L’ITALIANO NEL MONDO GLOBALIZZATO: QUALE PRESENTE E QUALE FUTURO? La prospettiva europea XV giornata rei L’ITALIANO NEL MONDO GLOBALIZZATO: QUALE PRESENTE E QUALE FUTURO? LA PROSPETTIVA EUROPEA XV GIORNATA REI 1° DICEMBRE 2014 A cura del Dipartimento di lingua italiana della Direzione generale Traduzione, Commissione europea Indice Introduzione di Umberto Cini 5 Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano in Europa e nel mondo di Silvia Ferreri 9 L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero di Remigio Ratti 21 L’italiano lingua dell’Unione europea di Donatella Bruni 33 Il ruolo della Dante Alighieri nella promozione della lingua e della cultura italiana in Europa di Costanza Menzinger 39 Le radici antiche e i nuovi semi della presenza dell’italiano nell’Europa centrale e orientale di Natale Vadori 45 Presente e futuro dell’italiano nei media radiotelevisivi europei di Loredana Cornero 51 La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online di Vincenzo Lo Cascio 59 L’esperienza del gruppo di lavoro REI “Osservatorio dell’italiano istituzionale fuori d’Italia” di Jean-Luc Egger 75 3 Umberto Cini* Introduzione La mia sarà un’introduzione molto breve anche per non perdere il tempo guadagnato finora. Il mio Ufficio è l’Ufficio interpreti-traduttori della Camera dei deputati, una microimpresa, potremmo dire, rispetto ai grandi numeri che sono circolati fino a ora. Ha un organico limitato e costituisce un punto di osservazione marginale dal quale le grandi prospettive si vedono veramente di scorcio. Però una riflessione ispiratami dal mio lavoro appunto, se così si può dire, di dimensione artigianale, è che essere al margine ha i suoi vantaggi, in particolare per chi lavora nelle lingue e con le lingue. Il margine, nel caso degli organismi viventi, è di solito una superficie porosa, ossigenata ed esposta a flussi esterni; il nucleo, a volte, ha una legnosità fibrosa che lo rende meno ricettivo, quindi, noi, traduttori, interpreti e operatori linguistici, viviamo in una condizione, se vogliamo, di marginalità creativa che ci rende molto utili, alla fine, anche e proprio rispetto all’omogeneità che va di pari passo con la centralità. in questo senso, fra l’altro, è molto significativo che nella conferenza di oggi siano presenti molti punti di vista marginali, e proprio per questo vivificanti, che ci vengono dalla Svizzera, dai Paesi Bassi, da quelle che, se il Professor Vadori mi dà licenza, definirei le repubbliche slave adriatiche. Quindi, questi punti di vista sono veramente illuminanti per chi, vivendo una realtà di compattezza, a volte vive il confine, piuttosto, come qualcosa da difendere. Si è parlato di atteggiamento difensivo che non serve molto nei confronti del pananglismo. Penso che la marginalità vada coltivata e dobbiamo pensarci in questi termini e pensarci anche in termini di membrana filtrante, se vogliamo, d’influssi; certo, non una recettività indiscriminata. * Ufficio interpreti-traduttori della Camera dei Deputati 5 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? In questo senso noi, dal nostro ufficio, qualche esperienza significativa comunque l’abbiamo avuta ultimamente, in un campo che sembrerebbe terra di conquista dell’inglese, quello della legislazione su Internet. Abbiamo tradotto una legge brasiliana che in Brasile si chiama Marco Civil, legge quadro civile che disciplina le condizioni di uso di internet sia per quanto riguarda i fornitori di servizi sia per quanto riguarda gli utenti. È una legge scritta, ma soprattutto pensata, in portoghese, secondo la cultura legislativa e giuridica del Brasile: di un paese di lingua portoghese ma che ha un suo uso, una sua versione della lingua portoghese e questo portoghese è stato, diciamo così, la fonte per la stesura di una bozza di carta dei diritti in Internet che servirà poi per alimentare la discussione che potrebbe portare a un analogo testo legislativo italiano. Ed è molto interessante vedere che, in questo processo che ha preso le mosse da non molto tempo, le fonti non sono necessariamente inglesi, non sono necessariamente quelle, soprattutto, dell’inglese che si forma nell’ambito delle grandi società di fornitori di servizi digitali. Rispetto a questo, ci sono situazioni invece che ci sbilanciano un po’. Sono traduttore e interprete, è una situazione insolita per me avere davanti un microfono e non avere le cuffie, mi capita estremamente di rado. Comunque in un’occasione in cui avevo, oltre al microfono, le cuffie, mi è capitato di dover tradurre un consulente del governo italiano per la politica dei mezzi digitali, dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, e vi assicuro che all’inizio non si capiva chi dovesse tradurlo e in quale lingua perché la prima frase è stata qualcosa del genere: “Occorre rivedere i tool per l’appraisal delle nostre policies”. Quindi, un uso del tutto arbitrario e, come dire, inspiegabile di questa lingua ibrida che non si capiva da che parte stesse. Questo era il suo intervento introduttivo. Nelle repliche, per rispondere a dei convegnisti stranieri, è passato all’inglese. Dato il tenore della sua relazione, mi sarei aspettato una piena padronanza di quella lingua e invece la cosa che mi ha sorpreso è che anche il suo inglese dava luogo al dubbio da che lingua a quale lingua dovessimo tradurlo. E questo è un punto molto importante quando si discute del perché l’italiano non è da buttare, o del perché l’inglese è indispensabile. 6 Cini - Introduzione Occorre sapere dove siamo in ciascun momento, avere a disposizione lo strumento linguistico appropriato e saperlo usare. È un discorso molto complesso che coinvolge l’educazione, l’istruzione fin dai livelli primari. La maturità linguistica è qualcosa che si acquisisce faticosamente anche nelle realtà plurilingui come quelle dei paesi federali, dei paesi bi- tri- o quadrilingui: penso al Belgio, dove il bilinguismo francese-fiammingo non è affatto scontato perché la realtà della comunicazione tra le due comunità con le rispettive lingue non è qualcosa che evidentemente è promosso quanto e come si dovrebbe, quanto e come sarebbe nell’interesse del Paese Belgio. Queste sono alcune considerazioni professionali sul mestiere del traduttore dal mio luogo di osservazione, ripeto, abbastanza marginale, che ritengo rispecchi la condizione di molti dei colleghi qui presenti che vedono passarsi davanti questi oggetti linguistici che spesso vanno domati, spesso vanno addomesticati, spesso devono essere riconfigurati per poter viaggiare meglio in qualunque senso noi dobbiamo indirizzarli. Questo è quanto per adesso, cedo volentieri la parola al Professor Patota che mi succede, e dal quale devo dire che aspetto con curiosità quello che ci dirà sull’italiano come lingua di cultura, perché nella sua bibliografia ho trovato un contributo a una conferenza così intitolato: “Sorrisi e canzoni, aspetti della lingua poetica di Francesco Petrarca”. 7 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? 8 Silvia Ferreri* Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano in Europa e nel mondo 1. I topoi Questo versante del tema non è il più facile. Partiamo da un luogo comune: è spesso utile muovere o da un paradosso o da una banalità, per poi ridimensionare la premessa. Maurice Druon, accademico di Francia, nel lanciare una campagna per ottenere che il francese venga riconosciuto come la lingua prevalente per i documenti legali dell’Unione, a BruxelFigura 1 les, ha detto: «L’italiano è la lingua della canzone, il tedesco è la lingua della filosofia, l’inglese va benissimo per la poesia, ma il francese è la lingua della precisione»1. La frase, ricorrente con frequenza esasperante, si appoggia sull’eredità del Code Napoléon e sulla primogenitura del francese come lingua dei codici. Per altro verso insiste sulla natura musicale, carezzevole della nostra * Università di Torino 1 Sergio Romano, (25 aprile 2007) - Corriere della Sera, Pagina 37, accessibile all’indirizzo http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/25/difesa_del_francese_comodo_anche_co_9_070425097.shtml (consultato il 29 ottobre 2014). Cfr. Manifeste pour le français, langue juridique de l’Europe, 2004, consultabile nel sito della francofonia: http://www.francophonie-avenir.com/Index_MD_Manifeste-Druon_ pour_que_le_francais_soit_la_langue_juridique_de_l%27Europe.html. Tra le firme che sostengono l’iniziativa si trova, in maniera non scontata, quella di Susanna Agnelli, già Ministro degli Affari Esteri. 9 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? bella lingua che pare incompatibile con la durezza, l’implacabilità, l’inesorabile carattere che si attribuisce al diritto. Spesso si dimentica che il diritto è anche altro rispetto a ordinare, sanzionare, visto che comprende anche principii e clausole generali, architettura sociale. È ovvio che la frase di Druon è vulnerabile a molte critiche: se non altro all’obiezione che, se mai, il latino potrebbe avere una anzianità anche maggiore del francese. Senza contare che i linguisti non sono unanimi sul fatto che il francese sia particolarmente razionale come lingua2. La stessa certificazione di razionalità di una lingua è assai dubbia, manca un parametro oggettivo di comparazione. Comunque, è vero che la prima associazione che viene in mente tra italiano e cultura non riguarda immediatamente il diritto. Effettivamente l’ascendente della nostra lingua si riscontra più facilmente attraverso la terminologia musicale (“presto”, “andante con moto”, “andantino veloce”, “allegretto”) che talvolta viene adoperata in modo sorprendente per indicare luoghi (ristoranti, negozi) o addirittura merci. Gli esperti di marketing hanno saccheggiato avidamente le parole suggestive e facili come “piano”, o “pronto” (“Pronto pizza” inflaziona tutto il mondo). Talvolta i risultati sono per noi comici, perché l’associazione tra nome e luogo è incongrua: come il ristorante berlinese chiamato “va’ piano…” che non promette agli italiani un servizio molto efficiente. Qualche espressione ha assunto un significato traslato come “prima donna”, passata dall’opera lirica al protagonismo, in ogni campo. Il repertorio operistico o la scenografia (il “gran finale”!) è stato un ottimo canale anche di sentimenti: d’altronde suonare “con sentimento” ha un significato conosciuto all’estero (certamente in inglese, dove troviamo anche “arpeggio”)3. Al di là dell’ovvio campo della moda, contesa dal francese (“sottana”, o “farsetto” sembra autenticamente italiano, non una variante di una parola francese, come spesso accade), esempi facili riguarda2 Bernard Cerquiglini, prof. Univ. Paris 7, Rettore dell’Agence universitaire de la francophonie (AUF): il verbo francese «être» alla prima persona si coniuga «je suis», allo stessa maniera di «suivre». 3 Ai norvegesi colti piace intercalare espressioni (musicali) italiane ogni tanto, tipo “con amore”, che usano per esprimere una cosa fatta con passione, con sentimento (Giuditta Cordero Moss, professoressa all’università di Oslo, conversazione privata). 10 Ferreri - Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano no la pittura (sfumato, chiaroscuro, color terra di Siena, color sepia), le armi (stiletto – diventato popolare in inglese per i “tacchi a spillo” –, spadone, fioretto: anche grazie alla dominanza della scherma, all’epoca dei Medici, in Francia), la navigazione (“portofranco”, e in Inglese: “cinque ports”, una giurisdizione marittima sopravvissuta fino a metà dell’Ottocento, riguardante alcuni porti del Figura 2 sud-est, sulla Manica, che per primi provvedevano alla difesa marittima)4. Non sempre è facile distinguere i lasciti franco-normanni in inglese da quanto approdato direttamente tramite i mercanti o i marinai italiani. Il law French ha resistito a lungo in Inghilterra, anche quando non era più compreso dalla maggioranza della popolazione che non era in grado di decifrare il misto di normanno e latino usato nelle corti di giustizia. Lascio a parte quanto all’italiano, per la sua ovvietà, il campo della cucina (nessuno rifiuta un espresso, un gelato o un caffelatte). Ma nel campo giuridico? In parte si può pensare che la difficoltà dipenda dal fatto che all’estero attecchiscono meglio nozioni nitide, non necessariamente “semplici”, ma ben definite, piuttosto che precetti complessi, ricchi di sotto-regole e eccezioni. La forte pressione portata dai paesi scandinavi in Europa per la trasparenza delle regole giuridiche può avere qualcosa a che fare con la popolarità di nozioni giuridiche facilmente comprensibili. Non è scontato che espressioni indirette come “studi di settore” o “ravvedimento operoso” che indicano il contenuto (“tasse”, “pagamento al fisco degli arretrati”) in modo attenuato e edulcorato abbiano presa su lettori stranieri, obbligati ad uno sforzo di comprensione. Nel campo giuridico è meno probabile che espressioni italiane 4http://www.britannica.com/EBchecked/topic/118163/Cinque-Ports. 11 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? attecchiscano in modo indipendente dal contenuto, per la forza stessa del loro suono. Là dove è in gioco il rischio di una sanzione, si cede meno volentieri alla suggestione, e si dà più peso alla certezza. In ambito europeo troviamo formule sintetiche (un po’ come i brocardi latini) riassuntive di un’idea, nell’indicare un principio come “effet utile” (per indicare il principio di effettività), “acquis communautaire”, “acte clair”, “primauté”, ma sembra che il campo sia presidiato dal francese piuttosto che dall’italiano. Non solo la lingua della diplomazia è stata a lungo il francese, ma tuttora la Corte Figura 3 di Giustizia, per un accordo interno, usa il francese per le proprie deliberazioni, di modo che le sentenze sono inizialmente redatte in quella lingua. Se non vogliamo poi includere successi involontari come “vendetta”, termine sovente usato nella versione Italiana anche all’estero (specialmente in francese, quando si parla della Corsica) e che gli antropologi classificano nelle regole retributive e quindi lato sensu giuridiche5, la ricerca volge al difficile, soprattutto se non si vuole percorrere la strada più ovvia. 2. La tradizione Il percorso più ovvio per trovare testimonianze dell’italiano giuridico, fuori dai nostri confini, ci porterebbe a guardare all’indietro. Dopo un luogo comune enunciato in apertura, potremmo passare subito ad un dato largamente noto, la diffusione del diritto romano. La trattazione più facile sarebbe appunto legata al successo del diritto romano, trasmigrato in tutto il mondo e sovente diffuso 5 Norbert ROULAND, Antropologie juridique, 1988, consultato nella versione inglese Legal Anthropology, A&C Black, 1994, p. 278, sulla Corsica, (“vendetta”), sulla nozione di scambio nelle relazioni sociali. 12 Ferreri - Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano dall’insegnamento di esperti italiani, sia pure in concorrenza (molto agguerrita) con accademici tedeschi. In effetti non è difficile trovare testimonianze di vocaboli italiani in aree remote come la Cina dove l’espressione “buona fede” compare in trattazioni contemporanee sul contratto, o Figura 4 in Giappone che utilizza la parola “persona” (ad es. “persona non grata”): ma in molti casi l’espressione italiana è in realtà un riflesso del Latino, o di una triangolazione attraverso la Germania (come nel caso di parole latine pronunciate nella dizione tedesca del Latino: forse segnale dell’importazione mediata dai tedeschi). È difficile talvolta distinguere se taluni termini che troviamo in culture lontane (e che ci suonano familiari) siano italiani, o latini. Resta vero che uno studioso nord americano, John Merryman, negli anni ’60-’70 ha indicato nell’italiano la lingua veicolare migliore per accedere al patrimonio di concetti romani elaborati nella tradizione europea continentale con l’apporto del francese e del tedesco6. L’italiano ha saputo, con il sapiente uso di suffissi7 e l’accettazione di neologismi, accogliere molte elaborazioni di Stati che condividono la discendenza dal diritto romano. Qualche esempio riguarda la nozione di “negozio giuridico” o “fattispecie”: termini creati apposta per rendere la terminologia tedesca del XIX secolo. Tuttavia ci sono anche altri percorsi meno ovvi da esplorare. 3. Accademici espatriati Una facile ricostruzione di un passato non troppo remoto, lascia intuire il peso che ha avuto l’emigrazione di tanti pensatori italiani in epoca fascista: così come il diritto comparato si è avvantaggiato dell’emigrazione di Rudolph Schlesinger o di Max Rheinstein negli 6 John Henry MERRYMAN, The Italian Style II: Law, 18 Stanford Law Review, 1966, P. 396-437: ID., La Tradizione di Civil Law, Nell’analisi di un Giurista di Common Law. (Presentazione di Gino Gorla), Milano, 1973. 7 Ad es.: Urbe, urbano, urbanistica, urbanizzazione. 13 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? USA e di altri studiosi tedeschi (Kurt Lipstein) in Inghilterra (Cambridge), alcuni docenti italiani hanno creato scuole di allievi in Brasile (Tullio Ascarelli) e hanno lasciato un patrimonio di conoscenze e di concetti espressi in lingua italiana che si sono radicati non solo nella cultura, ma anche nella legislazione. Altri studiosi, molto rispettati, come Guido Tedeschi che in Israele è stato maestro del giudice della corte suprema Aharon Barack, hanno certamente influenzato lo sviluppo del diritto, anche se non restano testimonianze italiane nella terminologia contemporanea di Israele. La ricostruzione di questi episodi è facilitata dalla pubblicazione nel 2013 degli atti di un convegno svolto a Siena e promosso dalla SIRD (società italiana ricerca del diritto) su Il modello giuridico – scientifico e legislativo – italiano fuori dell’Europa8. I termini del diritto commerciale sono forse tra i più svincolati dalle frontiere e l’italiano ha un buon record di espressioni accolte fin dal tempo dei mercanti “lombardi”. Non è un caso che il diritto islamico conosca la parola “protesto”, “cambiale”, “polizza” e “fattura”9, che l’inglese parli di “(star) del credere” dell’agente, di “negotiable instruments”, la parola banca (e bancarotta) hanno una vasta diffusione. Si parla di “giro” e “giroconto” in tedesco, ad es. in un’ordinanza del 1753 di costituzione di una “giro & cheque” banca a Berlino10. Una parola meno risaputa è forse “disagio”, in campo finanziario11, una sorta trattenuta, di prelievo forzoso su un prestito erogato: 8 Tra i contributi, quello di P. SIRENA e Y. ADAR, L’influenza giuridica italiana sul diritto di Israele, p. 3 ss. illustra l’apporto di G. Tedeschi (p. 8 ss.) e di altri studiosi emigrati. 9 R. ALUFFI BECK PECCOZ, Verso il riordinamento del lessico giuridico arabo. Iura Islamica Informatica I, in Rivista di diritto civile, Anno XXXI, 1985, n. 1, Parte Prima, p. 78. Più recentemente R. ALUFFI, Il modello italiano in Tunisia e Marocco, in Il modello italiano, cit., p. 37; M. PAPA, L’influenza del modello italiano in Libano, Afganistan e Libia, p. 19; G. M. PICCINELLI, Il modello giuridico italiano in Egitto, ivi. p. 47 ss., a p. 50, il rinvio a L’arabo parlato in Egitto: grammatica, dialoghi e raccolta di circa 6000 vocaboli pubblicato da Hoepli, Milano, nel 1900 (a cura di Nallino, de Sterlich, Dib Khaddag), con la traslitterazione del termine arabo per contratto (kuntratu), cambiale (kambyàla), protesto (birutistu), polizza (bùlisa). Per altro verso gli inglesi indicano “tariff” come parola araba mediata dagli italiani (anche policy, per polizza assicurativa, ha radice italiana). Nel Devoto dizionario etimologico tariffa deriverebbe da ta‘rïfa, che vuol dire prospetto dei prezzi, ma anche prezzo, tariffa 10 Museo storico tedesco di Berlino, sezione della collezione stabile, documenti storici. 11http://www.gagfah.de/en/real-estate-buyer/glossary.html. 14 Ferreri - Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano “Difference between the nominal amount and the actual amount of a loan that is paid out. If the disagio is 2.0%, for example, only 98% of the total loan amount are actually paid out, while the full 100% of the loan amount will have to be paid back”. Figura 5 Quello che forse oggi chiameremmo il costo del “disturbo”, quando qualcuno ci rende un servizio, una cortesia. In tedesco troviamo, nei tipi di società, quella in accomandita, recepita in Svizzera come (Kommanditgesellschaft). Questi casi si possono catalogare piuttosto sotto l’aspetto della convenienza economica, che trascina con sé il nome, più che la scelta di un concetto giuridico, di una programmazione giuridica. Un po’ come, oggi, capita con i frequenti prestiti anglofoni di “swap”, Figura 6 “bonds”, “mergers”, “credit crunch”, default, bail out ecc. La prassi notarile ha lasciato in Inghilterra “apostilla” (una tassa per l’omologazione dei testamenti), e qualche formula tradotta, ma con struttura sintattica latina (“at [the] foot of the annexed document” per “in calce al documento annesso”). Non dobbiamo dimen- 15 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? ticare che in Inghilterra molti argomenti di diritto successorio erano legati alle corti ecclesiastiche e alla terminologia del diritto canonico. 4. La circolazione dei modelli Se ci stacchiamo dagli esempi più ovvi, notiamo – più in generale – quello che avviene su larga scala nel diritto: il trapianto giuridico, la circolazione del modello giuridico. La comparazione ha costantemente evidenziato come i confini nazionali non impediscano la trasmissione del sapere giuridico (R. Sacco, il nostro torinese accademico dei Lincei). Non necessariamente da legislatore a legislatore o da giudice a giudice (formanti omologhi), ma anche in modo asimmetrico, ad es. dalla dottrina alla giurisprudenza di uno Stato diverso dal proprio. L’imitazione è instancabilmente all’opera. Già in epoca medievale gli Statuti dei comuni erano sovente copie di altri documenti simili. (Incidentalmente, la parola “statute”, utilizzata in inglese per indicare gli atti legislativi, è tipicamente un falso amico per i traduttori italiani). Non necessariamente l’imitazione riguarda luoghi vicini. Le strade delle imitazioni sono spesso casuali, dettate da circostanze contingenti come la comunità di lingua, di tradizioni, di unioni personali di territori per la coincidenza nella stessa Figura 6 persona del potere su regioni diverse, ecc. Non migra solo il volere tradotto in legge, in provvedimento vincolante. Molta parte delle imitazioni è legata all’interpretazione: i grandi tribunali del passato comunicavano reciprocamente (Gorla, riferito al XVI secolo)12; i professori insegnano, a casa propria 12 G. Gorla, La “communis opinio totius orbis”, in M. Cappelletti (a cura di), New Perspectives for a common law of Europe, Sijthoff, Leyden, 1978, pp. 45 ss. 16 Ferreri - Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano e altrove, i loro libri viaggiano. I lasciti più solidi sono sovente legati a grandi pensatori: vale come esempio la ripresa e traduzione recente di Cesare Beccaria in Giappone13. Se quel che si esporta come diritto non è solo la legge scritta dal Parlamento, ma il complesso delle interpretazioni dei giudici (giurisprudenza) e dei pensatori (dottrina), in qualche caso le innovazioni legislative suscitano comunque interesse altrove. Ne abbiamo un esempio nella diffusione del modello del codice penale italiano: sia nella versione ottocentesca di Zanardelli che nella versione aggiornata del 1930, con una concatenazione interessante che raggiunge la Siria (che imita il Libano il quale imita l’Egitto che riceve influssi dall’impero ottomano che imita, in un certo momento storico, per certi tratti l’Italia)14. In Turchia “le riforme kemaliste del 1921 portarono al codice penale del 1926, il modello principale di riferimento fu il codice Zanardelli del 1889”15...alla vigilia della sua abrogazione! Non è raro infatti che l’imitatore sia un po’ in ritardo sui tempi e scelga il suo modello quando questo è in realtà già superato. Così che certe classificazioni, talune rubriche dei reati, alcune partizioni dei concetti in materia penale16 si diffondono dall’Italia sia del codice del 1889 che del 1930 (il Codice egiziano del 1937 attinge a quello italiano). Attingono al nostro modello il codice penale dell’Iraq (Scolart, p. 244); il Libano (p. 246); l’Albania (p. 255). Il codice penale italiano, nel progetto del 1921 di Enrico Ferri, influenza il codice sovietico del 1926, quello cileno e cubano17. Insomma la nostra esperienza non è del tutto sterile: talvolta abbiamo esportato anche certe scelte opinabili, come la classificazione della violenza carnale tra i reati contro la morale, anziché contro la persona: circostanza che è stata corretta in Italia piuttosto tardi (e che è riflessa in alcune riforme di stati musulmani come segno 13 Masao Kotani, Tokyo, 2011. Non altrettanta fortuna ha avuto Cesare Lombroso che, dopo un periodo di grande popolarità all’estero, ha perso attrazione per gli studiosi 14Il code sanctionnel ottoman del 1858 riproduceva il codice francese (ma gli emendamenti attingevano alla codicistica italiana, tedesca, e ungherese). 15 D. Scolart, L’islam, il reato, la pena, Roma, Istituto per l’Oriente, 2013, p. 241. 16Scolart, cit., p. 272 (organizzazione e classificazione dei reati). 17Scolart, cit., p. 246. 17 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? di una maggiore consapevolezza del ruolo delle donne in taluni ambiti)18. 5. Connessioni senza imitazione Certe contingenze storiche hanno anche portato ad un interesse, forse meno risaputo, degli studiosi giapponesi per il diritto costituzionale italiano, e in specie per la giurisprudenza della Corte costituzionale (entrambi i paesi hanno una costituzione post-bellica, essendo usciti entrambi anche da un periodo di forte nazionalismo)19. Troviamo anche il termine “concordato”, sulle relazioni tra Stato e chiesa. Il diritto del lavoro ha esercitato a sua volta una certa attrazione in Giappone, soprattutto negli anni 197020, in relazione allo Statuto dei lavoratori. Di recente, i colleghi giapponesi (in parFigura 7 ticolare Masao Kotani) hanno segnalato la parola “precariato” come un’addizione al vocabolario “italianizzato”, mentre una legislazione sull’agriturismo è stata tradotta dal gruppo del centro di documentazione sul diritto italiano presso la biblioteca nazionale (Parlamento giapponese). I colleghi giapponesi indicano che la 18Scolart, cit. , p. 242, nota 35 (in Turchia, nella codificazione del 2005: una “nuova collocazione delle norme contro i delitti sessuali, ora posti nella sezione “crimini contro l’individuo”, mentre prima erano inquadrati tra i “crimini contro la società – crimini contro la morale pubblica e la famiglia”). In Italia, prima della L. n. 66/1996, i delitti sessuali trovavano collocazione nel titolo IX del codice penale intitolato Dei delitti contro la moralità pubblica e contro il buon costume. La L. n. 66/1996 ha modificato l’originaria collocazione del reato di violenza sessuale che è divenuto delitto contro la libertà personale in maniera tale da attribuirgli un ambito di applicazione più vasto rispetto a quello tradizionale. 19 A. Ortolani, The Italian Legal model outside of Europe, CDCT working paper 26-2014, http://www.cdct.it/ Pubblicazioni.aspx e ID., “Il modello giuridico italiano in Giappone”, in Il modello giuridico, cit., p. 405 ss. 20Ortolani, cit., p. 17. 18 Ferreri - Il diritto come strumento di diffusione dell’italiano pronuncia italiana non pone particolari sfide, e perciò è adottata volentieri. Un capitolo a parte merita lo sforzo dei giuristi svizzeri di mantenere una sintonia linguistica ogni volta che sia possibile con la terminologia italiana. Nel manuale Le forme linguistiche dell’ufficialità, gli autori svizzeri21 analizzano due esempi concreti di armonizzazione terminologica: l’istituto dell’«unione domestica registrata» (ripreso da un primo progetto italiano poi abbandonato) e preferito a “partenariato” come invece avrebbe potuto suggerire il francese (Pacs, Patto civile di solidarietà) e il tedesco. La “società a garanzia limitata”, è denominata così per una terminologia Figura 8 ispirata a un primo disegno di legge italiano: espressione in Italia modificata in seguito in “società a responsabilità limitata”. Un intento analogo ha motivato talune scelte terminologiche nell’elaborazione del nuovo diritto processuale penale svizzero. È prudente non sottovalutare questa connessione con la vicina Svizzera, anche perché in molti contesti internazionali traiamo vantaggio dalla sintonia, ad esempio attingendo alle ottime traduzioni delle convenzioni internazionali, gratuitamente accessibili nel sito dell’amministrazione federale22. In conclusione: un’osservazione che ci viene dagli osservatori stranieri. Non facciamo sforzi adeguati per rendere il diritto italiano facilmente accessibile: ad es. manca una sede elettronica ufficiale dalla quale attingere il testo del codice civile del 1942. Si trova il testo del codice abrogato del 1865 presso la biblioteca centra21 J-L Egger, A. Ferrari, L. Lala, sottotitolo: L’italiano giuridico e amministrativo nella confederazione svizzera, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2013) 22 http://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20031862/index.html, ad es. per la convenzione di Montreal sul trasporto aereo. 19 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? le giuridica del Ministero della Giustizia23, ma non si trova il codice vigente. In uno scritto per l’università Mc Gill di Montreal avrei preferito inserire un rinvio ad una sede ufficiale di citazione e ho trovato comparativamente più facile rinviare (per i teFigura 9 sti francesi) a legifrance, il sito giuridico del governo francese, piuttosto che ad un indirizzo italiano per le nostre fonti. In Francia un’istituzione appositamente creata a Poitiers, Juriscope24, è incaricata di rendere il diritto francese (e i diritti d’ispirazione francese) accessibile all’estero, con il compito ausiliario di tradurre in francese testi giuridici stranieri (da ultimo: il codice civile rumeno): l’esempio non è da trascurare, la conoscenza passa tramite l’accessibilità. 23Biblioteca digitale dell’Unificazione Giuridica (BUG), http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_7_4_10. wp?previsiousPage=mg_7_7#3a. Le informazioni ricevute (febbraio 2013) dicono che “sia il sito AU.G.U.STO (Gazzette ufficiali dall’Unità d’Italia - la G.U. n. 79 del 4 aprile 1942 manca!) che il sito di Normattiva (copertura 1946-) non pubblicano il Codice, che (si) potrà trovare riprodotto su Google books in un’edizione commerciale; anche per la traduzione: edizioni cartacee, e nessuna con carattere di ufficialità”. Lo stesso discorso vale per la ricerca di lavori preparatori al codice online: non si trovano fonti ufficiali in versione elettronica 24http://www.juriscope.org/ 20 Remigio Ratti* L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero1 L’esperienza svizzera, nazione plurilingue e storicamente aperta al mondo, può essere significativa e utile per un discorso più generale sulle lingue nel mondo globalizzato. Il mio apporto è quello delle scienze regionali e dell’economista del territorio che si interroga sui rapporti tra il globale e il locale, letti e orientati ad una visione strategica e politica. Vediamo così nella trilogia Globalità, multilinguismo e prossimità i concetti chiave per costruire una risposta delle comunità linguistiche alla mondializzazione. Questa risposta è per me non solo d’interesse accademico per una ricerca interdisciplinare e complementare2 a quella di amici linguisti e sociolinguisti, ma è divenuta una necessità: dapprima, per una sfida individuale in quanto appartenente alla minoranza di lingua italiana in Svizzera (il 6,5% degli Svizzeri) e congiunta alla mia vita professionale di professore e ricercatore, in particolare sui temi dei rapporti tra identità e sviluppo regionale3; in seguito, durante una legislatura, per interpretare la funzione di parlamentare a Berna; infine, per qualificare l’attività di direttore della Radio Televisione svizzera di lingua italiana (2000-2006)4 e * Università di Friburgo, Presidente di Coscienza Svizzera 1 Testo parzialmente elaborato a partire dalla trascrizione dell’intervento in sala. 2 Ratti, R., Le relazioni tra sviluppo economico e lingue. Riflessioni per un approccio post moderno, in Queste istituzioni, Rivista del Consiglio italiano per le scienze sociali, Anno XXXVI n. 155, Roma, 2010. 3 Ratti, R., Lingue, economia e società:spunti per un nuovo paradigma nell’era della globalizzazione, in: Maraschio, N e al. (a cura di) Esperienze di multilinguismo in atto, Firenze, Accademia della Crusca, 2010 4 Petralli, A., e Ratti, R., Italofonia e italicità nei media in Svizzera:indagine conoscitiva locale di un fenomeno globale ed esperienze in corso, in Lingue, Istituzioni, Territori. Atti del XXXVIII Congresso (Modena) della Società di Linguistica Italiana, Bulzoni, Roma, 2005. 21 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? di presidente, per dieci anni, della Comunità Radiotelevisiva italofona con sede a Roma presso la RAI5. Divido il mio intervento in due parti. La prima è dedicata al quadrilinguismo svizzero alla luce delle sfide della globalizzazione. Un capitolo interessante perché la Svizzera – pur conosciuta per la pace linguistica dalla Costituzione federale del 1848 con il principio delle parità delle lingue nazionali – incontra oggi nuove sfide. Esse si prestano a una interpretazione più generale e strategica – ed è il compito della seconda parte – dando luogo al già citato trittico della globalità, del multilinguismo e delle nuove prossimità. In questo saggio, riferendomi volentieri a Umberto Eco, mi guida quale premessa l’assunto della centralità del pensiero e della lingua nella sfida della globalizzazione, sia pur considerando i mutamenti del pensiero legati alle nuove esperienze e al conseguente mutamento o riordino della lingua stessa. 1. Perché la Svizzera rappresenta un caso interessante e paradigmatico nella sfida dell’italiano nella globalità? Perché è l’unica Nazione al di fuori dell’Italia dove l’italiano è lingua ufficiale; perché è un modello d’unità sopra le differenze etniche e nazionali; per la sua originalità storica, quale traiettoria di sviluppo atipica e da sempre “postmoderna”; in sintesi perché la Svizzera è un’esperienza storica “glocal”. Il caso svizzero ha una certa unicità, con la particolarità di renderla interessante per il suo carattere, da sempre, postmoderno. Infatti, nel contesto del nostro federalismo – almeno dalla Costituzione federale del 1848, sanzionante la parità tra le lingue nazionali –, non c’è mai stato il problema di identificare una lingua con il potere; anzi ogni volta che questo sarebbe potuto accadere c’è stata la reazione corretta del federalismo che non permette di usare una lingua come potere. La storia della Svizzera mostra quindi una traiettoria di sviluppo propria, da sempre, in fondo, confrontata con il globale. La cartina della ripartizione territoriale delle lingue in Svizzera non deve indurre in errore: anche se possiamo distinguere le aree lin- 5 Ratti, R., Il bilancio della traiettoria evolutiva, in Alla ricerca dell’italiano nel mondo - I 25 anni della Comunità radiotelevisiva italofona: origini, prodotti, bilanci, a cura di L. Cornero, Edizioni Rai/Eri, Roma, 2010. 22 Ratti - L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero Ripartizioni delle lingue ufficiali in Svizzera (2000) guistiche prevalentemente tedescofone, francofone o italofone (con le specificità comunali delle aree di idioma romancio) non per questo la lingua maggioritaria costituisce per sé fonte di “potere”, quello politico essendo distribuito su ventisei realtà cantonali, in parte bilingui (Berna, Friburgo, Vallese) o trilingue (Grigioni). Inoltre, vi è una presenza o una pratica delle lingue al di fuori dal contesto territoriale maggioritario: così, per esempio, l’italiano è presente oggi per metà nella Svizzera italiana e per l’altra metà nelle altre regioni. Addirittura, ancora nel 1970-1980, l’influenza dell’immigrazione italiana in Svizzera era particolarmente forte, l’italiano era più parlato al di là delle Alpi, al nord delle Alpi che non nella stessa Svizzera italiana. Così pure il francese, anche perché nel nostro regolamento di maturità, si obbliga tutti gli studenti che arrivano alla maturità, a imparare come seconda o come terza lingua le altre lingue nazionali, beninteso oggi, oltre all’inglese. E quindi ecco questa territorialità delle lingue che esiste, ma che va oltre e quindi è un aspetto del multilinguismo che tengo a sottolineare, per convincere gli Svizzeri a non passare immediatamente all’inglese. 23 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Perché dovrebbero farlo se con le lingue nazionali, con le tre lingue ufficiali – tedesco, francese, italiano – uno svizzero può mettersi in contatto con il 62% degli Europei, almeno dell’Europa dei 25? D’altro lato l’inglese, da un campo base del 13%, si estende al 34%, includendo quella parte dei paesi europei particolarmente anglofoni: non dovrebbe quindi essere nell’interesse di uno svizzero, che conosce in media 2,8 lingue, abbandonare le lingue nazionali per l’inglese che, comunque impara come lingua estera. Non per niente la Svizzera, che non ha aderito all’Unione Europea, è una della nazioni meglio integrate in Europa, con la quale ha del resto firmato 120 trattati bilaterali. Ciononostante anche in Svizzera assistiamo a scenari linguistici molto aperti: la globalizzazione mette in difficoltà anche questo tipo di paese. Il quadrilinguismo svizzero nel contesto europeo Potenziale delle reti linguistiche nell’Europa dei 25 Pop. EU 25 Tedesco Francese Italiano Totale tre lingue Inglese Campo base 13% 12% 15% 40% 13% Estensione 11% 11% ~ 22% 34% Totale 24% 23% 15% 62% 47% @T. Burckhardt6 L’anno scorso ho elaborato un quadro degli scenari del quadrilinguismo svizzero. L’analisi del tipo “swat” – quindi delle forze, delle debolezze, dei rischi e delle opportunità – presenta quattro scenari, in sé tutti valevoli poiché non ce ne è uno che predomina sull’altro; tuttavia il quarto, l’ultimo, è quello che proponiamo strategicamente. 6 Burckhardt, T., La langue comme facteur de développement régional - Une lecture économico-institutionnelle de la territorialité et du multilinguisme dans l’évolution du secteur financier en Suisse, contributo presentato al Colloque de l’Association de science régionale de langue française de Rimousky, 2528.10.2008 (Québec, Canada). 24 Ratti - L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero Scenari (swat territoriali) del quadrilinguismo svizzero Ambiente Interno Ambiente Esterno PUNTI DI DEBOLEZZA PUNTI DI FORZA RISCHI 1° SCENARIO: TUTTI MINORITARI 3° SCENARIO: REGIONALIZZAZIONE 2° SCENARIO: ARROCCAMENTO 4° SCENARIO: NUOVE PROSSIMITÀ “La Svizzera vive un processo “Tutte le lingue del quadrilinguismo svizzero diventano minoritarie, ognuna strisciante di regionalizzazione su base linguistica, senza valutarne con le proprie sfide” pienamente i rischi” OPPORTUNITÀ “La lingua maggioritaria si arrocca attorno alla lingua regionale e adotta l’inglese come lingua franca; le altre sono obbligate a seguire” “La Svizzera si afferma in un contesto europeo quale spazio multilingue e multiculturale; ogni lingua trova nuove prossimità” © R. Ratti 20137 Una prima costatazione, certamente non banale, è che di fronte ai processi di globalizzazione, siamo tutti minoritari (1° scenario): è questo un primo importante fattore di rischio/opportunità che si affaccia allo scenario del quadrilinguismo svizzero: anche il tedesco, che è la lingua maggioritaria, diventa minoritario quando lo si guarda in un contesto più ampio, in particolare europeo. Quindi, quando gli svizzeri italiani o gli svizzeri di lingua italiana si esprimono in termini di rivendicazione devono fare attenzione perché anche le altre lingue possono presentare analoghe problematiche. Un secondo scenario, subdolamente emergente, è quello dell’arroccamento. Di fronte alla sfida esterna, ognuno si arroccherebbe sulla propria lingua: in questo caso non è il tedesco o il francese, ma addirittura la lingua regionale, i famosi dialetti svizzero-tedeschi, non solo parlati ma anche con una propria forma scritta. Arroc- 7 Ratti, R., Quadrilinguismo e globalizzazione: scenari aperti, in Quaderni grigioni Italiani n. 82, 2013/2014. 25 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? candosi sul terreno sicuro della lingua regionale si adotta l’inglese, proponendolo di insegnarlo come “prima lingua straniera”; un’espressione offensiva rispetto agli altri, poiché francese e italiano e romancio non sono lingue straniere ma lingue nazionali. Già vi sono state iniziative in questo senso in diversi cantoni della svizzera tedesca; per ora saggiamente bocciate in votazione popolare – i cantoni sono competenti in materia d’insegnamento – il tema si pone regolarmente e l’autorità federale si è dimostrata preoccupata per le implicazioni in termini di coesione nazionale. Un terzo scenario è quello della regionalizzazione. Pur partendo dalla costatazione che non c’è mai stata nella Confederazione elvetica, dall’ottocento in poi, un’identificazione tra lingua e potere di un determinato territorio, alcune osservazioni recenti posso far pensare che la risposta ai processi di globalizzazione porti verso una regionalizzazione funzionale dove la lingua gioca un ruolo di collante locale rispetto alla globalità. Dal punto di vista politico, sarebbe una tendenza molto pericolosa: sarebbe una rottura tra regioni linguistiche e l’accentuazione dei cosiddetti “fossati” (Röestigragen; Polentagraben), talvolta già espressi da votazioni popolari manifestanti sensibilità diverse tra aree linguistiche diverse. L’ultimo scenario è quello, più strategico, di una lingua che cambia, si difende e magari cresce grazie alla costruzione di “nuove prossimità”; queste non sono più, nel mondo delle reti e dei flussi di Zygmund Bauman, solo geografiche, ma anche istituzionali – quando si riferiscono a un comune sentire e a regole del gioco, pubblico-private, condivise – nonché organizzative8. Del resto ne ha fatto riferimento Nicoletta Maraschio stamattina quando rendeva attenti che “le cose poi non vanno mica da sole” e quindi bisogna organizzarsi; questa prossimità d’organizzazione si esprime nella coscienza di condividere uno stesso sapere, costruendo uno stesso spazio di relazioni che non è più uno spazio di relazioni del tipo solo nazionale. E qui, quanto può valere per il contesto svizzero, si presta a una generalizzazione, alla quale dedichiamo in sintesi la seconda parte dell’intervento. 8 Ratti, F., Il concetto di prossimità nell’economia spaziale dell’innovazione, Lugano, Editrice Sapiens, 2002. 26 Ratti - L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero 2. L’italiano nella globalità - Il trittico “globalità, multilinguismo e prossimità”, quale campo di forze entro il quale si gioca anche l’avvenire di una lingua La globalità. Un primo elemento per affrontare anche la realtà linguistica odierna consiste nel modo di porsi di fronte ai processi di globalizzazione dell’economia e della società. E qui ci aiuta lo sforzo terminologico del sociologo tedesco, recentemente scomparso, Ulrich Beck, della London School of Economics. Beck si è imposto nella specifica letteratura precisando l’opportunità di parlare in termini di globalità e distanziandosi dai termini comunemente usati di globalizzazione e globalismo. La globalità – diversamente dalla “globalizzazione”, che esprime un processo non necessariamente ma spesso orientato a un “globalismo” che di fatto conduce alla sola dimensione del mercato e a soluzioni univoche – non allude all’integrazione funzionale ma designa una percezione della “società mondo” come insieme, e quindi rispettosa, di parti differenziate e molteplici. Il confrontarsi nella “globalità” pone il tema della nostra identità collettiva e culturale in termini nuovi e diversi: non si tratta di mettere l’accento sulle specificità, certo esistenti, ma di misurarle e di ridefinirle nel confronto con l’altro, con i processi entro i quali la mondializzazione ci pone. Adottando il termine di globalità non entriamo nelle logiche di sottomissione al globalismo; al contrario vogliamo esprimere la capacità di vedere il mondo, o parti di esso, nel suo complesso sistemico, unitario e nel medesimo tempo diverso nelle sue componenti. L’attualità del discorso in termini di identità nella globalità è legata alla capacità di ripensare le nuove dimensioni del vivere quotidiano, le nuove sfide tecnologiche ed ecologiche; vuol dire riconoscere l’apparire di nuovi attori-organizzazioni, spesso transnazionali. Se la globalità sottintende la coscienza di vivere in una società mondiale, dovremmo vedere il globo comprensivo anche di tutte le sue diversità. Quindi globalità sottintende anche il diminuito potere o riferimento degli Stati nazionali; i rapporti sociali non sono più determinati dallo Stato-nazione ma devono confrontarsi con una realtà che 27 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? è sempre di più “glocal”. Oggi si tende a rapportarsi direttamente con l’esterno senza la mediazione delle istituzioni, in senso stretto, dello Stato-nazione. Ne consegue l’importanza, nella globalità, della capacità di essere in relazione, di costruire alleanze e, quindi, di essere in grado anche di identificare nuovi attori o nuove agenzie di riferimento, in una strategia di rete che possono essere, per esempio, i vecchi e i nuovi media. Il corollario linguistico a questo tipo di approccio dove rispetto alla globalità ogni lingua diventa minoritaria esige, da parte di tutti gli attori, un comportamento strategico innovativo. Come sentirsi più forti nel nuovo contesto dell’italiano nel mondo? Già stamane è stato citato il termine di “italicità”, cognato e riscoperto una ventina di anni fa da Piero Bassetti9 e dall’associazione Globus et Locus, riferendolo esplicitamente alla nuova realtà glocal. Quindi, l’italicità va al di là dell’italofonia e dell’italianità per intendere invece in modo più ampio, seppur più generico e meno preciso, una realtà già esistente e sulla quale impostare comportamenti e azioni strategiche. L’italicità corrisponde a una comunità di sentimento, per cultura, per modi di vita, per civilizzazione, quindi capace di fare da supporto al nostro muoverci nel mondo globale. Oggi non ci sono più solo gli italiani all’estero e i figli degli immigrati ma, sono già state citate più volte stamattina, altre personalità nuove. Per esempio è importante analizzare la terza generazione di immigrati che ha voglia di riscoprire italiano perché ormai sono degli integrati che capiscono il valore aggiunto del riscoprire il riferimento alla lingua e alla civiltà italiana. Sono presidente del gruppo di studio Coscienza svizzera e una delle indagini che stiamo portando avanti in Svizzera è proprio la riscoperta dell’italiano, dell’italianità e dell’italicità in Svizzera, vale a dire al di fuori della Svizzera italiana. Questo approccio della globalità, partendo dalle mie premesse di economista, vicine al sociolinguista, questo approccio della globalità e non della globalizzazione o addirittura del globalismo, va tenuto presente e apre nuove prospettive. La seconda componente della trilogia fa appello al multilinguismo che tratterò brevemente poiché ben conosciuta. Anche qui ricor- 9 Bassetti, P., Svegliamoci italici - Manifesto per un futuro glocal, i Grilli Marsilio, Venezia, 2015.$. 28 Ratti - L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero derei ancora Umberto Eco quando già negli anni ‘90 del secolo scorso scriveva: “un’Europa di poliglotti non è un’Europa di persone che parlano correntemente molte lingue, ma di persone che pur intendendo a fatica la lingua dell’altro, intendono il genio, l’universo culturale che ciascuno esprime”. E quindi l’importante è farsi conoscere ed essere in grado di conoscere. Io svizzero di lingua italiana naturalmente ho imparato il tedesco, il francese, l’inglese, capisco un po’ il romancio, però quando sono stato politico in parlamento a Berna per un quadriennio, ricordo che facevamo delle discussioni stranissime; il mio collega parlava in tedesco e a volte rispondevo in italiano o in francese; ognuno voleva tenere il proprio terreno, ci si capiva e devo dire che era anche molto bello. In questo senso, ritrovo il rapporto Maalouf di qualche anno fa, quando a livello europeo, la Commissione di cui era presidente raccomandava la conoscenza di tre lingue in Europa ma, in particolare, raccomandava di conoscerne o di adottarne una. Un esempio fuori dall’ordinario può essere quello finlandese: non è forse la prima lingua alla quale si pensa; ma se adottato vuol dire andare a scoprire una cultura e non solo una lingua. Notiamo ancora come l’italicità sia un concetto strategico al servizio del multilinguismo. Infine, la terza dimensione del trittico, che ci sta a cuore perché più originale, è quella della “prossimità”, anch’essa da leggersi nella globalità. Si tratta di un possibile paradigma per vivere e sentirsi a proprio agio nella globalità a condizione di andare aldilà della tradizionale definizione di prossimità geografico-territoriale, per comprendere una “prossimità istituzionale” – basata su una comune rappresentazione, di modelli, di valori e di comportamenti – nonché una “prossimità organizzativa”, costruita da logiche funzionali e strategiche. La prossimità istituzionale è quella dell’italicità, quando questa evoca decisamente un sistema di valori e di riferimenti collettivi, culturali e linguistici, che vanno oltre quelli della nazione madre e si ritrovano nel mondo. Il ruolo della lingua è evidente in questa estensione della logica 29 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? della prossimità, e se una lingua può far rete, più lingue possono costituire un valore potenziale enorme. Viviamo in un mondo fatti di reti di relazioni il cui valore è esponenzialmente legato al numero delle persone che si possono interconnettere e alla potenzialità e funzionalità dei nodi che la strutturano. Queste prossimità vanno pensate e organizzate nell’ambito di un campo di forze, entro le quali possono trovare posto ed un relativo equilibrio. Ora il campo della prossimità che fa leva sull’italicità è ancora tutto da scoprire: esso sarà il frutto di logiche funzionali spontanee ma anche quello di una presa di coscienza che passa attraverso il sistema di insegnamento, la ricerca, la divulgazione dove il ruolo dei media è cruciale: per esempio nel veicolare l’immagine agli e degli altri, nonché nel sostegno e nella spinta – quanto sostiene e facilita la messa in rete. Douglas North, un economista e sociologo americano che ha ricevuto il Nobel proprio per l’importanza che dà al rapporto tra istituzioni e organizzazioni nel mondo globale, definisce le istituzioni come valori e rappresentazioni mentali comuni nelle quali poi si inseriscono e si sviluppano regole del gioco condivise. Nel nostro caso l’italianità, ma anche l’italicità, costituiscono un sistema di valori implicito per costruire prossimità istituzionali e organizzative, prendendo coscienza della forza dell’italianità e dell’italicità all’interno del mondo globale. Vorrei concludere segnalandovi come buona parte dei concetti esposti (il documento lo trovate su www.coscienzasvizzera.ch) trovino un’applicazione nella “Dichiarazione di Basilea 2014 - Massime e proposte per una governanza dell’italiano e del quadrilinguismo svizzero di fronte alle sfide esterne”, carta comune di varie associazioni, tra cui anche la comunità radiotelevisiva italofona, che sentiremo oggi. Essa è il frutto di due convegni tenutesi, nel 201210 e in particolare quello del 9-10 maggio 201411, nella sede 10 Terzoli M.A. e Di Bisceglia C.A. (a cura di), L’italiano in Svizzera: lusso o necessità? Riflessioni giuridiche, culturali e sociali sul ruolo della terza lingua nazionale, Atti delle giornate di Basilea, 16-17 novembre 2012, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 1914. 11 Terzoli M.A. e Ratti R. (a cura di), L’italiano sulla frontiera - Vivere le sfide linguistiche della globalizzazione e dei media, Atti del Convegno internazionale di Basilea, 9-10 maggio 2014, Edizioni Casagrande Bellinzona, 2015. 30 Ratti - L’italiano nella globalità: il punto di vista di un economista svizzero del parlamento basileese e ospiti dell’Istituto di italianistica della sua università. Dibattere sull’avvenire dell’italiano in una regione di frontiera multilingue come quella di Basilea, ricca di cultura e polo nella rete dell’economia globale, appariva decisamente un atout vincente per trovare vie nuove alle sfide linguistiche della mondializzazione. La sintesi da noi proposta nei termini della trilogia Globalità; Multilinguismo e Nuove Prossimità costituisce un campo di forze entro la quale il concetto di “italicità” viene ad assumere il ruolo nuovo vettore e utile paradigma per muoversi nel mondo “glocal”. È la proposta strategica che esce dall’impostazione di Piero Bassetti, secondo il quale la sfida dell’uomo moderno è quella di capire come globalizzazione e localismo si relazionano. 31 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? 32 Donatella Bruni* L’italiano lingua dell’Unione europea Il tema del mio intervento è l’italiano visto come lingua dell’Unione europea. Ho preparato una presentazione in cui riporto molte cifre, dati statistici, che parlano di quanto italiano si scrive a “Bruxelles”, in particolare dell’italiano che noi, dipartimento italiano, traduciamo. Più nel dettaglio, mi soffermerò sul concetto di multilinguismo e cercherò di spiegare perché si traduce (basi giuridiche), quanti sono i traduttori e gli interpreti delle istituzioni dell’Unione europea, cosa e quanto traduciamo nella Direzione generale Traduzione della Commissione europea e quali strumenti usiamo nel nostro lavoro. Cercherò poi di illustrare cosa stiamo facendo per garantire la qualità della lingua che scriviamo: la precisione terminologica, la semplicità e accessibilità della lingua a tutti i suoi destinatari, che si tratti delle Le 10 lingue più parlate al mondo (parlanti nativi) * Commissione europea 33 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Il multilinguismo: nel mondo e dell’Unione europea •Diverse lingue nella stessa zona geografica •La capacità di un individuo di padroneggiare più lingue •La politica in virtù della quale un’organizzazione, un’impresa o un’istituzione comunica in diverse lingue L’Unione europea è l’unica organizzazione internazionale che applica il multilinguismo integrale: • 24 lingue ufficiali • 5 lingue regionali riconosciute (basco, catalano, galiziano, gaelico scozzese, gallese) L’evoluzione delle lingue ufficiali nell’Ue I linguisti dell’Ue 34 Bruni - L’italiano lingua dell’Unione europea I traduttori: quanti sono nelle diverse istituzioni europee istituzioni nazionali, delle pubbliche amministrazioni, dei legislatori, dei giudici, delle imprese fino al comune cittadino e ai lettori del web a cui si rivolgono le nostre comunicazioni. Perché, come si afferma anche nel Manifesto della Rete REI, alla DGT siamo convinti che il nostro lavoro di traduzione sia al servizio della democrazia, intesa come possibilità per tutti i cittadini di partecipare alla vita democratica e di fare le proprie scelte grazie alla comprensione di quanto viene elaborato, proposto e adottato nelle istituzioni europee. Come recita il punto 10 del Manifesto “Promuovere la trasparenza e la chiarezza dei testi e preoccuparsi della loro capacità comunicativa, significa dare a tutti i cittadini le basi per difendere i propri diritti e non eludere i propri doveri”. Perchè si traduce: la base giuridica Regolamento (CEE) n. 1/58 del Consiglio Le lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione sono la lingua bulgara, la lingua ceca, la lingua croata, la lingua danese, la lingua estone, la lingua finlandese, la lingua francese, la lingua greca, la lingua inglese, la lingua irlandese, la lingua italiana, la lingua lettone, la lingua lituana, la lingua maltese, la lingua neerlandese, la lingua polacca, la lingua portoghese, la lingua rumena, la lingua slovacca, la lingua slovena, la lingua spagnola, la lingua svedese, la lingua tedesca e la lingua ungherese. Trattato sul funzionamento dell’Unione europea I cittadini hanno il diritto di rivolgersi alle istituzioni UE in una delle lingue dei trattati e di ricevere una risposta nella stessa lingua (art. 20, par. 2, lettera d). 35 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Lingue ufficiali, lingue di lavoro e lingue procedurali • Le lingue ufficiali, le lingue di lavoro e le lingue della legislazione primaria, dei trattati e degli atti di adesione sono 24 • Alla Commissione, tre lingue procedurali: inglese, francese e tedesco • Reg. n. 1/1958 del Consiglio, art. 6: «Le istituzioni possono determinare le modalità di applicazione del presente regime linguistico nei propri regolamenti interni.» Lingue supplementari Traduzione, parte integrante del processo legislativo La traduzione è parte essenziale del processo legislativo. La traduzione e la revisione linguistica contribuiscono a legiferare meglio e a semplificare il diritto dell’UE Traduzione e democrazia • Le istituzioni dell’UE sono trasparenti, multiculturali e democratiche • Le leggi dell’UE si applicano a tutti i suoi cittadini • Comunicazione multilingue scritta permette ai cittadini di partecipare alla costruzione e alla legittimità dell’Unione europea 36 Bruni - L’italiano lingua dell’Unione europea La Commissione europea (art. 17 TUE) • Custode dei trattati: vigila sull’applicazione dei trattati e sull’applicazione del diritto dell’UE sotto il controllo della Corte di giustizia • Detiene l’iniziativa legislativa: propone nuovi atti legislativi al Parlamento europeo e al Consiglio UE • Gestisce il bilancio • Rappresenta l’Unione a livello internazionale Commissione europea DG Traduzione Circa 2.300 tra traduttori e assistenti • 50% a Bruxelles • 50% a Lussemburgo • Uffici di rappresentanza negli Stati membri Oltre 2 milioni di pagine tradotte nel 2013 Che cosa si traduce? • • • • • • • • • Proposte legislative/atti normativi Comunicazioni Relazioni alle altre istituzioni Documenti di lavoro Manuali, opuscoli informativi Corrispondenza Comunicati stampa Pagine web Discorsi, verbali, ecc. 37 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Rete per l’eccellenza dell’italiano istituzionale (REI) Cos’è Creata nel 2005 su iniziativa della DGT - Dipartimento italiano Commissione. Obiettivo principale: promuovere la qualità dei testi istituzionali tradotti e redatti in italiano I membri Funzionari (traduttori, linguisti, ricercatori, ...) di: • Istituzioni UE • Istituzioni nazionali (es. Parlamento, Presidenza del Consiglio, alcuni Ministeri) • Confederazione svizzera / Ufficio linguistico federale e Canton Ticino • Accademia della Crusca • Università italiane (Padova, Milano, Venezia, Trento…) • Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano • Istituti di ricerca (es. CNR) Il suo ruolo • Convalidare, su richiesta, la terminologia usata dai traduttori ed eseguire ricerche monotematiche • Partecipare a seminari di formazione e aggiornamento interni per il dipartimento • Organizzare almeno un convegno all’anno (Giornate REI) alternativamente nelle tre sedi Manifesto in 10 punti • lingua dei testi istituzionali, scritti e orali, deve essere accessibile alla maggior parte dei cittadini nei limiti permessi dalla complessità e deve rispondere a criteri di chiarezza, precisione, uniformità, semplicità, economia • necessità di diffondere testi istituzionali leggibili come strumento di democrazia e di sviluppare la consapevolezza del valore etico della chiarezza sia nei cittadini che negli autori • Punto 10. Testi istituzionali comprensibili come strumento di democrazia: Promuovere la trasparenza e la chiarezza dei testi e preoccuparsi della loro capacità comunicativa, significa dare a tutti i cittadini le basi per difendere i propri diritti e non eludere i propri doveri. Manifesto http://ec.europa.eu/translation/italian/rei/about/documents/manifesto_italiano_ istituzionale_qualita_it.pdf 38 Costanza Menzinger* Il ruolo della Dante Alighieri nella promozione della lingua e della cultura italiana in Europa Ringrazio molto Nicoletta Maraschio e la REI per l’invito di oggi che ci dà l’occasione di parlare delle attività della Società Dante Alighieri. La Dante è nata con lo scopo di diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo. Attualmente è presente all’estero con 406 comitati, circa la metà dei quali si trovano in Europa. Gli altri sono distribuiti in gran parte nelle Americhe, ma con presenze importanti anche in Asia e Oceania, nel Mediterraneo, nel Medio oriente e nell’Africa subsahariana. Oltre alla rete dei comitati, la Dante ha poi aggiunto rapporti di collaborazione con decine di altri enti, con università e istituti italiani di cultura, associazioni e scuole private – coinvolte soprattutto nell’attività di certificazione della lingua italiana, di cui avremo modo di parlare più avanti. All’estero la rete dei comitati della Società Dante Alighieri realizza diverse iniziative culturali tra le quali spettacoli, conferenze, concerti, mostre e attività collegate alla cultura italiana. All’attività culturale si somma l’imponente programmazione didattica: nel 2013 i comitati della Dante hanno organizzato circa 8.700 corsi di lingua italiana che hanno permesso a circa 200.000 soci studenti di accostarsi alla nostra lingua o di approfondirne la conoscenza. Per le sue attività, la Dante ha ricevuto nel 2005 il premio Principe * Società Dante Alighieri 39 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? delle Asturie, assegnato ai principali istituti culturali europei e nel 2006 il Label europeo per le lingue. Dal luglio del 2012 è entrata a far parte dell’EUNIC (European Union National Institutes for Culture), un’importante rete che riunisce i principali enti culturali dei paesi dell’Unione europea il cui principale obiettivo è promuovere la diversità culturale e linguistica fuori e dentro l’Europa. Sul versante linguistico l’EUNIC partecipa attivamente al programma Poliglotti4.EU, un progetto finanziato con fondi europei per favorire il multilinguismo e lo scambio di buone prassi nell’insegnamento delle lingue. Un altro importante progetto, che parte proprio oggi, vede coinvolta la Dante insieme all’EUNIC e si chiama Crossroads for Culture, cioè ponti o incroci per la cultura. Questo progetto è stato finanziato dalla Commissione europea per sviluppare insieme agli amici del British Council, del Goethe Institut, del Cervantes, dell’Alliance Française e degli altri partner un modello di politica culturale dell’Unione. A livello nazionale, gli enti certificatori accreditati per la lingua italiana – che, ricordo, oltre alla Dante sono le Università per stranieri di Perugia e di Siena e l’Università degli Studi Roma Tre – si sono riuniti nell’associazione CLIQ (Certificazione Lingua Italiana di Qualità), per consolidare il comune impegno nella diffusione della cultura della certificazione. L’Associazione ha da poco stipulato un protocollo d’intesa con il Ministero degli Esteri; grazie a questa convenzione, solo i certificati di lingua italiana rilasciati dagli enti citati sono documenti che attestano in modo ufficiale la conoscenza della lingua italiana e sono quindi spendibili dagli stranieri che ne sono in possesso. In particolare il certificato di livello A2 serve agli stranieri che fanno richiesta del permesso di lungo soggiorno in Italia e il certificati A1, A2 e B1 danno dei punteggi per l’accordo di integrazione che gli stranieri appena arrivati stipulano con lo Stato italiano. Per gli studenti stranieri universitari, il possesso di un certificato di livello B2 o superiore consente di iscriversi con condizioni agevolate alle università italiane. A questo punto è interessante riflettere, per collegarsi al tema 40 Menzinger - Il ruolo della Dante Alighieri nella promozione della lingua e della cultura italiana in Europa della giornata, su come si inserisca il tema della certificazione delle conoscenze dell’italiano nel quadro delle principali lingue europee – solo per citare le più diffuse, l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo. Tutte le certificazioni di lingue si basano su un documento comune, che è il ben noto Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, che propone una scala di sei livelli di competenza – dall’A1 al C2 in ordine crescente di difficoltà. In questo documento si definisce che cosa un’apprendente di qualsiasi lingua europea deve saper fare a ogni livello. Il compito poi di declinare queste competenze generali in competenze linguistiche è spettato a diversi enti di ricerca; tra questi, molto spesso gli enti certificatori, che hanno un interesse a stabilire precisamente per ogni livello quali siano le conoscenze linguistiche necessarie, hanno poi messo a punto dei documenti dettagliati per ciascuna lingua europea. Ricordo che l’Università per stranieri di Perugia ha pubblicato il Profilo della lingua italiana; in Germania esiste il Profil Deutsch; in Francia il Niveau Français per i vari livelli, ecc. La Dante Alighieri, in particolare, ha appena pubblicato un piano dei corsi che segue la suddivisione in sei livelli del Quadro per la programmazione dei corsi di lingua e sta per pubblicare un nuovo sillabo per la certificazione PLIDA – i cui contenuti sono stati elaborati e aggiornati tenendo in conto i documenti prodotti intorno al Quadro, dalla sua uscita nel 2001 ad oggi. Il Quadro, infatti, è nato da un’esigenza principalmente politica, che è stata quella per l’Unione europea di gestire la diversità linguistica all’interno del proprio territorio. L’obiettivo stabilito dai capi di Stato a Barcellona nel 2002 era di portare tutti i cittadini europei a parlare due lingue straniere oltre alla propria – e quindi fare sì che uno studente, un lavoratore o un turista potessero girare da un paese all’altro e documentare la conoscenza di una o più lingue sulla base di un sistema comune. Il plurilinguismo che caratterizza l’Europa è quindi alla base del quadro, e per la certificazione delle lingue europee è possibile, grazie a questo strumento, riferirsi a un parametro comune e sostenere ad esempio che il 41 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Großes Deutsches Sprachdiplom per il tedesco è paragonabile al livello C2 attestato dal Cambridge per l’inglese, dal Cervantes per lo spagnolo e dal PLIDA, o dal CELI o dal CILS per l’italiano. Come si diceva, negli ultimi anni abbiamo orientato la nostra attività di promozione della lingua e della cultura italiana seguendo due binari che corrono in parallelo: da un lato la diffusione della cultura, della certificazione e della valutazione linguistica; dall’altro la standardizzazione dell’offerta didattica della rete dei comitati. Per perseguire questi due obiettivi, la sede centrale ha messo a disposizione della rete due strumenti di qualità: la certificazione PLIDA e il piano dei corsi ADA. Il PLIDA è nato infatti per offrire assistenza alla rete della Dante Alighieri e si occupa di promuovere, produrre e diffondere tutti gli strumenti utili ad agevolare e migliorare l’attività di insegnamento della lingua italiana. Sul sito del PLIDA sono reperibili materiali per la valutazione, la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti. La certificazione delle lingue ha come caratteristica quella di poter essere un documento spendibile. Per essere tale è necessario che sia riconosciuto istituzionalmente, che abbia quindi una valenza scientifica da un lato e un riconoscimento istituzionale dall’altro. La rete del PLIDA conta oggi 308 centri certificatori nel mondo e questi centri sono in parte comitati della Dante Alighieri (214, cioè il 73%); un’altra parte sono istituzioni esterne: possono essere scuole pubbliche, istituti italiani di cultura, centri linguistici universitari, scuole private di lingua che si convenzionano con la Dante Alighieri. Il secondo strumento di più recente costituzione è l’ADA: si occuperà di offrire ai comitati uno standard su cui modellare l’offerta didattica. Il piano definisce dettagliatamente i contenuti e i programmi dei corsi della Dante Alighieri nel mondo per renderli più omogenei, più qualificati e anche più spendibili ovunque. Sulla base del piano curricolare ADA viene creato così un attestato di frequenza ai corsi condiviso da tutti i comitati e uguale in ogni parte del mondo. Il piano ADA è uno strumento di indirizzo didattico e di programmazione che aiuta docenti e direttori dei corsi della Dante 42 Menzinger - Il ruolo della Dante Alighieri nella promozione della lingua e della cultura italiana in Europa o di altre istituzioni nella definizione di cosa insegnare, quando farlo e dando indicazioni anche sul come farlo. Questi significativi cambiamenti all’interno della Dante ci permettono di essere ancora più efficaci nei nostri interventi che sono volti – come previsto dai nostri principi statutari – da un lato a diffondere la nostra lingua e la nostra cultura, dall’altro a mantenere vivi i legami con l’Italia degli emigranti e dei loro discendenti. Non devo certo raccontare a questa platea quanto sia importante questo secondo punto: ciascuno di noi testimonia con il nostro lavoro quanta passione e quanto impegno ci vogliono per creare e mantenere i rapporti con chi ha lasciato il nostro paese, con chi magari ne ha sentito parlare solo nei racconti famigliari, quel numero enorme di persone che viene a volte definito “l’Italia fuori dall’Italia”. L’attività del Ministero degli Esteri, della rete consolare, dell’Università e degli altri enti qui presenti garantisce che questo legame resti saldo negli anni e che questa risorsa preziosa per il paese non vada dispersa. Anche noi della Dante dedichiamo a questo aspetto un’attenzione particolare – grazie alla rete dei comitati –, molti ragazzi di terza o quarta generazione hanno avuto l’occasione di riallacciare i contatti con la loro terra di origine. Nonostante la crisi internazionale, nonostante la progressiva diminuzione del finanziamento pubblico messa in opera negli ultimi anni la Dante comunque cerca di continuare a crescere, a dimostrazione del fatto che la lingua italiana continua ad avere nel mondo un ruolo importante e non solo per la cultura. 43 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? 44 Natale Vadori* Le radici antiche e i nuovi semi della presenza dell’italiano nell’Europa centrale e orientale L’Italia e l’italiano con l’Europa centrale e orientale1 hanno un lungo rapporto, mai interrotto, anche se in continua mutazione. L’Europa sud-orientale fu profondamente romanizzata in età imperiale, la costa dell’Adriatico Orientale rimase popolata da comunità latine anche dopo la fine dell’impero e le coste istriane, dalmate, albanesi e greche divennero nel medioevo territorio veneziano, con tutte le conseguenze, anche linguistiche, del caso2. Comunità autoctone di Italiani tutt’oggi sussistono in Slovenia, Croazia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Romania. Nell’Europa danubiana, solo Noricum, Pannonia e Dacia, moderne Austria, Ungheria e Romania3, furono province romane. L’Europa orientale rimase, invece, del tutto esclusa dall’impero, con eccezione della costa pontica e dell’Armenia. Dalla fine dell’età classica a oggi si sono succedute diverse fasi nel rapporto fra quei territori ed il Belpaese e la sua lingua. Il Patriar* Università del Litorale, Capodistria 1 Comunemente si parla di Europa dell’Est, espressione che sottende un’omogeneità geografica, linguistica, culturale e storica che in realtà non è mai esistita se non, forzatamente, nel periodo delle Democrazie Popolari (1945-1990). Sulla problematicità delle denominazioni geografiche della regione, cfr. Vadori, Natale, 2011, Da Trieste a Vladivostok-Compendio di Geografia Fisica dell’Europa centro-orientale, della Siberia e del Caucaso, San Vito al Tagliamento, Ellerani. Come esempio di cosa sia stato il periodo sovietico visto da un punto di vista interno, si segnala l’ottimo lavoro ceco Vykouval Jirí, Litera Bohuslav, Tejcman Miroslav, 2000, Východ-vznik, vývoj a rozpad sovêtského bloku, 1944-1989, Praha, Libri. 2 Cfr. il glossario di toponomastica italiana dall’Adriatico Orientale al Mar Nero di Vadori Natale Italia Illyrica, 2011, San Vito al Tagliamento, Ellerani. Per una panoramica geografica e storica cfr. Ivetic, Egidio, 2014, Adriatico Orientale-atlante storico di un litorale mediterraneo, Rovigno, CRSR. 3 In Slovenia, Croazia e Romania gli Italiani hanno anche un seggio garantito al Parlamento. 45 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? cato di Aquileia svolse il ruolo di evangelizzatore del Norico e della Pannonia con le diocesi suffraganee che si susseguivano da Como a Siscia, l’odierna Sisak a valle di Zagabria, e includendovi la Carinzia a Nord e l’Istria a Sud. San Cirillo (826/7-869)4, con le reliquie di san Clemente papa e martire (?-†100) recuperate a Cherson (oggi Sebastopoli), in Crimea, dove era stato martirizzato, scese a Roma nell’867 per ottenere dal papa (non dal patriarca di Costantinopoli) il permesso, accordato nell’868, di impiegare la liturgia slava. Papa Adriano II (867-872) fece anche traslare le reliquie di san Clemente alla basilica di San Clemente al Laterano5, in cui vi venne seppellito pure san Cirillo, morto da lì a poco, e dove ogni nazione slava (cattolica o ortodossa) divenuta indipendente vi fa porre una lapide a ricordo della sua opera. San Clemente a Roma quindi (e non altrove) è il sancta sanctorum degli Slavi. L’importanza della Chiesa certamente spiega il ruolo passato e presente degli ecclesiastici italiani e del latino prima e dell’italiano poi nell’Europa centrale e orientale. Il latino però era non solo lingua liturgica ma anche lingua di cultura e pure lingua amministrativa: nel Regno di Polonia fino alla fine della Rzeczpospolita nel 1795, e nell’Impero d’Austria fino al 1848. Ancora a metà del XIX sec. in latino venivano pubblicati i lavori dell’Accademia Imperiale delle Scienze di Russia. Il latino non è italiano ma un ambiente storicamente favorevole al latino è difficile che poi divenga ostile all’italiano. Fino ai primi anni del XIX sec. Polacchi, Ungheresi, Croati e Greci studiavano prevalentemente a Padova e a Bologna, e questo fa intuire che, dopo gli ecclesiastici col loro latino, letterati, artisti e artigiani col loro italiano costituirono il secondo filone storico di viaggiatori: Italiani in quelle contrade e Slavi, Ungheresi, Albanesi, Greci e Armeni in Italia, in fuga dalle guerre con la Turchia ma in movimento anche per lavorare, studiare, viaggiare. I mercanti, in buona parte ma non esclusivamente Veneti, (anche Toscani ed Emiliani) furono un altro veicolo di diffusione dell’italiano, considerato che il loro raggio d’azione comprendeva Polonia, Moscovia e Turchia, come dire dal Baltico al Levante6. Questo ruolo scemò col declino di Venezia ma il XIX sec. riservò nuove attenzioni 4 Sui SS. Cirillo e Metodio, cfr. Grivec, Franc, 1936, Žitja Konstantina in Metodija, Celje, Mohorjeva Tiskarna. 5 Sulla basilica di S. Clemente cfr. in AAVV, 1977, Roma e dintorni, Milano, TCI, pagg 385-388. 6 Ancora oggi ci sono comunità d’Italiani ad Istanbul ed in Crimea. 46 Vadori - Le radici antiche e i nuovi semi della presenza dell’italiano nell’Europa centrale e orientale e interessi per il Belpaese, che col Risorgimento divenne un punto di riferimento europeo, specialmente verso Est, con le sue nazioni oppresse e dove Mazzini e Garibaldi vi erano molto popolari. Ricordo solo che fu a Reggio Emilia, la città del tricolore, nel 1797, che il polacco Józef Wybicki (1747-1822) compose quello che sarebbe diventato l’inno nazionale polacco, la Mazurka di Dąbrowski dove si canta, tra l’altro, Marsz, marsz Dąbrowski/Z ziemi włoskiej do Polski (Marcia, marcia Dąbrowski/dall’Italia alla Polonia). Nel 1834 il poeta slovacco Samo Tomášik (1813-1887) sulla medesima melodia compose un nuovo canto, Hej, Slováci, che divenne l’inno del Panslavismo e pure della Jugoslavia dal 1943 al 2006 come Hej Sloveni (in serbo e macedone; Slaveni in croato e Slovani in sloveno). L’Italia liberale eserciterà a sua volta particolari forme di attrazione: a differenza di molti Paesi europei non aveva leggi antisemite, ed infatti negli stessi anni d’inizio Novecento in cui Ernesto Nathan era sindaco di Roma, l’antisemita Karl Lüger era invece il borgomastro di Vienna. Il Regno non aveva nemmeno leggi discriminatorie contro l’omosessualità e questo spiega in parte il fiorire turistico di Taormina, Capri e Venezia7. Capri però era frequentata anche da molti bolscevichi in esilio8 (Gorkij preferiva Sorrento). Pare che Stalin fosse l’unico ad aver lavorato tra i rivoluzionari in esilio in Italia, portiere di notte ad Ancona prima e campanaro a San Lazzaro degli Armeni, a Venezia, poi.L’italiano comunque era in genere conosciuto dall’intelligencija, sia in età zarista9 che in età sovietica; in quest’ultimo caso anche per l’importanza assunta dal PCI in Italia nel secondo dopoguerra10. 7 Si ricordano per Taormina il barone Wilhelm von Glöden (1856-1931), fotografo, che pure vi morì, per Capri Friedrich Alfred Krupp (1854-1902), per Venezia il racconto di Thomas Mann Der Tod in Venedig (1912). Si aggiunge anche Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), pioniere del moderno movimento omosessuale, promotore del latino come lingua viva, autoesiliatosi in Italia, morendo infine a l’Aquila. 8 Sulla cosiddetta Scuola di Capri, cfr. Fischer, Louis, 1970, Žizn’ Lenina, London; Lenin V. I., 1973, Polnoe sobranie sočinenij, tom XXIV, Moskva, Izdatel’stvo Političeskoj Literatury. 9 Cfr. Lo Gatto, Ettore, 1979, Storia della Letteratura Russa, Milano, Sansoni, attenta anche agli influssi e rapporti letterari con l’Italia. 10 Sull’interesse degli intellettuali sovietici per l’Italia nel secondo dopoguerra, cfr. Kin, Cecilija, 1980, Ital’janskie Mozaiki, Moskva, Sovetskij Pisatel’. Più in generale l’Associazione Italia-URSS svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo di rapporti e contatti diretti tra gli intellettuali dei due Paesi. 47 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Il fascismo, che pure aveva avuto i suoi estimatori, aveva favorito la diffusione dell’italiano in Finlandia (a Helsinki, per esempio, l’Istituto Italiano di Cultura venne aperto nel 1942), Ungheria e Romania, Paesi amici, mentre ebbe effetti catastrofici in Jugoslavia, specialmente in Dalmazia, dove per reazione alle sue mire, negli anni Venti e Trenta ci fu perfino una vera e propria campagna leontoclasta11, ovvero di sistematica distruzione dei Leoni di San Marco. Dopo il 1945 a Est, linguisticamente, dominava il russo. Ovviamente la salita al soglio dell’arcivescovo di Cracovia nel 1978 diede nuova linfa alla pure antica tradizione di studio dell’italiano in Polonia12. La solidarietà, massiccia in Italia, con le vittime di Černobyl’13, ha fatto diffondere l’italiano in Bielorussia. Venticinque anni dopo la Caduta del Muro di Berlino si può però oramai trarre un bilancio dell’era nuova, quella che stiamo vivendo: nell’Europa centrale e orientale, ma vi aggiungerei pure il Caucaso, i cui stati indipendenti della Transcaucasia14 in parte proprio grazie anche all’impegno diplomatico italiano sono entrati nel Consiglio d’Europa, l’italiano è oggi una lingua moderatamente appresa a scuola (già nella primaria anche se più spesso nella secondaria e all’università), più facilmente in corsi privati o da autodidatti, in complesso relativamente diffusa. Imprese15 e banche italiane sono molto presenti in quei Paesi (nostri turisti meno) ma molti lavoratori e forse ancor più turisti da là vengono in Italia. Ancora negli anni 80 del secolo scorso, solo il russo presentava una panoplia di vocabolari, grammatiche e manuali per studiare l’italiano e viceversa. Ora sono disponibili in tutte le lingue statali di quei territori; di regola però non si tratta di pubblicazioni italiane ma di quei Paesi. L’edito- 11 Il felice termine leontoclastia venne coniato da Alberto Rizzi, autore nel 1998 di Il leone di San Marco in Istria, Padova, Signum Editrice. 12 Cfr. Bersano Begey, Marina, 1968, La Letteratura Polacca, Milano, perché rispetto ad altre opere è molto attenta ai rapporti letterari con l’Italia, intensi fin dal Medioevo. 13 Disastro nucleare del 26/04/1986, il maggiore mai verificatosi. 14 La catena del Caucaso divide la regione del Caucaso tra la settentrionale Ciscaucasia, con numerose repubbliche russe e la meridionale Transcaucasia con gli stati indipendenti di Georgia, Armenia e Azerbaigian. Per la problematicità delle denominazioni geografiche caucasiche, cfr. Vadori, Natale, Da Trieste a Vladivostok, op. cit. 15 Come esempio della nuova situazione, si rimanda ad un articolo de Il Messaggero Veneto dello 08/09/2014 sugli imprenditori friulani, tra cui diversi viticultori, emigrati di recente in Azerbaigian http:// messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2014/09/08/news/reportage-dall-azerbaigian-1.9895893. 48 Vadori - Le radici antiche e i nuovi semi della presenza dell’italiano nell’Europa centrale e orientale ria italiana continua infatti ad essere poco sensibile a pubblicazioni e a manualistica relative a quelle lingue e Paesi16. Scopo della REI, è noto, non è quello di promuovere la conoscenza dell’italiano ma quello di migliorare la comunicazione istituzionale in italiano. Tenendo sempre presente questo fine, è mia opinione che individuare modalità e forme di confronto e scambio d’informazioni con istituzioni e personalità di altri Paesi europei, potrebbe risultare molto proficuo per l’attività della REI, anche per evitare di impiegare anglicismi17 concettuali, prima ancora che lessicali. I rapporti antichi e però sempre nuovi tra l’Italia con i Paesi Illirici, Danubiani, Baltici, Sarmatici e Transcaucasici, nel nuovo contesto europeo sia unionale che paneuropeo18 possono dunque trovare nuova linfa nell’interesse reciproco. Credo però che da parte italiana ci dovrebbe essere finalmente maggiore attenzione verso quelle lingue e culture centro-orientali che da parte loro, invece, da secoli hanno imparato la strada per Roma. 16 L’unica eccezione significativa è la Antonio Vallardi Editore ma i suoi pure preziosi vocabolari sono solo tascabili. 17 Ovviamente gli anglicismi non vanno evitati per principio ma solo quando se ne fa un uso non giustificato o fuorviante del tipo Medio Oriente (Middle East) che presuppone un punto di vista americano per cui è la Barberia (Maghreb) che si trova nel Near East; oppure Balcani Occidentali (Western Balkan), termine inviso ai Paesi della regione. Esemplare il recente caso (17/03/2015) della conferenza stampa congiunta a Berlino tra il presidente tedesco Joachim Gauck e la presidente croata Kolinda Grabar-Kitarović, col presidente tedesco che insisteva nel dire “Balcani Occidentali” e la presidente croata che continuava invece a ripetere “Europa sud-orientale”. Cfr. La Voce del Popolo del 18/03/2015 http://www.editfiume. com/lavoce/politica/12217-croazia-un-esempio-per-i-balcani. Sull’effetto fuorviante degli anglicismi nella geonomenclatura, cfr. Vadori, Natale, Da Trieste a Vladivostok, op. cit 18 Dato che la UE comprende solo una parte degli stati membri del Consiglio d’Europa, unionale e paneuropeo si devono intendere come riferiti a realtà ben distinte. 49 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? 50 Loredana Cornero* Presente e futuro dell’italiano nei media radiotelevisivi europei Desidero ringraziare gli organizzatori di questo incontro, in particolar modo la REI con Italo Rubino, l’Accademia della Crusca con i suoi presidenti onorari, Nicoletta Maraschio per il bellissimo intervento fatto in apertura di questa tavola rotonda, i tanti giovani presenti. Mi sembra particolarmente rilevante che oggi siano presenti in così gran numero. Non è usuale che questo accada durante i nostri incontri e per questo li ringrazio vivamente. Vorrei oggi confrontarmi con voi su un tema oggi molto attuale: la contaminazione. Viviamo in un mondo dove la contaminazione, l’interazione, il confronto con l’altro, è ormai all’interno delle nostre case, non possiamo non prenderlo in considerazione, non possiamo dunque non farci i conti. È l’irrinunciabile valore della biodiversità, tanto difesa e coltivata in numerose sfere che deve vivere anche nel nostro ambito linguistico. Noi abbiamo la necessità, ma anche il piacere e l’esigenza di mantenere la nostra lingua viva e di farla crescere promuovendo una pluralità di sguardi e di realtà i quali, nella misura in cui riescono a farsi ascoltare e a dialogare, arricchiscono il mondo intero, la cultura, le scelte politiche, il fare quotidiano. L’esperienza di ogni giorno ci suggerisce che la lingua italiana, con il suo spessore di cultura e di valori elaborati nel tempo, può e deve sempre più giocare le sue carte migliori nel confrontarsi con altre realtà linguistiche e culturali, nell’essere capace di assorbire e di traghettare al suo interno sguardi altrui e, al contempo, nell’essere in grado di farsi ascoltare e assorbire dalle realtà altre. Insomma, * RAI- Segretaria generale Comunità radiotelevisiva italofona 51 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? uscire dai tradizionali territori protetti, sia per contenuti sia per modalità di porgersi, e infiltrarsi lasciandosi infiltrare, contaminandosi come già avviene con numerosi altri aspetti del nostro vivere, per diventare veicolo di scambio e di reciproca conoscenza, di ponte tra le culture, senza però perdere la propria identità. E allo stesso tempo credo sia importante anche per noi, ognuno nei propri differenti campi, evitare di chiuderci nel recinto delle nostre specializzazioni: che gli accademici parlino solo con gli accademici, i traduttori solo coi traduttori, i giornalisti solo coi giornalisti. Credo sia opportuno un confronto comune; che ci si incontri e anche ci si scontri, a volte potrebbe accadere, ma che si veicolino differenti posizioni rispetto al tema della promozione e diffusione dell’italiano, ognuno dal proprio punto di vista, ognuno con la propria professionalità, lavorando insieme, collaborando e contaminandoci con le diverse posizioni, interagendo insieme. Certamente sapete che il Contratto nazionale di servizio, stipulato tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la RAI — pone tra i suoi temi centrali la promozione e la diffusione della nostra lingua. E certamente conoscete perfettamente il ruolo fondamentale che RAI ha avuto nella diffusione della nostra lingua in Italia e nei Paesi limitrofi. Si parla italiano in Albania e nei Paesi dell’Europa sudorientale, si parla italiano nel Mediterraneo, in Tunisia, a Malta, proprio grazie alla RAI che ha permesso che arrivassero nei Paesi vicini i nostri sceneggiati, i nostri documentari, ma ancora di più arrivassero Sanremo e i nostri varietà, Gianni Morandi, Adriano Celentano e Mina. La RAI che tanto ha fatto per la diffusione della nostra lingua, ancora oggi è in prima fila per la promozione della lingua italiana. È stato detto quanto sia importante il tema dell’analfabetismo di ritorno. Tullio De Mauro ne ha scritto molto: tanti italiani, giovani e meno giovani, hanno problemi di scrittura e a volte anche di lettura. Ci sono poi i nuovi cittadini italiani che hanno bisogno di imparare la nostra lingua perché, per scelta o per necessità, hanno deciso di vivere qui nel nostro Paese. Su questi temi, per loro, per tutti noi, RAI Cultura ha un’offerta enorme e mirata con corsi online, con 52 Cornero - Presente e futuro dell’italiano nei media radiotelevisivi europei fiction dedicate all’apprendimento e all’insegnamento della lingua italiana, con corsi per migranti realizzati ad hoc e registrati nei centri territoriali permanenti. Nicoletta Maraschio nel suo intervento ha chiesto di produrre degli spot in favore della lingua italiana. Ancora di più credo sia molto utile avvalersi della fiction, il buon vecchio sceneggiato di una volta, per far passare il messaggio, forse ancor di più degli spot. Intendo dire che già proporre in televisione un italiano corretto, parlare di integrazione, parlare di conoscenza della lingua, della storia della nostra lingua, dell’italiano degli italiani e dell’italiano degli altri sarebbe importante. RAI Cultura ha un bellissimo portale che si chiama www.cultura.rai.it, sicuramente molti di voi lo conoscono, dove si trovano siti sulla lingua italiana e sullo stile di vita italiano: letteratura, storia, arte, design, moda, fruibili gratuitamente da ogni parte del mondo. Si tratta di un progetto crossmediale molto interessante e realizzato con grande professionalità. L’altro percorso che RAI offre per la lingua italiana è quello di RAITALIA, la RAI per tutti gli italiani nel mondo; gli italiani di prima, seconda, terza generazione, ma anche per chi è all’estero per lavoro, per piacere, per un periodo, breve o lungo che sia. A tutti lori RAITALIA offre programmi realizzati ad hoc, visibili in tutto il mondo. Inoltre, per rispettare un tema molto importante, particolarmente caro alle nostre comunità all’estero, quello dell’informazione di ritorno, i programmi di RAITALIA vengono riproposti nel nostro Paese attraverso RAI Scuola, un altro bel canale di RAI Cultura. Non va dimenticato inoltre RAI 5, canale dedicato interamente alla cultura con una programmazione ampia e trasmissioni di altissimo livello. Il terzo percorso, in cui RAI è partecipe in prima linea, è la Comunità radiotelevisiva italofona, di cui sono Segretaria generale. Siamo un gruppo di radiotelevisioni che trasmettono in italiano e ha come membri fondatori, oltre alla RAI, la RSI, la radiotelevisione di Capodistria, quella di San Marino e Radio Vaticana. Abbiamo ovviamente un nostro sito www.comunitaitalofona.org e una pagina facebook, che vi invito a visitare. Oltre ai membri fondatori, 53 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? partecipano anche radio Pola e radio Fiume dalla Croazia, Radio Romania e Radio Tunisi che trasmettono in italiano, radio Colonia, canale della WDR, la radiotelevisione di servizio pubblico tedesco, e la radiotelevisione maltese. Abbiamo scelto di chiamarci comunità proprio perché vogliamo essere un’associazione che unisce, una rete al servizio dell’italofonia, quindi di tutti voi, di tutti noi. Siamo a disposizione via radio, televisione, social per comunicare, dare visibilità a tutte le iniziative per la promozione della nostra lingua. Lavorare insieme, comunicare le esperienze, le passioni, le competenze, le emozioni; ha fatto sì che si sia creata una rete di comprensione, di capacità di collaborazione, di rapporti che ci permettono di lavorare al meglio. È in pratica il concetto di italicità di cui parlava il professor Ratti stamattina. Sul nostro sito e sulla nostra pagina facebook rilanciamo e diamo visibilità a tutti i programmi che parlano della lingua italiana. Sicuramente conoscete il bellissimo programma di RAI Radio 3 “La lingua batte”, ma anche radio Capodistria trasmette “Punto a Capo”, un programma che parla della lingua italiana, e la Radio svizzera “Il Salvalingua” un programma che parla della lingua italiana. Non è solo l’Italia che affronta questi temi, quindi, non è solo in Italia che si discute di questi temi. Un’altra trasmissione radio che mi fa piacere far conoscere è “Mediterradio”, un programma di attualità sul Mediterraneo che è nato dalla collaborazione di Rai Sicilia, Rai Sardegna e Radio Corsa, cui si sono aggiunte Radio Malta e Radio Tunisi. Tutte insieme queste cinque emittenti parlano di temi di attualità del Mediterraneo in lingua italiana. Costruiscono un ponte nel Mediterraneo, un ponte tra le culture, un ponte per raccontarsi, discutendo di problemi comuni, di attualità e di musica, unite nella loro diversità e parlando in italiano. Nel mese di ottobre si sono tenuti gli Stati Generali della lingua italiana. Nel corso dei due giorni di confronto sono emerse molte idee e proposte per esprimere le potenzialità della lingua italiana. Mai come quest’anno abbiamo parlato tanto di italiano, diceva prima Maraschio, ci siamo confrontati, abbiamo partecipato ai gruppi di lavoro, abbiamo messe in discussione molte idee, espresso tante 54 Cornero - Presente e futuro dell’italiano nei media radiotelevisivi europei posizioni e certamente siamo d’accordo che occorre fare promozione per la nostra lingua, ma soprattutto occorre fare in modo che la promozione della nostra lingua diventi un tema di rilievo, soprattutto in Italia, nel nostro Parlamento, all’interno della nostra classe politica. A Firenze si è detto che l’italiano gode ottima salute, si è detto che è la quarta lingua più studiata e noi siamo felici di questo, siamo molto orgogliosi di queste notizie. Ma dall’Europa, o almeno dai nostri confini, non arrivano informazioni altrettanto positive. In Svizzera, per esempio, l’italiano non gode buona salute. Jean Luc Eggert e il professor Ratti ce lo possono confermare. Non gode buona salute in Slovenia e in Croazia, Paesi in cui in passato aveva una posizione molto forte, e ha grandi difficoltà nel Mediterraneo. E proprio l’indagine sulla salute della lingua italiana sulle nostre frontiere è stato quest’anno il tema centrale del nostro impegno. Qual è lo stato della nostra lingua nelle zone del confine, del congiungimento con l’altro? Un confine che oggi troviamo anche all’interno delle nostre realtà che sono sempre più multiculturali e multilinguistiche, sempre più complesse da gestire in termini di relazione, anche dei valori linguistici. Tre incontri in programma: l’italiano sulla frontiera d’oltralpe, sulla frontiera est/ovest e ponte tra le culture nel Mediterraneo. Il primo seminario L’italiano sulla frontiera: la Svizzera e le sue sfide linguistiche nell’era della globalizzazione si è tenuto a maggio in Svizzera. A conclusione, come ha ricordato il professor Ratti, è stata presentata la Risoluzione di Basilea con una serie di proposte per una governanza dell’italiano di fronte alle sfide esterne. Vi si legge: “La sfida della globalità rappresenta per l’italiano un’opportunità per rilanciarsi, scrollandosi di dosso il complesso della inferiorità numerica... Di fronte ai processi di globalizzazione tutte le lingue nazionali sono minoritarie... Il ruolo dei nuovi attori della globalità e dei media, specie di servizio pubblico, è essenziale”. Il convegno a Capodistria in Slovenia, nel giugno scorso: Diver- 55 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? sità sulla frontiera tra l’est e l’ovest: opportunità e rischi è stata occasione importante per valutare la situazione dell’italiano in tutte le realtà più frammentate dell’entroterra istriano e della Croazia dove l’italiano è presente, ma ha enormi difficoltà di sopravvivenza. In particolare per le radio italofone di Pola e Fiume che hanno bisogno del nostro aiuto. Di questo italiano della prossimità noi dobbiamo prendere atto e farcene carico, italiano del confine, italiano della contaminazione, italiano che sta vicinissimo a noi, italiano di cui anche noi siamo responsabili. Per finire, e qui voglio estendere l’invito a tutti i presenti, l’11e il 12 dicembre nella sede della RAI di viale Mazzini 14, con il sostegno della RAI e in collaborazione con ANSAMed, stiamo organizzando un seminario per analizzare lo stato di salute e il ruolo della nostra lingua nel Mediterraneo: Italiano ponte tra le culture nel Mediterraneo. Papa Francesco, uno delle personalità più carismatiche del nostro tempo, che italiano non è, parla in italiano in occasioni ufficiali, soprattutto nel Mediterraneo. L’ha fatto a Gerusalemme, parlando ad arabi ed israeliani, e proprio in questi giorni ad Istanbul la sua apertura all’Islam è stata pronunciata in italiano, in un discorso in cui ha voluto sottolineare che «la convivenza fra musulmani, ebrei e cristiani deve poggiare sugli stessi diritti e doveri». E qualche tempo fa, in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino: “...perché si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione. Ecco l’essenziale: dove c’è un muro c’è chiusura dei cuori. Servono ponti e non muri!” Noi facciamo nostre queste parole, che l’italiano diventi un ponte di dialogo, un ponte di comprensione, grazie ai valori e alla ricchezza di cui la lingua italiana è portatrice, in un mondo che è complesso e con dinamiche spesso contrastanti, quindi in quest’area che è importante perché ha tanti contrasti ma che ha tante affinità di storia e di cultura comune, vorremmo riuscire ad 56 Cornero - Presente e futuro dell’italiano nei media radiotelevisivi europei individuare dei percorsi che consentano alla lingua italiana di farsi nuovamente veicolo di conoscenza e di dialogo, per realizzare iniziative comuni. Quali territori migliori per la lingua e la cultura italiana del mondo mediterraneo, considerato sia dal lato storico, sia come origini comuni anche se frammentate da complesse frontiere, obbligate comunque a convivere malgrado terribili tensioni e contraddizioni, contrasti e affinità di antichi scambi e percorsi comuni? È qui che l’italiano può mostrare le sue potenzialità di lingua della complicità e non della dominazione, con l’ambizione di farsi piattaforma d’incontro, di una reciproca conoscenza che crea le premesse per un vero rispetto delle differenze. L’italiano quindi non come lingua superata dalla potenza omologante della globalizzazione o della globalità, abbiamo visto col professor Ratti quanto questo non sia vero, né espressione di un mondo in estinzione, di un mondo di nostalgici di quanto era bello, di Dante, che, per carità, che nessuno ce lo tocchi, ma che deve trovare nuove idee per il suo rilancio. Il Sottosegretario Giro ha affermato a Firenze: “Nel mondo c’è un’idea di Italia legata all’Umanesimo, alle nostre grandi bellezze, a un patrimonio culturale impareggiabile, l’italiano è un vettore di valori umanistici e culturali che il mondo ci riconosce da valorizzare a tutti i livelli, compreso quello economico”. Ecco quindi l’italiano come lingua condivisa e come valore condiviso: questi sono i cardini intorno ai quali rinforzare il nostro impegno per una comunità di italofoni, basata sulle suggestioni che porta con sé l’immagine e il nome Italia. Non si tratta quindi della solita competizione con l’inglese, ma della capacità per la lingua italiana di sapersi mettere all’ascolto dei nuovi bisogni “altri”, oltre le frontiere dei pregiudizi e della chiusura nei tranquillizzanti territori protetti, e di saper rispondere con nuovi contenuti e nuove modalità comunicative attingendo alla propria cultura e ai propri valori. Allora città d’arte, cultura e stile italiano, musica, cinema, letteratura, e ancora moda, sport, cucina, viaggi, design. Ma anche e soprattutto italiano come espressione di una capacità di fare rete e di creare nuove prossi- 57 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? mità – non più solo geografiche – per dimostrare concretamente che la nostra lingua è un tesoro dell’umanità e un patrimonio che può generare anche grandi opportunità per il futuro. Quest’anno si è parlato molto della promozione e diffusione della lingua italiana. Credo che sia ora di passare dalle parole ai fatti. 58 Vincenzo Lo Cascio* La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online Ho da 30 anni in cantiere un progetto di dizionari online fatti in tutti questi anni, messi insieme e ora disponibili su web (locasciodictionary.com). Ho cominciato diversi anni fa con un dizionario italiano-olandese, nell’ambito di un accordo culturale tra l’Italia e l’Olanda, e che ho pubblicato nel 2001 (Van Dale/Zanichelli 2 vol. 2000 pp.). Il lavoro di redazione dizionariale mi ha portato poi ad andare avanti e allargare il dizionario italiano-olandese per creare un gande dizionario elettronico su CD rom (Lo Cascio 2006), pubblicato dalla mia fondazione Italned (italned.com), che praticamente riprendeva tutto ciò che era nel dizionario bilingue cartaceo, ma con molte più informazioni lessicali e grammaticali e permetteva, rispetto alla versione grafica stampata, di interrogare i dati in tutti i modi, ad esempio: cercare un sostantivo appartenente al linguaggio medico, cercare per esempio come si combinano le parole, cioè quali parole vengono richieste da un determinato lemma, ecc. Tutte le occorenze di una determinata parola nell’intero database ecc. Il CD rom ha permesso quindi di allargare la banca dati enormemente. Dopo questo, ho realizzato presso la casa editrice J. Benjamin’s Publisher di Amsterdam il Dizionario Combinatorio Compatto Italiano (DICCI, 2012, 1 volume), e il Dizionario Combinatorio Italiano (DICI, 2013, 2 volumi, 1400 pp. ) dove i dati che avevo per l’italiano sono stati arricchiti presentando tutte le combinazioni che un lemma (circa 6500) richiede: quali verbi, quali aggettivi, quali sostantivi ecc. * Ital/Ned Foundation - Università di Amsterdam 59 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Fin dall’inizio (già negli anni 80) i dizionari ho voluto redigerli su supporto informatico, creando dunque dizionari elettronici, e strutturati in modo tale che fossero in particolare organizzati su database relazionali (cf. Lo Cascio 2007, 2012b). I dati sono stati dunque organizzati in modo tale che tutte le parole fossero codificate in base alla loro categoria grammaticale, in base alle loro combinazioni categoriali, in base alla loro semantica, al loro campo di appartenza (in particolare su 65 campi e linguaggi specialstici: medico, culinario, giuridico ecc.,) ecc., ecc. Questo mi ha permesso di sviluppare, una struttura che permettesse di navigare a tutto campo all’interno dei dizionari, e chiedere e interrogare i dati in moltissimi modi. L’idea fondamentale alla base di tutta questa opera è che la lingua non è formata da elenchi di parole, ma da parole che si combinano con altre, e queste altre non sono tutte le parole di una determinata lingua ma soltanto quelle che stabiliscono una congruenza sintattica, semantica, ecc. con un determinato lemma (cf. Alinei 1974, Cowie 1998, De Mauro & Lo Cascio 1997). La combinazione è dovuta anche e spesso a una congruenza idiosincratica, specifica di una deterninata lingua mettendo in evidenza dunque la differenza tra lingue. Parlare e usare la lingua in modo pertinente è conoscere i giusti accoppiamenti, ricostruire per ogni parola il mondo lessicale a cui appartiene (cf. Lo Cascio 1997, 2000, 2004). Una entrata lessicale come “discussione” mostra che essa si può combinare in italiano con altre parole, combinazione determinata dalla sua categoria grammaticale ma anche dalla sua natura semantica: “affrontare una discussione”, “sostenere una discussione” “una discussione vivace o noiosa”. Così una “lezione” può figurare in strutture come”tenere una lezione”, “dare lezione”, “dare una lezione a q.no” “fare una lezione” “seguire una lezione” “lezione interessante” “lezione stimolante” ecc. Le combinazioni non sono universali. Se in italiano si “tiene” o si “fa” una lezione, in inglese “you give a lesson” ma non “*do” o “*make a lesson”. In italiano stesso mentre si da una lezione non *si da una discussione ma si fa una lezione o si fa una discussione. Interessante dunque è ricostruire e fare l’inventario di tutti i casi in cui le parole 60 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online “discussione” o “lezione” si combinano con altre parole in italiano formando espressioni fisse e confrontarle con altre lingue. Tutto ciò vuol dire che le parole sono racchiuse in sequenze fisse, per cosi dire in formule. In altre parole le retrizioni combinatorie non sono estese solo al confronto con le altre lingue ma vigono anche all’interno di una lingua. Non si può “*sostenere una lezione” e non si può “*tenere una discussione”, o forse si può, ma in casi rari. Così, facendo un confronto tra le lingue, va osservato che noi italiani “puliamo i denti” ma gli olandesi non li possono pulire, possono soltanto “lucidarli” (tanden poesten). Noi facciamo la doccia, mentre gli stranieri non la fanno, ma la prendono. Noi tagliamo il pane, la carne, il salame o l’erba. Un olandese l’erba la falcia e non la taglia. Mentre in italiano si parla di una fetta di pane o di salame, in olandese per salame (worst, salami) si deve usare la parola plak. In italiano si noleggia una bicicletta e non un *appartamento. Ogni volta c’è dunque la necessità di stabilire l’idiosincrasia, che nella combinazione delle parole è stata stabilita in ogni lingua. Questo significa che tutto dev’essere codificato, così che un dizionario ci indichi il sistema combinatorio che vige in una lingua e ci dica per esempio che in italiano per i denti si usa il verbo pulire, mentre per l’olandese bisogna servirsi del verbo lucidare (Lo Cascio 2012°, 2013). Redigendo i dizionari nell’ottica di indicare come la lingua si usa, è necessasrio ricreare il minisistema di ogni parola nella lingua oggetto partendo dal principio che ogni parola in ogni lingua, ha un suo minisistema. La lingua non è dunque più considerata come un elenco di parole, ma come un insieme di X minisistemi che formano infinite minireti. Ogni parola tira dentro tutte le parole che appartengono alla sua rete, i suoi familiari, i parenti, gli amici. Proprio come avviene anche nella nostra mente: dove infatti non abbiamo l’elenco alfabetico ma abbiamo le reti. Milioni di reti. La registrazione delle reti nel nostro cervello avviene grazie all’accoppiamento con le nostre esperienze ed emozioni. Evocando le emozioni tiriamo fuori le formule e le espressioni ad esse collegate. 61 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Il sistema elettronico ci permette oggi di ricostruire e simulare tali reti (e minireti), il sistema delle reti, ed è per questo che ora ho deciso di mettere tutti questi dati online, creando una piattaforma multilingue che ha come base l’italiano che guarda alle altre lingue, con la possibilità di navigare e recuperare le varie reti, esplorarle. I dizionari in rete in questo momento sono 5: italiano-olandese, olandese-italiano, italiano combinatorio, olandese combinatorio e italiano altra lingua. Significa che tutti questi dati sono coordinati e legati all’italiano come elemento centrale. Verso la fine di settembre 2015 questa banca dati e questi dizionari in rete saranno disponibili per gli utenti che vorranno abbonarsi, e sarà possibile avere diversi dizionari: perora: italiano-olandese, olandese-italiano, italiano combinatorio e olandese combinatorio. La piattaforma, come detto sopra, si chiama locasciodictionary.com. Attualmente si può senza abbonamento consultare la lettera A dell’italiano permettendo così di scoprire alcune funzionalità particolari e interessanti del progetto. A inizio ottobre ci si potrà abbonare a uno o più dizionari con un modesto pagamento, allora la consultazione potrà essere totale. Cosa sarà possibile fare sulla rete? Scegliamo innanzitutto il dizionario italiano combinatorio (330.000 fraseologie, 200.000 spiegazioni, 50.000 esempi, 65 campi specialistici ecc.). Prendiamo una parola come: “conferenza”. Abbiamo la possibilità di consultarla come lemma o come combinazione lessicale. Dunque cliccando su Combinazioni lessicali otteremo diverse pagine di combinazioni categoriali. La ricerca non si limita al lemma. Se si vogliono avere più informazioni sul lemma allora si può scegliere di averla come “Contesto”. In tal caso il sistema presenta tutte le occorrenze di quella parola in tutto il dizionario e database, rendendo potentissimo il dizionario C’è poi una cartella <Mio dizionario> in cui ogni utente ha uno spazio virtuale, nell’area elettronica, e potrà aggiungere informazioni sue proprie. Queste informazioni rimangono a sua disposizione ma , se vuole, potrà metterle a disposizione di tutta la redazione e quindi degli altri utenti. Sarà in tal caso la redazione centrale a decidere se i nuovi dati è opportuno diffonderli o se debbono rimanere soltanto 62 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online Immagine 1 Immagine 2 63 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? di proprietà dell’utente che li ha proposti. Si pensi per esempio ai traduttori che potranno aggiungere altre traduzioni alle espressioni o agli esempi presenti nei dizionari e arricchire uno dei dizionari in una delle lingue, fornendo un servizio utile che potrà tornare anche utile a loro se altri utenti avrenno fatto altrettante proposte valide. Ogni parola viene presentata nel dizionario combinatorio italiano o nell’italiano-olandese, non soltanto come lemma e le sue articolazioni grammaticali e semantiche ma anche con la spiegazione in italiano, a cui nel dizionario bilingue viene aggiunta la traduzione. I dizionari bilingui sono cioè “bilingualizzati”, presentano infatti sia la spiegazione della parola o della frase nella lingua di input, sia la loro traduzione. Questo sistema è molto comodo oltre che dal punto di vista didattico, anche per un traduttore che, se cerca una spiegazione particolare di una data espressione può averla. Se prendiamo come esempio la parola “conferenza” ci accorgeremo inoltre che essa è già presentata con le combinazioni lessicali che le appartengono. In combinazione con un aggettivo, la conferenza può essere “conclusiva”; con un verbo si noterà che si può sentire una conferenza; tenere una conferenza, che significa “parlare in modo ufficiale e solenne a un gruppo di persone di un determinato oggetto” e si può dare una conferenza, si può soprattutto farla o tenerla. In inglese invece non si tiene o si fa, ma si dà (to give a lecture). Il dizionario permetterà di fare inoltre una “ricerca avanzata”. Poiché è tutto codificato, permetterà di cercare per esempio (immagine 4) nella categoria grammaticale “nome”, “femminile”, nel linguaggio dell’abbigliamento. Con questa ricerca ottengo 266 lemmi in ordine alfabetico (ballerina, balza…). Nella banca dati ci sono 65 linguaggi specialistici (diritto, medicina, anatomia, allevamento, ecc.) e il database è capace di trovare in pochi secondi le informazioni relative a quel tipo di dizionario e campo specialistico. Posso poi cercare una delle cose più importanti: trovare la parola a partire dal suo significato. Il bottone “Ricerca per significato” permette di fare tale ricerca. Ad es. se voglio sapere quali sono le parole o le fraseologie che hanno in sé, nel loro significato, il “movimento” e in particolare “in movimento”. Nessun altro dizionario, cre- 64 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online Immagine 3 do, è in grado di offrire questa possibilità. Se cerco “in movimento” nella semantica trovo le parole collegate a questo concetto. Una delle parole che mi verranno segnalate con questa ricerca è Immagine 4 65 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Immagine 5 Immagine 6 per esempio il verbo “accompagnare”. Se clicco, ad es., su “accompagnare” nella spiegazione del significato trovo, “riferito a finestre e porte, “accompagnare” come “guidare con la mano un 66 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online Immagine 7 oggetto in movimento, per dirigerlo e moderarne la velocità, spec. rif. a porte, sportelli, cancelli ecc”. Si veda: Immagine 8 67 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? Qui dunque si recupera la spiegazione. E questo è possibile anche farlo per le fraseologie. Si noti che ci sono più di 200.00 concetti collegati alle parole e alle fraseologie. Ad ogni modo la rete avrà due piattaforme. Una, rivolta all’utente (chi si abbona ha questi dizionari disponibili); l’altra, che funge da piattaforma redazionale riservata dunque ai redattori impegnati e responsabili di uno o più dizionari. I redattori autorizzati hanno la possibilità di gestire le informazioni, di aggiungere informazioni, di apportare correzioni ecc. Immagine 9 Ci sono tante redazioni quanti sono i dizionari monolingue o bilingui in cantiere. Ogni volta che a livello di piattaforma redazionale si aggiunge un’informazione, o si apporta una correzione immediatamente l’utente l’avrà sul suo computer ovunque esso si trovi nel mondo. Quindi se un redattore aggiunge una traduzione, immediatamente viene messa a disposizione dell’utente che si trovi 68 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online o in Europa, o in America, o in Asia, o in Africa ecc. La parola “patto”, presenta alcune fraseologie (nessun patto) con traduzione mentre altre sono senza. Questo significa che se l’utente ha preso l’abbonamento per il dizionario italiano-olandese avrà solo la parte che viene tradotta; se invece aggiunge il dizionario italiano avrà anche tutte le informazioni anche quelle che invece non sono state (ancora) tradotte. Se però si inserisce una traduzione, essa immediatamente verrà a fa parte del dizionario bilingue e sarà a disposizione dell’utente. Avere un patto, concludere un patto, contrarre un patto... sono tutte espressioni che non sono state ancora tradotte in olandese. Si pensi che ci sono 150.000 espressioni già tradotte in olandese mentre altre 120.000 sono ancora da tradurre: se qualcuno dei presenti mi aiuta a tradurre, diventano subito bene comune. Questo è il concetto: si fa parte della redazione, se si viene ammessi nel gruppo. La redazione centrale filtra le informazioni che vengono in- Immagine 10 69 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? serite e, se le approva, queste passano subito a disposizione dell’utente. La parola “patto” come lemma presenta la spiegazione (“accordo” tra due o più parti ecc.), seguita dalla traduzione e quindi dalle fraseologie. Consultando la parola “patto” organizzata in un altro modo, non più come lemma ma come sistema con le sue combinazioni, si avrà quanto visualizzato nell’immagine 10. Per cui troveremo indicati tutti gli aggettivi (patto atlantico, patto bilaterale, ecc.), ma troveremo anche (tra parentesi quadra) la spiegazione di patto atlantico, bilaterale, ecc.. Siccome si può navigare a tutto campo, qualunque parola, anche quella di spiegazione, può essere cliccata permettendo di passare subito alla parola come lemma e quindi evocare una rete. Ad esempio, la fraseologia patto bilaterale ha nella spiegazione il termine accordo; se clicco su accordo allora esso diventa lemma e mi viene presentato come in un dizionario a capo di una nuova rete. La navigazione è continua, le associazioni lessicali e mentali sono infinite e quasi da “capogiro” . Sarà possibile quindi (consultare, abbonarsi a 4 dizionari + il dizionario “altra lingua”). Prendiamo la parola “rabbia”: abbiamo tre semantiche (malattia infettiva; irritazione, collera; disappunto). Queste spiegazioni servono a chiarire meglio la semantica della parola rabbia. Oltre a ciò nel bilingue c’è la traduzione. Ma “rabbia” la possiamo analizzare come dizionario combinatorio. Come si vedrà viene messo contemporaneamente nella colonna di destra un elenco delle parole che somigliano alla parola che sto cercando. Vediamo comunque che “rabbia” viene presentata ora come combinazioni (essere colpiti dalla rabbia ecc. – primo significato; rabbia bestiale, rabbia cieca – secondo significato; ecc.). La banca dati è aperta alla creazione di tanti altri dizionari bilingui. Nella parte redazionale si possono per esempio avviare una serie di progetti italiano-altra lingua. Si possono formare tanti gruppi redazionali per realizzare altrettanti dizionari bilingui con l’italiano lingua partner. La redazione è “virtuale” e dunque ogni redattore si può trovare in qualunque parte del globo 70 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online Immagine 11 terrestre e collaborare. Il redattore in questione fa parte del gruppo redazionale se registrato e munito di parola d’ordine. La parte italiana che deve servire da input è pronta, il software è pronto per l’inserimento e gestione dei dati, è pronto anche il programma di rovesciamento dall’italiano a un’altra lingua è pronto (programma che in pochissime ore dà il dizionario altra lingua-italiano. L’unica cosa è quindi decidere se fare italianotedesco, italiano-polacco, ecc., in cui l’italiano è comun denominatore e dunque lingua partner per tutte le lingue. Si può partecipare come redattori a qualunque progetto. Si può avere anche un progetto con cui si vogliono dare informazioni solo sul linguaggio del diritto o su quello medico oppure soltanto dare le spiegazioni delle fraseologie. Tutto è possibile e da tutte le parti del mondo. Se si vuole dunque fare un italianospagnolo, si può scegliere un redattore a Lima, uno a Buenos Aires, uno a Sevilla ecc., che rima gono a casa e partecipano al progetto italiano – spagnolo se coordinato da uno specifico redattore indicato dalla redazione centrale e quindi legato 71 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? a uno specifico progetto. Sarà possibile per allargare questa banca dati se con una parola d’ordine si è ammessi partecipare a un qualunque progetto. Si pensi che ci sono già 300 000 espressioni per l’italiano. Pensate quanti di voi potrebbero, in poche ore, partecipare e contribuire all’aggiunta, contribuendo a questo che può diventare un bene comune. È molto difficile spingere la gente a dare. Quando ho pubblicato il mio CD rom nel 2006, ho indicato sul sito (italned.com) la possibilità di dare suggerimenti per correzioni ecc.. In quasi 10 anni non c’è stata una sola persona che mi abbia inviato un suggerimento. Qualcuno ha criticato, ma nessuno è stato disponibile a contribuire al miglioramento. Qui sono presenti molti giovani, che, se volessero, potrebbero contribuire a creare un bene comune e ad allargare una base in cui l’italiano è il comune denominatore per tante lingue. Ma forse mi illudo o non mi rendo conto che la gente... è timida!!! Immagine 11 72 Lo Cascio - La centralità dell’italiano in una possibile piattaforma multilingue online RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Alinei, M. 1974: La Struttura del lessico, Bologna, Il Mulino. Cowie, A. 1998 (a cura di.): Phraseology: Theory, analysis, and applications. Oxford, Oxford University Press. De Mauro, T. & Lo Cascio, V. (edd.) 1997: Lessico e Grammatica. Roma, Bulzoni. Heid, U. 1997: “Proposte per la costruzione di un dizionario elettronico delle Collocazioni”. In: De Mauro, T. / Lo Cascio, V. (a cura di): Lessico e Grammatica. Roma, Bulzoni, 47-62. Lo Cascio, V. & Jezek, E. 1999: “Thematic-Role Assignment and Aspect in Italian Pronominal Verbs”. In: Mereu, Lunella (a cura di): Boundaries of Morphology and Syntax. Amsterdam, John Benjamins Publishing Company, 253-270. Lo Cascio, V. 1997: “Semantica lessicale e i criteri di collocazione nei dizionari bilingui a stampa ed elettronici”, In: De Mauro, T. & Lo Cascio, V. (a cura di): Lessico e Grammatica. Roma, Bulzoni, 63-88. Lo Cascio, V. 2000: «Competence linguistique et Collocations». In: Colles, Luc/Dufays, Jean-Luis/Fabry, Genevieve/Maeder, Constantino (a cura di): Didactique des langues romanes: le developpement des competences chez l’apprenant (Actes du colloque de Louvain-la-Neuve janvier 2000). Bruxelles, De Boeck & Duculot, 349-359. Lo Cascio, V. 2004: “La lessicografia e il lessico nella mente 2”. In Incontri, Amsterdam & Utrecht, APA Holland - University Press, 1, 17-30. Lo Cascio, V. 2006 (a cura di): Lo Cascio Grande Dizionario Elettronico Italiano-Neerlandese/Neerlandese-Italiano, Am- 73 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? stelveen, Italned Foundation. Lo Cascio, V. 2007 (a cura di.): Parole in rete. Novara, Utet Università. Lo Cascio, V. 2012a (a cura di): Dizionario Combinatorio Compatto Italiano. Amsterdam, John Benjamins Publishing Company. Lo Cascio, V. 2012b: “Nelle reti del lessico”. In: Ferreri, Silvana (a cura di), Lessico e Lessicologia, Roma, Società di Linguistica Italiana / Bulzoni, 3-27. Lo Cascio, V. 2013 (a cura di): Dizionario Combinatorio Italiano. Amsterdam, John Benjamins Publishing Company. 74 Jean-Luc Egger* L’esperienza del gruppo di lavoro REI “Osservatorio dell’italiano istituzionale fuori d’Italia” Grazie, buongiorno a tutti. Vi chiedo ancora un piccolo sforzo di attenzione e di pazienza. Sarò breve. Prima di riferire brevemente su una esperienza reistica concreta vorrei dire che il gruppo di lavoro sull’italiano istituzionale fuori d’Italia, poi denominato ufficialmente Osservatorio, rappresenta un buon esempio delle dinamiche che possono innescarsi a seguito delle Giornate REI, ma anche un buon esempio di condivisione di problemi ed esperienze. Loredana Cornero ha auspicato che alle parole seguano i fatti: beh, questo è un esempio concreto di fatti che sono seguiti a parole, e quindi, indirettamente, un caso esemplare di costruzione di nuove «prossimità istituzionali» in un mondo globalizzato, secondo uno dei concetti chiave proposti dal professor Ratti questa mattina. Nel giugno 2013, quindi praticamente in concomitanza con l’entrata della Croazia nell’Unione europea, si era tenuta proprio qui a Roma la XIII giornata REI dedicata a L’italiano oltre confine. Lingua istituzionale e di comunicazione in altri paesi europei. Ed era stato un incontro in cui le relazioni presentate dai rappresentanti, esponenti, delle istituzioni svizzere, slovene e croate avevano permesso di gettare lo sguardo su realtà istituzionali molto diverse ma accomunate dall’uso istituzionale e mediatico della lingua italiana. Ne era risultato, oltre a una visione più chiara delle peculiarità del multilinguismo di ciascuna di queste realtà, un quadro molto diffe- * Cancelleria della Confederazione svizzera 75 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? renziato, non solo per quanto riguarda la presenza dell’italiano nei vari livelli istituzionali e nella vita pubblica, ma anche grandi differenze negli esiti formali e nelle terminologie ufficiali. Un altro dato, macroscopico, risultato dalle testimonianze sentite in questa giornata era la situazione di relativo isolamento in cui si trovano a operare i traduttori sloveni e croati nel loro lavoro di mediazione culturale ma anche di tutela concreta della lingua italiana in realtà alloglotte. Ecco, da queste considerazioni, e secondo la vocazione originaria della REI, che è quella di mettere in contatto i professionisti che si occupano a vario titolo della lingua italiana istituzionale, è nata l’idea di istituire un gruppo di lavoro permanente REI dedicato alle problematiche tipiche di questi facitori di lingua italiana ufficiale operanti in un contesto alloglotto, cioè fuori d’Italia. Il mandato generale assegnato a questo gruppo di lavoro è almeno duplice: in primo luogo, il compito di fungere da osservatorio della realtà dell’italiano istituzionale nelle regioni interessate e quindi di monitorare, in un certo senso, le difficoltà e le problematiche che vi sono connesse; in secondo luogo, quello di servire da piattaforma per lo scambio di esperienze e di opinioni, ma anche come punto di riferimento, comunque di essere un interlocutore per dubbi, difficoltà, soluzioni terminologiche e linguistiche in generale, e questo sia per le istituzioni esterne (come i servizi di traduzione della Commissione, che avevano espresso dei desiderata particolari in merito a talune denominazioni ufficiali), ma anche a favore dei membri stessi del gruppo di lavoro. Evidentemente poi questi mandati possono essere integrati e completati da altri progetti concreti a seconda delle esigenze dei partecipanti. Devo aggiungere che l’esistenza stessa di una tale piattaforma, che è stata subito sostenuta da più attori istituzionali (vedremo in seguito quali esattamente), ha suscitato sin dall’inizio grande interesse, soprattutto nella regione istriana, per gli effetti moltiplicatori che una tale iniziativa può avere per la tutela e la cura della lingua italiana in senso lato. Come sapete, l’unione fa la forza, e il fatto di trovarsi associati in una compagine, seppur ancora poco rigida, ma comunque dotata di un assetto stabile, consente di dare maggiore 76 Egger - L’esperienza del gruppo di lavoro REI “Osservatorio dell’italiano istituzionale fuori d’Italia” peso alle istanze di una lingua minoritaria come è l’italiano fuori d’Italia e anche di creare nuove dinamiche nella comunità italiana. Per questo la creazione di un osservatorio ha destato molto interesse anche presso le autorità politiche della regione. A distanza ormai di sei mesi dalla riunione istitutiva del nostro gruppo avvenuta nel maggio 2014, posso dire che un primo risultato importante che abbiamo raggiunto è semplicemente quello di esistere in quanto gruppo di lavoro. Esistere significa avere una struttura, avere uno spazio interattivo dove comunicare e scambiare documenti, e disporre non da ultimo di una struttura che consente di riunirci regolarmente in videoconferenza. Non è infatti scontato trovare le disponibilità e le competenze per riunire un gruppo rappresentativo di persone che comunque hanno altri impegni. Per precisione vorrei dire che attualmente il nostro osservatorio conta rappresentanti dei seguenti enti: l’Accademia della Crusca, l’Assessorato della comunità italiana della regione istriana, la Cancelleria federale svizzera, il Comune di Pirano, Radio Capodistria, l’Università di Pola, l’Università del Litorale a Capodistria, l’Università di Trieste e l’Università della Svizzera italiana a Lugano. Siamo tuttora in attesa di una risposta da parte di altri potenziali interessati, come il Cantone dei Grigioni e la Radiotelevisione della Svizzera italiana. Abbiamo poi, oltre a questi membri permanenti, la possibilità di far capo a un certo numero di membri corrispondenti: un esempio è la professoressa Ferreri che si è gentilmente messa a disposizione in questo senso. Sul piano operativo, abbiamo cominciato i lavori proprio dall’inizio, ossia da un modesto schema sinottico delle denominazioni delle principali autorità e dei loro membri. E poi un’analisi delle denominazioni degli organi istituzionali e delle funzioni a livello comunale. Questo esercizio, che definirei di terminologia onomastica comparata e che a prima vista può sembrare poco ambizioso e meramente descrittivo, si è in realtà rivelato molto istruttivo, perché innanzi tutto chiarisce esattamente di che cosa stiamo parlando e poi perché permette di confrontare le prassi linguistiche e verificarne la coerenza. Ad esempio è risultato che, per designare il parlamento 77 L’italiano nel mondo globalizzato: quale presente e quale futuro? sloveno, si usano termini diversi come Camera di Stato o Assemblea nazionale o ancora Assemblea di Stato. E credo che proprio in un caso come questo, ad esempio, il nostro gruppo potrà fare delle proposte precise. In una prossima tappa si tratterà di mappare la presenza della lingua italiana nelle istituzioni dei singoli Paesi, estendendo poi l’indagine all’ambito scolastico e a quello dei mass media. Anche in questi ambiti, al di là dell’aspetto ricognitivo, l’esame permetterà di individuare eventuali margini di intervento. Credo sia facile capire che il nostro gruppo, il nostro osservatorio, non è concepito come una struttura di promozione diretta dell’italiano. Mancano evidentemente i presupposti contestuali e non mi sembra che questo tipo di intervento o di mandato rientri nelle finalità della REI. Siamo però convinti che perseguire scopi formali come un minimo di armonizzazione linguistica e una migliore qualità dell’italiano a livello istituzionale possa senz’altro servire alla causa di una maggiore presenza della lingua italiana nel mondo, e i primi riscontri avuti da più parti ci confortano in questa opinione. Vi ringrazio. 78 Grafica e impaginazione: Letré, Roma Finito di stampare: Ottobre 2015