Redazione: Piazza Cavour 17 - 00193 Roma • Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale 70% - Milano IL MAGAZINE PER LA DISABILITÀ / APRILE 2015 / NUMERO 4 ISTRUZIONE Le scuole speciali esistono ancora ALEX ZANARDI INTRATTENIMENTO Un videogioco solo in formato audio Le mie “piccole” imprese Ispirare gli altri mi scalda il cuore EDITORIALE di Giovanni Paura Direttore Centrale Prestazioni Sanitarie e Reinserimento, Inail Ritorno al lavoro. Dalla legge di stabilità nuovi strumenti L a legge di stabilità ha portato una buona notizia per il nostro Istituto. O meglio per tutti i lavoratori infortunati le cui esigenze e bisogni sono stati sempre al centro dei nostri interessi. Con il comma 166, articolo 1, sarà infatti di nuovo possibile accompagnare i nostri assistiti verso il pieno recupero di una vita lavorativa e sociale, magari diversa da quella prima dell’incidente, ma ugualmente ricca e potenzialmente appagante. Dopo sei anni dal termine della sperimentazione prevista dal decreto legislativo 38 del 2000 possiamo tornare a occuparci del ritorno al lavoro dopo un infortunio a 360 gradi. Mettendo a frutto un patrimonio di conoscenze e competenze costruito in decenni di vicinanza e condivisione con chi ha avuto la sventura di vedere sovvertita la propria esistenza a causa di un incidente occorso durante lo svolgimento della propria attività lavorativa. Un impegno perfettamente in linea con la missione dell’Istituto, che non prevede solo di risarcire gli infortunati e di garantire loro un A partire da quest’anno l’Inail potrà di nuovo occuparsi di reinserimento lavorativo a tutto campo adeguato tenore di vita. Ma anche di accompagnarli lungo nuovi sentieri umani e professionali, che permettano di utilizzare le capacità residue e di scoprire nuove e nascoste abilità. Fino al 2009 l’Inail ha potuto perseguire questo obiettivo sostenendo il ritorno al lavoro attraverso interventi di orientamento e sviluppo delle capacità possedute. Nello stesso tempo sono stati portati a termine progetti per il superamento e/o l’adeguamento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro. Un’operazione, quest’ultima, indispensabile a costruire una società accessibile a tutti ed effettivamente senza barriere, in grado di mettere i lavoratori disabili sullo stesso piano di tutti gli altri. Con la fine della sperimentazione sono stati dunque interrotti progetti e processi avviati sul territorio insieme ad altri enti e organismi interessati. Nel frattempo l’Istituto ha varato un nuovo Regolamento protesico e – attraverso i centri di Budrio e Volterra – è riuscito a raggiungere nuovi obiettivi nel campo delle protesi e della riabilitazione motoria. Successi che continuano a mettere al centro la persona e i suoi bisogni, primo fra tutti quello di poter recuperare un ruolo attivo all’interno della famiglia e del contesto sociale e lavorativo. Perché la nostra esperienza ci dice che tornare alla vita attiva e produttiva vale quanto e più di qualsiasi rendita. È la prima e più importante domanda che gli infortunati rivolgono alle équipe multidisciplinari, presenti sui territori per aiutare gli assistiti a recuperare quell’integrità psichica e fisica che l’incidente ha minato. E che è possibile ricostruire con pazienza e spirito di innovazione, grazie anche a quegli strumenti normativi che la legge di stabilità rimette ora a disposizione del nostro lavoro. SuperAbile INAIL 3 Aprile 2015 NUMERO quattro Aprile 2015 EDITORIALE 3 Ritorno al lavoro. Dalla legge di stabilità nuovi strumenti di Giovanni Paura sotto la lente 20 Non è mai troppo tardi per studiare di M.T. ACCADE CHE... PORTFOLIO L’INCHIESTA speciali di Michela Trigari INSUPERABILI 18 Questa vita mi sta comoda. in crescita a cura del Cip tempo libero 28 L’avventura sonora di Thork e Louise di Antonio Storto Intervista ad Alex Zanardi di Laura Pasotti SuperAbile Inail Anno IV - numero quattro, aprile 2015 Direttore: Giovanni Paura In redazione: Antonella Patete, Laura Badaracchi e Diego Marsicano Direttore responsabile: Stefano Trasatti Hanno collaborato: Hélène D’Angelo, Chiara Ludovisi, Maurizio Molinari, Ambra Notari, Laura Pasotti, Mauro Sarti, Antonio Storto, Michela Trigari di Redattore Sociale; Comitato italiano paralimpico; Erica Battaglia, Rosanna Giovèdi, Daniela Orlandi, Alessandra Torreggiani del Consorzio sociale Coin; Ilaria Cannella, Cristina Cianotti, Francesca Iardino, Elisa Lorenzetti, Monica Marini, Mariella Pedroli dell’Inail Cooperativa Aristotele di M.T. Start-up LaM!: giochi per tutti di M.T. Visioni/1 Nasce in Thailandia la banda di ragazzi non vedenti di Hélène D’Angelo 41 Visioni/2 Dall’Uganda a Rio 2016: la sfida RUBRICHE di un pugile cieco 36 Inail... per saperne di più In mostra In scena come attori per scoprire Figli autistici come opere d’arte nuove abilità di Chiara Ludovisi 37 Previdenza 42 Frontiere Congedo straordinario. Come L’uomo che ascolta i colori funziona la pensione anticipata di M.T. 38 Senza barriere Access City Award 2015: vince la svedese Borås 39 L’esperto risponde Mobilità, Ausili Editore: Istituto Nazionale Via Boncompagni 41 - 20139 Milano Un ringraziamento, per averci gentilmente concesso l’uso delle foto, a scuola “Rudolf Steiner” di Milano (pagg. 4, 15-16), Fabio Moscatelli (pagg. 4, 34), Irccs “Medea” - Associazione La nostra Famiglia (pagg. 8-12), Istituto “Magarotto” di Padova (pag. 13), Istituto “Colosimo” di Napoli (pag. 14), Bmw (pagg. 18-19), archivio Pio Istituto dei sordi di Milano (pagg. 22-25), Federpesistica (pag. 26-27). Autorizzazione del Tribunale di Roma In copertina: foto © Bmw per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro Redazione: SuperAbile Inail c/o agenzia di stampa Redattore Sociale Piazza Cavour 17 - 00193 Roma E-mail: [email protected] Stampa: Tipografia Inail numero 45 del 13/2/2012 Progetto grafico: Giulio Sansonetti SuperAbile INAIL miscellanea 40 Che impresa famiglia Bélier di Antonella Patete 31 Comunicazione facilitata: vale per un’autobiografia? di Laura Badaracchi 34 Viaggio nello stato vegetativo di A.P. 35 Quando Franco cantò il mondo senza barriere. Ma non era il suo di Mauro Sarti 5 Più accessibilità con Expofacile.it 22 Come eravamo 6 L’Italia spinge per i diritti dei SPoRT disabili nei Paesi in via 26 Sollevamento pesi: movimento di sviluppo 8 Quel che resta delle scuole CULTURA 30 Il fascino indiscreto della 4 Aprile 2015 ACCADE CHE... milANO Più accessibilità con a Expofacile.it D ieci itinerari senza barriere, dalle vie dello shopping a San Siro passando per la stazione, il Duomo, il castello Sforzesco. E poi Expofacile.it, il portale che offre ai visitatori disabili tutte le informazioni necessarie per muoversi in autonomia a Milano in vista dell’Esposizione universale in programma dall’1 maggio al 31 ottobre. Previsti inoltre due punti informativi, uno all’interno dell’area espositiva e uno in centro (all’Urban center di galleria Vittorio Emanuele), e una ventina di taxi adattati. Il lavoro della task force sull’accessibilità dell’Expo di Milano – composta da Comune, Regione Lombardia, Asl, aziende ospedaliere, associazioni come Ledha, Uic e Fand, Unicredit Foundation e altri enti – ha dato i suoi frutti. «I mesi dell’Expo costruiranno l’eredità di una città pienamente inclusiva – ha spiegato Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle Politiche sociali –. Quanto fatto finora è solo l’inizio di un percorso culturale». Intanto, Expofacile. it contiene le schede informative sull’accessibilità di ristoranti, strutture alberghiere, musei, chiese, cinema e teatri. Particolare attenzione è stata dedicata alla mobilità, attraverso la mappatura dei mezzi di trasporto e l’identificazione di itinerari turistico-culturali per le persone disabili. mondo Inail «Milano deve diventare una città per tutti – ha detto l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran –: stiamo lavorando per facilitare ulteriormente l’accesso a bus, metro e pass auto temporanei» per Ztl, corsie riservate o Area C. [M.T.] Europa A Benevento un corso di pc per invalidi del lavoro Crimini d’odio contro i disabili: «Servono leggi specifiche» n corso di computer per superare quelle “barriere virtuali” che spesso impediscono alle persone con disabilità il pieno accesso alla rete, ai suoi strumenti e all’opportunità di dialogare con il mondo. È il progetto “Inform@bili - Abili con Internet”, frutto di un’intesa tra l’Inail di Benevento e l’associazione Informatici senza frontiere e rivolto a un gruppo di invalidi del lavoro: 15 ore d’aula per favorire l’inclusione sociale e ridurre il digital divide. «Spesso le tecnologie informatiche non sono sfruttate al meglio per la mancanza di giusti stimoli o del supporto di tutor disponibili a percorsi didattici personalizzati – affermano i promotori dell’iniziativa –. Il corso vuole essere, oltre che uno spazio formativo, anche un’occasione per favorire esperienze aggregative e relazionali». e isolamento e tendano a denunciare con minore frequenza i maltrattamenti subiti. Ad aggravare la situazione, c’è poi il fatto che – anche quando una persona disabile sporge a legislazione della denuncia – le autorità Ue e quella dei sincompetenti e la polizia goli Stati membri deve spesso non evidenziano prevedere norme che la disabilità come la tutelino le persone con motivazione dell’abuso. disabilità contro i crimini L’agenzia chiede dunque d’odio e la violenza. lo stesso trattamento con Questa la raccomandacui vengono affrontati zione dell’Agenzia per i gli episodi di razzismo, diritti fondamentali Fra, xenofobia e omofobia, che sottolinea come le oltre a una migliore persone disabili siano formazione per le forze vittime di stigmatizzadell’ordine e i magistrati. zione, discriminazione [Maurizio Molinari] U SuperAbile INAIL L 5 Aprile 2015 ACCADE CHE... SENZA BARRIERE Partnership tra Cip e Rai. Per il prossimo biennio il servizio pubblico radiotelevisivo diventa sponsor di maglia del Comitato italiano paralimpico, affiancando le Nazionali nel loro percorso di avvicinamento ai Giochi Ecco la Guida ai musei di Torino per non vedenti L’ Associazione pro retinopatici e ipovedenti (Apri) e il Centro servizi per il volontariato Idea solidale hanno dato vita alla Guida ai musei di Torino per persone non vedenti. L’opuscolo contiene 26 schede relative ai musei cittadini che offrono percorsi ad hoc, plastici oppure opere tattili, audiodescrizioni, pannelli in Braille e visite guidate per un pubblico di persone con disabilità visiva. «Le esposizioni sono fatte per essere visitate – dice Marco Bongi, presidente dell’Apri –. Per questo molte strutture si stanno attrezzando per renderle accessibili». La guida viene distribuita gratuitamente nei principali musei torinesi oppure va richiesta all’associazione. Per informazioni: apri@ ipovedenti.it. di Rio de Janeiro 2016. «Un accordo in grado di attivare sinergie che coinvolgano sostenitori del mondo paralimpico», ha commentato Luca Pancalli, presidente del Cip. Cooperazione L’Italia spinge per i diritti dei disabili nei Paesi in via di sviluppo P rotezione in situazione di emergenza, educazione inclusiva, accessibilità. È la spinta dell’Italia, durante il semestre di presidenza dell’Unione europea conclusosi a dicembre, per promuovere i diritti delle persone con disabilità all’interno dei progetti di cooperazione internazionale: un impegno che riguarda soprattutto l’aiuto umanitario in caso di catastrofi naturali o conflitti e la scuola. Fa passi avanti l’attuazione del Piano di azione sulla disabilità della direzione generale Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri. Con due sottolineature: l’azione di sensibilizzazione in ambito europeo e quella che il governo italiano sta promuovendo per definire gli indicatori specifici sulla disabilità in ambito Ocse e Onu, volti a garantire più attenzione da parte dei nuovi Obiettivi di sviluppo post 2015. Nel mondo otto persone disabili su dieci vivono nei Paesi poveri e si stima che il 20% delle invalidità derivi da malnutrizione. Europa L’obesità non può essere causa di licenziamento N essuna azienda può licenziare un lavoratore per via del suo peso. L’obesità, infatti, va considerata come una forma di disabilità. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia europea nella sentenza sul caso del danese Karsten Kaltoft (160 chili), che il Comune di Billund ha lasciato a casa dopo anni di lavoro come babysitter. Per l’amministrazione locale per mancanza di bambini, per la parte SuperAbile INAIL lesa a causa della sua taglia. La Corte ha fatto valere il principio che vieta le discriminazioni sul lavoro per motivi di religione, credo, disabilità, età e orientamento sessuale: se lo stato di obesità di 6 Aprile 2015 un lavoratore comporta una limitazione, si è di fronte a un “handicap”. La Corte di giustizia non risolve però la controversia nazionale. Spetterà ai giudici danesi stabilire la ragione del licenziamento di Karsten. L’EVENTo Erasmus Compie dieci anni la onlus per chi ha la sindrome di Sjögren G rave patologia degenerativa, finora poco conosciuta, la sindrome di Sjögren «è un problema sociale. Ancora non inserita nel Registro nazionale delle malattie rare e nei Livelli essenziali di assistenza, non è guaribile; provoca secchezza degli occhi, bocca, pelle, organi genitali, esofago; può aggredire vari organi e apparato osseoarticolare, cardiovascolare, oltre ad associarsi a malattie autoimmuni», dichiara Lucia Marotta (nella foto), presidente della onlus Animass (Associazione nazionale italiana malati sindrome di Sjögren), che ad aprile ha festeggiato il suo decennale con 1.910 soci e circa 5mila pazienti contattati. «La sindrome colpisce le donne in nove casi su dieci, anche in età giovanile, a partire da 15 anni con un picco tra i 20-30 e i 40-50; quindi sono necessarie sia la diagnosi precoce che la riabilitazione per evitare degenerazioni e mantenere le abilità residue motorie», osserva Marotta. [L.B.] 24 ragazzi Down italiani a lavorare in ostello di braccia e di cervelli”. È il “ uga progetto che coinvolge 24 giovani F dell’Aipd (Associazione italiana persone down) e che offre tirocini formativi presso l’Inout Hostel di Barcellona. Un’occasione di socializzazione e di inserimento lavorativo all’estero per mettere alla prova le competenze acquisite nel percorso scolastico. L’iniziativa è finanziata dal programma comunitario Erasmus Plus con la partnership di Icaria Iniciatives Socials nell’ambito della “Mobilità ai fini di apprendimento”. Il progetto copre vitto e alloggio per i partecipanti, oltre a un corso di lingua. I ragazzi, tutti tra i 18 e i 28 anni, sono accompagnati a gruppi di quattro da due tutor e provengono da Arezzo, Bari, Belluno, Caserta, Cosenza, Latina, Mantova, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Viterbo e dalla Versilia. Campania Nasce l’Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità È stata la Regione Campania a dare vita all’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità. Il suo compito sarà quello di vigilare e monitorare la situazione soprattutto in relazione al rispetto della normativa in essere e farà capo all’assessorato regionale alle Politiche sociali. Dell’Osservatorio fanno parte diversi esponenti del terzo settore, dei sindacati e delle associazioni (come per esempio l’Anida, la Uic, Federhand e l’Anci), insieme a vari rappresentanti della Regione delegati per le politiche sociali e culturali, il lavoro, la ricerca, l’università, la salute e il turismo. documentazione Riviste e newsletter: ecco i cataloghi dell’informazione sociale U n catalogo delle riviste italiane sociali e sociosanitarie che segnala 240 testate prodotte da case editrici, organizzazioni del terzo settore, istituti di ricerca, ministeri e altri enti, la nuova edizione della raccolta di newsletter. Ma anche rassegne stampa online e agenzie specializzate sulle tematiche sociali a cui presto si aggiungerà un registro nazionale dei centri di documentazione o biblioteche dedicati. È un lavoro davvero certosino quello dello Sportello sociale SuperAbile INAIL del Comune di Bologna, che dal 2013 produce anche InfoDoc, una newsletter bimestrale sull’informazione e comunicazione del sociale (dall’editoria ai nuovi media, dal cinema alla televisione). Disabilità, terza età, dipendenze, immigrazione, 7 Aprile 2015 pace e diritti, politiche sociali, salute mentale, sanità e non profit sono solo alcuni degli argomenti trattati. Tutti i cataloghi possono essere consultati sul sito http:// informa.comune.bologna. it/iperbole/sportellosociale/ servizi/4352/59645. [M.T.] l’inchiesta L’altra istruzione In Italia sono una settantina e vengono scelte soprattutto per insoddisfazione verso i percorsi tradizionali. Molte si appoggiano a un centro di riabilitazione. Poi ci sono gli Istituti per l’istruzione dei sordi, le scuole per ciechi e quelle integrate, mentre la filosofia steineriana propone la pedagogia curativa. Ma Belgio, Germania e Olanda preferiscono le scuole differenziali, che spesso rappresentano un’eccellenza Quel che resta Michela Trigari A ngela ha lasciato la Calabria per iscrivere la figlia disabile alle medie del centro “La nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lecco) «dopo un’esperienza non buona con la scuola ordinaria». Ana, invece, residente a Pesaro ma originaria della Moldavia – dove ha frequentato le scuole speciali per non udenti –, ha scelto l’Istituto statale per l’istruzione dei sordi di Padova «per via della possibilità di seguire le lezioni anche in lingua dei segni». Nell’Italia dell’integrazione scolastica quasi nessuno ne parla, forse perché sono poche o forse perché sono un tabù, ma le scuole speciali, quelle cioè per bambini e ragazzi con disabilità, esistono ancora: sono una settantina (24 solo in Lombardia). A frequentarle circa 1.800 alunni, anche stranie- SuperAbile INAIL 8 Aprile 2015 ri, su 189.500 studenti disabili nella fascia d’età dell’obbligo formativo, e solo lo 0,3% sono private (dati 2012 dell’Agenzia europea per i bisogni speciali e l’educazione inclusiva). La normativa italiana infatti – dalla legge 118 del 1971 alla legge 517 del 1977 – non le ha abolite: ha semplicemente spinto affinché l’istruzione avvenisse nelle classi “normali” della scuola pubblica, vietando le classi differenziali all’interno del sistema scolastico ordinario e istituendo la figura dell’insegnante di sostegno. Così le scuole speciali sono sopravvissute, dal nido alle superiori fino ai corsi di formazione professionale. Ma le più numerose sono le primarie. Molte si appoggiano a un centro di riabilitazione o a una comunità alloggio, soprattutto quelle per ragazzi con disabilità gravi o plurime – per esempio quelle che si delle scuole speciali trovano presso Casa Serena di Trento, la Fondazione don Gnocchi di Milano, l’Istituto “Vaccari” di Roma, facenti capo a un circolo didattico o a un istituto comprensivo –, mentre la “Rodari di Seregno (in provincia di Monza e della Brianza) e la “Paolo e Larissa Pini” di Milano sono scuole pubbliche tout court. In quest’ultima c’è spazio anche per l’italiano segnato, la comunicazione aumentativa alternativa e vari tipi di ausili; si lavora sull’autonomia e agli alunni è garantita la somministrazione di farmaci, l’assistenza medica e l’alimentazione tramite Peg in collaborazione con il personale sanitario dell’Unità operativa Sopra, un momento di lezione in una delle scuole con particolari finalità dei centri dell’Irccs “Medea-La nostra Famiglia” di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Per le disabilità sensoriali, invece, meritano attenzione soprattutto l’Istituto “Smaldone” di Roma, Salerno e Napoli (dai 3 ai 14 anni), l’Istituto statale per l’istruzione specializzata dei sordi “Magarotto” di Torino, Padova e Roma e le scuole per non vedenti “Keller” di Torino, “Nicolodi” di Firenze e “Colosimo” di Napoli (la prima è una secondaria di primo grado, mentre gli altri sono istituti statali di secondo grado). Ad Assisi, poi, l’Istituto comprensivo per ciechi e pluriminorati va dalla scuola dell’infanzia “Casoria” fino alle medie. Accanto ad alcuni di questi plessi sorgono i relativi convitti perché spesso gli studenti provengono da altre città. Esistono inoltre esperienze integrate: si tratta quasi sempre di ex istituti reliSuperAbile INAIL 9 Aprile 2015 giosi per non udenti che aprono la didattica a tutti – come per esempio la scuola dell’infanzia “San Francesco di Sales” di Pianezza (Torino), il Centro scolastico Effetà di Marola di Torri di Quartesolo (Vicenza), le scuole “Figlie della Provvidenza” di Modena e Carpi, il nido e la scuola dell’infanzia della Fondazione Gualandi di Bologna – oppure come la scuole media “Vivaio” per ciechi di Milano. Ma ci sono anche istituti ordinari che adottano programmi ad hoc, come al comprensivo di Cossato (Biella) e al “Barozzi” di Milano per il bilinguismo italiano/ lingua dei segni o come il progetto “Il Braille a scuola” al comprensivo 1 di Chieti, a cui partecipano tutti i compagni di classe di Sofia. E non mancano nemmeno i corsi di formazione professionale per non vedenti offerti dagli istituti per cie- l’inchiesta L’altra istruzione chi (Rittmeyer” di Trieste, “Cavazza” di Bologna, “Configliachi” di Padova, “Falqui” di Cagliari, Istituto dei ciechi di Milano) che, dagli anni Settanta in poi, hanno pian piano abbandonato la didattica per convertirsi ad altre attività di consulenza e supporto. Si tratta soprattutto di corsi di informatica, per ottenere il patentino Ecdl (European computer driving licence), per diventare centralinisti e operatori di call center: professione, questa, per cui la legge prevede ancora un Albo nazionale e il collocamento obbligatorio. ni che permettono loro di operare, il modello pedagogico di riferimento, le caratteristiche degli alunni disabili, le motivazioni che portano i genitori a sceglierle. L’unica indagine degna di nota è la ricerca Le scuole speciali in Lombardia a cura di Luigi D’Alonzo (edita da Vita e Pensiero nel 2012), finanziata dall’Ufficio scolastico regionale. Delle 24 scuole censite 17 sono primarie e 19 sono statali, la maggior parte sono inserite in centri di riabilitazione o istituti fondati da ordini religiosi dove a volte i ragazzi trascorrono l’inteUn caso di studio chiamato Lombar- ra settimana scolastica per fare ridia. A livello nazionale, però, non entro a casa solo nel weekend, non esiste un quadro generale capace di fotografare e analizzare la realtà Sotto alcuni studenti delle scuole delle scuole speciali italiane, le sov- con particolari finalità dei centri di venzioni e le eventuali convenzio- riabilitazione “Medea-La nostra Famiglia” SuperAbile INAIL 10 Aprile 2015 sono capillarmente presenti in tutta la regione e rappresentano solo lo 0,35% dell’offerta formativa. Nessuna chiede contributi alle famiglie, comprese le paritarie e le private. Ogni scuola speciale propone un’organizzazione variabile, con un numero di alunni disabili che va da 3 a 13 per ciascuna classe e un rapporto medio di circa un insegnante ogni tre studenti (coadiuvato da un educatore). L’età degli alunni è molto eterogenea: la scuola dell’infanzia accoglie bambini che superano i canonici sei anni di età previsti, mentre la primaria e la secondaria di primo grado hanno al loro interno studenti disabili che arrivano fino ai 18 anni. Tutti gli allievi presentano disabilità gravi: prevale il ritardo mentale (45%), seguito dalle alterazioni dello sviluppo (24%). Le Qui Europa. In Olanda una scuola internazionale per bambini autistici B convenzioni che permettono a queste scuole speciali di operare sono stipulate direttamente tra l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia e gli enti coinvolti, in base a un accordo ad hoc. Per quanto concerne la scelta delle famiglie, il 49% ha deciso autonomamente di far frequentare questa tipologia di scuola al proprio figlio, mentre la restante metà si è affidata al consiglio di un esperto. Dai dati analizzati si evince poi che la scelta delle scuole speciali è spesso determinata da insoddisfazione verso i percorsi tradizionali: i genitori intervistati giudicano invece positiva l’esperienza delle scuole speciali, capaci di offrire (in un unico ambiente) risposte multidisciplinari di natura riabilitativo-sanitaria e didattico-educativa per la presa in carico globale e continua del bambino. L’unico neo? La scarsa interazione con ragazzi che non siano disabili. “Medea-La nostra Famiglia”: liste d’attesa nelle sue scuole particolari. La signora Angela e sua figlia tredicenne si sono trasferite in provincia di Lecco due anni fa. Vengono da Reggio Calabria: il marito e gli altri due figli maggiorenni sono rimasti là. «Federica ha dei problemi di udito che risolve con le protesi e un lieve ritardo cognitivo. La materna e la primaria pubbliche frequentate nella nostra città non offrivano risposte adeguate e così, per le medie, abbiamo optato per quelle del centro di riabilitazione “La nostra Famiglia” di Bosisio Parini, dove mia figlia era già in cura da anni. Qui lavorano molto sull’autonomia, come anche sull’istruzione, e le classi sono omogenee per grado di disabilità. Siamo contenti dei risultati». elgio e Germania sono i Paesi in cui le scuole speciali sono la regola. Nel primo per la quasi totalità degli studenti, nel secondo per 378mila alunni disabili su 480mila. In Svezia e in Grecia, invece, vige il modello delle classi differenziali all’interno del sistema scolastico ordinario. Solo in Italia, Islanda, a Malta e Cipro regna il principio della piena integrazione. In tutti gli altri Paesi infatti – nell’80% dei casi –, le scuole speciali, le classi separate o un sistema misto tra queste due coprono buona parte dell’offerta formativa e vengono frequentate da circa la metà dei ragazzini con disabilità (in Lettonia il numero sale a 7.200 alunni su 9.700). I dati sono contenuti nel rapporto 2012 dell’Agenzia europea per i bisogni speciali e l’educazione inclusiva. In Olanda, poi, esiste una scuola speciale internazionale che adotta l’inglese come prima lingua e rappresenta un’eccellenza. A raccontare la propria esperienza alla “Lighthouse” è Eugenio Pastorboni, padre di Pietro, un ragazzino autistico di 13 anni, a L’Aia con tutta la sua famiglia per motivi di lavoro. «Il sistema scolastico olandese prevede vari tipi di scuole speciali per diversi gradi di disabilità, quindi anche per l’autismo. Il vantaggio è l’affiancamento all’insegnamento di attività come logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale e metodi Aba e Teacch, che vengono forniti nella stessa scuola favorendo così l’interazione tra maestri e terapisti, e il rapporto di un insegnante e un assistente ogni sei-sette ragazzi (che poi è il numero di alunni per classe). I bambini fra i tre e i cinque anni frequentano un gruppo prescolare misto (con prevalenza di bambini “normodotati”), mentre con l’inizio della scuola dell’obbligo gli alunni disabili vengono inseriti in una classe dedicata all’insegnamento specifico e seguiti fino ai 14 anni». Ai bambini vengono dati obiettivi di aritmetica, lettura, scrittura e socialità secondo un piano educativo individuale, valutato e aggiornato nelle riunioni tra genitori e team educativo. Alla “Lighthouse” non mancano momenti di integrazione con la scuola ordinaria adiacente, che per Pietro si sono tradotti in matematica, musica ed educazione fisica. «Siamo molto soddisfatti di aver trovato questa piccola oasi speciale – commenta –: Federica, al di fuori della scuola, fa ginnastica artistica e segue un corso di chitarra per non correre il rischio di sentirsi emarginata. Anche Luca va alle medie: ha 16 anni, è in sedia a ruote, ha difficoltà a usare le mani, non comunica verbalmente ma il livello di comprensione è buono. «È rimasto disabile per via di un arresto cardiorespiratorio avvenuto dopo un intervento, che tra SuperAbile INAIL 11 Aprile 2015 maestre e assistenti sono qualificate, competenti e molto coinvolte nell’educazione degli alunni». Per quanto riguarda le diete e altre terapie alternative, lo staff preferisce rimanere neutrale. I risultati ottenuti da Pietro sono molto buoni per la parte didattica e sociale, non altrettanto per la parte linguistica: «Mio figlio usa ancora poche parole e poche frasi, sia in inglese sia in italiano, ma almeno mostra interesse per la comunicazione e ama la geografia». Nota dolente: il costo elevato della retta annuale, dal momento che la scuola non riceve alcun sussidio governativo. «Noi fortunatamente siamo supportati dal mio datore di lavoro, che paga il 90% della quota, mentre gli altri pagano in base alle proprie possibilità». Purtroppo questo sarà l’ultimo anno alla “Lighthouse” di Pietro: dal prossimo dovrà frequentare un’altra scuola speciale e imparare l’olandese, «ma noi rimaniamo ottimisti. La società, qui, ha l’obbligo di trovare un posto per tutti, secondo le possibilità di ciascuno – spiega Pastorboni –. È anche per questo motivo che probabilmente non torneremo più a vivere in Italia». [M.T.] l’altro era riuscito, per risolvere un tumore cerebrale. All’epoca aveva tre anni e frequentava una materna parrocchiale – racconta la madre Anna Maria –. Quando però è stato il tempo di rientrare, la scuola ha iniziato ad avanzare alcuni problemi come l’assenza del montascale e le difficoltà durante i pasti. Così, vista anche la scontentezza dei genitori di un bambino con sindrome l’inchiesta L’altra istruzione Ianes: «È la logica di partenza che è sbagliata» N on le demonizza, anzi è convinto che possano lavorare bene, ma le considera un passo indietro nel processo di integrazione scolastica intrapreso dall’Italia a partire dagli anni Settanta. Il giudizio sulle scuole speciali arriva da Dario Ianes (nella foto), docente di Pedagogia e didattica speciale alla Libera Università di Bolzano e fondatore del Centro studi Erickson di Trento, casa editrice che fa anche formazione ed è specializzata in disabilità, difficoltà di apprendimento, bisogni educativi specifici, sostegno, psicologia e psichiatria, lavoro sociale e welfare. Perché si parla così poco di scuole speciali? Credo che nell’immaginario collettivo del nostro Paese si sia radicato il concetto che l’integrazione scolastica degli alunni disabili sia un bene, mentre per le scuole speciali sia passata l’idea che rappresentino una forma di segregazione, visto che i ragazzi sono separati dal resto dei loro coetanei. Per questo esiste un timore generale nell’affrontare l’argomento. Ma servono ancora? Io sono convinto che non servano perché si possono trovare delle forme di integrazione efficaci anche nella scuola ordinaria: è difficile, ma non impossibile. Le scuole speciali italiane possono anche lavorare bene, soprat- insieme che si trasforma in amicizia e li legherà per sempre. Ecco, penso che il significato sia proprio questo. Che senso hanno, allora? Danno una risposta più semplice a quei genitori delusi che si sono scontrati con il processo degenerativo in atto in alcune scuole ordinarie: ragazzi parcheggiati in classe, tagli alle ore di sostegno, insegnanti impreparati. Effettivamente le scuole speciali spesso forniscono risposte più adeguate, che soddisfano i genitori pure tutto per il fatto di avere rispetto all’apprendipochi alunni e molti mento, ma tutto quello insegnanti tutti per che possono offrire è loro, ma è la logica di replicabile anche nella partenza a essere sbascuola ordinaria. gliata. Rappresentano Se l’integrazione scolaun passo indietro, stica è in affanno, lei cosa una sorta di ritorno al propone? passato. È vero che dal Bisognerebbe riformare punto di vista strettail sistema. Per esempio mente tecnico c’è più trasformando gli inriabilitazione, ma manca segnanti di sostegno, completamente il rapche ora sono una figura porto con compagni separata, una specie di classe che non siano di insegnanti di serie disabili. B che non hanno una E questo per lei non va piena contitolarità della bene... didattica, in insegnanti In un libro di Stephen curricolari veri e propri King, L’acchiappasogni, coadiuvati dalla conuno dei protagonisti sulenza tecnica e dal è un bambino Down supporto operativo di che frequenta una alcuni esperti. Chiaro scuola “diversa”: gli altri che è complesso, ma ragazzini la chiamano l’integrazione scolastica “l’Accademia dei rinco”. è la direzione giusta. Poi vivono un’avventura [M.T.] SuperAbile INAIL 12 Aprile 2015 di Down in classe con l’altra mia figlia più grande, che ha frequentato la scuola ordinaria, abbiamo deciso di iscrivere Luca in questo istituto». Si chiamano “scuole con particolari finalità” e sono previste dalla stessa legge 118/71. Questo ha permesso ad alcuni centri di riabilitazione per disabili di sviluppare anche una parte relativa a istruzione e formazione. L’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico “Eugenio Medea-La nostra Famiglia” è uno di questi: così, nelle sedi di Bosisio Parini (Lecco), Vedano Olona (Varese), Ponte Lambro (Como), Treviso e Conegliano Veneto, Pasian di Prato (Udine), San Vito al Tagliamento (Pordenone), Cava de’ Tirreni (Salerno), Brindisi e Ostuni, i ragazzi con disabilità complesse o associate a situazioni familiari e sociali difficili vanno anche a scuola. fino a 18 anni perché non trovano sbocchi adeguati nella scuola o nei centri diurni». Per questo le sedi di Bosisio Parini, Conegliano Veneto e San Vito al Tagliamento organizzano anche corsi di formazione professionale (artigianato artistico e pasticceria). E all’obiezione della scarsa interazione scolastica con il mondo della non disabilità, Carla Andreotti risponde così: «Prendiamo un ragazzino fortemente spastico, ipovedente e con un ritardo mentale. Cosa può fare in una classe ordinaria? E come fanno le superiori ad accoglierlo? Che integrazione è questa, se resta fuori dall’aula come si sente spesso dire? Si deve lavorare prioritariamente per il benessere della persona e della sua famiglia: la scuola è solo uno dei tanti periodi della vita di un uomo e la sfida dell’integrazione è da vincere su alSono poco più di 200 gli alun- tri livelli e ben oltre la scuola». mondo del lavoro fatto in prevalenni che frequentano le “scuole partiza da udenti». Ne è convinta anche colari” del centro di Bosisio Parini, “Magarotto”, non solo lingua dei se- il direttore di sede del “Magarotgestito dall’associazione La nostra gni. Vanessa ha deciso di iscriver- to”, Elisa Garieri: «Un ambiente doFamiglia: vanno soprattutto alla si all’Istituto tecnico commerciale ve i ragazzi sono tutti uguali, dove primaria e alla secondaria di pri- “Antonio Magarotto” di Padova, un la formazione è alla pari, migliora mo grado, seguono un progetto di- istituto statale per l’istruzione spe- l’autostima e aiuta a crescere. Nelle dattico-riabilitativo individuale e cializzata dei sordi, «perché nelle scuole ordinarie questo non avviene sono accompagnati, oltre che dagli scuole comuni l’insegnante di so- e capita spesso che gli studenti sordi insegnanti, anche da pedagogisti, stegno o l’assistente alla comuni- si sentano diversi, svantaggiati, difisioterapisti, logopedisti, psico- cazione è presente pochissime ore sabili. Da noi, invece, la crescita perlogi, educatori e assistenti sociali. e quindi non avrei potuto seguire sonale e il bilinguismo – alla lingua «Il problema sono le liste d’attesa la maggior parte delle lezioni». Le dei segni è sempre affiancato il parper entrare: abbiamo più doman- elementari le ha fatte in una scuo- lato – facilitano il loro inserimento de di quelle che riusciamo a sod- la pubblica calabrese, infatti è nata lavorativo». Al “Magarotto” di Padova – che disfare, segno di un bisogno reale a Maierato (in provincia di Vibo Va– dice Carla Andreotti, responsabi- lentia), mentre le medie allo “Smal- conta 65 studenti non udenti provele Sviluppo e formazione per La no- done” di Salerno, una scuola per nienti da tutta Italia, vanta anche un stra Famiglia –. Inoltre incontriamo non udenti gestita dalle suore. Fre- indirizzo amministrazione, finanza delle difficoltà anche a far uscire i quenta la terza C a indirizzo siste- e marketing e un liceo artistico per ragazzi, che spesso restano da noi mi informativi aziendali, vive in l’audiovisivo e il multimediale – la convitto, è contenta della sua scelta Lis viene insegnata pure come maIn alto a sinistra, un alunno dell’Irccs “Medea-La e pensa che questo istituto la possa teria a sé da docenti che collaborano nostra Famiglia”. A destra, una lezione in Lis «preparare meglio ad affrontare un con l’Università Ca’ Foscari di Venenell’Istituto per sordi “Magarotto” di Padova SuperAbile INAIL 13 Aprile 2015 l’inchiesta L’altra istruzione zia in quanto, «in alcuni casi, i ragazzi provengono da famiglie che non la usano e, vivendo per la stragrande maggioranza in convitto, si troverebbero isolati», commenta la preside. Tutti gli insegnanti dell’istituto sono specializzati e in tutte le aule sono presenti la Lim (lavagna interattiva multimediale), il collegamento a Internet e un monitor da 42 pollici per le comunicazioni scolastiche che vengono videoregistrate in lingua dei segni. «Insegnamento e didattica da noi sono visivi – spiega Garieri –: se i ragazzi non ti guardano li hai persi». Come in tutte le scuole superiori si fanno gite, progetti e sport, ma in più qui c’è anche un parco avventura con percorsi sospesi in aria e una parete per l’arrampicata. L’obiettivo? Unire alle attività all’aria aperta quelle di problem solving e di team building. L’Isiss “Antonio Magarotto” vanta anche altre due sedi “sorelle”: una a Torino, con un diploma in servizi commerciali e l’altro in manutenzione e assistenza tecnica, e una sede a Roma con il liceo scientifico e gli indirizzi elettrico, grafico e aziendale. Qui, oltre alle superiori, per l’istruzione dei sordi ci sono anche la scuola dell’infanzia e la primaria “173° circolo didattico” (in un plesso diverso) e la secondaria di primo grado “Severino Fabriani”. “Colosimo”, dove Braille e tiflo-informatica sono la norma. Se Roberto avesse conosciuto prima l’esistenza dell’Istituto statale d’istruzione superiore per ciechi e ipovedenti “Paolo Colosimo” di Napoli vi si sarebbe iscritto già anni fa, non nel luglio scorso. Originario di Atripalda, in provincia di Avellino, la sua è una storia tutta particolare: 31 an- SuperAbile INAIL 14 Aprile 2015 ni, ipovedente, soffre di una malattia degenerativa della retina che lo ha costretto a tornare indietro nel suo percorso di studio. «Ho un diploma di ragioniere programmatore, ma ho dovuto abbandonare la facoltà di Giurisprudenza di Salerno perché ci vedevo sempre peggio e non sarei mai riuscito a fare l’avvocato o il consulente legale. Così ho cercato su Internet qualcosa che mi offrisse un’opportunità di lavoro e ho trovato il “Colosimo”. Ho scelto la qualifica regionale di centralinista telefonico e mi sono trasferito», spiega. Roberto risiede nel convitto regionale annesso alla scuola (gli studenti convittori sono 50 circa, provenienti dal Centro-Sud) e, a parte i 30 euro per l’iscrizione, non spende un soldo. «Libri, cd e quaderni li fornisce l’istituto, mentre l’alloggio è a carico della Provincia di appartenenza. Quando frequentavo le scuole ad Avellino, invece, i libri di testo ingranditi li dovevano pagare i miei genitori – racconta Roberto –. Qui, per fortuna, sintesi vocale e pc rendono tutto più semplice, anche perché conosco poco il Braille, mentre le attività extrascolastiche come sport, musica e teatro facilitano la socializzazione». Oltre alla qualifica professionale di centralinista, l’Istituto “Colosimo” di Napoli offre quella di operatore del benessere (con competenze nel campo della massofisioterapia) e due diplomi di maturità: uno come tecnico dei servizi commerciali e l’altro come tecnico dei servizi sociosanitari. A frequentarlo sono 180 studenti, di cui un terzo vedenti. Computer e apparecchi elettromedicali sono dotati di sintesi vocale; abbondano scanner e ausili tiflotecnici, dal display in Brail- A sinistra, un pc con la tastiera in Braille all’Istituto per ciechi “Colosimo” di Napoli. A fianco Raffaella Brambilla, responsabile del progetto di pedagogia curativa della scuola “Steiner” di Milano, con un’alunna. A pag. 16 un gruppo di pedagogia curativa della scuola steineriana di Milano le alle dattiloritmiche, dai percorsi podotattili per orientarsi all’interno della scuola ai calcolatori parlanti. I docenti sono specializzati sulla disabilità, c’è il servizio di sostegno psicologico e di assistenza alla comunicazione. «Il nostro istituto rappresenta un’opportunità per quei giovani non vedenti o ipovedenti che, non amando gli studi umanistici o scientifici, optano per l’istruzione professionale e per un inserimento più rapido nel mondo del lavoro – dice la dirigente scolastica Maria Rosaria Perez –. Ma, al di là di questo, l’offerta formativa del “Colosimo” punta sulle competenze che i ragazzi non vedenti devono possedere. Arrivano spesso alunni che conoscono appena il Braille, non hanno dimestichezza con il computer con sintetizzatore vocale, non hanno mai posseduto un registratore come strumento per l’apprendimento uditivo, per cui non hanno sviluppato la capacità di comprendere e rielaborare un testo. È triste ammettere che molti adolescenti pagano lo scotto del pietismo generalizzato che aleggia intorno alla cecità. Gli sconti sull’istruzione concessi dal buonismo della scuola ordinaria hanno prodotto delle lacune gravissime nel loro bagaglio culturale. In questi casi la scuola speciale resta ancora l’ultima occasione formativa che consente un futuro lavorativo e d’integrazione sociale». I gruppi di pedagogia curativa targati Steiner. Anche la pedagogia stei- neriana – un ciclo unitario di otto anni con un maestro unico responsabile degli insegnamenti principali – si occupa di disabilità. Lo fa attraverso la pedagogia curativa antro- posofica, dove le attività educative vengono svolte come fossero processi terapeutici e dove i bambini con bisogni speciali vengono suddivisi in piccoli gruppi. In Italia, però, non tutte le scuole steineriane hanno “classi” di pedagogia curativa. La scuola “Rudolf Steiner” di Milano sì. «I 15 bambini con disabilità (soprattutto ritardo cognitivo) che frequentano i due gruppi, uno per la fascia 9-10 anni e l’altro per la fascia 12-13 anni, sono iscritti alle relative classi di appartenenza, a seconda della loro età anagrafica, ma seguono un piano educativo individualizzato in cui la didattica è proposta in modo differente, più concreto ed esperienziale – spiega la responsabile del progetto di pedagogia curativa Raffaella Brambilla –. Questo significa che l’insegnante agisce in modo sottilmente diverso per ogni SuperAbile INAIL 15 Aprile 2015 bambino, pur all’interno di una lezione corale, cercando di armonizzarne i tempi di apprendimento di ciascuno. L’integrazione con gli altri compagni di classe avviene quando il bambino è realmente pronto e durante le feste, i momenti di gioco condiviso, l’intervallo, le gite: lo stare semplicemente nello stesso luogo non significa inclusione vera. Infatti alcuni alunni disabili arrivano da noi demotivati da una precedente esperienza scolastica», commenta Brambilla. Oltre alla normale didattica, nei gruppi di pedagogia curativa si fanno lavori manuali, educazione motoria, musica, attività artistico creative, giardinaggio ed euritmia terapeutica (ovvero un’arte del movimento che unisce la gestualità al suono, al linguaggio e allo spazio interiore ed esteriore dell’uomo) e i bambini vengono seguiti da l’inchiesta L’altra istruzione un team che comprende anche un medico e alcuni arte-terapeuti. In Italia le scuole steineriane sono tutte a pagamento – in altri Paesi, invece, sono una delle possibilità offerte dal sistema di istruzione statale – e solo una decina portano avanti gruppi di pedagogia curativa (per esempio la “Educare Waldorf Fvg” di Borgnano di Cormons, in provincia di Gorizia). «Riuscire a rientrare nella sfera giuridica della legge 104/92 sull’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, infatti, è una delle difficoltà che si incontrano nel dar vita a gruppi di pedagogia curativa, insieme agli ostacoli di natura economica e a quelli legati alla scarsità di personale appositamente formato», dice Rossana Celeghin, docente della Scuola di SuperAbile INAIL 16 Aprile 2015 pedagogia curativa “Raphael” della Libera accademia per la formazione antroposofica “Aldo Bargero” di Oriago (Venezia), chiarendo: «L’importanza di un insegnamento che passa anche dalle arti come terapie e come preludio della didattica e che coinvolge pure il medico, prestando attenzione allo sviluppo sia fisico sia dell’anima, è ormai riconosciuta in tutta Europa». Canevaro: «L’integrazione? Didattica plurale e sostegno di prossimità» E voluzione, rinnovamento, contaminazione. Sono le tre parole d’ordine che l’integrazione scolastica dovrebbe sempre essere capace di assorbire secondo Andrea Canevaro (nella foto), classe 1939, uno dei massimi esperti italiani in materia. Già docente di Pedagogia speciale all’Università di Bologna, ex direttore del dipartimento di Scienze dell’educazione, ex delegato del rettore per gli studenti disabili, da pochi mesi è stato nominato “professore emerito” dall’ateneo in cui ha insegnato per anni, l’Alma Mater. Una vita spesa per migliorare il diritto allo studio dei ragazzi disabili. Tanto che nel 2008 si dimise dalla commissione tecnicoscientifica dell’Osservatorio permanente per l’integrazione degli alunni con disabilità, istituito in seno al ministero dell’Istruzione, denunciando una «politica fatta di tagli e gestita da finalità economicistiche volte al risparmio». Dagli anni Settanta a oggi l’integrazione scolastica ne ha fatta di strada. Una lettura critica della situazione attuale? Nella storia dell’educazione speciale c’è stata una brusca virata, una specie di deviazione dal percorso immaginato. La didattica non si è rinnovata come le previsioni facevano sperare per lo sviluppo dei gruppi eterogenei di apprendimento. Gli alunni o sono tutti uguali oppure sono tutti diversi, originali, unici. Quando c’è uno studente con disabilità certificata, invece, la classe non è più formata da 21 ragazzi ma da 20 più uno. È il singolo a doversi adattare al gruppo, mentre l’ideale sarebbe adottare una didattica plurale. Il colpo di grazia l’ha poi dato la riforma della scuola voluta dall’ex ministro Gelmini, con l’aumento del numero di alunni per classe. Dove invece la disabilità è diventata è giusta. L’ispirazione è buona, ma bisogna fare attenzione che la pratica non diventi settarismo. La stessa cosa vale per il metodo Montessori. Servirebbe una contaminazione che prenda il meglio di ciascun sistema. L’inclusione scolastica ha dato vita ai piani educativi individualizzati (o piani didattici personalizzati). Che valore hanno? I piani educativi individualizzati sono validissimi quando funzionano come strumento di dialogo tra i dirigenti scolastici e gli insegnanti. Ma occasione per allargare gli il moltiplicarsi delle dirigenze orizzonti, l’inclusione ha su più istituti, spesso distanti funzionato meglio. tra loro, ha creato un problema Anche se in Italia restano serio: ha portato i piani confinate esclusivamente alle didattici personalizzati a essere disabilità sensoriali, hanno uno strumento di controllo ancora un senso oggi le scuole burocratico e non di dialogo, speciali? trasformandosi più in una Le scuole speciali hanno pratica di segreteria che non senso se rientrano nel in una pratica pedagogica. concetto di evoluzione e non Ci sono maestre o professori di conservazione. In alcuni che fanno cose bellissime e Paesi – conosco esperienze i presidi neanche lo sanno in Svizzera, Bosnia e Serbia perché non mettono mai piede – sono delle eccellenze. Ma in classe. Anche il sistema allora dovrebbero essere nazionale di valutazione degli aperte a tutti, e a disposizione istituti, voluto dal dpr 80/2013 di tutti, per essere davvero e citato nel documento “La utili. Certe didattiche pensate buona scuola” del governo per un determinato tipo di Renzi, rischia di produrre solo disabilità possono andare altra carta. bene anche per altre. Faccio un Il sostegno agli studenti disabili esempio: i libri tattili destinati è sempre nell’occhio del ciclone: ai bambini non vedenti sono tagli delle ore, turn over degli perfetti anche per chi ha insegnati, ricorsi al Tar... Il suo problemi di comunicazione parere? come gli autistici. La sordità, Il sostegno è uno strumento poi, può essere paragonata a nato male in quanto ha una “minoranza linguistica”: dato l’impressione che si la lingua dei segni serve, ma potesse fare integrazione occorre anche saper leggere scolastica solo attraverso il labiale. La scuola deve di esso. Il sostegno o ha la insegnare a integrarsi nel capacità di attrarre a sé altri mondo, non creare ghetti. soggetti oppure è dannoso. Il suo giudizio su pedagogia Non serve solo un sostegno curativa ed euritmia terapeutica specializzato, serve soprattutto praticate nelle scuole steineriane? un sostegno di prossimità: L’idea del rispetto delle un’organizzazione collettiva differenze dei ritmi di ognuno vicina all’alunno disabile, SuperAbile INAIL 17 Aprile 2015 in grado di coinvolgere gli insegnanti, i compagni di classe, quelli che una volta si chiamavano bidelli, gli autisti degli scuolabus. La scuola deve poi aprirsi anche all’esterno per creare una rete con il territorio, compreso il barista di fronte all’istituto. La battaglia sulle ore di sostegno è una lotta di retroguardia, è semplicemente la ricerca di una colpa quando invece si dovrebbe esigere una pluralità di interventi. Anche la continuità del sostegno non è la panacea di tutti i mali: per crescere è meglio avere più figure di riferimento piuttosto che una sola. Cos’altro bisognerebbe fare per dare piena attuazione al diritto allo studio degli alunni con bisogni speciali? Le necessità più evidenti sono due: l’adeguamento delle tecnologie e l’orientamento al lavoro. Un ausilio si evolve sempre, vista la sua rapida obsolescenza. Ma la dotazione di nuovi strumenti non è economicamente sostenibile dalle scuole: ecco un elemento su cui bisognerebbe ragionare per trovare una soluzione. L’orientamento professionale, invece, andrebbe fatto dalle aziende, non dalla scuola, e in maniera nuova. Sulla scia di quello che già avviene negli Stati Uniti, il gruppo multimediale Impronta di Santarcangelo di Romagna (in provincia di Rimini) si sta occupando di videocurriculum delle persone disabili: leggere su un cv “tetraparesi spastica” è penalizzante, vedere cosa un giovane sa fare e come si presenta no. Inoltre il diritto allo studio è un diritto per la vita e, come tale, dovrebbe riguardare anche le biblioteche, i musei e gli altri poli di attrazione della cultura. [M.T.] INSUPERABILI Intervista ad Alex Zanardi Questa vita mi sta comoda Pilota, atleta paralimpico, conduttore tv, ambasciatore del brand Bmw, presidente della Fondazione Vodafone. È la curiosità che spinge Alex Zanardi verso nuove sfide, come il Triathlon Ironman alle Hawaii. La prossima? Tornare a correre in macchina Laura Pasotti I l primo kart a 14 anni. L’esordio in Formula 3 a 22. Un breve passaggio in Formula 3000 e poi il debutto in F1 sulla Jordan. «Da ragazzino pensavo che sarei riuscito a trasformare la mia passione per l’automobilismo in un mestiere e che avrei avuto la fortuna di guidare una macchina rossa». Alex Zanardi oggi ha 48 anni e ricorda così il sogno di adolescente che guardava alla Ferrari come al traguardo a cui puntare. Pilota lo è diventato, anche se la rossa non è stata quella di Maranello ma una Indycar negli Stati Uniti. «Ma sono stati anni bellissimi ed è stato un privilegio per me», afferma. Nel 2001 SuperAbile INAIL 18 Aprile 2015 l’incidente sulla pista di Lausitzring in Germania, che gli è quasi costato la vita e da cui è uscito senza gambe. Ma lui non si è fermato: ha scoperto l’handbike e ha partecipato (e vinto) alle Paralimpiadi di Londra 2012, ha fondato la onlus Bimbingamba che costruisce protesi per i piccoli amputati. Poi ha fatto il conduttore in tv (Sfide è ripartito il 4 gennaio), è stato nominato presidente di Fondazione Vodafone, ha affrontato la finale del Triathlon Ironman 2014 a Kona (Hawaii). «Un’avventura stupenda, che rifarei». E non ha mai smesso di guidare, tanto che nel 2015 tornerà a correre con la Bmw – di cui è ambasciatore del brand nel mondo – alla guida di una Z4 GT3. L’automobilismo, il paraciclismo, la tv. C’è qualche sfida che ha paura di affrontare? La paura c’è sempre ed è legata al timore di non riuscire a fare una cosa al meglio delle proprie capacità. Ma non succede niente se arrivi secondo o fai una figuraccia in tv. Poi un conto è andarci da ospite e uno da conduttore: hai scelto tu di farlo ed è doveroso presentarsi pronti; penso di esserci riuscito in passato. Inoltre c’è la Fondazione Vodafone, un progetto di solidarietà; ho tante cose da fare. Essere anche ambasciatore del brand Bmw mi onora perché, comunque tu la voglia vedere, sono una persona disabile e pensare che la Bmw, che non ha mai avuto un amba- sciatore del brand, abbia scelto di essere rappresentata da un “handicappato” vuol dire tanto. Sono molto fortunato, ma sono il primo a propormi a prescindere dalla condizione che ho. La gente mi identifica come “Zanardi che fa questo e quello” e mi guarda negli occhi. So che le persone che leggono le mie interviste possono avere mille difficoltà, ma la strada per superare le avversità esiste. Se l’ho trovata io possono farlo anche altri. Al Centro protesi Inail di Budrio ho visto persone fare cose fantastiche, anche senza i titoli sui giornali. Ambizione e passione, quanto contano nello sport e nella vita? Quando taglio il traguardo e vedo tutti sbalorditi perché ho fatto quello che avevo annunciato, un piccolo e diabolico senso di soddisfazione c’è. Io la definisco ambizione, mi fa piacere dimostrare che una determinata cosa la posso fare. Tra due cose ugualmente appassionanti di cui una è un’impresa in solitaria e nell’altra c’è un pubblico al traguardo, non c’è dubbio su quale sceglierei. Ma farlo solo perché c’è il pubblico, no. Se non scegliessi di fare ciò che faccio per passione, al netto del piacere di incassare l’applauso, non riuscirei a portare a casa il risultato. Poi se arriva è molto piacevole, ma definirlo fondamentale è esagerato. Che cos’è per lei lo sport? Una metafora della vita, anzi per certi aspetti è la sintesi della vita. È una cosa che tento di spiegare a mio figlio che ha 16 anni e prende ogni giorno per quello che è, senza preoccuparsi del domani. Ne ha diritto, ma a quell’età si fanno le scelte che influenzano il futuro. Per questo lo invito a essere curioso, a capire dove vuole andare. Perché quando l’hai capito, è tutto più semplice. Gli altri ti attribuiscono una tenacia fuori dal comune, ma tu semplicemente non vedi l’ora che sorga il sole per faSuperAbile INAIL 19 Aprile 2015 re ciò che fai. Poi magari arriva anche il risultato, ma non l’hai fatto per quello. Nella vita puoi nasconderti e mandare avanti qualcun altro, nello sport ci sei tu, sei come uno studente con un’interrogazione continua. E se non hai studiato, non andrai da nessuna parte. Come la fa sentire essere una fonte di ispirazione per gli altri? So di esserlo, ma solo per persone che non mi conoscono e vogliono vedere in me qualcosa in più di quello che sono attraverso le piccole imprese che porto a compimento. Per me è una questione di percezione. Se riesco a farlo io è perché tecnicamente è fattibile. Se poi gli altri vogliono vederci qualcosa in più, che ispira loro una reazione alle avversità che stanno vivendo, è una cosa bellissima che mi scalda il cuore, ma io c’entro poco con questo. Dove la porterà nei prossimi mesi la sua curiosità? Tornerò a correre a livello paralimpico. Mi piacerebbe rifare il Triathlon Ironman. E poi sto mettendo a punto con la Bmw un progetto ad hoc per partecipare ad alcune gare con la Z4 GT3. Poi c’è da dire che il primo gennaio 2014 non sapevo che a ottobre sarei stato a Kona, quindi magari qualche sorpresa può esserci. La disabilità le ha fatto fare cose che magari non avrebbe fatto? Sarei curioso di tornare al 15 settembre 2001, ripartire con le gambe, magari vincerla quella gara invece di finirla nel modo drammatico in cui è andata, e vedere come mi ritroverei oggi. Ma se poi non potessi tornare più indietro nel caso non mi piacesse, non accetterei. Il rischio è di ritrovarmi come una persona meno serena e meno felice di quanto non sia ora per le cose che ho fatto e che hanno originato una vita un po’ diversa, non nuova, e nella quale mi trovo molto comodo. sotto la lente Sogni nel cassetto Non è mai troppo tardi Paolo Paoletti è un 52enne con la distrofia di Duchenne fresco di maturità e neo-iscritto a Filosofia. Da ragazzo aveva dovuto interrompere la scuola a causa della malattia. Non ha mai smesso, invece, di viaggiare D iplomarsi a 52 anni e con la distrofia di Duchenne. E poi, subito dopo, iscriversi all’università. Questa è la storia di Paolo Paoletti, classe 1962, nato a Roma ma residente fin da bambino in Liguria (prima a Fezzano e poi a Le Grazie, due frazioni di Porto Venere, in provincia di La Spezia). Ha deciso di riprendere gli studi in tarda età perché da ragazzo aveva dovuto interrompere la scuola a causa della sua malattia. Così, grazie ai libri digitali, a un programma didattico di “due anni in uno” fatto su misura per lui, alla possibilità di studiare da casa e alla commissione d’esame a domicilio – Paoletti muove solo gli occhi e la bocca –, a luglio ha preso la maturità come perito elettronico-informatico all’istituto tecnico “Fossati-Da Passano” di La Spezia e poi si è iscritto alla facoltà di Filosofia di Pisa. «Frequentare le lezioni all’inizio degli anni Settanta, prima dell’approvazione della normativa sull’integrazione scolastica, era complicato», racconta con la sua flebile voce (le sue parole mi vengono infatti ripetute al telefono da un operatore socio-sanitario). «Ho iniziato a star male a quattro anni, ho smesso di andare a scuola in quarta elementare per riprendere qualche anno dopo, quando la legge sull’integrazione degli alunni disabili (del ’77, ndr) è diventata operativa. Ho studiato fino in quarta superiore, interrompendo di nuovo per motivi di salute», confida. La distrofia di Duchenne è un disordine neuromuscolare che si manifesta nella prima infanzia. Ma la cosa strana è che Paoletti ha avuto la conferma genetica della diagnosi solo nel 2008 e grazie all’associazione Parent project. Non gli è mai andato a genio il fatto di non essersi diplomato e così, dopo 30 anni, ha deciso di coronare un suo vecchio sogno nel cassetto. Non contento, ha provato i test di ammissione per entrare a Psicologia sia a Genova sia a Pisa – anche in questo caso la commissione è venuta a casa – ma non li ha superati. «Per me è faticoso stare sui libri: dopo la maturità ero molto stanco, per cui non mi sono preparato bene. Ho ripiegato sulla facoltà di Filosofia con la speranza di ritentare il prossimo anno e di vedermi riconoscere qualche esame». Anche se non va mai a lezione, riesce a studiare grazie alle nuove tecnologie, «che sono componenti molto importanti» della sua esistenza, e quando ha bisogno di parlare con i professori usa Skype. Paolo è una di quelle persone disabili che vive tranquillamente da sola, nonostante non sia autosufficiente e da alcuni anni abbia sempre bisogno – giorno e notte – del respiratore. Dispone di assistenza 24 ore su 24 grazie al Comune di Porto Venere, alle cooperative sociali della zona, all’aiuto dei parenti (tre sorelle e un fratello più grandi di lui) e di una serie di amici e volontari che coprono i weekend e i festivi. Buona parte SuperAbile INAIL 20 Aprile 2015 della giornata la trascorre a letto, dove c’è anche la sua postazione informatica, l’altra parte la passa invece in sedia a ruote. Attaccato vicino alla bocca ha sempre un microfono collegato al ricevitore portatile di chi gli fa le faccende domestiche, la spesa o gli prepara i pasti, utile per comunicare qualsiasi tipo di richiesta. Trova sempre qualcuno che lo porti in giro sul suo pulmino adattato o che scriva al pc le sue direttive. Ciò nonostante, la parte burocratica della sua vita se la gestisce per conto proprio, dalla banca alle bollette. «Sono sempre stato indipendente per tutto ciò che non riguarda il fisico: anche quando mi assisteva mia madre, una delle persone più importanti della mia vita. È stata lei a spronarmi a fare le cose da solo e a insegnarmi a non arrendersi mai», commenta. «Negli ultimi mesi della sua malattia ero io che parlavo con i medici, che fissavo gli appuntamenti per le visite e che gestivo le medicine». Oltre alla musica, ai film, ai libri, allo scrivere racconti e ora anche al- lo studio, la grande passione di Paoletti sono i viaggi. Ha cominciato con i soggiorni estivi organizzati dalla sezione genovese della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) a Bordighera, sempre sulla riviera ligure. Poi, grazie alla rete di amici e volontari che Paolo si è creato attraverso quell’associazione e agli scout di La Spezia, ha ini- Paolo Paoletti con un amico a Barcellona, davanti alla Sagrada Familia di Gaudì per studiare SuperAbile INAIL ziato a girare per l’Europa. E non si è più fermato. Il suo primo vero viaggio risale al ’91, quando è andato a Palma di Maiorca. «All’epoca stavo meglio, tanto che avevo preso l’aereo. Adesso, invece, con i due marchingegni per la ventilazione, dovrei volare in business class e avere un medico al seguito. Troppo complicato e dispendioso – dice –. L’ideale è il camper: avendo grosse difficoltà a stare seduto a lungo per via della tosse è il mezzo perfetto, perché posso restare sdraiato per tutto il tempo del tragitto e portare come me mezza casa, compreso il respiratore per il giorno e quello per la notte. Naturalmente deve trattarsi di un camper attrezzato in grado di ospitare a bordo le persone con disabilità». Paoletti ha visitato la Provenza, l’Andalusia, è stato a Barcellona e non sono mancate le mete italiane come Roma, Firenze e Venezia. «Rispetto a 20 anni fa non c’è paragone: oggi, grazie alla tecnologia e al turismo per tutti, è molto più semplice. L’Europa, però, è molto più accessibile rispetto all’Italia». Ma la vacanza che ricorda come la più “epica” è stata quella in camper a Parigi, Amsterdam, Berlino, Praga e Vienna. Era il 2006. «Sono partito con quattro amici e altri quattro ci hanno raggiunto a metà del viaggio per darsi il cambio. In tutto sono stato via due settimane». A Paolo, a cui non mancano certo gli interessi, piace molto conoscere posti nuovi. È il motivo per cui adora viaggiare. Ma ama anche stare in compagnia. «Per i miei 50 anni ho organizzato una gran festa: c’erano 150 persone e ho fatto tutto da solo, dagli inviti all’andare a parlare con il gestore del ristorante». I prossimi obiettivi? «Riprovare i test di ammissione per entrare alla facoltà di Psicologia a settembre, procurarmi un comunicatore con il puntatore oculare e ritornare a Parigi, questa volta magari in treno». [M.T.] 21 Aprile 2015 portfolio Come eravamo Dal 1927 al 1985 la Fondazione Pio Istituto dei sordi di Milano è stata scuola speciale rivolta ai ragazzi della città. Una storia nella storia più ampia della Fondazione che, lo scorso anno, ha festeggiato il 160o anniversario. Nato nel 1854 nel capoluogo lombardo, il Pio Istituto si rivolge a persone con disabilità uditiva nel campo formativo, SuperAbile INAIL assistenziale e socio-sanitario. Dagli anni Ottanta la scuola, sempre di proprietà della Fondazione, è gestita dalla Provincia di Milano come liceo artistico pubblico. La mostra fotografica “La scuola di ieri e la scuola oggi, immagini e parole” è una delle tante iniziative messe in campo per celebrare l’anniversario. 22 Aprile 2015 Le iniziative per il 160o compleanno del Pio Istituto dei sordi di Milano, fondato nel 1854, proseguiranno per tutto il 2015. L’intento è quello di presentare il mondo della sordità a chi non lo conosce attraverso l’arte, il teatro e la musica. «Festeggiare un anniversario è fare memoria di una storia che nasce nel nostro caso da lontano: vuol dire ricordare da dove siamo venuti – afferma il direttore generale del Pio Istituto Stefano Cattaneo –. Perché questo può aiutarci a capire dove dobbiamo andare. E lo vogliamo condividere con tutti. L’arte senza barriere è un potente mezzo di inclusione sociale, sancita dalla Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità». Oltre a essere gratuite, le iniziative culturali della Fondazione Pio Istituto sono accessibili. Tra gli obiettivi della struttura, infatti, il sostegno a progetti che hanno come obiettivo il superamento, anche attraverso la ricerca di soluzioni tecnologiche, delle barriere di comunicazione e delle difficoltà di interazione a causa della sordità. SuperAbile INAIL 23 Aprile 2015 portfolio Come eravamo A svolgere il lavoro di recupero delle fotografie, Giuseppe Del Grosso, ex studente con disabilità uditiva dell’Istituto dei sordi di Milano, che ha frequentato la scuola negli anni Cinquanta. L’allestimento della mostra è stato curato dallo studio ReRurban. SuperAbile INAIL 24 Aprile 2015 In queste e nelle pagine precedenti la vita nel Pio Istituto dei sordi di Milano tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. A pag. 22 una lezione in classe e nella seguente (in alto) esercizi con visualizzatore luminoso della voce. Entrambe le foto sono del 1978. Nella pagina a fianco: festeggiamenti ufficiali durante momenti significativi per l’Istituto e (in basso) due scatti sulle attività ludiche extrascolastiche, sempre risalenti al ΄78. Qui a sinistra, due piccole allieve davanti alla statua del primo rettore dell’Istituto, Giulio Tarra (1978). SuperAbile INAIL 25 Aprile 2015 SPORT Nuove leve Sollevamento pesi: movimento in crescita P Il body building guarda dritto alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Occhi puntati sulla piemontese Martina Barbierato a cura del Comitato italiano paralimpico unta direttamente a Rio 2016 l’Italia del sollevamento pesi paralimpico: uno sport nato da pochi anni nel nostro Paese ed entrato soltanto dal 2011 nella Federazione italiana pesistica (Fipe). Ma che negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé, grazie soprattutto ad alcuni atleti di punta che stanno lavorando sodo in vista di un obiettivo di non poco conto: sbarcaSuperAbile INAIL 26 Aprile 2015 re tra un anno e mezzo alle Paralimpiadi. Prima tra tutti, Martina Barbierato, classe 1994: piede torto destro per sofferenza neonatale, sollevando 72 chilogrammi nella categoria fino a 55 kg di peso corporeo, ha iscritto il proprio nome nell’Albo d’oro dei record mondiali juniores. Diciannove anni portati con personalità, energia ed entusiasmo, la nuova primatista mondiale juniores di Una storia giovane, ma piena di speranze N asce in Liguria, precisamente a Savona, la storia del sollevamento pesi paralimpico del nostro Paese. Grazie alla Asd Palextra e a Simone Capelli, nel 2006 viene organizzata la prima pesistica paralimpica arriva da Rivo- Gara nazionale di panca piana. Ma è li (Torino). Dopo aver provato diver- solo della fine del 2011 l’ingresso nella si altri sport, ha trovato la posizione Fipe, la Federazione italiana pesistica. ideale sulla panca, debuttando per la Nel gennaio 2012 la prima esperienza prima volta agli Asian Open Ipc di sol- internazionale a Cardiff per gli Ipc Uk Invitational Powerlifting Tournament levamento pesi, a Kuala Lumpur, dove e i lusinghieri risultati ottenuti dagli correvano per i titoli nelle diverse cate- atleti italiani, con il secondo posto di gorie di peso in 120, provenienti da 20 Vittorio Zaccaro nella categoria fino a Nazioni diverse. «Questo sport mi è ri- 56 chilogrammi della classe juniores e i uscito facile da subito – confida l’atle- bronzi di Matteo Cattini nella categoria ta che studia Ingegneria aerospaziale al fino 75 chili e di Simone Capelli nella Politecnico di Torino e aspira a un im- categoria fino a 82,5 kg. Il presente piego in un’industria del settore –. Ap- parla di un movimento in crescita, sia in termini di partecipanti sia di pena pochi mesi dopo aver cominciato, risultati, tanto da vantare, a oggi, una riuscivo a sollevare 40 chilogrammi, ho campionessa europea e mondiale come avuto da subito un grande incremento. Martina Barbierato. Oggi arrivo a tre allenamenti settimanali di due-tre ore l’uno. Il training è sempre sulla panca: privilegio la forza o la tecnica a seconda della vicinanza della gara». «Martina è un’atleta di vertice, giovane e di grande talento – dichiara Alessandro Boraschi, direttore tecnico delle attività paralimpiche della Fipe –. Agli Europei di Aleksin, in Russia, ha ottenuto l’oro e il record mondiale nella categoria juniores e il bronzo categoria Open, mentre nel marzo scorso ha conquistato la medaglia d’oro ai Mondiali di Dubai». Ma la giovane promessa piemontese non è l’unica speranza per il nostro Paese. «Stiamo lavorando molto sia con gli atleti di vertice che sul versante dell’allargamento della base – prosegue Boraschi direttore tecnico delle attività paralimpiche della Fipe –. Il sollevamento pesi può avere una diffusione capillare, perché è uno sport che si può praticare in qualsiasi palestra, purché, ovviamente, accessibile. In questo momento ci stiamo rivolgendo alle altre federazioni proponendoci ai tecnici delle altre discipline: perché nello sport di alto livello ormai non si può più prescindere dalla pesistica. Oltre alla Barbierato – prosegue – Nelle foto, Martina Barbierato durante gli allenamenti SuperAbile INAIL 27 Aprile 2015 possiamo contare su altri quattro atleti di buonissimo livello e altri tre che potrebbero esordire a breve sul palcoscenico internazionale. Tra questi Matteo Cattini, che lavora otto ore al giorno e compie sacrifici enormi per allenarsi». Nel frattempo, durante l’Asian Open Championships Ipc di Powerlifting, i campionati asiatici di solleva- mento pesi, insieme alla Barbierato si è distinto anche Vittorio Zaccaro, originario di Tropea, in provincia di Vibo Valentia. Per entrambi l’oro, un record e la migliore prestazione della loro giovane carriera: se Martina Barbierato ha chiuso con tre alzate valide (68, 70 e 72 kg), di cui l’ultima vale il record mondiale juniores, sulla panca Vittorio Zaccaro ha concluso senza errori sollevando prima 112kg (misura valida per la qualificazione ai Mondiali juniores), poi 120 (minimo per i Mondiali seniores) e infine 122 kg, nuovo primato europeo della classe juniores. E così la Barbierato ha chiuso in decima posizione, seconda tra le atlete europee in gara e seconda miglior prestazione assoluta tra le ragazze juniores in gara, mentre Zaccaro in dodicesima, anche lui secondo tra i soli atleti del Vecchio Continente e miglior risultato tra tutti gli atleti juniores in gara. «A febbraio del 2016, a Kuala Lumpur, si svolgerà l’ultima gara che precede i Giochi paralimpici di Rio – precisa Boraschi – puntiamo a qualificare almeno due atleti per il Brasile, anche se al momento solo la Barbierato possiede i minimi per la qualificazione. Stiamo lavorando affinché Matteo Cattini possa scendere di categoria, passando da 72 a 65 kg». E i programmi per il futuro? «La novità degli ultimi tempi è la collaborazione con le forze armate – conclude il tecnico –. Sicuramente un bacino di atleti importante cui attingere». tempo libero Giochi di frontiera L’avventura sonora di Thork e Louise In arrivo il kolossal dei videogiochi senza video: si chiama A Blind legend ed è prodotto dalla francese Dowino. Che per il momento ha diffuso una demo con la ricostruzione dello scenario grazie soltanto all’audio Antonio Storto H a inizio tutto con il suono dei passi sulla ghiaia: a giudicare dai rumori sullo sfondo, si direbbe di trovarsi in un bosco o nel giardino di una casa. Poi, da un punto imprecisato, spunta la voce di una bambina: «Vieni avanti papà, sono qui. Ora voltati, vieni più a sinistra. Sono molto vicina». Lei è Louise e, seguendo la sua voce, bisogna orientarsi e scovarla mentre corre avanti e indietro per questo “paesaggio sonoro”. Che è stato disegnato avvalendosi unicamente di voci e rumori d’ambien- te: la definizione corretta è audiogame, perché le immagini, qui, sono del tutto assenti. Un dettaglio di scarsa importanza, dal momento che parliamo di un gioco pensato per i non vedenti: si indossano le cuffie e, anziché osservare la scena, la si ascolta; spostandosi, nel frattempo, con le frecce sulla tastiera. Hide’n’seek with Louise (in italiano: Nascondino con Louise) è un’anticipazione gratuita di A Blind legend, avventura medievale di uscita imminente, che è stata annunciata come un vero kolossal degli audiogame. A realizzarla è stata SuperAbile INAIL 28 Aprile 2015 la casa di produzione francese Dowino, che da dieci anni lavora nel campo della grafica e del digitale applicati all’innovazione sociale: «Oggi – spiega il fondatore Pierre Alain Gagne – i videogame sono la forma d’intrattenimento popolare per eccellenza. Eppure i contenuti accessibili alle persone disabili sono ancora pochissimi. A noi l’idea è venuta cinque anni fa, ma all’epoca non siamo riusciti a trovare una tecnologia che ci consentisse di riprodurre il suono con la fedeltà che avevamo in mente». Pur rappresentando un mercato di nicchia, i vi- Da Simulmondo a Ticonblu: l’audiogame è made in Italy I n principio fu la Simulmondo, ovvero la prima software house italiana. Iniziarono con Bowls, trasposizione virtuale del gioco delle bocce, prima di avere la felice intuizione di realizzare una serie di videogame basati sui personaggi dei fumetti Bonelli. Venticinque anni dopo, a uno di quegli sviluppatori, che nel frattempo aveva fondato la TiconBlu, viene un’altra idea: disegnare un gioco che coinvolga l’udito, più che la vista. E che sia quindi fruibile dalle persone non vedenti. Anche se la paternità degli audiogame resta oggetto di dibattito, è certo che il bolognese Ivan Venturi sia stato uno dei primi a cimentarsi col genere. Il lancio internazionale del suo Emerych – l’Inquisitore, ispirato al celebre romanzo di Valerio Evengelisti, risale al 2013: Venturi racconta di aver avuto l’idea collaborando con Federico Cinti, latinista non vedente che stava lavorando a una traduzione della versione “tradizionale” del gioco. «Per inciso – spiega lo sviluppatore – siamo stati i primi al mondo a realizzare un videogame interamente in latino. e Black Viper, l’adventure fantascientifico Flarestar, e Audiospeed, una corsa di astronavi che, grazie a un suono 3D molto accurato, garantisce un effetto adrenalinico piuttosto insolito per questo formato. Ma non è solo ai non vedenti che si rivolgono le creazioni TiconBlu: i giochi della software house bolognese sono stati trasposti in versioni accessibili ai dislessici, grazie all’utilizzo di testi ad alta leggibilità. «Alcuni dei nostri prodotti – conCon Cinti si era creato tinua Venturi – possono un bellissimo rapporto, essere fruiti utilizzando e proprio l’idea che non semplicemente i tasti avrebbe mai potuto spe- “tab” e “invio”: un acrimentare il gioco a cui corgimento tecnico che stava lavorando mi spinse abbiamo voluto inserire a crearne una versione per non precludere in audio». Da allora, Cinti l’accesso ai giocatori è diventato consulente colpiti da quelle forme fisso di TiconBlu, che nel di disabilità che erodono frattempo ha messo in progressivamente la catalogo altri sette titoli forza muscolare». Per in audiogame. Oltre ai scaricare i giochi o protre sequel di quel primo varne una demo gratuita, capitolo di Emerych, ci Ticonblu.it/audiogame/ sono i polizieschi She Noir index.html. [A.S.] deogiochi “senza video” non sono una novità assoluta. Tra i primi a cimentarsi nel genere c’è stato l’italiano Ivan Venturi, della casa di produzione TiconBlu, che negli anni Ottanta fu tra i fondatori di Simulmondo, la prima software house italiana. Nel 2013, la Ticon ha lanciato sul mercato internazionale il primo di una serie di giochi per non vedenti: si trattava di Emerych l’inquisitore, trasposizione del famoso romanzo fantasy dello scrittore Valerio Evangelisti. Nello stesso periodo, tra Stati Uniti e Inghilterra uscivano i thriller Papa Sangre, The Nightjar e Blindside. «La scarsa diffusione degli audiogame – spiega Venturi – dipende più che altro dalla difficoltà nella distribuzione: gli utenti vengono raggiunti più lentamente, perché non esistono riviste specializzate. A livello di vendite, viaggiamo sulle centinaia di unità per gioco, contro le migliaia di quelli tradizionali». Il rovescio della medaglia è che la progettazione di un audiogame è senz’altro più semplice: «Mancando la parte grafica, si tratta di individuare delle modalità narrative appropriate; oltre a una versione quanto più accurata del suono nelle scorribande sonore di rockstar coin 3D, che è comunque presente nella me Lou Reed o Frank Zappa, ma Gagne maggior parte dei giochi». e soci sono stati i primi a implementarla nel campo dei videogame. «La resa è Per i francesi della Dowino, la davvero eccezionale – prosegue il fonsoluzione è arrivata con la scoperta datore di Dowino –, come avere un imdell’audio binaurale, una tecnica di ri- pianto surround 5.1 negli auricolari. Chi presa ottimizzata per l’ascolto in cuf- volesse farsene un’idea, oltre alla demo fia «che consente – spiega Gagne – di gratuita scaricabile dal nostro sito, può ricreare dei veri e propri paesaggi so- cercare in rete “Virtual barbershop”: si nori tridimensionali». Anche in questo tratta della simulazione di un taglio di caso, non si tratta di una novità: la pri- capelli nella bottega di un barbiere; e ma installazione binaurale fu realizzata proprio quella registrazione ci ha ispialla fine dell’800 dai tecnici del teatro rato a utilizzare questa tecnologia». Garnier di Parigi, che con il loro TeaSecondo Gaigne, in A Blind Legend trofono permettevano agli appassiona- l’audio «sarà così vivido da rendere l’eti di tutta Europa di seguire in diretta sperienza godibile anche per i vedenle rappresentazioni operistiche. In se- ti». Proprio la cecità, però, rappresenta guito, la tecnica è stata utilizzata anche uno degli elementi cardine del gioco: SuperAbile INAIL 29 Aprile 2015 protagonista della storia è Edward Blake, cavaliere medievale a cui il malvagio Thork, signore dell’isola di High Castle, ha strappato gli occhi e rapito la moglie. Con l’aiuto della figlia Louise, Blake dovrà scovare Thork e i suoi soldati per ucciderli e salvare la sua consorte. «Ma non si tratta di un fantasy – conclude Gagne –. Non ci saranno draghi o mostri e gli ambienti sonori saranno assolutamente verosimili. Per il collaudo del gioco ci siamo rivolti quasi esclusivamente a persone non vedenti: volevamo un’esperienza che fosse credibile per loro; e che riuscisse dunque a sensibilizzare anche i vedenti rispetto a cosa significhi essere ciechi». Non resta, dunque, che augurare buon divertimento agli uni e agli altri. OS IBRIRAGAZZIM TRECINEMAFESTIVALFICTIO L O I D NFUMET RA cinema Il fascino indiscreto della famiglia Bélier opo il successo internaziona- D le di Quasi amici, commedia agrodolce sull’incontro tra un ricco tetraplegico e il suo assistente di colore, il cinema francese torna a proporre un volto inedito delle persone con disabilità, in grado di commuovere e di far sorridere. E lo fa con un film come La famiglia Bélier del regista Éric Lartigau, che apre una finestra su un mondo poco noto come quello dei cosiddetti “coda”: acronimo che nel mondo anglo-americano sta per children of deaf adults, ovvero i figli udenti di genitori sordi. La storia è tanto semplice quanto originale: nella famiglia Bélier, sono tutti sordi tranne Paula, che ha 16 anni. Nella vita di tutti i giorni, la ragazza svolge il ruolo di interprete dei suoi genitori, che gestiscono una fattoria. Un giorno, però, scopre di avere un vero talento per il canto e, incoraggiata dal professore di musica, decide di prepararsi per partecipare al concorso canoro di Radio France. Una scelta di vita che mina in profondità gli equilibri familiari e costringe tutti a mettere in discussione la propria identità, le proprie aspettative e il proprio futuro. La pellicola è stata celebrata dalla critica per la sua capacità di emozionare gli spettatori puntando non sulle differenze, ma su un’esperienza universale come il passaggio dei giovani verso l’età adulta. «Lavorando a questo progetto, mi sono reso conSuperAbile INAIL TITELEVISIO NEPERSONAGGILIBRITEA Uscito lo scorso anno in Francia, La famiglia Bélier è una commedia del regista Éric Lartigau. Racconta la storia di Paula (Louane Emera), unica udente in una famiglia di sordi, interpretati da Karin Viard (la madre), Francois Damines (il padre) e Luca Gelberg (il figlio minore). Quest’ultimo è l’unico attore sordo in un cast composto interamente da attori udenti. 30 Aprile 2015 to che i sordi non hanno lo stesso concetto del rapporto con gli altri degli udenti: sono estremamente diretti e se una cosa non gli sta bene non si fanno scrupoli girandoci attorno, ma al contrario vanno dritti al punto», ha detto il regista. Tuttavia in Italia e in Francia il film è stato al centro di qualche polemica per via della mancanza di una reale affinità con il mondo dei sordi. Due le note principali: la pellicola è arrivata in sala senza sottotitoli e i protagonisti sordi, tolto il fratello minore, sono tutti interpretati da attori udenti. D’accordo su questo aspetto anche Coda Italia, la neonata associazione di figli di genitori sordi, che però sottolineano: «Il film ci ha davvero emozionato. A fine proiezione eravamo tutti con le lacrime agli occhi». [Antonella Patete] GRAFIAVIDEOMUSICARADIOLIBRIRAGAZZ O T O F IMOSTRE NZA CINEMAFE A D O R AT STIVALFICTIONFU libri Comunicazione facilitata: valeer Federico per un’ autobiografia? il pc è una finestra sul mondo e su P Federico De Rosa Quello che non ho mai detto Edizioni San Paolo 2014 pagine 160, euro 14 Andrea Antonello Baci a tutti Sperling&Kupfer 2015 pagine 252, euro 15,90 se stesso: sulla tastiera ha imparato a scrivere per comunicare con gli altri, anche se non parla, fino a stilare la sua autobiografia. In Quello che non ho mai detto Federico De Rosa, classe ’93, si racconta. Un fatto ritenuto eccezionale e quasi paradossale da molti esperti, perché il ragazzo ha una forma molto grave di autismo. Un libro simile, in Inghilterra, è stato per settimane in vetta alle classifiche di vendita: Il motivo per cui salto, del giapponese Naoki Higashida, pubblicato lo scorso anno in Italia da Sperling&Kupfer. L’autore, autistico grave, lo ha scritto quando aveva 13 anni. «Il mio autismo è stato diagnosticato molto presto. Ho beneficiato da subito di ottime cure che, lungi dal voler guarire il mio autismo (sarebbe come cercare una cura per trasformare un cavallo in un delfino), hanno fatto in modo che la mia forte chiusura non bloccasse le tappe del mio sviluppo mentale in età evolutiva», annota Federico, diplomatosi al liceo scientifico. Risultati possibili o traguardi utopici? Per altri genitori di figli autistici si tratta di false speranze. Secondo Graziella Lanzetta, mamma di Simone e presidente dell’associazione Il piccolo albero di qui, «siamo di fronte al business della comunicazione facilitata, rifiutata dalle ultime Linee guida come non scientifica e non utile per questi ragazzi». A spiegare di cosa si tratta è Andrea Antonello nel volume autobiografico Baci a tutti, in cui dichiara di usare la scrittura facilitata: «[...] per sbloccare il ge- sto con cui batto ogni volta una lettera sulla tastiera – per formare le parole delle mie risposte a chi mi interroga –, bisogna che qualcuno mi affianchi e mi stimoli, cioè mi faciliti il compito di vincere le resistenze del mio corpo». Inizialmente il facilitatore «guidava la mia mano. Poi è bastato che mi toccasse l’avambraccio, poi il braccio, poi la spalla. Oggi basta che mi sfiori il fianco o, se siamo seduti, una gamba. Ma è comunque necessario che io senta la sua presenza, se no mi blocco ogni volta che devo muovere la mano», precisa Andrea. Una modalità troppo complessa perché un volume venga attribuito esclusivamente al suo autore e non anche al facilitatore? Di certo entrambi i libri hanno suscitato molti interrogativi. E il dibattito sulla comunicazione facilitata (cf) resta acceso: la condanna duramente Viola Oggero, madre di Pulce e di Gaia Rayneri (autrice del libro Pulce non c’è, pubblicato nel 2009 da Einaudi e diventato un film riproposto da Rai Tre il 2 aprile, Giornata mondiale dell’autismo). Per l’interpretazione errata di alcuni messaggi scritti da Pulce con la cf, il padre fu accusato di abusi sessuali nei confronti della figlia e detenuto, mentre lei venne trasferita per un periodo in una casa-famiglia. [Laura Badaracchi] AFESTIVALF ICTI GRAFIAVIDEOMUS O T O F ONFUME ANZA TTITELEVISIO NEPERSONAGGILIBRITEATROD libri Madre e medico di una figlia abriella è un dottore con una G sola paziente. Da quando è nata sua figlia Benedetta, 22 anni fa, ha deciso di dedicarsi sempre di più a lei, fino ad abbandonare la professione di cardioStalin + Bianca diventa un film loga per iniziare un complicato Da romanzo a pellicola. cammino alla ricerca di un’esiAd aggiudicarsi i diritti cinematografici del libro di Iacopo stenza serena per la sua piccola famiglia, composta da due persone: Barison, edito da Tunué, è la casa lei e Benedetta, che ha una malatdi produzione torinese Redibis del regista Daniele Segre. Caso tia rara come la sclerosi tuberosa e letterario dello scorso anno, Stalin anche l’autismo. La loro vita in co+ Bianca racconta la storia di un mune costellata di piccoli e granragazzo appena diciottenne con di successi e di precipitosi, quanto problemi nel gestire la rabbia inaspettati, passi indietro è al cenche, dopo una brusca lite con tro del volume autobiografico L’oil patrigno, credendo di averlo ucciso, scappa rologio di Benedetta (Mursia). di casa con Il libro racconta l’inarrestala sua amica bile determinazione dell’autrice, Bianca, non decisa a non arrendersi a un’evivedente, per denza medica che dà a sua figlia cui nutre poche speranze. «Chissà se parun amore lerà». «Chissà se camminerà». «È platonico. La il caso più grave che abbia visto loro fuga diventa così un viaggio nella mia carriera!». «Dottoresverso quello che comporta il diventare adulti. Un racconto sa, non si è accorta che sua figlia avvincente partorito dal talento è autistica?», dicevano i colleghi dello scrittore semi-esordiente a una madre che accoglieva ogni Barison, il cui intreccio narrativo verdetto come una lama affondasi fonda sulla combinazione di ta nella carne. E che, nonostante il dolcezza e crudeltà camminando dolore, non si è data per vinta, ma sulle macerie dell’immaginario ha pensato a come riorganizzare contemporaneo. Il romanzo è fra la propria vita: un viaggio metai 26 candidati alla 69a edizione del Premio Strega, che verrà forico, e non solo, alla conquista assegnato il 2 luglio a Roma. [M.T.] di Benedetta, che rischiava di non parlare né camminare e che oggi ha scoperto un talento imprevisto come batterista. Un anno fa si è recata a Londra per partecipare, come unica italiana, al concorso “Autism got talent”, che ha SuperAbile INAIL Gabriella La Rovere L’orologio di Benedetta Mursia 2014 pagine 136, euro 9 avuto tra i partecipanti anche la cantante britannica Susan Boyle. Contro ogni logica e previsione, Gabriella e sua figlia hanno trovato un canale per comunicare. E se oggi Benedetta ha una vita ricca e piena di impegni, è soprattutto grazie all’ostinazione di quella madre-medico che ha scelto di non arrendersi ai pronostici della scienza. [A.P.] Libri Padri non si nasce, si diventa ario Fani nutriva grandi D Dario Fani Ti seguirò fuori dall’acqua Salani 2015 pagine 192, euro 13,90 32 Aprile 2015 aspettative di sé come padre «e c’era anche il latente timore di poter non essere all’altezza. Cioè di non riuscire a diventare quel padre perfetto che pensavo mio figlio meritasse. Poi, come spesso, accade la vita mi ha mostrato che raramente accade quel che ci aspettiamo». Si racconta con estrema schiettezza l’autore di Ti seguirò fuori dall’acqua, in cui ha raccolto pensieri, sensazioni e il vissuto dei giorni seguiti alla nascita prematura di suo figlio Francesco, che ha la sindrome di Down ed è celiaco. «Appena ricevuta la notizia ho pensato a mio figlio come a un dolore che sarebbe durato tutta la vita. Non potevo immaginare inferno peggiore di un’esistenza vissuta nell’infelicità». Ma nei giorni in cui cresce nell’incubatrice, il piccolo «ha sciolto quell’amore che ogni padre ha per il proprio figlio e mi ha aperto la strada per uscire dall’inferno. Sì, ne sono venuto fuori, per quanto possa apparire banale, scoprendo che era possibile cam- SICARADIOLIBRI RAGAZZIM R NAGGILIB O S R E OSTRECIN ONEP EMAFESTIVAL I S I V E L E T I FICTIONFUMETT minare lungo la strada dell’amore». Francesco insegna a Dario «a guardare il mondo da angolazioni diverse. Questo è fonte di grande ricchezza nella mia vita». Per lui suo figlio è nato la prima volta che ha potuto tenerlo in braccio, fuori dall’incubatrice. Quel contatto fisico lo ha fatto nascere come padre, lo ha generato a un amore oblativo, gratuito, incondizionato. Perché padri si diventa. Forse lui ne è diventato consapevole attraverso uno shock, il crollo delle sue proiezioni per il futuro. [L.B.] Elena Mearini A testa in giù Morellini editore 2015 pagine 128, euro 9,90 Libri L’alleanza tra Gioele e Maria ive in un istituto dove ogni V giorno è costretto a sottoporsi all’odiato rituale di essere lavato con un bagnoschiuma al profumo di pino silvestre, che odia strenuamente. Sottomesso alla gelida volontà di quanti, medici e infermieri, sostengono di fare tutto per il suo bene, utilizzando pasticche dai nomi allarmanti, punizioni a scopo terapeutico e attività riabilitative dall’esito fallimentare. Gioele, ragazzo autistico ad alto funzionamento, è il protagonista di A testa in giù (Morellini), romanzo selezionato per il Premio Campiello 2015 e scritto da Elena Mearini, da sempre alle prese con marginalità e disagio per via della sua esperienza in una compagnia teatrale che lavora in carcere e nelle comunità. Confinato in una dimensione “altra” dal suo sentire “diverso” e dall’assenza di parola, Gioele ri- esce però a stabilire un intenso e fortuito canale di comunicazione con Maria, l’anziana protagonista femminile, che con lui condivide la difficoltà di stare al passo con un mondo dalle regole incomprensibili. Attraverso un viaggio visionario, che intraprendono per le strade della Lombardia a bordo di uno strambo maggiolone giallo, riescono a riconciliarsi con un passato le cui ferite ancora bruciano e con un presente che li ha definitivamente espulsi. È Maria ad accompagnare Gioele nel suo cammino di scoperta del mondo. Poetico, aggraziato, suggestivo, il volume incanta per il candore estremo con cui Gioele avverte e subisce il mondo intorno, a partire dal gelo asettico dell’istituto, il grande assente dalla pur cospicua letteratura sulla disabilità degli ultimi anni. [A.P.] Ragazzi Gabriella Grioli Stella Mason Perkins Deafness Fund onlus 2015 illustrazioni di Licia Zuppardi età: dai 5 anni pagine 30, 15 euro Tutti insieme si vince na sirena curiosa, che si U spinge oltre i confini del mare per scoprire una terra straniera, dove trovare l’amore. Adattamento de La Sirenetta, Stella è una storia accessibile che tratta il tema della diversità e dell’incontro fra culture con dolcezza e poesia. Libro da leggere e da guardare, grazie alle illustrazioni di Licia Zuppardi e al dvd allegato che contiene la fiaba tradotta in Lingua dei segni italiana da Stefania Berti, narrata da Gabriella Grioli. Per richiederne una copia, rivolgersi alla onlus Mason Perkins Deafness Fund. [L.B.] SuperAbile INAIL 33 Aprile 2015 Quando i fumetti raccontano la malattia Rizzoli Lizard ha pubblicato La vita inattesa, un’antologia a fumetti per parlare di malattia ma anche di forza e di speranza. Scritta da Micol Beltramini, Alessandro Ferrari e Tito Faraci, a trasformare le parole in immagini sono dieci disegnatori italiani: Paolo Bacilieri, Massimo Carnevale, Laura Scarpa, Thomas Campi, Vincenzo Filosa, Marco Corona, Giuseppe Palumbo, Tuono Pettinato, Silvia Ziche e l’americano Nate Powell. La copertina del libro, invece, è di Manuele Fior. Le storie sono belle e commoventi. Si parla di tumori, sordità, infarto, Parkinson e Alzheimer. Tutto è cominciato su un forum online promosso dalla casa farmaceutica Pfizer in occasione della campagna di comunicazione 2011 “Viverla tutta”: si chiedeva di raccontare le proprie esperienze con la malattia a pazienti, operatori e familiari. Da lì, l’idea della casa editrice di farne un volume a fumetti. [Ambra Notari] AVIDEOMUSICARADIOLIBRIRA TOGRAFI GAZZIMO O F A Z STRE N A D ISIONEPERSONAGGILIBRITEATRO fOtografia Viaggio nello stato vegetativo sperienze al limite e vita di E tutti giorni. Solo apparentemente un ossimoro. È questa la sensazione che rimane a chi ha modo di poter osservare Sleep Of No Dreaming!, reportage di Fabio Moscatelli, fotografo romano che negli ultimi tempi si è fatto notare come finalista del Leica Award 2013 e vincitore del concorso National Geographic nella categoria “Ritratti”. Un lavoro su un tema spinoso come quello degli stati vegetativi, che Moscatelli ha portato avanti dall’aprile 2014, a partire dall’esperienza di Casa Iride, una vera e propria “casa” ancora prima che una struttura sanitaria. Situata tra il quartiere Torre Maura e Don Bosco nella Capitale, Casa Iride si può infatti definire come un tipo di cohousing, primo e ancora unico in Europa, che accoglie persone in stato vegetativo o in stato di coscienza minima, non più malate ma portatrici di incapacità totale di provvedere a se stesse. Insomma una “comunità” di pazienti aperta ai familiari che, grazie agli spazi comuni, alla cucina attrezzata, alla piacevolezza degli ambienti, riescono a ricostruire una quotidianità che l’evento drammatico ha spazzato via. Ed è proprio dall’attenzione per i dettagli e dall’atmosfera di cura e decoro degli spazi che parte Moscatelli per raccontare la vita quotidiana di chi è costretto a confrontarsi con un destino che non aveva messo in conto. Raccogliendone le immagini e ascoltandone le storie e le parole. Come quelle della mamma che descrive in questo modo il rapporto con il proprio figlio in stato vegetativo in seguito a un incidente stradale: «Non ricordo più mio figlio come era prima, per me mio figlio è lui e basta; io lo bacio, gli dico amore mio e lui mi parla con gli occhi». Per realizzare questo lavoro, il fotografo ha trascorso sei mesi con i familiari, i pazienti e gli opeSuperAbile INAIL A breve il reportage fotografico diventerà un volume con video allegato, i cui proventi verranno interamente devoluti a favore dell’associazione Risveglio, che ha realizzato Casa Iride in sinergia con la Asl Roma B e il Comune capitolino. 34 Aprile 2015 ratori sanitari di Casa Iride, condividendone battaglie, speranze e momenti di sconforto. «Ho deciso di affrontare questo lavoro tenendo bene a mente che mi sarei confrontato con sensazioni e umori spesso diversi e contrastanti – spiega il fotografo –. Avevo davanti una situazione molto chiara e dolorosa, ma proprio per questo volevo evitare facili pietismi e dare assoluta dignità ai ragazzi e ai loro genitori: creare quindi una racconto che non fosse un percorso doloroso ma aprire una vera finestra su una condizione su cui si dibatte in maniera sporadica e solo in casi eclatanti». Il risultato di questo impegno è un lavoro fotografico raro, fatto di immagini delicate e poetiche che restituiscono l’atmosfera rarefatta della casa e il pudore dei suoi abitanti. [A.P.] RITEATRODANZAFOTOGRA NAGGILIB FIAVID O S R E P E ECINEMA N O I FESTIVALFICTIONFUMETTITELEVIS ritratti Quando Franco cantò il mondo senza barriere. Maileggo nonLa era il suo Contea dei ruo- R tanti di Franco Bomprezzi. Un fantasy pubblicato nell’aprile del 1999, una storia dove il mondo gira al contrario e dove i disabili hanno preso il potere. Tutto è fatto a loro misura: i soffitti sono bassi, non esistono più scale, abbattuti anche tutti i monumenti storici e qualunque intralcio al ruotare delle carrozzine. Ci sono un capo, Giovanni dalle ruote nere, e una giovane e bella ribelle, Francesca, altrettanto carrozzata, che scopre l’amore e ne resta stregata. È una metafora che fa sorridere e riflettere. Ed è anche un pezzo di storia di Franco che vogliamo ricordare oggi su SuperAbile Inail Magazine, dopo che ci ha lasciato nel dicembre scorso. Quel mondo tanto sognato, senza barriere e dove la disabilità in sostanza non esiste, non è però il suo mondo. E quelle strade lisce e sgombre di tutto, lasciano intravedere un vuoto sinistro tra le pagine del libro. Per uno che come Bomprezzi ha scelto di sporcarsi le mani, di lottare da uomo e da giornalista per l’affermazione dei diritti civili delle persone disabili, non è eliminando il “nemico” che si può vincere una guerra. Tutt’altro. La sua storia, eccezionale e unica, va in un’altra direzione: quella dell’inclusione e della piena cittadinanza, delle giuste rivendicazioni e dell’esempio mostrato e condiviso. Perché Franco Bomprezzi – di cui proprio in questi giorni si ristampa Dopo 16 anni torna in libreria il romanzo di Franco Bomprezzi, La contea dei ruotanti. Edito per i tipi de Il prato, è stato pubblicato per la prima volta nel 1999. Si tratta di un fantasy che racconta di un mondo dove tutto gira al contrario: le persone disabili hanno preso il potere, organizzando tutto a misura di sedia a ruote La Contea dei ruotanti per i tipi de Il Prato – ha fatto la storia del giornalismo sociale in Italia. È stato il primo, il più autorevole, il più brillante e autoironico giornalista disabile a essere riuscito a fare passare il suo handicap in secondo piano rispetto alle sue eccezionali capacità di professionista. Bomprezzi è stato un marchio di qualità, un brand, e anche uno stile che in tanti hanno cercato di imitare senza riuscirci. Un galantuomo e un innovatore sfrenato. È stato il punto di riferimento in Italia per una generazione di giornalisti sociali, il primo a trattare temi scomodi, come quello della sessualità per fare solo un esempio, l’unico a cercare di arginare un lento scivolamento verso quel politically correct che tanto male ha fatto alle persone disabili, e ai progetti di inclusione delle loro associazioni. Un giornalista vero, e un grande commentatore. Una mente fertile e giocosa. È stato lui a inventare il nome e il progetto di SuperAbile, e lui a pubblicare su questa rivista le due rubriche “Le parole per dirlo” e poi “Dr Jekyll e Mr Hide”. Qui, tra queste pagine, c’è ancora il suo segno. Come se quella forza, quel movimento di liberazione dei disabili che nel suo libro chiama “Handicap power”, continuasse ancora a trasmettere impulsi. Franco Bomprezzi ci lascia un mondo di speranza e di serenità. E un sentimento di umanità coraggiosa che è raro trovare nella letteratura sulla disabilità. [Mauro Sarti] SuperAbile INAIL 35 Aprile 2015 RUBRICHE Inail... per saperne di più Elisa Lorenzetti* In scena come attori per scoprire nuove abilità La Sede Inail di Venezia ha promosso un laboratorio teatrale per dieci infortunati sul lavoro: un’attività che favorisce le relazioni, l’accettazione di sé e il rimettere in gioco il proprio corpo in uno spettacolo apprezzato dal pubblico. Tanto che sono in progetto alcune repliche I disegni di questa sezione del Magazine sono di Saul Steinberg N ell’ambito delle opportunità che la circolare Inail n. 61/2011 (titolo IV, art. 44) offre agli infortunati sul lavoro, l’équipe di Venezia ha pensato di attivare un progetto di reinserimento sociale in favore degli infortunati del territorio, utilizzando l’attività di laboratorio teatrale come momento aggregante e catartico. È noto che il teatro può migliorare l’autostima individuale e la capacità comunicativa; può aumentare la consapevolezza e la capacità di valutare i limiti fisici, sociali ed emozionali; può sviluppare le abilità sociali, fisiche, verbali e di autotutela, la spontaneità, l’assertività, l’immaginazione e la capacità di giocare. In letteratura troviamo descritte esperienze in tal senso come buone prassi per la riabilitazione e il reinserimento sociale per le persone con disabilità acquisita. Per chi subisce un infortunio sul lavoro è difficile accettare la disabilità causata dall’incidente; il non sentirsi più persona normale, in un raffronto tra il prima e il dopo, la frustrazione e l’angoscia che ne derivano, possono generare sentimenti di sconforto e di rabbia sia verso se stessi che verso l’ambiente di vita circostante, con rischio di ritiro sociale e di depressione. A tale proposito il laboratorio teatrale può diventare un luogo in cui i partecipanti possono sperimentarsi e scoprire le proprie capacità, i propri limiti e le proprie potenzialità in un modo nuovo, sicuro e anche divertente. Il laboratorio soddisfa il bisogno di comunicazione e facili- ta l’espressione delle emozioni, dei desideri e delle proprie potenzialità. Inoltre stimola un percorso di ri-apprendimento e potenziamento delle competenze, aumentando i livelli di partecipazione sociale e creando un contesto facilitante che stimola l’iniziativa e le modalità di interazione con l’altro. L’équipe ha coinvolto una decina di infortunati con disabilità di diverso grado, costruendo un percorso individuale – a cura dell’assistente sociale – di tipo motivazionale per l’adesione al progetto. Contemporaneamente è stata condotta una ricerca sul territorio all’interno delle associazioni che si occupano di teatro. Tra le diverse proposte, l’équipe ha scelto quella dell’associazione culturale Fuoriposto, che ha presentato un progetto articolato in diverse fasi, da sviluppare a seconda del livello di adesione dei partecipanti. Così è naSuperAbile INAIL 36 Aprile 2015 to il laboratorio teatrale “Bene bravi bis abili”. I dieci partecipanti si sono incontrati una volta la settimana per due ore, per un totale di 36 incontri a cui si sono aggiunti quelli dedicati all’allestimento dello spettacolo finale. Venivano svolti esercizi di fiducia, esplorazione della gestualità, esercitazione della memoria sensoriale ed emotiva; i risultati erano preziosi per la messa in scena conclusiva. Oltre alla costanza e all’impegno dei partecipanti, si è creato un positivo clima all’interno del gruppo. In base ai desideri e alle valutazioni del gruppo, l’attrice e regista Paola Brolati scriveva scena dopo scena e portava il risultato in laboratorio, dove veniva discusso e modificato fino alla stesura finale. Le abilità delle singole persone sono state enfatizzate e trasferite a ruoli e personaggi adatti a ciascun attore in erba. È nata così la compagnia teatrale Bis abili, che ha presentato nel dicembre scorso Misteri in condominio (non) aprite quella porta al Teatro Momo di Mestre. Lo spettacolo ha ricevuto riscontri significativi; è già in cantiere il progetto di portare in scena alcune repliche. * assistente sociale della Sede Inail di Venezia RUBRICHE Previdenza Alessandra Torreggiani Congedo straordinario. Come funziona la pensione anticipata Dopo la riforma Monti-Fornero e il decreto Milleproroghe del 2012, un messaggio emesso dall’Inps lo scorso giugno conferma la decurtazione pensionistica per chi ha usufruito di questo istituto I l congedo straordinario retribuito di due anni, previsto dall’art. 42 del decreto legislativo n. 151 del 2001, non impedisce di accedere alla pensione anticipata, ma comporta una penalizzazione nel calcolo della pensione con decurtazione della stessa. La riforma delle pensioni Monti-Fornero, introdotta dall’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, ha previsto requisiti più severi per l’accesso alla pensione anticipata che ha sostituito la pensione di anzianità. In particolare la nuova legge prevede che chi va in pensione prima dei 62 anni di età subisce una penalizzazione con decurtazione dell’importo della pensione. Il decreto legge n. 216/2011 (cosiddetto “Milleproroghe 2012” convertito nella legge n. 14/2012) ha mitigato la penalizzazione, stabilendo che le riduzioni non sono applicabili nei confronti di chi matura l’elevato requisito contributivo entro il 2017, ma a condizione che tale requisito derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro in cui sono compresi i periodi di astensione obbligatoria per maternità, assolvimento degli obblighi di leva, malattia, infortunio, cassa integrazione guadagni ordinaria. Di conseguenza per evitare la penalizzazione è necessario prolungare del corrispondente periodo “perduto” l’attività lavorativa per tutte le assenze diverse da quelle appena elencate compresi i per- messi e i congedi per disabilità grave previsti dalla legge 104. La legge di stabilità 2014 ha apportato importanti correzioni. Infatti, l’articolo 1 comma 493 ha modificato l’articolo 6, comma 2 quater della legge 14/2012 escludendo dal calcolo delle penalizzazioni ai fini della pensione anticipata «i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104». In molti hanno evidenziato la poca chiarezza della legge di stabi- lità fino a individuare una inesattezza nella formulazione della norma che parlava, appunto, di congedi e permessi «concessi ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104», mentre i congedi straordinari retribuiSuperAbile INAIL 37 Aprile 2015 ti per l’assistenza del familiare disabile non sono previsti dall’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 bensì dall’art. 42, comma 5 del decreto legislativo 151/2001 e, pertanto, la legge di stabilità avrebbe dovuto citare le due leggi che sono entrambe tuttora in vigore. Sembrava insomma impossibile che i periodi fruiti a titolo di congedo straordinario retribuito non fossero esclusi dal calcolo delle penalizzazioni per accedere alla pensione anticipata. La questione è nuovamente affrontata e definitivamente chiarita dal messaggio Inps n. 5280 dell’11 giugno 2014 che fornisce precisazioni sul tema. Con questo messaggio si conferma che il congedo straordinario retribuito di due anni, previsto dall’art. 42 del decreto legislativo n. 151 del 2001, comporta penalizzazioni ai fini del calcolo della pensione anticipata. In definitiva con l’emanazione del messaggio Inps n. 5280/2014 si è compreso che con la dicitura «i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104» contenuta nella legge di stabilità per il 2014 si intendevano i permessi lavorativi orari e giornalieri e il prolungamento del congedo parentale. Si ricorda, infatti, che l’art. 33 della legge 104 prevedeva, oltre ai permessi per il lavoratore disabile e per assistere il familiare disabile, la possibilità per il genitore di un bambino disabile in condizioni di gravità di prolungare l’astensione facoltativa dal lavoro prevista dalla legge n. 1204/71 fino a tre anni, in alternativa ai permessi orari giornalieri. Questo istituto è stato poi previsto dall’art. 33, comma 1 del decreto legislativo 151/2001 (non più come astensione facoltativa, ma come prolungamento del congedo parentale) e innovato dall’art. 3 del decreto legislativo 119/2011. RUBRICHE Senza barriere Daniela Orlandi Access City Award 2015: vince la svedese Borås Ad aggiudicarsi la quinta edizione del prestigioso premio della Commissione europea, per la terza volta consecutiva, la Svezia. Il segreto? Un approccio globale nella costruzione della città globale P remio europeo per le città accessibili. Ancora una volta, per ben tre edizioni consecutive, è la Svezia a distinguersi in questo prestigioso premio indetto dalla Commissione europea. La Svezia infatti anche nella precedente edizione si era classificata al primo posto con Goteborg e nel 2013 era arrivata al secondo posto con Stoccolma. La quinta competizione premia oggi Helsinki (Finlandia) con il secondo posto e Lubiana (Slovenia) con il terzo. Mentre le menzioni speciali vanno a Logroño (Spagna) per l’ambiente urbano e gli spazi pubblici, a Budapest (Unghe- ria) per il lavoro compiuto nel campo dei trasporti, ad Arona (Spagna) e a Lussemburgo (Lussemburgo) per le strutture e i servizi pubblici. È la svedese Borås, tuttavia, ad aggiudicarsi il primo Premio 2015. Si rivela vincente, infatti, l’approccio globale e strategico per la realizzazione di una città accessibile: una conferma delle politiche adottate dall’amministrazione locale per una città a misura di tutti. Tale risultato scaturisce da una strategia avviata a partire dagli anni Novanta e sostenuta da adeguate risorse economiche. Si tratta, pertanto, di un buon esemSuperAbile INAIL 38 Aprile 2015 pio di azione locale volto a contribuire all’eliminazione degli ostacoli che impediscono alle persone con disabilità il libero accesso a spazi e servizi nella vita di tutti i giorni. Borås è una cittadina di 100mila abitanti collocata nella Svezia oc- cidentale, proprio nella contea di Västra Götaland, la stessa della città vincitrice la scorsa edizione. Il centro racchiude in sé i vantaggi della grande città e le comodità del piccolo centro urbano. Il suo territorio è caratterizzato da colline e valli, ma questo, evidentemente, non ha costituito un problema per l’accessibilità. La municipalità ha lavorato per rendere accessibili spazi ed edifici pubblici, sia internamente che esternamente. Ma anche le aziende private sono state coinvolte in questo percorso di miglioramento dell’accessibilità. Sono state censite 230 strutture, tra negozi, ristoranti e altri servizi, e le informazioni sono state messe a disposizione dei cittadini in un database accessibile. Dalla sua istituzione nel 2010 ad oggi, l’Access City Award ha visto la partecipazione di 189 città europee. Se questo Premio rappresenta veramente il polso della situazione dell’accessibilità urbana, diffusa e inclusiva in Europa, allora dovremmo analizzare con spirito critico e curiosità le soluzioni adottate. Il fatto è che non ha senso reinventare la ruota ogni volta. E dato che le esigenze di partenza sono pressoché le stesse, si tratta di capire come replicare e adattare alle nostre realtà urbane e sociali proprio quelle stesse soluzioni. Tenendo sempre presente che l’accessibilità non è un punto di arrivo ma un percorso in divenire. Per saperne di più, visita il sito ufficiale della municipalità di Boras: Boras.se/ l’ESPERTO RISPONDE a cura del Consorzio sociale Coin Mobilità Sono residente a Torino, invalido civile (75%, con riduzione della capacità lavorativa pari ai 2/3). Desidero acquistare un auto e vorrei sapere se ho diritto alla defiscalizzazioni previste dalla legge (Iva, Irpef, bollo di circolazione, esenzione dell’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà). Se ne ho diritto, vorrei sapere quale documentazione devo produrre alla concessionaria auto, al Caf per la dichiarazione dei redditi e alla Regione o Aci per il bollo auto e Ipt. Occhiello a condizione di invalido civile (75%, con riduzione della capacità lavorativa pari ai 2/3) non è sufficiente a stabilire se ha diritto alle agevolazioni auto in quanto non è specificata la patologia. Sono ammesse alle agevolazioni le seguenti categorie di disabili: persone non vedenti e persone sorde; persone con handicap psichico o mentale di gravità tale da aver determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento; persone con grave limitazione della capacità di deambulazione o pluriamputate; persone con ridotte o impedite capacità motorie permanenti. Per questa categoria, le agevolazioni sono condizionate all’adattamento dei veicoli al trasporto o alla guida con patente B spe- L ciale compresi anche quelli dotati di solo cambio automatico, purché prescritto dalla Commissione medica locale. A seconda della tipologia di disabilità variano i benefici fiscali concessi, le modalità per accedere a ciascuna agevolazione e la documentazione da presentare. Come vede, non abbiamo elementi sufficienti per darle una risposta esauriente. Comunque, la Regione Piemonte ha pubblicato la “Guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili”, aggiornata al 2013, con tutte le informazioni e la normativa nazionale e regionale che riguardano le persone con disabilità: Regione.piemonte.it/urp/dwd/guidaDisabili2013.pdf. Ausili Posso sapere da quale percentuale di invalidità un invalido civile ha diritto a richiedere alla propria Asl la fornitura di lenti e relativa montatura prescritti da specialista pubblico? Occhiello ono considerati invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, comprese le persone irregolari psichiche per oligofrenie di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali o funzionali, che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a 1/3 e, se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età (art. 2 legge n. 118/71). La legge considera varie soglie di invalidità, il diverso S SuperAbile INAIL 39 Aprile 2015 grado corrisponde a benefici differenti, il 33% (un terzo) di invalidità è la soglia minima per essere considerato invalido e dà diritto alle prestazioni protesiche e ortopediche. Per completezza di informazione le ricordiamo che nel decreto n. 332/99, all’art. 2, è stabilito chi sono gli aventi diritto all’erogazione dei dispositivi contenuti nel Nomenclatore tariffario. Per quanto riguarda gli invalidi sul lavoro, l’erogazione dei dispositivi protesici è garantita dall’Inail ed è regolamentata dal dpr 30 giugno 1965, n. 1124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 ottobre 1965, n. 257 - Supplemento ordinario. MiScellanea start-up LaM!: giochi, eventi, laboratori per tutti visioni/1 Nasce in Thailandia la banda di ragazzi non vedenti che combatte i pregiudizi G notando l’interesse che la musica destava in loro, ha deciso di creare una banda. Così i ragazzi hanno imparato a leggere gli spartiti in Braille e a memorizzare le posizioni delle dita sugli strumenti. La Thai blind orchestra fida pregiudizi e è una realtà unica nel quando l’insegnante, karma negativi. È la che di giorno bada panorama thailandese, Thai blind orchestra, agli elefanti del parco Paese che non ha vere un gruppo thailannazionale di Khao Yay, politiche di inclusione. dese formato da una Situazione in parte ha incontrato alcuni trentina di ragazzi legata alla credenza studenti ciechi che non vedenti tra gli 8 e partecipavano alle sue buddista che riconduce i 15 anni voluto da un la disabilità ai peccati lezioni sulla natura. professore di musica Per insegnare a questi compiuti nella vita preclassica, Alongkot cedente. giovani si avvaleva di Chukaew. L’idea è nata alcuni ausili sonori e, [Hélène D’Angelo] iocattoli per l’integrazione, ma anche laboratori per bambini ed eventi. È il progetto di due giovani neoimprenditrici di Gorizia, Anna Devecchi e Giovanna Culot, entrambe mamme, che con “LaM! Look at me” (che significa guardami) hanno vinto il premio Fvg Labor 2014 per la loro start-up aziendale. Grazie infatti a una cordata scientifica nazionale, il cui capofila è lo Smile- S Infant lab for early intervention dell’Irccs “Stella Maris” di Pisa, vogliono produrre giochi con un design adatto a tutti i bambini ma con soluzioni pensate per far divertire anche quelli disabili. «Per ora siamo in fase di trattativa finale con un’azienda produttrice – dice Anna Devecchi –. Ma in cantiere c’è anche l’accessibilità dell’editoria per l’infanzia e libri per spiegare disabilità e malattie ai più piccoli, ai fratelli, coetanei e amici». Presente con un laboratorio sui cinque sensi al Fuorisalone di Milano, la settimana dedicata al design in programma dal 14 al 19 aprile, quest’anno a fianco di “LaM!” è nata anche l’associazione Incastri. Obiettivo? Promuovere e sostenere l’inclusione dei bambini disabili attraverso il gioco. Il primo evento sarà il 15 maggio con il concerto di Stefano Bollani al Teatro Verdi di Gorizia: i proventi saranno devoluti alle cliniche partner del progetto, tra cui anche l’Istituto neurologico “Casimiro Mondino” di Pavia e l’unità di Neuropsichiatria infantile del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma. Informazioni su Lam-project.com. [M.T.] che impresa Cooperativa Aristotele T indirizzo: frazione Campagnatico 7/b 50042 Grosseto tel.: 339/3398095 e-mail: [email protected] sito web: Cooparistotele.com tipo: società cooperativa sociale onlus anno di nascita: 2006 fatturato: 100mila euro soci: 30, di cui 10 disabili lavoratori: 30, di cui 5 disabili e 1 dipendente stipendio medio: 1.200 euro (salario agricolo) SuperAbile INAIL 40 Aprile 2015 utto è partito da un corso di apicultura organizzato nel 2004 dall’Anmil di Grosseto in collaborazione con Copait (associazione per la produzione e la valorizzazione della pappa reale italiana), finanziato dall’Inail e rivolto ad alcuni invalidi del lavoro. Il risultato è la nascita, due anni dopo, della cooperativa sociale Aristotele. Una realtà che produce soprattutto pappa reale, ma anche polline e miele, e i cui prodotti sono disponibili in circa 15 punti vendita del territorio tra cui i supermercati Conad e la cantina “I vini di Maremma”. Dei 30 soci lavoratori cinque sono persone disabili – che grazie a questa attività «sono tornate ad avere stima di se stesse», spiega il presidente della cooperativa Bruno Pasini – e 14 sono donne. «Qualche tempo dopo la nostra costituzione, infatti, insieme alla Provincia di Grosseto e a un’agenzia di formazione realizzammo un corso di apicultura per sviluppare l’imprenditoria femminile nella zona». Ora «siamo in netta crescita e ci stiamo piano piano allargando». visioni/2 Dall’Uganda a Rio 2016: la sfida di un pugile cieco in mostra Figli autistici come opere d’arte. Se l’utopia arriva al palazzo di vetro dell’Onu P er tenersi in forma si allena ogni giorno, dopo aver pregato alla moschea. Ramadhan Bashir, 44 anni, vive a Kampala, in Uganda. Diventato cieco all’età di 26 anni, è diventato il primo boxer non vedente dell’Africa orientale. Oggi ha un obiettivo: conquistare le Paralimpiadi di Rio 2016 superando l’ostacolo degli sponsor. Bashir riesce a combattere grazie all’udito: «Ascolto con attenzione i passi, il respiro dell’avversario, il sibilo che mi avverte del colpo in arrivo». «I Il punto di forza di Aristotele è il made in Italy. «Non esistono normative specifiche a tutela della tracciabilità della pappa reale e del polline. In Europa, inoltre, sono pochi i Paesi produttori e la gran parte dei prodotti arrivano dalla Cina. I nostri, invece, sono al 100% italiani: ecco le ragioni del nostro successo», dice Pasini, che nel 2015 punta a raddoppiare il fatturato. Altra particolarità della cooperativa? Fare didattica nelle scuole. E così l’apicultura diventa senza barriere. [M.T.] nostri figli sono opere d’arte»: non geni, non profeti, non esseri divini incompresi dagli umani, ma proprio opere d’arte. È l’ultima “trovata” di Gianluca Nicoletti, papà di Tommy, giornalista, scrittore e “inventore” di quel “qualcosa” che, per l’autismo, continua a mancare. Alla fine qualcosa c’inventeremo, titola infatti il suo ultimo libro. E si è inventato, così, questa nuova provocazione: in un mondo in cui le famiglie con autismo sono spesso condannate agli “arresti domiciliari”, perché quei figli fuori dagli schemi disturbano e non trovano una collocazione, soprattutto quando crescono; in una città come Roma, che ogni giorno nega cittadinanza a queste persone ed erge barriere a impedirne il passaggio, Nicoletti e la sua “utopica” Insettopia hanno esposto i proprio figli al Maxxi, il museo nazionale delle arti del XXI secolo. Le famiglie hanno esibito se stesse, hanno reso visibile ciò che è difficile SuperAbile INAIL 41 Aprile 2015 vedere, hanno voluto «provocare gli indifferenti e scuotere chi ancora ha timore di condividere il problema che ha in famiglia», spiega il giornalista. «I più coraggiosi tra i genitori di autistici» si sono dati appuntamento al Maxxi, il 2 aprile scorso, e hanno rappresentato, per la prima volta, «la neuro-diversità come espressione artistica». Espressione artistica che si è impressa anche nel murale dipinto dai ragazzi, poi spedito al palazzo dell’Onu, a New York, dove è rimasto in mostra per tutto il mese di aprile. L’autismo ha rotto così il silenzio con il suo rumore, ha conquistato visibilità e cittadinanza con i suoi colori e le sue forme, ha sfidato i pregiudizi con «la visione poeticamente difforme» di questi «insondabili figlioli, che nessuno è capace di accettare – conclude Nicoletti – per il loro punto di vista fantastico in quanto balzano». [Chiara Ludovisi] MiScellanea frontiere L’uomo che ascolta i colori L Neil Harbisson è nato a Belfast, nell’Irlanda del Nord, il 27 luglio 1982. A scuola i suoi compagni di classe consideravano una pigrizia il fatto che si facesse sempre passare i colori durante le lezioni di disegno. All’Istituto di Belle arti, invece, ha ricevuto il permesso di utilizzare soltanto il bianco, il nero e i grigi nelle sue prime opere. ui vede tutto grigio. Ma grazie a un’antenna impiantata nel cervello è in grado di trasformare i colori in note musicali. Il “lui” in questione si chiama Neil Harbisson, ha quasi 33 anni, ed è un artista (britannico di nascita ma spagnolo di adozione) affetto da acromatopsia, una rara sindrome congenita che gli permette di vedere solo le sfumature di bianco e nero. Nel 2004, però, nella sua vita entra Eyeborg, un dispositivo che funziona come un occhio elettronico: capta le onde elettromagnetiche della luce attraverso un sensore, trasmettendole poi – sotto forma di impulsi sonori – a un chip impiantato chirurgicamente dietro la SuperAbile INAIL testa. All’inizio Harbisson ha dovuto memorizzare tutte le associazioni tra la nota percepita e il nome attribuito a quel colore. Oggi, invece, quella connessione è ormai automatica, tanto che anche i suoi sogni sono a colori. E, come se fosse diventato un cyborg, «il software e il cervello si sono uniti – dice –. Eyeborg non è più un apparecchio esterno: è un organo del mio corpo, un’estensione dei miei sensi che fa parte di me», tanto che compare anche nella foto del suo passaporto. Eyeborg ha avuto un forte impatto anche sulla sua carriera artistica: compositore, pittore e fotografo, tutte le sue performance sono dedicate 42 Aprile 2015 al rapporto tra suono e colore, dalle arti visive al teatro fino alla danza. Come effetto collaterale causato dal dispositivo, tuttavia, Harbisson ha sviluppato una leggera forma di “sinestesia”, fenomeno neurologico per il quale i suoni vengono percepiti come colori. Ecco allora che «dipingere o comporre musica sono, in fondo, la stessa cosa». Nel 2010 ha fondato la Cyborg Foundation, un’organizzazione internazionale di supporto a tutte quelle persone che vogliono impiantare apparecchiature permanenti nel proprio corpo. E ora Eyeborg è anche un’app: Eyeborgapp.com. [M.T.]