessuno di indire le primarie del presepe
La Fornero ha esodato il
bue e l’asinello. I Re Magi indagati per traffico illegale
per decidere chi ha diritto a
rimanere e chi deve andarsene a casa. C’è un altro problema e
c’era da aspettarselo. Gli artigiani di Napoli, famosissimi in tutto il mondo per
la creazione di statuine, si sono subito
lamentati del possibile taglio del bue e
l’asinello, chiamando in causa la Camusso, perché ne hanno i magazzini pieni e
avranno una perdita di esercizio.
Ma la nota positiva in tutto ciò è che il
Papa in verità ha detto sì che i ruminanti
forse non dovrebbero essere dove li pone
la tradizione, ma possono restare.
Parole sante e rassicuranti, vista l’aria
che tira, ci tranquillizzano e ci danno la
garanzia che la tradizione non verrà rottamata. Tagliateci tutto, ma non il presepe.
Alessandro
Da Poggioreale a Villa Fastiggi Lettera a Babbo Natale
S
i dice che ogni carcere è uguale ad un altro,
ma per me non è cosi. Quando fui arrestato
mi portarono nel carcere di “Poggioreale” e a
seguito di una mia richiesta di
trasferimento, oggi mi ritrovo
nel carcere di “Villa Fastiggi”,
dove ho notato una grande
differenza delle regole interne
e anche un’altra mentalità
rispetto all’approccio che hanno
gli agenti di polizia penitenziaria
nei confronti dei detenuti.
Nel carcere di Napoli alle otto del mattino
obbligatoriamente ti dovevi alzare dal letto e farti
trovare in piedi davanti alla porta della cella, perché
passava “la conta”. Poi alle dieci si poteva scendere
all’aria e potevi restarci fino alle undici. Questo
succedeva anche nel pomeriggio dalle tredici alle
quattordici. Molte volte io non uscivo dalla cella
proprio perché, visto il sovraffollamento, sembrava di
stare al mercato. Ricordo bene che lo scorso inverno
abbiamo dovuto protestare perché mancava l’acqua
calda e non ci era permesso di fare la doccia più di
due volte alla settimana. Riuscite ad immaginare gli
odori quando si sta in otto-dieci persone in una cella?
Qui a Pesaro ho sentito dire da altri detenuti che
non si sta bene, ma evidentemente lo dice chi
non ha avuto la sfortuna di “provare” altri carceri
peggiori. Certo non possiamo dire che tutto funzioni
a meraviglia, ma di sicuro non ci si può lamentare.
Anche qui ci sono delle difficoltà, ma comunque mi
sento di dire che, rispetto a dove stavo prima, adesso
sto molto meglio e grazie all’aiuto che sto ricevendo
dagli operatori (educatrici e psicologhe) sento anche
di poter finalmente cambiare. Il mio “nuovo” pensiero
positivo è anche il frutto di questo cambiamento, in
quanto a “Poggioreale” il programma di rieducazione
non c’era e gli argomenti di conversazione tra noi
detenuti, purtroppo, erano sempre gli stessi, ovvero
quelli di tornare a delinquere, proprio come mi è già
successo in passato. Sono arrivato a Pesaro da circa
un anno e inizialmente non condividevo i modi di
fare né tanto meno le mentalità diverse da quelle
che conoscevo in “questi ambienti”, ma devo dire che,
grazie al percorso che sto facendo e ai vari corsi che
sto frequentando, oggi capisco che il mio modo di
pensare era sbagliato. Ho 29 anni e ho sempre vissuto
a “Scampia” (quartiere di Napoli)
dove delinquere era la regola,
semplicemente perché non avevo
altre alternative, in quanto anche
le mie vecchie amicizie facevano
lo stesso per sopravvivere in
quel quartiere. Purtroppo, in
quei posti, si è molto limitati e
le risorse per venirne fuori sono pochissime. Credo
fermamente che, conoscendo questa nuova realtà,
dove per ottenere qualcosa di buono si deve lavorare,
io possa farcela a venirne fuori con dei nuovi principi
e valori diversi da quelli che avevo conosciuto fin ora.
Alfonso
Ho sempre vissuto nel
quartiere napoletano di
Scampia, dove delinquere
era la regola
Cucina
galeotta
Rigatoni
con la carota
Q
uando ero bambino, aspettavo con ansia il periodo natalizio, primo perché
c’erano le vacanze a scuola e poi perché c’era tutta quella preparazione alle feste che vedeva la città trasformarsi e riempirsi di luci. Anche nella mia famiglia c’è
sempre stato questo rispetto alle tradizioni.
Ricordo che con mio padre andavamo alla
ricerca dell’albero da quei venditori “ambulanti”
che magicamente apparivano agli angoli delle strade
solo in quel periodo e che
vendevano di tutto, dall’albero appunto, a t u t t o quello che serviva per adornare e
abbellire la casa. Si respirava nell’aria quella magia che oggi purtroppo, forse per colpa di questa crisi economica, si sta perdendo,
ma anche perché i giovani d’oggi, forse se ne fregano delle tradizioni che fanno parte della nostra storia. Come dicevo, c’era questa
grande attenzione ai particolari: le lampadine intermittenti sui balconi delle case, l’albero che doveva essere decorato con un criterio
ben preciso, con attenta disposizione dei colori; e poi si preparava
il presepe, che era quello che richiedeva maggior attenzione nella
disposizione dei vari personaggi. Oggi, se si chiede ad un bambino
cosa i Re Magi portassero in dono e a chi, difficilmente si riceve
una risposta, proprio perché c’è questa noncuranza nel rispettare
le nostre tradizioni. A parer mio bisognerebbe ristabilire quei valori
che si stanno perdendo. Ricordo che la preparazione della letterina a Babbo Natale si iniziava a scuola e ci si scrivevano tutte le
richieste possibili e immaginabili. Oggi, invece, a distanza di anni e
lontano da tutti quelli che sono i miei affetti, pur mantenendo vive
in me quelle belle tradizioni natalizie, scrivo a Babbo Natale e gli
chiedo di essere più presente con tutti quei bambini che non conoscono l’importanza della sua esistenza, ma più che altro mi sento
di scriverlo ai loro genitori, che forse sottovalutano l’importanza di
queste belle abitudini. Vorrei dirgli che festeggiare il Natale insieme
alla propria famiglia ha un valore inestimabile, più di qualsiasi regalo, che forse per comodità i loro genitori lo avranno acquistato
su internet con l’aiuto della tecnologia che oggi sminuisce tutti i
contatti e le relazioni umane. Anche se la situazione è quella che
è, basta poco per essere felici e questo naturalmente lo posso dire
adesso che ho capito l’importanza e il valore delle distanze che
ci possono essere tra me e la mia famiglia e tutti i miei affetti in
questo particolare periodo. Voglio comunque augurare un Felice e
Sereno Buon Natale a Tutti.
Spartaco
Questa ricetta non è solamente per chi ha problemi di
vista ma per tutti quelli che amano la buona cucina.
Andremo a prendere una cipolla media, la taglieremo
in parti sottili, poi prenderemo sette carote - e le
frulleremo -, tre salsicce di maiale, due foglie di alloro,
della maggiorana e due barattoli di pelati da 500g.
Prendiamo una bella padella grande e ci versiamo un
filo d’olio d’oliva per poi aggiungere la cipolla e la carota,
lasciandole soffriggere lentamente. Nel frattempo spelliamo
le salsicce che verseremo dentro quando le avremo
tagliuzzate per bene. Lasciamo il tutto rosolare per bene
aggiungendo pepe o peperoncino, a seconda dei nostri
gusti. Senza bruciare il tutto, mi raccomando, dopo circa
tre o quattro minuti aggiungiamo i pelati insieme a due
foglie di alloro, mescolando con cura. Lasciamo cuocere
per circa 30 minuti a fuoco lento. Dopo di che andiamo
ad assaggiare e aggiustiamo di sale e peperoncino, se
necessario. Poi versiamo la maggiorana e spegniamo la
fiamma. Mettiamo l’acqua a bollire, aggiungendo un pugno
di sale, e “buttiamo la pasta”: 500g di rigatoni possono
bastare, se non abbiamo troppa fame.
Scoliamo al dente e condiamo con il nostro sugo alle
carote e maggiorana. Impiattiamo e aggiungiamo una
bella nevicata di parmigiano grattugiato, a seconda dei
gusti, su ogni piatto. Non mi resta che augurarvi buon
appetito e alla prossima.
Ingredienti per 4/5 persone:
Tre salsicce
Una cipolla
Sette carote
Due foglie d’alloro
Maggiorana q.b.
Olio d’oliva
Due barattoli di pelati da 500g
500g di rigatoni
Pepe e peperoncino a piacere
Parmigiano grattugiato
Spartaco
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Il mio primo Natale dietro le sbarre
ur non avendo titoli di studio nécapacità di impostare un articolo,
nel mio piccolo tento di scrivere
qualcosa all’interno della nostra redazione giornalistica, dove sono stato da poco inserito. Ho 41 anni e ho
dedicato la maggior parte della mia
vita al lavoro e alla famiglia, che sono per me i due elementi di base per
un percorso di vera felicità e soddisfazione. Purtroppo negli ultimi tempi la mia situazione
è cambiata e, come
si usa dire, sono
passato dalle stelle alle stalle. Mi sono lasciato andare e ho conosciuto
il rovescio della medaglia, facendomi
coinvolgere nel mondo della droga.
Con questo non voglio soffermarmi
sul come, quando e perché della mia
vicenda, ma vorrei parlare degli affetti che il mio reato ha allontanato da me. Sono sempre stato un credente, anche se non ero molto praticante. L’avvicinarsi del Natale è uno
dei pochi periodi dell’anno che mi fa
star bene e unito con la mia famiglia:
mia moglie e i nostri 5 figli. Sì, una
famiglia numerosa con tanti problemi
da affrontare, ma pur sempre unita
specialmente durante queste festività.
L’ansia di non passare con la mia famiglia il primo Natale della mia vita è
molto più grossa della pena che mi
verrà inflitta. E’ vero, se sbagli ne paghi le conseguenze.
Ma quanto è difficile
farle pagare ai propri familiari, che inconsapevolmente si
ritrovano a passare
il Natale senza il padre e il proprio marito.
Si sente parlare di pene alternative (qui sembra quasi un’utopia) per
quei pochi che ne usufruiscono, o
perché hanno avuto un giudice che
quella mattina era di umore buono
o un difensore di un certo spessore che purtroppo non tutti si possono permettere. Forse mi sbaglio, ma
penso che un individuo che si debba
Auguro a tutti di scartare il
pacco più bello: l’amore alla
presenza del proprio figlio
riabilitare ha meno
chance di farlo solo e rinchiuso in una
cella. Se le istituzioni
hanno altre possibilità alternative al carcere, perché vengono usate solo in minima quantità? Non
sarebbe meglio che
un paese come il
nostro abbia pregiudicati che si vogliono
reinserire nella società in modo onesto
(perché hanno seguito un percorso giusto), piuttosto che ritrovarsi con persone
che come gli aprono la cella tornano
a delinquere? Spero
che durante questo mio triste Natale,
che passerò dietro le sbarre e lontano dai miei cari, si faccia qualcosa
di positivo per l’alternatività delle pene e che anche qualche altro padre
di famiglia possa aiutare a scartare
il pacco più bello, il suo amore e
la sua presenza col proprio figlio. Un
sincero augurio di un sereno e felice
Natale a tutti.
Elio 71
In festa per la “Mamma di S. Vittore”
Condizionamento
mediatico
D
è
ATTRAVERSO LE SBARRE
Rubrica semiseria e “pretenziosa”
rara, per i detenuti del carcere, la
possibilità di incontrarsi tra sezioni
diverse per un evento importante. E
per quanto riguarda la S. Messa festiva,
escluso Natale e Pasqua, è piuttosto
improbabile.
Ma la scorsa domenica 25 novembre una
ricorrenza molto importante per tutti gli
operatori del carcere di Pesaro, di qua e di là
dalle sbarre, ci ha riuniti nella celebrazione
di una S. Messa speciale, dedicata alla Beata
Enrichetta Alfieri alla quale da quest’anno è
stato intitolato un giorno sul calendario: il
23 novembre, anniversario della sua morte
avvenuta nel 1951.
Il cappellano P. Enrico Bonfigli, Suor Paola
della Congregazione “Suore della Carità” alla
quale anche Suor Enrichetta apparteneva, i
diaconi e i volontari della Casa Circondariale
di Villa Fastiggi, con il permesso della
Direzione, hanno voluto ricordare la Beata
come testimone e figura centrale per i
detenuti e i loro assistenti.
Ella, infatti, nata nel 1891 a Borgo Vercelli,
V
entrò tra le Suore della Carità di Santa
Giovanna Antida Thouret nel 1911 e all’età
di 28 anni fu colpita da una grave malattia
che la costrinse all’immobilità e ad intense
sofferenze per quattro anni. Poi, alcuni
mesi dopo un pellegrinaggio a Lourdes,
miracolosamente guarì, e per evitare la
lunga fila di curiosi che la cercavano, venne
inviata dalla Superiora nel carcere di San
Vittore a Milano dove già operavano le Suore
della Carità, passando dall’attività di maestra
che svolgeva prima della malattia, al servizio
di assistente materiale e spirituale dei
detenuti in un periodo storico tragico, quello
della guerra e della resistenza (1943-1945) in
cui ella si fece portatrice di ascolto e di aiuto
concreto per chi aveva veramente bisogno
di lei: prigionieri comuni e politici, ebrei
condannati ai campi di concentramento o
alla morte. E per questa sua attività finì essa
stessa in carcere e poi inviata in un campo
di internamento.
La celebrazione del 25 novembre è stata
preceduta da una piccola preparazione dei
i sarete accorti da ciò che scrissi
nelle puntate precedenti del perché io abbia messo alla mia rubrica il sottotitolo ironico di “pretenziosa”. Trattare problemi difficili su un
giornale non è il massimo per voler essere letti e capiti da tutti e soprattutto avere la pretesa di riuscire a farlo in
poco spazio e con un linguaggio semplice! Beh, l’altra volta abbiamo parlato dei problemi che in un carcere rendono quasi estranee due categorie di
persone: da un lato i detenuti e dall’altro il personale soprattutto ecclesiastico ma anche quello degli educatori.
Un problema che è stato spiegato nei
suoi aspetti più fondamentali come
scontro fra soggettivismo e relativismo da un lato, e vari tipi di assolutismo ed oggettivismo, culturale o naturale, dall’altro.
Cercando di chiarire un po’ le cose a
chi non è avvezzo alla filosofia, un ta-
volo è sempre un tavolo da qualsiasi
punto di vista lo si guardi. Ciò dovrebbe valere anche per le varie situazioni. Nella Grecia antica c’erano “canoni”
precisi, ossia regole di origine divina,
anche per l’estetica, ecc... Se ci si potesse riferire per le proprie valutazioni
ad una Verità unica, oggettiva e assoluta, ci si avvicinerebbe alla base del
Cristianesimo. Anzi, accennando alla questione dei processi giudiziari si
può dire che proprio su questo punto
ci fu il primo scontro fra le due mentalità opposte, durante l’interrogatorio fatto dal Procuratore dell’antica
Roma Ponzio Pilato a Gesù. Vi basterà
rileggerne l’episodio evangelico nelle parti del dialogo sulla verità, senza
che io qui allunghi “il brodo” riproducendolo.
Non si usa ancora oggi dire frasi come:
“quel tizio non ha senso estetico, mentre quell’altro sì”? Che senso avrebbero
detenuti da parte dei catechisti sulla vita
e le opere della “Mamma di San Vittore” e la
visione di un documentario in DVD.
L’animazione dei canti e della musica è stata
curata dai volontari della Parrocchia di S
Pietro in Calibano e da alcuni detenuti che
si sono prestati anche alla proclamazione
della Parola e all’ornamento dell’altare.
Al termine sono stati benedetti due quadri,
uno più grande per la sezione maschile ed
uno più piccolo per la sezione femminile,
raffiguranti il viso sorridente di Suor
Enrichetta ed è stato consegnato a ciascun
partecipante un piccolo opuscolo che ne
racconta in breve la storia.
Al termine di questa giornata, grazie
all’esempio di questa religiosa, desideriamo
avere uno sguardo ampio sulla realtà della
sofferenza, per essere capaci di vedere le
cose da angolazioni diverse e di abbracciare
tutte le persone; ciò ci permetterà di essere
più inclini al perdono e al desiderio di
riscatto per ogni uomo.
Maria Pia e Francesca, catechiste
simili frasi se la bellezza non fosse un
valore oggettivo, cioè non dipendente
dai punti di vista? Eppure oggi si dice che “non è bello ciò che è bello ma
è bello ciò che piace”, frase che implicitamente ammette l’esistenza di un
Bello oggettivo, così come di un Bene,
di una Verità, e quindi, alla fine, di un
Dio che racchiude in sé tutte queste
qualità, ma subito dopo la nega affermando l’importanza dei diversi punti
di vista!
Eppure il Natale che si sta avvicinando
è proprio la commemorazione della
manifestazione nel mondo di questa
Verità unica.
Basterebbe notare che, come prima
della festa di Ognissanti abbiamo imparato dalla tradizione pagana a festeggiare Halloween, ed in occasione dell’Epifania ci immaginiamo doni
da parte di una specie di strega buona (contraddizione di termini per la
ov’è il libero arbitrio? Molti individui sono bombardati
da notizie, immagini e filmati appositamente montati per
indurre chi li guarda o li legge a
credere a ciò che viene propinato. I programmi televisivi come
talk show, reality show etc…
sono formulati per far produrre
emozioni a chi li segue. Siccome il cervello umano reagisce a
queste emozioni producendo endorfine, il fisico e la mente si
abituano e si crea una sorta di
dipendenza. Diventa impossibile
farne a meno. Anche lo sport fa
questo effetto, ed ecco spiegata
la popolarità del calcio.
Gli effetti simil benefici provocati da queste culture mediatiche
però provocano, a loro volta, incoscienti lobotomie tanto gravi da non far più comprendere
quale sia la reale situazione.
Ci sembra di avere tutto sotto
controllo ma … TELEIPNOSI?
Occhi aperti!
Gianni Fioravanti
Martedì 25 dicembre
ore 9.30
Celebrazione
dell’Eucarestia
nel Carcere di
Villa Fastiggi – Pesaro.
Presiede
l’Arcivescovo
mons. Piero Coccia
mentalità non soggettivista, dato che
la strega può essere solo cattiva), così
a Natale abbiamo imparato ad abbuffarci di cibo e a spendere e spandere,
crisi economica permettendo, fino a
stordirci di materialità, cercando di
trasformare il più possibile in qualcosa di materiale ed eccessivo questa
che avrebbe dovuto rimanere una festa spirituale, e non basta certo andare solo a Messa per viverla. Non crediate che in carcere sia diverso.
La mentalità antica direbbe che oggettivamente “il diavolo ci ha messo la
coda”, quella soggettivista e relativista
ci suggerirebbe: vivi e lascia vivere, cosa te ne importa?! Che ognuno la pensi come vuole, tutti i punti di vista sono validi. E allora Buon Natale a tutti e
non mancate di farmi sapere il vostro
parere, come vi chiedo sempre alla fine di ogni puntata.
roberto9
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16 dicembre 2012
La notte della Vigilia
onostante tutto, anche quest’anno è
arrivato il santo Natale. Sembra strano, ma anche in questi posti meno
adatti alla nascita di una nuova vita avviene il miracolo della nascita di Gesù.
Nel periodo natalizio tutto si trasforma anche qui dentro e noi viviamo la
lontananza dai nostri cari come un
enorme peso e altrettanta colpa per
il fatto di essere qui. Nonostante le
sofferenze ognuno di noi cerca nel
suo piccolo di crearsi quell’angolo
dove, con l’immaginazione e poco più, allestisce il piccolo presepe o l’albero di Natale. E’ bello osservare la grazia e la cura
che viene impiegata nell’attesa
del momento. E’ come se la notte
della vigilia venisse donato un anestetico per
il nostro cuore già dolorante e sofferente,
che lo è ancora di più in questo periodo. Già
mi vedo lì davanti a quel piatto unico e
fumante (almeno questo ce lo possiamo
permettere), in compagnia di altri compagni di sventura, che si parla di tutto
tranne che dell’argomento tabù del momento: il santo Natale.
Ogni detenuto, se parla, lo fa in modo sorridente e tranquillo e usa la
propria corazza esterna come protezione di quell’organo così vitale,ì
quanto unico, delicato quanto robusto, sanguinante,ì quanto sofferente, il cuore. Il Natale è il
momento in cui ognuno di noi si
propone buoni propositi che, come al solito, diverranno solo ricordi.
Credo che alla fine sia sempre meraviglioso e non possa essere offuscato da
una grata alla finestra o un cancello alla
porta.
Leonardo Basiricò
Un clown alla corte dello Zar
PESARO - Sabato 22 dicembre alle ore 10,
presso il Teatro della Casa Circondariale di
Villa Fastiggi in Strada Fontesecco 88, andrà in scena lo spettacolo teatrale dal titolo “Un clown alla corte dello Zar”, dalla
biografia di Giacomo Cireni, in arte “Giacomino”. L’allestimento è della Compagnia “Lo
Spacco”, della Casa Circondariale di Pesaro, in collaborazione con il Teatro Aenigma. “San Pietroburgo - scrisse Cireni (Milano, 1884-1956) - al principio del XX secolo era una meravigliosa città. Intendo dire che la vita vi era facile, la gente cordia-
le, la polizia abbastanza bonaria con il povero clown che talvolta si lasciava scappare un lazzo un po’ troppo pungente. I letterati, i musicisti, i pittori, i grossi nomi del
teatro imperiale trascorrevano la notte nelle bettole, insieme con i facchini, le prostitute d’infimo rango. In queste bettole entravamo anche noi, per scaldarci alla fine dello spettacolo. L’intellighenzia ci faceva subito posto al suo tavolo: voleva che ‘l’uomo
volante’, il cavallerizzo, il pagliaccio raccontassero la loro storia”.
Tv droga del Natale
I
l Natale in questi tempi di crisi ribadisce come la TV
sia la droga della nazione. Lo spirito natalizio, già da
fine novembre, ci viene evidenziato dagli spot che “vendono” il Natale come occasione di lucro per “spremere”
economicamente le già tartassate masse. Il Natale perde così di intensità emotiva ed in questi momenti gli
spot riescono a vincere addirittura la laicità dello stato,
a vincere la crisi con il mezzo televisivo omogeneamente schierato a mascherare il vero spirito di rinascita dell’amore, rappresentato dalla nascita del bambin Gesù, e
di vittoria dell’amore sull’odio… Peccato che tutto questo
si riduca in un jingle ed in uno spot.
Toni D’Alessandro
F
“I
l loro Natale” racconta la vita dei familiari dei detenuti nel carcere di Poggioreale. Il regista-produttore Gaetano Di Vaio, tra
i fondatori della società di produzione Figli del Bronx, nato e
cresciuto in uno dei quartieri popolari in cui vivono le protagoniste, dà voce a Maddalena e Mariarca, Titina e Stefania, donne che
ogni giorno combattono per andare avanti, occupandosi da sole
della casa e dei figli, ma soprattutto dedicando la vita ai parenti
carcerati, sempre presenti anche se lontani. “Il loro Natale”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010, è un documentario lucido ed emozionante sull’inferno del carcere, raccontato
dall’esterno, ovvero da una prospettiva particolare che restituisce
intatto il dramma di questa disperata condizione umana.
Un laureando in carcere
ra le tante attività che vengono proposte alle persone detenute, c’è anche quella di frequentare la scuola elementare e media inferiore. Per coloro che sono in possesso di un diploma superiore è possibile inoltre iscriversi all’università.
Il prossimo 20 dicembre nel carcere di Villa
Fastiggi verrà discussa la tesi di laurea di G.G.
(della Sezione Protetti), iscritto alla Facoltà di
Giurisprudenza di Urbino. La dissertazione avverrà nella Casa Circondariale alla presenza di sette professori e delle autorità competenti.
Per non lasciarsi assorbire dalla noia e dal di-
sfattismo, studiare o scegliere le attività proposte
potrebbe rappresentare un deterrente per non finire nell’ozio. Fermo restando che le responsabilità rimangono soggettive e “lagnarsi” di continuo non giova né alla società civile né tantomeno all’interessato. La commiserazione o, peggio,
l’autocommiserazione, non permettono di elevarsi e riscattarsi. La volontà di mettersi in discussione invece crea vantaggio a coloro che si impegnano nel ricercare opportunità volte alla crescita personale. È un aspetto positivo e non può
che farci commuovere un laureando in carcere.
Francesco Rinaldi
Lettere in redazione
Per scrivere alla redazione della Casa Circondariale di Pesaro indirizzare una e-mail a [email protected] oppure
scrivere a Redazione di Penna Libera Tutti c/o Casa Circondariale di Pesaro – Str. Fontesecco 88 – 61122 Pesaro (PU)
R
iceviamo e pubblichiamo una lettera giunta ad
uno dei nostri redattori e inviata da suo “padre
adottivo”. Ci piace pensare che “Penna Libera
Tutti” abbia contribuito in parte a scrivere questa bella
pagina di umanità e ci riempie di gioia sapere che Emi,
proprio in questi giorni, è tornato in libertà e potrà
trascorrere un sereno Natale insieme ai suoi cari.
L’amore di un padre
“Caro Emi,
grazie per le tue parole. E’ vero mio padre è stata una gran
persona come dici tu nella lettera. Con i suoi silenzi, con il suo
comportamento e soprattutto con la sua bontà d’animo mi
ha insegnato ad essere quello che sono oggi. Infatti per tutto
questo gli sono stato vicino tutti i giorni e quando lui mi
chiese: “Perché stai sempre qui? Non devi lavorare?” , io gli ho
risposto “Babbo io sto qui perché me lo hai insegnato tu, mi hai
insegnato a voler bene”. Questo è ciò che ho ridato a lui, almeno
così spero. Ora ho un gran vuoto e non riesco ad essere ancora
molto lucido, ma spero di riprendere la mia quotidianità,
anche se so che non sarà più come prima. Anche il pensiero
di rivederti presto mi aiuta a sperare ed andare avanti. So
benissimo che anche tu stai affrontando un momento molto
duro, ma stai dimostrando di essere molto forte. Poi la tua
sensibilità artistica ti fa disegnare e scrivere cose che non tutti
riescono ad esprimere, ma solo chi ha nobiltà d’animo può
farlo. Ti faccio i miei complimenti, anche se questo tuo lato
lo conoscevo già. Tu mi scrivi che mi vuoi bene, io ti rispondo
che te ne ho sempre voluto, anche se non sempre sono e siamo
riusciti a goderne. Questa triste esperienza mi ha insegnato
una cosa, se mai ce ne fosse stato bisogno: la famiglia e gli
affetti sono la cosa più importante nella vita. Ora ti lascio,
ringraziandoti per aver ricordato ed onorato la memoria
di mio padre. E’ sera, un altro giorno è passato e presto ci
rivedremo e quando ti abbraccerò ti dirò “TI VOGLIO BENE”. Con
affetto.
Fabri
Caro Fabri,
non ho mai realmente avuto modo di dirti quanto tu sia
importante per me. Hai ridato gioia a mia madre e di riflesso a chi le
stava accanto. In principio ho faticato ad accettarti ma tu non ti sei
mai arreso. Non credo che chi metta al mondo un figlio sia per forza
genitore. Anche se non anagraficamente, se io penso ad un padre, io
penso a te. Con affetto.
EMI
*****
Non siamo perfetti
Cara redazione di “Penna Libera Tutti”, scrivo in riferimento
all’articolo firmato da Edlir Alla sul numero di novembre, dove si
legge: “Conoscere i miei errori di pensiero e di comportamento
che mi condizionavano la vita e mi impedivano di vivere bene.”.
Quanto è vero! Se dessimo tutti l’attenzione che merita a questa
frase, staremmo veramente bene tutti,. Si fanno degli errori
così consolidati nelle nostre abitudini di cui non abbiamo
nessuna consapevolezza. Conosciamoci per migliorarci e per
amarci e per stare finalmente bene con noi e quindi con gli altri.
“Conoscere le proprie emozioni e imparare a gestirle”: sì, tutte
le emozioni positive e negative, soprattutto quelle negative
non nascondiamole, portiamole in superficie e prendiamone
coscienza. Solo se conosciamo ogni parte di noi possiamo
cambiare e stare bene. Non siamo perfetti; riconosciamolo con
umiltà e costruttività.
Micaela De Giorgi
*****
Un aiuto alla mia coscienza
Gentile redazione, vi scrivo solo per esprimere il mio ringraziamento
a tutti coloro che, a vario titolo, collaborano a questa splendida
iniziativa editoriale e di grande valore culturale. Per anni ho sentito
parlare del carcere della mia città solo attraverso il filtro della
stampa, che se ne occupa solo in determinate circostanze, senza mai
raccontare la quotidianità di chi vive dietro le sbarre. Mai i giornali del
nostro territorio hanno mostrato di voler davvero aiutare la gente a
comprendere la realtà carceraria. Con voi ho scoperto il desiderio di
riscatto e la voglia di rialzarsi dopo un fallimento e l’errore. Iniziative
come la vostra servono a superare davvero lo stereotipo del detenuto
inutile per la società e aiutano ad interrogarsi sulla propria esistenza.
Giovanna Giombini
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Penna Libera Tutti - n°3 - dicembre 2012