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FEBBRAIO 2009
Anno 2 - n. 5
ONA NOVE
E-mail: [email protected]
GIORNALE DI NIGUARDA - CA’ GRANDA - BICOCCA - ISOLA
Redazione: via Confalonieri 11 (Mi), tel./fax 02/39820110 - Supplemento di “Zona Nove” - Autorizzazione
del Tribunale di Milano N. 648 del febbraio 1997 - Editore: Associazione Amici di “Zona Nove”,
via Lanfranco della Pila 61, Milano - Stampa: Nuova Cesat, via Bruno Buozzi 21/23, Firenze - Tel. 055300150
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Direttore: Luigi Allori. Redazione di “Zona Nove”: Giovanni Beduschi (vignettista), Andrea Bina, Roberto Braghiroli, Ortensia Bugliaro, Valeria Casarotti, Diego Attilio Cherri, Teresa Garofalo, Sergio Ghittoni, Antonella Loconsolo, Lorenzo
Meyer, Grazia Morelli, Sandra Saita, Maria Volpari. Redazione del supplemento Isola: Sergio Ghittoni (responsabile), Francesca Cunego, Penelope Dixon Giaouris, Angelo Longhi, Massimiliano Mele, Rossana Ruggeri, Augusto Tacchetti.
Collaboratori: Silvia Benna Rolandi, Don Giuseppe Buraglio, Arturo Calaminici, Augusto Cominazzini, Ivan Crippa, Celestino De Brasi, Simona Fais, Luigi Ghezzi, Lorenzo Gomiero, Anna Maria Indino, Monica Landro, Angelo Longhi,
Luigi Luce, Sergio Maestri, Valeria Malvicini, Giorgio Meliesi, Loretta Menegatti, Sabrina Orrico, Antonio Pizzinato, Laura Quattrini, Mira Redaelli, Mauro Raimondi, Margherita Rampoldi Meyer, Diana Roca, Caterina Sinisi, Gero Urso,
Luigi Venturini, Renato Vercesi, Roberto Vettorello, Norman Zoia. Amministrazione: Lino Di Franco. Pubblicità per il supplemento Isola: Sergio Ghittoni (tel. 320.3666639). Impaginazione: Roberto Sala (tel. 3341791866).
Il sequestro del cantiere di via De Castillia
Dittatura dei Comitati
o disprezzo delle regole?
Distretto commerciale
Un’opportunità per il futuro
Primo Carpi
entre stiamo andando in macchina con il nostro nuM
mero di gennaio, esplode su tutta la stampa nazionale la notizia clamorosa. Il palazzo di 14 piani che la Im.Co.
(Immobiliare Costruzioni) del gruppo Ligresti sta costruendo nel quartiere Isola, tra via De Castillia e via
Confalonieri, è stato posto sotto sequestro preventivo. Inviati avvisi di garanzia alla direzione dei lavori ed ai responsabili della società costruttrice. Non abbiamo ancora
sul tavolo il testo originale delle motivazioni del provvedimento.
Riprendiamo dall’articolo del “Corriere” del 29 gennaio
scorso molte delle notizie di seguito riportate. Innanzitutto che gli avvisi di garanzia parlano di “realizzazione dell’immobile in assenza di valido titolo, attesa l’illegittimità
sia del permesso a costruire del 2006, sia della successiva
variante del 2007”.
Sembra inoltre che la Procura della Repubblica, nella sua
richiesta di sequestro, parli di “periculum in mora”, in relazione all’offesa al territorio ed all’equilibrio urbanistico
nella ultimazione della costruzione, in mancanza di un
idoneo provvedimento amministrativo. Una consulenza
tecnica avrebbe riscontrato inoltre l’erronea qualificazione come pertinenza degli ultimi due piani dell’opera (900
mq destinati a piscina e centro fitness) ed alla relativa loro esclusione dal computo totale della volumetria autorizzata ed autorizzabile.
Le inquietudini e le anomalie da noi percepite (e denunciate anche nell’ultimo editoriale di gennaio) sono piccola
cosa di fronte alla gravità dell’intera vicenda. La realtà è
sempre maestra della fantasia!
È da molti anni che gli abitanti della zona contestano una
politica urbanistica assolutamente irrispettosa dei più comuni standard di superfici verdi e di agibilità residenziale in relazione alle volumetrie in gioco.
Una convenzione tra Comune e costruttori del 2004 ed il
successivo permesso a costruire del 2006 (nel contesto di
quello che, ironia delle parole, è presentato come Programma Integrato di Recupero Isola ed Adiacenze, il famoso Pir Isola, appunto) sono stati impugnati da cittadini
e commercianti dell’Isola ed il Tar Lombardia ha sentenziato il loro annullamento per illegittimità connesse alle
volumetrie ed agli standard urbanistici.
Nel 2007, visto che i lavori procedevano egualmente, sono
partiti gli esposti ai quali il Comune ha risposto che i lavori erano fermi e che i movimenti che si vedevano erano
relativi “alla messa in sicurezza” dei cantieri aperti… Lavori di messa in sicurezza che hanno proceduto giorno e
notte, realizzato diversi piani (andare nella piccola e soffocatissima via Confalonieri per vedere), interamente divorato i giardini Confalonieri-De Castillia (lavori bonifica
Programma Integrato di Intervento – Pii Isola-De Castillia) dopo averne religiosamente abbattuto ogni albero, e
che solo la sentenza dell’altro giorno ha (per quanto tempo?) interrotto.
Torneremo sull’intera vicenda appena possibile. Siamo,
inutile nasconderlo, molto turbati. Già la simultaneità di
tanti cantieri infligge al quartiere disagi che è doveroso
analizzare e cercare di contenere. Ed ai quali puntualmente dedichiamo altre parti del nostro foglio. Ma a questo riguardo il Comune è visto come l’interlocutore ed il
garante della salute e della qualità della vita quotidiana
del cittadino.
Gli avvisi di garanzia del 29 gennaio, invece, anche se inviati alla società costruttrice, chiamano in causa il Comune sotto un’altra veste. Quella, cioè, del garante della bontà e della correttezza delle scelte che impattano definitivamente sul suo territorio. E quindi, durevolmente e profondamente, sull’habitat dei suoi abitanti.
La prima reazione del Comune al sequestro conferma queste nostre inquietudini. È sempre il Corriere a riferire che,
come prima risposta, l’Assessore comunale all’Urbanistica, Carlo Masseroli, ammonisce i comitati a non tentare di
intralciare i nuovi progetti di trasformazione della città.
Si tratterebbe di “azione di dittatura dei comitati” che va
a discapito della democrazia.
Incredibile! Qualcosa non quadra! Una Procura della Repubblica invia avvisi di garanzia ad una società costruttrice ed il comune che ha concesso i permessi a questa società se la prende con i cittadini che hanno fatto, con evidenti ragioni visto che hanno vinto, ricorso ad un Tribunale Amministrativo Regionale.
E li accusa di sabotaggio della trasformazione della città.
No comment per adesso. Ne riparleremo presto.
idea dei distretti commerciali nasce da una semplice conL’
siderazione: tutti i più importanti shopping center non
vengono costruiti in città, ma in periferia, per via del fatto che
non ci sono grandi aree disponibili e quelle che ci sono hanno
prezzi non competitivi. Così i Milanesi, che maturano il loro
reddito entro la circonvallazione, lo spendono nei comuni
dell’Hinterland.
Questa è una situazione che preoccupa i nostri esercenti, che
ogni giorno vedono assottigliarsi la loro clientela. Ecco dunque che qualcuno ha notato che ci sono in città vie e zone che
già sono dei luoghi privilegiati per gli acquisti. Anzi, per alcuni versi i centri commerciali vorrebbero copiare certe atmosfere, certi colori, certe sequenze negozio – caffè – bottega –
ristorante che spontaneamente si sono installate nel tempo
in certi quartieri fino a raggiungere un equilibrio perfetto.
Ci sarebbe solo bisogno di mettere in evidenza questa vocazione commerciale. Questo è stato lo spirito con cui la Regione ha
pubblicato il bando per fare di alcune zone di Milano (sono cinque, indicate dall’Unione del Commercio: Sarpi, Giambellino,
Brera, Navigli e Isola) dei veri e propri Centri commerciali all’aperto. Per l’intero progetto si parla di una cifra intorno ai
cinque milioni di euro, di cui la Regione è disposta a finanziarne la metà. Il resto della somma arriverebbe da altri soggetti,
enti pubblici come il Comune e sponsor privati. Quanto di questa somma alla fine toccherà all’Isola non è dato sapere, ma in
ogni caso è una opportunità che dev’essere colta al volo per
consentire al quartiere di competere con successo nella lotta
contro la fuga dei clienti. (Sergio Ghittoni)
PROBLEMI CLIMATICI
Grazie allo scolmatore il Seveso non esonda più
Pierluigi Angiuoni, consigliere provinciale: “Il raddoppio del canale ha risolto il problema”
Sergio Ghittoni
uest’anno abbiamo notato con piacere che non si è presentaQ
to il fenomeno dello straripamento del Seveso, che nel passato flagellava la zona di piazzale Istria con cadenza quasi annuale. Eppure questa stagione ne ha pur subite di precipitazioni, come non se ne vedevano di simili dagli anni ottanta. Abbiamo voluto incontrare Pierluigi Angiuoni, consigliere provinciale del PD,
per via del ruolo ricoperto dalla Provincia in questa vicenda, per
fare chiarezza su questa curiosa assenza del fenomeno
Che cos’è successo quest’anno al Seveso?
È dal febbraio 1999 che la Provincia di Milano si occupa del
Seveso, in virtù di un accordo di programma della durata di dieci anni con la Regione, il Comune di Milano e l’autorità per il Po.
A bilancio sono previsti 8.800.000 euro per realizzare le opere necessarie al fine di eliminare o quantomeno ridurre al minimo le
esondazioni del Seveso nella città. Noi siamo molto fortunati, perché in Provincia opera un funzionario, Rodolfo Ferrari, responsabile del settore idrico, che da più di trent’anni segue queste vicende e si può considerare un vero e proprio storico del fiume e delle
sue vicissitudini
Il Seveso nasce dalle parti di Como, poi arriva a Milano passando
da Paderno Dugnano, dove inizia lo scolmatore. Con un primo intervento negli anni 2000 – 2004 abbiamo realizzato un tratto di tre
chilometri di raddoppio dello scolmatore, il che eleva la portata teorica del sistema di scolmatori dai precedenti trenta agli attuali sessanta metri cubi al secondo delle acque di piena del Seveso. Questo
intervento è stato quello che ha potuto evitare le esondazioni.
L’idea iniziale di raddoppiare tutto lo scolmatore si scontra con
tempi lunghissimi e costi elevatissimi, per cui si stanno valutando altre soluzioni. Abbiamo effettuato un sopralluogo a cui ho
partecipato anch’io e insieme ai tecnici di Provincia e Regione abbiamo stabilito quali dovranno essere i prossimi interventi. Si
tratterà sostanzialmente di opere di riqualificazione e di sistemazione dell’attuale scolmatore. Con il decisivo apporto di Rodolfo
Ferrari, abbiamo potuto realizzare lo studio di fattibilità dei progetti che sono da portare avanti nel prossimo futuro. Si parla ad
esempio del sottopasso del fiume Lambro meridionale (senza il
quale si potrebbero presentare problemi a Settimo Milanese e
lungo il suo corso). Già per il Lambro abbiamo realizzato vari interventi, dall’allargamento dell’alveo al rifacimento di ponti, e i risultati si vedono. Gli episodi di esondazione dei fiumi milanesi sono stati minimi e circoscritti. Ora, non è detto che questa sia la
soluzione definitiva: i calcoli ci dicono che tra cinquant’anni ci potremmo trovare di fronte ad una recrudescenza del problema.
Continueremo perciò a lavorare e siamo a buon punto per il rinnovo dell’accordo di programma (che scade questo mese) che affida alla Provincia la gestione delle acque.
Che cosa resta ancora da realizzare?
Le opere ancora da realizzare sono, come dicevo, il sottopasso del
Lambro Meridionale, il canale deviatore dell’Olona, il sottopasso
del Lambro settentrionale al Naviglio Martesana, il canale deviatore del torrente Lura ed il canale scolmatore del cavo Redefossi.
Con queste opere contiamo di assicurare ai cittadini una certa
tranquillità rispetto alle esondazioni. Oggi infatti, pur avendo fatto molto, non me la sento di escludere che a fronte di eventi atmosferici di particolare intensità il fenomeno non si possa ripetere.
Tanto più se pensiamo al cambiamento del clima in atto e al presentarsi di fenomeni sempre più violenti.
Questo però è un tema che esula dalla competenze della
nostra zona e dagli interessi del nostro giornale…
Ciò nonostante, la Provincia, nel suo piccolo, la sua parte la vuole fare: In questa direzione vanno infatti i progetti dei cento tetti
fotovoltaici sulle nostre scuole, dei sistemi di trattamento delle
biomasse, della raccolta differenziata dei rifiuti, dell’ampliamento delle aree verdi e del rimboschimento (vedi il Metrobosco e i
suoi tre milioni di alberi). Senza contare le iniziative per il risparmio energetico già attuate: gli sportelli “Infoenergia”, i regolamenti edilizi per il risparmio energetico, la bio-edilizia e i finanziamenti relativi. Un impegno costante e responsabile, nella speranza che anche gli altri enti pubblici interessati, dal Comune alla Regione e al Governo dimostrino la stessa sensibilità.
L’ISOLA CHE SCRIVE
Le assurdità della Posta
Sono una ultraottantenne residente in Via Volturno che desidera
segnalarle quanto segue. Oltre ai disagi della zona Isola, sconvolta
dagli scavi,dal fango e dai rumori che aumentano di giorno e di notte, provocati dai lavori del Metro 5, da tempo si è aggiunto un disservizio della consegna delle raccomandate postali. Pur essendoci
in Via Sassetti un Ufficio Postale da poco restaurato noi residenti
all’Isola siamo obbligati a recarci in Via Cappellini 11 per il ritiro
delle raccomandate stesse mentre i residenti di zone limitrofe a Via
Cappellini devono venire in Via Sassetti. Il disagio, specie per persone anziane come la sottoscritta, è gravissimo non avendo persone da delegare per il ritiro. Spero che questa mia segnalazione faccia riflettere i responsabili e faccia decidere di ripristinare il servizio della consegna tramite i nostri postini della posta ordinaria.
Lettera firmata (gennaio)
Cap 20124. Questa è la chiave per capire l’assurdo fenomeno segnalato dalla nostra lettrice. Tutti gli utenti la cui residenza ha
un Codice di Avviamento Postale 20124 (e Via Volturno vi ricade) devono, già da qualche anno, rivolgersi per il ritiro degli inevasi alle Poste di Via Cappellini. Questo è quanto riferitoci da un
dirigente delle Poste di Via Sassetti che ci ha gentilmente ascoltato. E che ha tenuto a precisare che i criteri di definizione dei
bacini di utenza del servizio sono però di competenza della
Direzione Recapiti della Lombardia, la cui sede è in Piazza
Vesuvio. Ci rivolgeremo subito a questa Direzione e vi terremo
informati. La situazione attuale è certamente paradossale. Viale
Zara ad esempio ha un Cap 124 per i numeri pari (ritiro quindi in Via Cappellini) e 125 per quelli dispari (ritiro in Via
Sassetti). Una grande estensione di quest’ultimo Cap, ad esempio, potrebbe spiegare come mai ci sono residenti prossimi a Via
Cappellini che invece vengono dirottati in Via Sassetti.
Tombini e molestie (acustiche)
Nei tratti di controviale tra fermata Linea Gialla di Zara e Piazzale
Lagosta, complice certamente l’intenso traffico pesante degli ultimi
mesi, molti coperchi dei tombini, inseriti sul manto stradale in posizione “strategica”, ovvero in piena carreggiata, si sono svergolati.
Il passaggio di un’auto viene quindi salutato da un ta-tan caratteristico, cioè da un doppio colpo ravvicinato (per fortuna le auto vi
passano sopra “soltanto” con due ruote). Un doppio colpo metallico
e secco, tanto più forte quanto più l’auto è veloce e pesante, la cui
percezione, nelle case che si affacciano sui controviali, è inconfondibile. A prova sicura di doppio vetro o di ogni altro accorgimento.
Decine,centinaia di volte.Di giorno e,naturalmente,di notte,quando la maggiore velocità delle auto ed il quasi silenzio circostante garantiscono effetti veramente “speciali”…
Lettera firmata (gennaio)
Il lettore ci segnalava poi il suo indirizzo alla cui altezza un coperchio era particolarmente lasco. Abbiamo individuato (e non è stato
facile) il giusto numero telefonico comunale (Lavori Pubblici – 0288466.096) il cui operatore ci ha poi indirizzato ad un’apposita unità di manutenzione del Cantiere della Metro5. Che è poi effettivamente intervenuta una settimana circa dopo la segnalazione.
Speriamo ci sia stata una verifica generale su tutti i tombini circostanti. Se ci fossero ancora disturbi analoghi, sapete come regolarvi, ma scrivetecelo pure.
Automobili a fuoco
Vi allego qualche foto di due automobili che, a distanza di un
mese quasi preciso, sono state incendiate nello stesso posto e
cioè in via Confalonieri, davanti al n°11, come si evince facilmente anche dalle grate della metropolitana. È una combinazione o c’è da quelle parti un “serial incendiario”? So che non è
bello, ma preferisco che non pubblichiate il mio nome... non vorrei mettere a rischio la mia macchina.
Lettera firmata (gennaio)
Abbiamo girato la segnalazione alla Sede dei Vigili di Zona 9, ubicata in Via Livigno, 3. Ci hanno indicato un apposito numero relativo ai veicoli abbandonati (02 – 7727.2162). Sapere un numero è
un conto, altro invece farlo e trovare effettivamente qualcuno dall’altra parte del filo… Andremo di persona in Via Livigno e così faremo presente sia le inquietudini del lettore, sia le altre anomalie di
parcheggio o di abbandono già denunciate su queste pagine negli
scorsi numeri. Nel prossimo numero vi relazioneremo!
I nuovi percorsi dei mezzi pubblici
“Zona Nove” pag. 3
Quale futuro per la Pirelli
“Zona Nove” pag. 12
Il carnevale organizzato dal CdZ 9
“Zona Nove” pag. 14
Tutte le notizie sull’Università Bicocca
“Zona Nove” pag. 18
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
LAVORI IN CORSO
La metropolitana 5 e i cantieri in via Volturno
Alessandro Fenelli, direttore tecnico: “I disagi si protrarranno fino all’estate”
ontinuando la ricerca sui
C
disagi dell’Isola che abbiamo cominciato il numero
Sergio Ghittoni
scorso, abbiamo voluto incontrare l’Ing.
Alessandro Fenelli, direttore tecnico della
Garbi – Metro 5, che con molta cortesia ha accettato di rispondere alle nostre domande.
Ci ha ricevuti nel suo ufficio sorprendentemente spazioso e confortevole per essere situato in
una di quelle costruzioni temporanee in mezzo
ai giardini di via Racconigi.Tutt’intorno si percepisce il fervore dell’attività. Se uno ha un’immagine degli appalti pubblici sul tipo della
Salerno – Reggio Calabria, dove il lavoro è sporadico, sonnolento e inconcludente, qui deve
cambiare opinione. A Fenelli facciamo presente le lamentele e le proteste dei cittadini. E gli
presentiamo una precisa richiesta:
Vi dica che il peggio è alle nostre spalle…
Capisco le lamentele. Ci rendiamo conto dei disagi che i nostri cantieri provocano soprattutto
agli abitanti di via Volturno e, in parte, di via
Confalonieri. Questo sia perché in quel luogo si
concentra una gran parte del nostro progetto,
sia perché la zona è densamente abitata e gli
spazi sono stretti. Anche se si presenta come
un unico cantiere, in via Volturno gli interventi sono due: quello della “stazione Isola”, tra
Sebenico e Confalonieri, e quello delle “gallerie”
tra Sebenico e Lagosta. Ognuno di questi procede con tempi e modalità diverse. Quello della stazione,ad esempio,non sfrutta l’orario notturno, non utilizza nemmeno macchinari che
richiedono di essere in funzione di notte e se
vogliamo, io direi che la sua fase più fastidiosa
sia passata. La fase peggiore secondo me è stata quella delle realizzazione delle paratìe perimetrali, che richiedeva macchinari pesanti e
molto rumorosi. Nel giro di un paio di mesi arriveremo a fondo scavo e a quel punto non ci sarà nemmeno più il disagio dei camion di trasporto terra che ora transitano in continuazione. Il progetto ovviamente non sarà terminato,
ma si limiterà ad un normale lavoro di carpenteria. A giugno verrà posizionata una gru, necessaria per la costruzione della stazione, che
spiccherà nel panorama dell’Isola, ma che non
dovrebbe causare eccessivi disagi.
Ed invece, l’altro cantiere?
Il cantiere delle gallerie invece sta attraversando adesso la sua fase peggiore, forse migliorerà
leggermente da fine marzo, ma sostanzialmente rimarrà com’è ora almeno fino all’inizio dell’estate. La fase peggiore è quella di scavo e
questa è ancora in corso, insieme a quella di
consolidamento,“in avanzamento”,cioè dall’interno della galleria stessa, senza interventi
dalla superficie. Questo perché non è possibile
bloccare piazzale Lagosta con i cantieri, perché
è un nodo troppo importante e trafficato. I lavori in galleria non si interrompono la notte, ma
continuano per le ventiquattro ore. Per assicurare una circolazione d’aria sufficiente, abbiamo posto alcune macchine in fondo a via
Volturno, quasi all’incrocio con Lagosta. Sono
queste che causano tanto malcontento, malgrado noi si sia intervenuti per limitare il rumore. Certo è che rispetto alla tranquillità di
cui godeva la via Volturno prima dei cantieri,
ora la situazione è molto peggiore,ma pur sempre dentro i limiti di legge. A fine marzo – inizio aprile toglieremo la macchina del Jet
Grouting, quella che serve per il consolidamen-
to del terreno, però la
maggior parte del rumore
è dovuto ai due ventilatori, che invece rimarranno fino all’estate. Ma
non sarà finita: dovremo cominciare i lavori
nell’area dei giardini di via de Castillia, per
il collegamento con la stazione Garibaldi.
Passeremo in mezzo ai due cantieri del Pir e
del Pii Isola, sotto la ferrovia, fino alla stazione del passante ferroviario.
Allora quando termineranno i lavori?
Ci sono due fasi: una prima fase che comprende la messa in servizio delle stazioni da Zara a
Bignami, che sarà ultimata nella primavera
del 2011. La seconda tratta, da Zara a
Garibaldi sarà messa in servizio l’anno successivo. Abbiamo avuto qualche difficoltà, ma sostanzialmente siamo a buon punto. Contiamo
di terminare lo scavo della galleria con la Tbm
(Tunnel Boring Machine, da noi più conosciuta
come “Talpa”, la macchina che serve per scavare gallerie) tra Bignami e Marche ai primi di
giugno.A metà febbraio invece termineremo le
opere di scavo (a cielo aperto) a Garibaldi e cominceremo la fase di posa della copertura.
Anche qui siamo abbastanza avanti, abbastanza soddisfatti per il sostanziale rispetto del programma. Un anno e mezzo fa presentammo il
progetto al Consiglio di Zona: ci hanno consegnato le aree il sette gennaio 2008. I tempi che
avevamo stimato in quella presentazione sono
sostanzialmente confermati, almeno per il
grosso dei lavori. Non vedo più ostacoli che ci
possano rallentare.
E per quanto riguarda la via Volturno?
Con ogni probabilità, entro fine anno avremo posto la copertura della stazione Isola e
quindi per l’estate 2010 la via dovrebbe tornare agibile come prima, anche se non tutti gli interventi saranno terminati, ma saranno all’interno della stazione e non interesseranno la superficie.
Come apparirà la via Volturno una volta
terminati i lavori?
Beh, ci saranno quattro serie di scale che scenderanno per raggiungere la stazione, più l’accesso agli ascensori. Inoltre, tra Volturno e
Lagosta resteranno delle griglie per la ventilazione, che sembreranno delle fioriere. Se la domanda mira a capire se ci si potrà ancora installare il mercato che si è dovuto spostare altrove, credo che non sarà più possibile: i marciapiedi saranno in buona parte occupati.
Che cosa possiamo dire di quest’opera?
Ricordo che si tratta di una metropolitana leggera, con vagoni più piccoli e con passaggi più
frequenti.È senza conducente, per cui per ragioni di sicurezza ci sarà una protezione sulle
banchine verso i binari. Quando le vetture si
fermeranno si apriranno le porte sia del treno
che della protezione, come succede negli ascensori. Il colore distintivo della linea 5 sarà il magenta e sarà completamente integrata al resto
della rete, al punto che stiamo costruendo anche un tronchino di collegamento che permetterà alle vetture che necessitano riparazioni di
collegarsi ai binari della linea 2 e raggiungere
così il deposito di Famagosta, dove potranno
beneficiare di quegli interventi di manutenzione pesante che non sono possibili nella stazione di Bignami, nella quale invece abbiamo previsto la possibilità di assicurare alle vetture solo la piccola manutenzione.
La talpa trapanatrice
in azione in un cantiere
della metropolitana
Il tracciato della metropolitana n. 5
lungo la via Volturno
Sequestro del cantiere di via De Castillia
Cosa ne pensa il Comitato “I Mille”?
bbiamo già ospitato sulle
A
nostre pagine il Comitato
I Mille dell’Isola”, che negli
no la illegittima prosecuzione
dei lavori nonostante la sentenza del Tar che aveva annullato sia la delibera del Consiglio Comunale sia il permesso di costruire, impugnati
dai cittadini. A tali esposti ha fatto seguito la
replica del Comune con la quale dava notizia
dell’assunzione di un provvedimento di sospensione lavori e segnalava che le opere in
corso consistevano nella messa in sicurezza
del cantiere. Non siamo a conoscenza di altri
esposti sull'intera vicenda del Pir. Nel 2008, il
Consiglio di Stato (a seguito di ricorsi contro
la sentenza del Tar) escludeva l’interesse ad
agire dei cittadini ricorrenti e i lavori, mai interrotti, proseguivano. L’immobile in costruzione è stato oggetto di una Dia (Dichiarazione di Inizio Lavori) in variante sulla quale si
è appuntata l’attenzione della Procura ed è
ben diverso da quello per cui è stato rilasciato
il permesso di costruire. I profili lamentati
non riguardano il gradimento di progetti, ma
violazioni di legge relativi ad esuberi volumetrici e a carente reperimento di aree di standard. I riferimenti alla antidemocraticità non
sembrano pertinenti”.
Primo Carpi
scorsi anni ha raccolto molti cittadini di ogni
ceto e tendenza politica in una azione di documentatissima denuncia dei rischi di quello che
lo tsunami urbanistico in arrivo avrebbe significato per il quartiere.
Loro i ricorsi del 2006 che hanno avuto ascolto
e ragione presso il Tar. Gli esposti per i lavori
che continuavano nonostante la sentenza del
Tar sono stati presentati invece da privati cittadini, ma la banca dati e la esperienza del
Comitato è stata comunque sempre presente.
Alla notizia del sequestro del cantiere Confalonieri-De Castillia abbiamo contattato alcuni
suoi esponenti come interlocutori bene informati delle vicende Pir (Piano Integrato di
Recupero dell’Isola) ed abbiamo chiesto loro
quali scenari questo provvedimento potesse
aprire. Ci è stato sobriamente risposto che
quanto doveva essere detto, da loro lo è stato. E
che ora la vicenda è nelle mani degli inquirenti. Ci hanno inviato inoltre un loro commentorichiamo che riportiamo integralmente.
“Pir Isola - Gli esposti (agosto 2007) riguarda-
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
L’ARGOMENTO DEL MESE
La vivacità delle associazioni
Cercasi sponsor per il “Solstizio d’estate”
Enrico Borg (presidente della commissione “Per la città della conoscenza” del CdZ 9)
a sempre luogo ricco di fermenti e di attività culturali, di produzioni artistiche e artigianali, l’Isola oggi è interessata da
D
profonde trasformazioni urbanistiche che rischiano di modificare
non solo la sua composizione sociale ma anche la sua “anima”,
quei tratti distintivi che connotano un quartiere e lo rendono riconoscibile. Fra i tanti soggetti che in questi anni hanno contribuito
a salvare quest’”anima” oltre che a forgiarla, a darle un’identità e
ad attrarre persone, interessi e idee, vi sono le associazioni di cui
l’Isola è abbondantemente dotata. Con costoro il CdZ9 ha sempre
mantenuto rapporti fecondi contribuendo alla realizzazione di alcune iniziative e alla loro diffusione. Valga per tutte l’esempio di
“Sassetti Cultura” e dell’attività svolta in tanti anni da questa associazione (esposizioni, mostre, conferenze, spettacoli).
Il 21 giugno dello scorso anno il CdZ9 ha affidato all’associazione
presieduta da Franco Tripodi, che si era aggiudicata il bando pubblico, la realizzazione dell’evento denominato “Solstizio d’estate”.
In quattro luoghi diversi della zona nove hanno suonato fino a
notte fonda musicisti blues, jazz e rock di ottimo livello. In particolare la serata jazz presso l’antica Fonderia Napoleonica di via
Thaon di Revel è stata un grande successo a giudicare dall’affluenza di pubblico che ha riempito gli spazi sia all’interno che all’esterno del suggestivo locale.
Visto il buon esito di questa prima edizione l’idea era quella di re-
plicare anche quest’anno ma, purtroppo, a causa dagli ulteriori tagli dei fondi destinati al decentramento non siamo ancora in grado di garantire che ciò avvenga, a meno di non trovare qualche
sponsor interessato alla cosa. Un’altra iniziativa su cui il CdZ9 ha
investito molte risorse è l’Ecomuseo Urbano. Un progetto di tutela e partecipazione attiva del patrimonio materiale e immateriale che prende le mosse dall’esperienza di Torino dove, a seguito di
una delibera della Giunta comunale, tutte le zone hanno aderito.
Noi siamo partiti dalla nostra zona, in particolare dal quartiere di
Niguarda e la cosa ha già destato un notevole interesse.
L’intenzione è quella di consolidare tale esperienza ed estenderla
ad altri quartieri (e zone).
L’Isola con la sua rete di associazioni, con la sua storia, con il suo
patrimonio artistico, con le sue tradizioni e con le sue trasformazioni potrebbe certamente essere un terreno fertile in cui gettare
questo seme. Il mio invito pertanto, rivolto al variegato mondo dell’associazionismo “isolano” che intende approfondire questo tema
che coinvolge scuole, parrocchie, centri culturali, cooperative edilizie, cittadini, ecc., e mettersi in relazione tra di loro e con altre realtà che hanno già avviato questo progetto di presa in carico e di
valorizzazione del proprio territorio, è di contattare il CdZ9 o l’associazione che è stata incaricata della sua realizzazione già oggi
attiva a Niguarda ([email protected]).
Sassetti Cultura: 15 anni d’arte nel cuore del quartiere
Sassetti Cultura
Rossana Ruggeri
i incontriamo con Attilio Zanchi, direttore artistico di SasC
setti Cultura, la prestigiosa associazione il cui presidente,
Franco Tripodi, è anche presidente della Cooperativa di Abitanti, nata dalla fusione delle storiche cooperative Sassetti e
Prato Centenaro.
È però Attilio Zanchi, pittore lui stesso, che ne detiene la responsabilità artistica e, insieme alla moglie, ne rappresenta
l’anima e la vocazione culturale.
Come ha avuto inizio la vostra attività?
La nostra Associazione nasce il 1° dicembre 1993, quindici anni fa, nel cuore dell’Isola, dove prima era collocata la libreria
Rinascita. Alla chiusura di quest’ultima Franco Tripodi, presidente della Sassetti, propose a me ed altri personaggi attivi
nella vita culturale del quartiere di prendere in uso l’edificio
per organizzare un’associazione no-profit, dove organizzare
esposizioni di scultura, pittura e ogni altra forma d’arte.
I primi passi sono stati oltremodo difficili, nessuno sembrava
interessarsi all’associazione; una delle ragioni di questo deserto culturale sicuramente era legato a pregiudizi inerenti
ideologie politiche: la gente diffidava della nostra associazione, avendola etichettata come continuazione culturale della linea del Partito Comunista.
Allora come avete fatto a crearvi un pubblico?
La Chiesa di zona, permettendoci di esporre al suo interno un
programma di pittura, ci aiutò a creare un primo legame con
gli abitanti del quartiere. La mostra fu un grande successo, il
circolo cominciò a essere frequentato; ma non era ancora abbastanza affinché il nostro gruppo potesse definirsi un ambiente
attivo e ben radicato. Il “soffio vitale” è arrivato, invece, in seguito all’esposizione “Alla ricerca di un anima per l’Europa”,
alla quale presero parte artisti di tutta la città, tra cui anche
giovani dell’Accademia di Brera e della scuola di Architettura.
Oggi non è più solo gente del quartiere che prende parte agli
eventi, ci sono anche artisti di altre provincie, di altre regioni,
e addirittura dall’estero.
Sassetti Cultura si occupa prevalentemente di arti figurative?
Fin dalla nascita del centro l’obiettivo prefissatosi da tutti gli
artisti è stato quello di evitare un arte di semplice “pastrugno”,
per concentrarci su arte che derivasse dal sinolo perfetto tra
letteratura, filosofia e pittura. Non ci si ferma dunque solo all’aspetto figurativo, ma in ogni programma si uniscono le forze e le passioni di grandi ingegni applicati in ambiti diversi, a
seconda del progetto di esposizione; ad esempio nell’ultima
mostra sono stati esposti veri e propri costumi teatrali, affiancati da letture critiche delle opere di una docente
dell’Università Cattolica, che da anni lavora con noi come critico d’arte.
Come si fa a entrare a far parte del vostro circolo? E’
aperto a chiunque?
Per fare parte del circolo si paga una simbolica quota di iscrizione; ogni iscritto verrà dotato di una tessera con la quale, oltre ad avere il libero accesso ad ogni tipo di evento dell’associazione Sassetti, riceverà mensilmente il programma delle opere
e il percorso delle esposizioni del mese.
La nostra non vuole essere un’attività a senso unico, per questo è aperta a tutti; il nostro spazio è lasciato a disposizione anche ai giovani di altri circoli, ad esempio i ragazzi del gruppo
“Pesa, si ritrovano qui per discutere riguardo l’apertura della
società multietnica al mondo giovanile.
Per quanto riguarda prossimi eventi del gruppo?
Ora stiamo lavorando a un grande progetto in previsione
dell’Expo che verrà esposto a febbraio; si chiama appunto
“Verso l’Expo”. In quest’occasione la mostra sarà prevalentemente di arti figurative accompagnate da letture critiche.
Arci Métissage
La Fabbrichetta: la cassetta degli attrezzi della sinistra
Giorgio Meliesi
enti persone, con ampia esperienza sociale, professionale
V
e politica,danno vita nell’aprile 2005 alla “ Fabbrichetta”,
un laboratorio di idee per il governo di Milano con sede in via
Pepe 38 all’Isola. Fisicamente,si tratta di un “negozio” di quaranta metri quadrati. a fianco del più celebre ristorante pontremolese di “Dorina”.
Le due caratteristiche nuove di questa associazione che si richiama alla “Fabbrica” del Programma di Prodi, ma con una
certa autoironia milanese sono il lavorare sulle analisi e le
idee per rinnovare “la cassetta degli attrezzi” della sinistra
milanese e l’essere luogo d’incontro tra persone che vogliono
dedicare la loro esperienza e la loro creatività a Milano ed al
suo futuro.
Sono tra i fondatori della Fabbrichetta imprenditori come
Luca Beltrami Gadola; politici come Pier Vito Antoniazzi, fondatore dei “Verdi” a Milano e primo loro Assessore e Walter
Marossi, coordinatore della campagna elettorale di Sarfatti,
Massimo Cingolani della Direzione Ds prima e Pd poi; cooperatori come Felice Romeo, Presidente della Associazione di
Servizi, Turismo, Cultura e Sociale di Legacoop Lombardia;
ambientalisti come Giampaolo Artoni di Legambiente; Aclisti
come Angelo Biasin e Silvano Magnabosco; molte donne impegnate nella cultura, nel volontariato e nei movimenti femminili come Marina Arbicò, Silvia Dell’Orso, Giovanna
Menicatti, Francesca Saporiti e altre.
Il “piccolo“ spazio di via Pepe si riempie spesso di persone
(qualcuno resta in piedi...) per incontri appassionati con protagonisti della vita milanese come Piero Bassetti, Stefano
Boeri, Sandro Balducci, Valerio Onida, don Roberto Davanzo,
Marco Ponti, Paolo Biscottini, Giancarlo Pagliarini, Davide
Corritore… “costretti” a produrre idee concrete per Milano
che pubblica nel sito (www.lafabbrichetta.it).
La Fabbrichetta, nell’ottobre 2005, stampa in 100.000 copie
un giornale e nel mese di novembre affigge cinque manifesti
con idee per Milano.
Il prossimo appuntamento, il 16 febbraio, è con Pietro Ichino,
ma data l’affluenza prevista questa volta l’incontro si sposta:
sempre all’Isola, ma alla Fonderia Napoleonica.
Punto Rosso
Assemblea pubblica sui disagi
portavoce del Circolo 1° Maggio Isola Zara del Partito
IblicalDemocratico
invita tutti i cittadini all'assemblea pubintitolata "Le trasformazioni e i disagi all'Isola" che
si terrà domenica 22 febbraio 2009 presso la Sala 1°
Maggio di Via Sebenico, 21.
I cittadini che vi parteciperanno sono vivamente invitati ad
esprimersi e ad intervenire a riguardo per poter dar voce
attiva alle problematiche reali che il quartiere sta vivendo.
In un momento di così grosse trasformazioni è fondamentale che le istituzioni siano sollecitate a dare delle
risposte concrete per risolvere o almeno alleggerire i disagi dei cittadini.
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
culturali del nostro quartiere
Punto Rosso: un impegno per la causa degli oppressi
Renato Marelli
ella nostra ricerca delle associazioni culturali più signifiN
cative della zona, ci è saltata subito all’occhio “Punto
Rosso” , la storica organizzazione diretta da Giorgio Riolo.
Lo incontriamo nel suo ufficio di via Pepe e lo troviamo indaffarato nei preparativi per il suo viaggio a Belem, in Brasile,
dove rappresenterà “Punto Rosso” al Forum Sociale Mondiale
che si deve tenere in quella località a partire dal 27 gennaio.
Quando il giornale uscirà, il Fsm di Belem sarà già terminato
e Riolo già di ritorno. Ma non ci sarà più tempo per un'intervista e quindi abbiamo deciso di anticipare i tempi.
Cos’è “Punto Rosso”?
E’ una associazione culturale senza scopo di lucro, attiva dalla fine del 1991, che ha per obiettivo la promozione della ricerca culturale e del dibattito intorno alle grandi questioni volte
alla costituzione di una nuova cultura critica e antagonistica.
L’Associazione persegue la sollecitazione, il confronto e la ricerca nella sinistra.
È indipendente da ogni altra organizzazione e istituzione.
Non si colloca, perciò, né come corrente esterna, né come
struttura di fiancheggiamento rispetto a partiti o ad altre
strutture. Appoggia la lotta dei lavoratori, dei movimenti sociali, dei popoli sfruttati e di ogni altro soggetto oppresso, cercando di organizzare occasioni di confronto tra tendenze diverse nella ricerca di posizioni politico-culturali di antagonismo consapevole e avanzato.
A tal fine, l’Associazione promuove conferenze, convegni, corsi e altre iniziative pubbliche di dibattito e la produzione autonoma di pubblicazioni, come libri e periodici, di materiale
informativo e di riflessione di carattere multimediale. Inoltre
vuole funzionare come luogo di aggregazione e di formazione
a livello nazionale, strutturandosi e organizzandosi in sezioni
locali in tutto il Paese.
Quali sono le vostre principali attività?
Come dicevo, abbiamo sempre in programma dibattiti, convegni, conferenze e inoltre organizziamo la partecipazione dei
nostri aderenti ai grandi convegni internazionali, come, appunto, il Forum Sociale Mondiale. Poi dal 1996 abbiamo un
centro di formazione permanente, la Libera Università
Popolare, che propone corsi di livello universitario, ma introduttivi e alla portata di chiunque, sui più disparati argomenti, dalla filosofia, alla letteratura, alla storia, dall’economia all’ambientalismo, dall’arte alla psicologia. Adesso, per esempio,
abbiamo in programma tre corsi: uno sul femminismo, un altro su Marx ed un terzo su Freud.
Un altro importante ramo di attività è rappresentato dalla
pubblicazione di libri. Attraverso le “Edizioni Punto Rosso”
siamo riusciti a pubblicare più di 150 titoli, suddivisi in varie
collane.
Abbiamo poi in programma la costituzione di un Gas, un
gruppo di acquisto solidale, perché l’ambiente e la sua conservazione sono una parte importante della nostra maniera di relazionarci con la società. Riteniamo perciò che i consumatori
abbiano diritto a prodotti freschi, coltivati o prodotti nelle vicinanze, senza che si debbano consumare tonnellate di carburante per farli arrivare fino a noi, e nel contempo ai produttori debba essere riconosciuto un compenso giusto per il loro lavoro. I gruppi di acquisto eliminano i costi dell’intermediazione e riescono a raggiungere questo obiettivo. Inoltre questo
Gas dovrebbe essere il primo passo per la costituzione di una
Società di Mutuo Soccorso sui vari fronti che interessano la vita di tutti i giorni ecc.
Qual è il vostro rapporto con il quartiere?
A dire la verità noi ci muoviamo in un ambito più ampio. Qui
all’Isola abbiamo la nostra sede principale, ma non l’unica: ne
abbiamo altre, più di una ventina, in tutt’Italia. Questo per dire che la nostra azione si sviluppa su tutto il territorio nazionale e addirittura con una proiezione internazionale. Ciò non
toglie che alcune iniziative siano orientate al quartiere, come
il corso di ballo popolare e latinoamericano che abbiamo incominciato da poco e in generale i corsi della Libera Università
Popolare. Oppure il servizio di veterinaria democratica.
Quali iniziative avete in programma prossimamente?
Stiamo organizzando, tra le numerose attività in corso, un
convegno internazionale sulla crisi globale (e non solo nella
sua dimensione economica, ma anche ambientale ecc.), un
convegno sui cristiani oggi e in particolare sui cattolici dopo
l'involuzione radicale subita dalla Chiesa ufficiale e dalle gerarchie con l'attuale papato.
Sul fronte della formazione permanente stiamo lavorando al
progetto, assieme a vari organismi europei, per un'Università
della Cittadinanza Attiva o Università dei Movimenti Sociali,
che possa essere aiutata anche da fondi pubblici italiani ed
europei. Stiamo organizzando nuovi corsi della Lup per la primavera e per l'autunno prossimi. Naturalmente accanto alla
pubblicazione di nuovi titoli, nuovi opuscoli ecc. e stiamo ultimando infine il nuovo sito, più robusto, più funzionale e graficamente più ricco anche se leggero e rapido da caricare
(www.puntorosso.it).
Circolo Arci Métissage: dove l’Isola è il Mondo
Vittorio Sardo
étissage”, dolce termine francese che significa “metic“M
ciato, misto”…Un’accezione positiva per quel rimescolarsi di persone, culture, tradizioni, stili di vita e idiomi che
attraversa il pianeta e che, anche in Italia, scuote l’opinione
pubblica, l’organizzazione sociale, l’economia e la politica. Al
Circolo Arci Métissage di via Borsieri (angolo via De Castillia)
si scommette sulle contaminazioni positive che nascono dagli
intrecci e dagli incontri. Non solo tra persone nate in paesi
lontani tra loro, ma tra chi svolge attività diverse, tra fasce di
età, tra ceti sociali e così via. La ricetta me la spiega Valentina
La Terza, ventisettenne presidente del Circolo che da tre anni è un fervore di attività che coinvolgono sempre più il quartiere. La incontro in una serata-Dorkbot, un gruppo di “persone che fanno cose strane con l'elettricità”, in cui si discutono
in modo davvero avvincente particolari sistemi comunicativi,
motori di ricerca inusuali, costruzione di antivirus fai-da-te.
Sala piena di ragazzi attentissimi, che propongono opinioni ed
esperienze.
Valentina, ma cos’ è il Métissage? Un centro sociale?
Un po’ sì, nel senso che è un centro di incontri aperto, un luogo di aggregazione che si pone l’obiettivo di star bene, di relazionarsi, di crescere individualmente, di condividere. Ci piace
l’idea di costruire pratiche di vita positive e sostenibili e di
farlo in modo piacevole.
Le vostre attività?
Non potrò essere esauriente! Si va dal Gruppo d’Acquisto
Solidale al cineforum, dallo sportello informativo per cittadini
migranti (martedì) al Gruppo-anziani col suo progetto
Alzehimer Cafè, al Gruppo Dorkbot che hai visto di là, e a tanto altro, comprese le feste di compleanno per bambini, i concerti, il bar con prodotti equo/solidali. A scadenze fisse, settimanali o mensili, ci sono corsi di musica (pizzica) e laboratori di teatro, al sabato mattina il mercatino di prodotti biologici. Qui si incontra regolarmente un gruppo di mamme del
quartiere e si vendono i prodotti della Cooperativa “Lavoro e
non solo”, che coltiva le terre confiscate alla Mafia. Il venerdì
e il sabato sera, poi, ci sono spettacoli teatrali e concerti, presentazioni di libri e mostre.
Un sacco di cose, ma mi incuriosisce molto la faccenda
dell’Alzehimer Cafè…
L’Associazione “Al Confine” ha organizzato questo Progetto rivolto soprattutto ad anziani “malati” di solitudine: anche studi medici recenti indicano che la situazione di diffusa solitudine di tantissime persone di ‘terza età’ è in relazione diretta
con le patologie degenerative come l’Alzheimer. Insomma, la
solitudine fa male e loro si danno da fare per evitarla e per valorizzare la ricchezza sociale rappresentata dagli anziani: memoria, competenze specifiche, relazioni coi bambini, capacità
di narrazione, esperienza, saggezza. Inoltre, una volta al mese organizziamo un incontro intergenerazionale, con noi giovani, dove si raccontano le storie antiche di Milano e
dell’Isola, si ragiona sull’oggi e sul domani, si scambiano ricette di cucina o piccoli lavori artigianali di sartoria e restauro,
letture, novità. Un bel modo di vivere in cui tutti si sentono
utili, e lo sono davvero.
Ma quanti siete? Ve la cavate col solo volontariato?
Siamo una ventina di attivisti “fissi”, tutti molto motivati, giovani e volontari. Poi possiamo contare su almeno una dozzina
di altri collaboratori regolari su iniziative specifiche. Ci organizziamo in quattro gruppi di lavoro: culture e programmazione, comunicazione, stili di vita sostenibili e sfide sociali. Ci
diamo molto da fare, ma poiché è volontariato gli orari di
apertura sono piuttosto ristretti, in genere dalla sera fino alla mezzanotte, comunque non oltre le due.
E col quartiere come va? Che dicono i residenti?
Siamo fortunatissimi! Non solo ci sopportano e abbiamo avuto poche proteste, solo quando ci è capitato di esagerare un po’
col volume della musica, ma ci aiutano e in tanti partecipano.
Anzi vorrei approfittare di questo spazio per un ringraziamento a tutti i nostri vicini di casa.
E chi vorrà contattarvi e informarsi come deve fare?
Deve venire qui di persona?
Sarebbe il modo più diretto, un telefono fisso non lo abbiamo,
ma c’è il sito con la presentazione del Circolo e il calendario
delle iniziative: www.arcimetissage.org. Visitateci!
LUNEDÌ 16 FEBBRAIO ALLE 18 INCONTRO CON PIETRO ICHINO
(organizzato dalla Fabbrichetta e dai Circoli PD della Zona 9)
ALLA FONDERIA NAPOLEONICA DI VIA THAON DI REVEL 21
Pietro Ichino parlerà del suo primo anno di impegno politico e istituzionale diretto.
Le recenti intimidazioni rendono questo incontro l’occasione di stringerci attorno a una persona
che da sempre lotta per i diritti dei lavoratori ed esprimergli l’affetto dei tanti che apprezzano
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
IL FUTURO DEL COMMERCIO
Il distretto commerciale di quartiere
La parola d’ordine è valorizzare
Competitività e innovazione
L’offerta delle associazioni dei commercianti
di via Borsieri e via Thaon Di Revel.
Intervista all’architetto Domenico Di Marzo,
presidente di BottegheIsola.
di esposizioni pittoriche-grafiche.
Borsieri, cuore commerciale dell’IsoottegheIsola è uno dei due conpprofittando delle pubblicazione
Penelope Giaouris
Penelope Giaouris
All’ottavo il trasferimento, anche nel
la, per poi continuare su via Thaon Bcorrenti al Bando Regionale ex
A
del bando regionale per i distretti commerciali, abbiamo voluto sentire il commento di Revel (una volta anch’essa via Borsieri) che “ter- Ddg.N.8951 del 7 agosto 2008 per i distretti commer- nostro quartiere, del servizio di biciclette a noleggio
di Pier Vito Antoniazzi, della Cooperativa Città e
Salute.
Siete alla fine riusciti a presentare la vostra offerta?
“Dopo mesi di duro lavoro siamo finalmente giunti
alla presentazione del progetto per la valorizzazione
del Distretto Commerciale Isola. Nel settembre
2008 la Regione Lombardia ha pubblicato un bando
a valenza regionale per la valorizzazione dei distretti urbani del commercio. La cosa ci è apparsa subito
interessante, anche perché era perfettamente in linea con un lavoro che noi in quartiere stavamo già
tentando di intraprendere e quindi abbiamo iniziato subito a lavorare.”
Con questo “noi” che cosa intende?
Si tratta di un gruppo di persone che rappresenta a
vario titolo numerose realtà dell’Isola: Roberto
Raguzzoni (Associazione Commercianti di via
Borsieri), Remigio Barigozzi (neo nata Associazione
Commercianti Thaon di Revel), Isabella Inti e
Claudia Zanfi (Isolagaribaldi.net, rete di varie associazioni e cittadini), io in qualità di rappresentante
della Cooperativa Sociale Città e Salute, Anna
Ballarati della Fondazione Riccardo Catella e l’operatore immobiliare Isola srl. Con queste persone da
alcuni mesi stavamo cercando di fare rete per valorizzare le peculiarità del nostro quartiere e sostenere anche le realtà più piccole.
In che cosa consiste il bando della Regione Lombardia?
Il titolo del bando è molto chiaro: valorizzare il commercio (di vicinato). Si rivolge quindi in primis ai
commercianti,ma intendendo il commercio come un
fattore sociale. Si parla infatti di commercio di prossimità, dei cosiddetti “centri commerciali naturali”,
quei luoghi cioè dove in un raggio circoscritto si trovano il lattaio, il macellaio, il panettiere, la bottega,
il calzolaio,l’artigiano,il fabbro,il ferramenta,etc.La
concentrazione in un certo raggio di questo tipo di
attività, legate ad un tessuto sociale, dà luogo al distretto commerciale. Lo spirito del bando è quello di
tutelare e promuovere questo tipo di commercio,
perché crea vita, presidio del territorio, crea società,
crea cultura e identità quindi combatte anche il degrado e favorisce la sicurezza. L’Isola rientra perfettamente in questa descrizione di distretto e vede anche già una forte sinergia tra i commercianti e il tessuto sociale (associazioni, artigiani, cittadini), perché,infatti,come abbiamo sempre detto,l’Isola è una
sorta di “paese nella metropoli”. L’Isola è anche un
quartiere in profonda trasformazione e in questo
momento è più che mai importante sfruttare le occasioni che permettono di tutelare e rafforzare quello che l’Isola vuole continuare ad essere. Un posto vivibile, dove ci si conosce e ci si saluta e dove si possono trovare cose particolari.
Su cosa si basa il progetto proposto per
l’Isola?
La vita del quartiere Isola si è da sempre caratterizzata per un’intensa produzione artigianale e per la
compresenza di una vivacità del tessuto associazionistico e sociale, che negli anni ha prodotto una spiccata differenziazione dell’offerta commerciale. Il
bando della Regione Lombardia può essere un
trampolino di lancio per far emergere con più forza
e risalto l’identità dell’Isola e rilanciare l’attività del
distretto commerciale. Per cogliere questa occasione
abbiamo innanzitutto cercato di mettere bene a fuoco le caratteristiche principali dell’Isola, perché è su
queste che vogliamo puntare, sull’identità del quartiere, sulla sua storia e sul suo futuro. Grazie anche
all’aiuto di Luca Fois (il papà di Zona Tortona per intenderci) siamo arrivati ad avere una idea condivisa
del nostro quartiere e comunicabile: parliamo
di’Isola come quartiere “slow”. L’isola è infatti un
quartiere costituito da una molteplicità di realtà che
vede convivere il nuovo e il vecchio, il molto piccolo e
il molto grande, il biologico e il tradizionale, ecc. Ed è
proprio questo “meticciato” che rende l’Isola diversa
rispetto agli altri quartieri di Milano. L’isola è inoltre
un quartiere che può offrire una vivibilità “slow” rispetto alla frenesia degli altri quartieri (sia per
quanto riguarda i ritmi di vita, sia di commercio).
Essendo un quartiere particolarmente legato alla
tradizione e all’artigianato, occorre che l’Isola conservi questa impronta andando verso una sua valorizzazione e un innalzamento della qualità. Il processo di valorizzazione del distretto mira a stimolare la “qualificazione” di tutte le attività, intese come
attività commerciali (esercizi) e intese come iniziative intraprese dai soggetti in forma aggregata.
Anche i connotati fisici dell’Isola rispecchiano le caratteristiche che abbiamo individuato:la nuova area
in costruzione, a confine con il Garibaldi, può fungere da porta di ingresso, anche se non si tratta di una
semplice porta, perché il futuro ingresso all’Isola,
pur essendo più semplice di quello attuale, sarà comunque pedonale e “mediato” dal parco. In questo
senso l’Isola manterrà la sua “diversità” senza venire inglobata da Corso Como. Dall’ingresso dell’Isola
(dove sorge la Fondazione e sorgerà l’Incubatore
dell’Arte e dell’Artigianato) si prosegue poi su via
mina” con un altro luogo significativo, che può costituire anch’esso un ingresso: la Fonderia Napoleonica. Girato l’angolo, a lato delle dorsali si trova, nel
giro di pochissime centinaia di metri, un reticolo
di vie secondarie, ognuna delle quali è sede di numerose attività artistiche, artigianali, professionali, nonché commerciali.
In pratica cosa verrà realizzato?
Le linee guida date dalla Regione Lombardia prevedono che i progetti di valorizzazione siano composti
da interventi di comunicazione e marketing, promozione e animazione, ma soprattutto da interventi
strutturali di qualificazione urbana, accessibilità e
mobilità, sicurezza e gestione di servizi in comune.
Per quanto riguarda la comunicazione e il marketing abbiamo proposto la creazione di logo e immagine coordinata del Distretto, da utilizzare per ogni
iniziativa, in modo da dare riconoscibilità e continuità nel tempo alla promozione e allo sviluppo delle attività. Altra proposta: una guida cartacea dell’Isola,
per diffondere una conoscenza qualificata e qualificante del quartiere, che racconti in modo intelligente e accattivante la ricchezza di un luogo ricco e articolato come l’Isola, rendendolo una meta interessante sia per il visitatore occasionale, sia per il cittadino di Milano, che magari non conosce le potenzialità del quartiere. Sulle iniziative di promozione e
animazione il nostro progetto mira al potenziamento e alla valorizzazione degli eventi già presenti in
quartiere, in modo da dare visibilità alla vivacità tipica del distretto e promuovere una “crescita” commerciale e culturale delle realtà presenti sul territorio. Verrà inoltre realizzato un portale di distretto
contenente notizie, informazioni e caratteristiche
dell’Isola.Questo servirà anche come punto di incontro virtuale per le realtà stesse del quartiere, che potranno utilizzarlo come mezzo di scambio di informazioni per l’organizzazione di attività ed eventi collettivi legati alla rete di distretto e rivolti alla città.
In termini di qualificazione urbana ci siamo focalizzati su interventi relativi al verde e all’arredo urbano. Un primo esempio è la proposta di risistemare il
verde nella porzione compresa tra via Thaon di
Revel e via Lario, prospiciente su piazzale Segrino.
Questa riqualificazione è volta a dare maggior sicurezza e vivibilità alla zona e si incentra sulla possibilità di realizzare un’installazione di giochi e strutture in collaborazione con la Fondazione Catella, in
continuità con l’esperienza de “Il parco dei diritti dei
bambini” già realizzato nel giardino della Fondazione. Un secondo esempio è la proposta di bandire
un concorso d’idee di arredo urbano per panchine,
spazi gioco, fioriere, tende, illuminazione per le
principali vie commerciali del quartiere (via
Borsieri e via Thaon Di Revel) e per le zone di accesso all’Isola (via Pepe, via Pastrengo, ecc.). A livello operativo infine, ci siamo immaginati la
creazione di uno sportello di distretto che si occupi della realizzazione delle attività, nei primi diciotto mesi e su lungo periodo, e che offra servizi
di informazione e formazione al Distretto, oltre
che di promozione attiva verso l’esterno. È prevista una “cabina di regia” cittadina composta da
Comune ed Unione del Commercio (che gestiranno i fondi) e un coordinamento locale composto da
Unione, rappresentanti delle Associazioni di commercianti, rappresentanti del Consiglio di Zona
(che finora è stato informato ufficiosamente, poiché non c’è nulla di formale fino all’approvazione
regionale) e rappresentanti del partnerariato locale (privati e associazioni).
Quali sono i tempi previsti?
Il progetto per l’Isola è stato incluso, insieme a
quelli di altri 5 distretti, nella candidatura della
città di Milano, presentata dal Comune alla
Regione Lombardia il 15 gennaio. La Regione ha
120 giorni per esprimersi, quindi entro il 15 maggio sapremo se il nostro progetto è stato accolto. Da
quel momento potremo partire a pieno regime con
le attività e conosceremo anche il finanziamento
che ci è stato concesso. La Regione infatti potrebbe
approvare in toto o in parte il progetto e il relativo
piano economico, per il momento la proposta che
abbiamo presentato ha un budget di spesa di un
milione di euro, dove le risorse provengono in parte da privati, in parte dal Comune di Milano e in
parte dalla Regione Lombardia.
Un’ultima domanda: nessuna ombra in questa iniziativa? Non intravede nessun rischio
per il quartiere in questa operazione?
Non per essere retorici… ma in questo momento,
così difficile per tutti, questa è un’occasione da
prendere al volo. Anche fosse soltanto una goccia
nel mare, io credo che intraprendere un percorso di
valorizzazione, qualificazione e promozione del
quartiere sia un fatto assolutamente positivo.
Certo, bisognerà avere molta attenzione nella fase
di realizzazione e gestione del progetto, evitando
che nascano conflitti, che si sprechino risorse e che
si ottengano effetti indesiderati… Ma tutto questo
sta nella natura delle cose e in fondo sappiamo bene che solo chi non fa non sbaglia.
ciali. Abbiamo chiesto all’architetto Domenico Di
Marzo, presidente dell’associazione, oltre che proprietario di un prestigioso locale dal raffinato design di
via Carmagnola, di illustrarci il suo progetto.
Chi siete e dove volete operare?
BottegheIsola è l’associazione maggiormente rappresentativa dei commercianti del quartiere, con i
suoi 90 associati. Comprende commercianti, insegnanti, ambulanti, bambini, liberi professionisti,
imprenditori, impiegate, associazioni di residenti,
membri di comunità educanti (scuola, oratorio, circoli ricreativi…) che hanno messo a disposizione le
proprie competenze personali e professionali per
far crescere in team il proprio quartiere. La sfida di
BottegheIsola nella cultura del “far distretto” si gioca in cinque parole: “rimboccati le maniche anche
tu”, attraverso la promozione, lo sviluppo e la crescita degli otto Assi del Distretto individuati analizzando la struttura territoriale della nostra zona:
a) Pollaiuolo-Archinto-Carmagnola-Pastrengo; b)
De Castillia ang. Borsieri-Borsieri fino al civico 18Minniti-Garigliano-Sebenico; c) Pola-LagostaVolturno; d) Zara-Lagosta-Trau; e) Lario; f)
Borsieri dal civico 22 –Thaon Di Revel; g) BassiFidia; h) Porro Lambertenghi.
Come utilizzerete i soldi della Regione?
Il primo punto comprende l’organizzazione di un concorso universitario per l’immagine e logo del distretto con Giuria composta da Giampiero Mughini (giornalista), da Leonardo Cascitelli (architetto-urbanista), da Gianna Terzani (vicepresidente Assocomunicazione), da Alessandra Segantini (architetto), da
Daniele Mastrapasqua (architetto). Il secondo punto
riguarda l’organizzazione di eventi, mercatini dei
bambini, ecocompatibili, di prodotti biologici, di antiquariato e legati alle stagioni: 1 febbraio evento con
le arance della salute; 1 marzo evento di primavera;
22/27 aprile Salone del Mobile in collaborazione con
la regione Piemonte; 10 maggio evento “Via della
Mamma”; 7 giugno evento d’Italia; 4 ottobre evento
vitivinicolo in collaborazione con la regione Sicilia; 8
novembre evento d’autunno; 30 nov./8 dic. mercatini
di Natale in collaborazione con la regione Trentino.
Al terzo posto vengono gli investimenti per uniformare gli arredi e le illuminazioni di negozi e gazebo. Al
quarto il potenziamento dell’illuminazione delle vetrine e delle vie del quartiere, come via Garigliano. Il
quinto punto si riferisce all’allestimento di percorsi
fioriti. Il sesto riguarda la valorizzazione della piazza
Archinto secondo il progetto “le stanze di Archinto”
con strutture per bambini, spazi per graffiti regolari
e spazi per cani (l’albero “merdolino”). Al settimo posto prevediamo la riqualificazione del sottopassaggio
ferroviario (uscita via Pepe) attraverso allestimenti
secondo il Progetto “BicIsola”, oltre al potenziamento
e la riqualificazione dei posteggi auto e moto. Il nono
punto si riferisce all’eliminazione delle barriere architettoniche dalla scuola di via Dal Verme, realizzando gli scivoli a tutti gli incroci e posizionando semafori intelligenti.Al decimo posto abbiamo la videosorveglianza antigraffiti per gli abitanti e vetrine antisfondamento per le attività commerciali. E infine
l’undicesimo punto prevede la gestione dei servizi,
con apertura dello Sportello della Solidarietà, del
Volontariato e del Pronto Intervento.Prossimamente
sarà possibile consultare il Progetto integrale sul sito
Internet www.bottegheisola.it.
I tempi ci chiedono di abbandonare le vecchie e obsolete politiche gestionali di associativismo: la
Competitività e l’Innovazione rappresentano le reali
chiavi di volta per un vero cambiamento e rappresentano l’unica vera premessa capace di trasformare il
commercio in agente di integrazione per lo sviluppo
locale dei quartieri e dell’Isola.
Riconoscere, sottolineare, tener conto, valorizzare
devono essere la qualità di un progetto che si realizza solo attraverso l’organizzazione, le risorse ed
il monitoraggio, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento, sia del pubblico che del privato, e la leadership di un progetto, informazione-comunicazione.
Punto di partenza per rilanciare l’attività e la vivibilità del quartiere Isola deve essere l’analisi dei
fattori critici presenti: del trasporto pubblico, dei
parcheggi, degli spazi verdi, dell’arredo urbano,
della sicurezza, delle feste di via, della quantità e
della qualità dei negozi. L’azione dei commercianti
deve generare valore economico e sociale aumentando e potenziando l’attrattiva delle vie con commercianti e puntando al valore dei servizi commerciali. Sono queste le due azioni capaci di creare il
circolo virtuoso che porta al quartiere sia visitatori
che migliorie della vitalità delle vie. Non basta più
avere flusso di clienti, tutti i commercianti devono
puntare al miglioramento dei servizi, al valore aggiunto quale attività di marketing, come promozione e pubblicità, e quale attività di servizi “comuni”
complementari e di accoglienza come arredo, pulizia e sicurezza. Siamo sicuri che il Comune di Milano, la Regione Lombardia e l’Unione del Commercio sapranno quali progetti valorizzare, se preferire lo spostamento di monumenti, il finanziamento di opere private ed altre opere di breve respiro o finanziare la rinascita di quello che probabilmente è l’unico vero quartiere storico di Milano.
Sotto, il progetto del monumento ai caduti della
Resistenza in piazzale Segrino (offerta 1). In basso la
copertina dell’offerta di BottegheIsola.
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
ANNIVERSARI
Don Eugenio Bussa e la sua Isola
Quarantanove anni di sacerdozio “sempre sulla breccia”
Primo Carpi
il 30 gennaio 1977. C’è tutta l’Isola. Foto d’epoca mostrano una folÈ
la incredibile lungo il percorso che porta il feretro di Don Eugenio,
improvvisamente mancato il giorno prima mentre si accingeva a dire
messa, attraverso le vie del suo rione. Ci sembra naturale inaugurare
la galleria dei personaggi e delle istituzioni dell’Isola con questa figura
di prete e di educatore di tre generazioni di ragazzi che con gli anni, anziché sbiadire, diviene sempre più luminosa.
Già quell’anno, per Sant’Ambrogio, il Sindaco Tognoli consegna al suo
Patronato l’attestato di Benemerenza Civica del Comune. Nell’aprile
del 1981, poi, con una procedura straordinaria, Don Eugenio ritorna
nella sua chiesa del Sacro Volto, dove una grande lapide-coperchio (sotto la navata sinistra) ne ricorda il motto “Sempre sulla breccia!” e i quarantanove anni di sacerdozio nell’Oratorio del Patronato.
Nel 1987 la Scuola Elementare di via Dal Verme gli dedica un’aula di
educazione musicale. E a ragione, perché la composizione e la direzione corale sono state una parte importante dell’attività di Don Bussa.
Dieci anni dopo la sua morte, grazie ad amorevoli e non facili indagini,
suffragate da testimonianze dirette, diviene di pubblico dominio un segreto molto ben custodito: l’occultamento con falsi nomi e sotto la sua
personale responsabilità, di bambini ebrei negli anni tragici delle leggi
razziali. E il 28 marzo 1990 la Commissione di Omaggio ai Giusti tra
le Nazioni delibera di concedergli alla memoria la Medaglia dei Giusti
e di murare una targa con il suo nome sul Viale dei Giusti a
Gerusalemme, accanto al Museo della Shoah. Questo forte riconoscimento innesca, nello stesso anno, una sequenza di toccanti avvenimenti. Innanzitutto la consegna al Cardinal Martini, proprio nella
chiesa di Don Bussa, della massima onorificenza ebraica, ovvero
l’Iscrizione al Libro d’Oro del KKL (Keren Kayemet Leisrael), il
Fondo Nazionale Ebraico. Poi la scopertura, alla presenza del Console
d’Israele a Milano, di una solenne lapide a Serina, cittadina della bergamasca nel cui convento Don Bussa aveva costituito nel ‘43 un’incredibile “casa di sfollamento” per ragazzi, gruppo dei bimbi ebrei
compreso. Poi ancora il dono di migliaia di pianticelle allo stato di
Israele da parte degli ex allievi di Don Bussa.
Il 25 marzo 1996 il Sindaco Formentini inaugura l’intitolazione
“Eugenio Bussa - Sacerdote” del cavalcavia che superando il complesso dei binari della stazione F.S. di Porta Garibaldi, unisce la via
Quadrio alla via Borsieri.
Il 21 dicembre 2002, Giornata della Riconoscenza, la Provincia di
Milano conferisce a Don Eugenio il Premio Isimbardi (alla memoria).
Nel 2004,centenario della nascita,l’Associazione Don Bussa mette una
lapide sulla facciata della natia casa di ringhiera di Via Confalonieri,
11 ed il KKL dona alla chiesa di Don Bussa un ulivo.
Anche l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) rende omaggio ogni anno alla tomba di Don Eugenio in due occasioni: il 25 aprile
e il 29 gennaio, anniversario della sua morte.
Don Eugenio è un figlio ed un padre dell’Isola. Nato il 3 settembre
1904, ancora bambino comincia a frequentare l’Oratorio del Patronato
S. Antonio, istituzione fondata nel 1897 per dare alloggio ed assistenza
religiosa e civile ai giovanetti privi di appoggio a Milano e sbarcata, ancora molto incompleta, all’Isola in Via Borsieri 18 nel 1909.
L’anno stesso della sua ordinazione (1928) Don Eugenio torna al suo
Patronato come vicedirettore, ne diventerà direttore nel 1937. Resterà
appunto “ sulla breccia” sino a quel mattino del 29 gennaio 1977.
Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale.Tanti dei suoi ragazzi del
Patronato chiamati sotto le armi non fanno ritorno. Ma Don Eugenio
intensifica la sua opera di protezione fisica e morale. Nel febbraio del
‘43 apre la colonia di Serina, già menzionata, aperta oltre che ai ragazzi dell’Isola, a quelli della zona ed ai figli dei dipendenti della vicina
Pirelli. Sicurezza, vitto e alloggio per oltre cento ragazzi e la possibilità
di proseguire regolarmente la scuola! Commuovono i documenti di
quell’epopea! Un foglio diligentemente compilato documenta che per
sei sere della settimana la cena è costituita da minestra di riso e da
marmellata (40 grammi). La domenica sera, invece, festa grande!
Minestra di pasta, dolce e …marmellata.
Nel ‘43, anno di sbandamento totale di tutto il Paese, diversi spezzoni
incendiari colpiscono e distruggono il pensionato rifatto e inaugurato
pochi anni prima! Don Eugenio non si arrende, anzi, nell’interminabile nottata che per due anni avvolge il Paese, supera se stesso. Per evitare che i giovani rientrati dopo lo scioglimento dell’esercito possano essere arruolati a forza o deportati, falsifica certificati, nasconde, fa nascondere… Nella sua casa ospita perseguitati politici. Una notte anche
Ferruccio Parri, capo del Fronte Nazionale di Liberazione. Nel novembre del ‘44 tocca anche a Don Eugenio. Prelevato dalla famigerata polizia politica Muti,viene portato nella scuola Schiapparelli (vicino a corso Garibaldi, adibita a carcere e luogo di torture) e interrogato duramente. Don Bussa non parla. Parlano invece la gente dell’Isola che esce
in strada e il cardinale Schuster che interviene e “per stavolta” salva il
suo prete dalla deportazione.
Poi la guerra finisce. L’edificio del pensionato risorge nel 1946, ancora
più grande. Centinaia gli iscritti. Nei primi anni del dopoguerra poi,
vengono (incredibilmente) costruite due colonie montane (quella di
Il Patronato Sant’Antonio
“Patronato Sant’Antonio per la protezione dei giovani
Ila loperai”
viene fondato a Milano nel 1897 da privati con
collaborazione della Conferenza di S. Vincenzo, Suo scopo la costituzione di un pensionato per accogliere i molti
lavoratori, spesso ancora adolescenti, soli in città e possibile preda di persone senza scrupoli. Parallelamente al
pensionato, il Patronato dovrebbe gestire anche una attività oratoriana.
Ma solamente nel 1901, in un locale di via Lario 11 precedentemente adibito a stalla, e sotto alcune tettoie, ha inizio l’attività oratoriana. Una costruzione più adeguata resta solo a livello di …prima pietra, sino a che, nel 1909,
viene acquistato dal Patronato un complesso in via
Borsieri che comprende un fabbricato a quattro piani, diversi fabbricati minori, un corpo di fabbricato ad uso teatro (Teatro Internazionale).
Per qualche anno la nuova sede continua ad ospitare la sola attività oratoriana, ma il 13 giugno 1916, pur nel travaglio della prima guerra mondiale, viene inaugurato il primo pensionato con cinquanta posti letto.
Nel novembre 1925 vengono inaugurati un nuovo dormitorio con altri cinquanta letti e una nuova chiesa (mai consacrata) ricavata nelle strutture dell’ex “Teatro
Internazionale” che, per altro, ritorneranno alla loro originale funzione nel 1938 come nuovo salone cinema-teatro
del pensionato (ulteriormente rafforzato) poiché una vera
e propria chiesa, la chiesa del Sacro Volto, è consacrata nel
1936 in via Sebenico.
In quegli anni il pensionato è in grado di accogliere oltre
centocinquanta giovani, l’oratorio oltre quattrocento ragazzi!
Nei bombardamenti dell’agosto 1943 oratorio e pensionato vengono colpiti in due riprese. Il secondo bombardamento è fatale per il pensionato che si trasforma in un immenso braciere.
Quegli anni tremendi aprono altre ferite ancora più gravi
nel cuore del Patronato. Sono diciassette i suoi giovani caduti in guerra. In Italia, Albania, Egitto, Somalia, Polonia,
Russia… Anche adesso nel cortile dell’attuale Oratorio c’è
una piccola campana, fusa nel lontano 1947, sulla quale
sono riportati i loro nomi.
Nel giugno del 1948 si dà inizio alla riedificazione del pensionato, inaugurato il 30 ottobre 1949. Un piano in più rispetto all’edificio precedente e, naturalmente, maggiori
confort.
Negli anni che seguono, il Patronato resta indissolubilmente legato alla figura di Don Bussa sino alla sua scomparsa nel gennaio del 1977.
Sono gli anni della ricostruzione materiale e morale del
Paese e della città e anche il Patronato fa la sua parte. In
via Borsieri e …fuori. A Branzi in Val Brembana, nel 1946,
viene aperta “la Montanina”, colonia per bambini dai 6 ai
12 anni. Arriverà ad ospitare, in diversi turni, fino a duecentocinquanta bambini per singola stagione! Per i più
grandi, invece, dopo una soluzione condivisa con altre realtà lombarde a Trona, il Patronato (leggi Don Bussa) cerca e trova una soluzione tutta sua al Passo di Gavia a
2652 metri. Dal 1948 al 1958, anno della sua inaugurazione ufficiale, la casa-rifugio (vera icona dello spirito di Don
Bussa) viene man mano attrezzata, consolidata, ingrandita. E, ulteriormente ampliata, sarà aperta dal 1974 anche
alle ragazze dell’Isola.
Altro tassello della presenza del Patronato nel rione sarà
l’acquisizione-dono della bella Villa Delle Piane a Marina
di Massa nel 1953. Estesa anch’essa vent’anni dopo alle
bambine.
Nella prima metà degli anni 80 tutto rapidamente si trasforma. Viene istituita la Parrocchia del Sacro Volto e ad
essa vengono trasferite proprietà ed attività del Patronato
che viene disciolto nel 1985. Le mutate condizioni socioeconomiche determinano inoltre la graduale contrazione
del pensionato che viene chiuso negli anni 90.
Branzi e l’altra, mitica, del passo Gavia a 2650 metri!) e, nel 1953, viene “acquisita” una colonia marina a Marina di Massa.
I diari e le lettere dei ragazzi di quegli anni sono eloquenti! Una giovinezza tutta riempita, ma non invasa, dalla personalità di Don Bussa.
L’aggettivo che ricorre è “mitico”, Mitica la sua giacca a vento a volte
prestata o regalata a chi ne aveva bisogno.Mitica la sua stilografica con
la quale falsificava appunto permessi e lasciapassare traguardando
controluce le firme originali. Mitica la sua partita a ping pong nella
quale mette fuori combattimento tre campioncini provinciali un poco
troppo vanesi. Usando come racchetta un suo scarpone da montagna!
Mitica la volta che va a prendere un gruppo che si è smarrito in montagna e resta fuori con loro tutta notte.
Nel settembre 1973 (anno di grandi stravolgimenti urbanistici per
l’Isola¸ Stecca compresa) l’Orfanatrofio femminile di Via Confalonieri
cessa le sue attività causa esproprio da parte della Metropolitana
Milanese. E il Patronato Sant’Antonio, sino allora istituzionalmente
maschile, si occupa anche dell’altra metà del cielo! È l’ultima, durissima, battaglia di Don Eugenio. Esasperato per le porte chiuse delle istituzioni, chiede un prestito ai suoi ex allievi che …rispondono.
E il 2 ottobre 1977, post mortem quindi, viene aperto il nuovo Oratorio
Femminile del Patronato di Sant’Antonio di Via Sebenico 29!
L’Isola non dimentica. C’è un’Associazione Don Bussa attiva e generosa, costituita dagli ex allievi del Patronato sparsi per tutto il mondo, alla quale è possibile rivolgersi per avere notizie, documenti, filmati.
Anche chi scrive l’ha fatto, accolto con la lombarda cordialità di un tempo dal suo presidente Armando Forno, ed ha utilizzato in queste righe
molte di quelle fonti. Ogni tanto, durante l’intervista, qualche “ragazzo” si affacciava, s’inseriva e, immediatamente, un’altra epica storia di
Don Bussa prendeva corpo.
Al momento di accomiatarmi mi ricordano che domenica mattina 8
febbraio ci sarà, sotto il mitico “portico 18” di Via Borsieri, la scopertura di una lapide dono dell’Associazione Commercianti e Artigiani
di Via Borsieri e dell’Associazione Don Bussa. La storia di Don
Bussa e della sua Isola continua.
Si riassume in una saletta e una balconata.
Gli elementi di arredo sono in stile coloniale,
cucina e vini raffinati.
Ex Mauri propone una cucina legata
ai prodotti del territorio che di volta in volta
la stagione offre.
Accanto ai piatti tradizionali si possono
trovare i classici del Veneto e novità dettate
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Via Confalonieri 5 - Tel 02.60856028
Chiuso la domenica e sabato a mezzogiorno
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