Pagina web: www.niguarda.eu Per la vostra pubblicità su questo supplemento di “Zona Nove” telefonate a Sergio Ghittoni Cell. 320/3666639 FEBBRAIO 2009 Anno 2 - n. 5 ONA NOVE E-mail: [email protected] GIORNALE DI NIGUARDA - CA’ GRANDA - BICOCCA - ISOLA Redazione: via Confalonieri 11 (Mi), tel./fax 02/39820110 - Supplemento di “Zona Nove” - Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 648 del febbraio 1997 - Editore: Associazione Amici di “Zona Nove”, via Lanfranco della Pila 61, Milano - Stampa: Nuova Cesat, via Bruno Buozzi 21/23, Firenze - Tel. 055300150 Per la vostra pubblicità su questo supplemento di “Zona Nove” telefonate a Sergio Ghittoni Cell. 320/3666639 Direttore: Luigi Allori. Redazione di “Zona Nove”: Giovanni Beduschi (vignettista), Andrea Bina, Roberto Braghiroli, Ortensia Bugliaro, Valeria Casarotti, Diego Attilio Cherri, Teresa Garofalo, Sergio Ghittoni, Antonella Loconsolo, Lorenzo Meyer, Grazia Morelli, Sandra Saita, Maria Volpari. Redazione del supplemento Isola: Sergio Ghittoni (responsabile), Francesca Cunego, Penelope Dixon Giaouris, Angelo Longhi, Massimiliano Mele, Rossana Ruggeri, Augusto Tacchetti. Collaboratori: Silvia Benna Rolandi, Don Giuseppe Buraglio, Arturo Calaminici, Augusto Cominazzini, Ivan Crippa, Celestino De Brasi, Simona Fais, Luigi Ghezzi, Lorenzo Gomiero, Anna Maria Indino, Monica Landro, Angelo Longhi, Luigi Luce, Sergio Maestri, Valeria Malvicini, Giorgio Meliesi, Loretta Menegatti, Sabrina Orrico, Antonio Pizzinato, Laura Quattrini, Mira Redaelli, Mauro Raimondi, Margherita Rampoldi Meyer, Diana Roca, Caterina Sinisi, Gero Urso, Luigi Venturini, Renato Vercesi, Roberto Vettorello, Norman Zoia. Amministrazione: Lino Di Franco. Pubblicità per il supplemento Isola: Sergio Ghittoni (tel. 320.3666639). Impaginazione: Roberto Sala (tel. 3341791866). Il sequestro del cantiere di via De Castillia Dittatura dei Comitati o disprezzo delle regole? Distretto commerciale Un’opportunità per il futuro Primo Carpi entre stiamo andando in macchina con il nostro nuM mero di gennaio, esplode su tutta la stampa nazionale la notizia clamorosa. Il palazzo di 14 piani che la Im.Co. (Immobiliare Costruzioni) del gruppo Ligresti sta costruendo nel quartiere Isola, tra via De Castillia e via Confalonieri, è stato posto sotto sequestro preventivo. Inviati avvisi di garanzia alla direzione dei lavori ed ai responsabili della società costruttrice. Non abbiamo ancora sul tavolo il testo originale delle motivazioni del provvedimento. Riprendiamo dall’articolo del “Corriere” del 29 gennaio scorso molte delle notizie di seguito riportate. Innanzitutto che gli avvisi di garanzia parlano di “realizzazione dell’immobile in assenza di valido titolo, attesa l’illegittimità sia del permesso a costruire del 2006, sia della successiva variante del 2007”. Sembra inoltre che la Procura della Repubblica, nella sua richiesta di sequestro, parli di “periculum in mora”, in relazione all’offesa al territorio ed all’equilibrio urbanistico nella ultimazione della costruzione, in mancanza di un idoneo provvedimento amministrativo. Una consulenza tecnica avrebbe riscontrato inoltre l’erronea qualificazione come pertinenza degli ultimi due piani dell’opera (900 mq destinati a piscina e centro fitness) ed alla relativa loro esclusione dal computo totale della volumetria autorizzata ed autorizzabile. Le inquietudini e le anomalie da noi percepite (e denunciate anche nell’ultimo editoriale di gennaio) sono piccola cosa di fronte alla gravità dell’intera vicenda. La realtà è sempre maestra della fantasia! È da molti anni che gli abitanti della zona contestano una politica urbanistica assolutamente irrispettosa dei più comuni standard di superfici verdi e di agibilità residenziale in relazione alle volumetrie in gioco. Una convenzione tra Comune e costruttori del 2004 ed il successivo permesso a costruire del 2006 (nel contesto di quello che, ironia delle parole, è presentato come Programma Integrato di Recupero Isola ed Adiacenze, il famoso Pir Isola, appunto) sono stati impugnati da cittadini e commercianti dell’Isola ed il Tar Lombardia ha sentenziato il loro annullamento per illegittimità connesse alle volumetrie ed agli standard urbanistici. Nel 2007, visto che i lavori procedevano egualmente, sono partiti gli esposti ai quali il Comune ha risposto che i lavori erano fermi e che i movimenti che si vedevano erano relativi “alla messa in sicurezza” dei cantieri aperti… Lavori di messa in sicurezza che hanno proceduto giorno e notte, realizzato diversi piani (andare nella piccola e soffocatissima via Confalonieri per vedere), interamente divorato i giardini Confalonieri-De Castillia (lavori bonifica Programma Integrato di Intervento – Pii Isola-De Castillia) dopo averne religiosamente abbattuto ogni albero, e che solo la sentenza dell’altro giorno ha (per quanto tempo?) interrotto. Torneremo sull’intera vicenda appena possibile. Siamo, inutile nasconderlo, molto turbati. Già la simultaneità di tanti cantieri infligge al quartiere disagi che è doveroso analizzare e cercare di contenere. Ed ai quali puntualmente dedichiamo altre parti del nostro foglio. Ma a questo riguardo il Comune è visto come l’interlocutore ed il garante della salute e della qualità della vita quotidiana del cittadino. Gli avvisi di garanzia del 29 gennaio, invece, anche se inviati alla società costruttrice, chiamano in causa il Comune sotto un’altra veste. Quella, cioè, del garante della bontà e della correttezza delle scelte che impattano definitivamente sul suo territorio. E quindi, durevolmente e profondamente, sull’habitat dei suoi abitanti. La prima reazione del Comune al sequestro conferma queste nostre inquietudini. È sempre il Corriere a riferire che, come prima risposta, l’Assessore comunale all’Urbanistica, Carlo Masseroli, ammonisce i comitati a non tentare di intralciare i nuovi progetti di trasformazione della città. Si tratterebbe di “azione di dittatura dei comitati” che va a discapito della democrazia. Incredibile! Qualcosa non quadra! Una Procura della Repubblica invia avvisi di garanzia ad una società costruttrice ed il comune che ha concesso i permessi a questa società se la prende con i cittadini che hanno fatto, con evidenti ragioni visto che hanno vinto, ricorso ad un Tribunale Amministrativo Regionale. E li accusa di sabotaggio della trasformazione della città. No comment per adesso. Ne riparleremo presto. idea dei distretti commerciali nasce da una semplice conL’ siderazione: tutti i più importanti shopping center non vengono costruiti in città, ma in periferia, per via del fatto che non ci sono grandi aree disponibili e quelle che ci sono hanno prezzi non competitivi. Così i Milanesi, che maturano il loro reddito entro la circonvallazione, lo spendono nei comuni dell’Hinterland. Questa è una situazione che preoccupa i nostri esercenti, che ogni giorno vedono assottigliarsi la loro clientela. Ecco dunque che qualcuno ha notato che ci sono in città vie e zone che già sono dei luoghi privilegiati per gli acquisti. Anzi, per alcuni versi i centri commerciali vorrebbero copiare certe atmosfere, certi colori, certe sequenze negozio – caffè – bottega – ristorante che spontaneamente si sono installate nel tempo in certi quartieri fino a raggiungere un equilibrio perfetto. Ci sarebbe solo bisogno di mettere in evidenza questa vocazione commerciale. Questo è stato lo spirito con cui la Regione ha pubblicato il bando per fare di alcune zone di Milano (sono cinque, indicate dall’Unione del Commercio: Sarpi, Giambellino, Brera, Navigli e Isola) dei veri e propri Centri commerciali all’aperto. Per l’intero progetto si parla di una cifra intorno ai cinque milioni di euro, di cui la Regione è disposta a finanziarne la metà. Il resto della somma arriverebbe da altri soggetti, enti pubblici come il Comune e sponsor privati. Quanto di questa somma alla fine toccherà all’Isola non è dato sapere, ma in ogni caso è una opportunità che dev’essere colta al volo per consentire al quartiere di competere con successo nella lotta contro la fuga dei clienti. (Sergio Ghittoni) PROBLEMI CLIMATICI Grazie allo scolmatore il Seveso non esonda più Pierluigi Angiuoni, consigliere provinciale: “Il raddoppio del canale ha risolto il problema” Sergio Ghittoni uest’anno abbiamo notato con piacere che non si è presentaQ to il fenomeno dello straripamento del Seveso, che nel passato flagellava la zona di piazzale Istria con cadenza quasi annuale. Eppure questa stagione ne ha pur subite di precipitazioni, come non se ne vedevano di simili dagli anni ottanta. Abbiamo voluto incontrare Pierluigi Angiuoni, consigliere provinciale del PD, per via del ruolo ricoperto dalla Provincia in questa vicenda, per fare chiarezza su questa curiosa assenza del fenomeno Che cos’è successo quest’anno al Seveso? È dal febbraio 1999 che la Provincia di Milano si occupa del Seveso, in virtù di un accordo di programma della durata di dieci anni con la Regione, il Comune di Milano e l’autorità per il Po. A bilancio sono previsti 8.800.000 euro per realizzare le opere necessarie al fine di eliminare o quantomeno ridurre al minimo le esondazioni del Seveso nella città. Noi siamo molto fortunati, perché in Provincia opera un funzionario, Rodolfo Ferrari, responsabile del settore idrico, che da più di trent’anni segue queste vicende e si può considerare un vero e proprio storico del fiume e delle sue vicissitudini Il Seveso nasce dalle parti di Como, poi arriva a Milano passando da Paderno Dugnano, dove inizia lo scolmatore. Con un primo intervento negli anni 2000 – 2004 abbiamo realizzato un tratto di tre chilometri di raddoppio dello scolmatore, il che eleva la portata teorica del sistema di scolmatori dai precedenti trenta agli attuali sessanta metri cubi al secondo delle acque di piena del Seveso. Questo intervento è stato quello che ha potuto evitare le esondazioni. L’idea iniziale di raddoppiare tutto lo scolmatore si scontra con tempi lunghissimi e costi elevatissimi, per cui si stanno valutando altre soluzioni. Abbiamo effettuato un sopralluogo a cui ho partecipato anch’io e insieme ai tecnici di Provincia e Regione abbiamo stabilito quali dovranno essere i prossimi interventi. Si tratterà sostanzialmente di opere di riqualificazione e di sistemazione dell’attuale scolmatore. Con il decisivo apporto di Rodolfo Ferrari, abbiamo potuto realizzare lo studio di fattibilità dei progetti che sono da portare avanti nel prossimo futuro. Si parla ad esempio del sottopasso del fiume Lambro meridionale (senza il quale si potrebbero presentare problemi a Settimo Milanese e lungo il suo corso). Già per il Lambro abbiamo realizzato vari interventi, dall’allargamento dell’alveo al rifacimento di ponti, e i risultati si vedono. Gli episodi di esondazione dei fiumi milanesi sono stati minimi e circoscritti. Ora, non è detto che questa sia la soluzione definitiva: i calcoli ci dicono che tra cinquant’anni ci potremmo trovare di fronte ad una recrudescenza del problema. Continueremo perciò a lavorare e siamo a buon punto per il rinnovo dell’accordo di programma (che scade questo mese) che affida alla Provincia la gestione delle acque. Che cosa resta ancora da realizzare? Le opere ancora da realizzare sono, come dicevo, il sottopasso del Lambro Meridionale, il canale deviatore dell’Olona, il sottopasso del Lambro settentrionale al Naviglio Martesana, il canale deviatore del torrente Lura ed il canale scolmatore del cavo Redefossi. Con queste opere contiamo di assicurare ai cittadini una certa tranquillità rispetto alle esondazioni. Oggi infatti, pur avendo fatto molto, non me la sento di escludere che a fronte di eventi atmosferici di particolare intensità il fenomeno non si possa ripetere. Tanto più se pensiamo al cambiamento del clima in atto e al presentarsi di fenomeni sempre più violenti. Questo però è un tema che esula dalla competenze della nostra zona e dagli interessi del nostro giornale… Ciò nonostante, la Provincia, nel suo piccolo, la sua parte la vuole fare: In questa direzione vanno infatti i progetti dei cento tetti fotovoltaici sulle nostre scuole, dei sistemi di trattamento delle biomasse, della raccolta differenziata dei rifiuti, dell’ampliamento delle aree verdi e del rimboschimento (vedi il Metrobosco e i suoi tre milioni di alberi). Senza contare le iniziative per il risparmio energetico già attuate: gli sportelli “Infoenergia”, i regolamenti edilizi per il risparmio energetico, la bio-edilizia e i finanziamenti relativi. Un impegno costante e responsabile, nella speranza che anche gli altri enti pubblici interessati, dal Comune alla Regione e al Governo dimostrino la stessa sensibilità. L’ISOLA CHE SCRIVE Le assurdità della Posta Sono una ultraottantenne residente in Via Volturno che desidera segnalarle quanto segue. Oltre ai disagi della zona Isola, sconvolta dagli scavi,dal fango e dai rumori che aumentano di giorno e di notte, provocati dai lavori del Metro 5, da tempo si è aggiunto un disservizio della consegna delle raccomandate postali. Pur essendoci in Via Sassetti un Ufficio Postale da poco restaurato noi residenti all’Isola siamo obbligati a recarci in Via Cappellini 11 per il ritiro delle raccomandate stesse mentre i residenti di zone limitrofe a Via Cappellini devono venire in Via Sassetti. Il disagio, specie per persone anziane come la sottoscritta, è gravissimo non avendo persone da delegare per il ritiro. Spero che questa mia segnalazione faccia riflettere i responsabili e faccia decidere di ripristinare il servizio della consegna tramite i nostri postini della posta ordinaria. Lettera firmata (gennaio) Cap 20124. Questa è la chiave per capire l’assurdo fenomeno segnalato dalla nostra lettrice. Tutti gli utenti la cui residenza ha un Codice di Avviamento Postale 20124 (e Via Volturno vi ricade) devono, già da qualche anno, rivolgersi per il ritiro degli inevasi alle Poste di Via Cappellini. Questo è quanto riferitoci da un dirigente delle Poste di Via Sassetti che ci ha gentilmente ascoltato. E che ha tenuto a precisare che i criteri di definizione dei bacini di utenza del servizio sono però di competenza della Direzione Recapiti della Lombardia, la cui sede è in Piazza Vesuvio. Ci rivolgeremo subito a questa Direzione e vi terremo informati. La situazione attuale è certamente paradossale. Viale Zara ad esempio ha un Cap 124 per i numeri pari (ritiro quindi in Via Cappellini) e 125 per quelli dispari (ritiro in Via Sassetti). Una grande estensione di quest’ultimo Cap, ad esempio, potrebbe spiegare come mai ci sono residenti prossimi a Via Cappellini che invece vengono dirottati in Via Sassetti. Tombini e molestie (acustiche) Nei tratti di controviale tra fermata Linea Gialla di Zara e Piazzale Lagosta, complice certamente l’intenso traffico pesante degli ultimi mesi, molti coperchi dei tombini, inseriti sul manto stradale in posizione “strategica”, ovvero in piena carreggiata, si sono svergolati. Il passaggio di un’auto viene quindi salutato da un ta-tan caratteristico, cioè da un doppio colpo ravvicinato (per fortuna le auto vi passano sopra “soltanto” con due ruote). Un doppio colpo metallico e secco, tanto più forte quanto più l’auto è veloce e pesante, la cui percezione, nelle case che si affacciano sui controviali, è inconfondibile. A prova sicura di doppio vetro o di ogni altro accorgimento. Decine,centinaia di volte.Di giorno e,naturalmente,di notte,quando la maggiore velocità delle auto ed il quasi silenzio circostante garantiscono effetti veramente “speciali”… Lettera firmata (gennaio) Il lettore ci segnalava poi il suo indirizzo alla cui altezza un coperchio era particolarmente lasco. Abbiamo individuato (e non è stato facile) il giusto numero telefonico comunale (Lavori Pubblici – 0288466.096) il cui operatore ci ha poi indirizzato ad un’apposita unità di manutenzione del Cantiere della Metro5. Che è poi effettivamente intervenuta una settimana circa dopo la segnalazione. Speriamo ci sia stata una verifica generale su tutti i tombini circostanti. Se ci fossero ancora disturbi analoghi, sapete come regolarvi, ma scrivetecelo pure. Automobili a fuoco Vi allego qualche foto di due automobili che, a distanza di un mese quasi preciso, sono state incendiate nello stesso posto e cioè in via Confalonieri, davanti al n°11, come si evince facilmente anche dalle grate della metropolitana. È una combinazione o c’è da quelle parti un “serial incendiario”? So che non è bello, ma preferisco che non pubblichiate il mio nome... non vorrei mettere a rischio la mia macchina. Lettera firmata (gennaio) Abbiamo girato la segnalazione alla Sede dei Vigili di Zona 9, ubicata in Via Livigno, 3. Ci hanno indicato un apposito numero relativo ai veicoli abbandonati (02 – 7727.2162). Sapere un numero è un conto, altro invece farlo e trovare effettivamente qualcuno dall’altra parte del filo… Andremo di persona in Via Livigno e così faremo presente sia le inquietudini del lettore, sia le altre anomalie di parcheggio o di abbandono già denunciate su queste pagine negli scorsi numeri. Nel prossimo numero vi relazioneremo! I nuovi percorsi dei mezzi pubblici “Zona Nove” pag. 3 Quale futuro per la Pirelli “Zona Nove” pag. 12 Il carnevale organizzato dal CdZ 9 “Zona Nove” pag. 14 Tutte le notizie sull’Università Bicocca “Zona Nove” pag. 18 Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. LAVORI IN CORSO La metropolitana 5 e i cantieri in via Volturno Alessandro Fenelli, direttore tecnico: “I disagi si protrarranno fino all’estate” ontinuando la ricerca sui C disagi dell’Isola che abbiamo cominciato il numero Sergio Ghittoni scorso, abbiamo voluto incontrare l’Ing. Alessandro Fenelli, direttore tecnico della Garbi – Metro 5, che con molta cortesia ha accettato di rispondere alle nostre domande. Ci ha ricevuti nel suo ufficio sorprendentemente spazioso e confortevole per essere situato in una di quelle costruzioni temporanee in mezzo ai giardini di via Racconigi.Tutt’intorno si percepisce il fervore dell’attività. Se uno ha un’immagine degli appalti pubblici sul tipo della Salerno – Reggio Calabria, dove il lavoro è sporadico, sonnolento e inconcludente, qui deve cambiare opinione. A Fenelli facciamo presente le lamentele e le proteste dei cittadini. E gli presentiamo una precisa richiesta: Vi dica che il peggio è alle nostre spalle… Capisco le lamentele. Ci rendiamo conto dei disagi che i nostri cantieri provocano soprattutto agli abitanti di via Volturno e, in parte, di via Confalonieri. Questo sia perché in quel luogo si concentra una gran parte del nostro progetto, sia perché la zona è densamente abitata e gli spazi sono stretti. Anche se si presenta come un unico cantiere, in via Volturno gli interventi sono due: quello della “stazione Isola”, tra Sebenico e Confalonieri, e quello delle “gallerie” tra Sebenico e Lagosta. Ognuno di questi procede con tempi e modalità diverse. Quello della stazione,ad esempio,non sfrutta l’orario notturno, non utilizza nemmeno macchinari che richiedono di essere in funzione di notte e se vogliamo, io direi che la sua fase più fastidiosa sia passata. La fase peggiore secondo me è stata quella delle realizzazione delle paratìe perimetrali, che richiedeva macchinari pesanti e molto rumorosi. Nel giro di un paio di mesi arriveremo a fondo scavo e a quel punto non ci sarà nemmeno più il disagio dei camion di trasporto terra che ora transitano in continuazione. Il progetto ovviamente non sarà terminato, ma si limiterà ad un normale lavoro di carpenteria. A giugno verrà posizionata una gru, necessaria per la costruzione della stazione, che spiccherà nel panorama dell’Isola, ma che non dovrebbe causare eccessivi disagi. Ed invece, l’altro cantiere? Il cantiere delle gallerie invece sta attraversando adesso la sua fase peggiore, forse migliorerà leggermente da fine marzo, ma sostanzialmente rimarrà com’è ora almeno fino all’inizio dell’estate. La fase peggiore è quella di scavo e questa è ancora in corso, insieme a quella di consolidamento,“in avanzamento”,cioè dall’interno della galleria stessa, senza interventi dalla superficie. Questo perché non è possibile bloccare piazzale Lagosta con i cantieri, perché è un nodo troppo importante e trafficato. I lavori in galleria non si interrompono la notte, ma continuano per le ventiquattro ore. Per assicurare una circolazione d’aria sufficiente, abbiamo posto alcune macchine in fondo a via Volturno, quasi all’incrocio con Lagosta. Sono queste che causano tanto malcontento, malgrado noi si sia intervenuti per limitare il rumore. Certo è che rispetto alla tranquillità di cui godeva la via Volturno prima dei cantieri, ora la situazione è molto peggiore,ma pur sempre dentro i limiti di legge. A fine marzo – inizio aprile toglieremo la macchina del Jet Grouting, quella che serve per il consolidamen- to del terreno, però la maggior parte del rumore è dovuto ai due ventilatori, che invece rimarranno fino all’estate. Ma non sarà finita: dovremo cominciare i lavori nell’area dei giardini di via de Castillia, per il collegamento con la stazione Garibaldi. Passeremo in mezzo ai due cantieri del Pir e del Pii Isola, sotto la ferrovia, fino alla stazione del passante ferroviario. Allora quando termineranno i lavori? Ci sono due fasi: una prima fase che comprende la messa in servizio delle stazioni da Zara a Bignami, che sarà ultimata nella primavera del 2011. La seconda tratta, da Zara a Garibaldi sarà messa in servizio l’anno successivo. Abbiamo avuto qualche difficoltà, ma sostanzialmente siamo a buon punto. Contiamo di terminare lo scavo della galleria con la Tbm (Tunnel Boring Machine, da noi più conosciuta come “Talpa”, la macchina che serve per scavare gallerie) tra Bignami e Marche ai primi di giugno.A metà febbraio invece termineremo le opere di scavo (a cielo aperto) a Garibaldi e cominceremo la fase di posa della copertura. Anche qui siamo abbastanza avanti, abbastanza soddisfatti per il sostanziale rispetto del programma. Un anno e mezzo fa presentammo il progetto al Consiglio di Zona: ci hanno consegnato le aree il sette gennaio 2008. I tempi che avevamo stimato in quella presentazione sono sostanzialmente confermati, almeno per il grosso dei lavori. Non vedo più ostacoli che ci possano rallentare. E per quanto riguarda la via Volturno? Con ogni probabilità, entro fine anno avremo posto la copertura della stazione Isola e quindi per l’estate 2010 la via dovrebbe tornare agibile come prima, anche se non tutti gli interventi saranno terminati, ma saranno all’interno della stazione e non interesseranno la superficie. Come apparirà la via Volturno una volta terminati i lavori? Beh, ci saranno quattro serie di scale che scenderanno per raggiungere la stazione, più l’accesso agli ascensori. Inoltre, tra Volturno e Lagosta resteranno delle griglie per la ventilazione, che sembreranno delle fioriere. Se la domanda mira a capire se ci si potrà ancora installare il mercato che si è dovuto spostare altrove, credo che non sarà più possibile: i marciapiedi saranno in buona parte occupati. Che cosa possiamo dire di quest’opera? Ricordo che si tratta di una metropolitana leggera, con vagoni più piccoli e con passaggi più frequenti.È senza conducente, per cui per ragioni di sicurezza ci sarà una protezione sulle banchine verso i binari. Quando le vetture si fermeranno si apriranno le porte sia del treno che della protezione, come succede negli ascensori. Il colore distintivo della linea 5 sarà il magenta e sarà completamente integrata al resto della rete, al punto che stiamo costruendo anche un tronchino di collegamento che permetterà alle vetture che necessitano riparazioni di collegarsi ai binari della linea 2 e raggiungere così il deposito di Famagosta, dove potranno beneficiare di quegli interventi di manutenzione pesante che non sono possibili nella stazione di Bignami, nella quale invece abbiamo previsto la possibilità di assicurare alle vetture solo la piccola manutenzione. La talpa trapanatrice in azione in un cantiere della metropolitana Il tracciato della metropolitana n. 5 lungo la via Volturno Sequestro del cantiere di via De Castillia Cosa ne pensa il Comitato “I Mille”? bbiamo già ospitato sulle A nostre pagine il Comitato I Mille dell’Isola”, che negli no la illegittima prosecuzione dei lavori nonostante la sentenza del Tar che aveva annullato sia la delibera del Consiglio Comunale sia il permesso di costruire, impugnati dai cittadini. A tali esposti ha fatto seguito la replica del Comune con la quale dava notizia dell’assunzione di un provvedimento di sospensione lavori e segnalava che le opere in corso consistevano nella messa in sicurezza del cantiere. Non siamo a conoscenza di altri esposti sull'intera vicenda del Pir. Nel 2008, il Consiglio di Stato (a seguito di ricorsi contro la sentenza del Tar) escludeva l’interesse ad agire dei cittadini ricorrenti e i lavori, mai interrotti, proseguivano. L’immobile in costruzione è stato oggetto di una Dia (Dichiarazione di Inizio Lavori) in variante sulla quale si è appuntata l’attenzione della Procura ed è ben diverso da quello per cui è stato rilasciato il permesso di costruire. I profili lamentati non riguardano il gradimento di progetti, ma violazioni di legge relativi ad esuberi volumetrici e a carente reperimento di aree di standard. I riferimenti alla antidemocraticità non sembrano pertinenti”. Primo Carpi scorsi anni ha raccolto molti cittadini di ogni ceto e tendenza politica in una azione di documentatissima denuncia dei rischi di quello che lo tsunami urbanistico in arrivo avrebbe significato per il quartiere. Loro i ricorsi del 2006 che hanno avuto ascolto e ragione presso il Tar. Gli esposti per i lavori che continuavano nonostante la sentenza del Tar sono stati presentati invece da privati cittadini, ma la banca dati e la esperienza del Comitato è stata comunque sempre presente. Alla notizia del sequestro del cantiere Confalonieri-De Castillia abbiamo contattato alcuni suoi esponenti come interlocutori bene informati delle vicende Pir (Piano Integrato di Recupero dell’Isola) ed abbiamo chiesto loro quali scenari questo provvedimento potesse aprire. Ci è stato sobriamente risposto che quanto doveva essere detto, da loro lo è stato. E che ora la vicenda è nelle mani degli inquirenti. Ci hanno inviato inoltre un loro commentorichiamo che riportiamo integralmente. “Pir Isola - Gli esposti (agosto 2007) riguarda- Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. L’ARGOMENTO DEL MESE La vivacità delle associazioni Cercasi sponsor per il “Solstizio d’estate” Enrico Borg (presidente della commissione “Per la città della conoscenza” del CdZ 9) a sempre luogo ricco di fermenti e di attività culturali, di produzioni artistiche e artigianali, l’Isola oggi è interessata da D profonde trasformazioni urbanistiche che rischiano di modificare non solo la sua composizione sociale ma anche la sua “anima”, quei tratti distintivi che connotano un quartiere e lo rendono riconoscibile. Fra i tanti soggetti che in questi anni hanno contribuito a salvare quest’”anima” oltre che a forgiarla, a darle un’identità e ad attrarre persone, interessi e idee, vi sono le associazioni di cui l’Isola è abbondantemente dotata. Con costoro il CdZ9 ha sempre mantenuto rapporti fecondi contribuendo alla realizzazione di alcune iniziative e alla loro diffusione. Valga per tutte l’esempio di “Sassetti Cultura” e dell’attività svolta in tanti anni da questa associazione (esposizioni, mostre, conferenze, spettacoli). Il 21 giugno dello scorso anno il CdZ9 ha affidato all’associazione presieduta da Franco Tripodi, che si era aggiudicata il bando pubblico, la realizzazione dell’evento denominato “Solstizio d’estate”. In quattro luoghi diversi della zona nove hanno suonato fino a notte fonda musicisti blues, jazz e rock di ottimo livello. In particolare la serata jazz presso l’antica Fonderia Napoleonica di via Thaon di Revel è stata un grande successo a giudicare dall’affluenza di pubblico che ha riempito gli spazi sia all’interno che all’esterno del suggestivo locale. Visto il buon esito di questa prima edizione l’idea era quella di re- plicare anche quest’anno ma, purtroppo, a causa dagli ulteriori tagli dei fondi destinati al decentramento non siamo ancora in grado di garantire che ciò avvenga, a meno di non trovare qualche sponsor interessato alla cosa. Un’altra iniziativa su cui il CdZ9 ha investito molte risorse è l’Ecomuseo Urbano. Un progetto di tutela e partecipazione attiva del patrimonio materiale e immateriale che prende le mosse dall’esperienza di Torino dove, a seguito di una delibera della Giunta comunale, tutte le zone hanno aderito. Noi siamo partiti dalla nostra zona, in particolare dal quartiere di Niguarda e la cosa ha già destato un notevole interesse. L’intenzione è quella di consolidare tale esperienza ed estenderla ad altri quartieri (e zone). L’Isola con la sua rete di associazioni, con la sua storia, con il suo patrimonio artistico, con le sue tradizioni e con le sue trasformazioni potrebbe certamente essere un terreno fertile in cui gettare questo seme. Il mio invito pertanto, rivolto al variegato mondo dell’associazionismo “isolano” che intende approfondire questo tema che coinvolge scuole, parrocchie, centri culturali, cooperative edilizie, cittadini, ecc., e mettersi in relazione tra di loro e con altre realtà che hanno già avviato questo progetto di presa in carico e di valorizzazione del proprio territorio, è di contattare il CdZ9 o l’associazione che è stata incaricata della sua realizzazione già oggi attiva a Niguarda ([email protected]). Sassetti Cultura: 15 anni d’arte nel cuore del quartiere Sassetti Cultura Rossana Ruggeri i incontriamo con Attilio Zanchi, direttore artistico di SasC setti Cultura, la prestigiosa associazione il cui presidente, Franco Tripodi, è anche presidente della Cooperativa di Abitanti, nata dalla fusione delle storiche cooperative Sassetti e Prato Centenaro. È però Attilio Zanchi, pittore lui stesso, che ne detiene la responsabilità artistica e, insieme alla moglie, ne rappresenta l’anima e la vocazione culturale. Come ha avuto inizio la vostra attività? La nostra Associazione nasce il 1° dicembre 1993, quindici anni fa, nel cuore dell’Isola, dove prima era collocata la libreria Rinascita. Alla chiusura di quest’ultima Franco Tripodi, presidente della Sassetti, propose a me ed altri personaggi attivi nella vita culturale del quartiere di prendere in uso l’edificio per organizzare un’associazione no-profit, dove organizzare esposizioni di scultura, pittura e ogni altra forma d’arte. I primi passi sono stati oltremodo difficili, nessuno sembrava interessarsi all’associazione; una delle ragioni di questo deserto culturale sicuramente era legato a pregiudizi inerenti ideologie politiche: la gente diffidava della nostra associazione, avendola etichettata come continuazione culturale della linea del Partito Comunista. Allora come avete fatto a crearvi un pubblico? La Chiesa di zona, permettendoci di esporre al suo interno un programma di pittura, ci aiutò a creare un primo legame con gli abitanti del quartiere. La mostra fu un grande successo, il circolo cominciò a essere frequentato; ma non era ancora abbastanza affinché il nostro gruppo potesse definirsi un ambiente attivo e ben radicato. Il “soffio vitale” è arrivato, invece, in seguito all’esposizione “Alla ricerca di un anima per l’Europa”, alla quale presero parte artisti di tutta la città, tra cui anche giovani dell’Accademia di Brera e della scuola di Architettura. Oggi non è più solo gente del quartiere che prende parte agli eventi, ci sono anche artisti di altre provincie, di altre regioni, e addirittura dall’estero. Sassetti Cultura si occupa prevalentemente di arti figurative? Fin dalla nascita del centro l’obiettivo prefissatosi da tutti gli artisti è stato quello di evitare un arte di semplice “pastrugno”, per concentrarci su arte che derivasse dal sinolo perfetto tra letteratura, filosofia e pittura. Non ci si ferma dunque solo all’aspetto figurativo, ma in ogni programma si uniscono le forze e le passioni di grandi ingegni applicati in ambiti diversi, a seconda del progetto di esposizione; ad esempio nell’ultima mostra sono stati esposti veri e propri costumi teatrali, affiancati da letture critiche delle opere di una docente dell’Università Cattolica, che da anni lavora con noi come critico d’arte. Come si fa a entrare a far parte del vostro circolo? E’ aperto a chiunque? Per fare parte del circolo si paga una simbolica quota di iscrizione; ogni iscritto verrà dotato di una tessera con la quale, oltre ad avere il libero accesso ad ogni tipo di evento dell’associazione Sassetti, riceverà mensilmente il programma delle opere e il percorso delle esposizioni del mese. La nostra non vuole essere un’attività a senso unico, per questo è aperta a tutti; il nostro spazio è lasciato a disposizione anche ai giovani di altri circoli, ad esempio i ragazzi del gruppo “Pesa, si ritrovano qui per discutere riguardo l’apertura della società multietnica al mondo giovanile. Per quanto riguarda prossimi eventi del gruppo? Ora stiamo lavorando a un grande progetto in previsione dell’Expo che verrà esposto a febbraio; si chiama appunto “Verso l’Expo”. In quest’occasione la mostra sarà prevalentemente di arti figurative accompagnate da letture critiche. Arci Métissage La Fabbrichetta: la cassetta degli attrezzi della sinistra Giorgio Meliesi enti persone, con ampia esperienza sociale, professionale V e politica,danno vita nell’aprile 2005 alla “ Fabbrichetta”, un laboratorio di idee per il governo di Milano con sede in via Pepe 38 all’Isola. Fisicamente,si tratta di un “negozio” di quaranta metri quadrati. a fianco del più celebre ristorante pontremolese di “Dorina”. Le due caratteristiche nuove di questa associazione che si richiama alla “Fabbrica” del Programma di Prodi, ma con una certa autoironia milanese sono il lavorare sulle analisi e le idee per rinnovare “la cassetta degli attrezzi” della sinistra milanese e l’essere luogo d’incontro tra persone che vogliono dedicare la loro esperienza e la loro creatività a Milano ed al suo futuro. Sono tra i fondatori della Fabbrichetta imprenditori come Luca Beltrami Gadola; politici come Pier Vito Antoniazzi, fondatore dei “Verdi” a Milano e primo loro Assessore e Walter Marossi, coordinatore della campagna elettorale di Sarfatti, Massimo Cingolani della Direzione Ds prima e Pd poi; cooperatori come Felice Romeo, Presidente della Associazione di Servizi, Turismo, Cultura e Sociale di Legacoop Lombardia; ambientalisti come Giampaolo Artoni di Legambiente; Aclisti come Angelo Biasin e Silvano Magnabosco; molte donne impegnate nella cultura, nel volontariato e nei movimenti femminili come Marina Arbicò, Silvia Dell’Orso, Giovanna Menicatti, Francesca Saporiti e altre. Il “piccolo“ spazio di via Pepe si riempie spesso di persone (qualcuno resta in piedi...) per incontri appassionati con protagonisti della vita milanese come Piero Bassetti, Stefano Boeri, Sandro Balducci, Valerio Onida, don Roberto Davanzo, Marco Ponti, Paolo Biscottini, Giancarlo Pagliarini, Davide Corritore… “costretti” a produrre idee concrete per Milano che pubblica nel sito (www.lafabbrichetta.it). La Fabbrichetta, nell’ottobre 2005, stampa in 100.000 copie un giornale e nel mese di novembre affigge cinque manifesti con idee per Milano. Il prossimo appuntamento, il 16 febbraio, è con Pietro Ichino, ma data l’affluenza prevista questa volta l’incontro si sposta: sempre all’Isola, ma alla Fonderia Napoleonica. Punto Rosso Assemblea pubblica sui disagi portavoce del Circolo 1° Maggio Isola Zara del Partito IblicalDemocratico invita tutti i cittadini all'assemblea pubintitolata "Le trasformazioni e i disagi all'Isola" che si terrà domenica 22 febbraio 2009 presso la Sala 1° Maggio di Via Sebenico, 21. I cittadini che vi parteciperanno sono vivamente invitati ad esprimersi e ad intervenire a riguardo per poter dar voce attiva alle problematiche reali che il quartiere sta vivendo. In un momento di così grosse trasformazioni è fondamentale che le istituzioni siano sollecitate a dare delle risposte concrete per risolvere o almeno alleggerire i disagi dei cittadini. Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. culturali del nostro quartiere Punto Rosso: un impegno per la causa degli oppressi Renato Marelli ella nostra ricerca delle associazioni culturali più signifiN cative della zona, ci è saltata subito all’occhio “Punto Rosso” , la storica organizzazione diretta da Giorgio Riolo. Lo incontriamo nel suo ufficio di via Pepe e lo troviamo indaffarato nei preparativi per il suo viaggio a Belem, in Brasile, dove rappresenterà “Punto Rosso” al Forum Sociale Mondiale che si deve tenere in quella località a partire dal 27 gennaio. Quando il giornale uscirà, il Fsm di Belem sarà già terminato e Riolo già di ritorno. Ma non ci sarà più tempo per un'intervista e quindi abbiamo deciso di anticipare i tempi. Cos’è “Punto Rosso”? E’ una associazione culturale senza scopo di lucro, attiva dalla fine del 1991, che ha per obiettivo la promozione della ricerca culturale e del dibattito intorno alle grandi questioni volte alla costituzione di una nuova cultura critica e antagonistica. L’Associazione persegue la sollecitazione, il confronto e la ricerca nella sinistra. È indipendente da ogni altra organizzazione e istituzione. Non si colloca, perciò, né come corrente esterna, né come struttura di fiancheggiamento rispetto a partiti o ad altre strutture. Appoggia la lotta dei lavoratori, dei movimenti sociali, dei popoli sfruttati e di ogni altro soggetto oppresso, cercando di organizzare occasioni di confronto tra tendenze diverse nella ricerca di posizioni politico-culturali di antagonismo consapevole e avanzato. A tal fine, l’Associazione promuove conferenze, convegni, corsi e altre iniziative pubbliche di dibattito e la produzione autonoma di pubblicazioni, come libri e periodici, di materiale informativo e di riflessione di carattere multimediale. Inoltre vuole funzionare come luogo di aggregazione e di formazione a livello nazionale, strutturandosi e organizzandosi in sezioni locali in tutto il Paese. Quali sono le vostre principali attività? Come dicevo, abbiamo sempre in programma dibattiti, convegni, conferenze e inoltre organizziamo la partecipazione dei nostri aderenti ai grandi convegni internazionali, come, appunto, il Forum Sociale Mondiale. Poi dal 1996 abbiamo un centro di formazione permanente, la Libera Università Popolare, che propone corsi di livello universitario, ma introduttivi e alla portata di chiunque, sui più disparati argomenti, dalla filosofia, alla letteratura, alla storia, dall’economia all’ambientalismo, dall’arte alla psicologia. Adesso, per esempio, abbiamo in programma tre corsi: uno sul femminismo, un altro su Marx ed un terzo su Freud. Un altro importante ramo di attività è rappresentato dalla pubblicazione di libri. Attraverso le “Edizioni Punto Rosso” siamo riusciti a pubblicare più di 150 titoli, suddivisi in varie collane. Abbiamo poi in programma la costituzione di un Gas, un gruppo di acquisto solidale, perché l’ambiente e la sua conservazione sono una parte importante della nostra maniera di relazionarci con la società. Riteniamo perciò che i consumatori abbiano diritto a prodotti freschi, coltivati o prodotti nelle vicinanze, senza che si debbano consumare tonnellate di carburante per farli arrivare fino a noi, e nel contempo ai produttori debba essere riconosciuto un compenso giusto per il loro lavoro. I gruppi di acquisto eliminano i costi dell’intermediazione e riescono a raggiungere questo obiettivo. Inoltre questo Gas dovrebbe essere il primo passo per la costituzione di una Società di Mutuo Soccorso sui vari fronti che interessano la vita di tutti i giorni ecc. Qual è il vostro rapporto con il quartiere? A dire la verità noi ci muoviamo in un ambito più ampio. Qui all’Isola abbiamo la nostra sede principale, ma non l’unica: ne abbiamo altre, più di una ventina, in tutt’Italia. Questo per dire che la nostra azione si sviluppa su tutto il territorio nazionale e addirittura con una proiezione internazionale. Ciò non toglie che alcune iniziative siano orientate al quartiere, come il corso di ballo popolare e latinoamericano che abbiamo incominciato da poco e in generale i corsi della Libera Università Popolare. Oppure il servizio di veterinaria democratica. Quali iniziative avete in programma prossimamente? Stiamo organizzando, tra le numerose attività in corso, un convegno internazionale sulla crisi globale (e non solo nella sua dimensione economica, ma anche ambientale ecc.), un convegno sui cristiani oggi e in particolare sui cattolici dopo l'involuzione radicale subita dalla Chiesa ufficiale e dalle gerarchie con l'attuale papato. Sul fronte della formazione permanente stiamo lavorando al progetto, assieme a vari organismi europei, per un'Università della Cittadinanza Attiva o Università dei Movimenti Sociali, che possa essere aiutata anche da fondi pubblici italiani ed europei. Stiamo organizzando nuovi corsi della Lup per la primavera e per l'autunno prossimi. Naturalmente accanto alla pubblicazione di nuovi titoli, nuovi opuscoli ecc. e stiamo ultimando infine il nuovo sito, più robusto, più funzionale e graficamente più ricco anche se leggero e rapido da caricare (www.puntorosso.it). Circolo Arci Métissage: dove l’Isola è il Mondo Vittorio Sardo étissage”, dolce termine francese che significa “metic“M ciato, misto”…Un’accezione positiva per quel rimescolarsi di persone, culture, tradizioni, stili di vita e idiomi che attraversa il pianeta e che, anche in Italia, scuote l’opinione pubblica, l’organizzazione sociale, l’economia e la politica. Al Circolo Arci Métissage di via Borsieri (angolo via De Castillia) si scommette sulle contaminazioni positive che nascono dagli intrecci e dagli incontri. Non solo tra persone nate in paesi lontani tra loro, ma tra chi svolge attività diverse, tra fasce di età, tra ceti sociali e così via. La ricetta me la spiega Valentina La Terza, ventisettenne presidente del Circolo che da tre anni è un fervore di attività che coinvolgono sempre più il quartiere. La incontro in una serata-Dorkbot, un gruppo di “persone che fanno cose strane con l'elettricità”, in cui si discutono in modo davvero avvincente particolari sistemi comunicativi, motori di ricerca inusuali, costruzione di antivirus fai-da-te. Sala piena di ragazzi attentissimi, che propongono opinioni ed esperienze. Valentina, ma cos’ è il Métissage? Un centro sociale? Un po’ sì, nel senso che è un centro di incontri aperto, un luogo di aggregazione che si pone l’obiettivo di star bene, di relazionarsi, di crescere individualmente, di condividere. Ci piace l’idea di costruire pratiche di vita positive e sostenibili e di farlo in modo piacevole. Le vostre attività? Non potrò essere esauriente! Si va dal Gruppo d’Acquisto Solidale al cineforum, dallo sportello informativo per cittadini migranti (martedì) al Gruppo-anziani col suo progetto Alzehimer Cafè, al Gruppo Dorkbot che hai visto di là, e a tanto altro, comprese le feste di compleanno per bambini, i concerti, il bar con prodotti equo/solidali. A scadenze fisse, settimanali o mensili, ci sono corsi di musica (pizzica) e laboratori di teatro, al sabato mattina il mercatino di prodotti biologici. Qui si incontra regolarmente un gruppo di mamme del quartiere e si vendono i prodotti della Cooperativa “Lavoro e non solo”, che coltiva le terre confiscate alla Mafia. Il venerdì e il sabato sera, poi, ci sono spettacoli teatrali e concerti, presentazioni di libri e mostre. Un sacco di cose, ma mi incuriosisce molto la faccenda dell’Alzehimer Cafè… L’Associazione “Al Confine” ha organizzato questo Progetto rivolto soprattutto ad anziani “malati” di solitudine: anche studi medici recenti indicano che la situazione di diffusa solitudine di tantissime persone di ‘terza età’ è in relazione diretta con le patologie degenerative come l’Alzheimer. Insomma, la solitudine fa male e loro si danno da fare per evitarla e per valorizzare la ricchezza sociale rappresentata dagli anziani: memoria, competenze specifiche, relazioni coi bambini, capacità di narrazione, esperienza, saggezza. Inoltre, una volta al mese organizziamo un incontro intergenerazionale, con noi giovani, dove si raccontano le storie antiche di Milano e dell’Isola, si ragiona sull’oggi e sul domani, si scambiano ricette di cucina o piccoli lavori artigianali di sartoria e restauro, letture, novità. Un bel modo di vivere in cui tutti si sentono utili, e lo sono davvero. Ma quanti siete? Ve la cavate col solo volontariato? Siamo una ventina di attivisti “fissi”, tutti molto motivati, giovani e volontari. Poi possiamo contare su almeno una dozzina di altri collaboratori regolari su iniziative specifiche. Ci organizziamo in quattro gruppi di lavoro: culture e programmazione, comunicazione, stili di vita sostenibili e sfide sociali. Ci diamo molto da fare, ma poiché è volontariato gli orari di apertura sono piuttosto ristretti, in genere dalla sera fino alla mezzanotte, comunque non oltre le due. E col quartiere come va? Che dicono i residenti? Siamo fortunatissimi! Non solo ci sopportano e abbiamo avuto poche proteste, solo quando ci è capitato di esagerare un po’ col volume della musica, ma ci aiutano e in tanti partecipano. Anzi vorrei approfittare di questo spazio per un ringraziamento a tutti i nostri vicini di casa. E chi vorrà contattarvi e informarsi come deve fare? Deve venire qui di persona? Sarebbe il modo più diretto, un telefono fisso non lo abbiamo, ma c’è il sito con la presentazione del Circolo e il calendario delle iniziative: www.arcimetissage.org. Visitateci! LUNEDÌ 16 FEBBRAIO ALLE 18 INCONTRO CON PIETRO ICHINO (organizzato dalla Fabbrichetta e dai Circoli PD della Zona 9) ALLA FONDERIA NAPOLEONICA DI VIA THAON DI REVEL 21 Pietro Ichino parlerà del suo primo anno di impegno politico e istituzionale diretto. Le recenti intimidazioni rendono questo incontro l’occasione di stringerci attorno a una persona che da sempre lotta per i diritti dei lavoratori ed esprimergli l’affetto dei tanti che apprezzano Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. IL FUTURO DEL COMMERCIO Il distretto commerciale di quartiere La parola d’ordine è valorizzare Competitività e innovazione L’offerta delle associazioni dei commercianti di via Borsieri e via Thaon Di Revel. Intervista all’architetto Domenico Di Marzo, presidente di BottegheIsola. di esposizioni pittoriche-grafiche. Borsieri, cuore commerciale dell’IsoottegheIsola è uno dei due conpprofittando delle pubblicazione Penelope Giaouris Penelope Giaouris All’ottavo il trasferimento, anche nel la, per poi continuare su via Thaon Bcorrenti al Bando Regionale ex A del bando regionale per i distretti commerciali, abbiamo voluto sentire il commento di Revel (una volta anch’essa via Borsieri) che “ter- Ddg.N.8951 del 7 agosto 2008 per i distretti commer- nostro quartiere, del servizio di biciclette a noleggio di Pier Vito Antoniazzi, della Cooperativa Città e Salute. Siete alla fine riusciti a presentare la vostra offerta? “Dopo mesi di duro lavoro siamo finalmente giunti alla presentazione del progetto per la valorizzazione del Distretto Commerciale Isola. Nel settembre 2008 la Regione Lombardia ha pubblicato un bando a valenza regionale per la valorizzazione dei distretti urbani del commercio. La cosa ci è apparsa subito interessante, anche perché era perfettamente in linea con un lavoro che noi in quartiere stavamo già tentando di intraprendere e quindi abbiamo iniziato subito a lavorare.” Con questo “noi” che cosa intende? Si tratta di un gruppo di persone che rappresenta a vario titolo numerose realtà dell’Isola: Roberto Raguzzoni (Associazione Commercianti di via Borsieri), Remigio Barigozzi (neo nata Associazione Commercianti Thaon di Revel), Isabella Inti e Claudia Zanfi (Isolagaribaldi.net, rete di varie associazioni e cittadini), io in qualità di rappresentante della Cooperativa Sociale Città e Salute, Anna Ballarati della Fondazione Riccardo Catella e l’operatore immobiliare Isola srl. Con queste persone da alcuni mesi stavamo cercando di fare rete per valorizzare le peculiarità del nostro quartiere e sostenere anche le realtà più piccole. In che cosa consiste il bando della Regione Lombardia? Il titolo del bando è molto chiaro: valorizzare il commercio (di vicinato). Si rivolge quindi in primis ai commercianti,ma intendendo il commercio come un fattore sociale. Si parla infatti di commercio di prossimità, dei cosiddetti “centri commerciali naturali”, quei luoghi cioè dove in un raggio circoscritto si trovano il lattaio, il macellaio, il panettiere, la bottega, il calzolaio,l’artigiano,il fabbro,il ferramenta,etc.La concentrazione in un certo raggio di questo tipo di attività, legate ad un tessuto sociale, dà luogo al distretto commerciale. Lo spirito del bando è quello di tutelare e promuovere questo tipo di commercio, perché crea vita, presidio del territorio, crea società, crea cultura e identità quindi combatte anche il degrado e favorisce la sicurezza. L’Isola rientra perfettamente in questa descrizione di distretto e vede anche già una forte sinergia tra i commercianti e il tessuto sociale (associazioni, artigiani, cittadini), perché,infatti,come abbiamo sempre detto,l’Isola è una sorta di “paese nella metropoli”. L’Isola è anche un quartiere in profonda trasformazione e in questo momento è più che mai importante sfruttare le occasioni che permettono di tutelare e rafforzare quello che l’Isola vuole continuare ad essere. Un posto vivibile, dove ci si conosce e ci si saluta e dove si possono trovare cose particolari. Su cosa si basa il progetto proposto per l’Isola? La vita del quartiere Isola si è da sempre caratterizzata per un’intensa produzione artigianale e per la compresenza di una vivacità del tessuto associazionistico e sociale, che negli anni ha prodotto una spiccata differenziazione dell’offerta commerciale. Il bando della Regione Lombardia può essere un trampolino di lancio per far emergere con più forza e risalto l’identità dell’Isola e rilanciare l’attività del distretto commerciale. Per cogliere questa occasione abbiamo innanzitutto cercato di mettere bene a fuoco le caratteristiche principali dell’Isola, perché è su queste che vogliamo puntare, sull’identità del quartiere, sulla sua storia e sul suo futuro. Grazie anche all’aiuto di Luca Fois (il papà di Zona Tortona per intenderci) siamo arrivati ad avere una idea condivisa del nostro quartiere e comunicabile: parliamo di’Isola come quartiere “slow”. L’isola è infatti un quartiere costituito da una molteplicità di realtà che vede convivere il nuovo e il vecchio, il molto piccolo e il molto grande, il biologico e il tradizionale, ecc. Ed è proprio questo “meticciato” che rende l’Isola diversa rispetto agli altri quartieri di Milano. L’isola è inoltre un quartiere che può offrire una vivibilità “slow” rispetto alla frenesia degli altri quartieri (sia per quanto riguarda i ritmi di vita, sia di commercio). Essendo un quartiere particolarmente legato alla tradizione e all’artigianato, occorre che l’Isola conservi questa impronta andando verso una sua valorizzazione e un innalzamento della qualità. Il processo di valorizzazione del distretto mira a stimolare la “qualificazione” di tutte le attività, intese come attività commerciali (esercizi) e intese come iniziative intraprese dai soggetti in forma aggregata. Anche i connotati fisici dell’Isola rispecchiano le caratteristiche che abbiamo individuato:la nuova area in costruzione, a confine con il Garibaldi, può fungere da porta di ingresso, anche se non si tratta di una semplice porta, perché il futuro ingresso all’Isola, pur essendo più semplice di quello attuale, sarà comunque pedonale e “mediato” dal parco. In questo senso l’Isola manterrà la sua “diversità” senza venire inglobata da Corso Como. Dall’ingresso dell’Isola (dove sorge la Fondazione e sorgerà l’Incubatore dell’Arte e dell’Artigianato) si prosegue poi su via mina” con un altro luogo significativo, che può costituire anch’esso un ingresso: la Fonderia Napoleonica. Girato l’angolo, a lato delle dorsali si trova, nel giro di pochissime centinaia di metri, un reticolo di vie secondarie, ognuna delle quali è sede di numerose attività artistiche, artigianali, professionali, nonché commerciali. In pratica cosa verrà realizzato? Le linee guida date dalla Regione Lombardia prevedono che i progetti di valorizzazione siano composti da interventi di comunicazione e marketing, promozione e animazione, ma soprattutto da interventi strutturali di qualificazione urbana, accessibilità e mobilità, sicurezza e gestione di servizi in comune. Per quanto riguarda la comunicazione e il marketing abbiamo proposto la creazione di logo e immagine coordinata del Distretto, da utilizzare per ogni iniziativa, in modo da dare riconoscibilità e continuità nel tempo alla promozione e allo sviluppo delle attività. Altra proposta: una guida cartacea dell’Isola, per diffondere una conoscenza qualificata e qualificante del quartiere, che racconti in modo intelligente e accattivante la ricchezza di un luogo ricco e articolato come l’Isola, rendendolo una meta interessante sia per il visitatore occasionale, sia per il cittadino di Milano, che magari non conosce le potenzialità del quartiere. Sulle iniziative di promozione e animazione il nostro progetto mira al potenziamento e alla valorizzazione degli eventi già presenti in quartiere, in modo da dare visibilità alla vivacità tipica del distretto e promuovere una “crescita” commerciale e culturale delle realtà presenti sul territorio. Verrà inoltre realizzato un portale di distretto contenente notizie, informazioni e caratteristiche dell’Isola.Questo servirà anche come punto di incontro virtuale per le realtà stesse del quartiere, che potranno utilizzarlo come mezzo di scambio di informazioni per l’organizzazione di attività ed eventi collettivi legati alla rete di distretto e rivolti alla città. In termini di qualificazione urbana ci siamo focalizzati su interventi relativi al verde e all’arredo urbano. Un primo esempio è la proposta di risistemare il verde nella porzione compresa tra via Thaon di Revel e via Lario, prospiciente su piazzale Segrino. Questa riqualificazione è volta a dare maggior sicurezza e vivibilità alla zona e si incentra sulla possibilità di realizzare un’installazione di giochi e strutture in collaborazione con la Fondazione Catella, in continuità con l’esperienza de “Il parco dei diritti dei bambini” già realizzato nel giardino della Fondazione. Un secondo esempio è la proposta di bandire un concorso d’idee di arredo urbano per panchine, spazi gioco, fioriere, tende, illuminazione per le principali vie commerciali del quartiere (via Borsieri e via Thaon Di Revel) e per le zone di accesso all’Isola (via Pepe, via Pastrengo, ecc.). A livello operativo infine, ci siamo immaginati la creazione di uno sportello di distretto che si occupi della realizzazione delle attività, nei primi diciotto mesi e su lungo periodo, e che offra servizi di informazione e formazione al Distretto, oltre che di promozione attiva verso l’esterno. È prevista una “cabina di regia” cittadina composta da Comune ed Unione del Commercio (che gestiranno i fondi) e un coordinamento locale composto da Unione, rappresentanti delle Associazioni di commercianti, rappresentanti del Consiglio di Zona (che finora è stato informato ufficiosamente, poiché non c’è nulla di formale fino all’approvazione regionale) e rappresentanti del partnerariato locale (privati e associazioni). Quali sono i tempi previsti? Il progetto per l’Isola è stato incluso, insieme a quelli di altri 5 distretti, nella candidatura della città di Milano, presentata dal Comune alla Regione Lombardia il 15 gennaio. La Regione ha 120 giorni per esprimersi, quindi entro il 15 maggio sapremo se il nostro progetto è stato accolto. Da quel momento potremo partire a pieno regime con le attività e conosceremo anche il finanziamento che ci è stato concesso. La Regione infatti potrebbe approvare in toto o in parte il progetto e il relativo piano economico, per il momento la proposta che abbiamo presentato ha un budget di spesa di un milione di euro, dove le risorse provengono in parte da privati, in parte dal Comune di Milano e in parte dalla Regione Lombardia. Un’ultima domanda: nessuna ombra in questa iniziativa? Non intravede nessun rischio per il quartiere in questa operazione? Non per essere retorici… ma in questo momento, così difficile per tutti, questa è un’occasione da prendere al volo. Anche fosse soltanto una goccia nel mare, io credo che intraprendere un percorso di valorizzazione, qualificazione e promozione del quartiere sia un fatto assolutamente positivo. Certo, bisognerà avere molta attenzione nella fase di realizzazione e gestione del progetto, evitando che nascano conflitti, che si sprechino risorse e che si ottengano effetti indesiderati… Ma tutto questo sta nella natura delle cose e in fondo sappiamo bene che solo chi non fa non sbaglia. ciali. Abbiamo chiesto all’architetto Domenico Di Marzo, presidente dell’associazione, oltre che proprietario di un prestigioso locale dal raffinato design di via Carmagnola, di illustrarci il suo progetto. Chi siete e dove volete operare? BottegheIsola è l’associazione maggiormente rappresentativa dei commercianti del quartiere, con i suoi 90 associati. Comprende commercianti, insegnanti, ambulanti, bambini, liberi professionisti, imprenditori, impiegate, associazioni di residenti, membri di comunità educanti (scuola, oratorio, circoli ricreativi…) che hanno messo a disposizione le proprie competenze personali e professionali per far crescere in team il proprio quartiere. La sfida di BottegheIsola nella cultura del “far distretto” si gioca in cinque parole: “rimboccati le maniche anche tu”, attraverso la promozione, lo sviluppo e la crescita degli otto Assi del Distretto individuati analizzando la struttura territoriale della nostra zona: a) Pollaiuolo-Archinto-Carmagnola-Pastrengo; b) De Castillia ang. Borsieri-Borsieri fino al civico 18Minniti-Garigliano-Sebenico; c) Pola-LagostaVolturno; d) Zara-Lagosta-Trau; e) Lario; f) Borsieri dal civico 22 –Thaon Di Revel; g) BassiFidia; h) Porro Lambertenghi. Come utilizzerete i soldi della Regione? Il primo punto comprende l’organizzazione di un concorso universitario per l’immagine e logo del distretto con Giuria composta da Giampiero Mughini (giornalista), da Leonardo Cascitelli (architetto-urbanista), da Gianna Terzani (vicepresidente Assocomunicazione), da Alessandra Segantini (architetto), da Daniele Mastrapasqua (architetto). Il secondo punto riguarda l’organizzazione di eventi, mercatini dei bambini, ecocompatibili, di prodotti biologici, di antiquariato e legati alle stagioni: 1 febbraio evento con le arance della salute; 1 marzo evento di primavera; 22/27 aprile Salone del Mobile in collaborazione con la regione Piemonte; 10 maggio evento “Via della Mamma”; 7 giugno evento d’Italia; 4 ottobre evento vitivinicolo in collaborazione con la regione Sicilia; 8 novembre evento d’autunno; 30 nov./8 dic. mercatini di Natale in collaborazione con la regione Trentino. Al terzo posto vengono gli investimenti per uniformare gli arredi e le illuminazioni di negozi e gazebo. Al quarto il potenziamento dell’illuminazione delle vetrine e delle vie del quartiere, come via Garigliano. Il quinto punto si riferisce all’allestimento di percorsi fioriti. Il sesto riguarda la valorizzazione della piazza Archinto secondo il progetto “le stanze di Archinto” con strutture per bambini, spazi per graffiti regolari e spazi per cani (l’albero “merdolino”). Al settimo posto prevediamo la riqualificazione del sottopassaggio ferroviario (uscita via Pepe) attraverso allestimenti secondo il Progetto “BicIsola”, oltre al potenziamento e la riqualificazione dei posteggi auto e moto. Il nono punto si riferisce all’eliminazione delle barriere architettoniche dalla scuola di via Dal Verme, realizzando gli scivoli a tutti gli incroci e posizionando semafori intelligenti.Al decimo posto abbiamo la videosorveglianza antigraffiti per gli abitanti e vetrine antisfondamento per le attività commerciali. E infine l’undicesimo punto prevede la gestione dei servizi, con apertura dello Sportello della Solidarietà, del Volontariato e del Pronto Intervento.Prossimamente sarà possibile consultare il Progetto integrale sul sito Internet www.bottegheisola.it. I tempi ci chiedono di abbandonare le vecchie e obsolete politiche gestionali di associativismo: la Competitività e l’Innovazione rappresentano le reali chiavi di volta per un vero cambiamento e rappresentano l’unica vera premessa capace di trasformare il commercio in agente di integrazione per lo sviluppo locale dei quartieri e dell’Isola. Riconoscere, sottolineare, tener conto, valorizzare devono essere la qualità di un progetto che si realizza solo attraverso l’organizzazione, le risorse ed il monitoraggio, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento, sia del pubblico che del privato, e la leadership di un progetto, informazione-comunicazione. Punto di partenza per rilanciare l’attività e la vivibilità del quartiere Isola deve essere l’analisi dei fattori critici presenti: del trasporto pubblico, dei parcheggi, degli spazi verdi, dell’arredo urbano, della sicurezza, delle feste di via, della quantità e della qualità dei negozi. L’azione dei commercianti deve generare valore economico e sociale aumentando e potenziando l’attrattiva delle vie con commercianti e puntando al valore dei servizi commerciali. Sono queste le due azioni capaci di creare il circolo virtuoso che porta al quartiere sia visitatori che migliorie della vitalità delle vie. Non basta più avere flusso di clienti, tutti i commercianti devono puntare al miglioramento dei servizi, al valore aggiunto quale attività di marketing, come promozione e pubblicità, e quale attività di servizi “comuni” complementari e di accoglienza come arredo, pulizia e sicurezza. Siamo sicuri che il Comune di Milano, la Regione Lombardia e l’Unione del Commercio sapranno quali progetti valorizzare, se preferire lo spostamento di monumenti, il finanziamento di opere private ed altre opere di breve respiro o finanziare la rinascita di quello che probabilmente è l’unico vero quartiere storico di Milano. Sotto, il progetto del monumento ai caduti della Resistenza in piazzale Segrino (offerta 1). In basso la copertina dell’offerta di BottegheIsola. Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. ANNIVERSARI Don Eugenio Bussa e la sua Isola Quarantanove anni di sacerdozio “sempre sulla breccia” Primo Carpi il 30 gennaio 1977. C’è tutta l’Isola. Foto d’epoca mostrano una folÈ la incredibile lungo il percorso che porta il feretro di Don Eugenio, improvvisamente mancato il giorno prima mentre si accingeva a dire messa, attraverso le vie del suo rione. Ci sembra naturale inaugurare la galleria dei personaggi e delle istituzioni dell’Isola con questa figura di prete e di educatore di tre generazioni di ragazzi che con gli anni, anziché sbiadire, diviene sempre più luminosa. Già quell’anno, per Sant’Ambrogio, il Sindaco Tognoli consegna al suo Patronato l’attestato di Benemerenza Civica del Comune. Nell’aprile del 1981, poi, con una procedura straordinaria, Don Eugenio ritorna nella sua chiesa del Sacro Volto, dove una grande lapide-coperchio (sotto la navata sinistra) ne ricorda il motto “Sempre sulla breccia!” e i quarantanove anni di sacerdozio nell’Oratorio del Patronato. Nel 1987 la Scuola Elementare di via Dal Verme gli dedica un’aula di educazione musicale. E a ragione, perché la composizione e la direzione corale sono state una parte importante dell’attività di Don Bussa. Dieci anni dopo la sua morte, grazie ad amorevoli e non facili indagini, suffragate da testimonianze dirette, diviene di pubblico dominio un segreto molto ben custodito: l’occultamento con falsi nomi e sotto la sua personale responsabilità, di bambini ebrei negli anni tragici delle leggi razziali. E il 28 marzo 1990 la Commissione di Omaggio ai Giusti tra le Nazioni delibera di concedergli alla memoria la Medaglia dei Giusti e di murare una targa con il suo nome sul Viale dei Giusti a Gerusalemme, accanto al Museo della Shoah. Questo forte riconoscimento innesca, nello stesso anno, una sequenza di toccanti avvenimenti. Innanzitutto la consegna al Cardinal Martini, proprio nella chiesa di Don Bussa, della massima onorificenza ebraica, ovvero l’Iscrizione al Libro d’Oro del KKL (Keren Kayemet Leisrael), il Fondo Nazionale Ebraico. Poi la scopertura, alla presenza del Console d’Israele a Milano, di una solenne lapide a Serina, cittadina della bergamasca nel cui convento Don Bussa aveva costituito nel ‘43 un’incredibile “casa di sfollamento” per ragazzi, gruppo dei bimbi ebrei compreso. Poi ancora il dono di migliaia di pianticelle allo stato di Israele da parte degli ex allievi di Don Bussa. Il 25 marzo 1996 il Sindaco Formentini inaugura l’intitolazione “Eugenio Bussa - Sacerdote” del cavalcavia che superando il complesso dei binari della stazione F.S. di Porta Garibaldi, unisce la via Quadrio alla via Borsieri. Il 21 dicembre 2002, Giornata della Riconoscenza, la Provincia di Milano conferisce a Don Eugenio il Premio Isimbardi (alla memoria). Nel 2004,centenario della nascita,l’Associazione Don Bussa mette una lapide sulla facciata della natia casa di ringhiera di Via Confalonieri, 11 ed il KKL dona alla chiesa di Don Bussa un ulivo. Anche l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) rende omaggio ogni anno alla tomba di Don Eugenio in due occasioni: il 25 aprile e il 29 gennaio, anniversario della sua morte. Don Eugenio è un figlio ed un padre dell’Isola. Nato il 3 settembre 1904, ancora bambino comincia a frequentare l’Oratorio del Patronato S. Antonio, istituzione fondata nel 1897 per dare alloggio ed assistenza religiosa e civile ai giovanetti privi di appoggio a Milano e sbarcata, ancora molto incompleta, all’Isola in Via Borsieri 18 nel 1909. L’anno stesso della sua ordinazione (1928) Don Eugenio torna al suo Patronato come vicedirettore, ne diventerà direttore nel 1937. Resterà appunto “ sulla breccia” sino a quel mattino del 29 gennaio 1977. Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale.Tanti dei suoi ragazzi del Patronato chiamati sotto le armi non fanno ritorno. Ma Don Eugenio intensifica la sua opera di protezione fisica e morale. Nel febbraio del ‘43 apre la colonia di Serina, già menzionata, aperta oltre che ai ragazzi dell’Isola, a quelli della zona ed ai figli dei dipendenti della vicina Pirelli. Sicurezza, vitto e alloggio per oltre cento ragazzi e la possibilità di proseguire regolarmente la scuola! Commuovono i documenti di quell’epopea! Un foglio diligentemente compilato documenta che per sei sere della settimana la cena è costituita da minestra di riso e da marmellata (40 grammi). La domenica sera, invece, festa grande! Minestra di pasta, dolce e …marmellata. Nel ‘43, anno di sbandamento totale di tutto il Paese, diversi spezzoni incendiari colpiscono e distruggono il pensionato rifatto e inaugurato pochi anni prima! Don Eugenio non si arrende, anzi, nell’interminabile nottata che per due anni avvolge il Paese, supera se stesso. Per evitare che i giovani rientrati dopo lo scioglimento dell’esercito possano essere arruolati a forza o deportati, falsifica certificati, nasconde, fa nascondere… Nella sua casa ospita perseguitati politici. Una notte anche Ferruccio Parri, capo del Fronte Nazionale di Liberazione. Nel novembre del ‘44 tocca anche a Don Eugenio. Prelevato dalla famigerata polizia politica Muti,viene portato nella scuola Schiapparelli (vicino a corso Garibaldi, adibita a carcere e luogo di torture) e interrogato duramente. Don Bussa non parla. Parlano invece la gente dell’Isola che esce in strada e il cardinale Schuster che interviene e “per stavolta” salva il suo prete dalla deportazione. Poi la guerra finisce. L’edificio del pensionato risorge nel 1946, ancora più grande. Centinaia gli iscritti. Nei primi anni del dopoguerra poi, vengono (incredibilmente) costruite due colonie montane (quella di Il Patronato Sant’Antonio “Patronato Sant’Antonio per la protezione dei giovani Ila loperai” viene fondato a Milano nel 1897 da privati con collaborazione della Conferenza di S. Vincenzo, Suo scopo la costituzione di un pensionato per accogliere i molti lavoratori, spesso ancora adolescenti, soli in città e possibile preda di persone senza scrupoli. Parallelamente al pensionato, il Patronato dovrebbe gestire anche una attività oratoriana. Ma solamente nel 1901, in un locale di via Lario 11 precedentemente adibito a stalla, e sotto alcune tettoie, ha inizio l’attività oratoriana. Una costruzione più adeguata resta solo a livello di …prima pietra, sino a che, nel 1909, viene acquistato dal Patronato un complesso in via Borsieri che comprende un fabbricato a quattro piani, diversi fabbricati minori, un corpo di fabbricato ad uso teatro (Teatro Internazionale). Per qualche anno la nuova sede continua ad ospitare la sola attività oratoriana, ma il 13 giugno 1916, pur nel travaglio della prima guerra mondiale, viene inaugurato il primo pensionato con cinquanta posti letto. Nel novembre 1925 vengono inaugurati un nuovo dormitorio con altri cinquanta letti e una nuova chiesa (mai consacrata) ricavata nelle strutture dell’ex “Teatro Internazionale” che, per altro, ritorneranno alla loro originale funzione nel 1938 come nuovo salone cinema-teatro del pensionato (ulteriormente rafforzato) poiché una vera e propria chiesa, la chiesa del Sacro Volto, è consacrata nel 1936 in via Sebenico. In quegli anni il pensionato è in grado di accogliere oltre centocinquanta giovani, l’oratorio oltre quattrocento ragazzi! Nei bombardamenti dell’agosto 1943 oratorio e pensionato vengono colpiti in due riprese. Il secondo bombardamento è fatale per il pensionato che si trasforma in un immenso braciere. Quegli anni tremendi aprono altre ferite ancora più gravi nel cuore del Patronato. Sono diciassette i suoi giovani caduti in guerra. In Italia, Albania, Egitto, Somalia, Polonia, Russia… Anche adesso nel cortile dell’attuale Oratorio c’è una piccola campana, fusa nel lontano 1947, sulla quale sono riportati i loro nomi. Nel giugno del 1948 si dà inizio alla riedificazione del pensionato, inaugurato il 30 ottobre 1949. Un piano in più rispetto all’edificio precedente e, naturalmente, maggiori confort. Negli anni che seguono, il Patronato resta indissolubilmente legato alla figura di Don Bussa sino alla sua scomparsa nel gennaio del 1977. Sono gli anni della ricostruzione materiale e morale del Paese e della città e anche il Patronato fa la sua parte. In via Borsieri e …fuori. A Branzi in Val Brembana, nel 1946, viene aperta “la Montanina”, colonia per bambini dai 6 ai 12 anni. Arriverà ad ospitare, in diversi turni, fino a duecentocinquanta bambini per singola stagione! Per i più grandi, invece, dopo una soluzione condivisa con altre realtà lombarde a Trona, il Patronato (leggi Don Bussa) cerca e trova una soluzione tutta sua al Passo di Gavia a 2652 metri. Dal 1948 al 1958, anno della sua inaugurazione ufficiale, la casa-rifugio (vera icona dello spirito di Don Bussa) viene man mano attrezzata, consolidata, ingrandita. E, ulteriormente ampliata, sarà aperta dal 1974 anche alle ragazze dell’Isola. Altro tassello della presenza del Patronato nel rione sarà l’acquisizione-dono della bella Villa Delle Piane a Marina di Massa nel 1953. Estesa anch’essa vent’anni dopo alle bambine. Nella prima metà degli anni 80 tutto rapidamente si trasforma. Viene istituita la Parrocchia del Sacro Volto e ad essa vengono trasferite proprietà ed attività del Patronato che viene disciolto nel 1985. Le mutate condizioni socioeconomiche determinano inoltre la graduale contrazione del pensionato che viene chiuso negli anni 90. Branzi e l’altra, mitica, del passo Gavia a 2650 metri!) e, nel 1953, viene “acquisita” una colonia marina a Marina di Massa. I diari e le lettere dei ragazzi di quegli anni sono eloquenti! Una giovinezza tutta riempita, ma non invasa, dalla personalità di Don Bussa. L’aggettivo che ricorre è “mitico”, Mitica la sua giacca a vento a volte prestata o regalata a chi ne aveva bisogno.Mitica la sua stilografica con la quale falsificava appunto permessi e lasciapassare traguardando controluce le firme originali. Mitica la sua partita a ping pong nella quale mette fuori combattimento tre campioncini provinciali un poco troppo vanesi. Usando come racchetta un suo scarpone da montagna! Mitica la volta che va a prendere un gruppo che si è smarrito in montagna e resta fuori con loro tutta notte. Nel settembre 1973 (anno di grandi stravolgimenti urbanistici per l’Isola¸ Stecca compresa) l’Orfanatrofio femminile di Via Confalonieri cessa le sue attività causa esproprio da parte della Metropolitana Milanese. E il Patronato Sant’Antonio, sino allora istituzionalmente maschile, si occupa anche dell’altra metà del cielo! È l’ultima, durissima, battaglia di Don Eugenio. Esasperato per le porte chiuse delle istituzioni, chiede un prestito ai suoi ex allievi che …rispondono. E il 2 ottobre 1977, post mortem quindi, viene aperto il nuovo Oratorio Femminile del Patronato di Sant’Antonio di Via Sebenico 29! L’Isola non dimentica. C’è un’Associazione Don Bussa attiva e generosa, costituita dagli ex allievi del Patronato sparsi per tutto il mondo, alla quale è possibile rivolgersi per avere notizie, documenti, filmati. Anche chi scrive l’ha fatto, accolto con la lombarda cordialità di un tempo dal suo presidente Armando Forno, ed ha utilizzato in queste righe molte di quelle fonti. Ogni tanto, durante l’intervista, qualche “ragazzo” si affacciava, s’inseriva e, immediatamente, un’altra epica storia di Don Bussa prendeva corpo. Al momento di accomiatarmi mi ricordano che domenica mattina 8 febbraio ci sarà, sotto il mitico “portico 18” di Via Borsieri, la scopertura di una lapide dono dell’Associazione Commercianti e Artigiani di Via Borsieri e dell’Associazione Don Bussa. La storia di Don Bussa e della sua Isola continua. Si riassume in una saletta e una balconata. Gli elementi di arredo sono in stile coloniale, cucina e vini raffinati. Ex Mauri propone una cucina legata ai prodotti del territorio che di volta in volta la stagione offre. Accanto ai piatti tradizionali si possono trovare i classici del Veneto e novità dettate dalle più recenti abitudini alimentari e pietanze ispirate alla gastronomia regionale Via Confalonieri 5 - Tel 02.60856028 Chiuso la domenica e sabato a mezzogiorno Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra. Via Gallarate, 58 - Milano Tel. 02.3086889 - [email protected] Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.