P il amico nuovo • • enna libera tutti Redazione della Casa Circondariale di Villa Fastiggi - Str. di Fontesecco, 88 - 61122 Pesaro (PU) - Numero 3 del 16 dicembre 2012 CONTATTI [email protected] - tel 0721/64052 fax 0721/69453 Un regalo sotto l’albero di carton e i n o i s a v E e l a t a N i d Caro Babbo Nata le, a distanza di 28 anni ti chiederai perché ti scrivo. Vedi, quando ave vo 5 anni la fatina dei aver deposto un molare sotto il cu denti, dopo scino, non mi portò il soldin o. Poi, a distanza d i qualche mese, arrivò il ta nto atteso Nata le e io fiducioso aspettavo che tu mi portassi la pis ta per le macchinine. Inve ce trovai solo 10 m ila lire, al che pensai ad una tu a svista. Inoltre er o stato un po’ birichino, quindi ti diedi qualche att enuante. Poi però iniziai a com portarmi bene, s peranzoso nella Befana, e come d i consuetudine a p pesi la mia calza e… indovina? Sol o carbone! Rimasi profonda mente deluso e d ecisi di non scriverti più. Ora però il rancore è passato, quindi per questo Nata le vorrei chiederti un piccolo, umile regalino: vorrei ta nto trovare sot to l’alberello, che ho faticosamente costruito con ca rtoni di scarto nella mia umida ce lla, il permesso d el carissimo magistrato per la detenzione dom ic iliare. È vero che sono al gabbio per un definirmi un deten definitivo del 2007, però posso uto modello quind i ti prometto che verrei fino in Lapponia ad inca rtare regali per i bimbi, ovviamente in affidamento a l lavoro... Grazie e sempre VIVA BABBO NA TALE. Emi editoriale Una festa capace di rinnovare i cuori N ell’era della comunicazione mediatica, tiene sempre banco una antica, ma sempre attuale, “comunicazione” non-mediatica: quella del Presepe. Anche un gruppetto di detenuti del carcere di Pesaro ha allestito il Presepe per comunicare a tutti l’evento più straordinario della storia: l’Incarnazione di Dio. Dietro le sbarre ci sono cuori che pulsano. Neppure le sbarre possono impedire il calore della presenza del Dio che entra nei cuori per salvare e redimere, per “scaldare” quei cuori relegati dentro quelle inferriate. Da cappellano (e da francescano!) vorrei immedesimarmi in quella fede e in quell’ardente amore per il Mistero natalizio che spinse San Francesco a “rappresentare” il Natale con la meravigliosa intuizione del Presepe. Riguardo al Natale, tanti detenuti vivono l’“attesa”. Un’attesa non precisata, forse un po’ confusa; c’è attesa che arrivi qualche buona notizia che possa riaccendere speranze concrete. Speranze di riabbracciare qualche famigliare lontano. Speranze di liberazione e speranze di qualcosa di nuovo… Il mio auspicio è che tutta questa attesa possa incontrare la stessa che viveva il popolo ebreo: quella del Messia, il vero Liberatore dei cuori, Colui che ora libera dalle afflizioni provocate dal vizio, dagli errori, dalle fragilità, dagli incidenti di percorso… E’ diventato luogo comune dire che a Natale diventiamo tutti un po’ più buoni (se fosse vero sarebbe già molto!). Giovanni Battista ci chiede di più, ci chiede di cambiare vita. Lo chiede ai detenuti, lo chiede a tutti noi quando dice, citando Isaia, “preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Mi viene alla mente il pensiero che Benedetto XVI ha rivolto ai detenuti di Rebibbia circa un anno fa: «Cari amici, il Natale del Signore riaccende di speranza e di amore il vostro cuore. La nascita del Signore Gesù ci ricorda la sua missione di portare la salvezza a tutti gli uomini, nessuno escluso. La sua salvezza non si impone, ma ci raggiunge attraverso gli atti di amore, di misericordia e di perdono che noi stessi sappiamo realizzare. Il Bambino di Betlemme sarà felice quando tutti gli uomini torneranno a Dio con cuore rinnovato». Nelle occasioni dei colloqui individuali con i detenuti si parte quasi sempre da bisogni o necessità materiali. Poi si spazia fino a raggiungere il discorso strettamente religioso. Qui debbo dire che trovo sempre un buon interesse e gradimento. Tutti o quasi tutti gli interlocutori sono fieri di dichiararsi credenti, di pregare, di avere fiducia in Dio. Questo solitamente apre le porte ad un dialogo amichevole e costruttivo che non risolve, certo, i molteplici problemi del detenuto, ma può diventare un “appoggio” umano e spirituale, anch’esso necessario. Prego perché tutti, indistintamente tutti, possano cogliere il messaggio vero del Natale: Dio è in mezzo a noi! Padre Enrico Bonfigli– cappellano Casa Circondariale di Villa Fastiggi P 12 16 dicembre 2012 D enna libera tutti Imu e primarie per le statuine del presepe opo che Benedetto XVI ha scritto nel suo ultimo libro che il bue e l’asinello non erano presenti nella grotta della Natività, in quanto i vangeli non ne parlano, cari lettori è scoppiato il finimondo. Per prima cosa la Fornero ha esodato subito i due poveri animali, costringendo tra l’altro l’INPS a rivedere i conti per capire se riusciranno a rimanere dentro la spending review. Gli animalisti, capeggiati dall’On. Brambilla, e l’amico degli animali Edoardo Stoppa hanno subito proclamato uno sciopero davanti a Montecitorio e l’On. Pecorella, sentitosi chiamato in causa, ha subito presentato in parlamento un’interrogazione per salvare il presepe. Il dibattito ha portato in evidenza parecchie irregolarità nell’allestimento del presepe, come le mancate certificazioni ISO per gli artigiani e quelle sanitarie per i fornai e i pastori. Addirittura il sapone usato dalle povere lavandaie contiene agenti chimici non conformi alle direttive comunitarie. Ma non è finita qui per- ché, appena appresa la notizia, la procura nazionale ha aperto un fascicolo sui Re Magi, indagati per traffico illegale di monili, merce contraffatta e maltrattamento di animali esotici. Monti in una nota si è dichiarato estraneo al taglio dei due simpatici quadrupedi precisando che non rientrano nelle detrazioni rese possibili dalla legge di stabilità. A questo punto le domande degli italiani sono molteplici, ovvero: il pescivendolo, il fabbro, il falegname dovranno pagare la tassa per occupazione di suolo pubblico? E a quanti metri potranno sostare dalla mangiatoia? E’ mai esistito un laghetto con i cigni nei pressi di Betlemme? E la neve, se mai ha nevicato in Palestina nel corso della storia, deve essere naturale o sparata con l’asciugacapelli? La grotta e le capanne che verranno collocate nel tradizionale plastico natalizio andranno ad aumentare il costo dell’IMU? Se sì in che misura? Speriamo che non salti in mente a nessuno di indire le primarie del presepe La Fornero ha esodato il bue e l’asinello. I Re Magi indagati per traffico illegale per decidere chi ha diritto a rimanere e chi deve andarsene a casa. C’è un altro problema e c’era da aspettarselo. Gli artigiani di Napoli, famosissimi in tutto il mondo per la creazione di statuine, si sono subito lamentati del possibile taglio del bue e l’asinello, chiamando in causa la Camusso, perché ne hanno i magazzini pieni e avranno una perdita di esercizio. Ma la nota positiva in tutto ciò è che il Papa in verità ha detto sì che i ruminanti forse non dovrebbero essere dove li pone la tradizione, ma possono restare. Parole sante e rassicuranti, vista l’aria che tira, ci tranquillizzano e ci danno la garanzia che la tradizione non verrà rottamata. Tagliateci tutto, ma non il presepe. Alessandro Da Poggioreale a Villa Fastiggi Lettera a Babbo Natale S i dice che ogni carcere è uguale ad un altro, ma per me non è cosi. Quando fui arrestato mi portarono nel carcere di “Poggioreale” e a seguito di una mia richiesta di trasferimento, oggi mi ritrovo nel carcere di “Villa Fastiggi”, dove ho notato una grande differenza delle regole interne e anche un’altra mentalità rispetto all’approccio che hanno gli agenti di polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti. Nel carcere di Napoli alle otto del mattino obbligatoriamente ti dovevi alzare dal letto e farti trovare in piedi davanti alla porta della cella, perché passava “la conta”. Poi alle dieci si poteva scendere all’aria e potevi restarci fino alle undici. Questo succedeva anche nel pomeriggio dalle tredici alle quattordici. Molte volte io non uscivo dalla cella proprio perché, visto il sovraffollamento, sembrava di stare al mercato. Ricordo bene che lo scorso inverno abbiamo dovuto protestare perché mancava l’acqua calda e non ci era permesso di fare la doccia più di due volte alla settimana. Riuscite ad immaginare gli odori quando si sta in otto-dieci persone in una cella? Qui a Pesaro ho sentito dire da altri detenuti che non si sta bene, ma evidentemente lo dice chi non ha avuto la sfortuna di “provare” altri carceri peggiori. Certo non possiamo dire che tutto funzioni a meraviglia, ma di sicuro non ci si può lamentare. Anche qui ci sono delle difficoltà, ma comunque mi sento di dire che, rispetto a dove stavo prima, adesso sto molto meglio e grazie all’aiuto che sto ricevendo dagli operatori (educatrici e psicologhe) sento anche di poter finalmente cambiare. Il mio “nuovo” pensiero positivo è anche il frutto di questo cambiamento, in quanto a “Poggioreale” il programma di rieducazione non c’era e gli argomenti di conversazione tra noi detenuti, purtroppo, erano sempre gli stessi, ovvero quelli di tornare a delinquere, proprio come mi è già successo in passato. Sono arrivato a Pesaro da circa un anno e inizialmente non condividevo i modi di fare né tanto meno le mentalità diverse da quelle che conoscevo in “questi ambienti”, ma devo dire che, grazie al percorso che sto facendo e ai vari corsi che sto frequentando, oggi capisco che il mio modo di pensare era sbagliato. Ho 29 anni e ho sempre vissuto a “Scampia” (quartiere di Napoli) dove delinquere era la regola, semplicemente perché non avevo altre alternative, in quanto anche le mie vecchie amicizie facevano lo stesso per sopravvivere in quel quartiere. Purtroppo, in quei posti, si è molto limitati e le risorse per venirne fuori sono pochissime. Credo fermamente che, conoscendo questa nuova realtà, dove per ottenere qualcosa di buono si deve lavorare, io possa farcela a venirne fuori con dei nuovi principi e valori diversi da quelli che avevo conosciuto fin ora. Alfonso Ho sempre vissuto nel quartiere napoletano di Scampia, dove delinquere era la regola Cucina galeotta Rigatoni con la carota Q uando ero bambino, aspettavo con ansia il periodo natalizio, primo perché c’erano le vacanze a scuola e poi perché c’era tutta quella preparazione alle feste che vedeva la città trasformarsi e riempirsi di luci. Anche nella mia famiglia c’è sempre stato questo rispetto alle tradizioni. Ricordo che con mio padre andavamo alla ricerca dell’albero da quei venditori “ambulanti” che magicamente apparivano agli angoli delle strade solo in quel periodo e che vendevano di tutto, dall’albero appunto, a t u t t o quello che serviva per adornare e abbellire la casa. Si respirava nell’aria quella magia che oggi purtroppo, forse per colpa di questa crisi economica, si sta perdendo, ma anche perché i giovani d’oggi, forse se ne fregano delle tradizioni che fanno parte della nostra storia. Come dicevo, c’era questa grande attenzione ai particolari: le lampadine intermittenti sui balconi delle case, l’albero che doveva essere decorato con un criterio ben preciso, con attenta disposizione dei colori; e poi si preparava il presepe, che era quello che richiedeva maggior attenzione nella disposizione dei vari personaggi. Oggi, se si chiede ad un bambino cosa i Re Magi portassero in dono e a chi, difficilmente si riceve una risposta, proprio perché c’è questa noncuranza nel rispettare le nostre tradizioni. A parer mio bisognerebbe ristabilire quei valori che si stanno perdendo. Ricordo che la preparazione della letterina a Babbo Natale si iniziava a scuola e ci si scrivevano tutte le richieste possibili e immaginabili. Oggi, invece, a distanza di anni e lontano da tutti quelli che sono i miei affetti, pur mantenendo vive in me quelle belle tradizioni natalizie, scrivo a Babbo Natale e gli chiedo di essere più presente con tutti quei bambini che non conoscono l’importanza della sua esistenza, ma più che altro mi sento di scriverlo ai loro genitori, che forse sottovalutano l’importanza di queste belle abitudini. Vorrei dirgli che festeggiare il Natale insieme alla propria famiglia ha un valore inestimabile, più di qualsiasi regalo, che forse per comodità i loro genitori lo avranno acquistato su internet con l’aiuto della tecnologia che oggi sminuisce tutti i contatti e le relazioni umane. Anche se la situazione è quella che è, basta poco per essere felici e questo naturalmente lo posso dire adesso che ho capito l’importanza e il valore delle distanze che ci possono essere tra me e la mia famiglia e tutti i miei affetti in questo particolare periodo. Voglio comunque augurare un Felice e Sereno Buon Natale a Tutti. Spartaco Questa ricetta non è solamente per chi ha problemi di vista ma per tutti quelli che amano la buona cucina. Andremo a prendere una cipolla media, la taglieremo in parti sottili, poi prenderemo sette carote - e le frulleremo -, tre salsicce di maiale, due foglie di alloro, della maggiorana e due barattoli di pelati da 500g. Prendiamo una bella padella grande e ci versiamo un filo d’olio d’oliva per poi aggiungere la cipolla e la carota, lasciandole soffriggere lentamente. Nel frattempo spelliamo le salsicce che verseremo dentro quando le avremo tagliuzzate per bene. Lasciamo il tutto rosolare per bene aggiungendo pepe o peperoncino, a seconda dei nostri gusti. Senza bruciare il tutto, mi raccomando, dopo circa tre o quattro minuti aggiungiamo i pelati insieme a due foglie di alloro, mescolando con cura. Lasciamo cuocere per circa 30 minuti a fuoco lento. Dopo di che andiamo ad assaggiare e aggiustiamo di sale e peperoncino, se necessario. Poi versiamo la maggiorana e spegniamo la fiamma. Mettiamo l’acqua a bollire, aggiungendo un pugno di sale, e “buttiamo la pasta”: 500g di rigatoni possono bastare, se non abbiamo troppa fame. Scoliamo al dente e condiamo con il nostro sugo alle carote e maggiorana. Impiattiamo e aggiungiamo una bella nevicata di parmigiano grattugiato, a seconda dei gusti, su ogni piatto. Non mi resta che augurarvi buon appetito e alla prossima. Ingredienti per 4/5 persone: Tre salsicce Una cipolla Sette carote Due foglie d’alloro Maggiorana q.b. Olio d’oliva Due barattoli di pelati da 500g 500g di rigatoni Pepe e peperoncino a piacere Parmigiano grattugiato Spartaco P enna libera tutti P 16 dicembre 2012 13 Il mio primo Natale dietro le sbarre ur non avendo titoli di studio nécapacità di impostare un articolo, nel mio piccolo tento di scrivere qualcosa all’interno della nostra redazione giornalistica, dove sono stato da poco inserito. Ho 41 anni e ho dedicato la maggior parte della mia vita al lavoro e alla famiglia, che sono per me i due elementi di base per un percorso di vera felicità e soddisfazione. Purtroppo negli ultimi tempi la mia situazione è cambiata e, come si usa dire, sono passato dalle stelle alle stalle. Mi sono lasciato andare e ho conosciuto il rovescio della medaglia, facendomi coinvolgere nel mondo della droga. Con questo non voglio soffermarmi sul come, quando e perché della mia vicenda, ma vorrei parlare degli affetti che il mio reato ha allontanato da me. Sono sempre stato un credente, anche se non ero molto praticante. L’avvicinarsi del Natale è uno dei pochi periodi dell’anno che mi fa star bene e unito con la mia famiglia: mia moglie e i nostri 5 figli. Sì, una famiglia numerosa con tanti problemi da affrontare, ma pur sempre unita specialmente durante queste festività. L’ansia di non passare con la mia famiglia il primo Natale della mia vita è molto più grossa della pena che mi verrà inflitta. E’ vero, se sbagli ne paghi le conseguenze. Ma quanto è difficile farle pagare ai propri familiari, che inconsapevolmente si ritrovano a passare il Natale senza il padre e il proprio marito. Si sente parlare di pene alternative (qui sembra quasi un’utopia) per quei pochi che ne usufruiscono, o perché hanno avuto un giudice che quella mattina era di umore buono o un difensore di un certo spessore che purtroppo non tutti si possono permettere. Forse mi sbaglio, ma penso che un individuo che si debba Auguro a tutti di scartare il pacco più bello: l’amore alla presenza del proprio figlio riabilitare ha meno chance di farlo solo e rinchiuso in una cella. Se le istituzioni hanno altre possibilità alternative al carcere, perché vengono usate solo in minima quantità? Non sarebbe meglio che un paese come il nostro abbia pregiudicati che si vogliono reinserire nella società in modo onesto (perché hanno seguito un percorso giusto), piuttosto che ritrovarsi con persone che come gli aprono la cella tornano a delinquere? Spero che durante questo mio triste Natale, che passerò dietro le sbarre e lontano dai miei cari, si faccia qualcosa di positivo per l’alternatività delle pene e che anche qualche altro padre di famiglia possa aiutare a scartare il pacco più bello, il suo amore e la sua presenza col proprio figlio. Un sincero augurio di un sereno e felice Natale a tutti. Elio 71 In festa per la “Mamma di S. Vittore” Condizionamento mediatico D è ATTRAVERSO LE SBARRE Rubrica semiseria e “pretenziosa” rara, per i detenuti del carcere, la possibilità di incontrarsi tra sezioni diverse per un evento importante. E per quanto riguarda la S. Messa festiva, escluso Natale e Pasqua, è piuttosto improbabile. Ma la scorsa domenica 25 novembre una ricorrenza molto importante per tutti gli operatori del carcere di Pesaro, di qua e di là dalle sbarre, ci ha riuniti nella celebrazione di una S. Messa speciale, dedicata alla Beata Enrichetta Alfieri alla quale da quest’anno è stato intitolato un giorno sul calendario: il 23 novembre, anniversario della sua morte avvenuta nel 1951. Il cappellano P. Enrico Bonfigli, Suor Paola della Congregazione “Suore della Carità” alla quale anche Suor Enrichetta apparteneva, i diaconi e i volontari della Casa Circondariale di Villa Fastiggi, con il permesso della Direzione, hanno voluto ricordare la Beata come testimone e figura centrale per i detenuti e i loro assistenti. Ella, infatti, nata nel 1891 a Borgo Vercelli, V entrò tra le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret nel 1911 e all’età di 28 anni fu colpita da una grave malattia che la costrinse all’immobilità e ad intense sofferenze per quattro anni. Poi, alcuni mesi dopo un pellegrinaggio a Lourdes, miracolosamente guarì, e per evitare la lunga fila di curiosi che la cercavano, venne inviata dalla Superiora nel carcere di San Vittore a Milano dove già operavano le Suore della Carità, passando dall’attività di maestra che svolgeva prima della malattia, al servizio di assistente materiale e spirituale dei detenuti in un periodo storico tragico, quello della guerra e della resistenza (1943-1945) in cui ella si fece portatrice di ascolto e di aiuto concreto per chi aveva veramente bisogno di lei: prigionieri comuni e politici, ebrei condannati ai campi di concentramento o alla morte. E per questa sua attività finì essa stessa in carcere e poi inviata in un campo di internamento. La celebrazione del 25 novembre è stata preceduta da una piccola preparazione dei i sarete accorti da ciò che scrissi nelle puntate precedenti del perché io abbia messo alla mia rubrica il sottotitolo ironico di “pretenziosa”. Trattare problemi difficili su un giornale non è il massimo per voler essere letti e capiti da tutti e soprattutto avere la pretesa di riuscire a farlo in poco spazio e con un linguaggio semplice! Beh, l’altra volta abbiamo parlato dei problemi che in un carcere rendono quasi estranee due categorie di persone: da un lato i detenuti e dall’altro il personale soprattutto ecclesiastico ma anche quello degli educatori. Un problema che è stato spiegato nei suoi aspetti più fondamentali come scontro fra soggettivismo e relativismo da un lato, e vari tipi di assolutismo ed oggettivismo, culturale o naturale, dall’altro. Cercando di chiarire un po’ le cose a chi non è avvezzo alla filosofia, un ta- volo è sempre un tavolo da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Ciò dovrebbe valere anche per le varie situazioni. Nella Grecia antica c’erano “canoni” precisi, ossia regole di origine divina, anche per l’estetica, ecc... Se ci si potesse riferire per le proprie valutazioni ad una Verità unica, oggettiva e assoluta, ci si avvicinerebbe alla base del Cristianesimo. Anzi, accennando alla questione dei processi giudiziari si può dire che proprio su questo punto ci fu il primo scontro fra le due mentalità opposte, durante l’interrogatorio fatto dal Procuratore dell’antica Roma Ponzio Pilato a Gesù. Vi basterà rileggerne l’episodio evangelico nelle parti del dialogo sulla verità, senza che io qui allunghi “il brodo” riproducendolo. Non si usa ancora oggi dire frasi come: “quel tizio non ha senso estetico, mentre quell’altro sì”? Che senso avrebbero detenuti da parte dei catechisti sulla vita e le opere della “Mamma di San Vittore” e la visione di un documentario in DVD. L’animazione dei canti e della musica è stata curata dai volontari della Parrocchia di S Pietro in Calibano e da alcuni detenuti che si sono prestati anche alla proclamazione della Parola e all’ornamento dell’altare. Al termine sono stati benedetti due quadri, uno più grande per la sezione maschile ed uno più piccolo per la sezione femminile, raffiguranti il viso sorridente di Suor Enrichetta ed è stato consegnato a ciascun partecipante un piccolo opuscolo che ne racconta in breve la storia. Al termine di questa giornata, grazie all’esempio di questa religiosa, desideriamo avere uno sguardo ampio sulla realtà della sofferenza, per essere capaci di vedere le cose da angolazioni diverse e di abbracciare tutte le persone; ciò ci permetterà di essere più inclini al perdono e al desiderio di riscatto per ogni uomo. Maria Pia e Francesca, catechiste simili frasi se la bellezza non fosse un valore oggettivo, cioè non dipendente dai punti di vista? Eppure oggi si dice che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, frase che implicitamente ammette l’esistenza di un Bello oggettivo, così come di un Bene, di una Verità, e quindi, alla fine, di un Dio che racchiude in sé tutte queste qualità, ma subito dopo la nega affermando l’importanza dei diversi punti di vista! Eppure il Natale che si sta avvicinando è proprio la commemorazione della manifestazione nel mondo di questa Verità unica. Basterebbe notare che, come prima della festa di Ognissanti abbiamo imparato dalla tradizione pagana a festeggiare Halloween, ed in occasione dell’Epifania ci immaginiamo doni da parte di una specie di strega buona (contraddizione di termini per la ov’è il libero arbitrio? Molti individui sono bombardati da notizie, immagini e filmati appositamente montati per indurre chi li guarda o li legge a credere a ciò che viene propinato. I programmi televisivi come talk show, reality show etc… sono formulati per far produrre emozioni a chi li segue. Siccome il cervello umano reagisce a queste emozioni producendo endorfine, il fisico e la mente si abituano e si crea una sorta di dipendenza. Diventa impossibile farne a meno. Anche lo sport fa questo effetto, ed ecco spiegata la popolarità del calcio. Gli effetti simil benefici provocati da queste culture mediatiche però provocano, a loro volta, incoscienti lobotomie tanto gravi da non far più comprendere quale sia la reale situazione. Ci sembra di avere tutto sotto controllo ma … TELEIPNOSI? Occhi aperti! Gianni Fioravanti Martedì 25 dicembre ore 9.30 Celebrazione dell’Eucarestia nel Carcere di Villa Fastiggi – Pesaro. Presiede l’Arcivescovo mons. Piero Coccia mentalità non soggettivista, dato che la strega può essere solo cattiva), così a Natale abbiamo imparato ad abbuffarci di cibo e a spendere e spandere, crisi economica permettendo, fino a stordirci di materialità, cercando di trasformare il più possibile in qualcosa di materiale ed eccessivo questa che avrebbe dovuto rimanere una festa spirituale, e non basta certo andare solo a Messa per viverla. Non crediate che in carcere sia diverso. La mentalità antica direbbe che oggettivamente “il diavolo ci ha messo la coda”, quella soggettivista e relativista ci suggerirebbe: vivi e lascia vivere, cosa te ne importa?! Che ognuno la pensi come vuole, tutti i punti di vista sono validi. E allora Buon Natale a tutti e non mancate di farmi sapere il vostro parere, come vi chiedo sempre alla fine di ogni puntata. roberto9 14 N P enna libera tutti 16 dicembre 2012 La notte della Vigilia onostante tutto, anche quest’anno è arrivato il santo Natale. Sembra strano, ma anche in questi posti meno adatti alla nascita di una nuova vita avviene il miracolo della nascita di Gesù. Nel periodo natalizio tutto si trasforma anche qui dentro e noi viviamo la lontananza dai nostri cari come un enorme peso e altrettanta colpa per il fatto di essere qui. Nonostante le sofferenze ognuno di noi cerca nel suo piccolo di crearsi quell’angolo dove, con l’immaginazione e poco più, allestisce il piccolo presepe o l’albero di Natale. E’ bello osservare la grazia e la cura che viene impiegata nell’attesa del momento. E’ come se la notte della vigilia venisse donato un anestetico per il nostro cuore già dolorante e sofferente, che lo è ancora di più in questo periodo. Già mi vedo lì davanti a quel piatto unico e fumante (almeno questo ce lo possiamo permettere), in compagnia di altri compagni di sventura, che si parla di tutto tranne che dell’argomento tabù del momento: il santo Natale. Ogni detenuto, se parla, lo fa in modo sorridente e tranquillo e usa la propria corazza esterna come protezione di quell’organo così vitale,ì quanto unico, delicato quanto robusto, sanguinante,ì quanto sofferente, il cuore. Il Natale è il momento in cui ognuno di noi si propone buoni propositi che, come al solito, diverranno solo ricordi. Credo che alla fine sia sempre meraviglioso e non possa essere offuscato da una grata alla finestra o un cancello alla porta. Leonardo Basiricò Un clown alla corte dello Zar PESARO - Sabato 22 dicembre alle ore 10, presso il Teatro della Casa Circondariale di Villa Fastiggi in Strada Fontesecco 88, andrà in scena lo spettacolo teatrale dal titolo “Un clown alla corte dello Zar”, dalla biografia di Giacomo Cireni, in arte “Giacomino”. L’allestimento è della Compagnia “Lo Spacco”, della Casa Circondariale di Pesaro, in collaborazione con il Teatro Aenigma. “San Pietroburgo - scrisse Cireni (Milano, 1884-1956) - al principio del XX secolo era una meravigliosa città. Intendo dire che la vita vi era facile, la gente cordia- le, la polizia abbastanza bonaria con il povero clown che talvolta si lasciava scappare un lazzo un po’ troppo pungente. I letterati, i musicisti, i pittori, i grossi nomi del teatro imperiale trascorrevano la notte nelle bettole, insieme con i facchini, le prostitute d’infimo rango. In queste bettole entravamo anche noi, per scaldarci alla fine dello spettacolo. L’intellighenzia ci faceva subito posto al suo tavolo: voleva che ‘l’uomo volante’, il cavallerizzo, il pagliaccio raccontassero la loro storia”. Tv droga del Natale I l Natale in questi tempi di crisi ribadisce come la TV sia la droga della nazione. Lo spirito natalizio, già da fine novembre, ci viene evidenziato dagli spot che “vendono” il Natale come occasione di lucro per “spremere” economicamente le già tartassate masse. Il Natale perde così di intensità emotiva ed in questi momenti gli spot riescono a vincere addirittura la laicità dello stato, a vincere la crisi con il mezzo televisivo omogeneamente schierato a mascherare il vero spirito di rinascita dell’amore, rappresentato dalla nascita del bambin Gesù, e di vittoria dell’amore sull’odio… Peccato che tutto questo si riduca in un jingle ed in uno spot. Toni D’Alessandro F “I l loro Natale” racconta la vita dei familiari dei detenuti nel carcere di Poggioreale. Il regista-produttore Gaetano Di Vaio, tra i fondatori della società di produzione Figli del Bronx, nato e cresciuto in uno dei quartieri popolari in cui vivono le protagoniste, dà voce a Maddalena e Mariarca, Titina e Stefania, donne che ogni giorno combattono per andare avanti, occupandosi da sole della casa e dei figli, ma soprattutto dedicando la vita ai parenti carcerati, sempre presenti anche se lontani. “Il loro Natale”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010, è un documentario lucido ed emozionante sull’inferno del carcere, raccontato dall’esterno, ovvero da una prospettiva particolare che restituisce intatto il dramma di questa disperata condizione umana. Un laureando in carcere ra le tante attività che vengono proposte alle persone detenute, c’è anche quella di frequentare la scuola elementare e media inferiore. Per coloro che sono in possesso di un diploma superiore è possibile inoltre iscriversi all’università. Il prossimo 20 dicembre nel carcere di Villa Fastiggi verrà discussa la tesi di laurea di G.G. (della Sezione Protetti), iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino. La dissertazione avverrà nella Casa Circondariale alla presenza di sette professori e delle autorità competenti. Per non lasciarsi assorbire dalla noia e dal di- sfattismo, studiare o scegliere le attività proposte potrebbe rappresentare un deterrente per non finire nell’ozio. Fermo restando che le responsabilità rimangono soggettive e “lagnarsi” di continuo non giova né alla società civile né tantomeno all’interessato. La commiserazione o, peggio, l’autocommiserazione, non permettono di elevarsi e riscattarsi. La volontà di mettersi in discussione invece crea vantaggio a coloro che si impegnano nel ricercare opportunità volte alla crescita personale. È un aspetto positivo e non può che farci commuovere un laureando in carcere. Francesco Rinaldi Lettere in redazione Per scrivere alla redazione della Casa Circondariale di Pesaro indirizzare una e-mail a [email protected] oppure scrivere a Redazione di Penna Libera Tutti c/o Casa Circondariale di Pesaro – Str. Fontesecco 88 – 61122 Pesaro (PU) R iceviamo e pubblichiamo una lettera giunta ad uno dei nostri redattori e inviata da suo “padre adottivo”. Ci piace pensare che “Penna Libera Tutti” abbia contribuito in parte a scrivere questa bella pagina di umanità e ci riempie di gioia sapere che Emi, proprio in questi giorni, è tornato in libertà e potrà trascorrere un sereno Natale insieme ai suoi cari. L’amore di un padre “Caro Emi, grazie per le tue parole. E’ vero mio padre è stata una gran persona come dici tu nella lettera. Con i suoi silenzi, con il suo comportamento e soprattutto con la sua bontà d’animo mi ha insegnato ad essere quello che sono oggi. Infatti per tutto questo gli sono stato vicino tutti i giorni e quando lui mi chiese: “Perché stai sempre qui? Non devi lavorare?” , io gli ho risposto “Babbo io sto qui perché me lo hai insegnato tu, mi hai insegnato a voler bene”. Questo è ciò che ho ridato a lui, almeno così spero. Ora ho un gran vuoto e non riesco ad essere ancora molto lucido, ma spero di riprendere la mia quotidianità, anche se so che non sarà più come prima. Anche il pensiero di rivederti presto mi aiuta a sperare ed andare avanti. So benissimo che anche tu stai affrontando un momento molto duro, ma stai dimostrando di essere molto forte. Poi la tua sensibilità artistica ti fa disegnare e scrivere cose che non tutti riescono ad esprimere, ma solo chi ha nobiltà d’animo può farlo. Ti faccio i miei complimenti, anche se questo tuo lato lo conoscevo già. Tu mi scrivi che mi vuoi bene, io ti rispondo che te ne ho sempre voluto, anche se non sempre sono e siamo riusciti a goderne. Questa triste esperienza mi ha insegnato una cosa, se mai ce ne fosse stato bisogno: la famiglia e gli affetti sono la cosa più importante nella vita. Ora ti lascio, ringraziandoti per aver ricordato ed onorato la memoria di mio padre. E’ sera, un altro giorno è passato e presto ci rivedremo e quando ti abbraccerò ti dirò “TI VOGLIO BENE”. Con affetto. Fabri Caro Fabri, non ho mai realmente avuto modo di dirti quanto tu sia importante per me. Hai ridato gioia a mia madre e di riflesso a chi le stava accanto. In principio ho faticato ad accettarti ma tu non ti sei mai arreso. Non credo che chi metta al mondo un figlio sia per forza genitore. Anche se non anagraficamente, se io penso ad un padre, io penso a te. Con affetto. EMI ***** Non siamo perfetti Cara redazione di “Penna Libera Tutti”, scrivo in riferimento all’articolo firmato da Edlir Alla sul numero di novembre, dove si legge: “Conoscere i miei errori di pensiero e di comportamento che mi condizionavano la vita e mi impedivano di vivere bene.”. Quanto è vero! Se dessimo tutti l’attenzione che merita a questa frase, staremmo veramente bene tutti,. Si fanno degli errori così consolidati nelle nostre abitudini di cui non abbiamo nessuna consapevolezza. Conosciamoci per migliorarci e per amarci e per stare finalmente bene con noi e quindi con gli altri. “Conoscere le proprie emozioni e imparare a gestirle”: sì, tutte le emozioni positive e negative, soprattutto quelle negative non nascondiamole, portiamole in superficie e prendiamone coscienza. Solo se conosciamo ogni parte di noi possiamo cambiare e stare bene. Non siamo perfetti; riconosciamolo con umiltà e costruttività. Micaela De Giorgi ***** Un aiuto alla mia coscienza Gentile redazione, vi scrivo solo per esprimere il mio ringraziamento a tutti coloro che, a vario titolo, collaborano a questa splendida iniziativa editoriale e di grande valore culturale. Per anni ho sentito parlare del carcere della mia città solo attraverso il filtro della stampa, che se ne occupa solo in determinate circostanze, senza mai raccontare la quotidianità di chi vive dietro le sbarre. Mai i giornali del nostro territorio hanno mostrato di voler davvero aiutare la gente a comprendere la realtà carceraria. Con voi ho scoperto il desiderio di riscatto e la voglia di rialzarsi dopo un fallimento e l’errore. Iniziative come la vostra servono a superare davvero lo stereotipo del detenuto inutile per la società e aiutano ad interrogarsi sulla propria esistenza. Giovanna Giombini