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domenica 16 dicembre 2007
La IV Biblia pauperum
Dell’amore, il canto
Sento il dovere di rinpoesia di tutti i tempi si
graziare pubblicamengiunge infatti ad analoghi
te Roberto Benigni per
esiti di poesia e profondiaver pubblicizzato in
tà, spirituale e “carnale”
maniera che meglio
nello stesso tempo: “Fornon avrebbe potuto,
te come la morte è l’amore/
giovedì 29 novembre
tenace come gli inferi è la
scorso sul TG1, in pripassione!/ le sue vampe son
missima serata, la novampe di fuoco / una fiamstra “Rassegna di arte
ma del Signore” (8,6).
per la Bibbia” sul CanCosì che l’ambizione di
tico dei Cantici. Perchè
questa Rassegna è duplipenso che sarebbe stace. Da una parte mostrare
to difficile fare di più
che la rivelazione cristiana
per presentare il senso
illumina l’amore umano in
di questa Mostra (di
tutta la sua completezza di
cui – è chiaro - il comicorpo, sentimenti e dono
co toscano certamente
di sé. Non c’è divisione fra
non sapeva e non sacorpo e anima. Crediamo
prà probabilmente mai
in un Dio creatore di un
nulla!). Lasciamo percorpo fatto anch’esso “a
dere i primi tre quarti
sua immagine e somigliandel suo show, zeppo di
za”. Dall’altra parte, in un
lazzi e frizzi verso pomondo malato di “sessuolitici e dintorni. Perché
mania” e di mercificazione
poi pian piano Benigni
del sesso (pensiamo al suo
è risalito, dall’”inferno”
abuso pubblicitario, che
delle banalità (non di
ne è la forma più lieve!), la
rado “sboccaccesche”!”) e delle meschinità quotidiane, Chiesa, spesso accusata (e in certe epoche con qualche
su su fino al “paradiso” di quell’ “aer terso” (direbbe il ragione) di “sessuofobia”, non fa altro che sollecitare
suo adorato Dante) della grandezza dell’uomo, del suo l’uomo e la donna a sfuggire alle “trappole” di un amoessere “scrigno di mistero”, del divino che ci possiede. E re che facilmente può tramutarsi in degradante ricerca
che la poesia del sommo Poeta esalta come mai nessu- egoista del piacere.
n’altro ha fatto e probabilmente potrà mai fare. Anche Perché l’ambizione di questa Biblia pauperum (e delle
se tema della serata era “Il Quinto dell’Inferno”, Beni- altre che l’hanno preceduta) non è quello di fare l’argni ci ha condotto davvero in Paradiso declamando con te per l’arte, e tanto meno di gareggiare con gallerie e
passione e commozione gli amori di Paolo e Francesca. assessorati alla cultura. Puntiamo invece apertamente a
Sottolineando come la “carnalità” di quella drammatica far sì che attraverso il mondo delle arti visive si possa
vicenda era peraltro intrisa di pur irrefrenabile, ma su- gettare un ponte di dialogo e proposta fra l’illuminanblime sentimento. Come non ricordare il primo, insi- te messaggio evangelico e una cultura spesso smarrita
stente verso delle tre terzine che lo descrivono? Eccolo: (per conclamata e quasi compiaciuta ammissione dei
“Amor, ch’ al cor gentil ratto s’apprende…Amor ch’ a nullo suoi stessi esponenti) nel nichilismo e nel relativismo.
amato amar perdona…Amor, ch’ ad una morte ci condusse” Dobbiamo aggiungere infine due cose: crediamo che si
(vv.100-106). E come non mettere insieme l’incipit del debba dare atto alla Chiesa jesina di aver dato prova di
Cantico: “Baciami con i baci della tua bocca” e il dantesco una certa dose di “coraggio” nell’aver proposto questo
“La bocca mi baciò tutto tremante”
tema, affascinante ma “delicato”,
V. Kandiskij, Coppia a cavallo, 1906,
(v.136)? Così che Agape e Eros,
agli artisti invitati, e di averne
Amore e Morte qui si intrecciano
messo in pubblico (senza censure)
Galleria di Monaco di Baviera.
inestricabilmente. Già, la morte!
gli esiti. E riteniamo altresì che
Questo quadro del pittore russo è stato questa Mostra, che esalta l’amoProprio questa, a prima vista così
lontana dall’estasi amorosa, ci fa scelto come “logo” della Rassegna: ai due re “totale”, possa portare una pur
arrivare al versetto conclusivo del
modesta pietruzza per sostenere
innamorati a cavallo fa da sfondo uno
Cantico dei cantici, libro proposto
l’edificio del matrimonio e della
alla fantasia degli artisti per la IV paesaggio fiabesco, espressione del loro famiglia, oggi così pericolosaRassegna della Biblia pauperum.
mente in crisi.
In questa autentica perla della
sogno di felicità nell’amore.
don Vittorio Magnanelli
“Dell’amore, il canto”
Il Cantico dei cantici
IV edizione della “Biblia pauperum”: rassegna regionale di arte per
la Bibbia, promossa dalla Diocesi e
dal Museo diocesano di Jesi. A cura
di Armando Ginesi.
Partecipano 65 artisti per la Rassegna sul Cantico dei cantici, in prevalenza marchigiani; in questa edizione è stata dato ampio spazio alla
“Collezione Fiocchi di arte sacra”,
con la presenza di 44 artisti italiani.
Con il Patrocinio del Comune di
Jesi e la collaborazione di Associazione Res Humanae, Banca Marche,
Simonetta s.p.a.
Catalogo: edizioni Artemisia
- Inaugurazione: giovedì 20 dicembre ore 16.30 presso la Galleria di
Palazzo Pianetti (Pinacoteca)
- Chiusura: domenica 20 gennaio
- Sedi espositive: Palazzo dei Convegni (corso Matteotti) e Palazzo
della Signoria (Collezione Fiocchi)
- Orari: da martedì a domenica 10
-12.30 / 16.30-19.30
- Chiuso: ogni lunedì; e inoltre il
mattino dei seguenti giorni: 25 e
26 dicembre; 1 e 6 gennaio
- Telefoni:
0731.56625; cell.
349.757.9878
Ancora una guerra civile nei Balcani?
L’impegno dell’Italia all’estero
di Vittorio Massaccesi
U
n mio ex alunno mi fa pervenire un
accorato appello a nome della “Operazione Colomba” (www.operazionecolomba.it) perchè chi può, stando al suo posto
o, magari, arruolandosi con i volontari
pronti ad andare in Kosovo, faccia quanto
nelle sue possibilità per scongiurare il gravissimo rischio di una nuova guerra civile
nei Balcani, dopo un decennio dagli atroci drammi vissuti da quelle popolazioni e
conclusesi solo “grazie” ai bombardamenti
della Nato. Ammiro la sensibilità di Andrea e condivido totalmente il suo allarme
e la sua preoccupazione.
Da anni, 16.000 uomini presidiano il Kosovo nella zona di confine con la Serbia, nella
speranza di un’intesa tra Pristina, capitale
degli albanesi kosovari, e Belgrado, dopo
lunghe trattative. Trattative che però, proprio in questi giorni, sono state dichiarate
definitivamente fallite. Da una parte il
Kosovo, abitato da oltre l’80 per cento da
albanesi, vuole la totale indipendenza dalla
Serbia, dall’altra Belgrado (che da sempre
ha considerato quel territorio parte integrante dello Stato), è disposta ad offrire soltanto un’ampia autonomia amministrativa.
segue a pag. 14
2
Cultura e società
16 dicembre 2007
Del più e del meno
Fecero arrabbiare Gigli
di Giuseppe Luconi
C
inquant’anni fa moriva a Roma,
all’età di 67 anni, Beniamino Gigli.
Per ricordare la figura del grande tenore, il
teatro Pergolesi ha ospitato venerdì 7 dicembre un concerto lirico internazionale. Gli jesini più avanti con gli anni sono andati con
la memoria al 19 agosto del 1930, al giorno
cioè che vide Gigli protagonista nella nostra
città di un «memorabile avvenimento artistico», un suo concerto in notturna, nello
scenario di piazza del Plebiscito (oggi piazza della Repubblica).
Gigli, quarantenne, era rientrato in Italia dopo dodici stagioni al Metropolitan
di NewYork, carico di gloria e di
quattrini (era il
cantante più pagato del mondo).
Recanatese, legato alla sua terra,
aveva accettato di
esibirsi a Jesi in un
concerto popolare,
allestito in economia: al posto
della “grande orchestra”, la banda
comunale diretta
dal maestro Aurelio Coli. Prezzi popolari
per un posto in piedi, gli ingressi transennati,
la piazza divisa in zone contraddistinte da
grossi cartelli. Il podestà, Giuseppe Pace, che
era anche presidente del comitato promotore, aveva fatto affiggere uno striscione eloquente: «Il concerto è a favore della banda
Pergolesi e di un’opera assistenziale fascista,
ma non dei… portoghesi”,
II programma prevedeva anche un banchetto popolare dopo il concerto, nei locali
dellaCasa della Musica (attuale Olimpia).
Qualche giorno prima del concerto Gigli
aveva fatto sapere agli organizzatori che la
sera del concerto gli avrebbero fatto «degna
corona del bel canto gli artisti signorine Tina
Paggi e Rosita Silvestri e il cav. Luigi Piazza». Alla Silvestri, jesina, era la prima volta
che si offriva l’occasione di cantare nella sua
città. Era appena rientrata da una tournée
in India, dove aveva ottenuto un bel succes-
Congratulazioni vivissime ad
Alessandro Tramontano che
ha conseguito la
laurea in Scienze e
Tecnologie Agrarie
all’Università degli
Studi di Ancona.
Ha discusso la
tesi “Diagnosi
sintomatologica,
classica e molecolare
in piante affette da
mal dell’esca della
vite nelle Marche”.
Con gli auguri
più sinceri dai suoi familiari
e amici perché Alessandro
possa far tesoro di quanto
faticosamente studiato e
trasformare i suoi desideri
in realtà.
so di critica.
La sera del 19 piazza gremita (nella
foto), ma forse non propriamente stipata se
è vero quel che si racconta. Si racconta, cioè,
che Gigli, dopo aver cantato una romanza, «ordinò che venissero tolte le transenne
poste agli ingressi della piazza, in maniera
che quanti non avevano potuto ascoltarlo
(anche per ragioni finanziarie), potessero
ascoltarlo e vederlo meglio». Tutto andò
per il meglio: una serata indimenticabile.
Nell’occasione, la città di Jesi offrì a Gigli
un’antica spada con incisi nell’avorio dell’impugnatura episodi di vita medioevale.
Sei anni dopo
Gigli era di nuovo
a Jesi per un altro
concerto popolare.
Ma questa volta le
cose non andarono
per il verso giusto.
Gli organizzatori,
“a scopo di maggior
lucro, fecero il concerto nella corte
dell’ex Appannaggio e questo non
piacque a Gigli”
perché il cortile
conteneva meno spettatori e si prestava
a discriminazioni e privilegi. Amareggiato, Gigli tenne comunque fede all’impegno
preso. Cantò ma senza troppo entusiasmo.
Dopo il concerto, «si recò con alcuni amici
jesini a mangiare una cena a base di stoccafisso», ma disse a chiare note che mai più
sarebbe tornato a cantare a Jesi.
E fu di parola: non tornò più nella nostra città. Quando, nel dopoguerra, in occasione di un concerto a Chiaravalle, il
maestro Coli si incontrò col tenore (i due
erano rimasti amici), la cosa tornò a galla.
«Quant’è che non sento più la soave voce del
tuo oboe!», disse Gigli a Coli. E Coli, di rimando: «Noi a Jesi è da più tempo che non
sentiamo la tua!”. Gigli si fece serio e replicò: «Quello che mi fecero gli organizzatori
jesini in quel gran cortile m’è rimasto qui».
E si portò l’indice sotto il mento: sì, gli era
rimasto proprio “nel gozzo”!
Congratulazioni
Jesi – Il Palazzo e dintorni
Giuseppe Luconi e Paola Cocola
Il libro in dono ai
D
iciamo subito
che questi due
eminenti personaggi fanno parte, a
tutti gli effetti, dei
dintorni del Palazzo perché del Palazzo
si interessano da quando hanno incominciato a scrivere sulla carta stampata.
Pareri, consigli, critiche, interviste, prospettive, e…libri, libri, libri sulla loro e
nostra città. Certo, una distinzione va
fatta. Per carità, due
penne validissime, ma
non possiamo mica
porre sullo stesso piano l’uno e l’altra! Perché, chi sia Luconi lo
sanno anche i sassi,
soprattutto i sassi di
via Marconi dove il
nostro scrittore è vissuto e vive tuttora nel
suo splendido isolamento (isolamento: si
fa per dire, perché lo…
scocciano in tanti tutti
i giorni!). Dire poi che
il “sor Peppe” è cittadino benemerito, che
è commendatore dell’ordine di S.Silvestro,
che appartiene all’ordine dei giornalisti da
quando è nato, che ha scritto una ventina e più di libri sulla nostra città, è ripetere semplicemente cose stravecchie
e stranote che offendono la memoria e
il sapere degli jesini.
Un discorso un po’ diverso è d’obbligo per la gentile signora Cocola. Chi
è costei? Una parvenue (almeno per
me e per molti jesini) che da qualche
anno, con costanza e pertinacia degna
della miglior fibra di una scrittrice, si è
presentata con articoli e foto su questo
settimanale creando curiosità e interesse, oltre che manifestando una padronanza di espressione e di lessico da
costringerci a cavar tanto di cappello.
Poi, senza tradire Voce della Vallesina,
se n’è andata a collaborare anche con il
quindicinale Jesi e la sua Valle. E, guarda caso, si ritrova anche là con Luconi,
fondatore di quel quindicinale ed ex direttore di questo settimanale, sul quale scrive tuttora. Esiste al mondo una
prova maggiore di collaborazione, di
disinteressata concorrenza tra periodi-
ci della stessa città, di
superamento di ogni
gelosia? Proprio come
cani e gatti che, custoditi, allevati, educati
dalle stesse amorevoli persone, si vogliono bene, s’annusano e valorizzano
il meglio che offre la piazza accogliendo a cuore aperto chi ha qualche idea e
scrive per passione e per amore….
Ma ecco la sorpresa, anzi la sorpresissima: questi due egregi
signori hanno fatto
lega ( ma qui Bossi
non c’entra affatto!),
hanno cioè stretto una
specie di patto d’acciaio per offrire tra
pochi giorni l’opera
più originale che Jesi
abbia avuto da mille
anni a questa parte. Sissignori! Perché
trattasi di un testo….
mai scritto da nessuno, impostato con
assoluta originalità e
ricchezza di contenuti
da sintetizzare tutte
le opere stampate su
Jesi negli ultimi dieci
secoli! Non ci credete? Vi dico solo che
si tratta del libro “Conoscere Jesi” già in
stampa. Uscirà per Natale.
Direte: ma Jesi lo conosciamo già! Errore, grande errore, perché il modo
con cui Luconi e Cocola approcciano il
tema è di una originalità così speciale,
da permettere sia ai bambini delle scuole materne sia ai barbuti docenti delle
università, di cogliere con tutta facilità
il meglio di quello che si vuol sapere. E
il tutto in un batter d’occhio! Più di 250
pagine, più di mille voci, più di mille
foto. Volete altro?
Acquistare per credere. Ma l’opera non
è in vendita presso le librerie. Si può
avere soltanto con abbonamento speciale a Voce della Vallesina! Il più diabolico
e dolce ricatto che Voce della Vallesina
abbia fatto ai suoi concittadini. Grazie
Luconi, grazie Cocola!
sostenitori di Voce
***
“Et censeo Matteotti cursum renovandum”
v.m.
Bimbi crescono
Il sorriso più bello
di Martina e
Maria Albanesi per
babbo Massimo e
mamma Barbara e
gli amici dell’asilo
nido e della prima
elementare. Auguri
alle piccole sorelline
dai lettori
di Voce.
3
SCUSATE IL BISTICCI O
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
SPIGOLATURE
Cultura
L’ULTIMO PICCOLO PADRE
Sette anni fa, il vecchio e spennacchiato
Corvo Bianco (Boris Eltsin) passò
inopinatamente le consegne al delfino
Vladimir Putin, l’ex-agente KGB dalla
faccia di ragazzo, dagli occhi di ghiaccio e
dai nervi d’acciaio. L’ amico Bepi Scortegà
da Vigodarzere (PD) si domandò allora
pensieroso: Sarà-lo un bravo putìn? …
Speremo, ciò!
Recentemente ho provato a chiedergli di
nuovo le sue impressioni sul personaggio,
alla luce del trascorso “settennato”. Mi ha
risposto con questo epigrammetto:
A mi me pare un paron
che ‘l dòpera massa el baston
NB – Si tratta di un veneto comprensibile
anche in Vallesina. A parte, forse, la
parola massa (=troppo). Superfluo, invece,
precisare che putìn significa ragazzino.
“COSTRUIRE” IL SAPERE
Calembour… podestarile
A Moie di Maiolati è stato aperto in questi
giorni un Centro culturale polivalente, sul
posto di una vecchia fabbrica di laterizi. Il
primo cittadino, all’inaugurazione, è ricorso
ad un apprezzabile gioco di parole:
L’e x fornace sfornerà sapere
Libri, cioè, come metaforici “mattoni” (e
non certo perché indigeribili).
ANCONA OLé!
Cambio di consonante… per tifosi
La squadra di calcio del capoluogo
marchigiano (allenatore compreso). Come
dire xxxxxx atleti xxyxxx.
***
Soluzione del gioco precedente:
arnia, ernia
Dipingere con gli occhi
La fotografa Maria Giuseppina Vannini esporrà le sue
opere nella chiesa di San Nicolò di Jesi, dal 14 al 21 dicembre. La mostra sarà inaugurata venerdì 14 alle ore 17
e potrà essere visitata tutti i giorni dalle ore 17 alle 20. Il
critico Armando Ginesi così scrive della Vannini: “Un talento innato, innamorato delle cose di natura così come
dei colori e del piacere di inquadrare che ha superato le
conoscenze tecnico-lessicali per manifestarsi in una bella
creatività per immagini”.
N
16 dicembre 2007
Le tagliatelle di Robinson Crusoe
on so se lo hanno detto anche a voi, ma a me
anni fa hanno insegnato che l’istinto più forte
dell’uomo è quello di autoconservazione e non, come
spesso si crede, quello di riproduzione. Era un illustre docente universitario ad affermarlo, adducendo
un esempio curioso: “Se a un giovane Robinson Crusoe,
naufrago da giorni su un’isola, solo e affamato, mettete
davanti una bella ragazza e un bel piatto di tagliatelle,
sicuramente si fionderà subito su queste, magari bofonchiando tra una forchettata e l’altra: “Aspetta, carina,
che dopo vengo!”.
Niente da eccepire, la parabola era convincentissima.
Eppure oggi, a distanza di anni, molto ne dubito. Un
tardivo, illogico, strano, immotivato ripensamento?
Aspettate: proverà a spiegare perché in breve, con
qualche considerazione spicciola, comprensibile: se
volete, proprio ‘ terra terra’.
Partiamo innanzi tutto da una constatazione di carattere generale: che sembra, ma non è, fuori argomento. L’homo sapiens, dall’età della pietra ad oggi, è
sempre stato orgoglioso delle conquiste fatte progredendo sul cammino della civiltà. Tanto anzi è riuscito a sapere e tanto ancora vorrebbe sapere. Continua
ad accumulare conoscenze e consapevolezze, ma
non si sente mai appagato. Come Ulisse è sempre alla
ricerca di qualcosa che sfugge, che vorrebbe ancora esplorare. Ma è giusto che sia così: l’instancabile
tensione alla scoperta dell’ignoto è propria della sua
natura. Tuttavia spesso egli non tiene conto, o non
vuole purtroppo tener conto, di molte contraddizioni, riserve, insidie palesi o latenti che accompagnano
il progresso.
Andiamo a fatti concreti, del nostro tempo, che sono
quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Si sa benissimo, ad esempio, che droghe, alcool, fumo, rovinano la salute; eppure se ne fa un uso abbondantissimo,
anzi, a prove certe, sempre più dilagante e devastante. Si sa ugualmente che uno sfruttamento insensato
delle risorse della natura porterà l’uomo alla rovina;
eppure si continua indiscriminatamente ad abusare
di quanto la natura pure con generosità ci offre. Si
sa che mangiare troppo o troppo poco è dannoso alla
salute; eppure anoressia, bulimia, obesità sono diffu-
sissime proprio nei paesi di maggior benessere. Si sa che abitudini di vita sbagliate
causano malattie anche gravi; eppure
non si intende cambiarle. Si sa pure
che, se continuerà a respingere egoisticamente la vita, la civiltà del benessere finirà per esaurirsi senza
sapere a chi lasciare in eredità
la terra. Si sa persino che le
guerre infliggono ferite profonde anche a chi le vince
e che la pace è un bene
universale; eppure non
se ne tiene conto.
In molti modi
dunque l’umanità continua a
fare del male
a se stessa, a
volte
inconsapevolmente, ma
purtroppo il più
delle volte consapevolmente. Come dire
allora che alle grandi
conquiste
dell’intelligenza e della conoscenza
fa riscontro un paradosso
eclatante: quello della più assoluta stupidità. Forse sarebbe
da chiedersi se le nostre difese
immunitarie etiche si siano veramente molto, ma molto indebolite
visto che non riescono ad arginare
tante forme di autolesionismo.
Dovremmo allora ritornare a Robinson Crusoe, al mito del ‘buon selvaggio’
e fare tabula rasa della nostra civiltà? Non
cadiamo nell’eccesso opposto. Il progresso
ci vuole, e come. Attenzione però ad usarlo
bene: a favore della vita e non contro. Altrimenti l’homo sapiens, la civiltà, l’intera umanità
subirebbero la più grave e anche la più assurda
sconfitta.
Augusta Franco Cardinali
Cupramontana: Bibliografia di Luigi Bartolini
Tutti gli scritti apparsi in volume
D
a due mesi sta arrivando in tutta Italia,
richiesto da appassionati
e studiosi. Si tratta del volume Laboratorio di carta.
Bibliografia degli scritti apparsi in volume di Luigi Bartolini, scritto da Fabrizio
Mugnaini e pubblicato dal
Centro Documentazione
Luigi Bartolini della Biblioteca Comunale di Cupramontana. Mugnaini che
da oltre venticinque anni
si occupa di movimenti
artistici e letterari del Novecento, da sempre studia
l’opera di Luigi Bartolini
(1892-1963), un conoscitore profondo, diremmo
uno specialista dell’artista
cuprense nel suo complesso. Con questo volume ha
realizzato un “unicum” per
un autore, per uno scrittore italiano. Ha redatto una
bibliografia degli scritti di
Bartolini, dalle prime edizioni del 1915 alle ultime
del 2002, con una scheda
per ogni singola edizione
completa di dati editoriali,
della foto della copertina e mentre il volume di
delle sue eventuali varianti Mugnaini era in fase
nonché di una esauriente di stampa. Il volume è
descrizione del contenuto arricchito dalle riprodi ogni volume, precisan- duzioni delle opere
do data e luogo di edizione originali di Bartolini
dei racconti o degli scritti inserite nei volumi
se altrove pubblicati. Sono e da un elenco delle
elencate, secondo la data biblioteche italiane e
di pubblicazione, tutte le straniere che possietraduzioni e le varie edi- dono opere di Luigi
zioni del romanzo “Ladri Bartolini.
Fabrizio
di biciclette” che uscito Mugnaini ha realiznel 1946, ebbe la sua pri- zato un volume che
ma traduzione in francese trasuda tutta la sua
nel 1948 fino all’ultima in “passione” per Bartosloveno nel 2000. Il ro- lini, sia scrittore che
manzo è certamente un incisore e poeta, ha curato l’essenziale collaborazione
capolavoro della letteratu- il volume con grande sen- della Fondazione Cassa
ra italiane del Novecento, sibilità e capacità edito- di Risparmio di Fabriano
ebbe però ed ha tanta no- riale, lui che editore d’arte e Cupramontana che ha
torietà in seguito al film di da anni realizza edizioni creduto nel progetto. Un
De Sica-Zavattini ispirato in tiratura limitata e non volume in definitiva che
allo stesso romanzo, con in commercio. La pubbli- esprime la grande preparail quale però oltre al tito- cazione è stata realizzata zione e l’altrettanto grande
lo e alla vicenda del furto anche come i nn. 4-6 del “innamoramento e amore”
non condivide molto altro. “Notiziario Bartoliniano” di Fabrizio Mugnaini per
Numerose le edizioni in curato ogni anno dal 2002 Bartolini e del quale l’intespagnolo e in tedesco. Fu dal Centro Documen- ra comunità cuprense non
tradotto anche in ebraico tazione della Biblioteca può non dirsi grata ed ornel 1954, la cui edizione è cuprense. L’Amministra- gogliosa.
stata rintracciata proprio zione Comunale ha avuto
Riccardo Ceccarelli
Premio
Fedeltà al Lavoro
S
abato 17 novembre presso la
Loggia dei Mercanti di Ancona, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso, indetto
dalla Camera di Commercio di
Ancona, Premio Fedeltà al Lavoro e Progresso Economico riferito
all’anno 2006. Il Premio Fedeltà
al Lavoro e Progresso Economico
da 55 anni premia i lavoratori della provincia dorica, ha lo scopo di
valorizzare le attività economiche,
riconoscendo gli sforzi e le capacità individuali nel mondo del lavoro.
Di seguito i premiati dei comuni
della Vallesina
Per la categoria dipendenti ed ex
dipendenti, hanno ricevuto il premio gli jesini Stefano Collamati della Banca Popolare di Ancona, Dino
Bolletta ex dipendente della Sima,
Roberto Carnali dipendente farmacia Castellani dott. Cerni, Roberto
Ciarimboli, dipendente Hydropro,
Giordano Filonzi della Cnh Italia,
Giuliana Molossi della Grammer; Simonetta Ceccarelli, Laura Cesaroni,
Pierantonio Di Rutigliano, Graziella
Falaschi, Daniele Santarelli, Umberto Sartini di Monsano della ditta
Grammer.
Per la categoria presidenti e consi-
glieri delegati: Aldesino Fioretti delle Acli coop società edilizia di Jesi e
Luciano Mansergigi della Manservigi srl di Monsano.
Per la categoria coloni, mezzadri e
coltivatori diretti: Primo Cesaroni di
Castelbellino e Aldesino Rinaldi di
Maiolati. Per la categoria imprese
artigiane: Gilberto Cacciani di Cupramontana, Mirando Campanelli
di Jesi, Terenzio Mariotti di Castelbellino, Bruno Campanelli di Monte
Roberto, Walter Darini di Jesi.
Un premio è stato consegnato a
Giuseppe Cingolani, Tonino Perini,
Mario Sardella per essersi distinti
nei settori dell’economia, della cultura e delle professioni.
4
Attualità
16 dicembre 2007
Il testamento biologico e l’etica – Uno studio del professor Carotti (3° parte-fine)
Prendersi cura, sempre, del malato
Quale modernità
di Riccardo Ceccarelli
L’
omelia domenicale del “canonico
teologo” della cattedrale de “la Repubblica”, Eugenio Scalfari, apparsa il
2 dicembre non poteva non riguardare
l’enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI,
uscita proprio due giorni prima. Lo scritto del “fondatore” elaborato dopo “una
lettura attenta del testo” e che “aveva suscitato in lui una viva aspettazione”, è sintetizzato dal titolo: “Il Papa che rifiuta il
mondo moderno”. Scalfari non è solo, è in
buona compagnia. La solita. Hanno tutti
il mio rispetto come “laici non credenti”,
esso tende però a diminuire allorquando
diventano sussiegosi laicisti che impartono lezioni a destra e a manca, financo al
papa e a Dio. Un punto mi ha colpito, tra
i tanti che Scalfari sottolinea in dissenso
con Ratzinger: l’asserzione che “Benedetto XVI ha voltato le spalle al Concilio
Vaticano II” respingendo in questo modo
quell’apertura alla modernità che avevano fatto “dottori e pastori della Chiesa in
vesti episcopali”. Il papa, è vero, non cita
direttamente il Concilio Vaticano II, ma
cita ben nove volte il Catechismo della
Chiesa Cattolica che, voluto dall’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi il 25 gennaio 1985 e redatto da una
Commissione presieduta da Ratzinger, fu
promulgato nel 1992, tenendo presente
ovviamente la dottrina della Chiesa ed
il Vaticano II: una citazione poi rimanda
direttamente alla “Gaudium et Spes” che
si basa sulla speranza. Lettura “attenta”
quella di Scalfari, ma forse prevenuta da
quello che scriveva già nell’aprile 2005
su Ratzinger quale esponente più retrogrado del cattolicesimo. L’apertura alla
“modernità” dei vescovi e del Vaticano
II consisteva nel pieno riconoscimento dell’attività umana, dell’elaborazione
del pensiero e dello sforzo dell’uomo per
un mondo migliore, nel riconoscimento della sua autonomia e del valore della
dimensione orizzontale, non consisteva
nell’avallo delle sue contraddizioni, della
negazione della dimensione verticale, del
relativismo, dell’accettazione supina di filosofie che relegassero Dio in un cimitero
e al suo posto vi mettessero l’uomo con
l’assoluto della sua coscienza svincolata
dalla legge naturale e da ogni altro riferimento ontologico. Tutto questo forse
oggi, per tanti, più laicisti che laici, è diventata la “modernità”, che i vescovi del
Vaticano II chiaramente non accolsero e
con essi oggi il papa se ne fa eco con una
profonda lettura filosofica e teologica. Di
questo “mondo moderno”, del suo amore, della sua speranza, del suo progresso,
della ragione che in esso opera ed ha operato nella storia e nelle elaborazioni filosofiche, il papa fa un’analisi circostanziata per concludere che “l’uomo ha bisogno
di Dio, altrimenti resta senza speranza” e
che “non è la scienza che redime l’uomo”
ma l’amore, ed un amore incondizionato.
La ragione poi “è il grande dono di Dio
all’uomo e la vittoria della ragione sull’irrazionalità è anche uno scopo della fede
cristiana” e che solo attraverso l’apertura della ragione alle forze salvifiche della
fede e al discernimento tra bene e male,
la ragione diventa veramente umana.
Un papa che ragiona così è forse contro
la “modernità” e “il mondo moderno”? È
contro quella “modernità” la cui scienza
non è stata e non è capace di salvare l’uomo, le cui filosofie hanno lasciato dietro
di sé fiumi di sangue e distruzioni desolanti, contro quella “modernità” che da
all’uomo l’illusione di aver preso il posto
di Dio. Non lo è invece se all’uomo moderno, attuale, con le sue angosce e le
sue paure indica un sentiero attraverso il
quale anche le “piccole o grandi speranze” sono garantite dalla “certezza della
vera, grande speranza” il cui fondamento è Dio, “non un qualsiasi dio, ma quel
Dio che possiede un volto umano e che ci
ha amati fino alla fine”. Con buona pace
di chi “eliminando Dio dalla propria vita
può spegnere in se stesso la speranza”.
Una bella, allettante, suicida modernità.
I
l rispetto del valore assoluto della vita
Ricollegandoci al Testamento Biologico va detto che, per alcuni bioeticisti, la
dimensione dell’umanizzazione dell’assistenza rischia di essere persa, anziché
ulteriormente promossa ed esaltata, per
motivazioni concettuali varie, di fatto
fuorvianti.
In questo senso, è stato detto, potrebbe
riuscire anche l’eventuale legge sui testamenti biologici o di vita. Nella realtà
concreta delle cose - lo asserisce il bioeticista del Comitato nazionale di Bioetica, Francesco D’Agostino - la redazione
di un testamento biologico è per larga
parte auspicato da e per coloro che, prefigurandosi ipotesi tragiche come quelle
descritte, ritengono che, in situazioni patologiche estreme, sia un bene per gli uomini morire anziché continuare a vivere.
Certo è, per gli stessi bioeticisti, che ridurre la gestione del malato - soprattutto se non è più in grado di intendere e di
volere - alla mera attuazione di volontà
espresse in condizioni e in circostanze
ben diverse da quelle in cui si trova, significa perdere il senso della professione
medica e del prendersi cura.
Viene precisato che non è ovviamente in
discussione il coinvolgimento del malato nella gestione della propria malattia
e nella scelta delle opzioni terapeutiche,
ma sarebbe alquanto imprudente ridurre
l’acquisizione di volontà anticipate a uno
strumento burocratico e pensare di risolvere per legge una materia tanto complessa. Potrebbe essere il caso, ad esempio, della facilitazione allo scivolamento
verso l’ipotesi eutanasica.
Sta di fatto che il medico non può far
prevalere il pur doveroso rispetto dell’opinione e quindi dell’autonomia del
paziente, davanti al rispetto del valore
assoluto della vita: valore che gli deriva
dall’indirizzo del suo credo Ippocratico,
secondo il quale “la vita è un bene indisponibile a cui nessuno può rinunciare”,
alla maniera, ma indipendentemente dal
Anniversario dell’Azione Cattolica,
parla il filosofo Marco Guzzi
“Per una nuova dialettica”
D
a decenni negli Stati Uniti
si parla di crisi della democrazia. Non è un problema
solo italiano, dunque, né solo
di corruzione. Le ragioni per
cui oggi la democrazia in occidente vive uno stato comatoso sono molto più profonde, e
vanno ricondotte alla crisi della razionalità moderna, di cui
la liberal-democrazia è solo
una forma.
Di futuro della politica si è parlato sabato scorso a Jesi, nella
sala del teatro della parrocchia
San Francesco di Paola, in occasione dei 140 anni di vita
dell’Azione Cattolica. Relatore,
il poeta e filosofo romano Marco Guzzi, che si è soffermato
sull’origine e la spinta messianiche proprie della modernità.
Una venuta del Regno, secolarizzata negli ideali di giustizia
e libertà, che costantemente
gli uomini hanno deluso. La
democrazia liberale chiede all’uomo lo sforzo di andare oltre se stesso, ma poi non gli dà
gli strumenti per farlo.
E il filosofo fa l’identikit del cit-
tadino contemporaneo, ridotto
a consumatore tecno-video
dipendente; un essere lasciato solo nella sua angoscia, tra
desideri più o meno frustrati
e timori più o meno rimossi.
“Stiamo costruendo una società
disgregata – ha detto con forza
Marco Guzzi - , e riducendo la
comunità sociale mondializzata ad un mercato globale”.
E allora? Che fare? Come comportarsi di fronte ad una crisi
antropica che tocca i linguaggi e le culture? “Ricominciare a pensare”. Perché la teoria
ispira la prassi. Marco Guzzi
auspica un rinnovamento culturale, una nuova dialettica
sociale e politica. Nella consapevolezza che l’essere umano è
dominato da paure di cui spesso è inconsapevole, e che tende naturalmente ad alienarsi.
La democrazia del XXI secolo,
dunque, dovrà saper coniugare
i progetti storici di liberazione
con i progetti di liberazione
interiore degli uomini dal loro
egoismo.
Lucia Romiti
credo, di ogni religione monoteista.
A scriverlo recentemente in “Medic”,
aprile 2007, è Felice Eugenio Agrò, Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione e terapia del dolore, all’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Nel caso quindi del malato grave, ogni
decisione a favore della migliore qualità
della sua vita, fino a che è presente, dovrebbe maturare all’interno del rapporto
del medico con lui stesso malato e con la
sua famiglia.
Solamente in tal modo sarà possibile decidere in scienza e coscienza nei singoli
casi, per loro natura irriducibili a semplificazioni e a schemi di comportamento.
Senza un tale approccio si corre il rischio
che il testamento biologico o di vita divenga di fatto un modo subdolo per legittimare pratiche eutanasiche per omissione e superare le resistenze dell’opinione pubblica all’uccisione diretta di certi
malati.
Alvaro Carotti
NOTIZIE IN BREVE
Mostra di sculture in ceramica di Angela Culcasi
L’artista Angela Culcasi della Giovanna, dopo il felice consenso ricevuto con la mostra di terrecotte dell’estate scorsa, esposte a Villa
Salvati di Pianello Vallesina, replica con una seconda mostra, nel
territorio della Vallesina, sabato 22 dicembre alle ore 17 presso la
Sala Superiore dell’Abbazia benedettina di Santa Maria delle Moie.
La mostra di sculture in ceramica prende il titolo “I colori della
Natura”. Le stupende opere forgiate dal fuoco e dai colori forti e
caldi di quest’artista siciliana trapiantata nelle Marche, saranno
visibili fino al 6 gennaio con il seguente orario: 10-12.30 e 17-20.
Cristiana Simoncini
Fiori primaverili
“Fiori primaverili – Amore, Memoria, Musica Morte” è il titolo del
romanzo di Sergio Cardinali che sarà presentato sabato 15 dicembre alle ore 18 all’Enoteca Regionale, in via Conti a Jesi. Parteciperà il critico letterario Fabio Maria Serpilli; le letture saranno a
cura di Teatroluce e Monica Mengoni proporrà alcuni interventi
musicali.
Circolo cittadino
Domenica 16 dicembre alle ore 18 presso il Circolo Cittadino di
Jesi, in via XX Settembre, 2, l’autrice Annalisa Filonzi presenterà il
suo ultimo libro “Circolo Cittadino di Jesi - 130 anni di storia nella
città”.
La Costituzione ai bambini
Settecento opuscoli che riportano la Dichiarazione universale dei
diritti umani e la Costituzione italiana acquistati dall’Amministrazione comunale per consegnarli in dono ai bambini dai sei ai
tredici anni che frequentano l’istituto comprensivo “Carlo Urbani”
voluta dall’assessorato ai Servizi sociali per far sì che valori come
“l’impegno contro la guerra, la dittatura e l’oppressione e l’affermazione della libertà e della giustizia non restino sulla carta”.
block notes
Previdenza
Cittadini non comunitari
e non solo
Le Marche sono sicuramente una Regione ospitale e sta dimostrando di
avere le caratteristiche per dare opportunità di lavoro sia ai propri cittadini
che a molti lavoratori che provengono da
altre nazioni. Per capire meglio il fenomeno
della immigrazione soprattutto di cittadini
extracomunitari, di quali siano i loro problemi sia nei rapporti con il lavoro che con
la burocrazia abbiamo sentito il parere di
Omiccioli Claudio, co-presidente dell’Anolf
(Associazione Nazionale oltre le Frontiere)
provinciale di Ancona.
Nelle Marche gli immigrati sono da diversi anni una consistente realtà. Ci può
dire quanti sono complessivamente e
quanti per ogni singola provincia?
I dati Istat dei permessi di soggiorno al
1/1/2007 registrano nelle Marche 78.680
presenze straniere di cui nella provincia
di Ancona 22.251, di Pesaro 19.043, di
Macerata 19.237 e infine di Ascoli Piceno 18.149.
Ci sono dati sulla loro provenienza? Ce
li può indicare?
Nelle Marche 13.983 Albanesi, 8.468
marocchini, 5.0936 Macedoni, 7.508 Rumeni,
Nella provincia di Anco- e capaci, rivolgendosi alle organizzaziona: 3.268 Albanesi, 2.269 ni sindacali e ai loro patronati per farsi
Rumeni, 1.528 Macedoni. aiutare nella ricerca di supporti non
1.549 Tunisini, 1.389 Ma- troppo costosi ed in grado di sostituirocchini,1.281
Bengale- re parti delle sue funzioni. Purtroppo le
si,1088 Cinesi.
modalità operative riconosciute a questi
Risultano esserci fenomeni di flussi mi- enti somigliano più a quelle di semplici
gratori in aumento?
“tappabuchi” piuttosto che di protagoniNel complesso il ritmo di incremento sti sociali prioritari necessari ad un sano
annuo è superiore anche alla media na- rapporto di sussidiarietà.
zionale e nella provincia di Ancona cre- In questi giorni si parla di flussi. Ci può
scono soprattutto i Rumeni per effetto illustrare brevemente di cosa si tratta ?
del loro ingresso in Europa, ma anche Ci si riferisce al decreto del Presidente
Bengalesi e Cinesi.
del Consiglio dei Ministri che stabilisce
Fino ad alcuni mesi fa gli immigrati ex- quanti cittadini extracomunitari possatracomunitari potevano regolarizzare la no essere ammessi in Italia per motivi di
loro posizione solo attraverso contatto lavoro non stagionale.
diretto con la Questura. Ora risulta che Per ottenere il nulla osta all’ingresso in
anche i Patronati possano aiutare questi Italia, i loro datori di lavoro debbono
cittadini a regolarizzare la loro situazio- presentare apposita richiesta nei tempi
ne in Italia (richiesta rinnovo permessi previsti dal decreto.
di soggiorno, richiesta carta di soggiorA cura di
no ecc. ecc.).Può darci conferma di ciò
Gianfranco Pigliapoco
ed illustrarci in quali sono i compiti affidati e il ruolo che svolgono?
Informazioni più dettagliate sulla proOrmai lo Stato si è dimostrato del tut- grammazione dei flussi e sulle modalità
to insufficiente a dare risposte anche operative possono essere richieste presso
solo burocratiche per la gestione di in- le sedi dei Patronati,delle Organizzazioni
crementi migratori cosi consistenti per Sindacali e delle Associazioni che hanno
cui sta cercando la collaborazione dei sottoscritto un accordo con il Ministero
soggetti sociali organizzati più adeguati dell’Interno.
5
Cultura
16 dicembre 2007
Tuteliamo il patrimonio: appello per la tutela di due lapidi
Carducci e Rosi ammirano il nostro paesaggio
L’
ultima pagina del
numero scorso di
Voce (n. 43, in data 2
del mese corrente)
ha pubblicato un annuncio di Asta Pubblica per la vendita di
immobili a cura della
s.r.l. Progetto Jesi, annuncio corredato di
due fotografie, nella
prima delle quali è ritratta la casa poderale
dell’Azienda agraria
un tempo gestita dall’
Istituto Tecnico Cuppari di Jesi.
Del suddetto edificio
ho avuto modo di occuparmi
con il mio articolo pubblicato
da Voce il 25 novembre scorso
(pag.12 del n.42), in chiusura
del quale mi sono impegnato a
decifrare l’iscrizione incisa sulla grande lapide (cm 160 x 350)
murata tra due finestre dello
stesso fabbricato.
Il risultato di tale indagine è stato per me sorprendente. Dico
“per me” che ho preso stabile dimora a Jesi da appena venticinque anni, mentre gli Jesini che
sono sempre vissuti in questa
città non troveranno (forse) nul-
la di nuovo in ciò che espongo
qui di seguito. La sorpresa è stata quella di aver riscontrato che
non si tratta di una sola grande
lapide, ma di una coppia di lapidi dedicate a due personaggi
diversi, accomunati per il valore
eccezionale dell’attività di docenti e di educatori, esercitata
da entrambi per molti decenni,
sempre con instancabile fervida
dedizione. E’ famosa la figura
di Giosuè Carducci, assai meno
nota la figura del professor Ruggero Rosi, un profilo del quale è
stato ben delineato da Vitaliano
Cinti nel suo volume
intitolato ”I 120 anni
del Cuppari” (edito
dalla Banca Popolare
di Ancona e Macerata,
a cura del Centro Studi Jesini).
Per decifrare le due
iscrizioni incise quasi
un secolo fa con bei
caratteri lapidari romani ora a mala pena
leggibili, mi sono servito di una buona lente contafili, che però
non mi ha consentito
di sciogliere un dubbio iniziale, risolvibile
solo attraverso il contatto con
la lapide corrosa dagli agenti atmosferici e da una troppo prolungata incuria. Ecco quanto
sono riuscito a leggere: (*)
Queste iscrizioni - che ci parlano di due periodi di storia locale intensamente vissuti dagli
abitanti della Vallesina (molti
ragazzi dei Castelli hanno sempre studiato a Jesi) – rivestono
un’ importanza troppo evidente
perché siano necessarie altre parole a sostegno di una loro più
attenta conservazione. Si tratta
di un patrimonio culturale fis- al compratore l’obbligo di consato sui muri dai nostri antenati, servare con la migliore cura le
perché tutti potessero leggerlo due lapidi che Jesi considera
e tramandarlo di generazione in come suoi Beni “Culturali” ed
generazione, un patrimonio che “Ambientali” degni di tutela
non deva essere affatto trascura- particolare. Sotto quest’ultimo
to, che anzi deve essere valoriz- aspetto Jesi dovrebbe chiedere
zato, cioè deve essere segnalato il parere della Soprintendenza,
nelle guide turistiche, sia per la affinché un vincolo da stabilire
nostra città, sia per i centri mi- oggi possa mantenere la sua efnori.
ficacia anche nei successivi pasSono queste le motivazioni che saggi di proprietà. In altre parole,
tre settimane fa mi hanno spin- cauteliamoci subito anche per il
to a ipotizzare una clausola da futuro, se davvero intendiamo
inserire nell’Avviso d’Asta ri- impegnarci nell’arduo settore del
guardante l’edificio dell’Azienda Turismo Culturale, in cui stiamo
Agraria legata al Cuppari, una muovendo i nostri primi passi.
clausola che dovrebbe imporre
Sandro Alessandroni
(*)
G I O S U E’ C A R D U C C I
NEL(?) NOVEMBRE DEL MDCCCLXXXVIII
DA QUESTO COLLE AMMIRANDO
I DOLCI CLIVI DELL’ ESIO
FATTI DA NATURA UBERTOSI
E DALL’ ARATRO FECONDI
ESALTAVA LE VIRTU’
DELLA NOSTRA PROGREDITA
ARTE DEI CAMPI
RUGGERO R O S I
AGRONOMO E TECNICO-PRATICO
PRESIDE E DOCENTE DI AGRARIA
NEL R. ISTITUTO TECNICO DI JESI
CON LA DOTTRINA E IL SENNO
DA QUESTO PODERE
INSEGNAVA A TRARRE DAL SUOLO
IL PANE PER LE GENTI
LA PROSPERITA’ PER LA PATRIA
NELL’ ANNO DELLA GUERRA E DELLA MORTE
AD AUSPICIO DI PACE E DI VITA
PRIMAVERA DEL MCMXV
Enrico Medi: politica, scienza e cultura.
L
Un cristiano testimone del mondo
a diocesi di Senigallia ha voluto ricordare con una pubblicazione un grande
personaggio del XX secolo: Enrico Medi.
Il volume si può trovare come supplemento del settimanale di informazione
“La Voce Misena” e racconta la vita di un
personaggio poliedrico, impegnato come
scienziato, uomo politico e di fede. Nato
il 26 aprile del 1911 a Porto Recanati, Enrico Medi è stato anche autore di molti
testi letterari come “Inno all’amore” e “Il
mondo come lo vedo io”. Attento sostenitore della bellezza della vita e del creato,
Medi ha vissuto il mondo come una continua scoperta dei meravigliosi doni di
Dio ed è oggi ricordato come un esempio
chiaro dell’equilibrio tra scienza e fede.
Ogni lato della sua vita è caratterizzato da
Amarcord
Proponiamo due foto degli
anni 48’-‘50 (circa) di due
gruppi che hanno frequentato
la tregiorni al Collegio
Pergolesi.
Prima foto – da sinistra:
Don Giuseppe Dottori, il
vescovo Carlo Falcinelli,
Gianni Cerioni, (il quarto)
Rosi, Piergiorgio Manganelli
(ottavo), Ottavio Luconi
(dodicesimo), Gino Giuliani
(tredicesimo). E gli altri?
Seconda foto - da sinistra:
Ennio Sensoli, Vittorio
Massaccesi (il quarto), don
Giuseppe Dottori, Pietro
Amadio, Gianni Cerioni,
Giorgio Bocci (il nono), e gli
altri?
Chi si riconosce o riconosce
suoi familiari e conoscenti,
può aiutarci ad identificare gli
altri presenti?
questa consapevolezza, ed è per questo
che ancora oggi è considerato un esempio
di vita e un testimone del Vangelo. “L’uomo è più grande delle stelle”, diceva Medi,
dimostrando in così poche parole come
abbia saputo vedere e vivere la religiosità,
in un sistema in cui religiosi e laici tentino di far incontrare Dio e gli uomini. Un
intento ambizioso quello di questo libro,
ottenuto dalla stretta collaborazione tra
la Diocesi di Senigallia e i curatori Chiara Canonici e Giovanni Frulla, che vuole
raccontare in tutte le sue sfaccettature
un personaggio così ampio, come ampia
e profonda è stata la sua fede. Dal 1995
con decreto di mons. Odo Fusi Pecci, allora Vescovo di Senigallia, ha avuto inizio
il processo di Beatificazione e Canonizza-
zione del servo di Dio Enrico Medi. “La
diocesi di Senigallia, dove il servo di Dio
è per qualche tempo vissuto e dove riposa
il suo corpo in attesa della Resurrezione –
scrive il vescovo Orlandoni nel suo editoriale – ha introdotto il processo di beatificazione per verificare l’eroicità delle sue
virtù e la santità della sua vita”. La pubblicazione intende documentare e informare
sulla causa di beatificazione e raccogliere
scritti e testimonianze di quanti lo hanno
conosciuto o si rivolgono a lui per richieste di aiuto o di intercessione.
E’ possibile sostenere la pubblicazione
con un contributo economico o inviando
lettere, articoli, testimonianze alla Diocesi
di Senigallia.
e.d.
Incontro con
Corrado Olmi
Il Circolo Ferrini di Jesi
invita soci e simpatizzanti
a partecipare all’incontro
con il grande artista
jesino Corrado Olmi che
si svolgerà nel Teatro
del Museo Diocesano,
in piazza Federico II, 7,
sabato 15 dicembre alle
ore 16,30. Olmi presenterà
uno spettacolo con ricordi,
poesie, letture scelti dal
suo vasto repertorio
personale e da quello di
altri autori jesini.
Scuola Pergolesi
e Rve Fm Top Radio
Musicisti in diretta
Un nuovo programma per i musicisti
“Radio in Garage” in diretta radiofonica
ai microfoni di Rve, aprirà i battenti dal
prossimo mese di febbraio. Il progetto
nasce dalla collaborazione tra la Scuola
Musicale “G.B.Pergolesi” in collaborazione
con l’emittente radiofonica jesina Rve Fm
Top Radio.
La Scuola lancia un appello ai musicisti di
ieri e di oggi - quelli della Jesi degli anni
’60-’70 e i moderni esponenti della beat
generation che vogliano proporsi, farsi
conoscere e parlare del loro modo di vivere
e di fare musica - a contattare la direzione
della Scuola per portare i propri cd e
demo da sottoporre all’attenzione dei due
responsabili del programma, il direttore di
Rve Andrea Valeri e il direttore della Scuola
Pergolesi, Sergio Cardinali. Chiunque fosse
interessato a partecipare, può contattare la
direzione della Scuola Musicale Pergolesi
([email protected] - telefono 0731
205856) e consegnare il proprio cd o demo.
Unici requisiti richiesti: la provenienza del
musicista o della band (circoscritta al solo
territorio di Jesi e della Vallesina) e i pezzi
da sottoporre, che siano rigorosamente
originali. Gli organizzatori si riserveranno
di valutare il materiale pervenuto e
selezionare i partecipanti al programma.
6
Vita Ecclesiale
16 dicembre 2007
Parola di Dio
16 dicembre 2007 - 3^ domenica di avvento (anno a)
Siate costanti e pazienti!
violenze e degrado (vedi
il consumo crescente
di droghe). Questo è il
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardatempo di collezionare le
te l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della
parole dei profeti, quelli
terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate coantichi e quelli più vicistanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del
ni a noi. E non i profeti
Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per
di sventura, come dicenon essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendeva Papa Giovanni. E’ il
te a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno
tempo di ascoltare i laici
parlato nel nome del Signore. Parola di Dio
come La Pira, i vescovi
come Martini, insieme
al mistico Barsotti, al
monaco Calati. Tutta
Commento
gente che prima di parlare ha ascoltato, contiDopo l’accoglienza ( 2° domenica) oggi la se- nuamente attenti alla Parola.
conda lettura della Messa ci invita alla costan- Come il contadino che attende il frutto della
za. Nella traduzione precedente c’era la parola terra dalle piagge d’autunno e di primavera, il
“pazienza”. Forse hanno preferito una espres- credente-profeta sa aspettare il giudizio di Dio,
sione connotata meno negativamente. In effetti che ancora è nascosto. Pare che stia vincendo
l’atteggiamento di chi attende la venuta del Si- lo strapotere umano, in realtà, ecco la venuta
gnore nella parusia, un tempo indubbiamente del Signore è vicina”. Chi non conosce la camdi prova è la perseveranza, la costanza. Siamo pagna e le sue stagioni, tutt’al più sa vedere nel
alla ‘esortazione finale della lettera-omelia di verde che germoglia, un po’ di poesia. Il conGiacomo. I profeti, dentro le righe storte della tadino vede già la spiga.
storia hanno cercato di mantenere viva l’atte- Nasce Cristo in un condizione di nascondisa nella venuta del Signore. L’invito, a messa, è mento e di miseria. Passa Cristo tra gli uomini,
per noi. C’è un panorama sconfortante attor- in semplicità e umiltà, in parola immediata e
no a noi fatto di ingiustizie e sopraffazioni, di vicina, senza potenze medianiche. Si offre Crisfruttamento (vedi gli incidenti sul lavoro) e di sto a chi vive la sua miseria e chiede. Credere
di don Mariano Piccotti
[email protected]
Dalla lettera di san Giacomo apostolo Gc 5,7-10
PREGHIERA
ancora nell’amore e nella giustizia può sembrare oggi utopia. Per noi è serena certezza.
Fondata sulla pazienza-costanza del Signore
che attende noi.
Signore, non perdere la
pazienza con noi.
Mantieni viva in noi la
percezione che mai ci
mancherà la tua misericordia.
Tu stai in silenzio, Signore.
Facci sentire il tuo cuore
che ama e non si è stancato di noi.
Tu sei in ritardo, Signore ?
I tuoi profeti sono anzi
sempre in anticipo sulla
cronaca quotidiana.
Facci attendere senza
fuggire, testardamente
aspettare .
Nell’inverno del mondo,
noi aspettiamo
la primavera.
CHIESA dell’ADORAZIONE
Agenda
Pastorale
del Vescovo
luogo di adorazione e di ascolto
Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione per le Confessioni e il colloquio spirituale.
Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo
particolare una opportunità data ai giovani. Viene
di seguito indicato il Sacerdote presente per ciascun giorno:
Lunedì 17 dicembre: Don Luigi Masè
Martedì 18 dicembre: Don Marco Cecconi
Mercol. 19 dicembre: Don Francesco Sabbatini
Giovedì20 dicembre: Don Vittorio Magnanelli
Venerdì 21 dicembre: P. Fulvio Garroni
Giovedì 13 dicembre
Mattino: Incontro-Ritiro dei Sacerdoti più giovani
di Ordinazione
ore 18: Santa Messa in Cattedrale in nella
memoria di Santa Lucia
Venerdì 14 dicembre
ore 18.30: Pianello Vallesina: incontro con i
ragazzi di Cresima
Proposte
Sabato 15 dicembre
ore 10: Partecipazione all’Itas
Cineforum
Domenica 16 dicembre alle ore 16 al Seminario
di Via Lorenzo Lotto a Jesi: cineforum sul
film “Centochiodi”. La proposta è per quanti
frequentano la Scuola per Ministeri ma l’incontro è
aperto a tutti.
Domenica 16 dicembre
ore 11.30: Parrocchia Santa Lucia: celebrazione
nella festa patronale
ore 17.30: Incontro con le famiglie di Marina di
Montemarciano
Bioetica
Lunedì 17 dicembre
ore 9.30-12: Predicazione Ritiro per aderenti
all’Opera della Regalità
ore 17.30: Cupramontana: Santa Messa e incontro
con volontari Avulss
Lunedi 17 dicembre alle ore 21 conferenza del dott.
Paolo Marchionni, esperto in medicina legale,
sul tema: “Venire al mondo: problematiche
bioetiche di inizio vita”. L’incontro si svolge al
Seminario.
Martedì 18 dicembre
ore 15-18: il Vescovo riceve nella cappella di
San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
Ritiro spirituale
Mercoledì 19 dicembre
ore 13: Incontro con ospiti Caritas
ore 16.30: Oikos: S. Messa per ospiti, familiari e
volontari presso la parrocchia di San Giuseppe
ore 21: Incontro con il Gruppo Missionario
Giovedì 20 dicembre
Mattino: Incontro-Ritiro dei Sacerdoti
ore 17: Presentazione della Biblia Pauperum
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
vocazionale in vista del Diaconato permanente
Al Centro di Spiritualità di Castelplanio, domenica
23 dicembre, dalle ore 15,30 alle 19: ritiro spirituale
per persone sposate sul tema: “Un cuor solo e
un’anima sola”. L’incontro si inserisce nel percorso:
Lo Spirito cerca casa e spinge in piazza.
I passi ritrovati
Oggi sposi
15 dicembre: Michele Mariotti e Paola Borgognoni a
Castelbellino; 16 dicembre: Mauro Trecciola e Daniela
Giaccaglia a Castelbellino
Venerdì 21 dicembre
ore 21: Liturgia penitenziale in preparazione al
Natale
Sabato 22 dicembre
ore 10: Oikos: Partecipazione alla Graduazione
ore 15: Liturgia penitenziale per i ragazzi al
Vicariato di Regina della Pace
ore 17: Meic, presentazione dell’Enciclica “Spe
Salvi” presso la Chiesa dell’Adorazione. Segue
ore 18.30: S. Messa
Domenica 23 dicembre
ore 7.30: Monastero della Clarisse: S. Messa
ore 9.30: S. Messa presso la Casa di Riposo di Via
Gramsci
Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953
Sabato 22 dicembre alle ore 10 nella sala consiliare
del Comune di Jesi, si terrà la cerimonia di
graduazione dei ragazzi che hanno terminato il
percorso terapeutico presso il Centro di Solidarietà
Oikso di Jesi. L’Oikos, dal 1990, cerca di offrire
delle proposte ai bisogni emergenti del territorio
rivolgendosi a persone con problemi di dipendenza
dalle sostanze, a minori con difficoltà familiari e
sociali e lavorando per la prevenzione del disagio
giovanile.
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145
email: [email protected]
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Vita ecclesiale
16 dicembre 2007
7
Cattedrale il Triduo dell’Immacolata guidato dall’Oasi della Pace
Affidarsi a Maria per essere strumenti di pace
Quella musica, quelle luci!
l’asterisco
Passeggiare lungo il Corso Matteotti in questi giorni
è trovarsi in un mondo irreale. La musica e le luci
vogliono creare un’atmosfera di festa che stride con il
significato della ricorrenza religiosa, in cui la nascita di
Gesù andrebbe ricordata nella spiritualità e riflessione
perché Egli è venuto nell’umiltà.
In questi giorni tutto è in festa. La musica lungo
il Corso o in ogni centro commerciale viene
“soavemente sparata” nelle nostre orecchie, senza
chiedere permesso, magari qualche esperto l’ha
scelta per noi per favorire quel clima di festa artefatta,
tutto finalizzato al consumo. Si celebra un dio che si
contrappone al Dio spirituale che viene relegato nel
privato perché fuori potrebbe dare fastidio! Si deve
pensare solo con il cervello del circolo mediatico, con
la musica che dice che la festa è solo nelle cose, nel
comprare, nell’apparire.
Come “polli in batteria” consumiamo a comando,
persi nelle scaffalature dei supermercati, bombardati
dalla “robba” che non fa festa perché inerte ai bisogni
intimi che cerchiamo, ma che testardamente vogliamo
comprare per apparire e mostrare una festa che non
viviamo. La ricorrenza religiosa è solo l’occasione per
celebrare il consumismo.
Che tristezza fare festa a comando! Non rispettare i
tempi e i luoghi, non domandarsi che il significato è
interrogarsi sulla Sua venuta. Veniamo anestetizzati
dalle luci, dalle cose in quel clima in cui si compra
non solo il corpo ma anche l’anima. Quella musica
nelle orecchie, che continua nella sua melodia anche
quando non passi per il corso, diventa una tortura
nei confronti di chi vuole pensare. Le luci artefatte
sbattono sugli occhi quell’opulenza che stride con il
“fuori” che vogliamo lontano dai nostri occhi, perché
potrebbe rovinare la festa. Nelle periferie si vedono
uomini e donne di tutte le razze che vivono ai bordi
della città opulenta, fuori dalla cultura politica e
religiosa, ma che con i loro occhi ci domandano
“perché a voi tutto e a noi niente?” Non tutti possono
fare festa.
Allora in quella mangiatoia è arrivato quel “bambino”
che non vogliamo riconoscere, lo confondiamo, lo
oscuriamo con la confusione del mercato, delle luci,
del suono, che accolto da semplici pastori ci interroga
nel profondo della nostra coscienza e ci domanda che
la sua venuta è per tutti gli uomini ma specialmente
per i poveri, per coloro che cercano giustizia, per tutti
che accolgono il fratello, perché accolgono Lui.
Tutti siamo presi da questi ingranaggi mediatici. Per
uscirne, l’unico mezzo è quella cappellina, in quella
chiesa sperduta; solo nel nostro intimo conosciamo il
posto e la strada per arrivarci, per trovare il “silenzio”
la “pace” dello “stare” in cui non c’è musica o luci che
possano condizionare una ricerca che vuole soltanto
il “silenzio” per pensare a quel “bambino” nella
mangiatoia che è venuto per noi.
Remo Uncini
*
di Giacomo Galeazzi
Evangelizzazione fai da te
Evangelizzazione fai da te? In Italia funziona, a condizione di sentirsi uno di quelli
che proprio non ce la fa a non dirsi cristiano e tanto meno cattolico. Come a Crevalcore, paesino nella campagna bolognese dove,
con il passare degli anni e il decremento demografico, prima il provveditorato chiude
la scuola, poi la diocesi ritira anche il parroco. E allora i cittadini-credenti si riprendono sia la scuola sia la parrocchia. Nella loro
qualità di genitori dei 25 bambini residenti
nel territorio, si costituiscono in cooperativa. Con i banchi di chiesa e i programmi
di Don Milani aprono la «Scuola paterna
della pace». Coordinati da Roberto Rossini,
padre di un alunno e pediatra all’Ospedale
Sant’Orsola, e da Vincenzo Balzani, genitore e docente di nanotecnologie all’università di Bologna, gli insegnanti e i catechisti,
papà e mamme degli altri alunni, autogestiscono sia la didattica sia la catechesi. In
entrambi i campi decidono i programmi, e
l’arcidiocesi flaminia, con molta bonomia
incoraggia ed invita a guardare avanti. Si
chiamano «unità pastorali» le nuove realtà
che sempre meno timidamente appaiono
sull’orizzonte ecclesiale italiano. Basiliche,
parrocchie, chiese e santuari vengono affiancati da nuove forme di comunità spontanee che ridefiniscono in profondità i ruoli
tradizionali dell’azione pastorale.
N
ella Basilica Cattedrale di Jesi, dal 5 al 7
dicembre si è svolto il Triduo in preparazione della festa dell’Immacolata,
animato dalla Comunità
Mariana Oasi della Pace.
Tre fratelli della Comunità, padre Luca, sr Claire
Marie, e fr Irené hanno
animato le tre giornate,
aiutandoci, con le loro
meditazioni, ad entrare
nel mistero dell’Immacolata Concezione.
Un tempo di adorazione silenziosa la mattina,
il Rosario meditato sia
il mattino che la sera, la
celebrazione della Messa, diverse catechesi, due
cenacoli mariani nel dopocena, l’adorazione eucaristica guidata con canti
e meditazioni il venerdì
sera dopo la Messa: questo il programma dei tre
giorni, con una discreta e
attenta partecipazione di
persone.
Nelle catechesi, che sono
state sapientemente svolte
da sr Claire Marie e da p.
Luca sono stati affrontati i
temi della spiritualità della pace, dell’affidamento
dell’anima all’Immacolata,
della conversione e della
preghiera.
La pace, diceva sr Claire,
è il desiderio ardente di
ogni cuore, ma solo Dio
può darla. La Madonna ci
invita a portare la pace in
questo mondo senza pace,
a costruire un mondo di
pace, portando la luce di
Cristo nei cuori, donando
gioia agli altri in una bella
collaborazione con Maria, missionaria di pace.
Per fare questo, occorre
che viviamo un rapporto
profondo col Signore attraverso la preghiera quotidiana, la partecipazione
vera e attiva all’Eucarestia,
sacrifici e rinunce che ci
rendono puri strumenti
nelle mani di Dio. Occorre, altresì, che diciamo un
no deciso e definitivo al
peccato affinché il Signore
abiti nei nostri cuori liberi e sciolti dalla schiavitù
della lontananza da Dio.
P. Luca ha parlato dell’Affidamento all’Immacolata:
Maria è la preservata, immune da ogni macchia, riflesso purissimo, perfetto
dell’amore di Dio. E come
Gesù è venuto nel mondo
dal grembo di Maria, così
anche noi cristiani, passando da Lei, affidando
la nostra anima a Lei, ritorniamo a Gesù. Il fine,
quindi, è l’appartenenza
totale e gioiosa al Signore; il mezzo è l’unione
totale e gioiosa a Maria,
sua Madre Santa. Questo
richiede un incontro personale, intimo e perseve-
rante con Maria, incontro
che implica fiducia, dono
di sé, disponibilità, collaborazione affettiva ed
effettiva al piano di Dio, a
cui Maria ha consacrato
tutta la Sua vita. L’affidamento a Maria è un dono
di Dio, una chiamata ad
essere strumenti di pace,
di salvezza, di speranza.
Molto significativo, a questo riguardo, è il brano del
Vangelo di Giovanni, dove
Gesù dalla croce donò
Maria a Giovanni, il quale
la prese nella sua casa: diceva p. Luca che la prese
fra i suoi beni più preziosi
e più cari! Questo viene
chiesto ad ognuno di noi:
offrire il cuore a Maria
perché venga ad abitarci.
Così Maria ci dice: “Aiutatemi ad aiutare” e “Desidero colmarvi di pace, di
gioia, dell’amore di Dio”.
La Comunità Mariana
Oasi della Pace ogni mattina recita questa stupenda preghiera, che può
benissimo essere il compendio di ciò che significa
consacrare la propria vita
a Maria: “O Maria, metti il
Tuo cuore Immacolato al
posto del mio cuore macchiato dal peccato, affinché lo Spirito Santo possa
abitare in me e il Tuo Divin Figlio possa crescere
in me: esaudisci la mia
preghiera, Tu Grande, Tu
fedele, Mediatrice di tutte
le grazie. Amen!”
Ringraziamo infinitamente il Signore di questo
momento di grazia grande che ci ha fatto vivere in
questi giorni e ringraziamo i fratelli della Comunità che ci hanno edificato
con la loro bella spiritualità mariana, con le loro
voci espresse nei canti (a
volte sembrava veramente
di stare in paradiso!), con
la loro fraternità, il loro
sorriso, la loro disponibilità, ma soprattutto con
la loro fede profonda e
gioiosa.
Ed è sicuramente anche
tramite la loro preghiera
che siamo arrivati a vivere più consapevolmente e
gioiosamente il momento finale della Messa del
giorno della Festa dell’Immacolata, nel quale
il Vescovo don Gerardo
ha affidato tutta la nostra
comunità diocesana alla
Madonna: confidiamo che
la nostra Mamma Celeste
sia stata profondamente
contenta di questo gesto
e abbia preso le nostre
anime nelle Sue mani,
per condurle a Suo Figlio
Gesù.
Stefania Marchetti
Padre Luca e suor Claire
Marie
Cattedrale di Jesi, 8 Dicembre affidamento della Diocesi a Maria Immacolata
U
Maria, Madre della speranza!
na folta assemblea di fedeli di
Jesi e della Vallesina ha partecipato con gioia la sera dell’8 dicembre, nel Duomo di Jesi, alla solenne Liturgia eucaristica in onore
di Maria Immacolata, presieduta
dal vescovo Gerardo Rocconi e
concelebrata dal vicario, don Giuseppe Quagliani, e dal parroco del
Duomo, don Vittorio Magnanelli.
Splendida la performance realizzata dalla Corale Pergolesiana con
il “Tota pulchra” di Meini, il “Santo,
Santo…” di don Roberto Vigo, “Ave
o Pia” di Bartolucci, fino al sublime
canto di gloria a Cristo, Verbo incarnato, “Ave Verum Corpus …” di
Lorenzo Perosi. All’organo il direttore della Pergolesiana, don Roberto Vigo.
Con un commento essenziale del
brano del “Protovangelo” (Genesi
3, 9-15.20) e della Enciclica di Papa
Benedetto, “Spe salvi” (n. 49-50),
il Vescovo ha presentato la Vergine Maria come la “Tota pulchra”
(Tutta bella), modello di santità e
madre della Speranza. Ha invitato i
fedeli a calarsi nella vita quotidiana
della fanciulla di Nazaret, insignificante villaggio della Galilea, immaginando con alcuni flash suggestivi
la vita semplice e operosa di Maria
che, a quindici anni, avrà sognato
per sé, come altre ragazze di Israele, un avvenire normale, di giovane
sposa e madre di tanti figli… La
giovane ebrea Maria ascolta la Parola di Dio della Scrittura, prega e
medita nel silenzio del suo cuore.
Scelta da Dio per essere la madre
del Salvatore, Maria, docile alla
voce dello Spirito, è donna obbediente nella fede: dal “Sì” dell’annunciazione (“Eccomi, sono la
serva del Signore, avvenga di me
quello che hai detto”- Lc 1,38), fino
al “Sì” di madre addolorata ai piedi
della croce, quando con le parole “Donna, ecco tuo figlio!”(Gv 19,
26), Gesù Le affida la nuova missione di Madre di tutti i credenti.
Perseverante nella preghiera, dopo
la risurrezione di Gesù, Maria implora con gli apostoli il dono dello
Spirito.
Prima della Benedizione finale il
Vescovo Gerardo, mettendo in luce
l’intima unione della Vergine Maria con il “mistero” di Cristo e della
Chiesa, popolo di Dio in cammino,
ha affidato alla Vergine Immacolata la Chiesa di Jesi. La parola al
Vescovo: “Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, ci
Alla veglia dell’Azione Cattolica
affidiamo a te, a te affidiaSiamo qui, in Duomo. Il 7 dicembre è’ gioia. Ogni volta che l’uomo perdona, mo la nostra Chiesa locauna serata di Veglia organizzata dal- torna faticosamente a sé, trova ciò che
le, a te affidiamo le nostre
l’Azione Cattolica, che ha invitato gli ha sempre cercato e si libera. Pace…
famiglie, i nostri sacerdoti
aderenti alla spiritualità mariana, rap- E Lei, Maria, aspetta, attende… E’ im- e tutti i consacrati, i nostri
presentati sia da gruppi che da singo- portante che l’uomo prenda coscienza
giovani e i sofferenti. E presi
le persone.
del progetto su di sé; e la Vergine, nel- per mano da te, ancora una
Alternando canti, preghiere e rifles- la sua fedeltà, in quest’attesa, lo lascia
volta scegliamo, decidiamo
sioni, si è voluto intuire più in pro- misericordiosamente integro, perché
di essere fedeli discepoli di
fondità il mistero della Immacolata possa poi ritrovarsi. Questo, per me, Gesù, come tu lo sei stata.
Concezione, dialogando alla ricerca il senso delle meditazioni proposte
Maria, Madre nostra, noi ci
dell’espressione più giusta per spie- dall’autore Marco Guzzi e dalle lettu- affidiamo a te!”
gare l’intervento di Maria nella vita re bibliche scelte.
Maria Crisafulli
di ogni uomo, per renderlo capace di Quindi: attesa, stupore e consenso
rigenerarsi. Come? Anche se con il alla trasformazione di sé sono gli incuore a pezzi.
gredienti necessari al nostro cammiMaria in noi consente quell’azione di no di crescita personale e sociale.
ritorno trasformatrice e portatrice di
Elisabetta Rocchetti
8
In diocesi
16 dicembre 2007
L’angolo della spiritualità
di
Paolo
Marcozzi
TERME (delle) (Via, da Piazza Federico II a Via dei Bersaglieri)
TERME (delle) (Vicolo, da Via delle Terme a Largo dei Saponari) Qui erano situate le terme ai tempi della Jesi romana.
TESSITORI (dei) (Via, da Via dei Mugnai a Via Granita)
Altra via dedicata alle arti e mestieri. I tessitori erano soprattutto donne: nel 1861 erano 1720 ma nel 1871 erano diminuite di ben 864 unità, a causa dell’arrivo sulla
piazza dei prodotti industriali del nord. In quel periodo,
la manodopera femminile si spostò verso le filande, passando dall’artigianato all’industria e dimostrando una capacità di superare le crisi che accompagnerà l’economia
jesina fino ai giorni nostri.
TOBAGI WALTER (Via, da Via Grecia a Via del Burrone) Giornalista (Spoleto, 1947 – Milano, 1980) Cominciò
a occuparsi di giornali al ginnasio come redattore della
storica Zanzara, il giornale del liceo Parini, divenendone capo redattore. Col tempo, il suo maggior impegno fu
rivolto alle vicende del terrorismo fascista (ma anche di
sinistra). Seguì con scrupolo tutte le intricate cronache
legate alle bombe di piazza Fontana, alle “piste nere” che
vedevano coinvolti Valpreda, l’anarchico Pinelli, il provocatore Merlino oltre ai fascisti Freda e Ventura, con
tante vittime innocenti e tanti misteri rimasti avvolti nell’oscurità più fitta ancora oggi, a distanza di venti anni, a
cominciare dalla morte di Pinelli all’interno della questura di Milano e dall’assassinio del commissario Calabresi. Tobagi si interessò a lungo anche di un’altra vicenda
misteriosa: la morte di Giangiacomo Feltrinelli su un traliccio a Segrate per l’esplosione di una bomba maldestramente preparata dallo stesso editore guerrigliero. Inoltre,
si interessò alle prime iniziative militari delle brigate rosse, alla guerriglia urbana che provocava tumulti (e morti) per le strade di Milano, organizzata dai gruppuscoli
estremisti di Lotta continua, Potere operaio, Avanguardia operaia. La sera prima di essere assassinato, presiedeva un incontro al Circolo della stampa di Milano, per
discutere del “caso Isman”, un giornalista del Messaggero,
incarcerato perché aveva pubblicato un documento sul
terrorismo. Aveva parlato a lungo della libertà di stampa,
della responsabilità del giornalista di fronte all’offensiva
delle bande terroristiche: problemi che aveva studiato
ormai da anni e che conosceva a fondo. Aveva pronunciato frasi come: “Chissà a chi toccherà la prossima volta”.
Dieci ore più tardi era caduto sull’asfalto sotto i colpi di
giovani killer: era il 18 maggio del 1980.
continua al prossimo numero
Lettera aperta in preparazione al Santo Natale
C
arissimo fratello e sorella, ho
tante cosa da raccontarti. La
notizia più bella è che lo Sposo, mio
diletto, mi vuole un gran bene! Mi
ama così tanto che non solo si è fatto
bambino, per poi diventare uomo e
camminare sulle strade del mondo,
condividere le mie stesse difficoltà, i
miei problemi, le mie crocette di ogni
giorno… ma per farmi toccare con
mano quanto mi ama, è voluto salire
per me sulla croce. Essendo Uomo, è
arrivato ad agonizzare e sudare sangue, prima della Sua Passione.
Poi, come un malfattore, ha sopportato in silenzio gli sputi e le percosse,
è stato spogliato delle sue vesti per
tirarle a sorte … E quando era lassù,
sulla croce, non solo ci ha donato sua
madre, dicendo a Giovanni “Ecco tuo
figlio” ma con le braccia spalancate,
quasi in segno di voler abbracciare
ciascuno, ha detto: “Ho sete!” La sua
non era sete di acqua ma sete di anime! Sete del nostro amore! Quanto
ci ama, quanto mi ama! Ed io lo amo
così poco. Da me riceve spesso non
parole dolci ma il fiele e l’aceto ogni
volta che ho risposto male al mio
fratello, che in lui non ho visto i Suoi
occhi, il Suo cuore, la Sua dolcezza
e bontà, sia pur nascoste e velate.
Tu, Gesù, ci conosci ancor meglio
di come noi conosciamo noi stessi,
conosci le nostre miserie e, per noi,
ti sei voluto nascondere nei nostri
fratelli. Siano essi della Caritas, della
Croce Rossa, dell’Avulss o del Terzo
Mondo.
Quando arriverà anche per noi l’ora
di gustarti e vederti, non ci chiederai quanto abbiamo fatto ma “come
mi hai amato, quanto mi hai amato,
in chi mi hai amato”. Non a quante
Riflessioni
CENTRO SPORTIVO ITALIANO
Segni di luce
sandro Giampaoletti cavaliere
Motivo di gioia per noi tutti
D
a sempre, nella storia della Chiesa, si pone attenzione alla santità quale unico
e solo traguardo vero per tutti! Ciò nonostante, nel Medio
Evo, furono particolarmente
riconosciuti quegli uomini che
con la propria vita, difendevano la Chiesa sia con mezzi fisici come pure con le idee e la
testimonianza. Furono chiamati “cavalieri” per indicarne
la nobiltà d’animo e col tempo
si distinsero in due Ordini: di
San Gregorio Magno, prima, e
di San Silvestro poi.
Nell’occasione del Centenario
di Fondazione della Fasci (1906),
antesignana del Centro Sportivo
Italiano, la Segreteria di Stato
Vaticana ha conferito l’onorificenza pontificia ad alcuni presidenti e dirigenti del Centro
Sportivo Italiano. Questo riconoscimento vuol sottolineare
l’impegno personale e dell’associazione per la realizzazione di
un progetto educativo e formativo, attraverso la pratica sportiva, che segue le sollecitazioni
del magistero ecclesiale.
Anche il nostro comitato provinciale di Ancona, del quale in
questo periodo ricorre il sessantennio, ha avuto la grande gioia
di veder assegnato il riconoscimento di Cavaliere dell’Ordine
di San Silvestro Papa al dott.
Sandro Giampaoletti, che da
circa quarant’anni è attivo nel
territorio provinciale e regionale come dirigente del Csi e animatore di molte realtà sportive
celebrazioni abbiamo partecipato
ma se il nostro cuore era presente.
Il Padre ci dirà: “Ho infiammato e
infuocato il cuore dei sacerdoti, dei
ministri, delle suore, dei religiosi,
dei missionari, dei diaconi non per
me, ma per te, per farti conoscere
l’amore, per donarti l’amore affinché
tu, ascoltando la mia parola in essi, ti
trasformassi in amore, diventassi tu
stesso Amore! E invece i supermercati, le piazze, le case sono spessi
pieni di chiacchiere e di maldicenze
inutili mentre le chiese sono spesso
vuote. Ho dato la vita per te e sono
resuscitato per essere in ogni tabernacolo del mondo, per nascondermi
nel cuore di ogni uomo: tutto questo
per essere amato da te.”
Mio Signore e mio Dio, abbi pietà di
me. Sia lode a te. Amen
Eletta Rossi
e parrocchiali. La cerimonia di
consegna delle Bolle Pontificie,
si è svolta il 30 novembre presso la Basilica di San Pietro a
Roma, presieduta dal cardinale
Angelo Comastri Arciprete della Basilica Papale di San Pietro.
Attraverso la consegna di questi titoli, si intende riconosce e
promuovere i valori della fede,
testimoniata dall’impegno concreto dei laici nel mondo. Il
senso più profondo è quello
di premiare il lavoro sportivo/educativo fatto da tutti gli
associati attraverso l’impegno
nel CSI. Ed ancor più, è senza
dubbio un’occasione opportuna per richiamare l’attenzione
di tutti i dirigenti, presenti e
futuri, sulla necessità che il servizio e la militanza all’interno
del CSI, proceda squisitamente
in sintonia con il magistero dei
Vescovi e ad essi deve costantemente rispondere per una testimonianza di fede e di servizio
ecclesiale.
Il Signore vuole salvi proprio
tutti, è così; quindi aggiusta
le cose a modo suo. Agnostici e pagani spesso sono i
benvenuti nell’unità voluta
dallo Spirito Santo, i primi
ad essere ascoltatori generosi e creativi. Anche se loro
non si convertono, anche se
i peccatori più incalliti, pur
vedendo la luce, non acconsentono a farsi trasformare,
Lui, lo Spirito, prosegue, va
avanti comunque e ci usa
tutti, qualsiasi azione o parte noi stiamo svolgendo. C’è
una continuità nelle cose,
che può vedere chiunque, ed
è questo già un mistero e un
segno. Lasciamo ad ognuno
la sua identità. L’accoglienza
reciproca aprirà certamente
le porte.
Elisabetta Rocchetti
Santa Cecilia
I musicisti appartenenti alle
diverse associazioni musicali hanno festeggiato, in modi
diversi, la loro patrona Santa
Cecilia. Tra le iniziative svoltesi nella Vallesina, il giorno
della ricorrenza, il 22 novembre, o nei giorni seguenti,
l’animazione musicale della
Santa Messa di domenica 2
dicembre a Moie da parte della Banda Musicale l’Esina. Il
presidente e direttore, Roberto Landi, ha ringraziato tutti i
membri della banda e quanti,
durante l’anno, collaborano
alle iniziative. I musicanti
parteciperanno alle celebrazioni del bicentenario de La
Vestale di Spontini, sabato 15
dicembre.
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Tesori d’Italia – L’arte e la fede
Il rinnovo dell’adesione
I volontari dell’Unitalsi
diocesana hanno iniziato
il cammino dell’Avvento
rinnovando la loro appartenenza
all’Associazione. I soci, con le loro
divise e segni distintivi,
hanno partecipato alla
Santa Messa al Santuario
delle Grazie, domenica
2 dicembre ed insieme
hanno confermato il loro
“Eccomi”. Hanno risposto
all’invito dell’assistente
don Giovanni Ferracci ad
impegnarsi nel servizio di
carità e di amore verso i
fratelli più bisognosi e a
valorizzare il dono dell’amore servizievole che
il battesimo ha reso immagine visibile della presenza di Dio. Ciascuno
ha ricevuto il distintivo
di appartenenza accompagnato dall’invocazione
alla Vergine affinché aiuti
gli unitalsiani a rendere
gloria alla Trinità e cooperare nella Chiesa al
bene dei fratelli. “Siamo
invitati ad una vita di luce,
di gioia, di trasparenza, a
percorrere le strade della
carità, ad essere portatori
di pace con la preghiera,
con la testimonianza, con
la simpatia, con la collaborazione”: così don Giovanni si è rivolto ai volontari e a quanti hanno partecipato alla celebrazione
che si è conclusa con il
canto mariano e l’accensione dei flambeaux. Le
fiaccole sono il segno che
accompagnano le processioni con le immagini
mariane a Lourdes e a Loreto e negli altri momenti di preghiera mariana
all’aperto: così la sera del
9 dicembre, vigilia della
Madonna di Loreto, hanno accompagnato la lode
alla Vergine mentre il
fuoco acceso ricordava la
Venuta della Santa Casa a
Loreto. Tanti unitalsiani
si sono ritrovati, infatti, domenica scorsa nella
chiesa del Divino Amore
per la celebrazione della
Messa con il Vescovo e per la preghiera attorno al tradizionale fogarò
acceso nel piazzale della parrocchia.
“Gli unitalsiani sono particolarmente
vicini a Maria, la contemplano come
Madre della Speranza che è generosa
con tutti, disponibile al Signore e che
ha vissuto seguendo il suo Eccomi”:
Il Volto del Signore rimane
sempre un mistero anche se
alcune particolarità si possono
spiegare: questo vale sia per la
Sindone di Torino che per il Velo
di Manoppello. Si racconta che
in un impreciso giorno del 1506
un misterioso pellegrino giunto
a Manopello, davanti alla chiesa
di San Nicola, donò a Giacomo
Antonio Leonelli un velo con una
bellissima immagine del Volto
del Signore. Per circa cento anni
la reliquia venne conservata
con cura e devozione ma poi fu
abbandonata e poi venduta a
un uomo di grande religiosità,
Antonio De Fabritiis che la
consegnò ai Frati Cappuccini
che la sistemarono e posero
nella cornice che anche oggi
la contiene. Da allora i frati
continuano a conservarla e a
rendere il Santuario sempre
più accogliente e in grado di
accogliere i numerosi pellegrini.
Recentemente anche un gruppo
di jesini ha visitato il santuario
del Volto Santo, nel comune
di Manoppello, in provincia di
Pescara. Grazie all’invito del
Circolo Ferrini che in questo
modo cerca di far scoprire ai suoi
soci e simpatizzanti le bellezze
artistiche dell’Italia, i presenti
hanno potuto conoscere la storia
del pittura del Volto Santo
che è perfettamente
sovrapponibile con il volto
della Sindone di Torino.
Parte, finalmente, martedì 12 dicembre dal
porto di Bari, un camion messo a disposizione dalla Charitas Albania e diretto alla
città di Scutari. Porterà un gruppo elettrogeno, acquistato con il cofinanziamento
della Regione Marche che verrà donato al
nuovo ospedale materno infantile di Nenshat, a nord dell’Albania. Gli amici dell’associazione “Gigetto e Sergio Romagnoli per
i bambini nel mondo” grazie alla generosità
di tanti hanno raccolto, catalogato e risistemato abbigliamento, materiale scolastico,
generi alimentari e attrezzature sanitarie
per varie realtà dell’Albania. L’associazio-
ne, nata a Jesi nel 1995, dopo la prematura
scomparsa del professore di scienze naturali Sergio Romagnoli, consigliere comunale,
ha come finalità l’istruzione; perché, come
credeva Sergio solo l’istruzione può portare
fuori dalla miseria e lontano dalla violenza
tanti bambini. “I regali più belli non costano niente”; noi il nostro tempo lo abbiamo
regalato e ci siamo divertiti lavorando a
questo progetto con la sensazione di sentire
vicini anche chi, come Sergio o come Pierluigi Savini (ex presidente dell’associazione)
non c’è più. Vogliamo esprimere un sincero
ringraziamento a quanti hanno creduto in
questo progetto e ci sono stati vicini.
Giuliana Pieroni
La lunga ondata mediatica delle morti bianche
Lo scarpone
Sono passati pochissimi
giorni
dallo spaventoso
incidente
alla
ThyssenKr upp
di Torino, una tragedia nella quale hanno attualmente perso la vita quattro operai, mentre altri tre
stanno ancora lottando in ospedale. Una
disgrazia di proporzioni immani, ed è forse improprio definirla tale. Anche
se sono ancora in atto gli accertamenti nello stabilimento torinese
dell’azienda metallurgica tedesca,
analisi i cui risultati dovranno far
capire se si sarebbe potuto evitare quanto è successo con l’osservazione delle normali procedure
di sicurezza, non si può parlare
di disgrazia. Che quattro persone muoiano in quella che è “una
Repubblica fondata sul lavoro” è
un’assurdità. Il nostro Paese ha il
dovere di permetterci di lavorare,
di porre le condizioni affinché si
possa avere un lavoro che con-
senta di avere una famiglia, una casa, dei
sogni. Se si lavora dodici ore per paura
di perdere il posto ciò vuol dire che il
welfare state non esiste. L’Italia deve insegnare a noi giovani, che per la prima
volta ci avviciniamo al mondo del lavoro
attraverso tirocini formativi, co.co.pro
ecc., che tutti i lavori sono degni di essere chiamati tali. E lo sono solo quando
sono poste in essere semplici e naturali norme di sicurezza, di protezione, di
salvaguardia della vita. Perché morire
mentre si fatica per la felicità di chi ci
vive accanto è un lutto per tutti, non solo
per i familiari: e la lunga ondata mediatica delle morti bianche, che tanto adesso
fa notizia, può fermarsi solo attraverso
una radicale riforma del lavoro in Italia.
Una riforma che deve andare di pari passo con un profondo cambiamento nella
mentalità di sindacati e imprenditori,
che ancora prima di basare il task-force
sui salari minimi dovrebbero considerare una cosa ben più importante: il rispetto della vita della persona.
Giorgia Barboni
9
L’Unitalsi diocesana - Al santuario delle Grazie e al Divino Amore
Il santuario del Volto Santo
Testimonianze
Da Jesi in Albania
16 dicembre 2007
così il vescovo Gerardo ha invitato,
durante la liturgia, a vivere l’Avvento
come Maria. Don Aldo Anderlucci,
vice assistente dell’associazione, ha
guidato, all’esterno, il canto delle litanie lauretane e il presidente Giancarlo Rossetti ha ringraziato per la partecipazione agli incontri proposti.
Moie - Restaurato il crocifisso dell’Abbazia
Un raffinato intaglio
E’
finalmente ritornato in luce l’originale
crocifisso ligneo policromo di Moie
che da secoli veniva occultato da numerose e grossolane
ridipinture. Oggi si può ammirare in tutta la sua autenticità nell’abbazia romanica
S. Maria. Il complesso e delicato intervento di restauro,
condotto dalla dott.ssa Melissa Ceriachi in accordo con
la Sovrintendenza dei Beni
Culturali delle Marche nella
persona della dott.ssa Claudia Caldari, ha permesso di
recuperare le preziosità delle cromie originali e la raffinata anatomia del corpo del
Cristo, frutto di un accuratissimo intaglio. Quest’opera
è una delle numerosissime
testimonianze di aggiornamenti e modificazioni
spesso trovate nei manufatti
artistici antichi che si possono far ricondurre all’esigenza di nascondere possibili
danni inferti dal tempo e
alla necessità di un ammodernamento dovuto ad un
cambio di gusto, in risposta
alle esigenze di fruizione devozionale e nel rispetto delle
norme imposte dalla liturgia
sul mantenimento del decoro delle immagini.
Il recupero di questo crocifisso seicentesco si è potuto
effettuare grazie anche alla
sensibilità artistica ed umana del sindaco Giancarlo
Carbini che a nome dell’Amministrazione Comunale ha
partecipato concretamente
alle spese del lavoro e al suo
ringraziamento partecipano
la restauratrice Ceriachi, il
parroco don Fabio Belelli e
tutta la comunità.
10
Cultura e società
16 dicembre 2007
Spettacolo di natale “El passì junior” 22 dicembre
L
“Gesù è nado a Jesi”
a Compagnia di Teatro Amatoria- dolo con quel velo di saggezza e di
le “El Passì” quest’anno è di scena umorismo che solo il dialetto può
anche a Natale… e per essere più dare. Costumiste, sarte, parrucchieprecisi è di scena “El Passì Junior”…
ra, cineoperatrice e scenografo curaUn folto gruppo di attori in erba sta no con il loro meticoloso lavoro ogni
preparando infatti da diverse setti- particolare.
mane uno spettacolo in vernacolo L’appuntamento è da non perdesulla nascita di Gesù.
re: Sabato 22 dicembre alle ore 21
Una parodia dolce e profonda sui presso l’ex Bocciodromo della
temi religiosi dell’Annunciazione Parrocchia di San Francesco
e della Natività, tutta ambientata a d’Assisi di Jesi “El Passì Junior”
Jesi e nelle campagne limitrofe, per- è sul palcoscenico per voi con
meata di quel senso di pace e di spe- “Gesù è nado a Jesi”. Applauranza, di quella bontà e quell’amore diremo Costanza Rosati, Leoimmenso che solo ‘l “Bambinello” sa nardo Fava, Simone Schiavoni,
risvegliare nei cuori della gente.
Benedetta Santinelli, Lorenzo
L’idea nasce da Padre Bruno Fioretti, Cantarini, Ilaria Copparoni,
parroco di San Francesco d’Assisi di Luca Tesei, Maria Cantarini,
Jesi, da sempre attento alla pastorale Riccardo Tesei, Giorgia Schiagiovanile e al coinvolgimento dei ra- vo, Salvatore Giannuzzi, Margazzi in attività ludico-formative.
tina Corinaldesi, Carolina TrilIl tocco da maestro è del regista e lini, Irene Copparoni, Annalisa
autore Claudio Corinaldesi che ha Giannuzzi, Elisa Arcangeli,
scritto questo atto unico profuman- Giulia Schiavo, Letizia Trilli-
ni, Serena Tesei. L’ingresso
è ad offerta; il ricavato sarà
devoluto in favore della ristrutturazione del teatrino
parrocchiale. La replica sarà
domenica 6 gennaio alle ore
16 presso la Casa di Riposo
della città.
Un contributo culturale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale
Voce: tenda e vela dell’essere
I
l 4 dicembre si è svolta a Jesi, vocalità ellenica è quasi
presso Palazzo Ripanti, una un pretesto per rifletteconferenza della prof. Gabriella re sulla comunicazione
Cinti (nella foto) sul tema: “Liri- umana, in tempi in cui
ca greca: centralità del linguaggio assistiamo ad uno scae autenticità dell’essere”.
dimento commerciale
Per chi è tutto sbilanciato sul delle relazioni, al sorgere
presente, il mondo antico, la di neolingue, di codici
classicità ellenica, le civiltà re- tecnici in cui si è persa
mote come quella “accadica”, l’anima, l’emozione del
rappresentano quasi uno scher- dialogo.
mo spento, come fossero pelli- Questo decadimento è
cole sbiadite.
segnato dal predominio
Per rimediare a questa amnesia della scrittura. L’uomo
abbiamo bisogno di testimoni contemporaneo è un
appassionati che sappiano ren- uomo che scrive. Mai
derci il passato più attuale del come oggi l’umanità ha
presente stesso.
presentato un numero così alto
La prof. Cinti con la sua ricerca di pagine scritte.
che si esprime in pubblicazioni Viene meno la natura conviviale
di alto livello scientifico, in una della parola che rimanda, con la
produzione poetica altrettanto forza evocativa, ad una dimenpregiata, in una recitazione in sione di autenticità, di profonlingua della lirica ellenica, è uno dità, di verità. L’uomo contemdi questi testimoni appassionati.
poraneo vuole vedere, vuole fisNon si tratta però di erudizione sare per iscritto o attraverso un
né di un esercizio di stile rivol- “logo”. Non ama riflettere, non
to al passato. Il recupero della ama essere trasportato in un
mondo che supera il suo mondo
immediato; non ama le sue origini, al più ama creare esposizioni, musei, ossia spazi che danno
l’impressione di dominare il passato, di fissarlo per sempre e poi
lasciarlo cadere di nuovo nell’oblio, senza nessuna relazione
con quello che siamo, con ciò
che creiamo oggi.
Gabriella Cinti ci riporta ad un
passato che è l’ossatura del nostro presente (l’origine accadica dell’inglese “drink”
o“baby”). Noi abbiamo
bisogno di questa testimonianza, abbiamo
bisogno di riannodare
le fila della tradizione.
Non abbiamo bisogno
di un cosmopolitismo
da sbandati, di una cittadinanza che non è
piantata da nessuna
parte. E’ importante
invece capire dive affondano le nostre radici linguistiche e culturali. Così
come altrettanto importante è
recuperare il fascino sonoro e
semantico della parola, che non
è mai “lingua morta”. Forse, anche per quanto riguarda la fede,
dovremmo rallentare e raffreddare il “logos”, l’indagine razionale e scritturale. Forse dovremo
recuperare quell’emozione, fatta
di suoni, danza, teatralità, che ri-
Avis – I mercatini natalizi e gli auguri dei bambini
Grazie ai donatori e alla città
S
ta per concludersi un anno speciale per l’AVIS di Jesi: il 60° anniversario dalla fondazione ha visto impegnati i donatori di sangue
su molti fronti, quali protagonisti
della vita cittadina.
Tante le iniziative portate a termine durante l’anno: dalla Giornata
del Donatore alla Mostra dei Mille
Volti appesi, dai balli medievali alla
Caminada de San Giuseppe, dalla
presenza nelle scuole a quella al
Palasport.
Tutte le iniziative sono state salutate con entusiasmo e consensi:
in particolare, la mostra dei Mille
Volti Appesi al Palazzo dei convegni dal 12 al 19 settembre (le fotografie dei donatori scattate in
momenti felici, con le loro famiglie, con i loro animali domestici,
nei momenti di svago, di lavoro,
durante i viaggi …) ha suscitato
espressioni di sorpresa e meraviglia: “la più bella manifestazione
culturale e di costume organizzata
in città negli ultimi anni”, ha tenuto
a precisare un consigliere comunale durante la visita.
Particolarmente raffinati i Balli
Medioevali in Piazza Colocci, che,
il 15 settembre, hanno riportato
l’antica Piazza della Signoria all’epoca in cui il Palazzo fu costruito: un salto indietro nel tempo di
cinquecento anni, una manifestazione snobbata dall’intellighenzia
cittadina, ma molto apprezzata dal
popolo che frequenta il centro storico nel dopo.
L’Avis cittadina saluterà questo
sessantesimo anno di vita con due
importanti manifestazioni: Auguri
Avis, che vedrà esposti a San Nicolò, il 22 e 23 dicembre, i biglietti di
Natale disegnati dai bambini delle
scuole elementari e medie e il Mercatino Natalizio, dove, dal 15 al 23
dicembre, si potranno portare a
casa, a beneficio dell’associazione, preziose icone, piccoli e grandi
presepi, addobbi e oggetti per allietare il Natale, il tutto con quella
raffinatezza cui ormai i donatori di
sangue ci hanno abituato.
Un grazie commosso l’Associazione vuole rivolgere alla città, soprattutto a quella “proletaria”, che
ha saputo dimostrare, donando
il proprio sangue a favore di chi
soffre, una generosità che tutti dovrebbero dimostrare.
Sandro Brilli
porta alla giovinezza dell’evento
fondante e liberatorio dell’essere
cristiano, l’Evento Cristo, la Pasqua. Forse, dopo tanto scrivere,
abbiamo bisogno di un’alta esperienza iniziatica, attraverso le
arti e la musicalità, che fa grande
ogni racconto di senso.
Leggendo attentamente l’ultima
fatica della prof. Cinti, “Ma com’era la voce di Saffo?”, accogliamo l’invito non solo a fare della
voce la “tenda” e la “vela” dell’essere, ma anche a riflettere sulla
lingua ellenica quale lingua viva
del Nuovo Testamento.
E allora lo sforzo recitativo ellenico, che in più occasioni l’autrice ha dimostrato nei teatri e nelle ville delle Marche, potrebbe
aiutarci a sentire il canto corale,
corporale, dei primi seguaci di
Cristo
che “viva voce praedicaverunt”.
Forse così ha senso chiedersi
pure: Ma com’era la voce dell’evangelista di Patmos?
Gabriele Bevilacqua
Vallesina
16 dicembre 2007
11
Majolati Spontini celebra il CC Anniversario de La Vestale
Una medaglia, un opuscolo ed un concerto
S
abato 15 dicembre 2007 cadrà il CC
Anniversario della prima rappresentazione de La Vestale di Gaspare Spontini.
L’Amministrazione comunale di Majolati
Spontini si è adoperata perché questo Anniversario sia
saldamente fissato
nella
cronologia
della storiografia
spontiniana organizzando un concerto musicale con
le due bande del
Comune di Majolati, accompagnate
dal Coro, insieme
presenteranno una
selezione di brani
tratti da La Vestale.
Il 15 dicembre è
una giornata importante,
esattamente due secoli
fa, a Parigi, proprio
alle ore 21, Gaspare
Spontini, dopo mille traversie, metteva in
scena il suo capolavoro: La Vestale.
Con sincronia si ricorderà l’evento, sottolineato anche dalla presenza del Picchetto d’Onore del
Gruppo storico Napoleonico V Compagnia Cannonieri
Guarda Coste, Dipartimento del Metauro Porto Nuovo
di Ancona.
Da quest’opera il
Musicista majolatese ne ricavò straordinari vantaggi, sia
artistici, sia economici, che poi ha
riversato, nella sua
totalità, ad opere
benefiche e al suo
paese natale.
Questa azione parallela, tra arte e
filantropia, prende
corpo proprio dal
15 dicembre 1807 quando, dopo mille
imprevisti e difficoltà fu messa in scena
l’opera.Il Comune di Majolati Spontini si
è preparato per tempo all’evento facendo
realizzare una piccola opera d’arte, una
medaglia commemorativa realizzata dal
prof. Luigi Teruggi, medaglista e scultore di valore internazionale, già docente
presso l’Accademia di Brera di Milano e
affidata al conio della “Johnson 1836 S.r.l.”,
Baranzate di Bollate, Milano, che dalla
prima metà del secolo XIX si occupa della
medaglia come raffinata espressione artistica.
Al rècto è raffigurata la nota scena del terzo atto de La Vestale, posta in un prezioso
quadro custodito nel Museo Spontini di
Majolati, che ritrae il campo scellerato e
Giulia, condotta dai littori, mentre è ricoperta dagli ornamenti funesti previsti per
la Vestale condannata.
Al verso lo scultore ha riprodotto un probabile volto di Gaspare Spontini all’epoca
della prima de La Vestale.
Della medaglia sono state realizzate 270
copie in bronzo e 30 in argento, tutte
custodite in un grazioso astuccio, per gli
amatori e i collezionisti è possibile acquistare la medaglia presso gli Uffici comunali o prima del Concerto.
Ai presenti che interverranno a Majolati
la sera del 15 dicembre, alle ore 21, sarà
offerto gratuitamente un opuscolo dove
sarà narrata la storia e i fatti che hanno
portato alla faticosa rappresentazione
dell’opera. Non mancano le immagini dei
cantanti, alcune rarissime, dei costumi,
dei luoghi e della partitura.
Riprendendo alcuni saggi sono stati toccati i vari aspetti nati intorno a La Vestale
del 1807, dalle notizie musicologiche fino
a quelle di colore.
Volutamente, anche perché la narrazione sarebbe stata estremamente poderosa,
non è stata narrata la storia de La Vestale
dopo il 1807, ma si vuole ricordare solo il
Centenario della nascita di Gaspare Spontini così ricco di eventi ed iniziative che
ancora oggi ci meravigliamo nel leggere
documenti e manifestazioni organizzate
nel nome de La Vestale e del suo autore.
Marco Palmolella
Jesi Natale 2007, grandi e piccoli all’appello.
I concerti degli Amici della Musica
Stili a confronto per un Trio
D
opo una pausa di oltre un mese sono
ripresi al Teatro Studio i concerti degli ‘Amici della Musica’. Due sono stati
gli appuntamenti a distanza solo di una
settimana l’uno dall’altro. Il primo, del 2
dicembre, era riservato al “Trio Degas”.
Ne fanno parte Francesco Negrini (clarinetto), Luca Bacelli (violoncello) e Matteo Sarti (pianoforte). Costituito nel 2003
all’interno dell’Orchestra Giovanile d’Italia, il complesso ha partecipato a corsi di
perfezionamento del M° Bruno Canino,
distinguendosi poi in importanti concorsi
e ottenendo numerosi premi, fra i quali è
almeno da ricordare il Primo Premio Assoluto del III° Concorso Pianistico Internazionale ‘Città di Pesaro’. Molto assidua è
anche la loro collaborazione con grandi
orchestre dirette da autorevoli maestri
quali Riccardo Muti e Claudio Abbado.
Tre gli autori in programma: Glinka in-
La mostra
Il Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” di Jesi ha
inaugurato, lunedì
scorso, la mostra
di apparecchiature
scientifiche d’epoca conservate nei
laboratori
della
scuola. Un accurato lavoro di ricerca
di studenti, docenti
ed esperti, presentato in occasione
della Giornata delle Marche, e che
sarà
disponibile
per tutto il mese di
gennaio.
nanzi tutto, considerato il primo fondatore del melodramma nazionale russo.
Frequentò gli ambienti teatrali d’Europa,
conobbe Bellini, Donizetti, Mendelsshon,
Weber, ma si distaccò dalla tradizione occidentale per riconsiderare e valorizzare
quella del suo paese. Fu più operista che
autore di musica da camera. Il ‘Trio pathetique’, presentato nel concerto, è una rarità. E’ infatti l’unico trio da lui composto
e, per la sua cantabilità, rimanda appunto ad uno stile operistico.
Ha fatto seguito un inaspettato “Trio” di Nino
Rota, anche lui autore di
melodrammi, ma soprattutto noto come autore
delle colonne sonore dei
più bei film di Fellini e
Visconti. E’ inconfondibile il suo stile anche in
questa breve composizione: giocoso, circense,
pervaso da folate di un
patetico, nostalgico sentimentalismo. Ad un classico infine la conclusione
del programma: il “Trio
op. 114”, intricato di arditezze armoniche, di J. Brahms, compositore fra i più grandi di musica cameristica. Richiesto dal pubblico anche un bis:
di un autore russo contemporaneo, Paul
Swann, una deliziosa ‘Rêverie’ ; come dire
‘musica per sognare’.
Fotoservizio Augusta Franco Cardinali
Il trio “Degas”: da sinistra Luca Bacelli,
Matteo Sarti e Francesco Negrini
Nella foto la preside Giuliana
Petta accanto agli oggetti della
sezione catodici
C
Tradizione e novità
per il Natale jesino
e n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le
età al Natale jesino.
Il cartellone degli eventi
straripa di attività, spettacoli, mostre e incontri tutto messo in piedi
dall’Assessorato
allo
sviluppo economico e
al turismo, con Daniele
Olivi, in collaborazione
con quello alla cultura,
con Valentina Conti, per
un totale di 20 mila euro
circa. Per tutte le festività natalizie sarà possibile
visitare i mercatini che
saranno allestiti nelle
principali piazze del centro storico, la mostra mercato dei prodotti tipici, il mercato
straordinario nelle piazze Indipendenza e
Spontini, e il “Villaggio di Natale”, le14 casette in legno che occuperanno Piazza della
Repubblica.
Nelle stesse settimane, fino a San Silvestro
inoltre, l’Italcook e l’Enoteca Regionale di
Jesi proporranno “Tavola di Natale”, e cioè
una serie di iniziative incentrate sulla cultura della tavola dai corsi di cucina ai consigli
sugli addobbi floreali per il cenone, fino alle
più tradizionali degustazioni di vini e dessert.
Accanto alla cucina però non manca la cultura infatti, tantissimi importanti eventi
culturali si annoverano, tra questi la “Bibla
Pauperum. Rassegna d’arte per la Bibbia”
presso il Palazzo dei convegni e al Palazzo
della Signoria. Da sottolineare anche la presenza del cinema del teatro e della musica; il
13 dicembre al cinema Diana ci sarà Giorgio
Diritti che presenterà “Il vento fa il suo giro”,
film rivelazione dell’anno di cui è regista.
Da non perdere anche il concerto per l’Africa che il cantante Cisco, ex voce dei Modena City Ramblers, terrà al Pergolesi il 22
dicembre. Tra gli altri importanti appuntamenti che il Natale ci porta , occorre ricordare per il 6 gennaio alle 17, l’incontro
al teatro Moriconi con le madri di Plaza de
Mayo, la voce dei desaparecidos argentini, e
sempre al Moriconi ma il 19 alle 21 si terrà
un incontro con un ospite d’eccezione, Gherardo Colombo sul tema della giustizia.
Ovviamente non si sono trascurati i più
piccoli, per i quali è stato riservata una serie di giochi e animazioni che si svolgeranno nelle vie e nelle piazze del centro storico,
oltre ai laboratori didattici sul Natale a cura
del personale dei Musei Civici e della Ludoteca Comunale. La giostra di Piazza della
Repubblica andrà ricollocata altrove vista
la presenza delle casette del villaggio, sarà
invece tolto il presepe sotto l’albero nella
medesima piazza, visti gli atti vandalici che
negli anni scorsi lo hanno deturpato.
Ma nonostante il Natale renda tutti più
buoni, la politica non si fa scappare l’occasione di fare polemica e all’opposizione che
accusava un Natale a ribasso, l’assessore
Conti risponde che iniziative, ospiti, attività
del calibro di quelle che Jesi propone per il
2007, spesso non sono realizzabili nemmeno da comuni ben più grandi del nostro.
Il programma completo delle attività è disponibile sul sito del comune di Jesi www.
comune.jesi.an.it
Eleonora Dottori
Foto Anna Vincenzoni
Da sinistra il direttore del Cytiper, sponsor, dott.ssa Pamela Pasquinelli, un’impiegata del Comune, settore commercio,
l’assessore alla cultura Valentina Conti
e l’assessore Daniele Olivi. Per la tua pubblicità
rivolgiti a
Voce della Vallesina
12
Regione
16 dicembre 2007
Una mostra a Palazzo dei Convegni per scoprire “Mani fatate, mani di metalmeccanici”
Foto, pitture, armature, oggettistica, modellini, disegni…
U
modellini, ad esempio, sono il frutto del- perenne nel disegno come nella scrittura…
la creatività e dell’ingegnosità di persone
Forse, le prime volte, prestavo più attenche sono passate dalla bottega allo stabi- zione ai dettagli. Oggi, quando disegno
limento conservando l’originaria manua- - così come quando scrivo - mi piace anlità.
dare direttamente alla sostanza
Questi quadri?
delle cose, all’essenziale. I diseAlcuni
sono fo- gni, come gli articoli, devono
tografie a colori o avere un loro “ritmo”, anche per
in bianco e nero stare al passo con i tempi: oggi
di Paolo Roscini, il mondo cammina con il piede
Claudio Ceccarelli, sull’acceleratore…
Giordano Pieralisi e Come è arrivato a disegnare e
Claudio Mazzarini. perchè ha tenuta sempre un po’
Altri, pitture di M. nascosta questa sua abilità?
Giordana
Marchi- Il mio, come disegnatore, è un…
ni, Silvana Fracassi, caso ripensato. Su segnalazione
Maurizio Pellegrini. della mia professoressa di diseLe Armature sono gno, ai tempi del “Cuppari”, sceldi Graziano Berti e si la via del liceo artistico e mi
l’oggettistica di Bru- diplomai all’Accademia di Belle
na Maggi. Le compo- Arti di Roma… Poi - anche alsizioni nelle bottiglie lora per i giovani non era facile
di vetro, di Roberto inserirsi nel mondo del lavoro
Savini. Gli aerei di - mi si presentò l’occasione di
Massimiliano Cicco- occuparmi, e con soddisfazione,
la. I modellini in le- come impiegato in un’azienda
gno di Erino Merli. I metalmeccanica, dimenticando
manufatti in rame di in un cassetto il titolo di studio.
(Unione Gruppi Aziende Fiat e Seniores).
Lido Santarelli. D’effetto, la lucente Guzzi Come ho detto, ho ritrovato la
Lavori di fotografia, disegno, pittura, mo- d’epoca del 1934 di Roberto Pieralisi.
voglia - o il piacere? - di disedellismo, intarsio e oggettistica, eseguiti con Ci sono anche giovani, dunque…
gnare dopo il pensionamento…
bravura, originalità e buon gusto, hanno Certamente…sono numerosi…li stiamo e vado avanti fino a che qualcucaratterizzato la rassegna “L’estro del me- “tirando” su piano piano: li stimoliamo a no non mi consiglierà, per il mio
talmeccanico” aperta al pubblico tra il 22 e farsi conoscere.
bene, di smetterla…
il 29 novembre a Palazzo dei Convegni. Una
preziosa dimostrazione di come la voglia di
***
***
fare e di creare, la fantasia, l’ingegnosità rie- Tra i visitatori, incontriamo Giuseppe Lu- Una bellissima cameretta in
scano a varcare i confini perenni del posto di coni, autore dei deliziosi e scanzonati dise- legno per la bambola attira la
lavoro - che siano quelli di uno stabilimento gni esposti alla mostra, e che da quasi un nostra attenzione: è dipinta di
o di un ufficio, o delle stesse mura domesti- anno accompagnano i suoi articoli su “Voce”. verde, con delicate decorazioni
che - per esprimersi in grandi o piccole crea- E’ la prima volta che espone i suoi dise- floreali. L’ha costruita Franco
zioni, frutto di passione, di tenace fiducia e gni?
Micucci, autore, assieme a Siro
speranza nella vita.
E’ la mia seconda “uscita”: la prima, con Santini, di sorprendenti miniaChiediamo qualche informazione ai due una ventina di ritratti, risale al 2000, allo- ture perfettamente funzionanti
organizzatori, Bruno Schiavoni ed Enrico ra nella chiesa di San Nicolò, sempre nel- di macchine utensili per la laCecconi.
l’ambito della mostra promossa dal Grup- vorazione dei metalli datate fine
po Anziani Fiat.
‘800 e prima metà del ‘900. Tra le più siCosa vi ha portato a questa nuova edizio- Quanti ne ha prodotti finora e quando?
gnificative, una fresa, un trapano, la macne?
Non ho il conto preciso: certamente più china per costruire gli ingranaggi, quella
Il fatto che avevamo materiale nuovo da di duecento ritratti e forse un centinaio per fare i fori, il tornio per i pezzi tondi,
esporre, e la necessità di incoraggiare di vignette, quasi tutti eseguiti dopo aver una piallatrice per i pezzi lunghi, il maglio
quanti non vorrebbero mai esporsi per raggiunto la pensione.
a balestra che schiaccia il ferro quand’è
paura delle critiche. Noi la chiamiamo Solo in quest’anno è accaduto che ha ac- caldo, la sega per tagliare le barre roton“La ritrosia del metalmeccanico”. E poi compagnato sistematicamente un suo ar- de o quadrate da cui ricavare poi i pezzi
quest’anno è un evento speciale perchè ticolo al disegno?
che servono…un maglio ad aria compresfesteggiamo 25 anni di vita dell’ Ugaf.
Sì, da quest’anno: mi è stato chiesto e lo sa, anche questo per schiacciare il ferro a
L’ultima mostra?
faccio volentieri, anche se con qualche ti- caldo, ma con un altro sistema. La limaRisale al 2000. Prima l’allestivamo ogni more sulla qualità dei miei scarabocchi…
trice, che spiana i pezzi più piccoli. Tutti
due anni. Adesso, solo quando ci sono Quali soggetti predilige?
modellini creati con pezzi fatti a mano,
materiali nuovi e abbastanza rappresen- Quelli che… mi impegnano di meno: di ricavati da “ritagli” di acciaio e ghisa.
tativi soprattutto di una manualità che solito vado “in diretta” e di fretta.
***
oggi non esiste quasi più perché non c’è Ha conservato sempre lo stesso stile: quel- Dulcis in fundo, le moto di Gianfranco
più la bottega, non c’è più l’apprendista. I la dell’essenzialità è dunque una scelta Colocci…
n ritorno all’insegna del successo quello
registrato dalla mostra hobbistica dei
dipendenti - ex e non - della New Holland di
Jesi, riuniti nella cellula culturale dell’Ugaf
Sono tutte inedite?
Sì, la mostra è la loro prima presentazione.
Ho comprato i modellini originali e li ho
smontati. Poi ho ridisegnato tutti i pezzi,
li ho ingranditi e ricostruiti in legno…
È stato difficile?
Ci vuole molta pazienza. Col traforo e
altri attrezzi in miniatura sono riuscito
a modellarle. Ne ho create tredici. Tutte
con ruote in legno. Tra quelle d’epoca:
una Lambretta, una Vespa, una Guzzi del
1921, una Guzzi del 1962, una Harley Davidson del 1928, un Galletto (una Guzzi
che andava negli anni ’60), una BMW del
1940 che usavano i tedeschi. Le altre sono
recenti.
Fotoservizio Paola Cocola
Nella prima foto da sinistra Schiavoni,
Luconi e Cecconi, nella seconda Marchini, nella terza Savini.
Celebrata Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuco
Presenti con prontezza nel quotidiano
I
Vigili del Fuoco
di Jesi hanno celebrato la loro patrona Santa Barbara, lo
scorso 4 dicembre,
nella loro sede di
via Gallodoro. Una
cerimonia semplice
che si è aperta con
la Santa Messa del
Vescovo Rocconi,
animata nel canto
dai piccoli della
scuola materna Santa Caterina. Hanno
partecipato i vigili
del distaccamento
di Jesi, i rappresentati di numerose associazioni
di Jesi, il sindaco Belcecchi, i
rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Vescovo ha rivolto il
suo augurio e incoraggiamento
ai vigili del fuoco a compiere
atti di generosità e di altruismo,
andando avanti “con serenità
anche quando la vita ci propone
dei fallimenti perché Dio si serve sempre dell’agire buono degli
uomini”. Il capo distaccamento
Serafino Mandolini ha presen-
tato la relazione annuale nella
quale ha evidenziato il senso di
appartenenza e la professionalità dei vigili. Sono stati 1350
gli interventi svolti nell’ultimo
anno, fra di essi 365 incendi,
112 incidenti stradali, 37 per
fughe di gas, 34 per soccorsi a
persone. Mandolini ha ricordato
il drammatico incendio avvenuto all’alba del 3 aprile presso lo
stabilimento Arena di Castelplanio che ha impegnato i Vigili per
oltre quattro giorni
e i numerosi incendi
estivi nel fabrianese
che hanno costretto
i vigili jesini a turni
impegnativi. Tra le
attività ricordate, la
partecipazione al
progetto di cooperazione internazionale
con Legambiente che
è consistita nell’ospitalità a due vigili del
fuoco della Bielorussia, dal 17 luglio al
primo settembre. La
relazione ha affrontato il problema della
carenza di personale: rispetto
all’organico teorico di 37 unità
a Jesi prestano servizio in 29. Al
vigile Nando Mattei è stata consegnata la croce di anzianità per
il lodevole servizio. La presenza
dei Vigili del Fuoco è importante non solo per gestire le emergenze ma anche per le attività
della protezione civile e per le
necessità più diverse che richiedono il loro intervento tempestivo, intelligente e generoso.
Metalmeccanici in sciopero
Mercoledì 5 dicembre anche i metalmeccanici di Jesi
hanno scioperato “per dare più forza – hanno detto
– alle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro”. Le
tute blu (seicento lavoratori secondo i sindacati, molti
meno secondo le forze dell’ordine), radunatesi nell’area
dell’Esagono (Banca Popolare di Ancona), hanno percorso in corteo le vie Battistoni e Ancona, quindi il viale del
Lavoro e via Marche, raggiungendo l’area in prossimità
del semaforo di via San Giuseppe.
p.c.
foto Paola Cocola
13
In dialogo
Opinioni
a confronto
16 dicembre 2007
In questa rubrica diamo spazio a lettere, opinioni o contributi dei lettori, purchè non inviati anche ad altri giornali. Chiediamo
agli scriventi di essere sintetici. Scritti troppo lunghi potrebbero non trovare spazi o essere necessariamente tagliati. La
pubblicazione non significa condivisione dei contenuti. Gli scritti si possono inviare per email a
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DECORO DELLA CITTà
Il segretario jesino della Democrazia Cristiana scrive al prof.
Massaccesi in merito alla situazione di corso Matteotti.
Il grido di dolore di Corso Matteotti non ha riscaldato il
cuore gelido del Sindaco Belcecchi. Corso Matteotti e le
situazioni collegate saranno prese in considerazione, se
possibile,verso l’anno 2010. Nel frattempo i cittadini jesini
saranno costretti a muoversi tra buche e pozzanghere.
I turisti, non pochi, si chiederanno che città sia Jesi
che da una parte si proclama città d’arte e da un’altra
rende impresentabile la via più importante. Non c’è da
meravigliarsi troppo. Le Giunte di sinistra, soprattutto
quella presente e la precedente, poco si sono occupate
dei cittadini, dei loro problemi, dei rapporti con le altre
località della Vallesina magari per concorrere a far si che
Jesi assuma il ruolo di Comune capofila di un territorio
vasto, produttivo, culturalmente all’avanguardia. Basti
pensare, ritornando in argomento, che gli scuolabus
che circolano sono stati acquistati, se non erro, dalla
Giunta Massaccesi all’inizio degli anni ’70 e non sono
mai stati sostituiti pur se abbiamo pagato e paghiamo
profumatamente un manager che si dovrebbe occupare
anche e soprattutto di analisi, sviluppo, programmazione
oltre ad indicare e presidiare gli obiettivi strategici e
dunque di queste cose. Scuolabus, oggi ruderi, che non
possono essere rinnovati perché non ci sono i soldi.
Insisti sulla Tua battaglia. In questo caso Ti siamo vicini.
Evasio Santoni
segretario Democrazia Cristiana Jesi
Partecipazione politica
Un lettore scrive a Massaccesi a proposito del suo editoriale
sull’energia atomica
Ho consultato con molta attenzione l’opuscolo Informacittà-Tuttojesi ma non sono riuscito a trovare dove si trova “via di Damasco” eppure da qualche parte deve esistere
perché il professore, non Romano Prodi ma Vittorio Massaccesi, finalmente l’ha trovata almeno da quanto scrive
sul numero 41 del settimanale. Nell’editoriale sull’energia
atomica egli fa mea culpa per aver votato No al referendum craxiano, pentendosi dopo dieci anni e autotacciandosi di far parte, lui, di un popolo “psicologicamente e culturalmente impreparato”, lui che era ed è un professore, la
cui missione era ed è di educare quel popolo, non come
monsignor Della Casa ma quale “maestro e donno” per il
sapere e quale (ex) sindaco per equilibrio. Mi compiaccio
con lui per il segno di intelligenza che ha voluto esternare riconoscendo i propri errori; gli errori però in genere si
commettono in età giovanile; commessi in età da cattolico
adulto possono far dubitare. Spero che non debbano trascorrere invano altri dieci anni per leggere che Massaccesi
si penta per aver votato contro il referendum sulle troppe
modifiche apportate alla Costituzione da Berlusconi ma
gli argomenti portati a difesa della vecchia Costituzione,
quelli relativi ai troppi poteri concentrati sul Presidente del
Consiglio dei Ministri, stanno per essere legiferati come
nella precedente edizione e, già prima di essere approvati,
sono stati decine di volte “minacciati” da Prodi, D’Alema,
Rutelli, Fassino, Mastella … con il “Se non si approva questa legge, tutti a casa!” decisione riservata in esclusiva al
Presidente della Repubblica.
Anche un suo autorevole lettore, scriveva su questo giornale un articolo contro i troppi poteri che voleva arrogarsi il presidente Berlusconi e che, fatti propri da D’Alema,
avevano causato una crisi di governo evitata con un celere
voto di fiducia.
Non voglio toccare altri argomenti, ma lei, direttore, riporti sul giusto binario gli scritti del suo giornale; cerchi di
far volare tutti sopra le nubi …
Lettera firmata
Ringrazio il nostro abbonato per l’attenzione con cui segue il
nostro settimanale; mi scuso per il ritardo con cui pubblichiamo la sua lettera giunta in redazione il 27 novembre scorso; lo
invito a continuare la sua partecipazione al dibattito politico.
Il nostro settimanale è di proprietà della Diocesi ma vuole essere il settimanale della gente e per la gente e non può tralasciare le vicende e il confronto politico.
b.t.
Chiesa e Azione Cattolica
La Chiesa Italiana ha bisogno dell’Azione Cattolica. Il card.
Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale
Italiana, inviando la lettera ai Vescovi, ai presidenti e assistenti diocesani di Azione Cattolica ha detto: “Una forza
viva che, mentre accompagna il cammino quotidiano delle comunità, sperimenta vie nuove e non cessa di unire il
pensiero all’azione”. Sono parole che devono far riflettere.
L’Azione Cattolica è e sarà sempre la lunga mano della Chiesa. Infatti un’adesione a un movimento forte e vivo per la
quale opera e lavora vicino ai bisognosi, ai giovani, ai più
deboli sempre al servizio della Chiesa.
Gabriele Mannarini
contraDDIZIONI
Tutti, tramite i varie “media”, piangono. Gli economisti lanciano allarmi. I politologi, i sindacalisti, i
nuovi astrologi prevedono miseria
nera. L’economia italiana soffre per
carenza di fonti energetiche. I lavoratori con le loro retribuzioni non
arrivano alla fine del mese. Si rischia di passare il Natale al freddo:
lo stato italiano ha pochi fondi per
acquisire dall’estero gas e petrolio.
Altri prevedono che si possa rimanere al buio (detto oggi black-out).
E’ giocoforza il risparmio energetico. Unico Mike Buongiorno si sente di esortare il popolo italiano con
il suo “Allegria a a a !”
Guardandosi in giro, in questi
giorni, sembra però che abbia ragione il buon Mike. Dovunque in
Italia, dalle metropoli allo sperduto borgo, si allestiscono policrome
luminare, lungo le vie più ricche di
negozi, con le vetrine stracolme di
ogni ben di Dio. E si fa “shopping”.
Un tempo si usciva quasi tutti i
giorni per fare la” spesa”. Significava comperare quanto era necessario per il pasto di quel giorno,
con qualche piccola provvista per
materie di maggior consumo. Il
valore della vita è tutto nelle esteriorità: si deve far sapere quanto si
è in grado di spendere. Anche per
gli oggetti più futili, come le palle
colorate da appendere fuori casa,
sugli alberi e sui balconi. Unita- i “cappelletti”; il nonno, paziente,
mente a più “Babbi Natale” che attendeva un’occasione spaziotentano di scalare le pareti di casa. temporale per recitare il Rosario..
Ristoranti e trattorie con allettanti Questo accadeva alla sera, menmenu per la sera della Vigilia, per tre a pranzo si era osservata una
Natale e Capodanno. Proposte di stretta vigilia, e l’appetito cedeva il
viaggi per trascorrere le festività in passo alla fame. Dalle madie uscipaesi esotici, magari di cultura non va provocante l’odore delle pizze
cristiana. A casa non deve rima- natalizie. Poi il “cenone”. Quindi
nere nessuno, all’infuori dei non- gli adulti, che potevano, andavano
ni, ai quali, se stanno buoni, viene alla Messa di mezzanotte. I bimbi
rimandato “sine die” il parcheggio a letto, riscaldato dal “prete”. Duin ospizio. Ma allora tutte le gere- rante la notte sarebbe passato il
miadi di cui si è parlato all’inizio, a “Bambinello” per portare, ai bimbi
che pro? Perché tutto questo spre- buoni, un “regaletto”. A volte solo
co? Perché un carnevale per ricor- pochi mandarini. La mattina di
dare la nascita di Cristo, e per la Natale la sveglia veniva dai bamfesta della Famiglia? C’erano una bini, felici di aver trovato sotto il
volta le famiglie che avevano in sé camino, ancora tiepido, i tanto
tre generazioni, dove si traeva in- attesi doni. Il pranzo di Natale in
segnamento dal passato per proce- famiglia. “Natale con i tuoi. Pasqua
dere verso il futuro. Oggi abbiamo con chi vuoi”, sentenziava un anle famiglie allargate. Un tempo la tico proverbio. Era ammessa però
famiglia si stringeva attorno al Pre- una deroga: si potevano invitare i
sepio, odoroso di muschio raccolto poveri. Allora rientriamo nelle noper tempo dal nonno con i nipoti. stre case, per celebrare il Natale in
Le donne di casa, pur senza il rico- famiglia. Spegniamo le superflue e
noscimento delle pari opportunità, costose luci per le vie e le piazze.
avevano già il loro bel da fare, e Non entriamo in contraddizione
sfaccendavano, ostacolate nel loro con noi stessi. Se siamo veramente
affannarsi dai bambini, sempre tra in condizioni di dover risparmiare,
i piedi.
che significato ha far mostra di un
Badavano a mantenere vivace la benessere fasullo?
fiamma del focolare, mentre cura- Proviamo ad essere credibili. Buon
vano il lento sobbollire degli intin- Natale.
goli e il vivace bollire del brodo per
Enrico Battistelli
14
Pagina Aperta
16 dicembre 2007
Ancora una guerra civile nei Balcani?
L’impegno dell’Italia all’estero
AGENDA
segue da pag. 1
Il Santo del giorno
Giovedì 13 dicembre santa Lucia, venerdì 14
san Giovanni della Croce, sabato 15 san Valeriano, domenica 16 sant’Adelaide, lunedì 17
san Modesto, martedì 18 san Graziano, mercoledì 19 sant’Anastasio, giovedì 20 san Liberale di Roma, venerdì 21 san Pietro Canisio,
sabato 22 santa Francesca Cabrini, domenica
23 san Giovanni da Kety.
Farmacie di turno a Jesi
Giovedì 13 dicembre Moretti, venerdì 14 Barba, sabato 15 Martini, domenica 16 Calcatelli, lunedì 17 Grazie, martedì 18 Comunale
1, mercoledì 19 Cerni, giovedì 20 Comunale
2, venerdì 21 Grammercato, sabato 22 Coppi,
domenica 23 Moretti.
Farmacie di turno in Vallesina
Giovedì 13 dicembre Moie - Angelico, venerdì 14 Macine, sabato 15 Moie - Lucarelli, domenica 16 Angeli, lunedì 17 Poggio San Marcello, martedì 18 Castelbellino, mercoledì 19
Pianello Vallesina, giovedì 20 Montecarotto,
venerdì 21 Moie – Angelico, sabato 22 Macine, domenica 23 Moie – Lucarelli.
Studiare per l’integrazione
Ambito sociale, Asur, Centro Salute Immigrati, Università Politecnica, Istituto comprensivo “L. Lotto”,
Centro Interculturale e associazione “Casa delle culture” scommettono in una formazione integrata sull’integrazione degli immigrati. Gli operatori del territorio sentono l’esigenza di uniformare gli strumenti
per individuare percorsi di accompagnamento significativi. Giovedì 13 dicembre alle ore 16.30, presso la
fondazione Colocci a Jesi in vicolo Angeloni, si terrà
un incontro sul tema “Un paese di immigrazione in
un mondo di migranti: il caso italiano. Presentazione
Dossier Statistico Immigrazione 2007” a cura di Antonio Ricci, della Caritas/Migrantes.
L’Aurora per l’Oikos
Dove trovare il calendario
Russia si oppone in nome
dell’amicizia con la Serbia
e nel timore che torni, virulenta, l’istanza indipendentista cecena, repressa
da sempre nel sangue. E
poi, come teme Sergio Romano, non si dà la stura
alle istanze indipendentiste basche, scozzesi, fiamminghe, dei corsi…. ecc?
***
Ma, per una volta tanto,
consoliamoci, noi italiani,
di questa realtà: tutti i governi, compresi quelli dell’ultimo decennio, sia pure
con minore o maggiore
convinzione, hanno sempre lealmente garantito il
contributo dell’Italia con
il suo esercito nei territori
più caldi, indicati dall’Onu.
A cominciare dalle difficili
operazioni in Afghanistan
per finire ai delicati compiti in Libano dove abbiamo
il comando e la maggioranza degli uomini in un territorio la cui ennesima guerra civile potrebbe di nuovo
esplodere da un momento
all’altro.
E anche il fatto che, proprio la settimana passata,
l’Italia ha offerto quaranta
milioni come contributo al
superamento del dramma
del Darfur, dice la nostra
generosità per la pace nel
mondo nonostante i tanti
nostri problemi.
Peccato questa babele politica interna, imperante a
destra, al centro, a sinistra!
Vittorio Massaccesi
[email protected]
Jesi - via Ugo La Malfa, 24
tel. e fax. : 0731.202894 - 202893
Da oltre 40 anni propone
corsi permanenti,
professionali e progressivi,
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individuale con sistema
didattico esclusivo.
Le iscrizioni ai corsi di
hobbistica uso familiare,
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designer sono aperte
durante tutto l’anno
Calcio Eccellenza, promozione,
prima e seconda categoria
Eccellenza
CALCIO
Il calendario dell’Aurora Basket
Jesi realizzato per contribuire alle
attività dell’Oikos può essere acquistato presso: la Trattoria da Antonietta in via Garibaldi, 19; ristorante Mynonna in via Mazzangrugno, 11; ristorante Rusticanella in
via Ancona, 65; edicola Marani
Paola in corso Matteotti, 11; Circolo Csi san Francesco d’Assisi;
Il Centro F.B. Buffetti in via Mura
Occidentali, 5; bar Roma in corso
Matteotti; Barchiesi Sport in corso
Matteotti, 37; Libreria Cattolica in
Corso Matteotti, 42; tabaccheria
in piazza Federico II.
L’Italia, nonostante le molte difficoltà interne sul
piano politico, sociale ed
economico, vuol mantenere i suoi impegni di solidarietà con l’Unione europea,
con l’Onu e con la Nato,
lasciando, e anzi incrementando, i duemila uomini già in Kosovo in vista
delle possibili difficoltà tra
qualche settimana, perché
sembra ormai certo che,
prima o poi – forse entro
maggio – il Kosovo dichiarerà unilateralmente
la sua indipendenza: si autodefinirà Stato. Belgrado
reagirà con le armi? L’Onu
riuscirà a scongiurare l’ennesimo dramma dei Balcani? La minaccia dell’Ue di
bloccare definitivamente
l’ingresso della Serbia nella società dei Ventisette
fermerà Belgrado? O lo
fermeranno le armi della
Nato?
Ma chiediamoci: che il
Kosovo dichiari la sua indipendenza è politicamente opportuno? O non sarà
il vaso di Pandora che farà
esplodere ulteriori drammatici problemi legati alle
aspirazioni di una Grande
Albania, pronta ad avanzare le sue richieste verso
tutti i territori di confine
con i serbi, montenegrini,
macedoni, greci dove esistono maggioranze di etnie albanesi?
Stati Uniti ed Unione europea propendono per un
Kosovo indipendente. La
La partita viene disputata all’Helvia Recina, visto il diluvio
ininterrotto della Festa dell’Immacolata. Ad aggravare le
preoccupazioni del pomeriggio, si prevedeva l’arrivo a Macerata dei numerosi tifosi jesini. Invece, proprio il diluvio
deve aver convinto tanti fans
leoncelli a disertare la trasferta al capoluogo di provincia. E
chissà che anche le due ultime
sconfitte non abbiano agito da
negativo suggeritore! Sta di
fatto che sugli spalti latitavano
le solite centurie di sostenitori
nostrani. I pochi, infreddoliti,
non sarebbero stati capaci di
subbugli pericolosi. Comunque la partita c’è stata e agonisticamente nulla di intentato è
stato omesso dai contendenti:
i maceratesi al 49’ sono rimasti
perfino in inferiorità numerica per espulsione di Passarini.
Nonostante ciò, la battaglia
sotto il diluvio c’è stata ed ha
chiamato ad un lavoro assai
impegnato i due portieri.
E’ mancato il gol, ma non l’applauso, specialmente per alcune prodezze del nostro Pierali-
si, che ha chiuso la saracinesca,
decidendo il punteggio sullo
zero a zero, tra Vis Macerata e
Jesina. Oggi, al Carotti, viene il
fanalino di coda, la Vis Pesaro.
Vir
Promozione
Il Vallesina ha completato la
rimonta proprio sulla capolista
Marchionni, vincendo 2-1 con
reti di Vagnini e Massei. Ma
la vetta è ancora del Fabriano
Fortitudo … per un sol punto.
Prima categoria
Il Cupramontana, battendo il
San Biagio (2-1) mantiene il
primo posto. Ad Ostra, pareggia il Monserra (0-0). Cade il
San Marcello in casa del Filottrano (2-1).
Seconda categoria
Borgo Minonna cade in casa (23) con la Dorica Torrette. Sampaolese tiene duro a Camerata
(1-1). Ad Ancona, il Monsano
perde con la Nuova Folgore (21). Cede anche l’Aesina contro
il corsaro Agugliano Polverigi
(1-2). Pari tra Aurora e Castelbellino (2-2). La Virus perde a
Staffolo (2-1).
FOCARELLI
OTTICA
15
Sport
16 dicembre 2007
VOLLEY E mercoledì in Croazia per la Champions
la rivelazione Busto
Dire, fare, giocare... con mamma e papà!!! “Prilline”
l campionato continua ad
te Schiavo Banca Marche Jesi
Iniziati al Palazzetto dello Sport di Jesi i corsi “Primi passi”
I
l Progetto Nazionale “Primi passi” Uisp,
attuato da anni dal Comitato di Jesi,
comprende corsi di ginnastica dolce per
donne in gravidanza ed iniziative rivolte
ai genitori e ai propri figli, nell’intento
di accompagnare e guidare la crescita
dei bambini. I corsi si svolgono al Palazzetto dello Sport di Jesi in una palestra
attrezzata per poter accogliere mamme
e bambini e fare esperienza di gioco insieme.
Le nostre iniziative:
Corsi per donne in gravidanza: la respirazione, la musica, la ginnastica dolce
sono i metodi usati per prendere contatto col bambino e imparare a sviluppare
un atteggiamento sereno durante la gravidanza e il parto. Massaggio del neonato: più che una vera tecnica è un modo
di stare insieme al proprio bambino; il
massaggio è in altre parole una dimostrazione d’amore che aiuta a produrre
un senso di benessere nel piccolo, a rafforzare il contatto affettivo tra genitori
e neonato e a favorire il rilassamento di
entrambi. Il Corso è tenuto da una Operatrice Aimi (Associazione Italiana Massaggio Infantile).
Psicomotricità: è un corso rivolto ai genitori e ai bambini dai 6 ai 12 mesi che
iniziano a stare seduti ed hanno una
grande curiosità di conoscere ciò che
li circonda. Negli spazi appositamente
strutturati vengono proposte diverse
esperienze che favoriscono i primi rapporti socio-affettivi.
Mamma bebe’ (12/36 mesi): il corso
offre ai bambini dai 12 ai 36 mesi e ai
loro genitori un tempo ed uno spazio
attrezzato in cui giocare insieme e imparare a muoversi, correre, saltare. Periodicamente vengono proposti laboratori
espressivi e creativi. Giocagin (3/6 anni):
“Giocare alla ginnastica” permette al
bambino di muoversi con piacere sensomotorio; con il movimento reso più divertente dal gioco il bambino arricchisce
le sue esperienze motorie e relazionali.
Da diversi anni il Comitato Uisp di Jesi
collabora con gli Istituti Comprensivi
del territorio realizzando il Progetto
“Giocagin” nelle Scuole dell’Infanzia,
reso possibile grazie ai contributi della
Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, Fondazione
Cassa Risparmio di Jesi, dei Comuni di
Castelplanio, Mergo, San Paolo, Poggio
San Marcello, Camerata Picena, San
Marcello e Serra San Quirico. Ciò ha
permesso in molti casi di introdurre
l’attività-motoria nelle scuole con continuità negli anni senza gravare economicamente sulle famiglie e accogliendo
l’approvazione di bambini e personale
docente. In alcune scuole il Progetto
“Giocagin” viene attivato con il contributo delle famiglie.
Le Scuole dell’Infanzia coinvolte per
l’anno scolastico in corso sono a San
Paolo di Jesi, Mergo, Poggio San Marcello, Chiaravalle, San Marcello, Castelplanio, Castelbellino, Angeli di Rosora,
Pantiere, Pianello, Cupramontana, Rosora, Apiro, Poggio San Vicino, Staffolo,
Castellaro, Serra San Quirico, Moie, Camerata Picena, nelle scuole di San Maria del Piano e Casali Santa di Jesi.
Le lezioni sono condotte da insegnanti diplomati o laureati Isef con specifica formazione nel settore “Primi passi”
Uisp e propongono ai bambini divisi
per età o sezione giochi di movimento
libero, girotondi e giochi motori cooperativi, attività di musica-movimento,
giochi di imitazione e tradizionali.
BASKET Rossini premiato per i duemila punti jesini
La Fileni Bpa sfida la capolista Soresina
D
omenica scorsa la Fileni
Bpa, dopo due trasferte consecutive, è tornata al
PalaTriccoli ed ha impartito una severa lezione al
malcapitato Rimini, battuto
95 a 87. “Siamo stati bravi
a scegliere sempre il giocatore migliore nei momenti
importanti – ha detto coach
Capobianco – Sono soddisfatto per l’approccio mentale. Dedico questa vittoria
a Rossini, che lunedì si è
operato alla spalla. Spero di
rivederlo in campo presto”.
Prima della partita, il capi-
tano jesino Alberto Rossini
è stato premiato per aver
superato la quota dei duemila punti con la maglia
dell’Aurora. La classifica
dopo l’undicesimo turno di
andata: Soresina, Ferrara e
Sassari 16 punti; Fileni Bpa
Jesi 14; Reggio Emilia, Caserta e Casale Monferrato
12; Pistoia, Fabriano, Rimini, Veroli e Pavia 10; Imola
8; Novara e Montecatini 6;
Livorno 2 punti.
Oggi, domenica 16 dicembre, gli arancio-blu salgono
a Cremona, per fare visita
alla capolista Soresina (ore
18.15). La squadra allenata dall’ex Osimo, Stefano
Cioppi, può contare su elementi di esperienza come
Portaluppi, Morri e Silvio
Gigena, più due buoni americani, Lollis e Reynolds.
Lo scorso 6 dicembre la
formazione di coach Capobianco era stata ospite a
pranzo del ristorante MyNonna in qualità di ospite
nell’annuale incontro tra
gli allevatori associati alla
Fileni.
Giuseppe Papadia
I
essere in salita per la Monte Schiavo Banca Marche.
Domenica scorsa le “prilline” sono cadute nettamente
a Novara, che si è imposta
3-0 (parziali: 25-17, 25-23,
25-21) dopo una gara a senso unico.
Se in campionato stentano,
le jesine si rifanno in Champions. Mercoledì 5 Togut e
compagne al PalaTriccoli,
avevano piegato dopo cinque
set (parziali: 25-20, 25-22, 22-25, 20-25,
17-15) le francesi del Cannes, formazione
candidata alla vittoria finale. Protagoniste
erano state le due centrali, Bown e Caroline (nella foto), decisive nell’emozionante
tie break.
La classifica dopo la settima giornata di
andata: Bergamo 20 punti; Perugia e Pesaro 18; Novara 16; Busto Arsizio 14; Mon-
8; Imola 7; Chieri e Sassuolo
6; Santeramo e Altamura 5;
Forlì 3 punti.
Oggi, domenica 16 dicembre,
Togut e compagne ospitano al
PalaTriccoli la matricola Busto
Arsizio (ore 17.30), rivelazione di questo campionato. La
formazione allenata da Carlo
Parisi può contare sull’azzurra
Ortolani, uno dei pochi innesti in un gruppo affiatato. Tre
le ex di turno: Togut e Calloni
tra le jesine, la chiaravallese Luciani nelle
lombarde.
Mercoledì 19 le “prilline” saranno di scena a Rijeka, in Croazia, per la Champions
League (ore 17.30). La gara sarà trasmessa in differita alle ore 23.30 da Sport Italia. Le due squadre si sono già affrontate
mercoledì 12 al PalaTriccoli.
Giuseppe Papadia
Fileni e Oikos per un’azione vincente
Un calendario per la Onlus jesina
L
o scorso 7 dicembre è
stata presentata l’iniziativa benefica voluta dalla
Fileni in favore dell’Oikos.
Grazie alla disponibilità dei
giocatori della Fileni Bpa,
che per una volta hanno
giocato a fare i modelli, è
stato realizzato un calendario utile per raccogliere
fondi a favore della Onlus
jesina, attiva nel sostegno a
tossicodipendenti e minori
in stato di disagio.
Con un contributo minimo di cinque euro si riceve
il calendario dei giocatori
arancio-blu e si aiuta l’Oikos
a sostenere le comunità Paides (in greco “fanciulli”) che
l’associazione gestisce a Jesi
e Osimo. Un luogo dove si
fornisce accoglienza e sostegno a minori di dodici
anni, segnalati dai servizi e
dai Tribunali per i Minori,
per aiutarli in uno sviluppo
sano e armonico. “Accogliamo tanti bambini e mamme con disagio sociale – ha
detto don Giuliano Fiorentini, presidente e fondatore
dell’Oikos – tutelandoli con
un progetto di valutazione,
sostegno, accompagnamento a favore del genitore e
nell’interesse del minore”.
I calendari saranno distribuiti al PalaTriccoli durante
le prossime partite interne
della squadra jesina e nella
partita amichevole che la
squadra giocherà a gennaio
ad Osimo. Per tutto il periodo natalizio i calendari
si potranno trovare anche
presso la sede Oikos di
Jesi, in piazza Federico II 8.
“L’idea di questo calendario
è nata dall’amicizia che mi
lega a don Giuliano e ai volontari Oikos – ha spiegato
Roberta Fileni, promotrice dell’iniziativa – e dalla
sensibilità nei confronti dei
bambini che, loro malgrado,
vivono delle situazioni difficili”.
Con il calendario, inoltre, si
riceve un coupon, da compilare, per poter essere tra i
quindici fortunati che parteciperanno alla cena per
celebrare l’iniziativa, con i
dirigenti dell’azienda Fileni,
don Giuliano Fiorentini e
gli amici di Oikos, il capitano della Fileni Bpa, Alberto
Rossini e Michele Maggioli.
Giuseppe Papadia
Foto Candolfi
Nella foto da sinistra, Michele Maggioli (centro
Fileni Bpa), don Giuliano
Fiorentini (presidente e
fondatore dell’Oikos), Giovanni Fileni (titolare Fileni Simar), Roberta Fileni
(amministratore delegato
Fileni Simar e promotrice
dell’iniziativa),
Antonio
Gallucci (presidente Aurora Basket), Andrea Capobianco (allenatore Fileni
Bpa), Alberto Rossini (capitano Fileni Bpa).
Il decennale del Club Jesino Auto e Moto d’epoca
rano 260 i partecipanti alla celebrazione del decennale del Cjmae, giunti
a Jesi domenica 2 dicembre a bordo dei
loro veicoli d’epoca, moto, sidecar, scooter, auto berline e spider, camions,
trattori, tutti perfetti e funzionanti
nonostante l’età, qualche mezzo risaliva a prima della Grande Guerra. Un
pubblico curioso e interessato ha assiepato il Corso Matteotti dove gran
parte dei mezzi erano stati posteggiati dai loro premurosi proprietari.
In Piazza della Repubblica il presidente del Cjmae avv. Fabio Fittajoli e
le autorità intervenute, la prof. Bruna
Aguzzi assessore del Comune di Jesi,
il consigliere Fabio Badiali, in rappresentanza della Regione Marche, l’avv.
Liliana Uncini Presidente della Croce Rossa Italiana, l’avv Roberto Loi,
presidente dell’ASI Automoto Storiche Italiane, si sono compiaciuti
per gli scopi raggiunti dal sodalizio
in questi dieci anni, non solo per le
attività specifiche ma anche per la
solidarietà dimostrata a favore della cittadinanza, in particolare con il contributo
erogato per l’allestimento dell’autoambulanza pediatrica della CRI da pochi mesi
entrata in servizio.I rombanti mezzi hanno poi preso il via snodandosi per le vie
cittadine alla volta di Staffolo, dove si è
tenuta la conviviale per lo scambio degli
auguri.
Nella foto da sinistra Patrizia Sconocchia Cri, avv. Pietro Piacquadio ASi,
Maurizio Speziali ASI, avv. Liliana Uncini Presidente Cri, avv. Roberto Loi
Pres. ASi, l’assessore Bruna Aguzzi, il
consigliere regionale Fabio Badiali, dott.
Roberto Sarzani del Cjmae, dott. Marco
Catani del Cjmae, Fabio Fittajoli presidente Cjmae. WWWBPAIT
E
Veicoli d’epoca e solidarietà
16
Regione
16 dicembre 2007
Ritratto di uomo e d’artista in un concerto commemorativo
I
Beniamino Gigli: grande, umile, generoso
Lezioni di violenza
l disco è vecchio, frusciante, ma la voce
che sprigiona è oro
puro. Sessanta, settant’anni fa le tecniche
di registrazione non
erano perfette, sofisticate come lo sono oggi.
Più vere, però: non rimpastavano i suoni, non
li convertivano, non li
trasfiguravano. Se mai
erano riduttive rispetto
a quello che poteva essere l’ascolto dal vivo.
Siamo al Pergolesi, la
sera del 7 dicembre ed
è la voce di Beniamino
Gigli che, in un religioso silenzio, si diffonde in sala. “Mi par
d’udire ancora” da ‘I pescatori di perle’ di
Bizet è la romanza che canta. Quasi una
sigla, una firma. Era infatti una delle arie
più famose del suo repertorio. Un’arte
prodigiosa, ma non limitata a ruoli particolari. La sua voce magica rivelava, in
piena maturità e in eccellenza, una qualità che dovrebbe essere essenziale per
ogni interprete, ma che non sempre lo
è: la capacità di identificarsi, di mimetizzarsi in personaggi diversissimi, passando con pari credibilità, attraverso una
gamma infinita di colori, da ruoli di lirico
puro a quelli di carattere, veristi o drammatici. Non avveniva lo stesso allora per
altri tenori, riconoscibilissimi non appena aprivano bocca. Gigli invece subiva
di volta in volta una metamorfosi: per rispetto profondo della sua arte, per amore
della verità, per intelligenza e onestà; per
modestia anche, virtù
che, con la grande generosità, praticava anche al di là del palcoscenico.
Certamente
aveva per natura doti
eccezionali; certamente
era stato educato alla
scuola di ottimi maestri
nè aveva dimenticato
gli insegnamenti che
gli erano stati impartiti quando, da bambino,
cantava nel duomo di
Recanati e lo chiamavano ‘il canarino del campanile’. Probabilmente
anche aveva di fronte
due grandi, diversissimi
modelli, Enrico Caruso e Giacomo Lauri
Volpi; che non cercò però di emulare, ma
di conciliare. Grande davvero Gigli, e un
modello fermo di riferimento per altre
generazioni di tenori.
Tutto inciso nel cuore
E’ iniziato così, dedicato a Beniamino
Gigli nel 50° anniversario della sua scomparsa, il Concerto che ha concluso la
Stagione Lirica di quest’anno. Una manifestazione che, nel suo genere, è da approvare. Raramente infatti concerti simili
si ascoltano a Jesi ed è da augurarsi che
divenga ormai consuetudine inserirla in
ogni stagione lirica del Pergolesi.
Ha condotto la serata Terenzio Montesi che ha dapprima ricordato con parole
commosse Beniamino Gigli attraverso
le testimonianze di quanti lo conobbero - autorevoli critici, artisti, amici - ri-
Bambino, sei la mira di saette,
di quei capelli irti di Goku,
come fulmini a ciel sereno
di cui non puoi fare a meno.
Una freccia già esce da te
a colpire non importa dove o chi
Dragon Ball fa così
con lui dici “oso”.
Cosa importa se qualcuno piange?
I deboli vincere non sapranno mai
come tu, il forte, mai perdere
saprai!
Questo Dragon ti sembra forte
ma è più debole di te
Non ha occhi dolci,
ne’ labbra socchiuse
per sussurrare parole care,
per bisbigliare senza infrangere
silenzi.
velando anche episodi
inediti: come un allestimento molto, ma molto speciale de ‘la Serva
Padrona’ in cui Gigli
rivestì il ruolo del servitore muto Vespone
(!). Avvenne al Pergolesi nel 1936. Sarebbe
ritornato il 4 settembre
dello stesso anno per
un concerto di beneficenza a cui avrebbe assistito una folla enorme
di spettatori.
Montesi ha successivamente presentato i
protagonisti della serata: l’Orchestra ‘G. Rossini’, un fiore all’occhiello della nostra regione, nella formazione tipo del Rossini
Opera Festival.. A dirigerla era chiamato
il M° Dejan Savic, jugoslavo, sovraintendente del Teatro Nazionale di Belgrado.
Lo avevamo conosciuto lo scorso anno
quando, in prima esecuzione assoluta,
aveva diretto il ‘Trittico di Natale’ di L. Di
Giandomenico. Quattro i cantanti: il soprano Margarita Dvoretskaya, del Kazakstan, una voce dal timbro caldo, morbida e fluida; il baritono grand seigneur
Giovanni Meoni, vincitore di numerosi
concorsi, impegnato in un’intensa attività sia operistica che concertistica e due
tenori, Yjie Shi e Giorgio Casciarri. Il
primo è una rivelazione dei più recenti,
prestigiosi concorsi lirici. Ha l’aspetto
di un ragazzo, ma una voce già matura,
intensa, ben calibrata e canta con vero
trasporto. Diversissimo il secondo. Fio-
Non ha mani leggere per
accarezzare
e coccolare tenere creature
le sue mani son dure
preparano pugni violenti,
improvvisi e sorprendenti.
I suoi abiti sembrano metalli
freddi e lucenti, ma taglienti
non scaldano, non danno tepore
fendono il vento, squarciano le
onde, sfidano il sole
mostrano terrore.
Un suo pugno è come una pietra
sa solo ferire,
non rinuncia alla forza
non apre la mano incontro al
perdono
o all’abbraccio
non possiede tale coraggio.
Quelle carte ti sono sì care
che mai le vorresti lasciare!
Forse i Ball hanno già trovato
tra ogni bimbo il loro alleato?
In questo gioco di solo possesso
Tra gente che vuole solo successo?
La terra vuole salvare per farla
diversa?
La sua testa di spine è sommersa
un groviglio pungente
Ma dentro, credimi, non ha
proprio niente.
Ma come farai ad intraprendere
un cammino
verso il Natale
incontro a Gesù Bambino?
Maria Giannetta Grizi
rentino purosangue, timbro limpido e squillante,
aria un po’ da guascone e
piglio deciso. Ha affrontato con sicurezza le più
impervie difficoltà di arie
donizettiane e verdiane,
sciorinando a profusione
acuti da far tremare i cristalli del lampadario.
Ogni interprete ha scelto
quanto di più appropriato
potesse adattarsi alle qualità della sua voce: arie di
Puccini e Mascagni il soprano; di Verdi il baritono; di Gounod, Donizetti
e Cilea il tenore di Shangai; del più sfolgorante
belcanto, ma anche di Verdi e di Puccini G. Casciarri. Gran finale con diversi
bis. Il pubblico è stato generosissimo di
applausi, tributati sia all’orchestra che a
tutti gli interpreti.
Tre il primo e il secondo tempo Terenzio
Montesi ha presentato Luigi Vincenzoni,
figlio di una sorella di Beniamino Gigli.
E’ lui che ha conservato ricordi straordinari del celebre zio, un artista che aveva
‘tutto inciso nel cuore’.
Si è vissuta una serata densa di emozione
e commozione. E’ da credere che proprio
così, in questo clima, Gigli stesso avrebbe desiderato essere ricordato.
Augusta Franco Cardinali
Nella prima foto, Beniamino Gigli; nella seconda di Anna Vincenzoni, il nipote di Gigli, Luigi Vincenzoni figlio della
sorella
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