RAZZISMO DI STATO E RAZZISMO QUOTIDIANO. TRA CENTRO E PERIFERIA (1911-1945). PERCORSI E MATERIALI PER LA DIDATTICA Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea Museo storico della Città di Bergamo a cura di Giuliana Bertacchi, Oriella Della Torre, Mauro Gelfi INDICE Razzismo di stato e razzismo quotidiano. Una proposta per la scuola (Giuliana Bertacchi) Percorsi (Giuliana Bertacchi, Oriella Della Torre) I. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano Dalla guerra di Libia al fascismo II. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano L'Africa orientale e l'impero III. Le leggi razziali e l'antisemitismo Il centro e la periferia IV. Razzismo quotidiano e storia rimossa L'immagine del "nemico" V. Memorie e oblio Persecuzione, sopravvivenza, solidarietà Schede Faccetta nera, faccetta bianca (Paola Palermo) Cilindri ebraici e battaglia del grano (Sara Borsatti) Dalla mostra al lavoro di tutti i giorni. Un'esperienza didattica (Giovanna Manca) La mostra presso il Museo storico (Enzo Quarenghi, Mauro Gelfi) Bibliografia (Giuliana Bertacchi) Sitografia (Mauro Gelfi, Camilla Palestra) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] p. 138 Razzismo di stato e razzismo quotidiano. Una proposta per la scuola - Non servono davvero lunghe premesse per spiegare le ragioni che hanno indotto l'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e il Museo storico della città di Bergamo a rinnovare il loro impegno sul tema del razzismo e dell'antisemitismo, dopo il complesso delle iniziative intraprese lo scorso anno, in particolare la presentazione a Bergamo, presso il Monastero di Sant'Agostino, della mostra " La menzogna della razza" curata dal Centro studi "Furio Jesi" di Bologna (ottobre - novembre 1998), la realizzazione del fascicolo di materiali didattici che della mostra riprendeva il titolo ("La menzogna della razza": il centro e la periferia. Materiali per la didattica, Quaderni del Museo storico della città di Bergamo n. 13, 1998), l'organizzazione del ciclo di incontri seminariali "Tra razzismi, revisionismi, negazionismi", svoltosi sempre tra l'ottobre e il novembre. Non intendiamo nascondere che il successo di queste iniziative, la risposta attiva di molti docenti (un esempio significativo é offerto da una delle schede che pubblichiamo), e - quel che più conta - di numerose classi e gruppi di studenti, la partecipazione attenta e spesso appassionata di un pubblico ben più numeroso di quanto fosse lecito aspettarsi, l'apprezzamento riscontrato anche in sedi non locali hanno costituito uno stimolo per proseguire, ma lo sprone maggiore non è venuto tanto dai risultati positivi, quanto dal constatare, ancora una volta, il permanere di atteggiamenti di indifferenza, se non di aperto rifiuto, di insensibilità diffusa, da parte di taluni insegnanti - che hanno preferito "parcheggiare" a Sant'Agostino le loro scolaresche demotivate, piuttosto che impegnarsi in una scelta di studio e di lavoro - e di qualche istituto scolastico, che, anziché facilitare, ha reso praticamente impossibile la partecipazione delle classi alle visite guidate e così via. Eppure la tematica leggi razziali, deportazione, razzismi è un nodo centrale, ineludibile, nella storia del Novecento: è ancora possibile sfuggirgli o cercare scorciatoie per non affrontarlo seriamente? Ci sono dunque motivi di fondo che ci hanno convinto dell'utilità di dar seguito e sbocco alla ricerca intrapresa, con la realizzazione di una mostra permanente presso i locali del Museo storico della città, sviluppo di un primo assaggio della sezione locale già esposta lo scorso anno a fianco della mostra bolognese, e di questo nuovo quaderno, che a sua volta riprende e amplia la pubblicazione diffusa lo scorso anno. Nel quadro della piena collaborazione tra Istituto e Museo, si è costituito un gruppo di lavoro "misto", e in coerenza con le finalità e le competenze dei due enti, la mostra è stata curata in modo precipuo dal Museo, mentre della pubblicazione si è occupato principalmente l'Istituto. Se si discute tanto di razzismo, a proposito e a sproposito, con serietà critica oppure con eccessiva sicumera e disinvoltura, è perché le proporzioni del fenomeno sono inquietanti, la sua stessa definizione difficile e fonte di dibattito, ancor più ardue le strategie per combatterlo. Dovrebbe essere ormai assodato che le buone intenzioni non servono a nulla, i discorsi generici neppure e che, anzi, le più nobili battaglie antirazziste che rimuovono la complessità dei fenomeni, i loro mutamenti nel divenire storico e sociale, che fanno appello ai buoni sentimenti e ai nobili principi, ipotizzando la cancellazione dei conflitti, delle tensioni, dei problemi reali, sono peggio che inutili, controproducenti. Ma proprio per orientarsi nel presente, bisogna interrogare il passato, quel passato, tutt'altro che remoto, in cui il razzismo ha trovato la sua formulazione più sconvolgente e orrenda. E occorre farlo appunto con serietà e con rigore, senza chiamarsi fuori, senza autoassolversi in partenza, cioè senza fare appello al mito ricorrente del buon italiano, che consente di scaricare tutte le colpe sul tedesco malvagio, e senza procedere alla seconda autoassoluzione: il razzismo e la persecuzione degli ebrei riguardano, tutt'al più, altre zone dell'Italia, mentre la provincia di Bergamo ne sarebbe stata sostanzialmente immune. Rimaniamo convinti che verificare in chiave storica la vicenda del razzismo italiano, del razzismo di stato proclamato dal fascismo, delle sue conseguenze e dei suoi esiti negli anni della seconda guerra mondiale, sia un passaggio necessario per affrontare in modo più consapevole, meno moralistico e almeno tendenzialmente più efficace, l'approccio ai problemi del razzismo attuale, nelle sue nuove dimensioni e connotazioni. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] La proposta che rivolgiamo agli insegnanti con questo dossier di documenti e materiali verte appunto attorno a un oggetto concreto e storicamente determinato, il razzismo fascista, e trova i suoi presupposti nei risultati della ricerca scientifica e del dibattito storiografico che si sono intensificati e arricchiti proprio in questi ultimi anni, trovando momenti significativi di confronto sia attorno alla mostra "La menzogna della razza" e all'attività degli studiosi che l'hanno predisposta che in occasione del cinquantesimo anniversario delle leggi razziali. Questi studi, mostrando la coerenza del razzismo di stato rispetto alla natura del regime fascista e ricostruendone le radici nella società e nella cultura liberale, hanno definitivamente messo in crisi la presunta estraneità e innocenza degli italiani nei confronti del razzismo e dei suoi crimini. La prospettiva da cui abbiamo guardato a questo complesso nodo di problemi è quella locale, ma - come già abbiamo avuto modo di osservare nel precedente fascicolo - non certo per spirito localistico. Il nesso che ci interessa, infatti, è quello che collega e diversifica il centro e la periferia, mai una pura trasmissione o riduzione di scala dei fenomeni, e neppure una supposta, irriducibile diversità da sbandierare, appunto, in chiave di autogratificazione assolutoria. I materiali che presentiamo qui vogliono suggerire uno sguardo più attento, più consapevole e acuto sulla realtà bergamasca, in grado di superare la visione troppo rassicurante che la vuole isola tranquilla, se non felice, immune dalle vergogne del razzismo e dell'antisemitismo, spesso riconosciuti come tali solo nelle manifestazioni più estreme. E senza un simile sguardo anche i non pochi fenomeni ed episodi di segno opposto perdono di spessore storico e si impoveriscono di significato. Insieme a questa particolare angolatura prospettica - il centro e la periferia - da cui suggeriamo di cogliere gli intrecci con i processi generali, abbiamo cercato di evidenziare alcuni aspetti del razzismo quotidiano, ovvero dei complessi fenomeni in cui confluiscono pregiudizi e effetti della propaganda, con accostamenti che tuttavia invitano a cogliere le distinzioni e gli scarti rispetto ai piani dell'ideologia razzista vera e propria, del razzismo di stato e delle sue conseguenze. In altre parole, nei documenti del dossier gli insegnanti potranno trovare elementi, suggerimenti e ulteriori spunti per ricostruire nella concreta e specifica realtà locale alcuni tra i meccanismi e gli strumenti attraverso i quali si alimenta la catena di pregiudizi e di irrazionalità su cui si innestano le ideologie e si giustificano le pratiche razziste; potranno cogliere il problema dell'acquiescenza alla discriminazione razziale, della passività nella trasmissione di atteggiamenti e comportamenti che trovò canali assai scorrevoli nelle istituzioni dello stato e della società, a livello periferico e non solo a livello centrale, ma potranno anche trovare segni di opposizione, soprattutto quando dalla discriminazione si passò all'odio razziale e alla persecuzione degli ebrei (presenti, tra il 1943 e il 1945, in numero maggiore di quanto forse non si pensi comunemente ). Tali vicende si intrecciano con quelle della Resistenza armata e della Resistenza civile, a mostrare che la ribellione è stata necessaria e possibile, perché si potesse progettare un futuro in cui norma e valore tornassero a coincidere. Tutto questo, tuttavia, non basta, come non bastano neppure le operazioni didattiche più raffinate a garantire che ci sia un coinvolgimento attivo e reale dei giovani, se non si prende l'avvio dal presente e soprattutto se non si ritorna al presente, a una realtà che ci mostra, come si è accennato, il riemergere del razzismo, in forme diverse, in Italia e in Europa. E' un coinvolgimento possibile, con strategie e strumenti sperimentati in molte realtà scolastiche e nelle situazioni più diverse (nella Bibliografia diamo le indicazioni essenziali, necessarie per avere informazioni su queste esperienze, spesso preziose e innovative, ma senza "mercato" e quindi ignorate dall'industria culturale). I materiali di questo fascicolo, che sono soltanto una campionatura parziale delle possibili fonti, sono stati predisposti specialmente per esperienze didattiche riconducibili al Laboratorio di storia, che non dovrebbe FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] essere soltanto uno spazio fisico attrezzato, bensì soprattutto un luogo di discussione e di elaborazione che coinvolge i docenti insieme agli studenti. Se veramente si vogliono affrontare nel vivo e nel concreto i grandi temi dell'insegnabilità della storia contemporanea, del suo valore formativo, dei nessi storia - memoria - trasmissione, senza di che l'educazione al "non razzismo", l'educazione alla pace, e così via, rischiano di rimanere platoniche espressioni di buona volontà, occorre rinnovare il modo di fare storia a scuola, e il rinnovamento passa attraverso la pratica del Laboratorio. Questo fascicolo può facilitarne l'avvio. La scansione delle cinque sezioni (I. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano. Dalla guerra di Libia al fascismo; II. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano. L'Africa orientale e l'impero; III. Le leggi razziali e l'antisemitismo. Il centro e la periferia; IV. Razzismo quotidiano e storia rimossa. Le immagini del "nemico"; V. Memorie e oblio. Persecuzione, sopravvivenza, solidarietà) segue un andamento tematico - cronologico non rigido, con sconfinamenti intesi a suggerire correlazioni e esiti di processi in fasi diverse. Ciò risponde a una precisa scelta di merito, che intende esplicitare appunto le lunghe radici del razzismo di stato, degli stereotipi razzisti e dei loro sviluppi, e che si presta a una prima serie di operazioni didattiche, finalizzate alla ridistribuzione e al riaccorpamento dei documenti secondo periodizzazioni o tematizzazioni diverse (guerre coloniali, seconda guerra mondiale, Resistenza e Rsi; la scuola e la trasmissione di stereotipi, la propaganda e l'ideologia, e così via ). Ciascun capitolo presenta dunque una sequenza organizzata, ma non rigida, che può essere ridisegnata, con l'apporto delle altre parti del dossier, integrata con gli elementi derivanti dalla visita alla mostra e naturalmente con altra documentazione, a seconda delle esigenze e delle scelte operate dall'insegnante. Aggiunte e integrazioni sono più che opportune e auspicabili, perché i documenti qui proposti sono soltanto una campionatura parziale delle possibili fonti, né esauriscono l'arco delle disponibilità e delle problematiche che si possono affrontare, svolgono, se mai, la funzione di esempi e di concreti stimoli a ricercare. La tipologia delle fonti scelte spazia dalle testimonianze orali agli scritti autobiografici, dai documenti ufficiali alle pubblicazioni minori, dai quaderni scolastici alle immagini della propaganda: questa varietà vuole sollecitare gli insegnanti e i loro studenti a percorrere itinerari aperti ai collegamenti trasversali verso altre aree disciplinari, un invito questo rafforzato e reso esplicito dalle Schede nelle quali - oltre alla presentazione della mostra, ricca di per sé di elementi in tal senso - si offrono due esempi di approccio alla tematica del razzismo rispettivamente attraverso la storia di una canzone divenuta simbolica, e la lettura di alcuni dipinti presentati al " Premio Bergamo" e al "Premio Cremona". Nel primo caso, ci si sofferma sull'immagine della donna nera e sulle strategie del consenso attorno alla conquista dell'impero; nel secondo sui canoni razzisti dettati all'arte del regime, ma si accenna anche al più raffinato tentativo di controllo esercitato su artisti meno conformisti. Due "assaggi", dunque, da cui si può prendere l'avvio per progettare più ampi percorsi. La quarta scheda, infine, presentando la sintesi del percorso didattico seguito dagli studenti di una terza media, delinea alcune possibili modalità di approccio al rapporto passato-presente in tema di razzismo. Abbiamo ripetuto spesso, e non per caso o distrazione, il termine scelta. Nell'universo strabordante delle informazioni possibili (chi non conosce l'immane gigantismo delle fonti per la storia contemporanea?), la necessità della selezione e della scelta diventa un problema cruciale, a cui non si possono sottrarre, pur nelle loro diverse modalità di lavoro, né i ricercatori né gli insegnanti. Per poter operare una selezione e non una mutilazione o una parodistica riduzione della complessità alla formuletta nozionistica, occorre focalizzare l'attenzione sull'inscindibilità tra la costruzione consapevole della memoria storica e la sua trasmissione, conoscere i complessi meccanismi delle reciproche interferenze tra storia e memoria e i problemi dell'uso pubblico della storia e renderli percepibili attraverso il corretto approccio alle fonti e ai documenti. E ciò è tanto FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] più necessario su temi "caldi", come appunto quelli che qui si affrontano, sui quali troppo spesso si rinuncia a svolgere un serio lavoro didattico , per cedere passivamente alla spettacolarizzazione (persino la shoah diventa un puro spettacolo), o alle polemiche storico-giornalistiche, ambigui surrogati del dibattito storiografico, se non esempi di sfrenato uso politico della storia. Nulla ci mette al riparo dalla responsabilità e dal coinvolgimento dell'interpretazione, nè esiste un'ipotetica par condicio che distribuisca equamente torti e ragioni per non scontentare nessuno. Nessun patetico appello alla presunta oggettività ci esime dall'affrontare i formidabili problemi connessi agli usi e agli abusi della storia e della memoria. E' meglio allora misurarsi consapevolmente con le fonti della soggettività e della memoria, imparare a conoscere i meccanismi, i linguaggi, in cui la soggettività si esprime e la contestualizzazione storica in cui matura. Ci auguriamo che l'inserimento di documenti autobiografici di vario tipo solleciti l'attenzione dei docenti anche su questo terreno. Il tema del razzismo, per le sue valenze conoscitive e le capacità di coinvolgimento emotivo, se adeguatamente affrontato, può aprire per tutti, docenti e discenti - come si soleva dire un tempo - qualche nuovo orizzonte, qualche nuova consapevolezza di sé e degli altri. Non è detto che ciò avvenga sempre e in ogni caso: non ci sono ricette sicure per nessuno, ma vale la pena di provare Da parte nostra, ci auguriamo che il nostro lavoro possa essere di qualche utilità a chi intende tentare questa esperienza. g.b. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] PERCORSI FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] I. RAZZISMO COLONIALE E RAZZISMO QUOTIDIANO Dalla guerra di Libia al fascismo "Terrone", "beduino", "arabo", "negro", "giudeo", "zingaro": il linguaggio comune rivela il pregiudizio etnico, una forma di razzismo mimetizzato, ma non per questo meno radicato e pericoloso. Gli stereotipi linguistici non sono mai innocenti, hanno radici profonde, vita molto lunga e possono assumere il valore di indicatori - didatticamente molto utili - delle dimensioni del razzismo quotidiano. Sotto il profilo storico, assume importanza centrale il colonialismo, in tutti i suoi molteplici aspetti e nei suoi altrettanto vasti e persistenti riflessi che investono la vita quotidiana degli italiani dal periodo liberale al regime fascista e oltre. La copertura ideologica fondamentale rimane quella dell'uomo bianco portatore di civiltà, ma tutto il colonialismo italiano è nutrito di razzismo e sopraffazione, che sono condizioni preliminari per ogni conquista coloniale, perché già l'idea di voler disporre a proprio piacimento delle sorti di un popolo militarmente più debole è profondamente razzista e sopraffattoria. Indicativa è la totale incomprensione sempre dimostrata verso civiltà di millenaria tradizione e di profonde radici come quella araba ed abissina, che la politica italiana mirava a distruggere radicalmente, salvo a conservarne alcune testimonianze come reperti archeologici. (Giorgio Rochat, Il colonialismo italiano, Torino, Loescher, 1974, p. 222). Dietro l'innocente frontespizio della cena in onore del reduce di Libia si cela "l'antipasto di beduini" (1); dietro le immagini ufficiali della "civilizzazione italiana in Libia" ci sono quelle che documentano la spietata repressione contro la resistenza delle popolazioni libiche, dopo la conclusione della guerra italo - turca (2). Analogamente il più celebre e autorevole inviato speciale de "Il Corriere della Sera", Luigi Barzini, mentre scriveva corrispondenze entusiastiche e brillanti dalla Libia, esprimeva il più aperto razzismo nelle lettere private indirizzate al suo direttore Luigi Albertini (3). I termini con cui Barzini giudica gli arabi filtrano comunque nell'opinione pubblica e negli orizzonti mentali degli italiani. Un militare bergamasco, fatto prigioniero dagli inglesi a Pantelleria nel 1943 e trasferito poi in Africa settentrionale, scrive nelle sue memorie: gli inglesi che ci accompagnavano (sempre premurosi e gentili) ci hanno consegnato al Comando americano il quale però come sentinelle aveva degli arabi dell'esercito francese di Algeria. Questo cambiamento mi è dispiaciuto molto e ho creduto un'onta essere vigilati da truppe di colore noi italiani maestri di civiltà. Meglio le sentinelle inglesi che pur facendo il loro dovere non ci maltrattavano. Questi arabi invece, tranne alcuni che erano umani, erano brutali e diffidenti. (Giannino Gherardi, "Memorie" della mia vita di prigioniero, pp. 37-38, Archivio Isrec Bg; si veda Oriella Della Torre, "Il cataclisma è passato e sto per raggiungere la riva". Memorie di FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] guerra e prigionia del geniere Giannino Gherardi, "Studi e ricerche di storia contemporanea" n.48, dicembre 1997, pp. 55-76). Le donne dei paesi "colonizzati" sono considerate doppiamente inferiori e, nella migliore delle ipotesi, oggetto passivo di pesanti attenzioni da parte dei conquistatori (4). Più tardi le leggi razziali del fascismo, come vedremo, tentarono di reprimere nel modo più severo ogni rapporto sessuale tra italiani e africani, ma persistettero nelle colonie le più vistose inadempienze, come ad esempio il fenomeno del "madamismo", una specie di matrimonio a termine, a tutto danno delle donne indigene, che venivano sfruttate e abbandonate dagli italiani e isolate dalla loro comunità di origine. Numerose le testimonianze in proposito particolarmente dopo la proclamazione dell'impero: Anch'io avevo una nera e ho fatto una vita normale. La presi che aveva 13 anni, io ne avevo più di 20. L'ho tenuta per due anni, poi l'ho lasciata. Era meglio tenere una donna in casa che andare fuori, perché potevano sempre succedere disgrazie. Io ero contento, le avevo trovato una casa nel centro di Addis Abeba e viveva bene. Era considerata una donna di servizio, ma la tenevo anche di notte, anche se non si poteva. (Testimonianza citata da Angelo Del Boca, Le leggi razziali nell'impero di Mussolini, in Il regime fascista. Storia e storiografia, a cura di A. Del Boca, Massimo Legnani e Mario G. Rossi, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 347). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1. Menu del banchetto in onore di un reduce dalla Libia, Piazza Brembana, 12 maggio 1912 (Carte Domenico Leali e Letizia Rossini, Archivio Isrec Bg). 2. Operazioni di rioccupazione e controguerriglia in Libia. Lettura della sentenza prima della fucilazione. Nalut 20 ottobre 1923. Fotografia di Giuseppe Zanolla (Donazione Giorgio Brumat, Archivio fotografico del Museo storico della città di Bergamo). 3. Come comportarsi verso gli arabi. Brani di corrispondenze indirizzate da Luigi Barzini al direttore de "il Corriere della Sera" Luigi Albertini, inverno 1911-1912 (da Giorgio Rochat, Il colonialismo italiano, Torino, Loescher, 1974, p. 93). 4. "Ti piace? Non c'è di meglio. [Mad Aescia…moglie del Capitano…]". Fotografia di Giuseppe Zanolla. (Donazione di Giorgio Brumat, Archivio fotografico del Museo storico della città di Bergamo). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione I, doc. 1 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione I, doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione I, doc. 3 Sezione I, doc. 4 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] II. RAZZISMO COLONIALE E RAZZISMO QUOTIDIANO L'Africa orientale e l'impero La conquista dell'Etiopia (1935-1936), ultimo stato indipendente dell'Africa, fu lungamente preparata da Mussolini anche per conseguire sul piano esterno quel successo che potesse consentire al regime fascista di far fronte ai problemi interni. L'aggressione dell'Italia fu condannata dalla Società delle nazioni, di cui l'Etiopia era membro, con sanzioni economiche parziali e inefficaci, che finirono per favorire l'offensiva propagandistica fascista. Sollecitando l'orgoglio nazionalistico, essa si tradusse in un'intensa campagna di mobilitazione a sostegno dell'Italia portatrice della "civiltà cristiana" in Etiopia, avversata dalle "nazioni plutocratiche", in primo luogo la Francia e l'Inghilterra. La conseguente proclamazione dell'impero, che ritorna "sui colli fatali di Roma", provoca entusiasmi e consenso, mentre si diffondono anche attraverso i canali privati delle corrispondenze familiari messaggi rassicuranti, come ad esempio "morettini" a scuola che inneggiano all'Imperatore e al Duce, o compunti "balilla neri" schierati attorno al vescovo (1, 2). Più che cogliere l'enfasi con cui la nascita dell'impero viene salutata sulla stampa nazionale e locale (una semplice ricerca sulle testate del tempo può fornire materiali abbondanti e interessanti), è utile riflettere sull'uso politico della storia e sulla sua riscrittura, sulla base dei miti della romanità e via via delle "imprese" coloniali del Regno d'Italia, riviste tutte in chiave eroica, per la costruzione del consenso al fascismo. La scuola riveste una funzione centrale in questo processo, con gli intuibili riflessi nella formazione degli orizzonti culturali di massa e nella diffusione della copertura ideologica che legittima il razzismo quotidiano (il nero come essere inferiore a cui il dominio coloniale porta la civiltà). Già negli anni precedenti si era coltivato nelle scuole un retroterra culturale che dava spazio al colonialismo e ai suoi miti. In proposito riproduciamo alcuni stralci tratti dall’”Annuario” del Liceo scientifico "Lussana" di Bergamo (1924-1928) (3), e dall'opuscolo curato dall’Opera nazionale “Balilla”, Crociera mediterranea degli Avanguardisti, Settembre 1927 (4). Il quaderno dei dettati di un alunno della scuola elementare "Francesco Cucchi" di Bergamo (5) offre una sintesi persino sconcertante, nella sua esemplarità, della propaganda veicolata dal canale scolastico e della sua capacità di persuasione proprio sul terreno della fissazione del dogma dell'inferiorità del nero in quanto tale. Su tale base, gli alunni più dotati e capaci potevano cimentarsi nella composizione di testi poetici (6), presentati nel corso di cerimonie solenni che coinvolgevano per il loro carattere celebrativo intere comunità, moltiplicando gli effetti di penetrazione dei messaggi. Passatempi e oggetti di svago apparentemente innocenti , come questo gioco dell'oca (7), intensificano i messaggi: nel retro, la cartina dell’Africa orientale e la pubblicità dell’“italianissimo” dado “Nutra” . La conquista dell'Impero (ovvero le imprese coloniali italiane) ha molte pagine di storia accuratamente nascoste negli anni del regime e largamente rimosse anche in questo secondo dopoguerra: contro l'esercito etiopico e anche contro la popolazione civile inerme furono impiegate non solo tutte le armi moderne, ma anche gas tossici, bombardamenti a tappeto e la repressione di ogni forma di resistenza fu durissima, con esecuzioni sommarie, stragi, deportazioni di popolazioni. Il campo di concentramento di Danane in Somalia, costruito nel 1935 per ordine del comandante Graziani, divenne nel 1937, dopo l’attentato allo stesso Graziani, un “vero e proprio lager, senza nulla da invidiare agli altri micidiali campi di concentramento coloniali", dove FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] "sovraffollamento, condizioni igieniche malsane, vitto scarso ed immangiabile, tende stracciate e tucul cadenti” rendevano assai difficile la sopravvivenza (Centro Furio Jesi, La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell'antisemitismo fascista, Bologna, Grafis Edizioni, 1994, p. 285). Scrive Giorgio Rochat: Fino al 1935 - 36 il colonialismo italiano era stato intriso di un razzismo ora paternalistico ora spietato, non troppo dissimile da quello francese ed inglese, non sbandierato né codificato. A partire da 1936 e dalla fondazione dell'impero, invece, la proclamazione di una netta separazione tra padroni e sudditi, tra italiani ed africani, divenne uno dei cardini della politica fascista. Dall'autunno del 1938, infine, lo scatenamento della campagna antisemita in Italia (questa sì senza basi nella tradizione e nella cultura italiana) portò ad un appesantimento della politica razziale italiana in Etiopia e in Libia, la cui espressione più chiara fu la legge per la difesa del prestigio della razza ariana. (Il colonialismo italiano, cit., p. 206). A testimoniare questa svolta, proponiamo stralci della legge relativa alla difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa italiana (8) e rinviamo, per ulteriori materiali e spunti, a: Mauro Gelfi, L'Africa vista dai soldati italiani: 1896-1943, "Quaderni del Museo storico della città di Bergamo”, n.7, 1997. Le riproduzioni - il disegno di Antonio Locatelli (9), il fumetto I tre Macallé (10) e la vignetta intitolata Tra una "società" e l'altra (11) - suggeriscono un filone di osservazione su cui si può facilmente rinvenire abbondante materiale nella ricchissima iconografia disponibile in molte pubblicazioni (a partire dal volume La menzogna della razza, cit.), vale a dire il passaggio dall'esotismo alla raffigurazione del nero in forma esasperantemente caricaturale e a quella in cui predominano gli stereotipi "bestiali". (per la lettura delle immagini, si veda Enzo Quarenghi, Le immagini del razzismo e dell'antisemitismo, in Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, "La menzogna della razza": il centro e la periferia. Materiali per la didattica, Quaderni del Museo storico della città di Bergamo n.13, Centro stampa del Comune di Bergamo, 1998, pp. 9-11; XLV LVI). Non uomini dunque, ma piuttosto animali selvaggi, e secondo questi stereotipi saranno appunto raffigurati, nella propaganda della Repubblica di Salò, i soldati di colore delle truppe afro-americane (12). I metodi repressivi adottati da Graziani, l'impalcatura legislativa che segna e sostiene la discriminazione razziale, il sostrato culturale intriso di razzismo quotidiano spiegano gli atteggiamenti sprezzanti (in molti casi degenerano in un vero e proprio imbarbarimento) che si diffondono largamente negli italiani presenti in Africa come soldati o come lavoratori. Un falegname e carpentiere di Schilpario, Antonio Grassi, raccontando nel suo diario l'esperienza di emigrazione "temporanea" in Africa orientale, cominciata nel 1935, scrive: Si è formato un gruppo di bambini neri alquanto belli e simpatici come in generale sono tutti i bambini anche neri perché quando sono grandi sono sporchi e sudici ed usano la mania di vestirsi di bianco così risulta ancor più la loro sporcizia. (Antonio Grassi, Diario della mia permanenza africana. La mia vita africana, 27 novembre 1935, Archivio Isrec Bg; si veda anche Elisabetta Tassis Torriani, "A te caro libro che affidai tutti i miei sospiri…". Il diario di un operaio italiano a Massaua 1935-1936, "Studi e ricerche di storia contemporanea" n. 26, dicembre 1986, pp. 63-74). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Riferimenti su questo tema si possono rintracciare in numerosi studi e pubblicazioni. Nelle lettere inviate alla famiglia tra il 1937 e il 1940 da Vincenzo Ambrosio, "funzionario coloniale di carriera, laureato in giurisprudenza", si leggono frequentemente espressioni di questo tipo: Grazie al sistema duro, la gente, al nostro passaggio, si prostra fino a baciare la terra. Fosse così dappertutto! e ancora: La sera, quando cala giù la bandiera nostra al palazzo del Governo, tutti i neri si fermano come statue e si tolgono il cappello: vuol dire che di buon grado o a mal grado, si inchinano alla superiorità dei bianchi; e sapessi come fa piacere questo! La regola nostra è che debbono lavorare gli indigeni, per noi che siamo i padroni di casa. Più vado avanti e più mi accorgo che molti dei concetti del cosiddetto umanitarismo debbono essere sacrificati al concetto veramente italiano e utilissimo di “Dominazione”. (Testimonianza citata da A. Del Boca, Le leggi razziali nell'impero di Mussolini, cit., pp. 344345) Significativa anche la lettera – che proponiamo integralmente – di un maggiore dell’aviazione, inviata alla madre da Gorrahei nell’aprile del 1936. Con estrema naturalezza egli scrive: “Nessuno mi tenga il broncio perché quando torno, con l’esperienza scannatoria di oggi, posso essere pericoloso!” (13) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1. Fotografie di Marco Signorile, inviate come cartoline postali alla famiglia a Bergamo, da Dessié, settembre 1937. (Fondo Marco Signorile, Archivio fotografico Isrec Bg) 2. Fotografia di Marco Signorile, inviata come cartolina postale alla famiglia a Bergamo, da Dessié, 26 dicembre 1937. (Fondo Marco Signorile, Archivio fotografico Isrec Bg) 3. Riproduzione di una parte del frontespizio e stralci da Vita della scuola. Conferenze, manifestazioni di carattere patriottico ed educativo, corsi facoltativi, concerti, gite e visite istruttive in R. Liceo scientifico "Filippo Lussana". Bergamo (1924-1928), Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1930, pp. 86-87. (Biblioteca Isrec Bg) 4. Copertina dell'opuscolo: Opera nazionale "Balilla", Crociera mediterranea degli Avanguardisti - Settembre 1927- Anno V. Genova - Napoli - Palermo - Tripoli - Messina - Livorno - Genova, sl., Ente nazionale industrie turistiche, [1927] e stralci relativi alla descrizione di Tripoli, una delle tappe del viaggio, pp. 11-12. (Biblioteca Isrec Bg) 5. Stralci dattiloscritti (5a) di dettati e una pagina dell'originale, con il disegno del girotondo di bambini neri (5b), tratti dal quaderno dell'alunno Andrea Rosa, classe II mista, Scuola elementare "Francesco Cucchi" di Bergamo (Fondo Vittoria Rosa, Archivio del Museo storico della città di Bergamo) 6. L'Italia in cammino, componimento poetico, scritto da una scolara in occasione dell'inaugurazione di una scuola elementare, avvenuta a Gubbio il 24 maggio 1936, intitolata ad un concittadino caduto a Adua l'1 marzo 1896. (Carte Tiraboschi-Della Torre, Archivio Isrec Bg) 7. Riproduzione del "Giuoco dei dadi 'Nutra'", Alla ricerca del tesoro di Menelick, 1936. (Carte Serena e Eugenia Valtulina, Archivio Isrec Bg) 8. Stralci tratti dalla Legge n.1004 del 29 giugno 1939 - a. XVII, Sanzioni penali per la difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa italiana, da Mauro Gelfi, L'Africa vista dai soldati italiani, cit. pp. 23-24. 9. Disegno di Antonio Locatelli, maggio 1936. (Fondo Antonio Locatelli, Archivio del Museo storico della città di Bergamo). 10. I tre Macallé, stralcio da un fumetto di Giove Toppi, apparso su "L'Avventuroso", Firenze, V, 224, 22 gennaio 1939, p. 1, da La menzogna della razza, cit., p. 164. 11. Tra una "società" e l'altra, vignetta di Bepi [Russi] tratta da "Il «420»", Firenze, XXI, 1076, 28 luglio 1935, p. 5, da La menzogna della razza, cit., p. 155. 12. Cartolina illustrata databile tra il 1943 e il 1945. Porta sul recto il testo "L'Italia del sud. Nell'Italia del Sud le truppe di occupazione ammazzano e bruciano, minacciano la popolazione e saccheggiano. I quartieri completamente sporcati dalle truppe di colore debbono essere puliti dagli Italiani", firmato da Luigi Maggionsalda, Ufficiale del 10° Reggimento Arditi, Roma (S. Severo), sul verso della cartolina si legge la scritta "Due mondi". (Fondo Gian Carlo Pozzi, Archivio Isrec Bg). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] 13. Lettera di un ufficiale dell'aviazione alla madre da Gorrhaei, 10 aprile 1936. (Fondo Casile Codenotti, Archivio del Museo storico della città di Bergamo) 14. I negri in casa nostra? Giammai! Lotta fino alla vittoria, 1944 (?) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 1 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 3 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 4 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 5a 27 ottobre [1935] Dettato Oggi 28 ottobre è il quindicesimo anniversario della Marcia dei fascisti su Roma. Quanti avvenimenti si sono operati sotto il Littorio! La nostra Patria è divenuta più bella, più ricca, più forte. Gli italiani disciplinati e operosi, ubbidiscono al Capo che guida l’Italia al bene. Quest’anno il 28 ottobre è celebrato con particolare gioia, perché si compie col primo anno dell’Impero. 18 novembre 1935 Il mondo assediò l’Italia Perenne infamia A chi volle favorì consumò Il crimine assurdo Cuore d’Italia, Luce al mondo intero dominatore delle folle cieche tu ridonasti a Roma vita e impero 15 gennaio [1936] LA BANDIERA Bella Bandiera dei tre colori ti abbiam portato in Abissinia e con i neri suoi moretti abbiam formato una famiglia e coi neri suoi moretti ti abbiam fatto sventolar. Ti abbiam fissato bella bandiera sulle capanne di quel mondo ed insieme coi moretti abbiam fatto un girotondo ed insieme coi moretti girotondo intorno a te. Bella bandiera dei tre colori sei la speranza, sei la luce che ci stringe intorno al Duce che ci lega al nostro Re che ci fa gridare al mondo che l'Italia fa da sé. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 5b FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 6 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 7 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 8 Sanzioni penali per la difesa del prestigio di razza difronte ai nativi dell’Africa italiana (Legge n.1004 del 29 giugno 1939-XVII) Lesione del prestigio di razza (art.1) Agli effetti della presente legge si intende lesivo del prestigio di razza l’atto commesso dal cittadino abusando della sua qualità di appartenente alla razza italiana o venendo meno ai doveri che da tale appartenenza gli derivano di fronte ai nativi, così da sminuire nel loro concetto la figura morale dell’italiano. Agli effetti della stessa legge si intende lesivo del prestigio della razza italiana l’atto del nativo diretto ad offendere il cittadino nella sua qualità di appartenente alla razza italiana, o, comunque, in odio alla razza italiana. Definizione del cittadino e parificazione (art.2) Agli effetti della presente legge: a. b. c. per cittadino italiano si intende il cittadino italiano metropolitano di razza ariana; al cittadino italiano metropolitano si intende parificato lo straniero di razza ariana; al nativo dell’Africa italiana si intende assimilato lo straniero appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti religiosi, giuridici e sociali simili a quelli dei nativi dell’Africa italiana. […] Abuso di credulità di nativo (art.9) Il cittadino che per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, con danno di nativo dell’Africa italiana, abusa della credulità o del diverso grado di intelligenza e di conoscenza di lui, è punito con la pena prevista per il reato commesso, aumentata da un sesto ad un terzo. Relazione d’indole coniugale (art.10) Il cittadino che tenga relazione d’indole coniugale con nativo dell’Africa italiana è punito con la reclusione da uno a cinque anni. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] […] Lavoro od impiego e prestazione d’opera manuale (art.13) Il cittadino che, nei territori dell’Africa italiana, senza autorizzazione scritta, generale o speciale, del governatore, accetti da nativo lavoro a carattere continuativo od impiego, ovvero svolga a favore dello stesso prestazione d’opera di carattere manuale, è punito con l’ammenda fino a lire 5.000. […] Reato del nativo in circostanze lesive del prestigio della razza italiana (art.15) Il nativo dell’Africa italiana, che commetta un reato in circostanze lesive del prestigio della razza italiana, è punito con la pena stabilita per il reato, aumentata fino ad un quarto. […] FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, docc. 9-10 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, docc. 11-12 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 13 Gorrahei, 10-4-36 Carissima mamma Grazie della tua lettera e dell'invito che nuovamente avete voluto fare a Maria in occasione delle prossime feste. Essa mi scrive con tanto entusiasmo lieta di rispondere favorevolmente alla vostra chiamata se riceve anche da me il benestare. Figurati se io posso esserne contrario; però, non mi sono preso la briga di telegrafare in merito perché non vi sono ragioni per pensare ad un mio divieto. Tanto per non lasciarti errare nel concetto della mia posizione, sappi che non sono più il comandante del campo di manovra di Gorrahei, poiché, l'entità delle nuove forze unitamente ai compiti di alta importanza assegnati in questo momento all'aviazione, richiedono un Capo di alto grado e di provata capacità come lo è il nostro Generale Ferruccio Ranza. Per quaranta giorni sono stato anch'io comandante effettivo ed ho avuto le mie soddisfazioni perché fortunato nelle richieste d'intervento che chiedevano l'impiego degli aerei per azioni improvvise vicino e lontano dalla base. Ora sono aiutante maggiore al Gruppo e volo in coppia col mio Ten. Col. Pilota Liberati. Uomo di grande valore al quale sono affezionato per dovere e per sentimento. Da esso sono pure compreso, stimato e valorizzato più di ogni mio merito. Ringrazia Piera della sua affettuosa lettera e le cugine dei lavorini che stanno preparando per la mia casetta. Non scrivo direttamente anche a loro perché le mie novità e il mio affetto sono per tutti anche se scrivo a te sola. Nessuno mi tenga il broncio perché quando torno, con l'esperienza scannatoria di oggi, posso essere pericoloso! buoni dunque e buona Pasqua a tutti. Baci a te per la comunità (Ninì, Virgilio e nipotine comprese). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione II, doc. 12 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] III. LE LEGGI RAZZIALI E L'ANTISEMITISMO Il centro e la periferia Il razzismo fascista ha "lunghe radici", per usare l'efficace espressione di Alberto Burgio (L'invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico, Roma, manifestolibri, 1998, p. 115 e segg.) e precedenti circostanziati e precisi nella storia del regime. La guerra di Etiopia, ad esempio, aveva dato nuovo impulso teorico e offerto l'occasione all'approntamento di strumenti legislativi per evitare "ogni ibridismo " e tenere salda la gerarchia tra bianchi colonizzatori e neri colonizzati (i documenti e le indicazioni della precedenti sezioni si prestano a introdurre percorsi didattici che si muovono in questa direzione). Si deve inoltre considerare l'antigiudaismo cattolico, che fino a tempi recenti ha considerato l'ebreo come deicida, quindi colpevole in sé, generando un sostrato profondamente radicato e capillarmente diffuso che ha costituito una componente non secondaria nell'antisemitismo e ha offerto elementi di consenso alle leggi razziali fasciste (l'opposizione del mondo cattolico alla legislazione razziale riguarda soprattutto il vulnus al Concordato in materia di matrimoni misti e in ordine alla questione dei figli nati da tali matrimoni, e non è una chiara e univoca condanna del razzismo). Il 1938 è l'"anno terribile" in cui si passa dal razzismo diffuso al razzismo di stato. L'emanazione delle leggi razziali è immediatamente preceduta da eventi molto significativi, quali la pubblicazione su "Il Giornale d'Italia", 15 luglio 1938, de Il fascismo e i problemi della razza, più conosciuto come Manifesto degli scienziati razzisti, e la nascita della rivista "La difesa della razza" - il primo numero esce il 5 agosto - sostenuta, tra l'altro, da ingenti finanziamenti (un'ampia raccolta di questa testata è disponibile presso l'Emeroteca dell'Isrec Bg). Tappa fondamentale e strumento per la successiva persecuzione è il censimento di tutti gli ebrei: " tra la mattina e la sera del 22 agosto 1938 tutti gli ebrei d'Italia ricevettero la visita di un rilevatore incaricato di identificarli. Con ciò essi cessarono di essere italiani o stranieri e diventarono ufficialmente ebrei, più soli, meni uguali" (Michele Sarfatti, Il censimento degli ebrei del 22 agosto 1938 nel quadro dell'avvio della politica antiebraica di Mussolini, in Italia Judaica. Gli ebrei nell'Italia unita 1870 - 1945, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1993, pp. 358 - 413). Il complesso della legislazione razzista del fascismo, per la quale rimandiamo al numero 17 del Quaderno del Museo storico della città, curato da Mauro Gelfi (Le leggi razziali in Italia: 1938-1945), può dare materia a svariati percorsi di riflessione e di approfondimento. In questa sezione proponiamo qualche stralcio di una sintesi particolare di tale legislazione, tratta da Il secondo libro del fascista, Verona, Mondadori, 1939 e rivolta, in forma di catechismo, ovvero di domande che anticipano già le risposte da imparare a memoria, rivolte agli alunni delle scuole elementari e medie. Nella pagina riprodotta dall'originale, un ragazzino trasgressivo ha sostituito i no con dei sì (1). L'indottrinamento delle masse conosce naturalmente anche altre forme di persuasione, tra cui spicca il coro della stampa nazionale e locale. Sono stati riportati - ad esempio - i titoli di due testate importanti, il "Corriere della sera" e "La stampa", uscite rispettivamente nel settembre e nel novembre 1938 (2), ma chi volesse cimentarsi in percorsi di lettura, di comparazione e di analisi in questo settore ha a sua disposizione uno specifico strumento di lavoro, lo spoglio dei periodici locali curato da Mauro Gelfi, L'antisemitismo a Bergamo: 1938 - 1945, "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 50, dicembre 1998, pp. 57-72. Alcune circolari della Prefettura di Bergamo, emanate tra il 1938 e il 1944, (3) si prestano a illustrare aspetti della legislazione razzista, dello sviluppo delle fasi della persecuzione razziale, che culmina nel 1943 - 1945, e FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] della sua trasmissione dal centro alla periferia. L'apparente neutralità e il grigiore del linguaggio burocratico, come il carattere di certi provvedimenti, che di primo acchito appare marginale, non possono nascondere la sostanza: la discriminazione antisemita, immediata premessa alla persecuzione e allo sterminio. Ma quanti lo percepirono allora? E quanti bravi italiani accettarono questi provvedimenti, quanti si accorsero della loro inaudita gravità? Può essere l'avvio di un percorso di riflessione sulla "banalità" della persecuzione che ci riporta al presente, come ci invita a fare, ad esempio, David Bidussa ne Il mito del bravo italiano, Milano, Il Saggiatore, 1994. Il capillare censimento degli ebrei si aggiorna e si completa nel territorio di tutti i comuni, dai più grandi ai più piccoli. Gli ebrei sono "invitati" a denunciarsi (chi si sottrae all'invito incorre nell'arresto e in pene pecuniarie) e a ciò non consegue "soltanto" la registrazione anagrafica: cominciano subito anche la limitazione e la negazione dei diritti (4). Fuori gli ebrei dalle scuole: questo il senso di una circolare del Provveditore di Bergamo (5) e dei due documenti - un modulo non compilato di non appartenenza alla razza ebraica necessario per l'iscrizione a scuola e una dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica - qui riportati (6). Queste carte richiamano l'attenzione sulla realtà della scuola, già proposta nelle altre sezioni del dossier, un terreno aperto a ulteriori approfondimenti non solo e non tanto sugli effetti dell'"arianizzazione" nelle scuole bergamasche, quanto sul tipo di consenso e di cultura che vi circolava e sulle isole di dissenso. Per questa ricerca (e per molte altre) gli archivi e le biblioteche degli istituti scolastici costituiscono un patrimonio prezioso da salvaguardare, da interrogare, da valorizzare. Un altro documento relativo alla non appartenenza alla razza ebraica (7), oltre ad essere significativo in sé, si lega a una storia di vita, quella di Elisabetta Ghelfenbein, alla quale ci si riferisce più avanti. Le discriminazioni nei confronti degli ebrei li espellono progressivamente da interi settori lavorativi e da attività professionali. La stessa esclusione dal Partito fascista significa per molti la perdita del posto di lavoro nelle numerose realtà dove l'iscrizione era un obbligo, al di là delle convinzioni politiche personali. Anche a Bergamo, dove pure la presenza ebraica era del tutto esigua, si ha notizia di ebrei che si trovano di colpo ai margini della società in cui erano perfettamente integrati , talora a livelli socialmente elevati. E' venuta alla luce recentemente la vicenda di Andrea Viterbi, affermato ricercatore nel campo delle telecomunicazioni, al quale è stata conferita dal Comune di Bergamo nei primi mesi del 1999 la cittadinanza onoraria, un doveroso risarcimento per quella ordinaria, perduta nel 1939: la famiglia di origine ebrea, dopo l'emanazione delle leggi razziali del 1938, era stata costretta a riparare negli Stati Uniti (il padre, professor Achille, era primario di oculistica all'Ospedale di Bergamo). I destini degli ebrei residenti a Bergamo si diversificano: una serie di circostanze favorevoli, comprese le risorse economiche, consentono ad alcune famiglie di espatriare in tempo, mentre altri proprio a Bergamo vengono catturati e deportati nei campi di sterminio, come avviene alla famiglia del dottor Levi, farmacista di Ambivere, di cui riesce a sopravvivere soltanto la figlia Laura, e ancora vicende diverse, come vedremo, consentiranno a altri di restare nascosti e di sfuggire alla morte. I Sacerdote, proprietari di un negozio di abbigliamento nel centro cittadino, resistono per qualche tempo a minacce, aggressioni, insulti (la fotografia riprodotta con il numero 8 è databile 1944), finché riescono a fuggire in Svizzera. Discriminazioni e disuguaglianza dei diritti colpiscono gli ebrei anche nel settore economico, e le disposizioni della Repubblica di Salò prescrivono la confisca di tutti i beni mobili e immobili appartenenti agli ebrei. Proprio in provincia di Bergamo, a San Pellegrino, ha sede l'Ente di gestione e liquidazione immobiliare, a cui sono affidati dal gennaio del 1944 tali sequestri, che naturalmente si verificano anche in sede locale. Che FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] cosa avvenne a Bergamo a questo proposito? Quando, in quale misura, con quali modalità si procedette ai risarcimenti? Possiamo solo suggerire una domanda, ma è in corso una ricerca che speriamo possa dare qualche risposta. Anche a Bergamo, in conseguenza delle leggi razziali e degli eventi bellici, gli ebrei diventano progressivamente più numerosi dopo il 1940. E' una presenza dissimulata, sono gli ebrei "invisibili", rimasti tali fino a tempi abbastanza recenti, internati nella nostra provincia. I primi a essere colpiti da provvedimenti di internamento tra il 1940 e il 1943 (in campi di concentramento, come Ferramonti di Tarsia, "il principale campo di internamento per gli ebrei italiani e stranieri, appositamente costruito a tal fine", oppure in internamento "libero" in piccoli paesi, in pratica una forma di confino) sono gli ebrei stranieri: anche gli archivi comunali di vari paesi della bergamasca ne conservano traccia. Dietro queste carte (9) si nascondono storie sempre penose, spesso tragiche, anche se i confinati nei paesi potevano avere condizioni di vita migliori di quelle di chi si trovava nei campi. Privazione della libertà, precarietà assoluta delle condizioni di vita, angoscia per la propria sorte e quella di amici e familiari caratterizzano la condizione di queste persone, già provate da oppressioni e persecuzioni di ogni tipo, a ciò si associa sovente l'umiliazione della sottomissione. "Neanche all'internamento libero eravamo liberi: al mattino dovevamo recarci dal podestà per dirgli: "buon giorno cavaliere!", ricorda Samuel Eisenstein (testimonianza citata da Carlo Spartaco Capogreco, L'internamento civile nell'Italia fascista, in Italia 1939 - 1945. Storia e memoria, a cura di Anna Lisa Carlotti, Milano, Vita e pensiero, 1996, p. 550) ed è legittimo chiedersi se la lettera di condoglianze firmata da alcune famiglie internate nel comune di Serina sia un atto spontaneo o imposto, l'espressione di un sincero rammarico per una persona che ha cercato di alleviare una condizione tanto penosa (come ci piacerebbe che fosse) o un'ennesima umiliante, costrizione (10). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1. Riproduzione del frontespizio e dell'indice del volume: a) Pnf, Il secondo libro del fascista, Verona, Edizioni A. Mondadori, 1939, XVIII; b) riproduzione dattiloscritta del capitolo La difesa della razza, pp. 15-19 e c) una pagina dell'originale, p. 81. (Biblioteca Isrec Bg) 2. Titoli e occhielli apparsi sul "Corriere della sera", Edizione del mattino, del 3 settembre 1938 (n. 209) e su "La stampa" dell'11 novembre 1938 (n. 268). (Emeroteca Isrec Bg) 3. Circolari del prefetto, del questore e del capo della provincia di Bergamo ai podestà, ai commissari prefettizi, alla direzione degli ospedali e infermerie dei comuni della provincia e altri (1938 -1944). (Carte Giuseppe Berti, Archivio Isrec Bg) 4. Riproduzione del Manifesto comunale per la denuncia di appartenenza alla razza ebraica (Cdec), da La Menzogna della razza, cit., p. 304. 5. Circolare del R. Provveditorato agli Studi per la provincia di Bergamo sul divieto di iscrizione ai corsi di ogni ordine di scuola per gli studenti stranieri ebrei, Bergamo 19 agosto 1938. (Fondo Isml, Archivio Isrec Bg) 6. Modulo di dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica per l'iscrizione a scuola (AdS-Mo, Fondo: Provveditorato, Serie: C.16.3), da La menzogna della razza, cit., p. 322. Modulo di non appartenenza alla razza ebraica compilato per l'iscrizione alla Scuola pratica di commercio di Bergamo, 31 ottobre 1938. (Carte Mario Pelliccioli, Archivio Isrec Bg) 7. Riconoscimento di non appartenenza alla razza ebraica, Bergamo 24 maggio 1940. (Carte Luciano Galmozzi, Archivio Isrec Bg) 8. Fotografia della scritta apposta all'ingresso del negozio Sacerdote a Bergamo, 1944. (Collezione privata) 9. Corrispondenze e documenti della questura di Bergamo e dei comuni di Serina, Oltre il Colle, San Giovanni Bianco, Clusone, su ebrei internati, 1939 - 1943. (Carte Giancarla Bonaldi; Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg) Comando Distretto militare di Bergamo, Ufficio reclutamento, Circolare indirizzata al comune di Vilminore di Scalve relativa ad accertamenti di razza, Bergamo, 27 gennaio 1939. (Carte dell'Archivio comunale di Vilminore di Scalve, Archivio Isrec Bg) 10. Biglietto di condoglianze di alcune famiglie internate a Serina per la morte del podestà, Serina, 2 novembre 1942. (Carte Giancarla Bonaldi, Archivio Isrec Bg) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 1a FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 1b LA DIFESA DELLA RAZZA La storia rivela un destino di giovinezza e di forza perenne degli arii. Ma il destino può essere mutato, in bene o in male, dagli individui, dai popoli, dalle razze. La razza ariana presenta, qua e là, situazioni di pericolo o di decadenza. Alcune nazioni di origine ariana accusano una progressiva sterilità, perdono il senso della razza e non esitano a chiamare nel loro seno il sangue estraneo. La razza va difesa nel senso fisico e nel senso spirituale, perché possa conservare la sua purezza e la sua capacità di ascesa e di dominio. La prima essenziale difesa della razza consiste nell’impedire ogni connubio e ogni incrocio con genti di origine diversa. Ma la difesa del sangue non basta. La razza ariana deve respingere ogni sorta di contaminazioni morali e intellettuali, ossia tutte quelle teorie e ideologie, tutti quei sistemi filosofici, politici, sociali, economici, tutte quelle espressioni artistiche, letterarie o sedicenti scientifiche, tutti quei costumi che sono in contrasto con la sua tradizione e la sua indole. La difesa della razza deve essere attiva. Se nel passato sono avvenuti miscugli nell’ordine fisico, e cedimenti nell’ordine morale, essi vanno eliminati. I miscugli o incroci si eliminano coll’impedire che si rinnovino e si moltiplichino, sicchè, nel ciclo di alcune generazioni, gli elementi estranei scompaiano per consunzione dal nostro sangue, sempre più diluendosi e perdendo la capacità genetica. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Nell’ordine etico il ristabilimento della purità razziale si ottiene con l’educazione e con gli ordinamenti che regolano la vita individuale e sociale, in modo da conformarla a quelli che sono i caratteri genuini e le necessità superiori della razza. La razza è quantità e qualità. La potenza, cioè l’energia vitale di una razza, consiste nel numero degli individui che ad essa appartengono e nelle loro doti spirituali e fisiche. Rientrano perciò nella difesa della razza – e sono basi del suo avvenire – la custodia della religione tradizionale, della famiglia, delle virtù domestiche; il culto della maternità, la tutela dei fanciulli, la loro preparazione alla vita come produttori e come soldati, lo sviluppo dello spirito guerriero, la lotta contro l’immortalità e contro le malattie sociali, la divulgazione delle norme igieniche fondamentali, la diffusione della cultura e tutte quelle iniziative e quegli istituti che mirano a portare nell’esistenza popolare il benessere, la salute, la serenità, la gioia. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 1c FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 3 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 4 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 5 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 6 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 7 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 8 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 9 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione III doc. 10 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] IV. RAZZISMO QUOTIDIANO E STORIA RIMOSSA Le immagini del "nemico" Chi ha presente la mostra “La menzogna della razza” o esamina l’omonimo catalogo, che rimane un fondamentale strumento per l'approccio alla problematica storica e per il lavoro didattico, ricorda le varie componenti e gli svariati filoni che confluiscono, non senza tensioni e conflitti interni, nel razzismo fascista: il razzismo biologico, il nazional-razzismo, il razzismo esoterico-tradizionalista (Mauro Raspanti, I razzismi del fascismo, in La menzogna della razza, cit., pp. 73-89). Tracce di tali filoni si rinvengono in una miriade di documentazioni locali che, nonostante le apparenze, non sono solo curiosità, rivelando piuttosto segni della penetrazione del razzismo biologico, pseudoscientifico. Il primo esempio è tratto da una pubblicazione medica (1); il secondo consiste in una piccola serie di cartoline raffiguranti la maschera tradizionale del Gioppino, sempre e ancor oggi rappresentato con tre vistosi gozzi (il gozzo, conseguenza della cattiva alimentazione, era una triste caratteristica delle zone più povere della provincia). Si assiste qui alla progressiva depurazione dell'immagine, non più consona alle teorie razziali: dapprima il gozzo è celato da una strategica sciarpa, poi scompare del tutto ( 2 ). Le diverse componenti del razzismo fascista, insieme ad altri retaggi culturali e messaggi abilmente sfruttati dalla propaganda, sfociano, durante la preparazione alla guerra e negli anni del conflitto, nella “razzizzazione del nemico”, vale a dire nella rappresentazione con caratteri brutali, animaleschi, caricaturali, grotteschi - sia attraverso l’immagine che la parola - di coloro che sono da considerarsi nemici, stranieri, diversi, inferiori: gli ebrei in primo luogo, i neri, ma anche gli inglesi, gli americani, i russi, gli slavi. Il razzismo antislavo, come in genere i rapporti fra italiani, popolazioni e stati balcanici nel Novecento, fa parte della storia tenacemente rimossa dalla memoria collettiva. Specialmente durante l'occupazione italiana della Jugoslavia (1941-1943), si verificano pratiche di repressione, rastrellamenti e rappresaglie contro civili, che rientrano purtroppo a pieno titolo nei crimini della seconda guerra mondiale, ma la prassi persecutoria e gli atteggiamenti razzisti, nei confronti soprattutto di croati e sloveni, è tipica di quel "fascismo di confine" che ha il suo centro a Trieste e che si caratterizza immediatamente per i toni fortemente razzisti e per la violenza dell'azione diretta. Numerosi provvedimenti discriminatori colpiscono le minoranze slave della Venezia Giulia; la situazione si aggrava con la guerra e con l'occupazione di ampi territori della Slovenia e della Dalmazia. Vengono istituiti campi di concentramento in Jugoslavia e in Italia: gli slavi sono sottoposti a durissime condizioni di detenzione e molti di loro subiscono altre forme di internamento in svariate località della penisola. Un documento, ritrovato tra le innumerevoli carte della routine burocratica quotidiana di un piccolo comune della pianura bergamasca (3), acquista il valore di spia di questa storia rimossa, attestando la presenza di "ribelli sloveni internati" (sull'argomento rimandiamo agli studi di Carlo Spartaco Capogreco, in particolare Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere (1942-43), Cosenza, Fondazione Ferramonti, 1998). Proprio allo strumento dell'internamento e dei campi di concentramento, realizzati dall'Italia fascista sia ai danni delle popolazioni africane che slave, si riferisce la lettera di un ufficiale in servizio presso "un campo di concentramento di internati civili, al quale affluiscono ex ribelli croati sloveni montenegrini et similia!!", a Visco in provincia di Udine (4). La storia rimossa, tuttavia, proprio perché tale, agisce potentemente come veicolo di stereotipi giustificativi, con la funzione di mascherare o alleggerire le responsabilità. Atrocità perpetrate da slavi e pregiudizi antislavi si ritrovano frequentemente nelle memorie autobiografiche dei soldati; è molto meno facile che si ammettano precise responsabilità nelle operazioni di repressione: in questo caso a nascondere la realtà è il mito del buon FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] italiano, per cui stragi e crudeltà sono imputabili soltanto ai tedeschi. Come sempre, non mancano le eccezioni: un cappellano militare bergamasco, don Pietro Brignoli, affida al suo diario, pubblicato postumo e solo parzialmente, un'accorata e implacabile denuncia dei crimini italiani (Pietro Brignoli, Santa messa per i miei fucilati. Le spietate rappresaglie italiane contro i partigiani di Croazia dal diario di un cappellano, Milano, Longanesi, 1973). Molto più diffusa e più visibile la rappresentazione razzista del russo, in cui si concentrano i caratteri negativi dell'orientale, slavo, ateo e comunista, talora aggravati dall'associazione con ebreo. Dell'abbondantissima documentazione rintracciabile su questo tema, abbiamo scelto solo alcune immagini indicative (5; 6: un massacro perpetrato da soldati russi contro la popolazione civile - in particolare vecchi e donne - e "un mostruoso bolscevico che martella il globo"). Questa era la raffigurazione del nemico che era stata largamente introiettata dai soldati italiani dell'Armir; ad essa si contrappongono le testimonianze di molti di loro che, nel ricordare la campagna militare in Russia e in particolare la ritirata, parlano con entusiasmo della popolazione russa e sottolineano ancora a distanza di tanti decenni la scoperta dell'umanità di quelle popolazioni, non belve feroci, ma donne e uomini generosi, pronti ad aiutare persino il nemico, non atei, ma sovente profondamente religiosi (7). Analogo processo si rivolge verso le "razze inferiori", i neri e gli ebrei: la creazione di stereotipi "era rivolta a far associare in modo irreversibile pregiudizi e reazioni di paura e di ripulsa alla sola visione di "non ariani" (La menzogna della razza, p. 199). La demonizzazione dell'ebreo e la deformazione in senso grottesco della sua immagine (8) rafforzano gli incessanti messaggi propagandistici e di persuasione che si avvalgono anche di altri canali e di altre forme. L'opuscolo Gli ebrei hanno voluto la guerra (Roma, 1942) (9), è redatto da Giovanni Preziosi, esponente di punta del razzismo fascista. L'introduzione di Alberto Lucchini si conclude con un inequivocabile messaggio programmatico: Carta canta e fascista non dorme. A noialtri italiani, anche sulla faccenda degli ebrei, gli occhi ce li ha aperti, a tempo e bene, Mussolini. E all'offensiva antifascista, antiromana, anticristiana di Giuda, si dà la risposta italiana d'oggi. Tener duro e picchiar sodo. (Gli ebrei hanno voluto la guerra, p. 11). Che cosa intendessero i fascisti per picchiare sodo lo si vedrà presto, dopo l'8 settembre 1943. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1. a) Frontespizio del volume Innocente e Guido Calderoli, Il problema tonsillare è problema sociale e di razza. Ipotonsillaresimo, Bergamo, Fratelli Carrara, 1940; b) stralci dattiloscritti dalla Prefazione, p. 12 e dal capitolo Il problema tonsillare è problema sociale e di razza, pp. 191-193. (Biblioteca civica "Angelo Mai", Bergamo) 2. Serie di tre cartoline edite a Bergamo raffiguranti la maschera di Gioppino (Collezione privata) 3. Comune di Pontirolo Nuovo, Rendiconto dei sussidi corrisposti ai congiunti dei ribelli sloveni internati relativamente al periodo dal 25 Dicembre 1942 al 27 Gennaio 1943, 26 gennaio1943. (Archivio del comune di Pontirolo Nuovo) 4. Trascrizione dattiloscritta della lettera di un ufficiale in servizio presso il campo di concentramento di Visco, 23 agosto 1943. (Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg) 5. Cartolina postale per le Forze armate scritta in data 10 maggio 1943 (Pnf, Direttorio nazionale - Ufficio combattenti, a cura del Servizio forze armate dell'Ond). Disegno - di Gino Boccasile; nella parte inferiore una frase di Mussolini tratta da "Il popolo d'Italia" dell'8 aprile 1937. (Fondo Mario Bassanelli, Archivio Isrec Bg) 6. [Mostruoso bolscevico martella il globo], manifesto a colori disegnato da Gino Boccasile - Italia [sn 1942] MRM, da La menzogna della razza, cit., p. 200. 7. Stralci di interviste a Salvatore Pini, Virgilio Tomasoni, Egidio Bianchi, Angelo Belotti, Mario Boninelli e Abramo Albrici, tratti da Angelo Bendotti, Oriella Della Torre, Eugenia Valtulina (a cura), Come il mare che non si vede la fine. Memorie della campagna di Russia, Bergamo, Sistema bibliotecario urbano, 1995, "Quaderni dell'Archivio della cultura di base", n. 24-25, pp. 17-18, 46, 65,80-81, 86, 90. 8. [Caricatura antisemita], manifesto a colori disegnato da Gino Boccasile, Italia [sn., 1942], da La menzogna della razza, cit., p. 206 9 Frontespizio dell'opuscolo Gli ebrei hanno voluto la guerra, Roma, 1942. (Biblioteca Isrec Bg) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 1a FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 1b <Amor mi mosse, che mi fa parlare> E noi, per la Patria nostra, sentiamo di dover parlare ancora una volta: sentiamo che a giustificare un allarme come il nostro basterebbe il solo dubbio sull'opportunità di una pratica operatoria qual è (sic) la tonsillectomia. Che se poi il dubbio, come avviene in noi, si tramuti in dolorosa certezza, allora il parlare per amore del proprio paese è tale dovere da non poter essere trascurato che per una di quelle timidezze che sono quasi colpe; che sono colpe senz'altro. Il Paese nostro, rigenerato dal Fascismo e dalla sua politica demografica, deve insorgere, a nostro avviso, contro la moda della tonsillectomia, in difesa della propria natalità. […] Asserendo che il problema tonsillare è problema demografico e di razza si è implicitamente detto che è problema sociale; […]. Come nella questione del gozzo, che scientificamente e clinicamente è tutt'altro che risolta nella sua eziopatogenesi, così nella questione della tonsillectomia si devono prendere in seria considerazione i riflessi sociali e di razza, che sono testimoni quanto mai eloquenti. Quale apporto lavorativo o di iniziativa dà, comunque, il mutilato delle tonsille alla società in mezzo a cui vive? Non si vuole affermare che sia un apporto negativo, ma si vuol osservare che, in genere, è un apporto scarso, insufficiente, talché, avendo presente l'enorme numero di menomati tonsillari, non si può fare a meno di vedere nella moda della tonsillectomia un attentato su larga scala all'efficienza sociale del civile consorzio. Qual' è [sic] la giornata, per così dire, tipica del tonsillectomizzato? E' la giornata dell'insufficiente nel senso più complesso della espressione; dell'individuo disadatto alla lotta per la vita e pertanto incline al quieto vivere ed al soddisfacimento di tutti i bisogni legati alla conservazione vegetativa; dell'individuo con scarsa tendenza a servire la legge della conservazione e moltiplicazione della specie. Il tonsillectomizzato non è l'uomo del dinamico comando. Anche quando riesce, esso è destinato a servire. E', per lo più, un appartato, un soggetto che va alla deriva. Privo di grandi difetti come di grandi virtù, saremmo tentati di definirlo il piccolo borghese costituzionale. […] Reincarnazione di Don Abbondio […] si rifugia in posizione di protezione e sempre in sott'ordine. […]. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 3 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 4 Visco 23 agosto 1943 Caro Montanari, dopo lunghissimo peregrinare la tua lettera del 24 giugno mi raggiunge finalmente qui a Visco in provincia di Udine dove io mi trovo da circa Tre mesi in servizio militare. L'averti ripescato mi dà tanto piacere, che ricordo talvolta con nostalgia i belli ma ahimè brevi anni trascorsi a Pavia. Sono lieto poi di saperti ora di salute e di nuovo al lavoro in campo giornalistico. Mi farai piacere però se nella prossima tua mi darai più ampie notizie di te del tuo lavoro e della tua famiglia, che da amici comuni ancora molti anni fa avevo saputo che ti eri sposato. Io come hai ben visto ho ripreso o meglio avevo ripreso una certa attività giornalistica sulle colonne dell'Avvenire d'Italia. Il mio spostamento a Visco come è logico ha nuovamente rallentato questa attività che mi riprometto però a tempo e luogo riprendere più estesamente anzi e più profondamente. Dalla mia partenza a Pavia ho trascorso ben 15 anni ininterrotti della mia vita in Africa, e ti dirò che non ho che un desiderio quello di ritornarvi. Tu sai che l'Africa è stato il sogno della mia giovinezza, e la passione per questa terra selvaggia è cresciuta anziché attenuarsi col passare degli anni. Laggiù oltre che il funzionario ho saputo anche compiere modestamente il mio dovere di soldato, sicchè ora tre nastrini azzurri sono a decorare il mio petto. Mi sono sposato a Tripoli ancora nel 1931 ed ho tre figli, il primo Ermanno nato a Tobruch che ora ha II anni è allievo dei Barnabiti al Reale Colleggio [sic] Carlo Alberto di Moncalieri fa la seconda ginnasio è il primo della classe e rappresenta tutto il mio orgoglio e la mia speranza, la seconda Mirella di 9 anni ed il terzo Eugenio di mesi 20. Come vedi ho portato un modesto ma concreto contributo anche alla battaglia demografica. Non scrivermi qui a Visco dove è sempre possibile un mio trasferimento ma indirizza invece a casa mia dove è fissa la mia famiglia e cioè a ROSA' (P. Vicenza). Se tu avessi occasione di venire nel veneto sarei proprio lieto di riabbracciarti dopo tanti anni. All'Eco di Bergamo che incarico hai? FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Se al tuo giornale occorresse un collaboratore in materia di storia e politica coloniale od in geografia ricordati di me. Qui a Visco non mi trovo male, come [sic] capirai dall'indirizzo presto servizio presso un campo di concentramento di internati civili, al quale affluiscono ex ribelli croati sloveni montenegrini et similia!! Certo preferirei essere presso un reparto operante. Scrivimi ed il più a lungo possibile vieni a confortare un po’ questo mio esilio. Se puoi mandami anche qualche numero dell'Eco con qualche cosa di tuo. E l' ineffabile [sic] Melani dove è finito? Ti ringrazio ancora di esserti ricordato di me e cime [sic] vedi il buon ricordo è contraccambiato. Ti abbraccio FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 5 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 6 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 7 La popolazione russa con noi italiani era brava, buona, buona al punto che non potevamo pretendere di più. Io l'ho visto anche nella ritirata, quando riuscivamo a trovare un'isba da andare dentro, soprattutto nei primi giorni… […] La gente era buona, davvero, poi noi gliene facevamo di mascalzonate. Ci sarà stato qualche ignorante, come ce ne sono dappertutto, ma noi…io del male non ne ho mai fatto a loro, li ritenevo persone come noi…(Salvatore Pini) Avevamo buon sangue con i russi, anche con questi poveri russi, non soldati ma civili avevamo buon sangue, tanto che me mi hanno salvato due volte le donne là. Praticamente io dei russi non posso dire che erano cattivi… (Virgilio Tomasoni) Eravamo i loro nemici, il nemico. Io …penso che se a noi capitasse un'occasione del genere, che avessimo dei nemici in casa…siamo più…non abbiamo il cuore che hanno quella gente lì, perché non ne ho mai visto uno che abbia fatto dei gesti o che abbia fatto capire l'odio o così… […]. Tutta brava gente. (Egidio Bianchi) …Io la popolazione, specialmente in Ucraina, non l'ho trovata male, durante la ritirata io potrei ringraziare solo i russi […]. Per me i russi…forse perché avranno avuto paura, ma se io son venuto a casa, lo devo solo ai russi, perché ci mettevano sulla strada. (Angelo Belotti) In Russia abbiamo avuto un buon trattamento, forse anche perché erano religiosi…erano religiosi come noi…Quando siamo tornati raccontavamo queste cose qui, ma non ci credevano, non ci credevano proprio.(Mario Boninelli) Sono molto buoni, molto sensibili…e poi ho trovato che oltre che religiosi - anche lì ci sono quelli che non credono - hanno un comportamento straordinario di fronte a un altro essere umano, anche se non è della loro nazione. […] Quando son tornato dalla Russia ero in condizioni disastrose…sono arrivato in pantofole…gli alpini che tornano in pantofole, capisce?…a Postumia, nel campo per la quarantena. Poi a Brescia…c'avevano detto che ci aspettavano i fascisti, con damigiane, e difatti c'erano le damigiane, qualche donna che distribuiva i panini, ma non si è visto un fascista, perché sapevano che eravamo arrabbiati, molto arrabbiati. Avevamo visto di quelle cose! E poi sapevano che avevamo capito bene che la loro propaganda contro quel popolo era tutto un imbroglio…(Abramo Albrici) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 8 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione IV, doc. 9 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] V. MEMORIE E OBLIO Persecuzione, sopravvivenza, solidarietà I molteplici fili del razzismo convergono nella persecuzione antisemita durante il periodo della Rsi e dell'occupazione tedesca, quando dalla negazione della parità e dei diritti degli ebrei, si passa alla persecuzione della vita (Michele Sarfatti, Gli ebrei negli anni del fascismo: vicende, identità, persecuzione in Storia d'Italia, Annali, 11, Gli ebrei in Italia, a cura di Corrado Vivanti, tomo 2, Dall'emancipazione a oggi, Torino, Einaudi, 1997, pp. 1627 - 1764). Sulle responsabilità italiane nella persecuzione antiebraica si è esercitata una lunga e pervicace rimozione, già avviata nell'immediato dopoguerra e che va peraltro inquadrata in un più generale processo di elusione e di alleggerimento nei confronti dell'esperienza fascista, presto messa tra parentesi come estranea alla storia d'Italia, e tale interpretazione fu sostanzialmente condivisa dalla memoria ebraica nei primi anni del dopoguerra. Guri Schwarz (Gli ebrei italiani e la memoria della persecuzione fascista, "Passato e presente", n. 47, 1999, pp. 109-130) osserva a proposito delle leggi razziali che "il comportamento virtuoso di molti italiani ha finito per oscurare la sostanziale indifferenza mostrata dai più tra il 1938 e il 1943": un analogo processo di assoluzione si è esteso al 1943- 45, finendo per scaricare tutte le colpe sull'occupante tedesco. Eppure le istituzioni e gli uomini della Rsi non furono succubi esecutori della politica di sterminio perseguita dai nazisti, bensì complici e attori in proprio. I temi finali dei partecipanti al corso per gli allievi ufficiali della Gnr (Fontanellato, marzo - agosto 1944) si prestano a varie riflessioni in proposito, anche sotto il profilo dell'efficacia, della "ricezione dei messaggi" in tema di razzismo (1). La "scuola di razzismo" della propaganda fascista non è dunque una semplice, per così dire, rassegna di nefandezze museali, da relegare al rango di curiosità e merita seria considerazione, anche negli aspetti che ci possono apparire oggi secondari o marginali. Prendiamo dunque in considerazione anche la conferenza di Enzo La Canna sul tema "Giudaismo e massoneria", che viene annunciata e ripresa con rilievo dalla stampa cittadina(2). "Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica", recita il punto 7 della Carta di Verona, testo programmatico della Rsi, che dà legittimazione alla deportazione e allo sterminio. La prima tappa è la cattura, la restrizione in carcere e in centri e campi di concentramento: Borgo San Dalmazzo, Fossoli, Gries, San Sabba - definito da un anonimo sopravvissuto "microcosmo esemplare dell'universo hitleriano" (La menzogna della razza, p. 359) - dove funzionò anche un forno crematorio. Dalla condizione di confinati, gli ebrei precipitano in quella di vittime designate per lo sterminio. Come tantissimi altri nell'Italia occupata, la signora Giuseppina Krys con il marito è costretta a lasciare Gromo ed è rinchiusa a Fossoli: "dobbiamo partire da qui e non sappiamo dove e non sappiamo il nostro destino….", scrive il 4 aprile 1944 (3). Noi possiamo ora sapere - grazie alla consultazione dell'opera di Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall'Italia ( 1943-1945 ), Milano, Mursia, 1991 - che il suo destino insieme a quello del marito si compì tragicamente pochi giorni dopo ad Auschwitz: Wienberger Giuseppina, nata a Vienna in Austria il 25.10.1878, figlia di Giuseppe e Spitz Carlotta, coniugata con Krys Marco. Ultima residenza nota: Cosenza. Arrestata in provincia FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] di Bergamo il *** da italiani. Detenuta a Bergamo carcere, Fossoli campo. Deportata da Fossoli il 5.4.1944 a Auschwitz. Uccisa all'arrivo a Auschwitz il 10.4.1944. (L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria, cit., p. 615). Far parlare documenti come questo, ma anche carte in apparenza assai più grigie e impersonali, significa scoprire storie tragiche di sofferenze, di fughe, di persecuzioni, di morte, talora di precari e avventurosi rifugi che in svariati casi assicurano la salvezza finale, storie in cui i molti episodi di solidarietà da parte della popolazione si intrecciano a gesti di segno opposto, di odio razziale, di delazione, di acquiescente obbedienza agli ordini aberranti. La lunga e appassionata fatica di Liliana Picciotto Fargion ci permette di ricostruire le circostanze essenziali della cattura e della deportazione degli ebrei dall'Italia: un primo suggerimento per un ulteriore percorso didattico può venire appunto dalla consultazione de Il libro della memoria, alla ricerca di quanti ebrei furono catturati a Bergamo, da chi e in quali circostanze, di chi riuscì a sopravvivere… Ci sono storie angosciose che si concludono con la salvezza degli ebrei braccati, ma nessun "lieto fine" sarebbe stato possibile senza l'aiuto di molti, senza quel tessuto di resistenza civile che coinvolse larghe masse di popolazione. Ne diamo alcuni esempi. Il figlio Luciano rievoca la vicenda della madre Elisabetta Ghelfenbein, (4) che rimane nascosta per mesi in un convento di Gandino; si salva la vita, ma la drammatica esperienza la segna in modo indelebile e tutta la sua famiglia di origine, rimasta in parte nella sua città natale di Odessa e in parte emigrata in altre città europee, scompare nella shoah. Sulla stessa vicenda si possono leggere la pagine della figlia Marcella, Spigolando nei ricordi , (1925- 1949). Diario di Marcella Galmozzi (Museo storico di Bergamo, Quaderni, n.12, Bergamo, 1998), mettendo a confronto, tra l'altro, le differenze tra le memorie soggettive e quanto di esse si esprime diversamente nella fonte orale e in quella autobiografica scritta. La straordinaria storia di Alice Redlich, raccontata dalla stessa protagonista e presentata da Riccardo Schwamenthal e da Teresa Montanari (5), offre uno spaccato vivo e concreto della tessitura di solidarietà offerta ai perseguitati, ma anche del costante pericolo di delazione e di cattura e si presta a svariati, possibili modi di fruizione didattica (intreccio con ricerche sull'istituzione del confino e sui campi di internamento in Italia, con altre fonti autobiografiche tra memoria e letteratura, e così via. Una prima traccia, già presente in questo fascicolo, è costituita da documenti che si riferiscono proprio alla storia di Alice e della sua famiglia). Il passaggio di ebrei nella provincia di Bergamo e l'aiuto ricevuto dalla popolazione è attestato da testimonianze, dichiarazioni, corrispondenze personali, alcune delle quali venute alla luce proprio in questi ultimi tempi, grazie a ricerche recentissime. Tra le testimonianze, gli stralci da uno scritto di un ex internato che, pur nella concisione, aprono squarci illuminanti sulla vita degli ebrei durante la Rsi e sull'atteggiamento della popolazione (6) e una parte del racconto autobiografico di una donna che nasconde alcuni ebrei in un paese di montagna (7). Sarebbe sbagliato, tuttavia, circoscrivere questo complesso capitolo alla riduttiva categoria della spontanea generosità, a una sorta di bontà diffusa e, per così dire, istintiva. Le strategie di protezione degli ebrei e dei perseguitati in genere passano attraverso le organizzazioni della Resistenza, le loro risorse, i loro collaudati punti di riferimento, che forniscono, tra l'altro, documenti falsi, indispensabili strumenti di salvezza per moltissime persone, come, ad esempio, Ladislao e Rosalia Gerber che ricevono appunto questo tipo di aiuto attraverso una famiglia di Gandino(8). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] La solidarietà incontrata a Gandino è testimoniata anche dai messaggi di ricordo e di ringraziamento pervenuti alla famiglia Rudelli (9), antifascisti attivi nella lotta partigiana con la 53a brigata Garibaldi "Tredici martiri di Lovere". Le vicende della Resistenza armata e della Resistenza civile si intrecciano, come si è accennato qui, nel capitolo dell'aiuto agli ebrei, con tanti fili diversi che un lavoro didattico può cercare di ripercorrere tra le due polarità delle circostanze e degli eventi drammaticamente eccezionali del 1943 - 45 e della vita quotidiana, ricostruendo gli itinerari che portano dalla dimensione privata e personale alle scelte che la sconvolsero, ma che molti ritennero necessario affrontare ( e sotto questo profilo perché non tentare un ritorno al presente, pur in situazioni radicalmente mutate?). Ci sono dei bergamaschi, e non pochi, che gli ebrei e i perseguitati razziali li hanno incontrati non nei loro paesi della provincia o nei nascondigli sui monti, ma nel luogo dello sterminio. Sono i militari catturati dai tedeschi dopo l'8 settembre e che, rifiutando di aderire alla Repubblica sociale italiana, vivono la terribile esperienza della prigionia in Germania e nell'Europa occupata. I campi militari sono radicalmente diversi dai campi di concentramento e di sterminio per i deportati politici e razziali; tuttavia qualche volta i soldati prigionieri intuiscono, scoprono, l'orrore della shoah e lo rievocano, dopo quasi mezzo secolo, con grande intensità. La campionatura che qui presentiamo (10) potrebbe essere arricchita con fonti orali e scritte, edite e inedite, oltre che estese a deportati politici e razziali: ancora un'occasione per esperienze di intreccio tra vicende individuali e "grande storia". FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1. Stralci di temi svolti da due allievi - Gilberto Govi e Giovanni Meccali - del "Corso di cultura politico-razziale" organizzato all'interno del corso per allievi ufficiali della Gnr, tenutosi a Fontanellato (Parma) tra il 15 marzo e il 22 agosto 1944, da Paolo Ferrari e Mimmo Franzinelli (a cura), A scuola di razzismo. Il corso allievi ufficiali della Gnr di Fontanellato, "Italia contemporanea", n. 211, giugno 1998, pp. 427-428 e 431-433. 2. Enzo La Canna parla stasera sul tema "Giudaismo e massoneria", "Bergamo repubblicana", 17 gennaio 1945. [Per la cronaca della conferenza, si veda sulla stessa testata, Il tradimento giudeo- massonico ai danni dell'Italia irrefutabilmente illustrato in tutta la sua criminosa abiezione da Enzo La Canna, 18 gennaio 1945] 3. Cartolina postale inviata da Giuseppina Krys a Angelina Giudici dal campo di concentramento di Fossoli (Modena) il 4 aprile 1944. (Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg) 4. Stralcio dalla testimonianza di Luciano Galmozzi, Cominciavamo a capire da soli, "Studi e ricerche di storia contemporanea". Rassegna dell'Istituto bergamasco per la storia del movimento di liberazione, n. 29, giugno 1988, pp. 57-58. 5. Teresa Montanari e Riccardo Schwamenthal, La storia di Alice Redlich, "Studi e ricerche di storia contemporanea". Rassegna dell'Istituto bergamasco per la storia del movimento di liberazione, n. 28, dicembre 1987, pp. 67-79. 6. Dalla memoria di Jechiel Dubienski, stralci dattiloscritti da I. Kalk e intitolati Confino libero a Gandino (Bergamo), e prima pagina dell'originale. (Fondo Israele Kalk, Archivio del Centro di documentazione ebraica contemporanea - Milano, copia presso Archivio Isrec Bg) 7. Stralci tratti dall'intervista a Eurosia Frosio (nata a Sant'Omobono Imagna nel 1914), raccolta a Sant'Omobono, il 5 giugno 1992, da Riccardo Schwamenthal. [La signora Frosio, albergatrice a Sant'Omobono Imagna, aveva offerto ospitalità ad alcuni ebrei in una casa di sua proprietà. Secondo la testimone, tra il 1940 e il 1945 erano giunti in paese una ventina di ebrei]. (Fonoteca Isrec Bg) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] 8. Dichiarazione di Ladislao e Rosalia Gerber sull'aiuto ricevuto dalla famiglia Bolis a Gandino, Bergamo 1 maggio 1945. (Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg) 9. Corrispondenza indirizzata alla famiglia Rudelli di Gandino, sd. e 1964. (Carte Lyna Rudelli, Archivio Isrec Bg) 10. Stralci da testimonianze orali di militari bergamaschi reduci dalla prigionia in Germania (Antonio Migliorati; Andrea Rossi; Marino Carminati; Fernando Baragetti; Ambrogio Mainetti; Andrea Vergani; Pietro Capelli) da Prigionieri in Germania. La memoria degli internati militari, a cura di Angelo Bendotti, Giuliana Bertacchi, Mario Pelliccioli, Eugenia Valtulina, Bergamo, Il filo di Arianna, 1990, pp. 318-320. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 1 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 3 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 4 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 5 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 6 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 7 Una notte la "Repubblica" sono venuti a vedere dove erano questi ebrei. Noi li avevamo su dietro, in un appartamentino, qui tre lì: papà, mamma e un figlio, allora io ho detto a mia sorella: "Offri qualcosa da bere a 'sti Carabinieri". Intanto io sono scappata dietro e gli ho detto: "Chiudetevi in casa e non aprite a nessuno". E loro han fatto così. Dopo io sono tornata giù, ho detto [ai carabinieri]: "Se volete vedere dove abitano…". Siamo andati su, han picchiato, han chiamato, ma …non rispondevano nessuno. Allora io, venendo giù […], proprio sulla strada venivano due persone e le ho chiesto (perché le conoscevano): "Non avete visto una persona, marito e moglie…un po’ anziani…?" e loro mi han detto: "Sì, le abbiamo trovate giù lì, ad un chilometro che andavano in giù!". Allora quelli lì della "Repubblica" sono andati giù a…a vedere. Invece noi dopo, abbiamo fatto scappare nel bosco [gli ebrei] e di notte con altre persone, non io, li han portati a Laxolo di Brembilla e da là dopo…quando è finita la guerra sono tornati qua. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 8 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 9 Newark, 15 maggio 1964 Gentilissimi Signori Rudelli e Cara Lina siamo arrivati a casa una settimana fa. Nel frattempo la mamma è già partita, sulla nave Shalom la quale la porterà prima in Israele e poi in Italia. Abbiamo fatto ancora in tempo a farle vedere i film che abbiamo fatto a Gandino e a casa vostra, sono riusciti molto bene. Vi abbiamo rivisto con tanta commozione. Il nostro pensiero è tornato ai tempi brutti quando voi ci avete nascosto nella casa di montagna. Erano brutti e tristi momenti, l'uomo dava la caccia a noi che eravamo bimbi e indifesi. Non vi abbiamo scordato e il nostro ricordo per voi non passerà mai. Ricordiamo il Professore, la Sig. Candida la Lina che cercava sempre di farci stare allegri. Ho fatto vedere i film a parecchi amici dicendo loro, che questa è la famiglia del Prof. Rudelli, la quale ha rischiato la propria vita per salvarci durante il regime nazista, e con molto orgoglio racconto a tutti il tipo di gente che siete, e aggiungo pure, che questo mondo dovrebbe avere più anime sante come le vostre. Vi ringrazio dal fondo del cuore per tutto ciò che avete fatto per me, mio fratello Sighi, e la forza di morale che avete dato alla mia mamma, e che Dio vi benedica! Spero di ricevere presto vostre notizie, credo che mia madre sarà in Italia verso luglio, o forse prima. Mio marito Ralph è stato pure commosso dalla vostra gentile ospitalità, non fa altro che parlarne. Vi manda tanti e tanti saluti. Spero che stiate tutti bene di salute. Io mi preparo a far la donna di casa e la moglie. Il nostro viaggio di nozze è stato meraviglioso e credo d'essere stata molto fortunata. Ora vi lascio sperando di ricevere presto vostre notizie. Vi mando un forte abbraccio e bacio Marina Lina scrivi presto. Bacioni FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sezione V, doc. 10 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] SCHEDE FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] FACCETTA NERA, FACCETTA BIANCA Da sempre il mondo delle sette note ha subito l'influenza delle alterne vicende umane e dei più grandi rivolgimenti nelle varie epoche storiche, siano esse stati di tipo politico piuttosto che economico, culturale piuttosto che sociale: è una constatazione scontata, persino ovvia. Anche in Italia, naturalmente, per quanto riguarda i primi quarant'anni del nostro secolo la tendenza in campo musicale è stata quella di trarre spunto dagli avvenimenti, compresi gli eventi bellici che turbavano la popolazione, e trasformarli in canzonetta; un modo per plasmare e diffondere coperture ideologiche, orientando i sentimenti dei cittadini là dove appariva più opportuno a chi deteneva il potere, favorendo così il consenso della collettività. In particolare le strategie propagandistiche del regime fascista si sviluppano anche grazie al mezzo più immediato dal punto di vista comunicativo: la musica, linguaggio di grande vitalità e suggestione, ricco di contenuti, che sa creare un’atmosfera psicologica persino ottimistica e festosa. Interessante è prendere in esame le tecniche adottate in questo grande sforzo di persuasione. Durante gli “anni di consenso” del ventennio fascista, il momento di maggior fortuna riguardò, come è noto, la conquista dell’Abissinia e la proclamazione dell'Impero. Osserva Angelo Del Boca: Sino all'avvento del fascismo, la stragrande maggioranza degli italiani non aveva mostrato alcun interesse per le colonie [...] il compito che Mussolini si arrogava di fornire agli italiani una "coscienza coloniale" e una struggente brama di impero sembrava del tutto irrealizzabile. Ma sarebbe accaduto l'opposto. In dieci anni, prima con l'ausilio del proprio ufficio stampa e poi con quello più efficiente del ministero della Cultura popolare, Mussolini e i suoi più vicini collaboratori riuscivano a stabilire il controllo politico su tutti i mezzi di comunicazione , il che consentiva loro non soltanto di fascistizzare il paese, ma anche di orientare l'opinione pubblica, di caricarla, a comando, di passioni e di aspirazioni (L'impero, in I luoghi della memoria, Simboli e miti dell'Italia unita, a cura di M. Isnenghi, Roma- Bari, Laterza, 1966, p. 420 ) I messaggi, sottolinea ancora Del Boca, erano rivolti a tutte le categorie della società italiana ed erano diffusi incessantemente attraverso la radio, la stampa, il cinema. In questo clima Mussolini e i suoi collaboratori pianificarono con cura l'aggressione dell'Etiopia, un'impresa assai rischiosa specie sotto il profilo politico e diplomatico. L'incidente di frontiera tra la Somalia italiana e l'Etiopia, verificatosi presso Ual Ual nel dicembre del 1934, non fu certo la " causa", se mai il pretesto per l'invasione. Goffredo Dotti così narra l’avvenimento nella prefazione al libro che, non a caso, prende il titolo da una celebre canzone dell’epoca (Ti saluto e vado in Abissinia, a cura di Patrizia Caccia e Mirella Mingardo, Milano, viennepierre, 1998): Il 2 ottobre 1935 l’Italia dichiarò guerra all’Etiopia, o, come si diceva in quegli anni, all’Abissinia. A parte i più anziani, che sicuramente hanno impresso nella memoria i ricordi del conflitto africano, o per aver combattuto al fronte o per aver cercato fortuna in quelle terre lontane, oppure più semplicemente per aver vissuto in patria i momenti di gloria e le ristrettezze dell’autarchia, i più giovani, forse affondano la conoscenza di questa impresa FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] bellica nel mare infinito di date, battaglie, paci e guerre che talvolta asetticamente imparano a scuola. Forse però è più probabile che quest’ultimi associno a questo episodio di storia italiana quella tanto orecchiabile “Faccetta nera” con cui il regime tentò di trasformare un evento così tragico in un episodio quasi gioioso ( p. 7). Nel materiale canoro prodotto in quel periodo, la cui diffusione è garantita dalla radio (l'apparecchio è venduto in milioni di esemplari), si possono distinguere due filoni: le gesta eroiche e quelle erotiche, perché l’italiano va alla conquista di terre straniere e donne esotiche. Nel filone erotico si privilegia l’equazione straniera=avventura passeggera, e il motto “moglie e buoi dei paesi tuoi” acquista una sfumatura inconsciamente razzista. Nell'immaginario popolare la guerra d’Africa è legata all’allegra canzoncina Faccetta nera, scritta nell’aprile del 1935 da Giuseppe Micheli (storico della canzone romana) e Mario Ruccione e lanciata da Carlo Buti (seguito da Gabrè e Miscel) la sera del 24 giugno a Roma, al Teatro Capranica. Anche Rossana Bossaglia ricorda che “Faccetta nera era davvero una canzone affettuosa ed entusiasmante” (Ti saluto e vado in Abissinia, cit., p. 14). Ma al regime non piacque, innanzitutto perché scritta in dialetto romanesco, ma soprattutto perché era piena di ammirazione verso la “bella abissina”, così fu rimaneggiata dall’autore, ma ciò non bastò. Allora a Faccetta nera si contrappose Faccetta bianca, brano mediocre composto da Grio e Macedonio, in segno di fedeltà alle “donne di casa nostra”. Più tardi la diffusione discografica di Faccetta nera, sospetta di eccessiva esaltazione della bellezza e dell'intraprendenza delle donne africane, fu prima limitata e poi addirittura abolita. Si era addirittura detto che Ruccione avesse rivenduto l’esclusiva contemporaneamente a più case discografiche. Contro il richiamo della bellezza africana, il Ministero di Sanità interviene con suggerimenti igienici per le truppe destinate all’Africa Orientale, consigliando di “sfuggire i contatti con la popolazione indigena, possibile fonte di malattia”, perché “fra le donne di colore, le infezioni veneree e sifilitiche sono diffusissime”. Tuttavia, nonostante le leggi razziali che dal 1938 vietano i rapporti sessuali con le popolazioni africane e le pesanti sanzioni conseguenti, soldati e civili italiani colgono fino in fondo la loro situazione di superiorità: "fra tutte le prestazioni degli etiopici, le più richieste e rimunerate erano quelle attinenti alla prostituzione", commenta Del Boca ( L'impero, cit., p. 429 ). “Moretta ch’eri schiava tra le schiave” recita il testo. In Etiopia regnava ancora incontrastata la schiavitù (così ci ricorda la canzone Schiava); tra le motivazioni della guerra non mancano i richiami alla funzione civilizzatrice dell'Italia, che, con questa impresa, si propone come liberatrice. Ma le cose non stavano esattamente così. Gianfranco Venè osserva che Faccetta nera […] è sicuramente un documento importante per comprendere con quale stato d’animo i combattenti italiani iniziarono la guerra d’Africa [...]. In questo senso ci sembra vadano riascoltate le canzoni di quel periodo, e in particolare Faccetta nera: proprio per cogliere, al di là degli immediati riferimenti politici, lo stato d’animo e i sentimenti dei volontari partiti alla conquista dell’Etiopia e per tornare a vedere la realtà di quel momento con i loro occhi. Quest’ultimo punto è particolarmente importante perché oggi ci si può domandare- ed è giusto che ci si domandi - come facesse la “faccetta nera” della canzone a sentirsi felice di lasciare il proprio paese, di essere portata a Roma, di rinunciare ai propri capi per venerare il duce e il re italiani, di gettare tra le sabbie la propria bandiera per accogliere festante il tricolore, come gli autori vogliono farci credere. Per schiava che fosse, “faccetta nera” era pur sempre nata in Abissinia, ed è assai discutibile la gioia che Micheli e FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Ruccione le promettevano nell’imporle la camicia nera, nel privarla del proprio costume e della propria terra, nel darle una bandiera mai vista. Tanto più che - come i fatti avrebbero dimostrato nel corso della guerra d’Etiopia- le “faccette nere” abissine, maschi e femmine, combatterono disperatamente prima di lasciarsi imporre il nostro duce e il nostro re. Eppure la canzone gronda di schietta, autentica simpatia per la bella abissina. E ciò, forse, significa che i riferimenti fin troppo precisi al duce, al re, al fascismo e a Roma vanno presi come metafore. In realtà, gli italiani non pensarono mai di sovrapporre i propri sistemi di vita a quelli abissini: dicendo “romanità” essi, per lo meno la maggior parte di essi, cercavano di esprimere con un simbolo un concetto di civiltà rispettosa dell’individuo, bonaria, generosa, nemica della schiavitù e della divisione in caste realmente esistenti in Abissinia” (Citato in Gianni Borgna, Storia della canzone italiana, Milano, Mondadori , 1992, pp. 146147). E’ probabile quindi che nella formazione e nel consolidamento del consenso di massa ottenuto dal regime fascista in occasione della guerra d'Etiopia sia entrata la componente della "corrispondenza culturale" che i ceti popolari per un certo periodo potevano cogliere tra le strategie ideologiche e il buon senso del quotidiano. Non si può, infatti, sottovalutare quale importante ruolo abbia giocato l'esaltazione dell'"eroismo" delle virtù domestiche, in particolar modo nelle canzonette, a partire dagli anni Venti e Trenta. Ricordiamo qualche titolo, a mo' di esempio: Io sogno un pupo rosa (Borella - Mariotti), Sposi promessi (Spadaro - Petralia), Nostra casa (Galdieri- Nardella), C'è una casetta piccina (Valabrega - Prato). FACCETTA NERA Se tu dall'altopiano guardi il mare, moretta che sei schiava tra gli schiavi, vedrai come in un sogno tante navi e un tricolore sventolar per te. Faccetta nera, bell'abissina aspetta e spera che già l'ora s'avvicina quando saremo vicino a te noi ti daremo un'altra legge e un altro Re. La legge nostra è schiavitù d'amore il nostro motto è libertà e dovere vendicheremo noi camice nere gli eroi caduti liberando te. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Faccetta nera, bell'abissina... Faccetta nera, piccola abissina, ti porteremo a Roma liberata dal sole nostro tu sarai baciata sarai in camicia nera pure tu. Faccetta nera sarai romana, la tua bandiera sarà sol quella italiana, noi marceremo insieme a te e sfileremo avanti al Duce, avanti al Re. FACCETTA NERA (versione in dialetto romanesco) Si mo’ dall'artipiano guardi er mare moretta che sei schiava fra le schiave vedrai come in un sogno tante nave e un tricolore sventolà pe’ te. Faccetta nera, bell'Abissina aspetta e spera che già l'ora s'avvicina quanno staremo vicino a te noi ti daremo un'antra legge e ‘n altro Re. La legge nostra è schiavitù d'amore ma libertà de vita e de penziere FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] vendicheremo noi camicie nere l’eroi caduti e liberamo a te! Faccetta nera, piccola Abbissina te porteremo a Roma libberata dar sole nostro tu sarai baciata starai in camicia nera pure te! Faccetta nera sarai romana E pe bandiera ciavrai quella italiana, noi marceremo insieme a te e sfileremo avanti ar Duce e avanti al Re. FACCETTA BIANCA Faccetta bianca quando ti lasciai quel giorno al molo, là presso il vapore e insieme ai legionari m’imbarcai l’occhio tuo nero mi svelò che il core s’era commosso al par del core mio, Faccetta bianca amore mio pallida e stanca t’ho detto addio FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] io lascio come un dì lasciò papà un figlio che di me ti parlerà! Ed a quel figlio canta con fermezza Viva l’Italia, il Duce e Giovinezza! Faccetta bianca, proprio stamattina in una marcia lunga e faticosa e nel combattimento a me vicina io t’ho sognato giovane mia sposa, avevi dell’Italia il portamento e mi spronavi per il gran cimento! Faccetta bianca i baci che m’hai dati nella trincea mi tornano alla mente in mezzo a tanti visi affumicati è il tuo visino più del sol splendente, quasi in contrasto a quelle facce nere è fiamma e luce pel tuo bersagliere! Faccetta bianca, sola mia passione mi guida il compimento del dovere verrà quel giorno che di commozione ti stringerà al suo petto il bersagliere e la tua bella faccettina stanca si poserà sulla medaglia bianca! FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] BIBLIOGRAFIA G. Borgna, Storia della canzone italiana, Milano, Mondadori, 1992; A. Del Boca, L'impero, in I luoghi della memoria: simboli e miti dell'Italia unita, a cura di M. Isnenghi, Roma Bari, Laterza, 1996, pp. 417 - 437; Ti saluto e vado in Abissinia, a cura di P. Caccia e M. Mingardo, Milano, viennepierre, 1988. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] CILINDRI EBRAICI E BATTAGLIA DEL GRANO Arte e regime fascista La politica culturale del regime fascista negli anni Trenta è caratterizzata da una vigile attenzione nei confronti delle arti visive e di ogni forma di immagini di massa. Tale attenzione non ha riscontri analoghi nei decenni anteriori e si configura come un progetto generale di controllo ma anche di produzione di immagini. Questo intervento si esplicita, nella seconda metà degli anni Venti, con la creazione del Sindacato fascista degli artisti, a cui era necessario essere iscritti per poter partecipare a tutte le manifestazioni nazionali e locali, con l’istituzione delle Triennali di Monza e Milano, della Quadriennale a Roma e l’apertura dell’Ufficio per l’arte contemporanea. A pittori e scultori si offrivano inoltre miriadi di iniziative locali, controllate dai sindacati. Anche il ruolo delle tradizionali figure degli “addetti ai lavori”- critici, giornalisti – viene ricoperto, con particolari funzioni censorie, da politici locali che, inoltre, facevano parte della giuria delle mostre. Tuttavia a differenza di ciò che avviene in Germania, il fascismo non crea “un’arte di stato”, ma s’impegna ad ottenere il più ampio consenso nella categoria degli artisti, assicurandosi, attraverso finanziamenti e controlli, interventi in sintonia con le proprie direttive politiche. E’ in quest’ottica che possono trovare spazio iniziative come il Premio Bergamo, promosso da Giuseppe Bottai, ove espongono artisti che utilizzano un linguaggio espressivo libero, distante da ogni richiamo all’ordine e alla tradizione. Il Premio Cremona e il Premio Bergamo Alla fine degli anni Trenta vanno via via affermandosi posizioni ufficiali radicali anche nel campo artistico. Questo nuovo corso ha nell’istituzione del Premio Cremona uno dei suoi capisaldi: nella città di Roberto Farinacci e per suo diretto volere, nasce nel 1939 il Premio Cremona, con l’intento dichiarato di favorire l’arte di tematica fascista, di propaganda politica e di stile vagamente novecentista, un’arte che poteva così dirsi italiana e immune da influssi stranieri. Secondo Farinacci la coscienza della realtà storica dell’era mussoliniana avrebbe convinto gli artisti ad abbandonare la retorica del mostruoso, le imitazioni della moda straniera, le deformazioni anatomiche e l’ostentazione di una falsa genialità: "Era possibile che il tempo di Mussolini si sarebbe tramandato ai posteri attraverso i seni cadenti, le vene varicose, i piedi e le gambe deformi per elefantiasi, o le solite nature morte e i soliti paesaggi di maniera?" (R. Farinacci Discorso d’inaugurazione della seconda edizione del Premio Cremona, in L. Malvano, Fascismo e politica dell’immagine, Torino, Bollati Boringhieri, 1988, p.59) Compito fondamentale dell’artista è dunque quello di continuare la grande tradizione dell’arte classica, di parlare un “linguaggio italiano”, dando origine ad un’arte che non sia “straniera, giudaica e bolscevizzante”. L’arte è diventata un campo aperto di intervento e propaganda razzista. Dal 1938 si intensificano violente prese di posizione contro “l’inquinamento” dell’arte italiana e attacchi altrettanto violenti a manifestazioni come il Premio Bergamo e, più in generale, a movimenti artistici come “ Novecento”. L’offensiva è condotta in prima persona da Farinacci e Telesio Interlandi, che si servono tra l’altro dei giornali da loro diretti, come “Il Regime Fascista”, “Quadrivio”, “Il Tevere”. Scrive Telesio Interlandi (che dirige anche "La difesa della razza"): Noi abbiamo inquinato l’Arte italiana, sottoponendola più che a un incrocio, ad una adulterazione mortale: e questo l’abbiamo chiamato “modernizzazione” dell’Arte! Non discutiamo se gli artisti stranieri imposti all’Italia siano dei grandi: noi diciamo che non sono FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] italiani. Parimenti non stabiliamo se un negro è bello, aitante nella persona per poi accoppiarlo ad una bianca; il negro resterà un bel negro ma non supererà la barriera di razza. […] Noi siamo per la difesa “totale” della Razza: non per la difesa epidermica e per la manomissione spirituale. Si dice: l’Arte non conosce confini; non teme i doganieri alle frontiere, passa si afferma ovunque senza chiedere il permesso di transito. Davvero? Ammettiamolo, anche in un momento di feroce autarchia spirituale e di acceso nazionalismo. Che cosa accade? Accade che la moda giunta da oltre confine propagata da critici in mala fede o estranei alla tradizione italiana (ebrei o ebraizzati), sostenuti dagli organizzatori delle mostre e delle vendite, per tornaconto o per paura di apparire retrogradi o pompieri, accade che quella moda mortifica l’artista che non ha prepotente personalità e che difetta di mezzi coraggiosi di affermazione; lo svia, lo inganna, lo costringe a barattare se stesso col successo, lo porta al tradimento e all’umiliazione. Chi vi dice quanti sono gli artisti italiani che si sarebbero affermati nel solco della grande tradizione italiana se la manomissione francese – ed ebraica- dell’ambiente artistico non li avesse sviati? [….] Questo era il discorso che bisognava fare in tema d’Arte, ora che il Razzismo ha scosso i nervi di molta gente. Il discorso e valido per tutte le Arti, compresa la musica; ed è un discorso che non terrà conto di eventuali “fatti personali”. Noi abbiamo parlato agli artisti, perché si decidano ad essere liberi, a scuotersi di dosso la tirannia delle conventicole ebraizzate e la crosta degli interessi creati, E’ una questione di libertà dello spirito, una questione di decoro nazionale. Chi non la sente è un bastardo. (Arte e razza, “Quadrivio”, 26 novembre 1938). E Farinacci in Invito a nozze, un articolo apparso su “Il regime fascista” nell’ottobre 1940, in risposta ad una lettera del Camerata Fausto Brunelli, pubblicata su “Il popolo d’Italia”, (Brunelli era stato direttore dell’unione provinciale fascista professionisti e artisti e segretario del Premio Bergamo): Quel che si rivela dalla lettera di Brunelli è precisamente quello per cui noi abbiamo dato l’allarme: la difesa ostinata del novecentismo che- lo ripetiamo ancora una volta- è di origine straniera e più tipicamente giudaica. Il fascismo non ha nulla a che vedere con simile arte che esaltò e fece pionieri ad un tratto, in una specie di maniaco furore, i peggiori giudei, già negati, e de millenni, alla scultura e alla pittura […]. Noi non possiamo permettere che la coscienza di un popolo oggi sia espressa in Arte da nudi schifosi, da cilindri ebraici, da visi sparuti e macilenti, da corpi ammalati di elefantiasi, da ceffi di ubriachi e di anormali; insomma dalla retorica delle mostruosità e dalla menzogna, dalla mania delle novità, e magari dal virtuosismo tecnica che vuol celare- e non riesce- l’assenza assoluta di un sentimento, di un pensiero, di una concezione della vita. Nonostante l’apparente contrasto tra il premio Bergamo e Cremona e l’effettiva chiusura del secondo, lo stesso Bottai precisava che le due manifestazioni “sono due facce della stessa medaglia”, testimoni dello stretto legame tra arte e politica. Il tentativo di Bottai di difendere e propagandare l’arte moderna non escludeva, ancora una volta, la necessità di tracciare una linea difensiva tra “le ordinate culture dell’arte italiana” e gli “apocalittici cavalieri del cubismo, del surrealismo, dell’espressionismo, dell’ebraismo internazionale” e di FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] affermare che “nessuno può negare che il problema della razza sia in rapporto con quello dell’arte” (G. Bottai, Politica fascista delle arti, Signorelli, Roma 1940, pp. 80-85). I tre quadri Proponiamo ora la lettura di tre quadri che si prestano ad esemplificare queste rapide note introduttive. I primi due, presentati al Premio Cremona, rappresentano eloquentemente il tipo di arte che Farinacci vuole promuovere, un’arte propagandistica, con una vocazione educatrice in perfetta sintonia con i dettami del regime, tesa a far trionfare gli imperativi politici e le tematiche civili secondo la dottrina del fascismo. In ascolto di Luciano Ricchetti (1) viene premiato alla prima edizione del Premio Cremona del 1939. Il soggetto si allinea al tema obbligato della rassegna, “Ascoltazione alla radio di un discorso del Duce”. La donna, assorta nell’ascolto, è fissata in un archetipo di mater matuta, mediterranea e padana custode della specie e della forza lavoro. L’atmosfera rarefatta, unita al punto di vista ribassato, concorre a bloccare i personaggi in una fissità statuaria, esaltando questi campioni assunti a simbolo dell’Italia fascista. La seconda edizione del Premio Cremona, svoltasi nel 1940, è dedicata al tema “La battaglia del grano”. Il titolo del quadro presentato da Carlo Martini (2) è appunto Il grano. I personaggi qui rappresentati appaiono sottratti a qualsiasi riferimento contemporaneo; si allude a un lavoro faticoso, ma svolto in un contesto salubre e in fervida letizia. Le condizioni dei lavoratori sono presentate come costanti e immutabili, sane e gioiose, in armonia con l’ideologia fascista, che esclude ogni dinamica sociale. Il terzo quadro, Nudi nello studio di Mario Mafai (3), premiato alla seconda esposizione del Premio Bergamo nel 1940, viene ritenuto da “Il popolo d’Italia” - insieme ad altre opere, come gli “ spaventosi” Bagnanti di Piccini o le “femmine acciughesche” di Cesare Breveglieri - un esecrabile esempio del degenerato mostruoso in cui configurare l’arte moderna: “nudi legnosi incoronati di cilindro”… Anche lo stile pittorico - la pennellata veloce, il colore forte e squillante giocato sui viola e sugli arancioni - non ha nulla a che fare con le tinte rarefatte e le salde volumetrie presenti nei quadri del Premio Cremona. Ma non è solo la supposta ascendenza di questo stile, fatto discendere da matrici francesi e nordiche, estranee alla tradizione italiane, ma anche il soggetto, tacciato di giudaismo, a provocare le ire di Farinacci: “Noi non possiamo permettere - scrive il gerarca - che la coscienza di un popolo oggi sia espressa in arte da nudi schifosi, da cilindri ebraici…” (R. Farinacci, Invito a Nozze, “Il regime fascista”, Cremona, ottobre1940). FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DOCUMENTI 1 In ascolto di Luciano Ricchetti, quadro esposto al Premio Cremona, 1939. 2 Il grano di Carlo Martini, quadro esposto al Premio Cremona, 1940. 3 Modelli nello studio di Mario Mafai, quadro esposto al Premio Bergamo, 1940. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] doc. 1 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] doc. 2 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] doc. 3 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] BIBLIOGRAFIA Il Premio Bergamo 1939-1942. Documenti, lettere, biografie. Milano, Electa, 1993; Gli anni del Premio Bergamo. Arte in Italia intorno agli anni trenta. Milano, Electa, 1993; Giovanna Ginex, Arti visive e propaganda di regime dagli anni trenta alla fine della seconda guerra mondiale , “Storia in Lombardia”, n 1-2, 1993, pp.249-279; Laura Malvano, Fascismo e politica dell’immagine. Torino, Bollati Boringhieri, 1988. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] DALLA MOSTRA AL LAVORO DI TUTTI I GIORNI L'ESPERIENZA DIDATTICA DELLA TERZA EMME Il quesito, posto in modo ricorrente dai moltissimi studenti provenienti da ordini di scuola e esperienze formative diverse, che hanno visitato la mostra "La menzogna della razza" (allestita a Bergamo nell'autunno 1998), è stato: perché? Al di là dei dati numerici di partecipazione, l'iniziativa, infatti, ha rappresentato un'occasione didattica, in senso lato, assai opportuna, soprattutto in un fase in cui, come ha scritto Giuliana Bertacchi nell'Introduzione al Quaderno che accompagnava la mostra, "educare al non razzismo diventa un obiettivo tanto difficile quanto ineludibile". La scelta degli studiosi del Centro "Furio Jesi" di tradurre la loro copiosa ricerca in una mostra e l'analoga decisione, presa dal Museo storico della città di Bergamo e dall'istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, di affiancarvi una sezione locale hanno consentito sia agli addetti ai lavori, sia al pubblico e degli studenti e dei docenti di essere immediatamente e tangibilmente fruitori di tutti i materiali esposti. La visibilità dei documenti e delle immagini ha aiutato e guidato a conoscere da vicino e subito una tematica complessa, appena accennata o rimossa dai manuali scolastici, come quella del razzismo fascista; ha sollecitato l'urgenza della riflessione, la necessità di non dimenticare e di cogliere la presenza, l'evoluzione, le tipologie dei razzismi odierni. La ricaduta dell'esperienza che ho vissuto come operatrice didattica del Museo storico della città di Bergamo e come docente di scuola media è nell'opuscolo elaborato dalla mia classe, la terza M dell'istituto di Stezzano (paese dell'hinterland di Bergamo, quasi una periferia della città, ma ancora con notevoli connotazioni agricole). L'idea di questo percorso, sfociato nella produzione di un fascicolo semplice, scevro da pretese di organicità e soprattutto non "abbellito" da interventi esterni, è scaturita nella quotidianità del lavoro didattico. I mie ragazzi stavano affrontando lo studio del fascismo, quando si è presentata l'occasione della mostra e del fascicolo sulla "menzogna della razza". "Perché?" mi hanno chiesto i mie allievi, leggendo le storie di Alice Redlich, di Elisabetta Galmozzi, le pagine de L'alloggio segreto di Anna Frank, guardando le immagini della mostra, analizzando la legislazione razziale e gli articoli dei quotidiani sulle intolleranze di oggi. Ho pensato che fosse necessario provare a rispondere con loro. La concomitanza con il programma ministeriale, la desolante constatazione della facilità con cui gli eventi del nostro secolo sono depauperati nei libri di testo, ma soprattutto il bisogno di informare per far capire, cogliere le storie nella storia per essere consapevoli del proprio presente, misurarsi ponendo in atto competenze, mi hanno convinta della fattibilità del progetto. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] L'organizzazione e la realizzazione dell'opuscolo non sono state semplici, sia per la consistenza numerica della classe, costituita da 28 allievi, sia per la complessità dell'argomento, sia per la consueta tirannide dei tempi. Progettando e riprogettando, mentre la classe viveva una ricca esperienza umana e di studio attraverso gli stadi del lavoro di gruppo e del suo riversamento nell'elaborazione collettiva della scolaresca, il prodotto ha via via preso corpo. Ad una prima fase di ricognizione di fatti ed eventi e di sistematizzazione delle conoscenze, sono seguite le interviste ai nonni, che hanno permesso ai ragazzi di esplorare una parte del loro mondo familiare e di cimentarsi dal vivo con le fonti orali, l'analisi di documenti coevi, sempre provenienti dagli archivi familiari ( un passaporto, due cartoline di prigionia, un libretto di lavoro), di quotidiani dell'epoca, l'individuazione di articoli, immagini, parole che consentissero di estrapolare elementi di comparazione tra ieri e oggi. Il procedere della ricerca ha, infatti, portato alla evidenziazione di un filo, purtroppo mai interrotto, tra la dittatura di ieri e il rifiuto delle alterità di oggi. Le esperienze più significative sono state quelle legate alla registrazione e all'ascolto dei racconti dei nonni, nonchè la scelta dei materiali sul raccordo passato-presente. Per quanto riguarda l'approccio alla fonte orale come espressione della memoria autobiografica individuale, vanno rilevate la capacità di coinvolgimento e la ricchezza di stimoli conoscitivi e formativi che possono scaturire dall'interpretazione delle testimonianze. Particolare attenzione è stata dedicata al reiterarsi di alcune parole chiave (fame, obbligo, privazione, paura, violenza, guerra, inganno, morte, sterminio, ma anche solidarietà) nei ricordi di persone diverse per provenienza, condizioni, vissuto e nei materiali contemporanei. Dalla notevole quantità di materiali accumulati per la sezione confronto ieri-oggi, gli allievi, in piena autonomia, hanno scelto di inserire nel fascicolo finale quanto è a loro sembrato più incisivo e sono le parti che si riproducono qui: - una vignetta sul recente conflitto in Serbia, in cui il messaggio è veicolato dall'umorismo (i ragazzi hanno colto questo tipo di linguaggio in molti messaggi della propaganda fascista; nel merito più generale della percezione della natura del conflitto, si aprono invece ben altre questioni e interrogativi, su cui non è possibile soffermarsi in questa sede); - una selezione di documenti iconografici che mette a confronto gli stereotipi del razzismo coloniale fascista di ieri con le fotografie di soldati impegnati nell'attuale guerra in Eritrea e con immagini di maltrattamenti inflitti ai somali da soldati italiani; e ancora la sequenza intende cogliere la repressione delle idee e la loro affermazione attraverso le figure emblematiche di Pertini e di Mandela, per concludersi con la lezione di Matteotti e quella dei giudici Falcone e Borsellino. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Alla angosciata e consapevole domanda iniziale, infine, hanno dato una risposta i ragazzi stessi, con la loro curiosità di sapere e di capire e anche con la loro semplicità, motivando il loro no al razzismo, perchè - come ha scritto Ilaria nell'ultimo compito in classe dell'anno scolastico - "la diversità è una ricchezza che rompe la monotonia". g.m. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] doc. 1 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] LA MOSTRA PRESSO IL MUSEO STORICO DELLA CITTA' A distanza di un anno dall'ottobre del 1998 quando fu presentata a Bergamo la mostra “La menzogna della razza”, sempre per iniziativa del Museo della Città, in collaborazione con l'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, si inaugura nei chiostri di S. Francesco questo nuovo allestimento con l’intento specifico di documentare più analiticamente l'atteggiamento razzista, l'antisemitismo e la persecuzione antiebraica a Bergamo. La straordinaria raccolta di documenti (libri, manifesti, fotografie) esposti in mostra, frutto di una ricerca più accurata sulle fonti locali (si vedano le sezioni dedicate alle guerre coloniali), afferma con forza un'idea controcorrente: che è sbagliato confinare il discorso sul razzismo italiano ai soli anni della sua codificazione (1938-45), quando esso divenne ufficialmente razzismo di Stato. Per quanto la documentazione esposta si riferisca prevalentemente al ventennio fascista, ne emerge nitida l'immagine di una lunga storia, nella quale è chiamata in causa l'intera vicenda dello Stato unitario e del suo processo di formazione, le forme della costruzione di una coscienza nazionale con i suoi risvolti aggressivi, imperialistici e xenofobi. Sono questi i temi che interessano anche il dossier nato dalla intenzione di agevolare ricerche storicodidattiche nelle scuole dei diversi ordini e gradi. La mostra, che rimarrà aperta per tutto l'anno scolastico 19992000, si snoda lungo tre sale ed è stata pensata e realizzata parallelamente al presente Quaderno. Nella prima sala è stata posta attenzione al periodo coloniale tra la guerra italo-turca e la conquista italiana dell'Abissinia; manifesti, cartoline, fotografie e immagini di propaganda ne illustrano gli sviluppi. Di particolare interesse un manifesto a colori edito dai fratelli Canzi nel 1911, nel quale sulla destra appare una donna con lo stendardo italico che, con la spada, rompe le catene che tengono in stato di schiavitù due donne libiche. Alla sinistra vi è invece raffigurata una donna con gli emblemi turchi che ha in mano strumenti di tortura. A questa immagine, che costituisce il leit motiv di tutta la propaganda coloniale tra il 1911 e il 1935 e che rimanda alla storica missione civilizzatrice di Roma nel Mediterraneo (si veda nel Quaderno il percorso n. 1), si contrappongono sia il "Menù di beduini" (documento 1 dello stesso percorso ) sia una serie di quindici fotografie documentarie tratte dall'album di Arturo Castelli, ufficiale dell'Esercito italiano impegnato nelle operazioni belliche. In queste ultime, immagini che si riferiscono ad impiccagioni si alternano a quelle "esotiche", dove lo sguardo "privato", ammirato e incredulo, del fotografo si posa sul "curioso", sullo "straordinario", sull’anedottico. Segue un pannello con fotografie tratte dall'album di Giuseppe Zanolla, che fanno riferimento all'offensiva italiana dell'inverno 1922-1923 in Tripolitania: anche in questo caso, a immagini di esecuzioni pubbliche di libici seguono immagini di donne arabe (in alcuni casi, probabilmente, prostitute) (documenti 2 e 4 del percorso n. 1). Per quanto riguarda la guerra d’Etiopia, non c'è dubbio che, almeno sino all'attento a Graziani e ai decreti del giugno 1936 (si veda il Quaderno n. 7 del Museo storico della Città), la propaganda fascista rispetto alle popolazioni dell'Africa colonizzata, sia del tutto simile a quella di età liberale. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Nelle cartoline esposte nella seconda sala sono di particolare menzione quelle descrittive e antropologiche che tendono involontariamente, ma non per questo meno efficacemente, ad una sorta di fascinazione del bozzetto con qualche punta di pathos ingenuo e folclore dell'insolito. Resta come sfondo l'antropologia del tempo in cui l'intento oggettivante tende a rappresentare degli uomini e delle donne, in quanto tipi "razziali", nell'ambito certo di una prospettiva scientifica. Egualmente interessanti quelle propagandistiche: in particolare quella che raffigura il bambino italiano che spezza le catene ai bambini abissini, inoltre nei testi delle canzoni popolari o, ancora, nelle immagini del "Mattino illustrato" o nei disegni del quaderno dell'alunno bergamasco Andrea Rosa (documento 5 del percorso n. 2), l'elemento principale e ricorrente è l'“elogio della civiltà nera", quest'ultima vista come prolungamento dell'antica civiltà romana. Su questa linea si inseriscono i quattro disegni esposti realizzati da Antonio Locatelli; essi però devono essere qui letti non con un criterio estetico, ma come immagini documento nel contesto della guerra d'Etiopia a confronto con le fotografie dei soldati. L'aspetto qui più importante è quello che rivela il suo atteggiamento non razzista, ma comunque esotico ed eurocentrico. Tuttavia, già dalla fine del 1935 emerge con chiarezza la discrasia tra la propaganda e la difficoltà a sottomettere "i banditi del Negus". Le lettere di un soldato italiano esibite in mostra denunciano il cambiamento di atteggiamento (scrive il soldato: "ancora un poco di salsicciotti abissini e poi faremo il pranzo d'addio"), così come il bando contro il meretricio e la truce canzonetta "Tik-tik il negro nano". Con la legge 1004 del 29 giugno 1939 (si veda il citato Quaderno n. 7, p. 18) il passaggio nel campo del razzismo di stato pare ormai compiuto. Nelle due bacheche a seguire, vi è una raccolta di testi razzisti e, in particolare, quelli antisemiti. Segnaliamo il vocabolario autarchico, le barzellette antiebraiche che prendono di mira Charlie Chaplin, il discorso di Hitler a Berlino nel 1941 e alcuni numeri del periodico "La difesa della razza". Oltre ad alcuni numeri di quotidiani che riportano la notizia della promulgazione delle leggi razziali in Italia e alcune delle circolari antisemite emanate a Bergamo, vengono proposte in mostra le due curiose e interessanti serie di tre cartoline "a difesa della razza orobica e italiana" (documento 2 del percorso n. 4). La seconda sala si chiude con il manifesto originale del programma del Partito Fascista Repubblicano affisso anche a Bergamo. La terza sala è suddivisa in due parti: alla destra si propongono alcuni manifesti con l'"immagine del nemico" veicolata dalla propaganda fascista: il soldato nero che malmena la donna bianca, il bolscevico, con tratti semiti, che rapisce dalle braccia di una madre italiana il bambino, il soldato inglese che distrugge le case degli italiani e una fotografia scattata in Porta Nuova a Bergamo, dove sullo sfondo appare proprio uno di questi manifesti. A queste immagini fa da contrappeso quella del soldato tedesco che tiene amorevolmente tra le braccia un sorridente bambino italiano e alcune fotografie di parate con soldati tedeschi e bergamaschi (Archivio Lucchetti, per gentile concessione). Nei sei quadri centrali, rappresentati da fotografie e documenti (nella maggior parte dei casi inediti), è stata invece, seppur brevemente, proposta la storia di alcuni ebrei bergamaschi. Sul lato sinistro della sala, la mostra si conclude con un doveroso ricordo agli ebrei bergamaschi (o più spesso ebrei sfollati da altre città che avevano trovato ospitalità in città o provincia) catturati dalle milizie tedesche e italiane e deportati nei campi di concentramento e di sterminio. Infine si deve osservare che questa sintetica mostra rimanda solo indirettamente alle conseguenze tragiche del razzismo; le immagini dei campi di sterminio non vi compaiono, anche se l'ombra di Auschwitz domina lo sfondo. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Allora per concludere, la fotografia degli Ebrei lì ospitati, scattata a Selvino nel 1945 dopo il 25 aprile, rimanda a tutti i documenti che testimoniano aspetti della solidarietà bergamasca nei loro confronti oltre che al permanere del ricordo anche oggi. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] BIBLIOGRAFIA Questa nota comprende soltanto le indicazioni essenziali dei testi principali citati nel dossier e di quelli che riteniamo indispensabili completamenti degli argomenti affrontati o ad essi strettamente connessi, ed è quindi una selezione parziale e particolare, in funzione delle scelte operate nella costruzione del dossier. Un ulteriore obiettivo è quello di fornire strumenti che possano assumere anche valore orientativo per le ulteriori ricerche bibliografiche, necessarie agli autonomi sviluppi didattici che gli insegnanti vorranno intraprendere. Per un orientamento nella sterminata bibliografia sulla tematica del razzismo, ci limitiamo a indicare alcuni testi recenti, base di partenza per approfondimenti e percorsi di indagine sul presente. Riferimento fondamentale, non solo per la bibliografia: • Centro Furio Jesi ( a cura), La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell'antisemitismo fascista, Bologna, Grafis, 1994. Sul tema del razzismo coloniale: • • • • • A. Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, 3 voll., Bari, Laterza, 1976, 1979, 1982; Gli italiani in Libia, 2 voll., Tripoli bel suol d'amore, 1860-1922; Dal fascismo a Gheddafi, Roma - Bari, Laterza,1988; L'Africa nella coscienza degli italiani: miti, memorie, errori, sconfitte, Roma - Bari, Laterza, 1992; Le leggi razziali nell'impero di Mussolini, in Il regime fascista, a cura di A. Del Boca, M. Legnani, M.G. Rossi, Roma - Bari, Laterza, 1995, pp. 329 - 351; • N. Labanca, L'amministrazione coloniale fascista. Stato, politica e società, in Il regime fascista, cit, pp. 352 - 395; • G. Rochat, Il colonialismo italiano, Torino, Loescher, 1974. Sulle leggi razziali e sui provvedimenti antiebraici: • Cavaglion - G.P. Romagnani (a cura), Le interdizioni del Duce. A cinquant'anni dalle leggi razziali in Italia (19381988), Torino, Alberto Meynier, 1988; • F. Coen, Italiani ed ebrei: come eravamo. Le leggi razziali del 1938, Genova, Marietti, 1988; • G. Miccoli, Santa Sede e Chiesa cattolica di fronte alle leggi antiebraiche, "Studi storici", n.4, 1988, pp. 821-902; • La legislazione antiebraica in Italia e in Europa. Atti del convegno nel cinquantenario delle leggi razziali ( Roma, 17-18 ottobre 1988 ), Roma, Edizioni della Camera dei deputati,1989; FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] • M. Sarfatti, Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell'elaborazione delle leggi del 1938, Torino, Zamorani, 1994. Sulla storia degli ebrei in Italia opere di riferimento generale: • Italia judaica. Gli ebrei nell'Italia unita 1870-1940, vol. IV, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1993; • Gli ebrei in Italia, a cura di C. Vivanti, vol. secondo, Dall'emancipazione a oggi, Storia d'Italia, Annali 11, Torino, Einaudi, 1997, pp. 1627 -1764. durante il fascismo: • R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1993 [1°edizione 1961]; • M. Sarfatti, Gli ebrei negli anni del fascismo: vicende, identità, persecuzione, in Gli ebrei in Italia, cit., pp. 16271764; • Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, 2 voll., Firenze, La Nuova Italia, 1993, 1996. durante la repubblica di Salò: • G. Mayda, Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita 1943 - 1945, Milano, Feltrinelli, 1978; • L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall'Italia (1943 - 1945). Ricerca del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano, Mursia, 1991; • S. Zuccotti, L'olocausto in Italia, Milano, Mondadori, 1986. Sul mito del buon italiano e sull'internamento in Italia e fuori dai confini nazionali: • D. Bidussa, Il mito del bravo italiano, Milano, Il Saggiatore, 1994; • C. S. Capogreco, Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere (1942 - 1943), Cosenza, Fondazione Ferramonti, 1998; FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] • Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo di internamento fascista (1940-1943), Firenze, Giuntina, 1987; • Per una storia dell'internamento civile nell'Italia fascista (1940 - 1943), in Italia 1939 - 1945. Storia e memoria, a cura di A. L. Carlotti, Milano, Vita e pensiero, 1996, pp. 527-579. Sulla memoria della deportazione: • Bravo - D. Jalla, La vita offesa. Storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti, Milano, Franco Angeli, 1986; • Rossi Doria, Memoria e storia: il caso della deportazione, Soveria Mannelli (Catanzaro), Rubbettino, 1998. Il razzismo ieri e oggi • Burgio, L'invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico, Roma, Manifestolibri, 1998; • P. A. Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, Milano, Raffaello Cortina, 1999; • M. Wieviorka, Lo spazio del razzismo, Milano, Il Saggiatore, 1993. Si segnala inoltre il dossier • Razzismo razzismi a cura di D. Petrosino, "I viaggi di Erodoto", n.20/21 nuova serie, settembre-dicembre 1993, pp. 106-226. Materiali bibliografici per esperienze didattiche Una parte dei documenti riprodotti sono stati tratti da pubblicazioni (gli estremi bibliografici sono riportati nelle introduzioni e negli elenchi delle singole sezioni) che offrono ai docenti molti altri spunti e materiali, oltre a quelli scelti qui. E' utile, quindi, la consultazione delle pubblicazioni dell'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, a partire dalla rivista "Studi e ricerche di storia contemporanea". Per maggiore comodità di consultazione, indichiamo di nuovo alcuni contributi apparsi su questo periodico: FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] • T. Montanari e R. Schwamenthal, La storia di Alice Redlich, "Studi e ricerche di storia contemporanea", n.28, dicembre 1987, pp. 67-79; • L. Galmozzi, Cominciavamo a capire da soli, "Studi e ricerche di storia contemporanea", n.29, pp. 53-62; • M. Gelfi, L'antisemitismo a Bergamo: 1938-1945. Spoglio dei periodici locali, "Studi e ricerche di storia contemporanea", n.50, dicembre 1998, pp. 57-72. Tra le pubblicazioni dell'Istituto: • Prigionieri in Germania. La memoria degli internati militari, a cura di A. Bendotti, G. Bertacchi, M. Pelliccioli, E. Valtulina, Bergamo, Il filo di Arianna, 1990. Analogamente, ricordiamo la collana "Quaderni" del Museo storico della città di Bergamo, segnalando in particolare: • M. Gelfi, L'Africa vista dai soldati italiani: 1896-1943, "Quaderni", n.7 1997; • "La menzogna della razza": il centro e la periferia. Materiali per la didattica, "Quaderni", n.13, 1998, curato dal Museo storico della città di Bergamo e dall'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea in occasione della esposizione a Bergamo della mostra La menzogna della razza. • M. Gelfi, Le leggi razziali: 1938-1945, “Quaderni”, n. 17, 1999. Un utile strumento di lavoro, anche per conoscere percorsi, esperienze didattiche, saggi e studi particolari, sovente contenuti in riviste specializzate o prodotti sotto forma di materiali grigi (ma reperibili presso l'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea) è il fascicolo: • Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Istituti associati, Ministero della Pubblica istruzione, Presidenza della Camera dei deputati, Leggi razziali, deportazione, razzismi. Convegni, seminari, corsi di aggiornamento, mostre, ricerche, pubblicazioni, letteratura grigia prodotti dagli Istituti associati della Resistenza e dell'età contemporanea, dicembre 1998. Tutte le pubblicazioni qui citate (e molte altre attinenti) sono reperibili presso la biblioteca dell'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e del Museo storico della città di Bergamo. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sitografia E' possibile usufruire di una sitografia completa consultando il sito: - http://www.quipo.it/novecento/home.html Suggeriamo inoltre un breve elenco di ulteriori siti da visitare con una riassuntiva introduzione alle informazioni in essi contenute: -http://www.provincia.cremona.it/campi/ebrei/ebrei.html Lavoro dei ragazzi di una scuola media di Cremona volto ad approfondire la storia degli ebrei nella città nel XVI sec. -http://www.insmli.it Documenti e studi per l'Italia del '900 dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. -http://services.csi.it/∼major/majo1.htm Sito del liceo scientifico "Ettore Majorana" di Moncalieri con in rete i lavori svolti sul viaggio ad Auschwitz e sul trasporto a Mauthausen. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected]