STUDI E TESTI DI PALAZZO SERRA COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI LINGUE E CULTURE MODERNE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA Comitato scientifico Massimo B Pier Luigi C Roberto D P Claudia H Sergio P Michele P Laura S Giuseppe S Stefano V STUDI E TESTI DI PALAZZO SERRA COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI LINGUE E CULTURE MODERNE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA Questa collana di studi e testi affianca i Quaderni di Palazzo Serra editi dal Dipartimento fin dal . La collana ospita volumi nati da convegni su temi specifici, monografie significative di studiosi noti e giovani, ed edizioni critiche di testi. Annus Mirabilis – a cura di Stefano Verdino Domenico Lovascio Massimo Bacigalupo Copyright © MMXII ARACNE editrice S.r.l. www.aracneeditrice.it [email protected] via Raffaele Garofalo, /A–B Roma () ---- I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell’Editore. I edizione: ottobre The fate of Genoa requires no comment: it is the Parga of Italy; and it owes its misfortunes to the same councils, and the same system, which, in a shameless conspiracy against the rights and feelings of humanity, are plotting the total extinction of liberty in Europe. Lady Morgan, Italy Indice 9 Presentazione PARTE I Genova da Napoleone al Congresso di Vienna 15 Stefano Verdino Genova 1814. Un caso internazionale negli scritti del tempo 89 Amina Di Munno Antonio Nervi, traduttore genovese de I Lusiadi di Luís Vaz De Camões 105 Giuseppe Sertoli Genova 1815 e il “romanzo napoleonico” di Joseph Conrad 121 Massimo Bacigalupo Ezra Pound e il “canto” del 1815 napoleonico 8 Indice PARTE II Romanzi contemporanei sui Cento giorni e dintorni 139 Lara Paoletti e Toma Gudelyte N. di Ernesto Ferrero 151 Domenico Lovascio “Questo non è un romanzo storico”: La Settimana Santa di Louis Aragon 161 Emanuela Miconi I cento giorni di Joseph Roth 171 Alice Salvatore e Sara Parolai I cento giorni di Patrick O’Brian 185 Roberto Marras I cento giorni o lo spirito del sacrificio, ovvero Parigi val bene una messa… in scena 197 Gli autori Presentazione L’occasione di questo seminario di studi è stata suggerita dalla stessa sede della Facoltà di Lingue, il Palazzo Serra, perché uno dei suoi proprietari, il marchese Girolamo Serra (1761-1837), che in questo palazzo visse e morì, fu uno dei protagonisti della vita politica e culturale genovese, in uno dei suoi passaggi più delicati e di rilievo internazionale, il 1814, quando – al crollo dell’Impero francese (di cui Genova faceva parte) – si costituì sulla spinta di Lord Bentinck e del suo famoso Proclama ai Genovesi un governo provvisorio (aprile-dicembre 1814), che ebbe proprio in Girolamo Serra il suo Presidente e maggior protagonista. Come è noto, Serra e il suo governo cercarono coraggiosamente quanto vanamente di ripristinare l’antica Repubblica di Genova, ma il gioco internazionale delle grandi potenze aveva già deciso diversamente e il Congresso di Vienna sanzionò la fine dell’indipendenza ligure e l’annessione al Regno di Sardegna. Annus mirabilis, non solo per Genova, fu tutto il periodo dall’aprile 1814 al giugno 1815, ovvero il tempo delle due cadute di Napoleone, di manzoniana memoria, con il loro contraccolpo di molteplici intrecci tra dimensioni internazionali, nazionali e locali, tra storia, memorialistica e letteratura. Un anno in cui la storia fu più romanzesca di un romanzo. Così si è cercato prospetticamente, da più punti di vista e da diverse angolazioni culturali e letterarie, di ripercorrere quell’anno, scandendo un filone “genovese” a cura di una serie di docenti e un filone “Cento giorni” a cura di alcuni dottorandi di Letterature comparate euro-americane. 10 Presentazione Per il primo aspetto Cecilia Rizza ha esaminato i rapporti tra la Genova di primo Ottocento e la Francia coeva, rilevando non molti riscontri nel quadro di un problematico interrogarsi di vari scrittori e intellettuali francesi (Chateaubriand, Stendhal, Talleyrand) sul destino della Francia in un frangente tanto complesso; altri ha tratteggiato la cronaca delle vicende genovesi attraverso epistolari e memorie (Degola, Foscolo, de Maistre, Byron) e ha dato notizia dell’allestimento in tutta fretta a giugno ’14 di un melodramma propagandistico-patriottico, Atar, con le parole di Felice Romani per la musica di Mayr, mentre Amina Di Munno ha illustrato la significativa traduzione dei Lusiadi che vide la luce proprio a Genova in quell’anno; Badini Confalonieri ha letto la poesia di Manzoni, Aprile 1814, rimarcando un altro aspetto significativo: l’aspettativa delusa di una emancipazione politica dell’Italia, soprattutto nell’ambiente milanese dell’ex Regno d’Italia. Riverberi novecenteschi di quell’anno sono stati oggetti degli interventi di Giuseppe Sertoli e di Massimo Bacigalupo; da un lato la lettura del romanzo genovese-napoleonico di Conrad (Suspense), che si svolge nel febbraio 1815, in una Genova appena insabaudita e con lo sguardo sul mare verso l’Elba napoleonica, dall’altro l’uso citatorio della Gazzetta di Genova con le notizie della caduta di Napoleone, fatta da Pound, in riferimento alla caduta di Mussolini. Come si vede da questa breve sintesi, davvero molti intrecci sono scaturiti, a più livelli, da questo Annus mirabilis e l’ulteriore conferma è stata data dal seminario dei dottorandi che hanno letto una serie di romanzi su quell’anno e sui suoi vari aspetti, nell’ambito narrativo novecentesco e in diverse civiltà letterarie (francese, inglese, tedesca, italiana). Il presente volume presenta gli Atti del seminario, con le relazioni pervenute e gli interventi dei dottorandi, che costituiscono un coerente percorso di presentazione di modalità narrative differenti rispetto a uno stesso epicentro storico. Stefano Verdino e Domenico Lovascio Presentazione 11 The present volume collects papers read on 26 February 2010 at a Seminar of the Faculty of Foreign Languages of the University of Genoa: “ANNUS MIRABILIS: April 1814-June 1815 (in Genoa and Elsewhere)”. The subject was suggested by the historical building, Palazzo Serra, which houses our Faculty. One of its proprietors, Marquis Girolamo Serra (1761-1837), who lived and died in the Palazzo, was a major figure at a crucial time for Genoa’s fate and international situation. In 1814, when Napoleon’s empire (to which the city belonged) collapsed, Lord Bentinck with his famous liberal proclamation to the Genoese promoted a provisional government (AprilDecember 1814), of which Girolamo Serra became the President and chief mover. The whole period from April 1814 to June 1815, the period of Napoleon’s first and second fall from glory, was a true Annus mirabilis, for the world as well as for Genoa. Participants covered the period from various angles, both cultural and literary, and dwelt on its reverberations in the twentieth century. A group of papers by senior academics (Cecilia Rizza, Luca Badini Confalonieri, Stefano Verdino, Amina Di Munno, Giuseppe Sertoli, Massimo Bacigalupo) dealt with Genoese aspects. Graduate students were invited to comment on novels in several languages (French, English, German, Italian) about the Hundred Days. One of the most intriguing of these is Joseph Conrad’s Suspense, and was particularly appropriate in this context because it is set in Genoa, not far from where our Seminar took place. SV – DL PARTE I Genova da Napoleone al Congresso di Vienna Genova 1814. Un caso internazionale negli scritti del tempo Stefano Verdino Abstract: This paper examines the historical and cultural events in Genoa in the year 1814: the transition from the empire of Napoleon to the provisional Republic and, finally, the transfer to the Kingdom of Sardinia, decided at the Congress of Vienna. The essay focuses in particular on the discussion in the city and abroad about the end of the political independence of Genoa in the writings and accounts of Girolamo Serra, Felice Romani, Eustachio Degola, Ugo Foscolo, Angelo Brofferio, Joseph de Maistre, Lord Castlereagh, Lord Byron, Lady Morgan, Stendhal and others. The final section comparatively examines the situation in Italy in 1814, with attention to Milan and to Alessandro Manzoni’s Aprile 1814. 1. La fine di Gênes “O Come sono felice in Genova che bella Città vi dico che se potessi unitamente alla mia cara famiglia morire in questo paese (dopo però aver vissuto molti anni) sarei felice. Per ora metto in scena il Tancredi facendo qualche accomodamento”.1 Così scrive un poco più che ventenne Gioacchino Rossini alla madre Anna Guidarini (a Bologna), l’8 gennaio 1814,2 nel1 Gioacchino Rossini, Lettere e documenti. Lettere ai Genitori 18 febbraio 1812 – 22 giugno 1830, a cura di Bruno Cagli e Sergio Ragni, Pesaro, Fondazione Rossini, 2004, vol. IIIa, p. 59. 2 Rossini avrebbe dovuto per Genova “scrivere la second’Opera del Carnevale” (Rossini, Lettere, cit., p. 49), come aveva comunicato alla madre il 7 novembre 1813; ai primi del nuovo anno il progetto è solo rinviato, secondo quanto s’intende nella stessa lettera: “la Primavera dopo Milano vengo a scrivere un’opera Buffa” (ibid., p. 60). Il progetto era in effetti in corso in primavera (alla madre, da Milano ante 9 aprile: “sto 16 Stefano Verdino l’ultimo inverno di una Gênes ancora francese, imperiale e napoleonica.3 Per il battesimo genovese del suo primo capolavoro tragico, il Tancredi, vi è la star protagonista ‒ per cui fu creata la parte ‒ della fortunatissima prima a La Fenice nello scorso febbraio ’13, il contralto veronese Adelaide Malanotte, ammirata e amata, qualche anno prima, da Ugo Foscolo;4 esordio in città e nella parte di Amenaide per il soprano (e poi contralto) Rosmunda Pisaroni, destinata ad essere per un ventennio una delle più accreditate voci rossiniane.5 Ma l’incrocio di tanta novità scrivendo per Genova” (ibid., p. 65); e ancora il 4 maggio); addirittura sempre da Milano il primo giugno 1814 comunica alla madre: “Io stò come vi dissi terminando l’Opera di Genova” (ibid., p. 69); l’ultima notizia su questa committenza si ha ancora in una lettera alla madre pochi giorni dopo, l’8 giugno (ibid. p. 70). Sul mancato impegno ‒ forse da parte del teatro ‒ azzarderei l’ipotesi di una sorta d’emergenza “politica” con il frettoloso allestimento dell’Atar della collaudata coppia Romani-Mayr, per cui vedi più avanti. Né è improbabile che la mancata opera buffa genovese altro non sia che la bozza di Il turco in Italia (dato alla Scala nell’estate di quello stesso anno), non a caso su libretto proprio di Felice Romani. 3 Per un inquadramento del periodo vedi Dino Puncuh (a cura di), Storia della cultura ligure. Atti della Società ligure di Storia patria 118-119 (2004-2005): nel vol. I, Calogero Farinella, “Il ‘genio della libertà’. Società e politica a Genova dalla Repubblica Ligure alla fine dell’Impero napoleonico”, pp. 193-198; nel vol. III, Id., “Accademie e università a Genova, secoli XVI-XIX”, pp. 177-196; Marina Milan, “Giornali e periodici a Genova tra Ottocento e Novecento”, pp. 484-497. Vedi inoltre Vito Vitale, “Genova, Piemonte e Inghilterra nel 1814-15”, Giornale storico e letterario della Liguria 6 (1930), pp. 234-242; Id., Onofrio Scassi e la vita genovese del suo tempo (1768 – 1836). Atti della Società ligure di Storia Patria 69 (1932). 4 Così a Giuseppe Grassi, il 4 dicembre 1809: “Visiterai con essa la signora Malanotte, e saluterai per amor mio, e per amor tuo que’ suoi grandi occhi nerissimi. Né io la raccomando a te, né raccomando te a lei; sarete cari l’uno all’altro, perch’ella è bella, ed è maestra di canto, e perché tu sei cortese, ed amabile letterato. Bada solo di non innamorarti, e viviti lieto” (Ugo Foscolo, Epistolario. 1809-1811, a cura di Plinio Carli, Firenze, Monnier, 1953, vol. III, p. 317). Sulla Malanotte cfr. Philip Gossett, Divas and Scholars: Performing Italian Opera, U. of Chicago P., 2006, pp. 148-151. 5 Il battesimo genovese della Pisaroni ‒ riferisce il biografo ottocentesco, Luigi Faustini ‒ ebbe un intoppo perché “il marchese Brignole, per un secondo fine che non gli faceva onore, tentava di scioglierne la scrittura” (cit. in Rossini, Lettere, cit., p. 60n). Fu proprio Rossini, udendo la cantante al S. Agostino, a consigliarle di cambiare il registro vocale per sfruttare meglio la sua singolare vocalità. “Ebbe una voce piena, sonora, potente, molto estesa in basso. [...] Era anche molto versata nelle agilità e variava con molto gusto. Ma la sua dote più tipica fu un fraseggio maestoso, ampio, ridondante” (Rodolfo Celletti, La grana della voce, Milano, Baldini & Castoldi, 2000, pp. 242-243). Lo conferma Stendhal che l’ascolterà nella Semiramide: “Mlle Pisaroni n’avait pas dit deux phrases du premier récitatif du rôle d’Arsace que son succès était assuré. [...] Mlle Pisaroni ne porte pas assez de force dans certaines petites fioriture légères dont elle orne son chant” (Stendhal, Mélanges d’art, a cura di Henri Martineau, Paris, Le Divan, 1937, p. 388). Genova 1814 17 sul palcoscenico del teatro da S. Agostino6 non ebbe esito particolarmente fausto, perché l’influenza falcidiò le rappresentazioni a partire dalla prima del 29 gennaio: “siamo senz’Opera, con chi prendersela? Colla febbre?”, si chiede il 2 febbraio 1814 la Gazzetta di Genova. Un mese dopo sullo stesso foglio cittadino si legge l’elogio della Malanotte e della Pisaroni, ma non una parola sul nuovo compositore che proprio con quest’opera avrebbe folgorato Stendhal e incantato Leopardi (il rossinismo genovese si avvierà a inizio autunno, nel versante buffo, con L’italiana in Algeri, dal 24 settembre al teatro di Albaro, ripresa, in crescendo – ovviamente ‒ alle Vigne e a S. Agostino).7 L’opera è indubbiamente il veicolo culturale più importante per una città come Genova, teatralmente meno periferica – allora – di quanto fosse culturalmente e letterariamente. Decisamente più interessante il cartellone dei melodrammi (tutte novità o quasi) rispetto alla scarsa produzione letteraria cittadina, che può vantare, in questo avvio d’anno, il parto della ventennale fatica di Antonio Nervi, neo-traduttore (o parafrasatore)8 dei 6 La stagione si era aperta il 25 dicembre 1813 con I Cherusci (1807) di Stefano Pavesi. Cfr. Roberto Iovino, I palcoscenici della lirica: Cronologia dal Falcone al nuovo Carlo Felice (1645-1992), Genova, SAGEP, 1993. 7 “L’opera buffa L’Italiana in Algeri, che ha avuto finora, come meritava l’eccellente sua musica, un grande incontro nel piccolo teatro delle Vigne, è stata trasferita ancora per qualche recita al suddetto Teatro” (Gazzetta di Genova, 3 dicembre 1814, d’ora in avanti abbreviata in GG). Nella ripresa dell’anno successivo ulteriore crescendo per “l’incanto di questa musica deliziosa” (GG, 17 giugno 1815). 8 Nervi lavorò su una preesistente traduzione in francese. Cfr. Giuseppe E. Sansone, “Antonio Nervi traduttore dei ‘Lusiadi’”, in M. J. de Lancastre, S. Peloso e U. Serani (a cura di), E vós. Tágides minhas. Miscellanea in onore di Luciana Stegagno Picchio, Viareggio, Baroni, 1999, pp. 619-630. Nervi era amico del ricordato Giuseppe Solari, che ne avrebbe rivisto la traduzione, secondo una nota editoriale nella ristampa dei Lusiadi (Milano, Società de’ Classici Italiani, 1821); il padre Spotorno, recensendo questa ristampa, esclude la cosa e illustra il rapporto tra i due traduttori e il loro diverso modo di lavoro: “Ma per tornare al nostro Traduttore, ben è vero, che egli in quel tempo di mezzo, frequentando la stanza dell’amico Solari, venne con lui sovente a consiglio della sua fatica, e gli recitò, ma soltanto a memoria, canto per canto 1’intera traduzione del poema, di cui mai non vide il Solari verun manoscritto. Quivi era bello il vedere que’ due gentili spiriti andar insieme ragionando intorno all'indole, alle forme, e i modi del linguaggio poetico, e della italiana favella; ma i lor pareri non eran sempre conformi per riguardo allo stile e alla frase che l’un tirava al vibrato, al conciso, e talvolta anche al concettoso, mentre 1’altro era tutto nel florido, nel dolce, e maestoso, talché bene in essi potean avvisarsi quell’antico parago- 18 Stefano Verdino Lusiadi (segnalata il 16 marzo sulla Gazzetta), una versione che sarà ripresa più volte nel secolo.9 Il detto foglio del 16 marzo gioisce nella banda superiore in francese per “une bataille très-glorieuse” a Craonne dell’Imperatore, ma nel giro di pochi giorni la catastrofe ha il suo – non rossiniano – crescendo con la coreografica entrata dello zar a Parigi il 31 marzo. Con i primi d’aprile (a Napoleone già caduto, ma le notizie non correvano) Genova è in stato d’assedio, minacciata dall’avanzata di Lord Bentinck,10 e probabilmente la ne tra il pugno chiuso e la mano aperta” (Spotorno, “I Lusiadi di Camoens. Traduzione d’Antonio Nervi”, Giornale Ligustico 1 (1827), p. 191). 9 Il CLIO (Catalogo dei Libri Italiani dell’Ottocento) rubrica solo 25 pubblicazioni a Genova per il 1814; a parte le stampe scientifiche, quelle religiose e i libretti d’opera (per S. Agostino) spiccano le traduzioni: oltre la Lusiada, un Tacito documentato che vede la versione del Marré, illustre docente universitario di francese della Genova imperiale, congiunta alle ricerche erudite dell’eclettico saggista Graberg, il nobile svedese che da anni viveva a Genova (Tacito, Due opuscoli [Costumi de’ Germani – Agricola], trad. it. di Gaetano Marrè, con un lessico storico-geografico di Jakob Graberg von Hemsö, da Bonaudo; cfr. GG, 17 settembre 1814); a fine anno, postuma, la versione ovidiana delle Metamorfosi di Giuseppe Solari (ripresa poi a Milano nel ’28). Di ambito erudito antiquario sono le Ricerche storico-critiche intorno alla tolleranza religiosa dei Romani, da Bonaudo (cfr. GG, 12 novembre 1814), opera del domenicano Giuseppe Airenti, che fu bibliotecario dell’università e poi vescovo della città. Si completa la monumentale opera del giansenista Vincenzo Palmieri, Analisi ragionata de’ sistemi e de’ fondamenti dell’ateismo e dell'incredulità: dissertazioni VIII, da Delle-Piane, mentre su ben diverso fronte si rubrica Francesco Poggi, De Romani Pontificis primato, da Casamara (cfr. GG, 6 agosto 1814). Significative le versioni dal francese come il fortunatissimo libello pro-Borboni di Chateaubriand (Di Buonaparte, dei Borboni e della necessità di schierarci intorno ai nostri principi legittimi per la felicità della Francia e dell’Europa , trad. it. di C. M. [C. Massucco], da Bonaudo, 1814), che ebbe in quello scorcio di tempo molte edizioni italiane. Vanto della stampa genovese è la versione dell’opuscolo “giacobino” di Henri Grégoire, Della costituzione francese dell’anno 1814 del sig.r Grégoire, trad. it. dal francese di G. A. [non identificato; forse Giacomo Assereto, amico di Degola], da Bonaudo, 1814 (cfr. GG, 28 maggio 1814), ripreso solo a Venezia con altra traduzione, a cura del poligrafo Antonio Piazza, dalla seconda edizione; si stampa anche il suo velenoso antagonista, l’ex-gesuita Augustin Barruel (Il giacobinismo svelato, ossia Risposta dell’abate Barruel al senatore Grégoire. Traduzione italiana con importante appendice, da Giossi, 1814), questo invece più volte tradotto, anche altrove, in quell’anno. Sempre di stretta attualità politica i due opuscoli Robespierre e Bonaparte, o le due tirannidi (cfr. GG, 28 maggio 1814) e Manifesto della Nazione Spagnuola all’Europa (cfr. GG, 18 giugno 1814), traduzione della protesta antifrancese del 1808. Ultimo instant book i Documenti storici relativi a Pio VII (cfr. GG, 1 giugno 1814). Da Gravier si stampa anche la Grammatica della lingua inglese di Edward Barker, utile con i soldati inglesi in città da aprile all’anno successivo. 10 Su William Bentinck cfr. John Rosselli, Lord William Bentinck: The Making of a Liberal Imperialist, 1774-1839, London, Chatto & Windus, 1974.