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IL MAGAZINE PER LA DISABILITÀ / APRILE 2015 / NUMERO 4
ISTRUZIONE
Le scuole speciali
esistono ancora
ALEX ZANARDI
INTRATTENIMENTO
Un videogioco
solo in formato audio
Le mie “piccole” imprese
Ispirare gli altri mi scalda il cuore
EDITORIALE
di Giovanni Paura
Direttore Centrale Prestazioni Sanitarie e Reinserimento, Inail
Ritorno al lavoro. Dalla legge
di stabilità nuovi strumenti
L
a legge di stabilità ha portato una buona notizia per il nostro Istituto. O meglio per tutti i lavoratori infortunati le cui esigenze e
bisogni sono stati sempre al centro dei nostri interessi. Con il
comma 166, articolo 1, sarà infatti di nuovo possibile accompagnare i
nostri assistiti verso il pieno recupero di una vita lavorativa e sociale,
magari diversa da quella prima dell’incidente, ma ugualmente ricca e
potenzialmente appagante. Dopo sei anni dal termine della sperimentazione prevista dal decreto legislativo 38 del 2000 possiamo tornare
a occuparci del ritorno al lavoro dopo un infortunio a 360 gradi. Mettendo a frutto un patrimonio di conoscenze e competenze costruito
in decenni di vicinanza e condivisione con chi ha avuto la sventura di
vedere sovvertita la propria esistenza a causa di un incidente occorso durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.
Un impegno perfettamente in linea con la missione dell’Istituto, che non prevede solo di risarcire gli infortunati e di garantire loro un
A partire da quest’anno
l’Inail potrà di nuovo
occuparsi di reinserimento
lavorativo a tutto campo
adeguato tenore di vita. Ma anche di accompagnarli lungo nuovi sentieri umani e professionali, che permettano di utilizzare le capacità residue
e di scoprire nuove e nascoste abilità. Fino al 2009 l’Inail ha potuto perseguire questo obiettivo sostenendo il ritorno al lavoro attraverso interventi
di orientamento e sviluppo delle capacità possedute. Nello stesso tempo sono stati portati
a termine progetti per il superamento e/o l’adeguamento delle barriere architettoniche nei
luoghi di lavoro. Un’operazione, quest’ultima, indispensabile a costruire una società accessibile a tutti ed effettivamente senza barriere, in grado di mettere i lavoratori disabili sullo stesso piano di tutti gli altri.
Con la fine della sperimentazione sono stati dunque interrotti progetti e processi avviati sul territorio insieme ad altri enti e organismi interessati. Nel frattempo l’Istituto ha varato un nuovo Regolamento protesico e – attraverso i centri di Budrio e Volterra
– è riuscito a raggiungere nuovi obiettivi nel campo delle protesi e della riabilitazione motoria. Successi che continuano a mettere al centro la persona e i suoi bisogni, primo fra tutti
quello di poter recuperare un ruolo attivo all’interno della famiglia e del contesto sociale e
lavorativo. Perché la nostra esperienza ci dice che tornare alla vita attiva e produttiva vale
quanto e più di qualsiasi rendita. È la prima e più importante domanda che gli infortunati
rivolgono alle équipe multidisciplinari, presenti sui territori per aiutare gli assistiti a recuperare quell’integrità psichica e fisica che l’incidente ha minato. E che è possibile ricostruire con pazienza e spirito di innovazione, grazie anche a quegli strumenti normativi che la
legge di stabilità rimette ora a disposizione del nostro lavoro.
SuperAbile INAIL
3 Aprile 2015
NUMERO quattro Aprile 2015
EDITORIALE
3 Ritorno al lavoro. Dalla legge
di stabilità nuovi strumenti
di Giovanni Paura
sotto la lente
20 Non è mai troppo tardi per
studiare
di M.T.
ACCADE CHE...
PORTFOLIO
L’INCHIESTA
speciali
di Michela Trigari
INSUPERABILI
18 Questa vita mi sta comoda.
in crescita
a cura del Cip
tempo libero
28 L’avventura sonora di Thork e
Louise
di Antonio Storto
Intervista ad Alex Zanardi
di Laura Pasotti
SuperAbile Inail
Anno IV - numero quattro, aprile 2015
Direttore: Giovanni Paura
In redazione: Antonella Patete, Laura
Badaracchi e Diego Marsicano
Direttore responsabile: Stefano Trasatti
Hanno collaborato: Hélène D’Angelo,
Chiara Ludovisi, Maurizio Molinari, Ambra
Notari, Laura Pasotti, Mauro Sarti, Antonio
Storto, Michela Trigari di Redattore Sociale;
Comitato italiano paralimpico; Erica
Battaglia, Rosanna Giovèdi, Daniela Orlandi,
Alessandra Torreggiani del Consorzio
sociale Coin; Ilaria Cannella, Cristina
Cianotti, Francesca Iardino, Elisa Lorenzetti,
Monica Marini, Mariella Pedroli dell’Inail
Cooperativa Aristotele
di M.T.
Start-up
LaM!: giochi per tutti
di M.T.
Visioni/1
Nasce in Thailandia la banda
di ragazzi non vedenti
di Hélène D’Angelo
41 Visioni/2
Dall’Uganda a Rio 2016: la sfida
RUBRICHE
di un pugile cieco
36 Inail... per saperne di più
In mostra
In scena come attori per scoprire
Figli autistici come opere d’arte
nuove abilità
di Chiara Ludovisi
37 Previdenza
42
Frontiere
Congedo straordinario. Come
L’uomo
che ascolta i colori
funziona la pensione anticipata
di M.T.
38 Senza barriere
Access City Award 2015: vince
la svedese Borås
39 L’esperto risponde
Mobilità, Ausili
Editore: Istituto Nazionale
Via Boncompagni 41 - 20139 Milano
Un ringraziamento, per averci
gentilmente concesso l’uso delle foto, a
scuola “Rudolf Steiner” di Milano (pagg. 4,
15-16), Fabio Moscatelli (pagg. 4, 34), Irccs
“Medea” - Associazione La nostra Famiglia
(pagg. 8-12), Istituto “Magarotto” di
Padova (pag. 13), Istituto “Colosimo” di
Napoli (pag. 14), Bmw (pagg. 18-19),
archivio Pio Istituto dei sordi di Milano
(pagg. 22-25), Federpesistica (pag. 26-27).
Autorizzazione del Tribunale di Roma
In copertina: foto © Bmw
per l’Assicurazione contro gli Infortuni
sul Lavoro
Redazione: SuperAbile Inail
c/o agenzia di stampa Redattore Sociale
Piazza Cavour 17 - 00193 Roma
E-mail: [email protected]
Stampa: Tipografia Inail
numero 45 del 13/2/2012
Progetto grafico: Giulio Sansonetti
SuperAbile INAIL
miscellanea
40 Che impresa
famiglia Bélier
di Antonella Patete
31 Comunicazione facilitata: vale
per un’autobiografia?
di Laura Badaracchi
34 Viaggio nello stato vegetativo
di A.P.
35 Quando Franco cantò il mondo
senza barriere. Ma non era il suo
di Mauro Sarti
5 Più accessibilità con Expofacile.it 22 Come eravamo
6 L’Italia spinge per i diritti dei
SPoRT
disabili nei Paesi in via
26
Sollevamento pesi: movimento
di sviluppo
8 Quel che resta delle scuole
CULTURA
30 Il fascino indiscreto della
4 Aprile 2015
ACCADE CHE...
milANO
Più accessibilità con a Expofacile.it
D
ieci itinerari senza
barriere, dalle vie
dello shopping a San
Siro passando per la
stazione, il Duomo, il
castello Sforzesco. E poi
Expofacile.it, il portale
che offre ai visitatori disabili tutte le informazioni
necessarie per muoversi
in autonomia a Milano
in vista dell’Esposizione
universale in programma
dall’1 maggio al 31 ottobre. Previsti inoltre
due punti informativi,
uno all’interno dell’area
espositiva e uno in centro
(all’Urban center di galleria Vittorio Emanuele),
e una ventina di taxi
adattati. Il lavoro della
task force sull’accessibilità dell’Expo di Milano
– composta da Comune,
Regione Lombardia, Asl,
aziende ospedaliere,
associazioni come Ledha,
Uic e Fand, Unicredit
Foundation e altri enti –
ha dato i suoi frutti.
«I mesi dell’Expo
costruiranno l’eredità di
una città pienamente
inclusiva – ha spiegato
Pierfrancesco Majorino,
assessore comunale alle
Politiche sociali –. Quanto
fatto finora è solo l’inizio
di un percorso culturale».
Intanto, Expofacile.
it contiene le
schede informative
sull’accessibilità di
ristoranti, strutture
alberghiere, musei,
chiese, cinema e teatri.
Particolare attenzione
è stata dedicata alla
mobilità, attraverso
la mappatura dei
mezzi di trasporto e
l’identificazione di
itinerari turistico-culturali
per le persone disabili.
mondo Inail
«Milano deve diventare
una città per tutti – ha
detto l’assessore alla
Mobilità Pierfrancesco
Maran –: stiamo
lavorando per facilitare
ulteriormente l’accesso
a bus, metro e pass auto
temporanei» per Ztl,
corsie riservate o Area C.
[M.T.]
Europa
A Benevento un corso di pc
per invalidi del lavoro
Crimini d’odio contro i disabili:
«Servono leggi specifiche»
n corso di computer per superare quelle “barriere
virtuali” che spesso impediscono alle persone
con disabilità il pieno accesso alla rete, ai suoi strumenti e all’opportunità di dialogare con il mondo. È
il progetto “Inform@bili - Abili con Internet”, frutto
di un’intesa tra l’Inail di Benevento e l’associazione
Informatici senza frontiere e rivolto a un gruppo di
invalidi del lavoro:
15 ore d’aula per
favorire l’inclusione sociale e
ridurre il digital
divide. «Spesso le
tecnologie informatiche non sono
sfruttate al meglio per la mancanza di giusti stimoli
o del supporto di tutor disponibili a percorsi didattici
personalizzati – affermano i promotori dell’iniziativa
–. Il corso vuole essere, oltre che uno spazio formativo, anche un’occasione per favorire esperienze
aggregative e relazionali».
e isolamento e tendano a denunciare con
minore frequenza i
maltrattamenti subiti.
Ad aggravare la situazione, c’è poi il fatto
che – anche quando una
persona disabile sporge
a legislazione della
denuncia – le autorità
Ue e quella dei sincompetenti e la polizia
goli Stati membri deve
spesso non evidenziano
prevedere norme che
la disabilità come la
tutelino le persone con motivazione dell’abuso.
disabilità contro i crimini L’agenzia chiede dunque
d’odio e la violenza.
lo stesso trattamento con
Questa la raccomandacui vengono affrontati
zione dell’Agenzia per i gli episodi di razzismo,
diritti fondamentali Fra, xenofobia e omofobia,
che sottolinea come le
oltre a una migliore
persone disabili siano
formazione per le forze
vittime di stigmatizzadell’ordine e i magistrati.
zione, discriminazione
[Maurizio Molinari]
U
SuperAbile INAIL
L
5 Aprile 2015
ACCADE CHE...
SENZA BARRIERE
Partnership tra Cip
e Rai. Per il prossimo
biennio il servizio
pubblico radiotelevisivo
diventa sponsor di
maglia del Comitato
italiano paralimpico,
affiancando le Nazionali
nel loro percorso di
avvicinamento ai Giochi
Ecco la Guida ai musei di Torino
per non vedenti
L’
Associazione pro retinopatici e ipovedenti (Apri)
e il Centro servizi per il volontariato Idea solidale hanno dato vita alla Guida ai musei di Torino
per persone non vedenti. L’opuscolo contiene
26 schede relative ai musei cittadini che offrono
percorsi ad hoc, plastici oppure opere tattili, audiodescrizioni, pannelli in Braille e visite guidate per
un pubblico di persone con disabilità visiva.
«Le esposizioni sono fatte per essere visitate
– dice Marco Bongi, presidente dell’Apri –. Per
questo molte strutture si stanno attrezzando per
renderle accessibili». La guida viene distribuita
gratuitamente nei principali musei torinesi oppure
va richiesta all’associazione. Per informazioni: apri@
ipovedenti.it.
di Rio de Janeiro 2016.
«Un accordo in grado
di attivare sinergie che
coinvolgano sostenitori
del mondo paralimpico»,
ha commentato Luca
Pancalli, presidente del
Cip.
Cooperazione
L’Italia spinge per i diritti dei disabili nei Paesi in via di sviluppo
P
rotezione in situazione di emergenza,
educazione inclusiva, accessibilità. È la spinta
dell’Italia, durante il semestre di presidenza
dell’Unione europea conclusosi a dicembre,
per promuovere i diritti delle persone con
disabilità all’interno dei progetti di cooperazione
internazionale: un impegno che riguarda
soprattutto l’aiuto umanitario in caso di catastrofi
naturali o conflitti e la scuola. Fa passi avanti
l’attuazione del Piano di azione sulla disabilità della
direzione generale Cooperazione allo sviluppo
del ministero degli Esteri. Con due sottolineature:
l’azione di sensibilizzazione in ambito europeo e
quella che il governo italiano sta promuovendo
per definire gli indicatori specifici sulla disabilità in
ambito Ocse e Onu, volti a garantire più attenzione
da parte dei nuovi Obiettivi di sviluppo post 2015.
Nel mondo otto persone disabili su dieci vivono
nei Paesi poveri e si stima che il 20% delle invalidità
derivi da malnutrizione.
Europa
L’obesità non può essere causa di licenziamento
N
essuna azienda
può licenziare un
lavoratore per via del
suo peso. L’obesità,
infatti, va considerata
come una forma di
disabilità. È quanto
ha stabilito la Corte di
giustizia europea nella
sentenza sul caso del
danese Karsten Kaltoft
(160 chili), che il Comune
di Billund ha lasciato
a casa dopo anni di
lavoro come babysitter.
Per l’amministrazione
locale per mancanza di
bambini, per la parte
SuperAbile INAIL
lesa a causa della sua
taglia. La Corte ha fatto
valere il principio che
vieta le discriminazioni
sul lavoro per motivi
di religione, credo,
disabilità, età e
orientamento sessuale:
se lo stato di obesità di
6 Aprile 2015
un lavoratore comporta
una limitazione, si è di
fronte a un “handicap”.
La Corte di giustizia
non risolve però la
controversia nazionale.
Spetterà ai giudici danesi
stabilire la ragione del
licenziamento di Karsten.
L’EVENTo
Erasmus
Compie dieci anni la onlus per chi
ha la sindrome di Sjögren
G
rave patologia degenerativa, finora poco
conosciuta, la sindrome di Sjögren «è un
problema sociale. Ancora non inserita nel Registro
nazionale delle malattie rare e nei Livelli essenziali di
assistenza, non è guaribile; provoca secchezza degli
occhi, bocca, pelle, organi genitali, esofago; può
aggredire vari organi e apparato osseoarticolare,
cardiovascolare, oltre ad associarsi a malattie
autoimmuni», dichiara Lucia Marotta (nella foto),
presidente della onlus Animass (Associazione
nazionale italiana malati sindrome di Sjögren), che
ad aprile ha festeggiato il suo decennale con 1.910
soci e circa 5mila pazienti contattati. «La sindrome
colpisce le donne in nove casi su dieci, anche in
età giovanile, a partire da 15 anni con un picco
tra i 20-30 e i 40-50; quindi sono necessarie sia la
diagnosi precoce che la riabilitazione per evitare
degenerazioni e mantenere le abilità residue
motorie», osserva Marotta. [L.B.]
24 ragazzi Down italiani
a lavorare in ostello
di braccia e di cervelli”. È il
“ uga
progetto che coinvolge 24 giovani
F
dell’Aipd (Associazione italiana persone
down) e che offre tirocini formativi
presso l’Inout Hostel di Barcellona.
Un’occasione di socializzazione e di
inserimento lavorativo all’estero per
mettere alla prova le competenze
acquisite nel percorso scolastico.
L’iniziativa è finanziata dal programma
comunitario Erasmus Plus con la partnership di Icaria Iniciatives Socials
nell’ambito della “Mobilità ai fini di apprendimento”. Il progetto copre vitto
e alloggio per i partecipanti, oltre a un
corso di lingua. I ragazzi, tutti tra i 18 e i
28 anni, sono accompagnati a gruppi di
quattro da due tutor e provengono da
Arezzo, Bari, Belluno, Caserta, Cosenza,
Latina, Mantova, Ravenna, Reggio
Calabria, Roma, Viterbo e dalla Versilia.
Campania
Nasce l’Osservatorio regionale sulla condizione
delle persone con disabilità
È
stata la Regione Campania a
dare vita all’Osservatorio sulla
condizione delle persone con
disabilità. Il suo compito sarà quello
di vigilare e monitorare la situazione
soprattutto in relazione al rispetto
della normativa in essere e farà capo
all’assessorato regionale alle Politiche
sociali.
Dell’Osservatorio fanno parte
diversi esponenti del terzo settore,
dei sindacati e delle associazioni
(come per esempio l’Anida, la Uic,
Federhand e l’Anci), insieme a vari
rappresentanti della Regione delegati
per le politiche sociali e culturali, il
lavoro, la ricerca, l’università, la salute
e il turismo.
documentazione
Riviste e newsletter: ecco i cataloghi dell’informazione sociale
U
n catalogo delle
riviste italiane sociali e
sociosanitarie che segnala
240 testate prodotte da
case editrici, organizzazioni
del terzo settore, istituti
di ricerca, ministeri e altri
enti, la nuova edizione della
raccolta di newsletter. Ma
anche rassegne stampa
online e agenzie specializzate
sulle tematiche sociali a
cui presto si aggiungerà
un registro nazionale dei
centri di documentazione
o biblioteche dedicati. È un
lavoro davvero certosino
quello dello Sportello sociale
SuperAbile INAIL
del Comune di Bologna,
che dal 2013 produce anche
InfoDoc, una newsletter
bimestrale sull’informazione
e comunicazione del sociale
(dall’editoria ai nuovi media,
dal cinema alla televisione).
Disabilità, terza età,
dipendenze, immigrazione,
7 Aprile 2015
pace e diritti, politiche sociali,
salute mentale, sanità e non
profit sono solo alcuni degli
argomenti trattati. Tutti i
cataloghi possono essere
consultati sul sito http://
informa.comune.bologna.
it/iperbole/sportellosociale/
servizi/4352/59645. [M.T.]
l’inchiesta L’altra istruzione
In Italia sono una settantina
e vengono scelte soprattutto
per insoddisfazione verso
i percorsi tradizionali. Molte
si appoggiano a un centro
di riabilitazione. Poi ci sono
gli Istituti per l’istruzione dei
sordi, le scuole per ciechi e
quelle integrate, mentre la
filosofia steineriana propone
la pedagogia curativa. Ma
Belgio, Germania e Olanda
preferiscono le scuole
differenziali, che spesso
rappresentano un’eccellenza
Quel che resta
Michela Trigari
A
ngela ha lasciato la Calabria
per iscrivere la figlia disabile alle medie del centro “La
nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lecco) «dopo un’esperienza
non buona con la scuola ordinaria». Ana, invece, residente a Pesaro ma originaria della Moldavia
– dove ha frequentato le scuole speciali per non udenti –, ha scelto l’Istituto statale per l’istruzione dei
sordi di Padova «per via della possibilità di seguire le lezioni anche in
lingua dei segni». Nell’Italia dell’integrazione scolastica quasi nessuno
ne parla, forse perché sono poche
o forse perché sono un tabù, ma le
scuole speciali, quelle cioè per bambini e ragazzi con disabilità, esistono ancora: sono una settantina (24
solo in Lombardia). A frequentarle circa 1.800 alunni, anche stranie-
SuperAbile INAIL
8 Aprile 2015
ri, su 189.500 studenti disabili nella
fascia d’età dell’obbligo formativo, e
solo lo 0,3% sono private (dati 2012
dell’Agenzia europea per i bisogni
speciali e l’educazione inclusiva).
La normativa italiana infatti – dalla legge 118 del 1971 alla legge 517 del
1977 – non le ha abolite: ha semplicemente spinto affinché l’istruzione
avvenisse nelle classi “normali” della scuola pubblica, vietando le classi
differenziali all’interno del sistema
scolastico ordinario e istituendo la
figura dell’insegnante di sostegno.
Così le scuole speciali sono sopravvissute, dal nido alle superiori
fino ai corsi di formazione professionale. Ma le più numerose sono le
primarie. Molte si appoggiano a un
centro di riabilitazione o a una comunità alloggio, soprattutto quelle per ragazzi con disabilità gravi o
plurime – per esempio quelle che si
delle scuole speciali
trovano presso Casa Serena di Trento, la Fondazione don Gnocchi di
Milano, l’Istituto “Vaccari” di Roma, facenti capo a un circolo didattico o a un istituto comprensivo –,
mentre la “Rodari di Seregno (in
provincia di Monza e della Brianza)
e la “Paolo e Larissa Pini” di Milano sono scuole pubbliche tout court.
In quest’ultima c’è spazio anche per
l’italiano segnato, la comunicazione aumentativa alternativa e vari tipi di ausili; si lavora sull’autonomia
e agli alunni è garantita la somministrazione di farmaci, l’assistenza medica e l’alimentazione tramite
Peg in collaborazione con il personale sanitario dell’Unità operativa
Sopra, un momento di lezione in una
delle scuole con particolari finalità dei
centri dell’Irccs “Medea-La nostra Famiglia”
di neuropsichiatria dell’infanzia e
dell’adolescenza.
Per le disabilità sensoriali, invece, meritano attenzione soprattutto l’Istituto “Smaldone” di Roma,
Salerno e Napoli (dai 3 ai 14 anni),
l’Istituto statale per l’istruzione specializzata dei sordi “Magarotto” di
Torino, Padova e Roma e le scuole
per non vedenti “Keller” di Torino,
“Nicolodi” di Firenze e “Colosimo”
di Napoli (la prima è una secondaria
di primo grado, mentre gli altri sono istituti statali di secondo grado).
Ad Assisi, poi, l’Istituto comprensivo per ciechi e pluriminorati va
dalla scuola dell’infanzia “Casoria”
fino alle medie. Accanto ad alcuni di questi plessi sorgono i relativi convitti perché spesso gli studenti
provengono da altre città. Esistono
inoltre esperienze integrate: si tratta quasi sempre di ex istituti reliSuperAbile INAIL
9 Aprile 2015
giosi per non udenti che aprono la
didattica a tutti – come per esempio
la scuola dell’infanzia “San Francesco di Sales” di Pianezza (Torino), il
Centro scolastico Effetà di Marola
di Torri di Quartesolo (Vicenza), le
scuole “Figlie della Provvidenza” di
Modena e Carpi, il nido e la scuola
dell’infanzia della Fondazione Gualandi di Bologna – oppure come la
scuole media “Vivaio” per ciechi
di Milano. Ma ci sono anche istituti ordinari che adottano programmi ad hoc, come al comprensivo
di Cossato (Biella) e al “Barozzi” di
Milano per il bilinguismo italiano/
lingua dei segni o come il progetto
“Il Braille a scuola” al comprensivo
1 di Chieti, a cui partecipano tutti i
compagni di classe di Sofia.
E non mancano nemmeno i corsi
di formazione professionale per non
vedenti offerti dagli istituti per cie-
l’inchiesta L’altra istruzione
chi (Rittmeyer” di Trieste, “Cavazza” di Bologna, “Configliachi” di
Padova, “Falqui” di Cagliari, Istituto
dei ciechi di Milano) che, dagli anni Settanta in poi, hanno pian piano
abbandonato la didattica per convertirsi ad altre attività di consulenza e supporto. Si tratta soprattutto
di corsi di informatica, per ottenere il patentino Ecdl (European computer driving licence), per diventare
centralinisti e operatori di call center: professione, questa, per cui la
legge prevede ancora un Albo nazionale e il collocamento obbligatorio.
ni che permettono loro di operare,
il modello pedagogico di riferimento, le caratteristiche degli alunni disabili, le motivazioni che portano i
genitori a sceglierle.
L’unica indagine degna di nota è la ricerca Le scuole speciali in
Lombardia a cura di Luigi D’Alonzo (edita da Vita e Pensiero nel
2012), finanziata dall’Ufficio scolastico regionale. Delle 24 scuole
censite 17 sono primarie e 19 sono
statali, la maggior parte sono inserite in centri di riabilitazione o istituti fondati da ordini religiosi dove
a volte i ragazzi trascorrono l’inteUn caso di studio chiamato Lombar- ra settimana scolastica per fare ridia. A livello nazionale, però, non entro a casa solo nel weekend, non
esiste un quadro generale capace
di fotografare e analizzare la realtà Sotto alcuni studenti delle scuole
delle scuole speciali italiane, le sov- con particolari finalità dei centri di
venzioni e le eventuali convenzio- riabilitazione “Medea-La nostra Famiglia”
SuperAbile INAIL
10 Aprile 2015
sono capillarmente presenti in tutta la regione e rappresentano solo lo
0,35% dell’offerta formativa. Nessuna chiede contributi alle famiglie,
comprese le paritarie e le private.
Ogni scuola speciale propone un’organizzazione variabile, con un numero di alunni disabili che va da
3 a 13 per ciascuna classe e un rapporto medio di circa un insegnante
ogni tre studenti (coadiuvato da un
educatore). L’età degli alunni è molto eterogenea: la scuola dell’infanzia
accoglie bambini che superano i canonici sei anni di età previsti, mentre la primaria e la secondaria di
primo grado hanno al loro interno
studenti disabili che arrivano fino
ai 18 anni. Tutti gli allievi presentano disabilità gravi: prevale il ritardo mentale (45%), seguito dalle
alterazioni dello sviluppo (24%). Le
Qui Europa. In Olanda una scuola
internazionale per bambini autistici
B
convenzioni che permettono a queste scuole speciali di operare sono
stipulate direttamente tra l’Ufficio
scolastico regionale della Lombardia e gli enti coinvolti, in base a un
accordo ad hoc.
Per quanto concerne la scelta delle famiglie, il 49% ha deciso autonomamente di far frequentare questa
tipologia di scuola al proprio figlio,
mentre la restante metà si è affidata
al consiglio di un esperto. Dai dati
analizzati si evince poi che la scelta delle scuole speciali è spesso determinata da insoddisfazione verso
i percorsi tradizionali: i genitori intervistati giudicano invece positiva l’esperienza delle scuole speciali,
capaci di offrire (in un unico ambiente) risposte multidisciplinari di
natura riabilitativo-sanitaria e didattico-educativa per la presa in carico globale e continua del bambino.
L’unico neo? La scarsa interazione
con ragazzi che non siano disabili.
“Medea-La nostra Famiglia”: liste
d’attesa nelle sue scuole particolari.
La signora Angela e sua figlia tredicenne si sono trasferite in provincia di Lecco due anni fa. Vengono da
Reggio Calabria: il marito e gli altri due figli maggiorenni sono rimasti là. «Federica ha dei problemi di
udito che risolve con le protesi e un
lieve ritardo cognitivo. La materna
e la primaria pubbliche frequentate
nella nostra città non offrivano risposte adeguate e così, per le medie,
abbiamo optato per quelle del centro di riabilitazione “La nostra Famiglia” di Bosisio Parini, dove mia
figlia era già in cura da anni. Qui lavorano molto sull’autonomia, come
anche sull’istruzione, e le classi sono omogenee per grado di disabilità. Siamo contenti dei risultati».
elgio e Germania sono
i Paesi in cui le scuole
speciali sono la regola. Nel
primo per la quasi totalità
degli studenti, nel secondo
per 378mila alunni disabili
su 480mila. In Svezia e
in Grecia, invece, vige il
modello delle classi differenziali all’interno del
sistema scolastico ordinario. Solo in Italia, Islanda,
a Malta e Cipro regna il
principio della piena integrazione. In tutti gli altri
Paesi infatti – nell’80% dei
casi –, le scuole speciali,
le classi separate o un
sistema misto tra queste
due coprono buona parte
dell’offerta formativa e
vengono frequentate da
circa la metà dei ragazzini
con disabilità (in Lettonia il
numero sale a 7.200 alunni
su 9.700). I dati sono contenuti nel rapporto 2012
dell’Agenzia europea per i
bisogni speciali e l’educazione inclusiva. In Olanda,
poi, esiste una scuola
speciale internazionale
che adotta l’inglese come
prima lingua e rappresenta
un’eccellenza. A raccontare
la propria esperienza alla
“Lighthouse” è Eugenio
Pastorboni, padre di Pietro,
un ragazzino autistico di
13 anni, a L’Aia con tutta la
sua famiglia per motivi di
lavoro. «Il sistema scolastico
olandese prevede vari tipi
di scuole speciali per diversi
gradi di disabilità, quindi
anche per l’autismo. Il vantaggio è l’affiancamento
all’insegnamento di attività
come logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale
e metodi Aba e Teacch,
che vengono forniti nella
stessa scuola favorendo così
l’interazione tra maestri e
terapisti, e il rapporto di un
insegnante e un assistente
ogni sei-sette ragazzi (che
poi è il numero di alunni per
classe). I bambini fra i tre e
i cinque anni frequentano
un gruppo prescolare misto
(con prevalenza di bambini
“normodotati”), mentre
con l’inizio della scuola
dell’obbligo gli alunni disabili vengono inseriti in una
classe dedicata all’insegnamento specifico e seguiti
fino ai 14 anni». Ai bambini
vengono dati obiettivi di
aritmetica, lettura, scrittura
e socialità secondo un
piano educativo individuale, valutato e aggiornato
nelle riunioni tra genitori e
team educativo.
Alla “Lighthouse” non
mancano momenti di integrazione con la scuola
ordinaria adiacente, che
per Pietro si sono tradotti
in matematica, musica ed
educazione fisica. «Siamo
molto soddisfatti di aver
trovato questa piccola oasi
speciale – commenta –:
Federica, al di fuori della scuola, fa ginnastica artistica e segue un
corso di chitarra per non correre il
rischio di sentirsi emarginata. Anche Luca va alle medie: ha 16 anni, è
in sedia a ruote, ha difficoltà a usare le mani, non comunica verbalmente ma il livello di comprensione
è buono. «È rimasto disabile per via
di un arresto cardiorespiratorio avvenuto dopo un intervento, che tra
SuperAbile INAIL
11 Aprile 2015
maestre e assistenti sono
qualificate, competenti e
molto coinvolte nell’educazione degli alunni». Per
quanto riguarda le diete e
altre terapie alternative, lo
staff preferisce rimanere
neutrale. I risultati ottenuti
da Pietro sono molto buoni
per la parte didattica e sociale, non altrettanto per la
parte linguistica: «Mio figlio
usa ancora poche parole e
poche frasi, sia in inglese
sia in italiano, ma almeno
mostra interesse per la
comunicazione e ama la
geografia».
Nota dolente: il costo
elevato della retta annuale, dal momento che
la scuola non riceve alcun
sussidio governativo. «Noi
fortunatamente siamo
supportati dal mio datore
di lavoro, che paga il 90%
della quota, mentre gli altri
pagano in base alle proprie
possibilità». Purtroppo questo sarà l’ultimo anno alla
“Lighthouse” di Pietro: dal
prossimo dovrà frequentare
un’altra scuola speciale e
imparare l’olandese, «ma
noi rimaniamo ottimisti. La
società, qui, ha l’obbligo
di trovare un posto per
tutti, secondo le possibilità di ciascuno – spiega
Pastorboni –. È anche per
questo motivo che probabilmente non torneremo
più a vivere in Italia». [M.T.]
l’altro era riuscito, per risolvere un
tumore cerebrale. All’epoca aveva
tre anni e frequentava una materna parrocchiale – racconta la madre Anna Maria –. Quando però è
stato il tempo di rientrare, la scuola
ha iniziato ad avanzare alcuni problemi come l’assenza del montascale e le difficoltà durante i pasti. Così,
vista anche la scontentezza dei genitori di un bambino con sindrome
l’inchiesta L’altra istruzione
Ianes: «È la logica di partenza che è sbagliata»
N
on le demonizza,
anzi è convinto
che possano lavorare
bene, ma le considera
un passo indietro nel
processo di integrazione
scolastica intrapreso
dall’Italia a partire dagli
anni Settanta. Il giudizio
sulle scuole speciali
arriva da Dario Ianes
(nella foto), docente di
Pedagogia e didattica
speciale alla Libera
Università di Bolzano
e fondatore del Centro
studi Erickson di Trento,
casa editrice che fa
anche formazione
ed è specializzata in
disabilità, difficoltà di
apprendimento, bisogni educativi specifici,
sostegno, psicologia e
psichiatria, lavoro sociale e welfare.
Perché si parla così poco di
scuole speciali?
Credo che nell’immaginario collettivo
del nostro Paese si sia
radicato il concetto che
l’integrazione scolastica
degli alunni disabili sia
un bene, mentre per
le scuole speciali sia
passata l’idea che rappresentino una forma di
segregazione, visto che
i ragazzi sono separati
dal resto dei loro coetanei. Per questo esiste un
timore generale nell’affrontare l’argomento.
Ma servono ancora?
Io sono convinto che
non servano perché si
possono trovare delle
forme di integrazione
efficaci anche nella
scuola ordinaria: è
difficile, ma non impossibile. Le scuole speciali
italiane possono anche
lavorare bene, soprat-
insieme che si trasforma
in amicizia e li legherà
per sempre. Ecco, penso
che il significato sia proprio questo.
Che senso hanno, allora?
Danno una risposta
più semplice a quei
genitori delusi che si
sono scontrati con il
processo degenerativo
in atto in alcune scuole
ordinarie: ragazzi parcheggiati in classe, tagli
alle ore di sostegno,
insegnanti impreparati. Effettivamente le
scuole speciali spesso
forniscono risposte più
adeguate, che soddisfano i genitori pure
tutto per il fatto di avere rispetto all’apprendipochi alunni e molti
mento, ma tutto quello
insegnanti tutti per
che possono offrire è
loro, ma è la logica di
replicabile anche nella
partenza a essere sbascuola ordinaria.
gliata. Rappresentano
Se l’integrazione scolaun passo indietro,
stica è in affanno, lei cosa
una sorta di ritorno al
propone?
passato. È vero che dal
Bisognerebbe riformare
punto di vista strettail sistema. Per esempio
mente tecnico c’è più
trasformando gli inriabilitazione, ma manca segnanti di sostegno,
completamente il rapche ora sono una figura
porto con compagni
separata, una specie
di classe che non siano
di insegnanti di serie
disabili.
B che non hanno una
E questo per lei non va
piena contitolarità della
bene...
didattica, in insegnanti
In un libro di Stephen
curricolari veri e propri
King, L’acchiappasogni,
coadiuvati dalla conuno dei protagonisti
sulenza tecnica e dal
è un bambino Down
supporto operativo di
che frequenta una
alcuni esperti. Chiaro
scuola “diversa”: gli altri che è complesso, ma
ragazzini la chiamano
l’integrazione scolastica
“l’Accademia dei rinco”. è la direzione giusta.
Poi vivono un’avventura [M.T.]
SuperAbile INAIL
12 Aprile 2015
di Down in classe con l’altra mia figlia più grande, che ha frequentato
la scuola ordinaria, abbiamo deciso
di iscrivere Luca in questo istituto».
Si chiamano “scuole con particolari finalità” e sono previste dalla
stessa legge 118/71. Questo ha permesso ad alcuni centri di riabilitazione per disabili di sviluppare
anche una parte relativa a istruzione e formazione. L’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico
“Eugenio Medea-La nostra Famiglia” è uno di questi: così, nelle sedi di Bosisio Parini (Lecco), Vedano
Olona (Varese), Ponte Lambro (Como), Treviso e Conegliano Veneto,
Pasian di Prato (Udine), San Vito al
Tagliamento (Pordenone), Cava de’
Tirreni (Salerno), Brindisi e Ostuni,
i ragazzi con disabilità complesse o
associate a situazioni familiari e sociali difficili vanno anche a scuola.
fino a 18 anni perché non trovano
sbocchi adeguati nella scuola o nei
centri diurni». Per questo le sedi di
Bosisio Parini, Conegliano Veneto e San Vito al Tagliamento organizzano anche corsi di formazione
professionale (artigianato artistico
e pasticceria). E all’obiezione della scarsa interazione scolastica con
il mondo della non disabilità, Carla
Andreotti risponde così: «Prendiamo un ragazzino fortemente spastico, ipovedente e con un ritardo
mentale. Cosa può fare in una classe
ordinaria? E come fanno le superiori ad accoglierlo? Che integrazione è
questa, se resta fuori dall’aula come
si sente spesso dire? Si deve lavorare prioritariamente per il benessere
della persona e della sua famiglia:
la scuola è solo uno dei tanti periodi della vita di un uomo e la sfida
dell’integrazione è da vincere su alSono poco più di 200 gli alun- tri livelli e ben oltre la scuola».
mondo del lavoro fatto in prevalenni che frequentano le “scuole partiza da udenti». Ne è convinta anche
colari” del centro di Bosisio Parini,
“Magarotto”, non solo lingua dei se- il direttore di sede del “Magarotgestito dall’associazione La nostra gni. Vanessa ha deciso di iscriver- to”, Elisa Garieri: «Un ambiente doFamiglia: vanno soprattutto alla si all’Istituto tecnico commerciale ve i ragazzi sono tutti uguali, dove
primaria e alla secondaria di pri- “Antonio Magarotto” di Padova, un la formazione è alla pari, migliora
mo grado, seguono un progetto di- istituto statale per l’istruzione spe- l’autostima e aiuta a crescere. Nelle
dattico-riabilitativo individuale e cializzata dei sordi, «perché nelle scuole ordinarie questo non avviene
sono accompagnati, oltre che dagli scuole comuni l’insegnante di so- e capita spesso che gli studenti sordi
insegnanti, anche da pedagogisti, stegno o l’assistente alla comuni- si sentano diversi, svantaggiati, difisioterapisti, logopedisti, psico- cazione è presente pochissime ore sabili. Da noi, invece, la crescita perlogi, educatori e assistenti sociali. e quindi non avrei potuto seguire sonale e il bilinguismo – alla lingua
«Il problema sono le liste d’attesa la maggior parte delle lezioni». Le dei segni è sempre affiancato il parper entrare: abbiamo più doman- elementari le ha fatte in una scuo- lato – facilitano il loro inserimento
de di quelle che riusciamo a sod- la pubblica calabrese, infatti è nata lavorativo».
Al “Magarotto” di Padova – che
disfare, segno di un bisogno reale a Maierato (in provincia di Vibo Va– dice Carla Andreotti, responsabi- lentia), mentre le medie allo “Smal- conta 65 studenti non udenti provele Sviluppo e formazione per La no- done” di Salerno, una scuola per nienti da tutta Italia, vanta anche un
stra Famiglia –. Inoltre incontriamo non udenti gestita dalle suore. Fre- indirizzo amministrazione, finanza
delle difficoltà anche a far uscire i quenta la terza C a indirizzo siste- e marketing e un liceo artistico per
ragazzi, che spesso restano da noi mi informativi aziendali, vive in l’audiovisivo e il multimediale – la
convitto, è contenta della sua scelta Lis viene insegnata pure come maIn alto a sinistra, un alunno dell’Irccs “Medea-La e pensa che questo istituto la possa teria a sé da docenti che collaborano
nostra Famiglia”. A destra, una lezione in Lis
«preparare meglio ad affrontare un con l’Università Ca’ Foscari di Venenell’Istituto per sordi “Magarotto” di Padova
SuperAbile INAIL
13 Aprile 2015
l’inchiesta L’altra istruzione
zia in quanto, «in alcuni casi, i ragazzi provengono da famiglie che
non la usano e, vivendo per la stragrande maggioranza in convitto, si
troverebbero isolati», commenta la
preside. Tutti gli insegnanti dell’istituto sono specializzati e in tutte
le aule sono presenti la Lim (lavagna
interattiva multimediale), il collegamento a Internet e un monitor da 42
pollici per le comunicazioni scolastiche che vengono videoregistrate
in lingua dei segni. «Insegnamento
e didattica da noi sono visivi – spiega Garieri –: se i ragazzi non ti guardano li hai persi». Come in tutte le
scuole superiori si fanno gite, progetti e sport, ma in più qui c’è anche un parco avventura con percorsi
sospesi in aria e una parete per l’arrampicata. L’obiettivo? Unire alle
attività all’aria aperta quelle di problem solving e di team building.
L’Isiss “Antonio Magarotto” vanta anche altre due sedi “sorelle”: una
a Torino, con un diploma in servizi commerciali e l’altro in manutenzione e assistenza tecnica, e una
sede a Roma con il liceo scientifico e gli indirizzi elettrico, grafico
e aziendale. Qui, oltre alle superiori, per l’istruzione dei sordi ci sono anche la scuola dell’infanzia e la
primaria “173° circolo didattico” (in
un plesso diverso) e la secondaria di
primo grado “Severino Fabriani”.
“Colosimo”, dove Braille e tiflo-informatica sono la norma. Se Roberto
avesse conosciuto prima l’esistenza dell’Istituto statale d’istruzione superiore per ciechi e ipovedenti
“Paolo Colosimo” di Napoli vi si sarebbe iscritto già anni fa, non nel
luglio scorso. Originario di Atripalda, in provincia di Avellino, la sua è
una storia tutta particolare: 31 an-
SuperAbile INAIL
14 Aprile 2015
ni, ipovedente, soffre di una malattia degenerativa della retina che lo
ha costretto a tornare indietro nel
suo percorso di studio. «Ho un diploma di ragioniere programmatore, ma ho dovuto abbandonare la
facoltà di Giurisprudenza di Salerno perché ci vedevo sempre peggio
e non sarei mai riuscito a fare l’avvocato o il consulente legale. Così ho
cercato su Internet qualcosa che mi
offrisse un’opportunità di lavoro e
ho trovato il “Colosimo”. Ho scelto
la qualifica regionale di centralinista telefonico e mi sono trasferito»,
spiega. Roberto risiede nel convitto regionale annesso alla scuola
(gli studenti convittori sono 50 circa, provenienti dal Centro-Sud) e, a
parte i 30 euro per l’iscrizione, non
spende un soldo. «Libri, cd e quaderni li fornisce l’istituto, mentre
l’alloggio è a carico della Provincia
di appartenenza. Quando frequentavo le scuole ad Avellino, invece, i
libri di testo ingranditi li dovevano pagare i miei genitori – racconta
Roberto –. Qui, per fortuna, sintesi
vocale e pc rendono tutto più semplice, anche perché conosco poco il
Braille, mentre le attività extrascolastiche come sport, musica e teatro
facilitano la socializzazione».
Oltre alla qualifica professionale
di centralinista, l’Istituto “Colosimo” di Napoli offre quella di operatore del benessere (con competenze
nel campo della massofisioterapia)
e due diplomi di maturità: uno come tecnico dei servizi commerciali e l’altro come tecnico dei servizi
sociosanitari. A frequentarlo sono
180 studenti, di cui un terzo vedenti. Computer e apparecchi elettromedicali sono dotati di sintesi
vocale; abbondano scanner e ausili tiflotecnici, dal display in Brail-
A sinistra, un pc con la tastiera in Braille
all’Istituto per ciechi “Colosimo” di Napoli.
A fianco Raffaella Brambilla, responsabile
del progetto di pedagogia curativa della
scuola “Steiner” di Milano, con un’alunna.
A pag. 16 un gruppo di pedagogia curativa
della scuola steineriana di Milano
le alle dattiloritmiche, dai percorsi
podotattili per orientarsi all’interno della scuola ai calcolatori parlanti. I docenti sono specializzati
sulla disabilità, c’è il servizio di sostegno psicologico e di assistenza
alla comunicazione. «Il nostro istituto rappresenta un’opportunità
per quei giovani non vedenti o ipovedenti che, non amando gli studi umanistici o scientifici, optano
per l’istruzione professionale e per
un inserimento più rapido nel mondo del lavoro – dice la dirigente scolastica Maria Rosaria Perez –. Ma,
al di là di questo, l’offerta formativa del “Colosimo” punta sulle competenze che i ragazzi non vedenti
devono possedere. Arrivano spesso alunni che conoscono appena il
Braille, non hanno dimestichezza
con il computer con sintetizzatore vocale, non hanno mai posseduto un registratore come strumento
per l’apprendimento uditivo, per cui
non hanno sviluppato la capacità di
comprendere e rielaborare un testo.
È triste ammettere che molti adolescenti pagano lo scotto del pietismo
generalizzato che aleggia intorno
alla cecità. Gli sconti sull’istruzione
concessi dal buonismo della scuola
ordinaria hanno prodotto delle lacune gravissime nel loro bagaglio
culturale. In questi casi la scuola
speciale resta ancora l’ultima occasione formativa che consente un
futuro lavorativo e d’integrazione
sociale».
I gruppi di pedagogia curativa targati Steiner. Anche la pedagogia stei-
neriana – un ciclo unitario di otto
anni con un maestro unico responsabile degli insegnamenti principali
– si occupa di disabilità. Lo fa attraverso la pedagogia curativa antro-
posofica, dove le attività educative
vengono svolte come fossero processi terapeutici e dove i bambini
con bisogni speciali vengono suddivisi in piccoli gruppi. In Italia, però,
non tutte le scuole steineriane hanno “classi” di pedagogia curativa. La
scuola “Rudolf Steiner” di Milano sì.
«I 15 bambini con disabilità (soprattutto ritardo cognitivo) che frequentano i due gruppi, uno per la fascia
9-10 anni e l’altro per la fascia 12-13
anni, sono iscritti alle relative classi di appartenenza, a seconda della loro età anagrafica, ma seguono
un piano educativo individualizzato in cui la didattica è proposta in
modo differente, più concreto ed
esperienziale – spiega la responsabile del progetto di pedagogia curativa Raffaella Brambilla –. Questo
significa che l’insegnante agisce in
modo sottilmente diverso per ogni
SuperAbile INAIL
15 Aprile 2015
bambino, pur all’interno di una lezione corale, cercando di armonizzarne i tempi di apprendimento di
ciascuno. L’integrazione con gli altri
compagni di classe avviene quando il bambino è realmente pronto e
durante le feste, i momenti di gioco
condiviso, l’intervallo, le gite: lo stare semplicemente nello stesso luogo
non significa inclusione vera. Infatti alcuni alunni disabili arrivano da
noi demotivati da una precedente esperienza scolastica», commenta Brambilla. Oltre alla normale
didattica, nei gruppi di pedagogia
curativa si fanno lavori manuali,
educazione motoria, musica, attività artistico creative, giardinaggio ed
euritmia terapeutica (ovvero un’arte
del movimento che unisce la gestualità al suono, al linguaggio e allo
spazio interiore ed esteriore dell’uomo) e i bambini vengono seguiti da
l’inchiesta L’altra istruzione
un team che comprende anche un
medico e alcuni arte-terapeuti.
In Italia le scuole steineriane sono tutte a pagamento – in altri Paesi, invece, sono una delle possibilità
offerte dal sistema di istruzione statale – e solo una decina portano
avanti gruppi di pedagogia curativa (per esempio la “Educare Waldorf Fvg” di Borgnano di Cormons,
in provincia di Gorizia).
«Riuscire a rientrare nella sfera
giuridica della legge 104/92 sull’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, infatti, è
una delle difficoltà che si incontrano nel dar vita a gruppi di pedagogia curativa, insieme agli ostacoli
di natura economica e a quelli legati alla scarsità di personale appositamente formato», dice Rossana
Celeghin, docente della Scuola di
SuperAbile INAIL
16 Aprile 2015
pedagogia curativa “Raphael” della
Libera accademia per la formazione antroposofica “Aldo Bargero” di
Oriago (Venezia), chiarendo: «L’importanza di un insegnamento che
passa anche dalle arti come terapie
e come preludio della didattica e che
coinvolge pure il medico, prestando
attenzione allo sviluppo sia fisico sia
dell’anima, è ormai riconosciuta in
tutta Europa».
Canevaro: «L’integrazione? Didattica plurale e sostegno di prossimità»
E
voluzione, rinnovamento,
contaminazione. Sono
le tre parole d’ordine che
l’integrazione scolastica
dovrebbe sempre essere
capace di assorbire secondo
Andrea Canevaro (nella foto),
classe 1939, uno dei massimi
esperti italiani in materia. Già
docente di Pedagogia speciale
all’Università di Bologna, ex
direttore del dipartimento di
Scienze dell’educazione, ex
delegato del rettore per gli
studenti disabili, da pochi mesi
è stato nominato “professore
emerito” dall’ateneo in
cui ha insegnato per anni,
l’Alma Mater. Una vita spesa
per migliorare il diritto allo
studio dei ragazzi disabili.
Tanto che nel 2008 si dimise
dalla commissione tecnicoscientifica dell’Osservatorio
permanente per l’integrazione
degli alunni con disabilità,
istituito in seno al ministero
dell’Istruzione, denunciando
una «politica fatta di
tagli e gestita da finalità
economicistiche volte al
risparmio».
Dagli anni Settanta a oggi
l’integrazione scolastica ne ha
fatta di strada. Una lettura critica
della situazione attuale?
Nella storia dell’educazione
speciale c’è stata una brusca
virata, una specie di deviazione
dal percorso immaginato. La
didattica non si è rinnovata
come le previsioni facevano
sperare per lo sviluppo
dei gruppi eterogenei di
apprendimento. Gli alunni o
sono tutti uguali oppure sono
tutti diversi, originali, unici.
Quando c’è uno studente con
disabilità certificata, invece,
la classe non è più formata da
21 ragazzi ma da 20 più uno.
È il singolo a doversi adattare
al gruppo, mentre l’ideale
sarebbe adottare una didattica
plurale. Il colpo di grazia l’ha
poi dato la riforma della scuola
voluta dall’ex ministro Gelmini,
con l’aumento del numero
di alunni per classe. Dove
invece la disabilità è diventata
è giusta. L’ispirazione è
buona, ma bisogna fare
attenzione che la pratica
non diventi settarismo. La
stessa cosa vale per il metodo
Montessori. Servirebbe una
contaminazione che prenda il
meglio di ciascun sistema.
L’inclusione scolastica ha dato vita
ai piani educativi individualizzati
(o piani didattici personalizzati).
Che valore hanno?
I piani educativi individualizzati
sono validissimi quando
funzionano come strumento
di dialogo tra i dirigenti
scolastici e gli insegnanti. Ma
occasione per allargare gli
il moltiplicarsi delle dirigenze
orizzonti, l’inclusione ha
su più istituti, spesso distanti
funzionato meglio.
tra loro, ha creato un problema
Anche se in Italia restano
serio: ha portato i piani
confinate esclusivamente alle
didattici personalizzati a essere
disabilità sensoriali, hanno
uno strumento di controllo
ancora un senso oggi le scuole
burocratico e non di dialogo,
speciali?
trasformandosi più in una
Le scuole speciali hanno
pratica di segreteria che non
senso se rientrano nel
in una pratica pedagogica.
concetto di evoluzione e non Ci sono maestre o professori
di conservazione. In alcuni
che fanno cose bellissime e
Paesi – conosco esperienze
i presidi neanche lo sanno
in Svizzera, Bosnia e Serbia
perché non mettono mai piede
– sono delle eccellenze. Ma
in classe. Anche il sistema
allora dovrebbero essere
nazionale di valutazione degli
aperte a tutti, e a disposizione istituti, voluto dal dpr 80/2013
di tutti, per essere davvero
e citato nel documento “La
utili. Certe didattiche pensate buona scuola” del governo
per un determinato tipo di
Renzi, rischia di produrre solo
disabilità possono andare
altra carta.
bene anche per altre. Faccio un Il sostegno agli studenti disabili
esempio: i libri tattili destinati è sempre nell’occhio del ciclone:
ai bambini non vedenti sono
tagli delle ore, turn over degli
perfetti anche per chi ha
insegnati, ricorsi al Tar... Il suo
problemi di comunicazione
parere?
come gli autistici. La sordità,
Il sostegno è uno strumento
poi, può essere paragonata a nato male in quanto ha
una “minoranza linguistica”:
dato l’impressione che si
la lingua dei segni serve, ma
potesse fare integrazione
occorre anche saper leggere
scolastica solo attraverso
il labiale. La scuola deve
di esso. Il sostegno o ha la
insegnare a integrarsi nel
capacità di attrarre a sé altri
mondo, non creare ghetti.
soggetti oppure è dannoso.
Il suo giudizio su pedagogia
Non serve solo un sostegno
curativa ed euritmia terapeutica specializzato, serve soprattutto
praticate nelle scuole steineriane? un sostegno di prossimità:
L’idea del rispetto delle
un’organizzazione collettiva
differenze dei ritmi di ognuno vicina all’alunno disabile,
SuperAbile INAIL
17 Aprile 2015
in grado di coinvolgere gli
insegnanti, i compagni di
classe, quelli che una volta si
chiamavano bidelli, gli autisti
degli scuolabus. La scuola deve
poi aprirsi anche all’esterno per
creare una rete con il territorio,
compreso il barista di fronte
all’istituto. La battaglia sulle
ore di sostegno è una lotta di
retroguardia, è semplicemente
la ricerca di una colpa quando
invece si dovrebbe esigere una
pluralità di interventi. Anche
la continuità del sostegno non
è la panacea di tutti i mali: per
crescere è meglio avere più
figure di riferimento piuttosto
che una sola.
Cos’altro bisognerebbe fare per
dare piena attuazione al diritto
allo studio degli alunni con
bisogni speciali?
Le necessità più evidenti sono
due: l’adeguamento delle
tecnologie e l’orientamento
al lavoro. Un ausilio si evolve
sempre, vista la sua rapida
obsolescenza. Ma la dotazione
di nuovi strumenti non è
economicamente sostenibile
dalle scuole: ecco un elemento
su cui bisognerebbe ragionare
per trovare una soluzione.
L’orientamento professionale,
invece, andrebbe fatto dalle
aziende, non dalla scuola, e
in maniera nuova. Sulla scia
di quello che già avviene
negli Stati Uniti, il gruppo
multimediale Impronta di
Santarcangelo di Romagna
(in provincia di Rimini) si
sta occupando di videocurriculum delle persone
disabili: leggere su un cv
“tetraparesi spastica” è
penalizzante, vedere cosa
un giovane sa fare e come
si presenta no. Inoltre il
diritto allo studio è un diritto
per la vita e, come tale,
dovrebbe riguardare anche le
biblioteche, i musei e gli altri
poli di attrazione della cultura.
[M.T.]
INSUPERABILI Intervista ad Alex Zanardi
Questa vita mi sta comoda
Pilota, atleta paralimpico,
conduttore tv,
ambasciatore del brand
Bmw, presidente della
Fondazione Vodafone.
È la curiosità che spinge
Alex Zanardi verso nuove
sfide, come il Triathlon
Ironman alle Hawaii.
La prossima? Tornare
a correre in macchina
Laura Pasotti
I
l primo kart a 14 anni. L’esordio in
Formula 3 a 22. Un breve passaggio
in Formula 3000 e poi il debutto in
F1 sulla Jordan. «Da ragazzino pensavo che sarei riuscito a trasformare la
mia passione per l’automobilismo in
un mestiere e che avrei avuto la fortuna di guidare una macchina rossa».
Alex Zanardi oggi ha 48 anni e ricorda
così il sogno di adolescente che guardava alla Ferrari come al traguardo a
cui puntare.
Pilota lo è diventato, anche se la rossa non è stata quella di Maranello ma
una Indycar negli Stati Uniti. «Ma sono stati anni bellissimi ed è stato un
privilegio per me», afferma. Nel 2001
SuperAbile INAIL
18 Aprile 2015
l’incidente sulla pista di Lausitzring in
Germania, che gli è quasi costato la vita
e da cui è uscito senza gambe.
Ma lui non si è fermato: ha scoperto l’handbike e ha partecipato (e vinto) alle Paralimpiadi di Londra 2012,
ha fondato la onlus Bimbingamba che
costruisce protesi per i piccoli amputati. Poi ha fatto il conduttore in tv (Sfide
è ripartito il 4 gennaio), è stato nominato presidente di Fondazione Vodafone, ha affrontato la finale del Triathlon
Ironman 2014 a Kona (Hawaii). «Un’avventura stupenda, che rifarei». E non
ha mai smesso di guidare, tanto che nel
2015 tornerà a correre con la Bmw – di
cui è ambasciatore del brand nel mondo – alla guida di una Z4 GT3.
L’automobilismo, il paraciclismo, la tv.
C’è qualche sfida che ha paura di affrontare?
La paura c’è sempre ed è legata al timore di non riuscire a fare una cosa al
meglio delle proprie capacità. Ma non
succede niente se arrivi secondo o fai
una figuraccia in tv. Poi un conto è andarci da ospite e uno da conduttore: hai
scelto tu di farlo ed è doveroso presentarsi pronti; penso di esserci riuscito in
passato. Inoltre c’è la Fondazione Vodafone, un progetto di solidarietà; ho
tante cose da fare. Essere anche ambasciatore del brand Bmw mi onora perché, comunque tu la voglia vedere, sono
una persona disabile e pensare che la
Bmw, che non ha mai avuto un amba-
sciatore del brand, abbia scelto di essere rappresentata da un “handicappato”
vuol dire tanto. Sono molto fortunato,
ma sono il primo a propormi a prescindere dalla condizione che ho. La gente
mi identifica come “Zanardi che fa questo e quello” e mi guarda negli occhi. So
che le persone che leggono le mie interviste possono avere mille difficoltà, ma
la strada per superare le avversità esiste.
Se l’ho trovata io possono farlo anche altri. Al Centro protesi Inail di Budrio ho
visto persone fare cose fantastiche, anche senza i titoli sui giornali.
Ambizione e passione, quanto contano
nello sport e nella vita?
Quando taglio il traguardo e vedo
tutti sbalorditi perché ho fatto quello
che avevo annunciato, un piccolo e diabolico senso di soddisfazione c’è. Io la
definisco ambizione, mi fa piacere dimostrare che una determinata cosa la
posso fare. Tra due cose ugualmente
appassionanti di cui una è un’impresa
in solitaria e nell’altra c’è un pubblico
al traguardo, non c’è dubbio su quale sceglierei. Ma farlo solo perché c’è il
pubblico, no. Se non scegliessi di fare
ciò che faccio per passione, al netto del
piacere di incassare l’applauso, non riuscirei a portare a casa il risultato. Poi
se arriva è molto piacevole, ma definirlo fondamentale è esagerato.
Che cos’è per lei lo sport?
Una metafora della vita, anzi per certi aspetti è la sintesi della vita. È una
cosa che tento di spiegare a mio figlio
che ha 16 anni e prende ogni giorno per
quello che è, senza preoccuparsi del domani. Ne ha diritto, ma a quell’età si
fanno le scelte che influenzano il futuro. Per questo lo invito a essere curioso, a capire dove vuole andare. Perché
quando l’hai capito, è tutto più semplice. Gli altri ti attribuiscono una tenacia
fuori dal comune, ma tu semplicemente non vedi l’ora che sorga il sole per faSuperAbile INAIL
19 Aprile 2015
re ciò che fai. Poi magari arriva anche il
risultato, ma non l’hai fatto per quello.
Nella vita puoi nasconderti e mandare
avanti qualcun altro, nello sport ci sei
tu, sei come uno studente con un’interrogazione continua. E se non hai studiato, non andrai da nessuna parte.
Come la fa sentire essere una fonte di
ispirazione per gli altri?
So di esserlo, ma solo per persone che
non mi conoscono e vogliono vedere in
me qualcosa in più di quello che sono
attraverso le piccole imprese che porto a
compimento. Per me è una questione di
percezione. Se riesco a farlo io è perché
tecnicamente è fattibile. Se poi gli altri
vogliono vederci qualcosa in più, che
ispira loro una reazione alle avversità
che stanno vivendo, è una cosa bellissima che mi scalda il cuore, ma io c’entro
poco con questo.
Dove la porterà nei prossimi mesi la sua
curiosità?
Tornerò a correre a livello paralimpico. Mi piacerebbe rifare il Triathlon
Ironman. E poi sto mettendo a punto
con la Bmw un progetto ad hoc per partecipare ad alcune gare con la Z4 GT3.
Poi c’è da dire che il primo gennaio 2014
non sapevo che a ottobre sarei stato a
Kona, quindi magari qualche sorpresa
può esserci.
La disabilità le ha fatto fare cose che
magari non avrebbe fatto?
Sarei curioso di tornare al 15 settembre 2001, ripartire con le gambe, magari vincerla quella gara invece di finirla
nel modo drammatico in cui è andata,
e vedere come mi ritroverei oggi. Ma se
poi non potessi tornare più indietro nel
caso non mi piacesse, non accetterei. Il
rischio è di ritrovarmi come una persona meno serena e meno felice di quanto non sia ora per le cose che ho fatto e
che hanno originato una vita un po’ diversa, non nuova, e nella quale mi trovo molto comodo.
sotto la lente Sogni nel cassetto
Non è mai troppo tardi
Paolo Paoletti è un 52enne con la distrofia di Duchenne
fresco di maturità e neo-iscritto a Filosofia. Da ragazzo
aveva dovuto interrompere la scuola a causa della malattia.
Non ha mai smesso, invece, di viaggiare
D
iplomarsi a 52 anni e con la distrofia di Duchenne. E poi, subito dopo, iscriversi all’università. Questa
è la storia di Paolo Paoletti, classe 1962,
nato a Roma ma residente fin da bambino in Liguria (prima a Fezzano e poi a
Le Grazie, due frazioni di Porto Venere,
in provincia di La Spezia). Ha deciso di
riprendere gli studi in tarda età perché
da ragazzo aveva dovuto interrompere
la scuola a causa della sua malattia. Così, grazie ai libri digitali, a un programma didattico di “due anni in uno” fatto
su misura per lui, alla possibilità di studiare da casa e alla commissione d’esame a domicilio – Paoletti muove solo gli
occhi e la bocca –, a luglio ha preso la
maturità come perito elettronico-informatico all’istituto tecnico “Fossati-Da
Passano” di La Spezia e poi si è iscritto alla facoltà di Filosofia di Pisa. «Frequentare le lezioni all’inizio degli anni
Settanta, prima dell’approvazione della
normativa sull’integrazione scolastica,
era complicato», racconta con la sua flebile voce (le sue parole mi vengono infatti ripetute al telefono da un operatore
socio-sanitario).
«Ho iniziato a star male a quattro
anni, ho smesso di andare a scuola in
quarta elementare per riprendere qualche anno dopo, quando la legge sull’integrazione degli alunni disabili (del ’77,
ndr) è diventata operativa. Ho studiato
fino in quarta superiore, interrompendo
di nuovo per motivi di salute», confida.
La distrofia di Duchenne è un disordine neuromuscolare che si manifesta
nella prima infanzia. Ma la cosa strana è che Paoletti ha avuto la conferma
genetica della diagnosi solo nel 2008 e
grazie all’associazione Parent project.
Non gli è mai andato a genio il fatto di
non essersi diplomato e così, dopo 30
anni, ha deciso di coronare un suo vecchio sogno nel cassetto. Non contento,
ha provato i test di ammissione per entrare a Psicologia sia a Genova sia a Pisa
– anche in questo caso la commissione
è venuta a casa – ma non li ha superati.
«Per me è faticoso stare sui libri: dopo la
maturità ero molto stanco, per cui non
mi sono preparato bene. Ho ripiegato
sulla facoltà di Filosofia con la speranza
di ritentare il prossimo anno e di vedermi riconoscere qualche esame». Anche
se non va mai a lezione, riesce a studiare grazie alle nuove tecnologie, «che sono componenti molto importanti» della
sua esistenza, e quando ha bisogno di
parlare con i professori usa Skype.
Paolo è una di quelle persone disabili
che vive tranquillamente da sola, nonostante non sia autosufficiente e da alcuni anni abbia sempre bisogno – giorno
e notte – del respiratore. Dispone di assistenza 24 ore su 24 grazie al Comune
di Porto Venere, alle cooperative sociali della zona, all’aiuto dei parenti (tre sorelle e un fratello più grandi di lui) e di
una serie di amici e volontari che coprono i weekend e i festivi. Buona parte
SuperAbile INAIL
20 Aprile 2015
della giornata la trascorre a letto, dove
c’è anche la sua postazione informatica, l’altra parte la passa invece in sedia
a ruote. Attaccato vicino alla bocca ha
sempre un microfono collegato al ricevitore portatile di chi gli fa le faccende
domestiche, la spesa o gli prepara i pasti, utile per comunicare qualsiasi tipo
di richiesta. Trova sempre qualcuno che
lo porti in giro sul suo pulmino adattato
o che scriva al pc le sue direttive. Ciò nonostante, la parte burocratica della sua
vita se la gestisce per conto proprio, dalla banca alle bollette.
«Sono sempre stato indipendente per
tutto ciò che non riguarda il fisico: anche quando mi assisteva mia madre, una
delle persone più importanti della mia
vita. È stata lei a spronarmi a fare le cose
da solo e a insegnarmi a non arrendersi mai», commenta. «Negli ultimi mesi
della sua malattia ero io che parlavo con
i medici, che fissavo gli appuntamenti
per le visite e che gestivo le medicine».
Oltre alla musica, ai film, ai libri,
allo scrivere racconti e ora anche al-
lo studio, la grande passione di Paoletti
sono i viaggi. Ha cominciato con i soggiorni estivi organizzati dalla sezione
genovese della Uildm (Unione italiana
lotta alla distrofia muscolare) a Bordighera, sempre sulla riviera ligure. Poi,
grazie alla rete di amici e volontari che
Paolo si è creato attraverso quell’associazione e agli scout di La Spezia, ha ini-
Paolo Paoletti con un amico a Barcellona,
davanti alla Sagrada Familia di Gaudì
per studiare
SuperAbile INAIL
ziato a girare per l’Europa. E non si è più
fermato. Il suo primo vero viaggio risale
al ’91, quando è andato a Palma di Maiorca. «All’epoca stavo meglio, tanto che
avevo preso l’aereo. Adesso, invece, con
i due marchingegni per la ventilazione,
dovrei volare in business class e avere
un medico al seguito. Troppo complicato e dispendioso – dice –. L’ideale è il
camper: avendo grosse difficoltà a stare seduto a lungo per via della tosse è
il mezzo perfetto, perché posso restare
sdraiato per tutto il tempo del tragitto e
portare come me mezza casa, compreso
il respiratore per il giorno e quello per la
notte. Naturalmente deve trattarsi di un
camper attrezzato in grado di ospitare a
bordo le persone con disabilità».
Paoletti ha visitato la Provenza, l’Andalusia, è stato a Barcellona e non sono mancate le mete italiane come Roma,
Firenze e Venezia. «Rispetto a 20 anni fa
non c’è paragone: oggi, grazie alla tecnologia e al turismo per tutti, è molto
più semplice. L’Europa, però, è molto
più accessibile rispetto all’Italia». Ma la
vacanza che ricorda come la più “epica”
è stata quella in camper a Parigi, Amsterdam, Berlino, Praga e Vienna. Era il
2006. «Sono partito con quattro amici e
altri quattro ci hanno raggiunto a metà
del viaggio per darsi il cambio. In tutto
sono stato via due settimane».
A Paolo, a cui non mancano certo gli
interessi, piace molto conoscere posti
nuovi. È il motivo per cui adora viaggiare. Ma ama anche stare in compagnia.
«Per i miei 50 anni ho organizzato una
gran festa: c’erano 150 persone e ho fatto tutto da solo, dagli inviti all’andare a
parlare con il gestore del ristorante». I
prossimi obiettivi? «Riprovare i test di
ammissione per entrare alla facoltà di
Psicologia a settembre, procurarmi un
comunicatore con il puntatore oculare
e ritornare a Parigi, questa volta magari
in treno». [M.T.]
21 Aprile 2015
portfolio Come eravamo
Dal 1927 al 1985 la Fondazione Pio
Istituto dei sordi di Milano è stata scuola
speciale rivolta ai ragazzi della città.
Una storia nella storia più ampia della
Fondazione che, lo scorso anno, ha
festeggiato il 160o anniversario. Nato
nel 1854 nel capoluogo lombardo,
il Pio Istituto si rivolge a persone con
disabilità uditiva nel campo formativo,
SuperAbile INAIL
assistenziale e socio-sanitario. Dagli
anni Ottanta la scuola, sempre di
proprietà della Fondazione, è gestita
dalla Provincia di Milano come liceo
artistico pubblico. La mostra fotografica
“La scuola di ieri e la scuola oggi,
immagini e parole” è una delle tante
iniziative messe in campo per celebrare
l’anniversario.
22 Aprile 2015
Le iniziative per il 160o
compleanno del Pio Istituto
dei sordi di Milano, fondato
nel 1854, proseguiranno per
tutto il 2015. L’intento è quello
di presentare il mondo della
sordità a chi non lo conosce
attraverso l’arte, il teatro e
la musica. «Festeggiare un
anniversario è fare memoria
di una storia che nasce nel
nostro caso da lontano: vuol
dire ricordare da dove siamo
venuti – afferma il direttore
generale del Pio Istituto
Stefano Cattaneo –. Perché
questo può aiutarci a capire
dove dobbiamo andare. E lo
vogliamo condividere con
tutti. L’arte senza barriere
è un potente mezzo di
inclusione sociale, sancita
dalla Convenzione Onu
per i diritti delle persone
con disabilità». Oltre a
essere gratuite, le iniziative
culturali della Fondazione
Pio Istituto sono accessibili.
Tra gli obiettivi della
struttura, infatti, il sostegno
a progetti che hanno come
obiettivo il superamento,
anche attraverso la ricerca di
soluzioni tecnologiche, delle
barriere di comunicazione e
delle difficoltà di interazione
a causa della sordità.
SuperAbile INAIL
23 Aprile 2015
portfolio Come eravamo
A svolgere il lavoro
di recupero delle
fotografie, Giuseppe
Del Grosso, ex studente
con disabilità uditiva
dell’Istituto dei sordi
di Milano, che ha
frequentato la scuola
negli anni Cinquanta.
L’allestimento della
mostra è stato curato
dallo studio ReRurban.
SuperAbile INAIL
24 Aprile 2015
In queste e nelle
pagine precedenti
la vita nel Pio
Istituto dei sordi
di Milano tra gli
anni Sessanta
e Settanta del
secolo scorso.
A pag. 22 una
lezione in classe
e nella seguente
(in alto) esercizi
con visualizzatore
luminoso della
voce. Entrambe le
foto sono del 1978.
Nella pagina
a fianco:
festeggiamenti
ufficiali durante
momenti
significativi
per l’Istituto e
(in basso) due
scatti sulle
attività ludiche
extrascolastiche,
sempre risalenti
al ΄78.
Qui a sinistra, due
piccole allieve
davanti alla statua
del primo rettore
dell’Istituto, Giulio
Tarra (1978).
SuperAbile INAIL
25 Aprile 2015
SPORT Nuove leve
Sollevamento pesi:
movimento in crescita
P
Il body building guarda
dritto alle Paralimpiadi
di Rio de Janeiro 2016.
Occhi puntati sulla
piemontese Martina
Barbierato
a cura del Comitato italiano paralimpico
unta direttamente a Rio 2016 l’Italia del sollevamento pesi paralimpico: uno sport nato da pochi
anni nel nostro Paese ed entrato soltanto dal 2011 nella Federazione italiana pesistica (Fipe). Ma che negli ultimi
mesi ha fatto molto parlare di sé, grazie soprattutto ad alcuni atleti di punta che stanno lavorando sodo in vista di
un obiettivo di non poco conto: sbarcaSuperAbile INAIL
26 Aprile 2015
re tra un anno e mezzo alle Paralimpiadi. Prima tra tutti, Martina Barbierato,
classe 1994: piede torto destro per sofferenza neonatale, sollevando 72 chilogrammi nella categoria fino a 55 kg di
peso corporeo, ha iscritto il proprio nome nell’Albo d’oro dei record mondiali juniores.
Diciannove anni portati con personalità, energia ed entusiasmo, la nuova primatista mondiale juniores di
Una storia giovane,
ma piena di speranze
N
asce in Liguria, precisamente a
Savona, la storia del sollevamento
pesi paralimpico del nostro Paese. Grazie
alla Asd Palextra e a Simone Capelli,
nel 2006 viene organizzata la prima
pesistica paralimpica arriva da Rivo- Gara nazionale di panca piana. Ma è
li (Torino). Dopo aver provato diver- solo della fine del 2011 l’ingresso nella
si altri sport, ha trovato la posizione Fipe, la Federazione italiana pesistica.
ideale sulla panca, debuttando per la Nel gennaio 2012 la prima esperienza
prima volta agli Asian Open Ipc di sol- internazionale a Cardiff per gli Ipc Uk
Invitational Powerlifting Tournament
levamento pesi, a Kuala Lumpur, dove e i lusinghieri risultati ottenuti dagli
correvano per i titoli nelle diverse cate- atleti italiani, con il secondo posto di
gorie di peso in 120, provenienti da 20 Vittorio Zaccaro nella categoria fino a
Nazioni diverse. «Questo sport mi è ri- 56 chilogrammi della classe juniores e i
uscito facile da subito – confida l’atle- bronzi di Matteo Cattini nella categoria
ta che studia Ingegneria aerospaziale al fino 75 chili e di Simone Capelli nella
Politecnico di Torino e aspira a un im- categoria fino a 82,5 kg. Il presente
piego in un’industria del settore –. Ap- parla di un movimento in crescita,
sia in termini di partecipanti sia di
pena pochi mesi dopo aver cominciato, risultati, tanto da vantare, a oggi, una
riuscivo a sollevare 40 chilogrammi, ho campionessa europea e mondiale come
avuto da subito un grande incremento. Martina Barbierato.
Oggi arrivo a tre allenamenti settimanali di due-tre ore l’uno. Il training è
sempre sulla panca: privilegio la forza
o la tecnica a seconda della vicinanza
della gara».
«Martina è un’atleta di vertice, giovane e di grande talento – dichiara
Alessandro Boraschi, direttore tecnico
delle attività paralimpiche della Fipe –.
Agli Europei di Aleksin, in Russia, ha
ottenuto l’oro e il record mondiale nella categoria juniores e il bronzo categoria Open, mentre nel marzo scorso ha
conquistato la medaglia d’oro ai Mondiali di Dubai». Ma la giovane promessa piemontese non è l’unica speranza
per il nostro Paese. «Stiamo lavorando molto sia con gli atleti di vertice che
sul versante dell’allargamento della base – prosegue Boraschi direttore tecnico delle attività paralimpiche della
Fipe –. Il sollevamento pesi può avere una diffusione capillare, perché è
uno sport che si può praticare in qualsiasi palestra, purché, ovviamente, accessibile. In questo momento ci stiamo
rivolgendo alle altre federazioni proponendoci ai tecnici delle altre discipline:
perché nello sport di alto livello ormai
non si può più prescindere dalla pesistica. Oltre alla Barbierato – prosegue –
Nelle foto, Martina Barbierato durante
gli allenamenti
SuperAbile INAIL
27 Aprile 2015
possiamo contare su altri quattro atleti
di buonissimo livello e altri tre che potrebbero esordire a breve sul palcoscenico internazionale. Tra questi Matteo
Cattini, che lavora otto ore al giorno e
compie sacrifici enormi per allenarsi».
Nel frattempo, durante l’Asian
Open Championships Ipc di Powerlifting, i campionati asiatici di solleva-
mento pesi, insieme alla Barbierato si è
distinto anche Vittorio Zaccaro, originario di Tropea, in provincia di Vibo
Valentia. Per entrambi l’oro, un record
e la migliore prestazione della loro giovane carriera: se Martina Barbierato
ha chiuso con tre alzate valide (68, 70
e 72 kg), di cui l’ultima vale il record
mondiale juniores, sulla panca Vittorio Zaccaro ha concluso senza errori
sollevando prima 112kg (misura valida per la qualificazione ai Mondiali juniores), poi 120 (minimo per i Mondiali
seniores) e infine 122 kg, nuovo primato europeo della classe juniores. E così
la Barbierato ha chiuso in decima posizione, seconda tra le atlete europee in
gara e seconda miglior prestazione assoluta tra le ragazze juniores in gara,
mentre Zaccaro in dodicesima, anche
lui secondo tra i soli atleti del Vecchio
Continente e miglior risultato tra tutti gli atleti juniores in gara. «A febbraio del 2016, a Kuala Lumpur, si svolgerà
l’ultima gara che precede i Giochi paralimpici di Rio – precisa Boraschi – puntiamo a qualificare almeno due atleti
per il Brasile, anche se al momento solo la Barbierato possiede i minimi per
la qualificazione. Stiamo lavorando affinché Matteo Cattini possa scendere di
categoria, passando da 72 a 65 kg».
E i programmi per il futuro? «La novità degli ultimi tempi è la collaborazione con le forze armate – conclude il
tecnico –. Sicuramente un bacino di atleti importante cui attingere».
tempo libero Giochi di frontiera
L’avventura sonora
di Thork e Louise
In arrivo il kolossal dei videogiochi senza video: si chiama A Blind legend
ed è prodotto dalla francese Dowino. Che per il momento ha diffuso una demo
con la ricostruzione dello scenario grazie soltanto all’audio
Antonio Storto
H
a inizio tutto con il suono dei passi sulla ghiaia: a giudicare dai rumori sullo sfondo, si direbbe di
trovarsi in un bosco o nel giardino di
una casa. Poi, da un punto imprecisato,
spunta la voce di una bambina: «Vieni
avanti papà, sono qui. Ora voltati, vieni
più a sinistra. Sono molto vicina». Lei è
Louise e, seguendo la sua voce, bisogna
orientarsi e scovarla mentre corre avanti e indietro per questo “paesaggio sonoro”. Che è stato disegnato avvalendosi
unicamente di voci e rumori d’ambien-
te: la definizione corretta è audiogame,
perché le immagini, qui, sono del tutto assenti. Un dettaglio di scarsa importanza, dal momento che parliamo di un
gioco pensato per i non vedenti: si indossano le cuffie e, anziché osservare la
scena, la si ascolta; spostandosi, nel frattempo, con le frecce sulla tastiera.
Hide’n’seek with Louise (in italiano:
Nascondino con Louise) è un’anticipazione gratuita di A Blind legend, avventura medievale di uscita imminente, che
è stata annunciata come un vero kolossal degli audiogame. A realizzarla è stata
SuperAbile INAIL
28 Aprile 2015
la casa di produzione francese Dowino,
che da dieci anni lavora nel campo della
grafica e del digitale applicati all’innovazione sociale: «Oggi – spiega il fondatore Pierre Alain Gagne – i videogame
sono la forma d’intrattenimento popolare per eccellenza. Eppure i contenuti accessibili alle persone disabili sono
ancora pochissimi. A noi l’idea è venuta
cinque anni fa, ma all’epoca non siamo
riusciti a trovare una tecnologia che ci
consentisse di riprodurre il suono con la
fedeltà che avevamo in mente». Pur rappresentando un mercato di nicchia, i vi-
Da Simulmondo a Ticonblu: l’audiogame è made in Italy
I
n principio fu la
Simulmondo, ovvero
la prima software house
italiana. Iniziarono con
Bowls, trasposizione
virtuale del gioco delle
bocce, prima di avere
la felice intuizione di
realizzare una serie di
videogame basati sui
personaggi dei fumetti
Bonelli. Venticinque anni
dopo, a uno di quegli
sviluppatori, che nel frattempo aveva fondato la
TiconBlu, viene un’altra
idea: disegnare un gioco
che coinvolga l’udito,
più che la vista. E che sia
quindi fruibile dalle persone non vedenti.
Anche se la paternità
degli audiogame resta
oggetto di dibattito, è
certo che il bolognese
Ivan Venturi sia stato uno
dei primi a cimentarsi col
genere. Il lancio internazionale del suo Emerych
– l’Inquisitore, ispirato
al celebre romanzo di
Valerio Evengelisti,
risale al 2013: Venturi
racconta di aver avuto
l’idea collaborando con
Federico Cinti, latinista
non vedente che stava
lavorando a una traduzione della versione
“tradizionale” del gioco.
«Per inciso – spiega lo
sviluppatore – siamo
stati i primi al mondo a
realizzare un videogame
interamente in latino.
e Black Viper, l’adventure
fantascientifico Flarestar,
e Audiospeed, una corsa di
astronavi che, grazie a un
suono 3D molto accurato,
garantisce un effetto
adrenalinico piuttosto insolito per questo formato.
Ma non è solo ai non
vedenti che si rivolgono
le creazioni TiconBlu:
i giochi della software
house bolognese sono
stati trasposti in versioni
accessibili ai dislessici,
grazie all’utilizzo di testi
ad alta leggibilità. «Alcuni
dei nostri prodotti – conCon Cinti si era creato
tinua Venturi – possono
un bellissimo rapporto,
essere fruiti utilizzando
e proprio l’idea che non
semplicemente i tasti
avrebbe mai potuto spe- “tab” e “invio”: un acrimentare il gioco a cui
corgimento tecnico che
stava lavorando mi spinse abbiamo voluto inserire
a crearne una versione
per non precludere
in audio». Da allora, Cinti l’accesso ai giocatori
è diventato consulente
colpiti da quelle forme
fisso di TiconBlu, che nel di disabilità che erodono
frattempo ha messo in
progressivamente la
catalogo altri sette titoli forza muscolare». Per
in audiogame. Oltre ai
scaricare i giochi o protre sequel di quel primo
varne una demo gratuita,
capitolo di Emerych, ci
Ticonblu.it/audiogame/
sono i polizieschi She Noir index.html. [A.S.]
deogiochi “senza video” non sono una
novità assoluta. Tra i primi a cimentarsi
nel genere c’è stato l’italiano Ivan Venturi, della casa di produzione TiconBlu,
che negli anni Ottanta fu tra i fondatori
di Simulmondo, la prima software house italiana. Nel 2013, la Ticon ha lanciato sul mercato internazionale il primo
di una serie di giochi per non vedenti:
si trattava di Emerych l’inquisitore, trasposizione del famoso romanzo fantasy
dello scrittore Valerio Evangelisti. Nello
stesso periodo, tra Stati Uniti e Inghilterra uscivano i thriller Papa Sangre,
The Nightjar e Blindside.
«La scarsa diffusione degli audiogame – spiega Venturi – dipende più che
altro dalla difficoltà nella distribuzione: gli utenti vengono raggiunti più lentamente, perché non esistono riviste
specializzate. A livello di vendite, viaggiamo sulle centinaia di unità per gioco,
contro le migliaia di quelli tradizionali».
Il rovescio della medaglia è che la progettazione di un audiogame è senz’altro
più semplice: «Mancando la parte grafica, si tratta di individuare delle modalità narrative appropriate; oltre a una
versione quanto più accurata del suono nelle scorribande sonore di rockstar coin 3D, che è comunque presente nella me Lou Reed o Frank Zappa, ma Gagne
maggior parte dei giochi».
e soci sono stati i primi a implementarla nel campo dei videogame. «La resa è
Per i francesi della Dowino, la davvero eccezionale – prosegue il fonsoluzione è arrivata con la scoperta datore di Dowino –, come avere un imdell’audio binaurale, una tecnica di ri- pianto surround 5.1 negli auricolari. Chi
presa ottimizzata per l’ascolto in cuf- volesse farsene un’idea, oltre alla demo
fia «che consente – spiega Gagne – di gratuita scaricabile dal nostro sito, può
ricreare dei veri e propri paesaggi so- cercare in rete “Virtual barbershop”: si
nori tridimensionali». Anche in questo tratta della simulazione di un taglio di
caso, non si tratta di una novità: la pri- capelli nella bottega di un barbiere; e
ma installazione binaurale fu realizzata proprio quella registrazione ci ha ispialla fine dell’800 dai tecnici del teatro rato a utilizzare questa tecnologia».
Garnier di Parigi, che con il loro TeaSecondo Gaigne, in A Blind Legend
trofono permettevano agli appassiona- l’audio «sarà così vivido da rendere l’eti di tutta Europa di seguire in diretta sperienza godibile anche per i vedenle rappresentazioni operistiche. In se- ti». Proprio la cecità, però, rappresenta
guito, la tecnica è stata utilizzata anche uno degli elementi cardine del gioco:
SuperAbile INAIL
29 Aprile 2015
protagonista della storia è Edward Blake, cavaliere medievale a cui il malvagio
Thork, signore dell’isola di High Castle,
ha strappato gli occhi e rapito la moglie. Con l’aiuto della figlia Louise, Blake dovrà scovare Thork e i suoi soldati
per ucciderli e salvare la sua consorte.
«Ma non si tratta di un fantasy – conclude Gagne –. Non ci saranno draghi o
mostri e gli ambienti sonori saranno assolutamente verosimili. Per il collaudo
del gioco ci siamo rivolti quasi esclusivamente a persone non vedenti: volevamo un’esperienza che fosse credibile
per loro; e che riuscisse dunque a sensibilizzare anche i vedenti rispetto a cosa
significhi essere ciechi». Non resta, dunque, che augurare buon divertimento
agli uni e agli altri.
OS
IBRIRAGAZZIM TRECINEMAFESTIVALFICTIO
L
O
I
D
NFUMET
RA
 cinema 
Il fascino
indiscreto della
famiglia
Bélier
opo il successo internaziona-
D
le di Quasi amici, commedia
agrodolce sull’incontro tra
un ricco tetraplegico e il suo assistente di colore, il cinema francese
torna a proporre un volto inedito
delle persone con disabilità, in
grado di commuovere e di far sorridere. E lo fa con un film come
La famiglia Bélier del regista Éric
Lartigau, che apre una finestra su
un mondo poco noto come quello dei cosiddetti “coda”: acronimo
che nel mondo anglo-americano
sta per children of deaf adults, ovvero i figli udenti di genitori sordi.
La storia è tanto semplice quanto
originale: nella famiglia Bélier, sono tutti sordi tranne Paula, che ha
16 anni. Nella vita di tutti i giorni,
la ragazza svolge il ruolo di interprete dei suoi genitori, che gestiscono una fattoria. Un giorno,
però, scopre di avere un vero talento per il canto e, incoraggiata
dal professore di musica, decide
di prepararsi per partecipare al
concorso canoro di Radio France. Una scelta di vita che mina in
profondità gli equilibri familiari e
costringe tutti a mettere in discussione la propria identità, le proprie
aspettative e il proprio futuro.
La pellicola è stata celebrata
dalla critica per la sua capacità
di emozionare gli spettatori puntando non sulle differenze, ma
su un’esperienza universale come il passaggio dei giovani verso
l’età adulta. «Lavorando a questo progetto, mi sono reso conSuperAbile INAIL
TITELEVISIO
NEPERSONAGGILIBRITEA
Uscito lo scorso
anno in Francia,
La famiglia Bélier
è una commedia
del regista Éric
Lartigau. Racconta
la storia di Paula
(Louane Emera),
unica udente in
una famiglia di
sordi, interpretati
da Karin Viard (la
madre), Francois
Damines (il padre)
e Luca Gelberg
(il figlio minore).
Quest’ultimo è
l’unico attore sordo
in un cast composto
interamente da
attori udenti.
30 Aprile 2015
to che i sordi non hanno lo stesso
concetto del rapporto con gli altri degli udenti: sono estremamente diretti e se una cosa non
gli sta bene non si fanno scrupoli girandoci attorno, ma al contrario vanno dritti al punto», ha
detto il regista. Tuttavia in Italia e
in Francia il film è stato al centro
di qualche polemica per via della mancanza di una reale affinità con il mondo dei sordi. Due le
note principali: la pellicola è arrivata in sala senza sottotitoli e i
protagonisti sordi, tolto il fratello
minore, sono tutti interpretati da
attori udenti. D’accordo su questo
aspetto anche Coda Italia, la neonata associazione di figli di genitori sordi, che però sottolineano:
«Il film ci ha davvero emozionato. A fine proiezione eravamo
tutti con le lacrime agli occhi».
[Antonella Patete]
GRAFIAVIDEOMUSICARADIOLIBRIRAGAZZ
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IMOSTRE
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Comunicazione facilitata:
valeer Federico
per un’
autobiografia?
il pc è una finestra sul mondo e su
P
Federico De Rosa
Quello che non ho
mai detto
Edizioni San Paolo 2014
pagine 160, euro 14
Andrea Antonello
Baci a tutti
Sperling&Kupfer 2015
pagine 252, euro 15,90
se stesso: sulla tastiera ha imparato a scrivere
per comunicare con gli altri, anche se non parla, fino a stilare la sua autobiografia. In Quello che
non ho mai detto Federico De Rosa, classe ’93, si racconta. Un fatto ritenuto eccezionale e quasi paradossale da molti esperti, perché il ragazzo ha una forma
molto grave di autismo. Un libro simile, in Inghilterra, è stato per settimane in vetta alle classifiche
di vendita: Il motivo per cui salto, del giapponese
Naoki Higashida, pubblicato lo scorso anno in Italia da Sperling&Kupfer. L’autore, autistico grave, lo
ha scritto quando aveva 13 anni.
«Il mio autismo è stato diagnosticato molto presto. Ho beneficiato da subito di ottime cure che, lungi dal voler guarire il mio autismo (sarebbe come
cercare una cura per trasformare un cavallo in un
delfino), hanno fatto in modo che la mia forte chiusura non bloccasse le tappe del mio sviluppo mentale in età evolutiva», annota Federico, diplomatosi al
liceo scientifico. Risultati possibili o traguardi utopici? Per altri genitori di figli autistici si tratta di false speranze. Secondo Graziella Lanzetta, mamma di
Simone e presidente dell’associazione Il piccolo albero di qui, «siamo di fronte al business della comunicazione facilitata, rifiutata dalle ultime Linee guida
come non scientifica e non utile per questi ragazzi».
A spiegare di cosa si tratta è Andrea Antonello nel
volume autobiografico Baci a tutti, in cui dichiara di
usare la scrittura facilitata: «[...] per sbloccare il ge-
sto con cui batto ogni volta una lettera sulla tastiera – per formare le parole delle mie risposte a chi mi
interroga –, bisogna che qualcuno mi affianchi e mi
stimoli, cioè mi faciliti il compito di vincere le resistenze del mio corpo». Inizialmente il facilitatore
«guidava la mia mano. Poi è bastato che mi toccasse
l’avambraccio, poi il braccio, poi la spalla. Oggi basta
che mi sfiori il fianco o, se siamo seduti, una gamba.
Ma è comunque necessario che io senta la sua presenza, se no mi blocco ogni volta che devo muovere la mano», precisa Andrea. Una modalità troppo
complessa perché un volume venga attribuito esclusivamente al suo autore e non anche al facilitatore?
Di certo entrambi i libri hanno suscitato molti interrogativi. E il dibattito sulla comunicazione facilitata
(cf) resta acceso: la condanna duramente Viola Oggero, madre di Pulce e di Gaia Rayneri (autrice del
libro Pulce non c’è, pubblicato nel 2009 da Einaudi
e diventato un film riproposto da Rai Tre il 2 aprile, Giornata mondiale dell’autismo). Per l’interpretazione errata di alcuni messaggi scritti da Pulce con la
cf, il padre fu accusato di abusi sessuali nei confronti
della figlia e detenuto, mentre lei venne trasferita per
un periodo in una casa-famiglia. [Laura Badaracchi]
AFESTIVALF
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GRAFIAVIDEOMUS
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ONFUME
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 libri 
Madre e medico
di una
figlia
abriella è un dottore con una
G
sola paziente. Da quando è
nata sua figlia Benedetta,
22 anni fa, ha deciso di dedicarsi
sempre di più a lei, fino ad abbandonare la professione di cardioStalin + Bianca diventa un film
loga per iniziare un complicato
Da romanzo a pellicola.
cammino alla ricerca di un’esiAd aggiudicarsi i diritti
cinematografici del libro di Iacopo stenza serena per la sua piccola famiglia, composta da due persone:
Barison, edito da Tunué, è la casa
lei e Benedetta, che ha una malatdi produzione torinese Redibis
del regista Daniele Segre. Caso
tia rara come la sclerosi tuberosa e
letterario dello scorso anno, Stalin anche l’autismo. La loro vita in co+ Bianca racconta la storia di un
mune costellata di piccoli e granragazzo appena diciottenne con
di successi e di precipitosi, quanto
problemi nel gestire la rabbia
inaspettati, passi indietro è al cenche, dopo una brusca lite con
tro del volume autobiografico L’oil patrigno, credendo di averlo
ucciso, scappa rologio di Benedetta (Mursia).
di casa con
Il libro racconta l’inarrestala sua amica
bile determinazione dell’autrice,
Bianca, non
decisa a non arrendersi a un’evivedente, per
denza medica che dà a sua figlia
cui nutre
poche speranze. «Chissà se parun amore
lerà». «Chissà se camminerà». «È
platonico. La
il caso più grave che abbia visto
loro fuga diventa così un viaggio
nella mia carriera!». «Dottoresverso quello che comporta il
diventare adulti. Un racconto
sa, non si è accorta che sua figlia
avvincente partorito dal talento
è autistica?», dicevano i colleghi
dello scrittore semi-esordiente
a una madre che accoglieva ogni
Barison, il cui intreccio narrativo
verdetto come una lama affondasi fonda sulla combinazione di
ta nella carne. E che, nonostante il
dolcezza e crudeltà camminando
dolore, non si è data per vinta, ma
sulle macerie dell’immaginario
ha pensato a come riorganizzare
contemporaneo. Il romanzo è fra
la propria vita: un viaggio metai 26 candidati alla 69a edizione
del Premio Strega, che verrà
forico, e non solo, alla conquista
assegnato il 2 luglio a Roma. [M.T.]
di Benedetta, che rischiava di non
parlare né camminare e che oggi ha scoperto un talento imprevisto come batterista. Un anno fa
si è recata a Londra per partecipare, come unica italiana, al concorso “Autism got talent”, che ha
SuperAbile INAIL
Gabriella La Rovere
L’orologio
di Benedetta
Mursia 2014
pagine 136, euro 9
avuto tra i partecipanti anche la
cantante britannica Susan Boyle.
Contro ogni logica e previsione,
Gabriella e sua figlia hanno trovato un canale per comunicare. E
se oggi Benedetta ha una vita ricca e piena di impegni, è soprattutto grazie all’ostinazione di quella
madre-medico che ha scelto di
non arrendersi ai pronostici della scienza. [A.P.]
 Libri 
Padri non si
nasce,
si diventa
ario Fani nutriva grandi
D
Dario Fani
Ti seguirò fuori
dall’acqua
Salani 2015
pagine 192, euro 13,90
32 Aprile 2015
aspettative di sé come padre
«e c’era anche il latente timore di poter non essere all’altezza.
Cioè di non riuscire a diventare quel padre perfetto che pensavo mio figlio meritasse. Poi, come
spesso, accade la vita mi ha mostrato che raramente accade quel
che ci aspettiamo». Si racconta
con estrema schiettezza l’autore
di Ti seguirò fuori dall’acqua, in
cui ha raccolto pensieri, sensazioni e il vissuto dei giorni seguiti alla nascita prematura di suo figlio
Francesco, che ha la sindrome di
Down ed è celiaco. «Appena ricevuta la notizia ho pensato a mio
figlio come a un dolore che sarebbe durato tutta la vita. Non potevo immaginare inferno peggiore
di un’esistenza vissuta nell’infelicità». Ma nei giorni in cui cresce nell’incubatrice, il piccolo «ha
sciolto quell’amore che ogni padre ha per il proprio figlio e mi ha
aperto la strada per uscire dall’inferno. Sì, ne sono venuto fuori, per
quanto possa apparire banale,
scoprendo che era possibile cam-
SICARADIOLIBRI
RAGAZZIM
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minare lungo la strada dell’amore». Francesco insegna a Dario «a
guardare il mondo da angolazioni
diverse. Questo è fonte di grande
ricchezza nella mia vita». Per lui
suo figlio è nato la prima volta che
ha potuto tenerlo in braccio, fuori dall’incubatrice. Quel contatto fisico lo ha fatto nascere come
padre, lo ha generato a un amore
oblativo, gratuito, incondizionato.
Perché padri si diventa. Forse lui
ne è diventato consapevole attraverso uno shock, il crollo delle sue
proiezioni per il futuro. [L.B.]
Elena Mearini
A testa in giù
Morellini editore 2015
pagine 128, euro 9,90
 Libri 
L’alleanza tra
Gioele
e Maria
ive in un istituto dove ogni
V
giorno è costretto a sottoporsi all’odiato rituale di essere lavato con un bagnoschiuma
al profumo di pino silvestre, che
odia strenuamente. Sottomesso alla gelida volontà di quanti,
medici e infermieri, sostengono
di fare tutto per il suo bene, utilizzando pasticche dai nomi allarmanti, punizioni a scopo
terapeutico e attività riabilitative
dall’esito fallimentare. Gioele, ragazzo autistico ad alto funzionamento, è il protagonista di A testa
in giù (Morellini), romanzo selezionato per il Premio Campiello
2015 e scritto da Elena Mearini,
da sempre alle prese con marginalità e disagio per via della sua
esperienza in una compagnia teatrale che lavora in carcere e nelle comunità.
Confinato in una dimensione
“altra” dal suo sentire “diverso”
e dall’assenza di parola, Gioele ri-
esce però a stabilire un intenso e
fortuito canale di comunicazione
con Maria, l’anziana protagonista
femminile, che con lui condivide
la difficoltà di stare al passo con
un mondo dalle regole incomprensibili. Attraverso un viaggio
visionario, che intraprendono per
le strade della Lombardia a bordo
di uno strambo maggiolone giallo, riescono a riconciliarsi con un
passato le cui ferite ancora bruciano e con un presente che li ha
definitivamente espulsi. È Maria
ad accompagnare Gioele nel suo
cammino di scoperta del mondo.
Poetico, aggraziato, suggestivo,
il volume incanta per il candore
estremo con cui Gioele avverte e
subisce il mondo intorno, a partire dal gelo asettico dell’istituto,
il grande assente dalla pur cospicua letteratura sulla disabilità degli ultimi anni. [A.P.]
 Ragazzi 
Gabriella Grioli
Stella
Mason Perkins Deafness
Fund onlus 2015
illustrazioni di Licia
Zuppardi
età: dai 5 anni
pagine 30, 15 euro
Tutti insieme
si vince
na sirena curiosa, che si
U
spinge oltre i confini del
mare per scoprire una terra straniera, dove trovare l’amore. Adattamento de La Sirenetta,
Stella è una storia accessibile che
tratta il tema della diversità e
dell’incontro fra culture con dolcezza e poesia. Libro da leggere e
da guardare, grazie alle illustrazioni di Licia Zuppardi e al dvd
allegato che contiene la fiaba tradotta in Lingua dei segni italiana
da Stefania Berti, narrata da Gabriella Grioli. Per richiederne una
copia, rivolgersi alla onlus Mason
Perkins Deafness Fund. [L.B.]
SuperAbile INAIL
33 Aprile 2015
Quando i fumetti raccontano
la malattia
Rizzoli Lizard ha pubblicato
La vita inattesa, un’antologia a
fumetti per parlare di malattia
ma anche di forza e di speranza.
Scritta da Micol Beltramini,
Alessandro Ferrari e Tito Faraci,
a trasformare le parole in
immagini sono dieci disegnatori
italiani: Paolo Bacilieri, Massimo
Carnevale, Laura Scarpa, Thomas
Campi, Vincenzo Filosa, Marco
Corona, Giuseppe Palumbo,
Tuono Pettinato, Silvia Ziche
e l’americano Nate Powell. La
copertina del libro, invece, è
di Manuele
Fior. Le storie
sono belle e
commoventi. Si
parla di tumori,
sordità, infarto,
Parkinson e
Alzheimer.
Tutto è
cominciato
su un forum online promosso
dalla casa farmaceutica Pfizer
in occasione della campagna
di comunicazione 2011 “Viverla
tutta”: si chiedeva di raccontare le
proprie esperienze con la malattia
a pazienti, operatori e familiari.
Da lì, l’idea della casa editrice di
farne un volume a fumetti.
[Ambra Notari]
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Viaggio nello
stato
vegetativo
sperienze al limite e vita di
E
tutti giorni. Solo apparentemente un ossimoro. È questa
la sensazione che rimane a chi ha
modo di poter osservare Sleep Of
No Dreaming!, reportage di Fabio
Moscatelli, fotografo romano che
negli ultimi tempi si è fatto notare come finalista del Leica Award
2013 e vincitore del concorso National Geographic nella categoria
“Ritratti”. Un lavoro su un tema
spinoso come quello degli stati
vegetativi, che Moscatelli ha portato avanti dall’aprile 2014, a partire dall’esperienza di Casa Iride,
una vera e propria “casa” ancora
prima che una struttura sanitaria.
Situata tra il quartiere Torre
Maura e Don Bosco nella Capitale, Casa Iride si può infatti definire come un tipo di cohousing,
primo e ancora unico in Europa,
che accoglie persone in stato vegetativo o in stato di coscienza minima, non più malate ma portatrici
di incapacità totale di provvedere
a se stesse. Insomma una “comunità” di pazienti aperta ai familiari che, grazie agli spazi comuni,
alla cucina attrezzata, alla piacevolezza degli ambienti, riescono a
ricostruire una quotidianità che
l’evento drammatico ha spazzato
via. Ed è proprio dall’attenzione
per i dettagli e dall’atmosfera di
cura e decoro degli spazi che parte Moscatelli per raccontare la vita quotidiana di chi è costretto a
confrontarsi con un destino che
non aveva messo in conto. Raccogliendone le immagini e ascoltandone le storie e le parole. Come
quelle della mamma che descrive
in questo modo il rapporto con il
proprio figlio in stato vegetativo
in seguito a un incidente stradale:
«Non ricordo più mio figlio come
era prima, per me mio figlio è lui
e basta; io lo bacio, gli dico amore
mio e lui mi parla con gli occhi».
Per realizzare questo lavoro,
il fotografo ha trascorso sei mesi
con i familiari, i pazienti e gli opeSuperAbile INAIL
A breve il reportage
fotografico
diventerà un
volume con video
allegato, i cui
proventi verranno
interamente
devoluti a favore
dell’associazione
Risveglio, che ha
realizzato Casa Iride
in sinergia con la Asl
Roma B e il Comune
capitolino.
34 Aprile 2015
ratori sanitari di Casa Iride, condividendone battaglie, speranze e
momenti di sconforto. «Ho deciso
di affrontare questo lavoro tenendo bene a mente che mi sarei confrontato con sensazioni e umori
spesso diversi e contrastanti –
spiega il fotografo –. Avevo davanti una situazione molto chiara
e dolorosa, ma proprio per questo
volevo evitare facili pietismi e dare assoluta dignità ai ragazzi e ai
loro genitori: creare quindi una
racconto che non fosse un percorso doloroso ma aprire una vera finestra su una condizione su cui si
dibatte in maniera sporadica e solo in casi eclatanti».
Il risultato di questo impegno è
un lavoro fotografico raro, fatto di
immagini delicate e poetiche che
restituiscono l’atmosfera rarefatta
della casa e il pudore dei suoi abitanti. [A.P.]
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Quando Franco
cantò il mondo
senza barriere.
Maileggo
nonLa era
il suo
Contea dei ruo-
R
tanti di Franco Bomprezzi. Un fantasy pubblicato
nell’aprile del 1999, una storia
dove il mondo gira al contrario
e dove i disabili hanno preso il
potere. Tutto è fatto a loro misura: i soffitti sono bassi, non esistono più scale, abbattuti anche
tutti i monumenti storici e qualunque intralcio al ruotare delle carrozzine. Ci sono un capo,
Giovanni dalle ruote nere, e una
giovane e bella ribelle, Francesca, altrettanto carrozzata, che
scopre l’amore e ne resta stregata. È una metafora che fa sorridere e riflettere. Ed è anche un
pezzo di storia di Franco che vogliamo ricordare oggi su SuperAbile Inail Magazine, dopo che ci
ha lasciato nel dicembre scorso.
Quel mondo tanto sognato,
senza barriere e dove la disabilità in sostanza non esiste, non
è però il suo mondo. E quelle
strade lisce e sgombre di tutto,
lasciano intravedere un vuoto
sinistro tra le pagine del libro.
Per uno che come Bomprezzi ha
scelto di sporcarsi le mani, di
lottare da uomo e da giornalista per l’affermazione dei diritti
civili delle persone disabili, non
è eliminando il “nemico” che si
può vincere una guerra. Tutt’altro. La sua storia, eccezionale
e unica, va in un’altra direzione: quella dell’inclusione e della
piena cittadinanza, delle giuste
rivendicazioni e dell’esempio
mostrato e condiviso. Perché
Franco Bomprezzi – di cui proprio in questi giorni si ristampa
Dopo 16 anni torna
in libreria il romanzo
di Franco Bomprezzi,
La contea dei
ruotanti. Edito per
i tipi de Il prato, è
stato pubblicato per
la prima volta nel
1999. Si tratta di un
fantasy che racconta
di un mondo
dove tutto gira al
contrario: le persone
disabili hanno
preso il potere,
organizzando tutto
a misura di sedia a
ruote
La Contea dei ruotanti per i tipi de Il Prato – ha fatto la storia
del giornalismo sociale in Italia.
È stato il primo, il più autorevole, il più brillante e autoironico
giornalista disabile a essere riuscito a fare passare il suo handicap in secondo piano rispetto
alle sue eccezionali capacità di
professionista. Bomprezzi è stato un marchio di qualità, un
brand, e anche uno stile che in
tanti hanno cercato di imitare
senza riuscirci. Un galantuomo
e un innovatore sfrenato. È stato
il punto di riferimento in Italia
per una generazione di giornalisti sociali, il primo a trattare temi scomodi, come quello della
sessualità per fare solo un esempio, l’unico a cercare di arginare
un lento scivolamento verso quel
politically correct che tanto male ha fatto alle persone disabili,
e ai progetti di inclusione delle
loro associazioni. Un giornalista
vero, e un grande commentatore. Una mente fertile e giocosa.
È stato lui a inventare il nome e il progetto di SuperAbile,
e lui a pubblicare su questa rivista le due rubriche “Le parole per dirlo” e poi “Dr Jekyll e
Mr Hide”. Qui, tra queste pagine, c’è ancora il suo segno.
Come se quella forza, quel movimento di liberazione dei disabili che nel suo libro chiama
“Handicap power”, continuasse ancora a trasmettere impulsi. Franco Bomprezzi ci lascia
un mondo di speranza e di serenità. E un sentimento di umanità coraggiosa che è raro trovare
nella letteratura sulla disabilità.
[Mauro Sarti]
SuperAbile INAIL
35 Aprile 2015
RUBRICHE Inail... per saperne di più
Elisa Lorenzetti*
In scena come attori per scoprire nuove abilità
La Sede Inail di Venezia ha promosso un laboratorio teatrale per dieci infortunati
sul lavoro: un’attività che favorisce le relazioni, l’accettazione di sé e il rimettere
in gioco il proprio corpo in uno spettacolo apprezzato dal pubblico.
Tanto che sono in progetto alcune repliche
I disegni di questa sezione del Magazine sono di Saul Steinberg
N
ell’ambito delle opportunità che
la circolare Inail n. 61/2011 (titolo IV, art. 44) offre agli infortunati sul lavoro, l’équipe di Venezia
ha pensato di attivare un progetto di
reinserimento sociale in favore degli infortunati del territorio, utilizzando l’attività di laboratorio teatrale
come momento aggregante e catartico. È noto che il teatro può migliorare l’autostima individuale e la capacità
comunicativa; può aumentare la consapevolezza e la capacità di valutare
i limiti fisici, sociali ed emozionali;
può sviluppare le abilità sociali, fisiche, verbali e di autotutela, la spontaneità, l’assertività, l’immaginazione
e la capacità di giocare. In letteratura troviamo descritte esperienze in tal
senso come buone prassi per la riabilitazione e il reinserimento sociale per
le persone con disabilità acquisita.
Per chi subisce un infortunio sul
lavoro è difficile accettare la disabilità
causata dall’incidente; il non sentirsi
più persona normale, in un raffronto
tra il prima e il dopo, la frustrazione
e l’angoscia che ne derivano, possono generare sentimenti di sconforto
e di rabbia sia verso se stessi che verso l’ambiente di vita circostante, con
rischio di ritiro sociale e di depressione. A tale proposito il laboratorio
teatrale può diventare un luogo in cui
i partecipanti possono sperimentarsi e scoprire le proprie capacità, i propri limiti e le proprie potenzialità in
un modo nuovo, sicuro e anche divertente.
Il laboratorio soddisfa il bisogno di comunicazione e facili-
ta l’espressione delle emozioni, dei
desideri e delle proprie potenzialità.
Inoltre stimola un percorso di ri-apprendimento e potenziamento delle
competenze, aumentando i livelli di
partecipazione sociale e creando un
contesto facilitante che stimola l’iniziativa e le modalità di interazione
con l’altro.
L’équipe ha coinvolto una decina di infortunati con disabilità di
diverso grado, costruendo un percorso individuale – a cura dell’assistente sociale – di tipo motivazionale
per l’adesione al progetto. Contemporaneamente è stata condotta una ricerca sul territorio all’interno delle
associazioni che si occupano di teatro. Tra le diverse proposte, l’équipe
ha scelto quella dell’associazione culturale Fuoriposto, che ha presentato
un progetto articolato in diverse fasi,
da sviluppare a seconda del livello di
adesione dei partecipanti. Così è naSuperAbile INAIL
36 Aprile 2015
to il laboratorio teatrale “Bene bravi
bis abili”. I dieci partecipanti si sono
incontrati una volta la settimana per
due ore, per un totale di 36 incontri
a cui si sono aggiunti quelli dedicati
all’allestimento dello spettacolo finale. Venivano svolti esercizi di fiducia,
esplorazione della gestualità, esercitazione della memoria sensoriale ed
emotiva; i risultati erano preziosi per
la messa in scena conclusiva. Oltre alla costanza e all’impegno dei partecipanti, si è creato un positivo clima
all’interno del gruppo.
In base ai desideri e alle valutazioni del gruppo, l’attrice e regista Paola Brolati scriveva scena dopo scena e
portava il risultato in laboratorio, dove veniva discusso e modificato fino
alla stesura finale. Le abilità delle singole persone sono state enfatizzate e
trasferite a ruoli e personaggi adatti a ciascun attore in erba. È nata così la compagnia teatrale Bis abili, che
ha presentato nel dicembre scorso Misteri in condominio (non) aprite quella porta al Teatro Momo di Mestre.
Lo spettacolo ha ricevuto riscontri significativi; è già in cantiere il progetto di portare in scena alcune repliche.
* assistente sociale della Sede Inail di Venezia
RUBRICHE Previdenza
Alessandra Torreggiani
Congedo straordinario. Come
funziona la pensione anticipata
Dopo la riforma Monti-Fornero e il decreto Milleproroghe
del 2012, un messaggio emesso dall’Inps lo scorso giugno
conferma la decurtazione pensionistica per chi ha usufruito
di questo istituto
I
l congedo straordinario retribuito
di due anni, previsto dall’art. 42 del
decreto legislativo n. 151 del 2001,
non impedisce di accedere alla pensione anticipata, ma comporta una
penalizzazione nel calcolo della pensione con decurtazione della stessa.
La riforma delle pensioni Monti-Fornero, introdotta dall’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, ha previsto
requisiti più severi per l’accesso alla
pensione anticipata che ha sostituito
la pensione di anzianità. In particolare la nuova legge prevede che chi va in
pensione prima dei 62 anni di età subisce una penalizzazione con decurtazione dell’importo della pensione.
Il decreto legge n. 216/2011 (cosiddetto “Milleproroghe 2012” convertito nella legge n. 14/2012) ha mitigato
la penalizzazione, stabilendo che le riduzioni non sono applicabili nei confronti di chi matura l’elevato requisito
contributivo entro il 2017, ma a condizione che tale requisito derivi esclusivamente da prestazione effettiva di
lavoro in cui sono compresi i periodi di astensione obbligatoria per maternità, assolvimento degli obblighi di
leva, malattia, infortunio, cassa integrazione guadagni ordinaria. Di conseguenza per evitare la penalizzazione
è necessario prolungare del corrispondente periodo “perduto” l’attività lavorativa per tutte le assenze diverse da
quelle appena elencate compresi i per-
messi e i congedi per disabilità grave previsti dalla legge 104. La legge di
stabilità 2014 ha apportato importanti
correzioni. Infatti, l’articolo 1 comma
493 ha modificato l’articolo 6, comma
2 quater della legge 14/2012 escludendo
dal calcolo delle penalizzazioni ai fini
della pensione anticipata «i congedi e i
permessi concessi ai sensi dell’articolo
33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104».
In molti hanno evidenziato la
poca chiarezza della legge di stabi-
lità fino a individuare una inesattezza nella formulazione della norma che
parlava, appunto, di congedi e permessi «concessi ai sensi dell’articolo
33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104»,
mentre i congedi straordinari retribuiSuperAbile INAIL
37 Aprile 2015
ti per l’assistenza del familiare disabile
non sono previsti dall’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 bensì dall’art.
42, comma 5 del decreto legislativo
151/2001 e, pertanto, la legge di stabilità avrebbe dovuto citare le due leggi
che sono entrambe tuttora in vigore.
Sembrava insomma impossibile che i
periodi fruiti a titolo di congedo straordinario retribuito non fossero esclusi dal calcolo delle penalizzazioni per
accedere alla pensione anticipata. La
questione è nuovamente affrontata e
definitivamente chiarita dal messaggio Inps n. 5280 dell’11 giugno 2014
che fornisce precisazioni sul tema.
Con questo messaggio si conferma che
il congedo straordinario retribuito di
due anni, previsto dall’art. 42 del decreto legislativo n. 151 del 2001, comporta penalizzazioni ai fini del calcolo
della pensione anticipata. In definitiva
con l’emanazione del messaggio Inps
n. 5280/2014 si è compreso che con la
dicitura «i congedi e i permessi concessi ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104» contenuta
nella legge di stabilità per il 2014 si intendevano i permessi lavorativi orari e
giornalieri e il prolungamento del congedo parentale.
Si ricorda, infatti, che l’art. 33 della
legge 104 prevedeva, oltre ai permessi per il lavoratore disabile e per assistere il familiare disabile, la possibilità
per il genitore di un bambino disabile
in condizioni di gravità di prolungare
l’astensione facoltativa dal lavoro prevista dalla legge n. 1204/71 fino a tre
anni, in alternativa ai permessi orari
giornalieri. Questo istituto è stato poi
previsto dall’art. 33, comma 1 del decreto legislativo 151/2001 (non più come astensione facoltativa, ma come
prolungamento del congedo parentale) e innovato dall’art. 3 del decreto legislativo 119/2011.
RUBRICHE Senza barriere
Daniela Orlandi
Access City Award 2015:
vince la svedese Borås
Ad aggiudicarsi la quinta edizione del prestigioso premio
della Commissione europea, per la terza volta consecutiva,
la Svezia. Il segreto? Un approccio globale nella costruzione
della città globale
P
remio europeo per le città accessibili. Ancora una volta,
per ben tre edizioni consecutive, è la Svezia a distinguersi in questo prestigioso premio indetto dalla
Commissione europea. La Svezia infatti anche nella precedente edizione
si era classificata al primo posto con
Goteborg e nel 2013 era arrivata al secondo posto con Stoccolma. La quinta competizione premia oggi Helsinki
(Finlandia) con il secondo posto e Lubiana (Slovenia) con il terzo. Mentre
le menzioni speciali vanno a Logroño
(Spagna) per l’ambiente urbano e gli
spazi pubblici, a Budapest (Unghe-
ria) per il lavoro compiuto nel campo dei trasporti, ad Arona (Spagna) e
a Lussemburgo (Lussemburgo) per le
strutture e i servizi pubblici.
È la svedese Borås, tuttavia, ad
aggiudicarsi il primo Premio 2015.
Si rivela vincente, infatti, l’approccio globale e strategico per la realizzazione di una città accessibile: una
conferma delle politiche adottate
dall’amministrazione locale per una
città a misura di tutti. Tale risultato scaturisce da una strategia avviata
a partire dagli anni Novanta e sostenuta da adeguate risorse economiche.
Si tratta, pertanto, di un buon esemSuperAbile INAIL
38 Aprile 2015
pio di azione locale volto a contribuire all’eliminazione degli ostacoli che
impediscono alle persone con disabilità il libero accesso a spazi e servizi
nella vita di tutti i giorni.
Borås è una cittadina di 100mila abitanti collocata nella Svezia oc-
cidentale, proprio nella contea di
Västra Götaland, la stessa della città
vincitrice la scorsa edizione. Il centro racchiude in sé i vantaggi della
grande città e le comodità del piccolo centro urbano. Il suo territorio
è caratterizzato da colline e valli, ma
questo, evidentemente, non ha costituito un problema per l’accessibilità. La municipalità ha lavorato per
rendere accessibili spazi ed edifici
pubblici, sia internamente che esternamente. Ma anche le aziende private
sono state coinvolte in questo percorso di miglioramento dell’accessibilità. Sono state censite 230 strutture,
tra negozi, ristoranti e altri servizi, e
le informazioni sono state messe a disposizione dei cittadini in un database accessibile.
Dalla sua istituzione nel 2010 ad
oggi, l’Access City Award ha visto la
partecipazione di 189 città europee. Se
questo Premio rappresenta veramente
il polso della situazione dell’accessibilità urbana, diffusa e inclusiva in Europa, allora dovremmo analizzare con
spirito critico e curiosità le soluzioni
adottate. Il fatto è che non ha senso
reinventare la ruota ogni volta. E dato
che le esigenze di partenza sono pressoché le stesse, si tratta di capire come
replicare e adattare alle nostre realtà
urbane e sociali proprio quelle stesse soluzioni. Tenendo sempre presente che l’accessibilità non è un punto di
arrivo ma un percorso in divenire. Per
saperne di più, visita il sito ufficiale
della municipalità di Boras: Boras.se/
l’ESPERTO RISPONDE
a cura del Consorzio sociale Coin
Mobilità
Sono residente a Torino, invalido civile
(75%, con riduzione della capacità
lavorativa pari ai 2/3). Desidero
acquistare un auto e vorrei sapere
se ho diritto alla defiscalizzazioni
previste dalla legge (Iva, Irpef, bollo di
circolazione, esenzione dell’imposta
di trascrizione sui passaggi di
proprietà). Se ne ho diritto, vorrei
sapere quale documentazione devo
produrre alla concessionaria auto, al
Caf per la dichiarazione dei redditi
e alla Regione o Aci per il bollo auto
e Ipt.
Occhiello
a condizione di invalido civile (75%,
con riduzione della capacità lavorativa pari ai 2/3) non è sufficiente a stabilire se ha diritto alle agevolazioni auto in
quanto non è specificata la patologia. Sono ammesse alle agevolazioni le seguenti
categorie di disabili: persone non vedenti
e persone sorde; persone con handicap psichico o mentale di gravità tale da aver determinato il riconoscimento dell’indennità
di accompagnamento; persone con grave
limitazione della capacità di deambulazione o pluriamputate; persone con ridotte o
impedite capacità motorie permanenti.
Per questa categoria, le agevolazioni sono
condizionate all’adattamento dei veicoli al
trasporto o alla guida con patente B spe-
L
ciale compresi anche quelli dotati di solo
cambio automatico, purché prescritto dalla Commissione medica locale.
A seconda della tipologia di disabilità
variano i benefici fiscali concessi, le modalità per accedere a ciascuna agevolazione
e la documentazione da presentare. Come
vede, non abbiamo elementi sufficienti
per darle una risposta esauriente. Comunque, la Regione Piemonte ha pubblicato la
“Guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili”, aggiornata al 2013, con tutte le informazioni
e la normativa nazionale e regionale che
riguardano le persone con disabilità: Regione.piemonte.it/urp/dwd/guidaDisabili2013.pdf.
Ausili
Posso sapere da quale percentuale di
invalidità un invalido civile ha diritto a
richiedere alla propria Asl la fornitura
di lenti e relativa montatura prescritti
da specialista pubblico?
Occhiello
ono considerati invalidi civili i cittadini
affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche
a carattere progressivo,
comprese le persone irregolari psichiche per
oligofrenie di carattere
organico o dismetabolico,
insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali o funzionali, che abbiano subito una
riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a 1/3 e,
se minori di 18 anni, che abbiano
difficoltà persistenti a svolgere i
compiti e le funzioni proprie della loro età (art. 2 legge n. 118/71).
La legge considera varie soglie di invalidità, il diverso
S
SuperAbile INAIL
39 Aprile 2015
grado corrisponde a benefici differenti,
il 33% (un terzo) di invalidità
è la soglia minima per
essere considerato invalido e dà diritto alle
prestazioni protesiche e
ortopediche.
Per completezza di informazione le ricordiamo che
nel decreto n. 332/99, all’art. 2, è
stabilito chi sono gli aventi diritto all’erogazione dei dispositivi contenuti nel Nomenclatore tariffario. Per
quanto riguarda gli invalidi sul lavoro,
l’erogazione dei dispositivi protesici è
garantita dall’Inail ed è regolamentata
dal dpr 30 giugno 1965, n. 1124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 ottobre
1965, n. 257 - Supplemento ordinario.
MiScellanea
start-up LaM!: giochi, eventi,
laboratori per tutti
visioni/1 Nasce in Thailandia la banda
di ragazzi non vedenti che combatte i pregiudizi
G
notando l’interesse che
la musica destava in
loro, ha deciso di creare
una banda. Così i ragazzi hanno imparato
a leggere gli spartiti in
Braille e a memorizzare
le posizioni delle dita
sugli strumenti. La
Thai blind orchestra
fida pregiudizi e
è una realtà unica nel
quando l’insegnante,
karma negativi. È la che di giorno bada
panorama thailandese,
Thai blind orchestra,
agli elefanti del parco Paese che non ha vere
un gruppo thailannazionale di Khao Yay, politiche di inclusione.
dese formato da una
Situazione in parte
ha incontrato alcuni
trentina di ragazzi
legata alla credenza
studenti ciechi che
non vedenti tra gli 8 e partecipavano alle sue buddista che riconduce
i 15 anni voluto da un
la disabilità ai peccati
lezioni sulla natura.
professore di musica
Per insegnare a questi compiuti nella vita preclassica, Alongkot
cedente.
giovani si avvaleva di
Chukaew. L’idea è nata alcuni ausili sonori e,
[Hélène D’Angelo]
iocattoli per l’integrazione, ma anche
laboratori per bambini ed eventi. È il
progetto di due giovani neoimprenditrici
di Gorizia, Anna Devecchi e Giovanna Culot,
entrambe mamme, che con “LaM! Look at
me” (che significa guardami) hanno vinto il
premio Fvg Labor 2014 per la loro start-up
aziendale. Grazie infatti a una cordata
scientifica nazionale, il cui capofila è lo Smile-
S
Infant lab for early intervention dell’Irccs
“Stella Maris” di Pisa, vogliono produrre
giochi con un design adatto a tutti i bambini
ma con soluzioni pensate per far divertire
anche quelli disabili. «Per ora siamo in fase di
trattativa finale con un’azienda produttrice
– dice Anna Devecchi –. Ma in cantiere c’è
anche l’accessibilità dell’editoria per l’infanzia
e libri per spiegare disabilità e malattie ai più
piccoli, ai fratelli, coetanei e amici».
Presente con un laboratorio sui cinque
sensi al Fuorisalone di Milano, la settimana
dedicata al design in programma dal 14 al
19 aprile, quest’anno a fianco di “LaM!” è
nata anche l’associazione Incastri. Obiettivo?
Promuovere e sostenere l’inclusione dei
bambini disabili attraverso il gioco. Il primo
evento sarà il 15 maggio con il concerto di
Stefano Bollani al Teatro Verdi di Gorizia:
i proventi saranno devoluti alle cliniche
partner del progetto, tra cui anche l’Istituto
neurologico “Casimiro Mondino” di Pavia
e l’unità di Neuropsichiatria infantile del
Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma.
Informazioni su Lam-project.com. [M.T.]
che impresa Cooperativa Aristotele
T
indirizzo: frazione Campagnatico
7/b 50042 Grosseto
tel.: 339/3398095
e-mail: [email protected]
sito web: Cooparistotele.com
tipo: società cooperativa sociale
onlus
anno di nascita: 2006
fatturato: 100mila euro
soci: 30, di cui 10 disabili
lavoratori: 30, di cui 5 disabili e 1
dipendente
stipendio medio: 1.200 euro
(salario agricolo)
SuperAbile INAIL
40 Aprile 2015
utto è partito da un
corso di apicultura
organizzato nel 2004
dall’Anmil di Grosseto
in collaborazione con
Copait (associazione
per la produzione e la
valorizzazione della
pappa reale italiana),
finanziato dall’Inail e
rivolto ad alcuni invalidi
del lavoro. Il risultato è la
nascita, due anni dopo,
della cooperativa sociale
Aristotele. Una realtà
che produce soprattutto
pappa reale, ma anche
polline e miele, e i cui
prodotti sono disponibili
in circa 15 punti vendita
del territorio tra cui i
supermercati Conad
e la cantina “I vini di
Maremma”. Dei 30 soci
lavoratori cinque sono
persone disabili – che
grazie a questa attività
«sono tornate ad avere
stima di se stesse»,
spiega il presidente
della cooperativa Bruno
Pasini – e 14 sono donne.
«Qualche tempo dopo
la nostra costituzione,
infatti, insieme alla
Provincia di Grosseto e
a un’agenzia di formazione realizzammo un
corso di apicultura per
sviluppare l’imprenditoria femminile nella
zona». Ora «siamo in
netta crescita e ci stiamo
piano piano allargando».
visioni/2 Dall’Uganda a Rio
2016: la sfida di un pugile cieco
in mostra Figli autistici come opere d’arte.
Se l’utopia arriva al palazzo di vetro dell’Onu
P
er tenersi in forma si allena ogni giorno,
dopo aver pregato alla moschea. Ramadhan
Bashir, 44 anni, vive a Kampala, in Uganda.
Diventato cieco all’età di 26 anni, è diventato
il primo boxer non vedente dell’Africa orientale. Oggi ha un obiettivo: conquistare le
Paralimpiadi di Rio 2016 superando l’ostacolo
degli sponsor. Bashir riesce a combattere grazie
all’udito: «Ascolto con attenzione i passi, il respiro dell’avversario, il sibilo che mi avverte del
colpo in arrivo».
«I
Il punto di forza di
Aristotele è il made in
Italy. «Non esistono
normative specifiche a
tutela della tracciabilità
della pappa reale e del
polline. In Europa, inoltre, sono pochi i Paesi
produttori e la gran
parte dei prodotti arrivano dalla Cina. I nostri,
invece, sono al 100%
italiani: ecco le ragioni
del nostro successo»,
dice Pasini, che nel 2015
punta a raddoppiare il
fatturato. Altra particolarità della cooperativa?
Fare didattica nelle
scuole. E così l’apicultura
diventa senza barriere.
[M.T.]
nostri figli sono opere d’arte»:
non geni, non profeti, non esseri
divini incompresi dagli umani, ma proprio opere d’arte. È l’ultima “trovata”
di Gianluca Nicoletti, papà di Tommy,
giornalista, scrittore e “inventore” di
quel “qualcosa” che, per l’autismo,
continua a mancare. Alla fine qualcosa
c’inventeremo, titola infatti il suo ultimo libro. E si è inventato, così, questa
nuova provocazione: in un mondo
in cui le famiglie con autismo sono
spesso condannate agli “arresti domiciliari”, perché quei figli fuori dagli
schemi disturbano e non trovano una
collocazione, soprattutto quando
crescono; in una città come Roma,
che ogni giorno nega cittadinanza
a queste persone ed erge barriere a
impedirne il passaggio, Nicoletti e la
sua “utopica” Insettopia hanno esposto i proprio figli al Maxxi, il museo
nazionale delle arti del XXI secolo.
Le famiglie hanno esibito se stesse,
hanno reso visibile ciò che è difficile
SuperAbile INAIL
41 Aprile 2015
vedere, hanno voluto «provocare gli
indifferenti e scuotere chi ancora ha
timore di condividere il problema
che ha in famiglia», spiega il giornalista. «I più coraggiosi tra i genitori di
autistici» si sono dati appuntamento
al Maxxi, il 2 aprile scorso, e hanno
rappresentato, per la prima volta, «la
neuro-diversità come espressione
artistica».
Espressione artistica che si è impressa anche nel murale dipinto
dai ragazzi, poi spedito al palazzo
dell’Onu, a New York, dove è rimasto
in mostra per tutto il mese di aprile.
L’autismo ha rotto così il silenzio con il
suo rumore, ha conquistato visibilità
e cittadinanza con i suoi colori e le
sue forme, ha sfidato i pregiudizi con
«la visione poeticamente difforme»
di questi «insondabili figlioli, che nessuno è capace di accettare – conclude
Nicoletti – per il loro punto di vista
fantastico in quanto balzano».
[Chiara Ludovisi]
MiScellanea
frontiere L’uomo che ascolta i colori
L
Neil Harbisson è nato a Belfast,
nell’Irlanda del Nord, il 27 luglio 1982.
A scuola i suoi compagni di classe
consideravano una pigrizia il fatto
che si facesse sempre passare i colori
durante le lezioni di disegno.
All’Istituto di Belle arti, invece, ha
ricevuto il permesso di utilizzare
soltanto il bianco, il nero e i grigi nelle
sue prime opere.
ui vede tutto grigio.
Ma grazie a un’antenna
impiantata nel cervello è in
grado di trasformare i colori
in note musicali. Il “lui” in
questione si chiama Neil
Harbisson, ha quasi 33 anni,
ed è un artista (britannico
di nascita ma spagnolo
di adozione) affetto da
acromatopsia, una rara
sindrome congenita che gli
permette di vedere solo le
sfumature di bianco e nero.
Nel 2004, però, nella sua vita
entra Eyeborg, un dispositivo
che funziona come un occhio
elettronico: capta le onde
elettromagnetiche della
luce attraverso un sensore,
trasmettendole poi – sotto
forma di impulsi sonori
– a un chip impiantato
chirurgicamente dietro la
SuperAbile INAIL
testa. All’inizio Harbisson ha
dovuto memorizzare tutte
le associazioni tra la nota
percepita e il nome attribuito
a quel colore. Oggi, invece,
quella connessione è ormai
automatica, tanto che anche
i suoi sogni sono a colori.
E, come se fosse diventato
un cyborg, «il software e
il cervello si sono uniti –
dice –. Eyeborg non è più
un apparecchio esterno: è
un organo del mio corpo,
un’estensione dei miei sensi
che fa parte di me», tanto
che compare anche nella
foto del suo passaporto.
Eyeborg ha avuto un
forte impatto anche sulla
sua carriera artistica:
compositore, pittore e
fotografo, tutte le sue
performance sono dedicate
42 Aprile 2015
al rapporto tra suono e
colore, dalle arti visive al
teatro fino alla danza. Come
effetto collaterale causato
dal dispositivo, tuttavia,
Harbisson ha sviluppato una
leggera forma di “sinestesia”,
fenomeno neurologico per
il quale i suoni vengono
percepiti come colori. Ecco
allora che «dipingere o
comporre musica sono,
in fondo, la stessa cosa».
Nel 2010 ha fondato la
Cyborg Foundation,
un’organizzazione
internazionale di supporto
a tutte quelle persone
che vogliono impiantare
apparecchiature permanenti
nel proprio corpo.
E ora Eyeborg è anche
un’app: Eyeborgapp.com.
[M.T.]
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