Capitolo 10
Le aree valutarie
ottimali e
l’esperienza europea
preparato da Thomas Bishop
(adattamento italiano di Elisa Borghi)
Anteprima
• L’Unione Europea
• Il Sistema Monetario Europeo
• Politiche dell’UE e dello SME
• Teoria delle aree valutarie ottimali
• L’UE è un’area valutaria ottimale?
• Altre considerazioni su un’unione economica
e monetaria
10-2
Che cos’è l’UE?
• L’Unione Europea è un sistema di istituzioni
internazionali, tra le quali la prima è nata nel 1957,
che ora rappresenta 25 paesi europei attraverso:

Il Parlamento Europeo: eletto dai cittadini dei paesi membri

Il Consiglio dell’Unione Europea: nominato dai governi dei
paesi membri

La Commissione Europea: organo esecutivo

La Corte di Giustizia: interpreta le leggi UE

La Banca Centrale Europea, che conduce la politica
monetaria attraverso un sistema di banche dei paesi membri
chiamato Sistema Europeo di Banche Centrali
10-3
Che cos’è lo SME?
• Il Sistema Monetario Europeo era in origine
un sistema di cambi fissi implementato nel
1979 attraverso il meccanismo dei tassi di
cambio (ERM).
• Lo SME si è da allora evoluto in una unione
economica e monetaria (UEM), un sistema
più vasto di politiche economiche e monetarie
coordinate.

Lo SME ha sostituito per la maggior parte dei
paesi il meccanismo dei tassi di cambio con una
valuta unica nell’unione economica e monetaria.
10-4
Appartenenza all’unione economica e
monetaria
•
Per far parte dell’unione economica e
monetaria, i membri SME devono
1.
prima aderire all’ERM: i cambi sono fissati in
bande definite attorno ad un cambio obiettivo,
2.
quindi seguire politiche fiscali e monetarie
controllate come deciso dal Consiglio dell’Unione
Europea e dalla Banca Centrale Europea,
3.
infine sostituire la valuta nazionale con l’euro, la
cui circolazione è determinata dal Sistema
Europeo di Banche Centrali.
10-5
Appartenenza all’UE
•
Per essere membro dell’UE, un paese deve, tra
le altre cose,
1.
Ridurre le barriere che limitano il commercio e i flussi
di capitale finanziario
2.
adottare regole comuni per l’emigrazione e
l’immigrazione per facilitare il movimento delle
persone
3.
stabilire regole comuni per la sicurezza dell’ambiente
lavorativo e la protezione dei consumatori
4.
istituire alcune istituzioni politiche e legali che siano
consistenti con la definizione UE di democrazia
liberale
10-6
I membri dell’Unione Europea
UE-25
Ingresso il 1.1.2007
Negoziazioni dal 2005
SEE (EEA)
Accesso
richiesto
SEE = Spazio Economico
Europeo, gruppo di libero
scambio con l’UE.
10-7
Membri UE/SME dell’Unione Economica e
Monetaria (UEM)
Paesi in rosso:
Membri UE che usano
l’euro e sono membri
dell’UEM.
Paesi in blu:
Membri UE che non
usano l’euro e
non sono membri
dell’UEM.
10-8
Perché l’UE?
I paesi che fondarono l’UE e lo SME avevano diversi
obiettivi
1.
Assicurare il potere dell’Europa negli affari internazionali:
come unione di paesi, l’UE poteva rappresentare molto più
potere economico e politico nel mondo.
2.
Per rendere l’Europa un mercato unico: si riteneva che un
grande mercato con libero scambio, liberi flussi di capitale
finanziario e libere migrazioni di persone – oltre a tassi di
cambio fissi o ad una valuta comune – favorisse la crescita
economica ed il benessere economico.
3.
Per rendere l’Europa politicamente stabile e pacifica.
10-9
Perché l’euro (UME)?
I membri UE adottarono l’euro principalmente per 4 ragioni:
1.
Mercato unico: si riteneva che si sarebbero ottenute una
maggiore integrazione del mercato e una maggiore crescita
economica.
2.
Stabilità politica: si riteneva che una valuta comune avrebbe
reso gli interessi politici più uniformi.
3.
Si riteneva che l’influenza tedesca nello SME sarebbe stata
moderata nel Sistema Europeo di Banche Centrali.
4.
Eliminazione della possibilità di svalutazioni/rivalutazioni:
con liberi flussi di capitale finanziario, si potevano verificare
fughe di capitali e speculazioni in uno SME con valute diverse,
ma sarebbe stato più difficile con una moneta unica.
10-10
Lo SME nel periodo 1979–1998
• Nel periodo 1979–1993, lo SME definiva il meccanismo
dei tassi di cambio per permettere alla maggior parte
delle valute di fluttuare di +/- 2,25% attorno al cambio
obiettivo.
• Il meccanismo dei tassi di cambio permise fluttuazioni
più ampie (+/- 6%) per le valute di Portogallo, Spagna,
Gran Bretagna (fino al 1992) e Italia (fino al 1990).

Questi paesi volevano una maggior flessibilità nella politica
monetaria.

Le bande più ampie erano anche pensate per evitare
speculazioni causate da diverse politiche monetarie e fiscali.
10-11
Lo SME nel periodo 1979–1998
(segue)
Per evitare speculazioni,
• Inizialmente nello SME si applicarono anche dei
controlli valutari per limitare lo scambio di valute.

Ma dal 1987 al 1990 questi controlli furono rimossi per
rendere l’UE un mercato comune per il capitale finanziario.
• Si sviluppò anche tra i membri SME un sistema di
credito per erogare prestiti ai paesi che avevano
bisogno di attività e di valute che erano molto
richieste nei mercati dei cambi.
10-12
Lo SME nel periodo 1979–1998
(segue)
• Ma a causa delle differenze delle politiche monetarie
e fiscali nello SME, gli operatori cominciarono ad
acquistare attività tedesche (per gli alti tassi di
interesse tedeschi) e a vendere altre attività SME.
• Di conseguenza, la Gran Bretagna lasciò lo SME nel
1992 e permise la fluttuazione della sterlina contro le
altre valute europee.
• Di conseguenza, il meccanismo dei tassi di cambio fu
ridefinito nel 1993 per permettere bande di +/-15%
attorno al valore obiettivo per svalutare molte valute
rispetto al marco tedesco.
10-13
Lo SME nel periodo 1979–1998
(segue)
• Ma col tempo, ogni membro SME adottò
politiche fiscali e monetarie controllate e i
tassi di inflazione nello SME alla fine
conversero (e la speculazione rallentò o
cessò)

In effetti, i membri SME stavano seguendo le
politiche monetarie controllate della Germania, che
aveva registrato tradizionalmente bassa inflazione.

Con il meccanismo dei tassi di cambio a bande
fisse dello SME, la Germania “esportava” la sua
politica monetaria.
10-14
Convergenza dei tassi di inflazione tra i
membri SME,1978–2000
Politiche dell’UE e dello SME
• L’Atto Unico Europeo del 1986 raccomandava la rimozione
di molte barriere al commercio, ai flussi di capitale
finanziario e all’immigrazione entro dicembre 1992.

Permise inoltre l’approvazione della politica UE senza richiedere un
consenso unanime tra i membri.
• Il Trattato di Maastricht, proposto nel 1991, stabiliva i 3
provvedimenti per trasformare lo SME in un’unione
economica e monetaria.

Richiedeva inoltre la standardizzazione della regolamentazione e la
centralizzazione della politica estera e di difesa tra i paesi UE.

Alcuni membri UE/SME non hanno ratificato tutte le clausole.
10-16
Politiche dell’UE e dello SME (segue)
•
Il trattato di Maastricht richiede che i membri che
vogliono entrare nell’unione economica e
monetaria
1. raggiungano la stabilità del cambio definita
dall’ERM prima di adottare l’euro.
2. raggiungano la stabilità dei prezzi: un tasso di
inflazione massimo di 1,5% maggiore rispetto alla
media dei tre tassi di inflazione nazionale più
bassi tra i membri UE.
3. mantengano una politica fiscale restrittiva:


Un rapporto deficit pubblico / PIL di massimo il 3%.
Un rapporto debito pubblico /PIL di massimo il 60%.
10-17
Politiche dell’UE e dello SME (segue)
•
Il trattato di Maastricht richiede che i membri che
vogliono rimanere nell’unione economica e monetaria
1.
mantengano una politica fiscale restrittiva:
•

un rapporto deficit pubblico / PIL massimo del 3%.

un rapporto debito pubblico / PIL massimo del 60%.

Vengono inflitte sanzioni finanziarie ai paesi con deficit o
debito “eccessivi”.
Anche il Patto di Stabilità e Crescita, negoziato nel 1997,
prevede sanzioni finanziarie per i paesi con disavanzo o
debito “eccessivo”.
10-18
Politiche dell’UE e dello SME (segue)
• L’euro fu adottato nel 1999, e il precedente
meccanismo dei tassi di cambio divenne obsoleto.
• Ma fu istituito un nuovo meccanismo dei tassi di
cambio — ERM2 — tra l’unione economica e
monetaria e i paesi esterni.

Permetteva ai paesi (sia interni che esterni all’UE) che
volevano entrare nell’unione economica e monetaria in futuro
di mantenere tassi di cambio stabili prima dell’ingresso.

Permetteva ai membri UE fuori dall’unione economica e
monetaria di mantenere tassi di cambio fisso se lo
desideravano.
10-19
La teoria delle aree valutarie ottimali
• La teoria delle aree valutarie ottimali sostiene
che l’area ottimale per un sistema di cambi fissi,
o per una valuta comune, sia un’area
fortemente integrata economicamente.

Integrazione economica significa liberi flussi di
• beni e servizi (commercio)
• capitale finanziario e capitale fisico
• lavoratori/lavoro (immigrazione ed emigrazione).
• La teoria fu sviluppata da Robert Mundell nel
1961.
10-20
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• I cambi fissi hanno costi e benefici per i paesi
che decidono se aderirvi.
• I benefici dei cambi fissi sono che evitano
l’incertezza ed i costi di transazione
internazionali implicati dai cambi flessibili.
• Si definisce il beneficio che si ha con
l’adesione di un paese ad un sistema di cambi
fissi come guadagno di efficienza
monetaria.
10-21
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
•
Il guadagno di efficienza monetaria di un sistema di
cambi fissi dipende dalla dimensione
dell’integrazione economica.
•
Dopo l’adesione ad un sistema di cambi fissi:
1.
Se il commercio tra i paesi è molto sviluppato, allora i costi
di transazione si riducono molto.
2.
Se il capitale finanziario può muoversi liberamente tra i
membri, allora l’incertezza sui tassi di rendimento si riduce
molto.
3.
Se le persone possono migrare liberamente tra i confini per
lavorare, allora l’incertezza sui salari si riduce molto.
10-22
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• In generale, maggiore è il grado di
integrazione economica, maggiore è il
guadagno di efficienza monetaria.
• Tracciamo un grafico del guadagno di
efficienza monetaria in funzione del grado di
integrazione economica.
10-23
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
La curva GG.
La curva crescente GG
mostra che il guadagno
di efficienza monetaria di
un paese, derivante
dall’adesione a un’area
con tassi di cambio fissi,
aumenta al crescere
della sua integrazione
economica con
quell’area.
10-24
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
Nell’analizzare il guadagno di efficienza monetaria,
• abbiamo ipotizzato che i membri del sistema di cambi
fissi mantenessero un livello dei prezzi stabile.

Ma quando c’è un’inflazione variabile tra i paesi membri,
allora l’adesione al sistema non ridurrà (così tanto)
l’incertezza.
• abbiamo ipotizzato che un nuovo membro sia
pienamente vincolato al sistema di cambi fissi.

Ma se un nuovo membro può lasciare il sistema di cambi
fissi, allora l’adesione al sistema non ridurrà (così tanto)
l’incertezza.
10-25
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• L’integrazione economica permette anche la
convergenza dei prezzi dei membri di un
sistema di cambi fissi e dei potenziali membri.

Ci si aspetta che la legge del prezzo unico funzioni
meglio quando i mercati sono integrati.
10-26
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• I costi dei cambi fissi sono rappresentati dalla
perdita della politica monetaria per stabilizzare
produzione e occupazione, e dalla perdita
dell’aggiustamento automatico dei tassi di
cambio alle variazioni della domanda
aggregata.
• Definiamo questa perdita che si verifica se un
paese si unisce ad un sistema di cambi fissi
come perdita di stabilità economica.
10-27
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
•
La perdita di stabilità economica derivante
dall’adesione ad un sistema di cambi fissi dipende
anche dal grado di integrazione economica.
•
Dopo l’adesione ad un sistema di cambi fissi, se il
nuovo membro deve affrontare una riduzione della
domanda aggregata:
1.
I prezzi relativi tendono a scendere, portando gli altri membri
ad aumentare molto la domanda aggregata se vi è una forte
integrazione economica, perciò la perdita economica non è
così grande.
2.
Il capitale finanziario o il lavoro migreranno verso le aree con
rendimenti o salari più elevati se vi è una forte integrazione
economica, perciò la perdita economica non è così grande.
10-28
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
1.
La perdita dell’aggiustamento automatico dei cambi
flessibili non è così elevata se i mercati dei beni e dei
servizi sono integrati.
•
L’aggiustamento automatico causerebbe un
apprezzamento delle valute estere, cosa che
provocherebbe un aumento in molti prezzi per i
consumatori domestici quando i mercati dei beni e dei
servizi sono integrati.
10-29
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• In generale, maggiore è il grado di
integrazione economica, minore è la perdita di
stabilità economica.
• Tracciamo un grafico della perdita di stabilità
economica in funzione del grado di
integrazione economica.
10-30
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
La curva LL.
La curva decrescente
LL mostra che la perdita
di stabilità economica di
un paese che decide di
aderire a un’area con
tassi di cambio fissi
diminuisce al crescere
della sua integrazione
economica con
quell’area.
10-31
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• In un dato punto critico che misura il grado di
integrazione, il guadagno di efficienza
monetaria supererà la perdita di stabilità
economica per un membro che sta valutando
l’adesione ad un sistema di cambi fissi.
10-32
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
La decisione di fissare il tasso
di cambio.
L’intersezione delle curve GG e
LL nel punto 1 determina il
livello critico θ1 di integrazione
economica fra l’area valutaria e
il paese che deve decidere se
aderirvi. Per ogni livello di
integrazione superiore a θ1,
l’adesione produce benefici netti
positivi per il paese che decide
di aderire.
10-33
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
• Si potrebbe verificare un evento che causa un
aumento della frequenza o dell’intensità delle
variazioni della domanda aggregata per un
paese.
• In questo caso, la perdita di stabilità economica
sarebbe maggiore per ogni grado di integrazione
economica tra il nuovo membro ed i membri del
sistema di cambi fissi.
• Come influenzerebbe il punto critico in cui il
guadagno di efficienza monetaria è uguale alla
perdita di stabilità economica?
10-34
La teoria delle aree valutarie ottimali
(segue)
Aumento della variabilità sul
mercato dei prodotti.
Un aumento dell’intensità e della
frequenza degli shock specifici del
paese che aderisce nel mercato dei
prodotti fa spostare verso l’alto la
curva LL, da LL1 a LL2: infatti, per un
dato livello di integrazione
economica con l’area a tassi di
cambio fissi, la perdita di stabilità
economica del paese, causata
dall’aver fissato il cambio, aumenta.
Lo spostamento della LL fa
aumentare a θ2 il livello critico di
integrazione economica al quale è
vantaggioso aderire all’area.
10-35
L’UE è un’area valutaria ottimale?
• Se ci si può aspettare che l’UE/SME/unione
economica e monetaria diano benefici ai loro
membri, ci aspettiamo che i suoi membri
abbiano un grado elevato di integrazione
economica:

Grandi volumi di commercio in rapporto al PIL.

Un’elevata quantità di investimenti finanziari esteri e
di investimenti diretti esteri sull’investimento totale.

Una grande quantità di migrazioni tra i confini in
rapporto alla forza lavoro.
10-36
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
• La maggior parte dei membri UE esporta dal
10% al 20% del Pil agli altri membri UE.

Questo dato si mette a confronto con esportazioni
inferiori al 2% del Pil UE verso gli USA.

Ma il commercio tra le regioni negli USA è una
percentuale maggiore del Pil regionale.
• Il commercio era limitato da regolamentazioni
che sono state rimosse con l’Atto Unico
Europeo?
10-37
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
10-38
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
• Inoltre si verificano deviazioni dalla legge del
prezzo unico in molti mercati UE.

Se i mercati UE fossero molto integrati, allora i
prezzi (corretti per la valuta) dei beni e dei servizi
dovrebbero essere quasi gli stessi nei diversi
mercati.

Il prezzo della stessa automobile BMW varia del
29,5% tra il mercato britannico e quello olandese.

Quanta discriminazione di prezzo esiste?
10-39
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
• Non ci sono prove di un’estesa migrazione
regionale nell’UE.
• L’Europa ha molte lingue e culture, cosa che
impedisce la migrazione e la mobilità del
lavoro.
• I sindacati e le leggi inoltre impediscono il
movimento del lavoro tra settori e paesi.
10-40
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
10-41
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
• L’evidenza empirica inoltre mostra che le
differenze nei tassi di disoccupazione
regionali negli USA sono più limitate e meno
persistenti delle differenze nei tassi di
disoccupazione nazionali in UE, indice di una
mancanza di mobilità del lavoro in UE.
20-42
L’UE è un’area valutaria ottimale? (segue)
• L’evidenza empirica mostra che i flussi di capitale
finanziario sono più liberi in UE dopo il 1992 e il
1999.
• Ma la mobilità del capitale senza la mobilità del
lavoro può accrescere la perdita di stabilità
economica.

Dopo una riduzione della domanda aggregata in un
particolare membro UE, il capitale finanziario potrebbe
essere facilmente trasferito altrove mentre il lavoro è fisso.

La perdita di capitale finanziario potrebbe ridurre
ulteriormente la produzione e l’occupazione.
10-43
Altre considerazioni su un’UEM
• La struttura delle economie nell’unione
economica e monetaria dell’UE è importante
per determinare come i membri rispondono a
shock della domanda aggregata.

Le economie dei membri UE sono simili nel senso
che c’è un alto volume di commercio intrasettoriale rispetto al volume totale.

Sono diverse nel senso che i paesi dell’Europa
Settentrionale hanno alti livello di capitale fisico per
lavoratore e più lavoro qualificato rispetto ai paesi
dell’Europa Meridionale.
10-44
Altre considerazioni su un’UEM (segue)

Come un membro UE risponde a shock alla
domanda aggregata può dipendere da come la
struttura della sua economia si posiziona rispetto a
quella degli altri membri UE.

Per esempio, gli effetti di una riduzione della
domanda aggregata causata da una riduzione
della domanda nel settore del software dipenderà
dall’eventualità che un membro UE abbia un gran
numero di lavoratori qualificati nella
programmazione rispetto agli altri membri UE.
10-45
Altre considerazioni su un’UEM (segue)
• Anche l’ammontare dei trasferimenti tra membri
UE può influenzare la modalità di risposta delle
economie UE a shock alla domanda aggregata.

I pagamenti fiscali tra i paesi nel sistema federale UE, o
federalismo fiscale, può aiutare a compensare la
perdita di stabilità economica che deriva dall’adesione
ad un’unione economica e monetaria.

Ma rispetto ai trasferimenti interregionali negli USA, tra
i membri UE c’è un limitato federalismo fiscale.
10-46
Sommario
1. Lo SME era prima un sistema di cambi fissi
ma successivamente si è sviluppato in un
più esteso coordinamento delle politiche
economiche e monetarie: un’unione
economica e monetaria.
2. L’Atto Unico Europeo del 1986 ha
raccomandato ai membri UE la rimozione
delle barriere allo scambio, ai flussi di
capitale e all’immigrazione entro il 1992.
10-47
Sommario (segue)
1. Il trattato di Maastricht ha delineato i 3
requisiti perché lo SME diventasse un’unione
economica e monetaria.

Ha inoltre standardizzato molte leggi e dato alle
istituzioni UE più controllo sulle politiche di difesa.

Ha inoltre istituito penalità per i membri UME che
spendono troppo.
2. Nel 1999, quando è nato l’euro, è stato
definito un nuovo meccanismo dei tassi di
cambio contro l’euro.
10-48
Sommario (segue)
1. Un’area valutaria ottimale ha membri con un elevato
grado di integrazione economica tra i mercati dei
beni & servizi, del capitale finanziario e del lavoro.

E’ un area in cui il guadagno di efficienza monetaria
derivante dall’adesione ad un sistema di cambi fissi è
almeno pari alla perdita di stabilità economica.
2. L’UE non ha un alto grado di mobilità del lavoro a
causa delle differenze nella cultura e a causa della
sindacalizzazione e della legislazione.
3. E’ dubbio che l’UE possa essere classificata come
area valutaria ottimale.
10-49
10-50
10-51
Scarica

ppt10_vol2